Daniele Orsini.
...
.
...
L'INTRUSO.
...
.
...

1979. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
Collezione: I Rosa.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
Le esistenze di Riccardo erede di un impero industriale, e di Bruno, un ragazzo sbandato, non avrebbero dovuto incrociarsi. Ma quando questo avviene in maniera sorprendente e drammatica, i due giovani scoprono che il destino ha scambiato loro i ruoli. Anche Fanny e Marina, le loro ragazze, si trovano coinvolte in questa vicenda e vedono messi a dura prova i loro sentimenti. Due storie d'amore, sconvolte dalle conseguenze di un altro amore: quello materno.
...
.
...
L'INTRUSO.
...
.
...
Personaggi principali:
Bruno, un ragazzo sbandato.
Riccardo, un figlio di pap.
Marina, una maestrina.
Fanny, un'ereditiera.
Paolo, industriale.
Elena, moglie di Paolo.
Don Elio, un giovane sacerdote.
...
.
...
Capitolo primo.
...
Villa Oldani, un'oasi di quiete a pochi chilometri
dal ritmo frenetico, ossessivo, della citt. Una macchia
di verde, ai margini degli insediamenti industriali
che facevano cintura agli squallidi casermoni
della periferia, sottraendo anno dopo anno
nuove aree alla campagna, inghiottendo i campi incolti,
i vecchi cascinali abbandonati da chi non se
la sentiva pi di lavorare duramente la terra per
un tozzo di pane, e preferiva un posto in fabbrica.
Il silenzio, in quel mattino domenicale assolato,
era rotto solo dal suono secco, ritmato, della palla
che veniva colpita dalle racchette di Riccardo e di Fanny.
A tratti, un grido gioioso della ragazza, per un
colpo vincente, o un commento scherzoso del ragazzo.
I genitori di Riccardo seguivano la partita da
lontano, seduti sotto il porticato della villa. Ma
pi che lo svolgimento del gioco sembravano interessarli,
affascinarli, l'allegria dei due ragazzi, lo
spettacolo della loro fresca, gioiosa, prorompente
giovinezza.
- Sono proprio una bella coppia - sospir Elena
Oldani. - Non sei d'accordo, Paolo?
Il marito annu.
- Mi ricordano qualcuno, cara...
- Chi?
- Pensaci un po', Elena - disse lui, sorridendole,
con aria allusiva.
- Ti ricordano noi due, Paolo?
- S, noi due, pi di vent'anni fa.
- Eravamo cos... cos belli? - disse lei, ridendo.
- Penso di s, tesoro. A vent'anni si  sempre
belli. E quando si  innamorati lo si  ancora di pi.
Elena gli prese la mano e la strinse, con tenerezza.
- Allora penso che noi due dobbiamo essere
ancora piuttosto belli - mormor. - Non abbiamo
pi vent'anni, d'accordo. Ma siamo ancora innamorati...
non  vero?
Rimasero per qualche istante a fissarsi intensamente,
provando un senso di struggente tenerezza.
Elena aveva da poco passato la quarantina, ma
la sua figura snella, agile, la pelle ancora liscia,
sulla quale le rughe non riuscivano ad attecchire,
e i lunghi capelli biondi, le davano un'aria terribilmente
giovanile. Non sembrava affatto la madre
di Riccardo, di quel ragazzone di vent'anni, biondo,
atletico.
Anche Paolo Oldani portava egregiamente la sua
et. Quarantasei primavere, per l'esattezza. Col passare
degli anni, s'era solo un po' appesantito, e i
capelli nerissimi s'erano striati di grigio, sulle tempie.
Ma per il resto, poteva denunciare una decina
d'anni in meno, senza che nessuno si scandalizzasse.
- Credi che finiranno per sposarsi? - sospir
Elena, tornando a posare lo sguardo su Riccardo
e Fanny che proseguivano con accanimento la loro
partita a tennis.
- Santo cielo, sono ancora cos giovani - disse
Paolo.
- Be', sai, al giorno d'oggi i giovani fanno tutto
pi in fretta di un tempo. E poi... scusa, Paolo,
non abbiamo fatto in fretta anche noi? Non avevo
ancora vent'anni, quando ti ho sposato.
- Gi,  vero - mormor lui, facendosi pensoso.
- Accidenti, come vola il tempo... Lo sai
che a volte, guardando Riccardo, mi sembra impossibile
che sia nostro figlio? Voglio dire, non mi
sembra possibile che siano gi passati quasi vent'anni
dal giorno in cui  venuto al mondo.
- Ti fa sentire... vecchio?
- Un po', - ammise Paolo. - A te non fa
questo effetto, cara?
- No... Forse perch non ho rimpianti. Credo
che la vecchiaia possa far paura solo quando si ha
motivo di rimpiangere la propria giovinezza. Ma
questo non  il mio caso.
- Proprio nessun rimpianto, Elena?
Lei scosse il capo, sorridendo.
- Posso considerarmi veramente fortunata, Paolo.
La mia vita  stata meravigliosa, finora. Grazie
soprattutto a te. Ho sposato l'uomo che amavo, e
ho vissuto con lui vent'anni stupendi... E il risultato
di tutto questo  l, in calzoncini, con una
racchetta in mano! Riccardo  la prova vivente della
nostra felicit, di questi vent'anni sereni, pieni
di gioia e d'amore. No, Paolo, guardando mio figlio
che s' gi fatto uomo non mi sento vecchia...
Mi sento felice, e basta.
- Hai ragione, Elena. Anch'io devo considerarmi
fortunato. Una moglie come te, un figlio come
Riccardo...
- E una nuora come Fanny - complet Elena.
- Quella ragazza ti piace, non  vero?
- S, mi piace molto. Credo che possa essere
la compagna ideale per nostro figlio.
- Gi,  perfetta, sotto ogni punto di vista -
convenne Paolo. - Ottima famiglia, a posto, seria...
bella, sana, simpatica...
- E innamorata di Riccardo. Innamorata cotta,
direi - aggiunse Elena.
- Non mi sembra il caso, comunque, di forzare
la mano ai ragazzi. Lasciamo che le cose vadano
per il loro verso, cara. Devo riconoscere che sarei
felice se mio figlio sposasse Fanny, ma preferirei
che, prima, prendesse una laurea e incominciasse
a lavorare al mio fianco.
- E se i ragazzi non volessero aspettare? -
obiett Elena.
- Sia Riccardo che Fanny finora hanno dimostrato
di essere ragionevoli, di avere la testa sul collo.
Secondo me, sapranno aspettare... Sai, ho gi
sfiorato l'argomento con nostro figlio.
- Cosa ti ha detto?
- Che si rende conto delle responsabilit che
lo attendono - rispose Paolo. - Lo sai, Elena,
ho sempre sognato che mio figlio, un giorno, prendesse
in mano le redini della mia azienda... Mio
nonno l'ha fondata, mio padre ne ha fatto una delle
industrie pi solide del settore, e io a mia volta
l'ho ingrandita. Sarebbe un peccato se il nome degli
Oldani restasse semplicemente un marchio di
fabbrica, se non fosse pi uno della nostra famiglia
a... mandare avanti la baracca. Con tutto ci,
non ho mai avuto la pretesa di imporre a Riccardo
un futuro che non fosse di suo gradimento. Se mi
venisse a dire che preferisce, che so, fare l'avvocato,
o il medico, penso che... riuscirei a mascherare
abbastanza bene la mia delusione. Ma, per
fortuna, nostro figlio non ha intensione di disertare.
Prender la sua brava laurea in ingegneria,
e incomincer molto presto a lavorare al mio fianco,
per farsi le ossa.
- Te lo ha chiesto esplicitamente lui?
- S, Elena. E mi ha anche detto che capisce
perfettamente che d'ora in avanti la sua esistenza
sar meno spensierata che in passato. Mi ha assicurato
che penser solo a studiare e a lavorare...
Il che non significa che non potr trovare il tempo
per coltivare, diciamo cos, i sentimenti che lo legano
a Fanny.
-  un tesoro, una perla di ragazzo - sospir
Elena, guardando Riccardo che gettava in aria la
racchetta in segno di trionfo.
- Ho vinto! - grid il ragazzo.
- Bella forza! - protest Fanny. - Tu sei un
uomo, io una... fragile ragazza!
Riccardo salt agilmente la rete, raggiungendo
Fanny.
- Ti ricordi di essere una fragile ragazza solo
quando vinco io - le disse, cingendole le spalle.
- Scusa, ma non sei per la parit dei diritti e dei
doveri tra i due sessi?
Si allontanarono dal campo da gioco, ridendo.
- Facciamo due passi nel parco? - propose
Riccardo.
- Ma sono stanca, sudata - obiett la ragazza.
- Mi piaci anche cos, affannata, con i capelli
in disordine.
La prese per mano e si mise a correre, trascinandosela
dietro.
Il ragazzo si ferm non appena furono al riparo
di una siepe. Prese Fanny tra le braccia e la baci.
- Questo per te significa fare due passi nel parco? -
chiese Fanny, sospirando, quando le loro
labbra si staccarono.
- Avevo voglia di baciarti, e mi seccava farlo
in pubblico - rispose Riccardo. - I miei genitori
non ci perdono mai d'occhio, l'hai notato?
- Gi, ma non mi sembra proprio che lo facciano
per controllarci.
- E perch, allora?
- Avanti, lo sai benissimo, Riccardo - sbuff
la ragazza. - Non ti tolgono gli occhi di dosso
semplicemente perch... ti adorano!
- Davvero?
- Ma s, sono in perenne adorazione del loro
meraviglioso figliolo!
- E ti secca?
- Un poco...
- Questa  bella! Si pu sapere perch ti d
fastidio se mio padre e mia madre mi... adorano?
Fanny si strinse a Riccardo.
- Perch vorrei essere io l'unica ad adprarti,
stupidone!
Si baciarono ancora, a lungo. Poi, tenendosi per
mano, passeggiarono lungo i viali del parco della
villa.
Fanny, ad un certo punto, si addentr in un prato
e si lasci cadere sull'erba. Riccardo le fu subito
accanto. Fece per baciarla, ma lei lo respinse dolcemente.
- No... ascolta...
- Cosa? Cosa devo ascoltare, Fanny?
La ragazza, distesa sull'erba, teneva lo sguardo
fisso al cielo.
- Questa pace, questo silenzio - mormor.
- E pensare che a pochi chilometri da qui c' la citt...
- Non ti piace, la citt?
- A volte mi fa paura. Troppa gente... troppe
brutte cose...
- Vorresti isolarti in un posto come questo,
Fanny?
- Perch no? Tu ed io, soli...
- Passeremmo il tempo a giocare a tennis... o
a fare l'amore.
- Pensi che ci annoieremmo, alla lunga?
- Del tennis, s - disse Riccardo, ridendo.
Fanny si volt verso di lui, gli sorrise.
- La vita  meravigliosa, non trovi?
Riccardo annu.
- S, per noi due lo . E credo che lo sia anche
per i nostri genitori, e per quasi tutta la gente
che conosciamo - prosegu la ragazza.
- Direi che questo  consolante, non ti pare?
- Certo... Basta non pensare agli altri - sospir
Fanny.
- Agli altri? E a chi, scusa?
- Be', a questo mondo non ci siamo solo noi,
Riccardo.
- D'accordo, ci sono milioni di prsone che non
se la passano bene - disse il ragazzo, accennando
un sorriso che risult pi che altro una smorfia. -
Lo dice anche il Telegiornale...
- Non ci pensi mai a... agli altri?
- S, certo.
- E cosa provi?
- Niente...
- Niente?
- Fanny, prendiamo uno nella mia posizione...
Sono un Oldani, un giorno prender il posto di mio
padre, mander avanti gli stabilimenti Oldani. Dovrei
forse sentirmi un verme, perch gli altri,
come li chiami tu, non hanno i soldi della mia famiglia?
No, mia cara. Quando penso agli altri,
concludo semplicemente che per aiutarli posso solo
fare in modo di ampliare gli stabilimenti, di creare
nuovi posti di lavoro... crisi permettendo. Ecco tutto.
- S, hai ragione, Riccardo - mormor la ragazza.
- Ma io, quando penso che c' gente che
fa la fame provo un senso di disagio... mi sento un
po' in colpa, ecco.
Il ragazzo la attir a s.
- Che sciocchina! Se tu rinunciassi a tutto quello che hai, se andassi a vivere in due stanze, se ti
mettessi a lavorare in una fabbrica, credi che con
questo miglioreresti la situazione... degli altri?
- No, questo no, ma... Be', forse sto facendo
dei discorsi un po' astrusi, scusami.
Riccardo le sfior le labbra con le sue.
- Scusata...
- Bruno... Bruno, aspettami! - grid Marina, attraversando
di corsa la strada.
Il ragazzo non si volt. Continu a camminare,
i pollici infilati nelle tasche dei jeans, lo sguardo
fisso a terra.
Era di taglia atletica, dimostrava pi dei suoi
scarsi vent'anni. Il viso aveva lineamenti regolari,
che per apparivano come contratti, deformati, dall'espressione
eternamente corrucciata di Bruno. Portava
i capelli, nerissimi, piuttosto lunghi, e nell'insieme
aveva l'aria del tipico duro di periferia.
- Bruno - ansim Marina, raggiungendolo. -
Non puoi fermarti un momento?
- Cosa vuoi? - bofonchi il ragazzo, senza
neppure guardarla.
- Tua madre... Come sta?
- Come vuoi che stia? - sbuff lui. - Se ne
sta andando, tutto qui.
- Lo dici come se... come se non te ne importasse
nulla.
Bruno si ferm di colpo, tir fuori dal taschino
della camicia un pacchetto di sigarette e se ne infil
una tra le labbra. La accese, poi fiss Marina,
intensamente.
- Cosa ne sai, tu, di quello che mi importa o
meno? - le chiese, brusco.
- Parli di tua madre sempre in un modo... con
distacco, capisci cosa voglio dire? Come se si trattasse
di un'estranea...
- Siamo tutti degli estranei, Marina.
- No, non  vero!
Ripresero a camminare, in silenzio. Le strade
sporche, qua e l disselciate, del quartiere popolare,
in quel mattino domenicale avevano un aspetto
ancora pi squallido del solito. A darglielo, forse,
era la gente che indossava il vestito buono, quellodella festa, sottolineando l'aria cadente dei "casermoni,
la povert del quartiere.
Bruno si mise a sedere su un muretto sbrecciato
che correva lungo quello che avrebbe dovuto essere
un parco giochi per i bambini. Ma l'erba non
aveva attecchito, e lo spiazzo assomigliava piuttosto
a un deposito di rifiuti.
- Se mia madre muore - mormor il ragazzo
- sai cosa significa? Che finisce di soffrire. Significa
questo, soltanto questo, e basta!
- Significa anche che tu resti solo - disse Marina.
- Solo? Lo sono sempre stato. E lo sar sempre -
ribatt Bruno, scrollando le spalle.
- Non hai un briciolo di riconoscenza per tua
madre? Non conta niente, per te, quello che lei ha
fatto per allevarti?
- Gi... s' ammazzata di lavoro, per tirarmi
su! In un certo senso, l'ho ammazzata io, non ti
pare?
- Non dire questo, Bruno, ti prego. Io... io sono
convinta che tu vuoi bene a tua madre, che stai
soffrendo per lei, vedendola ridotta in quello stato.
Solo che non vuoi ammetterlo. Sei chiuso in te stesso,
come un riccio.
- Be', sono affari miei. O no?
- Credevo che potessero essere anche affari miei
- sospir Marina. - Io ti voglio bene...
- Lo so, lo so...
- E non te ne importa?
Bruno la fiss a lungo, pensoso. La ragazza era
di una bellezza semplice, fresca, luminosa. I capelli
castani, ondulati, incorniciavano un ovale perfetto.
Gli occhi, verdi, parevano brillare in continuazione.
- Marina, non lo capisci che  una fortuna, per
te, che non me ne importi? - disse Bruno, scuotendo
il capo.
- Ma perch? Non ti capisco...
- Tu sei una brava ragazza, hai il tuo lavoro,
fai la maestra d'asilo... Puoi trovare un sacco di
ragazzi adatti a te.
- Dimentichi un particolare. Io ti amo...
- Hai sbagliato indirizzo - disse lui, brusco.
- Eppure so che provi qualcosa per me. Fin da
quando eravamo bambini...
- Stupidate, ragazzate!
- No, non  cos, Bruno.
- Ma che ne sai?
- Ti conosco. Forse ti conosco meglio di quanto
tu conosca te stesso - disse lei, pacatamente.
- Gi, tu sai sempre tutto, tu riesci a leggere
nell'anima della gente! Ma fammi il piacere, Marina!
- Hai sempre ammesso che sono l'unica persona
con la quale riesci a parlare, ad aprirti un poco.
- D'accordo. E con questo?
- Perch non vuoi accettare il mio affetto, il
mio amore?
- Dovresti arrivarci da sola, visto che sei cos
intelligente.
- Hai paura di... di farmi del male?  cos?
Bruno annu.
- Chi sono, io, Marina? Un balordo, uno che
non ha un lavoro fsso... uno che pu anche finire
male! Ti sembro il tipo adatto, per una ragazza
come te?
- Se mi ami, s.
- Credi che basti, l'amore?
- Deve bastare. Dipende solo da noi, non lo
capisci? L'amore pu aiutarci a migliorare.
- Storie!
- Non hai un lavoro fisso non solo perch 
difficile trovarlo, ma anche perch non l'hai mai
cercato seriamente. Non  vero? E in quanto all'eventualit
che tu possa finire male, sei tu, soltanto
tu, l'arbitro del tuo destino. Dipende da te
evitare le cattive compagnie, non commettere delle
sciocchezze, sforzarti di rigare diritto.
- Credi che sia cos facile? Quando la vita 
sempre pi dura, un giorno dopo l'altro, quando ti
rendi conto che non hai un futuro, quando ti mancano
persino i soldi per curare tua madre... be', allora
ti assicuro che ti viene una gran voglia di spaccare
tutto!
- E cosa si risolve, spaccando tutto, Bruno?
- Niente... Forse non si risolve niente, forse si
riesce solo a peggiorare la situazione, non dico di
no - sospir il ragazzo. - Ma per lo meno si reagisce,
ci si sente un po' meno vittime.
- Non hai mai pensato che forse tu... tu puoi
avere bisogno di me?
Bruno le lanci un'occhiata torva.
- Non ho bisogno di nessuno, io!
- Ognuno di noi, ogni essere umano, ha bisogno
di qualcuno - mormor Marina.
- Storie!
- Pensaci, rifletti...
- In ogni caso, non credo proprio che avrei bisogno
di te.
- Perch?
- Sentiamo, cosa potresti fare per me? -: le
chiese, quasi con un tono di sfida.
- Amandoti, standoti vicina, potrei aiutarti a
stringere i denti, a reagire, a cercare di migliorare
la tua situazione.
- L'amore - sbuff Bruno. - Povera illusa!
Credi davvero che basti l'amore, per cambiare il
destino della gente?
- S, lo credo. O per lo meno credo che l'amore
possa rendere meno pesante, meno duro, qualsiasi
destino.
- Povera illusa! - ripet Bruno.
- Non si pu lottare da soli...
- E chi ti dice che io abbia voglia di lottare?
- Che ne sar della tua vita, se non reagirai,
se accetterai passivamente l'esistenza grama che stai
vivendo?
- La mia vita... Per quello che vale!
Marina gli prese la mano, la strinse con forza.
- Per me vale, vale moltissimo, Bruno.
Il ragazzo si liber bruscamente da quella stretta.
- Lasciami perdere, Marina. Dammi retta.
Si alz, e la fiss intensamente, quasi con rabbia.
- S, lasciami perdere - disse nuovamente
- tanto da uno come me non potresti ricavare nient'altro
che preoccupazioni, dolori...
- Ma io ti amo, Bruno.
- Gi, tu mi ami... Ma anche se ti amassi quanto
mi ami tu, questo non cambierebbe niente, credimi.
Io non sono fatto per te, Marina. E poi... poi,
non credo nell'amore, non credo in niente, non credo
neppure in me stesso!
Si allontan, a capo chino, prendendo a calci dei
sassi, dei barattoli arrugginiti.
- Bruno... Bruno!
Il ragazzo non si volt. Marina si prese il viso
tra le mani, sforzandosi di trattenere le lacrime.
Una voce alle sue spalle la fece sobbalzare, all'improvviso.
- Non  un cattivo ragazzo - disse don Elio,
sospirando.
Marina si volt verso il giovane parroco, e non
pot fare a meno di arrossire.
- S, Bruno non  cattivo - disse la ragazza.
- Ma credo che noi due siamo gli unici a pensarlo...
- L'importante sarebbe che a convincersene fosse
lui stesso - disse don Elio. - E purtroppo temo
che non lo far...
-  pieno d'amarezza, di rancore, odia tutto e
tutti - disse Marina, alzandosi e facendo meccanicamente
il gesto di asciugare quelle lacrime che
era riuscita a non versare.
- Tu gli vuoi molto bene, non  vero?
- S, da sempre - ammise la ragazza, arrossendo
di nuovo.
- E lui lo sa?
- Non gliene importa niente...
- Lo credi davvero?
- Non vuole saperne di me. Credo che... che
non voglia farmi del male.  convinto di guastare,
di rovinare tutto ci che tocca.
- Se le cose stanno cos, significa che tu conti
molto per lui, non ti pare?
- Perch?
- Non si farebbe degli scrupoli, se non ti volesse
bene - disse il prete, allargando le braccia.
Il viso di Marina si illumin.
-  vero... S, deve essere proprio cos, don
Elio!
- Lo vedi? Bruno ti vuole bene... Ma te ne
vuole a modo suo, e quindi si impone di non volertene.
 l'unico modo che ha per dimostrarti il
suo amore, Marina.
- Lei ha ragione, ma io...
- Tu vorresti aiutarlo, non  vero?
- S. Ma non credo proprio di poterci riuscire.
Bruno stesso me lo impedisce.
- Forse tu sei l'unica che possa salvarlo...
- Come? Mi dica lei come posso farlo, don Elio!
- Non lo so, purtroppo. Cerca di stargli vicina...
- Ma Bruno mi respinge...
- Prima o poi si render conto di avere bisogno
di qualcuno, a questo mondo. E allora... s, allora
credo proprio che si rivolger a te. Sei l'unica
persona cara che gli rimane.
- Ma... sua madre?
Don Elio sospir profondamente.
-  questione di giorni, forse soltanto di ore.
Quella povera donna sta spegnendosi. Andr da lei,
pi tardi, dopo la messa.
Marina lo fiss visibilmente sorpresa.
- So quello che pensi - disse il sacerdote, accennando
un sorriso. - La madre di Bruno non si
 mai fatta vedere in chiesa, da quando ho messo
piede in questa parrocchia. E per quello che ne so,
non era in buoni rapporti neppure con i miei predecessori.
Ma  stata lei a farmi sapere che voleva
vedermi... Chiss, forse sentendosi prossima alla
morte vuole riavvicinarsi alla Chiesa, a Dio...
- Che ne sar di Bruno, quando sua madre non
ci sar pi? Anche se lui fa il duro, sono convinta
che finora ha evitato di mettersi nei guai per
non dare un dolore a sua madre - disse Marina.
- Le vuole bene, forse non sa dimostrarglielo n
con le parole n con i fatti, ma sono certa che le
vuole bene...
- A quanto pare toccher a te pensare a quel
ragazzo - disse don Elio, perplesso. - Ma sei proprio
certa che... ne valga la pena? Tu sei una ragazza
a posto, meriteresti di avere accanto a te qualcuno
con la testa sul collo...
- Lei stesso, prima, ha detto che Bruno  un
bravo ragazzo.
-  vero. Lo , nel fondo dell'anima, forse...
Ma questo non basta. Bruno pu prendere una cattiva
strada, pu fare una brutta fine. Te ne rendi
conto?
- S, lo so - sospir Marina.
- E te la senti di correre il rischio di... di voler
bene a uno come lui?
Gli occhi della ragazza si riempirono di lacrime.
- S, don Elio, voglio correre questo rischio...
- Ma sarai capace di tirarti indietro, se vedrai
che non riesci ad aiutarlo? Sarai in grado di non
lasciarti coinvolgere?
- Lo spero - mormor Marina. - Lo spero...


Capitolo secondo.

