Velia Titta.
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LIDOLATRA.
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1920. Fratelli Treves Editori, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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        Testo fornito dal Progetto Manuzio.
           Associazione Culturale "Liber Liber".
              http://www.liberliber.it/
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Presentazione.
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Il romanzo  ambientato a Firenze tra gente borghese. Dani torna nella casa dove trascorse i suoi anni giovanili, dieci anni dopo averla lasciata per intraprendere una brillante carriera di medico. Landino invece c rimasto, sempre nella stessa bottega da restauratore; con lui vive il socio Corradino, che nel frattempo ha sposato Raffaella, detta Lela. Dalla partenza di Dani non sembra cambiato nulla, in fondo, ma dieci anni fa, prima di partire, tra loro vi fu un grande amore. Un amore fortissimo eppure fatto di silenzi, con lei che lo considera il suo idolo (e ammette di essere idolatra nei suoi confronti), e che Dani ha seppellito nel suo cuore con la lontananza, senza neppure scriverle un rigo. Testimone muto di quellamore fu Don Geri, ormai vecchio e distaccato dalla casa, che dopo le nozze di Lela non si  pi fatto vivo.
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L'AUTRICE.
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Velia Titta (Roma, 12 gennaio 1890 Roma, 5 giugno 1938)  stata una poetessa e romanziera italiana.
Moglie di Giacomo Matteotti, proveniva da una famiglia di artisti, il fratello fu il celebre baritono Titta Ruffo. Non stupisce quindi che  Velia Titta, gi moglie e madre, dedicasse il suo tempo libero alla letteratura, pubblicando nel 1920 questo romanzo, con uno pseudonimo maschile, Andrea Rota.
Il padre, uomo irrequieto e di idee anarchiche, si stacc dalla famiglia, per convivere con un'altra donna. La madre, religiosa e dedita ai doveri domestici, mor, quando Velia era appena quattordicenne. Le fece veci di padre il fratello maggiore Ruffo.
Studi in scuole e collegi religiosi, conseguendo la licenza alla Scuola Normale femminile di Pisa.
Conobbe Giacomo Matteotti nel 1912 durante una vacanza a Boscolungo (Abetone). L'8 gennaio 1916 la coppia si un in matrimonio in Campidoglio, senza pompa e col solo rito civile. In questo Velia accondiscese al desiderio di Giacomo, malgrado la sua formazione religiosa. L'unione si rivel felicissima, e dal matrimonio nacquero tre figli, Giancarlo, Gianmatteo Isabella.
Il 10 giugno 1924 Giacomo Matteotti venne sequestrato e ucciso da una banda fascista, il corpo fu ritrovato soltanto due medi dopo. Nonostante il parere contrario dei dirigenti socialisti, Velia volle rispettare la volont di Giacomo di riposare a Fratta Polesine, suo paese di origine, vicino ai suoi fratelli. Pretese che nessun fascista presenziasse alla partenza del feretro dalla stazione e che nessuna autorit accompagnasse la salma fino al luogo della sepoltura, nel cimitero di Fratta Polesine, chiese che nessuna rappresentanza della milizia fascista fosse di scorta al treno, nessun milite fascista di qualunque grado o carica, comparisse, che nessuna camicia nera si mostrasse davanti al feretro. 
Fino allo svolgimento del processo dinanzi allAlta Corte di Giustizia, Velia Titta si costitu parte civile a nome dei tre figlioletti rimasti orfani, ma in seguito revoc la costituzione di parte civile a Giuseppe Emanuele Modigliani.
Pass gli anni della vedovanza tra Fratta Polesine, con i figli e la suocera Isabella Garzarolo, e Roma. Si spense a Roma il 5 giugno 1938, a soli 48 anni, per i postumi di un'operazione chirurgica. Fu sepolta a Fratta Polesine.
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LIDOLATRA.
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CAPITOLO 1.
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La prima cosa che rivide, appena messo piede ne la stanza che serviva da vestibolo, fu langioletto liutista del Rosso Fiorentino, in quella stessa luce che veniva da i tetti a sollevargli da le corde la testina scapigliata. Fuori, le stesse fragranze di caff e di basilico, lo stesso rumore leggero di stoviglie e di cristalli, che veniva dal giardino de lalbergo ogni sera prima di cena; e l su la terrazza piena di canne e di colombi il tramonto di una di quelle giornate dinverno terse e vibranti che empivano la citt di luci rosse e di fluidi.
Entrando per la porta socchiusa, nessuno si era accorto di lui. Attacc il soprabito al solito braccio spezzato che sporgeva dal muro e si accost ai vetri a guardare linterno de la casa, in quello stesso brivido daria che precedeva le stelle nei passati crepuscoli di tramontana. Tutto era simile ad allora. Presso una finestra, al di l di un tetto, una donna cullava un bambino con le spalle rivolte al davanzale. Si vedeva ne linterno de la stanza la culla sopra due assi, e in fondo un lume acceso tra unurna e una pianta. La cantilena interrotta da lo scampanare di una chiesa arrivava a quando a quando fin lass, tremante e fatta suono da la improvvisa devozione di uneco.
Nessuno si era accorto di lui, ma un colpo daria cruda gonfi fino in fondo la tenda nel vano della porta facendola battere con violenza, e Landino gli comparve a le spalle, fra la soglia e la parete, con la corrente nei capelli e la commozione su le labbra.
 proprio vero, sei tu Dani! Lo abbracci stretto e lo spinse verso la finestra. S, sei tu, lascia che ti veda alla luce; oh Santissimo! Me lavevano detto gi i commessi:  passato,  andato di sopra! Ma come crederlo se da anni non ho pi tue notizie? Ah figliuolo!
Anche Landino era quasi lo stesso di allora: forte, piantato, ancora con quel che di giovanile in tutto laspetto, nonostante i capelli imbiancati e le spalle un po curve; ma lo sguardo conservava quella dolcezza profonda che Dani aveva tanto amato da ragazzo.
Siediti un momento, ho bisogno di riavermi. Nessuno sa nulla, nessuno. Lo scosse, lo lasci, and due o tre volte da la finestra a la porta senza poter parlare per lagitazione, poi si piant in mezzo a la stanza con gli occhi in terra e le mani in tasca. Ebbene, ora ti dir a poco a poco. Sappi che non c quasi pi nessuno di tutta la gente nostra di magazzino. Purtroppo  cos. Ma i pochi rimasti sono quelli che ti amavano assai. Tu forse non sai pi che cosa vuol dire la buona memoria di una persona.
Daniele lo guardava con curiosit, senza saperne il perch, richiamato a la vita sua trascorsa l dentro, da quellodore sottile dolio di lino e di violette sfiorite che circolava tra il pavimento e le pareti.
Quella vita non gli era mai parsa meritevole di memoria; eppure adesso era laggi lontana e agitata, come il piccolo fuoco rimasto a veglia di una festa che non si celebr.
La buona memoria.... ribatt soprappensieri. Gi sono dieci anni ormai. No, aspetta, non ancora. Andai via in settembre e ora siamo in gennaio. Ma non ci pensiamo; ho tante cose da dirti.
And verso il divano, ne langolo del muro.
 stata una brutta vita, lo sai? Ma adesso  bella. Dirigo un ospedale di ottocento letti. Si fatica molto, ma si lavora insieme con gente dingegno. Gli uomini sono pi buoni di quanto si creda.
Gli occhi gli scintillarono. Si rannicchi ne langolo del divano, assalito da quello stesso brivido di quando faceva giorno a tavolino, senza un tizzo o un po di brace che gli riscaldassero la stanza. Ma si distrasse subito. Rumori di sega e di cannelle aperte andavano e venivano dal corridoio a lultima stanza in fondo a la terrazza, che una volta serviva a custodire le cornici dorate di fresco.
Ecco li stessi rumori disse voltando il capo alla porta. Appena sono entrato e ho veduto laggi in fondo le canne, le gabbie, il muraglione con li scalini sotto pieni di vasi, e ho sentito il rimescolo delle stoviglie venire di qui come ogni sera prima di cena, mi  parso di rincasare da la camminata che facevo quasi ogni giorno.
Landino lo guardava senza batter ciglio, ricercandogli nel viso tracce scomparse. Egli si era fatto un uomo, semplice e amante del suo mestiere.
Cos pensavo che aveste dormito per dieci anni. Invece ho veduto che hai affittato anche laltro vano de lantico caff....
Era vuoto da un anno e a me occorreva una vetrina su la strada.
....e fatta uninsegna di bronzo che prima non cera. Bellissima; dal ponte si vede risplendere nellacqua. La tua solita larghezza.
Poca cosa. Gli affari sono andati male per qualche anno e volevo smettere. Dicevano che facevo il mercante, senza un lume la sera, n un panno in vetrina che desse risalto a li oggetti. Come non fossi un mercante! La necessit del lucro danneggia il sentimento de larte.  stato Corradino a consigliarmi, te lo ricordi?
S, Villanova; passando mi  parso di vederlo dietro la vetrina.
Ebbene,  un ragazzo dingegno. Sembrava che non dovesse riuscire a nulla, e invece  stato per tre anni il pi bravo allievo di Giustino Antenna in Borgo largo. Ora copia lantico a perfezione, fa il restauro e il distacco,  pratico e diligente. Suo padre gli lasci un fondo di strumenti che avevano a Lucca sul Fillungo, perch andasse avanti alla meglio a studiare larchitetto finch potesse fare qualche cosa da s. Io avevo preso allora il nuovo locale e gli proposi di venire. Egli accett; e adesso dirige quasi tutto lui. Hanno ancora dei pezzi di valore, vedrai. Hanno fatto una stanza per lintaglio e ci lavorano dentro in quattro. Poi, sembra che si siano intesi con la Raffaella, e si sono sposati. Ecco come stanno le cose.
Landino tacque, e fiss la tenda riflessa nel pavimento.
Tu parli di Lela disse Dani con sorpresa dopo un attimo di silenzio.
Gi  vero, da tanto tempo non si ha pi labitudine di chiamarla cos; eravate ragazzi allora. Ma questa volta non rimango solo come quando andaste via di casa tutti. No, adesso basta.
Una grande amarezza pass nella sua voce e parve turbato.
Non voglio morire come un cane! Ci deve essere qualcuno al mio letto, e questo qualcuno saranno loro. Non c neanche un bimbo, piccolo cos. Pazienza. Tacque di nuovo, e riprese un po agitato Dani, questo matrimonio lho voluto anchio, non lo nego, e sei tu il primo a cui parlo col cuore. Ho tante cose da dirti. Daltronde non avrei potuto mandarla fuori di casa.
Si guardarono. Daniele volle dire qualche cosa e non la disse. Locchio gli cadde su lo strappo de larazzo che copriva la parete dirimpetto a la porta. I fili del tessuto lacerato aprivano sul muro una bocca ardente.
Vedi, tu conosci la mia vita e sai che di bene ce n stato poco. Ora vorrebbero avvelenarmi anche questi anni! Non credere, Dani, a quello che ti diranno. Ho bisogno di sentire tra noi della stima e dellaffetto. Il rumore dellacqua e della sega dissipava limbarazzo. 
Andrea, il Pavoncino, Romanello, tutti quanti mi sono stati contro, i pi cari e i pi vecchi di casa.
Quelle parole mettevano lamaro nellanima di Dani; gli cacciavano dal cuore immagini rimaste l in fondo con una tenerezza cos ardente, che a stento riusciva a non fargli dire dei nomi.
S, s, proprio cos, e Andrea se n andato in Germania, a capo di uno stabilimento di maioliche. Aspetta, chiudo la finestra,  freddo.
Dani balz in piedi. Laria gli era penetrata nel petto come un sorso.
Anche langelo da la parete lo guardava profondamente attraverso le corde, poich sapeva quanto si fossero amati con la Raffaella che allora era Lela soltanto, ma gi fremente ed estatica ne la divisa di lana grigia del convento, che le dava una diffusa leggerezza ai capelli e alla persona.
Dani avrebbe voluto accostarsi a quellorecchio appoggiato su le corde e gridargli: Bugiardi, tu e lei!
Langelo sapeva i momenti rapidi in cui si trovavano tutte e due accanto al muro, nel bisogno di attutire il battito del cuore, lemozione di un contatto. Erano sere tanto lontane, rosse e fredde come quella, senza una voce n una falda di cenere per laria. Egli sapeva che Lela era stata il rifugio suo, il primo desiderio che gli avesse tenuto i pensieri in delirio. Spiava dalle corde il viso bianco di lei appoggiato a lo strappo de larazzo, e le ciglia si chiudevano con un tremito a quella vista e a quei discorsi. Allora era Dani che portava fra tutti il fardello pi pesante. Suo padre dissipava; sua madre, portata a una vita che i loro mezzi non consentivano, li abbandonava entrambi nel momento che pi avrebbero avuto bisogno di lei. Ci feriva a fondo lanimo del ragazzo e glielo empiva di unamarezza atroce.
Il Pavoncino  morto dopo poco che ci siamo divisi. Romanello ha inventato un telaio, ed  andato in Francia a fare tappeti.
Landino parlava cos calmo adesso, che li avvenimenti parevano senza cammino e senza dolore; ma Dani rivedeva Lela a pochi passi, seduta su lo scalino della terrazza, coi gomiti su le ginocchia e il capo rovesciato indietro. Un sorriso le scopriva i denti purissimi, ed egli si serrava le tempie tra le mani per non guardarla con desiderio. Allora saliva sui gradini e si metteva a chiamare i colombi fra le canne e le rose che si arrampicavano sul muraglione. La sua voce gli metteva un brivido nella vita, lo scuoteva tutto da capo a fondo, come sotto un colpo di vento che lo investisse di foglie umide.
Le prime follie che divorano. Dani se nera andato di casa col desiderio di dirle che gli volesse bene, perch era solo in mezzo a tanti guai. Tutto romanticismo. Ne le prime sere di lontananza non era mancata luggia terribile che intossica il sangue. Non una riga di scritto, non un cenno. Lela non amava la corrispondenza, ed egli si sentiva a disagio a scrivere il suo nome senza vederla. Un nonnulla lo faceva scattare e inveire senza misura. La vedeva dappertutto con quel vestito cenere e quel sorriso.
Mi aspetter diceva in cuor suo. Ma che cosa ritroverei? Crescere l dentro, ne la vita solitaria della provincia, che sopisce anche i sensi e toglie loro ogni scintilla. Andr a marito con qualcuno dei commessi, e io la rivedr invecchiata, dimessa, con le vesti e i capelli impregnati di quellodore di miscugli e di vernici, con le mani sciupate da i lavaggi de le tele sudicie, inerte e monotona, senza un lampo n un sorriso. No, no, bisogna andare, fare molte cose; e sia quel che Dio vuole.
Che brutte sere le prime!
Di Don Geri, non mi hai detto nulla chiese dimprovviso Daniele, per cacciare ogni cosa.
Nulla, s;  un po pi vecchio per una malattia di stomaco. Ma va avanti ancora. Si  messo a insegnare diritto canonico ai seminaristi di Santa Caterina.
Vi vedete sempre?
Ti ho detto che i pi cari e i pi vecchi di casa.... No, raramente; anzi saranno dei mesi che non so pi nulla di lui. Prima veniva sempre, per ogni novit che arrivasse di fuori. Si metteva a parlare con Lela e stavano l delle ore intere. Forse lo rivedremo a primavera, quando il tempo  buono e lavano dalla polvere i marciapiedi di Borgo largo.
Don Geri si era accorto di tutto. Gi non gli sfuggiva nulla di ci che accadeva in casa; ma era uno spettatore muto, come langelo. Non fiatava, non alzava neppure gli occhi, fingendosi intento o distratto su qualche giornale. Laria vibrava ne la sala un po troppo grande; davanti a quella tavola ogivale dove si riunivano la sera 
con Landino, dopo chiusa la bottega. I momenti di silenzio erano tutti un sorriso finito in una gioia convulsa, come ne lo sbatter di unala che penasse a fuggire. Inverni doro! Sembrava di sentirsi ardere fra la tovaglia e le campane di vetro del lampadario, che laria e le candele accese empivano diridi alate! Non si pensava pi a nulla, assaliti da un torpore beato, da un desiderio di ozio in cui fermare le proprie sensibilit e goderne. Era lamore stretto dun velo ardente che il respiro faceva divampare. E Don Geri sorrideva per tutta la serata; metteva in ballo per la centesima volta San Raineri e lArcivescovado; nessuno sentiva le sue parole, ma ognuno taceva come stesse ad ascoltarle. Il lume un po scarso carezzava come un profumo.
Chiuso fino al collo ne la veste nera fiammante di lucentezza, con le lunghe scarpe scricchianti e il cappello inclinato su la fronte, perlaceo e stecchito come lo avessero creato in un momento di rigoroso digiuno, durante una di quelle nevicate che agghiacciano anima e ossa, egli possedeva una chiarezza di sentimento e di vedute che lo aveva isolato sempre da tutti. Abitava solo, in una stanza terrena dietro San Frediano, che la canonica gli aveva ceduto dopo ventunanno di culto esercitato l dentro. Nessuna virt eccezionale lo distingueva. La sua vita semplice e spoglia non era attratta da alcun desiderio; parlava con chiarezza e bont di fatti conosciuti da tutti, ma lo faceva con una voce cos vibrante, e uno sguardo cos pieno di fluido, da far credere che lorgano vocale traesse tessuti da questo, e tutte due fusi in una 
comune virt, formassero unanima a s, scattata in un tono armonico e toccante da un grembo di sensibilit superiore. Egli frequentava la casa Landino presso a poco da quando era entrato in canonica.
Tutte le volte che passava di qui era la stessa domanda: Non sapete nulla? Non ha mandato qualche notizia? continuava Landino. Tu non ne mandavi, ma egli ne chiedeva, per essere preciso.
Non dirne male e prendetelo com. Egli ha fatto qualche cosa anche per noi.
Che cosa? scatt a dire Landino. Non me ne sono mai accorto. In questi ultimi anni ha cambiato indole. Soffre terribilmente la malattia dello scrupolo. Vuole gli uomini santi e le strade battezzate dai loro passi.  la vecchiaia, vedi; prima non era cos. Pensa che ognuno debba sapersi arrendere nel limite del proprio essere. Che farebbero gli uomini allora? Nessuno vede e misura la forza de laltro senza sbagliare prima ne la propria. Ora che vuoi, sono idee troppo antiche, non si pu pi camminare su i passi degli altri e subire volont che si sono rette su principii altrui, senza aggiungervi nulla di proprio.
Ma egli non ha mai preteso di avere di s idea alcuna e tanto meno dimporsi.
Non siamo daccordo.
Dani cap che esisteva un dissidio tra loro due; e tronc il discorso.
In quanto al resto, ti eri smarrito davvero. Qualche volta ho perfino pensato che tu fossi morto.
No, vivevo. Fiss il cielo che coronava i tetti di stelle. Ma che vuoi, la vita cambia, non si resta quasi mai allo stesso punto. Si fa ci che non si vuole; accade ci che non si aspetta. Prima  morto mio padre.
Landino sent che egli era l interamente, con quel suo fondo segreto di asprezza e di ribellione, rimasto in lui pi incolto e pi che mai bisognoso di manifestarsi per lurto di un dolore privo di culto.
Non te ne ho detto nulla, perch in fondo gli hai voluto bene e poteva seccare anche a te. E poi, a che scopo? Si rimedia forse? No. E allora? Per raccogliere una parola di compatimento, che io non avrei voluta e che non sarebbe stata adatta per lui.
Lo so questo, ma non poteva venire da me quella parola disse con calma, senza muoversi da langolo che la tenda chiudeva in uno spazio dombra.
Il movimento di sega era cessato e anche lo sgocciolo delle cannelle. La casa, di l, pareva acquietata da una suggestione di preghiera. Fuori, su la terrazza, fra le prime stelle e il colore di fiamma che arrossava i tetti, rimaneva limpressione dun frullo silenzioso che ventilasse nellaria un favello di bianchezze. Neppure Dani si muoveva, dritto accanto alla finestra, inchiodato sul pavimento col rigido dellaria fin nel cuore. Se qualcuno avesse aperta la porta mentre Landino parlava, egli avrebbe riveduto se stesso ne la sua fede pi semplice che era soltanto desiderio di lotta e di lavoro, passare di l sicuro e convinto di poter fare il suo cammino tracciato. Poche illusioni lo incitavano. Che valeva un uomo che non lavorasse, che non consumasse una parte di s per un bene qualsiasi, che non sfruttasse il pi possibile la sua mente e la sua vita? In questa idea, tutto si animava di unattrazione invincibile. La casa abitata, lo studiolo, il movimento della gente di bottega, le vetrine piene di argenti, i commessi che passavano a nuoto lArno in piena, e tutti i doratori dalla riva che urlavano quella gloria.
Anche ora, cera qualcuno a sedere ne langolo pieno di trofei pastorali, ma era il commesso pi vecchio a cui Landino dava le chiavi. Si sentiva odore di rinchiuso e di cuoio vecchio impolverato; la voce nel parlare si smorzava come un lume tra le stoffe vecchie. Dani era guardato con indifferenza, quasi che il tempo trascorso avesse aggiunto valore a ognuno.
Landino taceva da lo spazio dombra, ma quel silenzio era il legame pi grande rimasto fra loro. Nessuno dei due lo diceva, ma entrambi lo sentivano.
Del resto, hai ragione riprese dopo un po Daniele non ho mai voluto conforto da nessuno; prima perch non credo al conforto, poi perch nessuno sa darne. Con te tacevo per non dirti quello che gi sapevi. Un po troppa logica lo so, ma che vuoi farci? Ho cercato di pagare pi che potevo, perch poteva essere creduto disonesto, mentre non era, no, non era. Dopo, ho aspettato cose migliori. Poche, quelle che potevano essere, perch infine la morte qualche volta accomoda e compensa.
Un chiarore metallico lo rifletteva nel vetro della finestra, cos come Landino non laveva ancora veduto. Il viso travagliato di stanchezza silluminava come quello di un santo.
Mah! Invece non  stato, vedi? Io dovevo essermi fitto in mente qualche fatto ridicolo pieno dimmaginazione. Invece ogni cosa ha proseguito con la stessa monotonia. Non trovare accuse da farmi, per carit! Non rendiamoci troppo piccoli! Volevi che uscito di casa, non ritornassi che per lagnarmi della sorte, delle cose, de gli uomini! Che storie vecchie! disse a voce alta, torcendosi le mani, senza sapere se lo facesse per il freddo che entrava da i vetri, o per una feroce volont di spezzarvi dentro qualcosa. Invece si sta bene cos, non vedi?
Sorrise e torn a guardare i primi lumi accesi nelle case sotto i tetti di fuoco.
Passano gli anni, e ci si rivede con un sentimento di curiosit. Quanto  bella la lontananza per lillusione! Si crede che in tutto quel tempo siano avvenute molte cose importanti; e invece? Non c di buono che la memoria di quelle vecchie.
A le ultime parole Landino gli si accost improvvisamente e lo prese per un braccio come quando se lo portava via di casa sua bambino, col cuore stretto e il freddo ne le ossa, quasi che gli fosse rimasto tra le mani ne la furia di una raffica.
Ora basta, non parlare pi, perch non ti posso sentire. Io non ti ho mai pi visto, ma non credere che si viva come automi. Ho sentito lo stesso ogni cosa com stata. So anchio che non si arriva con lindifferenza. Che devo dire ancora? Che questo costa a tutti il sangue pi fresco, che non si rinnova pi. S, ho da dire che sei finito, finito, finito.
Le braccia gli caddero e la sua faccia espresse un dolore profondo.
Forse che io non lo sapevo? S, e dovevo dirtelo: guarda che sono studi affannosi. Pi potenza dnno e pi sangue tolgono; come tutte le guerre dello spirito che fanno male a la salute e distruggono i suoi elementi preziosi. Io dovevo dirtelo, s. Non lho fatto, e tu non potevi giudicare.  una mescolanza di materiali che la corrente non fonde mai. Nessuno lo dice, ma tutti lo sentite ed  il segreto comune.
Egli si era eccitato e la persona proiettava su la parete unombra gigantesca. Aspettava di sentirsi confessare a una a una le fatiche, gli stenti, le ansie; ma quali? Dani non amava il romanzo ammalato di supposizioni.
Non neghi; infatti che varrebbe? Ormai tutto  stato e continuerai la tua via. Forse  gi passata la furia che debilita.
