CARLO PUINI.
.
TAOISMO.
.
Filosofia e Religione.
.
1919. R. Carabba Editore, LANCIANO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
Testo curato da: Cristina Rosanda e Paolo Alberti per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
...
.
...
Indice.
...
.
...
Prefazione dell'Autore.
CAPITOLO PRIMO. Il Taoismo rispetto alle Dottrine professate in Cina.
CAPITOLO SECONDO. Carattere distintivo del Taoismo.
CAPITOLO TERZO. Il Superuomo. - Come si diventa immortali.
CAPITOLO QUARTO. Breve storia del Taoismo. - La filosofia taoista e il suo scetticismo.
CAPITOLO QUINTO. L'Universo e la sua genesi.
CAPITOLO SESTO. La Natura e la sua legge.
CAPITOLO SETTIMO. La Vita e la Morte.
CAPITOLO OTTAVO. La perfetta felicit.
.
APPENDICI.
APPENDICE 1. Dal Tao-te-king.
APPENDICE 2. Yin-fu-King.
NOTE.
APPENDICE 3. Tai-si king.
APPENDICE 4 La vita degli animali.
APPENDICE 5. L'Universo taoista e sue corrispondenze.
Note al testo.
...
.
...
FINE Indice.
...
.
...
Prefazione. dell'Autore.
.
Il Taoismo come religione non  propriamente l'argomento di questo libro.
.
L'odierno Taoismo  una congerie eterogenea di concetti e atti di culto di varie provenienze, che presenta un'apparente unit, perch designata con un nome comune. Ma sebbene questa religione sia nota come Taoismo, una buona met  Buddismo corrotto e sfigurato, e l'altra met comprende tutte le superstizioni venuteci fin dalle prime et del popolo cinese: animismo, polidemonismo, sciamanesimo, magia, alchimia, astrologia la compongono per la parte autoctona; culto esterno, chiese, conventi, monachismo, dottrina della retribuzione delle opere nel paradiso o nell'inferno, tutto ci fu portato dal Buddismo.
.
Io esamino ed espongo, nelle pagine seguenti, soprattutto quel complesso d'idee o speculative o pratiche, che formava una primitiva cultura preconfuciana, conservataci dai filosofi del quinto e quartio secolo innanzi l'ra nostra. I quali, poco persuasi delle dottrine di Confucio, ne contrapposero altre, n mancarono di mettere sovente in canzonella i severi dettami del rigido Maestro. .
Essi cercarono il loro fondamento nelle manifestazioni del primitivo pensiero cinese, e specialmente in quel singolare pensatore, tra il leggendario e lo storico, che sta a rappresentare l'antitesi confuciana, noto oramai anche in Occidente col nome di Lao-tse.
.
Tanto rispetto a' concetti morali, quanto al modo d'intendere la societ umana, noi vedremo che tra le idee dei filosofi taoisti, e il culto religioso taoista cos accetto al volgo della Cina, corre un gran divario.
...
.
...
CAPITOLO PRIMO.
...
.
...
Il Taoismo rispetto alle Dottrine professate in Cina.
...
.
...
Vi fu un tempo in cui alcuni religiosi delle tre dottrine che si professano nella Cina cercarono un accordo fra loro, affine d'istituire una nuova scuola, la quale ponesse su gli altari alla venerazione delle genti, le immagini incarnanti il Buddismo, il Confucianesimo e il Taoismo: il nuovo culto doveva essere la sintesi delle dottrine morali predicate da queste tre religioni, diffuse tra i cinquecento milioni di uomini che popolano l'oriente asiatico. Il motto scritto in fronte de' templi di questa setta, fu San-kiao Yi-kiao, "Le tre religioni non fanno che una religione sola".
La nuova scuola, o religione che dir si voglia, prosper lungamente; ebbe templi e conventi, ed ebbe pure una letteratura non priva d'importanza, la quale si proponeva sostenere l'unit della fede, e la necessit d'apprendere il vero dalla bocca dei tre grandi santi che in vario modo lo rivelarono. Nondimeno, a poco a poco, diminu il favore popolare e lo zelo verso la chiesa novella; e sebbene i fondatori delle tre dottrine siano sempre onorati da ognuno, la Chiesa San-kiao Yi-kiao resta oggi solo quasi come ricordo nella storia delle religioni orientali. Tuttavia gli scritti di coloro che presero a sostenere questa sintesi del pensiero religioso cinese ci rimangono come documenti importanti, alcuni dei quali sono entrati a far parte dei libri del Canone sacro buddista. Tra questi sono da notarsi l'"Esame Imparziale delle Tre dottrine", scritta da Liu-mi nel X secolo, e "La Difesa della Fede", scritta da Shang-ying circa il 1170.(1)
Nel primo di questi libri, dal quale cito ora alcuni brani tradotti, si discutono le ragioni che devono indurre a tenere per efficaci ed utili le tre religioni, perocch tra loro non si escludono, ma anzi s'integrano; l'altro difende il Buddismo dagli attacchi non infrequenti d'alcuni razionalisti confuciani.
"Non vi sono due verit - dice l'"Esame imparziale" su riferito - n il Santo ha due menti per giungere a conoscerla. Il Vero fu innanzi che il cielo e la terra fossero; e in tutti i tempi s' serbato eterno. Il Santo pu pervenire a possederlo per il bene dell'umanit; ma il Santo pu nascere in Cina o in India, in Oriente o in Occidente, pu nascere in regioni diverse; il vero per che si rivela all'uomo superiore  sempre uno, e solamente uno dappertutto.(2)
"Tutti gli astri abbelliscono insieme i campi celesti, e da migliaia di secoli vi confondono il loro fulgore: tutti i fiumi arrivati al mare vi confondono le acque e vi perdono i propri nomi; cos medesimamente accade pel fiorire glorioso delle tre dottrine religiose, che, praticate da tutte le umane generazioni, esse inciviliscono insieme tutta la Terra.
"Il Confucianesimo educa gli uomini insegnando loro l'integrit e la fortezza; il Taoismo insegna la pura e naturale spontaneit del vivere; il Buddismo semina ne' cuori l'amore e la carit universale. Se consideriamo queste tre religioni quanto a' loro effetti nel mondo, esse non possono dirsi diverse n tra loro contrarie; ma scrutandone l'intima essenza ci si dimostrano assai dissimili. Perci queste tre dottrine sono triplici nella loro unit rispetto a' loro principj; sono uniche nelle loro triplici conseguenze, rispetto al fine cui mirano. Non possono dunque aversene gli effetti pienamente efficaci se non congiungendole insieme, e insieme praticandole. Le tre religioni sono come un tripode, il quale non sta diritto e non serve, se ne viene spezzata una gamba. Considerandone poi cos in complesso gli effetti relativamente alla legge terrena, l'insegnamento delle tre dottrine non esce da questi due punti: stabilire ci che  bene e ci che  male, e guidar l'uomo alla virt liberandolo dalle passioni.
"Un sovrano che scrisse di filosofia, afferma assennatamente che il Buddismo governa la mente, il Taoismo governa la persona, e il Confucianesimo governa la societ; e siccome la mente, la persona umana, e la societ hanno tutte bisogno d'oculato governo, ne consegue la necessit nel mondo dell'opera efficace d'ognuno di questi tre insegnamenti morali. E l'autore che scrisse "La Difesa della Fede", dice: il Confucianesimo cura la pelle, il Taoismo cura il sangue, il Buddismo cura la compagine delle ossa. Potremo noi trascurare la cura di alcuna parte se vogliamo la sanit del corpo? La pratica delle tre dottrine  in pari modo necessaria alla salute dello spirito.
" poi necessario che vi sia una dottrina rispetto a ci che  mondano, e una dottrina rispetto a ci che  al di l di questo mondo. Ora, il Confucianesimo e il Taoismo provvedono al mondo, il Buddismo comincia dal mondo e va a finire nell'ultramondano. Il Buddismo intende per mondano il mondo dei Deva, quello degli uomini, e il mondo di Yama. Tutto quello che  compreso dentro queste tre regioni  detto "Mondano", perch  legge fatale, che gli uomini siano trascinati, a cagione delle loro opere, dalla fiumana della trasmigrazione, per un avvicendarsi interminabile di nascite e di morti: e questo triplice mondo  il dominio dell'eterna palingenesi. L'ultramondano  quell'immensa parte dell'universo dove la trasmigrazione cessa in ogni sua forma; ed  l che il Buddismo indirizza gli uomini, ed  questa regione dell'eterno e dell'immutabile, che esso assegna come meta, e come termine della palingenesi degli esseri".
Il libro da cui ho tolto i brani ora riportati avverte anche che non si devono giudicare queste dottrine dalle false interpretazioni e dalle vane pratiche, nelle quali il volgo ignorante e bisognoso di meraviglie le convolge.
" peccatore pel Confucianesimo chi disobbedisce alla legge morale che regge e mantiene il consorzio civile;  peccatore pel Taoismo chi sovverte la purit e la quiete dello spirito con le corrotte arti dell'alchimia e della magia; e il Buddismo condanna come peccaminose tutte le pratiche introdottevi dal sivaismo. Perci non dalle corruzioni e dalle superstizioni che hanno sopraffatto e il Buddismo e il Taoismo, n dalle idee sovversive in cui caddero certi filosofi e moralisti, dobbiamo noi giudicare le tre religioni, ma dai savj e saldi principj sui quali esse riposano".
Bench la conformit dei fini che queste religioni si propongono le faccia, secondo il pensiero di alcuni scrittori cinesi, tutte accettabili, anzi tutte necessarie a moderare la societ civile, e soddisfare i bisogni morali e spirituali del popolo; nondimeno  un fatto, che dall'indole di ciascuna si dimostrano diversissime. Quest'intima diversit si manifesta evidente anche in certe comuni apparenze, con cui le tre religioni vengono rappresentate a gli occhi del popolo.
?
Nell'iconografia popolare, le figure dei presunti fondatori delle tre dottrine, co' loro atteggiamenti, l'espressione dei loro volti, l'acconciatura delle loro persone, dimostrano chiaramente, a mio avviso, la forma della loro mentalit, il carattere dei loro insegnamenti, ma soprattutto il concetto in cui tengono l'uomo; il quale, che dir si voglia,  come il bersaglio verso cui i filosofi e i moralisti lanciano i loro pensieri e le loro stravaganze. Ecco Confucio: seduto, composto e solenne, sur un trono, abbigliato come un re: severo, accigliato, barbuto, par sempre in procinto di correggere e ammonire. kyamuni invece, sur un fior di loto che simboleggia il mondo, veste il modesto abito monastico; tutto il suo aspetto  benevolo; quel suo misterioso sorriso dice tutta l'indulgenza che ha per gli errori e le debolezze umane: anche muto pare che con tutto s stesso voglia inculcare a gli uomini la sua massima santa: "Amatevi come fratelli". E l'uomo, da quell'animale, grazioso e benigno, ch'egli , ha sempre creduto che si trattasse di Caino e Abele: cos compirebbe Lao-tse, se conoscesse la Bibbia, le sante parole del Buddha. Lao-tse, il patriarca del Taoismo,  altrimenti raffigurato:  un vecchietto sparuto, dimessamente vestito, seduto per lo pi sopra un bufalo, sua preferita cavalcatura; non  avvenente, tuttavia mostra una fisonomia oltremodo vivace e furba; il suo sorriso cos caratteristico, dice tutto quel ch'egli pensa dell'"Uomo civile". Uomo civile  per lui sinonimo di uomo ridicolo; che allontanatosi dalla natura libera, pura, vergine, universalmente benefica,  andato a immergersi in quell'oceano d'artifizi, di regole, di leggi, di ostacoli, di vincoli d'ogni genere, che chiama consorzio civile. Lao-tse non corregge n ammaestra come Confucio; non compatisce n soccorre come il Buddha; Lao-tse avverte, osserva e sorride; ma il suo sorriso sarcastico e il dolce sorriso del Buddha hanno ben diverso significato, rispetto al giudizio ch'eglino si fanno dell'uomo. Per Confucio, l'uomo non ha valore se non quando una rigida morale e un complesso di severe leggi ne fanno un utile membro della societ; pel Buddha, l'uomo, creatura debole, illuso dai sensi, vivente doloroso in un mondo d'affanni,  solamente degno della pi grande compassione; per Lao-tse, l'uomo sociale e socievole,  l'Essere comico per eccellenza, e la sua comicit si fa tanto maggiore quanto pi egli complica l'artificioso modo del suo vivere.
...
.
...
CAPITOLO SECONDO.
...
.
...
Carattere distintivo del Taoismo.
...
.
...
Se prendiamo ad esaminare il carattere fondamentale che distingue il Taoismo dalle altre religioni asiatiche, troveremo a prima giunta, che mentre alcune di esse si occupano singolarmente della parte spirituale o divina dell'uomo, come il Brahmanesimo, o della mente e dell'intelletto, come il Buddismo, esso si occupa invece dell'intero corpo umano, insegnando i modi di mantenerlo sano e vigoroso, e di avvivarne tutte le energie siffattamente da renderlo capace di formare in s stesso un'anima, la quale, al disfacimento di quello lo sostituisca nell'eternit. Il corpo , pel Taoista, il fattore essenziale dell'anima immortale: essa ne dipende come l'opera dipende dall'officina che la produce; e se ne spoglia e se ne libera come la farfalla dalla sua crisalide. Il Taoismo pu con ragione appropriarsi il concetto Dantesco, che 
... noi siam vermi
nati a formar l'angelica farfalla.
.
Nell'uomo materiale, grossolano, soggetto alla influenza corruttrice dei sensi, il Taoismo trova quella sostanza squisitamente sottile, che deve servire a comporre l'Essere immortale. In altri termini, gli elementi immortali, che, sparsi, compenetrano tutta la compagine corporea, i quali sono cagione della vita fisica e psichica, si concentrano e si personificano producendo l'Essere che sopravviver alla morte. Il corpo diventa, pel Taoista, un lambicco, in cui per via di complicate operazioni e pratiche fisiche e morali viene elaborata la propria immortalit.
L'antichissima ipotesi dei filosofi cinesi, che l'universo sia uscito da una primordiale materia eterea, donde consegue l'unit di sostanza e di energia di tutte le cose esistenti, giustifica la teoria taoista all'unit della persona umana; teoria che esclude il dualismo d'anima e corpo, di carne e spirito, il quale dualismo conduce ad una lotta continua tra questi due elementi in perpetuo antagonismo: "La carne - dice S. Paolo - ha desideri contrarj a quelli dello spirito; e lo spirito ne ha di contrarj a quelli della carne". Secondo il pensiero taoista, l'uomo in quel medesimo modo che svolge, sviluppa e compone il proprio organismo merc tutte le funzioni fisiologiche che operano in lui, cos svolge, sviluppa e compone la propria anima, traendone gli elementi dall'organismo stesso, o dal proprio corpo; con l'esercizio di quelle arti ed artifizi che il taoismo insegna.
.
L'anima immortale si crea, dunque, per endogenesi nell'organismo umano. L'aura o essenza seminale forma e mantiene l'Io; l'aura o essenza cosmica forma la sua veste eterea; l'uno e l'altro elemento insieme compongono l'Essere immortale, lo Spirito, o il Dio di chi fu uomo materiale sulla terra. La formazione di un tale Spirito o Dio o Superuomo vuole condizioni determinate. Dapprima, la persona vivente bisogna che viva sulla terra tutto intero il tempo che il destino gli assegn; altrimenti l'anima che in lui si stava formando resta imperfetta, abortisce, si disf, si diffonde, e disperdesi nello spazio confondendosi con tutte le influenze malefiche che vi si agitano. Per farsi un'anima veramente immortale, capace anche di rivestire altra forma per trasmigrazione,  necessario non solo che l'uomo viva la sua vita intera, ma che viva sano, robusto, vigoroso, e senza imperfezioni nelle membra.
Gl'infermi, gli storpi, i deformi, e i giovani e i fanciulli rapiti da morte precoce, non arriveranno a possedere un compiuto Spirito immortale, ch non ebbero modo, o non ebbero tempo di generarlo dentro il loro imperfetto organismo.
...
.
...
CAPITOLO TERZO.
...
.
...
Il Superuomo. Come si diventa immortali.
...
.
...
