CLAIRE TRISTRAM.
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DOPO.
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Titolo originale: After.
Traduzione di: Silvia Cosimini.
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2005. Ugo Guanda Editore, PARMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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PRESENTAZIONE.
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In un punto imprecisato della costa californiana, in un albergo senza nome, una donna aspetta l'uomo che diventer il suo amante.  la vedova di un ebreo ucciso da un gruppo di terroristi islamici e, a un anno da quella lacerazione incancellabile, ha deciso di abbandonare il ruolo che le circostanze le hanno imposto, per ritrovarsi.
Cos, la moglie di quell'uomo che tutti hanno visto morire con grande dignit in un video trasmesso a ripetizione si  scelta un amante, ed  un musulmano. I motivi non li capisce nemmeno lei: un groviglio di emozioni che vanno da una volont quasi caritatevole di offrirsi al nemico, per conoscerlo, a un puro, egoistico desiderio di vendetta. Il prescelto  un padre di famiglia, naturalizzato americano. Conosce la storia della donna che sta per incontrare e si domanda vagamente perch lo abbia scelto.
La relazione prende strade impreviste: desideri repressi, pregiudizi e curiosit morbose si intrecciano a una brama di dominio carnale che si sfoga tumultuosamente. Nel giro di ventiquattr'ore i due amanti si scambieranno affetto e violenza, si aiuteranno a superare l'impasse delle loro rispettive condizioni, si spoglieranno dei preconcetti per cercare in s le risposte che non possono venire dall'esterno. Un esordio intenso, un quadro intimo e introspettivo dell'angoscia che, nell'attuale clima politico ed emotivo, non d tregua agli americani.
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L'AUTRICE.
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Claire Tristram vive a San Jos, in California. Scrive di politica, scienza e cultura su varie testate fra cui The New York Times.  Dopo  il suo primo romanzo.
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DOPO.
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A Berme Asbell.
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La soglia del santuario dell'amore  pi in alto di quella della ragione. Per baciarla bisogna esser disposti a sparpagliare la propria vita come monetine.
Hafiz.
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Capitolo 1.
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Con l'avvicinarsi dell'anniversario della morte di suo
marito le fu chiaro che aveva bisogno di andare via. I
parenti di lui l'avrebbero chiamata, quel giorno, per
dare e ricevere conforto, e si sarebbero trovati di fronte
una donna non del tutto ristabilita. Anche i giornali le
avrebbero sicuramente chiesto una dichiarazione, una
dichiarazione di un qualche genere, qualcosa che fornisse
ai lettori quella soluzione catartica che soltanto
una stoica vedova addolorata pu assicurare. Ma non
ce la faceva pi a essere stoica, e tantomeno addolorata.
Giorno dopo giorno, mese dopo mese, senza che lei se
ne curasse, il suo dolore aveva impercettibilmente cambiato
forma, finch ci che le era rimasto non era dolore,
no: era una cosa che poteva soltanto chiamare desiderio.
Mangiava con le mani. Dormiva nuda. I garzoni
del droghiere la eccitavano.
Al termine di quel gelido anno prese la decisione di
andare con un uomo. L'aveva visto la prima volta, da
lontano, a una fiera di settore; si era accorta che la guardava.
Quella sera, quando si erano incontrati di nuovo
a uno di quei ricevimenti dove si muore di caldo, lui l'aveva
baciata con la smania sentimentale di un adolescente.
Lei, pronta, non pronta, l'aveva respinto. Per
poi richiamarlo due settimane dopo. Gli aveva dato un
appuntamento. Aveva scelto un albergo suggeritole
dalla sua psicologa, una meta adeguata alle sue necessit,
sulla costa del Pacifico, a tre ore da qualsiasi luogo
in cui avrebbe potuto imbattersi in qualcuno che la conosceva.
Ho bisogno di andarmene per un po', aveva
detto al suo agente, che annuendo le aveva risposto: S,
s, certo, ti ho sempre detto che avevi ripreso a lavorare
troppo presto.
Era gi buio quando raggiunse l'albergo, un edificio
vecchio e anonimo che evidentemente aveva conosciuto
giorni migliori, su una scogliera affacciata sul mare,
un miglio a nord dalla citt pi vicina. Il piazzale del
parcheggio era deserto. Posteggi vicino all'ingresso e
rimase seduta in macchina, a domandarsi un po' distrattamente
se avessero un facchino. Non vedendo arrivare
nessuno scese dall'auto, estrasse da sola le sue
pesanti valigie dal bagagliaio e le trascin sulle rotelle
nell'ingresso, uno spazio enorme e vuoto col pavimento
in legno lucido e scuro, e al centro un grosso camino
in pietra annerito dagli anni e dall'uso. Il fuoco era
spento. La parete in fondo, verso il mare, era di vetro.
Nella fredda oscurit del tardo pomeriggio la superficie
sembrava riflettente, quasi di ossidiana. Le rotelle delle
valigie rumoreggiavano sul parquet. Alla reception, un
uomo seduto su uno sgabello girevole la guardava avvicinarsi
in silenzio. Quando gli fu vicina alz lo sguardo
e le sorrise, come se il suo arrivo l'avesse stupito e non
fosse stato annunciato dal rumore delle rotelle. Le chiese
di pagare in contanti. Non che si fosse aspettata altro.
Ormai, i posti che accettavano qualcosa che non
fosse moneta sonante erano sempre meno. Prese la
chiave e ringrazi, poi trascin le valigie per corridoi
che parevano condurre in ogni direzione possibile, finch
non trov la porta con il suo numero. La stanza era
abbastanza pulita. Lui sarebbe arrivato il mattino dopo.
Si sedette sulla sponda del letto, improvvisamente
esausta. Aveva dovuto impiegare tutte le sue energie
per arrivare fin l. Era molto orgogliosa di aver fatto
quanto si era ripromessa di fare. Non era stato facile.
Ma per cosa? Evit di guardarsi negli specchi. Guard
invece le sue valigie vicino alla porta, due. Cosa mai si
era portata? Non lo ricordava. Non aveva nessuna voglia
di disfarle. Fece una doccia, poi torn a sedersi sul
letto, avvolta in un asciugamano, ad ascoltare il gocciolio
dell'acqua nel bagno. L'avrebbero chiamata. Sua
madre. Le sue sorelle. Suo cognato. Aveva staccato la
segreteria telefonica. Il telefono avrebbe continuato a
squillare, squillare, squillare, e dopo un po' tutti quelli
che l'avevano chiamata inutilmente avrebbero cominciato
a telefonarsi fra loro per domandare: Dov'? Cos'
successo?
Per distrarsi si rivest, usc dalla stanza e girovag
per i corridoi finch non ritrov l'ingresso e il ristorante.
La direttrice di sala era troppo giovane per fare quel
lavoro. Sembrava che stesse giocando a travestirsi con
gli abiti di sua madre.
 sola? domand.
Lei annu e la segu in fondo alla sala, con le pareti ricoperte
da tende di velluto e senza vista sul mare: solo il
nero riflesso delle finestre rivolte a occidente. La ragazza
si ferm a un tavolo per sei e scost una sedia imbottita
in velluto.
Le porto subito un men disse, e se ne and.
Lei si sedette e diede uno sguardo attorno. Su ogni
tavolo c'erano dei piccoli paralumi con le frange, di un
rosa scuro. Sono finita in un film noir, pens.
Il ristorante era quasi vuoto. Gli unici altri clienti
erano un uomo in completo impiegatizio e una donna
molto pi giovane, seduti allo stesso lato del tavolo in
un spar a pochi passi da lei, a mangiare gelato e bere
vino. La guardarono a loro volta per un attimo, poi la
ignorarono. L'uomo, alticcio, col cucchiaio tocc il naso
della ragazza lasciandovi una spessa chiazza di vaniglia.
Si sporse in avanti e gliela ripul con un bacio. La
ragazza rise e cerc di ripagarlo con la stessa moneta,
ma lui la trattenne afferrandole il polso con le grosse dita.
Le prese anche l'altro polso e la baci di nuovo, questa
volta sulla bocca. La ragazza finse di volergli resistere,
poi capitol. Perch gli aveva permesso di fare una
cosa simile? Cos manifesta. Cos rozza. Si sent arrossire
e distolse lo sguardo, per posarlo sull'acquario accanto
al suo tavolo. A un pesce mancava un occhio.
Non aveva pi fame. Voleva andarsene. Il lungo tratto
che avrebbe dovuto percorrere per uscire dalla sala la
spaventava.
Due camerieri erano entrati dalle porte a spinta della
cucina, in fondo al ristorante, e adesso piegavano i tovaglioli
su un lungo tavolo, dandole le spalle. Le loro
voci attraversavano tutta la sala vuota.
Mio cugino dice che tutti i maschi della famiglia
hanno questi ponfi rossi diceva il pi basso. Nessuno
se lo sa spiegare. Dei ponfi rossi qui, sulle braccia.
Una specie di sfogo replic quello alto. Ne parlavano
alla radio.
Cominci a sentire il panico opprimerle il petto.
Avrebbe dovuto attirare la loro attenzione con un colpo
di tosse, e far cenno di volere un men? Oppure avvicinarsi?
O tornare nella sua stanza? Avrebbe dovuto
rimanere a casa. Avrebbe dovuto farsi uno dei garzoni,
invece di optare per quel piano elaborato, che in fin dei
conti era altrettanto sordido e vano. Improvvisamente
inquieta si alz, la sedia raschi il pavimento e riemp la
stanza di un rumore ansioso. Gli amanti alzarono lo
sguardo dal gelato. I camerieri dai tovaglioli. Rimase l
in piedi a guardare il pi basso, che le veniva incontro
sorridente.
Dica pure, signora.
Lei torn a sedersi.
Quali sono i piatti del giorno, per favore? domand,
e arross per quanto si era mostrata afflitta, vicina
alle lacrime.
Ma certo, i piatti del giorno.
E torn in fretta verso la cucina. Forse doveva domandarlo
al cuoco. Gli amanti nel spar si alzarono
per andarsene. Le grosse dita della mano di lui si posarono
sulla nuca della giovane.
Affanculo quel Cesar, che vada affanculo lo sent
dire mentre passavano.
Il linguaggio di quell'uomo non si accordava al tono,
che risultava piatto e privo di emozione come un messaggio
registrato, riavvolto e ascoltato innumerevoli volte.
Stava accarezzando la nuca della sua amante. Lei li
guard, senza sapere cosa pensare. La coppia spar. Abbass
lo sguardo sulla tovaglia. Tocc il piatto. Non sapeva
mai dove posare gli occhi quando cenava da sola.
Il cameriere torn col men.
Non ci sono piatti del giorno, signora disse.
Ordin un'insalata e un t. Il prezzo dell'insalata era
esorbitante, ma lei aveva una voglia tremenda di verdura
fresca. Mentre mangiava pens ai baci, e agli sfoghi
sulla pelle. Non sapeva niente dell'uomo che stava arrivando
da lei. Proprio niente. Aveva uno di quei volti
che si vedono spesso di questi tempi sui giornali. Gli
occhi infossati. La pelle giovane, scura. La pelle di un
martire. Cerc di immaginare cosa avrebbe fatto se suo
marito avesse provato a baciarla come aveva fatto il suo
futuro amante, l'uomo che avrebbe incontrato l'indomani.
Ma suo marito era morto, e non riusciva a immaginare
la scena.
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Capitolo 2.
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Pi tardi, rientrata in camera, ansiosa per i sussurri
umidi che salivano dal mare, si ritrov a sprofondare in
una malinconia familiare e inquieta, una solitudine cos
disperata e nera che le sembrava di cadere nelle fauci
spalancate di un animale. Per salvarsi apr ante e cassetti
finch non trov quello che stava cercando, la carta
da lettera dell'albergo, ingiallita ma utilizzabile. Si sistem
su una sedia, felice di avere di nuovo uno scopo,
e la trascin fino all'angusto scrittoio nell'angolo. Impugn
la penna con decisione, desiderosa di cominciare,
poi la depose. Cos'era rimasto da scrivere? Cosa poteva
esserle rimasto da scrivere? Segu con le dita il
contorno dei cerchi bianchi scoloriti nel legno, lasciati
dai bicchieri di qualcuno venuto prima di lei, si ritrov
a pensare agli altri incontri inquieti e squallidi che avevano
avuto luogo l, in quella stessa stanza, e si sent
meno sola di prima. Rimase seduta a lungo, e poi, finalmente,
cominci.
Caro scrisse, poi lo cancell, perch non l'aveva
mai chiamato cos quand'era vivo.
Amore mio, ieri sera stavo guardando un programma
di cucina in televisione e il cuoco ha alzato la forchetta
e ha imboccato un ospite con una specie di pasticcio
dolce, e mi sono messa a piangere. Non c' nessuno
che solleva la forchetta verso di me, di questi tempi.
A quanto pare non riesco a dimenticare quanto significhi
per me. La psicologa dice che devo scriverti
tutto. Non ho ben capito se questo esercizio  una purga
o una forma di redenzione. Di questi tempi, in genere,
faccio quello che mi dicono di fare senza pensarci
troppo.
Bene. Lascer perdere sentimenti dolorosi o esaltati,
rivelazioni, sentimentalismi, esperienze intensamente
erotiche e altri episodi salienti. Di tutte queste cose
ho gi parlato, e poi sono quelle che ho meno probabilit
di dimenticare. Hanno un loro modo di preservarsi
senza misure straordinarie. Sono gli eventi quotidiani
quelli che rischiano di sparire. Mi ricordo dell'avocado.
Di quell'unico seme che eravamo riusciti a far germogliare,
di come avevamo puntellato la piantina con gli
stuzzicadenti, sul davanzale. Lo osservavamo ogni giorno,
il nostro piccolo miracolo. E poi la piantammo in
giardino, in una buca fin troppo grande. Era un pomeriggio
di tarda estate. Scavammo fino ad avere le unghie
piene di terra. Un bambino del quartiere stava suonando
il pianoforte con la finestra aperta. Credo si trattasse
di un bambino, perch ricordo uno stesso motivo ripetuto
all'infinito, che si concludeva sempre con lo stesso
errore; e subito dopo uno di quegli errori, pass il nostro
vicino sul marciapiede, quel tipo molto pi vecchio
di noi, sai, quello decrepito, che si teneva in esercizio
passeggiando con i pesi in mano. Solo che quella
volta non aveva i pesi. Si ferm davanti a casa nostra e
si schiar la voce finch non lo guardammo - per richiamare
la nostra attenzione aveva dovuto tossire, perch
non ci conoscevamo per nome - e disse: "Ecco, voi due
avete proprio l'aria di essere appassionati d'opera. Ho
dei biglietti per il Fidelio che sto cercando di dare via".
Teneva i biglietti bene in vista. E anche se non avevi
mai pensato all'opera fino ad allora e non ci hai pi
pensato poi, il tuo senso dell'onore ha reagito a quella
generosit fuori luogo, facendoti dire: "Ah, s, per glieli
paghiamo". E dopo i soliti convenevoli tirasti fuori il
portafogli, gli rimborsasti i due biglietti e quello se ne
and, per non farsi mai pi vedere senza i suoi pesi, e tu
eri l, coi biglietti fra le mani sporche di terra, che mi
sorridevi, felice come se avessi vinto la lotteria aziendale,
e ci restava a malapena il tempo di ripulirci dalla terra
con una doccia, vestirci e arrivare con l'auto in centro.
Ci sedemmo in loggione a guardare un'opera in cui
una moglie aiuta suo marito a scappare di prigione, e
mentre quel dramma si svolgeva sotto di noi, cos in
basso da togliere il fiato, avevo quasi paura di precipitare
gi nel palcoscenico, e tu mi tenesti la mano sulla
gamba destra per tutto il tempo. Amore, credo di aver
scelto questo ricordo solo per la sua concatenazione di
eventi casuali, scaturiti da un nocciolo fertile di avocado.
Adesso mi rendo conto che a quei tempi, nel mondo
in cui vivevo, per chiss quale felice, fortunato caso,
ogni avvenimento era legato a quello precedente, in
una sequenza ininterrotta che risaliva fino alla mia prima
infanzia.  un modo di concepire il mondo che funziona
piuttosto bene, finch non succede qualcosa. La
penso pi o meno cos ancora adesso. Eppure guarda
quante cose ho tralasciato. Quella sera dovevamo aver
fatto la doccia insieme, perch non c'era tempo. Dovevi
avermi lavato la schiena. Forse mi avevi chiuso la lampo
del vestito. Ti piacevano le semplici intimit coniugali
come questa. Non ricordo pi. Dovevamo aver fatto i
gradini a due a due, mano nella mano, correndo su per
le scale per arrivare in tempo ai nostri posti. Ci sono anche
altre scale che ho fatto con te, in altri momenti, come
quegli antichi gradini di pietra che salimmo vicino a
Cancun, anche allora mano nella mano, anche allora
con te che mi guidavi e che andavi cos veloce che pensavo
non avrei pi ripreso fiato. Vedi come la mia mente
insiste nel creare legami fra due avvenimenti che non
hanno alcuna relazione causale, tranne per il fatto che
sono ricordi e che riguardano dei gradini. Quel giorno
ci eravamo stancati delle spiagge di Cancun e avevamo
noleggiato una macchina per andare verso ovest, nella
giungla, in cerca di rovine. Le trovammo facilmente,
grandi piramidi addossate al bordo dell'unica strada,
circondate da edifici in mattoni sgretolati di un'epoca
molto pi tarda. Tutta la zona sembrava un'attrazione
da due soldi per turisti di passaggio, pi che un sito archeologico.
I messicani sembravano far parte del raggiro.
Nel momento in cui uscimmo dall'auto due ragazzini
sbucarono dal nulla tenendo un'iguana bene in vista.
Era grande quanto il bambino pi piccolo, quello che
la teneva per la coda. Volevi essere gentile con loro. Mi
avresti detto pi tardi quanto doveva essere difficile essere
un ragazzino messicano, che da vendere ha soltanto
un'iguana. Ricordo di aver pensato: grazie a Dio sono
qui, altrimenti mio marito la comprerebbe per piet.
L'aria era calda,e carica del suono di insetti urlanti. Arriv
un pullman di pensionati della Florida, che ci sommerse
in una nuvola di polvere. Ci confondemmo fra
loro marciando lungo il sentiero che portava alle rovine.
Due donne di fronte a noi si stavano lamentando
del caldo. I loro mariti camminavano poco pi indietro,
e si esercitavano con lo spagnolo: Una cerveza, por
favor. Una mas, por favor, e poi delle gran pacche sulla
schiena. Ho notato col passare degli anni che gli uomini
si danno delle gran pacche sulla schiena, in giovent
e nella vecchiaia. Poi un tipo solitario in bermuda cominci
a camminare accanto a noi. Pareva considerarci
una delle attrazioni. Volle sapere da noi ogni dettaglio
sul nostro stato civile e sull'uso di droghe, tutte domande
originate dalle precise e incrollabili idee che si era
fatto sulle giovani coppie americane incontrate in Messico.
Tu allungasti il passo e lui rimase indietro. Mi conducesti
alla base di una piramide, dove cominciammo a
salire i gradini di pietra come se stessimo fuggendo da
una catastrofe. Salimmo fino a lasciarci alle spalle anche
il pi in gamba di quei vegliardi della Florida, e ci
trovammo di nuovo soli. I gradini si erano fatti molto
alti. Faticavo a tenere il ritmo. Infine salimmo in quella
perfetta foschia azzurrina che si vede solo da un punto
molto alto in una giornata senza nuvole, e visto che non
c'erano altri gradini da salire, ci sedemmo. Mi posasti
un braccio intorno alle spalle. Rimanemmo l a lungo, a
guardare i gruppi di turisti sotto di noi, a guardare la
sommit delle teste che si radunavano a due, a tre, a sei,
per poi separarsi e ridistribuirsi ancora. L'unica cosa
che riuscivamo a sentire da lass era il vento. Non era
un vento forte. Eppure, in quel silenzio, riempiva le
orecchie e seppelliva ogni rumore accidentale, e mi lasci,
in qualche modo, con la quieta certezza che la nostra
vita aveva un significato e una forma. Pensai intensamente
a quanti in passato si erano seduti l, nello stesso
identico punto in cui eravamo seduti noi, e che avevano
sentito lo stesso identico vento nelle orecchie. Turisti
giapponesi. Vergini sacrificali. E adesso noi due,
un'ex cattolica e un ebreo che si amavano e che condividevano
quel momento. Malgrado le tante cose che ci
dividevano, in quel preciso momento mi sentii legata a
te e al resto del mondo, a ritroso fino all'inizio dei tempi.
Sentivo che ci comprendevamo in maniera assoluta,
che stavamo respirando dallo stesso corpo e che pensavamo
le stesse cose. A un certo punto cominciasti a parlare.
Accennasti al fatto che da quando ci eravamo svegliati
quella mattina avevi in mente delle scene di Full
Metal Jacket di Stanley Kubrick. Non riuscivi a capire
perch, di tutte le cose possibili, avevi in mente proprio
Full Metal Jacket. Forse, pensavi, era per la sensazione
di trovarsi in un paese straniero, lontano da casa, con
usanze sconosciute. Ne nacque un battibecco. Ridiscesi
da sola. Alla base della piramide comprai una collana
di saponaria verde. Ti aspettai all'auto. Impiegasti molto tempo a tornare.
E adesso, amore, quello che mi viene in mente 
l'ultima volta che siamo stati insieme. Ero tornata prima
dal lavoro e mi ero distesa sul nostro letto per quello che pensavo sarebbe stato un breve momento di immobilit,
senza preoccuparmi di togliermi i vestiti. Pensavo
di alzarmi dopo cinque minuti per preparare la cena.
Credo di non essermi nemmeno levata le scarpe.
Avevo messo la mano sotto la testa, anzich usare il cuscino,
perch avevo tutte le intenzioni di alzarmi subito.
E invece mi sono addormentata. Mi dispiace. Mi dispiace
moltissimo. Tu dovevi partire presto la mattina
seguente e dovevi lavorare fino a tardi quella sera per
preparare il viaggio, e quando sei tornato a casa io dormivo
profondamente, ma mi sono accorta che mi svestivi,
lentamente, con dolcezza, mi giravi e mi toglievi i
vestiti come si fa con un bambino addormentato, finch
non sono rimasta completamente nuda, e ancora
fingevo di dormire perch ero molto, molto stanca, e in
quel momento non avevo voglia di te. Ho sentito il tuo
calore mentre ti piegavi su di me. Ho sentito il tuo respiro
farsi pi convulso. Ma ero molto stanca e ho finto
di essere morta, finch non hai sospirato, hai tirato su
delicatamente le coperte e ti sei disteso accanto a me
posandomi un braccio intorno alla vita. Ti sei addormentato
per primo e non abbiamo fatto l'amore quella
sera, e adesso  molto buio qui, amore mio, ed  tardi,
troppo tardi per altri ricordi.
Pos la penna e si coric, ma con cautela, non volendo
scomporrre le pieghe ordinate, la perfezione di quel
letto. Per la prima volta not che dormiva ancora su un
lato del letto, come se aspettasse suo marito. Sent il
freddo delle lenzuola, sent il terrore della sua assenza,
e si rese conto di avere completamente dimenticato il suo volto.
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Capitolo 3.
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Era seduto sulle gradinate della palestra della scuola
superiore e stava seguendo la partita di pallavolo della
figlia, con sua moglie al fianco. Le grida rimbalzavano
sulle pareti. Qualcuno gli puntava le ginocchia contro
la schiena. Anche lui sfiorava con le sue la schiena dell'uomo
seduto davanti. Prima di uscire, quella sera, sua
moglie gli aveva appuntato una coccarda alla camicia.
Anche lei ne portava una, come tutti gli altri che riempivano
le tribune. Fiocchetti di nastro, di colori diversi.
Tutti ne avevano una. Strinse la mano di sua moglie.
L'altra cosa, il suo progetto per l'indomani, c'era e non
c'era, nella sua mente, e non in forma di parole: era un
fremito spettrale che risaliva dall'inguine alla testa e l si
liberava in una specie di brivido, un terrore fuggevole,
un mutamento nella luce intorno a lui. Era felice di trovarsi
in un luogo in cui di tanto in tanto poteva gridare
e battersi le ginocchia senza imbarazzo.
Guard la donna che aveva al fianco, sua moglie,
proprio sua moglie, che accanto a lui si compiaceva nei
panni della donna-felicemente-sposata, e pens alla
forma dei seni delle altre donne che aveva conosciuto. I
seni della prima che si era portato a letto, lo ricordava
ancora, avevano delle protuberanze che ogni volta gli
davano l'impressione di accarezzare un sacchetto di
stoffa pieno di biglie. Altri, al tatto, parevano pasta
morbida. Una donna prima di spogliarsi gli aveva detto
di avere delle protesi, idea che aveva trovato affascinante
e repellente al contempo; i suoi seni al tatto non gli
erano parsi altro che una gradevole imbottitura in pelle.
E poi c'erano gli organi genitali nella loro variet: alcuni
erano piatti ed efficienti; altri erano monti di Venere
voluminosi che si sporgevano verso di lui e gli
sbattevano contro durante l'accoppiamento. Pens a
ognuna di quelle donne, una dopo l'altra, e cerc di
stabilire se la forma e il contatto delle parti intime tradiva
in qualche modo la loro vita interiore. Quand'era
giovane aveva immaginato che le donne avrebbero continuato
a cercarlo, continuamente e senza alcuno sforzo
particolare da parte sua. Invece le donne, a parte sua
moglie, avevano cessato di prestargli attenzione subito
dopo che la crisi nel suo paese aveva raggiunto una
conclusione soddisfacente, dopo che gli americani erano
ancora una volta fuori pericolo. Nell'arco di una
notte aveva perso il fascino misterioso e l'aura di proibito
per diventare scialbo, poco attraente, asessuato.
Finch una donna, la sua futura amante, lo aveva
scelto nella folla a quella fiera e lo aveva fatto sentire di
nuovo desiderabile. All'inizio l'aveva presa per una manager.
Indossava un completo, un bel tailleur blu da ufficio.
Lei rise e gli rispose che no, era un'attrice, una
specie di attrice perlomeno: niente di che, uno spot
pubblicitario di tanto in tanto quand'era pi giovane,
ma pi che altro parlava nelle fiere di settore, presentava
prodotti di cui'spesso nemmeno lei capiva la natura
e la funzione. Non aveva di che lamentarsi. Era brava a
fare il suo lavoro, la gente la trovava credibile nel suo
ruolo. Era molto richiesta. Non era quello che si sarebbe
aspettata dalla vita, ma in fondo, cosa mai corrisponde
a quello che ci si sarebbe aspettati dalla vita?
Lui rimase colpito da quel discorso. Sembrava abbracciare
il suo destino. Non aveva mai incontrato un'attrice
prima di allora. Prima che si baciassero le domand
se era sposata. Lei disse di no, ma in modo poco convincente.
Era impacciata e arrossiva facilmente, incapace
di recitare la parte dell'amante infedele. Non importava.
Avrebbe scoperto i suoi segreti. Le mostr le foto
della moglie e delle bambine che teneva nel portafogli,
domandandosi se prima di lui altri uomini sposati avessero
seguito lo stesso rituale. La cerimonia dell'esibizione
fotografica. Non poteva certo essere il primo. Riteneva
ci fossero delle regole, in cose del genere. Forse
questa donna le conosceva. Proprio allora, mentre osservava
quella piccola collezione di scatti famigliari, i
rossori della donna erano svaniti ed era apparsa molto
sicura di s. Forse anche la mancanza di una risposta
convincente riguardo al marito rientrava nella parte
che stava recitando. Le scorse tutte, poi gliele restitu,
non pi interessata. A quel punto, pochi minuti dopo
aver scambiato le prime parole, i pi piccoli gesti della
donna avevano gi il potere di emozionarlo. Il nome gli
era familiare. Era apparsa in qualche film o in qualche
commedia di cui poteva aver sentito parlare? No, no.
Imbarazzata, lei liquid la domanda con un cenno della
mano. Poi, quando gli permise di stringersi contro il
suo corpo e sentire i suoi seni sotto la camicetta, il motivo
per cui gli era sembrato che fosse un volto noto non
aveva quasi pi importanza; era una donna. Dopo che
si furono lasciati il suo nome gli rest in mente, lo segu
come una nuvoletta. Frug fra le pile delle vecchie riviste
di sua moglie finch trov quello che stava cercando:
il suo volto, il suo nome, una sua foto che la ritraeva
in piedi davanti a un microfono circondata da persone
con una candela in mano. Aveva il volto color albicocca,
illuminato dalle candele e dalla luce interiore di una
forza d'animo stoica. Quant'era diverso da quel volto
accaldato e irrequieto che aveva baciato al buio! Eppure
era lo stesso. In quel frangente le sue motivazioni gli
erano sembrate semplici. Adesso che sapeva chi era
realmente, erano diventate terribilmente complesse.
Era cos che andavano le cose, l'ordine nel caos. Eppure
il fatto di sapere che soffriva tanto, che era rimasta
vedova in quelle circostanze, gliela rendeva infinitamente
pi preziosa. Si chiese se la vedova avesse percepito
anche in lui una lacerazione, un vuoto, una tragedia
ancora irrisolta, come lui in qualche modo l'aveva
percepita in lei. Aveva i capelli scuri, non biondi come
si era immaginato i capelli di un'amante nelle sue fantasie.
Aveva i seni piccoli. Era sottile e muscolosa come
un ragazzo. Doveva aver riconosciuto in lui un compagno
di sofferenze. Persone cos sono segnate, lo pensava
da tempo. Persone cos riescono a individuarsi nella
folla anche solo per istinto. Lei lo aveva riconosciuto.
Era stato cos. Rimase con la rivista fra le mani e strofin
il pollice sul volto nella fotografia, cercando di riconoscervi
quello della donna che aveva conosciuto.
Poi pos la rivista con cura e non la guard pi.
E poi lei lo chiam. A casa, un gesto decisamente indiscreto;
lo chiam ed elaborarono un piano, mentre le
figlie di lui litigavano chiss dove, in qualche angolo
scuro della casa, e sua moglie caricava la lavatrice, poco
oltre la porta aperta della cucina dov'era lui. Rispose al
telefono per caso,aspettandosi che fosse l'amica di una
delle figlie, e rimase l, paralizzato dalla sua voce, impreparato
alla sua voce, a guardare la lancetta dei secondi
che faceva il giro dell'orologio alla parete della
cucina, con il bisogno di guardare qualcosa di tangibile
per paura che arrivassero la moglie o le figlie e lo sorprendessero a guardarle con un'espressione stravolta
dal senso di colpa. Stabilirono un piano. E da quel momento
lui visse in due corpi, uno che continuava la sua
vita normale, l'altro che si sentiva mancare alla vista di
qualsiasi forma di bellezza: una foglia, un uccello, sua
moglie, sua figlia che proprio in quel momento si allungava
verso la palla nel campo l sotto di lui. Ogni momento
gli sembrava bello in modo ineffabile e allo stesso
tempo diventava una minaccia al suo benessere.
L'avrebbe vista l'indomani.
Sua moglie not un'amica sulle gradinate sopra di loro
e si alz per farle un cenno di saluto. Come stai? fece
con le labbra. Era l'unica che si metteva il rossetto e la
gonna alle partite della figlia. Torn a sedersi, toccandolo
col fianco ancora pi di prima, e gli lanci uno
sguardo che non riusc a decifrare. Che sapesse tutto?
Era possibile che sapesse? Un fischio, un grido e poi
due, e tutti si alzarono di nuovo mentre una ragazza che
si era tuffata perdeva la palla e non si rialzava pi da terra.
Le altre si strinsero intorno alla giocatrice infortunata.
L'allenatore arriv di corsa. Dopo frenetiche consultazioni
-  la caviglia? Riesci a stare in piedi? - la ragazza
si alz appoggiandosi all'allenatore e usc zoppicando
dal campo. Gli spettatori fecero un breve applauso e
si sedettero di nuovo. Il gioco riprese. Sua figlia appariva
seria, tutta concentrata per vincere. Di tanto in tanto
lanciava un'occhiata furtiva verso l'alto, dov'erano i
suoi genitori, specialmente verso la madre, che le faceva
pena. Per la figlia loro due sarebbero stati sempre degli
estranei. Lui vide le labbra di sua moglie, scure di rossetto,
muoversi mentre si sporgeva a dirgli qualcosa che
non cap. Usava il trucco come redenzione, come una
forma di emancipazione. Non usciva mai senza. Non si
era mai messa in testa un hijab. In un certo senso era pi
bella della donna che stava per incontrare.
Purtroppo la squadra della figlia non vinse. Lungo la
strada per tornare a casa la ragazza pianse in silenzio sul sedile posteriore.
Non capisco perch piangi le disse la madre. 
solo un gioco. Hai fatto del tuo meglio.  questo l'importante.
Non gli era chiaro, e gli accadeva spesso, se sua moglie
credeva davvero a quei suoi luoghi comuni o semplicemente
voleva che ci credesse la figlia.
Diglielo tu disse a suo marito. Per favore, parla a tua figlia.
Cerc di capire le parole di sua moglie; le lacrime di
sua figlia. Trov entrambe le cose incomprensibili, parti
di una vita da cui aveva gi preso le distanze. Stava
pensando al giorno dopo. Alle mani della vedova. A come
lo avrebbero toccato sotto la camicia. Gli venne poi
in mente, tardi, che sua moglie stava aspettando una risposta.
 solo un gioco le fece eco. Hai fatto del tuo meglio.
Sembr soddisfare entrambe.
Domani tengo le ragazze a casa da scuola annunci
sua moglie. Non credo che dovresti metterti in
viaggio. Non  la giornata giusta per partire. Sarebbe
meglio per tutti se gli dicessi che non ce la fai.  sempre
cos, ti chiedono di fare le cose che nessun altro vuole fare.
La mano di sua moglie gli pass leggera sui capelli,
sul colletto. Lui la scost, sorridendo, con gli occhi fissi sulla strada.
Domani  la giornata giusta per partire disse.
Tu dovresti saperlo meglio di tutti, che le cose possono
cambiare da un momento all'altro replic lei.
Lo sapeva. Eppure, come aveva fatto con la mano, allontan, assorto e smemorato, anche il consiglio di sua moglie.
