JOYCE CAROL OATES.
...
.
...
Epopea america 3.
LORO.
...
.
...
Titolo originale: Them. 1969.
Traduzione di: Bruno Oddera.
...
.
...
2017. Editrice il Saggiatore, MILANO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
...
.
..
Un colpo di pistola nella notte, Bernie Malin  un uomo morto. Loretta, la giovane amante che giaceva di nascosto con lui, fugge, portando in grembo Jules, il figlio illecito di quel tragico rapporto.  il tramonto degli anni trenta in un'America patriarcale e sanguinolenta: le prostitute passeggiano davanti ai collegi cattolici, l'aria odora di polvere da sparo e temporali, i giovani crescono nell'ossessione del potere, delle macchine costose, del denaro facile. Lo spettro della Seconda guerra mondiale si avvicina a grandi passi minacciando il sogno americano, e quando gli uomini vengono chiamati alle armi madri e figli devono lottare da soli con tutti i mezzi possibili per sopravvivere. Loretta che ha trovato nel matrimonio con un vecchio poliziotto l'illusione di una protezione, Jules e la seconda figlia Maureen iniziano cos a spostarsi di citt in citt alla ricerca di una nuova vita, precipitando in giri di malaffare e criminalit, incontri torbidi e stupri, in una Detroit offuscata di edifici grigi e refoli sulfurei. Loretta affronter il dolore della vedovanza e di un altro fallimentare matrimonio; Jules trover nella delinquenza e nella politica la strada per emanciparsi da una situazione di minorit; Maureen verr coinvolta in un giro di prostituzione e, una volta scoperta, sar ridotta in fin di vita dalle botte dell'ennesimo marito della madre. Nel terzo capitolo dell'Epopea americana, Joyce Carol Oates riscrive il racconto epico dell'America spregiudicata e selvaggia, dalla Grande depressione fino alla sommossa di Detroit del 1967, la pi tragica rivolta civile della modernit. Le storie di Loretta, Maureen e Jules fratello spirituale del Julien Sorel di Il rosso e il nero sono intrise di satira e miraggi apocalittici, viaggi di fortuna e corse in ospedale, incubi abissali e sogni microscopici in cui il destino sembra aver scelto la sua vittima sacrificale: loro.
...
.
...
L'AUTRICE.
...
.
...
Joyce Carol Oates  nata a Lockport, vicino a New York, Stati Uniti, il 16 giugno 1938. Dopo essersi laureata comincia la sua fertilissima attivit di autrice e si stabilisce con il marito a Detroit. Insegna quindi all'Universit di Windsor in Canada e dal 1978 al 2014 all'Universit di Princeton. Dal 1978  anche membro dell'American Academy of Arts and Letters nonch Professor Emerita in the Humanities col corso di Scrittura Creativa. Successivamente  professore alla University of California di Berkeley, dove insegna "short fiction".
.
Gi nel 1970 venne consacrata come una delle massime scrittrici del suo paese con il National Book Award, il pi importante premio letterario degli Stati Uniti ed ha vinto anche numerosi altri premi letterari, inclusi due O. Henry Award, la National Humanities Medal e il Jerusalem Prize;  stata inoltre finalista del Premio Pulitzer.
.
Autrice e intellettuale americana eclettica, tra le pi prolifiche della letteratura americana. Ha frequentato ogni genere letterario in prosa e in versi: romanzi, racconti, narrativa per l'infanzia, poesie, drammaturgie, saggi; ha pubblicato nell'arco di sessant'anni oltre cento libri. Come ha osservato lo scrittore John Barth "L'opera di Joyce Carol Oates copre ogni angolo della mappa estetica". Oggi  unanimemente annoverata tra i pi importanti autori mondiali.
...
.
...
LORO.
...
.
...
Sommario.
Nota dell'autrice.
PARTE PRIMA. I figli del silenzio
PARTE SECONDA. Di chi  il paese ove son giunto?
PARTE TERZA. Vieni, anima mia, che a lungo hai languito ...
Postfazione.
...
.
...
A mio marito, Raymond.
...
.
...
Nota dell'autrice.
...
.
...
Questa  un'opera storica in forma narrativa... ovvero in una prospettiva personale, che  poi il solo tipo di storia possibile. Negli anni 1962-1967 insegnai inglese all'Universit di Detroit, una scuola diretta da gesuiti e frequentata da parecchie migliaia di studenti, molti dei quali pendolari. Durante tale periodo conobbi la Maureen Wendall di questo racconto. Era stata mia allieva in un corso serale e, alcuni anni dopo, mi scrisse e facemmo conoscenza. Le sue numerose difficolt e complicazioni mi assillarono e la storia della sua vita mi affascin, la sua vita come una possibile storia; forse mi attraeva a causa di certe affinit tra noi due, come lei stessa osserv in una sua lettera. La mia sensazione iniziale riguardo alla sua vita fu: Questa dev'essere fantasia, non  possibile che sia tutto vero!. La sensazione definitiva fu: Questo  il solo genere di fantasia che sia reale. E cos il romanzo loro, che in realt concerne loro specifici e non  semplicemente una tecnica letteraria per riferirsi a noi tutti,  basato soprattutto sui numerosi ricordi di Maureen. Le sue osservazioni, quando era possibile, sono state incluse alla lettera nel racconto, e devo i moltissimi particolari di questo romanzo alla sua terribile ossessione per la propria vicenda personale. Per Maureen, questa confessione ebbe l'effetto di una sorta di terapia psicologica, il cui beneficio fu, forse, temporaneo. Per me che ascoltavo, tutto questo materiale ebbe l'effetto di offuscare temporaneamente la mia realt, la mia vita personale, sostituendola con le varie avventure da incubo dei Wendall. Le loro esistenze esercitavano una pressione magica sulla mia, cos incominciai a sognare di quelle persone anzich di me stessa, a sognarne e a sognarne ancora le vite. Il loro mondo, cos remoto da me, mi penetr con una forza terribile e, in un certo senso, il romanzo si scrisse da s. Certi episodi, tuttavia, vennero riveduti dopo che attente ricerche avevano dimostrato come il contesto fosse incerto. Nulla nel romanzo  stato esagerato allo scopo di accrescerne il potenziale drammatico... in effetti, i numerosi eventi sordidi e scandalosi della vita nei quartieri miserabili, descritti in ogni particolare in altre opere realistiche, sono stati qui attenuati, soprattutto a causa del mio timore che troppo realismo potesse divenire intollerabile..
...
.
...
Da allora, abbiamo lasciato tutti Detroit... Maureen attualmente fa la casalinga a Dearborn, nel Michigan; io insegno in un'altra universit; Jules Wendall, quello strano giovane, probabilmente si trova tuttora in California. Forse, un giorno, scriver la propria versione di questo romanzo, alla quale non dar il titolo alquanto sdegnoso e timoroso che  loro.
...
.
...
PARTE PRIMA.
...
.
...
I figli del silenzio.
...
.
...
1

In una calda sera dell'agosto 1937, una ragazza innamorata era in piedi davanti allo specchio.

Si chiamava Loretta. Era innamorata della propria immagine riflessa, e da questo amore sognante e piacevole scaturiva un senso di eccitazione irrequieto e cieco... in quale direzione si sarebbe mosso, che cosa sarebbe accaduto? Si chiamava Loretta; le piaceva anche quel nome, sebbene Loretta Botsford le piacesse meno. Il cognome era come un peso che la trascinava in basso, privo di melodia. In piedi, fissava lo specchio dalla cornice di plastica sul suo tavolino da toletta, cercando di sfruttare al massimo la luce, scorgendo, nella propria leggiadria dal colorito piuttosto acceso, sana e ordinaria, un accenno a qualcosa di audace e di pericoloso. Guardarsi allo specchio era come guardare verso il futuro; tutto si trovava l, in attesa. Lei non amava soltanto quel viso. Amava altre cose. Durante la settimana lavorava nella lavanderia e tintoria Aiax, ed era molto fortunata ad avere quel posto, e durante la settimana il languore fumigante, frettoloso delle sue fatiche faceva nascere in lei un senso di eccitazione. Che cosa sarebbe accaduto? Quel giorno era sabato.

Aveva la faccia piena, la lieve, maliziosa rotondit delle guance la faceva sembrare pi giovane di quanto fosse - sedici anni - e gli occhi erano azzurri, di un azzurro blando, noncurante, non molto svegli. Le labbra erano dipinte di scarlatto scuro, esattamente secondo la moda del tempo. Aveva le sopracciglia depilate, esattamente secondo la moda del tempo. Non sognava, forse, sulle fotografie del supplemento domenicale, e non indugiava, andando al lavoro, davanti al cinema Trinity, per contemplare i cartelloni? Indossava un vestito blu scuro, stretto in vita. La vita era sorprendentemente sottile, le spalle un po' larghe, quasi maschili; una ragazza robusta. Su quelle spalle capaci si levava il capo incostante e sognante, capelli biondi, rigonfi, che scendevano in riccioli civettuoli sulle orecchie, sul collo, sulla schiena, cos, quando lei correva sul marciapiede, si sollevavano dietro di lei e gli uomini si fermavano a fissarla; mai successo che lei si preoccupasse di ricambiare... erano come gli uomini dei film che non appaiono in primo piano, ma si limitano ad accentrare l'interesse, a mostrare dove l'interesse dovrebbe essere diretto. Loretta era innamorata di questo pensiero. Dietro la sua bella pelle chiara si trovava un universo di epidermide, tutta sana. Questo le piaceva: amava il fatto che esistessero ragazze come lei, anche se non sarebbe riuscita a esprimere con precisione quel che sentiva. Diceva alla sua amica Rita: A volte mi sento cos felice per nulla, che devo essere matta. Anche mentre si trascinava qua e l, al mattino, cercando di fare alzare suo padre, cercando di far fare colazione a suo fratello Brock e di uscire prima che qualcuno incominciasse un litigio, provava ugualmente una singolare sensazione di felicit, di pungente eccitazione, che nulla avrebbe potuto spegnere. Che cosa sarebbe accaduto? Oh, non sei matta aveva detto Rita pensierosa soltanto non hai ancora provato.

Si pettin i capelli con una pesante spazzola rosa. La crucciava vedere i suoi riccioli cos cascanti... succedeva a causa del caldo. Dall'appartamento di fronte, attraverso la finestra aperta, le giunse la musica di una radio, il che significava sabato sera, e il cuore prese a martellarle per l'aspettativa delle lunghe ore imminenti, durante le quali qualsiasi cosa sarebbe potuta accadere. A suo padre, che era disoccupato da quasi dieci anni, e non poteva fare un bel niente, piaceva starsene a letto a bere e fumare, infischiandosene del fatto che non sarebbe mai riuscito a recuperare le tante ore che gli passavano intorno... ma Loretta sentiva che il tempo stava trascorrendo troppo in fretta. Questo la innervosiva. Si pass la spazzola sul braccio nudo, in un gesto dolce, ignaro, carezzevole, e sent l'atmosfera sognante del tardo pomeriggio d'estate scaturire in lei. In cucina, qualcuno sedette pesantemente, quasi rispondendole, una replica al suo fantasticare.

Ehi, Loretta! chiam Brock.

S, vengo. La voce le usc aspra, riecheggiando delle lavatrici a secco e dei rumori della strada, ma non era la sua vera voce; la sua vera voce era velata e femminile.

And a preparare la cena per Brock. La cucina era stretta e per forza, una volta seduto, doveva starle tra i piedi, cos lei fece una smorfia e disse, ironica, schiacciandosi per passare: Scusami tanto. Anche Brock era vestito per il sabato sera. Indossava una giacca blu di serge su pantaloni grigi e una bizzarra cravatta color bronzo. Una cravatta! Era parte dello stile svitato di Brock. Aveva compiuto vent'anni appena poche settimane prima, cosa che lo faceva sembrare a Loretta vecchissimo, e sulla sua faccia sembrava essersi impressa un'espressione di prematura scaltrezza nervosa, come in un film. Al pari di Loretta, aveva i capelli biondi, ma sembravano essersi scuriti; se li lavava raramente, forse una volta al mese... erano rigidi di brillantina. La faccia era forte, spigolosa, con zigomi prominenti. La stessa faccia di loro madre. Strano come, dopo la morte di lei alcuni anni prima, Loretta aveva talvolta cominciato a vederla nella faccia di Brock. E negli improvvisi, impulsivi scoppi di rabbia di Brock - non faceva che prendersela con il vecchio e con certi vicini - lei vedeva la stessa irrequieta agitazione della madre; era spaventoso.

Ges Cristo,  profumo quello che hai addosso? disse Brock, accartocciando il volto come un clown.

Va' al diavolo. Non sei spiritoso.

Brock sogghign.

Loretta tolse dalla ghiacciaia una scodella di patate e le mise in padella; le aveva sbucciate prima. Il grasso sfrigol come se volesse sputarle addosso. Non amava cucinare per il fratello, eppure farlo le provocava uno strano piacere. Io lo faccio. Questo  ci che faccio. A Brock piaceva che lei lo servisse, lo sapeva. Seduto a tavola con quell'aria di importanza, proprio all'estremit, era come lo sputacchiare maligno del grasso; le bast sbirciarne gli occhi divertiti per vedere quanto fosse odioso.

Senti, che diavolo ti rode? domand Loretta.

Brock sorrise innocentemente. Il vecchio  ancora in casa?

Lo sai che non c'.

Come faccio a saperlo? Ho forse gli occhi a raggi X?

 uscito stamane con quel Cole per andare a vedere un appezzamento di terreno. Oh, lo so che  pazzesco... non guardare me.

Quale appezzamento di terreno? Vuole acquistare un terreno?

Chiedilo a lui.

Con cosa? Dove sono i soldi? Come pu comprarlo?

Brock si stava scaldando. Le sue labbra brillavano di saliva.

Brock, lascia perdere. Pa' non fa male a nessuno.

 malato. Dovrebbe essere portato via.

Portato via dove?

Dovrebbe essere ricoverato.

Brock si appoggiava in avanti sui gomiti e parlava con la sua voce rapida, insinuante, come se volesse far intendere altro oltre alle sue parole, facendoti sentire stupido se non lo intuivi. Oh, quanto era odioso! Era suo fratello e, da bambini, si era comportato bene con lei... aveva fatto a botte con i ragazzetti che la stuzzicavano, attenendosi alle regole della strada, ma questo, forse, soltanto per il proprio onore, non per il suo. A quei tempi, nessuno avrebbe mai potuto indovinare che Brock Botsford, il ragazzetto sparuto e curvo dagli occhi celesti sbarrati e dal pugno veloce, sarebbe cresciuto cos diverso dagli altri ragazzi, precoce e al tempo stesso stentato, per diventare quest'uomo strano, falsamente serio. Sotto le sue parole subdole e i suoi vezzi espressivi, una determinazione maliziosa e perversa. Loretta temeva che le sue amiche gli parlassero, attratte dal suo abbigliamento vistoso da quattro soldi e dal suo stile da film, per poi scansarlo, ridendo nervosamente e dicendo: Non  un finocchio?. In quella maniera tipica delle ragazze, con infallibile abilit.

Tu parli troppo. Va' a trovarti un lavoro, un buon lavoro, se credi di essere migliore di lui replic Loretta con perfidia.

Sedette all'altro lato del tavolo, il pi lontano possibile da Brock. Ma il tavolo era piccolo e non poteva sfuggire alla sua presenza. Lui era steso di traverso lungo il tavolo, e con le dita irrequiete e tamburellanti avrebbe potuto afferrare il polso di lei e stringerlo, se avesse voluto. Lo aveva gi fatto, questo suo scherzo, molte volte; torcerle il polso fino a farla gridare. Era solo uno scherzo! Osserv inquieta la sua mano libera, mentre lui mangiava con l'altra... Aveva le mani sempre sudicie, lavorava in una officina, le unghie orlate di grasso, e sotto la sporcizia la pelle era di un bianco spento come lo era stata quella della mamma. Per una pelle cos cadaverica di natura, Loretta non provava alcun affetto, soltanto piet; era preoccupata, Brock era suo fratello, forse la sua salute non era a posto. Lei gli voleva bene, non era forse vero? C'era un legame forzato tra loro. Brock passava da un lavoro all'altro, ma anche quando era disoccupato sembrava avere denaro. Denaro misterioso, lo chiamava. Per strada se ne stava insieme a due o tre dei suoi amici teppistelli della scuola, fumando e ridacchiando delle storielle spinte di Brock, sbirciando Loretta per vedere se le capisse. Oh, se le capiva! Ogni parola uscita dalla bocca di un ragazzo era una volgarit. Lei giudicava gli amici di Brock dei bastardi senza speranze. Forse Brock era un bastardo, ma non era ancora senza speranze. Lo era? I giornali, la radio, le cose che sentiva dire dagli adulti; capiva che il mondo si divideva in due: quelli senza speranza, perdenti, un grosso branco, e quelli destinati a combinare qualcosa. Erano uomini e ragazzi, ovvio: le femmine Loretta manco le considerava. Ragazzi come suo cugino Frank Benyas, per esempio. Sicuro, Frank era finito davanti al tribunale dei minori sei volte, aveva fatto patire sua madre, eppure in quelli come lui c'era una certa seriet, la determinazione a fare qualcosa. Adesso Frank era apprendista tipografo, e se la sarebbe cavata benissimo. C'erano altri ragazzi, come Joe Krajenke e Floyd Sloan e Bernie Malin, specialmente Bernie, che si erano cacciati nei guai da piccoli, finendo persino nel carcere minorile, eppure nei loro occhi non splendeva la sfacciata malignit di Brock... erano per bene, nell'animo. Potevi fare affidamento su di loro, forse. Specie Bernie Malin. Loretta era percorsa da un fremito di eccitazione quando pensava a Bernie, i suoi occhi su di lei, il suo sorriso semplice... Poteva perdersi in lunghi sognanti minuti pensando a Bernie. Oh, Bernie talvolta perdeva la pazienza, diceva volgarit come tutti i ragazzi, ma poi si scusava, e aveva un lavoro, o cos almeno credeva Loretta. Qualsiasi fosse la cosa che impediva alla gente di precipitare nel fondo del mondo come vi era precipitato suo padre, come sembrava sul punto di fare Brock, Bernie la possedeva, era un mistero, non  vero?

Sei un bastardo cos... esasperante esclam Loretta. Era una cosa coraggiosa, schietta e forse imprudente da dire. Provocare Brock, voleva davvero rischiare di farlo? Ma talvolta apprezzava che lei parlasse in fretta e con durezza, come una sorella parla al fratello, senza nascondere niente. Dicendo la verit. Altrimenti chi l'avrebbe detta a Brock? La guard attentamente, stringendo le palpebre. Sedeva dritta, con le spalle un po' sollevate, in tensione. Ieri sera,  stato cos stupido.  stato crudele. Lo inciti, lui dice alcune cose, tu ti arrabbi con lui,  come accendere un fiammifero e farlo cadere; e perch? E quella tua pistola! Non  una pistola vera, giusto? Scommetto che non lo . Pens a qualcosa, corrucciata. Vide che la osservava. Stai cercando di fargli venire un colpo, o che altro?

Brock rise. Che immaginazione che hai, bambina!

Una... crisi cardiaca?  diventato cos rosso in faccia, e ansimante.

Perch no, dopo quello che fece a Ma'?

Quello non fu colpa sua.

Di chi allora?

Non poteva evitare di essere licenziato, Ges! Chiusero met stabilimento. Ma' sbagli a incolparlo di questo, aveva sempre la necessit da pazza di incolpare qualcuno, incolpare, incolpare...

Non dire che era pazza disse Brock, freddo.

Lo era! Lo sai bene.

Nessuno nella nostra famiglia  pazzo. Non ripeterlo in giro.

Loretta capiva. Pazzo era come un luogo, come il fondo di un lotto di terreno vacante dove vengono abbandonate le cose, rifiuti, spazzatura e marciume, un posto dove nessuno vuole andare.

Be', sta' a sentire disse Loretta, tentando di sorridere, per allentare la tensione tra loro io non difendo nessuno dei due! Sono stufa di tutta questa faccenda. Di questa casa. Cos Pa' non lavorer, dice che ha paura... bene, il padre di Rita  lo stesso. Hanno la tremarella alle mani. A volte  cos fastidioso, Pa' non riesce ad accendersi la sigaretta, devo farglielo io. Ges! Vede scarafaggi dove non sono, io guardo dove punta lui e spunta uno scarafaggio. Perch vuoi sempre incolpare la gente per cose che non pu controllare? Ma' credeva in Dio, un certo Dio malevolo, ma tu, tu non ci credi, non  vero?... e allora perch vuoi sempre incolpare le persone? Fu un discorso lungo, che la lasci senza fiato ma soddisfatta di s.

Che c'entra questo? Credere in Dio?

Me ne frego. Non mi volto a guardare indietro, ecco tutto.

Be', io s.

Che cosa hai intenzione di fare con quella pistola?

Brock si batt la fronte con le dita e finse di pensare. Ho intenzione di ammazzare qualcuno disse seriamente.

Loretta sibil per mostrare il suo disprezzo, si alz e and a rigirare le patate. Le annaffi abbondantemente di pepe. Che si bruciasse la bocca, il miserabile bastardo... Si volt a sbirciarlo e vide quanto aveva curve le spalle, anche sotto il vestito nuovo. Vent'anni! Gli ci erano volute due settimane di paga per comprare quel vestito e, subito dopo averlo comprato, si era messo a disprezzarlo, vergognandosene; lei non aveva idea del perch. Brock era fatto cos! Voleva qualcosa per un anno, voleva qualcosa per tutta la vita; e non appena l'aveva quella cosa diventava immondizia nelle sue mani e a lui non restava che guardarla rabbioso, senza capire. Prov compassione per Brock. Chiese: La stai tenendo per qualcuno,  cos?.

Chi vuole saperlo?

La stai tenendo per Harry Honigan. Harry Honigan era un tipo del vicinato che era andato a fare cose migliori, o cos diceva, e possedeva un appartamento gi in centro e una bella macchina; sfortunatamente, era stato condannato a dieci anni di carcere appena due giorni prima. Brock gli era sempre gironzolato attorno come un cucciolo. Quando si trovava nei guai, Honigan tornava nel quartiere, dove sua madre lo ospitava, lo nutriva bene, versava lacrime per lui, e dove la nonna e le zie gli si pigiavano attorno, proteggendolo, e in quei momenti Brock poteva riuscire ad avvicinarlo. Quando le cose gli andavano bene, nessuno sentiva pi parlare di Harry per mesi. Ha qualcosa a che vedere con Harry disse Loretta.

Quanto sei intelligente.

Conservi la pistola per lui? Quando pensa di poter uscire?

No, non c'entra per niente con Honigan. Lui  finito.

Oh, torner a essere libero, no?

 finito.

Loretta mescol un po' di carne tritata con le patate. Mescol adagio, in tondo, pensando a Harry Honigan, che era finito. Be', questo  un vero peccato disse.

Potrebbe darsi che abbia voglia di ammazzare qualcuno disse Brock in tono astuto, come se lei avesse dimenticato di che cosa stavano parlando.

Certo.

Brock aveva proceduto a scatti nella fanciullezza, era passato attraverso fasi, come seguitava a dire la mamma. Per qualche tempo lo avevano creduto tonto perch era lento nel restituire le botte agli altri ragazzi e lento a imparare a scuola. Inoltre era molto basso di statura per la sua et. Poi, in quinta, nella scuola delle suore, aveva cominciato a crescere e a farsi furbo. In seguito aveva finito con il crearsi la fama di essere un po' matto. Era stato Brock ad arrampicarsi un giorno sul tetto della scuola, solo per scherzo, e a passare sui binari della ferrovia che attraversavano il canale, ed era sempre Brock che fuggiva urlando in falsetto e agitando le braccia quando un poliziotto inseguiva tutta la marmaglia. Brock lo faceva per burlarsi del proprio terrore, per burlarsi del fatto che stava scappando... questa era la cosa strana di lui che la gente non riusciva a capire. Quando un poliziotto ubriaco lo aveva picchiato una sera, scambiandolo per qualcun altro, Brock era rimasto lungo disteso in un vicolo, sanguinante, e quando qualcuno lo aveva trovato, le sue prime parole erano state: Ho fatto un atterraggio senza paracadute!. Era un tipo strano. Non proprio matto. Non riuscivi a decifrare che cos'era esattamente e ti dimenticavi di lui, sebbene, naturalmente, lui fosse di solito un bastardo senza rimedio e non riuscisse mai a combinare niente, era troppo sfrenato; ma nel suo impeto e nel suo furore non vi era alcuna felicit, lei lo capiva. Dai tredici anni ai diciotto era stato taciturno e irritabile, averlo per casa era una disgrazia; potevano passare settimane senza che sorridesse, proprio come sua madre. Adesso che aveva vent'anni, che era indipendente e aveva un po' di soldi, si comportava pi educatamente con Loretta, sia pure in un modo ironico e calcato. Lei non riusciva a capirlo. Non riusciva a prenderlo sul serio.

Mentre Brock mangiava, raschi forte la padella e fece scorrere l'acqua nel lavello. Pap non era tornato a casa per tutto il giorno e non avrebbe cenato. Sarebbe stata costretta a tenergli in caldo il cibo nel forno. Si alz in punta di piedi e cerc di guardare fuori dalla finestra, ma non vide altro che la scala di sicurezza della casa davanti. Ci abitava una famiglia tedesca, quattro bambini sgarbati e un vecchio sgarbato e una donna che parlava solo il tedesco. Bisognava prenderli sul serio. Al pianterreno abitava una vecchia sudicia, della quale Loretta non conosceva il nome. La vedeva di continuo. E pi avanti, lungo la strada, la gente gi cominciava a uscire nella calura cittadina; non erano infastiditi dal caldo, in realt, ma se lo godevano stranamente, godendo della sua fluidit, come se si fosse trattato di creature in un mare, tutte imparentate, legate dallo stesso elemento, che le toccava su ogni poro e le riuniva, indifese.

Dove vai questa sera? domand Brock a un tratto.

Fuori.

Con chi?

Chi vuole saperlo?

Io. Io voglio saperlo.

Loretta incroci le braccia. Si sentiva la protagonista di un film, sfidata da un marito geloso in cucina mentre fuori la macchina da presa era impaziente di indietreggiare e di mostrare un paese delle meraviglie di avventure che l'aspettavano... lunghi, frenetici viaggi in treno, paesaggi con soldati feriti, un bel deserto bianco attraverso il quale una carovana di cammelli voluttuosamente avvolti da veli procedeva adagio con una sorta di affettata malinconia, le giungle fumiganti dell'India distese dinanzi a ufficiali inglesi dall'uniforme bianca, giovani ufficiali, i misteri dei salotti inglesi che cedevano davanti al sorriso rapido e non divertito di una savia ragazza giunta dall'America...

Brock la stava fissando. Lei guard le sue mascelle macinare il cibo che gli aveva cucinato, e pens che non lo stava gustando. Questo era il guaio di Brock... non gustava mai niente.

Ammesso che siano affari tuoi disse vado a trovare Sissy.

Sissy? disse Brock. Sissy era una vecchia amica di Loretta, una ragazza non graziosa come Loretta, dalla vita larga, che andava in giro con camicette ricamate da sua nonna - una vecchia mezza cieca che non usciva mai dalla sua stanza - e di conseguenza aveva un'aria demod da contadina europea, un aspetto ottuso, ingenuo, molto spento. Sissy, comunque, era una brava ragazza. Sul suo conto Brock non avrebbe mai potuto dir niente di male, la sua mente, semplicemente, cessava di funzionare. Fiss Loretta.

Taglieremo il modello di un vestito. Lei mi aiuter disse Loretta.

Stai mentendo.

Non sto mentendo!

Brock si port il cibo alla bocca con la schizzinosit spontanea di chi non ha voglia di mangiare. A un tratto le sorrise. Sai, ho saputo certe cose sul tuo conto, tesoruccio.

Quali cose?

Lo sai.

Me ne infischio. Sono tutte bugie.

Bernie Malin, anche questa  una bugia?

Loretta si sent avvampare in viso. Che cosa hai saputo di lui? Gli hai parlato?

Non ci parlerei mai con un pivello come quello l! Che cos'ha, sedici anni? Un pivello simile! Qualcuno ha detto che tu e lui stavate pomiciando non tanto tempo fa.

Lasciali parlare.

Non farti venire in mente di portarlo qui.

Non ci porto nessuno quass, in questa topaia.

Be', non portarcelo.

Magari l'ho gi fatto... e con questo? Magari ce l'ho gi portato!

 vero?

Ti riguarda, forse? Abito qui, vado e vengo da sola quando voglio, lavoro e mi guadagno i miei soldi. Non sono tenuta a dar retta alle tue stronzate. Se non ti va puoi andartene! Sei un pivello di vent'anni anche tu! Perch non te ne vai, si pu sapere?

Perch al mio posto possa venire Bernie?

Oh, vai all'inferno! Loretta era agitata e, sotto la superficie della rabbia, alquanto contenta. Bernie  a posto disse. Mi piace. Ma non  niente di speciale. Te l'ho detto, vado soltanto a trovare Sissy. Non me la spasso con ragazzetti come lui per farmi una brutta fama. Quando mi sposer, non sar con un marmocchio come quello.

Brock aveva finito di mangiare. Scost il piatto, alla maniera di suo padre e degli altri uomini che conosceva; vi era qualcosa, in quel gesto, che irritava Loretta e al contempo le faceva venir voglia di ridere. Erano cos prevedibili!

A me sembra che ti interessi un po' troppo ai fatti miei disse. Non hai affari tuoi di cui preoccuparti?

No.

Perch non porti fuori anche tu qualche ragazza? Perch non spendi un po' di soldi? Non fai altro che giocare al biliardino e bighellonare con quei tuoi amici del cazzo che, te ne accorgi tu stesso, sono stupidi. Si pu sapere che cosa c' di storto in te?

Sono un mistero per me stesso disse Brock, sorridendo gelido.

Oh, se vuoi cominciare a dire fesserie!

Gli tolse il piatto che aveva davanti e lo mise nel lavello. L, accatastati, c'erano sei piatti, alcuni dei quali ancora incrostati di cibo; le posate formavano un mucchio. Una delle forchette era rimasta sotto un piatto e rendeva sbilenca la pila. La lentezza dei propri movimenti e la cucina stessa, piccola e ingombra, le facevano nascere dentro, nelle ossa, una pressione. Si sentiva a disagio. Non che gliene importasse, in realt. Non si curava neppure delle stupide prese in giro di Brock, alle quali era abituata, del resto, e che non concludevano mai nulla. Per tutta la vita era stata presa in giro. I bambini venivano stuzzicati, soprattutto le femmine, era inevitabile. Suo padre, prima di ammalarsi, l'aveva stuzzicata e fatta piangere, senza volere, e lei ricordava anche come suo nonno la infastidiva, tirandole i capelli: un vecchio maleodorante, dai baffi disuguali, che litigava con la nonna, urlando e sbraitando in un'altra lingua. Quel passato era collegato a un'altra citt, a una misera casa di due appartamenti davanti a un deposito di carbone, dove giocavano tutti i monelli, e a un altro genere di lavoro... un lavoro proficuo, come quello del nonno. Aveva guadagnato migliaia di dollari in un solo mese con la sua squadra di muratori, per poi perderli tutti in un modo che Loretta non era mai riuscita a capire e che non le importava nemmeno molto, perch per lei e per le altre donne della famiglia quel denaro era perduto e non rimaneva altro da dire, una realt incontestabile e in qualche modo rispettabile! Il vecchio la stuzzicava affettuosamente e lei aveva avuto abbastanza buon senso per capire che le voleva bene, quindi quando lui era morto non aveva fatto come Brock, non si era scostata dal letto dove il vecchio li supplicava ma era rimasta proprio l. E suo padre la stuzzicava nello stesso modo curioso, dimostrando affetto, mentre la mamma raschiava le pentole con rabbia e lasciava cadere le stoviglie nell'acquaio perch si rompessero, facendo capire che cosa pensava lei dello stare in ozio e dell'affetto quando c'era tanto lavoro da sbrigare, sempre. Poi l'intera famiglia si era trasferita in questa citt con un furgone preso a nolo, e nella stanza adiacente alla cucina la madre di Loretta era morta cinque anni prima. Ora ci dormiva il vecchio, solo. Era mai stata davvero una camera della morte? Nessuno poteva dirlo, nessuno riusciva davvero a ricordare, tranne Brock. A lui piaceva dire: Fu il vecchio a ucciderla e si poteva star certi che Loretta gli avrebbe risposto urlando: Un corno! Fu lei a uccidere lui! come se fosse stato importante chiarire le cose, arrivare alla verit. Qual era la verit?

Qua e l per la casa c'erano vecchie istantanee di suo padre: un uomo dai capelli scuri, dall'espressione sorridente, canzonatoria. L'uomo che si trascinava adesso nel miserabile appartamento e vomitava nel bagno e a letto e chiamava Loretta continuamente in tono piagnucoloso (che cosa ci aveva fatto con i soldi che era riuscito a risparmiare, per esempio?) non era lo stesso, le spiaceva dirlo. Due uomini diversi, due diversi periodi. Un tempo lavorava con una squadra di muratori costruendo case, decine e decine di case, inchiodando fiancate e costruendo garage con rifiniture gialle, e aveva avuto un'automobile sua, e quando la situazione economica aveva cominciato a deteriorarsi, tutti i parenti gli avevano detto, invidiosamente: Ah, be', la gente avr sempre bisogno di case in cui abitare!, il che si era rivelato non essere affatto vero. Non vennero pi costruite altre case, quelle tirate su a met rimasero com'erano, finch i monelli non le devastarono o le intemperie stesse non le demolirono. Era il 1930. E poi venne il 1931. Il padre di Loretta trov un posto come guardiano notturno, ma lo perdette dopo pochi mesi, sostituito dal cognato di qualcuno - Storia plausibile disse sua moglie - e in seguito fece tutto quello che gli riusc di trovare, vendette persino giornali. Loretta li ricordava bene, tutti quegli anni. E poi, quando gli uomini pi giovani avevano ricominciato a trovare lavoro, grazie alle opere pubbliche del governo, e tutti erano ottimisti a causa degli assegni governativi divenuti regolari e permanenti come il ciclo stesso delle stagioni, suo padre si era dedicato di nuovo all'edilizia. Ma i tempi non erano ancora maturi e lui aveva dovuto aspettare per alcuni anni, e i tempi non erano mai pi diventati propizi per lui. Era terrorizzato, non riusciva a orientarsi nel suo terrore e cos aveva cominciato a bere. Anche i giovani che avevano trovato un lavoro non riuscirono a conservarlo, perch la situazione peggior di nuovo, sbalestrando la gente, ma il padre di Loretta continu a bere e divenne infine un uomo prematuramente invecchiato, uno di quelli che Loretta vedeva spesso la domenica mattina, addormentati sulla soglia delle chiese o dei negozi chiusi. Ecco come erano andate le cose. Un cambiamento, un uomo diverso. Un altro uomo. Quando aveva trovato lavoro in un magazzino, per scaricare autocarri, era tornato a casa a mezzogiorno del primo giorno, spiegando di aver lasciato cadere uno scatolone di articoli di vetro, e poi ammettendo di non aver lasciato cadere un bel niente perch aveva avuto paura di provare, paura di lasciar cadere qualcosa e di indebitarsi. E in questo modo era andato avanti fino a ora, aggirandosi per casa, senza infastidire Loretta, a meno che non avesse mal di stomaco o non avesse combinato qualche guaio.

Be', non metterti in nessun pasticcio, questa sera disse Brock.

Non mettertici tu.

Lo segu nella sua stanza, il salotto, perch c'era ancora qualcosa di non concluso tra loro. Non sapeva che cosa. Con il vestito blu, con i capelli lucenti e ondulati, sentiva di aver diritto di chiarire la situazione con lui. Brock tolse il pettine dal taschino, se lo pass rapidamente tra i capelli e lo rimise nel taschino quasi con un unico gesto. I capelli di lui, lunghi e non lavati, non erano mai arruffati e mantenevano le stesse ondulazioni per settimane. Ci metteva su una specie di lozione per capelli che ricordava a Loretta le ruote delle biciclette, il grasso che ti si appiccica alle dita quando le tocchi. Impulsivamente gli tocc la tasca della giacca. Sent, dentro, il peso della pistola.

Hai ancora quella pistola!

Brock la respinse.

No, sul serio, che cosa sta succedendo? domand lei.

Niente.

Dove l'hai presa?

In nessun posto?

Ma che cosa vuoi fare? Lo fiss. Per la prima volta si domand se stesse facendo sul serio.

Ancora non lo so.

Gli zigomi sulla sua faccia pallida e scavata sembravano particolarmente aguzzi; era come se le ossa della sua faccia stessero pensando per lui.

Ti caccerai in qualche guaio disse Loretta. Si espresse con il cantilenare fatale, definitivo, in parte soddisfatto, del quale si erano servite sua madre e altre donne della famiglia, come se fossero gi arrivate al fondo di tutte le peggiori possibilit e stessero aspettando, laggi, che gli uomini le raggiungessero.

No, per niente. Non lo so che cosa far disse Brock. Tolse la pistola dalla tasca e la tenne nel palmo della mano. Era vera? Loretta la fiss, deglutendo rumorosamente. Non sembrava reale. Era una rivoltella economica e arrugginita, con una canna schiacciata e un'impugnatura di legno molto consumata. Loretta aveva visto una rivoltella simile quando era stata a casa di sua cugina Irma ed era finita in cucina, dove alcuni ragazzi stavano oziando, e sul tavolo c'era una pistola. Si era spaventata molto e aveva sorriso. Stava sorridendo ora, con il cuore che accelerava.

Se vuoi darla a me, te la nascondo, Brock.

Lui rise, facendosi indietro.

Perch dovrei dartela, pensi che sia matto?

E se... Pa' la trova? E se si spara, con le sue mani cos tremanti? E se la fa cadere...

Pa' non la trover.

Perch stai sorridendo in quel modo?

Chi, io?

Sei uno stronzo! Non  divertente.

Chi starebbe ridendo? Gli angoli della bocca di Brock erano tirati come quelli di un clown maligno; i muscoli della faccia erano due grovigli tesi su ciascuna guancia. Sulla sua pelle pallida e dall'aria cagionevole era sorto un rossore chiazzato.

Brock, vuoi... aspettare Pa'? Iniziare una lite?

No. Ho cose migliori da fare.

Vuoi attaccar lite quando torner ubriaco? Giusto?

Non sono io ad attaccar lite,  lui.

Dai, Brock. Lo osservi in un tale modo!

Te l'ho detto, ho cose pi interessanti da fare. Brock si diede una pacca sul cavallo dei pantaloni, intendendo scopare. Come no!

Loretta disse rapidamente: Star fuori per tutta la notte, sicuro. Torner domattina, ridotto uno straccio. Senti, non gli farai del male, vero?.

Ho detto di no.

Perch ti comporti da pazzo, allora?

Lui rise e rimise la rivoltella nella tasca. Era pronto per uscire.

Va bene, va', esci! Vattene di qui! grid Loretta.

Quando se ne fu andato, torn in camera sua a dare un'occhiata al proprio aspetto. Il sudore le si era raccolto a goccioline sulla fronte... cosa che lei odiava. Le asciug con un fazzoletto. Nessuno approdava a niente pensando a Brock, questo lo sapeva: gi anni prima era entrato e uscito dal tribunale dei minori e molte volte lo avevano arrestato e tenuto una notte in carcere; la cosa non serviva affatto a renderlo pi assennato o pi scaltro, e anche il fatto che altre persone si preoccupassero a causa sua non aveva alcun effetto. Gli piaceva soprattutto starsene seduto a leggere i giornali, e lasciar cadere i giornali sul pavimento quando aveva finito. Ma non parlava mai di quel che leggeva, non diceva mai niente. Aveva i suoi segreti. Con i suoi stupidi amici poteva sbraitare e ridacchiare come qualsiasi idiota, ma anche questo era una maschera, loro non lo conoscevano, nessuno lo conosceva, e per conseguenza nessuno si fidava davvero di lui. Loretta lo respinse dai propri pensieri e si fece pi vicina allo specchio, cos vicina che il suo alito vi pos sopra una pellicola sottile e l'immagine che ricambi il suo sguardo con occhi guardinghi e colmi di aspettativa divenne la sola cosa di interesse per la sua anima.

Aveva un bel viso?

Si stava facendo tardi. Incominci ad affrettarsi. Tutte le meraviglie della strada le affollarono la mente, gi tumultuosa a causa delle assurdit del fratello, e si accarezz adagio, con tenerezza, il braccio lentigginoso, senza pensare. Si limit a rimanere in piedi nella piccola camera da letto in penombra, come se volesse congedarsi da essa in modo confuso, ma definitivo, senza riflettere. Era Loretta. Non la rendeva invidiosa il fatto che altre ragazze come lei saltassero fuori dappertutto, sane e pronte a una risata, pronte a divertirsi dopo una settimana di lavoro; le piaceva il fatto che vi fossero tante altre Lorette, era contenta di aver visto in una settimana due ragazze con un vestito alla marinara come il suo, e centinaia di ragazze con i capelli ricci e lasciati ricadere all'indietro sulle spalle! La sua amica Sissy era la sola ragazza che indossasse quelle camicette pesanti ricamate, bellissime camicette con fili scarlatti e verdi e gialli intrecciati nella seta a formare disegni di pavoni e mulini a vento, e Sissy non incontrava mai se stessa che andava e veniva, ma Loretta non era Sissy, Loretta era Loretta. Si mise un altro po' di rossetto sulle labbra e usc.

Percorrendo la strada, sent persino i tacchi alleggeriti e spinti verso l'alto dall'allegria tesa del sabato sera. Tutti erano fuori. Si aspettava quasi di vedere Brock starsene furtivo all'angolo, dove sostavano spesso lui e i suoi amici, n si sarebbe stupita di vedere suo padre seduto sulla verandina d'ingresso della casa di qualcun altro, le braccia ciondoloni tra le ginocchia scarne, finito, un relitto, addormentato con gli occhi aperti. Non vide nessuno dei due, ma vide tutti gli altri. I suoi polpacci traevano forza dalla dura e calda levigatezza del marciapiede, il marciapiede di tutti, e lei sorrideva e lanciava saluti alla gente che respirava una boccata d'aria dopo cena; conosceva tutti e tutti conoscevano lei. Non era poi un cos brutto quartiere. Sua madre l'aveva odiato, ma non si poteva dire che il quartiere fosse equivoco; alla gente piaceva soltanto passeggiare un po' e distendersi i nervi dopo una lunga settimana, e a volte qualcuno si cacciava nei guai, ma non per molto. Non c'era niente di male in questo.

Da luned a sabato a mezzogiorno, la schiena, le braccia e le spalle di Loretta le facevano male a causa del lavoro e i suoi capelli dovevano rimanere raccolti sulla nuca in una crocchia miserabile e scomposta, e lei sapeva di non essere un granch a vedersi, ma sabato sera tutto cambiava. Gli uomini si toglievano gli abiti da lavoro sudici, indossavano vestiti alla moda da due soldi come quello di Brock, si lucidavano le scarpe, si mettevano a posto i capelli; le giovani donne non sposate si truccavano la faccia servendosi di pinzette, matite per le sopracciglia, belletto e ogni altra cosa di cui potessero disporre, si mettevano nastri tra i capelli imitando una diva del cinema, oppure li lasciavano spiovere su un occhio, imitandone un'altra - e tutto questo era meraviglioso, tutto questo era stupendo! Loretta credeva che l'universo stesso si spalancasse il sabato sera, che le piccole cellule chiuse e segrete esplodessero in boccioli. Chi sarebbe voluto essere un moralista? Quali fallite (come le ragazze della scuola parrocchiale di Loretta, che aveva smesso di frequentare la primavera scorsa) potevano andare in giro, in un giorno come quello, cercando di vendere unguento in vasetti trasparenti di vetro azzurro con immaginette religiose in omaggio, o tentando di piazzare i biglietti di una lotteria della chiesa?

Era quella una citt abbastanza grande, su un canale nel Nordest dell'Ohio, sorta in modo caotico intorno al canale, estendendosi come due mezze lune irregolari, con sporgenze o vuoti di terreni ancora liberi, e altre estensioni di caseggiati popolari gremiti e devastati. L'industria principale era una piccola acciaieria che dava lavoro agli uomini di un quarto delle famiglie della citt, e poi c'erano, entro il raggio visivo di Loretta, fabbriche di altro genere e depositi ferroviari e magazzini, se si fosse data la pena di salire sul tetto di casa sua e di guardarsi attorno attraverso la bruma calda di quella sera. L'aria era brumosa, s, ma anche melodica e ricca di odori misteriosi... una gigantesca panetteria in fondo alla strada emanava senza sosta un odore di lievito che inquinava un poco il senso del gusto a tutti; ma continuavano ugualmente a esservi profumi di fiori invisibili e aromi di piatti saporiti cucinati in casa, che giungevano dalle finestre aperte al pianterreno, e, di fronte alla Taverna Dwight Corner, un piacevole odore stantio di birra e di roast beef. Anche al lato opposto della strada, e gi fino al primo dei ponti, si notava una sensazione carnevalesca di abbandono nell'aria, lievemente smossa dalle acque incolori sottostanti e dall'ininterrotto aspro scrosciare dell'acqua dalle chiuse. Se Loretta avesse avuto pi tempo, o se vi fossero stati meno uomini in giro, le sarebbe senz'altro piaciuto appoggiarsi con aria sognante al parapetto del ponte per contemplare l'acqua che si riversava attraverso le chiuse - lo aveva fatto centinaia di volte - poich tutti erano avidamente curiosi, nella maniera monotona e affascinata delle persone che vivono nelle citt costruite intorno ai canali, di vedere che genere di battello stesse passando e se qualcuno avrebbe osato lanciarvi sopra una bottiglia o qualche altro rifiuto. Ma lei attravers il ponte ricurvo senza quasi degnare di uno sguardo le acque ribollenti molto pi in basso - questo ponte era alto sopra il canale, tanto alto da dare il capogiro - e pass accanto al cortile della scuola cattolica che aveva frequentato per anni, delimitato da alte recinzioni di rete metallica sulle quali i ragazzetti si arrampicavano continuamente, e si lasci indietro la scuola stessa, senza quasi voltarsi a guardarla - davvero, Loretta non la vedeva pi - e and oltre il gruppetto di uomini che ciondolavano in maniche di camicia davanti alla caserma dei pompieri, alcuni dei quali amici di suo padre, dopo essersi soffermata a parlare con loro, ridendo con timidezza e abbassando gli occhi, e indietreggiando in una breve pausa della conversazione, per far capire che doveva andare in qualche posto, che in realt non aveva tempo da perdere con loro. Loretta Botsford, e come stava crescendo! Agli occhi di quegli uomini era quasi cresciuta, il che si riduceva a una questione di rossetto sulle labbra e a un certo consapevole ondeggiare delle spalle e delle anche, esattamente secondo la voga del tempo; la salutarono, comunque, e la lasciarono andare.

La madre di Sissy aveva un appartamento sopra una drogheria di Main Street, un appartamento non certo migliore di quello nel quale abitava Loretta. Distava circa cinque minuti a piedi. E pertanto lei godette di cinque minuti di una sorta di selvaggia e aperta libert, durante i quali qualsiasi cosa sarebbe potuta accadere. Sulla strada passavano uomini in automobile e avrebbero anche potuto sbirciarla, ma lei non li guardava, e comunque dovevano essere quasi tutti in compagnia di una ragazza, a quell'ora del sabato sera. Guard, dinanzi a s, la facciata della clinica nella quale lei e Brock avevano accompagnato il padre almeno dieci o dodici volte... un incubo, quel posto, con piccoli cubicoli le cui pareti non arrivavano nemmeno al soffitto, e infermiere brutte e stanche, e medici che la sua amica Rita chiamava furfanti da quando le era morto un bambino per un'infezione all'orecchio. Erano macellai, bastardi, furfanti. Tutti loro avevano soldi; gente come quella aveva soldi perch ogni paziente valeva due dollari, e due dollari a testa facevano un mucchio di quattrini. Ti girava la testa pensando a tutti quei soldi. E i dentisti erano altrettanto mascalzoni, o forse anche peggio. Lei non pensava mai ai propri denti, che erano mal ridotti; non osava indursi a pensare a quei sordi e insistenti dolori che certe notti la paralizzavano, arrivando sino in fondo alla mascella; e le gengive, a volte, quando si spazzolava i denti, le sanguinavano... no, meglio non pensarci, meglio dimenticarsene. Quando il dolore diventava insopportabile, succhiava ghiaccio. Quando diventava eccessivo, si faceva strappare il dente, pagava tre o quattro dollari ed era tutto finito.

Un tram le si arrampic accanto, appesantito da intelaiature, e Loretta bad bene a non alzare gli occhi per vedere chi potesse osservarla... il tetro mostro sferragliante la precedette su per la collina e la trascin dietro di s mentre Loretta incominciava ormai a domandarsi se i cinque minuti dovessero trascorrere senza che nessuno si accorgesse o si curasse di lei. Edifici grigio-verdastri, edifici con vetrine di negozi insaponate e abbandonate, e, sopra di esse, in una confusione rauca di radio, persone che stavano affacciate alle finestre appoggiandosi sui gomiti, la superficie delle braccia simile alla bianca superficie delle tende a ciascun lato, come una cornice. Qualcuno chiam: Loretta!. Era una sua compagna di scuola. Loretta salut con la mano, ma prosegu frettolosa.

Quando si erano trasferiti in quella citt - suo padre aveva accatastato tutte le loro cose su un furgone, guidandolo lui stesso, ed era arrivato in citt con una turba stanca e lenta d'altra gente di campagna (ma gente delle fattorie, non gente negli affari come loro), e tutti quanti avevano fatto il giro delle case chiedendo timidamente camere, un aiuto, indicazioni per arrivare al primo ufficio del governo - ogni cosa le era sembrata terrificante. Ora la citt le piaceva. Era una bambina quando avevano deciso di trasferirvisi, e nel mondo della sua fanciullezza ogni giorno era stato una schermaglia. A volte se la cavava bene, a volte falliva, a volte tutto andava malissimo e lei correva con la faccia sanguinante lungo i vicoli, vagando inorridita tra le macerie di terreni da costruzione che non riusciva a riconoscere, timorosa delle madri irate nonch dei ragazzetti estranei - non era stato affatto bello, meglio dimenticarsene. Brock, cos sognante e tardo per anni, era stato picchiato a sangue pi di una volta e chiamato bifolco, cosa che non era, mentre sarebbe bastato che aprisse la bocca per far sentire a tutti che non aveva l'accento del Kentucky; e Loretta, una bambina ricciuta, con impulsi confusi di tenerezza e di perfidia, era riuscita a tirare avanti penosamente, corteggiando i bambini importanti della sua classe, riconoscendo per istinto quali bambine erano importanti, quali bambine avevano fratelli maggiori che le proteggevano ed erano pertanto utili. Ma tutto questo apparteneva ormai al passato e, a dire il vero, ci pensava di rado. Si era innalzata al di sopra della fanciullezza e i terrori delle sue valli e delle sue montagne avevano finito con il ridursi a un paesaggio monotono sotto i suoi occhi, indulgenti o indifferenti, o entrambe le cose, e sebbene conoscesse ancora gli stessi ragazzi che l'avevano tormentata da bambina, in realt non riconosceva in loro quei ragazzetti, e loro non riconoscevano lei, a mano a mano che ogni anno li trascinava pi avanti nell'et adulta.

Andando da Sissy, incontr Bernie Malin, in compagnia di certi suoi amici, e in quel lento, goffo balletto i ragazzi si appartarono, mentre lui si incamminava con lei, fumando una sigaretta e parlando avidamente. Che significa disse andare a fare un vestito? A cucire un vestito! Sciupare tutto quel tempo cucendo un vestito? Non venirmi a raccontare che non lo ha cucito qualcun altro questo che indossi,  un vestito comprato in negozio, questo, ha stile!

Cosa ne sai tu?

Si trovava di fronte a lei, le impediva di proseguire, e cos dovette fermarsi, e dietro di loro, all'angolo, i suoi amici indugiavano, probabilmente osservandoli; era triste mentre sarebbe dovuta essere contenta, e non capiva perch, ma Bernie era la causa di tutto questo e pertanto gli disse, fredda: Sissy e io ci siamo date questo appuntamento la settimana scorsa. La parola appuntamento suon strana detta a lui.

Bernie alz le spalle e le sorrise. Era un ragazzo piuttosto basso di statura, snello, appena pi alto di Loretta, ma alquanto bello sebbene in un modo bamboleggiante. Meccanici erano anche i suoi gesti abituali, accentrati soprattutto sulla sigaretta - il modo di portarsela alle labbra increspate, di toglierla pensierosamente - e Loretta si sent un po' stordita da tutto questo, impreparata, e si domand che cosa ci fosse in lui che la turbava tanto.

Chiese: Perch non vai in giro a divertirti con i tuoi amici?. E lui rispose: Quei tonti non esistono per me. Il suo stesso espirare la eccitava.

Percorsero insieme, fianco a fianco, la salita. Questa era la parte pi bella del centro, un unico, lungo isolato di negozi. Il braccio di Bernie di quando in quando sfiorava il suo, ma nessuno dei due sembrava accorgersene. Lui le domand di Brock. Si inform su certi suoi amici, ragazzi che conoscevano entrambi. Poi le chiese notizie di suo padre. Il padre di lui aveva lavorato un tempo con il suo, e questo legame sembrava importante a tutti e due.

Proseguirono verso il canale e, a una interruzione nel susseguirsi di edifici, sostarono e si appoggiarono alla ringhiera. Si stava facendo buio. Gi alle chiuse c'era una piccola costruzione nella quale lavoravano gli uomini che le manovravano. Bernie disse che una volta era arrivato di nascosto sin l, ignorando il cartello Vietato l'ingresso, e aveva guardato attraverso le finestre della casetta. Loretta osserv sarcastica che doveva esserci voluto del coraggio. Bernie domand se le sarebbe piaciuto andare a nuotare nel canale, rimanendo vestita. Loretta gli domand se non poteva andarci da solo. Bernie disse che un amico di suo fratello aveva invitato un po' di gente a casa sua per una festicciola, e sarebbe stato bello se lei ci fosse potuta andare. Loretta ricord e dimentic Sissy nello stesso attimo, mentre fissava accigliata i riflessi delle luci che dondolavano nell'acqua. L'attenzione di lei era tesa ad accertare chi fosse questo amico. Esplorarono le comuni conoscenze e i rapporti tra loro, sforzandosi di trovare un legame, un qualche modo per rendere la cosa possibile. Bernie conosceva suo fratello e aveva un po' paura di lui. Loretta conosceva il fratello di Bernie e ne aveva un po' paura. Bernie si appoggiava alla ringhiera come se quello fosse stato un posto a lui familiare, voltato verso Loretta, e il modo in cui rideva quasi senza incurvare la bocca, e il modo in cui alzava gli occhi sui suoi con un movimento brusco della testa, la indussero a cedere. Loretta viveva nel dolce limite della carne: esultava nel suo essere, la gioia della giovinezza, i muscoli forti, il guizzo di eccitazione nel sangue a volte semplicemente quando faceva un respiro profondo. Le braccia coperte, le gambe pi robuste di quanto desiderasse, il piccolo ventre rotondo e i fianchi in carne, la radiosit rosata della pelle: questo era tutto quello che aveva, ma questo era tutto. Il suo sangue insaziabile, desideroso del sangue insaziabile del ragazzo; ognuno propendeva verso l'altro, inconsapevolmente, come colpi gemelli sciolti dal calore del sole.

Bernie sorrise. Senti, per piacere, vuoi venire con me?

Mmh, perch dovrei?

Forza, lo vuoi fare.

Avresti dovuto invitarmi prima di questa sera.

Misteriosamente Bernie scosse la testa. Quel gesto, cos virile, da adulto, la colp al ventre.

Sai come mi chiamo replic Loretta mettendo il broncio. Sai dove abito.

Dannazione! Ho lavorato fino alle sei passate.

Dove?

A scaricare roba.

Dove?

Con mio padre.

Era fanciullesco e teneramente nervoso, mentre si sporgeva verso di lei. Lei cominci a sorridere. Tra loro scatur un'eccitazione inebriante punteggiata dagli squilli dei clacson, la sfilata di automobili irrequiete del sabato sera. Le sembr prematuramente saggio, questo ragazzo minuto di ossa e minuto nel bel taglio obliquo e spavaldo degli occhi, e le ricordava - non sapeva perch - gli eroi dei quali avevano parlato i giornali fino a poco tempo prima, Baby Face Nelson e Dillinger, ormai morti, ma ancora molto importanti. La zia di una delle sue amiche, venuta per una breve visita, aveva parlato loro di Dillinger a Chicago e di come avesse visto con i suoi occhi l'orlo del vestito dell'amica di un'amica macchiato del sangue di Dillinger, dopo che lei si era accosciata in un vicolo per impregnarlo; Ges Cristo, aveva detto qualcuno, perch si dovrebbe fare una cosa simile? Loretta per capiva e desiderava con violenza di essersi potuta trovare l anche lei, di aver potuto inginocchiarsi nel sangue per portarlo a casa in trionfo, perch non v'erano molte altre cose con cui ricordare un uomo tranne qualcosa di grezzo e di laido, e quel sangue era stato abbastanza reale in lui, caldo e rapido nelle sue vene, fino a quando la pallottola di qualche poliziotto non lo aveva sparso.

Vuoi venire con me? chiese Bernie con ardore, con una seriet tangibile che faceva pressione contro lo stile hollywoodiano della sua voce, e Loretta cap di dover cedere.

Torn insieme a lui attraverso il ponte, la superficie acciottolata dura sotto i piedi, e le poche luci riflesse dal canale dolorose negli occhi, mentre Bernie continuava a parlare di qualcosa che lui e suo fratello stavano progettando, vendetta contro un negozio che li aveva frodati o non aveva dato loro lavoro, e Loretta sent solo un debole fremito di allarme udendolo dire che volevano incendiare la paglia e l'altra roba nello scantinato, dopo averci sparso sopra benzina ed essere filati via di corsa, lasciando che tutto andasse al diavolo in una gran fiammata... cos quei bastardi avrebbero imparato!

Lei e Bernie si recarono in una casa non lontana da quella dove abitava Loretta. Lei si lasci persuadere da Bernie e dagli altri a unirsi a una festa nel salotto; c'erano soprattutto ragazzi pi grandi, e anche adulti che bevevano e ballavano con foga alla musica di una radio, ridendo forte. Loretta sorrise, non pot farne a meno. Come suo padre: bere lo faceva stare male, ma non poteva rinunciare alla prima bevuta della giornata, la prima scarica di felicit. Me lo merito. Nel giro di pochi minuti, Loretta fu trascinata dall'eccitazione, i capelli le si arricciavano intorno al viso. Lei e Bernie ballarono, o provarono a farlo, la stanza era talmente affollata! Loretta incespic ansante addosso a Bernie e prov un'improvvisa e profonda gratitudine verso di lui, lei gli piaceva. Era una ragazza che piaceva a qualcuno.

Bernie le stava gridando qualcosa nell'orecchio. Cosa? Doveva avere annuito perch lui usc con lei nel cortile, poi andarono in un vecchio garage cos pieno di cianfrusaglie che non vi sarebbe stato pi posto per un'automobile, era divertente, Loretta ridacchi e bevvero birra tutti e due e si strinsero l'uno contro l'altra impazientemente, come bambini che andavano a sbattere. Era il momento: lei gli mise le braccia intorno al collo. C'era un momento nel quale lo facevi, quando era giusto. Troppo presto non era giusto. Ma ora era giusto. In lei scatur la rapida, acuta sensazione di essere indifesa; le parve di essere sollevata in aria da un pallone, trascinata follemente, senza che potesse farci nulla, nel cielo, e fu come se fosse saltata sull'ultimo vagone di un treno che la strappava via lungo le rotaie lucenti e come se nessuno avesse mai pi potuto vederla...

Quando rientrarono nella casa, qualcuno stava urlando. Le sembr di vedere un'automobile della polizia ferma davanti all'ingresso. Cos loro due uscirono dalla porta di servizio, scavalcarono una staccionata, infiacchiti dalle risate e molto affettuosi, pronti a cadere l'uno nelle braccia dell'altra. Davanti alla porta di casa sua, nel sudicio corridoio, rimase in piedi con lui per mezz'ora, per quarantacinque minuti, finch, infine, disse: Puoi entrare con me, se vuoi.

Bernie, scosso ed eccitato, si scost da lei e domand: Dici sul serio? Dici davvero sul serio?.

Gli rispose: Se Pa'  in casa ha la sbornia, non stare a preoccuparti, si lascia cadere sul letto e non capisce pi niente, quanto a mio fratello, non torner fino a domattina. E in ogni modo, nella mia stanza non ci entra nessuno,  la mia camera, appartiene soltanto a me,  la mia vita, e nessuno osa entrarci!.

Bernie la baci e l'avvolse nelle braccia avide; lei gli si concesse, ma pens a una cosa: i vecchi vestiti di sua madre in un armadio, le maniche rigide, come se fossero modellate definitivamente sulla forma delle braccia che vi si erano infilate.
2

Stanca e spossata, tanto spossata che persino l'indolenzimento si era spento in lei, dorm... e le parve di incespicare qua e l in stanze nelle quali non era mai stata, afferrandosi alle braccia soccorrevoli di altre persone, fissandole negli occhi, ma senza trovare in quegli occhi alcun centro, niente iridi nei loro occhi. Non era per un sogno di terrore: si sentiva soltanto esausta e madida di sudore, sopraffatta. Un greve, plumbeo calore giaceva su di lei, come nuvole di fumo polveroso, accarezzandole il corpo. Poi vi fu uno schianto secco. Si dest.

Si dest subito, gi gridando, il grido mutilato e inaudibile. Era conficcato in profondit nel suo sonno, in profondit nella sua mente. Si dest subito. Nella luce fioca, qualcuno corse fuori dalla porta della sua stanza e incespic contro una sedia in cucina - si rese conto immediatamente di quale sedia si trattava, su quella sedia si trovavano ad asciugare i piatti della sera prima -, cos, all'improvviso, fu del tutto desta.

Nel suo letto, accanto a lei, c'era un ragazzo. Lo conosceva, ma per un momento non riusc a ricordare come si chiamava, n perch si trovava l. Con il lenzuolo avvolto intorno al corpo, cominci a scostarsi adagio da lui. Una riflessione la penetr a un tratto, improvvisa e tagliente come quello schianto secco:  morto. Subito dopo, la sua mente parve bloccarsi. Lo fiss. Poi, adagio, un sudore doloroso la copr tutta, trapelando oltre la pellicola umida che era stata cos cullante e cos dolce. Riusc a pensare abbastanza chiaramente,  morto, quel bastardo lo ha ammazzato, e le parole passarono nella sua mente come se fossero state le parole di qualcun altro, le parole di qualcuno che guardasse dalla finestra. Il ragazzo giaceva del tutto immobile. Il lenzuolo gli era stato strappato in parte di dosso. Avrebbe voluto afferrarlo, destarlo scrollandolo. Bernie Malin! Perch non si svegliava? Che cosa voleva da lei, giacendo l cos pesantemente, senza muoversi? Il terrore che la pervadeva non lo scuoteva minimamente; sembrava dormire il sonno ostinato di un uomo, dimentico di lei. Aveva un braccio ripiegato sul petto nudo e l'altro ciondolava oltre la sponda del letto. I capelli erano scuri e setosi. Loretta scese dal letto silenziosa. Indietreggi, fissandolo con gli occhi sbarrati, finch non sent il muro contro le spalle e dovette fermarsi, immobile. Fiss il ragazzo per vedere se stesse respirando o meno. Passarono minuti. Avrebbe riprovato; lo avrebbe fissato con molta attenzione per vedere se stesse respirando o no.

Doveva essere assai presto, prima dell'alba. Come mai lo sparo non aveva destato nessuno, mettendo in moto la gente, facendola correre su per le scale e dare l'allarme e sbirciare attraverso la finestra? Sentiva la parete dura contro la schiena e si domand come mai non fosse crollata, caduta, lasciando che tutti la vedessero. Le parve di sentire di gi vibrazioni e tonfi di passi fuori nella strada, un esercito di stupidi curiosi e di accusatori, e che cosa non avrebbero saputo escogitare da urlarle in faccia! Che cosa farai adesso, puttanella, come ti sbarazzerai di lui? Passarono altri minuti. Lei rimaneva rannicchiata e sudata nella luce fioca, fissando il letto.

A poco a poco cominci a vedergli il sangue addosso. Si muoveva.

Su un lato della testa, timidamente voltata dall'altra parte rispetto a lei, un rivolo di sangue si stava muovendo e inzuppava il cuscino. Il cuscino era piegato in due; doveva essergli piaciuto dormire con il cuscino ammonticchiato in quel modo. Loretta non si mosse. Sentiva l'odore del suo sangue. Parole riaffiorarono in lei, come una formula magica.  stato mio fratello,  stato lui, quel bastardo... Se avesse potuto gettargli in grembo tutto questo, prendere tutti questi guai e gettarglieli addosso come immondizia, se avesse potuto sbarazzarsene in qualche modo, allora sarebbe stata libera; quella pressione soffocante nel petto e nella gola, quella folle sensazione di terrore, che non era certa potesse essere sua, cos forte, se ne sarebbe liberata e avrebbe gravato su suo fratello, e tutti si sarebbero precipitati verso di lui, agguantandolo e urlandogli in faccia, sulla sua brutta faccia, Assassino! Bastardo!

Ma non accadde niente. Attese, fiutando l'odore del sangue e dei corpi, l'odore delle lenzuola umide, e il cervello le vacillava, e il suo corpo restava immobile, in attesa, ma non succedeva niente. Non sarebbe successo niente? Forse uno sparo di rivoltella nel cuore della notte non era un fatto straordinario, in fin dei conti. Forse nessuno lo aveva udito, nessuno avrebbe alzato con rabbia una veneziana, nessuno sarebbe saltato fuori su una scala di sicurezza per vedere che cosa fosse successo. Non era come nei film. Nulla si susseguiva con rapidit alle altre cose; nulla era connesso a ogni altra cosa.

Cerc brancolando intorno a s qualche indumento con cui coprirsi. Non ci vedeva molto bene. Le dita le si chiusero su qualcosa, un vestito di cotone che portava in casa. Chinandosi, non abbass gli occhi, ma li tenne sempre fissi sulla testa del ragazzo, timorosa di un cambiamento se avesse distolto lo sguardo. Il sangue continuava a scorrere, fiorendo su un lato della testa. Non si sarebbe fermato pi. Temeva che un suo movimento improvviso avrebbe rovesciato qualcosa e disturbato quel fluire del sangue, accelerandolo, e il sangue sarebbe zampillato fuori della testa cadendo sul pavimento e imbevendolo fino al soffitto sottostante, scorrendo caldo e appiccicoso su tutto. Si mosse molto adagio. Quel che vedeva era molto reale, ma una parte della sua mente continuava a respingerlo, ad allontanarlo, non apparteneva a lei; se soltanto avesse potuto agguantare Brock e urlare a tutti di venire a vedere che cosa aveva fatto: guardate un po' qui! Come sarebbe corsa lungo la strada, accusando quel bastardo! Scivol nel vestito e si accorse che le mani le tremavano; non riusciva a dominarle, eppure in qualche modo le ubbidivano, facendo entrare i bottoni nelle asole, come sempre, passando per la stessa routine di sempre. Una persona deve pure vestirsi, pens confusamente. Il ragazzo non la guardava mentre si vestiva. Aspett ancora che si muovesse, che si destasse dicendo qualche spiritosaggine imbarazzata, e facesse rientrare ogni cosa nella normalit...

Era terribile, il modo che aveva Bernie di giacere, come sembrava essere divenuto ostinato quel suo corpo duttile e snello! Era bastato uno sparo a fare questo, come una magia. A un tratto Loretta lo odi; l'odio esplose in lei e fu sufficiente, in pratica, a farla urlare di rabbia, perch gli uomini ti deludevano sempre, era inutile sperare in loro, niente da fare. Gli uomini non avevano un centro: i loro occhi, sorridenti o seri, non possedevano un centro, niente. Loretta rimase in piedi, circondata da un odio nebuloso eppur vivido, guardando il ragazzo. Odiava anche la pesantezza del suo corpo. Tutta la carne di lui si era tramutata in veleno. Ci che era stato cos ardente e dolce in precedenza, quella notte, era adesso greve di morte, e il fatto che la morte fosse sopravvenuta cos rapidamente e senza lotta alcuna, dimostrava quanta poca fiducia si possa riporre nel corpo, anche nel corpo di un uomo, braccia e gambe, petto e ventre, tutto inutile. Port le nocche contro la bocca e prese a piagnucolare mentre la consapevolezza di ci che era accaduto entrava nella sua mente, e tornava a entrarvi, rapida e feroce come lo era stato l'amore di Bernie, battendo contro di lei. Dio mio disse in un bisbiglio  accaduto davvero? Brock lo ha fatto davvero? Brock era fuggito, lasciandola sola, e che cosa avrebbe fatto? Che cosa avrebbe potuto fare del cadavere? Dove si sarebbe nascosta? La rivoltella aveva sparato proprio accanto a lei, a pochi centimetri dalla sua testa. Un'esplosione nell'orecchio. Suo fratello doveva essersi proteso sopra il letto per appoggiare la canna della rivoltella al cranio di Bernie e doveva avere premuto il grilletto, quel bastardo, e lo sparo l'aveva strappata al sonno e non sarebbe riuscita a dormire mai pi. In qualche punto nel cervello di Bernie si trovava la pallottola che aveva fatto tutto questo. Tanto potere pigiato in un pezzetto di metallo, un potere pi grande dell'uomo che vi stava dietro, di gran lunga pi grande. Quel potere era stato sprigionato. E Bernie era morto. Loretta si costrinse a guardarsi intorno attentamente nella stanza, la sua stanza. Doveva capire esattamente dove fosse. Quella camera era un enigma.

... E se fosse impazzita? Sua madre era impazzita, lanciando urli disperati e folli, piangendo per ore, per giorni, giacendo nel letto insozzato, gridando che la testa le si spaccava in due. Loretta aveva visto altri pazzi, visto con quale rapidit avessero perso il lume della ragione. Nessuno poteva dire con quale rapidit il cambiamento sarebbe potuto sopraggiungere. Quel bastardo, con la sua rivoltella, aveva fatto accadere tutto questo, aveva messo in moto ogni cosa, e nulla poteva pi essere fermato, nemmeno se lo stesso Brock avesse dovuto correre di nuovo su per le scale, incespicare di nuovo oltre la porta e di nuovo protendersi nella sua stanza; era questo, pens Loretta in preda all'orrore, era questo a rendere la cosa tanto terribile, che non ci si poteva far niente, che nessuno poteva pi fermare quello che stava accadendo. Si guard attorno. Per uscire dalla stanza doveva passare in fondo al letto, proprio accanto ai piedi di Bernie. Nella luce fioca, sembrava ancora addormentato; se non avesse udito lo sparo, forse Loretta non avrebbe neppure pensato che... ma il sangue continuava a inzuppare il cuscino, s, quello non lo si poteva fermare. Lui era morto, adesso, e non si poteva muoverlo. Come avrebbe potuto spostare un corpo cos pesante?

Aveva sedici anni. Si domand se sarebbe mai vissuta oltre quell'et. Il tempo sembrava essersi fermato. Aveva bisogno di qualcosa che l'aiutasse, di qualcosa cui avvinghiarsi, non sapeva che cosa. Un oggetto cadde dal com, un flaconcino di smalto per le unghie; lo lasci perdere, dimenticandolo. Nel primo cassetto del com si trovava un intrico di vestiti. Erano suoi. Li fiss e un grido soffocato le sal nella gola, un grido che invocava suo padre. Disse davvero Pa'! a voce alta, come se la parola fosse uscita da lei spontaneamente. Tir uno dei cassetti che emise un suono raschiante, di protesta, legno contro legno. Questo la sblocc: corse intorno ai piedi del letto e fuori in cucina, urtando contro una sedia e scaraventandola in mezzo alla stanza. Oh, Ges! Guarda che cosa ha fatto l dentro! grid. Spalanc la porta della camera di suo padre. Pur vedendo che la stanza era vuota, disse sommessamente, timidamente: Pa'?. Il letto era disfatto, tale quale come il giorno prima. Suo padre non era tornato a casa. Per un momento non riusc a ricordare se fosse rimasto in casa per tutta quella settimana, o se fosse tornato all'ospedale. No, era stato in casa, e ora si trovava soltanto fuori in qualche posto a smaltire la sbornia dormendo, meglio per lui essere fuori da questo guaio, del resto. Per la prima volta dopo lo sparo prov un senso di soddisfazione; era meglio che suo padre fosse fuori da quel pasticcio.

L'orologio sopra la ghiacciaia segnava le cinque e mezzo. Era domenica mattina. Tutti dormivano tranne Loretta, e Brock, che stava correndo in qualche posto lungo un vicolo. La gente addormentata l attorno avrebbe forse udito il tonfo dei suoi passi di l dalle finestre, ma nessuno si sarebbe preso la briga di affacciarsi e di gridargli dietro: Ehi, perch stai correndo? Da che cosa stai scappando?. I poliziotti, nei ristoranti economici aperti tutta la notte, avrebbero sorseggiato caff e letto i giornali, e anche se si fossero dati la pena di dare un'occhiata fuori per seguire Brock con lo sguardo, non si sarebbero degnati di catturarlo; lasciamolo andare, chi se ne frega di un assassino?  troppo faticoso corrergli dietro. Libero in quel modo, Brock aveva il mondo intero in cui vagabondare, ma lei, Loretta, era bloccata in quell'appartamento: la cucina, molto silenziosa eccetto il ticchettio dell'orologio, con il tavolo dal piano nudo, e il lavello leggermente sbilenco, con due sgraziati rubinetti e il portasapone nel quale restava un pezzo sottile di sapone rosa, e la pila di piatti, piatti che nessuno avrebbe mai lavato tranne lei, Loretta! - questo particolare da poco la esasper - e sopra l'acquaio una finestrella, non molto pulita, e a ciascun lato, credenze senza sportelli che si perdevano nell'ombra fino al soffitto, nelle quali piatti e bicchieri si ammonticchiavano in modo squallido, cos familiare, e la finestra alla sua destra, la finestra attraverso la quale sarebbe disceso Bernie se vi fossero state complicazioni e qualcuno fosse tornato a casa prima del previsto. Avrebbe dovuto andarsene da quella finestra, questo era stato il loro piano. Era stato escogitato in un'altra dimensione, una dimensione che non si era realizzata. E da un lato c'era quella stanza, nella quale non sarebbe entrata mai pi, mai. Mai pi sarebbe passata per quella porta, mai pi si sarebbe avvicinata al letto inzuppato di sangue, e al corpo morto che le aveva portato tanta sfortuna. Al lato opposto della cucina c'era la camera di suo padre, dove ogni cosa rimaneva sparpagliata sul pavimento e sul letto, un disordine maleodorante che Loretta non poteva eliminare perch a lui non piaceva che qualcuno toccasse le sue cose personali... le sue cose segrete, ritagli di giornali in una scatola di sigari e altre carte, vecchie ricette delle quali pi nessuno si curava ormai; la stanza era angusta come una cassa, aveva le stesse dimensioni della sua. Le due camere racchiudevano tra loro la cucina, e fino a quel momento Loretta non ci aveva mai pensato. Lo spazio nel quale vivevano lei e suo padre e Brock equivaleva allo spazio di poche casse, squadrate e murate; e tutta la vita inconsapevole che vi si era svolta! - tutti quegli anni, inconsapevoli! Era strano che tutto dovesse finire in quel modo. Subito al di l della cucina c'era la camera di Brock, in realt una specie di salotto, dove lui dormiva su un divano letto e teneva le sue cose nascoste in un baule, spinto contro la parete, non visibile, cos che non sembrava che qualcuno vivesse davvero l dentro; una stanza anonima, cos come la voleva lui. Loretta guard nella sua camera. La porta sul corridoio rimaneva aperta in parte, come l'aveva lasciata Brock nella fretta. Si avvicin a quella porta e la tocc; era una sorpresa per lei che l'appartamento fosse aperto in quel modo, chiunque sarebbe potuto entrare, anche un bambino avrebbe potuto introdurvisi. Non sembrava sapere cosa fare. Intorno agli spigoli logori della veneziana abbassata splendeva una fioca luce, e quella luce sarebbe divenuta pi forte a mano a mano che il giorno si fosse aperto, rivelando ogni cosa, ma senza fare alcun male alla stanza semivuota di Brock; nessuno sarebbe mai tornato in quella stanza, che non lo avrebbe mai smascherato o accusato, era una stanza innocente, e persino il logoro tappeto marrone sul pavimento aveva l'innocenza di un oggetto dimenticato.

Loretta corse fuori dell'appartamento e lungo il corridoio. Era presto; nessuno era sveglio e poteva aiutarla. L'aspetto squallido e familiare del corridoio le ricord tutte le volte che lo aveva percorso senza sapere chi fosse davvero o quanto pericolosa fosse la sua vita. Un ragazzo morto giaceva, ancora sanguinante, nel suo letto. Avrebbe urlato, ma erano le prime ore del mattino e c'era troppo silenzio. Nel corridoio non c'era nessuno, nulla; si trovava l sola e respirava affannosamente. I suoi occhi erano come pietre nel viso, duri e tesi, e sul primo gradino delle scale le dita dei piedi di lei guizzarono, smaniose di condurla fuori di l. Scese le scale con cautela. Gi per una rampa, intorno al pianerottolo, passando accanto al bidone dei rifiuti di qualcuno, gi per un'altra rampa, e poi si trov nell'androne. Qualcuno aveva lasciato cadere una monetina da un centesimo, proprio al centro del pavimento; lei vi fiss lo sguardo, per abitudine, e la raccatt e pens: Questa porta fortuna! Fuori, il mattino era nebuloso. Sent le dita dei piedi e i muscoli guizzarle per il desiderio di lanciarsi in una corsa a perdifiato.

Non si mise a correre. Volt in un vicolo trasversale, affrettando il passo. Era a piedi nudi, con il vestito di casa, inzuppato di sudore; probabilmente aveva occhi da pazza e capelli scarmigliati. Si tocc i capelli come una ragazza cieca, battendovi su le mani aperte, lisciandoli. Se qualcuno l'avesse veduta, che cosa avrebbe pensato? A piedi nudi in strada, come una bifolca o una negra schifosa! Una macchina di pattuglia della polizia si sarebbe fermata accanto al marciapiede e un agente - magari persino qualcuno che lei conosceva - le avrebbe afferrato il polso e tutto sarebbe finito. C'era un ragazzo morto nella sua camera, sul suo letto. Cominci a singhiozzare, affrettandosi lungo il vicolo. Dio, devi aiutarmi a cavarmela. Soltanto questa volta disse. Le gambe forti la portavano avanti, e il respiro le usciva in ansiti violenti. In fondo al vicolo si ferm, gli occhi sfreccianti tutto attorno, ma senza fermarsi su niente. Ebbe l'impressione che forse Dio l'avrebbe aiutata. Forse Lui le avrebbe dato una sorta di risposta. Se qualcuno avesse alzato una persiana, nella casa vicina, meglio cos, sarebbe stato un segno. O se un clacson da qualche parte avesse suonato. Ma niente. Loretta si volt e corse lungo il vicolo dietro casa sua e fin in una stretta strada, un vicolo. Ovunque c'erano casse e mucchi di rifiuti, cose che conosceva quasi a memoria, ma non aveva mai realmente guardato fino a quel momento; ora, per, aveva paura dei topi - cos a piedi nudi com'era - e se la famiglia di Bernie era gi in giro a cercarlo, avrebbe potuto forse nascondersi ugualmente tra quei rifiuti. Avrebbe potuto nascondervisi finch non fosse discesa l'oscurit. Il fratello di Bernie sarebbe uscito di certo a cercarlo, e tutti gli avrebbero detto di loro due, e cos lui sarebbe andato a casa sua, a cercare lei. Il fratello di Bernie non era pi alto di quanto lo fosse stato Bernie, ma scuro di pelle e brutto, con una faccia malvagia, un po' matto, non molto interessato alle ragazze. Si divertiva con i coltelli. Aveva una pistola.

