GEROLAMO ROVETTA.
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ROMANTICISMO.
DRAMMA IN 4 ATTI.
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1922. CASA EDITRICE BALDINI & CASTOLDI, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Claudio Paganelli per il Progetto Manuzio, iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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DEDICA.
A TINA DI LORENZO L'AUTORE DI DORINA DI NORA DI ANNA CON AFFETTUOSA E RICONOSCENTE AMMIRAZIONE.
LIVORNO, 18 NOVEMBRE 1902.
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PERSONAGGI:
Il conte VITALIANO LAMBERTI.
Il conte di RIENZ.
Il marchese GIACOMINO D'ARFO.
RODOLFO CZKY.
GIOVANNI ANSPERTI, farmacista.
CASIMIRO FRATTI, medico.
MAURO STRASSR, libraio-editore.
Don CARLO MORELLI.
Il signor FAUSTINO, direttore della Farmacia Ansperti.
BARAFFINI, sergente dei gendarmi.
DEMOSTENE, facchino.
FRANCESCO, vecchio servo di casa Lamberti.
La contessa ANNA LAMBERTI.
La contessa TERESA LAMBERTI dei duchi di Landro.
GIUDITTA ANSPERTI.
CAROLINA, vecchia cameriera della contessa Teresa
Una contadina.
Gendarmi.
L'azione succede nel 1854:
Nel primo atto a Como, nella farmacia Ansperti.
Nel secondo, terzo e quarto atto nella villa Lamberta, presso Milano, patria italiana sul teatro.
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A Gerolamo Rovetta.
Per qual ragione credete voi che il vostro nuovo dramma Romanticismo sia cos ben accolto sui teatri di citt in citt d'Italia e dia alla nostra letteratura il conforto che un lavoro drammatico applaudito e piaciuto, nel pieno senso della parola, sia questa volta un lavoro italiano? Voi non pecchereste d'immodestia, rispondendomi che gli  perch lo avete fortemente concepito e datagli una forma appropriata, con sentimento di verit e d'arte. I vostri personaggi son persone vive che operano e parlano in un ambiente reale: i caratteri sono quali, nelle rispettive condizioni di vita e d'ufficio, erano i caratteri del Lombardo-Veneto, triste vocabolo di austriaca memoria, mezzo secolo fa; gli affetti, quali nei cuori degl'Italiani di codesta nobile e visceral parte della patria nostra si venivano formando e nella vita si effondevano, in quel sacro decennio fra il '49 e il '59, che matur, fermentante dal 1821, la libert d'Italia. Il vostro conte Vitaliano Lamberti aveva nei decennii antecedenti portato il nome di Federico Confalonieri, di Giovanni Arrivabene, degli Arconati, degli Arese, dei Trecchi, dei Porro. Quella borghesia eroica che nella farmacia di Giovanni Ansperti riceveva l'epico giuramento dei fedeli al verbo mazziniano, e dava, serena e impenitente i suoi confessori e martiri alle forche di Belfiore, accolse il medico, il libraio, il prete, il patrizio, che non si chiamavano Ansperti, Fratti, Strassr, Morelli, Lamberti, ma Scarsellini, Maggi, Maisner, Montanari, Finzi, Grioli, Zambelli, Speri, Penna, Ottonelli, Tazzoli. La povera Giuditta Ansperti, che muore di crepacuore un mese dopo esserle stato impiccato il marito, fu, in quella stessa Como, e in una farmacia, con dissomiglianza di vicenda e di fibbra, la forte donna il cui affetto tenace segue fino alle terribili carceri di Venezia Luigi Dottesio, e che  sopravvissuta, fino a sei anni fa, quasi nonagenaria, a quel dramma d'amore e di patria e di sangue. Dalle montagne del confine elvetico, che Ugo Foscolo inaugur al rifugio dell'idea italica sotto l'egida delle libert repubblicane; fra quelle balze, esercitate dal contrabbando politico, di mezzo alle quali il vostro conte trafuga in salvo il vecchio farmacista e si trova a dover ammazzare il tristo gendarme, che italiano, si fa gioia e vanto delle lacrime e del sangue degli italiani ribelli al suo imperatore; dalle balze di quelle montagne erano passati in una tempestosa notte del '22, a lume di torcie, l'Arrivabene, l'Ugoni, lo Scalvini, scampando allo Spielberg che ingoiava il Pellico, il Maroncelli, l'Oroboni, il Pallavicino, il Castillia, il Borsieri. Di quelle dame austriacanti, madri di figliuoli liberali; di quelle spose che avevano fatta una cosa sola dell'amore coniugale e della devozione all'Italia; oh quante la storia, la pi inedita, del cuore di donna, quante ne avrebbe potuto consacrare alla compassione o al disprezzo, ovvero (come gi per Teresa Confalonieri) al culto reverente, di noi che allora eravamo giovanetti! E il vostro consigliere imperiale, che divide la sua fedelt tra l'aula della Cancelleria Cesarea e i recessi d'una di quelle alcove maledette nel verso del Berchet e del Nicolini, lo abbiamo avuto, mutati nomi e proporzioni, anche noi nella Toscana lorenese: salvo che qui la tragedia si assottiglia pianamente nel comico, che il Giusti di tra le quinte dell'allusione motteggevole ritraeva in iscorcio; nel modo stesso che la ferocia del gendarme Baraffini ingoffiava in qualche inocuo pupazzetto militare, tirato pe' fili della sestina scettica del Guadagnoli. Ma il pallido Ortis del romanticismo di tutta la penisola si disegnava con chiaroscuri lunari lungo le linee, sulle quali voi avete tracciata la figura del venturiero Rodolfo. E non piuttosto di Lombardia che di altra qualsiasi regione d'Italia era il marchese Giacomino, da voi ritratto con arguzia e festivit goldoniane, quando dalla regione designata per la riscossa rivarcava il Ticino, sotto la bandiera tricolore, non pi fatuo giovanotto quasi inconsapevole de' suoi stessi sentimenti di naturale amor patrio, ma soldato di Vittorio Emanuele alle cariche di Palestro e di San Martino.
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E tutta questa vita vera di quel periodo della nostra storia Voi l'avete atteggiata con arte sapiente; s per quel che avete condotto espressamente sulla scena, s per quello che fra atto e atto avete trascorso. La morte della vedova Ansperti, quanto  pi pietosa risaputa dopo! e come drammatico lo scontro dei patriotti coi gendarmi sul confine svizzero, nella penombra del racconto senza indugiarvisi sopra! E il suicidio espiativo dell'Ortis denunciatore, che Voi con audace novit fate raccontare dal marito alla moglie, e pu da quella coppia pura avere generoso compianto; e il duello patriottico tra Giacomino e il Grosso ufficiale austriaco che ci pare aver conosciuto nonostante che voi non gli abbiate fatto l'onor della scena; sono tratti di artista possente, che sa risparmiarsi alle parti culminanti dell'opera meditata, e in queste poi eccellere luminoso.
Dico nel primo atto tutto intero, che non si dimentica; e (per quanto dallo avervi ascoltato pu essermisi impresso nella memoria) nella scena, che mi parve bellissima su tutte, nella quale moglie e marito si rivelano, tardi ma in tempo, a se medesimi, e nella religione della patria riconsacrano e sublimano l'amor coniugale; e dove a quella religione il conte mazziniano inizia il marchesino, che d'ora innanzi avr coscienza di ci che sin allora solamente sentiva; e le arti poliziesche della suocera e del consigliere intorno alla giovane sposa magnanima; e il castigo che alla vecchia dama si viene, lungo tutto il dramma, apparecchiando nella diserzione d'ogni pi caro e legittimo affetto, e nel supremo dolore, in cui ella ritrova colle lacrime materne se stessa, dell'arresto del figliuolo; e nella temperanza con la quale avete ritratto e lei e l'imperiale amico suo senz'aggravarli di troppo foschi colori, anzi lasciando che ancor egli, pur rimanendo inflessibile nell'aulica sua devozione contro l'idea italiana, e contro il romanticismo della rivoluzione impossibile, abbia tuttavia alcuno di quei tratti generosi a cui nessun cuore umano che non sia de' pochi affatto snaturati e perversi, rimane chiuso con sigillo inviolabile.
Questi sono pregi nobilissimi del vostro lavoro. Ai quali deve pur aggiungersi la sincerit della lingua e dello stile che mi parvero non peccare n di trascuranza delle propriet dell'idioma che ci  testimonio di nazione, n di quella preziosit che sotto altre penne (e alcun'altra volta scusate sotto la vostra stessa) aliena dallo schietto quotidiano linguaggio il conversar delle scene. Grave questione cotesta, nella quale credo che autori ed attori avrebbero ancor molto da fare, qui fra noi, per conseguire al teatro nostro la virt somma, che dovrebb'essere, in tutti i sensi ed aspetti, la verit.
Della verit storica poi, di fatti e d'ambiente, lumeggiata in modo squisito dalla valentia dei vostri interpreti e dallo sceneggiamento e dal costume, cos fossero i drammaturghi sempre in sicuro possesso come siete stato Voi nell'interrogarne un'epoca, della quale i testimoni viventi rimangono, drappello di seniori, ancora in buon numero! Ahim quanto falso medioevo sulle scene moderne! e non di scrittori italiani solamente; anzi, diciamo piuttosto, quanto falso medioevo italiano in lavori teatrali, che  sotto tale rispetto peccato nostro e non natural cosa tradurceli e accettarceli con plauso e, in certo modo, sottoscriverceli noi Italiani, sui teatri d'Italia! Voi avete dato un esempio, da augurarne imitatori. Ho riletto, dopo la rappresentazione del vostro Romanticismo, le scene maestrevoli che la Sand desunse pel suo Cadio dalla storia della Vandea; n le vostre mi paiono da meno: oltre poi il vantaggio, di averle Voi commisurate a scenica rappresentazione: ch il teatro parla a pi e di pi specie, persone che non il libro; parla a coloro ai quali non vorremmo non averci a pentire di aver insegnato a leggere il libro e il giornale; e parla, il teatro, il linguaggio del cuore, nel quale tutti anche e letterati e analfabeti, dovremmo saperci intendere e sentirci uniti nel bene. E si avverta che quanto  pi facile lo adire le fonti del vero d'un'et a noi vicina, tanto pi stringente  l'obbligo d'attingervi schietto: e pi grave dunque il carico che Voi vi eravate addossato.
Proseguite animosamente, anche perch - questo vi dico per ultimo, ma sopra tutto mi preme che vi sia detto; e per questo principalmente ho preso fiducia di scrivervi in pubblico - anche perch voi avete fatto, signore, un'opera buona. E ci pure io credo (e rispondo alla dimanda che Vi proposi in principio) sia legittimo titolo del lieto successo che avete incontrato. La Poesia civile, la quale, e romantica e classica, cooper con tanta efficacia a conquistarci la libert nazionale,  richiamata sotto le armi a difenderla: difenderla da nemici tanto pi pericolosi in quanto essi pretessono in nome della libert umana, mentre uccidono consapevoli o no, il sentimento della patria. Io ho pur una volta sentito, come da giovane, echeggiare il teatro di applausi patriottici: ve ne ringrazio di cuore. La grande istoria della servit d'Italia e del suo risorgimento Vi offre, da tutto il secolo decimonono, altri degni argomenti a trattare o riproducendo con nomi storici o, molto meglio, dal complesso dei particolari, com'era avete fatto, idealizzando fedelmente al vero persone ed avvenimenti. Vi preghiamo - lasciatemi parlare in nome della generazione con la quale io discendo - Vi preghiamo, Voi che ascendete, non sia questo il solo lavoro con cui facciate rivivere sulle scene, a memoria, ad ammonimento, a conforto, la santa immagine della patria italiana.
Firenze, Settembre 1902.
Isidoro Del Lungo.
(Dal Giornale d'Italia: - Roma - Sabato 4 Ottobre 1902).
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ROMANTICISMO.
ATTO PRIMO.
La scena rappresenta la retrobottega della farmacia Ansperti. Dai vetri delle finestre, che hanno le tendine bianche, ma sono aperte, e dagli usci si vedr l'interno della farmacia e la porta che dalla farmacia mette sulla strada. La retrobottega  arredata come un modesto salottino borghese: un grande braciere con intorno alcune seggiole: una tavola grande, che serve da pranzo e da giuoco.   la fine di novembre.  Sono le sette pomeridiane. La farmacia  illuminata con una lucerna ad olio: nella retrobottega una lucerna ad olio sulla tavola ed una candela di sego sulla credenza. Sulla tavola ad un'estremit, sul vecchio tappeto,  steso un tovagliolo con l'occorrente del pranzo per una sola persona.
SCENA PRIMA.
Il signor Faustino e la signora Giuditta. Il Signor Faustino, seduto a tavola, cena. La signora Giuditta, vestita assai modestamente, senza nessun ornamento, con un fazzoletto nero al collo, curva dinanzi al grande braciere, fissa la brace immobile, assorta, con la mente lontano.  pallida: ha l'aspetto sofferente.
Faustino continua a mangiare, poi dopo essersi pulita la bocca col tovagliolo cerca la bottiglia del vino con gli occhi: dopo un momento chiamando sottovoce:
Signora Giuditta! Signora Giuditta!
Giuditta scuotendosi: lo fissa senza capire.
Faustino sorridendo.
Sono condannato anch'io...
pi sottovoce
A morir di sete!
Giuditta.
Ah!... Il vino!
si alza: va a prendere la bottiglia sulla credenza.
Scusi! La mia povera testa se ne va!
Faustino.
Coraggio, signora Giuditta!... Non bisogna crucciarsi e bisogna distrarsi!
dopo averla osservata: gravemente.
Lei  molto ammalata!
Giuditta scoppia in lacrime.
Faustino alzandosi e prendendole una mano.
Coraggio! Coraggio per lei...
sottovoce
e pi ancora per lui.
Giuditta
a mano a mano con crescente esaltazione.
Lo sento! Lo sento! Non lo vedr pi! La forca!... La forca! Poveri e ricchi! Plebei e nobili! La forca... non guarda pi in faccia a nessuno!
Faustino.
Sst!
guarda verso la farmacia: poi, pi sottovoce, spaventato.
Sa che quel rinnegato del sergente Baraffini l'ha presa a perseguitare e fa sempre la ronda!...  Pensi, invece - per calmarsi - che con tante perquisizioni non hanno trovato una prova sola contro suo marito! E suo marito, Tito Ansperti,  forte di corpo e di spirito: sapr negare, negare, negar sempre, per salvar s e gli altri.
Giuditta.
E il dottor Lazzati?  Gli hanno trovato qualche cosa?  No.  Eppure lo hanno condannato a quindici anni di ferri! E poi... fra i suoi compagni...
Faustino con impeto.
Fra i patriotti?... Una spia?
Giuditta.
Una spia, no! Ma un animo debole che non resista ai patimenti, alle minacce, ai tradimenti...  Mi compatisca, signor Faustino!... Perdoni ad una povera donna che ama, che soffre... e che muore. S! S! La morte! Ecco la mia forza e la mia speranza, perch il mio Tito non me lo rendono pi! Sono tre mesi, pi di tre mesi, che quel Baraffini aveva messi sopra di me i suoi occhi di spia infame!   venuto a strapparlo dalle mie braccia! E rideva, ghignava, mentre i gendarmi lo ammanettavano! Lo hanno condotto a Como, a Milano, a Venezia! Dio, Dio, a Venezia! Sapete come si chiama la prigione dove lo hanno rinchiuso a Venezia?  Lo Stokhaus!  La casa delle bastonate.
scoppia di nuovo in lacrime.
Faustino esortandola a calmarsi.
Signora Giuditta! Signora Giuditta! Anche per quel povero vecchio del signor Ansperti!... Il signor Tito era l'unico figlio!
Giuditta.
Il babbo vive per la patria, per la vendetta! Lui... non  che suo padre! Io sono sua moglie! Lo amo, lo adoro, ne sono innamorata! Sono giovine ancora!  mio,  mio, il mio Tito e lo voglio!
Suona il campanello dall'uscio che dalla strada mette in farmacia: Giuditta si asciuga la lacrime in fretta.
Faustino fa per avviarsi in bottega.
Finisca di cenare. Vado io al banco.
vede in farmacia il conte Lamberti: sottovoce a Faustino:
 il conte Vitaliano!
Giuditta e Faustino mutano d'aspetto immediatamente: sorridono e si mostrano disinvolti.
Giuditta rimuovendo la brace con una palettina.
Avanti, avanti, signor conte! Venga a scaldarsi le mani! Soffia una brva gelata! Un ventaccio di neve!
Faustino mentre Lamberti entra nella retrobottega.
Servitor suo, signor conte!
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SCENA II.
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Lamberti vestito da cacciatore e DETTI poi la voce di Demostene.
Giuditta.
 stata una buona giornata? Ha fatto buona presa?
Lamberti.
No.
Faustino.
M'hanno detto che attorno al Bisbino si levano le starne a nuvoli!
Lamberti.
Non sono stato a caccia.
Giuditta ha notato l'occhiata e il torbido umore di Lamberti: sforzandosi con una risata.
Allora grande allegria e festa per la selvaggina!
Lamberti fissandola con intenzione.
Appunto: grande allegria! Molta allegria!
Faustino per cavarsela, avviandosi in bottega.
Con permesso...
Giuditta.
Si ricordi: lo zucchero e il caff a casa Bernasconi.
Faustino.
Subito!
chiamando
Demostene!
entra nella farmacia.
Demostene di dentro con una sua cantilena particolare.
vng!
Mentre dura il dialogo tra la Giuditta e il Lamberti, si vedr il signor Faustino consegnare due pacchi di zucchero e di caff a Demostene: poi, dall'uscio di strada, che si apre sempre con una scampanellata, entrer una donna di servizio con una ricetta: il signor Faustino, legge la ricetta e prepara la medicina che consegner poi alla donna.
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SCENA 3.
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Giuditta e il conte Lamberti nella retrobottega.
Nella farmacia - a suo tempo, e seguendo l'azione come  indicata nella scena II
Faustino, Demostene e la DONNA DI SERVIZIO.