Quella sera, lei si coric a letto dando la schiena al marito, ancora infastidita dalla sua testardaggine, ma non obiett quando lui pos un braccio su di lei. Era grumosa e dolce, e tiepida, come una pera. La amava. Si addorment facilmente, e non sogn.
...
.
... 
Capitolo 4.
...
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...
Si era rivolta a una psicologa per superare il lutto, naturalmente.
Pagava l'azienda di suo marito. Era una donna
con la pelle beige, e i capelli in tinta con le efelidi del
volto e delle braccia. Indossava invariabilmente un abito
informe in crpe chiaro e si piegava sempre in avanti
sulla sedia, puntando gli occhi giallastri sul volto dei
pazienti in un modo che comunicava pi miopia che interesse.
Come se in realt stesse cercando gli occhiali, e
non ascoltasse affatto. Malgrado tutto le aveva dato
speranza. Le aveva dato perfino qualcosa da fare. Doveva
scrivere su un diario quello che provava, ogni
giorno. Ultimamente questi suoi scritti si erano trasformati
in lettere. Aveva scoperto che riusciva a dire a suo
marito cose a cui non aveva mai accennato quand'era
vivo, ora che non era pi l a interromperla, a consolarla,
a farle provare qualcosa di diverso.
Come si sente? le aveva domandato la psicologa.
Voleva risponderle. Doveva pur esserci una risposta
appropriata, in situazioni come quella. Non voleva essere
troppo emotiva; sperava invece di dare una risposta
ragionevole, qualcosa che agevolasse il compito alla
psicologa. Si concentr attentamente su di s, chiudendo
gli occhi, sia per sfuggire allo sguardo fisso e solerte
della psicologa sia per investigare la trama delle sue
emozioni. Cosa provava? Sentiva la sua stessa voce urlarle
in testa, continuamente: Vergogna, vergognati,
non hai nemmeno un po' di vergogna? La voce doveva
avere a che fare con la sua situazione: quella di una giovane
vedova in un paese pieno di persone che volevano
aiutarla. Persone come suo cognato, per esempio, che
casualmente alcuni giorni prima l'aveva baciata sulla
bocca - cosa che, dopo tutto, era un'abitudine di famiglia;
anche se in quella particolare occasione il cognato
si era permesso una leggerissima, fugacissima pressione
della lingua per aprirle le labbra, malgrado la stanza
fosse piena di famigliari, e il messaggio era stato inequivocabile,
diceva: S, lo so che stai soffrendo, e credimi,
di qualsiasi cosa tu abbia bisogno, sono qui per aiutarti.
Aveva sentito il proprio corpo reagire, e questo le aveva
lasciato quel deleterio residuo di vergogna, che sanguinando
macchiava ogni altro pensiero. A pensarci bene,
il cognato aveva qualcosa dei colori di questa psicologa,
coi capelli e gli occhi castano chiari e una spruzzata
di efelidi sulla sella del naso. Gli era rimasto troppo nei
pensieri, e troppo spesso perch fosse un bene, e per di
pi aveva cominciato a importunarla anche nella vita di
tutti i giorni. Be', non proprio a importunarla: quella
era una parola troppo forte. Ma a farle la spesa, quello
s. A venire da lei per vedere se aveva bisogno di qualche
commissione, o di aggiustare qualcosa in casa, o di
fare qualche lavoretto da uomo. Il tutto somigliando in
maniera sconcertante al fratello morto. Non si erano
mai detti niente. Non c'era stato bisogno di dire niente,
dopo la lingua. La sua gentilezza incessante faceva apparire
qualsiasi gesto di generosit da parte di chiunque
altro quasi macchiato di una volgarit pornografica.
Sua moglie, una casalinga orgogliosa con la cucina
immacolata, la invitava per lo Shabbat, e passava da lei
a giorni alterni per le pulizie e per le commissioni, ed
era altrettanto generosa con suo marito, che esortava a
fare di tutto per aiutare la povera vedova a superare
quel momento difficile. La moglie aveva trovato se stessa
nell'osservanza dei precetti religiosi, e aveva finito
per perdere la volont di riconoscere le seccature che si
insinuavano nella sua vita quotidiana. O forse era solo
stanca delle pulsioni umide e pressanti di suo marito e
non vedeva l'ora che andasse a imbrattare le lenzuola di
qualcun'altra, tanto per cambiare. Era difficile a dirsi.
Dica qualsiasi cosa la incoraggi la psicologa.
Guard le mani della donna che si chiudevano e si
riaprivano delicatamente, e pens a tutte le altre persone
che si erano adagiate su quel divano, con la psicologa
seduta di fronte a loro. La psicologa si sporse in
avanti e strizz gli occhi, in attesa di risposta.
Mi sento oppressa da tutto ci che  beige rispose.
Le mani della psicologa smisero di chiudersi e schiudersi ritmicamente.
Che cosa significa il beige, per lei? disse.
Be'. Il beige. Nocciola. Bianco sporco.
Vada avanti.
Pelle disse. Lenzuola sporche.
Un'euforia folle si impadron di lei.
Capelli. Sperma. Sabbia. Denti sporchi. Lardo.
Molto bene disse la psicologa. Eppure si era
stampata in faccia uno sguardo esageratamente vuoto,
come se sapesse di essere presa in giro. O forse, essendo
una psicologa e non una psicanalista, si limitava a
considerare estranee alle sue competenze queste associazioni
pi profonde, ed evitava commenti per non
mettere fuori strada la paziente.
Molto bene, molto bene disse. La prossima settimana
vorrei sentire qualcos'altro su queste sensazioni.
Lei annu e ricambi il sorriso. Grazie disse, la
ringrazio molto, si alz e usc dalla stanza chiudendosi
la porta alle spalle, attravers una sala d'attesa piena
di donne con fazzoletti di carta usati in mano, pass davanti
alla toilette e percorse il corridoio finch arriv
davanti all'ascensore, nascosto dietro un angolo, dove
il respiro cominci a salirle in lunghi e laceri ansimi.
Era sul punto di piangere o di ridere? Fece entrambe le
cose, ma solo dopo che le porte dell'ascensore si furono
chiuse dietro di lei ed ebbe cominciato a scendere verso il pianterreno.
Durante l'ultima seduta che avevano prestabilito, quella in cui tutti i suoi problemi avrebbero dovuto risolversi magnificamente in un qualche accordo felice, la psicologa le domand se avesse pensato a una nuova relazione.
Una relazione?
S. Una relazione.
Una relazione. Ah, s. Certo, s, senz'altro. Sto pensando
di farmi un amante musulmano disse.
Lo fece per provocare quella donna, per fare la pervertita,
la perversa. Ma forse non solo per quello. Nemmeno
allora era sicura di s. Si sentiva vicina a una
qualche verit. Le rispose quello sguardo vuoto. La psicologa
era stata addestrata, e addestrata molto bene, a
trattenere ogni giudizio. Spalanc gli occhi, come per
impedire alle palpebre di battere.
Crede che possa farle bene? domand poi.
Le mont un'intensa irritazione. Aveva cominciato a
capire che certe cose non sarebbero mai tornate a posto.
In ogni modo, non aveva alcuna intenzione di incollare
assieme i cocci della sua vita. Le crepe si sarebbero
viste comunque. Non sarebbe mai tornata la stessa
di prima. La psicologa e tutti gli altri si aspettavano
che ridiventasse argilla, quando invece era aria. Che
senso aveva una situazione simile? Si domand cosa
avrebbe risposto suo marito. Non che si sarebbe mai
abbassato a partecipare a una seduta del genere. Oh,
lui era forte, forte. Pi forte di lei. Il pi forte.
Adesso basta con queste sciocchezze disse. Io e
lei non ci vedremo mai pi, dopo che quest'ora sar
passata. Ha veramente poco senso fingere che la saggezza
delle mie decisioni la riguardi sul serio.
Rimpianse immediatamente di aver parlato in quel
modo. Immagin che le sue parole avrebbero urtato i
sentimenti della psicologa e l'avrebbero portata a dubitare
di s e dei motivi per cui aveva scelto quel lavoro,
un lavoro in cui doveva costantemente fingere di affezionarsi
a individui emotivamente compromessi. In cui
si vedeva sbattere in faccia da un paziente l'amara, totale
inutilit della propria professione. Doveva essere penoso.
Rimpiangeva di aver causato quel dolore. E invece,
guarda: la psicologa era decisamente felice, e a titolo
di vendetta atteggiava alla pi totale indifferenza gli
scialbi tratti del viso! Era impenetrabile. Farla soffrire
sarebbe stato impossibile.
 naturale che si senta cos disse la psicologa.
Ma io non smetter mai di desiderare che lei faccia
dei passi avanti. Stiamo facendo tutti lo stesso viaggio.
Era talmente ovvio che si trattava di un discorso conclusivo
che non c'era nient'altro da fare che stringerle
la mano, lasciarsi trascinare in un abbraccio affettuoso,
ringraziare quella donna e augurarle ogni bene.
Malgrado tutto, l'idea di farsi un amante musulmano
continuava a passarle per la mente. Fare qualcosa di
tanto inatteso, tanto palesemente estraneo al ruolo in
cui le circostanze l'avevano costretta. Il pensiero divenne
un'abitudine, un'innocua fantasia, eppure nascosta
tanto profondamente, perfino a se stessa, che rimase di
nuovo stupita quando si scopr a osservare uomini dalla
pelle olivastra. Dappertutto. In biblioteca. Al centro
commerciale. Al lavoro. Non rivolgeva loro la parola.
N li menzionava nelle lettere al marito, che continu
diligentemente a scrivere molto dopo che le sedute con
la psicologa si erano concluse. Gli uomini, i suoi pensieri
su di loro, non significavano nulla.
E poi arriv lui.
...
.
... 
Capitolo 5.
...
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...
Il mattino seguente, durante il lungo tragitto in macchina
per incontrare la sua futura amante, torn di nuovo
ai luoghi mentali che gli erano familiari. C'era un ricordo
che lo seguiva ormai da decenni, come un dolore
cronico, qualcosa che era diventato talmente naturale
da risultare quasi sopportabile, e che dopo essere diventato
sopportabile si poteva quasi dimenticare. Un
tiepido pomeriggio di settembre quand'era giovane,
tanto giovane che non era ancora per nulla abituato a
definirsi un uomo. Portava un cartello fatto a mano e
camminava in mezzo ad altri giovani come lui verso
una piazza della citt, dove il suo gruppo fu fermato
dalla polizia militare. Non c'era niente di paragonabile
all'azzurro assoluto di quel pomeriggio. Ogni volta che
ricordava quel giorno, si costringeva a pensare a quella
felicit, immediatamente prima che cominciasse la violenza.
Si costringeva a ricordare l'acuta percezione che
aveva provato, la percezione del calore della vita che gli
scorreva nelle vene, una sensazione cos forte da riempirgli
le membra con un'intensit che adesso avrebbe
potuto definire estasi. Ma quella parte poteva essersi
sovrapposta in seguito nella memoria, strato su strato,
finch quanto era accaduto realmente e il ricordo di
quanto era accaduto si furono mescolati irreparabilmente.
Era impossibile dire come i ricordi di quel pomeriggio
si fossero modificati negli anni, ogni volta che
li aveva passati in rassegna, attimo per attimo, cercando
di capire quali altri esiti avrebbe potuto avere la situazione.
Quel giorno gli camminava di fianco il suo migliore
amico, un ragazzo alto ed esile con spessi occhiali
neri, che studiava ingegneria aeronautica. Loro due
non prendevano la politica troppo sul serio. Ma comunque,
quello era il posto giusto e il momento giusto
per portare un cartello. Grandi cambiamenti erano nell'aria,
si respirava pura esaltazione. Poi ci furono gli
spari, ma anche l, si rese conto, era subentrata la rielaborazione
della memoria; in effetti aveva sentito una serie
di scoppi che per lui, in quel momento, erano privi
di un significato preciso. E poi il suo amico si era ritrovato
steso a terra. Per un momento le mani del ragazzo
avevano continuato a chiudersi e a riaprirsi. Talvolta gli
pareva anche di ricordare che il suo amico avesse ancora
gli occhiali sul naso, solo un po' storti. Di recente,
per, aveva cominciato a dubitare che li avesse mai
portati. In quei pochi istanti il suo paese gli era diventato
completamente estraneo, malgrado anche questo
aspetto gli fosse apparso chiaro solo a poco a poco, nel
corso degli anni. In realt l'unico ricordo di cui era assolutamente
sicuro, dopo tanto tempo, era questo: il
preciso movimento delle mani del suo amico steso a
terra. Quei piccoli stralci di memoria l'avevano seguito
ovunque come un terzo figlio, un figlio molto pi grande
e difficile, legato a lui in maniera pi intima di quanto
lo fossero mai state le sue due figlie. Era perfettamente
consapevole del fatto che perfino questi frammenti
di memoria gli pesassero, soffocando la sua vitalit;
del fatto che lo avessero costretto a diventare cauto,
ossessivo, il tipo d'uomo che aveva odiato in giovent.
Dopo quel giorno in piazza aveva fatto qualche
ricerca. Aveva cercato di capire cosa fosse accaduto da
una prospettiva pi obiettiva, per rendersi conto che
gli eventi di quel giorno non ruotavano intorno a lui
soltanto. Era difficile. Nei documenti dell'epoca la verit
si confondeva con i fatti, e i fatti non erano attendibili.
Alcune fonti dicevano che quel pomeriggio erano
morte centinaia di persone. Altre dicevano sessantotto.
Lui era certo di una soltanto.
In quel momento, dopo due ore di viaggio, il suo rimuginare
sul passato aveva quasi cancellato ogni altro
pensiero sul futuro, e della donna che avrebbe incontrato
alla fine di quel viaggio si era quasi dimenticato.
Una curva stretta della strada e si trov a costeggiare il
mare, una vasta distesa di grigio su grigio. La strada si
aggrappava alla scogliera. L'improvviso aprirsi dell'orizzonte
spinse la sua nostalgia in una direzione completamente
diversa. Il suo primo vero ricordo del mare
risaliva a quando, ancora bambino, era andato sul mar
Caspio con la famiglia. C'erano volute diverse ore di
viaggio per arrivare, in un tortuoso pellegrinaggio lungo
una strada di montagna a una sola corsia, da poco
scavata nei fianchi di quelle ripide rocce. Sua madre -
quanto le aveva voluto bene! - l'aveva infagottato in
mezzo alle sue sorelle pi grandi sul sedile posteriore
prima di prendere posto accanto a suo padre, che era
una persona gentile, tranne quando si trovava al volante
della sua macchina. Quel giorno, chiss perch, suo
padre si divertiva a fare lo spavaldo con i camionisti e
gli altri automobilisti, strombazzando il clacson in un
abbandono cacofonico mentre occupava una porzione
di strada che non gli competeva. Sembrava felice di farsi
beffe della sua famiglia, sterzando pi vicino che poteva
al precipizio nell'imboccare i tornanti, finch il
bambino non si metteva a piangere chiudendo gli occhi
e si buttava dalla parte opposta al baratro, pensando
forse che dal suo peso potessero dipendere la vita e la
morte. Suo padre rideva. Di tanto in tanto una massiccia
carcassa d'auto o di camion fiancheggiava la strada
o appariva tra i crepacci sottostanti, alimentando il terrore
del piccolo e la convinzione che avrebbero incontrato
lo stesso destino. Poi arrivava il tunnel di Kandavan.
Qualche secondo in quelle fauci spalancate e tutto
il calore e la luce del giorno sparivano, seppellendo il
bambino in un freddo cattivo, che gli filtrava nella pelle.
Finalmente arrivava un barlume di speranza e di luce,
e loro si riversavano dall'altro lato, dove tutto era
sole e verde, e vivo; e poi il mare, all'improvviso. Da
adulto, ripensando a quel giorno, si era reso conto che
la spiaggia non era niente di speciale. La vista era bloccata
su ogni lato da mura in cemento dipinte di vistosi
rosa o verdi. Le onde lambivano debolmente la riva.
Anche l'acqua, del colore della birra, con uno strato di
schiuma sopra, fu una delusione. Ma il bambino era gi
pieno di felicit, correva lungo quella riva, sopraffatto
dalla semplice consapevolezza di essere ancora vivo; di
essere sopravvissuto a quel viaggio e di essere ancora l,
a incontrare il mare. Correndo lungo la riva si illudeva
di poter controllare il flusso e il riflusso sotto i suoi piedi,
come se i movimenti del suo braccio determinassero
il ritmo delle onde, dal punto in cui gli si rompevano ai
piedi fino alla spiaggia pi distante, fino in Russia. Era
convinto di poter fermare quel ripetersi incessante, se
avesse voluto, col pi piccolo gesto della mano. Non
metteva alla prova questa sua idea solo perch ne era
certo. Non aveva bisogno di conferme. Una sciocca
fantasia infantile che era svanita in fretta com'era venuta,
solo per ritornare sotto forma di ricordo, facendogli
pensare a quanto gli anni e le ore avevano circoscritto
la sua fiducia in se stesso, la sua capacit di sentire. Fu
solo quando si trov pericolosamente a corto di benzina
che si permise di distogliere la mente da quella fantasticheria.
...
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... 
Capitolo 6.
...
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...
Lungo quel tratto di strada sul mare le citt erano poche
e i distributori di benzina evidentemente inesistenti.
Come aveva potuto essere cos stupido da esaurire
quasi il carburante? Accost per consultare una
cartina.
Con la macchina ferma la tensione diminu. Se non
altro non stava consumando quella poca benzina che
gli era rimasta. Il vento sbatacchiava l'auto. Il motore
batteva in testa e ronzava. Apr lentamente la cartina,
cercando di rinviare il momento in cui avrebbe esaurito
la speranza di poter mai arrivare da lei. Erano passati
dei camion militari di tanto in tanto. Un autobus. Sicuramente
avrebbe avuto fortuna e presto sarebbe passato
qualcuno che poteva dargli un passaggio fino al primo
distributore. Poteva ancora farcela. La cartina adesso
era piatta, posata sul volante. Segu con un dito il percorso fino a lei.
Settanta miglia almeno.
Non ce l'avrebbe mai fatta.
Pass un'auto diretta verso nord.  troppo tardi per chiedere aiuto, pens.
Non sapeva cosa fare. Guard fuori dal finestrino,
prima a destra, verso ovest, e vide che c'era un grande
campo coltivato, con filari di foglie appuntite che si
spingevano in alto dai solchi nella terra, oltre i quali la
luce del sole sfavillava sul mare. Sul lato opposto del
campo, intravide un uomo su un trattore che sollevava
un pennacchio di polvere rossiccia. Ancora pi in l,
una fila disordinata di braccianti lavorava la terra con
ceste sulla schiena e la bocca e il naso coperti.
Disperato, volt la macchina per imboccare la strada
sterrata che costeggiava il campo e avanz verso il trattore,
trascinandosi dietro uno stendardo di polvere
sempre pi grosso, ad annunciare il suo arrivo. L'auto
sobbalzava nei profondi solchi del terreno. Le sospensioni
anteriori iniziarono a oscillare ritmicamente, sempre
pi forte, finch gli parve di essere in mare. Quando
fu pi vicino, tanto vicino quanto lo sterrato gli consent,
il trattore svolt per venirgli incontro, finch arriv
di fronte a lui bloccandogli la strada. Lui spense il
motore e scese dall'auto. Sentiva quasi la polvere chiudergli
i pori e insinuarsi fra i capelli. Toss, e gli sembr
che l'uomo sul trattore avesse un fucile sulle ginocchia.
Non teneva il dito sul grilletto, se non altro. Gli fece un sorriso.
Mi spiace disturbarla disse. Stava in piedi accanto
all'auto, senza farsi avanti. Sono quasi senza benzina.
Per caso pu vendermene un po'?
L'uomo sul trattore strizz gli occhi. Tutto il suo volto
rugoso sembrava predisposto a un conflitto perpetuo
con la luce del sole troppo intensa e le richieste degli
sconosciuti. Il fucile rimaneva sulle ginocchia. I
braccianti con le ceste e i fazzoletti sul volto continuavano
a lavorare nel campo, in una linea discontinua,
spezzata; si chinavano a cogliere, poi si chinavano ancora:
uomini che avrebbero osservato qualsiasi manifestazione
di violenza con sguardo vuoto, senza sentirsi
coinvolti. Lui se ne stava l, a sentire la polvere alzarglisi
intorno, stupito della sua forza di volont. Affrontare
un uomo con un fucile in grembo gli pareva del tutto
naturale. Dopo che era arrivato fin l, che aveva pensato
cos tanto a una donna, non gliel'avrebbe data vinta.
Sorrise di nuovo.
Posso pagargliela bene disse.
Venti dollari a gallone.
Come?
Venti dollari a gallone.
Una protesta gli sal in petto; la smorz.
D'accordo fece.
L'uomo avvi il trattore e prese la stessa strada lungo
il campo. Lui torn in macchina e lo segu. La polvere
alzata dal trattore gli cascava sul parabrezza, come dopo
un'esplosione. Di tanto in tanto nella foschia emergevano
la testa e il cappello del contadino: un segnale
di speranza. Ma quando raggiunsero la strada principale
il trattore svolt verso nord, nella direzione opposta
a quella in cui voleva andare lui. Accanton la propria
impazienza e lo segu a passo d'uomo, aspettandosi da
un momento all'altro di sentire il motore della macchina
sputacchiare e spegnersi del tutto. Quattro miglia
pi avanti, il trattore lasci la statale e imbocc una
strada stretta, che superava una collina e arrivava fino a
una casa e a un fienile, dove si fermarono.
Scese dall'auto e segu il contadino nel fienile. Il brusco
cambiamento della luce, dal sole abbacinante al
buio nel fienile, lo accec per un momento, prima che
riuscisse a distinguere lunghe schiere di taniche arrugginite
da cinque galloni, impilate lungo le pareti fino al
soffitto, su ripiani di legno imbarcati. Il pavimento di
terra battuta era sgombro. Ne fa incetta, pens. Prezzi
da borsa nera. Probabilmente  anche annacquata. Se
ne accorger. Un bel giorno brucer tutto, ci sar un incendio
mai visto. Non importa. Paghiamolo.
Il contadino allung una mano macilenta per prendere
una tanica e la port fuori fino all'auto. Con l'altro
braccio teneva ancora il fucile, ma in maniera rilassata,
puntato a terra e appoggiato nell'incavo del gomito come
se stesse tornando da una battuta di caccia all'anitra.
Quanta ne vuole?
Cinque galloni.
Glieli verso io.
Il contadino, inaspettatamente sollecito, tolse il tappo
del serbatoio. Intanto il suo sguardo si pos sull'adesivo
che sua moglie aveva attaccato sul paraurti,
quello con la scritta FIERO DI ESSERE AMERICANO in
spessi caratteri blu accanto alla bandiera statunitense.
Una cosa volgare, esagerata. Gli occhi del contadino
esitarono per un attimo. Poi una luce sfavillante gli
colp il volto, le rughe si ridistribuirono in un sorriso
non del tutto rassicurante.
Sissignore disse il contadino. Con quello si 
guadagnato un gallone in omaggio.
E cos sua moglie, con la cura solerte che dimostrava
sempre per la sua sicurezza, gli aveva agevolato quell'incontro
extraconiugale in un albergo lontano, con
una donna che non le sarebbe affatto piaciuta, se mai le
fosse capitato di conoscerla.
 ...
.
... 
Capitolo 7.
...
.
...
Lui era in ritardo. Non aveva intenzione di aspettarlo
nella stanza come una bestia in una stalla. No.
Si vest in fretta, non si ferm neppure a spazzolarsi i
capelli. Attravers l'albergo fino all'ingresso, usc da
una porta posteriore e corse su un tratto di prato, ancora
umido per la rugiada, fino all'estremit opposta dove
le onde si frangevano sotto di lei e una scala di ferro
scendeva lungo la parete della scogliera. La ringhiera le
sembrava troppo bassa, la costringeva a chinarsi, e lei si
sentiva impacciata e temeva quasi che il vento la spazzasse
via.
Faceva pi freddo di quanto aveva creduto nella
stanza. Il sole era pallido, appena tiepido, e il vento le
frustava la giacca come se cercasse di strappargliela di
dosso. Trov una sciarpa di seta rossa nella tasca e se la
leg intorno al capo. Una madre coi figli, un bambino e
una bambina piccoli, stavano salendo la scala con addosso
il costume bagnato, stringendosi nei teli di spugna,
e parlavano fra loro in una lingua straniera. Non
era assurdo fare il bagno con quel tempo? Chiss quale
idea malsana doveva averli spinti. Probabilmente venivano
da un paese senza coste. Viaggiare era molto difficile
in quei giorni. Era rischioso. Sicuramente volevano
fare tutto il possibile per godersi le giornate che trascorrevano
l, finch ne avevano la possibilit. Ma anche
se fosse... I bambini tremavano dal freddo. Si appiatt
contro la scogliera per farli passare. La bambina
stava succhiando un giocattolino di plastica e la guard
con disappunto oltrepassandola, come se la accusasse
di una qualche trasgressione. Dopo averli lasciati passare
si affrett a riprendere la discesa fino a raggiungere
la sabbia. La spiaggia aveva l'aria di un luna park vuoto.
I rifiuti rotolavano sulla sabbia prima di rimanere
impigliati in mucchi di alghe. C'era la bassa marea, l'acqua
si ritraeva, allentandosi da lei. Qualche gabbiano la
seguiva pigro, in cerca di cibo. Per il resto la spiaggia
era priva di vita. Le uniche impronte nella sabbia erano
quelle dei tre che aveva appena incrociato sulle scale.
Non una barca che passasse all'orizzonte. La sabbia
sotto i suoi piedi era profonda e asciutta e si spostava a
ogni passo. Avanz fino al bagnasciuga, fino alla linea
della marea, per camminare pi facilmente. Un gabbiano
si avvicin e le schiamazz contro, poi vol via.
Quel grido cos carico di dolore, accusatorio, sembr
avvolgerle malinconicamente i pensieri. I gabbiani
piangono i loro morti? si chiese. Era difficile immaginare
la loro mente ottusa occupata da un pensiero che
non fosse quello del prossimo pasto.  questo che ci distingue
dagli animali, pens. Noi ne comprendiamo
tutta la pena. Ascolt il rumore dei suoi piedi che calpestavano
la sabbia e si guard alle spalle, nel punto in
cui era appena passata, e fu grata di vedere la linea ininterrotta
delle sue orme che nemmeno un'onda aveva
ancora raggiunto. Si propose di pensare a suo marito.
Era giusto pensare a lui. Anzich provare il dolore che
le era familiare, si ritrov frustrata, incapace di concentrarsi
su di lui per pi di qualche attimo, un ricordo che
non riusciva ad afferrare del tutto, come quegli scampoli
di rifiuti spazzati sulla sabbia. Ti amavo sussurr.
Lo disse pi e pi volte, a ogni passo, perch dopo
tutto non c'era nessuno che potesse sentirla.
Una schiera di case di villeggiatura si aggrappava ai
margini della scogliera sopra di lei, le finestre vuote riflettevano
la luce del sole, senza un accenno di movimento
all'interno. Rispetto al mare, il sole era nella posizione
sbagliata, molto pi a sinistra di quanto si sarebbe
aspettata. Il vento increspava la superficie dell'acqua.
Continu a camminare con la ferma intenzione
di godersi la passeggiata, finch la scogliera lasci il posto
alle dune, e poi alla sabbia piatta. Doveva aver camminato
almeno un'ora prima di raggiungere una passerella
di legno, accanto alla spiaggia, affiancata da baracche
che vendevano attrezzatura da spiaggia e altri articoli
per turisti. Non era sorpresa, dopo tutto, che il musulmano
non fosse venuto. C'era stata un'intensit ingenua,
in lui, che l'aveva illusa di poter tralasciare i giri
di parole. Avrebbe dovuto saperlo, che era troppo strana
per lui, troppo malinconica, troppo palesemente
inesperta nei gesti della seduzione perch lui avesse
davvero intenzione di incontrarla l. Ma poi cosa importava?
Prender un caff, pens. Caff. Una passeggiata
sulla spiaggia. Non importa se non  venuto. Un
caff  proprio quello che ci vuole. L'oceano  lo stesso
di sempre. Torner all'albergo in tempo per liberare la
stanza. Torner a casa. Trover qualcun altro. E tutto a posto.
Risal fino a dove la sabbia era asciutta. I suoi passi si
fecero pi faticosi. Vide quattro gradini di legno che salivano
dalla spiaggia. Un'insegna consumata dal tempo
la invit a entrare in un piccolo bar, con tanto di spar
rivestiti in similpelle rosso e sgabelli lungo il bancone.
Tre ragazzi coi berretti di lana tirati gi sulle orecchie
erano seduti all'estremit opposta e maneggiavano uno
stereo portatile. Un uomo in T-shirt nera e jeans teneva
i gomiti appoggiati sul bancone. Tutti si voltarono a
guardarla mentre entrava. Li guard a sua volta, in tono
di sfida, poi abbass lo sguardo sulle mani, poi di nuovo
sull'uomo dietro il bancone, poi sui ragazzi. I ragazzi a
quell'et avevano un'insistenza predatoria che la turbava
e la eccitava allo stesso tempo. Guard l'uomo dietro
il bancone e sorrise. Aveva circa la sua et. Sent una
vampata di calore; be', perch mai non avrebbe dovuto?
L'uomo che aveva pensato di incontrare l'aveva abbandonata.
Il piano era fallito. Si mise seduta al bancone
sullo sgabello pi vicino alla porta.
Un caff, per favore chiese.
Non c' caff fece l'uomo.
Non c' caff?
Decaffeinato solubile. Ho solo quello.
Va bene.
L'uomo si drizz lentamente dal bancone con le mani appoggiate sulle reni e si stir in modo da spingere in fuori il petto, cosa che le sembr inutilmente sensuale.
Poi si gir, con uno strappo apr un pacchetto e vers della polvere scura in una tazza. La riemp di acqua calda, trov un piattino e li depose sul bancone davanti a lei. Non con molta cura. Il caff si rovesci sul piattino. Lui aveva le unghie mangiate e sporche. Con la rapidit con cui era venuto, il desiderio per quell'uomo se ne and.
Un caff, per favore. Un caff, per favore la scimmiottarono i ragazzi all'estremit del bancone.
Non tanto per prendersi gioco di lei, stabil con sollievo, quanto del barista. Guardavano lui, non lei.
Eppure si sentiva dolorosamente allo scoperto. Senza dubbio si era gi tradita. Avrebbe bevuto in fretta, avrebbe pagato e sarebbe uscita di l. Sarebbe andato tutto bene.
Latte e zucchero?
No, grazie.
Appoggi i gomiti sul bancone e bevve. Il piano era spiacevolmente umido. Scost di nuovo i gomiti.
La musica arriv, improvvisa, forte e irragionevolmente ritmata. Adesso la stavano fissando tutti, annuendo al ritmo della musica, come a rassicurarla che avevano scelto quella canzone per il suo bene. Distolse lo sguardo. Cominci a rilassarsi. Bevve. Poi le parole della canzone - cosa gli faceva lei? - le penetrarono con forza nella mente - does she go down on you does she go down on you does she go down on you does she go down on you...
Alz di nuovo lo sguardo e vide che il barista se ne stava l impalato, le sopracciglia alzate in un punto di domanda libidinoso e muto. I ragazzi ridevano e sputacchiavano, la guardavano di sottecchi, prendendosi a spallate. Si sent oppressa. Dovette fare uno sforzo per espandere e contrarre i polmoni. Si alz. Non avrebbe permesso che ridessero di lei. Non l'avrebbe permesso.
Non mi piace la vostra musica disse.
Prima che la prendessero in giro un'altra volta,
scapp fuori e scese i quattro gradini di legno fino alla
spiaggia, dove si ferm per prendere fiato. Pens di lasciarsi
cadere l, nella sabbia, e di vomitare. Si sent una mano sul braccio.
Non ha pagato il caff disse l'uomo.
Mi lasci andare, per favore.
Cerc di divincolarsi, ma l'uomo la strinse con pi forza.
Basta ! Per favore.
Ma quello non mollava. Puzzava di sigaretta. La guardava con un ghigno. Ma era un ghigno? O soltanto un sorriso? Voleva sedurla o provocarla? Non riusciva a capirlo. Da tempo aveva perso la capacit di riconoscere le intenzioni degli altri dalle loro espressioni. Ma le intenzioni di quell'uomo dovevano essere ostili. E il suo non era un sorriso, era un ghigno. Quel volto era
spaventosamente butterato.
Quanto le devo? gli disse.
Il calore le sal al volto e divenne evidente. Per il desiderio?
No, non per il desiderio, ma per la vergogna di aver desiderato quell'uomo, anche se solo per un attimo; arross ancora di pi, sapendo che il colore sul suo volto sarebbe stato frainteso.
Niente disse l'uomo. Torni dentro. Ho detto ai ragazzi di finirla con le stronzate. Abbiamo le frittelle, oggi.
No. Mio marito mi aspetta. Mi spiace. Grazie. Adesso devo proprio andare.
Sent che le stringeva il braccio. Poi la lasci andare.
Mentre la liberava dalla stretta prov una strana delusione.
Senza dubbio le sue intenzioni erano buone. Si volt e torn lentamente sui suoi passi, a testa alta, senza voltarsi indietro. Immaginava che fosse rimasto l da solo, nel punto in cui lo aveva lasciato, intenso e irremovibile nella sua solitudine, a guardarla allontanarsi e a rimpiangere l'occasione perduta. Quando finalmente si volt scopr che la spiaggia era completamente vuota, l'uomo non era affatto dove se l'era aspettato. Si mise a correre, sulla sabbia e poi su per la lunga scala, respirando pesantemente, spinta da un'inquietudine terrorizzante. Quando alz lo sguardo per vedere quanto le rimaneva da salire vide il musulmano che scendeva verso di lei, e gli corse incontro come se potesse salvarla.
...
.
... 
Capitolo 8.
...
.
...
Non la riconobbe finch non le fu quasi addosso. Dal
volto di lei sembrava scomparso ogni accenno di razionalit.