Distesa nel letto, pallida, smunta, le membra rattrappite,
Vittoria Trezzi sembrava una vecchia. In
realt aveva solo quarant'anni, ma una vita di stenti,
di dispiaceri, di dolore, di duro lavoro, aveva
minato il suo fisico gi di per s fragile, e le aveva
scavato il volto con profonde rughe.
Don Elio, guardandola, prov un senso di piet
che sconfinava nello scoramento.
Mio Dio, si chiese il giovane sacerdote, perch
ad alcuni di noi  riservato un destino cos amaro?
Perch questa povera donna ha dovuto penare
per tutta la vita, e deve soffrire tanto anche ora che
sta per andarsene?
- Si metta a sedere - disse Vittoria, con un
filo di voce. - Qui, vicino a me... Devo parlarle,
don Elio.
Il prete prese una sedia e la accost al letto. Vittoria
aveva sospirato profondamente, il suo viso si
era contratto in una smorfia di dolore. Aveva chiuso
gli occhi, sembrava essersi assopita.
Don Elio rimase immobile, in silenzio, seduto accanto
a lei. Si guard attorno, aspettando che la
donna si riprendesse da quella che doveva essere
una crisi del male che stava uccidendola.
Aveva parlato con il medico che aveva in cura
Vittoria, prima di venirla a trovare. E aveva saputo
che per lei non c'era pi un solo briciolo di speranza.
Un male terribile, un male di quelli che non
perdonano, l'aveva consumata inesorabilmente.
Non c'era nulla da fare, n per salvarla n per
alleviarle le ultime sofferenze. C'era solo da aspettare
che il calvario di quella poveretta si concludesse.
- Lei si sar chiesto perch ho voluto vederla -
disse Vittoria, riaprendo gli occhi. - Si sar
stupito, don Elio...
Il giovane sacerdote sorrise debolmente.
- No, non mi stupisco mai quando qualcuno mi
chiama - le rispose. - Se mai, mi stupisco del
contrario...
- Non mi ha mai vista in chiesa - sospir la
donna.
-  vero. E mi  dispiaciuto.
- Credo di aver perso la fede molto tempo fa...
- L'importante  ritrovare, prima o poi, ci
che si  smarrito.
- Voglio spiegarle, prima di tutto, perch mi
sono allontanata da Dio... La mia vita  stata un
inferno, don Elio. Un inferno che ho patito, in terra,
un giorno dopo l'altro. Ho sempre dovuto lottare,
da sola, per tutta la mia vita... e in fondo sono
contenta che tutto questo stia per finire. Sono stanca,
molto stanca... La morte sar una liberazione,
per me. Vede, sono state tutte le sofferenze che ho
patito a farmi perdere la fede...
- Avrebbe dovuto cercare proprio nella fede
un po' di conforto.
- Ma come si fa? Come si fa a credere ancora
in qualcosa, quando si vive un'esistenza cos misera,
cos squallida? No, don Elio, non ho mai avuto
neppure il tempo per pregare, mi creda...
- Non  stato il tempo a mancarle, ma la volont.
- Pu darsi che sia stato cos - sospir Vittoria. - Comunque, il risultato non cambia... Ma
non ho voluto vederla per parlare di questo.
- Credevo che...
- Che io volessi confessarmi? S, in un certo
senso  cos. Ma quello che le dir non voglio che
resti sotto il vincolo della confessione. Devo liberarmi
di un peso, prima di morire, e non posso che
parlarne con lei... Non ho nessuno, capisce?
- Suo figlio, Bruno...
- No, a lui non posso, non voglio dire certe
cose. Ho paura di sbagliare, e ho gi sbagliato tanto,
nella mia vita. Parler con lei, don Elio... E poi
sar lei a dover giudicare, a dover decidere che uso
fare di quello che le avr detto.
- Va bene. La ascolto...
- Bisogna tornare indietro nel tempo - sospir
la donna. - Indietro di molti anni... Io sono
rimasta orfana quand'ero ancora bambina. Sono
cresciuta in un istituto di carit, e quando ne sono
uscita, a diciotto anni, ho dovuto affrontare la vita
da sola, senza nessun appoggio, senza avere accanto
a me qualcuno che potesse consigliarmi. Ho incominciato
a lavorare, e ricordo che, nonostante
tutto, riuscivo a guardare al futuro con un certo
ottimismo. Ero terribilmente ingenua, sprovveduta,
capisce... Finch ho incontrato un uomo. Era la prima
persona che sembrava interessarsi di me, il primo
a mostrarsi gentile, pieno di premure. Il resto
lo pu facilmente immaginare...
- Quell'uomo  il padre di suo figlio?
- S... Gli ho ceduto, mi sono illusa che lui mi
sposasse, ho creduto di potermi fare una famiglia,
quella famiglia che non avevo mai avuto. Ma quell'uomo
era un poco di buono. L'ho scoperto quand'era
troppo tardi, per... Quando gli ho detto che
aspettavo un figlio, mi ha abbandonata.
- Non ha pi saputo niente di lui?
- Ho sentito dire che era emigrato in Australia,
poi che era morto, anni dopo...
- Non ha neppure riconosciuto il bambino, non
 vero?
- No. Bruno porta il mio nome.
Don Elio fissava perplesso la donna, chiedendosi
dove volesse andare a parare. Fino a quel momento
gli aveva detto delle cose che lui gi sapeva, o che
comunque aveva avuto modo di immaginare. Eppure
Vittoria sembrava in preda a una profonda, crescente
angoscia, come se si sentisse oppressa da
qualcosa, da un segreto che non le dava pace.
- Quando mi sono trovata in ospedale, sul punto
di dare alla luce il mio bambino - riprese Vittoria
- mi sono lasciata prendere dallo sconforto.
Pensavo a quello che sarebbe stato il futuro di mio
figlio... Un futuro senza un padre, senza una vera
famiglia, senza la minima sicurezza economica. Le
confesso che ho persino desiderato che il bambino
non nascesse, che morisse nel momento stesso in
cui veniva al mondo...
Don Elio fece per interromperla, ma la donna
non gliene lasci il tempo.
- Lo so, lo so, non avrei neppure dovuto pensare
una cosa del genere. Non avrei dovuto augurare
la morte a mio figlio, alla creatura che portavo
in grembo - sospir Vittoria. - Ma in quei
momenti ero come fuori di me... Eppure, nonostante
tutto, quel figlio lo avevo voluto, anche quando
quell'uomo mi aveva abbandonato non avevo pensato
neppure per un istante a liberarmene. Mi sembrava
che quel bambino fosse tutto, per me, che
rappresentasse qualcosa di immensamente prezioso.
Mi dicevo: dar uno scopo alla mia vita... Ma poi,
quando  stato il momento di metterlo al mondo,
mi sono sentita smarrita. Mi sono domandata se
era giusto che mettessi al mondo un... un disgraziato,
una creatura che probabilmente sarebbe stata
pi infelice di me!
- Non possiamo farci arbitri del destino degli
altri, neppure se si tratta dei nostri figli - disse
don Elio, scuotendo il capo. - Non abbiamo il diritto
di negare la vita, il dono prezioso della vita,
a qualcuno...
- No, forse non abbiamo questo diritto - disse
Vittoria - ma possiamo mutare il destino degli
altri, in certi casi... E io ho voluto appunto mutare
il destino di mio figlio. Non ho voluto che affrontasse
una vita di stenti, che crescesse in questo
quartiere povero, squallido, che non avesse un padre,
una famiglia, una casa accogliente...
Il giovane sacerdote la 'fiss incerto, turbato. Non
riusciva ad afferrare il senso delle parole di Vittoria.
- Ma... ma Bruno  nato,  cresciuto qui, con
lei - mormor.
- S... Bruno, s - disse la donna.
- E allora?
- Bruno non  mio figlio...
Don Elio si port le mani al viso, chiuse gli occhi,
si sforz di capire ci che Vittoria gli stava
dicendo.
- Bruno non  suo figlio - ripet, meccanicamente.
- Ma ...  assurdo!
Torn a fissare la donna, incredulo.
- Non capisco, non riesco proprio a capire...
- Quando sono entrata in ospedale, pochi giorni
prima del parto - disse Vittoria - ho saputo
che era stata ricoverata anche una signora... una
vera signora, capisce? Naturalmente io mi trovavo
in una corsia, mentre quella signora era in una camera
a pagamento. Ma nel reparto maternit, almeno
a quel tempo, se c'erano delle divisioni di
classe tra le madri non accadeva altrettanto per
i figli... Insomma, i bambini, i neonati, venivano
messi tutti in una stessa stanza, nei loro primi giorni
di vita. Cos, quando io ho dato alla luce un
maschietto, mio figlio  finito accanto al bambino
che, quasi contemporaneamente, aveva avuto anche
quella signora...  stata un'infermiera a dirmelo,
scherzandoci sopra, mentre per me era una cosa
dolorosa. Mi ha detto che mio figlio riposava a fianco
di un bambino che avrebbe ereditato una fortuna...
Si  uguali solo al momento della nascita,
mi disse quell'infermiera, ridendo... E allora
in me incominci a maturare un'idea che poteva
sembrare folle, disperata.
- Non vorr dire che lei... - mormor don
Elio, che ormai aveva intuito la sconcertante, agghiacciante
verit.
- S, una notte sono riuscita a entrare nella stanza
dov'erano i neonati. Ho sostituito le medagliette
di riconoscimento al collo dei due bambini, li ho
scambiati nei loro lettini... Nessuno mi ha visto.
- Ma... ma si rende conto di quello che ha fatto?
- disse don Elio, scattando in piedi.
- S, me ne rendo conto. Me ne sono sempre
resa conto...  un peso che ho portato per vent'anni!
- Ma,che senso aveva sostituire i due bambini?
- Gliel'ho detto, don Elio, volevo che mio figlio
avesse un futuro, un avvenire luminoso. Volevo
che non patisse la fame, gli stenti.
- E all'altro bambino non ha pensato?
- L'amore materno  la forma pi terribile di
egoismo, credo - mormor Vittoria. - Ho pensato
soltanto al mio bambino. Dell'altro non mi importava
niente.
- Per lo ha tenuto con s, lo ha cresciuto...
- S, ho finito per affezionarmi a lui. E poi, provavo
un senso di colpa, nei suoi confronti. Non potevo
dargli molto.,, ma, se non altro, non gli ho mai
fatto mancare il mio amore. Mi sono ammazzata di
lavoro per tirarlo su, come se si fosse trattato del
mio vero figlio...
- Quindi Bruno non ...
- No, si chiama Trezzi, porta il mio nome, ma
non  mio figlio.
- E l'altro? Il suo bambino? Ha avuto notizie
di lui?
- S, l'ho sempre seguito... In tutti questi anni
ho fatto in modo di sapere qualcosa di lui. Spesso
sono andata all'uscita delle scuole, per vederlo...
Ho visto anche i suoi genitori, a volte, quando venivano
a prenderlo, O meglio, quelli che gli hanno
fatto da genitori, e che in realt sono il padre e la
madre di Bruno...
- Chi sono? - chiese don Elio. - Vuole dirmelo?
- S... Sono gli Oldani - sospir Vittoria.
Don Elio ebbe come un sussulto.
- Oldani? Chi, l'industriale?
- S... Riccardo Oldani, il ragazzo che porta
quel nome, che erediter una fortuna,  mio figlio.
- Mio Dio - mormor il giovane sacerdote.
- Mio Dio... Ma perch si  decisa a parlare soltanto
adesso?
- Sto per andarmene, don Elio - disse la donna
- e non me la sento di portare questo segreto
con me nella tomba. Quando la morte  cos vicina,
si vedono le cose in maniera diversa... Quello che
mi  sembrato giusto fino a ieri, oggi mi fa sorgere
molti dubbi. Temo di aver sbagliato...
- Certo che ha sbagliato! - scatt il prete. -
Il suo  stato un gesto disperato, pazzesco!
- Non ho proprio nessuna attenuante?
- Posso giustificarla solo con l'amore materno.
Ma si  trattato di un amore materno distorto, che
ha influito sull'esistenza di altre persone. Lei non
ha solo mutato il destino di suo figlio e del figlio
degli Oldani. Ha anche colpito i genitori di quel
bambino... Gli Oldani sono i veri genitori di Bruno,
che non hanno mai conosciuto, mentre hanno
allevato Riccardo, suo figlio, come se fosse loro!
- Se ho sbagliato, deve esserci un modo di riparare
- mormor Vittoria.
- Riparare... E come?
- Non lo so,  a lei che mi sono rivolta per
avere un consiglio, una parola di conforto.
-  troppo tardi, forse - sospir don Elio.
Lei gli prese la mano, la strinse con forza, con
disperazione.
- Non  a me che penso, non sto cercando di
tacitare la mia coscienza, non sto elemosinando un
perdono, un'assoluzione.  a quei due ragazzi che
sto pensando, non lo capisce? Forse ho fatto del
male anche a mio figlio, illudendomi di fargli del
bene... Non lo so, ho la mente cos confusa!
- E da me cosa si aspetta, adesso?
- Non lo so...
- Cosa dovrei fare, secondo lei?
- Non lo so, non lo so! - disse ancora Vittoria,
scoppiando in lacrime. - Io le ho detto la
verit, una verit che ho tenuta chiusa nel mio
cuore per tanti anni... Ora tocca a lei fare il miglior
uso di questa verit, don Elio.
-  una verit che pu sconvolgere la vita di
parecchie persone.
- Sta a lei decidere se tacere o se dire tutto a
Bruno, a Riccardo, agli Oldani - singhiozz la
donna.
- Lei mi affida un compito terribile - sospir
il prete. - Io non posso... non posso decidere! Non
posso, non lo capisce?
- E chi deve decidere, allora? Per me ormai
 finita, mi resta poco da vivere... Pochi giorni, poche
ore... A chi devo rivolgermi? Se lei mi abbandona,
don Elio, cosa mi resta da fare? Sono sola,
non ho nessuno...
- No, no, io non voglio abbandonarla - disse
il sacerdote - ma...
- Mi aiuti, don Elio, la supplico! Mi prometta
che si occuper di questa assurda, dolorosa storia...
- Lei, vent'anni fa, ha voluto essere arbitro dell'esistenza
di quei due bambini. E ora pretende che
io sia arbitro del loro futuro...
Vittoria fece per parlare, ma le venne meno il
fiato. Il suo corpo martoriato fu scosso da dei tremiti.
Il suo sguardo si annebbi.
Don Elio si rese conto che la crisi, questa volta,
era pi grave. Fatic a liberarsi dalla stretta della
mano della donna, che pareva aggrapparsi a lui come
all'ultima, unica ncora di salvezza.
Si alz e corse fuori, per chiamare il medico.
Incontr Bruno, sulle scale, e prov un senso di
disagio.
- Tua... tua madre sta male - gli disse.
-  un pezzo che sta male - rispose il ragazzo,
con voce neutra.
- Bisogna avvertire il dottore!
- Per quello che serve...
Don Elio afferr il ragazzo per le spalle.
- Sta morendo! Sta morendo, capisci? Non ti
importa niente di lei? Ti ha allevato, s' massacrata
di lavoro per tirarti su...
- Cosa vuole da me, don Elio? Vuole vedermi
piangere? No... no, io non piango. Non piango neppure
se mia madre muore. Non serve a niente piangere,
mi creda. Non mi va di farmi compatire...
Bruno si liber dalla stretta e prese a ridiscendere
le scale.
- Vado a chiamare il dottore - borbott. -
Non servir proprio a niente, comunque...
Don Elio torn sui suoi passi. Rimase accanto a
Vittoria, fino all'arrivo del medico. Fissava quel volto
esangue, quella maschera di morte, come se volesse
interrogarla, chiederle un suggerimento per ci
che avrebbe dovuto fare.
Devo dimenticare quello che mi ha detto? si
domand. Devo dire la verit a Bruno? Devo andare
a parlare con gli Oldani? Cosa devo fare? Mio
Dio, dammi tu la forza per prendere una decisione...


Capitolo terzo.

- Lo sai che non mi chiedi mai se ti amo? -
disse Fanny, fissando perplessa Riccardo.
Il ragazzo scoppi a ridere.
- Scusa, ma perch dovrei chiedertelo?
- Be', ecco...
- So benissimo che mi ami - disse lui, cingendole
le spalle. - Non ho proprio bisogno di conferme.
Stavano costeggiando il laghetto, sul retro della
villa, dove navigavano pigramente un paio di coppie
di cigni.
- Gli altri... le altre coppie, voglio dire, si fanno
certe domande, cercano certe conferme - disse
la ragazza.
- Davvero? E come fai a saperlo? Lo hai visto
nei film? Lo hai letto nei libri?
- Non prendermi in giro, Riccardo!
- Far uno sforzo...
- Oh, certe volte sei impossibile! - scatt
Fanny.
- Ehi, non starai arrabbiandoti sul serio...
Riccardo fece per baciarla, ma lei gli scivol tra
le braccia e si allontan, correndo.
Il ragazzo si lanci all'inseguimento, e quando
la ebbe raggiunta e imprigionata tra le braccia si
accorse che lei stava ridendo.
- Sei tu che mi prendi in giro, Fanny - protest.
- Pianti il muso, e io ci casco...
Ripresero a camminare lentamente, tenendosi per
mano.
- Per, mi farebbe piacere se ogni tanto mi
chiedessi se ti amo - sospir lei, cocciuta.
- Che gusto c' a fare una domanda di cui gi
si conosce la risposta? - obiett Riccardo.
- Non  detto...
- Cosa?
- Tu dai per scontato che io ti ami.
- E non  forse cos?
- S, ma... A volte penso che per noi due il
fatto di volerci bene sia cos ovvio che...
- Che?
Fanny scroll le spalle.
- Non so, ecco... non c' gusto...
- Ma cosa diavolo stai dicendo?
- Forse non mi sono spiegata bene - sbuff
la ragazza. - Quello che voglio dire  che ci conosciamo
fin da quando eravamo bambini, ci siamo
sempre voluti bene, e il nostro rapporto finisce quasi
per essere un'abitudine, capisci? Pi che come
due fidanzati ci comportiamo come una coppia gi
collaudata, come marito e moglie.
- E ti sembra sbagliato, questo?
- Secondo me, invece,  un fatto positivo. Significa
che non ci comportiamo come una qualsiasi
coppietta di fidanzati, con tutti i dubbi e le crisi
del caso, ma come due persone che sono gi sicure
dei propri sentimenti.
- Forse hai ragione, Riccardo. Per...
- Uffa! Tu e tutti i tuoi per, i tuoi ma! Si
direbbe che ti secchi non avere dei problemi, e che
ti dia da fare per creartene!
- Tu, invece, sei sempre sicuro, decso. Sicuro
di te stesso, di tutto.
- Lo dici con un tono... Come se fosse un difetto!
- No, per io penso che i dubbi, le incertezze,
siano necessari...
Riccardo le prese il viso tra le mani e le baci
teneramente la punta del naso.
- Com' profonda, la mia ragazzina - mormor.
- Ecco, ricominci a prendermi in giro!
- Tesoro, se ti prendessi troppo sul serio, quando
ti metti a fare certi discorsi, sarebbe un bel
guaio!
- Perch?
- Perch finirei per lasciarmi contagiare dai tuoi
dubbi, dalle tue incertezze, Fanny. La vita, credimi,
 meno complicata di quello che tu immagini.
- Ne sei proprio convinto?
- Ma certo! Senti, siamo giovani, sani, sereni,
non abbiamo nessun problema, di nessun genere...
siamo anche ricchi, il che non guasta mai! Non ti
rendi conto che, se non provvediamo scioccamente
noi stessi a complicarci la vita, il nostro futuro sar
felice come lo  il nostro presente, e come lo  stato
il nostro passato?
- Gi, noi siamo dei privilegiati - sospir
Fanny.
- Appunto. Dei privilegiati, hai detto bene -
ribad Riccardo. - E questi privilegi dobbiamo
saperli far fruttare, non trasformarli in... in un peso,
come fai tu certe volte.
- La nostra vita potrebbe anche prendere una
piega diversa, un domani - disse Fanny, incerta.
- Gi... oggi c' il sole, e domani pu piovere! -
disse il ragazzo, scoppiando a ridere. - Ma non
 il caso di preoccuparti, Fanny. Se piover, un
giorno, tu non ti bagnerai...
- Come fai a esserne cos certo?
- Ci sar io, accanto a te, e... aprir l'ombrello!
Fu don Elio a cogliere l'ultimo respiro di Vittoria,
un rantolo soffocato.
Le pass una mano sul viso, chiudendole gli occhi,
poi rimase per qualche attimo a capo chino,
assorto, pregando silenziosamente.
Il giovane sacerdote non aveva ancora fatto l'abitudine
alla morte. Da quando aveva messo piede in
quella parrocchia, per assumere il suo primo incarico
pastorale, i decessi erano stati relativamente pochi,
e don Elio, ogni volta, aveva provato una profonda
emozione. S'era dovuto far forza per riuscire
a confortare i parenti, mascherando la propria commozione.
Si sentiva legato ai suoi parrocchiani, molto
legato, forse anche perch la sua origine modesta
lo faceva sentire vicino a quella povera gente. E
ogni volta che qualcuno del suo gregge chiudeva
gli occhi per sempre, don Elio aveva la sensazione
di aver perso un membro della sua famiglia.
Un rumore, alle sue spalle, lo fece voltare. Sulla
soglia della camera c'era Marina. La ragazza aveva
il viso rigato di lacrime.
Il prete allarg le braccia, in un gesto di sconforto.
- ...  finita? - mormor Marina.
- S... Povera donna, ha smesso di soffrire.
Dietro alla ragazza comparve Bruno. Aveva il
viso tirato, e il pallore, sul suo volto, era messo in
risalto dall'ombreggiatura della barba non rasata.
Era rimasto accanto a Vittoria, alla donna che
aveva sempre considerato sua madre, per tutta la
notte. Non aveva detto una parola, non aveva fatto
un gesto. Era rimasto immobile, come impietrito.
Non aveva voluto nessuno accanto a s.
Solo all'alba, quando prima Marina e poi don
Elio lo avevano raggiunto, s'era staccato dal capezzale
di Vittoria e s'era rifugiato nella piccola cucina,
bevendo un caff dopo l'altro. Sempre muto,
chiuso nel suo dolore.
Il ragazzo ora si avvicin al letto e fiss a lungo
il viso scavato della donna.
- Sembra che stia dormendo - disse, con un
filo di voce. - Non si sveglier pi, e questa per
lei  una grande fortuna...
- Non dire cos, Bruno - sospir Marina.
- Perch non dovrei dire quello che penso? -
scatt il ragazzo. - Certo, sono contento che mia
madre sia morta... Non ne potevo pi di vederla
soffrire! Non ha mai avuto un attimo di pace, in
tutta la sua vita. Mai... mai! Soltanto adesso  tranquilla,
 serena. Per la gente come noi, forse soltanto
la morte  il momento pi bello, pi giusto
della nostra vita!
Don Elio fece per dire qualcosa, ma si rese conto
che quello non era il momento adatto per parlare
a Bruno. Il ragazzo era pieno d'amarezza, di
disperazione, di rancore.
- Pu occuparsi lei di... - sussurr Marina,
avvicinandosi al prete.
- S, penser io a tutto - disse don Elio. Poi
lanci un'occhiata interrogativa a Bruno. - Sempre
che tu non abbia niente in contrario...
- I soldi per il funerale li ho - disse Bruno -
e se non dovessero bastare ne trover degli altri.
Ma se lei vuole occuparsi delle pratiche, di quello
che  necessario... be', don Elio, mi far proprio un
favore.
- Non preoccuparti - disse il sacerdote, posando
una mano sulla spalla del ragazzo. - E se
posso fare qualcos'altro per te...
- No, no - disse Bruno, scostandosi. - Mi
lasci solo,-adesso. Non ho bisogno di niente.
Don Elio usc, e vedendo che Marina non lo seguiva
Bruno la fiss duramente.
- Vai... vattene anche tu - le disse, brusco.
- Vorrei restare...
Lui le volse le spalle. Prese una sedia, la mise
accanto al letto e vi si lasci cadere sopra, stancamente.
Marina gli si avvicin.
- Vorrei restare con te, Bruno, in un momento
come questo...
- Tu non c'entri. La cosa non ti riguarda -
ribatt lui, asciutto, senza voltarsi.
- Si tratta di tua madre...
- Appunto! Mia madre, non la tua.
- Si tratta della madre del ragazzo che amo -
disse Marina, con la voce rotta dal pianto.
Bruno sospir profondamente.
- Voglio restare solo - disse, prendendosi il
capo tra le mani. - Non riesci a capirlo, Marina?
Ho bisogno di restare solo, con lei... con mia
madre...
La ragazza si avvi verso la porta, asciugandosi
le lacrime.
Non ha bisogno di me, pens tristemente.
Non ha bisogno di me nemmeno in questo momento...
Per un paio di giorni don Elio si torment, incapace
di prendere una decisione.
Morendo, Vittoria Trezzi lo aveva lasciato custode
di un segreto che pesava paurosamente sulla
sua coscienza.
Il giovane sacerdote si rendeva conto che sia
tacendo, sia rivelando quel segreto ai diretti interessati,
avrebbe dovuto assumersi un'enorme responsabilit.
C' un ragazzo, Bruno, che  cresciuto povero,
che sta rischiando di prendere una cattiva strada,
continuava a ripetersi don Elio, angosciato, mentre
il suo destino avrebbe dovuto essere ben diverso...
 lui il legittimo erede della fortuna della famiglia
Oldani! E c' un altro ragazzo, Riccardo, che
porta il nome degli Oldani, che  stato allevato nel
lusso, mentre in realt  figlio di una povera disgraziata
e di un mascalzone che non si  neppure sentito
in dovere di dargli il suo nome... Mio Dio, cosa
devo fare? Devo lasciare che le cose restino cos
come sono? Oppure devo dire ci che so, devo rimettere
in discussione l'esistenza di quei due ragazzi?
Devo tacere, o devo parlare?
Quando, poi, gli sembrava che il suo dovere gli
imponesse di rivelare la verit che Vittoria gli aveva
confidato poco prima di concludere la sua sventurata
esistenza terrena, don Elio si ritrovava comunque
smarrito, incerto, confuso.
E a chi dovrei dirla, quella verit? A Bruno?
O agli Oldani? Certo, se decido di parlare, dovr
farlo con tutte le persone che sono coinvolte in questa
pazzesca faccenda... Ma a chi devo parlare per
primo?
Pens anche di rivolgersi a qualche sacerdote pi
vecchio di lui, con maggiore esperienza. O di chiedere
addirittura consiglio al suo vescovo.
No, no, devo cavarmela con le mie sole forze,
concluse. Non  giusto che mi liberi di una responsabilit
che mi  piovuta addosso. Se il Signore
ha voluto che fossi io il depositario di quella
verit, ci significa che devo risolvere il problema
da solo.  una prova, per me. La prima, dura prova
che mi trovo ad affrontare da che ho assunto
l'incarico di questa parrocchia. Se mi tiro indietro
questa volta, finir per farlo anche in seguito, ogni
volta che mi trover in difficolt... Quella povera
donna ha avuto fiducia in me, e io non devo, non
posso tradire questa fiducia!
Al termine del funerale di Vittoria, don Elio disse
a Bruno che aveva bisogno di parlargli, lo invit
a raggiungerlo in canonica.
Il ragazzo ebbe una reazione brusca, come al solito.
- Senta, se ha intenzione di farmi una predica
pu anche risparmiare il fiato. Tanto, non servirebbe
a niente - disse Bruno, a denti stretti.
- No, non si tratta di questo - disse il prete.
- E allora? Non capisco, don Elio...
- Si tratta... del tuo futuro.
Il ragazzo scroll le spalle.
- Il mio futuro riguarda soltanto il sottoscritto!
- No, Bruno, ti sbagli. Pu anche riguardare
altre persone.
- Senta, io non ho niente contro di lei - disse
il ragazzo, che sembrava controllare a fatica i propri
nervi. - Lo so, lei agisce a fin di bene... Ma
io non ho bisogno delle sue prediche, dei suoi consigli!
- Ti ho detto che non si tratta di questo.
- Lei vuole imbottirmi la testa, lo so! - si intestard
Bruno. - Pensa che, adesso che non c'
pi mia madre, io vada in malora... E si sente in
dovere di ricondurmi sulla retta via!
Il tono del ragazzo era sferzante, sarcastico, e don
Elio si rese conto che dirgli come stavano le cose
sarebbe stata un'impresa ardua.
Non vuole ascoltarmi, pens il prete, e se
anche riuscissi a spiegargli la situazione, come la
prenderebbe? No, no, non  a lui che devo parlare...
Non subito, per lo meno.
- Il suo mestiere  quello di salvare le anime,
no? - prosegu Bruno. - Padronissimo di farlo...
Ma la mia anima non  a sua disposizione, don
Elio. Spiacente, ma  cos!
- Non ho la pretesa di salvarti - disse il
giovane sacerdote, allargando le braccia. - Prima
di tutto, non ti sei ancora perduto - precis,
lasciandosi sfuggire un lieve sorriso. - E in ogni
caso non potrei aiutarti, visto che tu non lo vuoi.
- Mi lasci in pace.  l'unica cosa buona che
pu fare per me.
- Non ne sono affatto convinto. Ma per il momento
non posso fare altro.
- Per il momento? No, anche in futuro, don
Elio! Glielo ripeto, non ho niente contro di lei, e
non ho voglia di discutere, di... di finire per litigare.
Mi sono spiegato?
- D'accordo, d'accordo - sospir il prete. -
Posso almeno sapere che intenzioni hai?
- In che senso? - sbuff il ragazzo.
- Resterai qui, intendo dire? Qui, nel tuo quartiere,
nella tua casa?
- Non lo so, non ho ancora avuto tempo per
fare dei progetti.
- Eppure lo sapevi da un pezzo che tua madre
era condannata. Sapevi che saresti rimasto solo...
Avrai pure pensato a quello che avresti combinato,
in futuro, no?
- Non ho mai avuto l'abitudine di fare dei progetti
a lunga scadenza.  un lusso che la gente come
me non pu permettersi, don Elio. Tanto, poi va
sempre tutto storto...
Bruno si allontan, lungo il viale del cimitero. Il
prete rimase immobile, pensoso.
 agli Oldani che devo parlare, si disse. Certo,
non sar piacevole informarli di una realt che
non potr che sconvolgerli... Ma non posso prendermi
la responsabilit di informare prima i due ragazzi.
S, parler con gli Oldani, e poi... poi, si
vedr!
Lasci il cimitero, deciso a risolvere in quel modo
quell'intricata situazione. Ma ben presto riemersero
nella sua mente i dubbi e le incertezze che lo
avevano tormentato nei giorni precedenti.
E se tacessi, invece? si chiese. Se lasciassi
le cose cos come stanno? Bruno e Riccardo sono
degli uomini, ormai. La nascita conta fino a un certo
punto...  la vita che ci modella, che ci tempra.
E io, ora, dovrei dire a questi due giovani: no, non
siete quello che avete sempre creduto... dovete ricominciare
da capo...


Capitolo quarto.