Ecco che cosa doveva fare, pens Loretta, procurarsi anche lei una pistola. Per prima cosa procurarsi una pistola. Poi avrebbe potuto riflettere sulla mossa successiva. Anzitutto le occorreva una pistola, ma per procurarsela aveva bisogno di soldi. In camera sua c'erano tre dollari messi da parte, ma non era niente, e in ogni caso in quella stanza non ci sarebbe tornata. Si sarebbe procurata una pistola, pens, e poi sarebbe stata al sicuro. Le venne in mente che le ragazze venivano sfregiate in faccia per ogni sorta di piccoli sbagli; una volta aveva visto una donna correre per la strada con un lato della faccia zampillante sangue, e tutto quel sangue prorompeva dal taglio inferto dal rasoio di un uomo; e gi sentiva lo squarcio nella pelle, simile a un lampo, dalla mascella alla tempia. E pens alla ragazza quasi picchiata a morte, che era stata trovata un mattino proprio in quella stessa strada. Si disse: Devo procurarmi una pistola, e ogni parte del suo corpo si protese verso questa certezza, si concentr su di essa. Riusciva a capire, adesso, perch suo fratello avesse una pistola. Tutti avevano bisogno di una pistola; era pazzesco non averne una. Ora doveva correre mezza nuda per le strade a cercarla. Sent i sassolini sotto le piante dei piedi e abbass gli occhi giusto in tempo per non calpestare un pezzo di vetro spesso, ma non rallent l'andatura. L'aria tiepida e nebulosa era satura della necessit incalzante di trovare una pistola. Udiva quasi le parole... una pistola, una pistola... nell'aria intorno a s. Una volta che avesse avuto una pistola, allora, allora avrebbe potuto difendersi.

Con il vestito di cotone a fiori gialli corse accanto a un negozio di sigari chiuso e buio. Si azzard ad affacciarsi su una strada pi ampia - c'era un'automobile a qualche distanza, nessun pericolo - e l'attravers correndo sul lastricato freddo a piedi nudi, ansimante come una vacca. Per prima cosa doveva trovare un po' di soldi in qualche posto e poi acquistare una pistola - concentr la mente su questo problema. E le parve che la sua intera esistenza fosse stata una preparazione per questo momento, come una strada che, senza accorgersene, sale lungo un lieve pendio; tutte le buone intenzioni e le speranze, e il suo visetto grazioso, tutto sarebbe fiorito in quella domenica, per salvarla, o per condurla alla mutilazione e alla morte. O una cosa o l'altra, non esisteva via di scampo.

Si trovava nel cortile dietro la casa di qualcuno. Ansimante, con una fitta acuta nel fianco, si ferm per appoggiarsi a una staccionata e si sforz di pensare... cerc di pensare a una pistola, a Bernie e a Brock, alla rivoltella di Brock... al fratello di Bernie, che aveva visto soltanto poche volte, ma del quale le erano state raccontate molte cose... s, era un pazzo, era un assassino e gli serviva solo qualcuno da uccidere. Anche Brock era un assassino, e aveva avuto bisogno di qualcuno da uccidere, ma non se n'era mai resa conto. Lo aveva capito troppo tardi. Brock aveva ucciso senza alcuna ragione, soltanto perch era pronto a uccidere, soltanto perch il momento era giunto. E il fratello di Bernie, riposato dopo qualche ora di sonno, si sarebbe messo in cerca di lei, torvo e soddisfatto del dovere da compiere. O forse l'avrebbe lasciata andare, si sarebbe limitato a spaventarla? Forse l'avrebbe lasciata andare?

And da Rita Moreines. La porta a zanzariera sussult rumorosa sotto i suoi colpi. L'apr e buss alla porta interna. Era bagnata di sudore. Grid: Rita! Rita, fammi entrare!. Che la udissero pure tutti i vicini, se ne infischiava, voleva soltanto entrare in quella casa. Il cranio sembrava diventarle sempre pi stretto e pieno di tumulto. Il viso era striato di lacrime, o sudore, non lo sapeva, e url Rita! e raschi la porta con le unghie. Proprio in quel momento le venne in mente, misteriosamente, senza alcuna ragione, che Bernie era stato colpito per la seconda volta da un'arma da fuoco! Un vecchio gli aveva sparato con il fucile quando aveva quattordici anni. Il vecchio si era nascosto nel suo negozio una volta scesa l'oscurit, deciso a far saltare le cervella ai ragazzetti che si introducevano di notte nella bottega; non aveva fatto saltare le cervella a Bernie, ma si era limitato a ferirlo a una spalla. Bernie era stato ricoverato in ospedale per qualche tempo, ma non era morto, e in seguito tutti lo avevano preso in giro. Ma adesso nessuno lo avrebbe pi preso in giro, per nessuna ragione. Era stato un ragazzo di diciassette anni, magro e vivace, ma adesso aveva il cervello spappolato e di lui non rimaneva pi niente, pi niente tranne quel cadavere nella camera di Loretta.

Dio mio disse Rita, aprendo la porta. Stava stringendo la cintura intorno a una vestaglia verde. Loretta, si pu sapere che diavolo  successo?

Loretta le pass accanto ed entr; lei chiuse la porta.

Rita domand: Ti sta inseguendo qualcuno? C' tuo padre, l fuori?.

No. Va tutto bene disse Loretta. Si appoggi al tavolo della cucina, premendo i palmi delle mani, bagnati di sudore, sul piano e sporgendosi in avanti, la testa ciondoloni. Le girava la testa.

Due dei bambini di Rita entrarono nella stanza. Tornate a letto disse Rita. Uscite di qui.

Rita sedette su una sedia accanto al tavolo e aspett che Loretta si tranquilizzasse. Con una voce volutamente calma, senza tradire troppo stupore, disse: Se al tuo vecchio ha dato di nuovo di volta il cervello, puoi restare qui. Rilassati. Lo sai che te ne sei andata in giro mezza nuda? Sta' a sentire, bambina, faresti bene a prendere qualche provvedimento con quel tuo vecchio. Ci sono quattro o cinque tipi proprio come lui... voglio dire che li conosco personalmente; hanno qualcosa che non funziona nella testa, e quando bevono perdono il controllo. Sono tutti senza lavoro da troppo tempo. Si tratta di tuo padre o di chi altro?.

Loretta scosse la testa. Puoi prestarmi un paio di scarpe? chiese.

Sicuro. Dove vai?

Mi occorre... Ho bisogno di... Cerc di raddrizzarsi. Quando si scost i capelli dalla fronte, rimase stupita sentendo quanto era madida la sua faccia. Disse: Ho bisogno di soldi. Mi trovo in guai brutti.

Che genere di guai?

Guai. Guai davvero brutti.

Rita la stava fissando. Aveva i capelli, neri e tinti, arruffati e in disordine quanto quelli di Loretta, ma la faccia conservava, immota, la stessa espressione; stava tentando di capire che cosa volesse dire Loretta. Infine domand: Con la polizia, tesoro?.

No.

Non si tratta di tuo padre?

No. Ma mio padre torner a casa tra poco. Forse potrebbe essere gi l. Loretta si guard attorno stordita. Che ore sono?

Guarda.

L'orologio si trovava sopra la ghiacciaia, proprio come a casa sua. Segnava le sei.  cos presto, ecco perch non riesco a pensare come si deve disse Loretta. Mio padre non  ancora a casa, ma potrebbe tornarci... o forse non torner, non lo so. A volte lo riportano l, oppure chiamano i poliziotti. Una volta lo trovarono lungo disteso davanti al bar Ticonderoga. Faceva un freddo cane e sarebbe potuto morire congelato. Comunque non so quando torner a casa.

Perch  cos importante sapere quando torner? Che diavolo  successo?

Loretta fece capire con un gesto che non intendeva rispondere. Mi presti un paio di scarpe? E un vestito?

Dove vuoi andare?

Forse fuori citt. Ma prima devo vedere qualcuno.

Chi?

Non posso dirtelo.

Che significa, non puoi dirmelo? Perch no?

Be', mi servono i soldi per una pistola.

Una pistola?

Sono nei guai, mi occorre una pistola disse Loretta.

Meglio star lontana da una pistola, che tu sia nei guai o no.

Loretta si asciug di nuovo la faccia. Rita si accese una sigaretta. Sembrava guardarsi attorno nella stanza, ignorando l'amica. La cucina era ingombra e sudicia; su una delle sedie si trovava un mucchio di giornali vecchi. Quel mucchio era l da settimane. In cima Loretta pot vedere una pagina a fumetti, e, nonostante l'atmosfera nebulosa, abbacinante, che la circondava, scorse con lo sguardo Gasoline Alley e una parte di Dick Tracy, domandandosi se li avesse gi letti, probabilmente s, non le sembravano nuovi.

Si costrinse ad alzare di nuovo gli occhi su Rita. Allora, me lo presti un vestito?

Certo rispose Rita.

C'era una tale gravit materna, in lei, tanta severit, e un affetto un po' avaro, che Loretta si sent addolorata pensando quanto meno madre fosse stata la sua, meno capace di affrontare le sorprese della vita. Rita era sui venticinque anni, ma aveva gi due mariti alle spalle e molti uomini, in varie citt. Indossava una vestaglia verde che sembrava di seta, ma non era di seta, e la pelle rosea e sana della sua gola e del petto fece capire a Loretta che aveva dinanzi una donna come lei, fatta della stessa carne, e prevedibile nello stesso modo.

Qui ho qualcosa che posso darti soggiunse Rita. Ma mi dirai di che cosa si tratta? Quando tutto sar finito?

Quando tutto sar finito, s rispose Loretta.

Passarono tra i bambini di Rita. Rita li scost, borbottando: Piccole pesti! Toglietevi dai piedi, filate!. Chiusero la porta di una camera da letto nel retro. Ecco, eccoti un vestito. Togliti quello straccetto e infilatelo prima che ti arrestino disse Rita. Tolse qualcosa da un mucchio di indumenti. L c' qualche paio di scarpe. Ho soltanto quattordici dollari. Ma puoi comprarci qualcosa, se proprio ne hai bisogno.

Non voglio prendere tutti i tuoi soldi.

Non ti preoccupare.

Ma poi tu come farai?

Posso farmi prestare qualcosa da Harry Kaiserkof, lo sai...

Loretta si infil rapidamente il vestito sul capo, imbarazzata perch Rita la vedeva. Un rossore di vergogna le discese dalla faccia al petto e al ventre. Era pazza, comportandosi cos? Che cosa stava facendo in casa di Rita alle sei di una domenica mattina? Pens: In ogni modo questa faccenda non pu durare a lungo. Distric la testa dal vestito, respirando con avide boccate d'aria, come in preda al panico. La prima cosa che attrasse il suo sguardo fu una fotografia incorniciata, alla parete, delle cinque gemelle Dionne, poco pi che poppanti. Disse, stranamente, additando la fotografia: Non credo di voler avere un bambino....

Cosa?

Rita la stava fissando come se fosse impazzita. Loretta disse: Oh, niente, no, dimenticatene. Sono un po' nervosa.

Vuoi un caff o qualcos'altro?

No, grazie.

Se vuoi restare qui, puoi.

No.

Tutto questo ha qualcosa a che vedere con Brock?

Be', s. Con Brock rispose Loretta. Si abbotton il vestito. Si guard, abbassando gli occhi, le mani tremanti. S, Brock.  stato Brock.  stato lui.

Rita l'accompagn fino alla porta. Loretta guard fuori nella strada, non vide niente, si accinse a uscire. Si domand se il suo corpo avrebbe continuato a funzionare abbastanza a lungo per farle superare quella mattina.

Se ne and. Aveva in mente un negozio dei pegni, a due isolati di distanza, che teneva le rivoltelle in vetrina, ma in fondo alla strada, c'era un poliziotto in piedi e che la guardava.

Cos tutto stava gi per finire; ecco la polizia.

Era Howard Wendall, vestito da poliziotto; doveva essere entrato nella polizia, anche se lei non lo aveva saputo. Inizi a sorriderle e i suoi occhi pigri e imbronciati passarono dalle scarpe di Rita alla faccia irrigidita di Loretta, come se gi sapesse tutto e stesse aspettando la sua confessione.

Da dove te ne torni a casa a quest'ora? domand.

Loretta non riusc a rispondere.

Dopo un momento lui disse: Ehi, indovina una cosa.

Lo fissava.

Indovina dov' il tuo vecchio?

Dove?

Dorme in centro per smaltire la sbornia.  stato fermato.

Loretta annu adagio.

Lui e altri vecchi, li hanno portati dentro. Ora ci dormono sopra disse Howard.

Era un giovanotto robusto di ventidue o ventitr anni, ma con l'aspetto anzitempo maturo di certi uomini imbronciati e astuti, ma stupidi, che mescolano i loro sospetti e i loro entusiasmi. Loretta lo conosceva da anni e gli aveva parlato spesso nel modo cantilenante, di finta dolcezza, con il quale parlava a certi uomini, ma Howard non si era mai davvero interessato a lei, e ora era l in piedi alla fine dell'isolato, sullo stesso suo marciapiede, in attesa che lei confessasse. L'uniforme lo aveva trasformato. Sembrava pi alto e pi forte. Con la faccia affilata, da volpe, ma non magra, e un lieve rossore diffuso sulle guance, lui cerc di sorridere, ma il sorriso si dilegu di fronte al suo silenzio.

Sta benissimo, si limita a smaltire la sbornia con una dormita. Non vomita n altro farfugli Howard.

Aveva i capelli castani divisi, con puntigliosa esattezza, da una scriminatura sulla destra. L'uniforme del poliziotto, al pari del vestito rosa di Rita che Loretta indossava, annunciava l'inizio di una nuova vita; un mutamento importante era avvenuto. Loretta ricordava questo Howard Wendall come un ragazzo grandicello che non era il pi pericoloso o il pi rumoroso, ma che stava con loro, una sorta di subalterno, partecipando con entusiasmo alle bravate: insomma, un tipo di ragazzo che le era familiare. La sua faccia scaltra e audace riusciva a passare da un'aria perfida a un'aria vuota, e quello che poteva celarsi dietro a essa, nel cervello di lui, bisognava indovinarlo. Ricord che Howard e alcuni altri ragazzi avevano fatto penzolare Floyd Sloan dall'orlo di un tetto, alcuni anni prima, e Floyd Sloan era a sua volta uno dei duri.

Mi trovo in un guaio spaventoso! grid Loretta.

E cos lo port a casa sua, su per le scale e in cucina, in silenzio: e l, ecco la sua camera, nella quale non sarebbe entrata mai pi. Si mise a piangere. Howard si avvicin alla porta della sua stanza e guard dentro, poi entr. Vi rimase soltanto per pochi minuti. Quando usc, la fiss, imbarazzato e imbronciato.  meglio che tu ti metta a sedere disse. Loretta piangeva. Aveva le dita aperte sul vestito di Rita, stringeva la stoffa e la lasciava andare, a spasmi sussultanti. Howard fece il giro della cucina; in uniforme sembrava occupare l'intera stanza; urt contro il tavolo, contro la cucina economica. Maledizione disse. Sembrava un orso, chiuso nel silenzio, imbronciato e rosso in faccia. Dopo qualche momento apr lo sportello della ghiacciaia. Spinse da un lato una bottiglia di latte, si chin per sollevare un piatto da una scodella, per vedere che cosa contenesse. Infine esclam, dando una spinta rabbiosa allo sportello e facendolo chiudere con un tonfo: Ges, ti sei proprio cacciata nei guai, adesso!.

Loretta sedeva immobile. Non riusciva quasi a vederci, tanto forte piangeva.

Howard fece il giro della stanza. La sfior e il contatto fu una sorpresa, quasi doloroso. Lei lo ud ansimare. Quel maledetto, sudicio furfantello, ha avuto quello che meritava, lui! Gli sta bene! borbott Howard. Il suo respiro divenne ancor pi sonoro; stava guardando da un lato e dall'altro della cucina, senza vedere niente, molto arrabbiato. Una sorta di furia sembrava salire in lui e lo faceva girare intorno al tavolo, continuamente. Loretta si asciug la faccia e lo guard. Che diavolo! disse Howard con violenza, sbirciandola di sbieco mentre camminava era un dannato mascalzone. Doveva aspettarselo, uno di questi giorni. Le sue sopracciglia scure e sospettose cominciarono a corrugarsi; pensieri gli si levarono nella mente con una tremenda energia irosa. Tutti i Malin sono dei mascalzoni! Il vecchio pesta la madre, e non c' chi non lo sappia. Se questo qui fosse caduto da un tetto, o lo avessero trovato per la strada, con una pallottola in corpo o stritolato da un tram, nessuno se ne infischierebbe. Se ne fregherebbe anche suo padre. Voglio dire, sia che lo trovino in camera tua, o l dietro nel vicolo,  morto stecchito, il piccolo bastardo,  ugualmente morto in tutti e due i posti! Il piccolo bastardo! Howard si interruppe e fiss Loretta. Era molto rosso in faccia. Lei gli vedeva il petto alzarsi e abbassarsi nello sforzo di respirare. Ah, be', ci sei proprio dentro fino al collo! Ti trovi davvero nei guai! disse. Urt contro il tavolo e, con la gamba, scost una delle sedie. La fiss, la faccia che si contraeva. Hai fatto uno sbaglio, eh? Hai fatto proprio uno sbaglio, portandolo quass. Ges, che sbaglio hai fatto, davvero...

La fissava come se fosse affascinato; lei non aveva mai visto nessuno fissarla in quel modo. E rimase del tutto immobile, senza pi riflettere, limitandosi ad aspettare. Howard si gratt la testa. I capelli parvero separarsi, e subito divennero arruffati. La scriminatura era frastagliata.

Tuo fratello ha tagliato la corda, e tu sei rimasta sola qui, eh? Be', Ges, ti trovi proprio in un bel guaio, adesso! Emise un suono latrante, breve e privo di gioia. Poi le sorrise. Sar proprio uno spasso, e la gente ci si far su una grossa risata. Quel piccolo bastardo ha avuto quello che si meritava. Gli sta bene; e sta bene anche a tuo fratello! Ma tuo fratello far meglio a star lontano dalla citt. Sei tu quella che  rimasta qui, eh? Sei rimasta con quel bastardo nel tuo letto, e, Ges, che risate; non ci sar nessuno in questa citt che non verr a saperlo entro oggi a mezzogiorno, posso assicurartelo.

Fece un brusco passo in avanti, venendo verso di lei. Le afferr i capelli e la scroll. S, hai fatto uno sbaglio, ti sei cacciata in un guaio di prim'ordine, ragazzina, tu e lui credevate di essere tanto furbi. E non continuare a piangere, non mi piace veder piangere la gente.

Lei non tent di sottrarglisi. Sedeva come paralizzata, immobile, aspettando.

Hai fatto uno sbaglio portando quass quel sudicio, piccolo furfante. Perch lui? Che cosa c'era di tanto straordinario in lui? grid Howard. Non piangere, piantala. Non voglio nessun dannato piagnisteo. Mi innervosisce veder piangere la gente, e in ogni modo ancora non ho detto che cosa si deve fare. Potrebbero trovarlo tanto nel vicolo quanto quass,  morto stecchito, no? Che differenza fa, eh? Sta' a sentire, che differenza fa?

Era agitato, rosso in faccia, molto strano. Loretta lo fiss. Si fissarono negli occhi, senza pi distogliere lo sguardo. Non prendertela disse lui.

Continuarono a fissarsi per un lungo momento. Loretta non se la stava pi prendendo; aveva la testa vuota, il cervello bruciato. Poi lo ud fare scorrere la lampo dei calzoni. Prov ad alzarsi, forse per correre fuori o forse per facilitargli la cosa, e lui l'agguant e tutti e due incespicarono all'indietro, contro il tavolo. Howard aveva cominciato a gemere, goffamente e sommessamente, come se soffrisse. Loretta vide i piatti ancora ammonticchiati nell'acquaio. Vide l'orologio sopra la ghiacciaia, ma non ebbe il tempo di vedere che ora segnasse.

Non soffrire per quello che  successo, non per quel piccolo bastardo disse Howard, avvinghiandosi a lei, alzandole la gonna, non pensarci, non pensare a lui, che vada all'inferno!

E poi, divincolandosi tra le braccia di Howard, divincolandosi per facilitargli la cosa, pens per la prima volta a Bernie: era morto. Lo aveva amato, ma era morto e non lo avrebbe mai pi visto. Mai pi sarebbe venuto a lei come Howard stava tentando di venire a lei. Era morto, scomparso, finito, e questo significava la fine della sua giovent. Cerc di non pensarci di nuovo.
3

Incinta e sposata, and a vivere con lui nel quartiere sud della citt. Mise le poche cose che possedeva in scatole di cartone e sacchetti e si trasfer in un appartamento che la madre di Howard aveva trovato per loro, non lontano da casa di mamma Wendall. Era per lei una strada imponente, con filari di olmi che impedivano la vista dalle finestre pi alte delle vecchie case di mattoni e con giardinetti malconci delimitati da cordicelle legate a paletti conficcati nel terreno. I giardinetti erano delimitati con precisione. Sebbene i monelli li attraversassero di corsa e facessero cadere cordicelle e paletti, rimanevano ugualmente delimitati, e a Loretta piaceva questa nota di intimit. Sent che stava incominciando una nuova vita. L'aveva fatta finita con il passato, con la necessit di provvedere a suo padre e a Brock, e di abitare in quella topaia, e di lavorarci, nubile, indipendente. Avrebbe dimenticato tutto questo. Avrebbe avuto un bambino. Era un'altra persona.

L, quando aveva terminato di fare le pulizie nell'appartamento, poteva passeggiare su e gi lungo la strada, simile a un pallone nei vestiti premaman, e conversare con altre giovani mogli come lei, che cantavano le lodi dei loro bambini o atteggiavano la faccia in un'espressione d'ira comprensiva, quando parlavano degli argomenti di cui erano solite parlare - cose che le preoccupavano, il lavoro incerto dei mariti, o la situazione minacciosa nel paese o in Europa - e lei corrugava il viso in un'espressione di sofferenza, come una mela che avvizzisse in un lampo e tornasse a essere fresca per magia.

Le piaceva dire alle amiche: Be', ho scoperto una cosa, che la gente  proprio buona. Mi trovavo in un brutto guaio, ma qualcuno mi ha aiutata e non posso lamentarmi del mondo, pensando a Howard e a come l'aveva salvata, a come si era innamorato di lei, decidendo di sposarla e cambiando completamente la sua esistenza. Howard Wendall, saltato fuori dal nulla nelle prime ore di una domenica mattina, con l'uniforme da poliziotto indosso e venuto ad aiutarla. S, la gente  proprio buona nel profondo del cuore diceva, quasi piangendo, mentre pensava a quello che sarebbe stata la sua vita se non fosse apparso Howard.

Anche la loro casa, alta tre piani pi la soffitta, era imponente per lei, perch, a parte il villino appartenuto a suo padre parecchi anni prima, non aveva mai abitato in un appartamento degno di questo nome. Guardava la casa con voluta solennit, contemplando il colmo del tetto imponente come una montagna sopra di lei, mentre voltava nel breve viale d'accesso. Accesa dall'entusiasmo nell'aria pungente dei primi giorni d'autunno, eccitata dai pettegolezzi delle sue nuove amiche e dalla prospettiva del bambino che stava per avere, ne fissava proprio la sommit - il tetto di assicelle verde scuro, orlato dal muschio con ricami delicati, il gran camino di mattoni annerito dalla fuliggine, che si levava fino a un'altezza stupefacente contro l'aria autunnale. La casa era costruita con mattoni, scurita dal tempo, ma molto solida e simile a una fortezza, e le finestre, con le intelaiature di legno verniciato, erano enormi. Le finiture erano state rifatte non molto tempo prima: infissi di finestre e di porte e vari altri abbellimenti in verde scuro. La casa si trovava di fronte a un altro edificio situato al di l della strada, non proprio identico, e i due palazzi sembravano fronteggiarsi, come due soldati veterani che si guardassero con reciproca diffidenza, ma avessero rinunciato all'azione; i bambini che giocavano nei giardinetti davanti alle case e sulle verande, chiassosi, schizzando fango, facevano s che gli edifici sembrassero ancor pi giganteschi e silenziosi. Il loro stesso aspetto era silenzioso. Loretta sognava di quella casa, sognava di abitarci sola, di esserne la proprietaria, di poter chiudere tutte le porte e le finestre e di possedere ogni cosa: la sua casa!

Dalla veranda sulla facciata di fronte al marciapiede si stendevano forse tre metri di terreno tenuto come una sorta di prato, le cui recinzioni di cordicelle e paletti erano state abbattute da tempo, ma dove l'erba cresceva a chiazze bizzarre, mentre altre chiazze erano segnate da orme e dai solchi di piccole ruote; in primavera, l'erba vi era stata seminata dallo stesso signor St. Onge, il padrone di casa, ma la pioggia aveva sospinto tutti i semi negli avvallamenti pi profondi e soltanto in quelli cresceva folta un'erba di un verde smagliante. A St. Onge piaceva fermare Loretta quando usciva o entrava, e parlarle dei suoi guai. Era un uomo esile, dagli occhi celesti sempre preoccupati e dalla bocca inquisitiva, e sebbene Howard le dicesse di stare lontana da lui - St. Onge era un attaccabrighe e non faceva che chiamare la polizia per denunciare persone che, a suo dire, tentavano di entrare in casa, o monelli colpevoli di seguirlo quando usciva - Loretta non aveva il coraggio di evitarlo. Con un viso cortese e luccicante, lasciava che si lagnasse; lasciava che le parlasse di sua figlia sposata, della moglie defunta, degli altri inquilini della casa, della gente che abitava nella casa accanto e in quella dirimpetto, e di altre persone che avevano abitato l un tempo, ma ormai erano andate altrove, o addirittura erano morte. Ogni cambiamento insospettiva St. Onge. Aveva le sue idee sulle ragioni per le quali i percorsi degli autobus erano stati modificati. Aveva le sue idee sul sindaco, il governatore, il presidente. Ascoltandolo - o non ascoltandolo affatto - a Loretta veniva in mente il manifesto pubblicitario di qualche societ di assicurazioni: un uomo e la sua ombra, quell'ombra ammonitrice, il simbolo forse della morte, o della vecchiaia, o di disgrazie future, un manifesto che vedeva continuamente e che la faceva sentire a disagio.

La pi intima amica di Loretta, Janette, era una giovane donna di piccola statura, linda, dagli occhi lampeggianti e maliziosi, gi madre di due bambini; aveva persuaso Loretta a prendere parte a una catena di lettere mondiale che le prometteva mille dollari in contanti giusto un anno dopo il pagamento del suo dollaro; tutto questo, naturalmente, a insaputa di Howard. La ragazza era al corrente di tutto, pi ancora di St. Onge. I suoi pettegolezzi erano pi scaltri e pi crudeli. Era al corrente degli aborti avuti da tutte le donne dell'isolato e delle botte che si pigliavano dai mariti ubriachi; conosceva i litigi tra parenti, sapeva a chi era stata sequestrata l'automobile e chi aveva una sorella minore nei guai. Ma l'argomento che preferiva era la bellezza di quel quartiere, la pulizia, e seguitava a dire quanto fosse migliore del posto da dove veniva, pieno di cafoni appena voltato l'angolo e di gente di colore subito al di l di un isolato di magazzini; in sostanza, tutti quanti loro avevano rasentato un pericolo, i loro genitori soprattutto, e alcuni dei pi anziani, respirando quell'atmosfera, erano diventati pieni di terrore e indifesi per tutta la vita, ma loro, le giovani, con i bambini appena messi al mondo, e i mariti, stavano migliorando socialmente e non avrebbero mai pi visto il fondo. Il governo a Washington era come una rete tesa nemmeno tre metri sotto di loro, per salvarle.

Il marito di Janette faceva il camionista, un lavoro abbastanza comune; ma Howard, un agente di pattuglia, assumeva la statura di un uomo pericoloso, che era meglio tenere a distanza, sebbene lo si ammirasse e lo si temesse. Loretta veniva pungolata e stuzzicata dalla sua piccola amica affinch si decidesse a parlare di lui. Che tipo di uomo era? Aveva molto coraggio? Si serviva spesso della pistola nel suo lavoro? Aveva ammazzato qualcuno? Era molto affettuoso con Loretta? Ed era contento che lei fosse incinta? Timidamente, Loretta evitava di parlare di lui; non che non la lasciassero interdetta, a volte, i suoi silenzi, o le improvvise esplosioni di parole e d'ira, o il suo modo brusco di fare l'amore quando era ubriaco di birra, ma aveva un'indole abbastanza riservata per tenere queste cose per s, e non ne parlava nemmeno a Howard e alla madre di Howard, che insisteva sempre perch andasse da lei; era una brava ragazza, la sapeva abbastanza lunga per non rivelare segreti, sapeva che certe cose non devono mai essere dette.

Janette aveva idee matte; quando passeggiavano insieme, alzava gli occhi verso le case accanto alle quali passavano e, se si dava il caso che tutte le tendine delle finestre sulle facciate formassero una linea diritta e regolare, afferrava il braccio di Loretta ed esclamava: Oh, guarda, questo significa fortuna. Fortuna per noi. Oppure, vedendo una donna anziana, dall'aria volgare, una donna che, a quanto pareva, incontravano sempre, diceva, afferrando il braccio di Loretta: Scommetto che quella vecchia strega ci sta facendo il malocchio. Perch lei  anziana e noi siamo giovani. Loretta si preoccupava al pensiero che il futuro potesse essere deciso in quel modo; sapeva che crederlo era un male, la Chiesa diceva che era peccato, eppure si preoccupava ugualmente. Non diceva niente di Janette a Howard. A lui Janette non piaceva, cos come non aveva in simpatia St. Onge, o i suoi colleghi, sebbene nulla nella sua vita lasciasse pensare che gli sarebbe stato possibile trovare di meglio, e cos Loretta taceva per quanto concerneva Janette, e quando Howard tornava a casa, la sera, gli parlava delle cose che erano necessarie nel loro appartamento, cose viste in centro, oppure parlava di suo padre e delle afflizioni di lui, o gli riferiva quanto le era stato detto quel giorno da mamma Wendall.

Era giunta al compimento della sua vita, pensava Loretta, ed era una sensazione piacevolmente sicura pensare che forse avrebbe vissuto l per sempre, vedendo crescere i ragazzi del vicinato, condividendo dispiaceri e buone notizie con tutte le sue amiche, riuscendo a poco a poco a persuadere suo marito a giocare a pinnacolo con i mariti delle altre, e allevando i propri figli. Tutto era ormai deciso e fissato per sempre, in bene. Sarebbe giunto il momento, persino, in cui non avrebbe pi avuto tra i piedi mamma Wendall. La madre di Howard le era abbastanza simpatica, eppure immaginava per lei una morte improvvisa, un incidente. Per la suocera le riusciva davvero simpatica. Janette diceva: Non capisco come tu riesca a sopportare quella vecchia stronza, ma Loretta non rispondeva mai. Giocavano insieme molto spesso agli scacchi cinesi, fuori sulla veranda, e sfogliavano le pagine di fumetti romantici, pagine ammorbidite dalla sporcizia.

La veranda della casa era arredata con numerose poltroncine di vimini e con un divano di vimini, verniciato di nero, ma ormai un po' scrostato, e con cuscini che dovevano essere portati dentro durante la notte, e sulla larga ringhiera c'erano piante dalle foglie piatte e sottili. Le tende proteggevano in parte la veranda. Durante il giorno, qualcuno teneva la radio accesa, l accanto, e Loretta poteva ascoltarla, un tenue mormorio di musica e di parole, una sorta di ninnananna; quasi tutte le canzoni parlavano d'amore. Quanto a lei, non pensava pi all'amore, ma la musica le piaceva e girava per casa canticchiando le parole. La vita si era fermata per lei, e poteva rilassarsi, dormire. Le piaceva andare al cinema una o due volte la settimana con Janette - Ginger Rogers danzava, Errol Flynn lottava - e i film scorrevano dinanzi ai suoi occhi e la lasciavano un po' pi felice, come se la sua esistenza stesse diventando in qualche modo pi stabile. Era simile all'odore che pervadeva la casa, un qualcosa che non si riusciva a definire. Non si trattava soltanto di odore di cibi; sembrava che vi si mescolasse la polvere di carbone e, a dire il vero, non era sgradevole. Nelle giornate umide era intenso. L'aria sapeva lievemente di zolfo e conteneva una traccia di cipolle, un odore cos diverso da quello rancido e nauseante nell'appartamento in cui suo padre continuava ad abitare. E le piacevano i sigari di Howard, il fumo che, in qualche modo, sgombrava un certo spazio nel loro appartamento, respingendo gli altri odori. Tutto veniva accolto, assorbito, intessuto nella dolce, assopita densit della sua vita coniugale, per la quale le era stato dato persino un nuovo corpo.

Un giorno and a portare qualche dollaro a suo padre. Ma il vecchio non si trovava pi l, l'appartamento era vuoto, e lei dovette informarsi nell'isolato per sapere che cos'era accaduto. Qualcuno le disse che lo avevano portato all'ospedale. Quale ospedale? domand Loretta, ma la donna con la quale stava parlando non lo sapeva. Cos si rec all'ospedale pi grande della citt, ma suo padre non c'era; l'impiegata dell'accettazione le disse che il vecchio doveva trovarsi nello State Hospital. Ma lo State Hospital  per i pazzi disse Loretta, sbalordita. Se ne and in fretta per non vedere pi quella donna. Lo State Hospital! Suo padre era stato rinchiuso in manicomio! Prese il tram per tornare nel vecchio quartiere, sudando nella calura dei primi giorni di ottobre, ansiosa di vedere una faccia familiare, e infine si rec nel posto dove lavorava Rita e le domand se sapesse qualcosa.

Tesoro, che cosa potrei saperne io? disse Rita. Non ti hanno fatto firmare una carta, o qualcosa? Credevo che tu dovessi firmare un documento.

Loretta si sent in preda al panico, confusa. Finse di guardare le stoffe. Grossi rotoli di tessuti si trovavano sui banchi, tessuti di ogni tinta e di ogni tipo. Continu a srotolare e ad arrotolare una cotonina stampata a campanule azzurre; Rita cicalava. Parve a Loretta, mentre l'ascoltava a met, che tutte le ragazze da lei conosciute, tutte le donne, avessero fiumi di parole da riversarle dentro, e lei stessa si sentiva come resa pi leggera e sollevata da una gran pressione di parole, chiacchiere, conversazioni, gesti eccitati, simile a un gigantesco battito cardiaco che, in qualche modo, le trascinava tutte pi vicine, tutte le donne; gli uomini non facevano che tacere.

Rita disse:  una vergogna questa faccenda di tuo padre, ma forse  meglio cos. Forse si era cacciato in qualche pasticcio.

In un certo qual modo gli piaceva litigare disse Loretta. Pensava a lui come se fosse morto.

 strano che Howard non ne sappia niente.

Loretta riavvolse il tessuto intorno al grosso e pesante rotolo. Parve pensare a questo. Si allontan con la mente da suo padre, rinchiuso nello State Hospital per i malati di mente, e pens a suo padre che saliva le scale ubriaco e sudicio, o che si destava da un incubo, urlando, e a tutte le preoccupazioni che aveva avuto a causa sua dopo la morte della mamma. A che cosa serviva tutto questo? Avere un padre o essere una figlia? Che cosa significava? Si ridest adagio al presente, alla domanda di Rita. Oh, se sar un maschio lo chiameremo Jules. Il nonno di Howard si chiamava cos. Se sar femmina, la chiameremo Antoinette.

Sono bei nomi tutti e due disse Rita.

Loretta non resisteva pi nel negozio e cos se ne and, chiedendosi che cosa avrebbe dovuto fare, vergognandosi un po' di avere un padre chiuso in manicomio, e domandandosi inoltre se lo sapessero tutti. La pazzia era forse ereditaria nella famiglia? Anche sua madre era impazzita. Si sent tremare. Per qualche tempo rimase immobile sul marciapiede lasciando che la gente le passasse accanto, indifferente e silenziosa. Poi ebbe un'idea: sarebbe andata a trovare sua zia, la sorella di sua madre, il cui figlio maggiore era poliziotto, e per conseguenza la famiglia sapeva sempre quello che succedeva. La zia l'accolse senza molto entusiasmo. Loretta entr, sedette in salotto, fiss una bella fotografia, color seppia, di questo cugino-poliziotto in uniforme, sentendosi a disagio perch somigliava a Howard. Lasci vagare lo sguardo verso il grande crocifisso d'avorio appeso sopra il divano. Disse: Avrai saputo, immagino, che hanno portato Pa' a Danby?.

Be', ho sentito dire qualcosa al riguardo rispose sua zia.

C'era un odore come di mostarda, in quella casa. Loretta continu rapidamente. Quanto  grave, lo sai?

No.

Billy non ti ha detto niente?

Qualcosa.

Mi dispiace che lo abbiano portato via. Voglio dire, non era cattivo, ma beveva troppo. A volte aveva le idee un po' confuse, ma non  mai stato pazzo. Billy lo ha visto? Voglio dire, lo hanno arrestato o che altro?

Billy in realt non lo ha visto disse la zia, con una certa freddezza ma ne ha sentito parlare. Probabilmente lo ha saputo anche Howard. Perch non lo domandi a lui?

Credo che Howard non ne sappia niente.

La zia di Loretta non disse nulla, ma fece una smorfia rigida con la bocca.

 stato arrestato per una rissa o per qualcos'altro? Ha rotto i vetri di qualche finestra? Ha picchiato qualcuno?

Non lo so davvero.

Non potrebbero averlo rinchiuso se non avesse fatto qualcosa, non  vero?

Temo proprio di non saperlo.

Per quanto tempo li tengono rinchiusi?

Per quanto tempo? Finch non guariscono, immagino.

La stup il fatto che sua zia dicesse questo, che lo dicesse cos generosamente. Le mani della donna rimanevano abbandonate in grembo; era sempre stata cos gelida, cos distaccata.

Non  impazzito, vero? disse Loretta, sudando.

Va' a trovarlo le consigli sua zia.

Non voglio andare a trovarlo, ho paura di vederlo disse Loretta.

Mentre tornava a casa con il tram, sedeva tenendo le mani sul ventre, e i suoi pensieri si tramutarono in una sensazione interiore di panico che le premeva sullo stomaco; si domand se il bambino avesse gi un sesso preciso, se fosse un maschietto o una femminuccia. Sper che fosse un maschio, Jules. Pens all'avere un bambino. Pens a un bambino suo. Ma, scendendo dal tram, si mise a piangere a un tratto perch non era giusto che suo padre fosse stato arrestato e portato via in quel luogo, come un pazzo, soltanto per essere tolto di mezzo. Lo immagin con la camicia di forza. Immagin qualcuno entrare nella sua stanza e gettare a terra la scatola di sigari piena di carte, e sparpagliare a calci le carte sul pavimento...

Quando Howard torn a casa, quella sera, lei sedeva nella camera da letto, con le veneziane abbassate. Sei in casa? grid lui. Gli rispose con voce fioca. Questo dovette bastargli, poich non disse altro. Entr in bagno. Lei lo ud, l dentro, e ascolt i rumori senza alcun particolare disgusto perch li aveva sentiti per tutta la vita, e Howard, almeno, si chiudeva la porta alle spalle. Poi lui venne nella camera da letto e si sfil la camicia scura. Mi hanno raccontato qualcosa oggi, una storiella davvero pazzesca, a proposito di Eleanor Roosevelt e di un negro, ma non me la ricordo pi bene. Tu l'hai mai sentita?

No.

Che cos'hai?

Sono sconvolta a causa di mio padre.

Howard tacque, spogliandosi. Gett i vestiti sul letto. Quando rientrava dopo il lavoro, sembrava invecchiare, la barba gli spuntava con la stessa energia dei suoi crucci, e occorrevano molte ore di sonno profondo per rinnovargli il grasso sano sulla faccia. Sbirci Loretta in tralice.

Sai che cosa  successo, non  vero? domand Loretta.

Lo hanno ricoverato in osservazione per trenta giorni.

Che cosa significa?

Lo terranno in osservazione per trenta giorni.

Ma perch?

Si comportava in modo strano.

In modo strano come? grid Loretta.

Come se fosse pazzo.

Chi pu stabilire se uno  pazzo? Perch non mi hai detto niente?

Sta meglio laggi.

Perch dovrebbe star meglio?

Sta' a sentire, per poco non  stato investito da un'automobile.  continuamente ubriaco. Al posto di polizia disse che potevano anche sparargli, perch non voleva pi vivere.  sempre stato un po' matto, e si trova meglio a Danby, quindi non pensarci pi.

Quando possiamo andare a trovarlo?

Non per trenta giorni.

Questo non  vero!

Chi ti ha detto che non  vero?

Ma trenta giorni sono un mese! Si sentir solo, laggi, e potrebbe peggiorare. Ho sentito dire com' quel posto.

In ogni modo ci siamo liberati di lui disse Howard.

Chiuso nel suo silenzio caparbio, si tenne lontano da lei, in attesa. Lei si rese conto che era diventato un uomo, un uomo come suo padre, o come i padri delle sue amiche, o qualsiasi padre, ovunque, qualsiasi uomo, silenzioso e iroso, affamato ma impaziente con il cibo, sempre a farlo rigirare sul piatto, gravato da un terribile fardello di carne, e bisognoso di qualcuno come lei per allentare la pressione. Pianse per suo padre e per Howard, sentendo il proprio corpo diventare dolente. E se morisse laggi? Li prendono a calci, lo so questo! Li picchiano!

Howard emise un grugnito di disprezzo.

E tu, se dovessero rinchiudere anche te, un giorno? Credi di essere cos intelligente che una cosa simile non possa accaderti?

A me non accadr disse Howard.

E ha detto davvero che voleva morire? Ha detto davvero cos?

Howard usc dalla stanza.

Ha detto che potevano anche sparargli? grid Loretta.

Howard non rispose.

E tutto fin l per quanto riguardava il nonno di Jules.

4

Jules nacque in un mese mite, inaugurando una nuova stagione con la sua energia e la sua irritabilit. Adesso mamma Wendall veniva continuamente, ogni giorno, e ogni giorno la scala vibrava sotto i suoi passi poderosi. Ma Loretta contemplava il bambino e tutto il resto indietreggiava da lei, come quando, in un film, lo sfondo rimane sfuocato. Urtava contro i mobili. Lasciava la radio accesa quando la stazione aveva smesso di trasmettere e si sentivano soltanto rumori di fondo, una cosa che irritava mamma Wendall, la quale aveva l'udito fine e occhi acuti.

La nonna portava sempre qualcosa al bambino. Un giorno gli port una bambola Dopey, di gomma.

Poi, un altro giorno, quando Jules aveva quasi un anno, Howard torn a casa presto, un pomeriggio, con le gambe malferme, e le disse, rimanendo sulla soglia, che era stato sospeso dalla polizia - parole mai udite pronunciare prima di allora, parole di quelle che si leggono sui giornali. La stessa seriet da ubriaco di Howard la terrorizz.

Sospeso... che cosa significa? grid.

Come quando si  in aspettativa.

Ma che cosa significa?

Lui sedette al tavolo di cucina e abbass il mento. In quell'attimo ricord a Loretta suo fratello, sebbene Howard non fosse in gamba come Brock; era la posa della disperazione. Loretta mise la mano sulla testa soffice e calda del bambino, sui suoi capelli vellutati, e pens, in preda al terrore: Allora non c' pi niente di stabile nella mia vita. Howard affond il dito indice nella bambola Dopey. Aveva la faccia inespressiva.

Dopo qualche momento disse: Ci sono certi tizi che hanno a che vedere con i ristoranti. Con i bar degli alberghi. Come al Lenox Hotel, quell'albergo l. Il Lenox Hotel.

Si interruppe. Loretta lo fissava.

Hanno qualcosa a che fare con il sindacato. Non lo so.

Di che cosa stai parlando?

Vengono sganciati soldi.

Da chi?

Dagli alberghi.

Sganciati perch? Hai preso dei soldi?

Howard si spost sulla sedia. Aveva un'aria da orso, arruffata, eppure v'era in lui qualcosa di stranamente tenero. In quella sconfitta, i peli stessi dei suoi grossi polsi e delle mani sembravano meno irsuti; Loretta sent un trasalimento nel sangue e desider consolarlo. Anche suo padre, nei momenti brutti, silenziosi, seduto nello stesso modo al tavolo di cucina, aveva avuto un aspetto tenero... nella sconfitta.

Hai preso dei soldi? domand Loretta.

No.

Allora perch ti hanno espulso?

Non sono stato esattamente espulso.

Allora perch... perch  successo?

 toccato a quindici uomini. Io sono uno di loro.

Ma se sei innocente...

Questo non  facile da provare disse Howard, senza guardarla. Dopo qualche momento Loretta disse: Quei figli di puttana stanno cercando di rovinarti! Non ci riusciranno!.

Howard sospir, lo stesso sospiro del padre perduto di Loretta.

Sar meglio che andiamo da tua madre a dirglielo disse Loretta.

Si misero i vestiti della festa, come se fosse stata una domenica. Howard era imbronciato ma calmo, Loretta incipriata, rabbiosa, agitata. Loretta port il bambino in braccio e continuava a parlare, dicendo che non ci sarebbero riusciti, quei bastardi, a cercare di addossare la colpa a lui quando non aveva fatto niente! Anche Billy, il cugino di lei, era stato sospeso, disse Howard. Bene, disse Loretta. Era colpevole, Billy? Howard riteneva di s, non sapeva un granch di tutto quel pasticcio, lui ne era fuori e nessuno gli aveva mai detto niente... Tanto peggio per Billy e per la madre di Billy, pens Loretta, immaginando suo cugino con l'elegante uniforme finalmente umiliato, privato dell'automobile della squadra che lo inorgogliva tanto (Howard era soltanto un agente di pattuglia) e costretto a restituire la rivoltella e il distintivo. Bene, che fossero rovinati tutti quanti. E i vertici? domand. Erano tutti furfanti, disse Howard imbronciato, ma senza entusiasmo. Loretta era loquace nella sua amarezza: com'era fatto il mondo! Era tutto pazzesco!

Mio padre veniva sempre licenziato dai posti che trovava disse irosamente. Capitava sempre qualcuno che lo buttava fuori! Il nipote, o il genero di qualche pezzo grosso, qualsiasi vecchio bastardo saltato fuori dal nulla, e scacciavano a calci Pa' e davano il posto al nuovo venuto. Nessuno gli ha mai dato il modo di farsi valere. Se  impazzito, eccolo il perch.

Gi, non ha mai avuto una possibilit disse Howard.

La piccola casa di legno dei Wendall parve minacciosa allo sguardo di Loretta; l per l non cap bene il perch. Poi riusc a capire, le veneziane erano tutte abbassate. Lo not anche Howard. Ostent la stessa espressione imbronciata, intrappolata, soddisfatta, che aveva esibito per tutto il pomeriggio, come se il peggio lo avesse infine raggiunto e lui fosse finito; ma aveva gli occhi all'erta. Gli occhi, con la loro bizzarra assenza di un centro, nella grossa faccia, guizzavano innervositi sebbene il resto di lui fosse pesante, abbattuto. L'andatura spietata da poliziotto, l'abitudine di tener dritte le spalle erano state abbandonate insieme all'uniforme, e adesso camminava come un qualsiasi disoccupato - l'atteggiamento familiare dell'insuccesso, la pancia in fuori, il torace informe, le spalle ingobbite in avanti come se fosse stato pi facile camminare in quel modo, protendendosi in un futuro di pura gravit.

Mamma Wendall li aspettava sulla soglia. Loretta sent Howard esitare un poco, vedendola. Ma sua madre spalanc la porta e usc con una scopa tra le grosse mani. Prese a urlare: Stupido idiota! Tonto testone!. Con la scopa sferr colpi contro Howard. Lui cerc di pararli, piagnucolando: Mamma, sta' attenta, fa male ma lei non gli diede ascolto e continu ad avventarglisi addosso e a vibrargli con forza la scopa sulle spalle.

Il bambino si mise a strillare. Loretta, terrorizzata, indietreggi e fin tra i rifiuti accanto agli scalini - cassette di compensato - e nel fango.

Howard tenne le braccia davanti al viso mentre sua madre lo pestava. Ci hai disonorati! url sua madre. Stupido somaro, bamboccione idiota che non sei altro! I capelli di lei erano un grigio groviglio, la faccia larga luccicava, coperta da una pellicola di sudore. Ora che Howard si trovava con le spalle al muro contro la veranda, rinunci disgustata e gli butt addosso la scopa. Aver a che fare con puttane! Prendere soldi dalle puttane! Vuoi spezzare il cuore a tua madre? Vuoi uccidere tuo padre? Eh? Vuoi fargli venire un colpo a tuo padre? Vuoi vederlo lungo disteso nella bara, morto, e tutto per colpa tua, pezzo di somaro, moccioso che non sei altro? Accettare banconote da quelle puttane, da quelle troie, con le malattie che hanno addosso! Probabilmente avrai portato una malattia anche a casa, eh? E ora vieni a farci visita e magari adoperi anche il nostro gabinetto, eh? Non  cos? Non  cos?

Mamma, no! grid Howard.

Entra, testone! Vuoi che ci sentano tutti i vicini?

Li spinse dentro tutti e due. Il suo corpo massiccio sembrava fremere dietro di loro, bloccando la porta, ansimante di furia. Loretta urt contro il tavolo della cucina, sentendosi mancare le ginocchia, e mamma Wendall le strapp il bambino dalle braccia e prese a cullarlo, rabbiosa. Lacrimoni le scorrevano sulla faccia grigia e ruvida. Figlio di un padre simile! Di un padre simile! Mio figlio che  diventato un cos stupido idiota!

Pap Wendall sedeva nel salotto buio, ascoltando la radio. Furono spinti in quella stanza. Howard sedette infelice a un'estremit del divano e si nascose la faccia tra le mani.

S, piangi, avanti, piangi adesso che  troppo tardi, grosso, stupido animale! url sua madre. Cullava il bambino, tenuto contro il seno, e volgeva lo sguardo iroso da una faccia all'altra.

Loretta rimaneva in piedi, tacendo. Sentiva di essere un'ospite della quale nessuno si era accorto. Sentiva che un suo improvviso movimento avrebbe rivolto contro di lei tutta la rabbia di mamma Wendall. Pap Wendall, un uomo con gli occhiali, dal fare lento e ringhioso, non guardava nessuno. Dietro il suo gomito, da una radio che affondava in parte nell'oscurit della stanza e si confondeva con lo spesso centrino lavorato al crochet dal quale era coperta, giungevano le notizie degli avvenimenti sportivi del giorno.

E ci sono guai anche da noi, anche l da noi disse torva mamma Wendall, riferendosi al loro paese d'origine. Profilandosi gigantesca nella penombra, mentre cullava il bambino contro le mammelle, sembrava compiangere il mondo e suo nipote, sul quale abbassava gli occhi; con le grosse e forti dita aveva afferrato il bambino, e da quelle dita nessuno avrebbe potuto mai toglierlo. Oh, tu, povero piccino, figlio di un padre simile! cantilen.

Ma Howard non ha fatto niente bisbigli Loretta.

Mamma Wendall non la degn nemmeno di uno sguardo.

Hanno incolpato lui, ma non era uno di loro. Si trattava di tutt'altra cosa, c'era di mezzo un albergo.

Dopo un lungo, furente momento, mamma Wendall disse: Non ha fatto niente un corno!.

Era pi grossa di suo marito, grossa quasi quanto Howard, una donna dal naso un po' rozzo, sulla cinquantina, vigorosa e robusta di ossatura, dal colorito acceso piuttosto piacevole che in quel momento era grigiastro, il colorito di una lavandaia, con orecchie enormi che sembravano esserle state tirate per tutta la vita dalle delusioni, e con un petto massiccio, racchiuso dal busto. Era scaltra e calcolatrice e non si abbandonava mai all'ira tranne che per correre lungo il binario giusto, senza mai sbagliare. E Loretta si rese conto disperata che mamma Wendall aveva ragione e che Howard era colpevole e che addirittura si era sporcato le mani con le prostitute. S, tutto quadrava. Mamma Wendall non sbagliava mai.

E adesso, ecco che cosa faremo disse mamma Wendall.
5

La primavera  la stagione giusta per trasferirsi disse mamma Wendall.

Howard guidava il camion, sua madre viaggiava con lui, e gli altri li seguivano sull'automobile di pap Wendall. Stavano andando in campagna. Si trasferivano presso lo zio di Howard, un vecchio rimasto nella fattoria quando tutti gli altri se n'erano andati. Howard aveva gi trovato lavoro in una miniera di roccia da gesso... non certo redditizio come il posto nella polizia, ma abbastanza buono. Loretta sedeva sul sedile posteriore della vecchia Ford, schiacciata tra alcune scatole e sua cognata Connie, una ragazza grassa di quattordici anni. Connie rimaneva sempre immersa in un denso, accigliato silenzio, con le labbra appena dischiuse. Il bambino aveva gi il pannolino bagnato, constat Loretta, ma era troppo tardi per cambiarlo; le giaceva scomodamente in grembo, agitandosi e piagnucolando. Questo bambino  cos vivace si lagn Loretta in tono animato, rivolgendosi all'aria.

Pap Wendall guidava seguendo il camion a prudente distanza. Muoveva le braccia rigidamente, e quasi mai dava a vedere di aver udito Loretta. Ci nonostante, Loretta concentrava la propria attenzione sulla nuca rugosa di lui e cercava di farlo parlare; nella famiglia del marito, aveva scelto il vecchio cui affezionarsi. Era pi anziano della moglie di dieci anni.

Il tragitto non finiva pi, l'automobile sobbalzava, e durante il viaggio Howard buc, cos si aggirarono intorno al camion nel crepuscolo mentre lui e suo padre si affannavano a sostituire la ruota. Mamma Wendall vezzeggiava il bambino e volgeva gli occhi scaltri verso l'orizzonte, come se avesse potuto vedere che cosa sarebbe venuto dopo. Alta com'era, sembrava poter vedere pi lontano della maggior parte della gente. Non c' riposo per i malvagi disse con uno strano sorriso compiaciuto, dondolando Jules tra le braccia.

Connie non era discesa dall'automobile. Con un deretano grasso come il tuo dovresti scendere, fare un po' di moto, tanto per cambiare disse sua madre, ma senza scortesia. Ora che avevano lasciato la citt e stavano andando verso una nuova vita - il suo concetto di una nuova vita - era alquanto soddisfatta.

Loretta le rimaneva accanto a causa del bambino. Se mamma Wendall avesse dovuto farlo cadere, se al bambino fosse successo qualcosa, pens Loretta, lei avrebbe conficcato un paio di forbici nella gola della vecchia strega. Odiava mamma Wendall. Ma si sforzava di comportarsi bene con tutti, cercando di rallegrare Howard, di fare amicizia con Connie e di indurre il vecchio a parlare di tanto in tanto; in fin dei conti, dovevano vivere insieme, d'ora in avanti, e non sarebbero dovuti andare tutti d'accordo? Ma di tutti loro, soltanto mamma Wendall era ciarliera, e le sue ciarle, in qualche modo, aggiravano Loretta, escludendola. Era strano.

A volte diceva a Loretta, con un sorriso tagliente: Questo bambino ha la febbre? oppure Questo bambino  di nuovo bagnato?. E Loretta si irritava vedendo quanto scaltri, quanto esperti erano gli occhi della vecchia, fissi su ci che era giovane e pertanto indifeso in lei, e sapendo come stanarlo.

Pi volte si sentiva scaturire dentro la sensazione sperduta, alimentata dalla malinconia o da una stanca felicit, che chiunque nascesse doveva essere un individuo - soltanto un individuo - e che quel nocciolo privato, personale, senza nome, dell'io non poteva essere spezzato n evitato; e allora sorrideva vagamente rispondendo al perfido sorriso di mamma Wendall, e pensava: Be', sono giovane abbastanza, posso sopportare; oppure pensava: Howard mi ha salvata da qualcosa di tremendo, e, dopo quello che ha fatto, la mia vita non appartiene forse a lui e alla sua famiglia?

In quella famiglia c'erano persone strane, remote e chiuse. La pi interessante era il fratello maggiore di Howard, Samson, che costruiva macchine utensili a Detroit, per la Ford, e che certo se la cavava bene, ma era riluttante a mandare soldi a casa. Parlavano spesso di Samson, a volte amaramente, a volte con fierezza, talora per umiliare Howard, che era stato licenziato, in fin dei conti, da un posto schifoso, e stava per cominciare a fare un lavoro ancora pi schifoso. Howard non parlava mai di suo fratello, mai. Esisteva una zia di cinquant'anni che era suora e aveva abbandonato l'ordine per poi tornarvi, e di lei dicevano tutti:  pazza, ma innocua. E c'era lo zio di Howard, dal quale stavano andando. Si chiamava Fritz e aveva pi di settant'anni. Era un eremita, dicevano, e aveva bisogno di essere riportato nel mondo. Secondo mamma Wendall gli ci voleva una donna in casa per fare le pulizie e per preparargli da mangiare come si deve. La fattoria si trovava nelle immediate vicinanze di una piccola cittadina. Tutto intorno al centro abitato i campi erano deserti perch i contadini avevano venduto la terra andandosene anni prima per sfuggire alla polvere e alla siccit del Midwest e per trasferirsi nelle citt, dove li aspettavano le case popolari, l'assistenza sociale, la disoccupazione. Ma Fritz non era stato abbastanza furbo per vendere, dicevano, e cos era rimasto laggi, e adesso la cittadina andava lentamente rifiorendo, la fabbrica per la lavorazione della roccia da gesso aveva riaperto, e loro erano in viaggio con un camion pieno di mobili, di casse e di scatole, decisi a sistemarsi definitivamente. Come diceva mamma Wendall: La vera America  la campagna, non la citt. La gente dovrebbe vivere in campagna. La campagna  un posto migliore di quella citt puzzolente, per un bambino. Guardate che cosa ha fatto a Howard, la citt.

Quel primo mese in campagna, Loretta rimase sveglia per molte notti e pianse udendo la vecchia casa cigolare, sentendo muoversi nell'oscurit insetti dalle ali silenziose; tutto era misterioso e umido. Pensava alla bella, sudicia citt, con gli edifici municipali di finto marmo e i grandi magazzini e gli ascensori e gli stentati giardini pubblici aperti a tutti, dove chiunque poteva incontrarsi. Riportava la mente all'aspetto del canale melmoso e dei suoi alti argini artificiali, all'orribile aspetto di un canale dagli argini ripidi, nel quale potevi cadere e annegare senza scampo; giaceva con la schiena contro la schiena di Howard, gli occhi gonfi, sconfortata, mentre le parole di mamma Wendall le ronzavano nelle orecchie, cos come i piatti troppo pieni di mamma Wendall, sul tavolo di cucina, la ossessionavano, adesso che era di nuovo incinta e incline alle nausee... tutto era troppo, troppo. L in campagna - l in quella misteriosa campagna piena di grilli, dove qualsiasi cosa sarebbe potuta accadere eppure non accadeva proprio niente, dove Howard andava e veniva per recarsi al suo lavoro poco entusiasmante e tornare, e non incontrava vecchi amici, non si cacciava in nessun guaio particolare, era apatico, depresso, grasso -, l c'era aria buona e pura per il bambino, ma niente altro. Loretta piangeva per la citt perduta e per l'aria inquinata della citt.

Dominati da mamma Wendall, lei e Howard avevano poco da dirsi quando infine restavano soli. Era come se la madre di lui si trovasse ancora nella stanza con loro e li osservasse con la sua faccia poderosa e rugosa, giudicandoli. Aveva la testa come quella di una statua, una fronte meravigliosamente brutta, occhi verdi penetranti. Se anche il suo corpo era simile a quello di una vacca o di un orso, come il corpo del figlio, gli occhi, ci nonostante, erano crudelmente acuti e non si lasciavano sfuggire niente. Howard si stava impigrendo, ingrassava, e non aveva ancora trent'anni, pensava Loretta in preda al panico, e gi si lasciava andare! Si girava e si rigirava nel letto, pensando a quel mostro di donna e a suo figlio, tutti e due sottobraccio, mentre lei, Loretta, rimaneva esclusa, amareggiata e indifesa: la moglie, la madre, la giovane donna incinta, esclusa. Il cuore le si colmava di amarezza.

La casa nella quale abitavano sembrava un vecchio granaio, e dietro a essa v'erano stalle vecchie e putride, una delle quali in parte bruciata da un incendio causato da un fulmine. Molti alberi intorno alla casa erano stati colpiti da un fulmine, ed erano segnati da bruciature. Loretta lo considerava un presagio di sfortuna; in citt, il fulmine non colpiva mai niente, ma l, allo scoperto, poteva abbattersi ovunque. Tutto era troppo aperto. Abitavano lungo una strada di terra battuta, in cima a una collinetta. Torrenti di pioggia si riversavano gi per quella collina durante i temporali, e formavano pozzanghere che duravano per giorni e giorni, gi nel boschetto di meli; e c'era un vero corso d'acqua, non lontano, alimentato da torrentelli e da fossati, dove Loretta portava Jules a giocare, indifferente, mentre il bambino rideva di gioia. Se non avesse avuto con s Jules e se il bambino non l'avesse aiutata ad avvinghiarsi alla realt, sarebbe impazzita, ma Jules le bastava; la sua stessa energia e i suoi strilli erano sufficienti per tenerla occupata. In cucina, mamma Wendall era la padrona, e comandava a bacchetta tanto Loretta quanto Connie, impartendo loro ordini, prendendole in giro, costringendole a star ritte con una improvvisa gomitata; e fuori, durante i temporali, le saette zigzagavano pericolosamente vicine, terrorizzando Loretta; e la vecchia casa era infestata da scarafaggi e da topolini, e persino grossi ratti entravano liberamente per dare un'occhiata ai nuovi inquilini. Ma, nonostante tutto, lei aveva Jules ed era di nuovo incinta; questo le impediva di impazzire.

L'estate trascorse. Pass un altro inverno; rimasero bloccati dalla neve per una settimana e si tennero compagnia a vicenda, spinti dalla frustrazione e dall'odio, tutti tranne mamma Wendall... lei sembrava godersi la neve. Le situazioni di emergenza la divertivano. Andava e veniva a grandi passi per la casa, impartendo ordini, ficcando giornali negli spiragli intorno alle finestre, calzando le soprascarpe e infilando il cappotto di suo marito per andar fuori a divertirsi con un badile su quella neve impossibile. Prima che incominciasse la primavera, Loretta ebbe un'altra bambina da tirar su e la sua vita si adagi in una tediosa, ipnotizzata routine di faccende domestiche e di cure materne, sotto il dominio della suocera. Gli uomini della famiglia di solito tacevano. Il silenzio di Howard si espandeva settimanalmente, quotidianamente; sembrava affondare nell'et matura, e di quel po' di vita che gli rimaneva per se stesso nei rari giorni in cui non tornava subito a casa dalla miniera, Loretta non sapeva niente, n poteva fargli domande. Non osava fargliele. Howard era ormai padre, uno dei padri del mondo, legato a un lavoro che odiava e reso astioso dallo sforzo quotidiano che doveva compiere con il proprio corpo, cos pigro e cocciuto. La vivacit di Jules lo costringeva a un travagliato risveglio - Howard diceva: Toglimi dai piedi quel bambino - ma era contento in qualche modo della nuova arrivata, Maureen, che dormiva quasi sempre e non dava alcun fastidio. Howard si metteva a sedere e contemplava a lungo la culla della bambina. Jules sembrava non accorgersi dell'indifferenza di suo padre e invadeva la casa con il suo entusiasmo; un bimbetto dai capelli castano scuro, lievemente ricciuti, con gli occhi scuri e lunghe sopracciglia scure. A volte, quando diventava troppo chiassoso, Loretta, esasperata, gli faceva bere qualche sorso di birra, per calmarlo. Beveva birra anche lei, adesso, le calmava i nervi. Tra la piccola Maureen e Jules, Loretta riteneva di dover preferire Maureen che, in fin dei conti, era femmina, ma pensava che Jules fosse pi intelligente: secondo mamma Wendall, il primogenito era sempre il pi intelligente. Lei riponeva una salda fiducia nella mente. Sebbene Jules a volte balbettasse, pensava che ci accadeva soltanto perch il bambino voleva dire troppo in fretta certe cose; e questo significava che era pi svelto di tutti gli altri. Le persone che avevano fatto strada, le persone delle quali parlava la radio - H.V. Kaltenborn era quello che, chiss per quale motivo, prediligeva in modo particolare -, venivano citate per il loro cervello, e ci significava scaltrezza, una sorta di capacit blandamente criminale che le faceva prevalere su tutti gli anonimi individui del mondo, come i Wendall. Poich senz'altro i componenti della famiglia erano individui anonimi, retrogradi, esasperanti, Howard con il suo silenzio, e pap Wendall con la sua radio (aveva riportato una lesione alla schiena, quell'inverno, e non poteva pi lavorare), per non parlare della povera e grassa Connie, con i suoi sogni a occhi aperti, in attesa di un uomo, e del proprietario di quella grande casa percorsa da correnti d'aria, Fritz, un uomo che si metteva a sedere a tavola per la cena con la tuta sudicia, puzzolente di sudore e di letame, un uomo silenzioso e senza volto, del quale nessuno si accorgeva.

Le stagioni passavano tra tutto questo silenzio maschile e soltanto Jules spezzava l'incantesimo con i suoi strilli, le sue lamentele e le sue risate. A volte, meravigliata dal figlio che aveva messo al mondo, Loretta aveva brevi momenti di allegria, e cantava stendendo nel cortile la pesante biancheria lavata, oppure sorrideva a se stessa, come se avesse fatto qualcosa di molto abile, senza sapere come vi fosse riuscita. Subito prima che Howard partisse per la guerra, rimase nuovamente incinta, per la terza volta. Con una sorta di oziosa curiosit si disse che forse questo era il terzo bambino avuto da Howard, o forse soltanto il secondo. Non riusciva mai a stabilire se Jules somigliasse a Howard o a Bernie Malin; a volte le sembrava all'uno, a volte all'altro. Ma tutta quell'energia! tutto quel fascino! Giaceva desta accanto al marito addormentato e sognava Bernie, e lo immaginava vivo, intento a sorriderle piacevolmente nell'oscurit, lo immaginava tra le sue braccia. Jules aveva l'energia e il fascino di Bernie, questo era certo.

Come le altre persone in quella zona, incominciarono ad ascoltare attentamente i notiziari della radio e a leggere i giornali: parlavano con quelli che abitavano nella cittadina, paragonando le notizie dei figli, dei nipoti e dei mariti. Erano tutti avvicinati gli uni dagli altri, preoccupati e irosi. Loretta ascoltava tutte le persone che poteva. Le piaceva sentir parlare, sentir parlare le donne, era attratta dalle loro chiacchiere, che la calmavano, e persino dalla loro ira frustrata. Pensava a Howard laggi in Europa e cercava di immaginare come fosse la sua vita. Ma non riusciva a intuirla; non riusciva a immaginare che lo stesso Howard se ne accorgesse, che quella vita nuova gli entrasse nelle ossa e facesse qualche differenza per lui. Se lo raffigurava seduto in qualche posto, lo sguardo fisso su qualcosa che gli era vicino, con l'aria di essere mezzo addormentato, sebbene fosse invece completamente sveglio e imbronciato. Ma quando qualcuna delle donne le domandava sue notizie, si affrettava a rispondere allegramente: Ho appena ricevuto una lettera da lui! oppure, se da qualche tempo non riceveva lettere, rispondeva malinconicamente, frugando con gli occhi i loro occhi, in cerca di comprensione: Non abbiamo saputo pi niente. Quando Howard fosse tornato a casa, pensava, tutte quelle premure comprensive nei suoi riguardi sarebbero cessate. Nessuno le avrebbe pi domandato notizie di lui. E, mentre pensava a Howard, si sorprendeva a pensare di nuovo a Bernie, e a immaginarlo nella divisa da soldato. Era pi facile immaginare Bernie che immaginare Howard. Il primo le appariva dinanzi agli occhi pi in fretta dell'altro, ecco tutto.

Nel frattempo Jules cresceva in fretta, mangiava tutto quello che mamma Wendall gli serviva, ripulendo i piatti davanti a lui e nei quali si ammonticchiavano patate e noodles, riso e verdure, con pochi pezzi di carne grassa, e il suo corpo esile bruciava tutto. Era un bambino rumoroso, gioioso, e Loretta non poteva fare a meno di volergli pi bene che a chiunque altro. La seguiva dappertutto; seguiva dappertutto la nonna; scompariva e saltava fuori nelle vicine fattorie; giocava con i bambini pi grandi di lui, senza averne paura. Non aveva paura di nessuno. Loretta, prudente e circospetta alla maniera delle ragazze di citt, si meravigliava del coraggio che aveva il bambino e delle distanze che riusciva a percorrere; a volte, tornando a casa in automobile dalla cittadina con pap Wendall, vedeva Jules giocare in un fossato con altri ragazzetti, o camminare lungo la strada con una fretta da adulto; non era che un bimbo, eppure sembrava cos stranamente indipendente. Se rallentavano e si fermavano per farlo salire, lui diceva: No, non voglio e faceva loro cenno di proseguire, oppure saltava al di l del fossato e correva via in un campo. Era come un animale selvatico che fuggisse ogni qual volta si sentiva chiamare; poi tornava, pi tardi, e si stupiva della loro ira. Era astioso e caparbio, un bambino misterioso, e Loretta cominci a pensare che doveva essere un po' strano in testa, quando si sedeva sui gradini di pietra della scuola del distretto, in attesa dell'intervallo per la ricreazione o della fine delle lezioni a mezzogiorno; aveva appena cinque anni, era troppo piccolo per andare a scuola, ma l'edificio scolastico lo attraeva. Gironzolava l attorno tutto il santo giorno e a volte vi tornava anche dopo pranzo, soltanto per poter essere l.

C'erano volte in cui tornava a casa sporco e insanguinato, con i vestiti strappati ed era mamma Wendall a fargli il bagno e a dargli consigli. Loretta, irritata, cercava di interporsi tra loro, e quasi balbettava, dicendo: Questa  l'ultima volta che giochi con quel piccolo bastardo!. Per mamma Wendall la ignorava e diceva a Jules, con la solennit di un cavallo: Continua a picchiarlo. Devi farti strada. Jules sfuggiva anche a lei, era un bambino astuto, e andava ovunque volesse, senza lasciarsi turbare dai sassi che gli scagliavano o dagli insulti contro il prozio, quell'eremita pazzo.

Loretta gli urlava che, se non stava buono, suo padre non sarebbe pi tornato a casa. Suo padre, gli diceva, avrebbe portato con s un altro bambino, e gettato fuori a calci lui, gli sarebbe piaciuto? Andr a dormire nel granaio dei Benton diceva Jules, sempre pratico. E non tradiva alcuna ansia. Loretta, cedendo, si domandava perch avesse creduto che lui si sarebbe mostrato ansioso. A che cosa servivano i suoi tentativi? Non giovavano a nessuno. E cos gli faceva bere birra per calmarlo quando era indomabile, e a volte lo sculacciava quando continuava a scendere gi dal letto. Faceva l'impossibile per essere affettuosa con le bambine, escludendo Jules, ma lui sembrava rendersi conto che era il suo prediletto, il solo vero uomo in quella tomba di casa piena di uomini taciturni; Howard, partito per la guerra, non era pi silenzioso durante la sua assenza di quanto lo fosse stato quando si trovava tra loro. Jules faceva vibrare la casa intera a furia di correre. Loretta e mamma Wendall si sbirciavano a vicenda, e condividevano un orgoglio malizioso e segreto per aver generato almeno quel bambino... tutti gli altri non valevano granch.

Un sabato, tutti quanti, tranne Fritz, se ne andarono nella cittadina a vedere qualcosa di spettacolare che era successo: un aereo per passeggeri biposto era precipitato da qualche parte. L'autopompa dei pompieri volontari era in strada, i pompieri si affannavano nel bel mezzo dei rottami in fiamme e intorno a loro si trovava una cerchia di persone eccitatissime, attratte dal fumo nero e turbinoso della benzina che bruciava. L'aria vibrava quasi spasmodica per il gran caldo. Sembrava che stesse rabbrividendo nella violenta anticipazione di vedere qualcosa di spaventoso. I pompieri erano tutti anziani o in et matura, e anche gli spettatori erano anziani, o in et matura, oppure ragazzi, per cui parve a Loretta che quell'incidente fosse un evento attraverso il quale lei poteva guardare con vacua indifferenza, senza che il suo sguardo venisse attratto dal corpo di nessun uomo e senza che il suo stesso corpo venisse coinvolto in qualsiasi cosa. Si sentiva completamente libera, protetta. Lei stessa era un po' appesantita, ormai, a causa dei pasti di mamma Wendall, a base di farinacei, e non si dava mai la pena di truccarsi o di acconciarsi i capelli. Era una giovane contadina ben piantata, abbronzata dal sole, e con l'ultima arrivata, Betty, tra le braccia, con Maureen che le trotterellava accanto e Jules che la precedeva correndo, si diresse verso tutta quell'eccitazione, attratta dallo strepito. Howard sarebbe potuto giacere morto nello stesso momento, in una catastrofe simile a quella, bruciato, esploso fuori dalla pigrizia delle proprie ossa, ma quel pensiero non era proprio credibile. Era stato detto che le vittime di quell'incidente erano funzionari del governo dello Stato, uomini diversi da Howard, destinati ad andare incontro a una morte improvvisa e fiammeggiante; tutto l'opposto di Howard, che probabilmente sarebbe tornato a casa con l'identico aspetto di quando era partito.

Loretta si ferm ai margini della folla, osservando. In realt, non ci teneva a vedere troppo. L'incendio le bastava. Non aveva mai saputo che l'aria potesse accartocciarsi in quel modo, vibrando per il calore; e non aveva mai visto, n udito un incendio simile! Ecco che cosa rappresentavano le fotografie degli aeroplani in fiamme... il suono risucchiante, vorticoso di un incendio di benzina e d'olio lubrificante, un suono bizzarro che le ricord lenzuola sbattute dal vento sulla corda del bucato. Intorno all'aereo bruciava anche il prato. Le erbacce si incendiavano e si accartocciavano in un secondo, le fiamme illuminavano i loro scuri semi, poi li rendevano incandescenti e, in un altro secondo, li riducevano a nulla. Rimase come paralizzata, senza voler vedere pi nulla. Tutti gli altri si spingevano avanti, cicalando. Ragazzetti correvano qua e l. Jules si era spinto fino in prima fila, scivolando fuori della sua stretta. Lei vide una donna spingerlo indietro, ma lui ritrov subito l'equilibrio e di nuovo si port avanti. Loretta grid: Jules! Torna qui!. Poi lo perdette di vista. La folla calpestava il campo erboso e incalzava per farsi avanti, cercando di vedere il centro stesso di quei rottami fiammeggianti, insoddisfatta se avesse visto meno di tutto. Qualcuno lanci un grido. Vi fu un coro di esclamazioni... stupore, costernazione, una sorta di disperazione. Loretta si volt, non volendo vedere, ma non molto sconvolta e vagamente irritata soltanto dal calore e da tutta quella gente e da Jules che si era allontanato... perch tutto era sempre un tal fastidio, pens, perch si sentiva sempre infelice?

Torn adagio nella cittadina. Incontr Connie dal droghiere, intenta a conversare con un ragazzo dal torace infossato che lavorava l, e le domand se avesse visto Jules. Jules le era scappato. No, Connie non lo aveva visto, per cui Loretta si aggir qua e l con Betty in braccio e Maureen che gironzolava attorno a lei, sentendosi squilibrata senza Jules che la tirava dall'altra parte. La gente stava tornando dall'incendio. Tutti parlavano ancora dei cadaveri. Loretta non ci teneva affatto a sentire quello che dicevano, ma riusc a capire che la sommit del cranio di uno degli uomini era stata tagliata via di netto come da una scure. Udendo queste parole, Loretta distolse lo sguardo con ostentazione. La sua faccia si alter in una smorfia di orrore, poi torn all'espressione di prima, impenetrabile.

Non riuscirono a trovare Jules. Mamma Wendall and in giro chiedendo di lui, mentre Loretta sedeva, esausta, sull'autocarro. Andarono nell'ufficio dello sceriffo e denunciarono la scomparsa di un bambino. Poi tornarono a casa. Loretta si sentiva dolere la testa, in preda a una sensazione irreale, non chiara, di perdita: suo marito lontano, un figlio scomparso, era possibile?

Non chiuse occhio per tutta quella notte. Mamma Wendall fece il caff e gir per casa chiocciando, vegliando con le pantofole e il vestito di casa. Non stare a crucciarti, i bambini tornano. Tornano sempre disse. Loretta era troppo stanca per ascoltarla. Verso l'alba la vecchia and finalmente a coricarsi e Loretta usc. Gir intorno alla parte coltivata della fattoria, controllando il proprio corpo, toccandosi i fianchi e le cosce e il ventre, domandandosi chi fosse e come mai si sentisse cos spossata e vecchia quando, in realt, non le era accaduto niente di definitivo. Aveva creduto che certe cose fossero definitive, che si fosse sistemata, ma si era sbagliata. Niente ancora era definitivo. Niente l'aveva ancora sistemata. Guard per caso in una delle stalle, e l dentro vide qualcuno... era Jules. Sedeva, voltandole le spalle, sul fieno, un bimbo, immobile, semplicemente seduto. Era spaventoso che potesse star seduto in quel modo, cos immobile. Lo ud dire qualcosa, parlando tra s e s. Un farfugliare rapido, spaventato... una sorta di ansimante discussione. Probabilmente stava balbettando, una cosa che lei odiava, le sillabe iniziali delle parole incespicavano contro se stesse e si ammonticchiavano in modo che nulla riusciva pi a districarsi, come se lui stesse soffocando, un bimbo cos piccolo, che soffocava a causa della necessit incalzante di parlare. Gli era passata accanto pi volte in passato, sorprendendolo mentre parlava tra s e s. Se avesse attratto la sua attenzione, lui si sarebbe alzato e si sarebbe allontanato con dignit. Ma adesso aveva un po' di paura ad arrivargli addosso in quel modo, mentre era solo e non aveva bisogno di lei. E vi era qualcosa di tenebroso e di strano nel posto dove si stava nascondendo. Perch non era entrato in casa? Voleva nascondersi da loro. Si stava nascondendo da loro, e parlava tra s e s, ragionando su qualcosa. Sembrava al contempo irritato e spaventato.

Loretta si immobilizz. Non lo chiam. Sarebbe potuto essere il bambino di un'altra, il bambino di un'estranea. Si appoggi allo stipite della porta imputridita, sent un capogiro scaturirle dentro, cos isolata da Jules a causa della solitudine di lui, del suo essere cos poco infantile. Alcuni giorni dopo, mentre lo aiutava a svegliarsi da un incubo, le parve di capire che cosa doveva averlo spaventato tanto: la testa di quell'uomo spaccata in due, la sommit del cranio tagliata via di netto. Jules, evidentemente, si era spinto troppo avanti e l'aveva vista. Lo consol ma non riusc a capire perch mai quel triste evento si fosse radicato cos profondamente nel cervello di un bambino, mentre si era gi dileguato dal suo.

