MELANIE RAABE.
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L'OMBRA.
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Titolo originale: Der Schatten.
Traduzione di: Leonella Basiglini.
2019. Corbaccio Edizioni, MILANO.
Collezione: Top thriller. 
ISBN 978-88-6700-596-3. 
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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PRESENTAZIONE.
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L'11 febbraio ucciderai al Prater un uomo di nome Arthur Grimm. Di tua spontanea volont. E con ottime ragioni. Con questo oscuro messaggio sibilato in una strada di Vienna da una vecchia mendicante, la giovane giornalista Norah si ritrova catapultata indietro nel tempo. Perch proprio un 11 febbraio di tanti anni prima, quando ancora viveva a Berlino, era successa una cosa orribile che aveva segnato per sempre la sua vita e che l'aveva spinta a cambiare citt. Detto questo, le parole della mendicante sono solo un macabro scherzo che non ha a che fare con lei, visto che fra l'altro non conosce nessun Arthur Grimm. Ma improvvisamente a Nora sorge un sospetto atroce: davvero non conosce nessun Grimm? Cosa  successo veramente nella notte peggiore di tutta la sua vita? E perch, adesso, Norah arriva perfino a temere per la sua incolumit? L'ombra  il terzo psicothriller di un'autrice in costante ascesa, da mesi in classifica in Germania e venduto in tutto il mondo. Melanie Raabe costruisce con eccezionale maestria una trappola mortale che pagina dopo pagina imprigiona la protagonista e inchioda il lettore al libro fino alla fine.
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L'autrice.
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Melanie Raabe  nata a Jena nel 1981,  cresciuta in un paesino di quattrocento anime della Turingia, ha trascorso l'adolescenza giocando a calcio e arrampicandosi sugli alberi in una cittadina della Vestfalia settentrionale e ha studiato Scienze della comunicazione e Letterature comparate a Bochum. Ha lavorato come giornalista e scritto testi teatrali e racconti. Corbaccio ha pubblicato, oltre a L'ombra, La trappola e La verit.
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L'OMBRA.
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I'm a fountain of blood
In the shape of a girl.
Bjrk, Bachelorette
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In the desert
I saw a creature, naked, bestial,
Who, squatting upon the ground,
Held his heart in his hands,
And ate of it.
I said, Is it good, friend?
It is bitter  bitter, he answered;
But I like it
Because it is bitter,
And because it is my heart.
Stephen Crane, In the Desert.
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Prologo.
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Sarebbe sparita, semplice. Il ghiaccio sotto i suoi piedi avrebbe ceduto con uno scricchiolio, di
colpo sarebbe stata trascinata gi, nessuno sgambettio, nessun agitarsi per restare a galla, nessun
dibattersi, solo gi, gi, gi, nel buio, nel silenzio.
Da piccola andava spesso sullo stagno ghiacciato che segnava il confine tra le ultime case e i
campi. All'epoca non sapeva ancora che potesse rompersi.
Che esistesse un posto simile. Un laghetto nel cuore del bosco, incorniciato dai rami degli alberi
piegati sotto il peso della neve fresca, come se fossero a lutto. L'insensibilit alle estremit delle mani,
il dolore lancinante alle dita dei piedi. Mosse la torcia. Nessun altro, a parte lei. Non erano venuti.
Eppure ce n'erano di tracce. Li aveva mancati? Era arrivata tardi? Guard l'ora. No.
Spense la torcia. Percorse il sentiero, lenta, un passo alla volta, la luce granulosa era
insopportabile. Ormai era uscita dall'ombra degli alberi, la torcia non serviva pi.
Lontana dalla citt, le stelle le apparvero luminosissime. Il fruscio delle foglie congelate. Un
mondo notturno splendente. Ben presto dimentic il motivo che l'aveva portata l in piena notte. Il
tradimento, la rabbia, il dolore... tutto.
Fece un passo sul ghiaccio. Trattenne il fiato, rest in ascolto. Uno scricchiolio. Il mugolio
sommesso di una creatura addormentata che sogna.
Si fece pi attenta, alz gli occhi al cielo, li chiuse. Il silenzio le sembr un canto. Una corale.
Strano, pens.
Si alz il vento, tagliente come una lama, e sparse l'odore di neve fresca. Pieg la testa
all'indietro, si strinse nelle spalle.
Lo splendore lattiginoso delle stelle. La sensazione che avrebbe fatto meglio a non trovarsi l.
E fu allora che lo vide. Un oggetto sulla superficie ghiacciata. Esit, si chin per vederlo meglio
tra la neve. Allung la mano. Il suo cervello cap cosa stava osservando, lei socchiuse gli occhi. Ritir
la mano.
Un uccello morto, nero contro il bianco della neve, non ancora congelato.
Si alz  credeva nei presagi  si gir rapida. Di colpo, aveva il fiatone.
Nessuno. Non c'era nessuno.
Si gir di nuovo a guardare. Niente, nessuno, soltanto lei e la notte. Alz di nuovo gli occhi alle
stelle e prese una decisione.
Lo avrebbe fatto. Li avrebbe distrutti. Dal primo all'ultimo. In primis, per, lei. Norah.
1
Norah amava gli addii. Momenti di passaggio. Minuti sulla soglia tra la notte e il giorno, tra
l'inverno e la primavera.
Compleanni, matrimoni, veglioni di San Silvestro. Una vita nuova, nuove possibilit. Rinascite.
Cancellare il passato, impugnare una matita nuova.
Perch piangi, allora?
Il buio impenetrabile dei boschi. La notte che prevale sul verde e il blu del cielo. Davanti a lei,
una strada infinita. Norah guardava fisso nel buio, gli occhi spalancati. Il passato spariva nello
specchietto retrovisore. Sempre pi piccolo. A una velocit irreale. Il suo lavoro. Il compagno. La casa.
Il cane.
La catastrofe.
Norah si asciug le lacrime. Un giorno avrebbe superato ci che le era accaduto a Berlino. La
vita  ingiusta, ormai aveva imparato la lezione. Sarebbe sopravvissuta. La rabbia e l'amarezza non si
sarebbero disperse del tutto, ma attenuate s, come un tatuaggio fatto tanto tempo addietro.
I macigni che le erano caduti addosso nelle ultime settimane e negli ultimi mesi sembravano gi
pi leggeri a ogni chilometro che si aggiungeva tra lei e casa, quella che ormai non era pi casa sua.
Andarsene era stata la decisione giusta.
L'aspettavano almeno sei ore di viaggio. Norah rallent, si prepar alla curva, si impose di non
tagliarla. Accese la radio, la scatoletta spar musica elettronica. Era ormai un bel po' che non
incrociava macchine. Era bello. L'attrito delle ruote sull'asfalto, la musica soffusa, i boschi, la quiete,
la partenza. Anche l'ultimo barlume di luce spar. Il bosco di conifere in cui si addentrava sembr farsi
pi fitto.
Affront un'altra curva, lunga, pigi sull'acceleratore, alz lo sguardo e, di colpo, ecco le stelle.
Una manciata, una dozzina, migliaia, innumerevoli, una miriade.
Un'occhiata al navigatore le disse che l'aspettavano ancora cinquecento chilometri. Chi se ne
importa. Rallent, accost a destra, si ferm. Contempl il cielo dal parabrezza, spense la radio, il
motore e i fari.
Apr la portiera, si piazz al centro della strada, rovesci all'indietro la testa. Eccoli! Gli astri
dipinti nella volta celeste da un pennello sottile. Sorrise. Rimase cos per un attimo. Il freddo cominci
a farsi sentire sulle guance, nelle dita, penetr lo strato sottile dei guanti in pelle nera, raggiunse la
punta dei piedi, ma lo sguardo di Norah era sempre rivolto al cielo. Una volta sapeva perch le stelle
brillano, ma adesso non riusciva a ricordarselo. Uno scricchiolio, Norah si gir, fiss nel buio. Rumori
del bosco. Sorrise dell'accelerata improvvisa del suo cuore.
Boschi. Il suo respiro. Davanti a lei una strada tortuosa; sopra di lei il cielo. Nulla di cui aver
paura. Risal con calma in macchina, accese i fari, avvi il motore. Sul sedile del passeggero c'era una
borsa, su quello posteriore un mucchietto di effetti personali, nient'altro. Gli scatoloni del trasloco
riempiti in tutta fretta l'aspettavano gi a Vienna. Tutto nuovo, era libera. Norah accese la radio.
Cambi stazione. E a quel punto non ci furono che lei, la strada e la musica.
2
L'indomani mattina, quando Norah si svegli nel suo appartamento viennese e a piedi nudi
and alla finestra, il sole invernale inondava gi di luce lattiginosa le sontuose facciate dei palazzi
antistanti. Apr la finestra e per un attimo assapor il freddo pungente che le invest il viso arrossandole
le guance, e intanto, sotto di lei, la citt si ridestava alla vita, sembrava un unico organismo. Il traffico
copriva quasi del tutto le grida di un gruppo di scolari di passaggio. Norah prese un bel respiro, chiuse
la finestra e si guard intorno.
Una vita minuscola, la sua. Come letto, nient'altro che pezzi di legno e doghe arrotolate sul
pavimento della camera, sparsi sul parquet come uno scheletro scomposto. Aveva trascorso la notte su
un materassino, sentendo il pavimento duro sotto di s a ogni movimento. E poi c'erano gli scatoloni
del trasloco. Quarantotto. Tutto quello che si era portata appresso dalla vecchia alla nuova vita.
Ne aveva aperto uno con la scritta vestiti, sperando di indovinare quello giusto. Roba estiva,
ciabattine, il bikini bianco comprato per la vacanza in Sardegna dove aveva festeggiato il suo
trentaquattresimo compleanno.
Aveva impacchettato le sue cose troppo in fretta, l'unico desiderio era andarsene
dall'appartamento di Prenzlauer Berg. Alex era rimasto a osservarla sbalordito, travolto dagli eventi.
Era senza parole, n del resto lei era intenzionata a sentirne.
Norah richiuse lo scatolone, ne apr un secondo, un terzo, un quarto: biancheria per il letto,
l'attrezzatura da sub. Una coperta di lana. Camicie e T-shirt. Di maglioni caldi nemmeno l'ombra.
Sospirando prese una camicetta nera e si sdrai. Tra quelle stanze dalle nude pareti bianche e gli alti
soffitti, gli scatoloni impilati dalla ditta di traslochi sembravano reperti in un museo di arte moderna.
Erano poche le cose gi al loro posto: la scrivania nello studio, il divano e il televisore in un
angolo del soggiorno  non appena il silenzio si faceva assordante Norah lo lasciava acceso  e la
macchina per il caff in cucina. Il resto era deserto. No, pens. Quale deserto? Un foglio bianco da
colorare.
A un tratto le venne da sorridere.
Quando poco dopo usc chiudendo a chiave la porta avvert odore di moquette ammuffita e
caff. Stava per imboccare le scale quando ud un rumore, impercettibile. Si gir. Solo dopo aver alzato
lo sguardo lo vide, un gattino nero che sostava indeciso sui gradini tra il secondo e il terzo piano, e la
osservava timido.
Ma ciao disse Norah. E tu, da dove esci?
D'istinto si accovacci allungando la mano.
Il gattino la fissava. Alla fine si mosse, dapprima incerto, poi facendosi sempre pi coraggio.
Norah gli carezz cauta la testolina. Da piccola aveva sempre desiderato un gatto, sua madre per non
ne voleva sapere di avere animali in casa. E in seguito, per quanto fosse ormai grande abbastanza da
non dover pi chiedere il permesso, lavorando dodici ore al giorno in redazione non aveva certo tempo
per un gatto.
L'animale aveva ormai dimenticato la prudenza iniziale, premeva la testa contro il dorso della
mano di Norah e inarcava a occhi chiusi la schiena facendo le fusa.
Katinka? D'un tratto Norah ud una voce dall'alto, dal piano sopra il suo. Il gatto alz la
testa, chiaramente incerto sul da farsi: seguire il richiamo o lasciarsi carezzare ancora un po' dalla sua
nuova conquista? Alla fine scelse la seconda opzione e si strusci civettuolo contro le gambe di Norah
che nel frattempo si era rialzata.
Salve grid Norah verso le scale. Se cerca il suo gatto,  qui.
Risuon una risata, poi dei passi, e dopo due secondi una voce disse: Allora, Katinka? Stai
importunando di nuovo i vicini? E a seguire: Scusi. Non so come, ma se l' svignata. Comunque
piacere, sono Theresa. Terzo piano.
Per un attimo Norah rimase come pietrificata. Gli occhi blu quasi a mandorla, le ciglia bionde,
la bocca piccola che sembrava disegnata da un pennello, le lentiggini...
Tutto bene? domand la ragazza, ma Norah a malapena la sent.
Che somiglianza...
Tutto a posto? domand di nuovo la donna.
Finalmente Norah riusc a strapparsi un sorriso.
Sto ancora dormendo disse. Mi scusi, la prego.
Strinse la mano ancora tesa di Theresa.
Norah aggiunse. Secondo piano.
Figo disse la donna. Molto piacere. Lanci un'occhiata alle spalle di Norah. Adesso 
meglio che vada a recuperare quel piccolo demonio.
Norah scese lenta i gradini fino al piano terra.
Tutto bene?, le aveva domandato la donna. Chi pu stare bene dopo aver visto un fantasma?
3
Vienna le mostrava il suo lato gelido. Anni addietro, quando l'aveva visitata d'estate insieme ad
Alex, Norah era rimasta incantata da una metropoli ostinata, cos diversa da qualunque altro posto in
cui fosse mai stata. Sembrava un'eternit fa.
Adesso le appariva cos tetra. La visione di Vienna di Edvard Munch, un sinistro bosco di
asfalto, deformato e minaccioso. L'appartamento vuoto di Norah, il buio delle strade. I passanti con i
loro smartphone, la malinconia che rivestiva ogni cosa come una pellicola sudicia, invisibile ma
pervasiva. E un freddo insopportabile.
All'edicola di fronte Norah compr un quotidiano tedesco, uno austriaco e un pacchetto di
sigarette, dopodich and a sedersi al bistrot all'angolo. Dopo il primo sorso di caff, la rabbia del
ricordo che si era insinuato dentro di lei alla vista di Theresa era scemata e il pensiero torn a ci che
l'aspettava.
Ufficialmente mancavano ancora due settimane all'inizio del nuovo impiego, ma Norah ardeva
dal desiderio di tornare al lavoro. Ecco il perch del suo entusiasmo quando il caporedattore l'aveva
invitata anzitempo a un colloquio in redazione. Dopo tante telefonate era l'occasione di conoscersi sul
serio. Era un po' nervosa, per. Era una brava giornalista, lo sapeva anche lei, alcuni dei suoi reportage
avevano ricevuto premi e in passato aveva rifiutato il corteggiamento di altri editori. Ma questo
succedeva prima. Prima di quella che lei nella sua mente chiamava catastrofe. A quel punto l'offerta di
Vienna le era sembrato uno scherzo crudele. Troppo bello per essere vero.
Era stata Mira Singh in persona, l'editore, a chiamarla. L'aveva notata per i reportage sulle
soldatesse in Afghanistan, aveva letto ogni suo pezzo uscito negli ultimi anni e apprezzava molto il suo
lavoro. Le sue doti di osservatrice, il fiuto per gli argomenti. Mira aveva appena fondato a Vienna un
nuovo settimanale e immaginava una redazione di altissimo livello che, anzich competere con la
velocit di Internet, si distinguesse dalla massa delle riviste con storie ampiamente documentate e
firmate da autrici e autori di spicco.
Parole che erano suonate paradisiache all'orecchio di Norah. Dov'era la fregatura? Aveva
chiesto alla Singh se era al corrente della denuncia a suo carico, e lei si era limitata a rispondere che
conosceva il pezzo in questione. Cercava una donna di carattere e pensava di averla trovata in lei.
Norah le aveva chiesto un giorno per riflettere. Per principio. Poi aveva accettato. Aveva forse
alternative?
Eccola, dunque.
La redazione era in prossimit del duomo di Santo Stefano, nella zona turistica, vicino a uno di
quei giganteschi centri commerciali pieni di fast food e catene d'abbigliamento, un'offerta pressoch
identica in tutte le grandi capitali che aveva visitato. Norah la conosceva da uno dei suoi viaggi
precedenti in citt. Da mane a sera pullulava di turisti e di quanti campavano di turismo. Gruppi di
visitatori diretti al duomo, borseggiatori, musicisti di strada, ogni tanto un residente un po' stressato si
apriva con pi o meno successo un varco nella folla, adolescenti che si scattavano selfie con lo
smartphone. E mendicanti. Senzatetto. Le sembravano spettri. Le loro grida risuonavano per le strade,
senza posa, come quelle degli spettri. Ciao. Ciao. E, al sentirne le voci, i vivi rabbrividivano, facevano
finta di nulla. Molti anni fa voleva realizzare un reportage sui senzatetto minorenni, ma non era riuscita
a convincere il suo capo. Forse adesso i tempi erano maturi per una storia del genere? Norah si accese
una sigaretta e si incammin sovrappensiero. Si pass la lingua su un molare, avvertiva una strana
pressione, come se il dente stesse valutando di cominciare a farle male. Ci mancava solo questo. Il
programma per la serata era andare a fare la spesa, non certo dal dentista.
Davanti a H&M vide una ragazza anonima. Vent'anni al massimo, capelli castani e berretto di
lana nero, il parka, unghie delle mani smangiucchiate, teneva un cartello davanti a s. Ho fame.
Aveva accanto un pastore tedesco. Qualche passo pi in l, un uomo occhialuto sulla sessantina, con
bei tratti del viso. C'era poi il probabile psicotico con i rasta biondi, che passava la gran parte del
tempo a bofonchiare tra s e chiedeva l'elemosina, ma che ogni tanto spiccava per l'incredibile fantasia
e la perseveranza delle volgarit che rivolgeva alle donne di passaggio.
E poi lei. Una vecchia signora dalle rughe impressionanti e gli occhi chiari, azzurri. Il tipo di
volto che, se scoperto in un villaggio di montagna sperduto, fa vincere un premio al fotografo. Non
stava seduta o in ginocchio a terra come la gran parte dei mendicanti. Era in piedi, una piccola ciotola
color ottone davanti a s, non ai margini della strada che si snodava nella zona pedonale, ma nel mezzo,
del tutto indifferente alla ressa attorno. Era stupefacente. Questa donna, che secondo Norah sar stata
alta un buon metro e ottantacinque, intralciava il passo eppure nessuno la prendeva a male parole, la
frenesia della metropoli la lambiva come fa l'acqua con un'isola fluviale. Ogni tanto un passante le
lanciava qualche monetina sonante nella ciotola; lei non ringraziava. Se ne stava immobile, tetra e
dritta in mezzo all'impenetrabile corrente umana. Un masso erratico. Una torre nera. L'unica cosa che
si muoveva di lei erano gli occhi. Norah si domand che storia avesse da raccontare.
Sebastian Berger, il nuovo capo di Norah, era un tipo alto, massiccio, sui cinquanta, con capelli
pettinati all'indietro, ancora scuri. Indossava jeans e una giacca marrone di tweed che gli conferiva
un'aria un po' professorale, perlomeno secondo Norah. Soprattutto, per, l'espressione sul suo viso
diceva: Me l'ero immaginata completamente diversa. Norah ci era abituata. Per quanto ormai avesse
superato ampiamente i trenta, le capitava ancora spesso che agli appuntamenti di lavoro la
scambiassero per una stagista, per via del viso delicato e del fisico aggraziato. Quando si era fatta fare
delle foto per il suo profilo sui portali online, foto che sicuramente anche Sebastian Berger aveva visto,
aveva optato per una mise scura e un'espressione seria, e poi aveva usato solo gli scatti in cui appariva
pi adulta. La vita vera non le metteva a disposizione trucchetti simili e ben presto aveva capito che,
per ottenere rispetto sul lavoro, doveva lavorare pi duramente ed essere pi tosta. Berger perlomeno si
riebbe alla svelta dalla sorpresa e le offr un caff, e i due ripresero la conversazione avviata al telefono
nelle ultime settimane sui possibili argomenti per la rivista. Due ore buone pi tardi, mentre scendeva
in ascensore, la testa di Norah era una fucina di idee. Che bello essere di nuovo al lavoro.
Fuori era pi caldo che al mattino, le temperature si erano alzate. Norah aveva intenzione di
andare all'anagrafe, fare il cambio di residenza per l'auto e, se la fila d'attesa non le avesse preso tutto
il tempo, sarebbe poi andata a vedere i mobili nuovi per la casa. Si sbotton il cappotto grigio che
indossava sopra l'abito nero in lana, c'era una specie di tepore primaverile, un sole splendente e cielo
terso. Non un filo d'ombra in tutta la citt. Per un attimo, alla vista della fiumana di gente nella zona
pedonale attratta all'aperto dal tempo magnifico, si blocc. Assorb tutto ci che le accadeva attorno.
L'odore di grasso fritto, i passanti, i turisti, i vigili urbani, le insegne luminose, i piccioni, i
mozziconi di sigaretta, i bicchieri del caff, il tacchettio delle scarpe. Un uomo che appioppava rose ai
turisti, lo scalpiccio di zoccoli in lontananza, lo zampillio delle fontane, i venditori di palloncini, coni
gelato e popcorn, zombie dello smartphone e borseggiatori. Norah ne venne inghiottita, cerc di
avanzare pi svelta, ma inutilmente. Nel venirle incontro, un gruppo di giganti la costrinse persino a
indietreggiare. Norah abbandon ogni gentilezza e si fece strada senza alcun riguardo, stringendo
saldamente a s la cartella dei documenti per l'anagrafe. Aveva appena scartato un guidatore di risci
che per ragioni oscure reputava una bella idea portare i clienti nel brulichio di gente, quando si rese
conto che le squillava il telefono. Lo pesc dalla tasca, diede uno sguardo allo schermo e trasal. Alex.
Non si parlavano da quando Norah si era trasferita in albergo e poi a Vienna. Nessuno dei due si era
fatto vivo con l'altro. Norah fiss lo schermo, sent freddo. Doveva rispondere o doveva lasciare che
scattasse la segreteria? Troppo tardi, Alex aveva rinunciato. Norah fece scivolare il cellulare nella tasca
del cappotto, poi guard in alto. Proprio di fronte a lei c'era la vecchia mendicante. Era talmente alta
che Norah dovette alzare lo sguardo. D'istinto frug nella borsa in cerca del portafogli, per darle un
paio di euro.
Tu porti morte disse la donna.
La sua voce era calma e rauca.
Norah la osserv aggrottando la fronte.
Come ha detto?
La donna sembr non averla sentita.
I fiori appassiscono disse. Gli orologi si fermano. Gli uccelli cadono morti dal cielo.
Il suo sguardo serio indugiava su Norah. I capelli della donna erano pi scuri, gli occhi pi
chiari, le rughe pi profonde di quanto non le fossero apparse a distanza. Il turchese chiaro della sua
iride era screziato di puntini rossi, sembravano gli schizzi di sangue che a volte punteggiano il tuorlo
delle uova.
Solo in quel momento Norah si rese conto che era una malata di mente.
L'11 febbraio ucciderai un uomo di nome Arthur Grimm al Prater prosegu la donna. Per
un'ottima ragione. E per tua scelta.
Per un attimo Norah rest senza parole. Aveva appena aperto la bocca quando qualcuno o
qualcosa la colp forte alla schiena. Norah barcoll, lasci cadere la cartella dei documenti, alcuni fogli
si sparpagliarono a terra. Si chin a raccoglierli e si rialz.
La mendicante si era dileguata. Norah si guard intorno infastidita. Un gruppo compatto di
turisti cinesi le pass accanto, a seguire una coppietta con il passeggino. Dov'era finita? Norah sgusci
tra due tifosi con le sciarpe del Rapid Vienna, la cerc con lo sguardo, era talmente alta che sarebbe
dovuta spuntare dalla folla, e invece niente. Sembrava essere stata inghiottita dalla terra. Avrebbe avuto
sicuramente qualcosa da raccontare, pens Norah. Peccato.
Anche un po' inquietante, per.
4
Un supermercato. Una libreria. Un edificio universitario, una drogheria, ristoranti, negozi di
antiquariato. Una clinica dell'orsacchiotto. Un'armeria. Il muro di una casa tappezzato di cartelli tutti
uguali, con la scritta a lettere cubitali: SEI SICURO? Norah cerc di memorizzare la zona. Il
quartiere... era la sua nuova casa, adesso. Ci sarebbe voluto ancora un po' per non sentirsi pi una
turista.
Alz gli occhi, vag con lo sguardo. I cavi del tram tagliavano il blu del cielo in splendide
geometrie. Schegge di vetro. E le sontuose facciate dei palazzi della via, di tutta la citt a dire il vero.
Lass, dietro quella finestra, stavano forse litigando? Guardando la tiv? Cucinando? Qualcuno
metteva fiori nell'acqua, tradiva il consorte, commetteva un omicidio?
Da piccola le capitava spesso di desiderare occhi a raggi X per guardare attraverso le pareti, per
vedere le storie che celavano. Che persone erano. Come vivevano. Da adulta per a volte era felice che
tutta quella miseria restasse nascosta. Poter vedere la facciata splendente e basta.
La casa nuova era cos grande, cos vuota. Niente Alex. Niente cane. Solo eco, ombre e pareti
spoglie. Aveva cercato di richiamare Alex, senza successo. Una parte di lei ne era contenta. Chiuse il
portatile, tanto non c'era verso di concentrarsi sugli appunti. Un pensiero, vecchio, oscuro si era fatto
strada dentro di lei tutto il giorno, ormai era pressoch impossibile ignorarlo.
Avrebbe chiamato la sua amica Sandra. Prima, a Berlino, in momenti del genere avrebbe
semplicemente fatto un salto da lei, abitava un paio di strade pi in l. Prima ancora, avrebbe messo a
tacere il pensiero con le droghe. Ormai per era pulita da talmente tanto tempo che una cosa del genere
era fuori discussione.
La telefonata a Sandra fu un buco nell'acqua. Lo sguardo di Norah vag sugli stucchi del
soffitto, sul parquet immacolato, gli scatoloni del trasloco, i suoi pochi averi... di colpo un ronzio. Pi
che udirlo lo avvert, in un punto imprecisato tra il diaframma e lo sterno. Non era un suono. Era una
sensazione, e Norah impieg un po' a darle un nome, perch negli ultimi anni in cui in pratica non era
mai stata da sola se n'era quasi scordata. La solitudine era assordante.
Doveva uscire, alla svelta. Le era sempre stato d'aiuto quando aveva le tenebre alle calcagna.
Fuori, nella vita. Norah guard il telefono e pens chi altri poteva chiamare. A Berlino non sarebbe
stato difficile trovare qualcuno pronto a bersi un bicchiere con lei, a Vienna per era diverso.
Fondamentalmente, a Vienna aveva solo Max, il suo miglior amico che era stato entusiasta alla notizia
che si sarebbe trasferita nella sua citt, e il compagno Paul. E Tanja, una conoscente di vecchia data,
che tuttavia al momento era ad Amburgo. Prov con Max. Segreteria.
Per un attimo pens di uscire da sola, ma non era in vena di sopportare le battute di cui 
bersaglio una donna seduta da sola al bar. Quando il peso sul petto divenne insopportabile, si sedette,
controll il profilo Facebook e Twitter. Scrisse un breve tweet.
Qualcun altro l fuori non riesce a dormire?
#sleeplessinvienna
Aspett qualche minuto, ma nessuna risposta.
Rassegnata, si diede allo zapping col telecomando e trov un documentario di suo gradimento
sulla volpe rossa locale.
Norah fece un sobbalzo. La tiv dava ancora lo stesso documentario, non poteva aver dormito a
lungo. Eppure provava quella specie di annebbiamento mentale tipico del risveglio da un sogno
profondo. Si tir su intontita, si asciug la fronte, era sudata. Le assi del soffitto scricchiolarono, la
vicina era ancora sveglia. Com' che si chiamava? Ah s giusto, Theresa.
Che strana la vita certe volte. Norah si era trasferita in un altro Paese per lasciarsi tutto alle
spalle e ricominciare daccapo, e gi al primo giorno nella nuova citt il passato arrivava a riprendersela
e...
No, un'assurdit. Era solo un caso se la nuova vicina aveva l'aspetto che aveva. Non si dice
forse che abbiamo tutti un sosia? E quante volte, negli anni passati, le era capitato di credere di averla
vista? Su un treno di passaggio, all'aeroporto, in un caff?
Ma non era stata solo la somiglianza di Theresa a indurre Norah a pensare a lei tutto il giorno.
Era anche quello che le aveva detto la mendicante.
L'11 febbraio ucciderai un uomo di nome Arthur Grimm al Prater. Per un'ottima ragione. E
per tua scelta.
Proprio l'11 febbraio...
Norah si avvicin pensosa alla finestra, guard la strada. Davanti al suo condominio una station
wagon nera stava tentando di infilarsi in un parcheggio troppo piccolo. Smorzate dai doppi vetri, le
giunsero le risate di una coppietta di passaggio.
A voler considerare il solo contenuto delle parole della vecchia, si sarebbe dovuto concludere
che era una malata di mente. Norah non conosceva nessun Arthur Grimm. N si sarebbe sognata di
commettere un omicidio. Ma la data. Quella data maledetta. Una coincidenza, certo.
Probabilmente a infastidire Norah era lo scarto tra il modo di presentarsi della mendicante e le
sue parole. La donna non aveva l'aria della malata di mente, era lucida e controllata. Non le era mai
capitata una cosa del genere, era interessante. Magari nascondeva una storia avvincente. Decise che
l'indomani sarebbe andata a cercarla per scoprire chi fosse, da dove venisse e cosa avesse a che fare
con lei. Era una giornalista, poteva gestire la cosa. E nel frattempo avrebbe cercato su Google il tizio
nominato dalla mendicante.
Arthur Grimm. Norah cerc di fare mente locale. No, non conosceva nessuno con quel nome.
Eppure. Il nome fece scattare in lei qualcosa. O era solo un'impressione?
In una frazione di secondo il motore di ricerca sput i risultati. E Norah fiss un viso, cos bello
e al tempo stesso inquietante da toglierle per un attimo il fiato.
5
Norah aveva sognato un mondo svuotato di tutto, dove a parte lei non c'era anima viva, l'unico
segno di vita un uccello di passaggio qui e l, lontanissimo.
Era seguita una pioggia di uccelli.
Quando si era svegliata nella morsa gelida dell'appartamento, sdraiata a pancia in su e col
fiatone, e aveva spalancato gli occhi, aveva constatato che il soffitto durante la notte era sceso, era a
mezzo metro dalla sua faccia. Questa perlomeno era l'impressione. La pioggia glaciale che era caduta
nella notte e gi si era esaurita aveva inscurito l'asfalto e gettato un velo di grigio sulla citt. I contorni
delle cose apparivano sfocati, come se l'umidit e il freddo ne avessero attaccato la sostanza, l'avessero
annacquata, acquarelli sporchi nei toni dell'antracite e del marrone.
In un modo o nell'altro era riuscita ad alzarsi, si era spogliata tremante e finalmente, grazie a
una doccia calda, aveva scacciato il senso d'angoscia.
Sulle scale fu accolta dal puzzo di moquette ammuffita; alle cassette delle lettere aveva
incontrato la vicina del piano terra e aveva salutato il tizio basso e magro, dagli occhi diffidenti e il viso
avvilito, ma non aveva avuto risposta.
Quando entr nel bistrot all'angolo decisa ad armarsi di cappuccino per affrontare la giornata,
stava gi meglio.
Al tavolo in vetrina sedeva un trio composto da anziane signore che sorbivano il primo caff
della giornata e fumavano. Avevano superato i sessantacinque, non c'era dubbio, i tacchi consumati, i
cappotti di pelliccia lerci, viennesi fin nel midollo. Norah sorseggi il cappuccino, lecc via la schiuma
dalle labbra, fiss fuori dalla vetrina e per un po' origli i commenti del terzetto che deplorava la
decadenza del mondo, delle buone maniere, il divieto di fumare  per quanto non sembrasse valere per
loro  e l'orribile gusto nel modo di vestire dei passanti. Stava per chiedere il conto, quando dalla
vetrina vide passare una ragazza che attir la sua attenzione. Teneva lo sguardo caparbiamente basso,
come se evitando di guardare cose o persone ci si potesse sottrarre alle ingiustizie della vita. I suoi
capelli biondo scuro erano raccolti in una coda e indossava un paio di jeans stretti e un piumino rosa
che ne sottolineava la generosa corpulenza. La sua era una bellezza strana, d'una tristezza straziante e,
se solo avesse avuto il talento per farlo, Norah le avrebbe volentieri fatto un ritratto, un classicissimo
olio su tela.
La Marie! esclam una delle donne. Era una vita che non la vedevo! Le altre due
annuirono in silenzio.
Anche la coppietta al tavolo dietro Norah stava osservando la ragazza.
Non passa pi neanche nelle porte disse l'uomo, e la sua accompagnatrice ridacchi. Norah
gli lanci un'occhiataccia, ma i due non ci fecero caso.
Il pensiero di Norah corse subito a Coco, l'amica berlinese. Non perch ritenesse che la ragazza
le somigliasse, anzi, era l'esatto contrario. Per anche Coco attirava gli sguardi della gente. E a questo
pensiero segu quello di Berlino e della catastrofe, e fu cos che il buonumore and a farsi benedire.
Quando usc dal bistrot aveva ricominciato a piovere. Gli edifici si stagliavano compassati
contro vento e temporale, la via aveva un che di ostile con i suoi negozi ancora chiusi, le saracinesche
abbassate, i passanti in abito scuro con gli ombrelli. Norah si ferm, pesc il telefono nella borsa, apr
Instagram e scatt una foto. Dopo aver scritto #invernovienna e #malinconia la post. Negli ultimi mesi
aveva dovuto trascurare i profili social e il blog, gli eventi le avevano chiesto troppo: non c'era da
stupirsi che nessuno le avesse risposto nella notte. Ormai era il momento di tornare a postare con
maggiore regolarit. La citt, bella e deserta, offriva sufficienti suggestioni.
La fermata della metro sapeva di tristezza e cemento. Le giunse all'orecchio una malinconica
melodia dell'Europa dell'Est, i colpi di tosse grassa di un senzatetto e il tacchettio spettrale dei
passanti. Norah sal sul treno, riuscendo a incunearsi tra sconosciuti. Cuffiette, sguardi abbassati.
Finestrini appannati, qualche sordo schiarirsi di gola, corpi estranei vicinissimi al suo, eppure distanze
incolmabili. Anche Berlino era cos. Anch'essa fredda, scostante e sgarbata... eppure diversa da
Vienna. Il treno si ferm, le porte si aprirono, la fiumana di gente ondeggi verso l'uscita trascinando
Norah con s.
Della vecchia mendicante nemmeno l'ombra. Pi che altro, l'umidit gelida sembrava aver
cacciato dalle strade tutti i mendicanti. Magari Norah avrebbe avuto pi fortuna pi tardi.
Doveva parlare con lei un'altra volta, tutto qui. Probabilmente la storia della data era solo una
coincidenza. Forse il nesso con Arthur Grimm era tutta una fantasia di Norah. Ma probabilmente non le
bastava.
In redazione ebbe l'impressione di essere un fantasma, ampiamente ignorato dai presenti.
Sebbene mancassero ancora due settimane ai festeggiamenti per l'ingresso ufficiale in servizio, Norah
aveva gi ricevuto la sua scrivania in uno degli uffici che affacciavano su Krntner Strae. Berger
l'aveva accompagnata in un giro di presentazioni, e i colleghi e le colleghe le erano sembrati gentili ma
distanti. Bene cos, Norah aveva sempre cercato una vita sociale al di fuori del posto di lavoro e, a parte
il suo vecchio amico Werner conosciuto all'epoca di Amburgo, l'elenco degli amici non annoverava
giornalisti. Werner non era solo uno straordinario reporter, c'era stato un tempo in cui assumeva anche
pi droghe di Norah. Pareva impossibile che sia lui sia lei fossero puliti da dieci anni ormai. Avevano
avuto entrambi una seconda chance. E, quanto a questo, Norah era decisa a tenersi alla larga dalla
cattiva strada.
Avrebbe diviso l'ufficio con Aylin, tipa taciturna e in forma di circa quarantacinque anni, che
aveva tappezzato la parete di stampe con spiagge piene di palmizi e aforismi motivazionali, e che in
pausa pranzo spariva alla lezione di yoga. L'anti-Werner.
Norah aveva urgente bisogno di caffeina. O di nicotina. O di entrambe. Aveva convinto Berger
che valeva la pena fare un reportage a puntate sulla vita dei senzatetto viennesi. Come si sarebbe
mossa? Come sempre decise di affidarsi all'istinto... e di conciliare il proprio interesse con le esigenze
del giornale. Inoltre, grazie all'intermediazione di un vecchio contatto berlinese, entro qualche giorno
avrebbe intervistato un famoso attore del cinema.
Quando lei glielo aveva detto, il suo nuovo capo ne era rimasto entusiasta, difficile trovare
qualcosa di meglio per le vendite che una star purosangue di Hollywood, e anche Norah non stava nella
pelle all'idea dell'intervista, per quanto l'attore in questione fosse notoriamente un tipo difficile.
Meglio tenersi pronta a qualunque eventualit. Norah era bravissima nel condurre interviste, aveva una
straordinaria capacit di immedesimazione nell'interlocutore. Capiva d'istinto come fare perch si
aprisse. Provocazione, adulazione o irruenza. Soprattutto, per, aveva capito presto che anche in
un'intervista  come forse in ogni ambito della vita  serviva equilibrio. Se voleva ottenere qualcosa,
doveva a sua volta offrire qualcosa. E cos a ogni intervista rivelava sempre qualcosa di s, nelle giuste
dosi naturalmente. Alla popstar americana incontrata al Kempinski aveva mostrato il tatuaggio venuto
male sul fianco, scatenando grasse risate. Al regista francese nevrotico aveva raccontato i suoi incubi
ricorrenti. E sapeva benissimo come avrebbe indotto l'attore a immedesimarsi in lei, ad avere fiducia in
lei. Sorridente e assorta nei propri pensieri, entr nella cucina dell'ufficio.
Mario, che le ricordava vagamente il fratello di Sandra, e Anita  che con i suoi capelli corti
biondo platino sembrava un ragazzino, che era originaria della Stiria e le era piaciuta fin dal primo
momento  si girarono verso di lei. Anita si stava lamentando con Mario perch il capo aveva chiesto
proprio a lei di strappare un'intervista esclusiva al nuovo intendente del Burgtheater, e solo perch lei
era amica della nipote. Come se servisse, lo sapevano tutti che il tizio non concedeva interviste. Norah,
che non voleva disturbare la loro conversazione, si limit a fare un cenno silenzioso del capo, e
dirigendosi alla macchinetta per il caff continu a seguire il filo dei propri pensieri. Peccato non essere
riuscita a parlare con Sandra, le sarebbe piaciuto raccontarle dell'imminente intervista con l'attore:
l'amica non si era persa nessuno dei suoi film. Il particolare della vita che lo avrebbe conquistato era
sensato. Al momento propizio Norah gli avrebbe raccontato dello stalker che l'aveva perseguitata un
tempo e di cui era riuscita a sbarazzarsi solo trasferendosi a Berlino. Si sapeva infatti che da anni
l'attore era perseguitato da una stalker. Era una buona base comune. Norah avrebbe iniziato la
conversazione con domande innocue sull'ultimo film che era venuto a promuovere in Europa, e poi con
estrema cautela...
Arthur Grimm aveva appena detto Anita. Ma credo che nessuno lo sappia con esattezza.
Norah si blocc. Aveva capito bene? Si gir lentamente verso Anita che aveva appena pescato
la bustina del t dalla tazza e la stava gettando nel secchio.
Doveva essersi sbagliata, impossibile una coincidenza simile.
Ti serve aiuto con la macchina del caff? domand Mario, e Norah si rese conto di essersi
bloccata.
Si schiar la gola, pigi il tasto dell'accensione, ed ecco che tra gorgoglii e sfrigolii la macchina
si dest, come una vecchissima creatura delle fiabe.
Presto le frull in testa un pensiero. E se tutta la storia della mendicante fosse solo uno scherzo
congegnato dai nuovi colleghi che lo stavano portando avanti anche in redazione?
Follia, pens. Nessuno farebbe una roba del genere.
No disse di riflesso. Grazie. Dovrei farcela da sola.
La donna
Il pi bel ricordo della mia infanzia non  una gita in campeggio d'estate n una festa di Natale,
ma un incontro di boxe. Mio padre mi aveva portato con s, cosa insolita per l'epoca. Sedevamo
vicinissimi al ring. Riuscivo a sentire il rumore dei due corpi che si scontravano. Si respirava sangue e
adrenalina e ogni volta che il guantone colpiva il cranio vedevo il sudore e la saliva danzare in schizzi
sottili nell'aria... come particelle di polvere nella luce. Non era un campionato, n ricordo pi con
certezza a quale categoria appartenessero i pugili, per me per erano due giganti che non si facevano
sconti.
Nessuno mandava k.o. l'altro, per quanto ci sperassi... solo perch per una volta mi sarebbe
piaciuto vedere un gigante rovinare a terra, come un albero caduto. L'incontro arriv all'ultimo round,
fin alla pari, e non so perch ma fu una delusione per me, per quanto fino a quel momento non avessi
deciso chi si sarebbe meritato la vittoria. Probabilmente trovai insoddisfacente il fatto stesso che
qualcosa di tanto drammatico come una lotta potesse concludersi con qualcosa di cos banale come una
parit. Giorni dopo, quando pap mi disse che uno di quei pugili era morto dopo l'incontro, la cosa mi
affascin. Per certi versi, penso, quella sera feci il mio primo incontro con la morte.
Non so perch ma, la prima volta che la vidi, non potei fare a meno di pensare a quella sera.
Impossibile dire perch. Non capir mai perch il mio cervello arrivi a queste associazioni di idee che
poi mi spara addosso ogni minuto in salve pesanti. Prendo tutto com'.
Recentemente  entrata in un bar, non l'ho seguita, ma l'ho osservata per un po'. Si  seduta, da
sola, ha ordinato una bevanda chiara in un bicchiere dal fondo spesso, si  accesa una sigaretta, ha
alzato gli occhi al cielo quando il cameriere le ha ricordato il divieto di fumare, l'ha spenta nella carta
argentata che aveva strappato dal pacchetto. Poco dopo le si  avvicinato un uomo, alto, capelli corti e
neri, jeans e camicia bianca, l'ho visto solo di profilo. Naturalmente non ho sentito cosa le ha detto n
cosa lei gli ha risposto,  stato uno scambio di qualche secondo. Fatto sta che il tizio sorrideva mentre
si avvicinava al suo tavolo, e non sorrideva pi quando se ne  andato. Forse dovrei provare
ammirazione per l'arroganza con cui le persone come lei affrontano la vita. Ma non ci riesco.
L'esperienza mi dice che ci sono donne che conquisti con l'adulazione, e donne che conquisti
con l'umiliazione. Non ho dubbi che lei, in entrambi i casi, ti farebbe una risata in faccia.
Ho pensato a lungo a cosa mi interessa di lei. Ha un'aria fragile, ma si comporta da padrona del
mondo. Un giorno fuma una sigaretta dietro l'altra, il giorno dopo va a fare jogging. In lei c' qualcosa
di tenero, di ragazzina quasi, ma al tempo stesso senti subito che  meglio non litigarci.  di una
bellezza particolare, ma mi ripugna che sorrida poco, che non abbassi mai la testa, interrompa di
continuo, sia cinica e aggressiva.
C' un lato oscuro in lei, non c' dubbio. E un lato vulnerabile.  questo che mi interessa. 
proprio questo che voglio.
6
Freddo pungente, cielo di un azzurro limpido, a est un sole pallido i cui raggi non emanavano il
minimo calore. Gente d'affari e jogger che sfidavano il freddo, ciclisti avvolti nelle sciarpe come
mummie.
Mentre si recava al lavoro, stretta nelle spalle per il vento gelido che le fischiava nelle orecchie,
il pensiero corse spontaneo alle persone che vivevano in strada con un tempo simile. Aveva deciso che
la serie sulla vita dei senzatetto a Vienna si sarebbe costruita su quattro o cinque storie particolarmente
avvincenti. Ma non avrebbe adottato lo stile del reportage, avrebbe fornito ai lettori e alle lettrici anche
informazioni sul modo pi efficace per prestare aiuto. Negli ultimi due giorni si era concentrata sulla
questione, lavorando come un'ossessa. L'unica che non era riuscita a scovare era la mendicante.
Sembrava stregata.
Sebbene fosse ancora presto e per giunta facesse un gran freddo, la ragazza con il pastore
tedesco era gi al suo posto. Norah prese una banconota da venti e gliela mise nel cappello. La ragazza
la fece sparire in un lampo nella tasca del parka, come nel timore che Norah cambiasse idea.
Sto cercando una persona disse Norah accovacciandosi. La donna che qualche giorno fa era
laggi con la sua ciotola.  alta, di sicuro un metro e ottantacinque. Un po' su con l'et. Treccia di
capelli scuri, occhi chiari, molto chiari. Un po' inquietante. La conosci?
Non credo.
Era proprio l.
Norah indic il punto con un cenno della testa.
Era vestita di nero aggiunse.
Alzata di spalle.
Scrut la ragazza. Come era possibile passare l la giornata e non aver notato la donna? Norah si
alz, fece per avviarsi, poi di colpo si ferm.
Fa freddo disse. E stanotte far ancora pi freddo. Hai un posto dove andare?
La ragazza esit un attimo, poi annu.
Sicura?
Annu di nuovo.
Norah la scrut, pesc dalla borsa il taccuino, scrisse il proprio numero di telefono, strapp la
pagina e gliela porse.
Se non hai un posto caldo per dormire, chiamami. Okay?
La ragazza la guardava con la fronte aggrottata, ma non prese il foglietto, e allora Norah glielo
lasci sulla coperta.
Se dovessi vedere questa donna o se sai di qualcuno che la conosce, fammelo sapere. Ho
urgenza di parlarle e sono disposta a pagare. Okay?
Stavolta la ragazza rispose.
Okay.
Nell'andarsene Norah sent un paio di occhi puntati addosso, ma quando si gir la ragazza era
indaffarata a rovistare in una busta di plastica. Non riusc a scorgere nulla di strano, eppure fino a che
le porte dell'ufficio non le si richiusero alle spalle la sensazione di essere osservata non la abbandon.
Usc dalla redazione nel primo pomeriggio, da un lato perch aveva fame e dall'altro perch
doveva sbrigare qualche commissione in banca. Compr una porzione di spaghetti di riso, mangi
camminando.
Il cibo le bruciava ancora in bocca quando si present allo sportello. Non aveva preso
appuntamento. L'ingresso spoglio e austero della banca era semideserto, agli sportelli c'erano un uomo
e una donna, lei di mezz'et, lui  basso e dal fisico aggraziato, tanto che, anche se fosse stato prossimo
alla pensione, nel suo completo piccolo borghese sarebbe sembrato un cresimando  era chiaramente
pi giovane. Sui trent'anni, forse. A ogni sportello c'erano due persone in coda, e Norah si mise in fila
dal ragazzo che stava servendo un signore dai capelli bianchi in un abito a quadretti. Il signore
ringrazi gentile, si gir per andarsene... e lanci un'occhiata di fastidio alla donna che era dietro di lui.
Anche il ragazzo allo sportello sembr turbato nel vedere la signora, e allora Norah la osserv con
maggiore attenzione. Alta, le gambe sottili nei jeans stretti, capelli lunghi e neri che ricadevano su un
elegante cappotto blu scuro. Solo nel momento in cui la cliente present la sua richiesta allo sportello e
ne ud la voce profonda, Norah cap il motivo del fastidio dei due uomini. La donna era un transessuale.
Norah guard arrabbiata l'uomo rimasto a bocca aperta che si allontanava attraverso l'ingresso. Pens
alla sua amica Coco e alla loro recente passeggiata insieme. Norah l'aveva convinta ad accompagnarla
in uno shopping pomeridiano, nonostante l'aspetto malconcio del suo viso, ma ben presto, quando si
era resa conto che la gente non faceva che fissarla, se ne era pentita.
Intenzionata a telefonare a Coco la sera per sentire come stava, torn con la mente alla realt e
ud l'impiegato allo sportello chiedere alla cliente alcuni documenti per il conto. Norah si accorse che il
tizio aveva alzato il volume della voce, come se si rivolgesse a un sordo.
Signor Gruber disse a gran voce leggendo i documenti.
La cliente replic, ma Norah non cap cosa.
Sa, mi deve scusare rispose l'impiegato sempre a voce alta, ma qui c' scritto chiaramente
signore', no?
Norah avvert una fitta al dente.
Il tizio cerc con lo sguardo il plauso della collega. Lei trattenne un sogghigno. Norah era
furente. Non riusc a sentire il resto della conversazione, ma a giudicare dalla postura della cliente che
sembrava farsi pi piccola, intu cosa stava accadendo. A poco a poco afferr qualche frammento di
discorso e cap che il tizio pretendeva una documentazione esaustiva anche se la cliente intendeva
aprire un semplice conto corrente.
Quand' cos mi spiace ma non posso esserle d'aiuto, signor Gruber disse l'impiegato di
nuovo a voce alta, sfoggiando falsa gentilezza.
Norah sent montare la rabbia. Dopo tutto quello che era accaduto a Belino, era la sua
compagna costante, sempre pronta a esplodere. Ma perch la gente sa essere tanto cattiva?
La cliente rimase l ancora un attimo, poi gir sui tacchi, sconfitta.
Buona giornata, signore grid sogghignando l'impiegato alla donna che guadagnava l'uscita
e, a testa bassa e senza mai alzare lo sguardo, usciva dalla filiale.
Che pervertito aggiunse l'uomo dello sportello, intercettando lo sguardo della collega.
Dico bene? domand di fronte alla sua mancata razione. Credimi, quando vedo una roba del
genere mi viene da vomitare.
La collega abbozz un sorriso, l'uomo che stava servendo sbuff divertito in segno di assenso,
ma nessuno comment. Norah fiss ancora per un attimo la donna attraverso le vetrine, riusc a vederla
attraversare la strada e andarsene. Cos fragile, a dispetto del fisico.
Prego Norah ud la voce gracchiante del giovane e si gir.
Buongiorno disse lei ad alta voce, ma si gir di nuovo in cerca della donna. Era sparita.
Buongiorno rispose il giovane. Not lo sguardo di Norah, lo fraintese.
Se permette, al giorno d'oggi si vedono in giro cose da pazzi disse, guardando Norah con uno
stupido sogghigno e un'espressione a met tra la ricerca di consenso e la cospirazione.
Norah sorrise, si chin leggermente in avanti, abbass la voce.
Il tizio sogghign di nuovo e si chin a sua volta verso di lei. Norah vide il tartaro sui suoi
denti, riusc quasi a sentirne l'odore.
Un sicario costa pi o meno ventimila euro disse Norah.  una leggenda che bastino due,
tremila euro per incaricare qualcuno di far fuori una persona. Ho fatto ricerche. Ci vogliono ventimila
euro.
L'uomo socchiuse gli occhi.
Cosa? disse.
Sar sincera prosegu Norah. Non ho tutti questi soldi.
Si ravvi una ciocca di capelli dalla fronte.
Per per una pallottola al ginocchio ne bastano tremila e cinquecento. Mi sembra accessibile.
Il giovane la guard.
In realt, i soldi erano per andare a novembre alle Seychelles disse.
Segu una pausa in cui il tizio rielabor la conversazione.
Dica un po', sta scherzando? disse infine.
Norah aspett un momento a rispondere.
Adesso mi ascolti bene, brutto stronzo gli disse piano. Non mi interessa perch sei cos. Me
ne frego se hai avuto un'infanzia orribile o se hai complessi perch hai un pistolino piccolo cos... cosa
di cui non ho dubbi, se devo essere sincera. Me ne frego. Se ti vedo un'altra volta trattare cos la donna
che era qui un momento fa o chiunque altro, sta' certo che vado a cercare un Andrej o un Giancarlo o
un Ditmir, o comunque si chiami uno di questi albanesi affidabili, e in futuro  sempre che ci sia un
futuro per te  per camminare ti serviranno le stampelle.
Norah gli regal un sorriso splendente che sembr confonderlo ancora di pi.
Hai capito? gli domand.
 uno scherzo disse il giovane scoppiando in una risata, ma risult falsa e se ne rese conto
anche lui. Fece una smorfia.
Sei sicuro? chiese Norah seria.
L'uomo rimase in silenzio.
Norah lo osserv con maggiore attenzione. Le cicatrici dell'acne sul viso livido, i capelli
ingellati, i denti giallognoli. Per un po' lui sostenne lo sguardo, poi lo distolse.
Norah annu.
Lo sapevo.
Norah sent lo sguardo della donna allo sportello accanto che, dopo aver servito gli ultimi
clienti, non avendo altro da fare, li stava guardando.
Quand' cos dovr andare in un'altra banca disse Norah a voce alta, girando sui tacchi.
Grazie, per!
Prima di uscire, si gett un'ultima occhiata alle spalle.
Comunque sia penso che le Seychelles siano sopravvalutate.
7
Sai come la chiamiamo in tribunale una cosa del genere? le chiese Sandra, dopo che Norah le
aveva raccontato al telefono l'episodio.
Sono certa che me lo dirai.
Scarso autocontrollo.
Norah alz gli occhi al cielo.
Quel tizio era un pezzo di merda. Avresti dovuto vedere come ha trattato quella donna.
Capisco disse Sandra. Per tu non puoi fare ogni volta cos, Norah.
Che significa ogni volta'?
Sandra sospir rassegnata, e Norah si chiese se ogni tanto lo faceva anche per i suoi clienti o se
era un trattamento riservato alle amiche renitenti, considerando che Sandra al momento era in maternit
e sarebbe rientrata allo studio berlinese in cui lavorava da cinque anni solo tra sei mesi.
Prima o poi beccherai il tizio sbagliato disse Sandra. E allora saranno guai seri.
Non sono forse nei guai da un po'? domand Norah.
Nella vita c' di peggio che un'accusa di diffamazione.
Norah pens al viso devastato di Coco.
Lo so disse piano.
Come sta Coco? chiese Sandra, come se le avesse letto nel pensiero.
Di preciso non so dirtelo rispose Norah. Sicuramente non bene.
Sandra rest in silenzio per un po'.
Stai attenta, okay? disse infine.
Mi conosci rispose Norah.
Appunto per questo.
La sera, sola nel suo appartamento, dopo aver concluso ormai da un po' la telefonata con
Sandra e aver mandato un messaggio a Max e Paul e a Tanja, Norah si mise a osservare le coppie e i
capannelli di persone che attraversavano la piazza sotto la sua finestra, diretti a cena, al cinema, a teatro
o chiss dove. Dopodich il suo sguardo si pos sull'orchidea che aveva comprato a Berlino e che a
Vienna aveva trovato una nuova patria: l'unico essere vivente che le faceva compagnia al momento.
Norah guard il telefono, lo mise via delusa. Nessun messaggio da Max e Paul, nessuna novit da
Tanja. And in cucina, apr il frigo, fiss perplessa le provviste fresche appena comprate.
Le torn in mente il viso della donna in banca, rivisse l'attimo in cui i loro occhi si erano
incrociati e pens a quello che aveva letto nel suo sguardo. Poi pens al sogghigno dell'impiegato, al
suo ammiccare cospiratorio, la voce nasale. Nell'esatto momento in cui dal soggiorno una musica
familiare le annunciava l'inizio del telegiornale, Norah chiuse il frigo.
Stanca, si sedette su uno scatolone pieno di libri fino all'orlo davanti al televisore e si lasci
piovere addosso le notizie, sembravano pietre scagliate da una plebaglia malvagia. Guerra, avidit,
ubriachezza, violenza sessuale, feccia umana.
Ebbe inizio il consueto circolo vizioso mentale: Norah pens ai dittatori e ai trafficanti d'armi
nel mondo, poi al figlio dei vicini che era stato suo compagno di scuola; quando erano alle elementari il
padre lo aveva picchiato talmente forte da fargli perdere l'occhio destro. Pens all'amica dei tempi
della scuola, a cui qualcuno aveva versato qualcosa nel bicchiere e una domenica mattina si era
svegliata seminuda e sanguinante in una piazzola dell'autostrada. Pens agli artisti concettuali che
mutilano le persone  soprattutto le ragazze psicolabili  con il bisturi e la chiamano arte. Pens alla
capa di una fabbrica di armi conosciuta a un'iniziativa di beneficenza e che si faceva acclamare come
filantropa mentre da qualche parte nel mondo le sue armi generavano orrori. Pens ai banchieri nelle
loro torri di vetro e alla fame e alla sete, alle bombe e al fuoco e... ebbe un sussulto. Avevano suonato
alla porta.
Salve Norah la salut allegra la ragazza bionda.
Salve.
Era la vicina del piano di sopra. Norah si sforz di sorriderle. Segu una pausa. Voleva
qualcosa? domand infine.
Sembr scortese, se ne rese conto da sola.
Non proprio. In realt volevo solo fare un saluto.
Norah impieg un po' a capire che Theresa si aspettava un invito a entrare.
Scusi disse. Sono proprio scortese. Le va di entrare un momento?
Theresa sorrise e la segu in soggiorno.
Beve qualcosa?
Volentieri.
Okay. Purtroppo ho solo acqua del rubinetto. E vino bianco.
L'acqua va benissimo.
Norah and in cucina, riemp due bicchieri e torn in soggiorno.
Allora, le piace Vienna? domand Theresa, bevendo un sorso. Potremmo darci del tu, che
ne dice?
S rispose Norah. E s, certo, diamoci del tu.
Dove vivevi, prima?
A Berlino. Ma dimmi, come posso aiutarti?
Theresa si schiar forte la gola, a quanto pare infastidita dal sabotaggio del suo tentativo di fare
conversazione.
Ah, s disse. In realt volevo solo chiederti se dopo cena ti andrebbe di salire da me. Ho
invitato un paio di amici, so che sei nuova qui in citt, e cos ho pensato che magari poteva essere
carino se...
Lasci stillare la frase.
Sei un tesoro disse Norah. Ma stasera ho gi un impegno.
Peccato, mi sarebbe piaciuto presentarti un paio di persone carine disse Theresa. Ma se ti va,
potremmo fare qualcosa insieme domani.
Ho un impegno anche domani.
Theresa aggrott la fronte per la sorpresa.
D'accordo, allora forse la settimana prossima?
Norah abbass lo sguardo.
Sinceramente al momento ho pochissimo tempo. Lavoro molto e...
Cal un silenzio imbarazzato.
Scusa disse infine Theresa. Non volevo essere invadente.
Non lo sei stata affatto.
Quando mi sono trasferita, ho incontrato davvero tante difficolt a fare amicizia prosegu
Theresa. E allora ho pensato che...
Sei gentilissima, Theresa la interruppe Norah.  solo che...
Si ferm.
Non ti piaccio disse Theresa.
Ci conosciamo a malapena, perch mai non dovresti piacermi? Norah si rese conto che dava
l'impressione di arrampicarsi sugli specchi.
E allora qual  il problema?
Norah cerc le parole giuste. Apr la bocca. La richiuse. Si prepar di nuovo a rispondere.
Mi ricordi una persona disse finalmente. Ed  un ricordo doloroso.
8
Stavolta non era stato un sogno a svegliarla, ma la musica e le risate nell'appartamento di sopra.
Norah si tir su sospirando. Cerc a tentoni l'abat-jour, si ricord di non avere n un abat-jour
n un comodino  sia l'uno sia l'altro erano rimasti a Berlino , si alz, accese il lampadario. Diede
un'occhiata all'orologio da polso che aveva lasciato a terra accanto al letto, era appena passata la
mezzanotte. Poteva forse chiamare a quest'ora Max e Paul? Max era sempre stato un nottambulo,
spesso lavorava ancora quando tutti gli altri erano gi a letto da tempo, ma... no. Il fatto che Max, Paul
 e forse anche Tanja  fossero gli unici amici in citt non significava certo che poteva stargli attaccata
come una cozza. Era adulta e si era trasferita da poco. Si sarebbe fatta degli amici. In altre circostanze
probabilmente avrebbe stretto subito amicizia con la vicina del piano di sopra, ma Theresa destava in
lei ricordi troppo insopportabili e...
No. Non aveva intenzione di pensarci. Cerc il telefono, ma chiss dove lo aveva messo, e
accese il portatile. Nella posta in arrivo c'erano due messaggi nuovi. Il primo era del dentista che aveva
trovato online e che le ricordava l'appuntamento tra due giorni, l'altro era di un'amica berlinese, che
Norah non era riuscita a vedere tanto spesso da quando era neomamma. Francesca le aveva scritto un
messaggio breve, era andata dritta al punto.
Norah, mia cara.
Scusa se non mi faccio sentire da un po'. Spero tutto okay. Ieri ero a spasso in citt con il
passeggino e ho visto Alex. Era insieme a una donna. Ma non eri tu. Mi sono resa conto che  tanto
tempo che non ci sentiamo. Non sapevo nemmeno che vi foste separati. Spero tu stia bene.
Con affetto, Francesca
Norah lesse la mail una seconda volta, poi chiuse il portatile. Alex non aveva certo perso tempo.
Risentita, cominci a farle male il dente. Aveva bisogno di aria.
Strade deserte. Probabilmente pi per il freddo umido che si era impossessato della citt che per
l'ora. Tra asfalto nero luccicante e vetrine sbarrate, Norah arriv alla Paulanerkirche. Si ferm, fece
una foto per Instagram, la cancell. Troppo buia. Qualche nottambulo, una coppietta pi in l con gli
anni, lui magro e dritto come un punto esclamativo, lei rotondetta con pelliccia e cappello, una ragazza
con un giubbotto di pelle troppo stretto e un cappello troppo grande. Norah attravers la strada, vag in
lungo e in largo. Se si fosse persa o allontanata troppo da casa, sarebbe saltata su un taxi. Camminava e
pensava; camminare era sempre stato il modo migliore per mettere ordine nei pensieri. Ripens
all'incontro con Anita nella cucina della redazione. Aveva davvero parlato di un certo Arthur
Grimm, come la mendicante della zona pedonale?
Norah pens al suo viso, lo sguardo penetrante, le labbra sottili, il mento squadrato. Com'era
possibile che un viso in fondo bello apparisse tanto pericoloso? Perch le scatenava questa sensazione
funesta nello stomaco?
Che strano. Non lo conosceva, no di certo. Eppure il solo pensiero la turbava. Grazie anche al
suo lavoro aveva una memoria eccezionale per i nomi: se mai aveva sentito il nome Arthur Grimm
doveva essere stato tanto tempo fa.
Scatt il semaforo verde e mentre attraversava sulle strisce Norah venne superata da un uomo in
bicicletta. Sebbene avesse smesso di piovere, persisteva un insidioso freddo umido, che penetrava in
ogni fenditura. Norah si strinse nelle spalle, affond le mani intirizzite nelle tasche del cappotto. Non
un'anima viva in giro.
Un cartello le disse che si trovava nel Settimo distretto. All'improvviso il freddo le sembr
insopportabile, e altrettanto fulminea le cal addosso la stanchezza. Allung il passo, di colpo non
vedeva l'ora di tornare al caldo. Nessun taxi in vista. Gir a sinistra, poi di nuovo a destra, per
riprendere la strada da cui era venuta ma si rese conto che la stradina di fronte a lei non aveva nulla di
familiare. Che stupida a non essersi portata il telefono. Dopo un attimo di riflessione, imbocc la via a
sinistra. Le si accese una lampadina, d'un tratto cap dov'era. Avrebbe imboccato l'ampia strada
leggermente in salita, girato a destra, dopo un po' avrebbe incontrato il simpatico caff in cui aveva
fatto colazione in una delle sue precedenti visite della citt, e da l avrebbe facilmente ritrovato la via di
casa.
Sulla strada di fronte c'erano molte ambasciate con gigantesche bandiere sulle facciate: la
brasiliana, la turca... Il vento notturno ne gonfiava la stoffa, vele issate su una nave fantasma nella
tempesta. A sinistra di Norah c'era un alto muro scrostato, in alcuni punti coperto da ridicoli graffiti.
Cosa nascondeva? Una propriet privata? Un parco? A destra c'era la strada deserta, e Norah si ferm.
Al di l del muro alberi spogli si allungavano verso il cielo, le strade erano vuote, ogni forma di vita
cancellata, le persone erano nei loro letti come morti, eppure Norah aveva la sensazione che ci fosse
qualcuno. Vicinissimo. Si guard intorno. Nessuno, niente. N davanti n dietro di lei sul marciapiede,
neppure dall'altra parte della strada, neanche alle finestre. Dominava il silenzio assoluto. Ma a far
sobbalzare Norah non era stato un rumore. Era un odore, sconosciuto eppure familiare. Un odore
dolciastro. Non se lo era sognato, no di certo. Si gir come al ralenti fino a trovarsi di faccia al muro.