Innanzi di giungere al compiuto e assoluto distacco dell'anima dal corpo, o al supremo resultato finale di perfezione, si contano alcuni gradi intermedj di santit, in cui il corpo che ha gi cominciato la genesi interna della sua anima immortale, pu anche rimanere per anni ed anni sulla terra, a patto di purificarlo, con adatte e particolari pratiche, da gli elementi materiali pi rozzi. Il primo grado di santit a cui arriva il devoto taoista,  quello chiamato SIEN, o "Solitario vivente nella pura pace de' monti". La sua persona ha cominciato a spogliarsi della sostanza corporea, assottigliandola e purgandola tanto da arrivare, col continuato esercizio delle arti taoiste, a renderla spirituale ed eterea. In tale stato acquista il devoto facolt soprumane, e in ispecie quella di elevarsi da terra, sorvolare su per i monti, trasportarsi rapido e lieve da un posto all'altro. Questa facolt si fa sempre pi intensa, quanto pi il santo si avanza, merc le pratiche prescritte, a rendere la propria persona sempre pi eterea e spirituale. Allora riesce a volare per l'aria, e a sollevarsi, quando egli voglia, ne' cieli fino alle pi alte sfere e alle pi eminenti. Questi SIEN, o questi uomini diventati immortali, e in possesso di qualit straordinarie, fuor delle usuali e note leggi della natura, dopo aver vissuto gran numero di anni, possono, senza passar per la morte, scegliersi un corpo nuovo, e trasportarvi il proprio spirito e il proprio Io, e rivivere umanamente nel mondo.  una forma di trasmigrazione diversa dalla brammanica e dalla buddista.
Uno stato superiore a quello ora descritto,  quello che chiamiamo CHEN-JEN,(3) che significa "Uomo vero":  la personalit umana nella sua essenza indistruttibile e perpetua. Il santo taoista perviene a questo alto stato di perfezione, non traverso la morte, ma per una lunga evoluzione fisica e morale, che trasforma l'uomo materiale e grossolano in uno Spirito soltanto rivestito d'un tenue velame etereo, effigie umana invisibile a occhio mortale. Il corpo materiale  ricondotto per cosiffatta sublimazione alla sostanza prima, da cui uscirono tutte le cose.
.
Questi esseri, espressioni pi o meno spirituali della persona umana o dell'Io, si dispongono e prendono dimora nello spazio celeste, in luoghi variamente eminenti, secondo il grado della loro spiritualit. I pi umili dimorano su per le alte vette delle montagne; altri s'aggirano per l'aria: sono detti Spiriti terrestri (TI-SIEN). Pi progrediti, nella loro evoluzione taoista, sono gl'Immortali o Spiriti celesti (THIEN-SIEN), i quali hanno per abitazione la sfera lunare e il cielo planetario. I pi perfetti, i sommi, gli spiriti che sono la vera espressione immortale della persona umana, i CHEN-JEN, popolano il cielo stellato, e si spingono fino all'Empireo. Questo  reggia della "Grande unit" (THAI-YI) o "Misteriosa monade" (MIAO-YI) produttrice dell'universo.(4) Un tal concetto venne pi tardi personificato in un nume chiamato l'Altissimo, il Purissimo, il Prezioso signore. Gli spiriti superiori (Chen-jen) gli fanno corteggio come ministri e messaggeri, e sono gloria della sua celeste dimora nell'Orsa maggiore, dalla quale dipendono tutte le vite umane. L'uomo con questa genesi spirituale crea l'immortalit in s stesso, nella sua carne mortale.
.
Come si diventa immortali? quali mezzi insegna il Taoismo per convertire il nostro corpo materiale, perituro, corruttibile, attaccato alla terra, in un Essere spirituale, durevole, puro, tendente al cielo? Il primo di questi mezzi, che insegnano i pi antichi maestri dei taoisti,  la Purit: purit di spirito, purit di mente, purit di corpo;  il primo gradino della scala che ascende all'immortalit.
La ragione umana, traviata da' sensi materiali, fraintende, e giudica vero il falso, e falso il vero. Occorre dunque riporre su la retta via la facolt d'intendere e ragionare.
Nel turbinio del mondo, nell'affaccendarsi affannoso degli uomini, il nostro cervello sotto l'influsso di tante cause perturbatrici, s'intossica, e diventa incapace di funzioni normali, in quel medesimo modo che un organo qualunque del nostro corpo per infezione o lesione  reso inetto a compire l'ufficio suo: la mente si guasta, il pensiero perde la visione del vero. Inoltre ogni lavorio della mente lascia tracce pi o meno profonde e durevoli. Moltiplicati i pensieri, moltiplicate le cagioni di corruzione morale. La mente resa, per tal modo, disadatta a conoscere i veri bisogni dell'anima, questa resta priva di quelle cure che le sono necessarie per svolgersi, crescere e compirsi. Uno dei principali fini che si propongono le pratiche religiose taoiste,  dunque la purificazione della mente, che tante cause concorrono a corrompere.
Questo stato di purit morale si ottiene col ricondurre la mente e la ragione alla sua condizione di verginit primitiva, quando nessuna influenza perturbatrice esercitava su di essa la sua azione. - "Lo spirito - dice un testo taoista - inclina naturalmente alla purit, ma la sua mente ne lo distoglie. - La mente inclina per sua natura alla purit, ma le passioni ne la distolgono.
"Lontana dalle passioni la mente si serberebbe tranquilla, e da s stessa purificherebbesi; purificherebbesi perci lo spirito, il pensiero, la ragione: il corpo stesso materiale purificherebbesi, e a poco a poco raffinandosi, diventerebbe degna veste dell'anima immortale, che l'uomo  destinato a creare dentro s stesso".(5) 
Come conseguenza di tutto ci,  necessario dunque che il taoista che vuole iniziarsi alla perfezione, scelga luoghi salubri per abitare, e fugga quelli di nocevoli influenze. Si ritiri in solitudine: preferisca il soggiorno delle montagne madri della vita, scaturigini delle forze pure della natura. Soprattutto scansi pi che pu la compagnia dei suoi simili: l'uomo  la pi funesta sorgente d'infezione fisica e morale. Ha poi il devoto molti, diversi e complicati doveri da compiere ed esercizi da fare: pratiche non sempre agevoli, ma che assai testi del canone sacro taoista gliene insegnano l'arte.
.
La vasta letteratura taoista, che, ad imitazione del canone buddista, venne raccolta in un corpo di scritture, contiene libri di varie scienze, e trattati circa le arti, le pratiche e gli esercizi che abbisognano al fervente taoista. Il campo  ampio; e vi si trovano scritture i cui argomenti sono affatto estranei ad ogni altro codice religioso.
Il concetto dell'endogenesi dell'anima richiede la conoscenza del corpo umano, e delle diverse funzioni degli organi; e la Fisiologia forma argomento di pi testi del canone taoista. L'applicazione alle funzioni fisiologiche delle influenze degli astri, vuole lo studio del Cielo da cui scendono le energie fecondatrici: l'Astrologia ha perci pi trattati nel detto canone. L'igiene fisica e morale, e la Dietetica che insegna un particolar modo d'alimentarsi per rinvigorire il corpo e attivarne la vitalit, tiene un bel posto tra le scritture sacre del Taoismo. A questa scienza pratica aggiunge singolare efficacia l'Alchimia, una delle pi antiche scienze coltivate in Cina, con la ricerca d'un farmaco che abbia virt non solo d'irrobustire il corpo, ma anche di procurargli una permanenza di qualche secolo in questo mondo. Per assimilare e accumulare in s stessi l'essenza cosmica necessaria all'interno concepimento dell'anima, s'insegna l'esposizione del corpo alla luce diretta del sole, e le regole ne sono insegnate da speciali trattati di Fototerapia. Un'altra pratica importante taoista  l'Aeroterapia. L'aria pura introdotta ne' polmoni con particolari esercizi respiratorj, riacconcia e ripara gli organi che l'uso quotidiano consuma, e aiuta il compimento del germe immortale. Vi sono poi trattati di ginnastica medica, che insegnano esercizi, posizioni della persona, movimenti razionali; sempre a fine di quella educazione fisica del corpo, che possa renderlo degno e capace ricettacolo dell'anima; perch, bisogna tenere a mente, che la creazione in s stessi, nella propria carne, non pu accadere altro che in un corpo sano, normale e vigoroso.(6)
.
Tutti questi cosiffatti esercizi nei loro diversi modi richiamano alla mente somiglianti pratiche in uso nell'India; e in questa parte il Taoismo apparir un vero plagio del sistema Yga. Troviamo infatti nel Yga tutte le arti e le pratiche poco sopra accennate, nelle varie forme in cui lo Yga viene distinto. Lo Hathayga  indirizzato a vincere le necessit fisiche del devoto, il Rjayga intende sviluppare le energie psichiche e la forza della volont, il Janayga insegna l'unit dell'universo, il Prnayga ammaestra nell'arte di respirare affinch l'alito vitale cosmico possa rendersi efficace, e cos via.  per necessario avvertire la diversit del fine che il Taoismo si propone. Lo Yga brammanico  un ascetismo che aspira all'unione finale ed eterna dell'anima umana con la divinit, l'Yga sivaitico o Tantrika  un ascetismo magico che mira all'acquisto di potenze soprannaturali, e le loro arti sono la tennica della santit. Lo Yga taoista invece insegna all'uomo l'arte di generare, anzi di creare in s stesso un'anima immortale: cosicch il Sien o il Chen-jen cinese non ha nulla di comune con lo Yga dell'India.
Le somiglianze della pi parte delle pratiche esterne nei due sistemi, poco valgono per riconoscervi un'origine comune, quando la meta a cui tendono  cos profondamente diversa. Yga vale "legame, congiungimento", e cerca infatti l'intima comunione del Jvtman, anima individuale col Paramtman, o Purusha o Brahmn, l'anima universale. L'endogenesi taoista dell'anima umana  un concetto che esclude assolutamente quello di un'anima individuale preesistente ansiosa di ritrovare la sorgente divina donde provenne. Inoltre  anche da notare che i testi e i trattati Yga indiani furono introdotti in Cina e tradotti nel VII secolo quando il Taoismo erasi quasi del tutto formato.(7) Ci non toglie che le pratiche del Taoismo non si siano in seguito, con la conoscenza dello Yga, avvicinate alle pratiche indiane, imitate e accettate in gran parte.
.
Prima di lasciare questo capitolo, mi piace esporre un'opinione assai singolare che i Taoisti hanno circa alle cose e alle persone che formano il loro mondo.
Il Taoismo tiene in massimo conto gli effetti che le cose circostanti producono su gli uomini. Tutto quello che esiste, tutte le cose animate e inanimate, emanano effluvi, esalazioni, irradiazioni, che esercitano su' mortali azioni benefiche o malefiche di varia intensit secondo la natura delle cose stesse. Le montagne, le valli, le sorgenti, i fiumi, gli alberi, le erbe, gli animali spandono nell'aria emanazioni che la rendono in diverso modo attiva. Irradiazioni continuamente efficaci scendono dagli spazi celesti e dagli astri, emanazione di mondi lontani, e stringono un rapporto tra l'immensit e il microcosmo umano. Gli uomini stessi, con l'esercizio della vita, delle membra e del pensiero, sprigionano intorno a s influssi diversamente efficaci, che li congiungono fatalmente insieme. Inoltre le anime degli uomini, che la morte colse innanzi d'aver compiuto la generazione psichica del loro spirito, - anime incompiute, o abortite, o residui d'anime disfatte, - riempiono l'aria e lo spazio, co' loro atomi attivi e crudeli verso i viventi. Ma fin'anche le vecchie cose, le vecchie immagini del culto, ogni antico avanzo del passato, tutti gli oggetti che il lungo uso ha come impregnati di sentimenti umani, emanano anch'essi influssi di cui niuno bada a difendersi. Insomma, l'uomo vive sotto l'azione di forze delle quali non suppone l'esistenza; ma che lo dominano, lo modificano, lo trasformano, lo vivificano o lo uccidono: ne sente potenti gli effetti, e ne ignora le cause.
.
In mezzo a tante emanazioni, irradiazioni ed effluvi che si mescolano nell'aria che l'uomo respira, e in cui vive, il devoto taoista che aspira alla santit deve procurar d'accogliere quegl'influssi che hanno azione benefica e ristoratrice, e tenersi lontano da quei che corrompono la mente e il cuore. L'arte, l'esercizio e le pratiche del culto taoista, sono singolarmente rivolte a questo fine. Tutti gl'influssi emananti dal Cielo e dagli astri, e quegli emananti dalla vergine natura sono in massima parte benefici; ma sommamente malefici sono, in generale, gl'influssi umani. Ciascun uomo ha intorno a s un'atmosfera d'influenze pi o meno attive, secondo la sua attivit fisica e psichica. L'aureola che circonda la testa dei santi taoisti del pari che dei buddisti,  la manifestazione, pel solito invisibile, dell'attivit intensa del loro pensiero. Le emanazioni umane dei buoni, dei savi, dei santi possono riuscir benefiche; ma il gran complesso dell'umanit, avendo abbandonate le vie della virt, e andando e operando contrariamente alle leggi della schietta natura,  da fuggirsi; perci il primo atto del pio taoista, che cerca la purit perfetta,  d'abbandonare il consorzio degli uomini, e vivere in solitudine ne' luoghi inaccessibili delle montagne. E ci non tanto, come gli asceti delle altre religioni, per timore d'un contagio morale, ma singolarmente per non vivere e respirare in mezzo alle emanazioni umane, che avvelenano e imputridiscono i luoghi abitati dalla gente.
...
.
...
CAPITOLO QUARTO.
...
.
...
Breve storia del Taoismo. La filosofia taoista e il suo scetticismo.
...
.
...
Affine d'intendere il Taoismo, bisogna distinguere i varj gradi pei quali  passato nella storia del suo svolgimento, per arrivare alla forma in cui oggi  professato. Lao-tse, nato nel 604 a. C.,  riguardato fondatore del Taoismo, e ne  come il patriarca; ma un Taoismo pi antico di lui ha pur lasciato tracce nella storia del pensiero cinese. Nel libro attribuito a Lao-tse si fa allusione, infatti, ad alcuni savj vissuti in tempi remoti, e si citano passi di scritture preesistenti. Quella condizione di beata semplicit elogiata dal Tao-te-king come il pi perfetto stato sociale, era appunto quella goduta in passato, quando sovrani e sudditi seguivano i sani e genuini principj emanati dal Tao. Chuang-tse fa risalire a Hoang-ti (2697 a. C.) le origini del Taoismo; e il nome di questi unito a quello di Lao-tse, Hoang-Lao, vuol'essere l'espressione di tutto intero il sistema; mentre gli alchimisti, la cui arte vi ha gran parte, cercano le loro fin ne' tempi mitici. Rispetto per alla letteratura, la forma pi antica del Taoismo,  la filosofia, che si rintraccia nei libri di que' vecchi savj, i quali nel V e IV secolo innanzi l'ra volgare scrissero con maggiore o minor severit e acutezza contro i dettami del Confucianesimo. Nacque poi e fior l'alchimia, che conta un numero pi grande di testi; l'arte della quale era indirizzata a confettare una droga adatta a prolungare la vita dell'uomo, ed anche a procurargli l'immortalit. Ebbero quindi favore le pratiche indirizzate a invigorire il corpo umano: e la letteratura taoista ne possiede pi trattati; e finalmente predominarono gli esercizi magici, l'uso dei talismani, degli amuleti, degli scongiuri, delle formule di potere misterioso, degl'incantesimi, e risorsero cos tutte le superstizioni prodotte da secoli e secoli dalla fantasia popolare. La filosofia taoista spesso condanna tutte queste pratiche diffuse con la religione tra il volgo. Lieh-tse non ammette nemmeno la possibilit di prolungare la vita al di l del termine assegnatole dal destino: che pure  l'arte taoista per eccellenza; e Chuang-tse e in ispecial modo Yang-chu dichiararono addirittura che non ne vale la pena.