Non farmi un eroe, Landino! La miseria  brutta, e si lotta a denti stretti per difendersene in tempo rispose troncando il suo discorso. Ma questo non ha nulla a che fare con lenergia che ti spinge e ti martella come un ferro rovente. Sai bene che non si  creduti altro a linfuori di quello che si raggiunge. Chi vuoi che vada a indagare se il tuo valore  pi grande di ci che produce? L ingegno inespresso  un ingombro che affatica e amareggia, pi di ogni lotta. Ma quando questa  vinta, si darebbe il sangue fino a perderci la vita.
I suoi occhi brillavano nel buio come prima. Unonda di musica veniva di fuori da un punto lontano de la citt attraverso la casa, e giungeva fino a loro, come quando suonavano in piazza San Nicola e il vento sperdeva i motivi nelle lontananze dArno. Fuori le canne si piegavano appena sotto una brezza pura, ombrando il muraglione dun tenue vapore di suoni. Era tardi? No; in alto sembrava appena giorno chiaro con qualche oro, e si respiravano stelle. Era un inverno diverso da gli altri luoghi; purificava. Quanti neran passati! Le cassette dei gelsomini accanto al muro si coprivano derbe, e i fusticini spogli, tremolanti nellaria, trasparivano al fuoco della sera come vene vuotate. Non fiorivano pi in una notte come allora, non si desiderava pi di svegliarsi per incontrarcisi accanto e desiderare con quella stessa freschezza di contatti tra calici e fronde, con quellodore di neve fioccata l a stelle avanti giorno, da una stretta di anime innamorate.
Avrebbe fatto bene di ritrovarsi alla stessa tavola piena di fiori e di piatti, con la stessa gioia che d la forza ne la prima giovinezza. Risentirsi le vene gonfie di tutto il sangue e di tutto il fluido, che era un sorriso baciato, la canzone di una sorgente in fondo a ludito, il sogno creato da un momentaneo ardore di sensi. Godere di una giornata di sole, di una ventata salsa come di unintima folla. Dovera tutto ci?
Si volse. Landino era uscito e si sentivano di l i colpi delle finestre aperte con violenza. Ma il vestibolo era buio e solo un soffio daria metteva nel soprabito penzolante dal muro un moto lento di vita.
Dani, Dani, vieni a vedere!
Le stanze erano l in fondo, tutte in fila e tutte aperte, accecate da un riverbero darancio che doveva irrompere dalla parte del Gombo; ma Dani si sentiva inchiodato al pavimento e abbagliato da quel riflesso cui i suoi occhi non resistevano pi.
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CAPITOLO 2.
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Era ancora la vecchia casa di Lungarno, di tanti anni fa, dove sinciampava ogni momento in uno scalino o in qualche sgabello rimpiattato ne gli angoli oscuri; con le stanze una dentro laltra, vaste e fredde tra le tende di panno rosso rialzate ai lati delle porte, e i pavimenti sempre fragranti di segatura di pino, come vi bruciassero unessenza. Con gli usci che si aprivano a ogni ventata, fra quelle calde dispersioni di luci venute non si sa da qual parte, per poter irrompere cos piene fino in fondo ai corridoi, svelare di colpo le stoffe scolorite che coprivano i muri e le pareti, e tutti quei nonnulla della casa non rinnovata da tempo e confusa a oggetti e mobili di magazzino, con un po di melanconia e un po di disordine.
Era ancora Lela che metteva, come prima, un po di vita dappertutto.
Guarda, vieni a vedere. Qui ti fece murare la finestra che dava su la scala: ti ricordi quella finestra dove accorrevano i gatti a infastidirti? Poi ti fece coprire le pareti perch tu avessi pi caldo; la ringhiera del terrazzo, guarda,  cambiata;  di ferro fino con boccioli e cordoni.
La sua voce era la stessa, con qualche urto commosso che la rendeva accorata, lasciando viva ne la pausa non so che grazia dolente.
Dopo tanto tempo, ne la penombra de le imposte socchiuse, pareva diventato grande anche lo studiolo. Il gruppo darmi alla parete continuava a empire di ruggine il velluto di sostegno, e dentro cera odore di pagine vecchie e di legno tarlato.
Ora attaccheremo le tende e i bracci e poi non manca altro. Nel dire cos prese la valigia e la poggi sul divano.
Dani si volse al rumore delle molle saltate.
Che fai? Come sei diventata forte!
Tutte le finestre delle camere comunicanti con lo studiolo e con la stanza da pranzo erano aperte come si fosse destate; le pi belle e le pi intatte de la facciata che lArno specchiava nei giorni sereni. Un odore di biancheria di bucato circolava tra il letto e i mobili ne la ventilazione della corrente.
Lela tolse via a una a una le fodere da i mobili, assest i guanciali e si mise con sveltezza a ordinare dappertutto e ripulire qua e l, mentre Dani, con le spalle voltate, lasciava cadere in fondo a un cassone aperto ai piedi del letto, la roba che toglieva da la valigia.
Non mi hai ancora detto di dove vieni chiese ella a un tratto, fermandosi soprappensieri.
Come, non lo sai? rispose Dani senza voltarsi. Tanto poco mi hai avuto in mente!
Non scherzare disse risoluta.
Continuarono il lavoro. La corrente tra le stanze aperte si smorzava in fiati leggeri, mettendo susurri fra i cristalli dei lumi.
Sai che c freddo?
Questanno s. Ma ora i camini hanno due alari e un paravento per uno; tirano bene, non c pi pericolo di vedere empire la stanza di fumo. Con la legna, non si stenta pi; Landino ha comprato un bosco al Gombo e ne abbiamo tutto lanno.
Ella aveva le braccia cariche delle fodere tolte ai mobili e guardava al di sopra la roba sparsa in terra.
Dov la casa tua, abiti con Landino? chiese Daniele.
Non gli bad.
Ma che fai? Bisogner ricominciare da capo, non troverai pi nulla disse buttando ogni cosa fuori de la porta e venendo a inginocchiarsi davanti al cassone aperto. Ci si curv dentro, vi raccolse in fondo un oggetto caduto, che la fece restare immobile, ripiegata su la vita, col volto chino e lo sguardo fisso, come colta da un moto adorante.
Non era cambiata in tanti anni; solo un po pi alta; ma ancora esile, col viso di una magrezza pura, e i capelli di metallo avvampato.
Non c pi Lorena in casa, che mi aiuti tu?
Ella non rispose. Portava un vestito cenere come allora, con le maniche strette fino al polso e dei bottoni dorati sul petto.
Rispondi, che cosa hai trovato? riprese curvandosi
dietro di lei.
Niente, era aperto, e lho raccolto per quello, nonvedi?
Dani fiss prima lei e poi loggetto che teneva. Era un piccolo ritratto suo di molti anni fa, chiuso in una custodia di pelle rossa; ma tanto scolorito, che la luce falsa glielo smarriva tra le mani, come se ogni colore si fosse esaurito nel contatto.
Dammi, lascia vedere disse curvandosi dietro di lei.
No, tu lo conosci, questo  mio rispose. Parve che un brivido la irrigidisse tutta. Il corridoio era buio. Venivano dai vicoli i rumori della sera, quando le finestre si chiudono e la gente rincasa; il pavimento tremava al rombo delle saracinesche che calavano davanti alle vetrine del magazzino. Suggestioni lontane velavano i cristalli come di volti scomparsi nel giro di unacqua silenziosa.
Lela disse piano toccandole un braccio lzati di terra, lzati.
Ella non si mosse. Stringeva lastuccio con una mano e guardava nel vetro i volti annegati. La fronte larga e triste era bianca come quelli; fuori i fanali e le stelle si mescolavano ne laria con un brivido di fulgore trafitto, che empiva la stanza di uno scintillo di diamanti.
Io lho guardato tanto questo ritratto disse agitata da una commozione improvvisa. Poi croll il capo e la voce le trem. Perch non mi dicesti nulla?
Dani la guard sorpreso da quella stessa suggestione che una volta sembrava sprigionare da le pareti e da le cose intorno a loro. Una sua mano appoggiata contro il cassone aperto, pareva qualcosa di bello tratto di l dopo una lunga custodia.
Non sai che ho continuato per tanto tempo a sentirti tra le mani come un fiore fresco? Ridi?  vero, pazzia! Mi baciavo le dita con limpressione che fossero le tue; e invece erano i miei organi e le mie forze fino a lultima? La conosci lultima tu? Quando si ama la prima volta e si desidera di baciare senza sapere perch, di adorare fin che il cuore si apra e sanguini; e stringere e darsi fino a morirne; e fare di s una cosa che arda per una facolt sua di devozione. Cos, ridursi tra le mani altrui una spira, senza sentire pi nulla, senza volere altro, posseduti felici. Si abbracci a se stessa come se un oggetto prezioso le si fosse rotto in grembo, ed ella non potesse trattenerne i frammenti.
Dani rimaneva immobile nel buio, che i lumi dArno riflessi nei vetri empivano di una pallida fiaccolata. Fuori si era fatto silenzio, dietro di loro la casa pareva sommersa con tutte le sue reliquie.
Lela, sei tu che scherzi adesso.
No, non scherzo disse con pi calma non siamo stati capaci.
Dani si chin per sollevarla, diffuso dun tremito freddo che gli languiva per le vene; ma essa lo respinse come se fossero stati sempre cos in un doloroso divieto di contatto.
Non  nulla, non temere. Mi mancava soltanto il coraggio di guardarti, perch allora anche tu eri come le canne verdi della terrazza. Credevamo che tutto fosse fragrante e acceso; e adesso....
Si pass una mano su la fronte con una mossa trasognata.
Quante cose sono cambiate! Dammi l quello che  caduto, fa presto.
Era un oggetto chiaro, con un luccicho di bottoni nel mezzo. Dani glielo porse; essa lo compose a modo; parve che le mani lo baciassero nel metterlo gi.
Anche l c della roba sul divano, non vedo bene, bisogna accendere il lume. Guarda se  da mettere in fondo o se ti serve.
Sentiva desiderio di muoversi e si sarebbe assopita volentieri col capo e le braccia l su quel fondo.
Come un automa, Dani le porse una dietro laltra due o tre cose: una flanella bianca, una giacca da notte. Non aveva detto verbo. Si sentiva oppresso da una volont feroce di gridarle giorno per giorno tutta la sua vita di miseria e di lotta che lo aveva affamato e distrutto; ma non poteva, non voleva parlare. Ella non avrebbe capito, non avrebbe veduto tutta quella ricchezza di energie sfinite a cui egli doveva la vita; a cui era stretto con tenacia fortissima; per cui il romanzo era stato un fiore o un diamante perduto per mancanza di custodia. Dani si era ingannato. Se lavesse guardata bene, avrebbe trovata una faccia estenuata, di quelle che appaiono negli incubi dei primi amori. S, era l nel buio, riversa su lo spigolo del cassone aperto con gli occhi spalancati e la bocca morta. I capelli e la fronte erano bianchi come la neve; voleva toccarla e sentiva di commettere una mala azione. Intanto non veniva un moto dal corridoio, non un segno da la cucina in fondo, dietro la porta a vetri; nessuno veniva pi a chiudere le finestre, ad accendere i lumi; pareva la casa dei morti; loro stessi soffocavano in quel silenzio freddo e stellato.
Lela, stai su, Lela, non parlare a questo modo, ho da dirti tante cose e mi devi ascoltare con tranquillit. Mi sembra di non conoscerti pi, di non ricordarti; che volevi da me? lzati, lzati.
Ella lo respinse di nuovo.
Lasciami, voglio dire qui tutto quello che ho sofferto in questi anni. Se tu non ascolterai, non importa. Lo grider allaria che respiro. Le dir che tu mi hai preso lanima, che le mie forze hanno resistito per non privarla di sussidio. Tu non sai che cosa hai fatto, n che cosa sia avere qui dentro una piaga che dia febbre e dolore. Cosa volevo da te? nulla; perch mi bastava la follia in cui mi buttasti. Ora non devo dirti di pi. Che vita  stata la tua in questi anni? Che hai fatto?
Guard fuori della finestra per respirare, e parve che tuffasse il viso tra i fanali e le stelle, bevendovi una bianchezza ardente.
A me non lo dirai, ma io s. Sappi che non sar mai di nessuno.
A lultima parola si curv sul pavimento e non si mosse pi. Dani ebbe limpressione che singhiozzasse; ma il suo corpo abbattuto sul cassone aperto non dava segno di vita. Egli distingueva nel buio lanello doro alla sua mano e la curva delle gambe sotto labito leggero. I suoi capelli odoravano di rose come allora.
Lela, che devo dire? Non ti ho fatto del male, eravamo ragazzi e non pensavo di venire su la tua strada. In questi anni ho dovuto dare tutto quello che potevo, ho lavorato fino alla morte, ho dimenticato tutto, tutti, anche me stesso.
Quelle parole caddero su lei come una scintilla.
Male, hai detto; che cosa  il male e il bene? Non li conosco. Sono una cosa sola che dice: adora. Ma che adoravo io? Era amore, amore che ha fatto della mia vita un fuoco stridente rosso come il sangue, che mi ha stroncata e incenerita come uno stecco!
Dani era caduto sul divano col capo stretto fra le mani, in un istupidimento improvviso che gli repugnava.
Ma non hai presente quei momenti che stavamo presso il camino nelle notti dinverno? Tu non eri partito di casa. Tacevi col viso ne la fiamma, stanco da le ore di veglia. Ricrdati quelle ore! Con le mani scuotevi la cenere da i legni, l inginocchiato, come me adesso, coi tizzi rossi fra le dita; mi toccavi la veste con la fronte, col respiro; eppure anche il pudore fa tremare quando si ama, come fosse un peccato! Io pensavo: adesso andr via, non lo vedr pi. Gli dir che lo amo, che lo amo. Fossi morta in quel desiderio! Non vale pi nulla dopo, la vita, pi nulla. Capivo che dovevi andare perch avevi ingegno e quello purtroppo  il privilegio pi grande a cui si possa chiedere la libert e lavvenire. Non potei dirtelo; andasti via prima. Da allora il mio animo  diventato amaro; ha sofferto di tutto e di tutti.
Si era drizzata su le ginocchia e pareva un solo fascio fragile da altare, o la passione stessa con le sue forze piene e sbattute, fluenti per le vene aperte in una corrente di vita.
Tu non sai che chiodo rovente era per me, io che mi sentivo felice solo a guardare dove tu dormivi. E mai una parola, un bacio. Una volta lo volevi; eravamo soli fra la terrazza e la cucina, ti ricordi? Veniva dal camino acceso unaroma di caff e di basilico che inteneriva e da i fornelli certi lampi caldi che si perdevano con un tremito nel pavimento lustro. Fuori era come adesso. Coi monti freschi e il cielo rosso. Quanti anni! Ogni cosa aveva un cuore come il nostro. Dietro di te, risplendevano i cristalli, i rami della cucina; io non sapevo pi dove ti avessi veduto, cos felice, cos pieno di vita. Provavo uno struggimento indicibile, una volont acuta di lacerarmi. Immaginavo di essere la tua amante e mi esaltava il pensiero di servirti. Come hai potuto dimenticare? Noi non ci accorgevamo che si perdeva sangue dalle vene, che ci cadeva dalle braccia la nostra vita! S, anche la tua. Mi gettavo su le cassette dei fiori per nascondere la faccia nella terra, per sentirmi nelle mani lodore delle radici avviticchiate che mi si rompevano fra le dita. Non vedevi? Se ti avessi toccato, sarei caduta priva di sensi. Ma anche tu sudavi lagrime come laria. Dirai che sono pazza a parlarti cos; eppure bastava un gesto. Perch non lo facesti? Ci distrasse lo sventolo di un panno bianco caduto da una terrazza; e sono rimasta con quel bianco avanti agli occhi, che mi ha soffocata, dilaniata. Quello doveva essere il mio fantasma. Io me ne sono fasciata il capo come il ferito con la sua benda, e lho veduto dappertutto, sempre. Avevo qualche cosa di doloroso da dirti e mi distrae ancora lo sventolo di quel panno. Ma se non avr pi coraggio di parlarti, non credere che sia stata vergogna.
Lela! grid Dani scattando da sedere.
Tremava tutto. La prese per le braccia e la spinse contro la parete che un giuoco di ombre macchi per un attimo, come di una fronda che si troncasse stormendo.
Ella aveva camminato su le ginocchia per avvicinarsi a lui e toccare la sua ombra nel muro. Ma come prima non si muoveva pi, avviticchiata a se stessa, con la faccia in terra e le mani strette alla fronte, esanime e sepolta.
Non si sentiva che il grido del giornalaio uscito dal vicolo perdersi ne la sera, e il pianto di un bimbo di l dallArno. La fiaccolata si allontanava nel vetro, lasciando
su la parete dietro di loro una stanchezza albale.
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CAPITOLO 3.
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In casa Landino era passata una burrasca che ancora frustava con le sue ventate le crocifissioni appese nel buio. Dani la leggeva pagina per pagina, senza vederne una parola. Don Geri mancava da un anno lepoca delle nozze tra Lela e Corradino. In casa ognuno lavorava e viveva separato; Giustino Antenna non metteva quasi mai piede in magazzino. La sera, chiuse le vetrine, un lume solo rimaneva acceso per qualche ora nella retrostanza della doratura. Poi si spengeva anche quello e tutti sembravano sepolti.
Dani non aveva cercato di parlare e Landino restava muto come un olio. Se diceva, erano parole amarissime e cattive contro la sua gente.
Dani non chiese mai nulla. Cercava il riposo e la pace nel silenzio benefico de linverno assolato, senza transito n rumori. Per dissipare quellimpressione, avrebbe con le sue mani buttato gi i muri, le armi, i panni; aperto, lavato, bruciato, per vincere lodore di umido e di moccolaia; ingrandito la stanza per tutto il vento e tutto il sole che abbagliavano la citt in certe ore. Si sentiva pieno di rivolta e non poteva compierla, perch Landino aveva conservato ogni cosa con lo stesso culto che si ha per il luogo appartenuto e abitato da una persona morta: la pendola a muro col suonatore di mandola sopra, i guanciali a fiori di malva, i ritratti ingialliti, lo scaffale senza vetri, i candelieri, i nonnulla tristissimi e goffi che soffocano di memorie; e che le mani di Lela avevano spolverato per dieci anni, lasciandovi tutta la speranza e il travaglio dellanima sua.
Ma sedendosi un momento senza pensare a nulla e col cuore in pace, le notti di allora erano tutte l, senza che se ne fosse perduta una; col loro volto smunto e senza sguardo, racchiuso ne la mandola del suonatore, ne la screpolatura di un mattone, dove egli avesse posato locchio in un momento di fatica o di ozio. Quelle erano le notti del suo primo romanzo; oscure, piene di abbandono e di freddo nel loro fantasma cenere a guardia della veglia. Dani le aveva amate come un amante vissuto di servit e di delirio, con tutta luggia del travaglio ai primi rumori e a le prime luci che ferivano il cielo e i cristalli nei crepuscoli interminabili. Le aveva fatte con le sue mani a spira a spira, dopo una preparazione da cui balzava esausto e assetato come la bestia che rompe la sbarra e prende una corsa feroce. Erano proprio tra il suonatore e i fiori di malva che le mani di Lela avevano spolverato per dieci anni, quelle notti piene di studio e di ansie, in cui vedeva per la prima volta il lume dun fenomeno, la risoluzione duna fase, la sicurezza di tutto un processo nel sintomo rapido che aveva per tanto tempo lasciata insoluta la sua ricerca, sbattendolo in una lotta supina, con la coscienza crudele del poco e del vano. E a uno a uno tutti i malati delle cliniche, tutta la sua gente crocifissa su la parete come in uno schermo che ondulasse avanti a lui. Il suo pensiero era la torcia ne la via oscura; il crepito e la nausea davano la pi grande altezza alla fiamma; e una sola creava mille fuochi.
Avanti a quel mondo malato di dolore grottesco, vissuto di bramosia, di convulso, di spavento, di aggressione, di delirio, di commozioni e di acutezze mortali; insorgente da laccesso e dal sopore con la stessa lucidit febrile piena di rivelazione, a quel mondo straziato e beato che chiamava al proprio spettacolo con mille gesti e mille nomi, in un sentore insoffribile di alcool e di narcotici, saturo di tutte le vecchiezze e di tutte le lordure, la vita diventava una cosa senza fine.
Tra le armi che crociavano il muro e langolo occupato da la sedia, sorrideva ancora terribile e ambiguo il soggetto affidatogli nel primo esperimento. Era un giovane pastore poco pi che ventenne, portato per una febbre da lo stato di semisogno a un delirio di grandezza che lo gettava sul lettuccio della cella esausto e accecato dai fuochi altissimi accesi intorno al suo trono. Egli aveva abbattuto un mondo, spento un astro col respiro e dominato ne la morte.
Ricordava allora di esser vissuto in un consulto senza aiuto, con lanimo tremante e una volont terribile di uccidersi nel segreto che doveva costruire a poco a poco su quel viso di delirante la prima conoscenza de le cose, il primo sintomo del ritorno a la vita de lintelletto.
Un tizzo di legno rimaneva nel camino, rosso e ritorto come un arto spezzato; si sentiva un passo leggero sul soffitto de lo studiolo. Qualcuno vegliava con lui tutta la notte fino a lalba, reggendogli il capo perch non cadesse tra la cenere accesa. La forza di quelle mani, era anche la sua pi pura; ogni cosa si animava e vibrava con lui, era essenza sua, lo aiutava, lo nutriva, lo esaltava. Il freddo, quel freddo conosciuto, quando tutto era spento e si vedeva la fila delle stanze aperte attraverso riflessioni salite da la strada, era il suo potere; vi si assiderava senza sangue n udito.
Qua e l, dietro un lume a sospensione o dietro il lembo di una tenda, lavorio delle madonne bizantine ritte nel buio e invendute per culto, traluceva ai suoi occhi come lo scheletro di tasti morti di melodia. I suoi nervi riardevano a uno a uno come fusti da fuoco.
Lela si  uccisa,  una donna finita. Peccato!
A questo pensiero Dani sentiva il pianto di un bimbo di l dallArno e il grido del giornalaio farsi fioco e morire nellaria.
Lappartamento dei Villanova occupava lultimo piano del palazzo Agostini. Coi muri a calce e le porte infisse dentro, con li scalini di pietra da una stanza a laltra e le cento camerette di ripostiglio con la finestrella a inferriata un po su i tetti e un po su i vicoli, sembrava quello di un convento in abbandono. Da lalto, lArno si scioglieva tra i ponti come un nastro, increspato nel mezzo e mosso da un fiato amoroso; e i palazzi con le cime rosa di sole, sembravano eretti in una superficie vaporosa piena di bianchezza e di correnti chiare.
La stanza da letto si era gi veduta in cima a quei tetti verso le prime ore del pomeriggio quando, laria ferma, i vapori lilla e biondi costruivano in cielo tutte le bizzarrie: parata di damasco crema, ancora di quando Landino forniva i tessuti a le case fiorentine, con disegni gracili a cui la luce e lombra davano profilo di mezze aureole; e qualche mobile di quercia a la maniera de la rinascita. Landino era stato come sempre di una somma larghezza. Anche ai tempi suoi di Dani, quando in negozio ingiallivano le statuine davorio e si tarlavano gli arazzi nellafa delle stagioni morte, si teneva sui letti la coperta di broccatello e si mangiava coi cucchiai dargento cesellato. Nessuno mancava di nulla in casa, anche quando si moriva di freddo e lacqua gelava nel catino dalla notte alla mattina.
Quella camera laveva scelta Landino, conservata in modo mirabile dal tempo che lintarsio cominciava a estendersi dal luogo sacro a linterno domestico. Glielo disse lui stesso, e Dani cap che vi aveva sacrificato molto denaro.
Le altre stanze, quelle che guardavano i tetti e i monti, dicevano tutta la vita soffocante di Lela. Rivestite di pitture smunte e di ritratti che essa aveva ridipinto e lavato per anni e anni. Qua e l idoli e madonne, piedistalli e manichi infranti, mosaici dissepolti con traccie derba secca tra oro e oro; una mescolanza esalante che faceva male al respiro, e investiva dello stesso desiderio di buttare allaria, lavare, ardere mensole e lumi, tirar via i divani che entravano ne gli angoli, e i moccoli sui camini orlati di polvere; sentire soltanto lodore de le vernici e della trementina, cos acuto nei primi giorni caldi de lestate, quando le api andavano da la terrazza e dal giardino de lalbergo fin ne la stanza dove doravano, a succhiare il miele tra i piattelli de le collette.
Non c angolo pi riposante di questo; che vogliono di pi? aveva detto Landino. Si pu girare tutto il mondo; col fiume ai piedi che riluce anche in inverno.