C'era qualcuno, immobile, silenzioso. Dietro il muro. Esattamente di fronte a lei. Non faceva rumore.
Tratteneva il fiato. Proprio come lei.
Sulla strada alle sue spalle sfrecci un'auto a gran velocit, gir vorticosamente, e Norah
sobbalz. Un taxi, era gi scomparso all'orizzonte, accidenti. Norah si volt di nuovo verso il muro,
fiss l'intonaco grezzo, come se non osasse dare le spalle a chi vi si nascondeva dietro. Rimase in
ascolto. A lungo. No, non c'era nessuno. Chiss da dove arrivava l'odore. Stava per andarsene quando
sent un rumore proveniente da oltre il muro.
Ghiaia. Passi sulla ghiaia. Al di l del muro doveva esserci un sentiero di ghiaia, perch
chiunque fosse stato a spiarla dall'altro lato, Norah con il cuore in gola lo sentiva allontanarsi con passo
misurato. I passi si fecero pi lievi. Ancora di pi. Infine nell'aria non rimase che un leggero odore di
tabacco da pipa.
9
Prima ancora di aprire gli occhi Norah si rese conto di non essere sola. Respiro pesante alla sua
destra. Appena ricord, ci manc poco che sospirasse forte. Il bar nella notte, svariati gin tonic, l'uomo.
Si diede una scrollata e apr gli occhi. Lui era girato su un fianco, le dava la schiena. Le spalle larghe,
la pelle abbronzata, che in quel periodo dell'anno poteva solo essere frutto di un viaggio in paesi esotici
o della lampada, capelli castano chiaro. Non ricordava neanche lontanamente che faccia avesse.
Si sentiva come se un rapitore le avesse messo in bocca un vecchio cencio per spolverare a mo'
di bavaglio e ce lo avesse lasciato per qualche ora, e l'esperienza le diceva che non appena si fosse
mossa anche solo di un centimetro le sarebbe scoppiato un terribile mal di testa. Appena si tir su, i
postumi della sbronza fecero il loro corso. Trov la bottiglia dell'acqua accanto al letto, bevve, barcoll
fino al bagno. Nel water c'era un preservativo usato. Meno male. Tir lo sciacquone, and in cucina e
prepar due tazze di caff. Mezz'ora dopo si era vestita come se si preparasse a una spedizione al Polo
sud, si incammin al lavoro. I meteorologi non avevano esagerato, c'era il sole ma faceva talmente
tanto freddo che in un batter d'occhio le dita persero ogni sensibilit.
Decise di andare a prendere la metro a Karlsplatz e acceler il passo per riscaldarsi almeno un
po'. Alcuni passanti cercavano di riscaldarsi con il caff da asporto, la maggior parte sfilava stretta
nelle spalle, alcuni avevano avvolto nella sciarpa non solo il collo ma anche la parte inferiore del viso,
gente ben imbacuccata in ogni dove, quasi senza volto, stranamente inquietante.
Norah pass davanti al Volkstheater, guard il grosso banner attaccato sulla facciata. Don't
forget. If you can touch it, it can also touch you.
Scese in metro, si lasci trasportare sempre pi nelle viscere della terra dalle scale mobili
incespicanti, attese, sal sul treno.
Il tizio nel suo letto le aveva detto di essere uno studente di educazione fisica, lei dopo avergli
preparato un caff lo aveva buttato fuori. Non si capacitava di cosa le fosse passato per la testa a
portarselo a casa. Per fortuna era stato carino, ancora insonnolito le aveva dato un bacio sulla guancia,
l'aveva educatamente ringraziata per il caff e se ne era andato. Aveva il suo numero: lei aveva annuito
anche se non aveva la minima idea di cosa stesse dicendo.
Il treno attravers barcollante la citt e Norah tocc cautamente con la lingua il molare. Anche
se al momento non le faceva male, era contenta di essere riuscita dopo un po' di telefonate a fissare in
fretta un appuntamento.
Le maniglie a cui aggrapparsi oscillavano in sincrono come un balletto minimalista, destra e
sinistra, destra e sinistra, destra e sinistra. Norah sedeva tra gente silenziosa, tutti guardavano gli
schermi degli smartphone o un libro o le mani o fuori dal finestrino, per quanto l'unica cosa da vedere
fossero le gallerie. Strisce nere e grigie che sembravano non finire pi. Da quanto esisteva la
metropolitana a Vienna? Quali storie poteva raccontare? Sarebbe valsa la pena farne un reportage?
D'istinto prese il cellulare per cominciare una ricerca su Internet, le venne per in mente di non averlo
appresso. Quando il treno si ferm, lanci una rapida occhiata dal finestrino. Ancora una fermata.
Salirono un gruppo di adolescenti e una giovane in avanzato stato di gravidanza che stringeva con la
mano sinistra un ragazzino che avr avuto sei, sette anni. La giovane incinta e il figlio le si sedettero di
fronte. La metro ripart e per un attimo Norah chiuse gli occhi. Quando li riapr vide che il ragazzino la
stava fissando.
Ciao disse Norah, abbozzando un sorriso. Come va?
Il ragazzino non rispose, n le restitu il sorriso, si limit a guardarla con occhi sgranati. Lei
lanci un'occhiata alla madre, che a sua volta la guard priva di espressione. Norah fece spallucce e
stava per distogliere lo sguardo quando il ragazzino mormor qualcosa.
Come, scusa?
Il ragazzino rimase in silenzio.
Cosa hai detto? domand Norah.
Nessuna risposta.
Lasci stare il bambino disse la madre.
Ma certo disse Norah. Mi scusi e dal momento che la metro era gi entrata nella stazione in
cui avrebbe cambiato si alz, contenta di farlo.
Lo studio era all'interno di un grande e bell'edificio di vecchia costruzione dalla facciata color
crema. Norah suon il campanello, disse il suo nome ed entr. Quando si rese conto che chi le aveva
risposto non le aveva detto a che piano andare si ferm. Si guard intorno, cerc di orientarsi. A
sinistra delle cassette della posta c'erano quattro targhe. Voil.
Primo piano: Architetto Huber
Secondo piano: Avvocato Goldberg
Terzo piano: Dottor Bernhard Schlick
Eccolo! Stava per dirigersi all'ascensore quando afferr il senso di ci che aveva appena letto.
Non poteva essere, doveva aver guardato male. Si gir di nuovo, lesse la quarta targa. Breve risata, il
rumore risuon nella scalata. Le venne in mente una frase di Napoleone: Il caso  il solo sovrano
legittimo dell'universo. Fuck you, Napoleone, pens. Non pu essere un caso.
Il dentista era un tipo simpatico, sui cinquant'anni, capelli corti brizzolati, occhiali piccoli ed
eleganti, belle mani sottili. Andare dal dentista era di solito un'esperienza alquanto spiacevole per
Norah, stavolta per era troppo distratta per provare disagio. Mentre il dottor Schlick le faceva
un'otturazione nuova, lei non riusciva a non pensare a ci che c'era al piano sopra l'ambulatorio.
Mezz'ora pi tardi usc dallo studio medico. Infil svelta le scale che portavano al quarto piano.
La porta non era di alcun aiuto, non c'era nessuna targhetta, e se Norah non lo avesse saputo avrebbe
potuto credere che fosse un'abitazione privata. Suon il campanello. Attese. Niente. Suon di nuovo,
pi a lungo, abbass la mano delusa.
Non c'era nessuno. Strano. Forse per era meglio cos. A ogni modo non avrebbe saputo cosa
dire. Scese le scale pensosa. Si ferm di nuovo davanti alle targhe accanto al portone che informavano
sui condomini del palazzo.
Eccolo. In lettere scure, eleganti, su uno sfondo color ottone.
Primo piano: Studio di architettura, Architetto Huber
Secondo piano: Studio legale, Avvocato Goldberg
Terzo piano: Studio dentistico, Dottor Bernhard Schlick
Quarto piano: Studio di ingegneria, Ingegner Arthur Grimm
10
E allora il caso? Di una cosa era convinta Norah: non esiste il destino, non esiste la
predestinazione; siamo noi gli artefici della nostra fortuna, con il sudore della fronte, ciascuno
compatibilmente con le proprie possibilit. Esisteva, s, ma non in quella forma. Chi diavolo era Arthur
Grimm? Perch veniva continuamente messa di fronte a questo nome? Era troppo!
Norah scrisse una mail al suo vecchio amico Werner, il miglior investigatore che conoscesse,
chiedendogli di scoprire vita, morte e miracoli di un certo Arthur Grimm residente a Vienna. Da parte
sua, in giornata Norah avrebbe cercato di beccare da sola Anita per ricavarne informazioni. Sarebbe
andata al fondo della questione, e nel frattempo avrebbe evitato di manifestare che la cosa le dava
fastidio. Difficile immaginare che osassero farle uno scherzo simile. Ma se cos fosse stato... se
qualcuno era intenzionato a farla sciogliere un po' in questo modo, poteva mettersi l'anima in pace.
Pass il resto della mattinata a informarsi sulle forme di assistenza che la citt offriva ai
bisognosi. Quando and a prendere un bicchiere d'acqua nella cucina della redazione Norah incontr
Tom, uno dei fotografi freelance che collaboravano con l'ufficio iconografico, e la collega Luisa. Si
rese subito conto di essere piombata nel bel mezzo di una conversazione. Tra i due c'era qualcosa, era
evidente, sebbene Luisa fosse sposata. Tom fumava alla finestra, Luisa prendeva uno smoothie dal
frigorifero e cercava di comportarsi con estrema naturalezza. Norah non pot fare a meno di pensare ad
Alex che tentava di condurre una vita sana e che era riuscito a convincere anche lei a non nutrirsi solo
di caff, sigarette e fast food. Fu colta subito dalla cattiva coscienza: il pensiero corse allo sconosciuto
che si era portata a casa. Norah si vers del caff, si mise alla finestra accanto a Tom, guard in strada e
con un gran sorso mand gi il groppo in gola al pensiero di Alex.
Dite un po' esord nel modo pi disinvolto possibile, avete mai notato una mendicante un
po' avanti con l'et, piuttosto alta, una tipa molto inquietante. Capelli scuri. Viso segnato dalle
intemperie. Per certi versi bellissima. Occhi azzurrissimi.
Qui nella zona pedonale? disse Luisa che, preso un sorso di smoothie, si lecc le labbra.
Non mi viene in mente nessuno.
Proprio nessuno?  una donna che si nota. Ed  molto alta.
Perch la cerchi? domand Luisa. Ti ha rubato qualcosa?
Mio Dio, no si affrett a dire Norah. Mi interessa, tutto qui. Ha l'aria di avere una storia
interessante da raccontare.
Credo di sapere a chi ti riferisci disse Tom spegnendo la sigaretta. Per un po' era sempre in
mezzo alla strada con una specie di ciotola. Niente cartelli o roba simile, era muta come una statua,
davvero inquietante.
Norah fu pervasa da un'ondata di adrenalina.
Proprio lei. L'hai vista negli ultimi giorni?
Tom ci pens un attimo, dopodich scosse lentamente la testa.
 stata qui pochissimo. L'ho notata subito. La maggior parte dei mendicanti ha il suo posto
fisso, i suoi orari; li conosci, ogni tanto gli dai qualcosa. Lei per  sparita molto in fretta.
Che strano, non l'ho mai notata intervenne Luisa.
Si  vista in giro solo uno o due giorni. Magari eri ancora a sciare disse Tom. S, giusto. Ora
mi ricordo.  stato suppergi quando Norah ha cominciato a lavorare qui.
Luisa scol la bottiglia e la gett nella spazzatura.
Sembra quasi che l'abbia portata tu aggiunse Tom guardando Norah con un ghigno, prima di
andarsene insieme a Luisa.
Norah guard il cielo che ormai non era pi di un azzurro splendente ma si era coperto di nubi.
Vers l'avanzo di caff nel lavandino, tanto le bruciava lo stomaco. And in bagno, si lav le mani, se
le asciug con cura e constat che la pelle era screpolata dal freddo e dal flusso caldo del
termoconvettore. Il suo sguardo si pos sullo specchio del lavandino e il pensiero corse al ragazzino in
metropolitana. Sembri la morte aveva detto.
Tornata alla scrivania Norah fece alcune telefonate e scrisse un paio di mail. Alla fine non pot
pi resistere e digit il nome di Arthur Grimm e la parola ingegnere. Niente. Aggiunse l'indirizzo
dell'edificio che, caso aveva voluto, ospitava sia il suo dentista sia un certo Arthur Grimm, ma anche
questo non diede risultati. Sovrappensiero si pass la mano tra i capelli, chiuse il motore di ricerca.
Doveva riflettere. E bene.
Alla sera quando vide la collega Anita dirigersi all'ascensore, Norah raccolse in fretta le sue
cose, si gett addosso il cappotto e la segu svelta. La raggiunse davanti all'ascensore. Era sola.
Perfetto.
Ciao disse Norah.
Ciao.
L'ascensore arriv, le porte si aprirono, le due donne entrarono. Norah attese che le porte si
richiudessero e pigi la T di piano terra. Per due, tre secondi fece quello che fa la gran parte della gente
che si ritrova in ascensore con qualcuno che conosce appena: osserv il display. Anita la imit. Infine
Norah frug nella borsa come se cercasse il telefono e con una naturalezza e disinvoltura di cui lei
stessa si stup disse: Di' un po', Anita. Chi  questo Arthur Grimm di cui parlavi recentemente?
Anita aggrott la fronte.
Arthur Grimm? ripet. A cosa ti riferisci? Quando sarebbe successo?
Ieri o l'altro ieri in cucina. Parlavi con Mario e hai nominato un certo Arthur Grimm.
Mmm rispose Anita. Non conosco nessuno con questo nome. Magari hai capito male?
Norah annu lentamente.
S, probabile disse.
Perch me lo chiedi? indag Anita.
Norah scrut per un attimo il viso dell'interlocutrice. Mentiva? Si ud un segnale acustico, le
porte dell'ascensore si aprirono.
Cos disse, sgattaiolando fuori.
11
La mattina era iniziata all'insegna della frenesia. Norah aveva fatto ricerche sul mondo dei
senzatetto a Vienna fino a tardi. Come vivevano, dove dormivano d'inverno, quali organizzazioni li
aiutavano? Inoltre si era palesato Werner per dirle che si sarebbe occupato di Arthur Grimm. Non le
aveva chiesto il perch dell'indagine. Era fatto cos. Werner era scrupoloso come un consulente
finanziario e tenace come un pitbull: la questione Arthur Grimm non avrebbe potuto essere in mani
migliori. Se c'era qualcosa da scoprire Werner lo avrebbe scoperto. Quando finalmente le si erano
chiusi gli occhi, mancavano due ore alla sveglia.
Devastata, era sgusciata fuori dalle coperte, si era fatta la doccia... e per la prima volta non era
morta di freddo. Se non altro il riscaldamento, che al suo arrivo a Vienna era stato avaro di calore,
aveva ripreso a funzionare.
Si era vestita con cura: jeans neri, camicia blu, rossetto rosso, la classica mise da intervista.
Nessun colore infondeva fiducia negli estranei pi del blu. Si era preparata il caff, lo aveva
trangugiato ancora bollente, aveva sceso svelta le scale sui tacchi, evitando per un soffio un frontale
con il vecchio vicino sordo... va a capire se era davvero sordo o solo un maleducato che fingeva ogni
volta di non sentire il suo Buongiorno!
Nemmeno un'ora pi tardi entrava nell'hotel Imperial, e il mondo reale scompariva
gradualmente a ogni suo passo. Pi che camminare aveva l'impressione di fluttuare, silenziosa e
leggera. I colleghi dell'ufficio, la strana donna nella zona pedonale, il suo appartamento vuoto e
desolato: di colpo tutto le sembr lontano mille miglia. In compenso, per, il pensiero approd ad Alex.
Perch mai l'intervista doveva svolgersi proprio l, il posto in cui Norah e Alex avevano alloggiato per
un weekend insieme anni addietro?
Si present alla reception e and nella hall. Dominava un silenzio al limite del festoso, infranto
ogni tanto dal lieve rumore delle porte girevoli, costante e tranquillizzante come il respiro di un
bambino addormentato. Lampadari, marmi, oro e sfarzo, e di fronte alla porta l'attivit operosa sul
Krntner Ring, visibile eppure distante, le persone sembravano proiezioni su uno schermo, un film
muto.
Il concetto chiudere fuori il mondo non le era mai piaciuto; il mondo era sia dentro sia fuori,
era ovunque. Ma quando aveva trascorso l due notti con Alex, quando, dopo la loro passeggiata, la
cena e l'opera, avevano superato la porta girevole per rientrare in stanza, era proprio ci che era
successo: il mondo era rimasto fuori. Avevano percorso mano nella mano i corridoi. Avevano
ammirato i tappeti, i soffitti sorretti dalle statue in marmo, i quadri alle pareti. Infine avevano trovato
una piccola panca e si era seduti.
E se ci abitasse un fantasma del castello? aveva domandato Norah.
Credi ai fantasmi?
Lei aveva fatto spallucce.
No. Tu?
Non lo so aveva risposto Alex. Ma se fossi un fantasma mi cercherei un posto del genere per
le mie comparsate, non ho dubbi.
A lei era scappata una risata.
Dovremmo morire all'Imperial aveva detto.
Adesso?
Quando saremo molto ma molto vecchi. Dovremmo affittare una stanza e morire qui. E poi
fare le nostre comparsate da fantasmi.
Sarebbe bello aveva detto Alex. Questo s che  un programma.
Era stata di Alex l'idea di pernottare l, un posto in realt troppo costoso per entrambi. Sapeva
che lei adorava posti come l'Imperial. Non tanto per la bellezza esagerata o il lusso indiscutibile, ma
per le sue storie. Non si sa come ma Alex era persino riuscito a organizzarle una visita guidata
esclusiva dell'hotel. Dopo averle mostrato le sontuose sale, un anziano signore di gran fascino aveva
sceso una rampa di scale, aveva girato a sinistra e destra e ancora due volte a sinistra, quindi gi per
un'altra rampa di scale, una volta a destra, tre volte a sinistra... e lei si era ritrovata nel ventre
dell'hotel, in un corridoio lustro come uno specchio, con piastrelle rosse e gialle, su cui si affacciavano
numerose stanze, un misterioso regno di mezzo dove si custodiva la biancheria, si sfornava la famosa
torta Imperiale, si dava alloggio ai dipendenti, si intesseva quella magia che, potevi esserne certo,
faceva s che qualche piano pi su gli ospiti continuassero a vivere sulle nuvole, spensierati, leggeri.
Quando le si present la donna che le avrebbe fatto strada lungo il corridoio fino alla suite in cui
si tenevano le interviste, Norah torn con la mente al presente. Salut i tre colleghi della televisione che
le vennero incontro con l'attrezzatura video e audio. A Berlino avrebbe saputo chi erano, se al venerd
dopo il lavoro desideravano bere una birra insieme o se filavano dritti a casa da marito o moglie e
figlio, se il tecnico del suono aveva una relazione con la redattrice... o con la cameraman. Ci si
incontrava di continuo nel suo lavoro. A Vienna, invece, erano tutti sconosciuti. I colleghi sembravano
stressati, ma per Norah era difficile dire se dipendesse dall'intervista andata male... o da altro.
Davanti alla porta chiusa della suite l'aspettava Bernadette Schill, dell'ufficio stampa, con cui
aveva fissato l'appuntamento.
Buongiorno, signora Richter,  bello che sia riuscita a venire.
Grazie di avermelo concesso!
Bernadette Schill era vestita in maniera davvero tradizionale, un completo nero e un filo di
perle, ma a Norah piacque subito il suo sorriso furbo. Era una persona con cui poter parlare.
Le due donne si strinsero la mano, mentre l'assistente tornava gi alla hall per accogliere il
prossimo giornalista. Le interviste alle star di Hollywood seguivano sempre un ritmo serratissimo, ma
Norah era felice di aver rimediato una delle fasce da venti minuti.
Sono appena andati via i colleghi di PRF disse Schill. La prossima  lei. Questione di
poco.
Che numero sono nella lista? domand Norah.
La settima della mattinata e la penultima prima della pausa.
C' qualcuno con lui? domand Norah.
Bernadette Schill annu, diede un'occhiata all'orologio, sembr trattenere un sospiro. A quanto
pare la star di Hollywood stava distruggendo la sua tabella di marcia attentamente architettata.
Che tipo ? domand Norah abbassando la voce in modo cospiratorio.
Oh,  fantastico rispose Bernadette in un tono che dava a intendere l'esatto contrario.
Davvero fantastico.
Segu una pausa in cui le due donne si scambiarono un rapido sorriso consapevole. Si ud un
pianoforte che veniva accordato, plin, plin.
Dopodich la porta si apr.
L'intervistato aveva un'aria al limite del surreale. Norah aveva avuto spesso a che fare con
personalit in vista, eppure lo strano senso di intimit che ti pervade quando sei per la prima volta al
cospetto di una vera star la turbava sempre. Le star del cinema le sembravano sempre meno reali delle
altre persone, come se realizzasse che esistevano davvero, che andavano in giro, mangiavano,
bevevano, si facevano la doccia, si grattavano la testa, solo nel momento in cui di colpo se le trovava
davanti. In realt perlopi le star che aveva incontrato erano sempre pi basse di quanto si aspettasse, e
in misura inquietante pi belle. Perci, quando l'intervistato sfoder il suo
sorriso-canaglia-da-milioni-di-dollari, lei era corazzata.
Michael disse Bernadette. May I introduce you to Norah Richter?
Una buona mezz'ora dopo, mentre attraversava la hall per raggiungere l'uscita dell'Imperial,
prov una strana leggerezza. Il pianoforte era ammutolito, ma nell'aria aleggiava un leggero odore
dolciastro di tabacco da pipa. Affrett il passo, non vedeva l'ora di sedersi alla scrivania e trascrivere
l'intervista; era stata buona, forse addirittura grandiosa. Sarebbe stata a vedere, non appena...
Norah si ferm. Per poco non ci finiva sopra col piede. A terra c'era qualcosa. Una carta da
gioco, no!, una carta dei tarocchi. La raccolse, la rovesci: La Morte la osservava con le sue orbite
vuote.
Il mistero del fascino
Durante l'infanzia mi affascinavano i fenomeni da baraccone. Naturalmente al tempo non ne
esistevano pi ormai, ma mia nonna a volte me ne parlava. Donne barbute, giganti e nani, ragazze con
due teste.  uno dei miei primi ricordi: io accanto a mia nonna, lei che mi racconta le storie. Favole,
certo, ma con un che di macabro. Per alcuni anni ho collezionato foto storiche dell'epoca. Poi ho visto
Freaks, il film americano degli anni Trenta che  ancora oggi il mio preferito, a parte forse La donna
che visse due volte.
A tutt'oggi non so spiegare cosa fosse a intrigarmi tanto. I fenomeni da baraccone mi
disgustano, ma al tempo stesso mi affascinano. Non so dire perch, ed  questo il punto. Non importa a
cosa puntiamo: non possiamo scegliere chi siamo, quello che ci disgusta e quello che ci attrae.
Nel mio caso, in principio ci sono stati i fenomeni da baraccone. Poi le catastrofi naturali, poi i
roghi di streghe nel medioevo, l'occulto, Aleister Crowley, e poi i serial killer. Riesco a cogliere la
bellezza nell'orrore... e l'orrore nella bellezza,  il mio dono.
Probabilmente  questo che mi intriga di lei: mi piace e non mi piace.
Non spetta a me giudicare le mie inclinazioni. Il mio compito  assecondarle. Lo faccio.
Innanzitutto, per una volta voglio sapere tutto ci che c' da sapere, perci vado avanti, e per fortuna
lei mi rende le cose facili.
 cresciuta in una cittadina della Bassa Sassonia. Dopo la maturit ha studiato giornalismo e
storia dell'arte, poi ha iniziato a lavorare come giornalista. Ha vissuto in diverse citt tedesche e a
Londra. (Fonte: biografia sul suo blog: www.norahrichter.de)
Le piace la carne, le fa schifo il pesce. Ama il vino rosso, il suo preferito  il Malbec. (Fonte:
Instagram)
Sostiene Medici senza frontiere e Reporter without Borders. (Fonte: Twitter)
Il suo trauma pi grande  stato il suicidio della sua amica sedicenne nel 2000. (Fonte: Blog
dedicato all'argomento Depressione e suicidio, 30 maggio 2014)
Da poco tempo  single. Il suo ex compagno, figlio di una tedesca e di un afroamericano,
chirurgo, si chiama Alexander Bauer, ha trentanove anni e vive a Berlino. (Fonte: Facebook)
Negli ultimi sei mesi  andata a cinque concerti: Arcade Fire, Nick Cave, Sigur Rs,
Soap&Skin e Amanda Palme, ed  stata sette volte al cinema. (Fonte: Instagram e Twitter)
La sua migliore amica si chiama Sandra, il suo migliore amico Max. Nonostante queste
relazioni sociali, si descrive come introversa e outsider dalla socievolezza part-time. (Fonte: Blog
dedicato all'argomento Timidi versus introversi, 17 novembre 2015)
La sua paura pi grande  causare la morte di una persona. (Fonte: Reportage sui fanatici delle
armi in Germania del 4 agosto 2014)
Si definisce femminista. La sua meta vacanziera preferita  Firenze, ama l'arte del
Rinascimento, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Botticelli. Ama vestirsi di nero. (Fonte:
Instagram)
A Londra ha rischiato di morire per overdose, si  disintossicata grazie all'aiuto degli amici e di
un'intensa attivit sportiva; parla apertamente della sua dipendenza. (Fonte: Post su Facebook del 31
dicembre 2015)
Per un pelo non si iscriveva a Legge, poi per si  resa conto che giurisprudenza ha ben poco a
che spartire con giustizia ed  passata a giornalismo. L'ingiustizia la fa sbroccare. (Fonte: il suo
blog, diversi punti)
Si procede. Mi avvicino. Assaporo il processo. Probabilmente diventer tutto pi facile di
quanto pensassi.
12
Un calice di champagne in mano, Norah osserv il mobilio del soggiorno del suo ospite. Certe
case sono arredate in maniera talmente perfetta da dare l'impressione di essere un museo. Max e Paul,
invece, erano riusciti nel capolavoro di aggiungere calore domestico a un appartamento che sembrava
un set fotografico di Architectural Digest. Mentre Paul era in cucina a preparare la cena, Max guardava
con fronte aggrottata lo scaffale dei dischi, indeciso sull'album da scegliere, e Lolita, la loro bulldog
inglese russava sul tappeto davanti al divano. Norah si guardava intorno.
Tanto bianco, tanto grigio, tanta pelle marrone. Gli alti soffitti stuccati erano freschi di restauro,
il parquet molato da poco. Arte moderna alle pareti  gi all'universit Max aveva un debole per
l'astrattismo , magnifiche palme di yucca e monstera in grandi vasi, e al centro dell'ampia sala da
pranzo nonch soggiorno il gigantesco tavolo in legno di mango, progettato e realizzato da Paul. Norah
guard uno dei quadri, i suoi toni dorati erano talmente intensi che, simile a un piccolo sole,
sembravano irradiare calore nell'osservatore. Di riflesso Norah cerc il telefono nella borsa, voleva
scattare una foto, ma si rese conto che non c'era.
Aveva rovistato a lungo nella borsa, ma inutilmente. Lo sguardo di Norah fu catturato da un
disegno che ritraeva Max addormentato. Un'opera meravigliosa, con un tocco fiabesco. Il berretto con
la visiera che Max indossava la gran parte del tempo era accanto al letto, gli occhiali sul comodino, i
suoi capelli castano chiaro erano leggermente scompigliati. Sembrava che stesse sognando.
E questo, chi lo ha fatto? domand.
Max si guard intorno, sorrise e indic Paul che stava arrivando con in mano due scodelle
fumanti.
Il cibo thai che Paul aveva servito al tavolo amorevolmente apparecchiato con elegante
porcellana bianca aveva un profumo talmente irresistibile di chili, coriandolo, carne di manzo, cocco e
lime che Norah, per la prima volta da settimane, non ebbe solo fame ma anche appetito. Finalmente
Max e Paul si erano palesati, scusandosi mille volte di non aver avuto ancora tempo per la neoviennese
e invitandola a cena.
L'insalata di papaya  sconvolgente disse Norah, dopo che Paul aveva portato in tavola le
portate principali e lei aveva dato il primo assaggio. Ma il manzo  pazzesco. Come lo hai fatto?
Paul sogghign.
Nove, due, quattro nove, tre otto, zero otto rispose.
Eh?
 il telefono del servizio consegne.
Norah scoppi a ridere.
Come va in redazione? domand Max tra un boccone e l'altro.
Bene.
Bene? Tutto qui? Avrai pure qualcosa da raccontare. Nessun capo psicopatico, nessuna rivale
maligna, nessun collega belloccio, nessun pettegolezzo piccante?
No, no. Mi spiace.
Quand' cos disse Paul, al tuo nuovo lavoro.
Alz la birra.
Cin cin rispose Max.
Cin cin
Brindarono.
Dopo l'ultima portata  Norah aveva mangiato pi dei suoi amici messi insieme  Max apr uno
dei finestroni del soggiorno e si accese una sigaretta.
Norah assapor l'aria fredda che entr nella stanza.
Non fumi pi disse Max; pi che una domanda sembr una constatazione dispiaciuta.
S, ho ripreso.
Max aggrott la fronte per la sorpresa.
Quand' cos disse, offrendogliene una.
Norah infil la sigaretta tra le labbra, l'accese.
Quando rialz lo sguardo, colse l'occhiata che si stavano scambiando i due amici.
Sta ingrassando troppo disse Max.
Chi?
L'elefante nella stanza.
Norah sospir.
Volevamo solo sapere se stai bene intervenne Paul. Siete stati insieme cos tanto tempo. 
stato cos improvviso.
Sto bene disse Norah.
 successo qualcosa? Alex ha fatto qualcosa? domand Paul. Non per essere curiosi, ma
vogliamo solo sapere se dobbiamo odiarlo.
Si gratt distratto la barba.
Alex ci piace, lo sai, ci  piaciuto fin dal primo momento. Ma tu ci piaci di pi.
No disse Norah. Alex non ha fatto nulla di male.
Okay, per... prov a dire Paul, prima di essere interrotto da Norah.
Mi ha fatto la proposta disse. O meglio, aveva in mente di farlo.
Come fai a sapere...
Ho trovato l'anello.
Max e Paul guardarono Norah con facce inespressive.
Cosa ha fatto? domand infine Paul con finta indignazione.
Ti ha comprato un anello? Inconcepibile. Come ha osato? Non c' da stupirsi se te la sei
svignata seduta stante.
Giusto concord Max. Qualunque donna con un briciolo di rispetto per se stessa avrebbe
fatto lo stesso.
Prendetemi pure in giro mormor Norah, che contro ogni aspettativa non pot evitare di
sorridere.
Max la guard pensoso.
Sono sicuro che hai avuto le tue ragioni disse infine, e Norah annu, grata di non essere
bersagliata di domande.
Vado un attimo a cambiare l'acqua alle olive mormor Paul, prima di scomparire in
corridoio.
Per un po' Norah e Max bevvero in un piacevole silenzio.
Merda disse a un tratto Norah.
Che  successo?
Volevo chiamare un'amica. Me ne sono dimenticata.
Sandra?
No, no, non la conosci rispose Norah.
Ci siamo conosciute durante una ricerca. Ti piacerebbe, ma ha qualche... Norah esit. Ha
qualche problema.
Che genere di problema?
Ogni genere, pens Norah.
 piuttosto sola disse. Qualcuno ha giocato sporco con lei e... lasciamo stare. A Berlino ci
incontravamo almeno una volta alla settimana. Da quando ci siamo trasferite ci telefoniamo almeno
una volta alla settimana, di solito il gioved sera.
Capisco disse Max. Quanti anni ha la signora?
Forse uno o due pi di noi.
Max aggrott la fronte.
Che c'? domand Norah.
Niente,  solo che pensavo che fosse anziana.
Ci rester male disse Norah.
Chi ci rester male? domand Paul che aveva appena fatto capolino nella stanza.
L'ennesimo caso umano di Norah rispose Max, e Norah gli piant un gomito nelle costole.
Capisco disse Paul. Ancora birra?
Certo risposero Norah e Max all'unisono, e Paul spar.
Chiamala un attimo disse Max. Che problema c'?
Stupidamente non ho con me il telefono.
Dal fisso?
Non ricordo il numero. Lasciamo stare. La chiamo dopo da casa.
I due amici continuarono a bere in silenzio.
Ho sempre pensato che Alex... disse Max dopo una lunga pausa. Fosse The One.
Norah si strinse nelle spalle, perplessa.
Lo amavi?
Io... Di colpo sent un groppo alla gola. Non voglio...
Non vuoi parlarne disse Max. Lo so.
Cal il silenzio. Dopodich Max si alz, si chin su di lei e l'abbracci. Un abbraccio fugace,
sapeva che Norah mal sopportava i sentimentalismi, proprio come lui.
Forse dovresti raccontare le tue paure di legarti in una relazione alla mia signora Schnatz
disse mentre tornava a sedersi.
Andiamo, non ho paura di legarmi in una relazione disse Norah. E poi chi diavolo sarebbe la
Schnatz?
La signora Schnatz  la sua terapeuta disse Paul, munito di birra fresca sulla soglia della
porta. Non avrei mai pensato che tra noi due potesse infilarsi una donna, ma mi sono dovuto
ricredere.
La Schnatz  magnifica, mi fido ciecamente di lei disse Max. Chiunque dovrebbe averne
una.
Mi piace per che si chiami Schnatz intervenne Paul.  un bel nome.
Vai da una terapeuta? domand Norah. Pensavo che fossi ateo.
Ma che c'entra?
Be', i terapeuti non sono forse come dei, con la differenza che rispondono? domand lei.
Non hai tutti i torti.
Agli dei che rispondono disse Paul sollevando la birra.
Alla Schnatz disse Norah. E a voi.
E alla neoviennese!
Brindarono. E bevvero tutti un'altra birra. E un'altra ancora.
A un certo punto la birra fin e allora qualcuno propose di andare in un bar, chiamarono un taxi,
e la notte si apr sotto i loro piedi come un lucernario, e furono inghiottiti da luci, neon, fumo, vodka,
tequila, visi sconosciuti e musica rock fino al sorgere del sole.
13
Quando rientr a casa, Norah accese la luce e il televisore in soggiorno, e inciamp su un
coniglietto di peluche bianco sul parquet. Si blocc, sperando che il soffitto smettesse di girare. Doveva
decidersi a sistemare gli scatoloni del trasloco e smetterla di buttare tutto a terra. Sospir.
Probabilmente era di Alex, comprava continuamente regali alla nipote, forse Norah lo aveva preso per
sbaglio nella fretta del trasloco. Non si sarebbe mai liberata di lui.
Ciao disse al coniglietto. Come stai?
Il coniglietto non rispose.
Cafone grid, e non appena cap fino a che punto fosse ubriaca scoppi a ridere. Impossibile
pensare di dormire nella prossima ora. Mise via il peluche e scrisse un messaggio. Se non altro aveva
ritrovato quel maledetto cellulare, lo stupido era rimasto tutto il tempo in una tasca laterale della borsa.
Sei sveglia?
La risposta arriv a stretto giro.
Sono sempre sveglia, mia cara.
Norah digit il nome di Coco e aspett che lo smartphone squillasse. La sua amica rispose
subito.
Non riesci a dormire nemmeno tu? domand Coco.
No.
Che ti succede?
Norah fece spallucce.
Niente. Tutto. The human condition disse. E a te?
Il solito.
Norah si mordicchi il labbro.
Oggi sono uscita disse Coco. Alcuni bambini mi guardavano fisso.
I bambini guardano sempre fisso replic Norah. Poco fa ero in metro, e un bambino che
avr avuto tre anni mi fissava come uno stupido. Anch'io lo guardavo. E allora il bambino ha chiesto
serio alla madre: Mamma, quello  un uomo o una donna?'
Coco scoppi a ridere come Norah aveva sperato che facesse, ma dur poco, torn subito seria.
Oggi l'ho visto disse. Sul giornale. Ha una nuova tipa.
Norah raggel. Non c'era verso, Coco finiva sempre su quell'unico argomento.
Poveretta disse in tono asciutto.
Oh s rispose Coco. Dovrei metterla in guardia.
No, tesoro. Tieniti alla larga. Promettimelo.
Silenzio.
Okay? insistette Norah.
Okay.
Cal il silenzio, e Norah ud tirar su piano col naso, pianissimo.
Coco, stai piangendo?
No rispose l'amica tra i singhiozzi.
Norah trattenne un sospiro. Non sapeva mai cosa dire quando il suo interlocutore al telefono
piangeva.
Sono stata una scema disse Coco con un filo di voce.
S, pens Norah.  vero. Ma non significa certo che ti sei meritata quello che ti ha fatto.
Che film hai visto, oggi? le domand per cambiare argomento.
Sapeva che l'amica usciva di casa solo per andare al cinema. In parte perch amava i film, in
parte perch la sala era al buio e nessuno la guardava fisso.
La Bella e la Bestia di Disney disse Coco.
Non ci credo. Te lo sei inventata.
No, sul serio disse Coco, e Norah riusc a vederla sorridere tra le lacrime. Adatto, no?
Sono senza parole.
 un'espressione che devo ancora capire. In vita mia non sono mai stata senza parole.
Norah rise sotto i baffi, adorava la rapidit con cui l'amica passava di palo in frasca.
L'ho googolato disse Coco all'improvviso, come un peccatore nel confessionale che
preferisce liberarsi del suo segreto prima di aver perso il coraggio di farlo.
Norah emise un gemito.
O mio Dio, Coco.
Lo so, lo so. Ma l'ho fatto. Ho trovato un articolo che parlava di lui,  recente, della scorsa
settimana. Quanto mi ha fatto incavolare. Le sue solite frase fatte. Sono un uomo semplice. Non ho
potuto fare altrimenti. Bla, bla, bla, bla, bla. Ma lo sai qual  la cosa che mi ha dato pi sui nervi?
Cosa? domand Norah rassegnata.
A un certo punto racconta al giornalista la storia di come ha imparato cos' la paura, quando
da bambino  stato aggredito da uno sconosciuto armato di coltello nel giardino dei suoi genitori, ed 
stato lievemente ferito.
E?
Non  la sua storia.  la mia. Gliel'ho raccontata durante uno dei nostri appuntamenti.
Wow, pens Norah, che per non disse nulla.
Non mi spiego come io abbia potuto cascarci. Quel suo snobismo nel suonare il pianoforte. Il
suo citare continuamente Shakespeare.  solo un sacco di merda pieno di s, non sai lo schifo che mi
fa.
Norah tacque.
Potrei ucciderlo disse Coco.
Non dirlo neanche rispose Norah. Saresti in grado di uccidere come lo sarei io.
Non hai idea.
Norah rise nello sforzo di alleggerire la tensione.
Tu ridi disse Coco, aveva smesso di piangere. Ma chiunque pu uccidere un'altra persona se
ha un buon motivo per farlo. Chiunque. Anche tu.
14
Dopo la telefonata con Coco Norah non riusc a prendere sonno, i sensi di colpa erano troppo
grandi. La sua amica era nel piccolo nido della casa dei genitori, un appartamento minuscolo, e a
malapena si azzardava a varcarne la soglia. E la colpa era di Norah.
Okay, non del tutto. Ma un po', s.
Si accese una sigaretta, and alla finestra.
Tutto era cominciato quando la capa dell'epoca l'aveva incaricata di intervistare un professore
di storia dell'arte. Il primo incontro si era svolto nel ristorante di un hotel, il secondo a casa sua.
Avrebbe dovuto subodorarlo fin dall'inizio. Al secondo incontro Norah aveva conosciuto anche la sua
bella fidanzata, di gran lunga pi giovane di lui. Nicolette, detta Coco. La sua musa, come diceva lui.
Era seduto a gambe larghe sulla sua poltrona. La musa stava in un angolo del divano, gambe e
braccia incrociate, come se stesse facendo mille acrobazie per occupare meno spazio possibile.
Il professore aveva il sorriso fisso di un grande pescecane bianco. Mentre lei lo intervistava,
Coco continuava a sgusciare fuori e dentro la stanza, senza fare rumore. Eppure ogni parte di lei urlava.
Conosceva quel tipo di atteggiamento, lo sguardo. La prima volta che lo aveva visto era una
giovane matricola universitaria. Durante una festa a casa di un ragazzo che conosceva appena era
andata in bagno e aveva trovato una ragazza in lacrime e tremante, che l'aveva guardata con occhi
smarriti... sembrava un cerbiatto investito da un'auto. Si scopr poi che il compagno che l'aveva portata
alla festa le aveva messo qualcosa nel bicchiere e sulle piastrelle di quel maledetto bagno aveva fatto
con lei tutto quello che si poteva fare con una ragazza che, per quanto ancora cosciente, non era
assolutamente in grado di difendersi. Norah l'aveva convinta ad andare dalla polizia. Era scattata la
denuncia, ma di fatto il ragazzo, che non aveva neanche vent'anni, non venne mai condannato: chi mai
avrebbe distrutto il futuro di un giovane tanto promettente e di ottima famiglia per uno stupido errore?
La ragazza era dimagrita sempre pi, era diventata trasparente come un fantasma, e infine se ne era
andata. Il ragazzo era rimasto e si era laureato.
Anni dopo Norah lo aveva rivisto durante un party del suo editore. Lo aveva riconosciuto
subito. Aveva fatto carriera. Con suo grande orrore, le si era avvicinato dicendole che il suo viso non
gli era nuovo  le donne belle come lei non si scordano , ma non riusciva a capire dove l'avesse
conosciuta. Sui banchi di scuola? No? Ah, all'universit, che bello. Poteva presentarle sua moglie
Johanna?
Piacere aveva detto la bellezza fragile in tubino nero che lo aveva raggiunto. Dove ha
conosciuto mio marito?
Be', all'universit ha violentato una mia amica aveva risposto Norah.
Dopodich si era girata e se ne era andata a casa, nella mente l'immagine della ragazza spaurita
e tremante, nel corpo la sensazione che il mondo fosse ingiusto e che lei non poteva farci nulla, proprio
nulla.
Quando aveva visto per la prima volta Coco, Norah non aveva potuto non pensare a quella sera
della festa. Poco tempo dopo il professore l'aveva ridotta talmente male che probabilmente neppure la
madre l'avrebbe riconosciuta, e Norah aveva cercato di aiutarla. Di nuovo aveva convinto una persona
ad avere fiducia nella giustizia, di nuovo era stato controproducente. Il professore era scaltro e non
c'erano elementi sufficienti per una citazione in giudizio, perdipi Coco era considerata una
psicolabile. Alla fine lui aveva accusato Coco e Norah di diffamazione, terrorizzando definitivamente
Coco.
A quel punto Norah aveva fatto ci che le era poi costato il posto di lavoro e la sua relazione:
aveva scritto. All'universit aveva imparato che una giornalista seria non pu essere parziale, nemmeno
per una buona causa. Ma per Coco aveva bellamente ignorato il principio. Aveva scritto un articolo sul
professore, nei termini che meritava. Il risultato non era un articolo, ma un'accusa scritta che dava la
parola non solo a Coco ma anche alle tante donne a cui il professore aveva distrutto la vita. Perch era
questo che faceva: distruggeva le donne.
All'indomani della pubblicazione si era scatenato l'inferno. Per Coco... e per Norah. La sua
capa era andata su tutte le furie per la querela. Ma questo Norah l'aveva messo in conto. Quello che
non aveva previsto era l'appoggio generale a quel pezzo di merda, la sua difesa, mentre le donne che
aveva intervistato nell'articolo erano state liquidate come avide e malate di protagonismo. A ripensarci
vedeva ancora rosso per la rabbia.
Un giorno, quando ormai era chiaro che l'iniziativa di Norah era stata un fallimento completo, il
professore si era presentato alla sua porta. Le aveva chiesto di parlare. Lei aveva accettato, con un
misto di disgusto e odio, ma era troppo curiosa per cacciarlo. Si erano ritrovati l'uno di fronte all'altra
nello studio di Norah. Lei gli aveva domandato come ci si sentisse a distruggere la vita degli altri. Lui
si era limitato a ridacchiare, sedendosi con nonchalance sulla sua scrivania, come se gli appartenesse.
Tutto di lui le dava il voltastomaco: la violenza, la brama, l'odore, il suo modo di sogghignare, l'abito
che probabilmente costava quanto l'utilitaria di Norah.
Malvagit, egoismo, sete di vendetta... tutte cose che fanno parte della natura umana, mia cara
signora Richter aveva detto.  cos che funziona.
Si risparmi le sue cazzate pseudointellettuali. Non sono una delle sue studentesse. Lei  un
porco sadico. Nient'altro. E prima o poi la incastrer, glielo prometto.
Le aveva riso in faccia.
Apprezzo il suo senso dell'umorismo aveva risposto.
Si era guardato intorno, come se volesse imprimersi nella mente ogni particolare della stanza.
Non siamo poi cos diversi, lei e io aveva detto squadrandola brevemente, mentre Norah se
ne stava l a braccia incrociate.
Raramente mi  capitato di vedere una rabbia simile. Penso che se prendessi un bisturi e le
aprissi il petto, ci troverei un cuore nero come il mio. La differenza tra noi due  che io accetto il mio
lato oscuro.
Aveva digrignato i denti.
Che ne dice se seppellissimo l'ascia di guerra?
In quel momento avrebbe voluto dargli un pugno in faccia.
 per questo che  qui?, si era domandata. Vuole provocarmi fino a che non gli metto le mani
addosso? Solo questo la trattenne dal farlo.
Noi due non abbiamo nulla in comune aveva detto Norah gelida. Niente di niente. E adesso
se ne vada, per favore.
Il professore non aveva smesso di sorridere.
Vede,  questo il problema con le donne come lei aveva detto. Dovete sempre dare
l'impressione di essere migliori degli altri. Ma non  cos.
Se non altro, non sono un vecchio porco grasso che si diverte a distruggere la vita delle
ragazze aveva detto Norah. E adesso, fuori di qui.
Il suo ghigno spocchioso l'aveva perseguitata per giorni.
Perch non lasci perdere, e basta? le aveva chiesto Alex una sera.
Lei lo aveva guardato come se fosse impazzito e gli aveva dato l'unica risposta che le era
passata per la testa.
Perch  ingiusto.
Lui l'aveva incalzata.
Norah, svegliati. Il mondo intero  ingiusto.
E questo che significa? aveva chiesto Norah. Che dovrei rinunciare? Che dovrei accettare
ogni cosa?
Alex l'aveva guardata con un sorriso, dall'alto in basso, come si fa con un bambino che non
vuole capire che non pu salvare tutti i cani del canile. Questa perlomeno era stata l'impressione di
Norah.
Dopo quella sera lei lo aveva guardato con altri occhi. Poco dopo aveva trovato l'anello
nascosto tra la biancheria. Era rimasta a guardarlo per un po' come se fosse qualcosa di spaventoso da
cui non riesci a staccarti; una ferita aperta da cui spunta il bianco dell'osso.
La sera, quando Alex era tornato a casa, lei gli aveva detto che era finita.
La vita di Coco: rovinata. Il lavoro di Norah, la sua reputazione, la sua relazione: distrutti. La
completa catastrofe. Il trionfo assoluto del professore.
Norah spense la sigaretta. Non era il momento di pensarci. Altrimenti non avrebbe dormito. Se
ne accese un'altra e soffi il fumo nella notte viennese.
15
Avvolta nella sua vestaglia ormai non pi morbida, Norah and in terrazzo a sorseggiare il
caff. Il cielo era distante e grigio, impossibile dire come sarebbe stata la giornata. Forse si sarebbe
schiarito e sarebbe stata bella, forse sarebbero arrivati pioggia e temporale. Rientr in casa, prese lo
smartphone e cerc su Google l'articolo di cui le aveva parlato Coco. Non impieg molto a scoprire il
nome e i contatti della nuova musa del professore e dopo aver inviato alla giovane una breve ma
chiara mail anonima da un indirizzo di posta temporaneo per metterla in guardia, si sent perlomeno un
po' meglio.
Un'ora buona pi tardi Norah era alla sua scrivania in redazione, traduceva l'intervista con la
star di Hollywood. Quando gli occhi cominciarono a incrociarsi, and in cucina.
Alla macchinetta del caff trov Luisa ed Eva che spettegolavano, una tazza fumante in mano.
Le salut, apr la finestra e si accese una sigaretta.
Fai tu l'intervista alla Abramovi?? domand Luisa, e Norah si fece attenta. Ammirava
l'artista da anni e le sarebbe piaciuto da matti parlare con lei.
Sarebbe bello rispose Eva. Se l' accalappiata il capo.
Norah sapeva benissimo che in quanto nuova era l'ultima a cui avrebbero affidato un incarico
del genere. Aveva intervistato Michael solo perch aveva una conoscenza nella casa di produzione del
suo ultimo film. Ciononostante avvert una piccola fitta. Per consolarsi, promise a se stessa che sarebbe
tornata al museo. Al Kunsthistorisches. O all'Albertina.
Cos' che si  accaparrato il capo? domand David, entrato in cucina poco dopo Norah.
L'intervista con Marina Abramovi?.
E chi ?
Norah, che dava le spalle a tutti e disegnava ghirigori di fumo nell'aria, fece una smorfia. Non
aveva nessun rapporto cordiale con i nuovi colleghi, e le andava benissimo cos. Ma prima o poi David
l'avrebbe fatta arrabbiare, se lo sentiva, cos come sua nonna sentiva l'arrivo del maltempo.
Ehm, fammi pensare un attimo disse Eva ironica. Forse la pi famosa artista-performer del
pianeta?
Mai sentita.
Mio Dio, sei proprio un troglodita.
Preferisco l'espressione ragazzo spontaneo' ribatt David, e Norah non ebbe bisogno di
guardarlo per sapere che stava sogghignando compiaciuto.
Performance art disse Eva. Marina Abramovi?? Hermann Nitsch? Wolfgang Balder? Non ti
dicono niente?
David fece spallucce.
Balder mi dice qualcosa.  il tizio degli animali sventrati?
Norah sent rivoltarsi lo stomaco.
No, quello  Hermann Nitsch. Balder  quello degli elettroshock.
Norah fece un tiro, chiuse per un attimo gli occhi, cerc di pensare a qualcosa di bello. Era stata
gi due volte al Kunsthistorisches, all'Albertina invece non c'era mai stata.
Cosa? domand Davis.
S, pens. Alla prima occasione sarebbe andata all'Albertina. A vedere la Lepre di Drer. E le
Due ballerine di Degas.
Una volta ha realizzato una performance con tre donne  una bionda, una rossa e una castana
scura  sedute in una stanza. Il pubblico guardava attraverso un vetro mentre le tre subivano
l'elettroshock.
Tra un po' chieder chi ne ha subiti di pi, pens Norah. Come se questo fosse il punto.
Osserv il brulichio in strada.
E un'altra volta, in una stazione, ha rovesciato addosso alla gente sangue di maiale.
Forte disse David. Gliel'hanno permesso?
Bella domanda intervenne Luisa.
 arte, e voi non l'apprezzate disse Eva. Quello  un genio!
Non puoi dire sul serio grid Luisa.  perversione allo stato puro.
La performance degli elettroshock era a met fra l'arte e un appassionante esperimento
sociale spieg Eva.
A fatica Norah trattenne un sonoro sospiro. Era appassionata d'arte e odiava quando la gente si
pavoneggiava con spiegazioni superficiali. Mand gi il commento che aveva sulla punta della lingua.
Cosa diceva sempre il suo amico Max? Nessuno ama i saputelli, mia cara.
Oh, va bene intervenne Luisa ironica. E la performance in cui lui taglia il viso di una donna?
Un esperimento sociale anche quello?
Cosa ha fatto? domand David.
Attenzione,  diventato un appassionato di performing art! grid Eva.
Come si pu tagliare il viso a una donna legalmente?
Lui la chiama performance disse Luisa, con un moto di disgusto.
Forte ripet David. Dove trova persone che si prestano a roba del genere?
Eva scroll le spalle.
Secondo me  da perversi disse David. Questa non  arte, sono lesioni fisiche.
Ma per favore disse Eva. Se le donne si prestano? Come puoi parlare di lesioni, se c'
consenso?
Alla fine la tipa non gli ha chiesto un risarcimento danni? domand Luisa.
Norah si gir verso il gruppo, la conversazione cominciava a farsi interessante.
Orribile disse Eva. Non avrebbe dovuto partecipare. Arrivare in fondo e quindi dire: Ah,
sai che c'? Non mi  piaciuto poi cos tanto, vorrei centomila euro...' che meschinit.
Con voi donne  sempre una questione di soldi ironizz David.
Norah ebbe la fantasia di prendere una delle forchette con cui le colleghe mangiavano la loro
insalata macrobiotica in pausa pranzo e di infilzargli il collo.
Ah, ah fece Eva, fingendo nervosismo.
Non so neanch'io cosa sia peggio disse Luisa. Se quel pervertito rincoglionito o le donne
che lo assecondano.
Norah stava per fare un commento sarcastico, ma all'ultimo momento si trattenne. Nella
vecchia redazione arrivava sempre allo scontro perch non teneva mai la bocca chiusa e metteva becco
in tutto. Era snervante, lo sapeva bene anche lei.
 un genio insistette Eva.
Stai scherzando.
Stiamo parlando di lui, o sbaglio? Persino con David, con cui di solito parliamo solo di
macchine e montagne da scalare.
Sfotti, sfotti disse David. Ma tutto questo discorso conferma perch non ho nulla a che
spartire con l'arte contemporanea. Sono tutti fuori di testa.
Troglodita! ripet Eva.
Troia! rispose David sogghignando.
Norah distolse lo sguardo. Tipico di David. Cercava sempre di capire fino a dove poteva tirare
la corda.
Stai attento, capito? disse Eva, con tono scherzosamente minatorio.
Non tollero certe espressioni sessiste. Se succede un'altra volta vado dritta dal responsabile per
le pari opportunit.
Sei tu la responsabile per le pari opportunit ribatt David, ed Eva rise.
Risero tutti e tre.
Difficile credere che le donne sapessero a cosa sarebbero andate incontro disse Norah.
Anche lei percep la durezza della propria voce, e di colpo nella stanza cal il silenzio, come se
i colleghi non si fossero resi conto che quella figura tetra, rimasta tutto il tempo alla finestra a fumare,
potesse parlare. Norah si pent subito di averlo fatto.
Luisa annu gentile, come se l'obiezione di Norah fosse degna di riflessione, ma non replic.
Gli altri si scambiarono uno sguardo interrogativo.
Tempo trenta secondi e la cucina era deserta, i colleghi erano spariti, e Norah spense la
sigaretta.
Ehi, quale delle tre donne ha subito pi elettroshock? domand David andandosene, e Norah
pens che la vita sarebbe stata pi facile, se tutte le persone fossero state prevedibili come lui.
Poco prima di uscire dall'ufficio nel tardo pomeriggio, Norah ricevette un messaggio di
Werner.
A Vienna c'erano pi persone che si chiamavano Arthur Grimm: un bambino di due anni, un
vecchio che andava per i novanta... e un quarantenne. Su quale dei tre doveva concentrarsi?
Sull'ultimo, rispose Norah, e dopo aver aggiunto Grazie, se ne and. Alle diciassette avrebbe
incontrato nel Settimo distretto una ragazza che andava in giro per la citt con la sua auto a distribuire
materiale per l'inverno ai senzatetto. Prima per voleva vedere se la sua mendicante era nella via
dello struscio. Ormai l'idea che fosse tutto uno scherzo delle colleghe e dei colleghi nuovi le sembrava
piuttosto assurda. Era brava a giudicare le persone, magari qualcuno della redazione non era al settimo
cielo per il fatto che la capa avesse assunto una tedesca ben poco cordiale nella speranza di farne un
fiore all'occhiello. Ma per quel che poteva vedere, lavoravano tutti sodo e con professionalit, e il
tempo per scherzi cos infantili, era ben poco. Quando aveva chiesto della mendicante, Luisa e Mario le
erano sembrati sinceri. E Anita? Ci riflett su uscendo dall'edificio. S, anche Anita. In realt, l'unico
che riteneva capace di una fesseria del genere era David, ma non dava l'impressione di essere
particolarmente interessato alla nuova collega, perch dunque avrebbe dovuto spaventarla? Norah non
giunse a nessuna conclusione.
Si ferm, pens al da farsi. Se i senzatetto non avessero portato a nulla, avrebbe sempre potuto
chiedere ai negozianti della via. Magari qualcuno conosceva quella donna, le aveva parlato.
Scusa disse una voce gracchiante alle sue spalle.
Si gir e si ritrov davanti un uomo in jeans, scarpe consumate e una giacca a vento nera
coperta di macchie. Sul suo viso solcato da pori dilatati e venuzze rosse brillavano due occhi scuri e
intelligenti. Lo guard con aria interrogativa. Voleva spiccioli o una sigaretta, non c'era dubbio.
Cerchi donna.
Norah aggrott sorpresa la fronte.
S disse con circospezione.
Era forse valsa la pena parlare con la ragazza?
Posso mostrare dove vive donna disse, prendendola per un braccio, come se volesse
portarcela subito.
Un attimo rispose Norah, liberandosi dalla presa e indietreggiando di un passo. Tanto per
cominciare, vorrei capire se parliamo della stessa persona.
Il tizio abbozz un collaudato sorriso ossequioso, che per non raggiunse lo sguardo, e di colpo
la sua espressione si fece pericolosa.
Donna alta. Treccia scura. Non pi giovane.
Indic il proprio volto e aggrott in maniera plateale la fronte, come a voler dire: rughe.
Esatto, pens Norah. Ma  una cosa che potrebbe dirti anche la piccoletta con il pastore tedesco.
Il tizio percep la sua sfiducia.
Stava l disse indicando il punto in cui Norah l'aveva vista, un monolite nella fiumana di
gente. Ciotola dorata in mano.
Norah annu, e il sorriso del tizio si accentu.
Doroteja disse.
 cos che si chiama?
Vieni disse.
Prima vorrei sapere quanto mi coster l'informazione.
Solo cento euro.
Scosse la testa. Per poco non scoppiava a ridere per l'impertinenza.
Troppo disse. Se mi porta dalla donna gliene do venti.
Lo sguardo dell'uomo si accese.
Troppo poco disse.  lontano.
Norah riflett un attimo. Le bastava l'indirizzo, non desiderava certo fare la strada insieme a
quell'uomo che aveva tutta l'aria di essere un astuto furfante, magari voleva solo trascinarla in una
stradina appartata per rubarle il portafogli. E anche se cos non fosse stato, chi le assicurava che non le
avrebbe dato un indirizzo a caso, per intascarsi i venti euro e poi svignarsela? Nessuno. Impossibile a
dirsi. Per venti euro, per, valeva la pena tentare.
Cinquanta disse l'uomo.
Venti.
Quaranta.
Venti.
L'uomo fece schioccare la lingua e le lanci un'occhiata di disprezzo.
Se ci ripensa, sono al Walchers Beisl disse. Il sorriso si era ormai dileguato tra i pori.
Se ne and senza neanche voltarsi. Meglio cos, pens Norah. Doroteja, dunque. Interessante.
Sempre che fosse davvero il suo nome.
16
Il weekend era stato una specie di tela bianca di fronte alla quale Norah era a corto di pennelli e
colori. Quando era tornata a casa dopo una prolungata visita al museo si rese conto con stupore che
mancava ancora molto alla fine della giornata. Cosa poteva fare di tutto quel tempo a sua disposizione?
Sebbene fosse stata via ore, era ancora primo pomeriggio e per un attimo carezz anche l'idea di
cercare il tizio che le aveva parlato di Doroteja per regalargli cinquanta dei suoi euro duramente
guadagnati.
Come avrebbe trascorso il weekend se fosse stata a Berlino con Alex? Il sabato avrebbero fatto
una bella colazione o un brunch con gli amici, alla sera sarebbero usciti, sarebbero andati al cinema, a
teatro o anche semplicemente a cena fuori. Oppure sarebbero rimasti a casa, avrebbero ordinato una
pizza e guardato una serie Netflix sul divano. Ma come avrebbero riempito le tante ore nel mezzo, il
vuoto tra la colazione e il pomeriggio, l'aspra steppa che lo divideva dalla sera? Non riusciva a
ricordarlo. Aveva l'impressione che nella sua vita precedente non ci fossero mai stati momenti del
genere, in cui non sapeva cosa fare.
Per un attimo pens di suonare a casa di Theresa, poi per cambi idea e telefon a Sandra. La
telefonata non ebbe successo. Norah riattacc, fece un secondo tentativo... niente. Telefon a Max, che
non rispose. Tanja invece s.
Tesoro! risuon la sua voce allegra, poco dopo il primo squillo.
Tanja era una forza della natura, la sua energia e la sua allegria erano cos contagiose che la sola
presenza bastava a risollevare l'umore di Norah.
Ohil disse Norah. Bello sentirti. Come stai?
Alla grande disse Tanja. E mi spiace tantissimo di non essermi fatta viva da che ti sei
trasferita a Vienna. Ma recupereremo. Nel weekend sar ad Amburgo, per luned sono di nuovo qui, e
ti porto a pranzo fuori, okay?
Norah sorrise fra s. Non conosceva nessuno che parlasse veloce come Tanja.
Okay disse. Super. Allora divertiti ad Amburgo.
Grazie, mia cara. Sentiamoci al telefono o per messaggio luned, okay?
Senz'altro.
Super! A presto! Ciao!
Norah cerc di respingere la delusione. Il luned sera era salvo, ma quella sera cosa avrebbe
fatto? Mise via il telefono, accese il televisore. Il banner rosso con gli aggiornamenti delle news, il
pericolo invisibile di una persona in fuga, un attacco terroristico in Gran Bretagna. Per qualche minuto
Norah osserv l'orrore, facendo zapping tra un canale di news e l'altro, controll Twitter, dopodich
spense e mise via il telefono.
Sent un leggero rumore. Qualcuno aveva chiuso la portiera di un'auto. A parte questo
nient'altro, eppure il rumore sembrava aumentare. Norah chiuse gli occhi, prese un bel respiro. Tent
ancora di telefonare a Sandra. Nessuna risposta, n da lei n da Max. Neanche da Paul. And alla
finestra, osserv la gente che attraversava svelta la piazza, diretta chiss dove. Si gir, il silenzio era
diventato brusio.
Doveva uscire. Smettere di restare in casa a respirare le spore della solitudine, le si incollavano
ai polmoni aumentandone a ogni respiro l'affanno.
Nella tabaccheria qualche strada pi in l aleggiava un intenso odore di mughetto, e Norah non
impieg molto a capire che era il profumo della commessa, la giovane di cui avevano parlato le tre
signore al bistrot all'angolo. Come si chiamava? Marie? S, Marie. Era china su un libro e non appena
lei varc la soglia la salut. Norah guard i giornali, se poi doveva tornare nel suo appartamento vuoto
un po' di distrazione non avrebbe certo guastato. Al solo pensiero ebbe un tuffo al cuore. Guard i
quotidiani e i settimanali pi recenti, su quasi tutti campeggiava la faccia di Trump. Di colpo sent
salirle in gola una specie di reflusso, un misto di rabbia, disperazione e pessimismo, distolse lo sguardo,
si avvicin al bancone e chiese un pacchetto di Gauloises. Da vicino not il leggero gonfiore del viso
della ragazza, sembrava che avesse pianto. Ciononostante con somma sorpresa di Norah, le sorrise, e
nel porgerle le sigarette sulle sue guance comparvero due grosse fossette. Norah si stava avviando alla
porta quando la giovane la chiam.
Aspetti!
Quando si volt, la ragazza stava scendendo dallo sgabello e girava attorno al bancone.
Ne vuole una?
Le porse un sacchetto di caramelle. Norah la guard meravigliata.
Oh, no, grazie le rispose.
Sicura? Ha l'aria di chi ha bisogno di zuccheri.
Non aveva tutti i torti.
Sorrise e prese una caramella avvolta in una frusciante carta dorata, la scart e se la mise in
bocca. Era dolce, sapeva d'infanzia.
Grazie disse.
La giovane fece ancora sfoggio delle sue fossette e torn dietro il bancone. Norah usc dalla
tabaccheria e, nonostante la morsa del gelo invernale, per la prima volta dopo tanto tempo sent calore.