Giuditta.
In questi mesi a Como si crpa di salute! se non ci fosse un po' di lavoro in coloniali, con la farmacia non si caverebbero le spese!
Lamberti fa un atto di stizza, passeggiando in su e in gi.
Giuditta sforzandosi di sorridere.
Misericordia che nuvoloni!  giovine,  ricco... La signora contessa  una dea fra le pi ammirate dell'Olimpo milanese di tutto il Lombardo-Veneto! Dovrebbe essere allegro, felice e invece  sempre tetro e brontolone, come il vecchio Silva dell'Ernani!
Lamberti fissandola.
Lei, invece signora Giuditta, lei, la moglie di Tito Ansperti... si mostra troppo di buon umore con me.
prorompendo.
Per Dio, non sono una spia!
Giuditta, spaventata.
Signor conte!
frattanto nella farmacia si svolge l'azione tra Faustino e Demostene com' indicato nella scena II.
Lamberti.
E allora, perch - tutti qui! diffidate di me? Lei, signora Giuditta, col suo ridere forzato, mentre  pallida, ancora stravolta dal dolore? E anche il signor Faustino, il dottore, anche don Carlo, tutti! E pi di tutti il vecchio Ansperti, suo suocero!
Giuditta inquieta per s commossa per il Lamberti.
Quel povero vecchio, dopo che gli hanno arrestato il figliuolo... in seguito ad una falsa denunzia... a sospetti senza fondamento, non ha pi la testa a posto.
Lamberti avvicinandosi: sottovoce.
Giovanni Ansperti il Presidente della Fratellanza Repubblicana Comasca, ha il cuore sempre forte e la testa sempre a posto!
Giuditta lo fissa pallida, esterrefatta.
Lamberti.
So tutto; e stasera prender parte anch'io al vostro gioco del sette e mezzo.  Dov' il signor Ansperti?... Di sopra?... Lo faccia venir gi. Se io fossi soltanto un imprudente - lei lo sa - Tito Ansperti a quest'ora sarebbe impiccato. Per chi  trovato in possesso di una cedola del prestito di Mazzini, c' la pena di morte - e Tito Ansperti ne ha vendute cinquecento per cinquanta mila svanziche in un giorno solo e a Como soltanto! E il contrabbando? E la diffusione dei libri rivoluzionari?
con un impeto di collera.
Ma si fidi di me! Ha tanta fiducia nel signor Faustino, il direttore della sua farmacia, che conosce da pochi mesi, e in me no, che mi ha sempre veduto? Si fida di Demostene - il suo facchino - e non si fiderebbe di me, che ho avuto per trent'anni il fratello di suo suocero in casa mia, mio amministratore, mio procuratore?  Ma guardi la mia faccia. Legga nei miei occhi! Le par possibile che io possa essere un traditore, ovvero un pusillanime, un vigliacco?
Giuditta dopo un momento.
Io credo in lei? ma... e gli altri?...
esitando.
Ella sa perch, non la sua persona, ma il suo nome  circondato da tanta...
Lamberti.
Antipatia, da tanto odio? Lo so.
Giuditta.
Da tanta diffidenza.
Lamberti.
Per mia madre!  Mia madre una duchessa di Landro, italiana, ma che chiamano la Tirolese perch  tirolese il conte di Rienz!  Mia madre devota a casa d'Austria, mia madre la cugina, l'amica... S, l'amica,  falso,  un'infamia, ma tutti lo credono per gettarmelo in faccia! Mia madre l'amica di quel Conte di Rienz, del consigliere, dell'ispiratore mandato da Vienna all'arciduca!
Giuditta.
Signor conte! Signor conte!
Lamberti.
Ebbene, tutto questo  un grande dolore per me!  la vergogna che pesa sopra di me! Ma imputarmelo a colpa, no!  Dov' la giustizia? E la giustizia dev'essere il sangue giovine e nuovo di un popolo nuovo e giovine!   la mia disgrazia, terribile, signora Giuditta! Per mia madre, anche in casa mia, trovo la freddezza e l'indifferenza!
con un impeto di sincerit.
Io amo mia moglie con tutta la poesia, con tutta la passione, ma non sono riamato!  L'ho detto anche a Tito Ansperti: la patria prima; ma poi anche il mio nome da redimere, anche l'amore da inspirare, una famiglia mia da conquistare!
cambiando.
Ci vogliono prove?
Giuditta.
Non per me...
Lamberti.
Prove materiali, non ne ho, ma riuscir a convincere lei e gli altri.  Dovevo essere iniziato alla Giovine Italia, presentato ai fratelli da suo marito. Quando egli fu arrestato, speravo che da un giorno all'altro fosse prosciolto...
Giuditta con un grido.
Sperava?... Oggi non spera pi?
Lamberti deludendo la domanda di Giuditta.
Oggi ho alcune gravi rivelazioni da fare alla Societ. Qualunque indugio potrebbe essere fatale.
pi sottovoce afferrandole la mano.
I fratelli si raccolgono qui anche stasera?
vedendola esitante.
Ancora?  Ebbene lo dir come ci siamo intesi io e suo marito, e mi creder!
Giuditta lasciandosi cadere sopra una seggiola fissa ancora Lamberti che resta in piedi, davanti a lei.
Lamberti.
Anche Tito Ansperti era, come me, un cacciatore appassionato: ci incontravamo spesso, nei boschi lontani, e si cacciava poi insieme, soli io e lui, le intere giornate.
Giuditta.
So, so; ebbene?
Lamberti.
Una mattina prestissimo, ai primi di settembre...
Giuditta interrompendolo.
Il giorno stesso in cui sono venuti i gendarmi?
Lamberti.
No. Tito Ansperti  stato arrestato il venerd: noi, invece, ci siamo incontrati la mattina del mercoled: sono date che non si dimenticano.
Giuditta come un'eco: quasi cupamente.
Alle otto di sera, il cinque settembre: venerd. Sono date che non si dimenticano!
Lamberti.
Io avevo fissato la posta dietro la villa del Pizzo, alle prime boscaglie che salgono poi, a dirupo, lungo la montagna. L'alba non spuntava ancora: io avevo attraversato il grande giardino dell'albergo Alla Regina d'Inghilterra, avevo scavalcato il muro di confine fra il giardino dell'Albergo e quello della villa e mi ero lasciato cader gi, di colpo, nel recinto della villa stessa, quando vedo passarmi davanti agli occhi il lucicore di una canna di fucile e sento una mano forte, di ferro stringermi alla gola.
Giuditta.
Tito?
Lamberti.
Che fate qui?  Dove andate? - borbotta il mio aggressore, in tono di minaccia e di collera.
Giuditta.
Era lui?... Era Tito?...
Lamberti.
Ma allora, subito...
Si ode il campanello della farmacia: entra la donna com' indicato nella scena seconda.
Giuditta con voce indifferente, avvicinandosi all'uscio a vetri.
Come sta la padrona?
Donna di dentro.
Stasera  quasi senza febbre!
Giuditta.
Buon segno! Speriamo!
rientra: torna a sedersi come prima: con la stessa intonazione di prima.
Era lui? Era Tito?...
Lamberti.
Lo riconosco alla voce! amici!... rispondo Lamberti! L'altro rallenta la mano, mi lascia libero, ma il suo viso - la penombra a mano a mano diradava - rimaneva accigliato, inquieto.  Non  la buona strada, signor conte!  Per di l! Per di l! - E mi respinge a viva forza verso il muro di cinta, quando ad un tratto si ode nella boscaglia un frastuono, un precipitare di passi e dal dirupo erto, scosceso due giovani montanari piombano, d'un salto, in mezzo a noi, e buttati vari pacchi di libri e di carte ai nostri piedi, continuano sempre gi, a precipizio, e spariscono nella discesa!
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SCENA 4.
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Suona il campanello della farmacia: entrano Don Carlo Morelli e Mauro Strassr. Si fermano al banco a discorrere col signor Faustino.  Poi in fine entra in Farmacia il Dottor Fratti.
Giuditta dopo aver guardato, rimanendo seduta, chi  entrato in bottega: a Lamberti in tono rassicurante.
Don Carlo e il libraio Strassr!
Lamberti continuando.
Erano due contrabbandieri! E portavan libri del Guerrazzi, del Gioberti, la Francesca da Rimini del Pellico! Erano giornali, l'Italia del Popolo, coi proclami di Mazzini, di Saffi, di Kossuth, stampati a Capolago dalla tipografia Elvetica.
cambiando, ridendo.
Ah! ah! La villa del Pizzo! La villa dell'arciduca Ranieri, vicer del Lombardo-Veneto,  un buon posto, sicuro, per un simile contrabbando!  Tutto ci io indovino, intuisco a quella rapida scena, il pallore minaccioso dell'Ansperti, e subito, gettandogli le braccia al collo e baciandolo, gli grido ma, a voce bassa, con tutto il calore del mio sangue: Viva l'Italia! - Viva l'italia - mi risponde l'Ansperti abbracciandomi a sua volta, sicuro che io non ero un giuda!  Una vecchia tana di volpe serve di nascondiglio, fino a sera, ai libri e ai proclami...
scampanellata forte:  il dottor Fratti che entra in farmacia.
Giuditta sottovoce.
Il dottor Fratti!
Lamberti.
E la sera ne abbiamo introdotti a Como, quanti ce ne stavano, sotto gli abiti, nelle tasche, nel carniere... Poi a Milano.
Giuditta con fede e con entusiasmo stringendogli la mano.
Adesso s!
Lamberti interrompendola: allontanando la propria mano.
Adesso o credermi o denunziarmi!
Giuditta.
Andiamo su, dal babbo!
si stringono la mano.  Giuditta, chiamando sull'uscio a vetri.
Venite avanti!
Don Carlo.
Buona sera, signora Giuditta!
Giuditta.
Qui fa pi caldo!  Demostene!
Demostene di dentro.
Veng!
Giuditta.
Porta del carbone!
Dottor Fratti sull'uscio della farmacia.
E il signor Giovanni?
Giuditta.
Vado a chiamarlo e torno subito. Anche lei, signor Faustino! Venga a preparare le carte e le puglie. Rester Demostene in bottega! Addio signor Strassr!
Strassr.
Buona sera!
Giuditta e Lamberti entrano dall'uscio di fianco, a sinistra, che mette alla scala e quindi alle stanze superiori.
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SCENA 5.
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Don Carlo Morelli, il Dottor Fratti e Mauro Strassr entrano dalla farmacia nella retrobottega: poco dopo da un uscio di fianco entra Demostene, in maniche di camicia e con un lungo grembiule bianco, portando un cesto di carbone.
Tutti depongono i mantelli, i cappelli sulle seggiole; chi appoggia l'ombrello, chi il bastone alle seggiole; si levano i grossi guanti di lana.
Frattanto entra Demostene e vuota mezzo il cestello del carbone sul braciere, lascia il cesto per terra accanto al braciere e passa per l'uscio a vetri, nella farmacia.
Tutti gli altri si avvicinano al braciere.
Fratti.
Il freddo, io lo soffro alle mani.
Strassr.
Io, invece ai piedi.
Don Carlo sorridendo bonariamente e crollando leggermente il capo con un moto che gli  abituale.
Io alle mani, ai piedi e a tutto il resto!
ridono.
Fratti scherzando.
Siete vecchio, Don Carlo, e i vecchi, si sa, amano il caldo!
Don Carlo.
No, no! Io no! Secondo le stagioni. D'inverno amo stare al caldo, ma d'estate... al fresco!
ridono.
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SCENA 6.
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Il signor Faustino e detti; poi la signora Giuditta.
Faustino entra, spazzola il tappeto che  gi sul tavolo e prepara le carte e le pugliette per il giuoco.
Don Carlo aperta la scatola del tabacco, ne offre allo Strassr.
 vostro compatriotta: rap d'Ungheria!
Strassr prendendo il tabacco e annusando.
A me, gi, che volete?... L'idea di riprendere il nostro... sett'e mezzo, ancora qui, proprio qui, dopo l'arresto dell'Ansperti, mi pare...
Don Carlo crollando il capo e rimescolando la cenere con le molle.
Anche a me. Mi pare, forse un eccesso di astuzia!
Fratti.
E l'abbandonare improvvisamente la farmacia, non sarebbe stato invece, un eccesso di... ingenuit? Qui ci tengono d'occhio, ma lo sappiamo e abbiamo preso le nostre precauzioni!
Faustino.
E poi trovare un altro posto?... Quale?... Dove?
Fratti.
Qui siamo vecchi amici: siamo sempre venuti e, finch la polizia ce lo permette, continueremo a venire.
Strassr voltandosi d un'occhiata sospettosa all'uscio che mette alle stanze superiori.
Per, stasera, aspetteremo almeno, a giuocare, che quell'altro...
vuol dire: che il Lamberti se ne sia andato.
Don Carlo chiamando Faustino.
Pst!... Faustino!
Faustino si avvicina.
Il conte Vitaliano  andato su dal signor Ansperti!
Fratti.
A che fare?
Faustino.
Non so.  stato qui pi di un'ora a discorrer colla signora Giuditta!
Tutti si fissano come interrogandosi a vicenda.
Fratti.
Come... figlio di sua madre, non m'ispira molta fiducia!
Don Carlo scrollando il capo e sorridendo con bont.
Con tutti i suoi milioni  un povero infelice!
Faustino.
Per sua moglie?
Don Carlo.
Credo, molto di pi... per sua madre!
Strassr.
Voi andate spesso a villa Lamberta?
Don Carlo.
S, dalla contessa giovine.
a Fratti.
Voi pure, dottore?
Fratti.
Mi fanno chiamare per le persone di servizio. Per i padroni, arriva il medico da Milano. Peccato! Curerei la vecchia tanto volentieri... con l'arsenico!
Strassr.
Ma... anche la contessa giovine, pare, non  troppo molto buona con suo marito?
Don Carlo scrollando il capo, pi forte.
Non saprei!  Io so... che  molto buona per i miei poveri!
Giuditta entrando.
Pronto, signor Faustino?
Faustino.
Prontissimo!
Giuditta con solennit e fermezza.
Vi annunzio, a nome del signor Giovanni, che abbiamo acquistato, da stasera in poi un nuovo compagno di giuoco: il conte Vitaliano Lamberti.
Il Fratti, lo Strassr e Faustino fissano Giuditta ser, accigliati. Don Carlo, sorridendo, continua a frugare con la paletta nel braciere.
Giuditta.
Mio marito doveva condurlo qui, in mezzo a noi, il giorno stesso in cui fu arrestato. Ha offerto le prove pi sicure a me, al signor Giovanni.
prorompendo.
 risoluto, pronto a dare tutto il suo danaro e tutto il suo sangue alla causa italiana!
Strassr esitando.
Nessun dubbio, ma...
Fratti pronto.
Uno, uno solo. Era vostro marito che doveva presentarlo al comitato?
Giuditta.
S.
Fratti.
Sono tre mesi che Tito Ansperti  stato arrestato. Perch il signor Conte si  risolto proprio stasera?
Giuditta.
Perch ha una grave rivelazione da fare alla fratellanza, nell'interesse della causa e nostro.  Vi ripeto: io e mio suocero siamo pronti ad accoglierlo: voi volete respingerlo? Differire?
Fratti risoluto.
No.
Giuditta rivolgendosi a Strassr e a Faustino.
E voi?
Strassr e Faustino insieme.
No.
Giuditta va all'uscio che mette nelle stanze superiori e chiama:
Signor Giovanni!
rivolgendosi agli altri
Eccolo. Il conte Vitaliano  qui, col babbo!
a Faustino.
Demostene  stato avvertito?
Faustino.
Fa gi la guardia.  Sente?
Si sente dalla farmacia il rumore che fa il mortaio nel quale viene pestato il caff con un lungo bastone di ferro.
Giuditta va a chiudere l'uscio e le finestre che danno nella farmacia: dalle tendine non si distingueranno pi le persone, ma si vedr sempre la luce.
...
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...
SCENA 7.
...
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...
Il conte Lamberti.  Il signor Giovanni Ansperti e detti, poi, infine, Demostene.
Fratti va incontro a Lamberti e fissandolo gli stende la mano in silenzio.
Lamberti stringe la mano al Fratti e allo Strassr; poi a Don Carlo, vivamente.
Lei che conosce la mia vita e le mie amarezze, lei non  stupito di vedermi qui? Mi aspettava qui, non  vero?
Don Carlo commosso.
E la benedico. E a sua volta, signor conte, non si stupisca lei di trovar qui, un povero prete.  Qui si soffre e si spera,  dunque il nostro posto, il pi degno!
Giovanni stringendo la mano a Don Carlo.
Voi siete la bont e la giustizia.
Lamberti.
Un vero, un degno prete. Invece a Venezia...  Ecco ci che preme, ci di cui dovevo avvertirvi.
Tutti lo circondano con ansia.
Lamberti.
A Venezia, al servizio dell'auditore militare, c' un prete ben diverso e che compie un ben diverso ministero.
Fratti.
L'abate Bianconi?
Strassr.
Un fanatico austriacante?
Giuditta.
Bianconi? Un Italiano? Un altro rinnegato?
Lamberti.
Costui commettendo un sacrilegio...
si sente Demostene che batte pi in fretta il mortaio.
Giovanni subito, correndo a sedersi attorno alla tavola seguito da tutti gli altri.
Al giuoco!
Tutti meno Vitaliano e la Giuditta.
Giuochiamo!
Giovanni distribuisce una carta a ognuno, cominciando il giuoco del sette e mezzo.
Giuditta sottovoce al Lamberti.
La ronda o qualche figura sospetta. Demostene d l'avviso pestando pi forte nel mortaio.
Fratti a Giovanni continuando il giuoco.
Carta; un'altra, un'altra... ancora una carta... Sto.
Faustino.
Sto.
Don Carlo dopo aver guardata la sua carta.
Anch'io; sto.
Demostene torna a pestare lentamente col tono cadenzato di prima.
Strassr.
Dieci kraiser: carte.
prendendo le carte che gli d Giovanni Ansperti.
 stato un falso allarme. Quattro
vedendo l'ultima carta.
e quattro otto!