6

Fu la campagna a formarlo, con le sue colline remote e le strade di terra battuta che non conducevano in nessun posto. Per tutta la vita avrebbe chiuso gli occhi dinanzi a un paesaggio di distanze assolute, che lo attraeva e lo risucchiava come se stesse vacillando sull'orlo di un perpetuo delirio, un bambino ancora intrappolato entro le sue ossa di adulto. Fugg per la prima volta quando aveva sei anni, e venne trovato a ventiquattro chilometri di distanza, dalla moglie di un agricoltore. Bambino gli chiese la donna, in un tono di voce interrogativo e cortese di che famiglia sei? Lui fiss in silenzio la donna, come se non riuscisse a credere che fosse reale. Parlare in quel modo, con quelle parole, con una voce cos melodiosa! Gli parve che vi fosse qualcosa di musicale e di remoto in lei - una comune contadina con un maglione da uomo che rabbrividiva nell'aria del primo mattino, la faccia matura e resa rugosa dalla concentrazione, come non lo era mai quella di sua madre - e disse balbettando come si chiamava, vergognoso e perplesso. La donna stessa lo riport a casa in automobile, di nuovo fino all'alta, desolata, brutta casa dei Wendall che era un pugno nell'occhio tra i tanti pugni nell'occhio lungo la Huron Road, e l lo consegn a sua madre e a sua nonna, e cos ebbe termine l'avventura. Quando la mamma pianse di rabbia a causa sua, lui disse: Mi dispiace, Ma', mi dispiace e, come se fosse stato colpito da una mazzata, cap che l'aveva resa infelice e che loro due erano legati insieme, irrimediabilmente. Voleva bene a sua madre, ma continu a pensare alla donna che lo aveva accompagnato a casa, una donna pi anziana, accigliata, seria, una vera donna di campagna. Sua madre aveva una faccia pallida, grassoccia, sulla quale le lacrime si raccoglievano a volte senza sforzo, confluendo nelle pieghe intorno alla bocca, e Jules non sopportava di vederle. Non sopportava di vedere sua madre infelice, perch lei era cos indifesa, cos debole.

Sognava di fuggire di nuovo, di tornare in quella fattoria o in un'altra simile. Tutte le sere ascoltava Il ranger solitario, e a scuola sfogliava vecchi libri accatastati in uno sgabuzzino, ansioso di imparare tutto quel che poteva; si faceva prestare album a fumetti dagli altri bambini, desideroso di imparare tutto a memoria. La prossima volta che fosse fuggito, avrebbe attraversato l'aperta campagna e spedito una cartolina a sua madre, in modo che non si crucciasse. Ma in quale direzione doveva fuggire? Sognava di essere il ranger solitario. Giocava a essere un cavallo, poi a essere l'uomo in sella al cavallo, e a scuola si esercitava continuamente a correre perch gli altri bambini lo inseguivano per lunghi, muti, trafelati minuti. Rinunciavano ammirandolo a malincuore, senza mai riuscire a raggiungerlo. Dicevano: Corre come un cervo!. A volte lui tornava indietro verso di loro con i suoi occhi feroci, e quelli lo raggiungevano e ridevano dalla loro maggiore statura, talora lasciandolo andare senza fargli alcun male. Aveva un modo di ridere senza riprendere respiro, frastagliato. Rabbioso o eccitato, cominciava a balbettare. Gli dicevano: Come sta il vecchio eremita? Tu sei il suo bamboccio, o che altro?. Le prese in giro giustificate potevano farlo impazzire di rabbia, e allora si scagliava contro di loro, sferrando calci e pugni. Incominciarono a dire di lui, meravigliandosi: Jules Wendall  un ragazzo matto.

Quando era tranquillo, per, poteva passare per un bambino normalissimo. A scuola si applicava sull'album per colorare (era quello l'insegnamento pi importante nella prima elementare), colorando profili di persone e animali e alberi con la stessa zelante accuratezza degli altri bambini, sebbene a volte si servisse del colore sbagliato - impar che esistevano colori sbagliati e colori giusti e che era importante non confonderli. Ed era affascinato dalle carte geografiche - le vecchie carte un po' lacere dell'aula che potevano essere abbassate sopra la lavagna, o le cartine della guerra sui giornali, quelle minuscole riproduzioni appiattite di una determinata zona che un giorno avrebbe potuto effettivamente visitare. La guerra lo interessava, anche se non sapeva che cosa fosse. Poteva seguire sulle cartine gli eserciti che avanzavano o si ritiravano, e immaginare di essere insieme a loro, di attraversare montagne e fiumi, fiumi che scorrevano in gran numero ed equivalevano a tutte le distanze del mondo. A volte Loretta lo lasciava giocare con il mazzo di carte - lei stessa faceva sempre il solitario - e lui immaginava un gioco vago, complicato, nel quale voltare una carta poteva significare la vittoria per un esercito, la sconfitta per un altro, e nella sua fantasia la cartina del giornale veniva corretta. Non poteva influenzare in alcun modo ci che figurava sulle carte, sebbene fosse lui a voltarle. Non poteva determinare quello che veniva fuori e, in un certo senso, non poteva fare a meno di voltare le carte. In preda a una sorta di intontimento, molto silenzioso, ossessionato, sedeva per ore al vecchio tavolo della sala da pranzo, voltando le carte, volgendo lo sguardo da queste alla cartina sul giornale di quella sera, socchiudendo gli occhi, crucciato da quanto stava facendo. In qualche punto su quella cartina suo padre, il suo vero padre, stava marciando.

Ma quando Loretta gli parlava di suo padre, un soldato che portava il fucile ed era stato mandato Dio solo sapeva dove, si sforzava di crederle, ma non ci riusciva. Si sforzava di pensare a suo padre come a un soldato, ma seguitava a vedere un uomo panciuto in salotto, che beveva birra e aspettava. Che cosa aveva aspettato, il babbo? Il babbo non aveva nemmeno mai giocato con il mazzo di carte, come facevano Loretta e lui. Che cosa venisse giocato per lui, quali carte venissero voltate, non era nemmeno abbastanza interessato per accertarlo... qualcun altro lo faceva in vece sua, non aveva importanza. E cos il padre aveva aspettato. E la madre si aggirava ora per casa come in un sogno in parte tetro, in parte soddisfatto, aspettando, a piedi nudi o calzando vecchi e logori mocassini come quelli che portava sua zia Connie, e il nonno andava a lavorare soltanto poche mattine alla settimana (era il bidello della high school), e lo zio Fritz, quel vecchio imbarazzante e farfugliante, dormiva in preda a una sorta di eterno sonno, nella sua camera sul retro... e tutti aspettavano, ma cosa stavano aspettando?

Soltanto Jules e sua nonna, quella vecchia turbolenta, si svegliavano presto. Erano i primi a scorgere un'automobile, o un camion apparire lungo la strada; i primi ad arrivare alla porta, se qualcuno svoltava nel viale d'accesso. Si destavano tutti e due di buon'ora al mattino, impazienti di alzarsi - nonna Wendall per incominciare a cucinare, o magari per mettere la frutta in conserva, o per fare il bucato, e Jules per controllare le trappole che disponeva lungo il torrente - perch sembrava a entrambi che il tempo fuggisse via febbrilmente e che non ce ne fosse mai abbastanza. A volte, irrequieto al punto da non riuscire a stare seduto, Jules traduceva in scherzi la propria rabbia per essere costretto ad aspettare altre persone... aspettava sempre le sorelle, aspettava sua madre, che aveva tutto il tempo del mondo. Sta' fermo, Jules! scattava Loretta, innervosita dalla sua impazienza. Ma lui poteva trascorrere ore disteso in salotto, leggendo un libro o studiando le carte geografiche, che a volte rubava a scuola; aveva l'espressione intensa e placida di un bambino che sta complottando qualcosa. In genere poteva passare per un bambino come tutti gli altri. La sua ossatura, la faccia, gli occhi intelligenti, le ginocchia graffiate e tutte croste - erano indizi di un'esistenza normale. Ma spesso si impadroniva di lui un che di febbrile, specie all'ora di andare a letto, e quando gli altri lo rimproveravano, non poteva fare a meno di imitarli, con una faccetta affilata, audace e insolente. Persino sua nonna gridava: Ges Cristo! Bisogner toglierti di dosso a frustate tutta questa arroganza!.

Un giorno stava giocando in una delle stalle, quella che era in parte bruciata anni prima, e sua sorella Maureen usc per guardarlo. A volte lui la ignorava, fingendo che non fosse l, a volte la faceva partecipare ai suoi giochi, e le era grato. Lui stesso non sapeva se Maureen gli piacesse, o se la sua presenza lo imbarazzasse. Era un po' geloso della sua forza lenta, passiva, cocciuta... lei riusciva a fare a modo suo mostrandosi triste e colma di sfida, non piagnucolando e saltellando qua e l come faceva lui. Jules intuiva che Maureen non sembrava interessante quanto lui alle persone grandi, ma quelle persone le volevano pi bene. Maureen usc per guardarlo giocare alla magia. Era un mago: poteva creare cose con le proprie mani, in aria, segnandone i contorni pi e pi volte con gesti rapidi e abili. Maureen, seduta e intenta a guardarlo, non sapeva creare nulla; si limitava a guardarlo. Jules era cos ostinato che riusciva quasi a farle credere di vedere qualcosa: La vedi, adesso, una conigliera? Guardala, tonta,  proprio qui!. Era accosciato nel fieno. Maureen abbass su di lui lo sguardo dagli occhi miti, verdi, piuttosto vuoti, una bambina non molto pulita, con una vestina molto corta di cotone, a piedi nudi, con una lunga crosta frastagliata, pronta a staccarsi, sulla gamba. Jules, improvvisamente irritato, si tolse di tasca una scatola di fiammiferi che aveva rubato in cucina. Tenendo alta la scatola in una mano e muovendo l'altra mano lungo cerchi magici intorno a essa, grid una serie di paroloni difficili, concernenti per la maggior parte re, regine, fanti - le carte per lui cos misteriose e potenti - e Maureen si fece pi vicina, osservandolo affascinata.

Lui prese un fiammifero e lo accese.

Questa  una cosa cattiva disse Maureen.

Perch  cattiva? domand Jules.

Tu sei cattivo.

Sto bruciando la conigliera...  mia e posso bruciarla!

Gli sembrava che la fiammella del fiammifero appartenesse a lui, che avesse in qualche modo a che fare con le parole pronunciate prima. Nessun altro conosceva quelle parole. Fiss il fiammifero e quando la fiammella gli bruci le dita, in qualche modo la cosa parve un errore, un insulto. Scosse il fiammifero spegnendolo e subito ne accese un altro. Lontana pochi metri, grattandosi un piede con le unghie delle dita dell'altro, sua sorella lo fissava, sorridendo. Sent di averla in pugno, adesso. Non avrebbe pi potuto distogliere lo sguardo da lui neppure se lo avesse voluto.

Lasci cadere il fiammifero sul fieno. Posso fare anche questo. Posso fare qualunque cosa disse.

Si accosci davanti al fuocherello, smarrito in un'improvvisa reverenza per il potere delle fiamme. Cerc di racchiuderlo tra le mani e di mantenerlo basso tra esse. Ma le fiamme attecchirono, ingrandendosi. Emettevano un suono scoppiettante. Lui rimase l a fissarle, prima di rendersi conto che aveva fatto una cosa sbagliata. Allora balz in piedi e cerc di spegnere il fuoco calpestandolo. Il fieno era secco e il fuoco divamp con energia, indietreggiando fuori della sua volont. La pelle gli bruciava a causa del calore pungente, divenuto una cosa a parte, che non aveva pi a che fare con lui e le sue parole.

Faremmo meglio ad andarcene di qui! disse, ma era ancora un po' paralizzato, rallentato da quella magia. Lui e Maureen fissarono le fiamme. Un mucchio di fieno prese fuoco con una piccola e soffice esplosione, che lasci Jules esterrefatto. Non aveva mai visto niente di simile. L'altra fiammata che aveva visto, l'altra grande fiammata, era stata l'incendio dell'aeroplano, e quelle erano fiamme ribollenti e maligne, fiamme che si alzavano alte come una casa, incontrollabili. Il ricordo di quell'altro fuoco lo riscosse.

Disse a Maureen, con voce aspra: Faresti bene ad andartene da qui.

Lei rimase l a fissare le fiamme, paralizzata. Poteva darsi che stesse aspettando di essere toccata da lui, di essere liberata. Lo hai fatto tu, tutto questo? domand adagio.

Ho detto che faresti meglio a uscire.

Saresti capace di bruciare tutto? In questo modo?

Il fuoco cominci a diffondersi, adesso, in numerose direzioni, sempre rasentandolo, quasi fosse consapevole della forza di lui, ma nella coda dell'occhio di Jules stava guizzando e prendendo un impeto che l'esile fiammella del fiammifero non aveva mai lasciato presagire. Semi e polvere presero fuoco su una trave e le fiamme si estesero, liquide e rapide, correndo su verso il tetto fitto di ragnatele come un fulmine alla rovescia e facendo colpo su Jules con la loro bellezza. Il bambino indietreggi. Afferr Maureen, ma lei gli respinse la mano, contemplando il fuoco.

Potresti fermarlo, adesso? domand.

Stupida bamboccia, accidenti a te quanto puoi essere tonta! Vuoi bruciare viva? le disse. La rimise in piedi a forza. Strisciarono fuori attraverso una finestra sul retro e si nascosero.

La stalla parve esplodere a un tratto in alte fiammate. Jules e Maureen si nascosero dietro un muro di pietre non lontano, guardando in silenzio. Qualcuno corse fuori di casa, nonna Wendall stava gridando, Connie era strabiliata, Loretta, colta di sorpresa, si stava avvolgendo in una vestaglia e l'abbottonava. Jules bisbigli a Maureen: Possiamo dire che  stato un temporale. Possiamo dire che sono stati i cacciatori.

L'autopompa arriv troppo tardi. La stalla era distrutta. Quando l'agitazione cess e tutti furono tornati a casa, Jules venne fuori per farsi frustare. Fu sua nonna a frustarlo. Si tratt di una faccenda silenziosa e sudata, senza nessun altro tra i piedi. Nonna Wendall aveva detto a Loretta: Non voglio che gridi anche tu. Entra in casa!. Jules non grid per qualche tempo, resistendo al dolore terribile del frustino di cui si stava servendo la nonna. Lei gli url: Avanti, grida, piccolo bastardo!. Lui sentiva il frustino sibilare nell'aria, quel suono teso; gli sembrava di sentirlo colpire un attimo prima che colpisse effettivamente. Dalle natiche, gi per le cosce e le gambe, il sangue prese a scorrere, rapidamente, e soltanto quando cap di che cosa si trattava lui cominci a gridare. Era spaventatissimo. Nonna Wendall rinunci, gli gett contro il frustino, disgustata, e la punizione termin.

Lei sbrait: Finirai sulla sedia elettrica, e sar io a fare scattare l'interruttore!.
7

Loretta andava spesso a piedi con i bambini nella cittadina, perch non aveva niente da fare e voleva star lontana da nonna Wendall. Si recava nel drugstore, comprava Coca Cola a tutti, e un volta l, sistemata, si guardava attorno come se si aspettasse di vedere qualcuno che conosceva - ma senza meravigliarsi se non vedeva nessuno - e tirava fuori le lettere che aveva nella borsetta. Le spargeva sul piano appiccicoso del tavolino, nel spar; erano state piegate e aperte tante di quelle volte che stavano per andare in pezzi. Si trattava di lettere da casa, diceva. Le leggeva ai bambini, con un viso serio, concentrato nella lettura:

Cara Loretta,

come stai?  un pezzo che non ti vedo. Come sta Howard? Questo posto comincia ad annoiarmi. La campagna com'? Scrivi per piacere. Lo sai che Sissy E. si trova in convento? Non c' pi molta gente in questo posto, ormai. Mi si potrebbe spezzare il cuore, tanto  noioso.

E un'altra lettera, che Jules conosceva tediosamente a memoria e avrebbe potuto recitare a mente:

Cara Loretta,

pensa un po', sono a Detroit! Ti sei domandata chi potesse scriverti da Detroit? C' questo Leonard che ho conosciuto e che da un pezzo abita a Detroit. Vieni a trovarmi qualche volta. Qui succedono molte cose. Ti stupirebbero tutti i negri che ci sono qui. Vieni a trovarmi Loretta e all'inferno sua madre.

Lei meditava su queste lettere, scarabocchiate a matita su carta sottile, celeste, e alzava gli occhi su Jules per capire che cosa ne pensasse. Jules finiva una Coca Cola e aspettava la seconda. A volte lei gliene prendeva un'altra, se era soddisfatta della lettera e di quello che poteva significare. E inoltre volevano tutti quanti restare lontano da casa il pi a lungo possibile, sebbene fosse difficile con una bambina piccola che si agitava e con Jules spazientito di dover restare seduto sempre nello stesso posto. Loretta non voleva che girasse per conto suo nella cittadina, da quando si era smarrito, sebbene sapesse benissimo che si era allontanato apposta per evitare loro. E comunque potresti essere investito da un'automobile diceva. Rileggeva le lettere. Si leccava le labbra, riflettendo. E un giorno, nello stesso spar in cui si metteva sempre a sedere, sparse le lettere dinanzi a s e, mentre le leggeva, muovendo appena le labbra, si drizz a sedere impettita e Jules scorse un cambiamento in lei, sulla sua faccia. Loretta si accigli, fece scorrere, rapida, lo sguardo intorno al tavolino, una volta sola, premette le mani, a palmo in gi, sul piano del tavolo. Doveva aver deciso qualcosa.

Quella sera, dopo cena, disse a mamma Wendall che partiva. Io e i bambini andiamo a Detroit disse.

Segu poi una lunga, rumorosa serata, un litigio fatto di parole lamentose e di minacce: Loretta temeraria e stridula, mamma Wendall bellicosa, pur rimanendo seduta, con la faccia contorta dalla rabbia. Jules and subito a cercare Detroit sulla carta geografica. Rimase un po' deluso per il fatto che non era molto lontana. Loretta continuava a impuntarsi, e un sorriso le stirava la faccia deformandola lievemente, come se fosse stato il sorriso di qualcun'altra, non il suo. Oh, grossa e vecchia cavalla! grid infine. Lasciami in pace! Sono libera di andare dove voglio!

Eri una puttana un tempo e adesso tornerai a esserlo!

Chiudi il becco! Non parlarmi cos davanti ai bambini, e non  vero, niente di quello che hai detto  vero! url Loretta. Era pallidissima, addossata alla parete della cucina, strillava. I bambini guardavano in silenzio. I loro occhi andavano dalla madre alla nonna e viceversa, cercando di capire chi avrebbe avuto la meglio. Loretta grid: Tu e la tua boccaccia... per tutti questi anni ho dovuto sopportarla! Ora tu e la tua bocca potete tacere, maledetta vecchia cavalla, vacca! Cagna, cagna, cagna!. Incominci a singhiozzare e usc di corsa dalla stanza.

Puoi renderti conto che tua madre  pazza disse nonna Wendall, piano, a Jules.

Ma il cuore di Jules stava martellando di entusiasmo e sapeva che quella notte non avrebbe dormito. Si alz verso le cinque e si vest per aspettare gli altri. Nonna Wendall gli prepar la colazione, silenziosamente, gravemente, e quando ud qualcuno svegliarsi al piano di sopra, gli disse: Potresti sempre restare qui, non andare con lei. Potresti restare qui con me.

No disse Jules.

Non sei obbligato ad andare dove vuole condurti lei. Sei figlio anche di tuo padre.

No disse Jules, malinconicamente.

Per evitare la vergogna, pap Wendall li port in automobile fino alla pi vicina fermata degli autobus, invece di lasciarli andare a piedi come aveva minacciato di fare Loretta. Cos si misero in ghingheri come se avessero dovuto andare in chiesa e si guardarono a vicenda con sorrisi sciocchi e nervosi, Loretta assomigliava ai bambini. Pap Wendall non ebbe niente da dire. Li fece scendere alla fermata del bus e ripart.

Fanculo, vecchio bastardo! grid Loretta, allegramente. Sicch, bambini, con loro  finita. Adesso siamo del tutto indipendenti.

Quando si avvicinarono a Detroit la giornata era quasi al termine. Jules aveva il mal di capo, la bambina piccola era febbricitante, le persone sedute accanto a loro continuavano a guardarsi attorno irritate - l'uno o l'altro dei bambini stava sempre piagnucolando o sferrando calci al sedile; non potevano farne a meno. Jules non poteva farne a meno. Loretta si appoggiava alla spalliera del sedile con la bambina in grembo, spossata dal lungo viaggio, con i capelli in disordine e la faccia accesa. Seguitava a dire: Rita ci tratter proprio bene quando arriveremo. Ma arrivare a Detroit non fu facile. Entrarono in una citt e continuarono a penetrarvi, sempre pi profondamente, ma senza arrivare in alcun centro. Jules guardava con gli occhi spalancati fuori del finestrino. Non aveva mai visto niente di simile. Nessuna carta geografica lo aveva preparato a tutte quelle vie, a tutti quegli ampi viali, a quei palazzi, alle automobili, agli autocarri e alla gente, bianca e di colore, le donne con le labbra dipinte e le sopracciglia tracciate a linee spesse e scure, ferme agli incroci per attraversare, calzando scarpe dai tacchi alti, giovani uomini con i capelli che sporgevano a riccioletti dietro le orecchie, e un'aria molto pericolosa. La testa gli faceva molto male.

In preda allo stordimento, Loretta seguitava a mormorare: Non appena arrivati, telefoneremo a Rita... ce l'ho qui, il numero... sar cos contenta di vederci e ci tratter molto bene.... Ma l'autobus continuava ad attraversare incroci, a fermarsi e a ripartire, finch Jules pens che sarebbe impazzito. Non ce la faceva a sopportare tutto questo. Desiderava gli spazi vuoti e silenziosi della campagna, anche se vi risuonavano il tonfo dei passi di sua nonna, e il russare del nonno, e l'indistinto, opprimente ricordo del babbo, un uomo con la divisa da soldato. Maureen cominci a piangere. Piangeva stancamente, come una bambina che sente troppo spesso il desiderio di versare lacrime. Loretta disse, dandole un pizzicotto: Non continuare a strillare, perch questa  una citt stupenda, con stupende possibilit, e Rita avr cura di noi.

Dopo alcune ore trascorse in una grande stazione dei bus, per ripetere innumerevoli volte la stessa telefonata, e dopo quello che parve a Jules un periodo di tempo da incubo, durante il quale credette che la polizia sarebbe venuta ad arrestarli tutti e a rimandarli alla fattoria, Loretta riusc finalmente a trovare la sua misteriosa amica. Salt su e gi nella cabina telefonica, come una teenager, sopraffatta dalla gioia. Rita! Sono io! Io, Loretta! Jules cerc di non ascoltarla, perch la loro vita dipendeva da questo, ma doveva restare al fianco di sua madre, nell'eventualit che potesse accadere qualcosa di tremendo. Sulla panca, la bambina pi piccola si era finalmente addormentata, rossa in faccia, e Maureen sedeva con i suoi occhi scialbi, seri e sconfitti, fissi sulla madre. Loretta piangeva di felicit. Qualche magia era in corso, pens Jules. Certe parole. Formule magiche. Una donna all'altro capo del filo, una donna che aveva scritto esattamente cinque lettere su carta celeste, e ora questo... la fine del viaggio in autobus, questo. Si sent afferrare la testa da un improvviso dolore bluastro, come se le mani di un estraneo l'avessero racchiusa con forza.

Si recarono da Rita, che abitava in una strada caotica, di gran traffico, e la piccola venne finalmente cambiata e loro due mangiarono hamburger e Jules si distese e finse di dormire mentre ascoltava conversare le due donne, una delle quali era sua madre.

No, senti, non ti sto prendendo in giro disse la sconosciuta lui non tollera imbrogli, e non c' niente, proprio niente, su cui passi sopra con una risata. Certe volte ho una paura da morire, questa  la verit. Ma per lo meno  un vero uomo. Quanti ne restano, qui attorno, di veri uomini?

Ho trentaquattro dollari e pochi centesimi. Fammi controllare...

No, tesoro, resta seduta. Ges!

Da una radio, in qualche punto, giungeva una musica lamentosa e soffocata, una canzone popolare che parlava d'amore. If you love me and I love you... Jules concentr la propria mente sulla voce di Rita, cancellando quella di sua madre. Quella donna diceva due cose, una con le parole e l'altra sotto le parole, e lui temeva che sua madre sentisse soltanto le parole. No, certo, non gliene importer.  fuori citt, del resto, fino a venerd. No, non lo so precisamente,  il suo modo di fare, non parla molto e non spiega niente. Gli uomini che chiacchierano non valgono molto, del resto. Senti, Loretta, non ti ho scritto di passare a trovarmi? E tu mi conosci, non mento mai...

Cos passarono la notte l, e Jules pens malinconicamente alla grande casa in campagna, e al suo letto laggi, e alla campagna stessa, dove c'era spazio dappertutto e non esistevano strade chiuse e senz'aria. Poi, quando venne il mattino, si alzarono e si prepararono a uscire, Loretta esaltata e come inebriata, parlando troppo. Rita seguitava a dire: Ma, tesoro, potresti rimanere almeno fino a venerd, davvero e Loretta continuava a dire, con risatine nervose:  tempo che mi renda indipendente. Sono abbastanza vecchia. Jules trasal udendone la risata sciocca, quasi isterica. Lei disse: Ges Cristo, ho quasi venticinque anni e finalmente uscirono, trascinandosi lungo la strada, la mamma con i tacchi alti e un vestito giallo spiegazzato dal viaggio in autobus, i capelli lisciati all'indietro e raccolti in una crocchia un po' sfatta, le labbra spalmate di rossetto che aveva cominciato a screpolarsi.

Trov una stanza sopra un'impresa di pompe funebri. Era la prima che visitava, il primo posto dove aveva visto il cartello - CAMERA DA AFFITTARE -, e vi si precipit trafelata, temendo che qualcun altro potesse prenderla senza dar loro il tempo di entrare. La stanza era ammobiliata, con un letto. Loretta vi mise su tutti i bambini. Non c'era coperta, ma non aveva importanza; Jules copr Maureen e la piccola con il maglione di sua madre.

 una bella camera questa, vero? disse Loretta.

Jules rispose: S e sedette sulla sponda del letto, un bambino riflessivo e scosso, di quasi otto anni, che si domandava per quanto tempo avrebbero resistito. E adesso che cosa farai? domand.

Loretta si stava contemplando nello specchietto del portacipria. Mentre si scostava da Jules, muovendosi con tanta decisione, parve solidificare la forma del proprio corpo, facendo risaltare l'opulenta e dolce curva dei fianchi. Si era cambiata, indossando un vestito stampato a fiori, tutto ori e arancioni e rosa, e muoveva indaffarata le dita intorno ai capelli; li aveva sciolti lasciandoli ricadere sulle spalle, capelli a striature bionde e castane. Sembrava che la sua immagine riflessa nello specchietto le stesse impartendo istruzioni.

Adesso dormite, tutti quanti. Stanotte non avete dormito abbastanza.

Dormire adesso? disse Jules.

Sorveglia le bambine, allora.

Se ne and. Scese in strada. Per tutta la notte aveva pensato a Rita e all'uomo di Rita, i suoi pensieri si erano aggirati intorno a loro due fino a darle il capogiro; aveva dimenticato completamente Howard. Non pens nemmeno a togliersi la fede dal dito.

Erano le prime ore del pomeriggio. Percorse la strada, all'erta eppure non all'erta, in preda a una sorta di stordimento luminoso, vivace, senza riuscire a catturare con lo sguardo tutta la gente intorno a lei - un cos gran numero di persone, di automobili, di alti palazzi, tante di quelle cose da vedere! -, e svolt in una strada laterale, dondolando sui tacchi alti, gi esausta. Il tempo passava. Si era smarrita, ma non ci pens. Sentiva vagamente che qualche filo invisibile l'avrebbe ricondotta ai bambini, e in ogni modo Jules era abbastanza sensato per badare alle due piccole. Infine vide un uomo camminare accanto a lei, e l'uomo la sbirci di sbieco, in un certo modo. Il cuore prese a martellarle. Guard dinanzi a s, poi torn a guardare lo sconosciuto. Aveva press'a poco la sua stessa statura, indossava un vestito marrone che poteva essere costoso, non era in grado di dirlo - erano anni che non vedeva un uomo vestito come si deve! - e lo sconosciuto la fiss con un'espressione seria e curiosa, in silenzio, persino un po' timidamente, finch lei si decise a dire: Salve!. Questo bast. L'uomo rallent il passo, le gir attorno per mettersi di fronte a lei. Ripet: Salve...  una bella giornata.... Stava sorridendo. L'uomo chiese, con circospezione: A quanto stava pensando?. Per un momento lei lo fiss. Poi si sent il vuoto dentro; non riusciva a pensare a niente. Infine si riprese e disse: Dieci dollari... dieci.... E lui ripet, chinandosi un poco, come per udire meglio: A quanto stava pensando?. Lei disse: Dieci dollari...? e la sua voce si spense con un tremito umiliante, in un punto di domanda.

L'uomo le afferr il polso. Benissimo, sei in arresto disse.

Cosa?

La macchina di pattuglia  poco pi avanti, voltato l'angolo. Vieni con me.

Non riusciva a muoversi. Non gli stava opponendo resistenza, il suo corpo era semplicemente tramortito, greve. Lui incominci a scrollarla con violenza. Non era pi circospetto. Se ne infischiava di essere udito da chi passava sul marciapiede. Disse in tono iroso: Su, vieni! Voltato l'angolo! Sei in arresto!.

Loretta riusc a mormorare: Mi lasci andare e verr per mio conto... la gente sta guardando!.

Oltre l'angolo c'era una macchina di pattuglia, come lui le aveva detto, con le parole POLIZIA DI DETROIT scritte a lettere bianche sul fianco. Loretta venne condotta verso di essa per essere presentata ufficialmente alla Citt di Detroit.

8

Quando Jules aveva dodici anni, si innamor per la prima volta. I suoi sentimenti si accentrarono con passione su una giovane suora, l'insegnante della quinta elementare... una donna alta, svelta, dall'aria stupita, che suonava il pianoforte alle riunioni; era la maestra di sua sorella Maureen. E fu il pianoforte ad attrarlo verso di lei. Marciando nella sala riunioni del gioved mattina, Jules l'aveva notata, ammirando i rapidi svolazzi delle sue dita pallide sulla tastiera. Lo affascinava l'agitarsi delle maniche nere e il lampo bianco degli esili polsi di lei. Rimasto solo in classe, fingendo di lavorare a un compito, lasci che i propri pensieri andassero alla suora e ai passaggi complicati e melodiosi della sua musica, che gli sembrava esotica, stupefacente, al di l della portata di tutto ci che lui o i suoi conoscenti avrebbero mai potuto conseguire. Vi era in lei, nel suo stesso essere, qualcosa di magico. Sembrava far parte della musica che creava.

Ogni sera Maureen aveva qualcosa da dire sul conto di suor Mary Jerome. Era una giovane suora irascibile, nonostante quel suo aspetto fragile. Oggi la suora ha pianto di nuovo riferiva Maureen, interessata e curiosa. Perch le suore, a volte, scoppiavano in lacrime? Perch, a volte, schiaffeggiavano le allieve che non avevano fatto niente, correndo lungo il passaggio tra i banchi e scegliendo quelle innocenti?

Voi marmocchi siete dei mascalzoncelli, far piangere le suore diceva Loretta. Avete bisogno di prenderle, tutti quanti.

Ma non lo so perch si  messa a piangere. Ha pianto e basta esclamava Maureen.

Dopo la scuola, Jules correva per quasi un chilometro fino a un grande magazzino a prezzi fissi dove lavorava. Sebbene, stando alla legge, fosse troppo giovane per poter lavorare, era stato assunto per un quarto di dollaro o mezzo dollaro all'ora, purch si presentasse abbastanza presto; doveva dare una mano aprendo e vuotando le casse della merce. Aveva a che fare con casse di stoviglie, di giocattoli e di cianfrusaglie varie. Gli frullavano nella mente le lezioni della giornata, le minacce e le novit urlate nel cortile durante la ricreazione, i fluttuanti andirivieni di suor Mary Jerome nel corridoio, e ogni notizia su di lei che potesse avere udito. Come sta la vostra maestra, ha pianto di nuovo? domandava con scherno a una delle compagne di classe di Maureen.

Sua madre non si dava pi la pena di piangere. Aveva pianto per anni; ora non voleva pi saperne. Suo padre era come un alto muro pendente verso l'interno, sul punto di crollare su di loro, ma poich non era mai crollato del tutto, avevano smesso di temerlo e di piangere per lui. O, almeno, aveva smesso Loretta. Jules accomunava le lacrime di suor Mary Jerome - doveva immaginarle, non avendole mai viste - a un esotismo che sua madre non aveva mai posseduto. E le donne nei film piangevano spesso. Piangevano mirabilmente. Al pianoforte, le mani abili, violente, di suor Mary dominavano la tastiera, e ogni nota veniva martellata meravigliosamente nel cranio di Jules, per esservi suonata di nuovo mentre lui era alle prese con le casse, e le scaricava, o vuotava ceste piene di pezzi di carta e di cartone. Di tanto in tanto si tagliava le mani. Una volta mise il piede su un chiodo che gli perfor la suola della scarpa e il calzino, ma non accadde niente, usc soltanto un po' di sangue. Talora, a casa, scopriva di avere grossi e misteriosi lividi sulle gambe. Ma, mentre lavorava, era dominato da un'eccitazione strana. Gli altri ragazzetti oziavano l attorno e rubavano oggetti quando nessuno stava guardando, ma Jules, in preda a una specie di stordimento, irrigidiva i muscoli per far bene il suo lavoro. Quando aveva in mente suor Mary Jerome, era sempre un bravo ragazzo.

Tieni, Jules, prendi una di queste... provala disse una delle commesse. Aveva sedici o diciassette anni, e si divertiva a stuzzicarlo. Gli diede delle sigarette. Jules, che fumava da due anni, ma non poteva permettersi di comprare sigarette, si finse timido e le accett. La ragazza strofin un fiammifero e lo tenne per lui, guardandolo in faccia con un bizzarro sorriso. Bene, come sta tua madre in questi giorni, ragazzino? domand.

Ok rispose Jules.

E tuo padre?

Ok.

Vi ho visti in chiesa. Tua madre aspetta un altro bambino?

Era una domanda che, secondo Jules, non si sarebbe dovuto porre. Fece di s con la testa, imbarazzato.

La ragazza gli rivolse un ampio sorriso, come se anche lui avesse qualche merito.

Sperate in un maschio o in una femmina?

Io credo che sar un maschio.

Sai tutto al riguardo, eh? Tutto di queste cose.

Aveva una faccia affilata, incavata, quasi graziosa, con lunghi capelli neri che le scendevano sulle spalle. Intorno al polso portava un braccialetto di riconoscimento regalatole dal suo amichetto. Sull'avambraccio figurava il piccolo tatuaggio di un cuore trafitto da una freccia e le iniziali R.J. sovrapposte con ghirigori che sembravano un ricamo; lo aveva mostrato a Jules una volta, ma il tatuaggio rimaneva quasi sempre coperto. Diceva che non garbava alla direttrice del grande magazzino, una vecchia megera. Uno di questi giorni tatuer te disse a Jules.

Il vicolo dietro il magazzino era sempre sudicio. Scatoloni, casse sfondate, bidoni delle immondizie rovesciati, tutto un gran disordine; i cani sembravano essere particolarmente attratti da quel vicolo e Jules metteva sempre i piedi su qualche porcheria. Insieme a lui lavoravano alcuni altri ragazzi, che si alternavano ogni giorno. Il pi grosso era Ramie Malone, un amico. Ramie aveva una reputazione a scuola; rubava roba sulle automobili, a volte persino radio; questa era la sua specialit. Aveva tredici anni. A tarda notte si aggirava nel vicinato, a qualche isolato da casa sua, dove c'erano molte macchine parcheggiate davanti ai bar. Lavorava solo e vendeva la refurtiva senza alcuna difficolt a un amico di suo fratello. Tutta la dedizione di Jules a suor Mary Jerome veniva minacciata dai racconti seducenti di Ramie. Se questo colpo che sto preparando mi va bene, non mi vedrai pi qui per un pezzo gli assicurava. Faceva vedere a Jules coltelli a serramanico che gli aveva dato qualcuno. Parlava eccitato delle ultimissime notizie, notizie non ancora pubblicate dai giornali, di uomini trovati dentro portabagagli di automobili, a pochi isolati appena di distanza dalla casa di Jules, legati con fil di ferro e ammazzati a colpi di rivoltella, o di ragazzi della loro stessa et gettati gi dai tetti da negri. Raccontava a Jules di un negro che era stato pestato in uno dei posti di polizia, tutti gli agenti lo avevano tempestato di colpi di manganello su tutto il corpo e sulla faccia finch gli occhi di quel bastardo non sono schizzati fuori delle orbite cadendogli sulle guance, proprio cos. Fantastico, no?. Ramie aveva un cugino, o un suo amico aveva un cugino, poliziotto. Sapeva tutto.

Raccontava a Jules ogni cosa dei negri. La cosa che vogliono pi di ogni altra  acchiappare qualche ragazzo come te o come me, ragazzi bianchi, e scotennarlo. Ecco che cosa fanno.  stato trovato un uomo con il cuoio capelluto strappato a met, e ha detto che erano stati i negri schifosi. Sta' attento a quei sudici bastardi. Jules si sentiva accapponare la pelle per la paura a quella minaccia di guai; si guardava attorno, aspettandoseli. Quando vedeva un negro per la strada lo fissava circospetto, domandandosi quando gli sarebbe toccata la disavventura. Quale segreto avevano i negri? Dov'era il mistero? Alcuni anni prima c'era stata una rivolta sul ponte di Belle Isle e la gente ancora ne parlava, rabbiosamente. A Jules sarebbe piaciuto aver potuto assistere a quei disordini.

Lavorando, non poteva fare a meno di stare tra i piedi a Ramie. Continuava a domandargli: Chi fu a essere scotennato, chi? oppure Ma quali ragazzi vengono gettati gi dai tetti?. Tremava, aspettando la risposta di Ramie, che era di solito evasiva e offensiva. E a volte, confidando disperatamente nella maggiore esperienza di Ramie, gli domandava: Perch la maestra di mia sorella piange a scuola?  suor Mary Jerome. La conosci?  pazza o che altro?.

Sono tutte pazze rispondeva Ramie.

Ma lei in particolare... perch piange?

Come posso saperlo? Tutte quelle cagne hanno bisogno di una sola cosa.

In casa, Jules stava attorno a sua madre, quando lei era di buon umore, quando era sola e ascoltava la radio; voleva capire come erano fatte le donne. A Loretta piaceva ascoltare l'hit parade. Jules si domandava se quella trasmissione piacesse anche a suor Mary Jerome e se le permettessero di ascoltarla. Restava tra i piedi di sua madre e di tanto in tanto le domandava: Vuoi che faccia qualcosa?. Lei si sentiva sempre lusingata quando Jules o Maureen le domandavano questo. Rimaneva quasi sempre distesa sul divano, bevendo birra e tenendo la bottiglia appoggiata sul ventre, raschiando via l'etichetta con le unghie, ascoltando la radio. Durante il giorno, sola, era pigra e placida. Ascoltava alla radio le canzoni, oppure Ma Perkins e One Man's Family e Dr. Malone. A Jules piaceva cos, distesa e pigra, alla sua portata. In certi giorni lei non si dava la pena di preparare la cena, non si sentiva bene, non ne aveva voglia, e Maureen e Jules andavano in cucina e preparavano qualcosa, giocando a cucinare. Preparavano la cena preoccupandosi di fare contento il babbo. Le sere in cui non arrivava, gli tenevano il piatto in caldo nel forno, senza che nessuno glielo avesse detto; Jules sbrigava molti lavori in casa, senza che nessuno glielo chiedesse. Non sopportava di essere costretto a fare qualcosa, e aveva imparato che era molto pi semplice fare le cose di propria iniziativa. In questo modo sua madre se ne stava tranquilla, giacendo immobile e soddisfatta sul divano; e anche il babbo stava tranquillo. Ma la mole del babbo si affacciava nei suoi pensieri, scura e minacciosa come quella di qualsiasi negro, e lui pensava pigramente: Uno di questi giorni morir.

Gli piaceva la sua casa e gli piaceva la scuola. Ma in casa era sempre stanco e anche a scuola si sentiva sempre stanco. Dopo quel mattino di primavera del 1950, quando si era innamorato di suor Jerome durante una riunione, la sua spossatezza dipendeva da cause complesse; rimaneva alzato per gran parte della notte, e dopo la scuola doveva lavorare, ma, ci nonostante, continuava a essere pieno di animazione e di entusiasmo e soltanto quando incominciavano le interrogazioni di catechismo, di storia e di grammatica la sua mente vacillava. Pensava alle maniche fluttuanti della suora e alle dita di lei sulla tastiera. Pensava al suo viso pallido e serio, agli occhi che si alzavano a guardare con una sorta di timido allarme quando la vedeva nel corridoio o a messa. I luned e i mercoled mattina serviva la messa al convento. Poche ore dopo, seduto al banco, ripensava a quell'alba magica in chiesa (la chiesa pi antica di Detroit!), una chiesa di mattoni rossi, dalle dimensioni enormi, molto buia, piena d'ombre, muffita, con un anziano irlandese che celebrava la messa, capriccioso e imprevedibile; a volte rifilava gomitate ai chierichetti perch si affrettassero; e la fila silenziosa, fluttuante, di suore che risalivano il passaggio centrale per disporsi dinanzi alla balaustrata della comunione, e tra loro la sua diletta suor Mary Jerome. Dormiva s e no tre o quattro ore per notte, e la mente gli si annebbiava un po' durante il giorno, specie quando corpuscoli di polvere turbinavano sopra la sua testa, nella luce del sole. L'amo, l'amo, pensava, riecheggiando nell'immaginazione le note sonore della campana d'una chiesa, progettando di attraversare di corsa l'edificio scolastico fino all'aula di quinta, mentre la scolaresca era fuori, con il pretesto di andare a prendere sua sorella. Era un ragazzo piuttosto alto di statura per la sua et, un po' nervoso, teso, con una voce acuta, a volte irritante; aveva una carnagione chiara e occhi chiari e seri, sebbene non sempre riuscisse a tenerli a fuoco su ci che stava guardando.

Al secondo anno studiavano la storia americana.

Le interrogazioni cominciavano dalla prima fila di banchi, dai banchi all'estrema destra, e continuavano per tutta l'aula, fino ai banchi all'estrema sinistra dell'ultima fila, poi ricominciavano. Continuavano in eterno; non finivano mai. Al termine della giornata venivano rimandate, semplicemente, al giorno dopo. Se c'era un weekend o una vacanza, riprendevano dal banco successivo, quando si tornava a scuola. Ogni bambino sembrava impiegare molto tempo per rispondere. Jules si sforzava di ascoltare, ma dopo un po' di tempo la sua mente cominciava a disintegrarsi, frantumandosi adagio in bei frammenti erotici. Non voleva accomunare suor Mary Jerome e quel che diceva Ramie, i due modi di pensare, le due realt, ma le due realt si associavano di loro iniziativa e lo lasciavano sconcertato e tremante. La suora che insegnava al secondo anno era anziana, e sembrava anziana. Aveva la voce simile a quella del padre di Jules. Chi era Abraham Lincoln? domandava, e la sua faccia volgare, coperta di peluria, si voltava verso l'allievo che doveva rispondere subito dopo. Un bambino rispondeva adagio, come se fosse stato tardo di mente: Abraham Lincoln era un presidente. Degli Stati Uniti.

Toccava poi all'allievo successivo.

Che presidente  stato?

 stato... il sedicesimo presidente degli Stati Uniti.

E a quell'altro: Quando si celebra la nascita di Abraham Lincoln?.

La nascita di Abraham Lincoln si celebra il dodici febbraio.

E cos continuavano le interrogazioni, per tutta l'aula, senza posa, e lungo le file di banchi, mentre Jules teneva alta la testa e si sforzava di ascoltare. Avevano tutti i loro logori libri aperti; abbassavano gli occhi per cercare le risposte alle domande della suora, talora facendo scorrere un dito, adagio, lungo le righe di caratteri confusi. Erano tutti spaventati quando toccava a loro rispondere. Jules sognava suor Mary Jerome, le sue lacrime e la sua musica, e talora, quando toccava a lui, era impreparato, trasaliva, e doveva guardare il libro per trovare la risposta. Non era questo il modo con il quale la suora voleva che procedesse l'interrogazione; tutti dovevano saper rispondere e parlare sedendo impettiti, fissandola negli occhi. Cos, lo guardava accigliata, arcigna e sospettosa, immobile alla cattedra, e, dopo qualche secondo di panico, Jules rispondeva, senza abbassare gli occhi sul libro, dando la risposta che era la sola risposta giusta, pronunciando le parole che erano le sole parole da pronunciare in quel momento particolare. Abraham Lincoln fu assassinato mentre era in carica. Nel milleottocentosessantacinque. Poi ricominciava a sognare.

A mezzogiorno venivano portati in un refettorio, dove mangiavano il pranzo portato da casa nei sacchetti di carta, e un quarto d'ora dopo passavano nel cortile della ricreazione. Dietro la recinzione, in Howard Street, rombavano gli autocarri diretti al ponte per il quale si andava in Canada, e Jules provava una grande invidia per gli adulti che potevano viaggiare avanti e indietro nel continente e persino in un paese straniero. Non erano costretti a fare ritorno in una qualche casa. Sui loro autocarri erano eleganti, liberi e le distanze che coprivano gli sembravano divine e magiche. Ma si divertiva con gli altri bambini, lasciando che i loro lazzi e i loro litigi scacciassero queste cose dalla sua mente e quando si sentiva particolarmente contento studiava strategie nelle quali essi avevano parte. Immaginava di essere una specie di comandante. Un generale, un ammiraglio, un ministro della guerra. Dai suoi amici faceva tendere imboscate ad altri ragazzi, oppure li riportava di nascosto nell'edificio scolastico, il che era proibito. Studiava piani per loro; a volte disegnava persino piantine alle quali dovevano attenersi. Ora tu seguirai questa strada, la strada laterale, diceva severamente, dando di gomito a uno dei ragazzi e tu, tu invece seguirai quest'altra. Non tollero errori. I disertori saranno fucilati. Si dava il caso che fosse pi alto di statura della maggior parte dei suoi amici, e un certo tono della sua voce, o la sua energia, facevano s che prevalesse su di loro; li tiranneggiava finch non resistevano pi e si coalizzavano contro di lui, poi si disperdevano e tornavano dopo uno o due giorni, incapaci di resistergli, attratti dalle sue idee e dalla sua audacia. Li guidava nello scantinato della scuola, cantando: Avanti per il Tigri! Avanti per l'Eufrate! Per il Mississippi! Per i Giardini pensili di Babilonia!. Le sue parole magiche li incoraggiavano, e li inducevano ad andare avanti, intimoriti e ridacchianti. Se venivano sorpresi, era sempre Jules a fare da capro espiatorio.

In te c' il demonio gli disse un giorno la madre superiora.

Si trovava nell'austero ufficio di lei, prigioniero. Era una donna grande e grossa come sua nonna, e, a modo suo, altrettanto rude ed energica; doveva rispettarla. Non era una vera donna, come sua madre e come suor Mary Jerome, ma la rispettava. Con tre precisi e duri scappellotti gli percosse le mani protese, la spalla e la guancia.

Perch ti cacci sempre nei guai? Perch non riesci a star fermo nemmeno adesso? Perch sei cos cattivo? gli domand irosamente.

Mi scusi, madre disse Jules.

Era stato colto sul fatto mentre fumava nello spogliatoio dei ragazzi. Lo aveva sorpreso il bidello.

Chi ti ha insegnato a fumare?

Nessuno, madre.

Chi ti ha dato le sigarette?

Nessuno, madre.

Le hai rubate?

No, madre.

Dove le hai prese?

Silenzio. Jules sedeva sulla dura sedia non imbottita, domandandosi che aspetto avesse e se fosse rosso in faccia, e se gli altri ragazzi avrebbero visto i segni delle dita della madre superiora sulla sua guancia. La madre superiora si sporse oltre la scrivania e lo schiaffeggi di nuovo. Lui cadde all'indietro contro la sedia. Il naso cominci a sanguinargli.

Non hai un fazzoletto?

S.

Allora adoperalo! Sei un maiale fino a questo punto?

Lui tenne il fazzoletto contro il naso, lieto di avere qualcosa dietro cui nascondersi, spaventato e infelice, e, ci nonostante, un po' eccitato da tutto ci. Perch si sentiva cos eccitato ogni volta che qualcuno lo fissava, anche se lo sguardo precedeva un colpo?

Vuoi finire sulla sedia elettrica?

No, madre.

E invece credo proprio di s. Credo che questo sia quanto si propone il demonio dentro di te.

Parlava seriamente, persino un po' recisamente. Apparve chiaro a Jules che non stava inventando niente, che non immaginava niente; stava ricordando qualcosa. Il suo avvenire le era noto, come il passato. Sapeva tutto. Jules tir su il sangue con il naso, non volendo sporcare. Gli and a finire in bocca, in qualche modo, e dovette inghiottirlo. Che schifo, il sapore di quel cattivo sangue. Si sarebbe ubriacato.

La madre superiora stava parlando di un ragazzo che era stato cattivo nella stessa scuola dieci anni prima. Si trovava ora nel penitenziario statale, condannato a vita; in realt avrebbero dovuto condannarlo alla sedia elettrica. Ma sarebbe finito all'inferno una volta morto. Vuoi finire anche tu nello stesso modo?

No, madre.

Un certo numero di ragazzi  destinato a morire sulla sedia elettrica disse con freddo distacco la madre superiora.

Lui pens a un tratto al bel fulgore di elettricit che lo avrebbe ucciso; nei film e negli album a fumetti aveva visto i preparativi di molte esecuzioni sulla sedia elettrica. Impiccagioni, plotoni di fucilazione, la camera a gas... anche queste morti venivano promesse, e in altri paesi si poteva essere giustiziati mediante impiccagione, ma la sedia elettrica, con la sua goffa e casalinga somiglianza a una sedia comune, lo affascinava. La madre superiora stava fissando un punto indeterminato sopra la testa di Jules. Poi torn a guardarlo con i suoi occhi freddi e remoti.

Tua sorella Maureen  nella classe di suor Mary Jerome, vero?

S, madre.

Tua sorella  una brava bambina. Un'allieva diligente.

S, madre.

E quell'altra tua sorella, Betty, fa del suo meglio.

S, madre.

Perch tu sei diverso?

Tacque per qualche momento, contemplandolo. Le donne contemplavano e giudicavano, lui se n'era reso conto; gli uomini picchiavano, ma senza riflettere. Le loro percosse erano insensate, bisognava evitarle, e basta. Ma le donne non facevano che pensare, vagliare, giudicare, preparare. Jules sedeva molto impettito, il fazzoletto premuto contro il naso. Aspettava. Nella sua mente si present a un tratto una riflessione strana... forse suor Mary Jerome si sarebbe stancata di tutto questo, di tutte queste balle, del brutto edificio e delle brutte suore, dei ragazzetti chiassosi e indisciplinati, dei ragazzetti mocciosi, della messa nelle prime ore del mattino, del puzzo nei gabinetti, forse un giorno l'avrebbe vista per la strada, a passeggiare come passeggiavano certe altre giovani donne, guardinghe e senza meta, gli occhi attenti alle automobili di passaggio. Il viso pallido e nervoso di suor Jerome avrebbe figurato bene in quell'ambiente; c'erano troppi visi esageratamente truccati. Jules aveva desunto da innumerevoli litigi tra sua madre e suo padre, e tra i suoi genitori e i parenti di suo padre, che la mamma aveva battuto i marciapiede un tempo, e non era riuscita ad affermarsi nemmeno in quello. Che vacca! Che stupida vacca! Non  la goccia che fa traboccare il vaso? Suo padre aveva riso molte volte di questa faccenda; suo padre tirava fuori la vecchia storia ogni volta che si ubriacava. Sembrava fargli piacere. E cos Jules immagin suor Jerome vestita press'a poco come vestiva da suora, con una lunga gonna nera e maniche ampie e una sorta di cappuccio, diretta verso le nebulose vie del centro, timida e un po' arrogante, e lui, Jules, la raggiungeva e diceva: Mia madre sarebbe felice se tu venissi a casa con me. Puoi cenare con noi anche subito.... E lei veniva a vivere con loro: questo avrebbe risolto ogni cosa.

Dopo la scuola, se non riusciva a trovar lavoro all'emporio a prezzi fissi, vagabondava con alcuni altri ragazzi, nei vicoli e fuori dai vicoli, gli occhi bene aperti, per qualsiasi cosa potesse capitare. Dato che le strade erano intasate dal traffico e dato che gli autocarri parcheggiavano dappertutto, il loro territorio era interrotto; non riuscivano a vedere lontano davanti a loro. Giocavano nei terreni da costruzione, e pi gi, verso il ponte, dove il fiume smuoveva pesci morti e grandi chiazze galleggianti di petrolio. Vagabondavano intorno ai magazzini, sugli autocarri parcheggiati, esploravano il deposito ferroviario, la Trans-American Cartage Company, il garage Greyhound, tutto. Raccattavano bottiglie di bibite e frugavano con i piedi nei rigagnoli cercando involucri spiegazzati di lecca-lecca che potevano essere raccolti per i premi. Quando si sentivano pi irrequieti, entravano nelle piccole drogherie e il pi piccolo dei ragazzi faceva il palo all'ingresso mentre Jules, tranquillo e accecato dall'audacia, usciva disinvolto con un tortino da dieci centesimi di dollaro ficcato in tasca. Alcune volte fu colto sul fatto e picchiato, ma la maggior parte delle volte riusciva a farla franca. Quando il colpo andava bene, si sentiva curiosamente depresso, deluso. Il territorio nel quale vagabondava si estendeva all'incirca tra la Ventunesima strada e la Decima.

Quando si aggirava libero per le vie del quartiere, per, il suo cuore continuava a essere con suor Mary Jerome; e se si comportava male si sentiva in colpa. Ma non poteva fare a meno di comportarsi male. Non poteva fare a meno di sentirsi colpevole. Andava a confessarsi e diceva con il fiato corto all'anziano sacerdote dietro la grata del confessionale: Sono stato disattento durante la messa. Ho disubbidito a mia madre e a mio padre. Ho trascurato le preghiere della mattina e della sera.... A una a una le frasi gli uscivano di bocca, esattamente identiche ogni settimana, e conservava nel segreto dei propri pensieri il fascino peccaminoso esercitato su di lui da suor Mary Jerome, gli occasionali furtarelli e le botte che distribuiva ai ragazzetti che non volevano ubbidirgli. A Dio non pensava affatto. Non credeva all'esistenza di Dio, n essa lo interessava. Premeva le punte delle dita sugli occhi e cercava di immaginare, molto in profondit nel proprio cervello, un essere completamente diverso da lui che lo osservava, irato o colmo di rancore o di affetto nei suoi riguardi, ma non riusciva a raffigurarselo, affatto; chi mai, oltre a Jules, avrebbe potuto amare o odiare Jules? Quando si voltava di scatto, per la strada, di solito non vedeva nessuno... nulla. Non c'era niente alle sue spalle. Nessuno lo seguiva. Di notte, quando si destava di soprassalto, non c'era niente accanto a lui, ad alitare su di lui, a osservarlo. Soltanto lui stesso esisteva, libero. Ma era pur sempre possibile che vi fosse in lui un demonio; il demonio era, per la sua immaginazione, una sorta di persistente fallire, un trascinarsi di lato, come quando le gomme di un'automobile incominciano ad andare da una parte e trascinano tutto da quella parte, inesorabilmente. Se aveva in s un demonio, anche il demonio si chiamava Jules. E quel demonio avrebbe potuto trascinarlo sulla sedia elettrica. Ramie Malone diceva che se si ammazzava qualcuno a Chicago si finiva sulla sedia elettrica, perch l non scherzavano. E Chicago sembrava a Jules una citt attraente.

Tutti i gioved era impaziente di entrare nella sala riunioni, perch voleva ascoltare la musica di suor Mary Jerome. Se la prendeva con i passi rumorosi degli altri allievi. Tutti quegli stupidi ragazzetti! Quei piccoli bastardi mocciosi! Jules sedeva ingobbito in avanti, sommerso dall'amore per le abili dita e le braccia di suor Mary. Durante la riunione lei rimaneva da un lato, sul palcoscenico, composta e silenziosa. Gli occhi di Jules vagavano roventi su di lei. Non pensava che fosse una bella donna, ma la bellezza non gli premeva affatto; gli occorreva qualcosa di ardente e di puro, labbra senza rossetto, una fronte pallida, grave, un viso pronto a scoppiare in lacrime.

Un giorno, dopo la riunione, si diresse verso il palcoscenico. Disse alla suora: Suona il piano cos bene....

Suor Mary si volt a guardarlo allarmata.

Mi piace ascoltare la musica del pianoforte disse Jules, quasi balbettando.

Lei si sforz di sorridere. Hai un pianoforte a casa?

Stava raccogliendo gli spartiti; aveva le nocche bianche e sporgenti. No, non ce l'ho farfugli lui.

Suor Mary chin il capo silenziosa, come se quelle parole l'avessero lasciata interdetta, poi si volt e scomparve dietro il pesante sipario di velluto. Jules avrebbe voluto chiamarla, ma non riusciva a parlare e non gli venne in mente niente da dirle. Lei non torn indietro. Jules usc fuori nel sole, stringendo i pugni, guardandosi le nocche e domandandosi se avrebbe potuto imparare a suonare il piano.

In seguito si aggir di quando in quando intorno alla sua aula, rimanendo in piedi a braccia conserte, aspettando lei, o qualcosa. Non accadde niente. Se lei lo not, non lo diede a vedere. Passava in fretta, a capo chino, il viso pallidissimo, con libri e carte sulle braccia. L'anima stessa di Jules fremeva quando udiva il crepitio del suo lungo rosario nero.

Maureen gli si avvicin nel corridoio e domand incuriosita: Che cosa stai facendo qui?.

Va' all'inferno disse lui arrossendo.

Suor Jerome dava lezioni di pianoforte nella sala riunioni ad alcune ragazze, in certi giorni. Jules riusc a scoprire quali fossero questi giorni. Si rannicchiava nell'oscurit in fondo alla sala, fissando il palcoscenico illuminato per met, la testa china e grave della suora e le sue labbra pallide, austere, precise, mentre dicevano severamente: Uno-due, uno-due, uno-due... che cosa stai facendo?. I pedali del pianoforte lasciavano udire tonfi, le note erano vuote e troppo forti. Jules rimaneva rannicchiato nell'oscurit e sognava certe tenere cose, le sue fantasticherie accarezzate dagli uno-due, uno-due di lei, dal ritmo implacabile della sua voce quasi irosa. Perch si adirava tanto, che cos'era a renderla cos pallida e schiva, cos timida? Immaginava le sue lacrime scorrere nella violenza mentre una musica brutale, proprio brutale, prorompeva da lei, tutto ci che veniva arginato da quegli uno-due, uno-due delle lezioni di pianoforte. Riteneva di amarla.

Poi venivano le ore dopo la scuola, una libert scarsamente concessa. Maureen e Betty tornavano a casa e Jules rimaneva fuori per alcune ore, scatenandosi libero, finch, spossato, e talora insanguinato, faceva ritorno a casa (abitavano adesso in una casa di due appartamenti) verso le sei. A quell'ora sua madre aveva ormai avuto la prima esplosione di rabbia, e Betty, o magari anche Maureen, erano state chiuse nell'armadio a muro per calmarsi. Cos Jules poteva mostrarsi senza paura. Diceva, adocchiando l'accappatoio slacciato e sudicio di Loretta e una certa arrogante altezzosit sulla sua faccia: Vuoi che faccia qualcosa, qui dentro, prima che lui torni a casa?. Questo li poneva tutti e due, come se si fossero trovati su una zattera, contro suo padre. Jules voleva che lei lo sentisse. E, raddolcita dal suo tono compito, la mamma poteva anche abbracciarlo e dirgli che, s, c'era l'immondizia da portar fuori. O magari lui correva a fare uscire Betty o Maureen dall'armadio a muro.

Loretta non era sempre ubriaca. A volte tornava a casa, dopo aver fatto gli acquisti, con un bel vestito e le scarpe dai tacchi alti, i capelli sciolti ma non ancora arruffati, e metteva sul tavolo di cucina tutte le cose che aveva comprato, per farle vedere a Jules e alle sue sorelle. Quasi sempre si trattava di cibarie. Jules guardava affascinato le dita di sua madre togliere da una grande borsa marrone per la spesa barattoli e pacchetti di cellophane, e anche Loretta godeva a tirar fuori quella roba, tutte quelle non sorprendenti sorprese. Diceva loro: Oh, stupidoni! Siete matti, non c' niente, qui dentro. Che cosa vi aspettate, eh? Che pesti, siete! Jules, sei un gran tonto! Credi che sia Natale, o magari il tuo compleanno?.

Ma anche lei era contenta. Dava loro bollini, verdi e gialli, e i tre bambini bisticciavano per stabilire chi avrebbe dovuto incollarli sull'apposito libretto. Avrebbero dovuto fare a turno, ma nel suo entusiasmo Jules non ricordava mai a chi toccasse; seguitava a insistere che toccava a lui. Dateli a Jules, lui li appiccica meglio di tutti diceva infine sua madre, e questo faceva tacere le bambine. Era titubante e affettuosa, sua madre, e, se cedeva, di solito cedeva con lui; Maureen era la classica brava bambina, ma qualcosa nel suo viso placido irritava Loretta: Non fa che guardarmi, quella. Sorvegliarmi si lagnava Loretta. Betty, una bambina piccoletta di statura, robusta, chiassosa, non somigliava affatto a Maureen e non possedeva affatto l'intelligenza di Jules; riusciva ad affermarsi a furia di urlacci e gomitate. Jules e Maureen tendevano a ignorarla. Non aveva alcuna dignit e non contava.

Quando il padre tornava a casa, non sempre erano guai. A volte lui rientrava in tempo per la cena, sedeva a tavola con loro e mangiava, poi, dopo cena, si metteva in salotto e si appisolava sul giornale. Aveva una grossa testa zazzeruta, con orecchie a sventola che gli davano l'aria d'uno in grado di udire ogni cosa, mentre in realt stava diventando sordo, pensava Jules, o troppo pigro per ascoltare. Non riusciva a credere che suo padre potesse essere stato un poliziotto. Che risate! Come avrebbe mai potuto quel grasso bastardo impugnare fulmineamente la pistola; come avrebbe potuto estrarla in tempo per servirsene? Jules era guardingo e educato quando si trovava accanto al padre, perch ne temeva l'irascibilit e la crudelt, mentre non aveva peli sulla lingua con la madre e con le sorelle: Quel vecchio bastardo mi sta rompendo le scatole, ve lo dico io. Uno di questi giorni....

C'erano invece guai, a volte, quando il babbo tornava a casa ubriaco. In quelle sere, non rimaneva altro da fare che uscire. Loretta attraversava la strada e si recava da un'amica, dove le due giocavano a carte fino a tardi sorseggiando Royal Crown Cola o birra, e se il tempo era abbastanza buono Jules usciva con le sorelle. Percorrevano la via, liberi e soli. Quasi sempre salivano sul tetto di un caseggiato dove abitavano certi loro amici, alcuni dei quali passavano fuori la notte - qualcuno usciva di nascosto, qualcun altro doveva andarsene di casa perch c'era aria di burrasca. Maureen sedeva addossata al parapetto e dormiva, le braccia sulle ginocchia, la testa ciondolante; Betty oziava; Jules seguitava a guardare gi irrequieto, quel che poteva vedere del vicinato e di Detroit, facendo progetti: la mattina dopo avrebbe chiesto a suor Mary Jerome se potesse prendere lezioni di pianoforte da lei; il pomeriggio dell'indomani avrebbe rubato qualcosa di grosso e di vendibile, magari una radio; la sera dopo avrebbe spaccato in due con una scure il cranio di suo padre, per poi fuggire nelle campagne seguendo le indicazioni di una carta geografica. Perch no? Perch non fuggire nelle campagne, perch non andarsene per il mondo? Anelava alla libert degli autocarri, dei treni e degli aerei. Perch non spaccare la stupida, cocciuta testa di suo padre? Perch non afferrare la mano pallida e magra di suor Jerome e portarsela alle labbra?

A volte, dopo alcune ore, potevano rientrare in casa di nascosto. Ormai il babbo era in letargo e non poteva succedere niente. A volte, se Maureen dormiva profondamente, passavano la notte fuori - accampandosi all'aperto - e Jules sedeva, sonnacchioso, di guardia. Scivolava nel sonno, poi si destava con un sussulto, il cuore afflitto, la bocca che sapeva di qualcosa di schifoso. Molto presto, prima dell'alba, svegliava Maureen e Betty. Risalivano la viuzza e tornavano a casa.

Ges, quel bastardo mi sta rompendo le scatole seguitava a dire Jules.

Confessandosi, recitava, come una lezione imparata a mente: Ho disubbidito a mia madre e a mio padre....

*

Rievocava la sua fanciullezza con immagini saltuarie e lampeggianti, come se fosse stata un film girato prima della sua esistenza, una di quelle vecchie pellicole comiche sfarfallanti nelle quali individui stupidamente vestiti non potevano aver provato n sofferenze n angoscia. Come potevano essere umane delle persone cos antiquate? Era mai stato bambino, lui, Jules Wendall? Davvero un bambino? Nel senso in cui gli altri sono stati fanciulli? E che cosa significava, essere stato bambino? Significava forse che il bambino Jules era ancora con lui, racchiuso entro le sue ossa, un ragazzetto sveglio, nervoso, dagli occhi infossati, innamorato delle carte geografiche, della musica e di donne pallide e focose? Avrebbe dovuto sempre riportare a letto, quasi di peso, l'insonnolita Maureen? Avrebbe dovuto sempre sognare di schiacciare il cranio di suo padre, anche dopo che suo padre fosse morto?

Un giorno, sognando a occhi aperti suor Mary Jerome, lasci che l'amica nel negozio a prezzi fissi lo portasse a casa sua. Era una ragazza formosa e indossava una felpa di nylon cos attillata che sotto si poteva intravedere il contorno del suo reggipetto. Aveva i capelli ravviati all'indietro e raccolti in una coda di cavallo ondeggiante. Era pi vecchia, forse diciotto anni. Parlava eccitatissima di un assassinio nel vicinato. Oh, non ti dir che cosa hanno trovato! Non tutto! Non lo scrivono nemmeno nei giornali, sai perch? Due gemelle di nove anni erano state uccise a pugnalate prima dell'alba. Una era stata pugnalata nella sua stanza, e l'altra fuori, in strada, dove era fuggita, inseguita dall'assassino per quasi un isolato, tanto che macchie di sangue andavano dalla camera al marciapiede. Tutti stavano parlando del delitto; e anche la ragazza non riusciva a smettere di parlarne. Non possono scrivere queste cose sui giornali, perch altre persone lo farebbero!In casa non c'era nessuno. Lo fece entrare. Accese la radio. La sua stanza aveva le dimensioni di un armadio, con una finestra minuscola. Disse a Jules, che era nervoso e fremeva, sessualmente eccitato come non lo era mai stato nella sua vita: Adesso incider su di te le mie iniziali, ragazzino. Jules aveva creduto che le ragazze sentissero dolore facendo questo, o facendoselo fare; ma scopr che questa ragazza era ansiosa e impaziente e tra i due fu Jules a provare dolore, quando lei afferr i suoi capelli e li tir. Oh, Ges! Vi fu una pellicola di sudore tra loro, scivolosa e maleodorante. I gridolini gutturali della ragazza risuonarono nelle orecchie di Jules e lo condussero a un'estasi fatta per met di piacere, per met di paura, risucchiandogli le forze dalle viscere, dall'inguine in convulsione. Quando tutto fin la ragazza si distese, ansimante e trionfante. Hai visto cosa intendevo? Pizzic la guancia di Jules. Come un'affascinante donna del cinema, scivol sui piedi, stirandosi voluttuosamente, rimettendosi a posto i capelli arruffati. Ora mi ami.

Jules la fiss con gli occhi spalancati, appiccicaticcio di sudore.

S, mi ami, penserai a me continuamente. Sono stata io a svegliarti, ragazzino. Ricordatene.

Ok disse Jules.

Per tutta la vita... come nella canzone. Capito?

Ok.

Suor Mary Jerome spar dai suoi pensieri, come se non fosse mai esistita.
9

Era una giornata nebbiosa, grigia, una di quelle giornate che piacevano a Jules, con un tenue lustro metallico, nel cielo, che sfiorava gli spigoli degli edifici e delle automobili; stava marinando la scuola per una buona causa, per portare la nonna in clinica. E cos fischiettava sommessamente e succhiava l'aria sporca, come un bravo ragazzo, di quindici anni e ben vestito, con una camicia di seta scura, calzoni a dir poco attillati, con i capelli scuri e lunghi tirati all'indietro in due bande compatte cos da formargli una massa ricciuta sulla nuca. Continuava a vedere se stesso da lontano, immagini lampeggianti di se stesso - Jules Wendall - e non poteva fare a meno di sentirsi soddisfatto. Porse cavallerescamente il braccio a nonna Wendall. La vecchia lo afferr borbottando una lagnanza che lo smont un poco. Era meglio se mi avesse accompagnata uno di loro, uno di quei due.

Era il 1953 e nonna Wendall era a Detroit, viveva con loro, vedova, con le grosse gambe simili a lardo ormai un disastro di vene gonfie e rotte, con i capelli grigi crespi e radi sulla cima della testa, e la faccia incisa da rughe irose e contemplative che la facevano sembrare un uomo anziano, inacidito dalla vita, ma non ancora disposto a lasciarla. Riversava nelle misere e pazienti orecchie di Jules tutte le laide notizie della sua vedovanza e del suo declino fino alla condizione di suocera gettata nella stanza sul retro d'una topaia di casa nella Ventesima strada, una topaia di strada, comandata a bacchetta da una sudicia megera che beveva troppo. Ma, Dio la benedica,  tua madre, e basta disse nonna Wendall, torcendo la bocca, appoggiandosi pesantemente a Jules, per in ogni modo a tuo merito c' il fatto che hai preso dalla nostra famiglia... non da tuo padre, ma da me. Tu e io abbiamo la stessa intelligenza.

Io non sono scaltro nemmeno la met di te disse Jules, prendendola benevolmente in giro come aveva fatto per anni, ma un po' sgomento. Si domand dove diavolo fosse l'autobus. Perch bisognava sempre aspettare tanto? Sua nonna era forte d'ossa e di mente, questo s, ma si stava indebolendo, a mano a mano che i mesi passavano, e soltanto quella passeggiata da casa a Fort Street l'aveva lasciata senza fiato. Ansimava come una cavalla, frustrata dall'incapacit del suo corpo di restare all'altezza della propria opinione di se stessa. Aspettarono nella nebbia in Fort Street, Jules consapevole della sua bella faccia giovanile (anche se lievemente difettosa), del suo taglio di capelli a coda d'anatra, del proprio modo di vestire vistoso ma di buon gusto che lo situava in una certa categoria di studenti della high school - sullo scalino pi alto di quella categoria, amava pensare, dato che era abbastanza intelligente e duttile. Stava trascorrendo l'adolescenza nella pallida ombra dei veri gangster, o degli amici dei gangster; qualcosa in lui anelava allo stile fatale, trascurato, fascinoso del loro modo di vivere. Attingeva a loro, o ai loro imitatori, o ai film, una parte del proprio modo di esprimersi, e il suo stile aveva un'aria lievemente rallentata, indugiante, letargica, sprezzante, altezzosa, uno stile da ruffiano; e di tutto questo era molto soddisfatto.

Disse alla nonna: Pa' non ha potuto fare a meno di andare a lavorare. Ha avuto due giorni di malattia, il mese scorso.

E lei?

Posso accompagnarti tanto quanto lei, no? Hai detto che ti sarebbe piaciuto andare in autobus. Vuoi una sigaretta, o qualcos'altro?

Suo marito era morto di cancro alla gola, e lei aveva scelto proprio quei momenti di morte lenta per cominciare a fumare. Strabiliava tutti. Con Jules ostentava un cameratismo da uomo a uomo, da ragazzo a ragazzo, fraterno, fanciullesco, simile a una cospirazione e inutile secondo Jules, ma, supponeva lui, un espediente con il quale si vendicava della generazione di mezzo che a suo parere le aveva fatto torto, il figlio e la nuora. Cos, con un sorriso di intesa, come se entrambi stessero facendo un dispetto a Loretta, accett la sigaretta. Jules era rattristato vedendo sua nonna ridotta a una donna cos impacciata nel cappotto lungo, scuro e informe, con il cappellino ben calcato risalente a qualche moda indecifrabile, dalla veletta lacera e dall'ala di piume marrone. Com'era diventata vecchia! Sarebbe stato meglio per lei trasformarsi in un vecchio! Nonna Wendall si lagn di quel bastardo, il sindaco, e di quell'altro bastardo, il governatore, e soprattutto di quel bastardo che era il presidente degli Stati Uniti. Tasse, troppe tasse. La previdenza sociale era una frode, una burla. La stavano prendendo in giro. Se non fosse stata vecchia, si sarebbe battuta a spada tratta. Gli Stati Uniti erano impazziti, lo capiva leggendo i giornali, e l'Europa era pazza, una perdita secca. Il mondo intero  un immondezzaio disse.

In Fort Street passava un torrente ininterrotto di automobili e di autocarri. Il fiume non era lontano. Jules si guard attorno e scorse l'arco massiccio e non bello del ponte Ambassador, il ponte per il quale si andava verso il Canada, un panorama che campeggiava su di lui da molti anni. Si domand quale fosse la via d'uscita, quale direzione avrebbe dovuto seguire. Sebbene sua nonna formulasse acida quelle lagnanze, era troppo tardi per lei: non avrebbe mai potuto fuggire.

Per tutta la vita ho vissuto intorno agli uomini stava dicendo irosamente la vecchia. Li conosco, gli uomini. Le donne no. Con le donne non ci parlo.  meglio lasciarle stare. Anche tu sei un uomo, ormai, alla tua et, hai buon senso, con te posso parlare. Giusto? Ma tua madre...

Sicch ricominciava daccapo con sua madre. Jules disse, evasivo: Oh, lascia in pace Ma'.

E lei mi lascia in pace? Mi consente mai di dimenticare in casa di chi sto abitando? Mi limito a domandarti questo, mi affido al tuo buon senso. Di' la verit. Mi lascia in pace, forse?

Non lo so.

Una casa di matti, aperta a tutti in quel modo. Gente che va e viene, quelle sue amiche, loro, quelle donne non hanno niente di meglio da fare che trascinare in giro il culo avvolte in un accappatoio e bere birra per tutto il pomeriggio, e giocare a ramino continuamente. Non c' da stupirsi se Howard rimane fuori fino a tardi, non posso fargliene una colpa. E tua sorella Betty finir male...

Questo  affar suo.

Tua sorella Maureen  troppo pelle e ossa.

 ok.

La vecchia succhi la sigaretta. Jules not con la coda dell'occhio che non sapeva fumare con grazia. Mio figlio Samson mi si  messo contro, non c' che dire soggiunse, lanciandosi in un altro dei suoi argomenti prediletti. Quando Jules non le rispose, disse confidenzialmente:  il solo che abbia cervello. Ne ha. Il povero Howard era rimasto in piedi dietro una porta, o non so dove, durante la distribuzione dei cervelli. Quando Samson era ancora un bimbo, ho dimenticato quanti anni avesse, si divertiva gi a riparare questo o quest'altro. Come per esempio l'automobile, il tostapane, cose del genere, il forno, i fili dell'impianto elettrico e cos via. Adesso si  affermato alla Ford, per me  una gran festa andare da lui, sua moglie crede che dovrei baciarle quei piedoni o che so io, ma io me ne sto seduta sulla poltrona e mi guardo attorno e non dico molto. Penso parecchio, per. E lei capisce quello che penso di lei. Ma a loro non chiedo mai niente... possono aspettare che geli l'inferno prima di sentirsi chiedere un centesimo da me, anche se hanno un mucchio di soldi. Non appena lo volessero, potrebbero ospitarmi. Hanno una stanza al piano di sopra. Non do nessun fastidio, posso cucinare per conto mio, ma no, niente. Devo stare con Howard, devo stare con i tuoi genitori, che hanno gi le loro rogne, e per giunta abitano in una topaia nella Ventesima strada. No, dico per dire, Jules, non mi fraintendere. Non mi fraintendere.... E cos via e cos via, con quel monologo, scherzoso, iroso, lamentoso, mentre Jules si proteggeva dalle offese pi amare tenendo gli occhi fissi verso la nebbia distante. Lei disse: Quel loro bambino nato con un guaio all'orecchio... gli sta bene, specie a lei, con quella sua faccia sdegnosa e quei piatti di vetro molato e tutte le altre scemenze alle quali tiene tanto!.

Alcuni anni prima Loretta aveva dato alla luce un bambino affetto da un difetto cardiaco, un maschio, morto all'et di diciotto mesi.

Va bene, nonna disse Jules.

La gente ha quello che si merita. Vedrai.

Va bene, ti prego.

Be', non dipende da me! Non sono io a volerlo! Sar Dio a vendicarsi, a suo tempo. Io non giudico e non mi aspetto niente disse in tono velenoso.

Jules vide l'autobus che stava arrivando. Sollievo, gratitudine. Guid la vecchia su per i predellini e lungo il passaggio, timoroso che potesse cadere... era gi caduta pi di una volta, malamente, ed era toccato a lui riportarla a casa. Sua nonna non era certo una vecchia leggera di ossa, piuttosto pareva un vecchio obeso e pesante come piombo, i cui stessi muscoli lo ostacolassero spasmodicamente. L'autobus sapeva di gas di scarico e di sudore. Jules sedette accanto a sua nonna, ma sporgendo a mezzo nel passaggio, per lasciarle pi posto, e si interess al tragitto. Un giorno cambier tutto questo, pens con un lampo di gioia.

Immagin una zona deserta, un territorio dell'Ovest; un cielo dorato, o forse un campo dorato di frumento... montagne... fiumi... qualcosa che non figurava sulle carte.

L'autobus procedeva adagio. Fermate e partenze. Gli occhi di Jules osservarono gli altri passeggeri e non videro alcunch di interessante; aveva gi visto altre volte tutta quella gente. Concentr infine la propria attenzione su una donna, una donna molto graziosa. Gli piacevano le donne. Sentiva il polso battergli pi in fretta alla vista di ogni donna che avesse un minimo di attrattiva, e riusciva a trovare aspetti intriganti quasi in tutte, un guizzo nervoso degli occhi, un modo particolare di tirar gi la gonna. Avendo vissuto cos vicino a sua madre per tanti anni - ma, ci nonostante, a una certa intelligente distanza da lei - capiva lo smarrimento delle donne di Detroit. Erano smarrite, confuse, timorose. Sognava di offrir loro la sua intelligenza, di mettersi al loro servizio, aiutandole a fare un tragitto in autobus, o ad attraversare la strada, o quando i mariti rientravano ubriachi. La donna che lavora in una lavanderia automatica di Detroit  solo in apparenza padrona delle macchine! Una donna che guida  soltanto all'apparenza padrona dell'automobile! Interiormente, i suoi meccanismi sono vacillanti e nervosi quanto i meccanismi della sua automobile, che possono essere stati montati alla meglio da qualcuno silenzioso e iroso quanto il padre di Jules, che ora lavorava alla catena di montaggio della Chrysler. Jules cominci a sorridere pensando alle donne. Attraverso il pallido gonfiore di sua madre vedeva un viso grazioso - non aveva bisogno che glielo ricordassero le istantanee mostrate da lei con compiacimento - e sebbene avesse le gambe grosse, riusciva a immaginarle snelle e graziose negli anni che avevano preceduto la suocera, e il bambino affetto da un vizio cardiaco e il russare notturno di Howard, che teneva Jules sveglio per molte ore e innalzava il suo odio fino a un culmine appassionato. Sua sorella Maureen aveva una bellezza delicata e intelligente che gli piaceva; era sua sorella e in strada si sentiva fiero di difenderla. A Betty si interessava meno. Era forte e svelta e sapeva badare a se stessa.

