AYN RAND.
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IDEALE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Il romanzo inedito di Ayn Rand, autrice della Fonte meravigliosa. La splendida e tormentata attrice Kay Gonda  accusata di omicidio ed  costretta a nascondersi. Cerca rifugio a casa di sei ammiratori che in passato le avevano scritto lettere piene di amore e di passione: un rispettabile padre di famiglia, un attivista di sinistra, un artista cinico, un pastore evangelico, un playboy e un derelitto. Ciascuno reagisce alla richiesta di aiuto a modo suo, mostrando i valori in cui crede e i tratti pi autentici e segreti della propria personalit. E, alla fine, Kate riuscir ad avere, almeno da uno di loro, la risposta che stava cercando.
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Successivamente al romanzo, rimasto inedito fino a ora, Ayn Rand ha scritto anche una sceneggiatura teatrale, pi volte rappresentata, che viene pubblicata in appendice al libro.
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L'AUTRICE.
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Ayn Rand (San Pietroburgo 1905 - New York 1982), costretta dal regime sovietico a fuggire negli Stati Uniti nel 1924,  diventata unicona dellAmerican way of living. Nei suoi libri ha dato vita a personaggi indimenticabili, eroi titanici che lottano per affermare le proprie idee contro una societ massificata e livellatrice. Anche in Italia Ayn Rand ha avuto grande successo con i suoi romanzi, La vita  nostra, Noi vivi (pubblicato da Longanesi e TEA), Antifona, e riproposti da Corbaccio, La fonte meravigliosa, e i tre volumi che compongono La rivolta di Atlante: Il tema, Luomo che apparteneva alla terra e LAtlantide.
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Introduzione a Ideale: il romanzo.
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Nel 1934, Ayn Rand ha scritto Ideale per due volte: la prima, nella forma di romanzo (lungo
quasi la met in pi delle pagine di Antifona o La vita  nostra), di cui per non fu soddisfatta, tanto da
limitarsi a rivederlo solo superficialmente; la seconda, nella forma pi snella di pice teatrale.
Entrambe le versioni sono analoghe per quanto attiene ai quattro requisiti che Ayn Rand considerava
essenziali per unopera letteraria (a eccezione della poesia): difatti la medesima storia, imperniata su un
identico tema, ha per protagonisti (per lo pi) gli stessi personaggi; inoltre, a dispetto dei divari tra le
due, a seguito della riscrittura, in ognuna  riconoscibile il particolare stile letterario di Ayn Rand.
Sebbene abbia poi scelto di non dare alle stampe il romanzo, lautrice ne ha per conservato il
dattiloscritto tra le carte del proprio studio.
Come mai Ayn Rand ha trasformato Ideale in una pice teatrale? Non me ne ha mai fatto cenno
ma, per quanto ne so, la ragione principale risiederebbe nella differenza epistemologica tra le due
forme letterarie. Un romanzo fa uso di concetti e solo di concetti per raccontare gli eventi, i personaggi
e luniverso che gli sono propri. Una pice teatrale (al pari di un film) usa concetti insieme a
percezioni: queste ultime sono le sensazioni ricavate dal pubblico davanti ad attori in carne e ossa, ai
loro gesti, dialoghi ecc. Per esempio, si pensi ai romanzi trasformati in film, anche se adattati
fedelmente. Il romanzo offre unesperienza completa in s, che si espleta attraverso la sua semplice
lettura; di quando in quando, si vorrebbe forse poter vedere rappresentato un personaggio o un evento,
ma tale desiderio  accessorio e momentaneo. Nel film - sebbene sia indispensabile qualche forma di
dialogo o un altro elemento concettuale - vedere, e continuare a farlo,  condizione imprescindibile
dettata dalla natura stessa del mezzo. Si pu venire assorbiti dalla lettura di un romanzo e chiedersi
come sarebbe una scena se fosse rappresentata, ma di certo non si pu assistere a una scena sullo
schermo e chiedersi come sarebbe invece leggerla su una pagina.
Chi scrive un romanzo cerca di conferire realt percettiva ai propri personaggi, ma lo fa
allinterno dei limiti che tale forma gli impone. Per quanto talento abbia, uno scrittore non potr
tuttavia offrire al lettore una vera e propria esperienza percettiva. Ne deriva dunque un interrogativo
cruciale nel nostro caso: cosa succede se una data storia, per sua stessa natura, richieda una simile
esperienza? E se i suoi elementi essenziali potessero essere rappresentati e compresi solo attraverso
luso di mezzi percettivi (in abbinamento, certo, a quelli concettuali)?
Lesempio pi lampante di un tale elemento in Ideale  la suprema bellezza - spirituale e fisica
- di Kay Gonda. Questa sua particolare forma di grazia  alla base dellopera teatrale.  la bellezza non
solo della protagonista della storia, ma anche di unincantevole diva del grande schermo: lattributo che
le rende possibile incarnare lideale di milioni di persone. Se questa sua caratteristica non appare
convincente, la storia non pu dirsi riuscita. E, a parit di condizioni, sembra che in questo contesto una
resa percettiva prevalga su un puro trattamento concettuale. Una descrizione dellattrice Greta Garbo o
della giovane Katharine Hepburn, per quanto si sia bravi come scrittori, non potrebbe mai trasmettere
appieno (almeno secondo la mia opinione) la radiosa perfezione del loro volto; eppure, quando
compaiono sullo schermo (seppur con vividezza minore di quanto avvenga sul palcoscenico), la
bellezza dei loro visi risalta al primo sguardo. (Ho scelto questi due esempi non a caso, dato che erano i
volti femminili preferiti di Ayn Rand in ambito cinematografico; e proprio da Greta Garbo lautrice ha
tratto ispirazione per il personaggio di Kay.)
Ecco poi un altro aspetto di Ideale che potrebbe richiedere un elemento percettivo per essere
espresso al meglio. In entrambe le versioni, la storia ci offre una rapida carrellata di personaggi:
ciascuno stilizzato al fine di illustrare una variante del tema (il male rappresentato dal tradimento dei
propri ideali), ognuno al centro di una singola, breve scena. Questi personaggi sono ritratti in maniera
efficace, anche se solamente attraverso i parchi dettagli che tale tipo di stilizzazione esige. Di
conseguenza, nel passaggio da una forma allaltra, non si perde granch nella caratterizzazione dei
personaggi, anzi, essa ne guadagna. Una descrizione non potrebbe (penso io) trasmettere con pari
efficacia limpatto di una esperienza concreta: per esempio, non riuscirebbe a conferire lo stesso senso
di realt ai personaggi di questa veloce sfilata. Al contrario, sul palcoscenico anche una piccola parte
diventa di colpo realt: basta un semplice sguardo e gi percepiamo un personaggio (incarnato dal viso,
dal corpo, dalla postura, dallandatura, dal vestiario, dal movimento degli occhi o dal tono della voce
ecc. dellattore che lo interpreta).
Ancora una considerazione. In entrambe le sue versioni, Ideale ha una storia ma non una trama,
almeno non nella definizione di Ayn Rand (e fu lei stessa la prima ad ammetterlo). Inizio e fine sono
logicamente interconnessi, ma i passi della ricerca di Kay, nel suo muoversi da un traditore al seguente,
non si succedono in una progressione logica che, gradino dopo gradino, conduce a un climax. Perci
Ayn Rand ha forse creduto che, come romanzo, la storia corresse il rischio di essere considerata un
poco lenta e di esser vista come una serie piuttosto statica di ritratti. Al contrario, unopera teatrale pu
infondere movimento alla storia, anche in assenza di una trama, perch offre un incessante moto fisico.
Certo, questultimo da solo non assume valore estetico in alcuna forma artistica se non nella danza, ma
si pu ben comprendere come, in alcuni casi, sia di aiuto nellattenuare la troppa staticit di unopera.
Nessuna delle riflessioni precedenti  da intendersi quale svilimento della forma romanzo. La
sua natura puramente concettuale - la sua libert dal bisogno di conferire percettivit al proprio mondo
- permette al romanzo di creare e rendere reale, in ognuno dei suoi attributi, una complessit di tratti
incomparabilmente pi grande e pi efficace di quanto sia possibile a unopera teatrale. Se Kay Gonda
 pi reale sulla scena, lo stesso non pu dirsi per Dagny Taggart: infatti, la si avverte molto pi viva
nelle pagine di un libro di quanto sarebbe potuta risultare incarnata da unattrice che recita le sue
battute. La ragione di ci risiede nel fatto che la piena comprensione del suo carattere e della sua forza
dipende non solo dalle sue parole e dai suoi gesti osservabili, ma anche da tutte quelle informazioni che
desumiamo dagli elementi non percettivi del romanzo. Tre semplici esempi: il romanzo ci svela i
pensieri inespressi della protagonista; quanto le  accaduto in un passato che non vediamo; e
innumerevoli altri episodi rivelatori fisicamente impossibili da rappresentare su un palcoscenico, e
spesso anche in un film.
Inoltre, persino nelle scene in teoria osservabili, il romanzo non descrive semplicemente ci
che, se si fosse presenti, si potrebbe notare. Al contrario, il romanzo pu dispensare una mole di
informazioni ineguagliabile, nonch raggiungere impareggiabili effetti di realt, facendo presa sulla
nostra facolt percettiva e incanalandola. Lautore ci guida attraverso la natura e la sfera dei dettagli
che sceglie per una data scena: pu passare da unabbondanza organizzata di sfaccettature - presentati
in numero maggiore di quanto locchio da solo potrebbe cogliere - a una deliberata povert di
particolari, limitandosi a enfatizzare soltanto un piccolo aspetto di unentit percettiva e ignorandone il
resto: un tipo di selezione che chi percepisce non pu attuare da s. (Per esempio, nella Fonte
meravigliosa un architetto  caratterizzato quasi esclusivamente attraverso la sua forfora.)
Poi ci sono tutte le informazioni e le emozioni che desumiamo dalluso che lautore stesso fa di
termini valutativi e connotativi nel corso della narrazione. E chiss cosaltro ancora: individuare tutti i
tratti distintivi possibili in una forma letteraria cos lunga e comparativamente illimitata come il
romanzo  un compito che sopravanza le mie capacit, e non mi riesce neppure di reperire un testo
esaustivo sullargomento. Voglio per citare un suo attributo certo: molte delle peculiarit di un
romanzo sono possibili entro qualche limite anche in una pice teatrale o in un film, ma lenfasi con cui
le si carica  per forza di cose limitata.
Ogni forma artistica possiede alcune potenzialit uniche, cos come difetta di altre. Unopera
teatrale o cinematografica tratta da un romanzo  quasi sempre inferiore alloriginale perch non pu
eguagliarne la complessit. Per lo stesso motivo, la messa in scena di un romanzo relativamente
semplice pu rivelarsi migliore di questultimo, per via della incrementata forza che la storia trae
dallelemento percettivo. Romanzo e opera teatrale, dunque, ognuno nella propria forma, sono eguali:
per esempio, soddisfano la definizione che Ayn Rand d dellarte: un ricreare la realt secondo il
metafisico giudizio di valore di un artista.  prerogativa dellautore scegliere il genere in cui
esprimersi. Ayn Rand, come sappiamo, ha preferito scrivere Ideale per le scene.
Sebbene romanzo e pice teatrale siano eguali nel succitato senso, il copione di unopera
teatrale non  equivalente ad alcuno dei due. Di per s, un copione non  unopera darte o un genere
letterario. Romanzo e pice, essendo espressioni complete, ci permettono di entrare appieno nel mondo
che creano e di esperirlo. Tuttavia, il testo teatrale da solo non basta a farlo, perch omette lessenza
stessa dellarte letteraria:  scritto per essere percepito (per essere ascoltato e visto nellinterpretazione
che ne d un cast di attori su un palcoscenico), eppure preso in s  staccato da ogni tipo di percezione.
Leggere le battute di un dialogo ha di certo un suo valore, che per non  quello di unopera darte,
quanto invece di una sola delle sue caratteristiche. Questa differenza, credo,  una delle ragioni
principali per cui i romanzi sono infinitamente pi popolari tra i lettori rispetto ai copioni.
Al pari di ogni altro commediografo, Ayn Rand ha scelto di scrivere Ideale per il palcoscenico
in base al presupposto che la sua pice sarebbe stata poi prodotta. Nella cultura odierna, tuttavia, non
sussiste questa ipotesi di realizzazione: la maggior parte di noi non ha e continuer a non avere alcuna
possibilit di vedere Ideale sulle scene, per non parlare di assistere a una sua adeguata rappresentazione
(e ancora meno chance di vederne un decoroso adattamento cinematografico, qualora si decidesse di
trarne un film). Leggerne la versione romanzesca  quanto ci avvicini di pi allesperienza di entrare
appieno nel mondo di Ideale. Abbiamo di fronte unopera completa, ma con qualche difetto, e unopera
migliore, che tuttavia ci  inaccessibile.
Il romanzo non presenta tuttavia solo delle criticit, ma anche molte delle virt proprie di un
adattamento concettuale della storia. Sebbene Ayn Rand ne fosse insoddisfatta, non credo che
pubblicarlo oggi contravvenga ai suoi desideri. La ragione risiede nel carattere della cultura odierna,
oltre al fatto che molto tempo ormai  passato dalla sua morte. A questo punto, ottantanni dopo il
licenziamento della pice teatrale da parte dellautrice, nessuno pu immaginare se Ayn Rand
considerasse il romanzo ultimato o pienamente rispondente ai suoi standard di pubblicazione. Per
riaffermare la sua scelta, non promuoveremo questo libro come un nuovo romanzo di Ayn Rand. Al
contrario, il mio proposito nello scrivere questa Introduzione  proprio enfatizzare questa sua
decisione e suggerire perch, a dispetto delle sue molte virt, lei abbia rinnegato questopera, e poi, in
questa cornice, introdurvi ai suoi pregi.
Nel lodare il romanzo, non intendo minimizzare i cambiamenti che Ayn Rand ha apportato nel
rimaneggiarlo, perch sotto molti aspetti la pice  ovviamente pi incisiva e interessante. Non ho
comparato le due opere pagina per pagina, perci non posso commentare tutte le loro differenze (un
compito impossibile). Romanzo e sceneggiatura teatrale sono deliberatamente riunite in questo volume,
cos che il lettore possa scoprire e giudicare da s il valore di ciascuno e la loro diversit.
Trasporre il romanzo in una pice pone due questioni fondamentali. Una  lesigenza teatrale di
raccontare la storia in forma pi sintetica (solo attraverso dialoghi parlati allinterno di scene
rappresentabili); laltra  la necessit della scrittrice di rivedere a fondo il testo. Sotto i due punti di
vista, le differenze tra i due testi sono perci numerose. In molti passaggi, infatti, Ayn Rand non si
limita a adattare o a rivedere il romanzo, ma ne riscrive intere scene o addirittura ne crea di nuove.
C tuttavia un cambiamento sostanziale, che va al di l di quanto gi detto. Protagonista del
terzo capitolo del romanzo  Jeremiah Sliney, un ignorante fattore, che si esprime in modo rozzo.
Prima ancora di cominciare a scrivere lopera teatrale, Ayn Rand aveva stralciato lintero capitolo dal
manoscritto, sbarrandolo riga per riga, con tratto implacabile, a significare un profondo rifiuto. (Lho
vista operare cos anche sui miei manoscritti.) Cancellato Sliney dalla pice, protagonista della scena
diviene uno dei suoi cognati, che nel romanzo era un personaggio secondario. Nella sua reincarnazione,
Chuck Fink ha unidentit ideologica:  un membro del Partito comunista.
Non conosco le ragioni alla base di questa sua scelta, ma posso avanzare delle ipotesi alquanto
verosimili. Lignoranza di Sliney e la sua parlata dialettale lo rendevano meno credibile come
personaggio nel contesto della pice, meno convincente di un combattuto idealista. Per quel ruolo, un
magniloquente intellettuale urbano , penso, molto pi plausibile. Inoltre, Fink introduce nella storia un
ulteriore aspetto del male che essa condanna: costui  un uomo che tradisce il proprio ideale non per via
di unadesione alle convenzioni del perbenismo o a Dio, ma a Marx e al bene sociale.  un approccio
molto pi filosofico alle motivazioni alla base del sacrificio di Kay Gonda rispetto al mero desiderio di
denaro di Sliney. C anche unaltra ragione che potrebbe avere una sua validit: il timore di Ayn Rand
che il tradimento di Kay Gonda da parte di Sliney potesse essere letto come la conferma di uno slogan
che lei disprezzava, ovvero: Il denaro  la radice di tutti i mali. Qualunque ne siano state le
motivazioni, per, il cambiamento ci offre un vantaggio collaterale: Fink le ha offerto lo spunto per fare
satira e, pertanto offre a noi, immersi in un contesto spesso ombroso, una gradita occasione per
sorridere e, talvolta, anche per ridere.
Nonostante Ayn Rand avesse cassato le pagine di Sliney, io ho preferito ripristinare il romanzo
cos come si presentava nella prima stesura. Non lho fatto per il particolare valore artistico di quella
scena, quanto piuttosto perch essa ci apre una piccola finestra sul processo creativo di Ayn Rand, una
finestra che ci permette di intravedere le sue capacit di scrittrice persino negli stadi iniziali, grezzi del
suo lavoro e, contemporaneamente, la propria intransigenza nel tagliarlo come se, al pari di Rearden,
avesse coscienza della sua poca riuscita. Certo, per la sua autrice era cos, ma per noi, credo, le pecche
del romanzo non ne diminuiscono il valore artistico, n il piacere di leggerlo.
Io lho sfogliato per la prima volta nel 1982, lanno in cui Ayn Rand  morta. Fino ad allora, ne
avevo ignorato lesistenza, sebbene avessi lunga familiarit con la pice teatrale. Seduto sul pavimento
di un magazzino, in mezzo a tutte le sue carte, ho deciso di darvi una scorsa. Con mia sorpresa, ne sono
stato attirato e assorbito cos tanto da scoppiare addirittura a piangere. Quando finii di leggere il
manoscritto, avvertii una fitta di dolore, perch avrei voluto trattenermi ancora un poco nel mondo di
Kay Gonda. Mi parve un buon manoscritto tanto da rammaricarmi che non fosse mai stato pubblicato.
Alla fine, grazie a Richard Ralston, quel momento  arrivato.
Nel corso della propria vita, un autore pubblica le sue opere mature, complete. Ma, dopo la sua
morte,  pratica consolidata portarne alla luce il materiale inedito, incluse le prove giovanili, ancora
acerbe e incerte.  comune soprattutto se lautore in questione  diventato immortale perch le sue
parole, di inzio o fine carriera, sono avidamente lette da una larga fetta di lettori e un numero crescente
di studiosi. Ci che state per leggere  uno degli scritti giovanili di Ayn Rand, risalente al tempo in cui
lautrice non aveva nemmeno trentanni ed era ancora inconsapevole di quanto avrebbe appreso nel
mezzo secolo successivo. Il romanzo  tutto questo e niente di pi.
Tuttavia, quanti autori giunti alla loro maturit, mi chiedo, possono eguagliare il genio di Ayn
Rand o riuscire a ricreare il suo universo di razionalit e passione? Per quanto in forma embrionica, lei
 ancora dentro queste pagine e perci ancora qui.
Leonard Peikoff
Aliso Viejo, California.
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Nota al manoscritto di Ideale.
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Nel 2004, mentre ero impegnato nello stilare una scheda di suggerimenti per includere dellaltro
materiale nella nuova edizione di The Early Ayn Rand, ho rivisto negli Ayn Rand Archives il
manoscritto del romanzo breve Ideale. Gli ho dato solo una rapida scorsa, perch il testo teatrale di
Ideale era successivo e, dal momento che era la forma definitiva scelta poi dallautrice per raccontare la
propria storia, si era deciso di inserire nella raccolta originaria solo la pice.
Nel 2012, decisi (finalmente) che il romanzo meritava un esame pi approfondito. Per molti
anni mi erano arrivati allorecchio numerosi commenti da parte dei lettori di Ayn Rand che si
interrogavano sulla presenza di qualche altro romanzo nascosto in mezzo alle sue carte. Decisi che, dal
momento che cera davvero, quel romanzo meritava una pi attenta valutazione.
Lessi cos le 32.000 parole dattiloscritte nel 1943 a cura del Rialto Service Bureau, al numero
1501 di Brodway, a New York City. Il libro cattur subito la mia attenzione come inequivocabile opera
di Ayn Rand. Fui anche colpito dalle ulteriori sfaccettature che la forma romanzo aggiungeva alla
storia. Due punti, in particolare, risaltarono subito ai miei occhi. La maggiore lunghezza delle lettere
scritte dagli ammiratori di Kay Gonda rispetto alle versioni ridotte presenti nella pice teatrale - che sul
palcoscenico avrebbero dovuto assumere la forma di voci fuori campo o essere proiettate
meccanicamente per essere lette dal pubblico - era spesso esplicativa e toccante insieme. La missiva di
Johnnie Dawes, per esempio, regala una pi profonda comprensione del suo carattere e dei suoi atti.
Inoltre, il primo capitolo del romanzo, con la sua illuminante panoramica sugli uffici degli studios
hollywoodiani e delle personalit che li popolano, non trova alcuna corrispondenza nellopera teatrale.
In entrambi i casi - ma non sono i soli - il contesto del mondo di Kay Gonda ne risulta enormemente
arricchito.
Interessante di per s  come il romanzo sia la dimostrazione di quanto lautrice fosse
consapevole della cruciale differenza tra scrivere per un pubblico di lettori e farlo invece per la platea
di un teatro. A mio avviso, pur consentendo il romanzo un pi ampio uso di dettagli e una maggiore
chiarezza, limpatto drammatico di taluni dialoghi e la forza morale che essi possono trasmettere hanno
per pi incisivit su un palcoscenico.
Dal momento che era quanto mai probabile che in trentanni il dottor Peikoff non avesse pi
visto il romanzo, mi parve giunta lora di riproporlo alla sua attenzione.  stato felice che labbia fatto,
tanto da chiedermi di citare in questa Nota ci che mi disse allora: Senza di te, Richard, dove sarebbe lOggettivismo?
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Richard E. Ralston. Responsabile editoriale. Ayn Rand Institute.
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1.
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Kay Gonda.
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Se si tratta di omicidio, come mai non se ne parla di pi? Se non lo , perch mai se ne parla
cos tanto? Interpellata in merito alla vicenda, Miss Frederica Sayers non ha ammesso, n negato
alcunch. Si  rifiutata di divulgare anche il pi insignificante dettaglio riguardo alle circostanze in cui
 sopravvenuta limprovvisa morte del fratello. Granton Sayers  deceduto nella sua residenza di Santa
Barbara due giorni fa, la notte del 3 maggio. Quella sera, Granton Sayers ha cenato in compagnia di
una celebre - ah, molto celebre - diva del cinema.  tutto quello che sappiamo.
Ci spiace di non potervi dare notizie pi esaustive, possiamo per avanzare taluni interrogativi,
sempre che non ve li siate gi posti. Sarebbe interessante sapere dove fosse, la notte del 3 maggio, dopo
cena, la succitata sirena incantatrice del grande schermo. O dove si trovi da allora. E se, come sostiene
Miss Frederica Sayers, non c spazio alcuno per le speculazioni, come mai seguitano a girare voci cos
insistenti che mettono in relazione quel certo nome famoso con la morte del re occidentale del petrolio?
Laccaduto rende Miss Frederica la regina occidentale del petrolio e niente di meno che lerede unica di
tutto il patrimonio milionario dei Sayers.
Ora, cambiamo argomento. Molti lettori ci hanno telefonato per sapere dove si trovi
attualmente Kay Gonda. Questa seducente signora del grande schermo manca dalla propria residenza
hollywoodiana da due giorni e i magnati degli studios rifiutano di svelare le ragioni della sua assenza e
il luogo in cui si trova. Alcuni maligni mormorano che gli stessi magnati ne siano alloscuro.
Il caporedattore del Los Angeles Courier era seduto sulla scrivania di Irving Ponts. Irving Ponts
sfoggiava un eterno sorriso, firmava la rubrica pi importante del Los Angeles Courier, Del pi e del
meno, e aveva una pancia che lo ingombrava quando si metteva a sedere. Il caporedattore si port la
matita dallangolo destro a quello sinistro della bocca e chiese: Onestamente, Irv, tu sai dov?
E chi lo sa? disse Irving Ponts.
La stanno cercando?
Come sopra disse Irving Ponts.
Lhanno incriminata di qualcosa a Santa Barbara?
Come sopra.
Cosa dicono gli agganci che hai nella polizia?
Non ti sarebbe di alcuna utilit disse Irving Ponts, perch comunque non potresti pubblicare
dov che mi hanno invitato ad andarmene.
Non credi che lei labbia fatto sul serio, vero, Irv? Perch diavolo lavrebbe dovuto fare?
Non ce nera ragione disse Irving Ponts. Daltro canto: c mai qualche ragione in tutto
quello che fa Kay Gonda?
Il caporedattore telefon a Morrison Pickens.
Sembrava che in tutto il metro e ottantatr centimetri dellemaciato corpo di Morrison Pickens
non ci fosse un solo osso e che quelluomo si tenesse in piedi soltanto per miracolo, invece di
afflosciarsi mollemente per terra. Aveva una sigaretta che solo per miracolo seguitava a pendere fiacca
dallangolo della sua bocca, una giacca buttata sulle spalle che solo per miracolo non gli scivolava da
dosso e un berretto la cui visiera sembrava unaureola appesa a met del suo cranio.
Fatti un giretto negli studios della Farrow Film gli disse il caporedattore, e vedi quello che
riesci a scoprire.
Su Kay Gonda? chiese Morrison Pickens.
Su Kay Gonda, se ce la fai disse il caporedattore. Se no, cerca solo di raccogliere qualche
informazione su dove si trovi adesso quella donna.
Morrison Pickens sfreg un fiammifero contro la suola della scarpa del caporedattore, ma
cambi subito idea e lo butt nel cestino dei rifiuti. Poi prese un paio di forbici e si pul lunghia del
pollice, con aria pensierosa.
Uh-huh disse Morrison Pickens. Per caso devo anche scoprire chi ha ucciso Rothstein1 e se
ci sia o meno qualche forma di vita dopo la morte?
Cerca di essere l per lora di pranzo disse il caporedattore. Vedi cosa dicono e come lo
fanno.
Morrison Pickens si avvi con lauto verso gli studios della Farrow Film. Guid lungo una
strada gremita di piccoli negozi, rimpiccioliti e rinsecchiti dal sole, con vetrine polverose che
sembravano quasi spintonarsi luna con laltra dentro la stretta, mesta schiera. Al di l dei vetri, vedeva
tutto ci che occorreva agli uomini, tutto ci per cui vivevano: vestiti a palloncino con farfalle di
gemme artificiali, barattoli di marmellata di fragole e lattine di pomodori pelati, spazzoloni per il
pavimento e tosaerba, creme idratanti, aspirine e un noto rimedio per il meteorismo. Gli uomini vi
passavano davanti, stanchi, frettolosi, indifferenti, con i capelli appiccicati sulla fronte accaldata e
umidiccia. Sembrava che la pi grande delle miserie umane colpisse non chi non poteva permettersi di
entrare a comprare in quei negozi, quanto piuttosto chi poteva.
Sullingresso di una saletta cinematografica dalla facciata di mattoni gialli, accanto al cartellone
vuoto cerano un cerchio di logora canutiglia intorno a una gigantesca moneta da quindici centesimi e
la sagoma cartonata di una donna. Se ne stava dritta, le spalle gettate allindietro, e i suoi corti capelli
dorati erano come un fal che scoppiettava nel mezzo di una violenta tempesta: una furiosa chioma
intricata su un fisico snello. Aveva gli occhi chiari, trasparenti, e una bocca grande che sembrava quella
dellidolo di un animale ritenuto sacro. Non cera alcun nome sotto quella figura, ma non era necessario
dal momento che ogni passante in giro per il mondo lo sapeva e ne riconosceva i selvaggi capelli biondi
e il corpo esile. Era Kay Gonda.
La sagoma era mezza nuda sotto al suo scarso vestiario, ma nessuno ci faceva caso. Nessuno vi
soffermava lo sguardo, nessuno ridacchiava. Se ne stava, con la testa gettata allindietro, le braccia
lungo i fianchi, i palmi rivolti allins, inerme e fragile, arrendevole e supplice verso qualcosa lontano
da lei, al di l del cartellone bianco e oltre i tetti, come una fiamma tenuta alta per scorgere qualcosa in
mezzo a un vento buio, come unultima supplica che si levava da ogni tetto, ogni vetrina dei negozi e
da ogni cuore greve sotto di lei. Passando di fianco al teatro, nessuno lo faceva, ma tutti avrebbero
voluto togliersi di nascosto il cappello.
Morrison Pickens aveva visto un suo film la sera precedente. Era rimasto seduto per unora e
mezza senza muoversi, come se respirare richiedesse attenzione, altrimenti se ne sarebbe dimenticato.
Dallo schermo, un gigantesco volto lo aveva osservato, un viso con una bocca che chiunque avrebbe
desiderato baciare e occhi che inducevano a chiedersi - domanda dolorosa - cosera che stavano
vedendo. Morrison Pickens si era sentito come se ci fosse qualcosa - in fondo alla sua mente, dietro a
tutti i suoi pensieri e al proprio essere - di cui lui era alloscuro, ma che lei invece conosceva. E
avrebbe voluto tanto saperlo anche lui. Si era perci chiesto se mai ci sarebbe riuscito, se avesse dovuto
saperlo e perch mai, poi, lo volesse sapere. Morrison Pickens la credeva solo una donna e unattrice,
ma questo era successo prima di entrare in quel cinema e poi, di nuovo, una volta uscito. Quando la
osservava sullo schermo, la sua idea era per unaltra: pens che lei non fosse un essere umano, non del
genere che lui aveva intorno da quando era nato, ma di un tipo che nessuno conosceva e che invece
avrebbe dovuto. Quando la guardava, lei lo faceva sentire in colpa, ma anche giovane - e pulito - e
molto orgoglioso. Quando la guardava, capiva perch gli antichi avevano scolpito le statue degli dei a
immagine umana.
Nessuno sapeva con certezza chi fosse Kay Gonda. Cera gente che raccontava di ricordarsela
quando era una ragazza di sedici anni che lavorava in un negozio di corsetteria a Vienna. Con indosso
un vestito troppo striminzito per le sue gambe lunghe e snelle, e dalle maniche troppo corte per le sue
braccia sottili e pallide. Si muoveva dietro al banco con una agilit nervosa che agli occhi delle clienti
la faceva pi adatta a uno zoo che a quel negozietto dalle bianche tende apprettate e dallodore di
strutto stantio. Nessuno lavrebbe definita bella. Gli uomini non cercavano di avvicinarla e le padrone
di casa erano pronte a buttarla per strada, se ritardava con la pigione. Trascorreva lunghe giornate
aiutando le clienti a infilarsi nei busti, stringendone forte i lacci, con le sue dita sottili, sui loro spessi
rotoli di carne. Le clienti si lagnavano di quei suoi occhi che destavano disagio.
Cera anche chi la ricordava quando, due anni dopo, faceva la cameriera in un alberghetto
equivoco in una buia stradina di Vienna. Se la ricordavano mentre scendeva le scale, con i buchi larghi
sui talloni delle calze di cotone nero e una vecchia blusa slacciata sul collo. Gli uomini provavano a
rivolgerle la parola, ma lei non prestava loro confidenza. Poi, una notte, rest ad ascoltare. Era un uomo
alto, con la bocca severa e gli occhi troppo inquisitori per consentirle di essere felice: era un famoso
regista di cinema che non si trovava l per vedere la cameriera. La proprietaria del posto scroll le
spalle con indignazione quando la sent scoppiare in una fragorosa, beffarda risata alle parole che
luomo le aveva sussurrato allorecchio. Tuttavia, il grande regista neg sempre con veemenza
lautenticit dellaneddoto su dove avesse scoperto Kay Gonda, la sua pi grande stella.
A Hollywood, Kay Gonda indossava sobri abiti neri, disegnati per lei da uno stilista francese
col cui compenso si sarebbe potuta provvedere di fondi unazienda assicuratrice. Si entrava nella sua
residenza attraverso un lungo porticato di colonne di marmo bianco e il suo maggiordomo serviva i
cocktail in bicchieri alti e stretti. Lei incedeva come se i tappeti, le scale e i marciapiedi scivolassero
flessuosi, silenziosi al tocco lieve dei suoi piedi. I suoi capelli erano sempre scompigliati. Lei scrollava
le spalle con uno scatto repentino e, quando indossava lunghi abiti da sera che le lasciavano scoperta la
schiena, tra le sue scapole correva un gioco di sottili ombre bluastre. Tutti la invidiavano. Nessuno
lavrebbe definita felice.
Morrison Pickens lanci le lunghe gambe fuori dal fianco della sua spider coup e trascin i
piedi per tutta la lustra scalinata fin dentro gli studios della Farrow Film. Al giovanotto dietro la
scrivania allingresso, dal volto rosa e freddo come un gelato alla fragola, disse: Pickens. Del Courier.
Sono qui per vedere Mr Farrow.
Avete un appuntamento?
No, ma  un particolare di nessuna importanza, oggi.
Era proprio cos.
Entrate pure, signore disse con aria ansiosa il giovanotto, abbassando il ricevitore dopo aver
scambiato qualche parola con la segretaria di Mr Farrow.
Mr Farrow aveva tre segretarie. La prima, seduta alla scrivania vicino alla cancellata di bronzo,
con un sorriso gelido gli apr il cancello per farlo entrare in un corridoio ad arco dove cera un tavolo
con sopra tre telefoni e, dietro, una segretaria che si alz per schiudere una porta di mogano che dava
su un ufficio dove unaltra segretaria si alz per dirgli: Entrate, Mr Pickens.
Anthony Farrow sedeva a una scrivania persa in una sala da ballo bianca e vuota. Alle pareti,
vetrate a piombo alte tre piani. In una nicchia, la bianca statua di una Madonna. Un gigantesco globo di
cristallo sopra un basamento di marmo candido. Una chaise longue di satin cos candido da far
sembrare che nessuno le si fosse anche solo avvicinato: e nessuno lo aveva fatto. Era il bene pi caro a
Mr Farrow e si diceva che avesse adornato, nei tempi andati, il boudoir dellimperatrice Giuseppina.
I capelli sulla nuca di Mr Farrow erano di un castano dorato, come i suoi occhi. Il suo completo
si intonava alla sfumatura pi scura dei suoi capelli, la sua camicia a quella pi chiara. Gli disse:
Buongiorno, Mr Pickens. Prego, accomodatevi. Sono felice di vedervi e, frattanto, gli allung la
scatola di sigari con una mossa degna del miglior primo piano in un film ambientato nellalta societ.
Mr Pickens si sedette e prese un sigaro.
Certo disse Mr Farrow, vi renderete conto che tutta questa storia non  altro che unassurda
panzana.
Quale storia? chiese Morrison Pickens.
Quello che si dice in giro e a cui devo lonore della vostra visita. Quello che si va raccontando
su Miss Gonda.
Ah disse Morrison Pickens.
Caro amico mio, di sicuro sapete quanto queste insinuazioni siano ridicole. Speravo che il
vostro giornale, un giornale rispettabile come il vostro, ci avrebbe aiutato ad arginare il propagarsi di
queste dicerie del tutto infondate.
 semplice. Dipende solo da voi. Se quel che si dice non ha alcun fondamento, voi allora di
sicuro sapete dove si trova Miss Gonda...
Riflettete per un secondo su tutta questa incredibile faccenda, Mr Pickens. Granton Sayers...
be, conoscete Granton Sayers. Un pazzo, se me lo consentite, un folle con la reputazione di un genio:
succede sempre cos con i pazzi, non  vero? Un patrimonio di cinquanta milioni di dollari, tre giorni
fa. Oggi: chi lo sa? Forse cinquantamila. Forse cinquanta centesimi. Per con una piscina a forma di
diamante e un tempio greco in giardino. E s, anche Kay Gonda. Un gingillo costoso o unopera darte,
a seconda di come la si guardi. Questa era per lui Kay Gonda, per due anni fa. Non oggi. Oh no, non
oggi. So di certo che non vedeva Sayers da un anno, prima di quella cena a Santa Barbara di cui tutti
abbiamo sentito parlare.
Allora la loro storia damore era finita? Fredda come un pezzo di ghiaccio?
Di pi, Mr Pickens.
Ne siete proprio sicuro?
S, Mr Pickens.
Tuttavia potrebbe esserci stata una lite tra loro due, una lite che...
No, Mr Pickens. No. Lui le ha proposto di sposarlo tre volte, che io sappia. Lei avrebbe potuto
avere lui, il tempio greco, i pozzi di petrolio e tutto il resto, se avesse voluto. Perch mai avrebbe
dovuto ucciderlo?
Perch mai allora darsi alla fuga?
Mr Pickens, posso rovesciare i ruoli e porvi io una domanda?
Faccia pure, Mr Farrow.
Chi... chi  stato a mettere in giro queste voci?
Pensavo che su questo punto disse Mr Pickens, avreste potuto far chiarezza voi, Mr
Farrow.
 assurdo, Mr Pickens, peggio che assurdo. Allusioni, dicerie, domande. Tutta la citt ne parla.
Se riuscissi a capirne il motivo, oserei direi che qualcuno sta mettendo in giro queste voci di
proposito.
Chi avrebbe ragione di farlo?
 proprio questo il punto, Mr Pickens. Nessuno. Miss Gonda non ha un nemico al mondo.
E amici?
Certo, certo... No disse Mr Farrow di botto, con la voce sincera di chi  allibito dalle sue
stesse parole. No, non ne ha. Lo sguardo che lanci a Morrison Pickens era di autentica impotenza.
Perch me lo chiedete?
Perch mi avete risposto cos? chiese Morrison Pickens.
Io... non lo so disse Mr Farrow. Non ci avevo mai riflettuto prima. Di colpo, mi ha sorpreso
lidea che lei non abbia un solo amico al mondo. A parte quel Mick Watts, che nessuno definirebbe
amico di qualcuno. Ah, be aggiunse, scrollando le spalle, forse  del tutto naturale. Come si pu
pensare di essere amici di una donna cos? Ti guarda, ma neanche ti vede. Ti parla, quando ti parla, il
che non succede spesso, e tu non hai idea di cosa le passi per la testa. A volte mi convinco che lei non
pensa affatto ci pensiamo noi, voi e io. Per lei le cose non hanno lo stesso valore che per tutti gli altri.
Cosa significano per lei e cosa pensa: chi pu dirlo? E poi, soprattutto, a chi importa?
A circa settanta milioni di persone su per gi, a giudicare dalle vendite al botteghino.
Ah, s. Forse  solo questo che conta davvero. La venerano, milioni di loro. Non 
ammirazione, no, non si tratta dellentusiasmo di qualche appassionato.  molto di pi.  adorazione.
Non so cosa faccia a quella gente... ma di certo qualcosa fa.
E come reagir il suo pubblico al... delitto?
 impossibile, Mr Pickens.  assurdo. Come potrebbero crederci anche solo per un
momento?
Nessuno ci crederebbe nemmeno per un momento se Miss Gonda non avesse fatto perdere le
proprie tracce.
Ma non se ne sono perse le tracce, Mr Pickens.
Allora dov?
Vuole sempre rimanere da sola quando si prepara a girare un nuovo film.  in una delle sue
case al mare, a studiare il copione.
Dove?
Davvero, Mr Pickens,  meglio non disturbarla.
Supponga che la cercassimo. Ci fermereste?
Certamente no, Mr Pickens. Lungi da noi interferire con la stampa.
Morrison Pickens si alz. Disse:
Bene, Mr Farrow. Allora ci proveremo.
Mr Farrow si alz. Disse: Bene, Mr Pickens. Vi auguro buona fortuna.
Morrison Pickens era gi davanti alla porta, quando Mr Farrow soggiunse: Comunque sia, Mr
Pickens, qualora ci riusciste, potrei chiedervi di farcelo sapere? Comprenderete, non vorremmo che la
nostra pi grande diva fosse importunata e...
Capisco disse Morrison Pickens, uscendo.
Nellanticamera dellufficio di Mr Sol Salzer, produttore associato, un nervoso segretario si
contorse tutto e insistette: Mr Salzer  occupato. Mr Salzer  molto, molto occupato.  in riunione...
Ditegli che lo cerca un giornalista del Courier disse Morrison Pickens. Magari riuscir a
trovare un paio di minuti.
Il segretario spar con fare concitato dietro unalta porta bianca, poi balz fuori lasciandola
aperta e, a corto di fiato, farfugli: Entrate, Mr Pickens, entrate pure.
Mr Salzer camminava su e gi per il grande studio con tende di velluto viola alle finestre e sulle
pareti quadri di fiori e di scottish terrier allinterno di cornici bianche. Disse: Accomodatevi, senza
rivolgere lo sguardo a Mr Pickens, mentre continuava a contare i passi.
Morrison si sedette.
Mr Salzer aveva le mani intrecciate dietro la schiena. Indossava un completo blu metallizzato e
un fermacravatta con diamante. I suoi capelli neri e ricci si allungavano in una stretta penisola al centro
della sua fronte pallida. Fece il giro dellufficio per tre volte, poi ringhi: Un mucchio di balle, niente
di pi!
Cosa? chiese Mr Pickens.
Ci per cui siete venuto qui a far domande. Il caso che i vostri compari sprecano il tempo a
montare, per riempire le pagine dei loro giornali, non avendo niente di meglio da dare in pasto ai
lettori!
Vi riferite forse a Miss Gonda?
Sto proprio parlando di Miss Gonda! Parlo proprio di lei! Non sarei qui a perdere tempo con
voi se non fosse per lei! Non lavessimo mai scritturata!  venuto un gran mal di testa a tutti, dal giorno
in cui quella donna ha messo piede qui dentro!
Suvvia, Mr Salzer. Avete prodotto tutti i suoi film. Dovrete pur aver visto qualcosa in lei!
Tre milioni di bigliettoni a film. Ecco quello che ci ho visto! Vi sfido a trovare una ragione
migliore.
Bene, parliamo del vostro prossimo film allora.
Sar ancora meglio degli altri, il pi bello. Mr Salzer si ferm per battere il pugno sulla
scrivania. Il film pi costoso che abbiate mai visto in vita vostra! Potete andarlo a riferire a quelli del
vostro giornale!
Bene, sono certo che saranno felici di sentirlo. E saranno altrettanto entusiasti di sapere
quando... inizieranno le riprese.
Ascoltate disse Mr Salzer fermandosi, sono solo un mucchio di balle! State montando un
caso su un enorme mucchio di balle. Perch lei non  scomparsa!
Mai detto che lo sia.
Be, non ditelo nemmeno! Perch noi sappiamo dove si trova, solo che non  affar vostro
saperlo, capite?
Non avevo intenzione di dirlo. Stavo solo per chiedervi se Miss Gonda avesse gi firmato il
vostro contratto.
Certo che lha fatto. Ovvio. Sicuro. Lha praticamente quasi firmato.
Allora non lha ancora fatto.
Avrebbe dovuto firmarlo oggi. Voglio dire, lo firmer oggi. Ha dato il suo assenso.  tutto
definito. Be, ve lo confesser... disse Mr Salzer allimprovviso, con la disperazione di chi deve
guadagnarsi simpatia per un film, la simpatia di chiunque. La mia pi grande preoccupazione 
proprio quel contratto. Forse ha di nuovo cambiato idea e ha deciso di smettere di recitare sul serio.
Non  solo una posa, Mr Salzer? Lo abbiamo sentito dire dopo ogni film.
Davvero? Non ridereste se fosse toccato a voi andarle dietro strisciando in ginocchio, come
abbiamo fatto noi per due mesi. Smetto dice.  davvero importante? Ne vale la pena? Insomma! Le
offriamo quindicimila dollari a settimana e lei ci chiede se ne vale la pena?
Quindi pensate che Miss Gonda vi abbia scaricato sul serio questa volta? E non avete idea di
dove sia andata?
Non mi piacciono i giornalisti disse Mr Salzer, con aria disgustata. Non mi sono mai
piaciuti. Ed ecco perch: io vi racconto le mie grane, vi faccio queste confidenze e voi ricominciate da
capo con queste balle.
Non avete la pi pallida idea di dove sia.
Uffa, stronzate! Sappiamo dov. Ha una zia che sta male, una vecchia zia venuta dallEuropa:
 andata a farle visita in un ranch nel deserto. Capito?
Come no disse Morrison Pickens, alzandosi. Capito.
Non dovette farsi annunciare una volta arrivato da Claire Peemoller, stella della Farrow Film,
colei che aveva scritto tutte le sceneggiature per le pellicole di Kay Gonda. Morrison Pikens,
semplicemente, entr. La stampa non aveva bisogno di farsi annunciare per essere ricevuta da Claire Peemoller.
La donna era al centro di un lungo, basso divano in stile moderno. Non cerano fari a illuminare
il posto dove sedeva, per sembrava ci fossero. I suoi vestiti avevano la linda eleganza moderna del
mobilio in vetro, dei ponti sospesi o degli aerei transatlantici. Sembrava lultima moda di una grande
civilt, solida, pulita, saggia, preoccupata di nullaltro che dei pi sottili e profondi problemi della vita.
Era solo il corpo di Claire Peemoller, tuttavia, a essere seduto su quel divano: la sua anima era sulle
pareti dellufficio, tappezzate dagli ingrandimenti fotografici delle illustrazioni per i suoi rotocalchi.
Nelle foto, dolci fanciulle e aitanti giovanotti si abbracciavano, bimbi osservavono con occhi socchiusi
i genitori che, mano nella mano, si riconciliavano sopra la culla, vecchie signore i cui volti potevano
addolcire la tazzina di caff pi amara.
Mr Pickens disse Claire Peemoller, che piacere vedervi.  meraviglioso, semplicemente
meraviglioso, che siate passato da me. Ho una grande storia per voi. Stavo proprio pensando a quanta
poca percezione abbia il pubblico dellimportante influenza psicologica che le piccole cose accadute
nellinfanzia hanno sulla carriera di uno scrittore. Sono i dettagli che contano nella vita, sapete. Per
esempio, un giorno, avevo sette anni, vidi una farfalla con unala spezzata e pensai a...
Kay Gonda? chiese Morrison Pickens.
Oh disse Claire Peemoller, serrando le labbra. Poi le schiuse di nuovo per aggiungere:
Allora  per questo che siete venuto...
Be, di certo, Miss Peemoller, dovevate aspettarvelo, oggi.
No disse Claire Peemoller. Non mi ha neppure sfiorato lidea che Miss Kay Gonda potesse
essere il solo oggetto di interesse al mondo.
Volevo solo chiedervi cosa ne pensate delle voci che circolano su Miss Gonda.
Non me ne sono data pensiero. Il mio tempo  troppo prezioso.
Quando lha vista lultima volta?
Due giorni fa.
Non il 3 maggio?
S, il 3 maggio.
Bene, allora ha notato qualcosa di singolare nel suo modo di comportarsi?
Be, quando mai Kay Gonda non si comporta in modo singolare?
Vi rincresce parlarmene?
Mi rincresce e molto anche! A chi non spiacerebbe? Sono andata a casa sua, quel pomeriggio,
per discutere della nuova sceneggiatura. Una storia carinissima, davvero carinissima! Ho parlato per
ore. Per tutto quel tempo se n stata l come una statua. Nemmeno una parola, non un suono.
Semplicit, ecco cosa le manca. Non ha sentimenti nobili. Ma proprio nessuno! Non ha alcun senso di
fratellanza. Nessun...
Aveva laria preoccupata o infelice?
Sul serio, Mr Pickens, ho cose pi importanti da fare che analizzare lumore di Miss Gonda.
Tutto quello che vi posso dire  che non mi ha lasciato inserire un bambino o un cane nella
sceneggiatura. I cani hanno un fascino quasi umano. Sapete, siamo tutti fratelli nel profondo e...
Vi ha accennato al fatto che sarebbe andata a Santa Barbara quella sera?
Lei non accenna alle cose. Te le sbatte in faccia. Si  alzata mentre parlavo ancora e mi ha
piantata l. Ha detto che doveva andare a prepararsi, perch doveva recarsi a una cena a Santa Barbara.
E poi ha aggiunto: Detesto gli atti di carit.
E cosa voleva dire?
Cosa voleva dire? La sua carit - immaginatevi! - era cenare nella casa di un
multimilionario. Perci non sono riuscita a trattenermi, non ce lho proprio fatta! Cos le ho detto:
Miss Gonda, siete sul serio convinta di essere migliore di tutti gli altri? E cosa pensate che mi abbia
risposto? S ha detto,  proprio cos. E preferirei di gran lunga essere in errore. Da non crederci!
Ha detto altro?
No. Non sono il tipo da tollerare larroganza. Perci ho troncato la conversazione. E non mi
interessa continuarla adesso. Mi spiace, Mr Pickens: ma il soggetto mi annoia.
Sapete dove si trova Miss Gonda adesso?
Non ne ho la pi pallida idea.
Ma se le fosse successo qualcosa...
Chiederei ai produttori di dare la parte a Sally Sweeney. Ho sempre voluto scrivere per Sally.
 una ragazza cos dolce. E adesso dovete proprio scusarmi, Mr Pickens. Sono molto occupata.
Bill McNitt sedeva in un ufficio lercio, che puzzava come una sala da biliardo: le sue pareti
erano tappezzate dai poster dei film con la Gonda da lui diretti. Bill McNitt era fiero di essere un genio
e, per giunta, un fusto: se la gente voleva vederlo, allora avrebbe dovuto sopportare di sedere tra i
mozziconi di sigarette, vicino a una sputacchiera. McNitt fumava con la schiena appoggiata alla
poltrona girevole e i piedi sulla scrivania. Aveva le maniche della camicia arrotolate sopra al gomito, le
braccia grosse e pelose. Agit la grande mano, con un anello doro a forma di serpente infilato a una
delle sue tozze dita, quando Morrison Pickens entr.
Sputa fuori disse Bill McNitt.
Non ho niente da sputare disse Morrison Pickens.
Neanchio disse Bill McNitt. Adesso smamma.
Non sembri molto occupato disse Morrison Pickens, mettendosi comodo su uno sgabello.
Non lo sono. E non chiedermene la ragione. Perch  la stessa che tiene te cos occupato.
Presumo che ti stia riferendo a Miss Kay Gonda.
Non c nulla da presumere. Lo sai benissimo. Solo che non ti varr a nulla rimanere qui,
perch non mi caverai una parola di bocca. Non lho mai voluta dirigere, comunque. Avrei preferito
dirigere Joan Tudor. Avrei preferito...
Qual  il problema, Bill? Difficolt con la Gonda?
Ascolta. Ti dir tutto quello che so. Poi per smammi. La settimana scorsa, lho raggiunta in
auto nella sua casa sulla spiaggia e lho vista l, in mare aperto, che schizzava in mezzo agli scogli a
bordo di un motoscafo. A guardarla, ho avuto paura di beccarmi un infarto! Finalmente esce, mi viene
incontro sul vialetto, tutta zuppa dacqua. Cos le dico: Ti ammazzerai un giorno. Lei mi guarda dritto
negli occhi e mi fa: Non farebbe alcuna differenza per me dice, n per qualcun altro.
Sul serio?
Proprio cos. Ascolta le ho detto, non me ne importa un accidenti se ti rompi losso del
collo, ma finisce che ti buscherai una polmonite e nel bel mezzo delle riprese del mio prossimo film.
Al che se n andata dritta a casa e quel suo lacch non mi ha nemmeno fatto entrare!
Ha proprio detto queste precise parole, la settimana scorsa?
Certo. Be, forse ora dovrei preoccuparmi.  tutto. Ora smamma.
Ascolta, vorrei chiederti...
Non chiedermi dov! Perch non lo so. Capito? E, per giunta, neppure uno di quei caporioni
lo sa, solo che non lo ammetteranno mai! Perch pensi che me ne stia qui come cibo per mosche,
spillando tre bigliettoni alla settimana? Pensi che non avrebbero gi chiamato i pompieri per tirarla
fuori da dov, se solo sapessero dove mandarli?