Dani sentiva il grido del giornalaio, e vedeva Lela impallidire a quelle parole e cacciarsi i capelli da la fronte con una mossa disperata.
Con quel gioiello de la Spina a riva, specchiata in Arno anche di notte, tanto lacqua  tersa; e, a momenti, dappertutto: ne laria, nel soffitto, nei cristalli.
Le guglie sinnalzavano come un leggero merletto ideato in una pace francescana e fluito da la purit di una mano in un delicato mattino di grazie. La citt le contemplava dai suoi silenzi e da le sue bianchezze annegate, senza rombi, senza moti convulsi; resa assente da un vapore serale, da una vela che scendesse a lo scalo, da una cortina di nuvole. Talvolta con qualche lume argenteo, pieno di buffi daria salsa da la parte de lantico ponte a mare, quasi che londa fosse l appena dietro la fortezza, a empire laria di spruzzi e lasciarvi un fiato di nostalgia marina.
Landino aveva impiegato tre anni a mettere insieme tutta quella roba, dopo la vendita di una viola da gamba a un compositore di musica sacra. Glielo disse Don Geri su la piazza de lArcivescovado. Si era alzato da letto per rivedere Daniele e non aveva neanche spirito per dirgli due o tre parole di complimento.
Ma gli strinse forte la mano e lo fiss profondamente, per accertarsi che non ci fosse stato nulla fra lui e Lela, e tutto il passato si riducesse a una fantasia da ragazzi. Non gli riusc di parlare per lungo tempo, ma continu a guardarlo dal capo a i piedi, senza essere capace di fare n un gesto n una domanda de le tante che aveva in cuore. Alla fine, riprese con lui la strada di quando arrivavano la sera in fondo a le Cascine; e a un certo punto non cerano che loro tra le alberate e loscurit. Parlavano. Il discorso durava chilometri interi e non risolveva nulla. Erano vecchie storie sorrette su tenui fili, che cercavano di passare da unanima a laltra senza barriere di cultura, n convincimenti decisi. Cera il colore e la bont del principio. La solita contraddizione che rompeva la rete, e il girare lento di Don Geri che cercava di ritesserla a poco a poco, come il tocco insistente della campana che finisce per far pensare a dove sia la chiesa. Dani lo sopportava e lo ascoltava per amore di quelle sere che non finivano mai, e che bisognava passeggiare dopo dodici ore di tavolino: ma qualche volta la sua voce cadeva ne laria e Dani laccompagnava con unintima risata.
Venivano allora in ballo le porte del Duomo per unaffermazione o un esempio. Che gusto fare scendere di l a una a una tutte le figurine della Bibbia che si godevano il fresco dellerba e il silenzio delle memorie. 
Dani la sapeva a mente la loro storia e preferiva non disturbarle.
Appena dentro la Porta Nova, le finestre accese de lospedale di Santa Chiara dietro a cui languiva tutta quella gente, erano un limitare a cui bisognava accostarsi con una pace infinita. Il vangelo risaliva passo passo nella sua ghirlanda di luce. Dani non avrebbe voluto la sua prima giovent legata a degli incanti cos forti. Li cacciava con insistenza dalla mente e non poteva annullarne la memoria.
Ora Don Geri gli camminava accanto come dieci anni fa, nel vento che agitava i lembi della sua veste troppo ampia, mettendo una grande ala nera a lombra proiettata: invecchiato, ingiallito, con un passo faticoso e un respiro tronco da uomo che conta i mesi di vita; ma col desiderio di sorridere, di essere cordiale, di stabilire il modo per la domanda e la risposta, pronto a dire il vero, come fare un sacramento.
Avevano preso la via Santa Maria senza avvedersene. Non sincontrava unanima. Da le vie traverse giungevano raffiche violente, e il cielo ardeva di purezze.
Andavano gi nella tramontana zitti e risoluti come avessero gi detto tutto, e ognuno dei due vi riflettesse con seriet.
Tu, starai molto qui? disse Don Geri per primo.
Non so, un mese circa. Le lezioni sono venti. Se non potremo farle tutte, conterei di ritornare in aprile.
Dani soffriva terribilmente. Gli pareva di avere in un punto della persona un contatto umido e tenero, come quello di una bocca che premesse con disperazione. Un senso distinto di avviticchiamento a un ginocchio, simile al nodo di una capigliatura che andasse ad avvolgervisi.
Bisogna essere forti per andare in giro con queste giornate riprese Don Geri senza allentare il passo.
 vero, ma ancora pochi metri e siamo al sole. Del resto non ho potuto farne a meno; tutto questo silenzio mi d uggia, si vive in una tomba. Deve dirmi se Landino  stato lui a volere le nozze di Villanova.
L per l Don Geri si contenne e fece finta di nulla. Ma fra poco arrivavano a la piazza e, prima di mettervi piede, era meglio aver detto ogni cosa.
Rispose di s.
Se tu me lo domandi,  segno che Landino non te nha parlato.
Infatti  cos. Non capisco nulla.
Ebbene, le ha proprio volute lui.
E perch?
La domanda era semplice, eppure fece alzare il capo a Don Geri, e i suoi occhi lo guardarono fermi, senza fluido n bont.
Come perch? tanto  lo stesso.
Di che lo stesso? Lela  una donna e non ama Villanova.
Che importa, ma lo ama Landino, e pi che lui, ama lei.
Dani si ferm, e si ferm anche Don Geri. Si guardarono a vicenda e la piazza era l a due passi incoronata di cielo e di monti, come un gran sogno estatico; e vi andavano attraverso come se non dovesse mai finire; e per la prima volta Don Geri vi passava, senza rammentare che l dentro cera il pulpito di Nicola, e in fondo, tra i cipressi, San Ranieri a prender labito da eremita, e lorazione ne lorto su la porta destra coi bronzi che facevano sangue al sole.
Maledizione! grid Daniele coi pugni stretti.
Perch?  meglio dirlo e farla finita; in provincia la credono lamante sua, ma non  vero.
Dani non avrebbe potuto dire, se di fondo alla via aperta sopra un lembo del Battistero, una figura gracile, colta dal vento, fosse passata avanti a loro scomparendo fra i colonnati del monumento.
Ci che egli ha fatto  disonesto, ma Lela non ha bisogno di nessuno per difendersi dalla sua schiavit. Pu fare da sola.
Eh s, che importa adesso? Doveva prima uscire di casa, e non giuocare la sua vita cos.
Chi? Sei pazzo a parlare in questo modo.
Dani scatt e dovette fermarsi perch non udissero la sua voce.
Come sono stato pazzo a uscire di casa Landino, quando ho sentito di avere un mio pensiero tracciato. Ma io ero un uomo, voi dite. Povera gente! Lela era assai pi di un uomo, per non finire in una retrostanza piena di stracci a consumare la vista e le ossa su le cose adorate da gli altri e diventare la moglie di uno che bara. Era una donna e ne hanno fatto un arnese per loro; maledizione!
Dani, taci, se no  finita.
Erano alla porta del Battistero. La tramontana e il sole mettevano sui prati brividi violenti.
Ho impiegato dei mesi a convincerlo di prendere laltro piano e lasciarle condurre vita separata, senza tenerla tutto il giorno a lavorare per vederla a ogni ora, per vigilarne ogni passo. Landino mi disse una volta che si sarebbe maritata a Villanova, e io insorsi e loffesi.
Gli tremavano un poco le labbra. La sua figura ne la piazza ardente si isolava senza camminare. Tutto ci che Dani aveva rinnegato in quella casa, passava dietro di lui come le cose tutte fragili e struggenti, inseguite da una folle necessit di lotta e di passione.
Ma infine che glimportava tutto ci? Let soggetta a mille trasformazioni era passata e distrutta. Lela viveva separata da Villanova; e Giustino Antenna procurava a lui i modelli da ornare la galleria Barsanti.
Non passava anima viva. In tutta la piazza cera soltanto la veste di Don Geri diritta e metallica, come quelle infernali. Dani vedeva rosso. Lela gli era vicina tra i colonnati e il prato; e il vento la frustava con un giunco riarso. Egli avrebbe voluto prendere quel giunco e battere lui stesso, per non buttarsi in terra e mordere lerba come un cane e maledire e bestemmiare senza ritegno. Le mani gli tremavano e gli trasparivano al sole, come se non avesse pi una goccia di sangue nelle vene. Risorgeva in lui quello spirito violento che laveva cacciato fuori di casa, ancora prima daver compiuti gli studi, con lanimo sconvolto da lo sdegno di vedersi gettare a forza in una vita che non era la sua, che non avrebbe subto da nessuno a costo de la morte.
Si cav il cappello, si pass una mano sul capo.
Infine che doveva importargli tutto ci? Entrarono nel Battistero per ripararsi dal vento. Linterno era vuoto: un coro di uccelli nascosti fuori tra le guglie, ci svaporava in alto una sommessa flautazione che rammentava i primi amori ne le sere di giugno su lerba fiorita, mentre la luna sorgeva dietro le guglie; e lo sfollarsi de la scuola medica poco lontano, portava fino alla piazza un clamore di voci e di canti profondo come un inno.
Don Geri guardava livido di freddo e di stupore, senza avere pi coraggio di articolare parola; e Dani soffriva terribilmente senza accorgersi che ripeteva come un sonnambulo coi pugni stretti e la voce roca: Guai a lei se fosse vero!
E il coro degli uccelli rammentava le letture messe insieme riga per riga, in un lavoro a due, sui vecchi testi arabi che Dani rubava in magazzino, dopo luggia di una giornata in seminario tra li odori di cera e di pane secco; e le vampe e i moti di esaltazione in quello stesso punto del prato, fra lerba stellata di rugiade:
...
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...
1. Tu la sentivi quasi che da un altare loffrisse alle tue vene lardore di una rosa e il lume di un argento....
Qui mancava una parola e lanima soffriva come se le avessero strappata unala. Si guardavano muti e irritati. Dani strappava i fili derba mordendone la radice.
2. Tu la vedevi coperta di un velo appena, coi piedi scalzi e i capelli imbrillantati di acqua, vibrare di una sua canzone.
3. La respiravi convertita da un tuo sguardo, racchiusa nel giro di un tuo pensiero, come in grembo alla fronda assaltata da uccelli e grondante stille.
4. Ti apriva su la bocca lanima alata che era il vapore mattinale nei sensi ardenti di sogno.
5. Ti dava nel palmo della mano il poco sangue purissimo del cuore, che era essenza da affocare turiboli e da benedire i morti.
Un cieco si avvicin alla porta cercando la soglia col bastone. Lo strascico del passo emp la cupola dun frullo setato, riscendendo appena, con limpressione di una mano che afferrasse unala caduta nel fonte battesimale.
Don Geri era di pietra.
Leco si mutava, perch gli uccelli usciti da le guglie avevano preso a gridare pi alti e sbandati, gi stanchi del rifugio.
6. Qua ci salgono gli amanti a riposarsi e gli angeli vi passano di notte col lume e la ghirlanda per quelli che vi muoiono di desio.
Prendevano la direzione de lantica Cittadella solitaria, dove avevano lasciato un nido fra le rovine e una canzone da finire, al limite opposto delle montagne pisane.
Possiamo andare, disse a voce bassa Don Geri. Il vento  cessato e fra poco  notte.
Non potevano parlare nessuno dei due. Uscirono. Laria si era chetata; lerba svelava i pi teneri brividi sotto un chiarore magnifico di cristallo. Un lume a una finestra di Santa Chiara dava alla strada il pallore di una sera interminabile.
Davanti alla scuola medica si lasciarono: Dani sent che quella era lultima volta. Entr e si mise a compilare il programma da svolgere, al lume di una bombola bianca sospesa sopra una scrannetta.
Era tornato perfettamente calmo.
A quellora tutto era deserto. Un odore forte di cloro fiatava dal gabinetto medico. Fuori spazzavano foglie cadute; e laria sapeva di quei larghi respiri di lauro e di mirto che venivano dai giardini botanici. Tutte le sue forze vi balzavano dentro palpitanti come dopo un alleggerimento di sangue, che vi rinnovasse improvvise espansioni di vita. Non soffriva pi, rimaneva l solo, padrone di unenergia che aspettava di essere superata.
Don Geri era gi forse in Borgo pensava andava gi depresso con lanimo amaro e la morte nel cuore. Ora sapeva tutto e Dani lo seguiva collocchio per lultima volta. Ma ecco al ponte voltava, era gi quasi su la soglia del magazzino. Lela lavorava di minio accanto allinferriata e voleva fargli una domanda. I commessi passavano avanti e indietro; non era possibile.
Ma Dani leggeva sul foglio bianco della lezione il pensiero di lei, come se fosse espresso da una scrittura netta e fredda.
Ti avrei amato anche distrutta. Non avevo pi forza; quel tormento che non  dolore e che fa strazio di tutto, mi sbatteva, mi stordiva come giacessi soffocata da una polla che annega e asfissia. Non sono morta, ma non vivevo pi. Ero vuota e spoglia come una canna secca. Il mio fantasma era quel panno bianco, tanto bianco quando ondulava nel vento e mi appariva nelle nottate dinverno accanto alla tavola ogivale. La tua voce mi faceva piangere; nel risveglio ti vedevo al di l de la mia parete. Vita mia, vita mia! Le mattine erano tutte vene azzurre e freschezza, folli anchesse come corpi delle loro purit. Si cercava una bella veste da indossare appena ci fossimo veduti su la soglia, bianchi di sonno con la domanda di consolazione che non fu mai detta.
Cerca, cerca, ma sar sempre quello il bene pi grande che ti diede la vita. Le montagne scintillavano dargento, lArno pareva una via del cielo; odori di giardino e di lenzuoli bianchi circolavano ne le prime luci. Su la porta ci guardavamo ripercossi di felicit. La casa era piena di canti e di luci. Eri lamore col pi piccolo aroma di ogni radice nel respiro. Il tuo, il nostro sguardo aveva quel lume che lascia scorgere il filo doro ne la trama del proprio tessuto, e lanima nostra piangeva di consolazione, lasciandoci addosso una traccia ardente e profumata come certe lagrime di rugiada sorprese ne la verginit dun fiore. Sentivamo la nostra vita insanguinarci in una stretta che faceva di tutti gli organi uno solo, eravamo come quelle ombre che si abbattono sui muri o nelle acque in corsa, dopo miracoli di luce o di uragano.
Dani, Dani, Dani, mi trascinavi gi nella corrente sino ad affluirvi entrambi in una sola vena gonfia di fragranza e di melodia. Il sangue della tua fronte circolava con quella visibile agitazione che sembra debba rompere in suono; i tuoi nervi erano un fascio che potevi tenere nel pugno e avvolgere in fondo a la tua voce per farne una potenza.
Mi sarei messa a cantare, come luccello che, quando ha piena la gola di melodia, fugge per seguitarla con le ali e sperderla affinch non lo anneghi.
Mi cantava lanima, lunica vita che non muore mai per te, che avr per sempre un solo volto e una sola ragione, che ti stringer al suo respiro come langelo serra lo strumento facendogli ghirlanda delle sue braccia.
Dani, Dani, Dani, io morir qui dentro, qui dove sei vissuto e dove si vede ogni sera il cielo empirsi di brividi. C il tuo tavolino e il tuo lume accanto a la tenda gonfia di vento. La tua mano vi ha lasciato le grinze quando la fermavi per respirare laria salsa de la foce.
Ti piaceva il mio letto dietro il velato dipinto a ghirlande, e le mensole coi calici dargento sopra, e i lumi dargento con quel lagrimare di cristalli agili e infranti che specchiavano tutto. Anche una stella che cadesse o un vapore che veleggiasse.
Dani, Dani, io li ho spezzati tutti coi miei denti, ho stracciato i velati e le vesti doverano le impronte del tuo sguardo, ma rimane la vita che nessuno ci toglie e che si benedice fino alla morte.
La bombola oscillava sul foglietto, come il pensiero di Dani sorpreso da uno stato penoso di suggestione.
I commessi andavano e venivano con delle pelli dorate tra le mani, e accese di barbagli fortissimi. Don Geri fermo su la soglia parlava dun velo omerale da cucire per le funzioni della Settimana Santa; e invece con gli occhi cupi e la tosse alla gola, vietava a Lela di abitare la stessa casa con Dani. Lela non si muoveva, incenerita da un raggio che empiva dietro di lei le vetrine degli argenti; la bocca ardente era come lo strappo dellarazzo. Don Geri continuava cupo, ostinato, spingendola dentro la porta per una macchia di fango apparsa ne labito color di ardesia. Poi si allontanava improvvisamente con la faccia sconvolta; ed essa cadeva su lo sgabello in mezzo ai trofei pastorali stordita di felicit.
Maledizione, maledizione! Di che cosa  felice, che cosa le ha detto?... Dani che fai? Prendi i tuoi fogli e preprati. Domani devono sentire che hai saputo fare il tuo mestiere.
Lela si alzava di nuovo, faceva le scale dun volo per non essere sorpresa, e correva alla finestra a guardare Don Geri scendere verso il ponte, curvo dietro lombra sua, che continuava a seguire la discesa di una vela.
Ritta tra i lumi spenti, essa cominciava a mescolare ocre rosse in fondo a una scodella di porfido; ma la lama dacciaio scivolava fra le sue dita macchiandole di sangue. Senza coscienza, ella lasciava aderire nel fondo, guardando perplessa, lalterazione prodotta dal metallo. Le ocre erano costate una moneta doro per la rarit.
Intanto si sentiva il fischio di Landino su la scala modulare un passo di danza, e dietro a quel passo un altro ne lentratura attigua. Per non far vedere lagitazione che la scuoteva e la rovina delle tinte preziose, Lela si feriva al polso con lacciaio soffocando un grido di dolore.
Dani si alz di scatto col capo sudato. Non riusciva a liberarsi da quellincubo.
Ella era caduta in terra e moriva svenata. Ma rideva rideva al convulso de gli altri e non vedeva pi quali fossero le ocre e quale il sangue.
La bombola continuava a muoversi appena, mossa da un fiato daria. Su la soglia spazzata, una tacita lotta solleva in una spirale i due chiarori del lume e de la sera. In fondo a la lavagna sospesa al muro vicino a la scrannetta, Dani scrisse in caratteri leggeri: Sabato, ore 16. Forme letargiche e stuporose.
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CAPITOLO 4.
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Da lingresso, ne laria de la sera, ogni oggetto de la stanza sirradiava. Quello stesso moto daria che aveva spinto la porta da s, agitava sul tavolino presso la finestra un mazzo di cartaveline bianche. Il letto era ancora l appena entrati, dietro il velato dipinto a ghirlande, sommerso da una luce rosa che vacillava su le pareti.
Si sentiva distinto fin lass lurto de lacqua contro i margini spogli, perdersi ne la quiete, con laffanno di una bocca che suggesse portando via tutto ne le lontananze dindaco.
Dani non si guard attorno, ma vide a lattaccapanni il vestito color di ardesia, e la scodella di porfido piena di ocre fra i due lumi spenti.
Hai veduto Landino? gli disse Lela sottovoce.
Dove? Non so, rispose appoggiandosi alla porta. Forse lho visto, ma non ho badato; hai paura di lui?
Il respiro affaticato dalle scale fatte di corsa, gli faceva tremare le labbra.
Non hai veduto nessuno, gi a la porta?
Egli venne dentro, ne limpulso di un gesto che aspettava di passare fra loro due come un grido in un silenzio.
Chi devo vedere? sono tutti morti qua dentro, e tu, anche tu.
Lela guard i lumi e la porta socchiusa e si cacci i capelli da la fronte con ambo le mani.
Fumi doro calavano da le persiane sul pavimento con vampe diffuse, annegando tutto in unacqua serale. Un senso di torpore saliva dalla biancheria coricata in fondo alle cantere socchiuse.
Non aver timore se mi hanno veduto. La tua vita pu fare senza di loro e anche la mia. Devi dirmi cosa hai fatto fino a oggi e con chi hai vissuto.
La porta si chiuse con un colpo urtando i cristalli dei lumi, ed ella si copr il viso bianco dal rimescolo.
Sei tu che mi fai questa domanda? sei tu Dani, verggnati!
La sua voce si spense nel rumore dei cristalli, ed egli non ud lultima parola.
Tu me lhai detto, la tua vita non pu essere che mia; io la prendo. Guarda, sono onesto e puoi darmela.
Il suo viso era freddo come il marmo, e Lela lo guardava con paura.
Non ho altro da dirti. Tutto il resto ti affaticherebbe.
Hai ragione, perch tu sai che cosa sia mancare ogni giorno di una goccia di sangue, senza sentire dove si perde; ma  inutile.
Tra i lumi la scodella di porfido si rigava di vene rosse.
Tanto, basta una ventata a spazzare via tutto; non v nulla di cambiato, siamo ragazzi ancora, let fredda e sublime che ora ti fa sorridere e che mi ha fatto tremare tante volte.  vero,  vero, nulla ha importanza, ogni cosa accade cos come sindossa una veste o come si prende la corsa a la vista di un prato, ridendo, ridendo. Per carit, Dani, non guardarmi cos, perch ho paura.
Liride dei cristalli fluiva addosso a lei, mettendole tra i capelli fuochi lievissimi. Il viso si affinava in dissonanze acute, e non era pi che il segno estenuato di una etisia bellissima.
Non mi sono mai ridotta senza difesa, riprese a voce bassa mai un momento. Se qualcosa mi ha fatto orrore,  stato solo perch tu mi eri davanti e provavo la suggestione de la tua voce e de la tua volont. Ma che ne possiamo noi di ci che accade?
I suoi occhi fissavano senza lagrime.
Nulla, proprio nulla. Credevamo di essere tanto forti, ci siamo difesi fino a lultima goccia di sangue, ci siamo esasperati nel sentimento dellodio, abbiamo crocifisso lanima nostra spregiando i segni del suo martirio, abbiamo tutto rinnegato, e a un certo punto ci accorgiamo che era inutile. Si esce di l, deboli, travagliati, ci deridiamo da noi stessi, ci avveleniamo di mille vergogne che non esistono, e intanto non ci accorgiamo di aspettare una vita nuova e si spera, si spera, come ho sperato anchio, cacciata in quellangolo dove lavoravo senza tregua, coi sensi in travaglio da le emanazioni. Ho sperato che tu fossi morto perch tu non avessi pi a sapere nulla di me, n a chiamare il mio nome.
Col solito gesto di fatica si chiuse gli occhi con una mano, scoprendo nel movimento il polso fasciato sotto la manica.
Dani non vide pi e lafferr per le braccia stringendogliele avanti ai cristalli che piovevan rosso.
Che hai fatto? dimmi che hai fatto e perch. Ma nel ribrezzo del pensiero momentaneo che gli emp la gola di amaro, la baci forte, soffocandole il respiro fino a sentirsela mancare ne le braccia in una resistenza piena di spasimo, che arrivava a le estreme vibrazioni, ai profondi contatti che convertono uno nellaltro rinnovandosi nel fondo delle vene vuote. Ella si sciolse battendo il gomito ne lo spigolo del marmo, e barcoll dal dolore; mentre Dani si ritraeva in mezzo ai panni rossi della soglia, dicendo parole inintelleggibili che a lei parevano di un fatto lontano gridato in luoghi privi di risonanze.
A vederlo uscire da la porta si strinse la gola per difendersi da un grido di soffocazione, e cadde col capo tra i guanciali.
Intorno, polveri doro calavano sopra ogni oggetto componendovi contorni luminosi. Veniva di Lungarno un sollecitare di passi e di discorsi pieno di gaiezze, come a la vigilia di certe feste primaverili. Le ultime fiammate mettevano tra i velati e i guanciali tremiti sensitivi, le candele spente trasparivano contro luce come fossero morte consumate da una corrente odorosa.
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CAPITOLO 5.
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Dani pass due volte di Borgo vecchio, si ferm a San Michele e a una bottega di fotografo, compr una scatola di cerini e un giornale. Sotto il casino dei nobili lorologio suon due volte; suonarono i campanili di San Sepolcro e di San Nicola; i lumi sotto Borgo si accesero a uno a uno e in piazza rimasero soltanto le vetture ferme e il banco del fioraio con un vaso vuoto.
 morto pens Dani. Ebbe un brivido e si guard intorno. Nessuno. San Sepolcro continuava a suonare; un cavallo faceva lentamente il giro della piazza dondolando il capo dalla stanchezza.
Don Geri non pass.
 morto,  morto. Dun salto arriv a San Frediano. Il cuore gli batteva dal timore di vedere la finestra chiusa e di sentirsi dire: lhanno sepolto ieri.
La finestra era aperta e un panno bianco asciugava sul davanzale. Don Geri non era in letto e non sembrava morente, ma non si mosse da sedere per salutare Daniele.