Perch pensi che Betty finir male? domand a sua nonna.

Quando lei meno se lo aspettava, finiva con l'arrendersi: c'era qualcosa in lui, come in sua madre, che propendeva verso la vecchia con una dolorosa e pavida aspettativa.

La clinica era un edificio nuovo, costruito in economia, alto un solo piano, con un parcheggio delimitato da una recinzione che sembrava fatta di cartone marrone, ma che era probabilmente di legno. Jules port dentro la nonna. Gi spossata, lei si lasci cadere con un'espressione di rancore su una sedia, Jules dovette stare in piedi. I passeggeri dell'autobus si trovavano gi l. O altri come loro. Gente di Detroit... madri polacche, bambini polacchi, vecchi disoccupati, uomini di mezza et disoccupati, poveracci della previdenza, i malati, i moribondi, i prematuramente brizzolati e i prematuramente sciupati, tutti l seduti a fissarsi a vicenda con occhi sofferenti e sospettosi. I bianchi fissavano i bianchi e i negri; i negri fissavano gli altri negri e i bianchi.

Ogni volta che entrava qualcuno, tutti lo guardavano con una sorta di speranza, e poi tradivano delusione. Era misterioso, questo rituale. Alcuni pazienti uscirono dalle stanze interne dell'edificio e parvero aver finito per quel giorno. Indossavano i cappotti nel modo umile e rassegnato della gente che vive di carit, gi per met fuori della porta quando la manica sinistra era conquistata e infilata, a capo chino, gli occhi vendicativi e apprensivi.

Jules per poco non si addorment in piedi, tanto le lampade fluorescenti erano ipnotiche, e l'odore dei corpi non lavati soffocante ma al contempo narcotico; pens sognante alla ragazza della sua classe che adorava adesso, e pens all'esistenza che avrebbe condotto quando avesse terminato le scuole e fosse stato finalmente un uomo, un'esistenza che avrebbe implicato mantenere la sua famiglia per poi affrancarsene. Dapprima li avrebbe mantenuti in modo che vivessero come tutti gli altri. Quindi si sarebbe sottratto alla loro tutela. Alla fine cambier la mia vita, pens. Sarebbe andato in California.

Aspettarono. La prima ora trascorse adagio. Alcuni bambini magrissimi stavano giocando nella sala d'aspetto. Rovesciarono un posacenere. La madre, una donna molto esile, irascibile, li schiaffeggi e poi si dimentic di loro. La segretaria si sporse oltre la scrivania e disse con voce cortese ma tagliente: Per favore, tenga tranquilli quei bambini. Stettero buoni per qualche tempo, imbronciati e annoiati, poi ricominciarono a far guizzare le gambe ed eccoli di nuovo in piedi, a correre qua e l. Un uomo dalla testa tremolante disse a un tratto, a voce alta: Sto aspettando qui dalle nove! Mi hanno detto di venire alle nove. Ero qui prima ancora che aprissero le porte!. La segretaria lo fiss; era una donna piuttosto giovane, dalla faccia severa e rugosa. Come si chiama, per favore? Si avvicini alla scrivania, prego disse. L'uomo parve non udirla. Aveva una faccia rossa da bevitore di birra e un grosso naso, tutto pori e punti neri. Disse alla nonna di Jules, scorgendo una certa affinit nel suo cipiglio spazientito: Qui danno pillole che contengono farina. In questo posto mettono bolle d'aria nel sangue per far crepare la gente.  tutto gratis.

Nonna Wendall, sempre imprevedibile, lo tratt con disprezzo.

La seconda ora sconfin nella terza. Jules era sempre in piedi, troppo stanco anche per cercare un posto a sedere. I bambini continuavano a giocare, passando da un lato all'altro della stanza; altri ragazzi si erano uniti a loro. Un bimbetto negro sui cinque anni si faceva piccolo dietro la coscia della madre, osservando i bambini bianchi. Si succhiava rumorosamente il pollice.

Finalmente la nonna di Jules venne chiamata. Si alz; lui l'aiut a entrare nell'ambulatorio, imbarazzato dalla sua goffaggine; non riusciva mai a capire se esagerasse le sue sofferenze o se soffocasse il dolore. Quando torn indietro, il posto di lei era stato occupato da una donna grassa, per cui rimase di nuovo in piedi. Una strana e fredda pazienza lo pervase. Prese una copia del Saturday Evening Post e lesse un articolo sul football. Lo lesse attentamente, come se stesse leggendo qualcosa che proveniva da un altro pianeta: ma qualunque cosa si sapesse, poteva servire. Gli sport non lo interessavano affatto. Tutta quell'energia sperperata tra ragazzi, per uno scopo futile, senza alcun profitto, gli sembrava una cosa stupida, eppure certe persone prendevano sul serio gli sport... perch li prendevano sul serio? Prese un numero del National Geographic Magazine con impronte digitali di sangue sulla copertina. Le fotografie lo affascinarono, era come se gli dessero strattoni agli occhi ed esclamassero: Guarda, guarda qui, guarda questo orizzonte, guarda questa formazione di rocce, guarda questo capo africano, guarda, perch ti trovi qui, chi sei? Rimise al suo posto la rivista e sfogli un numero di Time. Lesse dei negri d'America - Un decennio di prosperit - del conseguimento dell'uguaglianza, della giustizia, della prosperit a Harlem; lesse l'articolo pi importante a proposito di un indiano a nome Vinoba Bhave. Sono venuto a saccheggiarvi con l'amore diceva quest'uomo. Jules lesse, affascinato: Apparteniamo tutti a una sola famiglia umana. Vinoba Bhave aveva letto soltanto tre libri, gli Elementi di Euclide, le Favole di Esopo, il Bhagavadgita. Jules cominci a entusiasmarsi: anche lui avrebbe letto quei libri. Se li sarebbe procurati sin dal giorno dopo. Vinoba Bhave diceva: Il mio scopo  quello di trasformare l'intera societ. Il fuoco si limita a bruciare... Il fuoco brucia e fa il suo dovere. Spetta agli altri fare il loro.

Queste parole gli rimasero impresse nella mente, nonostante il tirar su con il naso della signora grassa. Il fuoco brucia e fa il suo dovere.

A lui sarebbe piaciuto, pens Jules a un tratto, non essere un santo, precisamente, ma condurre un'esistenza secolare analoga a una vita sacra - una vita moderna, a qualunque costo - tale da espanderlo al di l dei limiti della sua epidermide e della portata del suo sguardo. Poteva riuscirci. Gli occorrevano soltanto tempo e un certo spazio in cui muoversi. Il fuoco brucia e fa il suo dovere... Poteva credere nel fuoco e in se stesso. Anche lui avrebbe fatto il suo dovere. Credeva in se stesso. Non confidava in nessun altro. Espulso dalla scuola delle suore per aver picchiato un piccolo bastardo italiano, era stato scacciato anche dalla routine del servire la messa durante la settimana. Tutte queste cose erano finite. E in ogni modo, la scuola pubblica gli piaceva di pi. Le insegnanti non piangevano. Si adiravano, ma non piangevano. Sentiva soltanto la mancanza delle lunghe vesti scure, delle maniche e dei rosari nervosi delle suore, quelle femmine asessuate, ma molto femminili, austere e di buon cuore, ma indotte facilmente a una violenza che stravolgeva loro gli occhi... ognuna di loro era una madre per lui, pronta a essere adorata come una Maria Vergine; anche se aveva il fiato un po' acido e se dalla mascella le sporgeva qualche pelo, non importava. Ne sentiva la mancanza. Ma non sentiva la mancanza della chiesa, della prima messa mattutina, dei quadri di Ges adulto e bambino, glorificato, sanguinante, morente, morto, o risorto, in un'estasi di potenza. Ges non gli era mai piaciuto. Lo aveva infastidito l'interessamento delle suore nei Suoi confronti. Lui, Jules, sarebbe stato un uomo migliore, o per lo meno un uomo pi capace... perch non tutti i regni della terra? Perch no? I regni della terra andavano soltanto a qualcun altro. Questo era storia.

Pass ancora un'ora. Sua nonna si trovava sempre di l. Erano entrate altre persone e rimanevano in piedi contro la parete; non pensavano nemmeno a sbottonarsi i cappotti. Jules cerc di non pensare a sua nonna che lottava in qualche stanza l in fondo, combattendo una battaglia perduta con qualche infermiera. Quale terrore nel sudiciume della biancheria intima di sua nonna e nei segreti della sua vita femminile di un tempo! Ogni volta che lei veniva alla clinica, si svolgeva una battaglia. Perdevano le sue cartelle cliniche, o non riuscivano a rintracciarle; il suo medico era fuori a sorseggiare un caff; soffiava una corrente d'aria da qualche finestra; un'infermiera impaziente diceva ringhiando che quasi tutti i pazienti si lavavano prima di presentarsi alla clinica. La vecchia usciva imprecando. A voce troppo alta, agitandosi goffa e clamorosa nella sala d'aspetto, rendendo noto a tutti che lei, lei non intendeva subire un simile trattamento.

Dopo un'altra ora interminabile, lei apparve. Le era accanto un'infermiera che la sorreggeva. Jules le si fece subito incontro e le tolse di mano i foglietti delle ricette. Vide dalla sua faccia che le notizie erano cattive. L'aiut a infilarsi il cappotto, la condusse fuori e fino all'angolo e aspettarono l'autobus. Un altro autobus. A Detroit. Nel pomeriggio. Stava impiegando troppo tempo della sua vita ad aspettare autobus, pens Jules. Nonna Wendall taceva. La sua grossa faccia brutta e pallida come pasta per fare il pane era voltata dall'altra parte.

Jules disse, in tono allegro: Non c' che dire, ti fanno aspettare in quella dannata clinica!.

Sua nonna annu.

Quale medico ti ha visitata, stavolta?

Non lo so.

Non lo sai?  stato il solito, quello con gli occhiali?

Lei si strinse nelle spalle.

Credevo che ti fosse simpatico. Non sai chi ti ha curata?

Come posso saperlo? scatt lei. Che cosa dovrei sapere, io? Dovrei sapere tutto quello che succede? Sono vecchia, il mondo  merda per me, non parlarne pi! Tu con le tue scarpe a punta e i calzoni stretti, chiudi il becco!

A un tratto gli venne voglia di piangere.

Era ormai il tardo pomeriggio quando la riport a casa. Abitavano in una casa di due appartamenti, in una viuzza stretta, tranquilla, con un gran numero di cani e di bambini nel vicinato. A meno di tre isolati di distanza ci stavano i messicani, ma non erano come i negri. In casa non c'era nessuno tranne Loretta che, al tavolo di cucina, si stava togliendo forcine dai capelli. Guard nonna Wendall con un'aria colpevole e allegra al contempo.

Domand: Ebbene?.

Ebbene, che cosa? domand nonna Wendall. Si tolse l'orrendo cappellino e rimase in piedi tenendolo in mano.

Come stai? Che cosa ti hanno detto?

Ce le ha lui le ricette per le pillole.

Che cosa hanno detto?

Chi lo sa che cosa hanno detto?

Gli hai detto del sangue?

La vecchia sorrise sprezzante a Loretta. Puoi fare a meno di domandarmi che cosa gli dico e che cosa non gli dico. Ti riguarda, forse? Gli dico quello che mi salta in mente. Parlo con il dottore faccia a faccia. Non riguarda nessun altro.

Loretta si pass le mani sul viso. Va bene. Quand' che devi tornarci?

Tra quattro giorni.

Quattro giorni!

Nonna Wendall and in camera sua. Loretta si tolse le mani dagli occhi come una bambina e guard Jules. Jules cerc di sorridere, poi sorrise.

Orina sangue disse Loretta. Scommetto che non gliel'ha detto. Nasconde sempre qualcosa. Ha segreti dei quali tutti si infischiano.

Perch non avrebbe dovuto dirglielo? osserv Jules. Vuole guarire.

I moribondi non vogliono guarire disse Loretta.

Jules la lasci. And in bagno, si lisci i capelli all'indietro, poi si rec al lavoro. Lavorava in un negozio di liquori. Aiutava a scaricare il camion che portava la merce e ci viaggiava su; non vedeva l'ora che giungesse il giorno in cui avrebbe potuto guidare lui il camion. Ma ora continu a pensare a sua nonna che perdeva sangue, che perdeva sangue nella tazza del gabinetto, la faccia chiusa su segreti e sofferenze; e continu a pensare a quell'indiano del quale non riusciva proprio pi a ricordare il nome. Apparteniamo tutti a una sola famiglia umana. Si domand se fosse vero. La sua mente seguit a girare e rigirare il concetto, affascinata.

Il negozio di liquori si trovava in Fort Street. Le consegne venivano fatte fino a Grosse Pointe, e, sebbene non lo pagassero molto, gli piaceva l'aspetto costoso delle bottiglie e i loro nomi fantasiosi; gli piaceva stare attorno al successo; gli piaceva girare sul camion e scaricare i liquori agli ingressi di servizio delle grandi case. Si sforz di escludere dalla propria mente il pensiero di sua nonna - quella vecchia dagli organi interni che perdevano sangue e colavano, e dal cuore insaporito di veleno - ma non era meglio di pensare al giorno dopo, alla scuola del giorno dopo, ai compiti che non avrebbe avuto il tempo di fare. Pens invece a un Jules pi anziano, a un Jules affermato. Cresciuto rispetto al ragazzo che era adesso e divenuto un uomo con il successo in pugno. Si domand in quale forma avrebbe raggiunto il successo... niente di ovvio come i liquori, come l'essere proprietario di un negozio di liquori, niente di cos banale.

Lavor fino alle sei, poi si diresse verso casa passando per i vicoli. Era spossato, ma una sorta di rapimento penetr in lui nell'aria a mano a mano pi buia, umida, nebbiosa che lo celava cos bene e gli consentiva di scorgere soltanto vagamente le forme delle automobili, degli autocarri e degli altri passanti. In momenti simili gli accadeva di pensare che sarebbe potuto passare inosservato attraverso la citt, conoscendone i vicoli nascosti e sapendo come rendersi invisibile; fantastic di essere il personaggio di un libro scritto da lui stesso, un quindicenne immaginario con la capacit di diventare qualsiasi cosa, proprio perch era immaginario. Che cosa non avrebbe potuto fare di se stesso? Ogni sera sua madre si lagnava per i soldi, ogni sera suo padre sedeva silenzioso, covando odio, un uomo squattrinato, ogni sera nonna Wendall lanciava frecciate velenose parlando di qualcuno che aveva cervello ed era arrivato in cima - vale a dire di qualcuno che aveva soldi. Il suo amico Ramie Malone non faceva che parlare di soldi, di far soldi, di fregare qualcuno per i soldi; parlava di suo fratello che aveva un deposito di automobili usate e vendeva macchine scassate a gonzi che non sapevano leggere, e tanto meno leggere le clausole relative agli interessi... polacchi, negri, spagnoli, messicani, tutti pronti a lasciarsi fregare e tutti fregati. Fregati a non finire. Jules non riusciva a pensare esclusivamente ai soldi. Se era il personaggio di un libro scritto da lui, perch i soldi avrebbero dovuto trattenerlo? Sarebbe diventato ricco, ma soltanto per navigare sulle sue ricchezze. In primo luogo avrebbe sistemato la famiglia, per poi liberarsene, agile e scaltro, e allontanarsi galleggiando su quell'oceano che era l'America, attraverso l'intera America, fino alle praterie del Midwest e alle Montagne Rocciose sulla costa Ovest, dove si celava il futuro dell'America, in attesa di persone come lui. Avrebbe potuto cambiare nome. Avrebbe potuto cambiare aspetto in cinque minuti. Avrebbe potuto modificare se stesso e divenire qualsiasi cosa.

La giornata lo aveva spossato. Si abbandonava a queste fantasticherie come se la stanchezza fisica spalancasse le porte della sua mente e, negli squallidi e pericolosi minuti dopo il ritorno a casa di suo padre e prima che la cena venisse portata in tavola, sedette ozioso accanto alla radio, perduto in un sogno, pallido e inerte. Non era Alan Ladd in Il cavaliere della valle solitaria, non era Marlon Brando in Il selvaggio? Ma si confondeva con le persone alla clinica, con la signora grassa e con l'uomo dalla testa tremolante, con i ragazzini chiassosi. Era stato l. Era uno di loro. Ascolt le notizie sulla Corea... speranza in una tregua. Bene, splendido. Porte continuavano ad aprirsi e a chiudersi nella sua mente. Prese il secondo supplemento del giornale e lo sfogli. Una notizia attrasse la sua attenzione: un texano di diciannove anni aveva avuto in dono diciannovemila dollari da un proprietario di ranch della California. Un dono di diciannovemila dollari. I due erano diventati amici in un carcere del Texas, dove il proprietario di ranch scontava una condanna a vita per aver ucciso sua moglie. Aveva regalato al ragazzo diciannovemila dollari perch diventasse onesto. Il giovane si era sposato con una ragazza della prima classe dell'High school, aveva comprato una lussuosa automobile e si stava dando da fare per diventare onesto...

Lui non sapeva che farsene di diciannovemila dollari, pens amaramente. Voleva un luogo solitario, una radura nei boschi, qualcosa di simile alla vecchia fattoria della sua infanzia, dove aveva vissuto un'altra nonna Wendall.

L accanto, suo padre beveva birra dalla bottiglia. La camicia azzurra di suo padre era macchiata di sudore. I capelli gli si erano diradati, ma in modo irregolare; aveva la fronte incisa da rughe; sembrava che si stesse trasformando in una versione di sua madre. Quell'uomo chiuse ogni porta nella mente di Jules. Il ragazzo non riusc a ricordare pi nulla, nemmeno la notizia del giornale.

Accorgendosi che Jules lo fissava, suo padre disse a un tratto: Frequenti ancora quel ragazzo, quel Malone?.

Perch?

E quell'altro, come si chiamava, quel piccolo bastardo dagli occhi sporgenti, quel piccolo bastardo? domand suo padre.

Jules finse di essere assorto in riflessioni.

Roszak, vuoi dire.  in prigione si intromise Betty, entrando in salotto dalla cucina. Sedette sul bracciolo del divano e agit le dita sudicie dei piedi, sporgendosi verso Jules.

In prigione dove? domand Jules, sebbene sapesse che era vero.

 un miracolo se non sei con lui disse Betty.

Non sono suo amico disse Jules. Si sent formicolare il cuoio capelluto, sapendo che stava rasentando un guaio, ma, chiss perch, suo padre lasci correre.

Betty sorrise a Jules. Ficcheranno dentro anche Ramie Malone. Quel somaro borioso!

Che cosa ne sai tu? domand Jules.

So anche troppo.

Era una ragazzetta tozza di undici anni. C'era in lei qualcosa di inflessibilmente precoce, come se in realt non avesse avuto undici anni, ma venti, o trenta, o quaranta, e fosse rimasta rachitica ma compiaciuta di se stessa. Jules vedeva spesso individui come lei a Detroit... di solito uomini, dai passetti brevi e affrettati, dai modi scattanti, impacciati, scaltri. Le fattezze di Loretta sembravano per met sommerse nel viso di Betty, fattezze che sarebbero state graziose, ma erano ottuse, le labbra troppo tumide, il naso troppo largo, come se Loretta e Howard si fossero messi insieme in un momento di buon umore da ubriachi e avessero plasmato una faccia con l'argilla, ognuno battendosi per riprodurre il proprio aspetto. Betty capeggiava una banda di monelli, ragazzine della sua et e alcuni ragazzetti pi piccoli, che gironzolavano per le strade e combinavano piccoli disastri.

Il padre sedeva di fronte a loro, di nuovo silenzioso. Doveva pensare a qualcos'altro, e non li udiva. A che cosa stava pensando? Al suo lavoro? Alla madre malata e puzzolente? O alla propria pensione della previdenza? O all'automobile che si era di nuovo guastata? All'affitto della casa? O ai negri che si stavano trasferendo a pochi isolati di distanza? O al ciabattare astioso di sua moglie in cucina? O alla cena, alle costolette di maiale che stavano sfrigolando nella padella? A che cosa pensava? Jules era certo che non stesse pensando alla speranza di una tregua in Corea, e se anche la United Automobile Workers chiedeva maggiori indennit di malattia e un aumento delle pensioni, lui non stava pensando a questo, perch avrebbe dovuto? N pensava a Betty che lo spronava a dare uno schiaffone a suo figlio, come suo figlio meritava; e nemmeno pensava alla lampada verde dal sostegno a forma di campana sul tavolo accanto a lui, n al Detroit News, letto soltanto a met, sul pavimento, n al radiatore sormontato dalla mensola di finto legno sulla quale si allineavano uccellini di vetro, n al ritratto di profilo di una signora graziosa, alla parete, con il nasino altezzoso, uno degli abbellimenti di Loretta, n alla fodera rossa, sudicia e lacera del divano, n alle scarpe di tela sfondate di Jules, n ai denti guasti di Betty... Sotto il cristallo del tavolino da caff si trovavano istantanee di famiglia. C'erano tutti. Jules appariva come poppante, bimbo imbronciato, dodicenne pelle e ossa; c'erano Betty e Maureen, Betty ancora piccola, Maureen magrissima a dodici anni; Loretta, in una vistosa, smagliante istantanea a colori, vestita di giallo, con un cappellino color canarino in testa e un bambino in braccio, forse quello che era morto; e nonna Wendall, manco a dirlo, con l'aria di una ipocrita ubriacona, in un vestito blu scuro, agghindata per la domenica; c'era persino Howard, senza la pancia, in una fotografia un po' nebulosa, mascherato da soldato. Jules sent che la mente gli si annebbiava. Che cosa stavano facendo insieme tutte quelle persone e quegli oggetti, che cosa gli stavano facendo?

Poche settimane prima, aggirandosi nel vicinato con Ramie e con alcuni altri ragazzi, Jules aveva visto suo padre e sua madre uscire da un ristorante di carne alla griglia con una sala da bowling annessa e, nella luce al neon color birra, loro due erano sembrati molto... molto sposati, uniti da una grande intimit, assorti in una conversazione interrotta dalle risate latranti di Howard e da un fanciullesco scuotere il polso di Loretta, un gesto che sembrava voler dire: Ehi, non  buona questa? Jules era rimasto scosso pensando che sua madre e suo padre potevano andare d'accordo, a volte. Loro non ne sapevano niente, ed era una vergogna che lui non potesse appartarsi con Loretta e dirle: Be', la situazione non dev'essere poi cos brutta, perch diavolo ti lamenti sempre di lui? Dico, vi ho visto ridere insieme per la strada, una sera, voi due....

Maureen venne a chiamarli per la cena.

Jules aveva appetito, ma usc dal salotto con paura. L in cucina poteva accadere qualsiasi cosa. Bisognava che si concentrasse, mangiando in fretta e sbrigandosi per uscire e andare al lavoro. Sedette tra Maureen e il babbo, al suo solito posto. Incerto, pens al futuro: a quella sera, e al giorno dopo, e al vero futuro. Il futuro era importante, non il presente. Quei minuti trascorsi intorno al tavolo per la cena, quei dieci o quindici minuti che doveva superare, non rivestivano alcuna importanza, se non per il fatto che facevano parte di un processo che conduceva al futuro, un futuro che sarebbe stato una bella sorpresa, ne aveva la certezza. Incominci a servirsi. Suo padre si sporse oltre il proprio piatto e tagli un pezzo di carne con l'orlo della forchetta. Betty urt il tavolo facendolo vibrare. Maureen lasci cadere una mano sull'orlo del tavolo, malinconicamente, soltanto per un momento. Loretta si appoggi al tavolo, e i suoi grossi seni, sotto il vestito, si delinearono.

Riusc loro irritante e penoso dover pensare a nonna Wendall, perch non era venuta a tavola.

Dov' la vecchia? domand Howard.

Si  coricata disse Loretta.

Sta di nuovo male?

Oh, le fa male qualcosa. La cistifellea.

Betty prese un pezzo di pane. Aveva una cicatrice non molto visibile sul braccio sinistro, dal polso al gomito; la madre ubriaca di una sua amica le aveva lanciato addosso un ferro da stiro rovente, dicendo che Betty stava picchiando sua figlia, ma Betty aveva sostenuto che in quella casa erano tutti matti e che la vecchia un momento prima stava stirando panni e un momento dopo le era saltato in mente di scagliarle il ferro addosso. Jules smise di pensare a Betty. Pens alle strade di notte, che lo eccitavano, e alla ragazza della quale era innamorato a scuola, una ragazza che andava a scuola di giorno e non lo degnava di uno sguardo, ed era lievemente imbarazzata dalle sue premure. Ma lui ne aveva un'altra, una ragazza dai folti capelli neri, che gli stava sempre appiccicata...

L'hai trovata quella tavoletta da disegno? domand Maureen a Betty.

L'ho perduta.

Come hai fatto a perderla?

A scuola.

 qualcosa che dovr pagare? volle sapere Loretta.

Dir alla suora che l'ho perduta.

Forse l'ha rubata qualcuno disse Maureen.

Sicuro che l'ha rubata qualcuno.

Probabilmente l'hai rubata proprio tu disse Loretta con aria saputa, ma distrattamente.

Lasciarono cadere l'argomento.

A tavola, Maureen si guard attorno con i velati occhi verdi, era una ragazza placida dalle braccia sottili e dal collo sottile; aveva intorno agli occhi ombre malinconiche. A tredici anni, frequentava la terza media nella scuola delle suore. Torn a fissare Betty. L'hai rubata? domand.

Betty fece una smorfia.

Quanto  grave la nonna?

 ok.

Morir? domand Betty.

Sta' zitta disse Loretta.

S, continuate a dirmi di stare zitta, continuate a dirmi che ho rubato quella tavoletta da disegno che costa quaranta centesimi grid Betty. Dovrei starmene seduta qui e tacere?

Tieni la bocca chiusa, hai capito? disse Loretta.

Tienila tu la bocca chiusa! disse Betty.

Mangiarono. Jules fissava il centro della tavola, dove il portasale e il portapepe erano separati. Le sue dita smaniavano dalla voglia di avvicinarli e di metterli uno accanto all'altro.

Sarebbe accaduto qualcosa? Sarebbe stata questa la notte in cui avrebbe afferrato il coltello da macellaio conficcandolo nel vecchio? Proprio in quel grasso ventre?

Ma se avesse fatto questo, pens Jules, la fronte ricoperta da una pellicola sottile di sudore, se avesse fatto questo, allora avrebbe messo fine troppo presto a ogni cosa. Troppo presto. Quindici anni, era troppo presto per farla finita. Le suore, e sua madre, e la nonna, e persino alcuni poliziotti, non gli avevano garantito forse che non sarebbe arrivato oltre i vent'anni, la qual cosa significava che avrebbe vissuto almeno fino a vent'anni? Vent'anni d'et erano una meta remota, mostruosa; non ce l'avrebbe mai fatta. Un vasto, selvaggio, indesiderato deserto, vent'anni d'et, e non gli sarebbe dispiaciuto affatto morire. Ma a quindici anni era giovane.

Ethel lavorer in un salone di bellezza disse Loretta.

Howard non disse niente.

Ieri siamo andati a vedere un film. Ha vinto un piatto offerto in premio...  sempre fortunata, lei. Io per niente.

Non l'ho rubata io quella tavoletta da disegno disse Betty. Qualcuno l'ha rubata a me.

Ti ho detto di tenere chiuso il becco su questa storia.

Be', nessuno pu dimostrare che l'ho rubata.

Jules sorprese l'espressione da roditore, spaventata, di Betty, e si disse che doveva averla rubata lei, qualsiasi cosa fosse; era gi stata sorpresa a rubare, in passato, e aveva sempre negato. Negato tutto. Era il suo stile, stupido ma deciso, negare anche l'ovvio.

Molti bambini prendono cose a scuola disse Maureen. Suor Mary Margaret  entrata nello spogliatoio, oggi, e ha detto di aver trovato nella tasca del cappotto di qualcuno qualcosa che non sarebbe dovuto essere l, e che il colpevole avrebbe fatto bene a restituire l'oggetto, ma non ha detto chi era stato. Era proprio arrabbiata. Nessuno aveva fatto niente. Ha girato per l'aula domandando chi le aveva preso il calendario, era un piccolo calendario sulla sua cattedra, e lo ha domandato a tutti, uno per uno, ma tutti hanno detto di non saperne niente. Ho avuto paura quando si  avvicinata a me. Ha detto: Maureen, tu lo sai, vero?. Ho risposto di no. Tenevo le dita incrociate, anche le dita dei piedi.

Chi lo aveva preso? domand Betty.

Oh, quel Floyd o forse Anna Cruise, non lo so. Non li frequento quei tonti.

Che cosa avrebbero potuto farne?

Gettarlo via, ha detto qualcuno.

Loretta alz gli occhi, a un tratto.  lei a fare questo baccano? La vecchia?

Nessuno aveva udito niente.

Maureen disse: Vado a vedere.

Resta l disse Howard. Stiamo cenando.

Jules fiss la tavola per qualche secondo, poi avvicin il portasale e il portapepe. Vicini, avevano un senso.

Le occorrono altre pillole disse Loretta.

Howard continu a mangiare e non alz gli occhi.

Ho detto che le occorrono altre pillole.

Va bene.

Be', tuo fratello Samson disse che le avrebbe passato venti dollari alla settimana, e lei gli rispose di andare all'inferno, e ora che ti aspetti? Dobbiamo comprare tutte quelle medicine.

Howard non rispose.

Quelle pillole costano tre dollari ogni dannata volta! L'anno scorso prendeva un'altra medicina, poi le hanno rifatto tutti i maledetti esami e le hanno prescritto qualcosa di nuovo...

Howard scost il piatto, spingendolo verso il centro del tavolo. Aveva grosse mani grasse. Jules guard quelle mani e vide le mezzelune pallide delle unghie, una vista sorprendente.

Loretta disse rabbiosa: Quando cadr morta stecchita, tuo fratello e sua moglie manderanno fiori. Faranno dire qualche messa. Connie verr qui con i pullman della Greyhound e avr un altro bambino in salotto. Vorr restare qui, in modo che io possa servirla. La tua dannata famiglia si trasferir tutta qui, prima o poi. Bene, si accomodino.

Howard la guard. Di che cosa stai parlando? chiese.

Se Connie viene a Detroit...

Viene?

Tua madre dice che forse verr.

Howard parve ascoltarla, ma non disse niente.

Loretta aggiunse, sporgendosi in avanti, contro il tavolo: Be', io non la voglio! Eh no! Ho gi Maureen qui a oziare. Non voglio averne due a ciondolarmi tra i piedi!.

Io non ozio disse Maureen, sorpresa.

Non ospito nessun altro! Sto gi badando alla vecchia, adesso, e che cosa ne ho in cambio? Niente! Ha detto al tuo dannato fratello di andare all'inferno con i suoi soldi, e adesso che succede? Che succede, adesso? Devo starle dietro e pulire! Eh, certo! E lo ha detto lei stessa che tuo fratello ha affermato di non volerti dare quei cento dollari, quella volta, perch li avresti spesi per te... ecco come ti giudica tuo fratello!

Lo ha inventato lei.

No. No, assolutamente no, tua madre non inventa niente, dice sempre la verit, non hai che da domandarglielo. Tutto quello che dice  sempre la verit, per questo la teniamo qui.

Va bene disse Howard.

Va bene per te.

Quanto  grave? domand Betty, facendo sussultare il tavolo.

Chiudi il becco, tu! url Loretta.

Howard si alz a un tratto. Si guard le mani. Vuoi che ti schiacci in dentro la faccia? disse con una voce strozzata e sommessa.

Loretta balz in piedi indietreggiando dal tavolo. Provaci! Tu, maledetto, grosso porco che non sei altro, porco, fetente maialetto di mamm! strill.

Maureen si mise le mani sulla testa. Betty si fece piccola. Jules si prepar a scappar via. Il babbo si diresse verso la porta di servizio, incespicando. Lo udirono borbottare tra s e s.

Betty si port la mano a pugno contro la bocca, per non ridere.

Arrivederci! Buonanotte! Dormi bene nel vicolo, insieme ai ratti! Sai qual  il posto che fa per te! Bastardo! Piccolo bastardo di mamma! grid Loretta.

Aveva un'aria vigile, vivida. La mascella parve lampeggiarle duramente; poi prese a muoversi qua e l per la cucina, a girarvi attorno, forte nelle sue gambe nude. Aveva vinto di nuovo.  vero, e lo sa, lo sanno tutti, quando quella vecchia troia creper, striller come un piccolo maiale, lo sanno tutti, sto forse dicendo qualcosa di nuovo? Ges Cristo, quanto sono stufa di questa storia! Prese la bottiglia della birra di Howard e bevve un sorso.

La nonna pu sentirti disse Maureen.

Ha le orecchie, che senta. Loretta si lasci cadere sulla sedia di Howard. Cos ha un'azienda sua di macchine utensili, una fabbrica, si mette negli affari. Vostro zio. Lo zio Samson. Cos far i soldi e sua moglie potr sputarmi in un occhio, e vostro padre sopporter tutto perch  un dannato stupido stronzo e la sola cosa che sa fare  maltrattarmi, ma, quanto a lui, non riesce a guadagnare il becco di un quattrino perch  un maledetto stupido stronzo. Sto dicendo forse qualcosa di nuovo?  una storia cos vecchia, questa, accidenti, che non ne parlano nemmeno pi alla radio, la sanno tutti.

Sei davvero un bel tipo disse Jules.

Sta' attento a come parli. Chi  stato espulso dalla scuola delle suore perch non combinava niente, eh? Finirai come tuo padre, tu che ti credi tanto furbo.

Non finir come lui n come nessun altro.

All'obitorio prima di essere arrivato a vent'anni! Spinse il piatto di Howard, scostandolo ancora. Prese un pacchetto di sigarette e ne accese una. Aveva una faccia liscia e accesa.

Jules ricominci a mangiare, sentendosi alquanto soddisfatto.

Dopo un momento Betty chiese: Che film hai visto oggi, Ma'?.

Oh, era proprio bello, mi  piaciuto tanto disse Loretta. Incominciava sempre in questo modo, quando parlava di film.

Che cosa raccontava?

Era proprio bello. C'era una specie di trama complicata, all'inizio non capivi che cosa stesse succedendo. Vuoi che te lo racconti? C'era una casa proprio grande, e una festa in corso, e il maggiordomo e le cameriere stavano sgobbando. Il maggiordomo  un gran bell'uomo, si accerta che tutto venga fatto a dovere, spegne un piccolo incendio provocato da uno stupido vecchio riccone con il suo sigaro, e una vecchia e ricca sgualdrina rimane chiusa a chiave nel bagno, e lui svita la serratura per farla uscire - questa scena proprio comica. Be', la storia riguarda questo maggiordomo e le cameriere, persone molto simpatiche, e l'autista, e il giardiniere, e alcune altre persone che lavorano l... si svolge a Philadelphia, la famiglia  ricchissima, sebbene in realt abbiano fatto bancarotta, ma ancora non lo sanno. Il vecchio lavora in Borsa. Ha una figlia, un figlio e una moglie matta, una vecchia e ricca donna molto divertente, con parrucche e che so io... lei fa giochi di prestigio con le carte e suona l'arpa,  proprio fantastica, presta le sue parrucche alle cameriere, e cos via. Bene, il maggiordomo legge il Wall Street Journal ogni mattina, prima che il vecchio scenda, per sapere che cosa succede in Borsa, e scopre, leggendo un titolo, che la famiglia ha fatto bancarotta. Ma non vuole dirlo perch il vecchio  malato di cuore e inoltre la figlia sta per sposare un banchiere francese. E il film racconta come il maggiordomo convince gli altri servitori a ingannare la famiglia. Danno un gran ballo per il fidanzamento della figlia, e tutto viene preso in prestito o rubato in vari posti come fioristi, gioiellieri, ristoranti e cos via. Comico... era proprio comico!

Alla fine che cosa succede? domand Jules, paziente.

Oh, la Borsa risale. La figlia si sposa. Il maggiordomo sposa una delle cameriere, sono in due a stargli dietro per tutto il film. Finisce benissimo disse Loretta.

Vorrei poterlo vedere esclam Betty.

Trova quella tavoletta da disegno, bambina, e sarai sulla buona strada!

Ti ho detto, Ma'...

Lascia perdere. Lascia perdere. Loretta schiacci il mozzicone della sigaretta in un piatto di purea di patate. Senti, ragazzina, quel pigro bastardo di tuo padre mi ha fatto venire il mal di testa. E quella vecchia mi sta esasperando, cio mi fa star male in un modo che le pillole non possono guarirmi. Voi piccole pesti credete di essere tanto speciali, ma non sapete un bel niente! Tu, Jules, ti dai un mucchio di arie, ma non sai niente di niente. Non sono sempre stata cos mal ridotta. Sono stati quei due a ridurmi cos. Potrei sdraiarmi sul marciapiede qui fuori ed esalare l'ultimo respiro, ecco come mi hanno conciata, ma non sono sempre stata cos. Un uomo  stato ammazzato a causa mia, gli spararono alla testa, lo fulminarono con un colpo alla testa, e accadde a causa mia, a nessuno si sparer mai in testa a causa tua, cara la mia Maureen, con la tua aria offesa e il tuo collo goffo, e nemmeno a causa tua, Betty, sembri un piccione o una bestiola che sta per figliare. Non sempre sono stata cos, e quando mi sar liberata di quella vecchia strega torner a lavorare, con Ethel. Mi liberer di tutti voi e delle vostre bocche di saccentoni e di tutto quello che mangiate. Cristo! Sono stufa di tutto questo. Voglio essere come la gente in quel film, voglio sapere quello che faccio, non voglio essere sbattuta da questa parte e da quell'altra. E adesso, se dobbiamo andarcene da questa casa, come stava dicendo qualcuno, se vogliono rifare la strada... ecco,  questo,  questo che mi fa impazzire. Ascolta, Jules, mi fa impazzire dover sempre andare da un posto all'altro. Ricordi laggi in campagna? Poi venimmo a Detroit. Poi tutte quelle topaie, tutti quei tragitti in autobus. Non sopporto pi di traslocare continuamente! Voglio un posto mio, una casa mia! Voglio essere come qualcuno in un film, voglio potermi vestire come si deve e camminare in strada e sapere che accadr qualcosa di importante, come quell'uomo che fu ammazzato a causa mia - come quello - e sul mio letto di morte, Jules, ragazzo, ti riveler un segreto su questa cosa che ti scombussoler, aspetta e vedrai. Non ero fatta per ridurmi cos - bloccata qui, dico. No, davvero. Non sono mica come sembro, io. Voglio dire, questi capelli, e cos grassa. Il mio aspetto in realt non  questo, sono diversa. E la tazza del gabinetto si  rotta di nuovo, c' acqua sul pavimento, e io me ne frego, non sono venuta al mondo per pulire tutti i cessi della citt, o per badare a un vecchio pipistrello come quella l, che sarebbe dovuta crepare vent'anni fa. N per lasciare che lui mi salga addosso, quel grasso bastardo! No, ascolta, non sono nata per questo, sul serio, e non  che sia ubriaca, adesso, e voi lo sapete. Vi sto dicendo la verit. Faccia a faccia. Vi sto dicendo quello che sento. Credete tutti di essere speciali, tutti quelli che vengono al mondo credono di essere speciali, ma non siete pi speciali di me. Io so quello che valgo... Ho un sacco di cose da fare e di posti da vedere, e questo non  tutto quello che esiste al mondo! No, questo no! Non per me!

*

Jules aveva abbastanza slancio per arrivare fino alla Decima strada prima di tentare di farsi dare un passaggio. Percorse la strada all'indietro, il pollice alzato. Automobili gli passavano accanto, vicinissime, ma chi le guidava sembrava non scorgerlo; e anche Jules, con un'espressione di fredda ansia, sembrava non vedere gli uomini al volante. Una macchina dopo l'altra lo rasentava. Gli occhi di lui cominciarono a riempirsi di lacrime nel vento della primavera precoce che soffiava dal fiume. C'era nell'aria un odore di metallo e di fumo, e aveva un sapore bagnato. Al centro di un misero isolato di edifici e di terreni da costruzione fu cos fortunato da trovare un passaggio; l'uomo al volante lo port fino in centro, fino al parcheggio dove lavorava.

Lavorava per mezzo dollaro all'ora, dando una mano all'inserviente nelle ore di punta tra le sette di sera e le due del mattino, quando persone su automobili meravigliose venivano ad affidarle a lui o all'inserviente dalla testa incassata, un tale di nome Rich, che aveva forse trenta o quarant'anni. L'odore all'interno di quelle automobili destava in un modo mistico la concupiscenza di Jules, e il profumo delle donne che talora indugiava sul cuoio freddo o aleggiava tenue nell'aria mentre loro passavano avvolte nelle pellicce, con acconciature immacolate, faceva s che il suo cervello esplodesse in frammenti d'una selvaggia speranza. Che automobili! Che donne! Che uomini, con cappotti e guanti perfetti, con scarpe superlative, con facce ben sbarbate, e capelli appena tagliati, tutto perfetto! Quelle persone erano dirette verso due o tre buoni ristoranti nei pressi, o allo Sheraton-Cadillac, al lato opposto della strada, dove l'animazione ferveva non soltanto il sabato sera, ma sempre, senza fine. Jules, rabbrividendo nella sua giacchetta, vestito leggero apposta, portava a marcia indietro le automobili al loro posto, con un grande rispetto per la loro bellezza, e non intaccava mai un paraurti o un parafango; credeva di avere un tocco magico per le cose belle e costose, mentre quel deficiente di Rich non lo possedeva affatto, ma spingeva violentemente le automobili al loro posto, confidando nella fortuna. Rich se ne stava seduto nel gabbiotto dell'inserviente, divertendosi con un gioco di plastica nel quale quadretti numerati da uno a venti potevano essere fatti scivolare da un punto all'altro, lo scopo era quello di allineare i numeri nell'ordine giusto; e mentre persone magnifiche gli passavano accanto e l'Hotel Sheraton-Cadillac proiettava le sue belle luci nella notte, formando un disegno scintillante che una creatura dotata come Jules era in grado di interpretare, Rich non vedeva altro che il piccolo e piatto rettangolo di plastica stretto nella mano, come se i misteri e i segreti del mondo fossero presenti in quell'oggetto e gi avessero dimostrato di essere troppo difficili per lui. Ehi, guarda come ci sono andato vicino, questa volta diceva Rich al ragazzo che sognava e meditava al suo fianco, e piazzava il gioco di pazienza sotto il naso di Jules - Jules al quale non importava nulla dei giochi e restava sempre un po' interdetto guardandoli e constatando quanta energia la gente ci sprecasse e perdesse per sempre. Rich aveva il collo corto e una piccola testa rotonda sulla quale un grigio berretto di lana sembrava essere stato calcato permanentemente; i suoi modi erano quelli di un bambino diligente ma tardo, pi infantile di Betty, la sorellina di Jules, e i suoi frequenti sorrisi di apprezzamento non erano consolanti.

Quando il parcheggio era pieno, il che accadeva spesso sin dalle nove, nel weekend o il mercoled, e il periodo di calma si protraeva sin verso la mezzanotte, Jules rimaneva seduto, assorto nei suoi pensieri, fumando una sigaretta, calcolando quale fosse la distanza reale fino al lato opposto della strada e a quell'albergo. La distanza tra l'albergo e il parcheggio non era niente, ma la distanza tra il parcheggio e l'albergo era tutto; molte volte aveva aiutato qualcuno che aveva bevuto troppo, posando con cautela le mani sul cappotto lussuoso dello sconosciuto, o chinandosi a raccattargli i guanti sul marciapiede, ed era scaltro abbastanza per capire come i passi che facevano insieme, pur sembrando identici, fossero in realt molto diversi. In realt, non stavano affatto camminando insieme. Le mance di un dollaro o pi che intascava a volte erano un indizio di questa differenza e ne dimostravano l'esistenza potente e irrimediabile. Diceva sempre: Grazie, signore in tono vivace, come un automa, ma non riusciva a evocare nel proprio cuore un odio vero contro i ricchi. Sentiva che la sua vera essenza valeva molto e che un giorno si sarebbe espressa attraverso quei simboli come le automobili e le donne, e in questo senso era gi uno di loro, sebbene mascherato da una giacca a vento con i polsini e il colletto sudici, e da una faccia di giovane vagabondo, un po' equivoca.

Quella era una sera animata e persino Rich si dava da fare, frettoloso, farfugliando parole di saluto e di gratitudine a volti che sembravano non udirle, e Jules sent la propria energia tendersi fino al culmine verso le undici, poi incominciare a diminuire in modo allarmante, come se si stesse trasformando in un vecchio. In una gigantesca Lincoln nera si scrut ansioso nello specchietto, lieto di constatare che sembrava ancora a posto, e per un lungo istante rimase seduto nella macchina, cercando di rilassarsi, di raccogliere i propri pensieri. Sua nonna... la clinica. Bene. Si era lasciato indietro anche questo. Il suo lento sanguinare dentro... se lei voleva sanguinare, sanguinasse pure. Sarebbe morta per far loro dispetto. Il litigio a tavola, all'ora di cena, era arrivato e passato. Poteva essere stato giorni prima. Era finito, dimenticato. Che cosa gli importava dei loro litigi? A volte suo padre sbatteva la porta di servizio, a volte schiaffeggiava Loretta, a volte prendeva a schiaffi qualcun altro, a volte rompeva una sedia o un piatto... quasi non aveva importanza. Jules era troppo grande ormai per fuggire. Era vergognoso continuare a fuggire. Fino a pochi anni prima era fuggito da casa di tanto in tanto, incuriosito dalla citt o amareggiato dalla famiglia, e sempre era finito nella casa d'accoglienza - peggio di casa sua, anche se anonima, una confusione di case. Ragazzi piagnucolanti, con il moccio al naso, bianchi e negri, troppi. Erano tutti stanchi. Ossa affioravano irosamente. Denti giallastri sporgevano. Troppi. Fuggire era uno sbaglio. Era troppo grande ormai per fuggire, ma ancora troppo giovane per potersene andare. Suo padre non lo avrebbe cacciato di casa. Regol il retrovisore della Lincoln, e si guard di nuovo, con attenzione. Aveva l'aspetto di uno che potesse scendere da quella Lincoln e salire su una Lincoln sua? Possedeva l'intelligenza necessaria? O qualcosa in lui avrebbe ceduto prima che fosse grande abbastanza per cogliere tutte le ricompense che l'immaginazione gli prometteva?

Il parcheggio chiuse intorno alle due e lui si avvi verso casa, infreddolito, ma torpidamente eccitato. Si trovava sempre in uno stato di eccitazione, di bizzarra, informe tensione. In Fort Street c'era poco traffico. Attravers lungo un vicolo di fianco a un'autorimessa, le mani affondate nelle tasche. Sentiva di essere invisibile. In alto il cielo era nebbioso, di nuvole o di fumo, e sent che sarebbe potuto entrare senza essere visto in qualsiasi palazzo o in qualsiasi casa della citt. Una fitta di eccitazione lo trafisse, quasi una fitta di lussuria. Si domand se sarebbe potuto penetrare in un edificio quella sera, solo, per suo conto, perch no? Insieme a Ramie e ad altri ragazzi si era introdotto in magazzini bui, e aveva rubato cose, niente di troppo pesante, o di troppo costoso o personale, e non erano mai stati scoperti. Insieme ai suoi amici era visibile, n pi n meno come loro, e una pesante catena li collegava tutti, per quanto in fretta potessero correre; solo, era leggero come l'aria, con ogni possibilit aperta dinanzi a s, cos come loro erano aperti agli eroi invidiabili dei libri e dei film. Si ferm in fondo al vicolo e guard da un lato e dall'altro della strada. Per suo conto, adesso; era completamente per suo conto. Vide un isolato di edifici commerciali, tutti bui. Bruce Knetz & Associates, Reinert Resale, Olsen Construction Co. L non c'era niente.

Prosegu. Si avvicin a un bar-grill, il George, ormai chiuso. Potevano esserci in qualche posto, l al George, dei contanti? Avrebbe potuto forzare un distributore automatico di sigarette, o non valeva la pena di correre il rischio? E se ci fosse stato un sistema di allarme contro i furti? Tutti i soldi che aveva guadagnato quella sera doveva consegnarli a sua madre, o esporsi al pericolo degli isterismi di lei, e soltanto le mance, delle quali non diceva mai niente, erano sue. Ma qualsiasi cosa avesse rubato, sarebbe stata esclusivamente sua. Non avrebbe riguardato nessun altro. Il denaro che si fosse procurato qua e l, di nascosto, si sarebbe accumulato, invisibile, aiutandolo a trasformare la sua esistenza.

Si diresse verso il George, uno di quei bar all'angolo fatti di cemento che sembrano grossi blocchi di cemento, con finestre strette a forma di feritoie. Le insegne al neon erano spente. Jules immagin che ci fosse un ingresso di servizio, una via facile per entrare; forse sarebbe riuscito a trovare una sbarra di ferro, o un'asse, o qualcos'altro per sfondare la porta. Rimase davanti alla facciata, in attesa. Sent la mancanza del suo amico Ramie, che avrebbe saputo esattamente che cosa fare.

Gir intorno al lato dell'edificio. Dietro c'era qualcosa. Un ingresso di servizio, una catasta di bidoni per l'immondizia, di casse. Fece il giro completo dell'edificio, incominciando a innervosirsi. L'oscurit era troppo fitta. C'era troppo silenzio. Di nuovo sulla facciata, accanto a un lampione, indugi per qualche minuto, concedendosi il tempo di riflettere. Accese una sigaretta.

Un'automobile di pattuglia svolt all'angolo, procedendo adagio.

Jules commise un errore: fece un passo indietro con aria colpevole. Gir sui tacchi e prese a camminare. Cammin adagio, tenendo i gomiti accostati al corpo; non si volt a guardare l'automobile. Ma era troppo tardi: aveva sbagliato. L'automobile fren e si ferm in mezzo alla strada, la portiera si apr e un poliziotto grid: Ehi, tu! Un minuto solo, ragazzo!. Jules gett via la sigaretta. La mente gli si oscur e gir sui tacchi per fuggire. Si gett in un vicolo, correndo, e a questo punto cap che davvero aveva commesso uno sbaglio, ma non poteva pi fermarsi. Come avrebbe potuto fermarsi?

Lo sbirro stava sbraitando: Fermati! Torna qui! e sebbene nella mente di Jules fosse balenata la riflessione che era in pericolo, non riusc ugualmente a fermarsi. Svolt a perdifiato intorno a una catasta di rifiuti e fugg attraverso il vuoto cortile di qualche alto edificio, slogandosi una caviglia, senza nemmeno gridare, e alle sue spalle il poliziotto stava borbottando qualcosa a voce alta. Jules pens che doveva nascondersi, ma per quanto scaltre e rapide si susseguissero tali riflessioni, il suo corpo continuava a correre in preda al panico e non voleva essere riportato sulla terra. Ges Cristo, aiutami!, pens Jules, raggiungendo il rozzo muro di mattoni di un edificio e tentando di appiattircisi contro. Mi uccider. Fu abbastanza furbo per non tornare sulla strada, dove certo l'altro poliziotto incrociava con la macchina di pattuglia, ma fugg lungo una strada laterale che non aveva mai percorso, passando accanto a casette buie di un solo piano. Alle sue spalle lo sbirro spar il primo colpo di pistola. Jules non aveva idea di quanto vicino gli fosse arrivata la pallottola. Si gett verso la veranda di chiss chi, pensando che forse avrebbe avuto il tempo di strisciarvi sotto, ma, in preda al panico, non si ferm e continu a correre nel cortile della casa. C'era un vecchio canile, ma per fortuna non il cane, e proprio mentre il poliziotto urlava Fermati! e sparava un altro colpo, Jules si gett attraverso una recinzione rotta. Si mise in ginocchio, poi in piedi, e si ritrov a correre accanto a un'altra piccola casa, verso un'altra strada. Stava singhiozzando. Non aveva idea di quello che gli succedeva. Nella strada lampeggiarono i fari di una macchina e lui pens follemente che l'automobile di pattuglia doveva essere tornata indietro e che stava per investirlo e cos si gett da un lato e a tuffo attraverso la siepe del giardino di qualcuno, graffiandosi la faccia. Corse ansimante attraverso una fila di giardinetti. Il cuore gli martellava con violenza. Sentiva una fitta al fianco e nel petto, ma pi di ogni altra cosa il suo cervello sembrava pulsare di stupore e d'ira, domandando: Come  accaduto tutto questo? Come hai lasciato che accadesse?

Ti ho preso! grid il poliziotto, e Jules ebbe la certezza che la pallottola lo avrebbe colpito alla schiena, ma se la sent fischiare accanto. Non restava altro da fare che fuggire. Continuare a correre. Se fosse riuscito a giungere nel suo quartiere, dove conosceva posti in cui nascondersi... scantinati, magazzini, tettoie, autorimesse, casa sua... ma lo sbirro non gli consentiva di correre in quella direzione, sembrava guidare Jules, dirigerlo lontano, verso l'oscurit. Sebbene fosse buio, Jules stava diventando visibile: sentiva se stesso diventare visibile. Due o tre spari echeggiarono. Irruppe nella baracca di chiss chi e l, ansimando, piangendo come un bambino, cadde in ginocchio e abbracci il proprio corpo, che stava rabbrividendo. Era salvo. L non sarebbe stato trovato. Poi, a un tratto, ud di nuovo i passi del poliziotto; ud l'uomo borbottare vicinissimo alla baracca. I passi si avvicinarono con tonfi sordi sul terreno. La porta venne spalancata con un calcio. Non mi spari! grid Jules. Era curvo, in ginocchio, con le spalle ingobbite, come se stesse sforzandosi di piegarsi in due. Non ho fatto niente! disse, singhiozzando. Chiuse gli occhi e si chin verso il suolo, le mani strette con forza sulla nuca, avvinghiate al collo.

Ehi, tu, piccolo bastardo, piccolo stronzo, hai cercato di sfuggirmi! grid il poliziotto. Premette la canna della pistola contro la testa di Jules. Lo sai che cosa sto per fare? Sto per spappolarti il cervello, ragazzo. Furbastro, mi hai fatto correre per tutto il vicinato! E premette il grilletto, che per scatt a vuoto. Irritato, l'uomo alz la pistola e la us per colpire Jules alla testa.

Jules cadde. Si sent prendere a calci, si sent voltare supino; sent che le tasche gli venivano rivoltate, che qualcosa gli veniva preso, e cominci a piangere con gli occhi chiusi, troppo terrorizzato per fingersi morto.

Quando il poliziotto se ne and, Jules non si mosse. Era strano che tutto quello strepito non avesse richiamato qualcuno, o forse tutti quanti, anzich uscire di casa, avevano preferito nascondersi sotto le coperte. Non accadde niente. Ud le sirene dei battelli sul fiume. Rimase immobile. Il tempo passava. Rabbrivid convulsamente; aveva la testa molle e bagnata l dove la pistola lo aveva colpito. Avrebbe fatto bene a tornarsene a casa. Per qualche tempo non riusc a muoversi, come se fosse paralizzato... aveva le gambe troppo fiacche, o troppo furbe, per muoversi. Infine si gir bocconi, poi si sollev sulle mani e sulle ginocchia. Aveva il respiro molto affrettato. Trov il suo portafoglio vuoto a pochi centimetri di distanza e se lo rimise in tasca. Si alz vacillante. La testa gli martellava con violenza, ma era gi qualcosa che riuscisse a stare in piedi. La punizione per lo sbaglio commesso. Essere stupidi era uno sbaglio. Una mossa falsa, un passo con aria colpevole, la fuga mentre si sarebbe dovuto ben guardare dal fuggire, mentre avrebbe dovuto guardare negli occhi quello sbirro. Pianse silenziosamente, soffrendo, vergognandosi e torn indietro sulla strada.

Erano le tre passate quando finalmente giunse a casa. Si lav la faccia nel bagno, trasalendo di dolore. Maureen venne a vedere che cosa stesse succedendo. Le disse: Tornatene a letto. Bada agli affari tuoi. Spinse e chiuse la porta, in modo che non potesse vederlo, ma quando usc, era ancora l.

Che cosa  successo? domand Maureen. Ti ha picchiato qualcuno?

No. Niente.

Maureen lo fiss. Non ti hanno portato via i soldi, per caso?

Cerc di passarle accanto.

Jules, ti hanno preso i soldi?

S. E and oltre per coricarsi.

Lei disse: Questo far impazzire di rabbia Ma'.

Jules cadde sul letto disfatto e si addorment. Il primo suono che ud fu la sveglia trillante nella camera dei suoi genitori. Discese dal letto. Non si era spogliato e pertanto non si diede la pena di cambiarsi. Sembrava tutto a posto. Aveva un po' di sangue secco sulla testa, un'escoriazione. La testa gli martellava. Ma era tutto a posto, poteva sopportarlo. A sconvolgerlo era la propria stupidit. Gli venne un sapore di vomito in bocca pensando a quanto era stato stupido.

Quando suo padre fu uscito per andare al lavoro, entr in cucina e bevve un po' di caff rimanendo in piedi. Loretta sedeva a tavola. Lo fiss con uno sguardo opaco. A che ora sei rientrato, stanotte?

Alla solita ora rispose.

Segu un silenzio mentre lei aspettava, tutta cortesia, che lui dicesse qualcosa di pi... non aveva qualche dollaro da darle?

Ma Jules non disse niente.

Loretta lo osserv, sonnacchiosa e un po' imbronciata. A che ora torni a casa questa sera, se mi  lecito domandarlo? disse.

Alla solita ora rispose Jules. Si sottrasse alla sua presenza e usc, sebbene avesse ancora due ore di tempo prima che cominciassero le lezioni. Si aggir nei pressi. Visse e rivisse nell'immaginazione quell'inseguimento dietro le case e lungo i vicoli, domandandosi come sarebbe stato alla luce del giorno. Il poliziotto gli aveva intimato l'alt, lo aveva ammonito: Guarda che ti sparo! Lui era stato troppo stupido per squagliarsela e troppo stupido per voltarsi e affrontare lo sbirro. Quella pistola gli era piombata sul cranio, con forza. Jules aveva abbassato la testa e sulla testa gli era piombata la pistola, molto violentemente, per spaccargli il cranio. Era stata quasi la fine. Quasi la fine di Jules.

Una recinzione isolava la scuola media da una delle vie dal traffico pi caotico della citt. Pezzi di carta e sacchetti di carta, spinti dal vento fino alla sua massima altezza, aderivano alla recinzione. Jules vi si appoggi e fum una sigaretta. Cerc di calmarsi. Alle nove meno un quarto entr insieme a una turba di altri ragazzi. Istintivamente si diresse verso i suoi amici, che gi oziavano nei corridoi accanto agli armadietti, odiando la scuola, ma in qualche modo attratti dalle sue mura, dal chiasso, dall'odore di prigione; istintivo anche per loro. Stavano scherzando a proposito di qualcosa. Sbatterono gli sportelli degli armadietti. A Jules faceva male la testa, volt loro le spalle ed entr nell'aula proprio mentre la campanella suonava per l'ultima volta, e non un secondo prima. Faceva cos tutte le mattine. Andava tutto bene; non era morto.

Tre banchi alla sua destra sedeva la ragazza della quale era innamorato, una ragazzetta bionda, dal naso piccolo, che vestiva con gonne pieghettate e portava calzini di lana bianca e scarpe di tela, e lo guardava soltanto di rado, essendo, per chiss quale motivo, innervosita da lui, dalle sue basette e dal sorriso affettato e stilizzato. Si lasci colmare da un desiderio di lei magico e mistico, abbagliandosi con quel desiderio, mentre l'insegnante della sua classe - una donna sulla cinquantina, fragile, simile a un ragno - spiegava loro come compilare le schede sanitarie. Quando vi siete sottoposti per l'ultima volta a un esame odontoiatrico? Jules si volt a guardare la ragazza. Non era in condizioni economiche migliori delle sue, i suoi genitori appartenevano a una classe sociale altrettanto umile, eppure curava molto il proprio aspetto, badando a essere sempre in ordine, presentabile e pulita; le sue amiche erano brave ragazze come lei, anche se pi portate di lei a fare le scavezzacollo. La ragazza si chiamava Edith; Jules l'amava e sognava di lei...

Quando la campanella squill, si diresse a malincuore verso la cattedra per dire all'insegnante: Mia madre ha dimenticato di scrivermi la giustificazione per l'assenza di ieri, e la donna lo conged, un pochino intimorita da lui e dai suoi amici, e sconcertata, forse dai suoi occhi vitrei. E anche dal suo alito - sapeva di rancido. Tutto in lui era rancido... ma per lo meno continuava a vivere. Si rec adagio, quasi con circospezione, alla prima lezione del giorno, inglese.

Dapprima non riusc a ricordare quale fosse il suo posto, e una ragazza sfrontata ridacchi di lui, tanto Jules le pareva goffo quel mattino, ma infine trov il posto e vi si lasci cadere. Il corso di inglese. Apr il quaderno. Aveva dimenticato, o perduto, il libro di testo. Cerc a tastoni sotto il banco e trov il libro di qualcun altro, non era il testo di inglese, ma abbastanza simile nei colori. Jules volse lo sguardo verso la cattedra. L'insegnante stava gi parlando. La lavagna gli parve ondulata come acqua. Sulla lavagna c'era scritto qualcosa, in lettere abbastanza grandi, ma stranamente confuse. Jules socchiuse gli occhi; si port le dita sugli occhi e premette, sforzandosi di vederci. Cos'era tutto questo? Voltando all'angolo della caserma dei pompieri... Jules si protese in avanti e lasci che i gomiti brancolassero contro il piano del banco, cercando un appoggio. Sent la mente svuotarsi, poi tornare in vita. Stava per svenire. Con le dita aperte intorno agli occhi, cerc di avvinghiarsi alla consapevolezza, disperato, vergognandosi, ma continu a sentirsi venir meno. L'insegnante volt la testa, poi la volt dall'altra parte, una testa calva, parlando, e Jules si sent cadere. Qualcosa gli strisci sulla coscia, forse un grosso topo e, con una ripugnanza sognante, ricord un topo che gli era saltato addosso quando aveva sette o otto anni, stava giocando in qualche posto e un topo aveva spiccato un balzo contro di lui rimbalzandogli addosso in preda al panico, proiettandosi con violenza lontano dalle sue cosce. Ora lo ricordava vividamente, e sent il ratto balzargli sulle cosce e proiettarsi lontano terrorizzato, e in preda a sua volta a un tramortito terrore, Jules cominci a pencolare in avanti, la testa gli si abbass adagio e la fronte si avvicin lentamente al piano del banco.
10

Quando Maureen aveva tredici anni traslocarono dalla casa nella Ventesima strada in un'altra casa simile, in una via che si chiamava Labrosse, sempre nello stesso quartiere, ma pi vicina al Tiger Stadium e non molto distante dal capolinea della ferrovia per la stazione centrale di New York, un grande caseggiato in stile gotico, con centinaia di finestre. Maureen era ormai troppo cresciuta per esplorare edifici e case vuote, era troppo consapevole di se stessa, in quanto ragazza, per correre urlando attraverso i magazzini insieme a un branco di altri marmocchi. Se ne stava per conto suo, comportandosi con cautela, timorosa, ma senza sapere esattamente di che cosa avesse paura. Il cambiamento di casa la turb. Per molte notti non riusc a dormire nella nuova casa. Tutte quelle casse, il disordine, sua madre sudata e irritata e suo padre che grugniva per lo sforzo di trasportare mobili, ogni cosa in scompiglio, sradicata... aveva paura.

Persino Jules perdeva la pazienza con lei. Oh, piantala diceva, pungolandola con il gomito per farla muovere, perch anche lui stava crescendo e aveva sempre fretta. Anche quando stava seduto aveva un'aria persa, come se stesse facendo progetti su quello che avrebbe fatto non appena si fosse alzato. Maureen lo ammirava e al contempo ce l'aveva con lui. Gli frugava nelle tasche dei calzoni, quando li appendeva in camera sua, cercando indizi della sua vita pi grande, misteriosa, una vita vissuta lontano da lei.

La casa nella quale abitavano adesso sembrava un granaio, una costruzione quadrata vicinissima al marciapiede. C'erano soltanto un paio di metri di giardino, senza erba; pochi mattoni spezzati, qualche sasso, rottami indefinibili e impronte indurivano il terreno. La casa un tempo era stata dipinta di grigio. Quando correvi su per gli scalini dell'ingresso, il terzo scalino cedeva. In tutto il vicinato vi era un senso di isolamento, di segretezza, che sconcertava gli estranei - poliziotti o agenti in borghese durante i loro giri, controllori dell'acqua e del gas, ficcanaso della previdenza, assistenti sociali - ,i vagabondi della previdenza, come li chiamava Loretta. Le donne gridavano da un cortile all'altro: Sta arrivando l'ispettore! in pratica ogni volta che arrivava qualcuno che non abitava nel vicinato. A volte venivano i testimoni di Geova, e discutevano con i cattolici.

Loretta affond radici nel quartiere e strinse subito amicizie. Ogni mattina, donne come lei, pi anziane o pi giovani, incinte o non incinte, si affrettavano a uscire di casa con i vestiti di cotone, i capelli ancora avvolti intorno ai bigodini di plastica, smaniose di pettegolare - che cos'era successo quella notte, nella casa accanto, perch tutto quel baccano? Che cosa gli era capitato a quel negro in automobile in fondo alla strada, aveva investito qualcuno? Oh, i negri si lagnava Loretta, affabilmente, con le sue vicine di casa, la cui comprensione era immediata. I negri mettono al mondo due volte pi figli, o dieci volte pi figli, non ricordo pi bene, dei bianchi, si beccano tutti l'indennit di disoccupazione e giocano a poker con i loro assegni. Li conosco bene, io. Si lagnava della nuova casa, di sua suocera, dei suoi figli. Si lagnava del marito. Tutto quello che diceva veniva subito capito; affond radici nel vicinato e si sarebbe detto che avesse abitato l da tempo immemorabile.

Erano stati costretti ad andarsene dall'altra casa perch l'isolato doveva essere in parte demolito... per qualche buona ragione, anche se non sapevano bene quale. Qualcuno diceva che dovevano costruire un giardino pubblico. Ma dovevano trascorrere anni senza che si vedesse alcun giardino pubblico, soltanto un mezzo isolato di case demolite, e tubazioni, e macerie, scantinati squarciati, come prigioni dalle mura frastagliate... Forse un giardino pubblico non era stato previsto, o forse le autorit lo avevano dimenticato. I Wendall, in ogni modo, erano stati costretti ad andarsene. Non che Loretta si rammaricasse davvero del trasloco, una volta strette nuove amicizie. Soltanto, non poteva soffrire di lasciarsi mettere i piedi addosso. Tutte le mattine, a colazione, diceva a Maureen e a Betty: Sentite, non lasciatevi mettere i piedi addosso da nessuno, oggi. A Jules non ho bisogno di dirlo, lui sa il fatto suo in questo mondo. Ma voi due, siete tonte abbastanza per farvi mettere i piedi in testa, e non dovete sopportarlo, assolutamente... a chi ci prova dite che prepotenze non ne volete subire. Non permettete mai a nessuno di mettervi i piedi addosso.

Oh, Ma' diceva Maureen imbarazzata i piedi addosso come? Chi potr metterci i piedi addosso?

Non le suore, e nemmeno le altre ragazzine, ricordatene rispose un giorno Loretta.

Con me il prepotente non lo far nessuno disse Betty.

Maureen usc di casa sulla veranda sbilenca con una sensazione di allarme, circospetta e confusa - chi le avrebbe messo i piedi addosso, quel giorno? Era vero che qualcuno aveva sempre cercato di prevalere su di lei - una ragazza pi grande, un ragazzo, una suora di pattuglia nel corridoio, o Betty... anche Betty poteva metterle i piedi in testa, perch aveva la forza di una maggiore semplicit, e muscoli pi nervosi e forti. Secondo Maureen era assurda questa paura di essere maltrattati, quando bastava indietreggiare al primo colpo e mettersi a piangere non appena possibile... tutto il contrario di Jules, che da anni, ormai, si rifiutava di piangere, qualunque cosa potesse accadere; e tutto il contrario di Betty, che sembrava sempre chiedere altre botte. Maureen usciva ogni mattina sulla veranda, tenendo ben stretti i libri e il sacchetto del pranzo, e lasciava vagare lo sguardo sulla strada per vedere se vi fosse qualche pericolo.

La veranda era cos lunga che tutti i ragazzini del caseggiato potevano giocarvi, e anche quelli della casa vicina; costruivano fortini con le casse e si dividevano in due campi opposti. Da un lato della veranda c'era la porta dei Wendall e dall'altro la porta degli Stanley. Quando pioveva, i bambini uscivano ed entravano per queste porte sbattendole, e restavano al riparo, i pi piccoli impegnati nei loro giochi chiassosi, e i pi grandi, come Maureen e Betty e Faith, dell'appartamento vicino, leggendo fumetti. Quando i Wendall abitavano l da un mese, gli Stanley se ne andarono e in casa loro trasloc un'altra famiglia con sei marmocchi dall'accento molto strascicato. Dissero di venire dal Kentucky. Tutta la loro roba si trovava su un camion, coperta da teli, e Jules, Maureen e Betty li aiutarono a scaricare, entusiasti dei nuovi vicini. Sei bambini! Il giorno del trasloco Maureen si sent stordita e disorientata, tante erano le cose che stavano accadendo, tante erano le cose che stavano sempre accadendo e tanto lo strepito! Quante facce! Quanti passi, quante madri e padri e bambini tra cui non ci si doveva smarrire! Loretta port fuori alcune lattine di birra. Maureen e i bambini corsero su e gi nelle stanze dell'altro appartamento, rovesciando scatoloni e scoppiando in risate stridule. Poi, di colpo, Maureen si augur che nessuno fosse venuto ad abitare l. Desider di poter vivere, per una volta tanto, in una casa da sola. E cos, con un chiodo tracci piccoli segni zigzaganti sulla carta da parati di quella che era stata la camera da letto dei genitori di Faith.

Dopo qualche tempo, tutti si dimenticarono degli Stanley, che si erano trasferiti a Grand Rapids. I nuovi arrivati si chiamavano Stonewall. La signora Stonewall veniva continuamente a chiacchierare con la madre di Maureen. Le due donne si mettevano a sedere sulla veranda e sorseggiavano birra o caff e fumavano, avevano tutte e due la stessa et e indossavano calzoni un po' troppo stretti sul di dietro, oppure gonne un po' troppo lunghe per la moda di quell'anno, mentre alle loro spalle i bambini piccoli giocavano e la radio crepitava senza che nessuno l'ascoltasse. Ogni sabato Maureen doveva andarsene a causa di tutto quel baccano; camminava a piedi per pi di tre chilometri fino alla biblioteca, dove regnava il silenzio. La biblioteca era come sarebbe dovuta essere una casa, tranquilla. Camminando, mormorava tra s e s quello che avrebbe fatto se fosse stata grande abbastanza per essere mamma; diceva a se stessa che avrebbe fatto rigare dritto tutti quei bambini, castigandoli quando ce ne sarebbe stato bisogno, somministrando sonori ceffoni e sculacciate, o persino, per i bambini pi cattivi come sua sorella Betty, trovando qualche posto buio e umido - la prigione sotterranea sotto la veranda - e chiudendoceli dentro finch non si fossero calmati.

Si domandava che cosa ci fosse di male nell'essere silenziosi... la gente diceva sempre che lei era troppo silenziosa. Loretta seguitava ad accusarla di avere segreti, intendendo dire che era taciturna, e nonna Wendall parlava della sua faccia lunga. Ha la faccia lunga e mangia con lunghi denti diceva la vecchia, astiosamente. L'antipatia di sua nonna lasciava interdetta Maureen; la vecchia non le aveva voluto bene, un tempo? Non aveva voluto bene anche a Jules? Ora si aggirava per la casa indisposta e acida, appoggiandosi a un bastone anche quando stava seduta, quasi a sottolineare come fosse mal ridotta, con le gambe e i piedi gonfi, malata, umiliata in una casa di gente ostile. Maureen credeva che la propria faccia non fosse pi lunga di quella di tutti gli altri, e che non fosse una brutta faccia. Cercava di essere tranquilla, e composta e ordinata, ed era questo, forse, a irritare la gente. Oh, quanto sei pignola! strillava a volte sua madre, quando Maureen voleva contare tutti i bollini nel libretto, o esaminare i piatti per accertare che fossero davvero puliti, o quando domandava se potesse lavarsi i capelli pi di una volta alla settimana. Ma la mamma sbraitava con tutti, con i suoi figli, con i figli degli Stonewall e con i bambini della casa di fronte... non voleva dire un bel niente. Strillava anche la signora Stonewall. Non significava niente. Un momento dopo si calmavano, accendevano una sigaretta e dimenticavano di essersi arrabbiate. Il cuore di Maureen martellava ancora, ma sua madre aveva gi dimenticato, dimenticava tutto, e per questo Maureen camminava sola lungo la strada, mormorando tra s e s, e per questo sognava a occhi aperti a scuola, pensando a castighi che potessero tenere tutti buoni e tranquilli in modo che sua madre non urlasse mai pi. Quei monelli! A scuola, la madre superiora, una suora dal viso assennato e rugoso da uomo, chiam un giorno Maureen nel suo ufficio e disse: Maureen, tocca a te sorvegliare tua sorella durante la ricreazione. Tu sei la maggiore.

S, madre rispose Maureen.

Tua sorella  litigiosa e impudente.  come tuo fratello. Spetta a te, ha detto tua madre, sorvegliarla durante la ricreazione.

Cos lei odiava Betty e odiava tutti gli altri bambini e si augurava che morissero. Avrebbe voluto seppellire tutti i loro cadaveri sotto la veranda, in quella prigione sotterranea buia, ammuffita, piena di foglie, dove vivevano ragni e altri insetti schifosi. O magari avrebbe strisciato l sotto lei stessa per nascondersi, per lasciare che la sua mente si calmasse e si svuotasse, per concedersi un lungo riposo e per poter mettere ordine nella propria vita.

Nella biblioteca pubblica i soffitti erano cos alti che alzava sempre gli occhi nervosamente. Le sembrava che il soffitto a volte galleggiasse via. I pavimenti erano vecchi ma ben lucidati. Anche se un po' disuguali. Maureen stentava a credere a quel silenzio... era come un bellissimo vaso di cristallo che si sarebbe potuto frantumare da un momento all'altro. Portava i libri in fondo alla sala di lettura, dove poteva mettersi a sedere a un tavolo accanto a I grandi libri del mondo occidentale e a un radiatore bollente, e leggeva per ore. Il silenzio nella biblioteca non veniva interrotto spesso, anche se lei se lo aspettava. L dentro la gente camminava addirittura in silenzio. C'erano pochi bambini. Maureen stava leggendo, a uno a uno, tutti i volumi dello Scaffale dei giovani. Non si permetteva di scegliere libri a caso, perch in questo modo avrebbe potuto lasciarsi sfuggire qualcosa di importante. E ogni settimana riesaminava i volumi dall'inizio per vedere se sullo scaffale fosse stato messo qualche nuovo libro, libri restituiti nel corso della settimana, o libri nuovi ancor freschi di stampa, con schede in bianco. Scoprendo questi volumi, sorrideva con una sorta di cauto stupore.

La bibliotecaria le ricordava la madre superiora della sua scuola, e cos Maureen sapeva che era preferibile mostrarsi timida e riservata con lei. Poich dirigeva la biblioteca, esercitava una terribile autorit sulla vita di Maureen. Un giorno, alla sua scrivania, sfogli distrattamente un volume che Maureen stava restituendo e scopr un lungo strappo in una pagina. Come  accaduto? domand.

C'era gi quando ho preso il libro bisbigli Maureen.

No, non c'era. Tutti i nostri volumi vengono controllati.

Come per dimostrarlo, sfogli alcune altre pagine e trov uno strappo aggiustato. Vi era stato sovrapposto un nastro adesivo trasparente, ormai ingiallito. Vedi? Sarebbe stato aggiustato. Cos disse la donna.

Non so come sia successo disse Maureen. Non sono stata io! Vide gli occhi della donna squadrarla gelidi, lei, Maureen, con un maglione allentato di lana tutta a grumi, logoro sui gomiti e irregolare sul dietro; lei, Maureen, che aveva un'aria colpevole con quelle gambe assurdamente magre e nude.

Temo che questo libro fosse in perfetto stato prima di essere preso in lettura da te disse la donna.

Maureen incominci ad annuire, spaventata. La colpa doveva essere sua. Qualcuno doveva avere strappato il libro a casa, senza volerlo, ma la colpa era sua. Sua. Non avrebbe mai dovuto portare un volume della biblioteca in una casa come quella.

Dovrai pagare una multa, temo disse la bibliotecaria. Venticinque centesimi.

Li porter domani bisbigli Maureen.

Va bene. Ma oggi non puoi prendere in prestito nessun libro.

Li porter domani ripet Maureen. Nel sollievo che provava per essere stata prosciolta cos facilmente, dimentic la delusione di non aver potuto prendere nessun altro libro. Per un momento sent l'intensa e disperata gioia del criminale. Le avevano permesso di uscire dalla biblioteca e di tornare a casa e non le era accaduto niente.

In casa non si diede la pena di chiedere i soldi a Loretta, ma aspett che Jules fosse tornato. Rimase vicino al bagno mentre lui si lavava la faccia. Jules si sfil la camicia e si chin sul lavabo; Maureen vide che aveva peli folti e scuri sulle braccia e che anche il petto era peloso. Sembrava stanchissimo.

Disse timidamente: Mi  capitato un guaio, oggi, e ho bisogno di un po' di soldi per pagare una multa.

Quanto? domand Jules.

Un quarto di dollaro rispose Maureen.

Ok, tieni disse lui, dandole un quarto di dollaro, e lei si sent un po' turbata pensando che ingannava suo fratello. In realt aveva qualche centesimo da parte, monetine nascoste in un barattolo di latta in garage, ma erano soldi destinati a qualcosa di speciale e lei aveva promesso alla Vergine di non spenderli per un anno. Quei soldi risparmiati erano un segreto che nessun altro doveva conoscere, un segreto che la rendeva diversa da tutti loro.

Si domand se anche Jules stesse mettendo da parte soldi: era come lei, furtivo sotto le ossa aperte e sporgenti della faccia.