17
L'ago della tatuatrice ronzava. La tipa era corpulenta e taciturna, con mani grandi e un viso
particolarmente severo, in forte contrasto con gli occhi rotondi e azzurri. Qualcosa in lei le aveva
ispirato subito fiducia. Norah si era spogliata, aveva appoggiato la camicia e il reggiseno su uno
sgabello, si era sdraiata. Apprezz il silenzio della donna. La gran parte dei tatuatori lavorano in
silenzio. Forse perch  faticoso sovrastare il ronzio incessante, forse perch sanno di compiere un
rituale che non va disturbato con una conversazione.
Sentiva l'ago iniettarle il colore nella pelle morbida della scapola sinistra, la tatuatrice che
continuava a fermarsi per asciugare con il pollice della mano guantata le goccioline di sangue, l'ago
che veniva di nuovo infilato. Aveva scoperto quello studio di tatuaggi per caso. Senza appuntamento,
ma con una idea precisa del disegno da tatuare. La stanza era minuscola, aveva l'aria di essere asettica,
ed era separata dal resto dello studio da una tenda. Norah chiuse gli occhi.
Erano passati pochi giorni dalla notte in cui, a bordo della sua vecchia Volvo, era sfrecciata su
una strada secondaria lasciandosi alle spalle la vita precedente. Le sembrava gi cos lontano.
Okay disse la tatuatrice. Ce l'hai fatta.
Norah inspir profondamente, come se se solo in quel momento si fosse resa conto di aver
serrato i denti per tutto il tempo. Si tir su con cautela, si alz, si diede un'occhiata alle spalle e osserv
il tatuaggio allo specchio.
Ti piace? domand la donna.
Norah non rispose ma osserv le linee nere che spuntavano dalla pelle gonfia.
 magnifico disse infine, notando che se sorrideva la donna aveva un bel viso, quasi da
bambina.
Arriv il luned mattina e Norah ne fu contenta. Quando si abbandon sulla sedia dell'ufficio il
tatuaggio le fece male. Aveva iniziato a tatuarsi all'et di vent'anni, ogni volta che aveva l'impressione
che una fase della vita si fosse conclusa. Le sue belle cicatrici. Sul fianco sinistro: gli anni spensierati.
Subito dopo la maturit. Andarsene, cambiare pelle come un serpente. Studentato e lavanderia a
gettoni, lezioni saltate e vino rosso da quattro soldi nella cucina comune. Lato interno del braccio
destro: gli anni della droga. A Francoforte e poi a Londra, come se avesse tentato di placare i pensieri
bui che erano tornati pi cattivi e insistenti che mai. Sulla caviglia destra: gli anni tosti. Fanculo la
droga, fuori dalla cerchia di amici che continuavano a farne uso, via. L'improvvisa ambizione, il lavoro
al magazine la sua nuova dipendenza, notte e giorno in redazione. Caff e sigarette, e quel costante,
malsano saporaccio in bocca. E poi gli anni berlinesi con Alex, che erano gi arrivati al capolinea e che
Norah non sapeva ancora bene come classificare.
Le frullarono in testa le parole di Max: Pensavo che fosse The One. E non pot fare a meno di
pensare alla chiacchierata con Sandra, al momento in cui le aveva detto che avrebbe lasciato Alex.
Sandra era inorridita.
Crediamo in valori diversi, tutto qui aveva detto Norah. A volte ho la sensazione che non gli
interessi un bel niente di ci che conta per me.
Quell'uomo salva ogni giorno vite umane aveva ribattuto Sandra. Magari a volte  solo
stanco.
Avrebbe dovuto stare dalla mia parte.
Devi farne sempre una questione di principio comment Sandra. Mio Dio, avr reagito nella
maniera sbagliata. Non fare sempre la paladina dei principi! Non si lascia un uomo come Alex per una
cazzata del genere!
Una cazzata?
S, una cazzata.
Per un attimo erano rimaste entrambe in silenzio.
Sto dalla tua parte, Norah aveva detto infine Sandra. Lo sai.  solo che a volte non ti
capisco. Pensavo che stessi bene con Alex. Ero convinta che fosse quello giusto.
Avevano ragione i suoi amici? Aveva commesso un errore? Ormai non  pi importante, pens
cercando di concentrarsi sul lavoro. Ormai era tardi, la porta era chiusa.
Era bello essere di nuovo in ufficio. Mentre i colleghi si lamentavano dell'inizio della settimana
e probabilmente in cuor loro non vedevano gi l'ora che fosse venerd, lei era contenta di non doversi
pi confrontare con se stessa.
In mattinata chiam Tanja per darsi un appuntamento per la cena, ma l'amica rifiut la
telefonata. Magari era gi in una riunione e non poteva parlare.
Poco prima della fine dell'orario di lavoro Norah diede una rapida occhiata  la centesima della
giornata  al telefono. Aveva ricevuto una mail di Tanja e sorridendo l'apr.
Cara Norah, come sai in questo momento sono molto presa dal lavoro. Non trovo energie per
nient'altro. T.
Norah dovette leggere la mail due volte. Il suo sorriso si spense. Non sembrava neanche Tanja.
Le sue mail erano sempre piene di vezzeggiativi, superlativi e refusi da sbadataggine. Rispose
all'amica:  successo qualcosa? Stai bene? Fammi sapere se posso fare qualcosa, okay?
Nessuna risposta. E va bene. Qualcuno aveva avuto una pessima settimana... niente di nuovo.
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In vita sua Norah si era augurata tante volte di essere sola. Da ragazza, quando la madre la
bombardava con le sue domande moleste. Sul lavoro, quando in redazione regnavano frenesia e caos e
lei pensava che sarebbe stato fantastico disporre di un telecomando con cui mettere a tacere il mondo
intero. Oppure ogni volta che Alex rivendicava maggiore vicinanza di quella che lei era in grado di
dargli e lei si sorprendeva a rimpiangere il magnifico silenzio del suo appartamento da single.
Be careful what you wish for.
Fumava alla finestra, il silenzio dell'appartamento prendeva a pugni la sua schiena.
Aveva avvisato l'ufficio che avrebbe lavorato da casa, la ditta di spedizioni le avrebbe
finalmente consegnato i mobili.
Il giorno prima, dopo che non riuscita a raggiungerlo al telefono, aveva scritto una mail a Max:
Facciamo qualcosa domani sera? All work and no play makes Norah a dull girl!
E Max aveva risposto: Non lo so. Tante cose da fare. Se usciamo te lo dico, okay? Baci!
Dopodich aveva provato di nuovo con Tanja, ma anche stavolta aveva rifiutato la chiamata.
Norah aveva pensato che lo avesse fatto per sbaglio e aveva richiamato, e Tanja aveva risposto. La
conversazione, se tale si pu definire, non era andata affatto bene. In poche parole Tanja le aveva detto
che in futuro preferiva passare il poco tempo a disposizione con le persone che contavano davvero per
lei, e dopo aver pregato Norah di non richiamarla, aveva riattaccato.
Ma che le era successo? Sembrava una pazza furiosa! Norah non la riconosceva pi! Avvert
l'impulso di richiamare, ma poi suonarono al portone e lasci perdere. Poco dopo due fattorini
trasportarono sulle spalle sei gigantesche scatole fino al suo appartamento al secondo piano.
Adesso  oltre al letto, al divano e alla scrivania  Norah aveva anche un armadio e un tavolo da
pranzo con le sedie. Un inizio. Apr i mastodontici scatoloni con il coltellino svizzero ereditato dal
padre e che teneva attaccato al mazzo di chiavi. Estrasse cartone, materiale di riempimento e pluriball,
avvit le sedute e gambe delle sedie, impil gli scatoloni del trasloco ancora chiusi accanto alla parete
del soggiorno e della sala da pranzo per guadagnare spazio per il tavolo e le sedie. Infine cominci a
montare l'armadio, cosa che  essendo da sola  si rivel alquanto difficile. Se non altro aveva
qualcosa da fare e pot cos distrarsi dal pensiero che la sua unica amica a Vienna fosse fuori di testa. A
un certo punto anche l'ultimo cassetto era montato e l'ennesimo chiodo piantato nel muro.
La sera, quando tutto era pronto, Norah si sedette su una sedia. Non era molto che le aveva
spacchettate e gi non le piacevano pi. Le piacevano quelle della sua casa di Berlino, casa che ormai
non era pi sua, accidenti.
Ma ecco di nuovo quel rumore. Un ronzio elettrico, un lamento prolungato che le richiam le
note di un contrabbasso su cui passi lentissimo l'archetto. L'oscuro rumore aument, risuonando come
una melodia secolare. Il suono di un iceberg che si stacca dal ghiaccio fisso e va alla deriva  cos,
pens Norah. Se gli iceberg avessero una voce, sarebbe quella.
Lo sguardo si pos sulla carta dei tarocchi che aveva trovato all'Imperial e che adesso era sul
tavolo da pranzo. Norah la gir cos che si vedesse il lato neutro e non lo scheletro con la falce e il
numero tredici in cifre romane.
Avrebbe tanto voluto poter fare una visitina a Max e Paul. Ma Max le aveva scritto che Paul era
raffreddatissimo e aveva la febbre, perci sarebbe rimasto anche lui a casa per prendersene cura. Non
c'era via di scampo, era sola con se stessa.
La solitudine la sommerse come una marea.
Presagire e ignorare
Mia nonna ha compiuto centodue anni.  sopravvissuta a due mariti, a due dei quattro figli
nonch a numerosi amici, e ogni volta che qualcuno in paese moriva, lei gi lo sapeva. O almeno cos
diceva. Mi  venuta in mente lei quando ho letto dello scienziato sovietico che negli anni Sessanta ha
studiato per conto dell'esercito fenomeni paranormali come la telecinesi e la percezione
extrasensoriale. Tra i vari esperimenti condotti e descritti in numerosi resoconti, ce n' uno su cui
rifletto ancora oggi e che coinvolge dei conigli.
Gli scienziati prendevano una madre e i suoi cuccioli. Infilavano nel cervello della madre degli
elettrodi per registrarne le onde cerebrali. I cuccioli, invece, venivano imbarcati in un sottomarino che
si inabissava nel mare (l'intento era tenere fisicamente il pi lontano possibile madre e figli). A quel
punto gli scienziati uccidevano i cuccioli. Ogni volta che un coniglietto moriva il cervello della madre
aveva una reazione quantificabile.
Un esperimento affascinante, non solo per la sua stravaganza  immaginatevi una cucciolata di
conigli a bordo di un sottomarino  ma soprattutto perch dimostra ci che molte persone sostengono
da sempre: certi esseri viventi percepiscono la presenza della morte.  un pensiero a mio avviso
meraviglioso e poetico, e da quando la tengo d'occhio mi chiedo se la cosa vale anche per lei.
Percepisce la presenza della morte? La sente approssimarsi, sente quanto le  vicina?
19
Andare da sola al cinema non era affatto come se l'era immaginato.
Aveva optato per una commedia francese e, circondata com'era da coppiette e qualche
gruppetto, mentre constatava che le battute sono pi divertenti quando hai qualcuno con cui ridere, ud
di nuovo il suono cupo e minaccioso sovrastare i dialoghi e la musica, e cap che non proveniva
dall'appartamento vuoto e solitario, ma da lei.
All'uscita tra le allegre comitive, si guard intorno. Tutti  chi si teneva per mano, chi gettava i
sacchetti vuoti del popcorn, chi commentava le scene migliori e imitava l'accento del protagonista 
erano radiosi, come se le risate in compagnia fossero state un pieno di luce calda.
A Norah parve di essere un buco nero. Fu felice di lasciarsi alle spalle quelle persone luminose
per immergersi nel buio della notte viennese che sapeva di pioggia e malinconia. Mentre si dirigeva
alla fermata del tram si imbatt in un mendicante che, inginocchiato a terra con il capo chino, tendeva
umile la mano.
Sembra una statua, pens Norah, frugando nella tasca in cerca di monete e nel passargli davanti
gliele mise in mano. L'uomo mormor qualcosa ma non alz lo sguardo. Norah arriv alla fermata
dove aspettava un nutrito gruppo di persone, tutte scure, mute e tremanti di freddo. Alla parete
dell'edificio di fronte pendeva un grosso cartello rosa su cui campeggiava una gigantesca scritta nera:
LA MORTE SORRIDE A TUTTI, L'UNICA COSA
CHE POSSIAMO FARE  RESTITUIRLE IL SORRISO!
Norah non sorrise ma si mise in bocca una sigaretta e controll come d'abitudine il telefono:
aveva ricevuto un messaggio da un numero sconosciuto.
The Goldfinch, adesso, recitava.
Scosse snervata la testa, sicuramente non era destinato a lei, si erano sbagliati... come quando
riceveva di continuo sms destinati a un certo Mesut.
Credo che tu abbia sbagliato numero, rispose, infilandosi di nuovo il cellulare in tasca. In attesa
del tram Norah percep l'estraneit delle persone intorno a lei. Il tram arriv, i finestrini appannati dal
fiato dei passeggeri; le porte si aprirono, la gente alla sua destra e alla sua sinistra sul marciapiede sal a
bordo. Che strano. Prov la stessa sensazione della prima volta che aveva sentito quell'odore
particolare. Era mattina presto, era vicino al muro dietro quello che ormai sapeva essere il parco del
Belvedere. Perch?
Non era l'odore dei gas di scarico delle auto, n il profumo della vecchia che era appena passata
insieme al suo peloso cagnolino bianco. Non era nulla di cui fosse a conoscenza. Eppure. Se c'era una
cosa di cui si fidava, era il proprio istinto. E le diceva che c'era qualcosa di strano. Qualcuno la stava
osservando. Norah si guard intorno, ma la concitazione delle persone che salivano a bordo del tram le
imped una visione generale. A un'occhiata veloce non aveva notato nulla di insolito. Nessuna
mendicante dall'aria sinistra, n altro che fosse degno di nota. La sua attenzione torn al tram  le porte
si erano appena chiuse e nel giro di qualche secondo sarebbe ripartito  e il suo sguardo si pos su una
figura che in quel preciso momento smise di guardarla. Non ebbe pi tempo per scoprire se era un caso
o se qualcuno si era sentito colto in castagna: il tram ripart.
Norah si guard intorno pensosa. La persona che si era affrettata a distogliere lo sguardo era un
uomo, ne era abbastanza sicura. Ma questa era anche l'unica certezza. Decise che avrebbe percorso a
piedi le poche centinaia di metri fino a casa. Guard i fari del tram ormai lontano, aveva gi raggiunto
la fermata successiva; il senso di allarme in lei si era dileguato. Allung il passo per scaldarsi, ma si
rese conto che non sarebbe sbucata nella piazza che si aspettava. Prese il cellulare per cercare su
Google Maps la strada da imboccare, quando vide un altro messaggio dal numero sconosciuto.
Non ti meritano.
Norah aggrott la fronte, pass il dito sul touch screen. Pigi il simbolo verde della cornetta e
attese che squillasse. Doveva sapere chi fosse a scriverle. Il telefono squill, ma a un certo punto una
voce le disse che il cliente non era raggiungibile. Niente segreteria. Norah riagganci e scrisse:
Chi sei?
Nessuna risposta.
Vigliacco, scrisse Norah, cliccando su Invio.
Apr Google Maps, inser il proprio indirizzo, cambi idea e cerc il Goldfinch, che, come
sapeva, era un nuovo, elegante ristorante con bar, e dopo aver appurato che distava quindici minuti a
piedi, si incammin nella notte della citt estranea.
La vetrina del ristorante sembrava un quadro. Parquet scuro. Pareti color petrolio. Dozzine di
piccole lampade color bronzo illuminavano con la loro luce calda i volti della gente che, il calice colmo
di un liquido dorato sui tavoli, era immersa nella conversazione. La donna seduta di spalle alla vetrina
aveva lunghi capelli biondi che le ricadevano come onde sulle spalle. Era talmente vicina che Norah
riusciva a vederne lo smalto color ciliegia brillante. Parlava e ridendo rovesciava indietro il capo. Il
tizio accanto, di sicuro il suo compagno, scuoteva la testa sogghignando, probabilmente lei lo stava
canzonando. Poi lui alz il bicchiere e brind alla donna in segno di approvazione. Al tavolo c'era
anche un'altra persona, una bella signora dai capelli rossi e il viso da elfo, che bevve un sorso dal suo
bicchiere. Altre persone radiose.
Norah ebbe l'impressione di trovarsi in un museo e di contemplare un quadro che l'artista aveva
appositamente dipinto per lei con i colori pi luminosi possibile.
Sebbene non vedesse il volto dei due uomini di spalle alla vetrina, riconobbe in loro Max e
Paul... ma Paul non doveva essere a casa con un febbrone? Mah. Avvert con stupore una fitta dolorosa
e per un attimo rest immobile. Quando il suo telefono vibr, sulle prime fece finta di niente, poi lo
prese.
Mi spiace, lesse. Norah si guard intorno. Non c'era nessuno a osservarla.
Dopo aver contemplato ancora un po' il quadro, si gir e si lasci inghiottire dal freddo e dal
buio.
20
Sulla via di casa aveva continuato a bombardare di messaggi il mittente del numero sconosciuto
 Che significa? Come facevi a saperlo? Chi sei?  ma non aveva ottenuto risposta.
Per la prima volta fu felice di essere di nuovo nel suo appartamento, la citt la inquietava
sempre pi. Col tempo sarebbe diventata accogliente, ne era certa. Tanto per cominciare Norah avrebbe
riempito di vita l'appartamento. Avrebbe comprato piante, invitato amici a cena, magari preso un
animale domestico.
Quali amici?, le bisbigli una voce nella testa. Si morse forte il labbro.
Non aveva mai conosciuto il padre, e solo da adolescente aveva scoperto che non c'era pi
ormai da anni. La madre era morta il giorno in cui Norah, che era figlia unica, aveva compiuto
ventisette anni. Non aveva famiglia; adesso che anche Alex non faceva pi parte della sua vita, non le
restava che la sua piccola cerchia di amici.
Si era appena richiusa la porta di casa alle spalle, quando ricevette un messaggio dal numero
sconosciuto.
Stai bene?
Norah digit svelta.
Dove ha preso questo numero?
La risposta non tard.
Tutti i tuoi amici hanno il tuo numero.
Okay, qualcuno stava giocando con lei. Decise di non rispondere pi. Prima o poi avrebbe
scoperto chi era, magari con l'aiuto di Werner. Fino a quel momento non avrebbe incoraggiato questo
nuovo stalker. Ne aveva gi avuto uno in passato e le era bastato. Era uno dei motivi per cui in
pochissimi avevano il suo numero.
Stava per andare in cucina quando ud dei rumori sulle scale seguiti dalla voce della vicina.
No, scusa diceva. Prendo volentieri tutto il resto, ma degli uccelli te ne occupi tu.
Una voce maschile le rispose, ma erano entrambi troppo distanti perch lei capisse cosa
dicevano.
Rimase ferma dov'era, la mano sulla maniglia. Aveva sperato di incontrare la vicina, era
dispiaciuta di aver rifiutato il suo invito in maniera tanto brusca, le sarebbe piaciuto chiederle scusa.
Sent i passi farsi sempre pi leggeri e infine il rumore di una chiave dentro la serratura, una porta che
si apriva e poi si chiudeva. Poco dopo part la musica, ritmata e veloce: probabilmente in una situazione
normale sarebbe stata un grosso disturbo, questa volta invece Norah era felice di questo segnale di vita.
Fece una doccia, si pass la crema con cura  solo per tenersi impegnata  e infine rovist in uno degli
scatoloni con la scritta libri. Si era appena infilata a letto con un libro di poesie  tra cui una
incredibile, che lei adorava, di Stephen Crane  quando la musica ammutol. Poco dopo una porta
sbatt.
 l'ultima volta che lo fai grid furiosa una voce maschile e Norah, il libro in mano, si tir su
a sedere.
Rispose una voce femminile, probabilmente Theresa, ma non riusc a capire. A quel punto la
porta sbatt di nuovo. Norah rimase in ascolto sul letto.
Baccano, la voce dell'uomo, stavolta incomprensibile, seguita da un grido stridulo, breve e
strozzato.
Tempo qualche secondo e Norah aveva gi di nuovo indosso i jeans e le scarpe da tennis che si
era tolta prima di mettersi a letto con la sola felpa. Recuper le chiavi e corse su per le scale; con la
coda dell'occhio not la pianta avvizzita e agonizzante davanti alla porta della vicina, e suon il
campanello Winkler. Le voci nell'appartamento si zittirono. Percep l'esitazione dall'altra parte della
porta, suon un'altra volta.
Sono Norah disse ad alta voce. La vicina del piano di sotto.
Nessuna risposta.
Tutto a posto?
Silenzio.
Stava per andarsene, quando la porta si apr. Un volto pallido, gli occhi castani, i biondi ricci
ribelli raccolti in uno chignon scomposto. Norah scrut la vicina con sguardo esperto. Sembrava stare
bene.
Norah le disse imbarazzata, spalancando la porta e consentendole di vedere il giovane vestito
di nero che bighellonava in corridoio, qualche metro dietro di lei.
Perdona il rumore disse la vicina. E poi, rivolta all'uomo: E comunque Rico se ne stava
andando.
Il tizio era immobile, il suo atteggiamento era un misto di umiliazione, aggressivit e
indifferenza. A un certo punto il suo corpo fu scosso da un brivido. Si gir e spar in una stanza che
dalla soglia Norah non riusciva a vedere; ne usc con un eskimo militare in mano e uno zaino nero in
spalla. Si vest, si ferm, si chin su Theresa per sussurrarle qualcosa che lei non cap. Punt alla porta
di casa. Norah gli fece largo senza guardarlo. Attese di sentire i suoi passi a piano terra, il portone che
si apriva e si richiudeva. Norah si affacci dalla ringhiera delle scale, guard, rimase in ascolto.
Se ne  andato disse, sentendosi pervadere da un'ondata di adrenalina.
Grazie a Dio disse Theresa. Ti va di entrare un attimo?
Norah sapeva che a casa non c'era che il vuoto ad aspettarla.
Volentieri disse, seguendo la vicina che le fece strada nel corridoio spoglio che conduceva al
soggiorno.
Vino? domand Theresa, sparendo in cucina senza attendere la risposta.
Norah si guard intorno. Il soggiorno era l'esatto contrario del suo: un mucchio di cianfrusaglie.
Sul divano color cacao torreggiavano cuscini e coperte, al muro un mix di foto e calligrafie. Si avvicin
per poter decifrare le lettere scritte a mano. Reality is just an illusion.
Un logoro tappeto a scacchi, piante. Una piccola libreria e accanto, su una vecchia cassettiera,
un giradischi. In un angolo una gabbia per uccelli vuota con la porticina spalancata. Reperti da mercato
delle pulci, pens avvicinandosi, e quando vide il gatto che gi conosceva e che, seminascosto dal
divano, dormiva sul tappeto, per poco non url per lo spavento. Sent la vicina trafficare in cucina.
Il tipo chi era? url in direzione dei rumori. Il tuo fidanzato?
La sua voce era carica di disprezzo, se ne rese conto da sola.
Norah odiava gli uomini che maltrattavano le donne.
Dio ce ne scampi, no grid Theresa dalla cucina. O almeno, non pi.  solo che lui non lo
capisce.
Tu stai bene?
Assolutamente s. Non  successo niente. Mi ha urlato contro e ha lanciato qualche sedia, ma
in fondo  innocuo.
Se lo dici tu.
Norah si avvicin alla libreria, si accovacci per vedere meglio i libri. Non sembravano seguire
una logica, Theresa li aveva messi in ordine per colore. Trov molti dei suoi autori preferiti: Donna
Tartt, Zadie Smith, Meg Wolitzer, Jonathan Safran Foer, Siri Hustvedt, Maya Angelou. Robert
Seethaler, Haruki Murakami. E poi l'opera completa di Shakespeare, tutto Kafka e i sette volumi di
Harry Potter. Lo spazio restante era occupato da almeno una dozzina di romanzi di Stephen King e
sopra lo scaffale c'era un'edizione sgualcita di Ronja Rubertochter. Sorrise. Quando era piccola era il
suo preferito. Prese il gigantesco tomo, lo sfogli. Ne scivol fuori qualcosa, Norah si spavent.
D'istinto si chin sulla bustina di plastica a terra contente erba, la rinfil nel libro rimettendolo a posto
un attimo prima che la vicina riemergesse dalla cucina con due bicchieri colmi di vino rosso.
Scusa se ti ho fatto aspettare disse. Ho dovuto dare una lavata ai bicchieri.
Nessun problema.
Siediti!
Theresa pos i bicchieri ai piedi del divano e si sedette. Norah sorseggi il vino e prese posto
accanto a lei. Il divano era cos morbido che affond, ed era cos piccolo che le due stavano molto pi
vicino di quanto gradisse solitamente Norah, ma stavolta non prov fastidio. L'appartamento aveva un
che di rilassante.
Non ti ho ancora ringraziato disse Theresa, per avermi tolto di torno Maurice.
Credevo si chiamasse Rico.
Theresa alz gli occhi al cielo.
Si fa chiamare Rico, ma il suo vero nome  Maurice. Che scemo. Non so neanch'io cosa ci ho
trovato in quel cretino. Va be', a ogni modo, grazie.
Guarda che io non ho fatto un bel niente. Volevo solo assicurarmi che fosse tutto okay.
D'accordo, ma non tutti si sarebbero comportati cos.
Per la prima volta Norah osserv con calma la giovane donna. Era magra, abbastanza graziosa,
e sebbene parlasse alla velocit della luce dando sempre un'impressione di frenesia e caos, si muoveva
con estrema eleganza, magari da piccola i suoi genitori l'avevano costretta a fare danza classica. Aveva
una pelle chiarissima, con lentiggini in pieno inverno, e beveva vino rosso come se fosse acqua.
Norah con o senza H? domand di colpo.
Con rispose Norah. E tu?
Eh?
Il tuo nome. Con o senza H?
Ah rise. Anch'io con H.
Era stupefacente come la gran parte delle volte i nomi calzassero a pennello alle persone. Forse
i genitori, per qualche strana magia, sapevano fin dall'inizio che tipo di persona sarebbe diventato il
neonato? O forse il segreto era che i bambini si adattavano a poco a poco al proprio nome, come un
nobile metallo liquido che finisce per assumere la forma dello stampo in cui  stato versato?
Un bel nome disse Norah. Con o senza H.
Grazie.
Theresa si alz.
Ti va un po' di musica? domand.
Con gesto abile Theresa si tolse l'elastico che reggeva lo chignon, lo scaravent nell'angolo e si
avvicin alla cassettiera su cui troneggiava lo stereo. Si gir di nuovo verso Norah, la studi con
sguardo indagatore come se potesse interpretarne i gusti musicali dall'espressione, apr lo sportellino
del mobile e tir fuori un cd. Partirono le prime note.
O mio Dio, adoro gli Arcade Fire disse Norah.
Lo immaginavo disse sogghignando Theresa.  una delle mie doti.
Stupefacente!
Therese si inchin con fare teatrale e quando si ravvi i ricci nella memoria di Norah scatt di
nuovo un ricordo che le fece sussultare il cuore di dolore.
Avanti con la musica! Avanti col vino! grid Theresa, come se un esercito di maggiordomi
non aspettasse che un cenno per irrompere nella stanza e versare vino rosso della migliore qualit. Alz
il volume e vers vino.
Un'ora buona pi tardi il vino rosso era finito e Katinka si era trasferita dal tappeto al grembo di
Norah. Nel frattempo Norah aveva scoperto che Theresa era di Innsbruck, aveva qualche anno meno di
lei, andava ancora all'universit, e proprio l aveva conosciuto Maurice, che l'aveva consolata a suon di
sesso stellare dopo una dolorosa separazione, ma che ben presto era diventato morboso e geloso
cronico.
Ce ne sono di pazzi, qui a Vienna disse Theresa. Allora Norah le raccont la storia della
mendicante e della profezia secondo cui avrebbe ucciso un certo Arthur Grimm.
Wow disse Theresa. Davvero inquietante.
Lei non pot fare a meno di ridere.
Davvero?
Assolutamente s. Chi  Arthur Grimm?
Non ne ho idea. Non so perch, ma viene sempre fuori.
In che senso?
Norah le raccont per sommi capi tutta la storia.
Grandioso comment alla fine Theresa.
Si morse il labbro inferiore.
Forse dovresti parlare con lui.
Sar sincera, mi interessa di pi la mendicante.
Perch?
Non so spiegarlo esattamente. C' qualcosa in lei. Per certi versi mi affascina.
Theresa arricci il naso.
Io metterei sotto torchio questo Grimm.
E con espressione feroce, si colp un palmo con il pugno. Norah rise.
Ah, s? E perch?
Theresa fece spallucce.
Non saprei. Forse perch l'indovina ne sa pi di te.
Sei ubriaca disse Norah sogghignando.
La gatta nel suo grembo cambi posizione, e poi decise che era meglio cambiare posto. Dopo
che Norah le accarezz un'ultima volta il morbido pelo nero, scese con attenzione a terra. Norah
avvert subito la nostalgia del suo calore, e di colpo si rese conto di non essere tanto sobria. E a quel
punto  era inspiegabile come sempre da dove arrivasse  in lei si insinu un pensiero.
Theresa?
Ehm?
Theresa cercava di versare l'ultima goccia di vino nel bicchiere, ma la bottiglia era vuota.
Se ti dico fumo di pipa, cosa ti viene in mente?
Theresa la guard stupefatta.
Fumo di pipa? domand con la lingua impastata.
Norah annu.
Nonni disse Theresa. E atmosfera accogliente.
Si accese una sigaretta e la pass a Norah.
E tu?
Norah fece un tiro ed espir lenta il fumo, poi cerc le parole giuste.
Qualcosa di malvagio disse.
21
Infilare la chiave nella serratura richiese concentrazione. Norah aveva bevuto molto pi vino di
quanto le facesse bene.
L'appartamento era immerso nel buio, con tutti i suoi rumori, lo scricchiolio del parquet, il
brusio del televisore... e la solitudine si era acciambellata in qualche angolo, come un serpente
addormentato che presto per si sarebbe palesato. Norah accese la luce. Si riemp un bicchiere d'acqua
in cucina, bevve. Che ora era? Per tutta la serata non aveva dato neanche un'occhiata al telefono: segno
evidente che era stata bene a casa di Theresa.
Tuttavia, non aveva potuto fare a meno di pensare a Valerie. A guardarla meglio Theresa non le
somigliava poi cos tanto, eppure il solo vederla aveva ridestato i pensieri di un tempo. Senza Valerie la
sua vita sarebbe stata diversa? Avrebbe provato meno rabbia? Sarebbe stata pi allegra, pi brava ad
attirare a s le persone? Un tempo lo era. Tanto tempo prima.
Le venne in mente il verso di una canzone. I'm a fountain of blood in the shape of a girl.
Esatto. Proprio cos. Leggerezza e pesantezza, dolcezza e distruzione: Valerie. Se il battito d'ali
di una farfalla in Brasile poteva scatenare un tornado in Texas, allora un singolo avvenimento poteva
far deragliare tutta una vita. S, pens Norah, senza Valerie la mia vita sarebbe stata diversa, perch io
sarei stata una persona diversa. Ci che  successo all'apoca  stato il mio effetto farfalla.
Inutile pensarci, ormai. Era andata come era andata.
Aveva avuto un sonno agitato, aveva sognato Theresa e Valerie e una figura scura con occhi
d'un chiaro inquietante, che le stava accanto al letto e la guardava immobile.
Al risveglio aveva la bocca e la gola cos secche da sembrarle piene di ferite; le lenzuola erano
in disordine e talmente sudate che, nonostante il mal di testa rintronante Norah si tir su a sedere. La
seconda sbronza in due settimane. Si alz barcollante, and in bagno e bevve qualche sorso d'acqua dal
rubinetto. Il volto che la guardava dallo specchio dell'inquilino che l'aveva preceduta era
raccapricciante e cupo, come le foto dei ricercati della RAF che vedeva negli uffici postali quando era
una bambina e che le incutevano una paura tremenda. Si scost una ciocca di capelli, cerc a tentoni lo
spazzolino, senza successo. Guard infastidita il portaspazzolino vuoto. Guard la mensola.
Dentifricio, filo interdentale, profumi di ogni sorta e trucchi... niente spazzolino, per.
Si pass una mano sulla faccia. Era solo troppo stanca, tutto qui. Chiuse gli occhi, si guard di
nuovo intorno. Niente.
Non  possibile biascic.
Che ne aveva fatto? Era consapevole che, da quando si era trasferita, viveva in una specie di
caos permanente, ma fino a quel giorno non era ancora arrivata a dimenticare chiss dove lo
spazzolino. Forse la sera prima era andata in giro per casa mentre si lavava i denti, come faceva Alex,
un'abitudine che l'aveva sempre divertita? No, cazzate. Anche se, ubriaca com'era la sera prima, se ne
fosse andata a spasso mentre si lavava i denti, alla fine sarebbe tornata al lavandino per sciacquare la
bocca. Cerc in tutte le stanze. Nessuna traccia del maledetto spazzolino.
Doveva ancora ritrovare la penna rosa persa di recente, prima o poi sarebbe saltata fuori da sola,
ne era sicura. Doveva organizzarsi meglio. Prese lo spazzolino di riserva, si lav i denti e and in
cucina. Apr il frigorifero, si chin per valutare le opzioni per la colazione... e subito, per punizione, le
venne un mal di testa ancora pi forte.
Sussult. Arricci il naso. Un mango, yogurt, burro, uno smoothie verde. Il caff era finito.
Non aveva nessuna voglia di smoothie, frutta o muesli. Meglio caff, uova e speck. Una doccia
veloce e via. Cibo e caff, e il mondo avrebbe cambiato faccia.
Si era appena spogliata per entrare nella doccia, quando il suo sguardo si pos sul telefono
accanto al letto. Nella mente annebbiata di Norah emerse un ricordo sfocato, che si fece pi nitido.
Oh no, pens.
Guard il display, l'elenco delle chiamate in uscita.
4:01h Alex
4:03h Alex
4:05h Alex
Oddio. Ubriaca com'era aveva chiamato il suo ex nel cuore della notte. Per fortuna lui non
aveva risposto, chiss che fesseria gli avrebbe raccontato. Un bene che Alex silenziasse sempre il
telefono quando andava a dormire. Probabilmente dormiva profondamente, mentre Oskar russava ai
piedi del letto.
In quel preciso istante arriv un messaggio e vide con sgomento che era di Alex. Constat con
rabbia che nell'aprirlo le tremavano le mani.
No, cazzo. Non  mio (Non potevi aspettare domattina a chiedermelo?)
A cosa si riferiva? Norah scorse frenetica i messaggi per leggere quello che aveva spedito a
Alex.
4:07h ho trovato un coniglietto di peluche bianco. L'ho preso per sbaglio?  tuo?
S, aveva trovato il coniglietto ed era un po' che pensava di spedirlo ad Alex, e invece aveva...
Norah aggrott la fronte. Aveva impiegato un po' a recepire in pieno il messaggio. Il peluche non 
mio, aveva scritto Alex. Davvero? Ma certo. Perch mai doveva mentirle? Ricordava di aver mai tirato
fuori da uno degli scatoloni il coniglietto? No. Di colpo era l. Proprio come di colpo non c'erano pi la
sua penna rosa e lo spazzolino. I pensieri le si accavallarono, d'un tratto cominci a sudare. Era entrato
qualcuno in casa?
Nuda e incurante che potessero vederla dalla finestra, corse in cucina. La casa sar anche stata
un caos completo, ma lei sapeva benissimo dov'era il libro. Non lo aveva affidato alla ditta traslochi,
ma se l'era tenuto accanto sul sedile del passeggero mentre attraversava i boschi di notte per
raggiungere Vienna. Da allora si trovava nello scaffale pi in alto della credenza della cucina 
invisibile a chiunque non sapesse cosa cercare  in attesa che Norah lo riponesse in un luogo pi sicuro.
Si mise in punta di piedi, si allung, cerc a tentoni. Niente. Si gir in preda al panico, corse in
soggiorno e prese una delle sedie nuove. La mise davanti alla credenza. Ci sal sopra.
Eccolo. C'era ancora; ma certo che c'era, nessuno ne era a conoscenza e qualunque ladro si
sarebbe portato via il portatile o l'orologio di design, non certo una cosa del genere.
Eppure. Per qualche minuto rest l, gli occhi pieni di lacrime, una mano premuta sulla bocca.
Poi si riprese, rimise a posto il libro. Con gambe tremanti and in bagno, entr nella cabina doccia e
apr l'acqua talmente bollente da scottarla.
Dopo aver fatto la doccia e aver indossato biancheria pulita, le sembr di aver riacquistato parte
della lucidit mentale e telefon a Sandra. A sorpresa l'amica rispose subito.
Ciao disse.
Salve.
Norah sentiva in sottofondo Greta.
Un attimo, tesoro, la mamma  al telefono.
Vuoi che richiami pi tardi? domand Norah.
Non sar meglio di adesso rispose Sandra, e Norah non riusc a capire se era divertita,
nervosa o rassegnata. Dimmi, che succede?
Norah cap che l'amica era a corto di pazienza per sostenere una lunga telefonata, perci decise
di andare dritta al punto.
Ho l'impressione che qualcuno sia entrato in casa mia disse.
In che senso? domand Sandra con voce soffocata, sembrava che stesse trasportando un peso.
Una busta della spesa stracolma, una bambina sgambettante. Un ladro?
S. No. Non lo so di preciso.
Norah immagin la faccia dell'amica, la sua fronte aggrottata.
Mi mancano degli oggetti. Spariscono cose dall'appartamento.
E come fai a dire che non le hai semplicemente spostate?
L'obiezione di Sandra era giusta, certo: dopo che dieci anni prima avevano condiviso casa per
sei mesi sapeva bene quanto lei fosse disordinata.
Da stamattina non trovo pi lo spazzolino disse Norah. Pensi che io abbia spostato lo
spazzolino?
Sandra non rispose.
Ma non  tutto prosegu. Non solo spariscono cose. Spuntano oggetti. Oggetti che non mi
appartengono.
Che genere di oggetti?
Un coniglietto di peluche.
Non potrebbero essere cose che hai messo negli scatoloni per sbaglio quando ti sei trasferita?
domand Sandra.
All'inizio l'ho pensato anch'io. Ma in verit non  possibile.
Hai oggetti di valore in casa? domand Sandra. Ti manca qualcosa? Qualcosa di valore?
No disse Norah. N ci sono segni di scasso. Ma...
Ma sei preoccupata Sandra complet la frase al posto suo.
Sai come sono fatta. Pensi che sia troppo paurosa?
In realt no, no rispose Sandra pensosa. Di' un po', conosci il padrone di casa?
L'ho visto una volta, solo per un attimo.  un signore anziano, avr sui sessanta.
Ha la chiave del tuo appartamento?
Questa  la parte sgradevole disse Norah. Non lo so. Non sono riuscita a parlare con
l'amministratore. Pu forse entrare in casa mia in mia assenza o senza il mio permesso?
Ma che domande fai? Certo che no rispose Sandra. Tuttavia, io da qui non so come
aiutarti.
Mi hai gi aiutato disse Norah, e per certi versi era vero.
Ma c' dell'altro disse Sandra. Dico bene?
Norah esit.
Dopodich decise che forse sarebbe stata una buona idea condividere gli eventi degli ultimi
giorni con qualcuno che aveva sempre mantenuto la mente lucida come la sua amica Sandra, persona
con i piedi per terra. E le raccont ogni cosa. Per deformazione professionale Sandra le fece qualche
domanda, ma quando Norah giunse alla fine rimase in silenzio. Greta, di cui all'inizio della
conversazione si coglieva ogni tanto qualche frase, non si sentiva pi: probabilmente Sandra l'aveva
portata in un'altra stanza per parlare in pace al telefono.
E tu pensi che queste cose siano collegate? le domand infine.
Norah tacque.
S disse dopo un po'. Per certi versi mi sembra di s.
Sandra emise uno strano rumorino, a Norah sembr esprimere un misto di compassione e
presunzione.
La donna che... Sandra si interruppe, che ti ha lanciato la profezia. Era una mendicante, hai
detto.
Norah annu, consapevole che l'amica non poteva vederla.
Era un trucco, Norah disse Sandra. Non immagini cosa non va a pensare certa gente per
spillarti la grana. Sul serio. Quello della profezia  il trucco pi antico. Mi stupisce che sia io a doverlo
spiegare a una persona come te.
Una persona come me?
Una giornalista! Dai, Norah. Lo sai come vanno certe cose.
E il resto? Le cose che spariscono dal mio appartamento? L'odore di pipa? La mia collega che
di punto in bianco si mette a parlare di Arthur Grimm? E io che mi ritrovo davanti al suo ufficio?
domand.
Percezione selettiva rispose Sandra. Vedi ogni cosa attraverso questo filtro e riconduci
qualunque normalissimo evento casuale a questa storia.
Norah sent montare la rabbia.
Quindi secondo te sarei una pazza?
Segu una breve pausa.
Ti preoccupi troppo disse infine Sandra.
Sembrava in pensiero.
 L'11 febbraio uccider un uomo di nome Arthur Grimm al Prater. Sandra ripet a memoria
la frase della mendicante. Un trucco per spaventarti aggiunse. La prima profezia  gratis, le altre le
paghi, e tanto.  cos che fanno sempre.
Lo so che pu sembrare stupido, ma a me non sembrava un trucco. Da allora non ho pi
incontrato quella donna. E non ha neanche chiesto soldi.  sparita e via.
Il mio consiglio  di dimenticare questa faccenda disse Sandra. La tizia ha pescato nel
torbido. Non preoccuparti.
E la carta dei tarocchi? Nell'hotel? Stessa spiegazione anche per quella? domand Norah.
Ti agiti perch qualcuno ha perso una carta dei tarocchi?
Norah non rispose. Cal il silenzio, l'amica stava riflettendo, Norah riusciva a sentirlo.
Devo farti una domanda disse Sandra dopo un'eternit. Promettimi che non ti arrabbierai.
Prometto che non mi arrabbier. E adesso, bando alle chiacchere e spara.
Hai ricominciato a drogarti? chiese Sandra.
Norah rimase a bocca aperta.
Poi riagganci.
22
Antracite e asfalto grigio, pioggia sottile come la punta di uno spillo, un freddo tale che, se solo
le temperature fossero scese anche di qualche grado, sarebbe scesa la neve. Le facciate chiare dei
palazzi attorno che si innalzavano verso il cielo erano ormai dello stesso colore della pelliccia sporca di
un orso polare.
Lungo la via di casa, al termine di una lunga e faticosa giornata in redazione, Norah cerc di
soffocare i brividi di freddo. La sera avrebbe fatto una cena degna di tale nome e sarebbe andata a letto
presto. Si lasci l'edificio dell'ufficio alle spalle e osserv il proprio riflesso nelle vetrine. Una figura
esile in un cappotto nero che sfilava a passo frettoloso. Invece di prendere la metro, sarebbe tornata a
piedi, un po' d'aria fresca le avrebbe fatto bene.
Alz lo sguardo, il crepuscolo stava cedendo il posto alla notte, era tutto una fiumana di gente
che andava dal lavoro a casa. Norah osservava le persone che incrociava, ma non riusciva a catturarne
lo sguardo; ognuno era preso da se stesso, dai propri pensieri, dalla sigaretta, dal telefono, sonnambuli a
occhi aperti che si dirigevano verso una meta invisibile simili ad api.
Imbocc la strada in cui si trovava un piccolo teatro e stava per attraversare quando scatt il
rosso per i pedoni. Norah si gir a osservare il jogger alle sue spalle che era schizzato via svelto
riuscendo ad attraversare prima che il grosso del traffico riprendesse a scorrere. Il rosso durava molto,
sempre pi persone si radunarono accanto a lei, Norah ne avvertiva quasi a livello fisico l'impazienza.
Giornata lavorativa finita, fame, sete, ripararsi finalmente dal freddo, casa!
Osserv le persone in attesa di proseguire sull'altro lato della strada. La mamma con il berretto
di lana rosa e il passeggino con i gemelli. Il ciclista ben imbacuccato. La coppietta cinquantenne che
aveva l'aria di recarsi all'Opera. Il bel tipo col completo che le aveva lanciato un'occhiata, e che lei
aveva fatto finta di non vedere. Un manipolo di uomini d'affari che conversavano animatamente e che
indossavano tutti lo stesso cappotto scuro e le stesse scarpe nere, e stringevano la stessa borsa in pelle.
Il traffico si ferm, poco dopo scatt il verde per i pedoni e la moltitudine intorno a Norah si
mosse. Aveva quasi attraversato la strada, quando la vide.
Era spuntata alle spalle di uno degli uomini d'affari quando il semaforo era ancora rosso, aveva
superato svelta Norah senza degnarla di attenzione e a passi veloci aveva attraversato la strada...
Eccola.
Norah la vedeva di schiena allontanarsi a passi rapidi dall'incrocio, ma non c'erano dubbi. La
corporatura, i capelli scuri, la postura ben dritta, la camminata. Era lei. La mendicante della zona
pedonale. Norah voleva seguirla ma il traffico ripart.
Si guard freneticamente a destra e a sinistra, le auto in coda non erano particolarmente veloci,
per erano vicinissime fra loro, i paraurti quasi si toccavano; nessuno degli automobilisti voleva
beccarsi il rosso. Quando la sagoma scura gir al primo angolo sparendo dalla vista Norah inve, alz il
braccio sinistro e scese decisa sulla carreggiata. La donna nella vecchia BMW rossa che inchiod
davanti a lei la guard attonita, dopodich scaten un concerto infernale di clacson. Norah si ferm al
centro della carreggiata senza prestare attenzione al tizio alla guida dell'utilitaria che, sopraggiungendo
dalla direzione opposta, si era a sua volta fermato per far passare la pazza che doveva assolutamente
attraversare una strada trafficatissima con il rosso.
Il tempo di raggiungere l'altro lato della strada e Norah cominci a correre, fermandosi solo
all'angolo in cui aveva perso di vista la donna.
Guard a sinistra. Non vide nulla. Guard la strada. Folla brulicante. Solo tifosi di calcio o forse
di hockey su ghiaccio diretti alla partita. La donna aveva pochissimo vantaggio su di lei, non poteva
essere lontana.
Si era forse dileguata in uno dei palazzi alla sua sinistra? Oppure era nascosta dalla massa di
gente davanti a lei?
Fifty-fifty. Norah decise di infilarsi tra la gente, si fece largo, scans e distribu spinte per
avanzare pi svelta, si mise sulla punta dei piedi, ruot su se stessa... niente. Se la donna avesse
imboccato quella strada, Norah l'avrebbe vista. Gir sui tacchi e si apr un varco verso la stradina;
seguendo il fiume di tifosi avanz molto pi veloce. Un ciclista che percorreva la via. Una coppia di
giovani che camminava mano nella mano. Un taxi vuoto che si fermava con le quattro frecce accese.
Nient'altro. Norah percorse la via, guard a sinistra, guard a destra, alla ricerca di qualche indizio, ma
niente.
Si pass una mano sul viso per la disperazione, poi si calm, prese il cellulare, scatt una foto
della via e del cartello con il nome, non si sa mai... e and a casa.
Al rientro trov una mail di Werner; l'oggetto recitava Arthur Grimm. Norah la apr. Diede una
rapida occhiata a ci che Werner aveva scoperto sul suo conto, ma non trov nulla di particolarmente
degno di nota. Un uomo qualsiasi. E comunque Norah era con la mente altrove. Ringrazi l'ex collega
e chiuse il portatile.
Pi tardi, mentre a letto Norah fissava il soffitto in attesa che i pensieri si placassero, Norah
pass di nuovo in rassegna quel breve momento e si ricord. La sua sensazione. Un mix di sorpresa e
fastidio. Non era solo stupita di vedere la donna. Norah chiuse gli occhi, cercando di richiamare alla
mente la scena, di rivedersela davanti agli occhi.
Sebbene l'avesse osservata per pochissimo, per giunta in mezzo alla folla, c'era un che di
sconcertante nel suo aspetto.
E di colpo Norah cap. L'abbigliamento, pens. Non era pi vestita come una mendicante.
23
Aveva quasi l'impressione di sentire la superficie ruvida e porosa dei meteoriti, bastava solo
che allungasse la mano. L'artista con matita e china aveva reso su carta la roccia in maniera cos
realistica da lasciare Norah a bocca aperta. Un'altra serie di opere era dedicata al cielo stellato, un'altra
ancora ai boschi in notturna: guardando a lungo le sagome astratte si aveva l'impressione di scorgervi
visi umani. Norah si stacc da quella vista ipnotica, continu a gironzolare, si intrufol tra gli ospiti del
vernissage che, tra una chiacchiera e l'altra, sorseggiavano champagne e mangiavano stuzzichini. La
galleria era piacevolmente piena di coppie di mezz'et, ventenni hippy e gente ben vestita sulla soglia
dei quaranta... avevano tutti l'aria di cercare il quadro perfetto per l'ingresso della loro agenzia
creativa. Dal momento che Norah aveva ancora qualche giorno prima della consegna dell'articolo
sull'evento, non c'era ragione per non trattenersi un altro po'.
La giornata era stata frenetica, ed era stato un bene, cos aveva avuto meno tempo per riflettere
su quello a cui cercava di non pensare da giorni perch troppo doloroso: Max e Paul le avevano
mentito. Nel frattempo Max l'aveva chiamata due volte, lei lo aveva ignorato.
Aveva invece speso ogni minuto libero a cercare un fabbro che le cambiasse la serratura della
porta di casa; non domani o nei prossimi giorni, ma subito. Sparivano o comparivano oggetti nel suo
appartamento, era inquietante. Vai a capire chi altri aveva le chiavi. Il padrone di casa? L'inquilino che
l'aveva preceduta? Chi poteva saperlo con certezza?
Dopo essere riuscita nell'impresa, in pausa pranzo era corsa in taxi a casa per essere presente
quando il fabbro cambiava la vecchia serratura. Poi era tornata in Krntner Strae e aveva cercato il
Walchers Beisl, il bar di cui le aveva parlato il tizio che diceva di poterle procurare l'indirizzo di
Doroteja. Lo aveva trovato. Nel vederla l'uomo aveva sogghignato. Norah gli aveva messo sotto il naso
trenta euro e lui in cambio le aveva scritto il nome Doroteja Lechner e un indirizzo. Avrebbe voluto
andarci subito, ma doveva aspettare. Doveva finire di sistemare l'intervista con Michael e aveva
ignorato anche le successive chiamate di Max. Ma perch mai continuava a cercarla? Inventava bugie
pur di non doverla invitare a cena, era chiaro!
Per fortuna, Norah non aveva tempo per arrabbiarsi, visto che aveva fatto appena in tempo a
finire l'intervista e gi doveva uscire per il vernissage a cui Berger le aveva chiesto di andare al posto
di Luisa malata. Tacchi ai piedi, Norah era letteralmente corsa per arrivare in tempo all'appuntamento
alla galleria nel Primo distretto.
In aggiunta alle creazioni esposte, avrebbe anche avuto piacere di parlare con l'artista che
tuttavia, come aveva detto brevemente, non riteneva necessario spiegare la propria opera, pertanto
Norah aveva preso appuntamento con la gallerista. Era una donna alta, magra, dai capelli pressoch
incolore, la pelle cerea, tirata in maniera innaturale, e un rossetto rosso fuoco; al collo aveva una grossa
collana composta da due serpenti intrecciati che sembravano veri. A giudicare dai modi freddi
sembrava una tedesca del Nord, e questo nonostante il suo bellissimo accento viennese. La donna era
una professionista, sapeva esattamente quali aneddoti raccontare sugli artisti per renderne il lavoro
ancora pi interessante, e in neanche quindici minuti Norah aveva gi tutto quello che le serviva e pot
perci dedicarsi alla mostra.
Ai disegni seguirono gli oli e Norah constat con stupore che l'artista era persino pi brava
nell'uso dell'olio che non della matita e l'inchiostro. Si ferm davanti a un dipinto dove sostavano gi
un paio di sessantenni che sorseggiavano champagne. Lui in jeans e giacca, la folta chioma bianca, lei
bionda e truccatissima, con collant velato nero sotto un abito turchese.
Era un quadro iperrealistico dell'oceano in notturna, le onde erano cos nere e vischiose che pi
che acqua parevano petrolio pronto a riversarsi sull'osservatore da un momento all'altro.
Carino disse l'uomo.
Bello, ma non eccezionale comment la donna.
Lei prosegu, lui la segu, e Norah pot osservare meglio il quadro.
Dovette avvicinarsi davvero tanto per vedere che il pezzo di realt che l'artista aveva staccato
dal mondo come un frutto maturo era fatto di colore e tela e non di onde, schiuma e aria notturna.
Sapevi che Valeska snobba i propri vernissage per principio? Norah ud alle spalle una
giovane voce maschile e drizz le orecchie: Valeska era la pittrice dell'opera che aveva di fronte, e che
l'avrebbe risucchiata dentro di s rigettandola poi a terra fradicia fino alle ossa e con le alghe tra i
capelli se solo gli altri visitatori non l'avessero disturbata di continuo con i loro discorsi.
Lo so rispose la voce di donna. Oltremodo snob. Quanto a questo,  la pi grande attention
whore. Jerome dice che  impossibile lavorare con lei.
I due parlavano come attori di teatro, pi che scambiarsi pareri sembravano intenzionati a far
sapere a pi presenti possibile che erano dei veri intenditori.
O mio Dio comment lui, non ne dubito. Anche se al momento sono arrabbiato con Jerome.
La scorsa settimana siamo stati a una performance di quella scema belga.
Bride de Jong? Non  olandese?
Who gives the fuck? Il problema  che il suo modo di fare performance art era superato negli
anni Settanta.
Norah si allontan dal quadro e osserv con pi attenzione i due. Lui era alto e magro,
indossava jeans skinny, una maglietta color albicocca, un blazer a righe e un paio di occhiali di corno;
mentre lei aveva un paio di pantaloni di stoffa con bretelle blu scuro e camicia, e capelli grigio chiaro.
Si allontanarono lentamente dal quadro, dirigendosi verso il cameriere che serviva lo
champagne.
Vai al vernissage di Big B? domand occhiali di corno.
O mio Dio grid la donna. Che domande fai? Ma certo!
Pensavo che la action art non fosse cosa per te...
In questo caso  diverso. Nitsch, al confronto,  un pivellino.
Di colpo a Norah pass la voglia di guardare gli altri quadri. Dov'era il guardaroba? And in
cerca della gallerista che le aveva preso il cappotto al suo arrivo, ma quando vide l'ultimo quadro della
mostra rest come fulminata. Un altro olio. Bianco, con tutte le ombre in blu, in alto un cielo nero.
Norah rabbrivid.
Un lago di notte ghiacciato sotto una volta stellata.
24
Dopo il vernissage Norah cap che non sarebbe riuscita a dormire, perci si rec al presunto
indirizzo di Doroteja Lechner: le era pur sempre costato trenta euro, soldi che avrebbe potuto benissimo
investire in sigarette o in un paio di cocktail.
Lungo la via con suo sommo stupore non era successo granch: Norah aveva condiviso il
vagone con una coppietta di sessantenni che non si erano rivolti parola e un gruppo di ragazzi che
conversavano in una lingua incomprensibile. Sulle prime, dopo che il treno l'aveva risputata fuori,
Norah aveva perso l'orientamento. Era stata l'unica a scendere; c'era solo lei in una zona in cui a un
primo sguardo, a parte la fermata, non c'era nulla di nulla. In lontananza spuntava un palazzone, ai
piedi della scala che scendeva dalla fermata riluceva l'acqua del canale. Era la prima volta che andava
da quelle parti. Apr Google Maps, inser l'indirizzo carpito allo sconosciuto e segu le indicazioni
dello smartphone. Asfalto, sporcizia, buio e vuoto, la luce tremolante del neon della fermata alle sue
spalle. Davanti a lei, l'insegna spenta di un discount, in lontananza case allineate lungo il canale.
Norah lo costeggi, era deserto. Non un'anima in giro, nemmeno una coppietta appartata o un
pensionato con il cane. Soltanto un freddo tagliente e le onde basse, nere come nel quadro al
vernissage. Norah rabbrivid per il freddo, allung il passo, scansando qua e l una pozzanghera
ghiacciata e bave di ghiaccio per non scivolare. Appena pot imbocc i cinque gradini che dal canale
riportavano alla strada e quando lev lo sguardo dal telefono che le diceva che la meta era proprio di
fronte a lei, cap che sotto la casa a cui era diretta c'era un pub.
Il quartiere era tranquillissimo, Norah non aveva incrociato anima viva, eppure tante finestre
che affacciavano sulla strada erano illuminate. Meno male.
Norah entr nell'ingresso dell'edificio anonimo, al buio era impossibile capire di che colore
fosse  forse giallo chiaro, forse bianco o grigio , guard con attenzione i citofoni. Le targhette erano
scritte a mano, cosa non certo comune a Vienna, non furono di grande aiuto. Krstic, Mller, Celik,
Talhouni/Ngele, Wagner. Un campanello non recava nome. Norah aveva esattamente tre possibilit: la
donna abitava nel palazzo; la donna non abitava nel palazzo, e il suo informatore di poche parole aveva
voluto soltanto trascinarla nel pub che la donna frequentava abitualmente; il suo informatore non era
affatto un informatore, ma un imbroglione. Norah diede un'occhiata allo schermo del telefono. Nove e
trenta. Troppo tardi per suonare a casa di uno sconosciuto. Nel caso in cui Doroteja Lechner avesse
realmente abitato nel palazzo, sarebbe stato meglio tornare in un altro momento per parlarle. Non
bisognava essere una giornalista per sapere che nessuno ama essere colto di sorpresa a tarda sera. No.
Avrebbe fatto un tentativo al pub, e se si fosse rivelato un buco nell'acqua sarebbe ritornata di giorno.
Doveva escogitare un modo per indurre le persone che intendeva ritrarre nel proprio reportage ad
aprirsi. Chi mai ama raccontare che fa il mendicante o vive per strada?
Norah entr nel pub, che le ricord il posto in cui Werner amava andare sempre a bere. Un
bancone scuro, lungo, un piccolo televisore appeso in alto in un angolo che trasmetteva la partita, una
sciarpa con la scritta Austria-Wien e numerosi gagliardetti alle pareti, una barista che sembrava
volersi sbarazzare subito di chiunque le ordinasse un cocktail. Davanti a lei una schiera di uomini  ed
erano in effetti solo uomini  che davano l'impressione di prendere molto sul serio il consumo di alcol.
I bassifondi della vita notturna viennese.
Per quanto al suo ingresso si fossero girate solo due teste, nessuno si interess a lei, e Norah
confortata dalla cosa and a sedersi sullo sgabello in fondo senza dire una parola. Ordin una birra e la
barista gliela piazz davanti annuendo in silenzio.
Dopo una breve riflessione, decise di giocare subito a carte scoperte: rivolgere domande caute
alla signora dai capelli raccolti e gli occhi sveglissimi, che avr avuto sui cinquantacinque anni e
probabilmente aveva una sana conoscenza dell'animo umano, non l'avrebbe certo portata lontana.
Cerco una persona disse. Doroteja Lechner.
La donna aggrott la fronte.
 sua amica? domand.
Non direttamente.
Collega?
Norah annu a caso, che male c'era? In un batter d'occhio il viso della donna si illumin.
Del teatro disse. L'ho immaginato subito.
Norah mascher lo stupore bevendo in un sol sorso met della birra, e cos facendo si guadagn
il sorriso soddisfatto della donna.
La Doroteja sar contenta. Tra l'altro l'ha mancata per un soffio.
Era qui stasera?
La donna annu.
Sa mica dove la trovo? O pu dirmi dove abita?
Be' ecco, non so se  il caso.
Norah tacque, sfoggiando l'aria pi innocente possibile.
Per ho il suo numero di cellulare disse la barista.
Davvero? Sarebbe magnifico.
La donna si chin verso Norah.
 per una parte? chiese.
Staremo a vedere disse Norah sorridendo.
La barista le scrisse il numero su un sottobicchiere, Norah la ringrazi, scol la birra e pag
lasciando una generosa mancia. Appena uscita dal pub digit il numero. Lasci squillare a lungo,
mentre il freddo che l'aveva assalita di nuovo le attaccava i piedi dentro le scarpe leggere, la punta
delle dita e i lobi delle orecchie. Nessuna risposta, n scatt la segreteria per lasciare un messaggio.
Assorta nei suoi pensieri, Norah costeggi il canale. Doroteja Lechner lavorava in teatro.
Un'informazione che Norah doveva ancora valutare. Chiam di nuovo. Un ciclista le sfrecci accanto,
tra un palazzo e l'altro gli alberi spogli allungavano imploranti i rami al cielo. Silenzio assoluto. Poi
d'un tratto Norah ud qualcosa. Se l'udito non la ingannava, non troppo lontano da lei, dalla scarpata
saliva la suoneria di un telefono. Norah tese l'orecchio. Il tram in lontananza, un'auto di passaggio
qualche strada pi in l: nient'altro. La suoneria taceva. Norah fece per la terza volta il numero di
Doroteja, il tempo di stabilire la connessione ed ecco di nuovo la suoneria, a qualche metro di distanza.
Norah ebbe la sensazione di essere finita nel canale gelido, di colpo era sveglissima. Desider di essere
nel suo appartamento. Perch mai era arrivata laggi? Non sarebbe bastato cercare l'inquietante
mendicante il giorno dopo? Il cuore le martellava nel petto, si rese conto di avere paura. Ma si domin
e segu il rumore.
Arriv a un punto in cui dalla boscaglia si intravedeva l'acqua, e lo vide. Qualcosa di scuro.
Norah si ferm. Una sagoma scura. Strizz gli occhi, come se volesse costringerli ad abituarsi pi in
fretta all'oscurit. Poteva solo intuirla. Rimase a osservare, cerc di comprendere la situazione, e
quando cap cosa c'era sotto i suoi occhi, fu come se tutto rallentasse, come se lo scorrere del tempo si
fosse di colpo trasformato in catrame denso. Laggi. Nel buio. Una sagoma scura. Era a faccia in gi
sulla sponda bassa del canale e, se non si fosse impigliata in un grosso ramo spoglio, sarebbe stata
portata via dalla corrente. La suoneria tacque e Norah cap che proveniva dal fagotto nero che si
intravedeva sul sentiero che separava l'acqua dal prato. Forse una borsa, forse uno zaino, pens, e si era
gi mossa. Appena inizi a correre sull'erba ghiacciata con le sue scarpine col tacco, adatte a un
vernissage e non certo a una passeggiata notturna, scivol. Evit di cadere, raggiunse ansimante la
sponda. Norah si inginocchi nel tentativo di afferrare quel fagotto galleggiante, non ci riusc.
Abbandon la borsa nell'erba, si sdrai pancia a terra e cerc a tentoni di avvicinarsi il pi possibile
alla sagoma senza bagnarsi del tutto. Era quasi riuscita ad afferrare con le dita il lembo zuppo del
cappotto della donna, quando il corpo senza vita avanz un altro po', come se volesse sfuggire al
contatto. Norah si allung ancora un poco  ansimava, non sentiva pi freddo, sudava  e riusc a
trattenere un lembo del cappotto con tre dita. A fatica trasse a s il corpo, all'inizio solo per qualche
centimetro, poi con un ultimo sforzo lo port a riva, dopodich lo prese con entrambe le mani per il
busto, lo rovesci, ansimando e imprecando lo tir fuori dall'acqua  sent il gelo umido colare dai suoi
vestiti  lo sistem sull'erba e lo osserv per un istante. I capelli neri non erano pi raccolti in una coda
ma sciolti. Il volto era pallido, l'espressione seria. Una Ophelia invecchiata. Norah vide subito che
Doroteja Lechner  a patto che si chiamasse davvero cos  era morta. Ciononostante le sent il polso.
Niente. La donna era gelida. Come le capitava spesso in situazioni di stress, Norah di colpo era
calmissima. Si asciug le mani sui jeans non certo meno bagnati e telefon. Dopodich si spost a
qualche metro di distanza dal cadavere, incroci le braccia tremante, e attese l'arrivo dell'ambulanza e
della polizia.
25
La strada verso casa sembrava non finire mai. Le luci al neon del tram, le risate dei nottambuli,
l'odore delle patatine fritte che i ragazzini seduti di fronte a lei mangiavano incuranti... d'un tratto non
sopportava pi niente. Il medico non aveva potuto che dichiarare la morte della donna, la quale si
chiamava davvero Doroteja Lechner. I poliziotti, due uomini dall'aria esperta della stessa et di Norah,
si erano presi i suoi recapiti. Norah aveva deciso di dirgli la parte di verit giustificabile, vale a dire che
stava lavorando a un reportage sui mendicanti e i senzatetto di Vienna e che per questo voleva parlare
con la donna. I due avevano lasciato intendere che si era trattato di un incidente. La donna, alcolizzata,
era andata a passeggiare lungo il canale, non si sa perch si era allontanata dal sentiero e si era chinata
sul bordo dell'acqua. Probabilmente era scivolata, cadendo aveva battuto la testa sulle rocce, era finita
in acqua, aveva perso conoscenza ed era affogata.
