Felix Timmermans.
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BRUEGEL.
Come ti ho sentito nei tuoi quadri.
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1945. A. Chiantore Editore, Tipografia V. Bona, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Paolo Alberti e Catia Righi per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Indice.
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IL VILLAGGIO.
I GRASSI.
VERONICA.
I MAGRI.
ANVERSA.
DAL MAESTRO COECKE.
LA GAZZA.
IN ITALIA.
L'ARTE INAFFIATA GIOCONDAMENTE.
MALATTIA.
HANS FRANCKERT.
BERTA.
LUCI ED OMBRE.
MARIA.
BRUSSELLE.
IL GRAN VIAGGIO.
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FINE Indice.
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IL VILLAGGIO.
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Il piccolo pesco tutto stellato di rosei fiori, sotto il quale la madre incinta era intenta a preparare il burro, brillava di sole e di pioggia. Il gallo raggiante cantava con voce prolungata. Proprio in quel momento Pieter volle uscire dal grembo di sua madre. Fu avvolto in fasce nell'osteria "La terra promessa".
Sul tetto c'era un nido di cicogne e in alto, al di sopra, si stendeva l'arcobaleno...
Mentre la madre sedeva sul letto e porgeva al piccolo il seno turgido di buon latte, le lacrime brillavano nei suoi occhi: ella vedeva laggi nel camposanto la croce nera e il piccolo tumulo sotto cui giaceva da un mese suo marito.
Era la vedova di un contadino scarno, che aveva lavorato molto e parlato poco; per prima di morire le aveva detto sospirando: "Peccato che il nostro unico figlio venga quando siamo gi vecchi... e che io non possa pi vederlo... Se  un maschio, fanne un marinaio... anch'io avrei voluto essere un marinaio...".
Ed ora ella rispondeva con tristezza al marito morto, come se egli sedesse accanto al suo letto lisciandosi la barba color di stoppa: "Ah, Teodoro, io ho quasi cinquant'anni! Prima che il bambino faccia la prima comunione, io sar da molto sotto terra".
Accanto, nell'altra stanza, la vita dell'osteria proseguiva come al solito, diretta di tanto in tanto dalla levatrice e vestitrice di cadaveri Jo Kratzer, che aveva diritto al primo sorso di ogni bottiglia. Questo sorso durava sempre parecchio e la sera essa se ne andava zoppicando verso casa col naso arrossato. Dopo la prima visita in chiesa, che fu festeggiata con pane all'uvetta e bionda birra, la madre torn a servire nell'osteria con il bimbo in braccio.
Ella viveva solo pel suo bimbo, e talvolta lo sollevava in alto come una coppa e diceva:
- Io non credevo che ci fosse una felicit cos grande!
Nel villaggio e sul fiume splendeva la primavera. C'erano infiniti profumi e colori di fiori, di letame, di burro e di radicchio rosso, e sciami di uccelli svolazzavano nelle pinete silenziose. Il bambino assorbiva quell'aria sana, i colori e la luce, gli odori della terra e della birra, lo splendore delle stelle e i silenzi, l'impeto, del vento e la dolcezza dei lunghi crepuscoli.
La madre mangiava verdura, pane, salami, uova, frutta e tutti i doni del paese ed attraverso al suo seno infondeva nel bambino l'anima della magnifica terra del Brabante. Egli aveva grandi occhi castani che guardavano attorno con curiosit e stupore e cercavano bramosamente di afferrare i colori.
Verso la fine di settembre, nel periodo dell'ultima fioritura, quando i profumi s'intensificano all'infinito, il bambino gi desiderava i fiori e stringeva i rosei ditini intorno ad essi, e se riusciva ad afferrare le corolle, le osservava a lungo con interesse, per poi improvvisamente ingoiarle.
Attraverso agli occhi il villaggio penetrava nel cuore del bimbo. A due anni e mezzo egli vide il villaggio per la prima volta: i suoi occhi si aprirono ed egli lo accolse in s.
Era il tempo dei tramonti gialli come pere. Nell'invernale aria cristallina il fumo saliva diritto come una candela sopra i tetti di paglia e gli alberi nudi. La piccola chiesa solitaria con il suo pesante campanile principale fiancheggiato da un campanile secondario, come una madre che porta il suo bambino, dileguava a poco a poco nella morbidezza della sera come un grappolo azzurro.
Il Dommel trasportava il villaggio specchiato sulle sue acque calme. La pace della pianura, dei campi e delle pinete circondava la pace del mulino, delle case e delle stalle.
E in quell'ora delicata e santa questo semplice profilo, cos pieno di tinte bruegheliane, penetr, con gli uomini e con i racconti, nel cuore del fanciullo con tale potenza ch'egli non l'avrebbe pi dimenticato. Egli era come un campo, in cui  caduto un seme. E cominci a disegnare.
Dapprima disegn figurine: due palle, quattro righe e molti bottoni.
A cinque anni disegn la gente che beveva birra nell'osteria. Il cocchiere lo si riconosceva dalla frusta, il pastore dalla pecorella ricciuta, l'uomo delle api dalle grosse bestie che gli svolazzavano intorno.
Il vedere era per lui un godimento. Vedeva sempre come se vedesse per la prima volta: stupito, felice ed avido. Ogni sguardo rappresentava una sorpresa.
Con gli occhi inghiottiva linee e colori come un altro beve vino.
Il suo cuore era come un limpido specchio.
I mulini giravano e nel suo cuore giravano nello stesso modo; le nubi erravano ed anche nel suo cuore esse erravano; le stagioni si succedevano e nessuno di quei movimenti, nessuno di quei colori andava perduto per lui.
Egli gridava perch l'arcobaleno spariva cos in fretta. Quando c'era la neve stava silenzioso per la felicit. Della luna aveva paura solo quando non la guardava con un occhio solo. Ben presto disegn dal vero gli alberi, i salici, le primule, i cavalli che si fermavano dinanzi all'osteria, il fabbro, i galli ed i comici maialetti.
A sette anni questa era la sua occupazione preferita: disegnare continuamente. Era quasi come un orologio caricato. Ma ora egli non disegnava solo quello che vedeva o che aveva visto, ma anche imagini della sua fantasia e storie di angeli e di santi, bei vascelli, Genoveffa di Brabante e la passione di Nostro Signore.
Disegnando egli crebbe, disegnando perse i denti da latte e la madre si lagnava delle numerose figurine e delle Madonne scarabocchiate dappertutto sulle pareti e sulle porte.
Ma aveva un figlio solo ed era pazza per lui.
Dalla citt gli portava gesso e carta; si sarebbe strappata la pelle di dosso, perch egli potesse disegnarvi sopra.
Quando il disegno si impadroniva di lui, non lo si poteva fermare: era pi forte della sua volont ed il suo sangue pulsava come se avesse la febbre.
Pareva che un altro disegnasse in lui.
Era terribilmente curioso ed a nove anni si vedeva gi che avrebbe avuto un naso appuntito. Ed egli lo cacciava dappertutto e, quando lo ritirava, vi portava appeso un disegno.
La madre continuava a rimandare l'ingresso del figlio nella vita marinara: aveva una gran paura delle tempeste e delle balene.
Frattanto era diventato corista.
La madre sarebbe stata contenta che egli entrasse in un monastero. Il curato del villaggio, Gerolamo, un francescano dalla figura gigantesca, lo aveva molto caro e gli insegnava a leggere ed a scrivere. In cambio il giovanetto lo aiutava a spaccar la legna, a piantare i fagioli, a colare il miele, a spillare il vino, ad ammazzare i maiali ed anche a cuocere il pane e a far la birra, poich il curato badava a tutto da solo. A casa Pieter disegnava tutto quel che vedeva e tutto quello che si trovava in chiesa ed anche la processione alla quale prendeva parte egli stesso. E la fiera? non sarebbe bastata tutta la carta del Brabante per disegnarla!
I divertimenti popolari, il giuoco del drago, il suonatore di cornamusa, i banchetti coi giocattoli, le frittelle e le ghirlandette, i ballerini, i beoni, i giocatori di birilli, gli attaccabrighe: da riempirne tutto un almanacco!
Egli giocava con gli amici nei boschi odorosi e cercava di smarrirvisi per giungere cos nelle terre sconosciute di cui aveva sognato. Raccontava ai compagni lunghe storie e si stupiva egli stesso e si inorgogliva della facilit e dell'arguzia con cui le frottole s'insinuavano nei suoi racconti. - Saltano fuori prima che io ci pensi - sospirava con un lieve rimprovero a se stesso.
Faceva il bagno con i suoi amici nel Dommel e se la svignava coi loro vestiti per farli prendere in giro nel villaggio. Era il pi allegro della piccola brigata, inventava allegre canzoncine, conosceva tutti i giochi dei bambini e le loro filastrocche. Non mancava mai quando c'eran da rubacchiare uova e mele ed era il pi svelto a pattinare sul ghiaccio.
Tutto questo s'imprimeva nel suo cuore ed egli ve lo custodiva gelosamente e pi tardi, alla sera, quando alla luce smorta della lampada ad olio aveva dinanzi a s la carta e non si vedeva pi in l della punta del naso, allora gli bastava immergersi in se stesso per trarne fuori i ricordi puri ed intatti.
Faceva sogni spaventosi: vedeva l'Inferno e il Purgatorio in modo tale che da ogni suo capello pendeva una goccia di sudore.
Di pieno giorno diventava bianco come il gesso solo ad immaginarsi le anime del Purgatorio od a sentire il curato parlarne nelle sue prediche. Riusciva a placare i battiti del cuore solo appoggiando la mano sullo scapolare.
Aveva regalato un disegno alla figlioletta del mugnaio, il "Lungo Ludovico". Emilio, il suo amico dai capelli rossi, era presente e rosicchiava una grossa carota gialla. Nel disegno si vedeva un uomo che dalla soglia dell'osteria "La terra promessa" faceva un cenno ad un altro. Pieter vi aveva scritto sotto qualche parola e le lesse forte alla ragazza: "Vieni con me a berne uno?" - "No!" - "Perch no?" - "Perch di solito io ne bevo due".
Aveva appena finito di leggere, che Emilio schiacci sulla carta una manciata di carote masticate.
Le vene di Pieter divennero troppo strette per contenere il suo sangue. Tutto il viso gli s'infiamm e sbatt Emilio a terra. Ma quando l'ebbe afferrato alla gola, improvvisamente angosciato e pallido disse: - Brutta carogna! Puoi esser felice che io creda un poco al Purgatorio! se no schiaccerei come un filo di paglia il tuo collo!
Sovente egli tentava di disegnare le spaventose immagini della sua fantasia, ma sempre doveva smettere subito, perch nei suoi pensieri comparivano cose cos spaventose che lo stomaco gli si contraeva dolorosamente.
Tuttavia disegnava con piacere i leoni e i draghi che il vento formava con le nubi, mentre egli se ne stava solitario sdraiato sull'erba e guardava il cielo.
Nei libri del curato leggeva descrizioni di viaggi e la vita dei santi. Dapprima seguiva questi testi nel disegnare le xilografie e le acqueforti, ma poi cominci disegnando a trasformare le storie e cos citt impossibili sorsero su rocce impossibili.
Nulla gli sfuggiva, tutto egli coglieva con la sua matita: una foglia secca, i sontuosi banchetti funebri, i ghiacciuoli pendenti dai tetti, gli ospiti della "Terra promessa", e perfino tutto ci che essi raccontavano di citt e di lontani paesi, di guerra e di epidemie, di eretici e di protestanti, dell'imperatore Carlo, di Lutero e del papa di Roma.
Disegnava tutto: il castello del conte, la famiglia del conte col suo sottile levriero, i seminatori, gli aratori, le capanne, le donne e ci che il popolo si raccontava.
Gli usciva dalle dita l'intero villaggio.
Tutto era ancora imperfetto, ma non senza cura: molto chiaramente delineato nelle forme e con linee decise.
Rapido nell'esecuzione, non tracciava per nessun segno senza trattenere il respiro per l'ansiosa attenzione.
Disegnare faceva parte della sua natura, come il respirare e il sudare.
Nel villaggio esisteva per lui una meravigliosa reliquia per la quale egli si sarebbe dissolto in incenso per la venerazione: il messale, in cui cento anni prima un monaco aveva decorato ogni pagina con fiori, diavoli e santi in oro e con le tinte pi sbalorditive e pi fresche. Quando il curato gli permetteva di sfogliarlo, gli venivano i brividi dalla felicit.
- Il pavimento del cielo  ricoperto di pagine simili a queste - diceva padre Gerolamo.
- Allora lass io guarder pi il pavimento che Nostro Signore - sospirava Pieter.
Venne il tempo in cui egli preferiva giocare con le fanciulle che coi ragazzi. A casa poi le disegnava ben riconoscibili dagli abiti e dalle caratteristiche fisiche, ma nel disegnare i volti era cos preoccupato che per l'agitazione sudava sangue.
Crebbe cos, ficcando il naso ovunque in cerca di nuove cose e indagando coi grandi occhi bruni spalancati nel volto rosso.
Presto disegn cos bene che ciascuno riconosceva gli altri e se stesso nelle sue figure. Allora il curato, che non aveva mai avuto il minimo interesse per questo suo disegnare, mentre si trovava in sacrestia, gli disse:
- Tu hai disegnato cos bene quello spilungone di Ludovico: ora disegna anche me.
E quell'omone col volto rosso e i capelli grigi, largo e possente nella bruna tonaca di francescano, si mise in posa.
- Pi fermo - diceva Pieter e il Padre contrasse il suo doppio mento, duro come legno di bossolo. Pieter disegnava con ardore e con la lingua fuori come sempre. E quando gli mostr il disegno, padre Gerolamo vi appariva con i suoi occhi obliqui, col naso da cane e col mento che somigliava alla pancia di un ranocchio. Il Padre schiattava di rabbia. Voleva bastonare Pieter, che per col suo paramento rosso da corista, guizz via in chiesa dove c'era ancora gente e cominci ad occuparsi zelantemente di un candelabro.
Quando egli alz gli occhi di soppiatto, il Padre era l fermo col disegno in mano e rideva cordialmente.
Quell'uomo era fatto cos: prima mostrava la corteccia ruvida e poi d'un tratto diventava candido, tenero e buono come il pane al latte.
A dieci anni Pieter scopr dalla finestra della sua soffitta l'orizzonte: la lontananza, lo spazio, l'infinito! Egli stava seduto lass per ore a sognare ed a disegnare. Quell'abbaino aveva per lui una nuova attrattiva. Egli sentiva inconsciamente che la vita degli uomini e degli animali  legata alla terra e tende verso la terra, che tutto - uomini e animali - striscia piccolo ed impotente sull'ampia crosta del globo terrestre, nel cui interno si trova l'Inferno. Egli conosceva le cose e gli uomini - del paesaggio e dello sfondo - come parti di un tutto, come ogni foglia su un albero. E tutto ci che egli disegn in seguito era visto da un abbaino.
Lo prendeva un ardente desiderio di altitudini, di alberi, di mulini e di chiese. Quando leggeva dei monti della Svizzera, gli si scatenava nel sangue una caccia selvaggia.
Com'era bello contemplare le zone lontane dal mulino di Ludovico lo spilungone! e doppiamente bello in mezzo al profumo del grano!
Si arrampicava sui pioppi pi alti e stava per ore seduto sul campanile a meditare, con la testa sporgente fuori dai finestroni delle campane. Quanto pi era in alto, tanto pi era felice: allora gli pareva di non appartenere pi agli uomini e si sentiva liberato di un peso.
- Poter volare sul mondo come gli angeli! Solo per ottenere delle ali io vorrei non commettere pi alcun peccato! - esclam quando il giorno della fiera pendeva fuori dalla finestra del campanile la bandiera ed egli vedeva dinanzi a s il mondo aperto, splendido, vasto.
Per festeggiare l'Epifania, era scesa sulla terra una nuova nevicata. Tutto era allora fresco e chiaro, avvolto in una spessa ovatta bianca: i tetti, la strada, il ghiaccio verde-bottiglia, i rami degli alberi, i mucchi di letame, le cimase delle finestre, le lunghe braccia delle fontane. Solo ci che era perpendicolare alla terra aveva conservato il proprio colore, ma questo, per effetto del molto bianco, si era incupito di un tono.
Su tutto incombeva un cielo bruno come un soffitto annerito dal fumo e un silenzio impenetrabile; ma dentro a questo scintillavano le tinte del gallo sul mucchio di letame e laggi in lontananza l'ansimante fuoco della fucina.
E Pieter che stava nella sua soffitta aveva cominciato a disegnare tutto questo, la lingua serrata tra i denti. Era come se vedesse la neve per la prima volta. Ardeva di felicit. I suoi occhi cercavano attoniti e ansiosi. Col carboncino e col gesso colorato creava il paesaggio sulla carta. Tutta la soffitta, la cui finestra sino allora aveva servito solo ad appendervi una bandiera per la fiera, era piena di piccoli pezzi di carta, su cui erano disegnati ometti e altre cose. Persino sul trave un'intera processione era stata incisa e poi dipinta con un po' di colore.
L egli disegn il grande noce nero con l'azzurra cappelletta della Madonna addossata al grosso tronco, la gialla chiesetta solitaria, nello sfondo l'azzurro-prugna dei boschi sfumati e le capanne di paglia e fango e le masserie, che tutt'intorno mandavano fumo dai loro camini. Vi disegn anche tutti i salici e gli alti alberi in mezzo alla piazza del villaggio. E nella masseria a destra ritrasse "La terra promessa": la si riconosceva chiaramente dall'insegna con i portatori di grappoli, il suo primo quadro ad olio; sulla soglia c'era sua madre ed accanto a lei egli stesso.
Attraverso il bianco silenzio, che odorava di freddo e di torba, camminava un ometto con una fascina sul dorso. Presto due tratti e l'ometto  l chiaro sulla carta, e tic, tic, tic con il carboncino, ecco anche la linea punteggiata delle sue impronte! Una cornacchia su uno dei salici? uno, due e tre e il nero uccello era bell'e disegnato!
Pieter aspettava se comparisse ancora qualcosa, prendendo la mira con la matita come un cacciatore pronto a sparare. In quel momento sbuc fuori da dietro al muro del cimitero un uomo grasso, avvolto in una sudicia pelle di pecora. Lo chiamavano Rospo-rosso.
Pieter si volt corrucciato.
No, quello non lo vuol disegnare. Quell'essere abominevole - disse con disprezzo - che presto dovr chiamare padre! Ha saputo di nuovo che nostra madre ha in casa la birra fresca per domani. Si fa mantenere a sbafo il poltronaccio. Egli arriva appena a trent'anni ed essa ne ha sessanta:  pazza, completamente pazza.
Lo sent entrare con un ghigno grasso, ud sua madre ridere e poi il battere dei boccali.
Pieter sput nella direzione dove udiva ridere il "Rospo".
Di mala voglia e pieno di disprezzo si decise a disegnare quell'individuo: un volto gonfio, paonazzo, con la barba di stoppa, con gli occhi dal taglio obliquo. Ma nauseato lo cancell di nuovo, cos come si risputa fuori una bevanda cattiva. Ed ecco che vide dirigersi verso la chiesa il frate scalzo Cornelis, uno straniero arrivato il giorno prima per tenere la predica dell'Epifania e che egli la mattina aveva servito durante la Messa.
Lo guard da dietro: una testa rotonda, rossiccia, lucida, pelata sopra alla bruna cotta da Francescano. E lo disegn massiccio come un ammasso di burro.
- Aspetta - disse Pieter saltando su e intanto afferr una manciata di neve dal tetto di paglia, ne fece una palla e mir la testa rossa e lucida. Colpito! Era come un uovo che rompendosi sprizzi fuori dal guscio. Pieter fu svelto ad abbassarsi e rise come una cascatella d'acqua. Silenzio.
A poco a poco la sua testa rispunt fuori lentamente e con prudenza: egli vide prima di tutto la chiesa, poi la piccola cappella contro l'albero, ma bum! una palla di neve venne a schiacciarsi sul suo naso: l sotto c'era il padre che rideva: - Eh! mascalzoncello! - sogghign - queste cose le so fare bene quanto te. Un'altra volta nasconditi meglio!
Pieter confuso si toglieva la neve dal volto.
- Ma, se non ci vedo male, - esclam il padre - non sei tu che stamattina mi hai servito Messa?
- S, padre Cornelis.
- Bene! bene! la mattina servir Messa e di giorno appostare il Padre per tirargli le palle di neve!
- No, padre Cornelis, non ci avevo pensato; anzi avevo appena finito di disegnare... Guardi! - e arrossendo di confusione mostr il foglio che era fissato su una tavoletta con due chiodini. Il Padre si accost e guard su verso la finestra bassa. - Bene! - disse - da lontano non c' male!
Si avvicin ancor di pi: - S, a guardarlo bene, non c' niente male! Non sono un intenditore, ma ti dico che tu sai disegnare. Per Bacco!  fatto bene! Ah! ah! da quel che mi pare ci sono anch'io! L'hai fatto tutto da solo? S? molto bene!...
- Ma, caro mio, tu non puoi ancora dipingere la neve, no, no! Nessuno l'ha mai fatto! e non lo si fa!
- Ma, Padre, io la trovo bella! guardate com' bella!
- No, la neve non ha colore. Tu devi dipingere l'erba verde con i suoi fiori e con le fresche tinte e mezze-tinte, come fanno Memling e i fratelli Van Eyck, Rogier van der Weyden e Geertgen di Sint-Jans e come ha fatto Quinten Metsys. Quelli sanno dipingere! I loro quadri si possono guardare con la lente d'ingrandimento. Si sente proprio il profumo dei fiori!
Pieter lo guardava con gli occhi spalancati, come un uomo pio che per la prima volta sente sfavillare in s la grazia.
- S - continu il Padre, - dovresti venire una volta ad Anversa, dove abitano i grandi pittori. L tu puoi vedere molte opere loro nelle chiese e nei chiostri. Oh, caro, la loro bellezza  indescrivibile
- Tutto il mondo viene l per vederle, vengono persino dall'Italia. L'imperatore Carlo ne compera continuamente. Dovresti vedere l'"Andata al Sepolcro" di Quinten Metsys! Grande come una casa! E dipinto con tanta finezza che si possono contare i capelli sulla testa dei santi. Gli ammiratori non riescono a staccarsene! E se tu continui cos, potrai anche tu diventare uno di quelli, purch tu non dipinga la neve!
- Davvero, padre Cornelis? - domand Pieter tanto felice che le gambe gli tremavano come canne.
La madre si precipit fuori e il Rospo-rosso comparve sulla porta. Avevano sentito tutto da dietro la finestra.
- Tu non farai altro che il marinaio - gli grid la madre. - A momenti caschi gi e ti fai male a sporgerti cos dalla finestra; levati di l - e poi disse al padre Cornelis:
- S, reverendo, il mio primo marito prima di morire mi disse che nostro figlio avrebbe dovuto diventare un marinaio e...
- L'uomo propone e Dio dispone - l'ammon il Padre - e se Egli ha deciso che vostro figlio diventi pittore, per quanti marinai vi ficchiate in testa, egli lo diventer!
- Padre, - disse allora la voce velenosa del Rospo-rosso - io diventer ben presto suo padre ed allora sar finita con questa storia di disegnare ometti; egli dovr scegliersi un mestiere: marinaio o vasaio; allora io sar il padrone e io decider.
- Questo sar il vostro secondo marito? - domand il Padre. - Davvero? Oh, donnetta, - rise egli - io pensavo proprio che fosse il vostro figlio maggiore: mi sembra cos giovane questo vostro fidanzato. Congratulazioni! Ma spero per voi che non sia vero che gli uomini giovani sposano donne vecchie per solo denaro... Arrivederci!
Il Padre si allontan a piccoli passi come una campana che vada a passeggio. La porta fu sbattuta violentemente e Pieter ud attraverso il tavolato del pavimento le bestemmie del suo futuro patrigno. Ma si batt la coscia per la soddisfazione del duro boccone che il Padre aveva fatto ingoiare a quei due.
Poi fu preso dal senso religioso della sua vocazione. Guardava il paesaggio coperto di neve e sussurrava continuamente le parole di padre Cornelis: "Se tu continui cos, puoi diventare anche tu un grande pittore". Egli ardeva internamente. Era come se gli si fosse aperta dinanzi senza veli la sua vita futura. Aveva la visione luminosa di Anversa e di migliaia di quadri. "Se tu continui cos puoi diventare anche tu un grande pittore" mormorava.
La madre lo chiam a tavola, ma egli di rimando le grid che non aveva fame.
Il pomeriggio pass freddo e silenzioso e la luna spunt presto, rossiccia sulla neve azzurra. Egli sospirava: "Ad Anversa!".
Sotto e pi lontano nel villaggio si udiva un canto dell'Epifania. Egli vedeva i suoi amici allegramente mascherati andare per le strade con girandole. Ma questa volta non pensava ad andar con loro. Ardeva di una nuova vita. La sera ud tre volte che sotto si accapigliavano, ma non vi prest neppure orecchio. Provava come una seconda nascita. Gli cadeva di dosso la pelle vecchia. E improvvisamente balz su come una fiamma, tambureggi con i pugni sulla parete e grid caparbio ed ostinato, come se lottasse contro qualcosa: "Io voglio! Io voglio diventare pittore!". Con questa frase laboriosa aveva liberato il suo cuore. Era come una madre che ha salvato il suo bimbo dall'incendio.
A primavera, quando le primule giallo-chiaro fiorivano lungo i ruscelli e nei boschi umidi e le gazze pazze tornavano a danzare per le strade, la madre celebr le nozze con il Rospo-rosso.
Pieter pensava con tristezza al padre taciturno, che egli non aveva conosciuto. Tuttavia prese parte al lungo e festoso corteo nuziale ed insieme con altri due son con una zampogna, che aveva presa a prestito, in cambio di molti bicchieri di birra, da un tedesco, che poi mor in campagna ucciso dal fulmine.
La sera Pieter stava male da far compassione: aveva lo stomaco gonfio da scoppiare, perch aveva mangiato troppo prosciutto caldo con le fave. Gli rincresceva mangiare cos di gusto. - Ha un sapore cos buono! - si giustificava.
Il Rospo-rosso fu tanto felice del suo matrimonio che per quasi quattordici giorni fu ubriaco fradicio.
Parecchie persone lo avevano motteggiato perch cos giovane aveva sposato una donna cos vecchia: egli si azzuff con loro e ne usc con due occhi color azzurro-ardesia.
Il Rospo-rosso, che durante tutto il fidanzamento aveva lusingato e sorriso, si rivel ora qual'era, avido, grasso e unto, sempre in cerca di cibo come un luccio.
Anzitutto smise il mestiere di vasaio. Voleva tener lui la borsa e amministrare l'osteria. Ma la moglie non moll. E siccome non gli dava la borsa, egli senza altro gliela prese.
Poich la moglie non la smetteva di lagnarsi e di blaterare, egli la spinse fuori con un urtone, cos come si versa via un secchio d'acqua; e Pieter, che era pronto a rompergli una brocca sulla testa, non lo fece.
Si busc un tale calcio che, come uno straccio, and a raggiungere sua madre.
Il peggio si era che quelli che vedevano ci ridevano sopra; e questo era il lato pi doloroso.
La madre rientr col cuore spezzato, per amore del figlio, e il figlio la segu per amore della madre.
Ormai il Rospo-rosso era il padrone nella casa e cominci a trincare come sette Templari; si rintanava presso male femmine, attaccava briga con i clienti e si azzuffava ad ogni momento per niente.
S'ingrassava come una lumaca intaccando l'agiatezza della "Terra promessa".
La madre si consigli col curato:
- Aspetta, andr a dare un'occhiata io - egli le disse prendendo dall'angolo del camino, pieno di prosciutti appesi, il suo bastone di nespolo.
La madre sapeva che cosa voleva dire quello e corse dietro a Padre Gerolamo torcendosi le mani.
- Purch non vi accoppi, signor Curato.
- No, accoppo io lui -, grid l'uomo.
Il Rospo-rosso stava proprio uscendo dalla cantina con un boccale spumeggiante. Taffete! Ed il Rospo si busc un tale colpo sul volto purpureo che improvvisamente i suoi occhi si spalancarono come un paio di occhielli usati.
- E se osi ancora toccarla con un dito, ti riduco in poltiglia, brutto cane!
Il Rospo-rosso se n'and tranquillamente senza dire una parola, portandosi dietro il boccale. Ma la notte, quando se ne torn a casa con una bella sbornia, a suon di busse cacci dal letto madre e figlio e li gett fuori in camicia nella luce della luna.
- Adesso chiama di nuovo il prete: cos vedr come sei bella in camicia!
Essi non osavano battere a nessuna porta per la paura che per di pi li prendessero anche in giro.
Quindi strisciarono sul fienile, dove aspettarono l'azzurro mattino, finch il Rospo si degn di lasciarli rientrare, schernendoli.
Ora egli era padrone assoluto in casa. Per la madre s'inizi l'inferno: tremava in tutte le membra. Egli si beveva tutti i soldi e aveva messo su una faccia da schiaffi.
La "Terra promessa" rimase all'asciutto: non c'era pi denaro per comperare birra e il birraio rifiutava di far credito.
Da principio la madre tent ripetutamente di tener in piedi l'osteria. E qualche volta entrava di nuovo in casa un barilotto di birra procurato con denaro risparmiato di nascosto con la vendita delle uova o del latte di una magra vacca o del lardo di un maiale ingrassato; allora il Rospo si metteva sotto la cannuccia a gonfiarsi la pancia, prima che la madre avesse avuto il tempo di appendere all'insegna la corona di ginestre per indicare che si spillava una nuova botte.
Cos diventarono sempre pi poveri.
A poco a poco la povera donna perse il coraggio.
Si lasciava battere come un cane paziente e rassegnato. Si raggrinziva e si trascurava del tutto. E Pieter, che buscava pi busse che cibo, aiutava di tanto in tanto per poco denaro il lungo Ludovico al mulino o in altri lavori; aiutava a trebbiare e ad arare, partecipava alle battute di caccia nel castello, aiutava il curato ed il sacrestano e naturalmente non non si parlava pi di fare il marinaio.
Ma il disegnare! Accidenti! Se lo sentiva vibrare nelle dita come api musicali, malgrado tutta la miseria, tutto l'abbandono, le botte e la paura del Rospo-rosso.
Continuava a disegnare. Se non aveva carta, semplicemente sulle pareti delle stalle, sui muri e sui carri, su tutto ci che era piano e su cui si potesse dipingere. Aggiungeva i colori con dei fiori tritati. Egli portava il disegno come una lampada davanti a s e viveva col volto e il cuore rivolti ad Anversa. Ora avrebbe anche potuto andarci. - Ma allora la mamma rimarrebbe sola a prendere le botte - diceva - ed ora invece le divido con lei.
Il mattino sorgeva sul paese con salamini di nuvole lattiginose e con un profumo di burro. Dappertutto cantavano i galli e i mulini cominciavano a girare: era il saluto dell'orizzonte.
Pieter stava in alto su un salice ed osservava il mondo con la testa fra le gambe.
La primavera morbida e delicata giungeva come un alito mormorando dai paesi lontani come se i fiumi ed i ruscelli la trasportassero su dal sud. Gli alberi erano ancora neri e spogli e tutto il paese giaceva l nudo ed aperto, chiaro e fresco fino nel pi lontano orizzonte azzurro.
Macchie verde-insalata si spargevano dappertutto sul paese come un'atmosfera domenicale: erano gli scarabocchi del sole.
La lontananza lo attirava come un'altura. Egli dimenticava la piccola vacca gonfia che doveva custodire e che nel prossimo plenilunio avrebbe figliato, dimenticava la sua fame e il patrigno paonazzo, dimenticava persino sua madre che moribonda gi da parecchi giorni giaceva gemendo, gialla come una carota, e che forse era gi morta. Il giorno prima le avevano impartito i Sacramenti e quella mattina i suoi piedi erano gi freddi.
Ma egli inghiottiva il mondo con gli occhi. La bellezza stillava nel suo cuore. Contadini in camiciotto rosso seminavano ed aratori tagliavano la bruna terra in zolle luccicanti che facevano venir voglia di addentarle. La bianca pace delle nubi con le sue fenditure azzurre pareva ascoltare un pastore che vicino alla croce suonava la zampogna e banderuole si cullavano sui vecchi boschi bruni. Fasci di sole andavano cercando in lontananza i mulini e l'argento dell'acqua.
- Vetrate di Chiesa! Mantelli di Madonne! Gonfaloni! esultava Pieter.
Erano i primi nuovi lievi tocchi della primavera.
Un brivido di felicit correva nelle siepi germoglianti e in tutti gli animali, piccoli e grandi; giovani pesci crescevano numerosi nel Dommel splendente; si sentiva nell'aria il desiderio di accoppiarsi e la gioia di deporre le uova. Anch'egli sentiva tale formicolio primaverile dalla punta dei piedi fino ai capelli, un qualcosa che non sapeva ancora nominare n esprimere e, per la gioia di vivere che gli cantava dentro, serrava i pugni e gridava:
- Sempre in alto! Sempre avanti! - Ah, guarda! la primavera crea per noi con veri ricami un nuovo paradiso! Tutto  nuovo fiammante come il primo giorno della creazione. Ma visto cos, il sotto sopra, con la testa fra le gambe e gli occhi sulla punta dei piedi, tutto  ancora pi bello, pi vasto, pi ricco di colori e pregevole e, non so come dire.
Pieter esclam: - Mi mancano solo gli occhi nella schiena e i colori per dipingere!
Attraverso un foro rotondo nella parete del mulino a vento comparve un viso rosso-ravanello teso in un sorriso. Era il lungo Ludovico.
- Ohi, Pieter, non dimenticare che questa sera alla "Scimmia travestita" si fa il banchetto dei "coraggiosi giocatori di birilli di S. Stefano", di quella gente dai birilli pazzi e dalla sete ardente. Tu vi intervieni per la prima volta: hai l'incarico di mettere a posto i birilli. Non dimenticare la tua zampogna! Sar una splendida festa!
- Il mio stomaco ha gi le grinze per la fame - esclam Pieter di rimando.
- Sai che cosa? Per stuzzicar la fame potremmo fare una partita a carte! Vado a prendere un boccale di birra fresca al "Paradiso perduto"!
Subito Pieter leg la vacca saldamente e poi, anelando ad un sorso di buona birra, vol dentro al mulino, che con le sue numerose fenditure e rappezzi aveva un aspetto proprio accogliente.
- Come sta la tua mamma? - chiese il lungo Ludovico.
- Non parliamone - disse Pieter.
- Ho sentito stanotte mugolare un cane - disse Ludovico con volto pensieroso, afferrando un boccale grigio decorato con un uccello azzurro.
- Ah, Ludovico! - disse Pieter improvvisamente contento di poter finalmente svuotare il suo cuore gonfio - io prego Dio che la faccia morir presto e che non guarisca pi! Allora sarebbe liberata da questo inferno. Che cosa ha fatto di lei quel porco! se io non mi trattenessi, con una martellata gli farei rientrare nel corpo quella testa di pomodoro in modo che potrebbe guardare attraverso l'ombelico come attraverso il buco della serratura.
- Per te la va peggio se muore - osserv Ludovico - che cosa vuoi fare?
Pieter voleva dire: - Andare ad Anversa - ma riguardo a questo progetto egli procedeva guardingo come se si trattasse di una bella bolla di sapone e perci si limit a dire: - Lo decideranno Dio e il mugnaio!
Il mugnaio tutto infarinato usc con le ginocchia piegate per prendere della birra fresca.
Pieter ficc la bocca piena di grano e la testa attraverso lo spiraglio.
- Com' bello! - esclam quando vide il paesaggio lontano. Una lieve brezza diffondeva dinanzi al suo naso un odore di birra e di letame. E il villaggio dalle capanne di paglia giaceva laggi tra il bosco cupo e il piccolo fiume bianco.
Sulla piazza del villaggio giocavano i bimbi in camicia e due rosei maialini si annusavano reciprocamente la coda. Una folla di mendicanti e di storpi aspettava l'elemosina dinanzi al ponte levatoio del turrito castello, nei cui scuri giardini si lavorava di vanga e di falce.
Dalle sei osterie del villaggio giungevano canti e litigi di ubriachi, mentre la chiesetta, abbandonata e in rovina, dietro una fila di salici piangenti lungo il Dommel, con la porta aperta, sembrava aspettare i fedeli. Il villaggio, per sbaglio o volontariamente, si era rovesciato nelle osterie invece che nella chiesa.
Il poderoso curato Gerolamo andava su e gi nel suo frutteto tra i vecchi meli leggendo il breviario. Era l'uomo che doveva guidare in cielo la carrozza delle anime di quella gente, sulla quale i peccati giacevano affastellati gli uni con gli altri. Ma un raggio di sole mostr a Pieter la misera capanna in cui sua madre giaceva morente.
- Se muore ancora di oggi non posso partecipare a quel banchetto - sospir sentendo la fame. Sentiva l'odore del Purgatorio e strizzava un occhio per non veder pi la capanna, mentre apriva l'altro gioiosamente sul paesaggio attraverso cui il Dommel limpido e fresco serpeggiava fra canne e giaggioli verso l'orizzonte azzurro come fumo d'incenso. E laggi, in quell'azzurro, doveva esserci Anversa, brulicante di pittori e di auree navi, sovraccarica dei frutti portati dalle terre promesse dell'oriente.
- Vengo! - grid Pieter - ed aggiunse sottovoce: - Se mia madre  morta.
Il bosco grid di rimando tre volte: "Vengo!".
- Eccomi - disse il lungo Ludovico. Assaggiavano per turno la birra.
-  una grazia di Dio questa birra! - disse Ludovico schioccando le labbra.
- Il tuo patrigno  un vero farabutto! - disse ridendo. - Se ne sta sdraiato accanto al salice spaccato laggi vicino al letamaio e ronfa. Ha venduto tutti i vestiti di tua madre per un litro di acquavite dicendo: - Tanto non si alza pi.
Per la rabbia Pieter tremava come una canna, ma Ludovico tutto allegro esclam: - Per tutti i fulmini! Mi trovavo alla "Scimmia travestita" ed ho sbirciato nelle pentole. Da crepare! Certi salamini! - Il mugnaio con un cenno indic che erano lunghi fino alla spalla e Pieter con la lingua contro il palato andava in cerca del loro sapore.
- E l cuociono anche i prosciutti! Verr anche mia moglie:  matta per il prosciutto, specialmente per quello grasso, ed io per quello magro e per quello grasso! Ma tu questa sera non potrai venire: prima di allora tua madre sar morta, ha detto Jo Kratzer.
- Ma  forte - disse Pieter in fretta - e pu resistere molto. - E dopo aver lanciato un'occhiata cupa, brontol: - Vieni, giochiamo a carte.
- S, coraggio - disse il mugnaio. - Tu hai almeno la consolazione che tua madre non  stata soffocata in culla. Del resto, tutti devono morire, ma ci fa piacere vivere a lungo. La vita  vano fumo, non c' che un passo per arrivare alla tomba; ci che oggi fiorisce, domani  appassito e la croce trionfa.
E giocavano a carte mentre le pale del mulino giravano lanciando saluti verso l'orizzonte. Il silenzio era rotto solo da brevi parole e da improvvisi scoppi di gioia nella lattiginosa luce crepuscolare sotto le travi infarinate. Chi vinceva, poteva bere un sorso lungo fin che aveva fiato. Ed essi vinsero e bevvero finch a mezzogiorno son l'Ave.
Il lungo Ludovico si lecc ancora sulle labbra il sapore della birra e disse: - Io non dimentico mai di pregare - e preg e poi sput fuori dalla porta descrivendo un arco.
- Neanch'io - disse Pieter e fece lo stesso.
Nel pomeriggio il cielo sembrava un mercato di pecore. Faceva semplicemente ridere. Il silenzio pesava sulla terra. La mucca brucava l'erba fresca e le margheritine; Pieter stava sdraiato prono fra le quattro mura del mulino, che ora era fermo, ed osservava una capanna coperta di paglia al di l del Dommel.
In quella piccola capanna abitava Rosalia, una bimba bella come un quadro. Forse un giorno l'avrebbe sposata o avrebbe sposato la Marietta del sacrestano, che aveva sempre le mani appiccicose per la cera delle candele. La si sarebbe mangiata di baci, ma era un pochino stupida.
Una volta, quando con lei si era arrampicato sul campanile fin su dove sono appese le campane per cercare un nido di gufi, l'aveva baciata di gusto ed ella, invece di tacere, l'aveva raccontato al padre, cosicch per di pi s'era buscata una dose di botte. In seguito ella non lo raccont pi.
C'era poi anche la figlia del lungo Ludovico che gli piaceva molto e Filippina dell'"Abile trombettiere", e Sofia ed Eulalia e molte altre care creature. Uno sguardo dei loro occhi, un cenno del loro mignolo ed egli si trovava in paradiso. In quel momento era quella che amava di pi! Ma quale doveva sposare?
Jo Kratzer arriv zoppicando per la salita dei mulini e fece cenno col bastone: - Viene per dirmi che  morta - sospir Pieter liberato da un grave peso.
Alleviato balz su.
- Vieni svelto! tua madre non dura pi molto Stanno gi accendendole i ceri! - grid con voce nasale.
- Vengo subito - le rispose. Ma poi sussurr: - Io non ci vado. Perch non  ancora morta, dal momento che deve morire?
Rimase seduto con gli occhi fissi lontano. Ma non vedeva quel che gli stava dinanzi: vedeva il Purgatorio. Gli appariva come un'oscurit piena di occhi, occhi tranquilli, occhi erranti, occhi inquieti; occhi che spiavano da pentole rotte, occhi nelle bottiglie, sulle punte delle dita, alle estremit di una croce, in gabbie di uccelli, in buie gallerie; e viti che portavano per frutti grappoli di occhi...
Ma poi vide laggi nel chiaro crocicchio un lungo contadino che si sporgeva da un carretto con un cane per conversare con una lattaia rotondetta. D'un tratto il contadino si chin, strinse le braccia intorno al suo corpo e la baci con ardore; ella fece altrettanto con lui e Pieter salt su come un fulmine per disegnarli. Con un pezzo di carboncino, di cui le sue tasche rigurgitavano sempre, disegn la coppia su uno dei quattro muri bianchi del mulino, su cui erano gi scarabocchiati ometti e scenette del villaggio. Ora aveva rappresentato anche l'amore! C'era del fuoco l! Rideva tra s.
Ma sul muro di fronte sal su una larga ombra e all'improvviso sulle due guance gli arriv un solenne ceffone. Lanci un grido e si volt. Il curato con la cotta bruna si pieg su di lui come un gigante della montagna e lo apostrof:
- Perch fai quella roba?
- Perch anch'essi laggi lo fanno
Il Padre per la stizza pestava i piedi fino a forare il pavimento: - Avanti! Da tua madre! Sta per morire! Altrimenti non arrivi pi a vederla!
Con una mano sullo scapolare e con l'altra conducendo la piccola vacca, Pieter pregava con fervore: - Ah, se fosse gi morta!
Il curato, tutto rosso e sputacchiando per l'eccitazione, lo seguiva inveendo contro il mondo corrotto e contro il villaggio. Sferzava la loro avidit di birra e di acquavite, le loro gozzoviglie, il loro stomaco simile ad un immondezzaio, la loro adorazione del ventre, il loro Cristianesimo che arrivava fino all'ombelico e profetizzava come punizione morte, inferno e purgatorio.
Tutto questo crepitava intorno alla testa di Pieter come un tetto che crolla. Tanta paura lo colse, come se egli da solo avesse commesso tutti quei peccati.
Chiuse gli occhi per non udire pi, ma udiva ancora lo stesso e allora si risolse semplicemente a riaprirli. D'un tratto sbott in una irrefrenabile risata e per il piacere si batt la coscia. Piegandosi dal ridere indic: - L, l!
Il carretto col cane avanzava rapido sulla strada chiara e non si vedeva pi altro che un carrettino ed un cane che saltava ed abbaiava, ma dietro sporgevano fuori quattro gambe penzoloni.
A casa trov un'aria di miseria e di abbandono e odore di rape marce. Appesi alla parete terrosa ingiallivano alcuni disegni ed un paio di quadri, e dalle basse travi pendevano ceste forate ed erbe secche. Il Rospo sedeva gonfio ed ubriaco fradicio dinanzi alla camera della malata e si lagnava con la bocca aperta e la lingua inceppata, gli occhi da cinese pieni d'acqua.
Quando vide il curato con un tonfo si pieg sulle ginocchia: - Ah, Signor Curato, aiutatela a restare ancora un poco in vita! Far dire molte messe con molte candele. Come far senza di lei? M'impicco M'impicco!
- Tu, impiccarti? - domand il Padre con disprezzo ed accost il viso alla testa sudata del Rospo-rosso. -  solo un peccato che tu non l'abbia fatto quattro anni fa e cos avresti risparmiato i soldi delle Messe. Ma tu brucerai come una torcia di pece! Come dieci torce di pece! Via, porco!
Egli voleva spingerlo da parte col piede, ma Pieter lo prevenne e rumorosamente assest un calcio alla sua testa di melone in modo che quello cadde in avanti molle come una lumaca.
Pieter fu spinto nella camera: l c'era fresco ed umido, come la sera su un campo arato da poco, con un pesante tanfo di muffa. Il cero benedetto ardeva. La camera era piena di donne che sotto ai loro cappucci mormoravano il rosario per arrestare la morte. Su un tavolino c'era un guazzabuglio di bottiglie, di scodelle, di vasi e di coppette con medicine, sanguisughe ed olio di grillotalpa. C'era stata anche dell'acquavite per rinforzare il cuore, ma il patrigno se l'era bevuta e poi aveva riempito la bottiglia d'acqua dicendo: - Tanto non serve pi, e del resto ha perso il sapore.
Per scongiurare la morte, su una sedia vicino al letto dell'ammalata c'era una mescolanza di oggetti sacri, di medaglie di cera e di rame, di scapolari, di acquasantiere, di ossa coi sigilli rossi e il sangue di uno stigmatizzato.
L'incantatore cieco del "Bosco delle otto beatitudini" aveva fatto sette volte il giro della casa; un cerretano aveva applicato un'ultima volta le sanguisughe ed ora in casa era rimasto ai piedi del letto Giacobbe il miracolato, un mendicante santo con una gamba sola e dei peli duri sulle orecchie.
Portava un mantello su cui erano cucite di sopra e di sotto imagini di santi in pergamena: c'erano tutti i santi, uno per ciascun giorno, per essere in buona relazione con tutti; quando l'anno era giunto a met, voltava il mantello dall'altra parte.
Giacobbe il miracolato aveva pronunziato per pochi soldi la preghiera da lui stesso composta contro la morte. Ma Pieter vide la livida Vecchia ghignante giacere sul corpo ansante di sua madre: la strozzava premendole la gola.
Com'era pietosa a vedersi l con la sua berretta bianca, gialla come cera, gli occhi come fiamme nere, la bocca aperta con le labbra screpolate; magra come uno scheletro, incavata, ma il ventre ancor sempre gonfio e le scure mani rovinate dal lavoro pendenti dalle magre braccia muscolose.
Pieter non poteva sopportarne la vista per la compassione, l'angoscia ed il raccapriccio e pregava: - Dio mio, non farla comparire cos al Giudizio Universale: questa non  la sua faccia, ma quella che le ha fatta il Rospo-rosso.
Una gazza si cal gi sul davanzale della finestra; tutti la guardarono e smisero di pregare. Era strano: sembrava che fosse entrato qualcuno senza corpo. Il silenzio cresceva come l'acqua sale in una cantina. La gazza ficc dentro la testa attraverso un buco, ma sent l'odore della morte, e sdegnata vol via brontolando come uno che si sente ingannato.
Ma il silenzio rimase: esso aveva ingoiato la preghiera. E la madre aveva aspettato proprio quello. Cominci a sbattere gli occhi. Il prete le cacci il cero benedetto nella mano irrigidita.
- In ginocchio - ordin.
Questo risuon come un pugno sul tavolo ed egli incominci a dire la preghiera dei moribondi. Tutti s'inginocchiarono, eccetto Giacobbe il miracolato, che a causa della sua gamba di legno doveva stare accoccolato.
Tutti i santi dei gonfaloni della processione, delle vetrate della chiesa, dei quadri, delle cappelle sparse per la campagna o addossate agli alberi passavano con ritmo rapido salutati in fretta con un comune: - Prega per noi.
La madre ansava come un cavallo da fatica. Improvvisamente cess il suo respiro. Un ferreo silenzio si stese sopra di lei.
-  finita - pens Pieter, contento che fosse passata. Ma come una molla la madre con un grido scatt su. Le sue gambe si agitavano tra le lenzuola, i piedi sporgevano fuori dal letto.
Caddero delle reliquie, una statuetta si ruppe la testa, una bottiglia stappata si rovesci. Le donne saltarono su come punte da vespe. Lamenti e grida. Ma il grosso prete ricacci gi la madre sul letto, le strapp il cero dal pugno contratto e col suo corpo pesante si sedette sulle sue gambe e continu a pregare.
Ella mugolava e gridava. Pieter tremava di paura. - Ah! buon Dio, falla morire, prendila nel tuo grembo o dove vuoi, ma prendila!
Le donne si nascondevano l'una dietro l'altra, il mendicante si teneva il cappello dalle penne di gallo dinanzi agli occhi, ma non davanti a tutti e due nello stesso tempo.
- Pregate! - tuon il Padre. Ma il Rospo, che aveva sbirciato da una fessura della porta, grid ora da dietro alla porta: - Ha il diavolo in corpo! E corse fuori grugnendo come un maiale con le braccia alzate.
Un brivido di paura percosse le donne. Esse si pigiavano o si spingevano, ma non riuscivano ad uscire tutte insieme dalla porta stretta.
Per quanto il Padre inveisse e battesse sul tavolo con tanta violenza da farne cadere le bottiglie, e spingesse da parte le donne, non serviva a nulla, esse tremavano di paura.
C'erano un grido ed un urlo, un calpestio ed un tumulto grandissimo. Alcune cadevano ed altre cadevano sopra a quelle: ginocchia nude si dimenavano confusamente.
Frattanto Pieter come inchiodato fissava la madre, che lo afferr con la mano dura ed in un ultimo barlume di coscienza lo preg affannosamente: - Piccolo, prega tutte le sere per me!  cos orribilmente buio dove vado!
Era troppo. L'angoscia lo sopraffece e Pieter cadde svenuto. Il Padre riusc ancora ad afferrarlo per il colletto, mentre con l'altra mano cercava di tenere indietro la folla delle donne. Ma al grido di: "Ha il diavolo in corpo!" le donne corsero fuori, spinte dalla paura. Giacobbe il miracolato veniva dietro a loro zoppicando e lagnandosi: - Il mio cappello! Il mio cappello della domenica! E ho solo quello!
Quando Pieter rinvenne, il lenzuolo funebre ricopriva sua madre. E mentre egli faceva il segno della Croce con bossolo ed acqua santa, not i tre rialzi: la testa, il ventre e i piedi ritti.
Le campane suonavano a morte con duri rintocchi echeggianti nel crepuscolo giallo-birra. Le cornacchie venivano in grossi sciami dal "Bosco delle otto beatitudini" a volare sul campanile: avevano udito le campane. Col buio si distese sulla campagna uno strato di vapori e dietro una fila di salici piangenti spuntarono i due corni d'argento della grossa luna.
Gli allegri compagni della "Boccia pazza" se ne andavano a gruppetti sotto braccio, col cucchiaio infilato nel cappello, cantando di osteria in osteria per andare a finire poi alla "Scimmia travestita", dove volevano rimpinzarsi di prosciutto, salamini e torta di riso e berci su molta birra per tappare i buchi. Il Rospo-rosso and con loro per annegare il suo dolore.
- Che gli rimanga nella strozza - sussurr Pieter. Se ne stava fuori appoggiato allo stipite della porta e li udiva di lontano. La fame gli era passata e ora scrollava le spalle con disprezzo. Riempirsi la pancia fino a scoppiare: ecco il loro passatempo preferito. Che tristezza! Una gran pace scese in lui. Sentiva che dietro alle cose si nasconde qualcosa di puro e di luminoso che si rivela attraverso il semplice disegno di un'argentea falce di luna e di un cielo azzurro come una bolla di sapone. Questa era la felicit a cui egli aspirava.
Dall'interno della casa egli udiva di tanto in tanto uno sciacquio, un acciottolio di scodelle oppure il rumore di un tavolo che veniva spinto da parte. Era Jo Kratzer che, alla luce di una candela lavava il cadavere della madre.
Quando ella torn fuori col mantello addosso, disse: - Vado di corsa a mungere la mia capra e poi torno con Ziete e Keene la rossa, per vegliarla.
Aveva lasciato le candele accese. Pieter rimase accanto alla porta. C'era su tutto una gran pace. Non si udivano gli uomini. Solo la terra viveva e faceva vaporare su la sua primavera ed il suo incenso, olezzava e cresceva. La porta era aperta. Dietro a lui, alla luce della candela, nella camera da letto, giaceva sua madre morta. Non osava voltarsi a guardare. Sapeva che essa giaceva l, col bossolo benedetto tra le mani piegate, con un sorriso sulle labbra come tutti i morti che hanno sofferto molto. Egli sentiva che le sue mani fredde, che erano sempre state fredde, tentavano di muoversi, di far cenno per trovare un poco di respiro caldo dalla sua bocca.
Come avrebbe confortato volentieri quelle povere mani! Ma la paura lo paralizzava. Se ne vergognava, certo, e diceva per scusarsi: - Andr a dare un'occhiata se i ranocchi si accoppiano gi.
Senza voltarsi indietro, senza chiudere la porta, and via fischiando, ma arrivato alla curva della strada cominci a correre e, lieto e liberato, si lasci cadere in ginocchio dinanzi ad una cappelletta della Madonna dove preg di cuore per la pace della sua anima, come ella aveva chiesto. L'argentea falce della luna scomparve dietro ad una lingua di nubi sottili come un foglio di carta.
D'un tratto Tist Mastel, il garzone del carradore, che si era messo fuori dietro un albero, piomb a rotta di collo dentro alla "Scimmia travestita" urlando: - Gente! Tenetemi! Uno spirito! Uno spirito che saliva su dalla fontana.
Nacque un parapiglia come se fosse scoppiata una bomba. Alcuni tipi coraggiosi guardavano in quella direzione con i coltelli alla mano. Lo spettro spariva laggi nella nebbia, cullandosi sul suolo e svolazzando in qua e in l. Si segnarono, tutti tremanti.
-  lo spirito di Trees della "Terra promessa" - disse una voce tremolante.
Gli stomachi si chiusero, l'appetito se n'era andato. Le donne volevano tornare a casa: si ricordarono di colpo che a casa avevano i bambini malati.
I mariti le accompagnarono, "perch le mogli avevano paura". Si allontanarono in piccoli gruppi stretti stretti. Ma quelli che abitavano da soli in campagna, dissero che non avevano paura; aspettavano il mattino, che avrebbe chiarito tutto, e cominciarono ad affogare la loro paura nella birra e nell'acquavite. Come aveva gi fatto il Rospo-rosso, che da un pezzo, pieno come un sacco di farina, russava sotto la tavola. I salamini rimasero appesi, il prosciutto non fu toccato, e la pappa di riso restando l fece la pelle.
L'oste della "Scimmia travestita" e la sua magra consorte avrebbero fatto le capriole dalla gioia, che fossero rimaste tante cose intatte.
In quella notte il fantasma fu visto ancora parecchie volte. La storpia Mie Salamander, che la notte a luna piena coglieva erbe per farne unguenti, lo vide aggirarsi sul cimitero ed il vaccaro Andries lo aveva visto andare barcollando attorno al mulino...
Quando all'orizzonte spunt il mattino rosa-dorato, fresco e pieno di nebbia azzurra, Pieter strisci gi dalla tettoia di legno del mulino rumoreggiante e s'infil di nuovo la camicia, con cui aveva voluto far paura al Rospo-rosso lasciandola sventolare ad una delle pertiche su cui s'avviticchiano i fagioli. Nel villaggio ud raccontare che subbuglio aveva prodotto quel fantasma.
- Allora si vede che non esistono fantasmi, siamo noi che ce li fabbrichiamo - e rise, lieto di questa scoperta.
Ma si crucci davvero quando apprese che il Rospo-rosso aveva continuato tranquillamente a russare come un ghiro. - Allora  stato tutto inutile - brontol.
Ancora nello stesso giorno dovevano chiudere nella cassa la madre perch si temeva che la sua malattia, a cui nessuno sapeva dare un nome, si diffondesse. Egli and dal carradore che doveva preparare la bara bianca con la croce nera.
Tiest Mastel giaceva ancora a letto, malato per il fantasma e la birra.
- Lo spirito di tua madre  venuto anche alla mia porta - si vant il carradore. - Cerc di scuotere il saliscendi, ma io feci un segno di croce, e quello scomparve ululando!
- Bugiardo, qui io non ci sono stato! - voleva dire Pieter. Ma impallid e pens che quello forse era stato il vero fantasma, di cui egli aveva tanta paura.
- Aiutami un pochino - disse il carradore - ti far dar subito due fette di pane col burro - e Pieter ubbidiente gli porgeva i chiodi...
Mentre gli ultimi colpi di martello risuonavano nel crepuscolo e il cielo minacciava la pioggia, laggi nel cimitero il becchino si sput nelle mani e zufolando la canzoncina: "La mia bella  una bionda ragazza" cominci a scavare la fossa alla luce della grossa lanterna.
Dopoch ebbero calato la madre nella fossa rettangolare sotto una pioggerellina fine fine, Pieter corse via. Aveva bisogno di star solo col suo dolore silenzioso. Per tutto il giorno and errando per i campi scivolosi che, grigi e nebbiosi, sembravano sudare sotto la pioggerellina fine fine.
La sera, quando torn a casa, la trov vuota. Durante il banchetto funebre - allestito con il denaro ricavato dalla vendita della vacca e con le stoviglie prestate dai vicini - il Rospo-rosso aveva litigato col nipote di un cugino della buon'anima di sua moglie e con un tribbio gli aveva fracassate tre costole.
L'orgoglioso castellano, che era capitano degli archibugeri, aveva fatto prendere dai suoi servi il patrigno che, legato su di un carro, mentre invano si dibatteva, era stato portato nelle prigioni della citt.
Pieter ora era solo al mondo! Libero e solo! Tremava di gioia. Solo con una zampogna, uno scapolare sul petto, gesso per disegnare in tasca, dodici vocazioni e tredici infelicit e l'aspirazione a terre lontane come una fucina nel cuore!
La mattina dopo si lav la faccia e senza dir niente a nessuno si mise in cammino. Passato il ponte di pietra usc dal villaggio, ma tutto il villaggio l'accompagnava come un'immagine riflessa in una boccia di vetro: tutte le stagioni, tutta la gente, tutte le finestre, il campanile, le stanze in penombra, i giuochi dei fanciulli, i canti, i nidi degli uccelli, le ragazze ed i proverbi, tutti gli odori e tutti i colori, tutto lo accompagnava, chiaro e netto, come la coda di una cometa.
Non era carino con le calze bianche, la penna di gallo ed il cucchiaio sul cappellino verde, con i calzoni rosso-prugna, col panciotto rosso e la giacca grigia con le maniche a prosciutto, che era stretta ed aderente fino alla vita e poi scendeva sulle cosce in grosse pieghe?
Guarda solo come cammina! I grandi occhi bruni luccicano, il naso appuntito fiutante luccica, tutte le lentiggini luccicano.
In cielo erravano in balia del vento nuvole lattiginose, un'allodola saliva sul filo del suo canto "piet, piet, pissewiet" e Pieter cant:
In oriente vogliam andar
In oriente vogliam marciar...
Ed egli andava verso occidente, verso Anversa. Stava appunto per salutare col cappello il campanile della chiesa, quando qualcuno lo afferr per il colletto.
- Dove vai? - domand il Padre, che lo aveva fermato oltre la siepe.
- A fare una passeggiata - disse Pieter in tono lamentevole.
- Ma prima vieni da me a tagliar legna! - e, sollevatolo al disopra della siepe, lo pos a terra nel giardino.
- Far mettere un piatto di pi a tavola e dopopranzo pianteremo i fagioli. - Cos, senza essersi accordati prima, Pieter rimase ad abitare in casa del Padre.
Dormiva in una cameretta che aveva una bella vista sui campi in tutte le direzioni. Essa aveva le pareti tutte coperte di disegni di ogni specie. E dopo che Pieter ebbe tormentato per molto tempo il Padre, questi gli port dei colori a tempera dalla citt, ed egli pot copiare le illustrazioni del santo messale.
S'immergeva completamente in quel libro. E quando, dopo aver disegnato e dipinto per tre ore, ritornava in s, era cos felice che diceva: - Dio, se muoio, metti la mia anima come un fiore secco fra queste pagine.
Ma non poteva sopportare la serva dal petto piatto e dalle labbra sottili che aveva sempre un aspetto stinto e pulito. Disegn ripetutamente la sua piccola testa con gli occhi sonnacchiosi; la derideva e l'irritava e la fece quasi morire di paura quando una sera le fece trovare nel letto una figura d'uomo.
Un giorno ella si present al Padre con le mani puntate sui fianchi con aria provocante. E dalla sua bocca sottile sibil: - Deve scegliere tra me e questo stupido.
Il buon Padre ne fu colpito al cuore. Ma dopo lungo pensare gli venne in mente un lontano cugino, Pappadolio, che era borgomastro in un piccolo villaggio sulla Schelda e che si faceva vedere solo quando da qualche parente c'era un banchetto e si beveva. In queste occasioni faceva volentieri anche un viaggio di un giorno a piedi.
- Cugino - gli aveva detto - se c' qui attorno un ragazzotto senza casa e senza lavoro, mandalo tranquillamente da me. Io posso sempre collocarlo dal mio amico Grasso-traballante, il primo sovrintendente delle dighe della "Fattoria del lardo". L tutti diventano grassi come lumache, tanto che i vestiti scoppiano loro addosso ed i bottoni saltano via.
E in una bella giornata di primavera, quando i faggi splendevano nei loro abiti rosso-vino ed una coppia di cicogne faceva il nido sulla "Terra promessa", Pieter con la sua zampogna e con molti piccoli rotoli di carta si arrampic sul barroccio di un commerciante di panni e tappeti che era diretto verso Bergen-op-Zoom. Sotto la protezione di S. Cristoforo egli entrava nel mondo, dirigendosi verso la zuppa con gli occhi di grasso.
Gli piaceva il cambiamento! L avrebbe cominciato a dipingere e l'anno dopo sarebbe andato ad Anversa! Il suo cuore fiammeggiava come un tulipano: cantava e suonava la zampogna. Osservava i tappeti venuti dall'Oriente e l'uomo gli raccontava di Venezia e di citt sui monti. Sentiva l'odore del mondo e delle terre lontane! Il suo cuore si apriva come una finestra.
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I GRASSI.
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Due giorni dopo arrivarono. Pieter cerc di Pappadolio, che appunto stava zappando in giardino. Egli dapprima fece un viso brusco e disse: - Non d niente! Ma quando apprese di che cosa si trattava, fu subito disposto ad andare da Grasso-traballante.
Pappadolio era un uomo pallido, dalle spalle larghe, con la pelle troppo ampia simile ad una calza cascante. Andava avanti in silenzio. A due tiri d'arco fuori del villaggio si elevava l'alto tetto di paglia della "Fattoria del lardo", circondata da un frutteto bianco di splendida fioritura e da un fossato in cui nuotavano delle anatre.
Quando Pieter pass sul ponticello ricurvo, gli fiat incontro una nube di profumi di burro, di stalla, di mungitura, di lardo e di miele, e dietro ai fertili polder(1), macchiettati di lavoratori, splendeva una curva scintillante della Schelda, su cui passavano galeoni con le vele gonfie nel sole.
- La terra promessa! - disse Pieter. Ma l dietro ad una piccola finestra, che guardava sul paesaggio verdeggiante dei polder, luccicava una testa rossa tronfia con una berretta da notte bianca. Su un mento a tre strati ed una bocca simile ad una fontana splendeva un naso rosso, tondo e degli occhi da ranocchio emergevano di tra le pieghe di grasso. La testa mordeva avidamente un grosso salamino. Era la testa di Grasso-traballante.
- Accipicchia! - sospir Pieter - la luna in una gabbia da uccelli!
Pappadolio sussurr qualcosa alla testa e pot bere una volta.
Frattanto Grasso-traballante con una vocetta chioccia, che soffocava nel grasso, grid: - Vitto e alloggio e tre ducati all'anno! Altrimenti niente! Ho gi troppa gente! Tutti vorrebbero venire da me! Ma io ti prendo per far piacere al curato, e perch sei un povero orfano. Accetti la caparra? S? Allora vieni qui!