C'era tanta di quella gente pigiata nella loro met della casa... oltre a nonna Wendall, di tanto in tanto veniva zia Connie, che saltuariamente non si sentiva bene, ma che, quando guariva, lavorava in una lavanderia. Zia Connie aveva vissuto una brutta vita, diceva in un bisbiglio nonna Wendall. (Un'operazione agli intestini? Suo marito morto in un incidente automobilistico, o fuggito in California? Di che si trattava?) Zia Connie era massiccia e sembrava molto anziana, pi anziana di Loretta, e talora la sua stessa indolenza la faceva cadere cos in basso che Loretta desiderava aiutarla a risollevarsi e perci era comprensiva nei suoi riguardi, ma in altri momenti quell'indolenza le dava sui nervi e si precipitava dalla sua vicina, Flora Stonewall, e urlava: Quella sgualdrina! Quella sgualdrina culona! O se ne va lei o me ne vado io, stasera glielo dico a mio marito, questo  certo!. E poi naturalmente c'era Betty, che divideva la stanza con lei, e c'era Jules, che andava e veniva, senza far troppo rumore, ma pur sempre una presenza, un essere umano che la soffocava. Loro babbo aveva un lavoro che rendeva bene, diceva lui, ma dove finivano i soldi? Dove finivano? Era un uomo robusto, usciva con il cestino del pranzo e portava sempre lo stesso paio di sudici calzoni scuri, nei giorni feriali e in quelli festivi. Si metteva camicie azzurre. Spesso sembrava contemplarsi le grosse mani, posandole sul tavolo di cucina o tenendole in grembo. Si sarebbe detto che si avvicinasse a ogni cosa obliquamente: il cibo, la birra, la gente, il televisore. Era circospetto, sospettoso, chiuso. Poi, a mano a mano che i minuti passavano, si apriva alla cena, alla televisione, partecipando, cominciando a sudare... gli piaceva mangiare e bere, mangiava e beveva appassionatamente, e gli piacevano tutti gli spettacoli televisivi. Dapprima era sospettoso, ma poi si apriva. Maureen l'aveva capito. Il locale che prediligeva era una taverna a pochi isolati di distanza, l'Holiday Grill, nella cui vetrina si trovavano due alte piante polverose, piante con foglie simili a lance... e vedendo piante simili Maureen pensava sempre a suo padre, anche anni dopo che lui era morto e non costituiva pi una minaccia. Foglie come lance. Vi era qualcosa di denso, in suo padre, e, sotto la densit, un che di tagliente e di spaventoso.

Una sera era venuto obliquamente a cenare, aveva mangiato e sudato; soltanto quando furono quasi al termine del pasto alz gli occhi su Jules. Poi chiese: Che cos' questa storia di Malone?.

Maureen aveva notato l'allarme di suo fratello, un allarme che lo tradiva. Jules cerc di nasconderlo dicendo disinvolto: Non lo so. Che cosa gli  successo?.

Si  fatto pestare, eh?

Non lo so.

Che significa, non lo so?

Duane Tracey ha detto qualcosa...

Piccolo stronzo, non mi mentire! Sai tutto della faccenda!

Non so tutto, per niente! disse Jules.

Che diavolo gli  successo? domand Loretta.

 stato picchiato. Gli hanno rotto a calci quella dannata faccia da furbo disse rabbiosamente il padre di Maureen. Era difficile capire perch fosse arrabbiato: gli faceva piacere che Ramie le avesse prese, o gli dispiaceva?

Ah s? Come  accaduto? domand Loretta.

Quell'idiota ha creduto di poter fare un colpo da furbo - me lo hanno raccontato gi all'angolo -, ha fermato a Hastings un ragazzo negro che portava una borsa con un po' di contante, e lo stupido, dannato bastardo non ha mai pensato che sarebbe stato preso! Quei negri lo hanno pescato in un'ora! disse il babbo. Aveva la faccia radiosa e perfida; di nuovo, non guardava pi Jules. E anche Jules non stava guardando lui. Che razza di stupido figlio di puttana di un tonto rapinerebbe un fattorino della lotteria, eh? Quale razza di tonto? Un marmocchio negro di dodici anni che corre con quattromila dollari in un sacchetto non  un marmocchio che agisce per conto suo, stupido bastardo! Credi che un ragazzetto con quattromila dollari in un sacchetto di carta sia fuori per suo conto a fare acquisti? Credi forse che voglia comprare un regalo alla sua mammina?

Non insultarmi, io non ci ho avuto niente a che fare disse Jules.

Sarebbe meglio per te, per tutti i diavoli. Ma se ci avessi avuto a che fare, ormai ti avrebbero gi preso. Ti piacerebbe se ti facessero cadere a calci tutti i denti?

Io non ci sono entrato per niente.

No, sei troppo scaltro! Ges Cristo, questo  un bene disse suo padre, ma senza sollievo, sempre con una sorta d'ira perplessa. Gli hanno fatto saltare i denti a calci, al ragazzo. Una buona met. Gli hanno gonfiato gli occhi. Gli hanno rotto quattro costole. Che cosa abbiano fatto al resto di lui, non lo so, ma certo non si sono tirati indietro, scommetto, e, anche se si tratta di negri, ha avuto quello che meritava, devo ammetterlo... quel piccolo bastardo altezzoso, sempre a vagabondare in strada!

Senti, io non ci ho avuto niente a che fare ripet Jules.

Ma sai tutto della faccenda, no?

No!

Mi stai seduto davanti e osi mentirmi, eh?

Non si stavano guardando e Maureen sent la tensione salire tra loro. Avrebbe voluto mettere la mano sul braccio di Jules e bisbigliare Lascia perdere, ma Jules, con il viso pallido e tirato, mostrava tutto il suo odio nella piega della bocca.

Loretta li distrasse dicendo: Ehi, ho preparato un pudding, questa sera. Lo volete tutti, il pudding?.

Pi tardi, il babbo disse, con un sospiro imbronciato: Quei negri finiranno per controllare la citt. La chiuderanno con un lucchetto, istituiranno blocchi stradali e, cari miei, questa sar la fine!.

Loretta sedeva accanto a lui guardando la televisione, con le pantofole di paglia a lustrini. Disse: La polizia dovrebbe arrestarli per il pestaggio di Ramie Malone. Puoi dire quello che ti pare, ma non era necessario che gli facessero saltare i denti. Era un bel ragazzo, tutto sommato.

Non mi stupirei se lo avessero castrato. Gli piace castrare la gente disse adagio il babbo. Gi alla fabbrica, se rimani nel parcheggio dopo che gli altri se ne sono andati, corri un bel rischio. Non si limitano a derubarti, ti castrano.  quello che gli piace fare. Lo fanno per lo spasso.

Altre sere, Maureen lo udiva parlare dei polacchi, che puzzavano, e dei sudici latini, che si stavano insediando a un'estremit della stessa Bagley Street, e parlottavano rapidi tutti quanti come matti, giravano armati di coltello, bevevano e si azzuffavano per la strada...

Jules, prendendo in giro suo padre con Maureen, diceva: Quei negri, quei polacchi, quei latini! Ges Cristo, come sono stufo di doverli odiare tutti quanti! Che rottura di scatole!. Quando imitava suo padre, il viso gli diventava volgare e lasciava cadere la mascella, e i suoi occhi assumevano un'espressione da deficiente. Maureen non poteva fare a meno di ridere, ma poi sentiva dentro di s un avvertimento, che le ricordava un modo di dire continuo della nonna: Fa' una smorfia e ti si paralizzer la faccia. Fa' una smorfia e ti si paralizzer la faccia.

Li vedeva tutti con la faccia paralizzata, sua madre e suo padre, sua sorella, suo fratello, sua nonna, la zia, le facce delle suore a scuola, le facce dei preti, le facce dei ragazzi del vicinato, tutte le facce del mondo... paralizzate in espressioni di astuzia e d'ira, mentre lei, Maureen, non avendo in s alcuna crudelt, scivolava in silenzio tra gli altri e aspettava il giorno in cui tutto sarebbe stato ordinato e lindo, in cui avrebbe potuto ordinare la propria esistenza come riordinava la cucina dopo cena, e anche lei allora avrebbe potuto paralizzarsi, rimanere fissa, definitiva, immune alla loro capacit di fare del male.

Sua madre concentrava la propria attenzione sulle facce, come se avesse imparato quest'abitudine da nonna Wendall; ma, senza rendersi affatto conto della sua origine, adottava un tono di cantilenante giovialit quando lei e Maureen andavano a fare spese, e indicava i passanti dicendo: Guarda la faccia da cavallo!. Guarda la faccia da troia! Voltati e guarda la scimmia!... spingendo Maureen a voltare la testa e a guardare in uno specchio. La faccia di Loretta era a volte flaccida e brutta, a volte piuttosto graziosa, a volte i pori che aveva sul naso sembravano grossi e neri, a volte no, aveva alti e bassi, era brutta e bella, in disordine o a posto, e chi mai poteva dire quale Loretta sarebbe uscita dalla sua camera sempre per aria? Tutto ci faceva s che Maureen si concentrasse su se stessa. Sua madre, del resto, la guidava in questo senso; diceva spesso, fissandola: La tua faccia comincia a fiorire? Ormai sei arrivata press'a poco all'et nella quale si hanno molti foruncoli.

Nelle cinque stanze che costituivano la loro met della casa di due appartamenti, tutto faceva parte del regno di Loretta. Governava su tutti loro. Non appena il padre rientrava, nelle prime ore della sera, la sua mole sembrava riempire le camere surriscaldate; lui girava intorno ai mucchi di indumenti che dovevano essere lavati o stirati, o che, semplicemente, erano stati lasciati qua e l, si trovava tra i piedi le cianfrusaglie di Betty e doveva scansare Maureen che sedeva ingobbita al tavolo di cucina tentando di fare i compiti. Mangiava il cibo che Loretta cucinava per lui; e anche quando era Maureen, in realt, a cucinarlo, si trattava pur sempre del cibo di Loretta, e l'intero appartamento era pervaso dal suo odore... dai suoi sali per il bagno, dal profumo di lei, dall'odore delle sue sigarette. Anche quando usciva infine dal suo silenzio e la schiaffeggiava sbraitandole in faccia qualcosa, Loretta continuava a trovarsi al centro stesso della casa, passiva, e indolente, e maligna.

Nonostante tutto ci, Maureen si applicava nei compiti e cercava di non lasciarsi distrarre. Era molto brava a scuola. Betty non riusciva in niente, tranne che nel darsi delle arie. Quanto a Jules, da mesi non aveva portato a casa neppure una pagella. Aveva gli occhi cerchiati di scuro e infossati e conduceva un'esistenza segreta: una ragazza, a scuola, disse a Maureen che Jules andava fuori a bere con altri ragazzi; che si era messo con una ragazza di nome Rose Ann, che era amico di Ramie Malone, e tu sai bene che cosa  successo a Ramie. Maureen gli frug le tasche e vi trov cose strane... un pettine nero di plastica, rotto e sudicio, una bustina di fiammiferi sulla quale si leggeva Manhattan Lounge, del Kleenex appallottolato e macchiato di rossetto, una catenella per chiavi spezzata, qualche spicciolo, gettoni, noccioline americane, altre cianfrusaglie. Sapeva che lui stava marinando la scuola, ma non osava domandarglielo. E Betty... Betty era una piccola monella... una ragazzina cos chiassosa e stupida che Maureen preferiva seguire la strada pi lunga da casa a scuola per non doverci andare con lei, anche se questo significava non vedere le vetrine dei negozi e non passare davanti al cinema Rialto, i cui cartelloni cambiavano una volta alla settimana ed erano interessantissimi. Il luned era il giorno in cui sua madre si faceva lavare e acconciare i capelli dalla propria amica Ethel, che le depilava anche le sopracciglia e le curava le unghie. Il luned aveva le labbra e le unghie dello stesso colore dell'uva nera. Cos Maureen si rendeva conto che sua madre era una donna come quelle dei cartelloni del cinema: una di quelle donne che vogliono certe cose e sono disposte a correre rischi pur di procurarsele. La madre di Maureen faceva gli acquisti in un supermarket e tutte e due portavano a casa quel che era stato comprato dentro sacchetti di carta a quadratini rossi e neri, con i bollini gialli da applicare sul libretto; quello era il modo che aveva sua madre di procurarsi le cose.

Nei sabati in cui faceva troppo freddo per andare in biblioteca, Maureen era costretta a restare in casa. Odiava la casa e rimaneva per ore alla finestra guardando fuori. Ma non c'era niente da vedere. Soltanto la base di cemento, che andava sgretolandosi, della casa accanto, una casa vecchia e brutta quanto la loro. Non che la casa in cui abitavano appartenesse a loro; ogni mese il babbo brontolava a causa dell'affitto che doveva pagare. Quanto pagasse era un segreto. I grandi avevano molti segreti, quasi tutti avevano a che fare con il denaro. Si poteva urlare a gran voce che Loretta era una sgualdrina, o che Howard era un pigro bastardo, si poteva urlare qualsiasi cosa sulle persone, ma di nulla che riguardasse i soldi - i fatti dei soldi - si poteva parlare a voce alta. Quello era un segreto per tutti i ragazzi. Era un segreto quanto guadagnava il babbo ogni settimana, e quanto dava alla mamma; era un segreto persino il prezzo di determinate cose. Zia Connie si lagnava perch riusciva a guadagnare soltanto cinquanta dollari alla settimana quando lavorava, ma questo era tipico da parte sua... non faceva che piagnucolare e buttare fuori cose che nessuno era disposto ad ascoltare. Quando entrava in cucina per lamentarsi con Loretta della propria esistenza, Maureen sospirava e si portava pi vicino alla finestra della propria camera da letto, desiderando uscire, diventare sorda, e domandandosi perch la fredda luce invernale che rendeva ogni cosa dura e incolore fosse pur sempre meglio, in qualche modo, dell'odore di chiuso e di stantio in casa sua. In fin dei conti, voleva bene a sua madre e a suo padre. Voleva bene a Jules. Voleva bene persino a Betty, sperando sempre che rinsavisse, e allora perch ci teneva tanto a vederli tutti morti e sepolti sotto la veranda di casa? S, persino Jules, morto e sepolto, nell'eterno riposo.

Maureen sognava quasi sempre a occhi aperti. Nella propria immaginazione, sbraitava ordini come un militare; tutti i ragazzini ubbidivano e si allineavano. Non c'erano adulti che castigassero, o anche soltanto lodassero. Era tutto tranquillo e sereno senza di loro, adesso che lei ne aveva preso il posto e faceva quello che avrebbero dovuto fare. Oppure Maureen chiudeva gli occhi e giocava alla scuola. Era l'insegnante - una suora - e tutti i bambini del vicinato sedevano sulle file di banchi; lei gli faceva leggere la lezione uno alla volta e andava su e gi nel passaggio tra i banchi. Li faceva andare alla lavagna e sommare lunghe colonne di cifre. Se commettevano errori, venivano rimproverati davanti a tutti e non erano ammesse giustificazioni... se fossero state ammesse giustificazioni, si sarebbero limitati a dire: Ieri sera non ho potuto fare i compiti, ci sono stati litigi in casa, oppure: Ieri sera sono dovuta uscire e non ho potuto dormire. No, quella sua scuola era diversa da ogni altra. Qui dovete studiare. Studiare diceva loro Maureen. E il cuore cominciava a batterle forte quando pensava ai bambini prigionieri e a lei che li sorvegliava, li custodiva e li maltrattava, una Maureen diversa dalla ragazza che conoscevano tutti. Perch la gente non poteva essere perfetta? Perch tutti facevano tanti sbagli? Quando si dedicava ai compiti, Maureen controllava e ricontrollava ogni cosa, timorosa di commettere errori. Anche quando giocava, e persino nelle sue fantasticherie, aveva sempre paura di sbagliare.

Un anno prima, aveva giocato ancora a fare i cavalli, ma adesso stava diventando troppo grande. Aveva giocato a essere il capo di una grande torma di cavalli, un grosso stallone nero. Conficcava i tacchi nel terreno e sferrava calci in aria, giocando da sola, concentrandosi quasi dolorosamente sull'essere un cavallo... giocava di nascosto, scuotendo i lunghi capelli come una criniera. In casa, o alla presenza di altri bambini, non si lasciava mai andare in quel modo. Non giocava. Non era alta di statura per la sua et, ma sembrava, in qualche modo, pi avanti negli anni; e per questo, quando succedeva qualcosa in cucina, non cercava mai di sottrarsi alle proprie responsabilit, ma ammetteva, calma, di essere stata lei, si trattasse di cibo rovesciato, di un piatto rotto, o di qualcosa che poteva aver combinato Betty. Non adduceva mai giustificazioni. Una volta che sua madre e Flora Stonewall avevano trascorso l'intera giornata bevendo birra e rievocando episodi della propria fanciullezza, senza che Loretta avesse mosso un dito per preparare la cena, Maureen si era data da fare in cucina ed entrambe le donne l'avevano presa in giro. Ma guarda Maureen, sar una brava moglie per qualcuno aveva detto Flora. Era una donna bella e pigra, dai lunghi capelli rossi, talora scostati dal viso e legati insieme. Aveva grosse braccia dalle ossa forti e le gambe erano anch'esse grosse. Si esprimeva con una voce musicale, dal tono cantilenante e lievemente accusatore; sembrava che avesse Maureen in simpatia. Raschiando i rifiuti nel bidone maleodorante sotto l'acquaio, lavando piatti fino ad avere il viso rosso dal calore, Maureen costringeva la propria mente a fissarsi sulla sua aula scolastica, o sul canyon dove vivevano i cavalli selvatici, o sulla biblioteca dai pavimenti lisci tirati a cera, con il ticchettio occasionale della macchina per scrivere della bibliotecaria. Quando era sola, i suoi pensieri scivolavano verso queste cose. A volte si riscuoteva e si trovava in piedi su una soglia, intenta ad accarezzarsi distrattamente un braccio, mentre Loretta, passandole accanto, diceva: Svegliati bambina, la casa sta bruciando.

Si destava dai propri sogni a occhi aperti e vedeva la famiglia a cena, sagome racchiuse dai vestiti, appesantite sulle sedie. Le veniva il capogiro quando pensava a loro in quel modo. Suo padre era un oggetto denso, con la camicia in parte sbottonata; sua madre un oggetto svolazzante e privo di sostanza; sua nonna era tozza, pesante, imbronciata, vestita di nero. Una volta, in centro, aveva visto sua sorella insieme a un branco di ragazzette sfrenate che scherzavano alla fermata dell'autobus. Le ragazze indossavano tutte jeans e magliette. Erano scattate, al di l dell'angolo della strada, facendo segno all'autobus e quando l'autobus si era fermato e la portiera si era aperta, loro erano scappate. Betty stava ridendo a pi non posso, un piccolo oggetto duro e filiforme, simile a una marionetta o a una trottola che piroettasse via, sfuggendo a ogni controllo, girando e girando sul marciapiede, fino a urtare contro un passante e tutte le sue amiche avevano riso di lei. Maureen si era affrettata a indietreggiare e a farsi piccola, non volendo essere scorta. Era sua sorella quella spaventosa ragazza con i capelli biondo scuro tagliati corti come un maschio, pi corti dei capelli di Jules, quella ragazza con le gambe secche, muscolose, e la voce rauca? E spesso osservava Jules mentre girava per casa, sempre stanco, e socchiudeva gli occhi finch suo fratello diventava un oggetto indistinto che le passava accanto, senza destare in lei alcuna reazione, n affetto, n affinit di sangue. Jules stava crescendo e doveva fare le cose che fanno i grandi. Doveva aggirarsi intorno a qualche ragazza, doveva fare certe cose con lei e con il gruppo di giovani che frequentava, doveva lavorare, doveva guadagnare soldi, e radersi, e curarsi i capelli; doveva passarsi le mani stancamente sugli occhi, rispondere con una voce aspra e cattiva se qualcuno gli dava fastidio... Va' all'inferno, Maureen diceva, oppure, a Betty: Non ho tempo da perdere in scemenze, vattene. Non faceva altro che allontanarsi da loro, non faceva altro che sfuggire.

Un giorno, in primavera, mentre tornava a casa dalla biblioteca, Maureen spavent un rospo vicino a una casa dell'isolato. Lo insegu fin sotto una vicina veranda. Trov un bastone e cerc di pungolarlo per costringerlo a saltare, ma il bastone non era abbastanza lungo... e il rospo rimase l immobile, con il corpo gonfio, deglutendo, terrorizzato ma senza muoversi, su un mucchietto di foglie. Lei si sent spregevole. Pens: Se strisciassi sotto la veranda potrei prendere quel rospo, ed esisteva una certa affinit tra loro, nel loro analogo trattenere il respiro, nel loro terrore, che la induceva a voler strisciare l sotto. Frug qua e l con il bastone, protendendosi in avanti sulle mani e sulle ginocchia, ma il rospo non si mosse e si fissarono silenziosi.

Quando arriv a casa, Flora Stonewall sedeva sugli scalini dell'ingresso. Mormor con noncuranza: Oh, Maureen, dove sei stata? Dovrei dirti una cosa.

Che cosa?

Tua madre e tua nonna sono andate non so dove. Non sapevano dove tu fossi. Le ha accompagnate in macchina Jules. Hanno detto che dovevo aspettarti...

Che cosa  successo?

Credo che pap abbia avuto qualche guaio.

Maureen la fiss. Che genere di guaio? Con la polizia?

Tesoro, no, non parlare cos disse Flora, addolorata, inarcando contemporaneamente le labbra e le sopracciglia. Pap ha avuto un guaio sul lavoro. Un incidente.  rimasto ferito mentre lavorava.

Ferito? Come?

Non lo so, tesoro. Perch non entri in casa, perch non prendi qualcosa? Vuoi una Royal Crown? Ne ho in frigorifero. La vuoi?

No.

Loretta mi ha detto di aspettarti. Mi dispiace molto doverti dare una brutta notizia, mi fa proprio star male, tesoro. Sei sicura di non volere una Royal Crown? Perch non vieni a casa mia a rilassarti un po'?

No, sto benissimo disse Maureen.

Pass accanto a Flora, dignitosa e gelida di paura, e il silenzio stesso della casa glielo disse: era la fine. La fine di qualcosa. Il salotto sembrava un inferno di disordine, la fodera del divano era allentata da una parte, e il paralume storto; la luce del sole cadeva, dalla finestra laterale, su un logoro tappeto rossiccio; tutto era familiare, lo stesso odore di chiuso della casa le riusciva familiare e avrebbe dovuto darle sollievo, ma a un tratto Maureen si rese conto come tutto fosse temporaneo; pur essendo brutto, era temporaneo e poteva sempre essere perduto. And a sdraiarsi sul suo letto, che era disfatto. Alz gli occhi verso il soffitto. Aspett.

Dopo qualche tempo la porta di servizio si spalanc e qualcuno entr in casa di corsa. Ehi, Maureen grid Jules.

Non gli rispose.

Lui venne sulla porta della sua camera e guard dentro. Te lo ha detto, la vicina? Ti ha detto che cosa  successo?

Pa'  morto?

 in ospedale.

Maureen lo fiss. Fu una sorpresa constatare quanto era alto ormai Jules. Non portava pi i calzoni attillati di un anno prima, aveva i capelli pettinati indietro e scostati dal viso con impazienza, sembrava scosso e sconvolto. Disse: Forse morir. Un altro uomo che si trovava con lui  morto. Un carico di tubi di acciaio gli  caduto addosso....

Tubi?

Qualcosa del genere. Acciaio. Il carico era fissato male e si  rovesciato. Gli  caduto sopra.

Mio Dio!

Si fissarono a vicenda. Infine Maureen domand, non sapendo che cosa avrebbe dovuto dire: ... in ospedale?.

Lo hanno portato al pronto soccorso del Ford.

Al pronto soccorso. Allora era tutto vero. Vide a un tratto l'ospedale, un edificio massiccio, come una fortezza.

Ora andremo l. Prima ti porto a mangiare un hamburger o qualcos'altro.

Maureen si copr il viso con le mani tremanti.

Ehi, bambina si affrett a dire Jules ehi, non piangere! Non sei obbligata a mangiare un hamburger, l'idea  stata di Ma'. Innanzitutto riempire la pancia.  Ma', la conosci. Tu e Betty. Non piangere... o vuoi che mi metta a piagnucolare anch'io?

Maureen tolse adagio le mani dal viso e Jules si trovava sempre l. Aveva la faccia tirata e pallida. Tu non piangeresti per nessuno gli disse.

 una cosa da dire, questa?!

Non trovarono Betty da nessuna parte e cos andarono con la macchina fino al ristorante Biff, a Woodward. Maureen si sent liberata, audace, sull'automobile... come se quello fosse stato un giorno di vacanza capitato inaspettatamente.

 successo davvero? continuava a domandare.

Jules la sbirci. Ma s, certo! Credi che scherzerei su una cosa di questo genere?

Ma, voglio dire...  successo davvero come hai detto tu? Una tonnellata di materiale gli  caduta addosso? domand.

Erano due tonnellate disse Jules.

Se soltanto Jules avesse potuto continuare a guidare per sempre! Su a nord, lungo il viale, sempre svoltando a nord, seguendo qualsiasi strada, portandoli entrambi fuori da quella citt e lontano dall'ospedale dove il babbo giaceva e non aveva niente a che fare con loro, gi cambiato, distante... Maureen continuava ad afferrarsi la faccia con le mani, a tastarla, incerta del proprio viso e del proprio cranio, interdetta. Anche quel suo cranio avebbe potuto essere schiacciato. Jules la sbirciava, ma non comment il suo comportamento bizzarro. Disse invece, quasi conoscesse i suoi pensieri: Sarebbe maledettamente bello continuare a viaggiare, eh? Fino al nord del Michigan, dove ci sono molti laghi e molti boschi, al di l del limite degli alberi, in qualche posto dove nessuno sia ancora stato, ma gi disboscato e pronto per trasferirvisi. Riesco a immaginare il cielo, laggi, e un lago. Riesco a immaginare un alce che va ad abbeverarsi al lago. O forse ho visto tutte queste cose in un film, in una rivista o in un calendario....

La spavent il modo con il quale la voce gli venne meno a un tratto. Parve perdere energia.

Che cos' esattamente un alce? gli domand.

Entrarono nel ristorante. Maureen non aveva appetito, ma seduta al banco accanto a Jules, leggendo e rileggendo la lista, pens che avrebbe fatto meglio a mangiare; era un privilegio, trovarsi in un ristorante. Ordinarono hamburger e patate fritte. Maureen mangi tutto, anche le ultime patatine fritte bruciacchiate, rugose. Pass la punta del dito sul piatto e lecc il sale.

Jules disse, tenendo bassa la voce, in modo che nessun altro potesse udirlo: Forse  gi morto. Lo spero. Allora l'attesa sar finita. Pu darsi che ci affacciamo sulla soglia e che ci dicano che  gi morto! E Ma' star piangendo e nonna Wendall sar fuori di s. Non dovremo fare altro che parcheggiare la macchina, entrare, e ci diranno: Vostro padre  morto.

Maureen si vergognava, adesso, di aver mangiato tanto. Aveva dimenticato, in un certo senso, perch si trovavano al Biff e non a casa.

Pa' non ti  mai piaciuto, vero? disse sommessamente.

 una situazione schifosa. Quelle donne che strillano... L'ospedale puzza, non lo sopporto quell'odore. No, non mi  mai piaciuto, Reeny, ma chiudi il becco al riguardo. Non dirlo mai pi. Se scherzavo, lo facevo soltanto per il gusto di dire certe cose - intendo dire, sul fatto di volerlo morto -, soltanto per il gusto di dirlo e perch... perch non potevo sopportare il fatto che fosse cos taciturno! Ne avevo avuto abbastanza del suo silenzio. Jules si pass a un tratto la mano sotto il naso. Mi dava i nervi, mi faceva quasi impazzire, a volte. Ges Cristo, mi ha insegnato tutto quello che possa mai voler sapere del silenzio!

11

Dopo il funerale di suo padre, Jules and a fare una passeggiata in centro. Guard le vetrine dei negozi, come tutti gli altri, e si lasci sfiorare dalla gente che gli passava accanto frettolosa, sentendosi invisibile, con l'impressione di galleggiare. Aveva quasi sedici anni. Non riusciva a capire che cosa questo significasse: sedici anni di et. La morte di suo padre gli aveva sprigionato dentro la pesantezza dello spirito di lui, e questa pesantezza, simile a un gas, lo stava colmando. Aveva sentito dire che dentro ai morti si forma il gas. Eppure sentiva di avere la testa stranamente leggera, sebbene gli facessero male i piedi. La testa gli dava l'impressione di poter volare via. I marciapiede sudici intorno a lui e i piedi frettolosi della gente stavano andando in una direzione; ma il suo cervello sembrava spingere nella direzione opposta. C'era qualcosa che doveva chiarire, qualcosa con cui doveva fare pace, e invece eccolo l, gelido e turbato, con la testa leggera, che si dirigeva verso il Grand Circus Park, vivo, indossando a disagio un bel completo scuro, mentre suo padre era morto e sotterrato.

Chi era stato suo padre, precisamente?

Non riesco a ricordare la sua faccia, n niente di quel che diceva, pens Jules, in preda al panico. Ecco con chi doveva venire alle prese, con suo padre. Non era giusto che un uomo dovesse vivere e morire e ridursi a niente, ed essere dimenticato, con il suo stesso figlio incapace di ricordarlo davvero... non sembrava giusto. Mentre Jules passava davanti a una panchina nel parco, un vecchio lo osserv attentamente, come se fosse stato sul punto di riconoscerlo. Il ragazzo distolse lo sguardo. Non voleva essere riconosciuto. Il dolore piagnucoloso, sdolcinato di sua madre e la paura delle sorelle lo raggelavano; non voleva esserne parte. Doveva allontanarsi da tutti. Cos, suo padre era rimasto ucciso; il fatto era avvenuto e veniva ora del tutto superato, e, forse, anche suo padre non lo aveva mai realmente riconosciuto, e che differenza faceva? Si sforz di assorbire ogni cosa. Sua madre non riusciva ad assorbire nulla, tutto si riversava fuori di lei, come quelle lacrime cocenti e penose, e pertanto lui, Jules, avrebbe accettato ogni cosa, considerandola normale. Indugi davanti ai cinema, guardando i manifesti... i bei volti truccati sembravano non rivestire alcun significato. Potevano assorbire la sofferenza, il dolore, la felicit, senza alcuno sforzo... su quei volti non appariva alcuna ruga, niente. Jules si domand se i loro visi lo avrebbero un giorno tradito. Nelle grandi e vecchie sale dei cinematografi tutto si svolgeva come sempre, un pubblico scarso andava e veniva, c'era il solito odore di tappeti sudici, di pop-corn stantio e quella muffita oscurit dei grandi e vecchi edifici del centro, inspiegabile. Jules fissava i manifesti, aspettando l'accendersi dell'interesse. Fiss la fotografia di Marlon Brando. Gran parte della sua vita proveniva dai film, gran parte del suo modo di esprimersi e del suo buonumore. Dai film aveva percepito che la vita  sostenuta dalla musica, ma ora, mentre rimaneva l sul marciapiede, si sent sconfortato e inerte, e non c'era alcuna musica in nessun posto intorno a lui, n alcuna promessa di musica.

Suo padre aveva avuto... quanti anni? Che dolore aveva provato? E il corpo che aveva sentito dolore... era stato davvero di suo padre, dell'uomo che, per cos lungo tempo, si era messo a sedere allo stesso posto a tavola, dell'uomo che aveva cenato in un certo modo ogni sera, smanioso di finire al pi presto? L'uomo che Jules aveva sempre odiato?

Si incammin adagio verso casa. Fu un lungo tragitto. Faceva freddo e lui non riusc a ricordare che stagione fosse, se la primavera o l'autunno. Il fiume sembrava nebbioso, ma probabilmente si trattava del fumo delle fabbriche sulla riva ovest. Il fumo saliva, ondeggiando, da un certo numero di punti. Saliva e passava dolcemente sopra il ponte Ambassador, attraversava il ponte, facendolo sembrare irreale; automobili e autocarri correvano attraverso il fumo. Jules non riusciva a ricordare perch si fosse spinto cos lontano per fare una passeggiata, cosa stesse cercando e che cosa avesse sperato di capire, mentre aveva tante cose da fare a casa - sua madre aveva bisogno di lui - e inoltre si sentiva a disagio con quel vestito. Sua madre aveva bisogno di lui a casa, e sempre avrebbe avuto bisogno di lui.

Cominci a sudare. L nel fiume, c'erano forse cadaveri sotto il pelo dell'acqua, o almeno i ragazzi raccontavano di aver visto cadaveri affiorare alla superficie e poi scomparire di nuovo... I morti, gli annegati, cos silenziosi e pazienti... Jules sent che quelle tenebrose e misteriose persone si muovevano nell'aria di ogni giorno, cadaveri che parevano vivi. Potevi imbatterti in uno di loro, cadere nell'abbraccio, sentire addosso quell'alito greve e gelido e quei capelli freddi, filacciosi, opachi...

Come era stato suo padre, esattamente? Jules lo ricord a un tratto mentre tentava di riparare il gabinetto, mentre tentava di fermare una perdita d'acqua. La porta del bagno era incurvata. Il linoleum si sollevava a vari livelli, gonfio e consumato fino a essere liscio, cos che quando sedeva nel bagno, Jules contemplava dall'alto questo paesaggio e aveva la vaga idea che si trattasse di una mappa in rilievo o di qualcosa di simile, un territorio nascosto. Suo padre aveva tentato varie volte di riparare il gabinetto, e innumerevoli volte di riparare i rubinetti. Inutilmente. Il respiro ansimante, i borbottii, i minuti e minuti di lotta silenziosa, poi, Oh, maledizione! e lo schianto di qualcosa che veniva scaraventato sul pavimento, una chiave inglese o le tenaglie. Il silenzio, il respiro ansimante, poi lo schianto. Questo era suo padre. Mai un po' di fortuna nel riparare le cose. Scarafaggi uscivano dagli angoli nascosti del bagno durante la notte e, a volte, indugiavano ancora fuori al mattino, pigri insetti, e spesso li trovavi nelle credenze in cucina e sotto l'acquaio, molto spesso... facevano imprecare suo padre. Il pavimento doveva essere stato un vero e proprio paesaggio per gli scarafaggi. Jules socchiuse gli occhi e si sforz di pensare a suo padre. Che cosa c'entrava suo padre con gli scarafaggi? Perch era pi facile pensare a loro che a lui? Suo padre e i soldi. Questo era importante. L stava, forse, il segreto. Lui si lagnava per i soldi. Non si era mai lagnato molto, ma quando si lagnava era per i soldi, di solito. Dove finiva tutto quel denaro, un'intera busta paga? Dove finivano quei venti dollari? E cos via, e cos via, la disperazione per il denaro, la preoccupazione per il denaro, il non averne abbastanza, troppe persone da sfamare, la madre malata in casa, e ogni anno i bambini si prendevano l'influenza, e gli antibiotici costavano. Le medicine costavano. Loretta aveva avuto qualche disturbo alle reni e aveva dovuto prendere pillole ogni sei ore, e quelle pillole erano care, come ogni altra cosa negli Stati Uniti, carissime, e il padre di Jules diceva malignamente: Uno di questi giorni me la squaglio! Potete andare all'inferno, tutti quanti!. Oppure diceva, alzando gli occhi dal giornale, dove aveva letto qualcosa: Tutti i negri ricevono l'assistenza, perch io no? Perch noi no? Possano andare all'inferno tutti quanti!.

Jules aveva pensato all'ira di suo padre durante la messa funebre. Non una messa speciale, semplicemente una messa funebre. Una chiesa squallida. Jules sedeva accanto alla madre, immensamente stanco del dolore di lei, che era confuso, scervellato e incontrollato come lo erano state di solito le sue ire. Se soltanto avesse potuto far conto su sua madre... Jules non aveva prestato molta attenzione alla messa funebre. Non andava pi in chiesa. Sentiva le chiese della citt attrarlo mentre passava, un richiamo malinconico. Erano come vaste e leggendarie caverne sottomarine, che adescavano sott'acqua i nuotatori, risucchiandoli con correnti misteriose... con promesse di segreti, di ricompense, di conoscenze che ormai non rivestivano pi importanza. Non gliene importava. Suo padre non se n'era curato. Non vi era stata alcuna ira, in questo atteggiamento, vi era stato soltanto il nulla. La faccia di suo padre, liscia e inespressiva come un teschio con la pelle bianca distesa sopra... questo era stato suo padre. Jules riusciva quasi a ricordarlo. La messa lo aveva oscurato, il morto, ma adesso stava tornando da Jules, penosamente. Nel suo nocciolo vi era l'ira. Questo era il segreto di lui... l'ira.

Ma Jules non lo aveva ucciso.

S, nel nocciolo di lui vi era stata l'ira; la sua anima era ira, era fatta d'ira. Ira per che cosa? Per niente, per se stesso, per la vita, per la catena di montaggio, per gli scarafaggi e il gabinetto che gocciolava. Una cosa valeva l'altra. Ira. Mancanza di soldi. Dove erano finiti i soldi? Da dove sarebbero venuti i soldi? Ira, soldi. Suo padre.

Jules sent un lampo di soddisfazione, quasi di gioia. No, non aveva ucciso suo padre. La sua ira era stata trattenuta per anni, trattenuta con successo; non aveva fatto del male a nessuno. I soldi erano un'avventura. Un'avventura spalancata per lui. Qualunque cosa sarebbe potuta accadere. Sent che l'essenza di suo padre, quell'ira oscura e borbottante, lo aveva circondato e quasi penetrato, ma non lo aveva penetrato del tutto; era libero.

*

Pochi giorni dopo, mentre andava a scuola, stava pensando a questo - a suo padre, alla furia di suo padre, ai soldi di suo padre, alla morte di suo padre - quando vide qualcosa che lo fece trasalire. Poi, un istante dopo, si rese conto che era Edith. Si trovava con altre due ragazze. Per un attimo non riusc quasi a muoversi, mentre la fissava, mentre sentiva la stessa disperazione e lo stesso stupore che aveva sentito alla morte di suo padre scaturirgli dentro, ora, alla vista della ragazza. Lei stava salendo gli scalini di cemento del cavalcavia di un viadotto insieme alle sue amiche.

Jules si mise a correre per raggiungerle. Ehi disse dove state andando cos in fretta?

Si voltarono a guardarlo con stupore. Una delle ragazze, la pi audace, gli sorrise. Era la pi carina tra loro, ma Jules era fedele a Edith; lui barcoll verso il suo lato del marciapiede. Alla loro presenza era diventato un po' vacillante. Passi sempre da questa parte? domand.

Edith si strinse appena nelle spalle.

Si era ravviata i capelli all'indietro, raccogliendoli in una coda di cavallo. Aveva le sopracciglia e le ciglia bionde, era una ragazza casta e fredda, senza alcun sorriso per lui. Jules cammin appoggiando tutto il proprio peso sui calcagni, le mani ficcate nelle tasche, degnando le ragazze della propria presenza come se si fosse trattato di un dono importante; sentiva una lieve attrazione tra se stesso e le ragazze, un'esaltazione nervosa. Sbirci Edith in tralice. Sembrava molto innervosita. Le altre ragazze presero a parlare con lui, stuzzicandolo apertamente, prendendo coraggio, e Jules rispose loro a tono: Ah, s,  cos? Non mi state prendendo in giro, per caso?

Dov' la tua amica, Jules? gli domandarono. Tesero la bocca in una dolce espressione d'accusa, e Jules fece una smorfia per far vedere che la cosa non lo interessava affatto. Aveva, s, un'amichetta, la sua ragazza, e cos, in verit, non aveva bisogno di Edith. La sua ragazza, Rose Ann, non era amica di queste ragazzine; le amiche di lei erano esperte e scaltre e molto sicure di se stesse. Andavano a scuola con le calze lunghe. Avevano le orecchie forate e i loro segreti erano interessanti, eccitanti e sordidi, mentre queste ragazze, desiderose di imitare la loro sofisticazione, ma al contempo temendola, cercavano di parlare nello stesso modo piatto, cantilenante e melodico. Jules ebbe un sorriso lievemente sprezzante per tutte loro.

Si trovavano a met strada sul cavalcavia. Il vento soffiava forte. I riccioli fragili di Edith le frustavano la fronte e doveva socchiudere gli occhi per proteggerli dalla polvere; Jules vide delle piccolissime rughe emergerle agli angoli degli occhi. Aveva occhi di un celeste scialbo e una pelle molto chiara. Non si metteva il rossetto sulle labbra. Indossava un cappotto a scacchi gialli e bianchi, gi un po' insudiciato dall'aria e dagli autobus di Detroit; portava una borsetta dalla lunga cinghia che le passava su una spalla. A Jules parve deliziosa. Non la conosceva affatto. A un tratto afferr la cinghia della borsetta, pensando alla bretellina della sua sottoveste, e la tir. Lei si scost da lui, spaventata. Jules vide i muscoli guizzarle sulla gola. Avrebbe voluto dirle di non aver paura di lui e invece disse, ironico: Che cosa c' qui dentro, munizioni? Pesa parecchio.

Oh,  soltanto... la mia borsetta...

Le tre ragazze sembravano danzargli attorno nel vento, sebbene i loro piedi, in mocassini marroni, non fossero in realt molto graziosi; Jules sorrise a tutte loro e alle loro facce colme di un'aspettativa penetrante. Non lasci andare la borsetta di Edith. Domand: Ehi, hai qualche tua fotografia?.

Che cosa te ne importa?

Ne hai qualcuna? Posso vederle?

Perch? Che cosa te ne importa? domand Edith.

Si volt verso di lui. I capelli le ondeggiavano nel vento.

Dammi una tua fotografia, eh? Vuoi?

Era di moda, quella primavera, per le ragazze della high school, farsi fare il ritratto, tre dollari e novantanove centesimi per una serie di copie, ritratti color seppia, con finti vestiti di velluto, e un unico filo di perle, e un trucco pesante. Andavano tutte da un fotografo italiano, vicino alla scuola. Jules smani a un tratto dalla voglia di avere una fotografia di Edith. Diede uno strattone alla borsetta.

Oh, va bene fece lei, nervosamente. Non so perch tu ne voglia una, probabilmente soltanto per essere... O si perdette di coraggio, o non le venne in mente altro da dire. Tolse dalla borsetta un portafoglio di plastica blu, e dal portafoglio, mentre Jules stava a guardare teneramente, sfil una fotografia e gliela porse. Lui si sent a un tratto molto eccitato. Avrebbe voluto afferrarle una mano, avrebbe voluto baciarla, ma lei stava gi facendo un passo di lato, come se avesse intuito la sua intenzione, e le altre ragazze le si avvicinarono, quasi per proteggerla.

Una di loro, in tono sprezzante: Non chiedermi una fotografia, perch non te la darei!.

Jules non le bad affatto. Stava osservando la fotografia di Edith. Era color seppia, e Edith era ritratta seduta rigidamente contro lo sfondo di quella che sembrava una notte stellata. Intorno alle sue spalle gracili v'era una scura stoffa di velluto, con una scollatura a V, moderatamente audace. Sarebbe dovuto sembrare un vestito da sera. Portava un unico filo di perle e aveva le labbra delineate troppo pesantemente; gli occhi sembravano scialbi, sbiaditi, sopraffatti dal trucco della bocca. Jules si disse che non avrebbe potuto fare a meno di amare quella ragazza, sebbene non avesse idea di chi fosse.

Edith si stava allontanando, imbarazzata e frettolosa. Le altre due si voltarono a guardarlo.

Grazie infinite! Dico davvero, grazie! Jules grid loro.

E rimase indietro. Contempl la fotografia. Edith. Edith Kamensky. Poich aveva la fotografia, sent che poteva permettersi di lasciare andare la ragazza; che cosa avrebbe potuto dirle, del resto? Aveva occhi freddi, gelidi, incerti. Le ciglia erano rade. Si vedeva un neo accanto al lato sinistro della bocca. Ciuffi di capelli si arricciolavano sulle tempie e intorno alla fronte. Jules si domand se ridesse mai. Che aspetto aveva quando rideva? Sent la concupiscenza salire in lui, il desiderio di trovarsi solo con lei, di stringerla a s, anche se in realt non voleva avvicinarla di nuovo nei prossimi giorni. Anzi, in realt, non riusciva a immaginare di poterla avvicinare ancora.

Si ferm per mettersi in tasca la fotografia, ma, in qualche modo, gli sfugg. Il vento gliela strapp dalle dita. Si gett avanti per afferrarla, ma vol oltre la ringhiera. Ges. Merda disse, stupito. La segu con lo sguardo mentre il vento la trasportava, piuttosto languidamente, in basso e al di l della strada, sopra autocarri e automobili. Corse gi per le scale e si lasci scivolare sull'argine fino alla strada, poi gi nel fango e appena pochi passi pi in l un'automobile della polizia gli pass accanto. Fil via a forse centotrenta all'ora. Portava fortuna. Dovevano inseguire qualcuno. Jules si guard attorno cercando la fotografia... stava per posarsi proprio in quel momento. Vi fu una breve sosta nel traffico; lui calcol e cominci a portarsi sulla strada. Qualcuno fece squillare il clacson rabbiosamente. Jules salt di nuovo sul marciapiede, che non era precisamente un marciapiede, ma soltanto uno stretto passaggio rialzato. Nessuno sarebbe dovuto passare di l a piedi; era vietato. Jules aspett. Il vento gli faceva bruciare gli occhi. Anche il viso gli stava ardendo, di vergogna e di esasperazione, eppure non voleva rinunciare, aveva ormai fissato lo sguardo su un pezzetto di carta bianca che sfarfallava al lato opposto della strada, sollevandosi e ricadendo con violenza al passaggio di ogni automobile. Torn a farsi avanti, aspett che una macchina fosse passata, poi attravers la strada ciecamente. Qualcuno fren, e cominciarono tremendi squilli di clacson. Jules li respinse con un gesto del braccio e balz sull'altro marciapiede. Afferr il pezzo di carta, ma non era la fotografia. Cosa? esclam a voce alta. Lo gett dietro le proprie spalle, disgustato. Poi scorse un altro pezzo di carta. Quest'ultimo era caduto nel vicolo vicino, a pochi metri di distanza, ed era gi spiegazzato. Corse a raccattarlo.

Edith Kamensky, con le sue chiare, chiare ciglia...

Per qualche tempo rimase l sul marciapiede, accanto all'argine fangoso, fissando la fotografia. Era sudicia, e malamente piegata in due. Lo sfinimento scatur in lui, una sensazione di stupore.

Adesso che aveva recuperato la fotografia, pens, doveva restarle fedele.

12

Aveva quattordici anni. Sedeva al tavolo della cucina mentre l'amica di sua madre, Ethel, le pettinava i capelli bagnati e li strofinava con una lozione. La lozione era verde e aveva un odore di menta peperita; a Maureen quell'odore piaceva.

Loretta sedeva di fronte a loro, la sedia girata verso l'esterno, le gambe accavallate. Le due donne stavano fumando. Loretta disse: La direttrice non  poi cos cattiva. Mi piace quella sua automobile... quella macchina rossa, l'hai vista?.

Ethel stava arrotolando una ciocca dei capelli di Maureen intorno a un grosso bigodino di plastica rosa. Disse con aria preoccupata: Mi ci ha portata a fare un giro, un giorno. No, non  cattiva, ma spreme ogni centesimo dalla sua attivit. Preferirei avere un uomo come capo. E Dora May, quella piccola allocca, si precipita a farle la spia se qualcuno esce un po' prima. L'altro giorno avevo finito con la mia cliente alle quattro e mezzo, e quindi perch diavolo non me ne sarei dovuta andare? Me ne sono andata e la mattina dopo....

Era ormai estate e il padre di Maureen era morto da mesi. Non ne sentiva la mancanza. A volte si metteva a piangere quando rimaneva sola, a piangere senza nessuna ragione; ma riteneva che ci non avesse niente a che vedere con suo padre. Aveva a che vedere con l'ospedale Ford e con tutte le corsie e tutte quelle persone, ognuna di loro indifesa come suo padre. Aveva a che vedere con il cimitero. Aveva a che vedere con suo fratello, il quale, ormai, rimaneva quasi sempre fuori di casa. Tutti questi cambiamenti, questa geografia del mutamento, non riusciva a starci al passo. Cos, a volte, piangeva quando era sola. In presenza di altre persone, stava imparando a non piangere.

La signora Forster  una donna gentile disse Loretta.  tornata indietro apposta per darmi un quarto di dollaro. Non  stato gentile da parte sua?

S,  gentile. Anche la signora Abraham  gentile. Invece quella signora Freer, o comunque si chiami,  una cagna... si crede tanto affascinante, ma ho in serbo una sorpresa per lei, se mai dovesse chiedere il mio parere.

Ethel era una spilungona energica, sulla quarantina. Aveva frequentato un corso per estetista nella scuola locale e lavorava nel salone di bellezza La Marvel, sulla Vernor. Loretta, priva di ogni formazione, lavorava anche lei nello stesso salone di bellezza, ma poteva soltanto lavare i capelli alle clienti e dare una mano nelle pulizie. Vi lavorava dai primi di giugno. Improvvisamente, aveva cambiato aspetto: era tornata a casa con i capelli tinti di un biondo chiaro, rigonfi intorno al viso, con le sopracciglia arcuate in un modo nuovo e importante e le unghie curate in modo esperto, senza che si vedessero le mezzelune; aveva un modo nuovo di fumare, da donna che lavora, con la sigaretta tenuta frettolosamente tra il pollice e l'indice, sempre pronta a essere portata alla bocca. Maureen not che Ethel fumava nello stesso modo. Ethel aveva i capelli tinti di rosso, acconciati mossi intorno al viso, e si vestiva sempre scegliendo tinte che, secondo lei, andavano bene con il rosso - marrone, verde, blu scuro. Lei e Loretta sfogliavano riviste quando se ne stavano sedute in cucina sorseggiando il caff... Hair Design, Vogue, Salon & Boutique. Portavano a casa queste riviste dal salone di bellezza La Marvel e si dimenticavano di restituirle. Maureen era andata un giorno al salone di bellezza soltanto per vedere come fosse e le vetrine non troppo pulite all'ingresso l'avevano sconfortata un po', ma si trattava di un lavoro, ed era gi qualcosa. Sua madre sembrava esserne contenta.

Vorrei poter seguire anch'io un corso, prendere qualche lezione disse Loretta. Stava osservando Ethel mentre pettinava Maureen. Mi piacerebbe saper tagliare i capelli e cos via. Credo che ci riuscirei proprio bene, tu che ne dici? Non mi sarebbe affatto difficile acconciarli, mi farebbe paura soltanto tagliarli.

Non c' niente di difficile disse Ethel.

Il mese prossimo andr in centro, a informarmi in quella scuola, come si chiama, e vedr in quanto tempo potrei farcela.

Maureen si tocc la testa. C'erano quattro grossi bigodini posti proprio sopra il cocuzzolo, che le tiravano i capelli, ma non voleva lamentarsi. Ethel stava lavorando adesso sui lati. Era stata un'idea di Loretta: qualche giorno prima, osservando Maureen con aria critica, aveva detto: Faresti bene a lasciare che Ethel ti acconci i capelli. Quelle frange non ti donano mica tanto, bambina. Si direbbe che tu le abbia comprate dal commesso viaggiatore delle spazzole Fuller.

E ora, sopra i fogli di giornale disposti sul pavimento intorno alla sedia, si trovavano ciocche dei suoi capelli di un castano scuro. Sul tavolo c'erano le forbici portate dal salone di bellezza La Marvel, umide, con ciuffi di capelli appiccicati. Anche la lozione, lo spray e gli stessi bigodini erano stati portati a casa di nascosto dal La Marvel.

Come sta tua suocera? domand Ethel.

L'hai vista. Io non glielo chiedo.

Nonna Wendall, sebbene non stesse meglio, aveva occupato il salotto. Maureen non sapeva come questo fosse successo. A poco a poco, la vecchia si era impadronita del divano, standoci mezzo sdraiata, con una coperta imbottita sulle ginocchia, e guardando la televisione. Si svegliava tutte le mattine alle sei. La sentivano in cucina, mentre si preparava la colazione, e, quando si alzavano, i piatti della colazione si trovavano tutti nell'acquaio, a mollo, e nonna Wendall, quanto a lei, era in salotto, con il televisore acceso e il volume tenuto piuttosto alto, a guardare Today. Le veneziane erano abbassate, in modo che non ci fossero riflessi sullo schermo. Quando voleva andare in bagno, la nonna chiamava Loretta, se Loretta era in casa, oppure Maureen, se Maureen era in casa, o Betty, e, appoggiandosi pesantemente alla loro spalla, si trascinava sul retro. Sembrava pi massiccia di un tempo, sebbene non godesse di buona salute. Mangiava un mucchio di gelati. Aveva i capelli crespi e bianchi, sottilissimi, e il viso sembrava una massa di rughe. Ci nonostante, v'era ancora in lei un certo antagonismo giovanile. In quel momento, alle nove e mezzo di sera, si trovava sul divano, nella stanza in penombra, e stava guardando un programma televisivo; Maureen udiva gli applausi artificiosi e le risate che scrosciavano nel salotto buio. In cucina, le due donne erano stranamente silenziose.

Be' disse Ethel era la stessa cosa anche con Ma'... voglio dire che aveva con s la suocera. Dovette godersela per trent'anni. Ti piacerebbe, piccola?

Ges Cristo! esclam Loretta.

Quella vecchia continu a essere picchiata in testa per tutta la vita. Giuro, aveva il cervello rimescolato, o che so io. Arriv dalla Cecoslovacchia quando aveva diciassette anni e non si diede mai la pena di imparare l'inglese. Diceva che era troppo faticoso, che era troppo tardi per lei. Visse fino a ottant'anni, e non seppe mai niente, dico sul serio, niente di niente, non seppe mai della Seconda guerra mondiale, n di Hitler, n di nient'altro, era semplicemente matta. Non che fosse una cattiva vecchia, ma a te piacerebbe, Loretta?

Ges Cristo, no!

Abitavamo a Lycaste, allora.

Maureen sedeva obbediente, a capo chino. Ethel fin di disporre un'altra fila di bigodini. Li fiss con fermagli d'acciaio. Poi afferr lo spray per capelli e, per un bel po', spruzz da ogni parte la testa di Maureen.

Dio, come puzza quella roba disse Loretta.

Questo non  niente. Al salone di bellezza abbiamo un miscuglio davvero forte, altro che questo qui! disse Ethel. Viene fuori da una specie di cannone, l'hai visto? Dio, quanto  forte! Devo averne una pellicola sui polmoni, scommetto. Mi fa venir voglia di vomitare. Per quattro anni l'ho adoperato, e quanto volete scommettere che ho i polmoni rivestiti da quella roba, eh?

Oh, io scommetto di no.

A questo punto Ethel ravvi i capelli di Maureen lisci sulla fronte e li fiss con una striscia di nastro adesivo.

Va' a prendere il phon e asciugati ben bene tutti i capelli. Non devi andare a letto con i capelli umidi disse Loretta.

Inserirono la spina dell'asciugacapelli, e Maureen si rimise a sedere tenendolo in mano; era un modello portatile, acquistato per meno di dieci dollari. Le piaceva l'aria calda che le veniva soffiata sulla testa. Le lacrime che le faceva venire agli occhi erano lacrime innocenti, senza sofferenza. Come quando sbadigliava. Ben diverse dalle lacrime amare che la sorprendevano, aggredendola con tanta forza; talvolta, in biblioteca, dietro le pile di libri, si accorgeva di aver cominciato a un tratto a piangere, in preda a una passione di vergogna, senza capire. Sua madre piangeva di rado, ormai, e sua sorella non piangeva mai. Quanto a Jules, che ricordava di aver visto piangere soltanto pochissime volte, non era quasi mai in casa, ormai, e pertanto non sapeva niente di lui.

Lui aveva rinunciato a frequentare l'ultimo anno del liceo e diceva che non sarebbe pi tornato a scuola.

Le due donne sorseggiavano ora il caff e parlavano, evasive e sommesse, di qualcuno che Maureen non conosceva. Comprese che non avrebbe dovuto ascoltare. Si trattava di una donna che si era messa nei pasticci e il marito l'aveva cacciata di casa, e... Maureen pens a Jules. Si sentiva al sicuro tra quelle due donne, sua madre e l'amica di sua madre, stranamente al sicuro nel loro intimo, pettegolo tepore; parlassero pure di qualsiasi cosa, qualsiasi! In momenti come quelli riusciva a pensare a suo padre, o a Jules, o a episodi da incubo che normalmente l'avrebbero atterrita... come per esempio la ragazza trascinata su un'automobile, a meno di due isolati di distanza da casa loro, e violentata, e poi gettata gi, mezza morta, una ragazza che Maureen conosceva. Jules aveva cominciato a restare fuori di casa anche di notte fin da aprile, dicendo a Loretta che dormiva e passava la notte in casa di un amico. Aveva dato un indirizzo. Loretta si era messa a piangere, ma non aveva cercato il nome sull'elenco n si era data la pena di telefonare, e a poco a poco Jules aveva cominciato a restare fuori di casa due o tre notti la settimana. Maureen aveva saputo da altri ragazzi che stava marinando la scuola. Ma che cosa facesse durante il giorno, se avesse un altro lavoro o passasse il tempo vagabondando, se si stesse cacciando nei guai, questo nessuno lo sapeva. Aveva detto a Maureen: Quei marmocchi a scuola mi stanno dando ai nervi, sono cos tonti, accidenti. Sono dei poppanti. Non riesco a sopportarli. I ragazzi che aveva frequentato per anni erano indegni, secondo lui, e li evitava. Se aveva nuovi amici, Maureen non sapeva chi fossero.

Una sera, quando gli domand che cosa gli stesse succedendo, se non volesse pi bene a lei, a Ma' e a Betty, lui rispose, spazientito:  questa casa che non riesco a sopportare. Non la sopporto, questa topaia. Arrivo davanti alla porta e continuo a pensare, adesso vedr lui, l dentro... Invece c' sempre la vecchia. Continuo a pensare che lo sentir entrare con la macchina nel viale d'accesso. O che lo sentir alzarsi nel cuore della notte e andare in bagno. Rimangono troppi suoi ricordi, qui, e io non ce la faccio a sopportarli.

Lo ha fatto tre volte, scommetto. Ci sono state tre diverse volte disse Ethel.

Non avrebbe dovuto imparare? Ges! Loretta rise.

Come sta quella come-si-chiama, quella Connie? Continua a farsi vedere qui?

Ha un appartamento a Highland Park. Ha trovato un lavoro, ma non so che cosa faccia, non domandarmelo, si direbbe che sia qualche grande segreto, o che so io, da come parla. In realt, secondo Maureen e me, fa la cameriera. Che altro potrebbe fare, quella vacca? Oh, s, si fa ancora vedere, qualche volta. Lei e la vecchia si mettono a sedere in salotto e se per caso entri ti guardano storto, come se fossero a casa loro, maledizione. Connie deve pesare almeno novanta chili... che vacca! Viene qui dopo la messa e ha sulla testa il pi incredibile velo di pizzo che tu abbia mai visto, pizzo nero, drappeggiato intorno alla testa come un toro o una vacca spagnoli o che so io. E quelle due stanno a bisbigliare in salotto, a cicalare a pi non posso. Parlano di me, lo so, ma me ne frego. Spettegolino pure. Se non avessi un lavoro, impazzirei con il puzzo di quella vecchia megera e tutte le sue balle e il televisore acceso continuamente, ma sta' a sentire, ecco come la penso io: la prossima volta che si guaster il televisore, non mi dar certo la pena di farlo riparare, per fino a quel momento tanto vale che se lo guardi. Perch no? Non sarebbe poi cattiva, se soltanto si raddolcisse ogni tanto. Voglio dire, ricordo quando abitavamo tutti quanti in quella spaventosa fattoria, in campagna, e lei era molto pi giovane e faceva ogni genere di cose... oh, faceva il pane e le tagliatelle e preparava un mucchio di roba in conserva, sgobbava da matti, era tanto buona con Jules, ed era proprio un'altra persona. Adesso ha sempre la stessa espressione sulla faccia. Come una bomba. Sembra una bomba. Ma non mi piace parlare male di lei, perch...

Perch morir presto, pens Maureen.

Perch  la madre di Howard, capisci disse Loretta, senza molta convinzione.

Eh, s, lo so. Come ti dicevo, mia madre ebbe la stessa gatta da pelare. Per trent'anni.

Tua madre deve essere stata una santa.

S, era una specie di santa, adesso che ci ripenso. Noi tutti, i suoi figlioli, siamo convinti che fosse proprio buona. Vorrei non averle dato tante preoccupazioni...

Preoccupazioni! Ges Cristo, chi non ha preoccupazioni a questo mondo?

Loretta fiss lo sguardo su Maureen. Stava incominciando a guardare Maureen in un certo modo, ormai, seria e riflessiva. La cosa risaliva ad alcuni mesi addietro, quando Maureen aveva compiuto i quattordici anni. Quattordici anni! Dio mio! aveva esclamato Loretta, e Maureen si era sentita a disagio per quelle parole.

S, questo  vero. Questo  certo disse Ethel.

Nel salone ho i miei guai, quando Howard era vivo avevo guai, quando abitavo con mio padre avevo guai... uno dopo l'altro, per tutta la vita. Ma non mi sono lasciata demoralizzare.

Oh, no di certo. Hai proprio una bella cera, Loretta.

Bah, all'inferno disse Loretta, compiaciuta, rifiutando il complimento con un cenno della mano. Non mi lascer buttare gi dalle preoccupazioni.  venuto il controllore dell'acqua e ha detto che qualcuno, qualche monello, aveva rotto il contatore. Be', ho risposto io, la colpa non  mia. Sar meglio che non lo rompano pi, ha detto lui. Si rivolga ai miei vicini, ho risposto io, il contatore serve anche a loro, no? Te lo assicuro io, Ethel, ogni bastardo ignorante che passa per la strada finisce qui e cerca di rendermi la vita difficile. Questo tizio mi fa, lei non  la signora Wendall e questa non  Labrosse Street? E io gli ho risposto di dare un'occhiata alla targa della strada, se sapeva leggere. Gli ho detto che nessuno dei miei ragazzi aveva rotto il contatore e che poteva andare all'inferno se credeva che l'avrei pagato io.

Eh, s, cercano sempre di menarti per il naso. Se hanno un distintivo o che so io e arrivano su una camionetta, credono di poterti mettere sotto.

Posso assicurarti che nessuno mi metter sotto. Soltanto perch sono vedova. Quel piedipiatti, per esempio, quell'italiano, come diavolo si chiama, sta rompendo le scatole a Jules, e senza nessuna ragione. Com' che si chiama, Reeny?

Joe Mattuizzo.

S, proprio lui. Suo fratello minore era amico di Jules. La settimana scorsa, o due settimane fa, ha fermato Jules, lo ha preso su sulla macchina di pattuglia, e Jules non stava facendo niente, niente di niente. Lui e quell'altro agente lo hanno perquisito. Hanno detto che stavano ripulendo la strada e cercando ragazzi con coltelli o stupefacenti. Jules non lo possiede nemmeno, un coltello, a che diavolo potrebbe servirgli? In ogni modo, dovettero lasciarlo andare. Quando vidi quel bastardo, il giorno dopo, ciondolare dalle parti di Vernor, gli dissi: Vada a perquisire qualche negro schifoso e lasci in pace mio figlio! Lui cerc di comportarsi cortesemente ma io gli dissi che se avesse infastidito i miei figlioli si sarebbe pentito, e di ricordarsene.

Ma non fu lui, con Betty?

No, quello fu un poliziotto anziano, e non una cattiva persona disse Loretta. La sua faccia assunse un'espressione lievemente irritata, e Maureen si accorse che Ethel aveva sbagliato ad affrontare quell'argomento. No, si comport come si deve. Cap. Si limit ad accompagnarla a casa e a parlare con me. Gli offrii una tazzina di caff. Era un vero gentiluomo, non come quel bastardo di Mattuizzo, o come diavolo si chiama.

Betty, un giorno, era stata accompagnata a casa dalla polizia, perch sorpresa insieme a una banda di ragazzi che stavano forzando le serrature delle automobili parcheggiate nei pressi del Tiger Stadium. Era il pomeriggio di una partita di baseball, e le automobili avevano riempito tutti i parcheggi e persino i giardinetti davanti e di lato alle case private. Contro Betty non era stata formulata alcuna accusa. Loretta aveva pianto per tutta la sera, poi aveva schiaffeggiato Betty e tutto era finito l. Nessuno ne aveva pi parlato.

Ti assicuro che non riusciranno a buttarmi gi disse Loretta, irosamente. Non ci sono abbastanza bastardi in questa citt per buttarmi gi a lungo.

L'unico lavoro che la nonna di Maureen avrebbe dovuto fare era stirare la biancheria; era stata un'idea sua. Mentre Loretta rimaneva fuori di casa durante il giorno, lei avrebbe dovuto stirare stando seduta in cucina, con l'asse da stiro collocato tra due sedie, in modo da poterci arrivare. Sulla credenza della cucina c'era una radio che funzionava continuamente, trasmettendo brevi sceneggiati della durata di un quarto d'ora. Ma di solito la nonna si sentiva male e cos era Maureen a stirare al posto suo, intenerendosi, sentendo la superficie della pelle sollevarsi in escrescenze minuscole tanto era debole. Loretta, tornando a casa dal lavoro, diceva: Oh, vedo che hai stirato, Ma', grazie, ma la nonna non apriva mai bocca per dire che era stata Maureen a sbrigare il lavoro.

La odio! Vorrei che se ne andasse bisbigliava Maureen a Betty.

Dovrebbero venire a prenderla e gettare la chiave diceva Betty.

In parte, la nuova vita di Loretta era caratterizzata da una certa disinvolta e allegra cecit; si sarebbe detto che non vedesse quello che succedeva. Aveva sempre fretta. Arrivava a casa e si cambiava, scendeva al drugstore, andava a fare la spesa subito prima che la drogheria chiudesse, poi usciva per andare al cinema con Ethel o con altre ragazze che lavoravano nel salone di bellezza, andava al bowling con loro, era sempre incalzata dalla premura, e sembrava possedere l'energia beffarda di una sorella maggiore. Nei riguardi di nonna Wendall era comicamente cerimoniosa. Diceva: Reeny pulir la cucina e il bagno, stamane, Ma', e noi apprezzeremmo moltissimo la cosa se tu non camminassi sul pavimento. Quindi, se hai bisogno di andare in bagno, potresti magari andarci subito. Ti ci accompagno io.

Veniva in cucina in sottoveste, circondata da un odore di profumo e di sudore, le bretelline della sottoveste fermate con spille di sicurezza, e la gonna tesa attorno alle cosce, per cui si poteva vedere dove erano fermate le calze. Canticchiava spesso tra s e s. Quando si lagnava della paga troppo bassa del salone di bellezza La Marvel, non si trattava di lamentele serie, ma di una sorta di canzone, un altro modo di canticchiare. Quando Maureen cercava di spiegarle qualcosa, perch avesse bisogno di una gonna nuova, o di quindici centesimi per la campagna a favore della Croce Rossa a scuola, Loretta, il pi delle volte, non l'ascoltava. Oppure diceva: Bla-bla-bla. Aveva preso l'abitudine di rimanere in piedi con le mani sui fianchi, la bocca fissa in un sorriso paziente e incredulo. Forse ascoltava con lo stesso sorriso i racconti incredibili delle altre donne che lavoravano nel salone di bellezza. Forse ascoltava con lo stesso sorriso i racconti incredibili delle sue clienti. A volte, quando tornava a casa tardi, essendo stata a vedere un film, o al bowling, o magari in un bar, svegliava Maureen e Betty e dava loro un sacchetto di pretzel! Altre volte le svegliava soltanto per lagnarsi di qualcosa. Perch la casa era cos sporca? Perch quella gran tonta di Maureen non riusciva a tenerla pi pulita? Avrebbe messo Betty in riformatorio, nel carcere delle ragazze, s, proprio cos... e Betty, con i suoi occhi furbi e socchiusi agli angoli, con la sua pelle spessa, guardava la madre con lo stesso identico sorriso incredulo, lo stesso sorriso di Loretta. A volte Loretta entrava in casa con i capelli appena acconciati e con il viso tutto truccato, una donna quasi graziosa, dalla fronte lievemente accigliata, perplessa, e annunciava che sarebbe andata fuori a cena e voleva per piacere Maureen prendere il suo posto e cercar di non lasciare la casa in disordine?

Quanto pi Loretta restava fuori di casa, tanto pi potente diventava nonna Wendall. Maureen doveva correre per lei gi al drugstore. Doveva telefonare alla clinica per riferire i nuovi sintomi di sua nonna. Doveva andare dalla vicina per dirle che sua nonna avrebbe gradito in prestito un po' di cacao per preparare una cioccolata bollente. Se usciva per respirare una boccata d'aria e si limitava a rimanere sulla veranda della facciata con un'amica, sua nonna si sdraiava in salotto e chiamava: Maureen! Maureen! con una voce lamentosa. In estate Maureen giocava a parcheesi con una ragazza del vicinato e le partite venivano sempre interrotte. Sottovoce mormorava oh, all'inferno!, mentre rientrava in casa di corsa pensando: Che c' ancora? Che cosa vuole, adesso? E si trattava sempre di qualcosa di sorprendente, qualcosa che non avrebbe mai immaginato.

Un mattino, dopo che Loretta era uscita per andare a lavorare, nonna Wendall prese a parlare di lei. Sapete, se la sta spassando con ogni uomo che riesce ad accalappiare disse la vecchia. Betty ridacchi e scost la sedia dal tavolo. Oh, s che se la spassa! Credete che vostra nonna stia mentendo? Che inventi le cose? Me ne sto seduta in questa casa e non esco mai, ma so tutto quello che succede. Sono informata di tutto. Posso guardare dalla finestra, standomene da un lato, dietro la veneziana, e nessuno sa che vedo quello che succede, ma invece  cos. So tutto sul conto di quella ragazzina, di quella tua amica, Maureen... la ragazza con la brutta pelle e i capelli unti, proprio lei. So tutto sul suo conto. E vi sento parlare. Sento tutto quello che dite.

Maureen distolse lo sguardo.

Sta soltanto inventando disse Betty.

Sento tutto. Vedo tutto. E quando vostra mamma torna a casa, non torna sola. Li vedo l davanti sulla strada, in automobile... so ogni cosa, osservo. Lei crede che mi addormenti qui con il televisore acceso, ma io non dormo. So benissimo quando torna, e so tutto di lei. Non riesce a fregarmi...

Sei pazza disse Betty.

Non parlarmi cos, piccolo avanzo di galera!

Non sono un avanzo di galera disse Betty in tono lamentoso. Non mi hanno arrestata una sola volta! Non chiamarmi in questo modo!

Sento tutto quello che dicono. Oh, vostra mamma dice cose d'ogni genere,  una svergognata. Dice a quegli uomini tutto quello che vogliono sentirsi dire. Non posso riferire a due ragazzine come voi di che cosa si tratta. D loro appuntamenti per la sera seguente, fa promesse... quegli uomini sono sposati, probabilmente, e si limitano ad andare con lei soltanto per spasso, per vedere che cosa possano ricavarne, e vostra madre  cos stupida da credere che la sposino. Be', invece non la sposer nessuno, lei, con quei capelli tutti calcinati come un osso. Sembra proprio uno di quei galletti che hanno un ciuffo di piume bionde sulla testa.

Secondo me Ma'  bella disse Maureen.

Anche secondo me disse Betty.

La nonna si alz da tavola puntellandosi con le mani. Era curva, ma ancora abbastanza alta di statura; quelli che un tempo erano stati muscoli le pendevano a pieghe dalle braccia, visibili sotto le maniche troppo ampie del vestito di cotone. Aveva attorno a s un odore di carni non lavate. In realt era una donna molto sudicia; non le piaceva lavarsi. Somigliava tanto a un falco con quegli occhi aguzzi e la bocca a becco, che Loretta non osava dirlo.

A voi due piace rispondere e basta. Una con la faccia lunga e l'altra un avanzo di galera...

Betty non  mai stata in prigione disse Maureen.

Non mi hanno nemmeno mai arrestata ripet Betty.

Ti arresteranno disse la vecchia.

Me ne infischio se mi arrestano! So badare a me stessa, non sono una vecchia matta disse Betty. Indossava un paio di jeans e una camicia da uomo, ed era a piedi nudi. Lei e sua nonna si fissarono con rabbia, avevano quasi la stessa statura. Betty ridacchi come un ragazzo.

Una di voi due mi aiuti, adesso... devo andare in bagno.

Maureen si avvicin ubbidiente a sua nonna e l'aiut a camminare. La vecchia si appoggi a lei. Disse: Non osereste dire a vostra nonna di andare al diavolo se vostro padre fosse ancora vivo. Vi darebbe una bella lezione. O se vostra madre non andasse in giro con ogni uomo che riesce a trovare, con chiunque abbia i calzoni....

Piantala disse Betty.

... se non restasse fuori di casa fino alle ore piccole andando in giro in macchina e ubriacandosi!

Maureen and ad aprire la porta del bagno, ma Betty ci arriv prima di lei. Sbatt la porta e si avvinghi alla maniglia. Non farla entrare, la vecchia strega! Ti lasci sempre comandare a bacchetta!

Betty!

Lascia che se la faccia sotto!  comunque gi sudicia dalla testa ai piedi, la vecchia megera, la vecchia strega! Oppure lascia che vada fuori in cortile come i cani, buttala fuori, da questa parte, da questa parte! Betty spalanc la porta di servizio. Stava urlando. Avanti! Buttala fuori dalla porta di servizio! Non  migliore di un cane! Avanti, Maureen! Mollala!

Betty, sei impazzita?

Ne ho avuto abbastanza, non voglio pi sentirla! Non mi comander a bacchetta, lascia che te lo dica! Questa porta  spalancata, e lei pu scendere benissimo gli scalini e andare a fare le sue cose nel cortile dietro casa, visto che si crede tanto furba. Avanti! Avanti!

Mentre la nonna urlava, Maureen e Betty lottarono intorno a lei. Betty afferr il polso della vecchia e cominci a tirarla verso la porta. Maureen la tirava dall'altra parte. Era allibita, eppure trovava qualcosa di comico in quella situazione, nella furia di Betty, nei suoi occhi cerchiati di bianco, e nell'improvvisa debolezza della nonna. La vecchia era davvero debole. Non aveva pi forza. Betty le diede uno strattone tirandola avanti e Maureen dovette lasciarla andare. Ora va' fuori! Va'! Fa' quello che dico, perch adesso sono io a comandarti! url Betty. Quando la vecchia si afferr allo stipite della porta, Betty alz il piede, port indietro il ginocchio, come un uomo, e le sferr un calcio bene assestato nel fondo della schiena.

La vecchia cadde in avanti sul primo scalino dell'ingresso di servizio, poi rotol gi per gli altri scalini e per qualche metro sul terreno.

Abbassarono gli occhi su di lei. Giaceva l sotto, torcendosi senza un gemito.

Su, avanti, alzati! Non ti sei fatta niente! url Betty.

Il silenzio della vecchia le terrorizzava. Maureen non riusciva a muoversi.

Sta soltanto fingendo,  caduta apposta! Hai visto anche tu che  caduta apposta! disse Betty. Non intendo sopportare pi niente n da lei n da nessun altro! Nessuno mi metter sotto! Lascia che rimanga l e crepi! Lasciala stare! Hai visto anche tu che  caduta apposta per farmi mettere in prigione! Lo hai visto!
13

In quel mese di settembre, Maureen fu eletta segretaria della sua classe. Durante le riunioni doveva sedere alla cattedra di fronte alla vasta stanza, accanto al presidente. Doveva prendere appunti. Con la sua scrittura minuta e obliqua, annotava tutto, ansiosa di non lasciarsi sfuggire niente; sedeva ingobbita, scrivendo, mentre il ragazzo che presiedeva la riunione, con una voce intimorita e incerta, cercava di mandare avanti le cose, e suor Mary Paul, la loro insegnante, si guardava attorno severamente nell'aula per accertarsi che nessuno combinasse guai.

A volte facevano qualcosa, non durante le riunioni, ma fuori, nei corridoi... Maureen cercava di ignorarli. Nel cortile, durante l'intervallo di mezzogiorno, i ragazzi dicevano certe cose alle ragazze... era meglio non stare a sentire.

Dopo la scuola, durante il lungo tragitto fino a casa, lei e un'altra ragazza, Carol - una sorta di amica -, stavano attente a dove camminavano. Un pomeriggio, passando davanti a un vecchio magazzino, Maureen aveva visto un vecchio chiamarla a cenni, ed era stata abbastanza furba da stare alla larga e allontanarsi in fretta. Alcune ragazze raccontavano storie incredibili. Anche la madre di Carol raccontava storie incredibili. Maureen cercava di non ascoltare, con il viso in fiamme, e tutto in lei era confuso.

A volte la madre di Carol attaccava bottone con lei e sua figlia, e le costringeva ad ascoltare. Ogni cosa di lei era strana: i capelli unti, scompigliati, gi grigi, il corpo sciatto, maleodorante, il viso lucido, dall'espressione dura. Diceva a Maureen e a Carol di certe cose, parlando rapidamente e irosamente, senza guardarle; Carol rimaneva in piedi soffrendo per l'imbarazzo, una ragazza tarchiata, crucciata, bruttina, con la sudicia uniforme della scuola, grembiule blu e blusa bianca; Maureen, un po' pi educata, annuiva, s, s, agli ammonimenti della madre di Carol a proposito del fatto che le ragazze non dovrebbero mai scendere negli scantinati o entrare nei posti bui, non dovrebbero mai sedersi sulle tazze dei gabinetti pubblici, n guardare gli uomini per la strada, n ciondolare in nessun posto, n lavarsi le mani durante quel periodo del mese - altrimenti potrebbero ammalarsi gravemente e tutti saprebbero perch - e sapevano quanto era facile restare incinte e avere un bambino?

Maureen aveva paura della madre di Carol, eppure cercava di non indietreggiare; rimaneva immobile, compunta, e ascoltava, mentre Carol spostava il proprio peso da un piede all'altro, quasi sul punto di piangere. A scuola dicevano che la madre di Carol era matta. Carol, quanto a lei, non ne parlava mai. Maureen provava una sensazione di capogiro, pericolosa, era incapace di allontanarsi a mano a mano che la donna le si avvicinava, sempre parlando, sempre bofonchiando ammonimenti, ammonimenti; era chiaro, quella donna sapeva tutto del brutto della vita e le sue esperienze la ossessionavano. La schiacciavano come un peso. Le brutture sembravano rigonfiarsi fuori di lei, facendola parlare cos in fretta. Il sapere quelle cose l'aveva fatta ammalare di mente. Una volta mise la mano dietro il collo di Maureen e disse con rabbia: Quel tuo fratello, quel furbastro... Dove l'ha presa l'automobile? Quanti anni ha? Si crede in gamba, eh? L'altro giorno l'ho visto insieme a una donna, mentre passeggiava lungo la Michigan. Una donna. Chi  quella donna? Tua madre lo sa che cosa sta succedendo? O non riesce pi a dominarlo?.

Maureen balbett: Non ne so... niente.

Tutti i venerd, la classe di suor Mary Paul teneva una riunione. In quei momenti Maureen diventava la segretaria e timidamente si alzava dal suo banco per portarsi di fronte alla scolaresca. Era molto fiera del proprio compito. Il resto della settimana la lasciava confusa, e, durante il tragitto di ritorno a casa, qualunque cosa sarebbe potuta accadere, e anche a casa qualunque cosa sarebbe potuta accadere, ma essere segretaria, avere un compito particolare, era una cosa sicura. E lei si era messa in mente che in questo modo avrebbe potuto farsi un'esperienza e le sarebbe stato cos possibile diventare una vera segretaria dopo il liceo. Quell'idea era piaciuta a sua madre. Avrebbe trovato un impiego, guadagnato uno stipendio e sarebbe stata indipendente.

All'inizio della riunione, il presidente la pregava di leggere il verbale della riunione precedente. Lei lo leggeva adagio e con attenzione. Il quaderno ufficiale della segretaria era un comune quaderno con la copertina blu e fogli rigati dagli ampi margini. Sulla copertina un'etichetta diceva Aula 202. Verbali della segretaria. Suor Mary Paul, una donna massiccia, sulla cinquantina, aveva insegnato meticolosamente a Maureen come si prendevano gli appunti. Era una grossa responsabilit essere segretaria della classe. La suora, seduta alla cattedra con gli occhi chiusi, aveva detto a Maureen quello che doveva fare, molto seria, annuendo mentre parlava. Per prima cosa, niente penne a sfera. Soltanto una stilografica. E soltanto inchiostro blu scuro, non inchiostro blu chiaro, o inchiostro nero. Questo era importante. Ogni riga doveva essere asciugata accuratamente con la carta assorbente. Il tampone della carta assorbente doveva essere pulito. I verbali dovevano essere scritti su un foglio di carta qualsiasi, poi consegnati il luned mattina a suor Mary Paul per il controllo, quindi copiati con cura nel quaderno blu. Ogni parola doveva essere scritta adagio e attentamente. Nessuna parola poteva essere annullata tracciandovi su una riga; se si sbagliava bisognava cancellarla. Ed era difficile cancellare l'inchiostro blu scuro.

