Ron e Valerie Taylor con Peter Goadby.
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Squali.
I racconti pi drammatici sul terrore dei mari.
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Titolo originale: Great Shark Stories. 1978.
Traduzione di: Giorgio Cuzzelli.
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1980. Sperling & Kupfer Editori.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Gli squali esercitano da sempre sull'uomo un enorme fascino, ma gli incutono anche un terrore invincibile, da tempi immemorabili. I libri, i giornali, la televisione e il cinema ne hanno fatto via via dei mostri o delle vittime innocenti. Per la prima volta, tre persone con alle spalle anni di esperienza diretta con gli squali hanno riunito i passi pi interessanti delle loro letture arricchendoli con osservazioni personali: il risultato  un'opera unica nel suo genere, una specie di raccolta antologica sugli squali che comprende le avventure e le scoperte di scienziati come Eugenie Clark, le descrizioni delle esperienze di sopravvissuti a incontri con gli squali ed estratti dalle opere di Peter Benchley, il regista di Lo squalo , dalla Bibbia e da altre opere. Sono anche riportate leggende della Polinesia e dell'oceano Indiano, racconti mozzafiato di emozionanti cacce allo squalo e di avventure nei vari mari del globo. Questa antologia di scritti sugli squali raggruppa pertanto un gran numero di informazioni sugli squali, sulle varie specie esistenti, sui mari nei quali vivono e sui loro rapporti con l'uomo, in pagine affascinanti. 
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GLI AUTORI.
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Ron e Valerie Taylor, entrambi australiani, sono marito e moglie e si sono conquistati una fama mondiale nel campo della fotografia subacquea; hanno filmato inoltre gli squali per pellicole come Lo squalo e Lo squalo Numero 2. Peter Goadby, coautore, anche lui australiano,  un giornalista internazionale appassionato di pesca d'altura.
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PREFAZIONE DELL'EDITORE.
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Valerie e Ron Taylor e Peter Goadby fanno parte di quel limitato gruppo di persone che hanno trascorso un'intera vita nello studio del mare e dei suoi abitanti.
Ron Taylor  considerato il pi esperto fotografo di squali del mondo. Sua moglie Valerie, fotografa altrettanto nota,  celebre per il suo coraggio e la sua dimestichezza con le creature del mare. Quando sente nominare i Taylor, la gente pensa subito agli squali perch entrambi hanno partecipato alla lavorazione di due pellicole eccezionali sull'argomento, Blue Water, White Death (Acque azzurre, morte bianca) e Jaws (Lo squalo) nel corso delle quali hanno ripreso questi animali dal vivo. Oltre al notissimo film sul grande squalo bianco hanno girato altre pellicole su squali, leoni marini, squali leopardo, serpenti marini, squali balena e crostacei di specie rare. La serie televisiva girata da loro sott'acqua e intitolata Ron and Valerie Taylor's Inner Space (Lo spazio interno di Ron e Valerie Taylor)  stata diffusa in tutto il mondo e una nuova serie sullo stesso tema  attualmente in lavorazione.
Valerie Taylor ha provveduto a stendere l'introduzione di questo libro, a selezionare il materiale, a suddividerlo nelle varie parti e ad aggiungere estratti dei suoi diari nonch due suoi articoli pubblicati su riviste. La lettura del volume rivela che non  solo un'abile professionista dell'immersione e della fotografia subacquea, ma anche una scrittrice che merita di essere letta. Chi l'ha vista in uno dei suoi film sa che  anche una bella donna e il marito un uomo attraente.
Mentre i due Taylor sono soprattutto dei subacquei, Peter Goadby si dedica principalmente alla caccia grossa nel mare. Suoi articoli sull'argomento sono apparsi in periodici di tutto il mondo e i libri che lui ha scritto sullo stesso tema hanno registrato un notevole successo. Inoltre  consulente di varie case costruttrici di attrezzature per la pesca d'altura in Australia e negli Stati Uniti. Insieme, questi tre australiani conoscono quasi tutto ci che riguarda gli squali e vantano un'esperienza diretta come pochissimi altri, vivi o morti.
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INTRODUZIONE.
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Una diecina di anni fa venne effettuato in Australia un sondaggio dell'opinione pubblica nel tentativo di stabilire quale parola facesse pi impressione sul maggior numero di persone.
Gli intervistatori scelsero per il test parole ed espressioni come: violenza carnale, morte, assassinio, sesso, amore, serpente, veleno, per constatare con grande sorpresa che la parola squalo provocava nella gente un'emozione ben pi viva di qualsiasi altra espressione.
A quel tempo pensai che ci fosse dovuto ai numerosi attacchi perpetrati dagli squali nelle acque australiane. Il pescecane, infatti,  sempre presente nella mente degli abitanti di quel continente.
Ora, invece, mi rendo conto che gli australiani non sono i soli a odiare e temere gli squali. Il film Jaws (Lo squalo) ha provocato una reazione quasi universale dell'opinione pubblica nei confronti di questi pesci dalle dimensioni solitamente notevoli. Per la maggioranza della gente gli squali erano stati fino a quel momento una minaccia remota. La loro comparsa davanti alle spiagge locali era sembrata estremamente improbabile. Dopo la proiezione di quella pellicola, invece, una specie di isterismo collettivo sembr impadronirsi della gente, di intere comunit, per cui spiagge nel passato affollatissime rimasero improvvisamente deserte.
Molti uomini presero il mare equipaggiati per la caccia agli squali. Il vecchio detto: L'unico pescecane buono  quello morto, divenne una nuova legge. Al largo delle coste australiane i grandi squali bianchi vennero massacrati a
centinaia e privati dei denti, che furono venduti quasi tutti negli Stati Uniti fino a venticinque dollari l'uno.
Un imprenditore americano offr un milione di dollari a un sommozzatore australiano per nuotare in una grande gabbia di acciaio che conteneva uno squalo bianco gigante. Il subacqueo avrebbe dovuto uccidere il bestione per mezzo di una fiocina con testata esplosiva mentre le telecamere riprendevano la scena, in modo che i telespettatori potessero seguire l'impresa. Penso che in realt il pericolo sarebbe stato minimo. Probabilmente gli organizzatori avrebbero preteso dal subacqueo che si mettesse a nuotare davanti allo squalo, tanto per rendere pi emozionante tutta la faccenda.
Gli squali catturati hanno un solo desiderio, quello di scappare. Tutti gli squali, specialmente quelli grandi e pericolosi, non sopportano la vita in cattivit e sono generalmente gi mezzo morti quando raggiungono la vasca destinata a contenerli. Per quanto riguarda poi l'idea di affamare uno squalo per renderlo pi pericoloso, basta pensare che un pescecane pu tranquillamente sopravvivere per mesi senza mangiare.
Tutta la storia del subacqueo nella gabbia con il pescecane dovette sembrare una specie di scherzo di cattivo gusto a chiunque possedesse nozioni anche solo superficiali sugli squali e sul loro comportamento. Alla massa del pubblico, invece, quel sommozzatore probabilmente parve un uomo coraggioso, ma anche parecchio svitato per aver solo preso in considerazione un compito del genere. Per fortuna, questo piccolo esempio della stupidit umana non ha avuto finora seguito e sembra destinato al fallimento, anche se la sua realizzazione  progettata in un futuro pi o meno lontano nel momento in cui scrivo, semplicemente perch sar troppo difficile trovare e mantenere in vita un pescecane adatto a una simile prodezza.
Mio marito Ron e io siamo da oltre vent'anni alle prese con gli squali nel loro elemento naturale e ci siamo fatti, senza volerlo, la fama di esperti in materia. Ora, quella di esperto in squali sembra una qualifica importante, ma non lo  perch corrisponde solo vagamente alla realt dei fatti. Degli squali che popolano i nostri oceani si sa cos poco da escludere a mio avviso l'esistenza di una persona che possa rivendicare a ragion veduta questo titolo.
Uno scienziato, dopo avere studiato per anni una determinata specie di squali, finirebbe per diventare esperto di quella particolare specie, ma certo non potrebbe essere definito un esperto di squali in genere. Ron e io abbiamo appreso, grazie alle osservazioni fatte, un certo numero di informazioni su una diecina di tipi differenti di squali. Delle altre quattrocento e oltre specie esistenti sappiamo ben poco o addirittura nulla. Ecco perch non possiamo considerarci esperti in materia.
La nostra fama  dovuta principalmente allo studio del grande squalo bianco, il Carcharodon carcharas, il pesce che a furia di divorare gente nel film Lo squalo si  fatto odiare in tutto il mondo. L'interesse destato dal libro di Peter Benchley, e in seguito dal film, si  tradotto in un torrente di lettere che continuano ad affluire al nostro indirizzo. Vendere fotografie di squali divenne per noi un grosso affare e di fotografie del genere ne avevamo parecchie.
Libri e riviste dedicati agli squali e alle loro abitudini inondarono il mercato. Recentemente mi  capitato di entrare in una grande libreria di Sydney e di scorgere, bene allineate sugli scaffali, non meno di diciassette pubblicazioni nuove, tutte sugli squali. Nove di queste mostravano in copertina riprese fotografiche scattate da noi, di cui due riprodotte senza il nostro permesso e senza averci pagato un soldo. Alcuni di questi libri erano eccellenti, ma gli altri abbondavano di descrizioni esagerate e spesso false di attacchi sferrati da squali. Ma questo non ha importanza: il pubblico divora questa roba e pi abbonda il sangue meglio .
Che cos' in realt questa creatura del mare per avere affascinato a tal punto la fantasia di tanta gente?
Gli squali erano gi una specie antica quando i dinosauri scorrazzavano ancora sulla terra. Sopravvissero ai dinosauri cos come sono sopravvissuti a innumerevoli altre creature che si sono evolute, moltiplicate e affermate per poi scomparire lasciandosi alle spalle solo dei resti fossili per farci sapere che sono esistite. Eppure gli squali hanno prosperato durante tutto questo tempo. Il loro corpo  stato modellato gi in partenza con tale perfezione da avere subito, a quanto sembra, ben poche modifiche dalla preistoria in poi.
Le varie specie di squali non presentano nella stragrande maggioranza nessun pericolo per l'uomo. Alcune sono prive di denti di tale nome, ma possiedono solo un palato duro di
tessuto osseo, capace di triturare e mangiare i crostacei. Altre si nutrono delle creature pi piccole esistenti nel mare. Molte raggiungono al massimo la lunghezza di un metro o poco pi. 'Delle specie di squali pi grandi, considerate pericolose per l'uomo, solo una diecina attaccano notoriamente anche senza essere provocate.
Di queste, solo gli squali appartenenti alla famiglia dei Carcharinidae (gli squali bianchi, gli squali balena, gli squali Zambesi, gli squali toro) e lo squalo tigre attaccano l'uomo pi o meno regolarmente. Nel Mar dei Caraibi sono stati segnalati attacchi non provocati di squali martello, ma sembra che negli altri mari del mondo questa specie non si sia resa colpevole di aggressioni nei confronti dell'uomo.
Molti attacchi si spiegano con la provocazione. Qualsiasi squalo, persino se privo di denti, tenter di difendersi se arpionato, fiocinato o altrimenti molestato. Ci  perfettamente normale; qualsiasi creatura vivente, compreso l'uomo, fa lo stesso.
Quando ci venne chiesto di scegliere un certo numero di racconti sugli squali con l'idea di farne un libro, che sarebbe poi questo, pensai in un primo momento che sarebbe stata un'impresa abbastanza facile. Un nostro amico, Peter Goadby, dedito alla pesca d'altura negli oceani, possedeva la pi completa raccolta di racconti sugli squali esistente in Australia. Per fortuna ho potuto consultare questa particolare biblioteca. Assistiti e consigliati da Peter, Ron ed io abbiamo scelto i racconti che ci sono piaciuti di pi e che consideravamo i pi adatti, ma questo fu solo l'inizio.
A un certo punto ci accorgemmo che c'era una certa somiglianza nei racconti che avevano per protagonisti pescatori d'altura a caccia di squali. La vicenda di uno squalo tigre arpionato e issato con mille difficolt su una barca nei pressi delle Hawaii  simile, una volta descritta, a quella di un bestione della stessa specie arpionato e tirato in barca nell'Oceano Indiano. Le vere differenze tra un racconto e l'altro, la tecnica usata per stancare la preda, il tipo di sagola impiegato e cos via, sarebbero state capite solo dai patiti della pesca d'altura. Dopo avere letto una diecina di descrizioni sulla pesca d'altura mi resi conto che non sarei mai stata in grado di procedere a una scelta, per cui chiesi a Peter Goadby di selezionarle per me visto che l'esperto del ramo era lui, non io.
Il problema successivo fu quello di trovare e poi di scegliere i racconti sugli attacchi perpetrati dagli squali. Esistono molti libri sull'argomento, ma i resoconti degli autori si rassomigliano tutti. E non potrebbe essere diversamente: i fatti riguardanti un determinato attacco sferrato da uno squalo possono essere descritti in vari modi, ma rimangono in fondo quelli che sono.
Ho scoperto che molti libri sugli squali contengono le stesse informazioni presentate solo in stili diversi, bench le conclusioni tratte dai vari autori differiscano spesso le une dalle altre in maniera sensibile. Questo limit comunque la selezione. Alla fine, per, assistita da varie persone, giunsi alla scelta definitiva.
Una delle cose che saltano all'occhio nella selezione definitiva  la grande divergenza tra le opinioni espresse da due persone diverse a proposito dello stesso squalo. Ci dipende in misura notevole dalle circostanze nelle quali  avvenuto il contatto, ma pur tenendo conto di questo fatto, il contrasto tra le opinioni  sorprendente e interessante.
Se ho l'aria di preferire i racconti che hanno per protagonisti subacquei e squali penso che ci sia perfettamente naturale. Ritengo che i resoconti forniti da uomini o donne spesso muniti solo di una macchina fotografica e alle prese con uno squalo che potrebbe rivelarsi pericoloso e che si trova per di pi nel suo elemento naturale, il mare, costituiscano un'affascinante lettura.
 interessante notare a questo proposito come al subacqueo che conosce il pesce nel suo elemento naturale si presenti un quadro completamente diverso da quello intravisto dal pescatore in superficie. Ci  dovuto secondo me al fatto che i pescatori d'altura vedono quasi sempre gli squali sotto forma di creature disperate, semiimpazzite, intente a battersi per la vita all'altro capo della lenza. I subacquei, invece, li vedono come sono veramente: pesci perfetti, bellissimi, veloci, sicuri di se stessi, padroni dell'ambiente nel quale vivono.
Il giorno in cui ci capit di trovarci di fronte a un grande squalo bianco in mare aperto, Ron e io restammo impressionati dalla formidabile e tremenda bellezza di quella creatura che passava, si girava e ripassava davanti a noi. A quel tempo
non lo considerammo una minaccia; solo in seguito ci rendemmo conto del pericolo che avevamo corso.
Nessun pescatore in superficie potr mai provare questa sensazione. Loro provano qualcos'altro: l'eccitazione per avere colpito la preda, la soddisfazione di soggiogare con la propria abilit e forza un grande pesce sempre pericoloso. In questo consistono il piacere e l'eccitazione provati dal pescatore d'altura e dal suo equipaggio. Ci che invece affascina il subacqueo  il calmo, silenzioso passaggio della morte in persona, veloce come una rondine, con quel sorriso privo di gioia dipinto sul volto. E pi tardi l'arrampicarsi su uno scoglio e il sedere rabbrividendo sotto il sole, guardando i compagni di ventura sani e salvi e ridendo per il sollievo, provando contemporaneamente una strana eccitazione. Non riesco a immaginarmi un'esperienza pi bella.
Ho tentato di prendere in esame gli squali sotto tutti i punti di vista perch oggi, infatti, non solo i subacquei e i pescatori d'altura manifestano interesse per i pescecani. Secondo me, praticamente chiunque vorrebbe sapere qualcosa di pi sul loro conto.
Spesso mi sento chiedere per quale motivo gli squali attacchino l'uomo. Dare una risposta  difficile, semplicemente perch ogni singolo attacco ha con ogni probabilit un suo motivo particolare. Il dr. H. David Baldridge afferma nel suo libro Shark Attack (Squali all'attacco) che circa il quattro per cento di tutti gli attacchi sferrati da squali sia dovuto alla fame. Resta cos un novantasei per cento di attacchi necessariamente dovuti ad altri motivi. Alcuni di questi sono evidenti. La motivazione pi plausibile  quella dello squalo che attacca il subacqueo intento a fiocinare un pesce.
Il pesce che sanguina e che si dibatte rappresenta la preda naturale per lo squalo che si precipiter immediatamente su di esso per finirlo. Di solito, quando vede che una strana creatura di notevoli dimensioni si  gi impossessata della preda che avrebbe potuto essere sua, se ne va. Qualche volta potrebbe attardarsi nelle vicinanze e in questo caso  meglio non fiocinare altri pesci.
In qualche rara occasione passa all'attacco. Uno squalo molto affamato, che sente l'odore del sangue o le vibrazioni del pesce morente, avverte subito istintivamente lo stimolo di
nutrirsi. Ci significa che ha deciso di mangiare ancora prima di avere intravisto il cibo.
Sembrerebbe che il subacqueo, una volta visto lo squalo, non corra pi il pericolo di essere attaccato. A questo proposito potrebbe essere significativa la seguente constatazione: per quanto ne sappia, nessun subacqueo attaccato da uno squalo lo aveva scorto prima di essere morso.
Solo una volta mi  capitato di avere delle storie con uno squalo dopo averlo visto. Faceva parte di un branco composto da una ventina di questi bestioni. Tutti stavano girando intorno a me a rispettosa distanza salvo una femmina che doveva essere di cattivo umore. Questa continuava a farsi sempre pi vicina girando vorticosamente intorno a me e ignorando le esche deposte sul fondo sabbioso. Sapevo che mi avrebbe attaccata e stetti in guardia. Improvvisamente si precipit su di me e prima di investirmi abbass un attimo la mascella e le pinne pettorali. Allora le ficcai in bocca la macchina fotografica. Dopo circa trenta secondi, che mi sembrarono un'eternit, durante i quali continuai a scalciare, a picchiare la bestia sul muso e a urlare, i miei compagni la arpionarono alle branchie.
L'episodio pu prospettare un altro motivo di attacco: uno squalo impazzito, un'ipotesi ventilata anche da F.A. Mitchell-Hedges nel suo libro Battles with Giant Fish (Battaglie con pesci giganteschi). Per quanto mi riguarda, io ho visto migliaia di squali, ma solo uno si  comportato in questo modo. L'acqua era molto limpida, per cui non si poteva parlare di un errore della bestia come spesso capita nel caso di persone che nuotano o che procedono a guado nell'acqua sporca come quella dei porti e degli estuari. In circostanze del genere lo squalo non riesce a distinguere ci che ha davanti a s a causa della scarsa visibilit. Pu darsi che un odore particolare diffuso nell'acqua, per esempio orina umana, lo disturbi. In tal caso, il pescecane potr investire l'oggetto o anche morderlo, ma solo per scoprire che cosa sia. Gli squali sono privi di arti e devono fidarsi di ci che sentono con il naso e con i denti. Se l'oggetto  una gamba umana, ci troviamo di fronte a uno squalo all'attacco. Questa teoria diventa tanto pi plausibile se si pensa che negli attacchi di questo tipo la vittima, anche se ridotta in pessime condizioni, viene solo raramente, praticamente mai, divorata. Personalmente non andrei mai a nuotare in acque sporche adiacenti al mare aperto.
Prima che le reti di sbarramento antisqualo riducessero il numero degli attacchi contro i surfer davanti alle spiagge australiane (finora non  stato registrato nessun attacco di squali entro acque recintate da reti antisqualo) ogni estate vedeva una serie di disgraziati incidenti nei quali dei nuotatori venivano morsi da pescecani. Alcune delle vittime venivano solo investite o ferite dalle pinne, altre perdevano qualche arto o anche la vita. Questo genere di attacchi potrebbe forse essere spiegato con il fatto che lo squalo se ne sta semplicemente andando per i fatti suoi quando si trova improvvisamente nel bel mezzo di un gruppo di creature strane dalle dimensioni piuttosto rispettabili. L'animale, che mai nel passato si era trovato in una situazione del genere, viene colto dal panico. In queste condizioni si avventa contro tutto ci che ostacola la sua fuga verso il mare aperto e magari morde l'ostacolo.
Molti mi chiedono perch lo squalo scelga un determinato nuotatore tra una folla di gente in acqua. Rispondere a questa domanda  quasi impossibile. Personalmente ritengo che lo squalo non applichi nessun criterio particolare quando attacca un individuo in mezzo a una folla pi di quanto non lo faccia un uccello quando becca un acino da un grappolo d'uva o un uomo quando prende un uovo da una confezione da sei.  una di quelle cose che non hanno spiegazione. Ma una volta che lo squalo ha scelto la vittima e prosegue l'attacco, non cambia quasi mai obiettivo. Questa regola vale del resto per quasi tutti i carnivori. Il ghepardo lascer sfilare una diecina di antilopi in fuga prima di attaccarne una. Se durante il primo attacco riesce solo a ferire l'animale e questo scappa, il ghepardo continuer a inseguire l'antilope ferita senza curarsi delle altre che avr intorno.
I surfers a cavalcioni sulla tavola con le gambe penzolanti nell'acqua in attesa che arrivi l'ondata appaiono molto vulnerabili visti da sotto. Qualsiasi squalo anche solo un tantino curioso deve sentire il prepotente desiderio di investigare. Se fossi dedita al surfing dipingerei un paio di occhioni dall'aria cattivissima sulla parte inferiore della tavoletta. Agli squali non piace essere guardati. Un oggetto privo di occhi potrebbe invece essere degno di un'ispezione o anche di un morso d'assaggio da parte di uno squalo di passaggio.
Gli squali dei quali ho parlato fino adesso sono gli squali balena, gli zambesi, gli squali toro e i loro cugini. Questi sono gli squali che attaccano l'uomo. Esiste comunque uno squalo completamente diverso, chiamato Grande Morte Bianca. I grandi squali bianchi si differenziano, per quanto riguarda il carattere e il comportamento, da tutti gli altri e si trovano al vertice della catena alimentare.
Lo squalo bianco divora quasi tutto e non viene mangiato da nessuno, a meno che non incontri uno squalo pi grande di lui. Ma nemmeno questi pesci giganteschi attaccano indiscriminatamente tutto ci che incontrano. Essi scelgono la preda, come prescrive la natura, tra i pesci lenti, ammalati e vecchi. Mi dispiace dirlo, ma, visto sott'acqua, l'uomo assomiglia molto a una vecchia foca dai movimenti lenti. E proprio questi mammiferi sono uno dei piatti preferiti dal grande squalo bianco. Ci che sembra un attacco non provocato, sferrato da un grande squalo bianco, pu essere dovuto benissimo ai movimenti impacciati dell'uomo che nuota.
Ma tutte queste sono solo teorie. Io so che alcune specie di squali amano determinati colori, che altre vengono attirate da vibrazioni e odori insoliti e altre ancora da circostanze specifiche. Ogni attacco potrebbe essere giustificato da una ragione diversa oppure tutti gli attacchi potrebbero essere motivati da cause simili. Non lo so. Nessuno lo sa con certezza. Le variabili in questi casi sono tali e tante che per esaminarle a fondo ci vorrebbe un volume lungo il doppio di questo e nemmeno allora sapremmo con certezza come stanno le cose.
Che cosa si pu fare se si  minacciati da uno squalo? Posso solo ripetere il consiglio che do ai miei nipoti quando vanno a fare del surfing. La facciata blu della tavoletta deve essere rivolta verso il basso. Poi non li lascio nuotare in acque sporche oppure durante la marea montante nel tardo pomeriggio. Ho spiegato loro che, trovandosi davanti a uno squalo dall'aria minacciosa devono tuffare la testa sott'acqua, anche senza la maschera, e fissare il pescecane. Pu darsi che non riescano a distinguere molto bene lo squalo, ma lui non lo sa. Vedersi fissare dalla propria presumibile cena pu essere sconcertante e, per gli squali, addirittura preoccupante. Non sono abituati a reazioni del genere quando si avvicinano. Siccome sono animali abituati ad agire seguendo l'istinto
e non un ragionamento,  difficile per loro prendere una decisione.
Tutto ci che lascia perplesso lo squalo  utile. Se lo squalo vi tocca, fate il maggior chiasso possibile. Prendetelo a pugni e calci, specialmente negli occhi e nelle branchie; ci agisce spesso come un ottimo deterrente. Bisogna tentare di tutto. Battetevi, non arrendetevi lasciando che lo squalo faccia il comodo suo.
Vorrei esprimere la mia gratitudine a Peter Goadby che mi ha aiutata nella selezione e dato molti consigli, a Chris Wright che ha corretto i miei errori ed  riuscito a battere a macchina una decente introduzione nonostante la mia pessima scrittura. Uno speciale ringraziamento va all'editore per essere stato cos paziente quando non rispettavo le scadenze delle consegne o scomparivo per settimane intere.
Ron, il mio carissimo marito al cui fianco ho vissuto tutte le immersioni, si merita la medaglia d'oro.  sempre rimasto calmo nonostante le mie periodiche scomparse, i miei malumori e le preoccupanti settimane da me trascorse alla scrivania leggendo e scrivendo.
Spero che tutti siano contenti del mio lavoro, la Harper & Row e K.S. Giniger in particolare per avere avuto fiducia nelle mie capacit quando avevo la sensazione di non possedere n l'una, n le altre.
Valerie Taylor


I DIVI DELLO SCHERMO.

Le pellicole pi celebri mai girate sugli squali sono il documentario Blue Water, White Death (Acque azzurre, morte bianca) di Peter Gimbel e Jaws (Lo squalo) di Zanuck-Brown. In entrambe l'attrazione principale era rappresentata da uno squalo. Con questo si esaurisce la rassomiglianza tra i due film per quanto riguarda il prodotto finito. Il Bruce di Lo squalo era un gigantesco mostro meccanico mentre lo squalo bianco del film di Gimbel, molto pi piccolo, era autentico. Ron, mio marito, e io avemmo la fortuna di partecipare alla lavorazione di entrambe le pellicole e le differenze, per quanto riguardava le riprese, furono poche. Il nostro compito fu quello di riprendere con la cinepresa autentici grandi squali bianchi che dovevano figurare sia in Lo squalo sia in Acque azzurre, morte bianca. Le riprese furono effettuate tutte nello stesso tratto di mare e pu darsi benissimo che anche alcuni degli squali che compaiono nei due film fossero gli stessi.
Sembra che i grandi squali bianchi possiedano determinate riserve di caccia per cui non  da escludere che gli stessi squali abbiano frequentato le acque nelle quali vennero girate le due pellicole. Bench i luoghi delle riprese, i metodi usati per attirare gli squali e la stagione fossero simili, Ron dovette servirsi di due generi di ripresa diversi. In Acque azzurre, morte bianca compaiono sullo schermo tutte le cose che sono realmente accadute e tutti coloro che hanno partecipato alla lavorazione. Molte riprese riguardano le gabbie, le esche, le barche e la gente a bordo.
Anche durante le riprese di Lo squalo c'era tutto ci, ma
non doveva apparire nel film. In base alla trama lo squalo non doveva girare intorno alla nostra barca e alla gabbia al largo della barriera chiamata Dangerous Reef in Australia com' effettivamente avvenuto bens in tutt'altra parte del mondo, nei pressi di una localit chiamata Martha's Vineyard. Ci rese molto pi difficili le riprese perch gli squali non seguono il copione. Ron si considerava fortunato quando riusciva a riprendere due o tre scene al giorno senza che comparissero sulla pellicola le nostre attrezzature.
In tempi pi recenti abbiamo dovuto riprendere con la cinepresa dei grandi squali bianchi destinati a figurare nel film Orca del produttore Dino de Laurentiis. Anche questa volta le sbarre della gabbia non dovevano comparire nella pellicola. Quelle furono le riprese subacquee pi difficili effettuate da noi per l'industria cinematografica. Il copione era abbastanza semplice e tutto era stato predisposto come al solito, ma gli squali non si fecero vivi per recitare la loro parte. Aspettammo per varie settimane senza potere ultimare le riprese. La produzione spese un sacco di soldi ricavando ben poco. Dangerous Reef sment la sua fama di dimora del grande squalo bianco. Con una sola eccezione: i pochi squali che riuscimmo ad attirare recitarono male, o affatto, la loro parte.
La caccia ai pescecani da parte dei professionisti e la caccia sportiva dei grandi squali bianchi da parte dei pescatori d'altura hanno decimato i ranghi di questi pesci. Dangerous Reef non pu essere pi considerato, nel momento in cui vengono scritte queste righe, un posto dove uno possa trovare con certezza il grande squalo bianco per filmarlo od osservarlo nel suo ambiente naturale.
Per fortuna, i grandi squali bianchi di Dangerous Reef sopravvivono sugli schermi cinematografici. Nessun altro tipo di squalo  stato visto da un maggior numero di persone in ogni parte del mondo. La sua fama  indubbiamente diffusa. Acque azzurre, morte bianca e Lo squalo hanno trasformato il grande squalo bianco nel pesce pi celebre, ma purtroppo anche pi temuto del mondo.


LA LAVORAZIONE DI ACQUE AZZURRE, MORTE BIANCA.
Valerie Taylor.

Il 4 maggio 1969 Ron e io cominciammo a vivere le due giornate pi emozionanti mai trascorse nella nostra esistenza. Se le vicende da me descritte non fossero documentate dal film Acque azzurre, morte bianca, avrei esitato a proporre questo pezzo di cronaca per la pubblicazione. Tutto sembra cos incredibile. Le scene vennero riprese all'inizio della lavorazione del film mentre seguivamo la flotta delle baleniere al largo di Durban, ma per Ron e me quello fu il periodo pi significativo dei sei mesi durante i quali partecipammo alla lavorazione della pellicola.
Bench a lavorazione ultimata i protagonisti risultassero i grandi squali bianchi, furono a mio avviso gli squali minori della specie whitetip quelli che ci fecero vivere i momenti pi drammatici ed emozionanti.
Ancora oggi, a sette anni di distanza, riesco, chiudendo gli occhi, a rivedere quell'oceano blu, senza fondo, pieno di sagome grigie simili a siluri che continuano a girarmi intorno senza posa.
Riesco a vedere la balena morta galleggiante in una nube di sangue. Riesco a vedere i miei compagni di lavoro, brutte sagome impacciate, circondati dalla sinistra bellezza di un centinaio di squali. Riesco a vedere molto in alto, sulla superfcie del mare, i contorni della nostra baleniera, la Terrier VII.
Sono certa che ognuno di noi era sollecitato da uno stimolo diverso... Se prima di immergermi avessi detto di avere paura, che non me la sentivo di farlo, nessuno, assolutamente nessuno, di questo sono sicura, mi avrebbe criticata, ma un'idea simile non mi pass mai per la mente. Feci ci che facevano
loro, anche se avevo la sensazione che saremmo stati probabilmente uccisi.
L'entusiasmo per l'impresa che avevamo in mente superava ogni altra sensazione. Non c'era posto per paure o cattivi presentimenti.
La parte che segue del mio diario  compresa in un racconto molto pi lungo contenuto in un libro non pubblicato e narra a mio avviso esperienze uniche nel campo delle avventure vissute dall'uomo a contatto con gli squali. La mia prosa non c'entra. Quelle che contano sono le vicende accadute esattamente come le ho fissate allora nel mio diario. Gli uomini con i quali ho vissuto e condiviso questa esperienza sono ancora oggi miei cari amici. Li ricordo spesso con un affetto e un rispetto che possono essere nati solo dalla consapevolezza di avere provato insieme una travolgente esperienza resa possibile da una cieca, reciproca fiducia.
Mi considero fortunata e pi ricca interiormente per avere vissuto quest'avventura nelle profondit dell'Oceano Indiano, centotrenta chilometri al largo della costa sudafricana.

Mattino.
Abbiamo appena lasciato la balena di ieri completamente inutilizzata alla stazione delle baleniere e ora ne stiamo cercando un'altra. Purtroppo, le condizioni atmosferiche continuano a essere orribili: cielo coperto, burrasca e mare mosso. Povero Peter Gimbel, ha gi abbastanza problemi e ora deve preoccuparsi anche del cattivo tempo.

Tardo pomeriggio.
La situazione  migliorata rapidamente durante la giornata. Il vento  caduto,  comparso il sole e abbiamo trovato una balena accompagnata da squali. Mare ancora molto mosso, ma preferisco le onde lunghe alla maretta. Sono rimasta a guardare mentre calavano le gabbie. Meno confusione del solito. La balena stava sanguinando abbondantemente. Com'era
triste vederla morta! Un'altra vittima innocente dell'avidit umana.
Peter Gimbel aveva preparato un piano per noi sommozzatori. Io dovevo guizzare tra gli squali mentre Stan, Ron e Peter avrebbero ripreso la scena badando anche a filmarsi reciprocamente. Peter voleva inoltre dei primissimi piani di squali mentre mangiano.
Ci siamo immersi con le gabbie. Tutto ha funzionato molto bene finch non siamo arrivati a met strada dalla balena. Improvvisamente, come se qualcuno avesse dato un segnale, gli squali hanno perso ogni interesse per la balena che stavano mangiando per occuparsi esclusivamente di noi. Eravamo completamente circondati dai grigi predoni che convergevano da ogni parte sul nostro piccolo gruppo urtandoci con i fianchi e i musi.
Venivano da tutte le direzioni. In quel momento pensavo solo a me stessa, ai miei compagni e agli squali. Il resto del mondo era dimenticato. Li respingevo furiosamente con la testata del fucile subacqueo colpendoli agli occhi e forzando le branchie con tutta la forza di cui ero capace.
Peter, Stan e Ron continuavano a fare girare le cineprese. Non avevano bisogno di cercare scene da riprendere: ce n'erano fin troppe. Io continuavo a colpire gli squali con ritmo frenetico. Stan mi ha raccontato dopo di avere filmato uno squalo gigantesco che mi stava annusando la testa. Ricordo di essermi sentita tirare per i capelli e di avere guardato in alto e scorto un brutto muso e delle fauci spalancate proprio sopra di me. Ho provato un bel brivido. Sono contenta che qualcuno abbia ripreso questa scena.
Il piano di Peter prevedeva anche delle riprese, in primissimo piano, di squali intenti a mangiare la balena, ma non ci siamo mai riusciti. Gli squali ci hanno sempre respinti.
Finalmente Ron ha ammazzato con il suo fucile a testata esplosiva uno squalo che continuava ad avvicinarsi troppo. Il bestione ha avuto una bellissima morte e si  inabissato con il corpo fremente a cerchi sempre pi stretti, urtando durante la discesa diversi suoi compagni. Sia Stan sia Peter hanno ripreso la scena.
Dopo un periodo di tempo che ci  parso brevissimo abbiamo esaurito le pellicole e l'aria nelle bombole per cui siamo ritornati sulla Terrier VII per rifornirci. In coperta faceva caldo. Ho gustato la scena dell'equipaggio indaffarato intorno a noi, ma dopo quindici minuti eravamo gi di nuovo sotto con gli squali, in azione.
Questa volta, non so per quale ragione, gli squali sono stati decisamente meno aggressivi. Ho voluto provare la testata esplosiva del mio fucile subacqueo e ho fatto di tutto, senza riuscirci, per ammazzarne uno. Mi avevano consegnato una testata esplosiva diversa da quella che Ron e io usiamo normalmente in Australia, ma, bench in un'occasione abbia provocato un taglio visibile nella testa di uno squalo e in un'altra addirittura asportato un bel pezzo di carne dell'animale, l'aggeggio si  rifiutato di esplodere.
Gli altri mi hanno spiegato con i gesti tutti gli sbagli che stavo commettendo, ma ho provato una certa soddisfazione quando Peter Gimbel, dopo avere tentato di fare la stessa cosa con la mia testata esplosiva, ha ottenuto i miei stessi risultati. (In seguito hanno scoperto che la carica della cartuccia era bagnata, per cui non mi sono presa tanto a cuore la faccenda.)
Alla fine tra tutti dovevamo avere colpito perlomeno una volta i cinquanta o sessanta squali presenti perch a un certo punto bastava che uno di noi guardasse fisso l'animale o agitasse il pugno perch lo squalo si ritirasse roteando gli occhi e chiudendo spasmodicamente le branchie. Peter ha potuto girare tutte le riprese programmate all'infuori di quelle in primo piano con gli squali mentre mangiano. Alcuni di noi sono riusciti a girare qualche metro di pellicola con squali che nuotano nel sangue e che investono la balena, ma le immagini sono poco chiare e l'azione risulta confusa.
Il caricatore della cinepresa di Peter Gimbel si  inceppato per l'ennesima volta. Il poveraccio era veramente sconvolto e non posso dargli torto. Questa storia dei caricatori che si inceppano ci procura un sacco di guai. Cinque bobine di pellicola sono state comunque impressionate senza inconvenienti con scene che vanno benissimo.
Abbiamo ancora la balena e tutto  stato messo a punto per un'immersione notturna.

Marted, 5 luglio 1969.
Finalmente ho la forza e l'energia per rimettermi a scrivere.  stata una notte lunga e una giornata ancora pi lunga. Ci siamo immersi circa quaranta minuti dopo la mezzanotte, prima Peter Gimbel e poi io. Stan e Ron sono scesi dopo. L'acqua era piacevolmente tiepida e rinfrescante e mi ha ridato energia facendomi sentire meno stanca. Scomparse le bollicine ho fatto scendere la gabbia di un paio di metri per dare una prima buona occhiata in giro. Abbiamo avuto il privilegio di contemplare una scena di morte e di vita, pi orribile, pi primordiale di quante ne avessi mai viste. Eravamo ritornati alla preistoria. Nessuna macchina del tempo sarebbe potuta riuscirci meglio. Il carnaio intorno a noi non era cambiato, non aveva un aspetto diverso da quello che doveva avere un milione di anni fa.
Dal corpo mutilato della balena usciva un torrente di sangue e di visceri che la corrente trascinava via. Squali giganteschi, cinquanta, mille, non ero in grado di contarli, turbinavano freneticamente intorno alla carcassa.
Da dove venivano questi selvaggi superstiti di un'era scomparsa? Quale oscuro recesso dell'oceano li aveva celati alla vista il giorno per farli uscire di notte? Non riuscivo nemmeno a immaginarlo.
Come ombre pallide sullo sfondo dell'acqua nera, i bestioni nuotavano con le fauci spalancate, alcuni trattenendo tra i denti grossi pezzi di carne di balena preoccupati solo di ingozzarsi, di inghiottire senza che la potente coda mancasse anche una sola battuta. Uno squalo, pi grande degli altri, fendeva il branco, facendosi strada tra i compagni pi piccoli. Ha investito la balena con terribile forza per penetrare poi, tremando tutto, nel ventre dilaniato finch non si sono viste che la coda vibrante e la pinna anale. Il sangue si diffondeva come una nebbia verde cancellando il corpo che si contorceva.
I fari di Stewart penzolavano, simili a gigantesche stelle sospese nel vuoto, a sei metri di distanza sotto la nostra gabbia. Muovendosi in sincronia con il mare, i coni di luce oscillavano per rivelare e poi celare alla vista innumerevoli corpi pieni di grazia nei movimenti. Si intravedeva uno squalo ancora pi grande che compariva e scompariva lungo il
perimetro dello spazio illuminato. Ho aguzzato gli occhi nella sua direzione. Che si trattasse del tanto desiderato Grande Bianco?
Qualcosa nel brillante chiarore che andava e veniva ha attratto improvvisamente lo squalo che  emerso senza fretta dall'oscurit, sicuro in ogni mossa come se si rendesse conto del rispetto che gli spettava. Peter e io siamo rimasti a guardare, impressionati, mentre questo gigante tra i giganti addentava con circospezione i fari a uno a uno cancellando l'intenso chiarore e facendo piombare il nostro mondo nel buio. L'enorme pesce ha azzannato pi volte i fari, addentando le gabbie di acciaio che li circondavano. Poi, soddisfatta improvvisamente la propria curiosit, il grande mostro con gli occhi neri come la notte e il corpo pallido e striato  passato accanto alla nostra gabbia, ha fatto vari giri intorno a essa ed  scomparso infine nel buio. Non abbiamo pi rivisto lo squalo tigre.
Doveva essere lungo circa cinque metri. La testa sembrava larga come la nostra gabbia. Era, escludendo l'innocuo squalo balena, il pi grande pescecane che avessi mai visto.
A quel punto, Stan e Ron stavano entrando nella loro gabbia simili a ombre spettrali avvolti da una cedevole struttura di acciaio.  stato un vero sollievo poter scendere a una quota pi bassa. I pesanti marosi in superficie creavano un beccheggio che mi procurava una spiacevole sensazione allo stomaco. I guai sono cominciati quasi subito.
Il nostro faro, che era stato avvicinato alla gabbia, poteva essere maneggiato solo con difficolt. Il cavo che tratteneva la gabbia era pi lungo del cavo per l'energia per cui ho dovuto impegnare tutte le mie forze per trattenere il faro. Eravamo legati alla Terrier, il che non ci era di grande aiuto. La baleniera si alzava e abbassava con il moto ondoso del mare in misura molto maggiore che non la balena. Peter si  reso conto della situazione difficile nella quale mi trovavo e mi ha aiutata a tirare nella gabbia una porzione di cavo che ha ancorato poi intorno alla valvola della bombola con l'aria di riserva. La valvola era cos sottoposta a un formidabile sforzo, ma il ripiego ci ha permesso di illuminare e di riprendere varie scene fino a quando lo sforzo  diventato cos grande da mettere in pericolo la gabbia.
Poi c' stata l'impresa epica di estrarre il cavo. Cos
abbiamo finito per perdere il faro che  stato trascinato via, lontano dalla gabbia, nonostante i nostri sforzi combinati.  mancato poco che il cavo trascinasse fuori della gabbia anche noi, attraverso il portello spalancato.
Ron e Stan si trovavano alle prese con problemi ancora pi grossi. Il cavo del loro faro si  quasi immediatamente avvolto intorno alla balena, aggrovigliandosi. Poi si  attorcigliato intorno alle casse di galleggiamento applicate alla nostra gabbia. Come noi, neppure Ron e Stan sono riusciti a trattenere il loro faro per pi di un minuto.
A nostra insaputa sulla Terrier la situazione era ancora pi drammatica. Stewart Cody, rendendosi conto del nostro problema,  balzato su uno Zodiac, ha tagliato i cavi che legavano le gabbie alla Terrier e si  messo con eccezionale buonsenso e coraggio a dipanare il groviglio dei cavi.
Gli squali, che continuavano a mulinare tutt'intorno, ostacolavano il lavoro. Per fortuna, noi nella gabbia non ci siamo resi conto della gravit della situazione. Continuavo a domandarmi perch non riuscissimo pi a vedere la balena, perch la luce stesse scemando e perch il battito regolare e familiare dei motori della nave fosse scomparso. Non sapevo che le nostre gabbie, non pi trattenute dai cavi, stavano andando alla deriva nella notte, immerse nell'Oceano Indiano e circondate da squali intenti a banchettare. Considerazioni tutt'altro che piacevoli, se uno ci pensa, ma ci che non si sa non pu preoccupare.
Stewart  riuscito, non si sa come, a districare l'incredibile groviglio, ci ha riagganciati alla balena e ci ha anche ridato i fari. Peter, con la solita presenza di spirito, ha incastrato il nostro cavo tra la porticina della gabbia e il riquadro dell'apertura. Ci mi ha permesso una maggiore libert di movimento consentendomi di reggere il faro in maniera che non si muovesse. Il faro era cos pesante e poco maneggevole che ho avuto bisogno di entrambe le mani per manovrarlo e tenerlo puntato pi o meno nella direzione nella quale Peter stava facendo le riprese. Pi difficile ancora era collocare i fari nella posizione corretta e badare che non si spostassero. In genere ho cercato di mantenere la direzione giusta osservando la fiancata della cinepresa e mantenendo il fascio di luce parallelo a essa.
 stato durante uno dei momenti pi difficile che uno squalo del genere whitetip, lungo tre metri, ha deciso di infilarsi nel groviglio di cavi sopra la nostra gabbia.  seguito un attimo di panico mentre la gabbia veniva sballottata violentemente di qua e di l. Terrorizzato dal fatto di essere prigioniero dei cavi, una cosa alla quale non era abituato, lo squalo ha cominciato a dibattersi furiosamente finch non  riuscito a liberarsi a furia di strattoni. Peter mi ha rivolto un'occhiata e mi ha chiesto: E adesso, che cosa succeder? Ci che  accaduto subito dopo ci ha colti del tutto impreparati.
Nel pieno della confusione, entrambe le gabbie alla deriva sono finite chi sa come all'interno della balena. Brandelli di intestino, trascinati dalla corrente, sono penetrati nelle gabbie mentre queste cozzavano rumorosamente l'una contro l'altra proprio nello squarcio che gli squali avevano prodotto nel ventre della balena. Ron si dava da fare freneticamente per impedire che la sua gabbia si impigliasse nella mascella. Riuscivo a scorgerlo solo a tratti a causa del sangue e della poltiglia sanguinolenta che avevano trasformato l'acqua in una spessa brodaglia. Bench sapessi che era impossibile, continuavo a sentire l'odore e il sapore di quella roba come se la stessi respirando. Finalmente, non so come, ci siamo staccati dalla balena. Forse l'equipaggio in superficie ci ha rimorchiati via. Comunque, la sensazione di essermi finalmente allontanata da quella carcassa puzzolente  stata cos piacevole da rendermi quasi felice.
Peter mi ha mostrato il manometro che indicava la pressione dell'aria nella sua bombola. Segnava zero. Il mio ancora 63 atmosfere, ma ci non aiutava molto Peter. Anche Stan mi segnalava dall'altra gabbia di essere a corto di aria. Lui e Ron avevano impressionato centoventi metri di pellicola. Il gommone li ha recuperati per primi. Quando sono usciti dall'acqua, gli squali, come se qualcuno li avesse avvertiti, hanno cominciato ad azzannare la balena con un furore, se possibile, ancora maggiore. Non c' alcun dubbio che quelle bestie sono molto pi attive di notte. La nostra gabbia era ormai abbastanza lontana dalla balena. Nel buio sentivo il ronzio dei motori della nave che si stava avvicinando. Improvvisamente, senza nessun preavviso, un tremendo scossone ha fatto vibrare la gabbia. Avevamo cozzato contro lo scafo della Terrier. Dio, che sberle prendono quelle gabbie quando accostano a una nave che rolla.
Peter ha consegnato la cinepresa e, bench ormai senz'aria,  ridisceso e mi ha fatto con la mano il segno prima tu, poi io.  stato un gesto a mio avviso molto assennato perch, se trovo alle volte difficolt a uscire attraverso il portello superiore della gabbia, lui  sempre a portata di mano per darmi una buona spintarella nel didietro. Ieri notte, comunque, non volevo andarmene. Il gommone si trovava in una posizione impossibile perch potessi raggiungerlo per cui sono rimasta risolutamente aggrappata alla gabbia che continuava a sbattere contro lo scafo della baleniera. Finalmente qualcuno si  sporto e mi ha trascinata su in coperta. Ero ridotta a un rottame, esausta e tremante.
Poi ho saputo che la gabbia aveva corso il rischio di andare perduta per sempre quando era stato tagliato il cavo che la legava alla Terrier. La presenza di spirito di Stewart ci aveva salvati. Aveva indotto il comandante della nave a fare manovra per seguire la corrente, in maniera da ripescarci. Se non fosse intervenuto con tale rapidit, forse staremmo ancora andando alla deriva.
Mi hanno concesso tre ore di sonno, pi di quante ne hanno avute Peter e Stan, direi. Peter ha ottenuto dalla societ per la caccia alle balene, che ha la base a Durban, di tenersi la balena per altre dodici ore.
Ci siamo alzati alle prime luci dell'alba. Una volta tanto, le condizioni atmosferiche ci sono state favorevoli. Nulla avrebbe potuto farci pi piacere di un mare liscio come l'olio e di un cielo sereno. Ci siamo immersi alle otto e trenta del mattino. Gli squali c'erano ancora, tutti al gran completo. A quell'ora erano ormai entrati in scena diecine e diecine di albatros con i tondeggianti petti bianchi e le brutte zampe con le membrane natatorie che contrastavano in maniera buffa con gli squali grassocci e lisci del nostro mondo subacqueo. Ho tentato di toccare la zampa a uno di quegli uccelli, ma l'albatros mi ha dato una tale beccata da farmi immediatamente rinunciare al tentativo. Ron, come ho potuto notare, ha provato a sua volta e si  meritato anche lui una bella beccata. Gli albatros sono quasi cattivi quanto gli squali; per fortuna non nuotano sott'acqua.
Quella volta abbiamo lavorato senza la protezione delle gabbie. Gli squali ci urtavano e si affollavano intorno a noi. Molti misuravano dai tre ai tre metri e mezzo di lunghezza ed
erano molto grassi. Gli squali blu, perfino pi lunghi, erano certamente i pi belli con i loro snelli corpi blu e grandi occhi neri. Mi sentivo molto stanca, ma continuavo tuttavia a spingere e a percuotere gli squali con le forze che mi rimanevano. A un certo punto, il braccio destro ha cominciato a farmi male a furia di colpire gli squali. Una vecchia ferita al gomito, riportata mentre sciavo, contribuiva a darmi fastidio.
Ron stava provando le testate esplosive. Dovevamo essere sicuri che avrebbero funzionato a dovere in caso di emergenza. Ha colpito vari squali senza ottenere grandi risultati. Le testate esplosive di cui ci serviamo nel corso di questa spedizione richiedono cartucce meno potenti di quelle che impieghiamo in Australia. Sembra che nessuno degli squali colpiti sia rimasto ucciso. Infatti tutti hanno continuato a nuotare e a mangiare allegramente. Ron ha poi voluto provare un altro sistema al quale pensava da un pezzo domandandosi se fosse veramente efficace. Era possibile ammazzare uno squalo con il coltello?
Immagino che tutti i sommozzatori gradirebbero conoscere la risposta a questo interrogativo. Servendosi della mola che c'era a bordo, Ron ha affilato con cura entrambi i lati della lama del suo coltello da sommozzatore, come se fosse un rasoio, e ha ottenuto cos due fili taglientissimi. Uno squalo lungo circa tre metri  passato sopra la sua testa. Allora lui ha affondato il coltello fino all'impugnatura nelle sue carni. La lama ha praticato un taglio netto dalla gola dell'animale, passando tra le pinne pettorali, fino al ventre che  rimasto squarciato da cima a fondo. La vittima  sprofondata nel nulla blu sotto di noi lasciandosi dietro una scia fumosa di sangue verdastro. Incoraggiato dal risultato, Ron ha continuato l'esperimento e ha pugnalato ogni squalo tanto sfortunato da passargli troppo vicino. Ben presto ha scoperto che il suo coltello, per quanto superaffilato, non riusciva a penetrare nella sommit del cranio degli squali, n nella schiena o in un'altra parte del corpo che non fossero la gola e il ventre.
Verso l'ora di colazione mi sono immersa con la gabbia insieme con Peter Lake. Senza che me ne accorgessi, il cavo che ci teneva legati alla balena, logorato in un punto, si  spezzato per cui siamo scesi vertiginosamente fino a ventiquattro metri prima che potessi rendermi conto di quello che stava accadendo. Ho azionato la leva dell'aria per bloccare la gabbia, ma non  accaduto nulla. La bombola era esaurita. A quel punto ho cominciato ad avere veramente paura. Dopo varie manovre frenetiche e un grande girare di ventole per fare entrare in funzione la riserva d'aria la gabbia  risalita a razzo lasciandosi dietro una scia di bollicine. Arrivati in superfcie, Peter Lake e io siamo andati per un po' alla deriva; poi qualcuno ha notato la nostra presenza ed  arrivato con un gommone per rimorchiarci di nuovo fino alla balena. E il mio compagno di avventura, che cosa ne pensava? Pensava semplicemente che avessi organizzato tutta la faccenda per divertirlo un po'. Durante tutto il tempo non aveva provato nessun timore e si era domandato solo perch fossimo scesi a una tale profondit. Una dimostrazione perfetta del detto per cui non pu preoccuparci ci che ignoriamo!
Verso le tre e mezzo del pomeriggio ha avuto inizio la nostra ultima e pi spettacolare immersione. Sono arrivata in ritardo sulla scena perch avevo dovuto sostituire i serbatoi dell'aria dopo la mia immersione con Peter Lake. Inoltre mi ero riposata un po' e avevo bevuto un caff. La balena era ormai ridotta a una carcassa puzzolente e dilaniata. Gli squali, intuendo chi sa come che la fine era vicina, sembravano accanirsi per sfruttare il poco tempo che restava e attaccavano la balena con raddoppiato vigore.
Mentre scendevo di quota, un incredibile spettacolo si  presentato ai miei occhi. Peter Gimbel aveva deciso, forse perch quella era l'ultima occasione buona, di riprendere subito i ben meritati primi piani con i denti degli squali che azzannano la balena. Stava nuotando attraverso le nubi di sangue protetto da Stan che con la testata esplosiva esaurita era impegnato in una formidabile battaglia. Pi in basso, Ron era seduto all'aperto sopra una gabbia e stava girando i suoi ultimi metri di pellicola. Mi sono avvicinata per aiutare Stan, tanto emozionata da non sentire pi la stanchezza. Sembrava una missione suicida. Diecine di squali intenti a cibarsi mulinavano intorno a noi penetrando nella balena per ricomparire poi con enormi brandelli di carne oleosa tra le fauci mentre il sangue usciva dalle branchie.
Alcuni restavano aggrappati alla carcassa e si facevano strada tra la carne e i muscoli, dilaniando, inghiottendo, ingozzandosi in preda a una voracit senza fine. Peter stava girando il film a circa un metro di distanza da un gruppo di
squali impegnati nel pasto. Io continuavo a colpire furiosamente i bestioni con tutta la forza di cui ero capace. Un'occhiata a Stan mi ha rivelato che stava facendo lo stesso. Formavamo una specie di triangolo con il vertice, Peter, rivolto verso la balena. Stan e io, invece, eravamo rivolti verso l'esterno. Uno squalo mi ha investita con tale violenza alla spalla da farmi quasi perdere la testata esplosiva. Peter continuava a filmare tranquillamente come se gli squali fossero dei pesciolini privi di denti, dosando attentamente le riprese per ottenere le sequenze migliori.
Un altro squalo, lungo circa due metri, mi ha urtata senza violenza al fianco. Me ne sono accorta quando mi ha colpita. Con la bocca spalancata mi ha addentata alla vita e un terribile brivido mi ha percorso il corpo, ma evidentemente non ero ci che lo squalo voleva cos si  allontanato per penetrare nella balena. A un certo punto sono venuta in contatto con uno squalo che stava mangiando. La sensazione di quel corpo vibrante appoggiato alla mia pelle era terribile: sembrava un incubo in cui un mostro primitivo si strofinasse addosso a me. Quella  stata, penso, l'unica volta in tutta la spedizione subacquea al largo di Durban nell'Oceano Indiano in cui ho avuto paura. E anche in quel momento, penso, non sono rimasta sconvolta tanto dal timore quanto piuttosto da un senso di ripugnanza.
Improvvisamente mi sono resa conto della mia estrema vicinanza all'esca, di ci che stava accadendo intorno a me e di essere completamente fuori posto. Peter Gimbel, invece, sembrava divertirsi in quella brodaglia sanguinolenta, visto che impiegava tanto tempo a riprendere gli ultimi pochi primi piani.
Finalmente ha fatto il segnale convenuto per avvertirci che aveva terminato la pellicola. Ho gettato un'ultima occhiata intorno. Centinaia di squali mulinavano nelle vicinanze della balena. Ovunque arrivasse lo sguardo si scorgevano sagome minacciose che scivolavano silenziose avanti e indietro, ormai ingozzate, ma riluttanti ad abbandonare il banchetto. Ron si  avvicinato per unirsi a noi. Siamo entrati nelle nostre gabbie e risaliti in superficie. L'escursione a ritroso nel tempo era finita.
Cos siamo ritornati nel presente stanchi, affamati, ma esultanti. Nessuno al mondo ha fatto ci che abbiamo
realizzato noi. Senza il film, tutta la faccenda sarebbe parsa incredibile. Mentre, a bordo, ci toglievamo le mute, Ron ci ha raccontato degli episodi che ci hanno fatto inorridire. Mentre Peter, Stan e io eravamo occupati con la balena, Ron stava facendo delle riprese appollaiato sulla sua gabbia. A un certo punto un grande squalo lo aveva investito con il muso alla testa. Il colpo era stato cos forte che Ron aveva avuto un capogiro, aveva visto le stelle e aveva dovuto lottare per riprendere completamente i sensi. Se li avesse persi del tutto, sarebbe caduto dalla gabbia e sprofondato negli abissi dell'oceano senza che noi potessimo accorgercene. Il mare raggiunge in quel punto una profondit di oltre tremila metri. Non avrei mai pi rivisto Ron.
Il mio braccio  rimasto indolenzito a furia di picchiare gli squali e anche il resto del corpo.  stato un vero sollievo liberarmi delle bombole di aria compressa. Stan ha una sua teoria, del resto plausibile, per spiegare perch siamo ancora vivi. Secondo lui, e il ragionamento non fa una grinza, gli squali, rendendosi conto che non eravamo una preda facile, ma comunque animati da una certa curiosit, hanno finito per accettarci pensando che fossimo una delle tante specie di creature marine venute l per partecipare al festino. C'erano gi gli albatros, i pesci volanti, i kingfish e tre specie di squali. Perch non dovevano esserci anche gli uomini? La balena bastava per tutti, no?
Subito dopo cena sono caduta di schianto sul letto, esausta com'ero, ma non sono riuscita a prendere sonno. Tutte le volte che chiudevo gli occhi, e persino quando li tenevo spalancati, non vedevo che squali che si avvicinavano, che mi giravano intorno, che mi annusavano e io che, stanca, li respingevo. Alle nove e mezzo di sera lottavo ancora, sempre mentalmente, con un migliaio di squali. Questi mi tormentavano, non mi davano tregua. Anche Ron continuava a rigirarsi e a dibattersi come se avesse uno squalo nel letto. A un certo punto gli ho chiesto: Che cosa stai facendo? E lui ha risposto: Sto lottando con gli squali. Cos abbiamo preso entrambi dei tranquillanti e siamo finalmente riusciti a dormire.


DA LO SQUALO
Peter Benchley.

Il best seller Jaws (Lo squalo) di Peter Benchley ha bisogno di una breve presentazione. La vicenda narrata nell'estratto qui pubblicato ha luogo poco dopo l'inizio della caccia allo squalo. Chiunque si sia mai trovato a bordo di un piccolo e sudicio battello da pesca, circondato da esche e in attesa di uno squalo, non pu che restare commosso dal vigore e dalla verosimiglianza delle descrizioni di Benchley.
Quando lessi questo pezzo mi parve di sentire i rumori e gli odori perch corrispondono alla realt. Tutto  esattamente cos. L'autore descrive alla perfezione una situazione nella quale Ron e io siamo venuti a trovarci spesso.
Lo squalo  l e gli uomini che lo aspettano lo sanno, ma sono impotenti. Devono adeguarsi a esso;  lo squalo che controlla la situazione, non loro.
Che sia la prima volta o la trentesima, uno prova sempre la stessa sensazione quando vede il grande squalo bianco avvicinarsi alla gabbia. Hooper, intento a fissare affascinato, con gli occhi sbarrati, il bestione e animato dall'impellente desiderio di fuggire, ma incapace di muoversi, rende alla perfezione l'idea di ci che prova.
Sono sbalordita dalla chiarezza con la quale Benchley ha riprodotto esattamente ci che ho provato io e dalla maestria con cui ha saputo attribuire queste sensazioni a un uomo esistente solo nella sua fantasia, posto in una situazione anch'essa creata dalla fantasia. Nel nostro caso, gli squali sono stati naturalmente sempre respinti dalla gabbia nella quale lavoriamo. Persino i pi giganteschi detestano il contatto dei denti con il metallo.
Benchley rende il suo pesce totalmente credibile per dargli poi un cervello capace di architettare la distruzione di tre uomini. Nessuna meraviglia, quindi, che questo squalo abbia eccitato l'immaginazione di tanta gente al punto che le spiagge restassero deserte e che migliaia di squali venissero macellati dagli uomini in un impeto di furore collettivo.
La gente si fece l'idea che tutti gli squali fossero capaci di pensare e agire in base a un piano prestabilito e si spavent. Secondo me  questa la considerazione che spiega, almeno in parte, il successo de Lo squalo e il fascino che ha esercitato in genere sul pubblico.

Alle undici e trenta Brody trasal a un crac secco, sonoro. Quint discese in un lampo la scaletta, percorse il ponte e sal sulla traversa. Raccolse l'arpione e reggendolo contro la spalla scrut l'acqua, a poppa.
Che diavolo  stato? domand Brody.  di nuovo qui.
Come fa a saperlo? Cos' stato quel rumore? Una sagola che si  spezzata. Ha preso un calamaro. Ma perch si  spezzata? Come mai non l'ha tagliata? Probabilmente non ha dato un morso. Se l' succhiata e quando ha richiuso la bocca la fune si  tesa. Poi avr fatto cos, Quint gir di scatto la testa, e la fune  partita. Come mai si  sentito il rumore, se si  spezzata sott'acqua?
Non si  spezzata sott'acqua, accidenti! Ha ceduto qui! Indic una spanna di corda che pendeva da una delle gallocce di centro.
Oh, mormor Brody. Mentre osservava quel pezzo di sagola, un'altra, un metro pi avanti, si spezz. Ci ha rifatto, disse. Si alz dirigendosi al parapetto e ritir la fune. Deve essere proprio sotto di noi.
Quint chiese: Qualcuno vuole farsi una nuotata? Caliamo in acqua la gabbia, propose Hooper. Ma sta scherzando, replic Brody. No, proprio no. Forse lo farebbe venire fuori. Con lei dentro?
Non subito. Prima vediamo come reagisce. Che ne dice, Quint?
Proviamo, rispose questi. Mettiamola pure in acqua, visto che ha pagato. Pos l'arpione e si avvicin alla gabbia, insieme con Hooper.
L'appoggiarono su un fianco, Hooper apr lo sportello e si infil dentro. Prese la bombola, la maschera e la muta e pos tutto sul ponte. Rimisero in piedi la gabbia e la spinsero fino al parapetto. Ha un paio di gomene? chiese Hooper. Voglio attaccarla alla barca. Quint scese di sotto e torn con due rotoli di fune. Ne assicurarono i capi a due gallocce, una a poppa e l'altra al centro, poi vi attaccarono la gabbia. Okay, disse Hooper. Caliamola gi. La sollevarono inclinandola e la fecero scivolare oltre la frisata. La gabbia, trattenuta dalle funi, affond per un metro circa e poi si ferm a ondeggiare dolcemente. I tre erano vicini al parapetto e fissavano l'acqua.
Perch pensa che questa roba lo faccia venire su? chiese Brody.
Non ho detto "su", replic Hooper. Ho detto "fuori" da sotto il battello. Credo che verr a dare un'occhiata, a vedere se  roba da mangiare.
Il che non ci servir a niente, osserv Quint. Non posso certo colpirlo se  quattro metri sott'acqua.
Se viene fuori, fece notare Hooper, magari verr anche su. Visto che non abbiamo altro mezzo...
Ma lo squalo non venne fuori. La gabbia rimase tranquilla in acqua, indisturbata.
Ecco che si  beccato un altro calamaro, esclam Quint, indicando verso poppa.  proprio qui sotto! Si sporse oltre il parapetto e url: Maledetta bestia. Vieni fuori e vediamocela un po'!
Dopo un quarto d'ora Hooper disse: Oh, be' e scese sottocoperta. Ricomparve dopo qualche minuto con una cinepresa in una custodia impermeabile e quello che a Brody sembr una specie di bastone, con un cappio a un'estremit. Che cosa intende fare? domand Brody. Scendo in acqua. Magari si decider a uscire. Ma le ha dato di volta il cervello. E se viene fuori, lei che fa?
Prima di tutto giro un po' di pellicola. Poi cercher di ucciderlo.
Con che cosa, di grazia? Con questo. Hooper mostr il bastone. Ottima idea, comment Quint con una risatina sarcastica. E se non dovesse funzionare potr sempre farlo morire di solletico.
Che cos'? domand Brody.
Una specie di fucile subacqueo. Tir le due estremit e il bastone si separ in due parti. Qui, spieg Hooper, indicando una camera nel punto in cui l'ordigno si era diviso, si mette una cartuccia calibro dodici. Ne prese una di tasca e la infil, poi rimont l'arma. Poi, quando si arriva abbastanza vicini al pesce, glielo si pianta contro e il colpo parte. Se lo si prende in un punto vitale, e il cervello  l'unico veramente sicuro,  spacciato.
Anche un animale di queste dimensioni? Credo di s. Se lo colpisco nel punto giusto. E se non ci riesce? Potrebbe sbagliare il colpo, magari solo di un pelo.
 proprio questo che mi preoccupa. La capisco, annu Quint. Non vorrei proprio trovarmi di fronte a due o tre tonnellate di dinosauro inferocito che cerca di mangiarmi.
Non pensavo a questo, precis Hooper.  che se manco il colpo c' rischio che si allontani. Probabilmente si inabisserebbe e non sapremo mai se  morto o no.
Fino a che non si mangia qualcun altro, aggiunse Brody. Gi.
Lei  suonato come una campana. Davvero, Quint? Non mi pare che lei stia cavando molti ragni dal buco con questo squalo. Potremmo restarcene qui un mese intero e continuare a sfamarlo con le sue esche. Verr su, insist Quint. Glielo dico io. Quint, lei sar morto di vecchiaia prima che venga su. Quello squalo la sta mettendo in difficolt. Non si comporta secondo le regole.
Quint fiss Hooper e chiese in tono calmo: Mi vuole insegnare il mio mestiere, ragazzo?
No. Ma le sto dicendo che quella bestia non  pane per i suoi denti.
Davvero, ragazzo? Crede di potere fare meglio di Quint?
La metta come vuole. Io penso che riuscir a ucciderlo.
Magnifico. Si accomodi pure.
Brody intervenne: Avanti. Non possiamo lasciarlo scendere in quella gabbia.
Ma che cos'ha lei da protestare, ribatt Quint. Da quel che ho potuto vedere lei sarebbe ben contento che scendesse in acqua e non tornasse pi a galla. Cos non potrebbe pi...
Chiuda il becco! Brody era in preda a sentimenti contrastanti. Da un lato non gli interessava che Hooper vivesse o morisse, anzi, l'idea della sua morte poteva addirittura fargli piacere. Ma una vendetta del genere sarebbe stata assurda e magari anche ingiusta. Poteva davvero desiderare la morte di qualcuno? No. Non era ancora a quel punto.
Coraggio, disse Quint a Hooper. Entri l dentro.
Subito. Hooper si tolse la camicia, le scarpe, i calzoni e cominci a infilarsi la muta. Quando sar dentro, aggiunse, rivolto a Brody, cacciando le braccia nelle maniche, si metta qui e tenga gli occhi bene aperti. Magari, se lo squalo viene in superficie, potrebbe usare il fucile. Lanci un'occhiata a Quint. Lei pu tenersi pronto con l'arpione... se vuole.
So io quello che devo fare, ribatt Quint. Lei pensi per s.
Una volta pronto, Hooper attacc il cannello alla bombola, strinse il galletto per fissarlo bene e apr la valvola dell'aria. Aspir due boccate per assicurarsi che funzionasse. Per piacere, mi aiuti, disse a Brody.
Brody sollev la bombola e la resse mentre Hooper faceva passare le braccia nelle cinghie e si agganciava la terza attorno al petto. Si mise in capo la maschera. Avrei dovuto portare della zavorra, mormor.
Quint replic: Avrebbe dovuto portarsi del buon senso.
Hooper infil il polso nel cappio del fucile subacqueo, prese con la destra la cinepresa e disse: Okay. Si accost al parapetto. Prendete le funi e tirate su la gabbia, per piacere. Io apro lo sportello, entro e dopo potrete lasciare andare. Non gonfier i galleggianti a meno che una delle funi si spezzi.
O venga tranciata da un morso, aggiunse Quint.
Hooper gli lanci un'occhiata e sorrise. Che pensiero incoraggiante.
Quint e Brody issarono la gabbia. Quando lo sportello raggiunse la superfcie Hooper disse: Okay, basta cos. Sput sul vetro della maschera e lo strofin ben bene, quindi se l'applic al volto. Prese il cannello, strinse tra i denti il boccaglio e inspir. Si protese sul parapetto e tolse la sicura del portello, aprendolo. Stava per poggiare un ginocchio sulla murata, ma si interruppe. Tolse il boccaglio e disse: Ho dimenticato una cosa. La maschera gli copriva met faccia e la voce usc un po' impastata, nasale. Attravers il ponte e raccolse i propri calzoni. Frug nelle tasche e trov quello che cercava. Apr la cerniera della muta.
Che cos'? domand Brody.
Hooper mostr un dente di squalo, montato in argento, identico a quello che aveva regalato a Ellen. Lo infil all'interno della muta e richiuse la cerniera. La prudenza non  mai troppa, comment con un sorriso. Riattravers il ponte, rimise il boccaglio e si inginocchi sul parapetto. Prese di nuovo fiato e si tuff attraverso lo sportello aperto. Brody lo segu con lo sguardo chiedendosi se davvero voleva appurare la verit sul conto di Hooper ed Ellen.
Hooper si ferm prima di toccare il fondo della gabbia. Gir su se stesso e si mise in piedi. Allung il braccio verso lo sportello e lo richiuse. Poi guard in su verso Brody, pieg a cerchio pollice e indice della sinistra a indicare Okay e riabbass il capo.
Molliamo, disse Brody. Lasciarono andare i cavi e la gabbia discese e si ferm: lo sportello nella parte superiore era poco pi di un metro sotto la superficie.
Prenda il fucile, ordin Quint.  sottocoperta.  gi carico. Mont sulla traversa e prese l'arpione reggendolo sulla spalla.
Brody scese dabbasso, trov il fucile e torn in fretta di sopra. Apr la culatta e inser una cartuccia. Quanta aria ha?
Non so, rispose Quint. Ma per quanta possa averne dubito che riuscir a respirarla tutta.
Forse ha ragione. Ma anche lei ha detto che non si sa mai che cosa faranno queste bestie.
Gi, ma qui  diverso.  come mettere una mano nel fuoco e sperare di non bruciarsi. Una persona di cervello non lo fa.
Di sotto, Hooper aspett che le bollicine provocate dalla sua discesa si fossero dissipate. Nella maschera era entrata dell'acqua: arrovesci il capo all'indietro, premette la mano contro il vetro e soffi aria dal naso fino a vuotare la maschera. Si sentiva bene, pervaso da quel senso di libert e di sicurezza che provava sempre durante le immersioni. Era da solo nell'azzurro silenzio percorso da lame di luce solare che danzavano nell'acqua. L'unico suono era quello del suo respiro, un ansito sordo quando inspirava e il ribollire morbido di bollicine quando espirava. Trattenne il fiato e il silenzio fu completo. Senza zavorra era troppo leggero e doveva tenersi alle sbarre per evitare che il respiratore andasse a battere contro lo sportello, in alto. Si volse a guardare lo scafo della barca, una massa grigia sopra di lui, che ondeggiava lentamente. In un primo momento la gabbia gli diede fastidio. Gli limitava i movimenti, lo imprigionava, non gli permetteva di godersi il piacere dell'immersione. Poi ramment perch c'era dentro e ringrazi il cielo. Si guard attorno per individuare lo squalo. Sapeva che non poteva starsene fermo sotto il battello, come aveva detto Quint. Non poteva starsene fermo da nessuna parte: era costretto a muoversi continuamente per sopravvivere.
Nonostante il sole splendente, in quelle acque torbide la visibilit era scarsa: non oltre i dodici metri. Hooper si gir lentamente, frugando con lo sguardo in quelle ombre per cogliervi un movimento o una fuggevole macchia chiara. Scrut sotto il battello, dove l'acqua da azzurra si faceva grigia e poi nera. Nulla. Guard l'orologio: se non sprecava aria avrebbe potuto restare sotto almeno un'altra mezz'ora.
Trascinato dalla corrente, uno dei calamari si infil tra le sbarre della gabbia, legato alla sagola, e fluttu davanti al suo viso. Lo spinse fuori.
Guard verso il basso e mentre stava per distogliere gli occhi qualcosa attrasse bruscamente la sua attenzione. Dall'azzurro pi cupo del fondo saliva verso di lui, lento e fluido, lo squalo. Saliva senza sforzo apparente, un angelo della morte librato verso un appuntamento predestinato.
Hooper lo fiss, come ipnotizzato, con l'impulso di fuggire, ma incapace di muoversi. L'animale si accostava: ne ammir i colori: il bruno grigiastro e opaco che si era visto in superfcie era scomparso. La parte superiore di quel corpo immenso era di un grigio-ferro molto scuro, con sfumature azzurrine l dove i raggi di sole lo sfioravano. Pi sotto il ventre era di un bianco spettrale.
Hooper avrebbe voluto sollevare la cinepresa, ma il braccio non ubbidiva. Tra un momento, si disse. Tra un momento.
Lo squalo venne ancora pi vicino, silenzioso come un'ombra e Hooper si ritrasse. La testa era a un metro dalla gabbia quando lo squalo vir per passare davanti a Hooper: indifferente, quasi a ostentare la propria mole di incalcolabile forza. Prima il muso, poi le mascelle, socchiuse, come sorridenti, irte di molte file di punte triangolari seghettate. E poi l'occhio nero, impenetrabile, apparentemente fisso su di lui. Le fessure branchiali palpitavano: ferite senza sangue nella pelle color acciaio.
Un po' esitante, Hooper allung la mano tra le sbarre e tocc il fianco dello squalo. Lo sent freddo e duro, non viscido, ma liscio come materia plastica. Lasci scorrere le dita su quella carne: le pinne pettorali, quella pelvica, gli spessi, robusti organi copulatori, finch, l'animale pareva non finire mai, la coda, con un breve colpo, lo allontan.
Lo squalo prosegu, allontanandosi dalla gabbia. Hooper sent dei piccoli schiocchi sordi e vide tre spirali di bollicine turbolente sfrecciare dalla superficie per poi rallentare e fermarsi, molto al di sopra del pesce. Pallottole. Non ancora, si disse. Che passi ancora una volta, per filmarlo. Lo squalo cominci a virare, inclinando le flessibili pinne pettorali.
Che cosa diavolo sta facendo l sotto? chiese Brody. Perch non ha usato il suo fucile?
Quint non rispose. Stava in piedi sulla traversa, l'arpione stretto in pugno, a scrutare nell'acqua. Vieni su, disse. Vieni da Quint.
Lo vede? chiese Brody. Che cosa sta facendo?
Niente. Almeno per ora.
Lo squalo era giunto al limite del campo di visibilit di Hooper: era una macchia spettrale grigio-argento che tracciava un lento arco. Hooper sollev la cinepresa e abbass la levetta. Sapeva che avrebbe sprecato pellicola se lo squalo
non si fosse accostato di nuovo, ma voleva riprenderlo mentre emergeva dall'ombra.
Attraverso il mirino vide l'animale girare verso di lui. Si muoveva veloce, con possenti colpi di coda, aprendo e richiudendo la bocca come ansimando. Hooper sollev la destra per cambiare il fuoco. Devo ricordarmi di spostarlo di nuovo quando gira, si disse.
Ma il pesce non mut direzione. Un fremito gli percorse il corpo mentre si avvicinava alla gabbia. La colp di testa, cacciando il muso tra due sbarre, allargandole. Colp Hooper al petto, sbattendolo all'indietro. La cinepresa vol via e il boccaglio gli sfugg. Lo squalo si gir sul fianco e a colpi di coda penetr ancor pi nella gabbia. Hooper cerc a tentoni il boccaglio senza riuscire a trovarlo. Sentiva nel petto la convulsa necessit d'aria.
Sta attaccando! url Brody. Afferr una delle gomene cercando disperatamente di sollevare la gabbia.
Dio ti maledica! url Quint.
Tiri! Tiri!
Non posso! Devo averlo in superficie. Vieni su, maledetto fottuto!
L'animale scivol fuori della gabbia e vir bruscamente a destra tracciando uno stretto cerchio. Hooper allung una mano dietro di s, trov il cannello e lo segu fino ad afferrare il boccaglio. Se lo cacci in bocca, ma, dimenticando di soffiarci dentro prima, aspir acqua. Quasi senza fiato riusc affannosamente a vuotare il cannello e pot infine aspirare, frenetico, una boccata d'aria. Fu allora che vide l'ampio varco tra le sbarre e quella testa mastodontica che vi piom- . bava dentro. Alz le braccia sopra la testa, afferrandosi al portello.
Lo squalo si accaniva contro le sbarre allargandole sempre pi ad ogni colpo di coda. Hooper, appiattito contro il fondo, vide quella bocca farsi pi vicina, protesa verso di lui. Si ricord del fucile e cerc di abbassare il braccio destro per impugnarlo. Lo squalo si spinse ancora pi addentro, con violenza, e Hooper cap con terrore che era finita, che quella bocca lo avrebbe afferrato.
Le mandibole si chiusero attorno al suo torso. Hooper sent una pressione terribile che lo schiacciava inesorabilmente. Colp con il pugno quell'occhio cupo. Lo squalo serr i denti
e l'ultima cosa che Hooper vide prima di morire fu quell'occhio che lo fissava attraverso la nube del suo sangue.
L'ha preso! url Brody. Faccia qualcosa!
Ormai  morto, dichiar Quint.
Come fa a dirlo? Forse possiamo salvarlo.
 morto.
Lo squalo indietreggi scivolando fuori della gabbia, con Hooper chiuso tra le mascelle. Si lasci affondare per un paio di metri, masticando, inghiottendo i visceri che vennero spinti verso la gola. Poi ebbe un tremito e con un colpo di coda si lanci, con la preda, verso l'alto.
Sta salendo! grid Brody.
Prenda il fucile! Quint si prepar a lanciare l'arpione.
Lo squalo eruppe dall'acqua a cinque metri dal battello, tra fontane di spruzzi. Il corpo di Hooper sporgeva ai due lati della bocca: testa e braccia, inerti e abbandonate, da una parte; ginocchia, polpacci e piedi dall'altra.
Nei pochi attimi in cui il pescecane emerse a Brody parve di scorgere attraverso il vetro della maschera gli occhi spenti e sbarrati di Hooper. Come in segno di disprezzo e di trionfo lo squalo rest sospeso per un secondo, quasi a sfidare la vendetta.
Brody afferr la carabina e contemporaneamente Quint lanci l'arpione. Il bersaglio era vasto, una distesa di ventre bianco, e la distanza non era eccessiva, ma, mentre Quint tirava, lo squalo cominci a sprofondare e il ferro pass troppo alto.
Per un istante ancora lo squalo rimase in superficie, la testa fuori dell'acqua, Hooper prigioniero in quella bocca.
Spari! Url Quint. Cristo, spari!
Brody fece fuoco senza prendere la mira. I primi due proiettili colpirono l'acqua, davanti allo squalo. Il terzo, con suo orrore, si conficc nel collo di Hooper.
Qui, mi dia quell'accidenti! sbott Quint strappando il fucile dalle mani di Brody. Con un unico rapido movimento si port l'arma contro la spalla ed esplose due colpi. Ma il pescecane, con un'ultima occhiata indifferente, stava gi scivolando sotto il pelo dell'acqua e le pallottole finirono, inoffensive, nel piccolo gorgo dove poco prima era stata la testa.
Tutto come prima. Non c'era il minimo rumore, tranne il
fruscio della brezza. Dall'alto la gabbia appariva intatta. L'acqua era calma. Unica differenza: Hooper non c'era pi.
Che cosa facciamo adesso? balbett Brody. Che cosa possiamo fare, in nome di Dio? Pi niente. Possiamo anche tornare indietro.
S, torniamo indietro, assent Quint. Per il momento. Per il momento? Che cosa vuole dire? Non possiamo fare nulla. Quella bestia  al di sopra delle nostre forze. Non  una cosa reale o naturale. Cede le armi, amico?
S, rinuncio. A questo punto possiamo solo aspettare che chi ci impone questo castigo, Dio, la natura o il diavolo, decida che ne abbiamo passate abbastanza.  fuori dalla nostra portata.
Non dalla mia, replic Quint. Io far fuori quel maledetto.
Non credo che potr ottenere altro denaro dopo quello che  avvenuto oggi.
Si tenga il suo denaro. Qui non si tratta pi di quattrini. Che cosa intende dire? Brody guard Quint che, in piedi sulla traversa, fissava il punto in cui si era trovata la testa del pescecane come se si aspettasse di vederla ricomparire serrando tra i denti quel corpo dilaniato. Scrutava il mare, quasi a chiedere un nuovo incontro con l'avversario.
Io far fuori quella bestia, ripet Quint. Pu venire con me, se vuole. Altrimenti se ne stia a casa. Ma io ammazzer quel pesce.
Mentre Quint parlava, Brody lo fissava negli occhi. Erano cupi e foschi come quelli dello squalo. Verr, rispose Brody. Credo di non avere scelta.
No, conferm Quint. Non abbiamo scelta. Trasse il coltello dal fodero e lo tese a Brody. Prenda. Tagli i cavi di quella gabbia e andiamocene.
(Da Lo squalo di Peter Benchley, 1974 Arnoldo Mondadori Editore.)