Faustino sottovoce.
Vado io a vedere.
si alza, esce.
Giuditta macchinalmente, seguendo Faustino con lo sguardo.
Carta!
Giovanni le d le carte pure macchinalmente. Demostene sospende di picchiare perch parla con Faustino.
Giuditta.
Ancora...  Un'altra...  Sette e mezzo.
Faustino ritornando, mentre tutti si voltano verso di lui.
Due gendarmi. Hanno cacciato il grugno in bottega, poi sono spariti.
tutti circondano ansiosi il Lamberti.
Giovanni.
Dunque?
Giuditta.
L'abate Bianconi?...
Lamberti.
Sapete che un mese fa, a Milano, all'osteria della Mezzalingua,  stato arrestato il cappellaio Rossetti?
Giuditta spaventata.
S, ma il Rossetti  sicuro!
Strassr.
Sicurissimo!
Fratti.
Sono pronto io a giurare per lui!
Giovanni imponendo silenzio, con forza.
Sst!
Faustino.
Lasciatelo parlare!
Giuditta angosciata.
Dio, Dio, mio Dio!
Lamberti continuando.
Orbene, quando il Rossetti dalle carceri di Milano fu trasferito a quelle di Venezia...
Giuditta.
Allo Stokhaus?
Ansperti.
Con mio figlio!
Fratti con ira.
Anche voi! Ma lasciatelo parlare!
Lamberti continuando.
Fu subito assalito da una febbre fortissima, poi rimase prostrato, abbattuto, in preda a cupe malinconie, a scrupoli religiosi...
Strassr.
Scrupoli religiosi?
Fratti.
Il Rossetti?
Faustino.
Un mangia-preti?
Don Carlo.
Ha per una sorella monaca, a Brescia, al Sacro Cuore...
Lamberti continuando.
Era turbato da visioni spaventevoli! gli appariva, credeva di vedere il demonio.
si torna a sentir lento, misurato, cadenzato, il pestar di Demostene nel mortaio.
Il commissario di polizia approfitt dell'occasione e gli pose accanto, in segreta, l'abate Bianconi, mentitore, traditore fin con l'aspetto venerando!... Costui s'insinu nell'animo debole del convalescente, lo sbigott con le minacce dell'inferno e lo consol con le promesse del paradiso, purch fosse disposto a mettere in pace la propria coscienza, con una confessione generale.
Don Carlo si nasconde la faccia con le mani, in atto di orrore.
Lamberti continuando.
Fra i peccati il pi grave, la diffusione di certi libri proibiti dalla Chiesa, che turbano la mente dei giovani, che offendono il sentimento religioso, che diffondono il pervertimento e la corruzione, e il povero Rossetti, non dubitando che un vecchio ministro di Dio potesse commettere un sacrilegio...
Don Carlo.
Un tanto sacrilegio!
Lamberti continuando.
Confess di essere stato lui stesso l'intermediario che all'osteria della Mezzalingua e a quella della Noce riceveva i libri e gli stampati introdotti nel Lombardo-Veneto da Tito Ansperti.
Giuditta si alza con un grido, poi si lascia ricadere sulla sedia.
Giovanni.
Mio figlio!... Il nome di mio figlio!
Don Carlo.
Un prete!
toccandosi gli abiti con orrore.
Un vecchio prete!
Faustino.
Anche il Rossetti!
Strassr.
Anche il Rossetti!
Lamberti.
Sst!.
impone silenzio guardando inquieto nella farmacia.
Giuditta continua a piangere. Per un istante non si sentono che i suoi singhiozzi, e il pestare che fa Demostene nel mortaio.
Lamberti dopo un momento.
Si tratta della vostra sicurezza! Della vostra vita! A Venezia...
esitando, guardando Giuditta, poi decidendosi.
Il Tribunale Militare  gi stato radunato!
Giuditta alzandosi di colpo.
Condannato! Lo hanno condannato?...
Lamberti.
Pi tardi lo sapr!
correndo vicino a Giuditta.
Al carcere! non potr essere che al carcere! Ha sempre negato! Avr continuato a negare!
Giuditta con impeto, a Faustino.
Gliel'ho detto! Anche stasera! Il mio Tito, no!... Ma un altro! Un altro che non abbia la sua forza!
Faustino, don Carlo, lo Strassr, il Lamberti circondano Giuditta confortandola, facendola sedere, stringendole le mani con affetto. Giovanni Ansperti ed il Fratti restano un po' in disparte, l'Ansperti appoggiato al Fratti osserva Giuditta. Il Fratti fissa il Lamberti mostrandosi incredulo.
Faustino.
Coraggio! Non si perda di coraggio!
Don Carlo.
Io ho tanta fede! Abbia la mia fede!
Lamberti come scusandosi.
Io non potevo tacere! Non avrei potuto tacere!
Giovanni mormorando.
Povera donna! Povera donna!
Strassr.
Maledetto il traditore!
Faustino.
Il vigliacco!
Fratti avanzandosi con impeto.
Aspettate a maledire e a giudicare! Io ho visto il Rossetti nel quarantotto sulle barricate! L'ho visto l'anno scorso nella giornata del sei febbraio!  ammalato! Pu essere ancora il delirio della febbre! Non si giudicano gli uomini, non si condanna un fratello con la paura!
Tutti meno Giuditta, il Lamberti e Don Carlo fanno atto di sdegno.
Faustino.
Paura?...
Strassr.
Chi paura?
Giovanni imponendosi.
Nessuno ha paura!
Fratti al Lamberti.
Lei, intanto, signor conte, dica un po': come ha potuto avere tante notizie, i tanti particolari?
Lamberti risentito.
Ho rivelato all'Associazione quanto poteva esserle utile. Ora basta: io ho finito.
Prende il cappello e il mantello e fa per andarsene.
Giuditta con un grido trattenendolo.
No!
Giovanni con autorit.
Si fermi!
Don Carlo sottovoce al Fratti.
Vorreste costringerlo a fare il nome di sua madre o quello del conte di Rienz?
Lamberti fa di nuovo per andarsene.
Giovanni.
Ha chiesto a mio figlio e a me di appartenere alla Giovine Italia. Siamo tutti pronti ad accettare il suo giuramento, ad accoglierlo come fratello.
Fratti al Lamberti.
Nelle mie parole non c'era altro che l'impeto, il desiderio di poter difendere un amico; ma non un'ombra di diffidenza verso di lei! Francamente, lealmente: mi creda e mi dia la mano. Mi dichiaro io stesso il suo iniziatore.
Giovanni al Lamberti.
E la formula della promessa?
Lamberti.
La so, da vostro figlio.
Giuditta con voce fioca.
Anche Demostene...
si avvicina all'uscio della farmacia, lo apre, e chiama Demostene con la mano.  Demostene entra, fa un passo verso il gruppo, rimanendo un po' discosto.  Giuditta resta in piedi, appoggiata alla credenza, vicino alla finestra.
Lamberti lento, solenne, come chi ripete parole imparate a mente.
... Nel nome di Dio e dell'Italia. Nel nome di tutti i martiri della santa causa italiana, caduti sotto i colpi della tirannide straniera o domestica. Pei doveri che mi legano alla terra ove Dio m'ha posto, e ai fratelli che Dio m'ha dati... Per l'amore, innato in ogni uomo, ai luoghi ove nacque mio padre e dove vivranno i miei figli... Per l'odio innato in ogni uomo, al male, all'ingiustizia, all'usurpazione, all'arbitrio... Pel rossore che io sento in faccia ai cittadini dell'altre nazioni, del non aver nome, n diritti di cittadino, n bandiera di nazione, n patria... Per fremito dell'anima mia creata alla libert, impotente ad esercitarla, creata all'attivit nel bene e impotente a farlo nel silenzio e nell'isolamento della servit... Per la memoria dell'antica potenza... Per la coscienza della presente abbiezione... Per le lacrime delle madri italiane, pei figli morti sul palco, nelle prigioni, in esilio, io, Vitaliano Lamberti conte di Agliate, credente nella forza commessa da Dio all'Italia e convinto che il popolo  Depositario di questa forza - che nel dirigerla pel popolo e col popolo, sta il secreto della vittoria...  D il mio nome alla Giovine Italia, associazione d'uomini credenti nella stessa fede, e giuro: di consacrarmi tutto e per sempre a costituire con essi l'Italia in nazione una, libera, indipendente; - Giuro, invocando sulla mia testa l'ira di Dio, l'abbominio degli uomini e l'infamia dello spergiuro, se io tradissi in tutto o in parte il mio giuramento.
Fratti.
Fratello!
si abbracciano.
Lamberti
abbraccia Giovanni Ansperti e Don Carlo.
Faustino fa cenno a Demostene di rientrare nella farmacia, e sorvegliare la porta di strada.
Lamberti chiamandoli tutti vicini, meno Giuditta che rimane sempre immobile.
Finora il solo compromesso  Tito Ansperti. Forte, coraggioso, sapr resistere alle insidie dell'interrogatorio e salvarsi. Ma l'abate Bianconi  ancora vicino al Rossetti.  Chi ha avuto rapporti con costui? In caso di pericolo, metto a vostra disposizione uomini fidati e danaro.
Fratti.
Il Rossetti non apparteneva al nostro comitato.
Giovanni.
Era in quello di Milano.
Don Carlo.
Non lo vedo dall'anno scorso.
Strassr.
Io torno adesso da Londra.
Lamberti vivamente.
Garibaldi?
Strassr.
S!... Si  riconciliato con Mazzini!
Fratti.
Fallito il moto del 6 Febbraio sono parole del Maestro, l'Italia  paurosa, svogliata, inerte; bisogna ridestarla all'azione.
Strassr.
Egli sta preparando un nuovo piano.  Medici incomincier il moto nella Lunigiana; seguir Garibaldi in Sicilia; Kossuth nella Valtellina!
Lamberti.
Ora non sar pi come l'anno scorso. Avremo le armi, perch avremo il danaro.
Giovanni.
Sst! la ronda! Sono le dieci e mezzo, bisogna chiudere.
Faustino a Demostene.
Si chiude!
Demostene dalla farmacia.
Pront!
Lamberti al Fratti e a don Carlo.
Domani a casa mia. Voi due!
Demostene.
I gendarmi!
Tutti.
I gendarmi?
corrono al tavolo da gioco.
Giuditta guardando dalla finestra della farmacia.
Il Baraffini!
spaventata buttandosi fra le braccia di Giovanni Ansperti, come per proteggerlo.
Per lei babbo! Questa volta  venuto per lei.
Giovanni.
Su! Su! Non ti veda tremare quel rinnegato! Mi sento sicuro come mio figlio.
...
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...
SCENA 8.
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...
Il sergente Baraffini, i Gendarmi e detti.
I gendarmi restano dietro l'uscio a vetri e dietro la finestra che d nella farmacia.
Baraffini parla un dialettaccio mezzo veneto.
Bona sera, parona. Bona sera alla compagnia.
Giovanni andandogli incontro.
Eccomi! Sono con voi! Presto, andiamo!
Baraffini.
In dove?
Giovanni.
Non siete qui per me? Per arrestarmi?
Baraffini ironico.
Me dispiase contradirla, ma no go ordini in proposito. Sar per un'altra volta, no xe vero? Semo qua, invece, per la parona!
tutti: fanno l'atto di difenderla.
Giuditta avanzandosi risoluta.
Per me?... Eccomi pronta!
Baraffini.
Pian, pian! Troppa pressa de andar drento. Se tratta invece d'una bona notizia.  La ga domand la grazia de veder so maro? No xe vero?
Giuditta con un grido: ancora esitante tra speranza e timore.
S? S?
Baraffini.
Ecco qua!
porgendole una lettera.
A ela.
Giuditta strappandogli la lettera dalle mani giubilante, tremante, mentre cerca di spiegarla per leggerla.
La grazia!... Dio! Dio!... La grazia! La grazia!
Baraffini.
La grazia de vederlo un'ultima volta.
Giuditta si ferma di colpo: alza il capo fissando di nuovo il Baraffini con gli occhi sbarrati.
Baraffini.
E l'ordinanza impone de no perder tempo in ciacole. Bisogna partir sta note con nu altri perch el ga da esser pic, doman l'altro matina, a Venezia.
Giuditta fissa ancora per un istante, immobile, muta, il Baraffini, poi d un grido terribile e cade riversa sostenuta da Giovanni Ansperti, circondata da tutti gli altri. Il Fratti le slaccia il colletto, parla a Faustino, che corre in farmacia e ritorna subito, con un bicchierino d'acqua, e una boccettina d'aceto, per far rinvenire la Giuditta: tutto ci mentre continua il dialogo.
Giovanni
al Baraffini, a mezza voce.
Rinnegato!
Baraffini d una occhiata ai gendarmi, poi si avvicina all'Ansperti minaccioso.
Cossa? Vecio inseminio?... Pi forte!
Ansperti con forza.
Rinnegato!
Baraffini fa per slanciarsi ad afferrare l'Ansperti, seguito dai gendarmi.
Lamberti frapponendosi.
 suo padre!  il padre dell'Ansperti vivaddio!
Baraffini riconoscendolo meravigliato.
Ela?... Ela qua?...
mettendosi la mano al berretto.
Bona sera, sior conte!
fa per avvicinarsi a Giuditta.
Presto! No gavemo tempo da perder in convulsioni!...
Lamberti fermandolo.
Indietro, e abbassate la voce!
Baraffini con sfrontatezza e con minaccia.
La diga! Paron belo!... Mi qua fazzo el mio dover!
Giovanni con un grido disperato avvicinandosi alla Giuditta, che rimane immobile sulla sedia.
Giuditta! Giuditta!
Lamberti respingendo il Baraffini e indicandogli l'uscio della farmacia.
Fuori! Di l!... Aspettate di l! Lasciate almeno, alle nostre donne, la libert di morir di dolore!
Il Baraffini e i gendarmi si fermano sull'uscio della farmacia: gli altri circondano la Giuditta. Don Carlo, in piedi, a mani giunte, mormora una preghiera sottovoce.
...
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Fine del primo atto.
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ATTO SECONDO.
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Alla villa Lamberta, presso Milano. Ricca e spaziosa sala terrena: a destra un canap, poltrone sedie e un tavolino grande.  A sinistra, una libreria e una scrivania.  In fondo, nel mezzo, un uscio a due battenti: quando  aperto si vedr il giardino. Finestre e usci laterali.
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SCENA PRIMA.
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La contessa Teresa, il conte di Rienz, la contessa Anna, il Czky e Francesco. La contessa Teresa, in piedi, davanti al tavolino, leva i fiori da un cesto di vimini e ne riempie due ricchi vasi. Il conte di Rienz passeggia su e gi, per la sala. Dimostra un'eleganza ed una disinvoltura giovanile. Francesco, in piedi, serio, rigido, si tiene un po' discosto aspettando gli ordini della contessa Teresa. Anna, in piedi sopra uno sgabello, davanti alla libreria, prende dei libri e ne legge il frontespizio al Czky, seduto alla scrivania.
Rienz fermandosi vicino a Teresa.
Quante cure e quanto amore per i vostri fiori.
Teresa sorridendo.
Non vedono le rughe e non hanno od politici! Sono i soli amici rimasti fedeli; che non mi voltano le spalle!
Rienz sottovoce, con amabile rimprovero.
I soli, Teresa?
Teresa.
Voi siete... molto pi di un amico! Quando non c'erano le rughe, l'amore... e adesso... tutto ci che rimane di questa mia povera vita!
Rienz scherzando.
E Giacomino?
Teresa con un sospiro.
Il figlio della mia povera figliuola?
ridendo con viva compiacenza.
Ah! Ah! Giacomino,  la mia vanit! Come nonna, e nonna di un rompicollo gi famoso, posso vantarmi di essere ancora una nonnina giovine e bella!
a Francesco indicando il vaso di fiori che ha finito di adornare, ed il posto dove metterlo.
L; sul caminetto!
Anna leggendo il frontespizio di un libro e dettando al Czky.
George Sand.  Franois Le Champi - Editore Cadot - Parigi.
Czky scrivendo.
... Cadot - Parigi.
Teresa che sta riempiendo un secondo vaso di fiori, al Rienz.
Vi vedr qualche volta anche quest'inverno?
Rienz.
Volete proprio rimanere a villa Lamberta?
Teresa.
Ve l'ho detto; sono gli od politici! A Milano, adesso, mi detestano!
Rienz.
Commettete la colpa di ricevermi!
Teresa.
Quella Maffei!... Col pretesto dell'arte e della letteratura!... Non so come si possa tollerare un simile covo di rivoluzionari! E tutti sottomessi a quel Carlo Tenca! Al figlio di una portinaia!
Rienz sorridendo con un'alzata di spalle.
Chiacchiere, lasciateli chiacchierare. Quando c'entrano le donne non c' mai serio pericolo! e chi altro si  mostrato con voi poco gentile?
Teresa.
Cio... molto scortese. Tutti! Adesso anche la Marianna Trivulzio, anche la Carolina Crivelli! L'una ha finto quasi di non vedermi, l'altra mi ha appena salutata.
Rienz.
Quando?
Teresa.
Sabato; a Milano. Le ho incontrate faccia a faccia al coperto dei Figini: io salivo, loro scendevano.  di moda,  una montatura!
Rienz.
Passer.
Anna leggendo il frontespizio di un altro libro: vivamente.
La capanna dello zio Tom!...
buttando il libro sulla scrivania.
Voglio rileggerlo!
Czky legge il frontespizio e scrive.
Rienz a Teresa.
E... vostro figlio?
Teresa per farlo tacere.
Stefano, per amor del cielo!
odorando il mazzo.
No, no! I figli, non sono i fiori della vita!
Rienz.
Dite la verit: lo credereste capace di... qualche seria buffonata?
Teresa.
Capace di tutto per il suo spirito di contradizione contro sua madre! Anche di fare il repubblicano o l'albertista.
Rienz.
Va sempre a caccia con quel Fratti... Con quel vostro dottore?
Teresa stizzita.