Eppure Norah aveva una sensazione strana. Okay, la prima spiegazione della dinamica
dell'incidente offerta dai poliziotti sembrava plausibile, e naturalmente Norah poteva solo essere felice
che non l'avessero associata alla morte di Doroteja. Eppure... Pochi giorni prima la donna era spuntata
come dal nulla e le aveva detto che lei portava la morte.
E nel frattempo la donna era morta.
Norah sent la necessit di bere qualcosa. Il piccolo bistrot all'angolo le parve il posto ideale per
scaldarsi e per sottrarsi al silenzio e alla solitudine in agguato nel suo appartamento. Subito realizz che
avrebbe fatto una figuraccia presentandosi con i jeans schizzati di fango e le scarpe distrutte, ma
nessuno sembr farci caso. Norah si sedette al bancone, ordin una vodka, e poi un'altra e un'altra
ancora, e da ultimo  ma solo per tirarla per le lunghe  una birra.
Un'ora pi tardi, mentre saliva le scale di casa e cercava di aprire la porta, fatic a infilare la
chiave nella serratura. Di colpo il parquet le sembrava accidentato come non mai, e il lampadario della
cucina oscillava come un pendolo. Gli effetti della vodka resero ancora pi problematico togliersi i
vestiti sporchi e infilarsi qualcosa di asciutto e pulito, eppure non ne aveva ancora abbastanza. Anche
se non era il primo cadavere che vedeva in vita sua. A vent'anni Norah si era occupata di cronaca ad
Hannover e le era capitato spesso di essere tra i primi a recarsi sul luogo di un incidente e di un delitto.
In frigorifero c'era ancora del vino bianco.
Si riemp un bicchiere, and alla finestra e... c'era un uomo alla luce del lampione, guardava
fisso verso di lei. Si allontan infastidita, and a sedersi sul piano di lavoro della cucina che le aveva
lasciato l'inquilino precedente, bevve il vino e osserv il cerchio di luce oscillante.
Di colpo le torn in mente la foto di Arthur Grimm online. I suoi capelli corti e scuri, il mento
pronunciato, gli occhi azzurro acciaio. Norah scivol gi dal piano, torn alla finestra.
L'uomo era ancora al suo posto. Magro. Non alto n basso. Capelli corti e scuri. Al buio non
riusciva a vedere molto altro, eppure sentiva che i suoi occhi erano infossati e blu. Poi la sagoma fino a
quel momento immobile si mosse, come se avesse solo aspettato il ritorno di Norah.
L'uomo si gir, usc dal cerchio di luce del lampione, e in un attimo spar nel buio. Non avrebbe
saputo dire perch, ma Norah era sicura di aver appena incontrato per la prima volta Arthur Grimm.
26
Cioccolata e marijuana, luce soffusa e note di chitarra, fuori il buio anticipato dell'inverno.
Katinka si era acciambellata nel grembo di Norah, gli occhi semichiusi, mentre Theresa alternava
pezzetti di cioccolata a un tiro di canna. Per Norah era un toccasana parlare con Theresa. Non la faceva
mai sentire come se stesse dando i numeri, cosa che ogni tanto capitava con Sandra. E le piaceva
passare del tempo in sua compagnia, al contrario di Max e Paul, a quanto pareva. Norah aveva
raccontato a Theresa della bugia di Max. E delle telefonate che lei aveva ignorato.
Pensi che io esageri?
Andiamo, il tuo presunto migliore amico ti ha mentito! Al posto tuo non avrei nessuna voglia
di parlargli.
Magari vuole scusarsi.
Theresa aveva fatto una smorfia sprezzante.
Vuoi proprio sapere come la penso?
Certo.
Penso che si possa fare tranquillamente a meno di questo tipo di amici.
Norah aveva affogato l'ondata crescente di malinconia in un altro bicchiere di vino rosso.
Avrebbe certamente parlato con Max. Ma era ancora troppo ferita per farlo.
Il porco, come ormai Theresa chiamava il suo ex fidanzato, non si era pi fatto vivo, e mentre
la vicina seduta a piedi nudi accanto a lei in jeans e maglione le raccontava dei seminari, del suo
elegante professore, del romanzo che stava leggendo, del bar che aveva appena aperto in Margareten,
con la mente Norah era altrove.
Dopo aver rinvenuto il cadavere di Doroteja Lechner Norah si era tuffata ancora di pi nel
lavoro, eppure la tensione che si era impossessata di lei dopo i fatti degli ultimi giorni aveva continuato
a crescere. Norah aveva parlato pi volte con i poliziotti. Ne erano certi: la morte della donna era stato
un incidente. E Norah lo accettava. Ma chi era il tizio che la sera stessa era spuntato davanti a casa sua
e fissava la sua finestra? E chi le aveva inviato gli strani messaggi? Ma c'era anche qualcos'altro che le
frullava da qualche parte nella mente. Qualcosa di fosco, come un'oscura consapevolezza rimasta
sepolta nel suo subconscio e che lottava per essere collegata ai fatti accaduti e poter cos risalire in
superficie. Il lembo di un ricordo? Un'informazione? Un pensiero? La sensazione di non aver dato
peso, o di non averlo fatto nel modo giusto, a qualcosa di importante era diventata un tormento, come
una ciglia nell'occhio che non c' verso di togliere.
Lacrime di coccodrillo, gioia per il male altrui, tentativo di discolpa. Solitudine della foresta
stava dicendo Theresa quando Norah riemerse dai propri pensieri.
Come hai detto, scusa? disse Norah a met tra il confuso e il divertito.
Ah, niente rispose Theresa. Mi sono accorta gi due, tre ore fa che non mi ascolti.
Norah scoppi a ridere.
Scusa.
Theresa fece una smorfia, poi torn seria.
Che ti prende?
Ricordi la mendicante di cui ti parlavo?
Certo.
 morta.
Theresa aveva appena fatto un tiro e le and di traverso.
Mio Dio! Che  successo?
Incidente disse Norah.
Almeno  quello che avevano detto al commissariato: un tragico incidente.
Pens alle informazioni sul conto di Doroteja Lechner che aveva trovato su Internet. Nata nel
1948. Madre serba, padre austriaco. Era stata attrice, aveva lavorato a lungo in piccoli teatri e negli
anni Ottanta aveva anche recitato in due film. Col passare degli anni per i ruoli erano diminuiti. A
quel punto il tramonto. Google non riportava spiegazioni al riguardo, ma Norah poteva intuirle.
O mio Dio, che tragedia disse Theresa seria.
Norah si era aspettata una pioggia di domande, e invece Theresa rimase zitta. Il silenzio si
dilat. Solo Katinka si spostava qua e l nervosa.
Ti ho mai parlato della mia teoria dell'attrazione? domand Norah.
Theresa scosse la testa.
E sia disse Norah, infilandosi in bocca un pezzetto di cioccolata.
Ti sei mai chiesta perch certe persone attirano la fortuna e altre la sfiga?
Theresa aggrott la fronte come a dire: non proprio.
Tutti noi conosciamo una persona a cui apparentemente va tutto bene. Cos come tutti noi
conosciamo una persona sfortunata che sembra perseguitata dalla sfiga, che attira incidenti e catastrofi
disse Norah. Credo che esistano persone che attirano l'amore oppure la solitudine, o il denaro, o
l'invidia o le malattie o la compassione o l'avventura o situazioni di pericolo o fatti curiosi.
Theresa ascoltava attenta, solo il suo sguardo vitreo rivelava che aveva bevuto e fumato.
Nella mia classe della materna c'era un ragazzino di nome Eddy prosegu Norah. Un
piccoletto attaccabrighe dai capelli rossi. Da noi era cos: per carnevale si preparavano i krapfen che
venivano farciti di marmellata, tutti eccetto uno, che veniva riempito di senape. Pescare il krapfen con
la senape portava fortuna e, per quanto a noi bambini facesse schifo, ogni anno speravamo di
sceglierlo. Tanto pi che dopo aver dato un morso a quello con la senape, il bambino riceveva un
krapfen normale. Eddy pesc per tre anni di fila il krapfen alla senape. Non era un bambino
particolarmente osservatore, non aveva trovato un modo per individuarlo in base all'aspetto. Eddy era
semplicemente il tipo di persona a cui capita questo genere di cose. Un anno dopo, eravamo gi alle
elementari, ci fu un brutto incidente d'auto nella nostra zona. Una gigantesca autocisterna mentre
transitava su un viadotto sfond il guardrail e fin di sotto. Eddy la vide cadere gi. I suoi genitori
abitavano in prossimit del viadotto, e la madre lo aveva spedito nell'orto a raccogliere lattuga per
cena. Eddy vide un'autocisterna in fiamme cadere gi da cielo.
Wow esclam Theresa, e Norah annu.
 cos. disse. Qualche anno dopo, forse eravamo in quinta o in prima media, arriv in citt il
circo. Un giorno una scimmia fugg. Fu Eddy a ritrovarla.
Un tipo super questo Eddy disse Theresa.
Norah fece spallucce.
In realt era un ragazzino normalissimo. Per attirava situazioni straordinarie.
Theresa si fece pensosa.
Sono certa che ognuno di noi sia una specie di magnete, ognuno a modo suo disse Norah.
La domanda : possiamo fare in modo che sia diverso? Possiamo cambiare i poli? Una persona che fin
da piccola  perseguitata dalla sfiga potr imparare ad attirare la fortuna?
Tu cosa attiri? domand Theresa.
Non lo so con certezza.  molto pi facile individuare il modello negli altri. Per tanto tempo
ho pensato di attirare i pazzi. I pazzi e i gatti. Da me c'era un gatto nero, si chiamava Professor Snape.
Non ricordo chi gli avesse dato questo nome. Era talmente timido che non si lasciava accarezzare da
nessuno, e la gran parte dei bambini non riusciva ad avvicinarlo. A me, invece, veniva sempre dietro,
per quanto io non fossi interessata a lui. Ancora oggi  cos. Appena entro in una casa in cui c' un
gatto, viene subito da me. Neanch'io so spiegarmelo. Idem per i pazzi.
Theresa sogghign.
Anch'io sono venuta da te disse.
Norah rise.
Sul serio disse. Quando sono sul tram e sale un tizio con l'aria da psicopatico, anche se ci
sono dodici posti liberi, puoi star sicura che viene a sedersi accanto a me. A Berlino c'era una ragazza
che mi ha perseguitato non so neanch'io per quanto, diceva che ero la sacerdotessa suprema del male.
Davvero? grid Theresa ridendo.
Non scherzo. Erano le sue parole disse Norah. Mi diceva proprio cos: sei la sacerdotessa
suprema del male. Mi rincorreva ovunque per urlarmelo contro. La cosa scioccante  che sembrava una
tipa normalissima, jeans, converse e blusa, i capelli raccolti in una coda scomposta, occhiali in corno.
Spingeva la bici e mi urlava contro.
Orribile disse Theresa, spegnendo la canna.
Norah annu.
Era doloroso disse.
Theresa rest un attimo in silenzio.
E adesso, cosa pensi? domand.
Che cosa intendi?
Be', hai detto che per tanto tempo hai pensato di attirare i pazzi. Mi hai dato l'impressione che
non lo pensi pi. Allora, che ne pensi, adesso? Li attiri?
Donne che non posso salvare, pens Norah.
Leonie, la ragazza che ho trovato a terra nel bagno di una festa. Coco. Doroteja Lechner. E...
Non saprei disse Norah, rise nella speranza di sembrare spensierata. Sto solo scherzando.
Menti disse Theresa seria. Qualcosa ti tormenta, ma non vuoi dirmi cosa.
Norah non rispose.
Sai cosa faccio quando qualcosa mi tormenta o mi spaventa?
No rispose Norah. Cosa?
L'affronto senza esitare, e talmente in fretta da non avere il tempo di cambiare idea.
Silenzio.
Che ne  stato di Anton Grimm? disse a un tratto Theresa.
Arthur Grimm la corresse in automatico Norah. Ma come mai ti  venuto in mente?
Non lo so disse Theresa, iniziando a rollare un'altra canna. Per la vecchia indovina ti fa il
suo nome e poco dopo muore. Un po' strambo, no?
S, pens Norah.  vero.
Il vino rosso non aveva fatto l'effetto sperato, quando rientr nel suo appartamento i pensieri le
vorticavano nella testa esattamente come prima. Mettersi a letto in quel momento avrebbe significato
rigirarsi senza prendere sonno per ore. Pertanto si sedette alla scrivania e fece quello che faceva ogni
volta che voleva mettere ordine nei pensieri: scrivere. La vecchia mendicante era morta. Arthur Grimm
continuava a rispuntare inatteso nella vita di Norah e sembrava farsi sempre pi inquietantemente
vicino. Le sembrava di non conoscere nessuno con quel nome, eppure non poteva toglierselo dalla
testa, come una melodia che non riesci pi a ricomporre. E per certi versi  e non ne capiva il motivo 
associava ogni cosa a Valerie.
Accese il portatile e cerc la mail di Werner con le informazioni sul conto di Arthur Grimm. In
alto, alla prima pagina, era riportato l'indirizzo di casa. Norah chiam un taxi. Era arrivato il momento
di vedere da vicino Arthur Grimm.
27
Rilkeplatz era deserta, niente tram, niente passanti. Il taxi non era ancora arrivato. Norah rimase
sulla soglia del palazzo, prese il cellulare dalla tasca del cappotto, si sfil a fatica i guanti in pelle per
inserire l'indirizzo di Arthur Grimm in Google Maps, maledicendosi per non averlo fatto prima di
uscire.
Faceva un freddo impietoso, avvert subito dolore alla punta della dita. Attese impaziente che la
pagina si caricasse. Quando vide la distanza ebbe un tonfo al cuore. Arthur Grimm abitava vicinissimo
a lei.
Sentendo il taxi avvicinarsi, alz la testa e fece un cenno con il braccio per richiamare
l'attenzione del tassista che si ferm. Lei sal.
Buonasera.
L'autista  prossimo ai sessanta, sembrava un tricheco con i suoi baffoni e la giacca in pelle 
non ricambi il saluto, e a Norah venne quasi da ridere. I tassisti scortesi le ricordavano sempre
Berlino. Gli diede l'indirizzo, aggiungendo che per non voleva scendere nel punto esatto, ma una
strada pi avanti.
Lo sa, vero, che  dietro l'angolo? replic il tassista nel suo bell'accento viennese.
Norah si risparmi la risposta e attese che l'uomo partisse. Quando guard fuori dal finestrino,
alzando gli occhi, si aspett di vedere Theresa alla finestra illuminata del soggiorno, invece
l'appartamento era al buio. Intanto il tassista non accennava a partire. Sembrava in attesa di una
risposta.
Qualcosa che non va? domand Norah.
Guardi, arrivi in fondo a questa strada. Poi giri a sinistra e di nuovo a sinistra rispose l'uomo.
E praticamente  gi arrivata.  inutile che prenda il taxi.
Sta scherzando? disse Norah.
L'uomo bofonchi qualcosa di incomprensibile.
Stronzo! mormor Norah scendendo.
Cosa ha detto? domand il tassista.
Ho detto: buona serata. Norah sbatt la portiera. Stroonzo! aggiunse.
Sarebbe dovuta andata a piedi. Per strada girava ancora qualche auto, qualche ciclista
imbacuccato come per una guerriglia urbana, ma nessun passante. Faceva troppo freddo. Quando
raggiunse la via di Grimm, si ferm. L'edificio alto dalla bella facciata chiara, alle cui spalle spuntava
una gru... doveva essere quello. E probabilmente si stava comportando da stupida, quasi sicuramente
Arthur Grimm era un signore qualunque, un innocuo ingegnere che abitava l pacifico, che si alzava al
mattino e andava a dormire la sera, che durante il giorno lavorava, mangiava, beveva, incontrava gli
amici e che si faceva gli affari propri. Eppure, che fosse fiuto giornalistico o pura paranoia, Norah
doveva vederlo, doveva sapere. Si incammin, lenta e accorta, si avvicin al civico diciotto in cui
abitava l'ingegnere Arthur Grimm.
All'altezza dell'edificio color crema si ferm per accendersi una sigaretta, senza per perdere di
vista la strada di fronte a lei e l'ingresso del civico diciotto. Appena il fumo pervase i suoi polmoni,
cominci a rilassarsi. Un'auto le pass accanto, Norah la guard: un altro taxi.
Forse fu l'auto di passaggio a distrarla per una frazione di secondo, o forse il senso di benessere
provocato dalla nicotina in circolo nel sangue, ma per un istante la sua attenzione venne meno. Quando
si rese conto che qualcosa non andava era troppo tardi.
Dietro di te.
Norah si gir, rest di sale. D'istinto indietreggi. Riconobbe subito l'uomo che era di fronte a
lei e la osservava dal buio.
Arthur Grimm non aveva certo un viso che si dimentica in fretta.
28
Era sul marciapiede, di fronte a lei. Solo la sua postura tradiva tensione. Norah si calm. Non
poteva certo intuire che fosse l per lui. Gli sarebbe sfilata accanto, tutto qui. Era una semplice
passante, nient'altro.
Norah fece un passo di lato per scartarlo, ma lui le sbarr la strada.
Cosa ci fa qui? domand.
Parlava a voce bassa, eppure risultava alquanto aggressivo.
Norah era stupita. Il tizio non poteva certo immaginare che lei sapesse della sua esistenza, che
ne avesse trovato l'indirizzo e fosse andata l per vederlo da vicino. Mi ha scambiato per qualcun altro?
Norah alz fiera la testa, infil la mano sinistra nella tasca del cappotto dov'era il telefono.
Ci conosciamo, forse? domand.
L'uomo non rispose.
Mi faccia passare disse Norah. O prima che lei possa contare fino a tre, la polizia sar qui.
Gli occhi di Grimm si ridussero a fessure.
Norah prese il cellulare. Le bastava pigiare due volte il tasto Home e sullo schermo sarebbe
comparsa l'opzione Chiamata di emergenza e...
Sparisca le disse, lasciandole via libera.
Norah lo super, guadagnando qualche metro di distanza da lui. Vai a casa, pens. Non ha tutte
le rotelle a posto. Vai e non voltarti.
Non si faccia pi vedere da queste parti le url Arthur Grimm.  avvisata.
Norah si ferm e si volt, fu pi forte di lei.
Ma chi si crede di essere, eh? disse. Questa  una strada pubblica. Non mi pare che sia
vietato passeggiare per strada. Perci o mi dice subito qual  il problema, oppure segua il consiglio e mi
lasci in pace.
L'uomo tacque, la fissava con i suoi occhi incavati. C'era qualcosa di strano nel suo viso, Norah
lo aveva gi notato dalla foto su Internet, eppure non riusciva a capire cosa fosse.
Arthur Grimm sembrava indeciso sul da farsi.
Mi aggredir, fu il pensiero che di colpo prese a frullarle in testa. Mi trasciner tra le auto
parcheggiate, mi butter a terra e mi sbatter la testa contro l'asfalto, fino a che non esaler l'ultimo
respiro.
No. Era un pensiero irrazionale, non avrebbe osato, non l, non per la strada, con tante finestre
illuminate a guardare. Norah fren l'impulso di indietreggiare. Guai a mostrarsi spaventata. Lui
continuava a fissarla. Poi ebbe un sussulto.
Non dovrei neanche parlare con lei.
Dopodich si volt e se ne and a passi misurati.
Norah lo segu con lo sguardo, non sapeva cosa pensare.
La sagoma perse i contorni, e solo quando guadagn la luce dell'ingresso di casa Norah fu in
grado di vederlo bene. Sulla soglia si gir di nuovo verso di lei, lanciandole dalla distanza uno sguardo
di aperta minaccia.
Non si faccia pi vedere da queste parti.  avvisata.
Norah si trattenne ancora un attimo, stupita della piega che aveva preso la sua piccola gita
serale. Poi se ne and. Solo dopo aver girato l'angolo il cuore cominci lentamente, molto lentamente,
a placarsi.
Rientrata in casa, si abbandon su una sedia in cucina, e mentre si scaldava cerc di fare ordine
nei pensieri. Per quanto l'aria fresca e la paura avessero annullato ormai da tempo l'effetto del vino
rosso bevuto a inizio serata con Theresa, Norah non riusciva a capire cosa fosse successo. Che
problema aveva quell'uomo? Per chi l'aveva scambiata?
Il telefono le segnal che aveva ricevuto un messaggio, e quando vide che era del numero
sconosciuto esclam per lo stupore. Dopo giorni di tregua, ricominciava? Apr infastidita il messaggio.
 stato stupido da parte tua. E pericoloso.
Per un attimo l'unica cosa che riusc a fare fu fissare lo schermo.
Sentiva il sangue pulsarle nelle orecchie come un mare in tempesta, e quando si rese conto che
le tremavano le mani, appoggi il telefono sul tavolo. Dopo essersi calmata, rilesse il messaggio, anche
se non c'era granch da leggere, in realt. Il messaggio arriv come uno schiaffo, era quasi sicura che si
riferisse al suo incontro con Grimm. Norah chiuse gli occhi. L'avevano seguita? Ripass mentalmente
l'ultima ora. Il tassista che si era rifiutato di accompagnarla. Il breve tragitto a piedi fino a casa di
Grimm. Chi aveva incrociato lungo la via? Non riusciva a ricordarsene con certezza. Era troppo
concentrata su se stessa.
Norah riapr gli occhi. Rispondere o ignorare?
Dopo una rapida decisione, prese il telefono.
Mi pedini?, digit.
La risposta arriv talmente in fretta che Norah si domand se il suo interlocutore virtuale avesse
previsto la domanda.
Ti proteggo.
Maledizione, chi era?
Cosa sai di Arthur Grimm?, domand, senza ottenere per risposta.
Mise via il telefono. Non era stato possibile rintracciare l'intestatario del numero, non c'era
riuscito nemmeno Werner, il miglior giornalista investigativo di sua conoscenza.
Sul conto di Grimm, invece, Werner aveva ricavato una gran quantit di informazioni. La
stampata dei documenti che Werner aveva raccolto per Norah era ancora sulla scrivania. Le era forse
sfuggito qualcosa?
Arthur Grimm era nato a Francoforte nel 1974. Aveva studiato ingegneria meccanica ad
Aachen, poi per si era trasferito. Werner aveva stilato persino un elenco delle aziende in cui aveva
fatto uno stage e poi praticantato. Norah salt l'elenco infinito e constat che Grimm viveva ormai da
molto tempo in Austria, era stato alcuni anni a Salisburgo, vi si era trasferito per quella che all'epoca
era sua moglie. Si era spostato a Vienna solo quattro anni prima, da allora viveva da solo.
Norah confront con acribia i dati di riferimento della propria vita con quelli di Grimm. Quando
era nata lei Grimm aveva gi otto anni e frequentava le elementari ad Hannover. Quando lei aveva
iniziato ad andare a scuola, lui era gi da tempo al liceo. Quando lei si era iscritta al liceo, lui era
prossimo alla maturit. L'anno in cui Valerie si era suicidata, lui era iscritto gi da alcuni semestri a
Ingegneria e lavorava alla tesi di laurea. Quando Norah si era diplomata, per il rotto della cuffia  cosa
che nessuno comment dal momento che era comprensibile e persino prevedibile che i suoi voti fossero
crollati dopo l'orribile morte della sua migliore amica , Grimm si laureava e si trasferiva a Monaco. E
cos via. Norah si abbandon sulla sedia, era rassegnata. Nessuna intersezione nelle loro esistenze,
nessuna citt, nessun interesse, nessun conoscente in comune, niente.
Ud di nuovo la sua voce.
Cosa ci fa qui?
Sparisca.
Non si faccia pi vedere da queste parti.
 avvisata.
Per chi l'aveva scambiata? Come faceva a sapere che faccia avesse, come poteva immaginare
che lei fosse sulle sue tracce? Lei non lo conosceva ed era partita dal presupposto che lui, se l'avesse
incontrata, l'avrebbe presa per una semplice passante. Norah scosse la testa, era confusa. Anche se
Werner fosse stato imprudente durante le sue ricerche  non lo era mai, Norah lo sapeva benissimo 
come avrebbe potuto collegare lei al tizio che indagava sul suo conto? Impossibile! Norah chiuse la
cartellina, la mise in borsa e intrecci le mani dietro la testa.
Grimm avr anche saputo chi era lei. Ma lei non lo aveva mai incontrato prima.
29
La sera dopo, quando era rientrata a casa dopo una giornata frenetica in redazione, i suoi
pensieri puntavano su un unico obiettivo: Arthur Grimm. Era arrivato il momento di andare al fondo
della questione, aveva bisogno di chiarezza. Werner le aveva procurato il suo numero di telefono, e
Norah non aveva intenzione di domandarsi se fosse una buona idea usarlo. Si prepar alla telefonata
come a un'intervista importante. Pass in rassegna le frasi di apertura e le domande, nonch le possibili
risposte. Attiv la funzione per chiamare in modalit anonima. Solo perch lei aveva il numero di
Grimm  grazie, Werner!  non significava che Grimm dovesse avere il suo. Norah digit le cifre.
Partirono gli squilli. Uno, due. Rispondi, pens. Prendi la chiamata. Tre, quattro. Suonarono alla porta.
Merda, mormor, ebbe l'impulso di andare ad aprire, ma rest seduta. Doveva farlo subito. Se
non avesse parlato con Grimm, non sarebbe riuscita a chiudere occhio. Doveva chiarire la situazione,
all'istante. Chiunque la cercasse, poteva tornare un'altra volta. Suonarono di nuovo. E una terza volta.
Maledizione. Norah si avvicin il pi silenziosa possibile alla porta, stava per guardare dallo spioncino
quando ud una voce.
So che ci sei!
Theresa.
Chiuse per un attimo gli occhi, non sapeva neanche lei se era divertita o snervata dalla
situazione, dopodich apr la porta.
Pah! fece Theresa, sferrandole un pugno.
Norah lo par. Theresa sogghign.
Momentaccio? Volevo andare a bere una cosa con un paio di amici e mi chiedevo se ti andava
di unirti.
Mi piacerebbe moltissimo. Ma devo lavorare ancora un po'. Mi spiace.
Dai su, puoi farlo anche dopo disse.
Scusa, ma non posso, un'altra volta volentieri, ma oggi proprio no.
Come sei noiosa! grid Theresa.
Norah prese un bel respiro, cercando di non tradire il nervosismo. Avrebbe dato il via a una
pioggia di domande.
Se finisco presto, vi raggiungo disse. Promesso. Adesso per devo proprio tornare al
lavoro.
Theresa sbuff.
Non sai neanche dove andremo.
Dimmi dove andrete.
Allo Starcode Red.
Lo conosco. Vi raggiungo, ok?
Promesso?
Croce sul cuore. Dammi mezz'ora.
E va bene. Bye-bye!
Per un attimo rest a guardare Theresa che saliva spensierata le scale, poi richiuse la porta e
gir la chiave.
Ricominci daccapo. Si sedette, ripass mentalmente la conversazione cos come se l'era
immaginata, si concentr.
Stavolta rispose subito.
Pronto?
Buonasera, signor Grimm. Sono Norah Richter. Io...
Non and oltre, Grimm aveva riattaccato. Norah fece un altro tentativo. Lasci squillare, ma
nessuno rispose. Prov ancora, stesso risultato. Disattiv la funzione chiamata in modalit anonima e
ridigit il numero. Uno, due, tre squilli... Grimm rispose.
Pronto?
Signor Grimm, la prego non riattacchi. Voglio solo...
Segnale di occupato, poi silenzio. Norah scosse arrabbiata la testa.
Chiam di nuovo. Lasci squillare a lungo. Riattacc. Chiam di nuovo, Grimm rispose.
Dove ha preso questo numero?
Norah trattenne il respiro, non riusc a rispondere.
Mi lasci in pace disse Grimm.
Signor Grimm, non capisco la sua ostilit nei miei confronti. Non possiamo parlarne da
persone adulte quali siamo?
L'uomo per un attimo rest in silenzio.
Non mi provochi disse. O la distruggo. Dico sul serio.
Un clic, segnale di occupato, silenzio. Norah era rimasta a bocca aperta; abbass lenta il
telefono. La paura che fino a quel momento si era nascosta nell'ombra dell'appartamento, rannicchiata
come un animale nella sua tana, d'un tratto si era mostrata in tutta la sua grandezza: ossuta, fosca,
gigantesca.
Tra tante cose che non capiva, di una era certa: contattare Grimm era stato un errore madornale.
Il mal di testa che aveva covato tutto il giorno di colpo esplose. Norah spense la luce che a un
tratto era diventata abbagliante, e si mise per un attimo sul divano. Le tornarono in mente le parole di
Grimm. La sua voce. Non era una minaccia a vuoto la sua, quell'uomo faceva sul serio. Norah prese
una decisione. Per quanto fosse abituata a gestire da sola le proprie faccende, stavolta, anche se non le
piaceva, non aveva scelta: l'indomani mattina sarebbe andata dalla polizia. Si sent subito pi calma.
Anche intorno a lei regnava il silenzio, la casa dormiva, e Theresa si stava ubriacando in qualche bar.
Norah avrebbe anche potuto reggere un drink, ma era troppo sconvolta per uscire. Mentre la notte si
infilava in ogni fessura, Norah si accese l'ultima sigaretta della giornata. Osserv i contorni dei mobili
che si tingevano del blu e del nero dell'oscurit. Spense la sigaretta e, stava per spogliarsi e infilarsi a
letto, quando ud un rumore alla porta. Un graffio. Un raschio. Appena identific il rumore, rimase
impietrita. Era una chiave che cercava la serratura? Cal di nuovo il silenzio assoluto, sentiva solo il
tamburellare del sangue nelle orecchie e il martellare del cuore. Il rumore alla porta era una sua
fantasia? Aveva cambiato la serratura, la porta era chiusa a chiave. Non poteva entrare nessuno. Eppure
qualcuno stava tentando di farlo. O no? Norah raggiunse in punta di piedi la porta. Guard dallo
spioncino. La scala era immersa nel buio. C'era solo un modo per essere certi: girare la chiave; aprire la
porta; controllare. Norah era ancora combattuta sul da farsi, quando ud di nuovo rumori sulle scale.
Stavolta meno intensi. Qualcuno aveva aperto il portone, lasciando che si richiudesse alle sue spalle.
Probabilmente era il vicino muto del piano di sotto, visto che poco dopo Norah ud una seconda porta
che si apriva. Il vicino aveva forse acceso la luce delle scale? Norah and di nuovo alla porta, il
pavimento scricchiol sotto i suoi piedi e lei si maledisse, guard dallo spioncino.
C'era qualcuno. Per un attimo riusc a vederne la sagoma. Due occhi scuri, un viso pallido. Poi
era uscito dal suo campo visivo, e Norah ne aveva sentito i passi gi per le scale.
Lui stava correndo via. Lui o lei, Norah non era in grado di dirlo. A quel punto dentro di lei
scatt qualcosa. Colta da frenesia gir la chiave e apr la porta. Ancora passi di sotto. Corse gi per le
scale, sent il portone spalancarsi, arriv al piano terra prima che si richiudesse, lo spalanc, si ritrov
in strada. Le pass accanto un camion rombante, che sovrast ogni altro rumore. Norah guard a
sinistra. Niente. Guard a destra. Niente. Guard di nuovo a sinistra. Ecco, quasi in fondo alla piazza.
Una figura esile. Non correva, ma si allontanava con passo tranquillo, Norah riusciva a vederla solo di
spalle. Era la persona che stava inseguendo? O era un semplice passante? Norah si guard di nuovo
intorno. Da destra sopraggiungeva una giovane coppietta, dalla strada di fronte un ciclista: a parte loro
e la persona che si allontanava sulla piazza, non si vedeva anima viva.
Quando Norah si gir di nuovo, in fondo alla piazza non c'era pi nessuno.
30
L'accolse una bella giornata tersa, dai colori luminosi.
Da quando, nel corso della notte, aveva preso la decisione di rivolgersi alla polizia, Norah si
sentiva meglio. Dopo il lavoro avrebbe cercato il commissariato pi vicino, e via!
Sulle scale incroci il vicino muto che stava andando a buttare un mazzo di fiori appassiti. Lo
salut, lui le scocc un'occhiata di disprezzo e, come sempre, non rispose. Chi mai si sar sognato di
regalare fiori a questo vecchio musone?
Norah si accese una sigaretta e si avvi. Vecchie signore che portavano a spasso cagnolini
riccioluti, viennesi che prendevano un caff al chioschetto ambulante all'ombra della chiesa, scolari,
studenti. Normalit, spensieratezza, routine.
Super la chiesa, gir a destra, e il suo sguardo si pos su un cartellone rosa che  poco pi
grande di un foglio A4 e posto all'altezza dei suoi occhi  adornava la parete di una casa alla sua
destra. A grandi lettere nere c'era scritto:
OCCUPARSI DELLA MORTE
 LA RADICE DELLA CULTURA.
La morte  ovunque in questa dannata citt, bella e stranamente insopportabile, pens Norah
chiedendosi se prima o poi non sarebbe venuto fuori che erano cartelli per pubblicizzare un'opera
teatrale, un film o addirittura un nuovo prodotto di consumo.
Quando, un cappuccino da asporto in mano, gir nella zona pedonale, il pensiero corse a
Doroteja Lechner.
Usc dalla redazione nel pomeriggio. Il tempo era cambiato, il gelo tagliente del mattino si era
ridotto a freddo umido. A passi svelti Norah si dirigeva al commissariato trovato su Google, il pi
vicino a casa sua.
Mentre si affrettava tra i passanti tremanti di freddo come lei, pass di nuovo in rassegna la
chiacchierata avuta nel pomeriggio con l'amministrazione del condominio. La signora che aveva preso
la telefonata le aveva inizialmente detto che il proprietario era partito per un viaggio con la famiglia, al
momento era in Florida. No, naturalmente non entrava negli appartamenti di sua propriet senza il
consenso degli inquilini. No, a parte lui nessun altro aveva una chiave di riserva. No, non poteva dirle
dove il proprietario teneva la chiave di riserva, ma perch lo chiedeva? Finora non si era mai lamentato
nessuno; ma perch tutte quelle domande, se aveva subito un furto doveva rivolgersi alla polizia. Non
aveva subito furti? Quand' cos, non c' alcun problema, le consiglio di richiamare al rientro del
proprietario. Arrivederci! Bye-Bye!
Appena girato l'angolo, Norah vide il cartello Polizia.
Quando finalmente un'impiegata di mezz'et che in viennese stretto le disse di chiamarsi Frau
Kern la invit ad accomodarsi nel proprio ufficio, Norah valut quante cose raccontarle. Si sedette sulla
sedia della misera stanzetta in cui ancora aleggiava odore di sigaretta.
La poliziotta la guard in viso.
Gradisce un bicchiere d'acqua? Un caff?
Norah fece cenno di no con la testa.
Allora. Cosa posso fare per lei, signora... Richter, dico bene?
Dice bene. Norah Richter. Vorrei sporgere denuncia rispose Norah con voce ferma.
In poche parole Norah raccont alla poliziotta lo stretto necessario. Della donna nella zona
pedonale che poco dopo era morta, del sospetto che qualcuno fosse entrato in casa sua, dell'incontro
con Arthur Grimm che l'aveva minacciata. Accenn alla persona alla sua porta la sera prima. Pi
parlava, pi Norah aveva l'impressione che non ci fosse alcun nesso tra le cose che diceva, e quando
giunse al termine nella stanza cal un lungo silenzio. Kern la guardava con aria pensosa.
Ha notato segni di effrazione? domand infine.
No disse Norah. Nessuno. Credo che chiunque sia stato ha la chiave del mio appartamento.
La poliziotta prese appunti.
Mi pu ripetere l'elenco delle cose che sono sparite dal suo appartamento? Lentamente, cos
che possa scriverle.
Norah trattenne un sospiro, era consapevole della stranezza di ci che sarebbe seguito.
Uno spazzolino da denti e una penna.
Oggetti di valore?
Norah scosse la testa.
No.
Da quanto tempo abita a Rilkeplatz?
Tre settimane. Mi sono appena trasferita qui a Vienna da Berlino.
La donna la guard per un attimo, prese un appunto.
Conosce il suo padrone di casa?
Ci siamo visti brevemente una volta, ho cercato casa tramite agenzia.
Conosce il nome del suo padrone di casa?
Norah glielo disse e le raccont della conversazione avuta con l'amministrazione del
condominio. La donna prese di nuovo appunti, poi cal il silenzio.
E l'uomo che, come mi ha detto, l'ha minacciata... come si chiama?
Arthur Grimm.
Come lo ha conosciuto?
Norah aggrott la fronte.
Come le dicevo, non lo conosco. Non lo avevo mai sentito nominare fino al giorno in cui non
me ne ha parlato quella strana donna nella zona pedonale.
Perch  andato a cercarlo, allora?
Norah riflett un attimo.
Per curiosit, credo.
L'impiegata inclin di lato la testa.
Interessante disse cauta.
Lo dice come se non mi credesse.
Le labbra sottili della donna si aprirono in un sorriso.
Trovo semplicemente interessante che lei dichiari di non conoscere Arthur Grimm.
Io non lo conosco replic Norah fredda.
Eppure, per sua stessa dichiarazione, recentemente  stata nel palazzo in cui lavora e ieri 
andata a cercare dove abita.
S, ma le ho anche spiegato perch. Senta, perch non si limita a formalizzare la mia
denuncia?
Certamente disse l'impiegata, tirando fuori dal cassetto un modulo.
Tra l'altro, in questi giorni ci saremmo comunque fatti vivi con lei, signora Richter.
Ah s? domand Norah sorpresa. E per quale motivo?
L'impiegata alz gli occhi dal modulo e la guard con aria seria.
Ieri  stato qui un certo Arthur Grimm, ha sporto denuncia nei suoi confronti per molestie.
31
Fissava la bottiglia sul tavolo. La cotoletta di vitello aveva la forma dell'America del Nord. I
broccoletti somigliavano ad alberelli, erano di un verde perfetto, e anche le patate al prezzemolo
sembravano preparate apposta per comparire su Instagram. Norah aveva sulla punta della lingua il
commento adatto, ma dal momento che non aveva nessuno a cui dirlo, lo ingoi insieme al primo
boccone di cotoletta. Era sola. Come sempre da quando si era trasferita a Vienna. Prima non le sarebbe
importato cos tanto.
Infilz con la forchetta i broccoletti come un automa, li mise in bocca, si guard intorno. Era
seduta vicino alla vetrina, osservava lo struscio in strada. Al tavolo accanto c'erano due uomini sulla
sessantina: uno le dava le spalle, l'altro aveva folti baffi, una giacca di pelle aperta e una T-shirt nera
che gli fasciava la pancia prominente. Beveva birra, aveva la faccia di un Herbert o un Erwin, e
trasmetteva un senso di calma. L'uomo guard Norah e disse qualcosa al commensale, lei non cap.
Era triste mangiare da sola? La gente intorno pensava che lei fosse triste? Norah sbuff piano e
continu a tagliare a pezzetti la cotoletta.
Da quando le interessava cosa gli altri pensassero di lei?
Dopo essere uscita furiosa dal commissariato  litigio a parte  aveva telefonato a Sandra, che
non era solo un'amica, era stata anche il suo avvocato. Per, dal momento che Sandra non aveva
risposto, Norah si era limitata a lasciarle un breve messaggio nella segreteria: no, non aveva ripreso a
drogarsi. L'aveva perdonata per la vergognosa insinuazione. E aveva bisogno del suo aiuto. Poteva
richiamarla un attimo?
Pi tardi era riuscita finalmente a parlarle, ma era stata una telefonata tutt'altro che
soddisfacente. Sandra andava di fretta, uno dei bambini stava male, e cos Norah le aveva dovuto
descrivere la situazione in quattro parole. Sandra le aveva consigliato di stare tranquilla e di non parlare
di nuovo, per nessuna ragione, con il tizio che l'aveva denunciata. Si sarebbe chiarito tutto. Le aveva
promesso che si sarebbe fatta viva presto, appena aveva un po' di tempo.
Norah sospir. Il suo sguardo si pos sulla lavagna con l'elenco dei piatti del giorno. Era il caso
di ordinare un dessert? Era gi sazia, ma si sarebbe trattenuta volentieri ancora un po' nel caff. Prima
avesse pagato e se ne fosse andata, prima sarebbe dovuta tornare a casa e al momento non c'era posto
in cui si sentisse pi disagio di quello... nonostante la serratura nuova. Diede un'occhiata al cellulare:
una chiamata persa di Coco. Il senso di colpa non tard ad arrivare ma, quando tent di richiamarla,
l'amica non rispose. Magari era al cinema. Meglio cos, non era in vena di conversazioni difficili.
Soprattutto perch Coco voleva parlare sempre del suo ex, argomento che Norah avrebbe volentieri
lasciato perdere.
Quando usc dalla porta girevole del caff, l'accolse la frustata gelida del vento. Tir su il
bavero del cappotto, si fece scudo con le braccia dal freddo che conosceva gi dai tempi di Berlino, ma
che puntuale ogni autunno e ogni inverno la sfiancava. Per un attimo carezz l'idea di prendere un taxi,
ma non era lontana da casa e un po' d'aria e quattro passi non avrebbero potuto che giovarle. Le pass
accanto un tram, uno di quelli carini, un vecchio modello. Norah stava superando un gruppetto di
turisti, che sembrava indeciso fra il teatro e l'opera, quando vide sopraggiungere un tizio dai capelli
scuri, suppergi della sua et. Stava per attraversare all'incrocio, quando il semaforo per i pedoni
cominci a lampeggiare: presto sarebbe scattato il rosso. Se avesse avuto le scarpe basse avrebbe corso,
ma con gli stivali con i tacchi sarebbe stato da incoscienti. Norah affond le mani nelle tasche e aspett.
Le prime auto erano gi ripartite.
Mio Dio, Valerie! sent esclamare di colpo accanto a lei.
Norah gir la testa, vide il tizio dai capelli scuri che la osservava con i suoi occhi verdi.
Strabuzz gli occhi confusa, poi cap: l'uomo si rivolgeva a lei.
Come mi ha chiamato?
Sorpreso, l'uomo aggrott la fronte, si rese conto dell'errore e smise di sorridere.
Mi scusi disse. L'ho scambiata per qualcun altro.
Prima ancora che Norah potesse reagire, era gi andato via; scatt il verde, il gruppetto di turisti
le sfil accanto, un uomo in bicicletta, un anziano senza capelli e col bastone, una ragazza su un
hoverboard che fu risucchiata dal buio come un fantasma.
Quando Norah riacquist la calma, il rosso era scattato gi da un po'.
32
La sala le ricordava quella di un vecchio cinema  poltroncine in velluto rosso, il soffitto con
stucchi bianchi e dorati  ma era molto pi ampia. E non c'era alcuno schermo, ma un grande
palcoscenico. I riflettori illuminavano il tremolio delle particelle di polvere. L'uomo era sul limitare del
palco, era esattamente come ci si aspettava che fosse un mago. Indossava un frac, aveva il viso di un
pallore innaturale, gli occhi erano grandi ed espressivi, sovrastati da sopracciglia nerissime. I capelli
scuri erano nascosti quasi del tutto sotto il cilindro. Tutto considerato, somigliava a uno dei personaggi
dei film muti che tanto amava sua madre. Soprattutto per via degli occhi. La voce era forte e tonante,
incuteva un certo timore. Norah deglut, aveva dieci anni, il suo colore preferito era il blu, e adorava
tutto ci che incuteva un certo timore.
Anche gli altri bambini erano eccitati. Naturalmente avevano gi visto in tiv conigli uscire dal
cilindro e monete gigantesche spuntare da dietro l'orecchio, ma da vicino era tutta un'altra cosa. E per
giunta in un vero teatro per grandi. Norah aveva le mani appiccicose per via dello zucchero filato.
Cerc di pulirsele sui pantaloni, ma senza successo. Nuvole commestibili, lo chiamava Valerie.
Paradisiaca dolcezza appiccicosa.
Norah era felice di essere l. Adorava gli spettacoli di magia e quando il luned precedente,
durante la ricreazione, aveva ricevuto l'invito era stata contenta. Le feste di compleanno di Valerie
avevano sempre qualcosa di speciale. Chioschi in giardino, gonfiabili, go-kart.
Per il prossimo numero, avrei bisogno di un volontario tuon il mago.
Mentre Norah rifletteva ancora se era il caso di farsi avanti, accanto a lei Valerie aveva gi
alzato la mano.
Il mago la invit a salire sul palco, e Valerie lo raggiunse a passo deciso. Nel vedere l'amica
salire i due piccoli gradini del palco, Norah si sent scaldare il cuore. La stessa sensazione che provava
ogni volta che tornava a casa dopo aver preso ottimo. Il coraggio della sua amica la riempiva di
orgoglio, come se fosse stato il suo.
Come ti chiami? domand il mago accennando un inchino.
Le ragazzine tra il pubblico ridacchiarono.
Norah ment Valerie.
I bambini risero. Valerie era talmente sfacciata che osava persino mentire agli adulti.
Ciao Norah aveva detto il mago, girandosi di nuovo verso il pubblico.
La vera Norah si era morsa il labbro inferiore.
C' qualcuno tra il pubblico che sentirebbe la mancanza di questa signorina se sparisse?
domand il mago.
Braccia si sollevarono, Valerie sogghign.
E sia disse il mago. Adesso far sparire Norah.
Lanci un'occhiata alla volontaria, che ricambi con fare sicuro.
A tutti quelli che hanno appena alzato la mano dico: Riporter la signorina sana e salva
indietro dal regno delle ombre'.
E appena il mago comp un ampio gesto con il braccio, ecco comparire sul palco una gabbia.
Era stato tutto talmente veloce che Norah non aveva fatto in tempo a capire da dove fosse arrivata, poi
per cap. A quanto pare sotto il palco c'era una pedana.
Mia cara disse il mago a Valerie.  qui per te.
Non si sa come, ma si era materializzata una torcia, e il mago la diede a Valerie.
Ti indicher la via attraverso il regno delle ombre.
Norah era incantata.
Qualunque cosa accada disse il mago, e di colpo la sua voce aveva un tono di premura che
Norah non aveva colto prima. Tienila sempre con te. Quando ti dir di farlo, l'accenderai, e qualunque
cosa accada la lascerai accesa, capito?
Norah vide la sua migliore amica annuire.
Posso? chiese il mago, prendendo per mano Valerie e accompagnandola alla gabbia.
Quando la ragazzina fu all'interno, il mago chiuse la porta con un chiavistello e un lucchetto, e
indietreggi di un passo.
Valerie era al centro della gabbia. La sua piccola sagoma era calmissima. Il cuore di Norah
batteva all'impazzata, sembrava quasi volerle uscire dal petto, non capiva neanche lei perch. Sapeva
che non esisteva la magia vera, era grande abbastanza per capire che i maghi usavano trucchi, pedane e
doppi fondi. Eppure.
Mia cara disse di nuovo il mago. Pensi di poter uscire con le tue forze da questa gabbia?
Valerie fece spallucce.
Prova disse il mago.
Valerie si avvicin alle sbarre, cerc di infilarsi tra l'una e l'altracon il suo grazioso corpo, ma
erano troppo vicine. Scroll la porta chiusa con il lucchetto, ma la gabbia non si apr.
Te lo domando di nuovo ripet il mago. Pensi di poter uscire con le tue forze da questa
gabbia?
No rispose Valerie.
Bene.
Il mago si gir verso il pubblico.
Far sparire subito Norah. Per farlo, mio gentile pubblico, ho bisogno di buio in sala e assoluto
silenzio e concentrazione. Altrimenti potrei non essere pi in grado di riportare indietro la nostra
amica disse, indicando Valerie.
Ruth, che sedeva in penultima fila, ansim forte.
Quanto a te, mia cara, ti chiedo di accendere la torcia e di puntarla contro il pubblico. Lasciala
sempre accesa.
Valerie annu, accese la torcia.
Bene disse il mago.
Chiuse gli occhi, come se dovesse concentrarsi ed evitare qualunque distrazione. Poi, sempre a
occhi chiusi, indietreggi di qualche passo e alz le braccia. Le luci si spensero. Alcuni bambini
lanciarono gridolini di sorpresa, seguiti da risatine ancora pi squillanti, come a voler dimostrare che
non si erano spaventati sul serio. Poi cal di nuovo il silenzio, come se tutti si fossero ricordati degli
ordini del mago. Valerie intanto disegnava cerchi di luce con la torcia, ora grossi ora piccoli. Norah
riusciva a vedere gli occhi dell'amica brillare nel buio; Valerie si divertiva, era evidente. Norah ebbe
l'impressione che l'amica le sorridesse, e le venne spontaneo ricambiare.
Il momento si dilat, Valerie pass a disegnare otto luminosi nel buio... finch di colpo la torcia
si spense. Norah riusc a sentire come tutti intorno a lei restarono col fiato sospeso. Buio. Buio
assoluto.
Il cuore di Norah acceler sempre pi, le sue palpebre battevano frenetiche, come a voler
costringere gli occhi ad abituarsi pi in fretta al buio. Percep l'eccitazione degli altri bambini, ben
presto si sarebbe trasformata in paura. Valerie, dov' Valerie?
Dietro di te disse Valerie, alitandole sul collo.
Norah fu percorsa da un brivido, si svegli.
Batt le palpebre nel buio. Fantasmi nel buio. Scatole del trasloco, Vienna, il suo nuovo
appartamento, la sua nuova vita. Ma certo.
Un'occhiata alla sveglia: erano passate da poco le due. Si alz sospirando, and in cucina,
bevve qualche sorso d'acqua dal rubinetto. Tremava di freddo, era a piedi nudi e con la felpa che aveva
indossato per dormire. Il riscaldamento era acceso, ma quella casa non era mai stata veramente calda.
Norah torn in camera, si sedette sul letto, si avvolse nella coperta.
I pensieri la riportavano a Valerie. La sua amica non le aveva mai rivelato il trucco. Perch l'ho
promesso, diceva. Perch ti diverti a tormentarmi, le rispondeva ogni volta Norah, scherzando solo in
parte. A lungo si era interrogata sul trucco del mago, la curiosit non le dava pace. Aveva sempre
amato i misteri e i segreti, a volte diventavano un vero e proprio chiodo fisso, ma il fatto che Valerie
conoscesse la soluzione del mistero e lei no la faceva impazzire. C'era un tunnel? Una porta segreta?
Ma come aveva fatto Valerie a spostarsi da A a B tanto velocemente?
Il ricordo sembrava ancora cos fresco. Dopo che Valerie era ricomparsa alle spalle di Norah,
tutto si era svolto in fretta. Si erano riaccese le luci. La gabbia sul palco era vuota, a quel punto lo
avevano visto anche gli altri bambini. Grida di sorpresa. Prima che Norah potesse dire qualcosa, la sua
amica percorreva il corridoio centrale della sala diretta al palco, saliva i gradini e veniva accolta dal
mago che parlava di teletrasporto e le domandava se le fosse piaciuto il regno delle ombre.
Era da tanto tempo che non ripensava a quel pomeriggio sotto il tendone. Anni dopo Norah
aveva scoperto che non solo il mago era diventato piuttosto famoso e teneva spettacoli per adulti, ma
era anche lo zio di Valerie.
Da adolescente, di fronte a Valerie che continuava a non voler rivelare come avesse fatto il
mago, Norah cominci a credere che forse neanche lei sapeva esattamente come si fosse svolta la cosa.
A ogni modo, Valerie fu sempre ossessionata dall'idea di sparire. Non faceva che ripetere che un
giorno si sarebbe dissolta nell'aria. E Norah aveva sempre replicato che non poteva lasciarla sola. Che
cosa avrebbe fatto senza di lei? Senza di lei era persa!
Aveva ragione. Dopo Valerie, la sua migliore amica dall'asilo, non si era pi sentita capita del
tutto. Certo, Sandra era una buona amica. Ma non era la stessa cosa. Non facevano che tornarle in
mente le frasi tipiche di Valerie. La volta in cui Norah aveva litigato di brutto con la madre: Se scappi
di casa, vengo con te. O il giorno che aveva beccato il suo primo ragazzo Nico a pomiciare con Tussi,
una coetanea dell'altra sezione, ed era andata avanti ore a piangere con Valerie: Se vuoi, te lo ammazzo.
E poi: Promettimi che saremo sempre amiche. Giuralo. E lei lo aveva giurato.
Dipendeva forse dall'et? L'amicizia incondizionata  possibile solo tra bambini e adolescenti,
che non sentono ancora il peso delle necessit quotidiane, non sono logorati dalla lotta continua e dai
compromessi?
Norah and in cucina, sal su una sedia, prese il libro che aveva nascosto sullo scaffale della
credenza, scese e lo apr. Pass la mano sul libro, un tempo era appartenuto a Valerie. Le venne subito
in mente l'immagine di un lago ghiacciato di notte, il rifugio dei suoi incubi, sent chiudersi la gola. Lo
sguardo di Norah si pos sulle lettere nere che formavano il titolo.
How to disappear completely.
33
Norah era alla finestra della cucina, fumava. Perlomeno non c'era nessuno a lamentarsi del
fumo denso di sigaretta. Soffi un anello di fumo nel cielo serale di Vienna, ne fece un secondo che
entr nel primo: era ancora capace di farlo. Vide passare Marie, la ragazza dagli occhi tristi che
lavorava alla tabaccheria. Le spalle basse, lo sguardo fisso a terra. Appena la vide si sent subito
soffocare. Marie spar alla sua vista, e i pensieri di Norah corsero al giorno precedente. Perch quel
tizio al semaforo l'aveva mandata in confusione? Non faceva che ripensare alla sua faccia, continuava a
sentire la sua voce. Mio Dio, Valerie!
Norah e Valerie non si somigliavano per niente. Eppure erano state come sorelle. E nonostante
tutto il tempo trascorso, Norah era certa di non aver mai amato una persona incondizionatamente come
aveva fatto con Valerie.
Di colpo le torn in mente una recente chiacchierata con Theresa.  vero, pens. Attiro donne
che non sono in grado di aiutare. E tutto ha avuto inizio con Valerie. La prima  stata lei. Il dolore fu
talmente acuto che per un attimo le tolse il fiato.
Doveva lasciare in pace i ricordi. Quell'uomo che aveva incontrato in strada si era sbagliato,
tutto qui. A volte capita. Quante Valerie ci saranno a Vienna? Cento? Mille? Una di loro somigliava a
Norah. E allora? Doveva calmarsi. Doveva smetterla di rimuginarci su.
E aveva bisogno di un drink.
L'indomani al risveglio Norah si strinse ad Alex, era girato di spalle, dormiva ancora. Era bello
sentire il suo calore nel freddo della stanza.
Poi per il sogno scivol via dal suo corpo come un abito di seta, e si rese conto che c'era
qualcosa di strano. In preda allo spavento si stacc dal corpo caldo che era nel suo letto e apr gli occhi.
Un ciuffo di capelli neri, una schiena nuda, pelle chiara con qualche vistoso neo. A quel punto si
ricord che la sera prima aveva aperto il frigorifero per versarsi un bicchiere di vino... ma era vuoto.
Era uscita di casa ed era entrata nel primo bar che aveva incontrato. Si ricord del barista dai begli
occhi scuri ereditati dalla madre giapponese e dal meraviglioso accento viennese ereditato dal padre,
come le aveva raccontato.
Ma che cosa stava succedendo? Perch di colpo si comportava come una ventenne?
Cerchi di buttar fuori Alex dalla tua vita. Non ci riesci.
Norah si gir sulla schiena, cerc di non pensare pi ad Alex e fece finta di dormire fino a che il
ragazzo non se ne and.
Dopodich si fece una doccia. Osserv allo specchio il tatuaggio, ormai era quasi guarito, le
prudeva solo ogni tanto. All'improvviso si ricord che il tizio nel suo letto le aveva fatto alcune
domande al riguardo.  una rondine? Lei si era limitata a scuotere la testa.
Al bistrot all'angolo bevve un latte macchiato e mangi un cornetto, sfogli il giornale. Nelle
pagine della cultura c'era un breve articolo dedicato alla scomparsa dell'attrice Doroteja Lechner. Una
foto chiaramente datata la ritraeva sul palcoscenico di un piccolo teatro sperimentale. Norah mise via il
giornale. Un'attrice ormai tramontata, alcolizzata e costretta a chiedere l'elemosina per sbarcare il
lunario. La storia che Norah aveva inseguito era molto pi triste di quanto pensasse. E davvero breve.
In un modo o nell'altro Norah riusc a superare la giornata, cercando di concentrarsi sul lavoro.
Nel tardo pomeriggio aveva un appuntamento con un politico locale che si era impegnato a togliere
dalla strada il maggior numero di senzatetto possibile. Norah lo intervist nel suo ufficio, dopodich si
incammin verso la fermata della metro che l'avrebbe riportata a casa. Calava la sera e Norah dovette
fermarsi un attimo per riuscire a orientarsi. Si trovava in un distretto di Vienna in cui non aveva mai
messo piede. A sinistra c'era una strada trafficatissima, a destra un'area verde che per, essendo
febbraio, era pi che altro grigia. Dietro gli alberi svettava una ruota gigantesca. Il Prater!
Colta dalla curiosit, Norah si avvicin all'area e ben presto si ritrov ai piedi della ruota. Ne
osserv la struttura e le cabine che di solito accoglievano coppiette di innamorati e adolescenti
schiamazzanti... cos almeno lei se l'era immaginato. Poi vag con lo sguardo. Si trovava al
Wurstelprater, la zona di chioschi e giostre che i turisti chiamavano Prater. Norah si inoltr sempre
pi nelle sue tortuosit. Giostre, chioschetti, hau den lukas, souvenir.
Una passeggiatina le avrebbe fatto bene, l'avrebbe aiutata a calmarsi. Erano giorni, infatti, che
quasi non pensava ad altro che a Grimm. La notizia che lui l'aveva preceduta nello sporgere denuncia
l'aveva sconvolta, nemmeno i tentativi di conciliazione di Sandra avevano sortito grandi effetti.
La distruggo. Dico sul serio.
Arthur Grimm non era tipo che scherzava, Norah non aveva dubbi. Era serissimo. La domanda
era: perch? Perch una reazione tanto aggressiva nei suoi confronti? Cosa era convinto di sapere sul
suo conto? E Doroteja Lechner? Lei e Grimm si conoscevano? Magari era stato lui ad aver...? No, si
rimprover Norah. La morte della Lechner  stata un incidente. La polizia glielo aveva detto. E questo
era un fatto. Norah era una giornalista, non una complottista. Perci si atteneva ai fatti.
Magari lei non c'entrava niente in tutta questa storia, magari Grimm era malato, soffriva di
manie di persecuzione... ma non ci credeva neanche lei. Norah c'entrava eccome. E ci che pi la
faceva impazzire era la sensazione che la soluzione fosse a portata di mano ma che lei non la cogliesse.
Cercava il cavallo e c'era gi seduta sopra.
Alla sua sinistra spuntarono le prime montagne russe, le rotaie rosse che si stagliavano contro
l'azzurro cupo del cielo invernale; a destra il castello dei fantasmi. Norah sorrise, da piccola adorava il
trenino fantasma. Accanto al cartello Cassa era ritratta la morte e Norah non pot fare a meno di
pensare alla carta dei tarocchi dell'Imperial. Prosegu.
Tiro a segno. Autoscontro. Giostre. Postcards with your photo.
Si gir. Ecco il Prater, dunque. A passi misurati si avvi all'uscita. Fece un cenno a un taxi, sal
a bordo e diede l'indirizzo, non lanci neanche un'occhiata al Wurstelprater che spariva nel lunotto
posteriore con la sua ruota gigantesca, i chioschi, i fantasmi e le ombre.
Venti minuti dopo era a casa.
Apr il portone, sal le scale, si ferm, torn indietro, apr la cassetta della posta e vi trov una
foto della sua amica morta Valerie.
34
Si svegli nel cuore della notte, non le serviva guardare l'orologio per saperlo. Un istinto
primordiale le diceva che era nel momento pi buio della giornata.
Rimase a occhi chiusi. Non muoverti. Fai come se... lo aveva imparato presto. Se agisci
consapevolmente, se assumi l'atteggiamento giusto, ti senti meglio. Se tratti una persona con
gentilezza, prima o poi sarai sinceramente premurosa nei suoi confronti. Predisporsi a dormire  restare
sdraiati e rilassati, rallentare consapevolmente il respiro  spesso fa s che ci si addormenti sul serio.
Era a letto e, mentre cercava di non riflettere su nulla, pensava a Valerie. Poi riemersero gli
eventi degli ultimi giorni, le tornarono in mente visi e scene, in sequenza rapida, simili a fotogrammi di
una giostra che gira sempre pi veloce e che a un certo punto sbalza via i passeggeri come ballerine che
spiccano un salto.
Norah aveva l'impressione di aver sognato. Valerie, pens. Si concentr sul calore piacevole
delle coperte, sulla certezza di essere al sicuro, ora che la serratura era stata cambiata. Tese l'orecchio
per sentire Theresa, a quell'ora probabilmente dormiva. Ma era a casa? Quella sera non aveva sentito
l'immancabile scricchiolio delle assi di legno di quando la vicina si spostava dal soggiorno alla camera
da letto. Probabilmente era uscita. Cosa stava facendo?
A ogni modo Norah non si sarebbe riaddormentata. Stavolta no.
Accese la luce, strizz gli occhi. Accanto al letto c'era la foto, sfocata, sbiadita e ingiallita.
Un'adolescente che ridacchia. Estate. Shorts e canottiera. Norah aveva rimosso l'esistenza di quella
foto. Chi diavolo gliel'aveva spedita? Perch ultimamente ogni cosa la riportava a Valerie? La vicina
con la sua somiglianza scioccante. Lo sconosciuto per strada che aveva pronunciato il suo nome. I
vecchi sogni. E adesso la foto.
A piedi nudi, con indosso solo gli slip e la felpa, and in cucina, si vers un bicchiere d'acqua.
Inizi quasi subito a tremare di freddo. Aveva spento il riscaldamento quando era andata a letto. Infil
l'accappatoio ripescato solo qualche giorno prima da uno scatolone del trasloco e apr la finestra.
Appena respir l'aria fresca della notte che si era riversata in casa, ebbe un'illuminazione.
Prese il cellulare e scrisse.
Sei stato tu?
Rest a guardare fuori dalla finestra. Qualcuno aveva lasciato rifiuti ingombranti in strada: una
bicicletta, le doghe di un letto, una vecchia poltrona, una chitarra. Il pensiero corse di nuovo a Valerie,
ma il lembo di sogno che l'aveva svegliata era ancora inafferrabile.
Guard di nuovo il telefono. Tre puntini sullo schermo le mostravano che l'interlocutore, con
sua somma sorpresa, le stava gi rispondendo.
Cosa?, le comparve scritto.
Sei stato tu a spedirmela?, ribatt Norah.
Stavolta la risposta si fece attendere, anche se i puntini sullo schermo dell'iPhone le dicevano
che qualcuno dall'altra parte  ovunque fosse  stava digitando la risposta.
La foto? S.
Interessante. La cosa in s. E il fatto che l'interlocutore lo ammettesse in tutta tranquillit.
Perch?, domand.
Perch voglio che ricordi.
Norah resistette all'impulso di accendersi una sigaretta, chiuse la finestra.
Chi sei? Dove hai preso la foto?, scrisse.
E infine, non potendosi pi trattenere:
Cosa sai di Valerie?
Sulle prime non successe nulla. Poi per riapparvero ogni tanto i tre puntini sullo schermo di
Norah, e infine arriv la risposta.
Posso farti una domanda?
Norah riflett un attimo. Poi scrisse: Sentiamo!
Attese in preda all'ansia. Niente. Dopo aver fissato inutilmente lo schermo per alcuni minuti,
mise via il telefono. E proprio in quel momento arriv il messaggio.
Sei sicura che sia stato suicidio?
Per poco non le cadeva il telefono. Chiuse gli occhi, attese di calmarsi. Li riapr.
Che vuoi dire?, scrisse.
Per quanto fissasse lo schermo, la risposta non arriv. In balia dei pensieri si sedette alla
scrivania e riprese la cartella con tutte le informazioni sul conto di Arthur Grimm, quelle che Werner
aveva raccolto e che lei aveva stampato e archiviato.
Cap subito che a tormentare il suo subconscio era il contenuto della cartellina, il suo cervello
aveva continuato ad aprirla, a scorrerla, a rifletterci su anche mentre dormiva, alla ricerca di un
particolare che le fosse sfuggito.