Maureen era terrorizzata ogni volta che doveva copiare i verbali nel quaderno blu. E se avesse lasciato cadere una grossa goccia di inchiostro?...

Aveva tanto da fare che si sentiva la mente un po' confusa. Il compito di segretaria era la cosa pi importante della sua vita, ma c'erano molte altre cose che doveva fare. Doveva alzarsi presto, mentre sua madre dormiva, e preparare la colazione e mettere il caff sul fuoco. Loretta usciva spesso tardi perch aveva lasciato il posto al salone di bellezza La Marvel e lavorava adesso al Checker Grill, che si trovava nella Michigan Avenue, a tre chilometri di distanza. La paga era migliore e anche le mance erano pi laute. Il locale aveva una clientela animata, diceva Loretta. Ma il lavoro la stancava e doveva dormire fino a tardi; cos Maureen era costretta a sostituirla tutte le mattine. Doveva svegliare Betty e farla alzare, e a volte Betty era cattiva, al mattino. Doveva sciacquare i piatti della colazione; e se lasciava seccare la crema di cereali su un piatto era difficile staccarla e sua madre la rimproverava. Doveva scopare la casa quando tornava da scuola e in certi giorni lavare i pavimenti, specie il pavimento della cucina, che diventava appiccicoso, e doveva cominciare a preparare la cena, perch Loretta era sempre fuori a quell'ora. Al sabato faceva il bucato e durante il resto della settimana stirava, a seconda dell'urgenza con la quale servivano i vestiti. A volte Loretta l'abbracciava e diceva: Questa  la mia brava bambina! Sei una ragazzina fantastica!. E a volte aveva fretta, si aggirava qua e l con i tacchi alti, cercando una blusa o qualcos'altro, e poteva anche esclamare, irritata: Vorresti dirmi che quella blusa si trova ancora nella cesta della biancheria?  mercoled e si trova ancora nella cesta?.

Maureen scriveva a scuola i verbali della segretaria, trattenendosi fino a tardi, perch a casa il quaderno si sarebbe potuto sporcare o spiegazzare.

Un giorno sua madre si ferm un momento e venne a sederle accanto. Era un sabato. Mise la mano, con tenerezza, sulla spalla di Maureen. Maureen si domand che cosa stesse succedendo. Loretta era forse gi ubriaca a quell'ora? Aveva i capelli arrotolati intorno a bigodini di plastica rosa. Odorava del borotalco che si metteva dopo il bagno. Be' stai crescendo, eh? disse, in tono confidenziale. Tu e io dobbiamo discutere un po', uno di questi giorni. Ges, come passano in fretta, gli anni! E anche quella marmocchia di Betty, sta diventando alta per la sua et... dov' che scappa, continuamente? Con chi va in giro?

Oh, con certi ragazzini. Non lo so.

Ma Loretta si dimentic di Betty. Betty, con le sue gambe muscolose, non faceva che entrare in casa e uscire, urtando contro i mobili, e si stava sempre meglio quando lei non c'era, e quindi perch Loretta avrebbe dovuto insistere e tormentarla affinch restasse in casa? Loretta fiss Maureen in un modo tenero, critico, curioso. Maureen si tir indietro appena un po'. Per qualche secondo vi fu il silenzio, poi Loretta disse, arrossendo: Tu... tu faresti bene a guardarti dai ragazzi, eh? Continuano a scherzare con te, i ragazzi?.

Ma', no!

Su, dimmi la verit.

Ho detto di no insistette Maureen, a disagio. Abbass gli occhi e si guard i piedi.

Loretta cerc di ridere. Il momento divenne intollerabilmente penoso. Infine Loretta disse con un tono aspro ma non cattivo: Le ragazzine della tua et non dicono mai la verit. Non credo a una sola delle parole che dici, bambina!.

A Maureen non venne in mente niente da dire. Si vergognava moltissimo.

Non vuoi domandarmi niente? Voglio dire, a proposito di qualsiasi cosa... sai disse Loretta.

No.

Bene.

Rimasero sedute per qualche momento in silenzio. Loretta si stava raschiando lo smalto da una delle unghie. Fece un suono di disapprovazione, come se lo smalto per le unghie l'avesse delusa.

Non ti vengono forti dolori di ventre, n altro?

No.

Be', sei sempre stata chiusa in te stessa. Hai un mucchio di segreti per una ragazzina della tua et disse Loretta con una risata, provando un gran sollievo, e congedandola.

Ma, mezz'ora dopo, usc dalla camera da letto in fondo alla casa e porse a Maureen un maglione, uno dei suoi. Tieni. A me sta troppo stretto... e a te andr bene. Lo vuoi? Su, prendilo. Provatelo.

Posso tenerlo? domand Maureen, sorpresa.

Ti ho detto di prenderlo. Provalo. Sedeva con il kimono di seta verde, a braccia conserte, osservando Maureen.

La ragazza si infil il maglione.

Loretta disse: Se ti tenessi pi diritta, ti starebbe benissimo. Avrai una bella forma, ma avrei dovuto metterti un busto... sai cos'?.

Maureen la fissava.

Un busto per farti stare diritta disse Loretta.

Come... di che si tratta?

Oh, Cristo, non vedi che scherzo? Non sai stare agli scherzi? Sempre la faccia lunga! Cristo! Non mi ringrazi nemmeno?

Grazie, Ma'.

Non hai un brutto viso per una ragazzina della tua et.

Maureen si volt dall'altra parte.

Se qualche ragazzo ti infastidisce, o qualcosa del genere, dimmelo. A scuola o altrove. Ok?

Maureen annu.

Se Jules non fosse sempre in giro a vagabondare...

Jules aveva lasciato la scuola. Lavorava in un'impresa di autotrasporti e aveva una macchina sua, una Ford 1950, e veniva a dormire a casa soltanto una o due volte alla settimana. Dove mangiasse, chi fossero i suoi amici, dove passasse le notti quando a casa non si faceva vedere, Loretta non lo sapeva. Quando glielo domandava, lui rispondeva: Me la cavo benissimo, non stare a preoccuparti e la conversazione passava a qualche altro argomento. Loretta non riteneva che facesse qualcosa di male perch, in fin dei conti, Jules le dava venti dollari alla settimana, tutte le settimane. Era un bravo ragazzo. La sola cosa brutta che fosse accaduta risaliva al mese di agosto, quando lo avevano arrestato insieme ad alcuni altri ragazzi e messo dentro per una ragione o per l'altra - furto, violazione di domicilio, comportamento sospetto -, ma era stato rilasciato dopo tre giorni, senza altre conseguenze. Forse avevano perduto le carte. Era stato varie volte nella casa d'accoglienza per ragazzi e una volta ve lo avevano trattenuto per un giorno e una notte prima che Loretta venisse a saperlo; Jules aveva detto loro di essere di Toledo, un fuggiasco. Cristo, che ragazzino matto! Quale immaginazione! si era limitata a esclamare Loretta. Ma le accuse erano state lasciate cadere, e Loretta aveva finito con il dimenticarsene. C'erano tante altre cose cui doveva pensare.

In primo luogo, dovettero traslocare di nuovo.

Ora che nonna Wendall si trovava in un ospizio e li aveva liberati della sua presenza, Loretta poteva fare quello che aveva sempre desiderato: trasferirsi in un appartamento. Era stufa, diceva, di mandare avanti una casa: doveva impiegare troppo del suo tempo. Le tubazioni del bagno perdevano sempre, la caldaia non faceva che impestare le stanze, tutto diventava sempre e sempre pi sudicio e andava in pezzi, ed era pericoloso abitare l, ormai, senza un uomo. Se soltanto Jules non fosse stato un tale vagabondo, ma non c' niente da fare con un ragazzo della sua et... Trov un appartamento d'angolo sopra un drugstore, non lontano dalle fabbriche della Cadillac. Era un quartiere migliore, diceva Loretta. Le piaceva. Le piaceva abitare in un appartamento. Scoprirono esservi pi scarafaggi che nella casa di prima, ma Maureen seguitava a dire che l'appartamento era bello perch Loretta sembrava tenerci a sentirlo dire: voleva cose belle, cose belle!... dopo tutto quello che aveva passato! Le meritava. Meritava una vacanza, o una pelliccia, o un televisore pi grande, o qualche altra meravigliosa sorpresa... non sapeva quale. Poi, un giorno, accenn a Pat per la prima volta.

Seguitava a parlare di Pat... Maureen credette prima che Pat fosse una donna, ma poi si rese conto che si trattava di un uomo. Pat conosce tutti i retroscena di quella faccenda del figlio del sindaco diceva Loretta. Oppure: Pat ha detto che l'incendio  stato doloso, in realt, il proprietario  un ebreo, e ha intascato un milione di dollari dell'assicurazione.

Maureen e Betty si scambiavano occhiate, ma Loretta non spiegava mai. Faceva parte del suo nuovo stile nervoso e incostante parlare in fretta, in tono eccitato.

A scuola, Maureen pensava con paura: Chi  Pat?

Un pomeriggio, incontr suo fratello. Indossava un impermeabile scuro; era bello. Allontanatosi dall'atmosfera della famiglia, doveva essersi sentito libero, finalmente, di sembrare cos bello per la strada! Gli afferr il braccio, sopraffatta dalla felicit per averlo incontrato.

Tesoro, ho fretta, devo entrare qui per comprare le sigarette disse. Aveva l'aria di sentirsi un po' colpevole.

Maureen si guard attorno delusa. Vide un'automobile accostata al marciapiede, non il vecchio macinino di Jules, e sull'automobile c'era una donna dai capelli biondi molto corti, tagliati diritti sulla fronte e sulle orecchie. Aveva un'espressione da ragazzo, fredda. Guardava Maureen, ma la sua faccia non lasciava trapelare nulla.

Jules, c' un tale che Ma' sta frequentando... si chiama Pat. Tu ne sai qualcosa?

Ho fretta...

Quando torni a casa? Che cosa  successo? Hai mai sentito parlare di questo Pat?

 uno come tanti.  a posto.

Lo conosci?

 a posto. Si sottrasse alla sua stretta con dolcezza ed entr nel drugstore.

Maureen lo segu. Non ti piace pi stare a casa con noi? domand. Hai una casa tua, adesso?

Me la cavo benissimo.

Non ci vuoi pi bene?

Certo che ti voglio bene.

Non tornerai pi a scuola?

L'ho fatta finita con queste fesserie.

Non verrai a trovarci, Jules? Perch no? Non mi piace l'appartamento dove abitiamo adesso. Non riesco a dormire. Continuo a pensare che ci troviamo in un altro posto... mi confondo. Mi sembra sempre di udire Pa' girare per la casa, sai, come quando si alzava per andare in bagno di notte. Perch Ma' ha voluto traslocare?

Vi trovate meglio, l dove siete.

Non mi vuoi pi bene, Jules?

Ehi, hai bisogno di soldi?

Non voglio soldi! grid Maureen.

Jules le volt le spalle, seccato. Sua sorella parlava a voce troppo alta. Si avvicin al banco e compr le sigarette. Maureen gli fiss le spalle, stava accadendo qualcosa, qualcosa di terribile... stava perdendo Jules, o gi lo aveva perduto... stava perdendo qualcosa, o lo aveva gi perduto.

Quando Jules torn indietro, gli disse, compita: S, un po' di soldi potrebbero farmi comodo. Puoi prestarmi un dollaro?.

Ma certo, dolcezza. Jules sorrise, sollevato, e si tolse di tasca il portafoglio. Maureen not che sembrava nuovo. Tieni le disse lui, dandole tre dollari va' a vedere un film, o che so io. Comprati un vestito. Fai la brava.

Un vestito con tre dollari? rise Maureen.

Lui le diede un'altra banconota... una banconota da cinque dollari.

Oh, Jules, grazie! Grazie!

Si fissarono, a un tratto in preda all'imbarazzo. Jules mise via il portafoglio. Maureen mise il denaro nel borsellino, un residuato dell'esercito, un piccolo borsellino a forma di scatola, come lo avevano tutte le ragazze; era servito, dicevano, per mettervi cartucce.

Uscirono dal drugstore. Maureen non os fare domande sulla donna nell'automobile.

Ehi, come sta Ma' in questi giorni? domand Jules, facendo marcia indietro.

Benissimo.

E Betty?

Non lo so, come al solito.

E la nonna?

Come al solito anche lei, credo.

Abbi cura di te, piccola.

Maureen non volse lo sguardo verso la donna sull'automobile. Aveva l'impressione di correre qualche strano pericolo, anche se non sapeva quale. Nei modi nervosi e allegri di Jules c'era qualcosa che la spaventava.

Mentre tornava a casa, quel pomeriggio, si accorse di aver perso il quaderno della segretaria. Era scomparso. E perch lo aveva portato a casa, che cosa le era saltato in mente? Il quaderno dalla copertina blu, i verbali ufficiali... I verbali risalivano al 1953, in quel quaderno, trascritti da altre segretarie; e lei, Maureen, l'aveva perduto. Aveva preso con s parecchi libri e il quaderno, ma adesso il quaderno era scomparso. Guard ripetutamente, tra i libri. Non trov nulla.

In preda al panico, corse indietro fino al drugstore. Guard dentro. Guard fuori, sul marciapiede. Era strano, perch aveva deciso di portare il quaderno a casa? Ma non riusciva a pensare. Torn rapidamente verso la scuola, con il cuore che le martellava. Il quaderno blu era per lei cos reale che continuava a credere di vederlo, sulla soglia di un portone, in un vicolo, nel rigagnolo... stava impazzendo, vedeva il quaderno l dove non c'era, e gli occhi cominciarono a riempirsi di lacrime... Ma come avrebbe potuto smarrirlo? Doveva averlo lasciato a scuola.

Pos i libri sul bordo del marciapiede e li sfogli di nuovo. Le tremavano le dita. Deve essere qui, pens. Alcune persone le passarono accanto. Guardarono la ragazzetta con l'uniforme della scuola delle suore, il cappotto aperto, i capelli folti e gonfiati, intorno al viso, dall'aria di quell'ampia, ventosa, fredda Michigan Avenue; una ragazzetta che stava passando per la peggiore esperienza della sua vita. La sbirciavano e distoglievano lo sguardo. Parve a Maureen che la sua vita si stesse sgretolando. Il mondo si stava spalancando per farla cadere in una trappola, stava perdendo il senno, si sentiva disfatta, smembrata. Era come quella volta che aveva avuto la prima mestruazione a scuola, un caldo fluire di sangue, una tremenda, sconvolgente sorpresa, anche se non del tutto una sorpresa, in realt, ed era andata nei gabinetti delle ragazze e, tremante, quasi in preda a una convulsione, aveva tentato di rimediare, ma non le era venuto in mente nulla che potesse fare, c'era soltanto quel sangue che scorreva fuori di lei e non voleva fermarsi, e si sentiva in presenza della madre di Carol... della greve, ammiccante, laida saggezza dei pazzi che sanno tutto, sono preparati a tutto e per i quali non vi  sorpresa cos sconvolgente da non poter essere padroneggiata con un sorriso storto... Sarebbe stata la fine se si fosse messa a piangere. E cos riprese i libri e corse verso la scuola. Attravers un terreno in costruzione che aveva gi attraversato prima. C'erano pezzi di carta e rifiuti dappertutto, ma nessun quaderno blu. Guard bene lungo il sentiero, scostando i rifiuti con i piedi: niente. Guard in un vicolo. Si volt, in uno strano terrore sospeso, e guard gli edifici che la circondavano, mal ridotti, privi di caratteristiche, i vuoti edifici degli adulti che non le dicevano nulla: Michaelson Brothers Towel Service, Lenox Photographs, Detroit Furniture and Refrigerator Resale. Il vento le gettava contro la polvere. Gli occhi le lacrimavano. Pens di nuovo a Jules, che si era allontanato in macchina, e alla madre di Carol, e all'aula 202 e a suor Mary Paul. La suora aveva una di quelle facce che sanno tutto. La vita di Maureen dipendeva da lei. Maureen era colpevole e mai, mai sarebbe stata perdonata, non esisteva alcuna via d'uscita, alcuna via di scampo, alcuna possibilit di aiuto... oh, avrebbe rinunciato a tutto, avrebbe rinunciato a sua madre, a suo fratello, alla sua vita stessa, soltanto per poter essere di nuovo innocente, perch le cose tornassero a essere com'erano state alle due e mezzo di quel pomeriggio!

Trafelata, piangente, arriv a scuola. Suor Mary Paul era ancora in aula. Parve disgustata. Va' a cercarlo disse a Maureen. Maureen corse fuori per cercare il quaderno. Rifece frettolosamente il giro del cortile di cemento, pur sapendo che il quaderno non poteva essere l, ma forse la suora la stava osservando da una finestra. Guard lungo la recinzione, dappertutto lungo la recinzione: niente. Guard in un mucchio di rifiuti. Il cortile era deserto. I muri erano insudiciati da parole scarabocchiate, in parte misteriose e proibite. Maureen, di solito, non leggeva quelle parole, ma quel giorno rimase in piedi a fissarle ottusamente. Nel cortile non si trovava nessun altro. Tutto era finito, terminato... il futuro era finito. Il vento, soffiando in alto intorno al campanile della vecchia chiesa, faceva un suono curioso, cavernoso. Maureen non sapeva che cosa fare. Non sapeva quasi che cosa pensare, come occupare la propria mente.

Infine torn sui suoi passi, fino all'angolo dove aveva incontrato Jules. Forse Jules aveva visto il quaderno? Forse lo aveva lui? Guard dappertutto, dappertutto. And avanti e indietro sul marciapiede. Poteva mai essere che il quaderno fosse gi in casa? In qualche modo, riportato a casa? O forse lo aveva rubato qualcuno a scuola? Sarebbe riuscita a comprare un quaderno identico a quello che aveva perduto? Ma non avrebbe mai potuto inventare i verbali del passato, le tante pagine di verbali degli altri anni - era impossibile, una trappola senza uscite -, discussioni sui bicchierini di carta, discussioni per stabilire chi avesse preso i guanti di un compagno, tutti quei verbali di conversazioni svoltesi nell'aula 202, tutto perduto, e tutto per colpa sua.

Sent che la mente le si stava disfacendo. Torn a scuola di corsa.

Suor Mary Paul era a messa, le dissero. L'orologio segnava gi le quattro e mezzo. Maureen l'aspett. Non sono riuscita a trovarlo! disse, ricominciando a piangere.

Continua a cercarlo rispose, fredda, la suora.

Maureen tent di afferrarle le mani. Mi perdoni, la prego! Mi perdoni! Non avevo l'intenzione di perderlo...

Va' a cercarlo. Continua a cercare.

Continu a cercare lungo la strada, finch non fece buio. A casa, pianse. La mattina dopo si alz alle sei per uscire a cercare ancora... un quaderno blu, perduto, un quaderno blu, doveva trovarlo. Non pensava ad altro. Ogni mattina, per tutta quella settimana, dovette riferire a suor Mary Paul che stava ancora cercando. Cercando sempre. Suor Mary Paul diceva: Continua a cercare. Quelli sono verbali importanti. La settimana trascorse adagio, come in un sogno. A Maureen faceva male la testa, continuamente; non riusciva a dormire, giaceva sul letto e continuava a piangere finch Betty non le diceva di smetterla.

Un giorno, un'altra suora la ferm nel corridoio e disse: Suor Mary Paul non te lo direbbe mai personalmente, Maureen, ma  molto soddisfatta di come tu stia cercando il quaderno. Continua a cercare.

Maureen per poco non pianse di gratitudine. Volle baciare le mani della suora. Continu a cercare, ma non trov mai il quaderno.

14

Maureen si stava spazzolando i capelli. Si sporse verso lo specchio con un'espressione critica che somigliava a quella di sua madre. Gi da qualche minuto era pronta per andare a scuola e non aveva altro da fare: aveva fatto colazione un'ora prima, e ora gli altri stavano mangiando e facevano rumori a tavola. Cerc di non ascoltarli, ma quei suoni non potevano essere ignorati. Doveva ascoltarli anche di notte; doveva ascoltare il russare di lui. Un tempo aveva dovuto ascoltare il russare di suo padre. Aveva dovuto ascoltare il russare della nonna... un boccheggiare rauco, come qualcuno che soffocava, in cerca d'aria, quasi non umano. Di notte dormiva e si destava, dormiva e si destava, sognando, mentre dormiva, di essere desta, e terrorizzata dalla possibilit di non riuscire mai a dormire, udendo continuamente i rumori della sua famiglia, senza mai essere libera. Aveva cerchi scuri sotto gli occhi, segni che rimproveravano. Si contempl criticamente nello specchio, udendo, attraverso la propria immagine riflessa, la voce di lui levarsi in cucina.

Credo che dovr andare al garage, oggi stava dicendo. A vedere che cosa c' di nuovo. Hanno...

Maureen non lo chiamava Furlong, che era il suo cognome, e non lo chiamava nemmeno Pat. Non c'era proprio nessun modo di chiamarlo. Loretta le aveva detto che avrebbe dovuto chiamarlo Pa', ma Maureen si era limitata a tacere, non avendo niente da dire.

Betty, alle sue spalle, lo chiamava quell'uomo.

Quando Maureen usc, lui sedeva ancora al tavolo di cucina, che era stato spinto in un angolo. Non portava la camicia. Il petto, ampio, ma, ci nonostante, un po' infossato, coperto di folti peli grigi e ricciuti, si sollevava e si abbassava nel respiro; lui stava sorseggiando rumorosamente il caff. Teneva la tazza tra tutte e due le mani. Loretta rimaneva alle sue spalle e pigramente gli massaggiava la schiena.

Non sollevare niente, se qualcuno vuole una mano disse Loretta. Devi prima farti passare questo disturbo. Un'ernia del disco sarebbe terribile.

Una che? domand Furlong.

Un'ernia del disco, qualcosa nella spina dorsale. Succede agli uomini quando sollevano grossi pesi. Sbirci Maureen. Aveva la faccia increspata in un'espressione graziosa di preoccupazione.

Gi, s, questo freddo dannato non mi ha fatto per niente bene disse Furlong.

Aveva il mal di schiena. Un tempo, quando stava bene - alcuni mesi prima, presumeva Maureen - era stato camionista. Apparteneva al sindacato dei camionisti. Ma adesso si limitava a trafficare in un garage dove lavoravano certi suoi amici, sebbene quel genere di lavoro non fosse degno di lui. Aveva parecchio tempo libero per le mani. Sembrava esaminarsi spesso le mani, interdetto e irritato vedendole vuote, un pezzo d'uomo che stava ingrassando. Non appena la schiena gli fosse guarita, diceva sempre, si sarebbe rimesso sulla strada e avrebbe guadagnato parecchi soldi.

Betty, che diceva di odiarlo, quel mattino lo stava assediando. Gli faceva domande sugli autocarri. Sugli incontri di pugilato. Che cosa pensava di Rocky Marciano? (Rocky Marciano era uno degli eroi di Betty; nella propria stanza aveva attaccato alla parete, con nastro adesivo, una sua fotografia.) Aveva mai fatto a pugni, lui? Aveva mai maneggiato una pistola? Non c'erano sparatorie, a volte? Un camionista non era stato ammazzato proprio l'altro giorno? Lui sapeva tutto di quella faccenda, giusto? I retroscena? Un camionista non iscritto al sindacato era stato ucciso mentre si recava a East Lansing; un grosso pezzo di metallo era stato lanciato da un sovrappasso e aveva sfondato il parabrezza del suo camion. Il News aveva pubblicato al riguardo un lungo articolo illustrato. Non sapeva tutto di quella storia, Furlong, non sapeva chi era stato?

Lui strofin con energia la mano sul capo di Betty, come se lei fosse stata un ragazzo, un ragazzetto che lo infastidiva e, ci nonostante, gli era gradito. Betty cerc di non trasalire di dolore. Scusami, piccola disse Furlong ma questi sono segreti.

Si volt verso Maureen, sorridendo. Bene disse goffamente, ma con lo stesso sorriso protettivo e autoritario che soleva rivolgere a Betty bene, dove stai andando? A Hollywood per entrare nel cinema?

 l'uniforme che portiamo a scuola, questa disse Maureen. Cerc di non guardarlo; la sua stupida presa in giro la rendeva infelice.

Quel vecchio grembiule ce l'ho sotto gli occhi da non so quanto tempo. Sono anni che Reeny lo mette per andare a scuola disse Loretta, con una voce acuta e sorpresa. Lasci scivolare le braccia sul petto di Furlong e guard Maureen da sopra il capo di lui con una certa tenerezza. Sono le suore a insistere che lo portino, sai.

Non stavo mica scherzando, n la prendevo in giro; secondo me sta benissimo. Non hai ancora fatto colazione, Maureen?

Stava cercando di essere amichevole.

S. Ora vado.

Aveva un corpo tozzo, muscoloso, e stando cos spesso senza camicia - o in canottiera o a torso nudo - Maureen confondeva i peli grigiastri e ricciuti sul petto di lui con la sua faccia. Ne aveva un'idea confusa, come di un uomo peloso, con capelli ricci simili a trucioli, molto rigidi, grigi, irreali. Ma la sua faccia era sempre ben sbarbata. Una faccia pulita e schietta. La testa, come il corpo, sembrava dura e muscolosa; i capelli ricci erano tagliati corti sulla nuca, molto in ordine; il naso era piccolo ma molto in risalto, con le narici cos grandi e scure. Ne spuntavano peli minuscoli, appena visibili. Maureen immaginava che le donne avrebbero definito bello quell'uomo. Ma quando doveva passargli vicino, sentiva l'odore che lo accompagnava sempre... non semplicemente di sporcizia, di sudiciume e di grasso, ma l'odore personale, privato, del suo corpo. Non ricordava che suo padre avesse mai avuto quell'odore... sapeva quasi sempre di tabacco. E non trovava Furlong bello. Lo odiava. Nei suoi sogni a occhi aperti lo immaginava morire come era morto suo padre, schiacciato da metallo, metallo rovente. La morte degli uomini doveva essere brutale, una morte provocata da tonnellate di metallo che frantumavano costole, che frantumavano crani, perch gli uomini stessi erano cos brutali. Persino il loro modo di respirare era brutale. Il loro modo di russare. Duro, ritmico, deciso, il loro modo di respirare di notte; o, durante il giorno, il loro modo di mangiare e di parlare, il modo con il quale sedevano a tavola, tutto negli uomini era brutale. Furlong non faceva che prenderla in giro, o quasi. Cercava di farsela amica, con quelle dita tozze, brutali, e quelle unghie sudicie. A volte, a messa, Maureen si sorprendeva a pensare a lui. Pensava a un movimento rapido, un lampo, che non sapeva spiegarsi del tutto, a un cadere di metallo, a qualcosa di tagliente. Un'arteria recisa. Un braccio maciullato e stritolato. Un incidente, un incidente... una volta capitato, non si sarebbe pi potuto tornare indietro! E, con il petto nudo, quell'uomo non poteva resistere a niente, era aperto, vulnerabile, in attesa... avrebbe gridato di dolore, invocando aiuto, ma nessuno avrebbe potuto aiutarlo. Un uomo che va verso la morte non pu essere soccorso.

Poi rientrava in se stessa, scossa e piena di vergogna, e ricordava di trovarsi in chiesa e di essere felice per sua madre: perch Loretta non avrebbe dovuto rimaritarsi ed essere felice?

Ehi, Reeny disse Loretta, mentre Maureen si avvicinava alla porta bada di tornare subito a casa, oggi.

Va bene.

Non andare a bighellonare in giro n altro. Ho bisogno che tu torni a casa.

 Betty ad andare a bighellonare in giro disse Maureen con dignit.

Va' all'inferno disse Betty.

Torna subito a casa e basta, Maureen disse Loretta. C' tutta quella biancheria da stirare nella cesta...

Ho detto che torner subito.

Maureen voleva uscire, ma Loretta sembrava avvinghiarsi a lei. Loretta disse con una voce acuta, critica, eppure non sgradevole: Stanno succedendo molte cose, a quanto mi dicono. Sento dire parecchie cose. Non voglio che tu vada a girare nel negozio a prezzi fissi, o con quella Carol, come si chiama, sua madre  matta da legare. L'hanno trovata in sottoveste mentre correva fuori, durante un temporale, che te ne pare? Ha detto che c'era qualcuno in casa, che qualcuno voleva farle la pelle. E non voglio nemmeno che tu torni a casa passando per la strada pi lunga, ci sono troppi furboni in giro che cercano ragazzine come te.

Ormai si faceva chiamare signora Furlong. Non era pi la signora Wendall. Maureen e Betty e Jules, per, continuavano a chiamarsi Wendall; Maureen ne era lieta. Pensava e ripensava al significato del suo cognome. Pensava al nuovo cognome di sua madre, signora Furlong, e continuava ad aspettare che le cose cambiassero, che tutto si chiarisse e si rasserenasse, ma non succedeva niente. Non cambiava niente. La signora Furlong continuava a lavorare al Checker Grill e Furlong restava fuori di casa quasi tutto il giorno andando chiss dove, facendo conoscenze, informandosi sulle novit, telefonando, facendo chiss che cosa, dandosi da fare, taciturno. Poi tornava a casa.

La madre di Carol non  poi cos cattiva disse Maureen, imbronciata.  una persona con la quale si pu vivere.

Be', s, non intendevo criticarla disse Loretta, apprensiva e femminile. In effetti il manicomio servirebbe soltanto a farla peggiorare. Tu, per, farai bene a star lontana da loro, senn crederanno matta anche te.

La gente pensa gi adesso che sia matta disse a voce alta Betty.

Non  vero esclam Loretta.

Pensano tutti che se la tiri, ha sempre il naso in aria.  davvero un gran personaggio. Betty, cercando di farsi guardare da Furlong, parlava sfacciatamente. Per dimostrare che sapeva qualcosa di cui nessuno di loro era informato, abbass la testa, quasi che il peso delle sue conoscenze fosse eccessivo per lei, un giogo tremendo.

Tu, che vuoi sapere tu disse Maureen, sprezzante, e apr la porta.

Loretta disse: Ricordi quello che ho detto, di tornare subito a casa, bambina? Ok?.

S, Ma', s.

Non mi piace vedere le ragazze ciondolare in certi posti come il negozio a prezzi fissi soggiunse Loretta, seria, rivolta pi a Furlong che a Maureen. Ci vanno soltanto per rubare qualcosa, e lo si capisce benissimo. Non riescono a nasconderlo. Se dovessi mai sorprendere Maureen a rubare qualcosa in quel modo...

Maureen sospir esasperata. Maureen, sempre Maureen. Perch sua madre non la lasciava andare?

Ma lei, probabilmente, si incontra con i ragazzi disse Loretta.

Forse stava cercando di prenderla in giro, affettuosamente; forse no. C'era in lei qualcosa di animato e di nervoso, quel mattino. Era stato l'accenno alla madre di Carol, suppose Maureen. Sapeva che il padre di Loretta era morto in manicomio, che alla fine era diventato pazzo, pazzo furioso, e Loretta, in un modo o nell'altro, continuava a ricordarlo... quando il babbo era vivo, accennava alla cosa lui stesso, immancabilmente. Sono tutti matti nella tua famiglia diceva.

Non mi incontro con i ragazzi disse Maureen.

Se ne and. Non sapeva se offendersi, arrabbiarsi, o dimenticarsene. Sua madre se la prendeva sempre con lei, eppure non nel modo in cui se la prendeva con Betty, era qualcosa di diverso. Maureen si innervosiva, ma non era che fosse proprio risentita. Non riusciva a capire. In quei giorni Loretta non era pi la donna di un tempo. Lei e Furlong si erano sposati il primo ottobre ed erano andati in viaggio di nozze per quattro giorni, a Chicago, avevano detto, e adesso era il venticinque ottobre e continuava a esserci nell'aria un'eccitazione da capogiro, qualcosa di strano. Che cosa significava il loro matrimonio? Che cosa stava succedendo? Era legale, quel matrimonio e definitivo, oppure lui se ne sarebbe andato, un giorno o l'altro?

Tutto era convulso, rumoroso. Maureen pensava che la vita sarebbe dovuta essere tranquilla e ragionevole, e invece in casa loro accadevano sempre troppe cose. L'appartamento era troppo piccolo. La biancheria da lavare e da stirare e i piatti rimanevano in giro finch Maureen non riponeva ogni cosa. C'erano vestiti dappertutto. Asciugamani, lenzuola, scatole di cereali chiuse male, coltelli sporchi, le scarpe di Furlong le cose di Betty... tutto rimaneva sparso qua e l, in attesa che Maureen lo mettesse a posto. A volte Furlong faceva venire i suoi amici; uomini che giocavano a carte e bevevano in cucina fino alle ore piccole. Betty rimaneva fuori di casa fino a tardi. Jules non si vedeva mai; non veniva mai a trovarli. Maureen si metteva a sedere in camera sua, cercando di fare i compiti. Si sforzava di non udire il chiasso che giungeva dalla cucina; o dal televisore; o da Loretta e Furlong che discutevano; o scherzavano, o ridevano insieme; due bambinoni, due sciocchi. Le riusciva sempre pi difficile fare i compiti. Da quando avevano traslocato in quell'appartamento; non era pi riuscita a dormire bene... dormiva; per una parte della notte, ma non bene. Continuava a svegliarsi. Il cuore sembrava palpitarle, come se avesse udito qualcosa che a lei era sfuggito. Impiegava un'ora per fare una pagina di esercizi di matematica, a volte pi di un'ora, mentre sedeva con le mani premute sulle orecchie, fissando il libro, sforzandosi di capire quello che leggeva.

Era ormai arrivata alla prima superiore. I compiti le sembravano pi difficili. La sua mente sembrava funzionare a rovescio, tendere all'indietro, opporre resistenza a quanto avrebbe dovuto fare. Una piega o una macchia sulla pagina la distraevano, tornavano ad attrarre ripetutamente il suo sguardo, finch, in preda all'esasperazione, doveva coprirle con la mano. Voleva accontentare la sua insegnante... per lei, in quel momento, sembrava non esservi nulla che contasse di pi. Ma la sua mente pareva resistere. Voleva fuggire. Gli amici di Furlong si trattenevano per ore, e verso le due del mattino, quando Loretta tornava a casa dal lavoro, nessuno si dava nemmeno la pena di andare ad aprirle la porta, doveva aprirla da sola. Maureen, che giaceva insonne e sfinita in camera sua, sentiva tutte queste cose, ma non riusciva a capire esattamente che cosa significassero.

Perch succedevano sempre tante cose?

Maureen si affrett a uscire. Era sempre piacevole andarsene da quell'appartamento. Andava a scuola da sola, ormai, camminando in fretta. Non riusc a decidere se offendersi o adirarsi a causa della presa in giro di Loretta. Suppongo che tu abbia un amichetto segreto diceva sempre Loretta. Era diventata leggermente pi magra dopo il matrimonio. Le si vedeva il profilo delle scapole quando si sporgeva in avanti, avvolta nel kimono verde. La sua faccia aveva un pallore bluastro quando non era truccata, e a volte si lasciava sfuggire oggetti di mano. La sera prima aveva lasciato cadere le forbici, e Maureen era stata costretta a raccattargliele. Mi sento girare la testa, se mi chino aveva detto sua madre.

Maureen provava nei suoi riguardi una singolare tenerezza, in parte risentita, in parte protettiva. Ma non vedeva l'ora che giungesse il momento in cui se ne sarebbe andata da casa, come Jules.

*

Ogni volta che era libera, si recava alla biblioteca. Crescere e andarsene da casa erano in qualche modo collegati, nella sua mente, alla biblioteca... la biblioteca di notte, il suo silenzio, la sua ospitalit. Qualsiasi cosa sarebbe potuta accadere. Non accadeva niente, ma poteva accadere tutto. Sedeva ai lunghi tavoli lucenti e liberi, leggendo, sfogliando nervosamente volumi, alzando gli occhi ogni volta che qualcuno entrava nella vasta sala di lettura, aspettando. Le piaceva andare in biblioteca la sera, quando sua madre era fuori al lavoro. Furlong se ne infischiava di sapere dove andava lei. Se Loretta fosse stata in casa, non l'avrebbe mai lasciata uscire e cos Maureen cominci a pensare che era un bene che sua madre lavorasse, era un bene essere lasciata sola.

Sfogliava riviste, attenta e incuriosita da quel che stava facendo il resto del mondo. In una rivista di lusso trov l'annuncio di un fermacarte, un gattino di cristallo. Costava cinquecento dollari e doveva servire a tener ferme le vostre carte importanti. Immobile, fiss a lungo l'annuncio. Osservava i vestiti che indossavano le donne, dalle lunghe gambe e dall'aria imbronciata; i loro volti pi belli del suo e remoti, come se fossero donne provenienti da un altro pianeta, che parlavano una lingua diversa. Fissava queste fotografie, consapevole di aver fallito, sebbene fosse ancora giovane; il suo fallimento era collegato in qualche modo al fatto che non riusciva a dormire. Non sarebbe mai cresciuta e diventata una donna normale: qualcosa l'avrebbe afferrata e trattenuta, qualche intoppo, qualche incapacit di sognare il modo per sottrarsi alla fanciullezza.

Pi di ogni altra cosa le piacevano i romanzi. Le piacevano i romanzi ambientati in Inghilterra. Non appena leggeva la prima pagina di un romanzo di Jane Austen, si sentiva soddisfatta, stupita, eccitata, sapendo che era tutto vero: il mondo di quel romanzo era reale. La sua vita a Elson's Drug, o in Labrosse Street, non poteva essere reale. Il parlottare di sua madre, i grugniti e l'irascibilit di Betty, il fatto che doveva accontentarsi di intravedere Jules per la strada, tutto questo non era reale come i romanzi, non era altrettanto convincente. In tutti loro non vi era alcunch di definitivo, come nei personaggi dei romanzi. E quando sua madre le muoveva quelle orribili accuse di incontrarsi con i ragazzi mentre sarebbe dovuta essere a scuola, come poteva questo essere reale? Come potevano essere reali quelle parole?

Il resto della giornata, la notte che segu, non bastarono ai suoi pensieri. Era sconcertata, immersa nella confusione di tutto quello che nelle ultime ore le era piombato addosso. Ogni momento aveva portato una nuova sorpresa, e ogni sorpresa era stata per lei fonte di umiliazione. Come fare a comprendere tutto ci! Come fare a comprendere gli inganni che si era costruita da sola, e tra i quali era vissuta!

Quanta forza in queste parole e nell'intelligenza che le aveva formulate! Maureen, sognando su quelle parole, si sentiva dissolversi nel nulla, diventare nessuno, un occhio in una testa, un vuoto. La sofferenza di un personaggio come quello, in un romanzo come quello, era molto pi grande della sua. Come avrebbero potuto, lei o i suoi, essere innalzati a quel livello di sofferenza? I grugniti e i gemiti di nonna Wendall la rendevano odiosa. Nessuno si dispiaceva per lei, non davvero. Nessuno avrebbe mai pianto per lei come si piangeva per l'infelicit di una donna in un romanzo.

La domenica, quando andavano a far visita a nonna Wendall, Maureen portava con s un libro per avere qualcosa da fare. Spesso veniva con loro zia Connie. Furlong le accompagnava con la macchina e le faceva scendere davanti all'ospizio, poi proseguiva lungo la strada per andare a bere qualche birra, mentre loro salivano i gradini e ascendevano attraverso strati su strati di aria viziata che puzzava di disinfettante, sbirciando senza curiosit attraverso porte aperte che mostravano un letto dopo l'altro, una donna anziana dopo l'altra, tutte sorelle nelle loro sudicie camicie da notte di flanella bianche e con i loro occhi ansiosi e gelosi. A volte una vecchia scivolava fuori nel corridoio per seguirle con lo sguardo, affascinata dalle scarpette di vernice e dai tacchi alti di Loretta e dai lunghi e splendenti capelli di Maureen, o adirata per qualche torto immaginario. Venire qui a curiosare,  sudicio! Non  degno di creature umane! Vengono qui e fanno i comodi loro in un angolo della mia stanza, guarda gli scarafaggi, ragazzina, vieni a vedere! Maureen continuava sempre a camminare.

Povere creature! diceva Loretta, scuotendo la testa.  davvero spaventoso quando si invecchia!

Era un mondo di donne: pappagalli, mani scheletriche, tovagliolini di carta bagnati. Maureen fissava la curva liscia, innocente, di un cranio sotto radi capelli bianchi. Si sentiva giovanissima, remota. Ma si sentiva anche minacciata. I crocifissi alle pareti erano identici a quello che aveva appeso sua madre a casa, alla parete del salotto. Tutto era uguale in questo mondo al di fuori dei romanzi.

Connie, con il cappotto leggero ampio di spalle e con il cappellino della festa, era sempre calma. O forse non vedeva niente. Le precedeva fino al quinto piano e alla camera della vecchia, sempre pratica, lei, non indugiava nei corridoi accanto alle donne anziane che volevano inoltrare una protesta al vescovo. Queste visite innervosivano e al contempo tediavano Maureen. Si sentiva molto giovane, persino minacciata. Non sopportava di essere fissata. Nella stanza sedevano sempre allo stesso posto... Connie e Loretta a ciascun lato del letto, Maureen sul davanzale della finestra, mezzo seduta e mezzo in piedi. Era contenta di isolarsi dalle altre. Nonna Wendall sembrava vecchissima. Si sarebbe detto che non fosse pi la stessa donna. Il suo corpo, grosso sotto le coperte, aveva un che di statico, come saldato, come se nulla potesse muoverlo. Maureen si sforzava di sentirsi dispiaciuta per lei ma non riusciva a trovare dentro di s alcun dolore. L'odore della sua carne e di cibo vomitato era eccessivo: escludeva la sofferenza.

Te lo hanno detto, eh, che ho avuto un colpo? Che ho tutto il lato destro paralizzato, paralizzato? domandava la vecchia, rivolgendosi a Maureen.

Stava all'erta ed era malevola, perch non voleva che Maureen aprisse quel libro e riuscisse a sfuggirle.

Jules come sta? Jules  il mio preferito! diceva la vecchia.

Connie e Loretta, che ormai si vedevano soltanto in occasione di quelle visite, affrontavano nonna Wendall con un certo bizzarro entusiasmo. Erano trafelate per aver salito le scale e il loro ansimare si tramutava in una sorta di aspettativa. Cominciavano a parlare. Parlavano con nonna Wendall e tra loro con ironici sorrisi femminili, spostandosi a poco a poco nella sfera dei loro veri interessi e acquistando slancio, entusiasmo, a mano a mano che i minuti passavano. Parlavano del loro lavoro. Loretta continuava a fare la cameriera e Connie lavorava in una lavanderia. Parlavano di religione, dei sacerdoti delle loro chiese. Parlavano dei prezzi dei generi alimentari, del bambino che Loretta stava per avere (s, un altro bambino... lo aspettava di l a quattro mesi!), dell'appartamento di Loretta e dell'appartamento di Connie, delle brutte cose che succedevano per le strade, delle brutte cose che succedevano nella citt, di Betty e del suo gruppo di amici, della stessa Maureen (Ha i suoi segreti, come una gatta furtiva diceva Loretta, in sua presenza), e infine, come se quello fosse stato il vero bersaglio intorno al quale avevano girato, di uomini. Furlong e il suo lavoro. Furlong e la sua schiena. Furlong. Uomini. Stan, l'amico di Connie. Il suo lavoro. La sua ex moglie. Quella pazza della sua ex moglie.

Quando erano sole, quando si sentivano al sicuro e animate, le donne parlavano sempre di uomini: i loro occhi e le loro voci si impadronivano avidamente degli uomini.

Dopo un'ora e mezzo circa di queste conversazioni, o Loretta o Connie, una delle due, si alzava in piedi e batteva piano le mani, in un gesto confuso di soddisfazione per aver visto nonna Wendall e averla trovata meglio. Ma era arrivato il momento di andare. Dobbiamo andarcene, ci dispiace. Il giorno dopo dovevano lavorare...

Mi sono svegliata e avevo tutto il lato destro paralizzato. Come di pietra disse nonna Wendall, amaramente. Che ne direste, voi due, se capitasse anche a voi? Sempre in giro a pavoneggiarvi!

Ma', che cosa intendi dire con questo? esclam Loretta, offesa.

Salutami Jules. Non te ne scordare. Jules  il mio preferito.

Jules dice che verr a trovarti molto presto. Forse domenica prossima.

Non importa se verr o no. Lo conosco.  il mio preferito.

Sebbene non vedessero ormai l'ora di andarsene, indugiavano sempre. Poteva darsi che a Loretta venisse in mente qualcos'altro da dire. O magari era Connie alla quale veniva in mente qualcosa. Soltanto Maureen, che accuratamente metteva il segno nel punto del libro cui era arrivata, era pronta ad andarsene, spaventata e amareggiata dal potere che continuava ad avere la vecchia. Certe persone, anche quando stavano morendo, esercitavano un potere misterioso; altre non ci riuscivano mai.

Salutami Jules e Betty e come-si-chiama...

Ma', sai bene che si chiama Pat! Patrick Furlong!

S, anche lui, come-si-chiama...

Trovavano Furlong gi in strada, in un bar. Aveva fatto amicizia con il barista. Si mettevano a sedere tutte e tre insieme a lui in un spar. Dopo qualche minuto, Loretta e Connie cominciavano a piangere sommessamente, e Maureen sedeva oziosa e, infelice, augurandosi che ci fosse abbastanza luce per poter leggere. Loretta diceva, sonnacchiosamente affettuosa, la mano sul braccio di Furlong: Perdinci, era una gran donna, quella vecchia! Non  cos? Una donna proprio in gamba! Non era straordinaria, Connie?.

S, era davvero in gamba.

Che inferno invecchiare...

Dopo che avevano lasciato Connie a casa sua, Loretta diceva sempre, scuotendo la testa: Quella povera tonta! Mi verrebbe il voltastomaco se dovessi lavare via le porcherie dai panni degli altri. Lei riesce a sopportarlo.

Non  mai stata sposata? domandava Furlong.

S, ma lui tagli la corda. La lasci.

Ma perch la lasci? domandava Maureen.

Loretta non diceva niente per qualche momento. Poi rispondeva, con la faccia tirata: Che cosa te ne importa? Non  cosa che ti riguardi. Sei troppo giovane!.

Mi dispiace per zia Connie.

Oh, al diavolo, a te non spiace mai per nessuno!

Maureen la fissava, offesa. Non riusciva a capire. Si domandava se per caso sua madre stesse parlando alla vera Maureen, una ragazza ipocrita, egoista e falsa. Era quella la vera Maureen? A volte, quando restava sola, e camminava per la strada, veniva colta di sorpresa vedendo la propria immagine riflessa nella vetrina di un negozio, un'immagine remota, spettrale, che non si aspettava mai di vedere e non riconosceva; davvero, non sembrava lei.

Loretta la tormentava, inoltre, dicendole che marinava la scuola e Maureen rispondeva, con una risatina stanca: Va' a domandarlo alle suore, allora, se sei cos sicura!. Loretta la tormentava, accusandola di avere adoperato il suo nuovo rossetto per le labbra, e Maureen diceva, con veemenza: Ma', ti assicuro che non l'ho adoperato! Non lo toccherei mai quel tuo stupido rossetto color uva!. Si sentiva assediata da sua madre e incapace di trovare un centro negli assalti di lei, un punto di riferimento. Spesso Furlong stava a guardare con un sorrisetto, anch'esso incomprensibile... non sapeva che Loretta aveva torto, oppure lo sapeva e se ne infischiava?

Un giorno Loretta gett un tubetto dorato sul letto di Maureen. Disse: Tieni. Ecco il tuo rossetto, non avrai pi bisogno di adoperare di nascosto il mio.

Era un rossetto per le labbra.

Oh, Ma'! disse Maureen. Lo prese cauta. Lo svit: era rosa.

Su, prendilo, provalo disse Loretta. Gonfia e pi lenta, con una blusa premaman, rimaneva sulla soglia, a braccia conserte, tamburellandosi un braccio, spazientita, con le dita.

Maureen si avvicin allo specchio, si mise un po' di rossetto, ancora circospetta, e nello specchio scorse sua madre che la guardava. Il volto di sua madre era attento dietro il solito sorriso canzonatorio, una specie di sorriso storto acquisito quando faceva la cameriera.

Ok. Ti sta bene disse Loretta.

Sono ridicola disse Maureen.

No. Sei carina.

Ma non posso metterlo a scuola. Non lo permettono...

Non mi dici niente?

Grazie.

Ora puoi lasciar stare il mio, eh?

Oh, Ma'!

Si volt per sorprendere lo sguardo di sua madre. Loretta stava guardando dalla sua parte, ma non proprio lei; l'espressione riflessiva, seria, sulla sua faccia, era insolita e allarm Maureen.

Forse era dovuta al fatto che Furlong aveva cominciato a rimanere fino a tardi al garage, talora non venendo a casa per la cena. Loretta non lavorava pi e non aveva molto da fare, tranne starsene seduta qua e l. Era ormai inverno. Sedeva a tavola, silenziosamente, guardando la tovaglia di tela cerata. Maureen tornava a casa da scuola e la trovava l. Il televisore non era acceso. Maureen lo accendeva per sua madre. Poi cominciava a preparare la cena, gingillandosi in cucina, prendendosela comoda. Le piaceva cucinare. Era facile accontentare la gente, accontentare gli uomini, semplicemente dando loro da mangiare. Un tempo aveva preparato la cena anche a suo padre. Era sempre la stessa cena. Gli stessi cibi. Chiacchierava con sua madre, aprendo e chiudendo gli sportelli della credenza, guardando nel frigo. Domandava sempre a sua madre come si sentisse. Loretta rispondeva invariabilmente: Sto benissimo. Poi, con astio, poteva aggiungere: Sono troppo vecchia per passare di nuovo attraverso tutto questo. Ma Maureen fingeva di non capire. Vi erano segreti della vita femminile aperti per lei, pronti per essere imparati da lei, ma li respingeva. Non guardava nemmeno il ventre di sua madre, se poteva farne a meno; magicamente, i suoi occhi si volgevano altrove.

Dopo cena, riordinava la cucina e lavava i piatti da sola, dato che Betty non era mai l a darle una mano, e non l'avrebbe aiutata nemmeno se fosse stata presente. Poi faceva i compiti fino al ritorno a casa di Furlong. Lui rientrava sempre pi tardi, a mano a mano che ci si inoltrava nell'inverno. Nessuno diceva niente. Dalla cucina, Maureen vedeva sua madre ciabattare qua e l nell'altra stanza, andando a cambiare il canale della televisione, oppure entrando in camera da letto, aprendo un cassetto, chiudendo un cassetto, lasciandosi sfuggire a volte un suono che sarebbe potuto essere un singhiozzo. Loro due, per cos lungo tempo sole, rimanevano ai lati opposti del piccolo appartamento. Maureen pensava a se stessa e a sua madre come a due donne che non avessero niente da dirsi. Anche lei era una donna, ma camuffata da bambina; se si fossero accorti che era cresciuta, avrebbero potuto volerle parlare. Maureen fingeva di non udire niente, nemmeno i singhiozzi di sua madre. Ma erano singhiozzi? Loretta era troppo forte per piangere, nessun uomo avrebbe potuto farla piangere. Era impensabile. Ci nonostante, fingeva di non udire nulla, si premeva le mani sulle orecchie, cercava di capire qualcosa nei compiti. Perch sua madre avrebbe dovuto piangere? Forse il bambino le faceva male dentro? Che cosa si provava avendo un bambino? Maureen sognava a occhi aperti di essere incinta lei stessa. Un giorno avrebbe avuto un bambino. Si sarebbe sposata e avrebbe avuto un bambino, si sarebbe vestita con i grembiuli ampi che indossava sua madre, lo stesso tipo di grembiule, una donna come sua madre; non poteva sfuggire. Non voleva sposarsi, ma non esisteva altro mezzo. Non voleva vivere con un uomo, dormire con un uomo. Si adirava pensando a un avvenire nel quale avrebbe aspettato in un appartamento che il suo uomo tornasse dopo aver fatto tutto quel che facevano gli uomini, dopo aver trascorso tutte quelle ore con altri uomini in qualche luogo, parlando di chiss che, bestemmiando e ridendo rabbiosamente, lasciando cadere i pugni semichiusi sui tavoli, staccando le etichette dalle bottiglie di birra, guardando gli orologi, muovendo le spalle irrequiete dentro i vestiti. Quando stavano insieme, gli uomini parlavano di cose che non potevano essere riferite alle donne.

Una sera, Furlong non torn a casa fino a tardi. Maureen lo aspett... vennero le undici, mezzanotte. Doveva restare alzata ad aspettarlo per servirgli la cena. Le faceva male la testa. Si mise a sedere in cucina, con un libro dinanzi a s, aspettando. Loretta e Betty si erano coricate tutte e due. Maureen tracci segni sulla tela cerata con l'unghia di un dito, scrivendo il proprio nome e cercando di cancellarlo. Pens a Loretta distesa a letto, in attesa. L'orologio segn mezzanotte e mezzo, poi l'una, e ancora lui non tornava a casa, e ancora lei aspettava. Il giorno dopo doveva alzarsi presto per andare a scuola. Quel bastardo schifoso disse a se stessa, scrivendo Furlong sulla tela cerata.

Una notte, Furlong non rientr fino alle due. Era ubriaco. Incespic contro una sedia, facendola cadere con gran rumore e destando Maureen dal suo sonno intermittente. Lo ud in cucina... stava spostando qualcosa. Chiam Loretta e la dest.  a casa disse. Io me ne vado a letto.

Che ore sono? domand Loretta.

Vado a letto.

Entr frettolosamente in camera sua. Si distese sul letto, desiderosa di addormentarsi subito, sentendo quanto era urgente che dormisse. La mattina dopo doveva svegliarsi alle sette e mezzo... ma i suoi pensieri incalzavano rapidi, in preda al panico.

Pens a Furlong, che picchiava sua madre: pens a quel grido spaventato e furioso, il grido di sua madre.

Pens a Jules di nuovo in carcere. E se lo avessero arrestato ancora?

Pens a suo padre. Furlong si confondeva con suo padre, i due uomini si confondevano insieme, tornando a casa barcollanti a notte fonda. Non ci si poteva meravigliare. Due tonnellate d'acciaio gli erano cadute addosso, a suo padre. E se Furlong fosse morto? Aveva soldi? Quale sarebbe stata la sorte del bambino che Loretta stava per avere? L'assistenza ai bambini orfani? Un assegno mensile? La previdenza? Che cosa? Jules aveva smesso di studiare e lavorava. Portava a Loretta venti dollari alla settimana, di nascosto da Furlong. Venti dollari! Lei, Maureen avrebbe dovuto lavorare, cos sarebbe stata in grado di guadagnare soldi; doveva andarsene.

Nell'altra stanza stavano litigando.

Bisognava che se ne andasse, come aveva fatto Jules... le servivano i soldi... se ne doveva andare... Stava passando lo straccio sul pavimento della cucina. Doveva stare attenta a non camminare sul bagnato, altrimenti il linoleum si sarebbe sporcato di nuovo. Era a quadrati bianchi e neri. Lo straccio schizzava sapone sul pavimento. Doveva spostare il tavolo e le sedie, poi lavare il pavimento...

Maureen! Maureen!

Il grido si confuse con l'atto di lavare il pavimento. Sent il manico della scopa saldo nelle mani. Ci teneva a lavare il pavimento. Le piaceva l'odore di sapone, le piaceva la pulizia rigorosa e luccicante...

Maureen! disse irosamente Loretta. Vieni qui! Stai soltanto fingendo di dormire!

Si gir sul fianco. Nell'altro letto, a una trentina di centimetri dal suo, giaceva addormentata Betty. Non aveva sentito niente. Maureen sentiva tutto e doveva alzarsi. Si rese conto che sua madre era molto adirata, molto sconvolta.

Lo so che stai fingendo, che stai facendo la stupida! disse Loretta. Era sul punto di piangere. Vieni qui! Lui  nel lavandino in cucina e io non voglio pi alzare un dito per lui, vada all'inferno! Sono stufa!

Maureen entr barcollante nel salotto. Si stropicci gli occhi. Doveva essersi riaddormentata. Che vuoi? Vuoi dormire nel mio letto?

Tu dormirai qui sul divano, su!

Cosa?

Piantala di fingere o ti do un ceffone sulla bocca!

Che cosa  successo?

 l dentro a vomitare e pu andare all'inferno. Ne ho avuto abbastanza disse Loretta. Aveva gli occhi striati da minuscole vene rosse. Voglio dormire. Sto male.

Che cosa sta succedendo? Hai pianto?

Chiudi il becco.

Domani devo andare a scuola...

Oh, tu e la tua scuola, tu e la tua biblioteca! Va' a raccontarli a lui i tuoi guai, tu e lui avete tutti i guai della famiglia, a sentir voi! Va' a preparargli un po' di caff.

Cosa?

Va' a fargli il caff.

Mi hai svegliata per fare il caff?

Ti ho detto di fare il caff a quel bastardo.

Sbatt la porta dietro di s. Maureen guard in cucina. L'orologio segnava le due e mezzo. Vide le gambe di Furlong. Doveva essere seduto a tavola, intento ad ascoltare.

Nella luce fioca, la stanza sembrava pulita e non familiare, come la superficie di un altro pianeta, o la fredda, liscia superficie della luna. Le pareti sudicie non sembravano sporche. La tovaglia di tela cerata splendeva bianca. Sui fornelli, la caffettiera sembrava esser fatta d'argento.

Si avvicin al fornello.

Furlong domand: Che cosa  successo a tua madre? Cos'era tutto quel baccano?.

 andata a dormire.

Dove?

Nel mio letto.

Perch ha fatto questo?

Maureen non lo guard. Tolse il barattolo del caff da una mensola.

Dice che stai male.

Perch ti ha svegliata? Fai il caff?

Mi ha detto lei di farlo.

Ti ha svegliata per questo?

Voleva dormire nel mio letto.

Lo vide con la coda dell'occhio, seduto pesantemente, troppo stanco per muoversi. Come un cane, si scrollava inconsapevolmente e senza nessuna ragione. Disse: Vuoi dire che ti ha buttato fuori dalla tua stanza? Cristo santo!. Ma rimase seduto a tavola, aspettando il caff come un uomo seduto a una tavola calda. Maureen prese una tazza per lui. Era facile far contenti gli uomini, restar fuori dalla loro ira. Era un po' ubriaco, ma c'era sempre stato in lui un certo aspetto piacevole, lievemente brillo e goffo. Riusciva difficile convincersi che era pericoloso: poteva lanciare oggetti, romperli.

Maureen gli serv il caff.

Dopo qualche momento lui disse: Tua madre dice che vai in giro con cattive compagnie.  vero?.

Vorrai parlare di Betty.

No. Di te.

Io no.

Il direttore di qualche grande magazzino ti ha sorpresa mentre rubavi?

No. Si volt a guardarlo negli occhi. Aveva rughe sottili sulla fronte e agli angoli degli occhi, a furia di ridere troppo. In lui vi era il silenzio, ma un silenzio diverso da quello che aveva avuto suo padre; arrivava a pezzi, cautamente.

Tua madre non si sar inventata tutte queste cose disse, blandendola.

Non so che cosa abbia fatto.

Voglio soltanto sapere se  vero o no.

Ti ho gi detto che non  vero!

Senti, sono il tuo patrigno, adesso...

No, non lo sei.

Cosa?

Maureen fiss il pavimento.

Vuoi dare della bugiarda a tua madre?

Non do della bugiarda a nessuno.

E a me, dai del bugiardo anche a me?

Maureen vers il resto del caff nell'acquaio.

Che cosa stai facendo?

Rimetto in ordine.

Non avevo finito di bere il caff.

Non ne volevi pi.

S, invece. Ne volevo ancora. Lo hai fatto apposta.

Non  vero.

S che l'hai fatto apposta.

Tacquero. Maureen rimaneva in piedi voltandogli le spalle, davanti all'acquaio. Aspettava. Aveva la faccia ardente. Poi, bruscamente, lui si sporse in avanti e le fece cadere dalle mani la caffettiera, che piomb con fracasso sul pavimento. Maureen strill.

Lo hai gettato via apposta, il caff! disse Furlong.

Lei si chin a raccogliere la caffettiera, senza guardarlo.

Lui disse: Mi ha detto che avrebbe preparato il caff, e sar meglio che ce ne sia un po', altrimenti rompo tutto qui dentro... non la riconoscerai pi questa topaia, quando avr finito! Rimetti la caffettiera sul fuoco!.

Maureen la rimise sul fuoco.

Versaci dentro un po' d'acqua!

Maureen aveva paura di lui, ma aveva ancor pi paura di sua madre: del silenzio di sua madre. Loretta stava ascoltando tutto questo, ascoltava in silenzio, e non si sarebbe alzata per venire a difenderla.

Ti ho detto di metterci un po' d'acqua. Che cosa te ne stai l in piedi a fare... sei pazza?

Il pazzo sei tu farfugli Maureen.

Come? Che cosa hai detto?

Maureen non rispose.

Vuoi che ti faccia saltare i denti? disse Furlong.

I denti non me li far saltare nessuno.

Proprio adesso tua madre ha detto, cinque minuti fa ha detto che farei bene a insegnarti qualcosa prima che sia troppo tardi. Non voglio che la polizia venga a ficcanasare in questa casa.

Che c'entra la polizia?

Non fare la stupida!

Non mi trovo in nessun pasticcio.

Senti...

Proprio no! Non mi trovo in nessun pasticcio!

Bene, sar meglio per te disse Furlong. Respirava a fatica. Come quel dannato saccentone di tuo fratello, puoi andartene da questa casa per finire sulla strada. Io non intendo accettarlo. Voglio che il mio nome non venga sporcato per nessuna ragione al mondo. Non voglio andarci di mezzo, n essere portato in nessun posto di polizia, credimi.

Non mi trovo in nessun pasticcio disse Maureen, febbrilmente.

E il rossetto che hai rubato nel grande magazzino?

Non ho rubato nessun rossetto!

Dai della bugiarda a tua madre?

Ma' forse  malata... Tacque. Intuiva che Loretta li stava ascoltando. Immaginava la faccia di sua madre, l al buio, distesa sul suo letto, intenta ad ascoltare tutto.

Ma' ti ha detto davvero... che dovresti darmi una lezione? Prima che possa venire la polizia?

S.

Stava sorseggiando il caff. Era ancora un po' brillo, e aveva le spalle ingobbite verso il tavolo. Tua madre mi dice un'infinit di cose sul tuo conto.

Perch?

Non lo so, perch.

Perch mi odia? Io non la odio... perch deve odiarmi? Non lo sopporto! Non so che cosa fare. Ha sempre voluto pi bene a Jules che a me. Per quanto io potessi essere buona. Poi Jules se n' andato, ma lei continua a preferirlo, tutti lo preferiscono. E ora si comporta in questo modo strano, ma io non ho fatto niente,  Betty ad andare nei negozi e a rubare roba. Domandalo tu stesso a Betty. Guarda dalla sua parte della stanza, guarda sotto il suo letto! Prende ogni genere di cose - ruba cose che nemmeno le servono; dice che le si appiccicano alle dita -, lo fa soltanto per divertirsi. Io non odio Ma'... perch lei mi odia? Perch dice queste cose di me, perch inventa queste cose?

Va' a letto. Non pensarci pi.

Furlong scost la sedia dal tavolo, ma non per voltarsi verso di lei. Era voltato invece verso la parete, fissava la parete, con una tensione nel collo e nelle spalle.

Scapper se non la smette. Se mi odia, scappo. Andr ad abitare in qualche altro posto, come Jules...

Tu non andrai in nessun posto, quindi chiudi il becco.

Trover un lavoro e scapper.

Tu non te ne andrai da questa casa! Non ti caccerai nei guai! Chiudi il becco e scordatene disse Furlong a voce alta.

Allora domandale perch mi odia...

Lui si volt a un tratto, con uno sforzo, e la schiaffeggi. La colp su un lato della faccia, e fu una sorpresa per entrambi. Quel che Maureen sent della sua mano fu l'improvvisa pressione crepitante, il colpo non le aveva fatto male.

Ora chiudi il becco url Furlong, furente. Esci e va' a letto!

Sporco bastardo disse Maureen.

Lui balz in piedi e la schiaffeggi di nuovo. La sedia venne rovesciata. Maureen si diresse verso la porta, ma lui la tir indietro con uno strattone. La scroll con tanta violenza da farle ciondolare la testa e da farle pensare che le si sarebbe spezzato il collo. Se ci cacci nei guai vedrai che cosa ti far... vedrai che cosa succeder! url, poi la lasci andare.

Maureen corse nel salotto, troppo sorpresa per poter piangere. Poteva sentire che sua madre stava ascoltando, vedeva lo scintillio degli occhi, l nell'oscurit. Perch Loretta non si alzava? Perch non veniva fuori? Perch regnava il silenzio in quella camera? Maureen apr la porta di casa e usc sulle scale. Adesso che era al sicuro, cominci a piangere. Sedette addossata di spalle alla porta. Premette i pugni sugli occhi e tir su le ginocchia contro il petto, sentendosi al sicuro, sola, sulle scale percorse da correnti d'aria.

Dopo qualche tempo smise di piangere. Passarono le ore. Rientr nell'appartamento. La luce in cucina era ancora accesa. Si distese sul divano e si addorment. Quando si svegli, aveva il mal di testa. Sua madre si chinava su di lei. Mormor: Ti ho detto cento volte che  irascibile. Ti ho detto di non provocarlo.

Maureen giaceva esausta sul divano. Guard sua madre con occhi inespressivi.

Faresti meglio ad alzarti disse Loretta.

Cosa?

 mattina.  l'ora di alzarsi.

Mattina?

Finiscila di fare quella faccia da stupida. Li hai voluti tu i guai, non trascinare dentro anche me.

Io non ho voluto nessun guaio.

Reeny, tu hai sempre quell'aria arrogante e impudente... dovresti vederti allo specchio! Quando farai questa faccia, ci sar sempre qualcuno che ti prender a schiaffi.

Non l'ho provocato. Non ho detto niente.

Be', questa sera sar pentito. Ti chieder scusa quando torner a casa.

Me ne infischio di lui.

Faresti bene a non infischiartene. Loretta la guard con aria critica, ma, ci nonostante, con una sorta di affetto. Era uno sguardo incerto, esitante, che fece rabbrividire Maureen; non riusciva a capirlo. Maureen, dovresti farti pareggiare quella frangia.  troppo folta da una parte. Sembri una tonta conciata cos.

Come? fece Maureen, sorpresa.

I tuoi capelli. Vammi a prendere le forbici, che ci penso io.

Che cos'hanno i miei capelli?

Devono essere sistemati.

Ci penser dopo la scuola disse Maureen. Era molto confusa.

Prendi le forbici. Vieni. And in cucina e Maureen la segu, stordita. Loretta si protese in avanti e fece con le dita il movimento di tagliare. Maureen and a prendere le forbici in un cassetto, poi si sedette. Loretta si chin su lei, appoggiandosi contro di lei con il proprio ventre gonfio, e cominci a tagliarle i capelli. Maureen sedeva stordita, remissiva.

Mi dispiace per stanotte disse Loretta ma tu lo sai com' fatto. Gli uomini sono fatti cos. Non sopportano stupidate. E ora questa frangia tienila corta, non lasciarla infoltire troppo. Troppi capelli quass ti fanno venire i foruncoli. A causa del grasso che contengono. Dovresti saperlo ormai, alla tua et. Loretta si chin da un lato per guardare in faccia Maureen. Hai qualche punto nero sul naso, bambina. Abbi cura di te. Il tuo  un visetto grazioso e quindi devi averne cura, no?

Maureen avrebbe voluto nascondere la faccia contro il vecchio kimono sudicio di sua madre e domandarle Perch? Perch? Perch tutto era cos volgare e confuso? Perch tutto stava per volare in pezzi?

Sapeva che avrebbe dovuto andarsene da casa.

Pi tardi, quel pomeriggio, quando torn a casa da scuola, Loretta si era messa un vestito e aveva il viso truccato. Il rosso intenso delle labbra rivaleggiava con due chiazze ovali di rossetto sulle guance. Furlong era in casa. Loretta le disse: Reeny, il tuo patrigno ha qualcosa da dirti.

Riluttante, Maureen entr in cucina.

Furlong sedeva con un mucchio disordinato di giornali intorno a s; ogni giorno comprava due giornali. Quando lei si avvicin, alz gli occhi come se non avesse saputo, fino a quel momento, che era tornata a casa. Imbarazzato, disse: Credo di aver bevuto troppo, ieri sera.

Maureen lo fissava, audace.

Succedono troppe cose, dappertutto disse lui, indicando con un gesto i giornali, pieni di titoli e di fotografie. La faccia di Eisenhower fiss Maureen. Be', mi dispiace disse Furlong.

Maureen non disse niente.

Loretta entr in cucina e batt, piano, le mani. Di nuovo tutti amici? domand.

Certo disse Furlong.

E tu, superbetta? Loretta mise il braccio intorno alle spalle di Maureen. Non sei pi arrabbiata, eh?  passato tutto?

Certo, Ma' disse Maureen.

Sicuro disse Furlong.

Lui e Maureen si sbirciarono per caso, e subito distolsero lo sguardo. La vergogna tra loro era forte e pungente come il borotalco che Loretta spargeva sempre su se stessa dopo il bagno.

15

La decisione le si present di notte, mentre credeva di dormire: doveva andarsene. Doveva guadagnare soldi. Nei suoi sogni, raggiunse Jules per la strada e gli domand: Come te li procuri i soldi?

Sogn suo padre. Suo padre morto sedeva a un tavolo di cucina in una stanza senza pareti, leggendo il giornale. Aveva gli occhi vacui e allarmati dai titoli. Maureen si avvicin per vedere che cosa stesse leggendo, ma non c'era niente su quel giornale... non conoscevano il segreto, lei e suo padre, di cosa conteneva il giornale. Ma dietro a tutto c'era il denaro, senza dubbio. Il denaro era il segreto.

Adesso che lei e Furlong erano diventati amici, toccava a Maureen andare a prenderlo quando si tratteneva al garage fino a tardi. In passato, tornava a casa passando per numerosi bar, prendendosela comoda, ma adesso Maureen andava a prenderlo, per accertarsi che rientrasse subito. La sua schiena non migliorava. Non guariva come avrebbe dovuto. E cos Loretta mandava fuori Maureen, Betty mai. Senti, tu sei la prediletta le spiegava. Sei la sua prediletta. Va' a prenderlo, digli che venga a casa a mangiare. Maureen odiava dover percorrere il tratto di tre isolati fino al garage, odiava correre il rischio di uscire su Michigan Avenue al crepuscolo, odiava dover avvicinare il gruppo di uomini al distributore di benzina, che Furlong fosse con loro o meno. A volte non c'era. Rimanendo in piedi nel freddo alone di luce che usciva dalla porta del garage, osservava gli uomini prima che la scorgessero, domandandosi di che cosa parlassero quando erano soli... quali segreti avessero. Odiava le loro espressioni di stupore e poi i loro sorrisi, i loro sorrisi di chi sapeva. Era la figliastra di Pat Furlong. Era Maureen Wendall, in piedi fuori nel freddo ad aspettare, venuta per accompagnare a casa il suo patrigno. Furlong, riluttante e barcollante, impiegava sempre molto tempo per dare la buonanotte ai suoi amici, ignorandola.

A volte lei aspettava fuori, accanto alle pompe della benzina, per dieci minuti, per un quarto d'ora, mentre i fiocchi di neve le cadevano intorno adagio e il traffico sull'ampia strada andava diminuendo, i fari delle automobili nebulosi e ingranditi nell'aria umida. Si domandava dove fossero dirette quelle automobili. Una di esse si sarebbe fermata per darle un passaggio? Si accarezzava il braccio attraverso lo spessore della manica del cappotto, interdetta, senza riuscire a capire perch si sentisse interdetta, come se il fiacco scorrere del traffico dinanzi a lei conservasse qualche segreto che avrebbe dovuto conoscere. Nella parte pi profonda di lei si celava un interrogativo: Perch era quella che era e non qualcun'altra? Ma poi, come per soffocare quella domanda, pensava: Potrei trovarmi tanto qui quanto in qualunque altro posto.

Quando Furlong usciva, finalmente, spesso lei alzava gli occhi stupita, non ricordando bene che lo aveva aspettato. Ok, vieni diceva lui, gi frettoloso. Doveva camminare svelta per restargli accanto. Furlong procedeva a passi impazienti, lunghi un metro, quasi tentasse di sfuggirle.

Una sera gli chiese: Perch Ma' non vuole che mi trovi un lavoro?.

Furlong volt la testa a sbirciarla. Non vuole? Non lo so.

Vuoi domandarle se posso trovarmene uno?

Certo.

Glielo domanderai, per piacere? Dice di non volere che io lavori. Non vuole che stia fuori di casa. Ma ho bisogno di trovare lavoro, ti prego, ti prego, domandaglielo. Si rendeva conto che la sua voce lo irritava. Era uno sbaglio parlare troppo agli uomini, a quel tipo di uomini. Non volevano sentirsi supplicare dalla voce delle donne. Adesso che ha il bambino, dice che dovrei restare in casa e aiutarla, ma potrei aiutarla in casa e avere anche un lavoro. Potrei riuscirci senz'altro, potrei fare qualsiasi cosa. Glielo domanderai?

Stava supplicando la schiena di lui. Indossava un giubbotto corto, con la chiusura lampo alzata fino alla gola. Maureen si protese in avanti, camminando, e Furlong, sebbene frettoloso, parve sul punto di voltarsi verso di lei.

Ok, glielo domander.

Se dice di no, torna a domandarglielo. Continua a domandarglielo. Devo guadagnare soldi.

Ma Loretta era contraria. Maureen serviva in casa. E in ogni modo, non mi piace che vada a ciondolare altrove. Non mi piace che vada in giro pi di quanto gi fa, come quel suo continuo andare in biblioteca; stando a quello che dice. Le parole stando a quello che dice erano ironiche; Maureen colse l'inflessione, ma non cap. Che cosa c'era di male nella biblioteca?

Si destava di notte, pensando a un lavoro. Ci pensava continuamente, senza avere in mente alcuna occupazione precisa, ma soltanto una vaga idea, soltanto la parola di per s. Loretta le bloccava la strada ostinatamente. Lei aveva bisogno di trovare un lavoro, aveva bisogno di soldi. Ma Loretta si limitava a dire, con un'espressione chiusa: Ti ho detto che tu mi occorri qui! Ti caccerai nei guai anche troppo presto.

Ma', io non mi caccio nei guai!

Non rispondermi, Reeny. Ti ho detto quello che penso.

Non mi credi mai. Inventi cose. Vado in biblioteca,  il solo posto dove vado... nemmeno al cinema... ecco guarda i libri che ho nella mia stanza... non sono volumi della biblioteca?

Basta, non cominciare a piagnucolare. Hai sempre avuto la faccia lunga, come diceva nonna Wendall. Prendi sempre le cose troppo sul serio.

Maureen si allontan, stringendosi la testa con le mani. Pens che qualcosa era sul punto di spezzarsi. Aveva bisogno di essere libera, fuori, sull'automobile di suo padre, con Jules che guidava, loro due liberati, all'aria libera, diretti fuori dalla citt e su al Nord. Perch non posso trovarmi un lavoro? url a Loretta. Un lavoro a mezza giornata? Dopo la scuola? Perch no? Perch devo rimanere sempre in casa? Perch io, perch non Betty? Che cosa c' da fare al bambino che tu non possa fare? Come mai Betty pu sfrenarsi finch vuole e io devo restare in casa? Si pu sapere perch? Perch  tutto cos pazzesco?

Non alzare la voce con me! Ti ho detto quello che penso, quindi basta.

Gli strilli del bambino cominciavano a dare ai nervi a Furlong, o cos diceva lui. Non tornava pi a casa quando Maureen andava a prenderlo. Al diavolo la cena diceva. Cos smise di andare a prenderlo e rimase invece alzata ad aspettarlo. Tutto girava intorno a lui, quell'uomo, e nulla girava intorno a Maureen. Doveva restare alzata fino a tardi per scaldargli la cena e preparargli il caff. Lui non ci sapeva fare, e Loretta era troppo stanca; rimaneva sempre a letto. A volte Furlong restava fuori di casa per tutta la notte, e verso le due Maureen andava a coricarsi anche lei, rinunciando ad aspettarlo. Ma poi doveva rimanere in casa il giorno dopo, e rinunciare alla scuola, perch Loretta stava male e non se la sentiva di affrontare Furlong da sola. Cos Maureen doveva restare a casa invece di andare a scuola e aspettare che lui tornasse la mattina dopo. Lo odiava. L'odio che provava per lui era tanto violento da accompagnarla sempre, in primo piano o nello sfondo dei suoi pensieri, la seguiva ovunque. Sentiva che lui si stava trasformando nel suo vero padre: rimaneva sempre con lei nella sua immaginazione.

In quelle mattinate tranquille, sonnolente, rileggeva libri che aveva gi terminato, la mente avida, il corpo impigrito e astioso. Loretta port il televisore nella camera da letto, e poich Maureen non voleva restare nella stessa stanza con lei, non poteva nemmeno guardare le stupide trasmissioni della giornata... non le rimaneva proprio nulla da fare, nessuna via di scampo. I sogni a occhi aperti di un tempo erano cessati tutti. Non riusciva pi a evocare dalla propria immaginazione le scene scolastiche che l'avevano gratificata e nelle quali era stata lei stessa l'insegnante. Non sarebbe mai diventata una maestra. E non riusciva nemmeno pi a immaginare Furlong morto in un incidente... la visione si dilegu e Maureen dimentic il modo di tenerla viva. Non rimaneva pi niente in lei eccettuato un odio per quell'uomo cos diffuso da essere come il sangue che le scorreva dentro meccanicamente. Frugava la propria mente, ma non vi trovava nulla. Tutto era svuotato, spossato. Si sarebbe detto che vivesse nel corpo di sua madre. La sua sola ricchezza consisteva nei libri, ma i libri rimanevano sul divano, letti e riletti, svuotati. Non riuscivano pi a commuoverla.

A volte pensava oziosamente a terremoti e incendi, a palazzi che si spaccavano in due. Pensava a incidenti nei quali automobili si ammonticchiavano una sopra l'altra, una contro l'altra.

Pensava al denaro. In principio pens all'idea del denaro, come aveva pensato all'idea del lavoro. Poi cominci a pensare alla sensazione del denaro; tolse un biglietto da un dollaro dal nascondiglio nella sua stanza e lo contempl. In questo modo poteva trascorrere un'ora o pi. Ricordava con quale disinvoltura Jules le aveva dato otto dollari; era accaduto cos rapidamente, come una magia! Furlong teneva il portafoglio nella tasca posteriore dei calzoni; stava a malapena in quella tasca, grinzoso e logoro. Conteneva un mucchio di banconote. Maureen si domandava quanto denaro avesse. Riceveva un assegno due volte al mese, e Loretta ne riceveva uno al mese. Quanti soldi avevano?

Immagin un nascondiglio per i soldi, la veranda della vecchia casa in Labrosse Street. Avrebbe potuto strisciare sotto la veranda, in quel posto sudicio e segreto, e nascondere tutto l sotto. Nessuno avrebbe trovato il denaro. Sarebbe potuta rimanere l lei stessa, nascondendosi, e nessuno l'avrebbe trovata.