La morte della madre aveva reso Bruno ancora pi
duro, pi freddo, pi distaccato.
A farne le spese era soprattutto Marina, che non
si era rassegnata ad abbandonare il ragazzo al suo
destino e aveva cercato in ogni modo di restargli
accanto.
La sera stessa del giorno in cui Vittoria era stata
sepolta, la ragazza and a cercare Bruno, prima a
casa e poi in tutti i bar del quartiere.
Lo trov in uno squallido locale, notoriamente
frequentato da gente balorda. Stava confabulando
con alcuni ragazzi che Marina conosceva di vista
e soprattutto di fama. Una triste fama.
Quando Bruno la scorse, ebbe un gesto di fastidio,
le fece cenno di filar via. Ma la ragazza non
si arrese. Prese posto a un tavolino, e attese.
Fu inevitabile che qualche balordo la notasse e
si sentisse in dovere di abbordarla. Bruno sembrava
disinteressarsi della presenza di Marina, ma in realt
teneva d'occhio il movimento. E quando vide
che lei dava corda ai ragazzi che le si erano fatti
attorno, rimase sconcertato.
Ma cosa sta combinando, quella rompiscatole?
si chiese. Be', sono affari suoi...
Ma con la coda dell'occhio seguitava a controllare
le mosse di Marina, e ad un certo punto perse
le staffe.
Piant in asso i ragazzi con i quali stava parlando,
raggiunse Marina, la afferr bruscamente per
un braccio e la trascin fuori dal locale.
- D un po', sei diventata matta? - sbott,
quando furono soli, in strada.
- Perch? - disse lei, con aria di sfida.
- Quel bar non  posto per te!
- Davvero?
- Certo, e lo sai benissimo!  frequentato da
balordi.
-  frequentato anche da te, se non sbaglio.
- Che c'entra?
- Volevo vederti, parlarti, ecco tutto.
- Ti ho gi detto che non mi importa niente
di te! - sbuff Bruno. - Perch non ti decidi a
lasciarmi in pace?
- Se non ti importa niente di me, perch sei
intervenuto, poco fa? Perch mi hai trascinata fuori
da quel bar?
- Tu sei una ragazza a posto, Marina. Non devi
bazzicare certi ambienti.
- Lo vedi che ti importa qualcosa di me?
Bruno la afferr per le spalle, la fiss intensamente.
- Senti, se vedo che uno sta per finire sotto
una macchina, e posso salvarlo, lo faccio. Ma questo
non vuol dire che mi importi poi molto di lui.
Chiaro?
- Ma s, s, ho capito - sospir la ragazza.
- Be', adesso fila a casa!
- No!
- Come sarebbe a dire?
- Io rimango qui, Bruno.
- Per una ragazza con la testa sul collo, non
 salutare circolare da queste parti, di sera.
- Lo so... Ma sono venuta per parlarti, e non
me ne andr finch non l'avr fatto - disse lei,
testarda.
- Lo sai che sei una... una rompiscatole?
- Mi dispiace, ma non posso farci niente.
Bruno ebbe un attimo di esitazione. Poi la prese
per un braccio e si avvi.
- Ti accompagno a casa - borbott.
- Ma io non voglio andare a casa! Non hai sentito
quello che ho detto? Voglio parlarti!
- Be', parleremo mentre ti accompagno... Avanti,
sentiamo cos'hai da dirmi di tanto importante!
- Sei di nuovo senza lavoro, in questo periodo,
non  vero?
- Non  una novit!
- Bene, io forse te ne ho trovato uno. Non 
un granch, come lavoro, ma  sempre meglio di
niente.
- Di che cosa si tratta? - domand Bruno, con
un'aria tuttaltro che convinta.
- Aiuto magazziniere, in una piccola ditta.
- Ho capito... Dovrei sgobbare come un negro,
per uno stipendio da fame, e tra qualche mese mi
ritroverei di nuovo a spasso!
- Be', ma per lo meno potresti tirare avanti per
un po', e intanto... chiss, potrebbe saltar fuori qualcosa
di pi interessante.
- No, Marina, ne ho abbastanza di tirare avanti,
come dici tu.
- Per campare devi pur lavorare, no?
- Gi, ma ci sono dei lavori che rendono bene,
e alla svelta.
- Di che lavori stai parlando? - disse lei, allarmata.
- Lasciamo perdere...
- No, voglio saperlo!
- Ma chi sei, tu, per ficcare il naso nella mia
vita? - scatt il ragazzo.
- Ti amo, Bruno...
- Ti amo, ti amo - la scimmiott lui, esasperato.
- Credi di risolvere, di spiegare tutto con il
solito ritornello! Ti amo, ti amo...
- Non voglio che tu ti rovini, Bruno.
- Be', ti assicuro che la cosa non farebbe piacere
neppure a me. Star attento, non dubitare...
- Ti ho visto parlare con certa gente, poco fa,
al bar...
- Sono degli amici - disse lui, scrollando le
spalle.
- Amici, quelli? No, non li hai mai frequentati,
in passato...  gente che non  mai piaciuta
neppure a te, lo so.
- Si vede che ho cambiato gusti...
- Ma si tratta di balordi, di ragazzi che vivono
di espedienti. Di ladri...
- Io so solamente che quei ragazzi hanno sempre
dei soldi in tasca, Marina. E sono stufo di essere
sempre al verde!
- S, quelli hanno dei soldi in tasca... quando
non sono in prigione!
- Cosa vuoi che ti dica, far il possibile per
non finire in gabbia! E adesso vuoi piantarla, per
favore?
- Bruno, cerca di ragionare...
- Lasciami perdere, Marina. Te l'ho gi detto
un sacco di volte. Lasciami perdere!
- Non posso... non voglio farlo, Bruno. Non lo
capisci?
S'erano fermati, e il ragazzo parve esitare per
qualche attimo. Poi, senza aggiungere una parola,
si volt e torn sui suoi passi.
Marina fu tentata di corrergli dietro, ma cap che
sarebbe stato inutile. Gli occhi le si riempirono di
lacrime.
Si roviner, pens, angosciata. Ormai non
c' modo di fermarlo... Ci vorrebbe un miracolo!
Si avvi stancamente verso casa, pensando tristemente
che non credeva ai miracoli, non ci aveva
mai creduto.
La visita del giovane sacerdote aveva visibilmente
sorpreso Elena e Paolo Oldani. Don Elio aveva
insistito per vederli, rifiutando di spiegarne la ragione
al segretario di Paolo, che solitamente filtrava
gli incontri dell'industriale.
- Si tratta di una questione molto delicata, di
vitale importanza - s'era limitato a dire il prete.
C'erano voluti alcuni giorni per ottenere udienza,
dati i molti impegni di Paolo. E dato che don
Elio aveva precisato di voler parlare sia a lui che
alla moglie, Paolo aveva finito per invitarlo in villa.
Il prete venne introdotto in uno studio e pregato
di attendere. Si guard attorno, provando un vago
senso di disagio. La ricchezza, il lusso, gli facevano
puntualmente questo effetto. Era nato e cresciuto
tra povera gente, e anche dopo aver indossato la
tonaca era rimasto in mezzo ai poveri. Ora, in quella
villa lussuosa, si sentiva come un pesce fuor
d'acqua.
Bruno avrebbe dovuto crescere qui, pens. E
non riusc a immaginare quel ragazzo, in un ambiente
del genere. Be', se fosse stato allevato qui;
non sarebbe certo diventato il ragazzo che conosco
io...
Si accost a una finestra, udendo un'auto che veniva
a fermarsi davanti alla villa. Da una macchina
sportiva salt gi un ragazzo sulla ventina, biondo,
atletico.
Deve essere lui, pens don Elio. Riccardo...
Riccardo Oldani...
Si domand come sarebbe stato, quel ragazzo, se
venti anni prima sua madre, Vittoria Trezzi, non
avesse fatto quel folle scambio di neonati.
Adesso si troverebbe al posto di Bruno, piangerebbe
la morte della madre...
Ud una porta aprirsi, e si volt. Paolo ed Elena
Oldani erano entrati nello studio.
- Si accomodi - disse Paolo, sorridendo.
Don Elio not che aveva avuto un'esitazione.
Forse gli era venuto istintivo di chiamarlo padre,
ma s'era trattenuto.
Come si fa a chiamare padre un sacerdote
giovane come me?, pens don Elio. E si chiese
se la sua giovinezza non lo avrebbe messo in difficolt,
dovendo affrontare una situazione cos delicata.
Temeva spesso di non essere preso sul serio,
ma questa insicurezza aveva l'effetto di spronarlo,
di caricarlo.
Quando si furono seduti, tutti e tre, rimasero per
qualche istante in silenzio, fissandosi. Un silenzio
imbarazzato, opprimente.
- Lei ha detto che doveva parlarci di una questione
di vitale importanza - disse infine Paolo,
prendendo l'iniziativa. - Di che cosa si tratta?
- Di vostro figlio - disse don Elio.
- Riccardo? Non capisco - intervenne Elena.
-  un ragazzo a posto,  una perla...
- Ma non ho affatto detto che abbia fatto qualcosa
di male - la rassicur il prete.
- Be', se un sacerdote viene a parlarci di nostro
figlio - disse Paolo, perplesso - un sacerdote
che noi non conosciamo,  facile pensare subito al
peggio. Non le pare?
- Gi, medici, avvocati e preti in genere non
portano buone notizie. O per lo meno, questo 
quello che la gente pensa, istintivamente, vedendoli- sospir don Elio. - E in effetti quello che
sono venuto a dirvi non potr riempirvi di gioia...
Paolo ed Elena si scambiarono un'occhiata incerta.
Poi spostarono lo sguardo sul giovane sacerdote,
con aria interrogativa.
- Vuole venire al sodo? - disse Paolo, che incominciava
ad apparire inquieto.
Don Elio prefer partire piuttosto alla lontana.
Si inform, prima di tutto, sui particolari della nascita
del figlio degli Oldani. E constat che ogni
elemento collimava con quanto gli aveva detto Vittoria
Trezzi in punto di morte.
- Si pu sapere perch le interessa tanto sapere
tutte queste cose? - lo interruppe Elena, ad un
certo punto.
Il prete si fece forza, e disse quella verit che
aveva custodito cos angosciosamente in quegli ultimi
giorni.
Paolo ed Elena parvero dapprima increduli.
-  una storia assurda - disse lei.
- No, non pu essere - disse Paolo, scattando
in piedi. - Mi rifiuto di credere che...
- Quello che vi ho appena detto - riprese don
Elio - mi  stato confessato da una povera donna
che stava morendo. Non si mente, in un momento
come quello, mi creda... A parte il fatto che non
vedo la ragione per cui Vittoria Trezzi avrebbe dovuto
mentirmi. Per lei, ci che era accaduto vent'anni
fa era un peso, un tremendo peso che aveva
portato a lungo sulla sua coscienza. Se ne  liberata
solo all'ultimo, quando le restavano solo poche
briciole di vita. E non mi ha chiesto di informarvi.
Ha lasciato che fossi io stesso a prendere una decisione.
Se avesse avuto un interesse materiale, non
avrebbe aspettato tanto a parlare, non vi sembra?
Sostituendo i neonati, aveva uno scopo: consentire
a suo figlio di crescere negli agi, di avere un avvenire
sicuro, luminoso. E questo scopo lo ha raggiunto...
Voi avete allevato suo figlio, credendolo vostro.
E porta il vostro nome. No, sono convinto che
quella donna mi ha detto la verit.
- Ma  pazzesco! - disse Elena, che sembrava
sul punto di scoppiare in lacrime. - Riccardo  nostro
figlio...  nostro figlio!
- S, lo  diventato, di fatto - convenne il prete.
- Ma non  lui il bambino che lei, signora, ha
messo al mondo.
- Non posso crederlo - ripet ancora Paolo,
che appariva sconvolto.
- Naturalmente c' modo di controllare, di accertarsi
dei fatti - disse don Elio.
- E come? - chiese Elena.
- Si pu verificare se effettivamente lei e Vittoria
Trezzi siete state ricoverate nello stesso reparto
maternit, a suo tempo. Se  vero che i vostri
figli sono nati quasi contemporaneamente. E, in ultima
analisi, un esame del gruppo sanguigno potrebbe
fugare ogni dubbio.
Elena e Paolo si fissarono a lungo, in silenzio,
come se cercassero disperatamente di trovare, l'uno
nell'altra, la forza per accettare o per respingere
quella sconvolgente rivelazione.
Fu lei a riprendersi per prima.
- Che ne  stato di... dell'altro bambino? -
chiese al prete.
-  stato allevato da Vittoria Trezzi. E per quel
che ne so, quella donna lo ha sempre trattato come
se fosse veramente suo figlio - rispose don Elio.
- Quel ragazzo  al corrente? - domand
Paolo.
- No, non gli ho ancora detto niente - disse
il sacerdote. - Ho pensato che fosse giusto informare
prima di tutto voi.
- S, s, ha fatto bene - mormor Elena. -
Ma... lei ha intenzione di dirglielo? Ha intenzione
di parlare anche con Riccardo?
- Vi confesso che sono stato a lungo indeciso -
rispose don Elio. - Non sapevo se era meglio
tacere, o parlare... E anche adesso non sono del
tutto certo di aver fatto la scelta giusta. In quanto
ai ragazzi... sono passati vent'anni, e non cambier
molto se passer ancora qualche giorno, non vi pare?
Ritengo che la cosa migliore, a questo punto,
sia di riflettere... Pensate a ci che vi ho detto, discutetene,
e poi... Spero che vorrete informarmi della
decisione che avrete preso. Eventualmente potremo
parlarne ancora.
- Ma lei ci garantisce che non dir niente, a
nessuno, finch noi non avremo deciso qualcosa? -
domand Paolo.
- S, ve lo assicuro - sospir don Elio.
- E se... se decidessimo di non fare niente -
intervenne Elena - se ci rifiutassimo di credere a
questa storia pazzesca, lei come si comporterebbe?
- Non direbbe nulla ai due ragazzi? - incalz
Paolo.
Don Elio allarg le braccia.
- Non lo so - mormor. - Non posso dirvelo,
in questo momento...  un problema che riguarda
la mia coscienza, e spero che il Signore mi dia
la forza per risolverlo nel modo pi giusto.
La porta si spalanc di colpo, e Riccardo si affacci
nello studio.
- Scusatemi, non sapevo che foste occupati -
disse il ragazzo, sorridendo.
- Riccardo! - disse Elena. E il suo fu quasi
un grido.
- Cosa c', mamma? Sei pallida... Ti senti poco
bene?
Paolo intervenne prontamente.
- No, non  niente, Riccardo. Lasciaci soli, per
favore.
Il ragazzo fiss perplesso i genitori e il prete, poi
ritrov il sorriso.
- D'accordo. Scusate ancora - disse, uscendo.
Elena non riusc pi a trattenere le lacrime.
- E quello... quello non sarebbe mio figlio? -
singhiozz. - Ma  mostruoso!
-  suo figlio, perch lei lo ha sempre amato
come tale - disse don Elio. - Ma ci non toglie
che c' un ragazzo che lei non ha mai visto, in tutti
questi anni, e che  carne della sua carne...


Capitolo quinto.

- Non ho quasi il coraggio di guardarlo negli occhi
- mormor Elena, prendendosi il viso tra le
mani.
Era seduta su un divano, nel soggiorno della villa,
e sembrava come svuotata d'ogni energia. Appariva
invecchiata, di colpo.
Paolo prov una stretta al cuore, vedendola in
quello stato. All'angoscia per quell'incredibile situazione
in cui erano venuti a trovarsi si aggiungeva
anche la profonda pena per lo stato di prostrazione
in cui era precipitata Elena.
- No, non posso pi guardare Riccardo negli
occhi - disse la donna, con voce rotta dall'emozione.
- Ho paura che mi legga negli occhi la verit,
capisci?
-  una verit che prima o poi dovremo pur
dirgli, non ti sembra? - obiett Paolo.
- No! No...
- Ti sembra giusto nascondergliela, cara?
- Non lo so... Forse dovremmo dirgli tutto, ma...
Ho paura, capisci?
- Paura? Di che cosa, esattamente, Elena?
- Della reazione di Riccardo.
- Non  pi un bambino...
- S, ma  ancora molto giovane... Non vedi
che effetto ha avuto su di noi, quella rivelazione?
Eppure siamo adulti, maturi, e dovremmo essere in
grado di affrontare una situazione difficile - disse
la donna. - Riccardo  poco pi che un ragazzo...
Come la prender? Sar una tragedia, per lui!
-  vero, spaventa anche me l'eventualit di
dover dire a Riccardo come stanno le cose - convenne
Paolo.
Elena si asciug nervosamente le lacrime che le
scendevano lentamente, ma senza sosta, lungo le
gote.
- Perch? Perch quella donna si  decisa a
parlare, dopo tanti anni? Perch quel prete  venuto
a rivelarci una cosa cos tremenda?
- Forse  giusto che sia successo - disse Paolo.
- Ma... ma se non fosse accaduto - disse Elena,
alzandosi - se noi avessimo continuato a ignorare
la verit, tutto sarebbe stato pi semplice...
Riccardo avrebbe continuato ad essere, per noi, un
figlio, il migliore dei figli!
- Gi, e l'altro... quel ragazzo che porta il nome
di Bruno Trezzi - disse Paolo, fissandola intensamente
- sarebbe rimasto per noi un estraneo,
uno sconosciuto... Non avremmo mai neppure lontanamente
sospettato che fosse nostro figlio, il nostro
vero figlio!
Elena si rifugi tra le braccia del marito.
- Sai, Paolo, in certi momenti desidero vederlo,
conoscere quel ragazzo... Ma l'idea di trovarmelo di fronte mi spaventa, anche. Dev'essere terribile
vedere qualcuno che sappiamo essere nostro figlio,
ma che ci appare come uno sconosciuto...
- Dobbiamo prendere una decisione.
- Lo so, lo so... Ma quale?
- Abbiamo una sola alternativa, Elena. O affrontiamo
la realt, con tutte le conseguenze che ne
potranno conseguire, oppure... oppure decidiamo di
ignorare quello che ci ha detto quel sacerdote.
- Tu... tu cosa pensi che sarebbe meglio fare?
- Prima di tutto devi rispondere a una domanda,
Elena. Credi che se decidessimo di non fare
nulla, riusciremmo a dimenticare quanto ci ha svelato
quel prete?
La donna esit qualche attimo prima di rispondere.
- No... no, Paolo, sento che non potr mai dimenticare,
che non potr cancellare dalla mia mente
quella verit. So che continuer ad amare Riccardo
come un figlio, ma so anche che non smetter
mai di pensare a quell'altro ragazzo, a Bruno...
- C' anche un'altra considerazione da fare.
Se noi non dicessimo nulla, dubito che don Elio
terrebbe la bocca chiusa. Ha un problema di coscienza,
e se ha parlato prima con noi  stato perch
gli sembrava la cosa pi sensata. Ma se noi
non faremo niente, sar lui a prendere l'iniziativa.
- Pensi che parler con Riccardo, con Bruno?
- S, penso proprio che finir per farlo. E non
posso giudicandolo, dargli torto...
- Quindi non ci rimane che mettere al corrente
Riccardo - sospir Elena.
- S, ma mi domando come... Bisognerebbe trovare
il modo di chiarire questa situazione senza causare
dei traumi a Riccardo.
- Lo credi possibile?
- Non lo so. Dovremo riflettere a lungo, comunque,
e procedere con i piedi di piombo.
- Ma siamo proprio sicuri che...
-  passata una settimana da quando don Elio
ci ha informati, cara. Abbiamo avuto tutto il tempo
per controllare le affermazioni di quella donna
- disse Paolo, pacatamente. - E tutto coincide...
- S, s, lo so - sospir Elena, affranta.
- E poi, come si pu non credere alla confessione
di chi  in punto di morte? - incalz Paolo.
- Hai ragione. Ma, vedi, io... io, istintivamente,
cerco di rifiutare quella verit. Riccardo, la creatura
che ho allevato, a cui ho dato tutto il mio
amore, non  mio figlio... e il mio vero figlio  un
ragazzo che non ho mai visto!  tremendo, Paolo...
tremendo!
Il marito la strinse a s, con forza.
- Dobbiamo farci coraggio, Elena. Dobbiamo
superare questa prova...
Riccardo, quel pomeriggio, aveva accompagnato
Fanny a fare delle compere, in centro.
Contrariamente al solito, il ragazzo appariva teso,
aveva un'aria preoccupata.
- Verrai in villa, anche per il prossimo weekend? -
chiese Riccardo, mentre la stava riaccompagnando
a casa.
- Dipende - sospir la ragazza.
- Da che cosa?
- Da te...
Lui le lanci un'occhiata perplessa.
- Come sarebbe a dire, Fanny?
- Diciamo che dipende dal tuo umore, ecco.
- Ma io...
- Lo sai che non hai quasi aperto bocca, oggi?
Si pu sapere cosa ti succede? Se hai la luna storta,
non credo proprio che verr in villa. Non mi
piaci quando hai il muso lungo.
- Non ce l'ho con te - disse Riccardo.
- Vorrei ben vedere! Ma... con chi ce l'hai?
- Con nessuno.
- Vuoi spiegarti?
- Si tratta dei miei genitori...
- Non mi dirai che hai dei problemi con loro! -
si stup Fanny. - Siete sempre andati d'amore
e d'accordo, ti adorano...
- No, no, non ci sono state delle discussioni -
precis il ragazzo.
- E allora?
- Be', da qualche giorno a questa parte li vedo
strani...
- Strani? Strani come?
- Non so spiegartelo... Ma sono diversi, non
sono gli stessi di sempre.
- Sono diversi nei tuoi confronti?
- S... no... Insomma, sono sempre gentili, affettuosi,
ma li vedo tesi, e a volte mi accorgo che
mi guardano in un modo...
- Come?
- Non so, sembra che mi osservino, che mi studino.
E poi, mia madre... a volte ha gli occhi arrossati,
si vede chiaramente che deve aver pianto.
- Non hai chiesto spiegazioni?
- No, non ho osato... Sai, in famiglia ci siamo
sempre detto tutto, e il fatto che mio padre e mia
madre abbiano qualche preoccupazione e non mi
mettano al corrente  insolito.
- Tuo padre  strano, tua madre piange, tu
sei preoccupato - mormor Fanny. - Non mi
sembra che possiate andare avanti in questo modo.
Qualcuno dovr pure decidersi a parlare, non ti
pare?
- S, hai ragione. Prover a parlare con mio
padre - disse Riccardo, incerto.
- Si direbbe che tu abbia paura di farlo - osserv
la ragazza.
- In un certo senso  cos.
- Perch?
- Non so di che cosa ho esattamente paura, ma
mi sento inquieto... come se avvertissi un pericolo
che non so definire.
- In ogni caso, sar meglio che io non venga
da voi, per questo week-end. Se gli umori, in famiglia,
non sono buoni...
- Ma tu sei come una persona della mia famiglia,
Fanny, lo sai.
- Mi sentirei a disagio, Riccardo. E finirei per
mettere in imbarazzo anche i tuoi genitori.
- S, forse hai ragione - convenne il ragazzo.
Pigi sull'acceleratore, quasi con rabbia.
- Se solo riuscissi a immaginare cosa sta succedendo,
cosa diavolo preoccupa i miei genitori -
disse Riccardo. - Non ci sono mai stati grossi problemi,
in famiglia. Non ho mai visto mio padre e
mia madre cos tesi...
Fanny abbass il vetro del finestrino. Il vento le
scompigli i lunghi capelli rossicci.
- Vedrai che non sar niente di grave - mormor
la ragazza.
- Me lo auguro...
Fanny si rannicchi contro di lui.
- Spero solo che non si tratti di qualcosa che
possa allontanarci, dividerci - sospir lei.
- No, questo no! Di qualsiasi cosa si tratti, tu
non devi essere coinvolta, il nostro rapporto non
deve entrarci - disse Riccardo, perentorio. - Io...
io ti amo, Fanny...
La ragazza sollev lo sguardo su di lui, gli sorrise.
- Grazie... Grazie per avermelo detto, Riccardo.
- Lo sai che anche quando non te lo dico lo
penso, tesoro...
- S, ma mi fa piacere sentirtelo dire. E tu non
lo fai spesso.
- Forse ho sentito il bisogno di dirtelo, in questo
momento, perch mi sento confuso... perch l'atteggiamento
dei miei genitori mi sconcerta, mi spaventa,
e allora io...
- Senti di aver bisogno di qualcuno, non 
vero?
- S, Fanny. Ho bisogno di te...
Don Elio non si aspettava di ricevere la visita di
Paolo ed Elena Oldani. Aveva pensato che gli avrebbero
telefonato, o lo avrebbero invitato in villa, una
volta presa una decisione. Paolo ed Elena, invece,
piombarono in canonica, una sera, all'improvviso.
- Stavo per farmi vivo io - disse il giovane
sacerdote, facendoli accomodare. - Sono passati
dieci giorni da quando vi ho messi al corrente, e...
- Lei ha ragione - lo interruppe Paolo. - Ma
deve capire, non si  trattato di una decisione facile
da prendere, date le circostanze.
- S, lo immagino - disse don Elio, annuendo.
- Abbiamo riflettuto a lungo - intervenne Elena.
Era pallida, tesa, e si tormentava in continuazione
le mani. - Abbiamo preso in esame tutte le
soluzioni possibili... anche quella di lasciare le cose
cos come stanno.
- Penso che quest'ultima soluzione non avrebbe
avuto la sua approvazione - disse Paolo, guardando
il prete con aria interrogativa.
- Effettivamente no - rispose don Elio.
- E poi, non avrebbe senso infilare la testa nella
sabbia, come degli struzzi - disse Elena. -
Non possiamo fingere di ignorare una simile realt...
- Posso sapere cosa avete deciso? - domand
il sacerdote, vedendoli esitare.
Paolo ed Elena si scambiarono un'occhiata, come
per cercare l'uno negli occhi dell'altra una conferma
di quanto avevano stabilito di fare.
Fu lui a parlare, poi, volgendosi verso don Elio.
- Vogliamo che Bruno, il nostro vero figlio,
rientri in famiglia...
- E vorremmo che lei si occupasse di questa
situazione delicata - aggiunse Elena. - Vorremmo,
insomma, che lei facesse da... intermediario.
- E come? - chiese il sacerdote. - Volete
che sia io a parlare con Bruno e con Riccardo?
- No, non esattamente - disse Paolo.
- Date le circostanze, soprattutto per evitare
che Riccardo rimanga traumatizzato da una rivelazione
del genere - disse Elena - abbiamo pensato
che il... riavvicinamento di Bruno a noi dovrebbe
essere graduale.
Don Elio fiss alternativamente Elena e Paolo,
visibilmente perplesso.
- Perdonatemi - sospir - ma non riesco
proprio a seguirvi.
- Vogliamo imparare a conoscere Bruno - disse
Paolo.
- E vogliamo che anche lui possa conoscerci -
aggiunse Elena. - In un primo tempo, senza
conoscere la verit...
- S, ora capisco - disse il prete. - In pratica,
volete verificare, diciamo cos, i vostri sentimenti
nei confronti di... dei vostri figli, di quello
autentico e di quello presunto.
- Appunto, desideriamo renderci conto di quello che proviamo, che possiamo provare, per quei
due ragazzi. Non ce la sentiamo di metterli di fronte
a una realt del genere, brutalmente - disse
Paolo. - E anche noi stessi non ce la sentiamo di
affrontare questa realt, senza prima aver avuto il
tempo e il modo per... leggere nel fondo del nostro
cuore.
Elena non riusc pi a trattenere le lacrime.
- Riccardo, per me, rester sempre mio figlio
- mormor. - L'ho considerato tale per vent'anni,
e i miei sentimenti verso di lui non possono
cambiare... Per, il fatto di sapere che non 
veramente mio figlio mi ha sconvolta, non riesco a
guardarlo senza provare una stretta al cuore. E il
pensiero di quell'altro ragazzo, di Bruno, mi ossessiona...
- Io mi trovo nelle stesse condizioni di mia
moglie - disse Paolo. - Vede, don Elio, dobbiamo
prendere tempo, non possiamo far precipitare
le cose... Prima di tutto dobbiamo conoscere Bruno,
fare in modo che si avvicini a noi. Poi... poi,
si vedr.
- S, mi sembra che questa possa essere una
buona soluzione - disse il prete, pensoso. - Almeno
per il momento...
- Visto che  d'accordo con noi, ci aiuter? -
chiese Elena, ansiosa.
- Naturalmente - rispose don Elio. - Ma non
capisco come... Non mi sembra facile un avvicinamento
di Bruno a voi, senza dire al ragazzo
come stanno le cose. Appartenete a due mondi troppo
diversi, troppo lontani...
- Questo  vero - ammise Paolo. - Ma mia
moglie ed io abbiamo pensato a un sistema per fare
in modo che Bruno ci conosca e ci possa frequentare.
- E il mio ruolo, in tutto questo, quale sarebbe? -
disse il sacerdote, sempre pi perplesso.
- Io non posso certo andare a cercare quel ragazzo -
disse Paolo, allargando le braccia. - Lei,
invece, lo conosce bene... Lei, don Elio, pu parlargli,
convincerlo ad accettare la nostra proposta,
senza lasciargli capire cosa c' sotto.
- Vi avverto che Bruno non  un ragazzo facile,
ha un carattere spigoloso, un temperamento
che si infiamma facilmente - disse il prete.
- Quindi non posso garantirvi niente.
- Ma pu tentare ugualmente - disse Paolo.
- Deve farlo! - incalz Elena.
- Lo far, lo far - sospir don Elio. - Non
so con quali risultati, comunque ci prover. Certo,
Bruno con me  sempre stato piuttosto polemico,
si mette subito sulla difensiva non appena gli rivolgo
la parola... Ma giunti a questo punto, non ci
rimane che cercare di andare fino in fondo. Bene,
spiegatemi cosa devo dire a quel benedetto ragazzo...