Mio dottore? che dottore!... Veterinario! Non gli ho mai fatto curare altro che la servit! Francesco!
indicandogli l'altro vaso che ha empito di fiori.
Sotto lo specchio!
Mette i fiori che sono rimasti nel cesto, in una coppa d'argento, in mezzo al tavolino.
Anna legge il titolo di un altro volume.
I dolori del giovine Werther... Firenze - Le Monnier.
Czky scrivendo: con evidente allusione.
Questo libro invece lo rilegger io! Werther e Jacopo Ortis! Nella mia anima, quanto della loro anima... Nel loro dolore quanto del mio dolore.
Anna con vivacit.
Signor Czky! Siamo forse da capo?
Czky fingendo di scrivere, mormora alcune parole delle lettere dell'Ortis.
Ho amato! Tu stesso, tu mi hai presentata la felicit; tu l'hai abbellita de' raggi dell'infinita tua luce! ma dopo mille speranze ho perduto tutto!
Teresa rovesciando sul tavolino i pochi fiori che sono rimasti nel piccolo cesto e dando il cesto vuoto a Francesco.
Prendete, andate pure.
Anna prende un libro lo apre e legge:
Luna, romito, aereo
Tranquillo astro d'argento,
Come una vela candida
Navighi il firmamento,
Come una dolce amica
In tua carriera antica
Segui la terra in ciel!
A voi!
scendendo dallo sgabello.
Leggete, invece, questi bei versi, per rasserenarvi.
Rienz
sempre passeggiando, si avvicina ad Anna.
Si pu sapere, contessa, qual lavoro avete immaginato per impiegare il vostro tempo e per farlo perdere al segretario di vostro marito?
Anna con freddezza.
Il catalogo de' miei libri!
Si volta subito e prende un altro volume: dettando a Czky.
Alessandro Dumas: Antony.
Rienz dopo aver scambiato un'occhiatina ed un sorriso d'intelligenza con Teresa.
Avete detto bene, duchessa,  una moda, una montatura; idrofobia romantica, ma passer, passer! I Conti di Lara, i Don Paez, i Profughi, i Corsari da una parte; - le Parisine, le Ermengarde, le Carlotte dall'altra, hanno fatto pi male ai giovani cervelli del Lombardo-Veneto, di tutti libri incendiari e proibiti sotto pena di morte - Lo spirito rivoluzionario  entrato nel sangue al chiaro di luna e anche a suon di musica coi Lombardi e col Rigoletto! Il cattivo umore e le cattive digestioni!... Ecco il nemico insidioso al quale un buon Governo deve tagliare la strada, e noi, invece, abbiano lasciato prender voga all'etisia! Tisiche le... demi-mondaines, come la Margherita del Dumas, tisici i lions, tisiche le signore! Chi ormai ha la disgrazia di essere florido, beve l'aceto per diventar magro e verde.
Teresa ridendo.
Non c' che dire! Avete quasi ragione!
Rienz.
Quasi? Proprio cos.  I discepoli di quel maestro... capo bandito, mezzo Fra Diavolo e mezzo Savonarola, che ordisce da Londra le pugnalate del 6 febbraio dell'anno scorso?... I fratelli? I cospiratori?... Tutti stomachi deboli! Dopo teatro, non potendo cenare, passano la notte cospirando, preparando la rivoluzione!... pallidi Antony, di un'illusione politica... che vanno a finire sulla forca! Preparare la rivoluzione!
siede vicino a Teresa.
Teresa sceglie un fiore dalla coppa d'argento e glielo offre.
Rienz.
Grazie!
odorando il fiore.
Intanto... le rivoluzioni che riescono non sono quelle che si preparano, e poi...
sorridendo.
In questo momento? Noi armati fino ai denti, la Francia in piena reazione monarchica e il Piemonte costretto, pare, a metter giudizio!
Teresa.
Quel... Cavour, veramente, che roba ?
Rienz alzandosi vivamente, e facendo con la mano il gesto stizzoso, particolare ai tedeschi.
Un piccolo Metternich frondeur, che se vorr ostinarsi a fare l'Italia, finir col disfare il Piemonte!
a Teresa: pi sottovoce.
Volete scommettere, Teresa? Fra un anno sarete a Milano, festeggiatissima!
Teresa.
Credete? Davvero?
Rienz.
Leggete il loro giornale! I poeti, i critici del crepuscolo, dopo il fiasco tragico del 6 febbraio cominciano ad averne abbastanza dell'utopista di Londra o di Lugano!... del cospiratore banchiere che col prestito nazionale ha vuotate loro anche le tasche!
ridendo e sedendo di nuovo.
Ah! Ah!  scoppiata la discordia fra i due Carlett... Carlucc... come dite?
Teresa.
Carl.
Rienz.
Fra i due Carle, il Cattaneo federalista e il Tenca unitario! Ah! Ah! Il Crepuscolo! Benissimo! Soltanto, il loro, non  il crepuscolo che si vede prima del levar del sole...  il crepuscolo del tramonto: l'ultimo barlume del romanticismo!
alzandosi.
Ma qui, e a Vienna devono darmi ascolto. Basta con le forche e proibire la bianca luna. Rimettere in voga l'allegria e rinforzare l'amore!
Teresa.
Lo manderemo a Venezia ai bagni di mare!
Rienz.
Sapete, Teresa, che cosa mi ha detto lo stesso conte di Metternich?  Quei poveri Lombardoveneti, noi li abbiamo troppo annoiati! - Filosofia, profonda!  I popoli, sono come le donne e le donne si vincono divertendole, e vi tradiscono... sopratutto quando le annoiate!
Francesco si presenta sull'uscio di mezzo.
La carrozza di sua Eccellenza!
Teresa.
Cos presto?
Rienz.
Sono a pranzo dall'Arciduca. Devo essere alla Villa del Pizzo prima delle sette!
Teresa a Francesco.
Dite al cocchiere di andare avanti al passo e di fermarsi alla casa rossa.
Francesco s'inchina ed esce.
Ho la prescrizione del medico - il mio!  di fare un'ora di passeggiata, tutti i giorni! Suvvia datemi il braccio, uomo...
guardandolo con affettuosa e con tenera galanteria.
molto divertente!
rivolgendosi ad Anna.
Vieni anche tu, Anna?
Czky
sottovoce alla contessa, sempre fingendo di scrivere.
No!... Rispondete di no!
Anna fa un atto di collera contro Czky: poi fermandosi, a Teresa.
Devo salire un momento...
Stringe la mano al Conte di Rienz con molta sostenutezza. Il Czky, alzatosi in piedi, s'inchina profondamente, poi corre innanzi, spalanca i due battenti dell'uscio, e s'inchina una seconda volta.
Teresa mentre aiutata da Rienz si accomoda lo scialle.
Mia nuora  proprio come me!... Io non ho mai sentito vivamente gli affetti di famiglia!
Rienz.
E... Giacomino?
Teresa ridendo.
Quello posso dire che mi  caro come le mie pupille!... Mi costa un occhio della testa!
Czky
chiude l'uscio e rimane vicino alla soglia.
...
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...
SCENA 2.
...
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...
Czky ed Anna.
Anna fissa il Czky corrugando le ciglia: questi tenta un istante di sostenere lo sguardo di Anna, poi abbassa il capo intimidito.
Un tono cos imperativo, certi modi io non li tollero!
Czky si lascia cadere sopra una sedia; si nasconde il viso fra le mani.
Oh, le mie illusioni! Il mio sogno!
scoppia in lacrime.
Anna. nervosissima: guardando inquieta verso l'uscio.
Badate! Possono sentire! Pu tornare mia suocera!
Czky si alza, asciugandosi gli occhi: si avvicina alla scrivania riordinando macchinalmente alcune carte.
Anna rabbonita.
Sogno, illusioni!... L'illusione, forse, che io potessi mancare a me stessa alla mia onest, alla mia dignit!
Czky.
E al vostro cuore? Adesso non parlate pi del vostro cuore!
Anna.
Abbassate la voce!
Czky.
Perdono, vi domando perdono!... Non badate a ci che dico, pensate soltanto a tutto ci che soffro!  Sono giorni e giorni che io cerco di vincere la vostra freddezza! Che aspetto questo momento...
Anna con alterezza.
Parlate dunque! Presto!
Czky.
Ricordate contessa Anna.......
Anna con atto di insofferenza.
Signor Czky!
Czky malinconico, sentimentale.
Bisogna ricordare, lasciatemi ricordare!  Quando sono arrivato qui, il primo giorno, la vostra bellezza mi ha dato l'impressione subitanea di un barbaglio di luce; ma era solo l'entusiasmo di tutto ci che c'era nel mio spirito, di arte e di poesia. Fossi stato un pittore, avrei dato il vostro volto alle mie madonne; ero un poeta e vedevo le grazie coi vostri occhi e col vostro sorriso! Ma il cuore, poteva ancora tacere,  forse,  la testa, poteva ancora ragionare.  Vedevo voi, in cielo: io, in terra.  Che cosa poteva valere per me - povero profugo, l'oscura nobilt di mio padre?
con un sorriso di sdegnosa amarezza.
Ero stato beneficato, protetto dal... signor conte! La mia dignitosa fierezza mi teneva sempre davanti agli occhi il mio passato e il mio presente, come una barriera insormontabile, contro ogni speranza, contro ogni desiderio. La vostra bellezza illuminava la mia vita, la mia anima la mia mente... la piccola stanzetta del poeta ignoto e solitario, ma non era che luce! Non era ancora ardore, non era ancora spasimo! Siete stata voi, la prima...
Anna.
No!
Czky.
La prima a venire di l in biblioteca.  Io leggevo i Sogni d'amore del Prati, le Lettere a Maria dell'Aleardi... Balbettavo, impallidivo! Ve ne siete accorta e tornavate pi spesso...
Anna con sincerit.
S,  vero! Questo  vero! E per ci? Vi vedevo soffrire, vi vedevo infelice - per questo,  ma soltanto per questo, sentivo per voi amicizia e simpatia!
Czky.
Sapevate che io passavo le intere notti in giardino, sul terrazzo, contemplando le vostre finestre...
Anna.
No! questo no!
Czky.
Lo sapevate, perch le vostre finestre s'illuminavano e la vostra ombra appariva dietro i vetri.
Anna.
Io non vi ho veduto!... Io non pensavo a voi! Lo giuro!
Czky.
Insistendo, insistendo sempre, avete voluto sapere perch fossi cos triste, perch sospiravo, e quando finalmente, si sono spalancate le porte della mia anima con uno scoppio di pianto, voi, per compassione, s'intende, soltanto per compassione, avete pianto con me!
Anna.
E anche questo  vero! Mostrandomi con voi gentile, affettuosa, speravo di calmare la vostra passione, di consolare il vostro dolore, di poter essere per voi... una sorella.
Czky con dolorosa ironia.
... Simile alla rosa
Nella mistica val di Casimira!...
Aleardi! Aleardi!
Anna.
Ho sperato nella sincerit, nella lealt della mia stima, della mia simpatia per voi, e nella mia onest, che tutto potesse risolversi nel conforto di una tenera, di una sicura amicizia.
Czky.
Amicizia?...
Anna.
Amicizia, ispirata dalla... piet. Dalla piet per il vostro dolore che credevo sincero, per il vostro amore che credevo diverso!
Czky fa una risata ironica.
Anna rivoltandosi.
Infine... Sar stata leggera, imprudente! Ma qualunque possa essere il mio torto,  anche se agli occhi vostri io oggi posso sembrarvi diversa, mutata, io per, vi ho sempre fatto l'onore di fidarmi di voi,  e non  bello, non  generoso, da parte vostra, il farmene pentire!
Czky.
E lo spingere un uomo alla disperazione? Il farlo diventare pazzo e credere poi... di potersene sbarazzare comodamente, quando
con gelosia.
il cuore s'inebria di nuove speranze, di nuove gioie?  Questo, sar forse bello e generoso, ma... non  prudente.
Anna con fierezza.
Sarebbe... una minaccia?
Czky.
Forse!
lentamente, fissando Anna che corruga la fronte, sdegnata.
Nelle lunghe giornate squallide, tristi, quando sola qui, dimenticata, sentivate il freddo intorno a voi e il cuore intirizzito, allora avete pur voluto riscaldarvi alle fiamme della mia passione! Adesso l'incendio divampa! Fuggire,  troppo tardi!
Anna con collera sprezzante.
Vorreste punirmi per essere stata buona, troppo buona con voi?
Czky.
Buona con me?
con una risata ironica.
Ah! Ah! Ah! Eravate... gelosa e volevate vendicarvi!
Anna.
Vendicarmi?
Czky.
Vendicarvi! I miei occhi, il mio pallore, che vi dicevano bella, che vi dicevano cara, vi vendicavano della freddezza, dei lunghi abbandoni di vostro marito.  Non negate! Non sorridete cos! E non sfidate la mia gelosia! Abbiate, invece, paura della mia gelosia! Oh,  ben diversa dalla vostra!... Con tanto amore, con tanto desiderio, io, ho appena sfiorata la vostra mano, con le labbra, una volta! Sono geloso, geloso di tutto! Dell'aria, di chi vi guarda, di una carezza al vostro cane!  Oggi, lui,  tornato -  qui - forse per farsi perdonare... E voi lo sperate! Lo leggo nei vostri occhi raggianti!
sottovoce.
 grande il mio amore per voi, ma  ancora pi grande il mio odio per quell'uomo.
Anna.
Quell'uomo, signore,  il vostro benefattore! il vostro protettore!
Czky.
Ma che protettore, ma che benefattore! Quell'uomo mi ha offerto un... un posto, ed io gli ho dato in cambio molto di pi: il mio lavoro e la mia intelligenza!
Anna.
Basta! Non vi posso pi ascoltare! Sappiate che oggi, come ieri, come sempre, io non ho amato, non ho adorato altri che mio marito!
Czky diventando pallidissimo.
Voi, s... Ma lui... lui no!
con ironia.
Non pi gite a Como! Non pi caccia! Sfido io la bella farmacista...  morta!
Anna.
 falso! Ed  la seconda volta che voi mentite! La signora Ansperti  morta di amore e di dolore un mese dopo che Tito Ansperti fu condannato a morte e giustiziato!
Czky.
Chi ve l'ha detto?... Lui? il signor conte?
Anna.
Un prete, un degno sacerdote, Don Carlo Morelli. E me lo avesse pur detto mio...
interrompendosi e fissando Czky.
il signor conte, gli avrei ugualmente creduto. Egli non ha mai mentito.
Czky con odio e con ira repressa.
Nemmeno io, non ho mai mentito. Lo dicevan tutti a Como! Era la voce che correva...
prorompendo.
S, s, ho mentito! Ho mentito! Perch... Per questo devo farvi paura
si lascia cadere sopra una sedia, pallidissimo, stravolto.
come faccio paura... a me stesso.
Anna  ancora accigliata, ma poi, mal suo grado, rimane vinta da un nuovo senso di piet.
Non vediamoci pi per ora. Tornate a Milano. Dimenticatemi. Anch'io cercher di dimenticare... questo brutto giorno, e star in voi, col tempo il risuscitare in me quel sentimento buono che mi avete ispirato.
si ode di lontano la bubboliera di una carrozza.
Czky alzandosi.
Vostro marito ritorna!
Anna.
Andate! Partite, senza farvi vedere! Penser io a giustificarvi!
Il suono della bubboliera si avvicina sempre, a mano, a mano.
Czky risoluto.
No.
Anna con calma, sicura di s:
Allora ricordate questo: alla vostra prima parola, alla vostra prima minaccia, sar io che dir tutto, io stessa che parler al signor conte.
Cessa il suono della bubboliera. Anna si volta vivamente per andare incontro al Lamberti, invece  Giacomino che arriva.
...
.
...
SCENA 3.
...
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...
Giacomino e detti.
Giacomino entra chiamando.
Anna! Anna!... Benissimo! Eccoti qui!
Anna.
Non hai incontrata la nonna?
Giacomino risponde appena con un cenno al profondo inchino del Czky.
Appunto perch l'ho vista da lontano, ho potuto schivarla!
vorrebbe parlare ma  trattenuto dalla presenza del Czky.
Per il momento le ho mandato una... letterina!
Anna.
Ancora il Faraone?
Giacomino.
Gi! Il Faraone!
sottovoce indicando ad Anna il Czky.
Mandalo via!
forte.
Vitaliano  qui?
Anna.
Stamattina  andato a Milano, ma deve tornar presto; se non  gi tornato.
Giacomino.
Gli devo parlare per... Te lo dir poi.
Czky.
La signora contessa non ha altro da comandarmi?
Anna.
No, grazie!
Czky inchina Anna: inchina Giacomino.
Giacomino.
Buon giorno.
Anna vedendo uscire il Czky respira con un senso di gioia.
...
.
...
SCENA 4.
...
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...
Anna e Giacomino.
Giacomino tirando il fiato senza aver badato ad Anna.
Ah... Che peso quel tuo polacco!
Anna con un'alzata di spalle: ancora irata.
 odioso!
Giacomino.
Non fidartene non accettare n versi n sospiri.
Anna.
Che ti salta in mente?
Giacomino.
In campagna! In mancanza di meglio! Sembra l'eroe di una ballata notturna, ma sembra, anche uno scappato di prigione!  Galoppa, Ruello! Galoppa! Alla larga!
chiamando Anna.
Pst!
con grande mistero.
Giura il segreto.
Anna.
Che c'?
Giacomino osservandola.
Sei pallida? Hai la ciera stravolta?
Anna.
Il tempo: un po' di dolor di capo. Che cosa devo giurare?
Giacomino.
Il massimo segreto!
Anna.
Giuro.
Giacomino.
Corro io, il rischio di essere chiuso in prigione e chiuso aritmeticamente, come direbbe il Gargantini!  Ho provocato un ufficiale austriaco alto cos e grosso cos!
Anna vivamente.
Scherzi!
Giacomino.
Pensa, la nonna, quando lo sapr!
facendo l'atto di infilzare uno, con una spaccata.
Zzaff... Parte a parte, io lui, o lui me; s'intende.