La testa era buttata indietro, la bocca aperta, come
se la paura o il desiderio che la consumavano non
avessero lasciato pi niente di lei. Per istinto la strinse
forte - lei era una donna, lui un uomo - e aspett che si
riprendesse, col viso affondato nel suo petto. Quando
alz di nuovo lo sguardo, vide che era quasi tornata in
s, malgrado fosse pallida come un cadavere. Le scost
la sciarpa dalla testa. Ed eccola l. I capelli le volavano
qua e l. Fece un passo indietro, per staccarsi da lui, dalle sue braccia.
Ti stavo cercando le disse.
Non si era immaginato un incontro cos, su una scala,
n in cima n in fondo. Non si era immaginato che ci
fosse bisogno di parlarle. Se l'era immaginata stesa su
un letto chiss dove, nuda, in silenzio, disponibile, facile
eppure piena di mistero, in attesa di lui, senza che ci
fosse bisogno di parole o spiegazioni. Invece adesso
avrebbe dovuto inventarsi qualcosa, una sorta di premessa,
una seduzione elaborata, uno sforzo inutile, dal
momento che l'esito era gi stato deciso. Non erano
d'accordo di incontrarsi in un albergo? Eppure, adesso,
invitarla gli sembrava improvvisamente rozzo e svilente per entrambi.
Ciao gli disse.
Sono in ritardo rispose. Mi spiace.
Non ero sicura che saresti venuto.
Certo che sono venuto.
Rimasero in piedi sulla scala, il viso di lei frustato dai
capelli. Non sembrava pi sul punto di piangere.
Fa molto freddo disse.
Entriamo?
Non era quello che voleva le dicesse? Non gli stava
dando un motivo per invitarla a tornare nella stanza?
Lui si sent triste. Non stava andando bene.
C' una veranda disse. L'ho notata mentre attraversavo
il prato. Possiamo sederci l, al riparo dal vento.
Lei annu.
Risalirono la scala, senza toccarsi, senza nemmeno
sfiorarsi, e di nuovo attraversarono il prato spelacchiato.
Lei gli camminava davanti. Lui rimase colpito dalla
gracilit delle spalle. La ricordava pi robusta. Lei non
si volt per vedere se la seguiva. Lui alz lo sguardo
verso l'albergo mentre si avvicinavano, e scorse un
ospite solitario, un uomo anziano, in T-shirt e pantaloni
del pigiama, con i gomiti appoggiati sulla ringhiera del
balcone del secondo piano. Teneva in mano un giornale,
distrattamente. Le pagine sbattevano al vento. Non
li aveva visti e guardava lontano, verso l'orizzonte, perso
nei suoi pensieri.
Raggiunsero un portico chiuso da una vetrata e si sedettero
su un divano in vimini rivolto al mare. Guardarono
fuori. Il vetro era sporco. In alcuni punti era difficile
vedere oltre. La presenza di lei lo emozionava. Aveva i capelli neri e lunghi, con qualche precoce filo di
grigio qua e l. La sua pelle, appena segnata intorno agli occhi, era cos pallida che gli parve di vedere una
vena che scorreva spettrale sulla guancia. Sent la voglia improvvisa di mordicchiarle il collo, di lasciare una scia
di segni blu e neri lungo quella sua pelle bianca, cos bianca. Voleva afferrarla per i capelli, scoprirle il collo,
sentire che si abbandonava a lui. Vedere le sue ginocchia piegarsi debolmente, le gambe aprirsi a lui mentre
la penetrava. Si aggiust il risvolto dei pantaloni. Si schiar la voce.
Voglio spiegarti perch ho fatto cos tardi disse.
Non fa niente.
No, voglio spiegartelo.  perch dimentico le cose. Non te. Ho pensato a te costantemente. Per vado avanti imperterrito, senza ragionare. Anche a te succede, di andare avanti e basta? Di dimenticare cose che sai di non doverti dimenticare?
Lo guard.
No disse lui.  difficile da spiegare. A volte 
come se potessi chiudere una porta sulle cose di cui
non voglio preoccuparmi. Avrei dovuto fare il pieno
quando ne avevo l'occasione. Invece mi sono ritrovato
in un campo a inseguire un vecchio su un trattore, per
chiedergli se aveva della benzina da vendermi. Me l'ha
fatta pagare uno sproposito. Lo vedi? Volevo davvero arrivare qui.
Aveva voluto darle di s un'immagine ridicola, mentre
guidava all'impazzata su uno sterrato pieno di buche,
dietro a un simpatico vecchietto che malgrado tutto
insisteva ancora a lavorare la sua terra, perfino di
questi tempi. Tralasci i dettagli. Era solo una storia divertente.
Pensava che gli sarebbe stata d'aiuto, per rompere il ghiaccio.
Poco lontano dalla riva, un uccello enorme si tuff
per prendere un pesce. La bellezza del momento lo fece
trasalire. La singolarit di quel tuffo, dritto nella piccola
chiazza d'oceano dove l'uccello aveva posato gli
occhi in quel momento, sembrava dirgli che tutto sarebbe
andato bene, e lo riemp di una riconoscenza
euforica. Ogni cosa gli parve di nuovo semplice.
Guarda le disse.
Credi che sia ancora possibile, quello che stiamo
facendo qui? domand lei.  tutto cos diverso. Viviamo
in un periodo cos buio. Non sappiamo cosa
pensare del futuro. Tanti sforzi solo per arrivare fin qui.
Hai dovuto correre dietro a un trattore. E troppo. Mi
desideri, almeno?
Certo che ti desidero rispose. Ma la sua stessa voce
gli sembr sbiadita, sgretolata come vernice vecchia.
Perch continuano a farci queste cose? disse lei.
Perch ci odiano tanto?
Non lo so.
Naturalmente sapeva pi o meno di cosa la donna
stava parlando. Ormai riusciva a valutare i sentimenti
degli altri nei suoi confronti anche solo in base a dove
lo collocavano: se al di qua o al di l di un certo
spartiacque. Lei aveva detto ci odiano e la cosa lo rincuor;
lo inseriva senza possibilit di dubbio nella
schiera del noi. La sua vita e la sua felicit erano state
ridotte a una scelta di pronomi. Aveva rinunciato a
spiegare le pi sottili sfumature delle sue convinzioni a
chi gli poneva domande del genere. Si era fatto strada
giorno dopo giorno, presentando le sue profonde scuse,
cauto nelle parole e nei fatti. Eppure non era del tutto
sicuro che lei avesse parlato di questo. Ogni cosa che
la riguardava sembrava allo stesso tempo remota e intima.
In quel momento non sembrava molto consapevole
della sua presenza.
A volte li invidio disse. Invidio la loro capacit
di provare emozioni cos profonde. Di esserne tanto sicuri.
Credo che siano vivi, nel senso pi puro della parola.
Credo che debbano sentire le cose in maniera
molto pi profonda della gente comune. Non sono
quasi pi umani. Riescono a guardare negli occhi gli innocenti
senza commuoversi. Senza rivelare le loro intenzioni.
A volte cerco di capirlo. Devono avere una
profondit di sentimenti straordinaria. Mi piacerebbe
sentire le cose in maniera cos profonda.
Il mondo  impazzito, davvero disse lui.
 tutto cos sbilanciato.
Non so.
Non ero sicura che saresti venuto.
Sedeva accanto a lei, avvertendo il disagio che cresceva
fra loro. Si chiese se adesso gli avrebbe rivelato
quello che gi sapeva di lei.
Che cosa facciamo adesso? gli domand.
Dev'essere questa la ragione per cui certe cose si
fanno di notte disse lui. Quando si  ubriachi, o
stanchi, e le inibizioni vanno a farsi benedire.
Non era quello che avrebbe voluto dire. Lui non beveva
nemmeno alcolici. Lei lo stava confondendo, con
la sua ardente malinconia. Avrebbe voluto dirle la miriade
di posizioni in cui l'aveva immaginata. In piedi,
nuda, inarcata contro un muro, mentre lo esortava a
penetrarla. Distesa di schiena sulla sabbia, le onde che
si frangevano tutto intorno. Accucciata su di lui. Si
sent scorrere verso di lei come l'acqua a una cascata.
Perfino adesso, nella sua disperazione, lo riempiva di
una smania incontenibile di toccarla. Forse sarebbe diventata
la grande passione della sua vita. Sentiva che
anche lei aveva bisogno di lui. Era sola al mondo. Erano
tanti anni che non andava pi con un'altra donna.
Non c'era stato niente, n sua moglie, n le figlie, nemmeno
l'aria, che gli avesse dato forza come aveva fatto
lei, fin dal momento in cui l'aveva vista.
Ma non disse nulla. Invece si sporse e la accarezz
sulla nuca, all'attaccatura dei capelli. Si sentiva audace,
irragionevolmente. Lei si volt a guardarlo. Il suo
sguardo era sconfinato e vuoto, come una notte fonda.
Scost la mano.
Lei si alz di scatto, come se avesse optato per alzarsi
dopo una disputa interiore, e gli porse la mano.
Va tutto bene disse. Vieni, su.
La segu oltre le porte della veranda fino all'ingresso,
lungo corridoi vuoti, vuoti di gente, vuoti di voci, vuoti
perfino delle loro voci, fino alla porta. Qualcuno aveva
lasciato un giornale sullo zerbino. Lei lo raccolse.
I bombardamenti metteranno in ginocchio l'economia del paese, afferma il presidente della Federal Reserve lesse lei.
Ah. Non leggerlo.
Sai, oggi non sono del tutto in me fece lei.
Lo so.
Le tolse il giornale dalle mani e cerc di baciarla. Lei si allontan, apr la porta ed entr nella stanza. Lui prese quella porta aperta come un invito a seguirla. La stanza era perfettamente rassettata.
La mania dell'ordine pu uccidere disse lei, sforzandosi di ridere.
Scost le lenzuola: l'odore dolciastro e asettico della candeggina riemp la stanza. Si sedette sul letto e lo
guard in maniera strana. Poi si copr il volto con le mani. Quando alz di nuovo lo sguardo il suo volto era
sciupato, contratto in un'espressione amara.
Mi faccio schifo disse.
Lui la guard.
Non ci riesco. Scusami.
Distolse lo sguardo verso il muro.
Lui non trovava niente da dire. Si avvicin alla tenda e la alz.
Non c'era la vista sul mare come aveva sperato, ma
un cortile in cemento con una piscina senz'acqua, a forma
di fagiolo, crepata. Alcune sdraio di plastica erano
sparse l vicino, da sole o disposte in cerchio, impronte
spettrali di incontri avvenuti in passato, molto tempo
prima, o forse solo l'estate prima, quando la piscina
non era ancora stata svuotata. Qualche donna si era stesa
su quelle sdraio, chiacchierando mentre teneva d'occhio
i bambini che si tuffavano in piscina. Si era spalmata
l'olio sulle gambe. Si era spostata l'elastico del costume
pi in basso che poteva, raccontandosi che lo faceva
per evitare il segno, quando era solo per scoprirsi
ancora un po'. Aveva flirtato con i bagnini. Certo che
una cosa del genere sarebbe potuta accadere, pens.
Quando l'aveva vista alla fiera, lei aveva cominciato a
sedurlo quasi prima che finissero di presentarsi. Non
gli era mai successo, nemmeno da giovane. Non c'era
da meravigliarsi che avesse cambiato idea, adesso che
era ancora giorno, adesso che se lo trovava davanti in
tutta la sua concretezza. Negli ultimi tempi era un po'
ingrassato e, come sua moglie gli faceva spesso notare,
quella ciccia suscitava troppa tenerezza per risultare
desiderabile. Aveva qualche chilo di troppo. E il naso
grosso. Senza dubbio la curiosit della donna nei suoi
confronti era stata rimpiazzata da un'ostilit bella e
buona, adesso che lui si trovava l in carne e ossa, alla
luce del sole. Avrebbe voluto essere il tipo d'uomo capace
di convincerla a mettere da parte le obiezioni, imponendole
di desiderarlo, ma non lo era. Avrebbe dovuto
saperlo, invece di illudersi che una cosa del genere
potesse succedere a un uomo come lui, e con una donna come lei.
Oltre la porta, da chiss dove, arrivarono dei rumori:
un grido smorzato, il suono di passi pesanti che correvano,
tre o quattro uomini, pens lui; poi altre urla in
direzione della finestra, pi in lontananza.
Stette ad ascoltare quei rumori, poi se ne disinteress.
Voglio solo quello che vuoi anche tu disse, rassegnato,
perfino felice. Gli era stato tolto un peso dalle
spalle e accettava la propria delusione come inevitabile.
Non hai motivo di farti schifo.
Si stup nel vedere che il volto di lei si rilassava, tanto
che sembrava avere sedici anni, o trenta, e si rese conto
che per qualche motivo lei lo aveva scelto, dopo tutto.
Bene gli disse. Siamo venuti per questo. Ma ho
bisogno che tu esca di nuovo per qualche minuto. Scusa,
voglio prepararmi. Solo qualche minuto. Un quarto
d'ora. Prendi la chiave, torna dentro da solo, senza bussare.
Fra un quarto d'ora.
Lui annu. Lei gli porse la chiave senza nemmeno
toccargli la mano, chiss come, senza nemmeno guardarlo.
Era tutto a posto. Lui and alla porta, la apr, la
sent richiudersi alle sue spalle.
E cos si ritrov fuori, in corridoio, con una porta a
separarlo dalla donna che presto sarebbe diventata la
sua amante, malgrado tutto. Forse. Era difficile a dirsi.
La tensione lo costrinse a camminare avanti e indietro
per i corridoi, lunghi e silenziosi. Di nuovo prov quella
paura indefinibile, quel panico impalpabile. L sarebbe
accaduto qualcosa. Qualcosa che non comprendeva.
Siamo in bilico, pens. Dev'essere cos che ci si sente
appena prima di votarsi. Appena prima di morire.
Quando hai ormai preso l'impegno, ma non hai ancora incominciato.
...
.
... 
Capitolo 9.
...
.
...
Lei si alz e prese una valigia. La gett sul letto, la apr,
vi frug dentro cercando qualcosa, risoluta, o forse ormai
indifferente, non lo sapeva nemmeno lei; sapeva
per quel che voleva, almeno per il momento, forse lo
sapeva fin dall'inizio. Trov quello che a malapena ricordava
di aver messo in valigia. Si vest con cura, come
aveva fatto altre centinaia di volte. Indoss le calze
e le scarpe scollate, la sottoveste, la camicetta di seta, il
completo blu. Tutto com'era l'ultima volta che era stata
con suo marito. Chiuse la lampo della valigia e la trascin
sul pavimento. Rifece il letto, rimbocc le lenzuola,
sistem i cuscini e si distese sopra il copriletto,
sul fianco, con le spalle alla porta, con la mano come
cuscino, allo stesso modo di quella volta, e attese. Forse
riusc a prendere sonno. Ud la porta aprirsi e avvert
di nuovo la sua presenza nella stanza. Lo sent in
piedi accanto al letto. Tenne gli occhi chiusi, il respiro calmo.
Cosa vuoi che faccia? chiese lui.
Spogliami rispose. Irritata per averglielo dovuto spiegare. Tu rimani vestito, stenditi accanto a me.
Il letto cigol sotto il peso di lui. Lo sent che si coricava alle sue spalle, poi le sue braccia le circondarono
la vita. Era completamente vestita, e per un momento il desiderio la abbandon, per lasciar posto a qualcosa di
altrettanto ricco e complesso, ma pi tenero, quasi materno.
Poi lui cominci a spogliarla e quel sentimento materno svan. Vide il volto butterato, le dita macchiate
di nicotina, le unghie mangiate. Vide i ragazzi con i berretti di lana che scherzavano, sul caff e sul sesso. Vide
delle dita grosse che le sfioravano la nuca. Vide suo cognato. Vide i garzoni del droghiere. Vide svilimento,
terrore, caos. Contagio. L'avrebbe contagiata. Cosa sta
succedendo? Cosa sta succedendo? Si era spinto troppo
in l, non avrebbe dovuto, suo marito non si era mai
spinto tanto in l. Uno sgretolamento, dentro di lei, il
velo era stato squarciato, la membrana aveva ceduto.
Stava morendo, adesso. Si tuff ancor pi a fondo in se
stessa e sfior - sfior soltanto - l'idea della violenza,
vide come la violenza la attraeva, quanto desiderava
mettersi sopra quest'uomo, farlo accucciare ai suoi piedi,
obbediente, costringerlo a mormorare appena. Una
scarica di colori le balen sotto le palpebre: viola, verde,
giallo. Poi arriv una percezione netta, sorprendente
del corpo in s; questo, questo umidore, questo
scompiglio, non c'erano altre parole per definirlo; le
aveva tolto calze, mutande, reggiseno, e lei spalancava
indecorosamente le gambe sul letto; si rese conto della
posizione delle sue membra, e quella consapevolezza la
invest come un fiotto d'aria dopo una nuotata sott'acqua.
Rimase immobile, completamente, senza quasi respirare
mentre pens di fuggire in qualche angolo remoto
della sua mente. Entrer in una stanza vuota,
pens, e invece no, lui era l dentro con lei, la trascinava
con s, la trascinava con s, non se ne sarebbe andato
senza di lei. Poi non pot fare pi niente per evitarlo,
finch dovette contorcersi per liberarsi di lui - vattene,
vattene! - per non lasciarsi tradire dal suo stesso corpo.
Ed eccolo l, quell'estraneo, cos tranquillo adesso,
che la baciava fra le gambe. Era sconvolta dalla propria
incapacit di capire. Le veniva quasi il vomito. Voglio
sentirmi triste, pens. Dovrei sentirmi triste. Un rapporto come questo non dovrebbe significare per me
nient'altro che il ricordo di un defunto. Non devo arrendermi all'emozione. Non devo arrendermi alla confusione.
Devo restare calma. Non devo pi arrendermi all'emozione. Se mi emoziono ancora dimenticher mio marito, e questo non deve succedere mai. Lui la guard. E tutti gli altri pensieri la abbandonarono, finch l'unica cosa che riusc a provare fu una cortese indifferenza: lei era l, e lui era solo un uomo, era solo quell'uomo in particolare, che per qualche motivo adesso la stava guardando, forse preso da una specie di tenerezza affettuosa.
...
.
... 
Capitolo 10.
...
.
...
Dopo quindici minuti precisi apr la porta. La stanza
era buia. Lei era stesa sul fianco, gli dava le spalle, con
indosso quello che sembrava un tailleur blu. Con le
scarpe in tinta. Non era quello che si sarebbe aspettato.
Cosa vuoi che faccia? le disse.
Spogliami fece lei. Tu rimani vestito, stenditi accanto a me.
Le si avvicin, si coric vicino a lei sul letto e le circond la vita con il braccio, e mentre lo faceva riconobbe la scena per quello che era. Qualcosa di profondamente intimo. Pi di un incontro casuale. La situazione gli era familiare. Sapeva come muoversi.
Dimmi se sbaglio sussurr.
Le si spinse pi vicino, inalando il profumo dei suoi capelli. Lei non mostr alcuna reazione. Poteva anche
essere addormentata, per l'attenzione che gli stava dedicando.
Ma non dormiva. Lo sapeva. No. Era solo
passiva, gli dava il permesso di fare di lei quello che voleva.
La sua passivit lo colm di un desiderio quasi intollerabile
di violarla. Le tolse la giacca del tailleur con
qualche difficolt. Le braccia della donna caddero flosce
dalle maniche. Allung le mani e cominci a sbottonarle
la camicetta, meno cauto adesso, pi impaziente,
finch non fu pronto a toglierle anche quella e intravedere
per la prima volta il suo ventre nudo, il reggiseno.
Le braccia le si impigliarono nelle maniche, aveva dimenticato
di sbottonarle i polsini. La camicetta le si avvolse
intorno ai polsi. Lei fece un debole verso. Lui le
sollev la gonna e la tocc sgraziatamente sotto le mutande,
e lei fece di nuovo quel verso, un piagnucolio,
una protesta appena percepibile, ma non oppose resistenza,
a parte la pesantezza languida con cui reagiva a
ogni suo gesto, spostandosi per facilitargli l'accesso,
finch le dita di lui non le furono dentro e la sent del
tutto. Le dita trovarono il bordo del diaframma. E giusto
cos, pens lui. Quale che sia il gioco che stiamo
giocando, appartiene come tutto il resto al linguaggio
degli amanti razionali. Cap che stava interpretando il
ruolo di un uomo morto. Il pensiero gli piomb addosso
come se avesse scoperto una grande verit nascosta,
e avrebbe voluto piangere. Sent che lei gli stringeva le
dita e un'ondata di passione spazz via ogni traccia di
ragionevolezza. Tir fuori la mano da lei, strapp calze
e mutande e le gett a terra, senza pi calma n pazienza,
senza pi cautela, senza pi riguardo. Riusc a liberarle
i polsi dalla camicetta impigliata. Le slacci il reggiseno
e le palp i seni, poi le sfil la gonna, finch non
fu bianca e nuda, mentre lui era ancora vestito di tutto
punto. Lei continuava a tenere gli occhi chiusi, come se
fingesse di dormire, nonostante la tensione che le faceva
stringere le mascelle. Era floscia, le gambe aperte.
Lui sentiva tutto il suo odore animale, forte, con una
punta di decomposizione. Era cos nuda, adesso, cos
assolutamente nuda ed esposta, distesa sulla schiena a
occhi chiusi, il corpo pieno dello stesso torpore di prima,
la stessa cedevolezza nelle membra, come per comunicargli che era completamente a sua disposizione.
Le alz la testa bruscamente, tirandola per i capelli
mentre le montava addosso, pretendendo che aprisse
gli occhi; poi la lasci andare e la testa le ricadde all'indietro
sul letto, e ancora nessuna reazione. La baci
profondamente. Quando ebbe finito lei rimase distesa,
fiacca e con la bocca spalancata, gli occhi ancora chiusi,
il respiro in guerra con se stesso. Voleva succhiarglielo?
Se lo aspettava? Il suo corpo era invaso dall'eccitazione,
ma non si toccava. E la bocca era completamente
aperta. Il respiro usciva in brevi rantoli, come di dolore,
o di isteria. Lui, eccitato e confuso, spaventato dalle
proprie pulsioni, la volt bruscamente sul letto per non
dover guardare quel volto. Adesso che non vedeva i
suoi occhi chiusi si sentiva padrone di s, e senza tante
cerimonie si apr i pantaloni, si prese in mano il cazzo e
la penetr da dietro: lui ancora vestito, lei nuda, col
volto girato dall'altra parte, e distante, come lo sono
tutte le donne quando fanno l'amore in quella posizione;
solo che questa volta accadde qualcosa di diverso,
perch quando sent che lei lo stringeva e fu sul punto
di venire, lei si volt a guardarlo, con un'espressione
che non era certo d'estasi, semmai molto pi simile al
disgusto. Esci, esci! sembrava dirgli a denti stretti, a
malapena udibile, e diede uno strattone coi fianchi per
farlo uscire prima che l'uno o l'altra raggiungesse l'orgasmo,
e lui si ritrov l, a impiastricciarle le natiche e le
cosce. Si inginocchi davanti a lei, terrorizzato, cercando
una giustificazione, con la certezza che non l'avrebbe
mai perdonato per essere stato cos volgare e la sensazione
di poter quasi piangere per la frustrazione e l'imbarazzo, e la baci pi volte fra le gambe aperte.
Lei gli tocc la testa, poi gli pass le dita fra i capelli, come se stesse cercando con cura qualcosa che aveva perduto.
...
.
... 
Capitolo 11.
...
.
...
Scusa disse lei.
No. Sono io che devo scusarmi.
Allora non scusiamoci fece lei. Possiamo riprovarci.
 passato tanto tempo, per me. Secoli. Non ci crederesti nemmeno.
Stava distesa senza coprirsi e lo imbarazzava. Le sue
parole gli davano un'importanza che non sapeva bene
come interpretare. Confuso, cerc una risposta qualsiasi
per alleviare il proprio sconforto.
Sei proprio nuda disse.
Lei rise.
Tu mica tanto rispose.
Si sent in colpa, all'improvviso i suoi vestiti si fecero
opprimenti, e ancora una volta prov vergogna per la
propria mancanza di finezza, per come aveva guastato
tutto. Gli venne in mente che, se si fosse spogliato anche
lui, forse si sarebbe sentito meno sopraffatto dalla
nudit di lei. Cos si svest, in maniera impacciata, senza
guardarla. Ebbe cura di togliersi i calzini prima dei
pantaloni, perch in quel momento gli pareva che non
ci potesse essere imbarazzo maggiore di farsi vedere
nudo coi calzini da una donna. Pieg accuratamente i
suoi indumenti su una sedia, sempre sentendo su di s
lo sguardo di lei, e la raggiunse sul letto, senza toccarla,
ben sapendo di essere spaventosamente ingombrante e
poco attraente rispetto a lei. Si appoggi al cuscino come
se fosse a proprio agio e pieg le braccia dietro la testa,
per ridurre al minimo la curva del proprio ventre,
la guard, cerc di pensare a qualcosa da dire o da fare.
C'era un che di americano nella corporatura di lei, cos
muscolosa. Sconcertato, si rese conto del fatto che
mentre le stava accanto pensava ai seni di sua moglie,
cos grossolani e cascanti. Scacci il pensiero della moglie.
Lei gli stava guardando i genitali, e senza tanti
complimenti. Erano nella norma. Niente di particolarmente
rilevante, ma nemmeno niente di cui vergognarsi.
Lo sguardo di lei manifestava uno strano distacco,
come se non avessero appena fatto l'amore.
Non mi aspettavo che fossi circonciso disse.
Cominci a rimuginare. Quell'uscita gli sembrava
troppo personale, e troppo ignorante, e non tanto gentile,
eppure dal tono di voce sembrava delusa.
Si usa cos rispose.
Non so proprio niente di te fece lei.
Si chiese se parlasse di lui come individuo o come
esponente di una comunit di uomini che non credeva
circoncisi. Decise, a un tratto, di perdonarla. Non avevano
avuto il tempo per conoscersi, se non in quel modo.
Ripens ai suoi muscoli che lo stringevano; la curva
del collo mentre si piegava per respingerlo.
Sai molto, invece disse lui. Sai tutto quello che
hai bisogno di sapere. Sono un uomo semplice.
Le carezz i capelli.
E tu? le chiese. Tu chi sei?
Oh, niente.
Chiss che confusione fece lui.
Aspett che continuasse. Perch non gli parlava di
quello che lui gi sapeva essere la verit? Le tocc il
braccio e cerc di essere paziente. Immagin che stesse
pensando al marito. La sua mente vag fra ricordi tutti
suoi. I suoi occhi lanciavano occhiate fugaci per la
stanza quasi contro la sua volont, alla lampada, al televisore
sul carrello, al soffitto, poi si fermarono in quelli
di lei.
Sei una donna bellissima disse.
Lo credi davvero?
Lo sai senza che te lo dica io.
Io non so niente.
Allora sei brutta. E, a parte me, non ti vorr mai
nessuno. Ti conviene accontentarti.
Forse s.
Si oscur in volto. Non gliene chiese il motivo, sperando
che parlasse spontaneamente, con la stessa spontaneit
con cui gli aveva offerto il suo corpo. Malgrado
fossero a letto insieme e nudi, in una situazione che poteva
sembrare di intimit, lui esitava a invadere la sua
riservatezza. Avrebbe voluto sapere come si sentiva, ma
aveva paura di sembrarle insincero. Voleva domandarle
perch lo aveva spinto via proprio quando stava per
raggiungerlo. Ma per un momento fu distratto da una
strana idea: troppe domande avrebbero ostacolato una
comprensione profonda, una comprensione al di l delle
parole, conseguenza dell'aver fatto l'amore e della
tragedia che entrambi avevano conosciuto nella vita.
Era il tipo di comprensione che si aspettava di trovare
nel matrimonio, o almeno cos aveva sempre immaginato;
e invece non aveva mai capito i pensieri pi reconditi
di sua moglie, che gli era diventata ancora pi inaccessibile
col passare degli anni e delle esperienze comuni,
si era nascosta dietro il proprio comportamento irreprensibile,
aveva indossato i suoi principi come un
vestito, senza pi mostrarglisi nuda. Peggio ancora, gli
venne in mente anche che potessero non esserci altri
strati pi profondi dietro la facciata. Era sposato a un
vestito vuoto, sottile come il cotone.
Quello che stiamo facendo  peccato, nella tua religione?
gli domand.
C' una storia rispose. Un peccatore va dal Profeta
per confessare di essere andato a letto con una
donna. Il Profeta dice: "Allah ha nascosto il tuo peccato,
dovresti nasconderlo anche tu".
Dunque, la morale  che si pu fare tutto quello
che si vuole, purch nessuno lo scopra.
Non esattamente. Ma mi piace la tua interpretazione.
Si allontan da lui rotolando sulla schiena, con le
gambe aperte in una mossa spontanea che gli fece piacere.
Eppure si era allontanata di nuovo da lui; era libera
solo perch si era dimenticata di lui. I suoi capezzoli
lo incantavano, soffici, rosa, quasi trasparenti, come un
mollusco dentro una conchiglia.
Ascolta, io lo so chi sei le disse a un tratto.
Osserv il suo cambiamento, la confusione di emozioni
che le attraversarono il viso finch lei non si costrinse
di nuovo a un'espressione di vuota indifferenza.
Tu non sai niente replic lei.
So chi sei. So tutto di te. Non lo sapevo quando ti
ho incontrata, ma l'ho scoperto pi tardi.
Non sai niente.
Ho visto le foto. Una tua foto mentre tenevi un discorso.
Stringevi la mano al governatore.
Non hai visto nulla.
Ho fatto delle ricerche. Sei stata in prima pagina
sul "Los Angeles Times" lo scorso inverno. Chiunque
pu scoprirlo. Non so perch non sei stata pi onesta
con me.
Lo guard a lungo, con gli occhi spenti, sconfitti. Lui
avrebbe voluto rimangiarsi le parole.
Non puoi capire quanto  terribile.
Non era sicuro che si riferisse a lui, o al destino o al
marito, o allo stato generale del mondo.
Dev'essere stata molto dura per te disse. Mi
spiace.
Mah, non so fece lei, di nuovo improvvisamente
rilassata, senza guardarlo e quasi sorridendo, quasi la
donna che aveva visto sui giornali: stoica, imperturbabile.
Non so ripet sospirando. Ho cominciato a
prendere lo Zoloft. Ho messo su molti chili, mi faceva
ingrassare, ma santo Dio, almeno sono sopravvissuta.
Dal tono sembrava che ne avesse gi parlato molte
volte. Forse al conduttore di un talk show. Gli occhi le
si strinsero fino a chiudersi, poi si riaprirono di colpo
su di lui.
Penserai che sono pazza. Allora perch sei venuto?
Esit, pensando a come avrebbe potuto rispondere a
quella domanda. Come spiegare che il suo invito l'aveva
toccato? Come farle capire il vuoto in cui si trovava
in quei giorni, un luogo in cui era cessato quasi ogni
contatto fisico, era stato eliminato perfino il gesto d'affetto
pi normale, dove ormai valeva solo il diritto di
nascita? Sua moglie ignorava mortificazioni del genere.
Questa donna, ne era certo, avrebbe capito. Avrebbe
potuto camminare in mezzo a una folla e sentire i corpi
che lo schivavano. Era seguito dagli sguardi degli sconosciuti,
ovunque: madri, bambini, soldati, ufficiali di
polizia, oh, s, gli occhi lo guardavano, cercando qualche
segno della sua malvagit; avrebbe potuto essere un
lebbroso per come quegli occhi lo guardavano! Erano
bibliche, le sue sofferenze! Era cos che gli occidentali
reagivano di fronte a un uomo nella sua situazione. E
perch non avrebbero dovuto? Aveva vissuto l per pi
di met della sua vita. Era assurdo che proprio lei avesse
voluto toccarlo. Proprio lei!
Sono venuto perch me lo hai chiesto disse.
Fai tutto quello che ti chiedono le donne che non
conosci?
No, no, non aveva mai fatto una cosa del genere.
Qualche volta disse.
Non ci sono altri motivi? Una curiosit morbosa?
Qualcosa del genere?
No! Certo che no. Un pochino. Davvero,  semplice:
sei una donna molto bella. Alla mia et uno comincia
a farsi delle domande.
Curiosit disse lei. Una curiosit volgare, morbosa.
No.
Si chin su di lei a toccarle i seni e, quando lei gli
scost la mano, le diede un buffetto sui capelli per cercare
di sistemarglieli, e di sistemarle le sensazioni in
qualcosa di pi affettuoso, meno rabbioso. Si sent sfiorare
dalle tenebre del dolore di lei, un dolore che sembrava
riempirle la bocca come fumo di sigaretta prima
di essere soffiato fuori.
Ascolta, io voglio conoscerti disse. Voglio capirti.
Penso che due persone possano imparare a comprendersi,
per quanto diverse possano essere, anche se
hanno passato insieme soltanto una notte.
Vuoi capirmi?
S, s, voglio capirti. Una cosa come questa  molto
insolita per me. Mi spiace se sto usando le parole sbagliate.
Lei non rispose.
E tu? domand. Perch mi hai invitato?  una
scelta strana. Non diresti che  una scelta molto strana?
S. Molto strana.
Appunto.
Decise di accantonare il proprio imbarazzo per
prendere in mano la situazione, per comportarsi da uomo.
Si pieg su di lei, le strinse il volto fra le mani e la
baci pi volte, prima con delicatezza e poi sempre pi
deciso, ma non sulla bocca, mai sulla bocca, perch lei
continuava a scostarsi, finch non lo spinse via del tutto
e si alz, prendendo il lenzuolo per coprirsi, si avvicin
alla finestra e la apr, lasciando solo la tenda fra loro e il
mondo esterno, una tenda di garza ondeggiante nel
vento che riempiva la stanza. Guard fuori, come per
cercare il panorama che lui sapeva non esserci. La luce
era obliqua, adesso.
Raccontami di tua moglie.
La amo.
S?
Certo. Siamo molto felici insieme. Abbiamo due figlie.
Sono due brave ragazze. Fra le studentesse migliori
della scuola.
Allora perch sei venuto?
Perch insisteva? La guard, mentre se ne stava l da
sola in piedi accanto alla finestra con un lenzuolo stretto
sul seno. Il suo volto era cos aperto adesso, cos spoglio,
che per un attimo gli sembr di perdere l'equilibrio,
di cadervi dentro. Si chiese se fosse quella la ragione
per cui lei lo attraeva: la sua emotivit totale, la
sua volont di sentire. Il suo essere cos diversa da sua
moglie.