Puoi sempre tirare a indovinare.
Io non tiro a indovinare. Non so nulla di quella donna. E non voglio saperne nulla. Non mi
sarei neppure avvicinato a lei, se per qualche stupida ragione quei buzzurri non morissero dalla voglia
di buttar via i propri soldi pur di dare uno sguardo a una sua panoramica!
Be, questo non posso scriverlo sul giornale.
Non mi interessa quello che scrivi. Non me ne frega niente di quello che fai, a meno che non
esci fuori di qui e non te ne vai al...
Allufficio pubblicit, prima disse Morrison Pickens, alzandosi.
Allufficio pubblicit, quattro mani diverse diedero una pacca sulle spalle di Morrison Pickens e
quattro volti lo guardarono, vagamente smarriti, come se non avessero mai sentito il nome di Kay
Gonda prima di allora e dovessero spremersi le meningi per ricordarselo e, una volta fatto, scoprivano
che era tutto ci che sapevano di lei. Solo un volto, il quinto, si avvicin a Morrison Pickens e
bisbigli: Non sappiamo niente di niente, amico. Non ci  dato sapere. E, anche se cos non fosse,
nessuno verrebbe comunque a dircelo. C solo una persona che potrebbe aiutarti. Potrebbe, ma
probabilmente non lo far. Va da Mick Watts. Scommetto che quello scioperato sa qualcosa.
Come mai?  sobrio, una volta tanto?
No,  pi sbronzo del solito.
Mick Watts era laddetto stampa di Kay Gonda. Era stato licenziato da tutti gli studios
cinematografici di Hollywood, da ogni quotidiano di questa e dellaltra costa, e da molti altri nella
striscia di terra in mezzo. Tuttavia, Kay Gonda lo aveva portato con s alla Farrow. Gli
corrispondevano un sostanzioso stipendio e non avevano sollevato alcuna obiezione contro di lui, cos
come non lavevano fatto con lalano di Kay Gonda o la chaise longue di Anthony Farrow.
Mick Watts aveva i capelli biondo platino, la faccia da duro e gli occhi azzurri di un neonato.
Sedeva nel suo ufficio con la testa sepolta sotto le braccia sulla scrivania. Sollev il capo quando
Morrison Pickens entr: i suoi occhi blu erano limpidi come cristallo, ma Pickens sapeva che non
avevano visto nulla, dato che sotto alla sua poltrona erano rovesciate in bella vista due bottiglie di
liquore ormai vuote.
Belle giornate, queste, Mick disse Morrison Pickens.
Mick Watts annu, ma non disse nulla.
Belle, ma calde disse Morrison Pickens. Terribilmente calde. Che ne dici di passare dal bar
a bere qualcosa di fresco?
Non so niente disse Mick Watts. Risparmiati i soldi. Vattene.
Di cosa parli, Mick?
Non sto parlando di nulla, dico in generale.
Nella macchina per scrivere sul tavolo, Morrison Pickens vide il foglio del comunicato stampa
che Mick Watts stava battendo. Vi lesse, incredulo: Kay Gonda non cucina da s i propri pasti n
ricama la propria biancheria. Non gioca a golf, non adotta bambini n sovvenziona rifugi per cavalli
abbandonati. Non  gentile con la sua cara, vecchia madre: non ha una cara, vecchia madre. Non 
affatto come voi bastardi la sognate.
Morrison Pickens scosse il capo in segno di riprovazione. Mick Watts parve non curarsi del
fatto che lui avesse letto quelle righe. Mick Watts se ne rimase seduto l, a fissare la parete, come se si
fosse dimenticato dellesistenza di Morrison Pickens.
Potrai pure concederti un goccetto una volta ogni tanto, Mick... disse Morrison Pickens. Hai
tutta laria davere sete.
Non so niente su Kay Gonda disse Mick Watts. Non lho mai sentita nominare... Kay
Gonda. Non  un nome curioso? Mi sono confessato una volta - tempo fa, molto tempo fa - e mi hanno
parlato della remissione di tutti i peccati.  divertente urlare Kay Gonda e pensare di essere mondato
di tutti i tuoi peccati. Paghi due soldi per un posto in galleria ed esci candido come la neve.
Ripensandoci, Mick disse Morrison Pickens, non ti offro da bere. Meglio che metti qualcosa
sotto ai denti.
Non ho fame. Ho smesso di aver fame molti anni fa. Ma lei ce lha.
Chi?
Kay Gonda disse Mick Watts.
Qualche idea su dove consumer il suo prossimo pasto?
In paradiso disse Mick Watts. In un paradiso blu con dei gigli bianchi. Gigli candidi. Solo
che mai lo trover.
Non ti seguo, Mick. Che vuoi dire?
Non capisci? Neppure lei. Ma non serve a nulla. Non serve cercare di capire, perch, se solo ci
provi, finisci con lavere pi sporco sulle mani di quanto riusciresti a ripulire. Non ci sono abbastanza
salviette al mondo per lavarlo via. Non ci sono abbastanza salviette. Ecco qual  il problema.
Ripasser unaltra volta disse Morrison Pickens.
Mick Watts si alz, incespic e poi, raddrizzandosi ma barcollando ancora sulle gambe, sollev
la bottiglia, dicendo con voce solenne: Una grande ricerca. La ricerca dei disperati. Perch sono
sempre i disperati che seguitano a sperare? Perch cercare di capirlo, quando possiamo considerarci pi
fortunati quando non sospettiamo neppure che si possa arrivare a comprenderlo? Perch lei lo fa?
Perch deve rimanerne ferita?
Buona giornata disse Morrison Pickens.
Lultima tappa di Morrison Pickens allinterno degli studios fu la villetta che fungeva da
camerino per Kay Gonda. Miss Terrence, la sua assistente, sedeva nellanticamera come al solito. Miss
Terrence non sentiva Kay Gonda da due giorni, ma quella mattina era arrivata puntuale alle nove
spaccate e si era seduta come sempre alla sua scrivania di vetro immacolato, dove era rimasta fino alle
sei. Miss Terrence indossava un vestito nero con un colletto di un bianco accecante. Inforcava occhiali
squadrati, senza montatura, e le sue unghie erano di un rosa pallido.
Miss Terrence non sapeva nulla della scomparsa di Kay Gonda. Non la vedeva da quando era
uscita per andare a Santa Barbara, due giorni prima. Supponeva, comunque, che Miss Gonda avesse
fatto ritorno agli studios, quella sera, dopo cena, perch il mattino seguente, quando lei, Miss Terrence,
era arrivata al villino, dalla posta che Kay Gonda aveva ricevuto dai suoi ammiratori mancavano sei lettere.
...
.
...
2.
...
.
...
George S. Perkins.
...
.
...
Cara Miss Gonda,
non sono un appassionato di cinema, ma non perdo mai un vostro film. Non posso nemmeno
dire che i vostri film mi piacciano: apprezzo molto di pi le commedie di Willie Wookey. C per
qualcosa in voi che devo vedere. A volte, penso che il giorno in cui non ne sentir pi la necessit,
allora sapr di essere morto.  qualcosa a cui non riesco a dare un nome, che avevo e che poi ho perso:
ma voi lo custodite per me, per tutti noi. Lo avevo anchio molto tempo fa, quando ero un ragazzo.
Sapete come succede: quando si  molto giovani si ha qualcosa davanti cos grande che quasi ne si ha
paura, ma lo si aspetta e, nel frattempo, ci si sente anche felici. Poi gli anni passano e quel qualcosa non
arriva. E un giorno si scopre di non aspettarlo nemmeno pi. Ci ci rattrista ed  sciocco, perch non
sappiamo nemmeno cosera quello che stavamo aspettando. Mi guardo e non lo so, ma quando guardo voi, s.
A volte penso che se mai, per qualche miracolo, qualcosa che vi somigli entrer nella mia vita,
lascer tutto e lo seguir, rinunciando a ci che ho perch, vedete, sono ancora un essere umano.
Cordialmente vostro,
George S. Perkins
S. Hoover Street
Los Angeles, California
Il pomeriggio del 5 maggio, George S. Perkins ottenne una promozione. Fu nominato
vicedirettore della Daffodil Canning Company. Il capo lo chiam nel suo ufficio per congratularsi e gli
disse: Se c qualcuno che meritava proprio un aumento, siete voi, G.S..
George S. Perkins si sistem la cravatta di maglia a strisce verdi e blu, deglut, si schiar la voce
e rispose: Ne sono molto onorato e far del mio meglio.
Il capo disse: Ne sono certo, ragazzo mio. Ora, che ne dite di festeggiare con un bicchierino,
tanto per rinfrescarci un po la gola?
George S. Perkins disse: Con piacere.
Il capo riemp due bicchieri bordati di rosso, decorati con le buffe sagome nere di alcuni
ubriachi sotto a un lampione. George S. Perkins si alz per prendere il suo bicchiere e i vetri
tintinnarono sopra la scrivania.
Salute! disse il capo.
Alla vostra! disse George S. Perkins.
Svuotati i bicchieri, il capo disse: Scommetto che non vedete lora di tornare a casa per
comunicare la bella notizia alla vostra mogliettina.
Mrs Perkins ve ne sar enormemente grata, proprio quanto me disse George S. Perkins.
Fuori dallufficio del capo, il direttore della pubblicit - che era una persona di spirito - arricci
i biondi capelli radi di George S. Perkins in un ghirigoro a met nuca, dicendo: Ho sempre saputo che
avevi della stoffa, vecchio, vecchio mio.
George S. Perkins torn alla scrivania per terminare il lavoro della giornata. Si era seduto a quel
tavolo ogni giorno feriale degli ultimi ventanni. Conosceva a menadito ogni venatura del legno e il
segno annerito di una bruciatura di sigaretta lasciata molto tempo addietro dalla sbadataggine di
qualcuno. Non si era accorto di quando e come lestesa laccatura lucida avesse iniziato a sbiadire e di
come quelle estese strisce grigiastre avessero preso a solcarne in lungo e in largo la superficie. Non si
era reso conto delle piccole rughe che gli si erano via via scavate sulla pelle tra le dita, ma le sue mani
erano ancora le stesse di un tempo, bianche e vellutate, con dita troppo corte rispetto al suo corpo e,
quando le chiudeva in piccoli pugni innocui, delle morbide grinze, simili a braccialetti, ne increspavano
i polsi, facendole somigliare a quelli di un bambino.
Il suo viso non era cambiato, cos come il suo ufficio: tutto era familiare, ineluttabile, come le
rughe sul suo volto. I piedini dello schedario avevano provocato dei tagli profondi nella moquette e il
sole aveva reso il tessuto di un grigio pallido, lasciando delle zone di marrone pi scuro sotto
allarchivio. George S. Perkins era rimasto seduto a quella scrivania, mentre in una nuova casa un
matrimonio lo aspettava; mentre in una rivendita di mezzi usati la sua prima automobile era in attesa di
lui; mentre in ospedale sua moglie aspettava una nuova vita che sarebbe entrata nella loro. Aveva
fissato con speranza, pena, felicit, stanchezza lo stesso punto sulla parete, vicino allacquerello: un
alone grigio che sembrava un coniglio dal muso rotondo e un lungo orecchio.
Su uno scaffale accanto alla finestra cerano file di barattoli brillanti, con etichette verdi, rosse e
rosa che sfumavano gradualmente in un giallo polveroso. Composta di pesche e di mele, carne
macinata e salmone. Erano dritti, immobili come robuste sbarre. Talvolta, era cos sciocco da avere la
sensazione che quelle sbarre crescessero piano piano davanti al vetro della finestra. Gli piaceva il
barattolo di salmone, perch era stato proprio lui a suggerire di aggiungere il ricciolo verde di
prezzemolo sul piatto bianco, proprio accanto al succoso filetto rosa, e il grafico gli aveva detto: Gran
bella idea, Mr Perkins. Proprio quello che ci voleva. Un tocco di eleganza.
Al di l della finestra, un groviglio di tetti e camini si allungava allorizzonte. Il cielo stava
diventando di un marrone fangoso oltre i tetti, con un alone rossastro, come lacqua dei piatti dopo una
cena in cui si  servita della barbabietola. Sparpagliate in quel marrone, cerano delle macchie rosa, un
rosa pallido, come quello dei meli in fiore a primavera. Molti anni addietro, a quellora, George S.
Perkins ricordava di aver osservato quel rosa al di l dellalto cornicione di una vecchia casa e di aver
preso a fantasticare su cosa ci fosse oltre quelledificio, e poi pi lontano ancora, oltre quel rosa, in
qualche paese straniero dove il sole stava appena sorgendo e a immaginare cosa avrebbe potuto
succedergli l, in quel posto molto lontano, cosa sarebbe accaduto... un giorno. Poi non ci aveva pi
ripensato per tanti anni e un grande grattacielo scuro nel frattempo era sorto a coprire la vista di quella
vecchia casa: issata sul tetto, linsegna luminosa della Tornado Motor Oil: una rete annodata di metallo
che si stagliava ora nel cielo del tramonto.
George S. Perkins prese due lettere che di recente aveva ricevuto con la posta: una arrivava da
un noto club di golf e includeva anche la busta per inviare la sua quota di ammissione; laltra, da una
costosa sartoria. Circolett con la matita rossa lindirizzo del sarto. Doveva trovare anche una buona
palestra, pens. Bisognava fare qualcosa per la sua pancetta, quel ventre gonfio avrebbe rovinato anche
il completo dal taglio pi elegante; la pancia non era tanto grossa, per cera.
Linsegna della Tornado Motor Oil si accese fuori dalla finestra, grandi lettere che si
illuminavano e si spegnevano, grosse gocce contornate di tubi a neon di colore giallo cadevano a fiotti
dalla lunga pistola di una pompa di benzina allinterno di una tanica. George S. Perkins si alz e chiuse
a chiave i cassetti della scrivania, fischiettando il motivetto di una commedia musicale che aveva visto
a New York ai tempi della luna di miele. Il direttore della pubblicit disse: Bene, bene!
George S. Perkins guid fino a casa fischiettando Over There. Stava rinfrescando e, nel
caminetto del soggiorno, un fuoco danzava su ciocchi di legna finta. Nella stanza, odore di lavanda e di
frittura. Una lampada era accesa sopra al camino: aveva per base due grossi dadi e il paralume era
ricoperto di vecchie etichette di whiskey.
Sei in ritardo disse Mrs Perkins.
Mrs Perkins indossava un vestito di crpe de chine marrone, tenuto appuntato sul davanti con
una spilla a forma di gemma che si apriva sempre, facendo intravedere una sottoveste che un tempo era
rosa; delle pesanti calze di un grigio scuro e comode scarpe da casa marroni. Aveva un viso che
rassomigliava a quello di un uccello - un uccello avvizzito lentamente, rinsecchendosi al sole - e le
unghie tagliate molto corte.
Be, tesoro disse George S. Perkins con voce allegra, ho una buona scusa per aver fatto
tardi.
Non ne dubito affatto disse Mrs Perkins, per ascoltami, George Perkins, devi prendere dei
provvedimenti con Junior. Tuo figlio ha rimediato ancora un quattro in aritmetica. Come ti ripeto
sempre, se un padre non si interessa come si deve ai propri figli, cosaltro ci si pu aspettare da un
ragazzino che...
Su, amore, perdoniamo il ragazzo, solo per questa volta: bisogna festeggiare.
Festeggiare cosa?
Ti piacerebbe essere la moglie del vicedirettore della Daffodil Canning Company?
Mi piacerebbe molto disse Mrs Perkins. Non che abbia pi la speranza di diventarlo...
Be, amore, invece lo sei. Da oggi.
Oh disse Mrs Perkins. Mamma! Vieni!
Mrs Shly, la suocera di Mr Perkins, indossava un largo vestito di seta, con stampe di margherite
blu e colibr su uno sfondo bianco, un filo di perle false e una retina sui suoi folti capelli biondi che
andavano ingrigendosi.
Mamma disse Mrs Perkins, George ha avuto una promozione.
Bene disse Mrs Shly, era ora, laspettavamo da tempo.
Ma non capite disse George S. Perkins, sconcertato, sono stato nominato vicedirettore...
Aspett di cogliere qualche reazione sul loro viso, non ne scorse alcuna e perci aggiunse, con voce
poco convinta: della Daffodil Canning Company.
E allora? chiese Mrs Shly.
Rosie disse piano lui, guardando la moglie, ho sfacchinato ventanni per arrivarci.
Ragazzo mio disse Mrs Shly, questa non  cosa da andarci tanto fieri.
Be, ma ce lho fatta... sono lunghi, venti anni. A un certo punto ci si stanca. Adesso, per...
Rosie, adesso possiamo prendercela comoda... comoda... vivere con pi agio... La sua voce sembr
piena di entusiasmo e di nuovo giovane per un momento: Capisci, con pi agio, poi si smorz di
nuovo. E lui aggiunse, come per scusarsi: Prendercela comoda, intendo.
Di cosa cianci? chiese Mrs Perkins.
Tesoro, stavo... progettando... pensando sulla strada di casa... ci ho pensato a lungo, la notte,
sai... ho fatto dei piani...
Ma davvero? E hai tagliato fuori tua moglie?
Oh, io... si trattava di sogni e tu avresti potuto pensare che fossi... infelice, e non era affatto
cos, sai com: non fai che lavorare tutto il giorno, e tutto va bene, e di colpo ti sembra di non poter
reggere un minuto di pi, senza alcun motivo. Per poi passa. Passa sempre.
Giuro disse Mrs Perkins, non ho mai sentito cos tante fesserie.
Be, pensavo soltanto...
Smettila di pensare, adesso disse Mrs Shly, o si fredda larrosto.
A cena, quando la cameriera ebbe servito al tavolo la coscia di agnello con salsa di menta,
George S. Perkins disse: Adesso che ci penso, tesoro...
Per prima cosa disse Mrs Perkins, dobbiamo comprare un nuovo frigidaire. Il vecchio non si
pu pi vedere. Nessuno usa pi la ghiacciaia. Ora, Mrs Tucker... Cora Mae, non spalmare di burro una
fetta intera di pane. Non ti riesce di mangiare come una signora? Dicevo, Mrs Tucker ne ha uno nuovo
che  una bellezza. Con la lampadina dentro e compagnia bella.
Ma abbiamo preso il nostro solo due anni fa disse George S. Perkins. E non mi pare proprio
che sia messo cos male.
Perch disse Mrs Shly, sei un uomo attento al risparmio, che per fa economia solo sulla
casa e sulla famiglia.
Pensavo disse George S. Perkins, sai, tesoro, potremmo prenderci una vacanza, magari tra
un anno o due, e andarcene in Europa. Non so: in Svizzera o in Italia.  pieno di montagne l, sai.
E allora?
E anche di laghi. E c tanta neve. E poi i tramonti...
E dovremmo andare l a far cosa?
Oh... be... per riposarci, penso. E per dare unocchiata in giro, cose cos. Sai, per osservare i
cigni e le barche a vela. Solo noi due.
Oh-oh disse Mrs Shly, solo voi due.
S disse Mrs Perkins, sei sempre stato bravo a trovare il modo di scialacquare i quattrini,
George Perkins. E io mi faccio in quattro, tiro la cinghia e risparmio anche gli spiccioli. Cigni, come
no. Be, prima di pensare ai cigni, faresti meglio a comprarmi un nuovo frigidaire, ti dico solo questo.
Hai ragione disse Mrs Shly, e poi abbiamo bisogno di uno sbattitore per la maionese. E di
una macchina per cucire elettrica. E sarebbe anche lora di pensare di prendere una nuova automobile.
Ascoltatemi disse George S. Perkins, voi non capite. Non voglio niente di ci che ci serve.
E questo che significa? chiese Mrs Perkins, a bocca aperta.
Per favore, Rosie. Ascolta. Devi capire... desidero qualcosa di cui non ho affatto bisogno.
George Perkins! Hai bevuto, per caso?
Rosie, se ricominciamo tutto da capo, comprare nuova roba - pagarla - lauto, la casa, i conti
del dentista - e poi altro ancora - tutto da capo - e nientaltro - mai - sprechiamo lultima possibilit
che abbiamo di...
Ma cosa succede? Cosa ti  preso tutta un tratto?
Rosie, non pensare che sia infelice, n che non sia contento di ci che ho avuto dalla vita. Ne
sono soddisfatto. Solo che... be,  come la mia vecchia vestaglia, Rosie. Ringrazio daverla,  calda,
comoda e mi piace, proprio come mi piace tutto il resto. Davvero. Per ci dovrebbe essere anche posto
per altro nella vita.
Be, a me piace! La bella vestaglia che ti ho preso per il tuo compleanno! E questo  il tuo
ringraziamento. Se non ti piaceva, perch non lhai cambiata?
Oh, Rosie, non  cos.  una bella vestaglia, s. Solo che, lo sai, un uomo non vive per una
vestaglia. O per cose del genere. Belle cose, Rosie, certo, ma dovrebbe esserci di pi.
E cosa?
Non lo so, ma  cos. E dovremmo averne tutti coscienza.
 tocco disse Mrs Shly.
Rosie, un uomo non pu vivere per cose che non lo arricchiscono. Non lo arricchiscono
dentro, intendo. Ci dovrebbe essere qualcosa di cui essere timorosi, timorosi e felici. Come landare in
chiesa, ma non parlo di quello. Qualcosa a cui aspirare. Qualcosa di elevato, Rosie... ecco, di elevato.
Be, se  di cultura che parli, non mi sono forse iscritta al Club dei libri del mese? Non lho
fatto?
Non riesco a spiegarmi, me ne rendo conto. Ti chiedo solo una cosa, Rosie, solo una:
prendiamoci una vacanza. Proviamoci. Magari ci capita qualcosa... qualcosa di insolito... del tipo che
sogni. Sar gi vecchio, se ci rinuncio. Non voglio essere gi vecchio. Non ancora, Rosie. Oh, Signore,
non ancora! Lasciami ancora qualche anno, Rosie.
Oh, me ne infischio della tua vacanza: la farai se ce la potremo permettere una volta sistemate
faccende pi importanti. Devi pensare alle cose importanti, prima. Come comprare un nuovo frigidaire,
per esempio. La nostra vecchia ghiacciaia  un disastro, davvero. Non tiene al fresco nulla. Guarda, ho
della composta di mele e...
Ma-a-mma disse Cora Mae, Junior ha rubato la composta di mele dalla ghiacciaia. Lho
visto io.
Non  vero! url Junior, sollevando il volto pallido dal piatto.
S che  vero invece! url Cora Mae.
Il terzo figlio, Henry Bernard Perkins, rimase in silenzio. Stava nel seggiolone, davanti alla
scodella della pappa, sbavando con aria assorta sul bavaglino cerato con il disegno di Mamma Oca.
Adesso, per esempio disse Mrs Perkins, supponendo che Junior abbia davvero mangiato
quella composta di mele, non voglio nemmeno pensare al mal di stomaco che avr. Scommetto che era
rancida. Quella ghiacciaia...
Pensavo non desse problemi disse George S. Perkins.
Oh, davvero?  perch non vedi mai quello che hai sotto al naso. Non ti importa che i tuoi figli
mangino verdure avvizzite. Ma, lasciatelo dire, non c niente di peggio delle verdure avvizzite. Mrs
Tucker dice che a un seminario hanno spiegato che se non si mangiano molti alimenti ricchi di
vitamine che fanno bene alle ossa, i bambini si ammalano di rachitismo. Ecco quello che gli succede.
Ai miei tempi disse Mrs Shly, i genitori badavano a nutrire come si deve i figli. Pensa ai
cinesi, per esempio. Non mangiano altro che riso. Ecco perch quei musi gialli sono tutti rachitici.
Suvvia, mamma disse George S. Perkins, dov che lavete sentita, questa?
Bene, vuoi forse dirmi che non so di cosa parlo? disse Mrs Shly. Devo forse credere che il
solo a sapere come stanno davvero le cose sia il grande uomo daffari qui presente?
Ma no, mamma. Non intendevo... quello che volevo dire  che...
Non importa, George Perkins. Lascia stare. So bene quello che volevi dire.
Lascia in pace mamma, George.
Ma, Rosie, io non intendevo...
Non serve a niente parlare, Rosalie. Quando un uomo non ha la decenza di...
Mamma, potreste lasciare che Rosie e io...
Capisco. Capisco perfettamente, George Perkins. Una madre anziana, di questi tempi, non
serve pi a niente, deve solo cucirsi la bocca e aspettare di finire sotto terra!
Mamma disse George S. Perkins con coraggio, vorrei che la smetteste di... creare
problemi.
Davvero? disse Mrs Shly, buttando via il tovagliolo e facendolo finire nellintingolo. Allora
 cos? Io creo problemi? Sono un peso per voi? Be, sono lieta che tu lo abbia finalmente ammesso,
Mr Perkins! Che povera stupida sono stata a sgobbare come una schiava in questa casa, come se fosse
la mia! Proprio ieri ho pulito il forno, sfregando fino a rompermi le unghie! E in cambio neanche un
po di gratitudine! Bene, non tollerer oltre, neanche per un minuto di pi! Neppure per un minuto di
pi!
Si alz, facendo tremolare le rughe cascanti sul collo, e usc dalla stanza, sbattendo la porta.
George! disse Mrs Perkins, con gli occhi pieni di sconforto. George, se non ti scusi, mamma
andr via!
George S. Perkins sollev lo sguardo, deglut e, allimprovviso, il peso di tutti gli anni di cui
aveva perso il conto gli diede un inatteso, disperato coraggio.
Allora lasciala andare disse.
Mrs Perkins rimase in silenzio, china in avanti. Poi url: Allora, a questo punto siamo arrivati?
 questo il risultato della tua bella promozione? Torni a casa, attacchi briga con tutti e poi butti la
vecchia madre di tua moglie in mezzo a una strada! Se pensi che abbia intenzione di...
Ascolta disse George S. Perkins con voce calma, ho fatto il possibile fin qui per sopportarla.
 meglio che se ne vada. Si doveva arrivare a questo punto, prima o poi.
Mrs Perkins drizz le spalle e la spilla le si apr sul petto.
Ascoltami tu, George Perkins. La sua voce, acuta e nervosa, sembrava incepparsi nella gola.
Se non ti scusi con mamma, se non le chiedi scusa prima di domattina, non ti parler pi finch avr
vita!
Per me va bene disse George S. Perkins. Non era la prima volta che sentiva quella minaccia.
Mrs Perkins corse singhiozzando su per le scale, fino alla sua camera da letto.
George S. Perkins si alz a fatica e sal anche lui al piano di sopra, lentamente, a capo chino e
con lo sguardo basso, fisso sulla pancia rigonfia. La vecchia scala cigolava sotto ai suoi passi. Cora
Mae rimase a guardarlo, curiosa di vedere dove sarebbe andato. Lui non si gir per entrare nella camera
di Mrs Perkins, ma seguit piano, lungo il corridoio, verso la propria camera da letto.
Junior allung la mano sulla tavola e si riemp la bocca con il pezzo di coscia di agnello che
Mrs Shly aveva lasciato nel piatto...
Lorologio del soggiorno batt le dieci.
Tutte le luci erano spente, a parte una lampada fioca, vicino la finestra della camera da letto di
George S. Perkins. Luomo sedeva sul letto, stretto nella sua vestaglia di flanella viola ormai scolorita,
guardandosi sovrapensiero la punta delle vecchie pantofole.
Suon il campanello.
George S. Perkins trasal. Era strano. La sua finestra dava sul portico dellingresso e lui non
aveva avvertito alcun tramestio di passi in strada, n sul prato, n sopra il cemento del porticato.
Era la serata libera della cameriera. George S. Perkins esit prima di alzarsi, poi strascic i piedi
gi per le scale, accompagnato dal cigolio dei gradini.
Immerso nel buio del soggiorno, luomo apr luscio di casa.
Oh, mio Dio! disse George S. Perkins.
Cera una donna, nel portico. Indossava un completo nero, semplice, abbottonato fin sotto al
mento e un cappello nero, con la tesa maschile, calcato basso sopra un occhio; lui vide scintillare nella
poca luce un aderente guanto nero, avvolto su una mano sottile, irreale, stretta intorno a una borsa nera.
Scorse dei capelli biondi fluttuare nellaria, sotto la falda del cappello. Non aveva mai incontrato quella
donna prima di allora, ma ne conosceva bene, molto bene, il volto.
Per favore, non dite nulla sussurr lei, e lasciatemi entrare.
George S. Perkins si port alla bocca la mano con le cinque dita allargate e balbett goffo:
Voi... voi... voi siete...
Kay Gonda disse la donna.
George S. Perkins cal le braccia e le mani gli ricaddero a peso morto lungo i fianchi. Era come
se dovesse imparare di nuovo ad articolare le parole. Ci prov. Emise un suono lungo, che venne fuori
per lo pi cos: Co-co-cosa...
Siete voi George Perkins? gli chiese lei.
S-s farfugli lui. S, signora. George Perkins. George S. Perkins. S.
Sono nei guai. Lo ha sentito?
S-s... Oh mio Dio...! S...
Devo nascondermi. Per la notte. Mi lasciate restare qui?
Qui?
S. Solo per questa notte.
Non poteva essere il suo soggiorno, quello. Non poteva essere la sua casa.
Non poteva aver sentito ci che gli era arrivato alle orecchie.
Ma voi... lui si interruppe per deglutire. Cio... come... voglio dire, perch voi...
Ho letto la vostra lettera. E ho pensato che nessuno sarebbe venuto qui a cercarmi. E mi sono
detta che forse mi avreste aiutata.
Io... gli si strozz la voce. Io... Nelluscirgli dalla bocca, che aveva perso luso del suono,
le parole gli bruciavano in gola. Miss Gonda, mi scuserete, abbiate pazienza, capirete che tanto basta
perch un uomo... cio, se non riesco a... voglio dire, se avete bisogno di aiuto, potrete rimanere qui per
il resto della vostra vita, e se qualcuno provasse a... Non c nulla che non farei per voi... se aveste
bisogno di me... me... Miss Gonda!
Vi ringrazio disse lei.
Si accomodi da questa parte bisbigli lui. Faccia piano... per di qui.
Laccompagn su per le scale e lei lo segu come unombra; lui non riusciva neppure a sentirne
i passi dietro i propri, pesanti e strascicati.
George S. Perkins chiuse la porta della propria stanza e tir le tende alla finestra. Rimase a
guardare quel volto pallido, quella bocca grande, quegli occhi allombra delle lunghe sopracciglia,
occhi che avevano visto troppo, occhi che erano come suoni, molti suoni, che parlavano di cose che lui
voleva capire, ma sempre con un suono di meno, lultimo, quello che gli avrebbe permesso di
comprendere il significato di tutto ci che dicevano.
Voi... barbugli. Voi... Voi siete Kay Gonda.
S gli disse.
Poi gett la borsa sul letto. Si tolse il cappello e lo butt sulla specchiera. Si sfil i guanti e lui
guard, confuso, quelle sue lunghe dita trasparenti, la mano umana ideale.
Volete dire... Volete dire che vi danno davvero la caccia?
La polizia mi cerca disse lei. Poi aggiunse, con voce calma: Per omicidio, come saprete.
Ascoltate, non vi possono catturare. Non voi. Non ha senso. Se c qualcosa che posso...
Si ferm, portando la mano alla bocca. Dal corridoio si approssimava il rumore di passi pesanti,
affrettati, di ciabatte che battevano contro i calcagni nudi.
George! la voce di Mrs Perkins lo chiam da dietro la porta chiusa.
S, t-tesoro?
Chi era?
Ne-nessuno, tesoro. Avevano sbagliato indirizzo.
Rimasero immobili ad ascoltare le ciabatte allontanarsi lungo il corridoio.
Era mia moglie sussurr lui. ...  meglio che stiamo in silenzio. Lei  a posto. Solo che...
non capirebbe.
Correreste dei rischi, se mi trovassero qui.
Non importa... Non me ne importa.
Lei gli sorrise, il sorriso lento che cos tante volte aveva visto dalla distanza sconfinata di uno
schermo. Adesso per quel volto gli era proprio davanti e lui riusciva a scorgere una leggera ombra di
rosso su quelle labbra pallide.
Be imbarazzato, lui allarg le braccia con senso di impotenza, be, fate pure come se foste
a casa vostra. Potete dormire qui. Io, io me ne star in soggiorno e...
No disse lei. Non voglio dormire. Restate qui. Io e voi abbiamo cos tanto di cui parlare.
Oh, s. Certo... cio... parlare di cosa, Miss Gonda?
Lei si mise a sedere sul letto, senza accorgersene, come se vivesse l da tutta la sua vita.
Lui si sedette in punta a una sedia, stringendosi nella vecchia vestaglia e desiderando quasi,
penosamente, di aver comprato quella che aveva visto in vendita da Day Company.
Gli occhi della donna, trasparenti, meravigliati, lo stavano osservando, come in attesa di
qualcosa. Lui deglut e si schiar la voce.
Fa freschetto questa sera balbett.
S.
In California  cos... lOccidente delloro aggiunse lui. Caldo tutto il giorno, ma freddo
come... ma molto freddo alla notte.
A volte.
Ebbe la sensazione che lei avesse colto qualcosa dentro di lui, molto in profondit, e se lo fosse
attorcigliato tra le dita di uno strano bianco bluastro e lo stesse tirando, tanto da fargli male: un dolore
che lui ricordava di aver gi conosciuto, tanto tempo prima, e ora sapeva di poterlo provare ancora. E
questo gli mozz il respiro.
S disse lui, fa freschetto di notte.
Lei disse: Datemi una sigaretta.
Lui scatt in piedi, frug nella tasca del suo cappotto, ne estrasse un pacchetto e glielo tese con
mano vacillante. Poi sfreg tre fiammiferi prima di riuscire ad accenderne uno. Lei tir indietro la
schiena, un puntino rosso tremava sulla punta della sigaretta.
Io... io fumo questa marca barbugli lui. Vanno gi che  un piacere.
Aveva aspettato quarantanni. Quarantanni, per vedere unesile figura nera seduta sulla coperta
imbottita del proprio letto. Non che ci avesse creduto poi molto, ma aveva aspettato quel momento.
Sapeva di averlo aspettato. Cosera che avrebbe voluto dirle?
Lui disse: Invece Joe Tucker, Joe Tucker  un mio amico, lui fuma sigari. Io per non ho mai
provato, mai fumato uno.
Avete molti amici? gli chiese.
S, certo. Ne ho, sicuro. Non posso lamentarmi.
Vi piacciono?
Certo. Molto.
E voi piacete a loro? Vi rispettano e si levano il cappello quando vi incontrate per strada?
Be... diamine, penso di s...
Quanti anni avete, George Perkins?
Ne compir quarantacinque il prossimo giugno.
Sar dura, vero? Perdere il lavoro e ritrovarvi in mezzo a una strada. In una strada buia, deserta
dove i vostri amici, nel passarvi accanto, distoglieranno lo sguardo, come se voi non esisteste
nemmeno. Vorrete urlare e dir loro le grandi cose che conoscete, ma nessuno vi star ad ascoltare e
nessuno vi risponder...
Diamine... quando... quando accadr?
Quando mi troveranno qui disse lei, calma.
Ascoltate disse lui. Non preoccupatevi di questo. Non vi troveranno qui. Non che tema per
me stesso...
Mi odiano, George Perkins. E odiano tutti coloro che stanno dalla mia parte.
Perch mai dovrebbero odiarvi?
Sono unassassina, George Perkins.
Be, se me lo chiedesse, io direi che non ci credo. Non ho neppure bisogno di chiedervi se lo
avete fatto. Non ci credo e basta.
Se si riferisce a Granton Sayers... no, non voglio parlare di Granton Sayers. Lasciamo stare.
Eppure sono ancora unassassina. Per tanti versi. Vede, sono venuta qui e, forse, vi roviner la vita.
Tutto ci che  stata la vostra vita per quarantacinque anni.
Non  tutto questo granch, Miss Gonda sussurr lui.
Andate sempre a vedere i miei film?
Sempre.
E vi sentite felice una volta uscito dal cinema?
S, certo... No. Penso di no.  curioso, non ci ho mai pensato. Io... Miss Gonda disse lui
allimprovviso, mi promettete di non ridere di me, se vi faccio una confidenza?
Certamente.
Miss Gonda, io... io piango quando torno a casa dopo aver visto un vostro film. Mi chiudo in
bagno e piango, ogni volta. Non so perch. Lo so che  sciocco per un uomo belle cresciuto come
me... non lho mai detto ad anima viva, Miss Gonda.
Lo so.
Voi... lo sapete?
Vi ho detto che sono unassassina. Uccido tante cose. Uccido le cose per cui gli uomini
vivono. Eppure vengono a vedermi, perch cos comprendono di desiderarle distrutte. Di voler vivere
per qualcosa di pi grande. O almeno cos pensano.  il loro pi grande orgoglio: pensare e dire che sia
cos.
Sono... sono desolato, ma non credo di comprendervi, Miss Gonda.
Capirete un giorno.
Sentite chiese lui, lo avete fatto davvero?
Cosa?
Avete ucciso Granton Sayers?
Lei lo guard e non rispose.
Io... io mi chiedevo solo perch avreste dovuto farlo balbett.
Perch non potevo pi sopportare. Ci sono volte in cui non si pu pi sopportare.
S disse lui,  vero. E poi la sua voce si fece ferma, spontanea e sicura. Sentite disse lui,
non lascer che i poliziotti vi catturino. Neanche se butteranno gi la casa. Neanche se verranno con
le bombe e tutto larmamentario.
Perch? gli chiese.
Non so... Solo che...
La vostra lettera, avete scritto...
Oh farfugli lui, sapete, non credevo che avreste davvero letto quelle stupidaggini.
Non erano stupidaggini.
Be, dovete perdonarmi, Miss Gonda, ma lo sapete com con gli appassionati di cinema, e
scommetto che ne avete a bizzeffe: di ammiratori, intendo, e anche di lettere.
Mi piace lidea di essere importante per la gente.
Mi dovete perdonare se ho detto qualcosa di insolente o di personale.
Mi avete detto di non essere felice.
Non... non intendevo lagnarmi, Miss Gonda, o di... Era solamente... Come posso spiegare...?
Suppongo di essermi perso qualcosa per strada. Non so cosa sia, ma so di averla persa, solo che non ne
conosco la ragione.
Forse  successo perch volevate perderla.
No. La sua voce era decisa. No. Si alz e rimase a guardarla dritta negli occhi. Vede, io
non sono affatto infelice. In realt, sono un uomo molto felice, per quanto si possa parlare di felicit.
Per qualcosa dentro di me mi dice che esiste una vita diversa da quella che ho sempre vissuto,
unesistenza che nessuno ha mai vissuto, e invece dovrebbe.
Lo sapete? E allora perch non la vivete?
E chi lo fa? Chi lo pu davvero? Chi ha mai almeno la possibilit... di vivere al meglio?
Scendiamo tutti a compromessi. Ci accontentiamo.  tutto quello che ci resta. Per il... il Dio che 
dentro di noi, lui lo conosce... il meglio... che non arriva mai.
E... se arrivasse?
Non ce lo faremmo scappare... perch c un Dio dentro di noi.
E... lo volete davvero? Quel Dio dentro di voi?
Ascoltate disse lui con fervore, io so solo questo: che vengano, quelli della polizia, che
vengano e provino a catturarvi. Dovranno buttare gi la casa. Lho costruita io: mi ci sono voluti
quindici anni per finire di pagarla. Dovranno buttarla gi, mattone dopo mattone, prima che io permetta
che vi catturino. Vengano pure, quelli che vi danno la caccia...
La porta si spalanc.
Mrs Perkins apparve sulla soglia, il pugno stretto allaltezza dello stomaco, sulla vestaglia di
velluto a coste, dal blu ormai sbiadito. La sua lunga camicia da notte di cotone, di un rosa ingrigito,
sfiorava la punta delle ciabatte in tinta con i fiocchi di velluto scoloriti. I capelli erano tirati indietro in
una crocchia e una forcina le stava scivolando sul collo. Mrs Perkins stava tremando.
George! disse col fiato mozzo. George!
Tesoro, non gridare... Entra... Chiudi la porta!
Mi... mi pareva di aver udito delle voci. La forcina le spar gi tra le scapole.
Rosie... Miss Gonda, posso presentarle... mia moglie? Rosie, Miss Gonda. Ci credi? Miss
Gonda!
Davvero? disse Mrs Perkins.
Rosie... per lamor del cielo! Non capisci? Miss Gonda, la diva del cinema. ...  nei guai, lo
hai sentito, i giornali dicevano...
Si gir disperato verso la propria ospite, in cerca di aiuto, ma Kay Gonda non si mosse. Si era
alzata, e ora era l, con le braccia che le pendevano inerti lungo i fianchi, gli occhi grandi che
guardavano prima uno e poi laltra senza chiudersi, inespressivi.
Per tutta la mia vita disse Mrs Perkins, ho saputo che eri una carogna e un bugiardo, George
Perkins! Ma questo supera tutto! Avere la faccia tosta di portare questa sgualdrina in casa, nella tua
camera da letto!
Oh, chiudi la bocca, Rosie! Ascolta!  un grande onore che Miss Gonda abbia scelto di...
Stammi a sentire! Io...
Sei ubriaco, ecco la verit. E non ascolter una sola parola che ti uscir di bocca finch questa
sgualdrina non sar fuori da questa casa!
Rosie! Ascolta, calmati, per lamor del cielo, ascolta, non c motivo di agitarsi, ma Miss
Gonda  ricercata dalla polizia e...
Oh!
...per omicidio...
Oh!
...e deve trattenersi per la notte. Tutto qui.
Mrs Perkins si raddrizz e si strinse nella vestaglia; uno sbuffo della sua camicia da notte le
usciva allaltezza del petto, un blu sbiadito di rose e farfalle che tremolavano sul rosa ingrigito.
Ascoltami, George Perkins disse lei piano. Non so cosa ti prenda. Non lo so. Non mi
interessa. So solo questo: o lei esce da questa casa seduta stante o me ne vado io.
Ma, tesoro, lascia che ti spieghi.
Non ho bisogno di spiegazioni. Far le valigie e porter con me anche i bambini. E pregher
Iddio di non incontrarti mai pi.
La voce di Mrs Perkins era piatta, calma. Lui sapeva che sua moglie diceva sul serio, questa
volta.
Lei aspett. Lui non rispose.
Dille di andare via sibil lei tra i denti.
Rosie,  solo per una notte... se tu sapessi...
Non voglio sapere. Non voglio sapere perch mio marito dovrebbe portarmi in casa una donna
del genere. Unamante o unassassina, magari entrambe. Sono stata una moglie fedele, George. Ti ho
dato i migliori anni della mia vita. Ho portato in grembo i tuoi figli.
S, Rosie...
Lui guard il viso tirato della moglie, le rughe intorno alla sua bocca sottile, la mano che ancora
stringeva la vestaglia sbiadita in uno sciocco groviglio allaltezza dello stomaco.
Non  per me, George. Pensa a cosa ti succeder. Dare protezione a unassassina. Pensa ai
bambini.
S, Rosie...
E al tuo lavoro. Hai appena ottenuto una promozione. Potevamo prendere delle nuove tende
per il soggiorno. Quelle verdi. Quelle che ti piacevano tanto.
S, Rosie.
Ti cacceranno dallazienda, quando verranno a sapere di questa storia.
No, Rosie.
Lui cerc disperatamente una parola, uno sguardo della donna in nero. Avrebbe voluto che
fosse lei a decidere, ma la donna non concesse neppure un cenno, come se la situazione non la
riguardasse affatto.
Pensa ai bambini, George.
Lui non rispose.
Siamo stati felici insieme, non  vero, George...? Per quindici anni...
Lui pens alloscurit della notte fuori dalla finestra, e al mondo sconfinato, sconosciuto e
minaccioso oltre quel buio. Gli piaceva la propria camera. Rosie ci aveva impiegato un anno e mezzo
per cucirgli quella trapunta. La donna aveva i capelli chiari, di un biondo dorato, freddo, che nessuno
avrebbe mai osato toccare. Era stata Rosie a sferruzzargli la cravatta a strisce blu e verdi che era
poggiata sulla specchiera, come regalo per il suo compleanno. La donna aveva delle sottili mani
bianche che non sembravano nemmeno umane. Un altro anno ancora e Junior avrebbe cominciato le
superiori: aveva sempre pensato al giorno del diploma, quando suo figlio avrebbe indossato una toga
nera e un cappello squadrato. La donna aveva un sorriso che lo feriva. Rosie cucinava deliziose frittelle
di mais, proprio come piacevano a lui. Il tesoriere aggiunto lo aveva sempre invidiato, mirava a
diventare vicedirettore e lui adesso lo aveva battuto. Quel club di golf vantava la migliore rete di
contatti in citt e ne facevano parte solo i soci dalla reputazione pi solida, i pi rispettabili: non certo
tipi con le impronte digitali registrate negli schedari della polizia e le foto su tutti i giornali, a corredo
di una notizia di cronaca nera. La donna gli aveva parlato di una strada deserta, buia, dove lui avrebbe
voluto urlare... urlare... urlare... Rosie era stata una buona moglie, instancabile, paziente e fedele. Lui
aveva ancora una ventina di anni da vivere, magari trenta, non di pi. Dopotutto, la vita era finita.
Si gir verso la donna in nero.
Sono desolato, Miss Gonda disse lui e la sua voce era autorevole, come quella di un
vicedirettore che si rivolgeva alla sua segretaria, ma date le circostanze...
Capisco disse Kay Gonda.
Lei si avvicin alla specchiera e si rimise il cappello, calcandoselo su un occhio. Si infil di
nuovo i guanti e recuper la borsa dal letto.
Scesero in silenzio gi per le scale, tutti e tre, poi George S. Perkins apr la porta di casa. Kay
Gonda si rivolse a Mrs Perkins.
Mi dispiace le disse. Devo aver sbagliato indirizzo.
Rimasero a guardarla mentre si allontanava in fondo alla strada: una figura sottile, abbigliata di
nero, i cui i capelli dorati brillarono una volta sotto la luce di un lampione.
Poi George S. Perkins cinse con un braccio la moglie.
Mamma dorme?
Non lo so. Perch?
Pensavo di salire di sopra a parlarle. Per far pace. Sa tutto sui frigidaire.
...
.
...
3.
...
.
...
Jeremiah Sliney.
...
.
...
Cara Miss Gonda,
per me, voi siete una delle stelle del cinema pi grandi di sempre. Per me, i vostri film sono
molto belli. Voglio dirvi grazie di cuore per la gioia che ci date in vecchiaia. Ce ne sono tante di star
del cinema, ma non sono uguali a voi. Nessuna  come voi. La mia signora e io aspettiamo ogni vostro
film, ci vediamo tutti gli spettacoli e poi ci torniamo pure il giorno dopo. Non  che ci piace e basta.
Venire a vedere i vostri film  come andare in chiesa, ecco com, solo che  meglio. Non so perch vi
fanno fare sempre donne cattive, perch voi mi fate pensare a quella statua della Santa Madre di Dio
che ho visto una volta, non so perch. Siete la figlia che ci piaceva avere e che per non abbiamo avuto.
Ci sono nati, a me e a mia moglie, tre figli e due di loro femmine, ma non  la stessa cosa. Siamo due
vecchi, Miss Gonda, e voi siete tutto quello che abbiamo. Vogliamo ringraziarvi, ma non so come,
perch non ho mai scritto una lettera a una signora fine come voi. E se possiamo fare qualcosa per
mostrare quanto vi siamo grati allora moriremo felici perch non ci resta tanto da vivere.
Con rispetto,
Jeremiah Sliney
Ventura Boulevard
Los Angeles, California
La sera del 5 maggio, Jeremiah Sliney festeggi i cinquantanni di matrimonio.
La tavola era apparecchiata in mezzo al soggiorno. Mrs Sliney aveva tirato fuori largenteria
buona e aveva passato lintera mattina a lucidarla e a scrutarla con attenzione sotto la fiamma di una
lampada a olio di ottone.
Facciamo il tacchino? aveva chiesto quella mattina.
Sicuro aveva risposto Jeremiah Sliney.
 lultimo che ci resta, Pa. Pensavo che magari potevamo portarlo in citt e ricavarci che
so...
Be, lanniversario doro ci capita una volta in tutta una vita.
Lei aveva sospirato e aveva ciabattato in cortile per acchiappare il tacchino.
Alle nove, la cena era pronta. I figli erano arrivati per festeggiare in loro compagnia. Dopo che
fu servita la torta di limone, Jeremiah Sliney strizz locchio con fare da birbante e apr un bottiglione
del suo sidro migliore.
Be ridacchi, giusto per loccasione.
Sai molto bene disse la moglie di Eustace Hennessey, la figlia pi grande, che non ho mai
toccato quella roba.
Prendo io quello di Maudie disse la moglie di Chuck Fink, la figlia pi giovane.
Su, su disse Chuck Fink, raggiante, dobbiamo farci tutti un bicchierino per il lieto evento.
Non fa male a nessuno! Un goccio al giorno toglie il medico di torno.
Di certo non permetter che Melissa beva disse la moglie di Eustace Hennessey. Non so
cosa fa laltra gente, ma io allevo mia figlia come dovrebbe essere educata una signora.
Jeremiah Sliney riemp otto bicchieri. Melissa Hennessey, lunica nipote abbastanza grande per
essere presente, lanci unocchiata torva alla madre, ma non disse nulla. Melissa Hennessey parlava di
rado. Aveva ventanni, sebbene la madre insistesse nel sostenere che ne avesse diciotto. I suoi capelli
castano chiari erano acconciati in riccioli troppo stretti, per via di una permanente riuscita male, e
incorniciavano un viso punteggiato di foruncoli che non andavano via. Indossava un vestito lungo, di
cotone verde, a pois, con arricciature alla moda, alte e rigide sulle spalle; delle scarpe marroni basse
con le stringhe e le linguette frangiate e un orologio da polso nuovo, con il cinturino di pelle.
Voter sant, come dicono nella bella societ disse la moglie di Ulisses S. Grant Sliney, con
aria altezzosa, levando in alto il proprio calice.
Uffa, piantala con le maniere sofisticate disse Ulysses S. Grant Sliney avvilito. Aveva il naso
lungo e un colletto toppo largo per il suo collo sottile e aveva sempre unaria avvilita.
Angelina Sliney scroll le spalle. I suoi grandi orecchini di celluloide tintinnarono sfiorandole il
collo, cos come tintinnarono i cinque braccialetti di celluloide nel battere contro lossicino sporgente
del polso.
Un brindisi! romb Chuck Fink. Dobbiamo brindare.
Be, su disse Jeremiah Sliney, non potendo far altro che alzarsi, a capo chino, imbarazzato,
allargando le due mani con un moncherino al posto dellindice sinistro. Suvvia, non lho fatto mai...
non so nemmeno come si fa... io...
Lo far io al posto tuo disse Chuck Fink, balzando in piedi. Non era molto alto una volta
tiratosi su dalla sedia; il gil bello teso sulla pancia tonda; il sorriso allungato su una faccia paffuta con
un naso corto dalle narici larghe.
Ai migliori genitori che abbiano mai respirato la luce del Signore disse Chuck Fink,
raggiante. Cento di questi giorni a una famiglia felice. Cara, vecchia fattoria, per piccina che tu sia,
sembri sempre una badia.
La moglie di Eustace Hennessey diede un colpetto di gomito al marito. Eustace Hennessey si
era addormentato con la faccia lunga china sul piatto del dolce. Lui si riebbe di scatto, con una mano
afferr maldestramente il bicchiere e con laltra si tocc i baffi, attorcigliandoli con gesto meccanico
fino a formare un ago sottile, appuntito, di un nero lucente, cerato.
Bevvero tutti, tranne Melissa.