Pieter prese la caparra e con quella si segn.
La sua felicit s'incrin. - Tu puoi dare subito un'occhiata ai maiali. I garzoni t'insegneranno.
Tolse il boccale di mano a Pappadolio che beveva ininterrottamente e disse con disprezzo: - Un'aringa cos magra... tuttavia devo darti il tuo prosciutto.
- Se sternutisco, mi cascano i pantaloni - sospirava Pieter per la fame e la delusione. Grasso-traballante era simile ad un albero: se si drizzava era come un orizzonte che si muoveva. La testa oscena con la bianca berretta da notte era continuamente intenta a mangiare e bere. Egli correva dietro alla sua pancia. Le gambe rimbombavano come ruote di una carrozza. Per vedersi i piedi, doveva sedersi, le braccia gli pendevano ai lati come due ali di grasso semiaperte sotto le ascelle e nelle mani a cuscinetto rilucevano le dita corte come rosei salamini.
Di sotto al rosso panciotto aperto, dalla camicia bianca occhieggiavano rossicci e ricciuti i peli del petto. Di fronte alla sua gente era come un cane ringhioso e villano ed avrebbe voluto che essi avessero schiene di ferro e bocche di legno perch gli pareva che per gli altri la moderazione nel mangiare fosse salute. Per loro una magra pappa azzurrognola fatta col siero del burro, una leggera minestra di fagioli, rape con brodo d'acqua, pane nero con un velo di grasso sopra era gi abbastanza buono; alla domenica c'era un po' di variazione con lardo rancido.
- Devo tenerli leggeri, altrimenti non lavorano.
Come mozzi di stalla cercava degli orfani (Pappadolio li procurava al prezzo d'un prosciutto l'uno), come garzoni prendeva dei vagabondi, della feccia che non avrebbe saputo come allogarsi altrimenti, e come donne di servizio delle baldracche giovani e carine.
Sedeva sempre in agguato dietro la piccola finestra, mangiava e teneva il boccale della birra stretto fra le ginocchia. Se nei campi qualcuno per la stanchezza incrociava le braccia, lanciava un fischio acuto cacciandosi due dita in bocca, ed allora, per paura, il lavoro veniva ripreso.
Governava come un re, teneva i garzoni come cani domestici e spesso faceva loro assaggiare il bastone.
- Gente da lavoro, malagente - soleva dire.
Si metteva a spiare dietro siepi e cespugli, seduceva le cameriere carine e quand'erano incinte le scacciava perseguitate dai cani e dall'urlio di tutta la famiglia arrogante. Infatti sua moglie ed i suoi figli erano altrettanto grassi, paonazzi, pigri ed avidi: - Tutto per noi e niente per gli altri. - Le salsicce pendevano a catene dal soffitto basso fino alla loro bocca, cosicch essi potevano morderle senza alzarsi. I bambini fin dalla culla giocavano con le salsicce e le rosicchiavano tutto attorno. La madre, che aveva capelli, ciglia e sopracciglia biondo-grano, - le figlie avevano i capelli della madre e i figli gli occhi da ranocchio del padre - quando rideva scompariva dietro il suo seno imponente ed ogni anno allevava un nuovo mucchietto di carne tremolante di grasso, con pieghe sulle braccia e sulle gambe come i prosciutti americani.
Per sette ore all'intorno tutti i grandi contadini erano imparentati con Grasso-traballante, nelle successive sette ore si trovavano parenti di parenti e cos via. Tutti erano ricchi, possenti e tirannici. Borgomastri ed ufficiali, baroni e scrivani erano loro amici. Questi per un prosciutto e per un paio di metri di salsiccia chiudevano un occhio.
Frattanto sfruttavano i piccoli contadini riducendoli in povert e costringendoli a fare i legatori di scope. Allora essi inviavano loro degli avanzi di cibo, cosicch i "Grassi" venivano ancora stimati ed onorati per la loro liberalit ed il loro buon cuore.
Cos essi dominavano e si sposavano e si moltiplicavano fra di loro: i "Grassi" con i "Grassi". E chi si ribellava veniva bastonato a morte oppure gli si dava da bere aceto finch rimaneva lo scheletro nudo.
I "Grassi" erano dappertutto come fortificazioni che dominavano il paese con malvagia violenza. Ma su tutti si elevava Grasso-traballante come una minacciosa nuvola temporalesca.
- O Signore, liberaci dai Grassi - pregava Pieter mattina e sera.
Due mesi dopo era sempre guardiano di porci, abitava nel porcile ed aveva ancora da vedere e da sentire i tre ducati, con i quali aveva sperato di comprare dei colori. Ma egli consolava la fame che gli torceva dolorosamente lo stomaco e l'impazienza di andar via, con lo spingere i maiali alla fresca Schelda, su cui passavano i numerosi galeoni, e col disegnare.
Disegnava come un dannato. Ben presto furono pieni i piccoli rotoli di carta e cominci a disegnare sul loro rovescio piccolo piccolo per risparmiare spazio. Completava i colori col succo dei fiori freschi.
Una volta si era tagliato un dito mentre incideva nel legno la testa di padre Gerolamo. Quando vide il sangue esclam: - Devo servirmene! - e in fretta disegn il sacrestano che portava in processione un grosso stendardo. Col sangue vennero colorate in rosso le bandiere e le bluse dei coristi.
- O Dio, d al mio sangue tutti i colori ed io mi tagliuzzo tutto il corpo!
Anche dopo mangiato, quando i quindici garzoni e servette rimanevano ancora un quarto d'ora a sedere vicino alla tavola, fino a che Grasso-traballante dava il segnale col campanello, egli disegnava i loro ghigni contraffatti dal lavoro e dalla miseria, cogliendoli talvolta anche d'obliquo. Ma essi riuscivano somiglianti. A poco a poco ci prendevano gusto.
Ci fu qualcuno che si sdegn, ma poi gli passava, si calmava. Uno per rimase offeso: il pastore Guscio-di-granchio, un ometto dalle lunghe braccia.
Ma una domenica, quando avevano finito di mangiare la minestra all'acqua e la servetta stava portando il lardo rancido, capit di furia Grasso-traballante con un tribbio, maledicendo e strepitando perch mancava di nuovo un coniglio.
-  di nuovo qualcuno di voi che l'ha rubato! - gridava - chi  stato? Deve dirlo! Io l'ammazzo e gli cavo un occhio!
E poich nessuno voleva rimetterci un occhio, fece tornare indietro la servetta col lardo.
- Nessuno confessa? Allora non c' pi lardo per i vostri becchi ladri!
Dovettero accontentarsi della zuppa leggera e delle carote tritate senza lardo. Tacevano amareggiati, scoraggiati e timorosi. Ma poi, quando egli se ne fu andato con uno sprezzante sorriso di scherno, cominciarono a maledire e digrignare i denti.
- Questo l'ha escogitato per toglierci il lardo! - e si sentiva dire: - Soffoca, crepa, ti colga il fulmine! ed altre maledizioni.
E balzando su come frustato in mezzo alla furia generale, Pieter estrasse di tasca l'ultimo pezzetto di carta e disegn il padrone. Lo figur grasso com'era - e lo era molto - con una pancia cos mostruosa che doveva portarla dinanzi a s su di un carretto. Ah! Quelli se ne fecero una festa. Quella era la vera vendetta! Tutto un gruppo di teste sfigurate dall'odio guardava con ammirazione il foglio al disopra delle spalle di Pieter.
- Guardati dal padrone - lo mise in guardia timidamente una magra ragazza di stalla che era molto affezionata a Pieter senza ch'egli lo sapesse.
Pieter stava per strappare il foglio quando il pastore Guscio-di-granchio, ch'era ancor sempre offeso, di colpo glielo strapp di mano e corse a portarlo trionfante a Grasso-traballante che, con la sua tronfia famiglia, sedeva in un'altra stanza gustando imponenti costolette, salse d'uova e grasse minestre.
Paurosi e vili i garzoni se la svignarono e la ragazza di stalla dagli occhi di coniglio cominci a piangere in anticipo. Dalla paura Pieter non poteva muoversi ed ecco che arriv Grasso-traballante, che riempiva col suo corpo tutta la porta. Stava l fosco, fiammeggiante d'ira. Massiccio come un bue piomb addosso a Pieter e, senza una parola, senza un'imprecazione e perci tanto pi allarmante, lo lavor a colpi e calci e, dopo averlo lasciato a terra morto per tre quarti, gli assest ancora con la sua scarpa pesante un calcio tale che il corpo magro del ragazzo cigol e scricchiol.
Solo allora le parole sgorgarono fuori, mentre egli serrava i pugni simili a pasta da focacce.
- Ah! Tu continui a rendermi ridicolo con i tuoi disegni?  ora di finirla! Non disegnerai certo pi! Con l'anticipo che ti ho dato posso tenerti fino a Pasqua. Ma non avrai da sollazzartici! A questa tavola non ci vieni pi. E se tu osassi svignartela, io ti faccio rinchiudere come eretico nel castello di Anversa e poi bruciare vivo. Io lo posso! Ora ti insegner che cosa significa irritare un uomo buono.
Il cibo di Pieter ora consisteva in pane stantio senza grasso, qualche avanzo di questo o di quello e poi rape. Sempre rape, rape bollite, rape crude, ma sempre e poi sempre rape. La domenica per fortuna gli davano in pi anche un bocconcino di lardo: egli ci giocava per mezza giornata come il gatto col topo. Non osava mangiarlo per conservarlo il pi a lungo possibile. La piccola ragazza di stalla dai timidi occhi di coniglio di tanto in tanto gli portava di nascosto qualche cosa del suo pasto, ma gli altri avrebbero divorato persino i piatti.
- Domani me ne vado. - E sapeva sempre dove andare: ad Anversa, al villaggio verso il sud, sui monti. Ma il domani veniva ed egli rimaneva, per una segreta paura di Grasso-traballante.
Ed allora d'un tratto vedeva tutto nero: il curato del villaggio l'avrebbe rimandato indietro; ad Anversa l'avrebbero arrestato come un eretico o come un ribaldo; prima di arrivare in Italia, sarebbe morto di fame o i briganti lo avrebbero impiccato; e dappertutto c'erano dei Grassi che lo avrebbero acchiappato e riportato indietro. Sempre la paura di Grasso-traballante e i crampi allo stomaco per la fame! Oh! Non potersi mai sentire sazio! Ora si rammaricava di non essere andato al banchetto funebre quando sua madre era morta.
Coglieva delle spighe di grano e, quando capitava l'occasione - poich quella luna ambulante vedeva tutto - si metteva sotto alle poppe di una vacca e succhiava dai capezzoli, cosicch il candido getto di latte tepido - come una delle sette virt - gli sprizzava in gola.
Persino in sogno la paura di Grasso-traballante gli serrava il cuore. Fuggiva dinanzi a lui, si nascondeva e girava la testa per non vedere pi quegli occhi, quei ridenti occhi da bestia, che lo perseguitavano. Ah! essere cos impotente in preda ad una paura: paura del Rospo-rosso, del Purgatorio ed ora paura di Grasso-traballante. Non potersi mai sentire tanto libero e pieno di gioia di vivere che le ossa cantassero come corde di un violino. C'era in lui molta gioia pronta a scaturire, ma non osava uscir fuori.
Talvolta il villaggio gli invadeva il cuore come una nube odorosa; e che nostalgia aveva allora del mulino del lungo Ludovico, del profumo dei querceti, di tutta quella gente, della birra, del Dommel e del Messale!
Una volta si era proposto di scrivere una lettera al curato del villaggio, per lagnarsi della sua infelicit; ma quando vi si accinse non aveva carta.
La sua vita divenne triste e sconvolta. Non poteva resistere fino a Pasqua: l'estate non era ancora passata; poi dovevano cadere le foglie degli alberi; poi doveva venire la neve; poi dovevano spuntare le nuove gemme sugli alberi; no, non avrebbe pi resistito per tanto tempo. E la fame, la paura, la speranza sempre delusa, l'irresolutezza limavano il suo entusiasmo; la sua giovinezza appassiva.
Dinanzi a una piccola cappella di campagna qualche volta pregava la Madonna che lo togliesse da sulla terra, ma s'interrompeva subito per la paura di essere esaudito.
Non suonava pi la zampogna, salvo che per intonare "In Paradisum" e gli faceva bene di sentirsene venire le lacrime agli occhi. A poco a poco perfino il disegno non gli usciva pi dalle dita. Non c'era pi slancio, non c'era pi musica, non c'era pi fuoco.
Per talvolta, quando il suo occhio scopriva d'un tratto con stupore una bella linea, un contorno o lo splendido colore delle cose, il disegno scaturiva in lui e allora, disperatamente, sfrenatamente cominciava a disegnare col carboncino o col gesso, in qualunque posto, su un capannone di legno, su un muro a macera, nella sabbia o sulla corteccia degli alberi.
Ma poi ripiombava nell'abisso del suo dolore, per la rabbia impotente pestava i piedi, batteva i pugni contro l'aria come se volesse allontanare da s una potenza malvagia, poi cadeva in ginocchio e singhiozzava: - Mamma! Mamma! Perch mi hai lasciato cos solo?
E amareggiato qual era, con gli abiti laceri ed il cuore lacero, sedeva vicino all'ampia Schelda luminosa con attorno venti maiali grugnenti. Si vedeva sedere l sudicio, pallido e magro, col ginocchio appuntito, coperto di croste, che occhieggiava attraverso ai calzoni, il lacero panciotto rosso, in cui si disegnava come un rosario la spina dorsale.
La fame e la desolazione dello spirito l'avevano stiracchiato per lungo. Sentiva le sue ossa muoversi.
- Se mi lascio scivolare nella Schelda, tutto questo  finito - diceva sospirando - ma rinnego il mio angelo protettore. Del resto chi pu ancora proteggere una vita simile, che si regge a mala pena?
Per, malgrado la sua tetraggine, la chiara bellezza del mattino filtrava in lui attraverso tutti i pori. Si rianimava e vedeva. La volta del cielo era alta e di un azzurro intenso; la terra aveva il verde delle foglie. Bianche nubi in forma d'uova erravano a schiere l'una dietro l'altra nel vento sotto il sole; i mulini a vento nella campagna giravano a pi non posso, come se volessero salire in cielo, e le piccole onde sul fiume, una dopo l'altra, tiravano fuori una lingua d'argento. Si sarebbe voluto andare a cavallo sulle nubi, saltare dall'una sull'altra e farsi portar via lontano da un soffio. Ma egli stava accanto ai maiali, incatenato da quella caparra e da quella paura. Sfogliava le pagine della sua infelicit.
Ma ecco che arriv da Anversa un galeone con rapida andatura, con le vele fortemente tese, con gonfaloni ed orifiammi variopinti, con le gomene cigolanti e i marinai che cantavano sull'albero. Il sole esultava nell'aureo intaglio sul capione: ninfe marine e corni d'abbondanza intorno allo stemma variopinto del paese. La nave andava in un altro paese. Libert! Poter andare verso gli azzurri paesi dalle dolci ore mattutine, con i loro frutti, i loro monti e i loro tappeti! Ah! ballare sulle onde!
Salt su e accostata la mano alla bocca grid: - Oh! Oh! posso venire anch'io? posso venire con voi?
La nave scivol via, leggiadramente inclinata su un fianco.
Egli sospir deluso: - Devo crepare qui.
Ma guarda: il sole bello come un miracolo inonda il mondo. Le ombre sono come cupi smeraldi, che scherzano sui campi chiari, e poi quel galeone snello, visto di dietro! Come si staglia scuro su quella nube bianca e come viene poi subito inondato di nuovo dallo splendente oro del sole! Gioia! Gioia! E il disegno gli scorse nelle dita come il fulmine, ma Dio mio, non aveva carta, nulla eccetto che un maiale!
E con un pezzo di gesso azzurro disegn in fretta appassionatamente e nettamente, sul dorso roseo di un maiale che se ne stava sdraiato pigramente, quell'aureo galeone che viaggiava maestosamente verso l'Oriente.
- Questo almeno non possono impedirmelo quei sacchi di grasso! - brontol, cantando di felicit, quando vide che l'aveva disegnato bene.
Era incominciata la mietitura. Ora c'era la fiera nel paese e nelle case dei ricchi c'era una festa con pappa di riso. I Magri andavano in processione ed offrivano candele per diventare grassi anch'essi. Soprattutto si faceva festa nella Fattoria-del-lardo, da Grasso-traballante.
Uno stendardo bianco, con sopra S. Martino in atto di dispensare, pendeva fuori dall'abbaino. Tutti i Grassi dei dintorni erano invitati alla Fattoria-del-lardo a rimpinzarsi e a trincare. Ed essi erano venuti con i loro barrocci, le cui assi cigolavano sotto il peso della famiglia.
Dalla stanza da ricevere, le cui finestre e porte erano spalancate, giungeva lo strepito della gente che rideva e banchettava e gli arrosti saporiti mandavano il loro profumo nel naso di Pieter.
Egli sedeva in cenci accanto ai pigri maiali, che si facevano rosolare al sole settembrino dai riflessi di rame. Mentre quelli dentro facevano sparire nel ventre lardelloso le sontuose portate con fiumi di birra e di vino e inzeppavano gi tutto in modo che gocciolavano di sudore, egli se ne stava seduto con lo stomaco incollato, le budella vuote come maccheroni, in cui il vento fischia e brontola come in una casa vuota con le porte sgangherate.
E bisognava star a sentire laggi la fiera del villaggio. Nel grembo tranquillo delle pinete e dei campi di stoppie giaceva il villaggio imbandierato di stendardi e di orifiammi. Gli giungeva fin l lo strepito gioioso attorno al giuoco di S. Giorgio, l'allegro grido dei bambini, il fracasso dei birilli, il cantare e lo strepitare e lo scatenarsi degli ubriaconi e frammezzo a questo l'attraente musica delle zampogne!
L si ballava di gusto. Sulla pala pi alta del mulino, che ora era fermo, avevano assicurato una pertica, sui cui listelli trasversali erano stati posti dei variopinti uccelli finti. Contro di essi si tirava d'arco e si vedevano ininterrottamente salire le frecce; quando un uccello veniva abbattuto, si elevavano grida di gioia e si beveva birra fresca. E poi l'odore grasso e piacevole delle frittelle e delle salsicce arrostite! Oh! Poter annusare fino alla saziet uno di quei bancherottoli!
Ma anche questa volta egli aveva dovuto assumersi il servizio domenicale coi maiali. Tutto questo era organizzato diabolicamente. La mattina non aveva potuto nemmeno dare un'occhiata alla processione: era stato solo alla prima Messa. Sospirava la sera, perch la ragazza dagli occhi di coniglio gli aveva promesso di portargli una frittella.
Per paura che gli mangiassero i capelli sul capo, Grasso-traballante aveva mandato fuori per quel giorno tutti quelli di cui non c'era assoluto bisogno. La fattoria giaceva abbandonata nel sole; un pavone verde-azzurro andava su e gi, come se gli fosse stato dato quel compito, sotto le finestre i galli becchettavano quello che veniva gettato fuori.
Nell'ombroso corridoio che portava dalla cucina al tinello c'era gi da parecchie ore un affrettarsi ed un affannarsi di serve e garzoni, che ininterrottamente su porte sbandellate portavano dentro caraffe fresche e arrosti e torte. Dentro si lavorava accanitamente; le vivande si preparavano su due fornelli, uno nel tinello e uno in cucina. Si giravano gli spiedi, nelle padelle friggevano intingoli e tutto mandava fuori il suo profumo nell'aria assolata, che era gi compenetrata dall'odore dei frutti, che scintillavano tranquillamente sugli alberi.
Egli cominci a sognare di Adamo ed Eva: a loro era vietato uno solo dei frutti della terra, a lui tutti.
I garzoni e le serve facevano il possibile perch non avanzasse nulla. Le loro mani e i loro volti rilucevano di grasso. Ci si mettevano con impegno: come tigri. Uno aveva ingoiato una coscia di pollo, che gli si piant in gola.
- Muore! Soffoca! - si gridava in coro; l'uomo ballava, si dimenava, si rotolava per terra; qualcuno propose di chiamare Grasso-traballante ed egli per la paura mand gi la coscia.
Pieter sgattaiol in cucina con la speranza di acchiappare un grasso bocconcino. Ma essi lo spinsero via, tutti eccitati nella loro avidit. Avevano appena cominciato a diventar grassi e gi non riconoscevano pi il loro fratello.
Avvilito, ritorn lemme lemme dai maiali e congiunse piamente le mani: - O Madre di Dio, fammi morire, fammi venire da te, ma con lo stomaco pieno di buoni cibi.
Morire con lo stomaco pieno: ecco tutto quello che era rimasto della fiamma ardente dei suoi sogni e della sua aspirazione alle azzurre terre lontane. Ma, dicano quel che vogliono,  inevitabile, se per cinque mesi non si  placata la fame e si va attorno con la pancia che brontola per le troppe rape!
Ah! piantare i denti in un pasticcio di fegato, in modo da non poter quasi tirare il fiato, far scivolare gi delle animelle di vitello, rosicchiare dei quarti di cappone nuotanti nel lucido sugo e sorseggiare il sidro dal profumo che va su per il naso!
Egli sentiva ora intensamente e profondamente di esser di troppo al mondo, di essere uno sbaglio di natura: vi sono persone che desiderano la morte come una liberazione. Cos egli desiderava di morire.
Ma in quel momento ud Grasso-traballante intonare con voce ubriaca la canzone:
A Kieldrecht, a Kieldrecht,
Ci son belle ragazze,
Fino a mezzanotte danza,
A mezzogiorno ancora in stanza.

Cantavano senza musica: lo zampognaro che aspettavano si era certo ubriacato per istrada, oppure gli era capitato qualcosa; insomma non avevano musica.
- Se io suonassi un po', Dio sa che bella scodella con grassi bocconi...
E veloce come un passerotto, senza riflettere, per la fame, prese la zampogna, si accost alla casa suonando, si colloc dinanzi alla finestra e son: e la canzone prese tutti come un incantesimo. Lo accompagnavano cantando, battevano il tempo coi cucchiai, con le mani e coi piedi: la gioia si pos come una ghirlanda attorno alla tavola.
Egli guardava con stupore le leccornie ammucchiate con gli uomini grassi tutto attorno e Pappadolio in mezzo a loro. Essi sedevano l, i Grassi, tutti coi loro abiti migliori, variopinti, gli uomini con allegri cappellini e le donne con bianche cuffie svolazzanti: c'erano le famiglie Grasso-traballante, Collottola, Polpetta-al-burro, Rospo-vescicoso, Smargiasso e cos via.
Era uno spettacolo fantastico di doppi menti, di colli lardellosi, di dita a salsiccia, di pance a botte e di seni a pallone, ad alcuni dei quali era attaccato un tondo bambinetto. Mentre cantano, mangiano; ne sono tutti rossi e lucidi come verniciati; sono come prugne senza lanuggine.
L sono sedute le figlie di Grasso-traballante coi loro capelli biondo-chiari e a tutta forza mandano fuori dai loro grassi colli la canzone; per lo sforzo chiudono gli occhi; la madre ride come sempre; i figli hanno messo su una faccia provocante, si gonfiano come ranocchi, e cantano segnando il tempo con l'indice; gli altri mangiano, bevono e cantano alla rinfusa per non lasciarsi scappare nessuna occasione.
Il tavolo  carico di caraffe e di bricchi di terra e di stagno, di piatti fioriti con oche, lombate di vitello, porchetti arrosto, zamponi, teste di vitello, salsicce, lardo, prosciutto, cosciotti di montone, carpioni, pernici, filze di beccacce, lepri in sudicia salsa nera, un'intera arca di No arrostita, accatastata, mangiata da questo, assaggiata da quello e sempre da capo.
Pappadolio si  nascosto nel cappello, per pi tardi, una coscia di pollo e molti si sono appesi delle salsicce alla cintura - per esse non c' bisogno di aver fame e piacciono sempre.
Sul pavimento ci sono piatti con carne e teglie con budini e torte. Al focolare serve sudate girano sulla fiamma pezzi di carne gocciolante; cani coi cuccioli e gatti rosicchiano, pigri ed indolenti, cosciotti arrosto. Le botti di birra si riversano spumeggiando nei boccali, il vino si vuota a fiotti nelle mezzette; sotto la tavola i bambini schiacciano grappoli d'uva e si mettono frittate sulla testa. Dalle basse travi del soffitto pendono intere catene di salsicce, ondeggiano file di prosciutti, di lardoni e di cosciotti affumicati; il soffitto s'incurva sotto il peso ed anche nella penombra del camino tutto  stipato di lardoni e di prosciutti.
Qui tutto  grasso: la carne, la frutta, le salsicce, gli uomini, i cani, i gatti, i due canarini e le mosche che ronzano intorno a quel consesso di giusti. L'aria vapora grassa contro i vetri della finestra legati in piombo e incrosta la Madonna, l'unica che  magra, e che, dimenticata sulla mensola del camino, prega per loro.
Ma l, al centro della tavola rotonda (lo si vede per primo, ma lo nominiamo per ultimo perch supera tutti!) sta Grasso-traballante come una montagna oscillante, con il boccale alzato, con la borsa, il coltello, ed una salsiccia alla cintura, e canta. Anch'egli canta con gli occhi chiusi, certo perch conosce a memoria la canzone.  come un sole al tramonto, teso come una vescica, con macchie scure di vino e di cibo. Il sangue gli sale alla testa per lo sforzo durante il canto, che suona ridicolo come il belato di una giovane capra.
La sussurrante musica della zampogna gli piace, lo si vede: egli dondola il capo in qua e in l, ride, e poi i suoi occhi da ranocchio si aprono riconoscenti per la musica. Ma quando vede Pieter in piedi comincia a ridere spaventosamente come un vulcano. A questa risata Pieter si sente come se le ossa gli si frantumassero nel corpo. Una terribile paura lo coglie. Non osa n correr via n star fermo e suona meccanicamente come una salvezza: - A Kieldrecht, a Kieldrecht.
- Sta fermo tu, testa di pecora - grida Grasso-traballante ed improvvisamente i figli si ricordano che devono essere cattivi e lanciano sguardi furenti a Pieter che per l'ordine di Grasso-traballante sta l come inchiodato. E l'ispettore delle dighe grida agli invitati che ora stanno in silenzio e guardano stupiti: - Guardatelo, quello  un disegnatore, che mi disegna continuamente per schernirmi. Ora vien di nuovo per spiarmi. Ma lo disegner io una buona volta! Sta fermo! Se no ti faccio prendere! Compari, dovete fare come faccio io: cos!
Grasso-traballante scaglia contro la testa di Pieter un osso rosicchiato e subito cade su di lui tutta una pioggia di ossa tra le grida selvagge dei convitati.
Pappadolio vi prende parte anche lui. Pieter si ripara tenendo il braccio dinanzi alla fronte; ma un osso di prosciutto gli oscura improvvisamente il cielo. Bum! Un colpo sull'occhio gli fa vedere le stelle: con un grido desolato corre via fra il giubilo dei crapuloni.
Affannosamente sgattaiola nel porcile. L'ultimo resto di coraggio di vivere  svanito ed egli piange con la faccia tra le mani lamentandosi: - O mamma, portami via, portami via, in nessun posto pu essere buio come qui.
Il sole stava tramontando quando Pieter risoluto balz su come una molla. Sbirci attraverso la piccola finestra. Il cielo giubilava giallo come un limone e l'ampio edificio della fattoria vi si stagliava come una massa azzurro-scura. Era come uno stomaco che ingoiava l'intero paese e l'anima degli uomini. Dentro si continuava a mangiare e bere solo per smania di distruzione.
-  troppo, ma dobbiamo farcelo entrare lo stesso - e si gettavano reciprocamente dei capponi in faccia. Dei piatti andavano in pezzi. Alcuni si addormentavano con la testa sul tavolo.
Un tale, simile ad un sacco di farina, si mise fuori all'aperto, al fresco, un altro vomitava fuori della finestra, e un terzo trascinava nel frutteto buio una servotta ubriaca.
Nel villaggio il suono delle zampogne e il tremolio degli zufoli sembravano il ronzio di grossi insetti. Lo strepito della fiera restava attaccato agli alberi; ma lass nell'oro puro del cielo regnava una pace cristallina in cui frullavano le rondini. Pieter sput con disprezzo verso quel mondo, verso quegli uomini che distruggono quel che c' di buono in ciascuno e lasciano solo la lisca dell'odio. Egli guardava bramosamente verso il cielo puro, dove Dio lo aspettava.
Si tolse lo scapolare, lo appese ad un chiodo e si leg attorno al collo un cordone unto. Ora basta che salga su una tinozza, la spinga via con un piede ed eccolo impiccato!...
- Senti l dentro quelle continue risate stupide ed ebbre! I vigliacchi!... Aspetta, Grasso-traballante creper, asfissier, quando mi vedr cos impiccato, il fulmine lo colpir!
Ed in fretta, furente ed in atto di sfida, ma chiaro e deciso disegn col carboncino sull'assito: Grasso-traballante mentre girava un torchio, sotto a cui veniva spremuto un uomo magro, e scrisse sotto: "Dai magri sudore e sangue: Se la fa bene Grasso-traballante".
E, pieno di odio indomabile e di cupa vendetta, aggiunse nella sua esasperazione:
"Grasso-traballante mi ha ucciso".
Sorrideva. - Vorrei restare in vita, per vedere che effetto far - pensava.
Stava per salire sulla tinozza, quando d'un tratto gli venne in mente: - Oggi non ho pregato per mia madre -. E quand'ebbe finito di dire le tre Ave-Maria, rimase in ginocchio. La porta era solo accostata e una striscia di sole dorato batteva sullo scapolare.
Egli torn a guardare gi dal mulino verso le zone lontane. Da lontano, tutto sembrava cos intimo, vaporoso ed azzurro. Eppure egli si trovava ora in una di quelle zone. - Oh cara Madre di Dio, dammi il coraggio, fammi venire da Te!
Un maiale cacci nella fessura della porta il grugno umido, spinse la porta ed entr a fare una passeggiata come camminando in punta di piedi. Esso port con s una larga striscia di sole. Pieter scagli un pezzo di legno contro quell'importuno grugno carnevalesco.
- O Madre di Dio, perdonami che lo faccia in mezzo ai maiali!
Che cosa aspettava?
Rimaneva inginocchiato. Le mani gli pendevano gi inondate dal sole ed irresolute. Il cuore gli batteva affannosamente fin nella gola. Cercava di stornare un pensiero, di non lasciarlo venir fuori dal suo cervello, ma esso gli scappava fuori come la sabbia asciutta dal pugno chiuso: l'Inferno! la paura dell'Inferno! Si appiatt come la pasta sotto un colpo. La sua fantasia si accese. L'Inferno per i suicidi! La paura abbruci di colpo il suo candido proponimento come la fiamma annerisce ed inghiotte un pezzo di carta. Piangeva singhiozzando tra le mani... ma inaspettatamente un brivido di freddo lo fece balzar su risoluto. Qualcosa era mutato. E ci che per cinque mesi era sembrato impossibile, ora era facile come il voltar la mano. Incavato, esausto e spossato e improvvisamente invecchiato di molti anni, si riallacci lo scapolare, prese la zampogna, si rimise il cappellino lacero da cui sbucavano fuori i capelli come una spazzola. Tranquillo, senza volont e senza desideri, ma risoluto, abbandon la Fattoria del lardo dove tutti giacevano ubriachi; per qualcuno aveva acceso sul camino la candela dinanzi all'imagine della Madonna. Quando fu sul ponte, voleva tornare indietro.
- La ragazza mi porter le frittelle;  brutto che non l'aspetti! - Si ferm a riflettere. - Lo dimenticher, - si augur.
E riprese a camminare con le ginocchia fiacche per i campi di stoppie, senza meta. La luna piena spuntava rossa sopra i boschi. Entr nel bosco. E quanto pi si allontanava, tanto pi tutto il passato gli appariva un sogno, una fiaba.
Zoppicava perch aveva un chiodo nella scarpa, da cui davanti e dietro faceva capolino il piede, e sulla schiena gli ciondolava ancora il cordone che aveva dimenticato di togliersi.
Gi da tre giorni pioveva ininterrottamente. Era una pioggerellina triste, grigia e fredda. E sotto questa pioggia comparve alla Fattoria-del-lardo il curato di Bruegel per riprendere Pieter e mandarlo ad Anversa come pittore.
Grasso-traballante stava tagliandosi una fetta da uno dei prosciutti appesi, quando entr grosso e felice il curato. Gett uno sguardo al soffitto da cui pendevano i prosciutti come pipistrelli addormentati e vide nella camera da letto spalancata la moglie e i figli giacere ancora in letto ubriachi, pigri e spossati, con lo stomaco acido eruttante per i tre giorni di festa.
- Posso dirvi una parola? - domand il Padre.
- Anche due - squitt Grasso-traballante, mangiandosi la fetta di prosciutto. - Accomodatevi un momento.
Sedendosi, il Padre disse: - Sono venuto a prendere il piccolo Pieter di Bruegel.
- Come? Siete voi il prete che me l'ha mandato e non sapete che, che, che... - balbett Grasso-traballante, ma le parole si perdettero nel grasso e nella stizza.
- Tacete - disse il Padre trionfando - lo so che deve rimanere qui fino a Pasqua a causa dell'anticipo, ma vi risarcir il doppio!
- Ma voi non sapete che, non sapete che... che  troppo tardi, che quel Giuda...!
- Tacete! Non  troppo tardi. Ho del denaro con me! Molto denaro! Ascoltate!
E Grasso-traballante tacque, stupito che qualcuno osasse dargli degli ordini e sperando che il Padre gli raccontasse qualcosa di nuovo di Pieter.
- Ascoltate! disse il Padre. - Circa un mese fa il signor Pastein venne da me a cercare se vi fosse qualcosa da acquistare: egli acquista oggetti d'arte e gioielli per l'imperatore Carlo.  un buon amico di Pieter Coecke. Non avete mai sentito parlare di Pieter Coecke? Il pi grande artista di Anversa; fu presso il Sultano in Turchia, ed  anche scrittore e musicista. Dunque questo Pastein ha visto in casa mia dei disegni, che aveva lasciato l il piccolo Pieter dal tempo in cui stava in casa mia.
Il Pastein lev le braccia in alto esclamando: - Questo ragazzo  un grande artista! Dov'? Deve andare dal mio amico Coecke. Coecke lo ricever a braccia aperte. Gli scrivo oggi stesso che scoperta ho fatto. Cercatelo signor curato! Ho scoperto un grande artista!
S, signor ispettore delle dighe, il mio amico Pastein disse proprio cos e lo stesso giorno scrisse ad Anversa e il giorno dopo part per Colonia. Volevo scrivervi, ma siccome dovevo venire a Bergen-op-Zoom, dove mia sorella ha sposato un barcaiolo, ho pensato di fare un passo di pi e venire di persona. Ed eccomi qui!
- Quanto volete per lasciar venir via subito il ragazzo? - E comparve fuori una piccola borsa con monete.
Grasso-traballante sudava da tutti i pori. Era furibondo che Pieter se ne fosse andato. Che conto pepato avrebbe potuto presentare! E d'altra parte sentiva un prurito di gioia a pensare che a Pieter sfuggisse una fortuna simile. E questi due sentimenti, che si contrastavano a vicenda, gli agitavano selvaggiamente il sangue.
-  morto! - grid con un giubilo d'invidia.
- Morto? Morto? Voi siete matto! - grid il Padre saltando su come se si fosse seduto su un pugnale.
- E non mi avete mandato a dire nulla? Nemmeno mio cugino Pappadolio?
- S, morto gi dall'altra domenica! - rispose Grasso-traballante con disprezzo. - Morto, ma senza cadavere. Per se lo trovo, vivo o morto, lo sbatto sul selciato tanto da schiacciarlo come una nespola!
Corrugando le sopracciglia il Padre domand: - Non capisco! Morto e senza cadavere? Morto o vivo, dite voi? Allora come fate a sapere che  morto? E che cosa c'entra la nespola? Parlate, se no vi scaravento nel Purgatorio!
D'un tratto era saltato fuori il curato del villaggio, rozzo, ma dal cuore d'oro.
- Venite con me e sinceratevene con i vostri occhi! - grid Grasso-traballante inorridito, e, furente per tanto ardire, bestemmi come un carrettiere e piant il coltello nel piano della tavola.
- Venite con me! - e precedendo il Padre si diresse al porcile e gli mostr il disegno e la scritta.
Il Padre chiuse gli occhi.
- Quel povero ragazzo si  tolta la vita - e lentamente e amaramente guard Grasso-traballante. - L'avete trattato troppo male!
Grasso-traballante era sui carboni ardenti.
- Come? - imprec - Guardate un po'! Gi  cos: ora sar anche colpa mia!  proprio questa la sua malvagit: questo  il ringraziamento per tutta la mia bont.
Tent di metter fuori due lacrimucce, voltandosi e passandosi col dito un po' di saliva sotto agli occhi, ma non ci riusc.
- Domandate ai garzoni! Domandate a Pappadolio! Lo trattai con riguardo, come un uovo crudo, perch mi era stato mandato da voi. Ma egli mi irritava e mi seccava continuamente. Non mi poteva soffrire e mi disegnava sempre, per schernirmi. E ora mi ha combinato anche questa, per mandarmi al patibolo!
Gli occhi da ranocchio venati di sangue roteavano nel suo volto selvaggiamente rosso.
- Vedete bene che non ne ho colpa! - rugg. - Quando mi avvertirono che non si riusciva a trovarlo e che c'era solo questo disegno, io fui cos astuto da non cancellare la scritta accusatrice - e indic la frase "Grasso-traballante mi ha ucciso". - Questo prova che sono innocente! Ah! Ah! Ah!
Grasso-traballante sghignazzava come un cavallo annitrente.
- Prima di morire non poteva scrivere che io l'avevo ucciso, poich era ancora vivo; e dopo la morte non poteva scriverlo, perch non era pi vivo Ah! ah!
Ma poi riprendendo il tono minaccioso, premendo i pugni l'uno contro l'altro: - Farmi passare per assassino! L'ammazzo! Deve andare in prigione, sul rogo quell'eretico!
- Hanno cercato dappertutto? - domand il Padre con tristezza, senza badare alle sue furie.
- Continuano ancora a cercare - imprec Grasso-traballante - e se lo trovo...
- Ed avrebbe potuto diventare un grande artista! - disse il curato con rammarico. - Forse  morto persino senza i Sacramenti!
D'un tratto afferr il minaccioso Grasso-traballante, lo squass in qua e in l, apostrofandolo: - Badate; far delle indagini! E potreste essere grasso e ricco di qui fino a raggiungere il sole: se al ragazzo  capitato qualcosa per colpa vostra, vi strappo in due pezzi, che si possono poi appendere ad una corda ad asciugare! Capito, foca fallita?
Il Padre tuonando si allontan, inseguito dalle farneticanti imprecazioni di Grasso-traballante. E per via pregava per la pace dell'anima del morto, mentre di tanto in tanto gettava un'occhiata indagatrice nei ruscelli e nei tronchi d'albero cavi per vedere se in qualche posto pendesse impiccato o galleggiasse un Pieter Bruegel.
...
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VERONICA.
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...
Pieter camminava verso oriente, attirato dal suo villaggio come una colomba dalla sua piccionaia. Il Padre prese la stessa direzione. Camminavano l'uno dietro l'altro per la stessa strada, separati da una mezz'ora di cammino. Se Pieter avesse aspettato un pochino o il Padre si fosse affrettato un po' di pi, si sarebbero incontrati. Il Padre pregava per la pace dell'anima di Pieter e questo fischiettava:
O soave fanciullina amata
com' dolce viver con te
Per tre giorni sotto una pioggia ininterrotta Pieter era andato errando da un bosco in un altro ed aveva mendicato qua e l un panino. Ora, al quarto giorno, quando il Padre camminava dietro a lui, si accorse che il tempo cambiava. Quella mattina la grigia nuvolaglia si squarci e, come da una noce schiacciata, ne usc fuori il sole giovane e giallo.
Egli osservava l'autunno sugli alberi, bruno e dorato, e aspirava il profumo dei frutti maturi. Cammin pi svelto e anche il Padre fu indotto ad affrettare il passo dal sole che gli batteva di fianco. La strada era lunga, con molte curve e orlata di pioppi ingialliti; se quei due vi avessero badato, avrebbero potuto vedersi da lontano. Ma il Padre pregava e Pieter cantava: "Com' dolce viver con te!".
Cos Pieter giunse ad un povero villaggio silenzioso, il cui piccolo campanile emergeva fra i rossi faggi. L'intera piazza del villaggio era sommersa dall'acqua che brillava nel sole. Una diecina di capanne di fango e la piccola chiesetta bruna di pietra metallifera vi si rispecchiavano limpide e al di sopra galleggiavano foglie cadute. L'acqua era salita fino alla chiesa, la cui porta era aperta; le dieci capanne erano chiuse.
C'era tanta quiete e abbandono, che si sarebbe potuto andare in giro in camicia, ma se uno ci si fosse provato, ecco che tutte le porte sarebbero state aperte con sonore risate. C'era silenzio come se tutto fosse imbottito di piume; nulla altro che un sole blando, che filtrava attraverso gli alberi rossi; nulla si muoveva, nulla faceva rumore, solo il riso di un uccello ed una foglia che cadeva dagli alberi volteggiando.
Un sentimento di devozione penetr nell'animo di Pieter, quando vide la tranquilla chiesetta; e poich le sue scarpe avevano pi buchi che uno staccio, non ebbe bisogno di togliersele. Attravers camminando nell'acqua ed entr nella chiesa vuota...
Una mezz'ora pi tardi il Padre entr nel villaggio e fu preso dal desiderio di pregare nella silenziosa chiesetta. Ma accipicchia, avrebbe dovuto togliersi le scarpe per camminare nell'acqua. Si era gi messo a sedere su un albero abbattuto, per slacciarle; ma si trov ridicolo e meschino, tenne le scarpe e con un saluto devoto pass oltre la chiesa; ma nel suo intimo pensava:
- Il nostro serafico S. Francesco si sarebbe tolto le scarpe... Gi,  anche vero - aggiunse contento - che non le aveva... Ma se le avesse avute... E cos continu il cammino rimproverandosi e trovandosi delle scuse.
In breve, il Padre prosegu di malavoglia e scomparve. Sembrava che la Provvidenza avesse voluto cos.
Quando scese il crepuscolo rosso-vino, Pieter era ancora in chiesa. Era tutto sprofondato, come inchiodato, compenetrato e commosso di stupore e di ammirazione per un piccolo quadro di Hieronymus Bosch, che rappresentava le tentazioni di S. Antonio.
S. Antonio pallido, con il sangue azzurro nelle vene, si stacca dall'oro dello sfondo ed intorno a lui sorgono febbrilmente i sette peccati capitali, che hanno assunto figura umana.
Essi, pericolosi come ragni, risiedono nel nostro cuore e vivono del nostro sangue.
Ma S. Antonio si  levato e li ha scacciati dal suo cuore dove ci dev'essere posto solo per Dio. Ed ecco, quelli ora digrignano i denti e rantolano, imprecano e sibilano di collera velenosa. E quanto pi infuriano, tanto pi sono brutti, con i loro musi bavosi, con i loro occhi storti e cisposi; i loro nasi animaleschi e le labbra setolose, i loro denti verdi, le loro ganasce scoppianti e i loro seni da vacca. La rogna, la lebbra, il male vogliono riconquistare il cuore; ma S. Antonio sta l raggiante ed in estasi, con gli occhi neri nel volto pallido, ascoltando la rivelazione divina, che ora sente cantare pura e trionfante nel suo cuore...
Mentre il curato tiene le scarpe e cammina, un nuovo orizzonte si apre dinanzi a Pieter. Le gambe gli tremano per l'eccitazione. Gli sembra di essere stato lui a dipingere quel quadro. C' l tutto il suo cuore: gli sembra di sfogliare la propria anima. Oh! quelle ghigne, precise a quelle che compaiono nei suoi sogni e nella sua vita, i Rospi-rossi, i Pappadolio, i Grassi-traballanti; veri bubboni di peccato.
Egli scorge nella propria anima potenze fosche, cose cattive, che deve combattere, dalle quali i Santi emergono luminosi, mentre gli altri ne soccombono.
E nello stesso tempo scopre anche la vera meta della sua vita: dipingere! Dipingere cos! Saper dipingere cos! Saper dipingere come il Bosch! Dipingere i propri peccati, ma anche la luce della propria anima, dipingere il proprio villaggio, la propria paura, la propria gioia, dipingere tutto il mondo, l'Inferno, il Cielo, dipingere alla disperata, dissolversi in colori! E nella notte, in un bosco silenzioso, egli supplic torcendosi le mani:
- Dio, caro dolce Signore e Voi, Santi e Angeli tutti insieme, fatemi diventare un pittore come quello!
Sotto la dolce pioggerellina egli percorse una serie di piccole pinete e quello, che ancora gli rimaneva di un sogno confuso fatto nella ultima notte e della felicit provata dinanzi al quadro del Bosch, era come la nervatura di una foglia secca, una delicata nostalgia di qualcosa che non esisteva.
Seguiva scrupolosamente lo stretto sentiero che con curve capricciose portava nella pianura infinita. Quella sottile pioggia bavosa, quella lontananza grigio-azzurra, quel silenzio e quella solitudine assoluta gli davano la dolorosa felicit del pellegrino e del vagabondo.
Si mise a sedere su una tana di conigli; sedeva l come se ora tutto fosse finito e non ci fosse pi nessun principio... Dopoch uno stormo di uccelli di passo volarono lentamente su di lui, vide che dalle bassure si elevavano vapori. Allora prese la zampogna, chiuse gli occhi e son. Sentiva la pioggia sottile come un freddo solletico sul volto caldo.
E sulla pianura, sulla quale spariva la porpora dei fiori, rison la triste canzone cos strettamente legata alla tinta grigia ed alla linea indeterminata delle cose, che la pianura stessa sembrava cantasse.
Quando riapr gli occhi vide una ragazzina venire verso di lui. Continu a suonare, ma non richiuse pi gli occhi... Quando ella gli fu giunta vicino ed egli vide com'era povera e delicata, il canto termin con un lento gemito. La vescica s'afflosci, egli sospir, aspett e tacque. Si sarebbe volentieri tolto il cappello, ma lo tenne a causa dei molti buchi.
Essa camminava coi piedi nudi, grigi per la sabbia bagnata, e l'alluce del piede destro era avvolto in uno straccio insanguinato. Il suo esile corpo scompariva sotto gli abiti lunghi, troppo larghi, ed un lacero soprabito verde. Aveva un fazzoletto bianco sulla testa dai neri capelli ed un grosso scapolare sul petto; portava al braccio un paniere di vinchi, in cui Pieter not soprattutto dei pezzi di pane. Si ferm a cinque passi di distanza da lui. Si guardarono, ed egli vide che ella era molto pallida e magra ed aveva gli occhi color del miele.
Ella sorrise senza timidezza e poi domand chiudendo gli occhi: - Non vuoi sonare ancora?
- La mia canzone  finita - disse egli un pochino imbarazzato per quella conoscenza.
Essa gli si accost. - Io ti ho sentito sonare gi da lontano - disse, socchiudendo di nuovo gli occhi - e siccome mi piace tanto sentire, ho affrettato il passo.
- Eh, s,  bello - acconsent ancora pi imbarazzato.
- Dove abiti? - domand ella e di nuovo sorrise e chiuse gli occhi.
- In nessun posto - rispose Pieter.
- E dove vai?
Egli era molto superbo e lieto per quell'amichevole interrogatorio. - Non lo so ancora, e tu?
Ella accenn con la magra mano: "Laggi, molto lontano dietro i boschi, vicino alle Topaie, da Gambarotta. Ma non  mio padre. Sono una trovatella e mi ha dato nome Veronica. Gli sono state portate via tutte e due le gambe quando  caduto ubriaco sotto un carro di birra; ma quando va ad elemosinare, dice che un drago gliele ha divorate in Egitto, e fa vedere una mascella di asino affermando che proviene dal drago delle sette teste.
- Tu sei una trovatella? - domand Pieter commosso. - Dev'essere divertente viver nel dubbio di essere figlia di principi.
- Questo dubbio non esiste - rise ella tristemente. - Mi hanno trovata nella neve, vicino alla chiesa, avvolta in cenci.
- Eppure staresti bene vestita da principessina - afferm Pieter con convinzione ammirandola coi grandi occhi.
Ella rise forzatamente; il suo sguardo l'aveva incantata; domand in fretta e confusa: - E da dove vieni?
Egli stava gi per dire: - Dai Grassi. - Era pronto a raccontarle tutta la sua storia, ma improvvisamente divenne diffidente e nello stesso tempo ci teneva molto ch'ella s'interessasse di lui e disse: - Io vengo d'al di l del mare, dalla citt sul monte.
Ella lo guard interrogativamente. Era ci che desiderava e cominci: - Laggi c' sempre bel tempo e ci sono ciliegie grosse come un pugno; per sette soldi ti danno un intero paniere di miele. L ci sono sempre bandiere e processioni...
- Davvero? - domand ella con curiosit e felice ed attenta s'inginocchi dinanzi a lui e con gli occhi chiusi domand: - Laggi parlano anche come noi?
- Impariamo tutte le lingue, ma la lingua di laggi  completamente diversa.
Egli pensava al suo latino da corista. - "Matinos tempo melioris" vuol dire: domani far bel tempo. E l quando si  innamorati si dice: Amos tua.
La parola gli era sfuggita inavvertitamente e divent rosso fino alle orecchie per la piacevole sorpresa.
Questo procur a lei un piccolo urto e domand in fretta: - E perch sei venuto via di laggi?
Con le mani intrecciate intorno alle ginocchia accavallate egli raccontava con calore, mentre una gamba dondolava su e gi ed ella lo ascoltava con la bocca aperta ed i gialli occhi pieni di ammirazione.
- Dunque, ero diretto qui su un galeone d'oro per conoscere il paese, quando si lev una tempesta e gett la nave su una roccia dove and in mille pezzi. Credo che molti della ciurma fossero ubriachi. Un pezzo della nave, una ninfa marina del capione, mi port fin nella Schelda. Gli abiti mi furono strappati dal corpo, ed erano cos belli! Non potevo andare ad Anversa nudo. Mi misi a sedere con la mia aurea ninfa marina fra le canne vicino alla riva ed aspettai che venisse qualcuno. Un contadino che passava con un carro, mi diede in cambio della ninfa marina questi abiti e la zampogna. Ed ora vado a vedere i quadri nelle chiese. Voglio diventar pittore, ma i miei colori, il mio denaro, tutto  andato a fondo, eccetto me stesso.
Guardava avidamente il pane nella sua cesta. Ella se ne accorse. Senza domandargli nulla ne tir fuori un pezzo, lo spezz e glie ne diede met. Si sedette accanto a lui ed entrambi cominciarono a mangiare avidamente; tacevano e si sorridevano. D'un tratto egli espose alla pioggia la crosta del pane, dicendo festosamente: - La salsa! Ella per il ridere poco manc che non s'ingozzasse.
- Di' un po'; forse io ti derubo... Veronica? - domand egli offrendole a sua volta un pezzetto di pane grosso come un'unghia, che aveva ancora in mano.
- Vado a mendicare e me ne danno dell'altro - rise ella e aggiunse confidenzialmente: - Io faccio solo i pellegrinaggi. Ora vengo dalla abbazia di Pottel, dove ho acceso una candela per un bambino, che  stato stregato e la prossima settimana devo andare al Santo Sangue ad Hoogstraeten.
- Come fai a resistere? Dei viaggi cos lunghi? - domand premuroso.
- Per forza: Gambarotta lo vuole. Fa pagare anticipatamente. Incassa molto denaro e se la gente per cui prego, non ottiene nulla, mi picchia con la mascella d'asino. Ma spesso sono esaudita. Quando prego dimentico tutto e vedo sempre la Madonna.
- L'avevo letto nei tuoi occhi, credo, - egli disse con convinzione e pieno di compassione e di venerazione le prese la mano - non devi restare l.
Ella rise, guardando meravigliata la sua mano e quella di lui, guard lui e poi di nuovo le mani, alternativamente. Ella chiuse gli occhi. E dopo un momento lo guard di nuovo e domand: - Quando torni laggi?
D'un tratto egli si pent di aver mentito tanto, vedendo come la povera bimba credeva tutto. E perch raccontare ad una povera ragazza cos bella, cos dolce qualcosa che non  vero? Ma, mentre pensava questo, ecco che stava gi di nuovo mentendo: - Torner in primavera.
Allora partono di nuovo delle navi per quella direzione. In primavera l  una meraviglia. Dappertutto rose. E le cupole d'oro delle cento chiese sono cos sensibili alla luce che cominciano a cantare appena il sole le illumina...
E raccont, raccont per una mezz'ora ed ella lo ascoltava piena di entusiasmo e di devozione. D'un tratto ella afferr l'altra sua mano e con fuoco nelle parole e fuoco negli occhi, che questa volta tenne aperti, disse: - Vorrei restare sempre vicino a te.
- Anch'io... - sospir egli.
- Oh, sarebbe bello! - ella disse beata.
- Noi lo faremo, Veronica... - Si sorrisero l'un l'altro felici. Egli non sapeva che cosa fare: una macchia di sole l'aveva raggiunto. Grazie ad una bugia ora egli sedeva tenendosi per mano con una ragazza, che vedeva la Madonna e odorava di preghiere, che aveva gli occhi color del miele e li chiudeva quando parlava, e che veniva picchiata con una mascella d'asino, quando non faceva il miracolo. Egli la osservava come un essere soprannaturale, vedeva come tremava ed aveva la pelle d'oca nelle braccia sottili.
- Hai freddo? - domand - Vuoi che ti soffi sulle mani?
Gli occhi le si inumidirono ed una lacrima le corse sulle guancie. Egli non osava domandarle perch piangeva, ma con l'indice le asciug la lacrima.
- Non vivr pi per molto tempo - ella disse sorridendo, con un tono triste, ma deciso. Egli si drizz. - Sei molto pallida - afferm guardandola con gli occhi spalancati.
- I Gambarotta l'hanno nel sangue - ella narr con calma. - Quando arrivano a sedici anni inaridiscono. L'hanno ereditato dalla madre. Quattro figli sono gi morti di quello. Io non sono uno di loro, ma ho attaccato anch'io la malattia della madre. Ora tocca a me. Ho cominciato l'inverno scorso. Nel tuo paese certo guarirei.
Ora la misura era colma! Come lo guardava appassionatamente, piena di speranza e credula, quella bambina! Ora non poteva pi mentire. Gli sarebbe parso di uccidere qualcuno. Ma come poteva dire la verit senza annientare la sua fresca e delicata felicit? Bruciava per l'imbarazzo.
- E come sembra aspettare bramosamente una buona parola! - pens. - Ora devo mentire per la sua salute! - Disse timidamente: - S, forse laggi guariresti.
- Ma fino allora? - domand supplichevole e preoccupata.
- Fino allora? Fino allora?... Senti... io viaggio molto, un po' dappertutto... di tanto in tanto verr a trovarti.... e... e... - Gli pareva di doversi togliere di dosso una pietra pesante. D'un tratto rise forzatamente: - E se ti dicessi: che non torner pi laggi... - Ella lo sogguard stupita, ma egli non os guardarla negli occhi. - Ancora una spinta - egli pensava - ancora una; mio Angelo protettore, aiutami a tirar fuori le parole di bocca: - E se ora ti dicessi che non esiste un paese cos, che io ti ho mentito sempre, che....
- Non ti crederei - ella proruppe - lo diresti solo per non condurmi con te!
Il momento difficile era passato, ed egli la guardava tranquillo, pieno di compassione e triste. - Dunque, bimba, non esiste, non esiste. Non  vero quello che ti ho detto. Sono soltanto un ragazzo di Bruegel sul Dommel... Non osavo raccontarti altro... Non sapevo che tu avresti creduto tanto fermamente; ma sono di Bruegel. L'inverno scorso mia madre  morta... E tutta la storia gli sgorg dal cuore.
Triste per la delusione, che frantumava la sua breve felicit, e fatta pi matura di piet e di bont per la sua miseria e il suo abbandono, ella lo guard attraverso le lacrime fluenti scrollando il capo, e quando egli termin dicendo: - e quando ti vidi venire di l dietro, non sapevo perch a poco a poco diventavo cos felice - ella gli appoggi la testa sulla spalla.
- Come si sta bene! - Egli sospir.
- Ma devi venire a stare da noi! - ella disse rizzandosi con tono di materno comando. - Se suoni la zampogna i Gambarotta ne saranno contenti. E se non vogliono... allora... - Il resto egli lo lesse nei suoi occhi.
- S, noi dobbiamo restare sempre insieme - egli sospir.
Ella gli accarezz le mani, il volto e si strinse pi vicina a lui.
In lui sorse da molto lontano un ricordo: che una volta doveva diventare un grande pittore. Ma la ragazza era troppo bella, l'amore troppo piacevole per la sua vita meschina, perch egli potesse resistervi.
- Pi tardi, quando sar morta la poveretta, allora avr abbastanza tempo - pensava. Lasci cadere come sogni appassiti i suoi sogni d'arte e prese la ragazza tra le braccia.
- Tutti devono avere qualcuno da amare pi che se stessi, - egli mormor guardandola negli occhi color del miele. Le loro teste si piegarono l'una verso l'altra attratti dallo sguardo e si baciarono, come si bacia la povera gente, in fretta e con vergogna. Ed ora improvvisamente essi non ebbero pi nulla da dirsi. Le parole erano troppo pesanti. Si sorridevano soltanto. Egli le soffiava sulle mani fredde e pensava alle mani fredde di sua madre.
Cos essi sedevano l, sotto la grigia pioggerellina e nell'oscurit crescente, rannicchiati come due pulcini bagnati, piccoli e derelitti, ma dentro ardenti di felicit.
Dalle bassure saliva una densa foschia e di lontano la sera si avvicinava lenta e triste.
- Riprendiamo il cammino? - domand ella affettuosamente. - Troveremo una capanna.
Egli si alz docile e si lasci guidare dalle sue mani come un agnello. Tenendosi per mano, egli con una zampogna e pieno di inconscia bont, ella con una piccola cesta, con preghiere e col profumo della morte negli abiti, camminarono nella sera sotto la pioggerellina, in silenzio, per la pianura morbida, infinita, silenziosa.
...
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...
I MAGRI.
...
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...
Sei capanne in rovina coperte di neve, addossate le une alle altre, i rami neri di qualche albero e del resto dappertutto una pianura di neve, solitaria, uniforme sotto un cielo grigio. Lontano all'orizzonte un giallo squarcio nelle nubi, primo barlume del mattino. Una fila di salici conduceva al villaggio, dove due mulini giravano su un'altura. I Magri si destavano con lo stomaco cavo come una chiesa, amareggiati ed imprecanti. I loro indici inumiditi di saliva andavano cercando nelle fessure del tavolo vecchie briciole di pane, le loro unghie raschiavano i piatti vuoti, in cerca di una striscia di grasso dimenticato. Ma tutto era stato consumato, come sempre. Si levavano grida ed imprecazioni. I bei giorni di elemosina erano passati: Natale, la festa del Bambino innocente, Capodanno, l'Epifania. Le pance erano cave e flosce. L'inverno era duro: la neve rimaneva ed aspettava nuova neve.
Si parlava dappertutto di guerra, di carestia, di peste, di bande di predoni, di eretici saccheggiatori e di roghi, della Mano Nera, di incantatori e di spiriti. Gli uomini paurosi, diffidenti, ed avidi chiudevano le loro porte, i loro cuori e le loro borse. Le sette opere dell'amore del prossimo non si praticavano pi. Un cupo silenzio incombeva sul paese angosciato. Ma nella casa dei Grassi c'era lardo nella padella e birra a piacere. I Magri si nascondevano dinanzi alla morte come conigli. E pregavano: - Signore, fa morire di nuovo un ricco - in vista della distribuzione di pane dopo la sepoltura.
Ma quel giorno era la festa di S. Antonio dal porco; allora i contadini in segno di venerazione sacrificavano dinanzi all'imagine del Santo, teste, piedi ed orecchie di porco e queste poi, dopo la Messa, venivano vendute a favore della chiesa. E i Magri vi andavano! Le porte si aprivano una dopo l'altra ed uscivano le famiglie: Gambadicipolla con la moglie cieca Paolina ed il cane di pelo rosso; Zampadizanzara e la sua truppa di bambini di cui ciascuno portava un'imagine di Santo; lo scapolo Granchio che portava sulle spalle le sue grucce per poi mettersele sotto le ascelle poco prima del villaggio; poi le famiglie Grattaorecchio e Gambarotta.
Gambarotta, l'uomo truce senza gambe, con la rossa barba a spazzola, sedeva in un carretto che spingeva innanzi con due tavolette in forma di ferro da stiro. Sul petto portava appesa una bruna mascella scintillante, grazie alla quale dominava come un borgomastro sulle Topaie. Bestemmiava perch non si andava avanti abbastanza in fretta e brontolava con la moglie dalla pelle gialla che portava un poppante, dietro alla quale venivano i bimbi straccioni, un uomo, a cui mancava la mano destra, una donna scema con le labbra grosse e Pieter di Bruegel con la zampogna ed un rosso soprabito sbiadito sulle spalle. Veronica giaceva laggi all'ospedale.
E quel mucchio di stracci puzzolenti si avvi per lo stretto sentiero con le spalle ingobbite per il freddo, come cani alla ricerca di cibo. Dal lontano campanile la campana chiamava su tutte le strade coperte di neve uomini, bigotti e mendicanti. E i mulini macinavano con tutta calma il grano come se nessuno avesse fame e tutti gli stomachi fossero stomachi di passerotti sazii...
Nella bianca chiesa si elevava S. Antonio con il porco da una montagna di teste di porco: livide, con un po' di sangue qua e l, esse giacevano ammonticchiate alla rinfusa. La chiesa era zeppa, i mendicanti stavano dietro. Un allampanato domenicano strepitava dal pulpito che sarebbero venute nuove guerre e carestie; che la gente si era procurate quelle piaghe con i propri peccati e che bisognava far penitenza per liberarsi dal male.
E quando le gravi note dell'organo annunziarono la fine della Messa, i mendicanti si precipitarono fuori e sciamarono in due file separate. Alla folla che si riversava fuori della chiesa essi mostravano le loro gambe, le loro braccia nude contorte, i loro occhi ciechi ed urlavano la loro miseria.
Gambarotta si lagnava con voce strascicata: - Abbiate piet! Tutte e due le gambe divorate dal drago delle sette teste nella terra d'Egitto quando tornavo dalla Terra Santa!
Il nonno singhiozzava: - La mia mano tagliata dai Turchi perch io non volevo giurare su Maometto.
Zampadizanzara mostrava un braccio coperto di ulcere: - Fate attenzione e date! poich io non avevo voluto far l'elemosina ad un povero uomo che aveva questo male, sono stato colpito dalla stessa piaga!
La cieca Paolina squittiva: - Accecata dal fulmine durante la processione. - I bambini gridavano, tutti i bambini gridavano quasi fossero stati caricati come orologi.
Pieter suonava la zampogna, altre zampogne suonavano con lui e voci si lamentavano, si biascicavano rosari, si gridava e ci si lagnava, si mostravano infermit, scapolari ed immagini di santi. Era una doppia fila di miseria raccapricciante.
Ma la gente non dava niente. Si affrettava diffidente verso casa. Un piccolo grosso contadino avvolto in una pelle di pecora gett ridendo tre soldini tra la folla, e subito i mendicanti vi si gettarono sopra. Era un groviglio di corpi in lotta, di lunghe braccia e di mani che razzolavano e che arraffavano, si picchiavano con le grucce e si tiravano per i capelli.
Quando Pieter vide ed ud tutto questo, disse: - Povera, povera gente. Ma come  bello! com' bello! bisognerebbe dipingerlo! - Poich, da quando Veronica era all'ospedale curata dalle Suore, egli era diventato pi tranquillo e non poteva pi vedere qualcosa senza sentire in s il pizzicorino di dipingerlo, foss'anche solo con un dito nell'aria.
Alla vendita delle teste di maiale sul portale della chiesa ai poveri non tocc quasi nulla, n un piede n un orecchio. I mendicanti, e soprattutto Gambarotta, inveivano contro il domenicano: - Come pu la gente far l'elemosina, se si prospetta lo spettro della fame? Almeno egli ha i denari delle teste di porco! e noi possiamo star a guardare! Ma il suo chiostro bruci! Noi faremo candele di grasso con la sua carne.
I mendicanti s'infilarono per le strade per mendicare nelle case e Pieter si rec all'"Eterna lampada", son allegre canzoni, fece smorfie da far ridere tutti e gli fu fatta l'elemosina. Di nascosto, conservando ancora abbastanza denaro per soddisfare Gambarotta, comper in un negozio fichi secchi, sanguinacci ed una piccola focaccia e con questo and a suonare alla porta del chiostro, dove venivano curati solo malati cronici. C'era voluto della fatica per far accettare Veronica: c'era posto solo per dodici persone; prima bisognava che ne morisse una: qualcuno aveva avuto la buona idea di farlo.