Capitolo sesto.

Bruno si rigir nel letto, sbuffando.
- Non l'hai ancora capito che ho voglia di dormire? -
borbott, con voce impastata dal sonno.
Marina si avvicin alla finestra e la apr. I raggi
del sole invasero la stanza.
- Sono le due - disse la ragazza. - Le due
del pomeriggio - precis.
Bruno infil la testa sotto il cuscino, imprecando
confusamente.
Marina raccolse degli indumenti, sparsi un po'
dappertutto, e incominci a mettere ordine nella
camera.
- Si pu sapere cosa diavolo stai facendo? -
chiese Bruno, riemergendo da sotto il cuscino.
- Non lo vedi? Riordino...
- Lascia perdere!
- Ma non puoi vivere in mezzo a questo caos.
Non lo vedi in che stato  la tua casa? Da quando
tua madre non c' pi...
- Ti ho detto di lasciar perdere, Marina.
- Ti secca se ogni tanto vengo a metterti un
po' in ordine la casa? Perch?
- Non ti ho chiesto di venire a fare le pulizie.
- Lo so sospir la ragazza. - Ma mi fa piacere
farlo, Bruno.
- Gi, avresti dovuto fare la crocerossina, o la
missionaria - sbuff il ragazzo, sollevandosi un
poco e appoggiandosi alla testiera del letto. Prese
un pacchetto di sigarette, dal comodino, e ne accese
una. - Ma come hai fatto a entrare in casa? -
domand, fissando perplesso la ragazza che si
dava da fare nella stanza.
- Ho chiesto la chiave alla portiera, visto che
tu non ti decidevi a venirmi ad aprire. Ho suonato,
bussato...
- S, ho sentito, ma mi andava di continuare a
dormire.
- Spiacente, ma come vedi sono riuscita a svegliarti
lo stesso!
- E te ne vanti, anche! Ma d un po, non hai
paura di rovinarti la reputazione?
- Perch?
Bruno ebbe un sorrisetto ironico.
- Tu sei una gran brava ragazza, lo sanno tutti...
e non sta bene che tu vada a far visita a un
uomo che vive solo, specialmente se si tratta di un
poco di buono come me!
- Non farti peggiore di quello che sei, Bruno.
- Be', non sono uno stinco di santo... e anche
questo lo sanno tutti, nel quartiere.
- Non mi importa di quello che pensa la gente -
disse Marina, asciutta. - E poi... con te non
corro nessun rischio, no?
- Davvero?
Lei lo fiss, decisa.
- Ti sei sempre comportato correttamente, con
me. Da villano, magari, ma... non mi hai mai trattata
come una delle tante ragazzette che ti ronzano
attorno.
- Quelle durano in media una settimana - disse
Bruno. - O una notte...
- Evidentemente per te rappresento qualcosa
di diverso. Non ti pare?
- Certo, certo... Non so neppure io il perch,
ma non riesco proprio a vederti come se fossi una...
una ragazza qualsiasi - ammise Bruno.
- Lo vedi? - disse lei, trionfante.
- Gi, ma questo non significa niente. Non significa,
comunque, quello che pensi tu, Marina. Per
me, a questo mondo, esistono solo due categorie
di ragazze. Quelle facili, e quelle... a posto. Le prime
mi va di frequentarle, perch non sono impegnative,
non creano dei problemi, vanno e vengono...
Mentre le seconde non mi vanno! Sono stato
chiaro?
- Sentiamo, perch non ti vanno? Cos'hai contro
le ragazze a posto?
- Non mi va di... di sporcarle, ecco. Meritano
qualcuno migliore di me. Quelle ragazze sono fatte
per finire tra le braccia di un tipo regolare, per sposarsi,
per mettere su famiglia. Tutte cose che non
fanno per me... Quindi, dato che tu appartieni a
questa seconda categoria, faresti meglio a girarmi
alla larga. Sono stufo di ripetertelo, sai...
- Potresti anche passare il resto della tua vita
a ripetermelo, ma non riusciresti mai a convincermi! -
scatt Marina.
- Allora i casi sono due. O sei testarda in maniera
paurosa, o sei una stupida...
- No, c' una terza possibilit, ed  quella giusta!
Sono innamorata di te, ecco la verit! E tu lo
sai benissimo...
- Certo che lo so, me l'hai detto un milione di
volte!
- Sai anche un'altra cosa, Bruno. Sai di volermi
bene... ed  questo che ti spaventa!
- Dici tutto tu, fai tutto tu...
- Me l'hai confessato, una volta. L'hai dimenticato?
Mi hai detto che io ero l'unica ragazza che
avresti potuto amare...
- S, s, te l'ho detto! E ho paura che dovr
rimpiangerlo per il resto della mia vita... Te l'ho
detto qualche anno fa, eravamo ancora ragazzini,
e per giunta quella sera dovevo aver bevuto troppo!
- Ma era la verit. E lo  ancora, Bruno.
- No, Marina, no...
- Te lo leggo negli occhi, ogni volta che mi
guardi. S, lo hai scritto in faccia anche quando...
mi mandi al diavolo!
- D'accordo, ammettiamo pure che le cose stiano
come dici tu - sospir il ragazzo. - In ogni
caso, non ne voglio sapere di te... Io sono un povero
disgraziato, e non voglio che una ragazza come
te. finisca con uno come me!
- Dovrebbe contare anche il mio parere, sull'argomento,
non credi?
- No, Marina. Per amarsi bisogna essere in due,
e io non ti amo... non voglio, non posso amarti!
Gli occhi di Marina erano velati di lacrime. Ma
si trattava di lacrime di gioia, nonostante tutto.
- Ci che importa  che tu mi ami, nel profondo
del tuo cuore - mormor. - Vorr dire che
aspetter il giorno in cui vorrai e potrai amarmi...
- Rischi di aspettare per tutta la vita. Quel giorno
forse non verr mai.
- Forse... Lo hai detto tu stesso, Bruno. Forse...
- E va bene, fai come ti pare, aggrappati pure
a quel "forse, alle tue speranze, alle tue illusioni...
Io ti ho avvertita, Marina. Da me non puoi aspettarti
niente, mai niente!
La ragazza ebbe un sorrso disarmante.
- Tanto meglio - sospir. - Cos quando avr
qualcosa, da te, sar una bella sorpresa...
Bruno fece per ribattere, ma vi rinunci.
Non c' niente da fare, con lei, si disse. 
fissata...
- Bruno... Bruno! - grid don Elio.
Il ragazzo stava uscendo dal portone di casa e
vide il giovane sacerdote che, dall'altra parte della
strada, gli faceva cenno d'aspettarlo.
Oggi  proprio il giorno dei rompiscatole!,
pens Bruno, fermandosi di malavoglia. Prima
Marina, adesso il prete... Non mi lasceranno mai
in pace! Dovrei cambiare aria...
Don Elio, quando gli fu accanto, sorrise.
- Ho una bella notizia per te, Bruno.
- Davvero? - fece l'altro, visibilmente scettico.
-  sicuro di non sbagliare persona? Guardi
che le buone notizie, di solito, non mi riguardano...
- Non puoi proprio fare a meno di fare sempre
il cinico, Bruno?
-  l'unica cosa che mi ha insegnato la vita -
rispose il ragazzo, con una smorfia. -  un'arma
di difesa, non le pare?
- Lascia andare - sospir il prete.
- Be', sentiamo questa buona notizia...
- Ho trovato un lavoro per te - disse don
Elio, tornando a sorridere.
- Senta, io...
- Lo so, lo so - lo interruppe il sacerdote
- il fatto che qualcuno si preoccupi per te ti d fastidio,
per delle ragioni che non sono mai riuscito
a capire. Tu sei convinto che a questo mondo la
gente passi il tempo a sbranarsi, che nessuno faccia
niente per niente...
-  cos, don Elio.  cos.
- Ti sbagli, Bruno. E ne hai almeno due prove,
due esempi concreti. Marina darebbe la vita,
per te, e io come vedi anch'io mi do un po' da fare.
- Marina  innamorata di me - disse il ragazzo,
scrollando le spalle. - Quindi la sua non  generosit,
non le pare? Vuole aiutarmi perch mi
ama, perch vuole... conquistarmi!
- L'amore a volte pu sembrare egoismo, ma
in definitiva  sempre una forma di generosit. Marina
 pronta a sacrificare tutto, per te. Non  generosit,
questa?
- Gi, e anche lei, don Elio,  un campione di
generosit, non  vero? - disse Bruno, ironico.
- No, io... io faccio il mio mestiere, diciamo
cos. Un mestiere che  basato sul fatto di dover
aiutare i miei simili spiritualmente e, quando mi
 consentito, anche materialmente. Quello che faccio
per te, Bruno, lo farei per qualsiasi altro mio
parrocchiano.
- Per lei si preoccupa pi per me che per altra
gente - obiett il ragazzo.
-  vero.
- E perch lo fa?
- Perch tu hai pi bisogno di aiuto degli altri -
sbuff il giovane sacerdote, che sembrava sul
punto di perdere la pazienza. - Insomma, vuoi
piantarla di polemizzare? Vuoi starmi a sentire, una
buona volta? Ti ho detto che ho una bella notizia
per te, che ti ho trovato un lavoro...
- Posso trovarmelo anche da solo! - replic
Bruno, brusco.
- Sai benissimo che non  facile. Tant' vero,
finora, non ci sei riuscito.
- Gi, mentre lei ha pi conoscenze di me, immagino -
disse il ragazzo, sarcastico.
Sto perdendo il mio tempo, pens don Elio.
Non riuscir a convincerlo ad accettare la proposta
degli Oldani...
Si sentiva scoraggiato dall'aria disincantata e polemica
di Bruno, e fu sul punto di rinunciare.
Ma si tratta del suo bene, del suo futuro, riflett.
No, non devo arrendermi, non prima di
aver per lo meno combattuto...
- Allora, Bruno, vuoi almeno sentire di che lavoro
si tratta?
Il ragazzo scroll le spalle. Si accese una sigaretta,
con aria indifferente.
- Hai sentito parlare di Paolo Oldani? - chiese
don Elio, deciso ad andare fino in fondo.
- Oldani? Conosco solo un'industria che ha
quel nome - rispose Bruno.
- Appunto. E Paolo Oldani ne  il titolare, il
proprietario.
Nello sguardo di Bruno il sacerdote colse come
un lampo di curiosit.
- Lei conosce quel tipo?
- Ho avuto modo di conoscerlo di recente -
rispose il prete. - Si  rivolto a me per... per mettersi
in contatto con te.
- Con me? Ma sta scherzando?
- No,  la pura e semplice verit.
- Ma quello  un industriale, un miliardario...
Cosa accidenti pu volere da me?
- Molti anni fa tua madre  stata a servizio in
casa Oldani - disse don Elio. Gli costava un enorme
sforzo apparire disinvolto. Stava mentendo, e
pur sapendo di farlo a fin di bene, le bugie che
era costretto a dire gli pesavano. D'altro canto, per
giustificare l'interessamento della famiglia Oldani
per Bruno bisognava pure trovare delle ragioni valide...
- Mia madre non me ne ha mai parlato - disse
Bruno. - No, non ha mai nominato gli Oldani,
altrimenti me ne ricorderei.
- Ha lavorato per loro molti anni fa, te l'ho
detto. Lo ha fatto quando tu eri ancora piccolo,
quando era stata costretta a metterti in un istituto.
Bruno parve convincersi di quella necessaria, pietosa
bugia.
- D'accordo, ma come mai, dopo tanti anni, gli
Oldani si sono ricordati di mia madre?
- Hanno saputo che  morta, e conoscendo le
sue condizioni hanno voluto fare qualcosa... S, fare
qualcosa per suo figlio, per te, Bruno - disse don
Elio. - Paolo Oldani  venuto a trovarmi, mi ha
chiesto notizie di te e mi ha detto che  disposto a
offrirti un buon lavoro, un'ottima sistemazione.
Il ragazzo aveva un'aria incredula, confusa.
- Ma  proprio sicuro che...
- Certo, Bruno. Si tratta di una cosa seria
- Gi, alla gente piena di soldi piace fare un
po' di beneficenza...
- Non mi sembra il caso di metterla su questo
piano - lo interruppe il prete.
- Ma  cos! Per il signor Oldani io sono un
illustre sconosciuto, non mi ha neppure visto in
faccia, non sa se so combinare qualcosa o se sono
un perfetto disgraziato, un balordo... Ma si sente in
dovere di aiutarmi solo perch sono il figlio di una
donna che gli ha pulito la casa tanti anni fa! Vuole
compiere una buona azione... E si serve di me!
- Adesso basta, Bruno! - scatt don Elio.
- Devi smetterla di vedere le cose sempre per il verso
sbagliato, dal lato pi brutto. C' qualcuno che ti
offre un lavoro... punto e basta! Lascia da parte il
perch e il percome! Piuttosto, vai a parlare con
Oldani, valuta la sua proposta, e se vedi che  conveniente
accettala.
Il ragazzo parve sorpreso dal tono duro del sacerdote.
- Non se la prenda tanto calda, don Elio. Non
ne vale la pena...
- Se ne vale la pena o meno, sta a me deciderlo!
In ogni caso, tu andrai a parlare con Oldani.
Ci andrai perch non hai il diritto di dare un calcio
alla fortuna.
- La mia vita mi appartiene, posso farne quello che voglio - sbuff Bruno.
- Si vede, allora, che ti piace fare la vittima,
che ti senti a tuo agio solo quando tutto ti va storto
- ribatt don Elio. - Forse mi sono sbagliato
sul tuo conto, sei solo un disgraziato, un vigliacco,
uno che ha paura di affrontare delle responsabilit...
 comodo piangersi addosso, vero?
- No, non sono un vigliacco! - Scatt Bruno,
punto sul vivo. - E non mi piace fare la vittima...
- E allora reagisci una volta per tutte! Hai la
opportunit di migliorare la tua situazione. Fallo!
Provaci, almeno...
- Il fatto  che questa storia non mi convince.
- Perch?
- Non ho mai avuto colpi di fortuna, nella mia
vita.
- C' sempre una prima volta...
- S, ma mi sembra strano che un tipo come Oldani
si prenda la briga di occuparsi di me.
- Te ne ho gi spiegato la ragione. Evidentemente
tua madre ha lasciato un buon ricordo nella
famiglia Oldani. E sapendo che  morta, e che ha
un figlio... a spasso, Paolo Oldani ha pensato di
fare qualcosa per te. Non c' proprio niente di strano,
te l'assicuro - disse don Elio, chiedendo tra
s perdono a Dio per le bugie che seguitava a sciorinare.
- Non sono cose che capitano tutti i giorni, per
- osserv Bruno.
- No, e appunto per questo non devi lasciarti
sfuggire questa occasione. Puoi dare una svolta decisiva
alla tua esistenza, non lo capisci?
- S, s, me ne rendo conto - sospir il ragazzo.
- Ma c' qualcosa che non mi quadra, in
tutto questo...
- Te lo dico io cos' che non va - lo interruppe
il prete. -  il tuo viscerale pessimismo a farti
vedere nero anche quello che  bianco.
- Nella mia vita, tutto  sempre stato nero, don
Elio. Lei lo sa benissimo.
- Ricominci a piangerti addosso, Bruno?
- No, ma...
- Cosa ti costa andare a parlare con Oldani?
- Niente, non mi costa niente. Ma mi sembra
una storia cos pazzesca... Sono mesi che cerco un
lavoro, e mi vedo regolarmente sbattere in faccia
tutte le porte alle quali busso. E adesso...
- Adesso una porta, una porta molto importante,
ti viene spalancata. Devi solo farti avanti.
- Andr a finire male, come sempre...
- Certo che andr a finire male! - scatt don
Elio. - Non potr che finire male, se affronti la
situazione con questo stato d'animo. Se stai affogando,
e qualcuno ti lancia una fune per trarti in
salvo, tu devi aggrapparti con tutte le tue forze a
quella fune! Se non lo fai, se la afferri senza convinzione,
se ti convinci di essere comunque spacciato,
quell'aiuto risulter vano.
- Va bene, va bene - borbott il ragazzo.
- Andr a parlare con quel tipo... Ma cosa si aspetta
da me, il signor Oldani?
Don Elio rimase interdetto per qualche istante.
- Niente, non si aspetta niente - disse poi, incerto.
- Vuole solo offrirti un lavoro. Sei tu che
ti devi aspettare qualcosa da lui.
- Be', visto che ci tiene tanto a fare una buona
azione, vorr dire che gli dar una mano! - disse
Bruno, sottolineando quelle parole con una risata
amara.


Capitolo settimo.