La moglie di Jeremiah Sliney sedeva quieta allombra, a capotavola, con le piccole mani
conserte in grembo e le labbra pallide che sorridevano con benevolenza dolce e silente. Aveva il volto
sereno di un cherubino con le rughe e i capelli di un bianco lucente, spazzolati e acconciati stretti in una
crocchia gialla, sulla nuca. Aveva indossato il vestito buono, quello di taffett viola, rattoppato, e un
piccolo scialle di pizzo giallo tenuto su con la pi bella spilla che aveva, quella doro, opacizzata dal
tempo.
Be disse la moglie di Eustace Hennessey, la vecchia fattoria e compagnia bella vanno bene,
ma penso proprio che dovresti fare qualcosa per quella strada, Pa. Francamente, passare con lauto da
quella via ti scombussola tutte le viscere.
Be disse Angelina Sliney, puoi anche sopportarlo, una volta ogni tanto. Lo sa Iddio quanto
poco ci passi di l.
Quando devo dire qualcosa disse la moglie di Eustace Hennessey, scelgo io con chi
parlare.
Su, su, Maudie disse Esustace Hennessey, con uno sbadiglio, quella via non  poi cos
malridotta. Dovresti vedere alcune delle strade su cui si  costretti a muoversi in questo paese.
Eustace Hennessey era sempre in viaggio per il suo lavoro di rappresentante per unazienda di
cosmetici.
Alcuni disse la moglie di Chuck Fink, devono per forza spostarsi, questo  vero. Altri no.
Chuck Fink aveva unattivit in proprio: una tavola calda aperta anche di notte, in South Main
Street, il Chucks Place, con otto sgabelli al banco e un bollitore elettrico per il caff.
Andiamo, Flobelle disse Jeremiah Sliney, avvertendo il pericolo, facciamo tutti del nostro
meglio, secondo la volont di nostro Signore.
Quando la tavola fu sparecchiata, si accomodarono tutti in cerchio su sedie dure e logore, a
guardare in silenzio le finestre sotto ai cui davanzali frusciava mollemente la gramigna grigia e alta.
Quando Jeremiah Sliney si accese la pipa, Eustace Hennessey il sigaro e Angelina Sliney una sigaretta
sotto gli sguardi ribollenti delle cognate, mentre Melissa scompariva misteriosamente in cucina, la
moglie del padrone di casa sospir piano e, con fare timido e le piccole mani che si aprivano e
chiudevano nervose, disse: Ora, per quellipoteca... domani laltro bisogna che la paghiamo.
Cal un silenzio di tomba.
Strano come molta gente se ne vada in giro in auto oggigiorno disse Chuck Fink, osservando
i fari lontani sulle colline, e a questora della sera, poi. Pure su in collina.
Se non li paghiamo, ci portano via la casa. Quelli dellipoteca, dico disse la moglie di
Jeremiah Sliney.
Sono tempi duri, questi disse la moglie di Eustace Hennessey. Abbiamo tutti i nostri
problemi.
Se...  un peccato perdere cos la nostra vecchia casa disse Jeremiah Sliney e ridacchi
imbarazzato. I suoi occhi dun azzurro chiaro si socchiusero, appannati da una patina umida, bianca. La
sua vecchia faccia rise, esitante.
Abbiamo tutti la nostra croce sospir la moglie di Eustace Hennessey. Non sono pi i tempi
di una volta. Ora, prendete noi, per esempio. Bisogna provvedere al futuro di Melissa. Oggigiorno, una
ragazza deve offrire qualcosa in dote per prendere marito. Gli uomini non si accontentano con tanta
facilit. Non sono mica in tanti ad avere unattivit propria.
Junior s buscato la pertosse si affrett a dire la moglie di Chuck Fink, e i conti del dottore
sono salati. Non riusciremo mai a far fronte ai debiti. Non come certa gente che non ha avuto la
benedizione di avere dei figli.
Poi lanci uno sguardo risentito ad Angelina Sliney. Angelina scroll le spalle, gli orecchini
tintinarono.
 una buona cosa che certa gente non riesca a sfornare figli ogni nove mesi disse Ulysses S.
Grant Sliney, avvilito. Un uomo deve pensare al futuro. Come potrei comprarmi un banco della carne
tutto mio? Pensate forse che voglia servire hamburger a chicchessia per il resto dei miei giorni?
 cinquantanni che stiamo in questa casa disse la moglie di Jeremiah Sliney e sospir
dolcemente. Ossignore! E adesso che facciamo?
Visto a quanto stanno le uova oggi sospir Jeremiah Sliney, e con la vendita della nostra
ultima vacca... non abbiamo abbastanza soldi per quelli dellipoteca. Ridacchi. Ridacchiava sempre
quando parlava, una risatina esitante che risuonava come un lamento.
Ossignore! sospir la moglie di Jeremiah Sliney. Finiremo... allospizio per i poveri.
Sono tempi difficili, questi disse la moglie di Eustace Hennessey.
Cal il silenzio.
Bene disse Chuck Fink chiassosamente, scattando in piedi, si sono fatte quasi le undici e ci
sono pi di trenta chilometri per tornare a casa. Dobbiamo andare, Flobelle.  ora di mettersi in
viaggio. Bisogna alzarsi presto. Chi dorme non ha loro in bocca.
Anche noi disse la moglie di Eustace Hennessey, alzandosi. Melissa! Dove si sar ficcata
quella ragazza? Melissa!
Melissa emerse dalla cucina, la faccia arrossata sotto ai foruncoli. Baci e strette di mano a
profusione sulla porta di casa.
Adesso andatevene a letto, Ma disse la moglie di Chuck Fink. Non rimanete alzati fino a
tardi a darvi pensiero.
Be, ci vediamo, gente disse Chuck Fink, salendo sulla sua auto, su col morale e sorridete.
Dopo il male viene il sereno.
La moglie di Eustace Hennessey si chiese perch mai Melissa barcollasse incerta nel salire in
auto, come se avesse qualche problema a trovare la portiera.
Jeremiah Sliney e la moglie rimasero in strada e osservarono le tre piccole luci rosse che si
allontanavano a sobbalzi, basse sul terreno, in una soffice nuvola di polvere.
Poi rientrarono in casa e Jeremiah Sliney chiuse la porta a chiave.
Ossignore! sospir Mrs Sliney. Ci chiuderanno nellospizio per i poveri, Pa.
Avevano gi spento le luci e tirato le tende alle finestre. Mrs Sliney nella sua camicia da notte
di flanella slargata era pronta per infilarsi sotto le coperte, quando si arrest di colpo, tendendo il capo,
come in ascolto di qualcosa.
Pa sussurr, allarmata.
Jeremiah Sliney si scost le coperte da sopra la testa.
Cosa c?
Pa, hai sentito?
No. Cosa?
Rumori... rumori come di uno che cerca di entrare.
Stupidaggini, Ma. Sar qualche coniglio...
Qualcuno buss alla porta.
Dio del cielo! sussurr Mrs Sliney.
Jeremiah Sliney si lanci gi dal letto in cerca delle pantofole, si butt un vecchio palt sulle
spalle e ciabatt a passo deciso verso la porta.
Chi va l?
Aprite la porta, vi prego sussurr piano una voce di donna.
Jeremiah Sliney schiuse luscio di casa.
Cosa posso fare per... Oh, Signore! tronc lui, col fiato mozzo, quando vide il volto pallido
sotto un cappello nero, un viso che riconobbe allistante.
Sono Kay Gonda, Mr Sliney disse la donna in nero.
Com vero che respiro! disse Jeremiah Sliney.
Mi fate entrare?
Se vi faccio entrare? Se vi faccio entrare? Sarei un... entrate, signora, entrate, entrate... Ma!
Oh, Ma! Vieni! Ossignore!
Lui spalanc luscio. Lei entr e lo richiuse con cura. Mrs Sliney arriv arrancando e si arrest
di colpo davanti alla porta, le mani che sfarfallavano, la bocca spalancata.
Ma! disse Jeremiah Sliney arrancando. Ma, riesci a crederci?  Kay Gonda, la stella del
cinema, in persona!
Mrs Sliney annu, con gli occhi sgranati, incapace di proferire parola.
Sto scappando disse Kay Gonda. Cerco un posto dove nascondermi. Dalla polizia. Non so
dove andare.
Ossignore, Dio onnipotente!
Avete sentito quello che si dice di me, vero?
Sentito? E chi non lha sentito? Diamine, i giornali dicevano...
Che ... omicidio! farfugli Mrs Sliney, senza fiato.
Posso restare per la notte?
Qui?
S.
Dice proprio... qui?
S.
Buon Dio! Diamine, diamine. Come no. Diamine,  un onore che ci fate... e...
 un onore, signora disse Mrs Sliney, con un inchino.
Grazie disse Kay Gonda.
Solo che... bisbigli Jeremiah Sliney, solo che come avete... cio, come vi ... cio perch
proprio qui da noi, con tutti i posti che ci sono?
Ho ricevuto la vostra lettera. E a nessuno mai verrebbe in mente di cercarmi qui.
La mia... lettera?
S, la lettera che mi avete scritto.
Ossignore, quella? Lavete ricevuta?
S.
E lavete letta?
S.
E siete venuta qui? Per nascondervi?
S.
Be, i miracoli non hanno fine! Diamine, fate come a casa vostra, signora. Toglietevi il
cappello. Sedetevi. Non vi preoccupate. Nessuno vi trover qui. E se qualche poliziotto viene a ficcare
il naso, diamine, io ho un fucile, eccome se ce lho. Fate come...
Aspetta un momento, Pa disse Mrs Sliney. Basta cos. Miss Gonda  stanca. Ha bisogno di
una camera, un posto dove dormire, a questora della notte.
S, venite da questa parte, signora... da questa parte... nella camera per gli ospiti. Nessuno vi
disturber.
Jeremiah Sliney apr una porta, facendo un inchino. Lasciarono accomodare la loro ospite e
subito dopo entrarono ciabattando anche loro, di fretta, con il fiato corto. La stanza odorava di fieno
secco e salamoia. Mrs Sliney spazz via svelta una ragnatela dal davanzale della finestra.
Ecco fatto disse Mrs Sliney, dando una sprimacciata rapida al guanciale e stendendo poi sul
letto una coperta di cotone con qualche rattoppo. Un bel letto soffice soffice per voi, signora.
Mettetevi bella comoda, dormirete come un bambino.
Mi spiace, signora. Il posto non  allaltezza di una gran signora come voi, ma  vostro, come
tutta la casa... Santo cielo! Scommetto che ne ha visti di posti eleganti l dove vive la gente del cinema
come voi!
 molto carino, qui, grazie.
Per state attenta a questa sedia, signora. Traballa un poco... Scommetto che fa un poco di
spavento, no?, vedere quelle grandi cineprese che si spostano quando fate un film...
Vi porto unaltra coperta, signora. Fa un po di freschetto qui la notte... Santo cielo, che bel
completo che avete, Miss Gonda. Sicuro vi  costato venti dollari tondi tondi, non di meno.
Vi prendo un poco dacqua per la brocca, signora. E anche dei begli asciugamani puliti...
Povera me, voi siete uguale uguale come nei film! Vi ho riconosciuta allistante!
Vi ha fatto male, Miss Gonda, quando quel furfante vi ha colpito con quel grosso coltello, in
quel film, quando  stato? Quello dellanno passato?
Si muovevano nervosi e concitati per la stanza, senza mai staccare gli occhi di dosso alla loro
insolita ospite. La sua figura sottile si stacc dalla parete bianca di calce e lombra del suo capo,
stagliandosi sul soffitto, sembr un gigantesco fiore nero con un intrico di petali aperti.
Grazie disse lei, star pi che bene... Vi prego, non datevi pi premura. Non voglio essere
troppo dincomodo. Soltanto, ecco, vi metto in guardia: lo sapete,  molto pericoloso accogliermi in
casa vostra.
Jeremiah Sliney raddrizz pieno di orgoglio le spalle ricurve. Non ci pensate, Miss Gonda.
Deve ancora nascere quel poliziotto che vi porter via dalla casa di Jeremiah Sliney. Non finch io avr
vita, mai!
Kay Gonda sorrise e li guard. I suoi occhi erano grandi, limpidi e innocenti come quelli di una
ragazzina indifesa, una bambina dentro un vestito troppo severo per il suo fragile corpo. Si appoggi
alla toeletta e le sue mani sembrarono un pezzo di cristallo appannato, cesellato tra vecchie assi dalla
vernice scrostata.
 molto gentile da parte vostra disse piano. Ma perch volete correre questo rischio?
Neanche mi conoscete.
Voi... Voi non sapete, Miss Gonda disse Jeremiah Sliney, quanto siete importante per noi.
Siamo vecchi, Miss Gonda, dei poveri vecchi. Non ci  mai capitato niente di simile a voi. I poliziotti!
Non pensate pi ai piedipiatti, Miss Gonda, non adesso che siete qua. E se... perbacco! Dovete
perdonare un vecchio scemo che straparla! Mettetevi comoda e non preoccupatevi pi. Noi stiamo qui
accanto, se vi abbisogna qualcosa. Buona notte, Miss Gonda.
Non cera rumore in casa, non una luce. Fuori dalla finestra, i grilli frinivano nellerba alta, un
fischio incessante, stridente, come il sibilo costante di una sega. Un uccello schiamazz da qualche
parte, con dei rantoli brevi, strozzati, poi si ferm. E ricominci subito dopo. Una falena batt le ali
secche, fruscianti, contro il vetro della finestra.
Kay Gonda era sdraiata sul letto, ancora vestita, con le mani sotto alla testa e le piccole scarpe
incrociate sulla vecchia coperta sbiadita. Non si muoveva.
Nel silenzio, ud il letto nella stanza accanto cigolare sotto il peso di un corpo che si girava. Ud
un sospiro pesante. Poi di nuovo il silenzio.
Sent una voce, una voce smorzata e bassa, sussurrare roca:
Pa... Dormi, Pa-a?
No.
La donna sospir. Poi bisbigli:
Pa,  domani laltro... lipoteca ...
S.
Il letto cigol ancora, quando qualcuno si gir di fianco sul materasso.
Pa-a...
S?
Si prenderanno la casa.
Sicuro che lo faranno.
Luccello strill in lontananza, nel silenzio.
Pa-a, secondo te sta gi dormendo?
Per forza.
Ha ammazzato un uomo, Pa...
S.
Tacquero di nuovo.
Era uno con i quattrini, quello che ha fatto fuori, Pa.
Un riccone.
Penso alla famiglia di quel tizio, sicuro vogliono sapere dov lei adesso.
Cosa vai blaterando, donna?
Oh, stavo solo pensando...
Ci fu silenzio.
Pa, se glielo si dice, alla famiglia di quel tizio, dove sta lei ora, con quella soffiata ci si
rimedia qualche cosa, no?
Vecchia... cosa stai cercando di...
Penso che quelli saranno ben felici di sborsare una ricompensa. Un centinaio di dollari,
magari.
Eh?
Un centinaio di dollari, magari...
Vecchia strega! Chiudi quella boccaccia, sta attenta che ti strozzo!
Ci fu un lungo silenzio.
Ma...
S?
Pensi che loro... secondo te, possono allungarne un migliaio?
Certo che s. Quella  gente sfondata di soldi.
Uffa, tappati la bocca!
Una falena sbatt furiosamente le ali contro il vetro della finestra.
Ci aspetta lospizio, Pa. Per i giorni che ci rimangono.
S...
Pagano anche di pi per chi ruba in banca o roba del genere, lo fanno.
Non senti vergogna agli occhi del Signore, eh?
Cinquantanni, Pa. Cinquantanni che viviamo in questa casa e adesso ci buttano per strada,
alla nostra et...
S...
E poi  qui che sono nati i nostri figli... proprio in questa stanza, Pa. Tutti quanti...
Vero...
Con un bel bigliettone da mille, diamine, la casa  nostra finch viviamo...
Lui non rispose.
E poi cos possiamo pure costruire quella nuova stia che ci serve tanto...
Ma...
S?
Come... come facciamo?
Diamine,  semplice. Ce la filiamo mentre lei dorme. Nemmeno se ne accorge. Andiamo
allufficio dello sceriffo, poi ritorniamo qui con gli sbirri. Ed  fatta.
E se ci sente?
No, che non ci sente. Dobbiamo fare alla svelta, per.
Quel vecchio furgone fa un fracasso del diavolo quando lo accendiamo.
Vero.
Ti dico io come facciamo. Lo spingiamo, tutti e due, fino alla strada, finch non siamo
abbastanza lontani da casa. Tu devi solo reggere forte quellasse dietro, che si  allentata.
Si vestirono alla meglio, senza fare rumore. Solo un lieve cigolio quando luscio si apr e poi si
richiuse. Un debole rombo in fondo alla strada, uno scricchiolio sottile, come un sospiro perso
nellerba.
Ritornarono in unauto scintillante che slitt fermandosi a ridosso della porta della fattoria, con
un forte stridore di freni. Due fari di un bianco accecante fendevano il buio davanti a loro. Due uomini
in uniforme scura, dai bottoni lucenti, balzarono fuori e Jeremiah Sliney li segu a fatica, col palt
slacciato sulla gola scoperta.
Quando entrarono nella camera degli ospiti, la trovarono vuota. Solo uno strano, debole
profumo aleggiava ancora nellaria.
...
.
...
4.
...
.
...
Dwight Langley.
...
.
...
Cara Miss Gonda,
non mi conoscete, eppure voi siete la sola persona che io conosca al mondo. Non mi avete mai
sentito nominare. Eppure il mio nome sar sulla bocca di tutti un giorno, e solo grazie a voi.
Sono un artista sconosciuto. Eppure so gi le vette che toccher, perch sventolo una bandiera
che non pu fallire e siete voi. Non ho dipinto nientaltro che voi. In ogni mia tela, vi ergete al pari di
una dea. Non vi ho mai vista di persona. Non mi serve. Posso disegnare il vostro volto a occhi chiusi.
La mia anima  lo specchio della vostra. La mia arte  un apparecchio radio che riceve la vostra
melodia. Non vivo che per la mia arte e non c arte senza di voi.
Un giorno, sentirete ancora parlare di me e non per via di una mia lettera. Fino ad allora, vi
saluto (questo non  che un primo inchino dal vostro devoto sacerdote).
Dwight Langley...
...Normandie Avenue
Los Angeles, California
La sera del 5 maggio, a una mostra, Dwight Langley si aggiudic il primo premio per il suo
ultimo quadro: Dolore.
Rimase a ridosso di una parete, a stringere mani e annuire, sorridendo, a una folla entusiasta che
come un fiume gli correva incontro, fermandosi pochi minuti in uno stretto vortice intorno a lui;
rimaneva come una roccia su un sentiero: una roccia solitaria, confusa, contro al muro. Tra una stretta
di mano e laltra, Dwight Langley si strofin la fronte con il dorso della mano; la pelle fredda delle dita
sulle palpebre febbricitanti. Sorrideva sempre. Non aveva il tempo di richiudere le labbra, che
lasciavano scoperti denti bianchi, regolari, su un volto teso, abbronzato.
Le sue palpebre erano semichiuse su occhi scuri, alteri.
Lo circondava una caligine bluastra di fuoco. Al di l delle alte finestre, gi in strada, le
macchine rombavano e un fiume di rotonde luci bianche rotolava, vorticando, inondando la via,
sollevandosi in spruzzi luminosi sulle facciate dei palazzi; e poi pi su, verso i tetti, sui cartelloni
luccicanti; e ancora pi in alto, sugli ultimi puntini di stelle blu nel cielo; e lui pens che le grandi sfere
bianche che parevano fluttuare sopra la sua testa, sotto al soffitto, fossero schizzate dentro alla stanza
dalle strade sottostanti, dalla citt in fiamme, per stringersi intorno a lui e salutarlo.
Unondata sorda di passi rimbomb sul pavimento di marmo. Una grande pelliccia di volpe
scura, venata da una brina argentea, apparve allimprovviso in mezzo a quella fiumana di gente. Un
lungo mazzo di fiori blu si curvavano su un vaso nero, nellangolo. Un misto penetrante di profumi
delicati gli tolse il fiato, greve come nebbia sulle luci.
Sulle pareti, i dipinti tersi, rilucenti, spuntando fuori dalla nebbia, sembravano quasi una schiera
ordinata di combattenti a fine battaglia, dignitosi nella loro sconfitta. Uno solo di loro aveva vinto ed
era il suo.
Dwight Langley annuiva e sorrideva, pronunciava parole che non riusciva a sentire e udiva
furtivi sussurri in mezzo alla folla: Kay Gonda, s,  lei... Kay Gonda... Guarda che sorriso... che
bocca... Kay Gonda... Perdiana, lui... e lei... Pensi davvero che...? Oh, no! Diamine, non lha mai
incontrata prima... Scommetto che... Non lha mai vista, ti dico...  proprio Kay Gonda... Kay Gonda...
Kay Gonda...
Dwight Langley sorrise. Rispose a domande che nemmeno ricordava pi nel momento in cui
iniziava a parlare. Ricord i profumi che gli avevano tolto il fiato. Ricord le luci e le mani che
avevano stretto con forza la sua, e le parole, le parole che aveva pregato, per cos tanto tempo, di
sentire dalla bocca di vecchi rugosi che reggevano il suo destino, e il destino di centinaia come lui, e
poi una giornalista con gli occhiali che insisteva nel sostenere di conoscere il posto dove lui era nato.
Poi qualcuno gli aveva gettato un braccio intorno alle spalle, qualcun altro lo aveva abbracciato,
e un altro ancora gli aveva tuonato vicino allorecchio: Diamine, andiamo a festeggiare, su! Lanny,
vecchio mio! e lui si trov a caracollare per scale che non finivano mai, a salire su unauto che lo
aspettava con la portiera spalancata, in mezzo a un vento freddo che gli strappava i capelli dalla testa
scoperta.
Prese posto in un ristorante dove la gente sedeva incastrata tra un tavolo e laltro, gli spigoli di
legno che premevano sul torace e sulla schiena, e i camerieri scivolavano di lato, reggendo in alto i
vassoi. Dwight Langley non conosceva quanti tavoli avesse occupato la sua compagnia, ma era
cosciente di avere molti occhi puntati su di s e udiva leco del proprio nome frusciare tra la folla.
Aveva laria annoiata, anche se non gli sfuggiva una sillaba. I bicchieri erano lucenti e dorati e poi
vuoti, dopo ancora lucenti e vermigli, e di nuovo vuoti, poi ancora dun bianco latteo, con la panna
montata che colava sui tavoli; qualcuno allaltro capo della sala sbraitava perch gli portassero un
ginger ale.
Dwight Langley si sporse sul tavolo, un ricciolo di capelli neri gli scendeva sulla fronte e i suoi
denti bianchi brillavano sul viso abbronzato. Disse: No, Dorothy, non poser per te.
Una ragazza con i capelli lisci e stopposi, che necessitavano di un buon taglio, si lagn: Oh,
maledizione, Lanny! Sei sprecato come artista. Davvero: sei sprecato soltanto come artista, dovresti
fare il modello... Quando mai si  visto un artista cos bello? Mi rovini la carriera se ti rifiuti di posare
per me.
Qualcuno frantum un bicchiere. Qualcun altro url con insistenza: Allora, la musica? Non
avete della musica? Davvero, proprio niente musica? Ma che bettola  mai questa!
Lanny, amico mio, quel giallo... il giallo dei capelli della donna nel tuo quadro...  un colore
nuovo... lo chiamiamo sempre giallo perch non esiste altro nome... ma non  giallo...  un colore
nuovo, ecco cosa hai creato... Potresti scuoiarmi vivo, prima che riesca a ottenere una roba del genere.
Non provarci neppure disse Dwight Langley.
Qualcuno con un faccione rubicondo ficc una banconota spiegazzata nella mano di un
cameriere, sussurrando: Un ricordino... sholo un ricordino... per non dimenticare stasera di shervire il
pi grande artishta del venteshimo secolo... il pi grande artishta di shempre!
Poi furono di nuovo in strada, una delle auto rimase indietro e, pi in l, sentirono qualcuno
avere un chiassoso alterco con un vigile.
Di colpo si trovarono nellappartamento di uno di loro e una ragazza senza calze, con una gonna
davvero molto corta e i denti sporgenti, si mise ad agitare cocktail dentro a una bottiglia di quelle per il
latte. Qualcuno accese la radio e un altro suon la Marcia militare di Schubert sui tasti di un piano
verticale scordato. Dwight Langley si accomod su un largo sof, ricoperto con del cretonne sbiadito, e
la maggior parte degli altri ospiti si accovacci sul pavimento. Una coppia prov a ballare,
incespicando sulle tante gambe allungate per terra.
Qualcuno con lalito pregno di aglio gli stava sussurrando in confidenza: Be, Lanny,  la fine
di tutti i tuoi problemi, eh? Ben presto ci sar una Rolls-Royce fuori dalla tua porta invece del vecchio
catorcio, no?
Di, Lanny, sai chi ti ha chiesto di prendere un t con lui, una volta o laltra? Lo sai? Mortimer
Hendrickson in persona!
No!
S, e se quel tizio dice che uno  arrivato allora  vero!
Hai mai visto mormor la ragazza che aveva bisogno di un taglio di capelli, hai mai visto un
altro uomo con le stesse ciglia lunghe di Lanny?
Qualcuno fracass una bottiglia. Qualcun altro batt furiosamente alla porta chiusa del bagno,
dentro cui qualcuno si attardava da tempo sospettosamente lungo. Una donna con un sottile bocchino
nero ascoltava unevangelista alla radio.
La padrona di casa, avvolta in una vestaglia cinese, venne a picchiare alla porta, per intimare di
smetterla con tutto quel baccano.
Qualcuno piangeva su un bicchiere dal calice allungato.
Shei un genio, Lanny, ecco quello che shei, un genio, proprio cosh, Lanny, e il mondo
deteshta il genio...
Un giovanotto con le labbra pittate di rosso strimpellava al piano la Sonata al chiaro di luna.
Dwight Langley si era steso su un letto basso. Una ragazza magra, col caschetto biondo alla
maschietta e il seno grosso, gli poggi la testa sulle spalle, passandogli le dita tra i capelli.
Qualcuno port unaltra bottiglia.
A Lanny!
Al futuro di Lanny!
A Dwight Lanny dalla California!
Al pi grande artishta di tutti i...
Dwight Langley fece un discorso: Il momento pi amaro nella vita di un artista  quello del
suo trionfo. Finch  attorniato dalla folla, non capisce quanto sia solo. Lartista non  altri che uno
squillo di tromba che chiama a una battaglia che nessuno vorrebbe combattere. Lartista  una coppa
offerta agli uomini, una coppa piena del suo sangue, ma che non trova assetati. Il mondo non vede e
non vuole vedere ci che egli vede. Bene, ci non mi fa paura. Io rido di tutti loro. Io li disprezzo. Tale
disdegno  il mio vanto. La solitudine  la mia forza. Io li incito a spalancare le porte della loro vita a
ci che di pi sacro esiste, ma quelle porte rimarranno sempre chiuse... sempre... cosa stavo dicendo...
oh s... sempre.
Passata la mezzanotte unauto lasci Dwight Langley davanti alla porta del suo studio, in una
via silenziosa, allombra delle palme.
No fece segno con la mano, barcollando un poco, a quelli che lo avevano accompagnato, no,
non voglio che saliate... voglio rimanere da solo... solo...
Attravers a passi lesti un prato curato, dove un cartello accanto a una porta informava: cappelli
da signora su ordinazione. ricamo 5 centesimi al mq. Una lanterna spagnola era appesa allarcata
dellingresso. Nella vetrina di fianco cerano due tristi cappelli sopra due ceppi di legno, tra due tende
di voile. Sul lato opposto, a unaltra finestra, una targa con una mezza luna tra le stelle annunciava:
madame zanda psicologa e astrologa. perch avere paura? il tuo futuro a un dollaro.
Sal svelto la lunga, stretta scala in stile spagnolo imbiancata a calce. Un tappeto rosso ricopriva
i gradini fino al secondo piano; lultima rampa, che portava al terzo, era spoglia, la vernice veniva via
dagli scricchiolanti scalini di legno, larghi appena perch ci passasse il suo corpo magro. Sal due
gradini alla volta, lieve, pieno desultanza, con le braccia che dondolavano gioiose, libero, giovane,
trionfante.
Non cerano luci sul pianerottolo, ma vi era una sola porta - la sua - e lui non la chiudeva mai a
chiave. La spalanc.
Attraverso le alte finestre, il chiaro di luna gettava nella stanza larghe strisce di luce
azzurrognola, tra una giungla di dipinti, cavalletti vuoti e tele ancora incomplete appoggiate alle gambe
delle sedie. Da un largo lucernario giungeva un raggio blu a strappare dalloscurit uno schizzo a
carboncino di Kay Gonda, unenorme testa gettata allindietro, il collo arcuato, i seni turgidi, nudi.
Dwight Langley schiacci linterruttore della luce.
Rimase immobile, raggelato. Allaltro capo della stanza, una donna si alz piano e rimase a
guardarlo. Alta, dritta, con le spalle ben arcuate, cos esile da far sembrare che la corrente daria che
entrava dalla porta potesse trascinarla via, tutta abbigliata di nero, dal capo ai sottili piedi, addossata a
una tenda di velluto nero, cos che lui allinizio ne pot distinguere solo il volto, un viso luminoso,
latteo, con ombre di luce bluastra al di sotto degli zigomi.
Lui rimase immobile, con le sopracciglia inarcate. Lei non si mosse, n disse una parola.
Allora? chiese lui, alla fine, aggrottando la fronte.
Lei non rispose.
Cosa ci fate qui? le chiese con uno scatto di impazienza.
Posso restare per la notte? disse lei in un sussurro.
Qui? Che idea  mai questa?
Sono in pericolo.
Lui sorrise sprezzante, facendo scivolare le mani nelle tasche dei pantaloni.
Chi siete? chiese Dwight Langley.
La donna rispose: Kay Gonda.
Dwight Langley incroci le braccia e scoppi a ridere.
Davvero? Dite sul serio? Perch non Elena di Troia? O Madame Du Barry?
Kay Gonda sgran piano i suoi grandi occhi, ma non batt ciglio; non si mosse.
Su, andiamo disse Dwight Langley, parlate! Deve essere uno scherzo.
Non mi riconoscete? disse lei in un bisbiglio.
Lui le lanci unocchiata rapida. Con le mani affondate nelle tasche e un ghigno sprezzante
sulle labbra.
Be, non  che non somigliate a Kay Gonda osserv lui. Ma si pu dire lo stesso della sua
controfigura. Come pure di decine di figuranti a Hollywood. Cosa cercate? Non posso introdurvi nel
mondo del cinema, ragazza mia. Non sono neppure nelle condizioni di promettervi un provino.
Andiamo, chi siete?
Kay Gonda.
E vagate per le strade, sgattaiolando in casa daltri? rise amaro. C solo una Kay Gonda. La
conosco. Come nessun altro. Ho dedicato la mia vita per raccontarla agli uomini. Per risvegliare nelle
loro anime fame di lei, che  irraggiungibile. Lei non pu entrare nella nostra vita, nemmeno nelle
nostre case. Il nostro destino  cantarla e riversare la nostra anima in un inno sacro, disperato,
gloriandoci della nostra sofferenza e del nostro desiderio. Voi non potete capire. Nessuno pu. E
adesso, parlate: cosa volete?
Lei incroci le mani dietro la schiena, le spalle curve, ma il capo sollevato, con lo sguardo
rivolto dritto verso di lui, e negli occhi una preghiera che sembrava una strana, quieta minaccia. Gli
disse piano: Non lo so.  per questo che sono venuta.
Cosavete in mente?
Niente. Sono cos stanca!
E di cosa?
Di cercare. Lo faccio da cos tanto tempo!
Cosa cercate?
Non lo so. Pensavo che magari avrei potuto scoprirlo qui.
Andiamo, basta con gli scherzi! Chi siete?
Lei gli si avvicin. Rimase ferma, a fissarlo, con occhi imploranti. Rest in mezzo ai dipinti che
erano decine di specchi che scindevano il suo corpo in decine di frammenti di riflessi, che le
rimandavano indietro i suoi occhi azzurro chiaro, le sue braccia candide, le sue labbra, il suo seno, le
sue spalle bluastre; specchi che giocavano con il suo corpo, adornandolo con drappi di un fiammante
scarlatto, con tuniche di un blu luminoso, mentre lei rimaneva l, nera ed esile, i capelli sparsi per la
stanza - come decine di stelle doro fioco disseminate intorno a loro due - riempivano lo studio,
avvolgendoli dalla testa ai piedi.
Vi prego, lasciatemi rimanere qui con voi sussurr lei, le labbra brillanti.
Dwight Langley rimase dritto, gli occhi neri fiammeggianti.
Ascoltatemi le disse piano, la voce tesa come corrente elettrica in un cavo sovraccarico. Non
ho che una sola vita. Come tutti. Solo che la vita degli altri  frammentata in molte parole e altrettanti
valori. La mia  in due sole parole e quelle parole sono Kay Gonda.  tutto ci che porto al mondo,
tutto ci che ho da dire, tutto quello che ho da insegnare.  il mio sangue, la mia religione. E voi venite
fin qui a dirmi di essere Kay Gonda, proprio a me, che la conosco pi di chiuque altro. Andate fuori di
qui!
Per favore bisbigli lei. Ho bisogno del vostro aiuto.
Fuori di qui!
Ho corso un grosso rischio a venire qui da voi.
Fuori di qui!
Non sapete quanto sono sola?
Fuori di qui!
Lasci ricadere mollemente le mani sui fianchi e la sua borsa nera rimase appesa alla punta di
due dita smorte.
Lui rimase fermo, la gola che pulsava, il respiro che usciva in rantoli.
Lei usc lentamente e lui vide il lucore dei suoi capelli nelloscurit del pianerottolo e ud i suoi
passi gi per le scale.
Dwight Langley sbatt la porta.
...
.
...
5.
...
.
...
Claude Ignatius Hix.
...
.
...
Cara Miss Gonda,
taluni taccerebbero questa lettera di sacrilegio. Eppure cos non . Altri potrebbero accusarmi di
tradire la mia sacra fede. Ma cos non . Perch, nello scrivervi, non mi sento come un peccatore che si
lorda con amenit mondane. Mi sento invece come quando compongo i miei sermoni:  qualcosa che
non riesco a capire e che scavalcherebbe la comprensione di chiunque incappasse nella lettura di queste
mie umili righe.
Un mondo talmente sterminato giace ai vostri piedi, Miss Gonda: un triste, vizioso mondo per il
quale voi siete il simbolo di tutti i suoi immondi peccati. Per un infinito numero di anime che eccedono
nellerrore, voi non siete altro che il fiore del male, con tutto il fascino e la bellezza oscuri che il male
da tempo immemorabile esercita. Eppure, quando i miei sermoni fustigano quelle opere di corruzione
che vi offrono agli occhi del mondo, non trovo nella mia anima alcuna accusa contro di voi.
Perch, quando vi guardo, talvolta mi pare - e il Signore non voglia che qualche pecora del mio
gregge lo venga mai a sapere, perch non posso aspettarmi alcuna comprensione dai loro poveri, ciechi
cuori - mi pare talvolta, dicevo, che ci adoperiamo per la stessa causa, io e voi.  tutto ci che posso
dirvi, perch non ho la facolt di spiegarlo.
Quando depongo la mia anima sullaltare dello Spirito Eterno, quando richiamo i miei fratelli
alla verit della vita, alla sacra Verit e alla sacra Gioia che li attende al di l dei miseri tormenti della
loro carne, al di l dei loro poveri, effimeri piaceri, mi pare di intravedere nel vostro cuore la stessa
eterna, trascendente, sublime verit che le mie parole stentano a rivelare loro. Siamo su cammini
diversi, Miss Gonda, voi e io, ma ci lega una identica meta.
 davvero cos? Forse voi, grande sacerdotessa di Mammona, irriderete le parole di questo
umile servo di Dio, persuaso, nella propria follia, che voi siate ci che Lui cerca di portare su questa
nostra terra. Tuttavia  proprio ci che credo e, in fondo al mio cuore, ho anche fede che voi mi
comprenderete.
Il vostro umile servitore,
Claude Ignatius Hix
...Slosson Blvd
Los Angeles, California
La sera del 5 maggio, Claude Ignatius Hix trov nella cassetta delle offerte solo un dollaro e
ottantasette centesimi.
Sospir greve e ricont per bene i nichelini consunti e gli spiccioli di rame opaco. Poi li ripose
con cura in una scatola di latta arrugginita e la chiuse a chiave.
Il Tempio della Verit Eterna dello Spirito aveva il disperato bisogno di un organo. Be, non era
ancora detto. Avrebbe sempre potuto fare a meno di quellauto usata che voleva acquistare da tempo: si
sarebbe spostato per un altro poco ancora con il tram, ma avrebbe preso quellorgano.
Spense le due candele sul pulpito, le lunghe candele di cera bianca che accendeva sempre prima
dellinizio delle funzioni. Chiuse le finestre. Prese una ramazza da un angolo e spazz con cura il
pavimento tra le lunghe file di panche di legno grezzo, strette e senza schienale. La scopa frusciava nel
silenzio della lunga navata buia e la lampada elettrica al centro del soffitto gettava la sua ombra solinga
tra le panche.
Claude Ignatius Hix rimase sulla porta aperta a guardare il cielo sgombro di nubi, la luna
splendente: non avrebbe piovuto lindomani. Ne fu sollevato. Il tetto del Tempio della Verit Eterna
dello Spirito lasciava entrare acqua tra le travi di legno grezzo.
La pioggia avrebbe danneggiato i lunghi striscioni di cotone inchiodati alle pareti scure del
Tempio; bandoni dalle lettere rosse e blu, nette, regolari, che lui stesso aveva dipinto in tante ore di
stancante, meticoloso lavoro.
beati sono i miti, perch loro erediteranno la terra
beati sono i poveri di spirito: perch di essi  il regno dei cieli
chi ama la propria vita la perder e chi odia la propria vita in questo mondo la conserver per la
vita eterna.
Claude Ignatius Hix risal a passo lento la navata. Portava il suo corpo alto e asciutto sempre
eretto, come se un fotografo vecchia scuola gli avesse fissato una morsa di ferro alla schiena, per
mantenerla impeccabilmente diritta. I capelli neri, spessi, cominciavano a diradarsi un poco sopra la
fronte e dei ciuffetti bianchi avevano preso a crescergli sulle tempie. Teneva il capo alto e il viso scarno
e allungato era serio, pacato e sereno nella sua calma sprezzante, con degli occhi scuri, infuocati e
giovani, tra i solchi delle prime piccole rughe. Teneva le dita, bianche e affusolate, intrecciate sul petto
e i suoi abiti, sempre neri, gli conferivano unaria austera e sostenuta, anche se il suo collarino bianco
era un poco floscio e le sue unghie non sempre pulite.
Luomo si sedette sui gradini del suo vecchio pulpito e cal la fronte sul palmo della mano. Non
poteva pi nascondere a se stesso il dolore angosciante, crescente che gli colmava il cuore. Il Tempio
dellEterna Verit dello Spirito non se la passava pi tanto bene. La congregazione gli stava sfuggendo
dalle mani, a un ritmo lento ma inesorabile, come un sottile rivolo di sabbia da una vecchia brocca
crepata. A ogni funzione, sempre meno volti si levavano verso il suo pulpito, sempre meno cuori si
appressavano l davanti per ricevere le parole appassionate, preziose che lui aveva meditato per loro,
sgobbando con dedizione.
Ne sapeva bene il motivo. Una rivale si era trasferita nel suo quartiere, nemmeno a sei isolati da
l, e lui aveva scorto i vecchi volti che conosceva cos bene nella nuova Chiesa dellAngolo Allegro,
una cappella con una grande cupola blu, dove il reverendo Essie Twomey li accompagnava alla
gloria. Il reverendo Essie Twomey aveva dei riccioli castani che le scivolavano sul collo e che
adornava con boccioli di rosa della variet Cecil Brunner. Le mura della Chiesa dellAngolo Allegro
erano rivestite di scandole tinteggiate di un bianco spesso, lucente, sormontate da una cupola vera,
color carta da zucchero. Claude Ignatius Hix non se ne sarebbe avuto a male se il suo gregge avesse
davvero trovato conforto e nutrimento spirituale fuori dal suo Tempio, ma lui stentava a credere nella
buona fede di sorella Twomey.
Aveva assistito a uno dei suoi sermoni, annunciato come La stazione di servizio dello Spirito,
a grandi lettere rosse, sulla porta della sua chiesa. Sorella Twomey aveva fatto costruire unintera
stazione di servizio alle spalle del pulpito, con alte pompe di benzina di vetro, sulle quali erano state
apposte le etichette di: purezza, devozione, preghiera e preghiera con fede insuperabile. A lato di
ciascuna, dei giovanotti alti, slanciati, dalle uniformi candide, con ali dorate sulle spalle, come le
visiere dei berretti dalla calotta bianca, sopra cui era stata stampigliata in lettere color oro la scritta:
credo petrolio srl. Sorella Twomey aveva tenuto banco con un lungo sermone, in cui spiegava che,
quando si viaggia sulla strada impervia della vita, bisogna accertarsi che il serbatoio sia pieno della
migliore benzina della Fede; che gli pneumatici siano rigonfi dellaria della Gentilezza; che il radiatore
sia refrigerato dalla dolce acqua della Temperanza; che la batteria sia carica dellenergia della
Rettitudine; oltre a tenere gli occhi ben aperti davanti alle pericolose Deviazioni che conducono alla
Perdizione. Sorella Twomey aveva poi messo in guardia contro gli empi pirati della strada e addotto
molteplici, efficaci esempi della loro blasfemia, in contrasto con i modi di un automobilista puro di
cuore. La congregazione aveva riso allegramente, sospirato con aria pensierosa e, al dunque, aveva
infilato banconote fruscianti nella cassetta delle offerte a forma di latta di benzina.
Claude Ignatius Hix sedeva da solo sui gradini del suo pulpito. Di l dalla porta aperta, la notte
era buia e calma, una sola auto sferragli da qualche parte, nel silenzio.
Quella era stata la sera in cui, per la prima volta nella vita, non aveva concluso il suo sermone.
Era il migliore che avesse mai scritto: aveva distillato, dalla profondit della sua anima, le parole pi
delicate, pi suggestive che la sua fede poteva ispirargli. Una volta sul pulpito - abbassato lo sguardo
sulle file di panchine grigie e vuote; sugli occhi bianchi di una vecchia cieca; sul collo curvo di un
barbone segaligno che disegnava col dito dei ghirigori sul pavimento polveroso; sul pendulo capo calvo
di un mendicante assopito; sui pochi corpi gobbi, frusti, spossati, raggomitolati in giro per la sala - le
parole gli erano morte sulle labbra. Aveva tagliato corto, impartendo la sua benedizione ed era rimasto
a guardarli mentre uscivano a rilento, reggendo in mano, con aria colpevole, la latta con le loro misere
donazioni.
Sapeva bene perch il suo Tempio era rimasto deserto, quella sera. Il reverendo Essie Twomey
aveva organizzato una delle sue celebri funzioni della mezzanotte: La vita notturna degli angeli. Era
uninnovazione ardita, la sua, che teneva svegli i suoi umili parrocchiani fino a tarda ora, cosa mai
successa prima, e che si era rivelata il pi grande successo di sorella Twomey. Claude Ignatius Hix
laveva visto: era stato costruito un bar alle spalle del pulpito, luccicante di canutiglia e lamine dorate,
dietro al banco cera un barista che, con la sua vaporosa tunica bianca e la lunga barba candida, avrebbe
potuto ricordare san Pietro se non avesse trascurato di levarsi i pince-nez dal naso; cerano angeli dalle
vesti immacolate, con i volti imbiancati di cipria e le labbra tinte di rosa scuro, seduti su degli alti
sgabelli, con in mano cocktail dalla forma di lunghi papiri su cui erano state trascritte varie citazioni
dalle Scritture. Il reverendo Essie Twomey, piccola e rotondetta, avvolta in una tunica greca di velo
argenteo che le lasciava scoperte le braccia bianche e paffute, cariche di calle, parl per ore,
dondolandosi, socchiudendo gli occhi, gemendo piano, salmodiando rauca, urlando trionfalmente, con
le guance piene tirate da un sorriso raggiante.
Claude Ignatius Hix non poteva batterla. Aveva fallito. Non gli rimaneva che lasciare il
quartiere, abbandonare quelle povere anime per cui aveva combattuto cos strenuamente. Aveva fallito.
Si sollev a fatica dai gradini del pulpito, gett le spalle allindietro e cammin a passo deciso
fino alla porta. Schiacci un bottone per accendere la croce luminosa appesa alla parete, proprio sopra
al pulpito. Quella croce era il suo pi grande orgoglio, larredo pi costoso del Tempio, eretto a prezzo
di molti sacrifici e privazioni nellarco di numerosi, lunghi anni. Laccendeva di notte, quando tornava
a casa, lasciando la porta del Tempio spalancata. Allentrata cera un cartello: questa porta non viene
mai chiusa e, nelle profondit dello stretto, buio fienile il fuoco di una luce bianca ardeva sulla parete
spoglia, per tutta la notte.
Claude Ignatius Hix cammin a passo lento lungo un desolato cortile fino a casa, una bicocca in
rovina proprio alle spalle del Tempio. Il cortile era una striscia triste di solchi ed erbaccia secca,
illuminata di rosso e blu dai grossi getti di vapore che si levavano da un cartello a neon sopra la vicina
lavanderia di mattoni gialli. A met strada da casa, Claude Ignatius Hix si arrest di colpo. Aveva
sentito dei passi dietro di s, passi leggeri e affrettati: si gir e scorse lombra alta e scura di una donna
che scompariva dentro al Tempio.
Rimase immobile, perplesso. Non aveva mai visto un visitatore a unora cos tarda. E la
sconosciuta sembrava ben vestita: non certo il tipo di fedele che si incontrava di solito nel quartiere.
Non avrebbe dovuto disturbarla, ma forse quellanima aveva bisogno di un consiglio per il segreto
dolore che laveva spinta, ben oltre la mezzanotte, fino a quel solitario luogo di fede. Cos, torn a
passo deciso verso il Tempio.
La donna era ai piedi della croce. Il suo lungo completo nero era sobrio quanto quello di un
uomo, i suoi capelli dorati si sollevavano come unaureola sopra al suo volto, il volto pallido di una
santa. Nel baleno di un momento, Claude Ignatius Hix ebbe limprovviso, folle pensiero di trovarsi di
fronte a una statua della Madonna, proprio l, davanti al suo altare, sotto i raggi della croce.
Avanz di un passo. Poi si ferm di botto. Conosceva quel viso, ma non riusciva a crederci. Si
pass una mano sugli occhi. A fatica, disse:
Voi... Voi non siete...
S rispose lei. Sono proprio io.
Davvero... Kay Gonda?
S disse lei. Kay Gonda.
A cosa... incespic lui a cosa devo lonore, lo straordinario onore di...
A un omicidio rispose lei.
Non vorrete dire... non vorrete darmi a intendere che sono vere le voci... quelle vili voci...
Mi sto nascondendo. Dalla polizia.
Ma... come...
Vi ricordate della lettera? La lettera che mi avete scritto?
Certo.
 per quella che sono venuta. Posso restare?
Claude Ignatius Hix si avvi lento verso la porta aperta e la chiuse a chiave. Poi torn da lei.
Disse: Quella porta non  mai stata chiusa negli ultimi tredici anni, ma lo rimarr questa notte.
Grazie.
Qui siete al sicuro. Siete in salvo nel regno dove nessuna offesa umana pu raggiungervi.
Lei si sedette, si tolse il cappello e scosse la testa, agitando i capelli biondi.
Lui rimase a guardarla, tenendo le dita incrociate sul petto.
Sorella mia disse lui, con voce tremante, mia povera sorella traviata,  un fardello pesante
quello che vi portate sulle spalle.
Lei sollev lo sguardo su di lui e nei suoi limpidi occhi azzurri cera un dolore che nessuno
schermo aveva rivelato al mondo.
S gli rispose, un fardello pesante. E talvolta non so quanto ancora vorr sopportarlo.
Lui sorrise malinconico. In cuor suo per sent i lunghi anni di fatiche farsi improvvisamente
leggeri sulle spalle, nel cuore avvert una grande gioia, come mai prima. E si sent in colpa.
Gli parve quasi di appropriarsi di qualcosa su cui non poteva vantare alcun diritto, anche se non
sapeva dire bene cosa fosse o in che modo se ne stesse approfittando. Sulla parete scura, la croce
illuminata lo guardava con aria di condanna e quelle decine e decine di lampadine accese erano come
occhi fissi su di lui, severi, accusatori.
Poi lui cap cosa aveva dimenticato.
Le volt le spalle. La testa alta e le dita tese e rigide sul petto. Disse piano: Voi siete al sicuro
ora, sorella. Nessuno vi seguir qui dentro. Nessuno vi trover, eccetto una sola persona.
E chi?
Voi stessa.
Lei lo guard, la testa piegata su una spalla, gli occhi curiosi.
Me stessa?
Potete sfuggire al giudizio del mondo, ma il giudizio della vostra coscienza vi seguir ovunque
andrete.
Lei disse con un fil di voce: Non vi comprendo.
Gli occhi del reverendo fiammeggiavano. Lui la guardava dallalto, torvo, severo come un
giudice.
Avete commesso un peccato. Un peccato mortale. Avete infranto un comandamento. Avete
tolto la vita a un uomo. Ve lo porterete sulla coscienza fino alla fine dei vostri giorni?
Cosa posso fare?
Grande  il potere del Padre nostro. E grande  la Sua misericordia. Il perdono attende anche il
pi empio dei peccatori, sempre che si penta nel profondo della propria anima e confessi la propria colpa.
Se confesso, finir in prigione.
Ah, sorella, preferireste vagare libera? Che vantaggio avreste a conquistare il mondo intero e a
perdere la vostra anima?
E cosa vale unanima senza un mondo da conquistare?
Ah, figlia mia, lorgoglio  il pi grande dei peccati. Davvero il pi grande. Non ha forse detto
il Figlio Suo: Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei cieli?
Ma per quale ragione dovrei volervi entrare?
Quando si sa che l ci attende una vita che  somma gioia e bellezza, perch mai non volervi entrare?
Perch mai non voler avere quella vita qui, qui?
Il nostro  un mondo oscuro e imperfetto, figlia mia.
Perch non  perfetto? Perch non pu esserlo? O perch non vogliamo che lo sia?
Ah, figlia mia, chi tra noi non lo vorrebbe? Abbiamo tutti questa speranza recondita, quel
raggio di luce nella parte pi oscura di noi, quel sogno luminoso di avere nella vita il meglio, che per
non ci  dato di raggiungere.
Lo vogliamo tutti?
Certo, figlia mia.
E se lo raggiungessimo, lo capiremmo?
S.
Ma vorremmo davvero capirlo?
Chi di noi non darebbe volentieri la vita per averne anche solo una vaga idea? Per il nostro 
un mondo fatto di lacrime e ingiustizia. E irrisorie sono le sue migliori ricompense. Eppure la felicit
eterna ci aspetta l, nellaldil, cos come la bellezza eterna; una felicit e bellezza tali da trascendere la
capacit di immaginazione dei nostri poveri spiriti. Basta rinunciare ai nostri peccati e pentirci al
cospetto del Signore. Tu hai peccato, figlia mia. Hai peccato gravemente. Ma Lui  buono e
misericordioso. Pentiti, pentiti con tutto il cuore e Lui ti ascolter!
Allora volete che mi impicchino?
Sorella mia! Mia povera, perduta, angosciata sorella! Non ti accorgi che io sto facendo un
sacrificio ancora pi grande del tuo? Non vedi che mi sto strappando il cuore sullaltare del dovere?
Non capisci che preferirei prenderti per mano e fuggire fino alla fine del mondo, proteggerti esalando
lultimo respiro? Per non farei il tuo bene, comportandomi cos. Salver piuttosto la tua anima e la
mia contorcendomi nella peggiore delle agonie mortali!