LA LAVORAZIONE DI LO SQUALO.
Valerie Taylor.

Le presenti note sono desunte tali e quali dal mio diario. Esse si differenziano considerevolmente dal quadro offerto da Carl Gottlieb in The Jaws Log (Il giornale di bordo de Lo squalo). L'autore ebbe lo svantaggio di doversi basare su informazioni di seconda mano, acquisite molto tempo dopo che avevamo finito le riprese dal vivo con gli squali.
Le annotazioni sul diario, fatte da me giorno per giorno e talvolta anche due volte nello stesso giorno, raccontano come sono andate effettivamente le cose. Il presente resoconto non  completo. Mi sono limitata a trascrivere gli episodi pi importanti, tralasciando la cronaca spicciola della vita quotidiana. Il diario narra, senza alterare i fatti n esaltarli, come abbiamo fatto per riprendere dal vivo il grande squalo bianco e come furono ottenute alcune delle difficili scene nelle quali gli squali attaccano la gabbia.
Mentre stavamo filmando gli squali dal vivo, nessuno di noi immaginava che la pellicola avrebbe riportato un cos formidabile successo. Per Ron e me quello fu uno dei soliti incarichi nel campo della cinematografia subacquea, l'ottavo a quell'epoca, sui grandi squali bianchi.
Fu la prima volta che Ron dovette seguire un copione. Per fortuna non era quello definitivo, per cui pot concedersi una certa libert nella ripresa delle scene.
Per esigenze di sceneggiatura occorreva una serie di riprese di squali che si avvicinano alla cinepresa subacquea e poi si allontanano da essa. Le sbarre della gabbia non si dovevano vedere. Ci significava che Ron, per filmare queste sequenze, doveva lavorare fuori della gabbia.
Lavorare fuori della gabbia non  cos pericoloso come sembra. Ron si trattiene sempre nelle vicinanze del portello di accesso per potercisi infilare nel giro di pochi secondi in caso di necessit. La faccenda diventa pi pericolosa quando ci sono in giro due o pi squali perch possono essere tenuti d'occhio solo uno alla volta, ma Ron ritiene che questo rischio occasionale faccia parte del suo lavoro. Inoltre sta sempre molto attento.
Nonostante la sua prudenza, Ron sbagli i suoi calcoli durante una delle riprese di Lo squalo e riusc ad allontanarsi dallo squalo solo dopo avergli infilato in bocca la cinepresa. Quello fu uno dei due incidenti pericolosi che si verificarono. L'altro  descritto qui di seguito nei suoi particolari.
Un nastro di roccioni frastagliati di granito affiora sulla superficie dell'oceano, ventidue chilometri al largo della costa sud-australiana. Questi scogli desolati, continuamente investiti dai marosi, furono osservati per la prima volta un secolo fa da un esploratore, il capitano Matthew Flinders.
Flinders pens che quel tratto di mare rappresentasse un pericolo per la navigazione e per mettere sull'avviso tutti coloro che si fossero avventurati nell'oceano meridionale chiam quel posto Dangerous Reef (Scogliera pericolosa).
Oggi questo nome rappresenta qualcosa di pi di un semplice pericolo per la navigazione.  un avvertimento per tutti. Nelle acque fredde e grigie intorno a Dangerous Reef si aggira e d la caccia alle sue prede il Carcharodon Carcharas, il grande squalo bianco. Questo gigante sopravvissuto alle ere preistoriche attacca chiunque osi tagliargli la strada ed  diventato per l'uomo il sinonimo del terrore sul mare.
Negli ultimi dieci anni mio marito, che fa il cineoperatore subacqueo di professione, ha dato la caccia allo squalo bianco con la sua cinepresa, fissando sulla pellicola le scene pi drammatiche ed emozionanti mai girate per illustrare il comportamento degli squali. Ron non considera lo squalo un killer che uccide indiscriminatamente, ma lo giudica un povero bestione ottuso, spinto dal suo appetito insaziabile a ingozzarsi in maniera davvero impressionante.
Il grande bianco  lo spazzino della natura, uno spazzino efficiente che costa poco e che non inquina le acque. Il suo compito  quello di eliminare le grandi masse di rifiuti negli oceani; si tratti di una balena morta o di uno scatolone di cartone, il grande squalo bianco divora tutto, lasciando l'oceano pi pulito dove passa. L'uomo, con tutta la sua scienza, non potrebbe mai assolvere cos bene questo compito.
All'inizio del 1974 Ron e io cominciammo i preparativi per dedicarci di nuovo alle riprese cinematografiche subacquee sugli squali bianchi. La societ Zanuck-Brown aveva in progetto di produrre per la Universal Studios una versione filmata del best seller Lo squalo, il romanzo di Peter Benchley.
La Zanuck-Brown aveva l'intenzione di trasformare lo squalo in un soggetto vivo e pensante, in un divo dello schermo. Ron doveva riprendere con la sua cinepresa i grandi squali bianchi nel loro elemento naturale e queste scene dovevano essere poi inserite nel film che aveva per protagonista un gigantesco pesce meccanico.
Gabbie pi piccole vennero costruite espressamente per il film. Un ex fantino americano, Carl Rizzo, doveva venire dall'America per fare il cascatore come controfigura del protagonista umano, un attore in piena regola, che sarebbe rimasto con la troupe principale negli Stati Uniti.
Il cattivone di Lo squalo  uno squalo lungo quasi otto metri. La dimensione non  cos esagerata come potrebbe sembrare a prima vista. Il pi grande squalo bianco mai visto fu ammazzato al largo della costa sud-australiana e misurava, cos dicono, oltre undici metri. Gli squali bianchi lunghi sei metri sono poco comuni, ma compaiono ancora al largo della costa dell'Australia meridionale.
I pescatori d'altura dediti alla caccia grossa non hanno mai tirato in barca squali bianchi superiori ai cinque metri e mezzo. Squali bianchi lunghi oltre sei metri sono stati, s, agganciati, ma un bestione di quella mole  cos forte e pesante che il cacciatore avrebbe bisogno di una gru per tirarlo a bordo. Lo squalo descritto cos realisticamente da Benchley nel suo romanzo potrebbe benissimo esistere in natura. Prove in contrario non ve ne sono.
Ron e io arrivammo a Port Lincoln nell'Australia meridionale il 12 febbraio 1974. Rodney Fox, nostro buon amico, aveva predisposto tutto per la spedizione cinematografica.
Aveva acquistato da un contadino un cavallo ammalato e l'animale venne macellato per servire da esca per gli squali. Aveva ordinato inoltre sei fustelli di teste di tonno tritate che avremmo tentato di usare come esca per gli squali. La barca Trade Wind di dieci metri e mezzo era stata noleggiata per parecchie settimane e Dick Leach era il nostro comandante. Ci piace lavorare con Dick;  un tipo allegro, senza peli sulla lingua, e un abile marinaio. Gli americani arrivarono a Port Lincoln il giorno tredici. Jim Hogan, il nostro direttore di produzione, aveva dovuto raggiungere in fretta e furia l'Australia per sostituire Frank Arrigo, suo coetaneo, che aveva avuto un inatteso attacco cardiaco poco dopo il suo arrivo a Sydney.
Insieme con lui arriv il piccolo Carl Rizzo. In un primo tempo ebbi la sensazione che Carl fosse un timido con il quale era difficile intendersi. Era stato un buon fantino e in quel periodo allenava cavalli da corsa. Qualche volta faceva la controfigura di bambini che nei film dovevano andare a cavallo. Cos era diventato un cascatore.
Carl era stato mandato con il compito di fare da controfigura sott'acqua per gli attori principali. Non si era mai immerso con l'autorespiratore nell'oceano. La sua unica esperienza consisteva in un paio di brevi lezioni seguite in uno specchio d'acqua recintato. Hollywood ci aveva mandato il gentile ometto e noi dovevamo infilarlo in una gabbia, legare delle esche alle sbarre, calare la gabbia nelle acque gelide e turbolente dell'oceano meridionale e poi aspettare l'attacco degli squali. Immagino che Hollywood campi su questo genere di imprese, ma a noi che conoscevamo bene gli squali e l'oceano, tutta la faccenda sembr incredibile.
Il giorno sedici fummo finalmente pronti a prendere il mare. Vi era stato un intoppo nell'arrivo delle gabbie americane che aveva ritardato di due giorni la nostra partenza. Salpammo da Port Lincoln a mezzogiorno, preceduti da Rodney a bordo del suo Skippy, una barca di vetroresina lunga quasi sei metri. Il tragitto fino a Dangerous Reef si rivel piacevole. Il sole brillava e un vento frizzante soffiava da sud-ovest trasformando l'oceano meridionale in un tappeto animato di colore bianco e blu.
Il riparo presumibilmente offerto sottovento da Dangerous Reef in pratica non esisteva. Come al solito, quel tratto di
mare non era tranquillo e le onde sballottavano il Trade Wind a tal punto da dare fastidio.
Dick gett l'ancora in undici metri d'acqua. I secchielli pieni di sangue vennero calati e una diecina di esche erano appese in maniera appetitosa, per gli squali, lungo lo scafo. Eravamo ancorati in un punto scomodo, ma non avevamo altra scelta e ci sistemammo per aspettare gli squali.
Sulla scogliera si vedevano centinaia di leoni marini australiani. Molti erano circondati da piccoli appena nati di colore bruno scuro. I cuccioli dei leoni marini costituiscono una delle prede preferite dello squalo bianco. Vengono al mondo senza saper nuotare e devono essere istruiti dalle madri. Nel periodo in cui imparano a nuotare i cuccioli sono estremamente vulnerabili. Il selezionatore della natura, il grande squalo bianco, pattuglia le colonie di riproduzione, sempre pronto a eliminare i deboli, i lenti, gli imprudenti.
Il giorno diciassette, di buonora, il primo squalo bianco si avvicin seguendo la scia del sangue che colava dai secchielli. Ron caric la sua cinepresa da 35 millimetri. La gabbia venne calata in mare a poppa e lui, simile a una foca nella sua muta nera, scese sul trampolino. Lo squalo, lungo quattro metri e baldanzoso, ci andava bene e si avvicin subito per mangiare. Secondo il copione doveva avere delle cicatrici sul naso. Cos, mentre il bestione stava divorando l'esca, Rodney si abbass e gli dipinse sul muso, servendosi del mio rossetto, un paio di cicatrici. Ron impression centoventi metri di pellicola e poi cambi cinepresa.
Poi tocc a me. Dovetti scendere nella gabbia vestita come
lo scienziato nel film e Ron consum un'intera bobina per riprendermi alle spalle. Il mare mosso rese tutto pi difficile. Quando la mia bombola si esaur battevo i denti per il freddo ed ero piuttosto malconcia. Lavorare nella gabbia era faticoso.
Il mare mosso la sbatteva di qua e di l rendendo impossibile qualsiasi ripresa decente. A met pomeriggio lo squalo si stuf e se ne and.
Una pioggerella che non accennava a smettere ci guast la giornata successiva. Poi, con la soddisfazione di tutti, arriv un altro squalo e noi cominciammo a stuzzicarlo con le esche. Ron scese immediatamente nella gabbia. Le riprese con lo squalo non furono buone, ma comunque la bestia rimase sul posto nuotando lentamente avanti e indietro, avanti e indietro.
Il Trade Wind ballava come impazzito e il vento proveniente dal Polo Sud sembrava ghiaccio. Il naso mi diceva che le esche erano ormai ben frollate. Solo lo squalo non sembrava curarsi del cattivo tempo, n del battello che continuava a rollare. Ron decise di fare scendere Carl nella sua gabbia pi piccola. Preparare Carl per l'impresa fu difficile. Non era abituato ai movimenti della barca. Toccava a Rodney fare entrare e uscire Carl dalla gabbia che era attaccata, per esigenze di sceneggiatura, all'argano della sua barca. Fino dall'inizio avevo avuto la sensazione che Carl, alle primissime armi come sommozzatore, non se la sarebbe mai cavata in quelle condizioni, ma d'altra parte era pagato per fare almeno il tentativo e lo fece.
Dick e Rodney lo calarono nella piccola gabbia, ma non appena fu scomparso sotto la superficie dovettero tirarlo di nuovo fuori perch l'acqua gli era penetrata nel boccaglio. Per ben tre volte, Carl tent di scendere nella gabbia senza riuscirci. Il mare era semplicemente troppo agitato per un principiante. Finalmente Ron rinunci all'idea. Doveva aspettare che il mare si calmasse. Una settimana pi tardi, il 26 febbraio, e senza avere avuto molta fortuna nei giorni precedenti, eravamo di nuovo ancorati nello stesso punto. I leoni marini osservarono il nostro arrivo con l'aria di quelli che avevano gi visto lo spettacolo. Le condizioni atmosferiche continuavano a essere poco propizie nei pressi di Dangerous Reef, ma perlomeno c'era il sole.
Mentre gli uomini stavano pranzando andai in coperta e cominciai a gettare nell'acqua della carne tritata di tonno. Dopo circa dieci minuti uno squalo lungo quattro metri comparve appena sotto il pelo dell'acqua e cominci ad andare da un'esca all'altra. Al che gridai Squalo! e gettai un po' di sangue nell'acqua.
Rodney, che era seduto a tavola, balz in piedi seguito dagli altri, ma nella fretta di vedere lo squalo si schiacci un dito tra la porta scorrevole della cabina e il montante dell'apertura. Gli altri non potevano uscire e Rodney non riusciva a liberare il dito. Mi voltai e vidi Rodney che bloccava l'uscita mentre dalla bocca gli uscivano parole irripetibili. Pensai che stesse per accadere una catastrofe, ma in quell'istante Rodney liber il dito e gli uomini si precipitarono in coperta.
Tutti si diedero immediatamente da fare dimenticando
completamente la colazione. Ecco che cosa scrissi quella volta nel mio diario:
Al grande squalo piaceva il sangue. Si  avvicinato e ha assaporato l'acqua. Altra carne tritata di tonno  stata gettata in acqua e la gabbia di Ron calata in mare. Quella di Carl, pi piccola, ma molto pi pesante e robusta,  stata spostata a braccia fino alla barca di Rodney e fissata a un argano manovrato a mano. Hanno aiutato Carl a indossare la muta e a scendere nella sua gabbia. Da settimane le condizioni del mare non erano cos favorevoli. Lo squalo sembrava spaventato dai sommozzatori. Si teneva sempre ad almeno due metri e mezzo di distanza dalle gabbie. Stando in coperta potevamo vedere il bestione che continuava a girare intorno.  terribilmente deprimente trovarsi in una gabbia sott'acqua con i nervi tesi nell'attesa di vedere comparire lo squalo, domandandosi da quale direzione spunter e poi vederlo passare veloce come una rondine a una distanza eccessiva per potere girare dei fotogrammi decenti. Stando in coperta riuscivamo a scorgere lo squalo molto prima di Ron. Tentavo di farlo avvicinare alla gabbia con uno sforzo mentale che chiamerei ipnotico e penso che tutti lo facessero, ma la bestia non dava retta a ci che pensavamo e continuava a girare al largo. Si sentiva attratta da noi sotto la spinta dell'istinto che le diceva di nutrirsi, attirata dal sangue e dalle esche di carne di cavallo, eppure esitava ad avvicinarsi finch Ron, scocciato, non  emerso e ritornato a bordo. Anche Carl  stato riportato in superficie. Se l' cavata molto bene. Solo lo squalo ha recitato male la sua parte. Ron e Carl si trovavano in coperta da appena pochi minuti quando  comparso un secondo squalo. Il bestione ha puntato diritto su di noi, potente e impavido. Era proprio il tipo che stavamo aspettando. Uno squalo che si muoveva, che pensava e che si comportava come il pesce descritto da Peter Benchley in maniera cos convincente nel suo libro.
La gabbia di Ron  sobbalzata quando il pesce ha attaccato le casse di galleggiamento. Mio marito si  applicato immediatamente una bombola piena e ha suggerito a Carl di fare lo stesso.
Lo squalo si avvicinava continuando a fare le sue evoluzioni. Vedevamo benissimo Ron a due metri di profondit seduto sulla sua gabbia e intento a riprenderlo, un metodo piuttosto pericoloso che lui ha adottato da un po' per ottenere
delle inquadrature senza sbarre in primissimo piano. Ero furibonda a causa dei rischi che correva. Ormai gli squali in giro erano tre. Ron non poteva guardare contemporaneamente in tutte le direzioni e contava sulla probabilit che gli altri squali, cauti, avrebbero continuato a girare al largo mentre lui filmava il nuovo arrivato pi aggressivo. Diverse volte, osservando la scena dalla coperta, abbiamo visto Ron spingere lo squalo premendogli la cinepresa sulla bocca.
Ho caricato la testata esplosiva del mio fucile subacqueo con una pallottola di grosso calibro e ho tenuto l'arma a portata di mano. Poi ho avvertito Greg Dean, l'assistente, che in caso di pericolo mi sarei tuffata con il fucile e che lui avrebbe dovuto aiutarmi mentre ero in acqua. Greg mi ha risposto affermativamente ed ero sicura che lo avrebbe fatto.
Pi tardi Ron mi ha spiegato che la sua bardatura con le bombole era rimasta impigliata nella rete di acciaio impedendogli di entrare nella gabbia quando lo squalo  passato all'attacco. Non essendo abituato a vedersi aggredito, in particolare da una fredda e dura cinepresa subacquea, il grande bianco in un primo momento ha rinunciato e, senza dubbio, ha riflettuto su quella strana sequenza di eventi finch l'istinto non lo ha costretto a ripetere il tentativo.
Finalmente Carl era pronto per l'immersione. Dick lo ha aiutato a trasbordare sullo Skippy, la barca di sei metri di Rodney. Questi era impegnato ad applicare il boccaglio dell'autorespiratore a Carl quando il nostro nuovo squalo ha doppiato la poppa dello Skippy. Il bestione  passato vicinissimo allo scafo e ha urtato i cavi di acciaio con i quali la gabbia di Carl era attaccata all'argano. Sentendosi sfiorare dal cavo di acciaio, una sensazione sconosciuta, lo squalo si  gettato alla cieca in avanti spingendo il grande muso appuntito tra i cavi. Gli spruzzi d'acqua arrivavano dappertutto. -Lo Skippy si  inclinato su un lato, appesantito da mezza tonnellata di pesce decisa a liberarsi a tutti i costi. Un gigantesco testone  affiorato per alcuni istanti tra la spuma torcendosi freneticamente mentre le fauci nere erano spalancate in un impeto di rabbia e di dolore. Diversi denti triangolari si sono spezzati nel tentativo di recidere il cavo. Poi il bestione si  tuffato a capofitto agitando per un attimo nell'aria la coda a due metri di altezza sopra la superficie del mare.
Carl  rimasto impietrito dallo sgomento. Mentre Rodney
lo tirava indietro, la coda ha sfiorato la faccia dell'ex fantino. Se Rodney avesse ritardato il suo intervento di soli due secondi, il piccolo cascatore sarebbe rimasto ucciso, con la testa ridotta in poltiglia.
Improvvisamente mi sono svegliata da quella specie di trance nella quale ero caduta e mi sono precipitata a prendere la cinepresa. Greg Dean ha afferrato la sua ed entrambi abbiamo cominciato a riprendere la scena. Jim, che teneva in mano un cavo di sisal di oltre quattro centimetri di spessore al quale era attaccato lo Skippy, lo ha visto spezzarsi di colpo con tale violenza da fargli perdere l'equilibrio per cui  caduto in un fusto pieno di esche. Come Jim abbia potuto resistere allo strattone con tale forza da provocare la rottura di un cavo nuovo che aveva una resistenza collaudata allo strappo di cinquecento chili  un mistero per me e anche per lui. Tuttavia bisogna dire che in quel brevissimo tempo sono accaduti diversi episodi insoliti. Sotto lo sforzo il verricello ha cominciato a cedere. La mole del grande squalo bianco ha investito di schianto lo scafo. Il fracasso prodotto dal legno che andava in pezzi, dall'acqua agitata dallo squalo, dalla gabbia che cozzava contro la barca e dallo squalo stesso che continuava a investire l'imbarcazione era incredibile.
Senza tregua il pesce tentava di tuffarsi, senza badare a quanto accadeva in superficie, nella speranza di riguadagnare la libert nel buio abisso sottostante. Ormai l'acqua stava tracimando in coperta. Il verricello ha ceduto ulteriormente. Improvvisamente si  sentito un forte schianto. La barca si  raddrizzata di colpo, priva del verricello e di una parte del ponte.
Un ultimo formidabile tonfo, poi lo squalo, la gabbia, il verricello e parte del ponte sono scomparsi in un vortice di acqua e di spuma. Se Carl si fosse trovato nella gabbia, sarebbe scomparso anche lui senza la minima speranza di sopravvivere.
Lo Skippy si dondolava tranquillo sull'acqua come un uccello ferito. Anche noi tacevamo. Qualsiasi commento ci sembrava superfluo.
Sott'acqua, nella sua gabbia, Ron ha filmato tutta la faccenda cominciando dal momento in cui lo squalo  passato intorno ai motori. Da principio aveva pensato che Carl si trovasse nella gabbia. Solo quando lo squalo, ancora intralciato
dalla gabbia e dal verricello e impazzito dal dolore, si  diretto girando su se stesso verso il fondale dell'oceano, si  reso conto che Carl doveva essere salvo.
Tutto quel groviglio in agitazione, costituito dallo squalo, dalla gabbia e dal verricello ha puntato dritto su Ron che ha vissuto attimi di autentica paura finch tutta quella roba non si  conficcata nel fondale pochi metri pi in basso sollevando una nube di sabbia a forma di fungo. Ron ha continuato a filmare e ha inquadrato lo squalo che improvvisamente si  allontanato a tutta velocit da quelle acque turbolente. Come per miracolo, era riuscito, dibattendosi, a riguadagnare la libert.
Ron in qualche modo ha recuperato la gabbia e il verricello e li ha fatti issare a bordo del Trade Wind dopo averli legati alla sua gabbia. Per spostare quest'ultima sul fondo ha sporto il braccio tra le sbarre e si  messo a spingere.  stata un'operazione lenta e penosa. Altri due squali volteggiavano in alto come avvoltoi e seguivano ogni mossa di Ron. Lui non ha saputo dirmi se lo avessero fatto solo per curiosit o perch aspettavano l'occasione buona per attaccarlo. In ogni caso sono rimasti sempre vicinissimi costringendo Ron a restare per venti minuti nella gabbia finch gli uomini non hanno issato a bordo tutta quella roba.
Jim Hogan era veramente soddisfatto delle scene. Continuammo per un po' a trastullarci con gli squali finch non fu troppo buio per ottenere delle buone riprese.
Jim part il giorno dopo portando con s la pellicola. Voleva farla sviluppare a Sydney e poi spedirla alla Universal a Los Angeles, in maniera che il direttore, Steve Spielberg, potesse vedere le scene che erano state girate fino a quel momento.
Nel pomeriggio del 5 marzo Hollywood ci fece sapere che dovevamo tentare di girare altre scene con gli squali. Dato che le gabbie erano state riparate e la barca di Rodney era in condizione di navigare, la mattina seguente riprendemmo il mare.
Mentre salpavamo apprendemmo da un notiziario della radio che i pescatori di molluschi stavano protestando in pubblico accusandoci di adescare gli squali. Un pescatore in immersione era stato appena attaccato e ucciso al largo della costa sud-australiana da un grande squalo bianco, un fatto
che destava naturalmente grave apprensione tra i pescatori di molluschi, innervosendoli. Ostacolato nella pesca dalle cattive condizioni atmosferiche e spaventato dal recente attacco perpetrato dallo squalo, un piccolo gruppo di questi subacquei aveva deciso di attribuire in parte a noi, cos sembrava, la colpa della loro sfortuna.
Arrivammo a Dangerous Reef a met mattinata. Quattro fusti, debitamente ancorati, galleggiavano davanti al tratto di mare nel quale gettavamo di solito l'ancora. Sembravano messi l per dare la caccia agli squali. A uno di essi era ancora attaccato un piccolo squalo morto evidentemente da un pezzo. I fusti, che avevano una capacit di soli cinquanta litri, erano troppo leggeri per trattenere efficacemente uno squalo bianco, ma senza dubbio in grado di agganciarlo e di ferirlo a tal punto da renderlo furioso. Era evidente che i pescatori di molluschi erano entrati in azione per metterci nei guai.
In quel momento ricevemmo via radio un messaggio da Jim Hogan il quale ci diceva di fare tranquillamente fagotto e di ritornare a Port Lincoln. Cos gettammo in mare tutte le esche e ritornammo alla base. In seguito leggemmo sul quotidiano locale che i pescatori di molluschi affermavano di averci fatto scappare. Inoltre ci promettevano, nell'eventualit che fossimo tornati sul posto per filmare squali, di seguirci dappertutto gettando in mare esche munite di grossi ami nelle nostre vicinanze.
Il 5 aprile, esattamente quindici giorni pi tardi, eravamo di nuovo all'ancora davanti a Dangerous Reef. Rodney aveva parlato con quei pescatori e spiegato loro che cosa ci proponevamo di fare. Costoro promisero di lasciarci in pace purch uccidessimo gli squali bianchi dopo averli filmati. Non ci rimase altro da fare che accettare la loro richiesta.
Seguirono tre giorni senza squali. Ron cominciava a preoccuparsi. Temeva che saremmo rimasti privi di squali da filmare. Cos decidemmo di mettercela proprio tutta. La quantit di sangue e di esche che lasciavamo nella nostra scia venne raddoppiata, provocando una incredibile frenesia alimentare nei piccoli pesci a poppavia. Dick e Rodney continuavano a pescare senza interruzione ammucchiando le prede in coperta.
Gli squali non si facevano vivi e noi continuavamo ad aspettare osservando il mare in bonaccia nella speranza di scorgere
il segno tipico, la pinna che fende la superfcie del mare. Sembrava quasi che il destino ci facesse scontare le giornate fortunate, piene di squali che rispondevano alle nostre esigenze, per punirci con la loro totale assenza.
Il mattino del 12 aprile Ron si alz prima che facesse giorno e si mise a scrutare la superficie grigia del mare. Nessuna pinna nera fendeva l'acqua e tutte le esche pendevano inerti. Nessuno le aveva toccate. Avevamo diffuso il nostro invito nell'oceano, la tavola era imbandita, noi, padroni di casa, stavamo aspettando, ma gli ospiti non si facevano vedere. Le ultime esche di teste di tonno tritate scomparivano nella scia del battello. Non potevamo andare a cercare gli squali, loro dovevano venire da noi. Se non ne avevano intenzione, non potevamo farci nulla.
A met mattinata cominciammo a riporre l'attrezzatura. Rodney tagli le sagole alle quali erano appese le esche. Le vidi affondare lentamente per posarsi sul fondale dell'oceano, circondate da migliaia di piccoli pesci. I pesci grossi, dei quali avevamo tanto bisogno, non si erano presentati; non c'era niente altro da fare. Ritornammo a casa sul mare inondato di sole. I gabbiani del Pacifico ci salutarono con le loro grida. Si erano abbondantemente nutriti con le nostre esche e il vederci partire li rendeva tristi. I leoni marini che mi piacevano tanto continuavano a giocare. Quelli non si curavano di noi, delle nostre speranze, dei nostri fallimenti.
C' un fascino misterioso in questo posto freddo e solitario dove i miti leoni marini vivono la loro gioiosa esistenza e la Morte Bianca pattuglia le fredde e verdi profondit del mare.


AVVENTURE.

Molti degli estratti che ho scelto per questo libro si riferiscono ad avventure vissute in modi diversi. Diversi racconti sono stati scritti da gente che va a caccia di avventure nel senso pi puro del termine. Con ci voglio dire che queste persone vanno in cerca di esperienze insolite o emozionanti, oppure le organizzano, pi per divertirsi che non per intenti scientifici, sportivi, commerciali.
Franois Poli descrive non solo le proprie avventure nell'America centrale, ma anche quelle di altre persone incontrate durante i suoi viaggi. Basta leggere il suo libro per rendersi conto che le emozioni erano per lui la linfa dell'esistenza.
Gli americani, invece, che sborsarono un mucchio di soldi allo scopo di farsi calare in mare racchiusi in una gabbia per vedere gli squali bianchi erano avventurieri di una specie diversa. Costoro non cercavano in prima persona l'avventura, ma pagavano chi la progettasse e la organizzasse per loro.
Ron e io viviamo delle avventure praticamente ogni volta che ci immergiamo e il mio nipotino di due anni ha provato un'esperienza emozionante per la prima volta in treno. Tutti abbiamo prima o poi un'avventura perch la sensazione di viverla  quasi sempre solo uno stato d'animo, un prodotto della mente. Ci che per uno  una faccenda di normale amministrazione pu essere estremamente eccitante per un altro, per cui  difficile stabilire che cosa significhi in realt il termine avventura.
I racconti che ho scelto riguardano comunque l'avventura per l'avventura, una cosa che solo poche persone sanno trovare in questo mondo frenetico e sovraffollato.


DA GLI SQUALI SI PRENDONO DI NOTTE
Franois Poli.

Che si possano trovare degli squali nei fiumi di acqua dolce molto a monte, fino a circa cinquecento chilometri di distanza dal mare,  comprovato, ma c' un solo posto nel quale gli squali si sono perfettamente adattati all'acqua dolce: il Lago di Nicaragua, nell'America centrale.
Senza dubbio questi squali vivevano una volta negli oceani. Il Lago di Nicaragua era collegato in epoche remote con il mare e gli squali si spingevano fino al lago in cerca di cibo. Poi, forse per un improvviso cambiamento nella struttura della Terra, il lago rimase tagliato fuori dal mare. Gli squali intrappolati nel lago finirono per adattarsi all'acqua dolce con il progressivo mutamento della composizione dell'acqua.
I racconti di Poli sul lago, sugli squali che vi si trovano e sugli indiani che vivono sulle sue sponde sono affascinanti. Gli squali citati attaccano e uccidono l'uomo, questo  indiscutibile. Dubito invece che un uomo privo di maschera e di pinne e armato solo di un coltello possa attaccare e uccidere uno squalo.
So che quest'affermazione continua a rispuntare nei racconti sugli squali, ma qualsiasi squalo, specialmente se appartenente alla famiglia dei Carcharinidae,  cos forte e agile, se si sente in pericolo, che nessun uomo armato di coltello  in grado di tenerlo a bada.
Ed  pure praticamente impossibile fare penetrare un coltello attraverso il mantello di uno squalo, a meno che non si tratti del basso ventre, meno resistente. Inoltre non credo che un subacqueo privo di maschera riesca a vedere abbastanza bene sott'acqua per individuare la regione vulnerabile dello
squalo nel brevissimo tempo che l'animale gli concede prima di essere fuori tiro.
Sembra che Poli abbia una vita avventurosa. Nel suo libro gli eventi precipitano e sono emozionanti.  un uomo che prende la vita come viene e che possiede, con la sua prosa, la capacit di fare provare e vedere al lettore ci che ha provato e visto lui.
Durante tutto il viaggio la scena fu sempre pi o meno la stessa: un agglomerato di capanne di legno, qualche costruzione in cemento, donne con abiti a colori vivaci, dietro le abitazioni una distesa, solitamente piccola, di campi coltivati e tutt'intorno la boscaglia.
Vedendo questi villaggi tagliati fuori dal mondo, uno aveva tutto il diritto di domandarsi dove gli indiani prendessero le banconote con le quali pagavano la mercanzia di Alvarez. A dire il vero, molti andavano quotidianamente a lavorare nelle miniere o nelle foreste dell'interno.
I boscaioli trasportavano i tronchi con dei carri fino alla sponda del lago, li facevano rotolare nell'acqua e li legavano insieme in maniera da costruire grandi zattere che venivano poi spinte con l'aiuto di lunghe pertiche, come fanno i gondolieri a Venezia, fino a San Carlos.
Uno dei villaggi in cui facemmo sosta era stato teatro di un feroce dramma circa sei mesi prima. Un indiano aveva fatto rotolare in acqua alcuni tronchi e li stava legando uno all'altro quando perse l'equilibrio e cadde in acqua. Uno squalo gli amput con un morso una gamba e quando il disgraziato fu finalmente portato a riva, aveva gi perso quasi tutto il sangue. Mor poche ore pi tardi mentre lo squalo continuava a restare in agguato nei pressi del luogo dov'era avvenuto il fattaccio. Un secondo indiano si immerse in apnea, attacc lo squalo con il coltello e riusc ad ammazzarlo riportando solo qualche lieve ferita.
Poi, raccont Alvarez, squarciarono lo stomaco dello squalo, ne tolsero la gamba quasi intatta dell'indiano e la seppellirono accanto a lui.
Il villaggio che segnava la fine del nostro giro era situato
su un pendio roccioso a un paio di chilometri dalla riva del lago. Quando attraccammo la barca nel punto pi vicino al paese erano passati pi di cinque giorni dalla nostra partenza da San Carlos, ma buona parte delle merci era ancora invenduta.
Dovevamo fermarci tre giorni e ritornare a dormire di notte a bordo all'infuori del nicaraguegno che andava sempre a dormire dagli indiani. Fu durante una di quelle sere che l'ex galeotto mi spieg il vero motivo che lo aveva indotto a fermarsi in quella parte del mondo. Aveva trascorso il pomeriggio a vendere ci che restava della nostra mercanzia e per la prima volta avevo visto gli indiani pagare Alvarez non in cordobas, ma in oro. Il vecchio che gli consegn il sacchetto trasparente di pepite era il capo di una trentina di indiani che si erano insediati in quel punto sulla sponda del lago. Quella trib non viveva in capanne di legno bens di pietra e di terra battuta, fornite di due ingressi uno di fronte all'altro come usa nei tropici per creare una continua corrente d'aria. Il capotrib abitava in una casa separata e davvero sorprendente: era un'autentica villa imbiancata a calce, fuori posto in quel paesaggio come un'antenna della radio in un documentario sull'Et della Pietra.
L'architetto e i muratori erano venuti da Managua per costruirla. Alvarez in persona aveva portato da San Carlos i pochi mobili e anche l'enorme ventilatore elettrico che venne montato al centro del locale pi spazioso della villa. Poich non aveva potuto prendere contemporaneamente anche il generatore dell'energia elettrica, era stato necessario fare venire dalla Costa Rica un meccanico perch costruisse un complicato meccanismo di pulegge e di ruote dentate in grado di mettere in moto il ventilatore. Durante le ore pi calde della giornata i ragazzi del villaggio prendevano posto a turno sull'apposito sedile e pigiavano con impegno sui pedali di una bicicletta fissa per fare funzionare il ventilatore.
Tutto ci era venuto a costare una piccola montagna di pepite. Ma di queste ce n'era in abbondanza. Bastava dare un'occhiata alle stoffe e ai gioielli che le donne avevano indosso per accorgersi che quel villaggio era diverso dagli altri.
Questi discendenti degli indiani Sumo non coltivavano la terra. Nulla vietava loro di dare la caccia agli squali, ma perch prendersela tanto? Con l'oro potevano comperare tutto ci che volevano.
Fu dell'oro che Alvarez decise di parlare con me quella sera. Lo fece perch aveva bevuto troppo rum nel pomeriggio durante le discussioni con gli indiani o perch pensava che ormai ci conoscevamo bene e che quindi poteva sbottonarsi un po' di pi? Mentre lo ascoltavo mi riusciva difficile vedere in lui il grassone placido dei giorni precedenti. L'eterno sorriso era scomparso e gli occhi sprigionavano una strana luce.
Dal suo posto a poppa del Lucitron si mise a scrutare la sponda per indicare poi con un cenno della mano il villaggio dove le luci si stavano spegnendo una alla volta.
Cinque anni fa, disse, quella gente viveva come gli altri. Niente villa, niente pepite, niente di niente. Erano dei pezzenti. Poi trovarono l'oro. Non sappiamo chi abbia scoperto la miniera, probabilmente il vecchio. Da allora, tutti vivono di quello. Naturalmente non lo hanno dichiarato, il che dimostra due cose: primo, che non sono affatto stupidi come sembrano, visto che capiscono che il governo potrebbe truffarli e secondo, che l'oro dev'essere molto ben mimetizzato...
Molta gente ha tentato, naturalmente, di trovarlo.  venuta da San Carlos e da Managua per esplorare i monti. Gli indiani li hanno sempre lasciati fare. E tutte le volte i cercatori se ne sono andati a mani vuote. Le cose andrebbero diversamente se il governo decidesse di interferire, ma per il momento...
Tacque. Dopo un po' soggiunse, dando con il palmo della mano un colpetto al bordo della barca: Ecco come stanno le cose. Ho deciso di non andarmene da questo paese finch non avr messo le mani su quel tesoro. Non so come far; sto tentando di scoprire il sistema per riuscirci. Se esiste un mezzo, lo trover.
Quando Alvarez quella notte decise di mettersi a dormire, l'orologio mi rivel che erano le due passate. Per due ore l'ex galeotto era rimasto seduto senza cambiare posizione, giungendo e disgiungendo nervosamente le mani e fumando mentre gli occhi continuavano a fissare la sponda del lago.
Quando mi destai con i primi raggi del sole, Alvarez era ormai
in piedi da un pezzo e stava parlando con il suo assistente appena salito a bordo. Era ora di salpare per San Carlos.
Per questo strano galeotto-mercante si trattava solo della fine di un giro di affari, per me, della fine delle mie peregrinazioni. I due tedeschi che mi avevano portato a San Carlos dovevano gi aspettarmi per riportarmi a Managua dove dovevo prendere l'aereo per New York e Parigi.
Eravamo in navigazione sulla via del ritorno da un pezzo quando arrivammo in vista dell'insenatura, una specie di minuscolo fiordo che penetrava nell'entroterra per una ventina di metri. Era la playa de los muertos, la spiaggia dei morti. Il nome risaliva all'epoca in cui gli indiani del posto, seguendo una tradizione ormai in disuso, gettavano i loro defunti in pasto ai pescecani. L'acqua in quel punto era eccezionalmente limpida e molto profonda.
Per me era venuto il momento di ascoltare l'ultimo e pi straordinario racconto sulla caccia agli squali dei tanti sentiti nel corso del viaggio.
Nessuno sa con precisione quando sia accaduto, cominci Alvarez. Credo una trentina di anni fa. Il tizio che ha costruito questa casa, un olandese, era venuto qui con un unico scopo, quello di dare la caccia agli squali. Ma non squali qualsiasi. Voleva quelli che divoravano i cadaveri gettati in acqua dagli indiani. I defunti venivano scaraventati in acqua con indosso ornamenti e gioielli e questo spiega tutto. Al termine della cerimonia funebre l'olandese gettava le sue lenze per recuperare l'oro e gli smeraldi contenuti negli stomaci degli squali. Era un'idea balorda perch nel lago ci sono molti squali. Ci nonostante raccolse, cos dicono, un enorme gruzzolo. Tra un funerale e l'altro aveva l'abitudine di gettare in acqua le carcasse degli animali che aveva ucciso in montagna, nella speranza che gli stessi squali si sarebbero inoltrati nella cala attirati anche da queste esche. Poi, un bel giorno, gli indiani scoprirono quello che stava combinando l'olandese...
Alvarez perlustr con gli occhi l'orizzonte e soggiunse: Cos diedero fuoco alla casa. E tagliarono la gola all'olandese.
(Da Les requins se pchent la nuit di Franois Poli, Les Presses de la Cit.).


LA SPEDIZIONE PER VEDERE IL GRANDE SQUALO BIANCO
Valerie Taylor.

Il 5 febbraio 1976 arriv a Port Lincoln, nell'Australia meridionale, un gruppo di quattro americani in cerca di avventure. Avevano pagato quattromila dollari a testa, pi il viaggio in aereo, nella speranza di vedere il grande squalo bianco nel suo ambiente naturale. Il viaggio era stato organizzato da Carl Roessler dell'agenzia See and Sea Travel di San Francisco.
Ron e io ci trovavamo sul posto per filmare sott'acqua la spedizione per una stazione televisiva di Adelaide, nell'Australia del sud. Sembrava incredibile che qualcuno fosse disposto a pagare per fare qualcosa per cui noi normalmente venivamo pagati, ma ci, io credo, dimostra l'enorme fascino esercitato da questi bestioni.
Tutti i visitatori erano sommozzatori e fotografi subacquei. Il piano di operazione prevedeva che avrebbero dormito sulla terraferma per raggiungere ogni giorno il tratto di mare cosparso di esche con un mezzo veloce. Ron e il comandante del battello con l'attrezzatura subacquea, Dick Leach e io dovevamo invece restare sul luogo dell'azione, badando a gettare continuamente esche nell'acqua e a trattenere gli squali se si fossero fatti vivi.
Fu una spedizione riuscita perfettamente persino dal nostro punto di vista professionale. Mai nel passato ci era capitato di incontrare tanti squali con condizioni atmosferiche cos favorevoli. Il viaggio fu un grande successo per tutti. I quattro sommozzatori rimasero entusiasti delle esperienze vissute e tornarono a casa felici di avere partecipato a una simile avventura.
I poveri grandi squali bianchi, invece, non se la cavarono cos bene. Tutta la pubblicit fatta alla spedizione dai mezzi di diffusione concentr l'attenzione dei cacciatori di squali su quel tratto di mare. Durante i successivi cinque mesi almeno dodici grandi squali bianchi vennero presi per il prezzo elevato che si poteva ricavare dai loro denti. Dodici squali sono parecchi per un tratto di mare piuttosto limitato, per cui ci vorr parecchio tempo prima che i grandi squali bianchi ritornino a Dangerous Reef cos numerosi come prima.
 interessante notare che l'idea di fare scendere dei turisti paganti in immersione racchiusi in una gabbia si afferm prima che il film Lo squalo richiamasse l'attenzione dell'opinione pubblica sugli squali bianchi.
Ho scelto la prima parte del mio diario che comprende il primo avvistamento di un grande squalo bianco da parte degli americani e descrive le loro reazioni.
Una spedizione simile prevista per l'anno successivo dovette essere annullata a causa della pubblicit ostile, delle reazioni contrarie dei pescatori di molluschi e soprattutto della mancanza di squali.
Dopo l'escursione organizzata dalla See and Sea Ron e io tornammo altre due volte a Dangerous Reef per filmare i grandi bianchi. Avemmo poco successo e fummo costretti alla fine a terminare le riprese nell'Australia occidentale.

3 febbraio 1976.
Andati a cena ieri sera con gli americani. Sono in quattro: Carl Roessler, John Bell, il dottor Ted Roulison e John Fudens.
Sembrano dei tipi simpatici. Ron e io li dobbiamo accompagnare nelle escursioni. Ognuno di loro ha pagato quattromila dollari alla See and Sea Travel per partecipare alla spedizione. Il prezzo non comprende il passaggio aereo dagli Stati Uniti all'Australia. Qualcuno guadagner un sacco di soldi in questa faccenda. Una cosa comunque  certa: non saremo noi.
Per quanto ci riguarda, dovremo pagare lo scotto sott'acqua, ma io stessa, tanto per cominciare, non vorrei perdere
una simile occasione.  probabilmente la prima volta nel mondo che dei turisti pagano per scendere in una gabbia sotto la superficie del mare e vedersi mulinare attorno degli squali.
L'idea nacque circa un anno fa quando il capo della Sea and See Travel, Dewey Bergman, venne a visitare l'Australia.
Dewey  un nostro vecchio amico. Eravamo a cena quando gli dissi casualmente che vedere degli squali bianchi da una gabbia poteva essere un'interessante attrazione per i turisti. Dewey si drizz di colpo e prese nota. Ron soggiunse che avevamo un amico nell'Australia del sud che poteva predisporre tutto e cos ebbe inizio la realizzazione dell'idea.
Da allora il ritmo dei preparativi si  fatto sempre pi frenetico. Mi domando che cosa speri di vedere tutta quella gente. Mi sembra davvero incredibile: quattromila dollari per dare un'occhiata a un grande squalo bianco.
Partiremo da Sydney per Port Lincoln dopodomani.

6 febbraio 1976.
Be', finalmente ci siamo! Gli americani sicuramente ci sanno fare. Sprizzano energia da tutti i pori. Nello stesso tempo sembrano in preda a una specie di panico. Perlomeno dieci volte mi hanno chiesto che tempo far secondo me e anche se ci saranno gli squali. Ne so quanto loro, ma Ron e io non abbiamo pagato tutti quei dollari per vedere un pescecane per cui possiamo concederci il lusso, penso, di non prendercela.
La spedizione  stata abbondantemente pubblicizzata dalla stampa e dalla televisione. Visti i problemi che abbiamo dovuto affrontare nel passato per tenere buoni i pescatori di molluschi, la cosa non mi  parsa molto prudente, ma non sono io che ho organizzato il viaggio per cui non ho voce in capitolo. Immagino che mi regoler secondo le circostanze e che star a vedere che cosa succeder. Il tempo comunque promette bene per cui gli americani potrebbero avere fortuna.

Ore 1,30 del pomeriggio.
Ron e io siamo ancora una volta imbarcati sul Trade Wind.
Gli americani si trovano sul Temptation, la barca di Bill Zealand. Bill  sempre lo stesso, pieno di buon umore e pronto a improvvisare. Effettivamente la sua barca sembra un po' affollata.
A bordo ci sono infatti i quattro americani, Rod Fox, Bill, un marinaio di coperta, John e tre tipi del canale 10 della televisione che devono girare un documentario su tutta l'impresa, dall'inizio alla fine.
Dick, Ron e io abbiamo tutta la barca per noi. Abbiamo avuto mare mosso appena siamo salpati e anche adesso, all'ancora, la barca rolla.
Gli americani, ognuno con la macchina fotografica, stanno aspettando il Bianchino. Forse sperano di vederlo uscire dal mare e fare le capriole da un momento all'altro.
Mi domando quanto durer il loro entusiasmo.
Personalmente mi sento a pezzi. Ho avuto un po' il mal di mare durante la navigazione e lo sento ancora adesso. Gli americani si sono addestrati a scendere nella gabbia e a uscirne. Sembrano tutti entusiasti.

7 febbraio 1976, mattino.
Il Temptation  ritornato a Port Lincoln. Si  allontanato da Dangerous Reef alle cinque e trenta di ieri pomeriggio.
Dick, Ron e io siamo rimasti qui con il Trade Wind con un'incombenza importantissima: quella di continuare a gettare in mare le esche.
 stata una notte terribile. Il vento soffiava da tutte le direzioni. Nessuno di noi ha chiuso praticamente occhio. Dick ha dovuto spostare due volte il Trade Wind.
Adesso, per, sembra che avremo una bella mattinata. Il mare si  calmato. Che fortuna, quegli americani! La nostra colazione deve arrivare con il Temptation per cui continuo a scrutare l'orizzonte.

7,30 di sera.
Niente squali oggi. Gli americani cominciano ad avere un'aria scoraggiata.
Diciamo loro che spesso ci  capitato di aspettare una settimana e pi per vedere uno squalo. 'La notizia non contribuisce a rinfrancare i nostri ospiti.
Non  un'impresa facile. Se lo fosse, un mucchio di altra gente intraprendente organizzerebbe spedizioni del genere.
Gli americani cominciano a farmi un po' pena: venire da tanto lontano e spendere tanti soldi. L'idea che forse non concluderemo niente dev'essere un incubo per loro.

8 febbraio 1976.
Abbiamo trascorso una notte tranquilla e appena consumata una formidabile prima colazione.  una splendida mattinata e riesco a vedere il Temptation che si sta avvicinando rapidamente. Dick ha appena finito di dire con una punta di rammarico nella voce: La nostra pace e tranquillit stanno andando a farsi friggere.

Speriamo che ci portino un po' di esche fresche. C' puzzo di squalo in giro. Del resto sarebbe ora. Siamo ormai fuori da tre giorni e un torrente continuo di esca minuta finisce in mare per tutto il giorno e anche la notte.

7,30 di sera.
Sono arrivati tre squali. Che fortuna! Quando il primo si  avvicinato l'aria era piena di elettricit e di emozione.
Tutti gli americani si sono messi a filmare e a fare foto. Rod Fox scattava fotografie di scena imitato da Bill Zealand e Dick Leach, i nostri due comandanti. I ragazzi della televisione facevano girare le cineprese. Ron e io facevamo girare le cineprese.
Il povero squalo dev'essersi domandato a quale specie di creatura appartenesse questa muraglia di occhi neri che lo stava guardando.
Ogni passaggio dello squalo  stato commentato dalle grida degli americani e dallo scattare di una dozzina di macchine fotografiche. Mai uno squalo  stato cos abbondantemente impressionato su una pellicola.
Il suo primo, fiducioso approccio  diventato un tantino esitante quando sono state calate le gabbie. Era chiaro che tutti quegli oggetti sconosciuti nell'acqua lo innervosivano. Gli americani, impavidi e in preda all'agitazione, si sono infilati le mute per immergersi.
Non mi  mai capitato di incontrare gente capace di farmi tante domande. Volevano sapere tutto ci che noi avevamo appreso sui grandi squali bianchi e anche come bisognava fotografarli. Le domande e le risposte venivano gridate a distanza.
Lo squalo ha investito la gabbia pi lontana. Tutti si sono messi a gridare e ad applaudire. Vista dalla nostra barca, la scena sembrava caotica e probabilmente lo era, ma gli ospiti sembravano cos contenti che anche noi indigeni ci sentivamo felici solo a guardarli.
L'acqua era rossa a causa della poltiglia sanguinolenta che costituiva l'esca quando i sommozzatori entrarono nelle gabbie. Al primo arrivato si era aggiunto un secondo squalo. Entrambi giravano intorno alle gabbie. Ognuno di essi aveva ingoiato un'esca. Ho pensato che gli americani fossero nelle condizioni di ottenere delle ottime e lunghe riprese. Gli squali hanno cozzato pi volte contro le gabbie spruzzando di acqua la gente che stava in coperta.
Ron, appeso al trampolino, continuava a filmare meglio che poteva. Gli americani sono risaliti in superficie per ricaricare le loro cineprese. Faceva piacere vederli tanto contenti. Ogni mossa e ogni passaggio degli squali sono stati descritti e discussi.
Quando si sono calati di nuovo nelle gabbie c'erano ormai tre squali. Si stava facendo tardi perch i bestioni erano arrivati solo a mezzogiorno. La luce cominciava a non essere pi buona per le riprese filmate, ma gli americani continuavano a restare nelle gabbie per godersi fino in fondo l'esperienza. Il sole era ormai molto basso sull'orizzonte quando hanno finalmente deciso di piantarla.
Crede che tutto questo sia valso i soldi e la fatica? ho chiesto a John Fudens.
Senza alcun dubbio, senza alcun dubbio, ha risposto.
Non avrei mai immaginato che una creatura di questa
terra potesse essere cos impressionante, ha affermato il dottor Ted con la sua voce calma.  stata una grande esperienza che non dimenticher mai. Quegli squali sono le cose pi belle che io abbia mai visto.


IL COMPORTAMENTO DEGLI SQUALI.

Il comportamento degli squali, come quello dei bambini,  un argomento che desta l'interesse di molta gente. La dottoressa Eugenie Clark ha dedicato molti anni della sua vita allo studio degli squali e al loro modo di comportarsi in varie situazioni. Non solo studiosa, ma anche eccellente sub, la dottoressa Clark  stata in grado di osservare gli squali in mare aperto, il che dev'essere un grandissimo vantaggio quando si studia il comportamento di una specie. Naturalmente  stata costretta a svolgere buona parte del suo lavoro servendosi di squali in cattivit. In mare aperto, lo squalo ben difficilmente si trattiene sul posto abbastanza a lungo perch qualcuno possa fotografarlo, per non parlare di esperimenti che abbiano una certa durata.
Non solo gli studiosi e i ricercatori sono di aiuto a coloro che raccolgono informazioni sugli squali. Chiunque abbia modo di osservare questi pesci per un certo periodo di tempo deve necessariamente apprendere qualcosa sul loro schema comportamentale. Cos, per esempio, i pescatori d'altura sanno che gli squali in alto mare preferiscono come esca i pesci piccoli. Alcuni di loro conoscono cos bene il comportamento delle varie specie di squali da essere in grado di dire non solo a che specie appartenga il pescecane che ha appena abboccato, ma anche quanto all'incirca possa pesare. Tutto questo senza averlo visto e il pi delle volte azzeccando la previsione.
Due persone diverse possono osservare lo stesso squalo e arrivare a conclusioni completamente differenti su ci che secondo loro lo squalo sta facendo o sul perch lo stia facendo.
Esiste anche la possibilit che entrambi sbaglino. Ci vorranno ancora molti anni perch cominci a emergere uno schema comportamentale completo. Qualsiasi informazione riguardante gli squali  preziosa, sia che venga da uno studioso celebre sia da un pescatore alle prime armi.
Ron e io abbiamo avuto la fortuna di avere lavorato per parecchio tempo con gli squali chiamati infermiere in grigio, una specie di squali-tigre. Durante il giorno questi pesci sono tranquilli, piuttosto pigri, ma diventano estremamente attivi durante la notte quando devono andare in cerca di cibo. Questa  un'osservazione abbastanza semplice che riguarda il comportamento di una certa specie. Anche se non ci consideriamo degli esperti di squali, come quasi tutti gli abili sommozzatori, possediamo tuttavia un certo numero di nozioni sul comportamento di quelli che vediamo con maggiore frequenza. Queste semplici caratteristiche, riscontrabili nella vita quotidiana, possono essere definite con una certa facilit e formano ora un insieme di cognizioni in possesso di tutti coloro che lavorano con questi animali. C' un grosso interrogativo che ossessiona milioni di persone: perch gli squali attaccano l'uomo? In realt nessuno lo sa. Si tratta di un fenomeno ancora oggetto di profondi studi da parte degli scienziati in tutti i paesi dove si verificano questi attacchi. La risposta non  semplice e, secondo me, l'uomo non sapr mai risolvere in modo esauriente questa questione.
Il comportamento degli squali rimane ancora un grande mistero di cui  stata appena scalfita la superficie. I racconti che ho scelto formano una raccolta estremamente varia. L'unico dato di fatto certo che il lettore potr desumere sar che il comportamento degli squali  assolutamente imprevedibile.


DA SQUALI, MARE E TERRA
SINBAD.

Sharks, Sea and Land (Squali, mare e terra), tratto dalla rivista Temperance World!,  un opuscolo pubblicato in origine dalla Blackfriars Printing and Publishing Company nel 1889. Si tratta di una raccolta di vecchi racconti che hanno per protagonisti diversi squali e che comprende anche un capitolo sugli squali terrestri della variet umana.
Ho scelto quello su uno squalo che serv a richiamare l'attenzione delle autorit su un delitto. Uno squalo  capace di ingoiare le cose pi incredibili, com' dimostrato dall'episodio raccontato dal signor Wylie.
Dal racconto si desume che l'atteggiamento dei marinai nei confronti degli squali non  cambiato rispetto al passato. Bench la credibilit di queste storie lasci molto a desiderare, lo stile arcaico della narrazione forma un gradevole contrasto con la prosa pi seriosa degli altri racconti che compaiono in questo libro. Non vi  dubbio che quasi tutti gli episodi qui riferiti siano pi o meno autentici. La maggior parte delle storie sugli squali ha origine da un fatto vero. Il guaio  che a furia di raccontarle e di riraccontarle gli squali diventano sempre pi lunghi e gli uomini sempre pi coraggiosi.
Ancora pochi anni fa si poteva vedere presso il tribunale dell'Ammiragliato alla Giamaica la mandibola di un pescecane. Le indagini storiche effettuate hanno portato alla luce la seguente leggenda. Durante la grande guerra contro la Francia nei primi anni di questo secolo, i nostri bastimenti da guerra avevano molto da fare nelle Indie occidentali, visto che le navi neutrali portavano spesso merce di contrabbando per cui era necessario perquisire il bastimento sospetto. A questo scopo venivano equipaggiati dei cutter, al comando di ufficiali inferiori, con l'ordine di incrociare e di controllare i documenti di bordo di qualsiasi nave che incontrassero. Uno di questi cutter, lo Sparrow, comandato da un certo signor Wylie, doveva incrociare al largo di Capo Tiburon, un promontorio dell'isola di San Domingo. Un bel giorno lo Sparrow si mise a inseguire e poi perquis un brigantino americano il cui carico, unito a una serie di altre circostanze, dest cos forte il sospetto che fosse di propriet nemica da indurre Wylie a piazzare alcuni marinai a bordo con l'ordine di pilotare il brigantino a Port Royal per un esame pi approfondito.
All'arrivo del brigantino in porto, il suo comandante americano giur su tombe di intere generazioni, come solo gli americani sanno fare, che i documenti di bordo da lui presentati dicevano la verit, per cui la corte dell'Ammiragliato decise di rimetterlo in libert. A quel punto lo yankee inizi un procedimento giudiziario contro il tenente Wylie, chiedendo la controstallia per la detenzione arbitraria e ingiustificata della sua nave.
Mentre la causa era ancora pendente arriv a Port Royal un battello ausiliario agli ordini del guardiamarina Titton. Siccome era amico di Wylie, l'ufficiale sal a bordo dello Sparrow e rimase meravigliato di trovarlo molto depresso, con il morale a terra. Gli chiese che cosa avesse e venne cos informato del guaio capitato all'amico, il quale era preoccupato per l'enormit del risarcimento che avrebbe dovuto pagare di tasca propria allo yankee.
Titton, sentendo il nome del brigantino e in che cosa consisteva il carico, disse all'amico di non prendersela perch la nave costituiva effettivamente una preda bellica. Poi gli spieg che mentre incrociava con il suo battello nelle acque dove lo Sparrow aveva dato la caccia al brigantino, e pressappoco nello stesso periodo di tempo, avevano catturato un grande squalo. Quando uno degli uomini aveva squarciato il ventre del bestione, tutti erano rimasti sorpresi nell'udirlo esclamare: Venite a prendere la vostra corrispondenza, ragazzi,  arrivato il postino. Nello stesso tempo aveva consegnato
al comandante un fascio di carte trovate nello stomaco dello squalo. I documenti erano ancora in buono stato, visto che il mostro non li aveva ancora digeriti, e cos Titton li aveva conservati insieme con la mascella dello squalo per ricordo.
Confrontati con la nota di carico del brigantino i documenti si erano rivelati quelli autentici dell'americano che, inseguito dalla nave da guerra inglese, li aveva gettati a mare dove erano stati inghiottiti dallo squalo. Le carte rivelavano senza ombra di dubbio che il carico era francese.
Wylie assaporava gi la vendetta. I due amici si precipitarono subito a Kingston con le nuove prove, ma ogni ulteriore indagine apparve superflua perch il comandante del brigantino, impressionatissimo dalla strana piega presa dagli eventi (che lui considerava una vendetta del cielo perch si era reso colpevole di spergiuro), se l'era gi squagliata. Il brigantino venne accreditato allo Sparrow, con il risultato che Wylie incass ben tremila sterline, la parte che gli spettava del ricavo ottenuto con la vendita del brigantino e del carico. Titton mand in dono la mandibola dello squalo alla corte dell'Ammiragliato a Giamaica osservando che la considerava un efficace collare da mettere indosso ai neutrali costretti in futuro a prestare giuramento.

terzo pescatore: Padrone, mi domando come i pesci vivano nel mare.
primo pescatore: Be', come fanno gli uomini sulla terraferma; i grandi mangiano i piccoli.
Dal Pericle di Shakespeare.