Pieter stesso aveva portato Veronica con la slitta attraverso la neve. Gambarotta diceva: - Purch guarisca per la primavera per i pellegrinaggi, cos non ho bisogno di rimpinzarla per tanto tempo.
Del resto i Gambarotta non si occupavano affatto di lei. Pieter rimase ad abitare da loro per essere vicino a Veronica. Ogni settimana poteva visitarla e stava seduto per mezz'ora accanto al suo letto. Allora nella sua anima splendevano mille stelle.
Ella giaceva l nel lettino con la camicia bianca, azzurra di magrezza. Ogni settimana un po' pi magra e pi lucente sugli zigomi e sulle giunture delle mani. Egli le dava il pacchetto con i fichi; scambiavano qualche parola, si tenevano per mano, poi stavano seduti in silenzio e si guardavano senza pi sapere che cosa dire, finch Veronica domandava di nuovo: - Raccontami ancora una volta della citt sulla montagna: ascolto cos volentieri.
Egli cominciava dapprincipio un poco imbarazzato, ma poi subito preso d'entusiasmo per l'argomento: narrava del paese dove vi sono sulla spiaggia variopinte conchiglie risuonanti come calici di cristallo, dove si vedono vaporare i profumi dei fiori come incenso colorato; e dove egli l'avrebbe collocata sotto un arco dorato con fiori, frutti e tappeti ai suoi piedi; oppure la sera in barchetta l'avrebbe fatta galleggiare su di un'acqua chiara come la luce della luna per i luccicanti pesci d'oro e per le conchiglie di madreperla.
Questi sogni erano pi belli e pi reali che la sua vita ed ella li ascoltava con pia devozione.
- E quando la primavera far fondere la neve allora... andremo nella calda isola della Sicilia: niente ci tiene legati qui - diceva Pieter con tristezza, convinto che prima d'allora ella sarebbe morta.
- S, lo faremo, noi possiamo abitare in qualunque posto - diceva ella stringendogli la mano. Ma quando se n'era andato, diceva alla suora: - Crede che in primavera io ci sia ancora, ma non arriver a Pasqua.
I mendicanti tornarono a riunirsi al muro del cimitero: ogni gruppo sceglieva il proprio posto, dove si portava ci che s'era raccolto di cibi e di denari. Del cibo si assegnava subito qualcosa a ciascuno da mangiare subito. Il denaro Gambarotta lo teneva per s e, siccome era raffreddato, - come diceva - se n'and all'"Eterna lampada" per riscaldare con acquavite i suoi polmoni. Poi con tutta la famiglia si rec dietro i colli per la campagna per mendicare nelle fattorie. Ogni gruppo aveva preso una direzione diversa.
I campi si estendevano solitari ed infiniti sotto la spessa neve gelata. Si sentiva il sapore del freddo come il gusto del metallo in bocca. Le fattorie e le case erano chiuse come noci, profondamente immerse nella neve; nulla si muoveva. Quand'essi si fermavano alle fattorie, dapprima li accoglieva solo l'abbaiare dei cani, poi essi cominciavano a cantare davanti alla porta un canto in onore di S. Antonio, che Pieter accompagnava con la zampogna. Ma i contadini non aprivano, li lasciavano tranquillamente a guardare i ghiaccioli sul tetto e lanciavano loro con disprezzo un: - Non diamo nulla.
Se alla fine dopo lunghe preghiere ottenevano qualcosa attraverso la fessura dell'uscio, questo avveniva con un falso sorriso, per paura. E quando le porte si aprivano, sui volti irrigiditi dei mendicanti giungeva un caldo odore di grasso e di arrosto: dentro si gozzovigliava e si cantava in onore di S. Antonio. Gambarotta infilava una bestemmia dopo l'altra, si faceva tirare sulla neve da due ragazzoni e tempestava contro preti, contadini, tripponi, re e papi. Il bambino pi piccolo gridava continuamente ed i due ometti pi giovani, stanchi e raffreddati, attaccandosi alla sottana della madre, si facevano trascinare, cosa che ella lasciava fare con indifferenza. L'uomo si appoggiava al braccio della donna scema e Pieter camminava dietro a loro pensando alla prossima settimana: allora sarebbe andato a trovare Veronica. Cos il gruppo procedeva zoppicando per i campi di neve, con una bandierina di fiato uscente da ogni bocca e con sempre minor coraggio di vivere in ogni cuore.
Quando, al sopraggiungere del crepuscolo, uscirono dal bosco, cadeva di nuovo lenta e spessa la neve.
Ora tutti i mendicanti e gli storpi delle Topaie si erano di nuovo riuniti all'osteria "Gli ultimi quattro", al crocicchio. L ogni famiglia comperava candele, grasso, aceto ed altre cose con quel che avevano raccolto o di cui si erano in qualche modo appropriati (capitava spesso che a qualcuno si ficcasse tra le gambe un pollo o qualcos'altro di utile). E quando furono tutti insieme, l'intero gruppo mosse di nuovo verso le capanne. Se la giornata di elemosina era stata proficua, essi facevano l agli "Ultimi quattro" una gran baldoria e, cantando e ballando, ritornavano ubriachi alle loro tane. Ma da un po' l'andava male e quel giorno in particolar modo. Essi non dicevano una parola eccetto che qualche bestemmia o maledizione e la neve si ammucchiava sulle loro teste e sulle loro spalle. Gambarotta, che si faceva trascinare, ora teneva in braccio una bottiglia di acquavite. Con molte promesse e lamentele l'aveva scroccata alla barbuta ostessa degli "Ultimi quattro", che di solito era molto diffidente.
- Venite poi a bere un bicchiere di acquavite alla vostra mala riuscita! - grid agli altri - oggi si tien mescita da me.
Infatti Gambarotta di tanto in tanto faceva l'oste e vendeva acquavite; poi nella sua capanna si ballava e si cantava, si litigava e ci si accapigliava. Ma egli dominava con la sua mascella d'asino, sulla quale menava dei gran colpi. Anche Zampadizanzara aveva una volta cominciato a vendere acquavite, ma ancora nella stessa sera Gambarotta era andato da lui con la mascella del drago e senza tanti complimenti aveva fracassato tutto. Non tollerava concorrenti.
- Avessi soltanto le gambe - diceva qualche volta - accopperei tutti i ricchi uno dopo l'altro, e prima di tutti l'imperatore Carlo, quel vampiro dalla faccia di acquasantiera.
Procedevano faticosamente, borbottando, sulla neve scivolosa. Per istrada s'incontr con loro un uomo lungo lungo avvolto in una pelle d'orso: aveva della paglia negli stivali, e la berretta e il soprabito cos calcati addosso che ne balenava fuori solo il suo tondo naso rosso. Egli si ferm ed allarg le braccia sbarrando loro la strada. Dapprima per precauzione si guard attorno, poi dalla pelle d'orso spelata e rosa dalle tarme emerse un volto magro dalla barba di stoppia con gli occhietti piagati. Con dei gesti brevi, angolosi egli cominci a parlare e a gridare con una acuta voce di clarinetto, rivolgendosi agli uomini cenciosi che gli stavano attorno. E intanto la neve cadeva.
- Fratelli in Ges Cristo. Vi saluto. E prego per voi! Io vi supplico ora di ascoltare le mie parole. Io sono mandato dalla Confraternita del "Pugnale Nudo" per annunciare la lieta novella alla povera gente. Dicono che noi siamo eretici. Sono mentitori quelli che affermano questo perch noi veneriamo la Madre di Dio e serviamo il Papa di Roma e l'imperatore Carlo. Voi siete poveri. Lo vedo. Mentirei se volessi parlare altrimenti. Ma perch siete poveri? Ora ve lo dir! Perch il denaro che vi manca  ficcato nelle tasche dei ricchi!  questo! Vi si tiene nella povert e i ricchi dicono:  una beatitudine essere poveri. Ma essi mangiano da rimpinzarsi la pancia. Quanto pi voi siete poveri tanto pi essi sono ricchi. E questo non cambier a meno che non li si bruci come rovi. Essi soffocano ed ansimano nel loro grasso ed il vostro nutrimento sono gli avanzi di quello che essi hanno assaporato fino alla saziet. Voi dovete mendicare. Oh, che cosa splendida! Allora essi possono farvi l'elemosina! Guardate un po'! allora essi possono farvi l'elemosina e in questo modo salire al cielo. Voi potete essere la scala con cui essi raggiungono il cielo. E voi dovete mendicare e dovete rallegrarvi se la vostra carne  coperta di ulcere: questo desta compassione; essere lieti se siete ciechi; questo fa allargare le mani; voi madri dovete pizzicare la pelle dei vostri bambini per farli gridare: questo fa aprire le mani! Dio! - (Ed a questo punto egli lev al cielo gli azzurri occhietti).
- Tu, Tu, che hai sacrificato tuo Figlio al mondo, e lo hai lasciato crocifiggere per dare un esempio ai ricchi, guarda come sono miseri questi fratelli, perch i ricchi trascurano la Tua parola! Sterminali! Spianali! Dappertutto brulicano i poveri, gli storpi, i mendicanti; non ci fu mai un periodo come questo.  l'ottava piaga d'Egitto. Ma non Tu, o Signore, ci mandasti questa piaga: i ricchi ce la mandano rifiutandosi di aiutare i loro fratelli! Dio ha creato il mondo per tutti, ma essi prendono la vostra terra, la vostra casa e voi potete crepare, che cosa c' per voi al mondo? nulla. Che cosa c' per loro al mondo? tutto. Voi non dovete tollerare questo pi a lungo! Voi non dovete piangere, maledizione! Mordete, mordete! Sollevatevi! Movetevi! Svegliatevi e fatevi valere! Voi siete uomini, non cani! E la Societ segreta del "Pugnale Nudo" vi aiuter! Ma voi dovete collaborare! Tenetevi pronti! Unitevi a noi quando le nostre scure schiere muoveranno per il paese. Prima che si trebbi il grano le notti saranno rosse di fuoco e di sangue ed i vostri piedi dovranno spingere da parte i loro cadaveri per poter procedere. Nelle citt si affilano gi i coltelli; di notte sprizzano scintille dalle coti. Noi siamo tutti fratelli! Tenete l'olio pronto nella lanterna, poich accadr di notte, inaspettatamente, penso. Io so che ad ogni momento posso essere preso e mandato al patibolo. Ma il mio sangue  per voi! - [si mise la mano sul cuore]. - Da stamattina non ho ancora mangiato, ma l'amore soprattutto!
Subito diverse mani gli porsero un pezzo di pane, una crosta, una cotenna. - Non occorre, non occorre! - egli si scherniva, ma intanto accett. - Dio vi rimetter. Tenetevi pronti! Se avete bisogno di me, domandate di "Contrabbassofurioso".
Il volto s'immerse di nuovo nella pelle d'orso spelacchiata e, mezzo piegato all'innanzi, Contrabbassofurioso scomparve nel turbine di neve.
Ora nei mendicanti ardeva un fuoco che erompeva in grida selvagge ed in giubilanti imprecazioni. Poco manc che Gambarotta rompesse il suo carretto. Anche Pieter ne fu trascinato. Perch non ci aveva pensato prima? Serrava i pugni e brontolava: - Devono crederci! Devono crederci!
Ma quand'ebbero percorso un altro tratto di strada, il suo entusiasmo si afflosci come cenere: - Se Veronica non fosse stata povera, non l'avrei trovata... Tutto va bene cos, - sospir con gratitudine.
Ora sedevano l e mangiavano la parte che era stata loro data, alcuni al tavolo, altri vicino ad un fumoso fuoco di legna bagnata.
Il nonno, diffidente, sal con la sua parte su per la scala, dove voleva mangiare nel suo letto fatto di fieno e di foglie secche. Il bambino continuava a strillare: la madre gli diede del pane masticato; Gambarotta bagn la sua crosta nell'acquavite. Una candela illuminava la capanna sbilenca in cui dal soffitto pendeva un guazzabuglio di vestiti vecchi, di vasi e di ceste. Non si udiva altro che masticare rumorosamente e rosicchiare ossa.
La porta si apr. Fuori continuava a cadere fitta la neve, come macchiette bianche sul buio. Zampadizanzara entr brontolando. - Un bicchierino di acquavite alla salute del "Pugnale Nudo", grid aggiungendo una sugosa bestemmia.
Ricominciarono le maledizioni contro i ricchi. In quel momento si buss alla porta. Tutti alzarono gli occhi stupiti: dalla povera gente si entra senz'altro. La donna scema apr. Un poderoso ammasso di carne, tutto ammantato di neve e di pelliccia, entr ridendo e diffondendo attorno a se un odore di prosciutti affumicati. E quel volto rosso e grasso nitr: - Ehi, gente, buona sera! Io voglio andare al convento delle suore da nostro cugino Gnoccodiburro. Laggi c' la festa di S. Antonio con zamponi ed orecchie di porco. Io sono il figlio di Rospovescicoso, certo avete gi sentito parlare di lui, nevvero? Con questa neve non riesco a trovare il convento; se qualcuno mi accompagna, si becca una lira.
Pieter salto su, nel suo animo sorse un acuto rancore: - Forse  uno di quelli che mi hanno tirato degli ossi sulla testa! - pens. Voleva saltargli addosso come un cane, ma Gambarotta lo prevenne.
- Dunque! Dunque! Eccone qui uno buono! Vuoi mangiare zamponi di porco? Vuoi imbevere di birra quell'immondezzaio del tuo corpo? Tu vieni per irritarci! Ma guarda qui che cosa mangiamo noi: i vostri rifiuti, cartilagini e carne guasta! - Gambarotta gli mostr un osso. - Leccaci attorno per tutta una sera e poi dicci se sei sazio!
- Mamma! Mamma! Mi ammazzano! - url il giovane e voleva scappar via. Ma Zampadizanzara sottile come un'assicella e con un coltello infilato sul cappello con aria sdegnosa si colloc dinanzi alla porta con le braccia aperte. - Faglielo assaggiare - grid Pieter - cos poi potr raccontare a casa che buon gusto ha! - e si calc gi il cappello sulla testa per non essere riconosciuto.
- S, grid Gambarotta - tirandosi i rossi capelli per la gioia - questa  un'idea! Bisogna che sappia il gusto che ha il cibo della povera gente, che i ricchi ci danno per poter andare in cielo
- Bisogna che vedano anche gli altri! - disse Zampadizanzara e and a chiamare gente. Il giovane urlava e tent di nuovo di scappare.
- Sta fermo, se no ti fracasso le ossa delle gambe! - grid Gambarotta e salt attorno col suo corpo senza gambe e brand la mascella d'asino. - Siediti, se la seggiola ti pu reggere
La gente guizz dentro piena di curiosit e rideva del giovane grasso che sedeva davanti ad un gruppo di straccioni e piangeva.
- Mangia! - url Gambarotta. Ad un tratto il giovane cadde in ginocchio e giunse le dita, simili a dieci rosei topolini appena nati.
- Far portare ad ogni famiglia un prosciutto ed una fila di salsicce. Ve lo prometto, ve lo giuro, ancora di questa settimana!
- Allora puoi andartene - grid Gambarotta, e gli altri aggiunsero: - Ma, mandar la roba! Altrimenti vi appicchiamo il fuoco alla casa! - La porta si apr e la gente lo lasci passare.
- Tante grazie, tante grazie - disse il giovane e poi si lanci fuori nella notte nevosa lagnandosi come un cucciolo.
Gambarotta batt le mani giubilando: - Questa settimana si fa la festa del prosciutto nelle Topaie!
- Della grappa! Della grappa! Acquavite! - si gridava da tutte le parti. -  venuta la nostra ora! Evviva Contrabbassofurioso! - Musica! - grid la cieca Paolina. E Pieter dovette suonare. I bambini furono cacciati su per la scala; poi questa fu tolta ed il tavolo spinto da parte.
Pieter suonava canzoni e la gente ballava, beveva e cantava. Quelli che la mattina zoppicavano ancora sulle grucce, ora non si potevano mettere fuori di combattimento. Una gioia selvaggia dominava tutti: essi erano come diavoli alla luce vacillante della candela. E mentre sonava, Pieter pensava: - Se non avessimo stomaco, come sarebbe bella la vita!
Nella citt vicina c'era carnevale. Gli abitanti delle Topaie vi si recarono. Arrivarono a mezzogiorno e, come al solito, tocc a Pieter di fare il giro delle osterie. Suon, cant, fece smorfie e raccolse molto denaro, mentre l'imagine di Veronica strana ed incerta occupava i suoi pensieri. Qua e l sui tetti era rimasta appiccicata ancora un po' di neve, rassodata da una arietta gelida e pungente. La cittadina esultava e risonava di canti e di festoso movimento. Per godere un cucchiaio di gioia, per mangiare un buon bocconcino, per concedersi qualche sollazzo, la gente era venuta da tutte le parti a piedi, in slitte o coi pattini sul ghiaccio nero. Dappertutto si mangiava e si beveva, perch l'indomani sarebbe incominciata la lunga Quaresima con una croce sulla fronte e poi per quaranta giorni avrebbe regnato in cucina lo Stecchetto.
C'era poi anche un brulichio di mendicanti e di storpi come mosche attorno ad un vaso di miele. Ma che differenza dall'anno prima! La gente era cos avara: guardavano i soldi da tutte le parti se erano destinati ad altri, per conto proprio invece mangiavano a crepapancia per prepararsi per la profetizzata carestia. I mendicanti strisciavano ed andavano di casa in casa con le loro magagne vere e false, cantavano e si lamentavano, si assiepavano in grandi mucchi dinanzi all'odorosa rosticcieria "All'oca d'oro", dinanzi alle osterie ed agli alberghi ed al portale della chiesa.
Erano incominciate le prediche di Quaresima: un Padre avrebbe parlato della fine del mondo. Pieter sarebbe andato volentieri a sentire: si sentiva un po' turbato, ma non poteva separarsi dal variopinto brulichio e dalle maschere che con pazzi travestimenti facevano il diavolo a quattro e danzavano nelle strade, andavano da una taverna all'altra e dappertutto facevano scherzi alla gente. Soprattutto fu attirato dalla lotta che si rappresentava sul mercato grande tra il grasso Carnevale e la magra Quaresima: uomini che pesavano pi di un quintale, carichi di salsicce e di altri buoni cibi dovevano battersi contro i pi magri, che erano armati di pesci e di cibi di magro come cipolle, aringhe, e polentine d'avena. Essi si slanciavano gli uni contro gli altri e si colpivano con pesci, carne ed altre vivande. La gente rideva da torcersi. E quando la Quaresima, una donna magra, fu vinta come sempre, e il grasso Carnevale le concedette di regnare quaranta giorni all'anno ed una volta alla settimana, in tutto il mercato ricominciarono i balli e i salti, mentre i mendicanti raspavano avidamente in terra, in cerca dei cibi sparpagliati e calpestati.
E, danzando, gli attori magri e grassi si recarono all'"Usignolo Rosso", dove era stato preparato loro un banchetto.
Dopo il gran ridere Pieter si quiet e pens se non dovesse andar a comprare in qualche posto della carta, per poi l'indomani a casa disegnare di nascosto tutto quello e molte altre cose che teneva chiuse nel suo cuore, da quando aveva conosciuto Veronica.
Non sapeva perch quel giorno avesse tanta paura per lei. Non voleva pensare a Veronica e cercava di cancellar dalla mente la sua pallida figura. Era molto contento di esser potuto stare allegro con gli altri senza sforzo; ma ora era di nuovo solo con lei ed ella lo attirava, lo attirava, senza dirgli una parola, verso l'ospedale, l dietro, nel villaggio.
- Che cosa serve ch'io oggi vada l? tanto non mi lasceranno entrare - sospirava egli: - Dopodomani la vedr,  giorno di visita. - La scosse via da s e risolse di comperare la carta.
And. La preghiera era alla fine, la gente sfociava fuori ed i venditori di focaccie e di pastiglie, i mendicanti ed i rivenduglioli incominciavano a snocciolare le loro litanie. Le bigotte con i mantelli a cappuccio se ne allontanavano timorose. Ma molte maschere le appostavano ed incominciavano ad inveire contro di loro con voci stridule e a rinfacciare loro con espressioni equivoche gli errori di tutta la famiglia, preferibilmente se c'era molta gente. L qualcuno alz in aria una bigotta che si dimenava e la fece girare in tondo. Dei burloni avevano attaccato sulla schiena ad una donna un cartello sul quale si leggeva: "Io sono una bigotta, perch mi manca un cascamorto(2)".
Ma Pieter osserv anche che due donne incappucciate in una strada appartata si mettevano una maschera e poi cantando ed agitando le braccia si mescolavano alla folla. Egli cantava per non dover pensare a Veronica. Quando arriv in una strada silenziosa, gli cadde lo sguardo su una piccola cappella dov'erano accese molte candele dinanzi all'imagine della Madonna dei sette dolori. E subito gli venne l'idea di pregare per Veronica.
Sedette dinanzi alla vecchia imagine della Madonna annerita dal fumo: - Presto estrarrai dal suo cuore la spada della malattia, quando morir - mormor, ma con una preoccupazione affannosa d'un tratto si lev su: - Ma non ancora adesso, cara Madre di Dio, non ancora adesso, non ancora adesso...
Aveva pensato come impiegare il denaro raccolto: una parte per Gambarotta, una parte per comprare l'indomani qualcosa di buono per Veronica ed una parte per carta da disegno.
Ma ora con quell'angoscia in cuore, con lo sguardo pallido e fisso di Veronica dentro di s, disse improvvisamente: - Guarda, eccoti il denaro con cui volevo comprarmi della carta: ma Tu non farla ancora morire... lasciale dentro ancora per un poco la spada - cacci le monete nella cassettina delle offerte. Sospirando, poco persuaso, guardava la bocca del piatto bossolo di ferro attraverso la quale era scivolato gi il denaro.
Fuori si lev un grande strepito ed egli si precipit fuori della cappella. - Che cosa succede? Frustano una bigotta? - domandava alla gente che passava correndo. - Ancora meglio! - gli risposero - i grassi contadini della "Fattoria degli agnelli" vogliono mostrare in citt con che cosa si rimpinzeranno stasera. - E Pieter si un a loro.
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Circondati da musici, bambini, gran folla di gente, poveri e storpi, arrivavano i grassi contadini, a piedi ed in carrozza, col cucchiaio sul cappello, cantando, e mostravano quel che avrebbero mangiato la sera. Davanti a loro procedevano garzoni e servi in grembiule bianco che portavano le vivande su portantine e porte sbandellate, in scodelle di stagno ed in ceste. Era sbalorditivo, una provocazione per far andare in furia la povera gente: teste di porco, arrosti, montagne di cotolette, cosciotti di castrato, costate di porco, porchette. Due garzoni portavano sulle spalle una salsiccia grossa come una coscia; due altri, come i portatori di grappoli della Terra promessa, portavano sospeso ad una stanga un intero grappolo di zamponi e di orecchie di porco; due altri trasportavano a fatica su una porta sbandellata una montagna di quadrate e grasse oche spennate da poco, altri a loro volta ostentavano lepri, bei pesci e collane di beccaccini.
Le donne e gli uomini grassi, che andavano a piedi, danzavano a zigzag secondo la musica delle zampogne. Quelli che sedevano in carrozza gettavano gi alla gente monete di rame e focacce, preferibilmente dentro ai negozi ed alle case, per avere lo spasso dei mendicanti e dei bambini che vi si precipitavano dentro rompendo ed accapigliandosi con gli inquilini. Faceva loro anche piacere vedere come i mendicanti grandi e piccoli, sciancati e zoppi, correvano insieme, zoppicavano insieme con le mani tese come attratti dal loro stomaco vuoto verso la carne e la sovrabbondanza dei cibi. I Grassi, soddisfatti nella loro mania di ostentazione, splendevano.
Pieter non avrebbe mai immaginato che esistesse tanto grasso. Riconobbe di nuovo Gnoccodigrasso, figlio di Rospovescicoso, che non aveva ancor fatto portare i suoi prosciutti alle Topaie, la famiglia Tripponi e tutto il parentado. Laggi, su una carrozza, superbo e colossale, stava Grasso-traballante! E taffete! Il cappellino di Pieter scese un po' di pi sugli orecchi e la zampogna scomparve sotto il mantello.
Ora non lo si poteva riconoscere ed egli corse insieme con gli altri. Sulla grande piazza del mercato i contadini ballarono ancora una volta in tondo tenendosi per mano e poi si recarono "All'oca d'oro" per berci su un bel bicchierone di birra e per poter scialare con le loro provviste. I mendicanti si schiacciavano vicendevolmente, si lagnavano e chiedevano, gridavano ed imprecavano. Ma i Grassi non davano nulla.
Vicino al cimitero stavano due frati questuanti, che osservavano il tumulto. Il Gnocco della "Fattoria degli Agnelli" li fece chiamare e li caric di lardo, di oche, di salsicce, il che suscit nei poveri una tempesta d'imprecazioni e di maledizioni.
Allora un vecchio e magro mendicante gherm un'anatra: il garzone voleva appioppargli un calcio, ma un altro mendicante gli afferr a tempo la gamba. Il garzone cadde sui calcagni e tutta la portantina con le oche and a finire a terra. A rotta di collo i mendicanti si precipitarono l e volarono pugni e stampelle. Un altro garzone tir fuori il coltello, ma ricevette un pugno sulla testa e cadde gi con un grido. Il coltello descrivendo un grande arco vol per l'aria. I Grassi arrivarono gi di corsa, lasciarono i tiri e le carrozze e si gettarono sui Magri con tutto il loro peso. Ma questi erano come dei lupi e fecero dei buchi nel loro grasso. La calca era come un pugno che si contrae convulsamente. Gli altri garzoni vennero circondati e dovettero difendere se stessi, i loro cibi ed i loro padroni; ma preferirono lasciarsi prendere il cibo piuttosto che lasciarsi bastonare; tuttavia si presero la loro dose.
Garzoni e piccoli borghesi, che furono travolti nel pigia-pigia e trovarono l'occasione propizia per conquistarsi un'oca o una lepre, se la ficcavano in fretta sotto il mantello e poi se ne andavano con aria seria. Anche le variopinte maschere vi presero parte. La gente affluiva l da tutte le parti e, per veder meglio, saliva sulle mura del cimitero.
I Grassi erano minacciati ora da ogni parte, ma, abituati a dominare e a difendere il loro onore, attaccavano battaglia e furiosamente tempestavano con la pesante bestiale sicurezza di vincere. Le donne combattevano insieme. Da entrambe le parti c'era un violento graffiare, pestare, battere, urlare, pizzicare, sanguinare, bestemmiare, tirare capelli, oche, salsicce e conigli. Ci si difendeva persino con le vivande: i prosciutti venivano branditi come mazze. Luccicavano coltelli e ci si batteva con cucchiai, grucce e randelli a tutto spiano. Alcuni cadevano a terra ed altri si avvoltolavano nella neve mordendosi a vicenda. I Magri, che si erano ritirati subito col loro bottino, erano i pi furbi; ma erano stati presi dall'avidit e volevano avere sempre di pi. Pieter aveva visto ed eccitato correva su e gi come una spola lungo il muro del cimitero.
- Ah, se non mi riconoscessero, come le suonerei anch'io volentieri!... Come sarebbe bello ficcarsi l in mezzo! Perch aver sempre paura? Perch cercar un pretesto?... - brontolava dentro di s coi pugni chiusi ed il sangue che gli bolliva.
Improvvisamente grandi urla: un grasso venne colpito con una mascella d'asino e, urlando, cadde su di una gamba: ora si torceva a terra come un verme. Donne magre graffiavano i grassi faccioni riducendoli come carte topografiche, dei Magri venivano scossi per i capelli come bottiglie di medicinali, una donna morse le rosse guance fiorenti di un Grasso perch egli stava quasi per schiacciarla contro il suo corpo da orso.
- Ci vado anch'io! ci vado anch'io - grid Pieter risoluto a gettarsi nella mischia, quando con grande gioia not che arrivavano di corsa i mercenari con i loro cappelli di ferro e con le lance luccicanti.
- I mercenari! i mercenari! - grid la gente ad una voce. E, come sempre, i Magri sapevano che a loro, e non ai Grassi toccava togliersi dai piedi. Sgusciarono via rapidi come anguille, scivolarono via dai pugni cicciosi dei Grassi, che trattennero solo due povere donne ed un uomo tutto piagato, sui quali si lanciarono tutti insieme orgogliosi della vittoria, finch i mercenari condussero i tre nei sotterranei del municipio.
Ora i Grassi stavano l nel loro grasso rilucente: tutti i cibi erano stati rubati, insudiciati e calpestati. Essi crepavano di rabbia, Pieter rideva: non era durato nemmeno dieci minuti, ma la distruzione era stata bella e completa. Gnocco-di-burro aveva la camicia che gli pendeva fuori dei pantaloni, uno aveva un buco nella testa; una donna grassa si lagnava che alla sinistra le era uscita di posto una costola; uno aveva perso un pezzo di orecchio; un altro aveva un occhio pesto; non c'era nessuno che non avesse le vesti strappate e il volto graffiato.
Essi minacciavano con i pugni chiusi e gridavano confusamente: - Li ammazziamo, se vengono ancora a mendicare!... Non diamo pi nulla! C'erano anche quelli delle Topaie!... Bruceremo le loro capanne!...
Ma queste grida e queste minacce servivano solo a renderli ancora pi ridicoli, ed essi, confusi, imprecando e minacciando se n'andarono nella rosticceria "Alla pignatta piena" che mandava odore di buone pietanze.
- Finito - sospir Pieter e gli dispiacque di non aver riportato nessuna ferita nella lotta contro quei grassi porci. Ora doveva tornare a sonare nelle osterie e verso le sei trovarsi alla Chiesa, per tornare alle Topaie insieme con gli altri.
Tir fuori la zampogna, ma ecco che fu ripreso dall'inquietudine per Veronica; si ferm e mormor: - Ho abbastanza denaro per non buscarmi una tirata d'orecchi. Purch porti del denaro, a quelli non importa a che ora torno a casa...
Esit ancora un momento, vide le maschere che turbinavano in una confusione selvaggia e guard il cielo, che diventava verde per l'approssimarsi del crepuscolo. - Veronica, aspetta ancora un pochino, ancora un momento - disse supplicando e a passi rapidi si allontan dalla citt inquieta.
Camminava sulla dura via, accanto ai campi scintillanti, su cui era rimasta ancora un po' di neve gelata.
- Non occorre che vada cos in fretta: non  ancora morta; - rise tra s - peccato che non le abbia comperato un bicchiere di miele -. E cominci a correre, incalzato dall'ansia come un cinghiale dal corno dei cacciatori.
Era completamente buio, quando riconobbe da alcune luci il villaggio. Il cielo era cos pieno di stelle, che di tanto in tanto ne cadeva qualcuna. Per ogni stella poteva esprimere un desiderio. Ed egli desider mille e mille volte: - Lasciamela vedere ancora una volta!
Correva come uno che volesse acchiappare la propria ombra. E quando il picchiotto batt contro la porta, quel rumore gli penetr in tutte le vene.
La suora portinaia, con una lanterna accesa in mano, guard dalla stretta finestra a grata. E Pieter, tranquillo, come chi  avvezzo a trattare con ammalati, domand: - Sorella, passando di qui ho voluto domandare notizie di Veronica. Ha passato bene la giornata?... Vuol dirle che dopodomani le porter un bicchiere di miele di tiglio?...
Ma non prosegu e guard la bocca della suora dalle rosse guance, simile ad un occhio che gli forava il cuore. - Vieni dentro, ragazzo! - si sent dire. La porta si aperse ed egli si sent prender per mano, ud che la suora gli raccontava qualcosa, senza comprendere che cosa; ma vide molto nettamente un corridoio bianco con il soffitto a volta e lunghe ombre, vide aprirsi una porta ed entr in una cameretta che sapeva di rinchiuso, in cui giacevano su una barella tre cose, ciascuna sotto un lenzuolo.
La suora gli indic il lenzuolo di mezzo. E proprio come per sua madre egli not tre rialzi: la testa, le mani congiunte, ed i piedi uniti. La suora s'inginocchi e preg; anch'egli s'inginocchi, per non preg, ma guard sgomento il bianco lenzuolo.
La candida suora si lev, gli fece cenno di accostarsi e scost il lenzuolo. Veronica giaceva l, avvolta in una ruvida camicia mortuaria, un rosario tra le mani diafane, la testa legata con un panno per tenere insieme la bocca. Giaceva l come una bambola fatta con la cera verde con cui si fanno le Madonne, con gli occhi chiusi e un principio di sorriso sulle labbra bianche; come un ninnolo, come una figura sbiadita.
Qui non si sentiva la morte; non c'era mistero n paura. Pieter si stupiva di non piangere, gli rincresceva. Non gli pass neppure per la mente che potesse esserci freddo sotto quel lenzuolo sottile. E quando le diede la benedizione, le sue dita si fermarono sulla fronte fredda come il vetro.
- Ora non aprir pi gli occhi, poich ora parla sempre con Dio - pens. - Eppure mi sembra che non sia lei. - Stava per dire alla suora, tristemente deluso. Avrebbe voluto piangere e lamentarsi; ma quando la suora si accorse che quel giovane la guardava cos supplichevolmente con i grandi occhi, pens che egli cercasse conforto e gli disse, mentre ricopriva col lenzuolo il volto della morta:
- Ragazzo,  morta cos bene! Per tutta la mattina non aveva detto una parola. Avevamo mandato il giardiniere per avvertire che era moribonda, ma non c'era nessuno in casa. Ed ella aspettava, aspettava e guardava continuamente la porta. Oggi a mezzogiorno, quando son l'Ave Maria, disse: - La Madonna mi solleva sottobraccio su in alto e io vedo il mare e su una montagna alta una citt con sopra arcobaleni ben chiari...
Poi si spense tranquillamente come una candela, pronunziava continuamente frasi pie e di tanto in tanto mormorava in latino: "Amos tua", credo, o qualcosa di simile.
Allora dagli occhi di Pieter sgorgarono lacrime di gioia e di dolore. - Era una bambina santa - conchiuse la suora. E Pieter per la commozione le baci la dura mano callosa e per la beatitudine cominci a singhiozzare tanto che per la vergogna si copr gli occhi e si precipit fuori...
- Ci sar la sepoltura dopodomani mattina alle sette - gli grid ancora dietro la suora.
...
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...
ANVERSA.
...
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...
Vagabondava in qua e in l, inquieto come la primavera, che sotto ai rovesci di neve e di pioggia manda fuori dalla terra i suoi bucaneve come corni d'abbondanza.
Dormiva in granai, sonava la zampogna, mendicava.
Sentiva raccontare di grandi battaglie fra mendicanti e ricchi contadini. A quanto pareva avevano incendiato la fattoria di Collotaurino, presso la valle. Si era trovata in un albero la testa mozza di un Grasso e si era visto galleggiare sulla Nethe un corpo senza testa, sul cui ventre gonfio stavano a beccare le cornacchie. Erano state abbattute capanne di mendicanti, contadini magri erano stati impiccati dai Grassi, e molte altre cose erano avvenute. E quanto pi penetravano nel paese le notizie di questi orrori, tanto pi esse diventavano brevi, ma tanto pi violenti gli avvenimenti. E Pieter, alla gente che lo interrogava al riguardo, ne aggiungeva sempre qualcuna nuova. E non poteva fare a meno di incidere nella polpa bianca di un albero quell'uomo che galleggiava sull'acqua con gli avidi corvi sul ventre.
- Lo stomaco  sempre l'orrore del nostro corpo - sospirava. E continuava a camminare avvicinandosi sempre pi al suo villaggio. Il profumo dei ricordi lo trasportava laggi come l'acqua trasporta un filo di paglia. E quanto pi procedeva, tanto pi si allontanava dal suo cuore la morta Veronica.
Era stranissimo. Fin tanto che era tra gli uomini, la sua vita era legata a loro: il loro carattere e la loro volont lo dominavano completamente. Era avvenuto cos con l'amore per sua madre, con la paura di Rosporosso e di Grasso-traballante, con l'amore per Veronica e la paura di Gambarotta. Ma appena si allontanava da questi uomini, fuori del raggio del loro respiro, essi si trasformavano in un sogno, diventavano figure di un racconto ch'egli poteva ricordare perfino in tutti i particolari, ma che non appartenevano pi alla sua vita e lasciavano il suo cuore completamente freddo. E cos ora anche la pallida figura di Veronica era ben distinta, ma senza rappresentare una continuit di vita, come un'immagine impressa nel suo cuore. Egli portava l'imagine con s, ma essa non aveva vita.
Soltanto lo stupido villaggio di contadini continuava ad attirarlo ed a chiamarlo, dovunque egli fosse.
Vi si dirigeva con piena coscienza, ma come un uomo spassionato. Aveva intravisto l'inconsistenza dei suoi sogni. Era stanco di continuare ad illudersi. Ora voleva diventare un contadino, un semplice contadino. Il suo struggimento di diventar pittore era scomparso, come se Veronica, che egli aveva tenuto in vita con la fantasia, l'avesse sradicato completamente da lui. Non gli era rimasto neppure una goccia di idealismo. Egli ora sarebbe stato un contadino e sapeva il perch. Col dipingere non avrebbe mai concluso nulla. Poich per diventar pittore avrebbe dovuto frequentare una scuola e fare un tirocinio. Chi lo avrebbe preso?
Ma allora pens di nuovo a Quinten Metsys. - Egli era un fabbro e d'un tratto divent pittore - aveva detto padre Cornelis.
- Vedere per credere - brontolava Pieter. Egli era solo un ragazzo della sponda del pescoso Dommel, un povero figlio di contadini, neppure d'un filo migliore degli altri.
Voleva restare contadino, avrebbe abitato nel villaggio solitario, avrebbe lavorato sodo, l'avrebbe spuntata ed avrebbe raggiunto il suo scopo. La domenica avrebbe fatto la partita a carte, giocato ai birilli e bevuto un buon boccale di birra del Dommel, per poter sudare bene al lavoro durante la settimana; avrebbe preso in moglie una delle ventun ragazze che amava o anche un'altra, avrebbe udito cinguettare attorno alla tavola una corona di bambini, mentre in mezzo fumava un paiolo di zuppa ed il camino era pieno di prosciutti!
- Meglio dieci uccelli in mano che uno in aria! - grid Pieter ed esamin da contadino le quattro stagioni: vide quattro quadri.
Fischiettava cos acutamente che tagliava come un coltello la pace del febbraio, che aveva diffuso sul mondo una delle sue belle giornate. Pieter pass davanti alla chiesetta di un monastero, che, solitaria su una piccola altura, annunziava con la campana dolce l'inizio del vespro.
La chiesetta era aperta: vide ardere i ceri ed un monaco che suonava la campana. Sent il desiderio di entrare e di pregare di poter diventare un buon contadino. Ma pass oltre. - No, non va, - disse - potrebbe esserci qualche quadro che mi tolga la pace... Sar un contadino!
E prosegu fischiando per la nera strada fangosa, che si stendeva nel sole come una marmellata di prugne. La strada procedeva a curve da una fattoria all'altra, come per pura cortesia, e nei pioppi e nei salici al margine della strada si sentiva il desiderio della vita nuova e della primavera. Egli camminava verso il suo villaggio.
Laggi camminava un uomo vecchio con una cassa sulle spalle e dei cenci avvolti attorno alle gambe. Quando questo l'ebbe notato, si ferm ad aspettarlo e prosegu il cammino con Pieter. Per istrada parlarono della guerra, dell'imperatore Carlo e della carestia.
- Vieni di lontano? - domand Pieter. L'uomo dalla barba stopposa narr che era stato in Svizzera.
- E come sono l le montagne? - domand Pieter.
- L ho visto Calvino - rispose l'uomo e narr di Ginevra, dove abitava Calvino, e disse che prima aveva visto quando Lutero aveva bruciato sul mercato di Wittenberg la bolla di scomunica del Papa, che aveva sentito predicare Ignazio di Loyola ed assistito in vari luoghi a roghi di eretici.
- Quest'uomo ha tutto il mondo con s - pensava Pieter mentre lo ascoltava; e quando quello raccont con quanta crudelt si torturavano gli eretici, Pieter imprec per l'intimo sdegno.
Ora il vecchio cominciava a sbottonarsi:
- Non bestemmiare Dio, giovane amico, ma bestemmia solo quelli che commettono simili crudelt. Vedo che il tuo cuore segue la via giusta; puoi ascoltare la parola di Dio. Guarda, ecco la preghiera, che noi diffondiamo e pronunziamo per essere liberati dalle vipere! - E prese dal doppio fondo della sua cassa, che era piena di filo, di cera da scarpe e di stringhe, un rotolo di carta, da cui svolse un foglio.
Dopo avere lanciato un'occhiata indagatrice intorno a s, lesse con voce solenne: - Mentre Tu, o Signore, non avevi una pietra su cui poggiare il capo, noi vediamo quelli che dicono di essere i tuoi rappresentanti soffocare nel superfluo. Dio  il Signore e nessun uomo pu rappresentarti poich Tu, o Signore, sei stato....
Pieter aveva ascoltato con rispetto e con interesse, ma d'un tratto si avvide che il retro del foglio era libero, bianco come una lattiginosa nube di primavera, bianco, bianco come la carta! Carta! Da quanto tempo non ne vedeva! Egli era come un marinaio che ha visto terra. Il suo sangue saliva come una colonna di fuoco. Non ascoltava pi, perch quella carta era bianca e quante cose si potevano disegnare l sopra!
E mentre l'uomo continuava a leggere con fanatico entusiasmo, il desiderio di disegnare si era ridestato appassionatamente in Pieter e l'aveva completamente sconvolto.
- Dammi codesta preghiera, - disse vivacemente - dammene parecchie: voglio farle passare ai miei amici! - Dio sia lodato, - disse il vecchio con gratitudine - che t'ho incontrato per questa strada ed ho potuto gettare un nuovo seme! Vedo che tu tremi di zelo! Sia lode e grazie a Dio!
E svolse per lui una decina di fogli dal rotolo.
Pieter baci le vecchie mani brune ed all'uomo vennero le lacrime agli occhi. - Ora prendo questo sentiero - disse Pieter dopo averlo accompagnato per un bel po' in silenzio, ma senza ascoltare le sue predicazioni. - In questa direzione abita un mio amico.
Il vecchio lo ringrazi e gli diede la sua benedizione. Non erano passati dieci minuti che Pieter si fermava sulla soglia di una capanna di contadini e chiedeva qualche pezzo di carbone di legna per curare una ferita ad un amico. La contadina, alta e magra, glie ne riemp il cappello. Egli distese la carta sulla superficie liscia di un albero abbattuto e disegn. Il disegno lo signoreggiava completamente. Disegn il quadro del Bosch. S, era cos!... con quelle ghigne e S. Antonio che risplendeva in contrasto con esse. E disegn Grasso-traballante, Gambarotta... no, Veronica no, ma disegn un cielo con grandi angeli. - Ella sta l in mezzo - disse.
Era ricomparso l'elemento buono di un tempo. Cantava in lui e cresceva nello stesso tempo, ed egli disegn finch divent buio. Pieg accuratamente i fogli e poi prosegu il cammino, lieto e sereno, non sotto, ma quasi in mezzo alle stelle. Cammin finch come in tutte le fiabe, vide di lontano un lumicino. L un nonno ed una nonna sedevano al focolare, un bimbo dormiva nella vecchia culla di salice, una capra giaceva sotto il tavolo e tra un palo e l'altro una piccola vacca cacciava il collo dentro alla stanzetta. Una giovane donna magra pestava in una botte il foraggio per le vacche. Gli fu permesso di scaldarsi e di dormire sul fienile. Egli raccont di aver visto Calvino e di aver assistito al rogo di certi eretici.
- E posso farti il ritratto? - domand, quando vide come la testa tonda del nonno si stagliava netta sulla luce del focolare. Ritrasse lui e anche la madre e la vacca. Il cuore di quella povera gente di campagna fu sconvolto dai suoi racconti, ma egli stesso era come un giovane gatto che volesse liberarsi dalla trappola. Il desiderio di divenire contadino era completamente sfumato. E quando si coric nel fieno, non pot chiuder occhio. Bruciava internamente.
- Domani vado ad Anversa!
- Domani vado ad Anversa!
Una nuova vita si apriva, splendida e vasta, inondata di luce e di colore. Da sette giorni cammina, lemme lemme, verso il villaggio per diventare un contadino, uno stupido contadino... ed ecco, gli basta vedere un pezzo di carta bianca perch dalla pelle del contadino esca fuori l'artista, come un volto da una maschera lacerata. Si dimenava, capitombolava e si rigirava. Non pregava pi: - Signore, fammi diventare pittore - perch sentiva che non avrebbe potuto essere altrimenti.
Il pittore era prigioniero di lui, in tutte le ramificazioni delle sue vene, come un essere estraneo a lui, come un agnello tra i rovi; se lo si fosse sradicato da lui, ci sarebbero stati due morti: Pieter e il pittore.
Ma prima di andare ad Anversa, voleva dire addio ancora una volta al suo villaggio. Ne distava solo tre ore. Glie ne giungeva l'odore fin l. Si sarebbe rammaricato poi per tutta la vita di essere stato cos vicino e di avergli voltato le spalle. Quindi vi and; portava con s i fogli di carta come una reliquia. Ad Anversa sarebbe stata una faccenda molto semplice: bastava che si recasse dai pittori, mostrasse loro quei fogli, e la cosa era fatta.
Per strada decise di andare a trovare Ludovico lo spilungone, il Padre ed il sacrestano e di fare ancora una bella bevuta di birra alla "Scimmia travestita"; ma poi dentro a dipingere a pi non posso! Camminando fischiava una marcia militare.
Riconosceva la campagna invernale con le sue macchie brune. E come era festoso il cielo con quel vento di levante, con quelle alte e bianche cattedrali di nubi sullo sfondo azzurro, che salivano grigie, poi diventavano nere e scuotevano gi un abbondante mucchio di neve. Dappertutto bianco e nero; come le cicogne. Ecco! L tutto, le pinete ed i campi, spariva sotto il turbinio della neve; e da questa parte tutto raggiava per la luce che strapiombava gi su masse minacciose, dalle alte nubi simili a cavolfiori, che erano pronte a tremare ed a tuonare. E laggi: come era verde la campagna in una macchia di sole!
E le zone lontane azzurre d'incenso, belle tanto che uno avrebbe gettato le braccia, liberate dal corpo, per raggiungerle!
Pieter esclam: - Dio di tutti gli arcobaleni, schiacciami sulla tua tavolozza! Trasformami in colori! - Scopriva sempre nuove bellezze. - Se avessi saputo che qui era cos bello, ci sarei tornato da un pezzo!
Poco dopo il mezzogiorno pass il ponticello di pietra e vide dinanzi a s il villaggio doppio - nell'aria e nell'acqua -, il campanile, i salici, i pioppi obliqui e il mulino - un piccolo nido di uomini.
Una grande nube bianca, simile ad un angelo, metteva una luce di santit attorno al profilo scuro del villaggio! - Com' bello... ma com' piccolo! - mormor. Sentiva l'odore della torba e delle stalle, della quiete e della birra. Si accorse di quanto silenzio ci fosse, solo quando in qualche posto ud stridere una cote. E d'un tratto egli vide dentro a tutti gli uomini ed a tutte le cose. Ah, quegli uomini che parlavano sempre delle stesse cose! Il sabato, del mercato, la domenica, della birra, delle partite ai birilli e a carte, di settimana, del rincaro, del bestiame e dei parti, e la sera, di cose tristi e di spettri. D'un tratto sent una grande compassione per quegli uomini, egli, che sarebbe vissuto ad Anversa, nel corno dell'abbondanza, dove si incontravano tutti i profumi del mondo.
- Ancora un passo e scompaio da questa scena, tuttavia voglio ancora dare una stretta di mano alla gente del mio villaggio - diceva e si sent magnanimo. - Entrer suonando la zampogna ed essi s'ingozzeranno con la loro pappa!
Camminando cominci a suonare la zampogna, ma ecco che scorse il Padre che veniva da una via laterale con il mantello gonfiato dal vento.
- Ohl - grid Pieter chiassosamente. Sventol il cappello. - Sono io, il vostro corista Pieter! Non mi conoscete pi?
Dapprima il Padre si fece solecchio per veder meglio, poi allarg le braccia per lo stupore e la gioia, come una colomba che sta per prendere il volo. Ma Pieter di lontano non poteva vedere quella gioia e pens con diffidenza: - Che cosa significa?
Il Padre arrivava di corsa con il cuore contento, ma col pugno teso e agitando sinistramente il bastone di nespole: con lui non la si passava senza minacce. E Pieter ud qualcosa come: - Monello! Fannullone... Spaventarmi cos! Vieni qua che te le suoni, che ti...
Ma Pieter non ud di pi: frull via sudando di paura. - No, no, dai Grassi non ci torno mai pi! - grid e corse, come non aveva corso mai: come se il suo cuore volasse dinanzi a lui come un uccello scappato che egli dovesse acchiappare. Udiva l'ansimare di Grasso-traballante, udiva tutti i Grassi corrergli dietro con minacciose gambe da elefanti. Correva in una nube di fiati grassi, ansanti. Si trov dinanzi un largo ruscello: prese la rincorsa e vi salt dentro fino alle ginocchia. Allora si guard intorno e l vide venire il Padre agitando le braccia, di corsa, chiamando e inveendo.
Pieter se la svign di nuovo. - Perch  capace di saltare oltre il ruscello - pens - No, brutto pretaccio, solo dopo Pasqua penser dinuovo a farti visita - Non mi rimandi indietro da quei farabutti, mio caro!
E scomparve in una pineta, che lo cinse subito col suo silenzio e la sua pace piena di mistero.
E per quanto il Padre gridasse disperatamente nel silenzio del bosco - anch'egli era saltato nel ruscello - Vieni soltanto, mio caro, non hai da aver paura, io minacciavo solo per abitudine. Voglio portarti ad Anversa, da Pieter Coecke: devi diventare pittore... - Pieter non udiva pi ed il bosco taceva...
Alla sera il grosso curato siede triste ed eccitato davanti alle rosse fiamme del focolare, mentre fuori il vento batte contro le case e ulula fra gli alberi. Dice il rosario e mormora: - O Signore, ora  la seconda volta che mi lascio sfuggire questo ragazzo... Non capisco il tuo linguaggio. Non  forse predestinato a diventar pittore?
Il vento scuote il tetto, le travi gemono. La magra serva  pronta a saltar su per la paura. Il Padre prega per quelli che viaggiano sulle strade e per quelli che navigano sul mare; pensa a Pieter ed a suo cognato. E poi prega anche per se stesso: di non irritarsi cos facilmente in avvenire, perch proprio per questo Pieter  fuggito.
La preghiera  terminata. S'accorge che la serva sta l tutta impaurita. E subito incomincia ad inveire.
- Prega, invece di guardare di soppiatto il soffitto! - la rimbrotta improvvisamente. Ma subito se ne pente. - Non mi migliorer dunque mai? - grida disperato ed appioppa alla gatta un calcio che la fa scappare sotto l'armadio di cucina.
Un marted pomeriggio, con la zampogna sotto al cencioso mantello rosso sbiadito ed il cappello calcato sugli occhi, Pieter giunse davanti alla porta di Anversa, sotto un sottile turbino di neve. Una sacra forza di attrazione lo sospingeva. L, vicino al quartiere di S. Willibrordus, giravano quindici mulini. E vide che al di l dei bastioni coperti di neve, dietro a cortine di neve cadente, si elevavano grigi-azzurri grossi campanili e case dai tetti spioventi. Quella era Anversa!
C'era tanto silenzio come se la citt camminasse in pantofole, come se l non vivesse alcuno. La neve imprigionava ogni rumore. Sul ponte del fosso di cinta passavano due o tre persone chine in avanti, nere sulla neve. Un ometto con una fascina sul capo camminava davanti a Pieter e un cane giallo, sconosciuto, correva dietro di lui, con la coda ripiegata tra le gambe, come per riscaldare il suo ventre magro. Il cuore gli batteva di commozione, di gioia, di paura, di brama e di molti altri sentimenti. Per tanti anni l'aveva desiderata! Il sogno di Anversa aveva dato forma alla sua vita come ad una pasta - ed ora ci sarebbe arrivato.
Tra poco ci sarebbe stato! Si sent cos beato che le sue gambe non potevano portare tanta felicit, sicch avrebbe dovuto entrarci strisciando. Presto c', subito! Ma ogni passo vien fatto con piedi di piombo e sembra durare pi di un'ora... e d'un tratto sorge in lui una selva di lance aguzze: mille paure. E gi si abbattono su di lui di nuovo i motivi di queste paure: gli Spagnuoli lo arresteranno, lo prenderanno per un ladro, lo perquisiranno - e non troveranno altro che una zampogna e qualche disegno. Gran Dio! - d'un tratto gli sembra di portare un serpente sotto il braccio - i disegni sono stati fatti sulle preghiere degli eretici! La gola gli si chiude! Se glieli trovano, lo manderanno al patibolo! Si ferma e rapido come il lampo sotto al mantello fa i disegni in mille pezzi, che caccia sotto la neve. - Domani ne faccio degli altri - si consola.
Liberato, continua il cammino. Non sapeva che cosa l'avesse tanto oppresso. Ma quella gioia era troppo bella, perch qualcosa non dovesse intralciarla... Proprio all'ultimo momento incontrer sul ponte Grasso-traballante, il Rospo-rosso, il curato o qualcun altro che lo roviner e lo incolper e allora gli Spagnuoli lo getteranno in prigione.
Ma prosegue... Maledizione! Anche se la morte a cavallo volesse sbarrargli il cammino con mille falci e con tutti i suoi scheletri, egli andr avanti: deve entrare in Anversa, foss'anche con una palla e molte spade nel cuore. Paura o non paura, avanti! E va! Si calca sugli occhi il cappello coperto di neve e tiene la mano sullo scapolare. Gli pare che dallo scapolare gli salga su attraverso la mano fino alle spalle e alla testa un'idea. D'un tratto prende un altro atteggiamento. Getta la testa indietro e il suo viso sudicio si mostra nudo e freddo nella neve.
- Quegli sporchi Spagnuoli ci dissanguano col pretesto che difendono la fede. Ora vedr un po' che cosa sanno fare per la fede, - dice a se stesso. Tira fuori lo scapolare e fa finta di pregare, gli occhi levati al cielo, come una bigotta. Passa sul ponte, dietro l'ometto che porta la fascina e davanti al cane che si comporta come se appartenesse a Pieter Breugel e cerca anche lui d'insinuarsi di contrabbando. Eccoci al gran momento: appena  sul ponte, deve passare per una galleria che attraversa il bastione. Sembra un sogno! E chi sa che cosa ci sar l dietro e se quella galleria avr una fine...
Ora ha il ponte dietro a s. Getta un rapido sguardo di fianco. Nel corpo di guardia siedono dei mercenari con le corazze di ferro e mantelli di pelliccia e giocano a carte su un alto tamburo. Non lo guardano nemmeno.
- Non era necessario di fare il santo - pensa stizzito. Ma non  ancora arrivato - ora deve passare per la buia galleria. Non cambia il suo atteggiamento. Non osa affrettare il passo perch potrebbe tradirsi. D'un tratto sente che tutti i mercenari sono usciti fuori e gli guardano dietro. E deve dominarsi per non scappar via come un cinghiale. Ogni passo  un dolore. E tutti gli ostacoli che ha incontrato, tutte le potenze malvage dentro e fuori di lui gli strepitano intorno con pugnali e con le dita puntate contro di lui. Ma egli non cambia il suo atteggiamento e continua a camminare. Ancora un passo, ancora uno, ancora uno, ora scoppier!... Ancora un passo! Un sorriso distende il suo volto quando sente di nuovo su di s la neve sottile. Tutte le potenze malvage cadono afflosciate.
- Eccomi arrivato, Mamma! - sospira. E deve trattenere le parole, perch non erompano in selvagge grida di gioia. - Mio Dio, eccomi arrivato! - sussurra riconoscente. Ma non cambia il suo atteggiamento. Cammina a tentoni attraverso la neve. Gli scivolano davanti delle case; esce da una strada ed entra in un'altra. Ed ecco cade in tutta la sua lunghezza, gi disteso sulla neve. Ma questo accade perch egli baci il suolo di Anversa.
Ora era ad Anversa! Davvero! Stupito e sgomento come una lepre osserva le alte case di legno coi tetti spioventi, con inferriate alle finestre, le fontane ai crocicchi e le insegne.
L s'innalza il massiccio campanile di S. Jacopo; e pi lontano, al di sopra di tutti i campanili e di tutti i tetti, nel cielo azzurro sotto un velo di neve cadente, emerge il profilo slanciato del campanile di Nostra Signora.
In quel momento la paura cade da lui come una veste! Ora cento occhi erano pochi per lui.
Andava verso questo campanile, come per attrazione magnetica, per una strada stretta e buia, le cui alte case erano cos avvicinate in alto che dagli abbaini si sarebbe potuto facilmente schiaffeggiarsi vicendevolmente. Non si vedeva quasi nessuno in quella pace della neve, solo qualche slitta a nolo con i cavalli pieni di sonagli. Tutto gli riusciva nuovo: guardava in alto, di fianco e dietro di se. Ma quando si volt di nuovo, vide venire quattro mercenari e dinanzi a loro un uomo scarno avvolto in una pelliccia d'orso. Lo riconobbe subito.
- Contrabbasso-furioso!  un traditore... mi ha riconosciuto, vengono a prendermi. - Stava per morire dalla paura. Mise la mano sullo scapolare e tent di rendersi invisibile. Continu a camminare tutto ristretto ed irrigidito. Dietro a lui risonavano con fragore le armature dei mercenari. Bastava che allungassero un braccio... Arriv ad un'osteria "Ai tre amici". Vi si slanci dentro rapido come un battello di salvataggio. Ma anche i mercenari entrarono dietro di lui! Lanci un grido e stava gi per mettersi in ginocchio. Ma Contrabasso-furioso indic un uomo dalla barba bionda, che ad un tavolo discorreva con una donna vecchia. Improvvisamente: uno strepito di caraffe e di bricchi rotti, grida d'aiuto - e i quattro mercenari trascinarono fuori l'uomo: Gli cadde il cappello e Pieter lo raccolse. La povera donna corse loro dietro torcendosi le mani e gridando: - Signori soldati, mio figlio non  un anabattista, ha solo ascoltato per due minuti e non di pi un predicatore tedesco. Non  un anabattista, non  un anabattista.
L'uomo supplicava, guardava disperato e nello stesso tempo rincuorava la vecchia donna, che gli s'era avvinghiata. Ma un grasso mercenario le diede un colpo contro il mento che la fece cadere all'indietro nella neve come un fascio di paglia. Allora l'uomo, furente, si dimen, picchi e pest, ma i mercenari lo addomesticarono subito, lavorandolo con le lance e poi lo trascinarono via. Nessuno della gente accorsa rialz la donna: tutti, anche i padroni dell'osteria, rientrarono in casa, vili e paurosi. - Non ha pagato - disse l'ostessa.
Pieter era stupito di non vedere pi in alcun luogo Contrabbasso-furioso. La neve si posava sulla vecchia. Egli non sapeva che cosa fare; d'un tratto si accorse con spavento di tenere ancora in mano il cappello e corse dietro all'arrestato per restituirglielo.
Non si sa come avvenga, ma sembra che camini, tetti d'ardesia e tegole se lo raccontino tra loro. Sembra che le case ne sentano l'odore. Porte e finestre si aprono. Visi paurosi e curiosi si sporgono nel freddo a guardare. Pieter ode frammenti di frasi: - Un eretico... un anabattista... bruciarlo... patibolo... carbonizzare...
L'uomo sar arso vivo. Tutti lo sanno, lo vedono e Pieter si stupisce che nessuno ostacoli i mercenari. Questa gente...  fatta senza nervi n spina dorsale, nulla. Non si riscaldano. Guardano, come una vacca guarda una nave, e dicono semplicemente: - Non vorrei essere al suo posto... queste cose capitano a chi  eretico.
Pieter corre insieme, come legato all'uomo - per colpa del cappello. Popolo e bambini corrono anch'essi curiosi della sventura... E quanto pi procedono, tanto pi cresce la fantasia della gente. Ode qualcuno che dice: - Un eretico, che si occupa di magia.
- Festeggiava il Sabbat con serve tedesche.
-  uno che toglieva il cuore dal corpo dei bambini piccoli per farne unguenti.
- Succhiava il sangue dalle spalle delle ragazze giovani.
All'angolo del Fosso-dei-rospi e del mercato di S. Jacopo un chiomato macellaio con le mani spruzzate di sangue, si fece sulla porta ridendo e grid al suo magro vicino, che avvolto in pelliccia, guardava dalla stretta finestra: - Di questi eretici bisognerebbe far salsicce! Maledetti ancora una volta! Ah, se lasciassero fare a me! Ne farei gelatina!
Il magro vicino rideva con voce sottile: - Quello lo vedremo presto bruciare come una fiaccola di pece in onore dell'imperatore Carlo! Mi piacciono molto codeste fiaccole!
D'un tratto Pieter non prosegu pi, trattenuto dal sangue sulle mani e dalle parole di quell'uomo. Ascoltava quei due con stupore e spavento. Si ferm anche altra gente.
- No - gridava il macellaio - io non mi scosto dal mio mestiere. Mi piace di pi quando infilano le loro teste sulle lance, come  capitato a quei sei l'anno scorso! Quella  stata una settimana di fiera! Avrebbero dovuto portarli anche in processione!
- E ti ricordi ancora quando il mese scorso tiraron fuori le budella dal corpo di quell'anabattista tedesco?
- Hanno fatto troppo in fretta, avrebbero dovuto farlo pi lentamente. Dovevano lasciar fare a me!... - E continuarono la loro gara di crudelt.
- Diavolo, diavolo, - pensava Pieter, tremando di orrore.
Ma, come uscito fuori dalla terra, d'un tratto si piant dinanzi al macellaio in atto di sfida un ometto con la barba rossiccia, e guardandolo con un profondo disprezzo nei grigi occhi tristi, gli domand: - Di' un po' tu, muso svergognato, perch te ne stai a casa se ti senti di far tutto cos bene? Fatti boia, gli Spagnoli ne hanno sempre bisogno. Ma, per quello, tu sei troppo vile. Mi sembra che tu sia anche un gran smargiasso. Scommetto che se ti si punta un dito contro, devi subito cambiarti i pantaloni! Guardate come sta l con quella faccia di scimunito!
Il popolo rideva.
- Allora sei anche tu un eretico? - il macellaio tentava di gettare dei sospetti sul vecchio. Ma questi gli si avvicin e lo apostrof: - C' bisogno di essere un eretico per avere un po' di cuore, mostro?
- Bada a te nauseabonda testa rossa! Se tu non fossi cos vecchio, con questo pugno io ti schiaccerei come un fico!
La gente, avida di litigi e di contese, si accalcava intorno ai due uomini che si guardavano sogghignando con i volti pieni d'odio.
- Ah! tu credi che io sia arrugginito, a giudicare dal colore! - grid il vecchio, - ma per quello ho troppo olio in corpo, rospo tonante! Chi vuol ridurmi come un fico, dev'essere fatto di un'altra pasta, scorpione! guarda qui! - E nello stesso momento salt come uno scoiattolo addosso al grosso macellaio, con la mano sinistra afferr i suoi lunghi capelli, come un marinaio afferra la scotta dell'albero, e con l'altra mano chiusa a pugno assest sul volto rosso una serie di colpi brevi e rapidi. E guarda, con la stessa rapidit con cui gli era saltato addosso, prima che il macellaio si rendesse conto di quel che accadeva, il vecchio dai capelli rossi guizz via tra la folla e scomparve.
La gente gridava ridendo e piena di ammirazione: - Jan Nagel! Jan Nagel!
E il macellaio, che perdeva sangue dal naso, si volse agli spettatori come un bambino che non sa trarsi d'impiccio da solo: - Avete visto? Assalire cos vigliaccamente un uomo rispettabile! Deve andare in prigione! Siete tutti testimoni! Tutti avete visto! Testimonierete davanti al tribunale... - Ma alla parola "testimoni" la gente d'un tratto se la svign. Perfino la stretta finestra venne chiusa. E Pieter, che aveva anche lui paura di essere invitato come testimone, si trov subito un paio di strade pi in l.