Anna.
Dici per scherzo?
Giacomino all'orecchio di Anna.
Viva la Repubblica! E viva il re di Sardegna!
Anna sussultando.
Diventi matto?
Giacomino.
Naturalmente l'arte nasconde la politica. Io sono del partito della Pochini e ho fischiato il ballo Miranda e la prima ballerina la Priora, perch sono stati imposti dagli ufficiali austriaci. Il principe Varzis...
Anna interrompendolo.
Ti batti col principe Varzis?
Giacomino accenna di s, continuando.
... Si sfogava ad applaudire dalle poltrone degli ufficiali, ed io a fischiare dal mio palco in prima fila.  corsa qualche occhiata, ma gli ufficiali hanno ricevuto l'ordine severissimo di usare la massima prudenza... Io, allora, finito il teatro, mi sono appostato all'uscita, e quando passa il mio barilotto di birra, gli grido forte, guardandolo in faccia: - Come cenerei volentieri stasera con...
esitando.
L'ho detta troppo grossa! A te non posso ripeterla!
Anna.
Avanti! Avanti! di su!
Giacomino.
Chiudi prima le orecchie... Chiudi almeno gli occhi! Mi fai soggezione!
Anna.
Presto! Ragazzo che sei! Cos'hai detto?
Giacomino.
Come cenerei volentieri con una costoletta... di porco.
ridendo.
E nota: nel dirlo me n' venuta anche la voglia! Sono andato al Cova e ne ho subito divorata una, enorme!
Anna.
Non ti credo niente! Per bada: non si dicono nemmeno per ridere certe cose!
Giacomino.
Per ridere!  Alle undici sono venuti da me i rappresentanti del principe Varzis,  a mezzogiorno si sono trovati co' miei e domattina... Zzaff!
Anna.
Allora... Dio! Dio! Ma che cosa hai fatto?... Ma Giacomino?!... Se non sai nemmeno batterti!
Giacomino.
Stasera mi daranno lezione, in tre.
Anna.
Ci vuol altro!... Il principe Varzis?... Uno spadaccino!
Giacomino.
Mi vuoi proprio bene?
Anna.
Sicuro che ti voglio bene!
Giacomino.
E anch'io, sai?  Oh, se tu non fossi stata troppo vecchia, come ti avrei sposata volentieri! Del resto,  stata la nonna a trovarti troppo vecchia; non io! Per me saresti andata benissimo! Figurati, io volevo cominciare a sposarti fino da quando avevo cinque anni!  Te ne ricordi? E saresti stata molto pi felice con me, che con mio zio!  L'uomo delle selve!
Anna.
Non scherzare! Non  il momento!
Giacomino.
Sul serio! Come ti avrei amata! Pi della Cesira, pi dell'Ernestina, pi di donna Eugenia...  Ma che di pi! Messe tutte insieme, non riuscirebbero a dare nemmeno un terzo, nemmeno un quarto, un quinto, un decimo del grande, dell'immenso amore che ti ho sempre voluto... e che ti voglio!
Anna.
Via! Finiscila! E in questo momento!
Giacomino.
Appunto: posso confessarti il mio amore perch sono quasi un morituro. E se invece sar morituro quell'altro, io forse dovr scappare e non ci vedremo pi ugualmente!
Anna.
E la nonna? La tua povera nonna?
Giacomino.
Ti disperi anche per la nonna? Se andate cos d'accordo nel non potervi soffrire?
Anna.
Ma quando sapr... Pensa di tutta la famiglia non ama che te! E poi, anche per la cosa in se stessa! Tu, proprio tu, batterti, e batterti con un ufficiale austriaco!
Giacomino.
Sicuro!   stata per me la mamma, il pap... tutto!
commovendosi.
Ti dico la verit: io non ho la pi piccola esitazione, mi sento fatalista! Soltanto quando penso alla nonna, mi viene un po' la... malinconia!
Anna.
Non c' una via di scampo?... Non si pu accomodare?...
Giacomino vivamente.
Accomodare?... Diventi matta, Anna? Del resto io mi batto appunto anche per la nonna! Sfido io! Con quel... conte di Rienz!... E nota che lui, come lui, personalmente, mi  poi simpaticissimo!... Mah! Come si fa?  un austriaco e...
con forza.
non c' cristi!
movimento di Anna.
 di moda!  un verso del Giusti!  Quelli, invece, che non sono proprio pi di moda, sono gli austriaci! Sono andati gi, gi, gi, tremendamente!
Anna.
E scegliere proprio il principe Varzis.
Giacomino continuando.
Giacch ero dietro, ho scelto addirittura il pi grosso!
ritornando serio.
Ho la nonna, una nonna pi che codinona da farmi perdonare!... Povera nonna!...
cambiando, tornando a ridere e a scherzare.
Non senti qui...
odorando ironicamente.
Anna.
Che cosa?
Giacomino.
Che puzzo d'aquila arrosto?...  Bisogna cambiar aria!
leva di tasca un fazzoletto bianco rosso e verde: sventolandolo, sbattendolo.
Cambiar aria! Cambiar aria!
Anna spaventata, glielo strappa di mano per nasconderlo.
Imprudente. Se te lo trovano?
Giacomino.
Dammelo!
Anna.
No!
Giacomino.
Dammelo!
Anna.
No! Corro io stessa ad abbruciarlo, sul momento!
fa per correre via.
Giacomino cantando.
La bandiera dei tre colori - Sempre  stata la pi bella...
Anna dandogli il fazzoletto e mettendogli una mano sulla bocca.
Prendi! Ragazzo!
Giacomino sottovoce.
Noi vogliamo sempre quella - Noi vogliam la libert!
mostrandole le cifre del fazzoletto.
L. M. Libert o Morte - Libert, s'intende, per il popolo che  in schiavit: non per me! Io la libert, con la nonna, figurati, ne ho quanta ne voglio!
Anna.
Ma... e... poi?
con gli occhi pieni di lacrime.
Ti andr bene!... S!... S... Lo spero! Ne sono certa! Ma... e dopo? Se quell'altro rimanesse...
Giacomino.
Infilato?
Anna.
O anche solo ferito gravemente?
Giacomino.
In tal caso: galoppa Ruello! Galoppa fino a Torino! Adesso, appena torna Vitaliano gli racconto la storiella che ho gi scritto alla nonna: ho perduto al giuoco. Si tratta dell'onore, bisogna battere alla grande cassa della nonna.
commovendosi a mano a mano.
Batterla io stesso...  Sciocchezze... ma sai? Ho paura di commuovermi... di farle capire qualche cosa...  Invece cos, mi dar la solita strapazzata, io rester a testa bassa... e poi... Psst! Partenza!
cambiando, scherzando di nuovo.
A Torino!... Ad arruolarmi!... In cavalleria!... Ohp l l! Ohp l l! Torino, sai,  una citt divertentissima! Un piccolo Parigi!... Ci sono i famosi veglioni dello Scribe dove le donne si mostrano in perfetto costume di...
correggendosi.
- Cose straordinarie!
Anna.
E per scappare?
Giacomino.
Questa notte dopo il fatto della costoletta di por... d'agnello, sono diventato di moda, in un attimo!... Avessi visto al Cova! Poi di sopra, al Club.  Mi hanno presentato a Emilio Dandolo!  che bel giovine! E come parla!... Ti dice certe parole, crist...
correggendosi.
E che lion!  il Re dei lions! L'idolo delle signore! Pensa che  tisico! Ma tisico proprio davvero!
Anna.
Rispondimi, invece. E per scappare?
Giacomino pi sottovoce.
Appunto stavo per dirtelo. Emilio Dandolo ci pensa lui.
Anna.
In che modo?
Giacomino.
Lo sapr... un'ora prima del duello!
battendosi sulla fronte.
Ah, saper Diana!  Ho fatto giuramento di tacere e te l'ho detto! Non parlerai con nessuno?
Anna.
No!... Te lo prometto!
Giacomino.
Sul tuo onore?
Anna.
Te lo prometto!
Giacomino.
Specialmente con quel Czky. Quel profugo... ereditario! Perch il vero profugo, capostipite, era suo padre!
Teresa di dentro.
Basta cos...
Giacomino spaventato.
La nonna!... Ha gi ricevuto la mia lettera!
Teresa sempre di dentro.
Ti proibisco di difenderlo! Anche la mia pazienza, la mia bont, hanno un limite!
presentandosi sulla soglia dell'uscio.
Dov' questo signore?
...
.
...
SCENA 5.
...
.
...
La contessa Teresa, il Lamberti e detti.
Teresa vedendo Giacomino.
Si vergogni!
Giacomino rimane sempre a testa bassa.
Vergognatevi! Dieci mila svanziche! Altre dieci mila svanziche?... Non pago pi niente! Sempre l'ultima volta e sempre da capo! Adesso basta e peggio per voi! Il giuoco, la disperazione di tante madri! E sapendo di darmi un grande dispiacere, un grande dolore! Siete cattivo e siete testardo. Tes-tardo!  S o no?
Giacomino accenna di s col capo.
Teresa.
Come s?  Difenditi rispondi! Che c' di nuovo?  Su con quella testa!
vivamente.
Ti senti forse poco bene?
vede gli occhi di Giacomino gonfi di lacrime.
Sopratutto, lo sai, non voglio scene. L'uomo dev'essere sempre un uomo e quando ha perduto paga.
al Lamberti.
Gli darai le diecimila svanziche e gli dirai tu, tutto quello che gli volevo dir io, e che si merita! Tu Anna, vieni con me.
al Lamberti.
Gli farai ben considerare la sua e la nostra condizione. Non siamo banchieri e oggi, di ricchi, non ci sono che i banchieri!  E che sia l'ultima volta!
Giacomino.
Lo giuro!
Teresa.
Non giurare, mai!
Giacomino abbracciandola.
Sei buona! Sei un angelo!
Teresa.
Sta fermo!... Dissipatore, giuocatore e adesso anche seduttore!
ridendo.
Angelo!
gli d uno schiaffettino.
A quest'ora, sai anche tu, come sono fatti gli angeli! Coi capelli biondi... o neri, non importa, ma hanno le guance di rosa, le labbra di corallo e gli occhi languidi!
Giacomino.
Il mio buon angelo sarai sempre tu!
Teresa fingendo di arrabbiarsi.
Finiscila!... Hai capito?... Andiamo, Anna!... Mi prende anche in giro!... Vero stupid... Vero stupidone!
esce ridendo seguita da Anna.
...
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...
SCENA 6.
...
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...
Giacomino e il Lamberti.  In fine Anna.
Lamberti sottovoce; ma serio, senza nessuna commozione.
Le dieci mila svanziche, prevedo, le finirai presto, se dovrai andare a Torino.
Giacomino trasalendo, ma poi fingendosi meravigliato.
A Torino?... Io?...
Lamberti.
... E siccome, prevedo pure, che non sarebbe sempre facile il poter scrivere e forse, ancora meno, il poter rispondere, cos ti ho preparato, al caso, anche una mia credenziale per il banco Mazza e Sacerdoti.
Giacomino.
A Torino?... Io?...
Lamberti.
S, tu!  Domani ti batti col principe Varzis!
Giacomino.
Chi te l'ha detto?
Lamberti.
Emilio Dandolo.
Giacomino.
Emilio Dandolo?
Lamberti.
Adesso, a Milano.
fissandolo.
Libert o Morte.
Giacomino.
Anche tu?... Anche tu sei dei nostri?
Lamberti.
Dei vostri? Non so. Tu, intanto, di chi sei?
Giacomino.
Io? Di chi sono? Bellissima domanda! Di chi sono? Sono... del partito degli Italiani.
Lamberti.
Del partito della Pochini? Della prima ballerina della Scala?
Giacomino.
Contro la Priora che ci vogliono imporre gli ufficiali austriaci! Ma la Scala  nostra!
d una grande fischiata.
Fischi! Abbasso! Basta!  Dovevi sentire ieri sera, che baccano!
Lamberti vivamente.
Ebbene no! Io non sono dei vostri, dei tuoi! Noi non apparteniamo al partito degli Italiani: apparteniamo all'Italia e siamo italiani!
Giacomino, maravigliato.
Non  poi la stessa cosa?
Lamberti.
Io, il figlio delle selve, fischio di notte, al confine, per chiamare, o avvisare i contrabbandieri...
Giacomino risentito.
Anch'io non fischio soltanto le ballerine! Domattina - lo sai gi - mi sentir fischiare qualcun altro!
Lamberti.
Dinanzi a tutta Milano che ti osserva e ti applaude, con le pi belle signore che ti incitano e ti ammirano? Non arrischieresti forse di romperti il collo anche alle corse per ottenere i battimani delle dee dell'Ippodromo? Il duello col Varzis ti fa onore: ma ti giova anche. Il fare l'Italiano, il fare il coraggioso  indispensabile oggi, per il perfetto gentiluomo di societ, come... il saper suonare il pianoforte! Ben altro dev'essere il sentimento che ci anima! Ben altro il coraggio del quale dobbiamo dar prova!
Giacomino con alterezza.
Qual', dunque?
Lamberti.
 il coraggio dell'abnegazione, del sacrificio, il coraggio del perseverare... tanto pi grande, quanto pi  oscuro e ignorato!   il coraggio del Pezzotti, che sentendosi sfinito dalla lunga prigionia e dalle torture dell'interrogatorio, per paura che gli sfugga un nome, per paura di tradire i compagni, solo, al buio, con la cravatta si appicca all'inferriata del carcere!  il coraggio di Tito Speri, che esce dal confortatorio ornato nella giovine elegante persona, azzimato nell'abito, ben composta la chioma bionda e che cos, come per recarsi ad un ballo, infilandosi i guanti bianchi, si avvia al capestro, alla forca!  E non ha l, intorno, in quell'alba piovosa, altro che quattro croati per ammirarlo! E al boia che gli chiede il perdono regolamentare risponde: - Niente paura, caro mio!... Trattami soltanto da buon amico!  Sei diventato pallido?  Anch'io guardami! E non sono questi, i soli.  Sono cento, sono mille gli esemp, gli eroi: sono uomini e donne, patriz e popolo; sono spiriti eletti nella nobilt del pensiero, sono anime semplici e rudi! E tutti insieme, i nostri, dal sepolcro dei morti, dal sepolcro pi tremendo dei vivi, erompono in un sol grido, in una sola parola d'incitamento, di evocazione di speranza: - Patria!
Giacomino.
Patria! La nostra Patria!  Ho capito!
si preme sul cuore una mano del Lamberti.
Senti.  Sono con te.
Lamberti.
Sei commosso?... No! No! Non nascondere, non vergognarti delle tue lacrime!
Giacomino.
Non sono pi un ragazzo! Sono un uomo!
Lamberti.
Ed  appunto questo tuo pallore, questo tuo fremito, sono queste tue lacrime che ti rendono uomo! Ascoltami bene.
Giacomino.
S! S!
Lamberti.
Tu, adesso, sai ci che fai! Il tuo, dunque, non  pi un duello,  la nostra guerra disperata e continua. Non  possibile unirci in battaglioni? Scendiamo in campo faccia a faccia...
Giacomino.
Uno per uno!
Lamberti.
E se mai ti tremasse la mano, ricordati. Oggi bisogna ricordare, ricordare e odiare.
pi sottovoce.
In un anno solo,  dal quarantotto al quarantanove,  pi di 960 tra impiccati e fucilati. In questi ultimi tre anni, pi di 432.  E la verga di ferro,  ricordati,  che valse la condanna a morte ad un povero maestro, e non era altro che un piccolo bastoncino da passeggio!  E ricordati le irrisioni feroci!... E le nostre giovani, trascinate ignude alle nerbate sulle reni in Castello, presenti gli ufficiali,  come il tuo, di domani, che sghignazzavano! Ricordati! Ricordati! Oggi bisogna ricordare, ricordare e odiare! Verr dopo il perdono,  il perdono e fors'anche l'oblo,  ma soltanto, quando la patria, l'avremo.
Giacomino.
Domani! Domani! Sono dei tuoi, sono con te!  Domani sar degno di te!
Lamberti.
Degno di me? Io? Non sono niente, non sono nessuno, io! Sai, tu, a chi dobbiamo, noi tutti, questo fuoco, questa fede, questo fervore, questo spirito di sacrificio?  A lui, ad un uomo, ad un grande, che abbiamo intravveduto appena, col quale abbiamo scambiato appena qualche parola, ma che sentiamo essere vicino a noi, con noi, vigile, austero, forte come il destino!
Giacomino sottovoce.
Mazzini?... Mazzini?...
Lamberti.
Votato alla causa degli oppressi, i nemici d'Italia lo odiano, i potenti lo avversano e lo temono, ma tutti i cuori generosi battono sul suo, si esaltano alla sua parola ardente, e le donne lo amano, e la giovane Italia lo idolatra!
Giacomino.
Mazzini! Mazzini!  Giuseppe Mazzini!
Lamberti.
Egli  cospiratore ed artista: formidabile, inflessibile, gentile e mite insieme. Adora i fanciulli, i fiori e definisce la musica il tramite pi puro fra l'uomo e la divinit.  Egli , per noi la stessa Provvidenza, nella quale fermamente crede, e noi siamo con lui, per lui! La sua invocazione,  Dio e Popolo,   la nostra; e il suo motto pensiero ed azione -  ormai, per noi tutti, il dovere, la gioia, il perch della vita...
Giacomino.
E il coraggio di saper morire!
Lamberti.
A Milano, subito, a Milano! Ho gi consegnato a Emilio Dandolo, denaro e credenziali. Ma sar anch'io questa notte, a Milano.  E se non partirai...
Il Lamberti pensa per un istante che Giacomino possa rimanere ferito, ucciso: ma poi, subito, si rassicura.
- Non temere! Dio  con noi!  Se il Varzis se la caver con poco, torneremo qui. Ci sar da fare.
Giacomino gli afferra la mano, interrogandolo con gli occhi, ansiosamente.
Lamberti.
Forse.  Aspetto adesso un amico...  Tu, va; adesso va; e non veder la nonna, nessuno!
Giacomino.