Lei si alz e gli si pose davanti, fragile, indifesa e, con i grandi occhi spaventati, chiese con un
fil di voce: Cosa volete che faccia?
Caricati sulle spalle, con volont e coraggio, la croce della tua punizione. Confessa! Confessa
il tuo crimine al mondo! Sei una grande donna. Il mondo ti riverisce. Umilia te stessa. Va tra la folla al
mercato e grida allorecchio di tutti gli uomini che hai peccato! Non aver paura della punizione che ti
attende. Accettala con umilt e gioia.
Adesso?
Adesso!
Ma non c nessuno l fuori, a questora.
A questora... a questora... Di colpo, prese coscienza del pensiero che stava via via
prendendo forma da qualche parte, nella sua mente. Sorella mia, proprio a questora, una grande folla
 radunata in un tempio dellerrore, a nemmeno sei isolati da qui; una povera, ansiosa folla in cerca di
salvezza.  l che andremo. Ti ci accompagno io. Ti ci porter per mostrare a quelle povere anime
cieche di cosa  capace la vera fede. Confesserai a loro il tuo crimine. Sacrificherai il tuo bene pi
grande per la loro salvezza, per la salvezza dei tuoi fratelli!
Dei miei fratelli?
Pensa a loro, figlia mia. Hai un grande dovere verso i tuoi fratelli qui sulla terra, cos come lo
hai verso il tuo Padre celeste, perch siamo tutti Suoi figli. Guardali! Soffrono nel peccato e nel peccato
periscono. Hai la grande occasione, unoccasione benedetta, di mostrare loro la vera luce dello Spirito.
Grande  la tua fama e il tuo nome verr udito ai quattro angoli della terra. Tutti sapranno della donna
che ho redento, la grande donna che ha udito il richiamo della Verit, e tutti seguiranno il tuo
esempio.
Lui immaginava gi il grande edificio bianco, appannato dai respiri di migliaia, migliaia di
occhi frementi di speranza, fissi su un altare luccicante, laminato doro. Proprio allinterno della tana
del nemico lavrebbe portata, la sua pi grande conquista, proprio davanti a quei visi che gli avevano
voltato le spalle, e avrebbe mostrato loro cosa era in grado di realizzare, con i suoi umili sforzi tesi
verso la gloria del Signore. Kay Gonda! Il nome celebre, il nome magico! Da qualche parte, al di l del
bar dorato, poteva udire un frusciare di ali bianche, di ali bianche e di bianchi paginoni di giornali
marchiati con lettere di fuoco. Ministro di Dio converte Kay Gonda! Evangelista salva la pi grande
assassina che sia mai... Sarebbero venuti da lui, ricchi e poveri, dai pi lontani angoli della terra; la
folla si sarebbe accalcata intorno a lui; avrebbero... Claude Ignatius Hix si sent un poco barcollare.
Ah, sorella mia, si pentiranno anche loro come te. Il tuo grave crimine lastricher la strada
verso un grande miracolo. Davvero, infinite sono le strade del Signore e profonda la Sua saggezza.
Lei si mise il cappello e lo inclin un poco, senza troppo curarsene, sopra un occhio, come se
fosse pronta per mettersi davanti alla cinepresa. Strinse la fibbia metallica del suo bavero, lievemente,
con la punta dellindice destro, come se avesse appena finito di provare un abito nel camerino degli
studios. Poi gli chiese, e la sua voce lo sorprese per la sua luminosa calma: Quel posto  a sei isolati
da qui, avete detto?
Diavolo... s.
Non vorrete che mi vedano in giro per strada. Andate a chiamare un tass!
Lui vuot nella mano tremante la scatola di latta con il dollaro e gli ottantasette centesimi.
Corse, senza curarsi di mettere il cappello, attraverso le strade buie, in cerca di un tass. Ne trov uno,
ci balz su e lo fece tornare indietro, con la testa che gli pulsava.
Il tass sost davanti al Tempio e lui disse allautista di suonare il clacson. Nessuno rispose. Poi
Claude Ignatius Hix si accorse che la porta era spalancata. Il Tempio era deserto. Una croce bianca
fiammeggiava sopra il pulpito, su una parete scura.
...
.
...
6.
...
.
...
Dietrich von Esterhazy.
...
.
...
Cara Miss Gonda,
non sono poi molte le cose che mi vanti di non aver ancora fatto e, visto che scrivere a una
stella del cinema  lultima che mi sia rimasta, ne approfitto per completare la lista. Sono certo che
questa lettera non sar di alcun interesse per voi,  soltanto una tra le migliaia che riceverete ogni
giorno, ma voglio aggiungere anche questa goccia alloceano, per la sola e unica ragione di volerlo
fare, ed  lultima cosa che posso ancora permettermi di volere.
Non vi dir quanto abbia amato i vostri film, perch sarebbe una menzogna. Penso che siano
dozzinali quanto basta perch il mondo di oggi li apprezzi. Temo che sia un ammiratore scortese a
scrivervi ora. Ho esitato sulla parola ammiratore, perch lammirazione  una virt da tempo morta e
sepolta, e ci che oggi porta il suo nome non pu che essere insultante per il suo oggetto. Non posso
esprimermi sulla vostra grande bellezza, perch essa  una maledizione pericolosa per un mondo che si
prostra in venerazione ai piedi della bruttezza pi odiosa di quella che si sia arrivati a immaginare nei
secoli passati. Non vi dir neppure che siete la pi grande attrice vivente, perch la grandezza 
lobiettivo cui tendono tutti i pi grandi di questepoca, e il loro scopo  preciso, inesorabile.
Ho visto tutto ci che la vita ha da offrire e ora mi sento come se stessi per lasciare uno
spettacolo di quartordine, allestito in un teatrino defilato da un produttore privo del bench minimo
gusto, e recitato da dilettanti. Ho bevuto fino allultima goccia da quella che alcuni chiamano, con
arroganza, la coppa della vita e ho scoperto che non conteneva altro che un poco di zuppa mal cotta,
insipida, stomachevole, che lascia pi affamati di prima, togliendo per lappetito. Se trovo che valga
ancora la pena dire tutto ci, se sono qui seduto a scrivervi,  solo perch, in voi, ho trovato
uneccezione, un ultimo bagliore di ci che la vita non  pi. Non  la vostra bellezza, n la vostra
celebrit, neppure la vostra grande arte. Non sono le parti femminili che avete interpretato, perch non
avete mai recitato il ruolo della donna che vedo in voi, quella che, con la poca fede che mi rimane,
credo che voi siate.  qualcosa che non ha nome, qualcosa perso in fondo ai vostri occhi, oltre ai gesti
del vostro corpo, qualcosa per cui si sventolerebbero bandiere, a cui si brinderebbe, per cui ci si
potrebbe imbarcare in unultima, sacra battaglia: se le sacre battaglie fossero ancora possibili al mondo doggi.
Quando vi vedo sullo schermo, divengo allimprovviso consapevole di quanto la vita non mi ha
dato, so cosa avrei potuto essere e - ansioso, inerme, impaurito - ho uno spaventoso barlume di cosa
voglia dire essere ancora nella condizione di poter desiderare.
Vi ho detto che sto per lasciare questo baraccone, ma non sto morendo. Se non mi interessa di
morire  solo perch la mia vita  gi vuota come una tomba e la morte non cambierebbe alcunch.
Potrebbe accadere un giorno o laltro ormai, e nessuno, neppure chi vi scrive queste righe, si accorger
della differenza.
Prima che ci accada per, voglio sollevare ci che resta della mia anima in un ultimo saluto a
voi, voi che siete quanto il mondo avrebbe potuto essere. Morituri te salutant.
.
Dietrich von Esterhazy.
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Beverly-Sunset Hotel. Beverly Hills, California.
.
La sera del 5 maggio, Dietrich von Esterhazy stacc un assegno di mille e settantadue dollari,
quando sul suo conto in banca ne rimanevano solo trecentosedici.
Lalo Jones scroll le spalle e sussurr: Non capisco perch dovrei smettere adesso, Rikki. Se
restassi ancora un poco, sono sicura che mi rifarei di tutte le perdite.
Lui disse: Mi spiace. Sono un poco stanco. Ti secca se ce ne andiamo?
Lei sollev la testa - i lunghi orecchini di perla a ondeggiarle come gocce di pioggia rosa sulle
spalle - e si alz con uno scatto di impazienza.
La stretta cerchia di cappotti neri e di bianche schiene nude si richiuse attorno al tavolo della
roulette. La grande lampada bianca dentro a un paralume obliquo, basso sul tavolo, allargava una pozza
gialla nella penombra pregna di fumo bluastro, una pozza contornata da brillanti teste nere dalla netta
scriminatura, fluenti capigliature dalle onde dorate, chiome grigio argenteo, e piccole orecchie rosa
lucenti di diamanti tutti chini su un punto dove le fiches da gioco schioccavano secche e qualcosa
frullava forte, sibilando nel silenzio improvviso.
Qual  il problema, Rikki? chiese Lalo Jones, poggiandogli le morbide, piccole dita sulla
manica nera. Devo proprio dirti che non sei la migliore delle compagnie stasera.
Mia cara, patisco sempre il tuo charme rispose lui con aria incurante.
Un drink, Rikki? Prima di andare? Uno soltanto?
Come desideri.
Al di l di un grande arco, dei bicchieri brillavano in fila come sottili campane argentee
immerse in una nuvola di fumo, capovolte sopra al bancone del bar buio. Una melodia arrivava da
lontano, un motivo turbinoso che ansava, spezzandosi in note acute, alte.
Lalo Jones si port il bicchiere alle labbra con lentezza, come se fosse esausta. I suoi gesti erano
sempre lenti, appesantiti da unindolenza piena di grazia. Aveva braccia e spalle nude, rotonde e
abbronzate, con una peluria soffice che non si poteva scorgere, ma solo intuire, come la lanugine di una
pesca, cos irresistibile da spingerti a carezzarla. Accomod le spalle in un morbido, pigro viluppo,
appoggiandosi con un gomito sul banco del bar, posando il mento sul dorso della piccola mano con le
fossette alla base delle dita affusolate, graziosamente curvate allingi. Indossava un anello semplice,
con una grande perla rosa, rotonda e della stessa lucentezza opaca delle sue spalle.
Dobbiamo fare un salto allAgua Caliente, Rikki disse lei, e questa volta punter su Black
Rajah. Correr e Marian dice - ha avuto una dritta da Dicky - che  una scommessa sicura. E poi
Madame Ailen  certa di riuscire a procurarmi quel profumo francese, loriginale, se le paghi un
centone o qualcosa in pi per ordinarlo... In questo posto, i martini sono incredibili. Ah, Rikki, ieri era
il giorno di paga del mio chauffeur. E poi, Rikki...
Dietrich von Esterhazy stava ascoltando ma, se rispose, n lui n Lalo se ne avvidero. Il
bicchiere di fianco al suo gomito era vuoto, ma non ne ordin un altro, anche se Lalo stava
sorseggiando piano il suo terzo drink.
Un gentiluomo impomatato gli diede una pacca sulla spalla e Lalo lo salut con un pigro cenno
del capo. Il gentiluomo, con fare cameratesco, scoppi in una fragorosa risata a una celia appena
sentita, anche Lalo rise, mostrando piccoli denti abbaglianti, e Dietrich von Esterhazy sorrise, con lo
sguardo perso nel vuoto.
Poi gett un biglietto da venti dollari al barista e si volt senza neppure aspettare il resto. Alle
sue spalle, il barista si chinava ansioso, rapido.
Ci che mi piace di te, Rikki sussurr Lalo, aggrappandosi al suo braccio, mentre
raggiungevano il guardaroba,  il modo in cui sai spendere il denaro.
Dietrich von Esterhazy sorrise. Quando lo faceva, la sua bocca sottile si stirava in una linea pi
lunga, senza aprirsi, il labbro inferiore si protendeva leggermente e delle piccole, profonde, ironiche
rughe increspavano le sue pallide guance asciutte. Aveva i capelli di un biondo dorato e gli occhi di un
blu argenteo, un corpo alto, dritto e regolare, nato per indossare uniformi e completi da sera.
Nel guardaroba, aiut Lalo a indossare la sua mantella e la pelliccia bianca di ermellino le
ricadde in morbide, molli pieghe sulle spalle.
Mi spiace di aver perso quei soldi sussurr pigramente lei, ma non era poi granch, come
somma.
Affatto, cara. Lieto che ti sia divertita, questa sera.
Dietrich von Esterhazy si sent allimprovviso stanco, le mani gli caddero fiacche tra le
ginocchia e lui non aveva la forza di risollevarle.
Lauto si accost piano davanti allingresso di un edificio alto ed elegante; al di l della porta a
vetri, landrone era illuminato da luci soffuse e dorate.
Come? Mi porti gi a casa? chiese Lalo, arricciando il suo piccolo naso. Non vuoi che venga
da te? Per darti la buonanotte?
Non stasera. Ti spiace?
Lei scroll le spalle, stringendosi lermellino bianco sotto al mento. Scese, dicendo, a spalle
voltate, ma con il capo rivolto verso di lui: Be, telefonami qualche volta. Risponder... se sar
dellumore giusto.
La portiera si richiuse e lauto ripart. Dietrich von Esterhazy si appoggi allo schienale, le mani
tra le ginocchia.
Quando scese davanti alla porta del Beverly Sunset Hotel, disse allo chauffeur: Non avr
bisogno di te domani, Johnson.
Non aveva alcuna intenzione di pronunciare quelle parole: solo dopo averlo fatto, si accorse di
averle dette.
Attravers il lungo androne a passo lesto, dondolando il bastone sotto al braccio. Una volta
salito nella sua suite, dove le luci soffuse formavano dei cerchi su un soffice tappeto e lunghe tende
sembravano inghiottire tutti i rumori della citt sottostante, si infil una giacca da camera di satin scuro
e si avvicin al tavolo dove lo aspettavano una boccia di cristallo e dei bicchieri immacolati. Ne prese
uno, esit, lo rimise a posto. Poi and alla finestra, scost le tende e rimase immobile a guardare le luci
che balenavano nel silenzio di una citt addormentata.
Era successo cos allimprovviso, ora era tutto molto pi semplice. Non aveva immaginato di
dover firmare quellassegno. Appena qualche ora prima aveva dei problemi, una fitta rete di problemi,
troppo intricata per riuscire a sbrogliarla: adesso era libero, libero grazie a un solo, piccolo gesto che
non aveva nemmeno pensato di fare.
Aveva altri debiti: la nota dellhotel, la nuova Packard di Lalo, il conto del sarto, il braccialetto
di diamanti che aveva regalato a Hughette Dorsey, le spese per lultimo party che aveva dato... e la
cocaina costava, e poi cera anche la giacca di zibellino per Lona Weston. Negli ultimi mesi, se lera
ripetuto spesso, ma ora, per la prima volta, era del tutto consapevole che non gli restava pi nulla.
Negli ultimi due anni si era trattato solo di una sensazione vaga, ma una fortuna da molti
milioni non scompariva senza qualche sussulto: cera sempre stato qualcosa da vendere, da dare in
pegno o in garanzia; qualcuno a cui chiedere un prestito. Questa volta, tutta la sua ricchezza era ferma,
morta, nel silenzio impaurito di poche centinaia di dollari sul conto di una banca o chiusa dentro a
cassette di sicurezza e fatture non pagate. Lindomani, il conte Dietrich von Esterhazy sarebbe stato
chiamato per dare spiegazioni su un assegno scoperto. Non avrebbe risposto a quella chiamata. Il conte
Dietrich von Esterhazy aveva davanti a s ancora una sola notte da vivere.
Quel pensiero lo lasciava del tutto indifferente: ci che lo sorprese davvero, per, fu di essere
indifferente alla propria stessa indifferenza. Di sotto, oltre quelle luci che balenavano al di l dei vetri
appannati delle finestre, gli uomini pativano pene peggiori dellinferno per restare aggrappati a quel
prezioso, inutile dono della vita che lui ora gettava via con leggerezza, per noia, come se si trattasse di
dare la mancia a un cameriere.
Quindici anni prima, quando era arrogante e giovane, lultimo discendente di una antica,
gloriosa casata, la rivoluzione lo aveva cacciato dalla Germania, con molti milioni nelle tasche e un
infinito disprezzo nel cuore. Aveva vagato per il mondo, disseminando, sul suo cammino, la propria
fortuna e la propria anima, goccia a goccia, passo dopo passo. Sapeva che erano passati quindici anni
da allora solo dando uno sguardo al calendario; se guardava dentro di s, gli sembrava fossero passati
almeno quindici secoli.
Gli tornarono ricordi indistinti di candelieri riflessi sul pavimento lustro e di pantofole dal tacco
alto su gambe slanciate, lucenti; di un perfetto campo da tennis in terra battuta e del suo corpo lesto,
leggero, in pantaloni bianchi e una maglietta madida; di unelica che rombava in alto nellaria e della
terra appiattita e sconfinata che oscillava sotto di lui; di bianchi gabbiani e di un motore che strideva
facendosi largo tra gli spruzzi salati. E poi, le mani su un volante, i capelli biondi sotto il cielo azzurro;
una pallina che ruotava vertiginosamente su piccoli riquadri rossi e neri; bianche camere da letto e
candide schiene sdraiate, deboli, esauste. Nessuno di quei momenti valeva la pena di essere rivissuto.
Nessuno di quei passi era degno di essere ricalcato in terra, in un mondo vuoto con cui un aristocratico
solo, sprezzante, che narcotizzava un cervello angosciato, non poteva riconciliarsi.
Era la fine. Avrebbe potuto indossare ancora un completo elegante e mendicare qualche misero
dollaro a chi ne aveva, con una disinvoltura sfacciata nascosta sotto a un sorriso ossequioso, con la
scusa di uneguaglianza di rango che nella realt non esisteva pi; avrebbe potuto agguantare una
valigetta lucida e parlare scioltamente di obbligazioni e interessi, inchinandosi come un valletto
compito. Ma Dietrich von Esterhazy aveva troppo buon gusto.
Lavrebbe fatto al mattino. Un solo proiettile sarebbe bastato a mettere fine a cos tante cose. Se
ne sarebbe andato, stanco e solo, senza una grande causa per cui immolarsi, senza un ultimo gesto di
dignit; avrebbe messo fine alla propria vita per un momento di svago al tavolo da gioco da parte di
una donna che non aveva mai amato.
Il telefono squill.
Lui sollev il ricevitore a fatica.
Una signora desidera vedervi, signore lo inform una voce educata, ma priva di espressione,
dalla portineria al piano terra.
Chi ? chiese Dietrich von Esterhazy.
Ci fu silenzio. Poi la voce rispose: La signora rifiuta di rivelare il proprio nome, signore. Ma
ve lo far recapitare per iscritto, dentro a una busta.
Dietrich von Esterhazy abbass il ricevitore e sbadigli. Si accese una sigaretta e la cacci con
gesto meccanico nellangolo della bocca. Qualcuno buss alla porta. Un fattorino impettito, con una
doppia fila di bottoni lustri sul giacchino, gli si par davanti, reggendo tra le due dita della mano destra
una busta chiusa.
Dietrich von Esterhazy ne strapp un lembo per aprirla. Sul biglietto, solo due parole: Kay
Gonda.
Dietrich von Esterhazy scoppi a ridere.
Va bene disse al fattorino, lasciatela salire.
Se si trattava di uno scherzo, voleva sapere chi aveva avuto quellidea e perch. Quando
bussarono di nuovo, le sue labbra sottili sorrisero senza schiudersi, prima di dire: Avanti.
Poi la porta si apr e il sorriso svan dal suo volto. Lui non si mosse quasi, se non per la sua
mano, che and alla sigaretta e labbass piano.
Dietrich von Esterhazy si profuse in un lento inchino e disse: Buonasera, Miss Gonda.
Lei rispose: Buonasera.
Prego, accomodatevi pure. Lui le avvicin una comoda poltrona.  un grande onore. Poi le
offr una sigaretta, ma lei scosse il capo.
La donna rimase in piedi, fissandolo da sotto la falda del suo cappello nero.
Volete davvero che resti? gli chiese. Potrebbe essere pericoloso. Non mi avete nemmeno
chiesto perch sono venuta.
Siete qui:  questo ci che importa. A meno che non vogliate dirmelo voi.
Sto fuggendo dalla polizia.
Lo immaginavo.
Sono in pericolo.
Capisco. Non mi dovete alcuna spiegazione, se vi rincresce parlarne.
Preferirei di no. Devo per chiedervi di lasciarmi trascorrere qui la notte.
Lui si inchin di nuovo, con mossa rapida, puntuale. E disse: Miss Gonda, se ci fossimo
incontrati due secoli fa, avrei deposto la mia spada ai vostri piedi. Sfortunatamente, questepoca non
crede pi nelle spade. Tuttavia, la mia vita e la mia casa sono ai vostri piedi, in segno di riconoscenza,
per il grande onore di essere stato scelto per aiutarvi.
Grazie.
Lei si sedette e si tolse il cappello con fare stanco, lasciandolo cadere con una mano sul
pavimento. Lui corse a raccoglierglielo. Poi and alle finestre e tir le tende. Disse: Siete al sicuro qui
con me. Al sicuro come in uno di quei castelli dove i miei antenati proteggevano quanto avevano di pi
prezioso.
Adesso datemi una sigaretta.
Lui le offr il suo portasigarette aperto, fece scoccare la fiamma del suo accendino di metallo
scuro, con la testa doro, glielo tese con braccio fermo, gli occhi piantati dritti nei suoi, quei suoi grandi
occhi chiari che sembravano cos calmi e sinceri, ma che nascondevano un mistero a lui impenetrabile.
Lui le si sedette di fronte, appoggiandosi a un bracciolo della poltrona, con la luce di una
lampada che batteva sui suoi capelli doro. E disse: Sapete che sono io a dovervi ringraziare? Non
solo per essere venuta, ma per averlo fatto proprio questa sera.
Perch?
 curioso. Qualcuno potrebbe pensare che esista una qualche forma di Provvidenza che veglia
su di noi. Forse, avete tolto una vita per salvarne unaltra.
Davvero?
Avete ucciso un uomo. Perdonatemi se  sgradevole sentirlo ma, ve ne prego, riconoscetemi di
non averlo detto con biasimo. Dopotutto, si d troppa importanza allomicidio. C pi onore nellaver
ucciso che nellessere stati uccisi.
Ma voi non conoscevate Granton Sayers.
Non ne ho bisogno. Conoscere voi mi  sufficiente. Si fa sempre il grosso errore di credere che
una vita sia preziosa come unaltra mentre, in realt, ci sono esistenze che non possono essere
rimpiazzate da milioni di altre messe insieme nei secoli a venire. Si d la caccia a un assassino, quando
la prima, sola domanda che ci si dovrebbe porre  se chi  stato ammazzato fosse degno o meno di
essere lasciato in vita. In questo caso, come poteva esserlo lui, se voi avete ritenuto necessario
ucciderlo? Ci soltanto, chiunque fosse e qualunque cosa avesse fatto Granton Sayers, basta a
giustificare il gesto che il mondo considerer un crimine. Anche a prendere mille esistenze insieme:
cosa sono al paragone di unora della vostra?
Ma voi non mi conoscete neppure.
Lui si protese verso di lei e, senza che se ne accorgesse, la sigaretta gli cadde dalle dita.
So quanto mi potete raccontare. Conosco il mondo dentro cui vi hanno cacciato e ci che quel
mondo vi ha fatto. Per so anche che c qualcosa che vi ha tenuta al riparo. Qualcosa che avrei voluto
non vedere. Qualcosa di cui non ho potuto non accorgermi. Per non so dargli un nome.
Cosa? chiese lei in un sussurro. La mia bellezza?
Bellezza  una di quelle parole che allapparenza significano tante cose, ma quando ci si
riflette su, ci si accorge che invece non significano alcunch. Ho ricercato quanto si considera bello,
tutto quanto, e ogni volta avrei voluto avere dellacido borico per sciacquarmi gli occhi.
Allora  la mia saggezza?
Ho ascoltato tutto ci che gli uomini chiamano saggezza: non ho mai sentito alcunch che
fosse pi utile di come nettarmi le unghie.
La mia arte?
Ho guardato tutto ci che gli uomini chiamano arte: non ho fatto che sbadigliare. Se potessi
chiedere qualcosa allonnipotente Messia di questa terra, se solo ce ne fosse uno, lo pregherei in
ginocchio di farmi scoprire qualche cura per smettere di sbadigliare. Tuttavia sono consapevole che il
mio desiderio non potr mai essere esaudito.
Allora cos?
Non lo so. Qualcosa che non ha bisogno di un nome n di alcuna spiegazione. Qualcosa
davanti a cui anche i capi pi orgogliosi, pi stanchi si chinano con riverenza. Vi siete concessa a un
mondo privo di grazia e a troppi uomini altrettanto privi di grazia. Lo so. Per qualcosa vi ha
comunque mantenuta al riparo da loro. Qualcosa. Cosa?
Una speranza sussurr lei.
Lui si alz. Cominci a camminare su e gi per la stanza. I suoi passi avevano il leggero,
esultante slancio della giovinezza. I suoi occhi non erano pi stanchi: erano ansiosi, lucenti, vivi. Poi
lui le si arrest di colpo davanti.
Una speranza! E chi non ce lha? Luomo sa da sempre, in fondo al proprio cuore, che la sua
vita non  andata come avrebbe dovuto. Si  sempre lanciato in gloriose crociate destinate al fallimento.
E ne  sempre tornato a mani vuote. Perch non ha mai avuto alcuna possibilit di farcela.  una ricerca
senza speranza e alla fine ci si stanca! Ho conosciuto ci che gli uomini definiscono loro virt. Ho
conosciuto ci che chiamano i loro vizi e ne ho apprezzato i vizi per dimenticarne le virt. Eppure ho
ancora dentro di me qualcosa che ha occhi per la vera, unica esistenza possibile, qualcosa che mi tiene
ancora in vita. E quel qualcosa  ci che di pi elevato esiste: voi.
Siete sicuro sussurr lei, siete proprio certo di volermi?
Domani le disse, saprete la risposta.
Era davanti a lei, con gli occhi fiammeggianti.
Vi ho detto che stasera avete salvato una vita. Lo avete fatto sul serio. Ero pronto a farla finita.
Ma ora non pi. Non ora. Adesso ho qualcosa per cui vale la pena lottare. Dobbiamo fuggire, io e voi,
insieme. Scapperemo l dove mai ci arraffer grinfia umana. Servirvi  il mio unico desiderio. Farmi
vostro cavaliere, come i miei avi. Mi invidierebbero, se potessero vedermi. Perch il mio Sacro Graal 
di questa terra.  reale, vivo, possibile. Anche se non capirebbero. Nessuno pu capire. Saremo solo
noi due. Solo voi e io.
S sussurr lei e pos gli occhi su di lui, ed erano sinceri, fiduciosi, arrendevoli, solo io e
voi.
Allimprovviso lui sorrise, un sorriso largo, splendente, dai denti lucenti. Le disse, soltanto:
Spero di non avervi spaventata, con questi discorsi cos seri. Vi prego, perdonatemi. State tremando.
Avete freddo?
Un poco.
Accender il fuoco.
Gett dei ciocchi di legno nel camino di marmo, accese un fiammifero e si inginocchi,
guardando le fiamme che salivano in aria scoppiettando.
Lei si alz e cammin da un capo allaltro della stanza, con le mani incrociate dietro la nuca.
Quando i loro occhi si incontrarono, sorrisero, come se si conoscessero da lungo tempo.
Lui si avvicin al tavolo con i bicchieri.
Posso? le chiese.
Lei annu.
Lui riemp due bicchieri. Lei si sfil il cappotto, lo gett su una poltrona e prese il proprio
drink. Si ferm dallaltra parte del tavolo, di fronte a lui, appoggiandosi con un ginocchio sul basso
bracciolo imbottito della poltrona, dondolandosi un poco, con le spalle strette sotto laderente satin nero
di una lunga blusa dal collo alto, rigido. Lui ne intravide il seno sotto la blusa, cos vicino, coperto
soltanto da soffice, lucida seta nera.
Lei sollev il bicchiere con le sue dita lunghe e affusolate, e bevve un sorso, gettando un poco
la testa allindietro, i capelli biondissimi sulle spalle nere. Poi abbass il bicchiere. Lui vuot il proprio
tutto dun fiato e poi lo colm di nuovo.
Avete paura degli aerei? le chiese, sorridendo. Perch dovremo viaggiare parecchio.
Una paura tremenda.
Be, ci farete labitudine. Ci penser io.
Sarete molto severo con me?
Tremendamente.
Sono molto difficile, sapete. Dovrete procurarmi una montagna di cioccolato. Adoro il
cioccolato.
Ve ne farete bastare una barretta al giorno.
Soltanto?
Esatto.
E con le calze sono senza speranza. Ne smaglio quattro paia al giorno.
Dovrete imparare a rammendarle.
Lei cammin pigramente per la stanza, con il bicchiere in mano e laria di sentirsi quasi a casa.
Lui si riemp di nuovo il bicchiere e rimase accanto al camino, a osservarla. Lei aveva movenze lente,
curv un poco il corpo allindietro. Lui poteva indovinare i movimenti di ogni suo muscolo sotto la
lunga camicetta nera. Poi le chiese: Perdete spesso i guanti e i fazzoletti?
Di continuo.
Non accadr pi.
No?
No.
Perdo anche i miei anelli. Persino quelli di diamanti.
Dovr togliervi questo vizio. Potrete perdere quelli di perle, magari anche quelli di rubini. Di
certo non quelli di diamanti.
E quelli di smeraldi?
Be, non so. Ci penser su.
Oh, per favore!
No, non posso promettervelo.
Lei sedette su un divano accanto al fuoco, allung i piedi e i suoi tacchi bassi si ravvivarono di
una sfumatura rossastra, inondati dal bagliore delle fiamme. Lui si accovacci per terra incrociando le
gambe, con il bicchiere in mano, e i riflessi delle faville scintillarono sul vetro. Chiacchierarono, parole
rapide come fulmini; risero amabilmente, felicemente.
Da qualche parte, molto lontano, un orologio rintocc tre volte.
Oh, non credevo si fosse fatto cos tardi disse lui, tirandosi su. Dovete essere stanca.
S, molto.
Dovete andare a letto. Subito. Prendete pure la mia camera. Io dormir qui, sul canap.
Ma...
Non protestate. Ci star comodo. Da questa parte, prego. Potete usare uno dei miei pigiami.
Forse non vi cadranno a pennello, ma temo di non potervi offrire altro per la notte. Dobbiamo
svegliarci di buonora domattina.
Davanti alla porta della camera, lei si ferm. Sollev il bicchiere.
A domani.
A domani rispose lui, levando il proprio.
Lei rimase sulla porta, cos esile, fragile, con il viso tranquillo, innocente, giovane, e le labbra
simili a quelle di una santa.
Buonanotte gli sussurr.
Buonanotte.
Gli tese la mano. Lui la sollev, lentamente, esitante, e le sue labbra ne sfiorarono, con
riverenza, la pelle morbida, trasparente, di un bianco bluastro...
Cera un silenzio spesso nel palazzo: un silenzio fatto di tappeti folti, tende morbide e uomini
abbandonati al sonno. Cera un silenzio pesante nella citt al di sotto, il silenzio di strade vuote e case
al buio. Dietrich von Esterhazy era sdraiato sul divano, con le mani intrecciate sotto la nuca, a guardare
fuori dalla finestra. Unultima scintilla rossa brill, convulsa, nel camino. Lui riusc a intravedere un
puntino rosso tremolare nel buio, sul vetro del bicchiere da cui lei aveva bevuto e che ora era poggiato
sul tavolo. Poteva ancora respirare le deboli tracce del suo profumo, il fantasma di una fragranza che
ancora lo circondava.
Lui si gir senza posa sul divano e si tir la coperta sopra le spalle. Chiuse gli occhi, onde scure
gli rotolavano sotto alle palpebre che cercava di serrare, qualcosa luccic, un bagliore sulla seta scura
sopra un giovane seno sodo.
Apr gli occhi. La stanza era vuota. Nella penombra, riusciva quasi a vedere una lunga camicia
stretta scendere su fianchi sottili.
Afferr il bracciolo del divano, pens di alzarsi.
Richiuse gli occhi. Quasi la vedeva aggirarsi per la camera, poteva vederne le spalle gettate
allindietro, intuire ogni mossa delle gambe che si incrociavano, il movimento limpido, preciso, esatto
della mano che portava il bicchiere alle labbra.
Si scost i capelli dalla fronte madida di sudore.
Affond la testa nel cuscino, per non sentire quel profumo che di colpo detestava; il cuscino
dove lei si era seduta, ancora caldo del tepore del suo corpo.
Balz in piedi. Vacill fino al tavolo, trov il bicchiere nelloscurit, lo riemp fino a far
traboccare il liquido freddo, che col sulle sue dita tremanti, sul tavolo e poi colp il tappeto, goccia
dopo goccia, con un suono sordo.
Lo scol tutto dun fiato, gettando la testa allindietro. Rimase l fermo, le dita strette intorno al
bicchiere vuoto, le sopracciglia unite in una sola linea arcigna, gli occhi fissi sulla porta chiusa.
Ritorn al divano. Vi si lasci cadere, dando un calcio alla coperta che rovin per terra. Gli
mancava il respiro.
Perch mai curarsi, a questo punto, di ci che sarebbe accaduto? Perch preoccuparsi di quello
che lei avrebbe pensato di lui? Vide quella seta nera, soffice, lucida, rotonda. Risent le proprie labbra
bruciare a contatto della sua pelle candida. Perch crucciarsene?
Si alz. Cammin lento, risoluto, fino alla porta chiusa. La spalanc.
Lei era sdraiata sul materasso, ancora vestita, con una mano sul bordo del letto, bianca nel buio
che la circondava. Lei sollev il capo e lui riusc a intravederne gli occhi nella macchia pallida del
volto. Le mise una mano sulla bocca.
Lei lott allora furiosamente, i muscoli tesi, rigidi, forti come quelli di una fiera.
Sta ferma le bisbigli in gola lui, rauco. Non puoi chiedere aiuto!
Lei non chiese aiuto...
Lui giaceva immobile, fiaccato, esausto. Gli occhi si erano abituati al buio. Vedeva il suo volto.
Lei scoppi di colpo a ridere, una risata sommessa, terrificante. Lui la guard. Lei non era pi la santa
fragile dagli occhi quieti e indecifrabili. Le sue labbra lucenti erano dischiuse. Gli occhi socchiusi. Era
la donna sconsiderata, scellerata che aveva cos tante volte visto sullo schermo. Con la mano lei gli
scost piano i capelli sulla fronte. Quella carezza era un insulto.
Poi lei si alz. Lui la vide raccogliere i vestiti, infilarli rapida, in silenzio.
Cosa fai?
Lei non rispose.
Dove stai andando?... Non puoi... Non puoi uscire... Non lo sai che  pericoloso...? Non hai
altro posto dove nasconderti...
Lei pareva non ascoltarlo.
Lui sent la propria voce affievolirsi, non aveva la forza di muoversi, le sue parole erano vane. Il
buio oltre la finestra si diffondeva piano, per la stanza, nel suo cervello, sul giorno che sopraggiungeva.
Lui non si mosse, mentre lei si allontanava; sent la porta aprirsi e poi chiudersi dietro le sue
spalle.
Non si mosse quando sent la sua risata, fragorosa, sconsiderata, dileguarsi in fondo al
corridoio.
7
Johnnie Dawes
Cara Miss Gonda,
questa lettera  indirizzata a voi, ma  per me che la scrivo. Magari dar risposta a qualcosa che
non riesco a comprendere, a qualcosa che devo sapere. C cos tanto che non capisco. Talvolta penso
che sarebbe stato meglio non nascere. Non mi lamento. N ho paura o rammarico. Sono solo cos
confuso, devo sapere.
Non comprendo gli altri e loro non comprendono me. Paiono felici di vivere, loro.
Per per me, tutto ci per cui vivono, tutto ci di cui parlano,  soltanto uno scarabocchio privo
di senso, uno scarabocchio che nemmeno presuppone la parola significato. A loro dico: tutto ci che
voglio sono suoni di una lingua che non parlate. Chi di noi  nel giusto? Importa poi davvero qualcosa?
Soprattutto: ci pu essere un punto di raccordo?
Di ci per cui io darei - felice - la vita che potrei avere, fino allultimo giorno, gli altri si
dimenticano, senza alcuna difficolt, in favore di ci che chiamano sussistenza. E ci che per gli altri 
sussistenza io non riesco a tollerarlo, neanche per un momento, neppure per un istante solo. Chi sono
gli altri? Creature confuse, deboli, incomplete, un indovinello con una sola risposta: bugie? Oppure
sono loro i sani di mente, ad aver ragione, a essere nel giusto, mentre io non sono altro che un folle
eccentrico che non ha diritto di esistere?
Non so neppure spiegare cos che voglio dalla vita. So solo ci che vorrei provare, ma ancora
non ho trovato qualcosa che mi faccia sentire cos. Voglio provare, magari per un istante solo, qualcosa
per cui non esiste parola umana. Forse unestasi. No, neppure:  una sensazione di completezza, di
assolutezza quella che cerco; la fine e la giustificazione di tutta unesistenza; un attimo che sia il
concentrato di una vita intera. Non voglio nulla di pi. Non desidero nulla di meno.
Anche se ne parlassi: quale risposta otterrei? Sarei costretto ad ascoltare un sacco di ciance sui
bambini, sulla cena, sul calcio, su Dio. Sono davvero parole vuote? O sono io una creatura vuota che
mai sar ricolma?
Spesso ho voglia di morire, lo voglio adesso. Non  per disperazione, n per ribellione. Voglio
andarmene con calma, in silenzio e di buon grado. Non c posto per me, in questo mondo. N posso
sperare di cambiarlo. Non ho neppure il diritto di volerlo cambiare. Tuttavia non posso cambiare
neppure me stesso. Non posso accusare gli altri. Non posso sostenere di essere nel giusto. Non lo so.
Non mi importa neanche saperlo. Quando non si  adatti a un posto,  meglio lasciarlo. Eppure c
qualcosa che mi trattiene ancora qui. Qualcosa che aspetto. Qualcosa che deve venire da me, prima che
io me ne vada. Desidero nella vita un momento, un momento che sia solo mio, non loro, un istante di
quello che il loro mondo non ha mai avuto. Voglio solo sapere che esiste, che  possibile.
Volete sapere perch vi scrivo tutto questo? La ragione  che, quando vi guardo sullo schermo,
so ci che voglio dalla vita. Ci che la vita non , ci che essa avrebbe potuto essere. E so che 
possibile.
Voglio dirvelo, anche se potreste non curarvi affatto di leggere questa lettera o, pur facendolo,
potreste non capire. Sto scrivendo alla donna che penso voi avreste potuto essere.
Johnnie Dawes
Main Street
Los Angeles, California
La notte del 5 maggio, Johnnie Dawes perse il suo lavoro di spedizioniere notturno in un
negozio allingrosso.
Il direttore toss, si ripul locchio con ununghia, arrotol qualcosa tra le dita, se le pass sulla
camicia e disse: Visto come vanno gli affari, siamo costretti a lasciare a casa qualcuno. Ritorna tra un
paio di mesi o poco pi, ma non ti prometto nulla.
Johnnie Dawes ricevette la paga per gli ultimi dodici giorni di lavoro. Il servizio era a orario
ridotto: lassegno non era granch. Una volta che se ne fu andato, il direttore disse alloperaio che non
era stato licenziato, un tipo pesante, con la faccia rossa e piena di foruncoli: Non lo voglio pi vedere,
quello. Che piccolo verme spocchioso! Fa accapponare la pelle ai cristiani normali.
Johnnie Dawes usc nella strada silenziosa e deserta delle prime ore del mattino. Si alz il
colletto del palt rattoppato e si calc il berretto sugli occhi. Si tuff in avanti, come per nuotare in
acque gelide.
Non era il primo posto che perdeva. Johnnie Dawes ne aveva persi molti, per avere solo
ventanni. Sapeva far bene il proprio lavoro, ma nessuno sembrava accorgersene. Johnnie Dawes non
rideva mai e sorrideva di rado. Non conosceva barzellette da raccontare e sembrava non avere niente da
dire. Nessuno lo aveva mai sentito parlare di qualche ragazza con cui era andato al cinema e nessuno
sapeva anche solo cosa avesse mangiato a colazione. Nel gruppetto di compagni di lavoro che facevano
baldoria nella birreria allangolo, lui non cera mai. Se si trattava di tenersi in disparte, lui cera sempre.
Camminava con passo deciso, le mani affondate nelle tasche. Le labbra erano una riga sottile
sopra un mento squadrato. Le guance erano scavate, con ombre grigie sotto gli zigomi spigolosi. I suoi
occhi erano chiari, lesti, stupiti.
Tornava a casa, non che vi fosse costretto: avrebbe potuto continuare a camminare e non tornare
mai pi, e nessuno, nessuno al mondo se ne sarebbe accorto. Ancora qualche ora e un altro giorno
sarebbe arrivato. Sarebbe stato di nuovo giorno. Lavrebbe passato coricato nella sua soffitta, a
dormire. O si sarebbe alzato per andarsene in giro, per strada, una strada qualunque. Non faceva
differenza.
Avrebbe dovuto cercarsi un altro impiego. Avrebbe dovuto trascorrere innumerevoli, pesanti
giornate per trovare un altro posto, dove avrebbe passato innumerevoli, pesanti giornate vuote di
significato. Ne aveva gi passate molte cos.
Aveva lavorato in un albergo equivoco, dai corridoi mal illuminati che odoravano di indumenti
sporchi; era salito per scale anguste, dentro ununiforme troppo piccola per lui, rispondendo ai
campanelli di camere che sapevano di stantio e fissando volti sfatti dal caldo con i suoi occhi grandi,
limpidi. Il direttore lo aveva accusato di essere troppo timido.
Era stato in una drogheria con uno specchio pieno di moscerini morti, dietro a un lungo banco
che odorava di cipolle marce e l, con un berretto bianco un po inclinato su un orecchio, aveva
mescolato bibite con il gelato dentro a degli sbattighiaccio striati, con i muscoli della faccia immobili,
come sotto a una maschera di cera bianca. Il direttore lo aveva rimproverato di essere poco cordiale.
Poi era stata la volta di un ristorante dalle tovaglie a quadretti piene di macchie e con un men
speciale da venti centesimi stampato su un cartone scolorito appeso al muro, un posto dove la gente
poggiava i gomiti sui tavoli e gli hamburger che sfrigolavano in cucina riempivano la sala di una
nuvola di fumo; lui portava vassoi di piatti unti sopra la testa, arrancando tra la folla, con le braccia
dolenti, la schiena intorpidita, mentre sognava un istante di vita distillata e si interrogava sui desideri
degli uomini. Il direttore lo aveva incolpato di essere poco socievole.
Tra un lavoro e laltro, una manciata di spiccioli sempre pi leggeri nelle tasche, una tazza di
caff, poi un dolore sordo allo stomaco e la cinghia che si stringeva sempre pi; un letto a quindici
centesimi per notte in un dormitorio che odorava di sudore e disinfettante; poi una panchina nel parco e
un giornale sulla testa, a coprire gli occhi chiusi: la musica di una vita senza risposta. Nessuno a cui
chiedere aiuto e nessuno che si offrisse di aiutarlo. Una volta, una signora con una pelliccia di visone
gli aveva rinfacciato caustica che un giovanotto normale, responsabile, sarebbe potuto andare al
college, dare prova di saper lavorare sodo e diventare una persona rispettabile, come un insegnante o un
dentista, mostrare un poco dambizione. Lui non aveva ambizioni.
Johnnie Dawes camminava deciso. I passi risuonavano sul cemento, su cubi di pietra ammassati
alti su un baratro nero. Nei tunnel cinerei, dalle lunghe fasce di pavimentazione grigia, striata dalla
rugiada mattutina, nel silenzio di una citt che sembrava attorcigliare sotto terra strade senza sbocco,
nessun fruscio di bisbigli gli andava incontro, nessuna eco, nessun movimento. Era solo.
Si ferm davanti a un angusto edificio di mattoni. Sotto i davanzali anneriti, delle venature
verdastre si diramavano come vibrisse, simili a rivoli di rifiuti che si riversassero fuori dalle strette
finestre. Sui mattoni scuri di una parete laterale, lettere di colore bianco pubblicizzavano del tabacco da
masticare e i brandelli di un poster sbiadito annunciavano larrivo di un circo. Sopra la porta era appesa
uninsegna cui mancavano delle lettere: ca ere e posti let o. Sotto, una targa di vetro con una scritta
stinta: posti letto deluxe a 20 centesimi.
Non cera ascensore. Non cerano luci sulle scale. Johnnie Dawes sal lentamente, con la mano
che seguiva una fredda ringhiera di ferro. Sal per molti piani, facendo una sosta di tanto in tanto per
riprendere fiato.
A due piani dalla cima, una porta si apr e uno spiraglio di luce si allarg sulle scale. Apparve la
vecchia affittacamere, infreddolita, in una vestaglia lisa, unta allaltezza dei gomiti, con i capelli grigi
sugli occhi gonfi, una mano nocchiosa sulla maniglia.
Eccoti qua sibil lei, con una voce acuta e stridula. Non credere di potertela svignare di
sopra. Ti aspettavo, sai. Mi devi ancora dare il fitto. O paghi ora o di qua non passi.
Era in ritardo di dieci giorni con laffitto. Lui tir fuori lassegno dalla tasca e glielo porse. Era
tutto ci che aveva. Era troppo stanco per mettersi a litigare. Sapeva che lassegno non bastava a
coprire le spese.
Ti hanno licenziato?
S, Mrs Mulligan.
Un buono a nulla, questo sei, un buono a nulla. Un fannullone sei. Domattina vedi di
sloggiare. Sloggiare, capito?
S, Mrs Mulligan.
Lui laveva gi oltrepassata, salendo altri tre gradini, quando lei gracchi: Non c da stupirsi
se non tieni mai un soldo in tasca. Sempre a correre dietro alle sottane.
Lui si ferm.
Sottane? le chiese. Quali sottane?
Ah, non provare a fare il santarellino con me, non attacca!
Di cosa parlate?
Be borbott lei, sputando aria dalla bocca, ce n una che ti aspetta di sopra proprio
adesso!
Cosa?
Una signora.
Intendete... una donna?
Intendo una donna, s una donna. Cosa ti credi, che parlo di elefanti? E che tipino elegante che
!
Dite nella mia stanza?
Ce lho fatta entrare io stessa. Ha chiesto di te.
E chi ?
Chiedilo a lei! Ha uno di quei profumi da gran signora, pure!
Lui balz sulle scale, per altri due piani, fino al suo abbaino. Spalanc la porta.
Una candela era accesa sul tavolo. Una donna si alz piano e quasi sfior col capo il soffitto
basso, spiovente. I suoi capelli sembravano illuminare la stanza.
Johnnie Dawes la riconobbe. Non ne fu sorpreso. Disse, senza esitazione o dubbio nella voce:
Buonasera, Miss Gonda.
Buonasera.
I suoi occhi lo fissavano, il suo sguardo gettato come unancora nelle pupille scure del ragazzo,
annaspando per un aiuto. Erano gli occhi di Kay Gonda a sembrare sorpresi.
Lui le chiese semplicemente, come se la sua presenza non fosse affatto insolita:  stato
faticoso salire tutti quei gradini?
Lei rispose: Un poco. Salire  sempre difficile. Di solito per ne vale la pena.
Lui si tolse il palt. Era molto calmo, si muoveva lento, come se i suoi muscoli fossero irreali,
come se le mani fluttuassero senza peso, come in un sogno.
Lui si sedette, mentre lei gli si avvicin e gli prese il volto tra le mani - le lunghe dita sulle sue
guance - sollevandogli piano il mento. Gli chiese: Che problema hai, Johnnie?
Lui rispose: Nessuno, adesso.
Non devi essere felice di vedermi.
Non sono... felice. Non  questo. Sapevo che sareste venuta.
Quando mi hai scritto?
S.
Come mai?
Perch ho bisogno di voi.
Ho incontrato molta gente stasera, Johnnie. E sono felice di averlo fatto. Ma adesso... non lo
so... quasi rimpiango di essere venuta qui.
Perch?
Forse... avrei preferito che tu non mi vedessi.
Come mai?
I tuoi occhi Johnnie... vedono troppe cose che non esistono.
O che potrebbero esistere.
Non lo so, Johnnie... Sono cos stanca! Di tutto.
Lho capito dal primo momento che vi ho vista sullo schermo.
E lo pensi ancora?
S. Pi di prima.
Lei si allontan, raggiunse laltro capo della stanza. Si lasci cadere esausta sulla stretta branda
di ferro, su cui era stesa una coperta grigia piena di rattoppi. Gli disse, guardandolo, con le labbra che
sorridevano, un sorriso che non era n allegro, n cordiale: La gente dice che sono una grande diva,
Johnnie.
S.
Dicono che io possieda tutto ci che si possa desiderare.
 vero?
No. Come fai a saperlo?
Come fate a sapere che lo so?
Hai mai paura quando parli con la gente, Johnnie?
S. Ho molta paura. Non so mai cosa dire. Per non ho paura... adesso.
Sono una donna molto cattiva, Johnnie. Tutto ci che hai sentito sul mio conto  vero. Tutto, e
anche di pi. Sono venuta per dirti di non pensare di me ci che hai scritto nella tua lettera.
Siete venuta per dirmi che tutto quello che ho scritto in quella lettera  vero. Tutto, e anche di
pi.
Lei gett il cappello sul letto e si pass la mano tra i capelli: le lunghe dita bianche sulle alte
tempie dalla pelle lattea.
Sono stata lamante di ogni uomo degli studios. Sono stata di chiunque mi volesse. E pi
spregevoli erano, meglio era.
Lo so.
Una volta, molto tempo fa, facevo la cameriera. Sai cosa significa? Ti alzi al mattino e non sai
perch ti tocca vivere anche quel giorno. Per non muori. E non vivi. Senti qualcosa - una cosa strana
-, la vita che ti chiama. E tu non hai risposta. Poi ho pensato che dovevo dimenticare. Tutto. Tapparmi
le orecchie e andare dritta per la mia strada. Prendere agli uomini tutto, tutto quello che avevano da
offrirmi, e ridere di loro e di me stessa. Lho fatto. Ho preso tutto. Anche le cose pi infime. Per
diventare come loro. Per dimenticare. Ma avverto ancora quel richiamo. Sento ancora ci che nessuno
pu darmi. Perch lo sento? Chi  che lancia quel grido?
Voi stessa.
Me stessa! Sono nulla. Non sono pi nulla...! Sai che guadagno quindicimila dollari a
settimana?
S.
Sai che possiedo duecento paia di scarpe?
Lo immagino.
E diamanti. A manciate.
Immagino di s.
Sai che proiettano i miei film in ogni angolo del mondo?
E la gente li guarda, gente da cui lei non vorrebbe essere vista.
Pagano, e milioni, per vedermi. Per significo qualcosa io per loro?
No, lo sapete gi.
Lavoro. Racconto loro cose che non hanno mai avuto, cose che io non ho mai avuto, la vita
come andrebbe vissuta. Grido, ma non ricevo risposta. Pagano milioni per vedermi. Mi scrivono, ma mi
vogliono? Mi vogliono per davvero?
No. Lo sapete.
Lo so adesso. Stasera. Pensavo di saperlo prima... unora fa... oh, perch non mi chiedi nulla?
Cosa volete che vi chieda?
Perch non mi chiedi di trovarti un lavoro nel cinema?
Lunica cosa che potrei chiedervi me lavete gi data.
Lei si alz. Cominci a camminare furiosamente avanti e indietro per la stanza. Le mani strette
ai gomiti, che sbattevano contro le pareti da cui la vernice si staccava a strisce. Poi gli si ferm davanti,
con labbra severe, prive di qualsiasi sentimento di piet.
Sei un pazzo! sibil. Sei un maledetto pazzo!
Perch siete cos arrabbiata?