Norah rilesse tutto da capo a piedi. Si sforz di essere obiettiva, di non limitarsi a sorvolare sui
passaggi che ormai conosceva quasi a memoria, il lungo elenco di anni, luoghi, nomi, ma a
comprenderli.
Arthur Grimm. Figlio di Christa e Jochen Grimm, nato a Francoforte il 19 dicembre 1974.
Figlio unico. Scuola elementare e medie. Liceo. Maturit. Dopo la maturit fa domanda per entrare in
numerose scuole di teatro: viene rifiutato. Servizio militare. Ingegneria meccanica: interrotta.
Ingegneria. Laureato. Nel frattempo e in seguito, una lunga serie di praticantati, infine l'assunzione a
Monaco.
Un momento. Ecco qua. Un piccolo aggancio. Cosa aveva letto? L'elenco di alcune tesine che
Grimm aveva scritto all'universit... i nomi delle aziende in cui aveva fatto un praticantato... la tesi di
laurea presso la Wilkau Engineering...
Eccolo. Grimm aveva scritto la sua tesi mentre collaborava con la Wilkau Engineering. Dove
aveva gi sentito questo nome? Norah rimase calma, come a voler evitare qualunque movimento
brusco che potesse spaventare il pensiero che stava prendendo forma.
Qualcosa si era mosso. Il nome aveva fatto scattare qualcosa. Ne avevano parlato i giornali? Era
stata coinvolta in uno scandalo? O forse conosceva qualcuno che aveva lavorato per la Wilkau? No, se
ne sarebbe ricordata. Chiuse gli occhi. Voleva raccogliere le idee sull'argomento prima di controllare
su Google e prima che i risultati della ricerca si sovrapponessero alle informazioni memorizzate. Ma
non fece alcun progresso e rinunci.
Wilkau Engineering. A parte il link all'homepage dell'azienda, non comparve nulla di
significativo. Nessuno scandalo, nessuna quotazione in borsa, nessun licenziamento in massa... niente
del genere.
Norah clicc sul link del sito. Wilkau. Il vostro fornitore di servizi ingegneristici. L'essenza
della noia in bianco, grigio e blu. Uomini e donne dall'aria competente che, matita alla mano, erano
chini su un progetto o sorridevano senza un perch alla macchina fotografica. Dozzine di parole chiave
cliccabili, che spiegavano l'offerta dell'azienda e i progetti portati a termine o ancora in corso. Poich
non sapeva bene da dove partire, Norah clicc su Contattaci. Si abbandon sulla sedia, si pass la mano
sul viso e, nel momento in cui la pos sulla scrivania, si accorse che tremava.
Wilkau Engineering. Ma certo. Anglique Wilkau. La piccola Angie, la bambina dell'altra
sezione che stava male ogni volta che andavano in gita e non riusciva mai a tenere il sacchetto di
plastica davanti alla bocca, cosa che le aveva fatto guadagnare un soprannome ben poco lusinghiero; a
un certo punto era stata esonerata dalle gite di classe. Anglique Wilkau, che da piccola giocava a golf,
era diventata un'adolescente ribelle che  perlomeno era quel che si diceva nella cittadina  non era
stata cacciata dalla scuola solo perch l'azienda del padre nella citt vicina aveva fatto una
considerevole donazione per la costruzione del nuovo palazzetto dello sport. Angie Wilkau, la cui
mamma aveva i capelli da pubblicit dello shampoo e il cui pap severo a volte non veniva a prenderla
con la BMW ma con una station wagon con la scritta e il logo dell'azienda sulla fiancata, mettendo
fortemente in imbarazzo la figlia.
Norah richiuse la cartella, scorse con il dito la pagina corrispondente di Grimm, fino a che non
approd alla voce che cercava.
Bingo.
Mentre scriveva la tesi di laurea Arthur Grimm lavorava alla Wilkau Engineering. A neanche
un quarto d'ora di distanza dalla scuola di Valerie, Norah e Angie.
Doveva metabolizzare l'informazione. Grimm era stato vicinissimo. Per un anno intero. Mentre
metteva insieme i tasselli Norah serr le labbra. Era stato un anno orribile, forse il peggiore di tutti. Era
stato l'anno in cui era morta Valerie. L'11 febbraio.
La vendetta
Avevo appena compiuto undici anni quando capii cosa significa sete di vendetta. La sentii
talmente tanto a livello fisico che il paragone pi vicino  con la sete. Ero in carne, le membra talmente
morbide e slavate da sembrare un wrstel bianco. A scuola mi canzonavano. Perlomeno fino all'estate
in cui il mio corpo si svilupp.
Un giorno mio fratello maggiore  non ricordo pi perch  butt nel water il mio pesciolino
rosso Silver (cos battezzato per Long John Silver e L'isola del tesoro, all'epoca mi sembrava un nome
molto intelligente per un pesciolino rosso). Ero fuori di me. Andai avanti a piangere per due giorni. Il
terzo giorno con il lumacide che mia madre teneva nella rimessa ammazzai il suo gatto. I miei genitori
sospettarono uno dei vicini. Mio fratello e io per sapevamo com'erano andate le cose.
Secondo me esiste una sola maniera giusta di affrontare l'ingiustizia subita. Se qualcuno ti
colpisce, colpiscilo anche tu, con il doppio della forza. Lo impari gi all'asilo. (Oppure non lo impari
mai.)
Ecco perch mi ha deluso andando dalla polizia.  gi finita prima che sia iniziata? L'ho
giudicata male?
Mi hanno derubato, offeso, sputato in faccia. Quando avevo diciannove anni, mi hanno spaccato
il naso e due costole. Mai coinvolta la polizia. Diogene di Sinope diceva: Il miglior modo per
vendicarsi dei propri nemici  diventare migliori di loro. Mio Dio, che noia! Mi aspettavo qualcosa un
filo pi emozionante da uno che scatenava l'indignazione dell'establishment dell'antica Grecia vivendo
in strada e non disdegnando di farsi una sega davanti a tutti.
La vendetta  sempre stata amica mia, a mio avviso  sbagliato demonizzarla,  qualcosa di
profondamente umano. Quando ci vendichiamo smettiamo i panni di chi subisce passivamente per
indossare quelli di chi agisce. E, naturalmente,  una bella sensazione! La vendetta  grande e bella, e
non a caso  uno dei topoi pi antichi.  universale, la capiamo d'istinto.
Eppure raramente agiamo secondo vendetta. In questo gli americani sono migliori: sono scesi in
strada per festeggiare l'uccisione di Bin Laden.  giusto, ho pensato all'epoca.
Mi rifiuto di credere che rinuncer. Devo portare pazienza. Avere fiducia. Sono talmente agitato
che non chiudo occhio da due notti. Non deludermi, continuo a pensare. Non deludermi.
35
Norah era rimasta a lungo alla scrivania cercando di rimettere ordine nei pensieri, fino a che
non vide sorgere l'alba. Appena si era fatto troppo tardi per raggiungere qualcuno in redazione, aveva
chiamato il suo capo dicendo che aveva l'influenza, che era in grado di lavorare ma preferiva farlo da
casa per non contagiare nessuno. Dopodich si era messa sul serio al lavoro, un evidente diversivo.
Solo dopo aver trascritto e riletto l'intervista con il politico locale del giorno prima fece una pausa, e di
colpo la consapevolezza invase la sua testa, gonfiandosi come a volerle far esplodere il cranio. E solo
allora si rese conto del sospetto che si era incistato dentro di lei, un parassita che le era strisciato sotto
la pelle insediandosi negli organi.
Una donna  una ex attrice, ormai  le aveva detto che avrebbe ucciso un certo Arthur Grimm il
giorno esatto in cui era morta Valerie. Poco dopo, la donna era morta. E adesso Norah aveva scoperto
cosa la univa ad Arthur Grimm.
Valerie.
Ancora Valerie.
Sent freddo. D'istinto cerc una sigaretta  meravigliandosi della rapidit con cui dopo la
separazione era ricaduta nella vecchia abitudine di ricorrere alla sigaretta in presenza di un'emozione
negativa, dopo anni in cui non aveva quasi pi fumato  ma il pacchetto era vuoto.
Si abbandon sulla sedia. Guai a trarre conclusioni affrettate. Riflettere in maniera lucida.
Tagliare fuori le emozioni.
Poteva essere vero?
La mano destra di Norah si mosse di nuovo verso il pacchetto di sigarette, come se nel
frattempo si fosse riempito da solo per magia. Norah la ritrasse e avvert il pensiero che la contagiava,
un virus che prendeva possesso del suo corpo.
And in bagno e fece una doccia. Si spazzol via l'amaro dalla bocca, leg i capelli e si infil
un paio di jeans e pullover. Meglio. Rifece il letto, spalanc tutte le finestre, le lasci aperte fino a che
non cominci a tremare di freddo. Molto meglio. Si rimise alla scrivania, cerc online un servizio di
consegne nei paraggi, opt per cibo vietnamita, invi l'ordinazione. Fumava troppo e mangiava troppo
poco, ne era consapevole. Guai a lasciarsi andare, guai a ricadere nelle vecchie abitudini adesso che
non c'erano pi Alex e Sandra a frenarla. Aveva bisogno della loro forza.
Quando suon il campanello, ebbe un brivido. Guard dallo spioncino, si aspettava di vedere
Theresa e invece sul pianerottolo non c'era nessuno. Prese allora la cornetta del citofono, la premette
sull'orecchio.
S?
Consegna per Norah Richter rispose una giovane voce maschile.
Non poteva essere il cibo, non erano cos veloci. Era oggi che arrivavano gli altri mobili nuovi?
Non era la prossima settimana?
Salve disse la voce, cominciava a spazientirsi.
Un momento, per favore!
Norah corse alla finestra che affacciava sulla strada. Davanti al palazzo stazionava un furgone
della UPS. Torn in corridoio e pigi sull'apri-porta. Passi sulle scale, il ciuffo di capelli rosso scuro di
un fattorino con in mano un cesto gigantesco avvolto in cellophane frusciante.
Buongiorno!
Buongiorno disse Norah, restando a guardare mentre il ragazzo appoggiava il cesto ai suoi
piedi.
Una firma qui, per favore disse il fattorino  sembrava talmente giovane che Norah avrebbe
voluto chiedergli se non era il caso che andasse a scuola  mettendole sotto il naso un piccolo
apparecchio digitale.
Norah trattenne la domanda che aveva sulla punta della lingua e firm. Ogni volta che li vedeva
sfrecciare in lungo e in largo per la citt provava compassione: pagati una miseria e sempre di corsa.
Un po' come te le aveva ribattuto scherzosamente Sandra la volta in cui Norah aveva
condiviso con lei quella riflessione. Norah aveva riso.
Il tizio si era gi dileguato. Norah sent il portone richiudersi alle sue spalle. Guard con
diffidenza la consegna. A un primo tentativo non riusc a trovare il biglietto, magari era scivolato sotto
il cestino? Tolse il cellophane. Cos poco ecologico, avrebbe detto Alex, che prestava sempre
attenzione a cose del genere, molto pi di lei. Osserv con maggiore attenzione. Non era il classico
cesto regalo, era un cesto di frutta. Mele, pere, uva rossa e bianca... Poteva essere stata Tanja a
spedirglielo, per scusarsi di come si era comportata? Dal momento che non ci vedeva nulla di speciale
o addirittura di pericoloso, lo port in casa e lo appoggi sul tavolo del soggiorno. Infil l'involucro di
plastica nel secchio in cucina e, mentre tornava in soggiorno, sent di nuovo il suono stridulo del
campanello.
Stavolta era davvero il cibo che aveva ordinato e un attimo dopo aver preso in mano il piccolo
sacchetto di carta si rese conto di avere una fame da lupi. Divor i due involtini primavera ancora in
piedi, direttamente dalla confezione di plastica. Dopodich rovesci i noodles in una ciotola e prese una
forchetta. Avrebbe mangiato al tavolo da pranzo, come una persona equilibrata, e non davanti al
portatile, come faceva d'abitudine ormai da settimane.
Sulla soglia del soggiorno si blocc.
Il sole che filtrava all'interno tagliava con un ampio raggio di luce chiara la stanza e il tavolo da
pranzo, dando al cesto di frutta un'aria meno reale: una natura morta catturata da un antico maestro.
Ma ad attirare l'attenzione di Norah non fu la bellezza pittorica della composizione, bens la
vista di tre giganteschi cervi volanti nerissimi: dovevano essersi nascosti tra la frutta e l'uva, e adesso,
con il loro corpo di una grandezza surreale e le robuste corna, camminavano sul tavolo.
36
Sono sulla Luna. Era stato il suo primissimo pensiero, dopo che aveva aperto gli occhi e si era
abituata alla luce accecante del sole.
Oppure su Marte.
Non era riuscita ad aprire bocca, si era solo limitata a guardare, aveva mosso qualche timido
passo sulla superficie scivolosa, consapevole che di solito c'era solo acqua. Un'infinit.
Lo so disse Valerie, come se Norah avesse parlato o come se Valerie le avesse letto nel
pensiero.  incredibile, non trovi?
Norah annu.
La diga di sbarramento  che aveva sempre visto come un gigantesco lago pulito, dove da
piccole facevano il picnic d'estate, dove poi avevano campeggiato con gli amici, dove avevano fatto il
bagno un'infinit di volte  si era trasformata in un deserto sconfinato di pietrisco e fango in tutte le
sfumature del grigio e marrone. Erano trascorse gi alcune settimane da quando era stata svuotata per
lavori di manutenzione. Il bacino d'acqua si era seccato. Norah si gir, alz lo sguardo verso la diga di
sbarramento: la sua imponenza e la quantit incalcolabile d'acqua che di solito era l ma che adesso non
c'era pi le fecero venire le vertigini.
Corsero sul letto del lago.
Me l'aspettavo pi figo disse Bastian, e a Norah non serv girarsi verso l'amica per sapere
che lo stava fulminando con uno sguardo di disprezzo e piet insieme. Sapevano tutti che Valerie
tollerava Bastian solo perch aveva tre anni pi di lei, aveva la patente ed era disposto a portarla
ovunque con la sua vecchia Polo, senza brontolare. Non era il suo fidanzato... era il suo autista. E si era
prestato anche adesso che Valerie aveva avuto l'idea di fare una sorpresa a Norah portandola a occhi
bendati in un posto che  Valerie era pronta a scommetterci  avrebbe sicuramente adorato.
Quel caldo pomeriggio di primavera si erano aggirati a lungo nel bacino della diga, del tutto
indisturbate... a parte Bastian. Lo avevano lasciato alla diga in compagnia delle sue sigarette e delle sue
osservazioni scortesi ed erano corse via, si erano rincorse, tra schiamazzi e risatine, roteando su se
stesse come pazze, per poi lasciarsi cadere a terra e immaginare di trovarsi sul fondo di un lago
gigantesco, ma di essere in grado di respirare e parlare: sirene, ma non di quelle che rinunciano alla
pinna solo perch hanno visto un bel ragazzo sulla terraferma. Mai e poi mai.
No aveva detto Norah. Mai e poi mai.
Pi tardi erano sul prato dietro casa di Valerie, tra margheritine e ranuncoli, nel bel mezzo del
corridoio aereo dei bombi, e Norah stava osservando una coccinella che le camminava sulle dita come
se fossero un paesaggio collinare.
Credo di amare Milo le aveva detto di colpo Valerie.
Norah osservava la coccinella, la sua corazza rosso brillante, i suoi puntini neri che sembravano
disegnati con cura da un minuscolo pennello.
Dammi la mano aveva detto.
Hai sentito? aveva domandato Valerie, porgendole per prontamente la mano, su cui
cominci ad arrampicarsi la coccinella.
Certo che s aveva risposto Norah. Hai una cotta per Milo. Chi non ce l'ha?
Con rapidit incredibile la coccinella attravers il dorso della mano di Valerie, facendole il
solletico. Valerie gir la mano, la lasci camminare sul palmo, lungo la linea della vita, avanti e
indietro.
Non ho detto che ho una cotta per lui, ho detto che lo amo!
La piccola coccinella era approdata alla punta del dito indice di Valerie e salt gi. Quando
spicc il volo  magari incontro ad altre ragazze che erano sull'erba, bevevano t freddo troppo caldo e
parlavano di ragazzi sebbene solo un attimo prima avessero giurato di restare sirene  sembrava avere
addosso una mantellina divisa in due nel mezzo.
La seguirono entrambe con lo sguardo.
No, non hai detto cos aveva poi risposto Norah.
Eh?
Hai detto: Credo di amare Milo'.
Valerie aveva alzato gli occhi al cielo.
Io lo amo.
Norah rise.
Cosa c' di tanto divertente?
Pensavo solo a Bastian aveva risposto. Sar distrutto.
E a quel punto aveva riso anche Valerie e quella giornata di inizio estate era stata troppo
leggera, troppo calda, troppo spensierata e insignificante nel senso pi bello del termine perch Norah,
a distanza di tempo, potesse ricordare com'era finita. Il pap di Valerie aveva acceso il grill? Valerie
era andata a casa di Norah e avevano guardato la televisione con sua madre, mentre Valerie le metteva
lo smalto alle unghie? Avevano fatto un giro in bici?
A lungo Norah non aveva pi pensato a quel pomeriggio. Erano semplicemente troppi i
momenti del genere che la univano a Valerie. C' chi attira la fortuna e chi la sfortuna, chi fatti strani,
chi i gatti, chi i pazzi: Valerie attirava i momenti magici. O almeno, all'epoca, cos sembrava a Norah.
Eppure era questo il momento che aveva in mente mentre si avvicinava furtiva al telefono
cercando di farsi coraggio per chiamare Monika, la madre di Valerie. Monika le era sempre piaciuta, da
adolescente andava molto pi d'accordo con lei che con la propria madre. Monika era una mamma
vera: cucinava, era affettuosa, rimproverava e si preoccupava se Valerie non tornava a casa puntuale,
mentre la sua giovanissima madre, con i capelli sparati e i modi rilassati sembrava pi una sorella
maggiore, cosa che Norah non trovava poi cos eccezionale, come diceva sempre agli amici che invece
ne erano affascinati. Sua madre era morta ormai da anni, ed era quasi un'eternit che non vedeva
Monika. Al funerale di Valerie Monika le aveva proposto di darle del tu. All'improvviso Norah si era
sentita adulta e in un batter d'occhio si era resa conto che non era affatto una bella sensazione.
Lo sguardo di Norah si pos sul tavolo e, vedendo il grosso corpo nero dei coleotteri che con le
loro zampe possenti camminavano sul legno avvert un leggero brivido. Ben pi che semplici insetti,
erano un ammonimento vivente. Li aveva visti nei musei: la vanitas barocca, dove la magnifica
rappresentazione delle belle cose della vita  frutta, pane, ricchezze e sfarzo  era sempre contrastata
dai simboli della decadenza, della morte, della fugacit di ci che  terreno. Falene. Ratti. Lumache.
Clessidre. Teschi. O, spesso e volentieri: cervi volanti.
Dopo averli catturati, li abbandon sull'aiuola davanti a casa e gett via la frutta. Ma la
sensazione di minaccia era rimasta.
Fece un bel respiro e prese il telefono. Doveva sapere. Doveva sentirlo dire da qualcuno che
all'epoca era l:  sicuro che Valerie si sia suicidata? Assolutamente, indubbiamente, irrevocabilmente
sicuro? Perch se cos non fosse, allora forse ho capito il senso di tutto ci. Forse qualcuno vuole che
affronti questa realt. La realt che Valerie non si  suicidata, ma  stata uccisa. E se  cos, allora forse
l fuori c' qualcuno che conosce l'assassino e cerca di mettermi sulle sue tracce. Qualcuno che si
aspetta che lo trovi e lo punisca. Magari perch a lui o a lei manca il coraggio per farlo. Magari perch
lui o lei sa che sono una delle persone che ha voluto pi bene a Valerie. Magari perch lui o lei sa che
tra le persone che hanno amato Valerie sarei l'unica in grado di uccidere il suo assassino, pens.
37
Per quanto non sapesse che reazione avrebbe avuto Monika, Norah non si aspettava certo una
gioia cos esagerata.
Come stai? le chiese Monika, dopo essersi calmata.
A Norah scapp un sorriso. Con tono sprezzante, facendo puntualmente arrabbiare Norah, sua
madre aveva sempre chiamato Monika la gallina. Si rese conto per che, quando era felice, Monika
in effetti ne richiamava un po' il verso. La sua risata era un allegro coccod.
Raccontami di te!
Sto bene rispose Norah, per dire almeno qualcosa.
Dove abiti? Sempre a Berlino?
A Vienna.
Wow.
S, la citt  fantastica.
E allora? domand Monika.
E allora... cosa?
Be', stai con qualcuno? domand Monika.
Norah esit. Era stata lei a lasciare Alex, non il contrario. Perch mai dunque era ancora tanto
doloroso?
Al momento no disse.
Be', non  neanche obbligatorio. Se deve succedere, succeder.
Di solito, quando qualcuno pensava di doverla consolare del fatto che fosse single, come se
essere single fosse una malattia incurabile, Norah si spazientiva. Ma era impossibile prendersela con
Monika.
E per il resto? domand Monika.
Norah pens febbrilmente a un aneddoto soddisfacente, ma si dilung troppo e Monika sospir.
Voi ragazze disse. Eravate sempre cos chiuse, tutte e due.
Di colpo Norah sent freddo, come se una nuvola avesse coperto il sole. La cattiva coscienza le
risal su per la gola come un'acidit di stomaco. Anche a provarci, non sarebbe riuscita a dire una
parola. Non si aspettava che Monika finisse a parlare della figlia. Non ora, non oggi, non dopo tutti gli
anni in cui non lo aveva fatto quando Norah le telefonava.
Sai come la chiamava suo padre?
Norah scosse la testa. Cerc di tradurre il gesto in un suono, ma le usc solo un suono
gracchiante.
La scatola nera disse Monika.
Norah non replic.
Capisci? Una scatola nera. Ci entra dentro di tutto. Tu lo sai che dentro c' qualcosa, per forza.
Probabilmente molto di pi di quanto riesci a immaginare... ma non ne viene fuori nulla.
Norah non sapeva cosa dire, rest in silenzio.
Eravate tutte e due cos prosegu Monika. Forse  normale, forse tutte le adolescenti sono
cos e forse anch'io ero cos e me ne sono semplicemente dimenticata.
Tacque, poi scoppi a ridere, come se volesse alleggerire il peso delle sue parole.
Tra di noi no disse piano Norah.
Cosa?
Tra di noi non eravamo cos.
Lo so disse Monika.
E lo ripet: Lo so.
Quando Monika si zitt, Norah ascolt il rumore bianco della comunicazione, il silenzio si
propag.
Hai qualcuno con cui parlare? domand a un tratto Monika.
Che intendi?
Quello che ho detto.
Certo che ho persone con cui parlare.
Davvero? In maniera aperta?
Norah rest in silenzio.
Abbiamo bisogno degli altri disse Monika. Per quanto sembri banale,  la verit. Non
possiamo bastare a noi stessi. Dobbiamo... esit, e Norah si domand se fosse un'opinione che aveva
maturato durante la terapia fatta dopo la morte della figlia.
Dobbiamo imparare ad aprirci agli altri disse. Dobbiamo imparare ad accettare l'aiuto.
Capisci cosa voglio dire?
S brontol Norah. La piega che aveva preso la telefonata la metteva seriamente a disagio a
livello psicologico, e colse la prima occasione per concludere la telefonata senza risultare scortese.
Monika stava bene e lei non voleva certo turbarla. Avrebbe recuperato altrove le informazioni che le
servivano.
La chiacchierata con il fratello di Valerie fu di tutt'altro tenore. Erano anni che Norah non
aveva pi contatti con lui, sapeva solo che abitava a Lipsia e possedeva una societ di Information
Technology. E infatti le era bastata una rapida ricerca su Google per trovare il numero dell'ufficio e,
con suo grande stupore, glielo avevano passato subito. Nel prendere la telefonata sembrava
imbarazzato, come quelle persone che sono in un ambiente lavorativo che richiede seriosit e di colpo
ricevono la chiamata della migliore amica della sorella con cui una volta si faceva le canne e da cui una
sera d'estate si era preso un bello schiaffo per aver frainteso la situazione e tentato di baciarla.
Ciao disse Sven. E poi: Salve. E infine: Buongiorno.
Sven era una persona gentile, e Norah prov vergogna nel ricordare i dispetti che gli facevano
lei e Valerie all'epoca, quando loro avevano quindici anni e lui era solo un anno e mezzo pi grande.
Avrebbe avuto voglia di fare due chiacchiere con lui, ma il vero motivo della telefonata non lo permise.
Si impose di fargli la domanda. Cos come si era riproposta di fare con Monika, e ben presto si rese
conto che Sven era un interlocutore di gran lunga migliore.
Certo, anche lui pensava spesso a sua sorella, disse, specialmente quando si avvicinava
l'anniversario della morte. Norah per doveva smetterla di rimproverare se stessa. Nessuno aveva
potuto fare nulla per evitarlo. La sua sorellina si era suicidata. Dovevano farsene una ragione. Infine
parlarono del pi e del meno, e Norah scopr che Sven si era sposato e aveva due bambini che
andavano alle elementari. Dopo dieci minuti lo salut affettuosamente.
Norah si alz, riemp il bollitore, infil una bustina del t in una tazza, e quando l'acqua fu
calda la vers nella tazza. Attese di nuovo. Butt la bustina nel lavandino, prese un bicchiere di vetro 
i suoi calici da vino erano ancora sepolti in uno degli scatoloni in corridoio o in soggiorno , lo riemp
fino al bordo e inizi a bere. Ecco riaffiorare un altro ricordo, un ricordo grande, gonfio e deforme
come un cadavere.
Giorni dopo la morte di Valerie, in soggiorno, a casa loro, al tavolo da pranzo in vetro, alla
parete l'orribile stampa di Kandinskij che Norah detestava, accanto a lei sua madre con i capelli corti
sparati, di fronte a loro due poliziotti, marcatamente gentili, ma in fondo annoiati. Lei era la migliore
amica della defunta, le avevano detto, e Norah aveva annuito.
Aveva forse notato niente?
Norah non aveva aperto bocca. Non perch volesse mancare di rispetto, ma perch non aveva
capito la domanda, da quando glielo avevano detto era confusa, le avevano fatto una puntura ma era
stato peggio, aveva solo aggiunto confusione a confusione.
Valerie dava forse segni di depressione?
Aveva annuito. Era ancora in grado di farlo.
Era forse successo qualcosa? Riesce a immaginare che Valerie potesse farsi del male?
E lei aveva alzato lo sguardo dal tavolo, gli occhi asciutti, ormai senza pi lacrime.
S aveva detto, sentendosi afferrare e stringere forte la mano dalla madre. Purtroppo riesco a
immaginarmelo bene.
I poliziotti avevano annuito imbarazzati, sebbene per loro doveva essere una buona notizia,
perch se non fosse stato un suicidio, sarebbe stato tutt'altro, e allora s che avrebbero avuto parecchio
da fare.
E poi sua madre: Ma davvero si  suicidata? Non posso crederci!
Norah aveva lanciato un'occhiata alla madre, e all'improvviso si era accorta che si era messa il
mascara blu, e di colpo si era arrabbiata perch tutto le sembrava sbagliato. Le ciglia di sua madre
erano blu elettrico e Valerie era morta.
I due poliziotti avevano annuito di nuovo, il pi anziano aveva aggiunto in tono paterno: A
parte il fatto che non ha lasciato nessuna lettera d'addio, tutto porta a credere di s.
Non ha lasciato nessuna lettera? aveva domandato la madre di Norah.
Nessuno aveva risposto.
Mio Dio, quei poveri genitori aveva aggiunto piano la madre di Norah, coprendosi la bocca
con la mano e sbaffandosi di rossetto, senza accorgersene.
Norah aveva sentito il cuore batterle talmente forte sotto la camicetta, che le sembrava
rimbombasse in tutta la stanza. Gli altri non lo sentivano?
Che strano, il topo da biblioteca Valerie, che voleva diventare scrittrice e scarabocchiava le sue
poesie e storie su ogni cosa, non aveva lasciato nessuna lettera? Norah aveva cercato di dire qualcosa
ma aveva la bocca secchissima, la lingua impastata. Da giorni aveva la sensazione che le avessero
infilato in bocca un sampietrino. Il poliziotto pi giovane aveva lanciato uno sguardo al collega, era
palesemente seccato per una loquacit che avrebbe solo alimentato inutili dubbi.
Anche se ci fosse una lettera d'addio aveva detto, non farebbe differenza. Tutto lascia
intendere che Valerie ha deliberatamente rinunciato a vivere.
Norah si era chiesta se il poliziotto si fosse posto il problema dell'espressione da usare. Se
avesse consapevolmente scartato frasi come si  uccisa, si  tolta la vita, ha commesso un
suicidio, si  suicidata, per scegliere ha deliberatamente rinunciato a vivere. E a un tratto il cervello
di Norah non la finiva pi di sfornare espressioni sempre pi assurde, ma lei non capiva che importanza
avessero ormai le parole per dirlo... Farla finita. Darci un taglio. Scegliere il suicidio. Ammazzarsi.
Togliersi dalla faccia della terra. E la sera, mentre era a letto sotto la volta di stelle fosforescenti che
vegliavano sul suo sonno sin da quando era piccola, e non le venivano pi in mente espressioni, il suo
cervello  non poteva farci nulla  aveva continuato a vagare, i pensieri erano approdati a un posto
anche peggiore, nel luogo oscuro delle fiabe. Norah si era girata. Si era alzata, si era rimessa a letto, si
era alzata, aveva camminato nella stanza, era andata in cucina, aveva bevuto acqua, era rientrata in
camera, si era seduta alla scrivania, si era alzata, era andata alla finestra, aveva guardato fuori, era
venuta via, si era seduta sul letto, si era sdraiata, aveva chiuso gli occhi, li aveva spalancati di nuovo,
aveva ricominciato daccapo. Non era il pensiero del corpo morto di Valerie a essere insopportabile.
D'accordo, anche quello, ma non solo. Non era neanche il pensiero della morte in s. A farla impazzire,
quando ci pensava, erano i momenti immediatamente prima. I momenti che avevano preceduto ci che
aveva fatto Valerie. Il dolore, la paura, la solitudine.
Con la mente torn al presente e bevve un gran sorso di vino. Chiunque fosse stato a mandarle
messaggi di notte, voleva che lei ricordasse. E Norah ricord.
Era andata cos: poliziotti di paese e indagini, se tutto andava bene, superficiali. E la migliore
amica della vittima che aveva rafforzato le supposizioni della polizia.
Quella sera, quando Norah si addorment, sogn un cervo volante che camminava sul braccio
senza vita di Valerie.
38
L'indomani Norah si svegli con i brividi di freddo, frantumata dalla notte, le gambe nude
graffiate e sanguinanti per le spine dei sogni. Il rumore era tornato. Si era trasformato e da sussurro,
ronzio, brontolio, minaccia era diventato qualcosa di pi profondo, pi discontinuo. Uno scricchiolio e
un gemito, un'esplosione.  questo, pens Norah, che si sente quando si apre una crepa nel ghiaccio al
Polo nord.
La solitudine riemp la stanza, come se di colpo nel suo appartamento ci fosse un iceberg,
azzurrognolo e duro come granito. Bevve il suo caff, pos la tazza sporca, consapevole che la sera si
sarebbe arrabbiata del proprio disordine, and al lavoro. All'altezza del bistrot all'angolo vide le solite
tre signore sedute a fumare, e sul suo viso si fece strada un piccolo sorriso. Almeno quello non era
cambiato. Entr, ordin un espresso e prese il giornale che era sul tavolo.
Avete sentito la storia di Marie? Del processo? domand la tipa dai capelli scuri, e Norah,
che comunque sia non riusciva a concentrarsi sulla lettura, rimase in ascolto.
Le altre due donne scossero la testa.
L'hanno condannata.
Andiamo dai, e perch? domand incredula la bionda.
Per lesioni personali. L'ho letto sul giornale.
Non ci credo. E adesso finisce in prigione? domand la rossa, aggrottando le sopracciglia
pesantemente ritoccate.
In prigione, no. Ma pagher una multa.
Per cosa? domand la bionda.
Scrollata di spalle e facce perplesse.
Norah bevve l'espresso, lasci due euro sul tavolo e se ne and. Sul tram guard il telefono.
Due nuovi messaggi. Entrambi di Max, che probabilmente era preoccupato perch lei non reagiva alle
sue telefonate. Di colpo Norah cap di non essere pi arrabbiata con lui; negli ultimi giorni erano
successe tante di quelle cose che al confronto la piccola bugia di Max sembrava una sciocchezza. Si
ripromise di chiamarlo pi tardi. Le mancava. Max per doveva aspettare, e invece di rispondere a lui
Norah scrisse un messaggio al numero sconosciuto.
Chi sei?
Quando Norah giunse in redazione, la risposta non era ancora arrivata.
Si sedette alla scrivania, e le torn in mente la conversazione spiata al caff. Inser svelta un
paio di parole chiave su Google, le vari un po' e approd alle pagine online di un quotidiano locale.
Marie T. l'estate scorsa si era recata in un centro estetico nel Quarto distretto. Shirin W., che nel
processo ha deposto in favore della cliente, le aveva appena fatto la manicure quando tre ventenni
notarono Marie T. e cominciarono a bussare alla vetrina e a offenderla per via del suo aspetto,
prendendo di mira la corpulenza dell'accusata.
Allora Marie T. era uscita di corsa dal centro estetico per affrontare i tre.
Nella vita ho dovuto mandar gi svariate cose ha detto Marie T. alla corte, ma viene il
momento di dire basta.
Stupida puttana e Cicciona di una troia erano state le offese minori che i tre le avevano
rivolto.
Come disse alla corte, una parola tira l'altra, alla fine Marie T. si era sentita talmente minacciata
da tirar fuori dalla borsa lo spray al peperoncino che portava sempre con s per proteggersi dagli
aggressori e l'aveva spruzzato sui tre.
La corte non aveva accolto l'argomentazione della difesa, secondo cui Marie T. si sarebbe
trovata in una situazione di pericolo e stress: era pur sempre minacciata da tre uomini e la sua era stata
semplice difesa. Lo spray non era affatto l'unica possibilit a sua disposizione. Marie T. si sarebbe
potuta portare al sicuro all'interno del centro estetico. Anche se la corte ha rinunciato a spedirla in
prigione, ha condannato la cassiera a mille euro di multa.
In tribunale Marie T.  scoppiata in lacrime, l'ha consolata il suo avvocato. Le vittime della sua
aggressione sembravano soddisfatte.
Con l'amaro in bocca, Norah chiuse il sito. Per una volta che una si difendeva, ne pagava le
conseguenze. Ecco che le torn in mente il mantra: la vita  ingiusta.
Dopodich cerc di lavorare, di adeguarsi al ritmo operoso della redazione dominata da un
brusio costante, lo squillare senza posa dei telefoni, il ticchettio delle tastiere dei computer, il clic delle
pagine Internet, il continuo andirivieni. Di farsi contagiare dall'urgenza, dall'entusiasmo dei colleghi,
ma Norah non resisteva a lungo, non riusciva a concentrarsi su un'attivit per pi di qualche secondo. I
suoi pensieri si agitavano come polli impauriti, febbrili, senza una meta.
Norah scrisse una mail a Werner  Oggetto: Missione speciale  chiedendogli nuovamente
aiuto.
In quello stesso momento ricevette un messaggio sul cellulare.
Fai le domande sbagliate.
Norah pos il bicchiere dell'acqua.
Chi sei?, digit di nuovo, cliccando su Invio.
La risposta giunse a stretto giro.
Fai le domande sbagliate.
Norah gemette, ignorando l'occhiata di Aylin dalla sua scrivania.
Cosa vuoi da me?
Chiunque ci fosse all'altro capo, le risposte arrivavano alla velocit del fulmine.
Ti aiuto.
Norah sbuff.
Cosa sai di Arthur Grimm?, gli chiese.
Sai gi tutto quello che devi sapere. Solo che non vuoi ammetterlo.
Norah rimase a guardare lo schermo. Subito dopo, forse perch l'interlocutore aveva capito che
non gli avrebbe risposto, arriv un altro messaggio, Norah lo apr.
La sera dell'11 febbraio. Al Prater. Sotto la grande ruota. Sai tutto ci che devi sapere. Sta a te
decidere cosa farne.
Norah rest sorpresa. Eccole che tornavano. Le parole di Doroteja Lechner. Non erano proprio
le stesse, ma erano loro, non c'era dubbio.
Chi sei?, gli domand di nuovo.
Niente pi risposte.
Norah era come intontita, non faceva che leggere e rileggere i messaggi. La sua ipotesi era
giusta. Non era uno scherzo, era una cosa seria. Qualcuno aspettava che lei uccidesse Arthur Grimm.
Nella data e nel luogo che una donna, nel frattempo morta, le aveva detto settimane prima.
Ma era follia pura!
Norah si abbandon sulla sedia.
Pens al funerale di Valerie, alla bara e ai suoi genitori, Monika e Herbert che nel frattempo si
erano separati, a Sven che durante le esequie di punto in bianco era scoppiato a ridere attirando
occhiatacce: Norah ne era rimasta scioccata perch aveva sempre avuto paura di cominciare a ridere a
un funerale, ma fino a quel momento era stata convinta che non potesse succedere davvero.
Pens alle compagne di scuola che  come aveva constatato con stupore  di colpo erano pi
gentili, la invitavano sempre, la volevano accanto a s, all'improvviso sembravano interessatissime a
lei. All'epoca aveva pensato che l'essere stata la migliore amica di una suicida l'aveva resa importante
in un modo sinistro e perverso. Solo a distanza di anni le era venuto in mente che forse le ragazzine
erano sempre state gentili, era stata lei a non accorgersene finch era viva Valerie. Perch non aveva
bisogno di nessuno n voleva passare il tempo in compagnia di nessuno, se non della sua migliore
amica. E pens ai poliziotti, alle telefonate sussurrate di sua madre che parlava di lei alle amiche, e al
momento in cui scopr come si era suicidata Valerie.
Riprese contatto con la realt. Di fronte a lei, Aylin parlava al telefono del suo ultimo ritiro di
meditazione. Quando Norah si alz per andare in bagno, mentre attraversava il corridoio si sent come
un marinaio che in piena tempesta cammina su tavole oscillanti tra spruzzi d'acqua.
39
La sera lo aspett a lungo, nascosta nell'ombra, sul lato della strada di fronte a casa sua. Si era
appostata presto, per non perdersi il suo rientro dal lavoro. Denuncia o meno, doveva vederlo un'altra
volta, il suo era una specie di impulso interiore. Lo riconobbe da lontano, ogni cosa di lui scaten in lei
disgusto. Il suo modo preciso e compassato di muoversi, un fare soldatesco. Gli occhi chiari e freddi, il
mento squadrato. Il sorriso falso sulle labbra sottili si accese per un attimo nel salutare un'anziana che
lo aveva incrociato, forse una vicina, ma subito svan, come acqua sulla sabbia umida. Qualche metro
pi in l, quando incroci una donna alta, con una coda di capelli biondi e l'aria algida, non alz
nemmeno lo sguardo ma prosegu dritto per la sua strada.
Entr in casa, e poco dopo una finestra al primo piano si illumin. Era l, dunque, che abitava
Arthur Grimm. Norah rest a guardare per un po' l'appartamento, ma non lui non si affacci alla
finestra. Stava per andarsene, quando la luce si spense e poco dopo Grimm usc di nuovo di casa.
Norah lo osserv mentre, un borsone nero in spalla, camminava per strada e, dopo essere salito in
macchina, se ne andava. Stando al dossier di Werner Arthur Grimm praticava sport. Frug nella
memoria. Giocava a calcio? Frequentava una palestra? Ecco che le venne in mente: pratica la boxe,
aveva scritto Werner. Coerente con il personaggio.
Stavolta Norah era stata pi attenta, era rimasta a debita distanza. Ed era talmente anonima  i
capelli nascosti in un berretto di lana nero, i jeans e il parka verde oliva  che probabilmente Grimm da
lontano, anche se l'avesse vista, non le avrebbe fatto caso.
Rimase in strada, al freddo, nel buio che era calato ormai da un po', cercando di capire cosa le
diceva l'istinto, quando le vibr il telefono. Lo estrasse cauta dalla borsa.
Vattene! Scriveva il numero sconosciuto.
Norah fiss il messaggio. Poi alz gli occhi e si guard intorno. Una strada di sera, in un bel
quartiere, la gran parte delle finestre illuminate. Dall'altra parte della strada una coppietta di passaggio,
in lontananza lo scampanellio del tram. Dove sei? sussurr Norah.
Ricevette un secondo messaggio.
 pericoloso!
Si guard di nuovo intorno, ma non riusc a capire se qualcuno la stava osservando. La stavano
pedinando?
Scrisse: Perch dovrei crederti?
Come era capitato spesso, la risposta non arriv. Norah si avvi verso casa, schermandosi le
orecchie doloranti per il freddo con le mani guantate e cercando di mettere ordine tra i pensieri. Poi,
finalmente la risposta arriv.
Te ne dar prova.
40
Pass la giornata successiva a far finta di lavorare. Era in un vicolo cieco. I familiari di Valerie
erano sicuri che si fosse tolta la vita. Norah invece era intenzionata a sollevare il dubbio e i sospetti su
Grimm, ecco cosa voleva lei. Ma non aveva la pi pallida idea di come poterlo provare. Era passato
tanto di quel tempo. Al momento la speranza poggiava sull'ultimo messaggio dell'anonimo mittente
dei messaggi. Ma il tizio era sparito.
Norah cerc una distrazione. Aveva passato la mattinata a scrivere al computer e fare tagli, a
rispondere al telefono e parlare con la gente, a prendere appunti e leggere, ma in realt non aspettava
che l'arrivo di un nuovo messaggio. Aveva un mucchio di cose da sbrigare. Di l a qualche giorno
avrebbe intervistato una famosa direttrice d'orchestra a Salisburgo e non aveva ancora iniziato a
prepararsi. Apr Internet, guard i treni per Salisburgo, ne trov uno che le avrebbe permesso di
trascorrere un pomeriggio e una serata interi con la musicista, riuscendo comunque a tornare a Vienna
prima di mezzanotte. Dopo aver acquistato il biglietto online, si abbandon sulla sedia. Per quanto si
sforzasse, non riusciva a concentrarsi sull'artista e gli argomenti che la riguardavano.
La sera, quando imbocc la strada del suo quartiere, era sfinita dalla continua tensione. Entr
svelta nel supermercato, trascin la spesa a casa, si infil nel portone, port dentro a fatica i sacchetti,
apr come un automa la cassetta della posta... e trov una busta che ficc in un sacchetto.
Dopo aver sistemato la spesa in frigorifero, guard con maggiore attenzione la busta. Nessun
mittente, n francobollo. La apr con cautela. Conteneva un foglio stampato. Frenetica, lo lesse.
Dopodich si lasci ricadere su una sedia, tirando un grosso sospiro. La lettera la informava  lei e tutti
gli inquilini del palazzo  che il 14 marzo, tra le nove e le quattordici, ci sarebbe stata la pulizia dei tubi
di scarico, quindi era necessario che tutti fossero in casa o lasciassero le chiavi a una persona fidata.
Mio Dio, era diventata paranoica.
Stava per segnarsi un appunto, quando sent arrivare un messaggio. Snervata, mise via il foglio
e prese il telefono. Era un messaggio dal numero anonimo, non conteneva una risposta, ma solo un
numero a undici cifre. Un numero di cellulare.
Squill una, due, tre, quattro, cinque volte. Norah stava per riattaccare, in parte delusa in parte
sollevata, quando dall'altra parte risposero.
Pronto?
Una voce di donna. Coetanea di Norah, forse un po' pi giovane. Leggera incertezza. Era lei
che le aveva mandato tutti quei messaggi?
Norah si schiar la voce.
Salve disse. Sono Norah.
Silenzio.
Il cuore le martellava in petto, se ne rese conto, e per un attimo non pot fare a meno di pensare
che quando era ancora una giovane giornalista aveva assistito a un'autopsia. Ricordava ancora la
sorpresa per i colori sgargianti, lo shock degli odori intensi, il momento in cui aveva visto un cuore
umano per la prima volta, d'un rosso acceso, lucido e meraviglioso.
Norah, chi? rispose la voce diffidente.
Decise di giocare a carte scoperte.
Norah Richter disse. Credo che ci siamo scambiate dei messaggi.
Lo saprei rispose la donna, di colpo risoluta.
La prego, non riattacchi si precipit a dire, ma era troppo tardi.
Norah sospir.
Dopodich ricontroll il numero nel messaggio.
Aveva digitato bene. Si prese la testa tra le mani, cerc di riflettere. L'ipotesi che fosse il
numero di telefono del mittente anonimo era errata. La donna all'altro capo del telefono non la
conosceva. E perch mai avrebbe dovuto darle il proprio numero se poi si rifiutava di parlarle? E a quel
punto Norah si rese conto dell'errore di ragionamento. Il numero del o della mittente dei messaggi ce
l'aveva da tempo. No, il numero doveva servire ad altro. Scorse i messaggi che si era scambiata con il
numero anonimo.
Vattene!
 pericoloso!
Perch dovrei crederti?
Te ne dar prova.
Norah serr le labbra e digit di nuovo il numero. Anche stavolta squill a lungo, ma alla fine la
donna rispose.
Pronto?
La prego di scusarmi se la disturbo di nuovo, signora disse, cercando di avere un tono serio e
un po' formale. Purtroppo per  per una cosa importante.
Un attimo di silenzio.
D'accordo disse la donna. Sentiamo.
Norah pens alla sua amica Coco, a quanto parlasse malvolentieri di quello che le era accaduto.
Vorrei parlare con lei di Arthur Grimm disse.
Il verso soffocato della donna le dimostr che aveva colpito nel segno.
Chi le ha dato il mio numero? chiese.
Norah decise di essere il pi sincera possibile.
Una persona disse e, seguendo l'istinto, aggiunse: Sto dalla sua parte.
Lo sguardo di Norah si pos sulla carta dei tarocchi, non l'aveva ancora gettata via. La figura
con la falce la osservava. Gir la carta.
Come fa a conoscere Arthur? domand infine la donna.
Bella domanda, pens Norah. Era il caso di giocare a carte scoperte senza sapere sul serio con
chi stava parlando? E nel caso in cui quella si fosse decisa a farlo, da dove avrebbe cominciato?
Mi ha minacciato le venne da dire senza riflettere.
 la sua nuova fidanzata? Perch se  cos, posso solo metterla in guardia.
No si affrett a dire Norah, non lo sono.
Buon per lei. Che vuole da lui, allora?
Che spiegazione poteva darle senza sembrare una svitata?
Purtroppo  una cosa un po' complicata disse, per prendere tempo. Sta insieme a una mia
amica. Non so neanch'io bene perch, ma fin dall'inizio mi ha fatto una brutta impressione. Ci tengo a
dirle che di solito non sono cos. Ma sono una giornalista, curiosa per natura... Perci mi sono un po'
informata. Solo per sapere con chi avevo a che fare. Con chi aveva a che fare la mia amica.
Tacque per un attimo. Sembrava plausibile?
Be', a un certo punto una persona mi ha dato il suo numero. Dicendomi che, se volevo scoprire
che persona fosse Arthur Grimm, avrei dovuto rivolgermi a lei.
Nell'attesa di una risposta, Norah trattenne il respiro. Se non altro, non aveva ancora riattaccato.
E chi  la persona che le ha dato il mio numero? chiese.
 importante?
La donna fece un verso strano, Norah vi riconobbe un sorrisetto sbuffante.
Posso immaginarlo.
Norah tacque. Anche la donna per un momento rest in silenzio, e Norah ebbe il tempo di
riflettere. Le avevano dato il numero perch toccasse con mano che razza di persona fosse Arthur
Grimm, non c'era dubbio. Che storia aveva da raccontarle la donna all'altro capo? Norah resistette alla
tentazione di accendersi una sigaretta, non si mosse di un millimetro, si sforz di non turbare in alcun
modo il momento in cui la donna avrebbe preso la sua decisione. Il momento esatto in cui le persone
decidono se parlare... o se restare in silenzio. Norah riusciva a sentirlo, lo conosceva bene. Era il
momento in cui doveva smetterla di incalzare, di fare pressione. Il momento in cui non poteva fare altro
che aspettare.
E va bene disse la donna. E inizi il suo racconto.
41
Norah fece pi di un tentativo prima di riuscire ad accendersi una sigaretta, come se di colpo
maneggiare l'accendino fosse un movimento troppo preciso per le sue mani. La citt era avvolta dal
buio, la notte sembrava averne assorbito non solo i colori ma anche i suoni. Le persone si muovevano
senza quasi far rumore, come se non volessero disturbare la bellezza della Vienna notturna. Norah
andava a zonzo. Senza una meta, camminava per riflettere. Quando davanti a lei spunt la Karlskirche,
con la sua cupola barocca e le possenti colonne, si ferm. Che fosse il David di Michelangelo o la
Madonna di Raffaello o questa chiesa, non c'era volta in cui non si stupisse della capacit umana di
realizzare opere tanto belle. Ma siamo anche la specie capace di compiere le peggiori nefandezze,
pens. Attravers la piazza antistante il suo palazzo, diede un calcio a una lattina che rotol
sull'asfalto. A casa aveva preso a calci il muro, e poich le aveva ricordato gli anni pi duri della sua
vita, aveva smesso ed era uscita a prendere un po' d'aria fresca e scaricare la rabbia muovendosi.
Inspir pi aria fredda che pot. Il racconto della donna era orribile.
Quando cap che camminare all'aperto non le avrebbe giovato, che invece di placarsi si stava
surriscaldando, Norah torn indietro e si ferm al bistrot all'angolo sulla sua strada. Era cos
accogliente, la luce calda che filtrava dalla vetrina, brillando nella notte come una promessa di calore,
socievolezza e felicit. Neanche un minuto dopo era seduta a un tavolo nell'angolo pi remoto. A
quell'ora le tre signore non c'erano pi, c'era solo qualche anima solitaria come lei, che fissava il
bicchiere o fuori dalla vetrina. Norah ordin un calice di Veltliner, ne bevve un sorso.
Botte, minacce, violenze fisiche e psicologiche, ricatti. Se era vero quello che la ragazza le
aveva raccontato sulla loro relazione di due anni, Arthur Grimm era un mostro. Furbo, manipolatorio,
gelido. Se lo aspettava, senza alcun dubbio. Ma adesso? Norah prese il telefono, scrisse: Chi sei?
Carezz l'idea di aggiungere qualche domanda ancora pi cocente, ma respinse la tentazione e
pigi il tasto Invia. Di colpo sent montare di nuovo la rabbia fredda che aveva provato al termine della
telefonata, quando era rimasta come stordita nel suo appartamento. Stavolta, per, non era rivolta solo a
Grimm, ma anche alla persona che, appostata chiss dove, le mandava i messaggi. Perch tanto
mistero? Perch questo giochetto? Se c'era davvero qualcuno che aveva informazioni sul conto di
Grimm e che voleva indurla a indagare... Perch mai non andava direttamente da lei... e non usciva allo
scoperto?
Okay, scrisse. Ho parlato con la donna. Se quello che dice  vero (e per me lo ), A.G.  un
porco e spero che lei lo denunci. Ma che diavolo c'entra con me?
Quando alz gli occhi, incroci lo sguardo dell'uomo seduto al bancone. Indossava un completo
con la camicia, niente cravatta, i capelli biondi screziati di grigio; aveva appoggiato l'elegante cappotto
sullo sgabello accanto e con il suo cocktail sembrava un po' fuori posto in quel caff rustico. Norah
distolse svelta lo sguardo. Doveva riflettere. Non era il momento di distrarsi. Chiese il conto, pag, usc
dal locale.
Una volta a casa si sedette alla scrivania, accese il portatile, apr la casella di posta. Aveva
ricevuto una mail. Guard la Posta in arrivo. Werner. Aveva gi portato a termine la missione speciale?
Norah clicc sulla mail che non aveva oggetto: era raro che Werner facesse lo sforzo.
Una mail breve.
Purtroppo non sono riuscito a portare a termine la tua missione speciale. Ciononostante, ho
qualcosa per te. Ormai  tardi per chiamarti. Chiamami tu domani mattina presto. Werner.
Domani mattina? Non sarebbe mai riuscita a resistere dopo un messaggio del genere, moriva
gi in quel momento dalla curiosit. Stava per chiudere la mail quando le cadde l'occhio sull'orologio.
Werner era un nottambulo e le aveva scritto solo dieci minuti prima. Norah salt su, fece il numero del
suo vecchio collega. Pochi squilli e lui rispose.
La vecchia sonnambula di sempre le disse invece di salutarla.
Potrei dire la stessa cosa di te rispose Norah, non riuscendo a trattenere un sorriso.
Al termine della telefonata, rimase a lungo a guardare fuori dalla finestra, si fiss le mani, cerc
di rielaborare le parole ascoltate, ma non era in grado di farlo. La sua testa era talmente piena che aveva
l'impressione che potesse esplodere da un momento all'altro.
Era il 5 febbraio e aveva un motivo per uccidere Arthur Grimm.
42
C'era sangue ovunque, ce l'aveva ancora addosso mentre si stiracchiava, mentre si toccava il
petto; il sangue cominci a colare sul divano color crema, simile a ruggine appiccicosa, quando lasci
ricadere le mani e prese fiato.
Che ora era? Norah si guard intorno, l'orologio era accanto al telefono sopra uno scatolone del
trasloco che fungeva da tavolino. Le due e mezzo.
Norah and alla finestra. Per strada non c'era anima viva. Apr la finestra, cerc di scacciare la
stanchezza. Si era sdraiata sul divano per riflettere e perch a forza di stare seduta alla scrivania le era
venuto mal di schiena. Doveva essersi addormentata all'istante. Tremante di freddo, richiuse la finestra.
And in cucina. In frigo c'erano mele, yogurt, sandwich pronti, insalate in busta. Solo cose che
non richiedevano il minimo sforzo, bastava ingurgitarle. Norah guard per un attimo il cibo, come se
avesse dimenticato a cosa servisse. Dopodich prese uno yogurt e un sandwich e inizi a mangiare in
maniera meccanica.
Ud uno scricchiolio dal soffitto: anche Theresa era sveglia. Sobbalz. Doveva parlare con
qualcuno. Subito. Si vest in tutta fretta, afferr il mazzo di chiavi, apr la porta, sal svelta le scale... e
nel vedere un ragazzo uscire dall'appartamento di Theresa si blocc. Il tipo chiuse la porta e si gir
verso Norah. Non era l'idiota che aveva urlato a Theresa e che Norah aveva cacciato qualche giorno
prima da casa dell'amica. Era pi grande di Theresa, avr avuto l'et di Norah, era basso, tarchiato,
biondo, con gli occhi azzurri e una fossetta nel mento. E aveva la chiave.
Si ferm chiaramente stupito di incontrare qualcuno sulle scale nel cuore della notte, ma non
disse nulla, si limit a farle un cenno e cerc di sfilarle accanto senza dire una parola.
Salve disse Norah.  un amico di Theresa?
L'uomo si ferm e la guard con aria apatica.
Theresa?
Norah aveva assunto un'aria sospettosa, se ne rese conto da sola.
S rispose. Theresa, la ragazza che abita qui.
Qualcosa nel suo viso cambi. Dopodich fece una piccola smorfia.
Ah, certo disse. Theresa. Mi scusi, ma io non la chiamo mai cos. E adesso devo andare. Le
tre del mattino non sono un orario adatto a una chiacchierata sulle scale.
Mentre si accingeva a superarla, le sorrise come a volersi scusare.
E come la chiama? Intendo dire, come chiama Theresa?
Il sorriso scomparve.
La cosa non la riguarda, o sbaglio?
Touch, pens Norah. No, non la riguardava, aveva ragione. Theresa, o come la chiamava il
tizio, era grande abbastanza, poteva fare e farsi fare quello che le andava, e dare le chiavi di casa a chi
voleva.
Mi scusi disse Norah.  in casa?
No disse l'uomo, che finalmente riusc a superare Norah e a scendere pacifico le scale.
Poco dopo Norah sent richiudersi il portone.
Suon il campanello, ma come c'era da aspettarsi non venne nessuno ad aprire, e non le rest
che tornare nel suo appartamento dove ancora aleggiava l'odore ferroso del sangue.
Norah si sedette. Pass di nuovo in rassegna la telefonata con Werner. Werner aveva scoperto
nel minimo dettaglio cosa faceva Grimm all'epoca in cui era morta Valerie. L'azienda in cui lavorava,
in quale reparto e persino dove abitava: era in subaffitto presso una anziana signora. Quest'ultima si
ricordava ancora del giovanotto in gamba che non solo suonava il violino come suo figlio pi
piccolo, ma era anche capace di aggiustare qualunque cosa in casa. Per il resto, era stato un tipo
davvero tranquillo, un gran lavoratore, aveva studiato tanto e dato anche ripetizioni di francese e
matematica agli studenti delle medie.
Il ricordo era riemerso come dal nulla: una giornata d'autunno dorata. Norah aveva preso otto
nel compito di francese, ma a Valerie non era andata altrettanto bene. Norah voleva andare al cinema, a
vedere il nuovo film di Leonardo Di Caprio.
Vieni? le aveva chiesto.
Valerie aveva alzato gli occhi al cielo.
Non posso. Ho le ripetizioni di francese e matematica si era lamentata. Mia madre mi ha
trovato un nuovo insegnante.
Era stato allora? Era stato quello il momento in cui aveva sentito per la prima volta il nome di
Grimm? Non ne era certa. Eppure erano tante le cose che portavano a credere che Valerie conoscesse
Grimm, che lui le desse ripetizioni. Il ragionamento girava a vuoto nella sua testa: Valerie e Grimm
avrebbero potuto conoscersi, e Grimm era un bastardo violento. Norah ne sentiva la voce.
Continuamente. Non mi provochi. La distruggo. Dico sul serio.
Vide Valerie, in modo chiaro, evidente. Era ancora una bambina. E poi Grimm. Il suo sguardo
duro. La compostezza dei suoi movimenti, la precisione militare, la sua freddezza.
Che cosa le aveva fatto?
Norah chiuse gli occhi. Subito le si ripresentarono le immagini del sogno, le sue mani
insanguinate, il corpo senza vita, e cap che lo sapeva da sempre. La telefonata di Werner le aveva solo
confermato il fosco presentimento che aleggiava sulla sua testa, per quanto non fosse stata in grado di
capirlo. Il nome Arthur Grimm l'aveva inquietata fin dal primo momento. Senza sapere perch, fin dal
primo momento l'aveva associato a Valerie. E se questa mostruosa ipotesi era giusta, tutto di colpo
acquistava un senso.
Arthur Grimm aveva ucciso Valerie e l'aveva fatta franca.
Qualcuno lo sapeva.
E chiunque fosse, voleva che Grimm venisse punito.
Norah non capiva perch non lo facesse da solo. Forse non era in grado, forse non osava, o
forse pensava che non gli spettasse.
Norah sapeva solo che questo qualcuno voleva che fosse lei a farlo. Norah non aveva la pi
pallida idea del perch si comportasse in maniera tanto bizzarra, ma il suo obiettivo era chiaro.
Doveva essere lei.
Doveva essere lei a uccidere Arthur Grimm.
E dalla notte prima sapeva anche un'altra cosa. Una cosa che la spaventava ancor pi di tutto
quello che le era capitato nelle ultime settimane.
Le immagini del sogno tornarono all'assalto, Norah non solo le vedeva, Norah le sentiva dentro.
Arthur Grimm, ferito, impaurito davanti a lei, a terra, il suo viso una maschera di dolore, la sua voce.
Ti prego, no. E poi il secondo sparo.
Un senso di definitivit. E infine un misto di orrore... e soddisfazione. Di colpo Norah sent la
bocca secca.
Qualcuno voleva che lei uccidesse Arthur Grimm.
E qualcosa, dentro di lei, voleva la stessa cosa.
43
Norah era seduta nel suo ufficio, lo sguardo fisso su Grimm. Arthur Grimm rispondeva allo
sguardo. E per quanto a comporlo fosse una miriade di pixel, i suoi occhi incutevano paura.
Norah aveva trascorso la giornata lavorativa come una persona che si ritrova in un paese
sconosciuto, di cui ignora le consuetudini. Ogni tanto coglieva frammenti di conversazione. Il capo che
minacciava: che, se saltava l'intervista con il nuovo intendente del Burg, non avrebbero avuto il titolo
d'apertura per il nuovo numero. David che proponeva un pezzo. Tutte cose di cui non le importava
nulla, ed era felice che nessuno le chiedesse un parere, perch i suoi pensieri erano concentrati su un
solo argomento: Valerie e Grimm.
Era alla finestra, fumava e rifletteva, e per quanto la giornata volgesse al termine non riusciva a
fare lo sforzo di rientrare nell'ufficio che divideva con Aylin. Le risuonava ancora nelle orecchie la
telefonata con Angelika Reiter, e al solo pensarci sentiva serrarsi le mascelle. Un uomo che maltrattava
le donne e che fino a quel momento se l'era sempre cavata.
Un altro.
Ormai sapeva di cosa fosse capace Grimm. E il fatto che l'aveva preceduta nel rivolgersi alla
polizia era la prova della sua eccezionale furbizia. A un certo punto non pot pi trattenersi e scrisse un
messaggio.
Grimm conosceva Valerie?
Nessuna risposta. Norah si prepar un caff, attese.
Sent un rumore, l'annuncio dell'arrivo di un nuovo messaggio.
Lo sai.
Gli occhi di Norah si ridussero a una fessura.
Perch non me lo hai detto?
Stavolta la risposta non tard.
Dovevi scoprirlo da sola.
Perch?  coinvolto nella morte di Valerie?
Anche stavolta la risposta non si fece attendere, come se  chiunque fosse a scrivere  non
avesse avuto altro da fare durante il giorno che aspettare i suoi messaggi.
Conosci la risposta.  solo che non ti piace.
 vero, pens Norah e scrisse:
Rispondi alle mie domande!
S!, digit l'interlocutore.
Norah fiss lo schermo, non sapeva cosa provare.
Tu come fai a saperlo?
Giriamo a vuoto.
Norah chiuse i messaggi e chiam senza esitare il numero. Lasci squillare a lungo, ma nessuno
rispose.
Norah rinunci e scrisse: Perch non parli con me?
Perch non  importante. Perch tutte le informazioni che potrei darti non sono importanti. 
stato lui.  colpevole. Lo sai tu come lo so io.  solo che tu non lo sai soltanto, tu lo senti. L'unica
domanda che si pone a questo punto  cosa vuoi fare di questa tua consapevolezza.
Poich Norah non rispose, le arriv un altro messaggio.
Dubiti ancora della sua colpevolezza?
Non ne sono sicura, ment Norah.
Per un po' non accadde nulla, e Norah credeva gi che il suo interlocutore ne avesse abbastanza,
poi per sullo schermo ricomparvero i puntini.
Perch non glielo chiedi? Chiedigli di Valerie. Guardalo negli occhi.
Norah stava ancora leggendo il messaggio, quando gliene arriv un altro.
A quest'ora, come d'abitudine,  al Caf Horwath.
Con il suo bel mobilio vintage e le luci moderne al centro del soffitto, il caff in cui Norah era
appena entrata era una gradita distrazione dal fasto e l'ampollosit della citt.
Norah non aveva esitato un secondo. Dopo aver salutato Aylin, si era infilata il cappotto e se ne
era andata.
Arthur Grimm era al tavolo nell'angolo in fondo, un caff davanti a s, leggeva il giornale.
Norah aveva dimenticato quanta paura incutesse dal vivo. Il caff era praticamente deserto, gli
avventori del pomeriggio se ne erano gi andati, quelli della sera dovevano ancora arrivare.
Quando Norah si avvicin al suo tavolo, Grimm alz gli occhi. Norah non aveva ancora capito
cosa fosse a spaventarla tanto del suo viso, di primo acchito aveva un bell'aspetto. Ma se lo guardavi a
lungo, se lo guardavi da vicino, avevi immancabilmente l'impressione che ci fosse qualcosa di strano.
Gli occhi, pens. Quel taglio leggermente obliquo. O cosa?
Lei disse spento. Cosa vuole?
Valerie Fischer disse.
Il nome produsse in Grimm un effetto notevole.
I suoi occhi si sgranarono, le labbra si aprirono, fu solo per una frazione di secondo, ma sembr
davvero sgomento. Poi riprese il pieno controllo di s.
E chi sarebbe? domand gelido.
Lo sa benissimo, cos come lo so io. Glielo leggo in faccia.