Egli stava ora l, come perduto, tra la confusione delle carrozze e delle persone, continuando a tenere in mano il cappello del prigioniero, col cuore che gli batteva per l'eccitazione e la paura provata. Rivedeva tutto dinanzi a s: il terrore e le suppliche di quell'uomo, la madre che era caduta gi come una statua - sentiva questa caduta in tutte le membra - la vilt della gente, la fantasia maligna che saltava come un diavolo dall'uno all'altro, e poi il bel gesto di quell'uomo straordinario, Jan Nagel! - Che uomo! - pensava Pieter pieno d'ammirazione. - Una unghia spietata(3) - oh, se io ne avessi soltanto una centesima parte!
Da un'osteria, "La montagna di burro", risuonavano canti e strepiti. Passava gente ricca parlando di denaro e di navi. -  proprio come se fossi in Gerusalemme - disse Pieter. E pensava che anche Ges era stato tradito da Giuda e che anche la Madre di Dio, certo, era corsa dietro ai mercenari. E non c'era anche l un Simone di Cirene che aiutava a portare la croce? - Allora gett lo sguardo sul cappello, di cui non sapeva che cosa fare.
Pass dinanzi ad una cappella; la porta era aperta. Si guard attorno e pens di gettarvi il cappello per liberarsene.
- Ma no, non va,  il cappello di un eretico - disse - di uno che non vuol bene alla Madonna, - e continu a camminare tenendo in mano il cappello.
Continuava a cadere una neve sottile come se il cielo grigio venisse limato. Giunse dinanzi alla Fondazione di Peter Pot, dove si stava appunto facendo una distribuzione di pane. C'era un brulicho di mendicanti e di storpi che si spingevano vicendevolmente con le mani tese per ricevere un pane dalle suore. Allora egli si accorse di avere una fame furiosa.
Domand ad un pidocchioso coperto di piaghe: - Tutti qui possono avere un pane?
- Sembri abbastanza affamato, non te lo negheranno - rispose quello. - Donde vieni?
- Da Brusselle - ment Pieter. - Si pu anche dormire qui?
- I topi forestieri, no. Dovrai fare come noi: dormire su un carro o in una rimessa o, se hai dei soldi, nel "Cielo-dei-pidocchi". L si dorme su una corda, che la mattina vien tagliata e cos tutti si svegliano di colpo.
- Dove sono i carri? - domand Pieter... Ma in quel momento vide passare due Francescani. - Padre Cornelis! - gli scapp detto.
- Lo conosci? - domand l'uomo dalle piaghe.
- S,  mio zio - disse Pieter - Aspetta, vado a dargli un salutino. Tienmi un po' questo cappello. - Diede il cappello al mendicante e corse dietro ai Padri.
Non os raggiungerli senz'altro, ma li segu tra la gente per diverse strade. - Se  proprio padre Cornelis, sono a posto - rideva Pieter.
Arrivati al chiostro nella strada dei Minoriti, essi lasciarono cadere il picchiotto contro la porta ed entrarono. Anche Pieter si accost con animo sereno al portone a sesto acuto. Sollev il picchiotto, bene in alto, per lasciarlo ricadere con forza. Ma d'un tratto si trov molto ridicolo: non era certo padre Cornelis quello! Come poteva riconoscere qualcuno da dietro, solo dalla testa?
E riabbass il picchiotto con cautela, come se portasse una tazza di latte piena fino all'orlo, sospir ed and via. Ma per istrada pensava: - Perch dovrei credere che lo fosse, se non lo era?
Rivide dinanzi a se quell'inverno quando aveva gettato una palla di neve sulla testa calva del Padre. Servendosi della memoria come di un canocchiale, si riport davanti agli occhi quella testa. -  lui - disse Pieter - se no,  suo fratello! - Convinto torn indietro e bum, bum, bum! lasci cadere decisamente il picchiotto, ancora, ancora - e dentro nel corridoio parve che le pareti si scrostassero per lo strepito.
Il Padre portinaio stupito aperse la porta. - Che cosa succede? Che cosa succede? domand quell'uomo roseo da dentro la sua barba bionda come il sole.
- Subito, subito padre Cornelis - ansim Pieter.
- C' qualcuno che vuole l'olio santo?
- Fosse solo quello! Non  per qualcuno che vuol morire, ma per qualcuno che vuol cominciare a vivere. Ditegli per favore che  per incarico del suo amico, del curato di Bruegel; il resto lo sa gi; ditegli solo che c' il corista in persona!
Il Padre si allontan accompagnato dallo strepito delle sue numerose chiavi. In fondo al corridoio, dietro ad una candela accesa, c'era un'imagine della Madonna.
- O santa Madre di Dio - supplic Pieter - aiutami a mentire un pochino, cos sar salvo e non ti molester pi. - Ed ecco ritornava il portinaio insieme con padre Cornelis.
- Caro amico, che commissione ti ha dato il curato di Bruegel?  malato? Devo tenere una predica? Come hai fatto a trovarmi qui? Sono arrivato solo ieri dal mio chiostro di Gand! - e tutto contento si freg le piccole mani.
- Dunque, il signor curato mi disse: Troverai certo padre Cornelis ad Anversa o a Gand. - Mi manda da voi. Vi dir il perch. Mia madre  morta... Vi ricordate che vi ho tirato una palla di neve in testa...
- S, s! Ah, sei quel ragazzo che sa disegnare cos bene?
- La faccenda marcia - pensava Pieter.
- Mia madre in seguito alle vostre parole si  ficcata in testa che io dovessi diventare un grande pittore e, se non ve la prendete a male, me lo son messo in testa anch'io. Per fortuna il patrigno  in prigione e le ultime parole di mia madre prima di morire furono: - Va da padre Cornelis che, come ha promesso, ti mander ad Anversa ad imparare da un pittore. - Il curato di Bruegel aveva scritto una lettera per voi, che io avevo messo insieme coi miei disegni; ma, mentre dormivo in un carro coperto, dei vagabondi mi hanno rubato tutto ed anche i vestiti per di pi, cosicch ero bell'e contento che mi avessero lasciato un paio dei loro stracci. Ed ora sono arrivato da Bruegel, ho camminato per cinque giorni. Il curato di Bruegel spera vivamente che farete di me un bravo pittore.
Padre Cornelis aveva ascoltato con simpatia, ma poi si gratt la testa pelata. - Ma, caro amico, - protest - perch avete dato tanta importanza alle mie parole? Mi sembra persin strano di averle dette! Io non capisco niente di pittura. E perch non mi avete scritto prima? Io sono di Gand... Non conosco nessun pittore qui...
E guard il Padre portinaio. Questi disse: - Noi abbiamo qui padre Alessio, che si occupa molto di costruzioni e che  sempre in rapporto con questa gente; ce n'era appunto l uno...
- Vieni, andiamo da padre Alessio - disse padre Cornelis, quando osserv il volto triste di Pieter. Pieter non faceva la commedia, ma sapeva che il suo volto non era in grado di esprimere la grande tristezza della sua anima e perci lo aiutava un pochino.
Padre Alessio era nella sua cella e studiava un disegno di costruzione alla luce della lampada ad olio. Era un Padre giovane, slanciato e vivace, con un sorriso silenzioso sulla bocca. Dopo aver ascoltato devotamente il padre Cornelis e sempre pi commosso per gli sguardi supplichevoli di Pieter, disse: - Domani ti porto dal pi grande pittore di Anversa, dal mio amico Pieter Coecke. Peccato che tu non abbia nulla da mostrargli!... Ma aspetta! Mi viene un'idea. Forse puoi pernottare qui? Se il Padre guardiano permette... Gli domander subito. Allora ti dar carta e matita e tu questa sera puoi disegnare ancora un poco, poich Coecke non prende il primo venuto. Egli  pittore di corte dell'Imperatore. Poi dando un'occhiata agli abiti di Pieter: - In solaio ci deve essere ancora il vestito di un Padre che  morto.
Pieter non pot pi trattenersi e tra le lacrime baci le mani del Padre.
Era una piccola cella bianca, in cui ci stavano solo un letto, un tavolo, e, appesi al muro, un crocifisso e un S. Francesco. Gli diedero panini imbottiti, un pesce in carpione, un piccolo boccale di birra, una matita, un rotolo di carta ed una grossa candela da processione.
In quella luce rossastra egli sedette al tavolino e disegn tutta la ricchezza del suo cuore, il contenuto della sua vita, si abbandon completamente all'impulso della sua intima vocazione. Con la lingua tra i denti, disegnava con tale ardore che le magre spalle gli dolevano. Ci si butt dentro a capofitto, e disegnava rapidamente, febbrilmente, appassionatamente. Gli dispiaceva di non poter far pi in fretta. Lavorava meglio che poteva, con molta cura, con linee decise, energiche e con grandi piani, a cui dava forma con un po' di ombre. Pensava soprattutto al quadro del Bosch, alla sua forza, alla sua incisivit e semplicit. Tutto quel che disegnava era fatto secondo quel gusto.
Di tanto in tanto levava lo sguardo supplichevole a San Francesco o al Crocifisso. E disegnava sulla carta: i cavalli, il patrigno, una cicogna, il villaggio sotto vari aspetti, il quadro del Bosch, dei Grassi, dei Magri, processioni, fiere, visioni dell'Inferno, tutta la sua vita, il suo dolore, il suo corruccio, la sua fede, la sua paura, tutta la sua anima. Disegn l'uomo che era stato portato via dai mercenari, la vecchia donna che sveniva, Contrabbasso-furioso che predicava per poi tradire la gente, e Jan Nagel che conciava il viso del macellaio. Sfogliava tutto il suo cuore. Era come un bocciolo di rosa, in cui inconsciamente c' gi il fiore che diverr poi, ancora giovane e ripiegato in s, ma gi tutto formato.
Fuori la neve continuava a cadere sottile e lenta. Uno degli scuretti interni era rimasto aperto e lasciava vedere come la neve si accumulava a cuscinetto dietro ai piccoli vetri verdi. Non aveva tempo di guardare; i panini rimasero intatti; la birra divent stanta nel piccolo boccale di stagno. Pensa a Veronica e disegna i monti ed il paesaggio che ella aveva tanto bramato.
Sul tavolo ed in terra si accumulano i disegni. Disegna febbrilmente, ininterrottamente per tutta la notte. Sono forse le ore pi sacre della sua vita, il maturare del suo cuore, una cerimonia sacrificale. Se non riesce, indietro di nuovo dai maiali!
D'un tratto nel nuovo giorno ancora buio risonarono le campane del mattino; tutto il chiostro ne echeggi. Allora Pieter salt su e supplic alzando le mani arrossate: - Ti prego, fammi diventare un pittore!
Attraverso il buco della serratura una voce profonda disse: - Lo diventerai, e anche grande!
Pieter s'irrigid di paura, ma padre Alessio entr ridendo: - Ora mostrami da vicino i disegni, perch dal buco della serratura non si vede tutto.
Era una casa larga, di mattoni rossi, con archi a sesto acuto e con spioventi e gradini. Dopo aver aspettato nell'ingresso, un servo zoppo con un grembiule bianco li guid attraverso le stanze riccamente ammobiliate del signor Coecke. A Pieter quasi uscivano gli occhi fuori dalla testa. Era una serie di quattro camere con quadri appesi alle pareti tapezzate di cuoio dorato, con stipi riccamente intagliati, su cui stavano vasi di Delft, con tavole pesanti, morbidi tappeti e fuochi di legna scoppiettanti nei larghi camini sostenuti da cariatidi. Dalle alte finestre slanciate, decorate di scudi e di scene variopinte, entrava la chiara luce dal cortile coperto di neve. Alla fine di quelle preziose sale c'era una larga scala con tende di damasco rosa, attraverso le quali filtrava una dolce luminosit. Si udivano suoni di cetra e canti insieme.
Quando furono giunti lass, in piena luce, Pieter not su una piattaforma girevole una donna che, avvolta di veli e di fiori, giaceva in una grossa conchiglia e serviva di modello a giovani pittori. L'ud ridere forte e intu subito che rideva di lui o, forse, del padre Alessio, si disse, per consolarsi. Otto giovani signori vestiti di velluto e con gorgere inamidate dipingevano, leggevano ad alta voce oppure sonavano la cetra. Regnava l una bella confusione di ogni genere di modelli da dipingere, di opere classiche, gonfaloni, armature, tappeti, vasi, grandi quadri e disegni.
Il "Piede-zoppo" li guid ad una tribuna e l dietro uno schermo di cuoio dorato e di pesanti tappeti orientali, in mezzo a mucchi di cuscini, di bricchi arabi e di armi dei Mori, elmi, archi, spade e scudi, sedeva il signor Coecke vestito da turco, di seta verde color raggio di luna, con un turbante con penne sul capo, una sciabola ricurva al fianco, e dipingeva l'"Ultima cena".
Il quadro era disegnato molto netto, con colori e forme secondo il gusto italiano, pieno di movimento teatrale, con molto slancio nei gesti e nelle pieghe; le parti gi terminate erano rifinite e leccate.
- Qui non hai niente da fare - pens Pieter. - Se non fai in modo di uscirtene dalla porta, ti cacceranno via dalla finestra.
Il signor Coecke aveva un volto largo, con una bruna barba ricciuta corta e quadrata, dei lunghi baffi orizzontali, un naso diritto, zigomi sporgenti e rossi e occhi penetranti sotto la fronte rugosa. Tutto in quel volto era architettonicamente esatto, ma nei suoi occhi acuti c'era qualcosa di diffidente, di supplichevole ed incerto.
Offr ai due ospiti una piccola seggiola araba, ma, dopoch padre Alessio ebbe salutato, presentato Pieter e descritto la sua foga disegnatoria, il Coecke corrug ancor pi le sopracciglia.
- Di Bruegel?
- S, signore.
- Eri corista l?
- S, signore.
- Abitavi dal curato?
- S, signore.
- E hai lasciato l dei disegni?
- S, signore.
- Un momento, per favore.
- S, signore.
Pieter ebbe paura. Ora sarebbe saltato fuori che il curato non sapeva nulla di tutta la storia.
Il Coecke prese da una scatola una lettera e, dalla lettera, alcuni piccoli disegni.
- Li conosci?
- Li ho disegnati io - disse Pieter, guardando con stupore e con paura il Coecke che faceva domande come un giudice di tribunale e si comportava come un mago.
- Il signor Pastein mi ha scritto di te quando, qualche tempo fa, pernott dal tuo curato, - disse il Coecke. - Perch non sei venuto prima? Perch il tuo curato non mi ha pi dato tue notizie?
Pieter non sapeva che cosa dire e soprattutto non ci capiva nulla. - Ero in viaggio, signore.
- Ed ora il curato ti ha mandato qua?
Questa era una domanda insidiosa e Pieter imperturbabile disse: - E padre Alessio mi ha condotto qui.
- Hai ancora certo degli altri disegni? - il Coecke li osserv attentamente. - Non c' male non c' male, ma devi ancora imparare molto, mio caro.
-  proprio quello che io vorrei, signore, quanto  possibile e il pi in fretta possibile - os dire Pieter.
- Io ho gi troppi allievi - disse il Coeke - questi giovani mi pagano venti fiorini al giorno. Ti prender come garzone e cos potrai imparare il segreto delle tinte. Siamo d'accordo, padre Alessio; ho bisogno di un paio di garzoni cos. In tal modo il giovane a poco a poco s'impratichir dei colori e dell'arte. La signora Verhulst, mia moglie, si servir di te per le sue miniature; allora tu avrai vitto e alloggio e la paga dipender dal tuo lavoro.
A Pieter spuntaron le lacrime agli occhi: era andata bene. Vedendo che il Coecke rivolgeva uno sguardo interrogativo a padre Alessio, Pieter vergognato rise e disse: - Ho pensato a mia madre, signore.
- Bene, bene - disse il Coecke - da me imparerai a disegnare in tutt'altro modo. Guarda questi cavalli, queste fattorie, questi uomini:  tutto visto troppo con occhi da contadino, troppo gotico. Devi diventar moderno. Guarda - esclam tenendo un disegno col braccio teso - ma guarda, non  Jan Nagel?
- Signore, l'ho visto ieri quest'uomo, quando si  battuto cos, - disse Pieter.
E il Coecke cominci a ridere di cuore: una bocca tonda nel volto quadrato! - Magnifica! Magnifica! Jan Nagel! Jan Nagel!
- Lavora qui - disse padre Alessio a Pieter stupito.
- S, egli riproduce sulla tela gli abbozzi dei quadri - disse il Coecke e ricominci a ridere.
In quel momento sbuc fuori da dietro ai tappeti il servo zoppo con una bimba che strillava. - Maestro - disse porgendo la bimba al Coecke - n io n la signora riusciamo a quietare Maria.
- E dov' la ragazza?
-  andata a prendere la carne, maestro.
- Ed io ho visite, sempre la stessa storia!
- Maestro, l'ho detto alla Signora; ma ella pensava che il Padre l'avrebbe scusata, poich Maria quand' col Padre sta buona e il Padre sa come prenderla. La signora  occupata a miniare - sta facendo le pinne nasali di Proserpina - una cosa molto difficile! - diceva.
- Come si fa a lavorare? - rise il Coecke prendendo volentieri la bambina - tutto il giorno ricevere visite, dar lezione, scriver lettere, intervenire alle adunanze e per di pi far la bambinaia per colpa delle pinne nasali di Proserpina! Ma io me la mangerei, la nostra Maria!
E si strinse affettuosamente la bimba contro le guance. - Non  un modello per un Ges Bambino di Raffaello, con gli occhi azzurri e i riccioli d'oro? - esclam. Sollev in alto la bimba che ora cantava e rideva e batteva le manine. - Ma ora via! disse il padre felice - Vieni a dar la mano al Signor Padre e anche qui al Signore! Il mese scorso faceva i primi passi e ora si arrampica su da sola! Vieni, d la manina al Padre!
E la bimba venne maliziosetta dal padre Alessio, gli batt sulla grossa mano aperta, poi and da Pieter e gli porse la manina. Egli le fece le boccacce ed ella sogghign e indic la penna che aveva sul cappello. Egli sollev Maria, poi si abbass perch potesse arrivare a toccare la penna ed ella si fece una gran festa di lisciarla e di tirarla.
Il signor Coecke rise contento e poi disse al Padre e a Pieter: - Stavo dicendoti che devi diventare moderno, cio devi rendere omaggio alla bellezza dell'uomo, come io l'ho introdotta per primo nel nostro paese, prima di Bernard von Orley, che crede di essere stato lui a farlo. Io ho parlato con Michelangelo, con Raffaello e con Leonardo da Vinci, i pittori pi grandi di ogni tempo. Quelli sono umanisti! Questo  umanesimo! Cio: vedere la divina bellezza dell'uomo, la bellezza di tutte le cose. Sapete che cosa mi disse Michelangelo? Egli disse: - Il gotico va bene per le donne.
Naturalmente Memling e van Eyck sono dei buoni pittori - ma non hanno visto la bellezza, la flessibilit, l'armonia del corpo umano. Che specie di Eva  quella che ha dipinto van Eyck? Non  nulla. Proprio un bel nulla! Essa dovrebbe essere la soave e rigogliosa madre dell'umanit, al cui seno tutte le stirpi della terra guardano con lode ed ammirazione. Cos intendo Eva! Ma i gotici hanno ricoperto i loro uomini di pesanti pieghe oppure li hanno perduti in sogni diabolici come quell'originale del Bosch - essi hanno disprezzato la vita!
Egli tir la tenda per attutire le chiacchiere e le risate rumorose dei discepoli. Frattanto Maria aveva tirato via la penna dal cappello e se la cacciava ogni volta nella boccuccia e poi con quella dipingeva il volto di Pieter.
Ma tra due pennellate di Maria, Pieter, che non sapeva ancora nulla degli umanisti, ma amava molto il quadro del Bosch, come se fosse stato suo, os domandare: - Signore, non trovate bello il Bosch?
Il Coecke estrasse la sciabola ricurva; Pieter incass la testa fra le spalle: - Faremo vacillare le tue predilezioni per i Gotici - disse il Coecke.
Una porta fu sbattuta violentemente e sotto nella sala si lev una voce irritata. Il maestro Coecke salt su ed aperse le tende: c'era l Jan Nagel che apostrofava i discepoli e la donna: - Volete una buona volta chiudere il becco? Prima si suona uno strumento musicale come a casa mia se ne trovano a dozzine in terra, poi si sente baccano e stupide risate tanto che non si riesce a dare una pennellata! Io voglio tranquillit! Se non c' tranquillit, per oggi io pianto il lavoro!
Per il Coecke era difficile proibire qualcosa ai nobili signori, perci disse prudentemente: - Per favore, un po' pi quieti, cercate una volta di attendere al lavoro, d'inverno vien scuro cos presto.
Jan Nagel se ne and brontolando, ma il Coecke gli grid: - Vieni un po' qui, Jan, vorrei mostrarti qualcosa!
Jan venne brontolando, dondolando le spalle, con le mani in tasca ed aspett in silenzio con una piega irritata intorno alla bocca:
- Il lavoro non va avanti - brontol.
- Guarda un po' qui! - disse il Coecke.
Jan guard il disegno con i suoi tristi occhi azzurri. - Chi l'ha fatto? - domand secco.
- Questo giovane che verr da noi come garzone.
- Ti sei trovato l?
- S, signore - disse Pieter, mentre Maria gli tirava i capelli. - M' parso cos bello quello che avete fatto l.
Jan Nagel punt l'indice contro Pieter.
- Se mi ascolti, io far di te qualcuno! - e gesticolava col pugno in aria. - E qualcuno di grande! Accidenti! Accidenti! Neppure molti tra i grandi riescono a disegnar cos!
Pieter lo guardava pieno di rispetto e di gratitudine. Maria s'era fatta d'un tratto silenziosa: lo stava inaffiando. Il Coecke e il Padre risero di gusto e Pieter disse lieto ed intimidito: -  la benedizione!
Stava arrivando in quel momento il servo zoppicante: - Maestro, c' il Sottosegretario di Sua Maest l'imperatore Carlo con due nobili spagnoli.
Il Coecke balz su tutto turbato e allarg i tendaggi perch di lontano lo si vedesse dipingere. - Presto - grid - presto! - rivolto a Pieter: - Tu in cucina con la bambina! - al Padre: - Buon giorno, Padre, torni dopo, oppure, meglio ancora, verr io stesso da lei! - a Jan Nagel: - Va, va o resta! - e ai discepoli: - Il modello in posa! Dipingere!
In un attimo tutto fu in ordine e scomparve quello che doveva scomparire - e il Coecke dipingeva.
Pieter andando nella cucina, che odorava di lardo con le uova, si fece un segno di croce e baci con gratitudine le guance di pesca di Maria.
Jan Nagel col permesso del Maestro Coecke, aveva fatto visitare a Pieter la citt di Anversa. E questi non si riaveva dallo stupore. Giubil quando vide la Schelda con lo splendido e variopinto brulicho di migliaia di navi, galeoni e piccole galee, che odoravano di guerra e di terre lontane. Aveva sospirato per la bellezza di molte opere d'arte negli studi dei pittori, nelle chiese, nei chiostri e nelle abitazioni private, ma soprattutto l'aveva incantato la chiesa di Santa Maria col suo campanile: questo era come un pizzo fatto dal sole.
- Non si potrebbe fare una candela pi bella per la Madonna! - disse.
E quando si aggir nell'interno, alto, a sette navate, come tra le canne di un organo, e poi alla luce delle paradisiache vetrate si ferm dinanzi alla splendida "Messa al sepolcro" di Quinten Metsys, come dinanzi al pi grandioso sorger del sole, che mai vi sia stato, per l'ammirazione gli tremolarono le lacrime negli occhi e disse con voce soffocata: - Qui ci ha messo la mano Dio e perci questa Chiesa  cos bella!
Ma quando vide nella collezione di un mercante italiano varie opere del Bosch, tutte le Diavolerie, le Tentazioni di Sant'Antonio, Purgatorio e contadini, il cuore di Pieter si squarci e rabbrivid per quelle visioni.
- Devo dipingere cos! e lo posso!
L'aveva completamente sconvolto; ne era malato, non vedeva pi altro e parlava solo pi di quell'arte. Ma d'un tratto Jan Nagel disse: - Mi hai seccato col tuo Bosch. Anch'io lo considero uno dei pittori migliori, ma tu non sei ancora in grado di capirlo. Lo vedrai solo pi tardi, quando saprai dipingere, perch, stammi a sentire. - Tu guardi troppo al contenuto: questo non significa nulla.  proprio lo stesso che tu dipinga una cosa o un'altra: carni femminili, uova, pesci, frutta, paesaggi, tumulazioni, diavoli, Sant'Antonio o angeli - se  ben dipinto  bello. Pensieri, sentimenti, mistica e tutte le ciance che si fanno in proposito sono scempiaggini che si scrivono nei libri. Una buona mano! Una buona pennellata! - questo ci vuole!
-  sottinteso - disse Pieter prudentemente - che tutto deve essere dipinto bene, ma un angelo creato con la fantasia e dipinto bene vale di pi che un bricco crepato, che sia dipinto bene.
- Quand' ben dipinto anche il bricco  un angelo! - disse Jan e, eccitato, si cacci le dita tra i capelli rossicci.
Pieter non sapeva e non osava rispondere.
- Ma ti dir di pi - continu Jan Nagel ad alta voce, senza badare che la strada era piena di gente, perch era finita la Borsa, e le sue dita ballavano in aria. - Vedi quella testa di pesce marcia l nel rigagnolo?  una cosa che mi ripugna - il pesce non mi piace - ma, ben dipinta,  altrettanto mistica quanto un angelo e ancor di pi, se  dipinta meglio. Mistica significa: sapere! Mistica significa: imprigionare Dio nel colore! Che cosa m'importa dei santi color lampone del Coecke e delle sue Veneri di porcellana, se essi non sono bene imprigionati nel colore? S, imprigionati! Noi pittori imprigioniamo! Noi imprigioniamo Dio nel nostro colore, come un Santo imprigiona Dio con le sue preghiere; e a Lui questo piace! E io ti dico e torno a dire: - Un buon pittore  un figlio di Dio!
Giunsero nella via stretta e buia del Quartiere di Sant'Andrea, quando gi imbruniva. D'un tratto Jan Nagel disse: - Ora ti ho mostrato quasi tutto quello che c' da vedere qui. Ora andiamo dal mio amico Rompicapo:  un fabbricante d'oro, un alchimista, che un giorno o l'altro brucer sul rogo. Seguimi!
Pieter lo segu in una viuzza. L tutto era bagnato e poltiglioso di guazza e grosse gocce cadevano dai tetti.
- Qui , purtroppo, una birreria abbandonata, per mancanza di acqua buona - disse Jan Nagel, quando entrarono in un cortile dove erano sparse travi e pietre e c'era un paio di pali in rovina. Jan Nagel buss a una specie di porta di stalla. - Qui abita il mio amico Giuseppe Rompicapo.
Aperse un uomo giovane, piccolo, gobbo: puzzava di fumo, sembrava nero come un moro e aveva dei grandi occhi stupiti con molto bianco.
- Il Maestro Neptusurio  in casa? - domand Jan Nagel.
- Le stelle hanno voluto che trovaste il maestro - disse l'ometto gentilmente con una debole voce chioccia.
- Bene, ringraziate le stelle e dite al maestro che sono qui con un giovane amico, che vorrebbe conoscerlo.
Essi seguirono il giovane che li precedette con le ginocchia cascanti attraverso due stanze vuote e poi giunsero in una stanza bassa, male illuminata, tutta odorante di fuliggine. Trovarono Giuseppe Rompicapo in mezzo a un guazzabuglio di bottiglie, bricchi, storte, imbuti, vasi, libri, clessidre, legna ed apparecchi di distillazione di ogni genere. Stava leggendo un libro e nel frattempo rimestava una pentola posta su una piccola stufa. Il gobbo dovette tirarlo per la manica.
Egli salt su irritato, ma quando vide Jan Nagel il suo volto assunse un'espressione festosa ed egli salut piamente.
- Fratello - disse con una voce come annebbiata dal troppo amore, e salut anche Pieter - posso chiamare fratello anche lui?
- Perch no? - disse Jan Nagel - la gente, che conduco io,  brava gente.
Egli tolse la pentola dalla stufa fumosa e si avvicin a loro. Era un uomo pallido, magro, con una mezza barba - l'altra met era stata strappata via coi denti - e occhi azzurri sfuggenti.
- Oggi non verr con te, Jan Nagel, perch sto per trovare l'oro con un'altra formula, ma sempre, s'intende, col numero sacro sette.
Il gobbo aguzz subito le orecchie per non perdere una parola e i suoi occhi bianchi brillarono nel volto nero; egli dimentic di vagliare i carboni.
- S lasciate che vi chiami fratelli perch siamo tutti gocce di un solo e dello stesso Dio che noi vestiamo della stessa materia e la vostra  lo stesso etere solo che esso ha diverse vibrazioni, differenza che dipende da una pi ardente vita in Dio - disse Giuseppe Rompicapo assai in fretta, ma chiaramente e con convinzione, senza esitazioni n brancolamenti, come l'acqua scorre gi dalla cannella.
Parlava senza virgole, senza punti, senza punti interrogativi o altro. Tutto quello che diceva aveva un principio ed una fine, ma in mezzo non c'era altro.
Sedettero chi su di una cassa, chi su un barilotto. Giuseppe cacci le mani nelle ampie maniche del suo talare roso dalle tarme, che era orlato di pelliccia logora.
- S fratello - disse a Pieter - vedo dalla luce che irraggia da te che non sei ancora iniziato. Dio arde in noi: questo significa che il fuoco si avvolger sette volte di carne e sangue; sette volte torner indietro: cos fa due, poi se qualcuno vive ancora nel peccato e nelle cattive brame in lui verr spento il fuoco cio l'inferno e Dio  il grande Architetto, costruisce con la stessa materia l'etere che in ciascuno ha diverse vibrazioni grossolane o fini o silenziose o sonore.
Mi capisci l'oro  della stessa materia del piombo ora ascolta bene oro e piombo sono la stessa cosa, soltanto le vibrazioni sono settemila volte diverse, sette, il numero sacro, capisci stupidone? Perch ci sono sette giorni nella settimana, la chiave per ogni segreto  sette, dammi il numero sette ed io piego il mondo come un fazzoletto, prendo del piombo gli faccio raggiungere nel fuoco le vibrazioni necessarie aggiungo un po' d'oro ed ancora qualche cos'altro che non dico e da una libbra di piombo ho fatto una libbra d'oro, faccio tanto oro quanto voglio creo mondi con i numeri evoco gli spiriti attorno a me brulicano gli spiriti, guardati attorno e vedrai Giove ed Elena.
Se io pronuncio il sacro numero sette con le vibrazioni necessarie allora tutta la casa vacilla da ogni pietra vengono centomila spiriti, tu pensi certo che il diavolo sia grosso come un uomo, sulla punta del mio mignolo possono starne seduti due, se io pronuncio rettamente il numero sette, allora tu non mi vedi pi senti solo pi il mio respiro.
Io faccio unguenti e olio, ma questo  per la gente e per guadagnare un po' di denaro e io guarisco tutto, di questo racconter pi tardi e faccio l'oro per liberare il mondo dal bisogno, ma poi faccio ancora qualcos'altro, nessuno lo sa, io te lo dir, la pietra filosofale che  in me, non in qualche pentola, cio la fiamma, il fuoco, la scintilla dell'Architetto, ossia dominare il corpo, ossia raggiunger la pace, nessuna gioia pi, odio, paura o ira o dispetto, l'armonia delle stelle, dominare il destino; io non esagero, se dico che io qui sono nella mia settima vita e non sono uno spirito, io sono in realt nella quinta vita, ma grazie alla volont alla concentrazione e all'iniziazione, io ne ho saltate due, la materia  vinta.
Io posso dirlo  perfetto per me sulla terra, non ho pi nulla da cercare, ma piuttosto per far progredire gli altri, cos, come faccio con questo amico, che  nella sua quarta vita, ancora di quest'anno lo faccio entrare nella quinta, io ho la pace che nei libri si chiama il Silenzio del Grande Cigno, cio la Santit.
Allora l'ometto gobbo s'inginocchi, baci il talare spelacchiato e disse: - Maestro, io far tutto! Comanda, comanda, aiutami affinch io raggiunga la quinta vita, tienmi nella sacra luce dei numeri; io ti ho dato il mio denaro: salvami dai miei peccati!
Le sue parole supplichevoli rivelavano la sua paura. Giuseppe gli accarezz i lunghi capelli neri come pece e disse nello stesso tono di prima: - O Santa Pace, Fuoco Serale che arde sul colle.
Accanto alla stufa si aperse una porta ed una donna malata e scarna, gialla sotto il fazzoletto che le avvolgeva il capo, con un bambino in braccio ed un altro attaccato alla sottana, entr e mendic: - Giuseppe, puoi darmi un po' di soldi? Nel Chiostro-dei-bianchi-Signori ci si pu iscrivere per il mal di denti ed io ho di nuovo tanto male.
- Come? - disse Giuseppe saltando su, non gridando, ma solo accentuando ogni parola - con questo bruciare il mal di denti tu impedisci alla tua anima di diventare d'oro e fai scomparire l'oro nel vaso dell'elisir di lunga vita, io non ti d nulla, io stesso non ho nulla.
E rivolgendosi a Jan ed a Pieter: - Io mi fracasso a far unguenti per guadagnare un po' di oro per trasformare il piombo in oro ed ella viene a mendicarmi il denaro per Sant'Apollonia sopportalo, non sentirlo, semplicemente cos, tu non aiuti il piano di Dio e tu arrivi pi rapidamente alla terza vita, perch ora sei solo nella seconda.
I suoi occhi erano iniettati di sangue e le vene gli sporgevano dalla pelle come cordoni.
- Taci, pazzo - grid la donna - con il tuo oro, presto io avr in braccio un bimbo morto. Che cosa m'importa del piano di Dio? Dio  buono, ma tu sei un pazzo: se Dio ci fa arrivar qualcosa con la sua mano misericordiosa, tu lo fondi, pazzo, pazzo!
Allora fu preso da una furia: gesticol e rovesci un bricco. Il gobbo si rannicchi spaventato dietro ad un barile e la donna gli drizz contro il pugno con disprezzo: - Eccolo l! Parla di pace e scoppia d'ira!
Allora Giuseppe divent cos furente che fracass un grosso otre. - A che cosa serve la pace - disse egli - se mi irritano continuamente, via, via, via, se no ti spacco la testa donna miserabile.
- Fermati, mio caro - grid Jan Nagel afferrandolo per il colletto - vieni, andiamo a bere un bicchiere di birra; presto, vestiti!
Lo spinse nella stanza e cacci in mano alla donna alcune monete. Giuseppe torn subito vestito, o meglio, dopo aver cambiato il talare bruno con uno verde.
- Venite, andiamo via da questo ciarpame materiale.
L'ometto gobbo gli si gett ai piedi: - Maestro, posso leggere i misteri dell'Ambrosius?
Giuseppe riflett e poi disse solennemente: - S, ma non gli altri libri! - E sollev il mento del servo e lo guard fisso negli occhi, cosicch l'altro chiuse i suoi. E prima che i tre fossero usciti, l'ometto sedeva gi alla finestra e sfogliava avidamente un grosso libro.
- Quest'uomo ti ha sacrificato il suo patrimonio - disse Jan Nagel con un certo rimprovero.
- In onore di Dio - rispose freddamente il Maestro. E poi disse a Pieter: - Fratello tu devi capire che io non ero irritato con mia moglie, facevo cos solo per farla andare via, posso farlo anche con la magia, ma con quelli del mio sangue non la pratico, non vogliamo andare al "Cavallo bianco"? l hanno la birra buona.
Tutto quello che Giuseppe narrava faceva una profonda impressione su Pieter. Era cos nuovo, cos enigmatico, indeterminato ed attraente!
- Sto quasi per crederci anch'io - egli pensava. Continuavano a camminare tutti e tre uno dietro all'altro.
- Credete a quello che dice? - domand Pieter a bassa voce.
- Non interrogarmi mai pi su questo - disse Jan Nagel, freddo come il vetro.
La taverna era annerita dal fumo, l'ostessa giovane con le fossette nelle braccia. Sui tavoli furono posati i boccali spumeggianti; le candele gialle ardevano nel nero candeliere di ferro.
- Beviamo alla buona Anversa - disse Jan Nagel.
- Aspetta fratello - propose Giuseppe - Pieter, giovane fratello, non devi stupirti che io venga qui a bere la birra,  una vibrazione della materia che io apprezzo, non per la birra, ma per il numero: noi viviamo di numeri ed io vengo qui per trarre in inganno la gente, perch dei solitari si sospetta facilmente, questo non attenua la fiamma in me, poich io ho raggiunto la tranquillit, la Pace del Grande Cigno e posso sempre ritrovarmi nel mio centro solitario il che costituisce la difficolt per l'uomo, in questo mondo Dio  degno di lode in tutte le vibrazioni della materia, perch sono le sue vibrazioni, ma restare sempre nel centro, restare indipendente dalle cattive brame, Dio  degno di lode in un fiore, nel ferro, nel piombo ed anche in questo braccio di Carolina. E baci la carne delicata, ma dalla sua morbida mano si busc uno schiaffo sonoro.
- Senti le vibrazioni? - domand Jan Nagel.
- Il bacio era oro, lo schiaffo piombo.
- Consolati - disse Jan -  la stessa materia. E ora - disse a Pieter - beviamo alla bella Anversa. Ma prima vorrei darti quattro consigli. Ora il tuo spirito  ancora fresco, tra poco questa birra lo far ballare. Perci diciamolo adesso prima che la malattia della birra di Anversa ti rallegri il sangue.
Giuseppe voleva dire qualcosa. - No, Maestro: taci finch non abbiamo bevuto; dopo potrai dire quello che vorrai!
E di nuovo si volse a Pieter: - Te lo dico ora con la testa calma, e poi tu potrai sempre pensarci con la testa calma. Se vuoi diventare un grande pittore ascoltami. Non impicciarti di politica -  una cosa che ti consuma le forze e ti impedisce di dire quello che pensi. Non occuparti di teologia; non curarti se Adamo avesse un ombelico o no e se il serpente abbia parlato o no - questo non servirebbe a farti dipingere meglio. Bevi quel tanto che ti permetta di conservare il buon gusto, e lascia stare le ragazze, soprattutto: lascia stare le ragazze. Questi sono i quattro consigli aurei di Jan Nagel. Li hai capiti? Non devi seguirli per far piacere a me. Te li ho detti solo per il tuo meglio. Li hai capiti? Poich domani comincia il tuo lavoro!
- S - disse Pieter.
- Allora cerca di seguirli e diventerai un grande pittore, lo sento! Beviamo alla bella Anversa e al suo novizio: Pieter Bruegel!
Levarono i boccali e li portarono alla bocca. - Mio angelo protettore, scivola con questa birra nella mia gola e porta via tutto quello che pu danneggiare il pittore! - disse allora Pieter Bruegel.
E bevve un sorso cos grosso che dovette prender fiato.
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DAL MAESTRO COECKE.
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Pieter sedeva nella sua stanza da lavoro, pulita come lo sono le stanze dei contadini, teneva in grembo Maria e dipingeva delle maschere per lei. Da quando la bimba, quattro anni prima, aveva strappato la penna del suo cappello, non era possibile staccarla da lui. Egli era diventato il compagno di Maria, le raccontava storie infinite, andava con lei a passeggiare e a cogliere fiori, la conduceva con s nelle sue commissioni, faceva disegni per lei, escogitava sempre nuovi giuochi e allegre trovate di ogni genere e la portava sulle spalle quando c'erano da vedere cortei solenni o processioni, rappresentazioni di zingari oppure navi che entravano in porto.
Oh! si era fatta cos bella, con molti ricci biondi, come se fosse nata con l'ondulazione, con rotonde guance di pesca, un nasino tondo e morbide fossette nelle mani, con ridenti occhi d'un azzurro puro, che splendevano come un mattino di primavera. Pieter talora la prendeva in braccio, se la stringeva contro le guance, su cui cominciava a spuntare una barba castana ed esclamava: - Mia buona bestiolina dolce! Ti mangerei! Mia dolce pera butirrosa!
L'affetto di quella bimba lo rendeva raggiante di felicit e di orgoglio. Se ne gloriava. Se la godeva, quando il padre e la madre Coecke pregavano Maria di restare con loro ed ella invece preferiva andare da Pieter. Ella mangiava persino con lui in cucina. Questa inclinazione della bimba gli conferiva ai proprii occhi una certa importanza e proprio di questo egli aveva bisogno; poich, mancandogli la consapevolezza del proprio valore, rimaneva timido, impacciato e solitario.
Volgari imbrattatele, dandosi dell'importanza, riuscivano a farsi accogliere nella Gilda di San Luca ed egli - malgrado le sue capacit, di cui conosceva la forza e la fecondit - passava inosservato, perch non metteva abbastanza in mostra il suo talento. Lo si considerava un garzone salariato, un figlio di contadini, che rimestava colori, tendeva tele, dava la prima mano alle assicelle, preparava i pennelli, sapeva copiare bene e faceva disegni molto caratteristici alla maniera di Hieronimus Bosch.
Spesso egli era scontento di s, perch gli mancava la forza che nasce dalla propria coscienza. Talvolta fingeva di averla. Ma dopo tre giorni non ce la faceva pi, e glie ne restava solo un po' di nostalgia. Solo Maria, la fanciullina bionda, con la sua simpatia faceva s che egli si sentisse contento.
Erano stati quattro anni di speranze, quattro anni pieni di lavoro, di pazienza e di coraggio, con ripetuti dolori di stomaco, che gli venivano ancora dai Grassi, egli diceva. Era stato un crescere continuo, lento, ma sicuro, come quello del grano, a cui contribuiscono autunno, inverno, primavera ed estate.
Pieter confidava che i frutti del suo lavoro gli portassero nuovo coraggio. Questo attendeva, mentre lavorava e sacrificava la sua giovinezza, che aspirava a paesi lontani e alla libert; poich egli era legato all'ordinamento della casa, gioviale, ma attuato rigidamente. Dormiva, mangiava e lavorava.
Erano buoni con lui! Poteva godere l'attraente piacere della neve e della pioggia, dell'autunno e del sole, sia in casa che in occasionali rapidi giri di commissioni, che lo conducevano fuori delle porte della citt. Egli aspettava e lavorava pieno di speranza. Quando si fosse impratichito del suo lavoro, sarebbe stato pagato meglio ed avrebbe potuto risparmiare per compiere il suo tirocinio - forse il Coecke non avrebbe preteso nulla - e cos diventare maestro della Gilda.
Diventare maestro! Essere libero nella propria arte! Quella era la sua speranza, la sua brama continua.
Faceva per il Coecke lavori minuti di ogni genere, poteva mettere di sua mano qualche particolare nei quadri - c'era molto lavoro - ed era difficile nel frattempo disegnare qualcosa per s, come avrebbe voluto: dal vero, a memoria oppure da altri quadri. Ma quasi ogni sera egli sedeva fino a notte nella sua camera da letto a disegnare o leggere al lume di candela. Le domeniche e i giorni di festa passava il pomeriggio a disegnare in casa o fuori, quando aveva libera uscita.
Cos si fece nella sua vita una confortante solitudine ed a lui giunse poco della nuova arte, sebbene ci si trovasse in mezzo. Essa non penetrava fino a lui, perch egli non la desiderava e non la desiderava perch non aveva per lui nessuna attrattiva. Tent qualche volta ma non andava. Tutti gli artisti ed i discepoli con cui per caso veniva a colloquio avevano la bocca piena dell'Italia, dell'arte moderna, della esaltazione dell'uomo. Ma egli vedeva tutti i peccati, le brutture, la realt dei poveri e degli storpi, che pur sono cos belle.
E sebbene una parte del suo cuore desse loro ragione, egli non poteva crederci, non poteva entusiasmarsene, non singhiozzarne, come avveniva per il Bosch, per il Metsys, per Geerten van St. Jans, per il Bles e altri.
- Non  un vero bene - diceva. Non partecipava volentieri a quei discorsi; lo annoiavano. Viveva silenzioso e ritirato, leggeva e lavorava ed oltre a Maria, i suoi unici amici erano: Jan Nagel, Giuseppe Rompicapo e il domestico Marus con il rosso viso da marinaio, un uomo che eccitava potentemente la fantasia di Pieter, quando narrava delle guerre a cui aveva preso parte per terra e per mare e che non poteva capacitarsi che Pieter, nelle ore domenicali libere, non andasse con lui a giocare a carte e bere birra, ma preferisse scarabocchiare figurine...
Su un pezzo di carta dipingeva maschere di se stesso, del maestro Coecke e di sua moglie, delle cameriere, del domestico e dei discepoli. Essi, dipinti a chiari colori, erano ben riconoscibili, e i difetti, che essi cercavano sempre di nascondere, erano messi in evidenza.
- Fa anche la maschera mia e di Jan Nagel - esclam Maria.
- No, mia dolce pera, non posso, perch n tu n Jan Nagel portate la maschera. - Jan Nagel ha solo un naso finto, perch son convinto che crede a Guseppe Rompicapo; io per fortuna non pi. - Ma Maria non poteva capire queste cose.
- Scendi dalle mie ginocchia e guarda le figure!
Se tuo padre sa che sto di nuovo giocando, succeder un putiferio. Ora che cadono le foglie ne dipinger qualcuna...
Il sole settembrino gettava un quadrato luminoso nella accogliente camera azzurrognola su libri, quadri, vasi, disegni, statuette e strumenti pittorici di ogni genere, tutti ordinati con garbo come da un giardiniere. Il cortile interno con una fontana di Nettuno e rose rampicanti attorno allo zoccolo delle statue greche e romane olezzava, come talvolta accade in settembre, come dieci botti di balsamo e il sole portava nella stanza il profumo a nuvoli interi. Mentre Maria guardava delle illustrazioni, Pieter lavorava ad un quadro cominciato. Esso rappresentava: Atteone, il cacciatore greco, che vede la bella Diana bagnarsi in uno stagno del bosco, vuol sorprenderla e perci viene trasformato in un cinghiale con un grosso corno, cosicch i suoi cinquanta cani lo divoreranno. - Meno male che i cani non lo sanno ancora e quindi non c' bisogno di dipingerli! - sospir Pieter.
Il maestro Coecke aveva fatto lo schizzo. Pieter lo aveva trasportato sulla tela ed ora dipingeva le foglie e gli alberi e l'acqua con le ninfee. Jan Nagel avrebbe eseguito, esultando per la gioia di dipingere, le due figure, fresche e vive, e poi il Coecke, vestito da turco o in qualche altro modo, avrebbe lavorato al quadro in presenza di visitatori ricchi e nobili, a poco a poco l'avrebbe lisciato e leccato come porcellana e rovinato la bella spontaneit primitiva, come allora si richiedeva, e cos avrebbe mietuto ampie lodi ed applausi.
Capitava cos con quasi tutti i quadri. Jan Nagel se ne stava lass sotto al tetto - egli voleva sentire il vento e vedere le nubi - e Pieter stava gi accanto alla cucina vicino ai buoni odorini ed a una cameriera rotondetta. Per fortuna ne arrivava sovente una nuova. Pieter pensava che Jan Nagel quattro anni prima gli aveva dato troppi consigli per poterli seguire tutti - specialmente quello che riguardava le ragazze. Non si poteva forse diventare un buon pittore, se di tanto in tanto, dietro una porta, tra due pennellate, si coglieva qualche bacio dal volto grazioso ed attraente di una cameriera? Egli li coglieva ad ogni occasione e non se ne trovava male.
Jan Nagel lavorava in soffitta, non poteva firmare col suo nome, era un operaio, un garzone, ma questo gli era indifferente! A lui interessava solo di poter dipingere, poter godere la sacra gioia del dipingere. Ma Pieter, mentre dipingeva il fogliame scuro degli alberi, diceva:
- Io voglio esser libero e maestro! Per Jan Nagel  un'altra cosa: a lui basta dipingere. Ma io voglio anche... s, non so, ma dipingere in altro modo. - E subito, come un fascio di mille cristalli, gli venivano in mente mille cose che avrebbe dipinto.
- Il maestro Coecke  buono e mi aiuter, anche se sull'arte non la pensiamo nello stesso modo. - Povero diavolo - mormor.
Il Coecke era un brav'uomo e un buon pittore, e sarebbe divenuto un pittore migliore, se ne avesse avuto il tempo. Ma non trovava mai la quiete, di cui il cuore ha bisogno per il suo sviluppo. Per lui non si trattava solo del lavoro, ma egli voleva tutelare la sua grande fama e procurarsene ancora di pi. Ma per questo doveva sorvegliare i lavori dei suoi discepoli, che erano da otto a dieci, provvedere ai nuovi schizzi e materiali e ricevere gli acquirenti: nobili, vescovi, prelati, cortigiani dell'Imperatore Carlo e questo stesso.
Teneva conferenze e pubblicava scritti su tutte le arti e sui suoi viaggi in Turchia, dove aveva imparato a tessere i tappeti, traduceva opere italiane sull'arte, disegnava vetrate e modelli per tappeti, faceva xilografie, acqueforti, viaggiava, doveva ricevere e fare visite, andare a cena qua e l, dedicava molto tempo alla sua toeletta, doveva essere ricco e vivere da ricco. E alla fama di essere il miglior pittore fra i moderni voleva aggiungere il titolo di barone o di cavaliere.
Per questo scopo aveva gi fatto molti sacrifici. Quando pensava a quel titolo, il collo gli si irrigidiva, la sua barba diventava pi quadrata e i suoi occhi guardavano fortemente di lato, come se egli si mettesse in posa per essere dipinto. Egli, un semplice borghese della cittadina di Aalst, con energia, tatto, talento, attivit, capacit d'adattamento e abilit di trattare con la gente, aveva fatto molta strada fino a diventare pittore dell'Imperatore Carlo!
C'era gente che lo esaltava per sincera ammirazione e altri, perch aveva un certo influsso a corte, quando si trattava di ottenere un buon impiego di stato. Altri al contrario crepavano di rabbia pensando al suo successo e gli dicevano alle spalle molte malignit. Ma egli aveva un gran buon cuore: gli dispiaceva di avere nemici, era buono con tutti, dimenticava tutte le malignit ed aiutava volentieri quando gli si chiedeva qualcosa. Nessuno immaginava quanto questo gli facesse piacere. E se lo si onorava come il pi grande pittore, gli si poteva chiedere tutto. Poich egli si era con dolore reso conto di non esserlo - e la lode attenuava dolcemente il suo dolore. Aveva avuto una giovinezza movimentata, alquanto malfamata; e, dove altri, vergognati, si erano ritirati, egli andava avanti con disinvoltura - n questo gli ostacolava il cammino verso la gloria.
Aveva tre specie di figli, per non menzionarne una quarta. Quando gli era morta la prima moglie, era andato a vivere con una concubina, che gli aveva regalato due bimbi. Dopo la sua morte prese, per bont, i bambini insieme con quelli della prima moglie, si spos per la seconda volta ed ebbe di nuovo dei figli, dei quali Maria era l'ultima. Si circondava dello splendore dei grandi nomi, di alti protettori e di lunghi titoli; sotto alle quali cose celava la coscienza del suo poco valore. Ma se qui riusciva a sommergerla, l essa tornava a riaffiorare come un tappo sull'acqua. Ne era indispettito. E del resto non aveva tempo. A questo egli attribuiva la maggior parte della sua debolezza e si rallegrava di averle trovato un motivo. Invidiava il suo servo Jan e il suo garzone Pieter, che, con una felicit cos raggiante, con tutta pace, potevano dipingere per tutta la vita.
Ma talvolta lo prendeva una profonda nostalgia dei colori e del pennello, e lo sopraffaceva talmente che arrivava a disdire una visita annunciata o mancava al pi splendido banchetto presso uno dei suoi amici, per lavorare poi fino a notte inoltrata.
- Non sono ancora un Raffaello - sospirava stanco.
Il giorno dopo sedeva di nuovo - e con piacere! - inguantato di bianco tra dotti, filosofi, diplomatici, fra titoli e banchetti, che addormentavano il suo dolore. La moglie, vestita di seta frusciante, lo accompagnava e perci piantava in asso le sue amate miniature. Egli le teneva molto care e le rispettava, ed ella stessa, una buona donna, che il Coecke amava molto e che era entusiasta di lui, le faceva volentieri per amor suo e per la dignit, a cui essa attribuiva molto valore.
Gli piovevano le commissioni di schizzi di tappeti e di vetrate, di quadri, ritratti, disegni, acqueforti e xilografie. Quel grande pittore famoso, che per mancanza di tempo non terminava quasi nulla da solo, faceva da solo le modestissime incisioni in legno. Allora si tirava indietro, gettava via il turbante e tutti i fronzoli e felice, come un pescatore domenicale che fa buona pesca, in manica di camicia intagliava, raggiante di felicit, figure di ogni genere nel legno. Questo gli procurava troppa gioia per lasciarlo ad altri. Ma lo faceva di nascosto. Si poteva sapere che lo faceva, ma non che ci provava tanto gusto. Perch una cosa simile disdiceva al pittore dell'Imperatore Carlo, che doveva diventare cavaliere, e lo avrebbe reso ridicolo.
Pieter sospir. Com'erano belli i Gotici in confronto a quel modo di rappresentare gli uomini: tutte le cosce lunghe uguali, tutti i nasi come fatti su misura, ogni occhio uguale all'altro, tutti grossi uguali: nessuno  mal riuscito, nessuno  impacciato! Essi escono da una scatola, cresciuti senza esser nati, senza una scalfittura, non presi e formati dalla natura e dalla vita. Viva la vita! Ma mentre Pieter dipingeva l'acqua e gli alberi, pensava al Dommel; gli giungevano profumi di erbe, i ricordi si spiegavano come rose che sbocciano, e si trovava in mezzo al suo villaggio! Gli stava dinanzi agli occhi. E in quella radura l egli dipingeva il mulino di Bruegel in lontananza e i salici, presso a cui essi deponevano i vestiti quando si bagnavano.
- Come stai, mio caro villaggio? - domand mormorando.
- Distrutto - rispose sussurrando, poich l'anno prima le truppe di Maarten van Rossum, che si aggiravano l intorno, lo avevano saccheggiato e avevano assassinato per met gli abitanti.
Da allora Pieter avrebbe voluto rivedere il suo villaggio, ma non ne trovava il coraggio, temeva di trovarlo troppo misero e continuava a rimandare il suo progetto. Vi sarebbe andato cos volentieri, non foss'altro, per visitare quel buon curato, che ora fortunatamente sapeva tutto di lui dalle sue lettere.
L'indomani gli avrebbe scritto che nell'inverno, quando ci fosse la neve, sarebbe andato a trovarlo per qualche giorno. Probabilmente aveva pensato a voce alta perch Maria disse: - Allora vengo con te.
Ma in quel momento entr il Signor Coecke pronto per la caccia con una giubba di fili d'argento e con stivaloni gialli scricchiolanti. Si precipit dentro nervosamente.
- Non mi lasciano in pace! - E a Pieter: - Ragazzo, ragazzo, la gloria  splendida, ma pesante da portare. Non c' nulla di meglio che far giocare per s i colori e le ombre! - E poi in tono di preghiera: - Il quadro deve essere terminato oggi stesso. Il Signor de la Viola vuole averlo domani nella sua villa al "Prato dell'ospedale" altrimenti non lo accetta pi. Lo appender ancora bagnato. E Jan Nagel non c' per dipingere le carni! Da due giorni non viene senza far dir nulla! Gli faccio cercare una modella per la dea del mare ed egli semplicemente non si fa pi vedere! Mi hanno raccontato che se le sono suonate, lui e la moglie, e, a quanto pare, ci ha rimesso un occhio, quel bel capo del tuo amico! E ora io ho il quadro sul gobbo! Nessuno dei discepoli che possa farlo anche solo approssimativamente; eppure non posso mancare a questa caccia: si fa sulla tenuta di caccia del Cardinale; Dio sa quanti nobili ci sono l! E il Cardinale  un acquirente cos buono!...
Camminava in su e in gi, osservava i disegni e i quadretti alla maniera del Bosch, che pendevano alle pareti - con disprezzo per il soggetto, ma con attenzione, esaminando la buona esecuzione.
- Babbo - esclam Maria - quando ci sar la neve, io andr con Pieter lontano, lontano!
- Senti un po' - disse il Coecke a Pieter, quasi supplicando - fallo tu! Tu sei capace; se vuoi, puoi farlo, dipingi in fretta e domani io ci dar ancora una passata e per mezzogiorno pu averlo.
- Prover - rispose Pieter alzandosi per la gioia e ringraziando il Coecke dell'onore.
- Bene, avrai due ducati - disse il Maestro ormai tranquillizzato - tenere Atteone ben bruno e lavorare Diana con ambra rosa e bianco, e sfumature azzurre nelle parti in ombra; la ninfa fuggente naturalmente meno luminosa di Diana...
- Bene, Maestro, - disse Pieter malizioso - le far dei bei piedi grassi.
- Ecco che vai di nuovo fuori strada - proruppe il Coecke levando in alto le braccia scintillanti d'argento - tiri di nuovo in ballo i tuoi Gotici con i loro scheletri, con la loro brutta verit? Vuoi diventare un grande pittore e non arrivi a capire la bellezza dell'uomo! Quello che nella vita non  bello, nell'arte devi evitarlo. E la bellezza della vita non  perfetta, noi artisti la perfezioniamo. Se non capisci questo, per tutta la vita macinerai colori, resterai un garzone e mesticherai le tele. Devi idealizzare... Che dici?
- Maestro, io osservo questa rosa, come l'hanno fatta bella la natura e il sole... essa  cresciuta, e guardate ora questa margheritina... non  forse bella anch'essa? E questo primo girasole? Che cosa volete di pi?
- Andare a caccia! - esclam il Coecke risolutamente con alterigia - e che tu mi finisca il quadro, cerchi una modella per la dea del mare e informi Jan Nagel che pu venire anche con un occhio solo per dipingere!
Dopo di che il Coecke diede ancora un bacio a Maria, chiuse la porta e scomparve.
Pieter cominci a dipingere le carni. S, s, il Coecke lo avrebbe aiutato a diventare maestro; quello era gi un gran passo avanti.
- Eppure io non cambier la mia maniera - disse.
Quando il quadro fu pronto e Pieter fu soddisfatto di come gli erano riuscite le carni, domand alla Signora se Maria poteva andare con lui da Jan Nagel. Poich la signora Coecke dava molta importanza alle convenienze e per quello che riguardava l'andamento della casa desiderava essere interpellata prima per tutto. Quando la si era accontentata, dava volentieri il suo consenso, per potersi dedicare alle difficili miniature senz'essere disturbata. In casa le volevano molto bene, perch aveva in s qualcosa di mite e di confidenziale. Era assai grassa, pacifica e nei ritratti, che il Coecke le faceva, riempiva l'intero quadro.
A Maria misero un vestito pulito, Pieter si slacci il grembiule, e cos se n'andarono insieme.
Quando Pieter e Maria giunsero al castello, delle donne benefiche davano del pane ai prigionieri attraverso le inferriate.
- Non guardare, piccola cara, non guardare delle cose cos inumane. Guarda quante navi!
L galleggiavano i galeoni, le galere e le navi da carico con i loro pavesi; tra l'una e l'altra ballava l'acqua e verso Austruweel esse stavano assiepate le una accanto alle altre ed aspettavano.
C'era l una selva di alberi pavesati, una citt che lentamente si muoveva sull'acqua. E il sole settembrino, tramontando, rovesciava l sopra tutte le tinte dei frutti! C'era odore di pece, di cannella, di pelli, di pepe, di noce moscata, di frutta. L tutte le parti del mondo scoperte da poco rovesciavano la loro ricchezza di colori e di profumi. Un potere magico, una brama dell'ignoto attiravano sempre la gente della citt verso l'acqua: l convergevano tutti i sogni; c'era un brulichio di mercanti, borghesi, garzoni, carri, fannulloni, rivenduglioli, marinai, bimbi e ragazze adescatrici.
- Qui si potrebbe disegnare! Qui ci sarebbe materia da disegnare! La gente e le navi! - sussurr Pieter. Ma doveva andar via.
- Vieni, andiamo da Jan Nagel, per vedere il suo occhio cavato, che probabilmente egli conserva in una scodellina.
Passarono per il mercato del pesce. Era marted. Era arrivato il pesce fresco per l'indomani e stava l nelle botteghe rovesciato in grandi mucchi con tutti i suoi colori. Oh bello! quei merluzzi bianco-grigi, simili a nubi d'ottobre, accanto agli sgombri striati d'azzurro, come cavalieri con corazza giapponese; e quelle triglie compenetrate della rossa anima degli alberi di corallo; le sogliole come un "batik" orientale, i dorsi delle aringhe come uno sguardo gettato nelle acque scure, e le loro pance di oro dai mistici arabeschi e tutti quei pesci di tutti i colori e di tutte le sfumature!
- Pezzo di tramonto - disse Pieter. - Ma guarda, Maria, come son belli questi pesci! Vien voglia d'immergercisi dentro! - Ma in quel momento not una giovane ragazza fiorente intenta a lavare e sbuzzare i pesci. Ella aveva le maniche rimboccate, le braccia nude morbide e rosee, mani rosse e umide per il maneggiare i pesci, un paio di gambe vigorose, e la curva del seno bianca come la neve. E che occhi vivaci, che riso sano!
- Una bella bimba di mille settimane, l'anima del mare! - pens Pieter pieno di ammirazione. Stava togliendo la sudicia pelle ad una misera razza e nello sforzo tirava fuori la lingua.
- Proprio come me - disse Pieter. Con uno strattone ella tir via abilmente la pelle verde ed allora apparve chiara e lucente come una luminosa aurora una fila di costole pulita, bianco-rosata. D'un tratto egli pens alla dea del mare. Dove avrebbe potuto trovare una modella migliore di quella ragazza lieta e fresca, come se proprio allora fosse emersa dalle canne e dall'acqua?
- D un po', fanciulla del mare - domand Pieter - non vorresti in cambio di denaro sonante posare da modella in casa del grande pittore, del maestro Coecke, per lasciar dipingere la tua bella pelle lustra su un quadro, come dea del mare?
- Prendi su questa pelle - grid la ragazza e sbatt sul volto di Pieter la pelle della razza.
- L'altro ieri un vecchio mi fece la stessa domanda. Io non so che cosa vogliono da me!
- Questa pelle me la porto via per serbarvi i miei colori - rise Pieter. - Dunque, quel Pelorosso te l'ha chiesto anche lui! Vedi che non ho torto. Ma io vedo il tuo corpo, questa bocca: i miei occhi hanno buona memoria. Ora, anche se ti nascondessi nella pelle di una balena, io ti dipinger!
Tir fuori il libro degli schizzi, si allontan di un paio di passi e la disegn rapidamente come dea del mare emergente dai flutti, nuda accanto ad un delfino.
- Guarda, te lo regalo - le disse dandole il piccolo disegno. Ella lo guard stupita. - Ora ti dipinger cos, ma grande, a colori, e tutta Anversa potr vederlo! Addio!
Sventol il cappello e ridendo si allontan con Maria. Ma una voce limpida lo richiam. Si guard attorno: la ragazza aveva lasciato il suo bancherottolo. Era rossa come una ciliegia e tremava.
- Maria, sta qui ferma un momento - disse e si diresse ridendo verso la ragazza.
- Signore - disse ella guardandolo disperata e furente - se tu osi farlo, ti cavo gli occhi dalla testa!
Pieter l'ammirava. -Che pezzo di natura! - pens. - Senti - disse - un patto: io ti prometto di non dipingerti, se coteste labbra di corallo mi danno un bacio!
Ella lo guard fisso negli occhi per leggervi se era sincero in quello che diceva. Poi abbass lo sguardo e arross: - Vieni qua! - disse risolutamente. Afferr una cesta del pesce vuota, la sollev dinanzi al volto perch nessuno potesse vedere - dietro c'era un muro - e gli diede non uno ma tre baci, che risonarono come il canto dell'usignolo! Ma Maria si era avvicinata ed aveva visto.
- Vieni - disse Pieter e si allontan rapidamente. Si volt ancora una volta indietro, pensando: ora strapper il disegno. Ma ella stava appunto ficcandolo nel grembiule. Ella vide che egli se ne era accorto, si fece rossa come un gambero e siccome non sapeva trarsi d'impaccio, tir fuori la lingua in segno di scherno, mentre afferrava un grosso merluzzo per sbuzzarlo.
- Senti - disse Pieter a Maria - non dir niente a nessuno, capito? specialmente alla mamma o al babbo e soprattutto a Jan Nagel o alla nuova cameriera Linguetta, e insomma a nessuno, intesi!
Jan Nagel abitava l all'angolo, presso un negozio di fruttivendolo, il cui frontone era ornato di scalini e di un'immagine della Madonna. Dalle finestre, allora accese dal fiammeggiare del sole al tramonto, si godeva una bella vista su una curva della Schelda.