La ben nota Enciclopedia storico-letteraria di Ma-Tuan-lin, scrive circa questo argomento: - "Le arti e le pratiche taoiste sono molte e di vario genere; ma secondo che scrissero i filosofi di questa scuola - Lao-tse, Lieh-tse, Chuang-tse - la prima e pi importante di tali pratiche  quella che sostiene la necessit di conservarsi puri del corpo e dello spirito, e di seguire soltanto le leggi benefiche della natura. In questo Taoismo filosofico si tralascia di parlare dell'Alchimia, della Magia, della Dieta,(8) delle quali pratiche molto tengono conto i seguaci di Ch'i-Sung-tse (maestro d'arti magiche che la tradizione fa risalire fino a Shen-nung, 2737 a.C.(9)) - L'uso dei talismani, degli amuleti, degli scongiuri, delle formule magiche cominci con Chang-Tao-ling,(10) negli anni yung-kia (145-146 d. C.), e continua popolarissimo fino ad oggi. - Il Taoismo come dottrina o religione ben distinta da le altre, cominci veramente sotto il re Hwan-ti (147-168 d. C.) della seconda dinastia dei Han".(11)
La stessa Enciclopedia, a proposito dei testi che compongono il canone di questa religione diffusissima in Cina, contiene le seguenti notizie. - "Tutto il complesso delle scritture considerate come appartenenti al Taoismo, e che fanno conoscere lo svolgimento storico delle idee di questa scuola da' tempi pi antichi in cui se ne pongono le origini, cominciarono ad esser raccolte sotto il re Chen-tsung dei Sung (998-1023): furono rivedute, corrette e ordinate, e fattone un indice che comprendeva circa quattromila testi. Questi erano divisi in sette classi: le prime tre passavano come rivelazioni celesti, e contenevano tre distinti insegnamenti. Si credevano dovuti ad una rivelazione diretta; perocch affermavano che le scritture che li contenevano fossero cadute dal Cielo, tracciate o incise sopra tabelle d'oro o di giada, o sopra aeroliti. Le altre tre classi seguenti sono tre supplementi a ciascuna della tre prime. L'ultima comprende pure schiarimenti, note e commentarj a tutte le surriferite sezioni".
.
Con la Filosofia taoista comincia ad apparire in Cina, in contrasto col bonario ottimismo positivista confuciano, un deciso scetticismo circa la capacit dell'intelletto umano a conoscere il fondo delle cose. Il pi singolare dei tre principali filosofi del Taoismo,(12) Chuang-tse,  il pi preciso espositore del dubbio; ed ecco come si esprime a questo proposito:
"La scienza umana  poca cosa; tuttavia l'uomo, fondandosi su quel poco anzi su quella sua ignoranza, ne desume le pi elevate conclusioni, risolve i pi gravi problemi, immagina vasti e complicati sistemi. Eccolo che discute sull'origine dell'universo e sull'unit cosmica, che d ragione di tutto il mondo dei fenomeni, che rivela il mistero della vita, e l'essenza del proprio spirito".(13) Chuang-tse, in un capitolo precedente a quello da cui ho tolto il brano sopra riferito, aveva gi cercato di mostrare l'insufficienza dei mezzi posseduti dall'uomo per arrivare a conoscere il vero, e per dichiararlo convenientemente. - "Quel che v' di pi nobile nel mondo" - egli scrive - " il Libro, il quale, in sostanza non  che un'accolta di parole. Il meglio della Parola  l'Idea; ora, il suono, la voce, la parola sono insufficienti ad esprimere e a tramandare ad altri pienamente e compiutamente un'idea. Quel che dunque noi riguardiamo nel mondo come pi nobile, il Libro, e come di sostanza nel Libro, la Parola, sono mezzi incapaci e imperfetti al conoscimento umano.
Soltanto la figura o l'aspetto esterno delle cose ce ne rende possibile l'osservazione e lo studio; e soltanto con voci e con nomi possiamo noi manifestare il resultato di tali osservazioni e ricerche. Cos che, sventuratamente, gli uomini sono costretti a tener per sufficienti per la conoscenza compiuta dell'intima essenza del mondo, l'apparenza e il discorso; ma  chiaro, che n l'una n l'altro bastano alla ricerca del vero, e all'ammaestramento altrui. Chi veramente sa, non parla; chi parla, ignora; perci l'uomo non potr mai vantarsi di pervenire a comprendere la verit di tutto ci che lo circonda".(14)
Con un aneddoto, lo stesso Chuang-tse, che lo racconta, cerca anche di togliere valore e autorit alle massime degli antichi, e alle scritture tenute a' suoi tempi in sommo pregio. L'aneddoto  il seguente:
"Su nella sala il signor di Huan(15) stava leggendo; gi nel cortile un carradore attendeva a fabbricare una ruota. Getta, questi, ad un tratto, martello e accetta, monta su dal signore e gli chiede:
- Che leggi tu? Che parole son esse?
- Parole di savj.
- Savj viventi?
- No, morti da un pezzo.
- Allora quel che leggi  rimasuglio e feccia d'anime di morti.
- Bada come parli, temerario! spiega il tuo dire, o guai a te.
- Mi spiegher da quell'umile carradore che sono. Quando m'accingo a fare una buona ruota,  tanta l'attenzione che mi ci vuole, sono tanti gli artifizi e gli espedienti che mi bisogna usare, che non mi sento capace d'insegnare appuntino il modo di ben fabbricarla, n di trasmetterne l'arte a' miei figliuoli: e sono ormai settant'anni che vivo fabbricando ruote! Come si pu dunque supporre, che le parole degli antichi, morti da tanto tempo, siano d'efficace insegnamento a' vivi d'oggi giorno? Ecco perch ho detto che le loro massime e i loro discorsi, non mi sembrano altro che rimasugli e fecce d'anime trapassate".
Anche il filosofo Yang-chu  dello stesso parere del nostro modesto carradore: "Le cose della pi lontana antichit, scrive egli, sono del tutto svanite; chi ormai le ricorda pi? Le gesta dei Tre mitici sovrani sono perite nella memoria degli uomini; quelle dei Cinque sovrani che loro successero ci appariscono come in sogno; e i fatti accaduti sotto i re che vennero dopo que' leggendarj sovrani, appena uno su mille rimangono nella storia. Che pi? anche de' tempi nostri, con quanta poca precisione se ne narrano gli eventi!".(16)
.
Quel che i filosofi taoisti prendono volentieri a bersaglio  la dottrina confuciana, che riveste una certa infallibilit morale. Confucio, appunto perch pretende d'aver ben conosciuto gli uomini, e d'avere insegnato la via che conviene loro seguire, Confucio  preso spesso di mira dai colpi ironici di questi filosofi impertinenti. Anche Lao-tse non lasci fuggire occasione di pungere e schernire la gravit dottrinale di lui. Tra gli aneddoti - poco importa siano autentici o no - che Chuang-tse e Lieh-tse ci hanno trasmessi, quest'ultimo ne narra uno assai aspro per Confucio e la sua scuola.
"Un uomo del reame di Tsin ebbe un figliuolo, il quale durante tutta la sua giovinezza erasi dimostrato di gusti, di sentimenti e di mente pari alla comune de' suoi coetanei; ma pervenuto alla virilit ogni sua facolt si sconvolse: apparve folle, tanto sentiva, vedeva e pensava tutto al rovescio degli altri. Il bianco gli sembrava nero; il dolce, amaro; il profumo, intollerabile puzzo. Quel che destava in altri ilarit lo faceva piangere; operava il male pensando di fare cosa onesta. Insomma non v'era nulla nel mondo, che non gli apparisse affatto diversa da quello che ognuno la giudicava.
"Un amico di casa disse un giorno al padre di costui. - Nel reame di Lu, dove Confucio tiene scuola, sono molti savj uomini, e vi  scienza; perch non vai colaggi a cercar rimedio e consiglio?
"Il padre, persuaso dall'amico, si accinse al lungo viaggio. Ma ecco che a mezza strada incontra Lao-tse, e colta subito l'occasione, gli narr i casi del suo figliuolo, e come avesse in istrano modo sconvolta la mente. - E per questo tu lo reputi pazzo? - gli disse Lao-tse. - Ma allora oggid tutto sono presi medesimamente da follia. Tutti sbagliano il male pel bene, tutti guardano solo al proprio interesse: non v' pi regola che tenga gli uomini a dovere: quella del tuo figliuolo  infermit comune. E meno male se vi fosse soltanto un pazzo per famiglia, o una famiglia di pazzi per villaggio, o un villaggio di pazzi per citt; ma egli  che tutto il mondo  ormai una gabbia di matti: e, vedi, non son certo d'aver neanch'io il cervello a posto; questo per posso dirti di certo, che i confucianisti del reame di Lu sono i pi ridicoli pazzi ch'io conosca. E tu vai da costoro per guarire la pazzia del tuo figliuolo? risparmia le spese del viaggio".(17)
In conclusione, pel Vecchio filosofo, la Terra , nello spazio, una specie di manicomio universale, dove tutti i modi di pazzia vi sono attratti, come 
il punto
al quale traggon d'ogni parte i pesi.
Gli uomini ne assorbiscono le influenze, ed eglino sono perci quel che la storia loro dimostra.(18) L'ipotesi  forse alquanto ardita, ma  per un fatto che essa aiuta ad intendere molta parte della storia umana, la quale altrimenti resterebbe incomprensibile anche alle menti pi acute.
La vera saggezza umana  quella che pi si allontana dal comune modo di pensare e giudicare; e si avvicina ad un'assoluta indifferenza per le cose del mondo. Uno dei soliti aneddoti che si trovano contenuti nel libro pi volte citato attribuito a Lieh-tse, ce ne porge un esempio.
" - Un giorno Lung-shu incontratosi con un celebre medico suo amico, per nome Wen-cheu, dissegli: - La tua arte ha sottili ed efficaci espedienti. Io ho addosso una singolare malattia, avresti tu modo di sanarmi?
" - Se i fati lo permetteranno, rispose Wen-cheu. Dimmi intanto i segni del tuo male.
"Lung-shu cominci cos ad enumerarli: - le lodi che i conterranei mi prodigano, non mi recano nessun piacere. Coloro che trascinano il paese alla rovina non mi muovono pi a sdegno. Non provo letizia se qualcosa mi riesce a bene, n mi rammarico se mi fallisce il colpo. Vivere o morire mi  uguale; e ugualmente indifferente mi  la ricchezza o la miseria. Gli uomini non mi sembrano valere pi dei porci: ed io non mi stimo valere meglio degli altri. Dimoro in casa mia come fosse quella di gente estranea. Considero il mio paese come paese di selvaggi; e quei che lo abitano come tanti infermi di mente. Mi facessero principe, non proverei commozione di sorta; e nessun delitto meritevole di galera, mi desterebbe orrore. Fasto e povert, utile e danno, tedio e allegrezza sono per me la stessa cosa. Mi sento incapace di servire il mio paese, d'intendere i vincoli di parentela e di amicizia: la moglie, i figliuoli, tutti i fatti miei, sono come non fossero. Che morbo  egli questo? e qual rimedio mi consigli?
"Wen-cheu, il medico, ordin a Lung-shu di starsene diritto voltando le spalle nude verso la luce del sole; poi con molta cura gli osserv il petto, che i raggi solari ne illuminavano quasi l'interno.
"Che meraviglia! esclam egli, dopo attento esame; io vedo il tuo cuore, i vuoti di esso, le valvole: esso pulsa come quello dei savj. Ecco! ho visto la causa del tuo male. Tu sei malato di troppa saggezza e di troppa esperienza: ogni farmaco ed ogni cura di medico riescirebbe inefficace".(19)
...
.
...
CAPITOLO QUINTO.
...
.
...
L'Universo e la sua genesi.
...
.
...
Invitato Lieh-tse a far conoscere quel che avesse imparato dagl'insegnamenti del suo maestro Lin, egli sorridendo prese a dire: - Volete sapere le sue parole? soleva ripetere questa massima: "Un produttore non prodotto e un Trasformatore immutabile, dettero origine a tutte le cose esistenti".(20) E ripeteva pure quel che anche Lao-tse asserisce, che l'Essere  prodotto dal Non-essere: non intendendo con ci che  prodotto dal Nulla, ma volendo esprimere che l'universo usc da un primo periodo cosmogonico, in cui nessuna forma, nessun fenomeno erasi ancora manifestato. Il Non-essere fu il tempo in cui nessun essere aveva fatto ancora la sua apparizione nello spazio. Lieh-tse a questo proposito riferisce un dialogo circa il principio delle cose, lo spazio che le contiene, e circa l'estensione della terra abitabile: dialogo che la tradizione afferma avvenuto tra un sovrano della Cina che regn diciotto secoli innanzi l'ra volgare,(21) e un savio uomo di quel tempo, al quale il detto sovrano dirige le sue domande. Il dialogo, che si legge al capitolo V del libro attribuito al citato filosofo, procede nel modo seguente:
" - D. Nel principio dei tempi v'era nulla nel mondo?
R. Se non vi fosse stato nulla, come vi potrebbe essere oggi qualcosa? Parrebbe a voi ragionevole, che gli uomini i quali verranno dopo di noi, si facessero una simile domanda, ponendo in dubbio l'esistenza delle cose al tempo nostro?
D. Allora alle cose non possiamo assegnare un tempo?
R. Le cose hanno un cominciamento e un termine; tuttavia il loro primo principiare si spinge nell'infinito. Cominciano e finiscono, finiscono e cominciano: e chi ne sa la vera genesi! Al di l delle cose esistenti, e innanzi l'apparire dei fatti, tutto mi  ignoto.
D. Ma l'alto e il basso negli spazj celesti, e i varj punti dell'orizzonte segnano limiti fissi?
R. Non lo so.
Il sovrano insistette nella sua domanda, e il savio allora rispose:
Il Non-essere  infinito, l'Essere  definito; ma non ho modo alcuno di provarlo. Posso solo asserire che oltre l'Infinito non vi pu essere un altro infinito; n un altro definito oltre il Definito; ma ci non mi apprende nulla quanto all'infinito e al definito.
D. Al di l dei Quattro mari [ossia della Cina] che cosa vi ?
R. V' terra come il paese che noi abitiamo.
D. E come lo puoi provare?
R. Ho avuto occasione di recarmi agli estremi confini orientali, e l ho chiesto: che cosa v' egli pi oltre? Pi oltre, mi fu risposto,  precisamente un luogo uguale a questo. Anche all'estremo occidente mi recai; feci col la stessa domanda, e ne ebbi la stessa risposta. Ne ho concluso che, oltre il paese da noi abitato, vi sono altri paesi non diversi dal nostro; perci non vedo modo d'assegnare alle terre abitate confini precisi. Inoltre, il contenente degli Esseri, essendo lo stesso del contenente del mondo, e gli Esseri contenuti essendo inesauribili, il mondo contenente bisogna che sia infinito, perci io mi chiedo, se oltre questo mondo, non vi sia per avventura un altro mondo anche pi grande".(22)
.
Nella evoluzione cosmica, gli antichi, scrive Lieh-tse, distinguevano quattro grandi periodi. Il primo periodo  lo stato potenziale delle energie universali, nel quale l'Etere, o la sostanza primordiale rimane inerte. Nel secondo periodo, l'Etere cosmico comincia a manifestare la propria efficacia. Nel periodo terzo, le forme tipiche delle cose principiano ad apparire e a disegnarsi. Nel quarto finalmente, comincia la composizione dei corpi, che costituiscono il mondo materiale e sensibile. Nel primo periodo l'Etere originario, la forma, e la materia non stavano separate e distinte, ma confuse insieme in una congerie, dove erano contenute in potenza tutte le cose. La prima mutazione di questa massa amorfa fu l'Unit, la quale divenne origine d'ogni trasformazione. La sostanza cosmica condensata, grossa e grave form la terra e tutti i corpi materiali, quella conservatasi sottile, lieve e pura, and a formare i corpi celesti; l'Etere universale mediano che rimase tra Cielo e Terra, contribu a formare la parte spirituale dell'uomo. Questi tre grandi elementi che compongono insieme l'universo mondo - il Cielo, la Terra e l'Uomo - non sono in s medesimi pienamente perfetti, n per s medesimi bastevoli. Il Cielo regola e governa la vita e la mantiene; la Terra origina le forme materiali e le sostiene; l'Uomo con la sapienza e l'educazione d nascimento alla civilt. Pertanto  necessario che queste tre grandi potest operino di conserva, si prestino vicendevole ajuto, senza perturbazione alcuna, affinch la vita universale, e l'economia cosmica procedano perfette.