I compiti incominciarono a esserle restituiti con dei cinque. Anche in inglese, la materia nella quale riusciva meglio, prendeva cinque. Sedeva stordita e piena di vergogna, facendo scivolare i compiti sotto il banco, affrettandosi a nasconderli. Tutto era cos precario. I suoi voti, un tempo, erano sempre stati dieci o otto e adesso era discesa a cinque e, in tutta sincerit, non capiva perch. La cosa accadeva cos, semplicemente, per conto suo. Avrebbe dovuto domandarlo all'insegnante e invece rimaneva seduta al suo posto, o usciva in fretta dall'aula, quando la campanella squillava, ansiosa di andarsene. Tornava a casa sognando a occhi aperti. Sedeva a scuola sognando a occhi aperti. Stava diventando lenta, taciturna. Vi era una leggera insolenza nel suo sguardo, quando veniva rimproverata. Che diavolo importava? I compiti a casa, i compiti in classe, le interrogazioni, tutte quelle fesserie...

Immaginava di trovare un vecchio sacchetto di carta, sul marciapiede, contenente soldi! Nessuno si dava la pena di raccattarlo, tranne lei. Immaginava di trovare un vecchio sacchetto di carta accanto a s sull'autobus, in un cinema, nell'angolo di uno spogliatoio... pieno di banconote, banconote di ogni tipo!... denaro che era tutto suo e del quale nessun altro sapeva niente.

Vi era come un dolore pulsante dietro i suoi occhi, e quel dolore le diceva che doveva procurarsi il denaro, che doveva andarsene, non importava dove, che doveva fuggire... come se, mentre tentava di leggere la lezione, o un libro della biblioteca, un certo passo si fosse sforzato di apparirle chiaro. Era una magia che non funzionava affatto. Poteva aprire un libro in qualsiasi punto e lasciare che lo sguardo le cadesse su un paragrafo, e quello era il paragrafo che avrebbe potuto dirle quanto le occorreva sapere... ma quando lo leggeva, non riusciva a capire. A volte non riusciva a capire nemmeno le singole parole. Che cosa significava quel codice segreto? Aveva un significato per gli altri?

Domandava alla sua amica Carol: Tu pensi mai di fuggire?.

Non pi rispondeva Carol, adagio.

Non ti annoi... a casa, voglio dire?

Carol si stringeva nelle spalle.

Ma non vuoi fuggire?

Ti riportano subito indietro. Nello stesso posto diceva Carol.

Maureen parl con un'altra ragazza, una ragazza pi grande, che, scappata di casa, era stata presa a Buffalo. Dove li hai trovati i soldi per l'autobus? domand Maureen.

Li ho rubati rispose la ragazza.

Perch sei scappata?

Ne avevo voglia. Sai com'.

Scapperai di nuovo?

La ragazza parve lievemente imbarazzata dalla curiosit di Maureen. No, ho avuto troppi guai. Si limitano a pensare che tu stia per avere un bambino e ti sottopongono a un esame. Le loro teste sono cos piccole disse con una risata, abbassando la mano fino a una trentina di centimetri dal pavimento.

Maureen cerc di scovare Jules per le strade. Aveva ormai diciassette anni e avrebbe dovuto sapere tutto. A volte le sembrava di vederlo davanti a s, ma poi scopriva sempre che non era lui. Incontr il fratello di un suo amico, un ragazzo dai capelli unti di brillantina e dai calzoni attillati, e gli domand di Jules; lui parve evasivo. Digli che voglio vederlo. Che ho bisogno di parlargli lo supplic.

E poi, quando fu passato un po' di tempo, le accadde qualcosa. Un mutamento intervenne in lei un mattino, mentre sedeva guardando il nulla fuori della finestra dell'appartamento. Il bambino stava strillando: Loretta gli faceva il bagno. Maureen sent una certa durezza penetrare in lei, come se qualcosa di invisibile la stesse benedicendo, come se un guscio si stesse formando intorno alla sua pelle. Si tir indietro dalla finestra, pensando che fosse stata una corrente d'aria fredda. Rabbrivid. I muscoli le si contrassero, poi si distesero nell'accettazione. Si sent cambiare.

Il giorno dopo se ne and presto da scuola, subito dopo il pranzo. Disse a suor Mary Paul che aveva un forte mal di capo, ed era vero. Le faceva sempre male la testa. Ma, tornando a casa, vagabond - era una giornata limpida e assolata - e mentre le automobili passavano alz gli occhi guardandole, blandamente stupita, come se non avesse idea di dove era diretta o di quello che poteva aspettarsi. La sua espressione era piacevole, meravigliata. Dopo che aveva percorso pi di un chilometro e mezzo, andando verso il centro di Detroit, vide un'automobile rallentare davanti a lei e accostare al marciapiede. Continu a camminare sul marciapiede senza affrettare il passo e senza aver paura. Mentre stava passando accanto all'automobile, l'uomo al volante si sporse fuori e domand: Ti piacerebbe fare un giro?.

Lei credette, per un momento terrorizzante, che fosse Furlong, su un'altra macchina. Ma poi vide che si trattava di un estraneo e che non somigliava affatto a Furlong. Ne valut subito la faccia; era a posto. Non importava chi fosse. Un passaggio potrebbe farmi comodo disse. E sal.

L'uomo si affrett a domandarle: Abiti da queste parti?.

Oh, abito pi indietro. Stavo solo facendo una passeggiata.

Le lezioni a scuola sono terminate?

S.

Frequenti la high school?

L'ultimo anno.

Come ti chiami?

Maureen.

L'uomo sorrise nervosamente, senza avere udito una parola, e anche lei sorrise... ma non nervosamente. Lasci che i lunghi capelli castani le spiovessero in avanti. Sotto il cappotto indossava l'abito scamiciato blu scuro, un po' corto per lei, ormai, e calzava scarpette basse, come quelle che portano tutte le ragazze; i libri li teneva tra le braccia, in modo fanciullesco.

Una volta salita sull'automobile si sent sollevata, come se avesse attraversato sana e salva una linea di confine. Lasci cadere i libri sul sedile, tra loro. Disse sommessamente: In una bella giornata come questa mi piace fare una gita in macchina, ma noi non abbiamo l'automobile. I miei genitori non hanno l'automobile, e non conosco nessuno che ce l'abbia.

Proprio nessuno?

Oh, qualcuno s, forse.

Non hai corteggiatori?

I ragazzi non mi interessano disse Maureen.

Frequenti la... high school? In che anno sei?

All'ultimo anno rispose, mentendo con un sorriso abbagliante, consentendo a se stessa di rilassarsi. La luce del sole era come miele. Le parve di sentire un profumo d'acqua di Colonia... o lo immagin. Dalle automobili che li superavano giungevano fino a loro sprazzi di musica. Le sembrava di essere su una barca, portata dolcemente lungo un fiume, senza alcuna fatica.

L'uomo si diresse verso il fiume. A Maureen parve strano che tutto sembrasse cos familiare. Contemplava ogni cosa; era inespressiva e sorridente. L'odore stesso dell'aria le era familiare. Passarono accanto a magazzini, a terreni in costruzione. Sul fiume c'erano battelli... grandi chiatte, chiatte lacustri che si muovevano adagio, silenziose. Si sent libera. Nessuno avrebbe potuto vederla. La libert le giungeva come l'aria dal fiume, non precisamente fresca, ma gelida e impetuosa; era libera, ed era fuggita.

L'uomo aveva forse trentacinque anni. Non avrebbe saputo dirlo. Taceva, e nel suo silenzio v'era una supplica. Scaltramente lei se ne rese conto, ma non lo diede a vedere... come un uomo, disprezzava le suppliche. Lui ferm l'automobile in qualche posto. Si tolse di tasca il portafoglio e ne sfil istantanee, mostrando a Maureen fotografie della sua famiglia. Lei fiss, al di l delle fotografie, il portafoglio, che era screpolato e logoro come quello di Furlong. In una delle istantanee si vedeva un uomo in uniforme da soldato... era lui! Maureen sorrise alle fotografie. Pens: Non sono affatto spaventata. Non sento niente.

Dopo qualche tempo, nervosamente, goffamente, l'uomo la baci. Pur sentendo la bocca di lui contro la sua, lei non prov niente, in realt. Sentiva soltanto la pressione della bocca. Continu a pensare, con chiarezza: Non sento proprio niente... Al di l della testa di lui vedeva il cielo. Era normale. L'uomo si protese verso di lei, ansimante, e, con una strana, avida fretta, l'abbracci e la baci di nuovo. C'era un che di supplichevole in lui, in ogni parte di lui. Maureen gli mise le mani sulle spalle, non per respingerlo, ma soltanto per completare l'abbraccio, come riteneva che avrebbe dovuto fare. Continuava a non provare nulla. Non ne era toccata. Dopo un minuto, lui le stava baciando la gola; si avvinghi a lei e premette la bocca contro di lei, e Maureen si sent un po' a disagio per la prima volta... ma soltanto per un attimo. Si trovavano fuori all'aperto. Avevano di fronte a s il cielo azzurro sopra il fiume Detroit.

Dopo qualche momento l'uomo si scost. Era nervosissimo. Disse: Sar meglio che ti accompagni a casa.

Va bene rispose Maureen.

Ti accompagnano a casa da scuola quasi ogni giorno? Un fidanzato?

Non ho nessun fidanzato disse Maureen.

Perch no?

Non ho tempo per i ragazzi.

Ti troverai l, domani? Dove ci siamo incontrati, dico. Domani, press'a poco a quest'ora?

Va bene disse Maureen.

Tra loro discese il silenzio. Lei non lo guardava. Infine lui disse: Se ripassassi di l domani, magari potremmo andare a fare una gita. Ti piacerebbe?.

D'accordo.

Non  necessario andare lontano.

D'accordo.

And ad aspettarlo in strada il pomeriggio del giorno dopo. Non indossava la tenuta scolastica, visto che aveva marinato la scuola; si era messa invece una gonna e un maglione. Aveva i capelli sciolti al vento.

L'uomo la fiss, quando sal sull'automobile; era uno sguardo intenso, indifeso. Lei non lo guard. Si limit a sorridere, vagamente, nella sua direzione. Percorsero la West Jefferson; la giornata era un po' nuvolosa e sembrava spingerli l'uno verso l'altra, incalzarli l'uno verso l'altra.

Siediti pi vicino disse l'uomo.

Maureen si spost accanto a lui. Non puoi sederti pi vicina di cos? disse.

Maureen sollev la gonna raccogliendola intorno alle ginocchia e si spost ancora. L'uomo le prese subito entrambe le mani in una delle sue. Lei prov di nuovo un lieve disagio, quasi un ricordo di paura, ma pass. Al centro stesso dello sconosciuto c'era il denaro che lui aveva e che le avrebbe dato... pensava soltanto a questo.

Continuarono a viaggiare. Superarono autocarri, automobili, autobus. Maureen si guardava attorno come se non avesse mai visto prima nulla di tutto ci, e lo sguardo dell'uomo seguitava a passare dalla strada a lei, al lato del suo viso che poteva vedere. Era nervoso e guidava piuttosto male. Maureen si domand che cosa sarebbe accaduto se gli fosse capitato un incidente. Una macchina di pattuglia della polizia li super, senza fretta. Maureen sbirci l'interno della macchina. Tre poliziotti che fumavano sigarette. Portavano gli occhiali scuri, nonostante la giornata grigia.

L'uomo la port in un vecchio albergo della West Jefferson. Maureen non si diede la pena di guardarsi attorno. Sal le scale precedendolo, sentendolo dietro di s con quel suo sguardo avido e intenso. Continuava a non provare nulla. Non v'era nulla di personale in quanto stava facendo. Se il cuore le batteva in fretta, questo accadeva soltanto come un'imitazione di quel che avrebbe dovuto sentire, ma non sentiva affatto, quasi che il suo corpo si fosse trovato a una distanza di sicurezza da lei. Era certa che le sue insegnanti, le suore che avevano posto in guardia le ragazze contro certe cose, non avrebbero sentito nulla di pi di quanto stava sentendo lei... non era possibile sentire molto. Anche la paura era troppo.

Stavano entrando in una stanza. L'uomo chiuse la porta dietro di s e l'assicur con la catenella. Maureen si guard attorno e vide un letto, una sedia, un tavolino da toletta, poi rinunci a guardare.

Vorrei che ti togliessi questo disse, riferendosi al cappotto.

Era alto come Furlong, un uomo alto di statura, ma nervosissimo. Quel che poteva vedere sulla sua faccia era a posto. Aveva una pelle chiara, comune. Fino a che era lui ad avere paura, Maureen non doveva temere affatto. Lui l'aiut, cortese, a togliersi il cappotto e lo appese. Poi le si avvicin e l'abbracci. Maureen si lasci sfuggire un gridolino di stupore. Alz le mani fino alle spalle di lui, come per respingerlo, ma gli rimase di fronte e non lo respinse. Non v'era in lei alcun timore. Non sentiva davvero nulla; era distaccata da tutto questo. Lei chiuse gli occhi. Si schiacci contro di lei, per tutta la sua lunghezza, un uomo adulto che le si schiacciava contro. Come se si conoscessero, Maureen cominci a muovere le mani dietro di lui, fino alla nuca. L'uomo la stava baciando sulla bocca. Sent i capelli corti e pungenti sulla nuca. Cos vicini, non potevano pi vedersi, adesso; lui non sarebbe mai stato in grado di ricordare il suo viso.

In cinque minuti era finito, e Maureen giacque accanto all'uomo, senza nemmeno guardarsi attorno nella stanza. Non aveva sentito un gran dolore, in realt. Aveva sentito un urlo, un singhiozzo smorzato, ma non era venuto da lei, o s? Sentiva un bruciore recente tra le gambe dove si era spinto lui, ma sembrava appartenere a un'altra persona, non a lei; non l'avrebbe accettato. I suoi pensieri fluttuavano come cenere. Rotti in pezzi, ma pezzi soffici e delicati. Tutto, nell'uomo, era stato concentrato, vivido e rapido; in Maureen tutto era vago, leggero. C'era stata tanta passione da parte di lui, che lei aveva potuto fare a meno di sentire qualsiasi cosa.

Lei sorrise. Era cos facile?

Dopo un po', si accinsero ad andarsene. Lui aveva la faccia rossa, incerta. I suoi occhi, che tentavano di afferrarla, le ricordarono quelli di pap quando tornava a casa ubriaco, non ubriaco marcio ma confuso, perplesso, spaventato. I vestiti di Maureen si erano spiegazzati e lui tent di lisciarli sul letto con il palmo della mano. Oh, non importa disse Maureen, stupita dal fatto che lui se ne preoccupasse... che cosa gli importavano i vestiti? Che cosa gli importava di lei? La premura di questo sconosciuto la commosse. Si mise a piangere, sorprendendo se stessa e lui. Si copr la faccia, piangendo; non era una cosa seria. Riusc a imporsi di smettere. Si costrinse a smettere. Non sapeva perch tutto questo fosse accaduto... non aveva provato n dolore n paura. Era finito. In realt non era accaduto niente.

L'uomo la prese sulle ginocchia con tenerezza. Sembrava un padre.

Ho bisogno di soldi disse Maureen. Devo comprarmi qualcosa, vestiti e altro.

Lui l'abbracci. Le disse di smettere di piangere. Con un dito le asciug una lacrima sulla guancia, poi si port il dito alla bocca.

Ho bisogno di soldi, di soldi disse lei. Capiva che lui le avrebbe dato del denaro. Era ansioso di darle del denaro. Bisognava che passasse un po' di tempo, pochi minuti, svariati minuti... ma le avrebbe dato il denaro. Fu questo a impedirle di andare in pezzi.
16

Ha avuto un bambino... la parte bassa della spina dorsale non era a posto... com' che si dice?... qualcosa continuava a gocciolare, dell'acqua... il bambino ha vissuto soltanto per poche settimane...

 davvero una brutta cosa...

Maureen sedeva sulla sponda del letto, sfogliando un libro. Di tanto in tanto alzava gli occhi verso la porta della sua stanza, che non si chiudeva abbastanza bene per escludere le voci nella cucina. Loretta aveva una visita, una donna di nome Rita. Maureen odiava dover sentire le loro voci, odiava dover udire le cose che dicevano, eppure, al contempo, desiderava trovarsi l con loro, capire tutto. Parlavano con chiazze di suono luminose, ritmiche, energiche, con una comprensione perfetta, molto vicine l'una all'altra: Maureen non sapeva se odiarle o se invidiarle. Aveva udito donne conversare insieme per tutta la vita, quasi fuori dalla portata dell'orecchio, mai per proprio del tutto. Ma quella conversazione non aveva alcun senso: sedeva sulla sponda del suo letto, sola, sfogliando nervosamente un libro della biblioteca, senza capire nulla.

La donna che si trovava in cucina, Rita, aveva salito in fretta le scale, quel mattino, saltata fuori dal nulla, sono appena tornata dalla Florida, e per sempre, indossando un maglione nero a lustrini e un paio di pantaloni neri. I capelli troppo neri perch potessero essere naturali. Le orecchie erano forate, e su di esse brillavano orecchini d'oro a rosetta. Loretta, aprendole la porta, si era lasciata sfuggire un grido di sorpresa e di gioia, e le due donne si erano abbracciate, eccitatissime, affettuose. Maureen si era rifugiata in camera sua per sottrarsi all'atmosfera inebriante del loro entusiasmo e del loro affetto. Non le piaceva l'entusiasmo, e non capiva l'affetto.

Il libro che aveva in grembo era Poeti del nuovo mondo, un libro proprio delle dimensioni giuste e con il titolo giusto per escludere i ficcanaso. A pagina duecento si trovava un certo numero di banconote. Una di esse era un biglietto di banca da cinquanta dollari. A pagina trecento c'erano altre banconote. Maureen, seduta, continu a sfogliare con aria sognante il volume, senza guardare i numeri delle pagine per vedere se stesse arrivando al suo denaro nascosto, ma lasciandosene cogliere di sorpresa. Provava una tenue scossa ogni volta che capitava sui soldi. Questa era la cosa strana del denaro; costituiva sempre una sorpresa.

Rimase seduta per qualche tempo in camera sua, aspettando. La parte della stanza che apparteneva a Betty era uno scompiglio; avevano diviso la stanza in due parti, e le cianfrusaglie di Betty giacevano proprio contro la linea di confine, dove Maureen le aveva spinte indietro con il piede. I vestiti di Betty erano sparsi dappertutto alla rinfusa, quelli puliti e quelli sporchi, e tutte le cianfrusaglie che andava collezionando - fumetti, e persino piccoli cartelli indicatori del traffico - si ammonticchiavano in pile disuguali. La presenza dilagante e frettolosa di Betty era quasi udibile nella stanza, mentre non lo era affatto quella di Maureen; il lindore dal lato di Maureen, il letto rifatto, e la breve fila di libri sul pavimento, lasciavano capire che nessuno viveva l in permanenza. Ed era quasi vero: le notti in cui Loretta litigava con il marito, scacciava a calci Maureen fuori del suo letto, e la ragazza doveva dormire sul divano. Quel letto era divenuto di Loretta tanto quanto lo era di Maureen. In realt non apparteneva a Maureen. Come ogni altra cosa che fosse sua, era precario, e in ogni modo a lei sembrava giusto dover dormire o giacere sveglia su tanti letti estranei, dato che non ne aveva mai avuto uno suo.

Alle cinque in punto, rimise al suo posto sul pavimento Poeti del mondo nuovo e prese altri tre libri. In cucina, sua madre e la chiassosa amica di sua madre stavano ancora cicalando. Bevevano birra. Questa  la mia Reeny, la mia Maureen, ti ricordi di lei? disse Loretta, afferrando la mano di sua figlia. Non  diventata proprio carina?

Sicuro che mi ricordo di lei.  davvero graziosa. Era molto graziosa anche allora, da bimbetta. Rita sorrise con affetto a Maureen. Quanti anni hai, cara?

Sedici.

Sedici, Cristo! La donna incresp la bocca, assumendo un'espressione simpatica, allibita. Sai, la tua mamma e io eravamo grandi amiche quando tu ancora non eri nata. In effetti, tua madre aveva press'a poco la tua et. Che cosa te ne pare?

Non  fantastico? disse Loretta, entusiasta.

Maureen abbass gli occhi, fissando il pavimento. Sua madre continuava a tenerle la mano, aspettandosi qualcosa da lei. Si sent intrappolata dalla loro goffa benevolenza. Che cosa odiava, ormai, anche nell'affetto? Il fatto che bisognava sentirsi vicini a qualcuno, che si doveva guardare negli occhi qualcuno? Lei non voleva guardare nessuno negli occhi.

 molto bello disse.

S, tua madre aveva appena la tua et. Che tu ci creda o meno.

Avevo i capelli lunghi, allora, proprio lunghi. Mi scendevano sulla schiena disse Loretta.

Maureen sorrise e si scost da lei. Aspett, per andarsene, il permesso di Loretta; era ubbidiente ed educata, con il maglione scamiciato della scuola e il grembiule bianco pulito. Sembrava che non volesse alzare gli occhi su sua madre e su quella sua amica. E non voleva neppure immaginare sua madre all'et di sedici anni, con i capelli lunghi e biondi.

Be', bambina, dove te ne stai andando, adesso? Tornerai, suppongo, in biblioteca?

Maureen si domand che cosa avesse voluto dire sua madre.

S, Ma', devo restituire tre libri.

Oh, tu... tu e quella biblioteca!

 una ragazza proprio bellina disse Rita con entusiasmo. Mi piace come portano i capelli di questi tempi le ragazzine. Soltanto, che cos' quel vestito?

La tenuta della scuola delle suore.

Vuoi scherzare, Loretta? Mandi le tue figliole in una scuola di suore, dopo quello che abbiamo passato noi? Da quelle stupide streghe?

Oh, gli fa bene, alle ragazze, gli fa bene.

Maureen salut e usc.

Era ormai primavera, e non portava pi il cappotto. Si diresse verso la biblioteca, quasi felice di essere fuori da un posto e non ancora entrata in un altro, sospesa e libera per qualche minuto. Quando entr in biblioteca, sent un fremito di aspettativa passare su di lei. Si avvicin alla scrivania della bibliotecaria per restituire i volumi. Poi entr nella sala di lettura dove poche persone sedevano ai tavoli, leggendo, sognando a occhi aperti. Un uomo colse il suo sguardo. Aveva dinanzi a s una copia di Newsweek e sulla copertina della rivista c'era un viso di donna... Maureen non riconobbe il viso, ma era bellissimo. Ricambi lo sguardo, poi gir sui tacchi e usc dalla biblioteca.

Aspett fuori, sul marciapiede, finch l'uomo non l'ebbe raggiunta.

Tua madre ti ha infastidita? domand.

No. Press'a poco come al solito.

Gli cammin accanto, facendo dondolare piano la borsetta, sorridendo, e lui si appoggi un poco a lei. Lo aveva conosciuto circa tre settimane prima, prendendo l'iniziativa perch aveva una certa espressione innocua, irrequieta. Poteva avvicinare un uomo e valutarlo a occhi socchiusi, senza mai guardarlo sul serio; era una sensazione che aveva nel sangue. Chinava il capo in un certo modo, lasciava scivolare un piede all'infuori, facendo s che la caviglia toccasse il pavimento, fingeva di pensare seriamente a qualche evento della sua vita, e cos sentiva l'attenzione dell'uomo concentrarsi su di lei come una vivida luce, che l'avvolgeva e la segnava.

 una bella giornata, oggi. Una giornata splendida. Lui le si appoggi contro leggermente mentre camminavano, toccandole il braccio. Maureen sent il suo corpo inclinarsi verso di lei. Non era un uomo timido, e neppure un uomo molto gentile, ma la capiva; le dava denaro. Maureen pens avidamente al denaro che le avrebbe dato quel giorno e che ora era riposto nel portafoglio. In teoria sarebbe dovuto essere invisibile e per il momento escluso dal suo interesse. Ma vi pens avidamente, pens all'attimo in cui dalle mani di lui sarebbe passato nelle sue, per appartenerle. Le banconote, pur non cambiando in alcun modo, sarebbero divenute sue. Il loro potere sarebbe divenuto suo. Il fatto che l'uomo le dava denaro non era un semplice gesto, ma una trasformazione del denaro stesso, per cui quei biglietti di banca diventavano un altro tipo di denaro, diventavano suoi, erano magici nelle sue mani, un segreto nascosto a tutto il mondo, eppure rimanevano immutati.

Stava parlando, dandole di gomito: A che cosa pensi? Hai un'aria cos strana. A che cosa pensi continuamente?.

A niente.

A niente? Non a me?

No.

S, invece, che stai pensando a me!

Scherzava, e lei alz gli occhi su di lui, sorridendo. Non lo vedeva affatto. Lo aveva osservato quanto bastava, il primo giorno, per sapere che aveva una faccia alquanto dura ed esigente, che i capelli erano tagliati corti, che le unghie non sembravano sporche, che indossava vestiti piuttosto eleganti - o almeno a lei sembravano eleganti. Si era resa conto che, non appena fossero rimasti soli, lui l'avrebbe afferrata, e che, quando avessero cercato di parlare insieme, le loro parole si sarebbero susseguite nervose e calde, simili a schiaffi. Era come parlare con Loretta, a volte: non un vero discorrere. Alla vita privata di lui non aveva mai pensato, e non ne era affatto incuriosita. Non si domandava se fosse sposato o meno, se avesse o no un buon lavoro. Poteva anche darsi che fosse disoccupato. In realt pensava al suo amico soltanto come a un uomo con il quale si incontrava alcune volte ogni settimana, un uomo che le dava soldi e aveva ora in tasca il denaro che le avrebbe dato pi tardi quel pomeriggio... questo era il segreto e la parte centrale dell'essere di lui, un segreto che si sarebbe aperto per esserle dato.

Vuoi andare in qualche posto? le domand.

In un posto qualsiasi disse Maureen.

Ho la macchina parcheggiata qui. Vuoi andare a fare un giro, piccola?

D'accordo.

Le strofin la mano sulla nuca, ora che si trovavano nel parcheggio e lontano dalla strada. Le apr la portiera dell'automobile. Maureen sal, passandogli accanto, e lui si chin a baciarla. A questo punto cominci: una sorta di inizio. Lui cambi, Maureen pot sentirlo cambiare. Le disse contro la bocca: Ho pensato a te per tutto questo tempo.... E non era una particolare verit, quella che le stava dicendo - in realt Maureen pensava che mentisse -, ma fu la verit della sua necessit di dirlo a farle capire che tutto andava bene.

L'uomo l'abbracci. Andava tutto bene, per quanto lo concerneva. Seduta sull'automobile, lei lasci che la forza defluisse dal proprio corpo, come se fosse stata lei stessa, Maureen, a scorrere fuori, a sfuggire, a scomparire nell'aria, e goffamente l'uomo si protese su di lei, tentando di plasmare una qualche sua necessit con il proprio corpo, con le proprie mani. Vi era un che di gaio e di stravagante nella sua passione... scintille che sembravano civettare con lei, sprizzare intorno a lei, scintille di eccitazione che lei non riusciva affatto ad afferrare e che a volte la incuriosivano un poco, sebbene non riuscisse a farle sue.

Scosso, lui port la macchina fuori da Woodward Avenue, guidando velocemente, come per esibire la propria forza. Maureen lasci scorrere lo sguardo sulla serie di edifici familiari. La radio stava trasmettendo una canzone famosa. L'aria era piacevole, come aveva detto quell'uomo, sfiorata dalla primavera. Maureen si domand perch non significasse qualcosa di pi per lei. Non riusciva a ricordare affatto la primavera precedente, l'anno precedente. Pens che la primavera le era sempre piaciuta, e si sent sollevata per aver superato un altro inverno, ma ora questo stato d'animo apparteneva al suo amico, che stava guidando l'automobile con una mano e stringendole la mano con l'altra. Aveva assorbito tutta l'energia della primavera e ne era stordito, mentre Maureen sedeva placida e contemplava i negozi e la gente, tutta quella gente con le mani in tasca che entrava nei negozi per acquistare qualcosa, per appoggiare denaro sui banchi, per dare denaro ad altre persone, un ciclo che non si fermava mai.

Lui le stava parlando e lei dovette ascoltare. Sei ancora la segretaria della tua classe? le domand. Parlamene.

Non c' niente da dire.

Ricordo quando andavo a scuola io... nella mia classe... avevamo un presidente e anche una segretaria. Dimmi che cosa fai.

Davvero, non c' niente da dire.

Dopo qualche momento lui disse: Parlami ancora di tua madre. Voi due continuate a litigare? Lei non crede sul serio, vero? che tu te la stia spassando? E tuo padre, che cosa pensa?.

Non lo so. Non so niente di loro.

Qualcuno cerc di darti un passaggio, una volta, e lei lo scopr? Raccontami.

Pass accanto al Palmer Park, dove gruppetti di persone passeggiavano nel sole primaverile, con l'aria di esserne abbagliati. Un branco indisciplinato di anatre e di oche si stava azzuffando per conquistare del cibo intorno allo stagno. Alcune panchine erano state gettate nell'acqua, una di esse rimaneva ritta, e un piccione vi stava appollaiato, contemplando lo spettacolo. La luce del sole scintillava splendida su tutto. Avrebbe dovuto esserci della musica. Nei campi di tennis c'era gente che giocava o curiosava. Maureen mise la mano sulla mano dell'uomo e gli accarezz le dita. Questo avrebbe potuto farlo tacere. Si domand che cosa si provasse a essere una giocatrice di tennis; non a giocare a tennis, questo non la interessava affatto, ma a essere una giocatrice di tennis, una di quelle ragazze in camicetta e calzoncini bianchi, con un maglione gettato sulle spalle e le maniche annodate sul davanti...

Passarono accanto allo State Fair Ground. Negri aspettavano l'autobus sotto un'ampia tettoia; alcune donne tra loro rimanevano fuori al sole.

La condusse in un motel fuori Detroit, un alberghetto verniciato in bianco, con insegne al neon rosa. C'erano parecchie automobili nel parcheggio, con targhe di altri Stati. Maureen scese dalla macchina e aspett che lui tornasse dopo aver firmato il registro, poi andarono in camera insieme. Le veneziane erano gi abbassate.

L'uomo l'aiut a togliersi il maglione, poi, con una dolce, cortese finzione di autorevolezza, le tese la pelle agli angoli degli occhi. Dovresti dormire di pi. La tua famiglia  sempre matta? disse.

Maureen non rispose. In piedi nella sottoveste bianca, tolse via le coperte dai cuscini, e si disse che quella scena, i cuscini e la luce scialba, era ormai cos familiare che non si immaginava neanche pi in quel posto. Si trovava l e al contempo non era presente. Ma un particolare la turb... scorse per caso la faccia dell'uomo nello specchio. Non aveva avuto l'intenzione di guardarlo. Si stava sbottonando la camicia, aveva gli occhi abbassati, e Maureen not che portava un orologio da polso di platino con bracciale elastico e che, sulle punte del colletto, c'erano bottoncini per tenerle gi; la sua faccia sembrava un po' grossolana per la fretta.

Le si avvicin e passarono in un'altra fase del ciclo, ora che avevano smesso di parlare, e Maureen gli palp doverosamente la carne della schiena, come se soltanto adesso stesse incominciando a riconoscerlo. Ma anche questo era familiare. Aveva imparato a memoria tutte le fasi del ciclo, la via che il meccanismo seguiva fino alla meta inevitabile; e voleva accelerare il processo. La pelle di lui era una pelle da uomo, un po' ruvida. Sembrava quasi granulosa come sabbia sotto le sue dita. Lui stesso era un po' ruvido, e le sembr di guidarlo con le mani sulla sua schiena e la bocca accanto alla sua. Un uomo era come una macchina, una di quelle macchine della lavanderia automatica, dove portava la biancheria. Esistevano certi cicli attraverso cui passare. Il ciclo era incominciato quando lui le aveva aperto la portiera dell'automobile, e tra un minuto o due si sarebbe concluso con una improvvisa e paralizzata tensione, con il respiro rotto contro la faccia di lei, con gli indizi incalzanti e familiari dell'amore di un uomo. Poich, gemendole contro, lui parlava d'amore: Ges Cristo, quanto ti amo... sono pazzo di te....

In seguito giacquero insieme sotto la coperta di cotone da pochi soldi e lui si espresse con una voce diversa. Era allegro ed energico, parlava in tono un po' troppo alto. Tua madre non ci crede sul serio, alle balle che dice, vero? Perch ti lascerebbe uscire, allora? Stava esponendo un certo argomento dinanzi a lei, determinati blocchi di logica. Quello che significavano non aveva importanza.

Non lo so rispose Maureen.

Dovresti dormire di pi. Va' a letto presto.

Va bene.

Ti servono molti soldi?

S.

Perch? Per comprare cose?

Forse.

Che genere di cose? Gonne e vestiti?

Non lo so.

Vuoi comprare cose belle per te, eh?

Maureen chiuse gli occhi.

Potrei comprartele io. Lascia che ti compri qualcosa.

No disse lei con semplicit. Preferirei avere i soldi.

Ma potrei comprarti qualcosa di grazioso io stesso. E tu potresti scegliere.

Preferirei avere il denaro.

Se non ti dessi il denaro, non verresti con me?

Maureen non rispose. Si sentiva troppo stanca per rispondere.

Allora non ti piaccio, eh?

Mi piaci.

Lui rise. Era d'ottimo umore. Mi ami? domand.

S, ti amo. Lo disse in un modo spento, del tutto remissivo.

Udiva il traffico diventare pi intenso fuori, sulla Woodward; si stava facendo tardi. La gente andava fuori citt, dirigendosi a nord. Sent un fremito percorrerla, mentre pensava agli uomini sulle automobili dirette fuori citt, a nord, verso i sobborghi dove abitava quella gente, un incessante, rumoroso fiume di macchine. Un cos gran numero di persone, e tutta quella fretta. Era strano che dovesse giacere su quel letto estraneo, in una camera pagata da quell'uomo, mentre tutti gli altri fuggivano, si allontanavano dalla citt. Si scost un poco da lui. Il cuore aveva preso a batterle rapidamente.

Quando fu tornata a casa, verso le sette, and subito in bagno e tolse dall'armadietto delle medicine il vasetto di cold cream di sua madre. Loretta segu Maureen nel bagno. Serviti pure. Non darti nemmeno la pena di chiedere. Prendi liberamente disse. Rita se n'era andata, ma la sua loquacit aleggiava nell'aria e aveva contagiato Loretta.

Be', posso adoperarlo? domand Maureen con pazienza.

Perch no? Dobbiamo vivere insieme.

Scivol accanto alla madre e and in camera sua, dove sedette sulla sponda del letto. Loretta la segu. Da dove sedeva, Maureen poteva vedere Poeti del nuovo mondo. Aveva altro denaro da mettere nel volume... quella sera avrebbe potuto contarlo tutto. Avrebbe potuto chiudersi nel bagno e contarlo.

Si spalm la crema sul viso mentre sua madre rimaneva con aria negligente sulla soglia, fumando. Maureen non ascoltava il cicaleccio di lei, ma pensava alla propria faccia. Forse incominciava a invecchiare, a cambiare, a causa dell'attrito di quelle altre facce ruvide contro la sua. Qualcosa sarebbe mutato nel suo viso. Si domand se tutte le donne che si concedevano agli uomini sentissero impronte di facce sulla loro, come si potevano strofinare via? Erano simili a conchiglie che le racchiudessero il viso, dure e sgradevoli. Anche la sua pelle sarebbe diventata ruvida.

Loretta stava dicendo, con la voce di chi  un po' brilla: Quella Rita  proprio una cara creatura; ce l'ho nel cuore, quella ragazza. Per due volte mi ha aiutata, per due volte, quando mi trovavo in brutti guai....

Maureen si tolse la crema dal viso con un fazzoletto di carta. Sulla carta non rimasero tracce particolari... soltanto cold cream, un pochino sporca. Macchioline di sporco. Niente altro. Non os, per, sentirsi sollevata. Portava sfortuna provare sollievo quando il pericolo era passato; il pericolo non passava mai realmente. E i soldi che aveva nella borsetta? E se sua madre avesse preso la borsetta, tanto per scherzare, guardandoci dentro? Era abbastanza curiosa per farlo. Un brivido incominci in basso nella spina dorsale di Maureen. Si asciug la faccia e appallottol il fazzoletto di carta, domandandosi se sua madre avrebbe potuto sospettare. S, avrebbe sospettato, se avesse aperto la borsetta. Ma no, non avrebbe sospettato niente. Sapeva gi? O era tutto uno scherzo? Maureen sent la spina dorsale gelida e fragile, come se si stesse tramutando in ghiaccio. Le parve che potesse spezzarsi a un tratto. E allora tutto il liquido spinale sarebbe sfuggito. Pens a quell'uomo sopra di lei, al suo peso su di lei, a tutto quell'amore spinto dentro di lei e sprigionato, come se fosse, semplicemente, eccessivo per lui e dovesse liberarsene, quanto prima accadeva tanto meglio era. Pens a sua madre e a Furlong. Pens a sua madre a suo padre, a suo padre defunto. Molto adagio si tolse la crema dal collo, pensando a queste cose. Era piacevole sentirsi pulita, eppure la crema le aveva lasciato sulla pelle una sensazione di vischiosit unta. La sua pelle non era realmente pulita. Aveva la schiena molto gelida, fragile. Se un uomo si fosse gettato su di lei in quel momento, l'avrebbe spezzata in due, la spina dorsale le si sarebbe schiantata. Non riusciva a capire queste cose. Non capiva quali fossero il peso, la forza che avvicinavano uomini e donne, perch uomini e donne si cercassero di loro libera volont. Riusciva a capire soltanto il denaro che aveva nella borsetta, e il denaro nascosto in quel libro. Era una cosa che poteva essere contata e ricontata; era reale come un romanzo di Jane Austen.

Loretta, che indugiava sulla soglia, che chiacchierava e fumava, non dava l'impressione di volersene andare. Sicch, che cosa hai fatto in biblioteca, bambina? Hai imparato molte cose?

Ma', dovresti spegnere quello stupido televisore e leggere qualcosa anche tu. Ci sono libri di ogni genere in biblioteca disse Maureen a un tratto. Impareresti qualcosa.

Oh, un corno imparerei! Che cosa?

Ci sono libri su ogni genere di argomento.

Come per esempio?

Io ho preso un libro di poesie,  proprio l sul pavimento. Poesie. Loretta abbass gli occhi sulla fila di libri.

Poesie, all'inferno! Merda disse, e si allontan dalla soglia.

Ma  reale? si domand Maureen a un tratto.  reale tutto questo? Ricord di aver sentito parlare una volta sua madre della maternit, dell'avere figli. Loretta aveva detto che era strano essere madre perch se i bambini non si trovavano nella stessa stanza con te... esistevano davvero? Li avevi sul serio? E forse il bambino migliore che avresti dovuto avere, il pi importante, era quello che non mettevi mai al mondo... e allora? Loretta si era espressa adagio e con seriet. Aveva parlato a Connie, oltre la salma di nonna Wendall. E Maureen, che ascoltava a mezzo, era stata colpita da un che di patetico e di spaventoso nella voce di sua madre. Se i bambini non si trovavano nella stessa stanza con te, li avevi avuti sul serio? E lei stessa, la figlia di Loretta, non avrebbe saputo dire quale fosse la risposta.

Forse il libro con il denaro nascosto tra le pagine, e il denaro cos avidamente risparmiato, e l'idea del denaro, forse anche queste cose non erano reali. Che cosa sarebbe accaduto se tutto fosse andato in pezzi? Era strano come si sentiva, istintivamente, che un certo spazio di tempo era reale e non un sogno, e come si dedicava a esso la vita, tutte le nostre energie e la nostra fede, credendolo reale. Come si poteva dire che cosa sarebbe durato e che cosa no? Come ci si poteva impadronire di qualcosa che non avrebbe avuto fine? I matrimoni finivano. L'amore finiva. Il denaro poteva essere rubato, trovato e preso, lo stesso Furlong avrebbe potuto trovarlo, oppure i soldi sarebbero potuti scomparire da soli, come il quaderno della segretaria. Queste cose accadevano. Gli oggetti scomparivano, lasciati scivolare attraverso fessure, divorati, scostati con un calcio, gettati sotto il letto o nei rifiuti, smarriti. Nulla durava a lungo. Maureen pens ai terremoti che aprivano la terra con crepe violente, inghiottendo interi isolati di citt, chiese, binari ferroviari. Pens agli incendi, ai bulldozer che spianavano alberi e edifici. Perch no? Mentre giaceva con quell'uomo, poco tempo prima, le era accaduto di pensare, priva di ogni difesa, che si trovava l, e non fuori nel viale, che si trovava a letto con un uomo, e non su un'automobile diretta in qualche posto. Il suo destino voleva che fosse Maureen, tutto l. Ma la Maureen che era alla presenza dell'uomo con il quale aveva fatto l'amore - e gli diceva di essere pazzo di lei, e di avere violentemente bisogno di lei - non durava. La cosa giungeva a un termine. Con la stessa avidit con la quale lui si impegnava nel ciclo dell'amore, poi era misurato e ansioso di uscirne, e di accompagnarla a casa in macchina e di sbarazzarsi di lei. Questo era incontestabile. Rimaneva molto reale per lei per circa cinque minuti, tutto l. Il suo ricordo pi chiaro degli uomini con i quali era stata, consisteva nel loro scostarsi da lei. Erano tutto corpo, allora, completi.

Quella sera Furlong torn a casa presto, verso le dieci. Maureen lo ud. Poi ud Loretta che la chiamava... Ehi, bambina, vieni qui, ho un lavoro per te. Maureen si alz subito e usc dalla stanza, senza nemmeno fare una smorfia. Era in accappatoio. Furlong, in piedi accanto al tavolo di cucina, si teneva una mano sul fondo della schiena... un gesto di sconfitta che parve stranamente tenero. Maureen non aveva mai pensato molto alla possibilit che gli uomini soffrissero, ma vide che quell'uomo stava soffrendo.

Tesoro, puoi massaggiargli la schiena? disse Loretta. Lo sta tormentando di nuovo e io sono troppo stanca. Ho avuto capogiri per tutto il giorno.

Maureen guard negli occhi sua madre e annu.

Vado a prendere il necessario disse Loretta. Gli farai un grande favore, Reeny. Altrimenti non riuscir a chiudere occhio.

Furlong si mise a sedere. Maureen aspett. Non parlarono n si guardarono. Loretta torn dal bagno con l'alcool per il massaggio, e sbotton la camicia di Furlong, briosa e autoritaria. Reeny pu anche rendersi utile disse. Il bambino ha vomitato due volte, oggi, povera creatura. E io non ce la faccio pi. Su, Reeny, vieni qui. Ecco come devi fare. Guarda me.

Mostr a Maureen come doveva massaggiare la schiena di Furlong. Muovi energicamente le dita, devi farlo con forza. Muovendole tutto attorno in circolo disse. Da lei saliva un odore di qualcosa a buon mercato, qualcosa di polveroso e di piacevole. L'odore di Furlong era diverso. Come il corpo di lui era robusto e greve e inerte, cos l'odore del suo essere, l'odore misterioso della sua anima, era greve, scuro, opaco. Non aveva alcunch di chiaro, alcunch di polveroso.

Maureen si sentiva un po' stordita, come se il capogiro di sua madre fosse passato a lei. Era strano: non le importava di sentire le mani di sua madre sulle sue, mentre guidava le sue mani sottili sulla schiena di Furlong, mentre le punte delle dita si muovevano adagio e con una sorta di stupore su quelle strane, piccole ossa che formavano la spina dorsale. Sebbene fosse stanchissima, non le importava di tutto questo, nemmeno del fatto che sua madre si appoggiava a lei.

Cos, cos disse Loretta, compiaciuta. E a Furlong domand: Come va?.

Lui annu con gratitudine. Aveva la faccia sudata per il dolore. Maureen fiss la sua carne spessa, liscia, sotto le proprie dita, e cap perch lui taceva. Anche suo padre era stato taciturno. Vi era troppa carne intorno agli uomini, troppo peso attraverso il quale spingere le parole.

Ok, Reeny, hai capito come si fa? Io me ne vado a letto disse Loretta, e usc.

Maureen la ud in camera da letto, mentre parlava con il bambino. Il bambino piagnucolava. Quei suoni, giungendo da un'altra stanza, erano come un muro. Loretta si trovava all'altro lato di quel muro. Maureen osserv la nuca di Furlong. Gli fiss il collo, che era immobile, e la schiena massiccia, con la carne pallida chiazzata da piccole macchie e da verruche, che erano come i segreti della sua debolezza, qualcosa di cui non avresti mai saputo niente, se non standogli cos vicino. Fu presa da una sensazione travolgente, tagliente, di stordimento.

Massaggiarlo divenne un qualcosa di ipnotico. Eppure lo sfinimento le rallentava le mani; i muscoli in alto sugli avambracci le facevano male. Si interruppe. Si chin su di lui, come per bisbigliargli qualcosa all'orecchio, e invece pos la guancia contro il tepore della sua schiena, accanto alla spalla. Rimase cos per un momento.

Poi disse, indietreggiando: Buonanotte. Me ne vado a letto.

17

La settimana seguente, un pomeriggio verso le cinque, Maureen guard per caso fuori dal finestrino dell'automobile del suo amico, mentre aspettavano in Livernois Street che il semaforo passasse al verde. Sul marciapiede, insieme a un gruppo di uomini che avevano l'aria di essere rimasti l per tutto il giorno, c'era il marito di sua madre e la stava fissando. Maureen si fece schermo alla faccia con la mano e volt la testa.

Che cosa c'? domand l'uomo.

Niente. Non preoccuparti.

Lui continu a guidare. Quel giorno era di umore diverso, pi taciturno. Lei non badava ai suoi stati d'animo e rimaneva passiva, in attesa che tutto fosse finito, che la routine si svolgesse fino in fondo e si esaurisse. Ma a un tratto si spavent molto e cominci a tremare. La sensazione curiosa nella spina dorsale torn a farsi sentire, come se fosse stata l'inizio di una paralisi; il gelo si diffuse nel suo corpo. Si domand che cosa sarebbe accaduto. Furlong l'aveva vista, s. Lei si era nascosta il viso con la mano. Tutto era cominciato e finito in un attimo, ma, ci nonostante, nulla poteva considerarsi finito. Si prese la testa tra le mani, sentendo il cranio sotto la pelle, domandandosi se sarebbe svenuta sull'automobile di quell'estraneo.

Lui stava parlando di qualcosa. Maureen sedeva del tutto immobile e guardava, fuori, lo scenario in fuga di marciapiede e negozi. Tutto era troppo luminoso. Le facevano male gli occhi. Non pens all'uomo accanto a s, n a Furlong, n a quello che sarebbe accaduto al ritorno a casa. Concentr invece tutti i suoi pensieri sul libro e sul denaro che nascondeva, risparmiato una settimana dopo l'altra. Non poteva esserle tolto. Non cos facilmente. Non era possibile che potesse perderlo. Cominci a respirare in fretta, pensando ai soldi. Erano i suoi soldi. Una corrente d'aria, penetrando attraverso il finestrino dell'automobile, le smuoveva i capelli e le faceva dolere gli occhi. Perch faceva tanto freddo? Non riusciva a ricordare affatto dove stavano andando. Erano gi stati a letto insieme, quel pomeriggio, o stavano per andarci? Era stata con quell'uomo due giorni prima, o tre giorni prima? Non riusciva a ricordare. Con cautela spost il proprio corpo e si sforz di pensare, di esaminare se stessa... era indolenzita di lui, o ancora non era accaduto niente? Comunque stessero le cose, in realt non le importava. Tutto era cos vuoto in lei, che non sentiva niente; il suo corpo dimenticava pi rapidamente di lei stessa.

L'automobile dell'uomo sapeva di cuoio e di metallo. Sapeva dell'acqua di Colonia con la quale lui si spruzzava, l'acqua di Colonia di sua madre, contenuta in un flacone azzurro. Teneva le mani abbandonate sulle ginocchia, mani da studentessa, con le dita lunghe e le nocche rilevate e qualche macchia d'inchiostro. Aveva le mani molto fredde. Si tast i piedi e sent che anch'essi erano gelidi. Ma non erano pi in inverno - non rimanevano pi sbilenchi e sudici mucchi di neve - era primavera inoltrata, la gente passeggiava per le strade in maniche di camicia, senza la giacca, eppure a lei sembrava che facesse un gran freddo. Guard fuori. Non riusciva a capire che strada fosse quella. Le sbarre di un passaggio a livello si stavano sollevando adagio davanti a loro... avevano aspettato che un treno passasse. Maureen fiss le sbarre che si sollevavano e si sent terrorizzata.

Ehi, c' qualcosa che non va? Non ti senti bene, forse?

No.

Lui le prese la mano, preoccupato. Spense la radio della macchina, che Maureen non aveva udito fino a quel momento. Lei cominci a scuotere la testa, no, era sempre no, qualsiasi cosa l'uomo le domandasse, mentiva meccanicamente e senza animazione. Poi, smentendo se stessa, e mentendo di nuovo, disse: Ho un po' di mal di capo. Non  niente. Lui le strinse la mano. Gliela premette contro la coscia. Lei abbass gli occhi su quella grossa mano, sui peli che l'adornavano, e si domand perch le donne si concedessero agli uomini quando tutto si riduceva soltanto a questo: una mano o un'altra parte del corpo.

Nella sua scuola, le ragazze si accompagnavano con i ragazzi della loro stessa et, ragazzetti sfrenati. Accondiscendevano a tutto, e in cambio non prendevano un centesimo. Maureen non riusciva a capirle: le loro conversazioni eccitate nei gabinetti le riuscivano incomprensibili quanto un'altra lingua. Le ragazze dicevano continuamente: Oh, lo amo tanto. Sono pazza di lui... e Maureen, curiosa, provando una vaga ripugnanza, poteva intuire, attraverso le loro parole, una incerta tenerezza che le riusciva misteriosa. Erano come creature di un altro elemento, quelle ragazze, sfrenate e graziose, con i capelli raccolti a crocchia sulla cima del capo, e le labbra di un rosso vivido, e le calze, le scarpe, i vestiti, tutto stretto per mettere in risalto le loro forme snelle. Portavano braccialetti di riconoscimento che lasciavano sui polsi segni di un verde spento. Portavano anelli da uomo appesi a catenine intorno al collo, catenine che lasciavano vaghi segni verdognoli. Accomunate dalla loro passione, dalla necessit di cadere nell'amplesso frenetico di qualche ragazzo e di concedergli tutto, si riunivano in gruppi innervositi, deliziati, e parlavano. A volte conversavano a bisbigli, come se fossero state in chiesa. I maglioni regolamentari della scuola non riuscivano a contenere il loro respiro eccitato. Le loro mani si agitavano tracciando gesti identici, tradendo abbandono, una felicit sgomenta, un cadere folle, stravagante. Era incomprensibile.

Maureen fiss la mano di quell'uomo, le cui dita si intrecciavano con le sue. Non capiva perch gli esseri umani volutamente intrecciassero i loro corpi, che necessit avessero di venire cos avidamente e violentemente soddisfatti, perch si determinasse all'ultimo momento un'ansia cos impetuosa di unirsi, di fare quella cosa... La pelle di lui era ruvida. Eppure vi era in essa un che di tenero, di vulnerabile. Sotto la superficie si vedevano tre grosse vene azzurre, che sembravano gonfie, e quattro tendini che partivano dalle nocche, sollevando la superficie della pelle. Maureen continu a fissare la sua mano. Sent che stava impazzendo...

Era un uomo, un estraneo che alzava gli occhi su di lei da una rivista. I suoi occhi si volgevano verso di lei come avevano seguito la riga stampata, indicandola, valutandola.

Stava tornando a casa da scuola e un'automobile le pass accanto. L'automobile rallent. Lei non rallent n affrett il passo, ma continu a camminare sul marciapiede. Cominci a sentire su un lato della faccia una sensazione pungente. Quale pericolo?

Sua madre e un'altra donna stavano parlando: del negro che vendeva Bibbie e si introduceva nelle case delle donne e squarciava loro il seno con un coltello. Indossava un impermeabile, portava gli occhiali scuri e aveva un aspetto distinto. Aggrediva tanto le bianche quanto le negre. Lui, del resto, aveva la pelle chiara. Era avvenente. Indossava un impermeabile. Andava a piedi. Poteva presentarsi alla porta di chiunque, vendendo Bibbie. Dietro gli occhiali scuri si celavano probabilmente occhi comunissimi, sebbene nessuno li avesse mai visti. Era armato di un coltello.

Si stavano avvicinando ai lavori della strada di scorrimento rapido. Quella strada tagliava verso nord attraverso la citt. Dappertutto c'era fango e c'erano gigantesche travature arancione. Alcune gi erette sopra la strada, altre abbandonate nel fango. Uomini lavoravano nel fango. Si vedevano parecchi escavatori a vapore e autocarri e molti uomini. Maureen scorse un uomo che somigliava a Furlong, in piedi al margine della strada, intento a guardare lontano, fumando.

Stava lavando il pavimento della cucina, il linoleum. Non si riusciva mai a pulirli bene, quei quadrati bianchi e neri. Il sapone aveva un odore aspro, gradevole. Il pavimento si asciugava in modo disuguale; alcune parti brillavano, altre si asciugavano, ma sembravano subito sporche. I quadrati bianchi del linoleum erano giallastri.

Un'amica di Loretta parlava in cucina con lei: Suo padre sta morendo di cancro e allora ho detto che vorremmo prendere l'automobile quando morir e quella vecchia cagna si  arrabbiata. Chi merita l'automobile pi di noi, con Bob che deve andare al lavoro fino alla Ford?.

Certi bifolchi erano in piedi sul marciapiede, in attesa di attraversare la strada. Maureen li distingueva dalle facce pallide, tirate, sonnacchiose, sospettose; erano snelli e, ci nonostante, goffi. Un uomo sulla trentina guard dalla sua parte. Aveva la faccia bianca, come se fosse stata incipriata, una faccia molliccia, da roditore. Si domand se fosse il fratello di qualcuno che conosceva...

Il motel era costruito con blocchi di cemento verniciati in beige. Un'insegna al neon, con grandi lettere rotonde, sporgeva verso la strada. A causa di un vicino cavalcavia, il motel sembrava infossato, e una vasta pozzanghera si era formata davanti al viale d'accesso. Due automobili erano parcheggiate a una estremit dello spiazzo, con targhe di New York e di Ontario, nel Canada. Nella stanza c'erano tende beige di tessuto sintetico, ignifughe. Maureen le accost. Il copriletto era color fulvo, a strisce rosse e nere. Sembrava familiare. L'uomo si stava sbottonando la camicia e abbassava gli occhi. Maureen scosse la testa per vederci meglio; pensava alle ragazze a scuola, riunite a gruppi nella sala di ricreazione, intente a fumare sigarette proibite e a parlare con gioia di cose proibite... pensava al commesso viaggiatore negro che vendeva Bibbie ed era armato di coltello.

L'uomo le si avvicin e l'abbracci. Lei lo avvolse con le braccia. Aveva una paura mortale, ma non riusciva a ricordare perch.

Stavano tornando a casa in automobile, lungo la tangenziale. I cavalcavia erano costruiti a met; poi anche la strada di scorrimento termin, a un tratto. Grossi lembi della citt erano stati squarciati, case e terreno. Alberi giacevano riversi dove erano caduti, immobili. Le loro radici erano un raggrupparsi di filamenti sottili e di grumi di fango. Maureen cap a poco a poco che cosa le avesse suggerito l'idea di un terremoto. Dietro le case che ancora rimanevano in piedi, dietro gli alberi che ancora non erano stati abbattuti, il cielo aveva assunto il colore rosa del tardo pomeriggio, macchiato dal fumo che saliva dal basso corso del fiume. Gli occhi di Maureen scorsero tutto ci e tentarono di apprezzarlo: era abbastanza precario, come ogni genere di bellezza.

L'uomo disse: Vorrei che si decidessero a finirla, questa dannata strada di scorrimento!.

Qualche volta potremmo continuare a viaggiare, forse disse Maureen. Aveva la voce fioca e stridula. Per fare una gita, una lunga gita.

Lui la sbirci. Certo.  una buona idea.

Mi piacerebbe andare a fare una lunga gita, qualche volta, magari al di l del ponte e in Canada, e pi avanti... non sono mai stata in Canada.

Sicuro, un giorno o l'altro andremo.

La fece scendere a un isolato di distanza da casa sua e lei si affrett a tornare. Aveva i libri di scuola. Il corpo le si era intorpidito. A met strada vide una ragazza in blue-jeans saltare fuori da un portone; era sua sorella.

Ehi, Reeny disse Betty che diavolo succede? Il vecchio  furioso. Ti sta aspettando su in casa. Faresti meglio a non salire.

Maureen la fiss. Si strinse al petto i libri di scuola.

Che cos' tutta questa storia? domand Betty, apertamente curiosa. Ma' ha detto di dirti di andare dov' lei, da Ginny. Anch'io passer la notte l. Faresti bene a non andare prima a casa,  furioso.  ubriaco.

Maureen prosegu.

Reeny, perch ce l'ha con te?  soltanto ubriaco? Stava buttando per aria la nostra stanza, il bastardo, e ha trovato dei soldi in un tuo libro. Dove li hai presi tutti quei soldi, Reeny?

Non te ne preoccupare.

Maureen si stava affrettando verso l'angolo dove abitavano. Si domand se Furlong stesse guardando dalla finestra, la stesse aspettando.

Lo hai rubato, Reeny? Dove lo hai preso tutto quel denaro? Quelle banconote di grosso taglio?

Non te ne preoccupare. Chiudi il becco.

Maureen la lasci e sal le scale verso l'appartamento. Sal adagio. Non udiva niente.

Betty le grid dietro: Sei matta! Torna gi!  furioso di rabbia... vuoi che ti faccia saltare i denti a calci? Dice che ti consegner agli sbirri, per quei soldi....

La porta dell'appartamento si spalanc quando Maureen la spinse.

Stava venendo verso di lei. Maureen vide un terremoto alle sue spalle... il divano scostato dalla parete e di traverso, un cuscino sul pavimento, il tavolino da caff rovesciato. Furlong aveva indosso lo stesso giubbotto che portava poche ore prima per la strada. Ancora chiuso dalla lampo. Venne verso di lei, l'agguant per il collo e la trascin nella stanza. Stava urlando qualcosa che lei non riusc a capire. Ud le parole, ma le erano cos vicine, la martellavano a tal punto, che non riusc a distinguerle. Con la mano libera lui cominci a percuoterla. La tenne sollevata, in modo che non potesse cadere, e la colp, ancora e ancora, mentre lei cercava di sottrarglisi, di gettarsi all'indietro, di strapparsi alla sua mano. Url. Furlong cominci a farle piovere colpi sul corpo. La lasci andare e lei cadde. Si protesse la testa con le braccia e url contro il pavimento, contro il pavimento di linoleum, mentre lui si chinava per martellarle la schiena con i pugni.

PARTE SECONDA

Di chi  il paese ove son giunto?

L'aria si raddensa a un tratto. Lei chiude gli occhi. Una bruma scende su di lei, un clacson risuona vicino. MAUREEN, CHE DIAVOLO STAI FACENDO! Qualcuno le prende il braccio. Bene. Essere tenuta, al sicuro, bene. Il braccio le viene stretto, con impazienza, e lei sente il suo corpo svuotarsi, la sua mente svuotarsi... il suo corpo diventa una conchiglia delicata, carnosa, ed  molto sottile. Una voce d'uomo le sta dicendo qualcosa all'orecchio. Il tintinnio delle monete. Traffico, clacson. L'odore dei gas di scarico.  gi sull'autobus, con sua madre che ancora si afferra a lei, quando si volta e vede se stessa uscire dal proprio corpo, con un improvviso movimento convulso, liberandosi, fuggendo. Questo io  lei. Scende di nuovo sul marciapiede, facendosi largo tra altre persone che vogliono salire sull'autobus. Si volta a sbirciarla. Tutto si precipita fuori da Maureen, adesso, e si unisce a quell'altro corpo, a quel corpo libero, che corre via...  come la pressione tremenda dell'acqua che vuole sprigionarsi esplodendo. Quanto anela a unirsi a quel corpo, a liberarsi, a urlare per la sofferenza e il terrore di liberarsi...

SIEDI L, STA' FERMA, PER AMOR DI DIO, dice sua madre.

Siede. Si volta con un impeto selvaggio a guardare attraverso il finestrino, l dove l'altro suo io rimane ritto sul marciapiede. La folla passa. Persone, estranei, sembrano suddividersi intorno a lei, senza toccarla. Le passano intorno. Diventano invisibili, mentre lei, quell'altro io, diviene vivida, abbacinante, ritta sul marciapiede con la testa voltata all'indietro a un angolo doloroso, guardando Maureen sull'autobus, il viso colpevole e stravolto.
1

Jules sedeva nella cucina del piccolo appartamento ingombro, guardando dentro la tazza di caff. Sul tavolo accanto a lui c'era una pianta in vaso con grandi fiori tinti di rosa.

Non stare a preoccuparti, guarir stava dicendo Loretta. Riposa molto, si sente gi di morale e affranta, ma a chi diavolo non succede? Una donna cresce per sopportare tutta la merda che pu dagli uomini, poi crolla, cos vanno le cose, ma, figliolo, io non croller. Lui pu marcire in carcere.

Quattro mesi non significano marcire in carcere.

Quattro mesi! Quattro schifosi, merdosi mesi!

Jules lo riconobbe con una smorfia. Aveva diciotto anni, adesso, e in quell'appartamento teneva il portamento di un uomo che trasporti qualcosa di fragile, con un'espressione di rammarico e di apprensione. Voleva bene a sua madre. Voleva bene a sua sorella. Non sopportava di avere paura di loro e di venire contaminato da loro, pensando che ci potesse tradire una debolezza in se stesso, e cos sedeva rigido al tavolo della cucina, consapevole del respiro iroso, greve, di sua madre, e dell'eterno ticchettare dell'orologio sul frigorifero. Anelava a balzare in piedi e ad abbandonarsi a una routine di sfogo scatenato. La maggior parte delle volte scherzava per casa. Perch non imitare il sorriso scimmiesco di Furlong, quel suo miserabile tentativo di essere un brav'uomo? Perch non ballare intorno al tavolo, come faceva con gli altri, mettendosi in mostra, un ragazzo intelligente che non si prendeva mai sul serio? La gente gli diceva: Jules, sei matto! piegandosi in due per le risate, oppure diceva: Jules, dovresti esibirti in televisione!. Ma in questo momento non riusciva a immaginare perch gli altri lo giudicassero divertente. Sedeva nell'ultimo piccolo appartamento di sua madre, innervosito dalla prospettiva di vedere quello che si trovava nella stanza accanto, camuffato da figlio, da fratello, qualcuno che era stato trascinato sul fondo del fiume dalle catene del sangue e dell'amore...

Credi che non sia troppo grave, allora? disse Jules, riscuotendosi. L'altro giorno stavo parlando con Betty e...

Al diavolo Betty. Quello che lei sa sta sulla capocchia di uno spillo. Sono quasi decisa a lavarmene le mani della piccola peste, lascia che te lo dica.

Ma', tu ti senti bene, vero?

Perch me lo chiedi?

Dopo il pestaggio di Maureen, nel mese di aprile, e l'arresto di Furlong, e i vari stadi del divorzio, Loretta era cambiata: aveva sempre un'aria macilenta. A volte, pensava Jules, sembrava quasi intelligente, come se quelle sofferenze le avessero insegnato qualcosa. Si spinse in avanti contro il tavolo e appoggi il mento alle mani. Energico altrove, quasi febbrile di energia, si sentiva stanco e vecchio alla presenza di sua madre. Sentiva che andava a poco a poco invecchiando, mentre lei restava sempre della stessa et; e lui voleva che questo accadesse, soltanto per poterne guidare la vita. Avevano vissuto insieme per cos lungo tempo, Jules e sua madre, lui l'aveva conosciuta, consapevolmente, prima ancora che lei si accorgesse della sua esistenza, era pi scaltro di lei, riusciva a vedere cosa c'era dietro l'angolo e Loretta, naturalmente, riusciva a malapena a vedere a un palmo dal proprio naso. Quel mattino la sua faccia aveva un'espressione sottomessa, cauta, e le sopracciglia sottili, sopra gli occhi penetranti, le davano un'aria delicata. Jules riusc a scorgere in lei un'immagine fantomatica della faccia di Maureen. Crescendo, Maureen avrebbe avuto quella faccia.

Bene, posso parlarle?

Probabilmente dorme.

L'ultima volta che sono venuto, dormiva. Dorme sempre?

No, non sempre disse Loretta, spazientita. Tolse il bambino da una sorta di culla nella quale era rimasto sdraiato. Aveva il faccino e le braccine arrossati, come per un esantema. Jules guard il suo fratellastro senza molta curiosit, domandandosi perch non lo interessasse affatto. Guarda la televisione. Io parlo con lei, andiamo d'accordo, le cose si mettono male soltanto quando quella peste di Betty combina guai. Sta' a sentire, Jules, ho parlato di Reeny con un dottore gi alla clinica, e lui dice che se la caver.

Quando gli hai parlato?

Alla fine di aprile.

Be', adesso siamo in giugno... sta meglio, forse?

Sta molto meglio.

Perch non esce da quella stanza?

Si sta riposando. Sta recuperando le forze. Mangia tutto quello che le cucino, e quindi deve stare bene. Ha un ottimo appetito, Jules, e un'infermiera mi ha detto che questo  un buon segno.

Quale infermiera, dove? domand Jules, spazientito.

Oh, una donna proprio simpatica che ho conosciuto sull'autobus, un'infermiera diplomata. Ci siamo messe a parlare e le ho detto qualcosa di Maureen...

Ges, un'infermiera sull'autobus!

Che cosa c' di male in un'infermiera sull'autobus? Che cosa vuoi? Vuoi che faccia rinchiudere tua sorella in qualche manicomio, vuoi che mi dimentichi di lei? Che diavolo ne sai tu di quei posti? Mio padre non impazz finch non lo rinchiusero, poi and in pezzi, non faceva che starsene seduto con le mutande sporche, e puzzava, ed erano tutti come lui, l dentro. E poi, lo sai che le donne restano incinte in quei posti? S, proprio cos... ci sono soltanto poche infermiere e, com' che si chiamano, le inservienti, e un paio di medici, e di notte succedono cose pazzesche d'ogni genere.  un immondezzaio, il manicomio, tutti i manicomi lo sono! esclam Loretta, attingendo ira in se stessa come per giustificare tutto con Jules. Succedono cose d'ogni genere! Cose sozze! Cose che tu non crederesti! Lui si  limitato a picchiarla, figliolo, ma in un immondezzaio come quello Maureen diventerebbe molto peggio e non tornerebbe mai pi a essere normale. Io lo so. Le cose che una donna deve sopportare dagli uomini possono farla impazzire, e Maureen ha bisogno di starne lontana fino a quando non sar in grado di capirle.

Ma Betty mi ha detto...

Al diavolo Betty!  come te, sempre in giro! Passa met del suo tempo con le cosiddette amiche, e una di loro  una ragazza negra di diciassette anni!

Ma', non interrompermi per piacere disse Jules. Si sforz di sorridere. Sua madre da sempre era sensibile a un sorriso, a una nota di gentilezza. Betty ha detto che c'era un mucchio di soldi in camera sua. Soldi di Maureen. Cos ha detto, cos mi ha detto.

Non erano soldi di Maureen, erano soldi di lui.

Betty dice che erano di Maureen. Li teneva nascosti in un libro. No, era denaro suo, e lui me lo nascondeva. Lo ha nascosto, il bastardo, e si  ubriacato, e cerc di dire che Maureen lo aveva rubato in qualche posto... disse che lo avevano rubato tutte e due, Maureen e Betty... disse proprio cos...

La versione di Betty  diversa.

Mente!  una dannata peste che finir in carcere, e quando verranno a prenderla dir agli sbirri di chiuderla in cella e di gettare via la chiave! Lei e la sua maledetta amica negra dalla brutta faccia! No, lui ha cercato di dire che il denaro era di Maureen e che Maureen l'aveva rubato, ma si trattava di denaro suo, guadagnato chiss dove, e lo stava nascondendo a me.

Allora non  vero quello che dice Betty... che Maureen batteva i marciapiede?

Ges! Ma certo che non  vero esclam Loretta.

Jules si volt a guardare la porta chiusa della camera di Maureen. Sent il respiro affrettato di sua madre. Dopo un momento disse: Be', non che ci abbia proprio creduto, ma....

Ma, cosa?

Ma Betty ha detto, e anche un'altra ragazza...

Sono pazze! E in ogni modo Betty  sempre stata gelosa di Maureen, lo sai.

Se aveva denaro, perch nasconderlo? Perch nasconderlo tutto?

Sicuro, perch nasconderlo? si affrett a dire Loretta. I giovani non nascondono i soldi, non  naturale. So che Betty si procura quattrini in qualche posto, ma non parla. Sono stufa di lei. Li spende subito in vestiti e in cianfrusaglie. In effetti, lei e quella sgualdrina negra stanno per comprare uno scooter... che diavolo ne dici? Sar bello vedere mia figlia girare in scooter con una negra schifosa! Comunque, i ragazzi li spendono subito i loro soldi, e Reeny non sarebbe stata diversa dagli altri. No, il denaro da sempre  di lui, e lui si ubriacava cercando di incolpare Maureen perch non erano mai andati d'accordo. Era geloso di lei, e anche di te, a causa mia... sapeva che volevo bene ai miei figli pi che a lui, e questo lo faceva andare in bestia. No, Maureen non batteva i marciapiede. Cristo, se pensassi...

Ok, Ma'.

Una prostituta...

Ok.

Non dar retta a quello che dicono nel quartiere dove abitavamo prima. Parlano a vanvera continuamente. Sar contenta quando lo avranno demolito tutto, cos quelle grasse troie non potranno pi pettegolare sui guai altrui... sar contenta quando ci faranno passare attraverso la strada di scorrimento, sono tutti maledetti irlandesi alcolizzati, del resto! Picchiati in testa per una buona met. I negri si stanno trasferendo l dal centro, e i messicani dall'altro lato, per cui, uno di questi giorni, far molto caldo. Con chi stai bazzicando, di quelle parti? Con quel Ramie Malone?

Non bazzico con lui n con nessun altro.

Chi sono adesso i tuoi amici, Jules?

Non sono venuto qui per parlare di loro.

Jules...

Posso parlare con Maureen?

Loretta lo guard malinconicamente. Dopo qualche momento disse: Certo. Ma bada a questo bambino, ti spiace? Voglio dire, sta' attento che non cada gi dalla culla, o qualcos'altro. Rimise il bambino nella culla. Non era n sveglio n addormentato. Aveva un visetto grassoccio, piuttosto ebete, con sorpresi ciuffi di capelli sulla testa. A Jules quella raccomandazione parve strana, la raccomandazione di sorvegliare il bambino sebbene Loretta dovesse entrare soltanto un momento nella camera di Maureen... era tutto cos precario per lei, adesso? Gli aveva dato l'impressione di essere cos ragionevole, durante tutto quel periodo.

Loretta si alz e and nell'altra stanza. Jules, a disagio, guard il viso del bambino. Il figlio di Furlong. Abbandonato e lasciato a Loretta perch lo allevasse. Dormiva, si nutriva e aveva persino un nome... Randolph... ed era molto pi grosso di quanto fosse stato l'ultima volta che lo aveva visto. Quanti ne nascevano di bambini! Venendo l, in quella topaia di casa, aveva visto una ragazza negra sui quindici anni chiacchierare con due giovani negri passeggiando sui marciapiede, ingannando il tempo; i ragazzi con grandi occhi maliziosi e capelli all'aria e la ragazza con una faccia scura e allegra, incinta di circa sette mesi, fuori per la strada semplicemente per ingannare il tempo. Quanto sua madre gli aveva detto delle donne che restavano incinte al manicomio era stato una sorpresa per lui. Non ne aveva mai sentito parlare. Molte altre cose gli erano state dette di quel posto e delle varie prigioni, ma questo mai. Una volta, rinchiuso per una notte nel ricovero per minori, gli era accaduta una cosa tremenda, e si costringeva a non pensarci spesso, ed era un maschio, un maschio. Che cosa potesse capitare a una ragazza, poi, non poteva nemmeno pensarci. A Maureen era capitato gi abbastanza.

Loretta si sporse oltre la porta. Ok disse entra pure. Vuole vederti.

La stanza lo impression: carta da parati staccata, il gesso del soffitto scrostato a chiazze bizzarre, una lampadina nuda avvitata in alto nel portalampada. Si sent a un tratto accaldato. Anche Maureen, seduta sul letto e intenta a fissarlo, fu per lui uno choc.

Ciao, Maureen disse, e le porse il vaso di fiori. Quando lei non diede alcun segno di averlo visto, lo pos sul davanzale della finestra. Come stai?

Maureen lo fiss. Sedeva sul letto, appoggiata a un cuscino. Aveva le coperte avvolte intorno a s, sebbene la stanza fosse calda. I capelli le erano diventati lunghi ed erano arruffati, in condizioni peggiori di quelli delle donne in miseria della citt; quanto al viso, aveva un che di lustro, di gonfio, di paffuto. Era passato pi di un mese dall'ultima volta che l'aveva vista, e in quel breve periodo di tempo sembrava che fosse ingrassata parecchio.

Si sente bene disse Loretta.

Loretta rimaneva alle sue spalle, spostando il vaso di fiori sul davanzale della finestra. Si port ai piedi del letto e tir le coperte, cercando di spianarle. Siedi, Jules, fa' riposare i piedi gli disse, dandogli una leggera spinta.

Jules sedette sul davanzale della finestra. Volse lo sguardo verso sua sorella e si sforz di sorridere. Maureen stava annaspando con qualcosa... no, non annaspava, si limitava a muovere le dita sull'orlo della coperta. Le dita si muovevano nervosamente, ma, quanto a lei, non era nervosa. Lo fiss con uno sguardo fermo, sonnacchioso, non stupito, ma alquanto circospetto. Forse l'avrebbe riconosciuta se l'avesse incontrata per strada, ma forse no.

Oggi  proprio una bella giornata, dovresti uscire disse Jules. Comprer un'automobile con il tetto che si pu abbassare...

Una decappottabile! esclam Loretta, toccandolo di nuovo... non avrebbe dovuto parlare con superiorit a Maureen. Non  una gran bella cosa, Reeny? Ti  sempre piaciuto andare a fare gite in macchina. Quando far pi caldo potr portarti fuori, eh?

Le ciglia di Maureen parvero palpitare, eppure non stava reagendo n a sua madre n a Jules. Aspettarono, ma non accadde niente. Maureen si guard le dita. Il suo viso, un tempo molto grazioso, era adesso volgare e deturpato; le erano venute macchie sulla fronte e sulle guance. Sulla guancia sinistra aveva un'eruzione di foruncoli tramutatisi quasi in una crosta. Jules la fiss e non riusc a distogliere lo sguardo.

Di' qualcosa, parla, parlale di te disse Loretta. Dille che andrai in macchina a St Louis.

S, accompagner in macchina qualcuno a St Louis. Si tratta di lavoro. Accompagno un tale che ha affari laggi disse Jules, con una voce falsa. Cio, i suoi affari li fa qui, ma ha bisogno di incontrarsi con qualcuno laggi... mi paga parecchio... non vuole viaggiare in aereo o in treno... e... e mi paga parecchio. Fiss Maureen e lei volse gli occhi verso di lui, ma i loro sguardi non si incontrarono. Lui ebbe l'impressione di trovarsi sull'orlo di una rivelazione terribile. Improvvisamente tremante, tast il portafoglio. C'era. Prov una sensazione di sollievo perch non l'aveva perduto, perch qualche borseggiatore non glielo aveva sfilato di tasca.

Non voglio dimenticarmi di darti qualcosa disse goffamente. Guard nel portafoglio. Forse, un po' di soldi ti faranno comodo... Ti piace questa nuova casa? L'appartamento?

Va benissimo disse Loretta.

Perch hai traslocato qui, proprio in questa casa?

Per essere pi vicina al centro, pi vicina all'ufficio dell'assistenza. Bisogna sempre andare l a discutere con quella gente, sai...

Non  un quartiere pericoloso?

Loretta emise un suono sbuffante, sprezzante. Sai bene com' Detroit disse ridendo.

Jules cerc di sorridere. Ma pens che qualcuno avrebbe potuto introdursi in quella topaia e che i mobili - sempre trasportati fedelmente, nel corso degli anni, da un posto all'altro - potevano essere rubati da negri e bifolchi, e Loretta non avrebbe fatto niente al riguardo, non se ne sarebbe nemmeno accorta.

Come ti trattano quelli dell'assistenza? domand.

Dipende se capiti con un mascalzone o no. Certi impiegati sono ok. Riesco a farcela. Basta arrivare presto a mettersi in fila. Ma c' un grassone, porta gli occhiali da sole anche quando lavora ed  scaltro come una volpe... quello riesce a coglierti in fallo anche sul prezzo dello shampoo e su quello che c' in vendita da Kroger questa settimana. Mi ha domandato perch io avessi bisogno di lamette da barba, chi le adoperava in famiglia. Della famiglia faceva parte per caso un uomo che non era stato denunciato? Il furbo bastardo. Non so se stesse scherzando o no. Bisogna stare attenti con quelli l, a scherzare con loro. Lo scherzo cessa sempre, a un certo punto.

Jules stava togliendo nervosamente banconote dal portafoglio.

Un po' di soldi mi farebbero comodo, certo. Fino alla prossima settimana bisbigli Loretta.

Aveva paura; era contro il regolamento dell'assistenza accettare denaro senza denunciarlo.

Ne hai abbastanza per il mangiare? A quanto ammonta qui l'affitto?

Un po' di quattrini mi farebbero comodo disse Loretta, incalzante e imbarazzata.

Lui tolse dal portafoglio una manciata di banconote. Gli sarebbe piaciuto agitarle sotto il naso di Maureen, per riscuoterla. Non lo hai fatto per i soldi? Non  cos? E adesso vuoi tornare a essere una santa, una troia di santa... Ma Maureen non vedeva niente. Aveva gli occhi grandi, come se fosse stata sotto l'azione di stupefacenti. Jules stentava a credere, guardando quella ragazza grassa e brutta, che fosse la stessa creatura di un tempo, sua sorella. Tieni, Ma' disse, porgendo il denaro.

Gli tolse di mano le banconote e rapidamente le ficc nella tasca del vestito. Quel passaggio di soldi li lasci entrambi con il respiro corto e un po' vergognosi.

Devo rispondere a domande di ogni genere sul tuo conto, laggi disse Loretta. Quel tizio vuole sapere quanto guadagni. Gli ho detto che non ti fai pi vivo, che te ne sei andato da casa e non ti curi di noi. Lo dicono tutte, sai... tutte le madri che hanno figli i quali gli portano soldi, purch non abitino in casa. Sanno che tu hai precedenti penali, e quindi ci credono. Be', figliolo, grazie mille. Sul serio.

Maureen rimaneva seduta senza muoversi. Soltanto le sue dita si muovevano sull'orlo della coperta. Si sarebbe detto che aspettasse di vederli andare via entrambi.

Vuoi una fetta di torta e ancora un po' di caff, Jules? domand Loretta. Reeny e io di solito facciamo uno spuntino, a quest'ora, biscotti o qualcos'altro.

 meglio che vada.

Cos presto?

Devo incontrarmi con una persona a mezzogiorno.

Ti preparo qualcosa, non ci metter nemmeno un minuto.