- Com'? Dimmi, Paolo, com' quel ragazzo? -
chiese ansiosamente Elena.
Non aveva potuto, ovviamente, essere presente
quando Bruno s'era recato da Paolo, e aveva atteso
trepidante che il marito facesse ritorno in villa,
quella sera, e la mettesse al corrente.
-  un bel ragazzo - disse Paolo. Aveva
un'aria pensosa, appariva profondamente turbato.
- Ti sembra che... che assomigli a uno di noi?
- Ha i capelli neri, come me. Ma gli occhi, lo
sguardo, sono i tuoi... Solo che  molto chiuso in
se stesso, ha sempre un'espressione un po' tesa, dura.
- Ma che impressione ti ha fatto, nel complesso?
- incalz la donna.
- Non lo so neppure io - sospir Paolo.
- Prima di vedermelo davanti, mi sentivo terribilmente
emozionato. Poi... poi ho provato pi che altro
dell'imbarazzo. Te l'ho detto, quel ragazzo  freddo,
scostante.
- Forse non  colpa sua se ha un carattere simile,
non credi?
- S, non deve aver mai avuto una vita facile.
 stato questo a creargli quella specie di corazza
che lo rende quasi inaccessibile. Sai, mentre gli parlavo
avevo la netta sensazione che mi guardasse
come se mi considerasse un nemico! C' qualcosa
di ostile, in lui.  sempre sulla difensiva.  stato
tutto sommato corretto, con me, ma molto distaccato,
gelido...
- Non hai provato qualcosa, quando lo hai
visto?
- Vuoi dire se non ho provato un'emozione
particolare? S, certamente... Ma  stato solo il pensiero
che Bruno fosse mio figlio a darmi quell'emozione.
Per il resto, vederlo, parlargli, non  stato
troppo piacevole. Temo che sar un osso duro, quel
ragazzo.
- Non vorrai rinunciare a...
- No, Elena, non temere. Andremo avanti, come
abbiamo stabilito. Anche tu avrai modo di conoscerlo.
Poi... be', col tempo, vedremo il da farsi.
- Ma non mi hai ancora detto com' andata,
che risultati ha avuto il vostro colloquio.
- Non me ne hai dato il tempo - disse Paolo,
abbozzando un sorriso. - Ho dovuto insistere un
po' per convincerlo ad accettare un lavoro nel mio
stabilimento. Ho avuto l'impressione che fosse gi
deciso ad accettare, ma che lo divertisse vedermi
insistere...
- Quando incomincer a lavorare?
- Tra qualche giorno. Sono stato piuttosto vago
sulle mansioni che intendo affidargli, ma Bruno non
ha dato peso alla cosa. Credo che accetti questo
colpo di fortuna con molto scetticismo, con una considerevole
dose di pessimismo. Deve essere convinto
che la cosa non durer, quindi non sottilizza.
Prende quello che gli viene offerto, e basta... Non
mi ha fatto domande sulle possibilit di carriera,
sugli sviluppi che potr avere il suo lavoro. Dev'essere
abituato a vivere alla giornata, capisci?
- Ma quando potr vederlo, parlargli?
- Presto, Elena. Molto presto. A meno che non
cambi idea all'ultimo momento... Sai, gli ho proposto
una sistemazione nella dpendence della
villa, ai margini del parco, e la cosa naturalmente
lo ha sorpreso. Mi ha fissato a lungo, come se cercasse
di leggermi nel pensiero. Credo che, forse inconsciamente,
abbia intuito che dietro a tutto quello che gli sta capitando c' qualcosa... Qualcosa di
importante, che gli sfugge. Ma indubbiamente Bruno
 un ragazzo sveglio, intelligente, e non s' preso
la briga di chiedermi chiarimenti su qualcosa che,
evidentemente, non avevo intenzione di dirgli. Comunque
sono convinto che sar sul chi vive, che
terr gli occhi aperti, che cercher di capire cosa
sta succedendo...
Marina aveva dovuto fare una delle sue solite sfuriate
per convincere Bruno a lasciarle preparare la
sua valigia. Lui, per la verit, avrebbe voluto andarsene
senza portarsi niente dietro, ma la ragazza
aveva insistito e l'aveva spuntata.
- Tanto non durer, tra non molto torner qui,
vedrai - borbott Bruno, fissando Marina che riempiva
la valigia.
- Se la pensi cos, faresti meglio a restartene a
casa!
- Non farmi la predica anche tu, adesso, per
favore. Ne ho gi abbastanza di quelle di don Elio...
- Dovresti essere contento per aver trovato questo
lavoro, e invece... - sospir la ragazza.
- Guarda che non sono stato io a trovare il lavoro.
 stato il lavoro a trovare me... e questo 
davvero strano, sorprendente, non ti pare?
- Adesso ti stupisci se per una volta la fortuna
ha guardato dalla tua parte?  il colmo, Bruno!
- Non posso farci niente, Marina. Quando uno
 abituato a vedere che gli va sempre tutto storto,
sai... Non riesco ancora a convincermi che quello
che mi sta capitando  proprio vero. Chiss, magari
sto sognando, e tra un po' mi sveglier e...
Marina gli si avvicin e gli diede un energico
pizzicotto su un braccio.
- Ehi, ma che fai?
- Lo vedi? Non stai dormendo, sei ben sveglio -
disse la ragazza, scoppiando a ridere.
Anche le labbra di Bruno, solitamente serrate o
piegate in una smorfia, si distesero in un sorriso.
- Ma s, hai ragione tu, Marina, e ha ragione
anche don Elio. Devo prendere quello che viene,
cos, senza stare a pensarci troppo sopra.
- Cos va meglio, Bruno.
- Tanto, non ho niente da perdere...
- E di questa casa hai deciso cosa farne?
Il ragazzo si guard attorno, perplesso.
-  piccola, vecchia, cadente, ma  l'unica cosa
che mi ha lasciato mia madre... Quando sono morti
i suoi vecchi, tanti anni fa, ha venduto il piccolo
pezzo di terra e la cascina che ha ereditato, e ha
comprato questo appartamento. Voleva avere finalmente
un tetto, un rifugio sicuro...
- Allora pensi di tenerla, questa casa?
- S,  l'unica cosa concreta che ho, l'unico
punto di riferimento.
- Potresti affittarla - sugger Marina.
- No,  malandata e non ne ricaverei molti soldi.
E poi preferisco sapere che questa casa  sempre
qui, vuota, ad aspettarmi. Non si sa mai...
- Non mi hai ancora detto che tipo di lavoro
farai, Bruno.
- Non lo so nemmeno io - rispose il ragazzo.
Marina stava chiudendo la valigia e si arrest,
fissando stupita Bruno.
- Non lo sai? Ma non hai parlato con Oldani
in persona?
- S, e quell'uomo mi ha fatto un sacco di bei
discorsi, ma in definitiva non mi ha detto niente di
preciso. Vuole che entri nel suo stabilimento, che
mi guardi un po' attorno. Ha detto che poi decideremo
che genere di lavoro potr fare.
- Insomma, ti ha assunto per... per non fare
un bel niente, all'inizio?
- Pi o meno. Vuole che gli stia vicino, comunque.
Stanno ingrandendo la fabbrica, e Oldani
segue personalmente i lavori. Be', dice che io dovr...
essere la sua ombra, e che dovr sorvegliare
che le sue disposizioni vengano eseguite.
- Sembra un incarico di una certa responsabilit.
- Sembra... Ma io credo che in definitiva dovr
soltanto fargli da portaborse. Una specie di
fattorino privilegiato, addetto esclusivamente alla
persona del grande capo!
- E Oldani vuole anche che tu vada ad abitare
vicino a lui... - mormor Marina, perplessa.
- S, mi ha proposto di piantare le tende in un
piccolo edificio, nel parco della sua villa.  poco
distante dallo stabilimento, cos dovr fare poca
strada per stare sempre alle costole del mio... padrone!
- Ho l'impressione che Oldani non ti sia simpatico -
osserv la ragazza.
- I padroni non mi sono mai simpatici - disse
Bruno, asciutto.
- Direi che questo padrone ti sta trattando in
maniera amichevole.
- Rimane sempre il padrone!
- Ma... che tipo ?
- Un bell'uomo, uno di quelli che hanno scritto
in faccia che la fortuna  stata sempre dalla loro
parte. Per... Sai, parlando con lui ho avuto una
strana impressione. Mi  sembrato che fosse impacciato...
L'ho visto parlare con altri dipendenti, e
aveva un'aria sicura, decisa. Mentre con me era diverso,
sembrava imbarazzato.  strano, no?
- Scommetto che la colpa  tua - disse Marina,
ridendo.
- Mia? E perch?
- Hai un modo di fare indisponente, e probabilmente
avrai messo a disagio Oldani. Lui  armato
di buona volont, vuole aiutarti, e tu... tu sei
insopportabile, certe volte!
- Hai proprio una bella opinione di me, Marina...
Lei gli si avvicin, appoggi il capo contro il suo
petto, sospirando.
- Ti amo, Bruno, ma questo non mi impedisce
di vederti cos come sei, con tutti i tuoi difetti.
- Con tutti i bravi ragazzi che ci sono a questo
mondo, dovevi proprio andare a innamorarti
di uno come me?
- Tu puoi essere il miglior ragazzo del mondo.
Dipende solo da te...
- Dipende anche dagli altri, Marina. Dipende
dalla vita stessa. A meno di essere un santo, se la
vita e il resto dell'umanit ci prendono a calci non
possiamo fare a meno di reagire, di diventare peggiori
di quello che siamo - disse il giovane, con
amarezza.
- Ma adesso le cose per te stanno cambiando.
- Pare di s...
- Hai una carta da giocare. La prima carta buona
che ti capita nelle mani. Non sprecarla, Bruno.
-  tutto cos strano, sai... Un uomo come
Oldani che si d tanta pena per me, un lavoro piovuto
dal cielo, per niente faticoso... A volte penso
che in questa faccenda deve esserci qualcosa... qualcosa
che non riesco a capire.
- Non ricominciare, Bruno!
- D'accordo... Come dice quel proverbio? A
caval donato non si guarda in bocca... Bene, cercher
di smetterla di farmi delle domande. Mi sforzer
di abituarmi a questa fortuna che mi  capitata
tra capo e collo.
- Cos mi piaci!
- Be', a te piaccio in tutte le salse, no? A te
piaccio anche quando tutto mi va storto - disse
Bruno, stringendola tra le braccia.
Marina fece per ribattere ma lui le chiuse la bocca
con un lieve bacio.
- Forse ho fatto una fesseria - disse poi Bruno,
staccandosi da lei. - Adesso, dopo questo bacio,
chiss cosa ti metterai in testa!
- Tanto l'ho sempre saputo che mi ami, cosa
credi!
- Gi, ma sai anche come la penso... Amare
una ragazza come te  un lusso che non posso, non
voglio permettermi. Sono sempre stato uno sbandato...
- Ora non lo sei pi, Bruno. Ora hai un lavoro,
delle ottime prospettive per il tuo futuro.
Il ragazzo le prese il viso tra le mani.
- Sei cos dolce, cos buona, Marina... Vorrei
essere un altro, vorrei avere qualcosa di buono da
offrirti.
- Hai te stesso, e questo  tutto ci che io posso
desiderare - mormor la ragazza.
Questa volta fu lei a impedirgli di ribattere, posando
le labbra su quelle di Bruno.
- Se avessi immaginato che eri di questo umore
- disse Fanny, visibilmente contrariata - non sarei
venuta qui neppure per questo week-end.
- Ti prego, non mettertici anche tu! - sbott
Riccardo.
- Lo vedi? Hai i nervi a fior di pelle, non ti
si pu neppure rivolgere la parola...
I due giovani stavano passeggiando nel parco della
villa, e da quando Fanny era arrivata non avevano
fatto altro che punzecchiarsi e discutere animatamente
per un nonnulla.
- Farei meglio a tornare in citt - sospir la
ragazza.
- Vai, vai pure. Basta che la pianti! - scatt
Riccardo.
Lei fece per replicare, ma vi rinunci. Gir sui
tacchi e si avvi, quasi correndo.
- Fanny, aspetta... Non fare la bambina!
Il ragazzo la raggiunse, la afferr per le spalle,
trattenendola.
- Lasciami, Riccardo! Voglio andarmene!
- E io invece voglio che tu rimanga qui, con
me...
- Ma se hai appena detto che  meglio che me
ne vada, che ti do fastidio!
- Non essere sciocca. Me le hai strappate di
bocca, quelle parole. La verit  che siamo nervosi
tutti e due, e ci mettiamo a litigare per delle sciocchezze.
Riccardo cerc di baciarla, ma lei si sottrasse.
- Io non sono nervosa! Non lo ero, per lo meno,
quando sono arrivata qui, un'ora fa...
- D'accordo, la colpa  mia. Sei soddisfatta?
Ripresero a passeggiare, lentamente.
- Vuoi dirmi almeno cosa ti sta succedendo?
- Niente, Fanny. Niente di particolare...
- Si tratta ancora dei tuoi genitori, come la
scorsa settimana?
- Pi o meno.
- Avevi detto che avresti parlato con tuo padre,
per cercare di capire cosa stava capitando.
- L'ho fatto. Ma non ne ho ricavato niente.
Pap  stato evasivo, e comunque ha negato che ci
fosse qualcosa di grave di cui io non ero al corrente.
- E tua madre?
-  sempre strana... Ma forse  una mia impressione,
non so.
Fanny si ferm e indic qualcosa, in lontananza,
tra gli alberi.
- Guarda, laggi c' qualcuno... L, vicino alla
dpendence.
Riccardo segu lo sguardo della ragazza, e si incup.
Davanti alla dpendence della villa, un piccolo
edifcio abbandonato da anni, qualcuno stava
giocando con un cane.
- Dev'essere quel tale di cui mi ha parlato mio
padre - disse Riccardo. - Vieni, andiamo a vedere...
- A quanto pare ha fatto amicizia con Buck -
osserv Fanny, mentre si avvicinavano.
-  strano, non ti pare?
Riccardo annu, pensoso. Era davvero strano che
Buck, un pastore tedesco di quattro anni, piuttosto
bisbetico, familiarizzasse con un estraneo.
Bruno, vedendoli sopraggiungere, smise di giocare
con il cane e li squadr, incuriosito.
- Lei chi ? - chiese Riccardo, con tono decisamente
poco amichevole.
- Trezzi... Bruno Trezzi, e sono il nuovo inquilino
di questa elegante catapecchia - rispose il
ragazzo, con aria strafottente. - Gi che ci siamo,
perch non completiamo le presentazioni? Voi chi
siete?
- Io sono Riccardo Oldani...
- Oh, il figlio del padrone! - comment Bruno,
ironico. Poi spost lo sguardo su Fanny, e l'occhiata
penetrante che le diede mise a disagio la
ragazza. - E lei, signorina? Fa parte anche lei del
patrimonio degli Oldani?
-  la mia fidanzata - intervenne Riccardo,
brusco. Poi fece un cenno al cane. - Vieni, Buck,
andiamo!
Il cane rimase interdetto per qualche attimo, guardando alternativamente Riccardo e Bruno. Poi si decise
a seguire il padrone.
- Ma che storia  questa? - disse Fanny, mentre
tornavano verso la villa. - Avete affittato la
dpendence?
-  stata un'idea di mio padre. Ha assunto quel
tipo, e ha voluto che venisse ad abitare qui.
- Ma perch?
- Pap dice che sar pi comodo per il lavoro.
A quanto sembra vuole... coccolarsi quell'elemento!
- E da dove  saltato fuori?
- Non ne ho idea - sospir Riccardo. - Gi
mi sembrava stramba questa iniziativa, ma adesso
che ho visto quel tipo mi sembra addirittura pazzesca!
- Non mi ha fatto una buona impressione -
disse Fanny. - Ha un'aria sfottente, indisponente.
- Non riesco proprio a capire mio padre. Che
lo abbia voluto assumere, passi... Ma mettercelo
addirittura tra i piedi, qui, in casa nostra!
Bruno fu il principale argomento di conversazione,
quel giorno, a tavola.
Nonostante i tentativi di Paolo Oldani per sviare
il discorso, Riccardo si ostin a parlare dell'"intruso.
-  troppo giovane per avere gi una laurea,
avr pi o meno la mia et - disse il ragazzo.
- Quindi non pu essere neppure un tecnico, non pu
avere una specializzazione... Si pu sapere, allora,
per quale ragione  stato assunto?
- E si pu sapere perch tu ti scaldi tanto? -
ribatt Paolo. -  la prima volta che mi chiedi
spiegazioni su un'assunzione.
- D'accordo, pap, tu sei liberissimo di assumere
chi ti pare. Ma quel tipo circola anche per
casa nostra, e questo  un altro discorso. Non ti
pare?
- Non  qui, in casa - intervenne Elena, che
faticava a controllarsi.
- Lo so, lo so - sbuff Riccardo - non abita
in villa, ma nella dpendence... Ma non fa poi
una gran differenza, dato che la villa e la dpendence
sono nello stesso parco, a poca distanza l'una
dall'altra. Prima ho trovato quell'individuo che...
- Ha un nome, quell'individuo - lo interruppe
Paolo. - Si chiama Bruno...
- Va bene, dicevo che prima ho trovato quel
Bruno che giocava con Buck! - disse Riccardo.
- Con il mio cane, capisci? Andr a finire che se
vorr fare una partita a tennis o una nuotata in
piscina, prima dovr accertarmi che... che Bruno
non mi abbia preceduto!
- Non ti sembra di essere un po' infantile? -
sospir Paolo.
- Tuo padre ha ragione - disse Fanny. - Anche
a me non  troppo simpatico quel ragazzo, ma
non mi sembra il caso di farne un dramma.
Riccardo si alz di scatto da tavola.
- Ho capito, sono l'unico a pensarla in un certo
modo... Per tutti voi  normale che quell'intruso
sia qui, e il mio parere non conta!
Usc, sordo ai richiami di Elena.
- Non ha mai fatto cos - disse la donna.
-  la prima volta che alza la voce con noi, che litighiamo...
- Sar meglio che tu lo raggiunga - disse Paolo,
rivolto a Fanny. - Forse riuscirai a calmarlo...
La ragazza usc a sua volta. Paolo ed Elena rimasero
a lungo a fissarsi, muti, pensosi.
Fu paolo a rompere per primo il silenzio.
- Non mi aspettavo che Riccardo e Bruno familiarizzassero,
diventassero subito amici. Per non
credevo neppure che si guardassero come cane e
gatto... Non capisco la ragione di questa ostilit
istintiva.
- Se Riccardo sapesse come stanno veramente
le cose, sarebbe ancora peggio...
- S, temo proprio di s.
- Forse abbiamo sbagliato, Paolo.
- Dobbiamo dare tempo al tempo. Non dobbiamo
arrenderci di fronte alla prima difficolt. Bruno
 venuto ad abitare qui solo da stamattina... Forse
quando lui e Riccardo avranno modo di conoscersi
meglio le cose cambieranno.
- Lo credi davvero?
- No, lo spero... Lo spero soltanto, Elena -
rispose Paolo, prendendosi il capo tra le mani.


Capitolo ottavo.

Paolo ed Elena avevano pensato di invitare a cena,
una sera, Bruno. Ma vista la reazione di Riccardo
alla presenza dell'intruso, non rest loro che soprassedere.
Quella cena avrebbe dato modo ad Elena di incontrare
finalmente il figlio, il suo vero figlio. Dovendovi
rinunciare, la donna pens allora di avere
con lui un incontro apparentemente occasionale.
And a passeggiare nel parco, nei pressi della
dpendence, nell'ora in cui presumibilmente Bruno
avrebbe dovuto far ritorno dallo stabilimento.
Ma la sua fu un'attesa inutile. Cal la sera, senza
che il ragazzo si facesse vedere.
Cosa prover, quando me lo trover davanti?,
si chiese Elena, tornando mestamente verso la villa.
Riuscir a controllarmi? Non mi tradir?
Pens che avrebbe provato l'impulso di stringere
tra le braccia il figlio, un figlio da sempre ignorato.
E se invece non provassi nulla? Se lo vedessi
come un estraneo?
Quei pensieri la tormentarono per alcuni giorni.
And ancora varie volte dalle parti della dpendence,
nella vana speranza di incontrare Bruno.
Ma evidentemente il ragazzo, terminato il lavoro,
raggiungeva la citt e faceva ritorno a villa Oldani
solo a notte inoltrata.
Fu solo una settimana dopo l'insediamento di
Bruno nella dpendence che Elena ebbe modo di
incontrare il ragazzo. E fu Paolo a fare in modo
che ci avvenisse.
Una sera, lasciando lo stabilimento, chiese a Bruno
di accompagnarlo a casa, con il pretesto di dovergli
dare dei documenti che, il mattino seguente,
il ragazzo avrebbe dovuto portare in citt.
Aveva avvertito Elena, e la donna li raggiunse
nello studio, poco dopo il loro arrivo.
Tutti i dubbi e i timori che aveva covato in quei
giorni svanirono come d'incanto. Ora Elena sentiva
di avere un solo desiderio: posare gli occhi su
suo figlio.
Quando entr nello studio, Bruno si volse a guardarla,
incuriosito. Si fissarono a lungo negli occhi.
Lei lo guardava come se cercasse di scorgere sul
viso del ragazzo dei tratti familiari, qualcosa che
le facesse sentire suo quel figlio troppo a lungo
ignorato.
Bruno, dal canto suo, si domandava il perch dellosguardo intenso di Elena, la ragione del suo evidente
nervosismo.
- Cara, questo  Bruno - disse Paolo, rivolto
alla moglie. - Ti ho gi parlato di lui...
- S, certo - mormor la donna, con voce incerta.
Si avvicin al ragazzo e, meccanicamente, gli tese
la mano.
Bruno la strinse, un po' impacciato.
- Le piace il suo nuovo lavoro? - gli chiese
Elena, non trovando altro da dire.
Bruno annu.
- E la sistemazione nella dpendence? Si trova
bene? - domand ancora la donna.
- S, s, va tutto a meraviglia - rispose il ragazzo,
che pareva infastidito dalle premure di Elena.
- Ecco quei documenti - disse Paolo, porgendo
dei fogli a Bruno. - Sai gi cosa devi fare, domattina.
Bruno si limit ad annuire. Poi borbott qualcosa
che doveva essere un saluto, e se ne and.
Elena si accost alla finestra, e lo guard allontanarsi,
nel parco. Ma l'immagine del figlio presto
divenne confusa. Gli occhi della donna erano colmi
di lacrime.
- Non piangere - le sussurr Paolo, stringendola
a s. - Non devi piangere...
- Non posso farne a meno. Vedere mio figlio,
dopo vent'anni, e... potergli stringere solo la mano,
dovergli dare del lei, come si si trattasse di un
estraneo!
- Non potevi fare altrimenti, Elena.
- Lo so, lo so... Ma  una cosa penosa! E poi...
sai, Paolo, non riesco neppure a capire cosa provo,
per quel ragazzo... Mi sento cos confusa, stordita...
Non riusc a dire altro, soffocata dai singhiozzi,
abbandonata tra le braccia del marito.
Marina si affacci sulla porta del bar, fissando stupita
Bruno che stava chiacchierando con degli amici.
- Ma cosa ci fai qui? - domand, avvicinandosi
al ragazzo. - Non dovresti essere al lavoro?
Bruno scroll le spalle.
- Non c' problema - rispose. - Come vedi,
posso fare quello che mi pare...
- Vorrei parlarti - disse Marina, piuttosto tesa.
- Sentiamo...
- No, non qui.
- Non vuoi proprio lasciarmi in pace - sbuff
Bruno, seccato.
- Ti prego...
Il ragazzo fece un cenno di saluto agli amici e
segu Marina fuori dal bar.
- Avanti, sentiamo la solita predica! - le disse,
infilandosi una sigaretta tra le labbra.
- No, non ho intenzione di farti delle prediche,
Bruno. Voglio solo sapere cos' questa storia. Invece
di essere al lavoro, ti fai vedere sempre pi
spesso da queste parti...
- E ti dispiace? - fece lui, ironico. - Credevo
che fossi felice di avermi tra i piedi!
- Certo, vorrei averti sempre con me. Ma non
sono una incosciente, come te. E dato che hai un
lavoro, un buon posto, mi preoccupo vedendo che
te ne vai in giro.
- Senti, so quel che faccio - disse lui, brusco.
- Non ne sono poi tanto sicura...
- Ma non lo capisci che posso fare quello che
mi pare? Oldani me le d tutte vinte, se per un
giorno non mi faccio vedere al lavoro brontola un
po', cerca di farmi un predicozzo, ma in definitiva
accetta il fatto compiuto. Quindi...
- Ti sembra il caso di approfittare della comprensione,
della tolleranza di quell'uomo?
- Perch no?
- Rischi di compromettere tutto, di giocarti il
posto; La pazienza di Oldani avr pure un limite,
non credi?
- Be', sar sempre in tempo a fermarmi, se vedr
che ho tirato troppo la corda - disse Bruno.
- Potrebbe essere troppo tardi.
- Piantala di seccarmi, Marina!
- Ma perch vuoi gettare al vento la fortuna
che ti  capitata? Perch non prendi sul serio il tuo
lavoro?
- Forse perch non  una cosa seria - borbott
il ragazzo, pensoso.
- Cosa vuoi dire?
- Te l'ho detto fin dall'inizio, c' qualcosa di
strano in tutto questo... Oldani mi paga per fare
niente o quasi, ha voluto anche che andassi a vivere
a due passi dalla villa. Anche sua moglie sembra
preoccuparsi molto per me... Non ti sembra
strano, questo?
- Ti vogliono aiutare, ecco tutto.
- D'accordo. Ma perch? Perch vogliono aiutare
proprio me? Cos', un capriccio? No, no, Marina,
quello che mi sta capitando  qualcosa di
strambo, e io non riesco proprio a prendere la faccenda
sul serio.
- La verit  un'altra, forse...
- Quale?
- Tu finora hai sempre fatto la vittima, ti sei
fatto compatire perch la vita  stata sempre dura
con te. Ma alla prima occasione che hai per migliorare
la tua situazione, trovi un sacco di scuse per
non combinare niente... Questo significa che sei vittima
soltanto di te stesso, che sei un disgraziato, un
balordo! - disse la ragazza, alzando la voce.
- Smettila! - disse Bruno, imbarazzato, vedendo
che dei passanti si voltavano a guardarli. - Non
 il caso di fare delle scenate in mezzo alla strada...
- Io dico quello che penso, e lo dico quando e
dove voglio! - strill Marina, esasperata.
- E va bene, sono quello che dici tu, sono un
balordo... Sei contenta, adesso? Hai finalmente aperto
gli occhi?
- S, s, li ho aperti!
- Era ora! Quindi non ti rimane che mandarmi
a quel paese - concluse Bruno, voltandole le spalle
e allontanandosi.
Marina fu tentata di chiamarlo, di corrergli dietro,
ma si trattenne.
Non servirebbe a niente, pens. Credevo
che potesse cambiare, 'invece  rimasto lo stesso di
prima... Non riesce ad avere fiducia negli altri, n
in se stesso. Non cambier mai, mai...
Fanny stava prendendo il sole, sul bordo della piscina,
quando avvert una presenza.
Apr gli occhi, sorridendo istintivamente, pensando
che Riccardo l'avesse raggiunta.
- Salve - disse Bruno. - Facciamo una nuotata?
Il ragazzo era in costume da bagno, e fissava Fanny
con quella sua solita, fastidiosa espressione venata
di sarcasmo.
- Sto aspettando Riccardo - disse lei, imbarazzata.
- Ha fatto un salto in citt, ma dovrebbe
essere di ritorno tra poco...
- Pensi che si seccherebbe se tu facessi una
nuotata con me?
Fanny ebbe un'esitazione. La presenza di Bruno
la infastidiva, ma la turbava, anche, in maniera
strana e per lei incomprensibile.
- Non ho voglia di nuotare - fin per rispondere.
- Bene, allora chiacchieriamo - disse Bruno,
sedendo accanto a lei.
- Non ho una conversazione molto brillante...
- Poco male. Vorr dire che parler io.
Fanny si chiese cosa sarebbe successo se Riccardo,
tornando, l'avesse trovata con Bruno. Era certa
che anche Bruno doveva aver pensato a quell'eventualit,
ma la cosa a quanto pare lo divertiva. La
ragazza s'era accorta che Bruno faceva sempre in
modo di capitare tra i piedi di Riccardo, e che faceva
il possibile per irritarlo, per provocarlo.
-  da molto che fili con Riccardo? - chiese
Bruno.
- Da un anno, circa - rispose Fanny. - Ma
ci conosciamo da sempre, siamo sempre stati molto
legati.
- Gi, e un giorno vi sposerete, avrete dei bei
bambini e vivrete felici e contenti...
- S, il programma  questo - disse lei, asciutta.
- Qualcosa in contrario?
- No, no... Solo mi domandavo se... Be', se Riccardo non si
chiamasse Oldani, se non fosse l'erede
di una enorme fortuna, pensi che lo troveresti ugualmente
irresistibile?
- Che c'entra?
- C'entra e come! Qualsiasi ragazzo, con i soldi
degli Oldani, pu diventare attraente, credimi.
- Io voglio bene a Riccardo! - tagli corto
Fanny.
- Be', contenta te... Ma ti assicuro che c' di
meglio, sulla piazza.
- Ci sei tu, magari... Non  questo che vuoi
dire?
- S, ci sono anch'io, e ci sono un sacco di altri
ragazzi pi in gamba del tuo Riccardo.
- Si pu sapere cos'hai contro di lui?
- Io? Niente... Me ne infischio, di lui!
- Davvero? Non si direbbe...
- Be', non mi  simpatico, tutto qui. Ma l'antipatia
 reciproca, se non sbaglio. Quindi siamo
pari.
- Perch non ti  simpatico?
- Ho sempre detestato i figli di pap.
- Tu giudichi la gente per categorie? Sbagli,
Bruno. Ogni individuo va giudicato per se stesso,
per quello che vale.
- Anche Riccardo, anche gli Oldani, anche tu,
giudicate la gente per categorie. Forse non ve ne
rendete conto, ma  cos. A me non piace Riccardo
perch  un figlio di pap, e io non piaccio a lui
perch sono un poveraccio, perch non ho la sua
educazione, la sua classe...
- Per quello che mi riguarda, ti sbagli - disse
Fanny.
- Sul serio? E allora sentiamo, come mi giudichi?
- Ti trovo irritante, indisponente...
- Lo vedi?
- No, non mi sei antipatico perch sei un... un
poveraccio, come dici tu - precis la ragazza -
ma semplicemente perch hai un modo di fare che
non sopporto. E provo la stessa antipatia per dei...
figli di pap che hanno pi o meno lo stesso tuo
carattere.
- Be', in fondo sono contento di esserti cos antipatico...
- Perch?
- Perch mi piace che la gente provi per me
dei sentimenti precisi. Mi piace essere amato o odiato,
mentre non sopporto di essere indifferente a qualcuno.
Il tono strafottente di Bruno esasper la ragazza,
che si alz e fece per avviarsi verso la villa.
- Che fai? Scappi, Fanny? - disse lui, ironico.
- Ne ho abbastanza di prendere il sole... e di
starti a sentire! - replic lei.
- La verit  che hai una gran paura che il
tuo Riccardo ci trovi qui, insieme...
Fanny non rispose. Raggiunse la villa, quasi correndo,
provando un senso di rabbia impotente.
Ma cosa vuole, quello, da me?, si domand.
Perch non mi lascia in pace? Riccardo ha ragione,
i suoi genitori non avrebbero mai dovuto permettere
che un estraneo, un intruso, mettesse piede
qui...
L'intruso stava creando seri grattacapi anche a
Paolo Oldani. L'industriale incominciava a non poterne
pi di quel ragazzo, e una sera parl apertamente
con la moglie.
-  uno scioperato, non si prende neppure la
briga di fare quel poco che pretendo da lui. Mi sta
mettendo in una posizione imbarazzante, con i miei
collaboratori. Tutti si chiedono per quale strana
ragione sopporto il suo comportamento...  strafottente,
villano con tutti. Deve essersi reso conto che
si trova in una posizione di privilegio, che ha la
mia incondizionata protezione, e se ne approfitta!
- Non hai modo di mettere rimedio a questa
situazione? - chiese Elena.
- Ci ho provato, ma sono stufo di fare la predica
a Bruno. Non mi sta nemmeno a sentire...
- Non capisco perch si comporta cos.
- Non lo capisco neppure io... Gli sto offrendo
la possibilit di farsi una posizione, e lui sembra
provarci gusto a compromettere tutto!
- Cosa intendi fare, Paolo?
- Non me la sento di sbatterlo fuori, di lavarmene
le mani.  mio figlio... Ma  talmente diverso
da Riccardo!
- Non hanno avuto lo stesso destino, quei due
ragazzi. Non possono essere uguali, non ti pare?
Riccardo  cresciuto nella bambagia, mentre Bruno
 venuto su per la strada...
-  quello che continuo a ripetermi, ogni volta
che Bruno combina qualche disastro - sospir Paolo.
- Certo, per lui dobbiamo avere una maggiore
comprensione. Ma a tutto c' un limite, non credi?
- Forse dovremmo mettere le carte in tavola,
dire a Bruno la verit. Penso che il nostro comportamento,
finora, lo abbia stupito, sconcertato. Se
sapesse come stanno realmente le cose...
- Potrebbe anche essere peggio, Elena - la interruppe
il marito. - Bruno sta gi facendo i suoi
comodi, e se sapesse di essere nostro figlio forse
perderebbe completamente la testa.  pieno di amarezza,
di rancore, per l'esistenza difficile che ha avuto
fino ad oggi...
-  vero, Paolo. E poi dobbiamo anche pensare
a Riccardo, a quello che proverebbe se sapesse
la verit. Per lui il colpo sarebbe ancora pi duro.
- Il sangue c'entra solo fino a un certo punto,
Elena. Riccardo  cresciuto accanto a noi, e in ogni
caso rimarr sempre nostro figlio.
- E... e Bruno?
- Bruno  nostro figlio, lo abbiamo messo noi
al mondo. Ma ci  ancora estraneo. Dovremo imparare
ad amarlo e, soprattutto, a farci amare da lui.
E non sar facile, temo...


Capitolo nono.