...
.
...
CAPITOLO SESTO.
...
.
...
La Natura e la sua legge.
...
.
...
Confucio comincia la sua genesi, facendo uscir l'universo da una sostanza unica, che per via di trasformazioni produsse tutte le cose esistenti. Il Taoismo accett il concetto fisico dell'Etere primordiale e dell'unit cosmica, ma ammise un Principio metafisico, astratto, preesistente a quest'Etere originario confuciano.
Lao-tse non trova, n poteva trovare, nel linguaggio umano una parola conveniente ad esprimere un tal Principio, che va oltre i concepimenti di cui l'uomo  capace. Tuttavia avendo bisogno per la manifestazione del suo pensiero, di una voce, che in qualche modo lo nominasse, egli scelse la parola TAO, "Via", "Strada", a cui i filosofi avevano gi attribuiti contenuti diversi: un contenuto morale il Confucianesimo; un contenuto psichico il Buddismo; ed ecco che Lao-tse, gli attribuisce un contenuto cosmico. Lao-tse, dice dunque: "Io user la voce Tao, perch esso mi appare come la via, per la quale la gran fiumana dell'Essere sbocca alla vita con le miriadi delle sue forme". Egli lo definisce il Principio che produce l'Essere dal Non-essere.(23)
Esso per non crea come le divinit supreme di altre religioni teiste, non produce per emanazione come in certe forme di panteismo; ma d origine al mondo per un suo svolgimento naturale, spontaneo e incosciente. Il Tao conteneva in s ab origine l'universo, come il seme o l'ovulo contiene potenzialmente il futuro organismo in tutte le sue parti e in tutte le funzioni del suo modo di vivere. Fu il grande Embrione, che serbava dentro s stesso tutte le forme, tutte le esistenze: ed  anche considerato, come il Gran ricettacolo del Vero.
La Potenzialit del Tao  detta TE, "Virt" "Energia"; lo svolgersi spontaneo e incosciente di questa Potenzialit  chiamato Wu-wei, "Non-agire", "Non-operare". Questo concetto negativo che informa tutta la filosofia taoista, male interpretato, indusse a errati giudizj, circa l'indole di questa. Applicato alla condotta umana, s'intese che Lao-tse consigliasse l'inerzia assoluta, che conducesse a vivere in una specie di quiete ascetica e imperturbata. Giova pertanto spiegare la frase, secondo che veramente  intesa dal Taoismo.
.
La voce WEI significa "Fare, operare per raggiungere un fine prestabilito"; e significa propriamente un'azione in cui ogni atto  diretto dalla volont: chi opera ha coscienza precisa del suo modo d'operare. WU-WEI  la negazione di questo modo d'azione; e designa un'operosit spontanea, non promossa da una volont, ma che pertanto raggiunge incoscientemente il fine a cui tende: come  per esempio quella mossa dall'energia che  nel germe, dove potenzialmente  tutta una somma di attivit, le quali produrranno un futuro e perfetto organismo, o come la prodigiosa attivit vitale, che crea, mantiene, ripara gli organi che lo compongono. Tutte le funzioni della vita si fanno in questo modo, che i Taoisti chiamano Wu-wei: e cos pure procede tutta la vita della natura.  il modo con cui opera l'eterno Principio universale, il TAO.
L'operare spontaneo, incosciente  il fatto che d vita al mondo in tutte le sue forme organiche e inorganiche:  la legge eterna del Tao che governa l'universo. L'uomo oltre ad esser soggetto come tutti i viventi a questa legge, ha inoltre facolt d'indirizzare le sue azioni a fini prestabiliti dalla sua volont. Questo che sembra un privilegio  pel Taoismo la condanna dell'uomo.
L'intelligenza, che l'uomo ha comune con gli animali,  in questi ultimi dominata dall'istinto; il quale essendo qualcosa d'intrinseco con l'organismo dell'animale stesso, non lo devia dalla legge della natura con cui  cos strettamente congiunto. Nell'uomo l'intelligenza pi sviluppata  altres libera dalla signoria dell'istinto, ed  invece soggetta alla ragione, che l'animale non possiede. Ora l'uomo in possesso di essa stim potersi sciogliere da ogni legame con la natura. Egli si giudic capace di vivere da s e per s stesso, indipendente, estraneo a tutte le influenze del cielo e della terra, e si cre un mondo suo proprio: un mondo fittizio, artificiale, che suppose tanto pi perfetto quanto pi si staccava dalla natura: mondo fantastico, falso, dove egli trov la sua perdizione.  questo un traviamento al quale occorre un rimedio: occorre che una guida sicura riconduca la mente umana alla sana visione delle cose, educando la ragione da farla capace di riconoscere il falso in cui l'aveva avvolta. A questo vuol provvedere il Taoismo con la sua filosofia, le sue pratiche religiose, e le sue arti in vario modo esercitate, come vedremo a suo luogo.
Se la ragione concessa all'uomo dalla Natura, per renderlo superiore a gli altri animali, fu origine della sua sventura, lo fu pel malo uso che ne fece, mentre egli l'ebbe per la sua salute. Senza la ragione l'uomo non sarebbe stato capace d'intendere l'alto stato a cui il Taoismo vuole indirizzarlo, n la dottrina che insegna ad innalzarsi a quella condizione superumana, che deve essere l'aspirazione del santo. Non bisogna perci sviare la ragione dalla funzione alla quale la destin la natura; ma deve essa serbarsi per valido ajuto nel ricercare la via del vero, e raggiungere la meta.
.
"Io vedo la perfetta, la vera felicit soltanto nella schietta natura (Wu-wei), dice Chuang-tse, dove invece la gente dappoco scorge gran difetto. Perci io penso che la perfetta felicit sia nell'assoluta mancanza di essa.
"Stando all'opinione dei mondani, noi non possiamo distinguer bene il vero dal falso; ma se noi stiamo alla schietta natura, il vero e il falso ci si manifestano con chiarezza distinti, e cos pure che cosa sia la perfetta felicit.
"Il Cielo deve la sua pura serenit alla schietta natura; ad essa deve la Terra la sua ferace possanza; e quando le semplici energie di queste due naturali potenze si congiungono insieme, suscitano la vita e promuovono l'evoluzione universale delle forme. Profonda e inscrutabile potenza della natura schietta e semplice! Donde proviene? qual ne  l'essenza? Ogni reggimento e governo delle cose vien da lei; perci fu detto che il Cielo e la Terra per via delle semplici energie naturali tutto operano, e nulla  loro impossibile.(24) E l'uomo? quando si far egli soltanto soggetto alle leggi benefiche di questa natura semplice e possente?"
.
Wu-wei significa dunque rinunziare per quanto  possibile alla nostra dannosa attivit, affine di lasciar libera la natura d'esercitare l'opera sua secondo le proprie sue leggi. Nessuno impedimento deve essere frapposto dall'uomo allo spontaneo andamento delle sue benefiche energie.
Non  per di tutti frenare la smania di dar corso alle passioni che spingono al nostro funesto operare. Perci, se non l'assoluto dominio di noi stessi, l'esercizio di alcune qualit che si avvicinano a quella massima, viene da Lao-tse consigliato a gli uomini.
Le qualit che si avvicinano alla compiuta inazione (Wu-wei) sono la debolezza, la docilit, la compiacenza ed altre simili; e le lodi di tali qualit si leggono di frequente nel Tao-te-king. " - Quando gli alberi nascono sono pieghevoli e molli; quando muoiono sono rigidi e forti. Docilit e debolezza sono principio di vita; fortezza e vigoria, segni di prossima morte. Un forte esercito non riporter vittoria: un albero robusto viene abbattuto". -(25) "Un forte esercito, spiega il commento, sicuro e fiducioso di s  sregolato combattente; e non bada che ad uccidere, e a spargere dappertutto desolazione e strage, e si fa nemica ogni gente. Gli inermi allora si uniscono a difesa comune; e l'unione di deboli diventa cos la forza che abbatte i vigorosi e i potenti".(26)
.
La fermezza e la forza sono vinte dalla docilit e dalla debolezza. Lao-tse ama spesso ripetere questo paradosso, spiegandolo pure con esempj.
" - Nel mondo, dice il nostro filosofo, nulla  pi molle e cedevole dell'acqua; e pertanto essa vince i pi forti ostacoli, e consuma le rocce pi dure. Essa, a tuo piacere, scorre in direzioni diverse: scende, s'innalza, riempie i vasi qualunque sia la loro forma: se le scavi un solco la conduci dove pi ti aggrada. Frattanto sostiene le navi, sconvolge e trascina i massi, scava le valli, fora le montagne, e a goccia a goccia consuma i macigni. -(27) L'uomo di gran virt deve perci essere come l'acqua".(28)
Una soverchia possanza, che a dismisura cresciuta rompe l'armonia e l'equilibrio delle forze naturali, le quali concordemente cooperano alla vita universale,  riguardata, da' filosofi taoisti, come una catastrofe apportatrice di rovine, che lontane et future pertanto ripareranno. Perocch in natura, ogni sovrapotenza deve, quando sia giunto il tempo, cadere necessariamente nel nulla. Se cos non fosse, la vita cosmica e la vita del genere umano cesserebbero.
La civilt sarebbe stata impossibile se la natura avesse mantenuto in vita e lasciato propagare quei giganteschi animali di smisurata forza, i quali vissero nelle remote et geologiche. Povere citt e poveri edifizi! con una zampata quei mostri avrebbero fracassato una torre, schiacciato un tempio, stritolato un palazzo. Cos parimente le mostruose compagini umane, strette insieme pel fine malvagio di sopraffare e distruggere le meno forti e le meno perverse, cadranno a lor volta, per quella stessa legge che regge ed equilibra le forze, che fanno esistere il mondo.
.
I concetti cosmogonici dei filosofi taoisti non differiscono gran fatto, salvo in alcuni punti che ho avuto l'occasione di notare, da quegli del Confucianesimo. La realt di tutto il complesso dei fatti del mondo fisico non viene messa in dubbio; e resteremo perci alquanto maravigliati, vedendo attribuite a Lao-tse idee sull'insussistenza dell'universo, che ci trasportano piuttosto nel campo buddista. Il filosofo pi volte citato(29) ci narra alcuni fatti che giova conoscere.
La decadenza verso cui si avviava la dinastia dei Cheu (1122-256) indusse Lao-tse a lasciare l'ufficio di archivista di stato, che egli teneva da molti anni. Libero cos dalle faccende pubbliche, imprese un viaggio verso occidente; ma non and molto lungi, ch si ferm a un luogo nominato Han-ku,(30) allora a' confini dello Stato. Eravi cost una barriera di cui custode era un uomo chiamato Yin-hi, vago di filosofare, il quale accolse con onore e trattenne seco il viandante filosofo. La pi comune leggenda dice che Yin-hi incitasse Lao-tse ad esporre per iscritto la dottrina che da lungo tempo egli era andato maturando; e che il libro attribuito al filosofo maggiore del Taoismo, che porta il titolo di Tao-te-king, venisse scritto appunto per consiglio di costui. Ma Lieh-tse riferisce una diversa leggenda. Egli dice che Yin-hi era salito in fama di possedere una segreta e singolare dottrina, la quale sosteneva l'universale insussistenza di tutto ci che esiste; e che alcuni curiosi, attratti da questa sua rinomanza, si recavano da lui per esserne ammaestrati. Questa singolare dottrina, scrive Lieh-tse, l'aveva appresa da Lao-tse, ed  da Lieh-tse stesso cos epilogata:
"Il principio vitale, le forme e i corpi non sono che illusioni. Il principio creativo e le metamorfosi prodotte dalle energie cosmiche che generano la vita mondiale; il numero infinito di trasformazioni che son causa d'un numero infinito di corpi, e che diciamo evoluzione, tutto ci non  che vana apparenza. - Quel che crea le cose  un misterioso artifizio, un'arcana operosit che non riesciremo mai a penetrare. Soltanto la tenue trama delle forme ci  manifesta: queste si fan conoscere a noi col loro apparire e sparire nel mondo, ed  ci, che in questa fantastica evoluzione cosmica, noi stimiamo esser vita e morte. Illusione! Anche io e tu stesso non siamo che apparenze vane".(31)
Tutto questo, nella sostanza,  buddista, sebbene nel modo con cui  esposto sia cinese, guardando alla forma, dir cos quasi scientifica, con cui il concetto buddista  rivestito.
Forse alcuno si potr domandare se sia stato invece lo stesso Yin-hi ad esporre a Lao-tse cosiffatte opinioni, da lui attinte da qualche seguace di kyamuni pervenuto fino a' confini della Cina d'allora; o forse anche le apprese Lao-tse medesimo, il quale spintosi pi oltre della barriera di Han-ku verso occidente, si ritrov in paese dove il Buddismo professavasi, o almeno era noto. Ma a tale ipotesi si oppone la cronologia. Il Buddismo cominci a diffondersi fuori dell'India nella prima met del terzo secolo innanzi la nostra ra, quando Lao-tse era morto da circa tre secoli, e da pi di un secolo era morto Lieh-tse, che raccolse la tradizione. Non resta dunque che supporre o che il brano inserito negli scritti attribuiti a Lieh-tse non sia autentico ma interpolato, o che gli stessi concetti sulla insussistenza del mondo esterno, riguardato come un'illusione dei sensi, siano usciti pure dalla mente di Lao-tse; tanto pi che negli scritti di lui e d'altri filosofi taoisti si posson trovare passi che esprimono idee simiglianti, sebbene non cos chiaramente formulate.(32)
.
Come dovrebbe essere il mondo, e come venne guastato dagli uomini, secondo che pensano i filosofi taoisti, potremo farcene un'idea dai brani cavati da alcuni capitoli del libro di Chuang-tse, i quali riferisco riuniti qui di seguito.
" - Nei tempi beati d'oltre la storia, quando l'uomo non aveva ancora immaginato leggi, n regole, n vincoli morali, n alcuno di quegli artifizi con cui vien falsata la vita; ma quando semplice e schietta regnava la natura su turbe ingenue e innocenti, la felicit e la pace regnavano sulla terra, e la perversit umana era dovunque ignota. Allora gli uomini non uscivano dal recinto de' loro villaggi, anche se cos prossimi ne fossero altri, tanto da udirne il cantar de' galli e l'abbaiar de' cani. Invecchiavano e morivano nelle loro case; e nessuna curiosit li pungeva di vedere le altrui, n di recarvisi.
Se oggi abbiamo un mondo diverso e una diversa umanit, la colpa cade su coloro che stimandosi savj s'imposero alle genti, che sedussero e adescarono con trovati di dottrine, leggi, arti, artifizi, astuzie, e invenzioni di nuovi bisogni e comodi della vita: e gli uomini ammirarono e divennero schiavi di quella pretesa sapienza. Oggi gli uomini sono tutti legati tra loro, e dipendenti l'uno dall'altro. Villaggi, borghi, citt, stati non bastano alla smania di espandere la nuova irrequieta attivit, che il maggior sapere d'alcuni ha suscitato.
"Questi savj, questi dotti pretendono di modificare e correggere la natura, o aggiungervi qualcosa o accrescerne le virt: e sono come colui che voleva allungare le gambe alle oche, e scorcirle alle gr, per dare a tali animali proporzioni pi convenienti.
"Confucio anch'egli  andato per questa via. Ha voluto aggiungere all'indole umana sentimenti che essa non aveva, e le ha imposto virt, il cui esercizio  contrario alle sue spontanee manifestazioni: egli ha fabbricato un uomo artificiale per uso d'un consorzio civile, foggiato conforme il suo modo d'intendere la vita sociale.
"Tutto in natura  formato in modo che tutti gli esseri si adattano alle proprie necessit, e ogni aggiunta o correzione ne guasta gli effetti.
"Si colma di lodi coloro che immaginano leggi pel reggimento degli stati; lodi che, a mio avviso, sono del tutto immeritate. Gli uomini primitivi ubbidivano non alle leggi di altri uomini, ma alle leggi della natura. Quando i moralisti cominciarono a predicare la Fratellanza, tra gli uomini spar la concordia e la pace; e quando inventarono la Giustizia, sorse tra essi la violenza, e dalla Cortesia, insinuata con tanto zelo dal Confucianesimo, nacquero gli ipocriti che infestano i tempi nostri.