L'ammirazione e l'inclinazione di Pieter per Jan Nagel era come una pianta che produce sempre nuovi fiori. Quante volte l'aveva disegnato, dal vero e a memoria! Del resto egli aveva una testa, che poteva formare la gioia di un pittore: capelli rossi come il lampo tutti arruffati sulla testa e attorno al volto pallido dalla pelle sottile; ma la barba corta era pi gialla, dura e rigida; niente baffi, cosicch restava libera la bocca col labbro inferiore sprezzante; un gran naso che si inclinava un poco all'innanzi e sotto alla fronte alta e alle sopracciglia occhi grigi dolorosi. In capo portava sempre una berretta rossa. Il suo collo sottile da uccello, che mostrava tutti i muscoli e le vene, come un fascio di nastri e di fili, sorgeva da una schiena larga, stanca di stare in posizione curva. Non era piccolo, ma s'insaccava nelle ginocchia ed aveva grosse gambe muscolose. Cos Pieter lo aveva disegnato gi parecchie volte.
- Un bell'uomo! un bell'uomo! - diceva Pieter, quando pensava a lui. Tutti lo conoscevano come un genio mancato, ma come l'uomo pi forte, pi coraggioso, pi indipendente e pi modesto, temuto per la lingua tagliente e i pugni duri. Non aveva paura n della morte n del diavolo, non si curava di quel che la gente pensasse di lui e agiva come riteneva giusto.
Sembrava che fosse nato col pennello, sentiva la pittura in ogni goccia del suo sangue; aveva solo un desiderio: lavorare, e questo lavoro era il dipingere. Dal Coecke dipingeva in soffitta: voleva esser solo e stare in pace, aveva bisogno di molto spazio per poter andare avanti e indietro e allargare le braccia. Lass quell'uomo lanciava scintille. Allora quel cespuglio rosso diventava una fiamma: se uno gli avesse passato la mano sui capelli, dalle sue dita si sarebbero sprigionate scintille. Dipingeva con passione e con furia come uno che combatte. Scaraventava l'immagine sulla tela, vi passava sopra col pollice, la grattava con le unghie delle dita. I pennelli stendevano, sbattevano, schiacciavano il sacro colore - come egli lo chiamava - spezzato, largo, morbido, sugoso, gagliardo. Lavorava con le mani e con i denti; poich quando lo prendeva la furia, accadeva che non si prendesse nemmeno il tempo per andare a prendere un panno o un coltello per ripulire un punto mal riuscito, ma che semplicemente lo leccasse via con la lingua oppure lo portasse via piantandoci i denti.
Il quadro gli fiammeggiava fuori: doveva lavorare alla svelta, in un colpo, morbidamente col colore; e se non finiva in una seduta, a casa non riusciva a dormire, si alzava cento volte per guardare la Schelda, andava a passeggiare di notte o a remare sulla Schelda e al primo canto del gallo andava dal Coecke. Se qualche volta non riusciva, allora bestemmiava e pregava alternativamente; e se la cosa durava gettava via il pennello e se n'andava via, lontano, nei campi, in solitudine, finch, mezzo morto di stanchezza per la corsa fatta, tornava a casa, fischiando come uno scolaretto.
Qualche volta cominciava a cantare anche mentre lavorava, ma subito, tutto preso dalla pittura, dimenticava di continuare a cantare e gli restava sulla bocca l'ultima parola di una frase.
Cos una mattina lo si ud cominciare: - Un'aringa nella padella, con un po' di salsa di burro, salsa di burro, salsa di burro, - e continu a ripetere mille volte "salsa di burro". Non rifiniva nulla: non poteva, egli era troppo focoso per perdersi in quelle minuzie e cos tutto restava abbozzato. A lui premeva soltanto la festa di colori e pennelli. - Il resto  cosa da babbei e da beghine - diceva.
E quando poi il quadro a suo parere, era terminato e risplendeva rozzo, possente e nobile, in una parola, come un pezzo di natura primitiva, allora egli cadeva in ginocchio stanco e spezzato, s'asciugava una lacrima dagli occhi e pieno di ammirazione e tremante di felicit diceva: - Dio, che belle cose crei con le nostre mani!
Poi osservava a lungo il lavoro, tenendo l'indice dinanzi alla bocca chiusa e il mignolo dritto in alto come un codino. Sempre, quando contemplava una cosa bella, assumeva questo atteggiamento. A lui era del tutto indifferente che l'opera, fresca come gli era sgorgata dall'anima, venisse giudicata non bella, troppo rozza, troppo brutale, non finita.
Egli soleva dire: - Bisogna guardare le pennellate: esse sono le vie, il grido dell'anima! - Ma ogni volta gli si spezzava il cuore, quando poi portavano il suo lavoro di sotto, dove esso veniva assassinato e svigorito, ritoccato con ovatta e untume tiepido dal maestro Coecke, che poi con aria d'importanza vi apponeva la sua firma.
- Jan Nagel non sarebbe un cattivo pittore, perch s'intende di colori - diceva il Coecke - e tutti lo ripetevano - se avesse il dono di modellare: l'arte comincia solo l dove egli smette.
Lo chiamavano l'imbrattatele, che dipinge con code di vacca. Per vendicarsi un giorno egli scese gi dai discepoli con una "Cacciata dal Paradiso" pulita pulita, leccata, leziosa, su cui si potevano vedere persino le gocce di rugiada sui fiori. Ma egli tronc la loro ammirazione, la loro gioia ed il loro stupore gridando: - Se vi credete che in avvenire io voglia imbrattare il sacro colore con simili puerilit, preferisco pestarlo con i miei piedi! Capito? - Appese il quadro in soffitta e sotto vi scrisse: "Non si deve dipingere cos".
Nessuno apprezzava il suo lavoro: esso serviva solo per una ulteriore elaborazione. Ma n il denaro n l'offerta fattagli della dignit di Maestro della Gilda di San Luca poterono indurlo a mutare la sua maniera. E siccome egli, che voleva dipingere tutto il giorno, non era in condizione di comprare i colori, di pagare i modelli e di procurarsi il materiale, cos dipingeva per il Coecke e restava un garzone salariato, un "imbrattatele", mentre quelli di sotto rovinavano il suo lavoro. Dipingeva qualunque cosa: paesaggi, carni (morte e vive), fiori, frutta, nature morte, ritratti, tutto: non si intratteneva mai sul soggetto o sul suo significato: se era ben dipinto, buono, morbido e nobile nel colore, corretto nella disposizione, allora era buono. Una mela, un seno, un occhio, un orizzonte, tutto  buono, se  ben dipinto: il colore  l'anima di tutto.
Egli voleva star solo. Non tollerava nessuno lass - neppure il Coecke - durante il lavoro non diceva mai una parola con il modello, si annoiava e doveva raffrenare le sue imprecazioni e la sua furia quando il modello si prendeva un momento di riposo. Solo a Pieter era permesso di andarlo a vedere, ma senza Maria troppo chiacchierona, e Pieter lo considerava come un essere prodigioso, che combatteva con uno spirito: Jacopo in lotta con l'angelo.
Egli impar da Jan Nagel a vedere i colori e le armonie, impar ad apprezzare e disporre la pennellata esperta e impar - ma questo Jan Nagel non lo sapeva - a vivere pi liberamente. Poich il confuso cuore di Pieter e la sua volont peritosa furono irrobustiti da quell'uomo, che conduceva spietatamente una vita aperta, semplice e univoca, che era una mescolanza compatta di volont e di coraggio, con ancora qualcosa in pi: una aspirazione nostalgica, che rendeva attraente quella forza rude. Jan Nagel aveva una moglie alta, robusta, grassa, che veniva chiamata Tacchina, in realt si chiamava Rosa, e da Jan veniva sempre chiamata col nome di Mirabella.
-  buona, le voglio molto bene - egli disse a Pieter - ma deve lasciarmi la mia libert. Per disgrazia nessuna donna lo capisce. Ella non me la lascia - io me la prendo.
Qualche volta era capace di non tornare a casa per due giorni poi entrava d'un tratto e domandava tranquillamente: - Non  ancora pronta la minestra? - Non avevano bambini. La moglie conduceva un piccolo negozio di frutta e pesce secco. Egli lo apprezzava molto. - Sono i colori che l'attirano - diceva - ogni giorno mi circondano nuovi mucchi di belle cose.
Mirabella era gelosissima e scoppiava di rabbia se egli per puro amore del colore diceva: - Che bel collo ha quella ragazza! Guarda che tinta avorio! - oppure: - Oh! se volesse posare per me! - o qualcosa di simile. Allora arrivavano a suonarsele talmente da far accorrere tutti i vicini. Ma la stessa sera se ne andavano a "Il lucignolo nella lanterna" all'angolo e bevevano la loro mezzetta di doppia birra con una razione di sogliole secche.
Egli rimaneva povero e ignorato come pittore - ed era felice, perch poteva dipingere tutti i santi giorni senza preoccupazioni. Aveva anche tentato di dipingere a casa, ma non ci riusciva. Da tre anni c'era sul cavalletto una natura morta: non andava avanti. Egli doveva correre in qua e in l, prenderla alla larga, e in caso di bisogno, saper ballare. - E le donne non lo capiscono; credono che dipingere sia lo stesso che fare la calza. Perci stava volentieri dal Coecke, apprezzava molto lui e un poco anche il suo lavoro. - Sa fare qualcosa - diceva. Dal Coecke, il quale vendeva tutto, come veniva veniva, poteva dipingere quello che voleva, aveva tutti i modelli e qualunque altra cosa che desiderasse. Poich Jan Nagel non aveva fantasia e non voleva averne. Non poteva capire come qualcuno - per esempio Pieter - potesse osare di disegnare o dipingere qualcosa che non avesse in realt davanti agli occhi. Gli pareva un'idiozia.
- Questa mela  questa mela ed  questa che mi entusiasma con i suoi colori; quindi non ho nessun bisogno di dipingerne una che non vedo.
Su questi argomenti avvenivano sempre tra lui e Pieter delle feconde discussioni, durante le quali Maria a poco a poco si addormentava. Ancora tre giorni prima Jan aveva detto: - Non mi curo del grande spirito di Leonardo da Vinci, ma gli bacerei i piedi, perch sa dipingere cos bene i serpenti; il resto farebbe meglio a scriverlo in un libro - dipingere  dipingere...
Quando essi entrarono, Mirabella stava pesando delle prugne violacee. Ella raccont subito che gliele aveva sonate di santa ragione, perch al mercato del pesce egli aveva domandato ad una ragazza se voleva posare nuda per lui.
- E poco fa Pieter si  preso un bacio da quella ragazza! - disse Maria.
- Uomo fortunato! brontol una voce; ed ecco che sulla porta della stanza apparve Jan Nagel, con un panno nero legato sull'occhio destro, tenendo in una mano una gialla pera sugosa e nell'altra un libro, l'"Elogio della pazzia" di Erasmo.
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LA GAZZA.
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Il bosco autunnale, tranquillo, umido e tiepido era avvolto da una nebbia sottile. Si sentiva l'odore delle querce e delle foglie appassite, che cadevano continuamente dagli alberi e formavano sul terreno un morbido tappeto. Pieter camminava l in mezzo e gli faceva piacere sentirsele frusciare sotto ai piedi. Poi tornava ad ascoltare per lungo tempo il silenzio, la lontananza e lo spegnersi della vita. S'inoltrava sempre pi nel fitto del bosco, fra i tronchi diritti. Aveva continuato per un'ora a camminare cos, ad andare avanti, alla maniera bruegeliana: libero, solo, senza meta, con un fuoco silenzioso nel cuore, pieno di nostalgia e di felicit.
Quella mattina aveva portato un quadro alla "Fattoria dei lampioni", fuori della citt. Attratto dall'anima misteriosa del bosco volle nel ritorno fare un piccolo giro attraverso il bosco. Ma appena vi fu entrato il bosco lo incaten a s. Era cos bello, cos gradevole, lo teneva imprigionato ed egli strascicando i piedi si addentrava sempre pi nella penombra delle foglie gialle e rosse. Sentiva un godimento nuovo, l'antico amore conculcato per la natura.
Quando vide il sole scomparire rossiccio in una nebbia azzurra, torn indietro.
S'era fatto sera, quando egli si ferm dinanzi all'ampia osteria "La gazza" - a un quarto d'ora di strada fuori dai bastioni - a bere un boccale di birra doppia. C'era afa e tutto pareva azzurro nella luce serale. Nella casa c'era buio e silenzio e nella stalla una vacca gemeva come il corno di una nave. Pieter ordin un secondo boccale, poich allora, al tempo della vendemmia, la birra aveva un sapore buono. La cameriera che gliela port, aveva delle grasse mani rosse, che odoravano di latte. Dapprima egli non aveva badato alla ragazza; ma ora si accorse che era semplice e bella cos come si stagliava sul cielo serotino: i suoi occhi neri dalle lunghe ciglia lo guardavano tranquilli e compiacenti e pareva che ella avesse un collo bianco e morbido.
- Quest'anno avremo l'inverno in anticipo - disse ella con voce tremante - questa notte  gelato.
- Ti sbagli, bimba cara: ha piovuto tutta notte, ho sentito.
- Qui c'era sull'acqua uno strato di ghiaccio spesso un dito: l'ho visto io!
-Mente in modo tale che ci crede anch'ella - pens Pieter mentre ammirava il suo collo. Era tutto preso dalla sua figura, non sapeva che cosa dire e sospir: 
- Guarda come la luna leva rossiccia sui boschi.
- Prima mi faceva paura.
- Anche a me quand'ero piccolo piccolo.
Ella appoggi la mano sul piano del tavolo.
Quella mano era rosso-scura come una mela.
Pieter vi appoggi sopra la sua mano bianca e domand: - Come ti chiami?
- Anna.
- Io mi chiamo Pieter.
Si guardarono lungamente. D'un tratto si ud dentro uno scricchiolio di piedi strascicati sul pavimento coperto di sabbia.
- Attenzione!! arriva lo zio.
Ella ritir la mano. Comparve nel vano della porta il pingue oste con grembiule bianco. La ragazza lanci a Pieter un ultimo sguardo penetrante, poi chiuse gli occhi per la volutt e se n'and in casa.
Pieter sospir. - Che calma! - disse dopo un momento rivolgendosi a quel Doppio-mento.
- S, al venerd a quest'ora  sempre cos - mormor la voce profonda dell'oste - ma gli altri giorni c' la folla qui.
Pieter pensava alla nipote, voleva tirare il discorso su di lei.
- Sua nipote disse che qui ieri ha gi gelato.
- Quale nipote?
- S, Anna; quella che mi port la birra.
- Ah! Ah! - rise l'oste - la cameriera! Ha di nuovo mentito? Su dieci parole che dice, nove son bugie. Nipote! Ah! Ah!  mia nipote tanto quanto lo  il sedere della nostra vacca! E questa notte avrebbe gelato? no, signore!  venuta gi a rovesci Quella mi fa una rabbia, che mi arrampicherei su per i muri. E la si pu picchiare quanto si vuole, continua a mentire...
- Forse ho capito male io - disse Pieter per giustificare Anna - del resto non importa; qualche volta si dice cos per dire... Quanto fa?...
Aveva premura di andarsene... Prima di passare sul ponte e di immergersi nella citt, si volt indietro ancora una volta. La luna misteriosa come un volto stava sospesa sui boschi e laggi, dietro a quel ruscello gonfio, che rispecchiava la luna, doveva esserci all'incirca "La Gazza". L abitava Anna dal bianco collo e dalle rosse mani.
- Peccato che sia cos bugiarda... - disse Pieter con un profondo sospiro. - Ma com' bella la natura! - pens e spinse lo sguardo lontano. - Mi pare che mi piacerebbe vivere sempre in campagna. - E, felice, rientr in Anversa.
La mattina dopo egli stava macinando una tinta gialla su un quadrello e Maria gli stava accanto, seduta su una seggiolina. Egli pensava ad Anna. Essi avevano appena cominciato a cantare: "Nostra madre compra un'aringa, un'aringa senza testa", quando entr la signora Coecke, con il grosso corpo avvolto in drappeggi di velluto: teneva in mano un piccolo rotolo di pergamena. - Dove ti hanno scovato fuori? - disse ridendo - credevamo gi che non ti avremmo rivisto pi!
- Ah, signora - egli si scus, arrossendo - mi sono attardato nel bosco. Era cos bello l... non potei resistere... l'autunno ha delle tinte cos potenti... ed io dimenticai il mio lavoro... ma oggi riguadagner il tempo perduto, signora.
Mentre egli fissava la verruca con tre peli dritti, che ella aveva sul mento, ella tranquilla come sempre, ma meno gioviale del solito, gli disse: - Non devi dimenticare che sei al servizio di estranei. In nessun posto si permette di starsene via tranquillamente per tutta una giornata. Il maestro ti ha cercato. Che non succeda pi, se no non puoi pi rimanere qui. - Poi svolse la pergamena, su cui il Coecke aveva dipinto un San Paolo.
- Guarda, bisogna disegnare tutt'attorno una corona di foglie di quercia. Da' la tinta anche a qualcuna delle foglie, il resto lo far io. Puoi anche dipingere il Santo.  per la contessa di S. Joris, c' molta premura... e poi c' ancora tutto un libro di preghiere da decorare con disegni di questo tipo. Io poi li colorer.
Succedeva quasi sempre cos: ella eseguiva le miniature con piacere e con amore, ma per creare le mancava ogni talento. Il Coecke l'aiutava e Pieter ancor di pi. Ci nonostante ella si compiaceva di ci che sapeva fare e se i suoi lavori venivano lodati, sentiva la tentazione di nominare quelli che l'avevano aiutata. Ma poi non lo faceva.
Ora Pieter non ascoltava pi quello che essa diceva. Vedeva tutto turbinare in una nebbia. Quando ella se ne fu andata, rimase l ritto guardando fisso dinanzi a s.
- Che c'? - domand Maria.
- Nulla, nulla. - Si sentiva come se lo avessero schiaffeggiato. Sorrise tristemente alla bambina. Ebbe l'improvvisa sensazione di essere un prigioniero, un volgare servo salariato, un cane, un limone spremuto. Andava su e gi, si fermava, chiudeva gli occhi, la bocca, le mani e il cuore.
- Siediti, siediti, - diceva Maria angosciata e preoccupata, - cadrai, se continui a stare in piedi con gli occhi chiusi - e con le manine lo spinse su una sedia.
- Su, mia pera butirrosa - diss'egli - ora va a giocare in giardino o in cucina, poi ti racconter la storia di Orsone e Valentino.
Essa gli si arrampic in grembo e tir la sua barba novella. - No, racconta subito; s, di Orsone e Valentino.
Egli trangugi il suo corruccio e raccont con voce lenta e triste. Sembrava che sussurrasse una canzone. Vedeva il bosco, il bianco collo di Anna e sentiva un impulso alla libert: esser solo, non dipender da nessuno e lasciare che il cuore si abbandoni alla sua caccia selvaggia!
Maria si era addormentata sulle sue ginocchia.
- Se io potessi portarti via con me, andrei via di qui oggi stesso! - diceva risolutamente. - Ma ci siete voi, tu e Jan lass...
- Non tirarmi in ballo, e dammi dei colori - gracid una voce - Jan Nagel apparve sulla porta.
- Ah, Jan, ho bisogno di te! - sospir Pieter. - Ho bisogno di te! - E Jan lo ascolt.
- Tu devi andartene - mugol egli alla fine. - Tu avresti gi da tempo dovuto andar via, ma son cose che si devon sentir da soli. Nessuno poteva dirtelo. Se io fossi pi giovane andrei via con te. Tu devi ora fare da solo. Qui non potrai diventare nulla. Tu devi guadagnarti da vivere col tuo lavoro. Cerca di farti dare del lavoro di copiatura dal Coecke e cos non morirai di fame. Perch un po' di povert non fa nulla, anzi fa bene. L'artista  come una nespola: tutti e due devono star sulla paglia, se vogliono diventar buoni. Quanto a me, non posso pi venir via dalla paglia! Se fossi ancora giovane, verrei con te; s, s, io... io ti auguro buona fortuna... - E si cacci negli occhi pollice ed indice per fermare le lacrime.
Una settimana dopo Pieter doveva andare alla "Gazza". Aveva gi fatto i bagagli. Ma doveva ancora mangiare. C'era la salsiccia arrosto con i crauti, che piaceva tanto a Pieter - ma che cosa non gli piaceva? - Ma non toccava cibo. Quando si  stati per cinque anni in una casa, e la gente  stata cos buona e cordiale con te, e c' un vecchio servo Marus, che ti aspetta per ore per giocare un poco a carte o per raccontarti delle guerre a cui ha preso parte, e gi da due mesi c' una cameriera fiorente, che ti taglia la fetta di lardo un po' pi spessa e che tu di tanto in tanto hai baciata di gusto, - e se c' poi anche una piccola Maria, che ti sta tutto il giorno attaccata alle vesti, e ti vuol bene come ai suoi genitori, e se poi c' anche un vecchio amico dai capelli rossi, Jan Nagel, che potresti chiamare nonno, ma che  il migliore e il pi vivace degli amici, la cui splendida natura e il cui spirito ardente ti hanno resa l'anima pi forte e pi bella, che ti ha insegnato a vedere, ad ammirare, a dipingere con gratitudine - ti si stringe il cuore, se devi lasciare questa gente. Pieter non sapeva da che parte incominciare. Trangugi una sorsata di birra, per rendere pi sopportabile il vuoto che si sentiva dentro. Gett uno sguardo tormentato su Linguetta, Marus e Maria. E d'un tratto si alz in piedi. - Se io adesso rimango ancora un'ora, ma no devo andar via... io vado... - giorno, Marus; giorno, Linguetta...
Questa lo guard fisso: il labbro inferiore cominci a tremarle e la bocca le si spalanc; gli occhi si chiusero, e le lacrime le spuntarono cos come quando si taglia un limone. Con un grido, che il respiro le ruppe in gola, ella si nascose nel grembiule e piangendo pieg la testa sul tavolo.
Marus le tolse via da davanti la salsiccia e la mise accanto a s. -  gi abbastanza salata senza lacrime - disse - che stupida oca!
Pieter preoccupato si gratt la testa. - Non sono stato abbastanza cauto - pens. Le batt sulle spalle stupito e commosso di quell'amore per lui. - Linguetta, ma io non sto via! Perch gridi? Io verr qui forse ogni settimana a prendere e a portare del lavoro. Dovr fare delle copie per il signor Coecke e dei piccoli disegni per la signora. Su, bambina, non piangere...
Cerc di sbrigarsela via in fretta: si vergognava ch'ella lasciasse vedere tanto il suo amore. - E poi racconter a Maria delle nuove storie. Vieni qui, che io ti dia ancora un bacio!
Sollev in alto Maria. La bambina aveva gi sentito dire per tutta la settimana che Pieter sarebbe andato via, ma non ci aveva pensato su, ora per che si rendeva conto che la cosa era vera e che il suo grande amico se ne andava davvero, si sdegn, si sent infelice, ingannata, pest i piedi e lasci urlando la cucina.
Pieter approfitt dell'occasione per filarsela via. La porta gli si richiuse dietro con un colpo.
Gir l'angolo di corsa e poi avanz nella pioggia con piedi di piombo. Dinanzi ai suoi occhi si drizzava soave la figura di Anna: ella lo aspettava.
La "Gazza" era una buona osteria. Il secondo giorno Pieter si mise a dipingere con vivaci colori l'insegna con la gazza. Il terzo giorno baci, malgrado le sue menzogne, le mani rosse di Anna, il quarto giorno le baci la bocca e il quinto vennero a trovarlo Maria e Linguetta.
- Maria non ha pi pace, da quando te ne sei andato - disse Linguetta e poi aggiunse sospirando: - E nemmeno io: ne sono disperata.
Egli baci Maria ed anche Linguetta - ma questa senza che nessuno vedesse - e disse che aveva pensato molto a lei e che gli faceva pena poich vedeva che ella gli voleva bene e ne soffriva. Poi se n'andarono tutti e tre a passeggiare nel bosco. Era una giornata di novembre chiara e fredda con delle tinte da arazzo. Mentre Maria avvolta nella sua corta pelliccia correva innanzi, Pieter preoccupato disse a Linguetta: - Non devi innamorarti tanto di me; lo sai pure che non mi sposo.
- Io posso amarti quanto voglio - ella sibil e gli piant in faccia gli occhi d'acciaio selvaggi e furenti, mentre muoveva in qua e in l le grosse mascelle.
- Purch tu non mi fraintenda, non c' niente di male - disse Pieter - perch a me non piace illudere la gente.
Le si riempirono di lacrime gli occhi minacciosi ed ella si morse il labbro con i denti bianchi.
- Vieni, non strillare - egli la confort fiaccamente.
- Non strillare? - lo apostrof - io strillo se voglio. Oppure credi che mi faccia piacere di sapere che ne sposerai un'altra? Credi forse che non abbia visto che quel letamaio della ragazza della "Gazza" ti faceva gli occhiacci quando ti vide uscire?
- Io non mi sposer mai - disse Pieter fermamente.
- Siocchezze! - ella ribatt sprezzante e aggiunse un'imprecazione. - Sai baciare troppo bene! Vien voglia di dar del capo contro il muro a sapere che te ne stai qui accanto a me tutto contegnoso come un vitello e che poi pieno di fuoco e fiamme ne prendi tra le braccia un'altra e poi ne sposi una terza! E io ti voglio tanto bene!
- Ascoltami - egli le disse - io non mi sposer mai: un artista non pu sposarsi... Io vivo solo per la mia arte...
- E anche per me, nevvero, Pieter? - domand Maria sopraggiunta proprio in quel momento.
- Per l'arte e per la nostra Maria! - egli rise forzatamente. La sollev e se la mise sulle spalle.
Continuarono a camminare cos ed egli si rallegrava che Linguetta non potesse pi parlare d'amore. Ma la sua compassione crebbe quando la vide cos amareggiata, bramosa, furente e del tutto disperata. Egli sperava che presto l'avrebbe dimenticato. Stava gi per rallegrarsene, ma d'un tratto fu ripreso dalla paura: anche nel cuore di Anna egli aveva suscitato un simile amore. - Ricomincer la stessa storia dannata - pens. - Bisogna soffocare anche in lei l'amore. - Non si sentiva a suo agio, era tormentato. Egli sentiva l'amore come un intruso nella sua vita, come qualcosa che voleva annientarlo, di cui egli aveva paura e che tuttavia rappresentava una esperienza cos dolce.
- Adesso ho tre innamorate sul gobbo - pens ridendo. - Le due pi pesanti se ne vanno, Maria invece pu rimanere:  leggera da portare. Aveva appena deciso di tenersi lontano da qualunque relazione amorosa, quando fu colto di nuovo dal desiderio dell'amore, e sent d'un tratto come l'amore poteva essere buono e divino. Guarda com' bello: il volto irritato di Linguetta furente splendidamente selvaggio e primitivo come una piccola fiera. Oh, gettarsi al collo di quella ragazza! e stringerla fra le braccia! Solo ora si accorse quant'era bella; ora si rammaricava d'averla spesso trascurata; ora sapeva quanto gli era cara e con quanta passione avrebbe voluto continuare ad amarla! E c'era anche Anna: soave e compiacente, del tutto diversa, ma altrettanto irresistibile. Ma atterrito egli scosse da s le brame. Eppure, eppure... vi penser ancora su!... Egli era come il topo che vede bens la trappola e ne conosce i pericoli, eppure vuole annusare il formaggio.
Non ebbe tempo di pensarci pi a lungo, poich Maria gli chiedeva ogni sorta di cose: di cantarle una canzone, di proporle degli indovinelli e di destare l'eco. Frattanto Linguetta camminava accanto a lui facendo una faccia come chi ha mal di capo e desidera che gli si usino dei riguardi. Egli le sorrise benevolmente, ma ella scroll le spalle con sprezzo: non voleva l'elemosina.
Quando tornarono dal bosco, il sole tramontava dietro la citt come una fragola troppo matura, il cui sugo sgorgando fuori tingeva tutto il cielo. Maria e Linguetta vollero andar via. Allora Pieter ebbe una buona idea, come gli parve.
- Devo dirti ancora qualcosa - sussurr a Linguetta. Fecero ancora un giro attorno alla casa. Egli vide che Anna li stava osservando dalla finestra della cucina. Era proprio quello ch'egli voleva. - Guarda che bei conigli - disse a Maria - bianchi con gli occhi rossi. - La bimba si volt a guardare verso la stalla; allora egli baci Linguetta e questa lo baci a sua volta con gli occhi chiusi...
E se ne andarono.
Egli and in cucina. L c'era Anna. - Ho visto, sai, vigliacco, - gli rimprover sdegnata - che hai baciata quella vipera! - e con grande sua meraviglia quella soave Anna divenne ardente come brace su cui si soffia. - E se tu mi fai ancora l'occhiolino, ti cavo gli occhi con i miei ferri da calza! C' mancato poco che per te io lasciassi il mio innamorato, un bravo ragazzo, figlio di ricchi contadini della zona dei polder!
- Non ti far pi l'occhiolino, Anna - disse Pieter acconciandosi subito al divieto, contento ch'ella avesse un innamorato che l'avrebbe consolata. - Ho fatto troppo presto a baciarti: avrei dovuto riflettere, perch io non mi sposer mai... perdonami... non ti bacer pi!
- Oh, neanche se lo volessi, vigliacco! - ella disse stupita e disarmata.
- Allora  finita tra noi. Ciao, Anna. - Pieter liberato sal al piano di sopra; ma gli pareva di avere i piedi di piombo. - Povero minchione - disse a se stesso. Ma si era svincolato dall'amore e questa era la cosa pi importante! Quando aperse la porta della sua camera tir un gran sospiro e disse felice: - L'arte! l'arte! ora al lavoro! Ogni giorno una battaglia! che volutt! - La finestra era aperta e lasciava scorgere un orizzonte di boschi e di campi; l sul tavolino stavano disposti in bell'ordine i suoi strumenti di lavoro: inchiostro, matite, colori e carta!
Egli chiuse la finestra ed accese una candela. Fu preso dal desiderio di disegnare. Vi si mise subito, come se portasse un fuoco in s e cominci a disegnare le "Quattro stagioni" per il maestro Coecke. Allora si fece in lui una gran pace: lo avvilupp una nube di felicit. Chiuse gli occhi e vide il suo villaggio; vide il curato, la neve, il gallo sul mucchio di letame. Voleva disegnare per primo l'inverno e cominci a lavorare; la lingua gli penzolava fuori della bocca.
N durante la cena, n il giorno successivo a colazione - egli mangiava in cucina con gli albergatori, le due cameriere e il vecchio servo - egli si cur di Anna, n ella di lui e tutto and cos bene che egli contento disse a se stesso: - Sembra che non ci sia mai stato niente tra di noi.
Egli lavorava con soddisfazione, a tutta forza. Poter creare! Creare anche se gli altri gli imponevano il loro gusto! Non gli sarebbero bastate dieci mani per dar libero corso alla sua fantasia! Ben tosto dalle pareti pendettero molti disegni che rappresentavano il mondo dei suoi pensieri e dei suoi ricordi.
Ma la settimana dopo, una sera, quando tutti erano gi a letto ed egli disegnava ancora alla luce di due candele, ud un singolare rumore che lo fece stare in ascolto. - Sar il vento. - E continu a disegnare un "Giudizio Universale" con molti diavoli, come se lo raffigurava nelle immaginazioni della sua giovinezza. Per tutta la settimana aveva avuto a che fare con i diavoli, forse a causa della predica quaresimale di un Padre della cattedrale. Ud di nuovo quel rumore, sembrava un respiro senza corpo. Doveva essere l dietro la porta. Egli and alla porta e vi poggi l'orecchio. C'era qualcuno l dietro. Divenne livido. - Chi c' l? - sussurr. Nessuna risposta. Voleva prendere il suo coltello che era sul tavolo. Non os andarlo a prendere, ma, per la soverchia paura, spalanc la porta. Ecco l Anna in sottoveste con una giacca da notte rossa, coi piedi neri nudi, che piangeva con le mani rosse dinanzi al volto. Ella tolse le mani.
- Non posso dormire - singhiozz - se tu sei sdegnato con me.
Egli la tir dentro e chiuse la porta. Sebbene sentisse che era imprudente da parte sua, la prese tra le braccia per consolarla. Le sorrise paternamente quando vide che le lacrime le correvano lungo il naso tondo e che i suoi occhi bruni lo guardavano con gratitudine come quelli d'un cane quando lo si carezza.
- Non sono sdegnato - diss'egli - ma, cara bimba, io non voglio illuderti - tu lo sai - io sono un artista!
- Ma io ti voglio bene, Pieter, sebbene sappia che tu non mi sposerai, tuttavia mi farebbe cos piacere che anche tu mi amassi. Baciami fin che vuoi, Pieter. Ti voglio tanto bene!
Ella lo guard tentandolo, sicura della vittoria. Egli sent le sue morbide braccia nude, dimentic tutti i suoi proponimenti e baci con gratitudine il volto fanciullesco. Ella gli offerse il candido collo, egli lo baci e gli parve di aver baciato del latte. Gli appoggi il capo sul petto, si sollev sulla punta dei piedi fino a lui, cercando con la sua bocca quella di lui, e gli gett al collo le bianche braccia morbide. Lo invase una cupa potenza.
- E il tuo innamorato dei polder? - le domand scrutandola, sorpreso egli stesso e frenando l'impeto della sua passione.
- Quello non esiste - ella sospir - non  mai esistito. L'avevo inventato per te. Per te mentir fin nell'inferno.
- Vieni - egli le disse con voce roca, e stava di nuovo per abbracciarla, quando improvvisamente, come in cento rapidissime visioni, vide un turbino di peccati e di virt, con le chiare figure di Jan Nagel, di sua madre, del curato, delle fiamme, degli angeli e dei diavoli come una serie di lastre di vetro illuminate e dietro ad esse scintill solo per un attimo il pallido Sant'Antonio di Jeronimus Bosch su uno sfondo d'oro. Questo lo fece decidere.
- Svelta, svelta! via! viene qualcuno; fila via! - le disse con astuzia.
- S, s - ella rispose affrettandosi tutta affannata.
Egli con delicatezza e rapidamente la spinse fuori dalla camera e le diede ancora un bacio sulla mano. Chiuse la porta, spense le candele.
E da dietro la parete egli ud la scala scricchiolare sotto il suo passo cauto e lento che saliva. -  andata via - sospir - per amor del cielo, come si fa a liberarsi.... se il formaggio stesso si mette a correrci dietro?... io da solo non me la cavo. - Voleva chiamare in soccorso qualcuno dal cielo. Ma no, temeva di essere esaudito. La tentazione era cos dolce!
Talvolta, quando lavorava e non poteva posare la mano sulla graziosa testa di Maria, com'era solito fare prima, si sentiva un vuoto dentro. Accadeva ch'egli cominciasse a narrare una storia e che poi s'arrestasse tutto confuso, quando s'accorgeva che non c'era nessuno. - Non m'ero accorto di volerle tanto bene, - diceva stupito. Quando andava a riportare il lavoro fatto al Coecke, tirava in lungo, per riuscire a vedere la bimba, narrarle delle storie e talvolta passava cos l'intera giornata. Naturalmente a Linguetta toccava ogni volta la solita dose di baci. Ma non erano pi saporiti come prima. Mancavano di sentimento: ella non li riceveva pi con la stessa avidit di prima; si lasciava solo baciare.
Naturalmente ogni volta andava a trovare Jan Nagel, ch ne sentiva la mancanza come del sale nel cibo. Andava a trovarlo nella sua soffitta, gli diceva: - Buon giorno. - Jan faceva cenno e Pieter si sedeva in silenzio accanto a lui. Stava ad osservarlo mentre dipingeva, vedeva il suo fiammeggiante ardore nel lavorare: era un pezzo di natura primitiva, in cui la forza originaria divinamente dispensatrice si agitava e spumeggiava per erompere in colori.
Dopo esser stato per ore a guardarlo in silenzio, egli se ne andava, ma ogni volta Pieter ne tornava con l'anima pi grande. Era poi anche una festa per Pieter quando Jan andava a trovarlo alla "Gazza". Allora essi s'inoltravano nel bosco e per la campagna, non dicevano neppure una parola, tranne qualche esclamazione di stupore di tanto in tanto, e poi s'indugiavano fino a tarda sera nella "Gazza" bevendo alcuni boccali della vera e pura birra della "Gazza".
- Questo  mangiare e bere! - diceva Jan; e quando la birra cominciava a fare effetto, Jan teneva dei lunghi discorsi sulla sacra arte del colore e cantava.
Ma frattanto la complicata vicenda amorosa con Anna ebbe un finale sorprendente. Egli cercava di trovarsi con lei il meno possibile, le dava di tanto in tanto un rapido bacio o le faceva una carezzina per tranquillizzarla, ma non poteva sperare che la cosa restasse l; poich essa non era come Linguetta, che, stizzosa ed indifferente, ora lo respingeva. Ella invece lo seguiva come un cane, mendicava e supplicava amore incessantemente con bugie e con lagni. Egli combatteva le sue brame crescenti, le sue immaginazioni sensuali, ma sentiva con una certa gioia che avrebbe finito per cedere. Egli era come un beone, ch' riuscito per una giornata intera a passar davanti all'osteria senza entrarvi, per poi rifarsi del tempo perduto il giorno dopo bevendo il doppio e il triplo. Pieter cominciava a pensare: chi combatte pu anche cadere.
Ma in quei giorni, in cui il suo cuore era diventato cos debole che egli doveva contenersi per non andar a bussare alla porta di Anna, ud di sotto un grande strepito. Curioso come sempre, corse gi per le scale. - Forse c' qualcosa da disegnare - pens. Ma dall'ultimo scalino vide e ud che l'ostessa, per solito tranquilla, stava piantata imprecando coi pugni chiusi dinanzi ad Anna in lacrime.
- Ho visto bene, vi siete baciati. Hai baciato mio marito l, dietro la porta; e osi ancora negarlo? Dov' quel vile?
- No, m'era entrato qualcosa nell'occhio ed egli voleva togliermelo!
- Bugiarda! Bugiarda! malvagia creatura! Fuori! Ah, viene a sedurmi mio marito! Fuori! fuori!... Ha appena cominciato a vivere, questa mocciosa di diciott'anni!
Pieter cautamente ritorn di sopra pi meravigliato che Anna, pur essendo cos giovane, fosse cos vigorosa che non per il presunto adulterio.
Il giorno dopo Anna con una berretta bianca in testa ed un pacchetto sottobraccio se ne and piangendo per tornare a casa, nel suo villaggio, nella tranquilla solitudine della campagna. La sua figura allontanandosi si rimpicciol fin che scomparve. Pieter la segu con lo sguardo dal bosco e sospir: - Avrei dovuto abbracciarla ancora una volta, forse le avrebbe fatto piacere: era cos attraente... Forse sarebbe stata una buona moglie... Peccato che mentisse...
E a poco a poco egli si convinse che si era trasferito alla "Gazza" solo per amor suo. Allora fu preso da un violento dolore e serr i denti. Si sentiva cos solo! Chi gli rimaneva ancora? Non pot trattenere una lacrima, ma prima che ne scendesse una seconda, disse: - Ora il cuore  libero e solo: ora potr lavorare bene!
Si stava bene alla "Gazza": lavorare in pace, molto da fare, cibo semplice e nutriente, birra saporita, un querceto in vicinanza, una campagna infinita con pinete in fondo e pi nessuna storia con le ragazze. L'ostessa, per saggia precauzione, oltre alla vecchia cameriera, ne aveva presa un'altra con la gobba e dei peli neri sul labbro superiore; ma essa sapeva lavorare come un bue ed arrostire i polli allo spiedo in modo ch'essi luccicavano come bruni soli gocciolanti.
- Sarei capace di baciarti! - esclamava allora Pieter, ma non lo faceva ed invece si leccava le dita. E quanti modelli trovava Pieter nella "Gazza"! La gente che entrava ed usciva per bere, per mangiare, per dormire o per fare tutte e tre le cose insieme, era proprio adatta per esser disegnata: mercanti di bestiame col loro bestiame ed i loro stupidi garzoni carrettieri, merciai, librai, venditori di quadri, cambiavalute, contadini e mercenari, pellegrini e chi pi ne ha pi ne metta. Nei giorni di mercato vi regnava una confusione allegra e fervida, uno strepito di cavalli, di carri e di bestiame, un andare e venire di gente da tutti i punti cardinali, talvolta fin dalla Danimarca. Egli disegnava tutto questo. E le novit che quella gente portava? Tutto il mondo convergeva l. Si parlava dell'Imperatore Carlo e delle sue avventure - allegre e tristi -, di guerre, di vulcani, del padre Ignazio di Loyola, della peste, di Lutero e di Calvino, degli eretici, delle stanze di tortura, di patiboli e di miracoli, di papi buoni e cattivi, di siccit e di carestie, di comete, di assassinii e di nuovi santi. Era un'epoca di angeli e di diavoli. E Pieter stava ad ascoltare tutto incuriosito. Si sedeva con quella gente a bere la birra attorno alle pesanti tavole oppure in circolo vicino al camino fiammeggiante ed apprendeva quanto il mondo fosse cattivo, crudele ed insopportabile.
La Terra era una boccia malvagia con una crosta spessa appena un dito, dentro la quale fremeva l'inferno. Il Cielo era cos in alto e Dio cos lontano! Gli uomini vivevano in mezzo ai miasmi dei sette peccati capitali. Ciascuno sentiva che sarebbero accadute grandi cose, che si minacciavano orrende punizioni; ma tutti cercavano di dimenticare la paura ridendo, mangiando, bevendo oppure pregando.
Talvolta anche Pieter si sentiva responsabile di ci che sarebbe venuto, ed allora gli si serrava il cuore per le terrificanti immagini che lo tormentavano.
Fuggiva questa paura disegnando, disegnando continuamente. Egli ottundeva questa paura rappresentandola con figure, oppure pregando. Sedeva spesso nella vicina chiesa del chiostro dei francescani, che odorava gradevolmente di pace e d'incenso, e leggeva sul suo vecchio libro di orazioni le preghiere amate.
Poich doveva trattenersi spasmodicamente per non scivolare nella lubrica strada del male. I sette peccati capitali gli stavano sul cuore ed egli doveva sempre tornare a scacciarli. Ma talvolta essi, succhiando il nostro sangue, riescono cos gradevoli come un breve sonno; tutto  cos saporito, specialmente quello che  proibito! Spesso egli doveva pregare a lungo per ritrovare la sua forza; e sempre riusciva a dimenticare tutto il male in s e negli altri, grazie all'arte, per mezzo della quale Dio lo riafferrava. Allora egli disegnava e dipingeva finch rimaneva una briciola di luce nell'aria. E dopo aver terminato il lavoro, il boccale aveva un sapore divino ed egli poteva di nuovo cantare sonoramente come una tromba.
Frequentavano la "Gazza" molte societ del paese: la Gilda di San Sebastiano, i giocatori di birilli, fedeli giocatori di carte ed altri. Pieter era membro di tutte. Tutte queste societ tenevano i loro banchetti, nei quali, con l'aiuto di fiumi di birra, bisognava trangugiare un intero maiale o un intero vitello. Egli mangiava con loro - e bravamente! - e teneva l'allegria a tavola.
Non partecipava solo ai banchetti, ma era anche un membro attivo. La domenica tirava d'arco contro il bersaglio, giocava ai birilli e prendeva di mira gli uccelli che venivano conficcati sulle pale del mulino. Ma a mezzo il gioco, attratto da un colore, da un ricordo, da un rumore o da un profumo, era capace di sparire all'improvviso per poi andarsene a passeggiare da solo per le vie tranquille lungo i campi di grano per la campagna oppure nel bosco. Gli piaceva stare solo, e talvolta stava via un'intera giornata. Era turbolento come un bambino. La gente lo trovava strano, allegro e contento e a poco a poco gli misero nome l'"allegro Pieter".
E nella solitudine, che egli amava, acquistava una conoscenza pi profonda della natura e dei suoi diversi aspetti a seconda delle stagioni. I suoi occhi e la sua anima si abbeveravano alla fonte della natura. Com' bello nella frescura di un bianco mattino di primavera immergersi nel giovane bosco in cui il sole penetra con fasci di raggi, mentre gli alberi stillano di piacere; nell'estate osservare il crescere delle nubi temporalesche sulla campagna ed ascoltare i lieti suoni della fiera, che riecheggiano fino l dal vicino villaggio; nelle tristi serate d'autunno passeggiare nel bosco malato, quando la falce della luna pende tra gli alberi; e d'inverno calpestare la morbida neve oppure pattinare sui larghi fossati dei castelli; e poi la pioggia, il vento, tutti i tempi!
-  sempre bel tempo ma in diverso modo! - egli giubilava. Egli era diventato una parte della natura grandiosa, era un organo, come un albero, in cui vivevano le varie stagioni. Era come un fiore, come una parte dell'aria, del vento, della vegetazione della terra. I suoi frutti erano i suoi disegni. Ed egli disegnava tutto quello che vedeva o che poteva immaginare: quello che aveva di buono e di cattivo, le sue virt e le sue colpe. Quando osservava qualcosa, glie ne restava per sempre l'immagine fissa nella memoria. S'accendeva di entusiasmo per l'arte, ed anche per l'amore, che cercava penosamente di schivare - ma per null'altro. Si meravigliava egli stesso - e gli dispiaceva - di scorgere in ogni cosa i lati buoni e quelli cattivi. Nella conversazione non riusciva ad eccitarsi come gli altri, a meno che si trattasse del lavoro. Per l'arte lasciava ogni cosa.
- Questa fiamma fu accesa in me da Jan Nagel - pensava. Ed eseguiva copie per il Coecke e miniature per la moglie.
Nel frattempo dipingeva per s e di tanto in tanto vendeva un disegno o un quadretto ad un viaggiatore, ma senza mettervi la firma, perch non era maestro della Gilda di San Luca. Riusciva a sbarcare il lunario col suo denaro ed era tanto cauto nello spendere che avanzava ancora qualcosa.
E cos, lavorando felicemente, trascorse due anni ne "La Gazza".
Un giorno che disegn una contadina, che aspettava qualcuno davanti "La Gazza" tenendo con cautela la cesta delle uova sulle ginocchia, una voce grave disse: - Compero questo disegno!
Pieter si volt e vide un signore vivace, vestito elegantemente, con una gorgera bianca, su cui il viso con la barba a corona riluceva roseo e grasso come una mela dopo che la si  sfregata sulla manica. - Se ne avete ancora degli altri, li compero! esclam: Io compero tutto!
Quando Pieter l'ebbe condotto nella sua camera egli, vedendo i disegni, esult: - Meraviglioso! Splendido! Potente! Domani conduco con me Cock(4), e allora siete a posto! Il Cock del "Quattro punti cardinali". Strinse allegramente la mano a Pieter e disse: - Permettete che ora mi presenti? Hans Franckert di Nrnberg, poeta, mercante di cereali e di tante altre cose! Venite, andiamo sotto, per festeggiare la nostra conoscenza, a bere un boccale oppure dieci - come volete. Mi sento come Colombo: ho "scoperto un nuovo mondo!" E prese a braccetto, come un fratello, Pieter che era tutto intimidito.
Quattro giorni dopo aver visto i disegni di Pieter, Hieronimus Cock chiudeva nel suo forziere un contratto, in cui Pieter s'impegnava ad offrire i suoi disegni esclusivamente al Cock in compenso di una somma tot per ciascuno. Frattanto Pieter, per gratitudine, era andato dal Coecke, per domandargli se non aveva nulla in contrario. Il Coecke gli consigli di accettare: - Poich non diventerai mai maestro, se continui cos! - E scongiur ancora una volta tutti gli dei dell'Olimpo di indurlo a diventar moderno.
-  inutile, Maestro! - disse Pieter - io sono un semplice contadino e morir contadino. - Gli baci la mano in segno di gratitudine per i primi anni. - Far quello che posso.
Da quel momento Hieronimus Cock cominci a lavorarsi tutti gli artisti e i dotti, che quotidianamente riempivano la sua casa di sapienti discorsi, per ottenere che Pieter fosse accolto come maestro nella Gilda di San Luca. Il Cock era un volpone. In giovent era stato, come il fratello Matthias, sulla buona strada per diventare un grande pittore. Era partito per l'azzurra Italia con animo lieto e con molto entusiasmo; ma, mentre suo fratello ed altri ardevano di una venerazione entusiastica alla vista della grandiosa Rinascenza e tremavano per l'impazienza di mettersi anch'essi al lavoro, il suo coraggio si sciolse come neve al sole. Egli sent con tanto ardore la grandezza, la forza, la rapidit di quegli artisti geniali e nello stesso tempo ebbe tanta coscienza della sua impotenza, della nullit del suo talento che, spezzato, con un'imprecazione e un sospiro, sotto alla volta della cappella Sistina disse: - D'ora in poi non toccher mai pi un pennello
Il suo fuoco si spense. Torn in Fiandra senza speranza. Ma egli era filosofo! E durante il viaggio ebbe tempo di riflettere con tutto comodo in che modo avrebbe potuto guadagnarsi la pagnotta ed abbellire la sua vita. Quando arriv alla sua buona Anversa, aveva trovato; felici circostanze l'aiutarono ad attuare il suo piano. Voleva aprire una bottega da antiquario, ma non aveva denaro. Molto opportunamente mor in tutta fretta una sua zia ricca che abitava nel Beghinaggio sulla Lier. Ella lasci a lui ed a suo fratello alcune pignatte con ducati d'oro. - Un'anima buona! - disse il Cock - bisogna esser grati di tutto.
Ed egli fece dipingere, acquist e vendette quadri ad olio ed acquerelli, fece eseguire incisioni ed acqueforti su quadri e disegni antichi e moderni, italiani e di altri paesi e spos un'olandese bionda e fiorente: Katharina Volk, giovane e fresca come un tulipano e che sonava bene l'arpa.
Egli battezz la bottega nella via dell'Imperatore "Ai quattro punti cardinali". Vi si trovava di tutto: antichit e Bibbie, quadri gotici e moderni, allegri ed infernali, nature morte, paesaggi e marine; tutto vi era rappresentato. E sull'insegna egli fece dipingere i seguenti versi:
Del popolo in onore il cuoco(5)
buone vivande d'ogni specie cuoce
colui al quale questo cibo non s'addice
lo risputa -  padrone di fare quel che gli pare,
ma Cock prega i suoi errori non divulgare,
poich certo un altro ci cascher.
Gli affari andavano bene. Il Cock aveva avuto buon naso: i disegni di Pieter si vendevano magnificamente. E il Cock gli promise che non appena fosse maestro della Gilda di San Luca e avesse il diritto di firmare tutte le opere con il suo nome, gli avrebbe fatto fare a sue spese un viaggio in Italia.
Il Cock era molto influente: la sua bottega era famosa. Per ogni artista costituiva un onore e quasi la gloria il fatto che le sue opere comparissero riprodotte in incisioni ai "Quattro punti cardinali", poich di l si diffondevano veramente in tutte le direzioni. Ma il caso di Pieter era difficile. Egli era l'unico dei giovani che lavorasse ancora secondo la maniera barbara e paesana dei gotici. Tutti gli artisti, come Frans Floris, Pieter Coecke, Willen Key e gli altri maestri, piccoli e grandi, della Gilda di San Luca, che frequentavano la casa del Cock, che era divenuta un centro intellettuale, erano seguaci della nuova tendenza o per convinzione, per smania di seguire la moda oppure per mancanza d'indipendenza. Tuttavia essi non potevano darsi la zappa sui piedi n rinnegare i loro principi accogliendo fra loro uno, le cui opere investivano come una ventata provocatoria i loro quadri dotti, belli, serii e solenni.
Ma il Cock era tranquillo e non voleva imporre loro Pieter a forza: ancora un anno e il talento di Pieter si sarebbe sviluppato in modo che egli avrebbe potuto presentarlo loro come un'attraente torta di mele, in cui essi avrebbero dovuto piantare i denti.
E Pieter lavorava molto volentieri. Poteva disegnare quello che lo attraeva: dal vero o da quadri. E cos poteva girovagare a piacere per le strade di campagna; disegnava figure, fattorie, castelli, immagini fantastiche - oppure s'ispirava a quadri del Bosch. Ma Pieter si meravigliava che il Cock non avesse nessuna fretta di far incidere sul rame i suoi disegni, e piuttosto li serbasse in scatole con altri.
- Pi tardi salteranno di nuovo fuori - diceva il Cock - lasciate fare a me, ch vi preparo il festino!
Tutti i gran personaggi, i nobili e i ricchi, le teste dotte e i pi geniali artisti erano orgogliosi di bazzicare in casa del Cock. E il Cock era sempre un ospite gradito nelle loro case: egli era inesauribile nel raccontare storielle, sapeva parlare con spirito dei suoi errori, delle sue infelici dichiarazioni d'amore, delle sue delusioni; inoltre faceva versi e musica; beveva con loro la vecchia Malvasia sotto ai pergolati delle loro case di campagna e metteva volentieri le gambe sue e quelle della moglie sotto alle loro tavole colme e scintillanti.
Egli adornava le stanze dei ricchi, poich era un grande onore per un ricco poter dire - La mia camera  stata ammobiliata dal Cock - e per questo motivo anche gli artisti s'inchinavano dinanzi a lui con italiana compitezza. Divenne ricco! Purtroppo il suo "Tulipano olandese" non gli dava figli! Ma anche per questo egli era filosofo: si rassegnava, come tutti coloro che si trovano in cuore un fuoco spento. Egli si fece fare il ritratto e poi lo fece incidere: un volto scabro su una gorgera, abito di velluto, con scintillanti maniche di broccato - mentre con l'indice accenna ad un teschio che tiene nella mano sinistra.
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Ora Pieter si recava spesso dal Cock per consegnare dei disegni o per eseguirli ad inchiostro. Conobbe grandi uomini, se ne rallegr, ma dimostr poca voglia di ascoltare i loro eterni discorsi sulla Rinascenza. Talvolta, pieno di desiderio di sapere, stava ad ascoltare, ma tosto, mentre quelli ardevano d'entusiasmo, egli pensava ad un contadino, che semina un campo appena arato, oppure come in aprile l'orizzonte sia immerso in una tinta vino-del-Reno. Allora pian piano se la svignava, per andare a trovare Jan Nagel e udirlo celebrare con parole focose la sacra arte del colore; oppure, attratto da una brama segreta, se n'andava da Giuseppe Rompicapo.
Quel che c'era di indeterminato e di misterioso in quella religione era proprio adatto per suscitare le sue fantasticherie, ma per paura di crederci, egli non osava leggere i libri che Giuseppe gli aveva prestato. Per lo pi se ne tornava a "La Gazza", nel profumo dei boschi, per lavorare, lavorare indefessamente, come un calzolaio che deve finire gli stivali per la fiera prossima. Hans Franckert veniva di tanto in tanto a trovarlo, e c'era da divertirsi quando si sedevano tutti e quattro - Pieter, Jan Nagel, Hans Franckert e Giuseppe Rompicapo - a bere la birra ed a chiacchierare.
- Anche la salsiccia pi grossa del mondo finisce, - diceva Hans - ma la birra non ha fine!
Pieter viveva nella dolce speranza di diventar maestro con l'aiuto del Cock, e allora avrebbe visto l'Italia! Talvolta, quand'era solo, ci pensava, cos come un ranocchio sotto al ghiaccio pensa alla primavera, non solo per vedere le opere d'arte, le basiliche e le cattedrali, ma anche per gustare il piacere di andarsene, piccolo e solo, per il vasto mondo, attraverso scuri boschi interminabili, su e gi per i monti; salire su una roccia e scoprire lontano nuove regioni e vedere in qualche posto, in una fiabesca citt sul mare, una fanciulla dagli occhi color del miele o incontrare una qualche tenera Anna. Chiudeva gli occhi e rabbrividiva di felicit...
...
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...
Ma un giorno Jan Nagel venne da lui tutto triste.
- Che cos' successo? - domand Pieter.
- Sono finito - disse Jan e di nuovo tacque. Dopo molte domande ed insistenze sbott fuori: - Ora questo ciarlone, questo Imperatore Carlo vuole far venire in Fiandra l'anno prossimo suo figlio Filippo. E allora si dovranno organizzare dappertutto grandi festeggiamenti - e naturalmente noi dobbiamo pagarli. E il mio maestro  incaricato di decorare Brusselle e Anversa. Ora egli si trasferisce a Brusselle per dirigere l'esecuzione dei lavori. Il mondo non vedr mai pi qualcosa di cos bello - a nostre spese. Ma io mi auguro di tutto cuore che piova merda. Merda, merda, merda! Che cosa posso combinare ora senza il mio maestro? Dimmi, che cosa posso combinare? Crepasse quell'Imperatore Carlo e anche suo figlio! Non basta che ci illuminino con i roghi? Ora mi portano via anche la mia soffitta e il mio maestro. Da Floris io non voglio andare ed a Brusselle nessun diavolo mi fa andare. Ma ci gioco la vita. La vita! - E per la rabbia digrign i denti.
- Sarei capace di bermi il mare e di spezzar la testa a tutti quelli che se la ridono!
Pest i piedi e continu a bere a pi non posso. Si ubbriac di birra e di rabbia e Pieter dovette portarlo a casa.
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Il Coecke part per Brusselle e Jan perdette cos ogni cespite di guadagno: dipingeva da questo e da quello, ma in nessun posto gli piaceva: - La mia soffitta - si lagnava - la mia soffitta! - Allora cerc di lavorare un po' in casa, ma non ci riusc; leggeva molto, andava sovente da Giuseppe Rompicapo e da Pieter oppure se ne andava a passeggiare da solo lungo la Schelda. Ma Pieter non aveva mai visto un uomo allegro come il vecchio Jan Nagel quando, il giorno in cui Filippo giunse ad Anversa, si rovesci dal cielo l'acqua a pi non posso. Egli danzava come una scimmietta.
Piovve per tutto il tempo in cui Filippo rimase in Anversa e Jan rideva. Ma Giuseppe Rompicapo disse:
- Io ho visto nel boccale la pioggia e la calamit che viene nel nostro paese tante gocce cadono adesso altrettante lacrime piangeranno i nostri occhi sotto il suo governo lasciateci lagnare e bere un boccale di birra e cercare la pietra filosofale.
Ma Pieter lavorava infaticabile come un'ape.
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IN ITALIA.
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Un bel mattino d'agosto, in cui la nebbia stava sospesa sui prati come nubi d'incenso, Pieter Bruegel, divenuto maestro della Gilda di San Luca, part per l'Italia su un cavallo bianco a macchie brune.
Prima di sparire ad una curva della strada, si volt indietro e col piccolo cappello con la penna lanci un saluto verso "La Gazza", dove gli amici - Jan Nagel, Hans Franckert e Giuseppe Rompicapo - levavano alti i loro boccali di birra.
...
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Cavalc in su e in gi, attraverso interminabili boschi oscuri. Dalle ardue alture scoperse chiare pianure coi fiumi, alberi dalla chioma tonda e boschi, una citt in una macchia di sole e, dietro, l'allettante azzurro di altre montagne. Egli disegn tutto questo, stupito ed insieme confuso. Per lunghe ore sedette trasognato dinanzi ad una cascata oppure la sera accanto ad un fuoco sulla vetta di una montagna al lieve canto della fedele zampogna. Qualche volta si fermava nelle osterie delle piccole citt cos accoglienti. Ma ogni volta, quando partiva, portava con s un buon numero di schizzi di persone, di vedute della citt e di paesaggi.
Passando per la Francia orientale vide castelli e vigne. Disegn i vendemmiatori che cantando coglievano i grappoli, li portavano via e li pestavano in grossi tini. Disegnava, disegnava: era per lui come una malattia.
Una notte, al primo barlume dell'alba, dal suo giaciglio sotto gli alti pini selvatici, vide laggi, sull'azzurro cupo della notte, le cime delle Alpi coperte di neve splendere nel cielo come divinit. Allora cadde in ginocchio. Si addentr tra le Alpi aspre, minacciose, come sotto archi di trionfo, col cappello in mano, orgoglioso e stupito. Sotto a lui: gli abissi attraenti; sopra di lui: il piglio minaccioso delle rocce che assalivano il cielo, spesso serrato nell'angustia di gole buie. E sempre salutava con stupore esultante le nuove regioni che lontano si aprivano ai suoi sguardi. Lass regnava il silenzio, come un essere sacro.
- Non ho meritato tanto - sospir Pieter beato. Era una meraviglia continua: le aurore, nella cui nebbia dorata i monti sembravano ancor pi giganteschi; i tramonti, che indugiavano con luci rosate sulle cupole di neve, mentre tutto il resto era gi immerso nella sera azzurra; i villaggi ridenti nelle profonde valli verdi; lo specchio dei laghi, come fori nella terra; e le pinete scure che salivano con macchie amene sulle possenti altitudini. Com'era bello! E poi il mutar del tempo, che veste i monti e li adorna di luci e di colori; il sole accecante e le gonfie nubi sopra e sotto di lui e le loro ombre che le accompagnavano sulla terra; la pioggia vaporante e l'arcobaleno nelle cascate; e il vento che giubilando trascorre fremente verso le vette coperte di neve, mentre i boschi s'inchinano. E il silenzio! L'eterno silenzio!
- Com' bello l'abito che Dio ha ricamato sul mondo! - diceva Pieter. - Qui si sente ancora la mano di Dio! Ora so anch'io quanto siamo piccoli - diceva anche e nell'estasi pronunciava le esclamazioni pi impensate, Era come pazzo, sconvolto da tutta la bellezza. E disegnava. Divorava le Alpi con gli occhi. Ne riempiva il cuore e la carta.
Oh! mentre camminava sulle somme altitudini, provare la sensazione preziosa di tenere il mondo sospeso sotto ai piedi! Si metteva in punta di piedi, allargava le braccia e diceva con giubilo: - Poco mi manca per essere un angelo!
E l'impressione, quando si trovava nel fondo valle, negli abissi, che tutto il mondo adirato muovesse contro di lui come i marosi del Mar Rosso - ma allora era pauroso e aizzato come un capriolo - e poi trovarsi di nuovo sopra, dove il vento gli soffiava in faccia ed egli si sentiva come l'orifiamma di un albero sulle onde fluttuanti. Ogni giorno era una festa! Dormiva nelle capanne, beveva il latte sostanzioso, sonava il triste corno alpino, e nelle belle serate d'ottobre stando melanconico davanti alla porta, con le robuste ginocchia faceva sgorgare dalla zampogna per i semplici montanari le canzoni delle Fiandre: i boschi, che si estendevano sui monti, ingoiavano i suoni e allora nel silenzio, che imperturbato regnava sulle alture e nelle valli, era cos bello pensare alla Fiandra lontana...
Procedeva lentamente, con il collo teso, gli occhi lieti indaganti, senza fretta, perch non aveva bisogno di essere in alcun luogo e poteva restare dappertutto. Aveva voglia di farsi, qui o altrove, una piccola capanna. Ma la lontananza, come un nuovo mondo che si apre, e la bellezza, che sogna cose lontane e sempre fugge come un uccello che vola via, tornavano sempre ad attrarlo.
Questo suo viaggio trionfale, or qui, or l, dur finch le prime tempeste di neve lo cacciarono via dalle Alpi. Si volt ancora indietro a guardare le possenti cime avvolte nella nebbia, dietro alle quali si agitavano nere nubi selvagge. In quei luoghi egli aveva visto cento quadri, in cui gli uomini sarebbero stati piccoli come formiche sotto la divina potenza del grandioso paesaggio che dominava ed annientava tutto: La caduta di San Paolo - Sant'Antonio nel deserto - La Maddalena penitente - Mos che guarda la Terra Promessa - e molti altri.
- Vi ringrazio! - grid alle Alpi. E si tolse il cappello come dinanzi a tutti i re del mondo. Poi cavalc verso l'amabile terra delle arance.
- L'Italia  il seno dell'arte, ed ora gi a succhiarlo! - disse Pieter, tenendo in ogni mano una sugosa arancia morsicata.
Entr in Milano con il cuore sospeso. Vide le opere di Leonardo da Vinci, dei cui serpenti Jan Nagel era entusiasta. Gli parve che in quella bellezza tranquilla, armonica col suo sorriso di primavera fosse filtrato qualcosa della religione di Giuseppe Rompicapo.
- Qualcosa di alchimistico - disse Pieter. Quell'arte conteneva un indovinello, che misteriosamente attirava e nello stesso tempo respingeva come il ghiaccio.
- Al ritorno voglio guardarmele meglio - sospir, liberato, e guard con occhi attoniti il Duomo marmoreo, che come un mazzo di fiori bianchi si spiegava con le sue centinaia di campanili e di santi e con le migliaia di ornamenti. Ma c'era in lui una grande irrequietudine, che lo spingeva sempre oltre. Nel ritorno avrebbe potuto osservare con pi calma i numerosi affreschi e i quadri delle collezioni. Cos si un ad una schiera di soldati. Per ben presto rimase indietro, trattenuto dalla bellezza del paesaggio, incantato dal cielo delicato e dagli orizzonti soavi su cui si disegnavano colli azzurri.