Grimm la fiss, poi si guard intorno, nessuno nel caff prestava loro attenzione. Scosse la
testa, e Norah percep il pensiero che stava prendendo forma nella sua mente. Il suo viso mut,
movimenti a malapena percepibili.
Stia a sentire disse, sforzandosi di colpo di avere un tono benevolo, tuttavia senza gran
successo. Non ho fatto niente alla sua amichetta. E adesso, per cortesia, mi lasci in pace o chiamo la
polizia.
Grimm si alz, sbatt un paio di euro sul tavolo, prese il cappotto e se ne and. Non aveva alcun
senso inseguirlo, le aveva gi detto quello che lei doveva sapere.
L'apertura della portiera, il saluto al tassista, il traffico, la pioggia che aveva appena iniziato a
cadere: tutto le arriv come filtrato da uno strato di ovatta. Le mani le tremavano talmente tanto che,
per calmarsi, dovette premere i palmi sulle cosce. Le parole di Grimm risuonavano nella sua testa come
dentro una sala da ballo vuota.
Non ho fatto niente alla sua amichetta.
Norah si era limitata a pronunciare il nome di Valerie.
Se era innocente, perch aveva avuto avuto quella reazione nel sentire il nome di Valerie?
Se era innocente, come faceva a sapere che Valerie era stata sua amica? E che qualcuno le
aveva fatto del male? Norah non ne aveva fatto il minimo accenno.
Se l'era immaginato, ma averne la certezza cambiava le cose. La palla passava a lei.
Fece a piedi gli ultimi metri fino a casa, e quando fu nei pressi del suo palazzo alz lo sguardo
dal marciapiede e vide un manifesto: lettere cubitali nere su sfondo rosa, qualcuno lo aveva attaccato
alla facciata.
NON C' UNA SOLA MORTE.
QUELLA CHE CI PORTA VIA  SOLO L'ULTIMA.
Una volta a casa, Norah si guard intorno infastidita. Era stata via neanche un'ora e di colpo
tutto sembrava diverso, come se qualcuno, dopo essersi impossessato del suo mondo, avesse spostato
ogni cosa di un millimetro.
Si sedette alla scrivania, guard gli appunti, riprese il filo del ragionamento che prima si era
vietata di portare a termine.
Mise in ordine i tasselli, li pass uno dopo l'altro.
Grimm abitava da solo. Ormai ne aveva la certezza: Grimm era solo. Niente moglie, niente
figli.
Norah not il silenzio della casa, a parte il ronzio del frigorifero e qualche scricchiolio del
parquet. Anche lei era sola. Nessuno suonava alla sua porta, nessuno le telefonava, non aveva nessuno.
L'unica persona che la capiva se l'era presa Grimm. Norah non aveva nulla da perdere. All'improvviso
avvert la forza sprigionata da quel pensiero. Prese un foglio e inizi a scrivere.
 ingegnere.
Va in ufficio in macchina.
Frequenta il Caf Horvath.
Gli piace andare allo stadio (Rapid Vienna).
Va spesso al cinema (la gran parte delle volte da solo).
 robusto, ha un fisico allenato (ha l'hobby della boxe!)
Riflett. Solo un esperimento mentale, pens. Se lo facessi... Come lo farei?
Per quanto le giornate si allungassero, continuava a far buio presto. In teoria non sarebbe stato
difficile aspettarlo da qualche parte. Magari quando tornava dal cinema la sera. Introdursi a casa sua?
No. Il rischio di essere vista era troppo grosso. Doveva beccarlo da solo, lontano da vicini o passanti.
Doveva scoprire dove andava a fare jogging. L'ideale sarebbe stato un boschetto oppure un parco
isolato. Un qualsiasi luogo abbandonato. Teoria allo stato puro.
E come procurarsi una pistola a Vienna? A Berlino aveva qualche conoscenza, una volta per un
reportage aveva parlato con ogni genere di fanatici delle armi. Chiss che uno di quelli con cui era
entrata pi in sintonia non potesse e soprattutto non fosse disposto a procurarle un contatto a Vie...
Si blocc, all'improvviso i suoi pensieri ebbero una battuta d'arresto. Sent il viso scolorarsi.
Quando cap cosa stava facendo fiss il foglio davanti a s coprendosi la bocca con la mano, rimase
immobile.
Aveva appena cominciato a progettare un omicidio.
Scelte e disattenzioni
Gli Aztechi veneravano pi di 1600 dei. Ogni volta che assoggettavano un popolo, ne
adottavano le divinit. E fu cos che il numero crebbe. Non  sconvolgente? Avevano 1600 dei. E noi
non ne abbiamo nessuno.
Non ho mai provato interesse per la religione, per la religiosit invece s, eccome. Mi ha sempre
affascinato in cosa crede la gente: che siano dei, l'oroscopo o semplicemente il destino.
Quanto a me, io credo nelle scelte. Nel libero arbitrio, se si preferisce. Ognuno di noi pu
scegliere, ma sono in pochi a farlo. La gran parte delle persone  prigioniera dei propri schemi, che di
solito sono un mix di abitudini, istinto gregario ed egoismo. Di conseguenza prevedere il
comportamento umano  una vera delusione.
Certo, la Decision Theory  una scienza complessa, ed  scontato che certe decisioni continuino
a passare attraverso il filtro della prevedibilit. Queste per sono eccezioni. Fondamentalmente, le
persone non decidono in base alla ragione, ma in base alle emozioni. Persino quando nelle loro
considerazioni si sforzano di tirare in ballo fattori complessi, nella maggior parte dei casi ricadono
nello stesso errore. Rendono complicato ci che  semplice. Distrarle  un gioco da ragazzi e alla fin
fine vedono soltanto quello che vogliono vedere.
Lei non  certo diversa. Quando ci siamo incontrati per caso, non mi ha riconosciuto. 
distratta. Non  colpa sua,  il cervello che funziona cos. Conosciamo tutto per abitudine, ma spesso
non capiamo nulla.
Non intendo dire che sono pi intelligente di lei.  solo che presto pi attenzione. E per questo
so esattamente cosa far. Carezzer l'idea di scappare. Magari di partire per un viaggio. Una
destinazione qualunque. Poi per dir a se stessa che non  il genere di persona che scappa e rester.
Dir a se stessa che  troppo intelligente per andare al Prater. Si riprometter di restare a casa. Ma
verr, inevitabile come una marea.
44
Tra brusii e mormorii, i fantasmi della notte erano tornati nell'angolo da cui erano strisciati
fuori. Per quanto non fosse sparito, il peso che le gravava sul petto si era perlomeno alleggerito. Quanto
apparivano diverse le cose alla luce del giorno! Be', la situazione continuava a sembrarle minacciosa,
gi solo il fatto che qualcuno, sempre che la sua supposizione senz'altro azzardata fosse giusta, volesse
indurla a uccidere Arthur Grimm. Ma di cosa aveva paura? Lei non era un'assassina, e niente e nessuno
l'avrebbe indotta a diventarlo.
Lo aveva sognato di nuovo. Lei era a terra, lui le stava sopra, le mani strette intorno al suo
collo. Lei non poteva pi respirare, si divincolava, non riusciva a liberarsi. Poi era comparsa la pistola.
Non sapeva neanche di avere una pistola, era l, nella sua mano, logica onirica. Norah aveva premuto il
grilletto, il viso di Grimm le era esploso in faccia. Sentiva ancora il calore appiccicoso di sangue e
tessuti sulla sua pelle.
Norah inspir profondamente. S, l'11 febbraio si avvicinava. S, aveva un motivo per augurare
la morte a Grimm, e s, non sarebbe stato facile percorrere le vie ufficiali per arrivare alla condanna che
si meritava, per trovare prove a suo carico. Ma non era un motivo per ucciderlo.
Eppure  quello che desideri.
No. Non c'era ragione di avere paura. Nessuno poteva metterle in mano una pistola e obbligarla
a sparare a un uomo. E doveva avere fiducia in s, non lo avrebbe fatto di spontanea volont.
Ne sei sicura?
Signora Richter?
Norah sobbalz come una scolaretta beccata a dormire durante la lezione. Tutti gli sguardi
erano su di lei. Non immaginava certo di essere chiamata direttamente in causa alla fine della riunione
di redazione, di solito il capo andava avanti ancora un po' col suo monologo e i colleghi si limitavano
ad aspettare che finisse.
Si fermi ancora un momento, per favore disse Berger.
Norah annu infastidita.
A tutti gli altri auguro buon lavoro disse il capo, e la cerchia si sciolse tra i mormorii, fino a
che nella sala riunioni non restarono che lei e lui.
Berger la guard, un'espressione alquanto imperscrutabile su un viso dolce che tuttavia non
riusciva a celarne l'intelligenza.
Come si trova qui da noi?
Bene rispose Norah in tono cupo. Mi piace.
Bene disse Berger. Sono contento. Sta facendo un bel lavoro. Mi piace la sua ultima
intervista. E le porto tanti cari saluti dal Dr Khan.
Che gentile disse Norah. Grazie.
E poi, dal momento che Berger non accennava a proseguire: Le interviste sono la mia
passione.
Be', quand' cos, sar felice di sentire le novit che ho da dirle.
Norah si sforz di apparire interessata, ma sentiva di essere altrove con la testa e molto
probabilmente era evidente a tutti.
Il nostro titolo di apertura del prossimo numero disse Berger.
L'intervista con il nuovo intendente del Burg? domand Norah, questo perlomeno lo aveva
capito anche lei.
Il capo annu.
Un'ora con il nuovo intendente. Un bel colpo, di solito non rilascia interviste, pensa che 
parole sue  sia il suo lavoro a parlare per lui. Per noi far un'eccezione. O meglio: per lei.
Non capisco.
Voglio che sia lei a intervistarlo.
Non mi fraintenda rispose Norah. Lo faccio volentieri. Ma perch proprio io? Perch non
Eva?
Domanda ovvia. Per quanto Norah si intendesse di teatro e a Berlino avesse scritto numerosi
articoli sulle prime, ufficialmente l'esperta di teatro della rivista era Eva. Norah non voleva certo dare
l'impressione di puntare a fare le scarpe alla collega.
Be' disse Berger. Non  stata una mia scelta.
In che senso?
A quanto pare Preller  un suo fan, o comunque sia desidera essere intervistato da lei.
Sta scherzando? domand Norah.
Il suo capo fece spallucce.
Okay disse Norah. Bene. Far l'intervista. Magari Eva pu accompagnarmi?
Berger scosse la testa.
Vuole parlare con lei. Solo con lei. Non ho idea del perch. Probabilmente non ha nulla a che
vedere con lei, probabilmente  solo uno dei suoi giochini di potere.  noto per farne.
Be', splendido, pens Norah.
Poi disse: Abbiamo gi un appuntamento?
S rispose Berger, scartabellando rapidamente tra le sue scartoffie. 11 febbraio, ore
ventidue disse infine. All'ingresso del Prater.
In corridoio Norah per poco non fin addosso a David.
Sei bianca come un lenzuolo le disse. Stai bene?
Norah fece un rapido cenno del capo e si avvi verso l'ufficio.
Perch sei tanto scostante? domand David.
Norah si gir di scatto verso di lui.
Come, scusa?
Non capisco. Siamo tutti super gentili con te, e tu te ne stai sempre per conto tuo. Ti abbiamo
fatto qualcosa?
Io non me ne sto per conto mio.
Andiamo, Richter. Pranziamo tutti allo stesso tavolo ogni giorno e tu sei l'unica che pranza da
sola.
Norah non rispose.
Be', ognuno fa come preferisce, no? disse David e, dopo averle lanciato un'ultima occhiata,
se ne and.
Fu come ricevere uno schiaffo. Lei se ne stava per conto suo? Non erano forse gli altri ad averla
ignorata fin dall'inizio? La realt per un attimo si spost, Norah guard il mondo con gli occhi di
David, di Luisa, di Eva e Mario, di Aylin e cap che David aveva ragione. E all'improvviso le risuon
nell'orecchio la voce di Alex: Le persone non sono cos male come pensi tu. Te ne renderesti conto, se
solo ogni tanto dessi loro una possibilit.
45
Norah rimase a lungo seduta a letto, un cuscino dietro la schiena, le gambe incrociate, a fissare
la parete davanti a s. Reinhold Preller voleva vederla la sera dell'11 febbraio al Prater. Esistevano
coincidenze del genere? No, pens. Non esistevano. Ma che diamine c'entrava uno dei pi famosi
registi teatrali in lingua tedesca?
Il pensiero corse di nuovo ad Alex. Al modo in cui stava a sentirla ogni volta che rimuginava su
un problema, il suo aggrottare la fronte e passarsi la mano sulle guance prima di farle  di solito 
un'osservazione intelligente. Di colpo il bisogno di sentire la sua voce divenne quasi insopportabile.
A un certo punto si era addormentata, e quando si svegli per un attimo non cap dove fosse. Si
era addormentata sopra l'elenco telefonico, in una posizione scomoda, la testa sopra il braccio destro
piegato, che, ormai era talmente intorpidito, dovette massaggiare alcuni minuti per farlo riprendere.
Gli appunti sparsi a terra davanti al letto. Tante domande e nessuna risposta le erano frullate in
testa per met nottata e poi erano penetrate nei suoi sogni; che erano cos stranamente realistici, Norah
andava invano da un punto all'altro, bussava a porte che restavano chiuse. Un'occhiata alla sveglia e
cap di non aver dormito troppo, non erano ancora le sette, aveva dormito solo tre ore. Si alz, and in
cucina, si prepar un caff. Se ne vers una tazza e torn a letto. Dopo averlo bevuto, si sent pi o
meno pronta ad affrontare la giornata. Si fece una doccia, si vest, riemp una ciotola di muesli, vi vers
sopra il latte, mangi senza appetito.
Era pronta per uscire, ma le mancava ancora un'ora buona prima di avviarsi al lavoro. Torn in
camera da letto, apr la finestra per cambiare l'aria, per cacciare l'odore di chiuso e sigaretta. Rifece il
letto, sprimacci i cuscini, infine si chin sui documenti a terra, diede un'occhiata sotto il letto. Rest
di sasso.
Ebbe un brivido.
Si rialz lenta. Si fiond letteralmente fuori dalla stanza, il corpo rigido come un robot mal
lubrificato, si sedette su uno scatolone nel corridoio. Le girava tutto. Chiuse gli occhi, ma fu solo
peggio.
Impieg un po' prima di riprendere il controllo di s, alzarsi e tornare in camera. Si inginocchi,
allung decisa il braccio e tir a s la scatola che era sotto il letto.
Sar anche stata una disordinata. Avr anche sofferto di insonnia, e forse mangiava troppo
poco, e fumava e beveva molto. Ma su una cosa non aveva alcun dubbio: la scatola nera non era sua.
Allung la mano come a volerla aprire, ma si blocc. Qualcosa la tratteneva. Dopodich si domin e la
apr.
Continu a fissare incredula il contenuto per alcuni secondi. Infine si alz, indietreggi di
qualche passo, cerc di calmarsi, inutilmente, i pensieri non facevano che susseguirsi.
Era passato gi un bel po' di tempo da quando aveva realizzato il reportage per una rivista
tedesca, era stato uno dei suoi progetti preferiti. Aveva trascorso settimane a contatto con gente
solitamente detta fanatica delle armi, aveva partecipato a incontri di associazioni di tiro a segno,
parlato con cacciatori e con collezionisti  uomini, per la gran parte  di armi. Era stata al poligono di
tiro della polizia e aveva imparato a sparare. Dopo le ricerche per il reportage non aveva pi tenuto
un'arma in mano, ma ci che aveva imparato sulle armi da fuoco le bast a capire che quello che aveva
appena trovato sotto il letto, nel suo contenitore nero anche pi piccolo di una scatola per le scarpe, era
un vero revolver.
Sapere che qualcuno era entrato in casa sua, si era avvicinato al suo letto mentre lei dormiva le
fece venire la nausea. And alla porta. Abbass la maniglia. Chiusa. Com'era possibile? Lasci andare
la maniglia, cerc di mettere ordine tra i pensieri. S, la sera prima aveva chiuso a chiave la porta, come
faceva sempre da quando si era convinta che qualcuno si fosse introdotto in casa sua di nascosto.
Chiunque fosse stato a metterle la pistola sotto il letto, doveva aver aperto la porta, sistemato la pistola
sotto il letto ed essersi richiuso la porta alle spalle. Doveva avere una chiave. La chiave nuova!
Si rese conto dell'errore nel ragionamento. Chi le assicurava che la scatola fosse l solo dalla
notte prima? Quando era stata l'ultima volta che aveva guardato sotto il letto? Per quanto ne sapeva, la
pistola poteva essere l da settimane. Magari c'era stata messa quando le erano spariti quei piccoli
oggetti.
Torn in camera da letto. Nella sua scatola aperta, la pistola somigliava a un animale mostruoso
e pericoloso, un gigantesco scorpione nero, velenoso e lucente. La promessa di qualcosa di orribile che
doveva ancora verificarsi, ma che era inesorabile.
46
Sapeva cosa andava fatto, ma le sembrava una fatica immane.
A dar retta a quello che diceva sempre sua madre, gi da piccola era molto indipendente e
odiava chiedere aiuto. Le torn in mente la volta in cui, da bambina, si era arrampicata su un grosso
castagno nel giardino del vicino. Solo dopo aver raggiunto la cima e guardato gi si era resa conto
dell'altezza a cui si era spinta e che arrampicarsi su un albero  molto pi facile che scendere. Era in
trappola come un gatto. Troppo imbarazzata per chiedere aiuto, era rimasta sull'albero per ore, ad
ascoltare in lontananza gli altri bambini giocare, fino a che non l'aveva trovata la vicina, una signora
gentile e generosa.
Era esattamente cos che si sentiva, adesso. Lontana da tutto, incapace di risolvere da sola i suoi
problemi, ma altrettanto incapace di chiedere aiuto.
Alla fine fu l'incontro con il collega David a spronarla a scendere dall'albero di castagno.
Norah sedette alla scrivania e pass in rassegna le opzioni a sua disposizione. In tutto il pianeta
esistevano esattamente tre persone che avrebbe definito amici veri: Sandra, Max e Paul. E adesso aveva
bisogno di loro. Per quanti litigi ci fossero stati, ormai non avevano pi importanza, la situazione era
troppo seria. Era l'8 febbraio, fantasticava di uccidere Arthur Grimm, e aveva una pistola.
Prima che potesse cambiare idea, Norah prese il telefono e compose un numero.
Solo qualche ora pi tardi era nel magnifico appartamento di Max e Paul inondato dalla luce del
mattino. Vi si respirava odore di caff e uova strapazzate. Norah non riusciva a stare ferma sulla sedia.
Le faceva male la testa, ma soprattutto era a disagio. Era furiosa per aver ignorato cos a lungo le
telefonate di Max. No, non si era comportata bene, ma alla luce dell'amicizia che la univa a lui e
soprattutto dell'et avrebbe potuto essere franca e chiarire la situazione. E invece aveva tenuto il
broncio. E aveva brillato per assenza. E che facevano i suoi amici? Si prendevano la mattinata libera
per sentire come potevano aiutarla.
Quel mattino raccont tutto due volte. Dopo aver aggiornato Sandra al telefono, parl con Max
e Paul. Della donna nella zona pedonale che le aveva profetizzato l'omicidio di un certo Arthur
Grimm... e che poco dopo era morta. Della carta dei tarocchi che aveva trovato all'hotel Imperial,
dell'odore di pipa che sentiva ovunque. Dei misteriosi messaggi ricevuti, della sagoma scura sotto la
sua finestra, della tentata effrazione e degli oggetti spariti dal suo appartamento. Di Valerie. Di Grimm.
Della sua inutile visita alla polizia. Del suo sospetto. Della telefonata alla ex di Grimm. E degli sviluppi
degli ultimi giorni: il suo caporedattore intendeva mandare proprio lei la sera dell'11 al Prater. E
qualcuno le aveva messo in casa una pistola carica. Tutti avevano reagito alla stessa maniera, con un
lungo silenzio inorridito. Sandra le aveva fatto qualche domanda pratica, consigliandola di restare
calma e di evitare a ogni costo Grimm. Avrebbe verificato tramite i suoi canali la plausibilit del
quadro delineato da Norah e se Valerie fosse stata uccisa. Norah prov un gran sollievo: niente pi
incredulit, niente pi allusioni al fatto che fosse tutta una sua fantasia. Nel momento in cui entrava in
gioco una pistola, di colpo era chiaro a tutti che la faccenda era seria.
Wow disse Paul quando Norah giunse al termine del racconto. Tanta roba.
Inquietante, pi che altro aggiunse Max.
Norah annu.
Lo so.
Ho capito bene? disse Max.Vuoi che ti aiutiamo a dimostrare che questo Arthur Grimm ha
commesso un omicidio?
No disse Norah. Voglio che mi impediate di ucciderlo.
Al termine della colazione avevano deciso di riflettere ognuno per conto proprio sul
problema di Norah e di rivedersi la sera, di nuovo a casa di Max e Paul, per discutere sul da farsi.
Norah affront la giornata di lavoro con una specie di pilota automatico, incapace di concentrarsi. La
sera, quando fu di nuovo insieme a Max e Paul, davanti a un calice di Malbec riusc finalmente a
sciogliere la tensione della giornata. Norah e Max erano sul divano, mentre Paul, a piedi nudi, sedeva
sulla sua poltrona preferita. La voce di Sandra si levava dal vivavoce del telefono.
Okay disse. Come d'accordo, mi sono informata. Ho dovuto promettere qualche favore e mi
toccher offrire la cena a un po' di gente che non sopporto, ma cosa non si fa?
A ognuno la sua croce, sorella disse Max sogghignando.
Non tenermi sulle spine disse Norah. Da quando ho trovato una pistola sotto il letto, sono un
po' a corto di pazienza.
La morte di Doroteja Lechner  stata un incidente disse Sandra. Su questo non ci piove. E la
tua compagna di scuola si  suicidata. Non c' ombra di dubbio. All'epoca non trovarono nessun segno
di fattori esterni o simili. Grimm  innocente.
Per un attimo nessuno apr bocca.
Ne sei proprio sicura? domand infine Norah.
Quasi del tutto rispose Sandra.
Perch quasi?
Perch niente  sicuro al cento per cento. Ma non c' motivo per dubitarne, Norah. Nessuno.
D'un tratto Norah avvert l'amaro in bocca e cerc di mandarlo gi con qualche sorso di vino
rosso.
E se lui l'avesse spinta disse. Al suicidio, voglio dire.
Norah, credo tu sia sulla pista sbagliata disse Max con tenerezza.
Ma perch ti attacchi a questa teoria? domand Sandra. Verrebbe quasi da pensare che tu
voglia che sia colpevole. Voglio dire, sii contenta che non siamo di fronte a un assassino che l'ha fatta
franca. Sarebbe sicuramente difficile provarne la colpevolezza.
Norah riusc a sentire Sandra deglutire.
Ma che bello disse infine. Che bella notizia.
Norah si sent addosso gli sguardi di Paul e Max.
Okay disse. Okay, hai ragione.
Non mi sembri soddisfatta, per.
No disse Norah. Perch se  cos, non capisco pi il senso di tutto quello che mi  successo
nelle ultime settimane. Se la mia teoria fosse stata giusta, perlomeno tutto avrebbe avuto un motivo
concreto. Cos invece mi pare che niente abbia senso.
Io non penso che tutte queste cose strane siano senza senso intervenne Max. Quando  stata
l'ultima volta che hai dormito una notte intera? Quando  stata l'ultima volta in cui hai mangiato in
maniera sensata? Quanti pacchetti di sigarette hai fumato questa settimana? E se il problema non fosse
Valerie, n questo Grimm?
Capisco cosa sta cercando di dire Max si inser di nuovo Sandra, e la penso esattamente
come lui. La questione qui non  Valerie. Ma tu! Qualcuno vuole confonderti, minare la tua sicurezza,
tiranneggiarti! Nessuno sta cercando di ottenere giustizia per la tua amica o sciocchezze simili. Qui
siamo di fronte a un perfido stalker, tutto qui!
Norah ebbe bisogno di un momento per metabolizzare.
Mi hanno messo una pistola carica in casa disse.
S disse Sandra. Ed  per questo che domani mattina la prima cosa che farai sar andare
dalla polizia.
No, non se ne parla proprio.
Cosa?
Che aiuto pensi possano darmi? Non mi hanno rubato nessun oggetto di valore. Non posso
dimostrare che non mi sono procurata da sola la pistola. N tutto il resto. Torner dalla polizia solo
quando avr in mano qualcosa di concreto.
Riflett per un attimo.
Non riesco ancora a credere che Grimm mi abbia denunciato aggiunse non appena le torn in
mente lo sgradevole episodio con la poliziotta.
Non si era ancora fatta viva, ma nel profondo Norah era ancora spaventata.
 stato furbo da parte sua disse Sandra. Ma non preoccuparti. Appena la polizia si fa viva,
me lo dici e ci penso io.
Grazie, Sandra.
Norah si accese una sigaretta, offrendone una a Max che per la rifiut. Paul and ad aprire la
finestra.
Scusate disse Norah. Avrei dovuto chiedere.
Non c' problema ribatt Paul. Faremo un'eccezione.
Un perfido stalker ripet Norah dopo qualche tiro. Non so.
Non ti fidi del mio giudizio? domand Sandra.
Ma s rispose Norah, ed era sincera.
E allora che c'? Cosa non ti convince?
Norah riflett, mentre Max versava vino come se si fossero tranquillamente incontrati per un
drink.
C' qualcosa che non torna disse Norah. Quando ho pronunciato il nome di Valerie, Grimm
ha avuto una reazione molto strana.
Calma un attimo disse Sandra. Hai affrontato l'argomento con lui?
Norah si morse la lingua. Aveva volutamente sorvolato su questo punto perch immaginava gi
le reazioni.
O mio Dio esclam Sandra, e Norah la immagin portarsi le mani al viso.
Anche Max e Paul la guardarono inorriditi.
Ho capito bene? domand Max. Hai affrontato di persona il tizio che pensi sia un assassino,
un tizio che ha tutto da perdere?
Norah tacque.
A volte dubito della tua intelligenza disse Max.
Anch'io ribatt Norah alzando le spalle.
Anch'io intervenne Sandra. Ma non  questo il punto adesso. E Grimm che ti ha risposto?
Quando ho nominato Valerie, all'inizio ha fatto finta di non averne mai sentito parlare disse.
Poi per, testuali parole, ha detto: Non ho fatto niente alla tua amichetta'.
Max e Paul guardarono Norah a bocca aperta. Purtroppo Norah non poteva vedere la faccia di
Sandra, ma diede per scontata la sua sorpresa.
Spiegatemi voi disse Norah, perch dovrebbe dire una cosa del genere uno che non ha la pi
pallida idea di cosa sia successo.
Per un attimo nessuno apr bocca.
C' qualcosa di strano disse Max. Non ha senso. Qualcuno qui ti sta facendo uno scherzo.
Probabilmente la stessa persona che ti manda i messaggi.
Uno scherzo incredibilmente malvagio e pericoloso, per. Uno scherzo costoso, dispendioso,
da malati di mente comment Paul.
Uno scherzo da denuncia aggiunse Sandra. Se non altro dopo che si sono introdotti in casa
tua. E ci hanno messo di nascosto un'arma da fuoco.
Terrorismo psicologico disse Max.
Un capolavoro dell'orrore aggiunse Paul.
Norah vuot il bicchiere fino all'ultima goccia.
Non sembri convinta osserv Max.
Non lo so disse. Chi mai impiegherebbe tutte queste energie solo per distruggermi?
Non ne ho idea grid Sandra. Sei tu che devi dircelo!
Una cosa la sappiamo di questa persona che ti ha fatto tutto questo disse Max,
Ah davvero? domand Norah. Sarebbe?
Lo conosci le rispose.
O la conosco, pens Norah, annuendo pensosa.
Tutto  iniziato quando mi sono trasferita a Vienna disse.
Nessuno comment.
Mander un messaggio per proporre un incontro.
Te lo vieto nella maniera pi assoluta! url Sandra. Non farai un bel niente. La cosa
migliore  che tu te ne vada per qualche giorno.
 fuori discussione. Come faremo a scoprire con chi abbiamo a che fare?
Non lo scopriremo. Ti tieni alla larga da questo psicopatico. Non rispondi pi ai suoi
messaggi, alle sue telefonate... a niente di niente. Ti tieni alla larga da Arthur Grimm e se succede
qualcosa di strano ti rivolgi alla polizia.
Lo sguardo di Norah si pos su Lolita, il bulldog inglese di Max che dormiva sul tappeto, del
tutto ignara della ridda di voci nel suo regno.
Sei preoccupata disse Norah piano.
Certo che sono preoccupata rispose Sandra. Chiunque ci sia dietro questa storia,  un pazzo,
non c' dubbio.
Okay disse Norah. Far come vuoi. Star calma. Ma non credo che lui o lei smetteranno
tanto facilmente.
Si rese conto che stava giocherellando di nuovo con il pacchetto di sigarette. Lo apr, ne prese
una.
Sento che l'11 febbraio succeder qualcosa. E l'11 febbraio  fra tre giorni.
Adesso tu mi ascolti bene disse Sandra decisa. L'11 febbraio non andrai da nessuna parte,
meno che mai al Prater.
E l'intervista? domand Norah.
La annulli. Ti dai malata. E se il tuo capo si incazza, pazienza!
E la pistola? Devo sbarazzarmi della pistola.
Da avvocato ho il dovere di consigliarti la cosa giusta: consegnala alla polizia.
E da amica? domand Norah.
L'hai toccata?
Norah scosse la testa.
No.
Da amica che sa che i tuoi rapporti con la polizia non sono dei migliori potrei capire se tu la
gettassi in un punto profondo del Danubio disse Sandra secca. Indossando guanti aggiunse. Ma in
quanto avvocato devo naturalmente sconsigliare questo tipo di comportamento.
Capisco.
Se vuoi, faccio un salto a vegliare su di te disse Sandra. Posso prendere il primo volo.
Norah sorrise. Aveva un'amica davvero tosta, una che non si tirava indietro.
Sei gentile, ma non  necessario disse. Grazie, per.
Bene rispose Sandra. Ricapitolando: tu stai calma e stai attenta. Soprattutto il giorno 11. E
io nei prossimi giorni penso a come affrontare la faccenda. Soprattutto a cosa raccontare alla polizia.
Perch prima o poi dovremo andare dalla polizia, poco ma sicuro. Okay?
S, signora!
Non c' niente di divertente rispose Sandra severa.
Lo so.
Ho gi una mezza idea disse Sandra in tono pi mite.
E l'11 ci barrichiamo in casa propose Max. Perlomeno la sera.
Okay disse Norah. A una condizione. Portate una bottiglia di questo rosso fantastico.
Te lo scordi disse Paul.
Sogghign.
Ne portiamo due.
47
Norah avrebbe preferito restare a dormire a casa di Max e Paul invece di tornare nel suo
appartamento vuoto e solitario, dove gi prima del rinvenimento della pistola non si sentiva poi cos
sicura. Ma si era dominata, aveva preso un taxi ed era tornata a Rilkeplatz. Rientrata a casa aveva
messo la pistola in una borsa ed era andata a gettarla in un punto appartato del canale del Danubio.
Era sul divano in soggiorno, con indosso la sola felpa della tuta, abbracciava le gambe nude, in
penombra. Il televisore acceso ma a volume azzerato, il flusso delle immagini aveva un che di
consolatorio. Norah strapp un foglietto dal taccuino, lo appoggi sul divano, prese una penna e
disegn ghirigori nell'aria. Era indecisa, non certo perch non le venissero in mente persone che
potessero farle del male, ma perch le era capitato pi volte di faticare a inquadrare una persona. La
gente ce l'aveva forse scritta in faccia la sete di vendetta o l'inclinazione a fare scherzi crudeli? Norah
cominci a disegnare geometrie sul foglio, lo faceva spesso quando era al telefono o quando era
assorta.
Anni addietro, prima di trasferirsi a Berlino, c'era stato uno stalker che le faceva appostamenti,
le mandava tonnellate di mail e messaggi sul telefono, la tempestava di chiamate... ma succedeva una
vita fa. Chi altri? Alex era fuori discussione. Era la persona meno malvagia che conoscesse. E gli
uomini prima di lui? Nient'altro che storielle brevi e insignificanti, per giunta risalenti a tanti anni
prima. No. A nessuno di quegli uomini sarebbe mai venuto in mente di darle la caccia, di introdursi in
casa sua, di ciondolare nel suo corridoio solo per metterle paura. Nemmeno al ballerino che
frequentava prima di incontrare Alex. E lui s che era pazzo. Ma Igor nel frattempo era stato scritturato
in Russia e sicuramente non aveva la pi pallida idea che Norah abitasse a Vienna. No, escluso.
E le donne? Ce n'era di sicuro qualcuna che serbava rancore. La moglie di Gustav, il medico
con cui era uscita per un po' e che quando si erano conosciuti nel bar a Kreuzberg le aveva detto che
era separato? La moglie lo aveva scoperto e le aveva mandato qualche sms al vetriolo... ma era
comprensibile e Norah non se l'era presa a male. Dopo che Norah aveva chiuso la storia con Gustav, la
moglie non si era pi fatta viva. Improbabile che adesso, di colpo, riemergesse dal silenzio, no?
E al lavoro?
Era inviata da quindici anni, a volte lavorava in redazione, come a Berlino e a Vienna, in
passato anche come freelance. Non era una giornalista investigativa che scopriva scandali politici o
crimini, il suo settore principale era la cultura, intervistava, faceva recensioni, ogni tanto teneva una
rubrica, scriveva resoconti di viaggio, reportage. In fondo, niente di davvero scottante. Sicuramente
per nel corso degli anni qualche scontro c'era stato. Ogni tanto era capitato che arrivasse una lettera
furiosa in redazione. Una volta un regista teatrale, convinto che un articolo di Norah mettesse in cattiva
luce la sua opera, era andato a cercarla a casa per dirle che una troia come lei, che non aveva la pi
pallida idea di cosa fosse la drammaturgia, non avrebbe dovuto neanche scrivere sull'argomento. Norah
si era vendicata raccontando dell'incontro sulla sua rubrica, senza fare il nome del regista... ma non era
stato necessario, visto che chiunque conoscesse un po' l'ambiente berlinese avrebbe capito chi fosse.
Da quel giorno non ne aveva pi sentito parlare. Che fosse riemerso, adesso? Improbabile. Correva
voce che fosse tutto come al solito: lavorava a Berlino, beveva whisky gi al mattino e godeva
nell'umiliare le sue attrici.
Norah prese il telefono e lesse i messaggi del numero sconosciuto. Le torn in mente che
quando uno dei suoi amici aveva parlato del tizio che voleva distruggerla a lei era sembrato sbagliato.
Adesso capiva perch. Fin dall'inizio, d'istinto, era partita dal presupposto che a scriverle fosse una
donna. S, era una donna. Lo sentiva.
Chi sei?, mormor, mordendosi il labbro inferiore, ma per quanto si spremesse le meningi non
le si accendeva nessuna lampadina. Mise via il telefono.
Guard l'elenco di nomi che aveva scritto sovrappensiero, mise via la matita e fece a pezzettini
il foglio. S, le era capitato spesso di scontrarsi in vita sua, e aveva fatto un sacco di cazzate. Troppe.
Ma non serviva a niente rivangare il passato. Tutto aveva avuto inizio con il trasferimento a Vienna.
Tutto era iniziato l, in quella bella e romantica citt. Non poteva essere un caso.
48
L'indomani in redazione l'accolse una normalit che le sembr irreale. Come potevano
coesistere due mondi tanto diversi? L'uno ordinato e dominato da una precisa routine  email e pause
caff, riunioni di redazione e scadenze , l'altro caotico come un'opera astratta espressionista. Norah si
prese la testa tra le mani e ignor le occhiate compassionevoli di Aylin che, come sempre, sembrava un
fiore e probabilmente era convinta che Norah avesse passato di nuovo la notte a bere.
Due giorni. Tra due giorni sarebbe stato l'11 febbraio. Forse avevano ragione gli altri, forse
sarebbe semplicemente passato... se Norah si fosse barricata in casa, se si fosse ritirata del tutto. Ma
avrebbe potuto vivere cos? Probabilmente senza mai scoprire il senso di tutta quella storia? No, non
poteva. Le storie erano la sua vita. O ci che ne rimaneva. Non era capace di aspettare, doveva agire.
Le restava ancora un tentativo. Un ultimo. Prese il cellulare e scrisse.
Dobbiamo parlare. Oggi al Caf Jonathan alle 22. Verr da sola. Promesso.
Ore dopo, mentre camminava tra le stradine notturne, non aveva ancora ricevuto risposta. Ma
dal momento che non aveva avuto n un s n un no, voleva togliersi ogni dubbio e si present
all'appuntamento. Le giornate in realt a poco a poco erano destinate ad allungarsi, pens. Ma non si sa
come, al momento era sempre buio, una notte perenne. O perlomeno era questa l'impressione.
Norah procedeva calma, cercava di dominare il nervosismo, di far rallentare il battito cardiaco
troppo veloce a suon di movimenti marcatamente tranquilli. Tra cinque minuti sarebbe arrivata a
destinazione, sempre troppo in anticipo. Ma voleva essere l per prima, cercarsi con tutta calma un
posto favorevole da cui studiare chiunque varcasse la soglia. Dubitava che fosse una buona idea.
Probabilmente era una pessima idea. Ma restare a casa in attesa... impossibile. In realt, avrebbe dovuto
informare i suoi amici.
Aveva percorso a piedi tutto il tragitto che separava casa sua dal locale. Era tappezzato di
cartelloni che aveva gi notato in citt. Erano ovunque, lettere nere su uno sfondo sgargiante:
SEI SICURO?
Le strade erano praticamente deserte, Vienna si faceva gli affari suoi senza darle fastidio pi di
tanto. E in quel momento vide spuntare davanti a s il Jonathan.
Il caff con il suo piccolo bancone e la luce calda, dove a parte la volta in cui c'era stata con
Tanja non andava mai, sembrava il posto ideale al suo scopo. Era s affollato, ma non pienissimo.
Trasmetteva un senso di sicurezza: c'era talmente tanto rumore che era impossibile ascoltare la
conversazione al tavolo accanto e per sentirsi bisognava urlare. Norah trov un tavolo in un angolino
poco distante dalla porta, da l aveva la vista migliore sull'ingresso. Appena era entrata aveva cercato di
vedere se qualcuno la stava osservando o se aveva una qualche reazione alla sua presenza, ma a parte
due uomini al bancone che l'avevano squadrata non aveva notato niente. E sicuramente nessuno dei
due  una birra sotto il naso, ben vestiti, carini, noiosi, giovani  era la persona che stava cercando. Ne
era sicura: aspettava una donna.
Ordin un calice di vino e attese.
Norah fiss la porta che si apr, ma quando vide entrare una piccola comitiva  studenti,
probabilmente  si rilass. Guard l'ora: erano passate da poco le dieci. Bevve un sorso di vino e si
domand come pensava di riconoscere la mittente dei messaggi. E sebbene non conoscesse la risposta
era sicura che l'avrebbe guidata l'istinto. Una coppietta pag al bancone e se ne and. E ancora prima
che la porta si richiudesse alle loro spalle arriv una donna alta, dai capelli rossi, sui trent'anni. Si
guard intorno, guard brevemente Norah negli occhi, si gir e and a sedersi al bancone. Norah prese
un sorso di vino. No, non era lei. Troppo appariscente. E troppo giovane.
Continu a tenere d'occhio l'ingresso, mentre attraverso la babele di voci sent la rossa al
bancone ordinare un gin tonic e cominciare a flirtare con il giovane vanitoso.
Due ore dopo Norah chiam un taxi e and a casa. Nonostante avesse messo in conto che la
mittente dei messaggi non si sarebbe presentata, era enormemente delusa.
49
Norah dorm un sonno da ospedale, quella specie di dormiveglia agitato tipico di chi assiste
un malato. Nei giorni e le settimane precedenti la morte di sua madre era la sola maniera in cui si
appisolava.
Era sul divano, lo sguardo fisso nella semioscurit dell'appartamento. Ogni tanto la luce dei fari
di un'auto di passaggio, infrangendosi su qualche superficie, disegnava capolavori sulla parete
dell'appartamento. Norah tast intorno in cerca del telefono, quando lo schermo si illumin sotto il suo
naso strizz gli occhi. Aveva controllato gi una dozzina di volte e sicuramente neanche stavolta
c'erano messaggi nuovi.
Aveva ragione. Dopo aver controllato che il cellulare non fosse silenziato, lo mise via. Si
appisol. Al risveglio la luce nella stanza era cambiata. Norah si tir su, il braccio destro su cui aveva
cercato di far leva era privo di forze, cedette. Lo aveva schiacciato troppo a lungo. Quanto aveva
dormito? Controll il telefono, erano le quattro passate. Due ore, come minimo. Si massaggi il braccio
e guard in automatico il cellulare. Doveva aver dormito profondamente, a ogni modo non aveva
sentito nulla. Apr la posta e vide il messaggio che aveva aspettato prima che il sonno avesse la meglio.
Non frequento bar.
Norah si alz e accese la luce. Si sedette di nuovo sul divano. Che cosa significava? Chiunque
fosse, avrebbe anche potuto non rispondere. Per l'ha fatto. Perch lei vuole comunicare con me, pens
Norah. Guard quando era arrivata la mail. Era passata mezz'ora.
Di cosa hai paura?, scrisse Norah.
La risposta fu immediata.
Tu fai le domande sbagliate.
Per un pelo Norah non scaraventava il telefono contro il muro, fatic a calmarsi.
Arthur Grimm ha ucciso Valerie?, scrisse.
Lo hai incontrato. Tu che ne pensi?
Penso che ce l'ha scritto in faccia che  colpevole, riflett Norah.
Come fai a sapere che  stato lui?, domand.
La risposta si fece attendere.
Che importanza ha?
Potremmo andare dalla polizia, scrisse Norah.
Niente prove. Insufficienti dopo tutti questi anni.
Sei tu ad avermi mandato la pistola?, domand Norah.
Nessuna risposta. Norah si rese conto di aver cominciato a fare avanti e indietro in preda alla
rabbia, probabilmente perch le era tornata in mente la pistola. Di colpo era furiosa.
Come hai fatto a entrare in casa mia?, aggiunse.
Nessuna risposta.
L'ho buttata nel canale!, scrisse Norah.
Un attimo di calma, poi arriv la risposta.
Non fa niente.
Norah si pass la mano tra i capelli.
Vuoi che lo faccia?, scrisse.
Nessuna risposta. Norah appoggi il telefono sul tavolo, fum una sigaretta, and in cucina a
prendere un bicchiere d'acqua. Non pensava che le avrebbe risposto e, casomai lo avesse fatto, credeva
sarebbe stata una risposta sibillina. A sorpresa, quando torn in soggiorno trov ad aspettarla la replica.
S.
Perch io?, scrisse Norah.
Chi altri?
Non sono sicura di poterlo fare.
Il punto  se vuoi farlo. E tu lo vuoi.
Cosa te lo fa credere?
Il fatto che continui a parlare con me.
Norah socchiuse gli occhi, colpita nel segno. Segu subito un altro messaggio.
Tu vuoi e puoi.
Perch  cos importante per te?, domand Norah.
Per un po' non arriv nulla. Poi ogni tanto ricomparvero i tre puntini sullo schermo di Norah.
Perch anch'io le volevo bene.
Chi sei?, mormor Norah. Chi sei?
Perch non lo fai tu?, scrisse.
Lo farei se potessi.
Norah riflett in maniera febbrile. Chi voleva bene a Valerie? I suoi genitori, naturalmente. Suo
fratello. Ma era assurdo. Chi altri? C'era qualcuno che lei non conosceva?
Perch l'11 febbraio?, chiese.
Era un test, nient'altro.
Domani, pens cupa.  domani.
Lo sai, arriv pronta la risposta.
Certo.
E perch proprio il Prater?
Seguirono tre messaggi in sequenza rapida. Una salva.
Perch lui sar l.
Perch sarete soli.
Perch sar perfetto.
Norah fiss lo schermo, la rabbia mont. Non avrebbe certo fatto da sicario per nessuno che si
celasse dietro un numero anonimo e oscure allusioni.
Non lo far, scrisse.
La risposta arriv di nuovo pronta.
 una tua scelta.
Norah guard a lungo i messaggi, era sicura che l'interlocutore stesse facendo la stessa cosa. 
possibile sentire dentro di s con chi si ha a che fare? Norah rimase in ascolto di se stessa. Uomo o
donna?, si domand. Donna. Vecchia o giovane? Vecchia. O perlomeno pi grande di lei. Oppure? Non
riusciva ad andare oltre. Lo sguardo le cadde sull'orologio, cap che ben presto sarebbe sorto il sole.
Non dormi mai?, scrisse.
Comparvero tre puntini sul suo schermo.
Non ci riesco.
Perch?
Sono troppo triste.
Perch?, domand Norah.
Per un po' non accadde nulla, poi Norah vide che dall'altra parte qualcuno stava scrivendo un
messaggio.
Solitudine.
Anche io sono sola, pens Norah. Mise via il telefono e aspett l'alba.
50
Mentre la pioggia invernale sferzava il finestrino, il paesaggio era una striscia infinita color
terra, verde stinto e grigio smorto. Alle spalle di Norah, sull'altro lato del vagone, era seduta una
coppia di anziani, i loro visi adirati si somigliavano, come capita ogni tanto alle persone che vivono
insieme da anni. Norah si era sempre chiesta chi all'interno di una coppia finisce per somigliare
all'altro e perch, o se ci si incontra sempre a met strada. Pi avanti sedeva un gruppo di ragazzi che
parlavano un dialetto a malapena comprensibile. Norah era felice che il treno non fosse affollato, il
posto accanto a lei era rimasto libero e non era costretta a fare conversazione con un vicino invadente.
Quando era arrivata in stazione per prendere il treno per Salisburgo, per andare a intervistare la
direttrice d'orchestra, le erano giunte all'orecchio le note di un pianoforte e aveva constatato che
nell'atrio ce n'era uno a coda a disposizione di chiunque volesse suonare per gli altri viaggiatori in
attesa. Le era capitato di vederne spesso in altre citt  all'aeroporto di Roma, in numerosi stazioni nei
Paesi Bassi  e aveva sempre ammirato quelli che si sedevano e cominciavano a suonare.
Nell'attraversare svelta l'atrio diretta al binario aveva visto che al piano c'era una ragazza. Norah non
conosceva il titolo del brano pop, sebbene non fosse la prima volta che lo sentiva, ma la melodia era
talmente semplice che era impossibile non assecondarla. La canticchi piano a bocca chiusa e se ne
rese conto solo quando qualcuno alle sue spalle si schiar la voce nervoso. Quando il telefono cominci
a squillare Norah ammutol e sobbalz.
Norah? disse Max.
S, ciao disse. Cosa c'?
Norah? Ti sento malissimo. Ci sei?
S. Scusa. Ci sono. Scusa, ma sono in treno.
Ah, adesso ti sento disse Max. Tu mi senti?
S, ti sento. Che succede?
D'istinto Norah si gir verso la coppia di anziani alle sue spalle, come se si fosse sentita
addosso i loro sguardi di biasimo. E infatti, gli angoli delle loro bocche erano piegati ancor pi
all'ingi. Riusc a trattenere una smorfia solo perch il tono di Max all'altro capo del telefono non era
allarmato.
Okay disse Max.  un po' strano, e io stesso non sono sicuro di cosa voglia dire.
Non tenermi sulle spine disse Norah.
Ho fatto qualche ricerca. Su questa donna disse Max.
Norah sent che le si drizzavano le antenne.
Quale donna?
Doroteja Lechner.
E?
Non so perch, ma il nome mi diceva qualcosa, cos l'ho googolata e ho scoperto di averla
vista esibirsi a teatro disse Max. Non  stato tanto tempo fa. Non so perch ma mi  sembrato
incredibile che si fosse ridotta a chiedere l'elemosina.
E lo  intervenne Norah. Ma...
Questa cosa non mi dava pace. Perci... mi sono... informato. E... cos' incredibile?
Max, riesco a sentirti a singhiozzo.
Ho detto: sai cos' incredibile?
Cosa?
Fino... morta, aveva ancora... spettacoli. Niente di eccezionale... pur sempre.
Dove vuoi andare a parare?
Poco prima che morisse era stata scritturata. E indovi...
La comunicazione si interruppe, Norah inve tra s.
Max?
Niente. Pochi secondi dopo il treno entrava in una galleria. Appena ne usc, Norah cerc di
richiamare Max, ma non ci riusc. Non importa. Avrebbe tentato di nuovo dopo l'intervista. Doroteja
Lechner era morta, nulla che la riguardasse poteva ormai essere tanto urgente.
Essere capaci di uccidere
Anni fa a una festa conobbi un vero profiler.
Gli parlai del mio interesse per i serial killer e gli feci ogni domanda possibile; lui rispose da
esperto ma anche con aria talmente annoiata che non impiegai molto a capire che le mie erano le
questioni che gli ponevano tutti appena scoperto che lavoro facesse. Solo per una ebbe bisogno di
riflettere, e mi arrabbiai per l'orgoglio infantile che provai nell'aver chiesto qualcosa di interessante.
All'epoca ero gi qualcuno, e casomai doveva essere lui a voler far colpo su di me, non viceversa.
Allora, gli chiesi se c'era un modo per riconoscerli. Bella domanda, intervenne quella che
all'epoca era mia moglie. Quando le scatta il campanello d'allarme?, volle sapere.
Mi aspettavo che scoppiasse a ridere dicendo che, ahim non c'era modo. Lui invece ci riflett
su e poi disse una cosa interessante. Molti serial killer sentono l'esigenza di parlare delle loro vittime.
Naturalmente tramite allusioni o riferimenti incomprensibili. Ma la spinta  forte. Nella loro vita,
infatti, c' un grosso peso, una ossessione che occupa la loro mente giorno e notte, ma loro non
possono farne parola. Molta gente che inconsapevolmente ha avuto a che fare con questo tipo di
persone riferisce che  in tempi non sospetti, quando sembravano solo delle battute  dicono cose del
tipo: Ti sembro un assassino? Oppure: Mi crederesti capace di un omicidio?. Insomma disse il
profiler, per risponderle, se qualcuno mi dicesse una cosa del genere mi scatterebbe un campanello
d'allarme.
Da quella sera una domanda  entrata nel mio repertorio per le feste: mi crederebbe capace di
un omicidio? (La mia ex moglie non ne era affatto amused, cosa che le mie interlocutrici non capivano
mai). Naturalmente il parere di una persona incrociata a una festa  del tutto irrilevante, anche se le
risposte mi hanno sempre divertito e ho sempre considerato un complimento un S preoccupato. 
molto pi eccitante fare questa domanda in riferimento agli altri. Sar deformazione professionale, ma
per un po' era diventata una vera e propria ossessione. Il tassista che mi sta portando a destinazione
sarebbe capace di commettere un omicidio? Il farmacista? La poliziotta di pattuglia? Il fotografo? La
gallerista? Il tizio sulla panchina? La cameriera?
E Norah Richter? Sarebbe capace di commettere un omicidio? Non vedo l'ora di scoprire la
risposta.
51
Norah poteva solo intuire il paesaggio avvolto dal buio e attraversato dal treno che la riportava a
Vienna: sagome nere che si stagliavano su un blu intenso, solo qua e l delle luci. Si accendevano e si
spegnevano come stelle morenti. Considerando le condizioni in cui l'aveva condotta, l'intervista con la
direttrice d'orchestra  una donna alta e magra, con ricci grigi che le avvolgevano come una nuvola la
testa e che a sorpresa si era rivelata alla mano e modesta  era andata bene.
Tuttavia l'intervistata era stata cos debordante e al contempo entusiasta parlando del suo
attuale incarico, che Norah aveva sforato i tempi programmati ed era riuscita a prendere il treno per
Vienna per un soffio. E solo perch aveva un ritardo di un quarto d'ora.
Dopo aver finalmente trovato un posto a sedere, pot rilassarsi e ascoltare il messaggio che Max
le aveva lasciato nella segreteria. Stava andando a un pranzo di lavoro, diceva, perci sarebbe stato
telegrafico. Poco prima di morire Doroteja Lechner era stata scritturata per un progetto in spazi
pubblici. Nel ruolo di Cassandra. Max lo ripet due volte, e Norah percep l'agitazione nella sua voce.
Quello che voglio dirti : non credo che la Lechner fosse una mendicante. Credo abbia recitato la
parte della mendicante. Qualcuno l'ha pagata. E la cosa non mi piace, Norah. Non mi piace per niente.
Norah guard fuori dal finestrino e riflett. Che cosa significava? Sent farsi strada una brutta
sensazione e per la prima volta da quando era cominciata quella catena di strani eventi, ebbe
l'impressione di disporre di tutte le tessere del puzzle. Doveva solo metterle insieme. Ma ne aveva
un'idea ancora vaga, non riusciva a sfiorarla con le dita, non riusciva a far riaffiorare l'informazione
mancante.
Il suo sguardo fece la spola tra il finestrino e l'uomo dai capelli grigi seduto sull'altro lato del
corridoio che, pregustandosi gi la gioia dell'imminente arrivo a destinazione, riempiva di tabacco la
pipa. Che strano, pens Norah. Non puzza affatto di tabacco da pipa. Anzi, ha un buon profumo.
Una voce annunci l'ingresso del treno nella stazione di Vienna. Quando finalmente scese,
Norah lanci un'occhiata all'orologio del tabellone e constat che era passata la mezzanotte. L'11
febbraio era cominciato, e di nuovo la assal la sensazione di essere osservata. Pass in rassegna i visi
sul marciapiede ma non riconobbe nessuno. Di colpo sent come se il suo corpo combattesse contro
l'insorgenza di una malattia, una influenza virale o qualcosa di peggio, e per un attimo pens che
avrebbe fatto meglio a risalire a bordo e partire. A non trascorrere l'11 febbraio a Vienna. Scappare.
Non importava dove. Ma lei non era cos. Lei non fuggiva.
Si sistem la borsa con il portatile sulla spalla e infil le scale che conducevano all'atrio della
stazione.
La morsa del freddo e le note del pianoforte. Un requiem, anche se Norah non sapeva di chi.
Ebbe un brivido. Mentre si dirigeva all'uscita si guard intorno, le gambe tremanti come quelle di un
malato che sta lasciando l'ospedale nonostante il parere contrario dei medici. L'unica cosa che voleva
era andare a casa, tuttavia dovette evitare passanti che correvano ai binari o ubriachi che barcollavano
qua e l.
Incredibile quanta gente fosse ancora in giro a quell'ora... e pi di una volta le piovvero addosso
insulti perch non si era scansata in tempo. A quanto pareva insieme alla musica era cambiata anche
l'atmosfera generale della stazione. Se ad accompagnare l'attivit frenetica del pomeriggio era stata
una canzone pop, adesso qualcuno suonava una melodia malinconica per pendolari della tarda ora,
nottambuli stanchi, tifosi di calcio sconfitti e senzatetto addormentati che si erano avvolti nelle coperte
vicino agli armadietti per il deposito dei bagagli. Norah si avvicin con cautela a uno di loro, cercando
di non svegliarlo, e gli infil nel bicchiere una banconota da cinque euro. Mentre risuonavano lente le
note del pianoforte, ebbe l'impressione di attraversare passo dopo passo una tempesta di neve. La
musica fin e per un attimo cal il silenzio, poi cominci un altro brano. Lento e sostenuto: la Sonata al
chiaro di luna. A Norah aveva sempre suggerito malinconia, buio e morte.
La sensazione di essere osservata non l'abbandonava. Giunta all'uscita, Norah si blocc. Si
guard intorno. Niente. Eppure sentiva un odore... Sulle prime poco pi che percettibile, ma era
inconfondibile. Quell'odore. E di colpo cap a cosa associava l'odore di tabacco da pipa. Non il fumo di
pipa in s. Ma un certo profumo da uomo passato di moda. Le era appena entrato nel naso, dolciastro e
acre al contempo. Nauseabondo. E improvvisamente cap chi gli ricordava.
Era davanti all'atrio della stazione, che a un tratto era rosso sangue. Dal soffitto gocciolava
sangue, rivestendo il pavimento di striature quasi nere, coprendo la pelle delle persone, inzuppandone
gli abiti, incollandone i capelli. Norah riusciva a sentirne l'odore dolciastro e metallico, lo sentiva sulla
lingua. Dur un attimo, poi sbatt le palpebre e la stazione torn a essere quello che era, una stazione e
nient'altro.
Ma quell'odore. Il sapore del sangue sulle labbra... si gir e si allontan svelta.
52
Curioso, pens Norah.  peggio di quanto mi aspettassi. Eppure sono tranquillissima.
Mentre saliva in taxi cercando di liberarsi dell'odore dolciastro che le stagnava nel naso, la
melodia orecchiata nell'atrio della stazione, con le sue note fosche e sostenute, le scivol addosso
penetrando ogni poro della pelle, e nella sua mente comparvero, per poi sparire subito dopo, frammenti
di parole e visi.
La tempesta che imperversava nella sua testa quando di colpo, mentre si allontanava dalla
stazione, le era balenata la soluzione del mistero, si era placata; come un'orribile illuminazione ormai
le era tutto chiaro. Ogni dubbio era scomparso: ormai sapeva.
Quando il suo telefono cominci a squillare, di continuo, incessante, lei non rispose. Ci che
andava fatto, doveva farlo da sola.
And al bistrot all'angolo della sua strada, dove amava origliare i problemi di famiglia delle tre
signore, e vide che al bancone era seduto un solo uomo, probabilmente chino sulla sua ultima birra. Il
barista la guard come se fosse quel cliente che varca la soglia proprio un attimo prima che lui cominci
a impilare le sedie.
Solo una vodka veloce disse Norah.
Il barista annu senza sorridere, e gliela serv. Norah vuot il bicchiere, la vodka le bruci nella
gola.
Deglut, come a voler capire se lo stomaco si sarebbe ribellato. Pesc una banconota da cinque
euro dalla tasca dei jeans, la mise sul bancone, ringrazi e se ne and.
Mentre saliva le scale fino al suo appartamento, pens a Valerie. Pens ad Arthur Grimm e alla
donna che le aveva raccontato di lui.
La rabbia di Norah si contrasse come un muscolo.
Vide se stessa, una pistola nella mano, il revolver puntato contro Grimm, il terrore sul suo viso.
E l dove fino a poche ore prima albergavano paura e incertezza, adesso c'erano certezza e
odio.
Quando entr in cucina, c'era un revolver sul tavolo. Per un frammento di secondo ebbe
l'impressione che si trattasse della stessa arma dell'ultima volta, che come per magia era tornata alla
donna che avrebbe dovuto usarla. Quasi che Norah l'avesse attirata a s come un magnete, con la sola
energia dell'odio. Ma naturalmente era il revolver gemello di quello che era affondato nel canale.
Qualcuno lo aveva lasciato l per lei in sua assenza.
Naturalmente.
Norah si avvicin. Osserv l'arma. La prese in mano, la analizz. Aveva esattamente una
pallottola. Avrebbe dovuto avere una mira perfetta. Ma era in grado di farlo. Prima per aveva bisogno
di certezze. Appoggi la pistola, usc dalla cucina e si mise al computer. Apr il browser, and su
Google e le bastarono cinque minuti per scoprire ci che voleva sapere. Rimase seduta come stordita. 
cos facile trovare quando si sa cosa cercare.
Giusto. Aveva ragione.
Che pezzo di merda.
Prese il cellulare, vide che c'erano sei chiamate perse di Coco e due di Max. Chiuse per un
attimo gli occhi, c'erano cos tante cose da fare, cos tante cose da chiarire. Cominci provando a
chiamare Tanja. Poi richiam Coco e la tranquillizz, infine parl con Max. Poi fece un'altra
telefonata.
Quando la concluse esit. Riflett. Le serv un po' per pianificare tutto e vincere la resistenza
interiore. Di colpo tutto diventava definitivo, trasformando ogni gesto in un atto rituale. Sangue
animale, luce di candela, lenzuolo bianco.
Norah and a suonare alla porta di Theresa.
Vengo per un saluto disse quando Theresa apr la porta, gli occhi rossi e lucidi come se
avesse dormito.
Dopo che tutto era compiuto, Norah si sedette al tavolo da pranzo con il telefono, cerc di
calmarsi. Ci che era emerso dalla chiacchierata con Theresa l'aveva sfinita. Ma ormai era tutto pronto.
Norah non riusciva ancora a credere che fosse stato davvero tanto facile. Grimm sarebbe andato
al Prater e lei avrebbe avuto la sua occasione. Doveva solo tenersi pronta. Ormai non si tornava pi
indietro.
Di fronte a lei c'era il revolver con cui tra meno di ventiquattro ore avrebbe sparato a una
persona.
Per un'ottima ragione, e per tua scelta.
53
Dopo le tante notti in esilio sul divano per la prima volta aveva dormito di nuovo nel suo letto,
la pistola al fianco. Appena apr gli occhi ne ebbe la certezza. Era la cosa giusta.
Norah guard l'ora: erano quasi le nove. Del giorno 11. Una fosca, piovosa mattina di febbraio
a Vienna. Quando and in cucina, si riemp un bicchiere d'acqua e lo bevve, meravigliandosi lei stessa
della propria calma. Niente pi mani tremanti. Desider che fosse gi sera. Sapeva quello che andava
fatto, dopo aver preparato quasi ogni cosa durante la notte, era sprofondata in un sonno senza sogni. La
notte a venire non avrebbe chiuso occhio. Bevve un altro bicchiere d'acqua. Dopo averlo svuotato vide
che l'orchidea che aveva portato con s da Berlino era avvizzita.
D'istinto decise che avrebbe preso il suo caff nel bistrot all'angolo. Lungo la via incroci la
donna che un giorno le aveva regalato le caramelle: Marie. Era in un portone sull'altro lato della strada,
parlava al cellulare e piangeva. Norah distolse lo sguardo.
Le signore erano gi al loro posto e l'accolsero con un cenno del capo. Norah ordin cornetto e
cappuccino. Al termine della colazione alz lo sguardo e si rese conto che l'orologio all'ingresso si era
fermato. Come l'orologio di una persona che si ferma al sopraggiungere della sua morte, pens.
Quando rientr a casa era tardi abbastanza per poter sbrigare le ultime incombenze. Innanzitutto
chiam Max.
Ciao disse lui.
Buongiorno. Tutto okay?
Certo. E tu? Il giorno  arrivato.
Come se lei non lo sapesse.
Confermato per stasera? domand Max. Stiamo insieme? Potremmo ordinare al ristorante
thailandese che ti piace tanto. Ho gi comprato il vino.
Ti chiamavo proprio per questo disse Norah. Non mi sento bene. Credo di essermi beccata
qualche virus.
Attimo di silenzio all'altro capo.
Non lo dici solo per sbarazzarti di noi e poter andare al Prater, vero?
Ti ho mai mentito? domand Norah.
Credo di no, no disse Max pensoso. E aggiunse: Sei gi stata dal dottore?
No, ma non credo sia necessario. Baster una bella dormita.
Probabilmente  tutto lo stress delle ultime settimane disse Max preoccupato. Ti serve
niente? Vuoi che ti portiamo qualcosa pi tardi?
No, sono a posto. Il frigo  pieno, non devo uscire per oggi. E credo che passer la giornata a
dormire.
Hai la febbre?
Per poco non le scapp un sorriso. Max aveva sempre amato prendersi cura degli altri; era lui
che all'universit le scostava i capelli dal viso quando, ubriaca o stordita, doveva vomitare; era lui che
le faceva la predica quando gli confessava di aver fatto sesso non protetto; e sempre lui controllava se
mangiava regolarmente. Un giorno sarebbe stato un padre fantastico, per quanto la sua cura a volte
fosse snervante.
Non lo so. Sono a pezzi, tutto qui, fiacca. Forse ieri a Salisburgo ho mangiato qualcosa che mi
ha fatto male, non saprei disse Norah. In ogni caso, non serve che veniate stasera. Non sarei neanche
una compagnia piacevole, e non voglio assolutamente contagiarvi.
Ma disse Max, per poi tacere. Ma oggi  l'11 febbraio aggiunse infine. Non voglio che
passi la serata da sola.
Sei gentile disse Norah. Ma non preoccuparti. Resto a casa. Mi faccio una bella dormita. E
poi recuperiamo. Okay?
E va bene disse Max. Per se hai bisogno chiama, d'accordo?
Di colpo si rese conto che forse era l'ultima volta che parlava con il suo migliore amico in
maniera cos disinvolta, e si rattrist. Forse era addirittura l'ultima volta in assoluto che ci parlava. Ci
manc poco che cedesse al sentimentalismo, ma si viet di farlo, avrebbe messo in allarme Max, e cos
si limit a un Okay! e riattacc.