Sono venuto per te rispose.
Chiss se ami tua moglie quanto io amavo mio marito.
Non lo so.
Lo amavo moltissimo, sai. Ma se n' andato e adesso
che sono con te me lo ricordo a malapena.
Non  un bene? azzard lui. Andare avanti?
No, non  un bene fece lei.  un male.  una cosa
crudele.  inutile.  incredibile quanto possa essere
inutile fare l'amore.
Non prese il suo commento sul piano personale. Era
troppo attratto dalla realt di lei, nuda, con solo un lenzuolo
a separarli dal prossimo amplesso; ud a malapena
le parole che aveva pronunciato. Era stato gi una
volta dentro di lei, presto lo sarebbe stato di nuovo.
Adesso lo capiva, che tutte quelle parole e quei gesti
erano una sorta di gioco, un gioco che non avrebbe
avuto alcun effetto sul risultato finale. La trovava cos
bella, l in piedi alla finestra. La immagin distrutta dal
pensiero che suo marito se n'era andato per sempre.
Ebbe una visione fuggevole di lei che si faceva del male,
infilandosi a piedi in mezzo al traffico, magari, per sottrarsi
a quel dolore. Si vide l con lei, come se lei e lui
potessero essere in due posti allo stesso tempo, il primo
l, dov'era lei, sola davanti alla finestra, e l'altro, non
meno reale, in un luogo dove lui la cullava fra le braccia
e la copriva di lacrime e carezze. Lo rattrist pensare
che soffrisse tanto. Glielo leggeva in faccia, quel dolore.
Era una donna intensa, capace di soffrire.
Si tir su nel letto. Cerc di darsi un contegno, seduto
l, nudo, come se fosse abituato a cose del genere.
Senti, stiamo parlando troppo disse. Vieni qui.
Lei lo sorprese con la sua arrendevolezza. Chiuse
con cura la finestra, poi si avvicin al letto e si distese,
allungandosi tutta come per un sacrificio, le braccia
languide e senza peso raccolte sopra la testa, le gambe
flesse pudicamente, ben lontane dal cercare il contatto
con lui. Il suo volto si era di nuovo chiuso in un'espressione
insipida e superficiale. Guardava il muro. Lui
avrebbe voluto farsi perdonare, perdonare l'impazienza
e la goffaggine del loro primo amplesso. Non era
tanto interessato, stavolta, a soddisfare i propri impulsi.
Per il momento si sentiva sazio. Ma voleva essere con
lei, essere gentile con lei, farla sentire abbastanza al sicuro
da potergli svelare le proprie emozioni. Segu col
dito la curva dalla guancia al collo, poi glielo fece scorrere
sulle vertebre. Voleva esplorare e catalogare le sue
superfici, i suoi avvallamenti. Si sentiva pi un cartografo
che un amante. Lei non diceva niente. Non lo
guardava nemmeno. La sua ostinata passivit lo
confondeva e lo faceva arrabbiare. Era possibile che si
sentisse violata dai suoi gesti. O annoiata. Non riusciva
a capirlo. Ma se non altro non gli chiedeva di smettere.
Fece scorrere il palmo delle mani lungo l'interno delle
cosce e sul pube, le tast i seni con teneri e pazienti movimenti
circolari. Pazienti. Prima di tutto voleva essere
paziente. Non si era ancora ripresa del tutto dalla perdita,
era ovvio. A lui era toccato il compito di guarirla.
Lo stupiva il disinteresse di lei, la mancanza del bench
minimo cenno di incoraggiamento. Il suo corpo era floscio
e apatico. Le apr le gambe e cominci a baciarle le
cosce. Lei non diede alcun segno. Non incontrando resistenze,
spinse la faccia nel pube e la lecc. Aveva un
sapore talmente spiacevole che ne rimase scioccato. Sapeva
di alluminio, di limatura di ferro, di disinfettante.
Avrebbe voluto scusarsi e togliere il disturbo.
No, non farlo disse lei, dandogli inutilmente una
pacca sulla sommit del capo. Ti prego, non farlo.
Queste cose mi imbarazzano sempre. Non so.  impossibile
che ti piaccia. Per favore.
Le sue proteste lo ritemprarono. Continu. Leccava
lentamente, spingendosi oltre il fastidio di quel sapore
medicinale, finch lei non fu assolutamente immobile,
congestionata e luccicante, l vicino e nondimeno implacabilmente
lontana. Lui la leccava. Gli sembrava di
essere acqua che gocciola su un ghiacciaio. Sperava in
un segnale di scioglimento. Il gusto spiacevole gradualmente
si tradusse in quello, indefinito ma inconfondibile,
dell'eccitazione. I muscoli della coscia contro cui teneva
la guancia cominciarono a pulsare e a contrarsi.
Forse le sfugg un gemito. Odorava di selvatico. Era vicina,
adesso. E poi, inesplicabilmente, si dilegu di
nuovo finch non la sent di nuovo molle e apatica sotto la lingua.
Non importava. Continu a leccarla, piano, con delicatezza,
senza la minima insistenza. Assolutamente
niente. Continu. Gli si indolenz la schiena, ma non ci
bad, convinto che lei fosse sul punto di lasciarsi andare.
Era paziente. La ricondusse per quello stesso fiume
lento e sent ancora una volta le sue pulsazioni e i suoi
gemiti, che di nuovo scivolarono via; e ancora una volta
non gli arriv da lei nessun segnale, nemmeno di frustrazione.
Persever. La parte essenziale di lei gli sfuggiva,
ritraendosi ogni volta che si avvicinava troppo.
Cominci a dubitare. Si sentiva la lingua cauterizzata,
intorpidita dallo spermicida. Si sent vecchio. Si sent
inesperto e flaccido e ignorante riguardo alle donne.
Dov'era lei, adesso? Il corpo di cui si stava occupando
sembrava disabitato. Era solo. Era caduto da solo in un
purgatorio, un luogo liquido, ampio come il mare, dove
si alzavano ondate di desiderio represso: minacciavano
di sommergerlo, per poi dileguarsi inesplicabilmente
all'ultimo momento, lasciandolo in acque piatte e immobili,
una bonaccia in cui ogni desiderio lo abbandonava.
Si sentiva esausto. Il torpore gli riemp la bocca e
un torpore ancora pi grave gli riemp la testa. Gli doleva
la mascella. Il dolore alla schiena si era fatto pi insistente.
Aveva paura di muoversi, di cambiare posizione,
perch lei l'avrebbe sicuramente preso come un segno
di impazienza, che avrebbe messo a repentaglio le poche
piccole conquiste che aveva fatto. Nella sua frustrazione
premette il volto ancora pi profondamente nelle
pieghe della donna finch non trov quello che stava
cercando, e lo sfreg con forza contro le labbra, i denti.
Lei gemette, un suono appena percepibile, e lui sent che le si chiudevano le ginocchia come a proteggersi.
Si ferm.
Ti ho fatto male? le domand.
No, per niente: mi hai fatto provare delle sensazioni meravigliose disse. Grazie.
Rimase l distesa, ringraziandolo, e lui fu assolutamente
certo che non aveva provato nulla. Le pass una
mano dal ginocchio alla coscia, poi sul pube, aspettandosi
di sentirsi mormorare qualcosa di rassicurante, e
trov che invece, per la rabbia, la stava afferrando all'inguine.
Il corpo di lei si irrigid. La vide stringere i
denti e distogliere lo sguardo, senza protestare n accondiscendere,
cosa che lo rese ancora pi furioso - perch era l, se non per questo? - e si chin su di lei,
sopra un seno, che in quel momento gli sembr infantile e vulnerabile, il punto migliore in cui far breccia. La
sua bocca si chiudeva sul capezzolo e lo mordva, forte.
Reagendo al dolore, lei gli afferr la testa e la tir a s con un rantolo sgraziato e agit i fianchi verso di lui, finch non pot pi sottrarsi; allora lui la prese, e lei non fu nient'altro che una bandiera agitata dal vento.
...
.
... 
Capitolo 12.
...
.
...
Se penso a mio marito, quest'uomo non avr alcun effetto
su di me, medit, e con quell'idea a sostenerla, lo
raggiunse di nuovo a letto. Si stese sulla schiena e chiuse
gli occhi. Comprendeva, almeno razionalmente, il
desiderio di quell'uomo di compiacerla, di offrirle in
dono la propria generosit sessuale. Qualcosa che suo
marito non avrebbe mai fatto. La sua generosit sessuale
era pi convenzionale. Si vantava di come riusciva a
trattenere l'orgasmo, un controllo che gli permetteva di
fare l'amore ogni volta per un'ora e pi, senza cedimenti,
senza distrazioni, senza mai perdere l'erezione. Saltava
gi dal letto al mattino e si stendeva a terra per fare
trenta addominali, un rituale che ripeteva alla sera e altre
due volte nel corso della giornata, e usava quegli
stessi muscoli per scoparsela, diligentemente, eppure
con delicatezza, senza mai gravarla del proprio peso,
finch lei non provava pi alcun desiderio, finch non
si sentiva frusta, debole, sfibrata. A suo marito non erano
mai piaciuti i rapporti orali. Li trovava spiacevoli e
poco igienici. Si rifiutava di venirle in bocca. Una sola
volta le aveva dato piacere con la lingua, ma per quanto
tentasse di nasconderlo era ovvio che la cosa lo disgustava,
e lei gli aveva detto di non aver sentito niente, felice
di dimenticare un piacere che non poteva condividere
con lui. Usavano sempre il preservativo, oltre al
diaframma. Il loro era un sesso pulito. Si erano sposati
giovani, lei non l'aveva mai tradito, quantomeno non fisicamente,
e non le dispiaceva il modo in cui le dimostrava
il suo affetto. Lui l'amava in un modo che era
troppo legato alla sua idea di se stesso, alla sua natura
disciplinata, perch potesse mai cambiare.
Una volta, durante una forte influenza che le aveva
provocato una febbre alta e l'aveva fatta vomitare di
continuo, fino ad avere gli occhi iniettati di sangue e le
gengive gonfie, suo marito l'aveva assistita per tutto il
tempo, l'aveva imboccata con piccole scaglie di ghiaccio,
si era assicurato che bevesse abbastanza, l'aveva accompagnata
in bagno ogni ora, l'aveva bagnata spesso
con la spugna per tenerla su di morale. Le aveva fatto
bene, ogni volta che si riprendeva dalla febbre, aprire
gli occhi e vederlo l, pronto a venire in suo aiuto. Era
una devozione sbalorditiva, che non era mai stata in
grado di contraccambiare del tutto. Scherzando, gli diceva
che il suo modo di assisterlo sarebbe stato lasciare
che guarisse in pace. Nella fase pi acuta della sua malattia,
quando perfino le lenzuola sulla pelle le dolevano,
lui aveva trovato il modo di massaggiarle i piedi delicatamente,
senza darle alcun fastidio, e aveva continuato
finch quella sensazione di benessere le si era
estesa a tutto il suo corpo e si era addormentata. Dovrei
brevettarlo: ci aveva scherzato su per anni.
Adesso, a emozionarla, era un uomo molto pi sfuggente.
Il suo tocco era quasi femmineo. I confini erano
incerti. Non era sicura del proprio ruolo. Quest'uomo
usava molto la lingua. Si vergogn di quanto era ancora
ingenua in fatto di sesso, malgrado l'et. Malgrado i
preparativi e le idee che si era fatta, non aveva mai immaginato
la realt umida di lui, di quel membro a diretto
contatto con le sue parti intime, senza uno strato di
lattice in mezzo. La sua immaginazione non l'aveva mai
portata fino a l, l'aveva invece lasciata sulla soglia di
qualcosa di vago e asessuato. La realt di lui cos vicino
alla parte pi intima di lei la riempiva di confusione e di
vergogna. Non solo per quello che faceva, ma per quello che era. Per un attimo prov repulsione per la motivazione
profonda che l'aveva portata a scegliere proprio
lui, una motivazione guidata non dalla sua volont
cosciente ma da qualche altra forza, come se fosse stata
posseduta da uno spirito maligno. Cerc di rilassarsi e
di pensare ad altro. Il modo di fare di lui era talmente
estraneo alla sua esperienza che le ispirava curiosit,
pi che desiderio. Lui pareva non curarsene. Se non altro
aveva moderato il passo. Per un po' si dimentic di
lui. C'erano tante altre cose a cui pensare. La sua domanda,
per esempio. Che motivi aveva per invitarlo?
Quali erano? Lui continuava a distrarla toccandola a
quel modo, finch nei suoi confronti prov solo fastidio,
voleva che si fermasse, e allo stesso tempo non voleva,
perch se si fosse fermato avrebbe voluto parlare
ancora, e adesso lei voleva solo pensare.
E poi la morse. Un mugugno cacofonico le sal dal
ventre alla gola. Stupefatta, cap che quel suono uscito
dalla sua stessa bocca non assomigliava affatto a un grido
di protesta; semmai pareva un gatto che faceva le fusa.
Lo afferr tirandolo a s e lo morse a sua volta, sulla
spalla, e sent che lui la stringeva intorno alla gola mentre
la penetrava, e poi se la tirava addosso prendendola
per la schiena, avanti e indietro, finch non riusc a far
altro che dirgli di s. Muoveva i fianchi su di lui quasi
senza saperlo, finch qualcosa dentro di lei si alz e cavalc
ridendo e gridando, il corpo la trad e trov un
suo sfogo. Adesso le stava sopra, disteso. Le parve di
sentirlo singhiozzare. Le rimase dentro. Malgrado il suo
peso, e la pelle sudata, non lo spinse via. Si accorse che
si appigliava a lui, ancora, cercando di trattenerlo mentre
arretrava, finch infine non scivol via e si separarono.
Si scost da lei; rimasero coricati fianco a fianco, e
lei prov ancora una volta l'angoscia di essere sola.
Devo amarlo pens. Devo amarlo, per permettergli
di starmi dentro cos, per permettergli di emozionarmi
in questo modo. Si sentiva esausta, sconfitta.
A che stai pensando? le chiese.
Stavo pensando mormor semiaddormentata, a
te. Sei il primo, per me, sai?
Il primo?
Il primo musulmano disse, il primo arabo.
Ma io non sono arabo fece lui. Sono persiano.
Ci sono enormi differenze storiche. E non sono particolarmente
religioso. Davvero, sono il musulmano pi
laico che tu potessi incontrare.
Ma lei si era gi addormentata.
...
.
... 
Capitolo 13.
...
.
...
Devo andarmene subito, pens lui. Non sarei mai dovuto
venire. E chiusa in un dolore esasperato, una fantasia
erotica in cui non voglio avere alcun ruolo. E il
sesso con lei non  niente di speciale.
Eppure non si alz. Cerc di capire se stesso. Il corpo
della donna accanto a lui era pi efficiente che sensuale.
Le labbra erano esili, come le venature di un vecchio
pneumatico. Non c'era niente di generoso in quel
corpo. Era evidentemente presa da qualche necessit
morbosa che lui comprendeva a malapena. Non sarebbe
mai dovuto venire.
Lei dormiva sul fianco, rivolta verso di lui, con il lenzuolo
che la copriva e accentuava la curva dei fianchi.
Doveva andarsene, si disse, doveva andarsene; eppure
non pot fare a meno di sollevare il lenzuolo per vederla
di nuovo nuda, adesso che il suo corpo era scomposto,
abbandonato in un sonno profondo e indifeso. La
chiazza di pelo fra le gambe e il bruno delicato dei capezzoli
lo riempirono di un'eccitazione da capogiro,
ma non la tocc, n si tocc per darsi sollievo. Guard
il corpo di lei a lungo, traendo un piacere illecito nel
ruolo del voyeur, torturandosi all'idea che sicuramente
un bacio sulla morbida curva del ventre non 1 avrebbe
svegliata. Ma non la tocc. Fiero del proprio autocontrollo
finalmente si alz, trov i vestiti e cominci a indossarli.
L'avrebbe lasciata l a risolvere i suoi problemi.
Le gambe e le spalle erano ancora scosse da bruschi
sussulti dopo il loro ultimo amplesso. Sper di non
averle lasciato dei lividi. Non intendeva essere cos
brutale. Aveva sofferto abbastanza, povera donna. Si
vest con calma, aveva bisogno di riflettere su ogni movimento
come se stesse eseguendo un compito inconsueto.
Quando si fu infilato i pantaloni e si fu abbottonato
la camicia, aveva gi quasi cambiato idea. Non
c'era bisogno di prendere decisioni affrettate. Invece di
partire immediatamente poteva fare una breve passeggiata,
per chiarirsi le idee e distendere le membra, e dare
a lei il tempo di dormire. Avrebbe anche potuto
prendere delle cose dalla macchina, se alla fine avesse
deciso di rimanere. Prese la chiave sul comodino dove
l'aveva lasciata lei. Cos posso tornare in camera senza
svegliarla, pens. Non c' bisogno di decidere nulla,
adesso. Posso lasciare la chiave alla reception se decido
di andarmene.
Apr la porta e se la chiuse alle spalle.
La moquette del corridoio, scolorita e consunta in
alcuni punti, si allungava in entrambe le direzioni in un
intrico confuso di rombi e croci. Ogni due porte c'era
una lampada a muro a forma di giglio. La luce era fioca.
Alcune lampadine erano fulminate. Cammin silenziosamente
lungo i corridoi deserti fino all'ingresso, dove
fu grato di trovare un uomo seduto al banco della reception,
che gli rivolse un mezzo cenno di saluto e sorrise.
Lo salut a sua volta, felice del contatto. Per il resto
l'ingresso era deserto, e buio negli angoli, come se la
direzione avesse deciso di risparmiare comprando lampadine
pi deboli.
Decise di fare un giro fuori, per sgranchirsi le gambe
e chiarirsi le idee. Si volt per uscire dal retro dell'albergo,
verso l'oceano, e si sorprese nel vedere che il sole
non era ancora calato, nonostante tutto quello che gli
era successo nel frattempo. Attravers la veranda dove
si erano seduti all'inizio, oltre le porte a vetri, verso il
prato e fino al limitare della scogliera. Il vento del pomeriggio
si era smorzato quasi del tutto. Il cielo era coperto.
Un solco rosso sangue separava il cielo e il mare,
che si stendevano entrambi piatti e grigi. Poi il sole si
immerse sotto l'orizzonte e da un momento all'altro si
fece buio. Rimase immobile e si sforz di apprezzare la
bellezza del momento, ma riusc soltanto a pensare che
aveva gi visto tutto in precedenza. Rest l per qualche
minuto, a fare del suo meglio per emozionarsi, e abbastanza
a lungo da sentire l'aria umida che gli si adagiava
sulla pelle. Adesso che era buio non gli andava di scendere
la scala per arrivare in spiaggia e camminare lungo
la riva come si era riproposto di fare. Riusciva appena a
distinguere una linea sfilacciata di bianco ogni volta che
un'onda si frangeva; altrimenti la scena sotto di lui era
un vuoto di nebbia e grigiore, in cui potevano nascondersi
individui di ogni sorta, per spiarlo. Il rumore delle
onde lo calm. Che fare, adesso? La scelta pi prudente
sarebbe stata andarsene. Mandarle i soldi per la stanza
in un secondo momento, eventualmente. Ma non era
una buona soluzione. Se fosse tornato a casa subito, sarebbe
arrivato troppo presto per dare senso alla bugia
che aveva raccontato a sua moglie: le aveva detto che
doveva prendere un aereo per un incontro di lavoro
sulla costa est, e che non sarebbe tornato prima della
sera seguente. Avrebbe dovuto trovare un altra stanza
lungo la strada, una stanza senza una donna nuda a
scaldarlo nel letto. Era assurdo; non avrebbe mentito a
sua moglie inutilmente. No, sarebbe rimasto. Certo che
sarebbe rimasto. Si sarebbe riposato, poi avrebbe fatto
di nuovo l'amore con lei, stavolta in maniera pi attenta,
pi tenera. Non aveva altra scelta. Era entrata nella
sua vita all'improvviso, e come la lama di un coltello l'aveva
separato dalla monotonia delle sue giornate. La richiam
alla memoria: nuda, addormentata, col corpo
abbandonato nel sonno, e il piacere che prov respinse
ogni pensiero che non la riguardasse - solo i suoi capelli,
i seni, la fica - finch non url nel vuoto oltre la scogliera,
e sent il rombo del mare ingoiare il suono della
sua voce e scagliarglielo di nuovo addosso.
...
.
... 
Capitolo 14.
...
.
...
Sogn di essere a un distributore di benzina. Doveva
andare in bagno. Quando apr la porta del gabinetto
scopr di essere in una specie di aeroporto. Un'insegna
sopra di lei diceva EINGANG. Una guardia le chiese i
documenti. Abbass lo sguardo e vide che chiss perch
li aveva strappati; i suoi documenti giacevano in
mucchi stracciati sul pavimento ai suoi piedi. Sie hat
keinen Pass! Non ha il passaporto! Url la guardia, e si ritrov circondata
da militari che le puntavano le pistole addosso e le gridavano
degli ordini. Prima che potessero arrestarla
fugg di nuovo oltre la porta verso il distributore di
benzina, dove con sollievo vide suo marito che faceva il
pieno. E una cosa stranissima gli diceva. Se oltrepassi
quella porta ti ritrovi in Germania. Nella Germania
Est, credo. Suo marito ribatteva: I volti li ricordo
facilmente, ma i nomi no. Come ti chiami, scusa?
Terrorizzata, scopriva di non riuscire a rispondere.
Una paralisi in bocca le impediva di parlare. D'accordo
diceva suo marito, aguzzando lo sguardo in un
modo che non le era familiare. Persone come te diceva,
so come chiamarle, c' un nome per le persone
come te. Poi la prendeva e la baciava come non l'aveva
mai baciata nella vita reale, la lingua in gola, la barba
ispida che le sfregava contro le labbra, fino a svegliarla.
Il sogno la riemp di un'ansia e di una repulsione tali
che chiuse di nuovo gli occhi, cercando di capire come
mai si trovasse in quello stato. Lei e suo marito erano
stati insieme in Germania poco dopo il matrimonio,
quindi una parte del sogno aveva un fondamento reale.
Non riusciva a ricordare niente di spiacevole che fosse
legato a quel viaggio, tranne il vago rimpianto che suo
marito non avesse scelto la Spagna o l'Italia per la loro
prima vacanza in Europa, invece di un posto che le era
apparso piuttosto freddo. Le sfuggiva il motivo per cui
in sogno era tornata proprio in quel luogo e in quel momento.
Aveva sognato il marito un'altra volta, in precedenza,
poco dopo la sua morte. Nel sogno allargava le
braccia verso di lei e sorrideva beato, e lei si era svegliata
con un profondo senso di pace, con la sensazione che
ovunque si trovasse, lui era felice. Ma in quest'ultimo
sogno lui aveva assunto quella sua postura con le spalle
rigide, con cui era solito esprimerle la sua disapprovazione.
Andava avanti per giorni o settimane, senza mai
spiegarle cosa c'era che non gli andava, e senza mai ammettere
del tutto che non era contento di lei. La disturbava
farsi strappare via la sensazione pacifica di un sogno
dal capriccio di un altro sogno. Nemmeno su questo poteva contare?
Si rese conto che era sola nel letto e apr gli occhi.
L'aveva lasciata? Era andato via per sempre? Cerc a
tentoni l'interruttore e accese la luce. Di lui nessun segno.
Aveva avuto quello che cercava e poi l'aveva lasciata.
Mancavano i suoi vestiti, ma il suo odore era rimasto.
Ovunque. Dentro di lei. Si sentiva marchiata,
contagiata, sfruttata. Le cose non erano andate come
pensava. Lui le era estraneo. Il colore della sua pelle
non le era familiare. Il suo pene dentro di lei era pi
piccolo di quanto si aspettava. Si metteva l'acqua di colonia.
Le stava troppo vicino. Parlava con troppa cautela.
Era uno di loro. L'aveva scelto perch non c'era alcuna
possibilit di innamorarsi di lui, ma invece di
estinguere quell'eccitazione strana, irrazionale, imprevedibile
che si era destata in lei nelle ultime settimane,
lui l'aveva infiammata. L'aveva fatta venire. Aveva avuto
l'intenzione di tenere fuori almeno quella parte di s
dalla situazione, ma il suo corpo se n'era andato al galoppo
spontaneamente con quel satiro, quel troll. Poteva
solo significare che nutriva dei sentimenti per lui.
Sent l'ansia che cominciava a montarle dentro. Si
sfreg la pelle, la vulva. Certo quell'abbandonarsi fisicamente
non era che un istinto animale, una cosa che
avrebbe potuto ritrovare subito, senza di lui, senza la
minima idea di tenerezza. Si sfreg, cercando di dimostrare
qualcosa che giaceva dimenticato sotto le mutevoli,
incontrollabili intenzioni della sua volont. Poi
ud la chiave nella serratura e si sent tornare all'ordine,
con precisione e rapidit, finch non fu di nuovo una
persona civile, con solo qualche piccolo sbalzo di umore,
qualche variazione di luce a illuminarle il volto e il corpo.
Ho pensato di prendere le mie cose in macchina
disse accendendo la luce accanto alla porta.
Sorrideva, un sorriso da bambino idiota.
Pensavo ne avessi abbastanza di me fece lei.
Certo che no.
Scusami, sto passando un periodo molto difficile.
Capisco disse lui.
Aveva in mano una piccola valigia e l'occorrente per
la rasatura.
Viaggi leggero fece lei.
Ho pensato che mi sarebbero bastate poche cose.
Depose la valigia sul suo lato del letto, la baci ed
entr in bagno per radersi.
Lei si coric sul letto ad ascoltare i rumori della sua
toilette. Si sent pi vicina a una rivelazione, a capire
chi fosse lei veramente. Trovarsi nuda con uno sconosciuto
era un fatto di una chiarezza abbagliante, spazzava
via i residui che da mesi si portava appiccicati addosso.
Ancora una volta: perch era venuta? Per stare vicina
a un uomo come lui. Per porgere l'altra guancia, o
qualcosa del genere. Si alz e lo raggiunse in bagno,
senza badare a coprirsi. Lui aveva preso il rasoio e la
crema e aveva cominciato a insaponarsi la faccia.
Ho pensato di radermi per te disse. O preferisci farti scorticare?
Non rispose.
Comunque, ormai ho cominciato e finisco. Con la
pelle ruvida lo faremo in un altro momento.
I suoi gesti, mentre si radeva, avevano una concretezza,
un richiamo alla normalit che la rincuorarono.
Era passato tanto tempo. Peccato solo che a radersi
non fosse l'uomo giusto, ma una parodia ansiosa di suo
marito. Era troppo scuro, troppo basso, troppo corpulento.
E poi, in quel momento, ricordava a malapena di
avere avuto un marito, travolta com'era da un'altra fantasia,
quella di uomini dai capelli neri che si radevano
lentamente le braccia, le gambe e il torace, che si facevano
scivolare la lama di un rasoio su ogni centimetro
di pelle, con una sensualit egocentrica e una precisione
rituale, per prepararsi al sacrificio imminente e alla
resurrezione.
Le sorrise da sotto la schiuma.
Potremmo uscire a mangiare le disse. Se ne hai voglia.
Rest dietro di lui e guard il loro riflesso nello specchio.
Lei era nuda, lui completamente vestito. Proprio
come poco prima. Osserv le proprie braccia che lo
cingevano da dietro.
Mi piace disse appoggiandosi a lei mentre si radeva.
Si guard mentre lo baciava sulla nuca. Aveva il collo
stranamente caldo. Glielo strinse con tutte e due le mani,
e scopr che avrebbe quasi potuto chiuderglielo fra
le dita. Poi gli pos le mani sulle spalle, godendosi il calore
della sua pelle sotto la camicia di cotone inamidata.
Una sensazione familiare. O forse no.
Lui cominci a radersi il collo.
Non sei quello che sembri le disse.
No rispose. Nemmeno tu sei quello che sembri.
Di dove sei?
Dove sono nato? A Teheran. Ma  passato tanto
tempo, lo sai. Me l'hai gi chiesto prima.
Quando te ne sei andato?
Oh, tanti anni fa.
Non ci vuoi tornare?
No.
Perch?
Si era tagliato vicino all'orecchio. Una chiazza rossa attravers la schiuma.
Brutti ricordi rispose lui.
Brutti ricordi ripet lei, approvando fra s quella
risposta semplice, cinematografica.
Scost le braccia e torn in camera. La camicia, la
gonna, le calze e la biancheria intima erano sparse sul
pavimento, dove lui le aveva gettate quando l'aveva
spogliata. Il disordine delle sue cose la opprimeva. Le
venne voglia di buttare via i vestiti, per far piazza pulita
di ci che era accaduto fra loro. Si ritrov invece a raccogliere
con cura gli indumenti abbandonati, un capo
alla volta, e ad appenderli nell'armadio. Non era stata
sul punto di gettarli via? La sua cognizione del tempo e
della volont era eccezionalmente fluida. Non sapeva
quasi cosa aspettarsi da se stessa. Era l'odore del sesso a
renderla cos? S, l'odore in quella stanza accendeva in
lei un calore che le si spandeva fino ai polpastrelli e si
sprigionava all'esterno. Si chiese come sarebbe stato
esibire in pubblico quel suo nuovo modo di sentirsi, al
braccio di quell'uomo cos diverso da lei, che adesso si
radeva per non darle fastidio. Le avrebbe tenuto la mano?
Avrebbero camminato per strada in modo pi intimo,
sfiorandosi i fianchi, telegrafando il loro erotismo
ai passanti, con lui che la toccava sul culo o sotto la camicia,
senza curarsi di chi li vedeva, sperando quasi che
li vedessero? Pi tardi l'avrebbe sfregata fra le cosce e le
avrebbe pizzicato i capezzoli fino a farli indurire, nell'angolo
di qualche ristorante mezzo buio, sotto gli occhi
del cameriere.
No. Non era giusto.
Ritraendosi dalla volgarit di quell'immagine, all'improvviso
si trov a inseguirne un'altra, di lui seduto in
cucina, a casa sua. Mentre lei magari friggeva delle uova,
preparava il caff. O meglio ancora immagin di
portarlo da sua madre, dove sarebbe stato conciliante,
rispettoso; si sarebbe dimostrato educatissimo per tutta
la durata della cena. Ci sarebbe stata una delle specialit
di sua madre, senza dubbio il vitello o il maiale, per
finire con uno dei suoi tre dolci preferiti, quelli che faceva
solo per gli ospiti speciali, nelle occasioni speciali.
Dopo cena si sarebbe offerto di lavare i piatti, e lei gli
avrebbe voluto ancora pi bene vedendo le sue braccia
scure e villose immerse nel lavello. Una volta asciugati e
riposti i piatti avrebbero guardato La ruota della fortuna
per tenere compagnia a sua madre, prima di ritirarsi
al piano di sopra nella stanza degli ospiti, una
stanza piena di merletti, con le sedie imbottite e i
copri-cuscini, dove avrebbero fatto una scopata bollente sotto
le coperte patchwork fatte a maglia da sua madre,
sottovoce, per salvare le apparenze. Al mattino si sarebbe
alzata presto, e senza far rumore sarebbe scesa in cucina,
dove avrebbe trovato sua madre gi sveglia, che
spremeva le arance; avrebbero scambiato due chiacchiere
fra madre e figlia, e sua madre le avrebbe chiesto
cose del tipo Cara, sei sicura? e Lo ami davvero?
e Ti rende felice? e lei avrebbe risposto S, certo,
s. Insegu la scena fino alla pi improbabile delle
conclusioni, come se ne andasse della sua vita e della
sua sanit mentale; come se pensarci cos a lungo, in
modo cos vivido, potesse dare una parvenza di realt
alla sua situazione, al trovarsi sola con quell'uomo che
si ostinava a essere tenero, mentre per tutto il tempo, in
sottofondo, in lontananza, sentiva il ritmo sgradevole e
intransigente di un tamburo di guerra che le annunciava
caos o terrore.
Trascin la valigia di lui dal suo lato del letto e apr la
lampo. Due camicie, due paia di calzoni sportivi, due
paia di boxer. Le camicie erano inamidate e piegate con
cura, fresche di bucato. Ne prese una e la annus, poi
apr i bottoni e se la fece scivolare sulle spalle. Era una
bella sensazione. I pantaloni le sarebbero stati troppo
larghi e troppo corti, di sicuro. Non importava. Avrebbe
potuto legarli in vita con la sciarpa rossa. Lo fece, e
si guard allo specchio. Si tocc le labbra, che erano arrossate
per lo sfregamento. Sembro una che  stata a
letto tutto il giorno con un estraneo, e poi ha preso in
prestito i suoi vestiti, pens. A parte la sciarpa, che era
chiaramente un accessorio femminile, legata come una
fusciacca scarlatta intorno alla vita. Era troppo vecchia
per andare in giro senza reggiseno, ma le piaceva come
i capezzoli spuntavano dal cotone quando si muoveva
in un certo modo. Le piaceva molto. Lui l'aveva definita
una bella donna. Uno potrebbe dirlo alla sua puttana.
Comunque l'aveva commossa.
Sono una bella donna disse piano, in modo che
non potesse sentirla. Si volt sul lato sinistro per osservarsi
nello specchio, e poi sul destro. Vedi come sono bella?
Lo vedo fece lui.
Incroci le braccia davanti ai seni come se fosse stata
nuda, invece che completamente vestita.
Stai bene disse. Vestita cos.
Non si spieg e nemmeno si scus; trov invece le
scarpe sotto il letto e le calz, senza guardarlo.
Immagino che tu faccia sempre cose del genere gli disse.
Non sempre. E comunque lo sai che non  la stessa
cosa.
 quello che si racconta la gente. Che non  la stessa
cosa. Che per qualche motivo quello che stanno facendo
non  usare un'altra persona in modo squallido e insensato.
Concluse con una risata.
Lui si stacc da lei, piegato da una parte forse, o in
ogni caso a lei sembr lievemente sbilanciato.
Non farlo le disse.
Lei lo guard.
Non fare come se non fosse successo niente di importante
le disse. Anche se lo pensi, per favore facciamo
finta che non sia cos.
Trov il portafogli nella valigia e lo trasfer nella tasca
dei pantaloni. Possiamo ammazzare il tempo
disse. Abbiamo sedici ore prima di dover liberare la
stanza. Non  molto. Anzi,  una vita intera. Hai ragione.