Perch vivi ancora? Cosa vuoi?
Non credo che vivr ancora per molto. Non devo pi. Ho visto tutto ci che volevo.
Cosa?
Voi.
Lei lo fiss, con sguardo implorante, poi disse a mezza voce: Cos che vogliamo, Johnnie, io
e te?
Lui rispose e ogni parola sembrava riflettersi nei suoi occhi, e i suoi occhi erano una melodia:
 mai entrata in una chiesa e ha osservato gli uomini inginocchiati in silenzio, con riverenza, mentre
innalzavano le loro anime al cielo? L dove sanno di poter essere senza macchia, limpidi e perfetti? In
quel momento, il loro spirito  il fine e la ragione di ogni cosa. Vi siete mai chiesta perch ci accade
solo dentro a un tempio? Perch gli uomini non agiscono cos anche nella quotidianit della loro
esistenza? Perch, se conoscono quella pienezza, seguitano a vivere al di sotto di quelle vette?  l che
vogliamo vivere io e voi. Se possiamo sognare, allora dobbiamo poter vedere realizzati i nostri sogni in
vita. Altrimenti a che pro sognare?
Ah, Johnnie, Johnnie, a che pro vivere?
Per niente. Per: chi ha reso la vita cos come la conosciamo?
Coloro che non sanno sognare.
No. Quelli che sognano e basta.
Lei rimase a guardarlo in silenzio. Lui disse: Sedetevi. Abbiamo ancora poche ore, cosa
importa ci che  accaduto e cosa accadr?
Lei gli obbed. Sedettero lontani luna dallaltro. A separarli, un tavolo rotto, una cassettina per
il sapone e una candela dentro a una bottiglia. Il bagliore della fiamma tremolava sulle pareti buie, con
le travi che sporgevano sotto la vernice scrostata. Parlavano come se il mondo esistesse solo da
mezzora. Gli occhi delluno non si staccavano mai da quelli dellaltra. Come stretti in un lungo
abbraccio. Parlavano, la donna che aveva visto tutto della vita e il ragazzo che non aveva visto nulla, e
si comprendevano lun laltra.
Johnnie gli chiese lei allimprovviso, piano, hai detto che ci resta solo qualche ora. Perch?
Lui rispose senza guardarla: Per unidea che ho avuto.
Quale?
Niente. Non parliamone adesso.
Al di l del lucernario polveroso del tetto spiovente, il cielo stava diventando di un soffice blu
profondo, il pi scuro dei blu. Poi... Johnnie Dawes chiese allimprovviso: Lo avete ucciso?
Dobbiamo proprio parlarne, Johnnie?
Conoscevo Granton Sayers. Ho lavorato per lui una volta, come caddy, in un club di golf a
Santa Barbara. Era un uomo difficile.
Era un uomo molto infelice, Johnnie.
Qualcuno ha visto?
Cosa?
Quando lo avete ucciso.
Dobbiamo proprio parlarne?
Devo saperlo. Qualcuno vi ha visto mentre lo uccidevate?
No. Nessuno mi ha visto ucciderlo.
Lui si alz. Guard i capelli biondi che le ricadevano su una spalla. Disse: Si  fatto molto
tardi. Dovete essere stanca.
S, Johnnie. Sono molto stanca.
Meglio che andiate a dormire. Ecco, prendete la mia branda. Io salir sul tetto.
Sul tetto?
Certo. Ci ho dormito spesso nelle notti calde.
Ma adesso si gela.
Non ci penso. Ci sono abituato. Cercate di dormire un poco. Dimenticate tutto il resto. Non
preoccupatevi. Ho pensato a un modo per tirarvi fuori dai guai.
Tu hai trovato un modo per tirare fuori dai guai me?
S. Per scagionarvi dallomicidio. Non discutiamone adesso, per. Rimandiamo a domani.
Provate a riposare.
Va bene, Johnnie.
Lui tir il tavolo fin sotto il lucernario, ci salt sopra, apr la finestra polverosa, si inerpic su,
sollevandosi su due giovani, forti braccia. Poi si inginocchi vicino allapertura e sussurr: Non
pensate a nulla adesso. Dormite e basta. Buonanotte.
Buonanotte, Johnnie mormor lei, guardando in su, con gli occhi curiosi.
Lui richiuse piano la finestra.
Si sedette sul tetto, con le spalle ricurve, le mani sulle ginocchia. Rimase cos a lungo, senza
muoversi.
Oltre la distesa di tetti, una scia rugginosa di fumo si sollev lentamente e, sopra la linea scura
dellorizzonte, il blu luminoso si squarci allimprovviso e una crepa di un rosa fioco cominci a
galleggiare soffusa, lucente, immacolata, sopra la citt. Dintorno, sotto di lui, le case dormivano, al
buio, striate di fuliggine; solo alcune finestre brillavano, sparse per la citt come gocce di rugiada rosa,
nella luce che sopraggiungeva. Non cera il sole. Il blu sopra di lui stava diventando pi profondo e
brillante e, dietro le ombre scure dei grattacieli che trafiggevano le nuvole, fasci di raggi, brumosi,
cerei, sbiaditi, si allargavano come in un alone. Johnnie Dawes sedeva senza muoversi e guardava
lalba sorgere sulla citt.
Quando sent uno stridore di pneumatici in strada e un tram scricchiolare sferragliando sui
binari, e vide macchie di luce guizzare dietro alle finestre, Johnnie Dawes scrut cauto nel buio del suo
abbaino, unoscurit a guardia di un pallido tesoro dorato, sopra un guanciale candido. Poi apr il
lucernario e si cal nella stanza.
Kay Gonda dormiva ancora.
Il cappotto sui piedi, le spalle di satin nero strette al guanciale, i capelli biondi che pendevano
dal bordo del letto.
Lui le sfior le spalle, chiamandola piano: Miss Gonda!
Lei apr gli occhi e si volt, le labbra dischiuse pigramente, morbide e un po gonfie per il
sonno. Disse mite, come una bambina: Buongiorno.
Buongiorno, Miss Gonda. Mi spiace disturbarvi, ma  ora che vi alziate.
Lei sedette in mezzo al letto e si tir indietro i capelli con un lungo gesto lento, le ciocche ribelli
attorcigliate tra le dita. Strizz gli occhi e chiese pigra: Devo alzarmi?
S. Non c tempo da perdere.
Cos che hai in mente, Johnnie?
Ho un piano. Per salvarvi. No, non posso spiegarvelo adesso. Dovete fidarvi di me.
Mi fido di te, Johnnie.
Farete esattamente ci che vi dico?
S, Johnnie.
Siete venuta con la vostra auto?
S,  parcheggiata dietro langolo.
Prendetela e andate via. Dove volete. Dirigetevi fuori citt, dove nessuno potr seguirvi.
Guidate tutto il giorno. Verso sera potrete tornare. Potrete rientrare a casa. Sar tutto sistemato per
allora. Sarete in salvo.
Lei lo fiss, incuriosita, ma non disse nulla.
Lo farete?
Certo, Johnnie.
Quando fu pronta per andarsene, lei si ferm sulla porta per un secondo. Lui rimase a guardarla.
Poi le disse: Un momento o tutta una vita, cosa importa? Avervi visto, sapere che esistete, che potete
esistere... c solo una cosa che voglio ricordiate: che vi ringrazio.
Lei ripet piano: Sapere che esistete, che potete esistere.
Lui rimase a lungo immobile, dopo che i suoi passi erano svaniti gi per le scale. Poi si avvicin
al tavolo, si sedette e scrisse una lettera. Sigill la busta e la poggi contro la bottiglia.
Poi apr la porta e rimase ad ascoltare. Sent Mrs Mulligan strascicare i piedi gi per le scale, le
borse dellimmondizia che sbatacchiavano contro i gradini. La ud brontolare in cucina, con la porta
aperta. Anche lui lasci la porta della sua camera aperta. Mrs Mulligan avrebbe sentito. Voleva che lei
sentisse...
Kay Gonda guidava, a centotrenta chilometri allora, per le lunghe strade quiete della
campagna, le mani strette sul volante, i capelli al vento. La lunga spider bassa, lucente, sfrecciava
costeggiando siepi di rose e campi di erba medica, case coloniche dove occhi sconcertati la seguivano,
scuotendo lentamente il capo bruciato dal sole. Le sue sopracciglia erano una sola linea stretta, gli
occhi fissi sulla strada che scorreva sotto alle ruote. Nei suoi occhi cera unultima domanda, ancora
senza risposta.
Era tardi e, agli angoli della strada, le prime luci lottavano con il bagliore di un cielo rossastro,
mentre lei tornava in citt. Gli strilloni sventolavano una copia dei loro giornali, annunciando
unedizione straordinaria. Kay Gonda non se ne cur.
Arrivata a casa, inchiod lauto, con uno stridore di freni, sotto il colonnato bianco dellentrata.
Sal di corsa i gradini, con i piccoli tacchi che battevano sul marmo bianco. Nella luce fievole
dellingresso spazioso, una figura agitata, che stava camminando nervosamente avanti e indietro, si
ferm di colpo quando lei entr. Era Mick Watts.
Mick Watts era sobrio. Il colletto della camicia slacciato. I capelli arruffati. Gli occhi iniettati di
sangue. Serrava in pugno un giornale.
Eccoti qua! rugg. Finalmente! Sapevo che saresti tornata! Sapevo che adesso saresti
tornata!
Telefona agli studios, Mick disse lei calma, sfilandosi i guanti, dito per dito. Di loro di
preparare tutto per cominciare a girare domani alle nove. Fa venire la ragazza del guardaroba nel mio
villino alle sette e trenta e assicurati che stiri bene la gonna, senza pieghe intorno alle tasche.
Bene, spero che ti sia divertita tutto questo tempo! Spero che te la sia goduta! Io invece non ne
posso pi. Magari potessi piantare tutto e andarmene!
Sai bene che non te ne andrai, Mick.
 questa la tragedia! Che lo sai anche tu! Perch ti ho incontrato? Perch devo venirti dietro
come un cagnolino e seguitare a farlo per il resto dei miei giorni? Perch non riesco a resistere a
nessuno dei tuoi folli capricci? Perch diffondere quegli assurdi pettegolezzi su un omicidio che non
hai mai commesso, solo perch volevi scoprire qualcosa! Allora: ci sei riuscita?
S, Mick.
Be, spero che tu sia soddisfatta! Spero proprio che tu sia soddisfatta di ci che hai
combinato!
E le gett il giornale in faccia.
Lei lo apr piano. Il titolo diceva: Inattesi sviluppi nellomicidio Sayers.. Di seguito, la
storia:
Un giovane, identificato in Johnnie Dawes, si  suicidato alle prime ore dellalba, nella sua
abitazione di South Main Street. Il corpo  stato rinvenuto da Mrs Martha Mulligan, la sua padrona di
casa, che ha udito un colpo di pistola e ha allertato le forze dellordine.  stata ritrovata una lettera
indirizzata agli inquirenti, nella quale il giovane ha confessato di aver ucciso Granton Sayers, il
milionario di Santa Barbara, nella notte del 3 maggio, giustificando il proprio gesto con una vecchia
ruggine nei confronti di Sayers - che qualche tempo fa gli aveva fatto perdere il lavoro in un club di
golf - e chiedendo poi alla polizia di chiudere le indagini, per evitare che venissero implicati innocenti.
Gli inquirenti sono sconcertati da questa confessione e la spiegano come latto di un eccentrico,
soprattutto alla luce delle dichiarazioni rilasciate da Miss Frederica Sayers, la sorella del milionario
deceduto, alle domande degli agenti.
Ecco il comunicato di Miss Sayers:
Sono sbigottita dalla confessione di questo giovane, il cui nome non ho mai sentito prima dora,
e non riesco a spiegarmela, dal momento che le circostanze della morte di mio fratello sono estranee
allomicidio. Mio fratello, Granton Sayers, si  suicidato la notte del 3 maggio, dopo aver cenato in
compagnia di Miss Kay Gonda. Mi ha lasciato una lettera, il cui contenuto posso ora rendere pubblico.
Non  pi necessario tenere segreto il fatto che mio fratello era sullorlo della bancarotta e lunica
possibilit di salvare i propri affari fosse sottoscrivere un accordo di fusione con una importante
compagnia, con cui le contrattazioni erano allora in corso. Mio fratello ha scritto che era stanco di
vivere e che non aveva pi voglia di seguitare a lottare; che la sola donna che avesse mai amato, e che
avrebbe potuto dargli ancora motivo di vivere, proprio quella sera aveva rifiutato di sposarlo. Sapevo
che la notizia del suicidio di mio fratello avrebbe rischiato di compromettere irrimediabilmente quelle
trattative, mettendo a nudo lo stato disperato della sua azienda. Perci ho deciso di non divulgare per
qualche tempo le circostanze della sua morte. Quella notte ho fatto visita a Miss Gonda e, dopo averle
spiegato la situazione, le ho chiesto di mantenere il silenzio, perch solo lei avrebbe potuto intuire le
cause dellimprovvisa morte di mio fratello. Miss Gonda  stata cos gentile da acconsentire. Le
trattative si sono concluse con successo questa mattina e ora posso rivelare la verit. Devo aggiungere
di essere rimasta sbalordita dalle voci che imputavano lomicidio di mio fratello a Miss Gonda. Cos
come sono allibita dal suicidio e dalla confessione di questo giovanotto.
Allora? disse Mick Watts.
Ti spiace andare a casa, Mick? Sono molto stanca.
Tu sei unassassina, Kay Gonda! Hai ucciso quel ragazzo!
No, Mick, non io da sola.
Come fai a startene l e a guardarmi cos? Sei consapevole, capisci ci che hai fatto?!
Kay Gonda guard attraverso la porta aperta il sole calare alle spalle delle colline brulle, le luci
della citt lampeggiare sulle buie strade serpeggianti.
 stato il gesto pi gentile che abbia mai fatto disse Kay Gonda.
...
.
...
FINE.
...
.
...
IDEALE: LA SCENEGGIATURA.
...
.
...
Introduzione a Ideale: la pice teatrale.
...
.
...
La pice teatrale di Ideale  stata scritta nel 1934, al tempo in cui Ayn Rand aveva pi di un
motivo di nutrire insoddisfazione verso il mondo. Noi vivi era stato rifiutato da diversi editori perch
troppo cerebrale e troppo ostile allUnione Sovietica (era lepoca del cosiddetto decennio rosso
statunitense); La notte del 16 gennaio non aveva ancora trovato un produttore e i suoi risparmi erano
agli sgoccioli. La storia era stata originariamente scritta nella forma di romanzo breve e poi,
probabilmente nellarco di un anno o due, sottoposta a una estesa revisione e trasformata in unopera
teatrale. Non  stata mai rappresentata.
Dopo i temi politici, caratteristica delle sue prime pubblicazioni, Ayn Rand torna al soggetto dei
suoi lavori giovanili: il ruolo dei valori nella vita degli uomini. Lenfasi in questo caso  negativa, cos
come era accaduto gi in Her Second Career, ma questa volta il tono non  spensierato: per la maggior
parte, anzi,  serio e profondo. Il tema qui non  la mancanza di integrit delluomo, il suo fallimento
nellagire secondo gli ideali che ha abbracciato, quanto piuttosto il male di separare i propri ideali dal
vivere quotidiano.
Una volta, una sua conoscenza, una donna di mezza et molto attaccata alle convenzioni, le
confid di avere una venerazione per unattrice famosa al punto di essere disposta a dare la vita pur di
incontrarla. Ayn Rand nutriva forti dubbi circa lautenticit di tali sentimenti e ci le ispir unidea
drammaturgica: la storia in cui una famosa attrice, cos bella da arrivare a incarnare per gli uomini i
loro pi profondi ideali, entra davvero nellesistenza dei suoi ammiratori. La sua venuta accade in un
contesto che la vede in grave pericolo. Fino ad allora, i suoi ammiratori le hanno professato la loro
venerazione solo a parole, che non costano nulla. Adesso, per, lei non  pi un sogno lontano, ma una
realt che chiede loro di agire in suo aiuto. O di tradirla.
Cosa sogni? Kay Gonda, lattrice, chiede a uno dei personaggi, in quello che  il sunto tematico della pice.
Niente. A che pro sognare?
A che pro vivere?
A niente. Ma chi ha reso la vita cos?
Chi non sa sognare.
No. Coloro che sanno solo sognare.
In una nota scritta nel suo diario al tempo (datata 9 aprile, 1934), Ayn Rand elabora questo punto di vista:
Credo - e intendo raccogliere il necessario per dimostrarlo - che la peggiore disgrazia per
lumanit sia la sua capacit di considerare gli ideali come qualcosa di astratto e slegato dalla propria
vita quotidiana. La capacit di vivere e pensare in modo alquanto differente, in altre parole tagliando
fuori il pensiero dalla propria vita reale. Ci si applica non agli ipocriti intenzionali e consapevoli, ma a
quelli pi pericolosi e inetti che, ammettendolo solo a se stessi e perdonandolo solo a se stessi,
tollerano una completa frattura fra i propri convincimenti e la propria esistenza, e frattanto credono
ancora di avere dei principi. Per loro, i propri ideali o la propria vita sono privi di valore, e di solito
accade che lo siano sia gli uni che laltra.
Tali individui pericolosi e inetti potrebbero tradire il proprio ideale in nome di una
rispettabilit sociale (il piccolo uomo daffari di questa storia) o in nome del benessere delle masse
(il comunista) o la volont di Dio (levangelista) o per il piacere del momento (il conte playboy);
oppure farlo per poter affermare che il bene  impossibile e di conseguenza lottare per esso non 
necessario (il pittore). Ideale cattura in modo efficace lessenza di ciascuno di questi diversi tipi e ne
dimostra il comune denominatore. A questo proposito,  un tour de force intellettuale.  una guida
filosofica allipocrisia, un inventario drammatizzato del genere di idee e di attitudini che sfociano
nellimpotenza degli ideali, ovverossia al loro scollamento dalla vita.
(Linventario, comunque, non si sviluppa allinterno di una struttura narrativa. Nel corpo della
pice non c una progressione degli eventi, non c una connessione necessaria tra un incontro e il
successivo.  una serie di vignette evocative, spesso illuminanti e ben congegnate ma, in quanto teatro,
inevitabilmente un po statiche.)
Dwight Langley, il pittore,  lesponente pi rappresentativo del male che la pice attacca: egli
, in effetti, il portavoce del platonismo, che concepisce la bellezza irraggiungibile in questo mondo e
la perfezione irrealizzabile. Convinto com che gli ideali siano impossibili sulla terra, Langley non
pu - abbastanza logicamente - credere nella realt di uno di essi, persino quando se lo ritrova davanti;
sebbene conosca ogni sfaccettatura del suo volto, lui (il solo tra tutti i personaggi) non riconosce Kay
Gonda quando lattrice si palesa nella sua vita. Questa cecit indotta filosoficamente, che motiva il
tradimento di Kay Gonda,  una concretizzazione particolarmente brillante del tema della pice, e
decreta il drammatico calo di sipario a conclusione del primo atto.
Nel diario che teneva allepoca, Ayn Rand individua nella religione la principale causa della
mancanza di integrit delluomo. Il peggiore dei personaggi, in questo senso, lunico che suscita
lindignazione pi profonda dellautrice,  Hix, levangelista che predica la sofferenza terrena quale
mezzo per raggiungere la felicit eterna. In una scena brillantemente riuscita, capiamo che non sono i
suoi vizi, ma la sua religione, inclusa la sua definizione di virt, a indurlo a tradire Kay Gonda,
cercando di convincerla a sacrificarsi per la salvezza degli ultimi. Irrigidendo la morale e poi
predicando il sacrificio come ideale, la religione, qualunque ne siano i propositi, inculca
sistematicamente lipocrisia: insegna agli uomini che avere successo  meschino (egoista) e che
rinunciarvi  nobile. Rinunciarvi significa, in pratica, tradirli.
Nessuno di noi si lamenta uno dei personaggi, sceglie mai la vita deprimente, senza
speranze che siamo forzati a condurre. Eppure, come illustra questopera, tutti questi uomini scelgono
di propria sponte la vita che conducono. Una volta davanti allideale che sostengono di desiderare, lo
rinnegano. Il loro tanto decantato idealismo  in gran parte una forma di autoinganno, che consente
loro di fingere con se stessi e con gli altri di aspirare a qualcosa di pi elevato. Nei fatti e nella realt,
invece, cos non .
Kay Gonda, al contrario, tiene molto da conto i valori; come Irene in The Husband I bought
non riesce ad accontentarsi di alcunch che si ponga al di sotto dellideale. Il suo elevato senso della
vita non pu accettare la bruttezza, il dolore e gli squallidi, piccoli piaceri che vede intorno a s, e le
fa avvertire un disperato bisogno di sapere di non essere la sola a pensarla cos. Non c dubbio che la
stessa Ayn Rand condividesse con la sua protagonista il senso della vita e, spesso, anche la sua
solitudine, nonch lurlo di Kay Gonda nella pice:
Voglio vedere concreta, reale, nella quotidianit della mia vita, quella gloria che creo come
illusione. La voglio vedere nella realt! Voglio sapere che c qualcuno, da qualche parte, che lo vuole
anche lui! Altrimenti che utilit ha il vederla, lavorare e consumarsi per unimpossibile visione? Anche
unanima ha bisogno di carburante. O finisce per inaridirsi.
Emotivamente, Ideale  unopera unica allinterno del corpus di Ayn Rand.  allestremo
opposto di Good Copy, basato sullimpotenza e linsignificanza del male. Invece Ideale si centra quasi
esclusivamente sul male o sulla mediocrit (in un modo diverso da Noi vivi);  pervaso dal senso di
straniamento dallumanit avvertito da Kay Gonda, la sensazione, tinta di amarezza, che gli autentici
idealisti siano solo una minuscola minoranza in un mondo pieno di gente che tradisce i propri valori e
con cui non  possibile alcuna comunicazione. In tale prospettiva, leroe Johnnie Dawes non  il tipico
personaggio di Ayn Rand, ma un disadattato profondamente alienato dal mondo, un uomo la cui virt 
non sapere come vivere nella realt odierna (e aver spesso desiderato di morire). Se a Lev Kovalenskij
capita di sentirsi cos in Unione Sovietica, la spiegazione  politica, non metafisica. Ma a Johnnie
Dawes accade negli Stati Uniti.
In altri suoi scritti, Ayn Rand appronta una risposta a questa visione del mondo quale universo
malevolo, secondo la definizione che ne d lei stessa. La Dominique Francon della Fonte
meravigliosa, per esempio, assomiglia in modo impressionante a Kay e Johnnie nel suo idealistico
isolamento dal mondo, eppure alla fine lei scopre come riconciliarsi con il male, attraverso lapproccio
delluniverso benevolo. Devi imparare le dice Roark, a non temere il mondo. A non essere sua
prigioniera, come ora. A non lasciare che ti ferisca, come  successo in quellaula di tribunale.
Dominique impara a farlo, ma Kay e Johnnie no, o almeno non del tutto. Leffetto  atipico per Ayn
Rand: una storia scritta sposando il punto di vista iniziale di Dominique.
Senza dubbio, lintensit della battaglia personale di Ayn Rand al tempo - la sua battaglia
intellettuale e professionale contro una cultura verosimilmente sorda, persino ostile - aiuta a spiegare
lapproccio della pice. Dominique, ha detto una volta Ayn Rand, sono io di malumore. Lo stesso si
potrebbe dire di questo aspetto di Ideale.
Nonostante la sua anima cupa, Ideale non  una storia del tutto a tinte fosche. La pice ha anche
un suo lato pi leggero, persino umoristico, come larguta satira del radicale altruista Chuck Fink e
della sorella Essie Twomey (che richiama alla mente la Elmer Gantry di Sinclair Lewis) con la sua
Stazione di servizio dello Spirito. Il finale, soprattutto, per quanto malinconico, non  certamente
inteso come una tragedia o una sconfitta. Latto finale di Johnnie  azione - questo  il punto - un agire
a difesa dellideale, in contrapposizione alle parole vuote e ai sogni. Il suo idealismo, dunque, 
autentico e la ricerca di Kay Gonda ha esito positivo. A questo proposito, persino Ideale potrebbe
essere considerato laffermarsi (anche se in forma inusuale) delluniverso benevolo.
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Leonard Peikoff.
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Personaggi.
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bill mcnitt, regista
claire peemoller, sceneggiatrice
sol salzer, produttore associato
anthony farrow, presidente dei Farrow Film Studios
frederica sayers
mick watts, ufficio stampa
miss terrence, assistente di Kay Gonda
george s. perkins, vicedirettore della Daffodil Canning Co.
mrs shly, sua suocera
kay gonda
chuck fink, sociologo
jimmy, amico di Chuck
fanny fink, moglie di Chuck
dwight langley, artista
eunice hammond
claude ignatius hix, evangelista
sorella essie twomey, evangelista
ezry
conte dietrich von esterhazy
lalo jans
mrs monaghan
johnnie dawes
segretarie, ospiti di langley, poliziotti
Ambientazione Los Angeles, California
Periodo Presente; dal pomeriggio allimbrunire dellindomani
Sinossi delle scene.
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PROLOGO: Ufficio di Anthony Farrow negli studios della Farrow Film.
ATTO 1.
Scena 1: Soggiorno di George S. Perkins.
Scena 2: Soggiorno di Chuck Fink.
Scena 3: Ufficio di Dwight Langley.
ATTO 2.
Scena 1: Tempio di Claude Ignatius Hix.
Scena 2: Salotto di Dietrich von Esterhazy.
Scena 3: Abbaino di Johnnie Dawes.
Scena 4: Sala dingresso della residenza di Kay Gonda.
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Prologo.
...
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Tardo pomeriggio. Ufficio di anthony farrow negli studios della Farrow Film. Una stanza
spaziosa, lussuosa, arredata in un esasperato stile modernista, tanto da sembrare il sogno di un
mediocre architetto dinterni senza limiti di spesa.
Lentrata  posta obliqua, in fondo al palcoscenico, allangolo destro. Una piccola porta di
servizio in proscenio, sulla parete destra. Una finestra sulla parete sinistra. Un poster di kay gonda
sulla parete centrale: lei a figura intera, in piedi, le braccia lungo i fianchi, i palmi allins; una donna
strana, alta, molto sottile, estremamente pallida; tutto il suo corpo  teso in una linea di riverente,
disperata aspirazione verso lalto, tanto che il poster conferisce una strana atmosfera alla stanza,
unaria che non le appartiene. Le parole kay gonda in estasi proibita risaltano sulla locandina.
Il sipario si solleva su claire peemoller, sol salzer e bill mcnitt. salzer, quarantanni, basso e
tozzo, d le spalle alla stanza, tenendo lo sguardo disperatamente fisso alla finestra; le dita che
tamburellano irrequiete, ossessive, sul vetro. claire peemoller, poco pi che quarantenne, alta,
slanciata, con un elegante taglio di capelli alla maschietta e un completo sartoriale stravagante, sta
con la schiena poggiata alla poltrona, fumando una sigaretta da un lungo bocchino. mcnitt ha laria
da bruto e si comporta come tale, siede stravaccato su una poltrona avvolgente, le gambe distese,
stuzzicandosi i denti con un fiammifero. Nessuno si muove. Il silenzio  teso, nervoso, rotto solo dal
picchiettare delle dita di salzer.
mcnitt: (Esplodendo) Piantala, per lamor di Dio!
(salzer si gira lentamente a guardarlo, poi gli volta di nuovo le spalle, ma smette di
tamburellare. Silenzio)
claire: (Scrollando le spalle) Allora? (Nessuno le risponde) Nessuna idea?
salzer: (Stanco) Uffa, chiudi la bocca!
claire: Non vedo alcuna utilit nel comportarsi in questo modo. Possiamo parlare di
qualcosaltro?
mcnitt: Be, allora parla daltro.
claire: (Con levit poco convincente) Ho visto la copia di lavorazione di Nido damore ieri. 
uno spettacolo, ma davvero uno spettacolo! Dovreste proprio vedere Eric nella scena in cui uccide il
vecchio e... (Unimprovvisa smorfia da parte degli altri. Lei si interrompe di colpo) Capisco. Chiedo
scusa. (Silenzio. Riprende, a disagio) Be, allora vi parlo della mia nuova auto.  una bellezza, molto
chic. Tutta lucida, ma davvero, lucida di cromo! Andavo a centosessanta ieri e neanche un sobbalzo!
Dicono che questa nuova miscela della Sayers sia... (C un involontario, stupito sussulto da parte
degli altri due. Lei si accorge della tensione sui loro volti) Be, qual  il problema, santo cielo?
salzer: Ascolta, Peemoller, per lamor di Dio, Peemoller, non pronunciarlo nemmeno!
claire: Cosa?
mcnitt: Quel nome!
claire: Quale nome?
salzer: Sayers, perdio!
claire: Oh! (Scrolla le spalle con rassegnazione) Mi spiace.
(Silenzio. mcnitt spezza il fiammifero sotto ai denti, lo sputa, ne prende un altro da una scatola
e ricomincia a rigirarselo in bocca. Si sente la voce di un uomo nella stanza accanto. Si girano tutti
verso la porta)
salzer: (Con impazienza) Ecco Tony! Ci dir lui! Di sicuro lui sa qualcosa!
(anthony farrow apre la porta, ma prima di entrare si volta a parlare con qualcuno che  fuori
scena.  alto, imponente, di mezzet, vestito bene e noto per la propria impetuosit)
farrow: (Parlando nella stanza accanto) Provate di nuovo a Santa Barbara. Non agganciate
finch non riuscite a parlare direttamente con lei. (Entra, chiude la porta. Tutti e tre lo guardano
impazienti, ansiosi) Amici, qualcuno di voi ha visto Kay Gonda oggi? (Un sospiro pesante, un lamento
di disappunto si leva dagli altri)
salzer: Addirittura! Nemmeno voi. E io che mi illudevo poteste sapere qualcosa!
farrow: Autocontrollo, amici. Manteniamo la calma. La Farrow si aspetta che ognuno faccia la
sua parte.
salzer: Dacci un taglio, Tony. Novit?
claire:  assurdo, ma davvero assurdo!
mcnitt: Immaginavo che prima o poi la Gonda avrebbe combinato un pasticcio del genere!
farrow: Niente panico, per favore. Non c motivo di lasciarsi prendere dal panico. Vi ho
convocato qui per capire quale linea di condotta adottare in questa emergenza, mantenendo calma e
sangue freddo. E... (Viene interrotto dal trillo acuto dellinterfono. Dimenticata la calma, fa un balzo
fino alla scrivania, preme un tasto, parla con voce ansiosa) S...? Avete provato? A Santa Barbara...?
Passatemela...! Cosa?! Miss Sayers non desidera parlare con me...?! Non pu essere uscita:  una
scusa! Avete detto che  Anthony Farrow che la cerca...? Siete sicura di essere stata chiara? Il
presidente della Farrow Film...? (La sua voce si smorza avvilita) Capisco... Quando  uscita Miss
Sayers...?  una scusa. Riprovate tra mezzora... E tentate di nuovo di mettermi in contatto con il capo
della polizia.
salzer: (Esasperato) Ve lo dicevo io! Miss Sayers non parler. Se persino i giornali non
riescono a cavarle niente di bocca, noi non abbiamo speranze!
farrow: Metodo. Ci vuole metodo. Altrimenti non riusciremo a superare questa crisi.
Manteniamo il controllo e la calma. Mi sono spiegato...? (Spezza in due una matita con cui stava
giocherellando nervosamente) Calma!
salzer: E lui esige calma in una situazione come questa!
farrow: Sentite... (Linterfono trilla. Lui si precipita alla scrivania) S?... Bene! Passatemelo...!
(Con fare molto gioviale) Pronto, commisario! Come state? Io... (Tagliente) Cosa significa che non
avete nulla da dire? Sono Anthony Farrow...! Be, di solito fa la differenza. Diavolo... cio,
commissario, voglio farvi solo una domanda e credo di avere diritto a una risposta.  stata formulata
qualche accusa per laffare di Santa Barbara? (Parlando fuori dai denti) Molto bene... Grazie. (Chiude
la chiamata, cercando di non perdere il controllo)
salzer: (Impaziente) Allora?
farrow: (Sconfortato) Non dir nulla. Nessuno parler. (Si gira di nuovo verso linterfono) Miss
Drake...? Avete provato a chiamare ancora una volta a casa di Miss Gonda...? Lavete cercata a casa di
qualche amico...? Lo so che non ne ha, ma tentate lo stesso! (Sta per chiudere, ma poi aggiunge:) E
parlate con Mick Watts, se riuscite a trovare quel bast... Se vi riesce di trovarlo. Se c qualcuno che ne
sa qualcosa,  proprio lui.
mcnitt: Neanche lui parler.
farrow: E noi faremo lo stesso. Silenzio. Sono stato chiaro? Silenzio. Non rispondete ad alcuna
domanda, n dentro n fuori di qui. Evitate qualunque riferimento ai giornali del mattino.
salzer: Dovrebbero essere i giornalisti a stare alla larga da noi!
farrow: Non hanno scritto poi tutto questo granch. Solo pettegolezzi. Voci infondate.
claire: Per tutta la citt ne parla!  tutto un rincorrersi di insinuazioni, maldicenze, domande.
Se solo riuscissi a capirne la ragione, mi verrebbe da dire che qualcuno ha messo in giro queste voci di
proposito.
farrow: Personalmente, non do alcun credito a tutta questa storia. Comunque, voglio tutte le
informazioni che riuscite a darmi. Ho inteso bene: nessuno di voi ha pi visto Miss Gonda dopo ieri?
(Gli altri scrollano sconfortati le spalle, scuotendo il capo)
salzer: Se non riescono a scovarla i giornalisti, non ci riusciremo neppure noi.
farrow: Ha detto a qualcuno di voi che sarebbe andata a cena da Granton Sayers ieri sera?
claire: Quando mai quella donna dice alcunch a qualcuno?
farrow: Avete notato qualcosa di sospetto nel suo comportamento, lultima volta che lavete
vista?
claire: Io...
mcnitt: Io direi proprio di s! Allora ho pensato fosse molto strano.  stato proprio ieri mattina.
Sono andato alla sua casa sulla spiaggia e me la sono ritrovata in mare aperto, che schizzava in mezzo
agli scogli, su un motoscafo. Solo a vederla, ho avuto paura di beccarmi un infarto!
salzer: Mio Dio! Questa  una palese violazione delle clausole del nostro contratto!
mcnitt: Cosa? Farmi venire un infarto?
salzer: Ma va al diavolo, tu! No, dico la Gonda al volante della sua barca!
mcnitt: Provaci tu a impedirglielo! Finalmente esce, mi viene incontro sul vialetto, tutta zuppa
dacqua. E io le dico: Cos, ti ammazzerai un giorno. Lei mi guarda dritto negli occhi e mi fa: Non
farebbe alcuna differenza per me dice, n per qualcun altro.
salzer: Ha detto cos?
mcnitt: Giuro. Ascolta le dico, non me ne importa un accidenti se ti rompi losso del collo,
ma cos finisce che ti buschi una polmonite proprio nel bel mezzo delle riprese del mio prossimo film.
Allora lei mi guarda in quel suo modo odioso e mi fa: Forse nemmeno ci sar un altro film. Al che se
n andata di filato in casa e quel suo maledetto lacch non mi ha lasciato entrare!
farrow: Ha detto sul serio cos? Ieri?
mcnitt: Eccome se lha detto, quella sgualdrina! Fosse stato per me, non lavrei mai diretta,
comunque. Io...
(Linterfono trilla)
farrow: (Schiacciando il bottone) S...? Chi? E chi sarebbero Goldstein & Goldstein...
(Esplodendo di rabbia) Mandateli al diavolo...! Un momento! Dite loro che Miss Gonda non ha
bisogno di un avvocato! Dite che non immaginate neppure perch diamine gli sia venuta in mente
unidea simile! (Chiude la chiamata rosso di rabbia)
salzer: Cristo! Non lavessimo mai scritturata! Da quando  entrata qua dentro,  venuto il mal
di testa a tutti!
farrow: Sol! Sei matto?  la nostra pi grande stella!
salzer: Dov che siamo andati a scovarla? Nelle fogne labbiamo raccattata! Nelle fogne di
Vienna! E cosa ne abbiamo cavato? Un po di gratitudine, forse?
claire: Umilt, ecco cosa le manca. Lo sapete.  totalmente priva di nobili sentimenti. Ma
davvero! Non ha alcun senso di fratellanza. E poi, francamente, non capisco proprio cos che ci vedete
tutti quanti, in lei!
salzer: Cinque milioni di bigliettoni puliti a film! Ecco cosa ci vedo io!
claire: Non so come faccia a incantare il pubblico. Non ha un briciolo di cuore. Sono andata a
casa sua ieri pomeriggio per discutere della nuova sceneggiatura. E a che pro? Non mi ha lasciato
inserire un bambino n un cane, come avrei voluto. I cani hanno un fascino umano. Lo sapete, siamo
tutti fratelli nel profondo e...
salzer: Peemoller ha ragione.  proprio vero.
claire: E poi... (Si interrompe bruscamente) Aspettate!  strano! Come pu essermi sfuggito...
In effetti, ha fatto riferimento a quella cena.
farrow: (Ansioso) E cosa ha detto?
claire: A un bel punto si  alzata e mi ha piantata l, dicendo che doveva andare a prepararsi.
Mi tocca andare a Santa Barbara stasera mi ha detto. E poi ha aggiunto: Quanto detesto gli atti di
carit.
salzer: Ossignore, e cosa voleva dire?
claire: E quando mai la si capisce, quando parla? Perci a quel punto non ho potuto pi
trattenermi, davvero non ce lho fatta! Le ho detto Miss Gonda, siete sul serio convinta di essere
migliore di tutti noi? E che cosa ha avuto la faccia tosta di rispondermi? Certo ha detto,  proprio
cos. E preferirei di gran lunga essere in errore.
farrow: Perch non me lhai detto prima?
claire: Me ne sono dimenticata. Non sapevo che ci fosse del tenero tra la Gonda e Granton
Sayers.
mcnitt:  storia vecchia, ormai. Pensavo gli avesse dato il benservito tempo fa.
claire: E cosa voleva lui da lei?
farrow: Be,  Granton Sayers... Lo conosci. Un pazzo sconsiderato. Cinquanta milioni di
dollari, tre anni fa. Oggi, chi lo sa? Forse cinquantamila. Forse, cinquanta centesimi. Per con piscine a
forma di diamante e templi greci in giardino, e...
claire: E Kay Gonda.
farrow: S, e Kay Gonda. Un costoso gingillo o unopera darte, a seconda di come la si guardi.
Kay Gonda. Questo due anni fa per. Non oggi. So che non vedeva Sayers da pi di un anno, prima
della cena a Santa Barbara della sera passata.
claire: Hanno litigato?
farrow: No, mai. Quel folle le ha chiesto di sposarlo tre volte, a quanto ne so. Lei avrebbe
potuto avere lui, i templi greci, i pozzi di petrolio e tutto il resto, quando voleva, le bastava schioccare
le dita.
claire: Ha avuto qualche problema, la Gonda, negli ultimi tempi?
farrow: No, nessuno. Infatti, come sapete, era in procinto di firmare un nuovo contratto con noi.
Aveva dato la sua parola di essere qui per le cinque e...
salzer: (Portandosi con gesto disperato le mani alla testa) Tony!  per il contratto!
farrow: Cosa centra adesso il contratto?
salzer: Magari ha cambiato di nuovo idea e ha deciso di smettere di recitare.
claire: Una posa, Salzer,  solo una posa. Lo dice alla fine di ogni film.
salzer: Davvero? Non rideresti se avessi dovuto andarle dietro tu, strisciando in ginocchio,
come abbiamo fatto noi per due mesi. Smetto diceva, qual  il problema? Cinque milioni netti a
film e lei mi dice: qual  il problema? Ne vale la pena? Ah-ah! Le offriamo ventimila a settimana e
chiede se ne vale la pena!
farrow: Su, su, Sol. Controlla il tuo subconscio. Lo sai, ho idea che alle cinque sar qui. Sarebbe
proprio da lei.  cos imprevedibile. Nel suo caso non possiamo usare il solito metro di giudizio. Con
lei, tutto  possibile.
salzer: Tony, che mi dici del contratto? Ha insistito di nuovo per... c di nuovo quella clausola
che riguarda Mick Watts?
farrow: (Sospirando) C, sfortunatamente. Abbiamo dovuto reinserirlo. Finch lei  con noi,
Mick Watts sar il suo ufficio stampa. Purtroppo.
claire: Ecco la feccia di cui si circonda! Noi invece non siamo alla sua altezza! Be, se si 
cacciata in qualche pasticcio, ne sono felice. S, felice. Non capisco perch dobbiamo preoccuparcene
come matti.
mcnitt: Se  cos, a me non importa un fico secco. Preferirei dirigere Joan Tudor, comunque.
claire: E io scriverei anche domani qualcosa per Sally Sweeney.  una ragazzina cos dolce. E...
(La porta si spalanca. miss drake si precipita dentro, richiudendo subito la porta alle proprie
spalle, come per tenere fuori qualcuno)
miss drake:  qui!
farrow: (Balzando in piedi) Chi? La Gonda?
miss drake: No! Miss Sayers! Miss Frederica Sayers!
(Rimangono tutti col fiato mozzo)
farrow: Cosa?! Qui?!
miss drake: (Puntando stupidamente il dito alla porta) L dentro! Proprio di l!
farrow: Ossignore!
miss drake: Vuole incontrarvi, Mr Farrow. Esige di incontrarvi!
farrow: Be, allora fatela entrare! Fatela entrare, santo cielo! (Mentre miss drake sta per
precipitarsi di nuovo fuori) Un momento! (Rivolgendosi agli altri) Fareste meglio ad andarvene!
Potrebbe trattarsi di una questione confidenziale. (Li accompagna di corsa alla porta di servizio, a
destra)
salzer: (Mentre sta per uscire) Falla parlare, Tony! Per carit, falla parlare!
farrow: Non ti preoccupare!
(salzer, claire e mcnitt escono a Destra. farrow si volta subito verso miss drake)
farrow: Non restatevene l a tremare. Accompagnatela qui!
(miss drake esce di corsa. farrow si lascia cadere pesantemente sulla poltrona dietro la
scrivania e finge una disinvolta noncuranza. La porta si apre, lasciando entrare frederica sayers. 
unaustera signora di mezzet, alta, magra, con i capelli grigi, dritta come un fuso, abbigliata a lutto.
miss drake indugia ansiosa alle sue spalle. farrow scatta in piedi)
miss drake: Miss Frederica Sayers, Mr Far...
miss sayers: (Tirandola da parte) I controlli sono pessimi nei vostri studios, Farrow! Non si
dirige cos un posto. (miss drake sguscia via, chiudendo la porta) Cinque giornalisti mi hanno assalito
ai cancelli, tampinandomi fino ai vostri uffici. Suppongo che la mia venuta finir dritta nelledizione
serale, colore della mia sottoveste incluso.
farrow: Cara Miss Sayers! Come state? Siete stata gentile a venire a trovarmi! Stiate pur certa
che...
miss sayers: Dov Kay Gonda? Devo vederla. Subito.
farrow (La guarda, stupito. Poi:) Accomodatevi, Miss Sayers. Vi prego, permettetemi di
esprimervi la mia pi sentita partecipazione al vostro dolore per la perdita improvvisa di vostro fratello,
che...
miss sayers: Mio fratello era un pazzo. (Si siede) Ho sempre saputo che sarebbe finito cos.
farrow: (Con cautela) Devo ammettere di non essere a conoscenza di tutti i dettagli della
tragedia. Com sopraggiunta la morte di Mr Sayers?
miss sayers: (Lanciandogli uno sguardo tagliente) Mr Farrow, il vostro tempo  prezioso. E
cos il mio. Non sono qui per rispondere alle vostre domande. A dirla tutta, non sono venuta affatto per
parlare con voi, ma per vedere Miss Gonda.  faccenda oltremodo urgente.
farrow: Miss Sayers, facciamo chiarezza. Sto cercando di mettermi in contatto con voi da questa
mattina presto. Voi dovete sapere chi ha messo in circolo queste voci. E vi renderete di certo conto di
quanto esse siano assurde. Miss Gonda ha cenato in compagnia di vostro fratello ieri sera. Lui  stato
trovato morto, con un proiettile in corpo... una tragedia, e io vi sono vicino, credetemi, ma basta per
sospettare di omicidio una signora della fama di Miss Gonda? Il semplice fatto che sia stata lultima
persona a vederlo in vita?
miss sayers: E il fatto che nessuno labbia pi vista da allora.
farrow: Lha fatto... lha fatto sul serio allora?
miss sayers: Non ho nulla da dire al riguardo.
farrow: Cera qualcun altro a casa vostra la scorsa notte?
miss sayers: Non ho nulla da dire in proposito.
farrow: Santo Dio! (Riprendendo il controllo) Ascoltate, Miss Sayers, posso ben comprendere
che non desideriate parlare con la stampa, ma a me potete dirlo, in stretta confidenza. Quali sono state
le esatte circostanze della morte di vostro fratello?
miss sayers: Ho rilasciato le mie dichiarazioni alla polizia.
farrow: La polizia si rifiuta di rivelare alcunch!
miss sayers: Devono avere le loro ragioni.
farrow: Miss Sayers! Vi prego, cercate di capire la posizione in cui mi trovo! Devo sapere.
Cos davvero accaduto durante quella cena?
miss sayers: Non ho mai spiato Granton quando si intratteneva con le sue amanti.
farrow: Ma...
miss sayers: Lo avrete di certo chiesto a Miss Gonda... Cosa vi ha detto lei?
farrow: Sentite, se non parlate voi, non parler neanchio.
miss sayers: Non ve lho affatto chiesto. In realt, non ho il minimo interesse di sapere ci che
potreste dirmi.  Miss Gonda che desidero vedere.  per il suo bene. E anche per il vostro, suppongo.
farrow: Posso riferirle un messaggio?
miss sayers: I vostri trucchi sono infantili, buon uomo.
farrow: Ma, santo cielo, di cosa si tratta? Se lavete accusata di omicidio, non avete il diritto di
venire qui e chiedere di incontrarla! Se davvero si sta nascondendo, non dovrebbe farlo anzitutto da
voi?
miss sayers: Se questo  il caso,  una condotta davvero deplorevole. Estremamente
sconsiderata. Estremamente.
farrow: Sentite, vi faccio unofferta. Voi mi raccontate tutto quanto e io vi accompagner da
Miss Gonda. Altrimenti, non se ne fa nulla.
miss sayers: (Alzandosi) Mi hanno sempre detto che la gente del cinema ha maniere riprovevoli.
Questa situazione  decisamente incresciosa. Vi prego, riferite a Miss Gonda che ho tentato. Ora non
mi riterr pi responsabile delle conseguenze.
farrow: (Correndole dietro) Aspettate! Miss Sayers. Aspettate un momento. (Lei si volta verso
di lui) Mi spiace! Perdonatemi, ve ne prego! Vi imploro, Miss Sayers, di comprendere la situazione! La
pi grande diva del cinema! La donna che tutto il mondo sogna! Ladorano, in milioni.  praticamente
un culto, il loro.
miss sayers: Ho sempre disapprovato le pellicole cinematografiche. Non ne ho mai vista una. Il
cinema  il passatempo degli idioti.
farrow: Non direste pi cos, se solo deste uno sguardo alla corrispondenza di Miss Gonda.
Pensate che le scrivano solo commesse e ragazzini, il solito sciocchezzaio? No. La posta di Kay Gonda
 di tuttaltro tipo. Le scrivono da professori di scuola ad autori, da giudici a ministri! Tutti. Fattori
lerci di letame e nomi di fama internazionale.  straordinario! Non ho mai visto niente del genere in
tutta la mia carriera.
miss sayers: Davvero?
farrow: Non so cosa Kay Gonda faccia loro, ma lo fa. Per tutti loro lei non  una stella del
cinema:  una dea. (Correggendosi subito) Oh, perdonatemi. Capisco quali possano essere i vostri
sentimenti nei suoi confronti. Certo io e voi sappiamo che Miss Gonda non possa considerarsi esente da
biasimo. , di fatti, una persona molto sgradevole che...
miss sayers: Io lho sempre ritenuta una giovane piuttosto affascinante. Un poco anemica, forse.
La sua dieta deve essere carente di qualche vitamina. (A bruciapelo:) Era felice?
farrow: (Fissandola) Perch me lo chiedete?
miss sayers: Non penso lo fosse.
farrow: Me lo chiedo anchio da anni.  una donna strana.
miss sayers: Questo  fuori discussione.
farrow: Non potete odiarla cos tanto da desiderare la sua rovina!
miss sayers: Non la odio affatto.
farrow: Allora, santo cielo, aiutatemi a salvare il suo nome! Ditemi cosa  accaduto. Cerchiamo
il modo di mettere a tacere questi pettegolezzi! Mettiamo a tacere questi pettegolezzi!
miss sayers: Sto perdendo la pazienza, buon uomo. Per lultima volta, mi lasciate o no vedere
Miss Gonda?
farrow: Sono desolato, ma  impossibile e...
miss sayers: O siete folle o neppure voi sapete dove si trovi. Deplorevole, in entrambi i casi. Vi
auguro una buona giornata.
(miss sayers  ormai davanti alla porta, quando lentrata di servizio a destra si spalanca di
botto. salzer e mcnitt entrano, strattonando dentro la stanza mick watts. mick watts  alto, sui
trentacinque anni, con i capelli biondo platino scompigliati, la faccia feroce da duro e gli occhi azzurri
di un neonato.  palesemente, inequivocabilmente ubriaco)
mcnitt: Ecco il tuo prezioso Mick Watts!
salzer: Dove pensi che lo abbiamo trovato? Era... (Si interrompe quando si accorge della
presenza di miss sayers) Oh, vi prego di perdonarmi! Pensavamo che Miss Sayers si fosse gi
congedata!
mick watts: (Liberandosi dei due) Miss Sayers?! (Rivolgendosi a lei con furia) Cosa gli avete
detto?
miss sayers: (Squadrandolo con freddezza) E voi chi sareste, giovanotto?
mick watts: Cosa gli avete detto?
miss sayers: (Sprezzante) Non ho detto alcunch.
mick watts: Bene, seguitate a tenere la bocca chiusa! Tenete la bocca chiusa!
miss sayers:  precisamente quello che faccio, giovanotto. (Esce)
mcnitt: (Scagliandosi con collera contro mick watts ) Ma cosa fai, stupido ubriaco!
farrow: (Frapponendosi tra loro) Aspettate un momento! Cosa  successo? Dove lo avete
trovato?
salzer: Di sotto, nellufficio pubblicit. Pensa! Una calca di giornalisti ha fatto ressa intorno a
lui, quando  entrato, e poi hanno cominciato a riempirlo di liquore e...
farrow: Oh, santIddio!
salzer: ...ed ecco qua il comunicato che stava per rilasciare alla stampa! (Liscia un pezzo di
carta che teneva appallottolato in mano, legge:) Kay Gonda non cucina i propri pasti, n ricama la
sua biancheria. Non gioca a golf, non adotta bambini n sovvenziona ospizi per cavalli abbandonati.
Non  gentile verso la sua cara, vecchia madre: lei non ha una cara, vecchia madre. Non  come me o
voi. Lei non  come voi bastardi la sognate!
farrow: (Stringendosi la testa tra le mani) E sono riusciti a metterci le zampe sopra?
salzer: Pensi davvero che sia cos idiota? Lo abbiamo trascinato via appena in tempo!
farrow: (Avvicinandosi a mick watts, con tono conciliante) Siediti, Mick. Siediti. Bravo,
ragazzo.
(mick watts si accascia su una poltrona e siede immobile, fissando il vuoto)
mcnitt: Lascia che gli dia un cazzotto, uno soltanto, vedrai come gli si scioglie la lingua, al
bastardo.