So gi che vieni a vedermi e ti ringrazio; sto meglio disse con voce chiara.
Egli non rispose, gir la stanza e pos il cappello.
No, non venivo per vederla. Ho aspettato in Borgo due ore e poi mi sono deciso; ho creduto veramente che stesse male, ma non come primo pensiero.
Ebbene, ora va meglio; so che domani c la tua prima lezione.
S, s, s disse stringendo i pugni per aria e vorrei strapparmi il cervello e divorare la strada dove cammino. Fare tanta fatica, tanto lavoro, per ritornare inetti alla prima prova; ma non  da battere un uomo come una bestia e da insultarlo senza ritegno? S,  lunico mezzo di sollevarlo dalla sua debolezza. Ecco, invece si  ridotti a nulla, schiavi di piccole vergogne miserabili, mentre per tanto tempo si  affrontata con energia la vera miseria da temere per la vita e per il suo scopo.  cos,  cos, io per primo, dopo che mi sono indurito in una volont quasi crudele, non posso fare a meno di dirlo; mi martella su la lingua, mi rompe le tempie.
Don Geri non capiva.
Ma perch tutto questo, spigati.
Di che spiegarmi, non ho detto ogni cosa? Anche lei, Don Geri, mi ha lasciato l quella sera con un chiodo nel capo. Quando ho saputo che era in agonia, ho sragionato. Non lho detto che si  ridotti a nulla, che si rinnega se stessi? Giravo attorno alla canonica, come un amante pazzo; senza avere il coraggio di entrare e di venirle a far dire a forza, il legame che c tra essa e Landino.... E dicono che sono un uomo! Avevo paura di vederla morire prima: chi avrebbe potuto dirmi la verit? Quando si  morti si  morti e si tace. Ma per fortuna non  cos. Parli; chi ci ascolta? questo non  un segreto di confessione; io bacio in terra come un devoto; non far un passo, non dir una parola.
Il panno bianco sventolava leggero sul davanzale de la finestra, abbattendo il suo barbaglio sul volto rifinito di Don Geri che guardava Daniele con gli occhi sbarrati, senza fiato, continuando a negare col capo e con la mano stecchita di mummia dissepolta, sopraffatto da quel riflesso bianco che scivolava gi dentro la stanza verso i suoi piedi immobili.
No, no, non  vero.... dammi un po dacqua, Dani, l su la tavola, presto.
Si era messo a tossire forte forte, ma Dani non lo sentiva, non lo vedeva, voltato con la faccia contro il muro, in una crisi violenta di amore e di consolazione.
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CAPITOLO 6.
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Fu costretta a venire gi tardi. Non si reggeva in piedi, infiacchita da una stanchezza dolce.
La sera non finiva pi. Su la tavola apparecchiata davanti a la finestra aperta, i bicchieri erano pieni di una nuvola doro che passava nel cielo. La bianchezza della tovaglia, lodore del pane e de le mele ammonticchiate sopra la cantoniera, i prismi del lampadario specchiati ne le coppe de lacqua, il colore del vino ambrato, tutto aveva una freschezza cos diffusa sotto il lume, che essa fu costretta ad appoggiarsi a una sedia, avvolta da felicit supreme. Anche quel respiro dolio di lino e di segatura che partiva da gli angoli del pavimento appena pulito, la colmava di un benessere sconosciuto. Si affacci alla stanza di Landino. Il posto suo, dietro la tavola, era vuoto; ne la scansia a muro semiaperta, le torri e i re sparsi su i piani de le scacchiere, parevano tutti doro: oggetti fantastici destinati a bruciare.
Essa non capiva pi nulla. Si sentiva perduta ne la confessione di un segreto. La stanza di Dani spalancata era piena di riflessi annegati, come la prima sera del suo arrivo; ma ora veniva da la fortezza una fragranza di radici in gemmazione, che ventilava ne lombra lo sgocciolo de le bilance calate a riva per la pesca. Linverno era scomparso, lasciandole il solo ricordo de la ferita che le sbiancava la mano con una trafitta cocente.
Eppure chi correva verso la fortezza?
Nessuno; era sola e sgomenta; tratto tratto un brivido le correva addosso appannandole la vista, come il vapore i cristalli e le stoviglie pi fragili.
A tavola, chiam che le portassero la minestra.
Com che non c Landino a questora? domand soprappensieri.
Anche Lorena, cos vecchia di casa, ringiovaniva in quel momento, ferma a langolo de la tavola col piatto in mano e la gala bianca sul capo. Era anche lei come ai tempi che Dani veniva in casa giovinetto.
 andato a San Piero.
A San Piero, quando?
I lumi erano accesi e lAve Maria era suonata da tanto. Ma allora erano passate delle ore! La tavola deserta le diede un senso di oblo per ogni cosa. La sera cos tenue la faceva tremare di freddo.
Per chi avevi messo questo posto? chiese toccando alla sua destra lorlo di una scodella.
Per Giustino Antenna.
Ah, ritorna in casa dopo tanto! E che vuole, lo sai tu?
Una barca passava in Arno aprendovi coi remi gorghi dindaco notturno e pareva di andarle dietro ne le spire che inseguivano il cammino.
Vuole tante cose, bisogner ascoltarlo e fargli buon viso.
Lela fremette. Lodore caldo dei cibi avvolgeva laria e il lume di un abbandono sonnolento. Se qualcuno lavesse toccata, avrebbe gridato senza sapere perch.
Se passa la porta di casa, io me ne vado; diglielo al tuo padrone, anzi glielo dir io.
Non viene per lui, ma per te. Raffaella mia, vuoi finire la tua vita cos? Non ci credere se ti hanno detto che tuo marito ha una donna, l in quella casa dove Antenna fa scuola: non  vero; e lui te lo viene a dire, a provare, se tu ci credi, che non  vero, se tu vuoi ritornare insieme con lui e fare vita comune come i primi giorni.  il tuo marito, lo sai?
No; dammi da bere in quel bicchiere viola, quello l dentro la vetrina.
Lorena glielo porse, ed ella lo emp e lo bevve dun fiato.
Ora dimmi cosa c alla chiesa, e a che ora torner Landino.
Non so, non so rispose la donna componendo un tovagliuolo su le pieghe de la stiratura. Sar cascato un santo, lho sentito dire per le scale.
Adesso Lela ricordava. Ne avevano parlato in magazzino dopo le lunghe pioggie dautunno che provocavano tutti gli anni forti piene, rovinando case e campagne: si trattava di un affresco nel muro della navata sinistra. Le retrostanze erano state empite di dettagli fotografici, dove non si raccapezzava quasi nulla.
Tutto era scomparso l dentro; non accendevano nemmeno pi i lumi per le preghiere. La scena stessa era una orribile rovina; un corpo in un drappo sorretto da una catena di mani; in alto una lampada a tre lumi; tra i panneggi che avevano appena il ricordo del colore, i contorni di una nicchia mortuaria. Il corpo era quello di San Paolo e la nicchia il suo sepolcro.
Glielo aveva detto Landino inchiodando nel muro uno in fila allaltro i disegni ripresi, fino ai pi incomprensibili, mentre parlava di relazioni tra lOriente e la Toscana, di guasti polverizzati, dintonaco sgretolato, dinsistenza municipale per un tentativo.
Che vile, portarle in casa Giustino Antenna dopo un anno che vivevano in guerra!
Si appoggi alla sedia senza mangiare, con la febbre addosso per la ferita e un ritmo di canzoni nelludito.
Adesso rovinava; sicuro, di tutte le cose accade cos. Lo sapevano da tanto tempo che avrebbe potuto scampare a la rovina completa. Bisognava attendere a ogni cosa. Lassenza di Landino doveva prolungarsi ne la difficolt de la salvezza. Lela pens che erano prossime le giornate chiare, coi primi sussulti ne laria e i primi voli di rondini: si vedevano a la soglia del cielo.
Vogliono riconciliare tutto adesso che si comincia a lavorare a finestra aperta, senza timore de la pioggia che bagni i davanzali, n del vento che secchi le fusioni. Devono arrivare bronzi e argenti di Francia, c da preparare le vetrine e da dorare cornici come ogni anno; c da finire la casa, quella de lultimo piano, la loro casa.
Landino non ti ha detto nulla prima di andare via?  domand col timore di sentirsi rispondere di no.
S, che la carrozza viene su lenta e che torneranno tardi.
Ma in quanti sono?
Che so io? Giustino Antenna e tuo marito; mangia, Raffaella disse a un tratto raccogliendo di su la tovaglia i piatti puliti. Se manchi tu da questa casa  finita. Ora porto unarancia che ho preso stamani al mercato con tutte le fronde, grossa cos, con una buccia che par pelle dovo.
Lela stringeva il coltello dargento col desiderio di tagliarsi la mano e calmare quel bruciore che vi premeva fino in fondo limpronta di una stretta. Da gli orli del bicchiere viola saliva un viso color de la neve; lo sguardo vi ardeva come un fuoco in una lama, e somigliava a quello di Dani nel momento in cui si erano baciati.
Lorena andava e veniva su le scarpe di cencio, avvertendosi con lurto di un cristallo o di una maniglia, come seguisse lorma di quel pensiero fin di l ne la cucina.
La carrozza viene su lenta e torneranno tardi ripet Lorena.
Ella pens alla chiesa in fondo al viale di cipressi. Era lontana. Si vedeva biancheggiare solo nei giorni di vento, quando i vertici piegandosi ne scoprivano le mura. Ma per arrivarvi, occorreva unora di marcia in piena campagna.
La stagione non avrebbe permesso pi di una corsa di treno al giorno, ed essa si vide gi sola nel lavoro faticoso della primavera: spedizioni da vigilare, lavaggi da finire, dorature e minio promessi da lungo tempo.
Si reggeva a stento su la sedia, spinta dal desiderio di andare in camera di Daniele, ma la casa le faceva paura, aveva timore di cadere su la soglia senza potersi pi rialzare.
Egli veniva raramente, non lavrebbe riveduta; chi sa?
Bisognava tornare ne langolo presso linferriata da cui saliva lodore de le violacciocche e de la terra in fermento. Come avrebbe potuto? Il chiacchiero nei vicoli, i sobbalzi continui dei carri di letame che facevano tremare il pavimento, i tanfi saliti da le cucine de lalbergo, i mille rumori tediosi e scordanti, rendevano impossibile unora dimmobilit e di attenzione, le mettevano il veleno nel sangue e il desiderio di lanciare un grido che raggiungesse tutto.
Non posso pi lavorare, lo sai? Mi tremano le mani e la vista mi si abbaglia.
Essa le emp di nuovo il bicchiere viola, ma Lela non bevve; guardava fuori di finestra, pensando ai prossimi giorni.
Che fare, come difendersi? Se le accadeva di tornare in casa a unora insolita, per un ordine, per una lettera giunta, in quei primi pomeriggi chiari, con le stanze socchiuse piene di trilli pazzi, lo faceva camminando su la punta dei piedi, tremante di un orgasmo profondo che la tratteneva contro una porta o un mobile ne la mancanza assoluta di idee e di udito.
Colpi sordi nel sangue le ripercuotevano addosso lo stesso movimento di quando, a entrare ne la sua stanza prima di notte, pareva che un velario si spuntasse di cima al soffitto, empiendo tutto dun baleno di lume caduto.
Essa di ora in ora andava perdendo le cognizioni del suo lavoro. Alcuni lavaggi interrotti da qualche giorno affioravano dimbianchimenti ne le superfici asciutte; il metodo da usare per combatterli era scomparso da la sua mente. Ne lanima sorgeva quasi dimprovviso la gioia crudele de la distruzione e de la rovina, senza che la sua volont partecipasse a creare tale desiderio.
Una delle pitture pi belle, venuta da Urbino e rappresentante una Madonna umbra, si contraeva a poco a poco presso linferriata battuta di correnti umide, senza che ella sapesse toglierla di l, coprirla, difenderne i guasti. Anzi talvolta rimaneva a guardarla, travagliata da lodore de la vernice e dei colori, oppressa dal ricordo di lunghe ore di veglia, passate fra un lume fioco e un lagno lontano di fiume che smaltiva la sua piena ne la notte.
Essa aveva ne le mani un calore che non era suo, ne la voce una vibrazione che altri le aveva dato, e che non cessava mai, neppure quando Landino la trovasse, come la prima sera di ritorno da San Piero, sola, ne lo stanzone che gli serviva da studio, intenta a pulire la Madonna umbra.
Lela non alz neppure il capo, tanto sudava di ansia al contatto ruvido della sabbia. Portava un vestito leggero, aperto sotto la gola, tra due orli di merletto e due lunghi orecchini di smeraldo. Landino rimase a guardarla, ritto al lato opposto della tavola.
In un movimento chessa fece, soffiando la sabbia su le patine, se ne accorse, e con un colpo de la mano spinse i raschiatoi verso di lui.
Egli ritrasse il braccio con un moto brusco per non essere colpito.
Che hai? domand raccogliendoli a uno a uno senza staccarle gli occhi da dosso. Quasi mi ferivi: hanno la punta di un pugnale.
Non volevo, scusate. Questi lavori mi fanno stare male; ho perduto labitudine della diligenza; da tanto tempo non faccio pi nulla di simile, non ho pi cognizione, e vivo in pena continua per quello che pu andare perduto nelle mie mani.
Traspariva tutta, e guardava duramente ogni cosa; ma locchio attento di Landino sapeva rilevare i suoi movimenti senza agitazione e sembrava leggerli a uno a uno.
Tir su il dipinto, stacc la spugna di sotto la tavola, e si mise a sgombrarlo con delicatezza.
Non sono cose da fare con impazienza, e tu lo sai meglio di tutti noi. Ha gi tanto sofferto, che se non ne abbiamo cura dovremo buttarlo al fuoco. La corrente ha gonfiato la tela e rotto le patine delle carni. Noi non abbiamo ricette di quellepoca; se va in rovina il poco che rimane,  finita.
Lela si era drizzata e seguiva il movimento della mano, sopra il manto bordato della Madonna.
 che voi prendete delle rovine con la promessa di ridare loro la vita. Ci combatto da quattro giorni, e peggiora a ogni tocco. Per difenderla dal vento bisognerebbe lavorare in una cella dove non passa alito; questo non potete chiederlo a nessuno, neppure ai vostri uomini pi fidi, che hanno voluto per bottega le stanze pi belle del palazzo. La primavera infiacchisce; per difendersi da le api e da le mosche bisognerebbe lavorare dentro una rete. Del resto, potr provare: la porter su ne la soffitta dove stanno le balle della seta, e non me ne domanderete pi nulla finch non sia finita.
Ammalata essa non era. I suoi occhi splendevano di una luce forte e i movimenti pieni di eccessiva sensibilit, urtavano ogni cosa con violenza.
Non  la prima volta che tu vedi simili rovine replic Landino lasciandosi levare il quadro di mano.
Purtroppo, mi sono invecchiati anche gli occhi, e vi assicuro che non i quadri manderei al fuoco, ma chi li salva e li coltiva anche quando non insegnano pi nulla. Nessuno ha coraggio di dirvelo, e vi deridono; io no, sapete che non derido perch non so.
Dellaffresco, della loro impresa a San Piero, non una parola: se nera dimenticata.
Per state sicuro, finir tutto anche cos.
Lo sguardo di Landino cadeva nel vuoto, perch essa lo respingeva senza timore. A un certo punto, voltandosi a una porta chiusa, disse improvvisamente:
Daniele dov?
In clinica rispose ella con calma. Ve neravate dimenticato. Infatti qui non viene mai.
La voce non le trem. Stese le mani sul capo della Madonna e rimasero silenziosi intorno a la tavola. Ma la gola batteva dolcemente tra i due pendenti di smeraldo, come se vi avesse allora allora soffocato quel nome.
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CAPITOLO 7.
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Fu costretta a fare cos. Alzarsi allalba quando ancora la luce freddava il letto e le pareti, quando gli urti del magazzino che si apriva sembravano sorde rotture di fondamenta. Trattenersi svestita per non lasciar passare quellora di silenzio; chiudersi in unattenzione che fosse quasi il continuo del riposo; ma affrettarsi, stordirsi nel lavoro, perch una forza nuova la inseguiva abbracciandola strettamente, divorando la sua vita come una corrente.
Essa laveva conosciuta in altri tempi quella forza, in unaltra et, quando laria allargava il suo petto al desiderio di cantare, quando sensazioni la toccavano rapide come ventate che le avessero dato l per l un alleggerimento improvviso e messo ai piedi unala; quando memorie di adolescenza le sorgevano da lanima con stupore commosso: pitture damore e di cavalieri brillate contro logge di palazzi antichi, fanali di galere vittoriose in unoscurit piena di popolo, urne sacre circondate di lumi; quando sensi di lontananze le aprivano lanima a spettacoli di danze tra giochi dacqua portati via dal vento; quando il suono musicale di una porta di bronzo serrata nel silenzio di una chiesa, la faceva fremere di melodia fin nei capelli; quando lArno si empiva di vele, nelle mattinate di cristallo, e da la foce il vento sperdeva ne laria tumulti alati; quando tutto tutto tutto le risplendeva nel sangue: un tremolo di vapori, una stella incendiata attraverso la fioritura dun pesco, un rotolo di cristalli in fondo al letto di un torrente; quando ogni cosa scaturiva da una sorgente aperta nelle sue forze, dandole il respiro di una fronda; quando i desideri le gonfiavano il petto, e a le sue braccia sembravano attaccarsi i fiori nati tra la corrente e il sasso, e tutto il suo corpo godeva le sue passioni struggendovisi in un accordo profondo.
Ma ora quella vita si era spenta, il lavoro diventava lincubo della giornata. Scendendo ne lo studio di Landino ancora buio dietro le imposte socchiuse, contava il tempo che Dani impiegava a uscire di casa.
Vi entrava ghiaccia da limmobilit di stare ad ascoltare i suoi passi dietro una tenda o a lombra di una porta, col cuore in sussulto e la fronte sudata. Da la porta aperta de la camera sua, i lenzuoli abbattuti sul cassone chiuso, la facevano restare l, disfatta, sconsolata, col ronzo ne le orecchie e le gambe deboli, come dopo una febbre altissima.
Respiri di veglia e di lume spento le arrivavano confusi a le prime arie de la mattina. Le bolle iridate del sapone che fiorivano il marmo del lavabo e le cose in disordine vibranti de la sua presenza, erano per lei causa dun sentimento fortissimo da cui usciva selvaggia e ribelle, senza forze e senza voce. Improvvisamente disponeva tutto, puliva la tavola coi cenci, batteva le spugne, empiva dacqua i catini vuoti. Strisce di sole calavano intanto da le imposte; cominciava il battito de le porte, il cigolo dei carri ne la strada, il frusco de le canne contro il muraglione de la terrazza. Le tempie le battevano con violenza, una fiamma si alzava di sotterra ardendola tutta fino a la gola, tra spire di fumo che le davano brividi dolcissimi. Subito dopo, senza dolore alcuno, si bagnava di lagrime cocenti, ed era presa dal desiderio di buttarsi gi ne laria de la mattina su la strada abbagliata di luce.
Essa non aveva mai conosciuto quello stato malefico di spossatezza e di esaltazione, dato da lamore cosciente che sa i suoi desideri; e non riusciva a difendersene. Il lavoro era un aiuto crudele.
Nel frattempo erigevano limpalcata a San Piero, a oltre dodici metri daltezza.
Landino port a casa il primo pezzo dintonaco staccato il giorno de linizio, e una piastra di muro sottilissima, colore azzurro e verde.
Giustino Antenna e Villanova avrebbero lavorato al restauro per tutta la stagione calda.
Fu quella per lei una giornata faticosa pi di tutte le altre. Presero accordi su certi disegni in cartapecora, e provarono insieme le tinte sui quadrati di cristallo; ma Landino era pallidissimo, sembrava che avesse dormito tutta la notte su lorlo de limpalcatura tremolante. Raccont a caso che mangiavano sul margine de la strada, a lombra degli alberi, perch la sacrestia era piena dinsetti.
Lela ascoltava senza battere ciglio n dire una parola, pensando col respiro oppresso a la via di Bocca dArno odorosa di mare e di pini.
Dani era scomparso di casa; da quattro notti il suo letto rimaneva intatto e la pendola era ferma.
Landino parlava un po agitato de limpalcatura cos alta ne la chiesa deserta e lontana da casa. A vedere che essa non si moveva e non diceva verbo, pos il quadrato di cristallo e prese con dolcezza una sua mano.
Lela torna con tuo marito disse con calma. Cos non si pu pi durare.
Ella abbass il capo e ritir la mano.
La fortuna di casa dipende da te, perch una volta che manca il buon accordo, manca linteresse di migliorare e di lavorare sempre di pi. Questo stato di cose dura quasi da un anno e tutti ne risentiamo. Credi a le mie parole, Villanova non  un uomo disonesto.
Lela alz il capo di nuovo e rise leggermente.
No, non  disonesto ripet Landino con forza. Ci che si commette in un momento di eccitazione, non incolpa per tutta la vita; ma, che sto dicendo? tu non capisci queste cose, non prendi contatto con quello che  umano.
Si alz e si mise a camminare per la stanza.
Non hai mai creduto che, se ti ho amato in un periodo di tempo in cui tutto perdevo, anche la coscienza dei miei doveri, ci fosse per una debolezza involontaria, per un bisogno forse deforme di ritrovare dopo tanto tempo quello che avevo perduto in tua madre.... Ecco ci che sono le grandi anime. Chiuse, fredde, aride, mancanti di ogni virt di conversione. Tu lascerai che in casa piombi la rovina senza fare un passo, n dire una parola, per rimanere schiava di un pensiero e farti insultare da un pregiudizio.
Landino, non dite vigliaccherie; perch la storia che si racconta  migliore di quella vostra. Ma la vera nessuno la sa, altro che chi la vive. Lasciate andare mia madre e tutte le teorie. Vi devo molto perch essa mi lasci senza beni di fortuna, e voi me ne avete dati. Ho lavorato sempre, anche se il mio lavoro non produceva denaro; e ho cercato di compensare il vostro bene a cui non avevo nessun diritto. Ho preso marito perch avevo timore di voi e de la vostra vita; mi  mancato sempre il coraggio di dirvi che ho sposato Villanova per la vergogna e lo sgomento di vivere cos, senza avere la forza di abbandonare la casa vostra per i miei diritti che nessuna riconoscenza doveva sacrificare. Non vi ricordate che avete pianto la sera de le nostre nozze, come se diventassi vostra? Che vilt si commettono! Lo sapevate che uomo era Villanova, lo sapevate, ditemi questo, e basta. Noi siamo una vecchia conoscenza e le proposte che mi fate mi repugnano. Di che avete paura? Che crolli limpalcata avanti al santo! Meglio cos; faremo la sepoltura e tutto sar finito. Io non sono pi la stessa di un anno fa, ricordtevelo, Landino. Ho ne lanima una piaga che se si riapre mi acceca.
Non muoveva ciglio; era seduta calma e composta, con le mani su la tavola e gli occhi fissi nei suoi.
Quelli di Landino erano asciutti e pure sembrava che singhiozzasse come la sera de le loro nozze.
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CAPITOLO 8.
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Lindomani Lorena le port una lettera che diceva: Vieni gi stasera, domani parto, ho bisogno di vederti.
A notte scese la scala interna che univa un piano a laltro. Accese il lume e si mise a cucire.
Landino era tornato a San Piero; tutte le stanze aperte parevano nere dal buio, e Lorena dormiva nel sottoscala con un leggero sibilo nel respiro.
Dani non venne.
Fino a ora inoltrata ella non si mosse di l e continu a cucire. Poi sal in camera e per lungo tempo non pot accendere il lume. Aveva la febbre addosso; al minimo rumore trasaliva di paura e cercava la luce fioca dei fanali riflessi in Arno. A la fine si spogli tutta. Nel prendere la camicia, cadde in terra un foglio coi caratteri di Dani.
Non vengo perch non posso stare in casa vostra, ci soffoco. Landino sa il movimento che c nelle cliniche in questi giorni; e non pu fare supposizioni. Non soffrirne, dovr andarmene presto.
Non ho mai scritto a una donna, ma a te s. Bacia la tua camicia in mezzo al petto, perch in quel punto lho baciata io.
La carta sapeva di etere e i caratteri forti e larghi la ferivano qua e l.