Sandra era un osso pi duro, e Norah era preparata. A sorpresa inventare bugie con la sua amica
fu pi facile che con Max: probabilmente solo perch si era esercitata.
Passer la giornata a dormire disse, sperando che la voce suonasse spenta e rauca.
Non mi importa, non dovresti assolutamente stare da sola disse Sandra. E se Max e Paul
pensano di lavarsene le mani, vengo io.
 un'assurdit.
Voler evitare che la mia migliore amica faccia una cazzata  un'assurdit? domand Sandra
brusca.
Quale cazzata? ribatt Norah sentendosi una stupida, visto che sapevano entrambe di cosa
parlava.
Sandra sospir.
Okay disse. So cosa pensi.
Cerc le parole giuste.
Ma  passato ment. Avevi ragione. Grimm  innocente.
Bevve un sorso d'acqua.
Forse  la tensione degli ultimi tempi che cala. A ogni modo voglio dormire e nient'altro. Non
voglio vedere nessuno, non voglio parlare con nessuno, voglio solo lasciarmi tutto alle spalle. Sono
stanca.
Si sente che lo sei disse Sandra.
Credimi, l'ultimo posto in cui vorrei essere stasera  il maledetto Prater disse Norah.
Sandra aveva finito per convincersi, e Norah aveva appena chiuso la telefonata quando
suonarono alla porta. Ventotto ore dopo l'uomo che aspettava le stava di fronte, lei lo invit a entrare,
lui per gli fece cenno di no. Norah ne fu felice. D'accordo, glielo avevano consigliato. Per non
voleva una persona del genere in casa. Aveva un'aria anonima, era pi alto di lei, indossava jeans neri e
un giacchetto di jeans blu un po' troppo leggero per la stagione. Sui quaranta, occhi blu con ciglia folte
e un taglio di capelli degno di una band britpop. Tir fuori dallo zaino un pacchettino e glielo porse
senza dire una parola. Norah lo prese, consegnando in cambio una busta. L'uomo diede una rapida
occhiata al contenuto, annu e senza dire una parola spar gi per le scale. Poco dopo Norah sent il
portone richiudersi.
Al tavolo in cucina apr la scatolina, conteneva munizioni, e caric il vecchio revolver. Aveva
deciso che una sola pallottola non sarebbe bastata. Quando tutto fu pronto, si mise alla finestra con
accanto una tazza di caff e un pacchetto di sigarette, e aspett il buio.
54
Norah guardava la pistola carica sul tavolino della cucina. Presto l'avrebbe infilata nella borsa e
sarebbe andata al Prater per porre fine a quella storia.
Doveva farlo. Ma non era ancora pronta.
Di colpo avvert una forte nostalgia per Alex, talmente grande da diventare dolore fisico, una
tensione tra il petto e la gola, come catene e corde che stessero per strapparsi, rimbalzando
violentemente contro il suo petto. Il telefono era l davanti a lei, e all'improvviso le sembr non meno
pericoloso del revolver carico che gli stava accanto. Per tre anni aveva parlato di tutto con Alex. Di
tutto. Com'era possibile che da un giorno all'altro fosse finita? Com'era possibile ci che le era
successo, che programmasse di fare quello che aveva programmato... senza parlarne con lui? Alex
l'avrebbe ascoltata, Alex le avrebbe creduto fin dall'inizio. Perch non aveva parlato con lui?
Perch tu hai mandato tutto a rotoli, Norah.
Afferr il telefono e digit il numero di Alex. Squill. Squill.
Nel sentire la sua voce, Norah sussult, chiuse gli occhi.
Ciao, sono Alex.
Poi cap, era la segreteria telefonica.
Al momento non posso rispondere, ma vi richiamer il prima possibile.
Il suono di un bip.
Ehi disse. Sono io.
Aveva la bocca secca.
S insomma, Norah aggiunse, quando cap che dopo la separazione non era certo
un'espressione adeguata.
Be' ecco, volevo solo dire...
Esit ancora.
Volevo solo dire che mi dispiace.
Esit, poi cerc di aggiungere qualcosa, ma non trov le parole e riattacc. Spinse via il
cellulare e si prese il viso tra le mani. Si era appena congedata, a un tratto ne era consapevole.
Maledizione, mormor, prese di nuovo il telefono, digit.
Ti amo.
Solo dopo averlo scritto cap che era vero.
Il suo dito indice rimase sospeso sopra lo schermo. Poi pigi su Invia. Prima ancora che
mettesse via il cellulare, vide che lo status del messaggio era passato da Recapitato a Letto.
All'improvviso Norah aveva il cuore in gola. Guard fisso il display, passarono secondi, minuti, attese.
Ma non successe nulla. Nessuna risposta. Che si aspettava? Mise via il telefono, inspir profondamente
e attese che l'ondata di adrenalina nel suo corpo scemasse.
Si guard intorno, nel suo gelido, vuoto appartamento. Scatole, polvere e solitudine. Dopo
essere rimasta in silenzio per un po', d'un tratto sent la sinfonia che la sua casa stava suonando per lei.
Cominci piano, quasi titubante e, appena Norah si faceva pi attenta, diventava uno splendido
crescendo. Lo scricchiolio leggero delle assi di legno, il ronzio del frigorifero, l'avanzata della polvere,
lenta come quella di un ghiacciaio, i rumori attutiti della strada che penetravano dalla finestra. La vita.
Fuori era buio da ore. Si alz, mise la pistola nella borsa, indoss scarpe e parka. Il telefono
mand un suono. Norah lo prese con mani tremanti. Ma non era Alex. Era il numero sconosciuto.
Tra un'ora al Prater. Lui sar l. Vieni, ti prego. Per Valerie.
Per poco non scoppiava in una risata amara. Il suo interlocutore digitale era davvero convinto
che avesse bisogno di un altro incitamento?
And in bagno, si guard allo specchio. Si mise il rossetto rosso, che sembrava una pittura di
guerra. Prese la borsa con la pistola e usc. In strada c'era gi ad aspettarla il taxi che aveva prenotato
nel pomeriggio.
Lungo la via vide i manifesti sparsi per la citt come metastasi. A lettere nere su un rosa
dolorosamente acceso non facevano che domandarle:
SEI SICURA?
Norah pens a tutte le storie che l'avevano tenuta sveglia negli ultimi anni, le ripet a se stessa,
pens ai volti dei loro protagonisti. Criminali di guerra, assassini e picchiatori. Pens al violentatore
della sua compagna di universit. Pens all'uomo che sotto gli occhi del figlio aveva legato alla
macchina la fidanzata sospettata di tradimento trascinandola fino a che non era morta. Pens ai pezzi di
merda di ogni giorno che, da qualche parte del mondo, picchiano le mogli. Pens all'uomo che aveva
distrutto la vita di Coco. A lui e a tutti gli uomini che l'avevano fatta franca e che l'avrebbero sempre
fatta franca. Pens ad Arthur Grimm.
S disse piano, ignorando lo sguardo del tassista nello specchietto retrovisore. S, sono
sicura.
La sua mano carezz la pistola nella borsa.
Era pronta per la notte.
55
Sentiva la melodia distorta di un valzer, ma non riusciva a capire da dove provenisse. Le giostre
erano spente. Forse arrivava da uno dei distributori automatici?
Poco prima di scendere al Prater, Norah aveva ricevuto una mail con ulteriore materiale
compromettente sul conto di Grimm che, a voler credere al mittente, era stato denunciato gi due volte
per lesioni fisiche e una volta per tentata violenza, ma era sempre riuscito a farla franca. In allegato non
c'erano solo i documenti, ma anche le foto. Norah clicc sul file AngelikaReiter1.jpg e vide una donna
bionda con i capelli corti, il viso segnato da lividi verdognoli e bluastri, il naso sanguinante e gonfio...
la foto probabilmente era stata scattata dalla polizia. La donna aveva gli occhi chiusi. Sembrava che si
vergognasse e Norah sent avvampare le guance, sent accelerare il cuore, il respiro farsi pi concitato.
Era furiosa, ed era una bella sensazione. Avanti.
Non si era fatta lasciare all'ingresso principale del Prater, ma a quello sul retro. In lontananza
svettava la gigantesca ruota, e Norah fatic a stabilire se stava girando lentamente o se il movimento
era solo un'illusione creata dai suoi nervi sovreccitati. Si lasci la strada alle spalle ed entr nel parco.
A mano a mano che si addentrava i rumori della strada si dileguavano. Poi fu la volta delle persone. Se
all'inizio aveva incrociato passanti solitari che guizzavano fuori dagli alberi spogli e notturni, dopo
pochi minuti ne incroci sempre meno.
All'altezza dell'autoscontro chiuso nei mesi invernali si vide venire incontro una donna che
faceva jogging, e subito dopo due passanti che sembravano seguirla a grande distanza. A parte loro,
non c'era anima viva. Le giostre chiuse creavano un'atmosfera ai limiti del surreale, avevano un che di
inquietante. Niente fari accesi, niente lampeggianti e scintille, niente annunci, voci, schiamazzi
sull'ottovolante, risate di bambini che andavano sulla ruota o supplicavano i genitori di comprargli i
popcorn o lo zucchero filato. E niente musica, a parte il valzer leggero e fugace che sembrava arrivare a
ondate, ora pi intense ora pi deboli, da lontano.
E di colpo, pi niente. La musica si disperse, non un'anima in giro, solo Norah, il buio e una
ruota gigantesca in lontananza che si muoveva come al ralenti e incombeva minacciosa. Era l che
voleva andare, era l che doveva andare, lo sapeva. Alla ruota. All'ingresso principale. Alla piazza da
cui si levava la musica. Era l che lo avrebbe trovato, era l che lui l'aspettava.
Si diresse alla ruota.
Alla sua destra c'era una giostra a seggiolini e, abbandonata com'era, aveva l'aria di un
variopinto salice piangente; i colori pastello che d'estate e di giorno dovevano risplendere in maniera
tanto accattivante erano quasi del tutto inghiottiti dal buio. A un certo punto si lev un cigolio
metallico, un rumore, doloroso e artefatto, che sembrava uscito da un brutto sogno. Norah avanzava,
ogni suo senso si era acuito, il pensiero fisso su Valerie e Grimm, sul libro nella credenza in cucina e
sulla pistola nella borsa, sulla madre di Valerie e sulla donna nella foto e su Coco, e sapeva che non
sarebbe tornata indietro, non importava cosa sarebbe successo.
La ruota si avvicinava e con essa la musica.
La notte era fredda e limpida, e dal momento che tutta l'area davanti a lei era al buio, le stelle
erano ben visibili. Il vento spazzava gli angoli e a un certo punto si sent un rumore sforzato, sembrava
una cerniera mal lubrificata. C'era aria di tempesta.
Norah era quasi arrivata alla radura davanti alla ruota, quando di colpo ebbe la sensazione di
non essere sola. Si blocc per un attimo, si guard intorno, ma non vide nessuno. Stava per riprendere il
cammino quando abbass lo sguardo a terra. E li vide.
Cos piccoli e poco appariscenti alla luce del lampione: uccelli morti che le indicavano la via da
percorrere.
L'arte e la morte
La gente non fa che chiedermi perch lo faccio.
Jrg Immendorff ne ha data una meravigliosa spiegazione attraverso la metafora della ciotola di
zuppa. Immagina di averne una e di sapere che la ciotola  decorata con un meraviglioso motivo che
vedrai solo nel momento in cui finisci di mangiare la densa zuppa che la riempie.
 questo quello che faccio io. Tolgo la zuppa con il cucchiaio perch voglio sapere com' il
fondo della ciotola. Ogni volta. Sono vecchio, eppure mi sento un bambino. Sono eccitato. Ogni volta.
Non mi resta altro.
Tutto  pronto. Una notte stellata e dolorosamente fredda a Vienna. Le note di un valzer e ali
nere.
56
Gli uccelli erano sull'asfalto, le ali aperte in modo anomalo e per un istante, mentre proseguiva
per la sua strada, anche se faceva di tutto per non calpestare nessuno di quei corpicini piumati, Norah si
abbandon ancora all'illusione che non fossero veri. Ma a un certo punto la luce di un lampione
distante illumin gli occhi senza vita di uno di loro e lei ud la voce di Doroteja Lechner, come se fosse
accanto a lei.
I fiori appassiscono. Gli orologi si fermano. Gli uccelli cadono morti dal cielo.
Norah avanzava a passi lenti. Si trovava sul sentiero che, tagliando in due il parco dei
divertimenti, conduceva dritti alla radura antistante la ruota. La zona era confusa, mille ombre, angoli,
nascondigli. Il sentiero non era molto largo e Norah cerc di restare al centro per mantenere la maggior
distanza possibile dai due margini al buio. Ben presto il valzer riprese a farsi sentire, stavolta era
riconoscibile, e in lontananza Norah avvist sul suo piedistallo la piccola statua dell'impresario del
Prater ritratto a braccia aperte e con il sorriso orribilmente congelato. Era questo il posto. Era qui che lo
avrebbe trovato. Qui tutto sarebbe finito.
Ne percep la presenza ancor prima di sentirlo o vederlo. Era alla sua sinistra. Norah si gir e
vide una sagoma scura uscire dal buio. Non la sfior nemmeno l'idea che potesse essere un innocuo
passante, ormai conosceva troppo bene il suo modo particolare di muoversi. Di colpo era di fronte a lei,
a poco pi di due metri, come se volesse sbarrarle la strada. Pantaloni neri, stivali neri, cappotto nero ed
elegante, e il contrasto del suo viso, d'un bianco quasi innaturale, gli occhi chiari, vivaci e seri.
 venuto disse Norah.
Nonostante tutto, una parte di lei era sorpresa che si fosse presentato.
Grimm la osserv il tempo di tre, quattro respiri, la risposta si fece attendere.
Cosa vuole?
Norah trattenne l'impulso di imitarlo. Non era l per fare giochetti.
Voglio sapere cosa  successo.
E lo vuole sapere da me?
Da chi altri, senn?
Grimm rimase un attimo in silenzio.
Tanto lo so che, indipendentemente da quello che le dir, lei non mi creder.
Sentiamo!
Poi mi lascer in pace?
Ha la mia parola.
Grimm scoppi a ridere e Norah si rese conto che stava cominciando a sudare, nonostante il
freddo. Era a due, forse tre passi da lei, e la sua pistola era nella sua borsa, la cerniera aperta, doveva
solo prenderla.
Ha detto di avere delle prove disse.
Norah annu.
Impossibile grid Grimm. Sta mentendo.
Aveva alzato la voce. Se ne rese conto. Si trattenne.
Lei non ha un bel niente aggiunse.
Si tocc con la mano a destra, come se volesse sincerarsi che ci che aveva nella tasca del
cappotto fosse al suo posto.
Se  cos, perch  venuto?
I suoi occhi brillarono nel buio. Con un movimento pi rapido del previsto, le balz accanto e
cerc di strapparle la borsa. Lei lo scart e la sua mano sinistra annasp.
Norah inciamp di lato, si riprese, frug nella borsa, ritrov l'equilibrio. Lasci cadere a terra la
borsa. Anche Grimm si riprese, si gir verso di lei, pronto a sferrare un altro attacco. Vide la pistola
nelle sue mani. Sembr sorpreso, come se si fosse appena svegliato da un sogno, ritrovandosi in un
luogo sconosciuto che non aveva alcun senso per lui. Aveva il fiato corto, si rialz del tutto. La sua
maschera solitamente imperscrutabile si era trasformata nell'espressione di un uomo che si  appena
reso conto di aver commesso un errore che potrebbe costargli la vita. Norah sentiva che le tremavano le
mani e cap che anche Grimm se ne era accorto.
Lei  pazza grid.
Stia indietro disse.
Grimm la fiss.
E se non lo faccio?
I suoi occhi astuti brillarono di malvagit.
Cosa fai, mi spari?
Norah tacque.
Sarebbe omicidio disse Grimm. E non riporterebbe certo in vita la tua amichetta.
Indietro disse Norah.
Grimm le lanci uno sguardo di sfida e Norah indietreggi appena, giusto lo spazio necessrio a
mantenere le distanze. Lui se ne accorse.
Non sparerai disse, e con un movimento fluido infil la mano nella tasca destra.
Norah spar.
Il rinculo fu talmente forte da provocarle una fitta di dolore alle mani, alle braccia e alle spalle e
il rumore cos intenso che per un attimo Norah non sent pi nulla. Per il frammento di un istante i loro
occhi si incrociarono. Il momento si dilat, mostruoso e frattale. Poi Grimm cadde all'indietro, rimase a
terra immobile. Subito cal il silenzio.
Le stelle scintillavano.
La paura
Mi occupo molto di paura. La paura  uno spettro, ci domina eppure non  reale. Siamo noi a
generarla. Ricordo che la prima volta che sono letteralmente morto di paura ero adolescente.
Avevo tredici anni, ero ancora un bambino, ben lontano dalla maturit precoce delle ragazzine
della mia via, che si arrotolavano i capelli sulle dita e si mettevano il rossetto delle madri. Ricordo
ancora bene il nostro giardino: la superficie a prato, che in realt era pi fango che vero e proprio prato,
le piccole aiuole dove mia madre coltivava cetrioli e pomodori, i cespugli di uva spina, e in fondo la
buca per il compost da cui mi tenevo alla larga perch mio fratello mi aveva detto che c'erano le bisce
dal collare, grandi serpenti neri con una macchia gialla in testa (ancora oggi non so se ci fossero
davvero).
Oltre il compost scorreva un piccolo ruscello che segnava un confine naturale con la propriet
del vicino e che potevi facilmente scavalcare con un bel salto.  da l che deve essere venuto l'uomo
che mi colse di sorpresa mentre giocavo a pallone nel giardino. Quando alzai lo sguardo e me lo
ritrovai davanti armato di un coltello, mi sembr tutto talmente irreale che nemmeno urlai. Ero come
pietrificato e osservai quella statua come se fosse uscita da una delle serie tiv o uno dei film
dell'orrore che mi piaceva guardare all'epoca, e che per una specie di magia fosse sgattaiolata nel mio
mondo. Ancora oggi non capisco cosa accadde quel giorno. L'uomo mi si avvicin, e con un gesto
rapido che sembrava studiato, mi fece un taglio in faccia. Dopodich gir sui tacchi e scapp via. Non
venne mai catturato e cos ancora oggi mette le ali alla mia fantasia. Chi era quell'uomo che aveva
ferito un ragazzino grassottello per poi filarsela via? Che motivo aveva? Aveva in mente qualcos'altro
e lo fece per paura? Aveva in mente di rapirmi? Di uccidermi? Fatto sta che mi ha perseguitato per anni
persino nei sogni, e che la paura che ho provato quelle notti era di gran lunga peggiore di quella che
avevo provato nella situazione reale. L'orrore  arrivato solo dopo.
La paura ha insita in s una sua estetica. Una donna che ha paura per esempio  quasi per
principio bella. Hitchcock lo ha capito.  solo che le sue icone di paura erano bionde, mentre le mie
sono more. Personalmente ho vinto la paura quando ho iniziato a trarne piacere. Oggi non temo pi
nulla.
57
Un rumore che sul momento non riusc a identificare, poi una luce accecante. Per un attimo era
cieca, disorientata come un neonato che dopo mesi di buio viene trascinato alla luce. Norah socchiuse
gli occhi, si guard intorno. Fari. Qualcuno aveva acceso i fari di una macchina! E si sentivano dei
passi. Alle sue spalle. Si gir, schermandosi gli occhi con il braccio.
E a quel punto lo vide.
Alto. Robusto. Arrivava dalla ruota, si avvicinava. La luce era abbagliante, eppure Norah riusc
a distinguere sempre pi chiaramente i contorni dell'uomo, come in una polaroid appena scattata. Lei
non distolse lo sguardo, lo aveva riconosciuto subito. La sua goffa figura era inconfondibile, come i
mostruosi giganti delle fiabe dell'infanzia. Era a qualche metro da lei; vestito con estrema eleganza,
sembrava in procinto di andare a un matrimonio o all'Opera. Indossava uno smoking nero, camicia
bianca e portava qualcosa. Lentamente si avvicin, e a quel punto Norah si accorse che era un cilindro,
tenuto con nonchalance sotto il braccio.
Raggiunse il cerchio di luce dei fari. E finalmente Norah lo vide in faccia. I tratti sgraziati che
sembravano modellati in argilla scadente, i pori dilatati, la bocca ferina... e i minuscoli occhi,
spaventosamente intelligenti.
Il professor Wolfgang Balder.
Colui che impiegava corrente elettrica nelle performance artistiche.
Colui che versava sangue di maiale sui passanti.
Che tormentava le donne definendo ci arte.
L'uomo peggiore che Norah conoscesse.
L'uomo che aveva distrutto il viso di Coco, la sua psiche e, per finire, la sua vita.
Il professore. Big B.
Improvvisamente, in una specie di cortocircuito del suo cervello sovreccitato, le venne in mente
come lo aveva definito in un articolo all'epoca. Un ciarlatano. Un criminale violento che si spaccia per
artista. Il fratello disumano di David Copperfield. Un Houdini dei poveri.
E a quel punto cap anche perch le si era presentato in completo. Non era vestito da pubblico
dell'Opera. Ma da mago.
Alla luce fredda dei fari il professore aveva un che di spettrale. Il viso sembrava una maschera
funebre, ma gli occhi scintillavano. Si avvicinava. Sempre pi. Alz le mani... e applaud.
Mentre batteva le mani con una lentezza che rasentava la sfida Norah lo guardava fisso,
incredula. E quando le fu a un passo ne sent l'odore: cos tipico suo, dolce e disgustoso come sangue...
tabacco da pipa.
Norah indietreggi, e finalmente lui smise di applaudire e la guard con tranquillit. Dopodich
pos lo sguardo impassibile su Grimm, ne fiss il corpo immobile ai margini del sentiero al buio. A
lungo. Infine rialz lo sguardo.
La maledizione si  compiuta disse, e sulle prime Norah non cap che non si stava rivolgendo
a lei, ma a qualcuno alle sue spalle. Poi si gir e vide Theresa con una videocamera in mano.
Che diavolo succede? domand Norah.
L'uomo goffo dagli occhi gelidi, vivaci e troppo piccoli per il viso, lasci cadere a terra il
cilindro in maniera disinvolta e sorrise.
Ma signorina Richter disse. Non lo ha ancora capito?
Norah lo guard ammutolita. Non lo vedeva dal loro ultimo incontro a Berlino e aveva
dimenticato quanto la sua figura massiccia e il sorriso sinistro potessero intimorire.
Arte disse Balder asciutto. E poi, sorridendo: Arte cruda, vera, sanguinosa, sudata, sporca,
tetra, pulsante.
Norah indietreggi di un passo.
Non capisco.
Di nuovo il suo sorriso da squalo.
A questo punto credo sia giusto darle una spiegazione disse Balder.
Norah lanci un'occhiata a Theresa, Balder se ne accorse.
S disse.  con me.
Theresa abbass lo sguardo. Norah voleva dire qualcosa, ma non ci riusc.
La maledizione disse a gran voce Balder,  la mia ultima, grande opera d'arte.
La maledizione?
Il professore annu.
L'11 febbraio ucciderai un uomo di nome Arthur Grimm al Prater disse con fare teatrale.
Per un'ottima ragione. E per tua scelta.
Come fa a conoscere le parole che mi ha detto quella donna? domand Norah.
Balder digrign i denti.
Perch l'ho pagata per dirgliele.
Balder osserv il viso di Norah, era palesemente soddisfatto di ci che stava vedendo.
Perch, accidenti? domand Norah.
Balder pieg la testa di lato, come se avesse deciso di aspettare paziente che ci arrivasse da sola.
Arte ripet Norah apatica.
Un esperimento spieg Balder.
Ma balbett Norah. Valerie...
Balder inclin la testa.
Sa cos' una profezia che si autoavvera? domand.
Norah lo guard basita.
Pardon disse divertito. Certo che lo sa.  facilissimo del resto. Una indovina profetizza a
una persona superstiziosa che ben presto nella sua vita entrer un oscuro sconosciuto, e allora
inconsapevolmente la donna superstiziosa far in modo che ci a cui crede diventi realt. Noter tutti
gli uomini che rientrano anche in parte nello schema, cercher la compagnia di questo tipo di uomo... e
a posteriori vedr la profezia realizzata. E sar lei stessa a renderla reale.
Norah continuava a non parlare.
Alla base della Maledizione c' per l'appunto il principio della profezia che si autoavvera.
Come le dicevo: un esperimento. Cosa succede quando si profetizza qualcosa di completamente
assurdo a una persona sana, intelligente e niente affatto superstiziosa? Si realizzer?
Voleva che uccidessi Grimm disse Norah.
Si rese conto che le tremava la voce.
Ma no, cosa va a pensare? disse Balder, portandosi una mano al petto con fare plateale. Mia
giovane signora, la questione non  mai stata che lei uccidesse Grimm. Si  trattato di un esperimento!
Forse Jackson Pollock sapeva come sarebbe stato un quadro prima di aver gettato il colore sulla tela?
Volevo solo vedere cosa succedeva. Il finale era apertissimo. C'erano migliaia di possibili soluzioni,
milioni. Avrebbe potuto ignorare tutta la faccenda. Andare dalla polizia. Chiudersi a riccio. Partire per
un viaggio. Sottrarsi.  stata lei a decidere di compiere ognuno dei passi che l'ha portata qui stasera. 
stata lei a decidere di cercare Grimm.  stata lei a decidere di avere un motivo per uccidere Grimm. 
stata lei a ucciderlo. L'unica cosa che ho fatto io  metterle in testa una frase: L'11 febbraio ucciderai
un uomo di nome Arthur Grimm al Prater, per un'ottima ragione e per tua scelta'.
Norah sentiva la pistola che aveva ancora in mano, non l'aveva lasciata cadere dopo aver
sparato a Grimm. Gett un'occhiata al suo corpo senza vita, si avvicin, gli tast il collo per sentire se
era ancora vivo. Un gesto inutile. Il volto pallido di Grimm era girato di lato, non riusciva a vedere se
gli occhi erano aperti. Inspir ed espir profondamente, si rese conto di tremare ma non sapeva se per il
freddo o per l'odio. Si rialz, si costrinse a girarsi di nuovo verso il professore.
Ho appena sparato a una persona disse con tono spento.
S disse lui trattenendo un ghigno. Che sensazione si prova? Che cosa si prova ad aver
distrutto una vita?
Non  cos grid Norah. Valerie. Grimm. Le prove. La pistola che continuavo a trovare in
casa...
Si interruppe.
Lei mente disse Norah. Non  stata una profezia che si autoavvera.  stato lei!  stato lei a
farlo attraverso me! Questa  opera sua!
Balder tacque, aveva l'espressione di chi non sa se essere fiero o sorpreso.
Come ci  riuscito? domand Norah.
Io non ho fatto proprio niente. Ha fatto tutto lei.
Norah rise senza allegria.
Non serve mentirmi. Ero l. So di non essermi procurata la pistola da sola. So che qualcuno 
entrato nel mio appartamento e so che Grimm conosceva Valerie e...
Si schiar la gola.
Non capisco ripet. Ha ucciso Valerie! Ha...
Colse la risata sommessa di Balder e ammutol.
Ricorda la nostra chiacchierata a Berlino? le domand all'improvviso. La nostra prima
conversazione. All'Adlon.
Norah lo guard fisso.
A un certo punto abbiamo parlato di trucchi di magia. Lei sapeva che all'inizio della mia
carriera mi piaceva introdurre trucchi di magia nelle performance e mi chiese di spiegarle il trucco della
persona che sparisce. Ricorda?
Norah annu.
Le spiegai qual  l'elemento pi importante in un trucco di magia disse Balder. Ricorda
ancora qual ?
La distrazione rispose Norah di riflesso.
Qualunque grande trucco di magia ha bisogno di un'efficace distrazione conferm Balder.
La guard paziente.
Gliel'ho spiegato. Avrebbe potuto saperlo aggiunse con aria di sufficienza.
Valerie... prosegu Norah, ma Balder la interruppe.
Ogni persona ha qualcosa  un avvenimento, una relazione, un fatto  che la definisce, che la
fa agire, la rende ci che . Una volta trovato questo qualcosa, ce l'hai in pugno. Qualunque cosa sia, fa
da leva. E nelle mie ricerche sul suo conto ho capito in fretta che per lei era la morte della sua migliore
amica.
Valerie.
Lo sguardo di Norah torn sul corpo immobile di Grimm. Sent un'ondata di nausea.
Valerie non c'entrava niente disse.
Solo pronunciare il suo nome era doloroso.
No.
 stata una distrazione, e nient'altro.
Giusto.
Balder annu, vederla confusa sembrava divertirlo.
Significa che... cominci Norah, ma si interruppe.
 sveglia disse lui rallegrandosi.
Significa che  stato lui a uccidere Valerie? domand.
Penso di no, no.
Non ci credo url Norah. Sta mentendo!
Balder fece spallucce.
Gli ho sparato ripet Norah con voce spenta.
Gli ha sparato per davvero disse Balder lento, come se anche lui stentasse a crederci. Non
esagerava nei suoi reportage. Lei  davvero una tiratrice fantastica!
Per un attimo Balder si zitt.
Basta piangere sul latte versato. Quel che  fatto  fatto.
Non capisco url Norah, Perch lui? Se era innocente... Perch Arthur Grimm?
Balder la guard indulgente, come se fosse una bambina tarda di comprendonio.
Abbiamo cercato uomini che erano nei paraggi quando la sua amica  morta, e che adesso
vivono a Vienna. Uomini che in teoria potevano aver conosciuto Valerie. La scelta non era ampia, ma
abbiamo avuto un colpo di fortuna. Andava benissimo. Che viso! Bello, senza dubbio. Ma aveva
qualcosa di inquietante, no?
E per questo doveva morire?
Non sono stato io a sparargli url Balder con finto sdegno.  stata lei!
Mostr di nuovo i denti, la sua versione di sorriso.
A proposito, a Berlino sarebbe stato Leon Weiss aggiunse.
Cosa? domand Norah confusa.
S! Mesi di pianificazione, e per poco non mi mandava a monte tutto disse Balder. All'inizio
la performance doveva tenersi a Berlino: L'11 febbraio ucciderai un uomo di nome Leon Weiss. E via
dicendo. Il suo improvviso trasloco ha sconvolto i nostri piani costringendoci a improvvisare. Alla fine
per Vienna ha offerto un palcoscenico anche migliore. Vienna  il luogo giusto per morire, non lo
pensa anche lei?
 questo quello che voleva? chiese Norah indicando Grimm.
Balder rest in silenzio.
Lei  responsabile quanto me della sua morte!
L'unica cosa che ho fatto  lanciare una profezia. Nessuno l'ha obbligata rispose lui calmo.
Lei mi ha fatto credere che avesse ucciso Valerie!
Balder allarg le braccia, non disse nulla.
Perch io? chiese Norah. Perch mi odia cos tanto? Perch l'ho messa in ridicolo sulla
stampa?  per questo? Perch ho preso le difese di Coco?
Ma per favore. Che meschinit.
E allora perch?
L'espressione divertita di Balder mut e si fece autenticamente pensosa.
Non lo so disse infine. Chi pu dire perch un argomento  pi interessante di un altro?
Perch preferisce Mahler a Mozart? Perch trova affascinante una persona e non le altre trenta che sono
nella stessa stanza? Da artista mi fido del mio istinto.
E lei questo gioco malato lo chiama arte?
Gioco malato ripet Balder lento, sorridendo indulgente come un padre amorevole con il
figlio che lo ha deluso. Lo dice solo perch  coinvolta direttamente. Dovrebbe fare un passo indietro
e guadagnare la visione d'insieme.  grandioso, mi creda.
Si interruppe un attimo per riflettere.
La morte non  forse l'opera d'arte pi grande? aggiunse infine.
E dal momento che Norah non ribatt, prosegu.
Una volta in un articolo ha scritto che si augurava di vivere in un'opera d'arte. Ho realizzato il
suo desiderio per tre settimane. S, ho documentato La maledizione. S, condivido la mia arte con il
mondo. Ma alcune parti importanti erano destinate solo e soltanto al suo sguardo. Solo lei ha percepito
il gorgo della maledizione, solo lei ha visto gli uccelli morti cadere dal cielo, solo lei ha premuto il
grilletto. Non avrei mai scelto una protagonista che non si intendesse d'arte. Avrei sprecato la mia
opera d'arte.
Cazzate url Norah. Cazzate e nient'altro. Per lei  solo una questione di potere, e
nient'altro. Forse di ego malato.
Balder alz le folte sopracciglia.
Per colpa sua ho ucciso un innocente url Norah.
Come le ho gi detto riprese Balder, e Norah colse la rapida occhiata che gett alla
videocamera. La questione per me non  mai stata la morte di quest'uomo. Per me si  trattato
semplicemente di un esperimento, per cos dire.
Cazzate ripet Norah. Questa  follia, Balder, e lei lo sa. Mi dica come ci  riuscito!
Norah colse la sua esitazione e lo sguardo che lanci a Theresa.
Vuoi che spenga la videocamera? disse piano Theresa.
Lui annu.
Okay disse. Okay.
Balder inspir ed espir profondamente, pens da dove partire con il racconto.
Okay ripet. La pianificazione per La maledizione  cominciata cinque mesi fa. Abbiamo
avviato il casting di alcuni personaggi. In primis quello di Cassandra, colei che profetizza la
maledizione. Poi siamo passati a osservare lei, signorina Richter. Le sue abitudini, le cose che
preferisce. Amat victoria curam... la vittoria ama la preparazione.
Osservarmi ripet Norah apatica. Non aveva notato nulla, a ogni modo non a Berlino.
Oh s disse Balder senza riflettere. Ma i suoi profili social, il suo blog e le sue mail, per cos
dire, hanno fruttato molto di pi. Come la gran parte della gente, lei non si rende conto di quante cose
di s rivela spontaneamente.
Il pensiero di Norah corse subito al vecchio post che aveva scritto tanti anni addietro sulla morte
della sua compagna di scuola Valerie, dopo che una star di Hollywood si era tolta la vita. Cominci a
girarle la testa.
Le altre informazioni le abbiamo comprate disse Balder con tono sobrio. Alla fine le
informazioni a mia disposizione sul suo conto erano pi che sufficienti per poterla distrarre. Non mi 
costato granch, a parte un po' di tempo e abilit.
Voleva che lo uccidessi insistette Norah. Perch sapeva che non temevo pi un'accusa di
omicidio.
Balder sogghign, ma non disse una parola.
Mi ha rubato il telefono disse Norah. Ha violato la mia posta elettronica...
Balder annu rapido.
La sua e quella dei suoi amici conferm.
Ha spiato il mio telefono e...
Balder scoppi a ridere divertito.
Andiamo signorina Richter, non sono mica la CIA! Sono solo un artista. Ho usato solo
inventiva, audacia e un pizzico di ingegneria sociale.
Norah non replic.
Ogni tanto non sono riuscito a evitare qualche bel trucchetto di magia e qualche allusione. Il
coniglio bianco nel suo appartamento e il cilindro... il simbolo del mago. La vanitas, gli uccelli morti...
sono sempre stato incline alla teatralit, lo ammetto.
Rise di gusto.
Credo che in questo ci somigliamo.
Norah lo guardava fisso. A meno di cinque metri c'era il cadavere di Arthur Grimm... e Balder
rideva.
Come se le avesse letto nel pensiero, il professore abbass lo sguardo sul corpo immobile. Poi
guard di nuovo Norah.
Glielo dissi una volta, ricorda?
Cosa?
Che io e lei non siamo poi cos diversi rispose Balder.
La osservava con sguardo indagatore e Norah sent che stava venendo al nocciolo della
questione.
Ma quel giorno le dissi anche un'altra cosa. Non rammenta?
Lo scintillio nei suoi occhi le rivel che era da tanto che aspettava di dire quello che le avrebbe
detto.
Le dissi che le donne come lei devono sempre dare l'impressione di essere migliori degli altri.
Ma lei non  cos.
Rise piano, poi si fece serio, si chin verso di lei per sussurrarle nell'orecchio.
Ma tu non lo sei ripet. Guardati.
La guard in faccia da vicino, poi indietreggi di un passo. Un altro. Un altro ancora. E ancora
un altro. Come se volesse contemplare la sua opera nell'insieme. Prese tempo. Osserv Norah
immobile. Alla fine raccolse il cilindro, gli diede qualche colpetto per pulirlo. Allarg le braccia e
lentamente si inchin. Quando si rialz, calz il cilindro, guard Norah con un ghigno, si gir e se ne
and. Via via scompariva nel buio oltre la luce dei fari.
Norah stringeva la pistola talmente tanto forte che il metallo le tagli la mano.
Ha commesso un errore gli grid.
Il professore si ferm, si gir lento e la guard con un misto di curiosit e divertimento.
Ma davvero?
S.
E sarebbe?
La sua brillante messinscena termina con me qui davanti a lei... con in mano una pistola
carica.
Norah sollev il braccio. La punt su di lui. Balder scoppi in una risata.
C'era solo una pallottola in canna disse.
E chi le assicura che non l'ho ricaricata?
Balder digrign i denti.
Sta bluffando.  un revolver molto particolare. Dove si sarebbe procurata le pallottole...
Norah spar in aria, cancellando il ghigno dalla faccia di Balder.
Mi ha pedinato, intimidito, manipolato disse Norah. Si  introdotto in casa mia. Mi ha
mandato nel panico per poi mettermi in mano una pistola carica. Non  stato un esperimento. Lei aveva
un obiettivo ben preciso. Voleva che uccidessi Arthur Grimm. Qui. Oggi. Apparentemente in maniera
consapevole.
Balder alz le mani grassottelle per calmarla.
Lo dica incalz Norah. Alla telecamera.
Le telecamere sono spente da un bel po' mormor Balder.
No disse Theresa, che era rimasta in silenzio nell'ombra e aveva registrato tutto con il
telefono puntato su Balder. Le telecamere sono accese.
Balder la guard attonito.
Che diavolo...
Mi hai fatto nascondere in casa sua una pistola vera disse Theresa. Fottiti, Balder.
Viscida di una troia! le disse. Sei finita, da' retta a me. Me ne occuper personalmente.
Be', se adesso le piazzo in testa una bella pallottola, non credo che dovr preoccuparsene,
no? disse Norah.
Balder socchiuse gli occhi.
In altre circostanze probabilmente Norah sarebbe scoppiata a ridere, l'espressione sul viso di
Balder aveva un che di comico. Si capiva chiaramente che il cervello era all'opera, ma poi tutto il suo
viso, tutta la pelle dai pori dilatati sembrarono sprofondare di un centimetro. Un vecchio colto di
sorpresa. Solo lo sguardo gelido ricordava che persona pericolosa fosse.
Dillo ripet Norah.
Balder taceva.
Norah teneva ancora la pistola puntata contro il petto di Balder, impugnandola con entrambe le
mani, come le avevano insegnato.
Alz le braccia e gliela punt alla testa.
Okay disse lui. Okay. Stai calma.
Okay, cosa?
D'accordo. S, lo volevo url Balder.
Cosa voleva?
Volevo che gli sparassi. Volevo che la maledizione si compisse url. La morte come opera
d'arte. Come opera d'arte suprema.
Dove ha preso la pistola?
Me l'ha procurata Anton.
Chi  Anton?
Un amico.
Theresa sapeva che era vera e che era carica? domand Norah.
Balder inspir ed espir profondamente, come se fosse annoiato.
No disse. Non lo sapeva.
Dopodich gett uno sguardo gelido a Theresa.
Segu una pausa e per un attimo cal il silenzio, anche il valzer era finito. Di colpo Norah vide
che Balder non guardava pi lei, ma un punto nel buio alle sue spalle. Sul suo viso prendeva forma uno
stupore incredulo. Norah abbass leggermente la pistola, senza per perdere di vista Balder,
indietreggi di due passi e si guard intorno. Nel buio, fuori dal cerchio di luce dei fari, qualcosa si
muoveva. Era come se una sagoma scura uscisse dal terreno.
Grimm.
Credo che a questo punto posso tirarmi su, no? disse rompendo il silenzio.
Norah lo vide rialzarsi e pulirsi i vestiti, poi si gir di nuovo verso Balder.
S rispose, senza distogliere lo sguardo dal viso del professore. Credo di s, certo.
La mimica di Balder era una ridda di emozioni.
Non  affatto...? balbett. Non lo ha...
Scoppi a ridere esterrefatto.
Cazzo, ero davvero convinto che l'avessi fatto. Mio Dio, mi hai fatto prendere un tale
spavento, io...
In ginocchio disse Norah.
Il professore la fiss incredulo.
Non dirai sul serio.
Subito!
Norah fece un breve cenno con la pistola, e Balder si inginocchi con fare cerimonioso.
Nonostante il freddo della notte, la sua fronte era imperlata di sudore.
Adesso ha la possibilit di chiedere scusa disse Norah.
Mi dispiace si affrett a dire Balder. Signorina Richter, signor Grimm... mi dispiace. Non
volevo. Era un esperimento. Nient'altro. Non volevo che qualcuno si facesse male, doveva solo...
Stia zitto disse Norah. Dio!  insopportabile! Ogni volta che apre bocca dice una bugia!
Balder la guard.
E inoltre non dovrebbe chiedere scusa a noi. Ma a Nicolette Thiel.
La bocca di Balder si apr e si richiuse. Norah colse la tensione nei muscoli della sua possente
mascella. Sembrava intenzionato a ribattere.
Nella telecamera! disse Norah.
Balder digrignava i denti.
Forza! url Norah.
Coco disse Balder. Coco. Mi dispiace. Non volevo causarti dolore, te lo giuro. Il mio unico
interesse era l'arte. Ho sempre considerato un dovere sondare i limiti e...
Chiuda il becco lo interruppe Norah, e lui ammutol.
Non ho mai sentito scuse peggiori in vita mia.
Balder sembrava un cane smanioso di eseguire un nuovo pezzo di bravura per soddisfare il
padrone, ma senza riuscirci, purtroppo.
Norah rimase a lungo in silenzio. Aveva tutte le risposte. Non le restava che prendere una
decisione. E la prese. Balder doveva avergliela letta negli occhi, perch sul suo viso si fece strada
un'espressione di assoluto terrore. Anche Theresa doveva averla colta.
Che fai? domand, la sua voce sembrava in preda al panico.
Metto fine a questa storia.
Non erano questi i patti! Volevamo solo spaventarlo!
Stia zitta intervenne Grimm. Questo pezzo di merda era convinto che mi avesse sparato e
non ha battuto ciglio.
Theresa lo ignor.
Non farlo disse. Le tremava la voce. Chiamiamo la polizia. Se ne occuperanno loro.
Norah non rispose, strinse ancora pi forte la pistola nella mano destra. Il sudore le imperl il
labbro superiore.
Norah disse Theresa disperata. Non puoi farlo.
Norah la ignor.
Impugn la pistola con entrambe le mani e mir.
58
22 ore prima, Norah
Mentre scendo dal treno il mio sguardo si posa sull'orologio del tabellone e mi rendo conto che
il giorno che mi spaventa da settimane di colpo  arrivato. Mentre mi faccio largo tra la gente, mi sento
pervadere da terrore misto a sollievo, perch da un lato ho paura di quello che accadr oggi, ma
dall'altro sono contenta che entro ventiquattro ore sar tutto finito. Non salto sul primo treno utile in
arrivo, non fuggo, ma vado incontro alla giornata.
Il maledetto 11 febbraio.
Mentre mi avvicino all'atrio della stazione sento della musica e penso alla morte, ai miei amici
e a Valerie, e mi rendo conto che stanno suonando un requiem e resisto alla tentazione di fermarmi ad
ascoltare, sprofondandomi dentro come in un lago di notte. L'unica cosa che voglio  andare a casa.
Proseguo, mi sembra di attraversare una tempesta di neve, mi stringo nelle braccia, e intanto continuo a
sentire le note lente del pianoforte. Segue il silenzio, inizia un pezzo nuovo... e non tardo a capire. C'
qualcosa di strano. Ignoro ancora cos' che attira la mia attenzione, ma mi fermo. Riconosco il pezzo.
La Sonata al chiaro di luna.
Di nuovo la sensazione di essere osservata. E di nuovo quel profumo repellente. E
all'improvviso capisco a cosa associo il profumo del tabacco da pipa. Non il fumo di pipa in s. Ma un
preciso profumo maschile ormai fuori moda. Lo sento di nuovo, dolciastro e al tempo stesso acre,
nauseabondo. Di colpo so a chi lo associo: al professor Wolfgang Balder. L'ex di Coco. Il peggior
uomo che abbia mai conosciuto. L'uomo che ha distrutto la vita di Coco, che mi  costato il lavoro, la
mia relazione, la mia vita di un tempo.
Di colpo piove sangue. Gocciola dal soffitto, ricopre il pavimento di striature scure, riveste la
pelle delle persone che cadono a terra come marionette, ne incolla i capelli. Ne sento l'odore, ne
avverto il sapore metallico, dolciastro e disgustoso, sulla lingua, e nell'atrio non c' pi anima viva,
ognuno  a terra nel proprio sangue, siamo rimasti solo io e il pianista. Lui continua a suonare la sua
piccola melodia malinconica, solo per me e per lui, mentre tutto affoga nel nero e nel rosso.
Strizzo gli occhi, la stazione  di nuovo la stazione, e le persone si dirigono ai binari o
all'uscita; non c' sangue, c' la quotidianit e nient'altro. La visione non  durata che due o tre
secondi, perlomeno cos mi pare.
So dove ho gi visto questa scena... non esattamente cos, ma simile: a Berlino. In un museo.
Una stazione, passanti ignari e centinaia di litri di sangue finto. Una delle provocazioni che ha
guadagnato a Balder molti articoli; e la fama nel mondo. Esco dalla stazione, la musica continua a
risuonarmi dentro e a un tratto ricordo l'ultima volta che l'ho sentita. Non solo simile, ma esattamente
cos.
 stato a Berlino. In un hotel. Nel bar dell'Adlon. Durante la nostra prima intervista a un tratto
Balder si  alzato, si  seduto al pianoforte e ha iniziato a suonare. All'improvviso so che c' lui al
pianoforte della stazione.
Mi  tutto chiaro. Non capisco niente, ma so. Il professore. Mi ha seguito a Vienna. Perch ci
che  successo a Berlino non  bastato. Perch non gli  bastato che io abbia perso il lavoro e il
compagno. Secondo lui, me la sono cavata con troppo poco.
Penso alle botte, agli elettroshock e a un bisturi.
Penso a Coco, lui l'ha distrutta. L'ha isolata dai suoi amici e dalla famiglia, l'ha manipolata e
sedotta, ha lavorato sia dentro sia fuori, ricorrendo a pugni, parole e infine a un bisturi. Penso al viso di
Coco, a com'era un tempo, bello e fanciullesco, innocente e un po' naf, un'Alice nel posto sbagliato in
un orribile paese delle meraviglie.
Il professore ha definito quello che ha fatto a Coco arte. Arte concettuale. Una performance.
Nessun tribunale ha potuto o voluto punirlo.
Penso al suo viso oggi, una parte intatta, l'altra devastata... non solo dalle cicatrici lasciate dal
bisturi, ma soprattutto dai tagli profondi che hanno reciso in maniera irreversibile i muscoli, alterando
per sempre la mimica facciale. Due facce.
Balder l'ha definita opera d'arte, Dr Jekyll e Misses Hyde.
 questo l'uomo con cui ho a che fare.
L'uomo che disprezzo come nessun altro al mondo.
Il professor Wolfgang Balder.
Prendo un taxi. Bevo una vodka. Cerco di calmarmi. Mi incammino verso casa. Mentre salgo le
scale penso a Valerie. Penso ad Arthur Grimm e alla donna che mi ha parlato di lui al telefono. Penso a
Sandra, la persona pi precisa e pi degna di fiducia che conosca, e che mi ha assicurato che Grimm 
innocente.
E vedo me stessa, come da fuori, tengo una pistola puntata su Grimm, leggo il terrore sulla sua
faccia e...
Di colpo non provo pi insicurezza n paura, sento solo certezza e odio.
Grimm  innocente. Non ha fatto niente a Valerie. Probabilmente non ha fatto nulla ad anima
viva. Sandra aveva ragione.
 stata tutta un'illusione.
Una messinscena.
Una performance.
Uno dei giochetti malati di Balder, nient'altro.
Entro in cucina per bere un bicchiere d'acqua e quando vedo la pistola, il gemello del revolver
che ho gettato nel Danubio, ho come l'impressione che sia stato il mio odio ad attirarla qui.
Bene, mi dico prendendola in mano.
Se quel che penso  vero, stanotte uccider davvero un uomo.
59
Dopo essermi calmata, mi siedo al portatile e googolo il nome di Balder. In fondo alla sua
pagina su Wikipedia trovo il link al suo sito, ci clicco sopra.
Il mio schermo diventa nero, poi vedo comparire un conto alla rovescia.
20h 58m 32s
Faccio un rapido calcolo e capisco che il countdown finir stasera alle ventidue. Scorro la
pagina su e gi, capisco che devo cliccare sulla finestra del conto alla rovescia. Appare una scritta.
Recita La maledizione. E sotto: Performance. E infine:  11-2-2017
Fisso lo schermo.
La maledizione.
Dopodich googolo Balder + la maledizione e, per quanto non nutra grandi speranze, faccio
subito centro. Un'intervista con un quotidiano tedesco, neanche due settimane fa. La scorro pi veloce
che posso. Ecco il passaggio.
Qual  il senso del suo prossimo progetto? Sull'homepage del suo sito compare un conto alla
rovescia, che terminer il prossimo 11 febbraio. E un titolo di cattivo auspicio: La maledizione.
La maledizione sar la mia ultima performance in assoluto. Lavoro con materiali video, digitali,
umani.
 interessante che lei definisca materiali le persone. Ha sempre attirato critiche per il modo
con cui tratta i partecipanti alle sue opere d'arte. Pi volte  stato persino accusato di lesioni fisiche
e...
Ed entrambe le volte non si  arrivati a processo. L'arte  libert. Per fortuna vale ancora il
principio. Per me tuttavia  sempre stato importante che nessuno si senta obbligato. La gente ha
partecipato volutamente alle mie performance... anche quelli che poi mi hanno denunciato.
Le sue accusatrici dicono che lei le ha manipolate.
Ma che significa manipolate? Cos' la manipolazione? Non ci manipoliamo di continuo l'un
l'altro? Dove comincia? E dove finisce? Forse che i bambini non sono gi dei brillanti manipolatori?
A dar retta alle pagine della cultura tedesche lei  il maestro della manipolazione.
Se questa vuole essere una scomunica, le dir: il titolo non mi offende. Mi  sempre piaciuto
giocare con la manipolazione dei modi di vedere abituali, ho sempre amato infrangere i paradigmi in
uso.
Cosa c' al centro della sua ultimissima performance?
Preferisco non svelarne i particolari. Ma fondamentalmente ha a che fare con il libero arbitrio. E
la morte.
Ha l'aria di essere tetra.
Dipende dal modo di vedere. Certe persone considerano la morte come qualcosa di fosco,
negativo. Ma la morte di per s non  forse la pi grande opera d'arte?
Grazie per l'intervista.
Mi serve tempo per capire.
Cerco di richiamare alla mente la mia prima intervista a Balder. Ricordo i passaggi andati in
stampa, ma non tutte le schermaglie che l'hanno preceduta, accompagnata e seguita. Di cosa abbiamo
parlato? Cosa gli ho rivelato di me stessa?
Tempo qualche minuto di ricerca e recupero dal computer il file audio della chiacchierata che
ho registrato, naturalmente. Controvoglia lo apro ed ecco risuonare la voce profonda di Balder, e me lo
rivedo davanti: prendiamo un caff all'Adlon  non poteva che essere l'Adlon  e mi squadra con i suoi
minuscoli occhi vivaci. Ancora non immagino la fatica di nascondere il mio disgusto nei suoi confronti
dietro la corazza della professionalit, non immagino le avance che mi far. Salto la parte dei
convenevoli iniziali, clicco di nuovo su Play.
Ho letto il suo reportage sulle armi sta dicendo Balder. Affascinante.
Davvero?
Le armi mi sono sempre piaciute. A lei no?
Ho risposto qualcosa, ma il sonoro non  molto chiaro. La voce di Balder  molto pi forte e
chiara, sicuramente perch avevo piazzato il registratore vicino a lui... e perch, a quanto ricordo,
diversamente da me non aveva il minimo interesse a parlare a bassa voce per evitare che gli altri ospiti
fossero costretti a sentire.
Perch ha fatto il reportage se pensa che le armi siano orribili?
Forse proprio perch penso che siano orribili.
Cos'hanno di tanto orribile le armi?
Quello che ti permettono di fare  orribile.
Uccidere una persona?
Ammesso che gliene abbia data una, la mia risposta non si sente.
Pensa che potrebbe farlo? domanda Balder. Uccidere una persona?
No mi sento dire ridendo. Credo di no.
Di cosa ha paura, allora?
Chiudo il file, ho ascoltato abbastanza. Dopo l'intervista avevo convinto la caporedattrice a non
limitarsi a pubblicare la semplice chiacchierata con Balder, ma a realizzarne qualcosa di pi
importante. Lei era d'accordo.
Al secondo incontro con il professore avevo conosciuto Coco. E aveva avuto inizio la
catastrofe. Non avevo mai lavorato cos tanto a un reportage, e una volta pronto, quando lo avevo
mandato in stampa  per fortuna senza che la mia caporedattrice lo leggesse, dal momento che era in
ospedale per un'appendicite  sapevo che non era imparziale. Perch mi ero completamente schierata
dalla parte di Coco e delle altre donne che lui aveva picchiato.
Al diavolo, avevo pensato. Quel pezzo di merda se lo merita.
Chiudo il portatile, la mia improvvisa calma  la prova che non ho capito appieno le
implicazioni di ci che ho appena scoperto.
 tutta una messinscena di Balder.
Ha senso. Che l'inquietante mendicante sia in realt un'attrice, che Sandra sia convinta
dell'innocenza di Grimm. Ha tutto senso. La consapevolezza si fa strada lentamente nella mia
coscienza.
Grimm  innocente.
Valerie si  suicidata.
 tutto.
No, penso. C' dell'altro.
Se  stato Balder a orchestrare ogni cosa, non c' nessuno che mi ha messo in mano una pistola
perch fossi l'esecutore di una sorta di giustizia veterotestamentaria, come ho erroneamente pensato.
C' solo un porco smanioso di mettersi in luce, che farebbe di tutto per non annoiare il suo pubblico
abulico, sovreccitato e obeso.
Mi avrebbe lasciato uccidere un innocente.
Di colpo sento la voce di Coco: Ho paura che ti succeda quello che  successo a me. Che ti
distrugga. Che tu finisca per perdere tutti, persino te stessa.  bravo a farlo, sai? Individua i tuoi punti
deboli e ci si attacca. All'inizio non te ne rendi conto. Con me ha cominciato isolandomi dai miei
amici. Quando l'ho capito era troppo tardi.
Penso a Max e Paul, che all'improvviso mi hanno tagliato fuori. Penso a Tanja, che di colpo mi
ha voltato le spalle... e devo sapere subito. Prendo il telefono, vedo le chiamate perse  di Max, di Coco
 e compongo il numero. Alcuni squilli e poi una voce allarmata.
Pronto?
Tanja, ciao dico. Sono Norah. Ti ho svegliato?
No. Che c' di tanto urgente che non pu aspettare domani?
Devo saperlo dico. Perch da un giorno all'altro mi hai voltato le spalle? Non l'ho mai
capito, ed ero troppo offesa per domandartelo.
Tanja rimane in silenzio per un attimo.
Andiamo, Norah dice. Cosa sono questi giochetti?
Che vuoi dire?
Ho letto la tua mail. Me l'hai mandata per sbaglio.
Scoppia in una amara risata.
Succede molto pi spesso di quel che si pensi aggiunge. L'ho raccontato a un paio di amici
e ho scoperto che non sono l'unica a cui  capitato. Quando ti lamenti tanto di una persona la pensi
intensamente, di conseguenza capita che per sbaglio mandi il messaggio proprio alla persona di cui hai
sparlato invece che al vero destinatario.
Tempo un attimo e finalmente ho capito.
Pensi che io abbia parlato male di te in una mail? domando. E che non volendo l'abbia
spedita a te?
Tanja tace.
Quanto sono idiota dice. Ero convinta che mi chiamassi per scusarti.
Tanja, ti prego non riattaccare mi affretto a dire. So che pu sembrare una stupida scusa, ma
non sono stata io. Non ti ho scritto io quella mail. Tempo fa qualcuno  entrato nel mio account di posta
e solo adesso comincio a capire la portata dei danni.
Di nuovo silenzio.
Okay dice infine Tanja. Capito. Auguri.
Segnale di occupato. Resto a guardare il telefono. Tanja ha riattaccato. Al posto suo, neanch'io
ci crederei, penso.
Ho bisogno di un po' di tempo per riprendermi prima di chiamare Coco. Non so bene cosa dirle
e cosa tacerle. Decido che non le dir nulla. Mi limiter a tranquillizzarla, come sempre. A esserci. Il
tempo di uno squillo e risponde.
Balder dice, senza neanche un pronto. Sembra in preda al panico.  a Vienna, Norah.
Chiudo per un attimo gli occhi.
Lo so dico. L'ho visto.
Segue per alcuni secondi un fruscio appena percettibile. Non mi chiede cosa so e come faccio a
saperlo.
Credi che sia un caso se di colpo  a Vienna anche lui?
No dico. Credo di no.
Credi che sia l per te? Oh, tu non immagini quanto sia vendicativo! A una sua ex assistente
ha...
S interrompo il fiume di parole di Coco. Credo che sia qui per me.
Merda! dice Coco.
Concordo, penso.
Norah, ho letto che ha in programma qualcosa di grosso. Qualcosa di veramente grosso.
Lo so.
Ho paura che uccider qualcuno dice Coco.
Non esattamente, penso, ma dico: Non preoccuparti per me.
Che farai?
In questo momento la sento piena di speranza, come una bambina.
Non lo so.
Mi sembra di sentirla sorridere. Sa che le ho appena mentito, perlomeno io penso che lo sappia.
Fai attenzione dice. Okay? Non voglio che ti succeda qualcosa.
Ma certo che far attenzione.
Promettimelo dice.
Te lo prometto dico.
Due bugie nel giro di poco tempo.
A seguire chiamo Max. Nonostante la tarda ora, anche lui risponde subito.
Ehi dice.
Ehi gli faccio eco. Ho visto che hai provato a chiamarmi.
S! Cavolo!  tutto talmente assurdo.
Max, prima di tutto devo chiederti una cosa.
Spara.
Tempo fa mi hai scritto che Paul stava male e tu dovevi occuparti di lui, per questo non
potevate uscire con me, ricordi? Ma quella stessa sera eravate con gli amici al Goldfinch. Te lo giuro,
non vi ho spiato, ma vi ho visto. Non sono pi offesa, ma mi piacerebbe sapere...?
Cosa? mi interrompe Max confuso. Paul malato? E quando sarebbe successo?
Riflette.
Dunque, ricordo la serata al Goldfinch dice. Ma non capisco di quale mail parli. Tra l'altro,
se devo essere sincero trovo un po' curioso che tu ti sia offesa. Se qualcuno qui aveva un motivo per
offendersi quello sono io.
Che intendi?
Ma insomma, ti avevo invitato per presentarti un paio di amici viennesi. E non mi hai risposto.
E poi non rispondi pi al telefono per settimane. Ho pensato che avevi ripreso a drogarti o roba del
genere.
Il mio cervello lavora a pieno ritmo. Ormai ne sono sicura. Durante la mia prima settimana a
Vienna non avevo cambiato posto al telefono, qualcuno me lo aveva preso. E questo qualcuno deve poi
essere riuscito ad accedere alle mie mail e messaggi; a cancellare quelli ricevuti, come nel caso di Max,
e a spedirne a mio nome, come la mail che ha fatto arrabbiare Tanja.
E cos' questa assurdit per cui saremmo stati malati? prosegue Max. Paul mi obbliga a bere
ogni mattina un succo fresco a base di spinaci, sedano, limone annessi e connessi.  disgustoso, ma in
compenso  una vita che non ci ammaliamo.
Non era stato Max a scrivere il messaggio.
Rimango in silenzio, mi gira la testa. Se la mail era un fake, quante altre cose erano false?
Norah, che succede? domanda Max di fronte al mio silenzio.
Non preoccuparti dico. Te lo spiego pi tardi. Promesso. Prima per raccontami la tua
novit.
Okay. Okay. Dunque, ho parlato con l'agente teatrale di Doroteja Lechner. E sul serio era stata
ingaggiata per uno spettacolo di arte concettuale. Come dicevamo, nel ruolo di Cassandra. Non ha
voluto rivelarmi chi  stato a ingaggiarla, perch c' una specie di clausola che la obbliga al silenzio.
Ma un paio di cosucce gliele ho tirate fuori.
Mi chiedo che bugie le abbia propinato per carpire qualche informazione. Ha flirtato con lei?
Un giorno glielo chieder.
E allora? domando.
La Lechner pensava che fosse un lavoro alquanto strano, ma alla fine non le importava perch
l'avevano pagata subito e bene, e perch l'artista che l'aveva ingaggiata era famoso per le sue idiozie
galattiche.
Wow!
Puoi ben dirlo, sorella. Insomma, volevo solo che tu lo sapessi. La cosa conferma le ricerche di
Sandra. Probabilmente questo Grimm non ha fatto nulla. Qualcuno vuole portarvi allo sfinimento. Tutti
e due.
Incredibile dico, ma con voce spenta.
S continua Max. Credo che dobbiamo tutti digerire questa faccenda. A ogni modo, 
importante che resti a casa. Non ho idea di cosa intenda fare il pazzo per attirarti al Prater, ma in ogni
caso ricordiamoci che non bada a soldi e sforzi.
Non so cosa dire ed  proprio cos.
Lo so,  davvero un po' troppo. Ma domani non ti lasceremo sola. Perci non preoccuparti.
Oggi.
Cosa?
Oggi  gi l'11 febbraio.
Giusto risponde Max. Oggi.
Max? dico. Grazie.
Di che?  sinceramente confuso, e gli voglio bene ancora di pi.
Ci sentiamo pi tardi concludo e riattacco.
Cassandra, penso. Come la profetessa che preannuncia sciagure, a cui per nessuno crede.
60
Suono alla porta di Theresa. Quando mi apre ha gli occhi rossi e lucidi... come se si fosse
appena svegliata.
Vengo a farti un saluto le dico e lei, con faccia meravigliata, mi invita a entrare. Mentre la
seguo in soggiorno tiro fuori la pistola dalla cintura dei pantaloni.
Theresa mi guarda come se le avessi appena dato uno schiaffo, e sinceramente la capisco. Deve
essere spaventoso ritrovarsi nel proprio soggiorno con una pistola puntata contro. Per fortuna a me non
 ancora successo. Ma lo ammetto, la mia compassione  limitata.
Che significa? chiede.
Scuoto la testa.
Non fare la parte con me dico. Non ho tempo per certe cose.
In un attimo ha digerito la situazione e cambiato atteggiamento,  ammirevole.
Cosa  stato a tradirmi? chiede.
Niente.  che sono diffidente. Ho chiesto a un mio vecchio amico di fare qualche verifica. Era
solo una sensazione.
E adesso, che succede?
Adesso ti siedi sul divano e mi racconti tutto quello che voglio sapere.
Theresa mi lancia uno sguardo che non riesco a decifrare, si allontana di qualche passo come se
temesse che la picchi. Con un cenno del capo indica la pistola nella mia mano.
Non mi fa paura, sai? dice.  finta.
La osservo a lungo, cerco di decifrare la sua espressione. Non sta bluffando. Non lo sa davvero.
Controllo di nuovo che la pistola abbia la sicura, apro il tamburo e glielo mostro da vicino.
Ti sembra finta?
Theresa guarda fisso la pistola.
Non lo so risponde attonita.
Mi hai messo tu in casa questa pistola di nascosto, vero?
Non risponde.
Una copia finta. Doveva essere una copia finta. Non una pistola vera!
Il suo viso si scolora e di colpo Theresa sembra pi fragile, pi giovane che mai.
Era... singhiozza, ricomincia. Era carica?
Annuisco.
Una pallottola dico. Ma del resto non me ne servirebbero di pi.
Non capisco...
Siedi! la interrompo, indicandole con la pistola il divano.
Stavolta obbedisce.
So che studi arte e lavori per Balder dico. Perci non perdiamo tempo. Voglio sapere in cosa
consiste questo tuo lavoro.