(salzer gli si avvicina per calmarlo. farrow corre a un mobiletto, tira fuori una bottiglia di vino
e un bicchiere, versa)
farrow: (Chinandosi su mick watts, sollecito, offrendogli il bicchiere) Un goccio, Mick? (mick
watts non si muove, n risponde) Bella giornata, oggi, eh Mick? Bella, ma calda. Terribilmente calda.
Ti va di farci un bicchierino insieme?
mick watts: (Con voce intorpidita, monotona) Non so niente. Risparmiati il tuo bicchierino. Va
allinferno.
farrow: Di cosa stai parlando?
mick watts: Di niente. E vale per tutto.
farrow: Puoi concederti un goccio ogni tanto, no? Mi sembri assetato.
mick watts: Non so niente su Kay Gonda. Non ne ho mai sentito parlare. Kay Gonda. Un nome
curioso, non ti pare? Mi sono confessato una volta, tanto tempo fa, e mi hanno parlato della remissione
di tutti i peccati.  inutile urlare Kay Gonda e pensare di essere mondati di tutti i peccati. Paga due
soldi per un posto in galleria, e ne esci puro come la neve.
(Gli altri si scambiano occhiate e scrollano le spalle, sconfortati)
farrow: Ripensandoci, Mick, non ti offrir da bere. Meglio che metti qualcosa sotto ai denti.
mick watts: Non ho fame. Ho smesso di avere fame molti anni fa. Ma lei ce lha.
farrow: Chi?
mick watts: Kay Gonda.
farrow: (Ansioso) Hai qualche idea su dove consumer il suo prossimo pasto?
mick watts: In paradiso. (farrow scuote la testa, senza speranze) In un paradiso blu, con gigli
candidi. Gigli davvero candidi. Solo che non lo trover mai.
farrow: Non ti seguo, Mick.
mick watts: (Posando lentamente gli occhi su di lui, per la prima volta) Non capisci? Neppure
lei. Ma non serve a nulla. Non serve a nulla cercare di capire, perch, se solo ci provi, finisci con
lavere sulle mani pi sporco di quanto riusciresti a ripulire.  questo il problema.
salzer: (Con impazienza) Senti, Watts, devi pur sapere qualcosa. Faresti meglio a collaborare.
Ricordati che sei stato licenziato da ogni giornale di questa e dellaltra costa...
mick watts: ...e da molti nella striscia di terra in mezzo.
salzer: ...perci, se dovesse accadere qualcosa alla Gonda, non avrai pi un lavoro qui, a meno
che adesso non ci aiuti a...
mick watts: (Con voce priva di qualsiasi emozione) Pensi davvero che starei qui, insieme a un
branco di pidocchi come voi, se non fosse per lei?
mcnitt: Ges, non capisco cos che vedono tutti in quella sgualdrina!
(mick watts si gira a guardare mcnitt, in modo fisso, minaccioso)
salzer: (Conciliante) Su, su, Mick, non intendeva offendere. Sta scherzando, ...
(mick watts si alza piano, con fare deciso, si avvicina a mcnitt senza fretta, poi gli sferra un
pugno secco in viso, un colpo che manda luomo a terra. farrow corre ad aiutare uno stordito mcnitt,
mick watts rimane immobile, con perfetta indifferenza, le braccia flosce)
mcnitt: (Sollevando piano la testa) Porca...
farrow: (Trattenendolo) Controllo, Bill, controllo, mantieni la...
(La porta si spalanca e claire peemoller entra col fiato mozzo)
claire: Arriva! Arriva!
farrow: Chi?!
claire: Kay Gonda! Ho appena visto la sua auto svoltare langolo!
salzer: (Gettando uno sguardo al suo orologio da polso) Oddio! Sono le cinque! Ve lo sareste
mai aspettato?
farrow: Sapevo che sarebbe venuta! Lo sapevo! (Si precipita allinterfono, urla:) Miss Drake!
Portatemi il contratto!
claire: (Tirando la manica di farrow) Tony, non le riferirai ci che ho detto, vero, Tony? Sono
sempre stata la sua migliore amica! Far di tutto per compiacerla! Ho sempre...
salzer: (Afferrando la cornetta) Passatemi lufficio pubblicit! Presto!
mcnitt: (Correndo da mick watts) Stavo solo scherzando, Mick! Sai che scherzavo. Nessun
rancore, eh, amico?
(mick watts non si muove n lo guarda. watts  lunico a rimanere immobile in mezzo a tutta
quella frenesia)
salzer: (Strillando al telefono) Pronto, Meagley...? Telefona a tutti i giornali! Fatti riservare la
prima pagina! Ti racconto dopo! (Riattacca)
(miss drake entra, portando una pila di documenti legali)
farrow: (Alla sua scrivania) Posate tutto qui, Miss Drake! Grazie! (Si sente il rumore di passi
che si avvicinano) Sorridete, tutti quanti! Sorridete. Non fatele sospettare nemmeno per un minuto che
abbiamo pensato che lei...
(Obbediscono tutti a eccezione di mick watts, tutti gli occhi sono puntati alla porta. La porta si
apre, miss terrence entra e si ferma sulla soglia.  una donna compassata, bruttina e piccoletta)
miss terrence:  qui Miss Gonda?
(Un sospiro si leva alto dalla bocca di tutti)
salzer: Ossignore!
miss terrence: (Guardando il gruppo stupito) Allora, cosa c?
claire: (Col fiato mozzo) Eravate... eravate voi nella macchina di Miss Gonda?
miss terrence: (Con dignit offesa) S, perch? Miss Gonda aveva un appuntamento qui per le
cinque e ho pensato che fosse mio dovere, in quanto sua assistente, venire ad avvisare Mr Farrow che, a
quel che pare, Miss Gonda  impossibilitata a mantener fede ai propri impegni.
farrow: (Depresso) A quel che pare.
miss terrence: C anche qualcosa di piuttosto singolare che mi premeva accertare. Qualcuno
degli studios si  recato a casa di Miss Gonda dopo ieri sera?
farrow: (Sollevando il capo) No, perch lo chiede, Miss Terrence?
miss terrence: Questo  molto strano.
salzer: Cosa?
miss terrence: Non riesco proprio a capacitarmene. Ho chiesto ai domestici, ma loro dicono di
non averle toccate.
farrow: Toccato cosa?
miss terrence: Se non le ha prese nessun altro, allora Miss Gonda deve essere per forza rincasata
la notte scorsa.
farrow: (Ansioso) E perch, Miss Terrence?
miss terrence: Perch le ho viste sulla sua scrivania proprio ieri, dopo che lei era uscita per
recarsi a Santa Barbara. E quando sono entrata nella sua stanza, questa mattina, non cerano pi.
farrow: Cosa  sparito?
miss terrence: Sei lettere dalla posta degli ammiratori di Miss Gonda.
(Un sonoro sospiro di delusione si leva dal petto di tutti)
salzer: Oh, dannazione!
mcnitt: E io che credevo si trattasse di qualcosa di importante.
(mick watts scoppia di colpo a ridere, senza alcun apparente motivo)
farrow: (Con rabbia) Cosa ci trovi da ridere?
mick watts: (Piano) Kay Gonda.
mcnitt: Oh, buttate fuori questo pazzo ubriacone!
mick watts: (Senza guardare nessuno) Una grande ricerca. La ricerca dei disperati. Perch
nutriamo la speranza? Perch la cerchiamo, quando saremmo pi fortunati se pensassimo che neanche
esiste? Perch lei lo fa? Perch deve rimanerne ferita? (Bruscamente, si rivolge agli altri, con odio
feroce) Maledetti tutti! (Corre via, sbattendo la porta).
...
.
...
SIPARIO.
...
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...
ATTO 1.
...
.
...
SCENA 1.
...
.
...
Il sipario si solleva e su uno schermo cinematografico scorre piano una lettera.  scritta con
una calligrafia nitida, precisa, decorosa.
Cara Miss Gonda,
non sono un appassionato di cinema, ma non perdo mai un vostro film. In voi c qualcosa a cui
non riesco a dare un nome, qualcosa che anchio avevo e che poi ho perso, ma che sento voi custodite
ancora per me, per tutti noi. Lo avevo anche io molto tempo fa, quando ero ancora un ragazzo. Lo
sapete com: quando si  molto giovani si ha davanti qualcosa di cos grande che quasi se ne ha
timore, ma lo si aspetta e, nel mentre, ci si sente anche felici. Poi gli anni passano e quel qualcosa non
arriva. E un giorno si scopre di non aspettarlo nemmeno pi.  sciocco, perch non sappiamo nemmeno
cos che stavamo aspettando. Mi guardo e non lo so. Ma quando guardo voi s. E se mai, per qualche
miracolo, voi entraste nella mia vita, lascerei tutto e vi seguirei; rinuncerei a tutto ci che ho per voi,
perch, vedete, sono ancora un essere umano.
Cordialmente vostro,
George S. Perkins
S. Hoover Street
Los Angeles, California.
Alla fine della lettera, tutte le luci si abbassano e, quando si riaccendono, lo schermo 
scomparso e sul palco  allestito il soggiorno di george s. perkins.
 una stanza come migliaia di altre in altrettante case i cui proprietari hanno un modesto ma
del tutto rispettabile stipendio e una pari rispettabile, modesta personalit.
In fondo, al centro, una grande porta di vetro si affaccia sulla strada. Unaltra porta conduce
al resto della casa, sulla parete sinistra.
Quando il sipario si alza,  sera. Fuori, la strada  buia. mrs perkins  al centro della stanza,
tesa, in piedi, irritata, e fissa con rabbia repressa la porta dingresso, mentre dallaltra parte, george
s. perkins inserisce la chiave nella toppa. mrs perkins sembra un uccellino avvizzito, mai stato giovane.
george s. perkins  basso, coi capelli biondi, pesante, inerme e ha superato i quaranta. Mentre entra,
fischietta un motivetto allegro.  di umore molto gioviale.
mrs perkins: (Senza muoversi, minacciosa) Sei in ritardo.
perkins: (Con voce gioiosa) Tesoro, ho una buona scusa per aver fatto tardi.
mrs perkins: (Parlando tutto dun fiato) Non ne dubito. Ascoltami, per, George Perkins: devi
prendere provvedimenti con Junior. Tuo figlio ha rimediato ancora un quattro in aritmetica. Se un
padre non si interessa come si deve ai suoi figli, cosaltro ci si pu aspettare da un ragazzino che...
perkins: Amore, perdoniamo il ragazzo, solo per questa volta: stasera si deve festeggiare.
mrs perkins: Festeggiare cosa?
perkins: Ti piacerebbe essere la moglie del vicedirettore della Daffodil Canning Company?
mrs perkins: Mi piacerebbe eccome. Non che abbia pi speranze di diventarlo.
perkins: Be, tesoro, lo sei. Da oggi.
mrs perkins: (Vaga) Oh. (Chiama qualcuno che  in unaltra parte della casa) Mamma! Vieni
qui!
(mrs shly entra ciabattando dalla porta a sinistra.  grassa e sembra cronicamente
insoddisfatta del mondo intero. mrs perkins parla, met vantandosi, met tagliente)
Mamma, Georgino ha ottenuto una promozione.
mrs shly: (Pungente) Be, era pure ora.
perkins: Ma non capite: sono stato nominato vicedirettore (Osserva la reazione sulla faccia di
lei, non ne trova, aggiunge esitante) della Daffodil Canning Company.
mrs shly: E allora?
mrs perkins: (Allargando le braccia, con senso di impotenza) Allora...
mrs shly: Non c che dire,  proprio un bel modo di principiare la tua nuova carica: tornarsene
a casa a questora, lasciandoci ad aspettare e facendo freddare la cena...
perkins: Oh, io...
mrs perkins: Oh, abbiamo gi mangiato, non darti troppo pensiero! Mai visto un uomo
infischiarsene cos della famiglia... infischiarsene proprio!
perkins: Mi spiace. Ho cenato con il mio capo. Avrei dovuto telefonarvi per avvisare, ma pareva
sconveniente farlo aspettare, capite, il capo in persona mi ha chiesto di cenare con lui.
mrs perkins: E noi qui ad aspettarti. Avevo qualcosa da dirti, avevo una bella sorpresa per te e...
mrs shly: Non dirglielo, Rosie. Non dirglielo adesso. Trattalo come si merita.
perkins: Credevo che avreste compreso. Pensavo sareste state felici (Si corregge subito) be,
contente che fossi stato promosso a...
mrs perkins: ...Vicedirettore. Ossignore, dobbiamo sentircelo ripetere per il resto dei nostri
giorni?
perkins: (A bassa voce) Rosie, erano ventanni che lo aspettavo.
mrs shly: Questa non  cosa da andarci tanto fieri, ragazzo mio!
perkins: Sono lunghi, venti anni. Uno a un certo punto si stanca... Adesso per possiamo
prendercela comoda... con pi agio... (Con improvvisa foga) Sapete, maggior agio... (Ritornando in s,
come a scusarsi) prendendocela con comodo, voglio dire.
mrs shly: Ma sentitelo! E quanto guadagnerai, Mr Rockefeller?
perkins: (Con misurato orgoglio) Centosessantacinque dollari.
mrs perkins: A settimana?
perkins: S, cara, a settimana. Ogni settimana.
mrs shly: (Colpita) Bene! (Con tono spiccio) Bene, che fai ancora l in piedi? Siediti. Devi
essere stanco.
perkins: (Sfilandosi la giacca) Vi spiace se me la tolgo? Mi sento soffocare, stasera.
mrs perkins: Ti porto la veste da camera, cos non ti buschi un raffreddore. (Esce a sinistra)
mrs shly: Dobbiamo riflettere bene. Si possono fare un mucchio di cose con
centossessantacinque dollari a settimana. Oddio,  vero che c pure gente che ne guadagna duecento,
eh... per duecentossessantacinque dollari non sono mica da buttare.
perkins: Pensavo...
mrs perkins: (Ritornando con una chiassosa vestaglia di flanella a righe) Ora fa il bravo e
mettila, cos starai caldo e comodo.
perkins: Grazie... Tesoro, avevo in programma, per cos dire... Ecco, ci ho pensato a lungo, la
notte, sai... ho fatto dei piani...
mrs perkins: Piani? E tua moglie? Lhai tagliata fuori?
perkins: Oh, erano solo sogni, roba cos... Volevo...
(Si sente un tonfo fragoroso al piano superiore, una violenta zuffa e il grido lancinante di un
bambino)
voce di bambino: (Fuori scena) No, tu no! No, tu no! Brutta mocciosa!
voce di bambina: Maaa-mma!
voce di bambino: Ti faccio vedere io! Ti...
voce di bambina: Maa-mma! Mi ha dato un morso sul sedere.
mrs perkins: (Spalanca la porta a sinistra, grida in direzione delle urla:) Fate silenzio lass e
filate a letto, o salgo io a darvele di santa ragione! (Sbatte la porta. Il fracasso al piano superiore si
riduce a piccoli piagnucolii) Sul serio, non capisco perch proprio a me dovevano capitare due
satanassi come questi!
perkins: Su, tesoro, non stasera. Sono stanco. Volevo parlare di... progetti.
mrs perkins: Che progetti?
perkins: Pensavo... se fossimo molto parsimoniosi, magari potremmo prenderci una vacanza...
tra un anno o due... e andarcene in Europa, in Svizzera o in Italia per esempio... (La guarda speranzoso,
non coglie nessuna reazione, aggiunge:) ...ci sono le montagne laggi.
mrs perkins: E allora?
perkins: E anche i laghi. E tanta neve. E i tramonti...
mrs perkins: E cosa dovremmo andarci a fare, laggi?
perkins: Oh... be... riposare, ecco. E guardarci intorno, magari. Sai, guardare i cigni e le barche
a vela. Noi due soli.
mrs shly: Oh-oh... voi due soli!
mrs perkins: S, sei sempre stato bravo a trovare il modo di scialacquare i quattrini, George
Perkins. E io che mi faccio in quattro, tiro la cinghia e faccio i salti mortali per risparmiare anche gli
spiccioli. Vedere i cigni, come no! Be, prima di pensare ai cigni, sar meglio che mi compri un nuovo
frigidaire, ti dico solo questo.
mrs shly: E uno sbattitore per la maionese. E poi una lavatrice elettrica. E sarebbe anche ora di
pensare a unauto nuova. La vecchia ormai fa pena. E...
perkins: Sentite, voi non capite. Non voglio niente di cui abbiamo bisogno.
mrs perkins: Cosa?
perkins: Desidero qualcosa di cui non abbiamo affatto bisogno.
mrs perkins: George Perkins! Hai bevuto?
perkins: Rosie, io...
mrs shly: (Con voce decisa) Ora ne ho proprio abbastanza di tutte queste assurdit! Ritorna
sulla terra, George Perkins. Ci sono cose pi importanti a cui pensare. Rosie ha una sorpresa per te.
Diglielo, Rosie.
mrs perkins: Lho scoperto proprio oggi, Georgino. Sarai contento di saperlo.
mrs shly: Andr in brodo di giuggiole.
mrs perkins: Bene, io... Sono stata dal dottore oggi. Aspettiamo un bambino.
(Silenzio. Le due donne rivolgono sorrisi smaglianti al volto di Perkins, un volto che si distorce
piano, davanti ai loro occhi, in una smorfia di esterrefatto orrore)
perkins: (Con voce scioccata) Un altro?
mrs perkins: (Raggiante) Uh-huh. Un beb nuovo di zecca. (Lui la guarda silenzioso) Allora?
(Lui la guarda senza muoversi) Allora, cosa ti prende? (Lui non si muove) Non sei contento?
perkins: (Con voce lenta, greve) Non lo terrai.
mrs perkins: Mamma? Cosa sta dicendo?
perkins: (Con persistente, lenta voce monotona) Hai capito. Non puoi tenerlo. Non lo terrai.
mrs shly: Ti ha dato di volta il cervello forse? Pensi sul serio di... di...
perkins: (Con voce smorzata) S.
mrs perkins: Mamma!
mrs shly: (Furente) Ma sai con chi stai parlando? Stai parlando con mia figlia, non a una
donnaccia di strada! Saltarsene fuori con unidea del genere... davanti alla propria moglie... alla
propria...
mrs perkins: Cosa ti prende?
perkins: Rosie, non avevo intenzione di offenderti. Oggigiorno, non  neanche pi cos
pericoloso e...
mrs perkins: Digli di smettere, mamma!
mrs shly: E dove lo hai sentito? La gente perbene non conosce nemmeno certe cose! Se ne parla
tra malavitosi e attricette. Non in una casa rispettabile, tra persone sposate!
mrs perkins: Cosa ti prende oggi?
perkins: Non  questione di oggi, Rosie.  da lungo, lungo tempo che... Adesso ho un buon
posto. Posso prendermi cura come si deve di te e dei bambini. Ma il resto...
perkins: Proprio questo  il punto. Prendersene cura. Lospedale e i dottori. Gli omogeneizzati
di verdure a dodici centesimi e mezzo la lattina. La scuola e il morbillo. Tutto da capo. E nientaltro.
mrs perkins: Allora,  questo che pensi davvero dei tuoi doveri! Non c felicit pi grande che
crescere una famiglia. Non c benedizione pi grande. Non ho sacrificato forse la mia vita per badare
alla tua casa ? Non hai tutto ci che un uomo rispettabile desidererebbe? Cosaltro vuoi?
perkins: Oh, Rosie, non  che non apprezzi ci che ho. Mi piace eccome. Soltanto... be,  un
po come la mia vecchia vestaglia. Sono contento di averla,  calda e comoda, e mi piace, proprio come
tutto il resto. Davvero. Per non resta posto per altro. Ci dovrebbe essere, invece.
mrs perkins: Be, a me piace!  una bella vestaglia! Te lho regalata per il tuo compleanno! Be,
se non ti piaceva, perch non lhai cambiata?
perkins: Oh, Rosie, non  cos. Per un uomo non pu vivere per una vestaglia. O per cose del
genere. Per cose che non lo arricchiscono: dentro, intendo dire. Ci dovrebbe essere qualcosa di cui aver
timore. Di cui aver timore e di cui essere felice. Come landare in chiesa, anche se non  di questo che
parlo. Qualcosa cui si possa aspirare. Qualcosa di... elevato, Rosie. Ecco: di pi elevato.
mrs perkins: Be, se  di cultura che parli, non mi sono forse gi iscritta al Club dei libri del
mese?
perkins: Non riesco a spiegarmi, me ne rendo conto! Tutto ci che chiedo : non teniamo il
bambino, Rosie. Sarebbe la fine di tutto per me. Sar un vecchio, se ci rinuncio adesso. E non voglio
essere un vecchio. Non ancora. Dio, non ancora! Lasciami ancora qualche anno, Rosie!
mrs perkins: (Scoppiando a piangere) Mai, mai, mai avrei pensato di dover ascoltare queste
parole!
mrs shly: (Accorrendo da lei) Rosie, tesoro! Non piangere, bambina mia! (Rivolgendosi a
perkins) Visto quello che hai combinato? Ora, non voglio sentire una parola di pi uscire da quella tua
boccaccia! Vuoi forse uccidere tua moglie? Prendi i cinesi, per esempio. Non fanno che abortire, ecco
perch tutti i musi gialli sono rachitici!
perkins: Suvvia, mamma, e questa dov che lavete sentita?
mrs shly: Be, vuoi forse dirmi che non so di cosa parlo? Devo forse credere che il solo a sapere
come stanno davvero le cose sia il grande uomo daffari qui presente?
perkins: Non intendevo questo... volevo solo dire che...
mrs perkins: (Tra i singhiozzi) Lascia in pace mamma, George.
perkins: (Esasperato) Ma io non volevo...
mrs shly: Capisco. Capisco perfettamente, George Perkins. Una madre anziana, di questi tempi,
non deve far altro che cucirsi la bocca e aspettare di finire sotto terra!
perkins: (Risoluto) Mamma, gradirei che la smetteste di... (Con coraggio) ...creare problemi.
mrs shly: Allora  cos? Io creo problemi? Sono un peso, eh? Bene, sono lieta che tu labbia
ammesso finalmente, Mr Perkins! Che povera stupida sono stata, a sgobbare come una schiava in
questa casa, come fosse la mia! E questa  la ricompensa! Bene, non rimarr qui un minuto di pi.
Nemmeno un minuto di pi! (Corre via a sinistra, sbattendo la porta)
mrs perkins: (Con aria smarrita) George...! George, se non ti scusi, mamma andr via!
perkins: (Con improvviso, disperato coraggio) Bene, lascia che se ne vada, allora.
mrs perkins: (Lo guarda incredula, poi:) Allora a questo punto siamo arrivati?  questo il
risultato della tua bella promozione? Arrivi a casa, pianti grane con tutti, butti la madre di tua moglie
per strada. Se pensi che approvi una cosa del...
perkins: Senti, ho fatto il possibile fin qui per sopportarla.  meglio che se ne vada. Si doveva
arrivare a questo punto, prima o poi.
mrs perkins: Ascoltami bene, George Perkins! Se non ti scusi con mamma, e non lo fai prima di
domattina, non ti parler pi finch vivr.
perkins: (Stancamente) Quante volte te lho gi sentito dire?
(mrs perkins corre alla porta a sinistra ed esce, sbattendola dietro di s. perkins siede con aria
stanca, senza muoversi. Un vecchio orologio rintocca le nove. Lui si alza piano, spegne le luci, tira gi
le tende sulla porta a vetri dellingresso. La stanza  al buio, se non per una lampada accesa sul
caminetto. Si appoggia al camino, la testa reclinata stancamente sul braccio. Squilla il campanello. 
un trillo veloce, nervoso, in qualche modo furtivo. perkins trasale, guarda la porta di ingresso,
sorpreso, esita, poi va alluscio e lo apre. Prima che possiamo vedere chi , la voce delluomo ha
unesplosione di meraviglia:) Oh mio Dio! (perkins si scosta di lato. kay gonda appare sulla soglia.
Indossa un completo nero dalleleganza sobria, molto moderno, un poco austero; cappello, scarpe,
calze, borsa e guanti: sono tutti neri. Si distinguono, per stupefacente contrasto con il suo vestiario,
solamente il chiaro, luminoso oro dei capelli e il pallore del suo volto.  un viso strano, con occhi che
mettono a disagio. La donna  alta e molto magra. I suoi movimenti sono lenti, i passi leggeri,
silenziosi. La circonda una sensazione di irrealt, la sensazione che lei non appartenga a questa terra.
Sembra pi un fantasma che una donna)
kay gonda: Vi prego, non dite nulla e lasciate che entri.
perkins: (Balbettando scioccamente) Voi... voi siete...
kay gonda: Kay Gonda. (Entra e chiude la porta)
perkins: Co-come...
kay gonda: Siete George Perkins?
perkins: (Imbarazzato) S, signora. George Perkins. George S. Perkins... Come...
kay gonda: Sono nei guai. Lo avete sentito?
perkins: S-s... Oh, mio Dio...! S...
kay gonda: (Apre la borsa e gli mostra la sua lettera) Ho letto la vostra lettera. E ho pensato
che nessuno sarebbe venuto a cercarmi qui. Ho pensato che voi mi avreste dato aiuto.
perkins: Io... Miss Gonda, mi scuserete, vi prego, ma sapete che ci basta perch un uomo...
voglio dire, se non riesco a spiegarmi o..., voglio dire, se avete bisogno di aiuto, potete restare qui per il
resto della vostra vita, Miss Gonda.
kay gonda: (Calma) Grazie. (Lei getta la borsa sul tavolo, si toglie il cappello e i guanti, con
noncuranza, come se si sentisse quasi a casa. Lui non smette di fissarla)
perkins: Volete dire... che vi cercano davvero?
kay gonda: La polizia. (Aggiunge:) Per omicidio.
perkins: Non lascer che vi catturino. Se c qualcosa che possa fare... (Lui si interrompe di
colpo. Si sentono dei passi che si avvicinano, dietro la porta a sinistra)
voce di mrs perkins: (Fuori scena) George!
perkins: S... Tesoro?
voce di mrs perkins: Chi era alla porta?
perkins: Nessuno... nessuno, tesoro. Avevano sbagliato indirizzo. (Lui rimane ad ascoltare i
passi che si allontanano, poi sussurra:) Era mia moglie. Meglio non farci sentire. Lei  a posto. Per,
ecco... non capirebbe.
kay gonda: Correte dei rischi, se mi trovano qui.
perkins: Non mi importa (Lei sorride piano. Lui indica la stanza, a disagio) Fate come se foste
a casa vostra. Potete dormire qui, sul sof, e io rester fuori e mi assicurer che nessuno...
kay gonda: No, non voglio dormire. Rimanete qui. Voi e io, noi abbiamo molto di cui parlare.
perkins: Oh, s. Certo... cio... di cosa, Miss Gonda?
(Lei si accomoda senza rispondere. Lui si siede in punta di una sedia, sistemandosi la vestaglia,
miserabilmente a disagio. Lei lo guarda piena di aspettative, con una domanda muta negli occhi. Lui
deglutisce, si schiarisce la voce, dice risoluto:)
Fa freschetto stasera.
kay gonda: S.
perkins: La California  cos... lOccidente delloro... Caldo tutto il giorno, ma la notte un
freddo da... ma molto freddo alla notte.
kay gonda: Datemi una sigaretta.
(Lui balza in piedi, tira fuori un pacchetto di sigarette, sfrega tre fiammiferi prima di riuscire
ad accenderne uno. Lei si appoggia allo schienale, con la sigaretta accesa tra le dita)
perkins: (Non riuscendo a smettere di balbettare) Io... io fumo questa marca. Vanno gi che 
un piacere. (La guarda sconfortato. Ha cos tante cose da dirle. Cerca le parole. Se ne esce con:) Joe
Tucker, un mio amico, Joe Tucker fuma il sigaro. Ma io non ho mai provato, mai preso uno.
kay gonda: Avete molti amici?
perkins: S, certo. Certo che ne ho. Non posso lamentarmi.
kay gonda: Vi piacciono?
perkins: S, mi piacciono.
kay gonda: E a loro voi piacete? Hanno stima di voi e, incontrandovi per strada, si tolgono il cappello?
perkins: Certo... credo di s.
kay gonda: Quanti anni avete, George Perkins?
perkins: Ne compir quarantatr il prossimo giugno.
kay gonda: Sar dura per voi perdere il lavoro e ritrovarvi in mezzo a una strada. Una strada
buia, deserta, con i vostri amici che vi passerano accanto facendo finta di non vedervi, come se non
esisteste. Avrete voglia di gridare e urlare le grandi cose che sapete, ma nessuno vi star ad ascoltare n
vi risponder. Sar dura, non credete?
perkins: (Confuso) Perch... Quando dovrebbe accadere?
kay gonda: (Calma) Quando mi troveranno qui.
perkins: (Deciso) Non preoccupatevi. Nessuno verr a cercarvi qui. Non ho timore per me.
Anche se scoprissero che vi ho aiutato: chi non lavrebbe fatto? Chi me ne farebbe una colpa? Perch mai?
kay gonda: Perch mi odiano. E odiano tutti quelli che stanno dalla mia parte.
perkins: Perch vi dovrebbero odiare?
kay gonda: (Calma) Sono unassassina, George Perkins.
perkins: Be, se me lo domandaste, vi risponderei che non ci credo. Non ho nemmeno bisogno
di chiedervelo. Non ci credo e basta.
kay gonda: Se  a Granton Sayers che vi riferite... no, non voglio parlare di lui. Dimenticatelo.
Per rimango unassassina. Vedete, sono venuta qui e, forse, vi roviner la vita... tutto ci che  stata la
vostra vita per quarantatr anni.
perkins: (Con voce sommessa) Non  che sia stata poi tutto questo granch, Miss Gonda.
kay gonda: Andate sempre a vedere i miei film?
perkins: Sempre.
kay gonda: E siete felice quando uscite dal cinema?
perkins: S. Certo... No, credo di no.  curioso, non ci ho mai pensato... Miss Gonda, non
riderete di me se vi confesso una cosa?
kay gonda: Certo che no.
perkins: Miss Gonda, io... io piango quando torno a casa dal cinema, dopo aver visto un vostro
film. Mi chiudo in bagno a piangere, ogni volta. Non so il perch.
kay gonda: Lo sapevo.
perkins: E come potevate?
kay gonda: Ve lho detto: sono unassassina. Uccido cos tante cose, dentro la gente. Uccido le
cose per cui gli uomini vivono. Eppure vengono a vedermi perch sono la sola che fa prendere loro
coscienza di volerle distrutte. O almeno pensano di volerlo. Ed  il loro orgoglio, pensare e dire che sia cos.
perkins: Temo di non capirvi, Miss Gonda.
kay gonda: Capirete, un giorno.
perkins: Lo avete fatto davvero?
kay gonda: Cosa?
perkins: Avete ucciso Granton Sayers? (Lei lo guarda, sorride piano, scrolla le spalle) Mi
chiedevo solo perch poteste averlo fatto.
kay gonda: Perch non riuscivo pi a sopportare. Ci sono delle volte in cui non ne puoi pi.
perkins: S,  vero.
kay gonda: (Guardandolo dritto negli occhi) Perch volete aiutarmi?
perkins: Non lo so... ma...
kay gonda: Nella vostra lettera, cera scritto...
perkins: Oh! Non ho mai pensato che avreste davvero letto quelle stupidaggini.
kay gonda: Non erano stupidaggini.
perkins: Scommetto che ne avete a bizzeffe, di ammiratori voglio dire, e di lettere.
kay gonda: Avete scritto di non essere felice.
perkins: Io... Io non volevo lagnarmi, Miss Gonda, ma... Penso di aver smarrito qualcosa lungo
il cammino. Non so cosa, ma so di averla persa. Per non ne conosco il motivo.
kay gonda: Forse  successo perch volevate perderla.
perkins: No. (La sua voce  improvvisamente sicura) No. (Si alza e la guarda dritto negli occhi)
Vede, io non sono affatto infelice. Anzi, per la verit sono un uomo molto felice, per quel che possa
significare. Per c qualcosa dentro di me che sa che esiste una vita che non ho mai vissuto, che
nessuno ha vissuto, e invece dovrebbe.
kay gonda: Se la conoscete, perch non la vivete?
perkins: E chi lo fa? Chi lo pu davvero? Chi ha mai almeno la possibilit... di vivere al
meglio? Scendiamo tutti a compromessi. Ci accontentiamo.  tutto quello che ci resta. Per il... il Dio
che  dentro di noi, lui lo conosce... il meglio... che non arriva mai.
kay gonda: E... se arrivasse?
perkins: Non ce lo faremmo scappare... perch c un Dio dentro di noi.
kay gonda: E... questo Dio dentro di voi, lo volete davvero?
perkins: (Fieramente) Sentite, io so solo questo: che vengano, quelli della polizia, che vengano
e provino a catturarvi. Dovranno buttare gi la casa. Lho costruita io: mi ci sono voluti quindici anni
per finire di pagarla. Dovranno farla crollare, prima che io permetta che vi catturino. Che venga,
chiunque vi d la caccia... (La porta sulla sinistra si spalanca. Appare mrs perkins, con una vestaglia
sbiadita di velluto a coste e una lunga camicia da notte di cotone rosa, ingrigita dal tempo)
mrs perkins: (Senza fiato) George...!
(kay gonda si alza e rimane a guardarli)
perkins: Tesoro, piano! Per lamor del cielo, non urlare... entra, forza... Chiudi la porta!
mrs perkins: Mi era parso di sentire delle voci... Io... (Le parole le si strozzano in gola, non
riesce a proseguire)
perkins: Tesoro... lei... Miss Gonda, posso presentarvi ...mia moglie? Tesoro, lei  Miss Gonda,
Miss Kay Gonda! (kay gonda inclina la testa, ma mrs perkins rimane immobile, a fissarla. Perkins
dice, esasperato:) Non capisci? Miss Gonda  nei guai, lo hai sentito, i giornali dicono... (Si
interrompe, mrs perkins non d alcun segno di reazione. Silenzio. Poi:)
mrs perkins: (Rivolgendosi a kay gonda, con voce priva di emozione, quasi innaturale) Perch
siete qui?
kay gonda: (Calma) Mr Perkins ve lo spiegher.
perkins: Rosie, io...(Si interrompe)
mrs perkins: Allora?
perkins: Rosie, non c motivo di scaldarsi, Miss Gonda  ricercata dalla polizia e...
mrs perkins: Oh.
perkins: ...per omicidio e...
mrs perkins: Ah!
perkins: ...e vorrebbe trattenersi qui per la notte. Tutto qui.
mrs perkins: (Piano) Stammi a sentire, George Perkins: o lei esce fuori da questa casa subito, o
vado via io.
perkins: Lasciami spiegare almeno...
mrs perkins: Non mi servono spiegazioni. Faccio i bagagli e porto con me i bambini. E pregher
Iddio di non vederti mai pi. (Lei aspetta. Lui non risponde)
perkins: Rosie... Non posso...
mrs perkins: Ne abbiamo passate tante insieme, non  vero, George? Insieme. Per quindici anni.
perkins: Rosie,  solo per una notte... Se tu sapessi...
mrs perkins: Non voglio sapere niente. Non voglio sapere perch mio marito dovrebbe portarmi
in casa una donna del genere. Unamante o unassassina, o entrambe. Sono stata una moglie fedele per
te, George. Ti ho dato i migliori anni della mia vita. Ho dato alla luce i tuoi figli.
perkins: S, Rosie...
mrs perkins: Non  per me. Pensa a cosa ti accadr. Offrire protezione a unassassina. Pensa ai
bambini. (Lui non risponde) Pensa anche al tuo lavoro. Hai appena ottenuto una promozione.
Compreremo delle nuove tende per il soggiorno: quelle verdi, quelle che ti piacevano tanto.
perkins: S...
mrs perkins: E quel club di golf a cui vuoi iscriverti da sempre. I suoi soci sono i migliori
membri della societ, gente solida, rispettabile, non tizi con le impronte negli schedari della polizia.
perkins: (La sua voce si ode appena) No...
mrs perkins: Hai pensato a cosa accadr quando la gente lo verr a sapere?
perkins: (Cerca disperatamente di ottenere una parola, uno sguardo da kay gonda. Vuole che
sia lei a decidere. kay gonda rimane tuttavia immobile, come se quella scena non la riguardasse
affatto. Solo i suoi occhi lo guardano. Lui le parla e la sua voce  una supplica disperata) Cosa
accadr quando la gente lo verr a sapere?
(kay gonda non risponde)
mrs perkins: Te lo dico io cosa succeder. Nessuna persona rispettabile vorr pi rivolgerti la
parola. Ti licenzieranno, quelli della Daffodil, ti butteranno in mezzo a una strada!
perkins: (Ripete piano, stupito, con voce fievole) ...In una strada buia, deserta, con i vostri amici
che vi passeranno accanto e faranno finta di non vedervi... avrete voglia di urlare... (Guarda kay gonda,
con gli occhi sbarrati. Lei non si muove)
mrs perkins: Perderai tutto ci a cui tieni. E a che pro? Per finire a vivere in stradine e vicoli
bui, e scappare di notte, braccato, in trappola, abbandonato dal mondo intero!... (Lui non risponde, n si
volge verso di lei. Guarda kay gonda, come se iniziasse adesso a capire davvero) Pensa ai bambini,
George... (Lui non si muove) Siamo stati molto felici insieme, non  cos forse, George? Per quindici anni...
(La sua voce si smorza. C un lungo silenzio. Poi perkins si gira piano verso la moglie,
abbandonando con gli occhi kay gonda. Le spalle gli si curvano,  di colpo vecchio)
perkins: (Guardando la moglie) Sono desolato, Miss Gonda, tuttavia date le circostanze...
kay gonda: (Calma) Capisco.
(Lei si mette il cappello, prende la borsa e i guanti. Con gesti leggeri, senza fretta. Va alla
porta, al centro. Quando passa accanto a mrs perkins si ferma e dice calma:) Mi spiace. Devo avere
sbagliato indirizzo.
(Esce. Perkins e la moglie rimangono accanto alla porta aperta e la osservano andare via)
perkins: (Cingendo con un braccio la moglie) Mamma dorme gi?
mrs perkins: Non lo so. Perch?
perkins: Pensavo di salire su a parlarle. Per far pace. Lei sa tutto su come si crescono i bambini.
...
.
...
SIPARIO.
...
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...
SCENA 2.
...
.
...
Quando il sipario si alza, viene proiettata sullo schermo unaltra lettera. Stavolta, la calligrafia
 minuta, spigolosa, scostante:
Cara Miss Gonda,
il determinismo del dovere mi ha abituato a perseguire il sollievo delle sofferenze dei miei
fratelli. Vedo quotidianamente i disastri e le vittime di un sistema sociale oltraggioso. Trovo tuttavia il
coraggio di lottare per la mia causa quando vi guardo sullo schermo e mi rendo conto della grandezza
di cui la razza umana  capace. La vostra arte  il simbolo delle potenzialit nascoste che intravedo nei
miei fratelli derelitti. Nessuno di loro ha scelto di essere chi . Nessuno di noi sceglie mai la vita
deprimente, senza speranze che siamo forzati a condurre. Tuttavia  nella nostra capacit di
riconoscervi e inchinarci a voi che dimora la speranza dellumanit.
Sinceramente vostro
Chuck Fink
...Spring Street
Los Angeles, California
Le luci si abbassano, lo schermo scompare, e sul palco appare il soggiorno della casa di chuck
fink.  una stanza misera, in un villino dallarredo fatiscente. La porta di ingresso  in fondo al
palcoscenico, sulla parete destra; vicino, grandi finestre aperte, verso il proscenio. Tarda sera.
Sebbene ci sia un impianto elettrico, la sala  illuminata soltanto da una lampada a kerosene, che fuma
in un angolo. Gli inquilini stanno traslocando altrove: due bauli malridotti e diversi scatoloni sono in
mezzo alla stanza; armadietti e cassettiere aperti, svuotati a met; vestiti, libri, piatti e ogni
cianfrusaglia possibile sono ammucchiati tutti insieme, sul pavimento.
Quando il sipario si alza, chuck fink si appoggia ansioso al davanzale della finestra:  un
giovane uomo sulla trentina, magro, anemico, con una folta capigliatura nera, una faccia cadaverica e
baffetti sottili. Guarda la gente che si agita fuori dalla finestra; c un tumulto di voci, allesterno. Lui
intravede qualcuno e lo chiama:
fink: Ehi, Jimmy!
jimmy: (Fuori scena) S?
fink: Vieni qui un momento!
(jimmy compare di fianco alla finestra:  un giovane dallaria sfatta, i vestiti laceri, gli occhi
gonfi, dei rivoli di sangue gli scorrono su un lato del viso, per via di una ferita alla fronte)
jimmy: Ah, sei tu, Chuck? Pensavo fossi uno sbirro. Cosa vuoi?
fink: Hai visto Fanny laggi?
jimmy: Ah! Fanny!
fink: Sai dov?
jimmy: Lho persa di vista nel trambusto.
fink:  ferita?
jimmy: Possibile. Lho vista quando la sommossa  iniziata. Ha scagliato un mattone contro la
loro finestra.
fink: Cosa  successo?
jimmy: Ci hanno lanciato addosso i gas lacrimogeni. Hanno arrestato un gruppo che faceva il
picchetto. Perci ce la siamo squagliata.
fink: Ma nessuno ha visto Fanny?
jimmy: Oh, va al diavolo, tu e la tua Fanny! Sono andati gi con le mazzate a destra e a manca!
Cristo,  stato un massacro!
(jimmy scompare in fondo alla strada. fink si scosta dalla finestra. Cammina per la stanza
nervoso, guardando il suo orologio. Il fermento si attenua in strada. fink cerca di fare i bagagli, butta
fiaccamente qualcosa negli scatoloni. La porta si spalanca. fanny fink entra.  una ragazza alta,
scheletrica, spigolosa, prossima ai trenta, con un trasandato taglio alla maschietta, scarpe basse e un
cappotto da uomo buttato sulle spalle. I capelli sono scompigliati, la faccia pallida. Si appoggia allo
stipite della porta per sostenersi)
fink: Fanny! (Non si muove) Stai bene? Cosa  successo? Dove eri finita?
fanny: (Con voce piatta, bassa) Hai del mercurocromo?
fink: Cosa?
fanny: Il mercurocromo. (Getta via il cappotto. I vestiti sono laceri, le braccia nude escoriate:
ha un taglio che sanguina su un avambraccio)
fink: Cristo!
fanny: Non startene l come un idiota! (Cammina decisa verso un armadietto, fruga tra i
ripiani, tira fuori una bottiglietta di vetro) Smettila di guardarmi!  inutile che ti agiti!
fink: Vieni, ti aiuto.
fanny: Lascia stare. Faccio da sola. (Si tampona il braccio con il mercurocromo)
fink: Dove sei stata tutto questo tempo?
fanny: Dietro le sbarre.
fink: Cosa?!
fanny:  l che siamo finiti tutti. Io, Pinky Thomlinson, Bud Miller, Mary Phelps e tutti gli altri.
Dodici in tutto.
fink: Cosa vi  capitato?
fanny: Abbiamo cercato di impedire che quelli del turno di notte entrassero.
fink: E...?
fanny:  stato Bud Miller a cominciare, spaccando la testa a un crumiro. Ma quei maledetti
cosacchi erano preparati. Biff ci ha appena fatto rilasciare su cauzione. Hai una sigaretta? (Ne trova una
e laccende: fuma con piglio nervoso, durante tutta la scena) Il processo  la settimana prossima. Non
credono che quel crumiro se la caver. Sembra che la tua amata si far una bella vacanza al fresco.
(Con amarezza) Non ti spiace, vero, tesoro? Ti riposerai un po, senza di me.
fink: Ma  assurdo! Non lo permetter! Abbiamo dei diritti...
fanny: Certo. Diritti. Diritti in contrassegno, per. Non hai diritto a nulla, se sei senza un soldo.
E dove li troviamo i quattrini?
fink: (Afflosciandosi stanco su una sedia)  impensabile!
fanny: Be, non pensarci allora... (Dando uno sguardo in giro) Non  che ti sia dato un gran da
fare con i bagagli... Come faremo a finire entro stasera con tutto questo ciarpame in giro?
fink: Perch tanta fretta? Sono troppo sconvolto.
fanny: Perch tanta fretta! Se non siamo fuori di qui per domattina, butteranno via tutto, e dritto
sul marciapiede!
fink: Come se non ne avessimo gi abbastanza! Adesso anche il processo! Dovevi proprio
cacciarti in un guaio del genere? Cosa facciamo adesso?
fanny: Io faccio i bagagli. (Comincia a raccogliere le cose, guardandole appena, e a buttarle
negli scatoloni con astio) Cosa ne dici, tesoro: ci trasferiamo allAmbassador o al Beverly-Sunset? (Lui
non risponde, lei getta un libro nello scatolone) Penso che ci troveremo bene al Beverly-Sunset... ma
avremo bisogno di una suite di sette stanze: pensi che potremmo accontentarci di sette stanze? (Lui non
si muove. Lei rovescia un mucchio di biancheria nello scatolone) Ah, s, non dimentichiamoci della
piscina privata. (Butta con violenza una caffettiera nel cartone) E di un garage a due posti! Per la
Rolls-Royce! (Lancia un vaso, quello finisce fuori dallo scatolone e si schianta contro la gamba di una
sedia. Lei scoppia a urlare, isterica) Al diavolo tutti! Perch certa gente ha tutto ci che vuole?
fink: (Fiacco, senza muoversi) Infantile evasione dalla realt, tesoro.
fanny: Va bene fare gli eroi, ma sono stufa marcia di parlare dei problemi del mondo e di
preoccuparmene tutto il tempo, mentre i compagni mi guardano i buchi che ho alle calze!
fink: Perch non le rammendi?
fanny: Risparmiatelo, tesoro. Risparmia il tuo brillante sarcasmo per i redattori della rivista:
forse ti varr un articolo, un giorno.
fink: Questa  unoffesa gratuita, Fanny.
fanny: Be,  inutile prenderci in giro. C un nome per gente come noi. Almeno per uno di noi,
ne sono certa. Lo conosci? Il tuo fecondo vocabolario lo annovera? Falliti  la parola.
fink: Un concetto relativo, amore mio.
fanny: Certo. Cos il denaro per il fitto in confronto allinfinito? (Getta una pila di vestiti in
uno degli scatoloni) Lo sai che  il quinto, comunque?
fink: Il quinto di cosa?
fanny: Il quinto sfratto, Socrate! Li ho contati. Siamo stati sfrattati cinque volte in tre anni.
Tutto quello che facciamo di solito  pagare il primo mese e poi aspettare la polizia.
fink:  cos che vive la maggior parte della gente a Hollywood.
fanny: Potresti almeno fingere di essere preoccupato: per senso del pudore.
fink: Mia cara, perch sprecare le nostre risorse emotive biasimandoci per ci che 
lirrevocabile risultato di un sistema sociale iniquo?
fanny: Potresti almeno evitare il plagio.
fink: Plagio?
fanny: Lhai preso dal mio articolo.
fink: Oh, certo. Larticolo. Imploro perdono.
fanny: Be, almeno a me lhanno pubblicato.
fink: Sicuro. Sei anni fa.
fanny: (Con le braccia cariche di vecchie paia di scarpe) Hai per caso visto un altro assegno, da
allora? (Getta il suo carico in uno scatolone) E adesso? Dove diavolo andremo domani?
fink: Insieme a migliaia di senzatetto e disoccupati. Perch darci pensiero di un caso
individuale?
fanny: (Sta per rispondere arrabbiata, poi scrolla le spalle e, nel voltarsi, inciampa su alcuni
scatoloni nascosti dalla penombra) Maledizione! Non bastava buttarci fuori, anche la corrente ci
dovevano staccare!
fink: (Scrollando le spalle)  la propriet privata dei servizi.
fanny: Se almeno il kerosene non puzzasse cos.
fink: Il cherosene  il bene del povero. Per, se non ho capito male, pare ne abbiano inventato
un tipo inodore, in Russia.
fanny: Sicuro. Niente puzza in Russia. (Prende da uno scaffale una scatola piena di grandi
buste marroni) Cosa vuoi farne di queste?
fink: Cosa c l dentro?
fanny: (Leggendo qualcosa scritto sulle buste) I tuoi documenti come amministratore fiduciario
dellIstituto Clark per la ricerca sociale... La tua corrispondenza da consulente per la Scuola
vocazionale per bambini ipodotati... da segretario delle Classi serali gratuite di materialismo
dialettico... da consigliere per il Teatro operaio...
fink: Getta pure via la roba del Teatro operaio. Ho chiuso con loro. Non volevano inserire il mio
nome sulla loro carta intestata.
fanny: (Getta una busta) Cosa vuoi che ne faccia del resto? Metto tutto negli scatoloni o
preferisci portarlo con te?
fink: Lo porto con me. Potrebbe andare perso. Incarta tutto, fammi il favore.
fanny: (Prende dei fogli di giornale, comincia ad avvolgerci i documenti, poi si ferma,
incuriosita da un articolo, lo legge) Sai,  bizzarra tutta questa faccenda su Kay Gonda.
fink: Quale faccenda?
fanny:  sul giornale di oggi. Lassassinio.
fink: Ah, quella... tutta spazzatura. Lei non centra con quella morte.  solo sciacallaggio da
cronaca nera.
fanny: (Continuando ad avvolgere i documenti nei fogli di giornale) Quel Sayers doveva avere
un bel mucchio di grana.
fink: Un tempo. Ora non pi. Lo so perch quando ho aiutato coi picchetti alla Sayers Oil,
laltro anno, il pezzo grosso stava gi colando a picco.
fanny: Qui dicono che la Sayers Oil cominciava a risollevarsi.
fink: Oh, be, un plutocrate in meno. Buon per gli eredi.
fanny: (Prende una pila di libri) Venticinque copie di Opprimi gli oppressori (Aggiunge poi,
con un inchino) di Chuck Fink...! Cosa diavolo ne facciamo?
fink: (Tagliente) Cosa pensi di farne?
fanny: Oddio! Non penserai di andarcene in giro con tutto quel peso appresso! Credi che, in
tutti gli Stati Uniti, ci siano venticinque persone che abbiano comprato una copia ciascuno del tuo
grande capolavoro?
fink: Il venduto non  misura del valore di un libro.
fanny: No, ma di sicuro aiuta!
fink: Vorresti vedermi assecondare la plebaglia della piccola borghesia, come fanno quegli
scribacchini leccapiedi del capitalismo? Ti stai rammollendo, Fanny. Ti stai trasformando in una
piccolo borghese.
fanny: (Furente) Chi sta diventando un piccolo borghese? Io ho realizzato molto pi di quanto
tu possa anche solo sperare! Non corro dietro a mezze tacche di editori per far pubblicare i miei
manoscritti! Ho firmato un articolo per il Nation! S, il Nation! Se non fossi venuta qui a seppellirmi
con te in questa topaia...
fink:  nelle topaie dei bassifondi che si scavano le trincee per far avanzare le riforme sociali.
fanny: Ossignore, Chuck, a che pro? Guarda tutti gli altri. Prendi Miranda Lumkin. Ha una
colonna sul Courier e una villa a Palm Springs! E alluniversit non era degna di pulirmi nemmeno le
scarpe! Tutti dicevano che ero una allavanguardia. (Indica la stanza) E questo  ci che si ottiene a
essere avanti coi tempi.
fink: (Piano) Lo so, cara. Sei stanca. Sei spaventata. Non posso biasimarti. Ma, vedi, nel nostro
lavoro dobbiamo rinunciare a tutto. A ogni pensiero di guadagno o di comodit. Io lho fatto. Non ho
pi alcun ego. Tutto ci che desidero  che milioni di uomini odano il nome di Chuck Fink e arrivino a
considerarlo il loro capofila!
fanny: (Pi dolce) Lo so. Hai ragione. Hai ragione, Chuck. Non ci sono cos tanti uomini
altruisti come te al mondo.
fink: (Sognante) Forse, tra cinquecento anni, qualcuno scriver la mia biografia e la intitoler
Chuck Fink laltruista.
fanny: E allora ci sembrer cos sciocco esserci preoccupati di qualche meschino padrone di
casa!
fink: Per lappunto. Uno deve imparare a essere lungimirante. E...
fanny: (Ascoltando qualche rumore improvviso, da fuori) Sh-sh! Forse c qualcuno alla porta.
fink: Chi? Nessuno viene pi qui. Ci hanno abbandonato. Ci hanno lasciato a... (Qualcuno
bussa. I due si guardano lun laltra. fink va alla porta) Chi ? (Nessuno risponde. Bussano ancora.