"Ogni legge penale si pu rendere superflua. Togliete valore alle ricchezze, e non vi saranno pi ruberie; sopprimete i bolli, i sigilli, i contratti, le convenzioni, i pesi, le misure, e cesser ogni motivo d'intrigo e d'imbroglio; date il bando a' dottori, a' sofisti, a' demagoghi, e gli uomini manterranno la testa a segno.
"Il governo degli uomini fu una volta la natura, le sue energie spontanee, le sue leggi: dominava il Principio, il TAO, e le sue spontanee e incoscienti manifestazioni furono quel che poi gli uomini chiamarono virt.
"La scienza  la causa d'ogni male nel mondo; perocch ogni cosa utile e buona, l'uomo, divenuto malvagio, trova modo di convertire in danno proprio e d'altrui".
...
.
...
CAPITOLO SETTIMO.
...
.
...
La Vita e la Morte.
...
.
...
Un argomento che ricorre spesso negli scritti dei filosofi taoisti  il problema della vita, e, per necessaria conseguenza, il problema della morte.
Nel concetto taoista tutte le parti del cosmo non formano che un corpo solo. L'anima di esso, o la sua intima essenza, resta ignota al savio, il quale soltanto riusc a sapere che la vita universale non  altro che un perpetuo avvicendarsi di trasformazioni, di fenomeni e di cose: e il fatto pi evidente di questa vicenda,  il continuo, eterno alternarsi di vita e di morte.
Secondo le idee occidentali, la morte  l'antitesi della vita: vita e morte sono due termini diametralmente opposti, senza alcuna attinenza, assolutamente antitetici. In Oriente, taoismo e confucianesimo considerano la vita e la morte in istretta relazione tra loro, come due stadi necessari della vita universale sulla terra, e della vita individuale degli esseri. Le espressioni che noi usiamo pi comunemente per sostituire la parola "morte", sono, tra altre: "Il Sonno eterno", "La partenza che non ha ritorno". Il Taoismo usa invece per designare la morte, espressioni che significano precisamente il contrario; tali sono: "Il Ritorno", intendendo il ricominciare a vivere;(33) "Il gran risveglio", alludendo alla vita riguardata come tutta un Gran sogno.
Cercher ora appunto di spiegare questi concetti cos diversi da quegli che noi adoperiamo per indicare una medesima idea, stando ai testi s filosofici, e s religiosi del Taoismo.
.
L'io  costituito delle parti che compongono il suo proprio organismo; il loro mantenersi congregate  la vita, il loro disgregarsi  la morte. - "La vita umana nasce da una certa condensazione di Etere primordiale (Khi)(34) fin che tale condensazione persiste viviamo; quando essa si discioglie e disperde, la morte ci coglie".(35) Chuang-tse usando un paragone assai materiale, procura di chiarire la sua idea. - "Un fastello esiste come fastello fin che  legato e stretto; quando  sciolto non  pi fastello. Cos  dell'uomo: esso  uomo fin che tutte le sue parti, tutti i suoi organi sono collegati e coordinati insieme: cessata tale unione, cessa l'individualit umana.  da avvertire per che il fastello acceso come una face pu trasmettere il fuoco a un altro fastello, innanzi che il primo sia del tutto disfatto e consumato, e cos di seguito trasmettere il fuoco e la luce da fastello a fastello: i fastelli a mano a mano vengon composti e disfatti, come le persone vivono e muojono, appariscono e spariscono; ma il fuoco e la luce, o l'esistenza e la vita continuano perenni nel mondo". -(36)
Il vivere della natura e il vivere degli individui consiste in questo interminabile alternarsi di fatti opposti in apparenza: cos fu, sin dall'origine dell'universo.
" - La vita e la morte sono fatti che si succedono necessariamente, come il giorno succede alla notte, e questa di nuovo al giorno, e cos via con vicenda incessante". -(37) Il paragone tra la vita e la morte e il sorgere e il tramontar del sole, si ripete pi volte in Chuang-tse.(38) - "Vivere e morire  come andare e venire; l'Essere, l'Io, resta; ma va e viene sulla terra, come uno entra in casa e ne esce, rientra, riesce e cos via".(39)
.
Il medesimo concetto circa la vita e la morte espresso nei brani sopra riferiti, viene, in forma diversa, esposto parimente da Lieh-tse nel passo seguente:
" - Mentre Lieh-tse, insieme con un suo discepolo, recavasi a diporto, vede in terra, per via, un vecchio cranio. Lo raccatta, lo palpa, e accennandolo al compagno, cos gli dice: - Soltanto io e costui sappiamo che non vi  sulla Terra n vita n morte; ma un eterno avvicendarsi di forme, prodotto dal continuo trasformarsi della materia. Le piante e gli animali e tutti gli esseri derivano l'un dall'altro, in virt di cause esterne, le quali gli costringono a cambiar natura". Qui l'autore espone uno strano darvinismo, venti secoli pi vecchi di Darwin, in cui dimostra come un tale animale possa, date certe circostanze, tramutarsi in un altro; come una tal pianta diventi un animale, e viceversa come un tale animale si muti in pianta, per arrivare finalmente all'uomo, il quale, secondo Lieh-tse,  derivato dal cavallo; poi continua: "venne in tal guisa al mondo il genere umano; e dopo la durata della sua esistenza sulla Terra, esso pure rientrer nel meccanismo universale della natura. Tutti gli esseri emergono da questo universale meccanismo, e vi rientrano per una vicenda perpetua.
"Lo spazio infinito  colmo di semenze e di germi, che hanno pi e diversi modi di evolvere".(40)
.
I filosofi taoisti sostengono che convenga lasciare l'uomo del tutto libero di agire conforme la sua indole e le sue inclinazioni, tenendosi soltanto a' dettami della natura. Uno statista che fior in Cina nel secolo VII avanti l'ra nostra,(41) il quale professava le opinioni di questa scuola, chiesto in qual modo migliore egli stimasse doversi condurre la vita, rispose: "In piena libert; senza frapporre ostacoli, n il minimo impedimento al libero corso che la natura traccia e insegna a gli uomini; e soddisfacendo tutti i bisogni normali dei sensi. Frenare od impedirne la soddisfazione, guasta la compagine organica, allontana dalla schietta natura, conduce alla degenerazione, e provoca gli eccessi con desiderj e sfrenate passioni. Questa  la principale cagione dell'infelicit umana. Seguendo dunque quella legge naturale emanata dal Tao, giova esaurire tutta la vita terrestre assegnata dal destino ad ogni persona; perciocch  onesto e ragionevole obbedire alle sane necessit fisiche del corpo nostro. Ogni convenzione o legge sociale  freno malefico alle energie naturali, a cui  vita la libert. Quanto a me, io preferirei vivere un giorno solo, ma libero; che cento anni soggetto alla tirannia delle leggi umane".(42)
.
Non bisogna per credere che Lieh-tse consigli la vita spensierata senza regola n modo. Il brano citato non  suo, ma da lui tolto ad un altro filosofo; il quale sebbene annoverato tra i filosofi taoisti, ha idee sovversive anzi che no.(43) Lieh-tse invece insegna che colui il quale vuole vivere lunghi anni sano e vigoroso, deve moderarsi in ogni cosa; e Chuang-tse avverte, che "la vita consuma e logora la vita. L'esercizio delle nostre qualit, sia pure delle virt, durante il nostro vivere, consuma gli organi materiali che sono strumenti per l'estrinsecazione della vita stessa: e il vivere consiste in un complesso di azioni fisiche, morali e intellettuali; cosicch si pu dire che agire  morire. Non operare, o operare il meno possibile  il primo passo per attenuare le cause di morte". - "Accade della vita come d'uno strumento; se male adoperato si guasta presto e non serve pi. Un tal beccaio che sapeva bene e con arte tagliare e squartare, si vantava d'adoperare da diciannove anni la medesima coltella; mentre a' beccaj inesperti ce ne vogliono una all'anno".
Del rimanente Lieh-tse non d gran valore alla vita. Egli narra circa un tal soggetto un dialogo tra il filosofo Yang-chu, e un suo interlocutore che merita essere riferito.
" - Se vi fosse alcun uomo - vien chiesto da costui - che tenendo in gran pregio la vita, e amando fortemente s stesso s'adoperasse a cercar modo di scansare la morte, vi riuscirebbe egli?
"No, rispose Yang-chu, perch niente in natura  eterno.
" - E neanche avrebbe mezzo di prolungare la vita?
" - Il Destino non lo consente. E poi, la vita  in s tanto preziosa, e la nostra persona tanto degna d'amore, che si vegga ragione di prolungar l'esistenza? Il mondo corse sempre pel medesimo andazzo. Gli effetti delle passioni umane, lo stato dei nostri corpi, l'affaccendarsi delle genti, gli sconvolgimenti sociali e politici tutto fu in passato come  oggi. Quel che oggi si ode e si vede si ripete a saziet da secoli a perpetuo tormento degli uomini. Dopo anni e anni d'una vita cosiffatta, coloro che non muoiono di dolore morranno di tedio.(44)
" - Se  come tu dici, meglio allora porre fine alla vita, che cercare di scansare la morte. Uccidiamoci! v' l'acqua, il fuoco, il ferro a nostra scelta.
" - Oib! Riprese Yang-chu, non importa prolungare la vita, ma non conviene affrettare la morte. Poich siamo nati, sopportiamola pure la vita; prendiamo quello che essa ci pu offrire di piacevole, e aspettiamo sereni la morte. Quando la morte verr, accettiamola indifferenti, e lasciamoci condurre al dissolvimento finale.  l'inevitabile destino d'ogni cosa quaggi: perch trascorrere fra ansie continue il breve intervallo tra il nascere e il morire?
.
"Nel mondo la diversit  nella vita, l'uniformit  nella morte. La vita ha diversit di savj e stolti, di nobili e plebei, di felici e sventurati, di ricchi e poveri; la morte non ha che uguale putredine, che si consuma e dissolve.
"La saviezza e la follia, la nobilt e la bassezza, e le altre variet di vita, non dipendono da volont umana, come non ne dipendono la putredine e il disfacimento. Ci non  che il fatale avvicendarsi di vita e di morte, traverso cui passa tutto ci che esiste: tutti i saggi, tutti gli stolti, tutti i grandi, tutta la plebe. E gli uomini muojono ad ogni et: muojono i virtuosi e i perversi, gl'intelligenti e gl'idioti. Vivi sono Yao e Shun, morti sono ossa fetide; vivi sono Kie e Cheu, morti sono ossa fetide.(45) Chi conoscer la diversit che fu, nell'uniformit del fetido ossame. Corri la vita; perch ti trattiene l'oltre tomba?(46)
.
Se consideriamo non la vita dell'Essere in generale, ma la vita degli individui che appariscono e passano sulla terra, noi la troveremo s breve, che s'intender come il nostro autore si maravigli che gli uomini la tengano in tanto gran conto. Chuang-tse osserva infatti: "Non solo  s breve la vita dell'uomo sulla terra, ma se vogliam noi cercarvi un po' di tranquillit e di pace, non riusciremo a trovarne il luogo. Prendiamo pure, egli dice, la massima longevit di cent'anni raramente raggiunta: togliamone gli anni della fanciullezza, incosciente; quelli della vecchiaja, impotente; togliamone poi gli anni spesi per prepararsi a vivere, e poi molti passati tra fatiche ed affanni continui, affine di mantenere il nostro corpo; e quelli trascorsi tra malattie, sventure, casi dolorosi d'ogni sorta, e vediamo quel che rimane per godere un po' in pace la vita. Eppure  per un tale istante di pace, che gli uomini adoperano tutte le loro forze, sopportano tutti i dolori, compiono ogni sorta d'azioni buone e malvage: "La vita non ha pace - dice un altro filosofo di questa scuola - perci tieni in pregio la morte, che pel savio  la pace. Se gli uomini stimano la morte un male, egli  perch ignorano essere essa il riposo delle fatiche della vita. Di un morto, gli antichi dicevano "ei ritorn", perocch riguardavano il vivente come un viandante, che va senza pertanto sapere ch'ei va tornando a quella dimora donde egli venne".(47)
Il Taoismo cercherebbe dunque di provare, come lo fa il Buddismo, che l'uomo  in questo mondo la pi infelice delle creature; ma le conseguenze che trae da tale affermazione, sono ben diverse da quelle che ne trae il Buddismo stesso.
.
Ecco in fine quel che ci dice Chuang-tse, del timore irragionevole che gli uomini hanno della morte. - "Considerare con gioja la vita, e con terrore la morte,  l'errore in cui cadono comunemente gli uomini; i quali pertanto non sanno niente circa quel che loro avverr lasciata ch'eglino abbiano questa terra. Quando la bella Ki venne rapita a forza per condurla sposa al re di Tsin, disperata, pianse amaramente. Ma giunta che fu a lui, e gustate seco lui le delizie della mensa e dell'amore, molto si pent delle lacrime che aveva versate. Forse avverr lo stesso a chi muore; il quale accortosi d'esser pi felice morto che vivo, si pentir anch'egli del forte amore che lo avvinse alla terra.
"D'un sogno lieto il risvegliarsi  doloroso; d'un affannoso sogno  sollievo il risveglio. E la vita  davvero da stimarsi sogno. Chi sogna non s'avvede di sognare; anzi tiene per vero quel che gli accade sognando; soltanto al risveglio s'accorge d'aver sognato. Ora, il Gran risveglio (la morte) ci far accorti del Gran sogno (la vita). Gli stolti sognando si stimano desti, e tengon per certo essere principi o servi o chi si sia; ma tutti sognamo, io e tu; io che ti dico che tu sogni, sogno pur anche".(48)
...
.
...
CAPITOLO OTTAVO.
...
.
...
La perfetta felicit.
...
.
...
Si pu trovare nel mondo la felicit perfetta? V' egli modo di mantenere viva la propria persona? Se questo  possibile, che cosa dobbiamo fare per ottenerlo? a che dobbiamo attenerci? che cosa dobbiamo sfuggire? dove stare? come comportarsi? che cosa amare? che cosa odiare? Sono le domande che Chuang-tse fa a s stesso, incominciando quel capitolo del suo libro, che intitola appunto "Della perfetta felicit".
"Quel che il mondo apprezza e ricerca son le ricchezze, gli onori, la longevit, la benevolenza; e le cose che lo allietano sono le proprie comodit, i buoni cibi, il vestir conveniente, la bellezza, la musica. Le cose poi che ha a noja o teme sono la povert, la bassezza, la morte precoce, la malevolenza; e sono cause di dolore, se il corpo non trova riposo sufficiente, se la bocca non ha buoni cibi, se la persona non ha da bene abbigliarsi, se l'occhio non scorge nulla di leggiadro, n l'orecchio piacevoli suoni. Siffatte manchevolezze sono per gli uomini cagione di dolore e apprensione. Gli stolti! Essi non pensano che al corpo soltanto.
"Il ricco s'affatica per aumentare quel suo tesoro, che egli in vita non riescir a consumare; cosicch non per s stesso s'affatica, ma per gli altri. L'ambizioso d'onori passa notte e giorno a pensare e ripensare come potr acquistarseli, meritevole o no; e neanche lui s'affanna per s stesso, ma per chi sa chi.
"L'uomo  nato per tormentarsi sempre; fino il vecchio che sta continuamente in timore della morte,  pur lui da compiangere, sebbene mostri d'aver paura di qualcosa che egli ignora che sia.
"Il glorioso milite che per le sue eroiche gesta ha la lode del mondo; ma  felicit vera la lode? Non so se sia davvero meritata una tal lode; ma anche se lo , io non la stimo felicit.
"Sar anche bene che il leale ministro, quando le giuste censure non sono dal sovrano ascoltate, non si ostini a contendere seco lui.
"Tse-hiu volendo discutere col suo Signore per giustificare i consigli che avevagli dati, incorse nella pi crudele delle morti. Di qui,  vero, la fama che lo esalt a' posteri; ma all'onesto magistrato qual bene gliene venne?