Talvolta faceva un largo giro per visitare una citt lontana, che splendeva su un monte. Entrava a cavallo nelle porte, passava davanti alla fontana sulla piazza del mercato, dove donne dagli occhi neri andavano ad attinger acqua. Accadde che egli si fermasse per settimane in qualche cittadina di tal genere, su un monte. Tutto il piano, che egli aveva preparato insieme col Cock, fu sovvertito. Egli se ne andava semplicemente verso le regioni lontane, che pi lo attraevano per disegnare, e faceva molti giri; del resto non ci perdeva nulla. Si accompagnava con pellegrini, mercanti, ma andava pi volentieri da solo.
E vide molte citt. Si stupiva della bellezza, del numero e della variet dei monumenti artistici d'ogni genere, che trovava dappertutto; ammirava soprattutto la facilit, l'armonica e perfetta composizione dei quadri e soprattutto i loro colori trionfanti.
- Invece i nostri moderni sono purissimo sciroppo - diceva. - Hanno dipinto molti Ges Bambini, ma troppo hanno dimenticato i poveri.
Osservando innumerevoli "Ultime cene" e "Trasporti della croce" aveva dinanzi agli occhi le feste dei suoi contadini e la ressa di gente, quando qualcuno veniva condotto al patibolo o al rogo. Non aveva forse anch'egli pensato al trasporto della croce di Cristo, assistendo a quei tristi spettacoli?
Fu involontariamente indotto a pensare di dipingere la vita di Cristo in mezzo al brulicho della gente di Anversa e del Brabante. Quando fosse tornato a casa, l'avrebbe fatto. Vedeva, vedeva - ma era troppo per lui: la testa gli ronzava tanto per i numerosi affreschi, quadri, statue e chiese che, quando arriv a Firenze, esit ad entrarvi. Infine tuttavia vi entr, per consegnare un pacco di disegni per il Coecke a dei mercanti che partivano per la Fiandra, e certo anche per ammirare i maggiori pittori italiani, che lo deliziarono. Ma il resto l'avrebbe visto nel ritorno.
Il paesaggio: i colli, i monti e le valli con le loro vigne, le rocce aspre con le gole buie e le scintillanti cime nevose, i panorami e le rapide vedute: questo allargava l'anima! ed egli dipingeva tutto con passione infaticabile. Che voglia di perdersi e di capitare poi in un chiostro di Francescani sorridenti, dove gli servirebbero pesce fresco e una mezzetta di vino; oppure che sorpresa!: in un'osteria di campagna ai piedi delle rocce, innamorarsi della figlia dell'oste, andar con lei a coglier fiori e poi venire a sapere che  sposata - ma allora levarsi nella notte stessa e filare via! Cavalcare cos, errare in qua e in l, senza fretta e tuttavia con la sensazione gradevole di andare sempre avanti, di cavalcare attraverso stagioni e avventure, di cogliere grappoli d'uva lungo la strada e talvolta di godere il sonno ristoratore sotto le stelle; diventare un pezzo di natura mobile e bersi i colori e poi imprigionare in disegni questa forza possente - era cos piacevole, cos bello! Ma egli rimpiangeva le nubi, la nebbia, la pioggia e la neve.
- Qui manca il nostro tempo capriccioso - diceva Pieter. - Qui si conosce il cielo a memoria, da noi invece ogni giorno tocca una corda nuova.
Avanzava lentamente, esultando e disegnando, passava per molte citt - e nella spensieratezza e nella libert mesi e stagioni volavano rapidi cos che dopo un anno e mezzo, abbronzato, sonando la zampogna, giunse alle mura di Roma. S'inginocchi dinanzi al Papa con fanciullesca venerazione e ricevette la benedizione.
Si ferm a Roma, ma si aggir di pi nelle viuzze, nei quartieri poveri, attorno alle fontane per osservare il popolo nella sua vita e nei suoi mutamenti, piuttosto che tra le antiche rovine o dinanzi ai quadri nelle chiese. Era stufo della Rinascenza.
Il "Giudizio Universale" di Michelangelo lo soggiog e le Stanze di Raffaello gli fecero giungere le mani in atto di adorazione. Ma il giorno dopo non ci pensava pi n torn a vederle. Se visitava le chiese lo faceva per pregare; per non poteva distogliere lo sguardo dai paesaggi del Tiziano.
Disegn molti aspetti dell'antica citt e dei villaggi nei colli circostanti. Doveva fermarsi l un anno. Dopo quattordici giorni pens di affittare una casa sulle rive del fiume, per potervi eseguire disegni pi ampi. Pi tardi avrebbe continuato il viaggio. Ma in quei giorni capit ad Ostia e per la prima volta nella sua vita vide il mare. Il suo stupore fu tanto grande, la sua ammirazione cos viva che fu preso da un vero amore per il mare. E il miglior modo di esprimere il suo amore improvviso lo trov nell'imbarcarsi. Non ci pens su neppure una notte. L'irrequietudine, che lo spingeva sempre oltre, fece il resto, e la mattina dopo egli sedeva sotto la vela gonfia cigolante di una piccola galea, che faceva rotta per Palermo. La nave aperse le sue ali e part cullandosi sull'acqua.
Era una felicit nuova: trovare l'infinito e vederlo sempre fuggire; inseguire l'infinito nella speranza di non raggiungerlo! E pensava che suo padre, un vero contadino, avrebbe voluto fare il marinaio ed aveva sperato che lo facesse suo figlio. Egli era ora solo per un briciolo marinaio! Il giorno prima a quello in cui dovevano toccare terra, si lev una tempesta folle, che spingeva in gi la nave, poi la sollevava su montagne di acqua, la sballottava in qua e in l sui flutti danzanti, lacerava la vela e gettava gi la gente dalle scale di corda. S'imprecava e si pregava e Pieter guardava, pieno di stupore e di meraviglia. - Da dipingere - diceva. E la mattina, quando il sole apportatore di calma gett macchie di luce verde-smeraldo sull'acqua scura e agitata, si scoprirono lontano altre vele, che ondeggiavano sui flutti. La nave, inclinata su un fianco, entr in una piccola insenatura della Sicilia, per riparare i danni subiti. Erano a una giornata di viaggio da Messina.
Pieter, dopo aver dormito per tutto il giorno in una capanna di pescatori, la sera sedette sotto il pergolato di vite di un'osteria di campagna a bersi un boccale di vino dolce. Laggi c'era il mare tranquillo su cui la luce lunare disegnava una colonna tortile, e i monti e le rocce azzurre sembravano inondati di latte.
Dinanzi a lui un grosso contadino, piegato all'indietro, russava con la bocca spalancata. Pieter, dopo averlo disegnato, sent l'incanto di quella notte e d'un tratto gli parve che fosse giunto il momento adatto per scrivere a Jan Nagel.
Gli scrisse che era giunto felicemente in Sicilia, dopo una tempesta di una bellezza indimenticabile: che le Alpi non si potevano immaginare, che non si poteva sognare un paesaggio pi bello e che l'arte laggi odorava di Paradiso! Nel ritorno avrebbe dedicato maggior attenzione alle citt e alle opere d'arte. L'indomani si sarebbe recato a Messina e poi avrebbe percorso la Sicilia per sei mesi.
Con suo grande stupore Pieter non riusc a riempire pi d'una pagina e termin con molti saluti per gli amici e un "saluto di sole e d'uva".
E il giorno dopo, quando si rec a Messina, passando sulle rocce infocate, ad una svolta della strada, da una piccola altura pot godere un panorama mirabile dello stretto di Messina. Ne fu colpito.
- Io credevo che cose simili fossero riserbate solo ai Santi ed ai morti! - sussurr pieno di ammirazione. Sotto di lui si stendeva l'acqua azzurra come un liquore con ricci bianchi e belle navi, le cui vele si gonfiavano per la felicit. Laggi emergeva dall'acqua la rovina bruna di un'antica torre.
La candida citt di Messina sembrava che si bagnasse nel mare e dietro a lei fumava l'Etna. E al di l sorgeva come madreperla dall'acqua splendida, su per le aspre rocce, Reggio luminosa, con le sue torri, cupole e viadotti. Su tutto regnava il sole possente! Era una vista incomparabile. Un sogno fatto realt. Qui avrebbe potuto abitare Veronica!
Ne fece un disegno. - Non occorre che io vada oltre: non si pu trovare n desiderare qualcosa di pi bello -. Ne fece un secondo disegno. Cinque volte lo disegn.
- Se questo fosse in Fiandra, vi costruirei la mia capanna. - E nello stesso tempo sent per il suo paese la nostalgia, che da lungo tempo aveva celato in un angolo buio del suo cuore. Che strano! Propria perch vedeva la cosa pi bella del suo viaggio e della sua vita, sgorgava in lui la nostalgia come una fontana tripudiante.
E l, in mezzo al sole, in quella sinfonia di luce, di fiori e di uva, egli aspir il profumo del suo paese, che sorgeva in lui vittorioso su tutto il resto. Il Brabante viveva nel suo cuore, egli l'aveva portato con s, ed ora, saltava fuori come il gheriglio di una noce. Esso era il pane del suo cuore. Lo vedeva e lo sentiva, ne faceva parte e d'un tratto esso lo richiamava indietro col grido di una madre, che ha perduto il suo bimbo. - Vengo! Vengo!! - egli balbett. Sopraffatto dalla nostalgia, cominci a piangere come un bambinetto.
Invece di proseguire il suo viaggio in quel Paradiso, cerc a Messina una nave che lo portasse a Napoli, per poi tornare a cavallo per la via pi breve, passando per le citt. Ma la maggior parte delle navi erano danneggiate dalla tempesta, e solo la settimana successiva forse ne sarebbe partita una. Ma vi era ancorata una piccola galea, che il giorno dopo avrebbe fatto vela per Venezia. Com'era seducente! Venezia, il ritorno per mare, arrivare a casa due anni prima! Ma non avrebbe visto pi nulla dell'Italia! Incerto, pass la notte a riflettere. Ma la mattina sedeva su una gomena arrotolata e vedeva Messina rimpicciolire sempre pi all'orizzonte pieno di sole.
- Spedir la lettera da Venezia, se no arrivo prima io ad Anversa. La prima cosa che far sar di visitare il mio villaggio - pensava.
Dopo molte settimane Venezia, delicata come una tinta del mare al tramonto, emerse dalla nebbia e dall'acqua, come un giardino sbocciato sul mare. - Bello! Bello! Ma non  fatto per me!  troppo possente per un figlio di contadini! - disse il giorno dopo. Ammir molto il Tintoretto. Poi, disegnando, entr nella pianura padana, fra i monti, tra le ardue Dolomiti, pass per il Brennero, e poi attravers il Tirolo cordiale e pio.
Ora che lo circondava l'aria pi fresca del clima abituale, egli procedeva pi rapidamente e pi agevolmente. In nessun luogo si ferm pi di una notte. Quando lasci i monti, penetr a cavallo nei boschi neri e un giorno da un'altura boscosa scorse il Reno. Lanci in aria il cappello! E dopo aver viaggiato per giorni e settimane, a piedi, a cavallo, su fiume, passando per Aachen e Maastricht giunse nella pianura del Limburg. Bevve la cara birra nera come caff nella bella citt di Diest e and a pregare a Scherpenheuvel.
E allora sent l'odore della stalla.
Nevicava, gelava. - Bene! Qui mi ci trovo! - esclam Pieter. -  tutto diverso che in Italia! - E tese le mani aperte per afferrare i fiocchi di neve.
Due giorni dopo, nel primo pomeriggio della prima domenica di gennaio, su un carro, arriv col cuore che gli batteva dinanzi alla porta di San Giorgio di Anversa. Tremava per l'eccitazione. C'era gente che pattinava sul fossato del bastione. Egli rise. Bisognava disegnarli! In fretta tracci sulla carta poche linee e figurine. Poi entr cavalcando nella buona citt di Anversa. Prima di tutto nella chiesa di Nostra Signora ad accendere una grossa candela in segno di riconoscenza! Dinanzi alla chiesa, appoggiati alle pietre grigie ben scolpite, sedevano, come facenti parte dell'eternit, i poveri, gli storpi, gli sciancati e i mendicanti, lamentandosi per ottenere una piccola elemosina. - Gli Italiani hanno bens visto Ges, ma hanno dimenticato i poveri di Capharnau! E naturalmente li hanno dimenticati anche gli scimmiottatori di quass! Ma io vi dipinger e vi saluto!
Scendeva il crepuscolo. S, era ancora la buona, la fedele Anversa. Ma egli non aveva tempo di starsela a guardare. Difilato da Jan Nagel! Trov Mirabella che giocava a carte da sola, in cucina, sotto la luce bruna della lampada ad olio. - Non  in casa - si lagn con tristezza - da tre giorni  in baldoria.
- Gli avevo scritto una lettera dall'Italia, ma non ho potuto mandargliela pi alla svelta che portargliela io stesso. Eccola. Torner domani e... Forse  andato da Giuseppe Rompicapo?
Ella scosse la testa: - No, quello  stato bruciato sul rogo per stregoneria - disse - e da allora Jan  finito, finito del tutto, completamente senz'anima! - ed ella comincio a piangere.
- Che cosa mi dici, Tacchina! - imprec Pieter sconvolto.
...Non riusciva pi a spiccicare una parola, a raccapezzare un'idea. - Torner domani! - Usc barcollando. Si ferm nella strada buia e fredda, d'un tratto solo e abbandonato: si sentiva straniero, smarrito ed inquieto, come uno che si sente perseguitato e spiato da qualche Contrabbasso-furioso. Che fare? S'era immaginato il suo ritorno cos allegro, e invece sentiva il brivido della morte. D'un tratto cos solo! Andare dal Cock? Ma l'avrebbe trovato nei suoi saloni fastosi, tra dotti e maestri, che con la loro presunzione facevano s che egli si sentisse timoroso e minacciato; e che cosa ci andava a fare, mentre l'orrore gli serrava la gola?
Non sapendo dove andare, involontariamente, come se i suoi piedi non avessero dimenticato la strada, usc dalla porta, cammin per la buia strada di campagna ed entr nella "Gazza" echeggiante dello strepito domenicale... Che allegra accoglienza! - Il disegnatore! Il pittore! L'allegro Pieter!
Un'ora pi tardi sedeva nella sua antica camera dinanzi alle rosse fiamme del camino e piangeva. - Povero Giuseppe! Povero Jan! - Stette a lungo seduto l e quando spinse indietro la seggiola vide il mantello di cuoio che aveva portato in viaggio, gonfio per i molti disegni. - Come avrebbe potuto vivere felice Giuseppe laggi, sotto qualche palma! - disse Pieter osservando un disegno di montagne. Poi prese un altro disegno, poi un altro e un altro ancora; essi cadevano a terra l'uno dopo l'altro ed egli intanto si richiamava alla mente una parte del suo viaggio.
Quando prese in mano il disegno che aveva fatto poco prima dinanzi alla porta di San Giorgio, gli venne l'impulso di dipingere in inchiostro le figurine che pattinavano, e poi i carri sul ponte, i campanili dietro ai bastioni e gli spettatori, che ridevano di una pattinatrice, che, cadendo, aveva mostrato il sedere. Ma, triste, pensando ai cambiamenti avvenuti durante la sua assenza, scrisse sotto al disegno i seguenti versi pieni di saggezza:
Qui corre sul ghiaccio la giovent cittadina
di Anversa, in qua e in l, d'ogni parte osservata.
Questo scivola, quello cade, l'altro si tien ritto.
Apprendete da questa immagine come nel mondo noi
pazzi o saggi, cavalchiamo e scivoliamo per la nostra
strada sulla fugacit, pi dura ancora del ghiaccio.
- Bel paese! - disse commosso e pieno di entusiasmo. - Il primo disegno del paese che mi sia riuscito. Ci sar ancor molto da mietere! Ci son semi sufficienti! - Si volt a guardare i disegni che giacevano l attorno, lieto per il molto lavoro che lo attendeva. - Qui ci vuole un segno di croce! In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Amen! - e poi scrisse in un angolo di quella scena sul ghiaccio: Pieter Bruegel 1553.
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L'ARTE INAFFIATA GIOCONDAMENTE.
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Nelle sale dell'osteria "La Gazza" zeppe di gente, alla luce di molte candele, sedevano gli artisti con i loro amici e altri curiosi, beoni e scrocconi, gridando, ridendo e bevendo, mentre aspettavano i sei Brussellesi che volevano misurarsi nel bere con il celebre pittore Franz Floris.
Questo stava seduto tenendo davanti un orcio di terracotta e intorno a lui sedevano: Mostaert, Cock, Hans Franckert, Hans Bol, Lcas de Heere, Pieter Bruegel, artisti interi e mezzi-artisti, e i suoi zelanti discepoli, che gli pagavano venti fiorini al giorno; ma dietro c'erano quelli che si appiccicavano, i curiosi, quelli che vuotavano i bicchieri, gli amanti delle scommesse, gente con la gola secca e altri amatori della birra e del vino.
C'era uno strepito come dentro ad un tamburo percosso. D'un tratto si lev Franz Floris, corto di collo, largo di spalle, con una corta barba bionda e il naso che - peccato! - diventava rosso, lev il boccale di Francoforte spumeggiante ed esclam, mentre i suoi superbi occhi grigi scintillavano provocanti
- Ci sarebbe quasi da credere che i Brussellesi abbiano paura! Non hanno da far altro che da venire! Io far gorgogliare gi per la gola tutto un viale di questi boccali e poi star ancora dritto come una candela e dipinger uno dei miei quadri pi belli, davanti al quale il mondo si inginocchier! Mi chiamano l'Incomparabile, il Raffaello fiammingo, ma anche il Bacco fiammingo. E io accetto del pari anche quest'ultimo nome. Oggi mostrer la mia titanica capacit di bere a questi famosi contrabbassi di Brusselle. Creperanno prima che io smetta! Intanto terr la via aperta!
Afferr il boccale per portarlo alla bocca, ma la mano del Cock gli tir indietro il braccio: - Basta, Flor! Pensa che tu devi tener alto il nostro onore. Qui non si tratta del Raffaello fiammingo contro Pieter o contro Jan, ma di Anversa contro Brusselle. Hai gi vuotato due boccali, anzi di pi, e questi fratelli sono vuoti come una blusa non indossata, eppure trincano bene quanto tu. In nome di Anversa, ora non bevi pi una goccia!
- Non sarei un gigante come sono, se mi dessi pensiero di queste paure da beghine. Non divento ubriaco, divento felice. Sto bene sulle gambe. Una volta, s, una volta sono caduto per l'ubbriachezza, ma era l'ebbrezza dei grandi spiriti, che solo i Santi e i Geni provano. Capit quando il mio amico Michelangelo scoperse il suo "Giudizio Universale". Allora tremai, sudai ed ebbi il batticuore, e la sera al banchetto, a cui presero parte il Papa, cardinali e conti, al terzo bicchiere stramazzai tra le braccia del mio amico Michelangelo. Ma ero ubriaco della bellezza somma, che fa versare nobili lacrime. Ma del resto sarei capace di bermi tutta la flotta di Spagna. Guardate qui!
Salt su una sedia e vuot il boccale. La gente lo compliment. Egli stava lass in alto al di sopra di tutti, con la gorgera bianca e l'abito di velluto nero foderato di rosa e godeva della sua forza, del suo ardire e della sua grande celebrit.
In quel momento la porta fu aperta con uno spintone e dietro a due sonatori di zampogna entrarono cantando i sei temibili bevitori, i famosi contrabbassi, con la penna sul cappello, allegri e arzilli, col naso freddo; dietro a loro veniva tutto un corteo di Brussellesi; beoni, scrocconi, farofili(6). Si ficcarono tutti dentro, in mezzo alla gente che fumava, in modo che ciascuno dovette ritrarre la pancia e i gomiti. C'era una piena tale che, se uno fosse stato toccato dal fulmine, non sarebbe potuto cadere.
Quand'ebbero terminato di cantare la loro canzone, furono accolti da un giubilo sonoro; essi salutarono, si scusarono perch la carrozza si era arenata nello sterco, scambiarono qualche parola con Floris e poi sedettero ad un tavolo, su cui venne servito prosciutto, formaggio, senapa, ravanelli, aringhe in salamoia, pesce secco e carne affumicata, tutto salato e piccante per far bere. Il pi grasso dei Brussellesi, il capo, che chiamavano Trippa, gi un po' grigio e con una faccia piena di bitorzoli, si cacci in bocca un paio di fette di prosciutto e stacc coi denti la testa di un'aringa in salamoia.
- La testa  la parte migliore, proprio come nei conigli - disse Trippa. Altri quattro lo scimmiottarono nelle parole e nel gesto, ma il quinto, un tipo lungo e sottile si limit a leccarsi le labbra e rest muto come un pesce. Sembrava il pi ostinato, risoluto e vincere.
La brutta cameriera e due garzoni goffi, con le spalle larghe, portarono sette boccali panciuti spumeggianti. Floris si alz e disse: - Vi saluto, gente di Brusselle, venuta per perdere! Benvenuti! Guardate, ogni volta io prender il mio boccale per ultimo, perch vi convinciate che non ha un doppio fondo e che non vi  stata messa qualche droga: scegliete!
Quando tutti, con facce da paese di cuccagna, ebbero preso il loro boccale, Floris prese il suo, lo lev in alto e disse: Bisogna vuotarlo in tre sorsi! Viva Anversa!
- Viva Brusselle! - esclamarono gli altri. Il sesto non disse neppure questo, come se le parole fossero cibo - e bevvero. Quando le sette teste si piegarono all'indietro alzando il boccale sul viso, mentre gli altri curiosamente guardavano in silenzio, Bruegel, che era venutoper ridere di gusto, pens improvvisamente a Sant'Antonio: - Essi annegano Dio in se stessi.
In tre sorsi il boccale fu vuotato. I Brussellesi - tranne il magro che chiamavano Cipolla - si attaccarono alla senapa, ai ravanelli e alla carne. Floris prese e mangi una porzione di ogni cosa, mentre venivano portati per la seconda volta sette boccali. Dopo il secondo boccale il Maestro Floris ingoi una schiena di aringa e disse a Trippa:
- In grazia di questa birra l'imperatore Carlo nacque in Fiandra: quando era ancora un angelo, gli fu concesso di scegliere tra la birra di Burgundia e la birra d'orzo ed egli scelse l'aureo prodotto dei nostri campi del Brabante. Perci facciamo questa bevuta in onor suo! - E il terzo boccale scomparve in tre sorsi nelle gole serpentine che inghiottivano con sforzo.
- Con questa birra mando sotto la tavola dieci Floris. Se ne bevo per un mese, mia moglie non ha pi bisogno di mettere il lardo in salamoia, pu tagliarmelo direttamente dalla pancia - esclam Trippa.
- Chi ha scoperto questa birra, merita di esser messo sulla sommit del Cielo - aggiunse un camerata brussellese, con una bocca da ranocchio simile ad un salvadanaio.
- E casca gi, tanto essa lo fa vacillare - disse un piccolo, con i capelli rossi ed un mento energico. - Ma con me non ce la fate! Fui per sette anni garzone birraio e mi cacciarono via perch la botte era pi dentro di me che io dentro la botte e al padrone non accomodava che io non diventassi mai ubriaco!
- Io bevo finche c' birra - si vant il pi alto di tutti, un colosso bruno con alte spalle diritte - e se c' qualcuno che vuole ingannare, gli pianto questo coltello in corpo! - e conficc un pugnale nel piano del tavolo.
- Io volevo farmi monaco - narr un tipo nero, robusto, con gli occhi accesi - ma monaco mastro-pigiatore, naturalmente. Se allora non mi fossi rotta una gamba, lo sarei diventato. Era troppo faticoso zoppicare in cantina; ma il vecchio Padre mastro-pigiatore disse: - Non troveremo mai l'uguale. Non ci si potrebbe nemmeno accorgere che non lasciate nulla per gli altri Padri.
Tutti millantavano l'ampiezza del loro stomaco e la capacit di fare gran sorsi; ma Cipolla vuotava solennemente il suo boccale, non diceva una parola, lesinava persino un sorriso e soltanto si passava la lingua sulle labbra, perch nulla andasse perduto. Era gi stato vuotato il quinto boccale e i Brussellesi erano arzilli come se non avessero ancora cominciato a bere. Molti di quelli di Anversa persero il coraggio. A Floris la birra and alla testa: divenne rosso. Ma allora cominci a diventare raggiante, alz gli occhi, divenne beato ed allora apparve il vero Flor pieno d'allegria.
- Io - esclam - il pi grande pittore dei Paesi Bassi, l'Incomparabile! - non sono io a dirlo, c' scritto nei libri - bevo qui in gara con dei comuni contrabbassi, dei beoni venuti da Brusselle: non  degno di me. Ma io lo faccio per tener alto l'onore di Anversa. E un grand'uomo deve saper fare di tutto! Non sono forse scultore, architetto, musicista e poeta? E malgrado ci, chi dipinge tanto, cos grandiosamente e rapidamente quanto me? Per Filippo II, dipinsi in sei ore, mentre se ne stava l seduto, la mia "Vittoria" con molti guerrieri e prigionieri! Chi sa fare altrettanto? Io sento il fuoco destarsi in me e mandar scintille, lo spirito mi signoreggia! Quando lavoro, vivo; quando giuoco, muoio; e quando bevo, voglio lavorare! Perci via! Bevuto!
Quando fu vuotato il nono boccale, tutti uscirono fuori un momento. Poi venne il decimo. I Brussellesi mangiavano continuamente prosciutto, senapa e aringhe in salamoia, eccetto quell'unico, e Trippa rideva con un suono di nacchere. Gli amici di Anversa divennero timorosi, ed anche Floris cominci ad avere a che fare con la paura, quando vide quelle sei persone starsene sedute allegramente e bere.
- Non mangiare pi! - gli sussurr nell'orecchio il Cock. Quando fu levato in alto il decimo boccale, quello dal muso di ranocchio d'un tratto scoppi: una fontana zampillava dalla sua bocca e l'uomo piomb sotto il tavolo come uno straccio bagnato.
- Ah! - esult Floris - quello della sommit del cielo  caduto gi!
Bevevano. Quando fu vuotato il decimo boccale, l'uomo nero, robusto, che voleva fare il monaco, balbett: - Aspettate un momento, vado fin fuori. - Usc barcollando e si addorment rannicchiato sotto la luce della luna piena.
- Ancora quattro! - esult Floris. - Ma meno sono, tanto pi sono forti - sogghign Trippa. Fu portato l'undicesimo boccale. Il garzone birraio dai capelli rossi guard Flor sorridendo, volle dire qualcosa di ameno, ma precipit in avanti e cadde col naso nel boccale. Flor se ne rallegr e disse ridendo: - Quello preferisce annusare che bere. - Il gigante volle alzarsi e afferr il pugnale. - Se perdo, lo pugnalo! - delir. Diede di piglio al pugnale, ma il Grasso gli picchi un pugno sulla pancia, e il Lungo barcoll gi come una statua di gesso rotta.
- Ancora due! - esclam Floris ed a lui ed ai suoi amici torn il coraggio.
- Coraggio, Trippa e Cipolla! - gridavano i Brussellesi; - coraggio, Flor! - gridavano quelli di Anversa. I "Mangiatori di pasticcini"(7) avrebbero con gran piacere combattuto per i loro contrabbassi, ma i "Signori"(8) erano troppo numerosi e per di pi avevano delle spade.
Il dodicesimo boccale! Al primo sorso Cipolla, il taciturno, si arrest e cominci a ridere, ridere: non poteva pi smettere. Uno cominci a fargli eco, poi un altro, e ben tosto tutta la sala rideva: una stalla piena di galline, che volessero far l'uovo. - Questa non me l'aspettavo da lui! esclam Floris - E ora a noi due! - Ed ora che l'uno rideva continuamente, al Grasso era passato il riso.
Allora arriv il tredicesimo boccale, e Floris grid a Trippa: - Ancora venti boccali piccoli cos dell'allegra e saporita birra! Io ti saluto, doppio contrabbasso, ma presto andrai sotto la tavola! - Il Grasso spalanc la bocca e vide, pieno di stupore, che Floris, stando in piedi, vuotava il boccale. Ed ecco cominciarono a scorrergli gi dagli occhi le lacrime, che restavano appese ai bitorzoli; egli sospir, si asciug le lacrime e porse a Floris la mano bagnata: - Hai vinto - disse - non ce la faccio pi...
Parve che le pareti avessero paura di sostenere quel giubilo: esse tremavano proprio. - Un boccale per uno - ordin tutto trionfante, Floris, che, non si sapeva come, aveva sul capo una corona di pampini - e per me un boccale di Francoforte pieno di vecchio vino del Reno. Sellate il mio cavallo! Vieni anche tu, Grasso Brussellese, vieni fuori a vedere che cosa sono capace di fare! - E Flor, diritto come un bastone, usc fuori passando tra una doppia fila di bevitori di birra che si accalcavano, and difilato verso il suo cavallo bianco, che i discepoli avevano condotto fuori dalla stalla. La luna e le fiaccole gli facevano luce. Gli portarono il boccale pieno di vino ed egli volle mostrare a tutti i presenti, e specialmente al Grasso, la sua grande arte di trincare: stando su un piede solo vuot in un sorso tutto il boccale. Poi sal a cavallo e si mise in testa la berretta alla rovescia, cosicch la penna gli pendeva gi dietro, nella schiena, invece che di lato. Con un largo gesto tese le braccia in avanti: - Chi ha voglia di veder dipingere il pi bel quadro e di vedermi lavorare come un Dio, venga con me. Prima che l'aurora tocchi il mondo con le rosee ditine io avr dipinto una Venere nata dalla schiuma del mare! Evviva il genio! - E tutti quelli che erano curiosi di vedere quel lavoro, e poi gli scrocconi, che speravano in un nuovo boccale, lo seguirono, e anche Pieter vi and.
Si fermarono dinanzi alla bella casa nella Via dell'Ospedale. La luce lunare inondava il tetto spiovente. C'era un portone con pilastri di marmo grigio di stile classico, una loggia e delle arcate in stile italiano; sotto alle quali affreschi color rame rappresentavano le arti belle. Floris, accompagnandosi con un largo gesto delle mani inguantate, disse: - Entrate! Quello  il "Roveto ardente", l c' il fuoco che Prometeo ha rubato al cielo: io ne faccio parte agli uomini.
La gente entr: pittori, discepoli e plebaglia. Egli li precedeva e faceva loro vedere le stanze riccamente ammobiliate alla luce delle candele e delle fiaccole, che i discepoli portavano attorno. - Qui dormo io nelle ore di creazione, se no per solito dormo con mia moglie - spieg introducendoli in una stanza tutta rilucente di cuoio dorato e di altre magnificenze, in cui c'era un letto con colonne tornite, cortine rosa con frange d'oro, come per un re. Accanto a questa camera c'era il grande studio, in cui una ricchezza di quadri, stoffe, tappeti, rose, boccali e armature sembrava giacere in dormiveglia nel giuoco di luce delle candele.
Una grande tela bianca tesa fu collocata sul cavalletto e mentre un discepolo offriva a tutti i presenti un bicchiere di vino bianco, Floris afferr il pennello e la tavolozza gi preparata e volle cominciare a dipingere, ma si sent in dovere di dire ancora due parole:
- Da molto tempo non ho pi lavorato, ho dormito troppo, bevuto troppo, sono andato troppo in giro dagli amici, ho ricevuto troppi principi e conti. Ma non importa. Io riguadagno tutto il tempo perduto: in un'ora faccio di pi che altri in una settimana. Perch in me c' il fuoco! In quattordici giorni dipinsi la stanza di Ercole da Claes nella Via del Margravio: dieci quadri grandi di qui fin l, in quattordici giorni! Ed ora, prima che albeggi, la mia Venere adorata saluter il nuovo giorno. Comincio! Qualcuno dovrebbe sonare la chitarra: la musica compenetra l'arte! - E cominci a dipingere la Venere in grandezza naturale. Dapprima disegn con tinta bruna sottile un contorno flessuoso e dentro e intorno a questo con singolare rapidit e perizia cre le forme e stese i colori, una volta nel cielo, poi sulle carni, poi di nuovo sul giuoco delle acque, sui Cupidi e sui delfini, che circondavano la figura principale.
- Io sono fuoco e fiamma! - diceva continuamente, ed essi lo guardavano stupiti - ma cominciavano ad avere sonno. La chitarra divenne triste. In quel momento la porta venne spalancata, una voce da corvo gracchi e comparve sua moglie, piccola, grassa, in camicia da notte, i capelli arrotolati nei bigodini e una candela vacillante in mano. Tutti tacquero e stettero in ascolto.
- Mascalzone, vigliacco! - grid minacciandolo con il pugno - levati di qui, vattene con tutta questa marmaglia di scrocconi! Mi augurerei non vederti mai pi. Preferirei aver sposato un ciabattino piuttosto che un beone simile, che dilapida i soldi con donne e ladri e lascia la moglie e i bambini in mezzo ai debiti. Una bella casa, ma niente soldi! Chi paga l'affitto di questa casa? Fuori, con questa marmaglia o chiamo le guardie!
Ma Floris rise e disse con scherno: - Buongiorno, cara signora Clara! Ecco i miei amici! Oh, miei ottimi amici, certo non avete capito nemmeno una parola, poich mia moglie parla greco? Per fortuna io conosco questa lingua e vi tradurr tutto. Ella parl cos anche alle contesse di Egmont e Horn, che pranzarono qui con i loro mariti e col Principe di Orange. Appunto ella ha detto: - Caro, dolce Flor, finalmente ti rivedo! Dove sei stato per tanto tempo? Nel mio letto c' una bottiglia calda, alla quale potrai scaldare anche i tuoi piedi. Poich senza di te non possiamo vivere n essere lieti! Vieni presto da me, poich il tuo amore  migliore del vino!
- Pazzo, pazzo! - ella gracid - la ricominci con il tuo greco? Ma io ti mortificher, anche se ci fosse il Re in persona! - E urlando sbatt la porta.
Floris continu a dipingere con ardore; la chitarra rest in silenzio e, prima che filtrasse attraverso le tendine la prima luce del sole, Venere apparve sulla tela in tutto il suo splendore, in mezzo a delfini, Tritoni e piccoli Cupidi.
- Che cosa ne dite? - domand Floris voltandosi tutto orgoglioso. Ma tutti dormivano nelle sedie imbottite e sulle panche - tranne Pieter Bruegel, che era rimasto in piedi dietro di lui, pieno di stupore e di ammirazione.
- Io getto perle ai porci; - brontol Floris scoraggiato - tu solo diventerai un grande artista, se, invece di attenerti ai contadini, seguirai i grandi maestri. Quando ci farai vedere qualcosa di tuo? Un paio di Veneri e di divinit?
- Quando cesserete Voi di raffigurarli, Maestro.
Floris rise e s'addorment su una sedia. Pieter osservava la testa dell'artista. Gli accarezz lievemente il volto arrossato e mormor pieno di compassione: - Povero contrabbasso; povero fungo, che si nutre di Michelangelo; povero Icaro, che con ali di cera sale in cielo, verso il sole, che le fa fondere - egli aveva rappresentato quel povero pazzo in un quadro del Reno - e tutti gli umanisti sono della stessa pasta! Perch non resti gi? Il mondo  cos bello!..
E in ispirito rivide dinanzi a s animate le belle vie di Messina; e l sotto nell'acqua, in mezzo a tutto quello splendore egli, piccolo e inetto, vide le due rosee gambe sgambettanti del povero Icaro, che era caduto nell'acqua. Scosse da s il sonno che si avvicinava, si alz e si avvi nel fresco mattino che si destava.
Un nuovo quadro cresceva in lui.
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MALATTIA.
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Jan Nagel, malato, fiacco e magro, avvolto in cuscini e coperte, sedeva presso la finestra aperta, in quel biondo mattino di primavera. La Schelda splendeva ed era piena di navi. L'"Elogio della Pazzia" stava aperto sulle sue ginocchia sottili. Sul davanzale della finestra stavano ancora altri libri: Plutarco, Tomaso da Kempis, Reineke Fuchs, Eulenspiegel, Beatrice e il Pantagruel di Rabelais.
Egli levava fuggevolmente gli occhi sul bel panorama e poi li riabbassava sul libro. Di tanto in tanto l'occhio destro gli si chiudeva, ma con un colpo e un tremito lo riapriva. Da mesi egli lottava ostinatamente contro quell'occhio che si chiudeva.
Pieter sedeva accanto a lui e taceva. Da due ore se ne stavano seduti insieme in silenzio n cercavano le parole.
Jan se ne stava l seduto come un pollo spennato col collo sottile e magro, e dei peli duri e radi attorno al cranio nudo. Pieter sfogliava un vecchio libro. In basso c'era strepito di carri e di gente.
Dopo essere rimasti a lungo cos, Pieter si alz e disse: - Ora vado. A domani.
- Che c' di nuovo? - domand Jan.
- Sempre lo stesso. Quasi tutti i giorni bruciano gente.
Jan brontol, chiuse anche l'altro occhio e, spezzato, si lagn: - Cos ho visto ardere Giuseppe Rompicapo! - E Jan si sfog per la centesima volta: - E vidi il suo viso urlante fra due nubi di fumo. Perch ci sono andato?! Udivo la sua carne arrostire e cigolare, e poi l'odore di carne bruciata!... Diavolo! Diavolo! La gente aveva ancora il coraggio di ridere. Questo mi ha spezzato il cuore!...
E dopo un silenzio, disse con rimprovero, mentre irosamente apriva a forza l'occhio stanco: - Io non capisco come tu possa restare ancora attaccato a quella chiesa di pretonzoli.
- Non lo capisco nemmeno io - disse Pieter cupamente. -  radicato nel mio cuore pi di tutto quello che leggo, odo e vedo.
 strano, Jan: sebbene qualche volta il dubbio mi assalga e mi dilanii, sebbene io creda tutto e proprio niente e maledica l'Inquisizione e tutto quello che vi si riferisce o che anche solo ne abbia l'odore; sebbene io stesso sia pieno di cattive brame; malgrado tutto ci, io mantengo la fede di prima e, dopo che sono stato sbattacchiato in qua e in l, la ritrovo sempre immutata nel mio cuore. E poi io sono riconoscente al nostro Signore! Ecco, finch Giuseppe Rompicapo parlava o finch parla un Anabattista, ed anche per un momento dopo io rimango in loro potere: poi mi sento lacerato e devo stare attento a non fare un disastro. Grazie a Dio, il mio cuore per natura  un po' pauroso, altrimenti farei delle cose strane. Allora mi sprofondo nel lavoro, l'intimo contrasto si attenua, ed io lo dimentico; quando ho ritrovato la mia tranquillit, le varie parti si ricongiungono ed io ridivento uno.
S, Jan, certe volte vorrei essere persino un Santo. La settimana scorsa mi aveva preso molto forte, dopo che avevo visto la finestra di una chiesa, ma non dura molto. 
Torno sempre ad essere Pieter Bruegel. Nulla dura molto in me, eccetto il lavoro: dipingere e disegnare. Ho del lavoro per mille anni! Io credo che noi artisti non dobbiamo cercare altro che lavoro, molto e bello. Tu me lo dicevi tante volte prima: lavorare, lavorare!
D'un tratto Jan mugol, acceso dalle ultime parole: - E tutto il resto non ha senso. Cominci ad esultare: una fiamma, una stella gli attravers il corpo incavato. - S - esclam - lavorare! dipingere! S, lo ripeto sempre, non parlare di Dio, ma imprigionarlo nel colore... - Ma con queste parole si estinse la fiamma.
Quando con un occhio Jan vide le sue dita magre, tronc a mezzo la parola; e poi riprese a lagnarsi come un poveretto: - Ma io sono tutto bruciato, cado in cenere... Dio! Dio
Imprec: - Una scintilla, una scintilla di tanto in tanto... ma non dura nemmeno un'ora. Io non danzo pi davanti al colore. Non ci pianto pi i denti dentro. Vorrei esser morto, morto come una pera marcia!... Ah, caro Pieter, eppure com'era bello poter tremare per la febbre del colore... Ora per la debolezza la tavolozza mi scivola dal pollice...
Afferr la mano di Pieter e dagli occhi grigi, profondi e tristi scesero lacrime lungo il volto giallo e incavato nella barba rossiccia dura e arruffata.
Pieter sapeva che cosa doveva fare in quei momenti di demoralizzazione. Prese il Reineke Fuchs e cominci a leggere ad alta voce. Pieter leggeva lentamente e bene:
Era Pentecoste quando avvenne
Che boschi e campi divennero
Verdi di chiome ed erbe...
Dopo un momento Jan ascolt con devozione, non lott pi con l'occhio destro, lasci che si chiudesse tranquillamente, mentre nel sinistro brillava una luce di riso.
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HANS FRANCKERT.
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Ora Pieter abitava di nuovo ad Anversa, in una stretta viuzza dietro alla magnifica Chiesa di San Giacomo, presso una vecchia signora, che per fortuna era mezza sorda. Era tornato in citt, perch, per la vendita era meglio avere stanze pi spaziose, perch "La Gazza" era divenuta troppo rumorosa per lui, l'ostessa era morta e l'oste aveva sposato una strega maligna, ed anche per molti altri motivi, che si trovano molto facilmente quando si desidera qualcosa. Egli lavorava accanitamente per il Cock, disegnava immagini fantastiche del presente e della sua giovinezza: scene di diavoli, moralit, impressioni di viaggio, paesaggi, navi e scene di contadini, che il Cock poi riproduceva e vendeva con molto profitto. Abbozz anche rappresentazioni di giuochi fanciulleschi, proverbi, tentazioni di Sant'Antonio, Cristi portanti la croce, un paese di cuccagna, ma non arrivava mai a terminarli: ci voleva troppo tempo. Era cos ricco di argomenti, che non poteva tenervi dietro. Era anche un periodo bello per lavorare: soggetti a iosa e modelli in gran copia. - Mi mancano venti braccia! - Lavorava come una talpa.
E sarebbe stato giorni interi senza uscire di casa, se l'affabile fiutafatti Hans Franckert non l'avesse tirato per la manica, per andare in qualche posto a bere birra vecchia, per intervenire ad una fiera, andare a trovare le ragazze, assistere alle rappresentazioni dei misteri o delle sedute letterarie, andare a vedere una processione, delle insegne, dei pellegrinaggi oppure dei castelli antichi. Hans scopriva sempre cose nuove. Cos cresceva sempre pi il repertorio. A questo si aggiungevano i racconti pepati di Hans, le sue storie d'amore e le sue mangiate! Il granaio era pieno da scoppiare!...
Pieter, in camicia, guardava fuori della finestra il campanile di San Giacomo chiaro di luna e i tetti lucenti della citt. Aspirava i buoni profumi di primavera dopo quella pioggia pazza e violenta; la sentiva ancora gocciolare nelle grondaie e nelle botti. In cielo c'erano tutte le stelle e una piccola falce di luna. Egli meditava. In quelle case illuminate dalla luna, sotto tutti quei tetti - fragili coperture, che dovevano, come mani giunte, arrestare la violenza del cielo e degli elementi - c'era buio e pace: tutti dormivano. Anche i fiori nei giardinetti e sui davanzali delle finestre erano chiusi. C'era una bont possente in quella notte giovanile e ricca di umori come se sui tetti il respiro pacifico degli uomini dormienti avesse assunto forma e colore: - pace, pace giovane, azzurra, comune aspirazione - il lungamente bramato: "Ogni cosa  compiuta". Finch sarebbe spuntato di nuovo il sole, che apre alla lotta gli uomini come i fiori umidi. Cio si torna al: "Io ho ragione e tu hai torto". Allora ricomincia la lotta spietata: il povero contro il ricco, il grasso contro il magro, i forzieri contro le casse di risparmio, il corpo contro l'anima, i peccati contro le virt, vicino contro vicino, paese contro paese - e ciascuno pensa solo a s, e i pesci grossi mangiano i piccoli.
Cos accade sempre che uno preferirebbe andarsene sui monti e appartarsi come un eremita. E tuttavia nel caldo vapore di questa lotta si potrebbe trovare in tutto qualche cosa di quello che torna sempre ad elevare l'uomo alla felicit virginale, a Dio, come alla ricostruzione di un ordine infranto. Allora in quel sonno si poteva sentire qualcosa di quella pace, a cui ogni uomo aspira. Pieter sospir. Ma improvvisamente disotto nella strada una voce esclam: Oh! Pieter, sei pronto?
- S, Hans, devo solo pi infilarmi i pantaloni e cercare la mia canna da pesca!
Se ne andarono a pescare.
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Il sole occhieggiava sui boschi, quando essi uscirono dalla porta di Herental. Esso, d'oro rosso nei vapori della nebbia e tra i colori delicati, saliva all'orizzonte come un bene inaspettato e spargeva diamanti sulle coltivazioni rugiadose. Dagli alberi cadevano fili di perle e tra i pioppi correva un pio mormorio di preghiera.
Hans Franckert, roseo tra la bionda barba a corona, vedeva il paesaggio con gli occhi di Pieter e taceva in ammirazione come Pieter; ma questo silenzio durava troppo per lui ed egli ricominci a raccontare attingendo al suo inesauribile repertorio di storielle. Egli era un vero Norimberghese, che rideva, mangiava e beveva volentieri, ma specialmente in compagnia di artisti e di dotti. Aveva composto alcuni sonetti, che erano stati elogiati per la purezza della forma. Per paura di scriverne dei peggiori, aveva senz'altro smesso di poetare, ma aveva continuato a dirsi con compiacenza poeta ed era membro della Camera dei retori. Ora commerciava all'ingrosso in coloniali. In Borsa era conosciuto come un abile mercante, mentre gli artisti lo tenevano in gran conto, perch comperava molto. Aveva scritto un libro di cucina e gli piaceva che lo adulassero per le sue nozioni culinarie.
Andava egli stesso a comperare la carne e i funghi e durante i banchetti solenni ogni dieci minuti andava a dare un'occhiata in cucina. Era orgoglioso perch sapeva conoscere il vino ad occhi chiusi ed era capace di indovinare l'origine e il numero degli anni dall'odore. Era un sollazzo starlo a vedere quando assaggiava il vino: prima di tutto osservava con uno sguardo tenero il bicchiere pieno a mezzo, aspirava con brevi sorsi il profumo, chiudeva rapidamente gli occhi e poi con le palpebre chiuse centellinava il vino, lo faceva scendere lentamente in gola, guardava pieno di venerazione il bicchiere vuoto, strisciava la lingua lungo il palato, richiudeva gli occhi come se volesse immergersi in quella bont beatificante e poi diceva sussurrando, come se fosse un segreto, ad uno dei presenti: - Dio  buono.
La moglie, una bella italiana della candida Verona; non riusciva ad acclimatarsi. Soffriva l'asprezza del clima nordico. Quando c'era il sole vi esponeva le magnifiche spalle nude: "il mio sole d'Italia"(9) e cantava al suono del liuto. Hans Franckert la trovava bella, era pazzamente innamorato di lei, sebbene fosse capacissimo di amoreggiare con altre ed accarezzasse volentieri un mento morbido fuori di casa. La chiamava "Mia Madonna", per gli sarebbe piaciuto vederla soave e sognatrice, pi silenziosa, con meno pathos e meno commedia; ma non glielo diceva.
Egli chiamava l'Italia il paese degli spazzacamini. Cos essi litigavano continuamente, alla superficie, non per i difetti l'uno dell'altro, ma per i difetti dei loro paesi. Quando il loro bambino fu tenuto a battesimo in Anversa, entrambi si rallegrarono che non fosse nato nel paese della parte avversa. Non gli misero nome n Johann n Giovanni, ma Jan. Anche egli amava molto questa terra, la campagna e la Schelda, ma soprattutto il caldo popolo fiammingo, fanciullesco, dal cuore aperto e credente.
Pieter gli era subito andato a genio: una simile pentola, con una confusione di sensazioni le pi varie e che sapeva esprimerle in mille disegni, era quel che ci voleva per lui; egli lo chiamava cordialmente "fratello": e allora anche Pieter gli diceva semplicemente "fratello".
I due "fratelli", Hans e Pieter, andavano a pescare. Pieter naturalmente portava con s anche l'album per disegnare.
Com' bello allora starsene seduti senza pensieri sulla sponda di un canale silenzioso e immoto, che, chiaro e lucente, taglia in linea retta la pianura; a pochi passi una linda osteria, con i tigli dinanzi alla porta e tre allegre ragazze in casa; starsene sdraiati nell'erba, essendo tutt'uno con la terra, e volgere gli occhi verso il lontano orizzonte tranquillo; inseguire un airone o una nube - e dimenticare il pesce che ha abboccato.
Ma come faceva piacere anche tirar su un luccio, rinnovare l'esca e rigettare con nuovo coraggio l'amo e convincersi che si torner a casa con la cesta piena!
Ma i pesci non abboccavano. Del resto non era necessario. Pieter disegnava dei vecchi salici pieni di fenditure - quel giorno aveva dedicato a loro la sua attenzione - e Hans era in cucina, con un grembiule davanti, intento a cuocere un nuovo tipo di frittelle: c'entrava prosciutto, malvasia e fave fresche. Le tre ragazze lo aiutavano a star a guardare, e di tanto in tanto egli coglieva, come una ciliegia, un bacio dalle loro labbra. Poi si mangi e si bevve; si gioc a carte con un carrettiere e un barcaiolo; naturalmente questi vennero anche disegnati e accanto vi scrissero i colori: giubba marrone chiaro, pantaloni neri, panciotto azzurro, bianco sporco con righe rosse, capelli gialli; poi andarono a remare con due delle ragazze passando accanto alle contemplative ninfee.
Ed ecco la caratteristica dell'aria fresca sull'acqua: lo stomaco  subito di nuovo vuoto. Quindi si mangi ancora una volta: testa di vitello con salsa piccante, che era verde per i cavoli novelli. Ma a Pieter - egli non sapeva come cavarsela: doveva lasciare Hans solo con le ragazze e col cibo - piacque di mettersi gi, sdraiarsi lungo disteso, come per sentirsi fuso con la terra, affondare le dita nel suolo come nella carne: un bimbo al seno di sua madre.
Verso sera, compenetrati di campagna, di aria e di luce, s'incamminarono per tornare con la rete vuota, ma ricchi di buoni pensieri. Hans comper alcuni pesci da un pescivendolo...
Cos tornarono a casa con due grossi pesci nella rete.
C'era la fiera a San Giobbe. La processione era appena entrata, che le zampogne cominciarono a mormorare, i flauti ad esultare e le trombe a strepitare. La gente allegra, a braccetto, ballava, per il sole e per la gioia sfrenata. Su un palcoscenico primitivo, che era stato inalzato su botti di birra vuote, veniva rappresentato il Mistero di Marietta di Nymwegen, per edificazione della popolazione, e dopo di quello una farsa oscena che faceva venir subito voglia di prendere tra le braccia una puttana.
I bancherottoli fumavano e odoravano di frittelle e di salsiccia calda. Altri vendevano rosari, ceri, giocattoli, immagini, canzoni e libri. Si presentava il giuoco di San Giorgio. Tiravano d'arco contro il bersaglio oppure contro gli uccelli del mulino a vento. Un buffone con campanelli divertiva i bambini, ed altrove qua e l si ballava, si chiacchierava, si cantava e si beveva, si giocava sfrenatamente, si mangiava, ci si baciava e ci si accapigliava in vari modi. La chiesetta scintillava all'interno per le molte candele. La gente vi entrava e vi usciva a fiumi, faceva offerte e pregava, dava l'elemosina agli storpi e ai mendicanti e diceva le sue devozioni alle quattordici stazioni del Calvario attorno alla chiesa. Al di sopra ardeva il sole e di tanto in tanto veniva un fresco venticello che faceva turbinare la sabbia in colonnine e dava pieghe leggiadre ai pavesi variopinti.
- I contadini della fiera vogliono approfittare e per tutto un anno poi dovrebbero digiunare - poet con disprezzo Pieter che stava sotto un tiglio e con rapidi tratti disegnava sulla carta la gente strepitante.
- Fa quel che dico, ma non quel che faccio. Nemmeno tu resti in casa! Ed  meglio morire con una grassa fiera in corpo che inaridire di noia! - disse Hans solennemente.
- Hai ragione - esclam Pieter - me n'accorgo dalla sete!
- Ma voglio guadagnarmi il boccale! - disse con esultanza Hans. E subito si misero a chiacchierare coi contadini. Per potersi muovere pi liberamente nella fiera, si erano entrambi vestiti da contadini. Pieter con un colpo butt gi tutti e nove i birilli - non per nulla era stato il ragazzo che mette a posto i birilli! - Infine quando ebbero spenta la loro sete, verso sera, vennero alla fiera le ragazze delle fattorie, con l'innamorato o senza. Portavano delle cuffie candide, avevano la bocca pronta al riso e indosso l'odore sano di stalla e di fumo, come i prosciutti. Pieter e Hans si cercarono quelle graziose, che erano venute senza pretendenti: ne ebbero quattro in un colpo - quanto pi grande era il mucchio tanto maggiore la gioia. Ballarono con loro danze in cerchio, danze sfrenate, bevvero, ballarono di nuovo, luccicanti di sudore e di piacere, passeggiarono lungo i bancherottoli, per comperare delle leccornie poi se ne andarono a "Le tre corone" per mangiare salsiccia, focacce e dolce di riso... e poi di nuovo a ballare.
Hans raccont qualcuna delle sue innumerevoli storielle, si ball di nuovo e poi - siccome alla fiera, e tanto pi con quattro Grazie, le ore passano svelte - le ragazze furono riaccompagnate alle loro fattorie con canti e baci attraverso caldi campi di grano e prati coperti di nebbia fumante. Il loro canto era come il canto dei galli.
Quando tutt'attorno si fece silenzio, essi udirono ancora altri cantori in altre strade. E quando l'ultima ragazza fu baciata - battevano le due - i due "fratelli" s'incamminarono a braccetto per tornare ad Anversa, carichi di disegni, pieni di scherzi, di birra e di una gran voglia di dormire.
Si accordarono di dormire a turno per lo spazio di dieci alberi. Cos andarono. Hans dorm con la testa inclinata in avanti e quando ebbero raggiunto il decimo albero Pieter lo svegli; poi egli pot dormire e Hans vegli. Cos fecero a turno, finche il mattino tinse il cielo con strisce di nubi infocate. Allora essi cacciarono la testa in un ruscello, con grande spavento dei ranocchi. Pieter accompagn con la propria voce il canto di un'allodola che si librava in alto, perch gli si apriva dinanzi un nuovo orizzonte di lavoro intenso.
- Domenica prossima andiamo alla fiera a Hoboken! - disse Hans e fece schioccare la lingua.
 BERTA
I due "fratelli" uscirono in gran fretta dalla porta di Deur, poich il matrimonio si celebrava lontano nel territorio di Kempen, a Magerhal. Quand'ebbero oltrepassata l'ultima casa, si tolsero i mantelli. Si fermarono e cominciarono a ridere l'uno dell'altro, vedendosi vestiti da contadini con grosse scarpe chiodate, calze bianche di cotone, bravamente rammendate sulle ginocchia, con un panciotto rosso, con una camicia senza colletto, e le mani tinte di bruno a bella posta, Pieter con un cappello di velluto verde e Hans con uno di velluto rosso. Hans con la barba gialla a corona, Pieter con la barba bruna alla San Nicol e al di sopra i loro volti rossi, naturali: erano due autentici contadini in abito domenicale.
- Io sono Andrea Grossafocaccia, il mugnaio del mulino Coda-di-vacca sul Maas. Non dimenticare quello che hai imparato e non impappinarti. Ripeti un po'.
E Pieter, cantilenando come i contadini della regione del Maas, disse: - Giorno, mia cara cuginetta. Mi faccio premura di congratularmi con te per le tue nozze - e Hans aggiunse: - L'abbiamo saputo da un mercante di stoffe. - Si diedero di gomito l'un l'altro e risero fino a piegarsi in due.
Proseguirono e promisero che ad ogni osteria che trovassero per la strada, avrebbero bevuto un boccale in onore del lombrico di Magerhal; poich quella regione  cos povera e secca che legarono con una catena al municipio, come un miracolo di natura, il primo lombrico che si trov.
Avevano gran bisogno di bere perch il sole ardeva riversandosi sulla tranquilla zona di pianura e di pinete; l'aria era calda come in un forno; ed essi mandavano subito fuori in sudore ogni fresco e capace boccale di birra, che tracannavano. Per Pieter il caldo, la birra e le amene insegne erano un godimento.
- Arte! Arte bella! - esclamava ed ammirava la luce raggiante che fluttuava sul mondo. Ma Hans soffiando si lagnava: - Non c' gusto a mangiare, quando fa cos caldo. Auff! preferirei correre in mezzo alla neve che tra questa sabbia cedevole. Pfi...! D, ti ricordi ancora allora a Zwyndrecht sulla Schelda, che spasso?! E nessuno ci riconobbe, sebbene ci fosse seduto vicino il contadino da cui una volta avevo comperato due prosciutti!
- Che peccato che allora non avessi portato l'album dei disegni! - esclam Pieter - ma questa volta l'ho con me e dovr diventar pesante per tutto quello che ci metter! - E raccont che aveva abbozzato ad olio due nozze, ma non riusciva ad andare avanti, perch il Cock voleva sempre nuovi disegni.
Il Cock vendeva le incisioni tratte da quei disegni come se fossero pagnottine appena sfornate. Tutti i forestieri ne mandavano parecchie a casa loro oppure ne prendevano alcune con s, e nelle case dei borghesi e dei contadini le si vedevano, adorne di versi e di sentenze, come racconti preziosi appesi alle pareti, al camino, oppure agli alti schienali dei sedili. Pieter parlava del suo lavoro e dei suoi progetti; parlava di quadri che voleva dipingere: nozze, un carnevale, processioni, tutti i proverbi, la caduta di Icaro, il monte del Calvario, fiere... e si eccitava, diventava impaziente di lavorare e si lagnava perch quella festa gli avrebbe fatto di nuovo perdere un giorno o due.
- Sono semi, semi, semi! - esclam Hans - ogni cosa, che tu vedi, ti arricchisce; tutto questo esce poi una bella volta dal tuo pennello come uova!
Pensa al panorama della strada di Messina e alle altre cose che hai visto in Italia! Per te vedere  lavorare.
- Ma di quelle cose l si potrebbe morire. Io ho collocato in quel paesaggio la caduta di Icaro. Ma egli  cos piccolo in quella bellezza che non lo si vede quasi: ha la testa ficcata nell'acqua e si vedono solo i suoi piedi sgambettanti. Nulla e nessuno si accorgono di lui: ed  questa la maggior punizione per quel pazzo! E dipingendo il contadino in primo piano pensavo a mio padre, non so perch, ma trovavo che stava bene cos.
-  singolare in te: sei pieno di contraddizioni; esalti sempre la bella composizione degli Italiani e ammiri la loro abilit nel far convergere tutto verso un punto centrale con tanta armonia e tanta facilit - e nei tuoi quadri non vedo mai un centro! Per te ogni cosa oppure ogni figura ha la stessa importanza nei tuoi quadri e nei tuoi disegni cos pieni di figure. Per te il centro  dappertutto. Sei una contraddizione in tutto. Lodi gli Italiani e nel tuo lavoro non se ne vede traccia. Vorresti viaggiare sempre, e appena sei fuori della porta, torni a lagnarti e vorresti andartene a casa. Predichi sempre la morale e non sei di molto migliore di me! Quando il dubbio estraneo tiene la sua rappresentazione diabolica dentro di te, allora ti sento sempre parlare di Dio. Mentre la tua bocca dice una cosa, il tuo cuore sente il contrario! Sei un originale! Vieni: ci vuole una bevuta in onore di Giano-bifronte! - E si diressero verso un'osteria.
- E tu? - indag Pieter ironico.
- Io leggo Tommaso da Kempis - proruppe Hans. - Egli diceva che l'uomo  incostante e che la carne  debole! Anch'io lo sono, grazie a Dio! Mi dispiacerebbe che fosse altrimenti; ma queste cose sul conto mio le sa solo il mio confessore. Ma tu sei un bambinone: lasci vedere tutto come un cattivo giocatore che si lascia guardare le carte. Ma ti prego, in nome di tutti i tuoi disegni, non cambiare. La tua arte  cos, solo perch anche tu sei cos. Attraverso ai tuoi disegni io leggo nel tuo cuore; e se tu volessi celare il tuo cuore, tireresti fuori solo un paio di figurine. Vieni, Pieter, infischiatene. Dio  buono ed ecco l una nuova osteria!...
Cos, pieni di caldo, di sole e di birra, rossi e sudati, raggiunsero una fattoria isolata presso Magerhal. C'erano gi riuniti molti invitati e si aspettava la sposa a cui stavano mettendo il velo e la corona. I due "fratelli" le fecero un inchino cerimonioso, le dissero i loro auguri in una lingua, che ella cap a stento, e le consegnarono come dono di nozze un boccale di stagno e un paio di fermagli d'argento. Tutti trovarono i doni cos belli e preziosi che i due "cugini" furono tosto presi in grande considerazione. La sposa era alta e color dei cavoli rossi, aveva un sorriso modesto e prometteva di diventar presto madre; lo sposo era un vecchio contadino, grigio, allampanato, che ci vedeva pochissimo, era sordo, ma aveva moltissimo denaro.
- Vogliono che l'uomo diventi padre per spillargli i soldi - sussurr Hans a Pieter. Ed entrambi confusamente dissero ai genitori della sposa in una specie di dialetto limburghese: - Buon giorno, zio e zia Grossa-focaccia. Noi portiamo questo piccolo dono alla nostra cara cugina.
- Io vi conosco appena - rispose il contadino superbo e imbarazzato.
- Eppure - afferm Hans - siamo parenti molto stretti. La nipote della sorella del tuo bisnonno ha sposato il fratello di mio cugino, la cui madre era sorella del padre della mia prima moglie e questo qui - accennando a Pieter -  il figlio di nostro zio.
- Ah, cos - rise con orgoglio il padre e la madre fece cenno col capo (teneva in mano il boccale di stagno) - noi abbiamo tanti parenti, dappertutto ce n' qualcuno. Io non sarei capace di contarli.
- Qualche volta non so raccapezzarmici neppure io - rispose Pieter - e naturalmente lo zio Hans avr dimenticato qualche cugino nella sua enumerazione. Ma mia madre mi parlava spesso di voi, sebbene non vi avesse conosciuti.
- E anche se non foste per nulla parenti - disse la madre scarna, che ora teneva in mano anche i fermagli d'argento - sareste lo stesso i benvenuti qui. Ora venite con noi in chiesa e poi vi fermate per la festa.
- E come va la vacca? - domand Hans. Si arrivava cos all'argomento prediletto di tutti i discorsi: il foraggio e la vacca, di fronte ai quali gli uomini perdevano ogni importanza. Meritava vederli quei contadini e quelle contadine, allampanati o quadrati di spalle, tondi come biglie o secchi come chiodi, con i loro volti grossi e lucidi come mele oppure grigi e rugosi come noci, con pieghe profonde nelle guance e numerose piccole grinze nel collo scuro, con mani screpolate e dita che si erano accorciate per il lavoro. Oh, essi piacevano tanto a Pieter! Egli li amava, malgrado i loro numerosi difetti. Forse che la gente di citt ne era immune?
Ma quella loro spontaneit, quel loro immedesimarsi con la terra, quella forza primigenia erano di una bellezza cos travolgente, si esprimevano cos chiaramente dal loro contegno e dai loro gesti, dalle loro mani e dai loro volti e dallo sguardo dei loro occhi: piante animate. Se egli non fosse stato dominato da quella passione di raffigurare, certamente - lo sentiva - sarebbe diventato un contadino, un semplice contadino radicato nella terra. Lisciava con rispetto l'abito da contadino che indossava.
Andarono in corteo alla chiesa, seguendo la musica delle zampogne. Nel ritorno visitarono tutte le osterie del villaggio, e poi si tenne la festa nel vasto capannone.
- Ora si tratta di aprire gli occhi e di lavorare - disse Pieter ad Hans. - Tu li terrai occupati e intanto io disegno.
Sedeva in un angolo donde poteva abbracciare tutto con lo sguardo. C'era un lungo tavolo con circa settantacinque persone attorno, mentre i bambini mangiavano con i loro piatti in terra. Oh, era proprio bello da dipingere! Il suo pensiero corse alle numerose "Ultime cene" viste in Italia e alle "Nozze di Canaan" del Tintoretto, che soleva rappresentare le sue figure assise attorno a lunghi tavoli, viste da un angolo. Pieter teneva fra le ginocchia l'album dei disegni, ma non tracciava neppure una riga.