I miei lettori avranno gi sentito dire che gli squali inghiottono ogni sorta di spazzatura, tuttavia temo che il seguente episodio sembrer loro troppo esagerato per essere credibile sebbene venga confermato da diversi noti personaggi: Ruysch, uno dei pi attendibili vecchi naturalisti, scrive che un uomo ricoperto da una corazza di maglia (lui lo chiama homo loricatus) era stato trovato nello stomaco di uno squalo bianco. Blumenback, uno dei pi famosi naturalisti dell'epoca moderna, riferisce che un intero cavallo era stato trovato una volta nello stomaco di un pescecane e Basil Hall, un eminente ufficiale di Marina, racconta che dallo stomaco di uno squalo bianco, che aveva visto catturare, era stata estratta
la pelle di un bufalo e molti altri oggetti gettati in mare nella settimana precedente. A Saint James, sull'isola di Sant'Elena, raccontano l'episodio di uno squalo che era finito sulla spiaggia. Quando i pescatori lo avevano sventrato erano rimasti sconvolti nel trovarvi il corpo di un artigliere con ancora indosso l'uniforme.
I francesi chiamano lo squalo requin. Come i miei lettori avranno indubbiamente capito, la parola deriva probabilmente dal latino requiem, il che significa che i compagni di un uomo caduto in un mare infestato da squali possono recitare per lui l'abituale preghiera per i morti. Ben raramente, se non mai, un uomo tanto sfortunato da cadere in mare in mezzo agli squali ricompare in superficie. Si ode un grido atroce, una massa confusa in movimento appare sotto il pelo dell'acqua e sopra una pinna. L'ondata successiva che investe lo scafo della nave  colorata di rosso e i marinai inorriditi sanno che il loro compagno ha raggiunto la destinazione dalla quale non  mai ritornato nessun viaggiatore.
I marinai superstiziosi dell'antichit credevano che gli spiriti dei compagni defunti entrassero nei corpi delle procellarie chiamate anche galline di mamma Carey.
Che gli squali bianchi abbiano una bocca enorme, abbastanza grande per inghiottire, se non proprio un cavallo o un bufalo perlomeno un uomo,  dimostrato dal seguente episodio. La regia nave Flora stazionava alcuni anni fa all'isola di Sant'Elena e l'equipaggio cattur un bel giorno uno squalo mostruoso. Le mandibole, una volta staccata la testa dal corpo, vennero ripulite e spalancate al massimo. Si scopr cos che potevano contenere la testa, le spalle e il corpo del tenente, un uomo che pesava oltre ottanta chili, senza neppure sfiorarlo.
Qui di seguito  riportata la descrizione della cattura di uno squalo dovuta alla penna di M.L. Platt nella rivista Muse des Sciences.
Uno squalo di grandi dimensioni, sicuramente lungo non meno di dieci metri, ha osato avvicinarsi al nostro bastimento. Siccome c' bonaccia e non abbiamo nulla da fare, salutiamo con gioia le probabili emozioni e il diversivo dalle nostre monotone occupazioni che il bestione ci potr offrire. Per misura precauzionale e anche per tenerlo impegnato gli gettiamo in pasto un paio di vecchi stivali che inghiotte coscienziosamente. Comunque per il momento, l'animale non ha bisogno di esche. Infatti, finch durer la bonaccia e la nostra nave non far pi di tre o quattro nodi, lo squalo non abbandoner sicuramente la scia del nostro palazzo galleggiante da dove spera sempre di vedersi arrivare un boccone prelibato.
Mentre si diverte a tuffarsi nella scia della nave, tutti a bordo sono presi da una specie di frenesia. Prepariamo i nostri attrezzi da guerra e ci accingiamo a iniziare la battaglia. Un enorme gancio da pesca viene attaccato con l'aiuto di una catena di ferro all'estremit di un lungo e robusto cavo. L'esca  costituita da un grosso pezzo di carne di maiale, del tutto identico a quello che il mostro ha gi ingoiato mentre la carne veniva marinata nell'acqua di mare in attesa di essere servita all'equipaggio per cena.
Finalmente tutto  pronto. Il comandante tiene in mano un arpione bene ingrassato; i nodi scorsoi del cavo si stringono con facilit e si trovano a portata di mano. Tutti si sono radunati sul cassero, un marinaio getta in mare il gancio e la pesca ha inizio.
Lo squalo cessa di tuffarsi e di girare intorno alla nave. Ha fiutato l'esca e si dirige con fare pigro verso il pezzo di carne di maiale a fior d'acqua. Ha imparato da un pezzo che una preda cos piccola non pu sfuggirgli. Non appena l'ha sfiorata con il muso si gira su un fianco, spalanca la gigantesca bocca e inghiotte. Nello stesso istante, per, uno strattone irrigidisce il cavo facendo penetrare la punta del gancio nella mandibola. Due mani afferrano saldamente il cavo e cominciano a tirarlo mentre lo squalo si dibatte per il dolore sollevando altissimi spruzzi. Qualche volta il gancio si spezza; in questi casi bisogna ricominciare da capo. Lo squalo, pur avendo la gola dilaniata e sanguinante, inghiotte con uguale avidit la seconda esca.
Non appena siamo sicuri che il gancio  penetrato nella gola, rimorchiamo l'animale fin sotto la murata. L'uomo collocato al posto d'onore, generalmente, come nel nostro caso, il comandante, arpiona con forza lo squalo.  necessario che il ferro penetri nella carne fino al punto in cui la parte mobile risulti perpendicolare all'asse della lancia. Ora abbiamo due punti di attacco e solleviamo lo squalo dall'acqua con il cavo del gancio e con la sagola dell'arpione, alando nello stesso tempo. Quando  sospesa a mezz'aria la bestia perde
parte della sua forza perch le pinne e la coda sono ormai prive di punti di appoggio. Niente  pi facile, mentre lo squalo  appeso lungo la fiancata della nave, dell'infilare un cappio a nodo scorsoio sulla sua coda. I tre cavi che ora trattengono lo squalo scorrono su pulegge fissate ai pennoni e la bestia viene tirata rapidamente a secco sul cassero.
Una volta catturato il prigioniero, la punizione non si fa attendere. Invano si dibatte e si dimena, invano sbatte ripetutamente e con violenza la coda che minaccia di sfondare il tavolato. Un marinaio gli affonda un arpione nella gola per tenerlo fermo mentre un altro gli taglia la coda con un'ascia. Cos mutilato, lo squalo  perfettamente innocuo e non pu fare nulla anche se con un colpo di coda sarebbe ancora in grado di uccidere un uomo o perlomeno di spezzargli un femore. Il mostro  ormai inoffensivo, gli apriamo il ventre ed estraiamo il cuore che viene immediatamente gettato in mare. A volte una porzione di stomaco viene messa da parte per essere mangiata; altre volte l'animale viene scuoiato e la pelle essiccata mentre la spina dorsale finisce per diventare un elegante bastone da passeggio. Anche il fegato, ricco di olio iodato, verr probabilmente utilizzato.
Poich ora stiamo parlando della caccia allo squalo, quanto segue potr interessare i miei lettori perch illustra un metodo nuovo per distruggere questi pesci. Se ritorno con la mente agli anni 1847-49, quando mi trovavo a bordo della regia nave Blazer in crociera lungo la costa occidentale dell'Africa, gli squali offrivano molte ore di divertimento agli ufficiali e ai marinai nelle lunghe e monotone giornate in cui nessuna vela alla quale potessimo dare la caccia appariva all'orizzonte e ogni speranza di preda svaniva. Una volta la nave era all'ancora al largo di Lagos nel golfo di Guinea. Gli squali erano cos numerosi in quel punto che bastava che un uomo si affacciasse alla murata e guardasse il mare per fare salire in superficie gli squali. Cadere in acqua in quel momento equivaleva a una morte istantanea. Una mattina l'equipaggio era impegnato in un'esercitazione di tiro a segno con cartucce a palla quando all'ufficiale istruttore balen l'idea che gli squali avrebbero potuto fornire un ottimo bersaglio. Venne cos dato l'ordine di tenere sospeso a meno di un metro dall'acqua un pezzo di carne di maiale di circa tre chili, appeso al bompresso. Lo stratagemma funzion in pieno provocando grande entusiasmo. Gli squali cominciarono a balzare fuori dall'acqua uno dopo l'altro nel tentativo di afferrare l'esca, ma senza riuscirci, per ricevere in cambio una palla di moschetto nella testa. Era uno sport eccitante che offriva agli uomini lo spunto per risate e battute sulla carne di cavallo salata e sulle gallette piene di vermi all'ora dei pasti.
I marinai ritengono che gli squali non tocchino i negri, senza dubbio per il coraggio con cui loro si gettano in acqua, ci siano squali in vista o meno. Comunque il console britannico di quel posto desolato, Lagos, ci raccont che non passava settimana senza che gli squali si portassero via alcuni indigeni quando le loro canoe si capovolgevano sulle secche.
A Greytown, nel Nicaragua, un posto squallido in un'altra parte del mondo, i marinai non potevano scendere a terra in franchigia a causa del clima malsano e delle tentazioni offerte dalle bettole gestite da una specie di pescecani terrestri. L c'era comunque la consuetudine che la guardia franca (quaranta uomini) di turno della corvetta che stazionava nel posto scendesse a terra per sgranchirsi le gambe sul versante opposto del porto, portando con s dei grandi ganci bene affilati per la caccia allo squalo, un rotolo di corda dello spessore di circa sei centimetri e un ceppo di legno da usare come boa. Gli squali e gli alligatori abbondavano in quel porto che ora  chiuso. I nostri allegri marinai sbarcavano sul lato sinistro del porto, dove il terreno  sabbioso e anche ripido, come a Dungeness Point, accendevano le pipe e applicavano al gancio la solita carne di maiale, un tantino meno rancida di quella delle razioni africane. Fatto qusto, il gancio con l'esca, fissato al ceppo galleggiante e alla robusta corda veniva gettato in acqua e trascinato al largo dalla corrente. Quasi subito la boa scompariva per un paio di secondi. L'eccitazione dei marinai era al culmine e quando il nostromo con il fischietto dava il segnale di pronti! ogni uomo afferrava la corda lasciando che gli scivolasse tra le dita mentre lo squalo dava strattoni all'esca. Nell'attimo in cui il ceppo che fungeva da boa scompariva completamente, il nostromo fischiava lo ala teso! e poi ala!. In un paio di minuti, un mostro di squalo estremamente riluttante veniva alato a terra. Poi si udiva il trillo del fischietto che corrispondeva al dai di volta! e
l'equipaggio gridava un triplice evviva. Gli uomini, in preda all'eccitazione, circondavano il prigioniero e cominciavano a tagliarlo a pezzettini che poi venivano gettati in mare perch gli alligatori li divorassero.


DA MATEA MORA Franco Prosperi.

Le opinioni contrastanti sul comportamento degli squali, presentate come dati di fatto da vari esperti, sono subito evidenti per chiunque legga questo libro. Nel suo volume Matea Mora, Franco Prosperi commenta infatti tutte queste differenti opinioni esistenti.
Siccome io stessa sono una sub ho la tendenza, che del resto  perfettamente naturale, a dare ragione a Hans Hass, il cui contributo  citato in questo libro, per quanto riguarda la ferocia degli squali. In linea di massima non sono pericolosi. Le affermazioni di Pehuel-Loesche, che suoneranno all'orecchio del lettore medio come un prodotto della fantasia di quel distinto studioso, sono indubbiamente vere. Mi  capitato spesso di vedermi circondata in immersione da squali balena i quali, in assenza di qualsiasi provocazione, mi hanno sottoposta a un primo rapido esame dovuto alla curiosit per andarsene poi per i fatti loro senza aggredirmi.
L'osservazione di Francis Day per cui i morsi inflitti dagli squali ai pescatori in India si verificano di solito quando le bestie catturate vengono alate a bordo dei pescherecci ancora vive,  perfettamente logica e senza dubbio rispondente ai fatti. Conosco due sub australiani che cacciano con il fucile subacqueo, e ho sentito parlare di molti altri, che sono stati morsicati da uno squalo ritenuto morto. Questi morsi sono raramente profondi, ma continuano ad alimentare la teoria che lo squalo attacca l'uomo.
Un giovanotto stava tentando di aprire con il coltello la bocca di uno squalo, che sembrava morto, catturato con la fiocina. Lo squalo ebbe un sussulto, il coltello scivol e le
mandibole si chiusero imprigionando le mani del poveretto. Fu un'esperienza estremamente spiacevole, ma la colpa non era certo dello squalo. I titoloni dei giornali, per, dicevano: Sommozzatore azzannato da uno squalo.
 un libro interessante in ogni sua parte e illustra molti aspetti degli squali e del loro comportamento. Mi  piaciuto il modo in cui Franco Prosperi ha sperimentato la teoria dell'urlo di Hass.  interessante che i risultati che ha ottenuto siano simili ai miei quando ho voluto collaudare la stessa teoria.
Ma andiamo con ordine e vediamo che cosa si legge intorno a questo argomento sui testi di diversi autori e narratori che si occuparono della questione.
Cominciamo da un appassionato viaggiatore che trascorse diverso tempo presso alcune isole dell'Oceania e nel Pacifico in genere, il Dixon. Lui assicura che in quelle zone lo squalo non  molto temuto e afferma di avere assistito alla lotta tra alcuni indigeni delle isole Sandwich e i pescecani per il possesso di pochi residui di carne suina che i marinai del suo battello avevano gettato in mare.
Ci dimostra che, a volte, non solo gli squali sono tremendamente affamati.
Dopo di lui per, a distruggere queste notizie ottimistiche, arriva il Gesner, acuto osservatore, ma forse eccessivamente propenso a riportare niente altro che dicerie, il quale afferma che questi animali sono sicuramente divoratori di uomini ed  quindi necessario, specie nei mari tropicali, non bagnarsi in acque profonde per evitare incontri con lo squalo. Riporta anche il caso, un poco umoristico, di una certa prionace catturata a Marsiglia, nel cui corpo sarebbe stato rinvenuto un soldato armato di tutto punto. Si trattava evidentemente di una prionace antimilitarista!
Ma anche un autore pi recente, il direttore dell'acquario dello Zoo di Londra, E.C. Boulenger,  del parere che alcune specie, come il grande pescecane bianco, attacchino l'uomo, e sottolinea il fatto che dopo il taglio dell'istmo di Suez (attraverso cui gli squali sono affluiti nel Mediterraneo), non
passa una stagione balneare senza che qualche incauto bagnante non cada preda di quei mostri.
Ma ad accrescere la schiera di coloro che intendono ridare ai pescecani un posto onorato nella societ degli animali, sfatando la pessima reputazione di cui godono, c' anche un avventuroso narratore, il Pehuel-Loesche, del quale si conoscono le interessanti esperienze raccolte durante frequenti viaggi sulle baleniere nell'Atlantico meridionale. Lui non teme di affermare che questi animali sono del tutto innocui all'uomo. Pi volte infatti si trov in acqua, circondato da alcuni pescecani, ma n lui n i suoi compagni ebbero mai a soffrire di questa pericolosa vicinanza. Racconta ancora che nell'isola di Mocha, sulla costa del Cile, i ragazzi del luogo si dedicano, mediante robusti arpioni, alla cattura degli squali natanti presso la spiaggia, stando quasi completamente immersi nell'acqua. Certamente gli esemplari catturati non raggiungevano perlopi dimensioni considerevoli, ma a volte anche qualche carearia di due o tre metri si aggiungeva al loro bottino.
In seguito a un'esperienza diretta, nelle acque di Singapore, e dopo avere raccolto altri racconti nelle stesse zone, il naturalista dottor Alexander deduce dal canto suo che i pescecani sono antropofagi ed estremamente pericolosi per i bagnanti, anche in acque di profondit irrilevanti. Mentre infatti ricercava molluschi tra i bassifondi corallini presso la costa, venne improvvisamente aggredito da un gruppo di tigri del mare e sarebbe certo dovuto soccombere ai loro reiterati attacchi se una barca, accorsa in suo aiuto, non lo avesse salvato. Nella lotta gli venne asportato lo stivale destro, una parte dei pantaloni e un lembo di pelle.
Pi o meno nelle stesse regioni dove il dottor Alexander giunse a queste affermazioni, il Day, che raccolse interessanti e complete osservazioni sulla vita dei pesci lungo le coste indiane, arriva a conclusioni nettamente diverse. Bench siano generalmente assai temuti presso i pescatori indigeni, questo scrittore non pot mai riferire alcun caso di morte per attacco degli squali. Assicura invece che la triste reputazione di cui godono gli sharks nei villaggi costieri  imputabile perlopi a casi di ferimento o di morsi inferti da questi animali, una volta catturati e presi vivi, negli angusti battelli dei pescatori.
E potremmo seguitare nell'elenco delle teorie di molti altri importanti osservatori come il Risso, il Maast, il Couch, il
Rondelet eccetera, con le quali tuttavia non riusciremmo mai a formarci un'opinione esatta sul comportamento di questi animali.
Va da s che tutte queste relazioni hanno un valore molto relativo. Infatti, nella quasi totalit dei casi, non si conclude in base a un'esperienza diretta, o a una conoscenza fatta assistendo personalmente agli avvenimenti riportati, ma in base a un si dice pi o meno vago, a racconti o a leggende a volte appena credibili, senza conferme di testimoni.
I pescatori, i marinai di ogni costa e di ogni paese credono ciecamente alle storie che si tramandano di generazione in generazione e tutti sono d'accordo nell'esprimere un odio intenso verso gli squali e nel raccontare sul loro conto cose spaventose. Ma se si insiste nel richiedere prove e ragguagli precisi intorno alle disgrazie di cui si parla difficilmente si ottengono risposte circostanziate ed esatte.
La verit  che ben poco si conosce delle abitudini di questi animali e che la loro reputazione di esseri crudeli e feroci spinge facilmente a scrivere nei loro riguardi con scarsa ponderatezza. Ma verso il principio di questo secolo, quando si inizi una pesca organizzata degli squali, molti pescatori furono portati a una conoscenza pi profonda di questi animali.
L'esponente classico di questa nuova categoria di fishermen  sicuramente rappresentato dal capitano W.E. Young. Questi racconta in un suo famoso libro, Trente ans de pche aux requins, appunto le esperienze di trent'anni di pesca agli squali attraverso tutti i mari. E anche lui appartiene a quella categoria di autori che condannano senza esitare i pescecani come antropofagi. Mosso da un'avversione innata verso queste selvagge tigri del mare, come anche lui ama chiamarle, dedic l'intera sua vita alla loro cattura.
Ma forse  errato definire avversione ci che provava verso i pescecani. Non vi  mai repulsione, n odio, nel cacciatore quando uccide l'animale. Cos infatti lui scrive del suo primo incontro con gli squali: Erano ben essi, le selvagge tigri del mare che erano divenute il mio feticcio, il mio "totem". Quella vista mi fece fremere. Mi sporsi verso di loro, affascinato, con la gola chiusa. Dei fremiti mi percorrevano il corpo fino alla punta delle dita. Ebbi il desiderio di prendere un arpione, un fucile, qualcosa che potesse permettermi di uccidere il mio primo pescecane.
Come il vero cacciatore usa aumentare i pregi, l'intelligenza
della selvaggina, in questo caso lui ingrandisce il carattere di ferocia, d'implacabilit dei suoi animali, non sopporta che qualcuno creda di salvarsi trovandosi in acque infestate da questi e che metta in dubbio la pericolosit di questi signori del mare. Riporta cos, disapprovando la loro stolta audacia, molti casi di nuotatori che non tornarono pi dalle acque mal frequentate nelle quali si erano tuffati. Illustra il suo racconto con orrende fotografie di uomini azzannati da quelle tremende fauci e narra, sottolineandole, le leggende paurose di morte che sono diffuse nelle isole oceaniche. In definitiva lui conclude, dopo tanti anni di esperienze e di peregrinazioni, che il pescecane attacca e mangia l'uomo e che  falso e da sciocchi credere il contrario.
Tralasciando per ora ogni commento esaminiamo invece le conclusioni di un altro importante osservatore della vita sottomarina, uno dei pionieri della pesca subacquea, il dottor Hans Hass.
Spinto da una grande passione lui ha destato nel mondo quell'interesse verso la vita marina che per primo William Beebe rivel esplorando le zone coralline del Pacifico: ed  stato il divulgatore di quell'amore per la pesca subacquea cos diffusa oggi tra i nuotatori delle nostre coste. Cominciando le sue esperienze giovanili nel Mar dei Caraibi, nell'America centrale, continua tutt'oggi le ricerche, eminentemente dedicandosi alle riprese fotografiche, nel Mar Rosso e nel Mediterraneo.
In queste sue spedizioni, che ebbero inizio un anno prima lo scoppio dell'ultima guerra mondiale, ebbe evidentemente pi volte occasione di incontrare il pescecane. Era la prima volta che un uomo si trovava nello stesso ambiente dello squalo, alla merc dei suoi attacchi reputati senza scampo, con niente altro tra le mani che una macchina fotografica e un lungo arpione. Ci che lui concludeva quindi intorno a questo argomento appassionante aveva un'importanza enorme. Invero, Hans Hass non si proponeva di seguire delle vere e proprie ricerche di carattere scientifico riguardo tale questione, dato lo scopo generale delle sue osservazioni subacquee, ma ci non toglie evidentemente nulla al valore delle sue relazioni
Che cosa accadde quindi quando per la prima volta 'lo sguardo di Hans Hass si fiss in quello di una tigre del mare?
Niente di tremendo: l'uomo e l'animale si studiarono a vicenda per un poco, poi entrambi se ne andarono per proprio conto cercando entrambi di cavarsela senza danni da quell'insolito incontro. Ma non sempre le cose andarono cos lisce, per Hass e i suoi compagni: qualche volta delle pericolose puntate di quei bestioni fecero loro provare delle spiacevoli emozioni.
Trovandosi un giorno in un simile frangente, Hass e due suoi compagni si accorsero che l'improvviso clamore destato in acqua dalle loro grida di terrore metteva in fuga gli squali, spaventati a loro volta, come se non sopportassero l'intensit di quelle inattese vibrazioni.
Sorse cos quella teoria dell'urlo, come potremmo chiamarla, che avrebbe dovuto cavare dai guai ogni nuotatore alle prese con un pescecane. In realt non bisogna interpretare alla lettera questa teoria quando si parla di urla emesse nell'acqua. Dalla bocca del sommozzatore immerso, naturalmente non pu prorompere un grido lacerante, ma solo un suono strozzato e una buona quantit di bolle d'aria. Sarebbero appunto le vibrazioni di queste ultime che provocherebbero una sensazione abnorme nei delicati organi di ricezione dello squalo, cos da farlo rimanere completamente terrorizzato.
Ma spesso le cose non sono cos semplici. Quando infatti noi stessi mettemmo alla prova il suggerimento degli studenti austriaci, l'esito che ne ottenemmo non fu sempre favorevole. Dopo avere sperimentato con o senza necessit l'efficacia delle grida sotto l'acqua davanti a un considerevole numero di squali appartenenti a diverse specie pericolose, decidemmo che lo spavento che incutevamo era di un'intensit proporzionale alle dimensioni dell'animale.
Mi spiego. Se lo squalo era piccolo, giovane, sul metro e mezzo di lunghezza al massimo, e non ancora abituato alle sorprese della vita, si poteva stare pi che sicuri che un urlo lo avrebbe fatto fuggire con tutta rapidit. Ma se il pescecane superava quella misura e aveva un corpaccio della lunghezza superiore ai due metri, tutto avveniva diversamente. L'animale risentiva s delle vibrazioni da noi emesse e scartava bruscamente ogniqualvolta gridavamo, ma non per questo si allontanava e desisteva dai suoi attacchi. L'unica cosa invero che si otteneva era di innervosirlo e di aumentare la velocit delle sue evoluzioni intorno a noi.
In definitiva, per quanto riguarda gli squali in genere, Hans Hass afferma che un buon pescatore subacqueo, specie se in compagnia di un amico, onde vi sia una sorveglianza reciproca per altri eventuali attacchi improvvisi, non deve temere l'incontro con questi signorotti del fondo marino. Conclusione evidentemente opposta a quella del capitano Young.  naturale che i rilievi di Hass, essendo il risultato di esperienze dirette e di episodi accaduti personalmente al narratore e nell'ambiente naturale dello squalo, abbiano per noi un valore assai maggiore dei racconti riportati da Young, da Gesner, da Alexander, da Henglin e da Risso, tutti pi o meno d'accordo nel considerare i pescecani come antropofago D'altra parte, della stessa opinione di Hass sono Dixon, Pehuel-Loesche, Day e Wyatt Gill.
Riducendo questo problema a una semplice domanda: Il pescecane attacca o non attacca l'uomo? non si potrebbe arrivare a una conclusione sicura. Svariate sono le condizioni che possono portare a un esito piuttosto che a un altro nell'incontro fra l'uomo e lo squalo. La specie dell'animale, il luogo, il tempo possono per esempio essere determinanti.
(Da Matea Mora di Franco Prosperi, 1953 Garzanti Editore.)


L'INAFFERRABILE INFERMIERA IN GRIGIO
Valerie Taylor.

Ho scritto il racconto The Vanishing Grey Nurse (L'inafferrabile infermiera in grigio) per il settimanale femminile The Australian Women's Weekly. L'editrice del settimanale ha pubblicato nel corso degli anni molti dei miei racconti sugli squali per cui ho potuto presentare il mio punto di vista ecologico sulla conservazione della specie a un grande numero di lettori. Di solito, quando scrivo che gli squali sono delle creature piuttosto simpatiche e non dei mostri feroci, malvagi, pronti a divorare la gente, ricevo immediatamente una valanga di lettere dai lettori. E spesso le lettere che approvano il mio punto di vista superano per numero quelle che mi danno torto.
L'inafferrabile infermiera in grigio dest pi interesse del solito. Siccome lo consideravo un raccontino piuttosto banale, la grande quantit di corrispondenza mi colse di sorpresa. Credo che ci fosse dovuto al fatto che ogni anno in Australia parecchie persone vengono morse da squali. Noi siamo probabilmente il popolo pi ossessionato dal problema degli squali e i mezzi di diffusione gonfiano a dismisura ogni attacco perpetrato da un pescecane.
Quasi sempre lo squalo viene descritto come una creatura dal mantello grigio. La cosa non sorprende perch la maggior parte degli squali  di questo colore. Cos a causa del suo nome, la gentile infermiera in grigio (Odontaspis taurus)  diventata per molta gente il grigio aggressore dell'uomo.
 probabilmente per questo motivo che l'articolo ha destato tanto interesse. Molte madri mi hanno scritto dicendo che mi sbagliavo.
Un'amabile signora riemp tre facciate per spiegarmi che prima o poi sarei finita sotto forma di prima colazione nello stomaco di un'infermiera in grigio se non avessi cambiato opinione. Una maestra se ne serv in modo costruttivo leggendo l'articolo alla sua classe di bambini sui dieci anni e facendo seguire un'ora di discussione sui problemi che solleva.
La maggioranza dei miei critici disapprovava il fatto che avessi descritto l'infermiera in grigio come una creatura timida e innocua e affermava che stavo creando un'impressione errata nella mente dei lettori. Io, invece, ritengo che il mio giudizio corrisponda alla realt. Ci sono molte centinaia di specie di squali e quella delle infermiere in grigio  solo una tra tante. Ed  proprio un peccato che il comportamento aggressivo di poche specie venga attribuito a uno squalo che non passa mai all'attacco se non in caso di gravi provocazioni.
Produrre una serie televisiva accettabile non  facile e produrne una riguardante una determinata specie di squali nel suo elemento naturale  talvolta quasi impossibile. E lo sarebbe del tutto se uno non avesse alle spalle un'esperienza pluriennale di sommozzatore. Dieci anni fa i pesci grossi, gli squali, le razze, e simili, abbondavano lungo tutta la costa del Nuovo Galles del Sud. E l'acqua, inoltre, era limpida.
Ora l'inquinamento e la pesca subacquea hanno compiuto una terribile strage. Una strage che pu conoscere solo chi continua a immergersi da molto tempo. Ed  un vero peccato che i neofiti di questo sport non potranno mai rendersi veramente conto di ci che hanno perduto.
Vie Ley, gi campione australiano di pesca subacquea, mio marito Ron e io abbiamo terminato recentemente le riprese subacquee lungo la costa orientale completando l'ultima delle nostre serie televisive. Uno degli episodi, L'inafferrabile infermiera in grigio, avrebbe potuto quasi essere intitolato La scomparsa dell'infermiera in grigio. Senza il nostro archivio di riprese subacquee la realizzazione di questo episodio si sarebbe rivelata impossibile. I grandi banchi degli squali chiamati infermiere in grigio sono scomparsi.
Non  difficile individuarne il motivo. Ricordo di avere visto un noto sommozzatore del Queensland uccidere con la testata esplosiva, lanciata da un fucile subacqueo a elastico, ventidue infermiere in grigio alla scogliera Seal Rocks nove anni fa in una giornata di sole. Aveva l'aria di considerarsi un supereroe e andava in giro tutto impettito vantandosi della sua prodezza. Se avvicinarsi a nuoto a una creatura pacifica e ignara, intenta a riposare nella sua tana, e farle saltare le cervella con una cartuccia da fucile basta per trasformare un uomo in eroe, ebbene, lui lo era. A quei tempi tutti ritenevano che le infermiere in grigio attaccassero l'uomo, ma anche cos, la vista di tutti quei corpi tristi e grigi trascinati alla deriva dalle correnti era uno spettacolo che dava il voltastomaco.
Dodici anni fa, l'infermiera in grigio veniva incolpata di quasi tutti gli attacchi sferrati da squali nelle acque australiane. Noi credevamo veramente di dare la caccia a degli autentici squali divoratori di uomini ed era coraggioso il subacqueo che, armato solo di un fucile a fiocina convenzionale, andava a scovare questi malvagi assassini nel loro elemento naturale. L'invenzione della testata esplosiva acceler la strage indiscriminata, ma molti subacquei, tra cui noi, si resero conto che lo squalo chiamato infermiera in grigio appariva estremamente poco aggressivo ed era con ogni probabilit la vittima di una falsa pubblicit. Comunque ammazzare gli squali era diventato uno sport popolare.
Che l'animale cacciato fosse pericoloso o meno non importava, ci che contava era il nome squalo. Solo la scarsit di vittime disponibili ha finalmente rallentato il ritmo del macello. Ai giorni nostri chiunque pensi che le infermiere in grigio siano bestie pericolose e selvagge e che ammazzarne una trasformi il vincitore in una specie di eroe, ha bisogno dello psichiatra.
In settimane di ricerche i pochi squali che scoprimmo erano in acque profonde al largo di scogli isolati o di isole. Gli animali temevano a tal punto i sommozzatori che fu quasi impossibile filmarli. Sebbene in origine non fosse questa la nostra intenzione, quello dello squalo chiamato l'inafferrabile infermiera in grigio  il resoconto di una tragedia o, per parlare pi francamente, della stupidit umana. Noi mostriamo come stavano le cose, ci che abbiamo
fatto e qual  l'attuale situazione. Un tema abbastanza comune nel mondo civile dei nostri giorni.
Neppure Ron e io possiamo dirci innocenti e l'affermazione che ho ucciso solo qualche infermiera in grigio non  una giustificazione. La nostra punizione  consistita nella produzione di questo film, sapendo ci che avevamo fatto e soffrendo per questa colpa mentre esploravamo le tane vuote spazzate dalle correnti. La faccenda ci venne a costare parecchi soldi e anche del tempo prezioso, ma quello che ci sgomentava maggiormente fu la consapevolezza che anche noi avevamo avuto un ruolo, per quanto piccolo, in questo eccidio.
Alla scogliera chiamata Nine Mile Reef al largo del punto dove il Nuovo Galles del Sud confina con il Queensland, non abbiamo trovato un solo squalo. Nelle acque delle Solitary Islands, al largo di Wooll, nel Nuovo Galles del Sud non c'erano squali e nemmeno qualsiasi altra specie di animale marino. Gli anfratti subacquei a Fish Rock, nel Nuovo Galles del Sud, risultarono anch'essi vuoti. Solo per un attimo scorgemmo uno squalo solitario nell'acqua molto profonda intorno allo scoglio.
Pi a sud, a Mermaid Reef, una scogliera dove pochi anni prima Vie aveva visto diecine di infermiere in grigio, avvistammo un solo squalo spaventato che si allontan immediatamente per non farsi mai pi vedere. Eravamo gi stati pi a sud a Brush Island e a Montague Island.
Seal Rocks, una scogliera trecento chilometri a nord di Sydney, era l'ultimo tratto di mare che dovevamo esplorare. Per la prima volta da quando avevamo cominciato a filmare la serie sei mesi prima, sei mesi di continui cicloni, il tempo si mise veramente al bello a cominciare da nord-ovest.
Arrivammo a Seal Rocks nel tardo pomeriggio del 6 aprile 1973. Sebbene il mare fosse abbastanza mosso decidemmo di uscire con il nostro dinghy e di effettuare una rapida ricognizione nei punti dove ritenevamo di trovare con maggiore probabilit degli squali.
Il primo posto che ispezionammo fu la vecchia tana degli squali, lo stesso dove il supereroe aveva compiuto il suo grande macello nove anni prima. Io non mi aspettavo di trovare qualcosa per cui quando Vie, che si era immerso per dare una rapida occhiata, risal in superficie e disse: Laggi c' uno squalo, l'annuncio mi colse completamente impreparata.
Ci precipitammo a prendere le attrezzature subacquee, le cineprese e i fari. Dovevamo sbrigarci. Era gi il tardo pomeriggio. Ron scese in acqua con i fari e tutto il resto dopo circa dieci minuti, seguito da me. Sott'acqua, la visibilit arrivava a circa quindici metri, ma nelle vicinanze dello scoglio dove avevamo gettato l'ancora, la schiuma prodotta dalla risacca dimezzava la visibilit. Era difficile vedere lo squalo che si confondeva con lo sfondo grigio delle rocce per cui lo notai solo quando si mosse.
Quando ci vide fece dietro-front e se ne and. Comunque non sembrava avere paura di noi. Era solo un cucciolo di circa un anno, lungo meno di due metri. (Jack Evans, proprietario della piscina Porpoise Pool a Tweed Heads, ha due infermiere in grigio nate l in cattivit. Entrambe erano lunghe circa due metri dopo un anno di vita.)
Seguimmo il piccolo squalo risalendo l'anfratto. Anche a soli sei metri la visibilit era scarsa. Con un'indifferenza che sembrava quasi studiata lo squalo ci ignor. Noi ci muovevamo senza fretta. Quando ci avvicinammo allo scoglio l'ingresso scuro di una grotta si profil attraverso l'acqua. Il nostro squalo scomparve all'interno, inghiottito dal buio. Lo seguimmo. Con grande stupore scorgemmo nella penombra tredici piccoli squali della specie infermiere in grigio, bellissime creature che nuotavano insieme in completa armonia. Ero terribilmente emozionata.
Ron e Vie cominciarono a filmare. Fu subito evidente che gli squali non trovavano di loro gradimento le luci di Ron perch, quando lui si avvicinava, si scostavano sbattendo con forza le code in quello spazio ristretto. Quando ci inoltrammo nella grotta gli squali se ne andarono a uno a uno silenziosamente. Contenti del colpo fortunato li seguimmo, ma gli animali si erano dispersi tra le rocce del fondale. Ron trov un'infermiera in grigio a una profondit maggiore e per un po' le and dietro, ma lo squalo era palesemente innervosito e manteneva le distanze. Non c'era nessuna speranza di scattare delle foto per cui decisi di dare un'altra occhiata alla grotta mentre Ron e Vie cercavano gli animali nell'acqua pi profonda. Quando vi arrivai mi accorsi che anche un piccolo squalo stava ritornando di soppiatto. Poi, dalle acque turbolente sopra la grotta, ne comparve un altro che a sua volta si infil silenziosamente nella tana. Era un po' come
giocare a nascondino. Cinque squali erano gi tornati a casa e dopo alcuni minuti ne arrivarono altri due. Erano riusciti a sfuggire a Ron e Vie.
Poveri piccoli, volevano solo essere lasciati in pace. Mi pareva quasi di vedere gli sguardi preoccupati che lanciavano nella mia direzione mentre mi avvicinavo. L'agitazione all'interno della tana parve aumentare, ma finch restavo all'esterno, gli squali rimanevano insieme. Mi voltai e vidi Ron che si avvicinava con la sua cinepresa e i fari che davano tanto disturbo agli animali. Un coraggioso maschietto si stacc dal gruppo e si diresse verso Ron sfiorandomi quasi con le pinne. Arriv vicinissimo alla cinepresa per allontanarsi subito dopo con un colpo di coda. Ron impression quello che gli restava della pellicola e poi ritornammo tutti sulla barca.
Quando arrivammo alla spiaggia era quasi buio. Vie e Ron riuscirono a spingere con molti sforzi il dinghy all'asciutto attraverso la risacca e poi cominciammo il faticoso trasporto delle attrezzature subacquee, delle cineprese, della barca e del carrello.
 relativamente facile trascinare in discesa sulla sabbia un dinghy di alluminio lungo quattro metri e mezzo e un motore fuoribordo da quaranta cavalli, ma  qualcosa di completamente diverso spingerli in salita a forza di braccia.
Eravamo tutti soddisfatti del lavoro svolto nel pomeriggio. Dopo tante delusioni avevamo finalmente registrato un successo. La giornata successiva fu davvero splendida, ma il mare era ancora agitato e ci significava scarsa visibilit sott'acqua. Quella volta ci accompagnavano due ragazzi del luogo. Loro erano interessati al nostro lavoro e noi ai loro muscoli quando si sarebbe trattato di tirare a riva la barca. Inoltre erano veramente simpatici e, sebbene non fossero dei sub, amavano il mare e le sue creature come noi. Prendemmo il mare senza problemi.
Quando ci trovammo sopra gli anfratti rocciosi Vie si sporse dalla barca per dare una rapida occhiata. C'era ancora molta spuma in giro e la risacca era proprio una seccatura per cui al momento non scorse nessuno squalo. La notizia mi scoraggi un po', ma Ron disse: Scendi e va' a dare un'occhiata come si deve. Vie si tuff all'indietro e scomparve. I nostri ospiti,
John e Greg, rimasero sorpresissimi che un essere umano, per di pi completamente disarmato, si gettasse in acqua per cercare un branco di squali.
Ron tent di spiegare ai due ragazzi che le infermiere in grigio sono placide per natura, ma non penso che quelli gli credessero completamente. Dopo pochissimo tempo Vie ritorn con la buona notizia che i nostri piccoli attori erano ammucchiati nella grotta in attesa che avessero inizio le riprese. Disse anche che i piccoli squali lo avevano guardato con una certa perplessit quando era apparso e io gli credetti.
Ancora una volta ci spingemmo tra gli squali e puntualmente loro se ne andarono a uno a uno. L'unica differenza rispetto al giorno precedente fu che gli squaletti non ritornarono nella grotta. La cosa ci fece piacere perch, anche se eravamo stati un po' prepotenti per averli costretti a sloggiare, in realt avevamo fatto loro un grosso favore. La grotta si trovava in acque poco profonde, a portata di mano dei cacciatori subacquei in apnea, per cui gli squaletti si trovavano in una situazione estremamente pericolosa. Un subacqueo armato di testata esplosiva poteva uccidere con facilit quattro o cinque squali prima che si rendessero conto che qualcosa non andava e che si mettessero al sicuro in acque pi profonde.
Senza fare loro del male avevamo insegnato ai piccoli animali che gli uomini sono delle creature malvagie e invadenti che era meglio evitare. Ron gir alcuni primissimi piani degli squaletti e io scattai delle foto davvero interessanti. Vie Ley aveva girato, servendosi della seconda cinepresa di mio marito, diverse ottime scene di Ron e me alle prese con le infermiere in grigio.
Anche se dovevamo tornare a Sydney la sera seguente, volevamo compiere un'ultima rapida immersione prima di andarcene. Immagino che tutti desiderassero vedere se gli squali erano ritornati nella grotta durante la notte.
Ci alzammo molto presto e ci ancorammo proprio al di sopra dell'anfratto. Vie si immerse per esaminare la situazione. I piccoli squali non c'erano pi n l n a profondit maggiore. Sebbene non ci dispiacesse che le bestione avessero abbandonato il basso fondale, Ron aveva bisogno di girare ancora delle riprese per terminare la sequenza dell'episodio.
Per un po' rimanemmo seduti in barca domandandoci dove potessero essere finiti. Vie conosceva l'esistenza di una grotta in acque profonde distante circa tre chilometri che
secondo lui poteva piacere agli squali. Ron decise che valeva la pena di andare a vedere.
Gettammo l'ancora nel tratto di mare indicato da Vie. Lui e Ron si misero le mute e i respiratori e si tuffarono fino al fondale per effettuare una ricognizione del luogo. Dopo pochi secondi furono di ritorno, tutti sorridenti.
Sembrava incredibile, ma gli squali erano l.
Ron cal in mare i suoi fari, mise in moto il generatore e subito dopo ci tuffammo tutti. I tredici squaletti, che ormai conoscevamo, erano proprio l. Con quanto dispiacere dovevano averci rivisti! La loro nuova tana aveva due ingressi. Ron entr attraverso quello pi grande e io mi infilai con un certo sforzo in quello pi piccolo venendo cos a trovarmi alle spalle degli squali. Quella volta le infermiere in grigio non ebbero tanta fretta di andarsene anche se il flash della mia macchina fotografica spavent talmente uno di essi che invest Ron scorticandogli una mano.
Gli squaletti dividevano la grotta con uno squalo della specie Port Jackson lungo poco pi di un metro e con vari moyong rossi. Per essere una grotta era molto bella. Le pareti erano rivestite di spugne color arancione e una cortina di tulipani di mare rosa pendeva intorno all'ingresso. Poi, la nostra rumorosa presenza infastid gli squali che se ne andarono uno dopo l'altro con una certa riluttanza. Quando li vidi per l'ultima volta si stavano dirigendo verso fondali pi profondi. Li inseguimmo fino a una profondit di oltre quaranta metri prima di rinunciare all'impresa. Penso che comunque ritorneranno nella grotta con le pareti color arancione, ma preferirei che si trovassero una nuova tana cos appartata e profonda che nessun sommozzatore armato di testata esplosiva possa mai trovarla. Solo facendo cos saranno veramente al sicuro.
L'inafferrabile infermiera in grigio  uno dei miei episodi preferiti della nostra serie televisiva Spazio interno. Ron e io pensiamo che chiunque veda quel filmato non possa fare a meno di ammettere che anche gli squali hanno dei diritti. Forse pi di noi nel mondo subacqueo dello spazio interno.
Nel luglio del 1977 ho scritto una lettera al dottor D. Franzois, direttore del dipartimento della Pesca del Nuovo Galles del Sud, descrivendogli le esperienze vissute con gli squali chiamati infermiere in grigio e richiamando la sua
attenzione sulla progressiva diminuzione del numero di questi animali. Gli chiesi di proteggere con un provvedimento legale le infermiere in grigio dai pescatori di superfcie e da quelli subacquei lungo tutta la costa del Nuovo Galles del Sud. Nessuna decisione  stata ancora presa in proposito fino a questo momento.


LA GRANDE MORTE BIANCA Valerie Taylor.

Parecchi anni fa ho deciso, servendomi del mio diario, di mettere per iscritto una buona parte delle cognizioni acquisite sulla Grande Morte Bianca.
Senza dubbio le mie osservazioni ed esperienze si
differenzieranno notevolmente da quelle di altre persone che hanno avuto l'occasione di studiare da vicino questa specie di squali.
Comunque, costretta a basarmi pi che altro sulle mie osservazioni, ho fatto del mio meglio. Siccome non sono n una scienziata n una scrittrice di professione, sono certa che i lettori in possesso di esperienze in proposito potranno rimproverarmi molti errori.
Ho dato comunque alla stampa, accada quello che deve accadere, una raccolta di episodi e di esperienze che costituiranno, spero, un'interessante lettura e insegneranno alla gente qualcosa su quella specie di squali cos odiata e drasticamente decimata da quando  uscito il film Lo squalo.
Gli squali che ho descritto sono autentici e alcuni di essi sono probabilmente ancora vivi al largo dell'Australia meridionale. Il mostro di Peter Benchley era il prodotto di una mente fantasiosa, ma l'autore ha saputo servirsi con sorprendente efficacia delle caratteristiche dell'autentico grande squalo bianco.
Questa cronaca non comprende tutte le nostre esperienze con la Grande Morte Bianca. Per descriverle ci vorrebbe un libro intero. Tuttavia il racconto contiene un numero sufficiente di informazioni che danno una buona idea degli squali e di alcune persone che lavorano a contatto con essi.
Esiste una specie di squali che simboleggia tutte le paure umane. Trovarne un esemplare non  facile.  conosciuto sotto vari nomi: Carcharodon carcharas, Grande Morte Bianca, Mangiauomini.
La Grande Morte Bianca  il re dei predatori: una macchina per divorare concepita in maniera superba. Non esiste altro animale al mondo che abbia raggiunto un simile grado di perfezione nella sua evoluzione pur essendo rimasto fondamentalmente identico per milioni di anni.
I suoi principali nemici sono gli altri esemplari della sua specie e, naturalmente, l'uomo. Ai giorni nostri esistono ancora degli angoli remoti nel mondo, come le acque fredde al largo della costa sud-australiana, dove la Grande Morte Bianca pattuglia l'oceano nella sua eterna ricerca di cibo, cos come i suoi antenati hanno fatto per sessanta milioni di anni.
Quando Matthew Flinders effettu i primi rilievi topografici di questa costa, nel 1802, descrisse anche le centinaia di grandi squali che aveva visto. Il numero di questi animali  da allora in continua diminuzione. Molto vulnerabili perch non hanno paura di nulla, stanno diventando sempre pi rari. Trovare uno squalo bianco ai giorni nostri  un'impresa dall'esito incerto che costa inoltre un occhio della testa. Pu darsi che tra vent'anni non sar pi possibile trovarne nemmeno uno.
Secondo noi, i grandi squali bianchi vivono solo in determinati fondali, anche se il resto del mondo pensa che esistano in tutti gli oceani. Quando andiamo alla ricerca dei grandi squali bianchi ci trasferiamo in acque dove sappiamo di trovarli. Dangerous Reef, a ventotto chilometri da Port Lincoln,  una di queste localit.
In quella zona si vedono ben poche femmine della specie. Questi squali sono quasi tutti maschi, lunghi dai tre metri e mezzo ai quattro metri e mezzo. Le femmine si trovano al largo di Kangaroo Island, distante centocinquanta chilometri. Sembra che ve ne siano meno di prima, ma in compenso, come per quasi tutte le specie di squali, sono pi grandi e misurano dai cinque ai sei metri.
I pi grandi, tutte femmine, si trovano nei pressi di Streaky Bay, duecentottanta chilometri a ovest di Dangerous Reef. Si tratta di rari giganti lunghi fino a sei metri e pesanti oltre
milleduecento chili. Il pi grande squalo bianco del mondo  stato preso qui nel 1964 da un uomo chiamato Alf Dean. Sebbene fosse lungo solo cinque metri, l'animale pesava circa millecentottanta chili.
Vari pescatori d'altura hanno tentato di battere questo record, ma nessuno ci  riuscito. Molti affermano di averne catturato di pi grandi, ma nessun animale del genere  mai stato tirato a riva.
Non esistono prove documentate inerenti ad avvistamenti di squali bianchi di proporzioni veramente ridotte. Dove vivono i piccoli di questa specie? Gli squali bianchi non molto grandi sono abbastanza comuni nei pressi della costa nordamericana, ma non si tratta di piccoli. Personalmente non sono riuscita a trovare nessuna documentazione scientifica che comprovasse l'esistenza di squali bianchi veramente piccoli in qualche parte del mondo. Persino le femmine incinte sono rare.
L'unico riferimento in proposito che sono riuscita a trovare consiste in una segnalazione secondo la quale una femmina incinta con due feti era stata pescata con la gaffa nei pressi di Kangaroo Island, nell'Australia meridionale. Si sa poco del modo in cui si riproducono, ma di una cosa sono certa: i grandi squali bianchi si riproducono con estrema lentezza e vivono probabilmente a lungo, forse centinaia di anni. Inoltre continuano a crescere. Il pi grande squalo bianco mai catturato  stato preso nei pressi di Port Ferry, nello stato di Victoria. Si dice che misurasse undici metri, ma l'affermazione viene messa in dubbio.
La Grande Morte Bianca  presente forse in tutti gli oceani del mondo come suggeriscono alcuni esperti, e in alcuni casi l'affermazione pu corrispondere a verit, ma la nostra esperienza ci insegna che si tratta di una creatura che vive quasi sempre in fondali ben delimitati.
Sono convinta che nel tratto di mare intorno a Dangerous Reef abbiamo continuato ad avvicinare per anni gli stessi squali. Nel gennaio del 1973 tutti gli squali all'infuori di uno, attirati dal Temptation, la barca che avevamo noleggiato, si comportarono in maniera tale da farci capire di conoscere gi le gabbie subacquee. In passato gli squali avevano ripetutamente attaccato queste gabbie. In quell'occasione, invece, le esaminarono con molta attenzione per poi allontanarsi e
concentrarsi sulle esche galleggianti nell'acqua a poppavia intorno alla 'barca.
Il loro atteggiamento si rivel disastroso per le nostre riprese cinematografiche subacquee. Ron fu costretto a ritornare al metodo originale usato nel 1965 quando si trattava di filmare squali. Ci significava restare appesi senza nessuna protezione al trampolino e filmare i bestioni che a qualche metro di distanza azzannavano le esche.
I grandi squali bianchi hanno delle abitudini davvero interessanti. Per me quella pi affascinante consiste nell'uscire con la testa dall'acqua per indagare sui fenomeni insoliti.  piuttosto sconcertante vedere un grande squalo bianco lungo quattro metri che segue con attenzione ogni mossa che fai tenendo la testa fuori dell'acqua.
Questa abitudine non  tipica degli squali e forse  dovuta al fatto che questi animali danno la caccia alle creature dal sangue caldo che si trovano lungo la riva. I pescatori dell'Australia meridionale raccontano di grandi squali bianchi usciti a met dall'acqua per trascinare via una foca addormentata su uno scoglio. Non ho motivo di mettere in dubbio ci che dicono perch ho visto varie volte degli squali alzarsi dall'acqua anche di un paio di metri nel tentativo di raggiungere delle esche appese a una certa distanza dalla superficie del mare.
Lo squalo bianco comunque non esce dall'acqua nemmeno di dieci centimetri per azzannare un vulnerabile essere umano in ginocchio su un trampolino. Si limiter a osservarlo con aria estremamente intelligente. Con questo non voglio dire che il grande squalo bianco sia il pi intelligente di tutti gli squali, ma solo che si comporta in maniera diversa.
A prescindere dalle sue gigantesche dimensioni e dalla sua aggressivit,  questo comportamento che lo rende cos speciale. Non solo  il meglio armato, ma anche il pi strano tra gli squali che io abbia mai conosciuto.
Talvolta capitava che uno squalo superasse velocemente la barca con l'aria di non curarsi assolutamente di noi, salvo poi infilarsi di soppiatto, con nostra grande sorpresa, sotto lo scafo e afferrare l'esca prima che noi potessimo rendercene conto.
Cose simili non sono mai capitate quando si trattava di esseri umani, sebbene trascorressimo molto tempo in ginocchio o sdraiati a livello dell'acqua per cui eravamo facilmente
raggiungibili. Ovviamente non costituivamo una preda normale.
Quando lavoriamo con gli squali Ron e io ci comportiamo e ci vestiamo in modo tale da convincere questi animali che non siamo una preda naturale con cui cibarsi. Finora questa precauzione ha funzionato perfettamente, ma non  un fatto provato, per cui non la si pu raccomandare come sicura al cento per cento.
L'avventura pi pericolosa che abbiamo vissuto con un grande squalo bianco accadde una sera verso le undici e mezzo quando non si distinguevano n ci che indossavamo n il nostro modo di comportarci. C'erano tre squali che giravano in fila intorno alla barca e tentavano uno alla volta di azzannare le esche. Noi stavamo lavorando con il regista italiano Bruno Vailati, che voleva filmare gli squali mentre si nutrono di notte.
Avevamo gi notato in passato che il grande squalo bianco, di solito calmo e pieno di autocontrollo di giorno, diventa aggressivo quando cala il buio. I nostri tre squali fino a quel momento avevano recitato benissimo la loro parte per le cineprese e io mi trovavo nella minuscola cabina del
Temptation quando Bruno url: Ron in mare, Ron  caduto in acqua! Tutto parve fermarsi improvvisamente. Proprio tutto. Sapevo che Ron non poteva sopravvivere. Sarebbe morto, fatto a pezzi nel freddo e nero oceano meridionale.
Ecco che cosa scrissi nel mio diario quella volta: 18-1-72. Ieri sera sul tardi per poco non perdevo Ron. Alle undici e quarantacinque mio marito  ruzzolato fuori della barca di vetroresina lunga sei metri di Rodney Fox nell'acqua piena di liquido oleoso. C'erano tre grossi squali che stavano divorando mezzo cavallo. Tutti sono rimasti immobilizzati dall'orrore, simili a statue incapaci di muoversi. Il vento e la corrente stavano trascinando rapidamente al largo la barca di Rodney. Faceva molto buio e il mare era mosso. Ron si  messo a inseguire la barca allontanandosi dalle esche e dal sangue. Non aveva indosso l'attrezzatura subacquea, ma ha raggiunto, essendo un ottimo nuotatore, la barca di Rodney in trenta secondi e si  aggrappato alla prua. Poi ha tentato di tirarsi fuori dell'acqua, ma le forze non gli bastavano. Una mano dopo l'altra, ha cominciato a spostarsi lentamente lungo il bordo dello scafo con una met del corpo, dalla cintola in gi ancora immersa nell'acqua. Quando  arrivato a poppa, Rodney lo ha aiutato a salire sopra i motori. Rodney in seguito ha raccontato che Ron  praticamente entrato volando nella barca. Mentre le sue gambe uscivano dall'acqua, alle sue spalle  apparsa una lunga sagoma grigia e il grande occhio nero lo ha osservato per un attimo prima di scomparire sotto la poppa.
Ron stava aiutando Rodney ad ancorare le gabbie lontano dal Temptation ed era scivolato sulla coperta sporca di olio mentre saltava da una barca all'altra.
Il giorno prima Ron aveva risparmiato un grande squalo bianco. In quel momento lo squalo e Ron erano pari. Mi trovavo nella gabbia con Ron quando era successo il fattaccio.
Uno splendido esemplare maschio lungo tre metri e mezzo aveva recitato benissimo la sua parte avventandosi contro le sbarre. Ron lo stava filmando mentre io scattavo delle foto. La nostra gabbia piuttosto deboluccia era agganciata al Temptation con un sottile cavo di acciaio a pochi centimetri dall'acqua.
Lo squalo, che aveva continuato a girare intorno a noi a poco pi di un metro di profondit, sal improvvisamente in superficie. Il muso sfior il cavo e la bestia si ritrasse bruscamente con la testa avvolta in un groviglio di filo di acciaio. Spaventatissima tent di scendere in profondit, sent di essere in trappola e cominci, un fenomeno caratteristico, a girare su se stessa come una trottola restando cos sempre pi avviluppata dal cavo.
La gabbia sobbalzava come impazzita. Ron non aveva indossato n la muta n il respiratore, ma io s, per fortuna.
A tratti, la gabbia restava sott'acqua per un minuto e anche pi prima che i cassoni di galleggiamento ci riportassero in superficie dove Ron poteva immagazzinare aria nei polmoni.
I nostri amici a bordo, che non si rendevano conto di quanto si fosse aggrovigliato il cavo, a un certo punto lo mollarono sperando che lo squalo sarebbe riuscito a liberarsi. La violenza dei sobbalzi aument. L'animale intrappolato si contorceva nei modi pi incredibili piegandosi ripetutamente in due nel tentativo di mordere il cavo che lo imprigionava.
Finalmente cominci a essere stanco. Sebbene fossi piena di contusioni, ripresi a scattare le mie foto. Ron nel frattempo aveva continuato a filmare, nei limiti delle possibilit, con la sua abituale calma. Gli operatori con le cineprese a bordo,
invece, erano rimasti impietriti a guardare senza girare una sola ripresa.
Lo squalo, esaurite le proprie forze, rimase appeso alla gabbia a testa in gi, scosso a tratti da un tremito. Allora lo rimorchiammo con l'aiuto della barca di Rodney nelle acque poco profonde di Dangerous Reef. Ron sedette su uno scoglio e liber lo squalo del cavo. L'occhio privo di espressione della bestia pareva seguire ogni mossa di mio marito. Dopo avere liberato la coda, lui diede uno spintone allo squalo che si allontan verso un punto pi profondo per ritornare, dopo avere descritto un ampio semicerchio, nel punto in cui si trovava Ron.
Questi lo spinse di nuovo verso il largo. La grande coda schiaffeggi una sola volta l'acqua e l'animale scomparve in una nube di spuma. Solo un ribollire dell'acqua indicava il punto dov'era scomparso. Ron risparmi lo squalo; la notte successiva tocc a Ron essere risparmiato.
La cattura accidentale di uno squalo pu sembrare una rarit, ma quasi un anno pi tardi, il 2 gennaio 1973, l'episodio si ripet. In quell'occasione, con nostra grande meraviglia, lo squalo era una femmina, la prima che avessimo mai visto nella zona.
 facile determinare il sesso di uno squalo. I maschi possiedono due grandi peduncoli situati tra le pinne anali, le femmine no.
Quella femmina era l'immagine della disperazione, completamente esausta per la lotta e con la coda assicurata alla gabbia. Rodney, Ron e io scendemmo in acqua per fotografarla.
Lo squalo dovette sopportare che lo esaminassimo in ogni parte del corpo. Solo una volta cominci a dibattersi violentemente, al che Rodney e io ci allontanammo a tutta velocit mentre Ron si precipitava sul posto con la cinepresa in funzione.
Per tutto il tempo gli occhi della femmina ci sorvegliarono. Era esausta, ma perfettamente viva e vegeta e conscia di noi.
La trascinammo per la coda nell'acqua poco profonda. I cavi di acciaio le avevano prodotto, sfregando sul corpo, delle grosse scorticature. L'anossia la faceva dibattere senza sosta. Quando le onde della risacca cominciarono a investirla si riprese rapidamente e sarebbe scappata se i cavi di acciaio non l'avessero trattenuta.
Ron e io le eravamo accanto nell'acqua e applicammo una targhetta metallica alla sua pinna dorsale. Era il secondo grande squalo bianco al quale la mettevamo. Sopra c'era scritto: O'Gower. UNI. N.S.W. 2000... No. 11. Il professore Ken O'Gower  il maggiore studioso di squali dell'Australia e da molti anni continua ad applicare targhette agli squali per studiarne le abitudini migratorie.
Un altro esperto di squali, l'americano Thomas A. Linea-weaver III, ci aveva chiesto di controllare la temperatura corporea di un grande squalo bianco, ammesso che ci fossimo mai riusciti. Perci portavamo sempre con noi due grandi termometri. Non si poteva mai sapere.
Quella era l'occasione buona. Ron immerse un coltello lungo e sottile per quindici centimetri nella schiena carnosa della femmina, vicino alla colonna vertebrale. Poi inser un termometro nella ferita. La temperatura del corpo era di 22,55 C. Quella dell'acqua invece arrivava solo a 20,5 C. Si ritiene comunemente che l'attivit muscolare di questi grandi pesci da preda produca una certa quantit di calore, ma quello squalo era ormai praticamente immobile da oltre tre ore.
La bestia cominciava a dare segni di volersene andare a tutti i costi. Sentivo con le mani i muscoli della coda che si contraevano per nuotare. La misurammo rapidamente: tre metri e novanta centimetri, indubbiamente un bell'esemplare di squalo.
La rimettemmo in libert. La femmina esit un attimo prima di allontanarsi per sempre da noi con un poderoso colpo di coda.
Sei mesi dopo, Peter E. Huggins, un cacciatore di squali di professione di Colac nello stato di Victoria, cattur il nostro squalo-femmina e restitu la targhetta al professor O'Gower spiegando nei particolari come la bestia fosse morta e a quale prezzo al chilo avesse venduto la sua carne al mercato del pesce.
Forse un giorno qualche ricercatore qualificato sar abbastanza interessato a studiare gli squali bianchi nel loro elemento naturale. Spero solo che quando quel giorno arriver ce ne sia un numero sufficiente, perch lo studio abbia un significato.
Gli squali bianchi si incontrano con una certa frequenza in acque dove vivono mammiferi marini. Li si pu trovare intorno
alle balene arpionate e anche quando attaccano banchi di pesci, ma di solito vivono nelle vicinanze di colonie di foche.
Lo squalo bianco esercita la funzione di selezionatore della natura: elimina gli ammalati, i vecchi e i deboli e lascia in vita solo gli esemplari forti e sani perch perpetuino la specie.
Non ho mai visto delle foche attaccate dall'acqua da uno squalo, ma ho visto un giovane leone marino maschio dare la caccia a uno squalo. Il sorprendente episodio accadde nel pomeriggio del primo gennaio 1973.
Uno squalo di circa quattro metri si era avvicinato al
Temptation e stava girando intorno a esso. Per fare capire all'animale che aveva trovato il posto giusto gettammo in acqua varie esche. Quando lo squalo si  avvicinato  importante dargli da mangiare perch altrimenti potrebbe annoiarsi e andarsene.
Il nostro bestione aveva ingoiato una delle esche e cominciava a recitare bene la sua parte. Ron e io stavamo per entrare nelle gabbie quando un giovane leone marino maschio arriv a nuoto dalla scogliera e cominci a molestare lo squalo.
Era uno spettacolo davvero incredibile. La foca continuava a fare balzi sulla superficie e a tuffarsi nella direzione dello squalo. Sebbene i suoi attacchi mirassero alla coda, la foca sfrecci varie volte intorno alla testa del predatore. Non gli dava pace. Eravamo l in sette a guardare e tutti convenimmo che il leone marino aveva l'aria di inseguire lo squalo e di dargli la caccia.
Anche lo squalo bianco doveva essere di quel parere perch era sempre pi agitato e accelerava l'andatura per evitare la foca. Alla fine, dopo circa dieci minuti, se la fil. Non lo abbiamo pi rivisto.
Non riuscivo a credere ai miei occhi. Una foca di centoventi chili aveva costretto uno squalo che ne pesava seicento a lasciare quel tratto di mare. Noi avevamo impiegato cinque giorni e speso un migliaio di dollari per adescarlo. In quel momento se n'era andato e noi dovevamo ricominciare da capo.
Il giovane leone marino vittorioso ritorn alla sua isola, si arrampic strisciando sulle rocce, si sdrai al sole e si addorment immediatamente. Sembrava che giocare con gli squali bianchi fosse per lui un divertimento abituale.
L'elemento pi interessante che si ricava da questo episodio incredibile  che un grande squalo bianco pu essere terrorizzato al punto da allontanarsi volontariamente persino quando l'istinto gli dice che  venuta l'ora di nutrirsi. Nel nostro caso lo squalo ci aveva seguiti per almeno trenta chilometri e pi, attirato dall'olio di balena che avevamo gettato nella scia. Quando ci aveva raggiunti era probabilmente affamato e prontissimo a gettarsi sul cibo, eppure un'impertinente piccola foca lo aveva costretto ad allontanarsi. Uno si sarebbe immaginato che lo squalo bianco avrebbe fatto a pezzi il mammifero. Noi tutti che seguivamo la scena ci aspettavamo una cosa del genere.
Quella volta ebbi l'impressione che lo spettacolo al quale avevamo assistito non fosse un avvenimento eccezionale, ma un modo di agire dei leoni marini australiani. Ron e io discutemmo per un po' sull'episodio domandandoci, visto che una foca aveva potuto fare sloggiare uno squalo di quelle proporzioni, se un comportamento simile da parte di un sommozzatore avrebbe prodotto lo stesso effetto. In tutti i casi in cui un sub aveva affrontato con atteggiamento aggressivo lo squalo bianco, si era verificata la fuga dell'animale.
Tutti i sommozzatori che conosco, sopravvissuti a un attacco da parte di un grande squalo bianco, dicono di non averlo mai visto prima di essere colpiti.
Con questo non voglio dire che la potenziale vittima possa spaventare lo squalo prima dell'attacco al punto da farlo allontanare, ma solo che mostrarsi aggressivi costituisce un grande vantaggio psicologico. Non vi  dubbio che gli squali, quando sono osservati o minacciati, se ne rendano conto. Si tratta di cose che non capitano durante la loro normale vita quotidiana.
Inoltre gli squali apprendono rapidamente le nozioni semplici. Prima di tutto  ovvio che diffidano delle barche e di chi le occupa. Indurre uno squalo a mangiare  sempre una faccenda lunga e faticosa. Quando ci si riesce  interessante notare con quale rapidit l'istinto inconscio di nutrirsi prenda il sopravvento. Se vicino alla barca c' un altro squalo bianco che lo fa, si  gi a buon punto. Nel cervello dello squalo ci sono schemi comportamentali ereditari che la bestia, se il segnale  abbastanza forte, controlla in minima parte. Inoltre gli squali sono anche in grado di pensare, certi esemplari meglio di altri.
Sarebbe interessante sapere in quale fase il pensiero cosciente cede il passo all'istinto cieco. Con gli squali della specie whaler, questo fenomeno si verifica abbastanza rapidamente. In quasi tutti i grandi squali bianchi, particolarmente in quelli che hanno avuto esperienze con pescatori d'altura, l'istinto cieco sembra sempre soggetto all'azione moderatrice del pensiero cosciente oppure di un senso di paura latente nel subconscio.
Nell'Oceano Indiano stavamo filmando centinaia di squali intenti a divorare una balena arpionata. Ero seriamente impegnata a respingerli con un corto bastone di metallo. Mirando sempre agli occhi dovevo ormai avere messo a segno centinaia di colpi. Alcuni squali erano pi insistenti degli altri. Dopo averne colpiti alcuni ripetutamente feci una sorprendente constatazione. Mi bastava agitare il bastone nella direzione di uno squalo gi battuto fino a una distanza di sei metri perch l'animale cominciasse a mostrarsi esitante, serrasse spasmodicamente le branchie, roteasse gli occhi e schizzasse via.
Questo mi  capitato con parecchi squali, non con uno solo. Si trattava di squali della specie Oceanie whitetip, lunghi dai due ai tre metri, bench anche uno della specie Oceanie blue si fosse comportato in maniera abbastanza simile. Nell'arco di mezz'ora, quei predatori ritenuti incapaci di riflettere e micidiali per l'uomo avevano imparato una lezione, per quanto semplice fosse. Se mi investivano, li colpivo a mia volta duramente e agli squali quel trattamento non piaceva!
Ritengo che in condizioni simili anche gli squali bianchi si comporterebbero allo stesso modo. Purtroppo non sar mai in grado di dimostrare la validit di questa teoria perch gli squali bianchi non investono prima di mordere. Mordono e basta. E perfino un piccolo morso di un grande squalo bianco produce effetti disastrosi.
Sembra che questi animali abbiano una grande paura l'uno dell'altro. Se vari squali sono stati attirati contemporaneamente, attaccano le gabbie a turno, mai tutti insieme. Se due di loro seguono una rotta di collisione (e pu capitare), dopo essersi visti si allontanano velocemente.
Nel film Acque azzurre, morte bianca appare un solo grande squalo bianco. In realt ne avevamo cinque intorno alla barca durante le riprese. Solo raramente potemmo filmarli in gruppo
perch non nuotavano mai insieme. Uno di questi bestioni, di qualche metro pi lungo degli altri, sembrava godere di un diritto di precedenza che nessuno contestava. Se si avvicinava a un'esca contemporaneamente a un altro squalo, il pi piccolo cedeva immediatamente il passo dopo il reciproco avvistamento.
Non ho mai osservato uno squalo bianco mangiare con voracit incontrollata. Questi animali agiscono sempre con lentezza, in maniera ponderata. Persino quando si contendono l'esca aprendo di colpo le mascelle, hanno magari uno scatto improvviso, ma non sono mai frenetici.
Sono cannibali per natura e attaccano il compagno ferito con la stessa indifferenza con la quale attaccano una cassa, una barca e persino, occasionalmente, l'uomo. Per fortuna l'uomo non  un cibo di loro gradimento. Sono convinta che le aggressioni all'uomo siano dovute quasi sempre a un errore.
All'epoca in cui venivano redatte queste note furono registrati ufficialmente in Australia solo cinque casi di morte dovuti sicuramente ad attacchi di squali bianchi. Non  una cifra impressionante trattandosi di squali, tanto meno se la si mette a confronto con i circa centoquaranta attacchi attribuiti al bronze whaler, il Carcharhinus macrurus, un parente di dimensioni pi piccole dello squalo bianco.
Il 12 marzo 1960, Brian Rodgers venne attaccato da un grande bianco lungo quasi tre metri durante una gara di pesca subacquea nei pressi di Aldinga Beach, nell'Australia meridionale. Brian respinse lo squalo, si serv di un elastico per fucile subacqueo come laccio emostatico per frenare l'emorragia dalla gamba ferita e si diresse a nuoto verso la riva distante un chilometro. Alcuni sommozzatori con una barca lo raccolsero e lo portarono di corsa all'ospedale dove alla sua gamba dilaniata vennero applicati trecento punti.
Rodney Fox che stava partecipando alla stessa competizione vide anche lui lo squalo che gli girava continuamente intorno. Rodney raccont di avere puntato il fucile subacqueo armato di fiocina contro il predatore con la sensazione di avere tra le mani un fiammifero perch il fucile sembrava cos minuscolo in confronto al bestione. Lo squalo scomparve lasciando Rodney scosso, ma illeso.
Due anni pi tardi, il 10 dicembre 1962, durante un'altra gara di pesca subacquea, il sedicenne Geoffrey Corner incontr uno squalo a ventun chilometri di distanza dal punto
dove Brian era stato attaccato. Un altro sub, Alien Phillips, che si trovava sul posto, strapp il ragazzo mutilato dalle fauci dello squalo, ma Geoffrey mor prima di essere portato a riva.
Esattamente un anno dopo la morte di Geoffrey, Rodney Fox, che partecipava al campionato di pesca subacquea dell'Australia meridionale, stava pescando a un centinaio di metri dal punto dove Brian Rodgers era stato attaccato. Rodney non fu cos fortunato come Brian. Non vide lo squalo se non quando il bestione lo aveva gi azzannato.
Anche se gravemente ferito, Rodney si dibatt e riusc a liberarsi per essere raccolto da una barca che incrociava da quelle parti per motivi di sicurezza. Aveva le costole rotte, i polmoni lesi in vari punti e il fegato semidilaniato. Riusc a guarire solo grazie al suo fisico robusto e a una notevole forza d'animo. Rodney decise di vivere e, nonostante tutte le previsioni contrarie, ce la fece.
 senz'altro possibile che Brian, Rodney e Geoffrey siano stati attaccati dallo stesso bestione. Forse lo squalo aveva semplicemente tentato di spaventarli per indurre gli intrusi a lasciare la sua riserva di caccia oppure si trattava di un animale molto affamato, impazzito al punto da uccidere qualsiasi creatura che gli tagliasse la strada? Purtroppo non sapremo mai la risposta.
L'ultimo dei nostri amici attaccato da uno squalo fu Henri Bouree. Henri ebbe una gamba staccata di netto con un morso all'altezza del ginocchio mentre nuotava insieme con un branco di leoni marini. Lo squalo stava trascinando verso il fondo il nostro amico per la gamba e a un certo punto gli tranci l'osso. Poich Henri non aveva l'autorespiratore, pu considerarsi davvero fortunato di non essere annegato. Al momento dell'attacco non era l'unico sub in apnea che si trovasse in acqua. I suoi compagni tennero a bada lo squalo agitando le fiocine mentre la bestia seguiva Henri fino alla barca.
In tutti questi episodi c'era altra gente in acqua quando si verificarono gli attacchi. Fu solo sfortuna o le vittime furono prescelte dagli squali per qualche ragione? Certamente portare dei pesci sanguinanti alla cintura dei pesi aumenta le probabilit di attirare gli squali.
A questi uomini va comunque il merito di avere proseguito la loro attivit subacquea.
Molti anni di esperienza mi hanno convinta che gli squali non attaccano senza motivo. O la vittima ha fatto inconsapevolmente qualcosa per attirare lo squalo oppure, com' accaduto a Raymond Short che fu morso in acque poco profonde presso Sydney, lo squalo era ferito e stava male.
I pochi squali bianchi che ho incontrato per puro caso hanno sempre manifestato una certa curiosit, ma senza dare segno di volermi attaccare. Sono semplicemente guizzati accanto a noi dandoci un'occhiata; dopo un po' sono ritornati per dare una seconda sbirciatina. E infine sono scomparsi. Forse le cose sarebbero andate diversamente se ci avessero visti fiocinare dei pesci o se fossero stati affamati.
Quando nello squalo si desta l'istinto di mangiare  probabile che lui passi all'attacco e che tenti di divorare tutto ci che gli capita a tiro, da una scatola di birra a una barca di diciotto metri. Se si versa del sangue di animale nell'acqua in prossimit di un punto nel quale si trovano degli squali bianchi, loro si getteranno a capofitto nella nube rossastra facendo scattare con terribile ferocia le mascelle. Sembra che cerchino a tentoni, con i denti, il proprietario di quel sangue e che addentino di solito con accanimento il primo oggetto solido che incontrano.
Ron e io abbiamo avuto contatti prolungati solo con squali bianchi adescati con del cibo. Diversamente, si vedono assai di rado, per cui  difficile immaginare come si svolga la loro vita quotidiana. Cibarsi deve essere senz'altro la loro preoccupazione maggiore, ma per quanto riguarda il resto si sa molto poco.
Purtroppo gli squali bianchi non sopportano di essere rinchiusi in vasche e generalmente muoiono prima che si riesca a effettuare ricerche di una certa ampiezza. L'unico squalo bianco che io abbia visto prigioniero non faceva altro che investire continuamente le pareti della vasca. Nel loro ambiente naturale non conoscono restrizioni, in cattivit si rifiutano di accettarle.
Una caratteristica sorprendente del grande squalo bianco  che non ha bisogno di muoversi per respirare. Entrambi gli squali che avevamo catturato erano sopravvissuti senza difficolt pur restando per diverse ore immobili, appesi per la coda.
Il grande squalo bianco  facilmente riconoscibile sott'acqua per quella che  la sua caratteristica principale, l'occhio
nero e rotondo. A differenza degli altri membri della sua famiglia, i denti triangolari, spaziati come quelli di una sega, sono sempre atteggiati a un sinistro sorriso. Anche la forma della coda lo distingue. In quasi tutti gli altri squali il lobo superiore della coda  molto pi lungo di quello inferiore. Nel grande bianco, invece, i lobi della coda hanno una lunghezza pressoch uguale, una alterazione condivisa da varie altre specie di squali veloci e da quasi tutti i grossi pesci dei mari profondi.
Un elemento comune a tutti gli squali  di agire in modo imprevedibile ed  questo che li rende tanto pericolosi.
Il contrasto tra il comportamento degli squali bianchi e quello della specie whaler, il Carcharhinus macrurus, illustrer quanto affermo. Un giorno cinque squali bianchi maschi pi o meno uguali per grandezza e peso stavano girando intorno alla nostra barca. Dopo poco tempo imparammo a distinguerli l'uno dall'altro. Osservavano un rigido turno nell'avvicinarsi all'esca.
Il capo era pi aggressivo degli altri e aveva la precedenza. Azzann pi esche e si avvicin alla barca con maggiore frequenza. Un altro squalo simile a lui incrociava a una certa distanza da noi e non afferr nessuna esca. Doveva essere affamato, altrimenti non sarebbe stato l, eppure era intimidito e aveva l'aria di lasciarsi sopraffare con facilit dagli altri. Secondo il professore O'Gower si tratta di un comportamento non insolito in alcune specie.
Gli squali della specie whaler, invece, rispettano poco o per niente i capi, specialmente quando mangiano. Un gruppo di whaler di dimensioni diverse attacca le esche in una mischia caotica, senza rispettare precedenze o turni.
Questo tipo di comportamento pu spiegare perch gli attacchi all'uomo degli squali whaler siano cos frequenti mentre risultano scarsi quelli perpetrati da squali bianchi.
Durante l'esame della documentazione sugli squali bianchi a mia disposizione ho scoperto un'infinit di teorie, ma ben pochi dati di fatto concreti. Se si pensa che la Grande Morte Bianca  il pi temibile predatore che esista oggi sulla terra, la mia constatazione  abbastanza sorprendente. Gli studiosi possono essere d'accordo o meno con ci che ho appena detto, ma la maggioranza delle mie affermazioni  basata su esperienze personali e il resto su quelle raccolte dai miei amici.