Possono succedere un sacco di cose in sedici ore.
Perfino qualcosa di importante.
L'attir a s e cerc di baciarla delicatamente sulla
fronte. Confusa dalla sua tenerezza, lei scost la testa.
Lui la lasci andare di nuovo.
...
.
... 
Capitolo 15.
...
.
...
Quando entr nella stanza la trov che si guardava fissa
nello specchio. Era raro che sua moglie fosse cos disposta
ad accettarsi, cos capace di trascurare i suoi difetti
fisici e trarre piacere dal proprio corpo. Sono una
donna molto bella la sent dire, e cap nel suo piccolo
di averla aiutata a prendere coscienza di quella verit.
Quando lei lo vide l in piedi si fece confusa e imbarazzata:
allora desider di stringerla e calmarla di nuovo.
Sent che il corpo di lei si irrigidiva in risposta al suo
bacio. La cosa lo provoc. Non si sarebbe mai aspettato
che lo respingesse, adesso che erano amanti, adesso
che aveva lasciato crollare anche l'ultima difesa davanti
a lui. Erano amanti! Questo non cambiava tutto? Non
avevano un livello di comprensione pi profondo, che
trascendeva i particolari? Adesso che erano di nuovo
completamente vestiti lei si comportava come se non ci
fosse pi alcuna intimit fra di loro, non pi che fra due
persone che passavano per strada. Era solo colpa sua.
Era lui che aveva suggerito di uscire per un po'. Se
avesse avuto dieci anni di meno avrebbe potuto sbattersela
all'infinito senza riguardi per il suo povero cazzo,
che invece adesso aveva bisogno di riposo, e questa
era l'unica cosa di cui si preoccupava, davvero, di trovare
una scusa. Non era in grado di affrontare quel genere
di imbarazzo. Il suo cellulare squill. Come poteva
essere? Ecco l il suo telefono, sul lato del letto, che
squillava. Era certo di averlo spento. Lei lo guard come
a dire: Visto? Ti conosco. Si sent calato in un ruolo
diverso, non pi di amante, ma di marito, di adultero.
Perch a chiamarlo, ovviamente, era sua moglie. Quattro,
cinque, sei squilli ormai. La vedova lo fissava.
Non hai intenzione di rispondere? gli disse.
Rimase ammutolito. Non voleva rispondere al telefono.
Non voleva che quella vita capitatagli per caso
usurpasse il presente, il suo tempo con lei. La strinse
forte, per i gomiti, momentaneamente sopraffatto dall'idea
che avrebbe potuto rispondere lei.
Il telefono smise di squillare.
Allora, andiamo? disse.
Perch non hai risposto? gli chiese.
Lo sai perch fece.
Sprofond di nuovo sul letto. Lei rimase in piedi, a
guardarlo dall'alto, sorprendentemente serena. La
stanza pareva in disordine e l'aria era pesante, come se
fosse finito nella camera di qualcun altro, qualcuno che
non sapeva ancora come prendersi cura di s. Il volto di
lei, che lo guardava dall'alto, era aperto, aperto in maniera
cos disarmante che gli parve che gli guardasse
dentro come da una finestra spalancata, fino alle profondit
della sua vergogna. La sua immobilit, per lui,
era come un inverno, non inclemente, ma comunque
inesorabile.
Allora, andiamo? le domand ancora.
...
.
... 
Capitolo 16.
...
.
...
Lasci che il musulmano la conducesse lungo il corridoio,
abbandonandosi al movimento ondeggiante della
sua mano. Era l'unico musulmano che l'avesse mai toccata.
Di tanto in tanto immaginava di riuscire a scorgere
una bellezza barbara e primitiva nelle sue fattezze,
una certa ferocia, e avvicinarsi cos a lui era emozionante.
Le era d'aiuto non guardarlo troppo da vicino, o
non pensare in maniera troppo insistente alle proprie
motivazioni. Mentre camminavano si immedesim nel
ruolo dell'amante felice dopo il primo rapporto, si
compiacque del rossore sulle guance, dell'ondeggiare
dei fianchi, di quel senso di appagamento nella sua parte
pi intima, ancora congestionata ed escoriata per
l'amplesso. Un'altra lei, ugualmente vitale, trovava il
tocco delle dita di lui sconosciuto e spaventosamente
potente, quasi spiacevole nella sua intensit. Un'altra
ancora osservava il tutto a distanza di sicurezza, dissociata
dal corpo e dalle sue scelte. Ma qual era la vera
lei? Non avrebbe saputo dirlo. Le sembrava, se solo
avessero preso una strada piuttosto che un'altra, in
quel loro viaggio, di poter diventare una persona diversa.
Gli teneva la mano e non dava segno del suo turbamento.
Cosa avrebbero detto le sue amiche? Non l'avrebbe
raccontato a nessuna, naturalmente, tranne forse
all'unica che aveva fatto del sesso una professione,
che era andata a letto con gli studenti stranieri, si era
scopata tutto il continente africano e ormai anche mezza
Europa; per quanto anche con la pi avventurosa
delle sue amicizie i dettagli avrebbero avuto bisogno di
qualche ritocco. Avrebbe dovuto dire che era tedesco o
brasiliano, per evitare lo shock, la perversit della cosa,
e allora tanto valeva tacere. Un'ondata di imbarazzo la
travolse per aver toccato quella realt lampante, il fatto
che stava facendo qualcosa di tanto disonesto, tanto discutibile
da non poterne parlare nemmeno con l'amica
meno intransigente. Che senso aveva tutto questo, se
non lo si poteva pi nominare? Al mattino sarebbe stata
sola e confusa come al solito. L'idea la fece sentire
trasparente e volgare, cos gli lasci la mano e lo segu
senza pi toccarlo. Il corridoio si fece pi stretto per
poi aprirsi nell'ingresso, che di sera sembrava meno desolato,
malgrado fosse deserto, a parte l'uomo dalle
grosse dita che aveva visto a cena la sera precedente,
quello che stava di fronte alla sala da pranzo con la sua
ragazza e cercava di guardare dentro nel buio. Segu il
musulmano, che si avvicin a loro e sbirci dalle porte
a vetri chiuse.
Chiuso fece lui.
Vide allora che la donna con lui era davvero giovane,
ancor pi di quanto aveva pensato la sera precedente,
alla luce fioca della sala da pranzo. Quella sera invece
di un completo da ufficio l'uomo dalle grosse dita indossava
una polo bordeaux. I capelli diradati gli ricadevano
sulla fronte e sul volto pallido, anonimo; era
ubriaco, con la disinvoltura di certi alcolizzati. La ragazza
aveva un'aria spiccia, distaccata, quella di un'insegnante
di ginnastica, o di un'infermiera.
Guardava nella sala da pranzo, stupita di trovarsi in
loro compagnia.
Chiss se hanno dato da mangiare al pesce disse.
Il musulmano si allontan e lei si trov sola con quei
due sconosciuti. Non sapeva se seguirlo o rimanere con
loro. Lo osserv mentre attraversava l'ingresso fino alla
reception, dove l'impiegato seduto dietro il banco si
ruotava a destra e a sinistra su uno sgabello alto, fissando
il muro e respirando a bocca aperta. Decise di seguirlo.
 chiuso il ristorante, stasera?
Il cuoco  malato.
Allora mi saprebbe consigliare un ristorante? Magari
in citt?
L'impiegato apr un cassetto e ne estrasse un blocco
di carta e una matita. Li guard entrambi, tenendo la
matita sulle labbra, come per stabilire che tipo di cucina
fosse pi indicato per due come loro. Poi scrisse un
indirizzo, strapp il foglio di carta e lo sbatt sul banco.
 un buon locale disse. Fanno le specialit di
qui: granchio, zuppa di pesce.
 davvero un buon locale? Lui prese il foglietto
di carta e lo studi.
Molto buono. Specialit locali. A persone come voi
piacer senz'altro.
L'impiegato della reception guard lei, poi ricominci
a girarsi da una parte e dall'altra sullo sgabello. Lo
sguardo le ricordava qualcosa di spiacevole che era accaduto
di recente, malgrado non sapesse esattamente
dire che cosa. Le torn in mente un vicino di casa, il tipo
di due case pi in l che accusava sempre lei e suo
marito di portare il cane a cagare e pisciare sul suo prato.
Evidentemente aspettava alla finestra di vederli passare,
perch ogni volta spalancava la porta e sfrecciava
fino al marciapiede, insisteva per mostrargli le prove
del misfatto, dopo di che indicava le macchie di erba
rovinata, e a quel punto loro dovevano ammettere che
qualche cane, senza dubbio, era passato di l. Ovviamente
non il loro. Il loro non faceva cose del genere.
Suo marito aveva spiegato tutto a quell'uomo varie volte.
Stava ben attento che il cane non appoggiasse nemmeno
una zampa su quella dannata erba. Quando era
sola camminava dall'altro lato della strada, finch suo
marito le aveva detto:  ridicolo, la strada  di tutti.
Perfino dopo la morte del cane l'ostilit era continuata.
E poi era morto anche suo marito, e qualche tempo dopo
lei era passata davanti alla casa del vicino e lo aveva
visto alla finestra. Quasi senza rendersene conto era arrivata
alla porta e aveva suonato il campanello, e poi gli
aveva detto: Lei  sempre stato cattivo con noi senza
motivo, e adesso il mio cane  morto, e anche mio marito
 morto. Il vicino era impallidito, sinceramente scosso.
Per un attimo di gloria era rimasta l a godersi il potere
che aveva su di lui. Avrebbe potuto fargli un sorriso.
Avrebbe potuto perdonarlo. Invece si era voltata e
se n'era andata, lasciandolo l a meditare sui suoi errori.
Adesso anche quest'uomo che si rigirava sullo sgabello
le sembrava ostile senza ragione, esattamente come
quel vicino e i suoi mucchietti di merda. Perch aveva
scelto proprio lei, perch la guardava fisso, come per
giudicarla? Non aveva nemmeno preso parte alla conversazione.
Non gli aveva chiesto informazioni. Ma forse
se lo stava immaginando.
Potremmo andare in citt disse lui. Quel tipo
mi ha dato il nome di un ristorante.
L'uomo dalle grosse dita si fece pi vicino, tirandosi
dietro la ragazza.
Potreste darci un passaggio? chiese. Abbiamo
avuto dei problemi con l'auto. Possiamo tornare a piedi
lungo la spiaggia, senza darvi disturbo.
Lei cap che avrebbe detto di s, per com'era fatto.
D'accordo fece lui.
Vi ringrazio moltissimo disse l'uomo.
Mentre uscivano a due a due, lei vide la propria auto
nel piazzale, dove l'aveva parcheggiata, un po' in disparte,
e si meravigli di quanto appariva familiare.
Anche l'uomo che camminava con lei sembrava in
qualche modo familiare. Il semplice fatto di passeggiare
con un uomo, un uomo qualsiasi, sembrava normale.
Avanzarono attraverso il posteggio quasi vuoto fino
all'auto di lui, una due porte grigio scuro. Apr le portiere.
I due si sedettero dietro, lei davanti, accanto a lui,
che fece manovra e cominci a scendere per la collina
verso la strada principale. Un gatto o qualche altro animale
corse lungo la sommit di un cassonetto per rifiuti
all'estremit del piazzale, gli occhi che risplendevano
come fanali.
Strettini qua dietro disse l'uomo, poi rise, e rutt.
Non disturbatevi a spostare i sedili, comunque. Ci arrangiamo.
Mi spiace.
Non c' problema fece l'uomo. A caval donato
non si guarda in bocca; lo dico sempre.
La strada scendeva ripida e l'insegna intermittente
dell'albergo dietro di loro svan, lasciando solo la luce
dei lampioni sugli alberi a fendere l'oscurit totale che
circondava l'automobile. Chiss dove, sotto di loro, oltre
quella fitta vegetazione c'era una citt e, presumeva
lei, altra luce. Fu talmente impressionata dagli occhi
dell'animale sul cassonetto che non riusc a pensare ad
altro che a tutti gli animali che li fissavano dal buio. Era
l'anno degli scoiattoli idrofobi. Delle rane nate con
troppe zampe. Un coguaro aveva attaccato di recente
un bambino di un anno che giocava nel giardino di casa;
il bimbo si era salvato perch la madre aveva colpito
l'animale con le lenzuola che stava stendendo, l'unica
cosa che aveva pensato di afferrare nella furia di difendere
suo figlio, e, miracolosamente, la bestia si era data
per vinta ed era fuggita. Immagin il terrore della madre
che brandiva le lenzuola e sent le braccia sfiancate
per lo sforzo. Le parve quasi di vedere gli occhi degli
animali selvatici che sfrecciavano davanti ai fari della
macchina. Guard lui, not il suo sorriso teso, concentrato
sulla strada.
Oh, no, no, no disse la ragazza nel sedile posteriore.
Adesso mi diventa tutta timida annunci l'uomo.
Fa la ritrosa, mi scarica.
Non  vero disse la ragazza. Ti inventi delle storie
tanto per fare lo scemo.
Lei si sent sulla spalla la grinfia dell'uomo.
Le sto pagando l'universit disse.
Questo spiega tutto osserv il musulmano.
Non stiamo litigando sul serio aggiunse l'uomo
dalle grosse dita. Comunque, credo che faccia bene litigare.
Io e mia moglie non lo facevamo mai. Undici anni
senza mai alzare la voce. Un giorno sono tornato a
casa e l'ho trovata che si faceva un messicano. Si chiamava
Cesar. Che vada affanculo, quel bastardo.
Dev'essere stato terribile, per lei.
Adesso sono a posto, grazie. All'inizio  stato una
merda. Poi ho come dato una svolta a tutta la mia vita,
sa. Sono entrato nel settore dei medicinali veterinari, 
incredibile quanti soldi ci girano. Fino al divorzio  stato
tutto un Cesar di qua, Cesar di l. Cesar ha comprato
una bicicletta a tua figlia. Cesar ha comprato una bottiglia
di champagne da ottanta dollari per il mio compleanno.
Che vada a fare in culo. Non ho rancori.
Certo, caro fece la ragazza.
No, davvero. Perch adesso ho tutto. Soldi, sesso,
amore vero. Come no.
Emise un suono che avrebbe potuto essere uno
sbuffo o un singhiozzo. La vedova sent di nuovo la
grinfia sulla spalla e cerc di scostarsi.
E quello che c' fra voi due piccioncini, mi sa fece.
Che mi dite, voi due? E vero amore?
Vero amore fece il musulmano.
Aveva solo ripetuto a pappagallo le parole dell'uomo.
Eppure quando si volt a guardarlo le sembr momentaneamente
trasfigurato, eroico. Lui non la guardava.
Non gli avrebbe chiesto, pi tardi, cosa avesse voluto
dire. Era il tipo di frase che si guasta appena ci ripensi.
Lei  fortunato fece l'uomo. Gliel'ho visto negli
occhi. Giusto, piccola? Non l'ho detto subito, quando
sono spuntati questi due, che avevano la luce del vero
amore negli occhi? Tenetevelo stretto, quel sentimento.
Fatelo crescere. Non troverete mai una cosa pi santa
del vero amore. Dica un po', cos' lei, un messicano?
Tir la manica al musulmano, poi sbuff di nuovo, o
forse era una risata. Il musulmano guidava con la testa
abbassata, le mani che serravano stretto il volante, come
a prepararsi contro qualche minaccia che si profilasse
sulla strada. Lei esit un po', poi gli tocc il ginocchio.
...
.
... 
Capitolo 17.
...
.
...
La strada era buia, l'aria spessa. Lui guidava lentamente
e parlava poco. L'uomo seduto dietro non la smetteva
di blaterare. Per farsi forza considerava il suono di
quella voce alla stregua di un rumore bianco, senza senso.
Gli rispondeva di tanto in tanto, senza quasi accorgersi
dei mormorii che gli uscivano dalle labbra. Perfino
dopo aver vissuto per decenni in un paese di lingua
inglese c'erano dei momenti in cui poteva decidere di
prendere quella lingua per un insieme di suoni privi di
significato, e proteggersi cos da ci che non gli andava
di affrontare. Per farsi forza pensava alla vedova seduta
al suo fianco. La guardava di tanto in tanto. Sembrava
che stesse aspettando il momento giusto per aprire la
portiera e scappare nell'oscurit della notte.
Cos' lei, un messicano? fece l'uomo sul sedile
posteriore.
Sent un dito premergli sulla spalla. Prov una fitta
che sembrava di paura, alla voce dell'uomo che si faceva
a un tratto piatta e sinistra, trasformando una semplice
domanda in una minaccia. Che assurdit! Essere
scambiato per un messicano da un uomo che odiava i
messicani, e aver paura di dirgli la verit per non fomentare
un'altra reazione spiacevole. Una vampata di
calore e un senso d'impotenza si mescolarono al desiderio
di dimostrarsi conciliante e amichevole con quell'uomo,
quell'americano, e si odi per questo.
Non ho niente contro i messicani continu l'uomo,
a parte quello che si trombava mia moglie. Fino
al divorzio  stato tutto un Cesar di qua, Cesar di l. Vai
a fare in culo, Cesar.
La minaccia era passata. L'uomo continuava a cianciare.
Non c'era nessun bisogno di rispondergli, di annunciarsi
come una persona precisa, di dichiarargli la
propria origine. Sent la mano di lei sul ginocchio, il
suo tentativo di un gesto consolatorio. Anche lei gli
aveva domandato delle sue origini, certo, quella stessa
sera, e anche quando si erano conosciuti. Da molti anni
si era stancato di questa domanda tipicamente americana,
che denunciava non solo il desiderio di conoscere
un indirizzo, il nome di una citt, e sulla base di quello
cominciare a farsi un'idea di qualcuno, ma anche il desiderio
di conoscere l'altro luogo, la vera origine, la patria
insostituibile, l'ancora che non  possibile alzare,
perfino dopo anni vissuti in un paese in cui il concetto
d'identit cambia con la frequenza delle maree, un paese
in cui un attore pu diventare presidente e un lavavetri
un eroe. Questi americani, quanto desideravano
una dimora ancestrale, dove tutto  immutabile... E
non riuscivano a capire che quella dimora era perduta.
Non esisteva pi. L'idea stessa di dimora si era fatta banale
e patetica, inutilmente sentimentale. E adesso, poi,
la questione aveva un risvolto nuovo: la curiosit mista
a paura. Com'era diventato naturale essere odiati! Non
aveva dato peso a quel dato di fatto, occupato com'era
a inchinarsi ai desideri di chi lo circondava, a cercare di
farsi invisibile, di non attirare l'attenzione o i commenti.
Nei negozi i commessi brufolosi gli gettavano il resto
sul banco, per obbligarlo a raccogliere le monetine
sparpagliate, per costringerlo a scusarsi. E poi c'erano i
sorrisetti affettati, le frasi a met. Ma anche peggio degli
affronti e dei gesti aggressivi degli estranei era il modo
in cui lo trattavano gli amici, i suoi amici, con quella
stupida politica di cui volevano sempre discutere con
lui, per dimostrargli che capivano, coinvolgendolo nelle
loro conversazioni come avrebbero fatto con un malato
terminale, per sistemarsi la coscienza, per sentirsi
buoni cristiani. E anche quella vedova, quella donna
strana e eccessiva che gli sedeva accanto, l'aveva scelto
solo per quel motivo, per odiarlo anche intanto che si
amavano, per assaggiare il suo corpo come un frutto
proibito, qualcosa da mangiare e poi gettare via, come
se non si trattasse neppure di un uomo. O forse per
perdonare. Non riusciva a dirlo.
Adesso era seduta l, distante, senza toccarlo, la leva
del cambio a separarli, le mani in grembo. Anche i due
sul sedile posteriore si erano zittiti. Raggiunsero la
citt; la strada principale ora gli si allungava di fronte
come una processione di lampioni nel buio. Continu a
guidare. Una folla di uomini si apriva a ventaglio da un
bar sull'angolo di un marciapiede, con le bottiglie di
birra in mano, la musica che rimbombava. Dovette fermarsi
a un semaforo rosso all'incrocio successivo, e
quattro uomini corsero davanti alla macchina. L'ultimo
arrivato diede un colpo sul cofano con la mano, il volto
momentaneamente illuminato dai fari in un'espressione
demoniaca. Poi scomparvero nella notte. Il semaforo
torn verde e l'auto prosegu. L'aria gli sembrava viziata.
Apr il finestrino e fu un sollievo sentire il profumo
del mare. Alcuni isolati pi avanti riconobbe il nome
di una strada dalle indicazioni dell'impiegato
dell'albergo, e sollevato imbocc la curva. La macchina
sobbalzava sui tombini, superava baracche circondate
da reti di ferro cui si aggrappavano delle rose appassite,
che, illuminate per un attimo dai fari, ripiombavano subito
dopo nel buio. Un cane corse lungo una recinzione
e abbai alla macchina. Lui procedeva a passo d'uomo,
cercando inutilmente i numeri civici. Alz la testa e vide
quella che non poteva essere altro che la sua meta,
diversi isolati pi avanti. Un'insegna al neon a forma di
granchio, immenso e volgare, conficcato sopra i tetti
circostanti, che apriva e chiudeva le chele lampeggiando.
Quando si avvicinarono, l'insegna inond l'automobile
del calore artificiale della sua luce rossa. Lei
alz lo sguardo sul neon e non disse niente. Lui si immise
in un piazzale sporco pieno di auto, trov un posto
sul retro e spense il motore.
Eccoci qua disse.
Bene. Eccoci qua ripet il tizio sul sedile posteriore.
Aspetta un attimo le disse.
Scese dall'auto e fece il giro per aprirle la portiera.
Le prese la mano.
Come sei gentile disse lei.
Distese le labbra in un vago sorriso mentre si alzava
in piedi. L'uomo e la sua ragazza la seguirono, tirandosi
su a fatica dal sedile e ridendo per com'erano indolenziti.
I due indugiarono, rimasero accanto alla vettura,
come se attendessero che fosse lui ad avviarsi, per poterlo
seguire. Perch non se ne andavano per conto loro?
Decise di ignorarli. Circond con il braccio le spalle
di lei, in modo deciso ma impacciato, dato che era
pi alta di lui di quasi cinque centimetri, e si incammin
con lei verso il ristorante. Stringerla in quel modo
gli dava la sensazione rassicurante di poterla guidare.
Acceler per distaccare di qualche metro l'altra coppia.
Ehi, sta' fermo sent che diceva l'altra ragazza.
Piantala! Perch devi fare cos? In un parcheggio, per
l'amor di Dio. Cosa devo fare con te?
Seguirono delle risate stridule. La porta del ristorante
si apr e ne usc una coppia anziana, seguita da una
donna che spingeva un passeggino mentre suo marito
teneva aperta la porta. Il bambino nel passeggino li fiss
con uno sguardo solenne. Trasal nel vedere un bambino
nel contesto di quella sua situazione di adulterio.
Ho sentito parlare di questo posto, sai diceva
l'uomo che odiava Cesar. Un buon posto. Le specialit
sono il granchio e la zuppa di pesce. E nella guida
turistica. Prima paghi, poi prendi tutto quello che vuoi.
A parte le bevande.
Si unirono alla coda davanti alla cassa.
Odio questi posti disse la ragazza. Poi si lisci i
capelli, si tocc il ventre piatto con il palmo della mano,
gettando indietro le spalle e sollevando il mento. Si
guard in giro come a cercare un gruppo di amici con
cui avrebbe dovuto trovarsi. Lui prov pena per lei, per
un momento. Poi not che aveva i seni troppo grandi
per la sua corporatura, e prov imbarazzo per averlo
notato.
Odio questi posti perch ogni volta mi sento obbligata
a rimpinzarmi per recuperare i soldi che ho speso
disse la ragazza.  disgustoso.
Dai, sono soldi miei fece l'uomo. Mangi sempre
come un uccellino. Sempre.
Pronunci le ultime parole come se si trovasse su un
palcoscenico. Come se per un momento fosse uscito
dal suo personaggio per rivolgersi direttamente al pubblico.
Non capiva che a nessuno interessava la mediocrit
dei suoi problemi e dei suoi trionfi? Fortunatamente
erano ormai in cima alla fila. Lui pag per due,
poi prese la vedova per il gomito e la condusse in una
sala dal soffitto basso con i tavoli ammassati, piena di
persone che portavano dei bavagli con grandi granchi
rossi stampati e prendevano chele di granchio da enormi
ciotole di acciaio. Condusse la vedova in mezzo alla
folla, fino a quello che pareva l'unico tavolo libero.
Non era ci che aveva in mente. La dimensione e l'anonimato
della folla lo angosciavano. Si era immaginato
un locale piccolo, intimo e buio. L, in quell'antro pieno
di gente, non riusciva a fare a meno di pensare che
avrebbero potuto incontrare qualcuno di loro conoscenza.
Qualcuno li avrebbe riconosciuti. Avrebbe dovuto
rimanere in albergo con lei, e non andare fin l per
farsi vedere da tutti. Il rumore delle voci e delle posate
che sbattevano rimbombava sulle pareti, finch non
riusc a sentire altro che un forte e inquieto brusio, come
di uno sciame. Le prese una sedia, inciampando in
quella di un uomo seduto immediatamente dietro, che
si spost e si dimen in maniera esagerata prima di alzare
lo sguardo, con la bocca aperta in una protesta silenziosa.
Si scus. Poi sedette anche lui, sentendosi un
vigliacco, timoroso di rompere il loro personale silenzio
in mezzo a quel frastuono. Si rese conto che teneva
ancora il portafogli in mano. Negli ultimi tempi i pantaloni
gli si erano fatti troppo attillati perch gli fosse comodo
metter via il portafogli quando non stava in piedi.
Era restio ad alzarsi di nuovo: avrebbe reso la cosa
evidente anche a lei. Pos invece volutamente il portafogli
sul tavolo accanto al tovagliolo, poi gli diede un
buffetto, come per rassicurarsi. Spieg il tovagliolo e se
lo sistem in grembo e le sorrise. Lei gli restitu il sorriso.
Avrebbero anche potuto non essere amanti. Era una
donna particolare. Le copr la mano con la sua. Dopo
una lunga occhiata che lo imbarazz, lei cominci a
parlare.
Ecco, sono qui con te e non so cosa dire.  strano
che mi senta cos timida. Tutto considerato.
Doveva quasi urlare per farsi sentire. La sua confessione
lo commosse. Voleva farle un complimento, dire
qualcosa che la facesse sentire a suo agio.
Ormai devo ammettere che mi conosci bene disse.
Meglio di chiunque altro qui dentro. Non preoccuparti
di dire qualcosa in particolare.
Parve sollevata. Anche lui lo era. E con questo nessuno
dei due si sent pi in dovere di aggiungere altro.
Potevano restare seduti e tenersi le mani, cenare e andarsene.
Si sforz di rilassarsi. Non riusciva a distinguere una
sola parola in quel chiacchierio, n uno stralcio di frase,
solo un brusio insistente, ininterrotto. Cerc di dare un
senso a quel frastuono. Cos', ti tingi i capelli? sent
dire, prima che il rumore tornasse a coprire qualsiasi altro
suono riconoscibile. La vedova adesso si strofinava
il palmo della mano col pollice come a tracciare cerchi
concentrici.
Sei felice? le chiese.
Sono molto felice rispose, ma non voglio pi
pensarci. E un pensiero ingombrante.
Gli strinse leggermente la mano e distolse lo sguardo,
come se lui si fosse intromesso e lei fosse imbarazzata
per essere stata scoperta. Lo sguardo di lui fu catturato
dal volto di un vecchio a un altro tavolo. La mascella
del vecchio andava su e gi, su e gi, come un pistone.
Una ciotola piena di pezzi di granchio comparve
sul loro tavolo seguita da due ciotole di zuppa di pesce
bianca. Per lui sapeva di sabbia e non disse niente.
Non che abbia fatto cose del genere prima disse
la donna.
Be', non dovresti preoccuparti disse lui. Va tutto
bene.
D'impulso si pieg in avanti e la baci sulla bocca.
Lei sorrise, poi si guard intorno per capire chi potesse
aver visto quel bacio. Lui stesso era stupito di aver fatto
una cosa del genere. Non era il tipo che faceva questi gesti
in pubblico. Si sforz di sembrare uno che baciava le
donne ogni volta che ne sentiva il bisogno. Cominci ad
avvertire un sottile strato di sudore che gli si formava sul
volto. Chiuse gli occhi e cerc di concentrarsi. Avrebbero
mangiato, poi sarebbero tornati in albergo. Avrebbero
finito di fare quello per cui erano venuti. Apr di nuovo
gli occhi e si trov a guardare i movimenti di una polo
bordeaux che si faceva strada tra la folla fino al loro tavolo,
s, proprio il loro, seguita dalla ragazza.
So che voi due piccioncini preferireste rimanere
soli disse l'uomo sedendosi, lasciando la ragazza a cavarsela
da sola con la sedia. Ma vedete, queste sono le
uniche due sedie libere in tutto il locale fece. La
gente si piazza qui e mangia fino a star male.  lo stile di
vita americano, tanto vale adeguarsi.
La vedova ritrasse la mano dalla sua. Sent una tensione
nelle costole che si fece pi intensa mentre lui afferrava
una chela e cominciava a lavorarsela. Anche lei
cominci a mangiare, ma delicatamente, dopo aver
scelto un paio di pinze e aver cercato nella ciotola i pezzi
di granchio pi piccoli e discreti per trasferirli sul
suo piatto. Ne apr uno e lo succhi.
Allora, com' che vi siete conosciuti, piccioncini?
domand l'uomo.
Ci conosciamo da sempre rispose lui sgarbatamente,
per risparmiare a lei ogni necessit di spiegazione.
 cos il vero amore fece l'uomo. Dura per sempre.
Se non dura non  amore.
Che bello disse la ragazza.
Pensavo che mia moglie mi amasse. Ecco perch
non mi sono arrabbiato con lei. Me la sono sbrigata solo col messicano, faccia a faccia. Gli ho detto: "Senti,
qui siamo in America. Abbiamo delle leggi. Mia moglie
 come una mia propriet. Toccala e ti posso legalmente
uccidere. Quindi sta' alla larga. Lei ama me, cazzone,
non te". Gli ho dato un pugno e quello  crollato. Mia
moglie ha preso le sue parti. E stato l che me ne sono
accorto. Non era vero amore. Sette anni, sono passati.
Sette anni di merda. Fanculo quel Cesar. Dov' la mia
zuppa di pesce?
Si alz, scagli il tovagliolo sul tavolo e se ne and,
come se per un attimo uscisse dal ruolo ricorrente di
cornuto. Doveva essere una scena che ormai recitava a
memoria, risparmiandosi la fatica di pensare a qualcosa
di nuovo. La ragazza scacci una mosca con un gesto
della mano. Aveva lo sguardo distaccato, fermo. Appoggi
i gomiti sul tavolo e scroll le spalle.
Mi sta davvero pagando l'universit disse. Lo
scorso anno mi ha portato a Mazatln. Vorrei anche
dirle che non ha niente contro i messicani, senor.
I tre rimasero seduti in silenzio per diversi minuti,
finch l'uomo non fece ritorno, un'apparizione, il ventre
sporgente coperto da un bavaglio di carta, una caraffa
di birra in una mano, quattro boccali nell'altra.
Moll la birra e i boccali sul tavolo e pesc dalla tasca
altri tre bavagli di carta, che distribu agli altri.
Questi stronzi hanno finito la zuppa di pesce disse.
Si vers una birra dalla caraffa, troppo in fretta, quasi
tutta schiuma.
Alla vostra, piccioncini disse, sollevando il boccale
con un sorriso. Servitevi pure.
Io non bevo.
Lei non beve? Non beve, lui?
L'uomo sporse il labbro e annu lentamente, come se
stesse giudicandolo, poi si chin fino ad avere la faccia
vicinissima al tavolo e fiss il suo piatto.
Alcolisti anonimi? borbott.
Certo che no.
Certo che no. Certo che no. Non c' motivo di scaldarsi,
amico replic. Poi si raddrizz, sorrise di nuovo, e bevve un sorso.
Non fare il maiale disse la ragazza. Versane anche a noi.
Giusto, signore.
L'uomo riemp due boccali e li pass alle due donne.
Con sgomento del suo accompagnatore, la vedova
grad la magnanimit dell'uomo, prosciug in fretta la
birra e allung il bicchiere per averne ancora.
Voglio dirvi una cosa riattacc l'uomo. Rizz la
testa verso la ragazza, poi annu in maniera plateale. I
suoi genitori l'hanno cacciata di casa. Per strada. Ah,
che umanit!
Non credo che queste persone vogliano sentire
questa storia lo interruppe la ragazza. Non fare il
prepotente. Non  giusto.
Ma certo disse l'uomo.
Dev'essere stato molto difficile per te fece la vedova.
Mah, non pi di tanto rispose la ragazza. Ho
dormito in un'automobile per un po', non mi sono mai
ammalata. Non ho mai preso droghe. La gente non riesce
a crederci. Dicono che sono una sopravvissuta, mi
chiamano cos. Ma io non mi sono mai fatta.  quello
che ti uccide.
Sei molto coraggiosa disse la vedova.
L'uomo dalle grosse dita guard la vedova dall'altro
lato del tavolo, lo sguardo si aguzz, la bocca si tir in
una lunga linea sottile.
Lei, signora mia,  una filosofa fece l'uomo.
Che idea.
No, no.  molto profonda. Pensa alle cose molto
profondamente. C' della saggezza in lei.  un'anima
antica. Una sopravvissuta.  come se la conoscessi. S,
mi pare proprio di conoscerla.
Un sorriso irruppe sui duri tratti del volto. La conosco,
s che la conosco esclam. Ma certo, piccola,
la signora  la vedova della tv. Guardala. Non ci posso
credere.  la vedova della tv.
Oddio fece la ragazza. Oh mio Dio. Scosse la
testa, la bocca spalancata in un'espressione di stupore
esagerato. La gente come lei, io non capisco come fa.
Lei  un mito. Un mito assoluto. Abbiamo tutti molto
da imparare da lei.
Stiamo cenando con un mito fece l'uomo. Quei
tipi con il lenzuolo in testa non la passeranno liscia. Voglio
il suo autografo. Eh, s. Non si discute.