Col passare dei giorni, il comportamento di Bruno
s'era fatto sempre pi sfrontato e provocatorio. PaoloOldani s'era sforzato inutilmente di rimettere in
riga il ragazzo, ma le sue prediche erano cadute nel
vuoto, erano state accolte da Bruno con palese disinteresse.
Si arriv cos a quella che sembrava la classica
goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso. Approfittando
dell'assenza degli Oldani al gran completo,
che erano andati a trascorrere alcuni giorni di
vacanza al mare, Bruno si trascin dietro, nella villa,
un gruppo di amici. Si trattava di gente del suo
vecchio quartiere, di balordi, di ragazze facili.
Il custode della villa, dopo aver vanamente tentato
di convincere Bruno a far sloggiare quella scatenata
compagnia, si rassegn a raggiungere telefonicamente
Paolo, mettendolo al corrente.
L'industriale anticip il suo rientro, ma non volle
che la moglie e Riccardo lo seguissero. Preferiva
vedersela a quattrocchi con Bruno.
Questa volta  finita,  finita davvero!, pens,
deciso a mettere alle strette il ragazzo. Sono
stato troppo tollerante con lui... O filer diritto,
d'ora in avanti, oppure lo caccer via, senza tanti
complimenti...
Ma quando se lo trov davanti, nel suo ufficio,
dove lo aveva convocato, perse gran parte della sua
sicurezza.
 mio figlio, si disse, provando un senso di
smarrimento, di impotenza.  un disgraziato, si
comporta da incosciente, ma la colpa di tutto ci
non pu essere solamente sua. Se fosse cresciuto con
me e con Elena, se avessimo avuto modo di dargli
un'educazione, di infondergli quella fiducia e quella
sicurezza che gli sono sempre mancate,...
Fu Bruno, comunque, ad entrare in argomento.
- Ho fatto un po'... di chiasso, in villa - disse,
con la solita aria strafottente. - Immagino che
 di questo che lei vuole parlarmi, signor Oldani.
- Infatti - disse Paolo, sconcertato dal tono
del ragazzo.
- Be', sono cose che capitano...
- Sono cose che non devono capitare! - sbott
l'industriale.
- Gi, dimenticavo che lei  il padrone, mentre
io sono... A proposito, che cosa sono? Vuole
spiegarmelo, per favore?
- Come sarebbe a dire?
- Non ho ancora ben capito qual  il ruolo che
devo interpretare - disse Bruno, sarcastico. - Lei
mi ha assunto, e mi paga piuttosto bene, per fare
un lavoro di poco impegno. Un lavoro che... be',
a volte ho persino l'impressione che lei lo abbia
inventato apposta per me, questo benedetto lavoro!
Tant' vero che non ho rimpiazzato nessuno, prima
che arrivassi io non c'era qualcuno che svolgesse
le mie mansioni... Non  cos?
-  vero - ammise Paolo, a disagio.
- E non le sembra una cosa strana? Ma non 
finita qui... Ci sono anche delle altre cose piuttosto
strane, signor Oldani. Per esempio, il fatto che lei
abbia insistito per farmi andare ad abitare vicino
alla sua villa.
- Ho voluto semplicemente darti una mano -
disse Paolo.
- Lei  davvero molto generoso... Ma mi sono
informato un poco, e non mi risulta che lei, in passato,
abbia mai fatto qualcosa del genere per
qualcun'altro. O sbaglio?
- Tua madre, Bruno...
- S, lo so,  stata a servizio a villa Oldani,
molti anni fa. E lei si sente in dovere di prendersi
cura dei figli di tutte le domestiche che ha avuto?
- No, questo no, ma...
- E allora? Perch solo con me si  comportato
in questo modo?
Paolo, esasperato, fu sul punto di dirgli la verit.
Ma non ne ebbe il coraggio. Lo spaventavano
le eventuali conseguenze, soprattutto la reazione che
avrebbe avuto Riccardo venendo a sapere che le
persone che lo avevano allevato con tanto amore
non erano i suoi genitori, e che il legittimo erede
degli Oldani era proprio Bruno, quel ragazzo per
il quale provava un'istintiva avversione.
- Diciamo che la mia famiglia ha un debito
di riconoscenza con tua madre - ment Paolo
- e che  stato questo a spingermi ad aiutarti.
- Un debito di riconoscenza? Per quale ragione?
- Non posso dirti altro, almeno per il momento -
sospir l'industriale, che temeva d'aver gi
detto fin troppo.
- Ma io voglio sapere, ho il diritto di sapere!
- No! - ribatt seccamente Paolo. - Quando
lo riterr opportuno ti metter al corrente, ma per
ora non posso farlo.  inutile che tu insista, Bruno.
- Be',  lei che ha il coltello per il manico, 
lei il "padrone...
- Senti, io sto cercando di aiutarti, e posso...
voglio darti molto pi di quello che tu immagini.
Ma per farlo ho bisogno... della tua collaborazione,
capisci? Ti chiedo solo di fare il bravo ragazzo, di
non crearmi problemi sia in fabbrica sia in famiglia.
Ti sto forse chiedendo l'impossibile?
Bruno lo fiss a lungo, perplesso, come se cercasse
di leggere nei suoi pensieri.
- Quando mi spiegher cosa c' dietro questa
faccenda? - gli chiese poi.
- Lo far non appena mi sar possibile - rispose
Paolo, incerto. - Presto, molto presto, spero...
- D'accordo. Allora diciamo che facciamo una
specie di tregua... Io cercher di non crearle troppi
problemi, e lei si sbrigher a dirmi quello che adesso,
chiss poi perch, non pu o non vuole dirmi.
Ma non sar una tregua molto lunga, la avverto...
- Sei tu a dettare le condizioni?
- Certo, lei pu anche sbattermi fuori... Ma
qualcosa mi dice che, nonostante le apparenze, sono
proprio io a poter fare la voce grossa. Mi sbaglio,
forse?
Paolo si prese il viso tra le mani, sospirando,
senza rispondere.
- Per qualche misteriosa ragione - prosegu il
ragazzo - lei me le d tutte vinte. E capir che 
difficile, per me, non approfittarne...
Bruno usc dall'ufficio, senza aspettare che l'altro
replicasse.
Fanny stava giocando con Buck, nel parco della villa,
quando vide spuntare, tra gli alberi, Bruno.
Il cane corse incontro al ragazzo, abbaiando festosamente.
Fanny, invece, si avvi verso la villa.
- Che fai? Scappi? - le disse Bruno, ironico.
- No... Perch dovrei scappare? - replic la
ragazza, imbarazzata.
- Non saprei... Forse hai paura di me.
- Io? Paura di te? Non farmi ridere!
- E allora perch tagli la corda ogni volta che
mi vedi comparire all'orizzonte?
- Non mi sei eccessivamente simpatico, mi sembra
di avertelo gi detto - fece lei, seccamente.
- Pu darsi...
- Non ne sei convinto?
- No - rispose Bruno, con un sorriso sfrontato.
Lei scroll le spalle e riprese il cammino. Avrebbe
dovuto attraversare un boschetto, per raggiungere
la villa, e il fatto di avere quel ragazzo alle
costole la innervosiva visibilmente.
- Riccardo  il tuo primo ragazzo? - le domand
Bruno, affiancandola.
- S, certo... Il primo, l'unico, e anche l'ultimo!
- Come fai a esserne cos sicura? Il futuro pu
sempre riservare delle sorprese.
- Amo Riccardo, ecco tutto.
- E sei convinta che si possa amare una volta
soltanto?
- Se si tratta di vero amore, s.
- Storie!
- Be', ognuno  libero di pensarla come meglio
crede - disse lei, brusca.
- Ma che ne sai, tu, della vita, dell'amore?
- Ne so quanto basta per essere sicura dei miei
sentimenti.
- Quanti anni hai, Fanny?
- Diciotto.
- Diciotto anni... il primo amore - sospir
Bruno, sempre sorridendo con aria di sufficienza.
- Devi ancora incominciare a vivere!
- E tu che ne sai della vita e di tutto il resto?
- scatt la ragazza. - Parli come se fossi un vecchio
saggio... Ma hai solo un paio d'anni pi di
me, no?
- Certo, per non ho fatto la stessa vita che
avete fatto tu e il tuo Riccardo. Sono cresciuto in
mezzo alla strada, io...
- Lo dici come se fosse un vanto!
- No, non posso certo vantarmene. Ma il modo
in cui sono cresciuto mi d l'unico vantaggio che
posso avere sulla gente come Riccardo, come te. Voi
avete sempre avuto la pappa bell'e pronta, mentre
io, fin da piccolo, ho potuto constatare di persona
quanto sia dura, penosa e meschina l'esistenza a
questo mondo, quando non si ha la fortuna di nascere
in una famiglia piena di soldi. S, io ho solo
vent'anni, ma in fatto d'esperienza  come se ne
avessi il doppio, credimi!
Fanny fu colpita dal tono di Bruno, dall'amarezza
delle sue parole.
- Anche se hai sofferto, questo non dovrebbe
darti per il diritto di essere cos duro, cos scostante,
con chi  stato pi fortunato di te - mormor
la ragazza. - Tu non hai colpa, se sei nato povero,
cos come io e Riccardo non siamo colpevoli
per essere nati ricchi...
- Gi, tutti innocenti, tutti assolti! - disse Bruno,
con sarcasmo. - E, intanto, tutto va avanti
come sempre...
- Credi di poter cambiare il mondo, con la
tua rabbia, con il tuo cieco rancore verso tutto e
verso tutti?
- No, no, non posso cambiare proprio un bel
niente - ammise il ragazzo. - Ma se non altro
mi tolgo la soddisfazione di dire quello che penso.
 un lusso, l'unico che posso togliermi!
Stavano per uscire dal boschetto, e Bruno afferr
Fanny per un braccio, costringendola a fermarsi.
- Cosa ti prende? - fece lei, sorpresa.
- Lo sai cosa penso? Che pur trovandomi antipatico
provi una certa attrazione per me...
- Nemmeno per sogno!
- Non vuoi confessarlo neppure a te stessa, ma
 cos...
- Lasciami, Bruno, e smettila di dire delle sciocchezze!
- Hai ragione, ho parlato troppo - disse il ragazzo
sorridendo. Ma invece di lasciarla andare la
attir di scatto a s e la baci.
Colta di sorpresa, Fanny ebbe un attimo di smarrimento.
Rimase inerte, tra le braccia di Bruno, e
si riprese solo quando lui si fu staccato da lei.
- Che ne dici, Fanny?
- Sei un... un...
- Un poco di buono? Un mascalzone? Certo,
ed  proprio il fatto di essere cos diverso dai ragazzi
che hai sempre conosciuto che mi rende interessante,
non trovi?
Fanny, con le lacrime agli occhi, gli allung una
sberla. Lo colp con tutta la forza di cui era capace,
ma il sorriso, quel sorriso ironico, non scomparve
dal viso di Bruno.
Corse a perdifiato verso la villa, inseguita dall'eco
della risata del ragazzo.
La ragazza aveva sperato di riuscire a rifugiarsi
nella sua stanza, senza che nessuno la vedesse in
quello stato. Ma proprio mentre stava attraversando
l'atrio della villa vide Riccardo che scendeva lo
scalone.
- Ehi, dove corri, Fanny? - disse il ragazzo,
sorpreso di vederla cos affannata.
Solo quando le fu accanto si accorse delle lacrime
che rigavano il suo viso.
- Cosa  successo? - le chiese, allarmato.
- Niente... niente, Riccardo.
Lui la prese per le spalle.
- No, qualcosa deve pur esserti successo, Fanny.
Tu non sei il tipo che si mette a piangere per
niente...
- Giocavo con Buck, nel parco, e... sono caduta,
mi sono fatta male - ment la ragazza.
- Dove? Dove ti sei fatta male?
- Ti ho detto che non  niente! - scatt Fanny,
scostandosi bruscamente da lui.
Gli volse le spalle, asciug le lacrime e cerc disperatamente
di riacquistare la padronanza dei suoi
nervi.
- No, tu non sei caduta - disse Riccardo.
- Non ti sei fatta male... Dev'essere stato qualcos'altro
a farti piangere.
- Lasciami in pace, ti prego...
Fanny fece per avviarsi per lo scalone, ma lui la
trattenne.
- Vuoi spiegarmi cosa accidenti  successo?
Non fare la bambina, andiamo. Non capisco perch
tu non voglia dirmi la verit. A meno che... Eri
nel parco, hai detto. Eri sola? Avanti, rispondi... eri
sola?
Lei si prese il viso tra le mani, sospirando.
- S, s, ero sola... Non facciamo un dramma,
adesso, Riccardo!
- Hai visto Bruno, vero?  cos, ne sono sicuro!
Fanny rimase in silenzio, mentre nuove lacrime
scendevano lungo le sue guance.
- Be', se non vuoi dirmi tu cos' successo, andr
a chiederlo a Bruno! - sibil Riccardo.
- No, ti prego, lascia perdere...
Riccardo si avvi, deciso.
- Non  successo niente - grid Fanny. -
Non andare da lui, finirete per litigare e...
Non complet la frase. Riccardo non poteva pi
udirla, era uscito nel parco, e la ragazza si rese conto
che in nessun caso sarebbe riuscita a trattenerlo.
Se gli avesse detto com'erano andate le cose, avrebbe
solo peggiorato la situazione.
Riccardo trov Bruno disteso sull'erba, all'ombra
di un platano, nei pressi della dpendence.
- A giudicare dalla faccia che hai - disse Bruno,
ridendo - non penso che la tua sia una visita
di cortesia...
- Cos' successo? - chiese Riccardo, fermandosi
accanto a Bruno e fissandolo duramente.
- Cos' successo? - ripet l'altro, quasi scimmiottandolo.
- E che ne so? Dipende... Di che
cosa stai parlando?
- Lo sai benissimo, Bruno! Poco fa devi aver
visto Fanny, nel parco... e lei  tornata alla villa
piangendo.
- Le ragazze vanno matte per le lacrime, no?
- Non fare il furbo!
- Senti, Riccardo, se la tua ragazza si mette a
frignare, non sono cose che mi riguardano - disse
Bruno, alzandosi.
- Appunto, Fanny non deve riguardarti, e quindi
faresti meglio a girarle alla larga!
- Il mondo  grande... ma questo parco  piccolo,
ed  cos facile incontrarsi! - disse Bruno,
scoppiando a ridere. - Anche senza farlo apposta,
sai...
- Piantala! Voglio sapere perch hai fatto piangere
Fanny!
- Ma non ne ho idea, Riccardo... Posso solo
dirti che mentre mi baciava non piangeva affatto!
Riccardo rimase come impietrito, a quelle parole.
Fu la risata di Bruno a scuoterlo, a riportarlo
bruscamente alla realt.
D'istinto, part con il destro, puntando al mento
di Bruno, ma l'altro schiv agilmente il colpo. Rabbiosamente,
Riccardo tent ancora di colpirlo, ma
aveva di fronte un avversario che avev avuto per
palestra la strada, che aveva imparato a menare le
mani fin da quando era un bambino.
- Lascia perdere - disse Bruno, ridendo, mentre
Riccardo mancava ancora il bersaglio. Si limitava
a schivare i colpi, senza reagire. Sentiva l'impulso
di colpire Riccardo, ma quel gioco sembrava
divertirlo maggiormente. Ridicolizzare l'avversario
gli dava maggiore soddisfazione che colpirlo.
Quando, per, un pugno di Riccardo and a segno,
Bruno ebbe una violenta reazione.
Lo colp allo stomaco, prima, poi ripetutamente
al viso, e si ferm solo quando Riccardo fu a terra,
ai suoi piedi, svuotato d'ogni energia.
- Te la sei proprio voluta - disse Bruno. -
Ti avevo avvertito, avresti fatto meglio a lasciar
perdere... Forse tu sei pi in gamba di me in tante
altre cose, ma se si tratta di fare a pugni posso
stenderti tutte le volte che voglio!
Riccardo si rialz a fatica.
- Avanti, corri a farti consolare dalla mamma,
vai a piangere da pap - disse Bruno. - Chiedi
a tuo padre di sbattermi fuori... Vedendoti in questo
stato, forse si decider a farlo, sar la volta
buona!
- No... sar io stesso a cacciarti via, un giorno
o l'altro - disse Riccardo.
- Non ti dar questa soddisfazione - disse Bruno.
- Sar io ad andarmene, prima o poi, vedrai...
- Perch non lo fai subito?
-  stato tuo padre a chiedermi di venire qui.
Non so perch lo ha fatto, non ne ho ancora capito
la ragione, ma  stato lui a volerlo. Quindi, se
non ti va la mia presenza, prenditela con lui! Ma,
prima di tutto, vai a lavarti la faccia, a medicarti
- disse Bruno, ridendo. - Non stai affatto bene,
con quel sangue sul muso, sai...


Capitolo decimo.

- Che intenzioni hai? - chiese Elena, ansiosamente.
- Cos non si pu andare avanti - disse Paolo,
scuotendo il capo. - Abbiamo voluto che Bruno
venisse ad abitare qui vicino per aver modo di
conoscerlo, di farci conoscere. Speravamo anche che
lui e Riccardo potessero legare, diventare amici, il
che avrebbe semplificato un poco la situazione. Ma
a quanto pare  stato tutto inutile, la nostra iniziativa
si  rivelata un vero fallimento!
- E ora? Cosa dirai a Bruno?
- Dovr darmi una spiegazione.  inammissibile
che lui e Riccardo siano venuti alle mani...
Riccardo non aveva voluto giustificare le sue condizioni,
i segni visibili dei colpi subiti, e Paolo
aveva intuito la verit. Aveva allora mandato il custode
della villa a chiamare Bruno, nella dpendence.
- Sta arrivando - disse Elena, che era accanto
alla grande vetrata dello studio.
- Sar meglio che ci lasci soli, cara - disse
Paolo.
- No, preferisco restare.
- Ma probabilmente ci sar una discussione poco
piacevole, Elena...
- Ho il dovere e il diritto di restare, Paolo.
Abbiamo deciso insieme di far venire Bruno qui,
e qualunque sia la decisione che adesso prenderemo
voglio esserti accanto, fino in fondo.
- S, hai ragione, cara. Ma volevo solo evitarti
qualcosa di spiacevole - mormor l'industriale.
Bruno entr nello studio con un'aria pi spavalda
e indisponente del solito. Evidentemente riteneva
che si fosse giunti alla resa dei conti, e voleva,
a modo suo, finire in bellezza.
- Cosa  successo fra te e Riccardo? - gli chiese
Paolo, brusco.
- Ha voluto fare a pugni con me - rispose il
ragazzo, scrollando le spalle. - E le ha prese, naturalmente...
- Perch siete venuti alle mani?
- Riccardo che versione ha dato? - domand
Bruno, ironico.
- Non ha voluto dire nulla - sospir Elena.
- Be', allora star zitto anch'io - disse il ragazzo.
- In fondo, non ha importanza perch abbiamo
fatto a pugni. Quello che conta  solo che io
ho pestato il figlio del padrone!
- Non usare quel tono! - scatt Paolo. - Ti
assicuro che  fuori luogo.
- La tregua  finita, signor Oldani. Io ne ho
abbastanza di stare qui, a ricevere la vostra elemosina.
Le ho gi detto quello che penso... Tutta questa
faccenda  molto strana, non riesco a capire
perch lei si sia dato tanto da fare per me. Quindi,
o si decide a darmi delle spiegazioni, oppure non
mi resta che fare fagotto e andarmene.
Paolo ed Elena si scambiarono un'occhiata incerta.
- Penso che Bruno abbia ragione - mormor
la donna. - Tu stesso, Paolo, poco fa hai detto
che non si pu andare avanti in questo modo.
-  vero, non ci resta altro da fare che mettere
le carte in tavola - convenne l'industriale. - A
una condizione, per - precis, fissando il ragazzo.
- Quale condizione? - chiese Bruno.
- Quello che ti diremo, adesso, dovrai tenerlo
per te. Si tratta di qualcosa che riguarda anche Riccardo,
e non vogliamo che debba soffrirne pi del
necessario. Voglio la tua parola d'onore, Bruno. Voglio
che tu mi prometta che non dirai niente a Riccardo,
almeno per il momento.
- D'accordo - sbuff il ragazzo. - Lo prometto...
Ma ora veniamo al sodo.
- Tua madre non ha mai prestato servizio in
questa casa - disse Elena. - Non l'abbiamo mai
conosciuta...
Bruno li fiss sconcertato, sbalordito.
- Ma allora perch vi siete dati tanto da fare
per trascinarmi qui, per darmi un lavoro fasullo,
per farmi vivere a due passi da voi?
Fu Paolo a spiegargli tutto, in maniera concisa.
Gli disse della visita di don Elio, di quello che Vittoria
Trezzi aveva confidato al sacerdote sul letto
di morte, dello scambio dei neonati...
Il ragazzo, incredulo, si lasci cadere su una
sedia.
- State prendendomi in giro? Che scherzo 
questo?
-  la pura verit, Bruno - disse Paolo.
- Tu sei nostro figlio - sospir Elena.
- Io... io sono vostro figlio - balbett il ragazzo
- mentre Riccardo  figlio della donna che
ho sempre considerato mia madre? Io avrei dovuto
crescere qui, e lui avrebbe dovuto vivere la mia
esistenza? Ma tutto questo ...  pazzesco!
- Ora capisci perch ci siamo comportati in
quel modo con te? - disse Paolo. - Volevamo
che tu ti riavvicinassi per gradi alla tua vera famiglia.
Volevamo evitare dei traumi, soprattutto a
Riccardo. Lo abbiamo allevato credendolo nostro
figlio, e l'affetto che abbiamo per lui non pu essere
cancellato in ogni caso. Riccardo rester comunque
con noi... ma dovremo fargli accettare questa
realt, dovremo trovare il modo di dirgli la
verit, di spiegargli perch tu sei qui.
- Insomma, dovr rassegnarsi ad essere, in un
certo senso, come mio... fratello! - disse Bruno.
- S,  proprio questo che noi vorremmo -
intervenne Elena. - Dovrete imparare a volervi bene,
tu e Riccardo, come due fratelli.
- Non sar facile - disse Bruno, sorridendo,
ancora frastornato da quella rivelazione.
- Dipender solo dalla vostra buona volont -
disse Paolo.
- Certo, se le cose stanno cos, tutto  molto
diverso - disse il ragazzo, fissando il vuoto, pensoso.
- Io non sono un poveraccio, sono un Oldani...
- S, sei un Oldani - convenne Paolo - e
Vedremo di fare in modo che tu possa portare il
nome che ti spetta.
- E con Riccardo come pensate di cavarvela?
- Diremo la verit anche a lui - rispose Elena.
- Ma dovremo... prepararlo, dovremo andare
con i piedi di piombo.  un ragazzo molto sensibile.
- Gi, con me dev'essere stato pi facile vuotare
il sacco, tutto sommato - disse Bruno, alzandosi.
C'era ancora una punta di sarcasmo, nella sua
voce.
- Ti chiediamo solo di non precipitare le cose -
disse Elena, avvicinandosi al ragazzo. Gli sfior
il viso con una carezza. Quel gesto di tenerezza, il
primo che Elena avesse compiuto nei confronti del
figlio, parve imbarazzare entrambi.
- D'accordo, continueremo a recitare questa
commedia - disse Bruno - finch non avrete parlato
con Riccardo. Spero solo che vi sbrighiate a
farlo, perch non mi va di essere trattato dall'alto
in basso da lui. Non mi andava prima, e mi va
ancora meno adesso che so come stanno le cose...
Come Paolo aveva temuto, quella rivelazione non
ebbe un effetto positivo su Bruno. Il ragazzo cerc
di controllarsi, nei primi giorni, ma ben presto si
lasci andare. Non si faceva vedere quasi mai in
stabilimento, batteva cassa in continuazione, e aveva
un atteggiamento sempre pi irritante e provocatorio
nei confronti di tutti, in particolar modo di
Riccardo.
Spesso non tornava a dormire neppure nella dpendence.
Preferiva bazzicare nel suo vecchio
quartiere, al volante dell'auto che Paolo gli aveva
regalato, con le tasche piene di soldi.
Con chi gli domandava l'origine di quel suo improvviso
e sorprendente benessere, Bruno era piuttosto
vago. Lasciava comunque intendere d'aver
trovato una miniera, una fonte praticamente inesauribile
di denaro.
Solo a Marina, una sera, confid la verit. Aveva
dovuto insistere per accompagnare la ragazza
a casa con la sua auto sportiva. Lei lo guardava
con diffidenza.
- Lo so a cosa stai pensando - disse Bruno,
scoppiando a ridere. - Sei convinta che io mi sia
cacciato in qualche guaio, vero? Che abbia... che
so, rapinato una banca!
- Questa macchina, tutti i soldi che spendi e
spandi - sospir Marina. - A cosa vuoi che pensi?
- Be', ti sbagli!
- Vorrei che fosse cos...
Bruno si sent ferito dalla palese incredulit della
ragazza. Di quello che potevano pensare tutti gli
altri non gli importava. Ma agli occhi di Marina
voleva apparire nella giusta luce.
Le disse tutto, quasi con rabbia, e fu costretto a
ripetere pi volte il suo racconto per convincere la
frastornata ragazza.
- Ma ...  meraviglioso! - disse lei, alla fine,
commossa. - Ti rendi conto che hai trovato una
famiglia, la tua famiglia? Hai un padre, una madre...
- E una fortuna considerevole! - complet il
ragazzo, ridendo.
- Certo, anche questo ha la sua importanza -
ammise Marina. - Ma non  tutto, Bruno... Non
devi pensare solo ai soldi degli Oldani.
- Davvero? Be', ti confesso che io invece riesco
a pensare solo a quello... Ho avuto una vita
disgraziata, fino a oggi, lo sai benissimo. Ho visto
mia madre... s, insomma, la donna che mi ha allevato
e che credevo mia madre - si corresse Bruno,
impacciato - l'ho vista ammazzarsi di lavoro!
Adesso ho l'occasione per rifarmi, capisci? Posso
prendermi un sacco di rivincite, Marina!
La ragazza lo fiss con un'espressione triste, preoccupata.
- Be', non sei contenta? Se non altro non correr
pi il rischio di finir male!
- Certo, almeno questo...
- Sentiamo, cosa c' che non va? - sbuff il
ragazzo, spazientito.
- Bisogna saper fare buon uso della fortuna,
Bruno. Altrimenti pu diventare un'arma a doppio
taglio. Quello che ti  capitato deve servirti per
fare qualcosa di concreto, per programmare il tuo
futuro.
- Me ne infischio del futuro! Ho sempre vissuto
alla giornata, anche quando non avevo una
lira in tasca, no? Figurati se non posso farlo adesso
che non ho pi preoccupazioni economiche!
- Ma dovrai darti da fare, dovrai lavorare a
fianco di... di tuo padre.
- Non ci penso nemmeno! Sar lui a mandare
avanti la baracca. Mi deve vent'anni di miseria, capisci?
E adesso voglio rifarmi!
- Non  colpa degli Oldani se tu non sei cresciuto
con loro, Bruno.
- Ma non  neppure colpa mia! - replic seccamente
il ragazzo. - E dato che la vittima principale
di questa assurda faccenda sono stato io,
tocca a loro, agli Oldani, pagare, risarcirmi!
Erano giunti di fronte alla modesta casa di Marina,
e la ragazza fece per scendere.
Lui la trattenne, cerc di attirarla a s.
- Non mi dai neppure un bacio, Marina?
- No, Bruno... Lasciami andare, ti prego.
- Ma perch? Sei sempre stata innamorata di
me, no? E anch'io ti ho sempre voluto bene.
- Dicevi per che non ti potevi permettere il
lusso di amare una brava ragazza, ricordi?
- S, ma adesso le cose sono cambiate.
- Appunto, sono cambiate... E ora sono io che
non posso permettermi di amarti.
- Ma cosa stai dicendo, Marina?
- Le cose sono cambiate, ma tu sei rimasto lo
stesso di prima, intimamente. Un disgraziato, uno
scioperato, un balordo...
-  questo che pensi di me?
- S... L'unica differenza  che, prima, eri senza
un soldo. Ma il fatto che ora tu sia ricco non
cambia niente, nella sostanza. No, Bruno, non posso
amare uno come te, spiantato o pieno di soldi
che sia. Ho sempre sperato che tu potessi cambiare,
un giorno... Solo su questa speranza era basato il
mio amore per te. Ma adesso mi rendo conto che
questa speranza  svanita del tutto.
- Stai facendo dei discorsi senza senso - disse
Bruno, mentre la ragazza scendeva dall'auto.
- Per me hanno un senso... Tocca a me, questa
volta, dirti che  meglio che ognuno di noi vada
per la sua strada.
- Posso trovarne cento, mille, di ragazze migliori
di te! - disse Bruno, punto sul vivo. - Ma
chi credi di essere? Lo sai qual  la verit, Marina?
In un certo senso ti secca che io non sia pi
un povero disgraziato! S,  proprio cos... Prima
ti facevo pena, e ti piaceva darmi una mano, mentre
ora non sopporti che io non abbia pi bisogno
di nessuno!
La macchina ripart, di scatto. La ragazza rimase
immobile sul marciapiede, fissandola, finch non
scomparve oltre una curva.
Non riesco neppure a piangere, pens Marina.
La fine di questa storia, del mio amore inutile
per Bruno, mi ha lasciato solo un gran vuoto...
Per quel week-end Fanny aveva insistito, con Riccardo,
per andare fuori citt. Non se la sentiva di
passare un paio di giorni a villa Oldani, con il rischio
costante di imbattersi in Bruno.
Riccardo, per, non aveva voluto saperne. Covava
un sordo rancore nei confronti di Bruno, e non
voleva dargli l'impressione di evitarlo, di avere paura
di lui.
Il sabato pass senza incidenti. Bruno, ammesso
che fosse nella dpendence, non si fece vedere
dalle parti della villa.
La domenica mattina, per, mentre Fanny stava
per raggiungere Riccardo che la aspettava al campo
da tennis per fare una partita, Bruno comparve
all'improvviso. La ragazza se lo trov di fronte,
sotto il porticato.
- Dovresti darmi lezioni di tennis - le disse
il ragazzo, notando la tenuta da gioco di Fanny.
Lei non rispose, fece per allontanarsi. Ma Bruno
la trattenne per un braccio.
- Dovresti essere pi gentile con me - disse,
ridendo. - Sai, il futuro pu sempre riservare delle
sorprese, e un giorno io potrei diventare... attraente
quanto il tuo Riccardo!
- Io non riuscir mai a trovarti attraente! -
scatt Fanny. - Ti trovo solo detestabile, odioso!
- Attenta, quando si odia troppo una persona
spesso si finisce per amarla...
- Vuoi lasciarmi il braccio, Bruno? Mi fai
male...
- Ti lascio, a patto che tu non scappi subito.
- Ma... ma insomma, si pu sapere cosa vuoi
da me?
Il ragazzo la attir a s, fece per baciarla. Ma
questa volta Fanny non si lasci cogliere di sorpresa.
Reag con energia, con rabbia, graffiando il viso
di Bruno.
Lui la lasci, imprecando, portandosi una mano
sulla guancia su cui erano evidenti le tracce di quei
graffi.
Fu in quel momento che, da dietro l'angolo del
porticato, sbuc Riccardo. Anche lui era in tenuta
da gioco.
- Fanny, ti decidi o no? - disse Riccardo, scorgendo
per prima la ragazza. Quando si accorse della
presenza di Bruno, impallid. Dall'atteggiamento
dei due intu che doveva essere capitato qualcosa.
Fanny era rossa in viso, agitata, mentre Bruno si
comprimeva con la mano la guancia nella quale la
ragazza aveva affondato le unghie.
Li raggiunse, quasi correndo.
- Ti avevo detto di stare alla larga da Fanny!
- grid, rivolto a Bruno.
- Non fare la voce grossa con me - ribatt
l'altro.
- No, io dico quello che penso, anche se dovessimo
fare a pugni ogni giorno, e se fossi sempre
tu a darmele! Tra l'altro, ti faccio notare che
sei in casa mia...
- Questo  da vedere - disse Bruno, scoppiando
a ridere.
- Come sarebbe a dire?
- Lasciamo perdere, Riccardo.  meglio, credimi...
- No, devi spiegarti! - disse il ragazzo, afferrando
Bruno per un braccio.
- Toglimi le mani di dosso!
Fanny cerc di mettersi tra i due, di separarli.
- Smettetela di litigare, vi prego!
Bruno la spinse via, bruscamente. Fu quel gesto
a far perdere il lume della ragione a Riccardo. Si
gett su Bruno, a pugni e a calci.
I due ragazzi rotolarono a terra, avvinghiati. Fu
ancora Bruno ad avere la meglio, ma oltre a darne
ne prese anche parecchie.
- Devi andartene! - sibil Riccardo, mentre
si rialzavano, pesti e sanguinanti.
- Non sei proprio tu che puoi dirmi una cosa
del genere - replic Bruno.
- Ti sbagli! Sono io che ti sbatto fuori... Poi
me la vedr con mio padre, d'accordo. Ma non credo
proprio che avr ancora il coraggio di difenderti.
Tu sei un intruso, in questa casa, Bruno!
- Lo credi davvero? E se invece fossi tu l'intruso?
- Dove vuoi arrivare?
- Ti avevo avvertito - disse Bruno, che oramai
aveva perso il controllo dei nervi. - Ti conveniva
lasciar perdere...
- Spiegati, una volta per tutte. Ne ho abbastanza
di mezze frasi, di allusioni!
- Be', te l'ho detto... se c' un intruso, in questa
casa, non sono certo io!
- E con che diritto...
Bruno non gli lasci completare la frase. Gli grid
in faccia la verit.
- Io, e soltanto io ho il diritto di chiamarmi
Oldani! Tu sei finito in questa famiglia solo per
uno scherzo del destino...
L'enormit di quanto aveva detto Bruno parve
paralizzare Riccardo.
- Vuoi che ti racconti la storia della tua vera
famiglia? - disse Bruno, spietato.
Fanny, stravolta, fissava i due ragazzi singhiozzando
sommessamente.
- Dunque - prosegu Bruno tuo padre non
si sa neppure chi fosse, mentre tua madre...