No!
Lamberti.
Pensa che da una tua parola, da una tua imprudenza, pu dipendere la vita di Dandolo, di cento altri...  che hai?...
scotendolo con ira.
Con chi?... Con chi?
Giacomino.
Con Anna. Ho detto tutto ad Anna!
Lamberti.
Soltanto con lei?
Giacomino.
Soltanto con Anna. Ma adesso la vedr: certo mi aspetta... per salutarmi.
verso la finestra.
Eccola!
fa per andarle incontro.
Lamberti.
No. Le parler io stesso; subito! Adesso la chiamo qui! Tu va. Scendi per la scala di servizio, passa dietro la casa. All'osteria della Stella, troverai un calessino gi pronto. In meno di un'ora sei a Milano. Addio!
Giacomino lo fissa, mostrando il desiderio di abbracciarlo: il Lamberti e Giacomino si gettano fra le braccia l'uno dell'altro, poi Giacomino fugge via quasi di corsa.
...
.
...
SCENA 7.
...
.
...
Lamberti solo - poi Anna.
Lamberti alla finestra: saluta ancora Giacomino con la mano. Si ricompone, va sull'uscio di mezzo e chiama:
Anna! Anna!
Anna si presenta all'uscio.
Lamberti.
Vieni qui, un momento.
Anna entra.
Lamberti chiude l'uscio.
SCENA VIII.
Lamberti ed Anna. Il Czky in fine.
Lamberti.
Giacomino  partito.
Anna si volta vivamente e lo fissa.
Lamberti.
In questo momento; e mi ha lasciato i suoi saluti per te.  ardito quel ragazzo; pieno di coraggio. Non temere, Varzis le piglier!
Anna.
Ti ha detto?
Lamberti sorridendo.
Sapevo gi...
Anna.
Da chi?
Lamberti.
Non temere! Hai paura della mia imprudenza?
guardandola e scrollando il capo.
Anna! Anna! Da molto tempo ho imparato a tacere! E anch'io?... Sono certo, sicuro del tuo silenzio?
Anna lo fissa sempre: esitante.
... Tu?
Lamberti.
S. Una parola imprudente potrebbe mandare anche me in Castello... poi a Mantova. Hai sentito del vecchio Ansperti? Della sua fuga quasi miracolosa in Isvizzera, a settant'anni? Infermo?
Anna.
S...
Lamberti.
Sono stato io.
Anna.
Tu?
Lamberti.
Coi nostri contrabbandieri: cuori di leone e garretti di camoscio!
ridendo.
Per un lungo tratto di cresta l'ho portato io sulle spalle! Che notte! Le nubi, anche le nubi correvano brontolando! E a lampi, si vedeva gi il precipizio, a mille piedi! Ci fu uno scontro con i gendarmi. Il solo, per altro che mi aveva riconosciuto,  il sergente Baraffini,  l'ho ammazzato!
Anna.
Tu?... Tu?
Lamberti.
S, io. Ti fa tanto stupore? Perch?  Non mi credevi capace di arrischiare anch'io la vita per la mia patria? Tutti ormai: i nostri stessi servitori, i contadini... tutti. Ed io solo, no? Oh, Anna, anche se non mi ami, almeno un po' di stima!
Anna gli stringe la mano con passione.
Lamberti con dolcezza e insieme con molta gravit.
Presto verr il giorno decisivo. Riusciremo, questa volta! Ma oggi, al punto in cui siamo, ho acquistato il diritto di parlare. Ho acquistato il diritto, finalmente di averti con me, unita nel pensiero, nelle ansie, nelle aspirazioni! Voglio sentirmi riscaldata l'anima, raddoppiato il coraggio dal calore del tuo affetto! Voglio avere la certezza nel rischio, che se anche perdo la vita...
Anna buttandogli le braccia al collo con un grido di spavento.
No!
ripetendo sottovoce e stringendosi a Vitaliano affettuosamente.
No, no, no!
Lamberti.
... Tu, ormai, non avrai pi sdegno, non avrai pi collera contro il mio nome, che  il nome di mia madre, ma lo porterai fiera, con orgoglio!
Anna fa per rispondere: le lacrime le stringono la gola. Scoppia in pianto abbracciando ancora Vitaliano strettamente e nascondendosi il viso contro il suo petto.
Lamberti.
Per me! le tue lacrime!... Piangi per me!
baciandola sui capelli.
Non temere tu mi porti fortuna! Tutto andr bene, se mi vuoi bene!... Bella! Come sei bella! Bella, bella, cara!... Che smania avevo di dirti bella, di dirti cara... e non osavo, non osavo mai!
Anna.
Dimmi Anna, tante volte! Anna, Anna, Anna. Mi piace tanto il mio nome detto da te.
Lamberti.
Anna!... Anna!... Pensa Anna,  questo il primo giorno il primo momento nostro...
Anna.
Anna... ancora Anna, Anna....
Lamberti.
Fra me e te, Anna, c'era come una nebbia fredda, un muro di ghiaccio. Io non sapevo parlare, tu non mi sapevi capire; ci chiudevamo in noi stessi e ci allontanavamo l'uno dall'altra. E la causa di ci? Mia madre!  cos? Rispondi. Mia madre?
Anna.
Ma...
risoluta.
Adesso no; pi!
Lamberti.
Questo spirito nuovo che freme nell'aria, che ci accende il sangue e le idee, che ci ripete echeggiante nell'anima, con ogni alito di vento, con ogni stormir di fronda, la canzone della patria,  penetrato pure nel tuo cuore, nel tuo spirito, co' suoi entusiasmi, con la sua poesia! Io capivo, vedevo tuttoci, a mano a mano che io stesso ne rimanevo sconvolto, preso, affascinato! Dal mio amore per te venne la prima luce, la prima fiamma. Tu, senza saperlo, mi hai fatto vincere avversioni, esitazioni, pregiudizi, ripugnanze! Mi hai rischiarata dinanzi, come illuminata dal sole, la strada giusta e diritta, la vera!
Anna.
Anch'io, voglio dirti tutto, anch'io. No! Lasciami parlare qui; - ho pi coraggio qui,  cos - Tu dici di avermi amata fin dal primo giorno?... Io... no. E come avrei potuto, subito, volerti bene? Non  stato il nostro cuore, non siamo stati noi ad unirci... Sono stati gli altri. Mi sentivo straniera qui, in casa tua, mi sentivo sola. La mia vita cominciava appena e mi pareva finita, e sentivo, con un grande bisogno di piangere, un cos vivo, un cos grande bisogno di amare!  Seguivo qualche fantasma che mi destava piet, simpatia... ma poi, non trovavo nessuno!  Sono stata tanto cattiva, tanto leggera e vana!  Perdonami! Poi un giorno, finalmente, ti sei fermato di pi con me... Mi hai guardata fissandomi... I tuoi occhi erano diversi!  Allora...  S, mi faceva dispetto tua madre, perch essa gettava come un'ombra sopra di te, ed io volevo vederti circondato dell'approvazione, dell'ammirazione di tutti! S,  vero, sentivo un fremito accendermi il sangue, le idee, ma quella che mi ripeteva nell'animo ogni alito di vento, ogni stordir di fronda, era... la canzone dell'amore!
Lamberti.
Cara, cara, cara!
Anna.
Anna! La tua Anna! Dimmi che ti piacciono i miei capelli! Dimmi tu, che sono bella!...
Lamberti.
Bella!... Bella...
Anna.
Che sono tua!... Tutta tua!
Vitaliano ed Anna restano un istante abbracciati.  Poi Vitaliano ascolta verso l'uscio di mezzo.  Ascolta anche Anna.
Anna scostandosi.
Forse... tua madre?
Lamberti.
Sar il dottor Fratti! Lo aspetto!
l'uscio si apre.
Anna trasalisce con un motto di spavento.
Czky si presenta pallidissimo.
Lamberti.
Il Fratti?...  arrivato?
Czky con voce alterata.
Il signor Fratti e il signor Strassr.
Lamberti pensando.
Qui no!... Non  prudente...
al Czky.
Su! In camera vostra!
Anna sottovoce a Vitaliano.
No! No!
Lamberti con grande tenerezza.
Anna, Anna, Anna cara!... Non inquietarti cos!...  dei nostri!
Anna con un grido.
Czky?!
Lamberti rimane colpito; fissa il Czky,  poi Anna,  poi ordina al Czky di andare avanti e lo segue.
...
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Fine del secondo atto.
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ATTO TERZO.
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Salotto nell'appartamento della contessa Teresa: da un uscio a sinistra si entra nella sua camera da letto.  Nella parete di fondo, a destra, dall'uscio sempre aperto si vedr una cappelletta con un ricco altarino e un inginocchiatoio. Un grande ritratto dell'imperatore Francesco Giuseppe. In faccia all'uscio della camera da letto, un altro uscio che mette nella biblioteca.
...
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SCENA PRIMA.
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...
Carolina - la voce di Teresa, poi il Rienz.
Carolina entra e va a battere all'uscio della camera di Teresa.
Teresa di dentro.
Chi ?
Carolina.
Sua Eccellenza!
Teresa.
Il Conte Stefano?
Carolina.
S! Faccia presto!
Rienz entra in fretta, ancora con il cappello il pastrano e il frustino.
Teresa sempre di dentro: a Carolina.
Vengo subito! Apri le finestre!
Carolina si volta, vede il Rienz e fa per aiutarlo a levarsi il pastrano.
Rienz.
Andate, andate dalla contessa.
Carolina entra da Teresa.
Rienz si leva da s il pastrano, depone il cappello, tiene in mano il frustino che agita nervosamente camminando su e gi per il salotto.
Teresa ancora di dentro.
Che c'?... Una brutta notizia?
Rienz.
Forse!
Teresa.
Vitaliano?... Qualche nuova sciocchezza di Vitaliano?
Rienz.
Vi dir... Fate presto!
Teresa.
Un momento!... sono pronta!
entra allacciandosi un nastro della veste da camera.
- Eccomi!
...
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...
SCENA 2.
...
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...
Rienz e Teresa - poi di nuovo la Carolina.
Rienz bacia la mano alla contessa.
Teresa.
Mio Dio! Stefano?
Rienz.
Una lettera anonima! Una denuncia.
Teresa.
Una denuncia contro chi?
Rienz.
Contro Vitaliano; contro vostro figlio! Lo si accusa di cospirazione; di essere in rapporti con Mazzini e con quel... Garibaldi, quell'altro romantico filibustiere!
Teresa.
Datemi questa lettera!
Rienz.
Non fu mandata a me! Fu mandata...
Teresa con un grido represso.
Alla polizia?
Rienz.
Tranquillatevi. Fu aperta dal barone Wolf,  un buon austriaco, mio amico.  Per fortuna!  Se capitava fra le mani dell'altro commissario, l'italiano, a quest'ora sarebbero qui i gendarmi!
Teresa vivamente, giungendo le palme verso la cappelletta.
Grazie! Grazie! Vi ringrazio!
coprendosi il viso con le mani.
Mio figlio? Il mio sangue? Un conte Lamberti?
Rienz.
C' questo di pi grave ancora:: la lettera anonima, la denunzia  partita da questa casa.
Teresa.
Come lo sapete?
Rienz.
Per un miracolo! Ai furfanti, manca sempre qualche cosa: quando sono perfetti, diventano... brava gente! A costui, manca il sangue freddo. Mentre compie la canagliata, gli tremano le mani e gli si oscura la vista.
Teresa vivamente.
Chi ?
Rienz.
Czky.
Teresa.
Quel polacco girovago, pitocco?
Rienz.
 innamorato di Anna.
Teresa fissando Rienz.
Anna abbassarsi a... Non lo credo...
risoluta.
No!
Rienz.
Precisamente! Respinto, per vendicarsi!
Teresa con alzata di spalle.
Uno strimpellatore di versi! Un Werther, un Ortis, inconcludente!
Rienz.
Pi concludente degli altri! Invece di ammazzarsi, costui, fa impiccare il marito!
Teresa impallidendo: con voce rauca.
In qual modo avete scoperto?
Rienz si avvicina alla scrivania di Teresa
e prende un foglio di carta.
Questa  la lettera.  Va bene?  Qui, in prima pagina, la sua brava denunzia.
volta il foglio.
E in fondo da quest'altra parte, una parola, in lapis, sbiadita,  una sola parola - promemoria.  Una nota si vede incominciata e subito interrotta.
Teresa.
Era il carattere del Czky?
Rienz affermando col capo.
Indubbiamente! Non vi ricordate, Teresa? Per quindici giorni, quando ho avuto ammalato il mio cancelliere? Chi lo ha sostituito? Il Czky.
Teresa si lascia cadere sopra una sedia.
Ma... e allora?
Rienz.
Volete un'altra prova?... Schiacciante? Prima di parlare con voi, volevo parlare col Czky
con piglio minaccioso.
a quattr'occhi, io e lui... A villa Lamberta non c' pi.  Il letto... intatto. Fatto il colpo ha preso il largo.
Teresa.
Allora?... E allora?...
Rienz.
Chiamate vostro figlio.
Teresa esitante.
Qui?... Con voi?
Rienz con un atto stizzoso.
Puntigli, riguardi, risentimenti... Non  l'ora!  Adesso bisogna tutto sapere,  la lista dei compagni, dei fratelli prima,  poi, se si tratta solo di sciocchezza, d'imprudenze, tutto in tacere, per quanto riguarda la vostra casa.  Ma vostro figlio,  il pazzo!  reso da noi impotente a nuocere e a nuocersi!
Teresa con gratitudine, stringendogli la mano.
Oh! Stefano!
Rienz.
Di simili scandali  piena Milano;  pieno il Lombardo-Veneto! Ci mancherebbe altro che ne scoppiasse uno anche nella casa... che... frequento io!   necessario per tutti, per l'autorit stessa dell'Arciduca, che qui... e a Vienna, non si facciano confusioni fra il vostro nome e quello dei d'Adda, dei Durini, degli Arese... Fra la vostra,  la vera,  e tutta questa aristocrazia turbolenta, irrequieta, imborghesita dalle inframmettenze donnesche e dalle velleit demagogiche!  Chiamate vostro figlio!
Teresa suona il campanello sopra il tavolino: pausa.
Carolina entra: rimane presso l'uscio.
Teresa.
Mandate Francesco dal signor conte. A mio nome! Venga qui, subito.
Carolina via.
Rienz.
Calma mi raccomando; calma.
Teresa.
 un gran dolore!... La mia devozione il mio affetto all'imperatore! I miei princip! Tutto l'orgoglio del mio nome...
Rienz le impone di tacere e le fa segno che qualcuno si avvicina.
...
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...
SCENA 3.
...
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...
Francesco e detti.
Francesco sta sulla soglia dell'uscio.
Il signor conte non c'. Non  a villa Lamberta.  andato a Milano.
Rienz vivamente.
A Milano?
Teresa.
Quando?
Francesco.
Questa notte, tardi. Saranno state le tre, le quattro. Non potrei dire l'ora, precisamente perch il signor conte si  alzato e si  vestito da solo: non mi ha fatto chiamare.
Teresa con esitazione.
Ed ... anche partito solo? In calessino?
Francesco.
No, no; con Giovanni, in carrozza chiusa. Ha fatto attaccare i due sauri.
Rienz interrompendolo.
La contessa Anna...
rivolgendosi a Teresa.
Fate pregare la contessa Anna di venir qui subito.
Teresa a Francesco.
Avete sentito?... Andate.
Francesco s'inchina ed esce.
...
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...
SCENA 4.
...
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...
Teresa e Rienz.
Teresa.
Questa notte?... Saranno state le tre, le quattro?
al Rienz: cercando di tranquillarsi.
E d'altra parte in carrozza... a due cavalli... con Giovanni, il nostro primo cocchiere?...
Rienz riprendendo il foglio di carta, che gli  caduto di mano.
E per ci? A commettere delle... bestialit, non si va soltanto a piedi o in diligenza.
...
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SCENA 5.
...
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...
Anna e detti.
Anna.
Eccomi mamma.
Teresa colpita: al Rienz sottovoce.
Mamma?...  la prima volta!
Rienz chiude tutti gli usci,  non a chiave - guardando prima se vi  qualcuno che possa ascoltare.
Anna lo osserva attentamente, corrugando gli occhi.
Teresa.
Siedi, cara, siedi.
Rienz con squisita, amabile galanteria.
E oggi vogliate essere buona anche con me, contessa Anna. Guardatemi,  se vi  possibile,  senza diffidenza, e sopratutto senza cattive prevenzioni. Lo dicevo, adesso, alla contessa Teresa: -  con dolore,  con vero dolore, che io sono costretto a notare la vostra freddezza. Certe volte dovrei dire, persino... antipatia.
Anna, maravigliata, interroga Teresa con uno sguardo.
Teresa.
S, cara. Proprio cos.
Rienz.
Oggi, specialmente oggi, io ho bisogno, invece, di tutta la confidenza, di tutta la fiducia vostra e del conte Vitaliano.
Anna trasalisce, ma poi si domina subito, simulando una grande indifferenza e molta sicurezza.
Mio marito?
Teresa con impeto indicandole il Rienz.
Per lui! Per il nostro interesse! Per il nostro onore!
Rienz sorridendo, fa cenno a Teresa di contenersi: ad Anna.
Rassicuratevi! Non c' finora da spaventarsi! La contessa Teresa  madre: si lascia vincere, forse, troppo presto dalle apprensioni.
Anna.
Spaventarmi? Di che?
rivolgendosi a Teresa.
Soltanto io non so spiegarmi le tue parole...
al Rienz con pi forza.
e tanto meno le vostre!
Teresa.
Anna, Anna, cerca di frenarti! Non  questo il momento di essere fiera, orgogliosa!
Anna.
Non lo sono mai stata,  con te,  mamma.
Rienz resta attentissimo, seguendo con ansia il dialogo fra Anna e Teresa.
Teresa con irritazione.
E sopratutto, figliola mia, ricordati nella scelta degli amici non bisogna lasciarsi guidare da antipatie e, peggio, da simpatie strane, ridicole. Gli amici veri, leali, si conoscono e si trovano vicini a noi nel momento del bisogno, del pericolo!