Poi strapp la tovaglia di carta e si frug nelle tasche
in cerca di una penna, ridendo per la fortuna che aveva
avuto. Rinunci a cercare la penna e si accost al tavolo
accanto per chiederne una. Quella cazzo di vedova
alla tv disse ai vicini di tavolo, prima di tornare con
una penna e insistere perch la vedova gli firmasse quel
brandello di carta, cosa che lei fece. Lui se lo ficc in
tasca.
Sono ubriaca fece la ragazza. Mi hai fregata
un'altra volta.
L'uomo allung il braccio e le pizzic la guancia.
Ma dai che ti piace.
Lui not allora che le mani e le dita dell'uomo erano
gonfie in modo impressionante, dilatate come salsicce,
e pens: certo, quest'uomo non sa trattenersi, la sua 
una malattia dello spirito, oltre che della circolazione.
Suo marito  un eroe disse la ragazza, sporgendosi
verso la vedova. Un vero eroe. Un vero eroe ebreo.
Ogni volta che ci penso mi viene da piangere.
Oh, no rispose la vedova. Non era cos. Non
avrebbe voluto che si pensasse questo di lui.
Mi dica di lui fece la ragazza. Voglio sapere. Voglio
poterlo raccontare ai miei figli.
Non sono affari tuoi sbott il musulmano, e si
ferm all'istante, chiedendosi cosa avesse voluto dire.
La sua stessa voce gli suonava estranea. Non era pi sicuro
di niente. Non poteva essere sicuro che la vedova
provasse davvero quello che lui credeva. Aveva dato un
autografo a quell'uomo, dopo tutto. Per quanto ne sapeva,
le faceva piacere essere riconosciuta e avrebbe
parlato del suo dolore a chiunque glielo avesse chiesto.
Non poteva esserne sicuro. Lei non glielo aveva detto.
Sapeva solo che si sentiva personalmente offeso dalla
loro intrusione, come se quei due avessero attaccato un
membro della sua stessa famiglia. La vedova era l seduta
accanto a lui. Non riusciva a decifrare la sua espressione.
Era imbarazzata? L'aveva messa in imbarazzo
lui? Perch non lo guardava?
E lei chi , il suo amico? fece l'uomo, e lo guard
tagliente, come per dargli una collocazione.
Un amico rispose la vedova.
Un momento disse l'uomo. Un momento. Un
amico maschio. In un albergo.
 un amico ripet la vedova.  solo un amico.
Un amico messicano?
Senti, non ti agitare fece la ragazza. Siamo
ubriachi. Non ti agitare.
I due lo guardarono. Sent un velo di ineluttabilit
che gli avviluppava la mente.
Non messicano rispose. Persiano.
Persiano disse l'uomo. Vuol dire, cio, della
Persia? Parte della Thailandia?
Vuol dire arabo fece la ragazza. Arabo, del Medio
Oriente.
Arabo fece l'uomo. Mio nipote  morto nella
guerra del Golfo.
Non arabo. Persiano.
Ma l'uomo non ascoltava pi. No. Piuttosto stava
immaginando un ruolo migliore, pi eroico, per s.
Presto avrebbe potuto smettere di parlare di Cesar e
raccontare a tutti invece del giorno in cui le aveva suonate
a un musulmano. Dopo tutto, si aspettava che prima
o poi dovesse accadergli una cosa del genere. Se lo
aspettava da mesi, da anni. Questa gente riusciva a condensare
tutte le differenze e tutte le ferite in un sentimento
solo, che poteva accendersi e consumare degli
innocenti fra le sue fiamme.
Di disse il musulmano, cercando di assumere un
tono imperativo, o almeno sicuro di s, ma sentendo invece
che era supplichevole e querulo. Andiamo.
Finalmente lei lo guard. Rimase sbalordito nel rendersi
conto, nell'attimo stesso in cui lo guard, che non
stava pi pensando a lei come a una vedova, o a una vittima,
o a un'attrice fallita, o a una compagna in una tresca
illecita, ma come a qualcuno di molto simile a lui.
La vittima di una violenza gratuita. L'emozione lo spavent
e lo esalt. Lei era se stessa, e lui la amava. Sent
che questo amore si levava sopra di loro, dando loro
forza, proteggendoli dalla luce sgradevole e intensa che
li colpiva. Poi sent il suo amore espandersi fino a riempire
la stanza, e da l all'esterno, verso gli abitanti della
citt, fino alle estremit della terra e a tutte le sue sofferenze,
che parevano incarnarsi negli occhi afflitti di
quella donna.
Adesso, il pugno dell'uomo stringeva il boccale di
birra con una foga tale da imbiancargli le dita.
E pensare che ho spezzato il pane con te disse.
Avrei voglia di darti un cazzotto.
Senti, non ti agitare fece la ragazza. Diede alcuni
buffetti sul braccio dell'uomo, poi si volt a guardare il
musulmano, in un frenetico tentativo di conciliazione.
Un mio ragazzo mi ha regalato un libro di Rumi, una
volta fece. Possiamo andare tutti d'accordo.
Zitta, tu le disse l'uomo dalle grosse dita. Non
rivolgergli la parola.
Lui si alz, ma lentamente, non volendo accelerare
quell'esplosione di violenza con un movimento brusco.
Di disse di nuovo alla vedova. Andiamo.
Sent una stretta nel petto che non voleva chiamare
paura e ricord perch odiava le folle.
Giusto disse l'uomo alzandosi per met dalla sedia,
il bavaglio che gli sventolava sotto il mento. Esci
di qui. Quelli come te sono dei vigliacchi di merda.
Adesso basta disse la vedova. E un mio amico.
Finalmente si alz anche lei, lui le afferr la mano e
la port via, verso l'uscita. Senza guardarsi indietro.
Non troppo in fretta. Non poteva fare a meno di immaginare
quell'uomo che si precipitava dietro di loro, inciampando
nelle sedie e spintonando per farsi largo
nella foga di dargli un pugno. Ma non si volt indietro.
Invece guard le facce dei presenti, cercando un segno
della loro ostilit, per poi accorgersi con sollievo che il
chiacchierio non si era interrotto, e che le facce di tutti
esibivano un'inerzia rassicurante.
...
.
... 
Capitolo 18.
...
.
...
Raggiunsero in fretta la macchina nel parcheggio. Al
musulmano tremavano le mani mentre apriva la portiera.
La porta del ristorante si spalanc, e una striscia di
luce invest le auto parcheggiate; uscirono due donne.
Una risata acuta, quasi uno schiamazzo, attravers il
parcheggio arrivando fino a loro. Le apr la portiera,
poi sal dall'altro lato. Part in fretta, guid per alcuni
isolati e accost di punto in bianco sul lato della strada;
cominci a battere i pugni sul volante, senza smettere,
finch lei non fu certa che si sarebbe fatto male, o ne
avrebbe fatto a lei. Basta disse, prima piano, poi pi
forte, e pi forte ancora fino a urlargli addosso, spaventandosi
per la foga e il terrore che emanava dalla propria
voce, e lui finalmente si ferm. Si appoggi sul volante
con il volto nascosto fra le mani. Poi si raddrizz,
con un contegno esagerato, e spense il motore.
Erano parcheggiati in una via secondaria. Nessuno
aveva acceso la luce in veranda. Nessuno aveva aperto
la porta per indagare sui rumori che, ne era sicura, dovevano
essere usciti dall'automobile ferma. Un lampione
gli illuminava le mani sul volante, ma non il volto.
Cos illuminate, le mani erano miracolosamente intatte.
Il torpore che lei aveva provato dopo la prima birra si
era dissipato, e tutto era di nuovo chiaro e definito.
Mi dispiace moltissimo disse l'uomo.
Va tutto bene. Non  successo niente.
Hai ragione. Non  successo niente.
Stacc le mani dal volante e se le pass sul volto. Si
massaggi le tempie e sospir.
Devi perdonarmi. Non me la sento proprio di guidare per il momento.
Certo.
E all'improvviso ricominci a battere sul volante e a
dire cose per lei incomprensibili, in un borbottio gutturale
che le mise paura. Di riflesso cominci a consolarlo,
o forse a consolare se stessa.
Su, su gli disse. Andr tutto bene. Tutto andr
bene. Su, su.  tutto a posto.
Lui si ferm, si drizz di nuovo, il volto che si ritraeva
nell'ombra, e lei lo ud respirare profondamente, per
calmarsi.
Credo di aver lasciato il portafogli sul tavolo disse
infine.
Il portafogli?
S. Il portafogli.
Torniamo indietro.
Oh, sicuro. Torniamo indietro e chiediamo al gentiluomo
col quale stavamo cenando se l'ha visto. Senza
dubbio l'ha gi consegnato al bancone. Con una letterina
affettuosa.
Chiamiamo il ristorante fece lei. Lo prenderanno
loro dal tavolo. Torneremo domani mattina. Forse
non l'hanno ancora notato.
Credo di s.
Rimasero seduti in silenzio. Lei si scopr a provare
una serenit, in quel silenzio, che era quasi fuori luogo.
Adesso non urlavano, non si toccavano, non succedeva
niente di allarmante. Adesso poteva rimanere seduta a
pensare. Poteva essere che si sentisse superiore a lui.
Suo marito non aveva mai lasciato il portafogli sul tavolo,
da nessuna parte. Non aveva mai avuto bisogno del
suo aiuto. Invece quest'uomo adesso era in un certo
modo in balia della sua benevolenza. L'idea che avesse
bisogno di lei la risollev. Le sembr che fosse passato
molto tempo mentre era assorta in questi pensieri.
Perch quei due ci hanno seguiti l dentro? domand
lui, pi a se stesso che a lei.
Li ho invitati io disse.
Li hai invitati tu? Le dita esposte alla luce si distesero,
poi si chiusero.
Mi spiace disse la donna. E stato quando sei
sceso dalla macchina per venire ad aprirmi la portiera.
Mi sembrava la cosa pi giusta. Non sapevo che fossero
cos. Ero preoccupata di non sapere cosa dirti se fossimo
rimasti da soli.
Siamo stati soli tutto il pomeriggio.
Temevo che mi domandassi di qualche particolare
fece lei, e si sent come se di nuovo avesse detto la
cosa sbagliata, come se lui avesse potuto offendersi. Ma
lui stava allungando la mano per passargliela sulla fronte,
in una maniera che le sembr gentile e affettuosa.
Che cavolo stai dicendo? le disse, ma piano, come
se non fosse arrabbiato; come se davvero volesse
comprenderla.
Non sono brava a giudicare il carattere delle persone,
di questi tempi fece lei. Non so mai cosa pensa la
gente. Non so mai cosa vuole da me. La gente fa cose
terribili. Prima vengono ad abitare nel tuo quartiere.
Fanno amicizia con i vicini, come me. Nessuno sa di loro.
Ci penso troppo. A volte penso che tutti quelli che
mi circondano vogliano farmi del male. Poi mi rendo
conto di quanto sia ridicolo, e mi sforzo di vedere il lato
buono di tutti. Di pensare il meglio. Come di quel tipo
che abbiamo accompagnato in citt. Prima che ti insultasse
ho pensato, poveretto, anche lui ha perso qualcuno
che amava. E una cosa che pu farti impazzire.
Dev'essere stata molto dura per te fece lui.
Mah, non so rispose. Ho cominciato a prendere
lo Zoloft. Ho messo su molti chili, mi faceva ingrassare,
ma santo Dio, almeno sono sopravvissuta.
Non farlo le disse. Non trattarmi come se fossi il
tuo pubblico.
D'accordo fece lei.
Spiegami di nuovo perch mi hai fatto venire qui
le disse.
Lei si sentiva torpida, svuotata di ogni sentimento.
Mio marito mi diceva sempre cosa pensare di tutto.
Non mi sto lamentando. Lo amavo. Ma senza di lui mi
scopro a non sapere cosa pensare, di tutto. Voi, la tua
gente, non potete essere tutti malvagi. Lo so. Volevo
provarlo a me stessa. Dirai che sono una gran brutta
persona, una bigotta.
Sei molto brava disse lui. A dirmi esattamente la
verit in modo che io debba per forza negarla.
Non so.
No, immagino che tu non lo sappia.
Si chin di nuovo verso di lei. Alla luce del lampione
il suo volto sembrava una maschera. Poi le strinse le
braccia talmente forte che le fece male e la baci, profondamente,
in un modo che pareva pi primitivo che
sincero. La lasci andare appena prima che gridasse dal
male. Le strapp di dosso la camicetta, poi scost brutalmente
il reggiseno. Si sporse oltre la leva del cambio
e cominci a succhiarle i capezzoli, ansimando pesantemente.
Lei si meravigli del proprio potere. Le sembr
quasi di udire il cuore della terra che batteva, che le
rimbombava nelle orecchie e nelle vene, le sembr di
sentire la terra che girava su se stessa nello spazio. Non
ce la faceva quasi pi a continuare. Ecco: era viva, dopo
tutto! Non cenere, ma carne. L con quell'uomo scuro
accucciato sopra i suoi seni, aveva trovato se stessa. Lo
cap con una chiarezza penetrante che le tolse il respiro,
prima che tornasse la nebbia e si ritrovasse confusa
come al solito.
...
.
... 
Capitolo 19.
...
.
...
La guardava l seduta, da sola, che si strofinava le labbra
col dorso della mano come se stesse sfregando una
macchia, e si ritrov privo di ogni capacit di giudizio,
di ogni volont. Sentiva un desiderio pressante di confortarla,
di proteggerla dalle delusioni della vita, di renderla
felice, addirittura; ne capiva anche l'impossibilit,
l'assurdit: come poteva pensare di riuscire mai a offrire
qualcosa di vero a quella donna. La sua frustrazione
crebbe finch non si trov di nuovo a tornare su di lei,
tirandole i vestiti fino a scoprirle i seni. Voleva assolutamente
raggiungere la sua essenza profonda, sapere
com'era prima che le circostanze l'avessero fatta soffrire
tanto. Aveva i seni che sapevano di dolce. Ne sent la
forma dolce in bocca in modo netto e vivido con la stessa
intensit di un dolore; la succhi e cerc di capire,
finch non fu costretto a staccarsi da lei come per riemergere
a respirare, e si accasci all'indietro sul sedile,
annaspando, ancora incapace di capirsi del tutto.
Cara le disse.
Lei cominci immediatamente a risistemarsi. Non gli
appariva pi tanto esotica, ma una presenza normale:
meravigliosamente, assolutamente normale, come se il
suo posto fosse l, seduta accanto a lui, come se fossero
giunti a un accordo.
Mio marito non mi ha mai stretta cos disse.
Sent un tono di rimprovero nella voce di lei, e vide il
marito come se fosse in piedi in una nebbia, talmente
sottile che sembrava fatto di un materiale asciutto e
friabile, e cos triste, cos assolutamente perfetto, cos
puro nella morte; vide quanta influenza aveva su di lei,
un'influenza che lui non avrebbe mai avuto, nemmeno
in minima parte.
Mi spiace disse.
Non fare lo stupido. Non volevo nemmeno parlarti
di lui. A volte si dicono delle cose fuori luogo, quando
vai a letto con qualcuno che non vedrai mai pi.
Non lo sopporto fece lui. Non sopporto l'idea
che non ti vedr pi da domani mattina.
Trov impossibile, dopo quell'affermazione, non
gettarsi ancora su di lei, e quando lei gli imped di arrivare
di nuovo ai seni cominci a baciarle i capelli, pi e
pi volte, non con passione, come prima, ma con qualcosa,
sperava, che lei avrebbe potuto prendere per rispetto,
per tenerezza, nonostante fosse cos scomodo
accarezzarla in quella piccola macchina. Credette di
sentirla rispondere con altri baci. Sent le dita che lo afferravano
sul collo. Quando fin di baciarla la guard
in volto e vide che teneva gli occhi chiusi. Quando li
apr di nuovo l'espressione era mite, lievemente imbarazzata.
Voglio dirti una cosa le disse. C' stato un momento
al ristorante in cui ti ho guardata e ho sentito di
poterti vedere per quello che sei realmente. Non un'americana.
Non una vedova. Nemmeno una donna. Ma
una persona, forte e gentile. La mia amante. Ho sentito
di poterti capire completamente.
Ma io sono una vedova disse, e sono una donna.
Che cosa vuoi dire?
Che non dobbiamo pensare l'uno all'altra solo in
questi termini. Abbiamo queste ore da passare insieme.
Qui nessuno ci conosce. Possiamo essere qualsiasi
cosa l'uno per l'altra, anche se per una sola notte. Non
credi di potermi immaginare anche in qualche altro
modo? disse. Come una persona? Non come una
categoria particolare? Anche solo per un attimo? Per
una notte?
Lo guard con un'espressione che avrebbe potuto
essere di disgusto, come se quello che le aveva appena
detto fosse talmente osceno da impedirle momentaneamente
di parlare. Quando infine rispose, fu in un sussurro
rispettoso.
Voglio che tu capisca una cosa fece. La sua voce
era bassa, solenne. Quando quegli uomini chiesero a
mio marito se era ebreo lui rispose: "S, sono ebreo".
Non disse: "No, sono una persona". Capisci quello che
sto cercando di dirti? Alz la testa e gli sorrise tristemente.
Una persona che cos'? Le persone sono tutte
uguali, sai. Se le separi da quello che sono, non sono
pi niente.  il contesto che conta. Mio marito era
ebreo. Neppure un buon ebreo, eppure ha rinunciato a
tutto per riconoscere quello che era. Tu sei un musulmano,
io la vedova di un ebreo. E questo che sono.
No.
Oh, tu non capisci niente disse. Non mi sto lamentando.
Sto parlando di chi sono io. Di chi era lui.
Mi domando se saresti capace di fare una cosa del genere.
Di rinunciare a tutto, alla tua famiglia, alla tua vita,
solo per essere completamente quello che sei, almeno
una volta. Ne saresti capace?
Le parole di lei avevano la selvaggia, lucida chiarezza
del fanatismo religioso. L'aria vibrava, come per il tintinnio
di un diapason. Era come se gli stesse offrendo la
possibilit di redimersi, come se gli chiedesse di prendere
una decisione irrevocabile e giusta, un voto, e attendeva
la sua risposta con uno sguardo feroce. Lui
esit. Si domand per un attimo se fosse in s. Lei non
diceva pi nulla, e ancora una volta il silenzio si riemp
dei suoni che li circondavano. Sentiva un battibecco
che si svolgeva in una delle case vicine. Un motore che
si avviava. Gli orribili rumori di una vita qualsiasi gli
piombarono addosso. Lei scosse la testa e sorrise.
Lascia perdere disse, non importa.
Allora io cosa sono per te? le chiese. Sono qualcosa,
per te?
Lo guard nel buio. Annu e gli tocc il volto.
Tu sei il primo gli disse.
Il primo dopo tuo marito.
S rispose lei. Con lui credevo di sapere cosa mi
aspettava. Lui  stato sempre lo stesso, ogni giorno che
ho passato con lui. Anch'io ero sempre la stessa. Che
cosa ne sapevo? Che differenza fa? E adesso sono cos
infelice, sono cos idiota!
No la interruppe. Non lo sei.
Ma s continu lei. Ho dei pensieri terribili. Per
tantissimo tempo ho desiderato far del male a un uomo
come te.
Le parole le uscirono in un sospiro, uno sbuffo di
gas, lasciandole il volto vuoto e spettrale.
Che cosa vuoi dire?
Non lo so.
Per via di tuo marito?
Credo di s. Per come eravamo. Per quello che 
successo.
E adesso?
Anche adesso continu lei. Per riprendere in
mano la situazione. Per sapere come ci si sente. Non ho
mai fatto niente del genere prima. Eppure avrei voluto
farlo. Anche se non mi sono mai permessa di immaginarlo.
Per tutto questo tempo. Mai, fino a questo momento,
mi sono permessa di immaginarlo.
Il suo volto adesso era di nuovo chiaro e bello, illuminato
dal lampione. Si sorprese di scoprire che le sue
parole non lo disgustavano. Non era nemmeno infelice.
Fu percorso da un fremito di gioia e di intensa eccitazione.
Pensare che alla fine si era rivelata a lui, si era rivelata
in una maniera molto pi intima del semplice atto
di togliersi i vestiti o di fare l'amore, o di raccontargli
nei particolari del suo dolore... Un baratro gli si spalanc
davanti, e invece di indietreggiare cap che era
tempo di lanciarsi, di abbandonare per una volta il fardello
dell'uomo prudente. Il senso di frustrazione lo
rendeva incapace di agire. Avrebbe voluto toccarla ancora,
dimostrarle che capiva. Quantomeno fermare
quelle mani che si contorcevano, placare il suo turbamento
con parole dolci e carezze. Ma nonostante tutto
non si sporse a toccarla. No. Era meglio invece darle
tempo, aspettare che si calmasse, senza che lui le imponesse
la propria volont, senza che fosse lui a decidere
come doveva sentirsi. Contenendosi a quel modo si
sent superiore a suo marito, che non aveva dimostrato
tanto autocontrollo, che le aveva sempre detto come
comportarsi e cosa pensare in ogni occasione. Meglio
permetterle di trovare se stessa. La correttezza delle
proprie azioni lo riemp di soddisfazione. Trov le chiavi
e le infil nel quadro.
Prima di riuscire ad avviare il motore sentirono una
sirena avvicinarsi e poi allontanarsi, e un'ambulanza
sfrecci accanto a loro, lungo la strada, per poi sparire.
Subito dopo si ud il frastuono degli aerei che passavano
a bassa quota sopra di loro, cos vicini da far tremare
i vetri dell'auto.
 successo qualcosa disse lui. Un'emergenza.
Le mani riposavano leggere sul volante.
S fece lei.  successo qualcosa.
Tornarono in macchina all'albergo.
...
.
... 
Capitolo 20.
...
.
...
Da quando erano rientrati nella loro stanza una grande
timidezza li aveva colti, e ogni gesto era stato soppesato
con molta pi consapevolezza di prima. Lei aveva acceso
subito la lampada sul comodino e aveva chiuso le
tende, piccole azioni domestiche accompagnate da gesti
indaffarati. Lui si era seduto sulla sponda del letto e
aveva cominciato a chiamare i numeri di tutte le carte
di credito per bloccare i conti. Si scopr a godersi la
monotonia di comporre ogni numero e di parlare con
quelle voci fredde e strascicate, con quelle donne che si
prendevano cura di lui spassionatamente, senza pretendere
nulla. La stanza sembrava appartenere a una vita
non sua, a un'altra epoca. Eppure la sua valigia era l
per terra, vicino al letto, esattamente dove l'aveva lasciata.
Una volta concluse le telefonate fecero la doccia
insieme. Lei lo strofin con la minuscola saponetta dell'albergo,
poi lo spinse sotto il getto per sciacquarlo.
Sent che gli anni e le ore se ne andavano fino a farlo
sentire un uomo nuovo. Lei si chin e lo insapon con
l'efficienza di un'infermiera. Non si scambiarono baci.
Dopo essersi asciugati lei trov due vestaglie nell'armadio
dell'albergo, ricordo di tempi migliori. Lo aiut a
indossarla. Lui la guard nello specchio e si sedette sul
letto. I seni erano proprio come li ricordava da quel pomeriggio.
La pelle e la forma gli erano familiari, ma allo
stesso tempo ancora territorio alieno, completamente
sconosciuti, come se avesse fatto un'ottima replica di se
stessa mentre lui non guardava. Un doppelgnger. Una
bambina scambiata nella culla. Solo che la donna che
era l con lui in quel momento, pens, era l'originale;
aveva rimpiazzato la copia, non viceversa. Era un capolavoro
di sfumature delicate, con schizzi di colore saturi
e violenti. Non era affatto una copia.
Si udiva un ronzio dalle pareti, come da un macchinario,
un ascensore; per il resto il silenzio era quello di
un edificio abbandonato. Alla reception non c'era pi
nessuno. Lo sgabello dietro il banco era vuoto. Nessun
segno del vecchio ubriacone e della sua fidanzata. Lei
incontr lo sguardo di lui nello specchio, ma chin la
testa e si allontan timidamente, stringendosi la vestaglia.
Mi sento come se non fossi mai stata con te disse.
Eravamo due persone diverse prima disse, e lo
credeva davvero.
S fece lei. Tutti cambiano.
Scald l'acqua nel bollitore vicino al lavandino e
prepar il t per entrambi, poi aggiunse il latte in polvere.
Si misero seduti sul bordo del letto, fianco a fianco,
e bevvero dalle tazze di carta. Le loro spalle si sfioravano
nella maniera intima dei nuovi amanti.
Ho paura di ricominciare disse la donna.
Non sembrava spaventata. Semmai tranquilla, pronta
a tutto.
Di cosa hai paura?
Ho paura che mi trovi ridicola disse. O pazza.
Adesso ti conosco meglio. Tu mi conosci meglio. Cambia
tutto. Mi spaventa l'importanza che ha per me la
tua opinione.
S.
Guardandola prov una vertigine e l'intera stanza
parve tremare. Io ti conosco, voleva dirle. So cos'hai
sofferto, perch anch'io ho subito una perdita come la
tua. Se fosse stato meno esausto per gli eventi della serata
glielo avrebbe detto senza alcuna esitazione, perch
comunicarle la propria perdita l'avrebbe resa capace
di tollerare la sua. Ma adesso, dopo aver smarrito cos
tanto di s e delle sue abitudini in quello strano rapporto,
capiva che condividere un dolore profondo non
era ci che lei si aspettava da lui. Voleva sentirsi unica
nel proprio dolore. Voleva pensare che il destino l'avesse
scelta per sostenere un fardello particolare. Cos non
le disse niente. Tenne per s i suoi ricordi. Un vuoto
tranquillo gli si apr in testa mentre se ne stava seduto
l, un vuoto nel quale, con sua grande sorpresa, apparve
l'immagine di sua moglie, fiera, silenziosa, vestita di
bianco e truccata, la madre dei suoi figli, la sposa affettuosa.
Comprese che non era n superficiale n vuota,
ma soltanto accondiscendente, per lasciargli occupare
tutto lo spazio disponibile coi suoi dolori e i suoi bisogni.
Si era arresa completamente a lui. Pensare a sua
moglie in quel modo gli faceva piacere. Era dispiaciuto
per quello che le aveva fatto negli anni. Sperava di riuscire
a farsi perdonare. Voleva seguire il suo esempio.
Voleva rendersi utile. La donna che aveva accanto
adesso aveva bisogno di lui. Non sembrava del tutto in
grado di riprendersi. Adesso gli era lontana, persa nei
suoi pensieri, nelle sue paure.
Dopo un attimo di immobilit quel tremolio nella
stanza torn di nuovo, e si rese conto che era reale, un
tremore nel pavimento, una cosa vera e tangibile che
accadeva a tutti e due e al mondo intero. Non abbastanza
forte da rovesciare il t, magari, ma sufficiente a
farlo muovere nelle tazze. Il tremolio si ferm, seguito
da un rumore acuto, la sirena di un allarme, forse proveniva
da una caserma dei pompieri, ma pareva pi forte,
pi diffuso.
Cosa pu essere?
La fine della civilt fece lui.
Quella  gi arrivata da un pezzo.
Be', allora niente di cui preoccuparsi.
Potremmo accendere la televisione.
No.
Per sapere cos' stato, voglio dire.
Senza dubbio qualcuno che ha pilotato un aereo
fin dentro una centrale qui vicina.
Nucleare?
Mmm.
Sei terribile.
O antrace disse. Nell'aria. Gli aerei che abbiamo
sentito.
Acido ricinoleico fece lei. Vaiolo.
Api assassine.
Uomini coi coltelli.
Non coltelli, armi da fuoco.
Armi da fuoco, s fece lei. Spari per strada. Ho
sentito dire che comincia sempre cos. Anche dopo aver
sentito gli spari per strada la gente va avanti a fare quello
che stava facendo, continua a bere t e a trombare.
La parola lo stup. Sembrava troppo volgare per lei.
 vero le disse.
Immagino che tu lo sappia bene disse la donna.
Visto quello che ti  capitato. A casa, voglio dire. Per
farti andare via. Per lasciarti quei brutti ricordi di cui
parlavi.
Ma vedi, hai ragione, noi stiamo bevendo del t,
proprio come hai detto tu.
S.
Allora adesso vuoi che ti trombi?
La parola gli usc dalle labbra in maniera impacciata.
Si sent sciocco e inutilmente melodrammatico.
No fece lei. Voglio che tu chiuda gli occhi.
S disse, o meglio ci prov, perch gli si era chiusa
la gola.
Perci annu.
...
.
... 
Capitolo 21.
...
.
...
Lo osservava: era seduto sul letto, gli occhi chiusi, il respiro
che usciva in brevi sussulti, come se tentasse invano
di controllarlo. Cominci dolcemente, scostandogli
la vestaglia dalle spalle. Lui teneva gli occhi chiusi. La
sua obbedienza la spaventava. Per darsi forza finse di
essere qualcun'altra, finse di guardarsi da una certa distanza.
Adesso che teneva gli occhi chiusi aveva la possibilit
di guardarlo davvero per la prima volta. Lui la
guardava sempre e la costringeva a distogliere lo sguardo.
Adesso toccava a lei. Aveva il volto carnoso. C'era
un velo di sudore sopra, malgrado avessero appena fatto
la doccia. Le narici si dilatavano mentre respirava.
Perfino adesso per lei il suo volto era una maschera.
Non riusciva a immaginare cosa stesse dietro le palpebre
chiuse. La robustezza del collo e delle spalle si risolveva
in un torace ampio con pochi peli ingrigiti.
Aveva appoggiato le mani sulle ginocchia, come se volesse
darsi stabilit e calmare le emozioni, ma il cazzo
gli si rizz fra le gambe come per cercarla. Quella sua
vulnerabilit la commosse.
Lui apr gli occhi.
Non farlo gli disse. Ti ho detto di chiuderli.
Lo colp sul petto e lui chiuse di nuovo gli occhi, ma
sorrise, e la cosa la fece infuriare; lo percosse finch lui
non apr gli occhi di nuovo e la prese per i polsi.
Guarda che devi fare sul serio le disse.
Chiudi quegli occhi, cazzo fece lei.
Chiuse gli occhi. Gli sedette in grembo. Dopo un attimo
di incertezza gli ficc la lingua in bocca. Poi si ritrasse
e lo guard. Aveva ancora gli occhi chiusi. La
bocca era aperta, la mandibola rilassata. Non si muoveva.
Gli pizzic entrambi i capezzoli, con forza. La bocca
era chiusa, la mascella serrata, ma non apr gli occhi
n si scost da lei n emise alcun suono.
Lei sent un'improvvisa debolezza, ma si riprese
mordendosi l'interno della guancia.
Torn in bagno e trov i pantaloni che aveva indossato
prima, ancora sul pavimento da prima della doccia,
e li raccolse. Sciolse la sciarpa che aveva annodato
intorno alla vita per usarla come cintura, molto tempo
prima, nel tardo pomeriggio, prima di uscire. Torn in
camera e vide compiaciuta che lui non si era mosso, n
aveva aperto gli occhi. Sal sul letto dietro di lui e gli copr
gli occhi con la sciarpa, gentilmente, prima strofinandogliela
sopra il viso per fargli inspirare il suo profumo
e rassicurarlo che non aveva intenzione di fargli
del male.
Tutto bene? gli chiese.
Lui annu.
Gli leg la sciarpa sugli occhi.
Ti amo gli disse.
Trov la sua cintura e, dopo averci pensato su un attimo,
decise di serrargliela intorno alle caviglie. Restavano
solo le mani. Diede un'occhiata intorno alla stanza,
nelle sue valigie e in quella di lui, in cerca di un laccio,
e trov infine un appendiabiti in fil di ferro nell'armadio,
dietro il completo blu che aveva appeso con
tanta cura quel pomeriggio. Prese l'appendiabiti e lo
osserv. Era un appendiabiti qualsiasi. Eppure in quel
momento quell'oggetto cos ordinario le fece tremare le
mani. Lo fiss, in cerca di risposte. La crudelt intrinseca
degli oggetti quotidiani, pens. Un fil di ferro. Un
pezzo di corda. Un taglierino.
Rivolse di nuovo l'attenzione all'armadio e trov altri
due appendiabiti, dietro, distanti, sul fondo. Tre
appendiabiti nell'armadio, che non erano di quelli stupidi,
in legno, a prova di ladro. Con difficolt li sgrovigli
tutti e tre lentamente e li raddrizz, mentre il tremore
le saliva dalle dita alle braccia e alle spalle, finch
tutto il suo corpo ne fu scosso. Le battevano i denti. Il
suo corpo aveva cominciato a vibrare, s, vibrava, come
se fosse fatto di milioni di pezzettini che si muovevano
ciascuno indipendentemente dall'altro. Come
cellule. Torn verso il letto, tenendo in mano i lunghi
pezzi di fil di ferro, guardandoli saltare e oscillare a
ogni passo, e sedette sul letto accanto a lui. Le sembrava
calmo, e nient'affatto intimorito. La benda sugli occhi
le fece pensare che vedesse tutto chiaramente, meglio
di prima.
Hai mai fatto una cosa del genere? gli chiese.
Come questa? No, no.
Nemmeno io.
Gli tocc il ginocchio: era una domanda, e lui annu.
Prese il suo cenno come un'autorizzazione a continuare,
cosa che la sollev. Gli tocc entrambe le mani con
la punta delle dita, affettuosamente, e gli baci i palmi,
prima di guidarglieli dietro la schiena. Per qualche secondo
le dita si comportarono come creature dotate di
volont propria, volavano via dal metallo che le legava.
Diede loro un buffetto come avrebbe fatto con un gatto,
persuadendole a cooperare, a rimanere tranquille e
in pace. Gli baci la schiena. Ecco, cos. Le dita si rilassarono.
Cominci ad arrotolargli uno dei fili di ferro intorno
al polso, spaventata dalla sua stessa crudelt,
adesso che gliene era stato dato il permesso. Da tempo
si sospettava capace di tanto. L c'era un uomo che non
avrebbe mai pi visto, che non avrebbe mai pi toccato,
cosa importava se gli faceva del male? Dev'essere
cos anche per quelli che si suicidano, pens. Capiscono
con una chiarezza assoluta che non saranno mai ritenuti
responsabili del loro ultimo gesto. Sanno di essere
al di l di ogni giudizio.