IL LATO SCIENTIFICO.

Il capitolo successivo, Squali che fanno squillare campanelli,  tolto da The Lady and the Sharks (La signora e gli squali) il libro scritto dalla dottoressa Eugenie Clark. Si tratta del resoconto dell'unico esperimento esclusivamente scientifico compiuto con gli squali che io abbia ritenuto opportuno inserire in questo volume. Effettivamente ci sono pochissimi dati ottenuti per via sperimentale sugli squali e il loro comportamento, che si possano tradurre in una lettura gradevole. Per questo motivo una parte del libro  dedicata esclusivamente alla dottoressa Clark.
 vero che avrei potuto includere il capitolo Squali che fanno squillare campanelli nella parte riservata al comportamento degli squali, ma non mi  parso corretto fare una cosa del genere. Gli altri racconti raccolti sotto il titolo sono pi che altro descrizioni di piccoli episodi con protagonisti uno o pi squali che avevano destato l'attenzione degli autori per qualche motivo particolare riguardante l'attivit che loro esercitavano a quel tempo. Il mio racconto sulle infermiere in grigio fu concepito perch stavamo tentando di girare un film, non perch fossimo impegnati in qualche ricerca scientifica sul comportamento di questi animali.
Quasi tutte le altre opere scientifiche prese in esame, anche se interessanti ai miei occhi, si limitavano piuttosto alla descrizione degli squali e dei luoghi dov' possibile trovarli, come, per esempio: Squalo leopardo, Triakis semifasciata, bassi fondali, Pacifico nord-orientale, cinque fessure branchiali e cos via. Questo tipo di informazioni, sebbene sia utile a chi voglia conoscere i particolari riguardanti una determinata specie di squali, non pu destare che scarso interesse nel lettore medio.
In ogni caso la dottoressa Eugenie Clark  un personaggio cos straordinario e il suo lavoro tanto importante per comprendere gli squali, da farmi ritenere che le spetti un posto speciale, riservato a lei, in questo libro.


SQUALI CHE FANNO SQUILLARE CAMPANELLI
Eugenie Clark.

Eugenie Clark  una donna notevole. Ha fondato e diretto per i primi dieci anni il Marine Laboratory di Capo Haze in Florida.
Durante il periodo che ha trascorso al laboratorio, questo si  trasformato da un'insignificante iniziativa scientifica perseguita da un'unica persona, una donna, e che aveva a disposizione una costruzione di legno di sei metri per tre e mezzo, in uno degli istituti pi autorevoli del genere nel mondo.
Anche se ho avuto il piacere di incontrarmi una sola volta con la dottoressa Clark, sento di conoscerla bene e da molto tempo. Animata dalla passione della ricerca  un'autentica studiosa e le sue indagini scientifiche sugli squali e sul loro comportamento hanno contribuito in misura notevole ad ampliare le limitate cognizioni dell'uomo in questo campo.
Il primo libro della dottoressa Clark che ho letto si intitola Lady with a Spear (La signora con la fiocina).  un libro delizioso e lo trovo molto incoraggiante perch questa studiosa della vita marina, celebre in tutto il mondo, considera gli animali esistenti nei mari non solo dei soggetti di ricerca, ma delle creature vive, capaci di provare sentimenti e di pensare, ognuna con una propria, ben distinta, personalit. Ma il libro appena citato  anche qualcosa di pi e di meglio.  ricco di dati e di informazioni interessanti, esposte in uno stile scorrevole che affascina il lettore.
Il capitolo che ho scelto mostra il grado di stupidit al quale la gente pu arrivare quando si tratta di squali. Se il bambino di quattro anni che si era seduto sul bordo della vasca dove c'era uno squalo fosse stato morso dall'animale, ogni
colpa sarebbe ricaduta indubbiamente sullo squalo e su Eugenie Clark. I genitori del piccolo ignorarono i vari cartelli indicanti il limite da non varcarsi assolutamente e attraversarono un viale il cui accesso era chiuso da catene, ma in caso di disgrazia avrebbero manifestato la loro indignazione e riprovazione non nei confronti di se stessi, ma della bestia.
Gli esperimenti effettuati con gli squali della specie lemon sharks che fanno squillare campanelli sono affascinanti quanto la descrizione degli squali che fanno all'amore. Spesso mi chiedono come questi animali si accoppino. In quel libro ho letto per la prima e unica volta la descrizione di questo fenomeno fatta da una persona che ha assistito all'evento e che lo ha registrato fornendo tanti particolari minuziosi.
Il pi celebre degli esperimenti, citato anche negli altri libri sugli squali pubblicati successivamente,  quello in cui vengono addestrati a suonare un campanello per ottenere da mangiare. Questo risultato pu sembrare insignificante e di scarsa utilit, ma prima tutti credevano che gli squali possedessero un'intelligenza molto limitata per cui, si diceva, era impossibile insegnare loro qualcosa. La realizzazione di quel programma dimostr non solo che gli squali possono essere addestrati, ma anche che imparano abbastanza presto.
Lo stesso programma fondamentale venne successivamente ampliato per mettere alla prova le percezioni visive degli squali. Ne derivarono molte informazioni interessanti, compreso il fatto che alcune specie di squali sono fortemente attirate dai disegni a strisce, un'informazione che dovrebbe essere passata ai disegnatori tessili che creano i costumi da bagno e anche, forse, dal dottor Walter Starck, inventore della muta subacquea a strisce.
In un capitolo successivo l'autrice racconta di uno squalo speciale, con un atteggiamento amichevole. Personalmente so che possono averlo, ma che in genere esitano a manifestarlo. Dopo il film Lo squalo, la maggior parte della gente non prova simpatia per questi animali e nemmeno pensa che possano essere amichevoli.
Mi piacerebbe che tutti quelli che hanno visto quella pellicola e ne sono rimasti scossi leggessero il libro della dottoressa Clark per farsi un'idea giusta degli squali e di ci che sono in realt. Sarebbe difficile trovare un libro migliore: un
racconto appassionato e davvero divertente scritto da una donna interessante, innamorata del mare.
Mentre la fama del laboratorio si diffondeva sorgeva anche il problema dei visitatori poco graditi. Una volta trovammo nel nostro bacino uno squalo tigre di oltre tre metri morto con infilato a forza sopra le branchie il cerchione di una rete da pesca con il manico. Si trattava di uno squalo particolarmente bello che si trovava benissimo nella nostra vasca e che divorava enormi quantit di carne di squalo rimasta dopo le nostre abituali dissezioni. Non riuscivamo a capire come il cerchione di filo di ferro che Beryl aveva lasciato in giro finch avesse avuto il tempo di applicargli la rete a cupola, fosse arrivato nel recinto degli squali e come qualcuno avesse potuto infilarlo alla testa dell'animale. Beryl apprese com'erano andate le cose quando and a farsi tagliare i capelli. L'uomo seduto sulla poltrona accanto stava raccontando qualcosa al parrucchiere.
Quel laboratorio marino di Capo Haze  un posto pericoloso, diceva, per raccontare poi come lui e sua moglie fossero andati un giorno da quelle parti a dare un'occhiata; arrivati sul posto si erano accorti che non c'era nessuno e che tutti gli edifici erano chiusi a chiave. I due erano rimasti affascinati dal grande squalo tigre nel bacino e, trovato il cerchione tondo e con il manico lungo, avevano deciso di fare passare lo squalo attraverso il cerchione. Quando l'animale era passato rasentando il bordo della vasca, la donna aveva afferrato l'estremit del manico lungo due metri e mezzo e aveva abbassato il cerchione nell'acqua in maniera che si trovasse sulla rotta seguita dalla bestia. Lo squalo ci si era infilato, ma le pinne pettorali avevano impedito al cerchione di superare la regione delle branchie. Quel fottuto pescecane avrebbe trascinato mia moglie in acqua se lei non avesse lasciato andare il manico, racconta al parrucchiere. Poi, marito e moglie avevano abbandonato in fretta e furia il laboratorio pericoloso lasciando che lo squalo tigre continuasse a dibattersi fino alla morte.
Beryl e io decidemmo che era venuto il momento di aumentare le precauzioni per cui mettemmo dappertutto, per quanto non ci piacesse, dei cartelli con la scritta Vietato l'accesso. Inoltre sbarrammo il viale che portava al laboratorio con una catena. Questi provvedimenti servirono a tenere lontani quasi tutti i visitatori che si presentavano fuori orario, ma non quelli della specie peggiore. Con il progressivo ampliamento del laboratorio fummo costretti a mettere dappertutto avvisi pi espliciti e perfino dei reticolati. Ma anche cos mi capitava talvolta di cogliere in flagrante dei trasgressori specialmente quando mi fermavo l a lavorare fino a tardi oppure di domenica. Proprio una domenica alzai lo sguardo dalla scrivania e rimasi inorridita quando vidi un bambino di circa quattro anni sul bordo della piattaforma dalla quale davamo da mangiare agli squali: se ne stava con le gambette penzoloni sopra la vasca dove c'erano gli animali. Lo avevano portato l i genitori dopo avere ignorato i cartelli di divieto di accesso e scavalcato la rete di recinzione. Non avevano visto nessuno squalo nel bacino e si stavano aggirando sul terreno circostante. Uno squalo di oltre tre metri stava nuotando nella parte pi profonda del bacino dove l'acqua era torbida. Fortunatamente aveva mangiato a saziet il giorno prima.
Una sera, quando dovetti lavorare fino a tardi, vidi un uomo abbassare con il piede un tratto di filo spinato e sollevare con la mano quello superiore per fare passare una bella ragazza. Li raggiunsi quando si stavano avvicinando al bacino degli squali e mentre l'uomo stava dicendo: Aspetta, adesso ti faccio vedere qualcosa! interruppi la loro avventura e parlai con loro. L'uomo mi rispose in tono di sfida: Non volevamo fare nulla ai suoi preziosi pescecani. In circostanze diverse mi sarei spazientita, ma in quell'occasione volevo solo guadagnare tempo. Avevo gi telefonato alla polizia.
La coppia venne arrestata. L'arresto, annunciato dal giornale locale la mattina dopo, fu sufficiente per tenere lontani per un po' di tempo i visitatori non autorizzati.
Un'altra volta un uomo accompagnato da tre ragazze giovani accost la sua barca a un piccolo recinto nel quale si trovavano venti squali nati il giorno prima e che speravamo sopravvivessero. L'uomo si mise a fare il bullo afferrando per la coda uno degli squaletti lunghi mezzo metro e facendolo girare
alto sopra la testa per scagliarlo poi in acqua al di sopra del recinto tra le risatine delle tre ragazze. Quando per mi vide uscire dal laboratorio, mise subito in moto il fuoribordo e se ne and.
Continuavamo a stendere dei cavi con esche per catturare degli squali. Dopo una giornata di immersioni lungo la scogliera Beryl controllava al ritorno i cavi con le esche, per cui a volte ritornavamo al laboratorio con pattumiere piene di animali marini piccolissimi e magari anche con uno squalo lungo tre metri e mezzo. Io continuavo a fare esperimenti, a studiare i pori addominali e a imparare tutto ci che potevo dagli squali che catturavamo. Questa attivit ci condusse a una serie di esperimenti che finirono per essere troppo pubblicizzati e che mi valsero l'ambiguo nomignolo di Signora Squalo.
La mia fama di sub che si serviva della fiocina per catturare i pesci, un'attivit descritta nel mio libro La signora con la fiocina, fece pensare ai giornalisti che catturassi in immersione i grandi squali fiocinandoli. Anche quando volli chiarire questa faccenda nel corso di un'intervista, facendomi promettere in anticipo che avrei potuto vedere il testo dell'articolo prima che fosse dato alle stampe (una cosa che i giornalisti e gli editori delle riviste a grande diffusione detestano), comparvero molte grosse inesattezze. In un'occasione il giornalista evit di scrivere che mi immergevo e fiocinavo gli squali con i quali dovevo lavorare, ma poi l'articolo fin nelle mani dei disegnatori che prepararono un'illustrazione nella quale apparivo in immersione con un fucile subacqueo a elastico, capace tutt'al pi di catturare una triglia. Con quel fucilino stavo per lanciare la fiocina contro un gigantesco squalo. L'illustrazione comparve sulla rivista occupando due pagine intere.
Le nozioni sugli squali che stavamo apprendendo e la buona riuscita del tentativo di farli sopravvivere in cattivit attrassero in ogni parte del mondo l'attenzione degli studiosi interessati ai problemi riguardanti gli squali. Cominciarono ad arrivare dall'Africa, dalla Germania, dall'Italia, da Israele, dall'Inghilterra, dalla Francia, dalla Danimarca e dal Giappone per lavorare con noi. Potemmo ampliare le ricerche grazie alle regolari sovvenzioni che ci venivano concesse sotto forma di fondi permanenti dalla National Science Foundation,
dall'Office of Naval Research, dall'American Philosophical Society e dalla Selby Foundation.
Nel mondo esistono circa duecentocinquanta specie differenti di squali, a cominciare da quelle che vivono nelle acque molto profonde, i cui esemplari piccoli e graziosi non arrivano a trenta centimetri, fino al gigantesco squalo balena che pare raggiunga i diciotto metri di lunghezza. Il pi grande squalo mai esistito era il Carcharodon megalodon. I resti fossili neri e grigi dei suoi denti che misurano circa quindici centimetri si trovano abbastanza facilmente sulle spiagge della Florida. L'animale probabilmente era lungo quasi trenta metri ed  un lontano parente del pi pericoloso squalo antropofago attualmente esistente, il Carcharodon carcharas, il grande squalo bianco. Per fortuna, gli squali bianchi arrivano solo fino ai sei metri.
I bassi fondali della piattaforma continentale, che dalla costa occidentale della Florida si estende per circa centocinquanta chilometri nel mare, limitano le variet degli squali che possiamo catturare a circa diciotto specie. Per motivi di natura pratica dovevamo stendere i nostri cavi con le esche entro un limite di tredici chilometri dalla riva per cui non avevamo che scarsissime possibilit di catturare degli squali oceanici che vivono in acque veramente profonde. Prendemmo esemplari di tre specie differenti di squali martello, di due specie di squali pinna nera, di vari tipi di squali pi piccoli e in qualche rara occasione uno squalo bianco e anche uno squalo tigre. Tuttavia potevamo contare su una numerosa presenza di squali delle specie dusky e sandbar d'inverno, di infermiere in grigio e di squali tigre durante tutto l'anno nonch, in primavera, estate e autunno, di parecchi squali delle specie bull e lemon.
Quasi tutti gli squali catturati misuravano da un metro e mezzo a tre metri e mezzo di lunghezza. Abbiamo catturato alcuni squali dusky, tigre e martello che erano lunghi dai tre metri e mezzo ai quattro metri e che pesavano quasi mezza tonnellata, ma il gruppo che aveva queste dimensioni  solo scarsamente rappresentato nella nostra documentazione.
L'esame del contenuto dello stomaco di centinaia di squali ci rivel che quelli presenti dei nostri mari si nutrono di oltre quaranta variet di pesci, compresi le anguille, molti pesci pieni di spine e di aculei (per esempio lo spiny blowfsh e
una specie di pesce gatto dagli aculei velenosi), le razze e altri squali. Trovammo spesso anche resti di polipi, piovre, crostacei, stelle di mare, gamberi e scampi, talvolta di tartarughe marine e uccelli marini e raramente i resti di qualche focena. Una volta scoprimmo un cuculo dal ventre giallo e un'altra un gabbiano con una fascetta di metallo, che venne restituita allo studioso che l'aveva applicata e che rimase molto sorpreso, nello stomaco dell'onnivoro squalo tigre.
Quasi tutte le specie che studiammo si accoppiano, sembra, in primavera o all'inizio dell'estate. In queste stagioni, i peduncoli dei maschi maturi sono rossi e gonfi. Spesso vedemmo lo sperma filtrare dalle papille urogenitali(1) e nel corso di dissezioni constatammo che i testicoli erano molto ingrossati. Nel corso degli esami autoptici di femmine, l'esame al microscopio di prelievi effettuati nella vagina, nell'utero e nelle tube ci consent di trovare degli spermatozoi ancora in movimento. Nell'ovaia, le grandi uova rotonde, gialle e mature stavano per staccarsi dai follicoli. Poco dopo la stagione degli accoppiamenti, l'ovaia conteneva solo piccole uova bianche, l'utero invece grandi uova gialle di forma ovale. Queste erano state fecondate dallo sperma in un punto elevato delle tube e avevano acquistato scendendo lungo quei dotti nella ghiandola nidamentale un guscio soffice e dorato prima di sistemarsi nelle cavit spugnose situate nell'utero. Qualche volta scoprimmo che ogni uovo ovale recava in cima al tuorlo un minuscolo embrione animato.
Mediante la misurazione di quegli embrioni durante i vari mesi dell'anno fummo in grado di tracciare la curva del loro sviluppo e di determinare il periodo di gestazione che varia da otto a quattordici mesi a seconda della specie. Le femmine di quasi tutte le specie da noi studiate figliano, a quanto pare, solo una volta ogni due o tre anni.
Il numero dei piccoli dipende in una certa misura dalla specie dello squalo. Lo squalo tigre ne ha solo due alla volta, che, secondo quanto afferma Stew Springer, cominciano a nutrirsi prima della nascita con le uova che la madre continua a fornire dall'ovaia. Gli squali delle specie bull, dusky, sandbar e lemon hanno dai cinque ai diciassette piccoli alla volta; il grande squalo martello ne pu avere diverse dozzine e lo squalo tigre oltre un centinaio. Pi vecchio diventa lo squalo madre e maggiore  il numero dei piccoli che porta durante la gravidanza. Osservammo anche qualche vecchia femmina di squalo le cui ovaie avevano cessato apparentemente di funzionare.
Le dissezioni di squali da noi effettuate, specialmente quelle di femmine incinte, ci fornirono una serie di interessantissime informazioni sulle abitudini riproduttive di alcune specie di grandi squali delle quali in precedenza si sapeva assai poco. La parte pi interessante del nostro lavoro furono gli studi compiuti sugli animali vivi, lavorando con lo stesso esemplare giorno per giorno per lunghi periodi al punto da conoscerne la personalit.
Uno degli squali pi straordinari, una femmina, che io abbia mai conosciuto fu quello catturato nel maggio 1958 e che ritenevamo morto. Si trattava di una femmina adulta della specie lemon lunga quasi tre metri. Questo accadde prima che avessimo escogitato dei metodi migliori per portare gli squali vivi dai nostri cavi con le esche nel golfo al laboratorio. In quell'occasione rimorchiammo lo squalo femmina con l'aiuto del gancio che lei aveva in bocca e che si era conficcato saldamente nella mascella. Quel giorno il mare era mosso. La bestia entr nel golfo sospinta da grosse ondate; dopo averla rimorchiata nella baia la trascinammo su delle secche cosparse di molluschi per la bassa marea. Per tutto il tempo la bocca dell'animale era tenuta spalancata dal gancio e dal cavo di rimorchio e l'acqua entrava liberamente nella bocca.
La femmina si dibatteva senza molta forza quando l'avevamo trovata agganciata al cavo. Invece, dopo averla finalmente introdotta nel grande recinto riservato ai pesci a fianco del bacino del laboratorio, sembrava morta. Tentammo di rianimarla facendola camminare nel basso fondale del recinto, spingendola e trascinandola con dolcezza in maniera che l'acqua inondasse le branchie, ma la bestia non reag.
Finalmente decidemmo di rinunciare alla rianimazione. Era troppo tardi per issarla a riva, pesarla, misurarla e sezionarla. Cos ormeggiammo la forma inerte lungo la sponda del bacino, con il gancio e il cavo dell'esca ancora in bocca e la lasciammo l con l'intento di occuparcene la mattina seguente.
Quando la rivedemmo era vegeta e vispa e stava scatenando un putiferio all'estremit del bacino. La riportammo nel recinto dove l'acqua poco profonda non le avrebbe permesso di dibattersi troppo. Poi la tenemmo immersa a forza nell'acqua, le infilammo in bocca un ceppo di legno per tenergliela spalancata e togliemmo il gancio. Per poterlo estrarre con delle lunghe pinze dovemmo allargare parecchio la ferita che aveva provocato. Non appena rimettemmo in libert la bestia, questa si mise a nuotare vigorosamente lungo i limiti del recinto, ma poi rallent l'andatura per scivolare lentamente nell'acqua. Bastava qualche lieve movimento dell'estremit del corpo e della coda per imprimere una spinta sufficiente a quel corpo potente di forma idrodinamica.
Cos cominciammo a imparare di che stoffa sono fatti gli squali lemon, tanto diversi da altri squali pure simili, e come sappiano adattarsi alla cattivit. Negli anni che seguirono fummo in grado di portare senza inconvenienti gli squali lemon in buone condizioni dai cavi con le esche a riva.
Dopo che quello squalo femmina ebbe trascorso una giornata intera in cattivit, scoprimmo il probabile motivo della debolezza manifestata dalla bestia mentre era agganciata al cavo dell'esca: sette squaletti della specie lemon appena nati, ognuno lungo circa mezzo metro, che nuotavano con la madre nel recinto.
Era la prima volta che uno squalo femmina partoriva in maniera naturale nel laboratorio. In passato avevamo rimosso molti embrioni vivi e piccoli in procinto di nascere da femmine incinte delle specie dusky e sandbar, da noi sezionate. Questi neonati sopravvivevano raramente per un periodo superiore ad alcuni giorni anche se li mettevamo nella incubatrice. Quella volta, tuttavia, avevamo buone speranze di allevare gli squaletti appena nati.
Il giorno dopo la nascita cominciarono a nutrirsi. La femmina e i suoi piccoli erano soli nel grande recinto che misurava dodici metri per ventuno. Dopo poche settimane mangiavano gi di buon appetito e cominciarono a ingrassare visibilmente. La vista di una persona diretta verso la parte poco profonda del recinto dove venivano nutriti li faceva accorrere quasi immediatamente e il primo pezzo di pesce lasciato cadere in acqua provocava una specie di mischia in cui i sette giovani e voraci squaletti si incrociavano e giravano tutt'intorno alla zona. Poi commisi un errore. Un giorno, un grande squalo lemon maschio rimase agganciato a una delle nostre esche e io pensai che sarebbe stato un ottimo compagno per la femmina. Cos lo mettemmo nel recinto e il grosso pesce parve andare d'amore e d'accordo con la femmina. In compenso, per, i cuccioli cominciarono a sparire a uno a uno. Quei giovani squali cos sani che sarebbero stati l'ideale per controllare il funzionamento dei pori addominali per le loro dimensioni ridotte, ben presto erano scomparsi tutti.
In compenso ci era rimasta una bellissima coppia di squali lemon adulti che reagivano immediatamente ad ogni segno che indicasse la presenza di cibo. Cos si profil per noi l'eccellente occasione di studiare il comportamento di quegli squali per quanto riguardava l'alimentazione.
All'inizio demmo loro da mangiare del pesce (triglie intere). A un certo punto ne consumavamo cos tante per adescare e nutrire gli squali che investimmo un piccolo capitale nell'acquisto di un congelatore per la lunga conservazione. Lo prendemmo con i soldi risparmiati comperando le triglie all'ingrosso, un quintale alla volta.
Per potere osservare pi da vicino gli squali quando stavano mangiando costruimmo una specie di piattaforma a livello dell'acqua dalla quale gettavamo il cibo. Quello che veniva somministrato ogni giorno era pesato, dopo che ebbi scoperto che non si sapeva praticamente nulla su quanto ne occorresse per tenere in vita un grande squalo. Facevamo venire gli animali al limite della piattaforma dove poi afferravano le triglie che offrivamo loro. Qualche volta uno squalo mancava la preda e la triglia finiva in fondo al bacino, specialmente quando il bestione si avvicinava di slancio alla piattaforma con la bocca spalancata e la persona che lo nutriva mollava comprensibilmente la triglia una frazione di secondo troppo presto. In quei casi non potevamo sapere quale squalo avesse afferrato il boccone.
Un giovane studente di scuola media molto sveglio, Tommy Romans, veniva regolarmente a trovarci al laboratorio e ci preg di lasciarlo lavorare l e, tra l'altro, di permettergli di dare da mangiare agli squali. Il rischio che correvamo avendo un pericolo attraente era inevitabile nel corso della nostra attivit di studio, tuttavia potevamo evitare che un ragazzo quattordicenne nutrisse gli squali da una piattaforma appesa
sopra il recinto. Tommy era molto persuasivo. La faccenda avrebbe potuto darci fastidio, ma quel ragazzo era davvero simpatico. Cos cominci a lavorare con noi e ad aiutarci nella pesatura, nelle misurazioni e nella dissezione degli squali morti. Andava anche sempre in cerca di piccole incombenze che fossero alla sua altezza. Si affrettava a prendere l'idrante e a pulire ben bene il bacino non appena terminata una dissezione, a scopare i pavimenti del laboratorio, a pulire gli acquari, a vuotare le pattumiere, ad aiutare quando si trattava di mettere le esche sugli arpioni a bordo della barca. In tutte le mansioni manifestava quasi lo stesso entusiasmo e il comportamento volonteroso che lo animava quando si trattava di immergersi con noi in apnea. Nuotava benissimo sott'acqua e gli piaceva molto aiutarci nella raccolta dei pesci piccoli e nel predisporre i cavi con le esche per gli squali, specialmente se subivano qualche strattone. Inoltre dava da mangiare a tutti gli animaletti nella stanza dell'acquario e ben presto cominci a pesare e a preparare il cibo per i grandi squali.
Ci osservava mentre li nutrivamo. Uno dei due, puntando in maniera maldestra sul pesce che stavamo per gettargli, invest la piattaforma che con l'alta marea si trovava a pelo d'acqua. (Quando l'alta marea superava il livello normale non davamo da mangiare agli squali. Un piede poteva benissimo essere scambiato per una triglia.) La triglia fin in acqua ed entrambi gli squali si mossero per acciuffarla. I due non arrivavano mai al punto di azzuffarsi per il cibo, ma bastava un loro minimo movimento intorno alla piattaforma per sollevare la melma sul fondo del recinto e quindi per vedere attraverso l'acqua al massimo per un metro anzich per i soliti due metri. Cos non potemmo stabilire quale dei due squali avesse preso la triglia. Inoltre ospitavamo nel recinto un grande squalo infermiera che stava quasi sempre sul fondo.
Perch non leghiamo un pezzo di spago alla triglia per trattenerla fino a che lo squalo la afferra? sugger Tommy. Era una buona idea e Tommy si assunse il compito di legare ad ogni triglia una funicella lunga qualche metro con la quale avvolgeva poi il pesce in modo da lanciarlo agli squali come un coriandolo. Inoltre la funicella avvolta intorno al pesce non si sarebbe aggrovigliata nel secchiello con quelle degli altri pesci. Al momento del tonfo gli squali salivano rapidamente in superficie e la triglia poteva essere portata nella
posizione conveniente per le riprese fotografiche prima che lo squalo la afferrasse. Quel metodo eliminava il rischio di offrire il cibo agli squali con le mani; la documentazione riguardante il cibo consumato da ogni squalo divenne pi precisa e Tommy si era conquistato un posto di lavoro stabile, quello di dare da mangiare agli squali. Il ragazzo cominci a interessarsi sempre pi allo studio di questi animali. Prendeva a prestito dei libri dalla nostra biblioteca per portarseli a casa. E il giorno dopo discuteva con me ci che aveva letto. A un certo punto mi domandai come riuscisse a fare a casa i compiti che poi doveva presentare a scuola.
All'inizio dell'estate del 1958 venne a visitarci nel laboratorio il dottor Lester Aronson, un esperto di psicologia animale. Esiste qualcuno che abbia studiato la capacit di apprendimento degli squali? gli chiesi.
Il dottor Aronson ci rispose che erano stati compiuti alcuni esperimenti sul senso dell'olfatto negli squali piccoli. Tappando la narice di un piccolo squalo della specie dogfish, questo comincer a nuotare in tondo puntando nella direzione della narice libera, se nell'acqua c' odore di cibo. Ma nessun esperimento sofisticato come quelli effettuati con uccelli e topi era mai stato tentato con gli squali. Dato che sono dei pesci primitivi provvisti di un cervello primitivo e di un apparato visivo poco sviluppato, venivano generalmente considerati piuttosto stupidi e quindi soggetti poco redditizi negli esperimenti classici effettuati con gli animali pi progrediti. Inoltre, disse il dottore,  difficile tenerli in vita come animali da laboratorio. Nessuno ha tentato finora di metterli in una gabbia di Skinner!
I nostri squali sono dei dritti! Ci vedono benissimo quando arriviamo con la roba da mangiare! lo interruppe Tommy nel tentativo di difendere i suoi protetti.
Il dottor Aronson ci fece un discorsetto incoraggiante. Devo dire che disponete di. un'ottima attrezzatura, addirittura unica, per mettere alla prova la loro capacit di imparare dei compiti molto semplici.
Non demmo pace al dottor Aronson e prima che la giornata fosse giunta al termine eravamo gi in possesso di un piano. Il dottore ci sugger di collocare un bersaglio nell'acqua e di insegnare allo squalo a prendere da l la triglia in modo che ci sbattesse contro con il muso, il che avrebbe fatto
squillare un campanello. Dopo un lungo periodo di addestramento avremmo indotto lo squalo ad associare il bersaglio con il cibo e a premere il bersaglio e a suonare il campanello anche quando il cibo non fosse stato pi presentato con il bersaglio.
Prima di ritornare a New York il dottor Aronson ci aiut a tracciare il progetto di un'apparecchiatura che ci avrebbe consentito di effettuare degli esperimenti nel campo del condizionamento strumentale. Dovevamo servirci dell'estremit del recinto dove veniva somministrato il cibo come di una specie di gabbia di Skinner.
Mi piacerebbe tanto fermarmi pi a lungo e aiutarvi ad addestrare quegli squali. Mi sembrano intelligenti. Non lasciatevi scoraggiare. Forse ci vorranno dei mesi, ma se riuscirete a combinare qualcosa sar davvero un grande successo.
Alla fine dell'estate Tommy fu costretto suo malgrado a lasciare il laboratorio. Oley Farver, un altro pescatore che nel passato si era dedicato ad attivit commerciali, aveva cominciato a lavorare con noi. Oley, aiutato da Tommy, aveva costruito una piattaforma pi lunga e robusta, provvista di una ringhiera. Inoltre aveva realizzato uno speciale prolungamento al quale poteva essere attaccato il bersaglio: un quadrato di legno compensato di mezzo metro di lato verniciato di bianco, da usarsi durante gli esperimenti di alimentazione. Lo si poteva sistemare in modo che si trovasse immediatamente sotto il pelo dell'acqua indipendentemente dalla marea. Una buona spinta bastava per chiudere un circuito elettrico che faceva squillare un campanello immerso nell'acqua: un comune campanello per porte d'ingresso, da sei volt, chiuso a tenuta stagna in un cilindro di metallo.
Verso la fine di settembre cominciammo a seguire un rigoroso programma di addestramento degli squali. Ogni giorno alle tre del pomeriggio precise Oley e io tenevamo il bersaglio in acqua per un tempo massimo di venti minuti e davamo da mangiare agli squali davanti a esso, facendo penzolare la triglia appesa a uno spago. Dopo pochi giorni fu possibile fare avvicinare gli squali a tal punto che loro, per potere afferrare il cibo, erano costretti a premere uno alla volta il muso contro il bersaglio. Poi provvedemmo ad aumentare gradualmente l'intensit dello squillo del campanello, dal debole tintinnio della prima settimana fino a un forte squillo, che si sentiva anche in superficie, al termine della seconda settimana.
In base alle registrazioni del cibo somministrato constatammo con sorpresa che ci volevano solo sette chili di triglie alla settimana per mantenere uno squalo lemon adulto, lungo oltre due metri e mezzo, in buona salute e in piena attivit. Se davamo agli animali tutto il cibo che erano capaci di ingurgitare, ognuno di loro era in grado di divorare pi di quindici chili di triglie alla volta, ma poi per vari giorni mangiava pochissimo o rifiutava addirittura il cibo. Nel suo ambiente naturale uno squalo riesce a trascorrere, quando fa freddo, probabilmente delle settimane o persino qualche mese senza mangiare. E se trova un lauto pasto come, per esempio, una focena o una tartaruga marina, questo baster per farlo resistere senza mangiare per un altro lungo periodo.
Per sottoporre ogni giorno gli squali al regime di addestramento e per indurli a premere il muso contro il bersaglio e a suonare il campanello il maggiore numero di volte possibile al giorno, cominciammo a tagliare le triglie in pezzi sempre pi piccoli fino a che ogni squalo doveva suonare il campanello da sei a dieci volte per ottenere la sua razione giornaliera di un chilo.
Dopo poche settimane gli squali toglievano le triglie dal bersaglio con tale rapidit che l'addestramento giornaliero richiedeva spesso meno di sei minuti. Dovemmo escogitare un sistema rapido per mettere dell'altro cibo sul bersaglio perch, mentre uno degli squali lo afferrava, l'altro si trovava spesso immediatamente dietro. Cos attaccavamo un sottile filo di metallo al centro del bersaglio e, ad ogni pezzo di triglia, un piccolo laccio formato da una funicella poco resistente. Poi annodavamo tutto all'estremit del filo che raggiungeva la piattaforma. Quando lo squalo colpiva il bersaglio e toglieva il cibo, ne facevamo scivolare dell'altro lungo il filo, cos finiva al posto giusto quando arrivava l'altro squalo.
In quell'occasione potemmo constatare quanto fosse errata la vecchia credenza secondo la quale uno squalo deve rovesciarsi sul dorso per mordere. Sebbene la sua bocca si trovi nella parte inferiore della testa, lo squalo lemon arrivava senza difficolt in posizione normale al bersaglio e portava via il cibo senza rivoltarsi. Il muso sporgente al di sopra della bocca, comunque, costringeva lo squalo a dare un forte spintone con il naso al bersaglio per afferrare il pezzo di triglia.
Il grande squalo chiamato infermiera in grigio, che ospitavamo nel recinto, sconvolgeva talvolta il periodo di addestramento. L'animale non era contento del cibo che gli somministravamo in un'altra parte del recinto. Voleva partecipare anche lui alla rappresentazione quotidiana. Ma lo squalo infermiera, il Ginglymostoma cirratum,  molto diverso dallo squalo lemon, il Negaprion brevirostris. Appartiene a un'altra famiglia di squali dall'aspetto strano ed  pi lento, impacciato e maldestro; di solito trascorre gran parte del suo tempo sdraiato sul fondo, spesso sotto cenge subacquee e in caverne buie. Gli adulti hanno pressappoco le stesse dimensioni degli squali lemon (poco pi di due metri e mezzo), ma sono provvisti di occhi minuscoli con una capacit visiva ridotta. Alcuni esperimenti eseguiti in seguito con piccoli dello squalo infermiera ci hanno dimostrato che vedono bene. Ma quello alloggiato nel recinto insieme con gli squali lemon abituati a mangiare con estrema rapidit, aveva l'aria di non riuscire a vedere il bersaglio. Registrava l'odore del cibo molto lentamente ed era capace, a differenza degli squali lemon, di dondolare in posizione verticale, agitando le pinne pettorali, davanti al bersaglio, sfiorandone la superficie con la bocca dalle labbra grosse e dai denti piccoli finch non trovava un po' alla volta il cibo, aiutato anche da quel paio di baffi che gli sporgono come tanti tentacoli ai lati della bocca. Poi, chiudendo le fessure delle branchie e aprendo la bocca, creava una specie di vuoto che risucchiava il pesce e che spezzava la funicella, rubando cos il cibo degli squali lemon senza suonare il campanello. Lo squalo infermiera cominci a interferire a tal punto che eravamo costretti spesso a colpirlo con un bastone sul muso per allontanarlo dal bersaglio e continuare l'addestramento degli squali lemon.
Dopo avere nutrito per sei settimane gli squali lemon con l'aiuto del bersaglio, li sottoponemmo a un difficile esame. Calammo in acqua il bersaglio nel momento previsto dall'orario, ma senza cibo. Lo squalo lemon maschio, che rispondeva di solito per primo all'invito, si precipit su di esso con la bocca spalancata per compiere poi una virata dopo avere constatato che non c'era niente da mangiare. La seconda volta, e per altre otto consecutive, si avvicin lentamente esaminando con gli occhi il bersaglio senza toccarlo, ma solo sfiorandolo. Finalmente diede con il muso un colpo cos forte al
bersaglio da fare scattare la suoneria automatica e noi ci affrettammo a gettargli in premio un pezzo di triglia avvolto da una funicella che fin in acqua con un tonfo sulla sinistra del bersaglio. Lo squalo lo afferr rapidamente tagliando la corda con i denti. In quel primo periodo sperimentale di fondamentale importanza dimostr di avere associato l'azione consistente nel premere il bersaglio con quella che gli consentiva di ottenere il cibo, spingendo ripetutamente il bersaglio vuoto e afferrando poi il pezzo di triglia lanciato in acqua.
La femmina, pi timida, impieg un tempo maggiore a reagire al bersaglio vuoto, ma dopo tre giorni entrambi lavoravano senza esitazione. Eravamo riusciti a condizionare per via strumentale gli squali lemon. Lo squalo infermiera, invece, rinunci gradualmente ai tentativi.
Poi imparammo a conoscere le caratteristiche individuali dei singoli squali. Sebbene, visti dall'alto, sembrassero identici (prescindendo dalle placchette applicate alle pinne dorsali), era facile distinguere il maschio dalla femmina osservando come nuotavano, viravano e reagivano al bersaglio. Il maschio era pi baldanzoso e interrompeva spesso, quando ci vedeva sulla piattaforma con il bersaglio in mano, i suoi larghi giri nel recinto per piazzarsi davanti a noi. Poi, mentre il bersaglio veniva calato in acqua, puntava direttamente su di esso e lo investiva con forza non appena era sott'acqua.
La femmina si teneva in disparte finch il maschio non si era appropriato di vari pezzi di triglia e non aveva soddisfatto la sua fame iniziale. Poi si metteva a investire a turno con il compagno il bersaglio. Si avvicinava dopo avere compiuto un ampio giro e spesso gli imprimeva con un lato della testa una spinta gentile, lieve, appena sufficiente per suonare il campanello.
A un certo punto cominciammo a gettare in acqua i bocconi premio a distanze sempre maggiori dal bersaglio, dando agli squali solo dieci secondi di tempo per afferrare il cibo dopo lo squillo del campanello. Lo facevamo per mettere alla prova la loro capacit di imparare a compiere virate corrette.
Per qualche strana ragione che probabilmente non ha nulla a che vedere con l'effetto di Coriolis (l'effetto prodotto dalla rotazione della terra che provoca una deviazione verso destra nell'emisfero settentrionale e verso sinistra in quello meridionale)(2), i nostri squali facevano i loro giri quasi sempre in senso orario. Dopo avere premuto con il muso il bersaglio, dovevano compiere una virata in senso antiorario per trovarsi nella direzione nella quale era caduto il cibo. Furono molto lenti a cambiare le loro abitudini natatorie.
Di solito premevano il bersaglio, descrivevano un cerchio in senso orario e poi ritornavano per prendere il cibo premio; quando, per cominciammo ad applicare il periodo limite dei dieci secondi e ad allontanare contemporaneamente sempre di pi il punto d'impatto del cibo nell'acqua, avevano meno probabilit di afferrarlo continuando a virare in senso orario che non in senso antiorario. Dopo alcune lunghe virate in senso orario e dopo avere raggiunto il cibo premio proprio nel momento in cui i dieci secondi erano scaduti e il cibo veniva ritirato dall'acqua, gli squali impararono a virare in senso antiorario.
Inoltre appresero qualcosa che non ci aspettavamo. I visitatori restavano davvero impressionati quando vedevano noi calare il bersaglio nell'acqua e lo squalo che si precipitava a dare uno spintone alla tavoletta per virare poi a sinistra, allontanarsi per circa due metri e mezzo lungo il bordo del recinto e afferrare in quel punto il cibo nel momento in cui finiva in acqua. Naturalmente si tratta di un esercizio facile da insegnarsi a una focena o a una foca, animali con un'intelligenza quasi pari a quella del cane; ma trattandosi di uno stupido squalo, ci sono dei tassonomisti che lo considerano talmente inferiore rispetto agli altri pesci per quanto riguarda l'evoluzione delle specie da non volerlo nemmeno classificare come pesce, quella era davvero una prodezza.
Decisi allora di rendere la faccenda ancora pi spettacolare insegnando agli squali a percorrere rapidamente il lato, lungo ventun metri, del recinto per andarsi a prendere il boccone premio tutte le volte dopo avere premuto il bersaglio. Inoltre sarebbe stata un'ottima sequenza per il documentario
che stavo girando. Ma quando cominciammo a gettare i bocconi in punti sempre pi distanti dal bersaglio, fu la femmina la prima ad accorgersi che al suono del campanello poteva afferrare il boccone molto prima del maschio se si limitava a nuotare intorno alla zona di alimentazione anzich andare a premere il bersaglio. Cos, mentre il maschio lo colpiva, la femmina gli portava via il boccone. Entrambi gli squali impararono rapidamente che quello che toccava il bersaglio aveva meno probabilit dell'altro di ottenere il cibo. Cos evitarono di premerlo e io dovetti avvicinare di nuovo il punto di alimentazione al bersaglio se volevo continuare gli esperimenti.
Poi effettuammo una prova grossolana per controllare un fattore acustico. Il suono del campanello avvertiva chi gettava il cibo in acqua che lo squalo aveva premuto il bersaglio e che si poteva dare il boccone premio. Nel corso degli esperimenti ci venne il sospetto che gli squali sentissero lo squillo del campanello e che il suono avesse aumentato la loro capacit di apprendimento. Che cosa avrebbero fatto se, dopo avere spinto il bersaglio, il campanello non si fosse messo a suonare? Un bel giorno, quando le cose andavano ormai bene da un po' di tempo e gli squali continuavano a ottenere un successo dopo l'altro, decidemmo di non servirci del campanello.
Come al solito, il maschio caric immediatamente il bersaglio e lo colp. Il campanello non squill, ma noi gettammo ugualmente in acqua il boccone premio. Lo squalo vir in senso antiorario, ma poi rallent l'andatura e invece di dirigersi verso la zona di alimentazione ritorn al bersaglio. La volta successiva lo spinse e per il resto del tempo la mancanza dello squillo del campanello non lo disturb. Dava una spinta al bersaglio e andava a prendersi il suo boccone che secondo Sam Hinton dovrebbe essere chiamato Premio Nobel.
Continuammo gli esperimenti per otto settimane fino a quando immediatamente prima di Natale, la temperatura dell'acqua non scese sotto i 21 C e gli squali persero interesse per il cibo e per il bersaglio. A quel punto imparammo qualcosa che riguardava la loro ibernazione e la loro memoria.
La temperatura dell'acqua nel recinto sal di nuovo ai 20 C e pi solo verso la fine di febbraio e gli squali cominciarono di nuovo a manifestare un certo interesse per il cibo. Durante le dieci settimane fredde avevamo tentato di nutrirli di tanto
in tanto con bocconi appesi a una funicella. Il 19 febbraio calammo per la prima volta in acqua il bersaglio e i due squali lemon lo investirono come se non ci fosse stata nessuna interruzione della routine giornaliera con il bersaglio. Continuammo a nutrirli inducendoli a suonare il campanello e a prepararli per prove pi complesse.
Verso la fine di aprile venne a trovarci, per effettuare alcuni esperimenti in laboratorio, il dottor Dugald Brown, presidente del dipartimento di biologia dell'universit del Michigan. Lo studioso si mise a fare alcuni complicati test fisiologici servendosi di frammenti vivi di tessuto prelevati dal cuore di uno squalo, frammenti che manteneva in vita in una soluzione salina dentro un tubo ad alta pressione. A volte doveva controllare quei frammenti di tessuto in momenti strani. Nella notte del primo maggio, verso mezzanotte, il dottor Brown and al laboratorio per verificare la temperatura del bagno che conteneva il tessuto muscolare. Poi, con la torcia elettrica, si rec al bacino per vedere che cosa stavano facendo gli squali lemon. Si stavano accoppiando.
Nessuno ha mai assistito prima di allora n dopo, per quanto ne sappia, alla copulazione di due squali di grandi dimensioni. Solo esemplari lenti, appartenenti a specie di piccole dimensioni, come lo squalo cornuto della California e il pescecane europeo, sono stati visti in copula sul fondo di un acquario con il maschio parzialmente avvolto a spirale intorno alla femmina.
 facile distinguere il maschio dalla femmina, persino negli embrioni ancora poco sviluppati, osservando le estensioni modificate e appaiate delle pinne pelviche. Questi peduncoli dalle dimensioni piuttosto rispettabili sono una caratteristica dei maschi degli squali, delle razze, dei pesci sega e delle mante, nei quali la fecondazione avviene all'interno. Durante l'accoppiamento, uno dei due peduncoli ruota fino ad assumere una posizione diretta in avanti per inserirsi nella vagina della femmina; poi, la testa dall'aspetto del tutto insolito del peduncolo si spalanca come un uomo che apra il pugno chiuso. Le coste cartilaginose e gli speroni simili a ganci formano un disegno molto complesso che caratterizza ogni specie di squalo e che permette di distinguerle. Uno studioso esperto in anatomia degli squali  spesso in grado di determinare la specie di uno squalo esaminando semplicemente un peduncolo, cos
come il dottor Don Rosen, esperto di gonopodi nei pesci xifofori, riesce a distinguere le varie specie di pesci d'acquario esaminando semplicemente il disegno strutturale dell'organo maschile che fa parte della pinna anale di queste bestie.
Dal bordo del bacino il dottor Brown non riusc a vedere bene i particolari, comunque disegn uno schizzo dei due squali che si stavano accoppiando. Hanno continuato a descrivere ampi cerchi nel recinto. Sono rimasto a osservarli per un'ora.
I due squali si stavano accoppiando stando affiancati uno all'altro, con le teste lievemente distanziate mentre la met posteriore dei loro corpi era in cos stretto contatto e i movimenti natatori erano tanto perfettamente sincronizzati da dare l'impressione che si trattasse di un unico individuo, di un mostro a due teste.
La notte seguente rimasi sveglia con le cineprese e i fari a portata di mano e per l'intera settimana mobilitai tutti gli amici sui quali potevo fare affidamento perch mi aiutassero a montare la guardia di notte, ma i due squali non si accoppiarono pi. Una volta, all'imbrunire, il maschio si avvicin molto alla femmina per posarsi poi, avvolto su se stesso, sul fondo del recinto dove era meno profondo, rimanendovi per quattro minuti. I peduncoli erano visibilmente puntati verso sinistra e apparivano ingrossati e rosei. Una remora, che di solito accompagnava la femmina, aderiva alla regione peduncolare del maschio con il suo disco a ventosa. Ci domandammo se lui non avesse per caso emesso qualche secrezione seminale per adescarla.
La femmina non prest nessuna attenzione speciale al maschio durante le soste di quest'ultimo, ma a tratti smetteva di nuotare per fermarsi al suo fianco. Una volta entrambi smisero di nuotare e restarono affiancati per venti minuti. In effetti pu essere pi faticoso per uno squalo lemon smettere di muoversi del tutto che non compiere dei lenti giri. Mentre nuota lo squalo lemon tiene la bocca leggermente aperta e l'acqua entra e inonda le branchie per uscire attraverso le cinque paia di fessure passive. Lo sfintere intorno all'esofago, in fondo alla gola dello squalo, rimane in posizione contratta per impedire all'acqua di finire nello stomaco. Il muscolo che aziona lo sfintere probabilmente si stanca e si apre quando lo squalo, debilitato dai tentativi di liberarsi di un arpione e
del cavetto che lo trattiene, viene rimorchiato da una barca e l'acqua viene perci fatta scendere attraverso la gola. Uno sforzo muscolare minimo  sufficiente perch il corpo dalle forme idrodinamiche dello squalo rimanga in movimento. Quando per lo squalo smette di nuotare, deve inondare di acqua le branchie per rifornirsi di ossigeno. L'apparato muscolare per mantenere in funzione questo sistema di pompaggio che provoca l'apertura e la chiusura della bocca e delle fessure delle branchie sembra consumare un maggior numero di calorie di quelle necessarie per muoversi senza sforzo nell'acqua.
Durante tutto il mese di maggio la coppia degli squali lemon ebbe l'aria di intrattenere rapporti eccezionalmente intimi e, ma forse era una nostra impressione, affettuosi. I due nuotavano spesso affiancati o in tandem per lunghi periodi. Sebbene a quell'epoca mangiassero meno del solito, si comportarono molto bene durante le prove con il bersaglio per cui potemmo effettuare vari tipi di esperimenti, specialmente sulle loro abitudini natatorie e sulla capacit di udire i rumori.
Poi, senza rendermene conto, presi una decisione che ebbe tragiche conseguenze. Avevo letto che, siccome nei preparati istologici della retina dello squalo non erano stati trovati coni, gli squali dovevano essere daltonici. La vista pi acuta dello squalo in condizioni sfavorevoli di luce e di notte veniva attribuita ai bastoncini della retina e a uno strato riflettente di cristalli di guanina sul fondo dell'occhio. E gli squali assumono un'aria pi sinistramente poetica se uno li considera delle creature crepuscolari.
Tanto per divertirmi decisi di sottoporre a una piccola prova il daltonismo dei nostri squali. Cos dipinsi di giallo il bersaglio bianco. Immaginavo che gli squali non avrebbero notato la differenza.
Lo squalo maschio si mise in posizione e punt dritto sul bersaglio giallo quando Oley lo cal in acqua. Arrivato alla distanza di mezzo metro dalla tavoletta fren bruscamente abbassando le pinne pettorali e un attimo dopo schizz fuori dall'acqua inondando Oley, il dottor Brown e me. Tutti e tre gli squali nel recinto cominciarono a comportarsi in maniera strana, nuotando di qua e di l prima velocemente e poi con lentezza, urtandosi a vicenda quando viravano.
Lo squalo lemon maschio non si rimise mai da quella esperienza. Cominci a rifiutare il cibo, in qualunque maniera gli venisse offerto, non voleva pi avvicinarsi a nessun bersaglio, nemmeno se era bianco, e mor tre mesi pi tardi. Il mantello si copr di grinze mentre l'animale perdeva peso. I suoi movimenti natatori subirono una completa alterazione, il corpo assunse una forma contorta. Teneva la testa voltata da un lato, lo stesso sul quale tutti i muscoli del corpo erano contratti spasmodicamente. Nuotava lentamente, sempre in superfcie, con la schiena leggermente inarcata e la coda quasi a met fuori dell'acqua. Il lungo lobo superiore della coda schiaffeggiava l'acqua.
Forse si  rotto la spina dorsale quando ha fatto quella specie di salto mortale a rovescio schizzando fuori dall'acqua, sugger Oley. In seguito, per, notammo che in qualche rara occasione lo squalo dimostr la capacit di distendersi completamente.
La sua morte ci fece molto dispiacere. Per oltre un anno aveva partecipato alla nostra attivit quotidiana. Avevamo ormai compiuto esami autoptici su centinaia di squali, ma quando ci tocc di stendere il corpo di quello sul bordo del bacino per sezionarlo, la questione fu completamente diversa. Lo facemmo al termine dell'orario scolastico perch Tommy voleva essere presente. Il fegato dello squalo era raggrinzito e duro come il cuoio. Rimorchiammo i resti di questa creatura, che una volta era stata bellissima, per alcuni chilometri al largo nel golfo e continuammo a seguirli con lo sguardo mentre affondavano.
(Da The Lady and the Sharks di Eugenie Clark, Copyright  1969 Eugenie Clark.)

Note.
1. Durante la copulazione lo sperma proveniente dalla papilla urogenitale penetra in un condotto del peduncolo che si drizza con la punta rivolta in avanti e viene inserito nella femmina.
2. Rimasi un tantino sorpresa quando il dottor Lochner, uno studioso di acustica impegnato in esperimenti con squali nel Sudafrica, venne a visitare il nostro laboratorio e osserv che tutti gli squali del suo nuotavano in senso antiorario. Probabilmente si tratta di una coincidenza. Le abitudini natatorie degli squali sono indubbiamente influenzate pi dalla topografia sottomarina e dalle correnti che non dalla rotazione della terra.


SOMMOZZATORI E SQUALI.

I sommozzatori che lavorano in quelle aree dell'oceano dove prevalgono gli squali, imparano in pochi mesi molto di pi su queste creature della maggioranza degli studiosi pi impegnati che stanno sulla terraferma e che non mettono mai un piede in acqua.
Gli squali nel loro elemento naturale sono in realt le creature pi incredibili di questo mondo. La sinistra bellezza delle forme e dei movimenti sfida ogni descrizione. Vedere infatti un grande squalo nell'oceano, che scivola, come se fosse privo di peso, attraverso le acque di questo mondo azzurro, costituisce non solo una sensazione visiva, ma anche emotiva. Una esperienza del genere pu essere apprezzata appieno solo da una persona che si trovi sul posto e per farlo bisogna essere capaci di immergersi.
I racconti sugli squali e i sub sono sempre pi emozionanti che non, per esempio, quelli sui pescatori d'altura e gli squali. Tanto per cominciare, il lettore sa che lo squalo non potr in nessun caso attaccare e divorare il pescatore. Invece nei racconti sui sub alle prese con gli squali, esiste sempre l'emozionante probabilit di un imminente disastro. I subacquei vengono attaccati dagli squali e qualche volta ci rimettono la vita. Nonostante ci, molti di loro, noi compresi, non nutrono nessuna animosit nei confronti degli squali. Infatti andiamo a cercarli non appena si presenta l'occasione propizia. Gli squali sono sempre dei compagni eccitanti e degli ottimi soggetti fotografici.
I neofiti dello sport subacqueo sono di solito un po' timorosi degli squali. Ci  perfettamente normale. Ci vuole del
tempo per abituarsi alle novit e gli squali non fanno eccezione. In realt il sub che vede frequentemente degli squali  davvero fortunato. Noi, per esempio, facciamo molta fatica a trovarli. L'unico posto di nostra conoscenza in cui gli squali potenzialmente pericolosi abbondano ancora  il Mar dei Coralli.
Naturalmente devono essercene molti anche in altre aree remote, ma una presenza costante di squali degni di essere visti non  pi un fatto comune nei pressi delle zone molto popolate. Quindici anni fa, i veloci squali oceanici erano comuni lungo tutta la costa del Nuovo Galles del Sud. Oggi sono una rarit.
Jacques Cousteau e Hans Hass, questi pionieri dello sport subacqueo, devono avere assistito a degli spettacoli meravigliosi durante i primi anni di immersione. Persino io riesco ancora a ricordare i grandi banchi di squali al largo della costa visti dieci, dodici anni fa. Ora se ne sono andati insieme con quasi tutti gli altri pesci di grandi dimensioni, ma solo il sommozzatore pu saperlo perch solo lui riesce a vederli con i suoi occhi.
Leggere la descrizione di un avvenimento o sentirne parlare non  mai la stessa cosa che vederlo di persona. In tutto il mondo i grandi squali sono una specie in via di estinzione. Gli studiosi di ecologia si battono per salvare i mammiferi marini, ma  estremamente improbabile che possano prendere le difese degli squali la cui reputazione li rende cos impopolari.


DA LA COSTA DEI CORALLI
Arthur C. Clarke.

Nel 1969 Ron e io facemmo la conoscenza di Arthur Clarke a bordo del Terrier VII al largo della costa di quell'isola che allora si chiamava Ceylon. Clarke venne a bordo mentre stavamo tentando di filmare degli squali e dei fenomeni della vita marina sul relitto della Hermes, una portaerei inglese affondata dai giapponesi durante la seconda guerra mondiale e adagiata sul fondo a cinquantaquattro metri di profondit.
Avevo letto con molto gusto parecchi dei suoi libri e quando conobbi di persona quell'uomo cos famoso, fui presa dalla timidezza e non riuscii a spiccicare una parola, due inconvenienti di cui soffro solo raramente. Non solo ammiravo Clarke come autore di alcuni dei migliori romanzi di fantascienza del mondo, ma lo rispettavo anche come un sub molto abile e con una grande esperienza. Cos come capita spesso quando si incontra qualcuno che apprezziamo molto, le parole mi vennero meno.
Questo estratto del suo libro The Coast of Coral (La costa dei coralli) descrive un'esperienza capitata a moltissimi sommozzatori, compresi Ron e me. Ci che mi impressiona profondamente  il tono realistico e la semplicit che distinguono i suoi scritti. Non vi si riscontra nessuna esagerazione n vi sono accenti falsamente drammatici e questo da un uomo famoso per la sua fantasia e le trame spettacolari dei suoi romanzi.
Il fatto ebbe luogo al largo della barriera corallina nei pressi di Heron Reef, non lontano da un posto che noi chiamiamo The Bommie. Conosciamo molto bene quella zona. Da ormai dieci anni, Heron Reef  un parco nazionale, ma prima
la caccia subacquea in quelle acque non solo era permessa, ma addirittura incoraggiata. Il modo in cui Clarke descrive gli squali e il loro comportamento, sia quando sono ancora liberi, sia dopo essere stati arpionati,  eccellente.
Notai anche con molto interesse che un urlo lanciato da Arthur Clarke non aveva prodotto su uno squalo un effetto maggiore di quello lanciato da me, un'altra smentita di una teoria considerata infallibile per tenere lontani quegli animali.
Il libro di Clarke  molto divertente. Anche se  vero dalla prima all'ultima parola, il suo contenuto affascinante e avventuroso cattura l'interesse di qualsiasi lettore.

Non incontrammo nessun pesce di grandi dimensioni, soprattutto non un solo squalo, ma del resto non ce lo aspettavamo nemmeno perch ci trovavamo all'interno della barriera e in acque relativamente poco profonde. Quando fummo certi di avere delle buone possibilit di fotografare ci che avremmo incontrato, ci preparammo alla prima immersione al di l della barriera. Mike aveva effettuato alcune ricognizioni preliminari diversi giorni prima con condizioni atmosferiche pessime. L'acqua era ancora torbida per una recente tempesta e Mike si era tuffato dal dinghy tanto per dare un'occhiata, ma era risalito rapidamente in barca con un'aria piuttosto perplessa e preoccupata.
C' un'atmosfera sinistra laggi, disse. E anche della roba grossa in giro. Secondo me non vale la pena rischiare un'immersione finch l'acqua non sar pi limpida. In questo momento non riesci a vedere che cosa sta per piombarti addosso.
Ero contento di potergli credere sulla parola. Non aveva senso correre rischi non necessari immergendosi in acque che erano troppo sporche per scattare riprese fotografiche che, dopo tutto, erano lo scopo principale della nostra spedizione.
Verso l'una del pomeriggio e con la marea decrescente raggiungemmo con la barca a remi la barriera per tentare la fortuna per la seconda volta. Mi lasciai scivolare lentamente in acqua e mi ritrovai con la Leica fissata al collo a nuotare nel mare profondo sei metri sopra una folta boscaglia di coralli
ramificati. L'ancora della nostra barca era posata sui rami pi alti della foresta pietrificata e alcuni pesciolini giravano l intorno.
La visibilit era eccellente. Quando, pochi secondi dopo, Mike mi raggiunse, riuscivamo a vederci distintamente alla distanza di diciotto metri uno dall'altro. Il sole, sebbene non fosse pi allo zenit, era abbastanza forte per gettare macchie di luce smorzata sui coralli sotto di noi.
Alcuni pesci molto grandi si aggiravano pigramente sul fondo del mare senza per allontanarsi dal rifugio offerto da qualche caverna o anfratto in cui avrebbero potuto nascondersi in caso di pericolo. Tenendo sempre d'occhio Mike che stava nuotando di qua e di l con il fucile subacqueo pronto a sparare, mi tuffai varie volte verso il fondo per osservare da vicino alcune interessanti formazioni di coralli. Dopo un po' giunsi alla conclusione che esisteva un modo migliore per raggiungere il mio scopo anzich nuotare e consumare un mucchio di energia e di aria. Il cavo dell'ancora costituiva un mezzo conveniente per scendere in profondit per cui espulsi tutta l'aria che avevo nei polmoni per riempirli poi al massimo e scendere verso il fondo del mare.
Quando lo toccai quasi tutta la mia riserva di aria era ancora intatta. Mi aggrappai con le gambe all'ancora e rimasi fermo per rendermi conto della situazione con comodo. Speravo che rimanendo immobile per un tempo sufficiente qualche grande pesce si sarebbe lasciato vincere dalla curiosit per avvicinarsi a me, dimenticando ogni precauzione.
Per quasi un minuto non accadde assolutamente nulla. Stavo gi per ritornare in superficie quando la sagoma assolutamente inconfondibile che avevo sperato di vedere entr nel mio campo visivo. A nove metri di distanza uno squalo di piccole dimensioni con una macchia sorprendentemente bianca sulla pinna dorsale anteriore stava nuotando tranquillamente sopra il sottobosco di coralli. L'animale non misurava pi di un metro e mezzo, una lunghezza giusta per fare la conoscenza della specie. Non appena mi fui riempito di aria i polmoni, cominciai a seguire lo squalo con la macchina fotografica e non ebbi alcuna difficolt a scattare un paio di immagini mentre l'animale passava sopra il fondo sabbioso con la sagoma che si distingueva nettamente sullo sfondo di un bianco brillante della polvere di coralli.
Poi ritornai in superfcie e mi rivolsi gridando a Mike che si trovava in acqua a una certa distanza. Tentai di indicargli con le braccia la direzione presa dallo squalo e Mike part a razzo. Quando tuffai di nuovo la testa sotto, non vidi pi l'animale e rimpiansi l'occasione perduta. Quasi subito, per, notai un movimento dell'acqua a quindici metri di distanza e Mike emerse per un attimo gridandomi: L'ho preso.
Ignorando l'ottima regola secondo cui bisogna nuotare tranquillamente in superfcie senza agitare troppo l'acqua, mi diressi a tutta velocit verso il punto dove si trovava Mike. Quando arrivai vidi che si stava difendendo con il fucile subacqueo da uno squalo arrabbiatissimo che si contorceva per addentare la fiocina che gli aveva attraversato il corpo sotto le pinne posteriori. Sebbene la sua bocca a forma di mezzaluna misurasse solo una quindicina di centimetri, non mi piaceva per niente il modo in cui faceva digrignare i denti per la rabbia e la frustrazione.
Scattai in fretta due foto e poi mi avvicinai (nei limiti del possibile) con la fiocina a mano per respingere la bestia se avesse manifestato l'intenzione di attaccare Mike. Lui si era diretto lentamente verso la barca rimorchiando con una mano la fiocina e servendosi del fucile subacqueo scarico per tenere a bada lo squalo che continuava a dibattersi con forza.
A bordo del dinghy avevamo un conoscente che aveva voluto partecipare all'escursione e che rimase piuttosto perplesso quando ci vide affiancarci alla barca e ci ud gridare che ci aiutasse a issare la preda. Il tipo si sporse e tent di afferrare la coda, l'unica cosa che poteva fare, bench anche questa mossa non sia raccomandata da chi se ne intende, dato che gli squali possono contorcersi a tal punto da riuscire ad addentare la propria coda. Inoltre il loro manto  come la carta vetrata, il che sconsiglia ulteriormente qualsiasi contatto con le mani nude.
Eravamo gi riusciti a issare lo squalo a met fuori dell'acqua quando la bestia, in preda a un violento furore, riusc a liberarsi della fiocina con uno strattone. La vidi per un attimo sfrecciare attraverso i coralli senza avere riportato all'apparenza gravi ferite. Quando ritornai di nuovo in superficie scorsi Mike che sulla barca stava facendo una specie di danza della rabbia accompagnata da opportuni versacci molto ammirati da un'altra barca piena di sub arrivati in quel momento sulla scena. Mike spieg in termini inequivocabili ci che sarebbe accaduto allo squalo se lo avesse mai rincontrato con o senza fucile subacqueo. Poi aggiunse varie osservazioni contenenti informazioni che avrebbero sorpreso qualsiasi ittiologo sugli ascendenti e sul comportamento in famiglia degli squali. Effettivamente riusc a dare la netta impressione di non provare in quel momento molta simpatia nei loro confronti.
Dopo essere riusciti a calmarlo un po', tornammo a immergerci per cercare la cintura con i pesi che Mike aveva perso durante lo scontro. Dopo cinque minuti di ricerca l'amico fu tanto fortunato da ritrovarla su un tratto di sabbia e la cosa contribu in parte a fargli ritornare il buon umore. La perdita di quei pesi sarebbe stata una faccenda piuttosto grave perch gli sarebbe stato difficile, se non addirittura impossibile, conservare senza sforzo l'equilibrio sott'acqua a qualsiasi profondit. Bench avessimo portato con noi pezzi di ricambio per tutto il resto della nostra attrezzatura, avevamo rinunciato a quei cinque-dieci chili di piombo in pi che hanno sempre l'aria, chiss perch, di essere pi pesanti di quanto in realt siano.
Mentre anch'io stavo cercando la cintura di Mike, mi ero inoltrato per un buon tratto controcorrente e avevo notato che a monte l'acqua era molto pi limpida che non nel tratto di mare dove stavamo operando. Cos ritirammo l'ancora e ci inoltrammo per un centinaio di metri controcorrente per vedere se avremmo avuto maggiore fortuna in un posto pi distante intorno all'estremit della barriera.
Nonostante la breve distanza percorsa, il fondale era cambiato completamente. Nella penombra bluastra si distinguevano grandi roccioni coralliferi, alti circa tre metri e distanziati a intervalli irregolari. Anche l'acqua era considerevolmente pi profonda e la fauna ittica pi abbondante. Esemplari di rinoceronte cornuto, di trota dei coralli e di groper mulinavano sotto di noi giocando a nascondersi intorno ai roccioni sommersi quando tentavamo di avvicinarci. Notai un bellissimo groper del peso di oltre cinquanta chili che nuotava in una valle ai miei piedi, al che tornai in superfcie per chiamare Mike. Mentre risalivo, una grande tartaruga marina, che nuotava con una velocit sorprendente per un animale cos goffo, sfrecci accanto a me e scomparve nell'abisso. Comunque non potei dirlo a Mike perch non appena emersi quello grid: Squalo! per rituffarsi subito dopo.
Per un attimo mi domandai se la nostra vittima di prima fosse stata tanto sventata da ritornare, ma un'occhiata mi fu sufficiente per scartare questa ipotesi.
Quello era un autentico squalo, una massa di muscoli perfettamente idrodinamica, lunga pi di tre metri, che nuotava pigra nell'acqua sotto i nostri piedi. Il manto era di un grigio metallico uniforme, privo di qualsiasi macchia o segno. Sembrava essersi accorto della nostra presenza perch stava descrivendo un largo cerchio intorno a noi, come se si stesse domandando che cosa dovesse fare. Nuotai lentamente sopra e dietro di lui nel tentativo di scattare una foto tutte le volte che lo squalo si sarebbe trovato in una buona posizione. Ero abbastanza sicuro che non mi avrebbe attaccato se mi fossi mosso risolutamente nella sua direzione. La mia unica paura era di fare una mossa troppo brusca e quindi di spaventarlo e farlo fuggire. Ero troppo affascinato da quella splendida creatura, il primo grande squalo che avessi mai incontrato in acque limpide, per provare la bench minima preoccupazione.
Ma poi vidi qualcosa che mi agghiacci. Mike, evidentemente avido di vendetta, aveva ricaricato il fucile subacqueo e si stava mettendo in posizione per attaccare il mostro che era pi grande di noi due messi insieme.
Risalii in superfcie a razzo e non appena Mike affior per respirare, gli gridai: Per l'amor di Dio, non sparare! I subacquei a bordo della barca distante una quindicina di metri udirono ogni parola. Mike, invece, che si trovava a un solo metro di distanza, sembrava completamente sordo. Lo seguii sott'acqua facendogli tutti i segni possibili e immaginabili per dissuaderlo, ma senza successo.
Sott'acqua, le cose si svolgono talvolta con tale rapidit che in seguito uno non riesce mai a ricordare con precisione la sequenza degli eventi. Non mi rammento il momento preciso in cui il fucile spar, ma solo la sensazione di sollievo che provai quando la fiocina manc il bersaglio e lo squalo vir. L'animale non diede comunque nessun segno di paura nel vedersela passare davanti al naso, non solo, ma dopo avere descritto un ampio cerchio punt su Mike che aveva ormai recuperato la freccia ma che, per fortuna, non aveva fatto in
tempo a ricaricare il fucile. Mentre lo squalo gli si avvicinava lentamente, Mike si rese conto all'improvviso che era tempo di fare qualcosa, per cui cominci a gridare nell'acqua come raccomandano i migliori libri di testo. Lo squalo non ci fece minimamente caso, ma continu ad avvicinarsi con comodo. Mike agitava sempre il fucile nella sua direzione, ma il bestione avanzava imperterrito. Solo quando fu a circa un metro e mezzo di distanza e Mike riusc a scorgerne gli occhi miopi che fissavano la sua maschera, l'animale sembr avere concluso che lui era solo un altro di quegli scoccianti e difficilmente digeribili esseri umani per cui si allontan con un'aria di disprezzo. Potei ancora scorgerlo quando, simile a un siluro dai contorni sfumati illuminato di sbieco dalla luce del sole, scomparve lungo la barriera.
Risalimmo in barca e le recriminazioni si sprecarono mentre remavamo per tornare a riva. Mike continu a giurare, peraltro in modo poco convincente, di avere pensato che io volessi che lui colpisse lo squalo. Invocai a mia volta la testimonianza di tutti quelli che si erano trovati a portata di voce per dimostrare il contrario e gridai il mio rimpianto per le foto incomparabili che la mia macchina aveva perso. Se proprio devi sparare a uno squalo, dissi con voce lamentosa, aspetta almeno che io abbia finito di fotografarlo.
Ripensando a quell'episodio nella relativa calma del presente sono propenso a credere che Mike in realt non avesse mai voluto colpire il bestione, ma solo sfogare il proprio risentimento. Lui  un tiratore micidiale con pesci non pi lunghi di venticinque centimetri per cui  inconcepibile che ne abbia mancato uno che occupava quasi tutta la sua visuale quando spar. Nel momento critico il suo subconscio doveva avere deciso che non era pi il caso di fare il fesso per cui aveva spostato la mira.
Quella sera, non appena riuscimmo a farci prestare il ghiaccio necessario dal centro turistico, ci mettemmo al lavoro per sviluppare la pellicola a colori che avevo impressionato nel corso della giornata. Dopo due ore di lavoro in cui travasammo liquidi da una bottiglia all'altra e corremmo in giro con cubetti di ghiaccio per mantenere tutte le soluzioni alla temperatura giusta, ottenemmo la prova che i nostri sforzi fotografici non erano stati inutili. Sulla pellicola c'era il nostro
amico con il manto grigio metallico che incrociava al di sopra dei coralli, padrone indiscusso della barriera.
Indiscusso? Be', un giorno o l'altro, Mike potrebbe decidere di mettere alla prova questa qualifica. Spero solo che non lo faccia quando ci sono io in giro.
(Da The Coast of Coral di Arthur C. Clarke, 1956 Victor Gollancz.)