Anna trasalisce, ma  un lampo. Con molta calma:
Nel momento del pericolo? Quale pericolo?
Rienz fa un cenno di approvazione a Teresa, incitandola ad andare avanti.
Teresa.
Si tratta di Vitaliano, ti ripeto: di tuo marito!
Anna.
Vitaliano? Egli non ha nessun pericolo da temere.
Teresa.
Questo intanto,  tu,  come lo sai? Come lo puoi assicurare?
Rienz approva sempre coi cenni del capo le domande di Teresa.
Anna sforzandosi per sorridere.
Come lo so? Forse... non sono sua moglie?
appassionatamente.
Conosco la sua vita, il suo cuore, conosco i suoi pensieri...
Teresa.
Non tutto conosci! Voglio crederlo, almeno non tutto!
lentamente, sempre spinta dalle approvazioni del Rienz.
Ci sono azioni, intrighi, che un uomo nasconde anche alla propria moglie, anche alla donna pi amata, pi adorata...
Anna.
Ma non a me! Vitaliano non ha segreti per me!
Teresa osservandola con l'occhialino: ironica.
S?... Benissimo. Me ne compiaccio assai! Tanto pi che non  sempre stato cos. Oh, no! Anzi,  recente - recentissima, crederei,  questa unione cos stetta, delle vostre anime?
Anna risentita.
Ci, scusa, mamma, non ti riguarda!  Io ho da dirti questo soltanto
ironica a sua volta.
per tranquillarti.  Tuo figlio Vitaliano non ha proprio nulla da temere!
Rienz non veduto da Anna, mostra a Teresa il foglio di carta che tiene ancora fra le mani.
Teresa.
Nemmeno... da un qualche suo... nemico?
Anna.
 buono, non ha nemici.
Teresa.
Da un amico, allora; - da un suo fratello di fede, da un traditore, da un rivale, da una spia?...
Anna con un grido di spavento, alzandosi di scatto.
Czky?! Ha fatto la spia?!
Rienz avanzandosi: vivamente.
S, Czky! Ha denunziato il conte Lamberti! Ma voi come avete indovinato?
Anna smarrita, tremante.
Io?... Io no!... Io non ho detto niente non so niente!
Teresa ad Anna, che ad ogni parola si smarrisce e trema sempre pi.
Czky! Czky! Con un'anonima alla polizia! Lo ha denunziato alla polizia!
indicando a Rienz.
Lui ha scoperto tutto per fortuna nostra! E lui solo pu ancora salvare Vitaliano dall'infamia, dalla morte!
Anna disperata, si volta verso Rienz con gli occhi pieni di lacrime, tendendo verso di lui le mani giunte, supplichevoli.
Dio, Dio, Dio, Dio!
Rienz.
Lo salver; a un patto: - la verit! voglio la verit!
Anna.
Ma io...
Rienz.
La verit! O vostro marito  arrestato e perduto!
Anna balbettando.
S!... S!... Ieri...
si arresta, esita impaurita davanti alla rivelazione che sta per fare.
Io... non... non so...
Rienz.
Dovete parlare e bisogna parlare!
Anna.
Io... non...
scoppia in un pianto dirotto.
Non so niente! Io non so niente, niente, niente!
Rienz.
Le lacrime! Sempre! Maledette le lacrime!
cammina su e gi furibondo.
Teresa al Rienz, sottovoce.
Non cos! La spaventate troppo!
Rienz.
L'ho osservata bene! Sa molte cose. Bisogna approfittare della paura!
Teresa mettendosi una mano sul petto.
Io; io.
Rienz a Teresa: sempre sottovoce.
Nomi,  sopratutto!  Nomi! I compagni!
Teresa avvicinandosi ad Anna dolcemente.
Coraggio! Coraggio, Anna!
l'accarezza, la bacia sui capelli.
Sono io stessa, che ti fo coraggio: sua madre. La mia presenza qui, la mia calma ti devono rassicurare. Mio figlio non mi ha mai amata. Ha torti gravi verso di me: ha commesso errori gravissimi, ma  sempre mio figlio, porta sempre il mio nome!
Anna continua a singhiozzare.
Teresa.
Ora si tratta di salvarlo; poi, tutti insieme,  noi tre,  cercheremo, di poter rimediare per il momento, e sapremo costringerlo anche ad aprire gli occhi davanti al precipizio. Non  vero?
Rienz.
Certamente!
Anna ancora in lacrime, guarda ora l'uno ora l'altra, come trasognata.
Teresa.
Quel Czky!
Anna ha un brivido.
Teresa.
Che canaglia!... Tuo marito ti trascurava un po'; ti lasciava sola. Poi...
accarezzandola.
la testolina  poetica... I versi... la luna.  Romanticismo!  Non  vero, conte Stefano?  Ha sperato: - si  innamorato.
Anna fa un atto di protesta.
Teresa.
Non giustificarti! Non negare!  Sono donna... un istante di sconforto... la malinconia.  la sua stessa infamia che ti difende, che prova la tua innocenza! Tu lo hai respinto e lui si  vendicato! Tutta la colpa  di tuo marito.
Anna fissa Teresa attentamente.
Teresa.
Il primo venuto diventa subito suo amico, basta che sia un affamato e un declamatore! E cos, come questo Czky, tutti gli altri, i tristi, i settar che gli hanno avvelenato il sangue!
Anna.
I settar?... I tristi?...
Teresa.
Tu li conosci?...  Unisciti a noi per allontanarlo da costoro! Per salvarlo da costoro!
Anna cominciando a capire.
Io non... conosco nessuno...
Rienz quasi brutalmente.
Con chi si trova vostro marito? Chi gli scrive? Chi ha rapporti palesi o segreti con lui?
Anna alzandosi, fissando prima Teresa, poi il Rienz.
E vorreste che io?...  questo che...  Ditemi,  ben chiaro,  ben chiaro,  che cosa volete, che cosa pretendete da me?
Rienz.
Contessa, vi prego. N... strepito... n false sentimentalit!
Anna.
E nemmeno sottintesi!
Rienz.
E nemmeno sottintesi. Io qui, rappresento l'arciduca,  pi ancora - il mio imperatore. Io sono stato un soldato e ora sono un servitore fedele di casa d'Austria, di questa vecchia e grande casa che ha profuso nel vostro paese,  paese di conquista,  sangue e milioni!  Io posso salvare vostro marito, ma lui solo! Tutti i nostri nemici no!  Voglio, devo sapere se si sta macchinando un altro sei febbraio, se - nell'ombra,  si stanno affilando nuovi pugnali! Questi emissar, questi adepti, questi sicar, voglio averli nelle mani, perch io voglio, devo definire l'ordine e lo Stato.  Che cosa mi credete voi, un traditore o,  peggio,  un imbecille?!
Anna.
E voi signore?
a Teresa.
E tu? Che cosa mi credete?... Anch'io... la spia? Anch'io... una spia?
Teresa.
Il tuo sangue t'impone di parlare! I tuoi interessi! I tuoi diritti!
Anna con orrore crescente.
Io la spia?... La spia?... Una spia?...
Teresa.
Vitaliano...
Rienz.
Col silenzio accusate lui solo!
Anna.
No! No! No! No!
Rienz.
Lo perderete!
Teresa.
Sar arrestato!
Anna.
E allora uccidetemelo anche! Io morir con lui! Ma la spia no! La spia mai!
Teresa spaventata.
Ssst. Sottovoce!
Rienz irritato, irrequieto.
Diventate pazza! Siete pazza!
Anna.
Pazza! Pazza! Ma anch'io della stessa pazzia di mio marito!
a Teresa.
Lo amo! Adesso lo amo!... Lo amo!... Oh, se lo amo!
a Rienz.
E con lui, amo, adoro ci che egli adora! Questa sua patria, questa nostra patria, pi grande della vostra, pi bella della vostra e, per colpa vostra, tanto infelice!
a Teresa.
Volete dei nomi?
a Rienz.
I nomi? Prendetevi il suo e prendetevi il mio!
Teresa.
Il tuo?
Anna.
S; anche il mio!   per lui! Per Vitaliano!  stato in questa forte e nuova poesia della sua vita, che io finalmente ho cominciato ad esser sua, sua! Che ho cominciato a conoscerlo a comprenderlo...
Rienz sente venir gente.
Ssst!...
Teresa.
Taci!
Anna continuando.
A stimarlo!
Teresa afferrandole una mano; cercando di chiuderle la bocca, e ascoltando verso l'uscio.
Taci! Taci!
Anna.
Ad ammirarlo!...
...
.
...
SCENA 6.
...
.
...
Francesco e detti - poi il Lamberti.
Francesco aprendo l'uscio di mezzo.
Il signor conte...
Anna con un grido di gioia.
Vitaliano!
Francesco.
Torna adesso!
Rienz a Francesco spingendolo fuori e richiudendo l'uscio.
Va bene! Andate!
ad Anna.
E voi ricordatevi...
Anna mentre Teresa vorrebbe allontanarla chiamando, con voce ancora soffocata
Vitaliano!
Teresa.
Che cosa gli dirai?
Anna.
Ci che volete da me! Che pretendete da me!
Teresa.
Rifletti prima!
Rienz.
Per voi e per lui!
Anna forte.
Vitaliano! Vitaliano!
Lamberti di dentro.
Anna!
presentandosi sull'uscio.
Anna!
Anna corre a gettarsi fra le braccia di Vitaliano.
Tu! Tu! Qui! Sei qui! Sei qui!
SCENA VII.
Lamberti, Anna, Teresa, il Rienz.
Lamberti ad Anna.
Che cosa ti hanno fatto?...
fissando Teresa e il Rienz.
Che cosa le avete fatto?...
Teresa.
Sei stato tradito!
Lamberti trasalisce corrugando le ciglia.
Teresa.
Denunziato alla polizia!
Anna.
E vogliono i nomi! Tutti i nomi!
Teresa.
Per salvarti! Perch vogliamo salvarti!
Lamberti ad Anna, ansiosamente.
E tu?... Tu?...
Anna.
No! No! No!  Io e te! Noi due! Noi due! Ho detto soltanto noi due!
Lamberti stringendosi Anna sul petto.
Soltanto noi due?  Perch non dire la verit?  Sempre la verit!
al Rienz ironico.
I nomi?
Rienz rimane rigido, impassibile.
Lamberti a Teresa.
E anche tu sei qui con lui per avere dei nomi?
Teresa raggrotta la fronte, fiera, sdegnosa.
Lamberti prorompendo.
Ve li dir! E ricordateli bene!   il nome di quanti hanno cuore e intelligenza, di quanti ricordano e odiano!... Uscite nelle vie! Nelle piazze! Entrate nei teatri, nelle chiese, dovunque si finge di godere o di pregare, dovunque si soffre e si nasconde il tormento! Il nome? I nomi...
ridendo.
Ah! Ah! Prima allargate le vostre prigioni! Fatele grandi come le nostre citt e prendetevi... il nome di tutti!  l'ora!  venuta l'ora! Siamo tutti congiurati e ribelli!
Rienz scrollando il capo con fierezza ironica.
Tutti!
Teresa rivoltandosi sdegnata.
Tutti, no!
Lamberti.
Tutti! Tutti!... Anche in casa tua! Anche la parte pi cara del tuo sangue, della tua anima...
Anna con un grido di angoscia.
Giacomino?... Giacomino?...
Teresa guarda Anna, attonita, poi fa un passo verso Vitaliano.
Lamberti continuando.
S, lui, la creatura tua allevata da te, con le tue passioni, i tuoi pregiudizi! Anche lui! Anche lui, ha sentito il nostro fremito d'odio e di rivolta!
spingendo prima Anna, poi anche Teresa verso l'uscio di mezzo.
Va! Va!... Andate! Ritorna adesso!
Anna con un grido.
Ferito?...
Teresa allibita.
Ferito?....
Lamberti.
S! Ferito!
verso la finestra.
Ecco!... la carrozza!
Teresa.
Si  battuto?... Un duello!
Lamberti.
S! Con un ufficiale austriaco! Il principe Varzis!   dei nostri! Si  battuto per noi!
Anna e Teresa corrono incontro a Giacomino.
SCENA VIII.
Lamberti e il Rienz.
Lamberti fissa il Rienz, che rimane presso l'uscio, con un'occhiata torva, di odio.
E voi, invece ricordatevi bene: - Giacomino, quel ragazzo si  battuto per una ballerina. Bisogna crederlo e farlo credere! Sono io solo che voi,  proprio voi - dovete far arrestare!
Rienz soffoca un impeto di collera: poi con dignit e con amarezza.
Ah, no! Signor conte!  Io non sono un ufficiale di polizia e non sono un delatore!
...
.
...
Fine del terzo atto.
...
.
...
ATTO QUARTO.
...
.
...
La stessa scena dell'atto terzo.
...
.
...
SCENA PRIMA.
...
.
...
Giacomino poi Anna - poi Francesco.
Giacomino seduto a un tavolino in giacchetta da camera e con un fazzoletto bianco al collo: sta facendo colazione.
Anna di dentro: bussa ad un uscio di fianco.
Giacomino con indifferenza, continuando a mangiare.
Avanti!
Anna.
Posso entrare?
Giacomino alzandosi, correndole incontro.
Vieni! Vieni, zietta cara!
Anna entra facendo un lavoro di maglia:  pallida. Si sforza per dominare una grande tristezza e una grande inquietudine.
Oggi come va?
Giacomino allegramente.
Benone!... Benissimo!
Anna sorridendo, ma sempre con un velo di mestizia.
Ero venuta per farti un po' di compagnia. Allora...
fa un passo per uscire.
Giacomino.
Ahi!... Si riapre la ferita!
Anna lo guarda a lungo: con un sospiro.
Beato te!
siede e ricomincia a lavorare, ma svogliatamente, soprappensiero e interrompendosi spesso.
Giacomino ridendo.
Eh!... Perch la sciabolata
segna il petto.
l'ho presa di traverso! Se era per cos...
indica la punta.
a quest'ora sarei fra i beati, davvero!
siede e continua a far colazione: beve un bicchiere di marsala.
Eccellente!
Anna.
Non bere troppo, in questi primi giorni! E non mangiar troppo! Ricordati le raccomandazioni del dottore!
Giacomino.
Non parlarmi di quello sgherro della nonna!
Anna si fa sempre scura in viso, quando sente nominar Teresa.
Giacomino.
Dopo due giorni avrei potuto alzarmi e lui, a letto, per una settimana! Il mio stomaco invocava un bel pezzo di rosbiffe al sangue, e lui, brodetti e vermicelli!... Malizie della nonna per tenermi sottochiave,  qui,  nel suo appartamento!  Ma oggi, rivoluzione! Ho dichiarato a quel... Giulay che sarei uscito a cavallo e cos, almeno, mi ha permesso di uscire in carrozza.  E sai, indica danaro. pi niente! Le... svanziche, moneta austriaca!  Io ho dichiarato di essere italiano! dunque... pi nemmeno un kaiser! Tu l'hai vista, oggi, la nonna?
Anna seccamente.
No!
Giacomino.
Io non la vedo da tre giorni!
si ferma con la forchetta in mano, pensieroso.
Accumula prediche e strapazzate!
con un'alzata di spalle.
Non ci penso, o perdo l'appetito!
ricomincia a mangiare allegramente.
Anna.
Tu sei sempre allegro... Tu ridi sempre! Proprio... beato te!
Giacomino.
Che vuoi? Per me la vita bisogna prenderla... e magari anche lasciarla ridendo!
guardandosi intorno, sottovoce.
Io l'ho detto anche a Vitaliano: - Perch dobbiamo metterci a fare l'Italia con tanto di muso? Ma facciamola ridendo! Col cattivo umore non si far poi niente di buono!
Anna con gli occhi fissi.
Beato te!... Beato te!... Perch sei un uomo solo!
Giacomino.
No, se vuoi, beato per questo: perch io so che tutte le cose, anche le pi nere, hanno il loro lato roseo, ed io lo volto subito da questa parte! Da un po' di tempo, per esempio, avevo quasi perso l'appetito!... persino i tartufi non erano abbastanza profumati!  Adesso dopo una sciabolata e otto giorni di languidi brodetti!... Uhm! Queste patatine... hanno squisitezze inaudite!  Vuoi?
Anna rifiutando con un cenno del capo.
Grazie.
Giacomino.
Ti ricordi, da ragazzi? Quante volte si rubava al cuoco le patate e le rape!  Si divoravano crude! ed eri tu, la pi vecchia e la pi golosa, che ci guidavi all'assalto!...
Anna sorridendo.
S, s... mi ricordo!
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...
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SCENA 2.
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...
Francesco e detti.
Francesco entra con un piatto coperto.
Giacomino goloso.
Che cos'?...
Francesco.
Un quartino di pollo, bollito!
Giacomino.
Un quartino! Potevi portarne anche un quartone, gendarme!
Francesco.
Mah! Quando non si ha avuto giudizio... si fa penitenza!
Giacomino.
Giudizio? Devi dire fortuna. Non ho avuto fortuna! E sai perch? Perch ho avuti troppi maestri!  Teso quel braccio! Pi lunga la spaccata!... Salto indietro! Passo avanti!...  E poi, tutti mi insegnavano a darle, e nessuno m'ha insegnato a non prenderle!
Francesco scrollando il capo con dolce rimprovero.
Marchesino!... Marchesino! Vale proprio la pena di battersi... per una ballerina!
Giacomino si alza con impeto: fissa Francesco fieramente e respinge il piatto.
Porta via!
Francesco inchinandosi, intimidito.
Signor marchese... Scusi... Io non credevo...
Giacomino.
Basta cos. Ho detto di portar via!
Francesco raccoglie in fretta piatti e bicchieri sopra un vassoio e via.
...
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SCENA 3.
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...
Anna e Giacomino.
Anna.
Che estro hai avuto? Perch tanta furia?
Giacomino.