Essa trascorse la notte cos, con la testa e le ginocchia ardenti. Nel pavimento della stanza si apriva un cavo profondo di acqua che veniva a lambire i suoi piedi nudi come quella delle sorgenti. Le pareva di morire col petto rotto da un brivido lunghissimo; e di sognare Villanova su la strada verdeggiante di Bocca dArno, con le vesti impolverate e il capo arso dal sole. Con la mano le faceva i pi tenui disegni de laffresco; ragionava del guadagno, buttando in aria il cappello e prometteva i brucia odori dargento e i broccati da foderare guanciali. Allora lentamente Lela si levava in piedi, prendeva la candela accesa, e a piedi scalzi andava a incendiare la loro casa de lultimo piano.
Il giorno dopo, verso sera, dopo chiuso il magazzino, ella prese un involto di alcuni veli omerali cuciti la notte avanti, col pretesto di portarli in Duomo per le funzioni de la Settimana Santa, e aspett Daniele fuori di casa.
Sincontrarono sotto la fortezza; loscurit piena di pallori velava dombre il cammino.
Perch te ne vai? disse pallida come un morto, sentendosi cadere linvolto da le braccia.
Dani si appoggi a la muraglia de la fortezza e si scopr il capo guardando il buio.
Perch devo andarmene.
Una voce cantava in lontananza e la eco ne faceva un coro. Su la porticina del passaggio, ascoltava la sentinella,
immobilizzata da una poesia profonda.
Lela, vieni anche tu.
Essa lo guard, e le parve di cadere su lerba col fascio dei suoi veli.
S, anche tu.  sleale amarsi a questo modo. Io non posso pi passare la porta di casa; perch tenere un segreto che ci avvelena? I primi tempi temevo; chi sa perch. Ora pi; ora ho bisogno di te come del fuoco che riscalda.
Egli la tenne, e li avvolse una ventata di erbe e di pesca dolce salita da largine al passaggio di una vela.
Che hai, freddo? Non aver paura, non tremare; io non ti faccio nulla. Vedi bene che non so parlare, che non so dire le cose damore, non so, non so. Ti guardo come il devoto lolivo, e ti desidero per ardere e credere anchio come te.
Lela non capiva, incantata come allora da la sua voce, strutta da una mala cocente. Lasci cadere l involto, e si sorresse il capo stordita. Vedeva stelle rosse piombare avanti ai suoi occhi suscitando fuochi tra lerba. Le ombre salivano ne laria vaporosa, scoprendo intrecci di radici; il susurro de lacqua sotto la fortezza empiva la calma di una melanconia crudele.
Rispondi, Lela, a che pensi, dov la tua memoria?
Vieni in gi, vieni a casa disse ella con voce fioca.
Dietro di loro il novilunio orlava di luce la fortezza. Le ombre vi ascendevano inquietate da un tremito di moto, portando in alto la cittadella dentro vele aeree.
Io a casa? Tu sai che non verr pi.
Nel dire cos lafferr per le braccia, come avesse voluto
abbatterla su lerba.
Ella promise, con lanimo livido da la percossa.
Giunse al Duomo quasi di corsa, molle di rugiada e di sudore. Fuori non sincontrava anima viva; le funzioni erano finite da tanto tempo.
Aspett Don Geri in sacrestia, spiegando i veli omerali su i paramenti ancora sparsi su la tavola; ma la testa le cadeva estenuata in mezzo a quelloro e a quei rossi; due candele accese avanti a un antifonale sperdevano il limite delle pareti e del soffitto.
Ella attese l in piedi, con gli occhi perduti in quella pace; da lunghi mesi non vedeva Don Geri; egli era stato morente senza un cane che lo assistesse, ma non aveva chiamato nessuno. Daltra parte nessuno si era accorto in casa Landino di averlo abbandonato.
 tardi, lo so disse appena lo vide entrare da la porta ma ho voluto riportarvi i veli che ho finito ieri notte, dopo quasi un anno. Poi non avr pi tempo di venire quass. Non domando notizie della vostra salute, perch le so. Tutti soffriamo qualche volta; ed  cos che si perde lo spirito di soccorrere gli altri. Ecco i veli: questo  per la pianeta viola che ha il sacramento doro nel mezzo, questaltro per la bianca. Il primo lho corretto bene: scoprir tutte le scritture e non cadr pi dalle spalle perch ho appesantito i ricami in fondo.
Egli la guardava aspettando che finisse di parlare, ma Lela raccolse di mezzo ai vestimenti alcuni globi di carta velina bianca e glieli porse.
Questi sono i gomitoli dargento avanzati; non li smarrite. Li port Corradino da Parigi per imitare il tessuto a mano. C anche un ritaglio di seta candida che si pu stampare e dorare per paramenti di uso comune.
Le sue guance erano accese; pareva di sentire il battito del suo cuore svolgere le cose che le mani porgevano.
Tu stai male disse Don Geri raccogliendo linvolto della roba.
Io no.
S che stai male; vieni da casa?
Lela si appoggi alla tavola e non rispose.
Parla, parla; da voi c il divieto di dire, ed  stata la rovina di tutti. Perch vieni a questora, cosa vuoi? Gli uomini sono a San Piero, lo so; devono rimanere l per qualche mese, lo so. Tu allora....
Non fin la frase; chiuse la porta pi piccola verso la cantoria e vi si ferm davanti quasi per sbarrare il passo.
Che volete fare?
Il suo viso era spettrale, ma Lela non pens che da un momento allaltro egli poteva cadere lungo quella porta.
Niente, voglio essere di chi amo, e liberarmi di tutti i guai che mi dnno la morte giorno per giorno.
Don Geri alz le braccia e parve che dovesse stramazzare.
Ho aspettato col fuoco ne le carni, come il cero che si rif, su la sua goccia. Basta, adesso basta, non poteva durare cos, quella era la nostra sorte, era la mia fede.
Non bestemmiare, hai perduto la coscienza.
Quale coscienza? Io non lho avuta finora, io non ero nulla, il mio cuore non si  mai sfamato. Ma credete che non si muoia di quello, credete che basti isolarsi e tacere! Io bestemmio, per la prima volta che parlo, ma adoro la mia bestemmia e la difender finch avr vita. Non sar pi la verga su cui si tenta la propria forza, n il fusto che si tiene in mano per strapparne le fibre a una a una; basta di ardere in grembo a un letame.
Al di l de la porta, ne la cantoria buia, due novizi cantavano un salmo.
 venuto,  venuto! Abbiamo tutti qualcuno da aspettare, qualcosa da sperare, e per quello si  sempre in vita, anche quando non ci sono pi forze e si  come il cero che fa stelle di ci che laria gli toglie scarnendolo. Altri avranno forse da soffrire: Landino.
Sei pazza, pazza, come tutti quelli di casa vostra! disse Don Geri agitando le mani nellaria. Ma pure tu non facevi parte di quelli, eri di unaltra razza; tua madre si divise da Landino perch tu non conoscessi vergogne, perch tu crescessi con lanimo intero! Corruzione.... grid soffocando la parola in un colpo di tosse.
Il salmo continuava dolcissimo, come il racconto di un battesimo.
Sei tu che lhai esaltato; ma Dani, Dani non ti ama, ricrdatelo.
Raffaella si sent mancare le ginocchia, e si abbatt col capo tra i paramenti, quasi priva di sensi.
No, se vuole la tua vita cos, non ti ama.
Egli continuava a tossire. Le figure dipinte sui muri pareva che si aggruppassero intorno a lui, assalite da un insulto; e la sua voce copriva quella del salmo, ardeva i paramenti e i legni, colpiva li altari spenti in fondo al Duomo, fracassando i bronzi e li argenti e i marmi accesi di riflessi votivi.
E hai lottato fino a letisia, per venire qui come una pazza a incolparti!
Essa non lo vedeva pi, sprofondata l con le labbra aride e le mani gelate; ma se lo sentiva tremare vicino, terribilmente smorto.
E a cercare un aiuto per un fine che ti rovina.
No, non ne cerco disse balzando con impeto nel timore di cadere in ginocchio. Ma sent lo sforzo troncarle la vita. Perch so quello che voglio. Anche oggi dovrebbero bastarmi la miseria e la bellezza che mincantavano allora! Anche oggi che la sorte mi vorrebbe per finirmi, ogni cosa dovrebbe essere senza volto, gemere e proibire ancora, esiliare da tutto ci che  tumulto segreto e che fa, di ogni slancio e di ogni desiderio, larresa folle del solo brivido di sacrificio. No,  troppo poco; oggi lanimo arde come un focolare e non conosce altra fede che la sua!
Raccolse un gomitolo dargento caduto, e si strinse il mantello addosso, tremando come una foglia.
Vuoi andartene? disse Don Geri senza muovere un passo.
S rispose risoluta.
Allora va pure, che si chiudono le porte.
Ed ella usc.
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CAPITOLO 9.
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Si diede, come cadere in unacqua profonda, senza riaversi pi dal brivido de lannegato che si salva.
Era una casetta abbandonata senza porta n orto, una piccola stanza nuda come una cella e una pianta di basilico nata sul davanzale senza finestra. Fuori si vedeva unisola di canne e limiti di pinete marittime.
La stessa notte distrusse accanto al suo letto le poche memorie esistenti tra loro due: un foglio di cartapecora, dei colli di merletto che essa portava da giovane, una scatola di cristallo piena di porporina.
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CAPITOLO 10.
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Con lanimo tremante di commozione, ritorn al suo cantuccio pieno di lavoro, incitandosi con le proprie forze: Coraggio, coraggio! viene il caldo e le patine si sciolgono e le giornate sono corte per asciugare tutto. Non avr pi nessuno che mi aiuti, devo far sola sola sola. Ma che importa? Ne la mia vita risplende la pi grande ricchezza; il bicchiere su la tovaglia si empie de la stessa nuvola doro, per lo stesso ritorno di vapori che ce la porta. Riprendono i canti nei vicoli, il rumore delle stoviglie dal giardino, li stridi de le rondini annidate sotto li archi de le finestre, i colloqui amorosi quando le fabbriche si sfollano e il cielo  rosso fin ne le antiche viuzze. A sporgersi da la terrazza, si sentono ridere i commessi vicino allinferriata e salire i buffi di legno segato e di paraffina. Fuori le ragazze si vestono di chiaro; da due sere si sente una mandola di l dArno e pescano con la fiocina. Le cime dei canneti su laltra riva ondulano di voli, e il cielo  pieno dun veleggiare pallido e luminoso come di stelle che mettano le ali. Coraggio, coraggio, la mia vita  adesso; io devo amarla e darle un nome solo. Dani, aiutami, aiutami!
Egli le era davanti come un idolo; la bianchezza del suo volto somigliava a quella di cui certe sere non si esauriscono mai; al di sopra del suo capo Lela vedeva unisola di canne e un limite di pinete marittime galleggiare lontano, in un cielo dolcissimo. Nessun altro ricordo che quello.
La sera dopo Landino la trov sotto il lume, curva e accesa di attenzione, con labito slacciato sotto la gola ai primi tepori della sera. Egli era torbo, stanco, agitato, con le vesti in disordine. Si butt a sedere sul divano; ansava un po, quasi che fosse giunto di corsa.
E ora che sono venuto, che posso fare? Muore, muore, tutto  inutile. Ho mandato del denaro; lha respinto. Sono andato io: non mi ha riconosciuto. E allora?  l, immobile, con gli occhi aperti e lo sguardo fisso. Ho cominciato a chiamarlo: Don Geri, Don Geri, ma che non mi vedete? siamo i vostri amici! Nulla, e io, vedi, penso che ho dei rimorsi.
Ma egli non muore, ha ancora forza disse Lela dolcemente. Sembra che ogni soffio lo porti via e invece  sempre l. In quanto ai rimorsi, Don Geri perdona a tutti, a voi come a me.
Le sue parole avevano unespressione toccante di bont, e arrivavano tenui e senza corpo allanimo di Landino, quasi chella si fosse accostata in segreto e bevuto a unacqua purissima; ma la sua gola tremava sensibilmente, nel desiderio di unAve Maria.
Guardarono insieme la fioritura delle rosine bianche sui muri de la terrazza, e le cornici sfilate a seccare tra i vasi di fresie. La Madonna umbra era quasi finita; le carni, ripreso lalito che le animava, ne facevano creatura profonda di devozione. I bronzi arrivati, campane, tazze, trofei, lampade, mettevano fuori da le prime rotture de limballaggio i piccoli groppi dorati. Attraverso la casa era tutto un respiro di prossime sere benedette, con laria tepida piena di annunci di funzioni e i pavimenti e i cristalli lustri da abbagliare.
Sembrava che entrambi cercassero di consolarsi nel travaglio comune.
Faceva troppo,  inutile; il seminario, il diritto canonico, gli ospedali, i poveri! Con quelle malattie non bisogna scherzare.
Ora che agonizzava, tutti lo amavano.
Lentamente, senza che Lela se ne accorgesse, rientrarono dentro. Landino pareva confortato. Su langolo del divano Lorena aveva disteso un piccolo tappeto rosso, fine come una scorza; sopra il tappeto due piatti da saponi con un cesello in fondo, e una tenda di merletto a foglie e fiori.
Questa  la roba che mancava nella vostra casa. I brucia odori li avremo ne lautunno.
Lela guarda la sua mano distesa contro il piatto, pensando in quale modo avesse accarezzato Daniele nella sua adolescenza; e ne prov un brivido improvviso. Vide come in un lampo la bianchezza del suo volto contro unisola di canne, e il corpo di Don Geri stramazzato davanti alla porta della cantoria.
Hai freddo, ti vesti leggera, per rimanere immobile delle ore.
Muta come unombra, ella si scost, sentendosi fremere ne le ossa le spire de lidolo, dinanzi a cui fiori e sacrifici si rinnovano senza palpito.
Freddo? non sentite che sera? Don Geri muore in una stagione troppo bella in cui non si dovrebbe soffrire di nulla; invece.... Dovrete andare,  gi tardi.
La luce le faceva splendere le labbra e le palpebre, estenuandole il viso e il collo, con tutta la grazia ardente del corpo che nutre unarmonia nascosta.
Ditegli anche per me.... No, no, non dite nulla.
Sent il bisogno improvviso di sfuggire a tutta quella finzione che giuocava con la morte; di gridare che era sua, l in mezzo alla via nellaria piena di vampe e di nidi, e scomparire per sempre, come si fosse annegata.
Invece barcollava e sorrideva come una pazza. Raccolse il tappeto, la tenda e i piatti e aspett che Landino si pulisse le vesti.
Non muore, non muore, singhiozzava il suo animo perch noi non abbiamo voluto uccidere nessuno.
Ella s, che era finita, come ne le storie de li amanti lette ai lumi notturni del convento! Era anche lei la rovina assaltata di edere, specchiata da la palude, abitata dai nidi. Ella s, che moriva nel suo cantuccio del lavoro, senza conoscere pi n preghiera n umilt. Sentiva le parole di Don Geri soffocare il salmo dei due novizi. La malattia non era cos atroce: egli poteva parlare, difendere, agitarsi; mentre ella cadeva col capo sulla tavola, sopraffatta da la vista del suo corpo macilento, de le sue mani scarne agitate contro la porta che si chiudeva dietro a lei, per sempre.
Don Geri aveva forza di essere ancora; lei no. Cadeva gi nella stretta, come una stella attraverso tutto il cielo, finita pallida e fragrante tra steli in promessa.
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CAPITOLO 11.
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La sala era gremita fino fuori delle due porte. Avevano aperto un finestrone sui giardini botanici e costruito un piccolo teatro anatomico, chiuso da una vetrata semicircolare; ma ne laula rimaneva lacustica di una volta che ammorbidiva la voce e commentava ogni sillaba.
Daniele non ricordava pi nulla. Visi conosciuti e piccoli circoli veduti altrove, lo avevano eccitato con lattenzione e lattesa di ogni sua parola. Per la prima volta si sentiva stanco, aveva desiderio di dormire. Il barbaglio delle mura bianche lo aveva reso cieco e debole; ne lo squilibrio momentaneo lasciato dalla profonda esposizione di fatti, sospesa tra i commenti di quella vecchia gente che aveva per lui una storia lunghissima, cera appena il desiderio di uscire e mettersi in cammino da solo verso li argini freschi, come quando usciva di casa da studente arrivando per Arno fino alla porta a Mare.
Fuori parlavano di lui a voce alta, e di tanto in tanto le parole di difesa si facevano aggressive. No, egli non era uomo che avesse bisogno di mendicare il successo. Lavorava col suo sangue per uno scopo che era pi di una vita, per essere un aiuto nelle comuni forze, non per esaltazione o per potenti virt intuitive che escludessero qualsiasi costrutto organico a salde fondamenta.
Egli aveva parlato calmo, freddo, quasi con indifferenza. Il sintomo, la storia, lanamnesi, le fasi, il fenomeno possibile de lanima, erano le piccole parti di uno scheletro messo in pezzi con una analisi profonda ed esattezza stupefacente.
Dicevano che il suo viso era pieno di febbre, che la sua voce non aveva potere. Ma pure quella gente sapeva la sua vita! Che volevano da lui? Aveva bisogno daria, di lasciare la folla e andare via solo. Il giardino era gremito. Un gruppo di studenti lo circond; egli li guardava tutti e vedeva che tutti erano gi anziani. Si sentivano li odori del lauro come nelle prime sere che passava di l coi fogli scritti per la lezione de lindomani, e lanimo turbato da la discordia di casa Landino.
Una carrozza era ferma a langolo della via; Dani travers il giardino come se fuggisse e vi sal dentro. Era pieno meriggio; il cielo da la parte de la foce sembrava un mare dargento, lArno sotto li archi del ponte Novo gorgogliava ne la quiete ventilata.
Davanti al magazzino spazzavano il marciapiede sotto i tendoni calati; dentro ne la luce difesa, le vetrine degli argenti avevano un pallore di tesoro dissepolto.
Non cera nessuno: di tutte le finestre di casa, una sola era aperta e il vento la chiudeva e lapriva, sfiorando sul davanzale una rosa in fresco in un bicchiere.
Ella morir qui dentro pens, e quella visione gli diede una fiacchezza deprimente. Ogni piccolo fatto della loro vita rimasto l dentro nei grani della polvere, era un alto volo riflesso che aspettava di piombare e congiungersi ne lo specchio ardente. Vedeva la camera vuota con una veste sola attaccata in un angolo e qualche pezzo di carta velina in terra; il letto non era toccato; rimaneva la fessura di un cassetto vuoto e una rosa in un bicchiere sul davanzale della finestra aperta.
Ella morir qui dentro ripet. Poveri noi!
I tavolini col lume sopra, le pallottole dei gialli dIndia, i catini in terra sotto le cannelle tra i miasmi de le vernici e de lumidit, i cenci stesi su le sordine lungo il muro, i tondi de le colle e dei gessi da doratore, le lastre di vetro dove si raccoglievano i colori preziosi, tutti quei respiri circolanti di muffa e di metalli consunti, che venivano da le stanze del lavoro, da le soffitte ribollite ai primi caldi, da le scale buie e ripide, gli davano un fermento venefico, un impulso brutale di lasciarsi andare a quella grazia che gli si offriva, rigenerandolo tutto. Ma al pensiero che quella grazia si abbattesse su di lei, ne provava sconcerto e ribrezzo, gli pareva una condanna gridata in quel momento dalla citt bianca e spopolata.
Egli lavrebbe voluta per un attimo senza amore, senza passione, sana e indifferente, non incantata n attratta da alcuna mala, dimentica di ogni passato e di ogni vicenda, come una donna nuova rigenerata, che vive e fa vivere. Ma anche la strada, fra le alberate cariche di gemme e la corrente chiara del fiume, metteva una sua forza ne linseguire un limite di cielo, una lontananza sperduta.
Essi erano cresciuti a uno stesso focolare mantenuto vivo da le memorie. Lanima disavvezza ai rigori, si attaccava disperatamente al suo sogno e vi moriva sbattuta da mille venti, senza capire il danno del suo sacrificio.
A limbocco del viale che conduceva a San Piero, Dani prese la strada a piedi: lunica orma sul terreno molle da la pioggia mattutina.
Un gruppo di cacciatori si era fermato al casotto delle bibite, l a due passi da la piccola stazione. Si sentiva il tintinno dei bicchieri e la guerra dei cani nel prato sottostante.
Era inutile sperare; Lela si sarebbe finita. Ce laveva il tipo da morire di passione, con quelle membra esili e vibranti a forza di farvi lavorare dentro lo spirito. E Dani temeva quellamore come una rovina.
La chiesa era laggi in fondo, dietro li alberi, ne laria piena dei primi voli di rondini, ne li aromi de lerbe e de le resine che venivano dai campi coltivati in faccia a le pinete, nel silenzio rotto da un frullo di paranze. Alla porta si volse. Non si vedeva pi nulla; n la sala, n i giardini, n la folla; non si sentiva neanche pi il passo de la vettura di ritorno, n i cacciatori avvertire il cammino su la strada lontana. Una frotta di bimbi giuocava su la piazzola davanti a la chiesa, sguazzando a piedi nudi in una pozza dacqua. Ogni tanto, un volo fendeva laria e si perdeva in alto.
Limpalcata era l, eretta fino in cima, sotto uno strappo di luce che veniva da una finestra dirimpetto, a proiettare la pittura di un chiarore infranto, come vi si fosse, per secoli e secoli, esalata unonda di mare. Sul palco cera Villanova, alto come un gigante, con le braccia nude e il viso abbronzato dal sole. Non salut; guardava in basso, nel vuoto, gocciando acqua da le mani.
Daniele rimaneva su la porta, ad aspettare che lo invitassero. Una mestizia dolcissima calava da lalto de la navata, e faceva pensare a la quiete de la sera quando tutto fosse vuoto, lo strofino cessato, i passi chetati, la chiesa perduta tra i vapori e le stelle.
Che fai, non entri? gli disse Landino. Proprio come la sera che era sopraggiunto nel vestibolo.
Anche quella parve a Dani casa sua; piena di rovine e di memorie.
Sai che ti aspetto da unora. Son salito due volte e due volte ridisceso di lass, per vedere se venivi.  finito tardi?
No, che ore sono?
Dani lo vedeva appena, per lombra di una colonna fasciata di cenci; ma in poche settimane egli era invecchiato pi che in tutti quelli anni.
Si misero a camminare lungo le panche allineate. Landino parlava sottovoce e nessuno udiva le sue parole.
Domani verr su; vengo a sentire i commenti e a ricevere delle domande. Ma non era quello il discorso che avrebbe voluto tenere. Sai com la gente da noi! Ogni cosa si svolge e vive in quel piccolo cerchio che spesso si stringe e ci brucia tutti. Afori ha aspettato quattro anni, prima di arrivare a prendere un posto dinternato a Santa Chiara; e come lui tanti altri, che quando arrivano di fuori di fuori per modo di dire passano apposta da noi per sapere qualche cosa di te.
Gi laria fluttuava di fumi rossi. Dani la sentiva per la porta invadere e ardere di un incenso serale.
Cerano tutti, eh s, ne sono certo. Hai visto Gano? Ha tenuto cattedra a Zurigo per quasi tre anni.
Egli si affaticava a parlare, e Dani taceva, senza accorgersi de lagitazione sua.
Si trovarono soli, in fondo a la chiesa, davanti a lunico altare spoglio, su cui un lume di sego rischiarava una reliquia nera a forma di cuore.
Non parliamo di loro, Landino; sono stanco e ho bisogno di riposarmi. Non volevo venire, ma stanotte me ne vado, e bisogna che ti saluti.
Scherzi?
No, vado via.
Dani guardava il cuore nero, aspettando che egli scattasse, trattandolo male e cacciandolo di l.
Ma Landino aveva perduto anche quella virt, cos grande quando lanimo  in colpa. Sembrava annegato anche lui, sotto lacqua azzurra che inceneriva i santi sui muri.
Che ci vai a fare via, prima di Pasqua? Dobbiamo farla insieme; ritorner anche Don Geri. Ah! disse ridendo non villudete,  assai pi forte di quanto si creda.
Dani era sicuro di averlo visto in fondo a la sala, quasi nascosto, col collo avvolto in un panno di lana. Uno spettro, niente altro che uno spettro. Laveva colpito in mezzo a tutta la gente, come unallucinazione.
 in agonia da una settimana.
Che ne sai tu, lhai visto?
S, lho visto disse nella certezza improvvisa di tutto ci che sarebbe accaduto. Vieni gi anche tu, ne parleremo. Stasera me ne vado e ho bisogno di dirti molte cose.
Landino era terreo, non rispondeva. La luce del sego piena di tremiti lividi, si abbatteva tutta su lui; e Dani non ritrovava pi neanche la memoria di quei tratti che gli erano stati cari una volta.