Era difficile piegare il ferro. Non sarebbe stato un lavoro
ben fatto, una volta concluso. Lui fece un sospiro
spezzato. Cominci a intrecciare uno schema complesso
a forma di otto intorno ai polsi, lavorando con cura,
emettendo qualche piccolo grugnito mentre costringeva
lo spesso fil di ferro in una posizione accettabile, abbellendo
la sua opera con torsioni e tanti occhielli caotici.
Bad che le estremit non fossero a portata dei pollici.
Le bastarono due appendiabiti. Si mise a sedere e
osserv il risultato. Aveva le dita intorpidite per la fatica.
Malgrado non avesse mai avuto l'occasione di legare
dei polsi prima di allora, le parve un lavoro di tutto rispetto.
Ecco disse.
Glielo disse standogli vicino vicino, quasi soffiandogli
nell'orecchio. Lui aspir bruscamente, a prova della
sua eccitazione. Era inutile illudersi. Era eccitata anche
lei. Anche se chiamarla eccitazione pareva dozzinale.
Le sfumature dei suoi sentimenti andavano ben oltre
l'ambito sessuale.
Ti amo gli disse di nuovo.
Si alz dal letto e rimase ad alcuni metri di distanza,
vicino alla porta del bagno, a guardarlo. All'inizio lui
non fece un solo movimento. Dopo qualche minuto cominci
a chinare la testa da un lato, come per cercare di
sentirla. Bene, pens lei, va tutto bene. Entr in bagno
e chiuse la porta.
L'aria era ancora satura del vapore della doccia. I vestiti
erano sparpagliati per terra. Raccolse un asciugamano
usato e lo pass sullo specchio, guardandosi,
spingendo in fuori la mascella. Da un po' di tempo aveva
un tic all'occhio sinistro che la preoccupava. Osserv
l'occhio che si contraeva, come se non fosse lei ad
avere il tic, come se fosse l'occhio di qualcun altro. Chi
era quella donna? A volte si era intravista nelle vetrine
di un negozio, senza rendersi subito conto che quel riflesso
era il suo. In quelle circostanze la sua immagine
l'aveva invariabilmente sorpresa, l'intensit dei gesti e
delle espressioni di quella donna la facevano sembrare
davvero orribile ed estranea. Ma adesso che stava prendendo
coscienza di s tutto appariva distorto, e dunque
tollerabile.
Lasci cadere la vestaglia e si chiese se avesse mai
abitato in maniera cos completa il proprio corpo prima
di quel momento. Malgrado il vapore scaldasse ancora
la stanza prov un brivido. Lentamente apr la cerniera
del necessaire di lui e ne estrasse il tubo di schiuma
da barba. Il rasoio era ancora appoggiato sul bordo
del lavandino, dove lui l'aveva lasciato. Come faceva
d'abitudine, si sedette sul water e cominci a radersi
con cura la gamba sinistra. Poi la destra. Poi le cosce. Si
ferm. Si rasavano anche i genitali, i terroristi? Non
aveva mai sentito una cosa del genere. Sapeva solo che
si radevano tutto il corpo prima dei loro gesti suicidi,
che questo faceva parte del loro rituale di purificazione.
Osserv attentamente il rasoio farsi strada fra la schiuma
che aveva spalmato fra le cosce. Poi, in un gesto che
perfino nel suo stato di agitazione riconobbe come
compulsivo, cominci a radersi l'inguine con cura lenta
e deliberata, pezzo per pezzo, attentamente, finch fu
nuda anche l. Quando si vide cos spoglia le parve di
guardare il corpo di un'altra donna. Dopo che si fu
stancata di fissarsi a quel modo allung le dita e si tolse
il diaframma. Fra l'abulico e il sorpreso vide uscire un
fiotto di sangue mestruale. Il tempo passava. Dopo poco
si concentr sull'addome, si copr di schiuma da
barba e poi si pass la lama sulla pelle, dal pube alle costole
in movimenti lunghi e decisi, fino a togliere tutta
la schiuma. Poi pass ai seni, al petto e al collo e fin il
lavoro, radendo per ultima la peluria dietro la nuca e
sulle braccia. Poi apr il rubinetto della doccia e vi entr,
per lavare via ogni pelo sparso o i residui di schiuma
che le rimanevano ancora sulla pelle. L'acqua tiepida
le scorreva sul corpo, senza ostacoli. Si meravigli
per com'era diversa da prima la sensazione dell'acqua,
pi scivolosa e metallica: scivolava sulla pelle che non
era mai stata cos nuda. Il dolore dentro di lei si fece
pi intenso, poi le si diffuse per tutto il corpo, finch
ogni sua parte sent la stessa pulsazione martellante.
Chiuse il rubinetto, usc dalla doccia e si asciug.
...
.
... 
Capitolo 22.
...
.
...
Non appena gli ebbe bendato gli occhi lui prov una
felicit rozza, una sensazione di forza, perfino di potenza,
nel trovarsi cos completamente alla sua merc. Le
richieste di lei gli parevano ancora scherzose e provocanti,
ma sapeva bene come stavano le cose. Anche in
questa fase preliminare lo sapeva bene. Una parte di lui
era in allarme, sbalordita e impreparata alla passivit
con cui aveva accolto il desiderio della donna di dominarlo.
Si chiese se fosse quella lotta fra la volont di resistere
e la volont di compiacerla a influenzare ogni
sua decisione; una tendenza che adesso sperimentava
nella sua espressione pi estrema. Il suo corpo sapeva a
cosa stava rinunciando, lasciandosi legare in quel modo
da una donna che non aveva mai rivelato del tutto le
proprie intenzioni. Eppure com'era enorme la sua erezione,
per il fatto di essere umiliato a quel modo, di
permetterle di sfogare tutto il suo dolore su di lui!
Quando lei si era chinata e gli aveva legato i piedi con
quella che doveva essere la sua cintura se lo sent venire
duro, chi l'avrebbe mai detto. Non poteva guardarsi n
toccarsi, ora che aveva le mani legate dietro la schiena,
ma se lo sentiva crescere in modo spropositato, finch il
resto del suo corpo si ridusse a una pelle smessa, perch
tutto il sangue era confluito nel cazzo. Certo, aveva
sentito parlare di cose del genere. Aveva visto immagini
sfrontate e indelebili di donne legate e imbavagliate;
aveva visto i giornaletti porno dei suoi compagni di
scuola, e come avevano riso del suo disagio! Le erezioni
all'epoca lo imbarazzavano. Ma adesso si trovava spinto
a forza sulla scena con tutto il corpo, non pi in veste
di voyeur, ma di oggetto. Che situazione fantastica, che
intimit perfetta!
E poi lei se ne era andata.
Agitato com'era non cap se fosse andata via davvero,
o se si fosse soltanto chiusa nel bagno. In ogni caso
aveva la sua erezione a fargli compagnia. Aveva l'impressione
di non essersi mai sentito tanto felice in sua
compagnia prima di quel momento, nemmeno da giovane.
Il suo membro cantava. Per mantenere quella durezza
d'acciaio non doveva far altro che pensare al ritorno
di lei, al suo corpo che si apriva il pi possibile
per permettergli di entrare. Alla minima avvisaglia di
afflosciamento avrebbe dovuto pensare di nuovo a lei,
e tutto sarebbe andato bene. Il tempo scorreva. Doveva
soltanto concentrarsi sul suo ritorno. Invece gli venne
in mente che forse se n'era andata per un po', e quando
cerc di nuovo di pensare al suo ritorno, si fece strada
in lui l'idea che forse non sarebbe tornata tanto presto.
Prima che riuscisse a scacciarla, la sua erezione ebbe un
tracollo. Prov brevemente un'intensa irritazione nei
suoi confronti, poi si fece preoccupato, e infine spaventato.
E se non fosse pi tornata? E se l'avesse lasciato l,
per farlo trovare al mattino dopo da qualche cameriera
analfabeta ma sollecita e timorata di Dio, lui con mani e
piedi legati, e senza portafogli, n un documento, uno
straniero indesiderabile, da rispedire immediatamente
da dove era venuto. S, era sicuro che doveva essere stato
quello il suo scopo fin dall'inizio, umiliarlo in un modo
molto meno esotico di quanto aveva sperato. Forse
lei aveva studiato tutto. Forse aveva un amante di nome
Cesar. Adesso era ricaduto all'indietro sul letto, ricaduto
nella sua disperazione, e si era allungato come un
enorme verme fino a trovarsi lungo disteso sul fianco,
perch giacere sulla schiena significava coricarsi sopra
le mani, che erano gi intorpidite e irritate nei punti dove
il fil di ferro era troppo stretto. Non aveva modo di
liberarsi le mani? Prov senza riuscirvi. Peggio, una
spiacevole viscosit adesso gli copriva i polsi. Si trov
tormentato dal desiderio implacabile di sciogliersi, per
potersi toccare il corpo e assicurarsi che era il suo, ancora
intero. Incapace di vedersi o di passarsi le mani
sulla pelle, si fece sempre pi ossessionato dall'idea che
stava dissolvendosi, che non era pi tutto intero. Come
altri uomini, aveva spesso giocato con l'idea di arrendersi
in maniera assoluta a qualcun altro. Trovava la cosa
intollerabile: prima, a dir la verit, intollerabilmente
eccitante; ma adesso intollerabilmente disperata. Almeno
aveva tralasciato di imbavagliarlo. Avrebbe potuto
urlare, se era necessario. Poi ricord la lunga passeggiata
silenziosa che avevano fatto dalla stanza all'ingresso,
in quei corridoi privi di ogni segno di vita, e disper di
nuovo di venir mai ritrovato. Con una flebile speranza
si ricord del cellulare sul comodino. Forse, se avesse
almeno potuto assicurarsi che era ancora acceso... Aveva
sentito dire che la polizia riusciva a localizzare una
persona anche solo da un cellulare acceso. Sembrava
possibile, se non altro, riuscire ad arrivare fin l dimenandosi
e trovare il modo di accenderlo, forse addirittura
di chiamare un numero nella rubrica, in caso la sua
teoria sulla polizia fosse sbagliata, perfino con le mani
legate. Pens ai numeri che aveva memorizzato nel cellulare
e sorrise al pensiero di chiamarne uno a caso, intrappolato
com'era al momento in quella situazione imbarazzante.
Sua moglie. Il suo capo. Quante spiegazioni
avrebbe dovuto dare! Una risata lo liber dal terrore,
lasciando infine solo un vuoto e la stanchezza, e un
torpore nelle mani. E poi la noia.
Si addorment, fluttu sulla soglia di sogni tanto intensi
ed erotici da spingerlo verso la veglia, verso la
consapevolezza dei suoi capezzoli che sfregavano contro
le lenzuola inamidate, oppure del dolore costante
che gli accerchiava i polsi, per poi farlo cadere nel sonno
ancora una volta. I sogni adesso avevano la nitidezza
della veglia, visioni nette e terrificanti, pi vere che illusorie,
indistinguibili dalla realt. Sogn di spiare sua
madre attraverso la plastica trasparente di una tenda da
doccia mentre lei si insaponava, come ogni altro ragazzino
che spia sua madre; vide i movimenti che rivelavano
ora un seno, ora una natica, prima che venissero nascosti
da un'onda di vapore. Mentre fissava oltre quel
vapore, cercando di intravederla ancora una volta, si
rese conto che non era sola nella doccia; no, c'era un
gallo insieme a lei, che cantava e sbatteva le ali, schizzando
l'acqua ovunque, mentre il suo piccolo membro
eretto la puntava come un dito. La stranezza di quell'immagine
lo spinse ancor pi vicino alla veglia. Che
cosa significava? Aveva mai visto davvero sua madre
che si lavava? Ricadde in una sonnolenza pi profonda
prima di potersi rispondere, sogn di essere in aeroporto,
di guardare la vedova che portava un gallo sottobraccio
e si allontanava. La chiamava. Lei non si voltava,
ma l'uccello s, fissandolo coi suoi stupidi occhi da
volatile, il collo allungato in maniera grottesca prima di
appiattirsi di nuovo dentro le piume, per poi protendersi
di nuovo, i bargigli che penzolavano e sbattevano
invano. Un altro sogno si sovrappose a questo e lo cancell:
adesso si trovava nudo disteso per terra in un pollaio,
con migliaia di galline che lo beccavano.
Ho sentito parlare di cose del genere, pensava nel sogno. Ho sentito dire di animali che cannibalizzano i loro simili, quando si trovano in circostanze disperate; capita perfino agli animali di ordine superiore. Il dolore aument finch non fu trasportato una volta ancora al limitare della veglia, e poi si svegli del tutto. Dopo un attimo di vorticoso disorientamento riconobbe le sensazioni per quello che erano in effetti: lei lo stava sculacciando sulle natiche con qualcosa che a ogni colpo lo stringeva innegabilmente in una piccola morsa.
...
.
... 
Capitolo 23.
...
.
...
Quando usc dal bagno ed entr nella stanza, per un
momento ebbe paura. Sembrava che la stanza pendesse
su un lato, temeva di scivolare via se non faceva attenzione
a dove metteva i piedi. Una sola luce era accesa,
accanto al letto. Gli angoli della stanza erano immersi
nell'ombra. Lui dormiva, disteso dall'altra parte del letto,
con la faccia rivolta alla parete, il respiro lieve. Le
sgorg dentro uno strano affetto mentre lo guardava.
Le ricordava se stessa, come era stata sola quel pomeriggio,
quando si era coricata l nuda e aveva atteso che
lui tornasse nella stanza per violarla. La posizione di lui
le era cos familiare che poteva percepirla come un ricordo
del suo stesso corpo, sentiva la spinta del materasso
contro le spalle e i fianchi come se fosse lei distesa
l al suo posto. Non era quello che si era aspettata di
provare, sentirsi come se fosse stata lei, l sul letto. Chi
c'era l in piedi, allora? Forse, per celebrare quell'anniversario
sentiva il bisogno di abitare ogni corpo, di capire
la posizione di ogni pedina. Se stessa. Suo marito.
Gli assassini di suo marito. Chi era quella persona sul
letto? Lo strumento della sua distruzione, o della sua
salvezza. Che differenza poteva esserci fra le due cose,
in fondo? Che differenza c'era fra il dolore e l'estasi, la
civilt e la barbarie, la brutalit e la tenerezza? In questo
momento, lui rappresentava tutto questo. In che
modo perfetto aveva cercato di compiacerla, quell'uomo!
Avrebbe potuto fare di pi. Immagin che le dicesse
le ultime parole pronunciate da suo marito. Ebbe
un attimo di debolezza, ricordando la telefonata. Non
aveva saputo cosa dirgli, non gli aveva creduto, e le parole
di lui le erano parse scollegate dalla sua esistenza,
come se stesse assistendo alla disgrazia di qualcun altro.
Solo in seguito l'avevano raggiunta, per non darle pi pace.
Stava ai piedi del letto e gli guardava le curve delle
natiche. Da quell'angolazione sembravano quelle di
una donna. O forse era per il modo in cui era legato,
con le mani dietro la schiena che lo costringevano a
spingere i fianchi in avanti, verso l'alto. Le sembrava
adorabile. Dopo averlo fissato cos per qualche tempo
si rese conto che lui stava sognando: lo ud gemere. Lo
voleva sveglio adesso. Il desiderio di svegliarlo la assal
senza preavviso. Trov il terzo appendiabiti dove l'aveva
lasciato, ai piedi del letto; lo aveva raddrizzato formando
una lunga bacchetta e con quella cominci a
picchiettarlo, leggermente, sul sedere. Poi pi forte. Le
natiche si muovevano, il respiro era cambiato e lei seppe
che era sveglio. Si ferm e rimase di nuovo ferma, si
chin su di lui, lo baci su una tempia e gli pass una mano sulla gola.
Sei tornata fece lui.
Certo che sono tornata.
Ebbe voglia di fargli sentire la propria nudit. Si sedette
su di lui e gli si accucci sopra in modo che lui potesse
toccarla con la punta delle dita. Osserv le mani
legate che la toccavano. Lui inspirava vigorosamente,
esplorando la nuova situazione con mosse spasmodiche,
finch lei non si spost per sedere sul letto accanto
a lui, a gambe incrociate. Tocc soprappensiero la propria
nudit e pens a cosa fare dopo. I fianchi di lui si
alzarono di nuovo a cercarla, allarmandola. Si allontan
ulteriormente da lui fino a trovarsi ancora una volta
fuori dalla sua portata, e cerc di decidere. Sentiva il
tempo che passava, capiva le opportunit che perdeva,
momento dopo momento; nondimeno, era incapace di
creare una situazione che potesse vincere la sua inerzia.
L'incapacit di continuare quanto aveva iniziato la
sconfortava. Si sent addosso tutta la sua inesperienza.
Il modo in cui l'aveva legato, per esempio, con le mani
dietro la schiena, limitava le sue opzioni. Adesso non
poteva girarlo e sedersi su di lui senza costringerlo a
stare disteso sulle mani, cosa che era troppo crudele
per lei, perfino nello stato d'animo in cui si trovava
adesso; si sent svenire al pensiero dei ferri che gli
affondavano nella schiena, trovavano un rene o un altro
organo vitale. Liberargli le mani sembrava ancora pi
ridicolo, dopo tutto quel lavoro per legarle. Il sedere di
lui, coperto di peli scuri, simili a un muschio leggero, si
alzava e si riabbassava.
Cosa vuoi fare di me? le chiese.
Zitto fece lei.
Si sorprese della sua stessa voce: era molto pi profonda
e gutturale di quanto ricordasse. Era in collera
con lui, infuriata; sicura che avesse interrotto il flusso
dei pensieri proprio mentre era sul punto di scoprire
qualche grande verit. Su di lui. Su se stessa. Tutto irrimediabilmente
dimenticato.
Non sapendo bene cosa fare prese il ferro e ricominci
a batterglielo sui fianchi, non forte, non troppo forte,
ma abbastanza da disegnare una perla di sangue a
ogni colpo. Lui si muoveva spasmodicamente avanti e
indietro sul letto, ma non parlava, non le chiedeva di
smettere. Si rese conto che i movimenti di lui le producevano
un effetto intimo e misterioso sul respiro; le era
bastato osservarlo mentre si muoveva avanti e indietro
in risposta ai suoi colpetti. Sentiva il sangue che le pulsava
nelle vene, il ritmo che accelerava a ogni colpo col
fil di ferro, a ogni goccia di sangue. Eppure provava un
certo distacco. Si sentiva come se stesse rappresentando
un duetto rituale con quell'uomo, formale e intricato
come un minuetto di corte. Guardava le gocce di
sangue che gli comparivano sulle natiche, una dopo
l'altra. E ancora non le sembrava che quell'uomo fosse
particolarmente intenzionato a evitare i colpi. Se avesse
dato un segno palese di protesta si sarebbe fermata, si
sarebbe mostrata contrita. Al minimo cenno si sarebbe
sentita piena di imbarazzo e disgustata di s. Lo avrebbe
slegato immediatamente e lo avrebbe pregato di
perdonarla. Era piegato in avanti sulle ginocchia, il volto
sul letto, i fianchi verso l'alto. Perch non le diceva di
smettere? Si sporse per toccarlo e sent che aveva il cazzo
congestionato. Stupefatta, ritrasse la mano. L'incertezza
che provava era sempre pi acuta, alimentata dall'evidente
eccitazione di lui. Osserv i suoi fianchi che
salivano e scendevano e desider ardentemente avere
qualcosa di duro che si alzava dal proprio corpo, in modo
da poterglielo infilare dentro. Si sporse e di nuovo
sent l'erezione e la odi. Glielo strinse, abbastanza forte da fargli male.
Depose il fil di ferro e si inginocchi dietro di lui, gli mont sopra a cavalcioni, con i palmi delle mani sul sedere.
Pens ai fianchi di una donna. Gli tocc delicatamente il buco del culo con la punta di un dito, sbalordita della sua stessa audacia. Quando lo tocc, lui trattenne il respiro. Lo fece di nuovo, con lo stesso risultato.
Non riusciva a capirlo, non capiva perch la eccitasse toccare un uomo a quel modo, e non capiva perch non se n'era mai resa conto prima di allora. Perfino il suo odore la eccitava, le sembrava pi intimo di qualsiasi altra cosa avesse mai conosciuto prima; la eccitava il fatto che si fosse aperto a lei a quel modo. Di nuovo si allung a prendergli il cazzo con la mano, poi gli spinse un dito dentro; poi due. La sua erezione croll e lui url, troia, puttana, cazzo, e altri vaneggiamenti. Era offeso, eppure perfino ora sembrava aprirsi a lei, come se davvero avesse un cazzo fra le gambe, come se davvero lo stesse scopando, dandogli piacere.
Vuoi ancora capirmi? gli chiese.
S.
Dimmi che ti piace.
S.
Di': "Mi piace".
Mi piace.
Dimmi di non smettere.
Non smettere.
Come ti senti?
Una pausa.
Come una donna fece lui.
Troia fece lei. Troia del cazzo.
Adesso il culo era vischioso e aperto per lei. Ecco cosa pensano gli uomini quando fanno l'amore con noi, si disse. La stessa cosa che sento io adesso. La voglia di far male, di invadere, di spaccare in due. E il mio amante ha tutta l'intenzione di permetterlo. Ecco cosa pensava quest'uomo di me, al momento dell'orgasmo. Ecco cosa pensava mio marito di me, al momento dell'orgasmo. La voglia di penetrare. E guarda come mi implora!
Era cos stupefatta che lo penetr a fondo con le dita, senza nemmeno accorgersi che stava facendo altrettanto con se stessa, finch non venne.
...
.
... 
Capitolo 24.
...
.
...
Sent che lei si spostava. Gli bruciava l'ano. Aveva le
spalle indolenzite, nei polsi un dolore acuminato. Immagin
che fossero coperti di graffi provocati dal fil di
ferro e dallo sfregamento. Si sentiva rozzo e primitivo.
Aveva paura di parlare. La sua erezione era tornata, con
forza maggiore. Come poteva essere eccitato? Gli pareva
che il pene fosse staccato dal resto del corpo e dalla
sue intenzioni. Per un momento fu tutto tranquillo.
Abbastanza a lungo perch si sentisse in ansia, perch
sentisse un lungo flusso di paura e di piacere e di vertiginosa
passione corrergli per tutto il corpo, lasciandolo inerme e voglioso.
Chi sei? gli chiese.
Lui non riconobbe la voce. Cerc di guardare attraverso
la trasparenza della sciarpa; la luce sul comodino
filtrava dal tessuto come un sole rosso.
Chi sei? gli chiese di nuovo, e lo schiaffeggi in
volto, e lo schiaffeggi di nuovo quando lui non rispose,
e dopo il terzo schiaffo pens di capire cosa la donna
volesse da lui, e di capire anche se stesso.
Sono un musulmano disse.
La ud sospirare.
Vuoi continuare? fece la donna.
Era confuso. Aveva forse un'alternativa? Cap di non
avere scelta. L'illusione di averne gli era stata strappata
via, lasciandolo incapace di fingere ancora. Attendeva
che lo liberasse. Immaginava il suo volto, addolorato,
pietoso, il ricordo del suo pallore morboso che per
qualche motivo gli sembrava adorabile anche in quel
momento, immagin lei che lo liberava dai legacci e lo
inondava di lacrime. Forse annu.
Non accadde niente.
All'improvviso fu di nuovo su di lui, ad alitargli nell'orecchio.
Qualcosa di freddo e di lungo e di metallico
gli si insinu intorno al collo: il fil di ferro. Ud lamenti
gutturali, soffocati: i propri lamenti. Poi il ferro
si allent e riusc di nuovo a respirare. Gli spinse la testa
all'indietro tirandolo per i capelli, scoprendogli il
collo ancora una volta. Sent una stilettata o qualcosa
di affilato alla gola vicino all'orecchio destro; gli aveva
rotto la pelle. Comprese in maniera confusa, allora,
che non l'aveva capita affatto; si sent volare via, finch
di lui non rimase altro che una bestia incapace di immaginare
il proprio futuro.
Di' loro che devono temerci gli sussurr.
Le parole gli riecheggiavano in testa, avevano un ritmo
familiare. Le ultime parole di suo marito. Lui l'aveva
visto, pi volte, ai notiziari serali, a quelli del mattino,
su internet, per tre settimane intere, e ancora di recente,
in occasione dell'anniversario in diversi documentari
televisivi. Senza volerlo la voce dell'uomo bendato
gli era divenuta familiare, la voce del marito, dell'uomo
con le mani legate dietro la schiena, che pronunciava
le sue ultime parole alla moglie in quello
spezzone ripetuto all'infinito. La stessa familiarit che
adesso aveva con la voce della donna. Si accorse che
batteva i denti, un tremore fisico della mascella che era
incapace di fermare. Tutte le persone impaurite hanno
cos freddo? Dimentic la domanda perch lei lo stava
soffocando di nuovo; poi lo liber un'altra volta dalla
tensione alla gola. La sua erezione rimaneva l. Il corpo
tremava dal profondo. Aveva i brividi. Terrore e piacere,
insieme. La stessa cosa. Siamo in bilico, pens.
Dev'essere cos che ci si sente appena prima di votarsi.
Appena prima di morire. Quando hai ormai preso
l'impegno, ma non hai ancora incominciato. Adesso lo capiva.
Non t'immagini nemmeno che sollievo sia gli disse
la donna, conoscere te stesso. Quel momento irrevocabile
in cui perdi ogni altra cosa.
Grugn e si chin allontanandosi, e poi torn, stavolta
terrorizzandolo, alzandogli la testa per i capelli. Sent
che gli premeva il cellulare contro l'orecchio. No
implor. No, per favore. Lei non diede segno di
averlo sentito. Cambi tattica. Vaffanculo, puttana
le disse. Di nuovo lei non diede alcun segno. Adesso gli
stava strattonando la testa, in maniera rude ma senza
malizia, come se fosse un oggetto inanimato, che le apparteneva.
Gli teneva il telefono premuto contro l'orecchio.
Sent uno squillo. Altri due squilli e sent la voce
di sua moglie sulla segreteria telefonica. Gli giunse l'immagine
di lei filtrata dal suo stesso terrore, attraverso
gli occhi bendati, e il suo odore e i suoi stati d'animo lo
trasportarono via, fino a fargli sentire tutte le sfumature
del rimpianto e della vergogna che aveva scrupolosamente
cercato di allontanare da s, per stare con quella donna.
Perdonami gli sussurr all'orecchio.
Lasciate un messaggio dopo il segnale acustico
diceva sua moglie.
Di': "Amore mio" fece lei, adesso, a voce pi alta, imperativa.
Un'altra stilettata alla gola per essere stato troppo lento a rispondere.
Amore mio.
Di': "Tesoro, amore mio".
Tesoro, amore mio.
Di': "Non so quando ci rivedremo".
Ripet le parole al telefono. Sua moglie. La sua scialba
moglie. Tutto perduto. Lei l'avrebbe perduto in
molti sensi. Era una fortuna che non avesse risposto al
telefono, se non altro. Una gran fortuna. Aveva il sonno
pesante, era troppo abituata alle telefonate nel cuore
della notte di qualcuno che si ricordava di loro all'altro
capo del mondo, qualcuno di cui si sarebbero volentieri dimenticati.
Di': "Tiamo".
Ti amo.
Di': "Ricordalo sempre, qualsiasi cosa accada".
Ricordalo sempre, qualsiasi cosa accada.
Bene.
Sent il telefono sbattere sul comodino. Cominci a
squillare, quasi immediatamente, un suono metallico
che lui udiva da lontano. Gli squilli cessarono. Poi lei
gli fu di nuovo sopra, appiattendolo sul letto, il fil di
ferro ai polsi che gli affondava nella schiena, ma pi
che altro sentiva la pressione di quella cosa acuminata
alla gola, come se fosse l'unico punto che ancora lo
connetteva al mondo. Pens: e sia. Gli si riemp la bocca
di un sapore metallico, di monete vecchie. Terr gli
occhi aperti, pens, malgrado la benda. Sar un musulmano.
Attese. I seni di lei gli si appoggiavano contro la
schiena alzandosi e abbassandosi nel respiro. La pressione
sulla gola aument e lui cap che era la fine. E poi,
miracolo, sent che cedeva, sent che per miracolo lei
decideva di non fargli male, sent che adesso imprecava
contro di lui da chiss dove, da lontano, non pi accanto
alla gola, e piangeva, e lo frustava sulla schiena con
colpi forti e acuminati che lui percepiva a malapena,
ormai conscio che la crisi era passata, e lui era stato risparmiato.
Finalmente smise di colpirlo. Udiva il respiro di lei,
un ansimare profondo e sussultante.
Adesso mi capisci gli disse freddamente, all'orecchio.
Adesso siamo insieme.
La sent sospirare.
La odiava.
Lo sorprese ancora una volta, sciogliendogli i lacci,
cominciando dai piedi, poi le mani, poi la benda sugli
occhi. Lo guard, confusa, come se si fosse aspettata
qualcun altro; e quando lui semplicemente rimase l disteso,
incapace di strangolarla come avrebbe voluto, o
anche solo di guardarla negli occhi, lei lo baci sul petto
a mo' di scusa, poi sul ventre, e infine gli prese il cazzo
in bocca con un tale trasporto che si sent impotente
e umiliato come prima che lo slegasse. Aveva i polsi
striati dal fil di ferro, tanto che non li sentiva pi parte
di s; erano diventati tutto un pulsare, doloroso e martellante.
Eppure era incapace di resisterle. Sentiva i capelli
soffici, un po' umidi, che lo sfioravano mentre lei
lo stringeva con le labbra e la bocca. Si muoveva con
lentezza. Si sent amato in maniera strana. Per sua meraviglia
lo fece venire, e mentre veniva sent che dentro di lui confluivano una quantit di personalit diverse:
era donna, uomo, vittima, carnefice, musulmano, ebreo, marito e moglie allo stesso tempo, e aveva la testa
piena di luce abbagliante, e poi lei si allontan ansimando e piangendo, e fu di nuovo solo.
Per molto tempo non ci fu pi nulla, da nessuna parte al mondo, se non il battito dei loro cuori.
Poi, lentamente, un primo pensiero si fece strada in lui. Pens di nuovo a sua moglie. Il mattino sarebbe arrivato,
come sempre, lei si sarebbe alzata e avrebbe sentito la sua voce sul nastro, avrebbe sentito quest'altra donna con lui, ci sarebbero state lacrime e conseguenze.
Stava distesa lontana da lui, di traverso sul letto, con il viso rivolto dalla parte opposta, rannicchiata con le ginocchia sul seno, non mostrandogli altro di s che il lungo arco della colonna vertebrale.
...
.
... 
Capitolo 25.
...
.
...
Ud la voce di suo marito, ma non era ancora completamente sveglia. Sulle prime pens che si trovasse l in piedi accanto al loro letto, che le stesse parlando affettuosamente,
dopo essere rincasato in anticipo dal viaggio di lavoro. O meglio che fosse in cucina, forse a parlare
con una delle figlie. Oppure era da qualche altra parte in casa, al telefono, uno squillo veloce a un collega
prima di infilarsi a letto e avvolgerla fra le braccia.
Non vedendolo arrivare si alz a cercarlo. Trov la
vestaglia al buio e la indoss, poi si trascin a piedi nudi
per la casa silenziosa, oltre il lento, costante respiro
delle figlie addormentate, fino alla segreteria telefonica
in cucina, dove vide la luce lampeggiante, e si rese conto
che non era affatto a casa, che l'aveva solo chiamata da lontano. Le tre del mattino, pens. Che bella cosa da
parte sua chiamarmi alle tre del mattino. E lo perdon
perfino, mentre mentalmente lo rimproverava. Lo amava di pi quand'era via? Era possibile. Quando non era
con lei, si sentiva meno persiana. Meno se stessa. Lui le ricordava chi era. Lo amava, fosse stato anche solo per quello. Premette il pulsante.
Amore mio sent. Tesoro, amore mio. Non so quando ci rivedremo. Ti amo. Ricordalo sempre, qualsiasi cosa accada.
Confusa, non riuscendo a capire esattamente, riascolt il messaggio. Le parole erano quelle. Era la voce
di suo marito. Che cosa poteva significare? Non aveva senso. Era impossibile capirlo. Diceva che la amava.
Ma non sapeva quando si sarebbero rivisti. C'era qualcosa di spaventosamente definitivo in quel messaggio.
Lo riascolt un'altra volta. La voce era tesa. Incrinata.
Qualcosa. Una specie di terrore nella voce.
Riascolt il messaggio una quarta volta. Alla fine si
ritrov in piedi in una strana posizione, piegata sul lavello
della cucina, aggrappata al bordo. Per qualche ragione
stava fissando un canovaccio umido, che ricordava
di aver messo sul rubinetto ad asciugare solo qualche
ora prima. Mio marito  in pericolo, pens. E un'emergenza.
 cos che ci si sente in un'emergenza. Devo stare calma.
Corse nella camera delle figlie. Le ragazze dormivano serenamente. Chiuse la finestra della loro stanza,
che era rimasta anche troppo aperta, e la serr. Chiuse la porta della camera dietro di s e torn di corsa in cucina,
dove riascolt di nuovo il messaggio. Questa volta cominci a starnutire, poi a tossire. Si pieg in avanti,
tenendosi il volto fra le mani. Percepiva le proprie mani che le stavano accarezzando la faccia. Era quasi come
se appartenessero a qualcun altro. A qualcuno che era calmo. A qualcuno che sapeva cosa fare. Le mani le coprivano
il volto, con calma, con dolcezza. Chiuse gli occhi. Trattenne il respiro. Dietro le palpebre era profondamente
buio. Scost le mani, apr gli occhi e ricominci a respirare. Cerc di ricordare cosa le aveva detto di
quel viaggio. Dov'era? A Boston? A Washington? Non era stato a Washington la settimana precedente? Doveva
essere Boston. Avrebbe potuto chiamare la polizia locale. Ma aveva in mente in maniera vaga i dettagli del
viaggio. In tutta onest non riusciva a ricordare dove fosse andato. La sua segretaria doveva saperlo. Ma
chiamarla adesso, alle tre del mattino? Era una situazione tanto grave? Ne era sicura? Non sapeva cosa fare.