Norah dice, come se non avesse nemmeno sentito le mie parole.  la pistola che ti abbiamo
messo in casa?
Annuisco.
O mio Dio dice Theresa. E poi di nuovo: O mio Dio.
Le concedo un momento per metabolizzare la cosa. Scuote la testa e ho paura che abbia una
crisi, poi per alza lo sguardo,  vigile e limpido.
Diceva: nessuno si far male.  solo un esperimento: si lancia una profezia. Che conseguenze
ha sull'interessato? Si avvera? Non succede nulla? Un esperimento. Niente di pi.
Ci credi davvero? domando.
Mi guarda come farebbe un capriolo e devo seriamente controllarmi per non darle un ceffone.
Non sopporto quando una donna intelligente si comporta da stupida.
Sul serio hai creduto che fosse vero? le domando di nuovo. O hai voluto crederci?
Lei resta in silenzio.
Non so come ma mi trattengo dal fare commenti. Mi ha appena detto che sono stati in casa mia.
Ci hanno messo una pistola. Come poteva pensare che la cosa fosse okay? Mi domino, per quanto odi
Theresa, non  lei il mio problema principale.
Sei un'artista dico. In Rete ho visto qualche tua opera. Sei brava. Perch mai lavori per un
porco schifoso come Balder?
Wolfgang Balder non  solo il mio professore,  anche uno dei pi famosi action artist del
mondo! protesta. Io sono solo al terzo semestre! Per mesi non riuscivo a credere di poter frequentare
le sue lezioni! E poi un giorno mi chiama nel suo ufficio e mi dice che mi vuole accanto a s per la sua
nuova opera d'arte, la pi grande di sempre! Per poco non svenivo! Non immagini neanche che
occasione  stata per me!
Le sue guance hanno riacquistato colore.
E quando hai scoperto che nella sua prossima opera d'arte non si sarebbe limitato a storpiare
qualcuno  come fa sempre  ma lo avrebbe ucciso, hai pensato: Ehi, questo tizio  il pi famoso action
artist del mondo. Giusto!?
La mia voce  colma di disprezzo.
No dice Theresa sgomenta. Non  cos! Non lo sapevo!
La guardo in faccia. Ho ancora voglia di picchiarla... ma le credo.
Sai perch ha scelto proprio te? le domando.
Lei mi osserva con sguardo duro.
Perch sono brava risponde. Lo hai detto anche tu.
Per poco non scoppio a ridere. Non perch non sia brava, ma perch mi sembra talmente
assurdo che possa ancora credere che Balder sia interessato a questo.
Ti ha scelto perch le somigli dico fredda.
A chi? chiede.
A Valerie.
Resto a guardare l'effetto delle mie parole. Theresa strizza gli occhi sorpresa, per un attimo
nessuna delle due apre bocca.
Voglio sapere cosa ha in mente dico, puntandole di nuovo la pistola contro.
Nel cogliere il gesto, Theresa scoppia in una risata amara.
Non  necessario dice. Mi ha indotto a metterti in casa un'arma vera. Ti dico tutto quello
che vuoi sapere.
Bene replico. Qual era il tuo compito?
Tenerti d'occhio. Avvisarlo quando non eri in casa. Cose di questo tipo.
Ma non  tutto.
E poi? domando con durezza.
Theresa abbassa lo sguardo.
La prima volta che sono stata nel tuo appartamento, ho portato via un paio di cose e ne ho
lasciate altre.
Il mio telefono, penso. La maledetta penna.
 venuto anche l'assistente di Balder. Ogni volta che eri via o stavi qui da me prosegue
Theresa.
Effrazione.
Theresa non mi guarda.
Prima che cambiassi la serratura era un gioco da ragazzi. Avevamo ancora la chiave di riserva.
Dell'inquilina prima di te.
Ma perch? chiedo. Capisco il telefono. Ma il resto? A che vi serviva il mio spazzolino da
denti? E perch diamine mettermi un coniglio di peluche?
Per snervarti dice Theresa. Confonderti. Disorientarti. Il classico gaslighting: darti la
sensazione che non puoi fidarti di te stessa, che la realt  confusa, che tutto  possibile.
Come hai potuto prestarti a una cosa simile, Theresa? domando con voce spenta.
Lei apre la bocca, la richiude.
All'inizio ero orgogliosa di farne parte. Poi la faccenda  diventata una specie di... gorgo.
Stavamo creando qualcosa, e le cose... per certi versi sono andate da s.  iniziata in maniera
innocente, e solo in seguito la cosa  diventata sempre pi estrema e...
Si interrompe, poi riprende.
Non ho mai pensato che qualcuno si sarebbe fatto male sul serio.
Rifletto per un momento.
Ma che senso ha?
Che senso ha, cosa?
Quello che fate. Cosa ci guadagna Balder? Difficile radunare schiere di spettatori al Prater se
non devo accorgermi di nulla.
Far una ripresa dice Theresa. Per la mostra. Immagini, sonoro, video art... a me l'ha
spiegato cos.
Mi viene la nausea. Immagino una mostra in cui una donna normalissima si trasforma in
assassina. Una donna normalissima che caso ha voluto fossi io.
 assurdo dico.  malato. Non la spunter nemmeno lui.
Theresa inclina la testa.
Okay dico. Spiegami cosa ha in mente di fare oggi. Come intende documentare la cosa?
Abbiamo piazzato alcune telecamere davanti alla ruota del Prater, e far anch'io delle riprese.
Il noi chi comprende? chiedo.
La squadra dice Theresa. Di quella fissa facciamo parte io e Kim 5. Chiaramente c'erano
pi persone, l'attrice, le comparse, i tecnici, gli assistenti nelle ricerche. Ma loro non sanno di che si
tratta.
Kim 5? dico.
Alza gli occhi al cielo.
Lui chiama tutti i suoi assistenti Kim, donne o uomini che siano. Non ho idea del perch, credo
che lo faccia semplicemente perch non ha voglia di imparare i nomi. O forse gli piace cos. Io sono
Kim 4.
Sant'Iddio.
E Kim 5? Come si chiama, in realt?
Kim 5  un lui. Bela.
Descrivimelo dico.
Lo hai visto. Nel mio appartamento.
Ne ho un'immagine vaga.
Il tuo presunto ex dico, e Theresa annuisce.
Quello che ora chiamavi Rico ora Maurice.
Theresa tace.
Era vero il litigio? chiedo, e lei scuote imbarazzata la testa.
Solo un modo per agganciarti.
Per fortuna non ho tempo per riflettere sulla portata dell'inganno di Theresa.
 entrato in casa mia. L'ho visto dallo spioncino dico. Era lui, vero?
Theresa annuisce.
Pensavamo che fossi in giro. Un errore. In realt, avresti dovuto essere con me allo Starcode
Red. Avevi promesso di raggiungermi, ricordi? Gli hai fatto venire un mezzo infarto quando lo hai
rincorso. Nessuno pensava che potessi dare la caccia a Bela!
Per un attimo scoppia a ridere, ma appena incrocia il mio sguardo il sorriso si spegne.
Cosa aveva in mente di fare Bela, quando l'ho sorpreso?
Doveva portarti i fiori.
Che fiori?
Balder aveva preparato un mazzo di fiori, un grosso bouquet di fiori secchi, fiori morti. Una
bellezza marcia. Nel fuggire via Bela l'ha perso.
Comincio a capire.
I fiori appassiscono. Gli orologi si fermano. Gli uccelli cadono morti dal cielo.
Le parole di Doroteja Lechner... Faceva tutto parte del piano. Guardo a lungo Theresa.
Sei entrata anche tu nella mia segreteria?
Theresa scuote la testa.
Non sono in grado di farlo. Balder ha altre persone per farlo. A Berlino.
Ma c' qualcun altro qui, giusto? dico infine. Qui a Vienna.
Theresa mi guarda con la fronte aggrottata, si sforza di sedere dritta, nonostante l'imbottitura
del divano l'abbia quasi inghiottita.
Solo io e Kim 5 dice.
Perch mi menti? domando. Anche adesso?
Io non mento!
Ho visto girare un tipo grassoccio, pallido, dai capelli rossi dico.
Ha capito.
O mio Dio dice. Ma certo. Simon. Abita qui.
Chiudo gli occhi un attimo, inspiro ed espiro profondamente.  chiaro, penso. Questo non  il
suo appartamento. Niente  vero. Pazzesco, probabilmente non  suo neanche il gatto.
Ci ha subaffittato l'appartamento per un mese prosegue Theresa. Non era previsto che tu lo
incontrassi, naturalmente.
Lo sguardo si posa sulla libreria.
E quelli?
I libri? chiede Theresa. Oggetti di scena. Messi insieme da Balder, pescati tra i tuoi libri
preferiti. Idem per i dischi. Gli Arcade Fire non sono proprio la mia passione.
Perch? chiedo.
Perch gli Arcade Fire non sono la mia passione?
Perch hai mentito persino su libri e musica! grido.
Lei rabbrividisce.
Balder voleva che ti piacessi. E chi si somiglia si piglia, dice. Credo che abbia ragione.
Appena hai visto i libri ti sei sentita a tuo agio con me.
Alzo la mano e Theresa ammutolisce. Non ho tempo da perdere nei minimi particolari della
vicenda.
Come faceva a sapere quando sarei stata in stazione?
Cosa?
Al mio ritorno da Salisburgo era al pianoforte. Come faceva a sapere che sarei stata l?
Hai comprato il biglietto online? domanda Theresa.
Annuisco.
E allora hai gi la risposta. Potevamo vedere tutto quello ti arrivava via mail. Tutto.
Non ho tempo per digerire con calma la cosa.
Chi  stato a scrivermi i messaggi? domando.
Balder. Non l'avrebbe mai lasciato fare a un assistente. Io per avevo il permesso di dargli
consigli. Voleva che sembrasse che a spedirli fosse una donna, perch pensava che avresti creduto di
pi a una donna.
Chiudo gli occhi per un attimo. Ci sa fare, lo stronzo.
E la donna? La donna al telefono?
La ex di Grimm?
S. Era vera?
Norah dice Theresa, guardandomi fissa negli occhi. Te la faccio breve. Non c' niente di
vero. Abbiamo fatto tutto noi.
Mi abbandono sulla sedia. Theresa prosegue impassibile.
Pi tardi riceverai mail o telefonate per indurti ad andare al Prater. Sar tutta una farsa.
Chi ci sar al Prater?
Della squadra? Solo io e lui.
Sicuro?
Annuisce.
Non riesco a mettere ordine tra i miei pensieri.
Norah, dovremmo chiamare la polizia dice Theresa.
Ormai a malapena la sento. Rifletto in maniera febbrile.
La mia collega che di punto in bianco se ne esce con il nome Arthur Grimm. Io che di colpo mi
ritrovo davanti alla porta del suo ufficio. Com' stato possibile? Mi ero cercata di mia iniziativa un
medico, nessuno mi aveva trascinato fin l e... Mi obbligo a mollare questi pensieri, devo pensare al da
farsi.
Mi permetti una domanda? dice Theresa.
La guardo con impazienza.
Cosa lo ha tradito? chiede.
Ci penso un attimo.
La presunzione dico.
Theresa annuisce, come se se lo fosse aspettato. Il suo sguardo torna a posarsi sulla pistola nella
mia mano.
Dobbiamo chiamare la polizia dice, alzandosi con cautela. Racconter ogni cosa.
Mi chiedo se posso fidarmi di lei. S, sembra davvero sconvolta dall'inganno di Balder. Ma vai
a capire se sta recitando... come ha fatto per settimane.
Bene dico. Chiama la polizia.
Theresa prende il telefono dalla borsa, lo sblocca e digita il numero della polizia. Poi pigia sul
tasto verde, fa un bel respiro. Le prendo il telefono, chiudo la chiamata, e me lo metto in tasca.
Siediti dico. Faremo in un altro modo. Se andiamo dalla polizia, non sar Balder a doverne
rendere conto, ma tu. Sa benissimo perch ha lasciato fare ad altri certe cose, tipo introdursi in
appartamenti, piazzare pistole cariche.
Resta in silenzio per un attimo, colpita.
Cazzo, che scema che sono stata dice.
S, concordo rispondo gelida.
Si abbandona sul divano, coprendosi la faccia con le mani. Mi guarda.
Che cosa pensi di fare?
Ma perch sono tutti convinti che abbia un piano?
Fermarlo dico.
Come?
La risposta si fa attendere.
In qualche modo devo coinvolgere Arthur Grimm dico. Ma  altamente improbabile che
voglia starmi a sentire.
Sulla faccia di Theresa rispunta un ghigno.
Credo di poterti aiutare dice. Io e il signor Grimm ci conosciamo molto bene.
61
Impieghiamo un po' a convincere Grimm, ma alla fine  pi facile di quanto pensassi.
Probabilmente perch si fida di Theresa. Kim 4  davvero l'arma multiuso di Balder: per me era la
vicina gentile, per Grimm, invece, un'alleata.
Alcune settimane fa si  presentata a lui, per metterlo in guardia da una stalker psicotica, una
certa Norah Richter che continuava a sospettare le persone di aver ucciso una certa Valerie e che
rendeva un inferno la vita di chiunque nella sua mente malata ritenesse colpevole. Theresa aveva detto
a Grimm che molto lasciava credere che Norah Richter si fosse fissata su di lui. Nessuna persona
normale capiva in che modo scegliesse le vittime. Tuttavia, dopo essere stata perseguitata per mesi da
questa pazza, Theresa si sentiva in dovere di mettere in guardia Grimm.
Dopodich Grimm aveva recuperato una mia foto su Google, cos come anch'io ne avevo
trovata una di lui. La curiosit era addirittura arrivata a condurlo al mio portone. Ma grazie alle
indicazioni di Theresa e ai miei modi ben poco diplomatici ben presto Grimm aveva finito per vivere
nel terrore, reagendo con comprensibile aggressivit alle mie fastidiose telefonate e alle incursioni sotto
casa.
Infine aveva ricevuto un messaggio da Theresa: aveva escogitato un modo per difendersi da
me... tanto la polizia non avrebbe fatto un bel niente. Se voleva saperne di pi, doveva presentarsi l'11
febbraio, alle ventidue in punto, all'ingresso del Prater. Davanti alla ruota.
Chiaramente Grimm non crede ai propri occhi quando ci vede insieme sulla soglia di casa.
Saremo fortunate se ci sta a sentire, ma la sua curiosit prevale sui timori, e la cosa mi desta simpatia
perch  sempre cos anche per me.
Dopo che Theresa gli ha confessato ogni cosa e dopo che lui l'ha tempestata di domande,
Grimm sembra essersi convinto, al punto che ci invita a entrare.
Grazie dico mentre ci fa accomodare nel suo soggiorno arredato in maniera minimalista.
Grazie di averci ascoltato.
Grimm sulle prime resta in silenzio. Fatico a guardarlo, la mia avversione nei suoi confronti 
ancora grande. Nelle ultime settimane ha incarnato talmente l'immagine del nemico che fatico a
vederlo con altri occhi.  cos anche per lui, lo sento.
E adesso che facciamo? chiede.
Abbiamo due possibilit. Possibilit numero uno: andiamo tutti e tre insieme dalla polizia e
raccontiamo ogni cosa dico. Secondo me il risultato sar che Theresa e Bela finiranno nei guai,
mentre Balder se la caver. Che ha fatto, del resto? Con un po' di fortuna pagher una multa. Ma forse
neanche questo.
Ha cercato di uccidermi! esclama Grimm. E lei lo ha aiutato! Mi ha chiesto di andare al
Prater la sera dell'11! Perch fidarsi di lei, se ha mentito a entrambi?
Annuisco.
 vero, la cosa non depone molto a suo favore. Ma io credo che Theresa sia consapevole di
aver commesso un errore.
Theresa fissa il pavimento.
Il problema  che non abbiamo prove contro Balder dico.
Qual  la seconda possibilit? chiede Grimm.
Sorrido.
Gliela facciamo pagare dico. Gli facciamo prendere un bello spavento. Proprio come ha
fatto lui con noi.
Gli occhi di Grimm si riducono a due fessure.
Una punizione fin troppo leggera commenta. E come dargli torto? Ma non dico nulla e lascio
la parola a Theresa.
Balder  la persona pi presuntuosa del mondo dice. Passa ogni ora del giorno a cercarsi su
Google e a leggere articoli sul proprio conto, e ogni volta che qualcuno osa criticarlo o addirittura
prendersi gioco di lui, impazzisce per la rabbia. Una volta l'ho visto scaraventare il monitor del
computer contro il muro solo perch un critico aveva scritto su un blog che era sopravvalutato. Ha un
ego talmente debordante, nessuna persona normale potrebbe immaginare quanto.
E allora? chiede Grimm.
Lo sgonfiamo dico.
Negli ultimi mesi l'ho visto molto da vicino aggiunge Theresa. Il grande Wolfgang Balder.
Potente e ammirato. Colossale, invulnerabile, sempre elegante, sempre padrone della situazione.
L'uomo che non ha paura di nulla.  cos che dobbiamo vederlo.  ci che pi conta per lui. Quindi, se
c' una cosa che non pu proprio sopportare  perdere la faccia.
Per un attimo Grimm non dice nulla, poi annuisce.
D'accordo. Gli facciamo fare una figuraccia. Ma come?
Usando le sue stesse armi rispondo.
Una messinscena dice Grimm, e io annuisco.
Capisce alla svelta.
Come facciamo ad arrivare a lui?
Oh,  semplicissimo dice Theresa.  sempre presente nelle sue opere d'arte. Non si perder
per niente al mondo lo spettacolo. Sar al Prater, succeda quel che succeda.
Grimm mi scruta a lungo. Dopodich annuisce e buttiamo gi la sceneggiatura e facciamo le
prove per la nostra piccola messinscena. All'inizio ci vengono in mente solo battute da film, poi a poco
a poco ci immedesimiamo meglio nella situazione.
Quando infine fingo di sparare a Grimm con il dito indice, e lui cade all'indietro in maniera
convincente, per la prima volta penso che potrebbe funzionare.
Rientrata a casa, passo di nuovo in rassegna ogni cosa. Potrebbe funzionare. Potrebbe davvero
funzionare. Balder verr, poco ma sicuro.
Mi preparo. Mi sbarazzo di Max, Paul e Sandra. Non voglio assolutamente coinvolgerli.
Penso a Balder. Al modo in cui gli hipster lo hanno soprannominato al vernissage: Big B.
A quello che ha detto a Coco dopo che lei lo ha denunciato: Questo  il mio mondo, tesorino.
E tu vivi solo qui dentro.
Oh, far parlare Big B. E il mondo finalmente capir che razza di porco sia.
Ma non basta, penso. Anche Grimm e Theresa conoscono solo mezza verit. Balder ha distrutto
la vita di Coco, e la vita di almeno altre tre donne prima di lei, e adesso ha intenzione di distruggere la
mia, cercando di farmi fare ci che temo pi di ogni altra cosa. Cerca di trasformarmi in un'assassina
solo perch brama di sapere se  in grado di farlo. Sento il cuore battermi nel petto, amaro e nero come
il carbone.
S, Grimm, Theresa e io reciteremo una parte. No, non sparer davvero a Grimm. Ma nemmeno
mi presenter con cartucce a salve, come ho promesso a Grimm e Theresa.
S, penso. Il piano di Balder si realizzer. Stanotte uccider una persona. Al Prater. Sotto un
cielo stellato. Per un'ottima ragione e per mia scelta. La persona per non si chiama Arthur Grimm, ma
Wolfgang Balder.
62
La melodia del valzer era ricominciata. Il vento tagliente odorava di neve, e il metallo della
pistola nella mano di Norah era talmente freddo che le facevano male le dita. Norah colse un rumore
strano e riapr gli occhi. Balder era inginocchiato davanti a lei e Norah, con un misto di stupore e
disprezzo, vide che aveva cominciato a piangere.
Ti prego, no singhiozzava.
Cosa? disse Norah. Che le prende? Dovrebbe piacerle! Voglio dire La morte non  la pi
grande opera d'arte'?
Balder piagnucolava.
Ti prego, ti prego, ti prego, no.
Stia zitto.
Balder si premette un pugno contro la bocca, ma il piagnucolio non si plac.
Stia zitto!
Stavolta Balder ci riusc e Norah lo vide mandar gi le lacrime.
Non c' bisogno di farlo disse.
Norah inclin la testa.
Ascoltami. Ascoltami un attimo. Non c' bisogno di farlo. Chiama la polizia. Confesser
tutto.
Norah rest in silenzio, poi scosse la testa.
Se c' una cosa che ho imparato  che le persone come lei se la cavano sempre. Anche
stavolta. Questo  il suo mondo. Coco, Theresa, io... viviamo solo qui dentro, dico bene? Credo che ci
sia un solo modo per cambiare le cose.
Norah tolse la sicura alla pistola.
Se lo fai, te ne pentirai per tutta la vita grid Balder in preda al panico.
Ha ragione lui disse qualcuno alle spalle di Norah, e sulle prime pens che fosse Theresa. Poi
per riconobbe la voce di Sandra. Che accidenti ci faceva a Vienna? Norah si gir leggermente e vide
che non era sola. C'erano anche Paul e Max. Erano tutti e tre sudati e avevano il fiato corto.
Abbiamo sentito uno sparo disse Sandra. Abbiamo temuto che fosse troppo tardi.
Norah si gir di nuovo verso Balder, vide i tre amici disporsi a semicerchio intorno a lei per
entrare nel suo campo visivo.
Che ci fate qui? domand.
Ci occupiamo di te disse Max. Metti via la pistola, Norah.
Norah rimase in silenzio.
Non gli sparerai sotto i nostri occhi, lo sai anche tu disse Sandra.
La sua voce era calmissima.
Come fai a dirlo? domand Norah.
Perch tu non sei cos.
Cos come? Arrabbiata? Oh, credimi, io sono arrabbiata. Arrabbiatissima.
Lo so disse Sandra. Ma non sei stupida. Non passerai gli anni migliori che hai davanti a te in
una prigione. Non per un pezzo di merda come lui.
Norah non rispose, abbass leggermente la pistola.
Metti via la pistola, Norah disse Max. Sei una brava persona. E sicuramente non sei
un'assassina.
Norah pens a Coco e a Grimm, e in maniera del tutto irrazionale anche a Valerie, incapace di
separare le emozioni delle ultime settimane da ci che stava succedendo.
Norah guard Balder. Balder guard lei.
Norah alz la pistola, mir e spar.
63
Come acqua. Il tempo era congelato come l'acqua di un lago. Balder era in ginocchio davanti a
lei, gli occhi serrati stretti. Sandra e Paul avevano lanciato un urlo, Max si era si era coperto la bocca
con la mano, Theresa e Grimm erano rimasti immobili, le braccia penzoloni.
Ci volle un momento perch il tempo cominciasse a sciogliersi. Prima di tutto Norah sent
cadere a terra la pistola. Poi ud un sospiro, e cap che era il suo. Poi Balder apr gli occhi. Infine,
quando tutti capirono che Norah aveva sparato in aria, ben al di sopra della testa di Balder, segu una
babele di voci.
Balder strizz gli occhi, come se si fosse svegliato da un incubo, ma rimase immobile.
Norah abbass lo sguardo su di lui.
La bocca del professore si apr e si richiuse.
Se ne vada disse Norah.
Lui la fissava.
Sparisci!
Balder si tir su a fatica, e dal modo in cui lo fece Norah cap che se l'era fatta addosso. Balder
si guard intorno... e in quel momento Norah cap che stava cercando le telecamere che lui stesso aveva
fatto piazzare. Voleva sapere se erano ancora accese. L'uomo pi presuntuoso del mondo voleva sapere
se era stato ripreso. Si avvi. Due, tre secondi necessari a uscire dalla luce dei fari e fu inghiottito dal
buio. Grimm lo segu con lo sguardo, sembrava tentato di andargli dietro. Norah non avrebbe avuto le
forze per impedirglielo, ne era consapevole.
E a un tratto, Sandra, Max e Paul le erano accanto, nessuno disse nulla, e Norah si lasci
abbracciare.
Che diavolo ci fate qui? domand infine.
Avevo un brutto presentimento disse Sandra. Eri strana al telefono. Ho chiamato subito
Max, era preoccupato anche lui, e cos ho preso il primo volo.
Sei una pessima bugiarda, credimi aggiunse Max.
Penosa conferm Paul.
Ci devi spiegare un sacco di cose disse Sandra.
Lo far disse Norah. Domani.
Per un attimo restarono tutti in silenzio.
Norah? disse Paul dopo che tutti si erano calmati, indicando la pistola a terra.
Chiss se qualcuno ha sentito gli spari disse Sandra.
Credo che a quest'ora l'avremmo saputo rispose Max.
 ancora carica? chiese Sandra, guardando la pistola.
S.
Okay disse, piegandosi per raccoglierla. Mi far venire un'idea.
No disse Norah, afferrando la pistola e infilandola nella borsa che aveva raccolto a qualche
metro di distanza. Ci penso io.
Nel rialzarsi incroci lo sguardo di Theresa.
Ricordati di mandare il video disse Norah.
Lo faccio subito, promesso.
Norah le fece un cenno d'assenso col capo e Theresa si dilegu nel buio. Era rimasto solo
Grimm, sembrava incerto sul da farsi.
Be' disse.
Norah non sapeva cosa dirgli.
Mi dispiace per Valerie disse Grimm.
I suoi occhi brillavano umidi nel buio. Norah annu brevemente, dopodich anche lui si gir e se
ne and.
Mi si stanno congelando le chiappe, qui disse Paul. Non possiamo levare le tende?
S disse Norah. Leviamo le tende.
Dal taxi che la portava a casa Norah chiam Coco. Gi dopo il primo squillo l'amica rispose,
ma in maniera diversa dal solito.
Coco? disse Norah.
Silenzio.
Pronto?
Silenzio.
Pronto?
Niente.
Coco, mi senti?
Ti sento, s disse Coco.
Perch non parli? chiese Norah.
Silenzio.
Pronto?
Sono senza parole disse Coco.
Norah cap e riattacc soddisfatta.
Theresa era stata di parola.
64
Quando apr la porta, si precipit dentro l'appartamento. Di colpo era sola, di colpo tutto era
leggero, tutto era pi lento, regnava il silenzio. Casa sua. Nessun quadro alle pareti, nessun tappeto a
terra, nessun libro sugli scaffali. Nessun ricordo ad aleggiare come un fantasma tra il pavimento e il
soffitto. Norah si richiuse la porta alle spalle e si sedette al tavolo della cucina. Prese il telefono dalla
borsa... nessuna risposta di Alex, niente. Certo che no. Mise via il cellulare.
Tese l'orecchio. Niente passi sopra la sua testa. Theresa doveva essere tornata nella sua vera
casa. E a parte questo, nessun movimento. And alla finestra, guard piazza Rilke. Nel punto in cui
aveva visto la sagoma scura di Arthur Grimm che la guardava curioso c'era una coppietta che
pomiciava.
In realt adesso dovrei guardarli con un sorriso, pens Norah. In realt dovrei essermi liberata
di un peso. In realt dovrei capire che  tutto finito.
Ma non era cos.
Qualcosa non tornava.
Norah si sedette in cucina e chiuse gli occhi per riflettere meglio.
Qualcosa non torna.
Riguarda Grimm.
Norah si alz, stava per salire sulla sedia per prendere il libro dallo scaffale della credenza, ma
si blocc. In quel momento le venne in mente.
Guard l'ora, stava per chiamare un taxi, ma ebbe un'idea migliore. Voleva davvero ripetere
l'errore? Voleva davvero essere tanto stupida e impulsiva da presentarsi a casa di Grimm nel cuore
della notte per affrontarlo... dopo tutto quello che era successo? D'altra parte... Aveva ragione? O era
solo una sua fantasia?
Norah chiuse gli occhi, cerc di rivivere il momento. Grimm era davanti a lei, sembrava
indeciso. Da un lato era sollevato, dall'altro era ancora teso... ma in fin dei conti era sempre cos. Una
persona poco prima di un attacco. Lui l'aveva guardata e le aveva detto: Mi dispiace per Valerie.
La sferzata di adrenalina nel sangue le diede le vertigini.
Mi dispiace per Valerie, aveva detto proprio questo. Non aveva detto che gli dispiaceva per la
sua amica, come si direbbe per una persona che non hai conosciuto. No, Grimm aveva detto
Valerie. In un momento in cui non si stava parlando di lei. E l'espressione sul suo viso... Aveva le
lacrime agli occhi.
Di colpo Norah non ebbe dubbi. Grimm aveva davvero conosciuto Valerie.
Era combattuta. No, pens. Non doveva affrontarlo da sola. Non dopo tutto quello che aveva
appena passato, sarebbe stato...
Suonarono alla porta e Norah ebbe un sussulto.
Era lui, ne ebbe la certezza prima ancora di sentirne la voce al citofono.
Dobbiamo parlare.
Norah esit.
Cosa vuole?
Devo parlarle ripet.
Imprecando Norah pigi l'apriporta, sent aprirsi il portone. Norah corse in cucina, caric la
pistola, la appoggi sulla sedia accanto a s, coprendola con un canovaccio. Torn svelta alla porta e
guard dallo spioncino.
Non dovrei aprire.
Lui buss piano, quasi titubante.
Ma devo sapere.
Gli apr.
Il suo viso. Balder era stato bravo a scegliere.
Posso entrare? domand Grimm.
Prego rispose Norah, lasciandolo passare. Mai e poi mai lo avrebbe preceduto. Grimm le sfil
accanto e lei si rese conto che la sua era una calma simulata. Era ancora teso, ma faceva il possibile per
non darlo a vedere.
Dritto disse Norah. Ci mettiamo in cucina.
Grimm obbed, si sedette al tavolo.
Allora disse Norah. Cosa vuole?
Lo sa.
Signor Grimm, sono troppo stanca per gli indovinelli.
Me lo chieda.
Norah si accorse di aver cominciato a sudare.
Cosa dovrei chiederle?
Ho commesso un errore. E lei se ne  accorta.
Di colpo Norah ebbe la sensazione di avere in gola un corpo estraneo che le impediva di
deglutire. No, nessun corpo estraneo. Un essere vivente.
Lei conosceva Valerie disse.
Grimm rimase a lungo in silenzio.
S disse. Conoscevo Valerie.
E poi, dal momento che Norah non replicava: Era una vita che non pensavo pi a lei. Ma
quando mi ha parlato di lei mi  tornato tutto in mente.
Perch lo ha fatto? domand Norah.
Grimm la guard confuso.
Che intende?
Prima, al Prater. Quando ha detto che le dispiaceva per Valerie. Doveva sapere che sarebbe
sembrato strano. Perch lo ha detto? Ormai era fuori pericolo.
Grimm si guardava le mani appoggiate sul tavolo.
Forse volevo parlarne disse Non ho mai parlato di lei con nessuno.
Neanch'io, pens Norah.
Come l'ha conosciuta? gli chiese.
Per caso disse Grimm.
E poi le raccont tutto. Lui e Valerie, diventati amici, finirono per avere una relazione. Legale.
Valerie aveva pi di sedici anni. Ciononostante la tennero nascosta, sapevano entrambi che sarebbero
andati incontro alla disapprovazione generale... comprensibile vista la differenza d'et.
Che  successo?
Si  innamorata di un altro disse. E mi ha lasciato.
Ed  per questo che l'ha uccisa?
Grimm schizz in piedi, la sua sedia si rovesci a terra.
Cosa ha detto?
Norah tacque.
 pazza? url Grimm. Ricomincia?
Norah scosse in silenzio la testa.
Si calmi disse.
Pensa davvero che abbia ucciso Valerie?
Norah non replic.
Ho un alibi disse Grimm. Non ero nemmeno in citt quando Valerie  morta. Inoltre, sapr
sicuramente come ha fatto.
Norah not che neanche lui voleva dirlo.
Avrebbe potuto farglielo qualcuno disse.
Io non la capisco disse Grimm. Pensavo che fosse la migliore amica di Valerie. Non sa
com'era?
E com'era? domand Norah.
Bella disse Grimm. Divertente. Ma soprattutto capricciosa. E rancorosa. Ed estremamente
instabile.
Norah rimase in silenzio.
Sono venuto qui per mettere in chiaro le cose disse Grimm. S,  vero. Conoscevo Valerie.
S, da giovane ho avuto una relazione con una sedicenne. Per qualcuno pu essere riprovevole, ma non
 certo un reato. Tanto pi che all'epoca Valerie era la pi matura tra noi due. Perlomeno  quello che
pensavo all'epoca.
Sospir.
Abbiamo vissuto sei mesi molto belli prima che morisse.
Norah sent che Grimm cercava il suo sguardo, ma lei continu a tenerlo fisso sul tavolo.
Non c' nessun segreto, Norah. Nessuna fosca cospirazione. Non ho ucciso Valerie. Lei si 
suicidata.
Norah alz lo sguardo, guard Grimm negli occhi, trattenne a fatica le lacrime.
Lo so.
Dopo che Grimm se ne fu andato, Norah rimase a lungo seduta a riflettere. Molte delle presunte
piccole e grandi coincidenze che le erano capitate nelle ultime settimane erano state orchestrate da
Balder. Ma Valerie e Grimm si conoscevano davvero. Sua maest il caso aveva colto nel segno.
Lo sguardo di Norah si pos sulla credenza. Si arrampic su una sedia e prese How to
Disappear Completely: si sedette, lo apr e prese la lettera che aveva infilato tra le pagine del libro.
Una comunissima busta bianca. Il suo nome nella grafia da ragazzina di Valerie fu come uno
schiaffo. Nessun indirizzo. Nessun timbro postale. La lettera era stata recapitata a mano. A lungo
l'aveva tormentata la domanda: quando gliel'aveva portata?
Quella sera Norah era a casa, era rimasta in camera sua a leggere, cercando di ignorare i
messaggi di Valerie che si erano abbattuti su di lei come un flagello e sorridendo dei messaggi di Milo.
Aveva aspettato che passasse sufficiente tempo per potergli rispondere senza sembrare una sfigata. Non
aveva provato sensi di colpa neanche per un momento. Valerie era stata innamorata di un altro per
mesi, ma non voleva parlarne... perlomeno cos diceva. Ogni tanto Norah pensava che il grande
sconosciuto fosse tutta una sua invenzione. Ma Valerie insisteva. E adesso, di punto in bianco, il suo
nuovo grande amore sarebbe stato Milo? A essere sincera, Norah ne aveva abbastanza dei capricci di
Valerie.
Norah si rigir la lettera tra le mani. Quando l'aveva scritta Valerie? E quando gliel'aveva
recapitata? E se Norah l'avesse vista farlo? Sarebbe andata da lei? Avrebbero fatto pace? Le cose
sarebbero andate diversamente? Norah tent di non risalire sulla giostrina di questi pensieri. La verit 
che aveva trovato la lettera l'indomani pomeriggio, la madre aveva aperto la cassetta della posta e le
aveva messo la busta sul letto. In quel momento si sapeva gi che Valerie era scomparsa.
Norah carezz la carta con il dito indice, lo stesso con cui all'epoca aveva aperto la busta, lo
stesso con cui ne aveva strappato la linguetta. Tir fuori la lettera. L'aveva letta una sola volta.
All'epoca.
Norah,
ti ho chiamato cento volte oggi, ti ho scritto, ma per te non merito ancora una risposta. Ti ho
voluto bene. Pi che a Milo, pi che a chiunque altro, pi che a me stessa. Non so come tu abbia potuto
ferirmi cos tanto.  tutto cos maledettamente ingiusto. TU sei maledettamente ingiusta. Forse sei solo
una persona cattiva. Una che pensa soltanto al proprio tornaconto, che usa gli altri e poi li butta via. Mi
fai soffrire, Norah. Tu non capirai mai cos' l'amore. Non troverai mai nessuno che ti amer come ti
amo io, perch NON TE LO MERITI. Non ti sentirai mai a casa in nessun posto. Non ti sposerai mai,
non avrai mai figli. Non avrai mai amici, e nonostante i tentativi non ti sentirai mai parte di qualcosa,
n ti meriti di meglio.
Voglio che tu sappia che quello che faccio lo faccio per colpa tua. Per quello che hai fatto. Non
dimenticarlo mai. Mi hai spezzato il cuore. So che dovrei perdonarti, so che dovrei scrivere parole di
riconciliazione, ma non posso. Non sono una maledetta bugiarda come te.
V.
Norah guard a lungo il foglio, la grafia arrotondata e dolce di Valerie era cos in contrasto con
il contenuto delle sue parole.
All'epoca, poco dopo aver letto la lettera, aveva cominciato a chiamare Valerie sul telefono, in
preda al panico, e stava giusto per andarla a cercare quando aveva saputo che l'avevano trovata. Glielo
disse Milo... e quella fu l'ultima volta che parl con lui.
Non mostr mai a nessuno la lettera. Non ne parl mai. Troppo grande era la vergogna, il senso
di colpa.
Ma non poteva buttarla via. E adesso si domand che cosa sarebbe successo se all'epoca non
avesse taciuto. Se ne avesse parlato, se avesse mostrato la lettera. Le avrebbero detto quello che doveva
sentire? Che non era colpa sua? Che probabilmente Valerie era pi instabile di quanto chiunque potesse
immaginare? Che era malata? Che una ragazza sana non si suicida solo perch un'amica le ha portato
via il ragazzo? Senza il peso di questo segreto la vita di Norah sarebbe stata anche solo un pochino
diversa?
Pens a Grimm. La sua parte razionale sapeva fin dall'inizio che era innocente, che Valerie si
era effettivamente suicidata.
C'era per anche l'altra parte. Quella che aggiungeva un ma a qualunque cosa. Che chiedeva
sempre: sei sicura?
Mi ha scritto una lettera d'addio. Sei sicura? Chi ti dice che non sia stato qualcun altro a
obbligarla a scriverla?
E avanti cos.
Aveva voluto credere che non fosse stata colpa sua. Che esisteva un'altra spiegazione. Una
qualunque.
Norah ripieg con cura la lettera, la rimise a posto. Sapeva cosa doveva fare. Doveva
confessare. Era arrivato il momento.
65
Il lago era ghiacciato come allora, ma Norah non si azzard a mettervi piede. Il ghiaccio
sembrava fragile e sottile, non avrebbe certo sorretto una donna adulta. Gli alberi tutt'attorno
gocciolavano.
Norah vag con lo sguardo.
 qui che Valerie doveva averla aspettata quella notte. Spesso l'aveva immaginata  sul
ghiaccio? Ai margini del bosco?  in attesa. Quanto aveva atteso prima di congelare, prima di capire
che non sarebbe arrivato nessuno, non stavolta, che era sola? Un'ora? Due?
Norah rabbrivid di freddo. Quanto l'aveva perseguitata quel posto. A malapena ricordava il
suono dei messaggi in arrivo quella sera, saranno stati una dozzina, ne ricordava il tenore. Cos tanti
paroloni. Tradimento. Delusione. Bassezza. E poi le minacce.
Ti aspetto al lago.
Se non vieni, vedrai di cosa sono capace.
Per la prima volta in assoluto Norah non aveva risposto. Sapeva di cosa era capace Valerie e
aveva deciso di non subirla pi. Non sarebbe pi scattata perch lo voleva Valerie. Che era successo
poi di tanto grave? Okay, aveva girato intorno a Milo. S, Valerie gli ronzava intorno dalle elementari.
Ma lo faceva anche Norah. E se lui di colpo si fosse innamorato di Valerie, Norah avrebbe dato di
matto? No. No davvero.
E le minacce. Valerie la minacciava di continuo, ma Norah se ne era resa conto solo il giorno in
cui Katharina, dopo aver letto uno degli sms di Valerie, le aveva detto: Ti minaccia spesso Valerie?
Norah era rimasta perplessa. Lei lo considerava semplicemente il modo di esprimersi dell'amica. In
maniera teatrale. Valerie non aveva fame, Valerie moriva di fame. Valerie non si annoiava mai, Valerie
moriva di noia.
Se mi bocciano a matematica mi butto sotto un treno.
Se i miei genitori si separano, mi butto gi dalla diga.
Come poteva Norah sapere che quella volta era seria?
Norah si strinse nelle spalle, affond le mani nelle tasche del cappotto, eppure continuava a
tremare di freddo. Cominci a camminare, affrett il passo per riscaldarsi. Aveva alle spalle molte ore
di macchina. Curioso come una cosa rinviata per vent'anni potesse diventare tanto urgente... ma era
esattamente cos. Aveva preso una decisione e doveva andare fino in fondo il prima possibile.
In redazione si era data per malata. Con gli amici avrebbe parlato alla fine di tutto, avrebbe
spiegato ogni cosa. Aveva fatto una breve telefonata a Sandra, che nel frattempo era rientrata a Berlino,
le aveva promesso che sarebbe andata a trovarla presto. Dopodich  su indicazione di Sandra  aveva
richiamato la polizia e l'avvocato che l'amica le aveva consigliato. Quindi aveva telefonato a Max per
invitare lui e Paul a cena nel weekend.
Dopo venti minuti Norah aveva raggiunto la sua meta. La casa dei genitori di Valerie era quasi
identica a come la ricordava: una graziosa casetta a schiera con un giardino curato sul davanti. L'unica
differenza era che non ci abitava pi una famiglia di quattro persone con il cane, ma una donna sola.
Norah si aspettava che la casa le facesse un'impressione diversa, soprattutto che le sembrasse pi
piccola  come capita spesso quando si torna nei luoghi dell'infanzia e della giovinezza  ma non fu
cos. Di diverso c'era solo l'odore: sapeva di detergente per il parquet, mentre dei profumi di cibo che
all'epoca aleggiavano in casa non c'era pi traccia.
Norah sedette sul divano rosa, Monika di fronte a lei. Dall'ultima volta che l'aveva vista la
madre di Valerie era molto dimagrita, ma la sua non era una magrezza da malata, anzi. Appariva
raggiante, in forma. Una donna che si era reinventata.
Hai un aspetto strabiliante disse Norah imbarazzata, e prese un sorso del caffellatte
preparatole da Monika.
Era vero, ma si era aspettata la donna dolce e materna di cui conservava il ricordo, un prodotto
perfetto degli anni Novanta, come il mascara blu e la parola grassottello. Doveva ancora abituarsi
alla nuova Monika.
La madre di Valerie sorrise e Norah cap che le avrebbe chiesto come stava, che ci faceva da
quelle parti e via dicendo. E allora probabilmente Norah avrebbe dato una risposta spudorata per
evitare di dire cosa l'aveva condotta fin l, per poi tornare a casa senza aver ottenuto nulla.
Ti devo dire una cosa attacc Norah.
Davvero? domand Monika, sorbendo il suo t.
Riguarda allora disse Norah. Riguarda Valerie.
La borsa era accanto a lei sul divano. Sul com di fronte c'erano foto di famiglia dei tempi
felici, Norah evit di guardarle.
Non so se lo sapevi prosegu. Ma tra i nostri compagni di classe ce n'era uno per cui tutte le
ragazzine impazzivano. Anch'io. E anche Valerie.
Monika sorrise.
Me lo ricordo. Com' che si chiamava?
Milo.
Scoppi a ridere.
Milo, giusto. Che si dava arie da figo con i capelli ingellati e gli occhiali da sole a specchio.
Fece una smorfia.
A volte per un adulto  difficile capire cosa piace alle ragazzine.
Norah si sforz di non farsi sviare e fece finta di niente. Le dita avevano cominciato a tremarle,
le premette sulla coscia.
Avevo una storia con lui disse. Valerie l'aveva presa molto male.
Monika ammutol, ma continuava a sorridere.
Sai che tutti all'epoca ci siamo meravigliati che Valerie non avesse lasciato nessuna lettera
d'addio?
Sul viso di Monika scese un'ombra.
Non era vero. C'era una lettera. E...
Si era preparata il discorso, ma adesso non trovava pi le parole.
Avrei dovuto dirlo. Avrei dovuto dirlo. Alla polizia. E a voi, naturalmente. Ma non potevo.
Non potevo.
Prese la borsa, estrasse la busta. La porse a Monika.
Mi dispiace.
La madre di Valerie guard il foglio senza muovere un muscolo.
 di Valerie? chiese.
Norah annu.
Deve avermela recapitata prima di...
Non riusciva a dirlo.
Monika prese la lettera, con cautela, lenta, come se toccasse qualcosa che potesse chiudersi di
scatto e ferirla.
 stata colpa mia disse Norah. Si  uccisa per colpa mia. E io non ho ancora avuto la
decenza di dire alla sua famiglia che...
Si interruppe. Sent addosso lo sguardo di Monika.
L'hai conservata tutto questo tempo disse Monika. Quasi vent'anni.
Mi dispiace mormor Norah.
Alz lo sguardo, vide Monika sfiorare con le dita il nome di Norah che la figlia aveva scritto
sulla busta.
Puoi leggerla, se vuoi disse Norah, e poi entrambe rimasero a lungo in silenzio.
Norah era a capo chino. A un certo punto ud il fruscio del foglio che veniva estratto dalla busta
e aperto. Mentre Monika leggeva, Norah tenne gli occhi chiusi. Segu di nuovo il leggero fruscio della
pelle a contatto con il foglio. Norah non os alzare lo sguardo. Ud il flebile singhiozzo dell'epiglottide
mentre Monika deglutiva, il rumore di un'auto di passaggio, il ticchettio metallico dell'orologio.
Mi dispiace disse Norah. Non so cosa dire.
Monika rimase a lungo immobile, come impietrita. Poi si alz e senza dire una parola usc dalla
stanza. Si assent a lungo, e Norah pensava gi che non sarebbe pi tornata quando ne ud i passi.
Aveva in mano un libro, e quando si avvicin Norah vide che era il primo volume di Harry Potter.
Monika si sedette. Sembrava pi lenta nei movimenti, pi vecchia. Pi fragile.
Guard con calma Norah.
Ricordi quanto piaceva a voi ragazze questo libro? domand.
Certo. Grifondoro Forever! disse Norah, con una risata spenta. Ma cosa...
Monika trattenne le lacrime.
Non c' un posto adatto a una cosa del genere disse. Voglio dire... Le posate vanno nel
cassetto delle posate. I documenti dell'assicurazione in un faldone nello studio. Le foto delle vacanze in
un album. Ma dove conservare la lettera d'addio di tua figlia?
Norah non cap dove volesse andare a parare. Dopo un attimo di esitazione Monika apr il libro.
Nel mezzo. Tra le pagine c'era una busta. Monika la prese, esit di nuovo, la porse a Norah. Riconobbe
subito la grafia di Valerie. La M arcuata. Non c'era scritto mamma, n Monika, bens madre.
Norah si sent male.
Ne hai ricevuta una anche tu disse con voce spenta.
Io, mio marito, Sven... probabilmente chiunque abbia amato disse Monika.
Norah si rese conto di essere rimasta a bocca aperta.
Ma la polizia ha detto...
Non  una cosa che riguarda la polizia disse Monika con voce ferma. Serr le labbra.
Sai cos' un disturbo borderline? domand infine, e Norah annu, sebbene a malapena avesse
afferrato le parole.
Valerie era in cura, Norah disse Monika. Non ne parlava, n noi del resto. Con nessuno,
nemmeno con te. Forse  stato un errore. Sono sicura che al giorno d'oggi certe cose verrebbero
affrontate in maniera molto diversa. Ma all'epoca era cos.
Con cautela, con estrema cautela, infil la busta nel libro e lo appoggi accanto a s.
Non  stata colpa tua, Norah disse Monika. Non  stata nemmeno colpa mia. Perlomeno non
solo. Valerie era malata.
Sospir.
I soggetti borderline vivono emozioni e tensioni insopportabili. Molti praticano
l'autolesionismo o tentano il suicidio.
Rimase per un attimo in silenzio.
Sai qual  il modello di relazione pi comune tra i borderline?
Norah scosse la testa.
Idolatrano letteralmente il compagno o gli amici. Salvo poi denigrarlo per qualunque
sciocchezza. Tutto  o nero o bianco, buono o cattivo.
Monika sospir di nuovo.
Se me ne avessi parlato aggiunse, te lo avrei detto diciotto anni fa.
Norah non rispose. Qualcosa si era liberato nel suo petto, batteva le ali come impazzito.
Ne hai mai parlato con qualcuno? domand Monika.
Norah scosse la testa.
No disse. Mai.
Per tutti questi anni hai creduto che fosse colpa tua?
Norah non sapeva cosa dire o pensare, tacque.
Valerie era una ragazza meravigliosa disse a un certo punto.
S disse Monika.  vero.
Adesso devo andare disse Norah alzandosi. Monika la imit.
Posso darti un consiglio? domand Monika, e Norah la guard.
Rispondi alla lettera.
66
Al suo ritorno a Vienna fu accolta da temperature miti, quasi primaverili. Aveva trascorso gran
parte della giornata in autostrada ed era talmente stanca da sentire un torpore in tutto il corpo. Per
quanto fosse tardi, ebbe la fortuna di trovare un parcheggio davanti a casa. Un suono cristallino
l'avvis che aveva ricevuto un messaggio, e nel rendersi conto che una parte di s sperava ancora in
una risposta di Alex si arrabbi. Era Monika, la ringraziava della visita. Norah le rispose e poi scrisse a
Sandra, che aveva perso il padre in un incidente d'auto, per dirle di essere rientrata sana e salva;
dopodich apr il portone e arranc su per le scale. Sent un rumore, come se qualcuno le stesse
venendo incontro. Quando vide Theresa si ferm. Anche Theresa impietr.
Oh disse imbarazzata. Ciao.
Norah rispose con un cenno del capo.
Stai traslocando disse dopo un po'.
Non proprio rispose Theresa.
Ma certo. Capisco. Visto che non abiti veramente qui comment Norah.
Theresa annu senza guardare Norah.
Hai... cominci Norah.
Sentito Balder? No. Non l'ha sentito nessuno. Per ho parlato con Bela. Lo conosci. Kim 5.
Stamattina  andato nell'atelier di Balder per recuperare alcune cose. Ma non ha osato bussare. Ha
sentito delle urla e si  spaventato a morte. Sembrava che qualcuno stesse devastando ogni cosa.
Norah non comment.
Corre voce che perder la cattedra prosegu Theresa. E il video  diventato virale. Tutta la
Rete ride di lui. Wolfgang Balder. Il re dei meme.
Theresa sogghign.
E quel comico, hai presente il tipo con i capelli rossi che conduce un late-night-show? In realt
non mi piace perch  troppo cattivo. Ma Balder lo adora. Non si perde una puntata. Be', ieri sera ha
fatto uno sketch su Balder. Una roba sui pannoloni per anziani. Avrei pagato per vedere la sua faccia.
Norah non approfond.
Hai postato tu il video? chiese.
Theresa scosse la testa e Norah cap. Per quanto controvoglia non pot non ridere sotto i baffi.
Coco.
Ci si vede.
Norah le sfil accanto.
Norah?
Si gir ancora una volta verso la ragazza.
Mi dispiace. Non so cos'altro potrei dire.
Norah la guard negli occhi.
Va bene cos disse.
Dopo essersi scambiate un cenno del capo, Theresa si gir, incerta se andare.
Un'altra cosa disse Norah. Anzi no, due.
Theresa la guard quasi in ansia.
La mia collega. Come avete fatto a indurla a nominare Arthur Grimm?
Non mi risulta che abbiamo coinvolto una tua collega. Eravamo Balder, io, Kim 5, l'attrice che
ha impersonato Cassandra, l'attrice che faceva la ex di Grimm, un passante che doveva abbordarti, un
tecnico video, qualche assistente nelle ricerche e un amico di Balder, il regista che si era reso
disponibile a farti andare al Prater con la promessa di un'intervista. Credo non ci fosse nessun altro.
Norah annu lentamente.
Una coincidenza, forse sugger Theresa.
S, pens Norah.
E la seconda cosa? domand Theresa.
Come avete fatto a condurmi alla porta dell'ufficio di Grimm? Mi sono trovata da sola il
dentista. E per puro caso. Nessuno me lo ha consigliato e nessuno sapeva che sarei andata da lui.
Nessuno.
L'espressione di Theresa si illumin.
Le tue mail disse. Ti hanno dato l'appuntamento via mail.
E con ci?
Quello non era l'ufficio di Grimm.
Non capisco.
Sapevamo che avevi un appuntamento in un certo edificio. Quindi siamo andati l qualche ora
prima che arrivassi e abbiamo attaccato la targa. In realt Grimm lavora da tutt'altra parte.
Sogghign.
Era rischioso. Ma ha funzionato.
Idea tua? chiese Norah.
Theresa annu controvoglia, un misto di mortificazione e orgoglio.
Addio, Theresa. Sei molto intelligente. Sfrutta bene le tue capacit.
Norah si gir di nuovo per andarsene.
Perch non sei arrabbiata con me? domand Theresa.
Oh credimi, io sono molto arrabbiata con te. Molto pi di quello che pensi.
Allora perch non mi hai denunciato?
Forse perch sono convinta che meriti una seconda chance disse Norah. Forse perch sono
solo troppo stanca.
Perch sei sempre cos gentile con me?
Norah fece spallucce.
Qualcuno una volta ha detto: There is a special place in hell for women who don't help other
women.
Madeleine Albright disse Theresa. Mi pare.
Che ti dicevo? Sei intelligente disse Norah.
I suoi occhi si ridussero a due fessure.
Te la sei cavata, Kim. Fai buon uso della tua intelligenza.
Altrimenti?
Norah aggrott la fronte.
Per un sicario ci vogliono circa ventimila euro disse.  una leggenda metropolitana che ce
ne vogliano due o trecentomila. Ho fatto ricerche. Basta un investimento di ventimila euro.
Theresa la guard fisso, non era sicura che fosse uno scherzo.
Sar sincera prosegu Norah. Non ho tutti questi soldi. Ma con tremila e cinquecento euro
puoi far sparare a un ginocchio. Una spesa sostenibile.
Theresa rise.
Dico sul serio disse Norah.
Lo so. Del resto, sei la sacerdotessa del Male.
Giusto. Quindi non deludermi.
Non lo far.
Norah si gir per proseguire.
Norah?
Che c'?
Al Prater... disse Theresa, interrompendosi subito.
Norah la guard paziente.
Se i tuoi amici non fossero venuti riprese. Avresti...? S insomma, volevi davvero...
Certo che no rispose Norah.
Si guardarono come si guardano due persone consapevoli che una delle due ha appena detto una
bugia.
Lo immaginavo disse Theresa.
Rientrata a casa, Norah pass da una stanza all'altra, gli scatoloni del trasloco erano ancora al
loro posto, ormai coperti di polvere, e per la prima volta cap perch non li aveva ancora aperti: una
parte di lei continuava a sperare che non sarebbe rimasta a Vienna, ma che alla fine sarebbe tornata da
Alex. Quella porta, per, era ormai chiusa. Alex aveva trovato un amore nuovo, e bench lei non se
l'aspettasse, bench doloroso fosse il pensiero, una piccola parte di lei, buona e matura, era felice per
lui.
L'indomani avrebbe aperto gli scatoloni. Sebbene le costasse parecchio, ci sarebbe riuscita.
Prima per...
Norah appoggi il mazzo di chiavi, and alla finestra e si accese una sigaretta. Guard la sua
auto parcheggiata. Il giorno dopo, dopo il lavoro, sarebbe andata in un bel posto. A Praga forse, sulla
tomba di Kafka. Oppure avrebbe fatto una visita a sorpresa a Werner. Oppure, oppure, oppure.
Il suo sguardo si pos sul tavolo. Si sedette, apr il taccuino e scrisse.
Cara Valerie,
che strano. Sei morta ormai da diciotto anni, eppure quando mi chiedono chi  la mia migliore
amica, la prima persona che mi viene in mente continui a essere tu. Diciotto anni. Un bambino venuto
al mondo quando sei morta tu adesso pu guidare la macchina, pu gironzolare con una vecchia VW
come i ragazzi pi grandi, o con la BMW della mamma come faceva tua cugina. Questi bambini adesso
sono pi grandi di quanto sia mai stata tu.
Diciotto anni. Per quanto sia consapevole che sei morta da tanto tempo, immagino noi due che
abbiamo sempre la stessa et. Non  strano? Tu hai sedici anni, e li avrai per sempre. Io sono a met dei
trenta e scrivo a una ragazzina.
Ti scrivo per dirti addio. Mi riesce difficile, perci sar breve. Tua madre sta bene, e anche tuo
fratello.
Io sto okay. Nonostante la stranezza delle ultime settimane. Ultimamente ti ho pensato spesso.
Di colpo avevo il dubbio che non ti fossi suicidata per davvero. E invece lo hai fatto. Ti sei suicidata.
Lo hai fatto sul serio. Devo accettarlo.
Forse ha ragione tua madre. Forse nessuno pu farci nulla, io nemmeno. Comunque sia, mi
dispiace.
Quando te ne sei andata...  stato come se sulla mia vita fosse calata un'ombra, una notte
eterna.
Per diciotto anni ho convissuto con l'idea di essere la causa della tua morte. Ormai non posso
pi farlo, Valerie. Devo tornare alla luce.
In futuro cercher di non pensare pi cos spesso a te, Valerie. Cercher di lasciarti riposare.
Non sar facile, ne sono certa.
Forse  vero quello che hai scritto, forse sono una brutta persona. Ultimamente ci ho riflettuto
su a lungo. Ho fatto una marea di errori. E s, il mondo  davvero ingiusto, e sono cos rare le volte in
cui mi sento in grado di cambiarlo. Ma mi sforzo di farlo. E domani mi sforzer un altro po'.
 tutto, credo.
Norah
P.S. In una cosa ti sei sbagliata: ho amici (e ti piacerebbero).
Dopo aver riletto la lettera, Norah and in bagno e si spogli. Il tatuaggio era guarito, la pelle
che si era riformata sotto la crosta era morbida e trasparente come pergamena, ma al tocco non faceva
pi male. L'istinto la fece entrare in doccia, lavarsi, come in un antico rituale.
Dopo essersi asciugata e aver indossato vestiti puliti, torn in cucina e prese un pesante
portacenere di cristallo che aveva comprato a un mercatino delle pulci e che non usava mai, e lo mise
sul tavolo. Strapp la pagina che aveva appena scritto, l'appallottol e la mise nel portacenere. Poi
prese la lettera d'addio di Valerie dalla borsa e, dopo aver messo anch'essa nel portacenere, le bruci.
A sorpresa avvert un senso di leggerezza. E forse, pens, andava bene cos. Forse era permesso
essere felici. Persino a chi aveva fatto tanti errori, come lei.
Norah guard le fiamme avvolgere la carta.
L dentro c'era una maledizione. C'era la sua colpa, c'era il suo dolore.
C'era una lettera. C'era carta che bruciava.
E poi cenere.
E poi niente pi.
Epilogo
Quella notte Norah dorm un sonno profondo e senza sogni, e quando si svegli al mattino si
sent rigenerata come non le capitava ormai da tempo. Si alz, si prepar il caff. Accese una sigaretta,
la fum alla finestra. Sorseggiando il suo espresso. Dopodich si mise al lavoro, spacchett gli
scatoloni.
Due volte gli occhi le si riempirono di lacrime mentre pescava i regali di Alex, due volte se li
asciug in fretta, si pul il naso e prosegu. Quando fin, sprofond esausta nel divano e accese il
televisore.
Durante la notte il mondo non era diventato migliore. Avidit, sangue e frammenti d'osso.
Norah sent montare una vecchia conoscenza, la rabbia per le grandi e piccole ingiustizie, e non pot
fare a meno di pensare a Wolfgang Balder che una volta le aveva detto: Se prendessi un bisturi e le
aprissi il petto, ci troverei un cuore nero come il mio. La tiv trasmetteva immagini da una zona di
guerra e quelle di una devastante onda nera di petrolio, e Norah pens che Balder aveva ragione. Nel
cuore di lei albergava una montagna di amore... ma principalmente rabbia. Passarono immagini di un
pazzo che andava in giro a sparare a caso alle persone. Bevve l'ultimo sorso di caff, ormai era
diventato freddo. Forse, pens, la rabbia  okay. Forse la rabbia  l'unica emozione comprensibile.
Forse posso provare rabbia.
Forse la questione non  provarla, ma cosa se ne fa.
Spense il televisore.
Quando prese il telefono e apr la posta, trov una mail di Werner che aveva come oggetto
Missione speciale. Eccola finalmente l'informazione che gli aveva chiesto... con tanto di indirizzo.
Norah rispose a Werner, lo ringrazi. Subito si sent come trasformata: finalmente poteva fare
qualcosa. Prese una busta dal cassetto della scrivania e ci scrisse sopra: Da un'amica.
Poi si vest e usc. Crepuscolo.
La bellezza della citt la colp con tutto il suo impeto; fu come se le fosse caduto il velo dagli
occhi. Norah vag per le strade bevendo a grandi sorsate la Vienna invernale. La Karlkirche, i
negozietti di fiori, il sontuoso teatro dell'Opera, le carrozze che sferragliavano davanti agli alberghi
storici, le vetrine dei pasticceri. E il fascino, l'eleganza, la bellezza della gente. Le sembrava di vedere
tutto per la prima volta. Senza pensarci entr da un tabaccaio e chiese un pacchetto di Gauloises.
Ha l'aria raggiante di chi ha vinto al supernalotto disse il tizio basso e con indosso un
completo demod in viennese stretto.
Sa com', la citt  talmente bella rispose Norah. A essere sincera nelle ultime settimane
non mi  sembrata affatto cos.
Una volta una donna intelligente ha scritto: Non vediamo il mondo com'. Vediamo il mondo
come siamo', rispose il tabaccaio, porgendole le sigarette.
Norah annu pensosa. Probabilmente non aveva tutti i torti.
Il bancomat pi vicino era solo due strade pi avanti. Quanto serviva? Mille euro.
Norah ne prelev cinquecento, aggiunse gli altri cinquecento che aveva a casa, e mise tutto
nella busta, chiudendola. Grazie a Werner e a Google Maps aveva trovato senza difficolt l'indirizzo di
Marie T. e suon a un campanello a caso. Sent il ronzio dell'apriporta, entr svelta, preg il cielo che
le cassette delle lettere riportassero il nome, fu esaudita e trov subito Marie T., imbuc la busta e se ne
and.
Di nuovo nel suo appartamento si rese conto che, adesso che non c'era pi traccia degli
scatoloni, per la prima volta le dava un senso di casa. Aprire gli scatoloni con tutto il loro contenuto di
ricordi le era costata molta energia, ma ne era valsa la pena. Si era appena gettata sul divano quando il
cellulare le annunci l'arrivo di un messaggio. Probabilmente era Max che voleva sapere come...
Alex. Il cuore di Norah cominci subito a battere pi veloce. Chiuse un attimo gli occhi, si arm
di coraggio e apr il messaggio. Era di sole tre parole. Anch'io, accidenti.
Per qualche minuto l'unica cosa che riusc a fare fu restare seduta immobile e fissare il
messaggio. Poi and alla finestra. L'auto era parcheggiata davanti a casa, il serbatoio pieno.
Nel lasciare la citt quella sera decise che non avrebbe preso l'autostrada; opt per le strade
secondarie.
Buio. Boschi. Norah sorrise.
Si accese una sigaretta e pigi sull'acceleratore.
Silenzio. Luna nuova. Stelle.
Di fronte a lei una strada deserta, la notte alle spalle.
...
.
...
FINE.
...
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...
Ringraziamenti.
...
Sono tante le persone che partecipano alla creazione di un libro. Alcune in maniera diretta, altre in maniera indiretta e forse anche senza saperlo... come fonte di ispirazione, incoraggiamento o semplicemente per il solo fatto di esserci. Innanzitutto desidero ringraziare la mia meravigliosa famiglia. Ho avuto una fortuna incredibile, e ne sono consapevole. Un grandissimo grazie al mio splendido (e incredibilmente paziente) editore, nonch lettrice, Regina Kammerer, e a tutta la squadra btb e Random House che ho conosciuto negli ultimi anni.  un piacere lavorare con voi.
Grazie al mio agente letterario Georg Simader e a tutta la squadra di copywriter: Caterina Kirsten, Lisa Volpp, Vanessa Gutekunst, Felix Rudloff.
Due artiste mi hanno per certi versi accompagnato durante la stesura del romanzo: Soap&Skin, di cui ho ascoltato tantissimo le canzoni. E l'incredibile Karen Khler, autrice di una raccolta di racconti a mio avviso indimenticabile: Wir haben Raketen geangelt. Grazie.
Un grazie come sempre a tutti gli amanti come me della letteratura. A coloro che fanno i libri o che contribuiscono al loro successo, a chi li vende, ne parla o scrive, a chi li consiglia... a chi li legge.  bello che ci siate. E... Jrn? Spero tu non abbia pensato che mi fossi dimenticata di te. Il rondone  come sempre per te (lo sai). Grazie di tutto.
Melanie Raabe, febbraio 2018.
...
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...
FINE.