Capitolo undicesimo.

Elena, seduta su una poltrona del grande soggiorno
della villa, si asciugava le lacrime. Paolo le era accanto
e cercava di confortarla, mentre Fanny se ne
stava rannicchiata su un divano, pallida, tesa, con
gli occhi segnati dal pianto.
Bruno si vers da bere, una robusta dose di whisky
che tracann quasi d'un fiato.
- Tanto, prima o poi questa storia doveva saltar
fuori, no? - sbuff poi, rivolto agli altri.
- S, ma avremmo voluto essere noi a parlare
a Riccardo - disse Paolo. - Avremmo voluto spiegargli,
fargli capire che... che in ogni caso non
avrebbe mai perso il nostro affetto.
- Tu, invece, lo hai messo di fronte alla realt
in un modo... - disse Fanny, prendendosi il capo
tra le mani. - Come hai potuto dirgli quelle cose
tremende?
-  stato lui a provocarmi - si difese Bruno.
- Ho perso la testa... Riccardo mi ha trattato come
un intruso, come un povero disgraziato, e io
non ci ho visto pi! Mi dispiace, d'accordo - aggiunse,
allargando le braccia. - Ma ormai  fatta...
- Avevi promesso di non dirgli nulla - mormor
Elena, che non riusciva a trattenere le lacrime.
-  vero, lo avevo promesso - ammise Bruno.
- Ma anche voi avevate fatto una promessa. Avevate
detto che gli avreste parlato, al pi presto, per
sbloccare una situazione assurda, paradossale. Dal
suo punto di vista, Riccardo aveva ragione, non si
spiegava la mia presenza qui... Ma io ero stufo di
vedermi trattare da lui come un poveraccio!
- Bruno non ha tutti i torti - sospir Paolo.
- Avremmo dovuto farci forza, trovare il coraggio
per dire la verit a Riccardo...
- Ma dove pu essere andato? - disse Fanny.
- Quando Bruno gli ha detto quelle cose terribili,
Riccardo non ha aperto bocca. Poi  salito nella
sua stanza, si  cambiato,  saltato in macchina e
s' allontanato senza dire niente a nessuno.
- Sar andato a ubriacarsi, da qualche parte -
disse Bruno, scrollando le spalle. - Io, al suo
posto, avrei fatto cos.
- Ma lui  diverso da te - disse Fanny.
- Molto diverso...  sensibile, vulnerabile...
- D piuttosto che  un debole! - tagli corto
il ragazzo.
-  vero, Riccardo  un debole - sospir Paolo.
- E in fondo la colpa  nostra, se  cos. Siamo
stati noi ad allevarlo, a proteggerlo da tutto ci
che avrebbe potuto turbarlo. Non sa niente della
vita, non  preparato per reagire alle avversit.
- Forse questa sar per lui l'occasione buona
per diventare un uomo - disse Bruno.
- Ho paura che possa commettere qualche
sciocchezza - singhiozz Elena. - Deve avere
l'impressione che il mondo gli sia crollato addosso...
- Vi ho gi detto che mi dispiace di aver detto
quelle cose a Riccardo - fece il ragazzo, spazientito.
- Piantatela di guardarmi come se dovessi
avere sulla coscienza chiss quali disgrazie! Non
conosco a fondo Riccardo, comunque non credo
proprio che ci si debba preoccupare troppo. Avr
sentito il bisogno di star solo, di riflettere... O avr
voluto riempirsi d'alcol per dimenticare alla svelta,
anche se solo per un poco, la prima tegola che gli
 caduta in testa da quando  venuto al mondo.
Ma in ogni caso, prima o poi torner, vedrete.
- Come fai a esserne cos sicuro? - chiese
Elena, tra le lacrime.
- Dove volete che vada? Voi stessi avete ammesso
che Riccardo  un debole, che non sa affrontare
la vita...  cresciuto qui, questo  l'unico
punto di riferimento che ha. Si far vivo, ne sono
certo. Sentir il bisogno di parlare con voi, per
capire se i vostri sentimenti nei suoi confronti sono
cambiati.
- Io non mi sento tranquilla... dobbiamo cercarlo,
trovarlo! - disse Elena, stringendo la mano
del marito. - Fai qualcosa, Paolo... Avvertiamo la
polizia!
- Non  il momento di perdere la testa - intervenne
Bruno, deciso. -  ridicolo farlo cercare
dalla polizia. Mica  scappato, no?  solo andato
a fare un giro, per quello che ne sappiamo.
- Ma se n' andato questa mattina - obiett
Fanny - e ora  gi notte...
- Va bene, andr a cercarlo - disse Bruno.
-  questo che volete, no?
- Forse sarebbe meglio se fossi io ad andare a
cercarlo - disse Paolo.
- Non abbiate paura, se lo ritrover non ci
rimetteremo a fare a pugni - disse il ragazzo, notando
l'aria perplessa, incerta, degli altri. - Io non
ne ho affatto voglia, e lui dubito che sia in condizioni
di farlo...
- Io vengo con te - disse Fanny.
- Potremmo girare a vuoto anche per tutta la
notte. Te la senti?
- Certo! - disse la ragazza, decisa.
- Non mi sembra il caso che tu, Fanny... -
mormor Elena.
- Ma io so i posti che frequenta abitualmente,
conosco i suoi amici - disse Fanny. - Col mio
aiuto, sar pi facile ritrovarlo.
Paolo annu.
- S,  giusto che tu vada con Bruno.
Fanny volle fare il giro dei bar e delle discoteche
dove di solito andava in compagnia di Riccardo.
Bruno la accontent, pur mostrandosi molto scettico.
- Non credo proprio che Riccardo vorr farsi
vedere nei soliti posti, nello stato d'animo in cui 
- osserv il ragazzo.
- Ma quando uno  in crisi, va a cercare qualche
amico, per sfogarsi, per trovare comprensione,
non ti pare? - obiett Fanny.
- Non si tratta di una crisi qualsiasi, non lo
capisci? Riccardo ha scoperto all'improvviso di non
essere quello che ha sempre creduto, ha saputo che
quelli che credeva i suoi genitori in fondo sono solo
degli estranei. Sa di portare un nome che non  il
suo, e per lui  come se tutta la sua esistenza fosse
stata spazzata via di colpo... Non credo proprio che
sia facile andare a raccontare una cosa del genere
a qualcuno, per quanto ti possa essere amico.
- Se  come dici tu, allora Riccardo  solo...
solo con i suoi problemi, con il suo dramma - mormor
Fanny.
- S, e dovr cavarsela da solo. Non penso che
noi potremo aiutarlo.
- Se la pensi cos, perch ti sei offerto di andarlo
a cercare?
- Non mi andava di vedere Elena piangere -
rispose il ragazzo, brusco.
Da quando aveva saputo la verit, non era pi
riuscito a chiamarla signora Oldani, ma non gli era
venuto neppure di chiamarla mamma.
- Bruno... Cosa provi per loro? Per i tuoi genitori,
voglio dire - gli chiese Fanny, vedendolo
turbato.
- Non lo so neppure io... Forse provo solo del
rimpianto.
- Del rimpianto? Per che cosa?
- Rimpiango il fatto di non essere cresciuto con
loro, di non aver avuto modo di imparare a provare
dell'affetto per mio padre e per mia madre. Tutto
questo  toccato, invece, a Riccardo... Il destino si
 divertito, con noi, ci ha giocato davvero un bel
tiro!
Ad un certo punto Bruno decise di cercare Riccardo
non pi nei locali eleganti della citt, ma in
quelli frequentati da gente non tanto raccomandabile.
- Ma Riccardo non metterebbe mai piede in
posti del genere - protest Fanny, sconcertata.
- Se non gli va di vedere i soliti amici, dove
vuoi che vada? - disse Bruno. - Tra l'altro, ormai
a quest'ora di notte potremo trovare ancora
aperti solo dei locali di questo tipo. La cosiddetta
gente per bene, a questo punto, se ne va a nanna,
mentre in giro restano solo i balordi...
La ragazza si sentiva a disagio in quei posti pieni
di gente chiassosa. Ma la presenza di Bruno le
dava un certo senso di sicurezza.
- Ma cosa fa, nella vita, questa gente? - chiese
candidamente la ragazza.
Bruno scoppi a ridere.
- Si vede proprio che non sei mai uscita dal
tuo guscio dorato - le disse, provando uno strano
senso di tenerezza per lei.
Pens istintivamente a Marina. Anche lei si sarebbe
sentita fuori posto, tra quei balordi, ma non
si sarebbe posta delle domande sul loro conto. Era
nata e cresciuta in un quartiere popolare, tra gente
povera, e pur essendo una ragazza assolutamente
a posto aveva avuto modo di conoscere gli aspetti
meno edificanti dell'esistenza umana.
- Sai, nemmeno a me  mai piaciuto troppo
questo ambiente - disse Bruno. - Ma non  che
abbia avuto troppa possibilit di scelta, in fatto di
amicizie...
- D'ora in avanti tutto sar diverso, per te.
- S, dovrebbe essere cos - disse il ragazzo,
facendosi pensoso. - Ma incomincio a chiedermi
se riuscir davvero a diventare un altro... voglio
dire, a diventare un Oldani. Forse un nome e tanti
soldi non bastano per cambiare un individuo, Fanny.
La ragazza lo fiss sorpresa. Era la prima volta
che sentiva Bruno parlare con quel tono accorato.
- Mi domando anche perch me la sono presa
tanto con Riccardo - riprese il ragazzo. - In
fondo, non mi ha fatto niente di male. Non  sua
la colpa se sua madre, venti anni fa, ci ha scambiati
nelle culle. Ma forse in Riccardo ho visto tutto
quello che ho sempre odiato... Se cresci per la
strada, come  capitato a me, provi istintivamente
dell'avversione per i figli di pap, per quelli che
hanno avuto la vita facile. A pensarci bene,  stupido...
Ma  cos, Fanny.  sempre cos, purtroppo.
- S, penso di riuscire a capirti. Ma tu... tu sei
diverso da come ti immaginavo, sai... Ora mi rendo
conto che la tua aria strafottente, i tuoi atteggiamenti
provocatori, non sono altro che una maschera.
In realt devi essere... meno cattivo di quello che
vuoi sembrare. Non  cos?
- Pu darsi... Non so, Fanny, mi sento piuttosto
confuso.  come se, gettando in faccia la verit
a Riccardo, mi fossi scaricato. Adesso non so pi
esattamente cosa voglio... Pensavo di togliermi una
bella soddisfazione, dicendogli che era lui l'intruso,
che ero io quello che aveva il diritto di farla da
padrone in casa Oldani. Ma mi  rimasta la bocca
amara... Ho fatto del male a me stesso, in un certo
senso.
- A te stesso? Non capisco...
- Ma s, ho ferito Riccardo, l'ho umiliato, senza
rendermi conto che in definitiva lui veniva a
trovarsi nei miei panni. Nei miei vecchi panni... Io
sono lui, e lui  me... Io sono diventato un Oldani,
e lui  diventato il figlio di una povera donna! Ho
subito molte umiliazioni, da ragazzo, e quando per
la prima volta ho avuto la fortuna dalla mia, quando
la mia condizione  migliorata miracolosamente,
non ho saputo fare altro che umiliare un ragazzo
nel quale invece avrei dovuto solo riconoscere me
stesso...
Continuarono a girare per la citt, senza una
meta precisa. Solo il caso, e il fatto che col passare
del tempo erano sempre meno i locali ancora aperti,
poteva far sperare loro di rintracciare Riccardo.
Sempre che il ragazzo, come supponeva Bruno, fosse
andato a rifugiarsi in qualche bar.
- E se invece fosse andato da qualche amico,
o a casa di qualche ragazza? - disse Bruno, ad un
certo momento.
- No, penso di poterlo escludere - disse Fanny.
- Riccardo non ha amici intimi, ha solo delle
conoscenze tutto sommato superficiali. In quanto
alle ragazze, tutto il suo tempo libero lo ha sempre
passato con me...
- Deve volerti molto bene.
- S, forse s...
- Forse? Credevo che fossi sicura dei suoi sentimenti -
disse Bruno, sorpreso dall'aria esitante
della ragazza.
- Lo sono sempre stata, ma adesso...
- Cos' cambiato?
- Non saprei spiegarlo, ma ho la sensazione
che qualcosa sia cambiato, tra noi due - mormor
Fanny. - Ho sempre considerato Riccardo un ragazzo
perfetto, un ragazzo d'oro. Ora penso che
forse  soltanto un bambino viziato... Un debole,
un insicuro, capisci? Quando ha saputo la verit,
da te,  scappato... Non  una reazione infantile,
questa?
- Cosa ti aspettavi? Che facesse salti di gioia?
- No, ma avrebbe dovuto affrontare la situazione
con calma, dimostrarsi pi maturo. Avrebbe
dovuto parlare con i suoi genitori... s, insomma,
con quelli che lo hanno allevato credendolo loro
figlio. E invece  andato a... a nascondersi chiss
dove!
- Chiss, forse anch'io al suo posto avrei fatto
lo stesso - disse Bruno, pensoso.
- No, tu avresti reagito diversamente, ne sono
sicura. Forse avresti sbagliato, non so, avresti magari
spaccato tutto quello che ti capitava a tiro...
Ma non saresti scappato.
- Non me la sento di giudicare Riccardo. Prima
lo detestavo, mi faceva rabbia, mentre adesso
mi fa pena... O forse non si tratta neppure di questo.
No, non mi fa compassione...
- Cosa provi per lui, allora?
- Non lo so... Vorrei solo trovarlo, dirgli che a
essere nemici abbiamo da perderci, tutti e due. Vorrei
dargli una mano, insomma. Sarebbe la prima
volta che faccio qualcosa per qualcuno, sai... In
passato ho sempre dovuto pensare unicamente a me
stesso.
- Ma tu... - Fanny aveva un'aria esitante, imbarazzata
- tu non hai mai avuto nessuno? Degli
amici, voglio dire, una ragazza...
- Amici? No, sono sempre stato troppo chiuso
in me stesso per riscire a farmi dei veri amici -
rispose Bruno. - In quanto alle ragazze, non mi
sono mai preso delle cotte. Non ho mai voluto innamorarmi,
ecco la verit.
- Perch? Non credi nell'amore?
- Non ho mai creduto in niente, neppure in me
stesso - disse Bruno, con amarezza. - La vita
era gi abbastanza grama per me, e non mi sembrava
il caso di coinvolgere un'altra persona.
- Ma non si pu vivere senza amore...
- Pu darsi. Io, comunque, finora ci sono riuscito,
come vedi. C' stata una sola ragazza per la
quale avrei potuto provare qualcosa...
- Parlami di lei - disse Fanny.
- Si chiama Marina... Una brava ragazza, a posto.
Io non potevo certo essere il tipo adatto a lei.
- Hai rinunciato a lei per non farle del male?
 questo che intendi dire?
- S...
- Ma ora tutto  diverso, la tua situazione 
cambiata.
- Gi, ma adesso  lei che non vuole pi saperne
di me! - disse Bruno, con una risata poco
convincente.
- Per quale ragione?
- Dice che sono rimasto lo stesso balordo di
prima, che non cambier mai. Quand'ero un poveraccio,
aveva fiducia in me, ma l'ho delusa proprio
quando ho avuto questo colpo di fortuna... In fondo,
credo che abbia ragione lei, povera Marina. Sono
io che sbaglio, che sbaglio sempre. Ho sbagliato
prima, facendo la vittima pi del necessario, andando
alla deriva, e ho sbagliato anche dopo, quando
gli Oldani mi hanno dato una mano!
- Il fatto che tu te ne renda conto  gi qualcosa,
non ti pare?
- S, ma non so se pu bastare per cambiare
le cose, Fanny.
Trovarono Riccardo proprio quando stavano oramai
per rinunciare e per fare ritorno alla villa.
Lo videro in un bar, seduto a un tavolino, in un
angolo. Si reggeva il capo con le mani, fissando il
bicchiere vuoto che aveva davanti a s.
- Hai visto? - disse Bruno. -  andata proprio
come avevo immaginato. Deve aver bevuto come
una spugna...
Riccardo non si accorse della loro presenza neppure
quando Bruno e Fanny furono accanto a lui.
- Riccardo... - mormor la ragazza.
Il giovane sollev faticosamente lo sguardo su
di lei.
- Cosa... cosa vuoi? - farfugli. Poi scorse
anche Bruno, e strinse istintivamente i pugni. Ma
non ebbe la forza di alzarsi. - Cosa volete da me?
Lasciatemi in pace!
- Vieni, andiamo via - disse Fanny.
Riccardo scosse il capo.
- No, io da qui non mi muovo - brontol.
- Ma non puoi passare qui tutta la notte! -
disse la ragazza, posandogli una mano sulla spalla.
Riccardo fece un cenno con la mano, come per
scacciare una mosca.
- Vi ho detto che non mi muovo, andate al
diavolo!
- Senti, questo bar sta per chiudere - intervenne
Bruno, con tono amichevole.
- Ma io ho ancora voglia di bere - protest
Riccardo, con voce impastata.
- Appunto... E io conosco degli altri bar ancora
aperti - disse Bruno.
L'altro lo fiss perplesso.
- Mi stai prendendo in giro?
- No, dico sul serio. Vieni con noi, Riccardo.
Il ragazzo esit. Poi si decise ad alzarsi. Quando
fu in piedi, barcoll leggermente, e Fanny d'istinto
lo afferr per un braccio.
- Lasciatemi stare! - grid quasi Riccardo.
- Ce la faccio da solo, non ho bisogno di te... non
ho bisogno di nessuno!
Si avvi con passo incerto verso l'uscita del locale.
Fanny lanci un'occhiata interrogativa a Bruno.
- Be', tanto per incominciare siamo riusciti a
tirarlo fuori di qui - sospir il ragazzo. - L'aria
fresca gli far bene...


Capitolo dodicesimo.