"Merita proprio il conto di rovinarsi il corpo e lo spirito per guadagnare una fama postuma, della quale non giunger a noi notizia alcuna! una fama che costa il sagrifizio di tutta la vita, e che non sar d'alcun refrigerio alle nostre ossa dopo la morte".(49)
.
"Io non son riuscito a intendere qual relazione vi sia tra le azioni degli uomini e la felicit che per esse cercano acquistare. Vedo le turbe correre affannose verso quel che stimano felicit, e s rapide corrono come se temessero di non raggiungere la meta. Eppure ci che tutti costoro chiamano felicit, a me non sembra tale; e dubito forte che la Felicit sia di questo mondo".(50)
" - Andandomene un giorno verso lo Stato di Ts'u, per la strada vidi in terra un teschio scarnito, che pareva mi mostrasse la sua triste figura. Con la frusta del mio cavallo lo colpii; poi mi venne vaghezza d'interrogarlo: - Messere - gli dissi - chi foste? e che cosa vi ridusse a tale? vi uccise forse la vita sregolata e lo stravizio? o forse, uomo pubblico, cadeste vittima di qualche pubblica calamit? o vi uccise il rimorso di qualche azione malvagia? vi uccise la miseria? vi uccisero gli anni? - Scendeva la notte ed io mi acconciai a passarla in quel luogo; e distesomi alla meglio in terra, e fattomi capezzale di quel cranio, mi addormentai. Era alta la notte, quando mi apparve in sogno quel medesimo teschio, che, come fosse vivo, mi disse: -(51) Tu volesti far mostra d'essere buono inquisitore, con le tue dimande; ma tutto quello che dicesti si appartiene alla vita che tu vivi: per noi morti le tue parole non hanno significato. Vuoi tu piuttosto sapere da un morto ci che sia la morte? - Certo che lo voglio - risposi subito. E il teschio cominci: - Tra' morti non vi sono n re n sudditi; non padroni n servi; non gli affanni quotidiani n il tedio: nostra  l'eternit e la quiete: tutta la felicit dei felici della terra, non basterebbe a farti intendere quella che noi godiamo. - Io sorrisi a quelle parole, e gli risposi reciso:
" - Io non ti credo; anzi son certo che se io avessi potest di ridar carne alle tue ossa, e forma al tuo corpo disfatto, e di farti rivivere con tuo padre, tua madre, tua moglie e i tuoi figliuoli nella tua casa, nel tuo villaggio, mi pregheresti con istanza di ricondurti alla luce. - A queste parole, il teschio, dimenando le mascelle con un suon di nacchere, tosto rispose:
- Come t'inganni, meschino mortale! Nessuno di noi morti lascerebbe quest'arcana, stupenda quiete, per tornare all'agitarsi affannoso degli uomini".(52)
Il medesimo capitolo di Chuang-tse ci fa sapere che anche a Lieh-tse, come pi sopra ho avuto occasione di riferire,(53) la vista d'un cranio sugger simiglianti considerazioni. Viaggiando egli un giorno, si ferm per riposarsi, e prendere un po' di ristoro, sul margine della via che percorreva. Quando l presso vide un cranio, avanzo di qualche antica tomba distrutta. Lo prese, lo palp; poi voltosi a un suo discepolo che lo seguiva, dissegli: - Soltanto io e lui, accennando il teschio, sappiamo quel che altri non sanno circa la vita e la morte.(54)
.
La pace del sepolcro  dunque la perfetta felicit pel nostro filosofo taoista. Egli non la trov nella vita, in nessuna delle condizioni umane sulla terra, e nemmeno la vide dove gli uomini con lena affannata corrono a cercarla. Non si rivolse nemmeno al Cielo, n pens a cercarvela lass.
Questo modo d'intendere l'oltre tomba  del tutto in contraddizione con quel che insegna l'altra parte del sistema taoista, di cui ho gi esposto parzialmente le idee sostanziali. Il Taoismo non filosofico, composto d'alchimia, astrologia, magia, medicina, pratiche dello Yga, insegna l'arte di vivere: vivere pi a lungo che sia possibile, vivere eternamente sia in cielo tra gli astri, sia per l'aria, sia sulle vette delle montagne, o sia pure sulla terra, ed anche come spiriti irrequieti, tormentatori dei mortali: basta vivere, qualunque forma di vita essa sia, e avere la piena coscienza di vivere. Chuang-tse e Lieh-tse, i principali filosofi del Taoismo, insegnarono, come abbiam visto, ben altra dottrina; e questa diversit separa nettamente il Taoismo filosofico dal Taoismo diventato religione.
...
.
...
FINE.
...
.
...
APPENDICI.
...
.
...
APPENDICE 1. Dal Tao-te-king.
...
.
...
I capitoli e i brani dei capitoli del Tao-te-king, che formano questa prima appendice, sono in parte tradotti, in parte parafrasati. Il testo  alcune volte oscuro, ambiguo, astruso; e in tali casi richiede d'esser reso con qualche ampiezza. Una traduzione puramente letterale, lascerebbe al lettore, poco o punto esperto dell'indole del Taoismo, troppa libert d'intenderla a modo suo: come, del restante,  avvenuto d'intendere il testo a modo loro, a vari traduttori occidentali.
Sono state fatte moltissime versioni di questo singolare documento dell'antica letteratura dell'Estremo oriente.  il testo cinese pi d'ogni altro preso a tradurre tanto da chi ha adatte cognizioni per capire qualcosa del contenuto, quanto da chi ne manca affatto. Non  difficile a chi si accinge a leggere il libro di Lao-tse, di trovare nelle cinquemila parole di cui si compone, quel che meglio gli aggrada. I numerosi commenti e le interpretazioni diverse, che i Cinesi stessi posseggono di questo testo, ne dimostrano la difficolt, e il pericolo d'errare.
Cito qui di seguito alcune delle versioni pubblicate in Europa, e i nomi di alcuni orientalisti che primi dettero notizia della dottrina contenuta nella scrittura di Lao-tse. Le traduzioni che possono esser consultate utilmente, sono precedute da un asterisco.
A. Remusat, 1823 (Frammenti).
G. Pauthier, 1838 (non compiuta).
* S. Julien, 1842 (col testo a fronte).
* J. Chalmers, 1868.
R. Plaenckner, 1870.
V. Strauss, 1870.
* F. H. Balfour, 1888.
* J. Legge, 1891.
A. de Pouvourville, 1894.
Carus, 1900.
A. Ular, 1902.
* L. Wieger, 1913.
I primi che si occuparono del Tao-te-king, credettero trovarvi strane simiglianze con alcuni dommi della religione cristiana. Un MS. della prima met del XVIII secolo presenta questo antico testo, Quibus probatur SS.mae Trinitatis et Dei incarnatione. Il Montucci (De Studiis sinicis, Berlino 1808) dice: "Oggetto principale del Tao-te-king  di stabilire l'esistenza e la nascita d'un Essere supremo in tre persone... molti passi lo provano". A. Remusat vi lesse addirittura il nome di Jehova. Traduttori recenti hanno poi trovato in questo libro da contentare tutti i gusti filosofici e religiosi de' compiacenti lettori.
...
.
...
1.
...
.
...
Il Principio primo (TAO).
.
"Non v' parola che possa adeguatamente designare il Principio primo, perocch la parola essendo fattura umana  impotente ad esprimere quel che oltrepassa il comune intendimento.
"Un nome usato a nominare il Principio primo dell'universo, non sar dunque il nome eterno che veramente lo designa.
"Il cominciamento del Mondo  l'Innominabile;(55) il Nominabile  scaturigine delle cose apparenti.
"Nell'eterno Non-essere innominabile, sta l'essenza intima di tutto ci che esiste: nell'essere perituro nominabile, sta il suo formale svolgimento.
"Questi due concepimenti, sebbene espressi in modo diverso, emergono tuttavia insieme, e sono ambedue profondissimi: profondissimi talmente, che son Porta dell'universale mistero". (Capitolo 1)
...
.
...
"Vi fu qualcosa d'indefinito che esistette prima del Cielo e della Terra: qualcosa di unico, d'amorfo, d'inaccessibile, libero nell'infinito: qualcosa che si mut nella Madre del mondo.
"Non sapendo come accennarlo, lo nomin TAO; e sforzandomi qualificarlo lo dico Grande, d'una grandezza che tutto sorpassa; lo dico Inaccessibile, perch siffattamente remoto che niuno lo giunge". (Capitolo 25)
...
.
...
"Il TAO  il contenente l'energia cosmica che produsse il mondo materiale.
"Nel TAO vi sono gli archetipi; in essi, le cose; nelle cose, l'essenza loro; nell'essenza, il vero; nel vero, la prova che il TAO fu ab origine". (Dal Capitolo 21)
...
.
...
"Dopo che il Tao si fece Unit, questa si manifest nella duplice forma positiva e negativa, di quiete e di moto (Yin e Yang), donde la Triade che produsse il mondo. Cosicch pu dirsi che il Tao produsse l'Uno, l'uno produsse il Due, il due produsse il Tre, il tre produsse tutte le cose.
"Le Cose sfuggono la Quiete (Yin), e procurano conservare il Moto (Yang); perch tutto quel che esiste manifesta la sua esistenza con un modo qualsiasi di moto. La Quiete  il tornare all'Unit, ovvero al Non-essere". (Dal Capitolo 42)
...
.
...
"Fin dapprincipio ogni cosa ebbe la sua particolare unit necessaria alla sua essenza; per la quale unit ciascuna cosa acquist il carattere che la distingue. Il Cielo ebbe la sua purezza; la Terra, la sua stabilit; lo Spirito ebbe l'intelletto; il Campo, la fecondit; gli Esseri, la produttivit; i Reggitori di genti, la rettitudine. Se viene a perdersi tale unit, si perdono o si attenuano le qualit, merc le quali si mantiene l'armonia nella complessa vita dell'universo". (Dal Capitolo 39)
...
.
...
2.
...
.
...
La Morale.
.
"Quando la suprema legge della natura (TAO) cominci a perdere tra gli uomini la sua efficacia, venne immaginata la Morale.(56) Quando sorse la Scienza, si ebbe nel mondo l'errore. Quando sopravvennero discordie tra parenti, si predic la piet filiale. Quando lo Stato fu in iscompiglio, s'invent l'onest de' pubblici ufficiali". (Capitolo 18)
...
.
...
"La vera virt non  dal mondo riconosciuta, e per questo  da stimarsi veramente virt; i mediocri soltanto passano facilmente per virtuosi a gli occhi degli uomini. 
"I veramente virtuosi, per la loro naturale spontaneit con cui praticano la virt, ne fan sentire gli effetti universalmente compiuti. I mediocri che ostentano la virt, la praticano conforme certi loro intendimenti.
"La carit vera non bada verso cui si esercita; cos la vera giustizia  per tutti ugualmente imparziale; e l'uomo superiore, se ai suoi atti di cortesia non riceve adeguata corrispondenza, poco gliene cale.
"Attenuati che si furono su l'uomo gli effetti del Principio naturale (TAO) ne sorse il concetto di Virt. Scaduta la virt venne fuori l'Umanit; poi la Giustizia, dall'intepidito sentimento di fraternit; e poich la giustizia perse valore, si pose in pratica un complesso di atti finti, per sostituirlo all'onesto e leale procedere, il quale artificioso complesso si chiam Cortesia. Allora incominci tra gli uomini la corruzione; e una Pseudoscienza, fiorita larva della verit, fin di rovinare gli uomini, dando origine a turbe d'ignoranti". (Dal Capitolo 38)
...
.
...
"Nel mondo la massima tenuit vince ogni massima resistenza. - Il fluido etereo non ha dove non penetri: l'acqua non ha dove non si apra un passaggio.
"La debolezza vince la forza: la cedevolezza vince la rigidit.(57) Questo la Natura lo sa, ma gli uomini non lo intendono". (Dal Capitolo 43)
[Vedi il capitolo 78, citato a p. 60, sul medesimo soggetto].
...
.
...
"Il Principio che regge la natura (TAO) vuol vincere senza lottare; vuol conseguire i suoi fini senza violenza; vuole l'ottenimento senza sforzo; il bene, senza incitamento.
"La Natura distende per ogni dove la sua immensa rete, dalle cui maglie nessuno sfugge". (Capitolo 73)
.
(Il curioso paradosso che la debolezza vinca la forza, e che colui il quale si fida della propria possanza non riescir mai vincitore, che Lao-tse si compiace di ripetere in pi luoghi del suo libro, sebbene possa parere pi bizzarro che giusto, ha non per tanto trovato nell'Estremo Oriente un'applicazione pratica che prova quanto possa esser vero per chi bene lo intende.
Chi sa in che consiste quell'arte di difesa e d'offesa, che i Giapponesi chiamano Jiujiyutsu, riconoscer che Lao-tse ha ragione.
Il vocabolo jiujiyutsu significa l'Arte di cedere, o di esercitare e mettere a profitto la cedevolezza e la pieghevolezza, che in tal caso si convertono in agilit e destrezza. Il carattere peculiare di quest'arte  insegnare a non opporre mai la forza alla forza, ma abbattere l'avversario con la sola forza di lui.  un'arte difficile che richiede lungo studio e molti anni di pratica, e vuole precise conoscenze anatomiche. Essa insegna a porre agevolmente fuori di combattimento slogando una spalla, schiantando un nervo, rompendo un osso senza alcuno sforzo, e con atto rapido e sicuro. L'uomo pi dolce e pi debole, che possiede tutte le regole del jiujiyutsu atterrer il pi robusto e temibile gigante, prima che questi abbia avuto il tempo d'accorgersi dell'assalto.
Il principio su cui quest'arte riposa,  appunto quella cedevolezza, quella pieghevolezza, quell'adattabilit tanto esaltata da Lao-tse; qualit diventata, merc quest'arte, terribile e sicura difesa personale).
...
.
...
3.
...
.
...
L'uomo e la legge.
.
"Quando il supremo principio (TAO) procede costantemente, conforme la naturale spontaneit (WU-WEI), nulla v' nel mondo che per esso non si compia.
"Se colui che ha il reggimento dello Stato, imitando il Principio supremo (TAO), fosse capace di mantenersi nel dominio di questa legge eterna, ogni cosa muterebbesi da s stessa in meglio, e senza sforzo condurrebbesi il popolo a civilt. Se l'incivilimento destasse nelle genti desiderio d'azione, io procurerei di arrestarne lo slancio ponendo innanzi l'esempio ineffabile di semplicit e schiettezza del Tao. Esso frena e arresta le passioni; donde la pace sulla terra, e la sicurezza tra gli uomini". (Capitolo 37)
...
.
...
"Il mutare del sentimento popolare verso coloro che tengono il governo degli Stati, pu venire espresso nel seguente modo:
"Nel tempo delle prime aggregazioni umane, il popolo non si accorse nemmeno d'avere un capo. Pi tardi il popolo prese ad amare il suo re; pi tardi ne cant le lodi; nelle et seguenti lo temette; ne' tempi odierni lo ha in odio. Questo cambiamento nel modo di sentire de' governati, ci dice medesimamente il mutarsi, col volgere dei secoli, dell'indole stessa della sovranit". (Capitolo 17)
...
.
...
"Gli antichi savj che operarono conforme la legge dettata dal Sommo Principio (TAO) non abbagliarono i popoli con artificiosa scienza; ma procurarono mantenerli in una innocente semplicit, affine di renderli capaci d'intendere quella sana scienza che sgorga spontanea dalla natura.
"Il difficile governo d'un popolo  causato dalle troppe fallaci cognizioni che gli vengono insinuate. Esse guastano le menti, e tolgono la quiete: e dovrem dire nemico dello Stato colui che vuol reggerlo merc le umane dottrine. Chi brama davvero la felicit del popolo che il destino gli ha affidato, lasci in disparte tutto il suo sapere, volga lo sguardo alle misteriose energie che emanano dalla natura, e le renda efficaci nel cuore delle genti". (Capitolo 65)
...
.
...
"Il popolo ha miseria per le troppe tasse che i suoi capi gl'impongono.
"Ecco perch ha miseria!
"Il popolo  difficile da governare, pel troppo affaccendarsi de' suoi governanti.
"Ecco perch  difficile a governare!
"Il popolo non tiene la morte in gran conto, tanto gli gravano pesanti le cure che il suo vivere richiede". (Dal Capitolo 75)
...
.
...