Lui spalanca la porta con rabbia) Cosa... (Si ferma di colpo mentre entra kay gonda, vestita come nella
scena precedente. Lui rimane senza fiato) Oh...! (La guarda, tra limpaurito e lincredulo. fanny
avanza di un passo e poi si ferma. Non dicono una parola)
kay gonda: Mr Fink?
fink: (Annuendo stravolto) S. Chuck Fink. In persona... Ma voi... voi siete Kay Gonda, non 
cos?
kay gonda: S. Sto fuggendo. Dalla polizia. Non ho un posto dove nascondermi. Posso rimanere
qui per la notte?
fink: Be, che mi venga un colpo! Oh, scusatemi!
fanny: Volete nascondervi qui?
kay gonda: S. Se la cosa non vi spaventa.
fanny: Ma come vi  venuto in mente di...
kay gonda: Perch nessuno mi cercher qui. E perch ho letto la lettera di Mr Fink.
fink: (Riavendosi un poco) Ma certo! La mia lettera. Sapevo che lavreste notata tra le migliaia
che vi arrivano. Era splendida, vero?
fanny: Lho aiutato io a scriverla.
fink: (Ridendo) Che gloriosa coincidenza! Non avevo idea, quando lho scritta che... 
meraviglioso come accadano le cose!
kay gonda: (Guardandolo) Mi ricercano per omicidio.
fink: Oh, non datevene pensiero. Non ci importa. Siamo di mente aperta, noi.
fanny: (Tirando velocemente le tende) Sarete al sicuro qui... Abbiate la cortesia di perdonare...
lapparenza piuttosto informale della casa. Stiamo pensando di traslocare.
fink: Prego, sedetevi, Miss Gonda.
kay gonda: (Sedendosi e togliendosi il cappello) Grazie.
fink: Sognavo di avere lopportunit di potervi parlare. Ci sono cos tante cose che vorrei
chiedervi da sempre.
kay gonda: Ci sono cos tante cose che da sempre vorrei mi fossero chieste.
fink:  vero quello che si racconta di Granton Sayers? Voi lo sapete di certo. Dicono che fosse
un abituale pervertito e che con le donne non...
fanny: Chuck!  del tutto irrilevante e...
kay gonda: (Con uno dei suoi deboli sorrisi) No. Non  vero.
fink: Certo, non sono il tipo da censurare niente io. Disprezzo il moralismo. C unaltra cosa
che volevo chiedervi: sono sempre stato interessato, da sociologo, allinfluenza del fattore economico
sullindividuo. Quanto guadagna una diva del cinema?
kay gonda: Quindici o ventimila alla settimana, sul mio ultimo contratto... non ricordo.
(fanny e fink si scambiano occhiate sbigottite)
fink: Quale opportunit per il bene sociale! Ho sempre creduto che voi aveste uno spirito
umanitario.
kay gonda: Davvero? Be, forse  vero. Detesto lumanit.
fink: Non intendevo questo, Miss Gonda!
kay gonda: Ci sono uomini che hanno uno scopo nella vita. Non molti, ma ci sono. E ce ne sono
altri che, oltre a uno scopo, hanno anche integrit. E sono rari. Loro s che mi piacciono.
fink: Bisogna essere tolleranti! Si deve considerare la pressione del fattore economico. Adesso,
per esempio, consideriamo quanto guadagna una stella del cinema...
kay gonda: (Brusca) Non voglio parlarne. (Con una nota nella voce che pare quasi una
preghiera) Volete chiedermi qualcosa sul mio lavoro?
fink: Ossignore, ho cos tante domande...! (Di colpo sincero) No. Nulla. (kay gonda lo guarda
attentamente, con un flebile sorriso. Lui aggiunge, di colpo spontaneo, sincero per la prima volta:) Il
vostro lavoro... non se ne dovrebbe discutere. Io non posso. (Aggiunge:) Non vi ho mai considerata una
stella del cinema. Nessuno lo fa. Non  come guardare Joan Tudor o Sally Sweeney, o gli altri. E non 
per le porcherie in cui recitate: mi perdonerete, ma sono delle porcherie.  per qualcosaltro.
kay gonda: (Guardandolo) Cosa?
fink: Il modo in cui vi muovete, il suono della vostra voce e i vostri occhi. I vostri occhi.
fanny: (Allimprovviso animata)  come se non foste neanche umana, siete diversa da tutti
quelli che ci circondano.
fink: Sogniamo lessere umano perfetto che luomo pu diventare. Nessuno lha per ancora
visto. Voi s. E ce lo mostrate. Come se conosceste un grande segreto, smarrito dal mondo, un grande
segreto e una grande speranza. Luomo puro. Luomo alla sua massima elevazione.
fanny: Quando vi guardo sullo schermo, mi fate sentire in colpa, ma anche giovane, migliore e
orgogliosa. In qualche modo, vorrei alzare il mio braccio cos... (Solleva il braccio sopra la testa, con
gesto eroico ed estatico; poi, imbarazzata:) Dovete perdonarci. Ci comportiamo come dei bambini.
fink: Forse lo siamo. Ma nella nostra vita scialba dobbiamo aggrapparci a ogni raggio di luce
che troviamo, dovunque, persino in un film. E perch non nei film, il grande narcotico dellumanit?
Avete fatto pi voi per i dannati che qualsiasi altro filantropo. Come ci riuscite?
kay gonda: (Senza guardarlo) Ci si pu riuscire per molto tempo. Si pu seguitare a fare tutto
ci che  in proprio potere e a spremere ogni goccia di speranza che si ha, per a un certo punto si deve
cercare aiuto. Si deve trovare una voce che risponda, un inno, uneco. Vi sono molto grata.
(Si sente bussare. Si guardano tutti. fink si dirige deciso alla porta)
fink: Chi  l?
voce di donna: (Fuori scena) Di, Chuck, puoi prestarmi un poco di panna?
fink: (Furente) Va al diavolo! Non ne abbiamo. Avere la faccia tosta di venire a importunare la
gente a questora! (Si sente unimprecazione smorzata e poi dei passi che si allontanano fuori scena.
Lui riprende a parlare:) Ges, pensavo fosse la polizia!
fanny: Non possiamo far entrare nessuno stanotte. Uno qualunque dei morti di fame qui intorno
sarebbe pi che contento di tradirvi per una... (La sua voce muta allimprovviso, in modo strano, come
se lultima parola le uscisse di bocca per caso) una ricompensa.
kay gonda: Vi rendete conto dei rischi che correte se mi trovano qui?
fink: Dovranno passare sul mio cadavere, prima di riuscire a trascinarvi fuori di qui.
kay gonda: Voi non sapete in che guaio...
fink: Non ce n alcun bisogno. Ci basta sapere quanto  importante il vostro lavoro per noi.
Non  cos, Fanny?
fanny: ( rimasta discosta, persa nei propri pensieri) Cosa?
fink: Sappiamo quanto sia importante per noi il lavoro di Miss Gonda, non  cos?
fanny: (Con voce inespressiva) Oh, certo... certo...
kay gonda: (Fissando fink) E ci che per voi  importante... non lo tradireste mai, non  cos?
fink: Non si tradisce la parte migliore della propria anima.
kay gonda: No, non lo si fa.
fink: (Accorgendosi della disattenzione di fanny) Fanny!
fanny: (Con un soprassalto) S, cosa c?
fink: Perch non racconti a Miss Gonda di come abbiamo sempre...
fanny: Miss Gonda sar esausta. Lasciamola andare a letto.
kay gonda: S, sono davvero molto stanca.
fanny: (Con energia frizzante) Prendete pure la nostra stanza... no, non protestate. Noi due
staremo comodi qui sul divano. Resteremo di guardia, cos che nessuno provi a entrare.
kay gonda: (Alzandosi) Siete molto gentili.
fanny: (Prendendo la lampada) Perdoni linconveniente. La fornitura elettrica ci sta dando delle
piccole noie. (Facendole strada fino in camera da letto) Da questa parte, venga. Vi ci troverete comoda
e sarete al sicuro.
fink: Buonanotte, Miss Gonda. Non datevi pi pensiero. Noi siamo qui accanto.
kay gonda: Grazie. Buonanotte. (Esce insieme a fanny per entrare in camera da letto. fink
solleva le tende della finestra. Un largo fascio di raggi lunari tagliano in due la stanza. Lui comincia a
ripulire il divano dalla pila di roba da buttare. fanny ritorna nella stanza, chiudendosi la porta alle
spalle)
fanny: (A bassa voce) Allora, cosa ne pensi? (Lui allarga le braccia, scrollando le spalle) E poi
dicono che i miracoli non accadono!
fink: Faremmo meglio a stare zitti. Potrebbe sentirci... (La luce si spegne sotto la porta della
camera da letto) Come facciamo con i bagagli?
fanny: Non darti pena per i bagagli adesso. (Lui cerca delle lenzuola e qualche coperta negli
scatoloni, rovesciando di nuovo tutto fuori. fanny rimane discosta, accanto alla finestra, a guardarlo
in silenzio. Poi, a bassa voce:) Chuck...
fink: S?
fanny: Tra qualche giorno, io andr sotto processo. Io insieme ad altri undici compagni.
fink: (Guardandola, meravigliato) S.
fanny:  inutile girarci intorno. Ci manderanno tutti in gattabuia.
fink: Lo so.
fanny: A meno che non troviamo dei soldi per difenderci.
fink: S, ma  impossibile. Non serve arrovellarsi. (Un breve silenzio. Lui continua a cercare)
fanny: (Con un sussurro) Chuck... pensi che possa sentirci?
fink: (Gettando unocchiata alla porta della camera da letto) No.
fanny: Ha commesso un omicidio.
fink: S.
fanny: Ed  un milionario, quello che ha fatto fuori.
fink: Esatto.
fanny: Suppongo che la famiglia di quelluomo voglia sapere dove si trova adesso chi lha
ucciso.
fink: (Sollevando il capo per guardarla) Cosa dici?
fanny: Pensavo che, se facessero sapere alla sua famiglia dov che lei si nasconde, quelli
sarebbero ben felici di sganciare una ricompensa.
fink: (Avvicinandosi a lei con aria minacciosa) Lurida... cosa stai cercando di...
fanny: (Senza muoversi) Cinquemila dollari, forse.
fink: (Fermandosi) Cosa?
fanny: Cinquemila dollari, forse.
fink: Lurida sgualdrina! Taci prima che ti ammazzi! (Silenzio. Comincia a svestirsi. Poi:)
Fanny...
fanny: S?
fink: Pensi che... sgancerebbero fino a cinquemila dollari?
fanny: Certo. La gente paga anche di pi dei semplici rapitori.
fink: Oh, chiudi quella bocca! (Silenzio. Lui continua a svestirsi)
fanny: Finir in prigione, Chuck. Per mesi, forse anni.
fink: S...
fanny: E anche gli altri. Bud, Pinky, Mary e tutti gli altri. Tutti i tuoi amici. I tuoi compagni.
(Lui smette di svestirsi) Tu hai bisogno di loro. La causa ha bisogno di loro. Dodici della nostra
avanguardia.
fink: S...
fanny: Con cinquemila dollari, potremmo assumere il migliore avvocato di New York. Lui
vincerebbe... e noi non dovremmo nemmeno andare via di qui. Non avremo pi pensieri. Tu potresti
seguitare con il tuo gran lavoro... (Lui non risponde) Pensa a tutti quei poveri disperati che hanno
bisogno di te... (Lui non risponde) Pensa a dodici esseri umani che stai mandando in prigione... dodici
per una, Chuck... (Lui non risponde) Pensa al dovere che hai nei confronti di milioni di tuoi fratelli.
Milioni di vite per una. (Silenzio)
fink: Fanny...
fanny: S?
fink: Come facciamo?
fanny:  semplice. Usciamo quando lei si addormenta. Corriamo alla stazione di polizia.
Ritorniamo con gli sbirri. Detto fatto.
fink: E se ci sente?
fanny: Non ci sentir, ma dobbiamo sbrigarci (Lei va verso la porta. Lui la ferma)
fink: (Con un sussurro) Sentir la porta che si apre. (Indica la finestra aperta) Da quella parte...
(Sgattaiolano fuori dalla finestra. La stanza rimane vuota per qualche istante. Poi la porta
della camera da letto si apre. kay gonda appare sulla soglia. Rimane immobile per un momento, poi
raggiunge lingresso e va via, lasciando luscio aperto).
...
.
...
SIPARIO.
...
.
...
SCENA 3.
...
.
...
Sullo schermo scorre una lettera scritta con una calligrafia dai tratti marcati e aggressivi:
Cara Miss Gonda,
sono un artista sconosciuto. Sono tuttavia consapevole delle vette che toccher, perch porto
con me una bandiera che non pu fallire. E siete voi. Non ho dipinto nientaltro che voi. Vi ergete come
una dea su ogni mia tela. Non vi ho mai incontrata di persona. Non ne ho bisogno. Posso disegnare il
vostro viso a occhi chiusi. Perch il mio spirito non  altro che uno specchio del vostro. Un giorno
sentirete parlare di me. Fino ad allora, questo non  che un primo tributo dal vostro devoto sacerdote...
Dwight Langley
...Normandie Avenue
Los Angeles, California
Le luci si abbassano, lo schermo scompare e sul palco appare lo studio di dwight langley. 
una stanza grande, appariscente, teatrale e piuttosto malridotta. Al centro, sul fondo, una grande
finestra da cui traspare un cielo buio e le ombre delle cime degli alberi; la porta di ingresso  a
sinistra, al centro; la porta che d nella stanza adiacente  sulla destra, verso il fondo del
palcoscenico. Una profusione di dipinti e schizzi sulle pareti, su cavalletti, sul pavimento. Sono tutti di
kay gonda: in primo piano, a figura intera, in abiti moderni, in drappi fioriti, nuda. Un assortimento
ibrido di strana gente affolla la stanza: uomini e donne abbigliati in vario modo, dai frac agli abiti da
sera, fino al completo da spiaggia e ai pantaloni sportivi. Nessuno ha laria di essere troppo abbiente,
tutti hanno un attributo in comune - un bicchiere in mano - e sono sotto leffetto dellalcol.
dwight langley  stravaccato al centro di un divano;  giovane, con un viso abbronzato, bello,
teso, con i capelli neri e spettinati; e un sorriso sprezzante, irresistibile. eunice hammond si mantiene
discosta dal resto degli ospiti, il suo sguardo insiste di continuo, con ansia, su langley;  una bella
ragazza, silenziosa, discreta, con indosso un semplice abito nero, alla moda, chiaramente molto pi
costoso di ogni altro capo di vestiario presente nella stanza.
Quando il sipario si alza, gli ospiti levano i loro bicchieri in un grande brindisi in onore di
langley, le voci bucano la musica chiassosa che giunge dalla radio accesa.
uomo col completo scuro: A Lanny!
uomo con la felpa: A Dwight Langley dalla California!
donna in abito da sera: Al vincitore e al migliore di noi: da perdenti con il sorriso sulle labbra!
gentiluomo tragico: Al pi grande artista di tutti i tempi!
langley: (Alzandosi, agitando brusco la mano) Grazie.
(tutti bevono. Qualcuno fa cadere un bicchiere, frantumandolo con fragore. Quando langley si
distacca dagli altri, eunice gli si avvicina)
eunice: (Allungando il proprio calice verso il suo, sussurrando piano) Al giorno che
sognavamo da cos tanto tempo, caro.
langley: (Girandosi verso di lei, con aria indifferente) Ah... ah, s... (Fa tintinnare i loro
bicchieri con gesto meccanico, senza guardarla)
donna in pantaloni: (Rivolgendosi da lontano a eunice) Non hai alcun monopolio su di lui,
Eunice. Non pi. Dora in poi, Dwight Langley appartiene al mondo!
donna in abito da sera: Be, non che voglia con questa osservazione minimizzare il trionfo di
Lanny, ma devo dire che, per essere la pi grande esibizione dellultimo decennio,  stata piuttosto
scialba, non  forse cos? Cerano due o tre tele con una briciola di idea dietro, ma il resto... non ci si
crede alla spazzatura che la gente ha il coraggio di mettere in mostra oggigiorno...
giovanotto effeminato: Oh, povero me!  davvero assurdo!
uomo col completo: Ma Lanny li batte tutti. Primo premio del decennio!
langley: (Senza traccia di modestia) Vi ha sorpreso?
gentiluomo tragico: Lanny  un genio!
giovanotto effeminato: Oh, s! Davvero un genio!
(langley va verso un tavolino per riempirsi ancora il bicchiere. eunice, accanto a lui, gli sfiora
una mano)
eunice: (Con voce bassa, piena di tenerezza) Dwight, non ho avuto un momento per
congratularmi con te. E voglio dirtelo stasera. Sono troppo felice, troppo orgogliosa di te per riuscire a
trovare le parole giuste, ma desidero che tu capisca... mio caro... quanto tutto ci sia importante per me.
langley: (Scostando la mano, con aria indifferente) Grazie.
eunice: Non riesco a non pensare agli anni passati. Ricordi, come ti sentivi scoraggiato alle
volte, e di come ti parlavo del futuro e...
langley: Non vuoi tirare fuori questa storia proprio adesso, vero?
eunice: (Cercando di ridere) Non dovrei. Lo so.  di pessimo gusto. (Scoppiando a piangere
senza volerlo) Ma non ce la faccio. Ti amo.
langley: Lo so. (Si allontana da lei)
ragazza bionda: (Sedendosi sul divano, accanto alla donna con i pantaloni) Vieni qui, Lanny!
Avevano forse qualche possibilit di vincere davanti a un vero genio?
langley: (Affondando nel divano, in mezzo alle due ragazze) Salve.
donna con i pantaloni: (Gettandogli le braccia al collo) Langley, non riesco a togliermi di testa
quella tua tela. La vedo ancora davanti a me, come se fosse appesa qui. Quella maledetta mi perseguita.
langley: (Con aria altezzosa) Ti  piaciuta?
donna in pantaloni: Ladoro. Trovi sempre bei titoli, tu. Come si chiamava il quadro? Speranza,
fede o carit? No. Aspetta un momento. Libert, uguaglianza o...
langley: Integrit.
donna in pantaloni: S, proprio cos: Integrit. Ma cosa volevi intendere con quel titolo, caro?
langley: Non ti sforzare di capirlo.
uomo col completo: Per quella donna! La donna in quel tuo dipinto, Langley! Ah, amico mio,
quella s che  un capolavoro!
donna in pantaloni: Quel volto pallido. E quegli occhi. Quegli occhi che ti trafiggono!
donna in abito da sera: Di certo avrete riconosciuto...
uomo col completo: Kay Gonda, come al solito.
uomo con la felpa: Di, Lanny, dipingerai mai unaltra donna? O rimarrai incollato per sempre a lei?
langley: Un artista racconta. Non spiega.
donna in pantaloni: Sai, c qualcosa di assolutamente curioso nel coinvolgimento della Gonda nellaffaire Sayers.
uomo col completo: Scommetto che  stata proprio lei. Non sarei affatto stupito se si scoprisse
che lha fatto davvero.
giovanotto effeminato: Immaginate Kay Gonda impiccata! I capelli biondi, il cappuccio nero e
il cappio. Mio Dio, come sarebbe eccitante!
donna in abito da sera: Ecco un nuovo soggetto per te, Lanny. Kay Gonda sul patibolo.
langley: (Furioso) Tacete tutti! Non  stata lei! Non permetter che sparliate di lei in casa mia!
(Gli ospiti sia acquietano per un momento)
uomo col completo: Mi chiedo quanto denaro si sia davvero lasciato dietro Sayers.
donna in pantaloni: Sui giornali cera scritto che stava per concludere un grosso affare. Era in
trattative con la United California Oil o una compagnia altrettanto importante. Credo per che ora sia
saltato tutto.
uomo con la felpa: No, i giornali della sera dicevano che adesso  la sorella a condurre le
negoziazioni.
donna in abito da sera: Ma la polizia che fa? Ha spiccato qualche mandato di cattura?
uomo col completo: Nessuno lo sa.
donna in abito da sera: Curioso davvero...
uomo con la felpa: Di, Eunice, c qualche altra bottiglia in casa?  inutile chiederlo a Lanny.
Non sa mai dove siano le cose.
uomo col completo: (Gettando le braccia intorno a eunice) La migliore sintesi di
mamma-sorella-e-tutto-quanto-il-resto su cui un artista abbia mai potuto contare!
(eunice si libera dalla stretta, con modi non troppo bruschi, ma chiaramente infastidita)
giovanotto effeminato: Sai che Eunice gli rammenda i calzini?  vero! Ne ho visti un paio con i
miei occhi. Proprio delle attenzioni molto tenere!
uomo con la felpa: La grande donna dietro il grande uomo! La donna che ha guidato i suoi
passi, gli ha lavato le camicie e gli ha dato forza negli anni bui della lotta.
donna in abito da sera: (Alla donna in pantaloni, a voce bassa) Gli ha dato forza e... denaro.
donna in pantaloni: No. Davvero?
donna in abito da sera: Cara mia, non  un segreto. Da dove credi che siano arrivati i soldi per
gli anni bui della lotta? I milioni degli Hammond. Non che il vecchio Hammond non labbia cacciata
fuori di casa. Lha fatto eccome. Ma lei ha una rendita propria.
giovanotto effeminato: Mio Dio, s. Anche lannuario delllite lha estromessa, ma a lei non 
importato nemmeno un pochino, proprio per nulla.
uomo con la felpa: (Rivolgendosi a eunice) Allora, Eunice? Dove sono le bottiglie?
eunice: (Esitante) Sono desolata...
langley: (Alzandosi)  desolata di non potervi concedere la sua approvazione. Ma noi
seguiteremo a bere, con o senza il suo benestare. (Cercando come un invasato dentro alle credenze)
donna in pantaloni: Davvero, gente, si  fatto tardi e...
uomo col completo: Oh, solo un altro bicchiere e poi andremo tutti a casa.
langley: Ehi, Eunice, dov il gin?
eunice: (Aprendo un armadietto e tirandone fuori due bottiglie, in silenzio) Ecco.
uomo con la felpa: Urr! Aspettatemi!
(C un corri corri generale verso le bottiglie)
uomo col completo: Un sorso soltanto e leviamo le tende. Ehi, gente! Un altro brindisi: a
Dwight Langley e a Eunice Hammond!
eunice: A Dwight Langley e al suo futuro!
(tutti si uniscono in coro al brindisi e poi bevono)
tutti: (Con una voce sola) Discorso, Lanny...! Su... andiamo, Lanny...! Discorso...! Su!
langley: (Sale su una sedia, in equilibrio un po precario, parla con tormentata sincerit) Il
momento pi amaro nella vita di un artista  quello del suo trionfo. Lartista non  altri che lo squillo di
tromba che chiama alla battaglia che nessuno vorrebbe combattere. Il mondo non vede e non vuole
vedere. Lartista implora gli uomini di spalancare la porta della loro vita alla grandezza e alla bellezza,
ma quelle porte rimarranno sempre chiuse... sempre... (Sta per aggiungere qualcosa, ma lascia cadere
la mano in un gesto di resa e finisce con tono di rassegnata tristezza) sempre... (Applausi. Il fragore
generale  interrotto bruscamente da alcuni pesanti colpi alla porta. Langley salta gi dalla sedia)
Avanti!
(La porta si apre davanti a una padrona di casa furiosa, con indosso un chimono giapponese
sudicio)
padrona di casa: (Con voce stridula) Mr Langley, questo baccano deve cessare! Non sapete che
ore sono?
langley: Fuori di qui!
padrona di casa: La signora della 315 minaccia di chiamare la polizia! Il signore della...
langley: Mi avete sentito? Fuori! Pensate che debba rimanere per forza in una topaia schifosa
come questa?
eunice: Dwight! (Rivolgendosi alla padrona di casa) Faremo silenzio, Mrs Johnson.
padrona di casa: Meglio per voi! (Esce arrabbiata)
eunice: Davvero, Dwight, non dovremmo...
langley: Oh, lasciami in pace. Nessuno dir a me cosa fare dora in poi!
eunice: Ma io volevo solo...
langley: Stai diventando una maledetta, petulante donnetta borghese.
(eunice lo guarda, allibita)
donna in pantaloni: Stai esagerando adesso, Langley!
langley: Sono stanco, nauseato dalla gente che non riesce a controllare la propria possessivit.
Conoscete tutti quel trucchetto ipocrita: le catene della gratitudine!
eunice: Dwight! Non penserai che io...
langley: So maledettamente bene ci che tu pensi! Pensi di avermi comprato, non  cos forse?
Pensi che ti apparterr per il resto della vita per qualche conto saldato al banco degli alimentari?
eunice: Cosa dici? (Urlando allimprovviso) Non ti ho sentito bene!
uomo con la felpa: Su, Langley, calmati adesso. Non sai quello che dici, se...
langley: (Allontanandolo) Va al diavolo! Potete andarvene tutti allinferno se non vi sta bene!
(Rivolgendosi a eunice) E quanto a te...
eunice: Dwight... per favore... non ora...
langley: E invece proprio adesso, qui! Voglio che sentano tutti! (Rivolgendosi agli ospiti)
Allora, pensate che non potrei farcela senza di lei, eh? Vi dimostrer il contrario! Ne ho abbastanza! (A
eunice) Hai sentito? Ne ho abbastanza! (eunice rimane impietrita) Sono libero! Sto per scalare il
mondo! Andr in posti che voi nemmeno sognate! Sono pronto a conoscere lunica donna che abbia
mai desiderato: Kay Gonda! In tutti questi anni non ho fatto che aspettare il giorno in cui lavrei
incontrata! Ho vissuto solo per questo! E non permetter a chicchessia di mettersi di traverso!
eunice: (Si dirige a sinistra, prende il cappello e il cappotto dalla pila di indumenti in un
angolo, si volta di nuovo verso di lui, calma) Addio, Dwight... (Esce)
(C un secondo di silenzio pieno di tensione: la donna in pantaloni  la prima a staccarsi dagli
altri, va a prendere il suo cappotto, poi si gira verso langley)
donna in pantaloni: Pensavo che avessi appena dipinto un quadro intitolato Integrit.
langley: Se voleva essere una battuta... ti  riuscita male (La donna in pantaloni esce, sbattendo
la porta) Bene, vattene al diavolo! (Agli altri) Fuori di qui! Tutti! Fuori!
(tutti vanno a prendere cappotto e cappello)
donna in abito da sera: Be, se ci sbatti fuori...
uomo col completo: Va tutto bene. Lanny  solo un po turbato.
langley: (Un po pi gentile) Mi spiace. Grazie a tutti. Voglio restare da solo. (Gli ospiti stanno
andando via, i loro saluti sono freddi)
ragazza bionda: ( una degli ultimi ad andare via. Esita, mormorando incerta:) Lanny...
langley: Fuori! Via tutti! (Il palcoscenico  vuoto a parte langley che osserva sbalordito il caos
nello studio. Qualcuno bussa alla porta) Ho detto fuori! Non voglio nessuno qui! (Qualcuno insiste a
bussare. Lui va alla porta, la spalanca. Entra kay gonda. Lei rimane a guardarlo senza proferire
parola. Lui chiede spazientito:) Allora? (Lei non risponde) Cosa volete?
kay gonda: Siete voi Dwight Langley?
langley: S.
kay gonda: Ho bisogno del vostro aiuto.
langley: Che problema avete?
kay gonda: Non lo sapete gi?
langley: Come dovrei fare a saperlo? Chi siete?
kay gonda: (Dopo una pausa) Kay Gonda.
langley: (La guarda e scoppia a ridere) Davvero? E perch non Elena di Troia? Perch non
Madame du Barry? (Lei lo guarda in silenzio) Su, dite la verit. Cos, uno scherzo?
kay gonda: Non mi riconoscete?
langley: (La guarda con aria sprezzante, tenendo le mani affondate dentro alle tasche dei
pantaloni, sogghignando) Be, per somigliarle, le somigliate. Ma altrettanto si pu dire della sua
controfigura. E di decine di ragazze che lavorano come comparse a Hollywood. A cosa mirate? Io non
posso introdurvi nel mondo del cinema, ragazza mia. Non sono neppure il tipo da promettervi un
provino. Gi la maschera. Chi siete?
kay gonda: Non capite? Sono in pericolo. Devo trovare un posto dove nascondermi. Vi prego,
lasciatemi dormire qui stanotte.
langley: Cosa pensate che sia questa casa? Un dormitorio?
kay gonda: Non ho altro posto dove andare.
langley:  una vecchia battuta di Hollywood.
kay gonda: Non mi verranno mai a cercare qui.
langley: Chi?
kay gonda: La polizia.
langley: Davvero? E perch mai Kay Gonda sceglierebbe proprio la mia casa per nascondersi?
(Lei fa per aprire la borsa, ma poi ci rinuncia e non dice alcunch) Come faccio a sapere che siete
davvero Kay Gonda? Potete darmi qualche prova?
kay gonda: Nessuna, a parte la verit di ci che vedete.
langley: Oh, tagliate corto! Cosa cercate? Mi prendete per un... (Qualcuno bussa forte alla
porta) Cos? Una congiura? (Va alla porta e la spalanca. Entra un poliziotto in divisa. kay gonda si
gira di scatto, dando le spalle agli altri)
poliziotto: (Con modi affabili) sera. (Guardandosi intorno, con aria smarrita) Dov la festa di
ubriachi di cui si sono lagnati?
langley: Ma che faccia tosta! Non c nessuna festa qui, agente. Ho solo ricevuto alcuni amici,
ma sono andati via da tempo.
poliziotto: (Lanciando uno sguardo curioso a kay gonda) Detto in confidenza, ci sono un sacco
di lunatici che chiamano per lamentarsi dei rumori. Per come la vedo io, non c niente di male se i
giovani si divertono un poco.
langley: (Osservando con curiosit la reazione del poliziotto di fronte a kay gonda) Davvero,
non volevamo disturbare nessuno, sono sicuro che qui non c nulla di ci che cercate, non  forse cos agente?
poliziotto: No davvero, signore. Desolato di avervi disturbato.
langley: Siamo da soli (indica kay gonda) questa signora e io. Ma se volete, date unocchiata in
giro, siete il benvenuto.
poliziotto: No, signore. Non ce n alcun bisogno. Buonanotte. (Esce)
langley: (Aspetta di sentire i passi del poliziotto gi per le scale. Poi si gira verso kay gonda e
scoppia a ridere) Siete stata smascherata, ragazza mia!
kay gonda: Perch?
langley: Il poliziotto. Se foste Kay Gonda e se la polizia vi stesse cercando, non vi avrebbe
forse arrestato?
kay gonda: Non mi ha visto in volto.
langley: Avrebbe cercato di farlo. Su, cosa state macchinando?
kay gonda: (Avvicinandosi a lui, in piena luce) Dwight Langley! Guardatemi! Guardate tutti i
quadri che avete dipinto! Non mi riconoscete? Siete stato con me nelle vostre ore di lavoro, le migliori
che abbiate avuto. Mentivate forse, in quelle ore?
langley: Per cortesia, lasciate fuori da tutto questo la mia arte. La mia arte non ha nulla a che
fare con la vostra vita o la mia.
kay gonda: A che serve unarte che diffonde cose che non vuole che esistano?
langley: (Con aria solenne) Ascoltate. Kay Gonda  il simbolo di tutta la bellezza che offro al
mondo, una bellezza che non raggiungeremo mai. Possiamo solo cantarla, perch lei  irraggiungibile.
Questa  la missione dellartista. Possiamo solo provarci, ma non avremo mai successo. Tenderci verso
di lei, ma mai raggiungerla. Questa  la tragedia, ma il nostro fallimento  la nostra gloria. Ora
andatevene fuori di qui!
kay gonda: Mi occorre il vostro aiuto.
langley: Fuori!!
(Lei lascia cadere le braccia lungo i fianchi. Si gira ed esce. dwight langley sbatte la porta).
...
.
...
SIPARIO.
...
.
...
ATTO 2.
...
.
...
SCENA 1.
...
.
...
La lettera proiettata sullo schermo  scritta con calligrafia vecchio stile, ornata.
Cara Miss Gonda,
taluni taccerebbero questa lettera di sacrilegio. Tuttavia, mentre la scrivo, non mi sento un
peccatore, perch, quando vi guardo sullo schermo, mi pare che lottiamo per la medesima causa, voi e
io. Potrebbe sorprendervi, poich non sono altri che un umile evangelista. Ma quando parlo agli uomini
del sacro significato della vita sento che voi custodite la stessa verit che le mie parole tentano invano
di rivelare. Le nostre strade sono diverse, Miss Gonda, ma  la nostra meta a unirci.
Rispettosamente vostro,
Claude Ignatius Hix
...Slosson Blvd
Los Angeles, California
Le luci si abbassano, lo schermo scompare. Quando il sipario si solleva sul tempio di claude
ignatius hix, il palcoscenico  quasi completamente al buio. Non si riesce a distinguere alcunch nella
stanza, salvo il vago profilo di una porta, verso il proscenio, a destra, spalancata su una strada
altrettanto oscura. Una piccola croce di lampadine elettriche  accesa in alto, sulla parete di centro.
Getta luce sufficiente a illuminare il viso e le spalle di claude ignatius hix, sollevato da terra ( sul
pulpito, ma non si pu capire nella penombra).  alto, emaciato, vestito di nero; i capelli diradati
sopra la fronte. Gesticola in modo eloquente, mentre parla immerso nel buio.
hix: ...ma anche dentro il pi tenebroso di noi c un barlume del sublime: ve n una sola
goccia nel deserto di ogni anima arida. E tutte le sofferenze degli uomini, tutti i perversi tormenti della
loro vita, derivano dal tradimento di quella recondita fiamma. Tutti si macchiano di tale tradimento e
nessuno sfugge allo scotto da pagare. Nessuno pu... (Qualcuno starnutisce forte nel buio, accanto alla
porta di destra. hix sinterrompe e chiede con voce attonita:) Chi  l?
(Preme un interruttore che accende la luce di due alte candele elettriche, ai lati del pulpito.
Adesso si pu vedere il tempio.  un fienile lungo e stretto, con travi a vista e pareti allo stato grezzo.
Non ci sono finestre, solo una porta. File di vecchie panche di legno riempiono la sala, di fronte al
pulpito. sorella essie twomey  sul proscenio, a destra, di fianco allentrata.  una donna bassa di
statura, rotondetta, vicina ai quaranta, con i capelli biondi ossigenati che le cadono riccioluti sulle
spalle, sotto la larga falda di un grande cappello rosa, ornato di mughetti. La sua figura piccola e
tozza  ricoperta dalle lunghe pieghe di una veste azzurro cielo)
essie twomey: (Alza il braccio destro con fare solenne) Lode al Signore! Buonasera, fratello
Hix. Seguitate pure. Non era mia intenzione interrompervi.
hix: (Colto alla sprovvista e irritato) Voi? Cosa ci fate voi qui?
essie twomey: Vi ho sentito dal fondo della strada: avete proprio il dono di una gran bella voce,
anche se non vi riesce di controllare come si deve il diaframma... Non volevo essere invadente. Mi
sono infilata dentro in silenzio.
hix: (Con voce fredda) E in cosa posso esservi di aiuto?
essie twomey: Andate pure avanti con le vostre prove.  un sermone molto bello, un vero
gioiello. Anche se un pochino sorpassato. Non  abbastanza moderno, fratello Hix. Per i miei, mi
regolo diversamente.
hix: Non ricordo di aver mai sollecitato i vostri consigli, sorella Twomey, e gradirei poter
conoscere la ragione di una visita tanto improvvisa.
essie twomey: Lode al Signore! Sono portatrice di buone nuove. Proprio cos. Ho una vera
bomba per voi.
hix: Mi preme ribadire che mai abbiamo avuto a che spartire.
essie twomey: Sul serio, fratello Hix. Avete proprio colto nel segno. Ecco perch farete salti di
gioia una volta saputo ci che vi propongo. (Accomodandosi su una panca) La situazione  questa: in
questo quartiere non c abbastanza spazio per me e per voi insieme.
hix: Sorella Twomey, queste sono le prime parole di verit che abbia mai sentito uscire dalla
vostra bocca.
essie twomey: Le povere anime di questi luoghi sono molto oppresse. Non possono
sovvenzionare due templi. Questi vecchi barboni non hanno nemmeno il necessario per nutrire le pulci
su un cane!
hix: Devo credere, sorella, che la vostra coscienza alla fine abbia parlato e che siete preparata a
lasciare questo quartiere?
essie twomey: Chi? Io lasciare questo quartiere? (Con aria solenne) Davvero, fratello Hix, non
avete idea del gran bel lavoro che sto portando avanti col mio tempio. Le anime smarrite si accalcano
davanti alle sue porte... Lode al Signore!... (Tagliente) No, fratello, aspettate un momento. Sar io a
rilevare le vostre quote.
hix: Cosa?
essie twomey: Non che ci sia davvero la necessit di farlo. Tra noi non c gara. Ma pensavo di
mettere le cose in chiaro una volta per tutte. Voglio questo territorio.
hix: (Fuori di s) Avete avuto la diabolica arroganza di supporre che il Tempio della Verit
Eterna fosse in vendita?
essie twomey: Calma, calma, fratello Hix, comportiamoci da persone al passo coi tempi. Non 
cos che si discute daffari. Consideriamo semplicemente i fatti. Non avete futuro qui, fratello.
hix: Vi far capire...
essie twomey: Quanto pubblico richiamate? Trenta o cinquanta teste nelle serate buone.
Guardate me. Duemila anime ogni sera, anime che cercano la gloria del Signore! Duemila, tonde tonde.
Sto preparando la funzione di mezzanotte per stasera: La vita notturna degli angeli, e me ne aspetto
tremila.
hix: (Tirandosi su) Nella vita, ci sono momenti in cui si fa dolorosa lesigenza di rammentare a
tutti la lezione della carit. Non ho in animo di essere offensivo. Per vi ho sempre reputata un arnese
del Demonio. Il mio tempio  in questo quartiere da...
essie twomey: Lo so. Da ventanni. Ma i tempi cambiano, fratello. Non avete pi ci che ci
vuole, siete antidiluviano... Lode al Signore!
hix: Mi contento della fede dei miei padri.
essie twomey: Forse, fratello, forse. Ma a non contentarsi sono i vostri clienti. Adesso, per
esempio, prendete il nome che avete dato al vostro posto: il Tempio della Verit Eterna. Oggigiorno la
gente non cerca pi cose cos. Come ho chiamato invece il mio? La Piccola Chiesa dellAngolo
Allegro. Questo li attira, fratello. Come le mosche.
hix: Non ho alcun desiderio di discuterne.
essie twomey: Il sermone che stavate provando... li far addormentare. Davvero. Non si pu pi
propinare roba del genere. Prendiamo il mio ultimo sermone, invece: La stazione di servizio dello
Spirito. Dovrebbe imparare da me, fratello. Ho fatto costruire unintera stazione di servizio (Si alza, si
avvicina al pulpito) proprio qui, dietro al pulpito. Alte pompe, vetro e oro, con le etichette di purezza,
preghiera, preghiera con fede super. E poi dei giovanotti in tuta bianca - belli, tutti quanti - con le ali
dorate e dei berretti con sopra stampato credo petrolio srl. Brillante, eh?
hix:  un sacrilegio!
essie twomey: (Salendo sul pulpito) E questo pulpito era (Si guarda le dita) hmm... c della
polvere, fratello Hix. Brutto affare...! E il pulpito, dicevo, era a forma di unautomobile, tutta doro.
(Con tono ispirato) Poi ho predicato al mio gregge che quando si viaggia sulla strada accidentata della
vita bisogna assicurarsi di avere il serbatoio pieno della migliore benzina della Fede, gli pneumatici ben
gonfi dellaria della Carit, e il radiatore raffreddato dalla dolce acqua della Temperanza, la batteria
carica dellenergia della Rettitudine, oltre a tenere gli occhi sempre aperti davanti alle Deviazioni
ingannevoli che conducono alla perdizione! (Con voce normale) Gente, come si sono entusiasmati!
Lode al Signore!  venuto gi il tempio! E non abbiamo avuto alcun problema nel far girare la cassetta
delle elemosine, fatta a forma di latta di benzina!
hix: (Con rabbia controllata) Sorella Twomey, mi farete certo la cortesia di scendere dal mio
pulpito!
essie twomey: (Scendendo) Be, fratello, per farla breve, vi dar cinquecento bigliettoni per
portare via di qua tutta la vostra robaccia.
hix: Cinquecento bigliettoni per il Tempio della Verit Eterna?
essie twomey: Be, non capisco qual  il problema: cinquecento dollari sono una bella
sommetta. Vi ci potete comprare una buona macchina di seconda mano.
hix: Mai, in ventanni, ho messo qualcuno alla porta di questo tempio. Ma lo faccio adesso. (Le
indica luscita)
essie twomey: (Scrollando le spalle) Be, fate come volete, fratello. Hanno occhi, ma non
vedono...! C da preoccuparsi, Ges! (Sollevando il braccio) Lode al Signore! (Esce)
(Nel momento stesso in cui lei esce, ezry fa timido capolino dietro la porta. ezry  un
giovanotto segaligno, allampanato, non molto sveglio)
ezry: (A bassa voce) Oh, fratello Hix!
hix: (Sorpreso) Ezry! Cosa ci fai l? Entra.
ezry: (Entra, intimorito) Ges,  stato meglio di un film!
hix: Stavi ascoltando?
ezry: Ges! Era quella sorella Essie Twomey?
hix: S, Ezry, proprio lei. Vedi di non raccontare a nessuno ci che hai sentito.
ezry: Nossignore. Croce sul cuore, fratello Hix. (Guardando ammirato in direzione della porta)
Mio Dio, per parla bene sorella Twomey!
hix: Non dirlo. Sorella Twomey  una donna malvagia.
ezry: Sissignore... Ges, ma ha dei cos bei riccioli!
hix: Ezry, credi in me? Ti piace venire qui per le funzioni?
ezry: Sissignore... I gemelli Crump dicono che Sorella Twomey ha un aeroplano nel suo tempio,
quant vero Iddio!
hix: (Con aria esasperata) Ragazzo mio, ascoltami, per il bene della tua anima immortale... (Si
ferma di colpo, entra kay gonda)
kay gonda: Mr Hix?
hix: (Senza distogliere lo sguardo da lei, con voce sconvolta) Ezry. Va via.
ezry: (Impaurito) Sissignore. (Esce di corsa)
hix: Voi non siete...
kay gonda: S, sono proprio io.
hix: A cosa devo lonore di...
kay gonda: A un omicidio.
hix: Volete dire che le voci che si ascoltano in giro sono veritiere?
kay gonda: Potete cacciarmi via, se lo volete. Potete chiamare la polizia, se preferite. Per:
fatelo adesso.
hix: State cercando un posto dove nascondervi?
kay gonda: Per una sola notte.
hix: (Va verso la porta aperta, la chiude e gira la chiave nella toppa) Questa porta non  mai
rimasta chiusa negli ultimi ventanni. Lo rimarr stanotte. (Torna da lei e silenziosamente le allunga la
chiave)
kay gonda: (Stupita) Perch me la consegnate?
hix: Quella porta rimarr chiusa finch voi non vorrete aprirla.
kay gonda: (Sorride, prende la chiave e la fa scivolare nella borsa. Poi:) Vi ringrazio.
hix: (Serio) No. Non ringraziatemi. Non voglio che voi restiate qui.
kay gonda: (Senza capire) Voi... non volete?
hix: Siete al sicuro qui: se  la sicurezza che cercate. Vi ho consegnato questo posto. Potete
rimanere qui per tutto il tempo che desiderate. La decisione  vostra.
kay gonda: Voi per non volete che mi nasconda qui.
hix: Io non voglio che vi nascondiate.
kay gonda: (Lei lo osserva pensierosa, poi va verso una panca e si siede, guardandolo. Poi
chiede piano:) Cosa volete che faccia?
hix: (Lui le si mette davanti, in piedi, con aria austera e solenne) Vi siete caricata un grosso
fardello sulle spalle.
kay gonda: S, un grosso fardello davvero. E mi chiedo per quanto tempo riuscir a reggerlo.
hix: Potrete nascondervi da chi vi minaccia. Tuttavia, che importanza ha?
kay gonda: Non volete salvarmi?
hix: Oh, s. Io voglio salvarvi. Per non dalla polizia.
kay gonda: E allora da chi?
hix: Da voi stessa. (Lei lo guarda per un lungo momento - uno sguardo fisso, intenso - e non
risponde) Avete commesso un peccato mortale. Avete ucciso un essere umano. (Le indica la stanza)
Pu questo luogo, o qualsiasi altro posto, proteggervi da ci?
kay gonda: No.
hix: Non potete scappare dal vostro crimine. Perci non cercate di farlo. Rinunciatevi.
Arrendetevi. Confessate.
kay gonda: (Piano) Se confesso, mi condanneranno a morte.
hix: Se non lo fate, perderete la vostra vita: la vita eterna della vostra anima.
kay gonda: Devo scegliere, dunque? Pu essere solo una cosa o laltra?
hix:  sempre una scelta. Per tutti noi.
kay gonda: Perch?
hix: Perch la gioia su questa terra si sconta con la dannazione nel Regno dei cieli. Per, se
scegliamo la sofferenza, saremo ricompensati con la felicit eterna.
kay gonda: Allora siamo su questa terra solo per soffrire.
hix: Pi grande  la sofferenza, pi grande  la nostra virt. (La testa di lei si china lenta) Avete
una sublime possibilit davanti a voi. Accettate, di vostra volont, il peggio che vi possano infliggere.
Linfamia, la degradazione, la cella della prigione, la forca. Poi la vostra punizione sar la vostra gloria.
kay gonda: E come?
hix: Vi lascer entrare nel Regno dei cieli.
kay gonda: E perch dovrei volerci entrare?
hix: Una volta saputo che una vita di suprema bellezza  possibile, come potreste non desiderare
di entrarvi?
kay gonda: Come potrei non desiderare di restare qui, sulla terra?
hix: Il nostro  un mondo oscuro, imperfetto.
kay gonda: Perch non  perfetto? Perch non pu esserlo? O perch non vogliamo che lo sia?
hix: Questo mondo  di scarsa importanza. Qualunque bellezza possa offrirci  qui solo perch
noi la sacrifichiamo per la pi elevata bellezza che ci aspetta al di l. (Lei non lo guarda. Lui la fissa
per un momento, poi la sua voce si affievolisce per lemozione:) Non sapete quanto siete adorabile in
questo momento. (Lei solleva la testa) Non sapete le ore che ho trascorso a guardarvi dalla distanza
sconfinata di uno schermo. Darei la vita per tenervi qui al sicuro. Lascerei che mi facessero a brandelli,
piuttosto che vedervi soffrire. Eppure vi sto chiedendo di aprire quella porta e di andare incontro al
martirio. Questa  la mia occasione di sacrificio. Sto rinunciando alla cosa pi bella che mi sia mai
capitata.
kay gonda: (La sua voce  dolce e sommessa) E, dopo che io e voi abbiamo compiuto il nostro
sacrificio, cosa ne rester su questa terra?
hix: Il nostro esempio. Rischiarer la strada a tutte quelle anime miserande che si dibattono
nella dissolutezza, senza via duscita. Anche loro impareranno la rinuncia. La vostra celebrit 
immensa. La storia della vostra conversione far il giro del mondo. Voi redimerete i miseri sciagurati
che vengono in questo tempio e tutti gli sventurati dei bassifondi.
kay gonda: Come quel ragazzo che prima era qui?
hix: Proprio come quel ragazzo. Lasciate che sia un simbolo, non una figura pi nobile. Anche
questo fa parte del sacrificio.
kay gonda: (Piano) Cosa volete che faccia?
hix: Confessate il vostro crimine. Confessatelo pubblicamente, alla folla, fatevi udire da tutti!
kay gonda: Stasera?
hix: Stasera!
kay gonda: Ma non ci sono folle a questora.
hix: A questora... (Come colpito da unidea improvvisa) Ascoltate. Proprio in questo momento,
una grande folla  riunita in un tempio dellerrore, a sei isolati da qui.  un posto orribile, gestito dalla
donna pi spregevole che abbia mai conosciuto. Vi ci accompagner. Lascer che offriate a quella
donna il dono pi grande: il genere di emozione che non ha mai osato immaginare per il suo uditorio.
Confesserete dinnanzi alla sua folla. Lascerete che si prenda il merito e la gloria della vostra
redenzione. Lasciate che si prenda la fama.  lultima che ne sia degna.
kay gonda: Anche questo fa parte del sacrificio?
hix: S.
(kay gonda si alza. Va alla porta, gira la chiave e la spalanca. Poi si volge verso hix e gli getta
la chiave in faccia. Lo colpisce. Esce. Lui rimane immobile, a eccezione della testa che si abbassa e le
spalle che si curvano).
...
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...
SIPARIO.
...
.
...
SCENA 2.
...
.
...
La lettera proiettata sullo schermo  scritta con calligrafia spigolosa, precisa, raffinata:
Cara Miss Gonda,
ho avuto tutto ci che un uomo possa chiedere alla vita. Ho visto tutto e mi sento come se stessi
per lasciare uno spettacolo di quartordine in cartellone in uno di quei teatri facili a trovarsi su stradine
equivoche. Se non mimporta di morire  solo perch la mia vita  gi vuota come una tomba e la morte
non cambierebbe alcunch. Potrebbe accadere un giorno o laltro ormai, e nessuno - neppure chi vi
scrive queste righe - si accorger della differenza.
Tuttavia, prima che accada, voglio levare ci che resta della mia anima in un ultimo saluto a
voi, voi che siete ci che il mondo avrebbe dovuto essere. Morituri te salutant.
Dietrich von Esterhazy
Beverly-Sunset Hotel
Beverly Hills, California
Le luci si abbassano, lo schermo scompare e il palcoscenico rivela il salotto nella suite dhotel
di dietrich von esterhazy.  una sala grande e lussuosa, moderna, squisitamente essenziale. Unampia
porta dentrata al centro della parete sinistra. Una porta pi piccola conduce alla camera da letto,
sulla parete a destra, sul fondo del palcoscenico. Una grande finestra sulla parete sinistra offre la
panoramica notturna su un parco, molto pi in basso. Sul proscenio a destra, un camino. C una sola
lampada accesa.
Mentre il sipario si solleva, la porta dingresso si apre per far entrare dietrich von esterhazy e
lalo jans. dietrich von esterhazy  alto, slanciato, sui quarantanni; la sua aria di distinzione patrizia
sembra fatta apposta per leleganza sobria del suo completo. lalo jans  una donna fine, nascosta tra le
morbide pieghe di una mantella di ermellino che cade sopra un magnifico abito da sera. Lei entra per
prima e si lascia sprofondare, esausta, su un canap in avanscena, allungando le gambe con un gesto
di incantevole indolenza. dietrich von esterhazy la segue in silenzio. Lei gli fa un piccolo cenno,
aspettandosi che lui le prenda la mantella. Lui non si avvicina n la guarda; lei scrolla le spalle,
facendosi scivolare la mantella sulle braccia nude.
lalo: (Dando uno sguardo allorologio sul tavolo di fianco a lei, con aria pigra) Solo le due del
mattino... Davvero, non avremmo dovuto andarcene via cos presto, tesoro... (esterhazy non risponde.