Era seduto accanto ad una ragazza di una bellezza cos semplice, che egli doveva contemplarla in silenzio. E in quel momento in cui l'aveva improvvisamente ripreso l'amore per la vita di campagna e sentiva di nuovo acuta la nostalgia per il suo villaggio, gli venne in mente - come se vi avesse riflettuto gi da mesi - di sposare quella ragazza, che si chiamava Berta. Come sarebbe stato bello vivere con lei in mezzo alla campagna e dipingere vicino a lei, silenziosa e fanciullesca - egli pensava ai suoi occhi azzurri soavi. Di che cosa altro aveva ancora bisogno se non di una moglie cos silenziosa, soave, modesta, quasi una bambina, e della sua pittura? Ella era cos innocente, con la sua cuffia bianca, il bustino rosso stretto, e la boccuccia con il labbro superiore un po' aperto come quello di una lepre. Ella non sapeva che cosa dire e si limitava a guardarlo. Ma gli occhi sono possenti! Quelli lo sconvolsero del tutto ed egli con parole forzate - tanto per dire qualchecosa - raccont dell'Italia, nella lingua usuale, poich aveva dimenticato il dialetto limburghese, n ella se ne avvide. Egli si sentiva a poco a poco sprofondare e struggere nel suo essere.
- Berta, io ti amo - disse d'un tratto a mezzo di una frase.
- Oh, signore... - ella sospir piena d'imbarazzo. Allora Pieter s'accorse del suo errore; volle di nuovo parlare in dialetto, ma la prese per mano.
- Vieni, - la vezzeggi - vieni fuori con me, vorrei dirti una cosa!
Hans continuava a raccontare storielle una dopo l'altra, sicch quelli intorno a lui si torcevano dal ridere, e beveva, senza di che non poteva gustare quel cibo da contadini, eccetto il prosciutto.
Pieter and con Berta a passeggiare lungo i campi di grano e dinanzi a quegli occhi azzurri, che continuavano a guardarlo felici e un po' stupiti e che lo dominavano, cominci a spiegare, quasi a scusarsi di quanto l'amava. Ella non sapeva rispondere, sembrava solo goderne, e quando egli, prendendole le due mani e guardandola negli occhi, confess: - Berta, io vorrei sposarti, devi diventare mia moglie, - chiuse gli occhi, torse il collo un po' all'indietro e si lasci baciare appassionatamente.
Il sole era gi tramontato, ma nel cielo caldo splendeva ancora una luce verde e nel crepuscolo, che scendeva lentamente sulla campagna, si diffondevano dolci profumi selvaggi. Il mondo stava dinanzi a loro grande e silenzioso. Pieter, abbracciandole i fianchi, sentiva che la felicit ci sorprende sempre, proprio come la sventura, e che  altrettanto semplice.
- Ecco, in questa solitudine quieta, una casetta coperta di paglia: poterci vivere con te e dipingere e piantare io stesso il mio radicchio e i miei cavoli!
Egli le disse chi era e le domand dove avrebbe potuto trovarla la domenica successiva.
Ella non si meravigli di nulla e trov tutto bello e naturale.
- Al secondo crocicchio venendo da Anversa? - domand timidamente.
- S, aspettami l, alle tre sar da te e poi stabiliremo il giorno del nostro matrimonio, cercheremo un posto per la nostra casa e dopo lo faremo sapere a tutti.
Tornarono indietro. Dietro alla tettoia egli le diede ancora un bacio solenne e poi tutti e due si unirono alla gente che fuori s'era messa in circolo alla luce delle fiaccole per ammirare le buffe danze che Hans eseguiva insieme con lo sposo spilungone...
Quando Pieter e Hans nella notte afosa si diressero verso casa fra l'odore di trementina delle pinete, Hans rise: - Ho invitato i contadini al mio matrimonio presso il Maas in ottobre. Ho dato loro ad intendere che mi sposo di nuovo ed essi verranno. Sar bella da vedere, nevvero? Ci sar da torcersi dalle risa!
- Ed essi non verranno invano - disse Pieter - poich in quello stesso giorno io sposer Berta. - Egli espose i suoi progetti.
Allora Hans cominci a prenderlo in giro con i suoi motti pi spiritosi e lo canzon con rime pungenti finch arrivarono alla porta di Anversa.
Fino a quel momento in tutta la sua vita Pieter aveva sentito una brama cos ardente, inquieta e disperata solo per tre cose. Prima per Anversa, poi per l'Italia ed ora per Berta.
Non si era mai agghindato tanto. Dedicava molta cura alla sua lunga barba, si comper degli stivali nuovi e una penna nuova per il cappello di velluto nero. Era tutto vestito di velluto nero, portava una daga, guanti gialli e - cosa che egli aveva sempre trovato cos fastidiosa - un'alta gorgera rigida, come una dalia bianca attorno al collo.
Egli - figlio di contadini - si vestiva come un cavaliere, come un principe. Si trovava egli stesso un po' ridicolo, ma era per Berta! Per tutta la settimana il suo cuore aveva cantato di gioia; si sentiva arzillo come un canarino e non aveva avuto neppure pi il minimo dolor di stomaco!
- La mia dea incantatrice che mi libera dalla terra! - esclamava. Non era mai abbastanza bello per Berta, per quella cara ragazza soave, slanciata, sciocca, innocente come una margheritina! Oh, esser re solo per un giorno e posarle la ricca corona sulla cuffia bianca!
- Servirti come un monaco serve la Madonna! - sospirava. Non era mai stato cos felice.
E, senza dir nulla a nessuno, su un cavallo preso a nolo color cannella, con una coda da volpe, senza l'album per i disegni, nell'ardente vampa del mezzogiorno, si avvi verso Berta.
La distesa della campagna col profumo delle pinete scure, il silenzio, la calura, le nubi immobili e la domenica, e in lontananza una cara fanciulla che aspetta!
Egli era come un gigante, si sentiva tutto nuovo, appena desto e turgido di vita come l'Adamo di Michelangelo. E tutto questo era opera di Berta!
Il suo cavallo correva con la testa inclinata di lato sulla strada sabbiosa ardente.
E laggi quella ragazza dai grandi occhi e dalla cuffia bianca, con il bustino rosso come il radicchio, con la sottana verde a grosse pieghe, con un mazzo di azzurri fiordalisi in mano: ecco Berta! Egli la baci e baci i fiori.
- Ora ne sono sicuro - disse stringendola felice tra le braccia. - Tu sarai la mia cara mogliettina!
Tirandosi dietro per la briglia il cavallo docile camminavano per le strade dilavate, lungo le torbiere, oppure si sedevano all'ombra tiepida delle pinete. Egli le intrecci molto abilmente una corona di foglie d'abete e di erica - non ne aveva gi fatte un tempo per le sue belle sul Dommel? - Quanto pi la guardava tanto pi si meravigliava e si sentiva felice. Ella sorrideva sempre e lo ringraziava con i suoi occhi azzurri. Diceva "S" oppure "No", non trovava parole, sospirava e sorrideva. Anch'egli non sapeva far altro che ripetere sempre le stesse cose e perci faceva passare il tempo con baci e carezze...
Ella ora sedeva sul cavallo, con la coroncina in capo ed egli guidava la bestia per il morso. Ogni due passi egli alzava gli occhi a guardarla con un sorriso di omaggio. Si aggirarono a lungo nella solitudine della campagna finch il sole scomparve dietro a rosee e alte nubi temporalesche. Pieter la ricondusse al crocicchio. Allora con baci ancor pi lunghi si salutarono fino alla prossima domenica. Ella lo avrebbe aspettato di nuovo allo stesso posto per poi andare insieme dai suoi genitori, che erano dei modesti contadini con un'unica vacca, per combinare il matrimonio. Mentre egli le stringeva la mano, ella sospir con tristezza: - Questa notte ho sognato dei gatti...
- S, e...
- Vuol dire falsit... - si dolse, tutta turbata. Pieter la confort e ci furono nuovi baci. Solo quando in cielo splendevano gi molte stelle, i due si quietarono.
Andandosene egli si volt ancora una volta: ella stava l, in mezzo alla strada, e lo guardava. La cuffia bianca, che si agitava nei cenni di saluto, era una indistinta macchia pallida sul nero delle pinete. Egli si ferm per un attimo. - Bello! - disse felice. - Non riesco quasi a credere che tutto sia cos bello e semplice nello stesso tempo!
Cavalcava con un trotto rapido per non lasciarsi cogliere dal temporale, poich la domenica successiva voleva indossare di nuovo quegli abiti principeschi per andarla a trovare.
Nel buio afoso pass per Wygneghem. C'era la fiera ed egli avrebbe trovato l Hans Franckert, secondo quanto avevano convenuto - per tornare a casa insieme, pensava Pieter - per restare insieme, pensava Hans.
Pass attraverso il villaggio illuminato da fiaccole e da lampade a olio, in cui la gente ballava selvaggiamente e furiosamente al suono delle zampogne; ma il puro amore e l'immagine semplice di Berta, che egli portava in cuore, gli fecero sentire una profonda ripugnanza per quel girare e quel saltare: gli parve goffo e animalesco.
Il sudore e le calde esalazioni dei corpi in movimento rendevano sudicia e grassa l'aria afosa. Tutto quello, visto dal suo cavallo, al disopra delle teste, nella luce rossa delle fiaccole, sotto al temporale minacciante, sembrava una scena infernale.
- Non mi ci fermo - disse disgustato. Cerc Hans. Egli se ne stava seduto dinanzi all'osteria "Il cavallo Baiardo" a consumare birra e salsiccia con il grasso birraio del villaggio, uno o due uomini e quattro ragazze che ridevano forte.
Hans gli corse incontro: - Finalmente! Quanto ti ha trattenuto quella Berta! Mio Dio!  un impiastro!... - E poco manc che Hans svenisse dal ridere, vedendo Pieter con gli abiti principeschi.
- Dev'essere una strega in piena regola, se  capace di farti mettere una gorgera doppia, una strega che riesce a tenerti tanto tempo lontano dalla birra e dal ballo! Raccontaci di questa ninfa della campagna! Naturalmente ne sarai gi stufo come del riso al latte freddo!
- Vieni, vieni con me - disse Pieter - non ho nessuna voglia di restare qui, per strada ti racconter tutto! Vorrei arrivare a casa prima del temporale.
- Io, dopo il temporale - esclam Hans ridendo. - Io me ne sto qui con il birraio, con Mastro Condensato, il Borgomastro di Wyneghem, un tipo fantastico! Quello ne ha viste delle belle! Quello sa bere! Vieni a sentire, a vedere ed assaggiare! Una birra straordinaria!
- No, io proseguo - disse Pieter seccamente. - Allora, vieni con me?
- Che ti piglia? Hai il diavolo in corpo - disse Hans. - Voglio un po' vederla questa Berta che riesce a farti passare davanti ad una fiera senza bere un boccale di birra e senza fare un ballo! E pensare che sai ballare cos bene sulla riga...
- Io vado - disse Pieter.
- Su, vieni, un bicchierino solo - insistette Hans. - Non ti ho mai visto cos testardo. Eppure qui farai tanto di occhi! Ho trovato un bel boccone grasso! Una tua buona amica. Abbiamo gi bevuto alla tua salute! E - sussurr Hans - se non l'avessi lasciata perdere, perch conserva tanti buoni ricordi di te, sarei andato a passeggiare con lei tra il verde! Caro mio, come ti ama!
- Chi ? - domand Pieter tutto teso e incuriosito.
- Hai dunque avuto tante amanti? Beh, tanto meglio: bisogna procurarsi dei bei ricordi. Di' un po', non avevi preso alloggio alla "Gazza"?
- Anna!
- Dunque neanche tu l'hai dimenticata!  lei! Ti aspetta.  l al ballo. E uno di questi giorni puoi aspettarti una sua visita, perch ora sa il tuo indirizzo.
- Ma tu come fai a sapere che  Anna? - domand Pieter, improvvisamente perplesso.
- Dalla sua bocca, perch di scrivere non  capace. O forse credi che abbiamo vuotato il nostro boccale in silenzio? Tu sei capace di farlo, ma io no.
- Certo ti ha raccontato qualche frottola. Con lei non pu avvenire altrimenti - disse Pieter, mentre si richiamava dinanzi agli occhi l'immagine di Berta per difendersi da qualcosa di oscuro che sorgeva in lui.
- Sentimi, Hans, dille che non deve venire a casa mia. Non ha niente da venire a fare l e non ci pu venire. Io non voglio! - Si agitava, si sentiva sollevato da un'onda. Perse ogni ritegno: - Hans, caro Hans, devi assolutamente dirle che... che..., ma no, glielo dir io stesso, se no non ti d retta.
Pieter discese da cavallo. Ordinarono dell'altra birra ed egli dopo aver stretto la mano al magro e loquace borgomastro e al querulo birraio ed essersi seduto in mezzo alle risatine delle ragazze, tenendo il cavallo per la briglia, era ormai sicuro che stava l seduto con il bramoso desiderio di rivedere ancora una volta Anna. Pens ad una vena tamponata che ricominciasse a gettar sangue. Avrebbe voluto piangere di rabbia perch sapeva che per ore e ore avrebbe sentito dentro di s un presentimento angoscioso come un pruno nel cuore.
Il borgomastro raccontava, le ragazze ridacchiavano, il birraio rideva a crepapelle, e Hans, per il piacere, dava di gomito a Pieter in continuazione, ma Pieter non sentiva. Egli sospirava; sentiva che avrebbe dovuto proseguire senza fermarsi. Ma in quel momento arriv Anna!
Accaldata, ridente e stanca dalla cuffia le uscivano ciuffi di capelli - si lasci cadere su una sedia. - Eccola - disse Hans.
Ella si alz, imbarazzata al vedere un simile signore.
- Buongiorno, Signor Pieter, sei proprio tu? - domand stupita. Si sedette di fronte a lui, rise subito anche lei ai frizzi del borgomastro e lanci continue occhiate e sorrisi a Pieter.
E ahim! egli era cos incapace di resistere agli occhi delle fanciulle, tanto pi quando questi occhi gli avevano gi una volta tolto la pace - ed era stato cos bello! Fu ripreso dall'antica tentazione. Dopo tutti quegli anni Anna era diventata pi rigogliosa, in piena fioritura: era sparito quel che vi era di infantile in lei, ma era ancor fresca come un frutto, era una bella donna. E poi quelle lunghe ciglia nere sugli occhi grigi. Egli ne era tutto scosso. Ed ella aveva ancora quelle grasse mani rosse, come un ricordo fedele del primo giorno della loro conoscenza. E nello stesso tempo egli rivisse quella sera soave in cui ella odorava di latte ed egli aveva ammirato il suo collo bianco.
- Non ancora sposato? - gli domand, apparentemente senza interesse.
- No - egli disse ridendo; ma si guard dall'aggiungere che era in procinto di farlo. - E tu?
- In ottobre - ella sussurr al di sopra del tavolo e poi torn a ridere con gli altri ai racconti del borgomastro dal lungo naso. Era carina!
- Balliamo? - egli domand - vorrei dirti una cosa. - Poich egli non voleva che andasse a trovarlo. Leg il cavallo ad un anello infisso nel muro; ma quando ball con lei e sent sotto le dita le sue spalle dondolanti, dimentic di dirglielo.
Berta! Ma che male c' se nel frattempo si chiacchiera amichevolmente con una vecchia conoscente? Del resto la domenica successiva avrebbe raccontato tutto a Berta. 
Questo pensiero lo tranquillizz e le strinse la mano con pi calore.
- E ora dove abiti? - domand.
- Ad Anversa. Sono l a servizio - rispose con suo grande stupore - nella via Coppenholle presso due vecchi, si chiamano Dierckx, proprio di fronte al fornaio... fino ad ottobre; poi mi sposo.
- Vai a casa ancora questa sera?
- S, pi tardi col mio fidanzato, se verr. Dovette fermarsi dal suo contadino a Wommelghem per ritirare il fieno prima che scoppi il temporale - se no me ne andr naturalmente da sola.
- Allora posso accompagnarti? - domand Pieter in fretta.
Ella non rispose n s n no, ma disse: - Ti ricordi ancora della "Gazza"?
Egli esit, volle parlar d'altro, ma si accus con le sue stesse parole. Ballarono di nuovo e poi bevvero insieme la buona birra - la felicit in bottiglia. Egli le strinse le mani e ballando le baci la bocca. Era completamente in potere di Anna. - Berta era solo pi di tanto in tanto un vago barlume, come un pesce sott'acqua - e tutti e due speravano, e lo dissero, che il fidanzato non venisse pi, per tornarsene a casa loro due insieme.
E venne il temporale: scoppi con lampi vividi e con lo scroscio di una pioggia violenta. Sembrava che la terra stesse per schiantarsi sotto lo strepito del tuono. Ma il cavallo era nella stalla ed essi stavano seduti nella calda osteria, vicini gli uni agli altri, bevevano e cantavano, si accarezzavano e si parlavano bisbigliando. La sua doppia gorgera bianca afflosciata e gualcita dal sudore pendeva gi sotto alla lunga barba castana, e il suo volto era rosso e ardente come un forno.
Poi, dopo che il temporale fu passato, dopo l'afa di molte settimane, alit sul mondo una piacevole frescura umida, carica di profumi di fiori e di fieno. Era un piacere respirare quell'aria e andare a passeggio.
- Tienmi solo qui il cavallo, domani mattina mander a prenderlo! - disse Pieter all'oste, che ammicc con intenzione, quando vide Anna al suo braccio.
- Ora il tuo fidanzato non verr pi - disse Pieter.
- No, non verr pi - disse Anna - vieni, andiamo a casa. - E, senza dir nulla agli altri, se ne andarono a braccetto verso Anversa sotto al cielo stellato fresco e limpido. Dal villaggio Wyneghem ad Anversa la strada  breve; ma se si  ritrovato qualcuno, di cui un tempo ci si  detto "Avrebbe potuto essere una buona moglie per te", allora la strada pu essere molto lunga.
Egli si diede dell'imbecille perch non aveva cercato prima Anna. Che donna morbida, vigorosa, possente come una montagna! Com'era semplice e pacifica in confronto Berta! Bisognava urtarla per metterle dentro un po' di movimento. Egli pensava: - Si pu giudicare bene solo facendo il confronto. - La baciava, eppure era sicuro che avrebbe sposato Berta. Glielo aveva promesso e poi l'amava - ma perch non era vivace come Anna? Ma ora doveva pensare a Berta. L'indomani la storia con Anna sarebbe finita ed egli avrebbe tirato di nuovo fuori dal suo cuore l'amore per Berta intatto. Finalmente entrarono in citt. Giunsero alla chiesa di San Jacopo. Le vie erano silenziose e buie: all'angolo del Fosso dei ranocchi videro sparire il guardiano notturno con la lanterna e la lancia.
- Io abito dietro alla chiesa - disse Pieter - vieni, ti accompagno in via Coppenholle.
- Io non abito affatto l - disse ella sussurrando come se temesse di destare qualcosa nel silenzio.
- Come? E hai detto... - sussurr anch'egli.
- Io abito a Brecht, a sei ore di qui. Torno indietro.
Egli d'un tratto vide chiaro; era deluso.
- Dunque, ancora sempre bugie... ancora sempre...
Per l'indignazione alz la voce.
Ma Anna con disinvoltura gli mise la mano sulla bocca e sussurr: - Te l'ho gi detto prima: per te dir bugie fin nell'Inferno. Quando il signor Franckert mi disse che tu saresti venuto, concepii subito il mio piano: volevo star con te, venir con te, baciarti ed amarti... ed ora torno indietro... vieni, solo pi un bacio: forse non ci troveremo mai pi.
Una lampada ad olio dinanzi ad un'immagine della Madonna gettava una debole luce sui suoi tratti e su alcuni fregi della chiesa grigio-scura.
-  bella - egli pens. - Devo cacciarla via come un cane nella notte buia?
- Vieni con me - puoi pernottare in casa mia - le disse freddo e distante.
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Egli sedeva nel suo studio con la finestra aperta, da cui entrava la balsamica aria notturna.
Il profilo del campanile della chiesa di San Giacomo, scuro e pieno di arabeschi, si elevava possente nel cielo stellato.
Oh! tutto era andato diversamente da quanto aveva pensato. La sua gorgera bianca giaceva l come uno straccio; la penna sul suo cappello si era piegata e spezzata; e di sopra Anna dormiva nel suo letto. Avrebbe dovuto svegliarla alle sette, perch ella voleva arrivare a casa per tempo.
Egli tent di pensare a Berta, di desiderarla; ma pens solo sospirando al mattino che sarebbe venuto.
- Dio mi mette ad una grande prova - disse. Voleva pregare. - Non serve - pens.
Attese il mattino, lisciandosi la barba, con un triste presentimento.
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E accadde come aveva intuito; anche se per questo Hans lo strapazz dicendogli che era una stupida scimmia, un poltrone e un bambino in fasce, Anna rimase ad abitare da lui.
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La domenica seguente, al crocicchio lontano e isolato per andare a Magerhal, una ragazza con la cuffia bianca e dei fiori gialli in mano, attese invano il suo bel cavaliere. Solo quando gi da un pezzo s'era fatto buio, inciampic verso casa, tenendo il grembiule dinanzi agli occhi piangenti.
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D'allora in poi Pieter tutti i giorni, la mattina quando apriva gli occhi oppure quando assisteva alla Messa nella chiesa di San Jacopo, mormorava dentro alla sua lunga barba da frate:
- Signore, perdonami i peccati che commetter oggi!
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LUCI ED OMBRE.
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Un anno e mezzo dopo, in febbraio, Jan Nagel si spense tra le braccia di Pieter. Quando lo seppellirono, c'era sulla campagna una nebbia di febbraio cos fitta che Pieter, rimasto indietro un momento, non riusciva pi a scorgere la bara in cui Jan Nagel veniva portato al cimitero. Due uomini la portavano su una portantina: i loro passi risuonavano duri sulla strada gelata. Davanti camminava pregando un grasso Padre con il corista, che portava una fiaccola accesa.
Pieter era il solo che seguiva la bara. Hans Franckert aveva dovuto andare in borsa, e gli altri artisti da molto tempo l'avevano dimenticato. Alla notizia della sua morte s'eran d'un tratto ricordati con piet di quel focoso imbrattatele del Maestro Coecke, che purtroppo non era mai riuscito a capire che cosa fosse l'arte. Pieter era solo, tutto solo per accompagnare alla tomba quel grande cuore, quell'uomo tutto fuoco, quell'anima nobile e quel grande pittore.
- Gente da nulla! - disse Pieter con sprezzo.
Pieter rabbrividiva, ma aggiunse con un sospiro: - Vorrei essere al tuo posto! - Infatti gli pareva che quello fosse un momento buono per morire. Tutta la miseria si era addensata sulle Fiandre come una nube temporalesca. La Spagna torturava e martirizzava con catene, roghi e impudenti mercenari la buona, la infantile Fiandra, che pregava tra gli spasimi.
Era la strage degli innocenti. Come l'aquila di Roma mandava a Betlemme le sue coorti, cos l'aquila della Spagna mandava i suoi mercenari per i villaggi delle Fiandre, ad assassinare, a predare, a violentare le fanciulle nelle alcove. La paura, come un fiume, passava sui campi, sui villaggi e sulle citt. Ogni decreto del re di Spagna era come la rottura di una nuova diga.
Questo faceva illanguidire industria e commercio, e la carestia, di cui si era parlato tanto finch era venuta davvero, torceva gli stomachi come strofinacci - ma nei castelli e in casa dei ricchi contadini la sera le finestre erano illuminate per le feste sontuose.
Varie malattie vecchie e nuove assalivano la gente, la gettavano a letto con terribili dolori oppure, come topi invisibili, le rosicchiavano labbra, nasi, punta delle dita. C'erano in grande abbondanza cattivi pastori: i buoni venivano derisi e il popolo seguiva i cattivi: ci si avvoltolava in piaceri stupidi e bestiali, e, quando mancavano i mezzi per questo, li si toglievano ad altri.
Non era cosa rara durante una passeggiata veder qualcuno galleggiare sull'acqua o impiccato ad un albero, oppure la sera vedere una masseria in fiamme. Nelle chiese non s'erano mai accesi tanti ceri n mai si erano intrapresi tanti pellegrinaggi - ma questo si faceva per pura superstizione, per una indicibile paura, - nello stesso tempo si praticavano la magia e le arti nere, e si potevano contare sulle dita quelli che erano tutti ferventi dello Spirito Santo. La fantasia eccitata desiderava cose movimentate e meravigliose: roghi, supplizi, guerre, Santi che sanguinavano dalle mani e dai piedi, banchetti con torte gigantesche, da cui balzavano fuori delle ballerine. E dappertutto, persino nelle osterie e nei banchetti, si discuteva sulla Provvidenza e sulla questione se il serpente avesse davvero parlato. La gente ascoltava con fervore i predicatori laici e la sera i sermoni dei teologi dal pulpito. Ci si bisticciava per una lettera, si battagliava per una virgola, si faceva guerra per una frase.
Centinaia di mendicanti e di storpi, pieni di malvagi propositi, correvano o andavano quatti quatti su e gi per vie e strade, come insetti, come vermi e come lupi. Gli artisti e i poeti, simili ad un'azzurra montagna fiorita di viole, vivevano estranei al pulsare del loro tempo, sempre occupati con rosee Veneri e con figure allegoriche, passeggianti sotto fronde di un bruno sciropposo; nei veli e negli abiti soffiava il vento, per introdurre sempre una nuova linea.
Ma Pieter stava in mezzo al suo tempo, contro voglia, con un sapore di morte in bocca. Voleva uscirne fuori, non voleva averci a che fare, voleva rannicchiarsi nella sua arte - ma l'aria del tempo penetrava in lui attraverso tutti i pori, ed egli viveva il tempo suo cos come un albero vive l'autunno. Egli ne faceva parte ed anche in lui pullulavano quella fede e quella superstizione, quel cercare, quel timore, quella avidit di divertimenti e di peccato - bastava che pensasse ad Anna. Ne erano una prova i suoi disegni dei "Sette peccati capitali" che il Cock aveva pubblicato in stampe, le sue incisioni "I pesci grossi mangiano i piccoli", "Le tentazioni di Sant'Antonio", "l'Alchimista", "Fede", "Le sette opere di misericordia" e molte altre.
Oh! poter emergere fuori da tutto quello, come Sant'Antonio! Ma per lui era troppo difficile; era come quella nebbia: non riusciva a spingere lo sguardo al di l. La sua coscienza inquieta tentava spesso di rimuovere la pietra, ma la sua pressione era cos dolce! E la sua opera - si riempiva di ci che egli era, di ci che assorbiva dal suo tempo... Gli bastava pensare ad Anna, che non amava abbastanza per sposarla, e che tuttavia amava troppo, per saper vivere senza di lei. Provava disgusto di se stesso. Oh! non sentire pi parlare della vita... e calar gi come Jan nella fossa rettangolare!...
Quando con la vanga lasci cadere un po' di terra sulla bara che rison come fosse vuota, improvvisamente sent lo scheletro muoverglisi dentro beffardamente; ed ecco: sembrava che dal corpo del becchino cadessero pelle e muscoli e che restasse solo uno scheletro; attraverso il grosso ventre del Padre egli scorse lo scheletro sottile; e, nel corista, un piccolo scheletro con ossa delicate. Vide gli scheletri anche in un gruppo di persone, che portavano alla tomba un altro morto, e negli altri che incontrava e che emergevano come fantasmi nella nebbia per poi scomparirvi di nuovo. Egli vedeva il teschio e il bianco scheletro sotto al loro modo di procedere, alle loro dispute, alla loro vanit e alle loro feste allegre. Il campanaro era uno scheletro ed anche quell'ubbriacone l, e il fornaio dinanzi al suo forno e il fabbro. La fucina divenne un vulcano, che emetteva scheletri, che cadevano gi nelle strade come una pioggia di ossa. La morte era dappertutto!
And per i campi per schivare gli scheletri umani. L regnava un silenzio profondo. Si udiva quasi la nebbia muoversi. Ma egli si smarr, and a finire nel campo dove si piantava la forca e improvvisamente nella nebbia vide dinanzi a s penzolare in aria uno scheletro. Penzolava l grande e possente, trasparente, come una bandiera traforata in onore della Morte, che celebrava la sua processione attraverso le Fiandre.
Si avvicin e ud avvicinarsi molte voci e carri. Ud un tamburo - nella sua immaginazione vide uno scheletro, che sonava il tamburo. Allora emersero dalla nebbia delle persone con stupidi volti curiosi, tutte attorno ad un carro, su cui sedevano un giudice con una bacchetta e un Padre, che, tutto infiammato, con la croce nella mano tremante, tempestava di parole due uomini legati l'uno all'altro. Erano eretici, che la prigione umida e buia aveva fatto diventare pallidi e magri; essi non lo ascoltavano, ma guardavano fissamente il cielo con occhi fanatici, aspettando la nuova Gerusalemme. Sull'altro carro c'erano fasci di legna e, avvolto nella pelliccia, con le gambe accavallate, il boia che avrebbe attizzato il fuoco.
E il carro, la gente e i mercenari a cavallo scomparvero di nuovo nella nebbia. Ma proprio perch Pieter li aveva visti nella nebbia, staccati dal paesaggio, gli rimasero dipinti negli occhi.
-  come se Jan Nagel, scendendo nella fossa, avesse aperto tutte le bare - sospir Pieter. Entr in una chiesetta per pregare, poi and in qualche posto a bere della vecchia birra, ma non valse: uno scheletro leggeva la Messa, uno scheletro gli riempiva il boccale.
- Ma ora ne sento il brivido gi per la schiena - disse. - Per una settimana non metto pi il naso fuori!
Per tutto il giorno non lavor; mand a casa i suoi due discepoli e seduto come il boia con le gambe accavallate, immerso nella lunga barba, dinanzi al camino osservava le fiamme e pensava a Jan Nagel, ai due eretici ed alla morte trionfante, che noi cerchiamo sempre di abbindolare, ma che poi una volta o l'altra ci tira in trappola oppure ci afferra con i suoi bianchi artigli... Anna gli mesc un boccale di birra calda. Che strano! in lei non vedeva lo scheletro, in lei scorgeva soltanto il peccato. Ella si sedette accanto a lui tranquilla col suo lavoro di maglia, felice e contenta, adattandosi come una madre ai capricci del suo bambino. Alla luce del camino e nel silenzio, che Anna non turb, nacque in lui il "Trionfo della morte" grande e possente: una visione dell'altro mondo con un'infinit di scheletri, che brulicavano confusamente come formiche... E se si fosse servito dei due eretici per raffigurare i due assassini nel suo "Trasporto della croce"? Ma essi avevano cos poco l'aspetto di assassini! Ma non importa: la scena era troppo possente, per non valersene!
Per tutta la sera fece schizzi di mercenari malvagi, di popolo goffo e di scheletri brulicanti. All'ora di pranzo prese il piatto sulle ginocchia e non volle allontanarsi dal caldo camino.
- Nevica - disse Anna - a grossi fiocchi. Ella sapeva che gli piaceva la neve.
- Sar un'altra bugia - pens e non alz neppure gli occhi.
Il fuoco scoppiettava e di tanto in tanto il vento brontolava nel camino. Quando, pi tardi, andando a dormire, vide davvero la neve, si trov improvvisamente nel suo villaggio, che giaceva profondamente immerso sotto la neve, come il giorno in cui il padre Cornelis gli aveva parlato di Anversa. Quanta tristezza ad Anversa e forse quanta pace nel suo villaggio!
Preso dall'ardente desiderio di trovarsi l e di viverci, disse pieno di entusiasmo: - Anna, dal momento che c' la neve, domani andr a visitare il mio villaggio; son quasi vent'anni che non lo vedo!
Anna era d'accordo, come lo era per tutto quello che lo riguardava. Egli non riusc a prender sonno. Dunque: finalmente avrebbe riveduto il suo villaggio! Si rallegrava come un bambino che aspetta la mattina di San Nicol!(10). Pensava gi di stabilirvisi e di tornarvi con la sua arte e con Anna, che voleva sposare, malgrado le sue bugie e qualcos'altro che non sapeva dire. Infatti bisognava ammettere che ella lo curava molto bene e, se anche non capiva nulla della sua arte, lo incitava al lavoro. E come gli voleva bene! Di che cosa altro aveva bisogno? La baci con gratitudine nel sonno e poi ud ad ogni ora la raganella del guardiano notturno.
Il dolore gli serr la gola, quando finalmente dal ponte scorse il suo villaggio nella neve, sotto il cielo grigio. Aveva sperato di entrarvi a cavallo cantando, ed invece vi entr con passo da funerale.
Il villaggio era stato rimpicciolito della met dalla guerra e dai saccheggi. Vide capanne distrutte, crollate, che non avevano pi avuto il coraggio di risorgere. Della casa parrocchiale non era rimasto nulla; la vecchia casa in cui egli aveva abitato era ancora l, ma senza insegna. La chiesa era senza tetto, e del familiare mulino del lungo Ludovico restavano ritti solo pi i bassi muri anneriti dal fumo. Il castello era un cumulo di rovine e brulicava di corvi gracchianti.
Com'era povero e triste il villaggio sul Dommel gelato e coperto di neve, con frange di ghiaccioli tutt'attorno ai tetti di paglia, col fumo che saliva dai camini, abbandonato e dimenticato nell'infinito sconfinato della neve e della quiete invernale!
Non si vedeva nessuno, non si udiva nessun martello nella fucina.
Ecco l l'insegna della "Scimmia travestita". Discese da cavallo, entr e ordin un boccale di birra ad una donna vecchia, che si asciug le mani bagnate nel grembiule e lo guard con diffidenza. Egli non voleva farsi riconoscere, poich gli pareva la miglior cosa. Ordin un boccale anche per la donna, disse qualche parola sul tempo e sulla neve e d'un tratto astutamente domand: - Non abitava qui un certo Rospo-rosso? Una volta passavo spesso per questo villaggio per affari. Che cosa ne  venuto di quel Rospo-rosso?
La donna si anim, perch ora poteva raccontare. - No, abitava laggi all'angolo, alla "Terra promessa". Ma poi si  impiccato. Prima aveva quasi ammazzato di botte la propria moglie: questa era vedova con un figlio. Prima si disse che questo era diventato un gran pittore; ma, a quanto pare, anche il ragazzo ha fatto una cattiva fine. Capita cos a questi tipi stravaganti.
- Ah, cos! - disse Pieter. - E del curato, del vecchio padre Andrea, che cosa ne ?
- Ah, il buon signor Parroco. - disse tristemente la donna. - I soldati di Maarten van Rossum gli avevano rotto una gamba, e in seguito, a poco a poco  rimbambito. Fu accolto nel chiostro, al di l del Dommel, ma non riconosce pi nessuno. Mi pare che l'anno scorso Tist, il garzone del carradore, l'abbia ancora visto in giardino: stava bisticciando con i fiori. Un uomo cos buono...
- E il lungo Ludovico, il mugnaio?
- Quei birbanti di Maarten van Rossum gli hanno violentato la figlia e poi l'hanno assassinata; poi hanno incendiato il suo mulino e allora egli cominci a bere. Un giorno  scomparso e non si  mai pi saputo dove sia andato a finire.
- Allora quei manigoldi qui hanno devastato tutto?
- Per fortuna che ci cresce su l'erba. Ma se ci penso, me lo vedo ancor davanti agli occhi: era il crepuscolo quando entrarono nel paese. Nessuna casa fu risparmiata. Violentarono le donne e assassinarono sotto gli occhi delle madri gli uomini che si difendevano; dove la gente era riuscita a scappare, incendiavano la casa. Oh! quando penso alla sera, quando il castello e le case bruciavano! Le vedevamo dal bosco... anche mia sorella...
La donna, cercando di rappresentare al vivo le scene, raccontava gli atti di crudelt e Pieter pensava alla Strage degli innocenti a Betlemme. In quel momento entr un sudicio contadino con una veste da camera rossa. - Un bicchiere d'acquavite, per togliermi lo sterco da in gola - disse. Pieter riconobbe subito quell'Emilio dai capelli rossi, che una volta aveva gettato delle carote masticate sul suo disegno. Ma egli non voleva essere riconosciuto. Pag, se ne and e a cavallo si diresse fuori del villaggio.
Arrivato sul ponte si volt indietro ancora una volta, abbattuto e deluso. Rabbrividiva per la tristezza e la desolazione. Si rammaric di aver visto il suo villaggio: prima esso era fiorito nella sua memoria come una rosa profumata; ora era morto in lui come egli era morto per il suo villaggio. Gli era rimasto solo il profumo, l'antico ricordo. - Quello non me lo toglie nessuno - mormor con venerazione. Ma non trov neppure il coraggio di togliersi il cappello per salutare quello che ancora ne rimaneva.
Pieter Bruegel si sent a poco a poco isolato. Jan Nagel era morto, il suo villaggio era morto. E da quando Anna era andata ad abitare con lui, egli non si recava pi con Hans Franckert alle fiere e alle feste in cerca di vecchia birra. Ne era stufo, e del resto aveva di nuovo i dolori di stomaco, se ne stava volentieri tranquillo vicino ad Anna - ed ella vicino a lui - ed aveva troppo lavoro per perdere anche solo un'ora. Hans andava a trovarlo di tanto in tanto, parlava e rideva, ma non c'era pi verso di tirare Pieter a far bisboccia. Hans lo trovava noioso e se ne andava con altri amici.
Pieter non andava neppure pi a portare i disegni dal Cock. Andasse egli stesso a ritirarli o mandasse qualcuno. Il Cock gli era simpatico, ma nel suo "Ai quattro punti cardinali" non si poteva pi resistere. Vi brulicavano pi che mai i presuntuosi umanisti, che consideravano l'opera di Pieter compassionevolmente come una banale illustrazione in cui essi apprezzavano solo il buon disegno. Ma Pieter diceva: - La matita  mia, la carta l'ho pagata io e quindi decido io che cosa metterci sopra! - Per tutto il resto egli era irresoluto, ma per quanto riguardava la sua arte non permetteva ad altri di metterci bocca. Rappresentava le cose, come egli le vedeva, con un tratto pieno di fiducia e di forza.
- Ti nascondi come una talpa! - gli disse una volta il Cock - che cosa fai tutto il tempo?
- Faccio come le talpe - rispose Pieter - scavo.
E nell'isolamento, in cui Anna lo accompagnava silenziosamente come un cane, senza disturbarlo, aspettando pazientemente il suo amore e il matrimonio promesso, egli scavava dai suoi ricordi e da vecchi disegni soggetti in gran copia. Era stato cos prima, era cos anche adesso. Era sempre stato cos con tutti i suoi quadri. Pensava ai Grassi e ai Magri e disegnava "I pesci grossi mangiano i piccoli", "Salvadanai e forzieri", "La cucina grassa", "Il grasso e i magri"... Ma ora non sentiva il minimo astio nel far quello. Tutto era visto da una certa distanza, dall'alto ed egli sapeva che i Magri si sarebbero comportati nello stesso modo, se fossero stati Grassi. L'aveva provato. E perdonava loro: essi non ne avevano colpa: le loro anime erano prigioniere nella carne umana.
Gli bastava pensare all'Italia, alle Alpi, per dipingere i suoi grandiosi paesaggi montani. Quando disegnava il Purgatorio, l'Inferno, il Giudizio Universale, tornava a sentire la sua paura. E nelle sette immagini dei peccati capitali egli diede alle sue diverse brame le pi strane ed impossibili forme animalesche dei suoi antichi sogni. Il paesaggio del suo villaggio, le fiere, tutto il suo passato offrivano materia per centinaia di disegni; e quando disegnava la morte di Nostra Signora, pensava alla morte di sua madre. Il Cock vendeva le incisioni tratte dai suoi disegni come panini appena sfornati e, quando Pieter non lo faceva, vi scriveva sotto motti filosofici ed istruttivi. Solo allora il Cock trasse fuori molti dei piccoli paesaggi che Pieter aveva disegnato per lui quando abitava ancora alla "Gazza". Li aveva lasciati in disparte aspettando che Pieter si facesse un nome, cos alcuni quadri apparvero molti anni dopo che erano stati creati.
Pieter lavorava, scavava dentro di s alla disperata, come se avesse solo pi una settimana di vita. Anna riusciva solo a stento ad indurlo a sedersi a tavola a mezzogiorno, e la sera doveva tormentarlo con la sua insistenza perch andasse a dormire. - Il fuoco di Jan Nagel  passato in te - diceva Hans.
Ma da quando Pieter aveva rivisto il suo villaggio, ne aveva assorbito ancora una volta i colori e ne aveva sentito sacri i ricordi, nulla poteva pi distoglierlo dal dipingere a corpo perduto.
Improvvisamente i colori l'avevano ammaliato; i disegni giacevano dimenticati; le storie, gli spettri, le diavolerie erano finite: se n'era liberato disegnandole. Sbocciava il giardino dei colori, poich per ogni cosa viene il suo momento. Infine egli aveva cominciato a dipingere tutto fresco e attivo come un'ape, felice come un bimbo, rallegrandosi in segreto. Lasci stare i quadri incominciati precedentemente - come la Lotta tra i Grassi e Magri, alcune Fiere e una Crocifissione; prese nuove tele e prepar egli stesso dei colori nuovi, morbidi, splendenti!
Un mattino di primavera con la finestra aperta, avendo davanti a s dei fiori e il campanile di San Giacomo, cominci seriamente a dipingere "I proverbi fiamminghi" - teneva la lingua fuori della bocca e la lunga barba castana tremava per l'eccitazione. - I colori spuntavano come fiori felici. Oh, quell'azzurro, quel rosso chiaro, quel giallo sporco, quel grigio scuro e quel pallido verde-muschio! I suoi occhi scintillavano: dimenticava tempo e ora, fame e sete; era lontano, tra le braccia della sua grande amata, tanto desiderata, la pittura!
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Dopo i proverbi, che gli erano stati donati dalla bocca dei suoi compaesani come un buon pane di saggezza, venne il turno dei giuochi fanciulleschi. Li riprodusse tutti sulla grande tela, visti dall'alto, per poterne disegnare molti - quest'uso gli era rimasto ancora dalla sua soffitta e dai suoi viaggi in montagna. Con la stessa visuale dall'alto dipinse la Battaglia del Carnevale con la Quaresima, il Trionfo della Morte, un Trasporto della Croce e molti altri quadri.
Hans gli faceva regolarmente delle brevi visite, di tanto in tanto pieno di entusiasmo comprava a caro prezzo un quadro e lo vendeva poi a ricchi gentiluomini italiani, spagnoli o tedeschi.
Cos Pieter viveva felice, rapito d'entusiasmo per la sua arte. Ma, appena fuori, lo coglieva subito la paura e l'inquietudine del suo tempo, e allora si immergeva di nuovo nel suo lavoro come una talpa.
Anche quando pensava di sposare Anna si sentiva pieno di timore, di irresolutezza e di indecisione. Per non esser disturbato nel suo lavoro cercava di non pensarci, e rimandava... continuava a rimandare.
- Una buona volta si verr ad una conclusione - pensava. Se Anna fosse stata solo un quadro, l'avrebbe dipinta in fretta e fatta pi bella. Ma il problema era proprio questo. Se avesse almeno saputo che cos'era il meglio! Che cos'era il meglio? E di nuovo rimandava... temeva che il matrimonio lo sopraffacesse e lo disturbasse nel suo lavoro; - non sapeva egli stesso n il come n il perch, ma un presentimento angoscioso lo rendeva cauto ed irresoluto.
A pensarci bene, la cosa migliore era sposarsi: allora si sarebbe liberato di quel tormento, di quel peso, di quei rimorsi di coscienza, di quella situazione impossibile: del resto ella era buona, fedele e premurosa; ma poi egli diventava di nuovo diffidente e temeva che ella, una volta sposata, non fosse pi quella compiacente Anna; e poi le sue bugie! Quel mentire assolutamente senza scopo n ragione non prometteva niente di buono. Tuttavia egli pensava cos solo nei momenti in cui non desiderava sposarla; in altri momenti quello gli sembrava solo un piacere innocente. Il mentire le era entrato nella carne e nel sangue. Ammonimenti, rimproveri, preghiere, nulla serviva. Ella mentiva prima di averci pensato. Egli aveva cercato di fargliene perdere l'abitudine. Si erano accordati - ma nessuno dei due credeva all'accomodamento - di annotare ogni bugia su un bastone addentellato e, quando questo fosse pieno, - egli prese un bastone lungo e fece i denti molto vicini, perch ella avesse tempo di correggersi - ella se ne sarebbe andata dalla casa.
Il bastone fu pieno pi presto di quanto entrambi si aspettassero, in soli quattordici giorni - ed egli ne prese uno nuovo. Quando anche questo fu pieno, egli la baci sugli occhi chiusi dalle lunghe ciglia affascinanti: - Non so stare senza di te: menti finch vuoi.
- Sposiamoci, Pieter, e poi vedrai che le bugie scompariranno.
- S, s, il prossimo inverno: cos avr finito il lavoro.
Ella piangeva qualche volta, perch era solo la sua cuoca, e minacciava di abbandonarlo se non la prendeva in moglie. Ma egli riusciva sempre a placarla e... a rimandare la cosa. E per non pensarci pi egli ricominci a dipingere. Si rannicchiava come una chiocciola nel guscio della sua arte.
...
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MARIA.
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- S - disse il Cock, mentre stavano seduti insieme vicino al camino. Anna era andata a Messa. - Quella Maria, che tu hai portato in braccio,  una creatura di una bellezza celestiale! Se avessi tempo, farei un sonetto e comincerei press'a poco cos:
Mai pittore cos la natura ad arte form,
Come natura in lei somma cre belt;
Mai primavera pi numerosi e ricchi colori...
Non fa rima, ma, caro mio, devi andarla a vedere: graziosa, cordiale, giovane, delicata, fresca e bionda, il pi bel fiore di Brusselle!
- Una volta mi decider - disse Pieter, a cui pareva di ascoltare una vecchia fiaba dimenticata. - Io me l'immagino sempre piccola, una scimmietta, che mi arriva alle ginocchia. Gli pareva di odorare chiodi di garofano e violette.
Quanti mazzi di fiori aveva colto per lei nei campi! E sorse in lui il desiderio di rivedere e di baciare, come aveva fatto un tempo, quella principessa da fiaba, che gli aveva voluto tanto bene. La nostalgia lo rese tenero e soave: gli sembrava di camminare sotto un cielo pi chiaro. Ma tosto l'aria torn a farsi greve per la vecchia abitudine di sensualit con Anna - l'orpello, che era balenato per un momento, scomparve dinanzi alla sua passione e all'ardore per il suo lavoro...
Ma in primavera egli and a portare ad un nobiluomo spagnolo di Brusselle la sua "Tentazione di Sant'Antonio".
Pieter avrebbe preferito mandargliela, ma quel gentiluomo aveva una collezione di quadri cos ricca ed aveva tanto insistito con Pieter perch andasse a vederla, che egli infine s'era deciso a mettersi in viaggio. Pieter ammir i quadri, intasc denaro sonante e ci bevve sopra una bottiglia di dolce vino biondo. Usc fuori con la testa calda ed alquanto brillo. Ammicc al sole che scintillava nelle finestre. Volavano i colombi, si vendeva il rafano, e da una osteria risonava un canto.
- Ah! ogni et ha i suoi malanni, e a me non importa, io dipingo - disse allegramente. Entr in una bottega araba sulla piazza del mercato e compr una collana di perle azzurre per Anna. Poi comper ancora una grossa torta di riso che essi avrebbero mangiato insieme con un bicchierino di vino. Ora egli era pi fermamente che mai deciso a sposare Anna il prossimo autunno, quando si salasse il maiale. Non poteva far a meno di lei, ella era buona, egli ci si era abituato - con un'altra avrebbe dovuto prima farci l'abitudine - e poi avrebbe potuto farsi vedere con lei dappertutto. Ammir il bel Municipio gotico con le innumerevoli finestrelle laterali del tetto e segu con gli occhi il campanile slanciato, sulla cui punta di fiori rampicanti e di colonne splendeva un San Michele dorato. Come doveva esser bello lass con San Michele girare alla diavola! Per un momento gli venne il desiderio di liberarsi dall'oppressione della sua sensualit. Sentiva appetito di datteri di mare che al mercato del pesce sapevano preparare cos profumati e saporiti - ma doveva essere anche bello godere il panorama su tutto il paesaggio. La carrozza tornava indietro alle cinque: gli restava ancora molto tempo. La gola lott per un momento con gli occhi. - Meglio crepar di fame!
Risal la Via Alta e poi sal sul colle, il Prato dei grilli.
Spalanc le braccia! Com'era bello! Dinanzi a lui stava aperto come un libro miniato il Brabante dolcemente ondulato con villaggi e mulini sul dorso dei colli, con fiumicelli, masserie e campanili nel fondovalle, con altri colli pi azzurri dietro a quelli. E i brevi boschi, che si arrampicavano sul dorso dei colli e sui tappeti dei prati e dei campi! E per di pi il tenero rigoglio della primavera, che orla di fiori ruscelli e strade ed esulta nei bianchi fiori di pero dietro alle rosse macchie dei faggi! Oh splendida terra di Brabante! Dove si pianta il piede, sgorga il latte!
Com' secca in paragone l'Italia! Veder la primavera e odorarla nell'aria, sentirla con le avide punte delle dita! Com' bello! Dove sono ora la Spagna, l'Imperatore Carlo e i roghi di Filippo?
- Caro cielo - esclam Pieter estasiato. - Vorrei vivere sul tuo manto come un maggiolino!... S, voglio vivere qui con Anna - continu meno poeticamente e pi forzato. Si volt e l sotto stava Brusselle racchiusa dai suoi bastioni turriti e dai suoi fossati. C'era un brulichio di case e chiese addossate le une alle altre frammezzate da piazze per i mercati e da giardini e intersecate da ridenti strisce d'acqua. In quel momento gli tornarono in mente improvvisamente le parole del Cock: - Quella Maria, che tu hai tenuto in braccio,  una creatura di una bellezza celestiale... Mai un pittore form cos la natura ad arte. - Scese gi dal Prato dei grilli e arriv al Mercato dei cavalli pi presto di quanto credesse.
- Sapete dirmi dove abita la vedova Coecke? Dev'essere al Mercato dei cavalli! - domand ad una donna che portava al braccio una cesta di cavoli verzotti.
- L, di fronte alla pompa, a sinistra, all'angolo.
Pieter si diresse verso l'alta casa dal tetto spiovente. D'un tratto si trov ridicolo e si sent imbarazzato. Non era un'arroganza da parte sua? Non aveva l'aria di volersi intrufolare? Ma, d'altra parte sarebbe stato scortese, dal momento che era a Brusselle, non andarle a trovare. Anche se non gli avessero parlato di Maria, vi sarebbe andato lo stesso. Era suo dovere! E lasci cadere il picchiotto, si lisci la barba e guard di non avere macchie sul panciotto, che le unghie fossero pulite; in quel momento pensava ancora fermamente che entro l'anno avrebbe dipinto il "Trionfo della morte" ed avrebbe sposato Anna.
Stava per comperare un mazzolino di fiori da una fioraia ambulante, quando si aperse la pesante porta ferrata ed egli si trov dinanzi una signorina fresca e giovane, con ricci biondo-chiaro, occhi azzurri, un volto delicato e nobile, che usciva splendente come un frutto maturo dal colletto di pizzo bianco. Il corpo slanciato era fasciato da una seta grigia chiara, che scendeva gi al disotto dei fianchi in larghe pieghe fruscianti. Egli si sent d'un tratto lieto e impacciato e, pieno di stupore, balbett: - Sono Pieter Bruegel.
Ella si scus ridendo di aver aperto la porta ella stessa, ma la cameriera era andata a comperare del burro. Subito la sua piccola mano rosea, come un prezioso fiore esotico, si pos nella mano di Pieter, grossa, bruna, da contadino ed ella lo trascin dentro lieta e ridendo sommessamente: - Mamma! Mamma! Vieni qui! Indovina chi c'! Vieni!
- Oh, Maria... - sospir pieno di stupore e di meraviglia.
- Se l'avessi immaginato! - aggiunse tra s.
Ella lo trascin nel solenne salotto da ricevere, tutto pieno di quadri di Pieter Coecke. E l comparve da un'altra porta, la signora Coecke, seria e tranquilla, in abito nero col colletto bianco. Ora aveva i cappelli bianchi come la neve e la fronte rugosa, era ancora pi grassa di prima, con due guance che scendevano gi a raggiungere il doppio mento - e questo la rendeva ancor pi maestosa e imperiosa di prima - e conservava sempre gli stessi atteggiamenti da ritratto: le piccole mani, tra cui scintillava un fazzolettino di pizzo, appoggiate al corpo.
- Ecco Pieter, il mio vecchio amico! - cant Maria.
La signora Coecke pos atterrita le piccole mani sul largo seno: - Pieter Bruegel! Pieter! Ragazzo! Ragazzo! Non ti abbiamo pi visto, da quando ci siamo trasferiti a Brusselle. - La sua bocca si storse per i ricordi penosi e nelle sue ultime parole si sent un certo rimprovero.
Pieter sent che ora doveva parlare di suo marito, e con una faccia da funerali, piegando la testa da un lato, disse, mentre contemplava Maria: - La morte del maestro Coecke fu una perdita dolorosa!
- Fu un avvenimento infausto per l'arte - rispose ella, piena di orgoglio e di venerazione. Poi sospir, si sedette, offrendo anche a lui una sedia, chiuse rapidamente gli occhi e poi raccont la morte di suo marito con un tono triste e solenne, cercando di suscitare compassione.
Pieter vedeva come la sua bella testa risaltava sullo scuro del cuoio dorato. - Maria stava dietro a lui e si appoggiava con una mano alla sua sedia - e diceva sempre solo "s" oppure accennava semplicemente di s col capo, faceva una faccia compunta, ma non udiva nemmeno una parola di quello che diceva. Egli sapeva una cosa sola: se Anna fosse stata come Maria, egli l'avrebbe sposata subito quello stesso giorno.
Egli spinse indietro la sedia e pos sul tavolo il pacchetto per Anna. - Mi ti son seduto davanti - disse a Maria. Ora vedeva anche lei e godeva di vederla, mentre apparentemente ascoltava e continuava a far cenno col capo.
La madre aveva una venerazione mistica per il marito. E cos nel corso della conversazione ella venne a parlare del buon tempo antico ad Anversa, quando Pieter era ancora al loro servizio come garzone. C'era qualcosa di avvilente in questo "garzone", nel modo come ella lo pronunciava. Pieter vide l'occasione di far partecipare alla conversazione anche Maria e si affrett a dire:
- S, mi ricordo benissimo. Mi sembra di sentirti ancora qui, in braccio a me. Quante volte ti ho condotta a passeggio! Ti ricordi ancora quando andammo da Jan Nagel? Come tu preferivi star con me che col babbo e la mamma? Ma anch'io ti volevo bene come se fossi la mia bambina. E ora sei diventata cos alta! Ma Maria!? Signorina Maria! Non riesco ancora a credere ai miei occhi che sei proprio tu!
- Io mi ricordo benissimo - rise Maria. - Nel bosco mi portasti a cavalluccio sulle spalle!
- E non ancora sposato? - domand la signora Coecke apparentemente senza interesse.
- No, Signora... - rispose egli troncando il discorso.
Sopravvenne un silenzio. Egli pensava: - Esse sanno che vivo con Anna; perci non mi domandano altro. - Arross. Nessuno riusciva pi a dire una parola.
- Qui  molto bello: lass, sul Prato dei grilli. Bello da dipingere! Alla prima occasione voglio disegnarlo!
- E poi vieni anche qui, per parlare dei tempi passati, non  vero? - domand Maria tranquillamente.
- Il signor Pieter  sempre benvenuto - disse la signora Coecke, senza che egli capisse se lo pensava sul serio.
Poi ella port il discorso sulla pittura e Maria dovette andare a prendere le miniature, che la madre aveva fatto negli ultimi tempi, poich continuava ancora a dipingere.
Erano soggetti mitologici, secondo lo stile di suo marito, ma con colori pi fiacchi, pi scialbi. - Carino... bello... molto bene - e molte altre cose diceva Pieter.
- Tu naturalmente continui a lavorare secondo il vecchio stile, a giudicare dalle incisioni dei tuoi disegni - ella disse con disprezzo. - Gi, il popolo non ci capisce e bisogna pure che ci siano di quelli del tuo genere.
- S, s - disse Pieter, mentre ammirava Maria.
La signora Coecke cominci a raccontare che cosa suo marito pensasse dell'arte e che cosa avesse scritto in proposito nei suoi libri.
Intanto Pieter osservava Maria che versava con grazia un vino giallo in grossi bicchieri verdi. "Che belle braccia ha!" pens.
Quando fu uscito e si fu allontanato dal Mercato dei cavalli, corse di nuovo su al Prato dei grilli e vide il Brabante che nella sottile nebbia azzurrognola e sotto ad un cielo di madreperla si addormentava tra i dolci profumi. Ed egli altern confusamente sussurri, mormorii, elogi e preghiere: - Io non sapevo che fosse cos bella...  troppo... O Signore, siimi benigno... Sono preso! Maria, perch sei cos bella, trullal, trullal... Accidenti! - esclam d'un tratto pieno di gioia - ora ho dimenticato il pacchetto per Anna!
Torn indietro, ma per strada perse il coraggio. - Darebbe troppo nell'occhio. La madre penser che l'ho dimenticato a bella posta. Svolt verso il centro della citt. Naturalmente la carrozza era gi partita da un pezzo. Allora entr in un'osteria, in una via presso la piazza del Mercato. L'osteria si chiamava "Il gatto non pu acchiappare il topo". Hans gli aveva detto che l c'era una birra meravigliosa. E la birra e i ricordi di Maria lo resero beato.
Gli tornavano alla mente i giorni lontani con la loro fresca bont, sentiva di nuovo sul volto le sue mani con le fossette e le sue morbide guance da angioletto. Aveva dimenticato tutto, ma ora lo aveva di nuovo dinanzi agli occhi, segno, pensava, che aveva portato in cuore intatto l'amore per lei. In lui era primavera; le sue mani stillavano di profumi d'erba e di fiori; egli era come un alveare ronzante.
- Ma - e questo era il gran problema ella mi vorr ancora bene come io glie ne voglio? - Ma la cosa pi importante si era che egli l'amava.
Si sentiva giovane e forte, ardito, bramoso di azione e di amore.
- Per favore, ancora un boccale!
Pernott all'"Albergo del Commercio" e il giorno dopo ripart per Anversa con la diligenza zeppa, pi giovane di dieci anni ed allegro come un bambino.
Ma quanto pi si avvicinava ad Anversa, tanto pi il suo umore si faceva cupo.
- Povera Anna! - sospir - ho lasciato da Maria il mio cuore e la tua torta.
- Hans, mio caro Hans, fratello mio! - esult Pieter e lo afferr con le grasse mani. -  cos bella! Fa intenerire! Una testa bionda presa da un quadro di Leonardo da Vinci. Mi sarebbe impossibile dipingerla! Nessuno ci riuscirebbe! Quei ricci biondi, cos morbidi, un sogno senza fine, e quegli occhi azzurri, che ti rendono beato!
- Mi secchi con le tue innamorate! - disse Hans respingendolo -  ridicolo! Una volta Anna, poi Berta, poi di nuovo Anna, adesso Maria. E tutte le volte dici: - Ora, ora l'ho trovata! - Appena vedi una sottana, t'infiammi tutto, invece di farci su una bella risata, come faccio io. Tu sei un vero bersaglio. Nel tuo cuore sono confitte pi frecce e spade che nel cuore della Madonna!
- Ma una grossa spada trafigger il tuo cuore e ci si pianta adesso!
- Ma sii un po' ragionevole! Hai gi pensato ad Anna?
Pieter sospir. - Di fronte ad Anna io non lascio scorgere niente; ma ella sente che mi  accaduto qualcosa - anche perch non ho pi voglia di restare in casa; non posso pi lavorare e poi mi curo meno di lei. Ella non fa domande, ma qualche volta vedo delle lacrime nei suoi occhi; mi fa tanta pena! Hans, come possono le cose cambiare cos d'un tratto?! Mi ricordo ancora: mentre stavo davanti alla porta di Maria, ero ancora fermamente deciso a sposare Anna, - e quando la porta si aperse e vidi Maria, tutto era gi svanito! Ora sono quattordici giorni. La prossima settimana la rivedr.
Hans prese Pieter per le spalle: - Dammi retta: resta a casa con Anna, come facevi prima; resta per un mese lontano da Brusselle ed hai bell'e dimenticato la bionda fanciulla. E se allora non ti sar ancora passata, allora... Ma allora ti sar passata, ti conosco bene: lontano dagli occhi, lontano dal cuore! Ti prego, non parlarne pi! E alla ostessa, che, dato il bel tempo, stava seduta fuori sotto la tettoia e lavorava a maglia, grid: - Felicia, una botte di birra per uno!
Ma una settimana dopo Pieter era a Brusselle e ascoltava la signora Coecke che, lavorando a maglia nel pergolato, gli parlava della buona anima di suo marito. Egli le diede ad intendere che aveva dovuto andare di nuovo a cercare quel gentiluomo e cos aveva colto l'occasione per augurarle il buon giorno. Quando la signora Coecke gli restitu la collana di perle - la focaccia l'aveva data ad un povero - egli disse che quell'ornamento gli occorreva per una Maria Maddalena, che voleva dipingere.
Il giardinetto scintillava di fiori, che splendevano al sole. Nella stanza dietro c'era la finestra aperta e l Maria sonava sulla spinetta canti religiosi. - Probabilmente - pensava Pieter - per liberarsi da questa triste e interminabile storia di vedovanza, oppure per timidezza; perch poco fa mi ha guardato pi a lungo del necessario; non si guarda uno cos profondamente, se non si sente pi niente per lui, e, quando vide che me n'ero accorto, si fece tutta rossa, dunque... - Mentre egli apparentemente ascoltava la madre, osservava laggi la schiena di Maria. - Come faccio ad andare nella stanza, senza che la severa signora si accorga della mia intenzione? - pensava. Aveva gi una volta lanciato un'osservazione sulla musica, ma non osava riportarvi il discorso. - Eppure - decise - Maria sapr oggi stesso del mio amore, dovessi sussurrarglielo attraverso il buco della serratura e la madre ne crepasse di rabbia. - Era pieno d'impazienza, come se la felicit gli scappasse via. Raccolse il suo coraggio e disse d'un tratto, dopo un nuovo sospiro della signora Coecke: - Oh! ho lasciato l il mio fazzoletto; vado a prenderlo e torno subito, signora! - E via!
Quando Maria lo vide entrare, fece l'atto di alzarsi, con un sorriso di gratitudine.
- Maria, continua a suonare! - sussurr Pieter e si mise dietro di lei, in modo che la signora Coecke potesse vederlo. - Maria, continua a sonare; vorrei dirti qualcosa senza che tua madre senta. Perci continua a sonare! continua a sonare!
Ella obbed. - Maria, ti ho sempre amato. Quando ti rividi, quattordici giorni fa, tutto  sbocciato di nuovo... come fiori, che dormivano... O Maria... io non osavo dirtelo... continua a sonare, te ne prego... sono pi ardito di quanto credessi... mi avevano parlato di te... ti ho rivista... non ho pi potuto dormire... continua a sonare... continua a sonare... Ora sono venuto per... Maria, permettimi che ti dica... O s, non  vero... per favore continua a sonare...!
Ella sonava sbagliando tutto, arross e disse con una voce sorda e affaticata: - Lascia che ci pensi... sono tanto pi giovane di te... nemmeno io ho pi potuto dormire...
- Continua a sonare. Continua a sonare!... Grazie a Dio!... Tra quattordici giorni verr da tua madre per... ma continua a sonare, Maria!...
- E ho pianto tanto... dicevano che tu, Pieter, avevi un'altra innamorata... che...
- Continua a sonare... non amo nessun'altra... non pi... continua a sonare, ricomincia da capo, e se avessi amato qualcuno, ora sarebbe passato... d: posso ritornare?...
- S, Pieter... s...
- Continua a sonare!... Angelo! Mio angelo protettore... Grazie... Grazie... continua a sonare.
Egli torn in gran fretta dalla madre e le si sedette accanto.
- Maria suona bene - disse - meglio di quanto pensassi... Anche il Maestro Coecke amava tanto la musica.
E la madre riprese a raccontare.
Ma, dentro, la spinetta tacque.
Hans Franckert dapprima aveva risposto di no, quando Pieter l'aveva pregato di spiegare tutto ad Anna, ma poi lo fece. Pieter l'aspett a "I tre babbei", finch l'amico venne a prenderlo.
- Presto, presto, se no diventa matta del tutto!