Non posso venire rispose improvvisamente. Dovrei tornare su domattina alle cinque. La commissione arriva a bonora, e devo esserci io. Non si crede che ci siano tutte queste spese;  necessario mostrare a uno a uno tutti i guasti, tutto il materiale che occorre, e le persone impiegate nel restauro.
Ebbene, allora ti saluter qui disse con calma e parleremo in un altro momento.
Landino sembrava trasognato.
Quando si sta in giro da un anno allaltro, uninvernata desilio rovina. Che vuoi fare, il passato  una parola. Si era come si  oggi. Non basta pi quello che si ritrova;  meglio farla finita con le cose da reliquia. Si vive in altri tempi; spesso lanima  un ingombro che d cento maniere di tormento. Le cose migliori che ci consolavano, diventano un desiderio di assalto, una necessit di volere, che ha un suo fondo perverso.
Si cacci le mani in tasca e guard fisso il cuore nero dietro la fiammella di sego.
Tu certo mi capisci pi di tutti, perch noi ci conosciamo
e abbiamo dei guai comuni.
Landino si tir indietro con una ruga a la bocca.
Ti pare che ci sia bisogno di tante parole?
Infatti no disse con durezza.
Allora vieni gi, fino al casotto.
Si sentiva da lontano il fischio de la piccola locomotiva in arrivo. Villanova si era messo a cantare una storiella pazza, accompagnandosi con lo strofino del muro.
Erano entrambi su lo sterrato, col sole che tramontava dietro il campanile e il viale davanti pieno di trilli e di aromi.
Guarda che non vadano smarriti i libri che lascio nello studiolo disse Dani in fine, come se non avessero parlato che di quello.
Mai cammino gli fu pi lungo di quel viale. Corradino continuava le sue note, i bimbi i loro giuochi, ridestando ne la chiesa una sensibilit fresca di risonanze. Ma la pace rimaneva per sempre tra la fiammella e il cuore nero; unombra rotolava gi lungo largine, insieme con uno spettro solare, e annegavano stretti chiudendo il gorgo in silenzio. Loro due la ricercavano senza dirselo, n sapere dove fosse caduta e perch; e sentivano linquietudine crudele che separa per sempre, senza poter distruggere li affetti.
Al casotto si fermarono.
Hai detto che tra un mese avrete finito laffresco?
S, tra un mese.
Laria si consumava. Di tutta la giornata doro, non rimaneva che una tenue vampa dietro un vertice solitario.
Landino aveva tra le mani un involto di carta da consegnargli, ma lo gett per il finestrino aperto dentro il vagone.
Non vieni?
No rispose agitando la mano con indifferenza. Addio.
Dani salt su la piattaforma con lanima riarsa da una libert disperata. Un uccello fuggiva con un grido dal folto di un cipresso, lasciando un frullo nellaria.
Per nascondere la commozione che lo prendeva, si scopr il capo e si asciug la fronte sudata. Poi non lo vide pi.
Allora si appoggi al cancelletto con la sensazione del vento tra i capelli e le vene, a guardare in alto gli annunci
sensibili de la notte.
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CAPITOLO 12.
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La citt gli parve unaltra: sorda, piena di bisbigli soffocati, coi fanali accesi prima de lora e le campane gravi sotto il cielo accalcato di vapori rossi.
Appena fuori da le alberate de la stazione, prese le vie nuove, pass davanti a la scuola medica. Il custode appianava la breccia dietro il cancello; si vedeva dal di fuori la lampada accesa dondolare sopra la scranna. L, era la vita sua, la vera forza e la vera gioia. Perch aspettava e cercava altrove? Tutto il resto era un sonno agitato, da cui si usciva con la testa grave e con lamaro alla gola.
Riprese la via pi adagio. Venivano da le villette aperte i soffi caldi de le cucine terrene, misti a un odore derbe di giardino appena innaffiate dopo unarsura.
Una frotta di bimbi sbuc da langolo de la strada e gli si sparpagli un momento dinanzi per lasciarlo passare, riprendendo la corsa in un giubilo sfrenato. Ebbe un moto d irritazione. Si ferm sotto un fanale per leggere la carta di Landino, ma la fiamma del gas confondeva ai suoi occhi le parole.
I particolari di una notte in cui Lela si era addormentata nel canto del divano, al lume di una candela che rischiarava appena, pass davanti a lui impallidendo la via. Ronzii sordi percotevano laria, ferendogli ludito con un sibilo acuto; e pure, dopo gli ultimi fuochi, la citt si purificava in una pallidezza lagrimante, e Lungarno si smarriva chiaro e silenzioso in un indaco dolcissimo.
Dal ponte distinse le finestre con un tremolo di chiarore difeso dietro una tenda calata e il lume di una fiocina che veniva gi, lungo la riva, sollevando i remi da la corrente, come braccia distese a la luce inseguita. Ebbe limpressione di non avere mai messo piede l dentro, di non conoscere la vita che vi si faceva e la gente che vi sincontrava. Soltanto la citt, a le prime stelle, saliva mistica e accesa come una vergine.
Al caff de lArno lattendevano, aveva promesso, per laddio banale pieno di fracasso e di chiacchiere. Ma Dani se nera dimenticato. Il lampione rosso acceso allangolo del vicolo brulicava dinsetti serali, ed egli rimaneva immobile a guardar passare la gente, a sentir suonare lorologio di ponte. Entr in casa; sal a passi lenti, la scala era senza fine tra luggiolo de lacqua che veniva da la fonte socchiusa; i corridoi oscuri e vuoti; solo dal retro de la cucina un dondolo di poca luce, e un rimescolare di piatti e di carbone come la prima sera.
Cerc una candela da accendere, e non la trov. Da le finestre spalancate saliva su i soffitti londulazione de lacqua piena di riflessi annegati; e un odor vecchio di rose e di mele circolava tra le stoffe e la tavola empiendo lanima di una melanconia febrile.
Nessuno venne. Calarono le griglie davanti a le vetrine, sent voci e passi bisbigliare in un angolo del soffitto, folate daria piene di tutta la vecchia vita di miseria e di bellezza, lunghi tremiti nei polsi, come quando le mani hanno sorretto lungamente ne laria un calice prezioso. Da lo studiolo vide far notte fonda, e qualche stella cadere da la parte de la fortezza; poi, a poco a poco, chiusa nel cerchio de la mano con cui si stringeva la fronte, tra il fiume e gli argini erbosi, la casetta abbandonata, senza porta n orto, e la piccola stanza nuda come una cella, il letto da una parte e una pianta di basilico nata sul davanzale senza finestra. Fuori unisola di canne e limiti di pinete marittime. Raffaella guardava illuminata, e il vestito ardesia le cadeva da dosso come una reliquia; Dani saccorgeva per la prima volta che ella portava in seno dei fiori freschi, e desiderava la ghirlanda dei petali sparsi in terra.
Si riscosse. Un lumino ardeva in fondo a un tubo affumicato, su la scala comunicante; in un urto di sentimento che lo trasformava, fece i gradini dun fiato. La corrente muoveva i panni rossi calati davanti alla porta, celando ogni passo.
Lela cuciva sotto il lume, ed ebbe un balzo che gli si ripercosse nelle vene lasciandolo senza favella. Restarono muti a guardarsi e a sentire la notte empirsi di una canzone.
La stanza era quasi vuota e il letto vi appariva leggero come un trofeo di nozze, intorno a cui i calici ritti contro i muri si levassero pallidi dansia.
Non c nessuno disse Dani chiudendo la tenda nessuno in tutta la casa.
Ella guard con limmagine del lume in fondo agli occhi. Il viso di lui non le era parso mai cos ardente e acuto, come se i lineamenti vi fossero stati incisi; n la persona sua, agitata da quella febrilit di moti, che gli dava il trasalimento de le cose fatte oggetto di adorazione; e il sentimento de la paura sorgeva in lei di nuovo col desiderio.
Non lo credi? Scendi la scala e vedrai che  tutto spento. Lorena dorme sul focolare insieme con la cenere.
Ella continuava a guardare senza muoversi, con le spalle avvolte in uno scialle bianco; il chiarore del lume calava ai suoi piedi sollevandola da terra.
Landino non ritorna pi; Don Geri sta morendo.
Allora si alz, e lo prese per i polsi, muta come la prima volta, come nel loro primo spasimo che li avviluppava in un contatto profondo, senza pi coscienza o pensiero.
Ma egli era malato, non lo sai?
Lo scialle cadde su la sedia, ed essa rabbrivid.
Noi non ne abbiamo colpa; egli moriva lo stesso di fatiche, di stento, perch si lasciava mancare come un fanciullo; egli sapeva la nostra sorte, perch io glielo dissi; ma tu che hai fatto, Dani, che hai fatto in questo tempo? Non pot frenare un singhiozzo, ma si riebbe, scans il lume da parte e raccolse lo scialle; poi guard la finestra e la porta. Un foglio di carta velina vol via di sopra la tavola, attaccandosi ai ferri della ringhiera come unala che penasse a fuggire. Allora Dani si sent perdere sopraffare, abbrutire improvvisamente, senza scampo, senza aiuto, col capo greve e il barbaglio rosso ne la vista.
Nulla ho fatto. Ho lavorato come un bete, senza memoria, senza forza, senza desiderio, senza volont. Poveri noi! e tu singhiozzi per chi muore! Ma Lela non sentiva che la sua voce, non vedeva che lespressione sua dominante e non ti accorgi che cerco i luoghi ove tu abiti, come un rifugio in cui tutto si converte e dispare. Lela, ricrdati quando ci siamo riveduti; io non volevo sentirti parlare cos; quasi ti supplicavo di considerare la mia vita e la nostra sorte con serenit, perch tutto quello che era accaduto mi faceva pena e rimpianto. Io non volevo deformare il nostro amore cos bello di memorie, perch sapevo che oggi non siamo come allora; lo sentii a le prime parole che dicesti, e guardai la tua persona con un sentimento diverso di curiosit e di attesa, a cui nulla era legato della nostra vita trascorsa. Oggi non si  pi ragazzi; se soffriamo, bisogna mettere un termine a le nostre schiavit, perch dobbiamo dare la nostra vita secondo lo scopo eletto e dobbiamo andare avanti a ogni costo vincendo noi stessi su la nostra volont, capisci? Non ridurmi a stringere il guanciale dove tu dormi, gli oggetti che tu tocchi, i panni che tu vesti, come un povero inetto che si consuma di esaltazione. Siamo tutti deboli, ma lamore impone di non avvilire il sentimento, a costo di qualunque vergogna. Anche tu hai oggi unaltra anima che se lasci, grida!
Ella tremava nel toccarlo, sotto una potenza di passione che le paralizzava i sensi. Il contatto de suoi polsi in sussulto le risvegliava i primi incanti sopiti de ladolescenza e tutti i desideri lontani lasciati a un limitare di fede, e tutti i rimpianti caduti su la distruzione della sua vita.
Anche tu puoi compiere una tua via, qualsiasi sacrificio esiga.
Quale, quale via, Dani? disse aprendo le braccia. Lo sai che non posso scendere neanche la scala per andare al mio cantuccio di lavoro, dal dolore che ho qui nel petto, di giorno e di notte, senza tregua? Non serrarti cos; vuoi che moriamo?
Dani trovava appena delle parole senza suono, che davano convulsioni a ogni immagine richiamata. Una tenerezza sensitiva, un bisogno di tuffarsi in tutte quelle cose fatte vive per unatroce tortura, gli toglieva lanima, lasciandolo supino e impotente a ogni reazione.
lzati, lzati, ricordati dove siamo.
Si chin a raccoglierlo, distrutta da laffanno che la sconvolgeva, supplicando con la voce tremante.
La mia vita andr fino dove tu la porterai, ma pi degna di cos. Io la liberer di tutto come un fiore da le male erbe; lasciami la forza di strapparle; voglio sentirmi nel bene per darti a distruggere una cosa monda.
Egli le stringeva le ginocchia e la scuoteva come un arbusto, sentendosela morire tra le mani, disfatta e adorante.
Ma tu non vedevi che cosa mi davi? Quale pensiero ti assillava? Che fossimo come allora, tremanti, incantati dun suono o dun volo, arsi da un desiderio che chiamavamo incanto? Ma eravamo sani, e tu ti offrivi pi forte, senza lotte di spirito e senza lividi nellanima; 
e le tue ginocchia non ardevano a ogni passo piegandoti a unadorazione spasimante. E ora lo sai che mi tieni, ne la tua voce, ne laria che respiri, che pi nulla esiste, soffocato da lansia che ci annienta privi di ogni felicit di spasimo. Incanto, lo chiamavamo incanto! mentre ti portavo nel pugno con la vergogna di aprire la mano e guardarti per il desiderio che mi estenuava.
La canzone empiva ancora la notte fino in fondo al fiume, fin ne li albori lontani; se lo portava via per la finestra, ne laria calma e stellata, come su lorlo di unacqua profonda scoperta nel grembo di un cristallo da un morente di sete.
E credevamo di ritrovarci senza coraggio come allora! No, non lo siamo; gi  vuoto, a questora il lume finisce; non abbiamo nessuno da chiamare, perch tutti ci sono lontani e senza affetto.
Lasciami! disse tirandosi sotto la mensola, pallida come il calice che vi era sopra.
Dani si drizz, come se in quella parola ritrovasse ogni energia.
Tu hai paura de la vita che ti si presenta; non avere vergogna di dirlo, perch a me puoi. Temi che io sia debole come la tua passione, distrutto come il tuo sentimento. No, tinganni. Ho fatto la mia vita senza tornare indietro dun passo, cavandomi lanima con le mani, strozzandomi in gola qualsiasi grido di rivolta, ma non sono un debole, ricrdati, e non ammalo di fantasie. Per questo lasciai la casa di Landino, per questo non ti dissi nulla; ma a che amore ho sacrificato? disse prendendola per le braccia e scuotendola con tutta la sua forza.
Un gancio le salt via nellurto scoprendole una spalla. Si appoggi a la parete priva di sensi, guardando inebetita lombra di Dani su la parete opposta, muoversi come qualcosa di delirante che singhiozzasse.
Don Geri era caduto presso la porta de la cantoria che sincendiava con tutti i paramenti doro.
Allora, disse coprendosi la spalla perch sei qui? vattene.
A quella parola, chiuse gli occhi, uccisa dal suo stesso dolore; ma vide i lembi dei panni rossi nel vano della porta chiudersi dietro di lui senza un alito, come se al di l de la soglia una profondit buia lo avesse sommerso.
Allora cadde ne limpronta sua rimasta contro la sponda del letto, affondandovi il capo per non vederlo scomparire solo, in una lontananza senza fine.
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CAPITOLO 13.
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A giorno la riscosse il brivido del freddo e il rumore dun carro ne la strada. La mattina invadeva le pareti. In Arno due vele bianche scendevano a lo scalo, scrosciando sotto i ponti; le ultime spire dei vapori venivano gi dal cielo, come strappate da un passaggio di angeli. Su la tavola il lume si era spento da s, e i lembi de lo scialle pendevano in terra candidi come la neve.
Raccolse un rotolo di carta che si torceva fra i piattelli doro messi a seccare presso la finestra. Era la nota de la roba da mandare a San Piero.
Scese la scala con la vertigine di mille piccoli dischi infuocati che le giravano sotto gli occhi. Le pareva di mettere i piedi nel vuoto; da linterno veniva il rumore de le cannelle aperte, sotto cui qualcuno continuava a battere dei cenci, e il richiamo dei venditori di ortaggi dai vicoli, che portavano al mercato.
Si ferm nel corridoio. I fornelli accesi crepitavano di faville in fondo a la cucina; Lorena lavava il pavimento davanti a le finestre spalancate, e si sentivano i colombi e li uccelli far festa tra le canne.
La stanza di Daniele era vuota, il letto intatto. Su la parete de lo studiolo, un foglio di carta sventolava appuntato sul velluto, con la nota de la sua ultima lezione.
Si volt intorno istupidita, nel bisogno di appoggiarsi a qualcuno. Su lo schienale di una poltrona un indumento era stato gettato, cadendovi attraverso con le maniche aperte. Essa lo raccolse nascondendoci il viso, in un singhiozzo che luccideva.
Fin di legare, prese la nota e la scorse rapidamente:
vernici dambra chiara;
soluzioni di paraffina;
cera bianca.
Le palpebre le bruciavano al riverbero del sole che empiva lo studio; luomo a laltro lato della tavola, sudicio e sparuto, le opprimeva la vista.
Prese la cassetta, gliela mise su le braccia.
Corri, fa presto, portala dritta che non si rompa nulla. Sar meglio che tu prenda una vettura a la scesa del ponte.
Lo sent andare gi per le scale, quasi trascinando i passi, e torn a scrivere sopra un altro foglio:
Mancano i gialli dIndia custoditi nella cassetta di cui avete voi la chiave. La Madonna umbra  finita, ma i bordi sono troppo accesi, a causa delle ocre alterate. Non si trovano lame dacciaio, lavorio  debole e illude il colore. Lultima sera mancai di dirvi che la tela non  stata mai verniciata, perch vi sono tracce grasse di cera, a cui deve essere stata esposta lungo tempo. Ogni lavoro, il pi perfetto, sarebbe continuamente disperso da uno strato di patina vecchia che affiora sul chiaroscuro.
 giunta da Urbino una lettera, in data del sette aprile, con qualche indizio sicuro intorno a la maniera di Giunta Pisano; e una ricetta supposta della seconda met del quattrocento: quella potr servire a ritoccare le carni sul dipinto del Barocci.
Non c stato che un vostro vecchio cliente a vedere la collezione, per lacquisto di quella viola a quattordici corde.....
Landino torn a casa dopo quattro giorni di assenza. La rivide pallida, stretta in uno scialle sotto cui rabbrividiva ogni momento. Non disse nulla. Era un pomeriggio calmo e velato; sopra la tavola, nel mezzo de la stanza, gli orli rossi de la Madonna brillavano umidi dal ritocco; e la tenda piena di luce cadeva sul pavimento lustro, come in unacqua immobile.
Lela guard il viso di Landino invecchiato dal freddo e da luggia sofferti in quel sepolcro.
Tu devi sospendere codesta vita sedentaria che ti tiene a tavolino per ore intere disse egli oggi hai una cera malata che fa pena. Puoi venire su quando c sole, non troverai nessuno: Giustino Antenna  andato in Oriente, e Villanova passa le giornate in Borgo ne lo studio suo.
Ma no, che dite? Non ho nulla,  il cambiamento de la stagione; il lavoro ai primi caldi  una penitenza. Meglio cos.
Aveva il sole in bocca e tra i capelli; una piega su la spalla ne raccoglieva un poco, portandoglielo in seno.
Del resto da bambina era lo stesso. Quando volevano farmi pregare e star buona, mi dicevano che altrimenti sarebbe venuto un demonio a portarmi via i capelli. Io vi credevo e, ai primi caldi che mi rendevano irascibile, questo pensiero era il mio male. Ma, adesso.... il demonio  sparito, e pure i capelli mi cadono tutti nel pettine, che  una piet.
Cerc di ridere.
Sapete che da bambina ho sofferto molto di pallidezza e di mancamenti; ma quelli erano li odori della cera, i dissidi con le compagne che volevano per forza farmi mangiare le frutta rubate; il freddo e il digiuno offerti per devozione; ma ora  un po di stanchezza, non altro ripet a linsistenza di Landino.
Egli la sapeva la verit. La guardava come la sera che ella aveva lanciato i raschiatori nel mezzo de la tavola; vedeva il suo tremito di freddo, lamarezza de la sua bocca, la convulsione muta di ogni senso.
Non mi guardate cos; ho salute abbastanza per andare avanti; non bisogna spiarci giorno per giorno. Si cambia facilmente con landare del tempo, e ci accade senza che lo vogliamo; anche voi, oggi, ieri, chi sa quante volte avete operato in un modo e desiderato in un altro; cos accade nel fisico. No, no, potete andare a San Piero quando volete, il lavoro non mi spaventa pi.
Fra le pareti sembrava si fosse annidata una coppia di uccelli in amore. Tornavano le belle serate pisane, quando a una certora tutta la citt cala in Arno come in un sogno, e i lumi accesi la cingono di tenui bracciali di diamante.
Landino si sedette presso la tenda, e rimasero un momento cos, in un abbandono che era un lungo racconto.
Tu saprai perch Dani  andato via in questo modo, senza dirmi una parola.
Non pi di quello che sapete voi rispose calma. Era fredda e spenta, senza la minima vibrazione.
Si alz per chiamare che le portassero il cappello. Le funzioni di Pasqua erano cominciate da tempo, e non aveva ancora messo piede in Duomo.
Uscirono: su la scala disse sottovoce:
Stiamo in pace, ne abbiamo bisogno.
Cos Landino seppe la verit, cos ella cominci la sua via a occhi chiusi, non vedendo n sentendo che il presentimento, sorto la mattina in mezzo a la stanza vuota. Non attese n un cenno, n una parola, n un grido, n una ribellione. Le parole di Dani squillavano al suo udito, come quelle di una vendetta; ma le incitava un sentimento unico di difesa per ogni energia deformata, che desse la sola scossa di ogni lotta senza darne lessenza; le incitava una volont cosciente, scagliata contro se stessa per non essere superata, amante di una sua vittoria che desse vita e pace.
Per non udire pi, avrebbe dovuto perdere il senso, distruggere la sua memoria; ma essa cercava quel grido, pur sapendo che era lontano, e che si sarebbe perduto tra poco ne la vita dogni ora. Quei sensi estremi damore non erano erbe da spiantare con uno strappo; essa li aveva nel sangue e nel respiro, indistruttibili, e non si sarebbero mai raccolti sotto un comando. Il desiderio non avrebbe mai potuto diventare il comune accordo, senza spreco di energie, senza arditi percorsi. Ella non cercava mai la quiete e lattesa, anche se i giorni le apparivano lenti e gravi, anche se una scossa di campanello o un volo per laria la facevano balzare come in un risveglio di energie sopite. E pure le sere diventavano estenuanti coi dondolii de la pesca a fior dacqua e i richiami ne li echi de le stanze. Landino la sorprendeva al buio fino a ora tarda, appoggiata a la tavola del lavoro come una statua.
Don Geri ritornava a celebrare i vespri, e quellanno mancavano le tovaglie di lino per la messa di Pasqua e i ricami verdi su i veli de le aspiranti.
Perduta ogni pratica religiosa, lanima di lei prendeva tutte le forme pi grottesche didolatria, fra cui si reggeva a stento abbrutita e abbagliata. Si metteva a contare le ore e i lumi che si accendevano, con la certezza di affrettare una risoluzione. Le sere si empivano dansia. In magazzino chiudevano presto per pulire a una a una le vetrine prima che cominciassero i forestieri; in casa, ne le terrazze, ne le vie, non cera mai stato un maggio come quello; da tutte le finestre aperte entravano odori di piante e di rose in fioritura; il cielo rosso, laria piena di campane e di canzoni, le stanze sparse di fiori, le notti chiare, piene di brillanti e di susurri.
Il pensiero non trovava quiete da nessuna parte. In ogni angolo, in ogni cristallo, in ogni tenda, passava come in un lampo il volto di Daniele bianco demozione. 
Il movimento de la lampada al respiro de laria, glielo portava in grembo attraverso certe propagazioni di raggi su la tovaglia bianca, che le schiudevano le braccia, come per adorare. Ma lidolo non voleva essere adorato e si ritraeva da le sue mani, come da un veleno.
In Duomo la guardavano passare e segnarsi davanti a lacqua santa con un mormorio di commenti. Non sembrava pi lei, bianca, con gli occhi accesi e la faccia smarrita sotto la falda del cappello. La persona leggera sincurvava ne le spalle, andando avanti senza direzione, con un passo che le dava unestrema fragilit di movimenti, e che pareva perderla al suo cammino, come non avesse mai dovuto trovarne la fine.
Ma gi in quella casa cera un tarlo; tutti lo sapevano, anche i commessi di magazzino, anche i facchini, concordi a tacere ogni cosa per il buon guadagno.
Ella lo aveva sentito dire una sera proprio in Duomo, da gente sconosciuta che si arrestava qua e l senza pregare. Ma in quel momento, tutto era palpitato avanti a lei come prto da una folata: lumi, gradini sparsi di fiori, velluti stesi a le offerte, vestiti chiari e coppie damanti ne loscurit piena dincenso. In alto un echeggiare caldo di voci, unassunzione di leggerezze strumentali, una gara corale, un indefinito concerto di passioni balzanti fra la eco e le vetrate come una maravigliosa illusione. Essa non aveva udito che per quello, nessuno intorno a lei pregava pi, tutto il mondo era sommerso, e la gente rinasceva per vivere di un desiderio, di un atto, di un canto, per fondersi a tremiti e luci nel solo godimento de laccensione e vincere in amore le fiamme adoranti. Gli angeli nudi a la balaustra prendevano forme virili, sollevando ancor pi fra le braccia i candelieri di bronzo. Un ingresso trionfale si apriva tra loro e la folla; i piedi e le mani riflessi di fasci rossi sembravano vivi ne laria satura di cera, come fossero stati baciati da generazioni intere, e non si distingueva pi quale follia ardesse la devozione, riscattando ogni creatura in preghiera.