Prima di lasciare il bar, Bruno aveva telefonato a
villa Oldani, per tranquillizzare Paolo ed Elena.
-  sbronzo, come immaginavo - aveva spiegato
- ma date le circostanze direi che sta abbastanza
bene... Non sono sicuro, per, di riuscire a
riportarlo a casa. In ogni caso Fanny ed io resteremo
con lui...
Riccardo, in effetti, non voleva saperne di far
ritorno alla villa.
- Non  pi la mia casa - seguitava a borbottare.
- Io... io sarei solo un estraneo, l!
- Ma ti stanno aspettando - disse Fanny -
sono in ansia per te...
- Chi? Chi  in ansia per me? - disse Riccardo,
scuotendo il capo. - Quelli non sono i miei
genitori...
-  come se lo fossero realmente, non lo capisci?
- intervenne Bruno. - Ti hanno sempre
considerato come un figlio, e in definitiva non 
cambiato niente.
- Tu... tu sei il loro figlio - replic Riccardo,
puntando l'indice contro il petto di Bruno. - Sei
tu che devi tornare a casa, non io!
Si avvi, barcollando. Fanny e Bruno lo seguirono,
rassegnati, a qualche passo di distanza.
- Cosa possiamo fare? - sussurr la ragazza,
sconsolata.
- Sar dura fargli cambiare idea - sospir
Bruno. - Ma con tutto quello che deve aver bevuto,
forse tra non molto croller. E allora non ci
rester che caricarlo in macchina e riportarlo alla
villa.
Ma la resistenza all'alcol di Riccardo sembrava
essere superiore al previsto. Bruno fece allora un
altro tentativo per convincere il ragazzo a lasciarsi
riportare a casa.
- Quale casa? Non ho pi una casa - si intestard
Riccardo. - Non ho pi niente... non ho
pi nessuno... Avevo soltanto mia madre, non 
vero? Ma  morta, senza che io potessi vederla, parlarle
almeno una volta! Com'era mia madre, Bruno?
Tu sei l'unico che pu parlarmi di lei... Le
assomiglio? Aveva i capelli biondi, come i miei?
- No - mormor Bruno, con voce spenta.
- Allora devo aver preso da mio padre... Dimmi,
Bruno, dove abitava mia madre?
- In un quartiere poco lontano da qui.
- Che ne  stato della sua casa?
- L'ho tenuta - rispose Bruno.
- Voglio vederla...
- S, uno di questi giorni ti ci porter.
- No, voglio andarci adesso. Subito!
Bruno ebbe un attimo d'esitazione, poi annu.
- D'accordo. Vieni, torniamo indietro a prendere
la macchina.
Mentre si avviavano, Fanny si accost a Bruno.
- Ma perch lo vuoi portare l? - gli domand,
in un sussurro.
- Ha il diritto di vedere la casa di sua madre
- rispose il ragazzo. -  anche la casa dove sono
cresciuto io, e forse Riccardo, dopo averla vista,
riuscir anche a capirmi, a trovarmi qualche giustificazione...
In ogni caso,  l'unico posto dove
vuole andare, e non possiamo girare a vuoto per
tutta la notte!
Riccardo si guardava attorno, confuso e commosso.
-  in questa casa che avrei dovuto crescere
- mormor.
- S, in queste due povere stanze - disse Bruno,
fissandolo intensamente. -  un ambiente un
po' diverso da villa Oldani...
-  qui che dormiva? - chiese Riccardo, avvicinandosi
al letto.
- S, questa era la stanza di mia... di tua madre.
Riccardo si mise a sedere sulla sponda del letto,
si prese il capo tra le mani.
- Chiss come sarebbe stata la mia vita se fossi
cresciuto qui...
- Sarebbe stata pi o meno come la vita che
ho fatto io, per vent'anni - disse Bruno.
- Non  stata colpa nostra - sospir Riccardo.
- Noi siamo solo stati delle vittime... Tu lo sei
stato per molti anni, ed io lo sono adesso.
- Non c' niente di irrimediabile - disse Fanny,
che fino a quel momento era rimasta in disparte.
- Anche se Bruno  il vero figlio di Paolo e
di Elena, tu Riccardo rimani lo stesso per loro quello che sei sempre stato.
- No, non  cos - disse il giovane.
- Sei tu che non vuoi che sia cos - disse
Bruno.
- Non potr pi essere lo stesso come in passato,
tra me e... e quelli che credevo i miei genitori.
Quello  il tuo posto, Bruno, non il mio!
Riccardo si abbandon all'indietro, sul letto, e
chiuse gli occhi.
- Non potr pi essere la stessa cosa - sussurr.
Poi il suo respiro si fece pi pesante, regolare.
- Mio Dio! - disse Fanny, allarmata. - Sta
male...
- No,  semplicemente partito! - disse Bruno.
- Partito?
- S, l'alcol finalmente lo ha stordito. Dormir
parecchio, e quando si sveglier avr un tremendo
mal di testa.
Bruno lo sistem per bene sul letto, gli tolse le
scarpe, gli slacci la cintura.
- Vieni, possiamo anche andarcene. Ti riaccompagno
a casa, Fanny.
- Ma... lo lasciamo qui? Da solo?
- Non ha bisogno di niente, te l'assicuro - la
tranquillizz Bruno. -  solo ubriaco, e la migliore
medicina in questi casi  un buon sonno.
Uscirono dalla stanza, e Bruno spense la luce.
I nervi di Fanny cedettero di schianto. La ragazza
scoppi in lacrime.
- Cosa ti prende, adesso?
- Scusami... non ce la faccio a trattenermi...
- Gi, siamo in ballo da parecchie ore. La tensione,
la stanchezza che hai accumulato...
- Non si tratta soltanto di questo, Bruno.
- Sentiamo, cosa c'?
- Riccardo... hai visto in che stato ?
-  sbronzo. Tutto qui.
- Ma  a terra,  avvilito,  uno straccio!
- Certo, non deve avere il morale alle stelle,
e la sbronza non migliora le cose...
- Ma io... io vorrei vederlo reagire - disse
Fanny. - E invece si lascia andare!
- Ti ha deluso, vero?
- S...
-  questo che non gli perdoni?
La ragazza non rispose. Si appoggi a Bruno, singhiozzando,
e lui la tenne stretta tra le braccia finch
non si fu calmata.
Poi le loro labbra si incontrarono. Si baciarono
a lungo, quasi con disperazione.
- Andiamo - disse Bruno, quando si staccarono.
- Dobbiamo tornare alla villa. Scommetto che
Paolo ed Elena ci staranno ancora aspettando alzati...
Fanny e Bruno non s'erano scambiati una parola,
lungo il tragitto. Quando scesero dall'auto, davanti
alla villa, la ragazza si aggrapp al braccio di Bruno,
con forza.
- Aspetta - mormor.
- C' la luce accesa, nello studio, non vedi?
Dobbiamo tranquillizzare Elena, Paolo - disse lui.
- Prima di entrare, per, c' una cosa che voglio
dirti...
Lui le pos dolcemente un dito sulle labbra.
- No,  meglio di no, Fanny.
- Perch?
- Immagino quello che vuoi dirmi. Ma  qualcosa
che, invece, dovremmo dimenticare tutti e due.
- Ma io... io credo di amarti!
- Lo so.
- E tu? Tu non provi niente per me, Bruno?
- Anch'io ho creduto di amarti, per un attimo,
Fanny. Ma non  vero. Non pu essere vero n per
me n per te.
- Per quale ragione?
- Non siamo della stessa pasta. Siamo troppo
diversi, non lo capisci? Io potrei aggrapparmi a te
solo nell'illusione di entrare nei panni di Riccardo,
di sentirmi veramente un Oldani... Ma forse non
riusciremmo mai a capirci, ad amarci veramente.
E tu ti senti attratta da me soltanto perch Riccardo
ti ha delusa. Lo credevi un essere perfetto, forte,
intoccabile... e invece lo hai visto a terra, lo
hai visto ubriaco.  come se ti fosse crollato davanti
agli occhi un idolo che avevi sempre adorato.
Ma sono convinto che  lui che ami, non me... Per
devi imparare ad amarlo anche per la sua debolezza,
per la sua vulnerabilit. Devi amarlo perch ha
bisogno di te, capisci?
La ragazza rimase muta. Abbass lo sguardo, e
Bruno vide che le lacrime le rigavano il viso.
Prov un senso di tenerezza, fu tentato di stringerla
tra le braccia. Ma seppe trattenersi. Si avvi,
deciso, verso la villa.
- Vieni, Fanny, non facciamoli pi aspettare...
Come il giovane aveva immaginato, Paolo ed Elena
erano rimasti in attesa, quella notte. La telefonata
li aveva tranquillizzati relativamente, ma non
certo rasserenati.
Fanny e Bruno vennero subissati di domande,
quando entrarono nello studio. Elena e Paolo Oldani
avevano il volto segnato dalla stanchezza e
dalla tensione.
- Quando si sveglier - disse Bruno, dopo
averli messi al corrente sugli ultimi avvenimenti -
la sua prima preoccupazione sar quella di farsi
passare il mal di testa. Per il resto, credo che riuscir
a vedere le cose in maniera diversa, con maggiore
calma.
- Ma Riccardo ha detto che non se la sente di
tornare qui - disse Fanny.
- Ci vorr del tempo prima che riesca ad abituarsi
a questa situazione, a questa nuova realt -
disse Paolo.
- In ogni caso - intervenne Bruno - non gli
sar facile farlo se mi avr tra i piedi...
- Cosa intendi dire? - gli chiese Elena, colpita
dal tono delle parole del ragazzo.
- C' una sola cosa da fare - disse Bruno. -
Devo andarmene...
- No, non pu essere questa l'unica soluzione
- sospir Paolo, visibilmente turbato.
- Ho gi fatto troppo male a tutti voi, con la
mia presenza.
- Ma sei nostro figlio - disse Elena.
- Gi, un figlio che  saltato fuori dal nulla,
dopo vent'anni, scombussolando la vostra esistenza! -
disse Bruno. - Forse sarebbe stato meglio
per tutti se don Elio non avesse raccolto quella confessione,
se non vi avesse riferito nulla...
- In ogni caso sei mio figlio - mormor Elena.
- E ora che lo so, non posso dimenticarlo, non
posso far finta che non sia successo niente.
- Il sangue non c'entra - disse il ragazzo. -
Io sono e rimango l'intruso. Questo non  il mio
posto.  il posto di Riccardo.
- Insomma, vorresti andartene - disse Paolo.
-  cos?
- Non c' altro da fare, ve l'ho detto.
- Ma noi non possiamo perderti proprio adesso
che ti abbiamo ritrovato - disse Elena, accorata.
- Be', potremo sempre vederci, ogni tanto -
disse il ragazzo. - Ma credo che sarebbe meglio
evitarlo, per il bene di tutti.
Paolo si rese conto che Bruno era deciso ad andare
fino in fondo, e che insistere per trattenerlo
non sarebbe servito a nulla.
-  solo per Riccardo che te ne vuoi andare? - gli chiese.
- S, soprattutto per lui. Ma anche per te e per
Elena... Lo vedi? Non riesco a chiamarvi pap,
mamma... S,  anche per voi due che devo andarmene.
Non credo che riuscireste ad essere gli stessi,
con Riccardo, se io fossi qui. E d'altra parte dovreste
fare uno sforzo per comportarvi da genitori
con me, con un... estraneo. Io stesso mi sentirei
a disagio. No, no,  meglio dare un taglio netto!
- Ma tu hai anche dei diritti - disse Paolo.
- Bene o male sei nostro figlio, sei un Oldani. Non
possiamo lasciarti andar via in questo modo...
- Senza un soldo in tasca, vuoi dire? Be', ci
sono abituato... E comunque c' qualcosa che posso
accettare da te - disse il ragazzo.
- Che cosa?
- Un lavoro. Ma un vero lavoro, questa volta -
precis Bruno.
Paolo gli sorrise.
- Certamente. Avrai il lavoro che desideri.
- Voglio un lavoro adatto alle mie capacit...
che non sono molte, almeno per il momento. Meglio
incominciare dalla gavetta, no? Tanto, per fare
il figlio di pap non credo proprio di essere tagliato...
Paolo gli si avvicin, gli strinse la mano.
- Spero che presto tu possa cambiare idea, che
tu possa tornare qui, con noi.
Bruno non rispose. Si avvicin a Elena, per congedarsi,
e quando lei, d'istinto, lo abbracci, prov
un senso di smarrimento.
-  tardi, sar meglio che ce ne andiamo tutti
a letto - disse, imbarazzato, sciogliendosi da quell'abbraccio.
-  stata una nottataccia...
Fanny volle accompagnarlo fino alla porta della
villa.
- Dove andrai, adesso? - gli domand.
- Raccoglier i miei stracci, poi torner nella
mia vecchia casa... e far sloggiare Riccardo! - rispose
il ragazzo, accennando un sorriso.
- Quando... quando ci rivedremo?
- Non chiedere mai di fare delle previsioni a
uno come me, che ha sempre vissuto alla giornata,
Fanny.
Fece per stringerle la mano, poi parve ripensarci
e le sfior il volto con una carezza.
- Ciao, Fanny...
- Ciao, Bruno...
Il ragazzo si avvi, ma lei lo chiam.
- Aspetta... C' una cosa che volevo chiederti.
Si tratta di Riccardo.
- Sentiamo.
- Se... se fosse lui a non volerne pi sapere
di me?
- Sono pronto a scommettere che non sar cos  -
rispose Bruno. - In ogni caso, star a te riconquistarlo...
Fanny lo guard allontanarsi, e si chiese cosa
provava per lui.
Forse ha ragione Bruno, non  amore... Riccardo
mi ha delusa, e invece di cercare di capirlo, di
aiutarlo, mi sono aggrappata a Bruno perch l'ho
visto diverso, pi sicuro, pi forte...


Capitolo tredicesimo.

Riccardo si svegli solo nelle prime ore del pomeriggio.
Si sentiva la testa pesante, era stordito, confuso.
Parve sorpreso, sulle prime, di trovarsi in quella
modesta camera da letto. Bruno, che aveva provveduto
a svegliarlo con una robusta dose di caff,
vide che il ragazzo si sforzava di ricordare quello
che era accaduto la notte precedente.
- Devo essere stato penoso - mormor Riccardo,
come se parlasse a se stesso.
- Non pensarci - disse Bruno. - Sono cose
che capitano. Sapessi quante sbronze ho preso, io...
- Per me, invece,  la prima volta che mi riduco
in questo stato.
- C' sempre una prima volta, per tutto. Adesso
cerca di rimetterti in piedi, e fila a casa!
Riccardo lo fiss con aria sconcertata.
- Ma cosa stai dicendo? Guarda che anche se
stanotte ho bevuto troppo, ricordo quello che ho
detto, e continuo a pensarla allo stesso modo.
- Davvero? E cosa vorresti fare, Riccardo?
Vorresti magari piantare le tende qui?
- In fondo, era la casa di mia madre...
- Gi, ma adesso  mia, questa casa. Sar piccola,
vecchia, cadente, ma  l'unica cosa che ho,
l'unica cosa che mi resta, di concreto, del passato...
Quella donna era tua madre, ma ha fatto da madre
a me. Ogni oggetto, qua dentro, ha un significato
soltanto per me, mi ricorda la mia infanzia. Tu,
qui, saresti un estraneo...
- Pensi davvero quello che stai dicendo, Bruno?
- Certo! Ed  la stessa cosa che devi pensare
tu, dal tuo punto di vista. Io sono il figlio di Paolo e di Elena Oldani, ma loro hanno allevato te,
non me. Quella  la tua famiglia, non la mia. La
tua casa, non la mia!
- Quindi, secondo te...
- Secondo me, ognuno di noi non pu fare altro
che tornare al suo posto.
- Ma tu hai dei diritti da far valere.
- Stai tranquillo, anche se sono orgoglioso non
sono un cretino. Li far valere, i miei diritti. Ma lo
far nell'unica maniera possibile, chiedendo a Paolo di aiutarmi a trovare la mia strada, a farmi una
posizione. Partendo dal primo gradino, per. Non
me la sento di fare il figlio di pap... Scusami, non
voglio offenderti, ma...
- No, no, hai perfettamente ragione - sospir
Riccardo. - Mi credevo perfetto, e invece ho
scoperto di essere un debole... Mi sentivo forte, sicuro,
per il nome che portavo. Era come una corazza,
per me, capisci? Ma forse sarei rimasto in
eterno un bambino viziato, se non fosse successo
questo...
- A quanto pare la lezione  servita a tutti e
due - disse Bruno, sorridendo.
- Direi di s...
- Allora, vuoi sbrigarti? Pap e mamma ti
aspettano!
- E tu?
- Non preoccuparti per me, non  proprio il
caso.
- Ma non  giusto che tu...
Bruno lo afferr scherzosamente per il collo.
- Senti, se non te ne vai alla svelta andr a
finire che dovr suonartele un'altra volta!
- D'accordo... cedo alla violenza - disse Riccardo,
lasciandosi sfuggire un sorriso.
Quando, uscendo di casa, Marina scorse Bruno, fu
tentata di tornare sui suoi passi. Era evidente che
il ragazzo stava aspettandola.
Be', non posso mica nascondermi o scappare
ogni volta che lo incontro, no?, si disse Marina.
E prosegu per la sua strada, ignorando ostentatamente
Bruno.
- Marina... Marina!
Lei finse di non aver udito, e continu a camminare
spedita.
Bruno la raggiunse, la affianc.
- Non fare la bambina - le disse. - Voglio
parlarti.
- Ho fretta - disse lei, asciutta.
- Bene, vorr dire che parleremo strada facendo.
- Non credo che abbiamo qualcosa da dirci...
- Ce l'hai con me per quello che ti ho detto
l'ultima volta che ci siamo visti?
- Cerco sempre di dimenticare alla svelta le
cose poco piacevoli. E in genere ci riesco.
- Be', eri stata tu a incominciare, no? Me ne
hai detto di tutti i colori, mi hai dato del disgraziato,
del balordo, e io ti ho risposto per le rime.
- E cos ci siamo detti quello che pensavamo
uno dell'altra. Punto e basta!
- No, Marina. Non so per te, ma per quello
che mi riguarda io quel giorno non ti ho detto quello che pensavo...
- Allora hai un difetto in pi, un difetto che
ignoravo. Sei anche falso, bugiardo!
- Vuoi farmi perdere la pazienza?
- Per quello che mi importa di te...
- Se non la pianti, finir per prenderti a sberle!
- scatt Bruno, esasperato.
- Provaci! - ribatt lei, minacciosa.
Il ragazzo la afferr per un braccio.
- Vuoi fermarti un momento, accidenti!
- Toglimi le mani di dosso!
- Non ci penso nemmeno.
- Bruno, se non la smetti io...
- Tu cosa? Tu devi starmi a sentire, invece!
E lo farai, con le buone o con le cattive!
- Ma chi credi di essere, per parlarmi con questo
tono, per trattarmi in questo modo?
- Non lo so chi sono, non lo so pi... So soltanto
che non sono lo stesso di prima!
-  questo che volevi dirmi? - fece lei, piuttosto
scettica.
- S. Ed  la pura verit, Marina.
La ragazza gli lesse negli occhi che era sincero.
- Cosa  successo, Bruno?
Lui le lasci il braccio. Ripresero a camminare,
lentamente, e Bruno le raccont quello che era accaduto
nell'arco delle ultime ventiquattro ore. Lo
scontro con Riccardo, la fuga del ragazzo, l'estenuante
ricerca notturna, e infine la decisione di staccarsi
dagli Oldani...
- Avevi ragione tu, Marina - concluse Bruno.
- Anche con tanti soldi in tasca non ero affatto
cambiato. Ero semplicemente un balordo con pi
mezzi...
- E adesso che intenzioni hai?
- Mi metter a lavorare. E dato che, bene o
male, sono sempre un Oldani, avr la possibilit
di sistemarmi. Con calma, senza fare passi falsi,
per.
- Bruno... Perch mi sei venuto a raccontare
tutto questo?
- E me lo domandi? Prima di tutto ci tenevo
a farti cambiare opinione sul mio conto - disse
il ragazzo. - E poi... Be', non pensi che sarebbe
ora che incominciassimo a fare sul serio, noi due?
La prese tra le braccia e la baci, nonostante le
vivaci proteste di Marina.
- In mezzo alla strada... Cosa dir la gente,
Bruno?
- Dir che siamo una bella coppia!
- Ma,..
- Insomma, non ho il diritto di baciare la mia
fidanzata?
- Ah, perch siamo fidanzati, noi due? Non
lo sapevo! - disse la ragazza, ridendo.
- Adesso lo sai. E stai attenta a non perdermi...
sono un buon partito!
Si baciarono ancora, incuranti della curiosit dei
passanti, dei loro commenti divertiti o scandalizzati.
L'incontro di Riccardo con Paolo ed Elena, quand'era
tornato alla villa, era stato commosso, struggente.
Il ragazzo s'era reso conto che non aveva perso
una sola briciola del loro affetto, e questo lo aveva
rasserenato.
- Li ho visti in pena per Bruno, per - disse
Riccardo a Fanny, quando pi tardi si trovarono a
passeggiare nel parco.
-  stato lui a voler andare via - disse la ragazza.
- Non ha voluto sentire ragione.
- Tu pensi che questa sia proprio la soluzione
giusta?
- Non so... Ma forse  la migliore, o per lo
meno l'unica possibile.
- Mi ero sbagliato, sul conto di Bruno, sai...
- Anch'io - sospir Fanny.
- Ma forse non siamo stati noi a giudicarlo
male.  stato lui, ad un certo punto, che  cambiato.
- Anche tu sembri diverso, ora, Riccardo.
- S, penso di s... Quello che  successo ci ha
resi diversi, un po' tutti. Anche tu, Fanny... non
so, non sembri pi la stessa ragazzina di prima.
- C' una cosa che devo dirti, Riccardo. Quando
tu sei sparito, ho provato una profonda delusione.
Mi sei sembrato un bambino, non l'uomo che
credevo di conoscere. Sono arrivata al punto di pensare
di non amarti pi, o di non averti mai amato
veramente.
- Lo pensi ancora? - le chiese il ragazzo, guardandola
con aria smarrita.
- Aspetta, lasciami finire... Ho creduto di non
amarti, e mi sono sentita attratta da Bruno.
- Capisco...
- No, non credo che tu possa capire. Io stessa
ho fatto fatica a leggere chiaramente nei miei sentimenti,
te l'assicuro. Ma ora credo di sapere quello
che voglio, Riccardo.
- E... cosa vuoi?
- Voglio restare accanto a te. Voglio imparare
ad amarti. Finora siamo stati legati come per gioco,
il nostro non era un sentimento veramente profondo.
Non poteva esserlo, perch non ci conoscevamo...
Adesso  tutto diverso. Adesso ti conosco
molto pi di prima, conosco anche i tuoi difetti, le
tue debolezze. Prima credevo di non poter fare a
meno di volerti bene perch mi sembravi perfetto,
mentre ora desidero amarti anche perch non lo
sei... So di averti ferito, dicendoti di me e di Bruno,
ma ho voluto essere sincera con te, fino in fondo.
Soltanto cos possiamo ricominciare da capo, non ti
pare? Sempre che tu lo voglia, Riccardo...
- Hai fatto bene a dirmi che ho rischiato di
perderti, Fanny - disse il ragazzo. - Soltanto
adesso mi rendo conto di quanto tu sia importante
per me.
La prese tra le braccia, la strinse teneramente.
- Ma sei proprio sicura di poter voler bene a
un figlio di pap, a un bambino viziato? - le chiese.
- Non lo sei pi. Sei cambiato, no?
- Sto cambiando, Fanny. Ma non so quanto
tempo mi ci vorr, per maturare veramente. Saprai
avere pazienza?
- Puoi contarci - disse lei, sorridendo.
Si baciarono, e quel bacio parve a entrambi il
primo. Si sentivano pervasi da una tenerezza nuova,
sconosciuta.
- Ti amo, Fanny - le sussurr Riccardo, quando
le loro labbra si staccarono. - Ricordi? Ti lamentavi
sempre perch non dicevo mai di amarti.
Mi sembrava superfluo dirtelo, mi sembrava una
cosa scontata. E invece la ragione era un'altra... Non
ti amavo sul serio, in fondo non sapevo neppure
cosa fosse l'amore. Non facevo altro che continuare
un gioco iniziato quando eravamo bambini... Volerci
bene era un'abitudine, nient'altro che un'abitudine.
- E adesso? Cos', adesso, Riccardo?
-  una scoperta, Fanny. Sto scoprendo, attimo
per attimo, che ho bisogno di te, del tuo amore...
Sto scoprendo che ti amo...
Le loro labbra si cercarono nuovamente, per un
bacio che sembrava non dover avere mai fine.
Bruno fu sorpreso, vedendo l'auto che usava
abitualmente Elena. Era parcheggiata davanti al portone
della sua vecchia casa.
La incontr sulle scale, che stava scendendo. Lei
gli sorrise, parve sul punto di abbracciarlo, ma si
trattenne.
-  molto che mi aspetti? - le chiese il ragazzo,
imbarazzato. - Se avessi saputo che saresti
venuta, mi sarei fatto trovare...
- Sono qui solo da pochi minuti - disse Elena.
Anche lei aveva un'aria impacciata.
Rimasero per qualche attimo incerti. Poi lui si
decise a invitarla a salire nel piccolo, modesto appartamento.
-  una... visita di cortesia - disse Bruno quando
furono in casa - o sei venuta a trovarmi per
una ragione precisa?
- Volevo vederti - rispose Elena. - E... s,
volevo anche parlarti.
- Se  per il mio lavoro, d pure a Paolo che
mi far vivo. Non ho intenzione di sparire dalla
circolazione.
- Non si tratta solo di questo.
- Avete ancora dei problemi con Riccardo?
- No, sembra proprio che tutto si sia sistemato.
Quasi tutto, per lo meno...
- Cosa c' che non va?
- Paolo ed io abbiamo parlato a lungo, sai. Ne
abbiamo discusso anche con Riccardo. E siamo arrivati
alla conclusione che... che c' posto per tutti
e due, nella nostra famiglia. C' posto per te, e
c' posto per Riccardo.
- No, sai gi come la penso - disse Bruno,
scuotendo il capo. - Tu e Paolo vedete le cose da
un certo punto di vista, ma...
- Hai ragione, a dover decidere non siamo noi,
ma voi due, tu e Riccardo - lo interruppe Elena.
- Ed  appunto per questo che sono venuta qui.
 stato Riccardo a chiedermelo. Ha voluto che ti
dicessi che, per lui, la nostra casa  anche la tua.
- Gliene sono grato - sospir Bruno. - Ma
resto del parere che sar meglio per tutti se ognuno
di noi continuer a vivere la propria vita, per proprio
conto. Col tempo, forse, molte cose potranno
cambiare. Ma adesso io non mi sentirei a mio agio,
tra di voi. E anche Riccardo, con tutta la sua buona
volont, credo che dovrebbe fare uno sforzo per
considerarmi come un fratello.
- Immaginavo che mi avresti risposto in questo
modo - disse Elena, rassegnata. - Ma ho voluto
fare lo stesso un tentativo.
- Scusami... Cercate di capirmi, e di scusarmi.
- Non devi essere scusato, Bruno. E per il resto,
posso assicurarti che hai tutta la nostra comprensione.
Ma io non voglio che tra di noi si scavi
un abisso. Dobbiamo cercare di conoscerci meglio,
non credi? Dobbiamo fare uno sforzo, tutti quanti,
per avvicinarci, per trovare quell'armonia che finora
 mancata. Altrimenti ci sentiremo sempre come
degli estranei.
- Questo  vero - ammise il ragazzo. - Ma
non vedo come...
- Quello che ti chiedo, che Paolo, Riccardo ed
io ti chiediamo,  di comportarti come un membro
della nostra famiglia. Un membro che vive per conto
suo, d'accordo - disse Elena, con slancio -
ma che viene spesso a trovarci, che passa i weekend
in villa... Tu e Riccardo siete profondamente
diversi, ma il destino ha legato le vostre esistenze.
Non dovete ignorarvi, o considerarvi nemici.
- Non lo considero un nemico. Non pi, per
lo meno - disse Bruno.
- Ma  un amico, per te?  un... fratello? -
incalz Elena.
- No... Non ancora.
- E non potr mai esserlo, se tu non entrerai
a far parte della nostra famiglia in maniera concreta.
Ti chiediamo solo di comportarti come un
figlio che vive per conto suo, ma che va a trovare
regolarmente la sua famiglia.
Il ragazzo rimase muto, pensoso. Elena gli accarezz
dolcemente il viso.
- Ti prego, Bruno - mormor. - Dacci modo
di imparare a volerti bene...
Quel sabato mattina Bruno si present alla villa
con Marina. Aveva dovuto faticare, per convincerla
a seguirlo, ma alla fine l'aveva spuntata.
- Dovr pure presentare la mia fidanzata... ai
miei genitori, non ti pare? - le aveva detto. E alla
ragazza non era rimasto altro che cedere.
L'accoglienza di Elena e di Paolo fu calorosa.
Mentre l'industriale, poi, parlava del lavoro che
Bruno avrebbe dovuto incominciare, di l a pochi
giorni, Elena prese Marina sottobraccio e usc nel
parco, per fare due passi.
-  stata davvero una sorpresa, per me, sapere
che Bruno ha una fidanzata - disse la donna.
- A dire la verit, lo  stata anche per me -
disse Marina, ridendo. - Sono innamorata di Bruno
da sempre, ma lui non mi aveva mai voluto
prendere sul serio. Diceva che... che ero troppo a
posto, per un balordo come lui. Credevo di averlo
perso, per sempre... E invece  cambiato, come per
un miracolo.  maturato di colpo. E il primo risultato
di questo suo cambiamento  stato che mi ha
annunciato che ci sposeremo non appena si sar
sistemato! Non mi ha chiesto di sposarlo, capisce?
Me lo ha semplicemente detto...  fatto cos, lui.
- Deve sapere che anche tu lo ami, evidentemente.
Deve essere sicuro dei tuoi sentimenti -
osserv Elena. Provava una simpatia istintiva per
quella ragazza dai modi semplici, dal viso pulito,
dalla fresca bellezza. - Non ho mai avuto l'abitudine
di fare delle profezie, ma qualcosa mi dice
che tu e Bruno sarete felici, insieme...
Paolo e Bruno le raggiunsero, e tutti insieme si
diressero verso il campo da tennis, dove Riccardo
e Fanny erano impegnati in una partita.
Fu Elena a presentare Marina a Fanny e a Riccardo.
E Fanny, sentendo che si trattava della fidanzata
di Bruno, gli lanci istintivamente un'occhiata.
Ma non c'era rimpianto, nel suo sguardo.
C'era, piuttosto, la certezza che ognuno di loro
avesse fatto la scelta giusta.
Mentre tornavano verso la villa, Riccardo e Bruno
rimasero un po' indietro.
- Tra un mese parto - disse Riccardo.
L'altro lo fiss, stupito.
- Parti? E dove vai?
- Mi trasferisco in un'altra citt. Torner spesso
a trovare... la famiglia, naturalmente. Ma penso
che mi far bene vivere da solo.
- E i tuoi studi?
- Non li abbandoner. Ma mi trover anche un
lavoro. Voglio mettermi alla prova, voglio vedere
se, all'occorrenza, saprei cavarmela da solo. Vedi,
Bruno, tu ti sei fatto le ossa crescendo per la strada,
mentre io sono stato allevato... sotto una campana
di vetro! Be', credo che sia venuto il momento
anche per me di imparare a conoscere la vita...
Bruno gli mise un braccio sulle spalle, sorridendogli.
- Credo che tu abbia preso una saggia decisione -
gli disse.
- Ero certo che avrei avuto la tua approvazione.
- Paolo e Elena come l'hanno presa?
- Non penso che siano felici di vedermi andar
via. Ma anche loro si sono convinti che un distacco
dalla famiglia non potr che farmi del bene - rispose
Riccardo.
- Anche Fanny la pensa cos?
- S, non ha cercato di dissuadermi. Ci scriveremo,
verr a trovarla ogni volta che mi sar possibile.
So che corro il rischio di perderla...
- Ne dubito - disse Bruno, sorridendo.
- Sai, lontano dagli occhi, lontano dal cuore...
Non si dice cos?
- Fanny ti aspetter. Vuoi che scommettiamo?
- No, per scaramanzia preferisco di no - rispose
Riccardo.
- Certo, Paolo ed Elena si sentiranno soli...
- Toccher a te stare un po' vicino a... ai nostri
vecchi - disse Riccardo, ridendo. - Te li affido,
non deludermi!
- Far del mio meglio.
- Comunque, non  che me ne vada per sempre.
Torner, un giorno... - disse Riccardo, fissando
negli occhi Bruno. - E allora credo che riusciremo
a diventare amici...
- E a sentirci fratelli - complet Bruno.
- S, credo che potremo farcela, grazie anche a Fanny
e a Marina.
- Sono due ragazze in gamba, vero?
- Le migliori che potessimo trovare sulla piazza
- disse Bruno.
Elena da sotto il porticato, vide Riccardo e Bruno
venirle incontro, distesi, sorridenti, e non seppe
trattenere le lacrime.
Sono tutti e due miei figli, pens. E si stup
di riuscire a dividere il suo amore materno tra il
ragazzo che aveva allevato, credendolo suo figlio,
e il figlio vero, che aveva ignorato per vent'anni.
Nel suo cuore, ormai, c'era posto per tutti e due.
...
.
...
FINE.