"Quando il popolo non teme la morte, la minaccia di punire di morte  del tutto inefficace. Certo se quando un malvagio commette un misfatto, mi fosse lecito acciuffarlo ed ucciderlo, credo che l'esempio tratterrebbe altri dal commettere lo stesso fallo. Ma nello Stato v' un ufficiale apposta per eseguire le sentenze capitali: e neppur ci, a mio parere, corre secondo giustizia. Perocch, in vero, la Natura soltanto ha diritto e competenza di punire uccidendo. Invece della Natura l'uomo s' attribuito s grave faccenda; ma l'uomo  un facile quanto inabile distributore di morte, e corre il rischio dello spaccalegna inesperto, il quale nel vibrare il colpo, si recide con la scure un piede". (Capitolo 74)
----
"Con la rettitudine si dirigono gli Stati; con le astuzie e gli stratagemmi si conducono le milizie: col frenare e sopire ogni operosit si ottiene il governo del mondo, perocch la Natura esercita libera la sua benefica azione.
"Quanto pi si accrescono le proibizioni e i divieti, pi s'immiserisce il popolo. Quanto pi si procacciano modi di lucro, pi si d occasione a contendere e a corrompere. Quanto pi s'accrescono destrezza e abilit meccanica, pi si fabbricano congegni bizzarri e dannosi. Quanto pi si accrescono le leggi punitive, pi aumentano i delitti.
"Perci il Savio insegna che si lasci libero il popolo, affinch cresca in virt delle proprie qualit, e divenga per esse da s stesso colto e civile". (Capitolo 57)
...
.
...
APPENDICE 2. Yin-fu-King(58).
...
.
...
Libro dell'intima relazione (tra la Natura e l'Uomo, ossia fra il Macro e il Microcosmo).
.
( un piccolissimo testo composto d'una serie di massime staccate, oscure le pi, alcune delle quali ho tradotte alla lettera, e altre piuttosto che tradotte ho interpretate, intendendole conforme le idee puramente taoiste.
Questo testo, secondo la leggenda, lo ebbe il re Hoang-ti (2697 a. C.) da Kuang-ch'eng-tse, un mitico anacoreta; il quale secondo un'altra leggenda sarebbe un'incarnazione di colui che dopo pi d'una ventina di secoli rinacque di nuovo sulla terra col nome di Lao-tse. Altri fanno autore di questo libretto Hoang-ti stesso, e tale persuasione lo fa tenere in gran conto da tutti i filosofi taoisti).
...
.
...
1.
...
.
...
1. Osserva bene il Principio (TAO) che regge la Natura, guarda il modo con cui essa opera e seguilo: ci  tutto.
2. I cinque elementi(59) operano in natura producendo e distruggendo. Essi operano nella mente, estrinsecandovi la natura stessa. Cos il mondo sta in nostra mano; e le miriadi di forme, che vi si manifestano, emanano da noi stessi.
3. L'uomo  un complesso di qualit naturali, delle quali l'Impulso  la mente; e se egli s'affida del tutto al Supremo principio (TAO) della Natura vivr sicuro di s stesso.
4. Se nel cielo cessa l'Impulso, sono rimossi i pianeti, e le costellazioni mutate; se cessa l'Impulso in Terra, il suolo si popola di mostri, di draghi, di serpenti; e se cessa tra gli uomini,  sconvolto il mondo; se poi il cielo e gli uomini insieme insorgono, l'evoluzione universale ricomincer su nuovi fondamenti pi sicuri.
5. Gli uomini per natura sono o ingegnosi o di corto intendimento, ma tutti sono ugualmente simulatori.
6. La corruzione umana deriva dal mal uso dei sentimenti(60) e specialmente da tre di essi (i sentimenti prodotti dalla vista, quelli prodotti dalla gola, e quelli prodotti dagli organi genitali); ma  in facolt degli uomini eccitarli o calmarli. Il fuoco  prodotto dal legno, ma se  occasione di disastro v' modo di domarlo. Lo Stato produce anche gente malvagia, ma se quella riesce a suscitar disordini, v' pur modo di tenerla a dovere o punirla.
...
.
...
2.
...
.
...1. La Natura produce e distrugge:  legge eterna e necessaria del Principio (TAO) che la regge. Il cielo e la terra sono rubatori di tutto ci che esiste. Tutto ci che esiste deruba gli uomini; e gli uomini derubano d'ogni cosa nel mondo. Quando questi tre rubatori (il mondo, le cose e l'uomo) trovano ciascuno il loro contentamento, dappertutto  pace. Perci si dice, che nutrire il corpo a tempo opportuno, d vigoria a tutte le membra; e se vengono suscitati a tempo opportuno gl'Impulsi (della Natura), la vita universale proceder imperturbata.
2. Gli uomini conoscono la spiritualit degli Spiriti (del loro culto), ma ignorano la spiritualit di ci che essi non giudicano spirituale.
Del sole e della luna si calcola il corso, del grande e del piccolo se ne precisa la misura, e tutto questo pel merito degli antichi sapienti, che in tal modo emanarono luce spirituale.
3. Il predare  l'Impulso.(61) Il mondo non se ne accorge; ma l'uomo superiore lo sa e ne fa la sua forza, mentre l'uomo volgare se ne tenta gli effetti attenua il suo destino.
...
.
...
3.
...
.
...
1. Il cieco affina l'udito, il sordo procura affinare la vista. Entrambi attingono le accresciute facolt ad un'unica fonte. Chi dirige qualche diecina d'uomini, per un ripetuto esercizio quotidiano riescir a comandare a pi centinaia.
2. L'attivit della mente nasce dalle cose esterne, e finisce con esse: il suo Impulso  la vita.
La Natura non ha per fine precipuo il beneficio, ma  tuttavia grandemente benefica. Anche i fulmini e gli uragani non sono inutili.
3. Il massimo gioire  indizio di esuberanza; perfetta calma, di moderazione.
La Natura apparisce sovente parziale, ma in effetto  sovranamente giusta.
4. La legge che regola la vita degli animali sta tutta nell'Essenza vitale (KI).
La vita  origine della morte; e questa, della vita.
La compassione e il beneficio nascono dal danno altrui; e il danno, talvolta dal beneficio.
Gli uomini per diventar savj prendono a studiare il mondo intero; io mi riconosco intelligente anche solo osservando le cose del mio tempo.
...
.
...
NOTE.
.
Per giustificare il significato e il valore che attribuisco ad alcuni vocaboli cinesi che rappresentano certi concetti sostanziali della dottrina taoista, sar bene che il leggitore abbia presente le note seguenti.
.
THIEN: significa propriamente "Cielo", e ci che al cielo appartiene. Nondimeno, siccome nel nostro comune linguaggio, quando la parola "Cielo" non  presa nel senso astronomico, intende la Divinit, o la dimora della Divinit; per restare all'indole del Taoismo,  forza ch'io renda il vocabolo con un equivalente conforme del tutto al carattere stesso di quella dottrina. Il primo paragrafo del Yin-fu-king, per esempio, tradotto stando alla lettera, suonerebbe: "Osserva bene la via (Tao) del Cielo, e opera conforme i suoi intendimenti". Potrebbe essere una massima biblica o evangelica, ma affatto estranea a qualunque concetto taoistico. Ricordiamoci che secondo la cosmologia cinese, il Cielo  l'immensit dello spazio dove sono tutte le energie produttive e tutte le leggi che le governano. Dal Thien eman ed emana ogni forma e ogni modo di vita, per un procedimento spontaneo, naturale e continuo. Traduco dunque il vocabolo Thien con "Natura", intendendo distinguere la Natura naturante, dalla Natura naturata.
.
KHI:  la sostanza nello stato di estrema rarefazione e sottigliezza, o la nebulosa donde usc il sistema cosmico. Dal condensamento e concentrazione di tale sostanza eterea si composero tutti i corpi. Il Khi rimasto nel suo stato primitivo, quale era ab origine, compenetra i corpi materiali e gli organismi viventi; ed  causa d'ogni fatto e fenomeno fisico, chimico, e psichico.
.
TAO: circa questa parola vedi quel che ho detto a suo luogo. La traduco "Primo o Supremo principio", o semplicemente "Principio".
Un altro vocabolo cinese ha pure grande importanza in questo testo. Si pronunzia anch'esso Ki, e significa "Congegno, macchina, molla, movente, impulso". Il senso che nel nostro caso conviene,  appunto "Impulso".
.
Nel primo capitolo degli scritti attribuiti a Lieh-tse, si legge un aneddoto che serve molto bene di commento al passo assai curioso del Yin-fu-king ( II, 1 e 3), dove si dice che tutto in natura vive e si mantiene in vita, merc il continuo, incessante, reciproco ladroneggiare. L'aneddoto  il seguente:
" - C'erano, gi  gran tempo, due uomini, uno a dismisura ricco, l'altro estremamente povero. Avvenne, un certo giorno, che il poveretto, stretto da gran bisogno, recossi a visitare l'uomo ricco, e dissegli: - Vorrei sapere da voi, che avete s gran copia di beni, come avete fatto ad ammassare tanta ricchezza. Rispose il riccone: - Io sono molto abile a fare il ladro, e con quest'arte ho cominciato la mia ricchezza. Il primo anno mi ha procurato il necessario, il secondo anno, il superfluo; il terzo mi frutt tesori; con la cresciuta agiatezza sono anche diventato, nel mio paese, una rispettabilissima persona. -
"Quel pover'uomo a udire tali parole, fu pieno d'allegrezza; perciocch, prendendo alla lettera i detti dell'altro, non cap il senso riposto della parola rubare. Cosicch scavalc siepi, for mura, sgangher porte, e tutto quel che trovava prendeva per s, e presto e facilmente raccolse molta roba altrui. Ma non dur a lungo, ch cadde in potere della giustizia: fu giudicato e punito, e torn poi a casa sua pi povero che mai.
"Appena scontato il gastigo, egli corre dal ricco signore, e forte si lamenta d'essere stato da lui ingannato. - Ma che cosa hai tu capito? e in che modo hai tu rubato? - gli domanda il ricco. - Ho rubato nel modo con cui tutti sogliono rubare - risponde l'altro.
" - Ecco il guaio! - riprese il signore. - Io non mi sono arricchito con i furti che menano al carcere; ma, secondo i tempi e le stagioni, ho tolto via alla natura i suoi prodotti. I campi, i prati, le colline, i monti, i laghi, i fiumi mi hanno allestite tutte le cose che a me convenivano, ed io me le sono appropriate: tutti i beni gli ho furati alla natura; ma innanzi che essi fossero diventati propriet altrui. Tu invece hai furato quello che la natura o l'arte avevan fatto propriet d'altri uomini, e ne sei stato punito. -
"Il poveretto se ne and assai scontento, e nel tempo stesso persuaso, che quel signore si fosse anche questa volta burlato di lui. Corse perci dal giudice del sobborgo, e gli narr il fatto, per sentire il suo avviso. Ma il giudice, dopo aver udito il racconto, lo accert che il signore aveva parlato giustamente. - Ogni appropriazione - gli disse -  un furto; e tutti viviamo in certo modo derubando, o involando roba non nostra; ma  lecito soltanto quel furto a cui accenn il tuo ricco vicino".
...
.
...
APPENDICE 3. Tai-si king.
...
.
...
Il Libro della respirazione dell'embrione.
.
( anche questo un brevissimo testo che io ho creduto utile tradurre e riferire qui in appendice al libretto, perch esso aiuta ad intendere l'endogenesi dello spirito o anima immortale, che ciascun uomo ha potest d'effettuare merc la stretta osservanza de' precetti, e la pratica degli esercizi taoisti.
La respirazione ha in cosiffatta operazione fisiologica, un'importanza speciale; perocch con essa si mette in comunicazione l'Etere dell'ambiente esterno con quello che incomincia a individuarsi nell'organismo umano. Con la respirazione l'embrione e il feto assorbiscono e si procurano la sostanza eterea (Khi) di cui abbisognano pel completo loro svolgimento. L'endogenesi dello Spirito, in un organismo gi del tutto compiuto, segue il medesimo procedimento. Il testo essendo assai conciso, e perci in alcuni punti abbastanza oscuro, di seguito ai paragrafi del medesimo ho stimato bene di porre tradotto alcuna volta il commento originale.
 questo, in sostanza, un trattatello di fisiologia e psicologia: congiunte insieme perocch i fenomeni fisici e mentali hanno una medesima origine. Premetto alcune osservazioni circa al modo con cui vanno intesi certi vocaboli che ricorrono pi spesso, senza la cognizione dei quali l'intelligenza dell'intero testo sarebbe difficile.
Il Khi, Etere,  sostanza in quanto si condensa componendo i corpi materiali,  forza in quanto  medesimamente origine di tutti i fenomeni della vita fisica e morale, materiale e spirituale. Perci la Forma o figura (hing), che  Corpo, (shen) non  altro che Etere (Khi) condensato in vario modo. L'impulso alla vita e la vita in ogni suo atto non son altro che modi diversi dell'attivit del fluido etereo (Khi). L'energia di questo fluido (Khi) che produce particolarmente i fenomeni psichici o intellettuali (Ling),  pi specialmente chiamata Spirito (Shen). Individuato nell'organismo umano,  lo spirito che lo muove, lo agita, lo fa sentire, intendere, volere, pensare; riguardato come impulso alla vita in generale, o come fonte perenne di vita nell'universo,  chiamato, nel nostro testo Khung-shen "Spirito dello Spazio", da Lao-tse  detto Ku-shen "Spirito dell'abisso".(62)
...
.
...
"L'Etere, costretto a condensarsi, forma l'embrione; ed essendovi, nell'embrione, la sostanza eterea che lo form, l'embrione respira".
(Commento) "L'impulso generativo diffuso nello spazio essendo unito con l'Etere (Khi), questo  costretto dallo Spirito dell'impulso stesso (Kung-shen) a formare, congregandosi, l'embrione; il quale appena formato respira, come desideroso di mettersi in corrispondenza con l'etere esterno. Allora l'embrione comincia a svolgersi a guisa di un fiore, il cui stelo  il cordone umbilicale che lo congiunge al placenta. Ad ogni espirazione e inspirazione della madre, il feto parimente espira ed inspira come prima necessit vitale".
.
"Aiutato dallo schietto principio attivo (Yang), giorno per giorno tranquillamente l'embrione cresce. Compiuti i mesi della gestazione, e le forme pure compiute, la nativit avviene".
"Fino a che l'etere (Khi) entra e penetra nel corpo che si  cos formato, continua la vita. Quando lo Spirito (Shen) o l'elemento etereo individuato abbandona la forma (Hing), accade la morte".
(Commento) "La Forma (Hing)  il corpo stesso; e lo Spirito (Shen)  l'energia intellettiva del fluido etereo (Khi). La Conoscenza regola e dirige la Forma".
.
"Il fluido etereo (Khi) d compimento alla Forma; e lo Spirito non accompagnato dalla forma, impregna il Corpo (shen) del fluido etereo stesso. Finch Spirito e Forma rimangono cos combinati, la vita procede continua e sicura. Quando lo Spirito abbandona la Forma, il fluido etereo (Khi) si dilegua e svanisce; la Forma si disf, e avviene la morte".
"Conosciuto che lo Spirito (Shen) e il Fluido etereo (Khi) mantengono e prolungano la vita, giova perci attingere continue energie ed impulsi dallo Spazio celeste, per conservare e nutrire lo Spirito e l'Alito o Fluido etereo".
(Commento) "Lo spirito (Shen) che  una cosa sola con l'etere (Khi), proviene dallo Spazio celeste e fu ab origine, e vi rimane inesauribile; perci si trova scritto che lo Spirito universale (Ku-shen)  eterno.(63) L'uomo non lo pu vedere, n udire, n percepire, n conoscere, sebbene sia l'eterno generatore e conservatore delle forze".
.
"Se lo Spirito (Shen) opera, il Fluido etereo (Khi) opera pur esso. Se lo Spirito arresta la sua attivit, il Fluido etereo rimane inerte".
(Commento) "Lo spirito (Shen)  volont. Il Fluido etereo (Khi)  l'effettore del corpo. La Volont  la direttrice del Fluido (Khi)".
.