Soffocava, andava via nei luccichii dei gioielli chiusi tra le urne sante, nei solchi di quei ceri che si spengevano in mezzo a larmonia. Non cadeva disfatta in unofferta miserevole, non sentiva lagonia de la sua vita per le ossa e per il sangue, ma la felicit trepidante di raggiungere lestremo di se stessa, per non trovarvi che amore, che amore, che amore! Poi avanti ancora, ancora la tomba de larcivescovo, e la grande piazza che non era mai stata cos bianca, fra il suono del campanile portato gi in unonda di luce e la prateria fragrante di verde nuovo. Tra poco non avrebbe retto pi, ma si sarebbe gettata l su lerba, ai piedi de le figurine bibliche, risplendenti di forza, aspettando che la luna scolpisse in terra le guglie, che le finestre di Santa Chiara si accendessero tutte, e Don Geri da la porta sincamminasse solo per il Borgo Vecchio. Allora lo avrebbe raggiunto, gli avrebbe detto che era finita, ma che moriva con lanima forte e accesa, cos come era stata rivolta a ogni cosa, senza desiderio di memoria o di perdono, senza rimpianto per quella follia de lo spirito affascinato che le aveva tolto gli organi a uno a uno.
Ma Landino aspettava il resoconto de la giornata in magazzino e del lavoro fatto in quelle ore. Non si poteva andare via, sola, sconosciuta, a morire di stenti e di amore. La piazza si faceva deserta, la notte si empiva di tutte le volutt; dietro le inferriate de lospedale si vedevano sorridere anche i malati e agitarsi nei lumi de la sera come gente risorta.
La casa era accesa. Lorena andava da la cucina a la stanza da pranzo fra odori di mentastro e di pietanze messe in caldo; le candele nuove al lampadario facevano una luce rosa, i fiori nel mezzo de la tavola gocciolavano dacqua, le farfalle serali si attaccavano al lume con dei lampi doro, e poi cadevano fra i bicchieri battendovi lali con un suono. Nessuno veniva a dirle nulla; sembrava una casa abbandonata e mantenuta per culto in mezzo a tutte quelle chiarezza.
 tardi stasera, che hai fatto?
Sapete, adesso c lAlighieri che dirige, e in Duomo non si circola. Per uscire, bisogna aspettare che si sfolli.
Una mano le serrava la gola, cercando il punto pi vitale. Si era dunque cos avanti ne la stagione? Facevano il mese di Maria, non le feste de la Passione. Tra poco la mietitura e le campagne piene di lucciole, il magazzino chiuso presto, e le sere infinite ne la citt desolata come un sepolcro bianco. La sua vita voleva essere un arbusto spogliato tutto dei suoi fiori e rimasto con la goccia odorosa de lumore ne li stecchi vuoti. No, ella non avrebbe sorbito quel veleno; limpossibilit di vedere Daniele, di sentire pi la sua voce n il suo nome in casa, dopo quei primi crepuscoli rossi che empivano di vampe laria e lacqua, mandava la sua fede implorante attraverso ogni squilla.
Ella tornerebbe a quella casa perduta senza porte n orti. L cera il pallore del suo viso pieno di tremito e demozione, quel pallore che era il sorriso di una felicit dissolvente e che li trasfigurava entrambi, come se uscissero da un bagno di rugiada fatto attraverso campagne fiorite.
L cera la puntina di basilico nata sul davanzale e certi vapori che si aprivano per loro, sbattendoli in una lotta struggente, che li voleva come il ritmo e la melodia fusi e dissolti in una sola spira. Cerano ancora i canti del ritorno e lerba alta fino al ginocchio a sfoggiare per loro la pi grande ricchezza; ma Dani non tornerebbe, lo sentiva come aver nel sangue il grido de le sue vene, in quel momento che si erano lasciati; e la pesca continuava ne suoi dondolii, e il sonno la coglieva gi esausta gettandola su la tovaglia col capo fra le braccia, soffocata da laria de la notte piena di canti e di albori lontani, e dal vellicare de le farfalle che le cadevano sul capo.
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CAPITOLO 14.
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A Giugno fu scoperto laffresco e Landino rimase a San Piero fino a ora tarda per far togliere limpalcata e ripulire tutta la chiesa.
Le ultime sere ella non attese pi, perch le mancarono le forze.
And a vedere la pittura in una domenica di sole, ma non distinse nulla de le figure avvolte in quei verdi dacqua, che essa vedeva da tanti mesi nuotare nei quadrati di vetro; e pens che erano tutti disonesti a speculare su certe rovine che tra qualche anno il tempo avrebbe sepolto per sempre. Ammal, dopo una notte di lavoro passata a ricongiungere le fibre di una cartapecora antica. Fu una scossa rapida e violenta, da cui si riebbe un po consumata, con qualche debolezza ne la mente. Landino prest le sue cure di notte e di giorno, comunicandole quasi un coraggio infantile di domandare e di voler sapere, come se di tutta la sofferenza non rimanesse ne lanimo suo che una vaga speranza di arrivare attraverso quel coraggio.
La prima sera che pot alzarsi e uscire di camera, pranzarono insieme a la tavola ogivale, ed essa rivide nel canto del focolare il volto di Dani chino sui tizzi rossi, e la sua mano muovere i legni accesi in mezzo a la cenere. Ella rimase un momento a guardare con lanima persa e illuminata di memorie; e si cerc addosso il vestito color ardesia e i pendenti di smeraldo. Ma lo scialle copriva la sua persona fino ai piedi e le parve che Dani bruciasse nel focolare li unici custodi de la sua bellezza.
Non rimanevano a lei che quei tenui moti di vita, dispersi da un nonnulla, un soffio daria che abbrividisse un polviscolo disteso da poco o in fusione, il ronzo di unape che calasse per una fessura nei piattelli de le collette, attratta da laroma del miele; ma nessuna relazione con lintimo travaglio che laveva sbattuta.
Quella prima sera Landino trasport la tavola presso la finestra, per godere il fresco e la luce dcl fiume. Ella non sentiva pi; lodore de le stoffe vecchie e dei cibi lavvertiva di una profonda distruzione di sensi. La vista del pianoforte a coda, dei bicchieri viola ritti su lorlo de la cantoniera, dei re e de le torri davorio dentro le scansie socchiuse, la portava indietro di tanti anni, a unaltra vita lontana lontana da cui non si erano mai mossi, e in cui rimaneva come al limitare dolcissimo de la prima fede. Le tende sollevate a le luci del tramonto, si sentivano i cani latrare ne la notte piena di stelle; lArno metteva qualche brillante in cima alle guglie de la Spina, e Landino ricordava piccole cose da bambini, che la sorprendevano, dandole un sorriso stupito di malata che si sente incoraggiare, dopo aver perduto ogni fede di guarigione. Che narrava? Niente, e tutto. Ella era appena capace di quei ricordi: una casa abitata da loro con Dani, prima che egli prendesse la licenza del ginnasio; una casa coi vetri rossi e dei pilastri vuoti assaltati di edere intorno al giardino abbandonato. Dani era esile e cattivo come un monello; ogni tanto si feriva e voleva essere fasciato stretto con certe bende di iuta che assorbivano il sangue senza macchiarsi; poi si buttava in terra con li occhi torbi e i denti stretti dal dolore, a mordere lerba come un cane. Qualche volta vi si addormentava col capo addosso a un pilastro e un libro sotto la schiena; ma allora il viso quietato dal sonno esprimeva un sentimento profondo. E passavano le ore. I vetri della casa rossi di tramonto, incenerivano le edere e i sassi intorno a lui; e Landino veniva a destarlo per condurli insieme a visitare la chiesetta del villaggio, sepolta fra larici antichissimi. Avevano appuntellato il portico e le mura, dentro un odore di umidiccio che gravava il respiro. Dani si appoggiava a una colonna col libro in mano e la faccia smorta dal sonno e da la nausea. Un ciuffo derba cresceva in un solco aperto nel terreno, fra striature di mosaico, e si sentiva il canto di un uccello come se uscisse di sotterra. L dentro ella aveva imparato a conoscere le figure bizantine, da un dipinto apparso nel muro tra una macchia di umidit. Al ritorno, camminavano tutti e tre insieme in silenzio; ma a un certo punto ella si era voltata a guardare li occhi di Dani lustri di pianto; poi presa da un colpo di freddo, qualcuno di loro due si era tolto la giacca per mettergliela addosso.
Landino ricordava tutto ci, quasi che nulla fosse o sapesse, ed ella rivedeva nella serata cruda quelli occhi lustri e quel cammino a tre, senza parlare, con un senso di stupore indefinito.
Poi, ad un tratto, Dani prendeva una corsa sfrenata e si fermava lontano, col capo scoperto e la cravatta sciolta sotto la gola, a ridere e a gettare in aria il suo libro, mentre una stella gli tremava sul capo.
Ti ricordi dove andammo dopo di l? domandava Landino.
Ma come poteva continuare a chiedere e a narrare? Non lo vedeva che la sua memoria era assorbita, illuminata, consunta da un solo pensiero? Dove erano andati, e perch? Forse che si amavano gi? Non ricordava pi nulla, e allora? Non sarebbe pi capace di raccogliere e far sua ogni cosa nuova, di vivere e di amare anche con una ferita nel petto che le desse sgorghi cocenti; di soffrire con lanimo pieno di grazie. No, lo avrebbe cercato, gli avrebbe detto che era stata pazzia la loro, che entrambi erano in preda a un cattivo sonno, in cui avevano provato tutte le agonie. Ma che faceva, quale vita era la sua adesso, da quali luoghi era passato dopo la partenza? Le mani le tremavano nel desiderio di accarezzarlo, e il vento aveva distrutto le sue impronte in ogni angolo de la casa.
Dopo le funzioni de la settimana santa Don Geri non era pi uscito da San Frediano; Villanova teneva banco di giuoco ne lo studio di Giustino Antenna; li affari mancavano di vigilanza; e forse Landino si sarebbe trovato ne la sua vecchiaia a vivere ne la miseria. Le pareva di sentirsi colpevole di tutta quella rovina e di affrettarla giorno per giorno come una vendetta.
Ma erano li ultimi veleni de la malattia, da i quali stentava a liberarsi, era la perdita di ogni regola di vita, che le impediva di riprendere il lavoro presso linferriata. Si reggeva a stento bianca e finita come dopo una lunga purificazione, col respiro agitato e la vista abbagliata da le luci chiare. Poteva fare poco; intorno le spugne vecchie e strappate che restavano sotto lo sgocciolo de le cannelle sudicie, le davano un ribrezzo acuto da cui non poteva vincersi senza un tremito. Per salire la scala interna, era costretta a reggersi al muro, come la travolgesse il pericolo di annegare in un vortice daria. In casa, ogni stanza era squallida e disadorna, senza fiori e senza lumi, dietro le tende calate fino in terra. La Madonna umbra che asciugava ancora le sue vesti presso una finestra, guardava nel vuoto con le braccia aperte, sorpresa da una vicenda; la luce scopriva un tarlo, uno strappo ricucito in una stoffa, uno sfregio in un argento; i primi respiri de lestate assordivano e accecavano di riverbero e di uccelli.
Corradino la sorprese accanto a linferriata, col capo stretto in una benda bianca. Non le and incontro, n le diede il saluto; aveva i capelli scomposti, e gli occhi arrossati.
Stai bene adesso? vedo che lavori; ma che hai fatto al capo? disse con indifferenza.
Nulla, sto bene.
And a prendere la chiave di un ripostiglio che aveva custodito per due anni un liuto e una viola: i pi preziosi che egli avesse ricevuto da leredit del padre.
Tieni, vendili disse e paga i debiti di giuoco.
Sono gi venduti rispose, gettando la chiave sopra una tavola ed  venduta la casa de lultimo piano.
Non una parola di pi. Il pensiero di Landino le tocc il cuore per la prima volta, ma fu un attimo. Rest di nuovo senza anima, vuota e insensibile, come una conchiglia
disseccata, dopo una grande fragranza.
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CAPITOLO 15.
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Ne lanimo di Landino erano covate irritazioni sorde che lo spingevano a dispute improvvise per dei nonnulla che contrastassero. Egli non parlava quasi pi; e quel silenzio gravava nei pomeriggi di lavoro su le retrostanze umide, soffocate da i miasmi e dal fracasso de li sguatteri occupati a lavare le stoviglie ne la cucina de lalbergo.
Dani si era portata via la sua vita come una raffica che lascia uno stecco al posto di un rosaio; e Landino a vederla trascinare cos, di giorno in giorno, nel lavoro minuscolo e faticoso di un antifonario che Don Geri le aveva lasciato da pi di un anno, cerc di romperla con quella vita, di chiudere tutto per qualche tempo, ne lattesa che fosse passato quel periodo malefico, in cui ogni cosa pareva doversi rovesciare e subire la corrente.
Raffaella si rifiut con uninsistenza tra cui passava quasi una preghiera.
Che idee vi vengono, adesso? Abbiamo lavorato in annate peggiori di queste. Passati i primi giorni di caldo, il pi  fatto, e si va avanti senza accorgersene. Io mi sono spiegata con Villanova, non c nulla da aggiungere: egli rimedier ai suoi falli e io vi aiuter fin dove posso, pure che mi lasciate fare e che mi lasciate sola.
Fare che cosa? rispose tu non puoi pi nulla.
Quel richiamo gli diede uno scatto improvviso pieno di ribellione.
E devi obbedirmi in quello che voglio, perch ogni cosa de la mia vita, ogni atto, ogni opera lho iniziati e compiuti con uno scopo solo, con quello che tu conosci, che hai imparato a sapere giorno per giorno, che ho cercato dingrandire e di migliorare, per darti una vita meno umile.
Lela che chiudeva la porta di riscontro fra il corridoio e la sala, ci rest davanti perplessa.
Perch parlate cos? Non sono fatti importanti, rispetto a quello di chiudere il magazzino in una settimana. Siete sotto limpressione di alcune cose che vinducono a farlo, ma esse hanno importanza relativa; lasciatele andare, affidatevi a me anche per quella concordia che pu ritornare in casa.
A te, a te! e batt la mano su la tavola guardandola con sdegno. Sei tu che lhai distrutta, senza un pensiero, senza un affetto, e continui trascinando quel poco di forza che ti rimane, come un ordegno che tu voglia corrodere coi denti fino a renderlo inservibile! E persisti, senza voce, senza vista, con le mani che ti tremano appena sollevi un foglio! Dunque dovrei rimanere qui dentro a seguirti in ogni passo in ogni atto per trovare la causa di questo tuo stato;.... mentre gi  la rovina, capisci,  la rovina!
La sua voce non tremava; vibrava. Le sue parole erano una percossa l dove ogni organo restava pi esausto.
Ella si accost a la tavola accasciata da uno sforzo che la superava, raccogliendo i cucchiai di sopra la tovaglia: era finita: il lume le calava in seno, come in un tenero grembo di marmo; le dita intorno a i cucchiai dargento parevano steli consunti, con la goccia rosea de lumore che si perdesse ne lunghia. Ogni difesa cadeva ne lanima disfatta, repugnava al suo stesso sentimento.
Avete ragione rispose.
Quella frase gli ruppe il discorso in gola. Spalanc la finestra rimanendo un istante immobile a fissare il vuoto; poi gir per la stanza, si avvicin a la tavola su cui ella raccoglieva i lembi de la tovaglia, e afferr le sue braccia scuotendola fortemente.
Che fai tu la notte? Parla, io vedo il lume fino a ora tarda.
Lo sdegno scattava ne la sua voce, crescendovi minuto per minuto. Egli non era mai stato cos alto, tanto pi di lei, in quella stretta brutale che la rabbrividiva.
Tu morivi ne le ultime notti, lo sai che morivi! Abbiamo vegliato in due al tuo letto per il delirio che non ti dava pace, che non cess in tre notti, altro che pochi momenti.
Lansiet la perdeva. Lo sguardo di Landino cos fisso e minaccioso, andava gi in fondo a lanima sua, ne la reliquia che rimaneva intatta. Un tremito nervoso la illudeva ancora di forza.
Lasciatemi, non stringete cos, mi fate male. La sua fronte si bagnava, le pareva di sentirsi cadere i capelli su le spalle, e il vestito da dosso. Non ricordo pi nulla; sono guarita; il male che mi lima sta per finire, comincer una vita nuova per me, vedrete. Una vita che forse vi ho detto quando deliravo e voi stavate ad ascoltarmi. Era vera, era quella.
Si guardarono.
Una bianchezza fluente si ruppe dietro il capo di lei curvandola sopra la tovaglia.
Giravano i lumi intorno, il pianoforte a coda, i bicchieri viola con una fiaccola in fondo, la grande tavola sparecchiata coi blocchi de la cera avanzati da laffresco che egli aveva posato in quel momento. La citt saliva dietro di lui, nei vetri; i palazzi bianchi venivano su da lacqua con una sorda agitazione di campane su la cima. Unala si dibatteva tra le sue braccia e sotto i suoi piedi. Ella era ancora la sua Maria, risorta da la tomba, dissanguata e ardente: il suo pi grande amore e il suo pi gran dolore: vissuta di nuovo nel fascino indissolubile di ogni suo gesto e di ogni sua parola, ne le pi piccole impronte di quella vita oscura e silenziosa che portava nel proprio cuore la razza gracile e violenta come linfuso porta loro ne la ruga de la fronte pensierosa.
Un dubbio atroce gli pass ne la mente, accaldandogli il viso. Lafferr di nuovo, scuotendola come prima.
Ha lasciato la nostra casa fuggendo come un ladro. Parla parla, non  cos? e lavevo tenuto con tutto lanimo, aspettando il suo ritorno per anni e anni, coltivando le memorie de la sua vita. Tu lo vedevi, parla!
Se ella avesse aperte le braccia, Dani sarebbe caduto sul pavimento portandosela dietro. Limmagine sua era in fondo a la porta, ed essa vi si curvava come ne la luce lasciata da un idolo; morta e viva, in uno stesso modo rivestita di sorrisi e di singhiozzi. Tra le braccia aperte il cuore era un organo santo e la gioia li uccideva.
Tu ceri quella sera, egli ti disse qualche cosa prima di partire.
S, s, ella rispondeva appena, con la voce spenta e le ossa ghiacce da un sonno preso in unisola di canne. Il dolore di quella stretta le toglieva la favella. Cero, mi disse qualche cosa. Si stringeva a la tovaglia come a una bianchezza sensibile che fosse andata svolgendosi dal suo corpo, durante quel sussulto Ma non sentivo pi la sua voce, le sue parole. Nessun ricordo, nessun affetto pi.
Landino lasci le sue braccia con un barbaglio rosso avanti a gli occhi, ed ella abbandon il capo sotto il lume che le inceneriva i capelli.
Voi non sapete quale amore io abbia avuto per lui. Ma non lo vedevate? Bastava che parlasse e la sua voce mi faceva piegare le ginocchia e ascoltare cos. In quei giorni laria ardeva, e bruciava tutte le malattie de la mia vita passata. Volevo parlarvi e mi mancava la voce; ero cieca, sorda, ubriaca; gi in magazzino devono avermi derisa! Eppure non lho amato abbastanza, no, no. Io lho lasciato andare per una suggestione momentanea, come un amante di cui si ha paura e piet. Immaginate, paura di Dani! mentre la passione mimbiancava i capelli, bruciava le radici de lanimo mio. Non ho avuto coraggio di lasciare la vostra casa, di dirvi che dovevo andarmene perch quello era lunico dovere. Ma lho amato, ah se sapeste come! La notte, il giorno, pi un attimo di vita mia. Travolta, affamata di libert, non vedevate? Il primo giorno che lo accoglieste mi parve di trasognare e fui sul punto di dirvi: mandatelo via, mandatelo via! E ho lavorato col travaglio che mi dava la febbre; mi sono mescolata ai servizi pi faticosi e pi disgustanti, ma che ho fatto! Nulla, nulla. Ne uscivo con le mani sanguinanti e cantavo il suo nome come la preghiera. Ho resistito, sapete! Quanto tempo! Col suo passo vicino, che sentivo attraverso le pareti, col suo amore che lacerava le mie vesti! Dov adesso? lontano,  vero? Voi lo sapete, s che lo sapete; e allora ditelo, non mi fate soffrir pi, ditelo, ditelo.  vivo, s  vivo, non mi fate soffrir pi, aiutatemi: voi lo sapete cosa vuol dire essere in pena, aiutatemi, ditegli che muoio, che non ho pi anima, pi sangue.
Non si accorse di cadere sul pavimento, portandosi dietro con la tovaglia i blocchi de la cera.
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CAPITOLO 16.
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Stette a sentire il passo del medico allontanarsi per il corridoio, la voce di Landino dire qualche cosa che non cap, e il saluto scambiato tra loro due a voce alta su la porta di casa.
Che discorsi inutili pens rivestendosi in un lampo. Tremiti sottili le correvano per la schiena, si appoggi al muro tendendo lorecchio al ritorno di Landino; ma egli era gi sulla soglia de la porta.
Avete finito il vostro discorso? Che storia lunga! disse levandosi in piedi. Ora potete ascoltare un momento la mia. Voi non scriverete a Dani una sola parola.
Egli la guard spenta e distrutta in quella bianchezza che ne uccideva ogni gesto; e sent la sua vita fiaccarsi davanti a quel letto ardente di amore, e le sue mani cercare a uno a uno i capelli di lei caduti sul lenzuolo, come lultima reliquia de le sue memorie.
Rispondetemi. Voi lo ingannereste, perch qualunque cosa gli giunga di voi e di me, non  pi lanimo nostro che parla, non  pi il mio amore; entrambi non hanno pi voce, e allora Dani ascolterebbe la vostra speranza, la volont di difendermi, il desiderio dilludervi, in una storia che non  la nostra. Non mi rovinate disse con forza levando una mano perch voi trovereste una sera la mia stanza vuota come fossi morta.
Lela, che dici! grid chiudendo dietro di s le tende per timore di vederla tramortire ne la corrente daria.
Ma ella stava in piedi diritta tra il muro e il letto dopo quelle notti passate, e resisteva ne laria squillante di profumi e di voli coi capelli rialzati e labito di gala color ardesia.
Voi non credete che io resista, lo so; e allora correte con ansia a domandare gocce di vita per me. Io sto in piedi e cammino, vedete, questo mi basta perch non ho pi nulla da dare a nessuno.
Landino impallid, ma non ebbe il coraggio di gettarla sul letto e di coprirla, senza aspettare che labbattesse il delirio di ogni sera appena il sole tramontava dietro la fortezza.
A ogni respiro che di, la vita mi si chiude sul capo disse aprendo le braccia abbi piet di noi, non altro che piet!
Ma egli si accorse che le sue parole non avevano senso, e gli parve distupidire, come quando laltra gli era mancata di casa, e si era sepolto per dei mesi ne la camera vuota.
Piet di voi? rispose con la voce colma di rimpianto ma voi siete ancora giovane, forte: avete vinto le vostre passioni, avete avuto momenti di gioia dal sacrificio degli altri! Io non sono capace di un sentimento cos puro.
 vero disse Landino con la faccia pallida tua madre era pi buona.
Ella si tenne al muro con le mani, come se quelle parole ce lavessero crocifissa.
Povera donna rispose con un filo di voce; e la figura distrutta si appiatt su la parete come quella di un tenue fantasma fatto di fuoco e daria. Che ne sapete di lei che vi  venuta accanto forse in giorni di scoramento, quando gi io ero nata?
Lei! disse Landino; e le labbra gli tremarono di commozione basta; non parlare de la sua vita, perch mi levi il respiro che mi tiene al mondo, la speranza che mi regge accanto al tuo letto. Non puoi parlarne tu. Sei perduta, ammalata, abbagliata da mille rovine, attratta in uno stesso modo dal dolore e da la gioia; diresti cose che non voglio sentire, perch hai la stessa faccia delicata come la sua, li stessi capelli pieni di vita, le stesse mani senza un anello, la stessa voce che consolava; abbi piet di noi, Lela, anche di lei!