Ora Pieter, tutto costernato, guardava Anna, che disperata e piangente, si appoggiava alla spalla di Hans Franckert.
- Me l'ero immaginato - singhiozzava Anna. - Non stava mai in casa, mai. Mentre prima non c'era modo di allontanarlo da me. Ma non osavo pensarci, per non accrescere ancora il mio dispiacere! D un po', Pieter, che cosa c' di peggiorato in me? Perch mento?... Da un mese non trovo pi nemmeno il coraggio per quello. Erano solo piccole bugie, per rallegrare me stessa e te, per farti una sorpresa. Non ti ho fatto niente di male. Come puoi cos d'un tratto amarne un'altra, mentre io sto sulla porta e ti aspetto?... Oh, lo vedo bene, non ti commuovi! Oh, come mi fa male il cuore! Ogni mattina mi svegliavo con la speranza che fosse solo un sogno che tu non mi amavi pi. Per cinque anni ti ho aspettato, e ora, per causa di un'altra, mi cacci via come un cane, sotto la pioggia, di nuovo al mio villaggio, dove non ti rivedr mai pi!...
- Chetati, mi fai impazzire - disse Pieter sdegnato.
- Se tu fossi davvero pazzo, malato, che nessuno volesse vederti, allora ti avrei tutto per me e potrei baciarti... Oh, Pieter, uccidimi, poich... - Ella lacer la sua giacca.
- Perch tante parole? - disse Pieter fiacco e disperato - non sono ancora sposato!
- Ges, Maria! - ella grid strappandosi i capelli - se anche ho vissuto con lui in peccato, ho conservato la mia fede! Aiutatemi! Aiutatemi!
- Vieni, Anna, tranquillizzati! - la confort Hans.
Ed ella ricominci a supplicare Pieter: - Mi sono data a te, per cinque anni sono stata il tuo trastullo ed ora mi getti via come un cencio. Oh... Ges, Maria, aiutatemi... - E piangeva e singhiozzava, appoggiata alla spalla di Hans Franckert.
Ma d'un tratto si drizz, minacci col pugno e rise da pazza.
- Ah! ah! adesso capisco: vuoi che me ne vada di qui per far posto all'altra! Ma io non me ne vado, mio caro, non me ne vado! - Lo ripeteva quasi cantando. - Devi gettarmi fuori di qui a suon di botte! E io lo so: tu non ne hai il coraggio, no, non  vero?! - E ricominci a supplicare con le lacrime sulle morbide ciglia.
- Non  meglio che tu te ne vada da sola, come ti ho consigliato prima? - domand Hans in tono amichevole.
Ella scosse lentamente il capo e disse recisamente: - Di qui devono portarmi via morta, morta... morta.
- Vieni, ora va a dormire - la confort Hans. - Io parler ancora una volta con lui. L'amore  pazzo.
Pieter stava di sotto ancora tutto sconvolto, si rosicchiava le unghie senza trovare una via d'uscita.
Guardava i suoi quadri e i suoi disegni, appoggiati sui cavalletti o appesi alle pareti. - Che assurdit tutto questo in confronto con il cuore umano! - sospir.
Pieter non pot resistere pi a lungo e il giorno successivo se ne and a cavallo a Brusselle. Discese ai "Buoi colorati" e una mezz'ora dopo lasciava cadere il picchiotto di ferro sulla porta pesante. Pensava come un tempo avesse sognato di porte ferrate che non si aprivano.
Ma quella si aperse e la cameriera lo condusse nel salotto. Dovette attendere a lungo e nel frattempo osserv senza interesse i quadri mitologici e turchi e le xilografie del Coecke che erano appesi alle pareti in gran numero.
Finalmente arriv quella che attendeva: la temuta madre, portando con s un'aria fredda. Ella era una di quelle porte ferrate. Egli si senti bruciare.
- Gentile signora.
- Si accomodi, signore! A che cosa devo l'onore di vederla qui per la terza volta?
- Gentile signora... Io suppongo che Ella sappia...
Ella s'alz di colpo e pronunci parole taglienti come coltelli: - E so ancora di pi, egregio signore! Io so che Lei ad Anversa convive con una concubina! So tutto, egregio signore! che vive con lei gi da quattro anni e che ora  in procinto di sposarla - una donna cattiva e sudicia!  una vergogna! - Batteva i piedi per terra. - Ma faccia quello di cui non pu far a meno! Ma, mentre Lei vive l in peccato con quella donnaccia, osa far girare la testa a mia figlia, farle la corte, come se anch'ella fosse una qualunque donna di strada! Signore! Io le proibisco di metter ancora piede in casa mia! Ella ci ha ingannate, mentre noi L'abbiamo raccolto dalla strada e abbiamo fatto di Lei un grande pittore! E quella povera piccola ora  a letto ammalata per questo.
- Dunque per amore - pens Pieter con un improvviso scoppio di gioia, ma ripiombando subito nello scoraggiamento e nella disperazione. Tuttavia mentre quella donna parlava e troncava l'amore tra lui e Maria, sorse in lui una forza simile a quando ad Anversa aveva trovato padre Cornelis. Doveva salvare se stesso e Maria, dicendo tutta la verit, naturalmente condita con qualche bugia; e senza paura salt in mezzo alle fiamme. Anch'egli si era alzato in piedi. - Gentile signora, in realt io vivo con una cameriera, o, per esser pi esatto, ho vissuto con lei. Io spero che Ella, signora, sia abbastanza umana per capirmi. Io lascer la Sua casa e non vi entrer mai pi: ma ho il diritto prima di giustificarmi. - E le raccont tutto: la sua conoscenza con Anna alla "Gazza", il suo lavoro, la sua amicizia col Franckert, il viaggio in Italia, come poi si era presa Anna in casa, come ella lo aveva curato in modo che potesse lavovare, come poi, aveva avuto intenzione di sposarla - tutto.
- In quel momento, - continu - un mese fa, vidi Sua figlia, Maria. Il Cock mi aveva raccontato come era bella e modesta. Tornarono a galla tutti gli antichi ricordi. Non riuscivo ad immaginare come la bimbetta, che avevo portato in braccio, fosse ora una signorina fatta. Il mio pensiero vi tornava sempre: era come un sogno giovane e bello che non mi abbandonava pi e mi chiamava e mi attraeva. Quando poi la vidi, signora... allora tutto fu sconvolto. Io non so come dire, ma l'affetto o piuttosto l'inclinazione, che io sentivo per Anna, scivol via come attraverso un crivello. Allora io seppi per la prima volta che cosa sia l'amore. Signora, io amo Maria e l'amer per tutta l'eternit! E anche ella mi ama. Io sono qui e sono venuto per chiederla in moglie... Ora mi getti fuori!
- Allora quella ragazza non  pi in casa Sua? - domand la signora Coecke.
Pieter arross. - C' ancora, signora, ma andr via. Va via.
- Ma che cosa fa ancora in casa Sua? - Le sue sopracciglia si corrugarono.
- Ella pu immaginare quanto sia infelice Anna... sa tutto... Naturalmente  duro per lei...
Ella tremava e quasi scoppiava di furia. - Ma, signore! Ella chiede la mano di mia figlia, mentre quella persona  ancora annidata in casa sua! Deve capire che suo primo dovere sarebbe stato di cacciarla via, prima di venire qua!
- Non vuole andarsene, signora!
- Non vuole andarsene?! Ah! Ah! E lei non  capace di metterla fuori?!
- Mi sembra, caro signore, che ci sia del marcio in questa faccenda! Esca dalla mia casa! Io non tollero oltre. Lei m'offende come donna e come madre. Fuori!
E aperse la porta fremendo d'ira.
Ma Pieter rest risolutamente fermo e si sent forte. - Mi dia almeno un consiglio...
- Scacci quella persona e poi ne riparleremo.
- Signora, io non ne ho il coraggio! - Ed egli cominci a gridare: - No, non ho il coraggio. Lei capisce! Lei deve capire. Come donna Lei deve capire che cosa significa per una ragazza esser scacciata cos, come un cane, da uno che ancora un mese fa voleva sposarla! Qui, signora, non si tratta di amore, ma di semplice umanit!
- Allora, caro signore, che cosa intende di fare? - domand ella costernata e nello stesso tempo in tono di sfida.
- Signora, se ne andr. Se ne andr da sola. Capisce bene che faccio sul serio.
- E se non se ne va? - La signora Coecke si rizz, spinse in avanti il petto e ritrasse il doppio mento.
Pieter sospir. Da quella parola dipendeva tutto! E d'un tratto disperato, come perduto, afferr le sue belle mani pienotte: - Signora! - supplic - sono qui come un bambino. Mi dica Lei che cosa devo fare, me lo dica come madre, come donna, come tutte e due insieme! Lei deve trovare una soluzione! Lo faccia per Maria! Io far tutto quello che mi dir! Ma non mi dica di commettere l'azione inumana di gettarla fuori! Signora, Lei  cos buona, Lei... - E scosse le sue piccole mani, le baci e le strinse tra le sue.
Alla signora Coecke, vedendolo cos avvilito, infelice e disperato, si offerse una buona occasione per ammonire, comandare, dar consigli e ammaestramenti. Ella divenne pi arrendevole e pi abbordabile. Egli aveva trovato il suo lato debole. - Mi lasci riflettere!
Ma non riflett e disse saggiamente con aria di superiorit: - Signore, io La comprendo bene, naturalmente comprendo la sua situazione difficile. A Lei non resta altro che lasciare Anversa e venirsi a stabilire qui a Brusselle, fino a quando si sposer. Io vedo bene com' quella ragazza: non le dar pace...  un periodo di prova per Lei. Le sue colpe precedenti glieLe perdono. Dal modo con cui si comporter ora vedremo se Ella  degno di mia figlia. Prima di tutto lasci quella ragazza e poi io L'aspetto, per accordarci per tutto il resto.
- S, signora.
Ecco che quella donna, quella "pepaiuola" faceva in un baleno quello che n egli n alcun altro aveva osato pensare!
- Quanto devo amare Maria, per non picchiare una futura suocera cos senza cuore! - pens egli. E poi pens ancora: - Come faccio a salvare i miei quadri? Se Anna sa che io voglio metterla fuori con un trucco,  capace di farli a pezzi.
L'amore come rende gli uomini deboli e forti! - disse quando la porta ferrata si chiuse dietro a lui e il sole torn ad illuminarlo.
Pieter voleva partire il giorno stesso, il giorno stesso! Ma non riusc ad andarsene cos semplicemente sotto gli occhi di Anna. Si era proposto di sparire in silenzio con i suoi quadri una volta che Anna stesse via da casa per una giornata o anche solo per mezza giornata. Ma sembrava che ella intuisse che la si voleva gabbare. Non faceva pi un passo fuori della porta. E siccome Pieter non voleva destare i suoi sospetti, non riusciva a combinar nulla.
Una volta che fosse andato, forse Hans avrebbe trovato una soluzione, e, se no, andassero al diavolo i quadri! Egli era stufo dei pianti, stufo di Anna, della casa, di non poter dipingere; era stufo di tutto. E desiderava Maria. Era ormai una settimana che aveva promesso all'imponente madre di lasciare Anversa. Se indugiava ancora un paio di giorni, ella lo avrebbe respinto definitivamente. Questo timore e nello stesso tempo il desiderio di avere in moglie al pi presto possibile la sua bella Maria bionda, gli diedero finalmente il coraggio di fissare la partenza per quello stesso giorno. Ed ora stava seduto su una cassapanca preziosamente intagliata, si lisciava la barba e guardava Anna, che aveva messo la testa sul tavolo e piangeva. Il sole le illuminava le spalle e dalla finestra aperta occhieggiavano delle rose.
Egli le aveva detto un momento prima: - Va a passeggiare un po' lungo la Schelda, ti far bene.
- No, non esco - ella diceva piangendo - non muovo nemmeno un piede. Resto vicino a lui. Lo so che, una volta che sono uscita, non mi lascia pi entrare. Deve portarmi via di qui morta. E ora lasciami in pace! E taci!
Egli taceva, guardava il bel campanile di S. Giacomo e poi di nuovo i suoi quadri. Ed ella riprese a parlare da sola - faceva cos da alcuni giorni e Pieter temeva che smarrisse la ragione. Faceva tanta piet sentirla: - No, io non ritorno al mio villaggio,  troppo lontano da lui... Sua moglie sar felice con lui... Se no lo sarei stata io... E dimenticata e abbandonata, io inaridir laggi, in qualche punto delle tristi pinete, ed egli non sapr nemmeno dove sono sepolta.
- Anna, tutto si accomoder - tir fuori Pieter faticosamente.
- Ha dinuovo detto qualcosa - ella rise tra le lacrime. - Anch'io posso dirgli: tutto si accomoder. Egli vuol dire che lo dimenticher. Ma egli dimenticher presto sua moglie. Che fortuna! La maggior parte degli uomini, dopo che si sono sposati, cominciano ad essere stufi della moglie. Che fortuna! - E d'un tratto si rivolse a lui - era dimagrita ed aveva gli occhi gonfi ed arrossati - Pieter, se rimanessimo sempre fidanzati? Senza sposarci. Non occorre che tu mi sposi; non c' bisogno che mi accarezzi e mi baci; ma lasciami restare tranquilla vicino a te. Pagami come una serva qualunque e rimproverami se lascio bruciare la pietanza. Non andrebbe bene cos? Ma, che cosa mi salta in mente? - rise di nuovo - Egli  stufo di me gi prima che ci siamo sposati. Vuol prendermi in trappola per liberarsi di me. Ma io non ci casco, non guardo nemmeno.
Mentre ella piangeva dentro alle mani rosse, raccontava per s, per la centesima volta, la storia del loro amore, Pieter guardava i suoi quadri appesi l con i loro colori allegri e le vivaci figurine. Scosse la testa.
- Mi chiamano un pittore comico; - pensava - se sapessero com' triste quel povero diavolo che li ha dipinti!... Amici miei - diceva mentalmente ai suoi quadri - ora vi abbandono. Vi rivedr ancora?... Nevvero, amici miei, devo essere molto innamorato, per potervi lasciare cos?... Io non riesco ancora a capacitarmi di essermi innamorato tanto da stare a vedere che la buona Anna si rovina e da abbandonare voi, mie care figurine e paesaggi, come un beone. Ma Maria... Ah, questa Maria ti ha messo in testa tutto questo... Addio, disegni! Addio, quadri! Addio, amici miei... Addio...
- Dunque, Anna, vado fin dal Cock - disse, alzandosi con un profondo sospiro.
- Esce di nuovo; - ella pianse - che ora dovr venire questa notte perch il Signore torni a casa? Ma lo aspetter e il suo pranzo sar pronto come sempre. Quante volte gliel'ho preparato inutilmente Ma io sono la cameriera. Io preparo il pranzo. E allora non pu mandarmi via...
- Che amore! Che amore! - pens egli crollando il capo. Si guard intorno ancora una volta, guard la "Lotta dei Grassi" e i disegni in cui i Grassi sfoggiavano la loro sovrabbondanza di prosciutti e salsicce. Vide l'abbozzo di un Trasporto della Croce, un quadro incominciato che rappresentava la Strage degli Innocenti e laggi, rotolato, un disegno a penna: il ritratto di Jan Nagel. - Ma quello lo porto con me. - E rapidamente lo stacc dalla parete. - Ora non mi volto pi indietro. - Ma prima di chiudere del tutto la porta, guard ancora Anna attraverso la fessura. Ella piangeva appoggiata ai pugni chiusi; nello sfondo si vedevano delle rose e un pezzo dello splendido campanile grigio di S. Giacomo. - Che amore! - disse egli - Da commuovere una pietra! Signore, tienmi, che non mi getti tra le sue braccia. - Ma quando pens ai suoi occhi arrossati dal gran piangere, scosse da s la tentazione. Balz in fretta fuori della porta per sottrarsi alla seduzione; quando fu fuori, gli pass. Si volse ancora una volta a guardare la facciata, dietro a cui era stato cos felice.
- Chi l'avrebbe pensato? - sospir.
- Addio, bella Anversa! - disse, vedendo il campanile di Nostra Signora, che si elevava nel chiaro cielo pomeridiano come una snella colonnina traforata. Al "Lucignolo nella lanterna" prese congedo da Hans...
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Mentre stava seduto piangendo nella carrozza, che lo portava per sempre a Brusselle, srotol il ritratto di Jan Nagel. Al buio non poteva vederlo, ma sapeva come Jan vi era raffigurato al vivo.
- Vecchio amico, - disse Pieter - tu certo l'avresti fatto meglio, nevvero?
La carrozza traballava in qua e in l, la sua testa ondeggiava e le lacrime gli cadevano nella barba. Era una dolce sera estiva con un intenso profumo del fieno, che stava sui prati raccolto in mucchi tondi.
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BRUSSELLE.
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Pieter abitava provvisoriamente all'"Albergo del Commercio", si curava pi della sua innamorata che del suo lavoro, e un anno dopo, in maggio, mentre dinanzi all'immagine della Madonna ardeva una selva di ceri, egli spos la bionda Maria nella Chiesa delle Cappelle, di sotto, sulla Strada Alta. Andarono ad abitare nella stessa strada in un palazzo d'angolo. Dietro alla casa c'era, seducente, il Prato dei grilli, donde Pieter poteva godere la vista su tutti i colli e le estensioni del Brabante. - Bello da dipingere! - diceva. E lo dipingeva.
Egli si sentiva bene in mezzo al popolo che abitava nelle rumorose vie in pendio. Era lo stesso popolo, fatto con lo stesso stampo e la stessa pasta di quello che aveva conosciuto ad Anversa, nel quartiere di S. Andrea sulla Schelda, dove abitava Jan Nagel; altrettanto coraggioso, fanciullesco, buono, appassionato, arguto e allegro. Era il popolo dei contrabbassi, dei crapuloni e dei beoni, che vivevano alla giornata, degli uomini che si azzuffavano in maniche di camicia e poi andavano insieme a bere la birra; ma prima bisognava cacciar fuori il sangue cattivo dal naso o con un pugno su un occhio. Bestemmiavano e imprecavano contro i chiostri, ma gi, nella materna Chiesa delle Cappelle, erano essi che accendevano il maggior numero di ceri dinanzi all'immagine della Madonna. Era il popolo sano, vivo, che considerava Dio come un buon uomo, chiamava il Luned il fratello della Domenica e lo trattava in conformit; erano gaudenti, ma in gamba, quando si trattava di lavorare: infatti non hanno essi elevato sulle loro spalle fino in cielo Anversa e Brusselle, fino al galletto sul campanile di Nostra Signora e fino all'aureo S. Michele sul Municipio di Brusselle? Essi hanno costruito la citt, essi, gli uomini della piena gioia di vivere, ma anche della equit, che hanno il cuore in bocca, che picchiano le loro mogli, ma imprecano, bestemmiano e vanno in furia, se, per ordine superiore, si commette un'ingiustizia, che, quando si sentono impotenti, si strappano i capelli e si mordono i pugni e poi - come allora, sotto la frusta spagnola, - tirano fuori il vecchio Reineke Fuchs. Essi componevano le canzoni satiriche sul Re di Spagna e sui suoi satelliti, aspiravano alla libert come una colomba assetata cerca l'acqua, ma nel frattempo non facevano il viso brutto, non declamavano grandi parole, ma erano membri di numerose societ, con banchetti altrettanto numerosi, tenevano alto lo spirito con il ridere, il mangiare, il bere e il cantare, col tirare agli uccelli e col pescare, con le fiere e con i balli. La forca era drizzata nera e minacciosa sulle loro teste, ma essi ballavano l sotto, con le mani sui fianchi, le gambe in aria e la bocca piena di canti e di frizzi.
- Un popolo simile non lo si pu uccidere - diceva Pieter.
Ed egli aveva chiuso nel suo cuore questi uomini, come vi aveva chiuso gli schietti contadini del Dommel. La gente della campagna e dei vicoli rappresenta il sale delle citt, i polmoni della societ. Egli sarebbe andato volentieri con i suoi vicini della Strada Alta a bere la birra, a rappresentare i misteri, e avrebbe volentieri diviso con loro ogni altro piacere. Ma il lavoro lo attirava a tutta forza: aveva ancora tutto un mondo da raccontare! Era membro di tutte le societ: dei tiratori d'arco, anzi persino dei cacciatori d'uccelli, membro di tutte le confraternite - e ce n'erano molte - che portavano le lanterne nella processione. Quasi ogni giorno c'era adunanza e d'inverno ogni settimana gran banchetto con conigli stufati o altro. Egli vi interveniva col cuore, perch le loro espressioni erano colori, i loro discorsi quadri. Ma il lavoro non lo lasciava libero, egli doveva liberarsi dei quadri che gli riempivano il cuore. Era come cogliere delle mele che ricrescevano continuamente. Non smetteva. Ne era sopraffatto. Il tempo del vedere e dell'accogliere in s era passato: ora era un periodo continuo di mietitura e di lavoro - inframmezzato dai molti dolori che gli procurava il suo stomaco.
Era felice con Maria, che gli aveva gi dato due figli, un maschietto ed una bimba. Viveva isolato, dato il molto lavoro che cresceva lentamente, ma incessantemente. Di tanto in tanto andava di slancio in campagna, da solo o con Maria, e la sera leggeva talvolta un buon libro oppure insegnava il disegno al suo piccolo. La domenica si recava spesso con tutta la famiglia alla fiera di qualche villaggio vicino e poi mangiavano il dolce di riso nelle osterie imbandierate. Egli non andava pi in viaggio, ma ogni anno a Pasqua la signora Coecke andava in carrozza chiusa a trovare la sorella ad Aalst: Maria e i bambini dovevano accompagnarla. Dopo un paio di settimane Pieter andava a riprenderli, si fermava ancora qualche giorno nella dolce regione dei luppoli, faceva delle passeggiate e disegnava le grandi masserie e la gente.
Nella casa, che Maria e una cameriera tenevano con un ordine perfetto, e in cui l'orologio faceva sentire il suo tranquillo tic-tac, stavano appesi dappertutto i suoi quadri, come racconti che chiedevano altri racconti. I quadri di Anna erano tornati indietro: Hans Franckert era riuscito a persuaderla. Con un supremo slancio di amore per Pieter ella aveva detto: - Prendili, se no egli continuer a pensare a me pieno di inquietudine, ed  meglio che sia felice. Poi se ne era tornata al suo villaggio, che giaceva perduto e dimenticato tra le pinete, nel territorio di Kempen, e n Pieter n Hans seppero pi nulla di lei. Molti di quei quadri erano gi venduti, ma l nella stanza, sotto l'immagine della Madonna, stava appesa la "Caduta di Icaro", un quadro che gli richiamava vivissima davanti agli occhi tutta la sua vita antecedente: quello non doveva uscire di casa!
Egli lavorava, lavorava come una primavera, aiutato da due giovani discepoli, in una stanza interna del primo piano. Ma intorno a lui si svolgeva il tempo con le sue lotte di religione, col suo passare dalla chiusa venerazione di Dio, propria dei Gotici, alla personale venerazione dell'uomo pi solare e pi libera, con la lotta tra l'antico e il moderno nel pensiero, nella scienza, nella fede e nell'arte: tutti i valori venivano sovvertiti. Era il periodo della scelta, era finita la sottomissione. Ma Pieter non voleva scegliere, non osava scegliere - scegliere significava una perdita per lui - restava pieno di dubbio e di fede, dopo come prima, da tutto traeva qualcosa e diventava l'uomo pi complicato dell'epoca pi complicata. Egli avrebbe preferito tenersi al di fuori del pulsare del suo tempo, ma aguzzava continuamente le orecchie per sentire se la malattia del suo paese non era ancora passata.
Tra le poche persone che riceveva - acquirenti, alcuni vecchi amici e artisti che gli facevano il ritratto, poich aveva una gran fama - c'era anche un monaco scalzo, Edgardo, che lo teneva al corrente dell'impulso verso la libert, dell'opposizione che cresceva non fra gli eretici, ma nei chiostri, nei castelli e negli ambienti stessi dei credenti, con la parola d'ordine: "Fuori gli Spagnoli!". L si preparava l'insurrezione che doveva scoppiare con un esercito francese contro la Spagna; e questo sarebbe gi accaduto se l'iconoclastia che prima di tutto ad Anversa aveva abbattuto la testa del santo di pietra, non l'avesse temporaneamente ostacolata. Quando Pieter ebbe notizia di questa iconoclastia, pianse e si strapp la barba; chiamava gli eretici imbecilli, babbei, selvaggi, gente senza spirito, senza cuore e senz'arte!
- Uccidete gli uomini, ma non le opere d'arte! Uccidetemi ma non toccate l'opera mia!
E ogni volta quando il Padre veniva e gli riferiva le novit sulla insurrezione imminente, Pieter esultava malgrado i suoi dolori: - Ora scoppia, ora scoppia!
Una nuova nevicata! Neve sui colli del Brabante! Bisogna andarla a vedere! E Pieter, la cui barba  gi diventata un po' grigia, nel pomeriggio se ne va in campagna, col suo album di disegni e col figlio Pietruccio. Come si cammina sul morbido! Essi vanno molto lontano, sempre su e gi, e Pieter padre canta.
Dal dorso di un colle egli vede i villaggi e i boschi bruni nascosti nella lontana pace della neve e, lass sul cielo grigio, uno stormo di corvi. - Voglio disegnarli!
Ma prima bisogna pensare al divertimento del piccolo. Il padre fa una pesante palla di neve cosicch egli da solo non riesce pi a spingerla e dice: - Pietruccio, aiutami un po'!
E il nanerottolo di quattro anni tutto avvolto nella lana e nella pelliccia, spinge a tutta forza la palla con le sue abili manine. Essi uniscono le loro forze per spingere.
- Ora va molto bene - grida il padre - ma tu sei ben forte!
Il bimbo ci crede e spalanca gli occhi. - S, non  vero, papalino?
- Ora ancora una palla per la testa!
Finalmente un grosso uomo di neve si disegna bianco sul grigio orizzonte ondulato del Brabante. Pieter gli pianta alcuni bastoncini sulla testa. - Questo  il re di Spagna con la sua corona - dice - ora tiragli contro in modo da buttargli gi la testa, poi facciamo subito quel briccone matricolato del Duca d'Alba. Frattanto io disegner qualcosa.
Pietruccio s'impasta una palla di neve, ma fallisce il colpo.
- Se tu tiri ad un re, devi colpirlo, se no ti ammazza e poi ride di te! Guarda, devi fare cos!
Nel sublime silenzio della neve padre e figlio tirano le loro palle di neve contro il re di Spagna. Un paio di bastoncini volarono via dalla corona di legno, ma tutte le altre palle che Pieter sbatt su quella tonda faccia stupida, vi rimasero appiccicate.
- Lascialo perdere dice - perch serve solo ad ingrassarlo di pi, e il duca d'Alba lo lasciamo tranquillamente nella neve:  meglio che non nasca, nemmeno nella neve!  meglio che ce ne andiamo nel villaggio a mangiare il lardo con le uova!
Il piccolo esult.
Poco dopo essi stavano seduti in basso nel bruno villaggio silenzioso, sotto un tetto coperto di neve in un'osteria e mangiavano prosciutto caldo con uova frullate e bevevano birra fredda. Oh, com'era buono! Il volto di Pietruccio  tutto impiastrato di giallo. L in un angolo si gioca a carte e ai dadi e dinanzi al camino fiammeggiante quattro uomini parlano della guerra contro i Turchi, degli Ugonotti e delle nuove vittime del tiranno d'Alba, che il re di Spagna, Filippo II, ha insediato come reggente e che sfrutta e assassina il popolo fiammingo con freddo calcolo, con la collaborazione dei ricchi; delle nuove vittorie dei "Pezzenti", del lusso dei chiostri e delle maledette decime. - Auff! - dice d'un tratto uno con le spalle alte - a me non importa proprio niente che cosa essi credano, purch tolgan le mani dalle nostre tasche. A me non interessa affatto se Eva aveva i capelli biondi o neri, in ogni caso aveva dei capelli! - A ciascuno il suo - ma, che si leghino alla forca e si squartino questi eretici, che predicano la spartizione dei beni e vogliono distribuire ricchezza a tutti, io lo trovo giustissimo. Essi fanno andare a rotoli il mondo. Sarebbe bella! Il pezzo di terra, su cui ho sudato tutta la vita, perch diventasse mio, dovrebbe poi essere spartito, e questo o quel poltrone, che non ha mai mosso un dito, eccetto che per prendere il bicchierino di acquavite, dovrebbe prendersene la met! Ci mancherebbe solo pi questa! Non mi meraviglio che trovino tanti seguaci. Per conto mio possono impiccarli tutti!
- Io non mi preoccupo di quello che credono; ma se tu, pazzo, ci rifletti un momento, devi pur riconoscere che questa gente porta la felicit nel mondo! - dice uno con la barba di stoppa - ora tutto il denaro e tutti i possedimenti sono accumulati nelle mani dei ricchi, e gli altri possono guardare in aria! Tutto ci che essi hanno proviene dal sudore dei poveri. Guarda un po' le migliaia di mendicanti! Dipende tutto dal fatto che i ricchi posseggono troppo! Non capisci questo, pazzo? E sarebbe una cosa tanto terribile, se si togliesse la met ai ricchi, per eliminare dal mondo tutta la miseria? Io trovo che sarebbe soltanto giusto!
- Per te  facile parlare, perch non possiedi nulla!
- Non posseggo nulla? Se non avessi avuto tante disgrazie e malattie, sarei pi ricco di te! - Ma quello dalle spalle alte disse sprezzatamente: - Io ho dovuto sopportare tante sventure e malattie quante tu, ma io ho lavorato!
- Allora vuoi dire che io non ho lavorato? - imprec quello della barba.
- Ma tu hai preferito far fare il lavoro dagli altri. Tua moglie s' ingobbita sull'aratro, mentre tu stavi a vedere, e per l'avarizia non hai il coraggio di lavarti!
- Io vedo davanti a me un sudicione! E il boccale che hai in mano l'ho pagato io per te or ora. Sei sempre stato solo uno scroccone!
- Ripetilo, se ne hai il coraggio! - grid quello della barba di stoppa, saltando su. - Certo! - dice quello dalle spalle alte, diffidente e timoroso, ma pronto a picchiare.
Paff! e paff! indietro! essi si accapigliano, ruzzolano bestemmiando sul pavimento. - Vieni, caro, - dice Pieter - la neve  pi bella da vedere; tutti i litigi e le contese avvengono sempre per il denaro e per i possedimenti, e qui mi pare, c' puzza di contrabbasso-furioso. - Egli pag e se ne andarono.
Quando furono fuori, la neve era diventata azzurra e dietro agli alberi del Brabante, attraverso uno squarcio nelle nubi, tramontava il sole, di un rosso-stanco, indifferente, senza potere luminoso. Nel crepuscolo si avviano verso casa per i colli nevosi, Pietruccio per mano del padre, che ha la barba umida per il fiato. Il piccolo ha freddo.
- Per questo male c' una canzone - dice Pieter - la sola canzone, che scaccia il freddo. Ma, quando la si canta, bisogna correre!
Ed essi corrono insieme cantando: - Adamo aveva sette figli, sette figli ha Adamo! Essi non mangiavano, non bevevano, facevano sempre come me. Adamo aveva sette figli...
Quando arrivano alla porta della citt, Pietruccio s' riscaldato bene e pu andare fino a casa seduto a cavalluccio sulle spalle del babbo.
Alla morbida luce della candela, che cadeva sul tavolo, Pieter, seduto nel tinello, scarabocchiava figurine e fiori sulla carta, mentre Pietruccio, con i rossi piedini freddi nelle calde mani bianche di sua madre, sedeva vicino al camino e raccontava dell'uomo di neve, del prosciutto con le uova e della lite nell'osteria.
- S - disse Pieter - dappertutto  la stessa storia: odio, invidia e lotta. Si sta bene solo nel nostro guscio. - Egli sorrise a Maria, che era prossima a diventare madre per la terza volta. Nella culla, che ondeggiava in qua e in l come se si muovesse da sola, dormiva la bimba e insieme con lei dormiva anche la gatta, appallottolata sul copripiedi. D'un tratto egli si rese conto della grande felicit, che gli procuravano la sua famiglia e la sua arte.
Si accost a Maria e le sussurr nell'orecchio: - Vorrei che fossero due gemelli; quanti pi sono, tanto meglio! - E le cinguett un bacio nel padiglione dell'orecchio.
Maria era diventata una donna robusta, con le braccia grasse e i chiari occhi azzurri aperti sotto la spuma dei riccioli biondi. - Vien voglia di morderti! Il modello di una madre premurosa e felice! - Pieter l'osservava con ammirazione e gratitudine. Vicino a lei, sotto lo sguardo dei suoi occhi, nell'armonia dei suoi gesti leggiadri egli riusciva a dimenticare la vita malvagia oscura, che vi era fuori. Erano ragni che tendevano la rete e si dissanguavano gli uni gli altri, per restare padroni o per diventarlo. Quando egli vedeva Maria, non ci pensava pi. - Fa quello che vuoi, io lavoro - gridava al mondo miserabile. Vicino a Maria si sentiva protetto, come sotto un benefico mantello, in un solido castello, dietro a mura sicure. Quando errava per i villaggi e un nuovo orizzonte lo attirava, gli accadeva di tornare improvvisamente indietro, perch sentiva la mancanza del suo sorriso. Conosceva e osservava i suoi difetti - chi ne  esente? Ella aveva ereditato qualcosa della dignit, del tono di comando, della smania di potenza, delle maniere da badessa di sua madre, non troppo da doversene lagnare, ma abbastanza per avvertirlo. - Che fortuna che abbia questi difetti! - egli pensava - mi guarisce dai miei o almeno li attenua.
Entr, per apparecchiare la tavola, la ragazza dai capelli rossi, orba - Pieter l'aveva gi disegnata parecchie volte.
- Io non mangio - disse Pieter - il mio stomaco non vuole essere disturbato. - In quel momento pass rumorosamente un drappello di mercenari spagnoli che il re, per paura e per incutere paura, aveva lasciati nelle Fiandre e di cui si serviva il Duca d'Alba per trascinare la gente sul patibolo o sul rogo, per assassinare e incendiare citt e villaggi per punizione.
Subito dopo si sent bussare forte alla porta. Pieter e Maria si guardarono un momento intimoriti: che gli Spagnoli avessero saputo delle visite del padre Edgardo e delle caricature?
- Pieter, i disegni! - l'ammon ella spaventata - se li trovano, allora...
- Non li trovano e poi io posso sempre dar loro un'altra interpretazione - disse Pieter con convinzione.
- Apri, Emerans! - Egli prese la mano di Maria e appoggi l'altra mano sulle spalle del piccolo Pieter. Maria guardava preoccupata la piccina nella culla. Udirono nel corridoio una voce e un mormorio.
- C' un signore che gira di porta in porta a vendere gli occhielli e la neve dell'anno passato - disse la ragazza con volto espressivo. In quel momento entr ridendo Hans Franckert, impellicciato e con il volto rosso.
- Ah! Ah! proprio al momento giusto per mangiare con noi! Fermato dalla neve? Come va? Come stai? - Si strinsero lietamente la mano e regn un'allegria sfrenata. I dolori di Pieter erano passati, per la paura e per la gioia.
- Emerans! Va prendere un'oca e un coniglio alla rosticceria! - ordin Maria.
- E telline! - grid Hans - ne ho viste in vetrina. So un nuovo sistema di prepararle. Si prende un limone, una noce moscata, e poi... Ma come la va, Pieter?  un anno che non ti vedo!
- Pittore e malato di professione, ma ora  passato!
Un'ora pi tardi essi sedevano dinanzi al pranzo saporito e al vino eccellente, che un Padre mastro-cantiniere aveva regalato a Pieter, parlavano e d'un tratto Hans disse: - D un po, io avrei voglia di bere una buona Lambik!(11).
- Non l'ho pi assaggiata da anni!
- Asino! Tu stai a Brusselle e devo essere io a rammentartela! Vieni!... Signora Maria, torneremo a casa molto presto, nelle prime ore del mattino!
Baci la mano a Maria e poi se ne andarono in cerca della vecchia birra Lambik - quella manna liquida - che essi naturalmente trovarono nello stretto vicolo di Pieter.
Male in gambe, a braccetto, essi mormoravano una canzone e traballanti e beati se ne andavano verso casa nella gelida luce lunare, che si posava spettrale sui tetti, sui campanili e sulle strade coperte di neve.
- Devi venire pi spesso, fratello Hans.
- S, fratello Pieter, se mia moglie non mi riempisse le orecchie con i suoi brontolii, verrei ogni settimana, perch tu mi vai proprio a genio!
- Anche tu a me!
Si applaudirono vicendevolmente, si abbracciarono e poi continuarono a camminare barcollando, senza fretta, canterellando. E da per tutto c'era tanto silenzio che pareva che la luna li stesse ad ascoltare.
Pieter stava lavorando con due discepoli alla luce della candela. Era intento a fare lo schizzo per il quadro "Il ladro di uccelli" e, mentre disegnava quel monello sull'albero, pensava a se stesso e al luminoso orizzonte sul Dommel. Il maggiore dei due discepoli, con i capelli rossi, senza un briciolo di fantasia, ma che copiava bene ed esattamente, come l'ombra riproduce un contorno, trasportava su una piccola tela una danza di contadini, mentre raccontava che sul Prato dei grilli si aggirava uno spettro: affermava di averlo visto egli stesso.
- E tu naturalmente te la sei date a gambe! - Rise l'altro discepolo con la barba nera irsuta.
- Io scappare?! Quello lo fai tu! - disse quello dai capelli rossi, sprezzante - io gli ho tirato contro un sasso, ma gli  passato attraverso!
- Devi fare un segno di croce - disse il bruno - allora essi si afflosciano e sul posto rimane solo una pozzanghera che sembra siero del burro. La strega, che il mese scorso hanno arso sul Campo della forca, aveva a casa una brocca piena di una materia simile. Io lo faccio sempre. - Rise. - Al Chiostro-rosso il primo venerd di ogni mese gli spiriti fanno la processione: sono i monaci che non hanno confessato tutto. Ora, se si fa un segno di croce, essi scompaiono tutti negli stagni.
Pieter, che di solito li lasciava chiacchierare, anche ora non disse nulla, rise fra s e scese di sotto. Dopo un momento torn e continu a disegnare. I due discepoli ora lavoravano in silenzio.
D'un tratto Pieter disse: - Ragazzi, andate subito in cantina a prendere la vernice e le bottiglie d'olio, perch la ragazza non c' e quella stupida donna le ha messe l sotto. Mi occorrono subito. Ecco una candela. Fate alla svelta e lasciate stare il vino e le salsicce!
I due ragazzi, ancora sotto l'influsso delle storie di spiriti, andarono in cantina con le gambe tremolanti. La candela, in mano a quello dai capelli rossi, tremava. Nessuno dei due voleva andare per primo o per ultimo: quindi andarono a fianco l'uno dell'altro. Ma erano appena arrivati in cantina che udirono l nell'angolo un lieve rumore di catene e una figura bianca si lev nella semioscurit.
- Uh! Uh! Uh! - gridarono correndo su - Aiuto! Mamma! Mamma! Babbo! Un fantasma! Uno spirito! Con gli occhi verdi! Con le punte delle dita fiammeggianti!
Pallidi, sconvolti, magri di paura si precipitarono nello studio dove Pieter li beff e li motteggi. - Venite, lepri paurose, andremo a prenderlo! - Li costrinse a seguirlo. Essi dovettero contro voglia entrare nella cantina e l Pieter, presi dall'angolo una catena ed un panno bianco, li appese ad una cordicella che, passando attraverso alcuni buchi, arrivava su fino allo studio di Pieter.
Ora risero anch'essi.
- Ma - disse quello dai capelli rossi - al Prato dei grilli c' un fantasma vero!
Pieter gli diede uno scappellotto: - Come lo siamo tu ed io! - disse.
 IL GRAN VIAGGIO
Minacciose nubi temporalesche si ammassavano da tutte le parti intorno a Brusselle. Sembrava un cerchio di rocce allungate, di arieti minacciosi, che aspettassero un segnale per precipitarsi sui tetti sottili. Come era piccola e piatta la orgogliosa citt sotto quella fila imponente di colonne temporalesche!
La calura bolliva e danzava sui tetti. Nelle viuzze dietro alla Strada Alta, in cui si litigava, si cantava e si gridava sempre, c'era un gran silenzio, come se si fossero spopolate. A mala pena si sentiva il coccod di una gallina. Dietro stava il Prato dei grilli, solitario nella vampa, e dal suo declivio affluivano sempre nuove ondate di calore nelle strade e nelle case. E dietro a quello, molto pi lontano, c'erano i colli verdi del Brabante che languivano sotto l'afa opprimente.
Nello studio tutte le finestre dai vetri impiombati erano spalancate.
I due discepoli erano usciti per consegnare un quadro e Pieter, senza giacca e senza panciotto, con la camicia aperta, stava dipingendo un paesaggio di neve: uno sfondo bianco con dei salici e in primo piano una chiesetta presso un piccolo fiume gelato, su cui pattinavano alcuni monelli.
Accanto a Pieter - come se volesse sentirvisi in mezzo - stava su un cavalletto il grande paesaggio nevoso fatto tre anni prima, che gli era tanto caro; quello con i cani magri e i cacciatori sotto gli alberi neri, sul pendio di un monte; a sinistra, davanti ad un'osteria con l'insegna mezza rotta, fiammeggia il fuoco acceso per un maiale macellato; nel centro e nello sfondo si estende una superficie interminabile di neve e di colli del Brabante e in lontananza, a destra, si elevano le rocce nude delle Alpi coperte di neve. Su questa scena si stende la sera.
Il cielo si stende grigio-verde e arresta ostinatamente la luce - come per sempre. Si sente che tra poco nevicher.
I cacciatori tornano stanchi nella valle, dove pochi pattinatori si divertono sul ghiaccio verde. Un carro avanza faticosamente per la strada verso il prossimo villaggio e laggi ad una svolta della strada brucia in qualche posto un camino, che la gente tenta di spegnere. Dei poveretti barcollano verso casa portando sulle spalle una fascina e sugli alberi neri dei corvi aspettano la sera, per dimenticare la loro fame. Tutto  piccolo vano e triste nell'immensit del silenzio e della neve; il crudele inverno tiene tutto in suo potere. Guardate invece come  allegro da vedere, come  allegro nella pittura! Mentre si sente nel quadro l'esultanza del bambino che si rallegra per la neve - Madama Neve sprimaccia il letto e fa volar via le piume - nello stesso tempo si sente il pianto del cuore umano. Il quadro  come Pieter: allegro e triste, dubbioso e credente, mistico e sensuale, vile e coraggioso.  bruegeliano! Erano cos tutti i suoi quadri e cos riusc anche quest'altro "Inverno". Egli dipingeva la neve giallastra con ardore, con una devozione tutta tesa, tutto immerso nel suo lavoro, come al solito con la lingua penzolante fuori della bocca, e con un pennellino orlava la parte ramificata degli alberi. Il sudore gli gocciolava nella barba, ma egli non sentiva il caldo: viveva solo nel suo quadro. Egli stesso era il quadro. Il bambino che c'era in lui restava sempre il germe della sua arte e dell'impulso a comunicarla agli altri. Egli era cos in tutti i suoi quadri, in tutta la sua opera, che gli stava attorno l appesa alle pareti oppure faceva bella mostra in altre case - con suo dispetto persino nella collezione del re Filippo a Madrid. Infatti, malgrado la crescente moda del Rinascimento, Pieter mieteva sempre applausi, perch nelle sue opere ciascuno trovava una parte di se stesso. Nei suoi quadri si trovava sempre il fanciullino: la sua gioia e la sua paura, il suo stupore e la sua fede; e l'epoca malvagia, angosciosa, oscura, in cui egli viveva, - e in cui tuttavia non avrebbe voluto vivere - penetrava del suo alito tutta la sua creazione con la seriet dell'uomo deluso. Ma egli dipingeva con piacere! Accidenti, quello era un godimento, quando se ne stava seduto l a pennellare! Non disegnava pi: tutto era ora rivolto esclusivamente al dipingere. Oh, veder crescere i colori come fiori che sbocciano, raccontare la connessione che lega le sue allegre figure assiepate insieme con le case, con il paesaggio e col cielo! Poich tutto era ugualmente importante nei suoi racconti di colore: un filo d'erba, che sbucava fuori di sotto ad una pietra, tanto quanto una cicogna, che volava via nel cielo col collo teso, oppure la gente che era intenta al lavoro. Trattava ogni cosa come punto centrale. Ma ora tutto era pi forte, pi deciso che nei primi suoi quadri. Ogni lavoro era legato con mille fili al suo cuore, senza che egli potesse darne ragione: ogni colore, ogni linea aveva la sua fonte e la sua giustificazione segreta. Nessun singolo quadro riusc l'espressione di un solo sentimento. Essi rappresentavano una confusione di ricordi, di dolori, di colpe, di gioie, di odio, di scherno, di nostalgia per il suo villaggio. C'era in essi un po' del profumo di Veronica, di sua madre, di Berta, di Anna o di Maria, di se stesso, di un uccello che aveva visto in qualche posto o di un volto dietro ad una finestra, di una parola o di una frase: essi contenevano tutto e ancora qualcosa d'altro in pi; erano la traduzione del suo cuore confuso, erano il racconto chiaro e sincero del suo cuore. Era stato cos per la sua "Margherita pazza", per il "Trionfo della morte", per i suoi Proverbi, le sue Fiere, i suoi Paesaggi - Novembre con le vacche e le nubi scure, Gennaio con i tre Re Magi - e cos era stato anche per i suoi disegni. Egli dipingeva se stesso e rappresentava il suo popolo. E quando dipingeva il suo popolo, rappresentava se stesso. Egli e il suo popolo! entrambi anelanti alla libert ma troppo timorosi, entrambi pieni di una fede fanciullesca, avidi di piaceri e di Dio, silenziosi, appassionati, scaltri, fedeli e ribelli, pazzi e saggi. Egli e le Fiandre! Un cuore ed una anima!
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Ed egli dipingeva un pattinatore che si cullava alla curva del fiume. Era egli stesso, era il suo amico... era il Dommel... come sarebbe stato geloso il vicino... da Berta si stava caldi e bene... in quella capanna l c'era della buona birra... il Rospo-rosso se n'era ubriacato... - egli dipingeva rapidamente un'insegna - ...S, la birra era ottima... la torba manda un buon odore al crepuscolo...
Ma d'un tratto entr Maria, col bimbo pi piccolo in braccio, tutta affannata.
- Pieter, Pieter, domani verranno decapitati i Conti di Egmont e Horn! L'hanno bandito a suon di tamburo! Che cosa dovremo ancora vedere?! Sii cauto con le tue caricature contro gli Spagnuoli! Bruciale! Se le trovano...
Egli lasci cadere il pennello, e la prese tra le braccia dolcemente, dapprima un po' conturbato, ma ritrovando subito il suo chiaro senso della realt. Egli la obbediva sempre, tranne che per quei disegni.
- Sono ben nascosti. Non devi avere paura Maria. Io avevo intuito la sorte di quei conti. Il Duca d'Alba ucciderebbe sua madre, se ella non si sottomettesse alla legge! lo si vede dai suoi occhi d'acciaio. Quello pesa ugualmente tanto a destra che a sinistra: sono cos gli uomini "della lettera". Noi pesiamo un po' di pi dalla sinistra, perch di l abbiamo il cuore. Egli non l'ha oppure l'ha esattamente nel mezzo - il che  altrettanto male. Ma guarda, Maria, io sono tranquillo: la ribellione, che cresce lentamente, una buona volta scoppier! La stupida iconoclastia l'ha soltanto rimandata. Ma la pasta, quando la premi, torna su, i cattolici fiamminghi contro i cattolici spagnuoli! Padre Egardo lo sa. Vedi queste nubi temporalesche? E vedi come diventa buio? Cos crescono le nubi temporalesche della nostra libert, per scacciare di qui gli Spagnuoli!
D'un tratto un lampo, come un grido infuocato attravers il cielo!
Tutti e due si segnarono. E Pieter preg: - Signore, liberaci da tutto il male e dalla Spagna!
Mentre fuori cadeva una pioggerellina fine fine e gli alberi spargevano sulle strade le prime foglie secche, Pieter passeggiava in su e in gi, tormentato dai dolori. Di sotto sentiva Maria, che cantava.
Egli sospir: - Ogni casa ha la sua croce e la mia croce  nello stomaco.
Accanto i garzoni ridevano. Sia che stesse a letto, sia che andasse a passeggio nei campi, sentiva sempre il suo stomaco come un dito che lo frugasse, ininterrottamente; c'era da arrampicarsi su per i muri! Era molto cambiato. Si guardava nello specchio. Gli era venuto un colore giallo della pelle, le guance s'erano infossate, gli occhi, pi grandi, parevano avvezzi a sentire nuovi dolori. La gran barba folta lo faceva sembrare ancora pi malaticcio. Camminava in su e in gi come un orso polare, mentre il buon colore, il bel colore lo attirava! C'era l "La gazza sulla forca", sotto alla quale alcuni contadini ballavano, che aspettava le ultime pennellate. Si buss alla porta! Era padre Egdardo! Che gioia!
- Accomodatevi! Come va?
Si parl del pi e del meno, finch il magro Padre dai neri occhi scintillanti e dal naso astuto, disse: - Male!
- Come male?
- Sei sospettato - sussurr il Padre cautamente. - Hanno arrestato un eretico francese, che ha dichiarato di esser venuto anche a casa tua per comperare un quadro...!!
- S,  stato qui - esclam Pieter - ma io non sono obbligato a sapere che  un eretico!
- Perci puoi stare tranquillo, anche se non  escluso che ti citino in giudizio! Nascondi bene i tuoi disegni contro gli Spagnuoli, perch non potremo tirarli fuori cos presto come avevamo pensato.
- Come mai? Che cosa  successo? - Stavo appunto per dirtelo. - E dopo che il Padre si fu seduto, premendo le punta delle dita le una contro le altre, raccont: - Io credo che i nostri sforzi siano andati al diavolo, e proprio, come mi  stato comunicato da un'istanza superiore, perch tutto quello che si ribella alla Spagna inevitabilmente abbandona la fede. La gente non riesce a separare i due concetti; di "Spagna" e di "fede". Li si considera come un'unica cosa, il che toglie ogni forza propulsiva alla nostra resistenza. Se si pensa che interi villaggi col clero passano alla riforma, e che ce ne sono altri che attendono al Servizio divino e predicano contro Roma! Tutto quello che  antispagnolo va a finire nella corrente della riforma. Noi dobbiamo scegliere tra la libert e la fede.
- Come mai? - domand Pieter stupito. - S, Pieter, scegliere: diventare Pezzenti e sacrificare la propria fede - oppure restare Spagnoli e salvare la fede. E la fede  pi importante! Che cosa sceglieresti tu, Pieter?
- Io?... Io... Io, scegliere tra la libert e la fede? Io scegliere? Perch devo scegliere tra due cose, che mi stanno ugualmente a cuore?
- Padre, qui sotto ci sono i miei tre bambini: - ascolta che innocente felicit regna l sotto! e domandami quale di essi devo uccidere!
-  cos, Pieter; per noi va cos! - sospir il Padre. - Io scelgo la fede. - Maledizione! - esclam Pieter furente - Padre, lasciami imprecare! Per anni ho aspettato, bramato e sperato solo quello! E ora te ne arrivi tu e mi dici: - Scegli fra la tua testa e il tuo corpo! Oh! io mi conosco abbastanza bene per sapere che non posso fare a meno della mia fede, per quanto debole essa sia! Ma nello stesso tempo io mi sento un Pezzente, e quindi sarei un Pezzente di religione cattolica. Perch no? Perch non deve essere possibile? Naturalmente io non faccio una rivolta, non vi prendo nemmeno parte, dipingo soltanto; ma in ispirito ci sono anch'io con i rivoltosi. Fare un sogno simile, portarlo in s di anno in anno, per poi alla fine lacerarlo!  cos! Questo  il peggio! No, io non scelgo: io rimango credente e Pezzente nello stesso tempo, io non pianto in asso il mio popolo! Basta! Corpo di Bacco! Jan Nagel me l'aveva detto. Non dare nemmeno un dito alla politica, se no quella ti prende tutto il corpo.  vero! Sono stato un asino! Mi prenderei a ceffoni! Invece di lavorare e di dipingere alberi! Non mi curo di te! diceva Jan Nagel a tutto quello che gli impediva di dipingere... Dunque, Padre, lo dico anch'io, non me ne curo. Non voglio dire di te, ma di ogni politica. Non me ne curo! Chiuso!... Padre, vieni ancora sovente da noi, siediti vicino al camino acceso e d l il tuo Rosario, assaggia il mio vino, guarda i miei quadri e parlaci dei fiori del tuo giardino, di tutto quello che vuoi - ma non pi una parola di politica; no, non pi una parola, non pi una sillaba della politica, che abusa della religione. Dammi la mano, in segno di promessa!
Il Padre gli porse la mano - e in quel momento qualche cosa si spezz nella speranza di Pieter e nel suo sogno.
...
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...
Con Maria egli non parl n dei preparativi per la rivolta n del fatto che era sospettato. Ma la sera stessa, quando erano gi a letto, egli domand:
- Maria, dormi gi?
- No, Pieter, e tu?
- Nemmeno io.
- Che c'?
- Vuoi che in primavera andiamo a visitare il mio villaggio?...
- S, Pieter, e...?
- Non ti piacerebbe abitare in campagna?
- Certo, Pieter, se va bene per la tua arte e per i bambini.
- L si vive bene e sani, e io credo che l potrei lavorare molto bene, e poi starei anche meglio di salute!
-  cos tranquillo l, si parla solo di cose familiari...
Il giorno dopo egli cominci il suo quadro "Il ladro di uccelli", pieno di nostalgia per il suo villaggio sul Dommel.
Non ebbe noie, sebbene s'accorgesse che lo tenevano d'occhio. Ma per quella fierezza, che gli era connaturata come un destino, non volle distruggere i disegni caricaturali.
Viveva isolato e silenzioso vicino alla sua buona Maria, andava con lei in chiesa o a passeggiare fuori dei bastioni.
Pieter sentiva il tramonto del suo popolo. Le province settentrionali si liberarono della Spagna combattendo e ci rimisero la fede. Pi gi, dov'era Pieter, la si mantenne, ma la Spagna, il gran boia, teneva il popolo meschino, stupido, incatenato e ammanettato, lo spremeva, drizzava forche e roghi - e il popolo cadde in una rassegnazione ottusa, perse infine ogni forza di resistenza ed ogni rispetto di s: in tutti gli strati della popolazione il nemico trov uno zelo ed un servilismo stupidi.
Egli, pieno di preoccupazioni per l'et sua e tormentato da dolori crescenti, mentre fuori cadeva la neve dipingeva "La parabola dei ciechi".
 un paesaggio calmo: l dietro c' la chiesa, che si trova, tranquilla e invitante, ai piedi di un piccolo colle. Davanti, a destra, si apre un fresco ruscello con canne ondeggianti e splendenti ninfee. In primo piano, in direzione del ruscello, vengono i sei ciechi, con i loro ampi mantelli pesanti, guidandosi l'un l'altro con un lungo bastone oppure appoggiando la mano sulle spalle di quello che precede.
I loro volti da mendicanti, vecchi, appassiti e stupidi, sono rivolti in alto in atto di supplica; ma i loro occhi sono chiusi, oppure sono soltanto biglie opache, bianche oppure cavit rimaste dopo la suppurazione.
Essi cadranno barcollando nel ruscello uno dopo l'altro, come  gi accaduto ai primi due.
Intorno a questo dramma fiorisce un'estate bella, soave. Regnano il silenzio, la pace e il sole. Vi  racchiusa tutta la sua epoca: la lacerazione della fede del prossimo, la cecit di tutti, vi  il suo dubbio, il suo sogno spezzato, la sua fede, la sua brama di quiete, tutto il suo cuore e la sua anima - tutto il dissidio della sua natura e della sua epoca. Quando il quadro fu terminato - alcuni giorni prima di Natale - egli lasci cadere di mano il pennello e la tavolozza.
- Ora, mi pare, devo solo pi avere dei dolori - sospir.
Fu infatti il suo ultimo quadro. Egli ricevette dalla citt di Brusselle la commissione di dipingere i lavori sul canale di Willebroeck, che si stavano eseguendo allora. Ma non se ne fece nulla. - Non va pi - egli disse.
Si occupava solo pi dei suoi dolori, che lo fecero dimagrire in modo pietoso. Invecchiava di giorno in giorno, la schiena s'incurvava, la barba divent tutta grigia, le braccia s'allungarono e la bocca stava aperta in un tacito lamento. Ben presto i due discepoli poterono restare a casa. La primavera gli port un piccolo lenimento, ed egli and a passeggio con Maria e i piccoli. Di tanto in tanto veniva a trovarlo Hans e anche l'eccellente Cock; ma che cosa si pu dire a uno che si torce dai dolori? Due frasi vuote e poi ognuno s'affrettava ad andarsene di nuovo.
Non poteva nemmeno pi leggere, ma sperava ancora sempre, quando fossero passati i dolori forti, di andarsi a stabilire a Bruegel. Spesso nella chiesa delle Cappelle preg infantilmente tutti i Santi per questo e accese ceri dinanzi alla miracolosa immagine della Madonna. Conversava con i vicini della Strada Alta e delle viuzze interne; seguiva i loro consigli e prendeva i loro rimedi empirici oppure le pozioni medicinali, che la madre di Maria gli preparava. Spesso se ne stava seduto nel suo studio, contemplava per ore i suoi quadri e riviveva tutto con sentimento di gratitudine. Dipingere non poteva pi: avrebbe avuto dei soggetti, ma come poteva dipingere se, per i dolori, chiedeva che gli dessero penna e inchiostro per fare testamento!
Lo fece infatti e fece aggiungere dal notaio che "La gazza sulla forca" apparteneva incondizionatamente a Maria.
- Questo quadro  una derisione della Spagna per opera del nostro popolo; con noi non  detta l'ultima parola - disse. Egli amava singolarmente quel quadro con la sua primavera verde-argento, paradisiaca e con il vasto panorama splendido, con i contadini che ballavano sotto la forca minacciosa, con la gazza, il suo uccello preferito, che schiamazzava e inveiva sulla sbarra, e il contadinotto che in un angolo fa i suoi affari.
Sotto a quel contadinotto egli avrebbe voluto scrivere; Duca d'Alba!
In agosto dovette mettersi a letto. E solo allora preg Maria di andare a prendere le pungenti caricature e di bruciarle. Avrebbe voluto guardarle ancora una volta e provare di nuovo l'antica passione - ce ne erano alcune sul Duca d'Alba, sulle decime, sull'imperatore e sui suoi satelliti - ma no: gli avrebbe procurato troppo dispiacere.
- La liberazione non viene ancora; e, Maria, io non vorrei che arrostissero il tuo bianco corpo. - I disegni erano ora solo pi mucchietti di nera cenere nel camino. Ecco tutto quello che rimaneva della sua ribellione!
Accarezz i riccioli di Maria e la baci! - Ti ho sempre voluto bene, pi bene che a tutte le altre, ti ho raccontato tutte le mie storie d'amore, ma in te ci furono tutte insieme! - E le baci gli occhi umidi.
- Adesso lo riconosco - disse pi tardi - sono stato debole, un uomo debole, ma doveva essere cos, Maria, se no non avrei mai dipinto cos. Hans me l'aveva gi detto una volta - e io non vorrei aver dipinto diversamente di come ho dipinto. - E, Maria, te ne se gi accorta? Io ho disegnato e dipinto migliaia di figure, che ballano, mangiano e bevono; tutti quelli che guardano la mia opera si rallegrano e ridono; ma ti sei accorta che nessuna delle mie figure ride!? Accidenti, che io lo scopra solo ora che ho finito! Che scoperta!... Maria, ora fammi portare i Sacramenti, ma chiama ancora una volta i bambini; vorrei raccontare loro ancora una di quelle allegre storie!
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Quattordici giorni dopo egli stava di nuovo molto meglio. - M'ero gi messo gi per morire, cos per pura cortesia - disse egli - ma non  ancora il momento. Che fortuna!
Si sentiva cos bene che pot alzarsi dinuovo e andare a passeggio.
Il medico aveva detto: - Prudenza e non stancatevi troppo! - Ma guardate l come, sul Prato dei grilli, i fiori scintillano al sole soave nei giardini e nel Chiostro! Era settembre: i fiori non sapevano che fare dei loro colori e dei loro profumi, essi sentivano gi l'inverno che s'avvicinava; e gli alberi erano carichi di pere e di mele. C'era frutta in grande abbondanza, troppa, per consumarla in un anno. - Maria - disse egli - come dev'essere bello godere di lass l'autunno sul Brabante!
- Se tu cammini adagio adagio, possiamo andare a dare un'occhiata, vieni! Ella gli porse il braccio, egli vi si appese e cos salirono comodamente.
- Come s'intona bene il velluto rosso vino del tuo vestito con i tuoi ricci d'oro! - e con monelleria giovanile le diede un pizzicotto nel braccio. - Tu sei sempre stata la mia medicina migliore!
Ella non sapeva che cosa dire: - Ed ora ricominci a dipingere, non  vero, Pieter? - S, mio dolce cuore; io ho ancora un sacco di soggetti. Posso dipingere ancora per cento anni. Ora lo sento cos chiaramente! - Quando arriv lass, all'angolo del giardino del chiostro, in cui tutti gli alberi erano carichi di frutti, e vide di sotto il Brabante immerso nell'aureo vapore della luce solare, esclam: - Perch non siamo venuti ad abitare quass? Questo avremmo dovuto fare! Guarda come  bello! - E indic il fiume bianco nella valle, il mulino ad acqua, gli altri mulini, i villaggi, le masserie, i boschi, le strade sottili e in fondo, lontano, gli altri colli - e dappertutto quei fiori e i frutti, che si vedevano di lontano pendere dagli alberi.
- Bello! bello! - sussurrava, mentre contemplava estatico il paesaggio.
E d'un tratto disse: - Ma, Maria, se lo si vede da in mezzo alle gambe, con la testa in basso,  bello il doppio!
- Ma ora non farlo, Pieter,  meglio - supplic Maria.
- Diletta - disse egli vezzeggiandola - vedrai che ci riesco, prima lo facevo cos volentieri! Allora tutto  ancora pi bello, ancora pi vasto, ancora pi intenso!
- Vieni, Pieter, un'altra volta!
- Se anche dovessi morirne, cos  finita per me. Guarda, un momento solo. - Le prese la mano, la baci e si chin in avanti. Ancora pi gi, ancora un poco, ancora un poco. Ora vedeva tutto il paesaggio, in lungo e in largo, con tutta la bellezza della visione rovesciata.
- Maria! Splendido! Guarda com' bello! Noi dovremmo poter dipingere cos!  strano che ci siano cose che diventano pi belle, se si mette la testa sulla terra! Dio sa come sarebbe tutto il mondo, se noi camminassimo con la testa all'in gi, se potessimo vedere tutto cos! allora...
Ma in quel momento cadde in avanti con un grido e sput sangue, Maria chiam aiuto, s'inginocchi, si alz di nuovo, chiam di nuovo, lo baci, lo scosse e i monaci arrivarono di corsa e lo portarono, pieno di sole e di sangue, attraverso il frutteto in una cameretta luminosa. Essi accesero in fretta il cero benedetto e lessero le preghiere dei moribondi...
Con le grosse mani brune, fredde, tra le bianche manine di Maria, guardandola con gratitudine negli occhi che si velavano, egli mor, sorridendo, di una lieve morte, si spense come una candela, senza sospirare n rantolare, soavemente, come un fiore che appassisce.
La strada era zeppa di gente - vicini, gente modesta, contrabbassi, nobili, pittori, Spagnoli, eretici in segreto, bimbi e monaci - quando, venerato e compianto, venne sepolto nella bella e materna Chiesa delle Cappelle, in cui si era recato tante volte a pregare.
E l riposa ancora oggi il pi bel cuore della Fiandra.
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FINE.
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Note al testo.
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(1) I campi, che in Olanda sono stati creati sul terreno liberato dalle acque. (N. d. T.).
(2) Gioco di parole intraducibile tra Kwezel = bigotta ed Ezel = asino. n. d. t.
(3) Gioco di parole che si basa sul fatto che in olandese Nagel significa unghia.
(4) Hieronimus van Cock, celebre editore di opere d'arte.
(5) Gioco di parole tra Cock e Kok = cuoco.
(6) Faro  il nome di una nota birra brussellese.
(7) Soprannome dei Brussellesi.
(8) Soprannome di quelli di Anversa.
(9) In italiano nel testo.
(10) In Olanda e in Germania i doni ai bambini si fanno, anzich a Natale, a San Nicol.
(11) Famosa birra Brussellese che si imbottiglia.
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FINE.