DA UOMINI SOTTO IL MARE: LA CONQUISTA DEL MONDO SUBACQUEO
Hans Hass.

Le romantiche figure dello snello e barbuto Hans Hass e della fotogenica moglie Lotte ci convinsero che un'attivit svolta con passione nel mare da marito e moglie poteva rappresentare un modo di vivere forse senza eguali nell'epoca in cui viviamo. Hans Hass registra senza peli sulla lingua ci che ha visto e ci che secondo lui  giusto. Come il comandante Jacques Cousteau,  un pioniere che indica la via da seguire nell'esplorazione del mondo subacqueo.
Hass fa il sommozzatore da molto pi tempo di Ron e me e l'ho sempre considerato una specie di eroe, l'uomo capace di fare le cose che tutti noialtri ci sogniamo soltanto. Si immerge e scatta fotografie subacquee praticamente sino dagli inizi delle immersioni in apnea e ha contribuito a fare conoscere meglio all'opinione pubblica il mondo sommerso con i suoi libri e le sue pellicole realizzati in maniera divertente e facilmente comprensibile.
In questo estratto del suo libro Men Beneath the Sea: Conquest of the Underwater World (Uomini sotto il mare: la conquista del mondo subacqueo), Hans sfiora molti argomenti ben noti a Ron e me, parlando pi che altro di cose che stimolano ed eccitano gli squali. Uno di questi argomenti necessariamente interessanti consiste nell'affermazione di Hans che alcuni tipi di squali aggressivi possono essere respinti, impauriti, da urla lanciate sott'acqua.
Abbiamo messo alla prova il metodo riportando solo limitati successi, anche se occorre tenere presente che gli squali con cui abbiamo di solito a che fare noi appartengono probabilmente a specie diverse da quelle incontrate da Hass. Gli
squali sono delle creature assolutamente imprevedibili e l'espediente che si rivela efficace con una determinata specie non produce probabilmente nessun effetto su altre.
Hans, riferendosi alle riprese cinematografiche che abbiamo girato per il film Acque azzurre, morte bianca, dice: Escono dalle gabbie e nuotano in giro senza nessuna paura tra diecine di squali eccitati, dando loro colpetti sul muso e trattandoli con notevole indifferenza. Se lo nota Hass, questa deve essere l'impressione che si ha vedendo il film. Ma in realt la situazione era completamente diversa. Ron e io eravamo preoccupatissimi per la nostra incolumit. I colpetti che tiravo con indifferenza sui musi degli squali richiesero tutta l'energia e la forza di cui il mio corpo di cinquantasette chili era capace.
Sul momento avevo la sensazione di essere impegnata in una lotta a oltranza, sebbene dopo, sul Terrier VII, sembrassimo tutti sollevati e felici. Ci era dovuto al fatto di avere portato a termine l'immersione senza danni e di avere filmato delle scene piene di azione.
Hans fonda i suoi commenti su prove all'apparenza molto solide, ma non interpretate in realt con l'esattezza dovuta, il che mette in rilievo il pericolo che pu rappresentare uno scrittore che interpreti in maniera errata un evento.
Attualmente, Hans Hass  pi interessato alla conservazione della fauna marina che non a filmarla e si impegna molto per eliminare in tutto il mondo la caccia subacquea.

Per quanto riguarda le riprese cinematografiche subacquee, gli spettatori, e quindi anche i distributori dei film, rimangono molto delusi se da un certo punto non compare, accompagnato da una musica sinistra, il terribile spettro di uno squalo. Persino una delle pellicole girate da me, da cui ho ricavato i soldi per finanziare la prima spedizione Xarifa, aveva nel contratto questa condizione. Qualsiasi subacqueo che possa riferire di essere stato attaccato da uno squalo trova sempre una cerchia di ascoltatori volonterosi che lo considerano automaticamente un eroe. John D. Craig, un sub americano e produttore cinematografico di professione, ha dichiarato: Qualsiasi squalo affamato o arrabbiato o in preda a entrambi gli stimoli attacca l'uomo. Questo non  assolutamente vero. Cousteau venne molestato dagli squali in mare aperto al largo delle isole Capoverde durante la sua prima escursione nei tropici, e quella esperienza lo lasci ovviamente in stato di choc. In un libro scritto in seguito afferm che pi uno conosce gli squali e meno ne sa su di loro. Anche questa constatazione  molto diffusa e viene spesso citata come se fosse la quintessenza delle esperienze raccolte da un esperto.
In un film americano, il protagonista (Gary Cooper) viene accusato nel corso di un processo da due vecchie zitelle di essere uno svitato e perci incapace di testimoniare. Le due anziane signorine volevano dire con questo che gli mancava una rotella, ma l'avvocato difensore ebbe la buona idea di chiedere loro se vi era qualcun altro che loro considerassero svitato.
Naturalmente, risposero subito, tutti lo sono, all'infuori di noi due.
Anche il signor giudice?
S, anche lui  svitato. L'uomo venne assolto. Lo stesso si pu dire parlando della imprevedibilit degli squali. Le sorprese capitano, naturalmente, ma sono estremamente rare e non costituiscono certamente una caratteristica di queste creature. La mia risposta all'affermazione sibillina di Cousteau potrebbe suonare cos: Pi uno studia a fondo gli squali e meglio impara a conoscerli.
Il loro comportamento, come quello di qualsiasi altro essere,  regolato da istinti che sono attivati da stimoli ottici, acustici, olfattivi e di altro genere. Konrad Lorenz parla di un parlamento degli istinti nel quale in base al voto della maggioranza dato sul momento ora l'uno ora l'altro degli istinti regola il comportamento. Ci significa in pratica che gli animali rispondono prima a uno stimolo, poi all'altro. Una creatura affamata risponde prima di tutto agli stimoli che le permettono di individuare la presenza della preda, una che  disposta a fare all'amore, a quelli del partner sessuale. Per quanto riguarda gli squali vi sono quattro gruppi di stimoli che li conducono alla preda.
Questi animali sono in grado di individuare a grande distanza i movimenti dell'acqua, cio, qualsiasi alterazione di
pressione. Lo si pu constatare gettando l'ancora o tuffandosi nei pressi di una scogliera. Spesso bastano pochi secondi perch gli squali compaiano. Comunque, rimangono di solito a una distanza considerevole, compiono uno o due giri e poi, di regola, scompaiono immediatamente a meno che non si verifichi qualche fenomeno capace di eccitarli. Secondo quanto ho scritto nei primi resoconti, si comportano come poliziotti venuti per vedere che cosa succede. Un'esplosione dinamica che stordisce o uccide dei pesci crea anche uno stimolo visivo; se si ripete con una certa frequenza, gli squali addentano i pesci e li associano con la detonazione. Nel 1942, in Grecia, restammo sorpresi dalla rapidit con la quale gli squali si radunavano nei tratti di mare dove qualcuno stava pescando con la dinamite. Di solito i sub non vedono mai uno squalo da quelle parti, ma noi abbiamo notato degli esemplari lunghi oltre quattro metri.
Gli squali sono particolarmente sensibili alle vibrazioni dell'acqua prodotte da un pesce che si dibatte perch ferito o comunque nei guai. In risposta a questo stimolo spesso si dirigono senza deviare nella sua direzione finch non sono vicinissimi alla creatura che si agita. Qualsiasi pescatore dei tropici sa che deve tirare immediatamente in barca ogni pesce catturato se non vuole estrarne dall'acqua solo la testa. Il resto se lo sono gi mangiato gli squali. Per i cacciatori subacquei ci costituisce, come abbiamo constatato nel 1939, un grave pericolo ed  cos che gi molti incidenti si sono verificati. Il bersaglio di questi attacchi pu essere il pesce, ma se il sub lo tiene in mano, anche lui pu essere ovviamente morso.
Prima di diventare direttore della rivista Skin Diver, Jack McKenney fece per tre anni l'istruttore subacqueo a Freeport, nelle Bahamas, vicino alla Florida. In tutto quel periodo vide, come mi raccont, solo una quindicina di squali. L'ultima settimana di permanenza and a pescare con un amico. Erano passate le tre del pomeriggio e i due stavano arpionando dei pesci. Improvvisamente comparve uno squalo grigio. Jack racconta: Avevo con me la macchina fotografica per cui pensai: "Bene, finalmente riuscir a scattare una foto interessante". Ma lo squalo se ne and. Poi Jack arpion un altro pesce e allora lo squalo ricomparve e tent di azzannarlo. Sentii i denti della bestia grattare l'arpione e pensai:
"Aiuto!" Poi, lo squalo punt dritto su di me. Avevo solo l'arpione con il quale gli diedi un colpo alla testa. Il bestione si allontan, ma poi torn di nuovo indietro. La terza volta
lo mancai e lui azzann l'arpione a questa distanza dalla mia mano. Cos dicendo mi mostr la distanza: erano circa venti centimetri. Per poco non mi veniva un infarto! Nel frattempo l'amico aveva calato la rete con il pesce. Subito dopo apparvero altri due squali grigi. Quello con l'arpione in bocca pens probabilmente che il sapore non era proprio buono. Cos lo lasci andare per dedicare tutta la sua attenzione alla rete con il pesce. Approfittammo di questo fatto per raggiungere a nuoto la riva.
Da ci si deduce che arpionare dei pesci grossi in acque frequentate da squali non  un'attivit senza pericoli. Sono stati registrati degli attacchi persino nel Mediterraneo. Uno si concluse in maniera particolarmente tragica. Il 2 settembre 1962, l'italiano Maurizio Sarra, pioniere dello sport subacqueo e noto fotografo subacqueo, rimase gravemente ferito da uno squalo mentre stava arpionando una cernia nei pressi di Terracina, in Italia. Ed ecco un altro episodio.
Nell'estate del 1964 Al Giddings e French Le Roy, due notissimi subacquei americani, si trovavano in immersione al largo di alcune isole a nord di San Francisco. Facevano da guida a dei subacquei in apnea che si immergevano in vari gruppi. Durante l'escursione vennero arpionati molti pesci. Improvvisamente Al Giddings, che in quel momento stava prendendo la macchina fotografica dalla barca, ud delle grida acute e vide qualcuno dibattersi in superficie. Si diresse
il pi velocemente possibile a nuoto verso l'individuo nei guai e vide con sua grande sorpresa che non si trattava di uno degli allievi bens del suo compagno Le Roy. Uno squalo lo aveva ferito. Dice Al Giddings: Le Roy mi raccont in seguito che quello fu per lui il momento pi terribile perch lesse nei miei occhi ci che vedevo io. L'enorme squalo azzann di nuovo la gamba di Le Roy e lo trascin sott'acqua. Quando il poveretto riemerse, Giddings lo afferr per le bombole che lui portava sulla schiena perch ormai si stava dibattendo furiosamente, come se fosse impazzito. Giddings ebbe la presenza di spirito di disfarsi della cintura con i pesi e di trascinare l'amico verso la barca. Si aspettava un attacco da un momento all'altro, ma non accadde nulla. Le Roy fu issato a bordo.
Gli mancava un bel pezzo di coscia. Gli fu applicato un laccio emostatico e contemporaneamente fu chiamato via radio un elicottero. Nessuno aveva in realt visto lo squalo perch Le Roy si trovava gi in superficie quando era stato attaccato improvvisamente alle spalle e Al Giddings aveva perso la maschera mentre correva in suo aiuto. Anche in questo caso non vi  nessun dubbio che il pesce arpionato aveva attirato il grosso squalo e che l'odore del sangue lo aveva reso aggressivo. Il secondo stimolo che provoca il comportamento predatorio negli squali  infatti l'odore del sangue. Ho compiuto studi esaurienti su questo fenomeno alle Maldive nel 1957 con la collaborazione di Eibl-Eibesfeldt. Nei pressi di una scogliera molto ripida dove sapevamo che c'erano degli squali ammazzammo alcuni pesci che nascondemmo poi tra i coralli. In soli cinque minuti l'odore del sangue si era diffuso a tal punto da attirare degli squali in mare aperto, completamente fuori vista. Quegli animali erano tutti in preda a una violenta eccitazione e sfrecciavano di qua e di l ficcando il muso addirittura sotto i coralli per trovare l'origine del sangue. Si mostrarono molto perseveranti e quasi tutti trovarono i punti dove avevamo nascosto i pesci. Come questo stimolo olfattivo domini in modo assoluto gli squali  dimostrato dagli episodi in cui dei bagnanti sono stati morsi e poi portati in salvo a riva da soccorritori coraggiosi. Costoro non hanno praticamente quasi mai riportato ferite perch lo squalo, se continuava l'attacco, mordeva solo la persona gi azzannata. I nostri esperimenti diedero gli stessi risultati. All'inizio eravamo piuttosto preoccupati, ma ben presto constatammo che i pesci sanguinanti, nascosti tra i coralli di solito a soli due o tre metri di distanza da noi, erano in realt i nostri protettori. And a finire che a un certo punto fino a dieci squali si contendevano la preda senza curarsi minimamente di noi. La calma con la quale filmai questa scena dimostra quanto ci sentissimo al sicuro.  vero che Eibl-Eibesfeldt afferm che gli squali avevano manifestato un'aggressivit maggiore nei suoi confronti, ma ci poteva spiegarsi con il fatto che era stato lui ad arpionare i pesci e a sfilarli dalla freccia, per cui le sue mani puzzavano di sangue.
Queste osservazioni sono importanti per i naufraghi. Nei tratti di mare dove ci sono degli squali quelli che perdono sangue corrono indubbiamente il pericolo di essere attaccati,
specie in acque tropicali. Ma le persone non ferite nelle vicinanze non devono disperarsi; se le aggressioni si verificano poco lontano ci non significa assolutamente che dopo toccher a loro.
A questo proposito  istruttiva la relazione del tenente pilota A.A. Reading che and alla deriva nel mare aperto per sedici ore dopo essere precipitato a est delle Isole Wallis nel Pacifico centrale. Quando l'aereo fin in acqua l'ufficiale era privo di sensi, ma il suo secondo pilota, E.H. Almond, lo trascin fuori dei rottami che stavano affondando, senza per potere salvare anche il battellino. I due uomini si legarono l'uno all'altro con una fune. Almond indossava solo un paio di pantaloni corti. Dopo circa mezz'ora, rifer Reading, c'erano gi gli squali che ci mulinavano attorno, ma per quasi un'ora non accadde nulla. Improvvisamente Almond disse di avere sentito qualcosa urtargli la gamba destra che cominciava a fargli male. Gli risposi di salire sulla mia schiena e di tenere la gamba fuori dell'acqua, ma prima che potesse farlo gli squali lo attaccarono di nuovo. Per un secondo fummo trascinati entrambi sotto. A quel punto, erano circondati da cinque squali e l'acqua del mare era rossa di sangue. Reading continu: Almond mi mostr la gamba; aveva non solo il piede destro pieno di morsi, ma anche un grosso squarcio nell'anca sinistra. Non sentiva molto dolore, tuttavia mi accorsi che sussultava ogni volta che gli squali lo azzannavano. Finalmente presi il binocolo che avevo al collo e cominciai a colpire le bestie mentre ci passavano accanto. Dopo pochi minuti erano di nuovo all'attacco. Di nuovo fummo trascinati sott'acqua e io fui separato da Almond. Reading venne colpito alla guancia destra da uno degli squali, ma poi non gli accadde altro. Vide come il collega, con la testa gi sott'acqua, veniva attorniato dagli squali. Poi il suo corpo and alla deriva, sempre circondato dagli animali. A tratti ne sfioravo qualcuno con i piedi... Reading rimase in quella situazione per diverse ore finch, verso mezzanotte, non venne raccolto da una motovedetta, illeso. Altri resoconti di naufraghi e di piloti precipitati in mare riferiscono episodi pi o meno simili. Se si tiene presente che gli squali sono animali da preda con una dentatura micidiale,  davvero sorprendente come esitino tanto a servirsi di queste armi. Nel caso di Reading e Almond, il fatto che quest'ultimo portasse dei pantaloni
corti pu avere avuto la sua importanza. Lui venne attaccato, Reading no; gli squali che si trovavano nelle immediate vicinanze di Reading non avevano ovviamente sentito l'odore dell'epidermide che aveva provocato l'attacco contro Almond.
Altri stimoli che sviluppano un comportamento aggressivo si possono trovare nell'ambito della percezione ottica. L'affermazione che gli squali abbiano la vista debole si  rivelata falsa a un pi attento esame. Cos pure nessuno crede pi che siano daltonici. In passato si sentiva dire che i negri venivano attaccati con minore frequenza degli uomini di pelle chiara, ma gli esperimenti effettuati dal biologo americano Hobson sull'atollo di Eniwetok con tre specie differenti di squali hanno dimostrato esattamente il contrario. Lo studioso aveva calato in mare da una zattera due esche identiche di cui una annerita con un pigmento che non attirava, come avevano dimostrato esperimenti precedenti, gli squali. Nel corso di centosettantadue prove, l'esca annerita venne azzannata per prima nel settantadue per cento dei casi e nell'ottantadue per cento quando il cielo era limpido e splendeva il sole. Bisogna ammettere che l'osservatore, racchiuso in una gabbia posata sul fondo, rilev che in quelle condizioni l'esca annerita si distingueva meglio. Gli squali arrivarono sempre da acque profonde e dalla stessa direzione, nuotando controcorrente. Questi risultati dimostrano senza dubbio che anche le impressioni visive hanno un loro peso. Se uno squalo viene attirato da onde di pressione o dall'odore fino a un punto in cui riesce a vedere un oggetto, allora questi stimoli diventano fattori decisivi per il suo comportamento da animale da preda. D'altra parte, se incontra un sub per puro caso senza che la sua aggressivit venga stimolata dal sangue o da molti pesci, di regola si tiene ben distante dall'uomo, lo tiene d'occhio e magari compie dei larghi giri intorno a lui, ma poi se ne va per i fatti suoi.
Lo stimolo finale che regola il comportamento aggressivo dello squalo  il sapore dell'oggetto sotto attacco. Hobson tenne dei pesci in un bagno di alcol etilico per quattro giorni e quindi li sciacqu per tre ore con acqua di mare. Poi offr quei pesci agli squali insieme con altri non trattati, calandoli di nuovo da una zattera. Sempre vennero azzannate entrambe le esche e sempre quella priva di sapore fu sputata dagli squali. Cos, dopo che il loro comportamento da animali da preda
 stato stimolato dalle onde di pressione, dall'odore e dagli stimoli ottici,  il sapore quello che in ultima analisi li induce ad addentare la preda e a divorarla. Una volta si diceva che gli squali inghiottissero qualsiasi cosa e che nello stomaco di quelli uccisi si potesse trovare di tutto, persino delle spazzole e oggetti del genere. Ci pu essere vero quando gli animali divorano i rifiuti gettati in mare da qualche nave, ma non corrisponde a una regola generale. Quando Hobson offr agli squali dei pesci di legno o di altro materiale, i bestioni si limitarono ad annusarli per alzare poi con sdegno il muso.
Allora, tirate le somme, come deve comportarsi il sub se uno squalo dovesse avvicinarsi come capita solo in casi rari ed eccezionali, a meno che l'animale non sia in quel momento esso stesso cacciato? Una delle raccomandazioni pi frequenti  quella di non muoversi: cos fanno i pescatori di perle. Come capita con i predatori sulla terraferma, qualsiasi oggetto immobile non suscita curiosit, anche se vistoso per forma o colore. Nel lontano 1939, mentre eravamo nelle Indie occidentali, scoprimmo che si potevano mettere in fuga gli squali in avvicinamento puntando direttamente su di essi. Pu darsi che questo metodo non vada a genio a tutti, ma comunque funziona benissimo. In questa maniera sono riuscito a respingere, spaventandoli, persino degli squali molto grandi, lunghi oltre quattro metri. Anche qui scopriamo le stesse reazioni caratteristiche dei predatori di terraferma. Un corpo che si avvicina rapidamente e con fare deciso consiglia la fuga; l'uomo reagisce allo stesso modo.
Un'altra arma che scoprimmo a quell'epoca si  fatta strada persino nei fumetti. Per puro caso sperimentammo che gli squali in arrivo a tutta velocit dopo che un pesce era stato fiocinato potevano essere respinti urlando nell'acqua. Molto pi tardi, mentre indagavo sulla morte del Primo Ministro australiano Harold Holt, scomparso in mare nei pressi di Melbourne nel 1967, trovai a casa sua un fumetto in cornice nel quale si vedeva un subacqueo in immersione intento a lanciare delle urla all'indirizzo di uno squalo che portava la scritta contribuente. La didascalia diceva: Questo, per, non lo puoi cacciare via con le urla! Abbiamo avuto modo di osservare questo effetto con gli squali che si aggirano intorno alle scogliere nel Mar Rosso, nell'Oceano Indiano e nel Pacifico e molti altri subacquei di chiara fama hanno confermato la nostra scoperta come, per esempio, Jim Oetzel, Ron Clark, Rodney Jonklaas, R.H. Burton e altri. Wally Gibbins, uno dei pi vecchi e audaci pionieri della caccia subacquea in Australia, aveva un metodo speciale per arpionare gli squali. Questo sub collegava saldamente la testa della fiocina, mediante una lunga sagola, con una camera d'aria galleggiante in superficie. Lo squalo arpionato continuava a trascinarsela dietro finendo per stancarsi completamente mentre i sub lo inseguivano. (Naturalmente Gibbins e i suoi compagni vennero frequentemente attaccati. Scriveva Gibbins: Da come si comporta uno squalo si pu capire subito se le cose si stanno mettendo male. L'esperienza mi insegna che la cosa migliore da farsi in questi casi  di fermarsi dove uno si trova e di restare l finch lo squalo non si avvicina a meno di due metri. Poi bisogna stendere subito le braccia e le gambe e gridare. Pi vicino sar lo squalo e pi efficace sar l'urlo. Ci concorda in pieno con le nostre esperienze. Del resto, se qualcuno tentasse di spaventare uno squalo distante una diecina di metri o pi, gridare non servirebbe praticamente a nulla.
 vero che la regola ha le sue eccezioni come abbiamo scoperto nel lontano 1942. In Grecia gli squali che arrivavano di gran carriera dopo le esplosioni subacquee di dinamite non reagivano affatto alle grida. Questo perch erano abituati a rumori molto pi forti. Cos pure non bisogna aspettarsi una reazione alle grida da parte degli squali che si aggirano abitualmente nelle vicinanze delle spiagge frequentate da bagnanti che spesso gridano sott'acqua, o di quelli che seguono le navi e si sono abituati al rumore delle eliche. Quando si usa l'autorespiratore il boccaglio ostacola le grida e ne attutisce il volume. Se si tratta di respiratori a riciclaggio di ossigeno, questo inconveniente si rivela meno grave che non con i respiratori ad aria compressa, con i quali si producono delle bollicine d'aria nell'acqua. Persino quelle che compaiono all'improvviso quando si grida (se il sub  munito di boccaglio, escono dall'angolo della bocca) possono esercitare un effetto deterrente. I resoconti dei primi sommozzatori parlano spesso di squali spaventati dalle bollicine d'aria.
Nel 1953 scoprimmo nei pressi delle Azzorre che gli squali dalle pinne bianche che vivono nei mari profondi in genere non reagiscono alle grida. Ho osservato lo stesso fenomeno nello squalo bianco, molto raro, e anche nello squalo tigre.
Philippe Cousteau afferma in un libro sugli squali scritto insieme con il padre che  semplicemente criminale il consigliare a qualcuno di difendersi da uno squalo gridando. A questo proposito posso solo dire che moltissime altre persone hanno potuto constatare l'efficacia di questo sistema, naturalmente con i limiti che ho appena elencato.
Come qualsiasi altra creatura, anche gli squali possono comportarsi in modo completamente imprevedibile. In molte occasioni abbiamo visto degli squali, persino molto piccoli, puntare su di noi all'apparenza senza alcun motivo. Se uno rimane immobile, anche mia moglie ha seguito questa regola, lo squalo si allontana di sua iniziativa. Ovviamente non si tratta di un attacco autentico per cui la ragione rimane inspiegabile. Secondo me si tratta di una questione che riguarda la difesa del proprio territorio. Lo squalo spaventa e caccia gli intrusi dalle sue acque. Anche in questo caso si rivelano istruttive le esperienze di Hobson. Questi ha visto in varie occasioni degli squali che spaventavano dei pesci grouper e snapper che volevano competere con loro per una preda, ma anche dei sub. Hobson li chiama puntate di avvertimento.
Una reazione completamente inattesa venne osservata da due sub americani, Ron Church e James Stewart, nei pressi di La Jolla sulla costa della California meridionale. Loro stavano nuotando in un canale tra due scogliere quando uno squalo proveniente dalla costa comparve in mezzo a loro. L'animale punt prima su Ron che lo fotograf, poi su Jimmy. Anche l qualcosa lo colse di sorpresa per cui si allontan un pochino. Poi gir su se stesso, diede un'occhiata alle spalle, punt dritto su Stewart e lo morsic al braccio. Quello squalo non arrivava ai due metri di lunghezza.
Com' stato dimostrato da studi compiuti su animali terrestri, queste reazioni inattese si verificano o quando l'animale non riesce a liberarsi di un impulso o quando due impulsi contrari si manifestano contemporaneamente, per cui lui rimane confuso. In casi del genere si ha un comportamento lampo. L'energia prodotta dal comportamento istintivo contrastato si diffonde in un baleno in altri canali del cervello. L'animale finisce per comportarsi in un modo che non  affatto motivato dalla situazione in atto.
Ho gi messo in rilievo nei primi libri che ho scritto che gli squali sono molto sensibili, anzi quasi ipersensibili. La
biologa americana Eugenie Clark, che ha diretto per dieci anni un istituto scientifico in Florida e che  una studiosa del comportamento degli squali, ha fatto un'osservazione che convalida chiaramente il mio punto di vista. Nel corso di esperimenti compiuti in un bacino d'acqua per determinare il grado di intelligenza degli squali, la biologa ha insegnato a una femmina e a un maschio a colpire con la testa una tavoletta calata nell'acqua per mettere cos in moto un meccanismo che faceva suonare un campanello. Gli squali ricevevano il cibo prima vicino alla tavoletta e poi in punti sempre pi distanti. I due animali, uno lungo due metri e mezzo e l'altro tre, si abituarono a questa procedura e suonavano regolarmente il campanello. Poi, scrive Eugenie Clark, presi, senza rendermene conto, una decisione che ebbe tragiche conseguenze. Siccome era ancora in discussione se gli squali fossero daltonici o no, la biologa dipinse di giallo la tavoletta che prima era bianca. Quando venne calata in acqua, lo squalo maschio punt su di essa come al solito, ma si ferm improvvisamente a mezzo metro di distanza abbassando le pinne pettorali per fare subito dopo una capriola fuori dell'acqua. Gli altri squali nell'acquario si misero allora a sfrecciare come impazziti di qua e di l, urtandosi a vicenda. Lo squalo, riferisce la Clark, non si rimise mai, rifiutava il cibo in qualsiasi modo gli venisse offerto, non volle pi avvicinarsi a nessuna tavoletta, neppure bianca, e mor tre mesi dopo.
Una successiva osservazione fatta dalla biologa Clark  altrettanto rivelatrice. Il 27 luglio 1958, uno squalo lungo solo due metri morse a una gamba un ragazzino di otto anni in acque non lontane dall'istituto; dovettero amputargliela immediatamente. La biologa scopr che l'incidente era accaduto quando la marea aveva raggiunto il suo livello minimo in una laguna in cui lo squalo era rimasto ovviamente intrappolato. Con la bassa marea l'animale non pot superare un banco di sabbia all'asciutto e ritornare al mare. Quello stato confusionale doveva avere indotto l'animale, ritiene la biologa, ad attaccare e a mordere il ragazzino di cui aveva intravisto le gambe chiare nell'acqua torbida. Questo incidente assomiglia in tutto e per tutto a quello di cui  rimasto vittima Jim Stewart, che lo attribu alla sua lucente maschera subacquea.
Una specie di squali che pu essere definita forse giustamente di squali assassini verr indubbiamente sterminata
dall'uomo prima o poi. Si tratta dello squalo bianco (Carcharodon). Con uno schema comportamentale diverso da quello di qualsiasi altra specie, questa creatura  davvero pericolosa per l'uomo e perci condannata presumibilmente all'estinzione. Lo squalo bianco vive nel mare aperto e si avvicina solo raramente alla costa. La scarsa frequenza con cui si fa vedere  dimostrata dal fatto che Peter Gimble, Ron Taylor e Stan Waterman, che stavano girando un film sullo squalo bianco, incrociarono per sei mesi tra l'Africa e l'Australia e uccisero innumerevoli creature destinate a servire da esca prima di riuscire ad avvicinare un esemplare di questa specie.
Un incidente fatale, a causa di uno squalo bianco, avvenne il 14 giugno 1959 nei pressi dello Scripps Institute a La Jolla. La vittima, Robert Pamperin, un ingegnere di trentatr anni, era un appassionato di caccia subacquea. Accompagnato da un amico meno esperto di lui, Pamperin si era immerso per raccogliere l'abalone, un mollusco che dev'essere scrostato dal fondo del mare con una sbarra di ferro piatta. La sbarra viene spinta rapidamente sotto le valve aperte prima che possano chiudersi e fissarsi al suolo roccioso. Pamperin stava rimorchiando in superficie una camera d'aria gonfia alla quale era appeso un sacchetto con i crostacei raccolti. Indossava dei calzoncini da bagno rosa, aveva sulla faccia una maschera nera e ai piedi delle pinne blu. I due uomini erano partiti da un promontorio roccioso e si erano allontanati dalla riva una cinquantina di metri. L'amico meno esperto aveva deciso di fermarsi l per lavorare in acque poco profonde. Improvvisamente sent Pamperin, distante una ventina di metri, che gridava per chiedere aiuto. Voltatosi rapidamente vide l'amico che schizzava fuori dall'acqua. Aveva gi perso la maschera. Poi il corpo scomparve nel mare. Il sub meno esperto si diresse a nuoto in quella direzione e guard sotto. La visibilit arrivava a circa otto metri. Con raccapriccio vide uno squalo gigantesco, che secondo lui doveva essere lungo oltre sei metri, che aveva azzannato Pamperin alla vita e lo stava sbatacchiando di qua e di l, vibrando contemporaneamente furiosi colpi di coda. Il sub in superficie tent di spaventare il bestione con grida e movimenti delle braccia e delle gambe, ma tutto fu inutile. Poi perse di vista sia Pamperin sia lo squalo e si diresse velocemente a nuoto verso riva dove diede l'allarme. Conrad Limbaugh, istruttore sub dello Scripps Institute, arriv subito sul posto con nove volontari. Costoro perlustrarono per quattro ore e mezzo, muniti di autorespiratori, quel tratto di mare senza nessun risultato. Pi tardi un elicottero avvist una pinna blu galleggiante in superficie e la camera d'aria di Pamperin, con due crostacei nel sacchetto, venne trovata alla deriva nel mare. Come conferm Conrad Limbaugh, a quell'epoca il sommozzatore forse pi esperto di tutta l'America, dei pesci erano stati arpionati in precedenza in quelle acque.
Io stesso venni attaccato il 14 giugno 1950 da uno squalo bianco nei pressi del pontile di sbarco della scogliera Sanganeb nel Mar Rosso, diciassette chilometri a nord-est di Port Sudan. Era lungo quattro metri e puntava dritto su di me come se fosse una macchina. Io stavo filmando degli squali pi piccoli e lo scorsi solo quando fu vicinissimo. Mi trovavo a quindici metri di profondit sull'orlo di una parete verticale di coralli, accovacciato su uno sperone di corallo che sporgeva sopra l'abisso. Per adescare gli squali avevamo fatto a pezzi dei pesci gettandoli in mare vicino al limite della scogliera. Quando notai il bestione era gi troppo tardi per afferrare la fiocina che galleggiava sopra la mia testa, assicurata alla spalla con un cappio. Urlai con quanto fiato avevo in gola, ma quel particolare squalo non reag per cui potei servirmi solo delle mani per allontanare quel testone. Devo sottolineare che l'animale non diede nessun segno di eccitazione. Il colosso grigio chiaro si diresse lentamente verso di me, sfiorando a tratti la parete, come se fossi un pezzo di carne stantia che lui voleva mangiarsi. Quando il muso fu proprio davanti a me, lo colpii con un pugno all'angolo della bocca, vicino alle branchie. Il bestione vir e cominci a descrivere dei cerchi. La mia mossa inattesa aveva prodotto una reazione: la fuga. Poi, con decisione e senza deviare minimamente dalla rotta, l'animale ritorn all'attacco con la medesima velocit. Intanto avevo avuto il tempo di allungare la mano e afferrare la fiocina. Cos ne spinsi la punta contro la testa dello squalo. Lui si scost. A quel punto, per, venni attaccato dallo squalo che stavo filmando e che in un primo momento aveva manifestato solo curiosit, ma nessuna intenzione aggressiva. Era un animale lungo circa tre metri e voleva azzannarmi anche lui. Era il classico esempio di atteggiamento trasferito per cui il comportamento predatorio risulta contagioso. Ovviamente non potevo difendermi in nessun modo da due aggressori per cui risalii la parete corallina con tutta la velocit consentitami dalle pinne raggiungendo i miei tre compagni, compresa Lotte, che mi aspettavano e che avevano assistito a tutto l'episodio. Il risultato della mia fuga fu che i due squali mi seguirono entrambi con la stessa velocit, ma noi avevamo la fortuna dalla nostra perch era proprio il momento della bassa marea. Sul ciglio della scogliera l'acqua non raggiungeva la profondit di mezzo metro e tutti e quattro ci rifugiammo in quel tratto poco profondo dove i due non potevano seguirci. Ci nonostante, loro, palesemente eccitati, continuarono a pattugliare in su e in gi la scogliera, ma poi si calmarono e scomparvero dalla vista.
Pu darsi che lo squalo bianco abbia una serie di reazioni istintive innate, completamente diverse da quelle delle altre specie. Ci potrebbe essere dovuto sia alle dimensioni dell'animale, sia, forse, alla sua vita nel mare aperto. In questa specie di predatori non  praticamente necessario che gli stimoli motivazionali siano differenziati cos come sono superflue le inibizioni che indurrebbero questi pesci ad avvicinarsi con cautela a obiettivi strani. Dalle dentature fossilizzate degli antenati, ora presumibilmente estinti, di questi animali si rileva che tale variet di squali raggiungeva nella preistoria l'incredibile lunghezza di oltre ventiquattro metri. In base alle ricostruzioni dello scheletro la bocca doveva essere abbastanza grande da contenere un uomo in piedi. Per un predatore cos gigantesco, praticamente qualsiasi creatura degli oceani poteva essere una preda. Ci spiegherebbe perch gli squali bianchi, contrariamente a ci che fanno quelli che vivono in prossimit delle coste, si comportano cos meccanicamente partendo subito all'attacco persino quando si tratta di un essere che ai loro occhi deve apparire strano: l'essere umano.
Gli altri squali noti per avere causato morti al largo dell'Australia e del Sudafrica sono lo squalo tigre, lo squalo mako, lo squalo blu e lo squalo martello. Anche queste specie raggiungono dimensioni considerevoli e si vedono solo raramente vicino alle coste. Se si confronta comunque il numero di questi incidenti con il totale di quelli dovuti al traffico sulla terraferma, il pericolo rappresentato dagli squali  davvero minimo. In entrambi i paesi, l'Australia e il Sudafrica,
sono state erette sulle spiagge delle torrette di guardia per sorvegliare il tratto di mare prospiciente. L'avvistamento di qualsiasi squalo di dimensioni pericolose viene segnalato da una campana. Negli ultimi dieci anni, i cacciatori subacquei hanno ucciso, specialmente lungo le coste australiane, molti squali, tra cui alcuni di notevoli dimensioni, con una specie di bastone provvisto di testata esplosiva. Molto efficaci si sono rivelate anche le reti a maglia larga di filo di nylon molto sottile. Gli squali, infatti, non le notano, vi rimangono intrappolati con la testa e finiscono per aggrovigliarle al punto da morire. Il novanta per cento degli squali finora uccisi cos era presumibilmente innocuo. Comunque gli squali sono stati praticamente eliminati lungo numerosi e ampi tratti della costa australiana dove prima si registravano in media due morti l'anno per causa loro, una proporzione estremamente ridotta rispetto alle centinaia di migliaia di nuotatori, di subacquei e di sportivi che praticano il surfing. Nella sua qualit di babau gelosamente custodito dai giornalisti, dai cinematografari e dagli scrittori di libri d'avventure che lo considerano loro propriet, lo squalo ancora oggi fa cassetta. Questo stato di cose poteva essere tollerato finora, ma la situazione cambia se si pensa allo stragrande numero di sub che si immergono per esercitare un'attivit sportiva. Ci che consente a una persona di guadagnare dei soldi pu rappresentare un pericolo per molti altri e costare loro persino la vita.
Come  stato gi detto, infatti, il pi grosso rischio che il subacqueo possa correre  quello dovuto al panico, alle reazioni ispirate dalla paura. Da questo punto di vista, le informazioni sbagliate non sono solo pericolose, ma addirittura criminali. Cos, per esempio, alcuni film prodotti da Philippe Cousteau con suo padre comprendono scene di autentici bagni di sangue intorno a gabbie che contengono dei sub. Riprese in primo piano illustrano come gli squali adescati cos attacchino con avidit. Che cos'altro ci si potrebbe aspettare? Scene simili alimentano il mito dello squalo assassino assetato di sangue e per di pi soddisfano gli spettatori. La loro pericolosit consiste nel fatto che la paura e la fuga destano negli squali, come nei predatori della terraferma, un immediato interesse e il comportamento aggressivo. Sebbene in base alle esperienze finora raccolte i sub praticamente non corrano pericolo neppure alla comparsa di uno squalo di
grandi dimensioni, una reazione di paura da parte dell'uomo pu effettivamente attirare queste creature e destarne l'istinto aggressivo. Perci  anche importante combattere l'abitudine dei fotomontaggi. In data 7 giugno 1968, la rivista americana Life pubblic un articolo sensazionale accompagnato da immagini estremamente convincenti di un subacqueo che veniva addentato al torace da uno squalo. Le riviste illustrate Stern in Germania e Weekend Mail in Inghilterra pubblicarono a loro volta l'articolo e le illustrazioni. Secondo il resoconto, il fattaccio era accaduto durante una serie di riprese cinematografiche al largo della Isla Mujeres, sulla costa messicana. Subito dopo ricevetti varie lettere provenienti da quella regione dalle quali risultava che non una sola parola di quel resoconto giornalistico rispondeva al vero. Poi si venne a sapere che le fotografie pubblicate avevano solo
lo scopo di fare la pubblicit a un film. Uno squalo morto era stato fissato a un subacqueo nelle posizioni pi appropriate e contemporaneamente qualcuno aveva sparso nell'acqua del colorante rosso contenuto in un sacchetto. Dewey Bergman, un sub americano organizzatore di spedizioni subacquee, impieg un anno a chiarire tutta la faccenda per cui la rivista Life venne finalmente costretta a confessare il trucco sulle pagine della rivista per subacquei Skin Diver.
Il direttore di Life scrisse: Ci che noi ritenevamo un eccezionale resoconto illustrato si  rivelato una montatura... Naturalmente, per, Life non rettific mai la cosa sulle proprie pagine n lo fecero le riviste Stern e Weekend Mail. Grazie a questa pubblicit, tuttavia, il film nel quale sarebbe accaduto il (falso) incidente secondo le affermazioni dei produttori registr ovunque il tutto esaurito.
Anche nel film di Peter Gimbel sullo squalo bianco si vedono delle scene con subacquei racchiusi in gabbie, circondati da molti squali attirati dal sangue. Ma a onore di questa pellicola bisogna dire che la scena successiva mostra gli stessi sub, Ron e Valerie Taylor, Stan Waterman e Gimbel in persona, che escono dalle gabbie e nuotano in giro con la massima indifferenza tra diecine di squali eccitati, anzi i subacquei percuotono gli squali sul muso e li trattano con notevole noncuranza. Quando Eibl-Eibesfeldt e io facemmo degli esperimenti durante i quali ci mettemmo a nutrire gli squali senza la protezione della gabbia, constatammo la medesima cosa, cio che l'attenzione delle bestie era concentrata esclusivamente sulla fonte del sangue. Con ci non voglio minimizzare l'eccezionale coraggio di quei sub. Quando ripresero quelle scene, il numero degli squali che li circondava era molto superiore e inoltre stavano filmando in mare aperto. Ci che bisogna dire, tuttavia, a proposito di questo genere di film  che le orge di creature fameliche rappresentano delle situazioni del tutto atipiche, create artificialmente e che non forniscono nessuna informazione sul comportamento normale degli squali.
Un'arma che ogni subacqueo dovrebbe portare con s  un bastone lungo poco pi di un metro e con una punta abbastanza tagliente, da assicurare alla spalla mediante una sagola con passante. In tal modo, se dovesse verificarsi un incidente insolito e uno squalo diventasse aggressivo, sar possibile respingerlo. Tirando le somme posso solo ripetere che qualsiasi subacqueo in immersione al largo delle coste tropicali non deve praticamente temere molestie da parte degli squali a meno che non si metta a fiocinare dei pesci grossi.  pi probabile, invece, che rester deluso per non aver visto un solo squalo.
(Da Welt unter Wasser di Hans Hass, Verlag Fritz Molden.)


GIGANTI DEL MARE.

Mi domando spesso che cosa ne pensassero i naviganti dei tempi passati quando scorgevano dei pesci giganti, per esempio uno squalo balena oppure uno squalo gigante.
Uno si immagini di essere lontano dalla terraferma e di incontrare un'enorme creatura marina grande quasi quanto la nave sulla quale  imbarcato.  vero che Thor Heyerdahl visse un'esperienza del genere, ma lui per conosceva l'esistenza degli squali giganti e sapeva che non erano considerati antropofagi. Nonostante ci, l'incontro di Heyerdahl e del suo equipaggio con uno squalo balena fu un'esperienza terrificante.
Nessuna meraviglia, quindi, che i marinai dell'antichit raccontassero storie di grandi mostri marini capaci di suscitare una tempesta nell'oceano con il loro passaggio e di fare a pezzi delle barche con un colpo di coda. La superstizione era una specie di religione per i naviganti del passato i quali spesso, avvistando un grande squalo balena, devono avere provato la sensazione di avere le ore contate.
Racconti che hanno per protagonisti enormi pesci compaiono in ogni periodo storico e persino oggi, qualsiasi film su una grande creatura marina trova sempre degli acquirenti e un folto pubblico. Infatti, nella graduatoria dei filmati speciali della televisione, il primo posto dell'indice di gradimento  occupato dagli squali pericolosi e il secondo dalle gigantesche creature del mare.
Purtroppo non  facile trovarle. Gli squali balena sono particolarmente rari. Noi in oltre vent'anni ne abbiamo visto uno solo. Conosco dei pescatori di professione che trascorrono la vita sul mare e che non hanno mai visto uno squalo bianco.
Da ci che ho letto finora sembra che gli squali balena si possano incontrare con minore difficolt nel Mare di Cortez. Ci sarebbe dovuto, naturalmente, all'abbondante fauna di quelle acque. Amici subacquei mi hanno raccontato che il Mare di Cortez  talmente ricco di plancton che la visibilit subacquea risulta ridotta a un metro o poco pi. Da ci si arguisce che quello dovrebbe essere il posto ideale per i grandi divoratori di plancton che possono viverci e riprodursi con facilit.
I giganteschi squali della specie basking shark, si trovano nelle acque dell'emisfero settentrionale. Pi comuni dei loro cugini maculati, vengono pescati per motivi commerciali principalmente al largo delle Isole britanniche. Trovo interessante il fatto che questi squali, per quanto ne sappiamo, non sono mai stati filmati nel loro elemento naturale. Eppure, stando a tutti i resoconti finora letti, si tratta di un pesce che non solo abbonda in quei mari, ma anche estremamente docile, purch non lo si molesti.
Forse  la solita vecchia storia per cui trascuriamo ci che abbiamo a portata di mano per rivolgere la nostra attenzione a soggetti pi affascinanti. Non credo che l'acqua sporca sarebbe un problema in questo caso perch P. Fitzgerald Connor parla di un nostromo affacciato sul parapetto e intento a guardare sagome gigantesche che si intrecciano, salgono in superficie e si tuffano. L'acqua deve essere abbastanza limpida per vedere un pescecane sopra l'altro.
Varie specie di squali piccoli, innocui, hanno una certa somiglianza con lo squalo balena. Il piccolo squalo della specie Port Jackson non ha solo sul manto i caratteristici costoni duri che vanno dalla testa fino alla coda, ma depone anche uova (uno solo alla volta). Anche gli squali leopardo sono una specie simile e non aggressiva.
Una delle tante stranezze della natura vuole che il pesce pi grande che esista sia anche il meno offensivo e ringraziamo Dio che sia cos. Il lettore provi a immaginare uno squalo balena o di un'altra specie di esemplari grandi, ma non aggressivi, fornito della dentatura di un grande squalo bianco e con gli umori di uno squalo cacciabalene. Bruce, il protagonista del film Lo squalo, sembrerebbe un neonato al confronto e io, tanto per cominciare, non mi dedicherei certamente ad attivit subacquee!


DA KON-TIKI Thor Heyerdahl.

La spedizione del Kon-Tiki attraverso l'Oceano Pacifico con una zattera di legno di balsa fu una delle avventure epiche del mare. L'equipaggio era composto da gente coraggiosa e piena di risorse, ma il resoconto di Thor Heyerdahl che descrive l'incontro con uno squalo balena fa vedere come persino uomini di quello stampo reagiscano in presenza di fenomeni sconosciuti. Quando incontrarono lo squalo balena, la zattera e il suo equipaggio avevano gi vissuto molte avventure e rischiato vari disastri, tutti incidenti pi o meno prevedibili come converr chiunque abbia compiuto un lungo tragitto a bordo di un'imbarcazione di dimensioni ridotte. L'avvistamento di uno squalo balena cos vicino alla loro imbarcazione, comunque, produsse emozioni diverse negli uomini, dalle risate pi formidabili al desiderio di uccidere.
Possiamo comprendere ci che provarono in quel momento perch credevano di correre un gravissimo pericolo, ma d'altra parte  indubbio che il grande squalo si sarebbe stancato della zattera e avrebbe finito per andarsene. Si tratta in ogni caso di animali innocui che si nutrono principalmente di microscopiche particelle di plancton. Ma Erik, che arpion la creatura, pose in grave pericolo la zattera e quelli che si trovavano a bordo. Bench sprovvisto dell'intelligenza necessaria per scoprire la causa della ferita che lo tormentava, lo squalo avrebbe potuto tuttavia distruggere, desideroso com'era di fuggire, la zattera senza nemmeno rendersene conto.
Poche persone al mondo hanno avvistato uno squalo balena e pi ridotto ancora  il numero di quelle che hanno potuto osservarlo da cos vicino. Mi sembra che Heyerdahl
e il suo equipaggio abbiano commesso, attaccando quella creatura, uno dei pochi errori di quel fantastico viaggio che si  svolto per il resto in perfetta armonia con il mare.
Era il 24 maggio e si veleggiava nei calmi avvallamenti del Pacifico a 95 gradi Ovest per 7 gradi Sud. Si era di mezzod e noi avevamo gettato in mare le interiora di due grandi corifene catturate all'alba; cos io ero tutt'occhi, quando mi calai a prua per rinfrescarmi con un buon bagno tenendomi saldamente al capo di una fune. E subito avvistai un pesce lungo due metri, grosso e bruno, che curioso filava dritto verso di me nell'acqua cristallina. D'un balzo fui sulla zattera e mi sedetti nel sole, seguendo con lo sguardo il pesce che tranquillamente ci sorpassava, quando d'improvviso udii un selvaggio urlo bellicoso, lanciato da Knut dietro la cabina. Pescecane! L'urlo echeggi con tale forza che la voce fin in falsetto; ma dato che quasi ogni giorno vedevamo pescecani ai lati della zattera senza che succedessero scene simili, pensammo che dovesse trattarsi di cosa insolita e ci affrettammo a poppa. Qui Knut, accoccolato sullo spigolo, stava sciacquandosi nelle onde, quando, levato lo sguardo un momento, si trov davanti agli occhi qualcosa di enorme e di brutto che mai nessuno di noi aveva veduto in vita sua. Era la testa di un mostro marino, cos grande e orrendo che nemmeno uno spettro sbucato dall'abisso avrebbe potuto farci tanta impressione: una testa larga e piatta come quella di una rana, con due occhietti ai lati e una bocca da rospo lunga un metro e mezzo, con lunghe frange che penzolavano ai lati e sventolavano nel taglio. Quella testa era seguita da un corpo mostruoso e terminava in una coda lunga e sottile. L'aguzza pinna ritta a perpendicolo sulla coda rivelava che il mostro non era della famiglia delle balene. Sott'acqua il corpo prendeva una tinta brunastra; ma testa e corpo erano coperti fitti fitti di chiazze bianche. Il mostro ci nuotava dietro placido e sonnacchioso. Sbirciava come un bulldog e dimenava tranquillamente la coda. La grande pinna tonda del dorso era tutta fuor d'acqua e spesso anche quella della coda. Quando si formava il vallo, il mare sciacquava
il suo dorso vasto come una isoletta. Davanti all'ampia bocca nuotava a ventaglio uno sciame di pesci striati a mo' delle zebre; mentre grosse remore e altri parassiti stavano sul corpo possente. L'insieme formava una singolare comunit zoologica stretta intorno a un essere che somigliava a un natante scoglio subacqueo.
Una corifena di dieci chilogrammi pendeva appesa a sei dei nostri pi grossi ami in fondo alla zattera, come esca per i pescecani. Uno sciame di pesci piloti si precipit sull'esca, annus senza addentare e scodinzol indietro verso il padrone e maestro, il re del mare. Poi, come in un complesso meccanico, l'enorme macchina si mosse, scivolando cautamente presso la carne della corifena, che dinanzi a quella bocca penzolava come un minuzzolo. Cercammo di tirare a noi la corifena e il mostro la segu adagio fino al fianco della zattera. Guardingo, senza spalancare la bocca, vi fece scivolare la corifena come chi sdegnasse, per quel frusto, aprire tutta la porta del magazzino. Ma, accostandosi alla zattera, il colosso sfreg il dorso contro il pesante timone e lo spinse fuori dell'acqua; e noi avemmo l'opportunit di studiarlo da una distanza cos breve che io credetti fossimo tutti usciti di cervello, anche perch eravamo scoppiati in grandi risate e gridavamo eccitati alla scena assolutamente incredibile che ci si parava dinanzi: nemmeno Walt Disney, con tutta la sua fantasia, avrebbe potuto immaginare un grottesco assurdo di bestia come quella che stava con la bocca sull'orlo della zattera e ci sbirciava. Il mostro era uno squalo balena, il pi grande dei pescecani e in genere di tutti i pesci del mondo oggid conosciuti.  straordinariamente raro; ma qua e l nelle acque tropicali ne furono osservati esemplari isolati. Il pescecane balena raggiunge in media la lunghezza di quindici metri e a giudizio degli zoologi pesa quindici tonnellate. Si opina che gli individui pi grandi possano arrivare persino a venti metri di lunghezza: uno giovinetto, catturato con l'arpione, aveva un fegato di trecento chilogrammi e nella vasta bocca una collezione di seimila denti.
Il mostro era cos smisurato che quando cominci a girarsi intorno, la testa si vedeva da un lato della zattera, mentre la coda sporgeva fuori dall'altro. L'aspetto era cos incredibilmente grottesco, pigro e melenso, che non potevamo trattenere le risa, bench sapessimo che esso aveva una forza bruta capace di mandare in frantumi tronchi e cavi, se ci avesse attaccati. Pi volte, con moto regolare, gir in cerchi stretti intorno alla zattera, mentre noi stavamo a vedere che cosa sarebbe successo. Si insinu bonariamente sotto il timone e lo sllev in aria, mentre il lungo remo gli sfregava il dorso. Noi stavamo giro giro con gli arpioni; ma s, in confronto allo smisurato bestione con cui eravamo alle prese, erano come stecchini. Nulla lasciava presagire che lo squalo balena volesse pi abbandonarci. Ci girava attorno e ci seguiva, a ridosso della Kon Tiki, come un cane fedele. Una cosa incredibile. L'avventura con il mostro, che nuotava intorno alla zattera, agiva su noi in maniera cos innaturale, che c'impediva di afferrare l'estrema seriet della nostra situazione. In realt, il bestione ci gir attorno pressappoco un'ora; ma a noi la visita aveva fatto l'impressione che durasse un giorno intero. Infine Erik n'ebbe l'anima piena e, stimolato da approvazioni inconsiderate, brand l'arpione di due metri e mezzo. Mentre lo squalo balena, scivolando a moto lento verso di lui, portava la testa proprio sotto l'angolo della zattera, Erik, con tutta la sua forza erculea, affond a perpendicolo l'arpione nel collo cartilaginoso del colosso. Uno, due secondi al pi, e il gigante cap che cosa stava succedendo; di colpo il pigro idiota si trasform in un monte di muscoli d'acciaio. Udimmo strepitare la fune dell'arpione che scorreva sull'orlo della zattera e vedemmo una cascata d'acqua quando il colosso, furente, si slanci a capofitto verso gli abissi. I tre che gli stavano pi vicini furono travolti e ruzzolarono sulla coperta e due di essi furono sfregati fino alla scottatura dalla fune che sibilava nell'aria. Impigliatasi nel fianco della zattera, la fune, cos grossa che poteva reggere un battello di salvataggio, in un attimo si spezz. Pochi secondi dopo un frammento dell'impugnatura dell'arpione galleggiava a duecento metri di distanza. Uno sciame di pesci terrorizzati saettava attraverso l'acqua nel tentativo di seguire il padrone e maestro che noi attendemmo a lungo riapparisse come un sommergibile infuriato; ma non ne vedemmo pi traccia.
(Da Kon-Tiki di Thor Heyerdahl, Aldo Martello-Giunti Editore.)


A CAVALLO DI UNO SQUALO
Valerie Taylor.

Qualsiasi subacqueo che ami lo sport e l'avventura deve necessariamente sognare l'incontro con uno squalo balena. Si tratta senza dubbio dell'esperienza pi esaltante che un sub possa vivere e anche tra le pi rare.
Quando trovammo il nostro squalo balena, Ron stava tentando di filmare dei leoni marini destinati a comparire in un episodio della serie televisiva intitolata Skippy, the Bush Kangaroo (Skippy, canguro della boscaglia). I leoni marini stavano nuotando e giocando vicino ai roccioni in acque molto agitate e quindi non adatte alle riprese. Tentammo di indurli con ogni mezzo ad allontanarsi dalla risacca, ma gli animali si stavano divertendo un mondo e ignorarono tutti i nostri sforzi.
Se avessero collaborato con noi seguendoci in acque pi limpide, saremmo rimasti con loro invece di rinunciare all'impresa e di ritornare a riva. Il destino che ci era sembrato tanto avverso ci fece invece incontrare uno squalo balena e ci che era sembrato un fallimento si trasform in uno dei maggiori successi della nostra carriera.
N Ron n io siamo molto fieri del nostro impulso iniziale di uccidere la creatura, ma l'episodio accadde in un'epoca in cui credevamo veramente, come la maggior parte dei sub, che tutti gli squali fossero aggressivi e che l'unico squalo buono fosse quello morto. Il tempo e molte altre esperienze ci hanno dimostrato che avevamo torto.
Gli squali balena sono una rarit; si pu continuare a cercarli per tutta la vita senza riuscire mai ad avvistarne uno.
Quella fu la prima e unica volta che ne incontrammo un esemplare.
La vista di uno squalo lungo quindici metri produce effetti differenti a seconda delle persone, com' dimostrato dal breve estratto tolto dal libro di Thor Heyerdahl. Un subacqueo di nostra conoscenza, quando si vide di fronte uno squalo balena che misurava dieci metri e mezzo, afferr saldamente il suo compagno di immersione e lo tenne davanti a s come uno scudo per proteggersi dall'animale. Simili spaventi sono dovuti solo all'ignoranza. Gli squali balena sono degli innocui divoratori di plancton che non hanno l'abitudine di attaccare creature di grandi dimensioni, n marine n terrestri.
Purtroppo hanno invece il vizio di grattarsi la schiena sugli oggetti galleggianti come, per esempio, le barche. Questa tendenza pu rivelarsi davvero sconcertante e pericolosa per i passeggeri della barca prescelta. In casi simili esiste una sola difesa: allontanarsi da quel tratto di mare.
Noi ricordiamo la nostra cavalcata sul dorso di uno squalo balena come uno dei pi eccitanti ed eccezionali incontri mai vissuti in mare.
Ron Taylor, John Harding, il nostro assistente e io ci stavamo avvicinando a riva nel mare agitato da forti raffiche provenienti da settentrione. Era stata una brutta giornata e stavamo ritornando da un'escursione agli scogli di Seal Rocks al largo della costa del Nuovo Galles del Sud dove i pesanti marosi avevano reso impossibile qualsiasi ripresa cinematografica. John era in piedi sul nostro dinghy di alluminio di quattro metri tentando di tenere bassa la prua e di fare ballare la barca un po' meno quando a un certo punto grid che vi era qualcosa di grande e scuro nell'acqua davanti a noi.
La barca super la cresta di un'onda e improvvisamente scorgemmo una gigantesca sagoma che si muoveva proprio sotto il pelo dell'acqua. Una pinna dorsale nera spuntava a tratti tra le onde. Ormai eravamo tutti in piedi, intenti a osservare sbigottiti il fenomeno. Non potevano esserci dubbi. Si trattava di uno squalo.
I ragazzi pensarono, giudicandolo dalle dimensioni, che si
trattasse di uno squalo bianco, il pi temuto del mondo. Esemplari di quella specie avevano attaccato in passato quattro dei nostri amici subacquei. Ron decise, visto che dovevamo lavorare in quelle acque il giorno dopo, di uccidere, se possibile, il bestione con le nostre testate esplosive.
Ci fu un momento di grande confusione a bordo mentre tutti cercavamo freneticamente gli autorespiratori, le pinne, le cartucce, le testate esplosive e le cineprese. Secondo Ron, la cosa migliore da farsi per uccidere al pi presto l'animale era che lui e John sparassero simultaneamente mirando alla spina dorsale dello squalo. L'acqua era profonda solo una cinquantina di metri in quella zona e il bestione, una volta morto, si sarebbe posato sul fondo. Poi, Ron, servendosi dell'attrezzatura subacquea, lo avrebbe recuperato e cos avremmo potuto rimorchiarlo nell'acqua poco profonda per fotografarlo. Io dovevo tentare di scattare delle immagini dell'uccisione con la macchina per le foto di scena.
Se lo squalo non fosse rimasto ucciso immediatamente, lo choc provato alla penetrazione di due pallottole del calibro 303 a distanza cos ravvicinata lo avrebbe indotto a cercare la salvezza nell'acqua profonda dove sarebbe sicuramente perito per le ferite riportate. Nella peggiore delle ipotesi lo avremmo spaventato a tal punto da allontanarlo. Vennero effettuate le opportune manovre per mettere la barca in posizione a qualche metro di distanza dal mostro. Ron spense il motore e tutti ci gettammo in acqua lasciando che la barca andasse alla deriva. Rimasi in superficie, piena di apprensione nonostante la vicinanza dei compagni armati, frugando con lo sguardo il mare.
Per qualche secondo non accadde nulla, poi, improvvisamente, simile a una petroliera emergente dalla nebbia, spunt una testa cos enorme da sembrare quasi irreale. Restammo in attesa nell'acqua, con le testate esplosive appese alle spalle mentre il bellissimo corpo maculato e idrodinamico sfilava davanti a noi. I nostri occhi sbalorditi non contemplavano il temuto squalo bianco che stupidamente avevamo pensato di uccidere bens il pi grande squalo del mondo, il rarissimo squalo balena. Da anni Ron sognava quel momento. Ed era finalmente arrivato, otto chilometri al largo mentre la rombante tempesta arrivata da settentrione ci investiva in pieno. Ma non ce ne importava. Anche se fosse stato un
ciclone, non ci avremmo fatto caso. Avevamo davanti uno squalo che superava ogni nostra pi rosea speranza. Per il momento il destino ci era amico.
Al colmo dell'eccitazione risalimmo a bordo per prendere l'attrezzatura fotografica. Per fortuna avevamo portato con noi sia le cineprese sia le macchine fotografiche. I ragazzi avrebbero voluto che restassi a bordo per badare alla barca, ma non ne volli sapere. Non avevo la minima intenzione di lasciarmi sfuggire quella esperienza. La barca avrebbe dovuto arrangiarsi da sola. Tanto, cos lontano dalla riva, non le poteva accadere gran che.
Da principio fummo un po' esitanti perch non sapevamo da che parte avvicinarci. Lo squalo, che volli chiamare Wimpy nonostante il suo sesso (era una femmina), era lungo dai dodici ai quindici metri e aveva in corrispondenza della sezione maggiore un diametro di circa due metri e mezzo. La testa era grande come un letto matrimoniale. Tutto quel bestione si muoveva nell'acqua sotto la spinta di una coda alta oltre due metri. Sapevamo che si trattava di una creatura pacifica, abituata a nutrirsi di plancton, ma quanto era grande!
Cominciai con l'aggrapparmi alla pinna dorsale per arrampicarmi poi fino a quella pettorale. La bestia continuava a nuotare tranquillamente. L'unica volta che manifest del risentimento fu quando le sfiorai incidentalmente con la mano l'occhio. Fece un'improvvisa immersione rapida fino a una profondit di circa quindici metri e poi un graduale ritorno in superficie. John e io cominciammo a muoverci carponi sulla schiena del gigantesco squalo mentre Ron ci riprendeva con la cinepresa. Sapevamo che quello era l'esemplare pi grande della specie mai fotografato in qualsiasi parte del mondo. Solo altri tre sub, per quanto ne sapessimo, avevano fotografato degli squali balena e noi avevamo visto le immagini. Il nostro era senz'altro pi grande di quelli ripresi da loro. Definirne con una certa precisione le dimensioni sarebbe stato praticamente impossibile perch la scarsa visibilit sott'acqua impediva di abbracciare con lo sguardo tutto l'animale.
La creatura sembrava seguire una rotta prestabilita. Tentammo di fargliela invertire, ma senza successo. Era come provare a fare cambiare il senso di marcia a una locomotiva
non posata su binari. Qualche meta che ci era sconosciuta la chiamava verso sud e noi miseri esseri umani avremmo potuto fare qualsiasi cosa che non ci avrebbe comunque ascoltato. Per quella femmina noi non eravamo altro che dei parassiti che si prendevano un passaggio gratis e come tali ci tratt, con totale, sdegnosa indifferenza.
L'animale aveva una bruttissima testa, ma un corpo piuttosto bello. Il manto era scuro con qualche chiazza bianca e, come in tutti gli squali, molto ruvido. John si prese delle brutte scorticature sulle gambe dopo che ci eravamo messi a cavalcarne la coda. A un certo punto guardai nella bocca dell'animale. Sarebbe bastato un suo profondo sospiro perch venissi risucchiata da quella grande caverna dall'aspetto gommoso senza che ne sfiorassi nemmeno i lati. Mi allontanai quindi per raggiungere una posizione pi sicura. Intorno alle labbra della bestia sfrecciavano dei piccoli parassiti che schizzavano via nei punti dove passavo. Come noi, anche loro erano per lo squalo solo un fastidio da ignorarsi completamente.
Non vidi delle remore sul ventre e il fatto mi parve alquanto insolito. Quasi tutte le grandi creature marine portano addosso questi spazzini della natura. Dei lunghi costoni durissimi, e cartilaginosi, si allineavano sui fianchi e sulla schiena per tutto il corpo. Non aveva la superficie del manto cos liscia come gli altri squali, assomigliava di pi a quella dello squalo leopardo o dello squalo Port Jackson, solo che l'animale era molto, molto pi grande. Un colpo della sua potente coda sarebbe bastato per ridurre a pezzettini noi e la barca. Provammo a cavalcare lo squalo in tutti i modi che ci vennero in mente.
John rimase appeso alla coda e io alle sue caviglie. Un energico colpo di coda mi scaravent lontano facendomi perdere la maschera. Dopo quell'incidente badai a cavalcare lo squalo su una parte pi statica del suo corpo. Per nostra fortuna l'animale seguiva la direzione del vento e della corrente per cui anche il dinghy si muoveva in quel senso. A tratti risalivamo a bordo e superavamo lo squalo balena la cui sagoma scura si distingueva facilmente anche a una certa distanza. Ron approfittava dell'occasione per ricaricare la cinepresa, una faccenda un po' complicata su una barchetta beccheggiante, ma le scene girate avrebbero ampiamente ricompensato lo sforzo. Un'occasione come quella poteva non
ripresentarsi mai pi. Era un'esperienza che capita una sola volta nella vita.
Trascorremmo cos tre ore e mezzo e coprimmo circa otto chilometri con il nostro squalo, ma non potevamo restargli attaccati in eterno. Il freddo stava penetrando sotto le mute e nelle nostre ossa. La colazione era in ritardo di sei ore. Eppure fu solo con una certa riluttanza che finalmente abbandonammo il nostro squalo per ritornare a riva. Quando avviammo il motore riuscivamo ancora a distinguere la grande massa oscura che si allontanava. Rimasi a osservarla finch non la vidi scomparire in lontananza, inghiottita dall'oceano in tempesta. Ero triste che il nostro breve incontro fosse terminato tanto presto.
Il viaggio di ritorno fu piuttosto movimentato a causa della tempesta, ma non ci facemmo caso. L'esperienza appena vissuta era stata fantastica e per una volta non m'importavano le impennate della barca e le gocce d'acqua che mi investivano come tanti ghiaccioli. Era stata una grande giornata.


DA CREATURE DEL MARE
William B. Gray.

 piuttosto difficile trovare dei racconti sugli squali balena. Pu darsi che siano gli squali pi grandi del mondo, tuttavia pare che non destino eccessivo interesse.
Il racconto di William Gray, che descrive la scoperta e l'inseguimento di uno squalo balena,  molto interessante specialmente per quanto riguarda i particolari sull'alimentazione dell'animale. L'autore commette invece un errore quando afferma che lo squalo balena  un viviparo. Questo animale depone un uovo dal guscio simile al cuoio che contiene un piccolo squalo perfettamente identico alla madre.
Gray nutre qualche dubbio sulla vicenda di Giona. Come capita anche a me, non riesce a capire che Giona possa essere stato inghiottito da una balena o da uno squalo balena, visto che i fanoni consentono all'animale di nutrirsi solo di bocconi ridottissimi.
Mi piace il modo in cui Gray ha osservato gli squali senza tormentarli, dato che aveva l'abitudine di uccidere le creature marine o di catturarle per metterle in mostra nel suo acquario.

Nonostante il lavoro che mi davano l'acquario, il negozietto di attrezzi da pesca e i molti visitatori sul molo trovavo sempre il tempo per delle spedizioni di pesca sia da solo sia con amici. E fu durante una di queste spedizioni, in compagnia di due pescatori con la lenza, che vidi il pesce pi grande del mondo.
La creatura che vanta questa qualifica  lo squalo balena
o Rhineodon typus, come viene chiamato ufficialmente dagli studiosi. L'animale pu raggiungere una lunghezza di oltre dodici metri e pesare dalle dieci alle quindici tonnellate. Siccome ha una coda verticale e respira con le branchie, viene classificato come pesce, ma come la balena, che  naturalmente un mammifero, lo squalo balena  viviparo e partorisce i piccoli uno alla volta. Sia la balena sia lo squalo balena si nutrono di plancton, una specie di animaletti minuscoli, talvolta cos piccoli da potere essere visti solo al microscopio. Lo squalo balena filtra il plancton contenuto nell'acqua facendolo passare tra i fanoni, come fanno quasi tutte le balene. La cavit orale  abbastanza grande per contenere un uomo, ma l'esofago ha un diametro cos ridotto da non permettere neppure il passaggio di bocconi grossi solo come un pompelmo.
I denti, moltissimi, sono estremamente piccoli per cui l'interno delle mandibole sembra rivestito piuttosto da una specie di carta vetrata molto grossolana. L'esame della dentatura di uno squalo balena lungo quasi sette metri rivel che i denti avevano una lunghezza di appena due millimetri. Certamente n la balena n lo squalo balena possono essere stati quindi in grado di inghiottire Giona!
Gli squali balena sono delle creature solitarie che si possono trovare un po' dappertutto negli oceani temperati del mondo. Cos  possibile incontrarli all'improvviso quasi ovunque, tranne che nei bassi fondali vicino alla costa, dove si avventurano raramente. Non possiedono nessun mezzo per difendersi dai nemici se non l'immensa mole e la pelle coriacea che certi fiocinatori e cacciatori con il fucile si ostinano a volere perforare senza riuscirci. Si tratta comunque di uno sport che d scarse soddisfazioni. Lo squalo balena offre, tanto per cominciare, un bersaglio troppo facile per consentire al pescatore di dimostrare la propria abilit. Per di pi, una volta morto,  privo di qualsiasi valore commerciale.
Il giorno in cui scoprimmo lo squalo balena stavamo incrociando al largo del versante nord-orientale delle Bahamas, alla ricerca di pesci molto grandi da uccidere o catturare per metterli poi in mostra nell'acquario. Ci trovavamo circa otto chilometri a est di Walker's Key con un mare liscio come l'olio quando uno dei miei amici, che faceva la vedetta, scorse una mole misteriosa, distante tre chilometri. Ci sugger di dirigerci verso quel punto dove l'acqua sembrava parecchio agitata in superficie.
Quando mi avvicinai con la barca a quel punto, lentamente e con cautela, vedemmo un'enorme sagoma maculata scivolare sotto le onde. Passandole accanto notammo che raggiungeva quasi la lunghezza del nostro cruiser che era di circa quattordici metri. Ed era anche larga pressappoco come la nostra imbarcazione. La schiena nero-bluastra della creatura era costellata di macchie bianche disposte a scacchiera, un disegno stranamente impressionante visto attraverso l'acqua azzurrina. Dietro la testa tondeggiante, ma dai contorni irregolari, spuntavano due pinne pettorali, simili a braccia.
Quando con la barca cercai di accostare nei limiti del possibile al pesce, per poterlo seguire e osservarne il comportamento, l'animale non diede segni di paura. Sembrava proprio a suo agio e continu a mangiare nuotando lentamente. Diverse volte ci avvicinammo a tal punto da potergli saltare sulla schiena.
Ci rendemmo conto di non poterlo catturare vivo e, poich non volevamo ucciderlo, ci limitammo ad accompagnarlo per qualche ora allo scopo di studiarne il comportamento, di scattare delle immagini e di riprenderlo con la cinepresa. Sebbene dovessi badare al timone, anche io feci delle fotografie quando si present l'occasione e fui anche particolarmente fortunato. Mi capit infatti di scattarne una proprio nell'istante in cui il pesce passava sotto la barca a una profondit di circa due metri o anche meno. L'immagine mise in evidenza con estrema chiarezza il disegno delle macchie sul suo manto. Sono cos fiero del risultato ottenuto in quella circostanza che un ingrandimento della foto si trova ancora oggi appeso a una delle pareti del mio studio.
In quell'occasione notammo che lo squalo balena si ciba del plancton setacciando la superficie del mare con la grande bocca spalancata, e tenendo la testa a met fuori dell'acqua, con la pinna dorsale praticamente all'asciutto e la coda verticale che fende la superficie. Constatammo anche che l'animale raccoglieva di preferenza il cibo nei punti di congiunzione tra due correnti oceaniche.  facile distinguere i tratti dove si incontrano perch sono di solito contrassegnati da file di alghe e da oggetti galleggianti alla deriva (gettati o perduti dalle navi). Trascinati da una delle correnti e respinti
da quella contrastante, le alghe e i rottami vengono sballottati senza fine gli uni contro gli altri. In questi punti il plancton abbonda.
Anche se quella era una giornata in cui non dovetti combattere con nessun pesce di grandi dimensioni e nemmeno catturai grandi esemplari della fauna marina, continuo a ricordarla tuttavia come una di quelle in cui conseguii uno dei miei maggiori successi come pescatore. Ci che riportai a terra non fu un trofeo da esporre al pubblico sulla banchina, ma un'esperienza condivisa solo da un numero ristrettissimo di persone. Se mai dovessi riuscire a catturare uno squalo balena di dimensioni ridotte (quelli grandi  impossibile portarli a riva), un numero ben maggiore di persone potr comprendere il significato della mia avventura.
Ma per rendersi conto della mostruosit dello squalo balena bisogna vederne uno adulto. La gente, secondo me,  affascinata dalle dimensioni delle balene. E quello che sbalord l'equipaggio del Pequod furono le proporzioni gigantesche e il manto bianco di Moby Dick.
Pu darsi che le stesse balene non sappiano sempre come cavarsela con la loro enorme mole. Un episodio che mi ha raccontato un amico confermerebbe questa supposizione.
Il fatto accadde al largo di Brown's Bank, circa centotrenta chilometri di distanza dalla Nuova Scozia, in una notte di giugno all'inizio degli Anni Trenta. Una goletta, comandata dal mio amico Henry Le Blanc, si mise alla cappa per la notte; Le Blanc e sei uomini dell'equipaggio erano scesi sottocoperta per farsi una buona dormita. Sul ponte era rimasto di guardia un solo uomo.
Improvvisamente la goletta fu scossa da un colpo cos tremendo proveniente dal basso, sotto la chiglia, che gli uomini addormentati nelle cuccette furono scaraventati a terra.
Nella confusione tutti pensarono che la goletta fosse stata speronata da un'altra imbarcazione. Quando per arrivarono in coperta, scorsero un'enorme balena che si dibatteva furiosamente nell'acqua vicino alla nave. Il bestione, dopo avere scrollato la testa ed essersi girato su se stesso, scomparve sotto la superficie del mare e nessuno lo vide pi.
Tutto fa pensare che fosse salito in superficie per respirare, come tutte le balene, proprio sotto la goletta. Il cozzo contro il fondo dell'imbarcazione doveva essere stato una
brutta sorpresa. La balena, impaurita, l'aveva praticamente sollevata tutta fuori dell'acqua per poi farla ricadere in mare. A causa del violento scossone la goletta aveva sbandato a tal punto da fare correre all'uomo di vedetta il rischio di finire in mare.
Immagino che la povera creatura, desiderosa solo di prendere una boccata d'aria, fosse rimasta sbalordita quanto gli uomini per il guaio che la sua mole aveva combinato.
Fortunatamente la balena non aveva danneggiato l'elica per cui l'equipaggio si affrett ad accendere il motore ausiliario e a dirigersi verso Yarmouth. L, la goletta fin nel bacino di carenaggio. Lo scafo non aveva riportato nessun danno e la cosa in fondo non deve sorprendere perch la schiena della balena  soffice e flessibile. Se avesse invece cozzato contro il timone, l'asse dell'elica o l'elica stessa, avrebbe potuto rompere o l'uno o l'altro o anche tutti e tre.
(Da Creatures of the sea di William B. Gray, Frederick Muller Ltd.)