Non sembra neppure stare ad ascoltarla. Non c alcuna ostilit nel suo atteggiamento, ma una
profonda indifferenza e una strana tensione. Lui va alla finestra e rimane a guardare fuori con aria
pensosa, inconsapevole della presenza di lalo. Lei sbadiglia, accendendosi una sigaretta) Penso che
me ne torner a casa... (Nessuna risposta) Ho detto: penso che me ne andr a casa... (In modo
civettuolo) a meno che, certo, tu non insista perch... (Nessuna risposta. Lei scrolla le spalle e si mette
pi comoda. Parla in modo pigro, guardando il fumo della sua sigaretta) Sai, Rikki, Dovremmo
proprio fare un salto allAgua Caliente. E questa volta punter tutto su Black Rajah.  una cosa certa...
(Nessuna risposta) Comunque, Rikki, ieri era il giorno di paga del mio chauffeur... (Si volge verso di
lui. Leggermente spazientita:) Rikki?
Esterhazy: (Sorpreso, girandosi di scatto verso di lei, con cortesia, ma totale indifferenza) Cosa
dicevi, mia cara?
lalo: (Spazientita) Ho detto che ieri era il giorno di paga del mio chauffeur.
esterhazy: (Con la mente a chilometri di distanza) S, certo. Me ne occuper.
lalo: Qual  il problema, Rikki?  perch ho perso quei soldi?
esterhazy: Niente affatto, cara. Lieto che ti sia goduta la serata.
lalo: Sai che ho sempre avuto una fortuna sfacciata alla roulette. Non fossimo andati via cos
presto, sono sicura che mi sarei rifatta di tutte le perdite.
esterhazy: Mi spiace, ero un poco stanco.
lalo: Comunque, cosa sono per te mille e passa dollari?
esterhazy: (Rimane a guardarla in silenzio. Poi, con un debole sorriso, come se avesse preso
una decisione improvvisa, si mette la mano in tasca e, con fare calmo, le allunga un libretto di assegni)
Penso che faresti meglio a vederlo.
lalo: (Prendendo il libretto con noncuranza) Cos? Un libretto di assegni?
esterhazy: Guarda quanto mi rimane... in una banca.
lalo: (Leggendo) Trecentosedici dollari... (Scorre velocemente tutte le matrici del libretto)
Rikki! Hai compilato un assegno da mille dollari proprio presso questa banca! (Lui annuisce
silenziosamente, sempre con lo stesso sorriso) Domattina, come prima cosa, dovrai trasferire del
contante da unaltra banca.
esterhazy: (Con voce sommessa) Non ho soldi in altre banche.
lalo: Cosa?
esterhazy: Non ho altro denaro. In mano hai tutto ci che mi resta.
lalo: (La pigra nonchalance sparita) Rikki! Ti prendi gioco di me!
esterhazy: Lungi da me, mia cara.
lalo: Ma... sei folle! Cose del genere non accadono... cos! Uno lo capisce... in anticipo... Uno lo
sa.
esterhazy: (Calmo) Lo sapevo. E da due anni. Per una fortuna non svanisce senza qualche
sussulto. C sempre stato qualcosa da vendere, da dare in pegno o in garanzia. C sempre stato
qualcuno da cui farsi prestare qualche somma. Ma non questa volta. Stavolta,  finita.
lalo: (Sbigottita) Ma... ma dov andata a finire?
esterhazy: (Scrollando le spalle) Come faccio a saperlo? Dove  andato a finire tutto il resto,
tutte le altre cose, quelle che si hanno dentro, quelle con cui si inizia a vivere? Quindici anni sono tanti.
Quando mi hanno cacciato dallAustria, avevo milioni nelle tasche, ma il resto, il resto credo che fosse gi andato perduto.
lalo: Tutto molto poetico, ma cosa hai intenzione di fare adesso?
esterhazy: Niente.
lalo: Ma domani...
esterhazy: Domani, al conte dietrich von esterhazy chiederanno di spiegare lincidente di un
assegno scoperto. Potrebbero chiedergli di farlo.
lalo: E smettila di sorridere a quel modo! Pensi sia divertente?
esterhazy: Penso sia curioso... il primo conte Dietrich von Esterhazy  morto combattendo sotto
le mura di Gerusalemme. Il secondo  morto sui bastioni del suo castello, sfidando una nazione.
Lultimo ha compilato un assegno scoperto in un casin pieno di cromo e dalla scarsa aerazione. 
curioso...
lalo: Di cosa stai parlando?
esterhazy: Di quanto sia bizzarro avere unanima che perde. Vivi le tue giornate e quella scivola
via da te, goccia a goccia. A ogni passo.  come avere un buco nella tasca attraverso cui le monete
scivolano via; piccole monete luccicanti, monetine scintillanti che poi non ritrovi pi.
lalo: Al diavolo le tue storie! Cosa ne sar di me?
esterhazy: Ho fatto tutto quello che era nelle mie possibilit. Ti ho messa in guardia prima di
tutti gli altri.
lalo: Non sarai cos folle da restartene qui fermo, lasciando che le cose...
esterhazy: (Piano) Sai, penso di essere felice che sia accaduto cos. Qualche ora fa avevo dei
problemi, una rete fitta di problemi che ero troppo stremato per sbrogliare. Adesso sono libero. Libero
con un solo tratto di penna che nemmeno avevo in mente di segnare.
lalo: Non ti importa affatto?
esterhazy: Non sarei spaventato se mi interessasse.
lalo: Allora sei spaventato?
esterhazy: Dovrei proprio esserlo.
lalo: Perch non fai qualcosa allora? Chiama i tuoi amici!
esterhazy: La loro reazione, mia cara, sarebbe identica alla tua.
lalo: Stai accusando me, adesso!
esterhazy: Niente affatto. Ti sono grato: hai reso le mie prospettive cos semplici. E cos facili.
lalo: Ma buon Dio! E le rate della mia nuova Cadillac? E le perle che ho fatto mettere sul tuo
conto? E...
esterhazy: E la nota dellalbergo. Il conto del fioraio. Le spese per lultimo party che ho dato. E
per la pelliccia di visone di Colette Dorsay.
lalo: (Saltando in piedi) Cosa?!
esterhazy: Mi cara, non pensavi davvero di essere... la sola?
lalo: (Lo guarda con occhi furiosi.  sul punto di urlare qualcosa. Invece scoppia a ridere, una
risata secca e insultante) Pensi che me ne importi qualcosa, adesso? Pensi che mi metter a piangere
per un inutile...
esterhazy: (Calmo) Non credi sarebbe meglio che te ne tornassi a casa ora?
lalo: (Stringendosi addosso la mantella, corre alla porta, poi si gira di scatto) Chiamami
quando ritorni in te. Domattina ti risponder, se mi va.
esterhazy: Se sar ancora qui per chiamarti, domani.
lalo: Cosa?
esterhazy: Ho detto: se sar ancora qui per chiamarti, domani.
lalo: Cosa vorresti dire? Hai intenzione di scappare o...
esterhazy: (Con decisione pacata) O.
lalo: Oh, non fare il pazzo melodrammatico! (Esce, sbattendo la porta)
(esterhazy rimane immobile, perso nei propri pensieri. Poi trema leggermente, come
riavendosi. Scrolla le spalle. Va in camera da letto, a destra, lasciando la porta aperta. Il telefono
squilla. Lui torna, il cappotto rimpiazzato da una bella giacca da camera)
esterhazy: (Sollevando il ricevitore) Pronto...? (Stupito) A questora? Chi ...? Si rifiuta di
rivelarlo...? Va bene, fatela salire. (Riattacca. Si accende una sigaretta. Qualcuno bussa alla porta. Lui
sorride) Accomodatevi!
(kay gonda entra. Il sorriso delluomo svanisce. Non si muove. Rimane a fissarla per un
momento; due dita immobili sorreggono la sigaretta alla bocca. Poi lui scosta la sigaretta di lato con
un guizzo del polso - la sua sola reazione - e si inchina calmo, in modo formale)
Buonasera, Miss Gonda.
kay gonda: Buonasera.
esterhazy: Una veletta oppure un paio di occhiali scuri?
kay gonda: Scusate?
esterhazy: Spero non abbiate lasciato che laddetto alla ricezione dabbasso vi riconoscesse.
kay gonda: (Sorride allimprovviso, tirando fuori gli occhiali dalla tasca) Occhiali scuri.
esterhazy: Idea brillante.
kay gonda: Quale?
esterhazy: Venire qui a nascondervi.
kay gonda: Come lo avete capito?
esterhazy: Perch sarebbe potuto venire in mente solo a voi. Perch siete lunica capace della
squisita sensibilit di riconoscere lunica lettera sincera che abbia mai scritto in tutta la mia vita.
kay gonda: (Guardandolo)  davvero cos?
esterhazy: (Senza dissimulare di osservarla, parlando con aria noncurante, distaccata)
Sembrate pi alta di quanto apparite sullo schermo... e meno reale. I vostri capelli sono pi biondi di
quel che credevo. La vostra voce  di un tono pi acuta.  un peccato che la cinepresa non catturi la
sfumatura del vostro rossetto. (Con una voce mutata, calma e naturale) E, adesso che ho fatto il mio
dovere da ammiratore, accomodatevi e dimentichiamo le insolite circostanze.
kay gonda: Volete davvero che rimanga?
esterhazy: (Spaziando con lo sguardo nella stanza) Il posto non  troppo disagevole. Entra una
leggera corrente daria dalla finestra alle volte e la gente del piano di sopra di tanto in tanto fa un po di
baccano, ma non accade spesso. (Guardandola) No, non vi dir che sono lieto di avervi qui. Non parlo
mai delle cose che hanno qualche valore per me. Le occasioni per farlo sono state cos rare. Ne ho
perso labitudine.
kay gonda: (Sedendosi) Grazie.
esterhazy: Per cosa?
kay gonda: Per ci che non avete detto.
esterhazy: Sapete che in realt sono io a dovervi ringraziare? Non solo per essere venuta, ma
anche per averlo fatto proprio stanotte.
kay gonda: E come mai?
esterhazy: Forse avete tolto una vita per salvarne unaltra. (Pausa) Molto tempo fa - no, non 
curioso? - solo qualche momento fa - ero pronto a togliermi la vita. Non guardatemi a quel modo. Non
 spaventoso. Spaventosa davvero era la sensazione di profonda indifferenza anche alla morte, e
persino alla mia stessa indifferenza. E poi siete arrivata voi... credo che potrei odiarvi per essere venuta.
kay gonda: Credo che lo farete.
esterhazy: (Animato da un improvviso fuoco: la sua prima, inaspettata emozione) Non voglio di
nuovo sentirmi orgoglioso di me stesso. Ci ho rinunciato. Eppure adesso lo sono. Soltanto perch vi
vedo qui. Soltanto perch ci che non pensavo possibile sulla terra  accaduto.
kay gonda: Mi avete appena detto che non mi avreste raccontato di quanto siete felice di
vedermi. Non ditemelo. Non voglio ascoltarlo. Lho sentito troppo spesso. Non ci ho mai creduto. E
non pensiate che ci creda stanotte.
esterhazy: Ci significa che ci avete sempre creduto.  una malattia incurabile, sapete: nutrire
fiducia nella parte migliore degli uomini. Vorrei dirvi di rinunciarvi. Di distruggere in voi lanelito per
tutto ci che  al di sopra delle insulsaggini per cui gli altri vivono. Ma non posso. Perch non sarete
mai capace di farlo.  la vostra maledizione. E la mia.
kay gonda: (Arrabbiata e implorante) Non voglio sentirlo!
esterhazy: (Sedendosi sul bracciolo di una poltrona, parlando piano, con levit) Sapete, quando
ero un giovane - un ragazzino davvero - pensavo che la mia vita sarebbe stata grandiosa, brillante.
Avrei quasi voluto inginocchiarmi davanti al mio futuro... (Scrolla le spalle) Poi, si supera.
kay gonda: Davvero?
esterhazy: Sempre. Mai del tutto, per.
kay gonda: (Abbassando le proprie difese, allimprovviso entusiasta e fiduciosa) Ho visto un
uomo una volta, quando ero molto giovane. Stava su una roccia, in alto sulle montagne. Le braccia
spalancate e il corpo teso allindietro: come un arco stagliato contro il cielo. Rimaneva immobile e teso,
come una corda che vibrava su una nota di estasi che nessun uomo aveva mai sentito... non ho mai
saputo chi fosse. Ma ho capito che cos avrebbe dovuto essere la vita... (La sua voce si smorza)
esterhazy: (Entusiasta) E poi?
kay gonda: (Con voce mutata) Poi sono tornata a casa, mia madre stava servendo la cena ed era felice perch lintingolo dellarrosto le era venuto bello denso. E ringrazi il Signore con una preghiera... (Balza in piedi, si scaglia contro di lui, con rabbia improvvisa) Non ascoltatemi! Non guardatemi a quel modo...! Ho provato a rinunciarvi. Ho pensato di dover chiudere gli occhi e sopportare di tutto per imparare a vivere come gli altri. Per diventare come loro. Per riuscire a dimenticare. Ho sopportato. Di tutto. Ma non riesco a dimenticare quelluomo sulla roccia. Non ci riesco!
esterhazy: Non succede mai.
kay gonda: (Impaziente) Mi capite? Non sono la sola a...? Oh, Signore! Non  possibile che sia
la sola! (Calma allimprovviso) Perch voi ci avete rinunciato?
esterhazy: (Scrollando le spalle) Perch tutti vi rinunciano? Perch non arriva mai. Cosa ho
ottenuto, invece? Macchine da corsa, cavalli, carte e donne - tutti vicoli ciechi -, i piaceri del
momento. Tutte cose che mai ho desiderato.
kay gonda: (Piano) Ne siete certo?
esterhazy: Non cera altro da prendere. Ma se fosse capitato, se ne avessi avuto loccasione, se
avessi avuto unultima possibilit...
kay gonda: Ne siete certo?
esterhazy: (La guarda, poi va risoluto verso il telefono e solleva il ricevitore) Gladstone
2-1018... Pronto, Carl? Quelle due cabine private sulla Empress of Panama di cui mi hai parlato: vuoi
ancora disfartene? S... s, certo... Alle sette e trenta...? Ci incontriamo l... Capisco... Grazie.
(Riattacca. kay gonda lo guarda con aria interrogativa. Lui si volta verso di lei, con modi calmi,
distaccati) LEmpress of Panama salpa da San Pedro alle sette e trenta del mattino. Per il Brasile. L
non ci sono leggi sullestradizione.
kay gonda: Cosa state dicendo?
esterhazy: Scappiamo insieme. Siamo dei fuorilegge, tutti e due. Ho qualcosa per cui vale la
pena combattere adesso. I miei avi mi invidierebbero, se solo potessero vedermi. Perch il mio Santo
Graal  di questa terra.  reale, vivo, possibile, ma anche loro non capirebbero.  il nostro segreto. Il
mio e il vostro.
kay gonda: Non mi avete chiesto se voglio andarci.
esterhazy: Non devo. Se lo facessi, non avrei alcun diritto di venire con voi.
kay gonda: (Sorride dolcemente; poi:) Voglio dirvi una cosa.
esterhazy: (Si ferma, le si mette di fronte, con aria sincera:) Ditemi.
kay gonda: (Guardandolo dritto negli occhi, con lo sguardo pieno di fiducia, la sua voce un
sussurro) S, ci voglio andare.
esterhazy: (Sostenendo il suo sguardo per un istante; poi, come se stesse rifiutando
deliberatamente di sottolineare lautenticit di quel momento, lancia unocchiata allorologio e
riprende a parlare con tono distaccato) Abbiamo davanti solo qualche ora di attesa. Accender il
camino. Staremo pi al caldo. (Parla con tono allegro, mentre  impegnato ad appiccare il fuoco alla
legna) Metter in valigia un po di cose... Voi potete acquistare il necessario a bordo... Non ho molto
denaro con me, ma vedr di raccogliere qualche migliaio di dollari per domattina... Non so ancora
come, ma ci riuscir... (Lei si siede su una poltrona accanto al fuoco. Lui si accovaccia sul pavimento,
di fronte a lei, vicino ai suoi piedi) Il sole  terribilmente basso in Brasile. Spero che non vi scotterete il
viso.
kay gonda: (Felice, con lentusiasmo di una ragazzina) Succede sempre.
esterhazy: Costruiremo una casa da qualche parte nella foresta. Sar divertente segare gli alberi:
 unaltra esperienza che mi manca. Imparer. E voi dovrete imparare a cucinare.
kay gonda: Certo. Imparer tutto ci che ci potr servire. Cominceremo dal nulla, dallorigine
del mondo, il nostro mondo.
esterhazy: Non avete paura?
kay gonda: (Sorridendo con dolcezza) Ho una paura terribile. Non sono mai stata felice prima.
esterhazy: Il lavoro vi roviner le mani... le vostre deliziose mani... (Lui le prende una mano,
poi la lascia in fretta. Parla con un poco di fatica, tutta un tratto serio:) Sar solo il vostro architetto,
il vostro valletto e il vostro custode. Nientaltro, finch non lo meriter.
kay gonda: (Guardandolo) A cosa stavate pensando?
esterhazy: (Con aria assente) Pensavo a domani e a tutti i giorni che seguiranno... Sembrano
cos lontani...
kay gonda: (Con allegria) Voglio una casa sulla spiaggia. O lungo un grande fiume.
esterhazy: Con un balcone fuori dalla vostra stanza, sullacqua, davanti al sorgere del sole...
(Senza pensare a ci che dice) e il chiarore della luna che vi si riversa di notte...
kay gonda: Non avremo vicini... da alcuna parte... per chilometri e chilometri... Nessuno mi
guarder... Nessuno far caso a me...
esterhazy: (Con voce sommessa) Non permetter che qualcuno vi guardi... Al mattino, nuoterete
in mare... da sola... nellacqua verde... con i primi raggi del sole che carezzano il vostro corpo... (Si
alza, si china su di lei, sussurra:) E poi vi porter in casa... sulle rocce... tra le mie braccia... (La afferra
e la bacia con passione. Lei lo asseconda. Lui solleva il capo e ride con cinica intimit)  questo ci
che davvero cerchiamo, tu e io, non  cos? Perch fingere?
kay gonda: (Non capendo) Cosa?
esterhazy: Perch fingere che siamo diversi? Non siamo migliori degli altri. (Tenta di nuovo di
baciarla)
kay gonda: Lasciatemi andare! (Lei si divincola)
esterhazy: (Ridendo sguaiatamente) Dove? Non hai altro posto dove andare! (Lei lo guarda,
con gli occhi sbarrati, incredula) Dopotutto, che differenza fa se accade adesso o dopo? Perch
prenderci cos sul serio? (Lei si gira verso la porta. Lui la agguanta. Lei strilla. Un urlo soffocato,
fermato dalla mano che lui le preme sulla bocca) Sta ferma! Non puoi chiedere aiuto...! C la pena di
morte: o questo... (Lei comincia a ridere in modo quasi isterico) Sta ferma...! Perch mi dovrebbe
importare ci che penserai di me dopo...? Perch dovrebbe importarmi di domani?
(Lei si divincola, corre alla porta e fugge via. Lui rimane immobile. La sente ridere forte,
sconsideratamente, mentre si allontana)
SIPARIO
SCENA 3
La lettera proiettata sullo schermo  scritta in una calligrafia spigolosa, irregolare:
Cara Miss Gonda,
questa lettera  indirizzata a voi, ma  per me stesso che la scrivo.
Scrivo e intanto penso di parlare a una donna che da sola giustifica lesistenza di questa terra,
una donna che ha il coraggio di voler essere. Una donna che non assume unaurea di grandiosit per
qualche ora soltanto, per poi ritornare a una realt fatta di bambini-cene-amici-football-e-Dio. Una
donna che ricerca la gloria in ogni minuto e a ogni suo passo. Una donna per cui la vita non  una
maledizione, n una compravendita, ma un inno.
Non voglio alcunch, a parte sapere che una donna cos esiste. Perci ho scritto queste righe,
anche se voi potreste non curarvi affatto di leggerle o, leggendole, potreste non capirle. Non so chi
siete. Sto scrivendo a chi avreste potuto essere.
Johnnie Dawes
Main Street
Los Angeles, California.
Le luci si abbassano, lo schermo scompare e, sul palcoscenico, appare labbaino di Johnnie
Dawes.  una stanza squallida, misera, con un soffitto basso, a spiovente, pareti scure che lasciavano
intravedere le travi sotto lintonaco spellato. La stanza  cos spoglia che d limpressione di essere
disabitata: una strana, intangibile sensazione di irrealt. Sulla parete destra, una stretta branda di
ferro; un tavolo rotto, poche casse per sedie. Una piccola porta si apre obliqua, allangolo sinistro in
fondo al palcoscenico. Lintera parete di centro  una lunga finestra, composta da piccoli riquadri di
vetro, che si apre sullorizzonte di Los Angeles. Dietro le ombre scure dei grattacieli, c il primo
accenno di rosa nel cielo scuro. Quando il sipario si alza, il palcoscenico  vuoto, al buio. Si distingue
a stento la stanza e si vede solo il fioco panorama al di fuori della finestra: esso domina il palco, cos
da far dimenticare la camera, in secondo piano rispetto alla citt e al cielo, i veri protagonisti della
scenografia. (Nel corso della scena, il cielo si illumina piano, la striscia rosa dellalba cresce, sorge il sole.)
Si sente qualcuno sulle scale. Una luce tremula si insinua dal taglio della porta, che si apre per
far entrare kay gonda. Alle sue spalle, ciabatta mrs monaghan, la vecchia affittacamere, con una
candela accesa in mano. La donna posa la candela sul tavolo e respira un po affannosamente, come
alla fine di una lunga salita, squadrando kay gonda con curiosit mista a sospetto.
mrs monaghan: Eccoci qui. La stanza  questa.
kay gonda: (Guardandosi piano in giro) Grazie.
mrs monaghan: E voi siete una sua parente?
kay gonda: No.
mrs monaghan: (Con malizia) Proprio come mi immaginavo.
kay gonda: Non lho mai visto prima.
mrs monaghan: Be, vi dir che non  un buono a nulla, perch questo , un buon a nulla.  un
vagabondo fatto e finito. Mai un affitto. Fatica a tenersi un lavoro per pi di due settimane.
kay gonda: Quando sar di ritorno?
mrs monaghan: Da un minuto allaltro... o mai, per quel che ne so. Gironzola tutta la notte, solo
il buon Dio sa dove. Se ne va a zonzo da quel vagabondo che , a zonzo. Torna come se fosse ciucco,
anche se non lo , perch non beve.
kay gonda: Lo aspetter.
mrs monaghan: Prego. (La guarda scaltra) Magari ha un lavoro per lui?
kay gonda: No, nessun lavoro.
mrs monaghan: Si  fatto cacciare di nuovo, tre giorni fa  stato. Aveva un buon posto da
fattorino.  riuscito a tenerselo stretto? Ovvio che no.  successo pari pari con il posto al chiosco. E poi
con il posto da cameriere da Hamburger Looey. Non  un buon soggetto, ve lho detto. Lo conosco
bene io. Meglio di voi.
kay gonda: Io non lo conosco affatto.
mrs monaghan: E non posso mica biasimare i suoi capi.  un tipo strano. Mai una risata, mai
una battuta. (In confidenza) Sapete cosa mi ha detto Hamburger Looey? Mi ha detto: Che piccolo
verme spocchioso cos mi ha detto, fa accapponare la pelle ai cristiani normali.
kay gonda: Cos  proprio questo che vi ha detto Hamburger Looey?
mrs monaghan: Giuro. (In confidenza) E lo sapete? Ha frequentato il college, il giovanotto. Non
ci credereste mai per via del genere di lavori che non riesce a tenersi, ma  proprio cos. Cosa ha
imparato solo il buon Dio lo sa. Non gli  servito a nulla. E... (Si ferma, tende lorecchio. Si sentono dei
passi su per le scale) Eccolo,  lui! Nessun altro  cos spudorato da rincasare a questora tarda. (Alla
porta) Ci pensi. Magari pu fare qualcosa per lui.
(johnnie dawes entra.  un giovanotto alto e snello, vicino ai trenta; un viso emaciato, gli
zigomi prominenti, una bocca dura, occhi chiari, fissi. Lui vede kay gonda e rimane immobile. Si
fissano lun laltra per un lungo momento)
johnnie: (Con voce piana, calma, senza stupore alcuno, n incredulit) Buonasera, Miss Gonda.
kay gonda: (Non riesce a distogliere lo sguardo da lui, ed  la sua voce a suonare stupita)
Buonasera.
johnnie: Si accomodi, prego.
kay gonda: Non vorrai certo che rimanga.
johnnie: Potete farlo.
kay gonda: Non mi hai chiesto perch sono venuta.
johnnie: Mi basta sapervi qui. (Si siede)
kay gonda: (Gli si avvicina allimprovviso, prende il suo volto tra le mani e lo solleva) Che
problema hai, Johnnie?
johnnie: Nessuno, adesso.
kay gonda: Non devi poi essere cos felice di vedermi.
johnnie: Sapevo sareste venuta.
kay gonda: (Si allontana da lui, si lascia cadere stancamente sulla branda. Lo guarda e lui le
sorride: un sorriso che non  di felicit e neppure damicizia) La gente dice che sono una grande diva,
Johnnie.
johnnie: S.
kay gonda: Dicono che ho tutto quello che si possa desiderare.
johnnie:  cos?
kay gonda: No. Ma come lo sai?
johnnie: Come fate a sapere che lo so?
kay gonda: Non hai mai paura quando parli con la gente, Johnnie?
johnnie: S. Ho molta paura. Sempre. Non so cosa dire. Ma non ho paura, adesso.
kay gonda: Sono una donna molto cattiva, Johnnie. Tutto quello che hai sentito sul mio conto 
vero. Tutto, e altro ancora. Sono venuta per dirti che non devi pensare di me ci che hai scritto nella tua
lettera.
johnnie: Siete venuta per dirmi che tutto quello che ho scritto nella mia lettera  vero. Tutto, e
altro ancora.
kay gonda: (Con una breve risata dura) Sei pazzo! Non ho paura di te... Sai che guadagno
ventimila dollari a settimana?
johnnie: S.
kay gonda: Sai che possiedo cinquanta paia di scarpe e che ho tre maggiordomi?
johnnie: Suppongo sia cos.
kay gonda: Sai che i miei film sono proiettati in tutto il mondo?
johnnie: S.
kay gonda: (Furiosa) Smettila di guardarmi a quel modo! Sai che la gente paga milioni per
vedermi? Non ho bisogno della tua approvazione! Ho bizzeffe di ammiratori. Sono molto importante
per loro!
johnnie: Non siete importante per nessuno di loro. Lo sapete.
kay gonda: (Guardandolo quasi con odio) Pensavo di saperlo, unora fa. (Voltandosi di scatto
verso di lui) Perch non mi chiedi nulla?
johnnie: La sola cosa che potrei chiedervi me lavete gi data.
kay gonda: (Lo guarda, ride con asprezza, poi parla con voce mutata, a lei estranea, una voce
innaturalmente comune) Ascolta, Johnnie, smettiamola di prenderci in giro. Ti dir una cosa. Ho ucciso
un uomo.  pericoloso offrire nascondiglio a unassassina. Perch non mi cacci via? (Lui rimane seduto
e la guarda in silenzio) No? Non attacca? Allora, guardami. Sono la donna pi bella che tu abbia mai
visto. Non vuoi dormire con me? Perch? Adesso. Non mi ribeller. (Lui non si muove) No? Ascolta:
sai che c una taglia sulla mia testa? Perch non chiami la polizia e non mi consegni a loro? Ti
sistemeresti per la vita.
johnnie: (Piano) Siete cos infelice?
kay gonda: (Gli si avvicina, poi cade in ginocchio ai suoi piedi) Aiutami, Johnnie!
johnnie: (Si china su di lei, le posa le mani sulle spalle e le chiede con dolcezza:) Perch siete
venuta?
kay gonda: (Sollevando il capo) Johnnie. Se tutti voi che mi vedete sullo schermo ascoltassero
ci che dico e mi valutassero per quello: dove posso sentire quello che pensate? Dove posso ascoltarvi,
cos da avere la forza di andare avanti? Voglio vedere concreta, reale, nella quotidianit della mia vita,
quella gloria che creo come illusione. La voglio vedere nella realt! Voglio sapere che c qualcuno, da
qualche parte, che lo vuole anche lui! Altrimenti che utilit ha il vederla, lavorare e consumarsi per
unimpossibile visione? Anche unanima ha bisogno di carburante. O finisce per inaridirsi.
johnnie: (Si alza, laccompagna alla branda, la fa sedere, rimane di fronte a lei) Vi voglio dire
solo questo: c qualche persona, su questa terra, che vi vede e vi comprende. Quei pochi danno
significato alla vita. Il resto, be, il resto  quello che vedete. Avete un obbligo. Vivere. Solo rimanere
al mondo. Per far sapere loro che voi esistete e potete esistere. Per combattere, anche senza alcuna
speranza. Non possiamo lasciare la terra in mano a tutti gli altri.
kay gonda: (Guardandolo con dolcezza) Chi sei, Johnnie?
johnnie: (Stupito) Io... io sono... niente.
kay gonda: Da dove vieni?
johnnie: Ho avuto una casa e dei genitori, da qualche parte. Non ricordo molto di loro... non
ricordo molto del mio passato. Non c un giorno che meriti di essere ricordato.
kay gonda: Non hai amici?
johnnie: No.
kay gonda: Non hai un lavoro?
johnnie: S... No: sono stato licenziato tre giorni fa. Me ne ero dimenticato.
kay gonda: Dove vivevi prima?
johnnie: Sono stato in molti posti. Ho perso il conto.
kay gonda: Detesti la gente, Johnnie?
johnnie: No. Nemmeno la noto.
kay gonda: Cosa sogni?
johnnie: Niente. A che pro sognare?
kay gonda: A che pro vivere?
johnnie: Nessuno. Ma chi ha reso la vita cos?
kay gonda: Chi non sa sognare.
johnnie: No. Coloro che sanno solo sognare.
kay gonda: Sei molto infelice?
johnnie: No... Non penso che dovreste chiedermi queste cose. Non avrete una risposta decente
da me, su niente.
kay gonda: Un grande uomo una volta ha detto: Amo chi non sa come vivere oggi.
johnnie: (A voce bassa) Penso che non sarei dovuto nascere. Non  una lamentela. Non ho paura
e non me ne rammarico. Ma ho spesso desiderato di morire. Non ho desiderio di cambiare il mondo, n
di farvi parte, cos com. Non ho mai posseduto le armi che avete voi. Non ho mai provato nemmeno
il desiderio di trovare qualche arma. Mi piacerebbe andarmene, in silenzio e di buon grado.
kay gonda: Non voglio sentirtelo dire.
johnnie: C sempre stato qualcosa che mi ha trattenuto qui. Qualcosa che doveva arrivare
prima che io me ne andassi. Voglio conoscere un momento di vita che sia mio, non loro. Non i loro
squallidi, piccoli piaceri. Un momento di estasi, profonda e assoluta, un momento a cui non si dovrebbe
sopravvivere... non mi hanno mai dato una vita. Ho sempre sperato che avrei scelto la mia morte.
kay gonda: Non dirlo. Ho bisogno di te. Io sono qui. Non ti lascer mai andare via.
johnnie: (Dopo una pausa, guardandola in una nuova, strana maniera, con voce fredda, piatta)
Voi? Voi siete unassassina che un giorno verr catturata e morir sulla forca.
(Lei lo guarda, basita. Lui va alla finestra, guarda fuori. Oltre i vetri adesso si  fatta luce. Il
sole sta per sorgere. Raggi di luce si diffondono come aloni dalle sagome scure dei grattacieli. Lui
chiede allimprovviso, senza voltarsi:)
Lavete ucciso?
kay gonda: Non c necessit di parlarne, non  cos?
johnnie: (Senza girarsi) Conoscevo Granton Sayers. Ho lavorato per lui una volta, come caddy,
in un club di golf a Santa Barbara. Un uomo difficile.
kay gonda: Era molto infelice, Johnnie.
johnnie: (Voltandosi verso di lei) Era presente qualcuno?
kay gonda: Dove?
johnnie: Quando lo avete ucciso.
kay gonda: Dobbiamo proprio parlarne?
johnnie: Lo devo sapere. Vi ha visto qualcuno mentre lo uccidevate?
kay gonda: No.
johnnie: La polizia ha qualche prova contro di voi?
kay gonda: No. A parte ci che potrei dire io. Non racconter nulla, per. Neppure a te. Non
farmi domande.
johnnie: A quanto ammonta la taglia che pende sulla vostra testa?
kay gonda: (Dopo una pausa, con uno strano tono di voce) Cosa hai detto, Johnnie?
johnnie: (Calmo) Ho detto: a quanto ammonta la taglia che pende sulla vostra testa? (Lei lo
fissa) Lascia stare. (Lui va alla porta, la apre e chiama:) Mrs Monaghan! Venga!
kay gonda: Cosa fai? (Lui non risponde, n la guarda. mrs monaghan ciabatta sulle scale e
compare alla porta)
mrs monaghan: (Arrabbiata) Che volete?
johnnie: Mrs Monaghan, ascoltate bene. Andate di sotto, al telefono. Chiamate la polizia. Dite
loro di venire subito. Dite loro che Kay Gonda  qui. Avete capito? Kay Gonda. Adesso andate, fate in
fretta.
mrs monaghan: (Sbigottita) Sissignore... (Esce di corsa)
(johnnie chiude la porta, si volta verso kay gonda. Lei cerca di guadagnare luscita. A
separarli, il tavolo. Lui apre un cassetto, tira fuori una pistola, gliela punta contro)
johnnie: Non muovetevi. (Lei rimane immobile. Lui torna alla porta e la chiude a chiave. Lei si
curva allimprovviso, ma rimane in piedi)
kay gonda: (Senza guardarlo, con voce piatta, senza vita) Mettila via. Non cercher di
scappare. (Lui fa scivolare la pistola nella tasca e rimane con le spalle appoggiate alla porta. Lei si
siede, voltandogli le spalle)
johnnie: Abbiamo allincirca tre minuti. Penso che non ci  accaduto nulla e nulla accadr. Il
mondo si  fermato un minuto fa e fra tre minuti riprender a girare. Ma, adesso, questa pausa 
nostra... Voi siete qui. Vi guardo. Ho visto i vostri occhi, e tutta la verit che un uomo abbia mai
cercato. (Lei china la testa sulle braccia) Non ci sono altri uomini sulla terra in questo momento. Solo
voi e io. Non c altro che il mondo in cui voi vivete. Respirare per una volta quellaria, muovercisi
dentro, ascoltare la mia voce su onde che non sfiorano bruttura o dolore... non ho mai conosciuto la
gratitudine. Ma adesso, di tutte le parole che mi piacerebbe dirvi, ve ne dir solo due: vi ringrazio.
Quando andrete via, ricordatevi che vi ho ringraziato. Ricordate, non importa cosa accadr in questa
stanza... (Lei affonda la testa fra le braccia. Lui rimane in silenzio, la testa gettata allindietro, gli
occhi chiusi)
(Si odono passi che salgono di corsa le scale. johnnie e kay gonda non si muovono. Qualcuno
bussa con violenza alla porta. johnnie si volta, gira la chiave nella toppa e apre. Un capitano di polizia
entra, seguito da due agenti. kay gonda si alza,  di fronte a loro)
capitano: Ges Cristo! (La guardano, sbigottiti)
poliziotto: E io che pensavo che fosse la telefonata di qualche altro lunatico.
capitano: Miss Gonda, sono davvero felice di vedervi. Siamo impazziti a...
kay gonda: Portatemi via di qui. Dove volete.
capitano: (Avanzando di un passo verso di lei) Be, non abbiamo...
johnnie: (Con una voce calma che  quasi un ordine, cos imperativo da far girare tutti verso di
lui) State lontano da lei. (Il capitano si ferma, johnnie si avvicina a un poliziotto e indica il tavolo)
Sedete. Prendete carta e penna. (Il poliziotto volge lo sguardo al capitano, che annuisce, sconcertato. Il
poliziotto obbedisce) Ora scrivete: (Detta piano, la voce precisa, senza emozioni) Io, John Dawes,
confesso che la notte del 3 maggio, volontariamente e con premeditazione, ho ucciso Granton Sayers, a
Santa Barbara, in California. (kay gonda fa un respiro profondo, quasi un rantolo) Sono stato fuori
nelle ultime tre notti, come la mia padrona di casa, Mrs Sheila Monaghan, potr confermare. Potr
oltremodo testimoniare che sono stato licenziato dallAlhambra Hotel il 3 maggio. (kay gonda scoppia
di colpo a ridere.  la risata pi lieve, felice del mondo) Ho lavorato per Granton Sayers un anno fa, al
Greendale Golf Club di Santa Barbara. Senza pi un lavoro e senza un soldo, sono andato da lui, la sera
del 3 maggio, deciso a estorcergli del denaro con il ricatto, sotto la minaccia di divulgare alcune
informazioni in mio possesso. Lui si  opposto, anche quando gli ho puntato contro una pistola. Gli ho
sparato. Mi sono disfatto dellarma gettandola nelloceano tornando a casa da Santa Barbara. Ero da
solo quando ho commesso questo crimine. Nessunaltra persona  implicata. (Aggiunge:) Avete scritto
tutto? Datemela. (Il poliziotto gli tende la confessione. johnnie la firma)
capitano: (Non riesce a capacitarsi) Miss Gonda, cosa avete da dire al riguardo?
kay gonda: (Con voce quasi isterica) Non chiedetemelo! Non adesso! Non mi parlate!
johnnie: (Tende la confessione al capitano) Vogliate lasciar andare Miss Gonda, adesso.
capitano: Aspettate un minuto, giovanotto. Non cos in fretta. Ci sono un sacco di altre
spiegazioni che dovete darci ancora. Come siete entrato nella casa di Granton Sayers? Come ne siete
uscito?
jonnhie: Vi ho gi detto tutto quello che dovevo.
capitano: A che ora gli avete sparato? E cosa ci faceva l Miss Gonda?
johnnie: Sapete gi tutto il necessario. Quanto vi basta per non implicare Miss Gonda. Avete la
mia confessione.
capitano: Certo. Ma dovrete provarlo.
johnnie: Baster, anche se non fornir prove. Soprattutto se non sar pi qui per darne.
capitano: Avete intenzione di fare il duro, eh? Be, vi accompagneremo in centrale, subito.
Andiamo, giovanotto.
kay gonda: (Facendo un passo in avanti) Aspettate! Dovete ascoltarmi adesso. Ho una
dichiarazione da fare. Io...
johnnie: (Indietreggia, tira fuori la pistola dalla tasca, tenendo il gruppo sotto tiro) Fermi, tutti
quanti. (A kay gonda) Non muovetevi. Non dite una parola.
kay gonda: Johnnie! Non sai cosa stai facendo! Aspetta, caro! Metti gi la pistola.
johnnie: (Senza abbassare larma, le sorride) Ho ascoltato. Grazie.
kay gonda: Ti racconter ogni cosa! Non sai tutto! Io sono salva!
johnnie: Lo so che siete salva. Lo sarete. State indietro. Non abbiate paura. Non far del male a
nessuno. (Lei obbedisce) Voglio che mi guardiate tutti. Tra molti anni potrete raccontarlo ai vostri
nipoti. State assistendo a qualcosa che non vedrete pi e che loro non vedranno mai: un uomo
pienamente felice! (Si punta la pistola contro, spara, si accascia per terra).
...
.
...
SIPARIO.
...
.
...
SCENA 4.
...
.
...
Ingresso della residenza di kay gonda.  imponente, moderna nella sua austera semplicit. Non
ci sono mobili, n ornamenti di alcun genere. La parte superiore dellingresso  una lunga piattaforma
sopraelevata che divide orizzontalmente la sala in due: tre larghi gradini conducono al piano terra.
Alte colone squadrate si sollevano dallultimo gradino. La porta che introduce al resto della casa 
verso il proscenio, lungo la parete sinistra. Lintera parete posteriore  composta da larghi pannelli di
vetro, con una porta dingresso al centro. Dietro la casa c uno stretto sentiero che serpeggia tra le
rocce frastagliate, a strapiombo sul mare, con unampia vista sulloceano e sul cielo fiammeggiante
del tramonto. Lingresso  in penombra. Non c alcuna luce, a parte gli ultimi bagliori del giorno.
Mentre il sipario si solleva, mick watts  seduto sul gradino pi alto, chino su un maggiordomo
che siede con aria compita sul gradino pi in basso, rigido, dritto e a disagio, sorreggendo un vassoio
con un bicchiere da cocktail ancora pieno. Il colletto della camicia di mick watts  slacciato, la
cravatta allentata, i capelli scompigliati. Tra le mani stringe forte un giornale.  sobrio.
mick watts: (Proseguendo un discorso che chiaramente sta andando avanti da un po di tempo
e parlando con voce monotona, pacata e inespressiva; con modi sinceri, confidenziali) ...E cos il re li
chiam davanti al trono e disse loro: Sono stanco e nauseato. Sono stanco del mio regno, dove non c
uomo che valga la pena governare. Sono stanco della mia corona senza lustro, perch non c una
singola fiamma di gloria da qualche parte, nella mia terra, che vi si possa riflettere. ...Vedete, era un re
folle. Alcuni urlano, proprio come lui, e battono la testa contro al muro. Altri saltellano qua e l, come
un cane che d la caccia a unombra, ben sapendo che non c alcuna ombra da inseguire, ma vanno
avanti, con il cuore vuoto e le zampe che sanguinano... Allora il re disse a quelli che, questa volta,
erano intorno al suo capezzale... disse:  la fine, ma spero ancora. Non c fine. Seguiter a sperare...
sempre... sempre. (Allimprovviso guarda il maggiordomo, come se lo notasse ora per la prima volta,
e chiede con una voce del tutto diversa, puntandogli contro il dito:) Cosa diavolo ci fate qui?
maggiordomo: (Alzandosi) Potrei permettermi di farle osservare, signore, che state parlando da
unora e un quarto?
mick watts: Davvero?
maggiordomo: Certo, signore. Perci, mi perdonerete se mi sono preso la libert di sedermi.
mick watts: (Sorpreso) Curioso, siete stato qui tutto questo tempo!
maggiordomo: Sissignore.
mick watts: Be, cosa volevate?
maggiordomo: (Allungando il vassoio) Il vostro whiskey, signore.
mick watts: Oh! (Allunga la mano verso il bicchiere, poi si ferma, agita il giornale
accartocciato verso il maggiordomo e chiede:) Lavete letto?
maggiordomo: Sissignore.
mick watts: (Dando un colpo al vassoio, scaraventandolo per aria; il vassoio cade in terra e il
bicchiere si rompe) Va al diavolo! Non voglio un whiskey!
maggiordomo: Me lo avete chiesto voi, signore.
mick watts: Va al diavolo lo stesso! (Mentre il maggiordomo si china per raccogliere il
vassoio) Va via! Lascia stare! Vattene! Non voglio vedere altre facce intorno a me stasera!
maggiordomo: Sissignore. (Esce a sinistra)
(mick watts liscia il giornale, lo guarda, lo accartoccia di nuovo in uno scatto dira. Si odono
passi che si avvicinano dallesterno, avanzando di corsa verso la porta; lei ha un giornale in mano.
mick watts va alla porta e la apre, prima che lei abbia il tempo di suonare)
miss sayers: Buonasera.
(Lui non risponde, la lascia entrare, chiude la porta e rimane in silenzio a fissare la donna. Lei
si guarda intorno, poi volge gli occhi verso di lui, disorientata)
mick watts: (Senza muoversi) Allora?
miss sayers:  la casa di Miss Kay Gonda?
mick watts: S.
miss sayers: Potrei vedere Miss Gonda?
mick watts: No.
miss sayers: Sono Miss Sayers. Miss Frederica Sayers.
mick watts: Non mimporta.
miss sayers: Potrebbe per cortesia dire a Miss Gonda che sono qui? Sempre che sia in casa.
mick watts: Non c.
miss sayers: Per quando laspettate?
mick watts: Non laspetto.
miss sayers: Buon uomo, la situazione si sta facendo assurda.
mick watts: Lo . Farebbe meglio ad andarsene.
miss sayers: Signore?!
mick watts: Torner da un minuto allaltro. So che lo far. E non c nulla di cui parlare adesso.
miss sayers: Buon uomo, si rende conto...
mick watts: Mi rendo conto di tutto ci di cui potete rendervi conto voi, e di altro ancora. E le
sto dicendo che non c nulla da fare. Non la assilli adesso.
miss sayers: Potrei chiedervi chi siete e di cosa state parlando?
mick watts: Non ha importanza chi io sia. Sto parlando di (Lui le tende il giornale) questo.
miss sayers: S, lho letto e devo dire che  oltremodo sconcertante e...
mick watts: Sconcertante? Diavolo,  mostruoso! E non sa neanche la met di tutta la
faccenda...! (Riprendendo il controllo di s, aggiunge distaccato) E neppure io.
miss sayers: Sentite, devo andare in fondo alla questione. Questa storia sfuggir di mano e...
mick watts:  gi sfuggita di mano.
miss sayers: Allora devo...
(kay gonda entra in casa.  vestita come nelle scene precedenti.  calma, ma molto stanca)
mick watts: Eccoti qui! Sapevo che ora saresti tornata!
kay gonda: (Con voce calma, pacata) Buonasera, Miss Sayers.
miss sayers: Miss Gonda, questo  il primo sospiro di sollievo che tiro in due giorni! Non avrei
mai pensato che sarebbe giunto il momento in cui sarei stata lieta di vedervi! Ma dovete capire...
kay gonda: (Con indifferenza) Lo so.
miss sayers: Dovete capire che non potevo prevedere lincredibile piega che avrebbero preso gli
eventi.  stato davvero molto gentile da parte vostra scomparire ma, davvero, non avreste dovuto
nascondervi anche da me.
kay gonda: Non mi nascondevo.
miss sayers: Ma dove eravate?
kay gonda: Fuori citt. Per motivi che nulla avevano a che fare con la morte di Mr Sayers.
miss sayers: Ma, quando avete sentito quelle assurde voci che vi accusavano del suo omicidio,
avreste dovuto correre subito da me! Quando vi ho chiesto, a casa, quella notte, di non rivelare a
nessuno le circostanze della morte di mio fratello, non potevo sapere che sarebbero sorti dei sospetti sul
vostro conto. Ho fatto del mio meglio per rimanere in contatto con voi. Vi prego di credermi quando vi
dico che non ho messo in giro io quelle voci.
kay gonda: Non lho mai pensato.
miss sayers: Vorrei proprio sapere chi lha fatto.
kay gonda: Anchio.
miss sayers: Vi devo delle scuse. Sono certa che abbiate pensato che fosse mio dovere rivelare
subito la verit, ma sapete perch fossi obbligata a mantenere il riserbo. Comunque, laffare  andato in
porto e ho pensato che sarebbe stato pi opportuno venire subito da voi e dirvi che ora sono libera di
chiarire tutto.
kay gonda: (Con aria noncurante)  stato molto gentile da parte vostra.
miss sayers: (Voltandosi verso mick watts) Giovanotto, potete raccontare a quelli dei vostri
ridicoli studios che Miss Gonda non ha assassinato mio fratello. Dite loro che potranno leggere della
lettera che ha lasciato prima di suicidarsi sui giornali di domani. Ha scritto che non aveva alcun
desiderio di seguitare a lottare, dal momento che i suoi affari erano in rovina e che lunica donna che
avesse mai amato, quella sera, aveva rifiutato di sposarlo.
kay gonda: Mi spiace, Miss Sayers.
miss sayers: Non  un rimprovero, Miss Gonda. (A mick watts) La polizia di Santa Barbara
sapeva tutto, ma mi ha promesso di mantenere il silenzio. Dovevo tenere segreto il suicidio di mio
fratello per un poco di tempo, perch stavo contrattando una fusione con...
mick watts: La United California Oil e non voleva che loro sapessero dello stato disastroso in
cui versava la Sayers Company. Molto brillante. Adesso avete siglato laccordo e truffato la United
California. I miei complimenti.
miss sayers: (Irritata, verso kay gonda) Questo eccentrico gentiluomo sapeva tutto?
mick watts: Cos pare, vero?
miss sayers: Allora, santo cielo, perch avete lasciato che tutti sospettassero di Miss Gonda?
kay gonda: Non credete che sia meglio, Miss Sayers, non parlarne pi?  finita.  tutto passato.
Lasciamocelo alle spalle.
miss sayers: Come desiderate. C solo una domanda che vorrei porvi. Una questione che mi
lascia del tutto interdetta. Pensavo che forse voi potevate saperne qualcosa. (Indica il giornale)
Quellincredibile storia... quel ragazzo di cui non ho mai sentito parlare, che si  ammazzato... e che
confessione folle... Cosa mai significa?
kay gonda: (Pacatamente) Non lo so.
mick watts: Eh?
kay gonda: Non lo conoscevo.
miss sayers: Allora me lo spiego solo come il gesto di un folle, di una mente anormale...
kay gonda: S, Miss Sayers. Una mente che non era normale.
miss sayers: (Dopo una pausa) Be, se vorrete scusarmi, Miss Gonda, ora vi augurerei la
buonanotte. Rilascer subito la mia dichiarazione ai giornali e riabiliter del tutto il vostro nome.
kay gonda: Vi ringrazio, Miss Sayers. Buonanotte.
miss sayers: (Girandosi verso la porta) Vi auguro buona fortuna qualsiasi cosa stiate facendo.
Siete stata molto gentile in queste malaugurate circostanze. Permettete che vi ringrazi.
(kay gonda si inchina. miss sayers esce)
mick watts: (Con aria furente) Allora?
kay gonda: Ti spiacerebbe andare a casa, Mick? Sono molto stanca.
mick watts: Spero che tu...
kay gonda: Telefona agli studios, prima di andare. Di loro che firmer il contratto domattina.
mick watts: Spero che tu ti sia divertita! Spero che ti sia piaciuto! Ma io ne ho abbastanza!
kay gonda: Ci vediamo agli studios domani alle nove.
mick watts: Ne ho abbastanza! Dio, come vorrei piantarti in asso!
kay gonda: Sai che non lo farai mai, Mick.
mick watts:  questo il problema, diavolo! Che lo sappia anche tu! Perch seguirti come un
cagnolino e perch mai farlo per il resto dei miei giorni? Perch non riesco a dire di no ai tuoi folli
capricci? Perch ho diffuso voci su un assassinio che non hai mai commesso? Solo perch volevi
scoprire qualcosa? Be, ci sei poi riuscita?
kay gonda: S.
mick watts: E cosa hai scoperto?
kay gonda: Quanta gente ha visto il mio ultimo film? Ricordi le cifre?
mick watts: Settantacinque milioni seicentomilatrecentododici persone.
kay gonda: Be, Mick: settantacinque milioni e seicentomila persone mi odiano. Mi odiano dal
profondo del cuore per ci che vedono in me, per ci che hanno tradito. Non valgo nulla per loro, a
parte il loro biasimo... Ma ci sono trecentododici persone, forse solo dodici... ce n una manciata che
vuole il massimo possibile dalla propria vita e non si accontenter di niente di meno e non vivr ad
altre condizioni...  con loro che firmer il contratto domani. Non possiamo lasciare il mondo nelle
mani di tutti gli altri.
mick watts: (Brandendo il giornale) E cosa mi dici di questo?
kay gonda: Ti ho gi risposto.
mick watts: Sei unassassina, Kay Gonda! Hai ucciso quel ragazzo!
kay gonda: No, Mick, non io da sola.
mick watts: Quel povero pazzo pensava di doverti salvare la vita!
kay gonda: Lha fatto.
mick watts: Cosa?!
kay gonda: Voleva morire perch io vivessi. E ci  riuscito.
mick watts: Ma non ti rendi conto di ci che hai combinato?
kay gonda: (Piano, guardando oltre le sue spalle) Mick,  stato il gesto pi gentile che abbia mai fatto.
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SIPARIO.
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Note.
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1. Arnold Rothstein, il gangster che, presumibilmente, stava dietro allo scandalo delle scommesse sulle finali del campionato statunitense di baseball del 1919.
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FINE.