"Il Fluido etereo (Khi) ubbidisce allo Spirito (Shen), il quale lo governa e dirige. Bisogna dunque mantenere efficaci lo Spirito e il Fluido, che sono reciprocamente dipendenti".
"Se si vuole mantenere la vita, bisogna con somma cura coltivare lo Spirito e il Fluido etereo che lo contiene".
(Commento) "Lo Spirito dell'universo (Ku-shen)  eterno. Lao-tse esprime questo principio produttore, con l'immagine della "Femmina arcana", l'ava esistente prima del cielo, e che sta nello spazio in mezzo al Fluido etereo che lo riempie".(64)
.
"Se la mente non sar turbata dall'agitarsi di pensieri in contrasto tra loro, la Spontaneit(65) rester costante".
(Commento) "La mente  l'abitacolo dello Spirito. Quando  turbata e commossa da' pensieri, l'agitarsi continuo di questi, toglie ad essa fermezza e tranquillit. Nel fanciullino nel seno materno, lo Spirito e il Fluido etereo si mantengono tranquilli, perch i pensieri non conturbano gli elementi essenziali della vita. Chi riuscir a serbare integro il Fluido etereo e lo Spirito com' nel fanciullo, tutto il suo essere vivificato dal puro principio attivo (Yang), convertir la vecchiaja in giovanezza, e prolungher il tempo del viver suo".
"Procurate con somma diligenza di tener questa via, che  la via retta tracciata dal supremo Principio (Tao) che regge la Natura".
...
.
...
Si vuol vedere il principio del concetto dell'endogenesi, nel Tao-te-king, e specialmente nel capitoli VI, X, LV. Il canone taoista contiene varj libri intorno a questo argomento, tra i quali cito i seguenti. I numeri corrispondono al Catalogo del Canone taoista pubblicato dal p. L. Wieger S. J. nel 1911 a Ho-kien-fu.
37. Libro che insegna, a chi aspira a diventare immortale, come si uniscano e si fondano insieme i tre elementi, il Fluido etereo, il fluido seminale, e il Fluido vitale, per comporne lo Spirito (Shen) che deve sopravvivere.
136. Sulla condensazione e coagulo dell'essere interno, che deve rendersi immortale.
229. Circa il procedimento morale, fisico e chimico per l'endogenia dello Spirito, del suo accrescimento e perfezione.
251. Circa il concepimento dell'Essere immortale, formatosi dal condensamento del Fluido etereo, compiutosi per mezzo della meditazione.
261. Sull'endogenia del Fluido etereo.
278. Aforismi fisici, meccanici, morali indirizzati al fine endogenico.
405. Intorno a ci che favorisce o contrasta la condensazione e produzione dello Spirito.
825. Sulla formazione dell'Essere, la quale si compie in noi come quella dell'embrione, ossia per mezzo di condensazione progressiva. Questa genesi dello Spirito immortale vi  notata di dieci in dieci giorni.
...
.
...
APPENDICE 4. La vita degli animali.
...
.
...
 noto anche a coloro che hanno la pi elementare conoscenza della religione di kyamuni, come il Buddismo riguardi gli animali in modo molto diverso da quello in cui gli riguardano le altre dottrine religiose. Il primo comandamento del decalogo del Buddha : Non uccidere nessun vivente; e il commento che lo spiega, dice che deve intendersi non soltanto non uccidere n recar danno a gli uomini di qualunque condizione siano, ma neanche a gli animali: siano quadrupedi, uccelli, rettili, pesci, crostacei; o i pi piccoli insetti, o i pi minuti esseri che abbiano il minimo soffio di vita. Ed anche avverte il commentatore, che pecca gravemente contro tale comandamento, non solo colui che uccide di sua mano, ma anche colui che fa uccidere, o  causa d'uccisione, o che si compiace di veder uccidere. Tutto ci non deriva da un sentimento di eccessiva tenerezza verso gli animali perch animali; ma il comandamento tanto severo ha la sua origine nell'affermazione pi volte ripetuta dai testi sacri, che in ogni e qualsiasi essere vivente vi  il germe del Buddha. L'animale, traverso infinite trasformazioni, trasportato per secoli e secoli dalla trasmigrazione, diventer uomo, e come uomo potr pervenire alla perfezione di un buddha, e trovare cos la sua finale salvezza. Uccidere qualsivoglia animale,  dunque distruggere un buddha riguardato potenzialmente.
.
Nel libro di Lieh-tse, pi volte citato nel corso di questo libriccino, si leggono, al capitolo ottavo, due aneddoti, i quali, quanto al sentimento che gli uomini convien che abbiano verso gli animali, hanno sapore buddista. Io gli riferisco qui appresso tradotti.
" - La gente del paese di Han-tan aveva per costume di offrire al signore del luogo, il primo giorno dell'anno nuovo, alquanti colombi; e il signore, di ci assai lieto, ricompensava largamente i donatori. Alcuni gli domandarono la ragione di quella letizia, ed egli rispose:
" - Il primo di ogni nuovo anno d la via a queste bestiole: e cos dimostro il mio buon cuore. - E l'altro risponde:
" - Il popolo lo sa gi, che tu desideri questi animali per dar loro la libert; e per questo tutti si adoperano per catturarli, e cos facendo molti ne uccidono. Se tu ami davvero questi animali, e voi preservarne la vita, meglio sarebbe proibire alla gente di dare ad essi la caccia. Permettere che siano catturati, per poi liberarli, mi sembra un ben curioso benefizio che tu fai loro". -
(Questo passo di Lieh-tse  assai importante, in quanto che tra' precetti della morale buddista ve ne  anche uno che d obbligo ai fedeli, di procacciarsi animali catturati o trattenuti in gabbie o altrimenti asserviti, per dar loro la libert. Nel culto religioso v' una cerimonia speciale che si riferisce a questo costume. L'aneddoto taoista o  interpolato, o se  autentico dimostra che sentimenti simili a' buddisti, sebbene fondati su principi diversi, non erano estranei alla Cina.
L'aneddoto che segue  invece di carattere del tutto cinese, perch non vi entra n sentimento n convinzione religiosa, ma riflette la sola ragione, che deve giudicare o correggere i giudizj umani).
" - Il principe dello Stato di Thsi dava un gran banchetto a numerosi invitati, in onore de' suoi antenati. La tavola era imbandita con ogni sorta di vivande; e il principe guardando quel sontuoso e abbondante apparecchio, voltosi con lieto viso ai convitati, esclam: - Quanto  generosa la natura! non solo  feconda di cereali, ma ha pure creato gli animali, perch l'uomo ne usi a suo piacimento. Tutti approvarono, e ad una voce fecero eco alle parole del principe. Ma un giovanetto d'appena dodici anni, levatosi e fattosi innanzi, disse: - Il principe non ha pronunziato giuste parole. Gli animali hanno ricevuto la vita dalla natura, come dalla natura medesimamente abbiamo ricevuto la vita noi stessi. Di fronte alla natura i viventi, qualunque essi siano, hanno tutti il medesimo valore. Soltanto, vi sono animali piccoli o grandi, deboli o forti, astuti od ottusi; ed avviene che tra loro contrastino, e tra loro per necessit si divorino. L'uomo, tra gli altri animali,  il pi astuto ed audace, e se ne impossessa e se ne ciba; ma ci non vuol dire, che gli animali siano messi al mondo soltanto per essere divorati dagli uomini: tanto varrebbe asserire che l'uomo venne creato affinch la sua pelle fosse punta dalle zanzare e dalle pulci, e il suo corpo fosse divorato dalle tigri e dai lupi".
...
.
...
APPENDICE 5. L'Universo taoista e sue corrispondenze.
...
.
...
UNIVERSO TAOISTA. UNIVERSO BUDDISTA. UNIVERSO DANTESCO.
Costellazioni interpolari. L'Orsa Sede della Grande Unit o Gran Monade. Nirvna
Empireo. Sfera delle Costellazioni. Chen-jen.
I perfetti. Arpa dhtu. Mondo senza forma. Rpa dhtu. Mondo delle forme
Cielo cristallino. Sfera della Luna del Sole e dei Pianeti. Spiriti celesti. Sien. Gli immortali.
Kma dhtu. Mondo del desiderio. Sfera dei Pianeti
Sfera dell'Aria. Spiriti terrestri
Sfera dell'aria. Monti e fiumi
Uomini. Animali e uomini.  Terra
...
.
...
FINE.
...
.
...
Note al testo.
.
(1) Questi due libri sono registrati nell'opera A Catalogue of the Buddhist Tripitaka, by Bunyiu Nanjo, Oxford, 1883 - ai numeri 1502 e 1643.
(2) "La difesa della Fede", Prefazione, f. 6.
(3) Si avverta, che nelle parole cinesi e indiane, i gruppi Ch e Sh devono pronunziarsi sempre al modo Inglese.
(4) Vedi Appendice IV.
(5) Ts'ing-tsing-king
(6) Rispetto all'Endogenesi dell'anima vedi a pag. 16 e seg. [Questo e i successivi rimandi alle pagine si riferiscono alle pagine del cartaceo, ma sono comunque facilmente identificabili - Nota per l'edizione elettronica Manuzio]
(7) Lo Yogachryabhumi stra, opera principale della scuola Yogchrya, fondata da Asaga nel V secolo d. C., venne tradotto in Cinese nel VII secolo d. C. da Hiuen-tsang; il quale tradusse pure il commento Yogchryabhumi stra Karika.
(8) Intende la dieta da seguire da coloro che vogliono ottenere l'immortalit della propria persona, o almeno una prolungata longevit.
(9) La leggenda dice che insegn a Shen-nung (2737 a. C.) diverse arti magiche, e quindi and a raggiungere la Dea del Kuen-lun, Si-wang-mu. Riapparve nel mondo nel IV secolo d. C., e assunse il nome di Huan-Ch'u-p'ing, e fu anacoreta di gran potenza spirituale.
(10) Chang-Tao-ling, nato nel 34 d. C., fu filosofo, alchimista e mago. Quando nell'ottavo secolo fu istituito nel Taoismo una specie di Patriarcato, egli venne riconosciuto primo in siffatta dignit; e ai discendenti di lui, della famiglia Chang, venne assegnata la medesima dignit ereditaria.
(11) Ma-Tuan-lin, lib. 225, f. 17.
(12) Lao-tse (VII a. C.), Lieh-tse (V a. C.), Chuang-tse (IV a. C.).
(13) Chuang-tse, cap. 24.
(14) Chuang-tse, cap. 13.
(15) Huang-kung, governatore dello Stato di Ts'i, morto nel 643 a. C.
(16) Lieh-tse, cap. VII.
(17) Lieh-tse, cap. III.
(18) Del resto, su per gi,  questo anche il parere dell'Ariosto.  noto che tutto quel che quaggi si perde, anche il giudizio, va nella Luna: Dove son tutte le occorrenzie nostre: Sol la pazzia non v' poca n assai; Ch sta quaggi, n se ne parte mai.
(19) Lieh-tse, cap. IV.
(20) Lieh-tse, cap. I.
(21) Ch'eng-thang della dinastia dei Shang, il quale regn dal 1766 al 1753 a. C.
(22) Lieh-tse, cap. V.
(23) Vedi Appendice I, pp. 91 e seg.
(24) Parole di Lao-tse: Tao-te-king, cap. XLVIII.
(25) Tao-te-king, cap. LXXVI.
(26) Vedi Tao-te-king, capi. XIX, LVIII, LXVIII, LXXVI.
(27) Tao-te-king, cap. LXXVIII
(28) Ibidem, cap, VIII. - Vedi pure Appendice 1, p. 91.
(29) Lieh-tse, cap. III.
(30) Han-ku kwan, la Barriera di Han-ku, era a' confini NO. dell'odierna provincia di Honan.
(31) Lieh-tse, cap. III.
(32) Un libro citato nella parte bibliografica dell'enciclopedia di Ma-Tuan-lin, intitolato Lao-tse hoa-hu king, parla del viaggio leggendario di Lao-tse in India; dice che ebbe conoscenza del Buddismo, e che poi percorrendo il deserto di Gobi incivil i barbari del NO. Della Cina. Tutto questo  fantastico, come lo dimostrano gli anacronismi che vi s'incontrano.
(33) L'idea di Ritorno per significare "morire" o "morte"  comunissima nel Confucianesimo.
(34) Ricordiamoci che il Khi  materia e forza;  materia quando condensato forma i corpi;  forza quando rarefatto si avvicina pi o meno allo stato di Etere primordiale.
(35) Chuang-tse, cap. XXII.
(36) Chuang-tse, cap. III.
(37) Chuang-tse, cap. III.
(38) Chuang-tse, cap. XXI.
(39) Chuang-tse, cap. III.
(40) Lieh-tse, cap. I.
(41) Kuan I-wu, morto nel 645 a. Cr.
(42) Lieh-tse, cap. VII.
(43) Yang-chu, individualista e anarchico, che fior nel V secolo a. C. A questo filosofo  dedicato tutto il Cap. 7 dell'opera di Lieh-tse.
(44) Lieh-tse, cap. VII.
(45) Un lettore occidentale, ignaro della storia della Cina antica, non pu intendere tutta l'efficacia di questo passo. Per capirlo bene, bisognerebbe sostituire nomi storici conosciuti, a gl'ignoti nomi cinesi; cos per esempio: vivi sono Socrate e Platone, morti sono ossa fetide; vivi sono Caligola e Nerone, morti, ossa fetide.
(46) Lieh-tse, cap. VII.
(47) Lieh-tse, cap. VII.
(48) Chuang-tse, cap. II.
(49) Lieh-tse, cap. VII.
(50) Chuang-tse, cap. XVIII.
(51) That skull had a tongue in it.
(52) Chuang-tse, cap. XVIII.
(53) Vedi a pag. 72.
(54) Lieh-tse, cap. I. - Chuang-tse, cap. XVIII. I passi di Lieh-tse e di Chuang-tse seguitano dimostrando come la morte produce nuovamente la vita, trasformando gli organismi - piante e animali - modificandoli e creandone altri diversi. Il passaggio da una forma all'altra d'organismi animali e vegetali  quanto mai bizzarro, tuttavia  assai notevole trovare questa sorte di Darvinismo sostenuto tre o quattro secoli innanzi l'ra volgare.
(55) Questa affermazione di non trovare nel linguaggio una parola adatta per nominare o una divinit suprema o il principio primo del mondo,  comune a pi cosmogonie, e sarebbe facile citare passi, in apparenza conformi, di testi appartenenti ad antiche letterature. Ma tali confronti spesso sviano il giudizio; perch non  la simiglianza di singole espressioni che provano comunanza sostanziale di idee; ma soltanto il carattere generale di una dottrina, pu assegnare alle idee espresse il loro preciso valore.
(56) Il testo ha: "L'umanit e la giustizia", le due massime virt della morale confuciana.
(57) Nel capitolo 36 si ripete la stessa idea con le stesse parole.
(58) Yin significa "nascosto, recondito, sottile, intimo, difficile a vedersi"; FU significa uno speciale sigillo e vale anche "corrispondere, corrispondenza".
(59) Gli elementi componenti la materia, i quali combinando le loro energie suscitano l'esistenza di tutte le cose, producono e distruggono. Riguardati sotto quest'ultimo aspetto della distruzione, essi sono denominati nel testo i "Cinque nemici".
(60) Letteralmente: i nove fori o pertugi pei quali il corpo entra in comunione col mondo esterno sono: gli occhi, gli orecchi, le narici, la bocca, l'ano e l'uretra.
(61) Vedi quel che  detto di sopra nel . II, 1.
(62) Ku-shen significa propriamente "Spirito della valle". Qui, la parola "Valle" vuol suggerire l'idea di Vacuit, estesa ad uno spazio pi vasto che non sia quello limitato dai fianchi delle montagne;  poi estesa a significare addirittura lo Spazio infinito. Ku-shen vuol perci designare lo Spirito esistente ab aeterno in mezzo a gli spazi celesti; Spirito che individua tutte le energie creative, le quali dettero origine al mondo, e che ora continuano a provocare la vita cosmica in tutte le sue forme.
(63) Vedi Tao-te-king, cap. VI.
(64) Vedi Tao-te-king, cap. VI.
(65) Vedi quel che si  gi detto sul modo con cui opera la natura nella vita universale.
...
.
...
FINE.