GIONA E LA BALENA
dalla Sacra Bibbia.

Se pu sembrare strano che un racconto avente per protagonista una balena venga incluso in un libro che parla di squali, il lettore tenga presente che la storia di Giona e della balena  molto strana.
Sembra inverosimile che Giona sia stato inghiottito da una balena, il passo nella Bibbia dice soltanto che si tratta di un grande pesce. Secondo me possiamo presumere che persino in quei tempi scarsamente illuminati la gente sapesse distinguere tra una balena e un pesce.
Le parole un grande pesce per inghiottire Giona a mio avviso significano esattamente quello, ma era poi uno squalo il grande pesce? Gli squali seguono talvolta una nave che sta per affondare come se aspettassero che qualcosa venga gettato a mare o anche la distruzione stessa della nave. Si tratta di una caratteristica ben precisa degli squali, che, per quanto ne sappia, le balene non condividono.
Ancora sessantanni fa, la gente stentava a credere che gli squali potessero divorare un essere umano. In America vennero offerte grosse somme di denaro a chiunque fosse in grado di dimostrarlo.
Alla luce di questa constatazione  perfettamente comprensibile che la storia, contrariamente a quanto  scritto nell'Antico Testamento secondo cui Giona  stato ingoiato da un pesce, lo abbia trasformato in una balena, probabilmente perch il cetaceo sembra pi attendibile. Persino racconti abbastanza recenti sugli squali sono stati modificati e distorti con il passare del tempo; chi li narra aggiunge delle alterazioni per rendere il racconto pi credibile alle orecchie dell'uditorio del momento.
Nella storia di Giona e del grande pesce ci sono inoltre varie altre cose che attendono ancora una spiegazione. Come fece a respirare? Perch non venne digerito con il resto del cibo ingurgitato dalla balena? Suppongo comunque che qualsiasi pesce capace di inghiottire un uomo intero e di rivomitarlo poi in seguito a un ordine del Signore debba essere un fenomeno davvero unico per vari aspetti.

Il Signore parl a Giona, figlio di Amitai, e gli ordin: Alzati, va' a Ninive, la grande citt, e annunziale che la sua malvagit  giunta fino a me. Giona si mosse, ma per fuggire a Tarsis, lungi dal Signore. Discese dunque a Joppe, e trovatavi una nave che andava a Tarsis, pag il suo nolo e s'imbarc con gli altri per recarsi in quella citt, lontano dal Signore. Ma il Signore scaten un gran vento sul mare, e le acque furono agitate da una tempesta cos forte che la nave minacciava di sfasciarsi. I marinai spaventati, incominciarono a invocare ciascuno il suo dio: poi gettarono a mare il carico per alleggerire il peso; ma Giona, sceso nel fondo della nave, si era coricato e dormiva profondamente. Allora il comandante gli si accost e gli disse: Perch te ne stai a dormire? Alzati e invoca il tuo dio: forse Dio penser a noi e non periremo. Poi i marinai si dissero l'un l'altro: Venite, gettiamo le sorti per sapere chi  la causa di questa sciagura. Gettarono dunque le sorti, e la sorte cadde su Giona. Allora gli dissero: Facci sapere il motivo di quest'avventura. Qual  la tua professione? Di dove sei? Dove vai? Qual  il tuo popolo? Giona rispose: Io sono ebreo e temo il Signore, Dio del cielo, che fece il mare e la terra. Gli uomini, presi da gran timore, gli dissero: Perch hai fatto questo? (Dal suo racconto avevano capito che fuggiva per non eseguire l'ordine del Signore.) Poi gli chiesero: Che dobbiamo farti, perch il mare non infuri pi contro di noi? Il mare infatti seguitava a ingrossare. Giona rispose: Prendetemi e gettatemi in mare, e le onde si placheranno, perch so bene che per colpa mia s' abbattuta su di voi questa grande tempesta.
Gli uomini cercarono di aiutarsi con i remi per tornare a terra; ma invano perch il mare seguitava a gonfiarsi contro la nave. Allora alzarono le grida al Signore e dissero: Ti scongiuriamo, o Signore, di non farci perire, per la vita di quest'uomo, non imputarci un sangue innocente, perch Tu, o Signore, hai fatto come Ti  piaciuto. Poi, preso Giona, lo gettarono in mare; e il mare si calm. Allora quegli uomini furono presi da un grande timore verso Dio, poi offrirono un sacrificio al Signore e fecero dei voti.
Il Signore fece s che un gran pesce inghiottisse Giona, e Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. E dal ventre del pesce Giona preg il Signore, Dio suo, e disse:
Dalla mia tribolazione ho invocato il Signore ed Egli mi ha esaudito. Dalle viscere del pesce ho gridato e Tu hai ascoltato la mia voce. Tu mi hai gettato nel profondo, nel cuore del mare, e le acque mi hanno circondato. Tutti i Tuoi marosi, tutti i Tuoi flutti son passati su di me. E io dicevo: sono cacciato lungi dagli occhi Tuoi! Come contempler ancora il Tuo santo tempio? Le acque mi hanno accerchiato fino all'anima. L'abisso si  chiuso dintorno, piante marine hanno avvinto il mio capo! Sono sceso fino alle bocche dell'inferno nella regione dove i catenacci son delle sbarre perpetue; ma Tu facesti risalire dalla fossa la mia vita, o Signore mio Dio. Nelle angustie dell'anima mia mi sono ricordato del Signore e giunse a Te la mia preghiera, al Tuo santo tempio. Coloro che vanno dietro a idoli vani abbandonano l'autore della loro misericordia. Ma io con accenti di lode Ti offrir sacrifizi, adempier il voto che ho fatto. Dal Signore viene la salvezza!
Allora il Signore comand al pesce e questo rigett Giona sulla spiaggia.


A CACCIA DI SQUALI.

Il lettore ha tutto il diritto di chiedersi perch i racconti sulla caccia agli squali vengano presentati in questo libro come una parte a s e non con gli altri sulla pesca d'altura quando i motivi e i risultati sono fondamentalmente simili nei due casi. Prima di effettuare le ricerche necessarie per compilare questo libro, anch'io avrei fatto questa riflessione; in realt, per, c' una differenza enorme. Zane Grey con la sua grossa barca, la scia di sangue per adescare i pesci, la grande lenza per la pesca d'altura eccetera, non pu certo essere paragonato all'indigeno che si avvicina a nuoto a uno squalo e che gli infila sulla coda un cavo con un nodo scorsoio.
Ci sono molti metodi per catturare gli squali e tutti vengono descritti in questo libro.
In due occasioni Ron e io abbiamo preso un grande squalo bianco rimasto impigliato nei cavi di acciaio che assicuravano la nostra gabbia alla barca. La prima volta pensammo che si trattasse di un'esperienza balorda, la seconda decidemmo di stare molto attenti perch la cosa non si ripetesse.
Selkirk, il sudafricano che cattur un grande squalo stando a riva e che lo stanc correndo sulle rocce, non  il solo che si sia servito di questa tecnica.
Il signor Dows, un nostro vicino di casa quando ero ancora una ragazza, cattur un piccolo squalo della specie wobbegong a Port Hacking vicino a Sydney. Io lo stavo a guardare mentre lo tirava a riva sull'arenile coperto di acqua quando un wobbegong molto pi grande emerse dal fondo e lo inghiott in un solo boccone. Il signor Dows non si scompose e continu ad arrotolare il cavetto della lenza. And a finire che cominciammo ad avanzare nell'acqua poco profonda perch il secondo squalo era lungo circa un metro e mezzo.
Il mio vicino temeva che la sagola troppo sottile della sua lenza avrebbe ceduto sotto il peso dello squalo. A un certo punto ci ritrovammo con l'acqua alle ginocchia al lmite dell'arenile. Da l il fondo sabbioso digradava fino alla profondit di un metro e in quel punto, intento a dibattersi furiosamente, c'era il grande wobbegong con la sagola della lenza del signor Dows che gli usciva dalla bocca. Qualche strattone di prova provoc un'improvvisa contorsione; poi lo squalo si adagi sul fondo nell'attesa che ci stancassimo e che lo mollassimo. I wobbegong si trattengono di solito sul fondo del mare. I loro lunghi denti acuminati non sono seghettati; la sagola era infilata tra un dente e l'altro e perci probabilmente non si sarebbe spezzata.
Il signor Dows si scocci ben presto di quella situazione e colp varie volte lo squalo alla testa con la canna. Ma l'animale non reag e allora tornai a riva e presi un grosso sasso che pesava circa quattro chili. Poi raggiunsi di nuovo il mio vicino con quel piccolo macigno e lo scaraventai con molta attenzione sullo squalo. Il sasso parve affondare piuttosto lentamente, ma comunque fin sulla testa del wobbegong. Per un attimo lo squalo non fece nulla, poi improvvisamente si scosse e lo fece cadere sul fondo. Subito dopo ebbe una specie di colpo di tosse ed ecco ricomparire, vivo e vegeto, il piccolo squalo. Il signor Dows recuper con la lenza la sua preda e lo squalo grande si allontan verso acque pi profonde con aria indifferente.
Come si vede, ci pu essere una grande differenza tra un modo e l'altro di catturare gli squali. L'episodio del signor Dows non poteva certo essere incluso in una parte del libro sulla pesca d'altura cos come le prodezze di Zane Grey risulterebbero fuori posto accanto a quella del mio vicino.
Messi a confronto con i pescatori d'altura che si dedicano a questo sport e con i loro sistemi perfezionati fino nei minimi particolari, gli altri pescatori di squali hanno l'aria di essere una congrega incredibilmente varia che registra al proprio attivo risultati ancora pi vari.


DA PESCANDO IN MOLTE ACQUE
James Hornell.

Fishing in Many Waters (Pescando in molte acque)  un libro interessante perch prende in esame in modo chiaro e senza retorica pressappoco tutti i tipi di pesca con ogni genere di attrezzo ed esca.
Il capitolo sulla pesca degli squali, incluso qui, descrive i metodi usati da tre differenti razze di isolani per catturare gli squali di grandi dimensioni. Ognuna di queste tecniche non  altro che una variante di uno stesso sistema anche se i pescatori vivono in regioni molto distanti tra loro: la Melanesia, la Micronesia e la costa di Malabar in India.
Interessante, per esempio,  il metodo segnalato da James Hornell per attirare gli squali: quello di servirsi di una raganella. Non so se funzioni o meno. Ho visto degli abitanti delle isole del Pacifico servirsi di gusci di noce di cocco come raganelle e anche noi abbiamo provato a farlo.
 vero che riuscimmo a indurre vari grandi squali grigi della specie whaler ad avvicinarsi alla poppa della barca, ma almeno uno degli altri passeggeri a bordo pescava, e con successo, con la lenza. Probabilmente gli squali erano stati attirati dalle vibrazioni del pesce catturato con la lenza che si stava dibattendo.
Non ho mai visto nessuno catturare uno squalo con il lasso stando in barca, ma effettivamente dovrebbe essere molto facile. In Australia, uno squalo bianco di quasi una tonnellata e mezzo venne catturato con un lasso infilato sulla coda. Spesso capita di vedere lo squalo della barriera corallina, il Triaenodon obesus, addormentato sul fondo dell'oceano con la testa infilata in una caverna, ma con la coda che spunta all'aperto. Qualsiasi sommozzatore sarebbe in grado, dopo essersi avvicinato con cautela, di infilare un laccio con un nodo scorsoio sulla coda prima che lo squalo addormentato si renda conto di ci che gli sta capitando. A volte, vedendo una di queste code spuntare da una grotta, ho provato a dare uno strattone, e lo squalo in genere usciva a precipizio dalla buca, sgomento e avvolto in una nube di sabbia.
La supposizione che gli squali attacchino gli oggetti di colore chiaro e ignorino quelli di tinta scura  stata avanzata da molti autorevoli studiosi degli squali. Le nostre esperienze ci insegnano che alcune specie sembrano preferire le tinte chiare o calde. Personalmente mi sentirei certo un po' nervosetta se fossi l'unico oggetto chiaro in mezzo ad altri scuri e se uno squalo affamato si trovasse in quella zona.

Il tragitto da Samoa a Tonga fu, data la sua lentezza, una delusione. Erano passati ormai dieci giorni da quando avevamo detto addio ad Apia e da allora niente era accaduto per movimentare la monotonia del viaggio.  vero che mi ero arruolato a bordo in qualit di commissario con uno stipendio mensile nominale di mezzo dollaro, ma poich ero stato costretto a versare al comandante una sommetta piuttosto cospicua per ottenere quel privilegio, la carica era davvero poco impegnativa.
La nave, che trasportava un carico di legname e con una velatura di una goletta a quattro alberi, procedeva piuttosto a rilento. Anche i due motori diesel ausiliari, destinati a servire in caso di emergenza, erano un tantino pigri; secondo i marinai quei due macinini da caff, come loro li chiamavano, erano d'accordo per non competere l'un con l'altro. Perci, se uno era in moto, una tacita intesa voleva che l'altro riposasse. Purtroppo, per, ci furono delle occasioni, di solito critiche, nelle quali entrambi i motori desiderarono concedersi un riposino contemporaneamente.
Quando, finalmente, doppiammo l'estremit settentrionale di Vavau, l'isola pi a nord del gruppo delle Tonga e incontrammo un forte vento contrario, una maggiore pigrizia e una certa depressione si impadronirono dell'equipaggio e quella
situazione continu ad aggravarsi finch uno dei marinai non grid che quattro grossi squali stavano seguendo la nave. La prospettiva di una interruzione per dare la caccia allo squalo risollev il morale a tutti. Un pezzo di rancida carne salata di maiale venne reperito chiss come dal cuoco, infilato su un gancio e gettato in mare legato a un robusto cavo. Gli squali erano affamati. L'odore dell'appetitoso bocconcino aveva appena cominciato a diffondersi quando i nostri inseguitori fecero un balzo in avanti e l'esca scomparve.
Pochi minuti dopo, il vincitore della competizione venne alato a bordo. Sbatteva furiosamente la coda. Era appena finito in coperta quando il carpentiere di bordo si fece avanti e con un colpo netto di ascia stacc la coda dal corpo.
A quel punto intervenne il cuoco cinese; dopo essersi gettato sulla coda come un avvoltoio su un uccello che tenta di sfuggirgli, il padrone della cambusa si port via la preda con l'intenzione di trasformarla in una gustosa zuppa. Il primo ufficiale avrebbe voluto appendere la coda all'estremit del bompresso per propiziarci la fortuna e buone condizioni atmosferiche per il resto della traversata, ma il cuoco ebbe la meglio; era stato lui a fornire l'esca, perci aveva la precedenza.
Scaraventata in mare la carcassa priva di coda, alcuni indigeni che si trovavano a bordo come passeggeri di coperta cominciarono a deplorare il fatto dicendo che si trattava di un imperdonabile spreco visto che la carne di squalo  kai-kai di primissimo ordine. Per consolarli venne gettato in mare un altro gancio con un'esca e cos catturammo un secondo squalo che per non riuscimmo ad alare a bordo perch la bestia aveva tranciato di netto il cavo nonostante avesse un'anima di filo di ferro. Allora venne compiuto un terzo tentativo e quella volta il mostro che si dibatteva venne trascinato in coperta e debitamente consegnato agli indigeni che ne rimasero deliziati a patto, per, che il cuoco ricevesse la parte che gli spettava: le pinne. Quella sera ci fu un'autentica orgia intorno alla cambusa nel castello di prua.
Le esperienze fatte dopo l'arrivo a Neiafu, il porto di Vavau, confermarono tutto ci che i nostri passeggeri avevano detto a proposito della carne di squalo considerata una leccornia locale e dei metodi applicati per catturare quei pesci. Durante una stagione particolare, a cominciare dalla fine di
aprile e per tutto il mese di maggio, i pescatori salpano a bordo di piccole canoe per dare la caccia agli squali al largo della costa nord-occidentale, dove questi animali si radunano in quel periodo. Quando la comitiva dei pescatori raggiunge il tratto di mare prestabilito e li avvista, un uomo dell'equipaggio si alza in piedi a prua con un pezzo di carne poco fresca appeso a una sagola fissata a sua volta all'estremit di una pertica. Mentre una mano regge la pertica, l'altra scuote vigorosamente una specie di raganella fatta di mezzi gusci di noce di cocco rivolti uno contro l'altro con la parte convessa. I grossi fori attraverso i quali passano le funicelle che tengono in posizione i gusci consentono a questi un notevole gioco. Agitando i mezzi gusci semisommersi nell'acqua si produce un forte baccano. I pescatori ritengono che il rumore attiri gli squali per cui, mentre l'uomo ritto a prua aziona la sua raganella apostrofando contemporaneamente uno squalo per dirgli di farsi pure avanti e di venire a trovare i suoi amici, un secondo pescatore si accinge a catturare il pesce con un cavo provvisto di nodo scorsoio; ritto in piedi, con il robusto cavo in mano, l'uomo  pronto a infilarlo alla testa dello squalo mentre l'animale si affianca alla canoa per impadronirsi dell'esca. Il laccio a nodo scorsoio  costituito da un intreccio di sottili strisce ritagliate dalla canna d'India.
Quando uno squalo decide di gettarsi sull'esca, l'uomo a prua e il timoniere devono lavorare in perfetto accordo; il primo deve agitare l'esca nel modo giusto, facendola scivolare lentamente e in modo allettante lungo il fianco della canoa, da poppa a prua, rivolgendo frasi persuasive allo squalo.
Se queste mosse sono bene coordinate, l'uomo che regge il cavo con il laccio trover prima o poi l'occasione buona per acchiappare lo squalo un attimo prima che possa raggiungere l'esca.
Questo  il momento critico. Se il cappio viene infilato bene e finisce nel punto giusto per essere poi tirato con forza in modo da imprigionare la testa dell'animale, ci permetter al timoniere di lasciare andare il remo, di afferrare un bastone e di assestare alla bestia un micidiale colpo tra gli occhi. Se lo squalo  molto grande e forte e manifesta intenzioni aggressive, allora gli si infila, se possibile, un secondo cappio intorno alla coda.
Se i pescatori ci sanno fare, possono portare a riva con una sola canoa diversi grossi squali al giorno.
Quando loro invitano lo squalo a venire a trovare i suoi amici, si rivolgono a lui con termini rispettosissimi, con degli appellativi considerati particolarmente educati da quelle parti come, per esempio, Hina. Se in risposta agli allettamenti e al fracasso della raganella dovesse avvicinarsi uno squalo piccolo, allora lo pregano gentilmente di andare a cercare qualche parente di grandi proporzioni e di avvertirlo che delle brave persone stanno per celebrare una festa alla quale lui  invitato. I pescatori che raccontano queste cose affermano che di solito lo squalo piccolo ritorna dopo poco tempo in compagnia di uno squalo grosso del tutto degno dell'attenzione di tutti.
Una variante di questo metodo, comune anche a Samoa, si trova quasi ovunque nei villaggi di pescatori dell'arcipelago delle Bismarck, al largo della costa nord-orientale della Nuova Guinea. Le differenze consistono in parte nella tecnica applicata, ma soprattutto negli attrezzi usati. Qui il cavo adoperato per la cattura ha un grande freno a elica o un'ancora di mare all'estremit libera.
In queste isole di cui la Nuova Britannia e la Nuova Irlanda sono le pi grandi, il rematore di prua, dopo che il gruppo ha raggiunto il tratto di mare stabilito, afferra la sua lunga pertica di bamb, applica alla lenza un pesce e poi agita l'esca immediatamente sotto il pelo dell'acqua. Poi lascia che l'esca vada alla deriva verso poppavia e la fa andare di qua e di l ruotando delicatamente la canna. In piedi accanto a lui un secondo pescatore agita vigorosamente nell'acqua una raganella fatta di gusci di noci di cocco.
Quando lo squalo, attirato dall'esca o dal fracasso della raganella, si avvicina, il primo pescatore sposta lentamente l'esca a prua dove si trova lui. Se la manovra riesce a indurre lo squalo a precipitarsi in avanti, l'esca viene fatta uscire con un elegante colpo di canna dall'acqua un attimo prima che l'animale la raggiunga; il secondo pescatore, che nel frattempo ha lasciato la raganella e ha afferrato una fune di strisce di bamb intrecciate, immerge nell'acqua l'estremit costituita da un cappio esattamente nel punto dove un attimo prima si trovava l'esca.
Se tutto funziona, la testa dello squalo si infila nel laccio;
uno strattone stringe il nodo scorsoio e lo squalo scappa trascinando con s la fune con l'ancora di mare a forma di elica che viene gettata nell'acqua non appena il laccio si sia stretto. Il pesce si allontana a grande velocit nel vano tentativo di liberarsi dell'incubo costituito dal freno di legno. Qualsiasi suo tentativo di cavarsela allontanandosi o tuffandosi viene frustrato e rallentato da quell'ancora. La direzione di questa lenta fuga viene indicata anche dall'acqua smossa dal freno. I pescatori lo seguono e quando ritengono che il pesce sia esausto, si avvicinano con la canoa.
Ora tocca ai giovani imbarcarsi e mettersi al lavoro. Ansiosi di dimostrare la loro perizia, afferrano i bastoni e fanno piovere sulla testa dello squalo una gragnuola di colpi fino a quando l'animale non cessa di dibattersi.
Quando la canoa con la preda a bordo ritorna al villaggio, il successo viene annunciato col suono di una tromba fatta con la conchiglia di un tritone.
In India, sulla costa di Malabar, la caccia allo squalo era nel passato una fiorente industria; oggi d lavoro solo a poca gente. Le canoe pi piccole, tronchi d'albero scavati, hanno di solito un equipaggio di due uomini. Costoro, quando vanno in cerca di prede, si spingono pi al largo degli altri che pescano per scopi alimentari.
Gli uomini nella piccola canoa pescano con delle lenze manovrate direttamente a mano all'estremit della prua dell'imbarcazione. Una volta agganciato il pesce, muovono la lenza in maniera tale da usare la canoa stessa come un freno ancora pi efficace di quello a elica usato nell'arcipelago delle Bismarck quando la vittima tenta disperatamente di allontanarsi. Quando il pesce  finalmente stanco, si avvicinano a forza di remi e lo ammazzano. A questo punto gli uomini devono affrontare un problema all'apparenza molto difficile: tirare la carcassa a bordo di un'imbarcazione che ha pressappoco le stesse dimensioni.
In realt l'impresa non presenta nessuna difficolt. Dopo essere saltati in acqua, gli uomini fanno dondolare la canoa finch non si riempie di acqua fino ai bordi. Poi, inclinandola su un fianco, vi fanno scivolare dentro la carcassa dello squalo che la raddrizza. Quindi cominciano a vuotare in parte la barca, risalgono a bordo, finiscono questo lavoro e si dirigono verso casa, contenti dell'opera compiuta durante la giornata.
I tre metodi appena descritti sembrano costituire nel loro insieme una serie di tappe nel quadro di uno schema progressivo. Il pi primitivo  quello di Malabar. A esso segue la tecnica impiegata nell'arcipelago delle Bismarck dove un freno di legno sostituisce la canoa nella funzione di stancare il pesce nel suo tentativo di fuga. Nel metodo delle Tonga, infine, vediamo che la grande abilit dei pescatori consente loro di fare a meno di qualsiasi dispositivo frenante.
Per quanto riguarda la raganella, ve ne sono in uso due tipi. A Tonga e Samoa, le coppie di mezzi gusci di noce di cocco sono infilate in un laccio di filamenti di canna d'India; nell'arcipelago delle Bismarck i pescatori si servono di due lacci di diametro minore.
Quando viene impiegato un freno a forma di elica, la lunghezza varia da un metro e venti centimetri a un metro e mezzo circa.
Si dice che il rumore prodotto dalla raganella venga scambiato dagli squali nelle vicinanze per le grida di uccelli marini intenti a nutrirsi di un banco di pesci o a librarsi sopra di esso; sentendo quel baccano gli squali si avvicinano in tutta fretta per partecipare al festino. Secondo altri, il fenomeno  dovuto al fatto che il rumore della raganella assomiglia a quello prodotto da un banco di una specie di sgombri che piacciono moltissimo agli squali.
Finsch afferma che la raganella fatta di noci di cocco viene impiegata durante la caccia agli squali anche nelle Isole Trobriand; dal contesto si capisce che lo squalo viene catturato con una lenza provvista di un gancio di legno lungo quarantacinque centimetri.
Nelle Isole Gilbert, lo squalo viene talvolta inseguito nel suo stesso elemento da un sub armato di un lungo coltello; lo stesso autore racconta che i pescatori rarotongani ad Aitutaki hanno l'abitudine di cercare verso mezzogiorno degli squali intenti a fare la siesta con la testa e quasi tutto il corpo infilati in una delle tante grotte comuni ai bordi frastagliati delle barriere coralline. Quando il pescatore vede spuntare una coda da una di queste buche, si getta silenziosamente in acqua dalla canoa e raggiunge con la massima cautela l'animale. Una volta arrivato infila il laccio intorno alla coda e
lancia il segnale convenuto agli amici in canoa. Questi trascinano lo squalo in superficie e lo uccidono a bastonate.
Anche nelle altre isole della Polinesia si sentono raccontare le stesse cose. Ne ho sentito parlare nelle Isole Figi e Hadfield racconta che questo metodo di pesca dello squalo  in uso nelle Isole della Lealt al largo della Nuova Caledonia;
lo stesso autore aggiunge che i sub dei mari del sud usano talvolta la precauzione di assicurare alle loro piante dei piedi, bianche, qualche oggetto o tessuto di tinta scura(1).
Gli squali con la carne commestibile e saporita abbondano nelle acque al largo della costa meridionale dell'Arabia, perci da quelle parti continua il commercio, risalente all'antichit, della carne di questi pesci essiccata al sole e tagliata in lunghe strisce a forma di bastone... I pescatori dediti a questa attivit vivono sulle Isole Kuria Muria e nei numerosi villaggi sparpagliati un po' dappertutto lungo la costa tra Ras Sharbut e Ras Nus. Questi nativi che appartengono alle trib dei Bautahara e dei Janaba sono strenui e impavidi cacciatori di squali dai quali traggono i mezzi di sussistenza. Poich il legname da quelle parti  scarso e costa caro, queste popolazioni poverissime continuano a servirsi dei metodi usati dai loro antenati senza variarli o perfezionarli mai; cos li vediamo servirsi di otri gonfi d'aria, fatti con le pelli di pecore o capre, per restare a galla nell'acqua e inseguire la preda. Con l'aiuto di questa specie di zattere, i pescatori arabi prendono
il mare senza paura e solo raramente ritornano a mani vuote. Per fortuna, la temperatura dell'acqua  elevata per cui i pescatori non soffrono inconvenienti se devono restarvi anche per mlte ore qualora le prede tardino ad avvicinarsi.
Gli otri di pelle gonfiati con aria erano in uso nell'antichit; il Periplo del Mare Eritreo, risalente al primo secolo d.C., narra che l'incenso veniva trasportato su zattere tenute a galla da otri di pelle gonfiati come usa in quel paese nonch su barche... fino a Cana, probabilmente la moderna Bir Ali, un porto situato circa trecentottanta chilometri a est di Aden. E se la gente usava allora delle zattere fatte di otri di pelle gonfiati, possiamo essere certi che questi ultimi esistevano anche per i nuotatori.
(Da Fishing in Many Waters di James Hornell, Cambridge University Press.)


Note.
1. Da quanto ho visto personalmente in India e a Ceylon, ho tratto la convinzione che gli squali aggrediscono solo raramente i subacquei di pelle scura; gli attacchi contro i pescatori di perle indigeni in India e a Ceylon sono estremamente rari e molto spesso opera non dello squalo, ma di un altro pesce aggressivo, il barracuda, i cui denti, specie se si tratta di un esemplare molto grande, possono causare gravi ferite. D'altra parte, per, nelle acque dove i subacquei indigeni godono praticamente di una totale immunit, i bianchi corrono grave pericolo. Lo dimostrano i vari incidenti mortali verificatisi nel porto di Colombo durante la guerra 1914-18 quando i soldati che si trovavano a bordo delle navi da trasporto ancorate in quelle acque facevano il bagno in mare.


DA SQUALO! SQUALO! LA TRENTENNALE ODISSEA DI UN PIONIERE DELLA CACCIA AGLI SQUALI
William E. Young.

Quando uno legge il libro Shark! Shark! (Squalo! Squalo!), pubblicato nel 1934, si rende conto con sgomento della diminuzione drastica degli squali in tutti i mari, specialmente nelle vicinanze dei centri molto popolati.
Arpionare nove squali tigre e alarne a bordo cinque nel porto di Honolulu oggi sarebbe impossibile, eppure  ci che fece Bill Young nel giro di poche ore.
Nel corso degli ultimi anni mi sono immersa varie volte nelle acque intorno alle Hawaii, ma non ho visto un solo squalo. Le persone che mi accompagnarono durante queste escursioni subacquee, tutta gente del luogo, riferirono che riuscivano solo raramente a scorgerne qualcuno.
Una delle cose che l'estratto qui inserito mette chiaramente in evidenza  la funzione di spazzino esercitata dallo squalo. Il cavallo morto, destinato a diventare dopo pochi giorni una puzzolente massa di carne in putrefazione, sarebbe stato divorato fino all'ultimo ossicino dagli squali se nessuno li avesse disturbati. Questi animali hanno un loro posto nello schema ecologico della natura e quello di raccogliere i rifiuti  uno dei loro compiti.
Il libro di Young  interessante anche perch ci d un'idea del numero degli squali esistenti quarant'anni fa e di come fossero distribuiti, rendendoci cos possibile un confronto con i giorni nostri.
Poich la bocca degli squali di quasi tutte le specie pi comuni  situata sotto il mento della bestia, la gente e la maggioranza dei pescatori crede che gli squali debbano girarsi sulla schiena per mordere.
Il caso vuole che gli occhi di tutti gli squali, fatta eccezione per una o due specie, si trovino ai lati della testa per cui la visione diretta in avanti  quasi impossibile se l'oggetto guardato  molto vicino. Quando attacca un'esca o una preda in superficie, lo squalo ha la tendenza naturale a girare o a voltare la testa per vederla prima di fare scattare le mandibole.
Eppure, non tutti gli squali si comportano cos. Ne ho visti molti gettarsi sull'esca galleggiante con il naso fuori dell'acqua, sollevarsi e ingoiare l'esca rimanendo in assetto normale.
Pu allora girarsi sulla schiena quando sta per mordere, come del resto fa frequentemente, ma ci non  assolutamente indispensabile.
Gli uomini di mare affermano da tempi immemorabili che lo squalo e il marsuino sono nemici mortali. Esistono molti racconti per provare questa strana affermazione.
Ma il marsuino  nemico solo dei pesci che divora, perch  privo di armi. I suoi denti sono come quelli della mucca: taglienti in giovent e smussati nell'et adulta. D'altra parte, per, questi mammiferi sono tra gli animali pi veloci del mare. Nessuna creatura che nuoti nell'acqua riesce a raggiungerli.
Non li ho mai visti personalmente compiere evoluzioni intorno agli squali, ma anche se lo fanno, gli squali non possono mai acciuffarli e i marsuini, d'altra parte, non molestano gli squali.
I marsuini si servono della coda trasversale per infilarsi fulmineamente sotto la prua delle navi, per saltare fuori dall'acqua per puro divertimento e poi scomparire in un baleno, battendo in velocit il piroscafo pi rapido, qualsiasi pesce o altra creatura degli oceani. In poche parole sono i playboy dei mari. Una volta, mentre stavamo attraversando il Golfo di Tagiura nei pressi del Mar Rosso per andare da Gibuti a Obok, era quasi l'alba, vedemmo comparire improvvisamente e senza preavviso migliaia di marsuini che dopo essere balzati tutti fuori dall'acqua si rituffarono immediatamente per non farsi vedere pi. Subito dopo il mare era di nuovo liscio.
Avevano infatti spinto un banco di pesci bonita verso la
costa. A un certo punto, i bonita erano usciti dall'acqua inseguiti dai marsuini che poi li catturarono al volo. E i bonita sono molto veloci.
Con il loro amore per il gioco i marsuini sono i buffoni del mare; sono inoffensivi e ottimi da mangiare anche se si ha la sensazione di essere un macellaio a uccidere questi mammiferi con il sangue caldo.
A Fernandina servimmo della carne di marsuino affumicata a un norvegese cresciuto a base di carne di renna affumicata. Niente riusc a convincerlo che non stava mangiando della cacciagione affumicata. Il dottor Allan Rogers, celebre chimico, ha introdotto un po' di tempo fa la carne di marsuino sul mercato del pesce di Brooklyn. Con quel nome la carne non si vendeva. Quando per la chiamarono cacciagione di mare la gente fece a pugni per comperarla.
Il pi celebre marsuino della storia era un albino, un animale completamente bianco, noto con il nome di Pelorus Jack. La creatura viveva al largo del porto di Wellington, nella Nuova Zelanda, e aveva l'abitudine di andare incontro ad ogni piroscafo in arrivo per pilotarlo attraverso gli scogli verso un punto di ancoraggio sicuro. Pelorus Jack era il beniamino dei marinai in quelle acque e in seguito fu protetto ufficialmente da Una legge speciale. Mor di vecchiaia dopo un lungo e onorato servizio. Quello fu l'unico pesce della storia riconosciuto da un provvedimento legislativo.
 vero che gli squali mangiano l'uomo?
Molta gente sostiene di no. Ma se questo  vero, perch gli squali inseguono, come vuole una credenza popolare, una nave con a bordo una salma nella speranza di trovarsi sul posto quando il defunto verr sepolto in mare?
Be', la verit  che gli squali non hanno nessun mezzo per stabilire se a bordo ci sia una salma o meno. Qualsiasi morto che viene sepolto in mare con il dovuto cerimoniale  avvolto in un sacco di robustissima tela e porta ai piedi una pesante sbarra di ferro. Il corpo scende in profondit cos all'improvviso che nessuno squalo farebbe in tempo ad attaccarlo, anche se non fosse protetto dal sacco di tela.
 estremamente improbabile che qualsiasi salma sepolta in alto mare sia mai stata toccata da squali. In compenso, gli squali inseguono la nave quando il mare  molto calmo,
senza badare se a bordo ci siano persone vive o morte, semplicemente per divorare i rifiuti che vengono gettati via in acqua.
In darsena dovemmo sorbirci la nostra razione di domande idiote. Un ospite dell'albergo, tale Knute, venne un bel giorno da noi e ci manifest il suo estremo scetticismo a proposito della presenza di squali nelle acque all'ingresso del porto.
Bill, grid Herb, qui c' uno che dice che l fuori, all'ingresso del porto, non ci sono gli squali. Che cosa dobbiamo fare con lui, buttarlo in acqua?
I presenti rizzarono la testa e si misero a sghignazzare. Jack e io ci avvicinammo per presentarci. Lei dice che non ci sono squali, l fuori? chiese Jack dandomi di nascosto una gomitata. Hai sentito, Bill? Niente squali. L'ho sempre sospettato. E tu che vai a raccontare in giro di avere preso dei pesci antropofagi proprio qui, nel porto! Guarda, mi vergogno di te! Herb mi rivolse un'occhiata severa: Senti, Bill, se oggi non esci in mare per andare da quelle parti e prendere qualche squalo, avr la prova che mi hai sempre raccontato balle. Be', che cosa intendi fare?
D'accordo, forse sar meglio muoverci per vedere se ne possiamo catturare uno. E cos la partita di caccia ebbe inizio. Knute e io ci imbarcammo sul P.D.Q. e uscimmo dal porto con a rimorchio la carcassa di un cavallo, per trovare il posto adatto. Per il resto della mattinata restammo in attesa e continuammo a trascinarci dietro l'esca e a bestemmiare aguzzando inutilmente gli occhi nella speranza di scorgere uno squalo. A un certo punto eravamo veramente stufi.
Sembra che qui sia impossibile trovare degli squali, osserv qualcuno. Signor Knute, che cosa ne pensa della caccia allo squalo?
Ben presto venne l'ora di colazione, ma nessuno squalo si present a tavola. Sa che cosa facciamo ora, signor Knute? gli dissi. Adesso torniamo a riva per mangiare, ma mandiamo un uomo di vedetta con una lancia mentre siamo assenti. Quello, se dovesse avvistare qualche squalo, alzer una bandiera bianca e noi ci precipiteremo sul posto.
Verso le tre di quel pomeriggio, il signor Knute era ormai decisamente cinico per quanto riguardava la presenza degli squali. Era convinto che quelle animucce non esistessero, perlomeno non nelle acque di Honolulu. Tirando vigorose
boccate dal suo grosso sigaro, cominci a decantare la sua abilit come pescatore, purch, naturalmente, ci fossero dei pesci.
Ricordo ancora oggi il gesto maestoso della mano mentre descriveva una delle sue fantastiche prodezze quando, a un tratto, rimase a bocca spalancata e immobile.
La bandiera... la bandiera, mormor puntando il dito. Effettivamente, sulla lancia era comparsa la bandiera bianca che in quel momento stava sventolando in cima all'albero.
Non ci volle molto per arrivare sul posto. Gli arpioni erano pronti e Knute, che ne teneva uno in mano anche lui, stava per vivere l'avventura pi emozionante della sua vita e per arpionare personalmente un gigante dei mari. La carcassa del cavallo veniva dilaniata dai selvaggi attacchi dei mostri lunghi circa cinque metri. I bestioni erano talmente occupati nel festino da non badare a noi che ci avvicinavamo di soppiatto. Knute si alz, tremando per l'eccitazione.
Va bene, fu il cauto segnale, dagli addosso.
Knute lanci con tutta la forza di cui era capace l'arpione che scomparve nell'acqua. Poco manc che lui stesso, sovreccitato, cadesse in acqua. L'arpione aveva mancato il bersaglio.
Lo spingemmo da parte e cominciammo a scagliare a nostra volta gli arpioni. Uno, affilato come un rasoio, trafisse un formidabile spazzino del mare subito dietro le branchie e poco dopo l'animale mor. L'arpione venne estratto dalla carne e subito dopo ne furono lanciati altri due che andarono entrambi a segno.
Knute sembrava un pollo decapitato mentre faceva dei balzi di qua e di l nel tentativo di vedere contemporaneamente tutto ci che c'era da vedere. Scommetto che quel pomeriggio trov al largo del porto pi squali di quanti ne avesse mai sognati in vita sua.
Continu a dare fastidio a tutti, dando suggerimenti e consigli, gemendo per la malasorte che lo aveva colpito facendogli mancare una preda da primato e invocando l'occasione di potere riprovarci. Una cosa  certa: quell'uomo ci tenne allegri per il resto della giornata.
Gli squali morti vennero legati con un cappio intorno alla coda e assicurati alla bitta di poppa. Prima di tornare a riva ne avevamo uccisi nove di cui quattro affondarono come capita sempre con gli squali morti. Ma anche un carniere di cinque
squali tigre non era niente male, specialmente trattandosi di esemplari cos grossi, e Knute ci stava gi implorando di dire ai giornalisti che era stato lui ad ammazzarli tutti.
Tornati a terra appendemmo gli squali uccisi per la coda e li fotografammo. A Knute non venne concesso il merito di averli presi tutti, tuttavia pot posare per una fotografia davanti ai Cinque Grandi come finimmo per chiamare i bestioni. E se quella fotografia non  stata sufficiente a conferirgli la nomea di asso della pesca d'altura a casa sua, a Keokuk, sono pronto a ingoiare il prossimo squalo che catturer.
Alcuni cineasti si trovavano per puro caso a riva in quel momento e ci chiesero il permesso di realizzare un interessante documentario con i Cinque Grandi come protagonisti. Da parte nostra non ci furono obiezioni e cos recitammo una complicata pantomima dell'inseguimento e della cattura degli squali che gi stavano a riva da un pezzo.
Siccome non ci eravamo presi la briga di ammazzarli tutti prima di appenderli per la coda alla fiancata del battello, alcuni avevano continuato a dibattersi e a strofinarsi con i loro manti ruvidi lungo le fiancate dell'imbarcazione. Certi lasciarono persino l'impronta dei loro terribili denti sulla prua della barca. Le fiancate e la carena, come scoprimmo in seguito, erano state letteralmente tirate a lucido come se qualcuno le avesse sfregate con la carta vetrata. La pelle degli squali le aveva ripulite completamente, togliendo le incrostazioni, il muschio e persino la vernice.
Nei tempi passati gli ebanisti e i carpentieri di bordo si servivano della pelle di squalo al posto della carta vetrata per lisciare la superficie del legno. L'attrezzo intorno al quale era avvolta la pelle di squalo aveva in quei casi una doppia funzione. Tirato per un certo verso grattava come la carta vetrata, in senso contrario spianava invece con sorprendente finezza le superfici.
Un giorno Herb e Jack stavano lavorando sulla banchina della darsena quando avvistarono nello specchio d'acqua del porto un grande squalo tigre, il primo che avessimo mai visto al di qua del frangiflutti. I due presero una barchetta, arpionarono lo squalo e dovettero salire alla svelta su un'altra barca dalla parte opposta del porto prima che il bestione, lungo
cinque metri, potesse essere alato fuori dell'acqua e ammazzato con un badile.
La lotta e la cattura non furono viste da un gruppo di soldati imbarcati su una nave da trasporto truppe che era ancorata da poco in un punto non molto distante. I ragazzi volevano fare una nuotatina e si erani muniti tutti di tavolette di legno, prelevate da una vicina goletta, per fare un po' di surfing. Dirigendosi verso la citt, i nuotatori passarono davanti alla nostra banchina. Ma quando videro che cosa stavamo alando uscirono a precipizio dall'acqua abbandonando le tavolette di legno che in seguito ci tornarono utili.
Lo squalo era una femmina e diede alla luce un mucchio di piccoli mentre lo stavamo alando. I piccoli si misero a nuotare gioiosamente di qua e di l nell'acqua bassa. Ognuno misurava una quarantina di centimetri e le bestiole non manifestarono nessuna paura e nemmeno un atteggiamento aggressivo quando le raccogliemmo in una cesta. I soldati, curiosi, rimasero sul posto finch un veterinario non ebbe sezionato lo squalo femmina per vedere che cosa aveva dentro. Poi se ne andarono, ma non via mare. Niente pi nuotate, per loro. Prima che ci lasciassero regalammo loro per ricordo uno squaletto o due a testa. La femmina ne aveva partorito circa ventisette.


DA PESCA CON L'AMO IN SUDAFRICA
Romer Robinson e J.S. Dunn, CBE.

I sudafricani sono probabilmente i pescatori pi appassionati del mondo.
Mentre partecipavamo al largo di Durban alla lavorazione del film Acque azzurre, morte bianca, Ron e io restammo sorpresi nel vedere il grande numero di pescatori con la lenza schierati sul frangiflutti del porto.
Ci raccontarono che moltissimi squali di rispettabili proporzioni, tra cui addirittura alcuni bianchi, erano stati agganciati e tirati a riva da pescatori appostati su quella diga e furono racconti come quelli che ci incoraggiarono e ci fecero sperare nei mesi che seguirono.
Dopo l'Australia, il Sudafrica registra il maggior numero di attacchi sferrati da squali per cui non deve sorprendere se Romer Robinson continua a definire antropofagi gli squali nel suo libro Saltwater Angling in South Africa (Pesca con l'amo in Sudafrica).
La storia della zuffa tra il pescatore con la lenza e gli squali  senz'altro emozionante quando la si legge. Il pescatore, tale Selkirk, rivel indubbiamente una notevole abilit e maestria quando riusc ad agganciare e finalmente catturare un grande squalo stando a riva.
Ancora una volta rimango impressionata da come la gente si prenda gioco degli squali che si battono con tutte le loro forze per sopravvivere. Con ci non voglio criticare gli sforzi compiuti dal signor Selkirk. Quella lotta mise indubbiamente a durissima prova la sua forza fisica e la sua perseveranza, ma la mancanza di sensibilit, cos comune in tutti i racconti sulla pesca, per il vero e ottuso animale, appeso alla lenza,
che si batte per non farsi uccidere da un uomo che si diverte e che non corre il minimo rischio eccetto il fastidio di qualche muscolo indolenzito, mi lascia senza parole.
Devo dire che ho trovato la descrizione della lotta ingaggiata da Selkirk con lo squalo pi interessante dei soliti racconti sull'uomo che cattura lo squalo. Selkirk era in svantaggio stando a riva e inoltre mi piace la descrizione della tattica usata dall'animale per difendersi. Come pure il modo in cui Selkirk riusc a sventare le sue manovre correndo tra le rocce.
Sebbene io non possa fare a meno di compiangere lo squalo, Selkirk si meritava davvero quella preda e la gloria che gliene deriv.
In genere lo squalo viene considerato un animale nocivo, ma per il pescatore con la lenza in cerca di affermazioni sportive che richiedano un notevole vigore e che offrano grandi emozioni,  un avversario formidabile.
Davanti al frangiflutti del celebre porto di pescatori di Kalk Bay si sono verificati nel passato molti feroci conflitti con gli squali e numerosi trofei costituiti da mandibole mostruose figurano nelle collezioni dei pescatori che sono riusciti, una volta agganciati questi bestioni, a tirarli a riva con la lenza. Esiste anche, a Durban, una vera e propria scuola piuttosto severa per coloro che vogliono combattere gli squali. L  infatti stata creata una specialit della pesca con la lenza i cui adepti si appostano su due moli, quello nord e quello sud.
Tra tutte le localit sulla costa del Capo di Buona Speranza celebri per la pesca, il villaggio di Hermanus  forse l'unico posto dove la cattura dei pesci antropofagi con la canna e la lenza dalla riva sia diventata una specialit. Questa forma di sport viene praticata da un pescatore con la lenza, il signor W. Selkirk, la cui abilit nel catturare pesci da primato di ogni variet gli conferisce il rango di principe tra i pescatori. I suoi record comprendono alcuni esemplari meravigliosi tra cui uno steenbras rosso di quasi cinquanta chili, preso con una lenza composta di sei sagole, un
risultato tutt'altro che disprezzabile in una localit dove gli scogli dai bordi taglienti e le rocce ripide favoriscono di pi il pesce che non il pescatore. Un esemplare da primato non rappresenta per mai il massimo dei risultati, ma segna semplicemente un livello pi elevato da raggiungere dando perci quel meraviglioso sapore di avventura cos caratteristico dello sport.
Influenzato da questa mentalit, Selkirk accett la sfida rappresentata dai grandi squali che infestano le acque protette della Walker's Bay durante alcune stagioni dell'anno. I primi scontri si risolsero tutti a favore degli squali, ma poi un attento studio dei loro movimenti e delle loro abitudini permise di sviluppare un metodo efficace per catturarli con la canna e la lenza. Fino a ora non meno di dodici di questi grandi pesci, il cui peso variava dai duecentocinquanta ai quattrocento chili sono stati catturati dai pescatori di Hermanus muniti di lenza.
Sebbene l'attrezzatura per battersi con questi antropofagi sia forse un tantino primitiva,  stata adattata in maniera ammirevole a questa faticosa forma di sport. La canna  di bamb, lunga circa tre metri e mezzo e provvista di un grande mulinello con cinquecento metri di lenza a quindici fili. Come galleggiante viene impiegato un comune fustino da quindici litri, di quelli usati per la paraffina o il petrolio. Perch possa resistere alle variazioni di pressione quando lo squalo lo trascina con s in profondit, lo si riempie di aria compressa, introdotta attraverso una comune valvola da camera d'aria per bicicletta, saldata sopra. Attaccato a questo galleggiante perfettamente funzionale c' un cavetto di ferro piuttosto grosso lungo dai due ai tre metri, che all'estremit ha un amo sufficientemente grande perch ci si possa infilare un'esca dai tre ai cinque chili. Il cavo di ferro  prolungato per un pezzo sul lato del galleggiante dov' attaccata la lenza per resistere ai pesanti colpi di coda dello squalo quando si dibatte per liberarsi. Per evitare di rimanere contuso o di farsi comunque male, il pescatore porta a tracolla un secchiello nel quale  collocata l'estremit della canna. Le cinghie della tracolla attutiscono gli effetti degli strappi. Si usa una pattina per frenare e comandare il mulinello che gira su un cuscinetto a sfere ed  privo di qualsiasi controllo meccanico.
 superfluo aggiungere che gli scontri con questi grossi animali sono estremamente faticosi, per cui non  esagerato
affermare che il pescatore che spera di potere sostenere la lotta fino alla sua vittoriosa conclusione deve avere raggiunto un livello di addestramento fisico quale si richiede a un giocatore di rugby nelle competizioni internazionali. Le sensazioni del pescatore che si batte con gli squali con l'attrezzatura appena descritta, sono efficacemente riportate nel seguente resoconto, autentico, di un combattimento che si  svolto agli scogli di Hermanus.

Quando il vento soffia da nord-ovest, cio quando la brezza viene da terra e le acque nei pressi del piccolo specchio d'acqua di Hermanus sono limpide e calme, i grandi squali si avvicinano spesso a riva per azzannare qualsiasi cosa commestibile. Chi scrive queste righe ha avuto la fortuna di assistere alla visita di uno di questi grandi spazzini del mare. Una specie di lunga ombra scura fu vista scivolare lentamente sul fondale proprio al di l del pittoresco promontorio che cinge in parte il porto. La lunga sagoma dall'aria sinistra era un gigantesco squalo in cerca di cibo e alcuni ragazzi del villaggio, sempre entusiasti per lo sport, segnalarono la presenza dello squalo al signor W. Selkirk, il forte pescatore specializzato nello sterminio di quei pesci. Costui si precipit da basso con la sua attrezzatura, il galleggiante e tutto il resto, in perfetto ordine. Una grossa esca, un pesce intero, venne infilzata sull'amo e il galleggiante fu calato lentamente in mare immediatamente sotto il promontorio. Il fustino a tenuta stagna galleggiava sulla superficie tranquilla dell'acqua mentre un venticello proveniente da terra lo sospingeva al largo. La grande esca si distingueva perfettamente nell'acqua limpida. Non ci volle molto perch lo squalo in agguato l'adocchiasse. Incurante del pescatore e dei numerosi spettatori radunati sul promontorio, l'animale si avvicin all'esca, la annus per un attimo, esit e poi si allontan, descrivendo un ampio cerchio, con una velocit che incresp la superficie liscia del mare. Come se volesse giocare con l'esca, il bestione ripet la manovra forse cinque o sei volte per poi allontanarsi e fermarsi a una certa distanza come se temesse qualche insidia. Dagli scogli, ogni movimento del mostro poteva essere osservato perfettamente: le sue virate fulminee, la sua velocit, il luccichio del ventre bianco che si intravedeva a tratti e la minacciosa punta del muso. Improvvisamente lo squalo
gir su se stesso, arriv con la velocit di una saetta e inghiott l'esca in un boccone con le fauci spalancate. Subito dopo il galleggiante cominci a spostarsi rapidamente in superficie. Con l'aumento della velocit, il fustino cominci a lasciare una scia di spuma finch a un tratto non scomparve sott'acqua provocando un piccolo vortice. La cima della robusta canna si incurv a causa della tensione. Il mulinello si mise a girare vorticosamente e il cavo della lenza continu a passare velocissimo tra gli occhielli di guida per fermarsi solo quando il galleggiante riapparve a circa duecento metri di distanza dalla riva. Visto come stavano le cose e rendendosi conto che le manovre dello squalo avrebbero finito per aggrovigliare la lenza, il signor Selkirk si mosse verso la scogliera tenendo alta la canna per evitare gli ostacoli e correndo per un buon pezzo sul fondo impervio e ripido. Per tutto il tempo continu alternativamente a filare e alare la lenza a seconda degli intoppi che trovava sul cammino. Selkirk raggiunse gli scogli in tempo per annullare l'effetto dei movimenti dello squalo, al punto che riusc ad allontanarlo da l. Con un altro guizzo di energia, l'animale ritorn in acque pi profonde dove si tuff. Il galleggiante scomparve completamente per un periodo che parve solo di pochi minuti, ma il modo in cui la canna era piegata, la velocissima corsa del mulinello e gli spruzzi sollevati dalla lenza tesa testimoniavano la tremenda lotta che aveva luogo in mare. Uno scontro del genere non  una comune gara di resistenza. Infatti mette a durissima prova l'abilit del pescatore, richiede un occhio vigile e decisioni rapide e obbliga inoltre l'uomo a sostenere un notevole sforzo fisico. Il solo compito di frenare continuamente il mulinello per stancare lo squalo nei suoi tentativi di sortita basta per stancare il pescatore, sebbene sia necessario per ridurre gradualmente la capacit di resistenza della preda.
Dopo la seconda lunga corsa per allontanarsi dalla scogliera, lo squalo sal in superficie a una distanza di quasi quattrocento metri da riva e decise di servirsi di una tattica diversa. Usciva con potenti balzi dall'acqua come se volesse schiacciare con il peso del corpo il galleggiante. Poi cominci a vibrare energici colpi di coda contro il cavo di ferro attaccato al fustino, schiaffeggiando rumorosamente l'acqua. Si dibatteva nel mare sollevando tutt'intorno una spuma bianca,
girava su se stesso, si contorceva con tutta l'abilit di cui era capace il suo corpo snello. Vista l'inutilit dei suoi sforzi, tent allora di addentare il galleggiante per stritolarlo, ma la costante trazione della canna e la tattica di sottrargli di colpo il galleggiante con uno strattone per allontanarlo dalle sue fauci cominciarono finalmente a fiaccare la sua capacit di resistenza. Per alcuni minuti l'animale parve volersi riposare e a un certo punto, momentaneamente esausto, si avvicin agli scogli. In quel momento sembrava docile e si lasci attirare fino a qualche metro di distanza dal punto dove si trovava Selkirk. Un pescatore del luogo, con l'arpione in mano, si piazz nella posizione giusta per dare allo squalo il colpo di grazia, ma Selkirk non lo permise, sapendo per esperienza che l'animale era tutt'altro che fiaccato e che ci sarebbe voluto lo sforzo combinato di parecchi uomini per trattenerlo con l'arpione. Le sue previsioni si rivelarono giuste. Dopo avere incrociato per un po' nell'acqua profonda degli scogli, la preda acceler un'altra volta l'andatura e si diresse verso il largo. A giudicare dalla quantit di lenza srotolata, il galleggiante fu trascinato in profondit. Subito dopo, per, lo squalo risal. Si dibatteva immediatamente sotto il pelo dell'acqua, allontanandosi a tratti con incredibile velocit per trascinarsi dietro metri e metri di lenza, si contorceva e si girava su se stesso per spezzare il fragile 'legame con la canna, ma quei disperati espedienti tattici servirono solo a stancarlo ulteriormente. Poi, all'apparenza esausto, rimase immobile per la seconda volta. Ma si trattava solo di una sosta nel combattimento. Dopo avere riposato per un po', lo squalo comp con aria maestosa un ampio mezzo giro per dirigersi poi verso l'ingresso del porto. Il signor Selkirk dovette di nuovo mettersi a correre sul terreno impervio per evitare che la lenza si spezzasse, tagliata da qualche roccia appuntita. Quella volta lo squalo, ormai disperato, entr addirittura nel porto dove raggiunse un tratto d'acqua cos poco profondo da sembrare posato sul fondale, praticamente ai piedi del pescatore e della folla urlante degli spettatori. Il pescatore di buona volont, armato di arpione, si fece di nuovo avanti, ma nemmeno allora il signor Selkirk gli permise di usarlo. Il mostro era ancora troppo forte perch lo si potesse affrontare senza correre pericoli. Infatti lo squalo si rivolt di colpo, usc come un fulmine dal porto e la lotta riprese. In quel modo
i minuti diventarono ore, con lo squalo che si batteva con l'energia nata dalla disperazione. Le forze, comunque, cominciavano a mancargli sotto la spietata trazione della canna. Dopo tre ore di quel gioco crudele, il pescatore con la lenza, anche se visibilmente affaticato e con le spalle e le braccia indolenzite, cominci un po' alla volta ad avere la meglio e prese ad alare la lenza metro per metro finch lo squalo, ormai quasi completamente esausto, non si gir su un fianco. Il mostro si riprese per un attimo, fece un ultimo, vano tentativo di ribellione e poi finalmente si gir sulla schiena con il ventre bianco all'aria. Non c'era pi bisogno dell'arpione. La preda venne trascinata lentamente nell'acqua poco profonda e il colpo di grazia gli fu dato con una lunga lancia, anche per impedirgli di fare del male a qualcuno. Lo squalo fu poi trascinato sui roccioni, in alto. Le enormi mandibole vennero tagliate per essere essiccate e per diventare il trofeo di uno dei tanti memorabili combattimenti svoltisi ai piedi degli scogli di Hermanus.
 inutile aggiungere che non tutti gli squali presi con l'amo sono stati tirati a riva cos. Due di essi si erano precipitati sul galleggiante e lo avevano afferrato e stritolato con le mandibole, provocando un autentico disastro e privando il pescatore dell'unica possibilit di portarli lentamente a riva. Altri si erano avviluppati nella lenza, l'avevano spezzata con un colpo delle mascelle e avevano riguadagnato la libert trascinandosi dietro il galleggiante e l'amo con il cavo di ferro. Uno degli squali aveva spezzato la lenza, ma non era riuscito a liberarsi del galleggiante e si era messo a girare in lungo e in largo nella baia. Il pescatore gli aveva dato la caccia con una barca, ma la fragile imbarcazione era stata immediatamente attaccata dal bestione che l'aveva investita per ben tre volte, sfiorandone il bordo con la pinna dorsale. Con grande abilit e con una serie di manovre astute, il pescatore era riuscito a riagganciare con la lenza il galleggiante e a tirare a riva, per quanto incredibile ci possa sembrare, il vorace animale dopo un'ora e mezzo di tiremmolla.


CACCIA GROSSA ALLO SQUALO.

Quando la gente pensa agli squali sembra interessata principalmente a due aspetti: gli attacchi sferrati dagli squali contro l'uomo oppure la caccia allo squalo. Questa mia affermazione  basata sulle domande riguardanti gli squali che mi sento rivolgere pi spesso.
La caccia grossa allo squalo  uno sport molto diffuso e apprezzato da migliaia di persone che vi si dedicano con entusiasmo in tutto il mondo. Oggi, individui di ogni condizione sociale praticano la pesca d'altura che una volta era uno sport riservato ai ricchi. L'uomo medio semplicemente non aveva i mezzi per permettersi una barca e le costose attrezzature necessarie per appartenere a un circolo riservato e dedicarsi alla pesca d'altura in modo continuativo.
Sono davvero fortunati i paesi e le citt che possano vantare nelle acque locali la presenza di pesci adatti a questo sport. Esso infatti attira migliaia di turisti e di pescatori verso una determinata zona e costoro favoriscono, si sa, il commercio e producono ricchezza. Cairns, sulla costa settentrionale del Queensland in Australia,  uno di questi posti, Honolulu un altro e l'Isola di St. Thomas un altro ancora. Tutte queste localit contano sull'affluenza dei pescatori sportivi. Una volta, il marlin e il pesce vela erano le prede principali. Gli squali invece non erano apprezzati. Oggi, al contrario, alcune specie di squali, poveracce, sono ritenute degne della pesca d'altura. Lo squalo mako, in particolare,  un pesce che si batte e ha del coraggio da vendere.
Gli squali tigre, come ha potuto constatare Zane Grey, sono capaci di resistere bene a un pescatore con la lenza. Il
grande squalo bianco, d'altra parte, viene considerato un pesce degno della pesca sportiva solo per la mole e il peso enormi.
Alf Dean, campione mondiale per avere catturato il pi grande squalo bianco mai preso con la canna e la lenza, dice che  soprattutto una questione di forza fisica e di tecnica tirare l'animale a riva una volta che ha abboccato all'amo. Ron ha visto Alf catturare cinque grandi squali bianchi e il tempo pi lungo registrato per alarne uno in barca fu di quarantacinque minuti dal momento in cui aveva inghiottito l'esca con l'amo.
Poich personalmente non mi sono mai dedicata alla pesca d'altura, conosco pochissimo questo sport. Varie volte abbiamo preso il mare con pescatori sportivi sperando di trovare dei soggetti interessanti da filmare, ma sempre senza successo per quanto riguardava la caccia allo squalo. Sembra che ci voglia molta pazienza per aspettare che gli squali si facciano vivi.
Una volta abbiamo visto un marlin balzare fuori dall'acqua e dapprima pensammo che avesse inghiottito l'amo, ma poi ci accorgemmo che stava facendo solo salti di gioia o che voleva forse sfottere Peter Goadby che si trovava anche lui a bordo. In un'altra occasione un bellissimo squalo ci pass accanto e ignor completamente le nostre esche, una cosa che deve avere scoraggiato moltissimo i pescatori sportivi a bordo, che per mezza giornata non avevano fatto altro che gettare nella scia della barca sangue ed esche.
Ho visto degli squali presi alla lenza e tirati a riva, ma mai con lenze sottili. In casi del genere, penso, finirei per prendere le parti dello squalo, ci nonostante penso che ci voglia una notevole abilit per sentirlo attaccato alla lenza e anticipare le sue mosse per ore e ore.
Quando cominciai a scegliere i racconti per questo libro ebbi a disposizione un numero fin troppo grande di storie sulla pesca sportiva. I patiti di questo sport non solo amano dare la caccia agli squali, ma sembrano anche estremamente abili quando si tratta di descrivere come li abbiano catturati o di raccontare i particolari dell'impresa.


MAKO, DINAMITE BLU
Peter Goadby.

Molto noto ai pescatori d'altura di tutto il mondo, Peter Goadby viene considerato uno degli uomini pi esperti in questo campo. La pesca d'altura e gli squali sono il suo grande amore e lo impegnano a fondo sia per quanto riguarda le sue energie sia il suo tempo. Tutti i libri che ha scritto vertono su questo argomento. Il racconto che compare qui non fa parte di uno dei libri di Goadby, ma  stato espressamente adattato, per essere incluso in queste pagine, da un suo articolo pubblicato su una rivista.
Goadby ha una grande ammirazione per il mako, uno squalo che Ron e io non abbiamo mai avuto la fortuna di vedere in mare aperto. A giudicare dai pochi racconti su questo pesce che sono riuscita a trovare, non devono averlo visto in molti. D'altra parte mi preoccupava un po' che questo famosissimo squalo, preda molto ambita dai pescatori d'altura, non fosse rappresentato degnamente in questo libro.
Anche diverse centinaia di altre specie di squali non sono citate qui, ma si tratta in genere di variet intraviste solo raramente oppure costituite da esemplari piccoli o innocui, comunque scarsamente interessanti agli occhi del lettore medio. Chiunque legger il racconto si accorger che il mako non appartiene per niente a queste categorie. Bench alieno dall'attaccare l'uomo, si difende spesso fino al limite delle proprie forze e della propria capacit di resistenza e preferisce morire piuttosto che arrendersi.
Questi animali hanno i denti lunghi e appuntiti dei mangiatori di pesce, non quelli larghi e triangolari comuni agli squali che si nutrono delle creature marine di mole pi consistente come le foche, le balene e, qualche volta, l'uomo. Come tutti i mangiatori di pesce che vanno a caccia nell'oceano aperto, i mako devono essere per natura veloci e agili, due qualit essenziali per costituire una buona preda dal punto di vista sportivo. Inoltre questi animali sono eccezionalmente coraggiosi.
Mi piace come Goadby descrive di essere stato sollevato e scaraventato a testa in gi nell'acqua, come un tappo di cento chili fatto saltare da una bottiglia di spumante, da un mako che aveva catturato con la lenza.  difficile immaginare un pesce con una forza simile perch Peter Goadby non  certo debole ed  abituato a dare la caccia agli squali.
Il racconto che segue si illustra da s. Posso aggiungere ben poco perch personalmente non conosco gli squali mako. Sono molto grata a Peter Goadby per avermi concesso di pubblicare questo racconto anche per fare conoscere meglio ai lettori questo meraviglioso squalo.
Tra i vari libri di Peter Goadby c' anche Sharks (Squali), un volume che descrive gli attacchi, le abitudini e le specie di squali, e Big Fish and Blue Water (Pesci grossi e acque azzurre), la sua ben nota opera sulla pesca sportiva.