Quell'uomo rappresenta tutta l'Austria. L'Austria, che non vuol prendermi sul serio! Io mi sono battuto per una ballerina!  fissato,  convenuto;  la parola d'ordine. Scommetto che se io andassi a dire oggi al commissario di polizia: - Barone; io non mi sono battuto per la Pochini, ma perch non voglio in questa terra feconda di aranci e di olivi i mangiatori di sego,  scommetto mi riderebbe sul muso!
Anna.
E ti disperi per ci?
Giacomino.
Non mi dispero, ma capirai, averle prese e poi non essere nemmeno un po'... un po' martire!
avvicinandosi ad Anna.
C' qualche cosa di grosso per aria!
Anna trasalisce interrogandolo con gli occhi.
Giacomino.
Non posso dirti niente! Non interrogarmi, non pregarmi, non supplicarmi! Tanto, non potrei rispondere! Ma che uomo, tuo marito! Che uomo quel Vitaliano!
Anna sorridendo, raggiante.
S?  vero?
Giacomino.
Che cuore!... E che fegato!... Non  un orso,  no, no!   un leone!... Un Dio!
con slancio, dando un bacio ad Anna.
T!... Prendi!
Anna risentita.
Giacomino!
Giacomino.
 per lui. Per tuo marito!  E questa volta... Altro che finte e salto indietro! Sempre avanti e per davvero fino alla fine!
vedendo Anna oscurarsi in viso.
Che hai?...
spaventato.
La nonna!
siede fingendosi sofferente.
Anna scrollando il capo.
Tutto il tuo coraggio...
Giacomino.
Sento anch'io il coraggio, come in quei versi, di guardare il patibolo in faccia; ma di guardare in faccia la nonna quando  in collera.... proprio no!
...
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...
SCENA 4.
...
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...
Teresa e detti.
Teresa entra dall'uscio della biblioteca e si avvicina ad Anna senza mai guardare Giacomino.
Oh, brava! Ero stata a cercarti in biblioteca! Mando il fattore a Milano; vuoi qualche cosa?
Anna fa cenno di no, col capo.
Grazie.
Teresa rimane un po' sconcertata da tanta sostenutezza, poi, dopo aver lanciata un'occhiata, senza parere, a Giacomino, si avvicina ad Anna, cercando di rabbonirla.
Bella questa lana!... Un bel colore! Ne far prendere anche per me! Si trova dal Guffanti, vero? Quello in via dei Borsinari?
Anna.
S.
Teresa ad Anna sottovoce e chinandosi come per osservare la lana.
Quel... bel mobile, come va stamattina?
Anna.
Meglio.
Teresa.
Mi pare un po' gi. Ha mangiato?
Anna.
S!
Teresa.
Asino! Cos debole... per crepare d'indigestione!
dopo un momento con voce affettuosa.
Anche tu, bada! sei pallida! Hai certi occhi...
Anna.
Capirai; per me, almeno, non  questo il momento di pensare alla mia salute!
Teresa sente sul viso la stoccata, ma si domina.
Dovresti pensare a questo, per altro, che non sempre si pu riuscire a moderare il proprio carattere, a frenare il proprio legittimo risentimento; e non dovresti conservare tanta... asprezza. Non sar stata sempre molto espansiva con te, e la cosa, del resto, era abbastanza... reciproca. Ma ti ho sempre usato ogni riguardo, ho sempre avuto per te molta stima... e te l'ho provato anche ultimamente.
Anna.
Ed io pure ti ho provato di meritarla.
Teresa.
Hai, nondimeno un grave torto. I giovani dovrebbero sempre giudicare i vecchi con un po' di benevolenza e... giudicare dalle intenzioni, che sono sempre giuste e rette.
con un accento di verit e di passione, ma sempre molto dignitosa.
Apprezza... il passo che io fo in questo momento.
Anna si alza vivamente, vinta da un improvviso slancio del cuore.
Teresa sottovoce.
E non metterti sempre anche tu, contro di me... Ormai, sono detestata da tutti in casa mia!
Anna.
Detestata no.
Teresa.
S! S!... E perch?
forte per essere udita anche da Giacomino.
Per quella maledetta ubriacatura politica.
Giacomino.
Ma nonna, tu...
Teresa.
Non parlo con voi!  Voi, per me, siete morto, e ne provo grande sollievo!  un peso... che ho gi dallo stomaco!
ad Anna, con un altro tono di voce.
Ma sopra di te, io avrei il diritto di poter contare come in un aiuto, come in un'alleata...
Anna.
Un'alleata? Tua?
Teresa sottovoce.
S, per il bene, per la sicurezza di tuo marito.
Anna.
In questi momenti gli uomini come mio marito, non pensano alla propria sicurezza!  Hanno ben altro da pensare.
Teresa.
E sei tu? Una donna, una moglie, un essere del nostro stampo che parla cos?...  I patriotti, i fratelli!  Tu, almeno questo, avresti dovuto aver imparato... a tue spese: a conoscere bene i fratelli!
Anna trasalisce.
Teresa.
 un vento, una furia, che penetra nelle case, nelle famiglie, e che spazza via tutto: ogni sentimento di rispetto, di amore, ogni spirito di religione, di concordia e, insieme, la tranquillit e la felicit!
pausa.
Di vivo! di forte, di profondo, non c' pi che l'odio!
Giacomino con forza, ribellandosi.
Non  vero!
Teresa meravigliata, furente.
Non  vero?!...
frenandosi con ironia.
Ah, gi, gi! Sicuro! Non  vero! Di forte e di profondo c' anche l'amore! L'amore... delle ballerine, per le quali un ragazzaccio scimunito come voi, provoca disordini e arrischia la vita!
Giacomino si alza di scatto e si abbottona la giacca nervosamente.
Teresa.
Ah! Ah!... Vi sentite meglio? Siete guarito, interamente?... Ne ho molto piacere.
Giacomino si avvia per uscire.
Teresa con forza.
Dove andate?
Giacomino duramente.
Di l!
Teresa ha una scossa, poi si domina e torna ironica.
Andate! Andate pure!
richiamandolo.
Il dottore...
Giacomino si ferma.
Teresa.
Il dottore vi ha concesso per oggi, una passeggiata in carrozza. Ve la permetto anch'io, ma verso mezzogiorno; col sole! Andate in camera vostra a vestirvi, e non uscite... finch non vi mander a chiamare!
Giacomino si avvia di nuovo, serio, sostenuto.
Teresa che si aspetta una parola di scusa: quando Giacomino  sull'uscio.
Andate cos...
Giacomino si ferma.
Teresa sforzandosi di sorridere per vincere l'ira e il dolore.
Andate! Andate pure!... Meno vi vedo e pi... sono contenta!
Giacomino via.
Teresa con le lagrime nella gola.
Anche lui... Ma a lui poi,  a lui!  Che cosa ho fatto?...
sfogandosi, gridando forte.
Francesco! Francesco!
va verso l'uscio di mezzo.
Francesco!
il Lamberti entra.
...
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SCENA 5.
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Lamberti e dette - poi Francesco.
Lamberti.
Che vuoi da Francesco?
Teresa.
Mandarlo da Giacomino!
Lamberti indicando Francesco che si presenta e si ferma sull'uscio.
Eccolo, Francesco!
Teresa.
Andate dal signor Marchese! Aspettate! Prendete questo plaid!
gli d uno scialle.
Che lo porti in carrozza, e si copra! Ordine mio!
Francesco via.
Lamberti ad Anna.
Vieni un momento di l? Ho da parlarti.
Teresa.
No, no! Rimani... Rimanete. Vado io!
con la solita calma signorile.
Il fattore mi aspetta: devo mandarlo a Milano.
ad Anna.
La lana dal Guffanti abbiamo detto?...
Anna.
S.
Teresa via, nella biblioteca.
Guffanti; via dei Borsinari!
...
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...
SCENA 6.
...
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...
Lamberti ed Anna, poi di nuovo Francesco.
Anna a Vitaliano.
Hai da parlarmi?
lo guarda fisso.
Che hai?
Lamberti a sua volta, continua a fissare Anna con grande tristezza.
Anna con voce rotta dall'ansia.
Che hai? Che cosa vuoi dirmi? S, s!... Fissami bene: che il tuo occhio possa penetrare in fondo all'anima mia; non ho nulla da nasconderti!
Lamberti.
Hai capito dunque, che io volevo parlarti... di lui, del Czky?...
Anna sostiene lo sguardo di Vitaliano: ferma, sicura.
Lamberti le prende una mano, gliela bacia.
No, Anna, Anna cara; io non ho mai dubitato di te!
Anna.
Posso essere stata leggera; certo sono stata imprudente!  Era, allora, cos vuota e inerte la mia vita, cos grigia...
con un brivido.
cos buia!
accarezzandogli i capegli con grazia affettuosa.
L'amore  come il sole; senza di lui, non c' luce, n calore!
Lamberti stringe Anna al petto affettuosamente.
Anna.
Per quel giovane... che non aveva una famiglia, solo, povero, io ho sentito, prima, un sentimento di compassione, di piet... Poi anche di simpatia per il suo dolore cos simile al mio. Czky mi amava... lo capivo, lo vedevo, e non era amato. E anch'io cominciavo ad amare, ad amarti, e allora... non mi credevo amata!  Ecco; ti ho detto tutto!  Io poi, lo ritenevo nobile di animo, esaltato, ma onesto.
Lamberti.
Onesto?... Forse lo era. Non si pu giudicare gli uomini nell'eccesso della passione; da un momento di disperazione! Bisogna, in ogni modo, essere indulgenti con chi...
lentamente e fissando Anna per farle indovinare il suicidio del Czky.
sa condannarsi e punirsi da s, con chi... sconta il delitto commesso... con la propria vita.
Anna con un grido.
Czky?
Lamberti accennando affermativamente col capo, si leva una lettera di tasca e gliela d.
 una lettera da Milano. Chi scrive,  un amico.
Anna legge con un forte tremito: lascia cadere la lettera e siede con un gesto d'orrore, nascondendosi il capo fra le mani.
Lamberti raccoglie la lettera e di nuovo la ripone in tasca.
Noi lo credevamo in Tirolo o a Vienna, sotto la protezione della polizia! Invece era a Milano, nascosto in una soffitta, vivendo nel dolore, e, forse, fra i rimorsi. In quell'ultimo istante la grande bont di Dio ha certo fatto dimenticare a quell'uomo di essere una spia. Si  ucciso con una pugnalata come Jacopo Ortis... e col libro dell'Ortis, chiuso dinanzi.
cammina su e gi, poi torna ad avvicinarsi ad Anna.
Anna rimane sempre con il capo fra le braccia appoggiata al tavolino.
Lamberti si appoggia lui pure al tavolino: ad Anna, con grande dolcezza.
Perdonagli, Anna! Gli ho perdonato anch'io! Ed ora... ascoltami con coraggio. Forse... forse qualche giorno, forse domani, forse stasera io dovr partire.
Anna, con un sussulto doloroso.
 il momento?
Lamberti.
S. Il Fratti e lo Strassr rimangono a Milano. Don Carlo Morelli, da Como, ci terr in relazione con lui.
Anna.
Con Mazzini?...
Lamberti.
S.  a Lugano; pronto ad unirsi con noi. Io devo passare dal Carrarese, e per il giorno dell'insurrezione trovarmi a Sarzana.
Anna buttandogli le braccia al collo.
Vengo con te!
Lamberti.
Anna... Anna...
Anna.
Vengo con te!
Lamberti.
Mi raggiungerai!... Presto!
Anna.
Vengo con te! Vengo con te!
Lamberti.
 impossibile cara, e lo sai. Ascoltami, dunque; ascolta bene ci che tu devi fare.
Anna abbassa il capo come vinta.
Lamberti.
Appena partito io tu anderai e ti fermerai a Milano, in casa tua. Sei ricca, della mia sostanza tu non ne hai bisogno.
si leva di tasca un'altra lettera chiusa in una busta.
Prendi...
turbamento di Anna.
Ma no!... Non impressionarti cos! Bisogna tutto prevedere. Torner, o verrai tu!
indicando la lettera.
Due righe sole. Sei tu la mia erede universale. Ma per aiutare i nostri. Devi spendere tutto ci che  mio per la causa. Ed ora...
esitando.
Un'altra preghiera. E pensa,  adesso s,  pensa che pu essere l'ultima.   la mia felicit,  il coraggio stesso che io ti domando. Sono egoista, ingiusto, inumano, ma  pi forte di me. Se io... Anche quando non ci sar pi...
abbracciandola stretta con un singhiozzo.
Ti voglio sempre mia!
Anna coprendolo di baci.
Tua, tua, tua, tua! Ma io voglio venire con te! Ma io voglio morire con te! Con te che sei mio! Con te che mi hai fatto vivere! Con te che mi hai fatta buona! Tua! Tua! Tua! Tua!
Lamberti dopo un momento di commozione, asciuga gli occhi ad Anna.
Che non ti vedano piangere!... Nessuno deve sospettare...
prende la lettera sul tavolino, gliela d.
Prendi!
Anna, attonita, la tiene in mano.
No! No!...
Anna la nasconde in seno.
E la chiuderai subito nella tua scrivania. A Milano vedr poi il mio notaio...
Francesco
dall'uscio di mezzo, tremante, sconvolto.
Signor conte! Sa?... Sa?
Lamberti.
Che c'?
Francesco.
A Sonvico, hanno arrestato il dottor Fratti!
Lamberti.
Chi te l'ha detto?
Francesco.
Adesso! Il maestro di posta!
Lamberti.
Va!... Chiamalo!
Francesco via.
Anna trattenendo Vitaliano che vuol seguire Francesco.
Il dottor Fratti? Arrestato?...
Lamberti.
Lasciami andare! Lasciami andare!
...
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...
SCENA 7.
...
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...
Teresa e il Conte Rienz.
Teresa chiamando dalla biblioteca.
Vitaliano! Vitaliano!
Rienz.
Dov'? Dov'?...
seguito da Teresa entra in fretta dalla biblioteca, attraversa la scena, viene fin dietro di Vitaliano: sottovoce; rapidamente.
Partite subito sul momento! Dietro il Molino vecchio troverete una carrozza chiusa. Passerete il confine a Maslianico.
forte ad Anna.
Contessa Anna, scusate la mia fretta ma devo essere subito a Milano, al Comando Militare.
a Teresa.
Anche voi! Perdonate!
fa un inchino alle signore, via.
...
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SCENA 8.
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...
Lamberti, Anna, Teresa.
Lamberti immobile, sorpreso.
Anna con disperazione.
Va! Va! Va!
Teresa.
Non un minuto!  la Provvidenza! L'aiuto della Provvidenza!
Lamberti risoluto.
Alcune carte... Aspettatemi!
ad Anna che fa per seguirlo
Aspettami!
va via per l'uscio dal quale  uscito Giacomino.
Anna a Teresa, con grande ansia e terrore.
Tu sai?... Tu sai?...
Teresa.
Anna! Anna!
Anna.
Presto! Ho diritto di saper tutto. Sono sua moglie!
Teresa sempre pi tremante.
Dalla Spezia...
Anna.
Dalla Spezia?
Teresa.
S,  venuto l'ordine dalla Spezia!... Hanno sequestrata una tartana,  i doganieri Pontifici,  diretta alla punta di San Terenzo! Era carica di armi, di fucili! Il capitano, un levantino, arrestato, minacciato di morte, ha parlato!
Anna.
E Vitaliano?
Teresa.
Una grande insurrezione doveva scoppiare nello stesso giorno, in tutta l'Italia!
Anna.
E Vitaliano?... Vitaliano?...
Teresa.
 uno dei capi! Vengono per arrestarlo!
fuor di s.
Ma cosa fa? Che cosa fa?
Anna.
Il conte?... Il conte di Rienz?
Teresa.
Ha tutto arrischiato per noi, ma non pu nulla contro la polizia!  Il Commissario, i soldati, saranno qui fra mezz'ora! Sono forse gi qui!
verso la biblioteca.
Che cosa fa adesso? Ma che cosa fa?!...
giungendo le mani supplichevoli verso la cappelletta.
Dio! Dio! Dio! Buono! Santo!
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SCENA 9.
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...
Lamberti e dette.
Lamberti.
Eccomi. Ed ora... io sono pronto.
Teresa.
Va!... Dunque!... Va!
Anna lo fissa pallidissima, immobile, muta.
Lamberti.
No, madre mia. Io resto.
Anna trasalisce: senza mai dire una parola lo abbraccia come per non lasciarlo pi, lo accarezza, lo bacia, gli bacia la mano.
Teresa.
Rimani?... Ma... non hai capito?... Vengono qui!... I soldati! Il Commissario! Per arrestarti!
Anna stringe Vitaliano affettuosamente, lo guarda supplichevole, scongiurandolo di fuggire.
Lamberti le prende la mano, gliela stringe forte per infonderle coraggio: poi di nuovo, a Teresa.
Nella carrozza del conte di Rienz  partito Giacomino. Avviser, dietro via quanti pi potr dei nostri. E gli ho dovuto assicurare, per farlo partire, che avevo anch'io un mezzo altrettanto sicuro e che lo avrei raggiunto a Chiasso. Invece... no. Resto qui. La Provvidenza che voleva salvare me, non ha voluto o potuto salvare insieme anche tutti gli altri miei compagni. Perci io,  solo,  non posso, io, approfittare dei suoi favori... e rimango.
Teresa.
Va! Va! Va! Ascoltami, Vitaliano! Devi ascoltarmi! Ne ho diritto! Sono tua madre!... La mamma! La tua povera mamma! Lo sento e non l'ho mai sentito come in questo momento! E non c' pi altro per me! Te lo giuro! Non c' pi altro! Va! Va! Va! Va!
Lamberti con dolcezza.
Non posso partire!
la bacia, come in atto di perdono.
Teresa.
Va! Va! Va!
Lamberti risoluto.
No, mamma non devo partire. Bisogna aspettarli qui!
Teresa ascolta un momento: con un grido.
Dio!
prendendosi la testa fra le mani guardando spaventata verso la finestra.
Vengono!... Vengono!
Anna con un grido si attacca disperatamente al collo di Vitaliano come per difenderlo...
...
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...
FINE.