Ella chiuse gli occhi, raggiunta dal ricordo di una donna che cuciva e cantava presso linferriata de la bottega.
Fatemi esser buona come lei parve dicesse guardando fra le ghirlande del velato ....chi sa cosa cuciva e cosa cantava!
Volle sollevarsi, porgergli una mano, dargli un po di coraggio; ma Dani la trascinava gi sul pavimento come una idolatra al sacrificio, senza sapere cosa si facesse.
Lasciala, lasciala avrebbe voluto gridare Landino strappandogliela di mano; ma la guard istupidito chinarsi e rialzarsi su la vita fragilissima.
Gli parve che tutto ricadesse su di lui come il castigo del suo egoismo, la pena del suo pensiero folle di una sostituzione, di una risurrezione impossibile; e non seppe pi se insorgere contro lidolo prepotente o prosternare nella medesima polvere se stesso che gli aveva sacrificata la vittima tra un velo di ghirlande e un baleno di colori.
Invece se voleste aiutarmi a radunare ogni cosa, non mi verrebbe pi la tentazione del lavoro disse togliendo da un cassetto aperto un vestito bianco dipinto di fiori.
Fuochi tenui empivano la stanza avvampandole i capelli. Gli uccelli passavano a volo dinanzi a la finestra, vuotando la gola di tutta la melodia.
Ma piano, piano, senza gualcire. Quelli sono i fregi de lAntifonario. Voglio mandarglieli prima che muoia,  possibile che non debba arrivare a vederli? Queste sono le cose che non tradiscono mai! Sono la nostra bellezza e la nostra umilt, il benessere de le giornate senza sole; sono lamore de lanimo che non spera pi.
Ella portava a uno a uno presso la finestra i piattelli dei miscugli, e li posava sul davanzale spingendoveli in mezzo con le mani trasparenti; come un offerente che recasse l dentro liquefatta la miseria dei suoi ori.
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CAPITOLO 17.
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Glielo scrisse: che era finita, che se ne andava dal mondo. Landino chiuse dentro quel foglio, ne la maniera pi cruda, ogni ora de la sua passione profanata; essa non era pi che un povero petalo avvizzito senza culto, fra due pagine bianche.
Da li argini cantavano, quando il cielo cominciava a farsi dindaco e le stelle a tremare in lontananza tra ali doro pallido. Perch le rubava quelli ultimi giorni di amore, portandola dinanzi a lui misera e ammalata? per liberarsi da i suoi rimorsi, da la cecit con cui si era stretto a la sua vita, chiudendone la strada, soffocandone ogni impulso, costringendone con la tenerezza ogni sentimento, portandola passo passo ne lincoscienza di quello che possono e devono essere le forze vere de lanima, il legame complesso da cui si attinge tutta una equilibrata preparazione di vita.
Che susurri venivano dai tetti; dovevano essere pieni di nidi, o laria bisbigliava tutta la notte racconti di amore. Perch mai aveva parlato quella sera? La passione loro si rifletteva nel volto di Landino come uno spavento. Ma pure egli ascoltava il suo racconto, non la scuoteva pi, non esprimeva pi quel sentimento terribile di collera e di sospetto, sotto cui le era parso di cadere uccisa. La verit piombava davanti a lui senza stupore, ma con un desiderio profondo di sapere di sapere. Se ella non fosse caduta sotto la tovaglia, sarebbero ancora laggi a parlare e ascoltare, in una sete reciproca di quella vita piena di travaglio e di gioia.
Ella aveva detto molto? No, poco, poco! Tutti quelli anni affluivano ora per ora a la sua mente, lanima si scioglieva come un fiume gonfio di uragano, il sangue le batteva ne le vene fino a schiantarle, e doveva cadere senza dire, sudata ed esausta come una demente.
Come lo chiamava ne la lettera? quali parole usava verso di lui? non poteva pi sentire nulla, annegata comera in una cortina di canne, sorta in mezzo a unisola. Ma ecco, Landino si alzava, andava ad aprirgli la porta, parlava con amore e con calma. Lo stordimento de lansia continua metteva davanti ai suoi occhi il barbaglio dimmensi dischi veduti salire girando fino ad altezze incalcolabili. No, non era Dani, silludeva; solo il capo di Landino riflesso nei cristalli, soltanto lombra di lui, appoggiata contro i cassetti, contro le tende rosse chiuse a ogni rumore; e non poteva gridare di togliersi di l, che quelle cose non doveva toccarle nessuno, che le sue braccia le difendevano disperatamente, perch Dani era in ognuno di quei calici ritti contro il muro, di quegli angoli spogli, di quelle povere cose dolcissime a la sua memoria.
Le pareva che Landino scrivesse ancora di notte e di giorno, senza finire mai, senza badare a nulla. Scricchiolii improvvisi, rompevano di colpo la quiete; erano insetti fra lintarsio dei mobili, nati ne lestate afosa e piena di arsura. Le farfalle di maggio continuavano ad abbattersi con lali rotte lungo i vetri chiusi, cercando la tepida vampa de suoi capelli; e nel silenzio de le veglie, rotolavano con un fiato breve, che sembrava abbassare la fiaccola del lume. Nebbie lente incenerivano i crepuscoli, dissolvendo le stelle per aria; e Landino continuava a scrivere le sue pagine interminabili, il racconto monotono di ogni sua ora finch la risposta giunse.
Ella riconobbe i caratteri ne la riflessione di uno specchio, e rimase tutta la notte a contare i respiri di Lorena che dormiva ne la stanzetta attigua. Contava supina, col capo rovesciato e le braccia aperte, per poter resistere pi a lungo, fissando lo specchio di tanto in tanto; ma il suo cuore aveva vertebre come i mostri di magazzino fatti di legno e davorio; e poteva afferrare quei caratteri. Lestate afosa rendeva le notti eterne.
Dammi quella busta disse a giorno a Lorena che entrava da la porta l, fa presto.
Appena avuta, pieg il capo tra le ginocchia con le tempie rotte. Laria e la luce al di l de i palazzi, rosseggiavano di temporale, e non ci si vedeva ancora bene. Accese la candela, si rannicchi; a le prime parole volle gridare, e rise stupida e fredda mordendo un lembo de la camicia che le calava da le spalle.
Dani, Dani si mise a dire con un lagno non pu essere.
E torn a leggere il foglio, segnando la carta con le unghie.
Non sei tu che parli, no, no, lasciami tranquilla. Ho scavato la strada con le mani, ho fatto un solco per me sola; non capisco le tue parole, parla come prima.
E locchio si abbassava con spavento e derisione come gli occhi dei mostri fatti davorio.
Pu essere una forma eccessiva desaurimento a cui li organi si offrono dopo una lunga preparazione. Pu avere causa da forti fatiche de la mente, o se rivolto a soggetti sensibili, da ardori di spirito, che deprimono la facolt di ogni organo e ogni suo movimento attivo.... Altro esiste.... Siate semplici. Pu essere di quei fatti di cui ti ho parlato qualche volta, sempre strettamente legati a una causa scientifica.... Non  il caso. Raffaella ha avuto uninfanzia buona.
Con li occhi appannati corse in fondo a la pagina, ma non ci vide pi.
Lorena, tira la tenda, apri limposta; possibile che non ci veda pi? Non  un calice quello l, e sotto non c il mio scialle con le frange?
Non si pu escludere la sicurezza di ogni principio, per certe disposizioni psichiche ereditarie, facili ad espandersi e a succedersi in una variante continua; e forse pi difficili a definirsi per quel loro trarre di origine da processi vari e indeterminati, anche in un determinato sintomo.
Uno spettro di luce ruppe la nebbia e cadde con le braccia aperte ai piedi del letto.
Lorena, fa presto, dammi quel piatto, ardiamola, ardiamola, che nessuno la trovi pi disse agitata.
La fiamma le trapassava il petto, senza dolore, e la teneva diritta ne la lunga camicia bianca, come avanti a un altare spogliato del suo culto.
Poi tacque di nuovo, senza memoria.
Sentiva tante voci, senza distinguerne alcuna. Parlavano di una panca sotto laffresco, ingombra di vernici e di colori: quella panca attendeva il suo ritorno.
Qualche volta rimaneva sola in camera, mentre giungevano i fruscii de le canne e lo svolazzo dei colombi, con la voce di Don Geri ne la camera attigua. Appena riconosceva, ne le ore di sole, il passo di Lorena occupata a governare la stanza, e tentava ancora di resistere al riposo, cercando attraverso la tenda i voli nel cielo dargento. Ma ogni tenue desiderio che salisse da lanimo falliva.
Qualche volta scendeva in terra, tentando di dare ordine alle sue vesti e ai capelli. Ma tutte le porte erano chiuse, il tepore dei vetri faceva piangere, e la citt vi appariva dietro lontana lontana, come ne le notti interminabili destate, piene demozioni e di dolcezze. La voce di Don Geri e la sua presenza in casa, l poco lontano da lei, sostenevano le sue forze. Tanto tempo prima era stata a vederlo scendere di Borgo Vecchio, sano e felice, con le sue parole nel petto come un Sacramento.
Altra volta si aiutava dietro la porta chiusa a ricercare qualche cosa fra i sacchetti de lodore e le camicie piegate, meravigliata di rintracciarvi dipinti e avanzi di stoffe creduti smarriti. Ma non toccava terra; si spingeva accanto al vetro, per vedere al di l i miscugli doro seccati, con qualche poco di sole che calava ne le screpolature, ammorbidendone la superficie; il respiro sforzava le sue spalle, il suo corpo sudava gelo e si attaccava al velato, per non cadere in terra.
Altra volta le pareva di sentir piangere qualcuno; un pianto strano che non poteva sopportare, perch forse da tempo non parlava pi, e non poteva chiedere chi fosse, n dire qualcosa per aiutarlo.
La favella compiva una trasformazione meravigliosa, le rubava lultimo tesoro. Le stesse impressioni del proprio silenzio la ricercavano prima di staccarsi da lei, andandole via dinanzi candide e leggere come piume di cigno coinvolte in una spira.
Lodore de la paraffina e dei miscugli caldi, che saliva di magazzino ne la quiete de i pomeriggi, le dava poco pi di quelle nausee di cui aveva sofferto sul principio del suo deperimento, e qualche volta, debole e smarrito, il ricordo de i primi anni di lavoro in certe mattinate sul principio di maggio, quando tra lodore del pavimento annaffiato e le finestre accostate, si stabiliva una corrente piena di trilli; e lo stanzone dove lavoravano con le pareti tappezzate di cornici doro e il pavimento fiorito di chiazze diridi, le sembrava un esilio pieno di felicit.
Villanova non cera pi. La pungeva il desiderio di scendere per vedere se il ripostiglio de li strumenti era vuoto. Ma non aveva lume, e forse ne loscurit le sarebbe parso di mettere la mano sopra una corda, senza che vi fosse nulla. Lorena le diceva che al piano superiore la stanza parata di damasco era tutta vuota; i piatti dei saponi e i bruciaodori dargento erano stati venduti per un prezzo di mercato. Le diceva che Landino aveva sofferto come di una morte, e che si erano separati dopo una disputa feroce.
A quel pensiero, si acuiva in lei un desiderio di abbandono da parte di tutti e di tutto; ma li ultimi sorrisi le sfioravano lanimo come una ghirlanda. Unambizione vaga di possedere de le vesti meravigliose, tessute di oro fino e di azzurri violacei come quei veli omerali che portavano in Duomo ne le grandi cerimonie di consacrazione, la prendeva con una pena sottile, risorgendola a poco a poco in ognuna di quelle indistinte sensibilit che la persona subisce a le prime sorprese de lamore.
Se la stanza cominciava a farsi buia, ella si agitava tutta, inquietata da lidea che la notte sopravvenisse a chiuderla cos ne la tarla di un intaglio o nel disegno circolare di un tessuto. Non chiamava nessuno; si drizzava a sedere col capo tra le ginocchia, e non si muoveva pi per tutta la notte.
La vegliavano in due; Lorena in poco tempo era imbiancata quasi tutta, e i colombi fuggivano in cerca di cibo perch essa dimenticava di darne loro ogni giorno. Per alleviare le ore, cuciva un vestito di tulle bianco a falpal rosa, che essa avrebbe dovuto indossare la prima domenica di uscita. Ma lo specchio aveva nel fondo polveroso una figura stecchita come quella di Don Geri, chiusa in un camice di tela batista che le toccava il ginocchio. Si aggirava soltanto verso tardi, senza voltarsi. Le sue mani tastavano la parete sollevando a uno a uno i calici ritti su le mensole e pieni di falene di carta bruciata. Poi ve li riposava coperti di un piccolo panno bianchissimo.
Le tre virt allacciate su la colonnetta di sostegno, scomparivano tra i due lembi cadenti nel vuoto; e le passava davanti un tesoro magnifico, una ricchezza di cose finissime in cerca di custodia. Con una sola di quelle poteva riscattare le sue forze e la sua memoria; ma ogni oggetto sinfrangeva appena toccato e quella distruzione empiva di sgomento. I muri si coprivano di damaschi a disegni bizantini, su fondi preziosi di sepie rosa e di ori antichi; sce di luce salivano sui vetri dai fanali de la strada, sollevando su i cristalli de i lumi esili mitre rasate a ornamenti di sete di Francia, che imitavano lo zaffiro e la perla. I piedistalli vi si assottigliavano in basso, fiatando da largento velato un vapore dincenso.
Tutte quelle cose avevano consunto la sua vita e le apparivano con la stessa vaghezza, ridestandogliene il rimpianto, come di una musica infusa che cessasse, dopo aver nutrito tutte le sue passioni, dopo averla chiusa in unurna di fuoco che non si poteva benedire.
No, no, si era ancora ne la settimana di passione con la casa piena di viole marine e lo scampano de le funzioni finite ne laria rossa e bianca. A mettersi in ascolto si sentiva bisbigliare qualcuno fra li archi dei ponti e li argini; una fila di ragazze passava in mezzo a la strada, e tutte vestivano di chiaro con un fiore a la vita e leffluvio de laria nei capelli. Anchessa aveva la sua veste leggera dipinta a mazzolini, con le gale di merletto fino ai polsi e alle ginocchia, e il cappello cos trasparente che il sole lo indorava. Dani attendeva su la porta di casa, e uscivano insieme incamminandosi verso la fortezza, tra il gridio de le rondini e il profumo dei fiori. Arrivavano a lisola di canne; tutta la natura in rigoglio li penetrava; la luce, i canti del ritorno, le tenerezze de lerba e de lacqua. Il desiderio vi si lacerava sotto come a unghie di diamante, ed erano anche loro un fascio derba in una stessa radice.
Perch dunque continuava a soffrire di sete, con una tortura che le apriva vene dacqua nei cristalli dei lumi, ne la madreperla de lacquasantino, nel bronzo de le maniglie attaccate ai mobili e a le porte? Acqua dappertutto, acqua pura di sorgente, fredda come la neve a cui la sua mano non arrivava; e in quella freschezza lanima ardeva di un delirio supino, giuocando con la vita come con uno dei tanti getti di montagna. In quel giunco mancavano perfino le impressioni ultime del sole e dei miscugli in terra dietro i vetri. Una folata di vento arrivava da lArno con sentori di piogge autunnali, misti ad aromi penetranti di pesche e di foglie, che le ricordavano quello di una mano baciata dopo schiacciato il gambo di una rosa. Fiammate basse irrompevano su la coperta e su le pareti, portandole via il respiro; le giungeva il tonfo di un remo e leco di un grido. Chi entrava da la porta cercando il letto dietro il velato, non la trovava pi; sospesa nel vuoto, la prendeva il raccapriccio de la vertigine, e spariva in una profondit infinita.
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CAPITOLO 18.
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La stessa luce le calava ai piedi da la mensola dangolo. Il respiro di Lorena contro la parete attigua tradiva lagitazione del sonno. Si sollev adagio, discese. Qualcuno lalzava da terra tenendole la mano: i mobili erano grandi e lontani da lei, lo scialle a lattaccapanni un fantasma abbattuto nel vano de la porta. Arriv a staccarlo e ci si avvolse. Don Geri seduto da laltra parte de la tavola, con le mani tra le ginocchia, guardava in terra aspettando. Cacciato da lingratitudine di tutti, egli tornava con lo stesso animo del primo giorno in cui Dani laveva guardata con amore, e vera, ne la sua calma, una difesa e un aiuto pi forte de la vita.
Non ho nulla da dirvi che non sappiate cominci con voce ferma.
Qualcosa le cadeva dolcemente su le braccia da laltezza de la finestra, e la inteneriva come il volo di un allodola rifugiatalesi in seno.
Vedete, abbiamo sofferto tutti, voi, anche voi. Come dovete essere stato male!
Dopo le prime parole, ebbe un senso di sollievo. Non penava pi. Era assolta. Il tatto conosciuto di un volto e di una mano le passava fra i capelli come un fiato che la consumasse ne la spira pi intatta.
Voi siete veramente un santo disse.
Don Geri non si mosse, ed ella pens che dicesse unorazione. Volle andargli vicino, ma ricadde seduta sul letto, coi piedi impigliati ne le frange de lo scialle. La camera vuota sembrava appena appena rischiarata, e il velato del letto metteva tra loro due un limitare invisibile.
Quellimmobilit riflessa da lo specchio le diede lultima esaltazione:
Ebbene  l contro la parete; io lo vedo a ogni ora senza rimedio, e senza rimedio lanima mia lo adora come voi laltare, come tutte le cose di cui si ha sete e spavento.
Guard la porta. Le due tende rosse la coprivano fino in terra, senza lasciar passare un alito daria.
Non posso nulla, non respiro pi e cerco un seme ne lanima secca. Ma non vogliate darmelo perch non credo a nessun potere. Voi siete veramente un santo ripet. Per questo sono certa che non avete compassione di noi, ma che ci aiutate col vostro animo pieno di amore, come fossimo degni e capaci di sentimenti buoni.
Don Geri non si mosse e lo specchio riflesse chiuso tra le sue mani un libro bianco listato di rosso.
Mettevamo a posto insieme de la roba, in fondo al cassone de la sua stanza, e desideravamo di baciarci. Voi sapete che per lui ho perduto la mia vita.
Don Geri assent col capo.
Siete stato di casa nostra da quando eravamo ragazzi, e vi facevo la mia confessione a ogni ora del giorno. Oggi mi rimane poco da dirvi; era cos,  stato cos, anche quando la volont altrui  prevalsa, e mi ha dato per marito un uomo disonesto. Io non sapevo. Il fallo non ha pi rimedio, qualunque sentimento lo abbia mosso; ma la donna che ama, vive del suo idolo, e non si accorge di essere disonesta verso li altri.
Don Geri assent col capo.
Cerca una cosa sola, e quella sola insegue per tutta la vita, al di l di se stessa e di ogni proposito. Non si domanda se ci inganni, o uccida il sentimento de la carit; diviene violenta e inflessibile ne la difesa del suo tesoro. Dei momenti crede di soffocare se stessa, ma la gioia di non riuscirvi, la ravvede, e le rid la vita, se  in agonia. La colpa? non ci credete! La donna che ama, se ne va in una corrente di sensazioni che  fatta solamente di quella. Non ne pu. Le tenta le vene col vellicare di una lama sottile come lala di una farfalla; se la porta via in una vampa continua in cui tutto si svela, fluttua, riluce, prende apparenze indistruttibili, e il suo animo accarezza come una mano, e la sua voce, se parla, canta una gloria, e il suo corpo  una mattinata fresca, cinta di neve e di sole; non ne pu, non ne pu.
Don Geri apr il libro listato, e cominci a leggere in silenzio. Era come se ella parlasse a un morto: eppure lui solo le dava la forza di camminare e di liberarsi da lo scialle.
Un barlume di luce pi viva rompeva di tanto in tanto quella fioca de la stanza, seguendo il battito di una porta e la dispersione sommessa di due voci. Un cane continuava ad abbaiare nel vicolo, come ogni volta di notte, dopo il passaggio di qualcuno. Il respiro di Lorena non si sentiva pi; segno che ella si era destata.
Istintivamente guard il lavabo accanto al muro, con la catinella piena dacqua, e misur i passi per arrivarvi; era fredda e rigida.
Allora sono stata sua, in unisola lontana dopo la sterpaia.
Lacqua del catino le pass tra la pelle e il sangue, con lo stesso ristoro de la frescura di una cappella, in cui era giunta dopo un lungo tragitto sotto un sole infocato.
Dovevo andarmene con lui, e sono rimasta perch ho avuto paura.
Hai mancato a un dovere sacrosanto disse lentamente Don Geri levando la faccia dal libro. Larmonia della sua voce si era spenta in quelle parole e i suoi occhi guardavano lontano, come se la parete dietro di lei sprofondasse nella notte.
Nel tuo amore non vi  stato mai nulla di umano. Dani era un uomo onesto, ma la tua confessione lo difende come se le tue mani volessero difendere un morto da un raggio di sole. Tu ne hai fatto un violento che rinnega la bont del proprio desiderio per non dovervi giungere esausto. Questi sono i nostri pi grandi peccati a cui non v rimedio.
Ella lo guardava con le mani gocciolanti dacqua, ripercossa da ogni sua parola come la cavit di una canna, e le pareva che i muri fossero divenuti di seta, e la stanza intristita da lora, un angolo di quelli spazi armonici in cui la parola  grembo di passioni vocali. Era stata ancora parvenza? Una voce veniva su da lacqua e le labbra toccavano le sue mani; dal piatto il profumo del sapone secco risvegliava improvvisamente quei pensieri sottili di peccato che violano il pudore.
Saccorse che Don Geri aspettando la sua risposta, la guardava con spavento. Prov a levar le braccia per raccogliersi i capelli, ma sent un flotto di sangue sgorgarle dai timpani, e le parole le morirono in gola.
Qualcuno veniva su per la scala interna marcando il passo e respirando forte. Si arrestava dietro luscio con una sospensione di tremiti; una fiaccola cadeva con una aspirale, dietro il capo di Don Geri, il pavimento cedeva sotto i loro piedi, piombandoli in un tripudio di accendimenti.
Guardate, l, c lAntifonario, prendetelo, che non lo vendano disse col braccio steso.
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CAPITOLO 19.
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Nessuno si era destato ne la stanza attigua. Dani la vide attraverso il letto, le braccia aperte come fosse precipitata. Sent il colpo di una porta ne lentratura, il passo di Landino su la scala, correre correre, e un campanello squillare con forza da la strada, e pi di una voce chiamare il suo nome, confusa al fracasso di una carrozza che correva.
Le scopr il petto misero misero. La luce era debole e appena rischiarava lacqua ne la catinella, e un libro listato di rosso, caduto ai piedi del letto. I capelli riversi le davano un trasognamento mortale; i polsi continuavano forse a battere con la lentezza de la goccia che cade senza sapere dove si perde. Nessuno veniva, come la prima sera del suo ritorno; altro che un pianto e un grido gi ne la strada, e il campanello e il tramesto ne la casa semioscura. Un urto di dolore fisico lo scosse, come se al di l del suo essere volesse nascerne un altro, bruciandolo in una fiamma nauseante.
A giorno cerc Landino per la casa deserta. Don Geri si era assopito sotto langelo liutista, nel vestibolo pieno dafa. In cucina Lorena pregava accanto ai fornelli spenti, col rosario in mano e unallodola nel grembiule raccolta fra le cassette dei gelsomini.
Gi avevano chiuso la mezza porta di magazzino e un commesso ci spazzava davanti la polvere. Landino era l seduto accanto a una vetrina che aveva, attraverso la tenda bianca abbassata, lo stesso chiarore velato di tesoro dissepolto, come in un lontano pomeriggio di sole.
Aspett che lo chiamasse, ma pareva irrigidito. Dietro di lui tutte le porte delle retrostanze erano chiuse, li angoli dei trofei vuoti, le vetrine sepolte sotto le coperte di velluto. Il Lungarno pareva in preda a una vampa crescente che infuocasse lacqua e le strade, ardendo da la riva la chiesetta bianca come un giglio, con tutto il tabernacolo delle spine sepolto ne la guglia.
Si appoggi a la spalletta. Tutta la citt andava gi piano piano in fondo a lacqua, distrutta e affumicata.
Una cortina di foglie venuta di lontano su londulazione de lacqua, si rompeva contro larco del ponte. Rest un momento a guardarla, smemorato, ne lattesa che qualcuno chiamasse il suo nome da la porta di magazzino o da le finestre di casa; e and avanti adagio, con lanima finita, nel timore di potersi volgere indietro e vedersi ne lombra di un suo malato che aveva chiesto una volta a una foglia caduta la redenzione de la propria anima.
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FINE.