Mako: questa parola della lingua maori riassume in s il mare cos com': blu, caldo, esplosivo, imprevedibile e pericoloso. Mako  il nome che si usa ora, accettato da tutti nel mondo, per indicare uno squalo veramente grande in tutti i sensi. Nessuno usa pi il prosaico termine inglese blue pointer per indicare uno squalo giustamente rispettato e spesso temuto dai pescatori d'altura in ogni parte della terra.
Per i maori, i progrediti abitanti di razza polinesiana della Nuova Zelanda, un dente di mako, curvo e tagliente come un rasoio, unico nel suo genere, era il simbolo dell'onore, del prestigio e del coraggio che solo i capi e i grandi guerrieri portavano. Secoli prima che i pescatori con la lenza considerassero il mako una preda ambita e secoli prima che i pescatori d'altura si accorgessero con entusiasmo della sfida che esso poteva rappresentare, i polinesiani abituati a battere i
mari si accorsero che si trattava di una superba creatura dell'oceano, ben diversa da tutti gli altri squali e pesci.
Il coraggio e l'energia esplosiva del mako, documentati dalle macchine fotografiche e da tanti resoconti, hanno valso a questo animale l'appellativo di dinamite blu. Per i pescatori che lo conoscono bene, l'espressione dinamite blu  diventata il sinonimo del mako che ha al suo attivo il maggior numero di danni arrecati a barche ed esseri umani. Conosciuto come la creatura marina pi in grado di creare situazioni piene di azione, il mako  diventato il protagonista di fatti veri e leggende nei quali la realt si mescola alla fantasia. Il rispetto e l'ammirazione che questo squalo si  guadagnato non sono concessi tanto facilmente dai grandi pescatori della nostra epoca. Molti di loro, che riservano al grande pesce spada e al tonno gigante espressioni addirittura adulatorie, ritengono che, mentre gli squali come tali non meritino di essere presi in considerazione e nemmeno gli sforzi necessari per catturarli, i mako rappresentino invece qualcosa di diverso.
Ernest Hemingway, Zane Grey e Kip Farrington Jr., tutti e tre grandi pescatori sportivi e grandi autori, hanno trovato che dinamite blu era degno della loro attenzione e che valeva la pena di parlarne nei loro libri. Questo squalo ha un fascino particolare, un carisma che non sempre si attribuiscono nemmeno ai due pi potenti squali giganti predatori, il temibile squalo bianco e l'aggressivo squalo tigre. Quale altro pesce ritorner alla barca, dopo essersi dibattuto ed essere riuscito a sfuggire all'amo e alla lenza, con gli occhi neri lucidi e i lunghi denti ricurvi pronti ad attaccare, colpire e difendersi? Quando si parla di questo squalo non c' bisogno di aggiungere altre prove a quelle gi note. I mako riescono a schizzare fuori dall'acqua fino a sei metri, attaccano le barche, troncano di netto la coda ai pesci spada, anche quelli pi grandi. Qualche volta si affiancano alle barche e compiono ogni sforzo immaginabile per saltare a bordo e inseguire i pescatori. Sono davvero grandi.
Unico tra tutti gli squali, il mako  riuscito in un certo senso a penetrare nella vita dei pescatori.  indubbiamente uno squalo, ma un po' diverso dagli altri. I pescatori di ogni nazionalit sentono quasi un'affinit con questo cacciatore di pesci tanto esplosivo, fatto che non si verifica con gli altri squali e neppure con la maggioranza degli altri pesci.
I mako non sono mostri ma predatori, proprio come gli uomini. E come gli uomini, a differenza di quasi tutte le altre creature marine, quando sono colpiti o feriti contrattaccano con rabbia. Questi squali si rivelano cattivi, astuti, impavidi e pericolosi per gli uomini moderni, hanno oggi lo stesso effetto che sugli antichi polinesiani. I pesci dominano e l'uomo saggio li osserva con rispetto e prudenza.
Lo scomparso Ernest Hemingway, un grande pescatore e un superbo scrittore in perfetta armonia con la natura, descrive il mako cos: Gli unici pesci che io abbia mai visto conservare perfettamente il sangue freddo mentre tentano di scappare e che, una volta catturati, attacchino chi li abbia catturati con cattiveria e freddo raziocinio sono gli squali mako, la murena e il grey snapper. Lo squalo mako, imbattibile nei balzi fuori dall'acqua da qualsiasi altro pesce, pi veloce della maggior parte delle creature marine e secondo a nessuno quando si tratta di dare strattoni alla lenza, mi sembra un autentico lottatore.  capace di gettarsi in una barca con un balzo sull'uomo che lo abbia catturato con la lenza. Ho avuto la conferma di vari episodi del genere parlando con i pescatori di professione a Cojimar... Inoltre, Hemingway, che descrive cos bene il suo odio per gli squali comuni, spesso manifesta simpatia per il mako.
Non tutti i mako combattono. Non tutti i mako saltano. Non tutti i mako danneggiano le barche e attaccano i pescatori. Ma siccome a volte fanno queste cose, i pescatori avveduti li tengono sempre d'occhio, pronti a reagire qualora il rischio di un'esplosione si trasformasse in un pericolo reale. I mako sono vecchie conoscenze degli scienziati e degli esploratori europei. Il nome latino, Isurus oxyrinchus, risale al 1810 e viene spesso citato nelle pubblicazioni dell'Ottocento. I denti di questi pesci venivano portati con fierezza, riuniti in collane, dai personaggi regali dei maori e di altre isole del Pacifico che li applicavano persino alle loro armi, per cui gli esploratori, gli scienziati e gli studiosi di storia europei dovettero accorgersi necessariamente dell'esistenza del mako. Ma fu solo nel nostro secolo, con lo sviluppo della pesca sportiva, con la sua regolamentazione, con l'introduzione di attrezzature adeguate e con lo sviluppo dei mezzi di comunicazione che questo squalo divenne veramente un personaggio. La famosa baia dello Islands Salt Fish Club in Nuova
Zelanda si chiamava in origine baia dell'Islands Salt Fish and Mako Club. I distintivi del circolo recavano l'effigie del mako insieme a quella del marlin salt fish, come il marlin veniva chiamato negli Anni Trenta.
Il mako volante fu uno dei motivi per cui i pescatori con la lenza facevano mezzo giro del mondo via mare e in ferrovia per andare a pescare nelle favolose acque della Nuova Zelanda. I pi grandi squali mako del mondo si trovano, questo  risaputo, nelle acque della Nuova Zelanda. Ci  dimostrato dal fatto che tutti i primati mondiali sulla pesca di questi animali continuano a essere ottenuti l. Lo squalo mako ha il privilegio di essere l'unica tra le gigantesche creature provviste di denti classificata come pesce adatto alla pesca d'altura e considerata alla pari con i leggendari ed enormi pesci spada e tonni. Il grande S. Kip Farrington, che pure provava un'autentica ripugnanza per gli squali come specie, disse a proposito del mako-.  un bellissimo pesce dalle forme idrodinamiche con un bel dorso blu e il ventre argenteo. Combatte di solito in superficie o immediatamente sotto il pelo dell'acqua e anche nell'aria nella quale si solleva ad altezze maggiori di qualsiasi altro pesce, sia gi agganciato sia quando  libero... Kip richiamava anche l'attenzione sulla pericolosit di questi animali assicurati al fianco della barca e consigliava di non portarli mai nella cabina di pilotaggio. Poi aggiungeva: Naturalmente, molti piloti e pescatori sono un po' nervosetti quando hanno a che fare con i mako, n si pu dare loro torto perch sono pesci indubbiamente capaci di ogni cattiveria. Kip riferisce inoltre: La storiella senz'altro migliore che io abbia mai sentito raccontare a proposito dello squalo mako ha per protagonisti quattro tizi che andarono a pescare il tonno al largo di Montauk Point con un pilota inesperto. Avevano gettato in acqua delle esche piumate e a un certo punto qualcosa ne azzann una e si mise a nuotare velocemente; lo skipper pens di avere catturato un marlin bianco e rallent la corsa della sagola. Il pesce torn indietro e poi salt fuori dall'acqua vicinissimo alla barca; cos poterono vedere uno squalo mako che doveva pesare, loro lo giurano, non meno di quattro quintali. L'animale era cos vicino che l'acqua che aveva sollevato li inond tutti e anche il pozzetto. I quattro persero la testa a tal punto che l'uomo con la canna si precipit in cabina e da l verso
il punto pi lontano possibile, cio la toeletta a prua. Gli altri tre 'lo seguirono tremando di paura. Lo skipper, esterrefatto, rimase aggrappato alla ruota del timone e spinse i motori al massimo. Il pescatore con la canna e il mulinello ancora in mano perse la lenza stando al gabinetto.
Kip Farrington e gli altri appassionati di pesca d'altura non avrebbero mai manifestato ammirazione per qualsiasi altro squalo. Anzi, l'odio e la ripugnanza che provano per questi animali sono evidenti. L'unico che non condivideva questa diffusa riluttanza a occuparsi di altre specie di squali, a conoscerle, a mettersi addirittura a pescarle e a cacciarle era Zane Grey. Grey era un'eccezione perch amava la natura, apprezzava la sfida che essa lanciava, la desolazione delle remote zone non esplorate e le reazioni aggressive degli squali bianchi, degli squali tigre e degli esemplari mostruosi di altre specie. Il suo interesse per tutto ci era dovuto indubbiamente al fatto che si era scontrato sin dall'inizio della sua carriera di pescatore con il mako chiamato dinamite blu e che era stato in genere sempre lo squalo a spuntarla. Nel suo studio sugli squali mako, pubblicato nel 1934 dal museo americano di storia naturale, Zane Grey dice: Il mio carniere di squali mako, tanto per usare un'espressione in voga tra gli sportivi inglesi, conteneva in tutto qualcosa come settanta esemplari. Naturalmente ne ho persi moltissimi, specialmente durante il primo anno. Il mako  un pesce che spesso riesce a scappare. Ho registrato con cura i dati riguardanti gli esemplari pi grandi che pesavano oltre centocinquanta chili; ne ho catturati dieci sui due quintali e pi e addirittura uno di duecentosessanta chili.
L'ultimo poteva essere considerato un esemplare veramente gigantesco. Devo dire che ne ho agganciati, ma poi persi, anche di pi grandi. E ne ho visti catturare altrettanti da mio fratello, R.C., da mio figlio Romer e dal comandante Laurie Mitchell. Il grande mako di Romer pesava duecentosettantaquattro chili ed era un animale veramente enorme, bruttissimo nella fattispecie perch pieno di cicatrici e di tracce di morsi riportate negli scontri con esemplari della propria specie e con altri pesci. Il bestione non diede segni di cedimento durante la battaglia e continu a battersi tenacemente per due ore. R.C. cattur un potente "saltatore" al largo della Great Barrier Reef Island, uno
squalo che pesava pi di centocinquanta chili e che per me
rappresenta tutto ci che sostengo a proposito di questi pesci. Il celebre episodio nel quale il comandante Mitchell agganci un mako di circa sei quintali al largo di Capo Brett solo per perdere la lenza dopo due formidabili balzi spiccati dall'animale l'ho descritto altrove. Tutto sommato, posso affermare di aver fatto esperienze di ogni genere nei miei incontri con gli squali mako.
Lo studio di Zane Grey riproduceva quella che era allora ed  ancora la pi fantastica collezione di fotografie con squali mako fuori dell'acqua mai pubblicata finora, ma sentiamo quello che scrive il maestro: Questo squalo mako, che doveva pesare circa due quintali, fece un salto di sei metri al di sopra della barca del comandante Mitchell. Due miglia pi in l ne ho visto un altro, bianco come la neve, alzarsi in volo sopra la stessa barca a vari metri di altezza. Entrambi gli squali riuscirono a fuggire. A Capo Brett ne ho visto uno agganciato da C. Alma Baker, uno squalo di pi di duecento chili, che balz sei volte in aria dietro la barca, praticamente sempre nello stesso punto. Il secondo balzo fu pi alto del primo, il terzo il pi alto a una quota di quasi nove metri e gli altri pi bassi. Questo squalo, raggiunto il vertice della parabola, fece due capriole in aria, durante il secondo e terzo balzo, una prodezza che mi dispiacque non sia stata ripresa con una cinepresa.
Un altro mako ha recitato praticamente la stessa scena, o quasi, a mio beneficio. Questi squali saltano in tutte le direzioni... La spuma sollevata dalla nostra prua mi imped di seguire lo spettacolo finch il Frangipani non ridusse la velocit per affiancarsi allo Avalon. Lo spettacolo era finito. Uno dei pescatori con la lenza, seduto sulla sua sedia, era rosso in faccia e aveva gli occhi fuori delle orbite. La sua canna era posata sul parapetto e formava un angolo retto con la lenza galleggiante sull'acqua. Il marinaio, Cook, stava apparentemente fasciandogli la mano e il mozzo, Vie, fissava il vuoto. Chiamai Wilborn ad alta voce: "Salve, pescatore solitario. Si direbbe che hai preso un pesce. Che cos'era?" E quello: "Non era un pesce". "No? Che cos'era allora?" "Uno di quei demoni volanti... blu e bianco... con una bocca che sembrava il cancello a punte della metropolitana." "Un mako. Lo immaginavo. Sembrava un tipo piuttosto tenebroso.
Dov' andato a finire?" "Secondo me, doveva avere un appuntamento nel Mar Giallo. Aveva una certa fretta." "Ho capito. Se l' squagliata. Cose che capitano quando si va a pescare in Nuova Zelanda. Ti ha spezzato la canna." "Non direi. La canna era tua." "Ma bene! La notizia mi fa molto piacere. Che cos'altro ha combinato?" "Be', ha fatto volare in alto il gancio." "Avresti dovuto usare quello grande, staccabile, con la sagola lunga." " proprio quello che abbiamo usato." "Ah, vedo. Lo avete mancato, eh?" "No. Si  portato via il gancio." "Non il mio grande gancio staccabile?" esclamai incredulo. "Ci occorreva una sagola lunga un miglio." "Davvero? Sono proprio contento di non averti dato uno dei ganci che costano un occhio della testa per permetterti di impratichirti".
Gli equipaggi di Zane Grey non furono gli unici a registrare dei danni in Nuova Zelanda o a farsi male per avere mancato uno squalo mako. Ci fu, per esempio, l'incidente di Whangoroa nel quale il mako agganciato salt fuori dall'acqua per restare per un attimo sospeso nell'aria come una grande aquila blu con occhi neri pieni di rabbia e i micidiali dentoni ricurvi pronti a mordere e poi cadere nel bel mezzo della piattaforma (che per fortuna era stata sgomberata in tutta fretta dal pescatore e dall'equipaggio) dove demol la poltrona da pesca e graffi il plancito e tutte le strutture di legno. Un piccolo mako di Cairns, che pesava una settantina di chili e che l'equipaggio dello Avalon al a bordo dopo un lungo inseguimento, venne fatto passare attraverso l'apertura nello specchio di poppa. Il piccolo mako si impadron della piattaforma dell'Avalon affrontando i pescatori con i dentoni e la coda che vibrava colpi all'impazzata, impedendo agli uomini per oltre mezz'ora di ritornare l.
Altri equipaggi australiani hanno corso spesso seriamente il rischio di restare uccisi e feriti. Durante i fine settimana successivi, Frank Lipanovich vide dei mako, del presumibile peso di oltre tre quintali, finire con balzi dall'acqua nella sua barca, l'Adriatic II, dove danneggiarono lo scafo, le sovrastrutture di legno in coperta e il parapetto di acciaio inox a prua. John Kellion era un altro australiano che sapeva trovare, adescare e agganciare i grandi mako. Due di questi sopravvivono negli annali della pesca australiana come protagonisti non di una leggenda, ma di episodi realmente
accaduti. Le cose andarono cos. Uno dei due squali, pesante circa quattro quintali, venne assicurato con del filo di ferro e poi arpionato due volte, per cui avrebbe dovuto rappresentare una preda sicura. Ma quel mako della variet Sydney si liber, a furia di rigirarsi, di uno degli arpioni e poi dell'altro che strapp praticamente dalla propria carne; subito dopo pass sotto la barca prima di compiere un formidabile balzo in aria trascinandosi dietro il cavo di un arpione che pass sopra una barchetta di alluminio ancorata nei pressi con due pescatori a bordo. Poi il cavo si spezz e ancora una volta il vincitore fu lo squalo.
Il secondo incidente, capitato esattamente quattro settimane pi tardi, fu sul punto di trasformarsi in una vittoria totale del mako in cui io avrei dovuto figurare tra i dati statistici riferentisi agli incidenti con esito letale. Il torto fu nostro perch scambiammo questo secondo mako per uno squalo bianco di oltre cinque quintali, per cui lo trattammo con esagerata disinvoltura. Un equipaggio esperto come il nostro avrebbe dovuto sospettare qualcosa ricordando che i mako di quelle dimensioni sono relativamente comuni a Port Stephen mentre i grandi bianchi frequentano solo raramente quelle acque.
Dopo avere afferrato rapidamente il cavo di rimorchio principale, trascinai il grande squalo fino ad affiancarlo all'imbarcazione e sollevai la sua testa appuntita dall'acqua per arpionarla. A quel punto mi resi conto che l'enorme bestione grigio (grigio forse a causa dell'et e delle dimensioni) era in realt un mostruoso mako, non uno squalo bianco. Due robusti ganci piazzati ai due lati della bocca sarebbero dovuti bastare per trattenere l'animale. Ma non fu cos. Improvvisamente il mako si sollev dall'acqua come un razzo per tutta la sua lunghezza ricadendo subito dopo nello stesso punto. Il formidabile strattone dato al cavo di acciaio che tenevo con le mani mi sollev e mi trascin a testa in gi verso il fondo nel mare ribollente, come se fossi un tappo di novanta chili di una bottiglia di spumante. Prima di potere ritornare indenne sulla piattaforma di pesca dovetti dirigermi nuotando verso prua per allontanarmi dalle strisce di lamiera di ottone, destinate a proteggere le fiancate dell'imbarcazione, che erano tutte strappate e contorte e anche dalle schegge di legno che spuntavano dallo scafo per risalire infine a bordo a forza
di braccia. Non pesammo quel mako. Poi l'animale si liber di un arpione durante il salto fuori dell'acqua, spezz il cavo principale di rimorchio e subito dopo cominci a girare su se stesso e a dimenarsi fino a togliersi anche il secondo gancio. And a finire che la lenza di quaranta chili, che galleggiava placida sull'acqua, e la fiancata di sinistra mal ridotta rimasero l'unica prova concreta di ci che avevamo visto. Quel giorno la morte mi era stata molto vicina, molto di pi che non nei numerosi altri scontri con i candelotti di dinamite blu pesanti da dieci a cinquecento chili che mi procurarono tante escoriazioni e ferite.
Alfred Glassell, il grande pescatore sportivo americano specializzato in pesci spada  un altro che considera i mako, in base all'esperienza, tra le creature marine pi sorprendenti. Alfred ne cattur uno nella Bay of Islands, lo tenne a rimorchio per quasi mezza giornata e poi attracc nella Otehei Bay per farlo pesare. Il mako morto fu posato sulla pesa, si liber con uno scossone di tutto ci che lo tratteneva e torn in acqua lasciando subito dopo Otehei Bay con gli spettatori a riva che non credevano ai loro occhi.
Fu dopo quell'episodio che Jim Whitelaw, il suo secondo e io pensammo di avere fatto tutto come si deve quando, dopo avere agganciato un mako di circa due quintali, lo tenemmo a rimorchio per un pezzo e poi lo assicurammo lungo la fiancata della barca con cavi di acciaio e ganci. Invece scoppi l'inferno. L'animale usc con un balzo dall'acqua e cambi direzione mentre finiva a bordo avvolgendoci tutti con il cavo di uno dei ganci. Una poltrona da pescatore a pezzi, tracce di sangue, ferite su noi tre e il ricordo di un altro uomo che per poco non finiva in mare continuarono a rammentarci, se ve ne fosse stato bisogno, ci che accade quando la dinamite blu esplode.
A che cosa  dovuta l'energia dei mako? La loro capacit di sollevarsi, partendo da fermi, con un salto di sei metri dall'acqua? Il riuscire a nuotare per tanto tempo in acqua a tutta velocit? La rapidit e il vigore dei mako e dei loro cugini, gli squali bianchi, potrebbe trovare forse una spiegazione nel fatto che si tratta di specie a sangue caldo, affini al tonno dalle pinne blu. Le ricerche hanno rivelato che la potenza dei muscoli subisce un notevole aumento se la temperatura del sangue del pesce  elevata; si calcola che i pesci con
questa caratteristica siano capaci di sforzi tre volte superiori a quelli dei loro simili a sangue freddo. Ai pescatori fa molto bene osservare i mako nati da poco e pesanti solo cinque o sei chili mentre sono alle prese con esche fatte di pesci vivi o comunque interi. Questi piccoli mostriciattoli blu puntano dritti sul pesce vivo e gli troncano di netto la coda proprio come fanno i mako adulti quando mangiano e attaccano il pesce spada.  incredibile come questo caratteristico duplice istinto di uccidere e di sopravvivere animi qualsiasi mako sin dalla nascita. Quale contrasto tra due predatori al momento della nascita, il piccolo dell'uomo e quello del mako. Il primo  inerme, incapace di badare a s, il secondo possiede tutte le facolt della specie ed  capace di nuotare, di uccidere e di vivere nell'ambiente pi crudele, micidiale e impietoso del mondo.
A volte il mako viene catturato con estrema rapidit con attrezzature sia leggere sia pesanti. Capita che il pescatore non provi nemmeno l'emozione di un solo salto del pesce fuori dell'acqua. In un certo senso, prendere rapidamente questi e altri grandi pesci non torna a onore n dei pesci n dell'abilit dell'uomo. I pesci che ricordiamo con rispetto e orgoglio sono quelli che si sono battuti fino all'ultimo, che hanno dato il meglio di s pur avendo la possibilit di riguadagnare la libert grazie alla loro forza e alle condizioni ambientali.
I mako di tutti gli oceani si comportano in maniera identica. Sia che lo si chiami marko come in Nuova Zelanda oppure mayko, come in altri luoghi, tutti sanno che cosa sia questo pesce e che cosa significhi. Non occorre aggiungere altro. La natura ha gi fatto tutto. Ancora una volta  stato Zane Grey che ha espresso meglio di ogni altro questo concetto: Il mako era sopraffatto, ma non battuto. Aveva l'occhio diabolico della creatura che avrebbe ucciso mentre la stavano uccidendo. E quando Reuben agganci con il lasso la coda che si agitava, il mako si alz dall'acqua fino al bordo della barca con le mandibole che scattavano, per affondare i denti nella fiancata. Quello fu il suo ultimo gesto.


DA UN PESCATORE AMERICANO IN AUSTRALIA
Zane Grey.

Zane Grey  ricordato pi che altro per i suoi libri di avventure nel Far West, ma era anche uno dei pi celebri pescatori d'altura della sua epoca.
Venne in Australia due volte, la prima su invito del governo del Nuovo Galles del Sud per contribuire all'incremento dell'industria turistica. Le pagine che seguono sono tratte da un libro scritto dopo la sua prima visita.
Grey, che aveva un grande rispetto per il pesce spada della variet marlin, considerava tutti gli squali animali nocivi che non valeva la pena di catturare. Questo suo atteggiamento mentale sub un notevole cambiamento durante il suo viaggio in Australia. I grandi squali tigre e whaler che cattur al largo della costa orientale dell'Australia misero spesso duramente alla prova l'abilit di Grey come pescatore con la lenza per cui lui cominci a rispettare la potenza, la forza e la combattivit di queste creature.
Ancora oggi si possono trovare degli squali di notevoli dimensioni al largo della costa del Nuovo Galles del Sud e i battelli con i pescatori sportivi a bordo continuano a salpare regolarmente dal porto di Sydney. Ron e io abbiamo preso il mare con loro e con Peter Goadby, un pescatore d'altura molto noto. Abbiamo aspettato anche noi al largo degli Heads, cullati dalle lunghe onde pigre mentre gli albatri giganti mangiavano con molto chiasso le esche che avevamo gettate in mare. A differenza di Grey, non abbiamo catturato nessuno squalo tigre di dimensioni eccezionali, anzi, non abbiamo catturato nessuno squalo in genere, ma la giornata trascorsa
fu identica a quella che Grey descrive cos bene, molto calda e bellissima.
Trovo triste che Grey vedesse nello squalo tigre morto, che si era battuto per la sua vita tanto a lungo e con tanto accanimento, solo un mostro malvagio. Il grande squalo non aveva compiuto nessun tentativo per distruggere Grey mentre lui, al sicuro sulla sua barca, aveva fatto di tutto per distruggerlo.
Noi abbiamo sempre riscontrato che gli squali tigre, quando si trovano nel loro elemento naturale e persino quando mangiano, sono delle creature piuttosto placide per natura. Sembra che si comportino da assassini malvagi solo quando sono in trappola, feriti, oppure quando si battono per sopravvivere.
Mi sarebbe piaciuto conoscere Grey quando era ancora in vita per mostrargli che cosa sono in realt questi squali mostruosi che lui catturava e uccideva con tanto orgoglio, quando si muovono liberi e senza essere molestati nel loro mondo. Grey ha vissuto in un'epoca in cui l'unico squalo buono era quello morto e a lui va attribuita la responsabilit di averne uccisi moltissimi.
Oltre agli squali Grey cattur anche molti altri grandi pesci e divenne gi da vivo un personaggio leggendario per come li affront e per i primati conquistati. Penso che il modo migliore per ricordarlo sia di leggere le sue pagine semplici, ma eloquenti, sul mare, sugli uomini che lo navigano e sui pesci giganteschi che ci vivono.

Il sole scottava, il lieve rollio della barca conciliava il sonno, la brezza era appena percettibile, il mare bello e irresistibile. Non ci fu un attimo in cui non potessi scorgere imbarcazioni di ogni tipo, dai grandi transatlantici fino alle piccole barche da pesca. Seduto a poppa sulla mia poltrona da pesca con i piedi sul capo di banda e con la sagola della lenza in mano, non mi accorgevo del tempo che passava. Anzi, il tempo sembrava essersi fermato.
Le ore trascorsero cos una dopo l'altra fino alla met del pomeriggio e la conversazione cess un po' alla volta. Emil and a dormire per cui tocc a me tenere d'occhio il suo
galleggiante. Peter fum moltissime sigarette e poi and a dormire anche lui. Love, che sperava di fare un buon colpo, cominci ad avere un'aria sempre pi desolata e continuava a ripetere a intervalli regolari che gli squali dovevano essersi presi una giornata di libert. Io, invece, ero a mio agio e soddisfatto.
Per un po' rimasi a osservare tre albatri che volavano senza posa intorno a un barcone diretto al mercato, in navigazione a una certa distanza. La barca alla fine tocc la riva e gli enormi uccelli bianchi e neri si diressero verso di noi. Dissi a Love di gettare in mare un po' di esca. Lui lo fece. Una di queste esche era un bonito intero con i fianchi squarciati. Gli albatri puntarono su di noi, ammararono sulle zampe a circa cinquanta metri e poi si misero a correre sull'acqua nella nostra direzione. Uno degli uccelli aveva un'aria timida e sospettosa. Gli altri, invece, non mostravano nessuna paura. Comunque, fu proprio l'albatro sospettoso che si becc il bonito intero, lo inghiott, ma gli and per traverso e gli rimase in gola.
L'uccello and alla deriva agitandosi molto per il guaio causato dalla sua ingordigia. Continuava a battere le ali sull'acqua e a tuffare la testa scuotendola violentemente.
Nel frattempo gli altri si avvicinarono fino a dieci metri e continuarono a lanciare delle grida non molto forti, stranamente melodiose, mentre beccavano i bocconcini di pesce che Love lanciava in acqua. Erano delle creature gigantesche e completamente bianche. Solo la schiena e le grandi ali erano attraversate da strisce nere. Gli occhi neri avevano un che di orientale, con il taglio a mandorla e con una strana piega agli angoli dovuta forse a piccoli ciuffi di piume nere. Ero al settimo cielo. Svegliai Emil che, essendo un artista sensibilissimo e un fotografo, and in estasi e si mise a maneggiare la macchina fotografica. Non riesco a credere ai miei occhi! continuava a dire. L'incantevole scena era infatti quasi incredibile per un americano che conosceva gli albatri solo attraverso le leggende e la poesia.
Finalmente, l'albatro pi grande e selvaggio al quale il pesce era andato per traverso riusc a inghiottirlo e si gett sui compagni. A quel punto i tre uccelli cominciarono a contestarsi a vicenda i bocconi che il marinaio gettava loro. Si mangiarono un paiolo intero di bonito tagliati a pezzi prima
di essere sazi e alla fine uno di essi era cos pieno da non riuscire a sollevarsi dalla superficie del mare. And alla deriva, visibilmente soddisfatto, mentre gli altri spalancarono le grandi ali e decollarono dirigendosi verso il largo.
Alle quattro del pomeriggio stavamo ancora aspettando che qualcosa abboccasse. Emil ormai non sperava pi. Peter continuava a dire che l non c'erano squali. Love dava la colpa alla giornata poco fortunata e da vero pescatore ripeteva: Ne prenderemo uno domani. Io, invece, non avevo fretta. Il pomeriggio era troppo bello per rinunciare all'impresa. A occidente, il sole brillava tra le nubi scure al di sopra degli Heads. Il traffico marittimo si era fatto pi intenso e tutto ci che per me era stato solo interessante mi sembrava in quel momento magnifico. Bowen, che pescava sulla barca di Bullen, comparve sull'orizzonte.
I miei compagni ovviamente rinunciarono ad ogni ulteriore sforzo per la giornata. La lunga attesa li aveva stancati. La cosa mi divert. Dissi a Peter: Be', vecchio mio, ricordi quando restammo in mare per ottantatr giorni senza che abboccasse un solo pesce? Ricordi come all'ottantaquattresimo pescai il gigantesco marlin striato di Tahiti?
Ha ragione, signore, ammise Peter.
Love parve impressionato da questo fatto, ammesso che credesse alla mia affermazione, e comunque disse: Oggi non si combina niente. Tanto vale rientrare.
Risposi con un breve grugnito come usano i cowboy. Poi aggiunsi: Continuiamo ad andare a zonzo ancora per un po'.
Non accennai al fatto che provavo la strana e rara sensazione che qualcosa stesse per accadere. I miei compagni si rassegnarono a proseguire in quell'impresa futile ai loro occhi.
Quindici minuti pi tardi, qualcosa cominci a tirare la mia lenza lentamente, ma in modo irresistibile. Il cuore mi balz in petto. Non riuscivo a credere ai miei occhi. La sagola cominci a srotolarsi lentamente dal mulinello. Posai la mano sulla bobina in movimento, una mia vecchia abitudine per essere pronto se il mulinello si fosse messo a girare vorticosamente. Eppure non riuscivo ancora a capacitarmene. Ma la sagola continuava a srotolarsi sotto una trazione potente. Aveva abboccato! Su quello non potevano esserci dubbi. E io che avevo gi vissuto diecimila esperienze del genere tremavo
tutto pensando alle prospettive che mi si sarebbero aperte. Improvvisamente, tornando alla realt, esclamai: Eccolo l! Peter lanci un'occhiata scettica al mio mulinello e vide che la sagola si stava srotolando. Proprio cos, signore!
La faccia abbronzata di Love assunse un'espressione radiosa. Emil si svegli e cominci a balbettare.
Bel colpo! grid Love balzando in piedi. Comincia come un tigre!
Poi corse a prua per alare l'ancora. Peter disse a Emil di seguirlo e di aiutarlo. Poi udii lo scatto della messa in moto e il rumore del motore.
Gli dia addosso! sugger Peter, pieno di speranza. Abbiamo aspettato a lungo, signore... forse...
 proprio un bel colpo, Peter, risposi. Non ho mai catturato una bestia come questa. Si  gi presa duecento metri di sagola. Sentendola con le dita provo la stessa sensazione che se tu mi stessi tirando per la manica trascinandomi lentamente vicino a te.
Stia attento. Potrebbe andare a fondo. E quella sagola  lunga.
Quando Love ed Emil ci gridarono qualcosa dalla prua e poi arrivarono correndo a poppa, il pesce si era gi trascinato dietro quattro o cinquecento metri di lenza. Spinsi in avanti il freno montato sul grande mulinello e premetti con tutta la forza di cui ero capace. Poi cominciai ad avvolgere rapidamente la sagola. Dopo avere compiuto per cinque volte quella manovra cominciai a rendermi conto del peso del pesce. La sua reazione fu infatti cos improvvisa e formidabile da sollevarmi dalla poltrona. Emil mi cinse con le braccia alla vita facendomi di nuovo sedere.
L'ho agganciato. Che razza di pesce! Portatemi
l'imbragatura, esclamai.
Nell'attimo successivo, mentre mi sentivo tirare alle spalle, mi sentii esultante, emozionato e forte come Sansone. Dimenticai persino di guardare l'orologio, il che dimostra quanto fossi sconvolto. La mia preda continuava a prendersi la lenza persino prima che mollassi il freno.
Avvicinati a lui, Peter. Dobbiamo raggiungerlo. Non mi piace trovarmi vicino a queste barche all'ancora.
Infatti poco lontano c'erano due battelli da pesca e noi non
eravamo molto tranquilli. Peter riaccese il motore e io mi accinsi a recuperare quattrocento metri di lenza. Trovai che il grosso mulinello rispondeva perfettamente alle mie esigenze. Comunque ero tutto accaldato e sudato quando cominciai a sentire di nuovo quel grosso peso. La preda distava ormai meno di cento metri e doveva essere poco al di sotto del pelo dell'acqua.
Osservai la curva della canna.
Che specie di pesce sar? domandai.
Di sicuro non  un marlin nero, rispose Peter con una certa riluttanza.
Dalla piega della canna non si riesce a capire, aggiunse Love, ma in ogni caso dev'essere un pesce molto pesante. Spero un tigre.
Emil era speranzoso e allora io dissi: Be', credo proprio ragazzi, che sia uno squalo. E mi misi al lavoro. Per un po' continuai a combattere con quello squalo senza impegnarlo troppo, tenendo d'occhio la punta della canna e tastando la sagola per farmi un'idea della sua forza. Dovetti ammettere di non aver mai incontrato un pesce come quello. Per un attimo sembrava pesante come una roccia e poi leggero, in movimento, diverso. A un certo punto non lo sentii pi e, conoscendo l'abitudine degli squali di risalire lungo la lenza per morderla, cominciai a recuperare la sagola azionando freneticamente il mulinello. A tratti avevo la sensazione che si trattasse di un pesce piccolo e subito dopo che fosse enorme. Naturalmente ero incline a pensare di avere agganciato l'esemplare, per giunta molto pesante, di una specie di pesci che non conoscevo ancora. Cos costruii rapidamente il mio piano di battaglia su questa convinzione. Spostai il freno del mulinello su una pressione di due chili, poi di due chili e mezzo e infine di tre chili. Non mi era mai capitato fino a quel momento di servirmi di un'azione frenante cos potente. Ma quel pesce continuava a tirarsi dietro metri di sagola come se il freno non esistesse. Non potevo trattenerlo e nemmeno recuperare un metro di lenza senza seguirlo. Cos aumentai con molta cautela la pressione del freno fino a quattro chili, una cosa che non avevo mai fatto in vita mia. Ma non produsse nessun effetto sul pesce per cui ritornai ai due chili. Per un po' gli corsi dietro recuperando metri e metri di sagola. Poi feci fermare la barca e permisi all'animale di srotolare di nuovo la lenza.
Ho dimenticato di registrare il tempo. Lo ha fatto qualcuno di voi?
Dev'essere passata circa mezz'ora, rispose Emil. Esattamente quaranta minuti, disse Peter consultando l'orologio nautico nella cabina. E lei sta lavorando con troppa velocit, si sforza troppo. Si calmi.
Ripetei ad alta voce quaranta minuti, ma stentavo a crederlo.  vero, peraltro, che il tempo vola nelle prime fasi dello scontro con un pesce di grandi dimensioni. Cos decisi di dare retta a Peter e mi misi a lavorare con pi calma. Inoltre, a quel punto dell'impresa, volli imitare la condotta e il modo di parlare dei miei compagni gustando tutti gli aspetti emozionanti della scena. Peter reggeva il timone e teneva d'occhio la lenza con aria risoluta e preoccupata. Love saltellava intorno alla poltrona su cui ero seduto, pieno di entusiasmo, ciarliero, volonteroso. Emil cantava e recitava versi mentre con la macchina in mano aspettava l'occasione propizia per fotografare la preda. A tratti scattava delle istantanee di me.
Il mare sembrava in fiamme sotto i raggi del sole al tramonto. Un fascio di luce dorata irrompeva tra i due promontori. Nero sullo sfondo di quel cielo meraviglioso, il ponte di Sydney descriveva un'ampia curva al di sopra della citt, maestoso nella sua bellezza. Sulla sua sinistra, il sole calante brillava illuminando il grattacielo. Gli scogli neri bordati d'oro mi sovrastavano imponenti. Ma pi splendide di tutti questi fenomeni, in fondo rarissimi per me, erano le navi che prendevano il mare passando per quello specchio d'acqua illuminato che era l'uscita del porto. Ce n'erano sei che si distinguevano perfettamente.
Sono salpate prima del Venerd Santo, disse Peter. Quella sulla destra  la Monowai, l'altra sulla sinistra  la Maunganui. Ci passeranno accanto, vicinissime.
Ma guarda! esclamai. Pensa! Ho viaggiato sulla Monowai una volta e cinque o sei volte sulla Maunganui.
Le due navi puntavano dritte su di noi mentre acquistavano velocit. Gli ufficiali sulla plancia della Maunganui ci osservavano con i binocoli e agitarono i berretti. Dovevano avere riconosciuto l'Avalon e sapevano perci che ero io quello che
aveva agganciato e che stava inseguendo un grosso pesce proprio davanti all'ingresso del porto di Sydney. La coperta era affollata di passeggeri curiosi che si sbracciavano e che gridavano. Quella nave ci pass accanto sbuffando e fischiando a una distanza inferiore ai cento metri e certamente pi vicina al nostro pesce che non noi. Contemporaneamente la Monowai transitava sul lato opposto. E io, naturalmente, essendo un uomo come tutti gli altri, recitai la mia parte a loro beneficio dandomi da fare in maniera visibile con il mulinello e la lenza.
Subito dopo arriv, maestosa, una nave grande il doppio, enorme rispetto alle prime due. Miriadi di luci brillavano in coperta e attraverso gli obl e il fumaiolo vomitava enormi volute di fumo. Peter disse che era il Rangitati o qualcosa del genere e che era diretto in Inghilterra attraverso il Canale di Panama. Poi giunsero altre navi che ci passarono accanto e subito dopo potemmo vedere le loro sagome scure stagliarsi sullo sfondo del cielo color porpora.
Durante tutto quel tempo, che mi parve brevissimo e che si protrasse per circa mezz'ora, mi diedi da fare con il mio pesce ed ebbi la certezza che quello lo sapeva. Era trascorso parecchio tempo perch il faro sullo scoglio cominci improvvisamente a emettere a intervalli regolari la sua luce penetrante. La notte era ormai prossima, tuttavia mi pareva di potere distinguere ogni cosa con chiarezza come in pieno giorno.
Da un po' ero riuscito a montare la doppia sagola sul mulinello, ma non ce la facevo a tenerla, per quanto mi sforzassi. Avevo le mani protette da guanti provvisti di ditali speciali per i pollici che mi consentivano di esercitare una notevole pressione sulla lenza senza rischi eccessivi come sarebbe accaduto se mi fossi fidato della canna.
A quel punto ci che era sport ed emozione passava in secondo ordine per cedere il passo al duro lavoro fisico e alla realt dello scontro. Da un pezzo tutta la faccenda non era pi un divertimento. Le stavo prendendo e lo sapevo. Avevo agito con troppa precipitazione. Il pesce stava rallentando l'andatura e da quel momento in poi bisognava vedere chi di noi due avrebbe ceduto per primo. Finalmente mi accorsi che ero in grado di fermare e di trattenere la preda con la doppia sagola senza aumentare i miei sforzi. Era il momento
di mettercela tutta. Quando lo dissi all'equipaggio, tutti lanciarono urla selvagge. Peter aveva tirato fuori da un pezzo il grande gancio staccabile con il suo lungo cavo.
Continuavo a restare aggrappato alla doppia sagola con le mani doloranti e recuperavo la lenza trenta centimetri alla volta mollandola solo a tratti quando era meno tesa.
Il marchio, lo vedo! bisbigli Love.
Evviva! url Emil.
Ancora un po', signore, aggiunse Peter, che aveva il volto teso. Era appoggiato al capo di banda e tendeva le mani con i guanti.
Nell'attimo successivo avevo a portata di mano l'anello girevole del marchio.
Tieni duro, Peter! ansimai mentre mi alzavo per mollare il freno e sganciare la mia imbracatura. Getta in mare il marchio... Emil, stai pronto... Love, arpiona il pesce quando te lo dir!
Emil lanci un urlo con quanto fiato aveva in gola. Le acque si aprirono per rivelare la schiena di un enorme squalo. Con il manto grigio perla con le striature nere tipiche degli squali tigre, l'enorme testa tondeggiante e l'ampia schiena piatta, il pesce appariva bellissimo. Mi ero aspettato invece un bestione orribile.
Ora! gridai.
Love lanci il gancio. Mi tirai indietro, improvvisamente inondato da una massa d'acqua, mentre udivo degli schianti e qualcosa che batteva sul fianco della barca. Per alcuni attimi non potei distinguere nulla. Gli uomini stavano lanciando rauche grida. Sentii la voce di Peter: Cavo, coda!
Lasciatelo andare! gridai.
Tra gli spruzzi d'acqua vidi i tre uomini che trattenevano
lo squalo. Era uno spettacolo emozionante. Peter era in piedi, ma tutto piegato in avanti, con le spalle ricurve. Love ed Emil tentavano di imprigionare con il cavo la coda che si agitava nell'aria. Per un tempo imprecisato, ma che dovette essere probabilmente molto breve, i miei occhi non videro altro che quella scena, che superava per violenza qualsiasi altra avventura da me vissuta con un pesce ormai uncinato.
Il gigantesco squalo tigre si gir sulla schiena mettendo in vista il ventre bianco e spalanc delle fauci che avrebbero potuto contenere un grosso barile. Vidi le file di denti bianchi e udii uno scatto di mascelle che mi fece venire i brividi. Nessuna meraviglia che gli uomini arpionassero e uccidessero con ogni mezzo dei bestioni cos malvagi!
Gliel'ho infilato sulla coda, esclam Love con voce rauca e si drizz con il cavo in mano. Emil volle dare una mano. Poi i tre uomini trattennero il feroce squalo tigre finch non cess di dibattersi. Aggiunsero al primo un altro cavo avvolto intorno alla coda che poi fissarono a un bullone con un anello.
Quando Peter mi guard con il petto che si alzava e si abbassava ritmicamente, il respiro sibilante e i muscoli delle braccia gonfi, non era in grado di parlare.
Ottimo lavoro, Peter. Mai come questa volta ce l'abbiamo messa tutta con il gancio.
Rimorchiammo la preda nel porto e poi allo scalo di Watson's Bay dove una grande folla era in attesa. Tutti applaudirono freneticamente. Gente volonterosa trascin l'enorme mole dello squalo sulla sabbia. Ci vollero una ventina di uomini per muoverlo. Nella luce del crepuscolo il manto della bestia sembrava di marmo. Ma le striature si vedevano benissimo. La creatura invest diversi uomini con colpi di coda vibrati in tutte le direzioni e continu a fare scattare le terribili mascelle. Gli spettatori, comunque, badavano a stare lontani dal punto dove l'animale poteva colpirli. Esaminai a lungo e con attenzione lo squalo tigre mentre gli uomini stavano montando il tripode. Quell'animale aveva una bellezza che lasciava sgomenti e un significato orribile, ben diverso da quello di tutti gli altri pesci che avessi mai catturato.
Ebbene, signor antropofago, ammazzerai ancora ragazzi o ragazze? lo schernii.
Era quella la sensazione profonda e intensa che provavo, la giustificazione di ci che avevo fatto, la validit del mio gesto e il coraggio che ci era voluto per compierlo. Il dottor Stead, uno scienziato del museo di Sydney, e il signor Bullen della Rod Fishers' Society misurarono e pesarono lo squalo tigre che rappresentava un primato. Lunghezza: quattro metri e quindici centimetri. Peso: quattrocentosessantasei chilogrammi!
(Da An American Angler in Australia, copyright di Zane Grey.)


GLI SQUALI CHE ATTACCANO.

Un elemento che tutti gli autori di racconti sugli attacchi sferrati dagli squali hanno in comune  che devono basarsi su resoconti di seconda o terza mano per descrivere ci che  realmente accaduto.
I ricordi delle persone differiscono gli uni dagli altri: ci che un testimone crede di avere visto pu essere spesso diverso da ci che altri affermano di avere visto. Bisogna dire, a onore degli esperti che valutano queste affermazioni, che la descrizione definitiva dell'incidente, anche se non corrisponde perfettamente in ogni minimo particolare, dev'essere comunque molto vicina alla verit.
Spesso, quando leggo i particolari di un attacco, specialmente se  stato sferrato da uno squalo di una specie che conosco bene, le possibili cause che lo hanno provocato sono abbastanza riconoscibili. Quasi tutti intuiscono il motivo per cui uno squalo sferra un attacco contro un sub intento a fiocinare dei pesci.  l'odore del sangue insieme con le vibrazioni del pesce ferito e morente che attira il predatore. E quest'ultimo, quando raggiunge la preda,  istintivamente gi deciso a nutrirsi.
 interessante notare che la maggioranza dei sub, che si siano visti strappare la preda fiocinata dai galleggianti e dei quali io abbia sentito parlare, non ha subito se non in rari casi attacchi diretti da parte degli squali. Ci dimostra che lo squalo non  attirato dall'uomo, ma dal pesce che in fondo  una sua preda naturale. Qualche volta, per, si verificano degli sbagli e allora l'uomo  attaccato dallo squalo. Quello che morsic Rodney Fox lo lasci andare e prese invece il
pesce che lui aveva attaccato al galleggiante. L'animale non continu ad aggredire l'uomo.
In quasi tutti i casi ci dev'essere qualcosa che attiri lo squalo alla vittima potenziale. Questi animali non vanno in giro, nemmeno i grandi bianchi, pensando che un essere umano sia un pasto gradito. Se gli squali ci trovassero veramente gustosi, chiunque intento a bagnarsi nell'oceano, perlomeno in Australia, potrebbe farlo solo esponendosi a gravissimi pericoli. Gli squali danneggiano spesso le tavole dei patiti del surfing, ma costoro escono quasi sempre indenni dall'avventura. Secondo me, i grandi oggetti all'apparenza inerti e galleggianti in superficie destano la curiosit degli squali che probabilmente si precipitano sul posto per indagare. Generalmente giungono alla conclusione che quella roba non  di loro gusto e se ne vanno. A chi nuota nel mare capita spesso di respingere degli squali. Ci sarebbe impossibile se avessero realmente l'intenzione di attaccare. Se si esaminano i resoconti degli attacchi sferrati dagli squali contro l'uomo, si capisce che, nella maggioranza dei casi, l'animale in realt voleva solo osservare un oggetto insolito. Esistono, comunque, delle situazioni in cui gli squali sono passati decisamente all'attacco sbranando le vittime anche quando queste si erano difese con accanimento. Secondo me, uno squalo che sferra un attacco del genere  un animale molto affamato il cui desiderio di mangiare vince tutti gli altri istinti.
Qualsiasi attacco sferrato da uno squalo contro un essere umano, qualunque ne sia il motivo,  una terribile esperienza. Del resto, alla vittima non importa sapere se sia stata attaccata da uno squalo affamato, da uno curioso o da uno che abbia semplicemente commesso uno sbaglio. L'orrore e il terrore che accompagnano il fatto sono sempre identici.


DA SQUALI E NAUFRAGI Hugh Edwards.

Hugh Edwards ha pubblicato molti libri sul mare. Giornalista di professione, ama l'attivit subacquea.
Il volume Sharks and Shipwrecks (Squali e naufragi)  una raccolta di racconti di avventure realmente vissute nelle quali figura l'oceano. Hugh dice che l'idea gli  venuta un giorno quando gli capit di pensare a diversi amici e alla vita emozionante che conducevano. Poi riflett che ognuno di loro doveva avere qualcosa da raccontare per cui si mise a girare per l'Australia e a fare visita a tutte le persone che secondo lui potevano essere incluse nel suo libro e mise per iscritto ci che loro gli raccontarono.  un libro interessante. Ogni storia rappresenta il resoconto di avventure e di esperienze vissute.
Il grande squalo di lurien Bay  la narrazione del fatale incontro di Bob Barile con un grande squalo bianco. Ogni racconto che ha per tema l'attacco di uno squalo ha i suoi aspetti orribili ed eroici. Ci vale anche per Bob.
Bob Barile era un nostro amico e un tipo veramente simpatico come diciamo in Australia. A quei tempi, tutti i subacquei in attivit si conoscevano tra loro per cui la morte di Bob ci riemp di sgomento.
Altri nostri amici sono stati attaccati mentre pescavano sott'acqua, ma quasi tutti sono riusciti a respingere lo squalo e a sopravvivere. Bob, invece, semplicemente non ebbe modo di difendersi perch non vide lo squalo prima che passasse all'attacco.
Nel libro ci sono altri racconti, tra cui quello di Ron e uno mio. Ron descrive come ha filmato un grande squalo bianco e
io, tanto per fare una cosa diversa, le murene che mi piacciono tanto.
Sharks and Shipwrecks ha avuto un buon successo. Uscito negli Stati Uniti e in Australia nel 1975,  stato appena ristampato.  un ottimo libro di avventure autentiche.

Il grande squalo di Jurien Bay.
Campioni di pesca subacquea a coppie dell'Australia occidentale per il 1967, i due formavano un team di primissimo ordine.
Bob, ventiquattro anni, era piccolo, ma aveva un fisico molto vigoroso e un modo di fare che gli conciliava subito 'le simpatie di tutti. Appassionato cultore dello sport subacqueo, era segretario del Consiglio per le attivit subacquee nell'Australia occidentale e uno degli organizzatori del campionato australiano di pesca subacquea che ebbe luogo a Busselton, nell'Australia occidentale, nel dicembre del 1967.
Lee, ventisei anni, era un ex maestro elementare che si guadagnava la vita andando a pesca di aragoste sott'acqua e fiocinando i pesci. Aveva un fisico formidabile, occhi di un azzurro intenso e una barba nera molto folta. Dei due, era il sub pi abile, ma Bob lo superava per resistenza e concentrazione. Insieme erano una coppia eccezionale nello sport che praticavano.
Nell'agosto del 1967, Bob Bartle e il suo barbuto compagno di immersioni Lee Warner percorrevano la strada coperta di polvere rossa che portava a Jurien Bay, duecentoquaranta chilometri a nord di Perth, a bordo di una Volkswagen. Avevano con loro i fucili subacquei.
I due dovevano partecipare a una gara di pesca subacquea. Tra le competizioni, quella era una delle meno importanti, ma loro non la consideravano cos. Infatti l avrebbero potuto addestrarsi per poi partecipare al campionato australiano di pesca subacquea che doveva svolgersi quattro mesi pi tardi.
Nel 1967, dopo avere fatto dure esperienze per quanto riguardava le attrezzature e la tecnica subacquea nei campionati precedenti, Warner e Barile si proponevano di diventare campioni nazionali di pesca subacquea a coppie. Sapevano di avere buone probabilit di vincere nelle acque a loro note e di spuntarla contro i sub degli stati dell'Australia orientale purch, naturalmente, si fossero prima allenati bene per preparare il fisico e perfezionare la loro tecnica.
Cos, anche se le acque invernali fredde e infide di Jurien Bay erano tutt'altro che invitanti, i due uomini non vedevano l'ora che la gara avesse inizio per mettere alla prova i progressi compiuti durante l'allenamento. Il 19 agosto, un sabato, doveva essere la giornata dedicata alle prove. I sub partecipanti avrebbero avuto modo di farsi un'idea del tratto di mare dove avrebbe avuto luogo la competizione e di adattare l'attrezzatura alle condizioni locali. La gara vera e propria era prevista per il giorno seguente, domenica 20 agosto.
Durante le prove, Bob usc con la sua Volkswagen dalla strada e si ferm su un alto promontorio grigio dell'altura di North Head, a lurien Bay, dal quale si dominava lo specchio d'acqua in cui doveva svolgersi la competizione.
Lui e Warner diedero un'occhiata esperta agli scogli in superfcie e a quelli sommersi che affioravano. Il posto migliore sembrava uno scoglio distante circa un chilometro e mezzo dalla riva. Dopo avere fatto qualche battuta sulle condizioni atmosferiche, i due trassero dalla macchina l'attrezzatura e si misero a indossare le mute. Altri sub, arrivati anche loro in macchina, li imitarono.
Lee indossava una lunga muta che gli arrivava fino alle caviglie mentre quella di Bob finiva alle ginocchia. Entrambi portavano delle cuffie aderenti e avevano con s i galleggianti ordinari, con la bandierina rossa con una striscia bianca diagonale che i sub si trascinano dietro in superficie per essere identificati e al cui cavo vanno appesi i pesci fiocinati, agganciati con un cavigliotto di filo di ferro.
I due scesero il ripido pendio del promontorio fino alla riva sottostante portando con loro le maschere, le pinne, le cinture di piombo e i grossi fucili subacquei a elastico, a un colpo solo. Dopo avere dato una rapida occhiata in giro, entrarono in acqua, sciacquarono le maschere e si misero a nuotare dopo avere rivolto una smorfia al cielo nuvoloso.
Si allontanarono dalla terraferma di calcare grigio per dirigersi verso gli alti fondali distanti circa un chilometro e mezzo, aguzzando gli occhi per scorgere eventuali pesci grossi e meno grossi che avrebbero permesso di guadagnare punti nella competizione. Nuotavano nello stile vigoroso dei professionisti, non risparmiando sforzi per riscaldarsi e per guadagnare terreno.
Nessuno dei due pensava agli squali anche se entrambi ne avevano visti parecchi intorno agli scogli al largo in passato. Warner si era guadagnato da ragazzo i soldi per le piccole spese fiocinando infermiere in grigio e whaler destinati alle pescherie e aveva incontrato un paio di volte degli squali di proporzioni maggiori.
Anche Bob era stato coinvolto in qualche incidente con loro come quasi tutti i pescatori subacquei abituati a esercitare la loro attivit in acque profonde intorno agli scogli e aveva respinto un whaler a Dunsborough, nel sud, vibrandogli dei colpi sul muso con il fucile carico mentre l'animale lo attaccava ripetutamente.
Dopo l'episodio di Dunsborough aveva dichiarato: Se qualcuno mi dovesse chiedere se ho paura degli squali, non risponder con un'alzata di spalle.
Quasi tutti gli squali venivano considerati dei pesci estivi, in giro in cerca di preda solo quando l'acqua del mare era tiepida. A Jurien, in agosto, mentre si dirigevano verso gli scogli al largo, tutti e due pensavano che l'oceano fosse davvero troppo freddo per gli squali.
Il fondale era coperto di vegetazione e privo di caratteristiche particolari. Solo a circa settecento metri dalla riva, i due incontrarono una caverna alla profondit di otto metri. Aveva un diametro di circa dodici metri e l'orlo a strapiombo, proprio il posto dove amano nascondersi i jewfish.
Tanto vale dare un'occhiata, disse Bob.
Lee Warner annu e rispose: Va bene. Allora Bob cominci a scendere con il fucile davanti a s, lasciando andare contemporaneamente il peso di piombo dalla sagola che lo univa al galleggiante in modo che questa non rimanesse impigliata mentre lui avrebbe perlustrato le grotte.
Non trovarono nessun jewfish. I due si prepararono a proseguire e Bob scese di nuovo per recuperare il piombo del galleggiante. Arrivato in fondo lo raccolse e mentre cominciava a risalire, Warner vir e cominci ad allontanarsi.
Improvvisamente un'enorme sagoma nera spunt sotto le pinne di Warner. Era uno squalo cos grande e veloce che Warner, che aveva gi visto molti squali in passato, ma mai nulla di simile, trattenne involontariamente il respiro.
Senza rallentare, lo squalo invest Bartle azzannandolo tra la spalla e la coscia. La forza dell'impatto fece cadere la maschera del sub. Poi il bestione cominci a scuoterlo violentemente.
Per un istante Warner rimase paralizzato dalla velocit dell'inatteso attacco. L'istinto gli diceva di fuggire, ma Lee non mancava di coraggio.
Aveva ucciso in passato degli squali, ma nessuno di quelle dimensioni. Tuttavia sapeva che una freccia infilata nel minuscolo cervello dell'animale poteva immobilizzare persino un gigante.
Warner si gett a capofitto contro le sagome che si dibattevano sul fondale puntando il fucile.
Nuotai a tutta velocit verso di loro e conficcai una freccia nella testa dello squalo, in alto, dove pensavo ci fosse il cervello. La freccia colp il bersaglio con un rumore sordo, ma non parve produrre altro effetto se non quello di attirare l'attenzione dell'animale sulla mia persona. Lo squalo ebbe l'aria di scuotere la testa, spezz Bob in due con un morso e cominci a risalire puntando su di me...
Lo squalo nuot verso la superficie in una nube di sangue con la met inferiore del corpo di Bob ancora tra i denti. Si vedevano le pinne da subacqueo.
Cristo! si disse Warner, con gli occhi sbarrati per l'orrore dietro la maschera.
Quando il bestione lo raggiunse Warner si allontan aiutandosi con il fucile ormai scarico e cominci a colpire il grande occhio nero dell'animale con il calcio dell'arma. L'occhio rote diventando bianco. Non pensavo che gli squali potessero fare una cosa del genere. Per un attimo la mente di Warner rimase stranamente distaccata da ci che stava accadendo, ma poi ritorn rapidamente alla realt.
Non ho mai assistito in vita mia a uno spettacolo pi agghiacciante di quello dello squalo che mi girava intorno con il corpo di Bob ancora nelle sue enormi fauci. Dalla distanza di meno di un metro vidi le terribili ferite che aveva inferto al mio amico. Non potevo fare nulla. Bob era morto,
questo era chiaro. Pensai che presto la stessa sorte sarebbe toccata a me. Non riesco a descrivere il terrore che provavo in quel momento...
La visibilit era ormai ridottissima a causa di tutto quel sangue e le forme apparivano distorte, non si vedevano quasi pi, grottesche nella penombra dell'acqua che aveva perso la sua trasparenza. L'enorme ombra si muoveva in quello scenario.
Continuava a girarmi intorno a circa due metri e mezzo di distanza. Il suo corpo aveva uno spessore di circa un metro e mezzo. Della sua lunghezza non potei farmi un'idea, non riuscivo a scorgerne le estremit e non ricordo di avere visto la coda. Distinguevo solo l'occhio e ci che l'animale aveva in bocca.
Warner rimase per un attimo indeciso, come ipnotizzato.
Poi notai il fucile di Bob ancora carico che galleggiava immediatamente sotto la superficie dell'acqua. Con un impeto di gratitudine nel cuore afferrai l'arma e tentai di conficcare la freccia nell'occhio dello squalo. Ma era vicinissimo alla cervice e la freccia pass al di sopra senza colpire l'animale. Fu il peggiore tiro della mia vita. Non riuscivo a spiegarmi come avessi potuto mancare il bersaglio e da allora in poi mi sono maledetto chiss quante volte.
Quella era stata veramente la mia ultima possibilit di contrattaccare lo squalo.
Continuai a nuotare in cerchio e cominciai ad aggrovigliarmi in tutti quei cavi. Ero legato al mio fucile dalla sagola della prima freccia e l'arma era rimasta impigliata a sua volta nelle sagole dei galleggianti. Ero un solo immenso groviglio. Io stesso temetti di restare avviluppato nelle sagole.
Lo squalo aveva la schiena nera e il ventre bianco. Una specie di manto chiazzato. Era un colore sinistro, visto nella penombra della luce invernale e in quell'acqua arrossata dal sangue. Le fauci mi sembravano molto pi grandi del corpo, dovevano avere un diametro di almeno un metro. Forse di pi.
Sapevo che Bob era morto. Poi mi venne in mente che ci dovevano essere altri squali in giro.
Un piccolo whaler si avvicin e cominci a sfrecciarmi attorno in mezzo a tutto quel sangue. Che ci fossero degli altri squali grossi nelle vicinanze? Mi allontanai rapidamente. Arrivato a un centinaio di metri di distanza, voltai la testa e vidi
lo squalo che si muoveva ancora nello stesso punto, impigliato nelle sagole e nei galleggianti.
Mi sentivo come un cane bastonato, incapace di prendere un'iniziativa, vi assicuro. Ma una volta persa di vista la scena, cominciai a dirigermi a tutta velocit verso riva. Non era molto distante, ma a me parve che fosse lontana parecchi chilometri. A tratti mi guardavo alle spalle per assicurarmi che lo squalo fosse sempre laggi. Ero ancora spaventato.
Mi stavo allontanando da un amico e da un compagno di immersioni di sette anni e questa  una cosa che non dimenticher mai finch campo.
Warner raggiunse la riva e usc barcollando dall'acqua. Quando si volt per guardare il mare, pot distinguere, molto lontani, uno o due galleggianti con le relative bandierine, appartenenti ad altri sub in immersione. Quelli non si erano accorti della tragedia che aveva avuto luogo nelle loro immediate vicinanze. Tutto gli sembrava irreale, anzi, per essere sinceri, quella sensazione di trovarsi in un'atmosfera da incubo non lo ha pi abbandonato.
Cerc le chiavi della Volkswagen di Bob parcheggiata sul promontorio e non riusc a trovarle. Trov, invece, la chiave di una delle altre macchine e raggiunse, dopo avere percorso dieci chilometri a tutta velocit, Sandy Cape, un villaggio di pescatori di aragoste, dove raccont con il fiato mozzo ci che era accaduto e chiese una barca per fare uscire gli altri sommozzatori dall'acqua.
La stagione della pesca era finita, ma un paio di barche si dondolavano ancora agli ormeggi con i motori spenti. Una era la Gar Fan di Harry Holmes, una barca di acciaio di tredici metri e mezzo. Harry si dichiar subito disposto ad andare a North Head e in pochissimo tempo lui e Lee Warner si trovarono al largo del grigio promontorio con la barca per la pesca delle aragoste che rollava nel mare mosso.
Riuscirono a vedere i due galleggianti e il groviglio di sagole e anche una forma scura sotto di loro. Lo squalo si trovava ancora l.
Ma c'era anche qualcos'altro che galleggiava sull'acqua. Un torso umano troncato all'altezza dello sterno dai denti del gigantesco squalo.
Quando Warner e Harry riuscirono ad afferrare il groviglio di sagole nella speranza di catturare il bestione, lo squalo,
quell'enorme sagoma che si vedeva e non si vedeva in fondo al mare, cominci ad allontanarsi lentamente. Era un animale con una forza incredibile. Le sagole si spezzarono una dopo l'altra. Le alette delle frecce si appiattirono. Poi il bestione scomparve.
I sub tornarono a Jurien Bay e tennero quella notte una veglia. Il giorno dopo la gara di pesca subacquea ebbe luogo senza nessun cambiamento. Non fu una bravata e fu qualcosa di pi di un semplice atto di coraggio.
Bob avrebbe voluto cos, dissero.
Poi venne organizzata una caccia gigantesca per catturare quello squalo, con premi per chi lo avesse preso. Ma nessuno lo vide pi.
Non si sapeva nemmeno a che specie appartenesse. L'orrore provato in quella giornata  dimostrato dal fatto che Lee Warner, di solito un osservatore meticoloso della vita del mare, non fu in grado di ricordare nessun particolare del bestione all'infuori del grande occhio nero e di ci che teneva in bocca.
Da allora non  stato mai chiarito se si fosse trattato di un gigantesco squalo tigre con la schiena nera per l'et o di quel noto assassino e torturatore di subacquei che  il grande squalo bianco.
La presenza di foche nella fase di riproduzione sulle isole vicine potrebbe spiegare l'attacco. Lo squalo, come quello che attacc Henri Bouree nello Stato di Vittoria tre anni prima, poteva avere scambiato Bob Bartle per una foca. Ma perch pass sotto le pinne di Lee Warner per attaccare l'uomo che si trovava sul fondo del mare? Questa  la domanda che Warner continua a rivolgersi talvolta nei suoi incubi.
A lurien Bay esiste oggi una semplice stele per ricordare Bob Bartle.


DA SQUALI ALL'ATTACCO H. David Baldridge.

Il volume Shark Attack (Squali all'attacco) di H. David Baldridge , per quanto ne sappia, la pi completa e aggiornata raccolta di resoconti sugli attacchi sferrati dagli squali che l'opinione pubblica abbia a disposizione.
Gli episodi citati nel libro sono accaduti in ogni parte del mondo e le informazioni raccolte sono state vagliate con l'aiuto di un computer.
Baldridge era direttore dell'United States Navy International Shark Attack File (l'ufficio della Marina da guerra statunitense che prende nota di tutti gli attacchi sferrati dagli squali in ogni parte del mondo). Il relativo schedario  stato compilato con l'aiuto della Marine Division della Smithsonian Institution.

Questo ufficio ha esaminato milleseicentocinquantadue casi contenenti un numero sufficiente di dati da usarsi per un'indagine con il computer. Baldridge ha scelto circa duecento di questi episodi per scrivere il libro.
Squali all'attacco contiene anche molte altre informazioni scientifiche sugli squali di tutte le specie. Un passo di questo volume  talmente vero, eppure esattamente agli antipodi di ci che la gente crede comunemente, che sento il dovere di riprodurlo qui.
Scrive Baldridge: Solo un quarto di tutte le vittime degli attacchi ha riportato ferite tali da far pensare che le aggressioni siano state provocate dalla fame. Gli squali attaccano le loro vittime ripetutamente e in maniera selvaggia e feroce solo nel quattro per cento circa dei casi.
Tutte le nostre esperienze con gli squali ci hanno dimostrato che questi animali non sono degli antropofagi nel vero senso della parola. Ci fa piacere avere trovato un esperto come Baldridge che concorda con ci che abbiamo osservato noi.
Il volume Squali all'attacco, bench sia una raccolta di fatti emersi da una seria indagine scientifica,  scritto in uno stile semplice e facilmente comprensibile che ne rende piacevole la lettura. L'opera sta registrando un grande successo anche con i lettori che di solito non prestano attenzione alle pubblicazioni scientifiche.
L'estratto che segue  un esempio tipico della maniera onesta e pertinente nella quale Baldridge presenta le informazioni che ha raccolto.
Pressappoco due terzi di tutti gli attacchi documentati hanno avuto luogo dal 1940 in poi. La media di circa ventotto casi all'anno  molto inferiore a quella presunta di cento casi, spesso citata nelle pubblicazioni scientifiche e popolari come incidenza annuale degli attacchi sferrati dagli squali in tutto il mondo. Bisogna tenere presente che la segnalazione o meno di un attacco dipende sicuramente dalla gravit delle ferite riportate dalla vittima. Gli episodi con esito letale vengono di solito ampiamente pubblicizzati. Fatta eccezione per alcuni casi verificatisi in tempo di guerra e per quelli che accadono nelle regioni pi remote del mondo,  senz'altro presumibile che tutti gli attacchi sferrati da squali negli ultimi anni e terminati con la morte delle vittime siano stati ufficialmente catalogati.
Per quanto riguarda i tempi recenti, l'apice della curva  stato raggiunto con cinquantasei casi segnalati nel 1959. Ed  probabilmente qualcosa di pi di una coincidenza il fatto che lo Shark Research Panel (il Comitato per le ricerche sugli squali) sia stato istituito nel 1958 e che molti sforzi siano stati compiuti poco dopo per creare lo Shark Attack File.  senz'altro ragionevole attendersi che la conseguente pubblicit abbia reso pi frequenti e circostanziate le segnalazioni di questi attacchi. D'altra parte esiste anche la possibilit che la loro diminuzione dal 1959 in poi non sia per il momento
spiegabile. Durante il periodo 1941-1958 gli attacchi segnalati aumentarono nella misura di circa 1-2 casi all'anno. Dopo il primato registrato nel 1959, comunque, quelli noti sono diminuiti di circa 2 casi all'anno. Per il 1973 se ne prevedono solo circa ventitr.
La mortalit si  abbassata in linea di massima (dell'uno per cento in media all'anno) dal quarantasei per cento nel 1940 al prevedibile sedici per cento nel 1973, con una mortalit complessiva del trentacinque per cento per tutti i casi registrati dallo Shark Attack File. Il generale declino della mortalit pu essere dovuto a vari fattori, il pi ovvio dei quali  senz'altro che le vittime ricevono immediatamente cure mediche pi avanzate. Altro importante elemento  che il continuo perfezionamento delle comunicazioni in tutto il mondo permette la segnalazione di percentuali sempre pi elevate di attacchi con conseguenze non letali.
Non esiste nessuna prova per attribuire l'incidenza degli attacchi sferrati dagli squali a variazioni della loro consistenza numerica oppure a una loro minore o maggiore aggressivit dovuta a mutazioni. Il numero degli attacchi  molto pi probabilmente collegato con l'aumento della popolazione mondiale e quindi della gente che si espone agli attacchi frequentando il mare per scopi ricreativi.
Ora, se l'incidenza delle aggressioni dipendesse veramente in misura notevole dal numero delle persone che vi si espone in un determinato periodo, sarebbe logico attendersi una loro recrudescenza nei periodi in cui la gente affolla le spiagge.  stato mio figlio David a farmi notare che gli week-end dovrebbero fornire a rigor di logica le occasioni migliori per incontri tra bagnanti e squali. Per quanto riguarda i casi verificatisi dal 1900 in poi, per settecentoventinove di questi  stato possibile stabilire il giorno della settimana nel quale sono accaduti. Cos abbiamo scoperto che in realt le aggressioni negli week-end hanno superato del sessantacinque per cento circa quelle nei giorni lavorativi, il che conferma la supposizione che siano successe e presumibilmente continuino a succedere con maggiore frequenza nei momenti in cui pi elevato  il numero delle persone che si trovano in acqua.
Come far anche in seguito di tanto in tanto, il lettore mi permetta di metterlo in guardia per quanto riguarda l'interpretazione di questi dati. Poich non si pu assolutamente
controllarli, le affermazioni citate non significano affatto che il sabato e la domenica siano i giorni pi pericolosi per il bagno in mare. N  detto che il pericolo sia maggiore per una determinata persona quando molta gente si trova in acqua. Per valutare il rischio potenziale relativo al quale possono esporsi i singoli individui bisognerebbe conoscere a fondo la popolazione delle spiagge (le persone che si trovano effettivamente in acqua) sia nei giorni in cui non succede nulla sia in quelli che hanno un rapporto diretto con gli attacchi. Questo genere di informazioni semplicemente non esiste.
Vediamo ora il rapporto tra l'ora della giornata e il numero totale degli attacchi sferrati. Si registra un aumento costante nella percentuale degli attacchi a cominciare dalle prime ore del mattino fino all'apice che viene raggiunto verso le undici. Poi la percentuale scende notevolmente intorno a mezzogiorno per risalire a met pomeriggio e abbassarsi all'imbrunire. L'esperienza ci insegna che questo andamento dell'attivit coincide con l'abitudine della gente di fare il bagno in determinate ore. Durante la mattinata il mare  pi frequentato mentre si spopola verso l'ora di pranzo. Nel pomeriggio c' un aumento dei bagnanti che ritornano in acqua dopo l'intervallo di mezzogiorno. Verso sera la massa della gente che ha fatto il bagno nel pomeriggio se ne torna a casa. Ho avuto una conferma su queste abitudini da un mio collega, Edward Broedel, che si  messo a contare la gente in acqua (per un totale di millediciotto persone) al termine di ogni ora durante una giornata in cui la spiaggia di Myrtle Beach nella Carolina del Sud era molto frequentata.
Anche in questo caso, preso dal contesto e non confortato da dati di controllo, l'elevata incidenza degli attacchi sferrati dagli squali nelle ore pomeridiane potrebbe indurci a concludere che chi nuota al largo di una spiaggia ha, verso la met del pomeriggio, le maggiori probabilit di incontrare uno squalo aggressivo. I dati disponibili non confermano per nulla questa teoria. Infatti, per valutare il rischio corso da un particolare individuo in funzione del periodo della giornata, occorrerebbe conoscere il numero delle persone esposte a questo pericolo, ma non attaccate e questo per ogni ora del periodo. Inoltre sarebbero necessarie informazioni raccolte su scala mondiale, il che sarebbe praticamente impossibile.
Eppure la distribuzione degli attacchi nelle varie ore mette in rilievo un fatto molto importante, specialmente se preso in considerazione insieme con la constatazione che le aggressioni degli squali sono pi frequenti negli week-end. Entrambe le osservazioni indicano che il loro ritmo  strettamente connesso con il numero delle persone che si trovano in acqua.
Se si tengono presenti queste scoperte, appare ragionevole presumere che un attacco degli squali pu verificarsi in qualsiasi momento nelle acque dove gli squali, anche se si tratta di uno solo, possono venire in contatto con 'l'uomo. Su periodi prolungati, l'incidenza delle aggressioni sarebbe in stretto rapporto con i momenti nei quali le vittime potenziali sono pi abbondanti. Anche se la mancanza di dati di controllo non consente di fare nessuna ipotesi sul rischio corso da un singolo individuo nell'acqua, la possibilit che almeno qualcuno venga attaccato in una determinata spiaggia aumenterebbe in proporzione diretta con la concentrazione delle persone che si trovano in mare. Il tempo per determinare simili correlazioni  lungo e le considerazioni appena fatte non escludono in nessun modo l'eventualit di attacchi improvvisi nelle ore in cui le spiagge sono poco frequentate. D'altra parte ci possono anche essere delle fasi di inattivit degli squali anche se le spiagge sono affollate. Con le statistiche succede cos.
Tutte le aggressioni segnalate, eccetto quattro, si sono verificate tra il 47 parallelo sud e il 47 parallelo nord. Ogni eccezione riscontrata si riferiva a ferite inflitte ai pescatori da squali catturati e quindi dovute a provocazione. L'attacco avvenuto pi a nord fu probabilmente quello subito da Hans Schapper (caso 770) che nel giugno del 1960 venne morsicato al braccio destro da un piccolo squalo portato inavvertitamente a bordo di un peschereccio insieme con altri pesci catturati con la rete. La vittima venne curata a Wick, in Scozia, ma il punto esatto in cui era avvenuto l'incidente non venne specificato. Un'altra aggressione in acque settentrionali si verific il 4 agosto 1960 al largo della costa del Devon meridionale, nella Manica, non lontano da Dartmouth, in Inghilterra, quando William Chapel (caso 786) ebbe il braccio squarciato dal gomito al polso mentre stava alando a bordo uno squalo di quasi quaranta chili agganciato da un pescatore con la lenza.
Gli attacchi non provocati alle latitudini pi settentrionali sono successi non nell'oceano, ma nell'alto Adriatico nei pressi dell'Istria. Purtroppo, le informazioni su questi incidenti sono molto succinte. Il 4 settembre 1934 la diciottenne Agnese Novak riport ferite mortali vicino alla localit costiera di Susak (caso 370). Il Times di Londra rifer nel luglio del 1954 che un profugo ungherese e un suo compagno decisero di fare la traversata a nuoto da Pola a Fiume. Dei due arriv a destinazione uno solo, l'altro venne divorato da uno squalo (caso 309). Sette anni pi tardi, nel settembre del 1961, Sabit Plana, uno studente di diciannove anni, stava nuotando a circa settantacinque metri da riva insieme a sette altri studenti nelle vicinanze di Abbazia, sull'Adriatico. Un grosso squalo gli stacc con un morso la mano sinistra e lo fer alle gambe. Il ragazzo mor prima che un'imbarcazione proveniente da riva potesse raggiungerlo (caso 946).
Sempre dall'Adriatico viene lo strano racconto di Zorca Prince (caso 974). Il 30 agosto 1934, il quotidiano Evening Sun di New York riportava un dispaccio da Fiume dove si parlava di una ragazzina morta perch non credeva nei sogni. Sua madre l'aveva scongiurata in una lettera di non allontanarsi dalla spiaggia quando andava a nuotare perch lei, la madre, aveva sognato che Zorca sarebbe stata divorata da uno squalo. Dopo avere esclamato, rivolta agli amici: Io ai sogni non credo! la giovane studentessa, ottima nuotatrice, si diresse verso un peschereccio che si trovava al largo di Reotore. I pescatori udirono un urlo e si precipitarono sul posto per aiutarla, ma trovarono solo dell'acqua arrossata dal sangue. Poi riferirono di avere visto in precedenza uno squalo aggirarsi intorno alle loro reti. Se non fosse stato per un articolo successivo comparso pochi giorni pi tardi su un altro giornale, il caso sarebbe stato considerato alla stregua di un attacco con esito letale sferrato da uno squalo. Datato Belgrado, 1 settembre, il secondo articolo diceva: Viene riferito da Kraljevica nel distretto di Alvala che la notizia pubblicata da un giornale straniero secondo la quale una giovane ragazza jugoslava, la signorina Prinz, sarebbe stata attaccata e divorata da uno squalo al largo della costa italiana  priva di fondamento. La signorina Prinz si trova in questo momento a casa sua con i genitori a Lubiana e si propone di trascorrere il prossimo mese immersa nello studio perch deve dare
gli esami di ammissione all'universit della citt dove abita.
Cos, per buona fortuna di Zorca Prince, abbiamo sostituito l'etichetta rossa indicante l'esito letale, applicata alla nostra scheda 974, con una verde che esprimeva gravi dubbi sull'autenticit dell'incidente. Ci dimostra, comunque, ed  solo uno dei tanti esempi, come la gente sia pronta a credere a racconti su attacchi di squali senza essere in possesso di un minimo di prova.
Le aggressioni alle pi elevate latitudini sud si sono verificate al largo di South Island, nella Nuova Zelanda, quasi agli antipodi del Mare Adriatico. Un solo attacco  stato segnalato da un punto che si trova sotto il 46 parallelo e fu di proporzioni relativamente ridotte. Norman McEwan riport in data 27 gennaio 1962 uno squarcio piccolo, ma profondo, sul polso quando venne addentato da uno squalo lungo un metro e mezzo mentre nuotava nell'acqua che non gli arrivava alla cintola al largo di Oreti Beach, all'estremit meridionale di South Island (caso 1088). Diversi terribili attacchi hanno avuto luogo sotto il 45 parallelo al largo di South Island. Nei primi anni del secolo, un certo Grant faceva il morto in mare aperto nei pressi di Oamaru quando uno squalo lo azzann a un braccio (caso 924) ferendolo gravemente, al punto che l'arto dovette essergli amputato. Pressappoco nello stesso periodo, un uomo d'affari di Dunedin, W.M. Hutchinson, si trovava nell'acqua fino alla cintola nei pressi di Moeraki mentre il figlioletto, standogli sulle spalle, si tuffava per gioco. Il ragazzino si era gi buttato due volte e stava per farlo una terza quando uno squalo tranci di netto una gamba del padre causandone la morte (caso 925). Altri tre attacchi fatali sono avvenuti al largo di South Island in anni pi recenti.
Verso le sette del mattino del 5 febbraio 1964, Leslie Jordan si stava facendo l'abituale nuotata mattutina nell'acqua piuttosto fredda davanti alla spiaggia di St. Clair a Dunedin (caso 1266). Dopo essersi allontanato circa duecentocinquanta metri dalla riva, cominci all'improvviso ad agitare freneticamente le braccia e a chiamare aiuto. Un uomo a bordo di una zattera distante circa cinquanta metri si precipit in suo aiuto pensando che Jordan avesse un crampo. Quando lo raggiunse, il nuotatore disse di essere stato attaccato da uno squalo e sollev una gamba per mostrare le profonde ferite
che sanguinavano abbondantemente. Jordan si arrampic strisciando sulla zattera con le gambe ancora in acqua da mezza coscia in gi. Il soccorritore alz il braccio, il segnale convenuto per chiedere assistenza. Poco prima dell'arrivo di una seconda zattera lo squalo venne visto in superfcie nelle vicinanze della prima. La pinna dorsale e la coda spuntavano dall'acqua e l'animale era circa un metro pi lungo della zattera che misurava tre metri. La vittima era ormai priva di sensi quando arriv l'altra barca e venne messa completamente all'asciutto, sdraiata attraverso le due imbarcazioni unite. Mentre si avvicinavano alla riva, un'ondata di ritorno li gett tutti quanti in mare. I due uomini portarono Jordan a riva e cominciarono immediatamente la rianimazione. Solo a quel punto si resero conto dell'entit delle sue ferite. La gamba destra era stata amputata al ginocchio. Dietro di essa, subito sopra l'articolazione del ginocchio, c'era un'enorme ferita. Su un lembo di pelle si vedevano ancora i segni di quattro denti. C'era inoltre una lacerazione lunga quindici centimetri e larga sette sulla parte interna della gamba sinistra, prodotta probabilmente dalle pinne dello squalo. Il lato interno del polpaccio aveva profondi tagli e anche segni di denti sopra e sotto la ferita. Altre lacerazioni furono riscontrate sulla coscia sinistra dal ginocchio fino alla natica. Tutti i tentativi di rianimazione fallirono. La vittima non riprese conoscenza. L'esame necroscopico rivel che aveva perso i sensi per il sangue perduto e per lo choc mentre veniva portato a riva e che in quelle condizioni aveva ingoiato una notevole quantit di acqua morendo per annegamento. Il primo soccorritore dichiar che la gamba destra della vittima era ancora intatta, fatta eccezione per un pezzo di muscolo strappato dalla coscia, quando si era avvicinato a Jordan. L'uomo giunse alla conclusione che lo squalo doveva avere sferrato un secondo attacco e amputato la parte inferiore della gamba sinistra mentre aspettavano la seconda zattera. Tutto stava a indicare che il colpevole era un grande squalo bianco lungo dai tre metri ai tre metri e mezzo.
Come era gi accaduto in altre zone, la tregua di cui aveva goduto South Island per tanti anni prima dell'attacco contro Jordan fu di nuovo interrotta pochi anni pi tardi quando William Black venne portato via da uno squalo il 9 marzo 1967 al largo della spiaggia di St. Kilda a Dunedin (caso
1449). L'acqua era torbida e fredda. Pioveva, ma non molto forte. Erano le sette e un quarto di sera, pochi minuti dopo il tramonto. Black stava partecipando a una competizione con il salvagente insieme con un altro socio di una societ di salvataggio in mare e stava precedendo il suo concorrente di una ventina di metri. Improvvisamente comparve un grande squalo e l'acqua intorno a Black si fece rapidamente rossa di sangue. Anche quelli a riva videro la pinna dorsale dello squalo e cominciarono ad alare le sagole attaccate ai salvagente indossati dai nuotatori. La sagola di Black si allent improvvisamente e venne presto recuperata. Era stata troncata di netto e il salvagente e Black erano scomparsi. Una canoa venne subito messa in mare, ma le ricerche si rivelarono infruttuose e dovettero essere abbandonate con il sopraggiungere del buio. Ulteriori ricerche svolte con il massimo impegno non permisero di trovare nessuna traccia del nuotatore scomparso.
La linea che separa talvolta la tragedia dalla fortuna pu essere davvero sottile.  quello che capit al diciassettenne Gary Barton (caso 1583) alla spiaggia di St. Clair, a Dunedin, il giorno di Natale del 1968. Era lo stesso tratto di mare dove Leslie Jordan aveva perso la vita a causa di uno squalo quasi quattro anni prima. Barton stava sopra una tavoletta da surfing nell'acqua che aveva una temperatura di 13 C a circa cinquanta metri dalla riva quando scorse sotto di s, nell'acqua, qualcosa di un colore biancastro con delle sfumature pi scure e con un muso nero. Improvvisamente si sent spingere e cadde dalla tavoletta alla quale rimase appeso con le braccia. Subito vi risal rimanendo appiattito sul ventre. A quel punto lo squalo si sollev dall'acqua e colp Barton al volto con il muso facendolo ricadere in acqua. Il caso volle che lo squalo non sfruttasse la buona occasione e Barton pot arrampicarsi di nuovo sulla tavola e tornare a riva servendosi della pagaia. La tavola di vetroresina non se la cav altrettanto bene: su entrambi i fianchi si notavano i segni dei denti dell'animale profondi circa due centimetri e mezzo. Inoltre c'era uno squarcio lungo quasi quindici centimetri.
La serie degli attacchi al largo di South Island continu.
il 15 settembre 1968, con una temperatura dell'acqua di soli
12 C, e a una distanza di circa trenta metri davanti all'ingresso del porto di Otago, un grande squalo bianco di oltre
quattro metri fer mortalmente un cacciatore subacqueo di ventiquattro anni, tale Graham Hitt (caso 1550). Hitt, che faceva parte di un gruppo di cinque sub e indossava una lunga muta nera, stava fiocinando dei pesci circa cento metri al largo di un molo, in acque abbastanza limpide dove il fondale sprofondava rapidamente fino a una profondit di sedici metri. Uno dei sub vide con sgomento passare poco lontano da lui uno squalo molto grande con un occhio grosso come un pallone. L'animale scomparve dalla sua visuale, ma ritorn subito. Aveva l'aria di essere agitato e si bilanciava e faceva perno sulle estremit delle pinne pettorali distanti quasi due metri e mezzo l'una dall'altra. Proprio mentre si stava mettendo in posizione, cos parve al sub, per colpire, lo squalo si capovolse e punt dritto su Hitt che in quel momento stava nuotando in superficie e che non era rivolto nella sua direzione quando attacc. In mezzo a un vortice di acqua e di spuma lo squalo afferr Hitt, gli diede un formidabile scossone e altrettanto rapidamente lo moll. Poi, dopo avere compiuto un altro giro intorno a lui, se ne and. I compagni andarono coraggiosamente in soccorso di Hitt che stava invocando aiuto e lo portarono subito a riva. Ma la morte doveva essere stata rapida; Hitt non dava pi segni di vita quando fu portato a terra. Con un solo morso, cos sembrava, lo squalo aveva tagliato fino all'osso la gamba sinistra della vittima troncando l'arteria femorale e altri vasi sanguigni. Anche la gamba destra presentava segni di denti. In seguito i patologi rimossero vari pezzi di denti da incavi nel femore sinistro; il frammento pi grosso era lungo quasi ventinove millimetri e permise di attribuire l'aggressione senza ombra di dubbio a un grande squalo bianco.  interessante notare che l'animale parve non manifestare alcun interesse per i galleggianti distanti dieci-quindici metri ai quali erano appesi vari pesci fiocinati in precedenza. Uno degli investigatori ventil l'ipotesi che lo squalo avesse scambiato la muta nera e lucida del sub per una delle foche che abbondano in quelle zone.
Anche se gli attacchi appena citati sono accaduti alle latitudini pi elevate sia a nord sia a sud, da ci non si dovrebbe dedurre che fossero necessariamente da mettersi in collegamento con la bassa temperatura dell'acqua.
Per quanto riguarda il totale degli attacchi segnalati e registrati, l'emisfero australe batte con il suo cinquantaquattro per cento, cio con un margine solo del quattro per cento, quello boreale. La distribuzione dal punto di vista della posizione geografica presenta in entrambi gli emisferi le stesse caratteristiche generali: si sono registrati, cio, pochissimi attacchi nei pressi dell'equatore. L'incidenza raggiunge l'apice alle latitudini medie per diminuire poi bruscamente a quelle pi elevate. Bench io non sia in possesso di dati per provare quanto sto dicendo, questo rapporto tra il numero degli attacchi e la latitudine corrisponde in linea di massima, come del resto mi aspettavo, alla distribuzione della popolazione sulla superficie terrestre. Anche in questo caso sembra che sia pi la densit della popolazione che non quella degli squali che determina l'incidenza degli attacchi, se si considera che lo squalo sia probabilmente presente nelle acque tra le latitudini 46 nord e 47 sud...
Lo stragrande numero di aggressioni segnalato dai paesi di lingua inglese fa pensare senz'altro a una barriera linguistica per quanto riguarda la raccolta di informazioni su incidenti del genere nelle altre localit. A questo proposito sembra esistere una particolare mancanza di comunicazioni con i paesi latini, specialmente l'America centrale e il Sudamerica che sono presenti nello schedario dello Shark Attack File con soli venticinque casi in tutto.