Certo. Poteva richiamare suo marito sul cellulare, tanto per assicurarsi che stava bene. L'idea si propag come
acqua. S, l'avrebbe chiamato e si sarebbe assicurata che stava bene. Alz il ricevitore e digit il numero. Il
telefono squill tre, quattro volte e lei sent una tensione insopportabile che le cresceva dentro, mentre cercava
di pianificare i secondi successivi, cosa dire, che tipo di messaggio lasciargli a sua volta, e riagganci in tutta
fretta. Forse non poteva risponderle. Se era nei guai, se gli era impossibile in qualche modo rispondere al telefono,
allora non era meglio che non squillasse? Una sua chiamata avrebbe potuto cambiare le cose, se era in
pericolo. Avrebbe potuto cambiare le cose in peggio.
Avrebbe chiamato la polizia. S. Era la cosa giusta da fare. Se solo avesse saputo dove si trovava. Cominci a
dubitare che glielo avesse detto. Avrebbe dovuto essere un viaggio breve. Be', allora, il centralino non avrebbe
potuto rintracciare la sua chiamata? S. I centralini facevano cose del genere. Doveva chiamare il centralino.
Alz il ricevitore e digit lo zero.
Riabbass di nuovo.
Impossibile.
Riascolt il messaggio.
Mio marito  in pericolo disse a voce alta.
Si decise infine a chiamare la polizia di Boston.
Avrebbe detto loro che suo marito era in pericolo. Ma
pronunciare le parole a voce alta le aveva lasciato la
consapevolezza di quanto risultassero vuote. Chi le
avrebbe creduto? Che cosa avrebbe detto loro? Che
dettagli poteva dare? Avrebbero riso di lei. O le avrebbero
detto di calmarsi. Ma lei non riusciva a calmarsi.
Perch se fosse stata calma, avrebbe potuto pensare alla
terrificante possibilit che non ci fosse alcun pericolo.
Si sorprese a camminare in cerchio in cucina, come
se contemplasse quella possibilit, e si ferm all'istante.
Non si sarebbe permessa di pensare a tanto. L'idea arriv,
comunque, nonostante i suoi sforzi per allontanarla:
e se la stava lasciando? Che ne sarebbe stato di
lei? Era cos. Era l'unica spiegazione per quelle parole;
per quel loro tono ineluttabile. Non sarebbe tornato. Si
era comportato in maniera cos strana ultimamente. La
ascoltava a malapena. Distante e smemorato. Improvvisamente
scorbutico per piccole cose. Era certa, adesso,
che non le aveva detto la sua destinazione prima di partire.
Perch avrebbe dovuto, se non aveva intenzione di
tornare? Toss. L'irritazione alla gola rifiutava di andarsene.
Toss ancora una volta, poi estrasse il fazzoletto
dalla tasca della vestaglia e si asciug gli occhi. Non era
la spiegazione pi logica, dopo tutto?
Ascolt il messaggio. Questa volta, in sottofondo,
sent quello che sembrava un'eco, spettrale e incorporea,
lasciatovi da qualche altro messaggio di qualche altra
volta. L'eco sembrava ripetere a pappagallo le parole
di suo marito. L'illusione della ripetizione dava alle
parole una solennit che in qualche modo la confortava.
Si rese conto di piangere. Se l'avesse chiamato in
quel momento, l'avrebbe trovata in preda all'isteria.
L'avrebbe ripresa per essere saltata a conclusioni tanto
fantasiose. S. L'avrebbe richiamato. Ma se lui la stava
lasciando? A cosa sarebbe servito? E se invece era nei guai?
La sua mente schivava entrambe le soluzioni e si
trov a pensare, inesplicabilmente, alla voce di suo marito
in un altro momento, e a una conversazione di molto
tempo prima, prima del loro matrimonio. Aveva dimenticato
quel sabato pomeriggio in cui si erano seduti
insieme su una collina, a guardare un temporale che saliva
lentamente per la valle verso di loro. Lui le aveva
parlato di un amico che era stato ucciso. Un ragazzo
che studiava aeronautica. Aveva insistito nel riferirle
particolari talmente macabri che si era chiesta cosa doverne
dedurre. In tutta probabilit aveva pensato alla
pioggia imminente, senza ascoltarlo davvero, per lo
meno sulle prime. Riusciva a ricordare distintamente di
aver indossato il suo abito migliore, e di aver pensato,
mentre guardava quel rovescio farsi pi vicino, che non.
voleva le si bagnasse il vestito, e che probabilmente era
gi troppo tardi. Poi era accaduto qualcosa di meraviglioso.
Lui l'aveva baciata. Dopo tutti quegli anni lei
sentiva ancora la sorpresa improvvisa di quel bacio. Un
gesto tanto intimo in pubblico era estraneo a entrambi,
e lo sarebbe sempre stato, non importa quanti anni
avessero vissuto in quel paese. Quando infine l'aveva
lasciata andare, glielo aveva detto. Ti amo le aveva
detto. Ricordalo sempre, qualsiasi cosa accada. Ne
era sicura. Adesso lo ricordava piuttosto chiaramente.
Precisamente quelle parole, riferite nella stessa cadenza
del messaggio che aveva lasciato sulla segreteria. Proprio
con la stessa sfumatura disperata e romantica. Ecco.
Adesso capiva, finalmente. L'aveva chiamata per ricordarle
qualcosa di prezioso, un ricordo condiviso. Si
concesse di provare sollievo, poi si rimprover per il
modo in cui era saltata a conclusioni cos affrettate. Sarebbe
stata arrabbiata con lui, un pochino, quando fosse
tornato a casa, per aver lasciato un messaggio tanto
ambiguo. Lui l'avrebbe canzonata per non aver capito
subito. Sarebbe andato tutto bene. E adesso era molto
stanca. La stanchezza le riempiva i sensi con la stessa
rapidit con cui l'ansia li aveva abbandonati. Ma si sentiva
incapace di tornare a letto, quasi come se rilassarsi
e appoggiare la testa sul cuscino potesse far tornare
l'ansia. Decise di prendere un po' d'aria. Apr la porta
di casa e sedette sui gradini del piccolo portico, e attese
che accadesse qualcosa.
Il cielo era sgombro di nubi; la luna tramontava. Si
strinse nella vestaglia. Il lampione all'angolo riempiva
la notte di un chiarore rugginoso e faceva sembrare l'aria
pi calda di quanto fosse in realt. La stessa luna sta
tramontando sopra di lui, pens, poi sorrise fra s, perch
doveva essere giorno dov'era lui, perch era a Boston
o a Washington, stava salendo su un aereo in chiss
quale punto della costa est, o l'avrebbe fatto di l a
poco, o per lo meno stava aspettando all'aeroporto forse
per un ritardo, perch era questo che le aveva detto
al telefono, ecco perch le aveva telefonato, in primo
luogo, perch non si preoccupasse. Senza dubbio si stava
imbarcando su un aereo proprio in quel momento.
Ecco perch non poteva rispondere al telefono. Ma
perch non le aveva lasciato il messaggio nella loro lingua
madre, la lingua che usavano sempre fra loro? Avevano
parlato nella loro lingua, quel pomeriggio in collina.
E d'un tratto quello stesso ricordo cominci a sfasciarsi.
Davvero aveva indossato il suo abito migliore?
Erano seduti su una collina? In realt, l'aveva baciata?
No. Non voleva pi pensarci. Non aveva parlato nella
loro lingua perch era con qualcuno quando aveva lasciato
il messaggio. Con un collega. Odiava dare alla
gente l'impressione di avere dei segreti, parlando in
una lingua che gli altri non comprendevano. Ecco tutto.
Solo quando riusc a convincersi che tutto andava
bene il suo corpo ferm quel dondolio ossessivo avanti
e indietro, ma lei non torn dentro. Rimase seduta l,
completamente immobile, fino all'alba, quando pass
un'auto: un vicino che andava a lavorare. Le fece un
cenno di saluto con la mano mentre passava, e lei ricord
di non avere addosso altro che la vestaglia e la camicia
da notte. Cos entr in casa, si chiuse la porta alle
spalle con una mandata e aspett accanto al telefono.
...
.
... 
Capitolo 26.
...
.
...
Stava distesa sul letto e osservava l'alba sul mare, umida e fredda, penetrare nella stanza. Una luce smorzata cominci
a giocare con gli angoli delle tende. La loro lunga nottata era finita. Scopr, lentamente, che il sorgere
del sole l'aveva trasformata in pietra. Era immobile.
Stava distesa con la testa sul petto dell'uomo, lo stesso
di sempre. Teneva in mano la lama del rasoio, lo stesso
di sempre. Ma adesso capiva che non l'avrebbe potuto
avvicinare di nuovo alla pelle. La volont di ferire l'aveva
abbandonata e non desiderava altro che tornare a essere
una persona semplice. Era chiedere troppo? Era
davvero troppo? Tornare al modo in cui vivevano gli altri,
i fortunati, per i quali l'illusione di una vita normale
era ancora la realt? Aveva dentro troppe cose che facevano
male. Forse il nuovo giorno l'avrebbe spinta a
scoprirne il perch. Si conosceva meglio, adesso, e poteva
andarne fiera. Il tempo era passato e le sue esperienze
si erano fatte pi ampie, se non pi coerenti.
In alternativa sperava in un disastro, come quelli che
aveva immaginato con lui la notte appena trascorsa;
un'epidemia, una pestilenza, un puro, sacro atto di terrore
dopo il quale tutto quello che era accaduto prima
sarebbe stato cancellato in una luce bianca e splendente,
reso irrilevante da un momento all'altro, in modo
che tutto il mondo potesse provare lo stesso senso di
dislocazione che aveva provato lei. I pezzi scomposti si
sarebbero risistemati, alla fine. La vita sarebbe andata
avanti. Ma nessuno ritorna al punto di partenza, dove
tutto era ordinato e completo. In questo modo sarebbero
stati tutti uguali, proprio come quell'uomo che le
stava disteso accanto era diventato uguale a lei. Desider
che la civilt intorno a loro andasse distrutta.
Quanto sarebbe stato meglio, per tutti e due.
Un pensiero le pass frusciando per la testa e lei vi si
aggrapp: un sentimento che immagin essere speranza
per il futuro. Dopo tutto, era stato molto gentile con
lei. Un gentiluomo. Si era messo l'acqua di colonia per
lei. E non poteva certo andare a casa adesso. Non dopo
quello che avevano condiviso. Una sconfinata tenerezza
si rivers su di lei mentre pensava alle sue parole d'amore,
all'acqua di colonia, fino a cancellare le sue trasgressioni,
e lo perdon, e divenne carne, non pi pietra,
ancora una volta.
Si era appisolato di nuovo. La semplice normalit
del suo lieve russare la commosse. Delicatamente, per
non svegliarlo, lo baci. Non si mosse. Le era molto caro
adesso, molto prezioso. Com' dolce mormor.
Si ripieg sotto il braccio di lui e copr entrambi con
il lenzuolo e la coperta, poi appoggi la testa sul suo
petto: le sembrava il posto giusto.
...
.
... 
Capitolo 27.
...
.
...
Si svegli, ma non apr gli occhi. Una donna gli stava
dormendo addosso, avviluppata a lui, il respiro regolare
e caldo sul petto. Non si mosse. Non alter il suo respiro.
Teneva le palpebre serrate, consumato da un solo
pensiero: se solo potessi aprire gli occhi e scoprire che 
mia moglie, la donna che si stringe a me in maniera tanto
intima. Aveva poche speranze in un suo perdono.
Non aveva altra scelta che pregare che gli fosse restituita
da un evento soprannaturale, per esempio apparendo
al suo fianco nel letto. Se le fosse stato fedele, forse
sarebbe davvero finita cos: nel suo letto, con la testa di
sua moglie sul petto. Apr gli occhi. La donna non era
sua moglie, ovviamente.
Incapace di frenarsi, sconcertato dalla sua stessa debolezza,
sollev le coperte come la sera precedente, per
guardarla mentre dormiva. Quello che vide fu un'allarmante
quantit di sangue, cosa che lo costrinse a tirarsi
su, senza pi preoccuparsi della testa di lei sul petto, e a
toccarsi ovunque. La testa della donna ricadde sul letto
vicino a lui. Scopr che la pelle non era ferita, se non nei
polsi, che erano spellati e suppuravano una sostanza vischiosa
tinta di rosa. Si tocc il collo e sent che i tagli si
erano gi rimarginati. Allora era lei che si era tagliata?
La esamin pi accuratamente mentre gli stava ancora
distesa accanto. C'erano solo dei segni minuscoli su di
lei, dei graffi sulla gola e sulle braccia. Se ne stup. Gli
venne in mente che potesse trattarsi del flusso mestruale.
Adesso che l'aveva identificato, l'odore divenne familiare
e rassicurante, e uno strano senso di vittoria sopraffece
il suo disgusto. Ma non volle toccarla.
Fu allora che le dita di lei si aprirono e si chiusero nel
sonno. Un breve spasmo, poi pi nulla. Guard la mano,
incapace di trattenersi, sentendosi invaso da lei ancora
una volta. Quel breve movimento spasmodico delle
dita insanguinate gli si impresse nella mente, e seppe
che non avrebbe mai pi ricordato con assoluta chiarezza
l'unico particolare della morte del suo amico che
invece ricordava con certezza, ossia il modo in cui le
sue dita si erano aperte e poi richiuse per terra. Avrebbe
pensato alle dita della donna, invece. E cos adesso il
suo amico era completamente dimenticato. Un profondo
senso di perdita lo sopraffece, seguito da quello che
avrebbe descritto solo come sollievo, e poi dall'oscura
certezza che il suo scopo nel venire a incontrare quella
donna era stato, in quel preciso momento, raggiunto.
Si alz con qualche difficolt e and in bagno, dove
si svuot la vescica e lav via il sangue. Si guard nello
specchio, si tocc la gola e si chiese come una ferita cos
insignificante avesse potuto fargli temere per la sua vita.
I segni sulla schiena, che al momento sembravano cos
profondi, si erano ridotti a qualche crosticina che prudeva
ma non gli faceva male. Si preoccupava soltanto
che potessero staccarsi durante il lungo viaggio verso
casa, sporcandogli di sangue la camicia. Avrebbe dovuto
fare attenzione.
I polsi erano un'altra cosa. Su entrambi aveva profonde
escoriazioni: minuscole, dolorose trincee scavate
nella pelle alla base dei pollici, sull'osso. Si lav con
furia, pregando che i segni se ne andassero cos, arrotol
l'asciugamano e lo bagn d'acqua pulita, pi e pi volte,
fece scorrere l'acqua calda sulle ferite finch non le
sent purificate. Strapp delle strisce da un asciugamano
e se le leg ai polsi aiutandosi con i denti. Temeva
che le ferite non si sarebbero rimarginate prima del suo
arrivo a casa, che insaguinassero la camicia. Avrebbe
dovuto dare una spiegazione a sua moglie, subito, e lei
gli avrebbe detto: Santo Dio, Changiz, cosa ti sei fatto?
Il pensiero di sua moglie che gli correva incontro piena
di apprensione, piena d'amore, lo colm di un senso di
riconoscenza che lo stup. Pens a lei che lo chiamava a
voce alta, pens a lei che lo chiamava a quel modo, con
una voce piena d'amore. Ma cosa avrebbe potuto risponderle?
Torn in camera senza far rumore. Lei dormiva ancora.
Si sarebbe preoccupato se non fosse stato per il
respiro regolare, l'espressione pacifica. Si concentr
sulla valigia, apr lentamente la lampo, non volendo
che il rumore la svegliasse, non volendo altro che andarsene
via da lei prima del suo risveglio. Indoss in
fretta l'unico paio di pantaloni puliti, l'unica camicia
pulita, e infil le altre cose dentro la valigia. Le maniche
coprivano le bende improvvisate intorno ai polsi.
Bene. Chiuse di nuovo la lampo della valigia. Intanto
pens di scriverle un biglietto. Non aveva alcun desiderio
di svegliarla. Ma un biglietto... Gli pareva giusto
scrivere qualcosa, dopo quello che avevano passato insieme.
Ma cos'era rimasto da dire? Non c'era altro.
Adesso doveva uscire da l e non vederla mai pi. Senza
aspettare un momento di pi. Poi ricord che avrebbe
avuto bisogno di soldi per fare benzina, e si mise a
cercare la borsetta di lei, sempre pi in ansia la cerc
per terra e sul letto, finch non la trov sulla sedia dello
scrittoio, in un angolo della stanza. Estrasse il portafogli
e prese tre banconote da venti dollari. Glieli avrebbe
restituiti, prima o poi. Ma forse non sarebbero bastati.
Il giorno prima, in fondo, aveva pagato cento dollari
per cinque galloni di benzina. Svuot il portafogli.
Prese tutto tranne le carte di credito. Lei avrebbe potuto
telefonare ai suoi amici per chiedere aiuto se avesse
avuto bisogno, mentre lui non era nella situazione di
poterlo fare. All'ultimo momento l'aspetto del portafogli
vuoto lo colp, e rimise a posto un biglietto da venti,
infilandosi il resto nella tasca dei pantaloni senza contarlo.
Ecco. Era pronto. Sarebbe andato a casa. Avrebbe
ritrovato la strada. Gli cadde lo sguardo su di lei e
con sgomento vide che aveva gli occhi aperti; lo stava
guardando.
Guarda, ho preso dei soldi disse. Sent che gli si
scaldava il viso. Te li restituir, naturalmente.
Lei non disse nulla. Un fardello terribile cadde sulle
spalle di lui, immobilizzandolo l dov'era. Adesso che
era sveglia, adesso che l'aveva visto prendere il denaro
dal portafogli, trovava imbarazzante uscire dalla porta.
Voleva evitare di toccarla di nuovo, comunque. Lei si
sarebbe aspettata che la toccasse di nuovo. In fin dei
conti lo aveva pagato per toccarla ancora.
Sei arrabbiato con me fece.
Certo che lo sono.
Vieni a sederti qua. Sul letto.
Non si mosse.
Per favore.
Lo guard. Era avvolta nelle coperte, le ginocchia tirate
fino al mento.
Mi fai schifo fece lui.
Non mi perdonerai mai, lo so disse lei. Ti faccio
schifo. Puoi andartene subito, se vuoi. Capisco.
Allora lui sedette sul bordo del letto, ai piedi della
donna.
La notte scorsa sembra un sogno disse lei. Un
sogno che lascia al risveglio solo una gran tenerezza. 
quello che provo per te, sai. Una gran tenerezza. Chiss
se riesci a capirlo.
La guard, incredulo.
No le disse. No, non riesco davvero a immaginarlo.
 perch hai gi dimenticato la tua parte disse.
Siamo fatti cos. Ordiniamo al passato di adattarsi all'immagine
che abbiamo di noi stessi. Funziona finch
tutti intorno a noi collaborano.
Adesso devo andarmene fece lui. Ho molta
strada da fare.
 terribile, come dimentichiamo continu lei.
Ho sempre pensato a quanto sia brutto che i nostri ricordi
muoiano con noi. Adesso capisco che i ricordi
muoiono molto prima. Perfino i nostri ricordi pi cari,
e i pi orrendi. Sto sparendo a poco a poco, e la cosa mi
terrorizza.
Lo credo fece lui.
Voleva andare verso le tende e tirarle, per vedere ancora
una volta quelle sdraio disgraziate nel cortile e verificare
coi suoi occhi che la luce che filtrava dai bordi
provenisse davvero dal sole. Pensare di averle permesso
libert del genere.
Sei eccessiva disse. Non ti fa bene.
Sentirono un rumore, di acqua che scorreva nelle tubature,
rassicurante a suo modo. C'erano persone intorno.
Che si comportavano normalmente. Tiravano losciacquone.
Not che con la mano si tamburellava ritmicamente
il ginocchio, mentre se ne stava seduto.
Un'abitudine che lo confortava.
Dimmi cosa ti  accaduto a Teheran domand lei.
Quello? Perch mai vuoi saperlo?
Per favore.
Ero in mezzo alla folla cominci.
Diglielo, allora, ma in maniera sobria. Senza emozione.
In modo da punirla del suo dolore mostruoso ed
egoista.
Tutti quelli che conoscevo erano l fece. Eravamo
studenti. Portavamo dei cartelli. Morte allo sci.
Morte all'America. Roba del genere. Il mio amico si 
preso un colpo di pistola in gola.
Sent la propria voce cambiare mentre parlava: da un
calmo distacco a qualcosa di diverso, una strozzatura, e
odi lei che l'aveva notato.
Gli volevi bene gli disse. La sua voce era stranamente
calma e fredda. Gli vuoi ancora bene. C'era del
sangue. Tu hai urlato e ti sei gettato su di lui gridando il
suo nome.
Non  stato cos.
Certo che no fece lei. Niente  pi com' stato.
Nessuno ha contato i corpi fece lui. Non ci sono
stati giornalisti, n monumenti n elogi funebri. Non
siamo come voi americani, coi vostri piagnistei e i vostri
video.
Sei fortunato gli disse.
S, sono fortunato.
Sorpreso di se stesso, si guard le mani che andavano
a coprire quelle di lei. Diede loro una stretta amichevole,
ma distaccata.
Non ti dimenticher mai le disse.
L'hai gi fatto.
Lei scost le mani.
Mortificato, offeso da quella mancanza di collaborazione,
si alz. Lei allung le braccia verso di lui, lo tir
gi e lo baci sulla bocca. La sent tastargli la lampo dei
pantaloni, rapida, cos rapida, cos indecente! Lasciala
fare, pens. Non aveva niente da perdere. Poi, schifato
dalla propria mancanza di disciplina, la spinse indietro
sul letto e si allontan. La sua unica camicia pulita.
No disse.
Si allontan in modo che lei non potesse pi toccarlo
e prese le sue cose.
Pensi ancora che sia bella?
La guard: era fragile, non costituiva pi una minaccia,
non gli palpava pi le parti intime. Poteva farlo,
per lei.
S disse.
Una pausa, poi un attimo di disorientamento, in cui
gli parve di poter cadere da una parte o dall'altra, di
poterla stringere o prendere a schiaffi. Lei sembrava
pronta a farsi picchiare. Desiderosa. Ma no. Distolse lo
sguardo da lei per l'ultima volta, e usc.
Appena fuori cominci a camminare di buon passo
lungo il corridoio, poi la sua divenne quasi una corsa,
una fuga con la valigia che gli sbatteva contro gli stinchi.
Il tragitto fino all'uscita gli parve pi lungo di
quanto ricordava. I numeri sulla porta delle stanze aumentavano
e decrescevano e poi aumentavano ancora.
Immagin che lei gli corresse dietro, seguendo il suo
odore. Si era alzata dal letto e adesso gli stava correndo
dietro, urlando: Torna qui, torna qui! Vide il profilo
della sua figura nell'oscurit alla fine di uno dei corridoi
e si immobilizz per la paura, prima di ricominciare
a correre. La sagoma non lo chiam. Forse era qualcun
altro, uno spettro. O nessuno. Un estintore. Con sua
grande sorpresa si ritrov all'uscita.
L'impiegato era di nuovo al banco della reception e
ruotava sul suo sgabello, la stessa persona che gli aveva
suggerito il ristorante la sera precedente. Prov un attimo
di incertezza, prima di riempirsi di rabbia e indignazione.
Stia a sentire disse, sorpreso dal tono imperativo
della propria voce. Che cosa voleva dimostrare, mandandomi
in quel suo ristorante?
L'uomo sullo sgabello pareva stupefatto.
 il migliore della citt disse.
Il migliore della citt! Ho dovuto scappare perch
non mi picchiassero.
La faccia dell'uomo si assest in un'espressione di
turbamento cos profondo che pareva artificiale, da
ipocrita. Era sicuro che quell'uomo lo avesse raggirato,
che fosse in qualche modo responsabile dell'accaduto.
S, ho dovuto scappare via e ho dimenticato il portafogli.
Non c' bisogno che faccia tanto lo sdegnato
gli disse.
Ma  terribile disse l'uomo. Oh, no. No, no.
Chiamo la polizia.
Lasci perdere, va bene cos fece lui, me ne occuper io.
Se ne occuper lei?
S. Me ne occuper io.
Bene, allora fece l'impiegato.
Sembr perso per un attimo, in cerca di qualcosa da
dire; poi i tratti del viso si rilassarono. Si  trovato bene
qui da noi? gli domand.
Adesso aveva l'aria ossequiosa, falsamente amichevole,
di chi  nel settore dei servizi. Forse avrebbe potuto
chiedergli aiuto. Delle bende vere, per esempio. Ma
era restio a rivelare i suoi bisogni a quell'uomo, o a
chiunque altro. E comunque sarebbe stato impossibile
spiegare. Ammesso che ci fosse qualcosa da spiegare.
Bene disse. Molto bene. Grazie.
Esit, poi prosegu.
C' una donna nella stanza fece. Uscir pi tardi.
Non la disturbate finch non sar pronta a uscire.
D'accordo?
Estrasse dalla tasca una delle banconote da venti
dollari della donna e la pos sul banco.
S, signore fece l'uomo. Nessun problema. La
stanza va liberata entro mezzogiorno.
Guard l'uomo sullo sgabello. Aveva fatto abbastanza
per lei? Certo che aveva fatto abbastanza per lei. Pi
di quanto ci si potesse aspettare. La coscienza di aver
agito correttamente lo inond confortandolo. Estrasse
dalla tasca le chiavi dell'auto e le soppes, con gratitudine,
mentre usciva e si dirigeva alla vettura, la valigia
che oscillava liberamente nell'altra mano. Il sole splendeva
ancora luminoso nel cielo, lo stesso di sempre.
Apr il bagagliaio e ci butt dentro la valigia. Entr in
macchina e sedette per un attimo ad assaporare la sua
solitudine.
Avvi il motore e lo lasci girare al minimo, mentre
cercava la radio sotto il sedile. La musica lo rassicur.
Sarebbe andato tutto bene. Mentre partiva gli sembr
che la sua pelle si riformasse, strato dopo strato, e che
presto sarebbe tornato a essere se stesso. Aveva bisogno
di crederlo. Dopo un po' si rese conto che stava pensando
alla sua infanzia, a quando non si era ancora cos
disperatamente occidentalizzato e non si era immerso a
tal punto in questa cultura da non riuscire pi a ritrovarsi.
Sua madre cucinava su un fornelletto appoggiato
per terra in cucina. Preferiva stare a piedi scalzi. Ogni
sera suo padre ascoltava suo figlio recitare il Corano.
Le sue sorelle gli facevano il bagno quand'era piccolo.
Dal tetto a terrazza della loro casa, da bambino, sentiva
il rumore degli autobus e del traffico e dei ragazzi nel
cortile di una scuola a pochi isolati di distanza. Si aggrapp
a queste piccole trame di ricordi come se fossero
la sua ultima, disperata possibilit di ritrovare se
stesso. La schiena avvampava di un prurito talmente intenso
che avrebbe voluto fermare la macchina e grattarsi
fino a farlo sparire. Ogni volta che pensava a lei
un'ondata di disgusto gli saliva dentro, finch pens
che vi sarebbe annegato. Ma non anneg. Non si
ferm. E mentre i chilometri passavano e lui si lasciava
alle spalle la donna e il suo ricordo, cominci a sentirsi
di nuovo a suo agio. Dopo tutto, erano stati i confusi
desideri di lei a costituire il problema. Non i suoi. Come
avrebbe potuto saperlo? Aveva cercato di essere
gentile con lei. Torn al ristorante per chiedere del suo
portafogli ma lo trov chiuso. Avrebbe chiamato pi
tardi, lungo la strada. Glielo avrebbero restituito. Sarebbe
andato tutto bene. Altri centocinquanta chilometri
e aveva smesso di preoccuparsi per il passato, e
immaginava invece il futuro verso cui si stava dirigendo:
sua moglie, la sua casa, l'uomo che era stato. Cosa
avrebbe mai potuto dirle? Quando la strada pieg verso
est aveva gi pensato a una bugia plausibile. Quando
arriv a casa ci credeva quasi.
...
.
... 
Capitolo 28.
...
.
...
Dopo la sua partenza si sent meno triste di quanto aveva
pensato. Eppure voleva sentirsi triste. Voleva provare
di nuovo il dolore della separazione. Si coric sul letto
e si sforz di ritrovarlo, ma scopr invece che i suoi
pensieri continuavano a interrompersi, finch il desiderio
di soffrire fu completamente sopraffatto da un allegro
senso di sollievo. Poteva essere, pens, che la sua
capacit di soffrire si fosse talmente impoverita da non
avere pi speranza di rinnovarsi. Come il piccione viaggiatore,
pens. Le cose vanno fino a un certo punto, oltre
il quale l'intero sistema crolla e sparisce. Da qualche
parte aveva letto qualcosa del genere.
Pian piano si accorse che voleva ripulirsi. Nella doccia
si interrog indolente sulle cose che scorrevano. Acqua.
Tempo. Sangue. Ciclo. Una parola buffa. Le uscivano
dei piccoli grumi di sangue che le si appiccicavano
alle gambe. Si strofin finch la pelle cambi completamente
aspetto. Poi usc dalla doccia, di nuovo in
una stanza vuota. Non volendo perdere ancora la preziosa
sensazione di civilt e pulizia, apr la lampo di una
valigia e frug nelle tasche finch non trov gli assorbenti.
Not anche che c'erano molti vestiti nelle valigie,
di tipi e stili diversi. Davvero, avrebbe potuto essere
chiunque quel giorno. Troia. Bibliotecaria. Incapace di
decidere, si sedette nuda allo scrittoio. Aveva voglia di
una sigaretta, per quanto non avesse mai fumato. Apr
il cassetto, estrasse la lettera che aveva scritto la sera del
suo arrivo, trov una penna e ne cominci un'altra.
Caro scrisse.
Le mie intenzioni sono divenute un mistero per
me. Il troppo rimuginare sulle cose mi porta in acque
infide. Sono diventata un'enorme tartaruga marina, che
scende nelle oscurit pi buie e profonde, ma sulla terra
 a malapena in grado di annaspare per andare avanti,
centimetro dopo centimetro. Non riuscir mai a dimenticarti.
Non riuscir mai a dimenticare che sono la
tua vedova. Mi trovo ad annegare nel momento del nostro
ultimo dolore insieme. Sempre pi spesso. Tu mi
diresti di andare avanti. Io ci provo. Eppure mi ritrovo
sempre indietro, al primo, terrificante momento in cui
ho saputo che non saresti tornato da me. La mia vita 
diventata una serie di infiniti, luccicanti ritorni a quel
momento. Tutti gli altri vanno avanti, si allontanano da
me, decisione dopo decisione, gesto dopo gesto, finch
non rimango da sola con te. Caro. Volevo dirti una cosa.
Ho incontrato un uomo ieri. Abbiamo fatto l'amore.
Adesso se n' andato per la sua strada. Il tempo che
abbiamo passato insieme qui si sta gi oscurando nella
sua mente, e io mi ritrovo ancora qui da sola con te, al
punto di partenza, mentre lui corre a casa coi miei soldi
in tasca, corre a casa pi in fretta che pu, a casa da sua
moglie, perch possa ricordargli chi , ricordarglielo
pi volte, prima che possa rimanere indietro.
Pos la penna, poi la impugn di nuovo.
Ecco qua scrisse.
Pos la penna.
Si avvicin al letto, lo disfece e raccolse le lenzuola in
un gran mucchio per terra, in modo che le macchie fossero
meno in evidenza. Devo lasciare una mancia, pens.
Brutto mestiere, pulire le stanze degli alberghi. Raccolse
gli asciugamani e li aggiunse alla pila sul pavimento.
Mentre lo faceva trov il reggiseno. Ah, eccoti di
nuovo qui, pens, e lo indoss. And verso l'armadio e
trov il suo completo blu, uno dei suoi preferiti. La
gonna era macchiata. La tampon con un fazzoletto di
carta inumidito finch non ne fu soddisfatta. Anche la
camicetta era macchiata, una macchia gialla proprio
sotto il colletto, quindi abbotton la giacca del vestito
per renderla meno evidente. Le calze erano smagliate, e
non c'era speranza per quegli squarci vicino al cavallo.
Si vest con tutta la cura possibile per le circostanze.
Decise di non mettersi le calze. Si era appena depilata
le gambe. Non sarebbe stato troppo indecoroso. Si pass
le dita fra i capelli. Sarebbe andato tutto bene. Prese
l'ultima banconota da venti dollari dal portafogli e la
lasci sul tavolo, sotto la chiave. Infil i fogli scritti nella
borsa e la chiuse. Guard per un attimo le valigie.
Poi si avvi alla porta, la apr e lasci la stanza.
Pochi minuti dopo si trov in cima alla scala di ferro
che si aggrappava alla scogliera. Era l che si erano incontrati.
Per quale motivo era venuta? Che cosa si era
aspettata da lui? Determinazione. Chiarimenti. Comprensione.
Fu incapace di trovare la parola giusta in testa.
Sapeva che non l'avrebbe mai trovata. Cos smise di
cercarsi dentro, e guard le onde, e pens a tutte le
possibilit che le si aprivano per il futuro. Poteva buttarsi
gi e farla finita. Oppure avrebbe potuto seguirlo
fino a casa. Trovare il modo per stare con lui. Ne avevano
passate tante insieme. Essere la sua puttana e lasciare
che la schiaffeggiasse ogni volta che voleva, per farsi
perdonare quanto gli aveva fatto. Avrebbe potuto convincerlo.
Aveva i suoi punti deboli. In alternativa sarebbe
potuta rimanere. Stare l in citt. Come sarebbe stato?
Come sarebbe stato? Si aggrapp alla ringhiera, poi
si lasci andare e rimase in piedi senza alcun sostegno.
Sent che il vento la ghermiva. Per rabbonirlo estrasse
dalla borsa le due lettere che aveva scritto e le fece metodicamente
a pezzettini; poi, con un gesto improvviso,
li gett di lato, dove furono immediatamente catturati
dal vento, che se li port via.
Sentendosi pi leggera nello spirito guard gi verso
la spiaggia, verso la citt, in cerca di risposte. Ben presto,
a distanza, vide una donna con una sciarpa rosso
sangue che correva faticosamente nella sabbia, nella
sua direzione. Ma quella sono io, pens. Sono io, sto
correndo nella sabbia. Correr su per questa scala, fin
qui, come ho corso nella sabbia ieri mattina. Questa
volta mi aspetter. Questa volta sar calma. La aspetter
calma, qui in cima alle scale, e quando mi raggiunger la prender fra le braccia.
...
.
...
FINE.