DA PARLANDO DI SQUALI E DI SQUALI ALL'ATTACCO
David H. Davies.

Il dottor Davies  il direttore dell'Istituto di ricerche oceanografiche e dell'Acquario di Durban, nel Sudafrica, ed  considerato uno degli studiosi pi autorevoli del mondo nel campo degli squali e del loro comportamento. Il suo libro About Sharks and Shark Attack (Parlando di squali e di squali all'attacco)  basato sugli squali che infestano le acque dell'Africa meridionale. Il libro  ricco di magnifiche fotografie, tra cui alcune veramente raccapriccianti, e di disegni.
Il dottor Davies  estremamente meticoloso nel trattare la materia, ma spesso le informazioni sugli attacchi sferrati dagli squali sono confuse e incomplete. Ci  perfettamente comprensibile perch in situazioni del genere n la vittima n lo spettatore registrano con cura quello che vedono per contribuire al progresso della scienza. Spesso la gente, inorridita dall'attacco e colta dal panico, ricorda ben poco, ammesso che ci riesca, di ci che  veramente accaduto. Il quadro che emerge in seguito, pur essendo il pi preciso disponibile, pu risultare sbagliato.
Il capitolo che ho scelto dal libro descrive un attacco che rappresenta una eccezione alla regola. Il resoconto dell'avventura di Michael Hely  uno dei pi documentati che abbia mai letto su un'aggressione da parte di uno squalo.
Il dottor Davies  riuscito a registrare nei minimi particolari l'intero incidente. Ci che riferisce a proposito dei trattamenti usati dai medici vale per chiunque possa essere coinvolto in qualche maniera nell'attacco sferrato da uno squalo: marinai, subacquei e patiti del surfing.
All'inizio, l'attacco venne attribuito allo squalo dai denti
seghettati che in Australia chiamano infermiera in grigio. E fu solo dopo avere esaminato con cura le ferite e i frammenti di denti che l'autentico colpevole, lo squalo della specie zambesi, venne identificato.
Ci dimostra abbastanza chiaramente che molte aggressioni vengono attribuite erroneamente a specie in quel caso innocenti e che tutte le identificazioni degli squali coinvolti in attacchi rimangono dubbie. Molte specie si assomigliano e rendono difficile un'identificazione sicura da parte delle persone inesperte, specialmente se hanno visto il pesce solo in acqua in mezzo alla confusione e al panico dovuti all'attacco.

Episodi di squali all'attacco nel Sudafrica.
Una conoscenza dettagliata delle circostanze in cui avviene l'attacco di uno squalo contro esseri umani  importante per capire quello che pu essere considerato solo un fenomeno eccezionale. Gli uomini non sono una preda normale per gli squali.  raro che aggrediscano l'uomo per cui ogni attacco ben documentato  prezioso per studiarne i criteri. Fino al 1960 non esistevano resoconti ufficialmente confermati, preparati da investigatori esperti. Tuttavia pu essere interessante un elenco degli attacchi verificatisi fino alla fine del 1959 al largo della costa della Repubblica Sudafricana. Si avrebbe cos una testimonianza delle aggressioni avvenute in quel periodo nella speranza che i lettori ne venissero a conoscenza e magari segnalassero altri attacchi che non compaiono nell'elenco.
L'Istituto di ricerche oceanografiche, appartenente all'Associazione sudafricana di ricerche biologiche marine,  stato creato nel 1960 e all'inizio di quell'anno venne varato un programma che aveva come obiettivo di studiare a fondo ogni singolo episodio di attacchi di squali. Si riteneva che fosse utile avere disponibili degli studiosi e dei medici esperti in una zona nella quale l'incidenza delle aggressioni contro l'uomo era relativamente elevata. Venne cos creato un gruppo di esperti per l'analisi degli attacchi sferrati dagli squali, disponibile senza indugi in qualsiasi momento. Quegli studiosi
vennero forniti di macchine fotografiche, di flash, di strumenti di misurazione, di formulari speciali per la raccolta di dati e di altre attrezzature.
Nel quadro di questo programma di indagini sono stati presi in esame sedici casi verificatisi al largo della costa di Natal (dicembre 1963) il che ha permesso di ottenere informazioni estremamente preziose. Inoltre vennero investigati durante lo stesso periodo due casi nella Provincia del Capo e quattro nel Mozambico.
L'attacco sferrato da uno squalo contro Michael Hely
Michael Hely, un ragazzo europeo di sedici anni, stava nuotando nelle acque torbide di Inyoni Rocks presso Amanzimototi alle quindici e trentacinque del 30 aprile 1960. La temperatura dell'acqua era di 21 C. Michael, che a quel tempo faceva l'apprendista muratore, indossava dei calzoncini da bagno gialli e rossi e portava un anello d'argento a un dito della mano destra. Era leggermente abbronzato.
Il ragazzo penetr in un canale nel tratto battuto dalla risacca profondo tre metri e distante nove dalla riva e stava nuotando l quando sent qualcosa toccargli la gamba. Pens di essere stato sfiorato da un bastone o di avere urtato contro un oggetto sommerso. Subito dopo si sent tirare al braccio destro e trascinare sotto la superficie dell'acqua. In quell'istante si rese conto di essere attaccato da uno squalo e cominci a battersi con il coraggio della disperazione per salvarsi. Il ragazzo ricorda di avere lottato freneticamente sott'acqua per alcuni secondi con l'assalitore, di essersi liberato e di essersi messo a nuotare, una volta risalito in superficie, verso riva. A un certo punto venne attaccato di nuovo e morsicato al fianco destro. Lo squalo lo accompagn mentre si dirigeva a riva. Quando vi arriv, Michael usc barcollante dall'acqua senza essere assistito da nessuno.  interessante notare che fino a quel momento non aveva provato nessuna sensazione di dolore.
Michael Hely venne portato al posto di pronto soccorso dove dopo dodici minuti un medico arrivato da Amanzimototi si prese cura di lui. Il dottore constat che le ferite erano gravi e che il paziente era in preda a choc.
Aveva riportato lesioni e ferite provocate da morsi alla gamba, all'avambraccio e alla mano destri e a un dito della mano sinistra. Inoltre presentava una ferita molto estesa sul fianco destro con vaste lacerazioni della pelle anche sulla parete addominale laterale. La ferita aveva provocato l'esposizione e la perforazione dell'intestino tenue e di quello crasso in vari punti, l'esposizione del rene destro e del bacino (intera cresta iliaca) e la rimozione della maggior parte dei muscoli del gluteo destro.
Nonostante l'abbondante perdita di sangue e la gravit delle ferite, il paziente non perse la conoscenza, gli fu fatta un'iniezione di morfina e venne messo a testa in gi per assicurare l'afflusso del sangue al cervello. L'organismo reag bene al trattamento e il ragazzo rimase tranquillo e cosciente quando lo portarono all'ospedale Addington di Durban, un tragitto di venticinque chilometri che venne coperto in quarantacinque minuti.
Le ferite riportate dalla vittima al braccio e alla gamba vennero sottoposte a esame batteriologico il che permise di isolare lo stesso bacillo emolitico del paracolon trovato sui denti e nelle fauci di squali vivi nel corso di una indagine batteriologica effettuata in precedenza dall'Istituto di ricerche oceanografiche in collaborazione con gli organi di ricerche mediche. Un'infezione provocata da quegli organismi poteva significare la morte della vittima, ma un efficace trattamento a base di antibiotici scoperto in precedenza viene ora applicato normalmente a chi viene aggredito da uno squalo.
Quattro mesi dopo l'attacco, tutte le ferite erano guarite perfettamente senza richiedere trapianti di pelle nemmeno per quella addominale.
Non vi  dubbio che Michael Hely deve la sua vita all'efficace trattamento di emergenza ricevuto a riva e alla considerevole abilit professionale dei chirurghi dell'Ospedale Addington.
Il caso di Michael Hely fu il primo preso in esame dall'Istituto per le ricerche oceanografiche. A quell'epoca le specie di squali che si trovavano al largo della costa del Natal non erano ancora ben conosciute.
L'esame, per quanto accurato, delle ferite non port alla luce frammenti di denti di squalo. Fu necessario valutare con attenzione tutte le caratteristiche delle lesioni riportate dalla
vittima nel tentativo di stabilire quale specie fosse responsabile dell'attacco.
I risultati di uno studio a posteriori di questo genere non possono naturalmente essere attendibili al cento per cento e infatti quelli ottenuti nel caso citato portarono alla conclusione che la responsabilit dell'attacco dovesse essere attribuita a uno squalo dai denti seghettati, il Carcharhinus taurus.
Quella conclusione era in gran parte basata sulle lesioni del tessuto osseo del bacino della vittima dovute ai denti dello squalo. Si trattava di due incavi stretti e profondi tre centimetri nella cresta iliaca. Bench le caratteristiche delle altre ferite non suffragassero quella ipotesi, si pens che solo i denti lunghi, spaziati e acuminati del Carcharhinus taurus potessero avere causato lesioni di quel tipo.
Esami successivi delle particolarit delle ferite di Michael Hely, basati su un'ampia documentazione fotografica e accompagnati da misurazioni e altri dati raccolti al momento dell'attacco hanno dimostrato che presentavano analogie con quelle successivamente inferte da uno squalo Zambesi, il Carcharhinus leucas, che ha denti appiattiti di forma triangolare con bordi seghettati.
Sulla gamba c'erano tante piccole lesioni di forma triangolare mentre i margini dell'estesa ferita addominale presentavano un taglio netto come quello che si riscontra in tutti i morsi degli squali Zambesi, piuttosto che contorni frastagliati (i denti del Carcharhinus taurus, invece, producono lacerazioni, non tagli). I profondi solchi nella cresta iliaca potrebbero trovare una spiegazione nell'ipotesi che i denti piatti e taglienti dello squalo attaccante abbiano leso solo di striscio l'osso producendo degli stretti solchi anzich tranciare e asportare l'intera cresta iliaca. Le dimensioni dello squalo si possono dedurre dall'ampiezza delle tracce lasciate dalla mandibola sulla gamba destra. Un confronto con la collezione di mandibole esistente presso l'Istituto per le ricerche oceanografiche fa pensare che lo squalo avesse una lunghezza di poco superiore ai due metri e che pesasse circa novanta chili.
(Da About Sharks and Shark Attack di David H. Davies, Rou-tledge & Kegan Paul Ltd., Londra.)


DA SQUALI E RAZZE DEI MARI AUSTRALIANI
David Stead.

David Stead raccolse le informazioni in suo possesso nel libro Sharks and Rays of Australia (Squali e razze d'Australia) all'inizio degli Anni Sessanta. Molti dei suoi resoconti, cos ben documentati e riguardanti il comportamento e gli attacchi degli squali, oggi non possono pi essere considerati validi. Cos, per esempio, il fatto che uno squalo della specie infermiera in grigio lungo cinque o sei metri scaraventi la sua vittima da una parte e dall'altra come un gatto che torturi un topo risulta, alla luce di ci che sappiamo oggi su questa specie, estremamente improbabile. L'animale in questione era probabilmente un grande bianco di tinta chiara, l'unico che vive in acque fredde che, per quanto ne sappia, possa avere la forza di sbatacchiare un essere umano di qua e di l sulla superficie dell'acqua. Uno squalo del tipo infermiera in grigio di dimensioni molto grandi pu raggiungere forse una lunghezza di tre metri e mezzo anche se io non credo di averne visto nessuno lungo pi di tre metri, nonostante ne abbia incontrati centinaia negli ultimi ventun anni.
Ho trovato molto interessante il resoconto di seconda mano nel quale Stead descrive una gigantesca creatura marina lunga oltre trenta metri che secondo lui era uno squalo. I pescatori di aragoste di quella regione sono ancora oggi della gente schietta che non racconta fandonie. Quasi tutti discendono dai vecchi pescatori che diedero vita a quest'industria a cavallo del secolo. Se uno di loro venisse a raccontarmi di avere visto uno squalo di lunghezza immensa e con una circonferenza enorme, sarei propensa a credergli.
Una volta abbiamo filmato uno squalo balena nei pressi
dell'Isola di Broughton. Forse gli uomini rimasero terrorizzati da un albino di quella specie. Ho visto una volta una balena con il manto color crema molto tenue e macchiato che si distingueva nettamente dalla sua compagna con il manto nero. Perch dunque non dovrebbe esistere uno squalo balena color crema? Noi che lavoriamo solo ai margini dell'oceano sappiamo cos poco del mare e dei suoi abitanti. Chi pu sapere con certezza quali mostri enormi siano in agguato negli abissi marini?
Il libro di David Stead  pieno di interessanti informazioni sugli squali e sulle loro prime cugine, le razze. Una delle cose che mi lasciano perplessa non solo nel libro di Stead, ma anche in altre pubblicazioni simili,  quanta carne di maiale sia finita nell'oceano, per essere divorata dagli squali. Sembra che fino a trent'anni fa la carne di maiale fosse abbondante e per giunta costasse anche poco.
Anche se io non ho l'intenzione, occupandomi degli squali pericolosi o di quelli che possano considerarsi potenzialmente tali nelle acque australiane, di descrivere nei particolari attacchi sferrati da questi animali, sar tuttavia costretto a citare certi episodi prendendo in esame lo squalo della specie whaler. L'unico caso che riporter in questa sede in relazione allo squalo bianco, dato che fortissimi indizi facevano pensare che si trattasse di un animale di quella specie,  una sconvolgente tragedia che ebbe luogo a Brighton, nei pressi di Melbourne, nel febbraio del 1930. Bench la variet white pointer degli squali bianchi appartenga a una specie oceanica, non  rara la sua comparsa nelle vaste acque di Port Phillip e negli alti fondali del porto esterno di Hobart.
Alle quattro e mezzo del pomeriggio del 15 febbraio 1930, un ragazzo che si era appena tuffato dall'estremit del molo di Middle Brighton venne afferrato da un enorme squalo, che la stampa descrisse lungo dai cinque metri e mezzo ai sei metri, sotto gli occhi di centinaia di persone che si erano riunite per assistere a una regata tra vari stati. Lo squalo trascin verso il fondo il ragazzo facendolo scomparire dalla vista. Il giovane fu rivisto poi per un solo istante, apparentemente sempre tra le fauci dello squalo che si diresse verso acque pi profonde dove scomparve con la sua preda. Bench gruppi di soccorritori fossero salpati immediatamente per cercare la salma del ragazzo e fossero rimasti in mare anche nei giorni successivi, mentre i fondali venivano dragati per un ampio tratto intorno a quel punto, nessuno trov pi tracce del giovane. Fonti autorevoli dichiararono che quella era la prima tragedia dovuta a uno squalo verificatasi l da cinquantaquattro anni a quella parte. Dopo avere esaminato e confrontato alcune versioni di testimoni oculari e averle discusse in seguito con la gente del luogo, sono giunto alla conclusione che il mostro doveva essere un grande squalo lungo dai cinque ai sei metri. Il fenomeno dello squalo che si porta via all'istante la preda umana costituisce un aspetto insolito delle tragedie di questo tipo, alle quali siamo fin troppo abituati nelle acque della costa orientale, specialmente nelle vicinanze di Sydney e Newcastle.
Ho voluto ricordare questo particolare episodio perch, per quanto triste possa essere la fama della Morte Bianca negli altri mari del mondo, noi qui in Australia, come ho gi detto, possiamo attribuire ben pochi attacchi a quel mostro. Per di pi, nel caso che ho citato, lo squalo non pot essere identificato con certezza perch le acque agitate impedirono agli osservatori di vedere ci che accadde veramente.
La mia breve descrizione  basata sulle deposizioni di vari testimoni oculari che hanno parlato con me dopo la tragedia. Com' risaputo, i resoconti della stampa sono talvolta pieni di particolari inventati o comunque non visti da chi abbia assistito con attenzione al fatto. Sui giornali australiani comparvero varie cronache del genere sull'attacco sferrato dallo squalo a Brighton. Il dottor Schultz ha inserito nel suo eccellente libro The Ways of Fishes (Come si comportano i pesci), pubblicato nel 1948, un resoconto dell'incidente di Brighton che purtroppo assomiglia a uno di quei racconti fantasiosi pubblicati dalla stampa. Ci tengo comunque a precisare che il dottor Schultz , lo so con certezza, un ittiologo competente e preciso che non si presterebbe mai a montature giornalistiche. Ecco il suo resoconto:
Nel 1930, un ragazzo di diciotto anni che faceva il bagno in mare
a Melbourne, in Australia, venne crudelmente assassinato da un enorme squalo della specie infermiera in grigio lungo, a quanto
si dice, dai cinque ai sei metri. Il pesce azzann la vittima che urlava con le sue gigantesche mandibole, la afferr alla cintola con i denti acuminati e si immerse e riemerse poi in superficie con il ragazzo in bocca per ben dieci volte. Per tutto questo tempo lo sbatacchi da una parte e dall'altra come un gatto che tormenti un topo. Tutte le volte che l'animale emergeva con il giovane in bocca, si allontanava sempre pi dalla baia lasciandosi alle spalle una scia di sangue. Le urla del giovane a mano a mano si affievolirono e alla fine lo squalo se lo port via nelle profondit dell'oceano per l'ultima volta.
Il lettore ricorder che nella parte del libro dove ho parlato delle dimensioni che il grande squalo bianco raggiunge nei vari mari ho ricordato anche l'esistenza di resoconti senz'altro attendibili raccolti sulla costa del Nuovo Galles del Sud nei quali si descrivono squali ben pi grandi di quelli citati. Voglio presentare al lettore i pi straordinari tra questi racconti. Il primo non  tanto difficile da digerire, ma il secondo...!
Nel maggio del 1939, mentre sulla stampa di Sydney era in corso una polemica sulle dimensioni degli squali, il comandante J.S. Elkington del Queensland mi scrisse per parlarmi di un grande squalo che aveva visto nel 1894 al largo di Townsville. Vorrei precisare che il comandante Elkington ha trascorso gran parte della sua esistenza sul mare, nella Marina da guerra, e che  stato sempre un attento osservatore della natura. Il comandante diceva nella lettera di avere visto quello squalo a tre metri di distanza dalla lancia lunga dieci metri e mezzo sulla quale si trovava in panna da circa mezz'ora, per cui ebbe modo di osservarlo bene. Non era uno squalo del tipo basker, scrisse, ma un animale bianco o giallastro che superava di circa due metri la lunghezza della mia barca. Elkington conosceva lo squalo basker ed era certo che quello era invece un grande squalo bianco.
Il secondo racconto credo sia il pi eccezionale tra tutti quelli finora narrati sulle dimensioni gigantesche di questo pesce. Naturalmente mi riferisco ai resoconti verosimilmente basati su fatti concreti. Nel 1918 presi nota del panico che era dilagato tra i pescatori di aragoste che lavoravano al largo di Port Stephens. Quegli uomini per vari giorni si rifiutarono di prendere il mare e di raggiungere i loro fondali di pesca regolari nelle vicinanze dell'Isola di Broughton. Infatti si trovavano in fondali situati in acque profonde, quando un immenso squalo di proporzioni quasi incredibili era comparso e si era messo a sollevare le ceste piene di aragoste a una a una portandosi via, come dissero gli uomini, ceste, cavi di ancoraggio e tutto il resto. Quelle ceste, occorre dirlo, avevano circa un metro di diametro e spesso contenevano due o tre dozzine di aragoste di media grandezza pesanti ognuna qualche chilo. I pescatori di aragoste dichiararono unanimemente che quello squalo aveva delle dimensioni che loro non si sarebbero mai sognati. Accompagnato dall'ispettore locale della pesca interrogai molti di quegli uomini e tutti furono concordi sulle gigantesche dimensioni della bestia. Le lunghezze da loro indicate erano tutto sommato assurde. Le voglio ricordare, comunque, per dare un'idea dello stato d'animo dei pescatori alla vista del gigante. Il lettore tenga presente che si trattava di uomini abituati al mare e ad ogni tipo di tempo e anche agli squali. Uno del gruppo disse che il pesce era lungo almeno novanta metri! Un altro circa cento, pressappoco quanto il molo sul quale ci trovavamo. Tutti dichiararono concordi che l'acqua ribolliva quando il pesce pass. Loro conoscevano molto bene le balene, che avevano spesso visto passare al largo, ma in quel caso si era trattato di un immenso squalo. Ne avevano visto la terribile testa grande perlomeno come il tetto del capannone del cantiere a Nelson's Bay. Una cosa impossibile, naturalmente! Ma quella era gente prosaica, priva di fantasia, che non aveva l'abitudine di raccontare storie mirabolanti sulla pesca e di solito non parlava nemmeno delle prede catturate. Inoltre sapevano che la persona con cui stavano parlando (cio io) conosceva ormai da anni tutte le storielle di quel genere. Una delle cose che mi impression fu il fatto che tutti erano d'accordo sullo spettrale colore bianco del gigantesco pesce. L'ispettore delle aziende locali di pesca a quell'epoca, il signor Paton, convenne con me che doveva essere un animale realmente mostruoso per incutere un senso di paura cos forte in uomini con tante esperienze sulle spalle.
Sono molto propenso a credere che quella fu una delle rarissime occasioni in cui esseri umani hanno potuto intravedere per un attimo una enorme Morte Bianca, la cui esistenza ci  nota o di cui sappiamo che ancora in tempi recenti esistevano degli esemplari negli abissi marini. Queste creature probabilmente si sono ridotte come numero, ma non
 sicuro. E perch il lettore non pensi che sono un ingenuo, vorrei aggiungere che ho visto con i miei occhi i denti di uno squalo di questo tipo che avevano un diametro non inferiore ai dodici centimetri (ogni singolo dente) alla base. Erano stati trovati dragando il fondo dell'Oceano Pacifico. Non si trattava, credo, di denti fossili come se ne rinvengono nei vari sedimenti dell'epoca terziaria, che hanno gi fornito considerevoli quantit di denti molto grandi di squali bianchi della preistoria. Quelli che ho visto, invece, risalivano a un'epoca cos recente da giustificare la convinzione di essere appartenuti a una specie di grandi squali che forse continua a esistere nei mari molto profondi! Pesci come quelli erano senz'altro in grado di impadronirsi di tutta l'attrezzatura di un pescatore di aragoste, le ceste, le aragoste, i cavi di ormeggio e la barca! Uno squalo con denti simili avrebbe una lunghezza variabile dai venticinque ai ventotto metri.
(Da Sharks and Rays of Australian Seas di David Stead, Angus & Robertson Publishers.)


GLI SQUALI NELLA FANTASIA DEGLI AUTORI.

Gli squali compaiono spesso nei racconti di fantasia, ma ne sono raramente i protagonisti. Lo squalo e Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway rappresentano ovviamente due eccezioni. Cos ho dovuto fare molte ricerche per trovare gli estratti presentati in questo volume. Si tratta di racconti veramente deliziosi che, a eccezione di Ti-Coyo and His Shark (Ti-Coyo e il suo pescecane), potrebbero essere veri.
Il grande squalo bianco inventato dal dottor Charles Holder potrebbe essere quasi reale, tuttavia so che sarebbe impossibile seguire i movimenti di uno squalo vivo nell'oceano per tutto il tempo indicato da Holder. Comunque non posso fare a meno di domandarmi se il finale di quel racconto non sia basato sulla realt. Forse un grande squalo bianco con una ferita o una tacca sulla pinna dorsale  effettivamente in mostra al British Museum. Se mai mi capiter di visitare quel museo, potr scoprire certamente come stanno le cose.
Per quanto affascinanti possano essere le avventure autentiche vissute con gli squali, bisogna ammettere che i racconti di fantasia spesso sono altrettanto se non addirittura pi interessanti.


DA LO SQUALO TIGRE
Hugh Edwards.

Scritto per i bambini, il libro Tiger Shark (Lo squalo tigre)  un racconto di avventure nato dalla fantasia dell'autore e ha per protagonista una famiglia che prende il mare a bordo del proprio panfilo chiamato Sea Witch. Si tratta di un romanzo che chiunque interessato alle creature del mare dovrebbe leggere.
Edwards, l'autore,  un sub che conosce il mare e sa come i suoi abitanti si comportino nel loro ambiente naturale. Bisogna dire che ha saputo mettere brillantemente a profitto le sue esperienze. Tutto ci che accade alle creature descritte nel suo libro  basato su fatti autentici per cui il libro non  solo divertente, ma ha anche un grande valore educativo.
Lo squalo tigre ferito  descritto meravigliosamente.  ovvio che l'autore deve avere incontrato spesso questi pesci giganteschi.
Il racconto verte principalmente su uno squalo ferito e affamato che minaccia Sam, il pi vecchio dei tre figli di Masterson e che si accinge a trasformare in un incubo quella che doveva essere una felice e spensierata vacanza.
Ho scelto l'ultimo capitolo soprattutto perch questo  uno dei pochi racconti che ho trovato che si concludono bene per tutti, compreso lo squalo.
Posso comprendere perfettamente la compassione di Sam per il pesce catturato bench questo abbia in precedenza tentato di divorarlo. In circostanze simili avrei provato le stesse sensazioni.
Ron e io abbiamo messo due volte in libert un grande squalo bianco che avevamo catturato. In entrambi i casi abbiamo sentito solo piet per l'animale spaventato che non poteva difendersi.
Un'altra caratteristica simpatica del libro di Edwards  che lo ha dedicato ai suoi tre figli, Christopher, Caroline e Petrana.

Il momento della verit.
Mentre lo stava contemplando dall'alto, Sam provava solo compassione per lo squalo. Vedeva l'arpione deformato e arrugginito, di quelli usati per la caccia alle tartarughe, che gli aveva provocato una ferita e che gli stava bloccando una branchia. Riusc a immaginare le sofferenze della creatura.
Povero squalo! bisbigli. Che terribile modo di morire.
Poi tese la mano e tocc l'arpione; lo squalo sussult, ma era legato cos stretto grazie ai nodi fatti da Joe Benson che poteva fare ben poco.
I cavi stavano mordendo in profondit la superficie della pelle. Pendeva con il corpo piegato in corrispondenza dei nodi scorsoi e con le pinne flosce e non poteva difendersi. Aspettava di essere ucciso.
Sam tocc di nuovo l'arpione. Il ferro ballava nella ferita. Il ragazzo si accorse che avrebbe potuto forse estrarre l'arma se fosse riuscito a girare la testa dell'arpione.
Tieni duro, ragazzo mio, disse allo squalo. Ti far un po' male!
Poi rivolt l'arpione e diede un rapido strattone. Il ferro continu a restare conficcato per un lungo attimo insopportabile, ma poi usc dalla ferita. Sam lo lasci cadere sul pavimento del dinghy con un lieve tonfo. Lo squalo era stato percorso da un piccolo brivido mentre il ferro usciva dallo squarcio.
Sam si sporse dalla barca e tocc il punto dove l'arpione aveva rivoltato in fuori una delle branchie, bloccando contemporaneamente le altre. Not che queste erano ritornate perfettamente a posto e anche la pinna, fino a poco prima floscia, si era notevolmente raddrizzata. Le branchie si aprirono lentamente e cominciarono a funzionare per la prima volta dopo il terribile colpo dell'arpione di parecchio tempo prima!
Sam trov dell'ironia nella sorte dello squalo che, sul punto di guarire, stava anche per essere ucciso.
Chi lo deve ammazzare? chiese Michael. Il fucile  sulla plancia!
Un'ondata di piet invase Sam. Vide che l'enorme occhio nero osservava ogni suo movimento. Stese una mano verso di esso e la membrana bianca lo copr come una palpebra, proprio come un uomo che aspettandosi un colpo sugli occhi li chiudesse tentando di scansarsi.
L'occhio si riapr e rote disperatamente. Sam vi colse un'espressione particolare. Lo squalo era terrorizzato.
Povero squalo, ripet Sam. Poi estrasse il coltello e lo sollev in alto.
Per un attimo rimase in quella posizione e continu a guardare affascinato l'occhio dell'animale. Senza rendersene conto, avvicin la faccia sempre di pi alla grande testa.
Sam! ud il padre gridare dalla plancia.
Sam! arriv di nuovo la voce, quella volta con un tono pi severo. Sam! Che cosa diavolo stai combinando, ragazzo mio?
Sam sapeva di avere solo pochissimo tempo a disposizione.
Far presto, squalo, promise.
Non ammazzarlo con il coltello, Sam, url Michael. Fallo con il fucile. Aspettami!
Amanda si copr gli occhi con le mani.
Scostati, Sam, quello si liberer dei cavi! grid Joe.  pericoloso. Allontanati da lui!
Sam li ignor tutti. Con un rapido colpo di coltello tagli il cavo che tratteneva la coda. Poi si sporse e tagli a uno a uno i nodi scorsoi che serravano la grande testa e le spalle dell'animale. Mentre i pezzi di cavo cadevano, vide le profonde escoriazioni prodotte dalle cime.
Lo squalo continuava a restarsene l, all'apparenza ignaro del fatto che era libero.
Sam ud la voce infuriata di Michael, un rumore di piedi che correvano sui ponti e un confuso fracasso alle proprie spalle, ma non si volt.
Stese invece la mano.
Vai, squalo! mormor. Vai. Torna nell'oceano al quale appartieni. Cerca di guarire... e tieniti lontano dagli uomini. Quelli possono essere pi pericolosi degli squali...
L'animale continuava a rollare accanto al dinghy con le branchie che si aprivano e si richiudevano, simile a un uomo che cerchi disperatamente di respirare.
Poi si agit come per vedere se tutto era a posto e scosse anche la testa come un pugile frastornato dai pugni. Sam pot immaginare ci che provava quella creatura: i muscoli rattrappiti e doloranti per avere resistito per tanto tempo alla trazione della lenza e poi alla cattura, quando lo avevano immobilizzato con le funi lungo il fianco della barca. Lo squalo comp un lento mezzo giro accanto al dinghy per mettere probabilmente alla prova il proprio senso di equilibrio e poi si gir su un fianco in modo che l'occhio e una met dell'enorme testa fossero fuori dell'acqua. Sam si sporse verso di lui e tese di nuovo la mano.
Gli spettatori inorriditi videro schiudersi lievemente la bocca dell'animale. Si vedeva il bianco dei denti. La grande coda cominci ad attorcigliarsi come una molla.
Dio mio! esclam Joe. Sta per colpire!
Tirati indietro! Tirati indietro! grid il padre a Sam.
Nessuno ebbe il tempo di muoversi. Tutta la scena sembrava svolgersi al rallentatore.
Sam si era sporto ancora di pi. La testa e la mano distavano ormai solo pochi centimetri dal grande squalo.
Poi accadde una cosa strana.
Invece di avanzare di colpo con la testa per fare scattare quelle terribili mascelle che avevano gi fatto a pezzi il remo del dinghy, lo squalo parve trattenersi e guardare per un attimo Sam.
Il ragazzo tese ancora la mano, ma quella volta l'occhio dell'animale non si chiuse. Continuava a fissarlo e i loro sguardi si incontrarono per un attimo.
Sam diede di nuovo una spinta alla spalla dello squalo.
Vai, gli disse in tono gentile e allora lo squalo se ne and.
Si immerse lentamente e mentre il mare gli copriva la schiena cominci a nuotare con lunghi e potenti colpi di coda.
Sam attese finch non scomparve in profondit e il mare torn senza increspature. Poi ripul il coltello, raccolse e arrotol i cavi tagliati e a forza di braccia si arrampic a bordo del Sea Witch. Non guard nemmeno coloro che stavano in coperta e scese nella cabina a prua senza avere rivolto la parola a nessuno.
Lo squalo sapeva che Sam era suo amico, osserv Amanda.  per questo che non lo ha morsicato. Uno squalo non  capace di ragionare cos, replic Joe. Quelli sanno solo mordere e ammazzare. E le mandibole? domand con voce piagnucolosa Michael. Tanto lavoro per niente!
Sta' zitto! disse Amanda in tono risentito. Lo squalo aveva attaccato Sam e lui poteva farne ci che voleva. E poi, aggiunse con un lampo di sdegno negli occhi azzurri, il povero squalo aveva un arpione nella schiena. Gli era stato conficcato da uno stupido essere umano... perch non dovrebbe attaccare qualsiasi persona vista in acqua? E stava anche morendo di fame!
Non prendertela, disse Alan Masterson. Credo che Sam abbia dato una lezione a tutti noi.
Joe annu e cominci a tagliuzzare il remo spezzato. Michael si mise a disfare il groviglio dei resti del cavo usato per pescare lo squalo. Dopo un po' il padre si alz e scese nella cabina. Sam era sdraiato sulla sua cuccetta e si era tirato il lenzuolo sulla testa. Il padre gli tocc con gentilezza la spalla.
Hai avuto ragione ad agire cos con lo squalo, ragazzo mio, mormor. Due torti non sono una cosa giusta n nel nostro mondo n nel loro. Ma che non ti venga mai pi in mente di avvicinare la testa alla bocca di uno squalo. In quel momento non era spaventato. Pu darsi di no, ripet il padre, ma in compenso lo ero io.
Ti chiedo scusa, disse Sam, rendendosi finalmente conto di ci che aveva combinato. Mentre il padre saliva la scaletta per tornare in coperta, Sam esclam: Pap!
Il padre si ferm e si volt. Joe non sar per caso arrabbiato con me, vero?
Perch dovrebbe essere arrabbiato? Be', ha fatto tanta fatica per catturare lo squalo. Non lo credo. Sono certo che ha capito. In quel momento la sagoma di Joe si inquadr nel vano della scaletta.
Ti ho portato un ricordo, disse con voce allegra. Anzi, ce ne sono due perch dovresti anche tenerti l'arpione deformato. Ho pensato che questa roba ti sarebbe piaciuta.
Era il remo spezzato con i segni dei denti dello squalo. Joe aveva unito i due pezzi con un nodo alla marinara e scolpito nel legno le seguenti parole:
A Sam, dal suo amico lo squalo
Grazie, Joe, disse Sam con gli occhi lucidi. Preferisco questo alle mandibole.
S, convenne Joe. Meglio questa roba che non le mandibole.
Mentre risaliva la scaletta scorse la canna per la pesca delle tartarughe abbandonata in coperta e la prese in mano. Non ho trovato quelle uova di tartaruga, si disse grattandosi la barba.
La mattina seguente Joe, Michael e Amanda andarono a riva con il dinghy e raccolsero un secchiello pieno di uova dopo che Michael ebbe stretto molto bene il nodo del cavo di ormeggio.
Poi il Sea Witch lev l'ancora e salp dirigendosi verso la laguna occidentale.
 l che si trovano le ostriche con le perle, Amanda, disse Joe. Probabilmente finirai per trovarci un'altra perla come la Stella dell'Occidente. Poi inton sottovoce una delle sue canzoni da marinaio mentre il vento gonfiava le vele del Sea Witch e la barca puntava sullo sbocco della laguna per raggiungere il mare aperto.
Michael si domand se lo spostamento non fosse dovuto in realt a ci che pensavano Joe e il signor Masterson, nonostante il parere contrario di Sam, che, cio, lo squalo potesse essere ancora pericoloso e ritornare nella laguna.
Stava per chiedere a Joe se la sua supposizione fosse giusta, ma poi ci ripens e chiese invece: Quanto  distante la laguna occidentale, Joe?
Mentre doppiavano il punto della scogliera dove si distinguevano nell'acqua azzurra le schiene delle tartarughe che stavano ritornando, Sam guard il tratto di mare che avevano appena lasciato e si domand che cosa stesse facendo lo squalo.
A grande profondit, e molto lontano, lo squalo nuotava.
La coda era alta, perch il dolore che gli paralizzava la spalla destra era scomparso, e le pinne pettorali ben ritte bilanciavano i colpi della gigantesca coda. L'acqua di mare penetrava nella bocca semiaperta e usciva attraverso le ampie fessure delle branchie rifornendo di ossigeno il sangue. L'occhio era limpido e lo squalo si sent pervadere da un nuovo vigore mentre continuava a nuotare.
Davanti a lui guizzavano tre pesci pilota che aveva preso con s nella laguna e dietro era seguito da un nuovo amico che all'inizio si era rivelato un tantino nervosetto: un pesce cobia regale che si teneva a rispettosa distanza. Il re aveva trovato dei nuovi cortigiani e una nuova vita.


DA CACCIA GROSSA IN MARE
Charles F. Holder.

Big Game at Sea (Caccia grossa in mare)  stato scritto a cavallo del secolo dal dottor Charles F. Holder, fondatore del primo circolo di pescatori sportivi del mondo, un uomo con una notevole fantasia com' dimostrato da questo estratto.
Dal libro intriso di un forte realismo ho scelto questa favola di un vecchio squalo, una creatura ormai ben lontana dalla giovent.  un po' la storia di tutte le creature che invecchiano, i cui sensi si appannano e i cui movimenti si fanno pi lenti. Il capitolo che ho riprodotto non  ovviamente una storia vera, ma chi sarebbe in grado di affermare che in realt non sia mai accaduta? Nessun essere umano  riuscito finora a seguire le vicende di uno squalo dalla nascita alla morte.
C' un passo che mi ha parecchio irritata: la descrizione degli occhi dello squalo bianco. Questi non sono piccoli, grigi, scintillanti, ma grandi, neri, senza fondo. Questo errore nella descrizione dello squalo, per il resto perfettamente aderente alla realt in ogni particolare, mi ha sorpresa perch il dottor Holder non solo conosceva i suoi squali, ma li conosceva molto bene.
La prosa del dottor Holder mi diverte. L'autore ha un grande amore per il mare e le sue creature e riesce a trasmettere questo sentimento al lettore, qualunque sia il soggetto dei suoi racconti: uno squalo, un pesce comune oppure un pescatore.

Nessun gancio con un'esca riusciva ad attirare l'antropofago. Molti uomini a bordo ritenevano che l'animale continuasse a seguire la nave in attesa che colasse a picco. E quando un certo bastimento fu investito da un uragano e and a fondo con l'equipaggio al completo nello Stretto della Florida, tutti dissero che il Vecchio Bill lo aveva seguito in fondo al mare. In ogni caso, la creatura scomparve per vari mesi. Era lunga cinque metri e mezzo ed enorme. Lo squalo si spingeva raramente a nord di Hatteras e per di pi solo in estate, quando seguiva i banchi di alose diretti a settentrione, per visitare periodicamente le acque intorno a Long Island in giugno e la costa del Maine verso la fine della stagione. Aveva cambiato gusti. Le sue prede preferite erano gli animali morti. Era diventato uno spazzino del mare, capace di seguire un bastimento carico di bestiame attraverso mezzo oceano per mangiarsi un bue morto. Ormai sembrava troppo appesantito per cacciare e raggiungere gli sgombri e i pesci piccoli riuscivano a sfuggirgli tutti. Qualche volta, tuttavia, trovava un banco di sgombri circondato da una rete e lo investiva, reso pazzo dall'odore del sangue e del muco. In quei casi si rimpinzava.
Era assolutamente insensibile al dolore. Una volta, dopo essere rimasto impigliato nella rete, venne fiocinato varie volte da un pescatore imbestialito, ma gli uomini a bordo notarono che non smetteva di mangiare e che non badava affatto alle ferite riportate. Quando poi i pescatori poterono rendersi conto delle sue dimensioni, il capitano ordin a tutti di ritornare a bordo della goletta. In un'altra occasione, rimasto invischiato in una rete nei pressi di Gloucester, a cinque miglia da riva, la distrusse a furia di agitarsi e di morderne le maglie. La fece proprio a pezzettini. Un uomo a bordo di una barca dal fondo piatto lo attacc con l'arpione e allora lui fece una violenta virata per afferrare con i denti il tagliamare dell'imbarcazione e sollevarla per quasi un metro. Gli uomini a bordo si allontanarono in fretta dopo avere visto le dimensioni dell'animale. Il giorno dopo, impronte dei suoi denti vennero trovate sul fasciame della barca.
Un'estate si avvicin alla costa nella speranza di trovare qualche piroscafo carico di bestiame. Non ne incontr e continu a nuotare finch non venne attirato da una flottiglia di pescherecci che si mise a seguire. Il cibo scarseggiava. Gli
sgombri gli sfuggivano. Un giorno mangi per disperazione una gigantesca medusa per afferrare subito dopo e dilaniare una massa aggrovigliata di alghe che avvolgeva un pesce morto. La scoperta fece sorgere in lui un frenetico desiderio di cibo e di sangue. Una goletta stava pescando nelle vicinanze. Mentre gli uomini alavano i pesci, lui li azzannava e se li portava via, trascinandosi dietro le lenze e riempiendosi la bocca di ami ai quali prest ben poca attenzione. Alla fine gli uomini smisero di pescare e lo squalo emerse a una certa distanza. Dopo avere notato una barca a fondo piatto all'ancora, si avvicin e cominci a fare dei giri intorno a essa. La sua comparsa terrorizz l'uomo a bordo della barca che afferr un remo e colp lo squalo, invocando contemporaneamente aiuto. In seguito si disse che lo squalo si era infilato di proposito sotto la barca per rovesciarla, ma  storicamente accertato che una diecina e pi di uomini e di donne a bordo della goletta videro il pesce scagliarsi contro la barca, sollevarsi dall'acqua in corrispondenza del suo centro e lo sfortunato pescatore agitare le braccia; poi lo videro vibrare con il remo un colpo allo squalo, ma quest'ultimo cadde sulla barca, schiacciandola, e subito dopo entrambi scomparvero. L'incidente accadde al largo di Nahant e nelle estati successive lo squalo continu a frequentare la costa della Nuova Inghilterra e il Golfo del Maine. Tent ripetutamente di capovolgere delle barche al largo dell'Isola di Boon e si mise a terrorizzare i pescatori di merluzzo e di altri pesci che si trovavano su barche a fondo piatto infilandosi sotto di essi e girandovi intorno. Il Grande Squalo, come lo chiamava la gente a quell'epoca, sopravvive nel ricordo dei vecchi pescatori della costa.
Il pesce si era indubbiamente meritato l'appellativo di mangiauomini, e il suo carattere parve subire un cambiamento con l'acquisizione del nuovo titolo. Anche se qualche volta era veramente affamato, continuava a tallonare le navi non prestando che scarsa attenzione ai grandi banchi di pesci migratori che quasi tutti gli squali inseguono lungo la costa. La sua intelligenza primitiva associava le navi a quella nuova preda e i piccoli occhi grigi avevano imparato a distinguere tra le parti animate e inanimate di un battello; la bandiera che sventolava a poppa sopra l'elica non lo ingannava n riusciva a distrarlo, ma gli uomini appesi alle catene o all'esterno del parapetto e intenti a raschiare o a verniciare le fiancate della nave talvolta scorgevano nel mare ai loro piedi una strana, ma grossa ombra e si affrettavano ad arrampicarsi sulla coperta terrorizzati, in preda a una paura indefinibile.
Lo squalo era stato ai suoi tempi capace di mosse velocissime, un cacciatore che raggiungeva sempre la preda anche pi veloce. Aveva imparato i trucchi e le abitudini dei pesci. Sapeva quando il pesce azzurro migrava, quando i milioni di alose risalivano dal profondo pianoro sottomarino sul quale avevano trascorso l'inverno e insieme con gli altri squali le aveva inseguite restando in agguato nei pressi delle foci dei fiumi dove spesso era penetrato alla chetichella divorando alcuni suoi simili oppure centinaia di alose imprigionate nelle reti. Poi restava all'erta per un po' vicino alle isole della costa del Golfo in attesa della specie argentata, il tarpon, che in febbraio risaliva a nord partendo dalla costa del Sudamerica. Aveva ben presto imparato ad aspettare che il pescatore avesse agganciato un tarpon e molti di quegli uomini ricorderanno di avere sentito improvvisamente tirare forte la lenza e di avere visto un'enorme sagoma dal ventre bianco alzarsi per un metro e mezzo dall'acqua con un tarpon ancora vivo tra le mandibole. Poi aveva seguito gli sgombri in primavera, accompagnandoli nascosto nell'acqua pi profonda, ma fiutando sempre la traccia che loro lasciavano, dovuta a una sostanza oleosa che le scaglie di quei pesci secernono e che persiste nell'acqua come una scia per miglia e miglia. Si comportava come un cane da caccia; aveva attaccato a sorpresa di notte e spesso spinto interi banchi sulla battigia per perderli sul terreno sabbioso dove i pescatori li finivano a colpi di fiocina domandandosi perch mai quei pesci fossero finiti a terra di loro spontanea volont.
Il grande squalo aveva fatto tutte queste cose e altre ancora, ma in quel momento la sua enorme mole, i suoi movimenti lenti suggerivano una vita diversa; la gigantesca creatura aveva raggiunto l'apice demoniaco del suo sviluppo. Possedeva quattordici e pi file di denti bianchi uniti l'uno all'altro, simili a coltelli; si muoveva con fare deciso e sembrava incapace di movimenti rapidi. Ma non era tutto completamente vero, esisteva un'attivit che lo squalo era realmente capace di esercitare. Poteva sfrecciare in avanti o virare all'improvviso con incomparabile grazia, ma lo faceva di rado. Preferiva avanzare lentamente cercando gli oggetti che gli facevano intuire la presenza della preda che lui preferiva.
Fu quel cambiamento di abitudini che trasform il grande e bianco divoratore di uomini in un vagabondo dell'oceano. Evitava le acque costiere e si metteva a seguire qualche grande nave salpata da Boston per Liverpool. Le stava dietro per giorni e giorni come un cane da caccia che segue l'odore della preda. Le restava vicino quando il mare era calmo e quando era agitato dalla tempesta. Ogni paiolo di rifiuti buttato in mare lo faceva accorrere in un lampo. Una volta gli capit di perdere le tracce di una nave perch si era messo a inseguire qualcosa che era stato gettato in mare. Si trovava in alto mare a pi di milleseicento chilometri dalla costa pi vicina. Lo squalo cominci a nuotare in ogni direzione nella speranza di ritrovare la scia della nave; a tratti si muoveva come impazzito, poi riprendeva un'andatura lenta. Scese in profondit per un quattrocento metri, cercando il fondale che si trovava a quasi quattromila metri sotto di lui. Poi il freddo lo fece risalire e allora rest in superficie quando il mare era calmo.
La meravigliosa tinta turchese del cuore dell'oceano, la sua splendida vita virile, la sua forza, i suoi poderosi movimenti, i suoi disegni argentei, la superficie appannata quando era agitato non dicevano nulla allo stupido squalo. Non vedeva, mentre nuotava, la meravigliosa tinta del mare di notte, le sue comete e le sue costellazioni simili a brillanti fosforescenze. A quel cacciatore assetato di sangue importava ben poco che l'oceano fosse un reame delle cose belle, che ogni goccia cristallina fosse piena di vita e di innumerevoli forme bellissime. Non not gli splendori delle gigantesche meduse i cui tentacoli lo avvolgevano come un ricamo vivo in una nube di colori, lavanda, blu e rosa, tutto sfuggiva a lui, la fame personificata, che era incapace di sentire o di desiderare qualcosa che non fosse del cibo.
Un giorno, mentre nuotava senza una meta precisa, lo squalo sent improvvisamente un odore che gli era familiare. Vari piccoli gabbiani stavano svolazzando al di sopra della superficie del mare dando la caccia a qualcosa di estraneo all'acqua limpida. La grande mole entr fulmineamente in azione. Individu la traccia, la perse, vir con una mossa rapida e la ritrov per gettarsi subito dopo nella scia di una
grande nave diretta a Rio. Continu a seguirla per giorni e giorni, ora a poppa ora lungo il fianco con l'occhio cattivo rivolto in alto e subito dopo nuotando sotto il pelo dell'acqua con la grande pinna dorsale che fendeva il mare. Gli spararono addosso, gli gettarono dei ganci con attaccata della carne di maiale salata, ma il mangiauomini non ci bad. Attravers l'Equatore insieme con la nave, divenne magro e brutto e a un certo punto fu costretto a dare la caccia a una tartaruga per non morire di fame. Tutto perch il vento continuava a soffiare con immutato vigore. Finalmente lo squalo entr insieme con la nave nel porto di Rio e il suo tentativo di capovolgere la barca di un pilota fall miseramente.
Messosi a seguire un piroscafo in partenza, il bestione lo accompagn lungo la costa delle Barbados. L trov un piccolo bastimento a vela diretto a ponente e raggiunse cos Aspinswall nel Mar dei Caraibi. L'acqua era molto calda e lo squalo and a cercare un po' di refrigerio in profondit, restandoci durante il giorno e avvicinandosi occasionalmente a riva di notte per dare la caccia alle grandi razze che facevano un rumore simile a una cannonata quando uscivano dall'acqua o vi rientravano.
Un bel giorno lo squalo entr nello specchio d'acqua del porto nel tardo pomeriggio e si diresse, simbolo di una sinistra minaccia, dov'erano ancorate le navi. L'equipaggio di una di esse stava facendo il bagno. Gli uomini avevano calato in mare una vela e stavano nuotando nello spazio che essa racchiudeva perch sospettavano la presenza di squali. Il mangiauomini nuot sotto e intorno alla vela e fu colto da una specie di orgasmo quando percep l'odore che si stava sprigionando da quel punto. Cominci a muoversi rapidamente, prima in una direzione e poi nell'altra, girando intorno alla nave prima a una profondit di circa sei metri e poi pi in alto. In quel momento, uno dei marinai, pi audace degli altri, usc nuotando nel canale e lo squalo, sentendone l'odore, diede un colpo di coda e sfrecci in alto con la pinna che brillava nella luce del sole.
Ehi, laggi! si ud il grido della vedetta. Tornate a bordo!
L'uomo non pronunci la parola squalo, ma il nuotatore gir su se stesso e cominci a ritornare a grandi bracciate.
Cala la terza lancia! fu l'ordine del nostromo.
La lancia colp l'acqua con un tonfo, degli uomini nudi si precipitarono a bordo e, afferrati i remi, si misero a vogare. Mai dei marinai avevano remato in passato con tanta lena, eppure l'uomo a prua con il gancio in mano li sollecitava a fare presto in nome di Dio. Il nuotatore era ancora distante sei metri quando lo squalo spunt con la sua mole titanica. Il bestione si volt, ma non sulla schiena, e per un attimo l'uomo a prua della lancia vide stagliarsi l'orrenda sagoma sullo sfondo del cielo azzurro. Poi, terrorizzato, si rese conto che non avrebbe fatto in tempo.
Lo squalo bianco con il marchio sulla pinna dorsale venne notato per vari mesi ad Aspinswall dove furono compiuti sforzi disperati per catturarlo. Poi si accompagn a un piroscafo che faceva rotta per il nord e lo segu attraverso lo Stretto di Florida e poi a Cuba e alle Bahamas per lasciarlo, per una singolare fatalit, nelle acque dov'era nato, nei pressi del faro di Cary's Foot sulla costa della Florida. L fu attirato da una flottiglia di navi addette al recupero di relitti. And a zonzo in quelle acque per alcune settimane per aggregarsi poi a una vecchia nave diretta alle Bermude. Subito dopo prese il mare per seguire un incrociatore inglese. Ma la nave da guerra stava solo andando al largo per effettuare delle esercitazioni di tiro e quando l'enorme bestione dall'aria torva sal baldanzoso in superfcie e si mise a girare intorno all'unit, osservandola con i suoi occhi scintillanti mentre la grande pinna dorsale simile a una vela latina fendeva l'acqua, uno dei marinai chiese il permesso di aprire il fuoco su di lui e gli conficc una bella pallottola nelle branchie.
Poi la carriera di quell'insaziabile mostro ferito a morte, ma cos insensibile al dolore che l'odore del suo sangue gli arriv al cervello prima del male, per cui la sua prima reazione non fu di allarme, bens di desiderio, raggiunse il suo apice. Reso pazzo dalla voglia di assaporare il sangue, di uccidere, lo squalo vir e si immerse come una freccia nella nube rossa, spingendo il muso di qua e di l alla ricerca di se stesso, quando una seconda pallottola gli spezz la spina dorsale tagliando il midollo. L'enorme massa rimase improvvisamente inerte. Per la prima volta la potente coda non rispose alle sollecitazioni del cervello. Le grandi labbra si serrarono spasmodicamente, le file di denti lucidi rimasero erette per un attimo. Poi i piccoli occhi privi di espressione rotearono convulsamente, i pesci pilota sfrecciarono confusi intorno alla testa che penzolava e alle branchie aperte, le remore nere e bianche si precipitarono sui suoi fianchi spietatamente e senza perdere tempo. Lo squalo divoratore di uomini era morto.
In uno dei grandi musei inglesi c' uno splendido squalo imbalsamato. Il cartellino dice che  lungo sette metri e mezzo e che si tratta di un esemplare adulto della specie Carcharodon, del grande squalo bianco o mangiauomini, come lo chiamano. Il trofeo  stato donato dagli ufficiali di una delle navi da guerra di Sua Maest. Si tratta di un esemplare perfetto di una specie di squali molto rara. Sulla pinna dorsale si nota una specie di ferita o tacca.


DA TI-COYO E IL SUO PESCECANE
Clement Richer.

Ti-Coyo  uno strano racconto. Tuttavia fa piacere trovare un autore che parli di uno squalo che, pur conservando tutte le sue caratteristiche, sia un personaggio simpatico e faccia di tutto per apparire tale.
 un vero peccato che gli squali in realt non siano fatti cos. Nuotare diventerebbe in tal caso molto meno pericoloso in certe acque. Nella realt, gli squali non possiedono affatto la sensibilit e il senso dell'umorismo che costituiscono due delle qualit pi simpatiche di Manid.
La favola di Clement Richer nella quale un ragazzo trova uno squalo tutto suo, lo soccorre e poi diventa suo amico  una storia deliziosa che mi  piaciuta moltissimo se non altro perch il suo contenuto  l'esatto contrario delle esperienze che noi abbiamo fatto con queste creature.
Mi piace leggere racconti fantastici di squali felici e buoni, anche se non rispondono alla realt. I poveri squali di questo mondo devono subire dei gravi torti e soffrire perch tutti li considerano dei terribili mostri sempre pronti a divorare l'uomo. Lo squalo di Ti-Coyo, invece,  un mangiauomini simpatico e felice che mi piacerebbe incontrare.

Insieme con il bel tempo erano tornate per Ti-Coyo le preoccupazioni.
Per un'intera settimana, il villaggio aveva vissuto nel timore di un nuovo cataclisma. Ma il Cielo era stanco e voleva
riposarsi. All'alba dell'ottavo giorno, il vulcano finalmente smise di eruttare cenere per un raggio di cento chilometri e la situazione ridivenne normale.
La piccola sorgente sfacciata era per prima ritornata nel suo letto, da cui tutti speravano che non sarebbe uscita tanto presto. Gli animali erano tornati al pascolo e Joe, alla meno peggio, aveva rimesso su la capanna sprofondata.
Il mare adesso pareva tranquillo e si stentava a credere che, una settimana prima, si fosse precipitato con tanta furia su tutto quel che non era abbastanza in alto per sfuggirgli, sommergendolo. E cos fresco era il vento che danzava tra le foglie, cos commoventi i profumi e cos dolci i suoni, che la natura sembrava presa dai rimorsi e vogliosa di far dimenticare ai sopravvissuti le sue sregolatezze.
Ma Lucia, in disparte, piangeva tacitamente sulla sua famiglia, che non avrebbe pi riveduto. E Dora, pensando alla sua casa alle porte di Saint-Pierre, singhiozzava amaramente.
La saggezza non si trova nei libri, le ricord sentenzioso il gobbo. (Si stava rimettendo dall'emozione e si rallegrava di essersi portato appresso l'oro.) Il pescecane, senza essere andato a scuola, ha capito prima e meglio di tutti i sapienti che era tempo di fuggire da Saint-Pierre.
Certo, approv il ragazzo che s'era avvicinato, ma dove si trover adesso?
Di chi parli, figlio mio?
Del pescecane, fece Ti-Coyo con aria preoccupata.
Manid non era ricomparso dopo la catastrofe e il giovane era molto inquieto sul suo conto.  vero che la mattina in cui il maremoto si era scatenato con la violenza che sappiamo, Ti-Coyo non aveva visto il pescecane da nessuna parte. Si poteva, perci, supporre che l'animale avesse previsto quanto stava per accadere e si fosse allontanato fin dal giorno prima. In tal caso, s'era dovuto distanziare assai dalla caletta, poich l'effetto di un maremoto si fa sentire a parecchi chilometri dal luogo in cui avviene.
Ti-Coyo scese verso la cala di cattivissimo umore e deciso ad attraversare, se era necessario, tutto il mar dei Caraibi con la sua piroga, alla ricerca di Manid.
Questa seccatura gli fu risparmiata.
Si era steso un momento sulla sabbia, riflettendo da quali luoghi dovesse incominciare la sua ricerca e mentre se ne stava
cos soprappensiero, con il cuore grosso e le braccia incrociate (era sdraiato sul dorso e seguiva con gli occhi una nuvola la cui forma gli ricordava un poco quella di Manid), percep un rumore lieve, come lo produce di solito la chiglia di una piroga che striscia sulla sabbia, quando la si tira in secco. Voltatosi, vide a qualche centimetro dalla propria testa la gola mostruosa dello squalo. Manid aveva quell'aria stordita caratteristica in lui quando si trovava fuori del suo elemento.
Ti-Coyo mand un grido di piacere e si gett tutto vestito in mare, dove il pescecane lo segu. Allora si tuff fino a perdere il fiato, afferr passando un lambi che passeggiava senza fretta tra le alghe, e che si raggomitol subito nel suo guscio (lo stesso guscio in cui soffiano, per chiamare aiuto, i pescatori sorpresi dalla tempesta), risal con un colpo di reni alla superficie, agitando il suo trofeo, la cui eco si ripercosse sotto la volta sonora fino al mare. Poi si rituff da capo tentando, con precauzione, poich era affilata come la lama del suo coltello, di afferrare la coda dello squalo mentre lo sfiorava.
Finalmente, and a sedersi sulla riva, tenendo i piedi in acqua, e cominci a ripulire il pescecane. Manid aspettava quel momento con impazienza, perch le conchiglie, aderendogli alla pelle, gli davano fastidio e gli provocavano un prurito intollerabile. Cos si allung nell'acqua poco profonda, in modo che il dorso per met gli emergeva.
La pelle di un pescecane  bellissima da vedere e ancor pi piacevole da toccare. Basta, per convincersene, aver la pazienza di aspettare che il suo proprietario abbia lasciato la pelle e la vita.  morbida e resistente insieme e i venditori di scarpe e di borsette, in tutto il mondo, ne fanno gran caso. Con l'aiuto del coltello, Ti-Coyo prese a staccare a una a una tutte le conchiglie di ogni genere che aderivano, saldate da secrezioni umorali, su tutto il dorso variegato da minuscole losanghe e sotto il ventre immacolato.
Tutte le variet di conchiglie parevano aver eletto a loro domicilio il corpo del pescecane, che prendeva perci, quando era immobile, l'aspetto di quelle lunghe rocce umide affioranti con la bassa marea, molto numerose sulle coste della Martinica, dove sono il terrore dei marinai. A volte capitava che un giovane marinaio si lasciasse ingannare da tale rassomiglianza, finch il pescecane non gli faceva cambiar parere.
Lo squalo si girava e si rigirava docilmente nell'acqua, seguendo le spinte del ragazzo, che era occupatissimo a pulire per bene in lungo e in largo, e dall'alto in basso, un animale di simili dimensioni.
Dopo un'ora di lavoro, Ti-Coyo sudava abbondantemente, ma il pescecane non aveva sul corpo la pi piccola conchiglia. Il ragazzo fece alcuni passi sulla sabbia, come cercando qualcosa che non dovette trovare, perch si butt in acqua e si tuff. Raccoglieva sassi in fondo al mare, gettandoli subito via con impazienza, per raccoglierne altri che buttava via allo stesso modo. Manid era molto perplesso vedendo quelle manovre, nuove per lui. Gli oggetti che in genere Ti-Coyo tirava su dall'acqua erano luccicanti, ma il pescecane vedeva benissimo che qui non esisteva nulla di simile. E cos seguiva da vicino il ragazzo e ficcava dappertutto il suo grosso naso, ch uno squalo  assai curioso per gusto e per necessit.
Ti-Coyo infine scov quel che cercava: un gran pezzo di corallo di cui si serv per strofinare energicamente il dorso del pescecane, che portava tracce bianche nei punti in cui si erano incrostate le conchiglie. Si ferm soltanto, senza fiato, quando la pelle fu ridiventata tutta lucente e liscia.
Poi apr la larga bocca dal taglio obliquo e vi sprofond le braccia, dopo che il pescecane aveva avuto cura di ripiegare le zanne, per togliere i pezzi di straccio, di legno o di vetro (uno squalo inghiotte volentieri una o due bottiglie, quando ne trova) che restavano agganciati o incastrati fra quei denti crudeli, il pescecane, che aveva, e non lo nascondeva, una predilezione per la carne umana, non si sognava neppure di richiudere la possente mascella su quelle mani che gli frugano la gola.
(Da t-koyo e il suo pescecane di Clement Richer, 1957 Longanesi Milano).
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FINE.