Usc e lui rimase solo. Si sent solo nella stanza, non osservato. Maureen non lo vedeva e lui non ce la faceva a guardarla ancora. Prov la sensazione di essere sporco. Aveva i vestiti bagnati di sudore. Pens a Maureen insanguinata e priva di sensi, e pens a se stesso, quella notte, nel ricovero per minori, dove aveva scherzato per dimostrare che non aveva paura, e a tutta la violenza spensierata che gli era piombata addosso... tre ragazzi lo avevano messo con le spalle al muro nei gabinetti, attratti dalla sua spavalderia... e cos... gli avevano tagliato le braccia con un pezzo di vetro, ma non era stato questo a sconvolgerlo... a ogni modo era passato. Pens a Maureen in ospedale, con gli occhi pesti, e un grosso gonfiore giallo sulla fronte, un giallo verdognolo. Pens ai suoi denti sporchi di sangue. Furlong l'aveva pestata sul serio, forse con l'intenzione di ucciderla. Adesso era in carcere per quattro mesi. Jules sent scaturirgli dentro un'ira tremenda, una sensazione di follia... di l a quattro mesi quell'uomo sarebbe stato libero! Si premette le mani sugli occhi, pigiandoli. Pens a Furlong e pens a suo padre, confondendo i due uomini. Pens al ricovero, a tutto quel gemere, quel piagnucolare, a quei ragazzini mocciosi; pens a se stesso che si era pavoneggiato tra loro esibendosi spavaldo, e a quello che gli avevano fatto...

Si volt di scatto, respinto dai ricordi. Ma Maureen non lasci capire in alcun modo di averlo visto.

Loretta torn con un sorriso allegro e gli offr una fetta di torta al caff. Lui scosse la testa rifiutando, sentendosi debole, e quella debolezza crebbe quando vide con quale avidit Maureen afferrava una fetta di torta e come rapidamente la mangiava. No, non sarebbe rimasto seduto l a guardarla mangiare, non poteva guardarla mentre mangiava in quel modo. Non ce la faceva. Incespicando all'indietro, irrigidendo la faccia in un sorriso allegro e spaventoso, le salut e disse che sarebbe tornato presto e avrebbe portato un po' di soldi.

Loretta lo accompagn fuori. Gli disse ansiosamente, a voce bassa: Abbi cura di te, Jules. Non stare a crucciarti per lei. Ha un cos buon appetito, ed  un buon segno. Alcune di loro, quando diventano cos, sai, devono essere nutrite con sonde o con punture, e diventano tutte pelle e ossa e si indeboliscono, e questo  molto grave. Ma Reeny mangia tutto quello che le do....

Meglio cos disse Jules.

E scapp.
2

L'automobile non era sua, ma apparteneva a un tale di nome Bernard, che lui aveva conosciuto tramite Faye.

Stare seduto nell'appartamento maleodorante di sua madre gli aveva fatto venire il capogiro, e ora guid senza meta, osservando i palazzi e le case che non conosceva. Gruppi di ragazzi giocavano per la strada. Bianchi e negri, mescolati. I negri erano pi numerosi. Jules ricord di aver giocato per la strada da bambino, ma si trattava di un ricordo esteriore, come se avesse visto se stesso giocare, e la reminiscenza fosse rimasta in lui, fotografata.

Sicch Maureen aveva molto appetito, e questo era un buon segno...

Il tempo era mite, ma si trattava di un tepore opprimente; fiocchi di fuliggine cadevano contro il parabrezza della macchina. Jules l'aveva fatta lavare di recente e prov la sensazione di essere lui stesso insozzato. Faye era una donna schizzinosa, schizzinosa per quanto concerneva il proprio corpo. Ricord Maureen che preparava la cena, dandosi da fare in cucina, sciacquando via gli avanzi dai piatti dopo cena, lavando, asciugando, il viso lievemente acceso e soddisfatto.

Bisognava che si tirasse su. Aveva bisogno di rinfrancarsi guidando quell'ottima automobile, e il caos del traffico di Detroit e l'aspettativa del viaggio che doveva fare quella sera avrebbero dovuto riuscirci, ma in qualche modo non vi riuscirono, qualcosa in lui stava affondando sempre pi, sempre pi in basso... Poteva fiutare Detroit intorno a s, una sorta di voragine, una voragine bene in vista, nella quale filtrasse della stagnante acqua sulfurea. Impossibile credere che avesse mai vissuto altrove! Vagheggiava forse la campagna? Una casa diroccata, piena di spifferi come un granaio, sul cui retro trovavano posto i granai veri e propri, marci e sul punto di crollare, tra cui uno in parte bruciato e dal forte odore di fumo, che si introduceva nelle narici di Jules come una scarica di adrenalina.

Il fuoco brucia e fa il suo dovere. Sta a noi fare il nostro.

Pens al denaro che aveva dato a sua madre, ai biglietti di banca spiegazzati, soffici, sudici sotto i polpastrelli; questo, almeno, era accaduto.

Telefon a Faye e rimase in ascolto, tremando in attesa del suono leggermente beffardo di quegli squilli, squilli in una stanza vuota.

*

Aveva conosciuto Faye in centro a Detroit, non molto tempo prima. Sovrappensiero, era sceso dal marciapiede ed era sul punto di essere investito da un autobus quando una donna aveva gridato: Attento!. Con audacia questa sconosciuta lo aveva tirato per un braccio, rispingendolo sul marciapiede. L'autobus aveva svoltato l'angolo, emettendo gas di scarico in segno di scherno. Ci  mancato poco aveva detto la donna.

Aveva scosso la testa, come per ammirarlo. Stupita. Era una che scherzava, si poteva capire. Ma Jules era troppo scioccato, confuso e stordito per assorbire la sua presenza; il viso era da manifesto pubblicitario, bellissimo, da non crederci. Jules non mangiava da un po' ma non gli sembrava di avere fame, con cos tante cose a cui pensare e nulla di deciso.

Non riusciva neanche a ricordarsi che cosa non aveva deciso.

Sarebbe tornato subito in strada ma la donna aveva parlato in tono secco, autoritario: Dimmi, ragazzo, stai bene? Guardami.

Jules l'aveva guardata, obbediente. La donna non era una che lui conosceva, o che poteva aver conosciuto. Aveva i capelli di un biondo quasi argenteo, ovviamente tinti; era pi vecchia di Jules e aveva fatto valere subito la sua autorit. Avrebbe poi scoperto che spesso incontrava le persone che la interessavano in strada; era il suo metodo democratico, come in televisione. Avrebbe scoperto che aveva figli lasciati nelle mani di brave persone affettuose ma che, sentendo la loro mancanza, talvolta, brevemente vedeva nei volti degli sconosciuti, come Jules, qualcosa che le toccava il cuore. (Anche se Faye era legata in modo pi o meno permanente a un uomo sposato, nell'industria automobilistica, che viveva nel ricco sobborgo di Bloomfield Hills.) Jules si sarebbe sempre ricordato di come lei avesse riso di lui, delle sue gambe tremanti, del suo rischio di essere investito, del suo sguardo.

A parte nei film o in televisione, Jules non aveva mai visto una donna dalle fattezze cos decise e attraenti; la sua presenza era come una lampada incandescente che non si poteva guardare da vicino, perch accecava, ma che non si poteva fare a meno di guardare. Lo sguardo schietto dei suoi occhi, che lo soppesavano, era virile e metteva soggezione. Indossava una pelliccia scura, evidentemente costosa, ed era a capo scoperto; i capelli metallici erano tagliati molto corti per incorniciarle il viso bellissimo, mettendo a nudo le orecchie pallide, ed erano arricciati in piccole punte davanti alle orecchie, come un bambino avrebbe potuto disegnare i ricci di un angelo. Adesso puoi smettere di fissarmi. Chiamo un taxi.

Timido e preoccupato, non sapendo cosa gli stesse accadendo, Jules aspett insieme alla donna bionda in pelliccia, e nel giro di pochi secondi un taxi accost al marciapiede, come nei film, e Jules, che non era mai salito su un taxi, si infil dentro, goffo e ansimante; e la donna in pelliccia si sedette di fianco a lui come se fosse la cosa pi naturale del mondo. La coscia di lei, attraverso la pelliccia morbida, spinse amichevolmente contro la sua. Tre-sei-zero-nove, East Jefferson recit la donna e subito Jules, per quanto stordito, sent una scarica di eccitazione; conosceva il valore di East Jefferson, ai confini di Grosse Pointe. Si accordava bene con la pelliccia e con lo stile freddo e imperiale della bionda.

Vennero portati davanti a un condominio che nell'immaginazione di Jules appariva come una fortezza di marmo decorata con motivi araldici (egiziani?) sulla facciata. Dall'altra parte della strada c'era il Belle Isle Bridge, e pi oltre Bell Isle dove, nelle notti d'estate e nelle notti del fine settimana, non ci saresti dovuto andare se eri bianco... Anni prima, nella primavera del 1943, quelli che tutti chiamavano tumulti razziali si erano verificati nel parco dell'isola. Erano morte delle persone, bianchi come negri. C'era un tizio che stava nella strada di Loretta a cui dei negri ubriachi avevano cavato un occhio, cos diceva, e prima o poi ci sarebbe stato un altro tumulto razziale a sistemare le cose; ma allora Belle Isle appariva pacifica, come una cosa che galleggiava in un sogno, placida in modo innaturale. Jules stava dritto, con i piedi piantati sul marciapiede e guard la donna mentre pagava il tassista.

Vuoi salire? la donna gli diede un colpetto sul braccio. O preferisci farti una nuotata nel fiume?

Jules balbett: Salire da te? Qui?.

Perch pensi che siamo venuti qui?

A questo Jules non sapeva rispondere.

La donna rise, toccandogli ancora il braccio, con delicatezza. Mi sembri un po' scosso. Sarebbe crudele abbandonarti qui adesso.

La voce di Faye era calma, pratica. Se per lei questa era un'avventura, come lo era per Jules, non lo diede a vedere.

Quel primo giorno - aveva portato a casa Jules nel suo 3609 East Jefferson come si porta a casa un cane randagio - lui si ritrov nell'atrio, dal soffitto alto e decorato, come il Detroit Institute of Arts, e nell'ascensore dalla griglia sofisticata vide il suo riflesso, pallido e indistinto, apparire dal bel legno scuro, la faccia sorpresa, speranzosa e gli occhi spalancati.

Jules rise, nervoso. Si tocc la fronte in un gesto di goffa impotenza, ed espir... e fu il gesto giusto, la donna rise, fece un gran sorriso; lui le piaceva. Riusciva a sentire di piacerle. Aveva bisogno di questo. Mio Dio disse, fingendo di essere sopraffatto, anche se in effetti lo era, i suoi sensi sovraccarichi. Una volta entrati nel suo appartamento, lei si tolse la pelliccia e la butt su una sedia, scost le tende alle finestre per far entrare il cielo luminoso sopra Belle Isle, che fer gli occhi di Jules, come se non l'avesse mai guardato prima. L'appartamento di Faye era al sesto piano, l'ultimo di un maestoso e vecchio palazzo in pietra. Lei inizi a parlare, non per dare spiegazioni ma semplicemente per parlare a Jules, come si pungola un animale stordito con un bastoncino, non per fargli male ma per instaurare un contatto. Mi chiamo Faye. Se te lo stavi chiedendo si avvicin a Jules e gli strinse la mano.

Io mi chiamo... Jules.

Deglut forte. Si sentiva cos debole!

Nella vita di Jules ragazze e donne non stringevano la mano. Nessuno stringeva la mano. Il tocco di questa strana donna aggressiva flu in lui come una corrente elettrica.

Questo appartamento!  cos vecchio stile, ma ha una certa classe. Una donna delle pulizie viene il gioved. Non voglio faticare. Vado a letto tardi e dormo fino a tardi. Ti piace dormire?  come viaggiare nei posti pi strani, non  vero?

Jules, per il quale dormire era talvolta un'esperienza sgradevole, come cadere dalle scale, sorrise, confuso. S, penso di s.

Ti piace mangiare? Non mangio mai prima del pomeriggio. Stomaco debole. Odio il cibo, ma poi mi ingozzo. Come il sesso. Quando ci pensi  disgustoso, forse  meglio non pensarci, vero ragazzo? Al bisogno di cibo, di sesso, all'avere un corpo ed essergli in ostaggio... qual  la tua opinione?

La mia opinione?

Mi sembri un ragazzo cattolico. Un chierichetto. Scommetto che le suore ti sognavano tutte.

Jules rise. Suor Mary Jerome? In quell'istante la donna gli sembr essere suor Mary Jerome in una nuova, bionda e fragile forma; la stessa intensit, la rabbia sotterranea, la volont femminile e spietata.

Faye spinse Jules su una sedia. Lei si sedette di fronte a lui, divertita, come in una finta intervista, le sue belle gambe incrociate, nude fino a mezza coscia. La lucentezza delle sue calze. Capelli biondi serici. Jules era cos nervoso che non smetteva di deglutire, mentre Faye era pi calma ogni minuto che passava, faceva una faccia buffa, simulava noia. Noia! Indossava un vestito o un maglione in un tessuto fulvo e ruvido, una sorta di lana, con un profondo collo a V che mostrava la scollatura dei seni, ed erano seni nudi, in ombra e misteriosi; odorava di un profumo pungente come una spina; sembrava sul punto di ridergli in faccia. La bella pelliccia stava scivolando adagio sul pavimento, come un grosso serpente che si srotolava. Jules, a disagio, lo percepiva con la coda dell'occhio.

A volte ordino del cibo da fuori. Joe Muer's Seafood. Lo conosci? Un posto elegante. Ma non fanno servizio d'asporto; devo assoldare un cameriere. Se ti trattieni un po'... Ti piace l'aragosta?

Jules non ce la faceva pi, si alz e si precipit verso la pelliccia. L'afferr mentre stava scivolando gi. La sua pelliccia... disse.

Fanculo la pelliccia. Perch sei cos nervoso?

Era seduta, calma, e lo scrutava, valutandolo, come poteva fare un uomo con una ragazza; Jules cap che era questo che gli stava accadendo, essere trasformato in una ragazza, una femmina. A mano a mano che il potere fluiva via da te, l'altro si riempiva di potere. Faye ne rabbrividiva alquanto, sistemando le cosce sulla sedia e piegandole un poco in avanti.

Possiamo giocare a gin rummy se non ci va di dormire. O un doppio solitario. Se mi sento sola, allora solo solitario. Pinnacolo? Non sei polacco, vero?

Jules rise. Osserv il viso di Faye, cercando un indizio, il pi subdolo dei sorrisi ironici, ma nulla; lo stava provocando, eppure era molto seria.

Laggi, dove quasi ti sei fatto ammazzare, ho avuto come un lampo... anche se fosse un polacco. Ecco perch sei qui.

Jules si alz barcollando. Voleva quasi andarsene; ma, naturalmente, non poteva andarsene; Faye lo tir a s come risucchiando l'aria che c'era tra loro, risucchiando tutta l'aria della stanza. Jules si chin su di lei, annasp in cerca delle sue mani. Si ritrov in ginocchio, come se le sue ginocchia avessero ceduto, e Faye stava accarezzandogli la nuca, passando le dita tra i suoi capelli, d'improvviso avida, ardente.

Il mio polacco disse.

Pi tardi, ore pi tardi, lo tenne sveglio parlando svelta e con un'aria di distacco del suo ex - con cui era stata sposata cinque anni - ma di cui non ricordava precisamente che faccia avesse. Non ti sembra strano? Ho molto pi chiara nella mente la faccia della mia maestra alle elementari.

Jules era gi innamorato e ansioso di annuire, s che gli sembrava strano, tutto era strano, quello che lei diceva e quello che non diceva. Mentre lei gli parlava, lui la abbracciava ed era disteso con lei, nelle sue braccia incuranti, aveva pianto per la dolcezza acre del suo corpo, la sua pelle liscia, i suoi seni piccoli e soffici, la striscia di peluria ispida tra le sue gambe. Lei era a suo agio nel suo corpo, come mai lo erano state le donne e le ragazze che lui aveva conosciuto; da lei era venuta l'autorit per amarla, per fare l'amore con lei; come se, attraverso il corpo di Jules, lei potesse darsi piacere da sola. Gli sembrava che il fondo stesso della sua anima fosse stato rivoltato, come soffice fango. Era dissolto, era nulla. Annientato. Ma il fatto era che quella donna era distaccata da lui, non voleva niente da lui. Non voleva conoscerlo. Le sensazioni penetranti che aveva provato gli facevano sembrare irreale il proprio corpo.  accaduto davvero, questo? Come  accaduto? Facendo l'amore, Faye aveva usato le sue mani in modo abile, impaziente; non era tenera, non pi di quanto un uomo sarebbe stato tenero con se stesso. Poi, sdraiata ed esausta, parlava con noncuranza della sua famiglia, dalla quale era fuggita, due piccoli bambini dolci e innocenti che non avrebbero mai saputo quanto male avrebbe potuto fare loro la mamma, come il tetano. Jules pens assonnato: sta solo cercando di essere libera, come me. Ecco perch mi ha scelto. Perch stiamo bene insieme.

Aveva pensato, quella prima notte, che si sarebbe innamorato sempre e sempre pi profondamente di lei, e quel pensiero lo impauriva, ma risult che non provava niente di pi di quanto avesse provato all'inizio. Il sesso era veloce, duro, luminoso e lucente, una pinna che fendeva acque impetuose.

Faye non voleva un amante, Faye voleva un amico. Il suo polacco per portarla in giro in citt. Per prendere il caff con lei nei momenti pi impensati della giornata. Cos che potesse parlare di se stessa; del suo uomo sposato a Bloomfield e delle sue avventure con gli amici di lui. Il denaro che girava, quei tipi ricchi che lo gettavano in giro come sperma. Quando, raramente, Faye aveva una serata libera, Jules andava a trovarla come un cugino o un fratello. Era bruno, snello, imbarazzato. Lei era bionda e fredda, al culmine della passione sessuale, impersonale come l'hostess di una sala da cocktail. Lui non la sopportava ed era pazzo di lei. Jules abitava allora nella camera di una pensione, sulla John R., non aveva dato a Loretta il suo indirizzo. Considerava importante la propria libert. Ogni suo pensiero lo trascinava indietro, verso la sua famiglia, verso cosa doveva loro, ma... se riuscissi una buona volta a guadagnare abbastanza soldi per aiutarli. Un buon medico per mia sorella, allora... credo che partirei per la California, e andrei a vedere che cosa c' laggi.

Non c' niente, laggi, che non ci sia anche qui diceva Faye, sbadigliando.

Niente? gridava Jules.

Faye beveva liquori, e lui Coca Cola. Odiava il sapore di alcol, ricordando come Loretta, anni prima, gli avesse fatto bere birra per farlo stare zitto. No, era importante che lui fosse sempre vigile. Non come suo padre; non come Furlong. Essere innamorati equivaleva all'ubriachezza, e lui non voleva. Grazie a Faye restava immune dalle ragazze della sua et. Loro sarebbero state docili, mute, passive mentre Faye era... molto diversa. Era gi riuscito a districarsi da lei, o no? Questo feriva il suo orgoglio, amare una donna che era l'amante di un uomo sposato, e che dormiva con altri uomini, per soldi. Anche se, in parte, i soldi finivano nelle sue tasche.

Le chiese, con quell'improvvisa schiettezza che a lei piaceva in lui: Non ti senti mai gi, Faye?.

Sentirmi gi? Sono gi, la pi gi di tutti. Rise.

Non pensi mai di... ucciderti?

Innanzitutto ucciderei qualcun altro, prima di me.

Dici sul serio?

Sono seria. Ascolta, Jules, forse ho pensato di togliermi la vita di tanto in tanto, quando ero sposata, ma ero giovane allora ed ero ricolma d'amore. Ora non ci penso mai disse. Ho perso ogni interesse. Bisogna credere in tutte queste cose, per poter resistere. Il mio ex marito si  risposato, ho saputo, e gli auguro ogni bene.

Non pensi pi a lui, non pensi di amarlo?  proprio finito tutto?

Naturale.

Non  strano?

Perch strano? lei rise.

Vi era in lei qualcosa di saldo come l'acciaio che allarmava Jules, perch lei era una ragazza di campagna, mentre lui era un ragazzo duro di citt, molto esperto, o cos amava pensare. Ma non possedeva la sua inflessibilit. Cos non ti preoccupi per i tuoi bambini? E quest'uomo con il quale ti trovi adesso, non ti preoccupi mai a causa sua... non temi che possa tornare dalla moglie, che possa cambiare idea?

Non pu tornare da sua moglie perch non l'ha mai abbandonata. Lei non sa nulla. Vanno molto d'accordo. So tutto di lei, ogni cosa.  qualcosa che c' nell'aria in questa citt soggiunse con un sorrisetto e ne sono tutti contagiati. Abitano a Grosse Pointe o a Bloomfield e vogliono tener nascosto qualcosa in qualche altro posto - sono disposti a pagare molto per questo. Dio mio! Potrei parlarti di una donna che conosco, come me venne qui sola e ora  ricca e non deve pi darsi da fare, n preoccuparsi per niente, e la cosa pazzesca  che ha sempre avuto un difetto fisico...  stata operata e ha l'utero sostenuto in parte con metallo, o plastica, o che so io, e se uno degli uomini che la frequentano lo sapesse, vomiterebbe. Ma come potrebbe saperlo, un uomo? Non sanno niente, e lei tira avanti benissimo. Tutti gli scandali dell'automobilistica di Detroit, le angosce dei milionari o dei quasi-milionari, che abitavano in dimore lontane dai fumi e dai pericoli della citt, ma si sentivano tremendamente irrequieti in quelle dimore... a Faye quelle angosce non interessavano particolarmente, ma ne sapeva abbastanza per riconoscerne il valore.

Jules conobbe Bernard Geffen tramite Faye.

Jules si trovava con lei, una sera, quando squill il telefono. Faye and a rispondere e disse: Ma certo, sali. No, non c'. Jules era molto offeso. Pochi minuti dopo, un uomo sciatto, nervoso, con l'impermeabile bagnato dalla pioggia, apparve sulla soglia dell'appartamento. Faye lo abbracci languidamente, con un gesto cos ritualizzato da sembrare a Jules adorabile. L'uomo le sfior la guancia con le labbra. Voltando la testa, stava gi sorridendo a Jules.

Ti presento il mio buon amico Jules Wendall disse Faye. Ti presento il mio buon amico Bernard Geffen.

Wendall, vero? Wendall? Sono molto lieto di conoscerla! disse l'uomo, stringendo la mano a Jules. Jules intu qualcosa di strano, di squilibrato; quell'uomo aveva pi di cinquant'anni e sembrava benestante, ma gli stava stringendo la mano come se lui fosse stato un personaggio importante. Lei  quello di cui mi ha parlato Faye? Le tiene compagnia, va con Faye al cinema, e cos via?  giovanissimo.  molto bello, certo... voglio dire...

Togliti la giacca disse Faye, gelida.

Trascorsero un'ora imbarazzante, o pi, Bernard ancora con la giacca, Jules domandandosi perch non se ne andasse, Faye sfogliando una rivista di moda e tentando di mantenere viva una conversazione misteriosa con Bernard. Jules non riusciva a capire su che cosa vertesse la conversazione. Un viaggio in Florida? Nell'America del Sud? Lo yacht di qualcuno?

Lo domando a lei, figliolo disse Bernard, volgendo su Jules gli acquosi occhi grigi crede che dovrei farla questa spesa? Un'altra barca? Si tratta di un investimento di cinquantamila dollari, ma, quel che pi conta, deve tener presente che non ne ricaverei alcun interesse, mentre invece intascherei interessi anche soltanto limitandomi a lasciare la somma in banca.

Jules lo fissava con gli occhi sbarrati.

Vi sono investimenti di vario genere. Alcuni diminuiscono di valore, altri aumentano. Guardi qui soggiunse Bernard, prendendo la mano di Faye per mostrare a Jules l'anello di lei questo diamante vale... far una supposizione... novemila dollari, diecimila? O forse non lo sai, mia cara? Qualsiasi somma valga, varr di pi tra pochi anni, ovviamente, e nel frattempo puoi portarlo,  molto bello, e rende giustizia alla tua mano meravigliosa.

Questo anello vale diecimila dollari? rise Faye.

Sicuro. Ma non  tuo, tu lo porti, semplicemente, lo esibisci. Tu non hai problemi, non paghi nessuna assicurazione, non potresti nemmeno venderlo, anche se volessi. Questo  un tipo di investimento. Una barca, d'altro canto... disse, emettendo un sospiro da vecchio lupo di mare una barca... ti avevo gi fatto vedere questa fotografia, Faye? Si tolse di tasca il portafoglio e ne sfil una fotografia. Faye la guard e la pass a Jules senza fare commenti. Era la fotografia a colori di una donna in piedi sul ponte di un grande panfilo, vestita di bianco e un po' tarchiata, anche se ancora una donna graziosa, non pi giovane.  mia moglie. La mia ex moglie disse Bernard.  morta di cancro l'anno scorso.

Mi dispiace mormor Jules, garbato. La donna in bianco gli parve condannata, gi da allora.

Abbiamo vissuto insieme per lungo tempo, a fasi alterne disse Bernard. Il guaio era che non mi capiva e non si fidava di me. Nella sua famiglia erano tutti ricchi, ma lavoravano ugualmente, con incarichi poco importanti. Lei non capiva la mia famiglia, mio padre, e io mi sentivo intrappolato nella sua mente. Alz gli occhi su Jules, sorridendo. Ragazzo mio, le interesserebbe lavorare per me, quest'estate? Sulla mia nuova barca? Forse sulla mia nuova barca?

Jules gli restitu l'istantanea. Un certo movimento della punta delle dita di quell'uomo lo aveva insospettito.

Facendo che cosa?

Dando una mano. Come cameriere di cabina.

Faccio il camionista.

Potrei pagarla molto di pi.

Ho un lavoro. Mi piace guidare. Jules sent la sua bocca stringersi sempre pi, e tanta cautela lo lasci interdetto. Allora disse, con entusiasmo forzato: Ma potrebbe essere una buona idea viaggiare per mare. Sarebbe sano.

Potremmo andare nei Caraibi! disse Bernard. La sua cara amica Faye mi renderebbe felice, se soltanto volesse... forse lei riuscirebbe a persuaderla? Se la crociera la interessasse, forse interesserebbe anche a lei? E se cominciassi a corrisponderle la paga sin d'ora, con mesi di anticipo?

Bernard, sei pazzo? Credevo che non avessi denaro disse Faye.

Ho denaro a partire da sabato scorso disse lui. Era nervosissimo.

Jules, ansioso di svignarsela, guard preoccupato la fronte calda, umida, piuttosto ampia, di Bernard; v'era qualcosa di fanciullesco e al contempo di stanco in quell'uomo, chiunque fosse, come se la strana energia che lo faceva parlare per minuti e minuti di seguito potesse fargli agitare i piedi nella danza e portarlo alla frenesia, ma solo per lasciarlo poi cadere, di nuovo fiacco. Rivoletti di sudore gli scorrevano sulla fronte.

Mi  stato concesso un certo finanziamento. Ammetto di non avere un reddito fisso come il tuo amico, ma nemmeno lo desidero disse a Faye. Mi piace l'avventura. E non oso indovinare dove mi porter la passione per le avventure. Credo che tu lo sappia, ma non si deve mai parlarne tra noi, nel tuo interesse e nell'interesse del nostro giovane amico, qui.

Che cosa vuol dire? domand Jules, allarmato.

Buonanotte a tutti e due. Io me ne vado a letto disse Faye.

Li accompagn fino alla porta di casa. L Bernard mise un braccio sulle spalle di Jules e disse:  come una principessa nordica, una principessa di una fiaba, molto gelida, incantevole. Jules, ragazzo mio, lasci che la segni sin d'ora nel mio libro paga. Mi sento un po' scosso, questa sera, e vorrei che lei mi accompagnasse a casa in macchina. Che cosa te ne pare, Faye, va bene per te?.

Naturale. Buonanotte disse Faye.

Rimasero in piedi insieme nel corridoio. Jules si volt a guardare la porta, interdetto. Non sapeva se essere adirato o no, se il suo onore gli imponesse di bussare a quella porta, o di respingere Bernard.

Bernard stava dicendo: Ma ce l'ha la patente?.

S.

Vuole accompagnarmi a casa, allora?

Dove abita?

Non lontano. Poco pi di un miglio.

Era pi basso di statura di Jules, un uomo agitato, indaffarato. Per parlare doveva muovere le mani. Il costoso impermeabile era spiegazzato e macchiato; aveva i polsini sporchi di fango; le scarpe dovevano essere lucidate. Mentre scendevano con l'ascensore, parl rapido e con confidenza all'orecchio di Jules, come se stesse parlando nel ricevitore di un telefono. Jules si domand se fosse pazzo.

Mi piace avere sul mio libro paga persone delle quali posso fidarmi. Amici di amici. Faye si sbagliava a proposito del fatto che io non avrei denaro... le donne non capiscono queste cose. Capiscono il denaro soltanto quando lo vedono. Sono, soprattutto, molto rozze. Non capiscono da dove venga il denaro, n che cosa significhi, n come un uomo possa valere molto denaro, pur non avendone affatto al momento. Gli uomini, invece, queste cose le capiscono.

Presumo di s disse Jules.

Com' la sua famiglia?

Mio zio Samson Wendall, forse lo avr sentito nominare.

Non  negli... negli autotrasporti?

Macchine utensili.

Macchine utensili, s. Wendall. Il nome non mi riesce nuovo, un buon nome disse Bernard. E lei si chiama Julian? Jules! S, bene, Jules, il mio guaio, vede,  che prendo le cose troppo sul serio, mi eccito molto, una sorta di debolezza sale in me... pu darsi che sia la pressione del sangue troppo alta. Ma concepisco la vita come un dramma, concepisco la storia come una tragedia che va svolgendosi e... e mi occorre qualcuno che guidi la mia automobile, ho difficolt soltanto ad andare in giro, nelle cose pi banali. Avevo un autista, un negro, ma gli capitavano sempre degli incidenti. Ho dovuto licenziarlo. Incendi il sedile posteriore della macchina. Ancora non mi sono deciso a farlo riparare. Che cosa ne direbbe di cento dollari alla settimana?

Cento?

Duecento, vogliamo fare duecento dollari alla settimana?

Devo soltanto guidare un'automobile? Soltanto in citt?

Avr bisogno di andare a Toronto, a St Louis e a Buffalo tra non molto, a seconda di come si metteranno gli affari disse Bernard, parlando in fretta, quasi non volesse che quei nomi restassero nella mente di Jules ma in genere dovrebbe guidare soltanto a Detroit. Mi occorre qualcuno che sappia tenere i segreti. Mi occorre una persona intelligente, come lei...  ovvio, dalla sua faccia, che lei  intelligente. Lasci che la porti in qualche posto e le faccia tagliare i capelli.

Tagliarmi i capelli? disse Jules.

Sono troppo lunghi. E ha bisogno di un vestito nuovo. Ha bisogno di un cappotto. Il mio aspetto non ha importanza, io sono al di sopra di tutto questo, ma lei dovrebbe figurare bene. Mi accompagni a casa, tenga la macchina stanotte e torni domattina con i capelli tagliati. D'accordo?

Potr tenere la macchina?

S, per la notte disse Bernard. Erano in strada. Sembrava al contempo entusiasta e crucciato. Continuava a voltarsi e a sbirciare alle proprie spalle, come se si aspettasse che qualcuno potesse avventarglisi contro e porre termine alla sua follia. Ecco la mia automobile disse, mentre si avvicinavano a una Lincoln parcheggiata lungo il marciapiede, con tanto di multa, ed ecco le chiavi.

Jules vide che strappava il foglietto, agitatissimo, ma probabilmente senza rendersi conto di quello che faceva.

Alloggio in un albergo in centro.  molto comodo per andare a casa di Faye, ma lei mi riceve di rado. La sua esistenza  tremendamente semplice, eppure complicatissima. Deve parlarmi di lei, qualche volta, degli argomenti delle sue conversazioni con lei.

Jules lo port all'albergo e, prima di scendere, Bernard si protese in avanti, contro il sedile e porse a Jules qualcosa. Ecco un assegno, lo incassi domattina, si sistemi un po' e torni a prendermi. Porteremo Faye a pranzo, se sar alzata. Si faccia tagliare i capelli. Si compri un vestito nuovo.

Jules guard l'assegno. Era di cento dollari, intestato a Jules Wendall.

Alle dieci della mattina dopo si rec alla National Bank di Detroit e l, per un quarto d'ora, dovette dissipare i sospetti di una cassiera, sebbene avesse la patente automobilistica come documento di riconoscimento. Un momento solo disse la ragazza. Jules, vicino a cento dollari al punto che lo stomaco aveva cominciato a dolergli, si smarr nella contemplazione dei capelli crespi di un cassiere negro il quale, allo sportello vicino, stava contando banconote. Banconote a non finire. Cento dollari stavano per venire a lui... un dono... un incantesimo. La sua cassiera stava facendo una telefonata. Jules si sforz di non ascoltare quel che diceva, perch, che cosa sarebbe accaduto se avesse detto, Oh, il conto corrente  stato chiuso? Oh? Jules pens ai cento dollari, che gli occorrevano. Bernard sarebbe stato come un padre per lui. Gi aveva riconosciuto la sua intelligenza, ed era disposto a puntare su di lui e a segnarlo sul suo libro paga... La cassiera stava dicendo Grazie con vivacit, e, come se nulla fosse accaduto, come se non avesse mai nutrito sospetti, si avvicin al cassetto dei contanti e cominci a tirare fuori le banconote. Jules stette a guardare. Lei prese quattro banconote, poi due. Si avvicin a Jules e le cont sul marmo del banco, accanto alla mano pruriginosa di Jules.

... Cento dollari! disse.

Grazie disse Jules, con voce rauca.

Usc nella nuvolosa mattina di Detroit. I cento dollari erano al sicuro nel suo portafoglio. Il portafoglio si trovava al sicuro nella tasca posteriore dei calzoni, stretto contro il suo corpo dalla pressione dei pantaloni stretti. Lott contro il vento mentre si recava allo Sheraton-Cadillac, dove si fece tagliare i capelli. Era importante che se li facesse tagliare proprio l, sebbene fosse una sofferenza sedere in quel salone di parrucchiere profumato, silenzioso - sentendosi troppo conscio di se stesso, Jules Wendall che si faceva tagliare i capelli e si preoccupava domandandosi quanto avrebbe dovuto dare di mancia -, e qualche tempo dopo fu una sofferenza togliersi i calzoni attillati, in uno sgabuzzino di prova, e misurarsi un altro vestito. Gli occorreva un vestito nuovo. Questo le sta a pennello,  perfetto disse il commesso, con solennit.

Jules credeva a tutto... Era ancora stordito, innamorato di Faye e con la promessa di un nuovo, caotico, aperto futuro.  ovvio dalla sua faccia che lei  intelligente aveva detto Bernard. Jules voleva essere benvoluto e stimato soprattutto per questo... per la sua intelligenza.

Rimase molto deluso quando il commesso disse che il vestito doveva essere modificato; non avrebbe potuto indossarlo subito! Sarebbe stato pronto soltanto venerd! Cos, goffo e afflitto, si rimise i calzoni e la giacca da pochi soldi; la nuca rossa di vergogna.

And a prendere Bernard. Il mal di stomaco cominciato in banca gli si era diffuso in tutto il corpo; gli sembrava di non essere pi se stesso, Jules, lui che aveva rinunciato a un lavoro per un altro lavoro pazzesco, per un lavoro strano, e doveva passare a prendere qualcuno a nome Bernard, senza nemmeno essere ben certo di saperlo riconoscere. Per fortuna, Bernard lo stava aspettando sul marciapiede. Jules riusc ad accostare l'automobile senza salire sul marciapiede, e non trad la propria incertezza quando si sporse per aprire la portiera dietro di s.

Il portiere negro dell'albergo l'apr prima di lui con un gesto ampio, e Bernard sal sospirando: Oh, quest'aria mattutina! Questo smog! esclam. Diede una mancia al portiere - Jules non riusc a vedere quanto - e si sistem sul sedile bruciacchiato. Vada sempre diritto. Voglio riflettere. Stamane devo pianificare il resto della mia esistenza disse.

Questa osservazione innervos Jules: pianificare quel mattino il resto della sua esistenza! Si pent di aver dubitato di Bernard. Perch anche lui, Jules, non avrebbe potuto pianificare quel mattino il resto della sua vita? Non era libero di fare accadere quasi qualsiasi cosa?
3

Quando suonarono il campanello di Faye, lei non era in casa, o non volle venire ad aprire. Bernard disse, malinconicamente: Non so come abbia conosciuto questa donna, n che cosa significhi per me. Aveva un'attitudine al dramma che sarebbe stata imbarazzante in chiunque altro; ma, mentre si succhiava le dita in preda al nervosismo, mentre dava strattoni al colletto, Bernard sembrava un uomo coinvolto in un dramma invisibile, impotente di fronte al proprio fato. Ridiscesero in strada. Bernard precedette Jules, parlando delle quotazioni di Borsa di quel mattino, delle previsioni meteorologiche e dell'imbottitura del sedile della macchina, rimastagli appiccicata alla schiena.

Jules sent uno slancio di affetto nei suoi riguardi, era cos diverso dagli uomini che conosceva.

S, devo pianificare tutto. Devo avere tutto chiaro disse Bernard. Il viaggio a Toronto  annullato, ma il viaggio a St Louis  pi urgente di quanto credessi. Devo stabilire dei contatti, laggi. E lei, Jules,  in grado di portarmi l con poche ore di preavviso? Ha famiglia, qualcuno cui deve provvedere? Quanto denaro le occorre?

Si mise sul sedile posteriore. Jules, sedendo al volante, guard per caso nello specchietto e scorse la faccia grigia, seria, di quell'uomo. Gli occhi acquosi di Bernard si stavano spostando irrequieti e gli fissavano la nuca.

Denaro... gliene occorre? Quanto?

Credo di non averne bisogno, per il momento rispose Jules, imbarazzato.

Le dar qualcosa per sua madre. Per le spese. Compil un assegno, tenendo in equilibrio il libretto sul ginocchio, e lo pass a Jules.

Era di duecento dollari. Jules, sorpreso, lo prese e lo fiss. Ma, per le spese?...

Ora dobbiamo cominciare. Ho un programma molto pieno, stamane.

Jules avvi la macchina con uno slancio energico. Ma, quasi subito, Bernard disse, facendo schioccare le dita: Aspetti, voglio entrare l dentro per un minuto. Scese di fronte a un drugstore e, con un cenno, invit Jules a fare il giro dell'isolato.

Jules ripart. Era stordito dalla sorpresa del secondo assegno. Si trovava accanto a lui sul sedile, e abbass gli occhi sbirciandolo, per assicurarsi che fosse reale. Gli parve di aver notato un errore. La parola cento era scritta erroneamente, ceno? E il cassiere della banca sarebbe passato sopra a quell'errore, o avrebbe annullato l'assegno?

Afferr il foglietto. No, cento era scritto giusto. Qualcuno gli suon con rabbia, un tassista. Jules con una sterzata riport la macchina sulla destra, appena in tempo. S, cento era scritto in modo corretto.

Al terzo giro dell'isolato, Bernard usc dal negozio di corsa, le gote tremolanti. Presto, si porti sulla corsia della svolta a sinistra. Abbiamo affari da sbrigare! disse.

Jules si convinse che stava guidando male. Sembrava che non riuscisse a calmarsi. L, nel traffico mattutino, e su un'automobile lussuosa che quasi non meritava, si stava esponendo a gravi rischi... qualche agente avrebbe potuto formarlo, una punizione per la sua audacia. Ma immagin che Bernard non avrebbe notato niente, nemmeno un piccolo incidente. E un piccolo incidente non avrebbe avuto molta importanza. Bernard, sul sedile posteriore, aveva fretta. Sembrava protendersi in avanti. Emanava un odore umido, triste, di cane. Jules disse in tono drammatico nelle prossime ore accadr qualcosa che potrebbe cambiare le vite di entrambi.

Di che si tratta?

Non posso dirglielo, ma ha a che fare con la valuta. Con il mercato dell'oro. Capisce, adesso?

Io... credo di no.

Che giorno  oggi, Jules?

Il 18 giugno 1956.

Ora lo sa?

Che cosa dovrei sapere?

Non li legge i giornali?

Non capisco.

Svolti qui. No, attento all'autobus... s, vada avanti, si porti sulla corsia di destra.

Jules si sorprese a svoltare di nuovo nella East Jefferson.

Bernard disse con petulanza: Oggi pomeriggio compreremo una macchina nuova. Sono stufo di questa! Guardi questa imbottitura, ce l'ho dappertutto, sulla giacca e nel naso - ho l'asma -, per l'assicurazione ci vorranno anni, tanto vale che ci rimetta con il fisco. Compreremo un'automobile nuova oggi nel pomeriggio. Una nuova Lincoln.

Mentre Bernard parlava, Jules sent il proprio cuore gonfio dall'idea di... di qualcosa di intangibile e bello... qualcosa che non concerneva soltanto il denaro, ma era profumato dall'odore grigioverdastro, metallico, del denaro, dal suo potere, e, pi ancora di questo, dalla sua essenza misteriosa.

Svolti qui e faccia il pieno di benzina, abbiamo bisogno di benzina! grid Bernard.

Il serbatoio era quasi vuoto e, una volta fatto il pieno, Bernard grid: Quanto fa? A chi lo devo intestare l'assegno?.

Non possiamo accettare assegni disse l'inserviente, accigliato.

Certo che li accettate, nessuno va pi in giro con denaro liquido, al giorno d'oggi disse Bernard. A chi devo intestarlo?

Accettiamo soltanto contanti.

Jules, gli dia i soldi, allora. Presto.

Jules pag la benzina, porgendo all'inserviente un biglietto da venti dollari. Bene, tenga il resto disse Bernard. Andiamo!

Seguirono la Lakeshore Drive ed entrarono nella cittadina di Grosse Pointe. Le case si allontanarono subito dalla strada, case di mattoni che sembravano a disagio nella luce grigia, i prati insudiciati da pezzi di giornale che il vento aveva portato da Detroit. Ovunque lacerti e strisce di carta e intere pagine di giornali. Macchie bianche danzavano davanti agli occhi. Bernard gli disse dove doveva svoltare ancora, e Jules si sorprese a muoversi adagio in un mondo di fogliame e di mattoni rosso scuro; aveva dimenticato di fare colazione, quel mattino, e uno scenario come quello gli diede alla testa. Che belle case! Marciapiede e vie silenziose e pulite, dove non si vedeva anima viva. Questa era sempre la cosa pi sorprendente, quella solitudine... Fin dove giungeva il suo sguardo non vedeva nessuno a spasso, non esisteva nessuno!

Entri l gli ordin Bernard, e Jules entr in un viale d'accesso circolare che conduceva a una vasta dimora di mattoni chiari, in uno stile elegante, con colonne, di gran lunga troppo grande per una famiglia comune. Jules l'avrebbe scambiata per un'impresa di pompe funebri o per un ristorante di lusso. Di fronte a quella vista cominci a sentire un fremito nel corpo. Bernard salt gi dall'automobile come se avesse abitato l. Si avvicin alla porta e suon il campanello. Jules finse di non osservarlo attentamente.

Un'altra automobile entr nel viale d'accesso dietro a Jules, una station wagon azzurra. Si ferm per far scendere una ragazza, poi l'autista prosegu oltre Jules e usc di nuovo nella strada. Jules ammir tutto quel movimento. La ragazza discesa dalla station wagon era sui sedici o diciassette anni, indossava un paio di bermuda e aveva lunghi capelli neri che le scendevano sulle spalle; reggeva una borsa di paglia. Senza alcuna fretta, pass accanto a Jules, sulla Lincoln nera, e non degn di un solo sguardo l'automobile, guard soltanto Jules, facendo scorrere su di lui gli occhi scuri, seri, critici. Lui ricambi lo sguardo. Sent quell'occhiata penetrargli fino alla nuca. Con la coda dell'occhio la vide passargli accanto e avvicinarsi a Bernard. I due presero a parlare. La ragazza alz le mani, in un gesto di impossibilit. Bernard stava insistendo a proposito di qualcosa... faceva movimenti brevi ed energici con le braccia, discutendo. La porta venne aperta da una cameriera negra. Bernard si fece avanti per entrare, sempre discutendo, e la cameriera esit, poi lo lasci passare. La ragazza lo segu. Non si era nemmeno pi voltata a guardare Jules.

La casa parve chiudersi dietro di loro. Si levava, chiara e imponente, una piccola montagna di mattoni che gli suscitava un certo disagio, insieme allo stupore. Chi poteva sopportare di vivere in una dimora cos grande? Lo spazio non avrebbe prodotto echi? La pressione non sarebbe stata eccessiva sul cervello di chi ci abitava? E chi aveva tanti soldi da costruire una casa simile? Agitato, un po' risentito, si guard attorno e vide l'aspetto preciso di un prato sul quale nessuno si prendeva mai la briga di passeggiare, vide siepi, alberelli ornamentali, fiori... tutto era nebuloso, come se fosse stato sotto un incantesimo.

Comunque, aveva un altro assegno. Lo prese. Duecento dollari...

Loretta gli aveva regalato alcune cose per il suo compleanno e per Natale, mai troppe. Anche Maureen gli aveva regalato alcune piccole cose. Mai per gli era stato fatto un dono, un dono sorprendente, di quelli che stordiscono il cuore, che ti fanno capire perch la gente continua a vivere - per quale altra ragione, se non nell'aspettativa di doni simili, di sorprese cos immeritate?

La ragazza entrata in casa era cos anche lei, una sorpresa. Jules non riusciva a smettere di pensare a lei. Eppure non riusciva affatto a ricordarne il viso. Ricordava qualcosa di curioso e di penetrante del suo aspetto, una pigra scrupolosit, e il vezzo di tenere il piede voltato in dentro - calzava scarpe di tela - e le sue ginocchia esili, di un rosa pallido. Era entrata nella casa. Non ci si poteva stupire che abitasse l. Era la figlia di un pezzo grosso, inattaccabile.

Jules fiss la grande porta d'ingresso e aspett. Dopo un quarto d'ora, Bernard riapparve, solo, frettoloso. Aveva la giacca sbottonata, che gli sbatteva ai fianchi. Jules si sporse all'indietro per aprire la portiera, reagendo meccanicamente, come fosse stato generato da secoli di carni schiave, ed ebbe il tempo di osservare la faccia del suo datore di lavoro: era pazzo o no, quell'uomo? Quella gente! Quei parassiti, anche loro sono parassiti, privi di immaginazione, gente come quella! borbott Bernard. Come se non avessi saputo che erano in casa... lei per lo meno era in casa, la mia cara sorella, nascosta, a questo punto mi lavo le mani di loro, per sempre!

Dove vuole andare adesso? domand Jules, umilmente.

Parta! Vada lontano da qui!

Bernard aveva un'espressione intelligente, ma vi era in essa qualcosa di sconvolto e di vitreo. I suoi occhi vagavano ovunque. La sua fronte, ampia e obliqua, sembrava rivestita da una pelle pi pallida di quella della faccia, una pelle non pi chiara, ma in qualche modo pi tesa e sottile, di una grana diversa. Poteva darsi che la parte superiore del suo cranio si stesse gonfiando e deformando adagio. Le guance e la mascella erano flaccide e sulle guance vene minuscole erano affiorate alla superficie, dandogli l'espressione accesa e stupita dei tanti vagabondi e poveracci che Jules vedeva ogni santo giorno, in centro.

Metta in moto! disse Bernard a voce alta.

Mentre la sera prima era stato fraterno e quasi confidenziale con Jules nell'appartamento di Faye, adesso che erano soli tendeva a non guardarlo e a tirarsi indietro occupandosi in modo dignitoso e lievemente assurdo dei bottoni della giacca, o delle proprie unghie lunghe e mal curate, o dei pezzetti di imbottitura bianca e bruciacchiata che stavano uscendo dagli squarci nel sedile. La sua voce, tremante e imperiosa, parve a Jules la voce di un attore, tenuta su una nota un po' troppo alta per i contatti personali.

Hanno sempre preso le parti di mia moglie disse Bernard. Nessuna fiducia. Mostrai loro gli onorari e le ricevute dei suoi medici - dodici medici, che lei mi creda o no, ragazzo mio! - e glieli sventolai in faccia. Immaginano di essere americani aristocratici perch lavorano, ma io, ritengo di non appartenere ad alcuna classe sociale...

Jules ascoltava avidamente tutte queste parole, sperando di venire a conoscenza di qualche fatto. Voleva sapere qualcosa di pi sul conto della ragazza. Infine, dopo circa cinque minuti di quelle chiacchiere, si spazient e domand: Chi era la ragazza?.

Quale ragazza?

La ragazza che  entrata in casa con lei.

Oh, quella era mia nipote Nadine. Deve avere dieci o dodici anni, ormai, anzi no, deve averne di pi... il tempo passa cos in fretta... direi che ne ha quattordici, forse quindici.

Ne ha di pi.

Ah s? Non lo so, non ci ho fatto caso. Una ragazzina simpatica, se si pensa ai genitori che ha... un matrimonio riuscito ma infelice, un tipo di matrimonio comunissimo... la ragazza per poco non anneg nella piscina, me ne ricordo come se fosse ieri, anche se doveva avere allora due o tre anni. In realt, non le ho pi fatto molto caso, da allora. Fui io a salvarla.

La salv? Quando stava per annegare?

S. Accadde nella piscina dello Yacht Club.

Jules prov un'invidia assurda.

Senta, Jules, mi consenta di dirle una cosa che vorrei ricordasse per tutta la vita: non si fidi mai di nessuno. Se ne ricorder?

Certo.

 troppo giovane per poter capire com' la vita. Alla mia et lo sapr.

So tutto della vita disse Jules, allegramente.

Devo fare parecchie telefonate, me n'ero quasi dimenticato. Devo stabilire contatti con persone che sono difficili da avvicinare, che sono sempre in movimento, come me. Mi riporti all'albergo, adesso, poi potr andare per suo conto a comprare una nuova automobile.

Ha detto... una nuova automobile?

S, ma non una Lincoln, tutto sommato. Voglio una Cadillac.

Vuole che acquisti io un'automobile nuova?

Gli lasci questa. Per questa le daranno un po' di soldi.

Ma io non so come si compra un'automobile, un'automobile di questo genere protest Jules.

Allora imparer.

Potrebbero non lasciarmi entrare.

Lei mi piace, Jules. Mi piacciono la sua faccia, la sua intelligenza e una certa grazia che la distingue disse Bernard. Per essere sincero, vorrei aver avuto un figlio come lei. Gli uomini hanno bisogno di figli, ha a che vedere con i geni, con il tramandare i sogni. Non si tratta soltanto del fatto che lei  stato l'amante di Faye, il che costituisce gi un miracolo, ma mi  simpatico di per s - se l'avessi visto per la strada, mi sarei fidato di lei immediatamente, c' in lei qualcosa che desta simpatia, ha la faccia di una vittima intelligente. Quando avr portato a termine questo progetto al quale sto lavorando, quando tutte queste ansie saranno finite, le pagher gli studi all'universit.

Gli studi all'universit?

S, certo. Potr laurearsi in... in filosofia, o in lettere, o in qualunque cosa vorr.

Ma ho interrotto gli studi alla high school.

Non  possibile, in realt, ricavare molto dalla vita, direttamente. Questa  una delle ironie dell'esistenza si affrett a dire Bernard. La vita bisogna impararla dai libri. La mander all'Est.  possibile comprimere secoli di saggezza in pochi volumi. Svolti a sinistra qui. Attento a quel furgone!

Cos accade nella vita: un'ascesa improvvisa. Jules sterz come in sogno intorno al furgone della lavanderia, senza nemmeno vedere la faccia arcigna dell'altro uomo al volante. Stava salendo, e niente avrebbe potuto fermarlo. La sensazione fluttuante nel suo petto era il cuore che si espandeva, o forse i polmoni, storditi da troppo ossigeno. Lui, Jules, all'universit! Mi piacerebbe andare all'universit, s, certo, mi piacerebbe, farei qualunque cosa pur di riuscirci disse eccitato.

Svolti di nuovo a sinistra. No, a destra. Pu arrivare in tempo al semaforo, se accelera...

In centro, Bernard gli porse un altro assegno, staccato in fretta dal libretto e un po' frastagliato lungo la perforazione. Tenga. Compri una splendida automobile. Torni a prendermi qui alle tre disse. Sbatt la portiera della macchina e si allontan precipitosamente. Jules si accost l'assegno agli occhi. Diecimila dollari? Dovette socchiudere le palpebre per impedire che la cifra scritta sull'assegno ondeggiasse diventando invisibile. Un assegno di diecimila dollari intestato a Jules Wendall?

Per qualche tempo non riusc a muoversi. Poi, senza sapere che cosa stesse facendo, avvi goffamente l'automobile, svolt a un angolo ed entr in una strada a senso unico. Stava andando in senso vietato. Per poco non ebbe uno scontro con un taxi giallo, con il clacson che squillava. Non contrariato, ma soltanto stordito, sentendosi la testa liscia come un vaso di terracotta, cominci a fare marcia indietro. Il tassista stava suonando il clacson a tutta forza. A Jules quel suono sembrava musica. Port all'indietro la lunga automobile intorno all'angolo, sempre all'indietro, poi ripart. A met isolato per poco non si scontr con un autobus che si scostava dal marciapiede. Elegantemente, magicamente, sterz intorno all'autobus, e non invest nessuna macchina nella corsia di sinistra, che si apr per lui, stranamente, e lo lasci passare, e cos continu a guidare per dieci, o forse venti minuti, senza avere un'idea chiara del tempo che passava, senza nemmeno formulare pensieri costruiti con parole, ma limitandosi a bearsi alla musica di quell'assegno accanto a lui sul sedile, un assegno di diecimila dollari intestato a Jules Wendall.

Avrebbe incassato l'assegno e sarebbe partito. Per la California.

Era una tentazione, ma non avrebbe potuto farlo. Mai. Bernard gli era simpatico e non sarebbe stato capace di derubarlo. Inoltre, sarebbe stato un peccato concludere bruscamente quell'avventura. Il suo destino poteva essere quello di seguirla fino in fondo. E c'era la ragazza, la nipote di Bernard, il cui viso era confuso in modo cos allettante nel suo ricordo. Continuava a vederla muoversi nella propria visuale, davanti all'automobile, laggi, oltre la nera e lucente distesa del cofano. Si sforz di rivederne il viso, ma non riusc a ricordarlo affatto - soltanto lo sguardo intento, serio, impertinente, e le orecchie gli fischiarono in modo allarmante. Lei stava forse pensando a lui? Parlando di lui? Non bastava che gli capitassero simili meraviglie, pens Jules, severamente, bisognava che sapesse essere alla loro altezza. Che disastro, che vergogna per tutta la vita, se non avesse saputo essere all'altezza di quanto gli accadeva!

Gir ancora per qualche tempo con la macchina, in preda a uno stordimento, domandandosi se fosse il caso di passare da sua madre per mostrarle l'assegno... ma questa era un'idea pazzesca. Avrebbe voluto fermare la gente per la strada e farlo vedere a tutti. Meglio pensare all'aspetto pi serio della sua nuova vita: terminare la high school. Sarebbe stato difficile finirle, con tanto denaro che gli veniva regalato. Avrebbe dovuto resistere alle distrazioni, resistere anche all'eccitazione che gli faceva provare la nipote di Bernard, e con la quale avrebbe potuto incontrarsi di nuovo un giorno... bisognava che terminasse la high school la sera... poteva terminarle rapidamente, e poi... e poi sarebbe andato a studiare nell'Est, a studiare in qualche universit dell'Est, anche se la sua mente veniva meno a quella riflessione, e il fischio nelle orecchie diventava pi stridulo. La sola universit che conoscesse era l'universit del Wayne, un gruppo di edifici moderni in alluminio e cristallo al centro delle macerie di Detroit, e la sola cosa che conoscesse dell'Est era la dolce linea curva che esso tracciava sulla carta geografica, rosicchiato dall'oceano Atlantico. Ci nonostante, questa era pur sempre una svolta della sua vita, lo sapeva, era l'inizio stesso della sua vita. Doveva dimostrarsi all'altezza.

Questo sembra essere il primo capitolo si disse.

Riusc a parcheggiare l'automobile - nella foga, facendo salire la ruota posteriore destra sul marciapiede, e poi ripiombando gi con violenza, e frugandosi due volte tutte le tasche prima di riuscire a trovare gli spiccioli che occorrevano per il contatore del parcheggio; si incammin poi lungo la strada, verso la National Bank di Detroit, sperando di trovare la stessa cassiera di prima. Quando fu entrato nella banca, l'alto soffitto lo rassicur: dovevano avere denaro abbastanza per lui, l. Ma se qualcuno lo avesse avvicinato per dirgli: Come te lo sei procurato un assegno simile, Jules? Ti conosciamo, Jules, proprio tu tra tanti!. E se il poliziotto all'angolo avesse cominciato a venire verso di lui, aprendo la fondina e impugnando la pistola?

Aspett in coda. La coda allo sportello vicino si muoveva pi rapidamente, ma lui non si spost, dato che era molto buono, molto virtuoso. Era un bravo cittadino; con quel nuovo taglio corto di capelli, si trovava sulla buona strada! Aspett.

Non gli sarebbe toccata la stessa cassiera di quel mattino. Questa volta si trattava di un uomo di et matura, un uomo sospettoso. Quando venne la volta di Jules, il cassiere lo scrut in faccia. Fiss l'assegno, torn a guardare Jules e disse:  lei Jules Wendall?. Jules sorrise per dimostrare che quella domanda non lo metteva affatto a disagio. Si tolse il portafoglio di tasca e ne sfil la patente di guida, lasciando il portafoglio sul banco, in modo che l'uomo potesse vedere, se voleva, l'altro denaro che vi era contenuto, piegato, a mazzetti. Poi ricord il secondo assegno, l'assegno di duecento dollari. Lo cerc in tasca. Lo mise sul banco di marmo, lisciandolo, domandandosi se valesse la pena di incassarlo... duecento dollari, in fin dei conti, non erano molto. Il cassiere prese quest'altro assegno. Aveva la bocca sottile e maligna. Questo non lo ha firmato disse.

Jules firm con una penna della banca e si stup constatando che la sua scrittura differiva da un assegno all'altro. Stava addirittura per scrivere Wendall con due n, ma si accorse appena in tempo di quello che faceva. Sull'assegno da diecimila dollari, Jules sembrava spavaldo e giovanile; sul secondo assegno, firmato sotto gli occhi del cassiere, Jules sembrava umile e vecchiotto. Il cassiere fiss le due firme. Esamin la patente di guida di Jules.

Questa patente  scaduta disse.

Cosa?

 scaduta. Il giorno del suo compleanno, in aprile.

Ma... ma io non sapevo... ho dimenticato... voglio dire... Riusc a dominarsi. Disse: Grazie per avermelo ricordato. Andr subito al posto di polizia.

Il cassiere si allontan, portando con s entrambi gli assegni. Jules lo osserv facendo finta di nulla. E se il denaro non fosse stato disponibile? Se nulla di tutto ci fosse stato reale? Aveva diciotto anni appena, e non erano abbastanza per tutte quelle sorprese che gli cadevano in grembo, bisognava che si dimostrasse all'altezza. Doveva dimostrarsi all'altezza delle aspettative di Bernard. Doveva terminare la high school. Andare all'universit, laurearsi in filosofia. Doveva essere all'altezza di un Jules supremo, un dittatore che si aspettava ancor pi di quanto si aspettasse Bernard. Doveva essere all'altezza della nipote di Bernard, che alla sua et sapeva gi pi di quanto lui potesse imparare, probabilmente, soltanto vivendo in una casa come quella.

Il cassiere stava parlando adesso con un altro uomo. I due si trovavano pi indietro, accanto alla porta di una grande camera blindata che era chiusa. Sopra le loro teste Jules vide una macchina fotografica. Lo stavano fotografando? E se ci fosse stata una rapina in quella banca, nei pochi minuti successivi, e la sua fotografia, in qualche modo, l'avessero scattata mentre la rapina era in corso? Poteva darsi che lo stesso Bernard fosse un criminale, un falsario. Potevano essere arrestati tutti e due. E la polizia avrebbe supposto che lui, Jules, fosse stato il suo complice per anni di delitti, la sua guardia del corpo, il suo autista, suo figlio... Ma il cassiere avrebbe anche potuto dargli i diecimila dollari, tutto sommato. E una folla di persone si sarebbe riunita intorno a lui, silenziosa, stando a guardare mentre il denaro gli veniva contato nelle mani tremanti.

Poi accadde a Jules di pensare che nessuna persona sana di mente avrebbe ritirato diecimila dollari. Avrebbe dovuto aprire un conto corrente intestato a se stesso. Ma come si apriva un conto corrente?

Troppo tardi. Il cassiere era al telefono, l'altro individuo stava guardando furtivo dalla parte di Jules e le code agli sportelli a entrambi i lati procedevano, i clienti venivano serviti, denaro e documenti venivano distribuiti o consegnati, la gente si voltava, usciva dalla banca e scompariva, gli ingranaggi erano in moto, e lui Jules, rimaneva bloccato al loro interno senza difesa. L'uomo parlava ancora al telefono. Stava guardando lui, Jules. Una babele di voci si lev a un tratto nella banca, giungendogli con chiarezza. Tutti parlavano contemporaneamente. L'alto soffitto della banca gli rimandava echi, accelerandogli il battito.

Il cassiere torn con l'altro uomo e una donna maestosa, dall'aria severa. Fissarono Jules tutti e tre. Il cassiere lisci i due assegni sul banco e disse: C' qualche difficolt, all'altro capo del filo, per un assegno versato su questo conto due giorni fa, dal signor Bernard Geffen sulla Bank of the Commonwealth, un assegno del signor Geffen di dodicimila dollari. Riceveremo una telefonata al riguardo tra un minuto o due. Le dispiace aspettare?.

Voleva la somma in contanti? In tagli diversi, in contanti? domand la donna.

Credo di s rispose Jules.

Dietro di lui, nella coda, la gente spostava il proprio peso da un piede all'altro, borbottando, spazientita di dovergli fissare la nuca e dal suo vestito attillato, criticando il lustro opaco della sua giacca, certo, e le sue scarpe consumate. Scarpe! Doveva comprarsi un paio di scarpe! Gli gir la testa a causa di tutto quello che doveva comprare e fare. Bisognava che passasse alla scuola media e si informasse sui corsi serali, che firmasse la domanda, e frequentasse tutti quei vecchi corsi ai quali aveva attribuito cos poca importanza prima, tutte le lezioni che aveva marinato con un sorriso idiota da giovinastro. Jules Wendall, uno stupido giovinastro.

Aspett. Finalmente trill un campanello. Il cassiere alz il ricevitore del telefono e ascolt. Jules cerc di non ascoltare. La donna si allontan aggiustandosi gli occhiali. Il cassiere annu in modo sbrigativo. Pos il ricevitore. Vuole l'importo in tagli diversi, o soprattutto in banconote di grosso taglio?

S. Cio, s, in banconote di grosso taglio. Non ci sarebbe abbastanza posto...

Il cassiere apr un cassetto. Cominci a contare biglietti di banca, di tanto in tanto passando le dita su una grande spugna rossa posta in un piatto di vetro. Jules vide tutto ci e a un tratto fu preso da un forte capogiro, come se fosse stato sul punto di svenire. Allora gli davano il denaro? Stava per avere in tasca diecimila dollari?

Incespic un poco all'indietro e urt una donna con una borsa per la spesa. Mi scusi, la prego disse. La donna bofonchi qualcosa. Jules si premette la mano gelida sulla fronte, facendosi forza. Il cassiere stava contando il denaro. L'altro uomo, a braccia conserte, sorrise a Jules. Voci si levavano ovunque nella banca. Jules guard la macchina fotografica, pensando che forse gli avrebbero scattato una fotografia nel momento in cui avesse ritirato il denaro dal cassiere, forse ci era necessario come prova legale. Volse lo sguardo verso il soffitto dorato della banca, scambiandolo momentaneamente per il soffitto di una chiesa, pensando di trovarsi, in qualche modo, in una chiesa. Non era ancora troppo tardi per sottrarsi a tutto ci. Il momento magico non era ancora venuto. Non appena avesse toccato le banconote, sarebbe stato contaminato; forse si sarebbero accese lampadine flash e tutti nella banca si sarebbero gettati a terra in modo che soltanto lui, Jules, rimanesse in piedi e potesse essere colpito dalla polizia.

Ma era troppo tardi per andarsene. Aveva fatto aspettare tutti quelli che formavano la coda. Rimase l in piedi, sudando, mentre il cassiere contava sul banco quindici o venti banconote, poi le metteva insieme e le contava di nuovo. Era ovvio che Jules doveva prenderle.

Diecimiladuecento dollari...

Farfugli un ringraziamento e ciecamente si volt per andarsene.

Quando ritrov la Lincoln di Bernard - non era riuscito a ricordare bene dove l'avesse parcheggiata - vide che qualcuno aveva urtato il parafango posteriore sinistro, niente di serio, ma la vernice era stata raschiata via e il metallo era lievemente ammaccato. Tent di raddrizzarlo con le mani. Inutile. Forse Bernard non se ne sarebbe accorto. Ma, del resto, doveva vendere la macchina, che cosa importava? Ripart. Continuava a vederci male. La sua vista era assediata da particelle di luce e di polvere, per cui doveva continuare a battere le palpebre nel tentativo di liberarsene. Guid attraverso il traffico del centro, silenziosamente. Ora doveva recarsi a una mostra di automobili, rivolgersi a un rivenditore di Cadillac. Non riusc a trovarne uno per un po' di tempo. Continu a guidare per miglia. E si domand se sarebbe diventato cieco.

Individu uno showroom Cadillac ed entr. Nel portafoglio, entro la tasca posteriore dei calzoni, aveva pi di diecimila dollari; era diventato immortale. Vorrei acquistare una nuova macchina disse compito. Vorrei dare in cambio la mia vecchia automobile. Gli venne in mente che avrebbe ottenuto condizioni pi favorevoli presso un rivenditore della Ford, ma la colpa non era sua, la colpa era di Bernard. Il rappresentante della Cadillac stava parlando con lui. Mentre spiegava certe cose - le sue frasi erano impeccabili -, continu a adocchiare Jules con una certa curiosit. Jules se ne accorse, ma non lo diede a vedere. L'uomo gli stava parlando di un'automobile che si trovava davanti a lui. Non riusc a concentrare su di essa tutta la sua attenzione. Era troppo grande, poggiava pesantemente con gli pneumatici dalla fascia verniciata di bianco sul pavimento lucidissimo, immobile, scintillante ed enorme, tanto che Jules fu tentato di chiudere gli occhi. Era diventato una formica, una pulce, strisciava sulla superficie di un enorme frammento di metallo ricurvo.

Il rappresentante della Cadillac apr cerimoniosamente una delle portiere. A Jules venne consigliato di guardare qualcosa, dentro. Chiuse gli occhi per un momento. Stava pensando alle notti in campagna, a se stesso bambino, quando sua madre gli dava da bere birra per ubriacarlo un po' e per prepararlo al sonno; si sentiva quasi sonnacchioso anche adesso. Non aveva dormito molto, quella notte. Pens che forse non avrebbe dormito sul serio mai pi.

Il rappresentante della Cadillac era loquace, convincente, garbato. Jules cerc di concentrarsi sulle sue parole. Era come una messa: sei un rappresentante della Cadillac, stai dicendo messa, consacrando l'ostia, offrendo la comunione. A un prezzo.

Si ritrov seduto in un piccolo ufficio con le pareti in vetro, mentre il rappresentante si allontanava per ritornare con un prete pi influente. Un uomo dalla faccia come una prugna secca ma cordiale, con i capelli grigi e trucioli d'acciaio negli occhi. La sua voce era empatica in modo disarmante, ma Jules aveva imparato la lezione.

Lavoro per una ditta di autotrasporti disse Jules o meglio, lavoravo per quella ditta, ma me ne sono appena andato. Adesso sono alle dipendenze di un privato. Mi ha incaricato di acquistare questa automobile.

Gli chiesero documenti di riconoscimento. Jules si tolse di tasca il portafoglio, meravigliandosi nel sentirlo cos pesante. Mostr loro la spiegazzata patente automobilistica.

 scaduta il mese scorso disse il pi anziano.

Ma non  ugualmente un documento? Sono pur sempre la stessa persona disse Jules, sobbalzando quasi sulla sedia.

Sicuro, non si allarmi.

Gli sorrisero e si sorrisero a vicenda. Gli fecero domande sul suo principale: dove abitava?

Non lo so con esattezza disse Jules.

E il libretto di circolazione dell'altra automobile?

Potrebbe essere nel cassetto dei guanti, non lo so. E dovrei dirvi, credo, che c' stato un incendio su quella macchina, un piccolo incendio... ha causato qualche danno al sedile posteriore, ma niente di importante spieg.

Guardarono il suo sorriso stereotipato. Dove abitava?

In una pensione, ma mi propongo di andarmene. Credo che sia in Bagley Street, ma il numero non lo ricordo... voglio dire, non  importante. Posso trovare la casa senza alcuna difficolt. Conosco il quartiere rispose.

Segu il silenzio. Lui adocchi la porta dell'ufficio e si domand se non avrebbe dovuto precipitarsi fuori. Non aveva rubato i diecimila dollari, ma poteva esservi stata, quel mattino, una rapina di diecimila dollari, e in quel caso avrebbero arrestato lui. Dovevano pur pescare qualcuno...

Ripensandoci disse sar meglio che passi pi tardi a ritirare l'automobile. Si alz. Si diresse verso la porta dell'ufficio. L'uomo di et matura fece tre rapidi passi verso di lui, allarmato, e Jules, come un automa, alz il gomito per proteggersi. Torner dopo! disse con voce stridula.

Ma la sua patente, e il portafoglio, l sulla scrivania...

Ah, s. Jules torn a prenderli. Stent alquanto a ficcare il portafoglio nella tasca posteriore dei calzoni.

Lei... lei dice che potrebbe tornare pi tardi? Oggi stesso? domand uno degli uomini.

Pi tardi oggi stesso, s rispose Jules, sconvolto.  ora che vada a un appuntamento. Devo trovarmi con una persona. L'illuminazione, qui dentro, le lampade fluorescenti, mi irritano gli occhi.

Usc dall'ufficio. Riusc a non urtare contro le automobili esposte.

Sopra i due uomini, che restavano in piedi a guardarlo, v'era l'emblema imperiale della Cadillac, uno stemma inchiodato in alto alla parete. Jules si diresse verso l'uscita, camminando con cautela. Con cautela usc sul marciapiede. Quando si volt, vide i due uomini che lo osservavano attraverso la vetrina.

Bernard indossava sempre lo stesso impermeabile quando Jules pass a prenderlo. E aveva sempre la stessa fretta. Si gett sull'automobile e diede a Jules un indirizzo, parlando gi di qualcosa di urgente, qualcosa che concerneva minerali preziosi nel Congo. Jules riusciva a udire soltanto una parola su quattro. Guidava con gli occhi quasi chiusi, sfinito. Bernard sembrava essersi dimenticato dell'automobile e dei diecimila dollari. Era agitato e imperioso, picchiava i pugni sullo schienale di Jules per sottolineare le sue affermazioni. Non riusciranno a buttarmi fuori prima che abbia cominciato. Ho cinquantacinque anni, e se non comincio adesso, quando comincer?

Non lo so disse Jules.

Stava pensando a Faye, pensava di fare l'amore con Faye. Tutto questo era venuto dal suo corpo misterioso e freddo. Un'automobile, un uomo, un portafoglio gonfio di banconote. Quanto a lei, non era toccata da tutto ci; e se ne disinteressava. Pens alle ore trascorse giacendo tra le sue braccia, con le lunghe, esili gambe di lei contro le sue, e gli venne voglia di piangere amaramente per tutto ci che stava perdendo in quell'incubo di citt. Faye gli aveva detto, una sera, mentre lui stava facendo il buffone: Fai continuamente il pagliaccio e scherzi, ma in realt sei sempre serio. Queste parole lo avevano colpito. Era vero. Ora avrebbe voluto voltarsi verso Bernard e dirgli: Lei  sempre serio, ma si tratta di una burla, di uno scherzo! Non fa che scherzare!.

Se voleva spendere quei diecimila dollari, doveva spenderli cinque dollari alla volta, distribuendo banconote di piccolo taglio. Altrimenti lo avrebbero preso.

Bernard stava parlando irosamente del bollettino dei pollini.

Jules lo condusse in quello che sembrava un circolo privato e Bernard discese. Un negro dalla faccia raggrinzita si affrett ad aiutarlo a scendere, ovviamente riconoscendolo. Sicch, Bernard esisteva.

Jules aspett. Era una limpida giornata di giugno e in alto, nel cielo, un aeroplano stava eseguendo manovre misteriose, trascinandosi dietro lunghe e lanuginose striature bianche. Jules si domand che cosa si potesse provare stando lass, liberi e in volo, sorvolando la terra, tracciando segni nel cielo.

Bernard torn indietro frettolosamente, con un pacco. Aveva la faccia chiazzata di rosso, accesa. Disse: Torni sull'East Side, presto.

Quando si fermarono, quest'altra volta, Jules dovette aspettare per un pezzo. Aveva parcheggiato la macchina accanto a un noto ristorante e lo interess, in un certo qual modo, osservare la gente che usciva, dopo pranzi prolungati, gente senza niente altro da fare, in quella mite giornata di giugno, se non bere e mangiare e parlare. Di che cosa parlava la gente? Certo non parlava di denaro durante tutte quelle ore.

Per tutto il giorno, portando Bernard qua e l, Jules desider spiegare perch non fosse riuscito ad acquistare un'automobile, ma non ne ebbe il coraggio. Bernard, in ogni modo, sembrava essersene dimenticato. Stava parlando sempre pi di St Louis, adesso; vi sarebbero andati il giorno dopo.

C' qualcuno... i suoi genitori, forse... una persona qualsiasi che desidera salutare? Qualche parente stretto? domand Bernard.

Mia madre disse Jules, adagio, colpito da qualcosa di strano in quella domanda, ma troppo stanco per sforzarsi di capire. Sar meglio che passi da lei.

Oh, sua madre! Ha una madre?  a suo carico?

Le do un po' di denaro, ma tira avanti soprattutto grazie all'assistenza.

Ha i soldi per comprare da mangiare? domand Bernard, preoccupato.

S, credo di s.

Ma gode dell'assistenza?

A partire dal mese di aprile.

Francamente, non sono favorevole all'assistenza sociale disse Bernard. Non la incoraggia a rimanere in ozio?

Potrebbe darsi.

Non le occorre denaro per lei? Mi consenta di darle un assegno, ragazzo mio.

No, davvero, non ne ho bisogno.

Sciocchezze! Le dar un assegno e potr fare una corsa da sua madre e portarglielo, naturalmente; ma dovrebbe dirle di fare a meno della pubblica assistenza, se pu. Pu prenderla con s e io vi manterr entrambi volentieri.

Forse potrei frequentare l'universit qui, la Wayne State, invece di andare all'Est disse Jules.

Bernard stacc l'assegno e lo consegn a Jules. Era intestato a John Wendall, un assegno di venticinque dollari.

Non ne ho bisogno, sul serio disse Jules, a disagio.

Assurdo, lo prenda. Lo faccio volentieri. Sono lieto di darglielo. Fecero uno spuntino verso le cinque, in uno dei ristoranti Howard Johnson. Bernard port il pacco con s. Jules ordin le stesse cose che aveva ordinato Bernard: hamburger e patatine fritte. Bernard era imbronciato. Mangi con le spalle curve in avanti, deludendo Jules; mangiava l'hamburger come un camionista seduto al banco. Jules pens all'avventura che lo aspettava. Si sforz di provare di nuovo quella sensazione di leggerezza nel petto; come era stata? All'altro lato della sala, vide una cameriera che, con uno straccio, puliva qualcosa lasciato cadere sul pavimento. Gli parve che quella scena avrebbe potuto trascinarlo in basso per sempre, se non fosse stato attento, se non avesse distolto lo sguardo...

Ah, dimenticavo! Questo  per lei! disse Bernard, facendo schioccare le dita. Mise sul tavolo il pacco.  una parte necessarissima del nostro equipaggiamento... spero che non si allarmer.

Jules stette a guardare mentre lui apriva il pacco. Era una rivoltella. Jules, in preda al panico, allung un braccio e si affrett a coprire l'arma con la carta dell'involto. Dio mio! Ges! bisbigli.

Naturalmente non avrei dovuto aprire qui il pacco, certo disse Bernard, giudizioso. Gliela dar fuori.

No, a me no, grazie disse Jules. Non voglio essere armato di rivoltella!

Perch no?

Non voglio finire in carcere, non voglio rimetterci la faccia per porto d'armi abusivo!

Be', la metteremo allora nel cassetto dei guanti.

Ma  la stessa cosa!

Non ne parleremo pi, per il momento.

Ma...

*

La mattina dopo, and a trovare sua madre. Lei gli prepar il caff e parlarono. Fu la solita conversazione: parlarono dell'appetito di Maureen. Mangia tutto quello che le cucino, quindi sta benissimo... E poi dovette andare a dare un'occhiata a Maureen, che giaceva sul letto, giaceva sul letto eternamente e si gonfiava la faccia a furia di torta al caff e dolciumi e qualsiasi altra porcheria di dolce le desse Loretta, per cui il viso le si era deformato, il corpo era diventato disgustoso. Maureen avrebbe fatto impazzire anche lui, a meno che non avesse interposto una grande distanza tra loro. St Louis non era lontana abbastanza.

Pass a prendere Bernard a mezzogiorno. Bernard esisteva davvero: apparve tra una piccola folla, materializzandosi fuori di essa. Indossava sempre la stessa giacca. Jules si sporse all'indietro per aprirgli la portiera ed ebbe l'impressione che loro due fossero gi stati insieme per un'intera vita e che avrebbero potuto essere condannati a trascorrere sempre insieme un'altra esistenza, una vita eterna, come cospiratori che finiscono all'inferno, uno scherzo ben triste dover trascorrere insieme l'eternit...

Bernard disse: All'aeroporto!.

Quale?

Il Metropolitan. Presto!

Fu un lungo tragitto. Jules quasi si addorment. Per tenersi sveglio cerc di spiegare il mancato acquisto della Cadillac, ma Bernard stava leggendo un giornale e parve non udirlo. All'aeroporto disse a Jules di girare l attorno mentre lui sarebbe entrato in uno dei terminal per informarsi su qualcosa. Jules si domand perch non si fosse limitato a telefonare.

Bernard torn indietro di corsa. Sospir allegramente.  tutto combinato! I nostri progetti per St Louis! Batt la mano di piatto sulla spalliera del sedile, come per sottolineare una verit nella quale in realt non credeva.

Jules torn a Detroit.

E poi...

Anche se doveva avere tutto il tempo di ripensarvi, l'evento che segu non gli parve mai davvero credibile. Alcuni anni dopo, giacendo in un letto d'ospedale, senza dover fare altro che recuperare le forze, pot pensare e ripensare a quel pomeriggio, ma non riusc mai a credervi sul serio. Bernard gli ordin di recarsi a un certo indirizzo in Livernois Street, che risult essere un rivenditore di marmitte dall'aria squallida. Poi si fece portare a un altro recapito, vicino al Grand Boulevard. Jules riusc a parcheggiare sulla strada davanti alla casa, dato che quello era un quartiere residenziale. Devo concludere qualcosa qui disse Bernard. Jules si sporse all'indietro, prese il giornale sul sedile posteriore e lo lesse, cominciando dalla pagina dei fumetti.

Il tempo pass.

Dopo qualche minuto, alz gli occhi, sentendosi a disagio. La via era alquanto affollata. La gente passeggiava qua e l. Di Bernard nessuna traccia. La casa nella quale era entrato era di mattoni, vetusta, decrepita. La tenda, sopra la veranda dell'ingresso, sembrava marcita. Jules lasci passare altro tempo, forse un'ora, prima di indursi a scendere dall'automobile. Fiss la casa e una sensazione terribile si impadron di lui: fino a che punto si sarebbe spinto?

Suon varie volte il campanello. Nessuna risposta. Prov a girare la maniglia e risult che la porta era aperta. Un ingresso, una scala. Cartongesso a vista. Sul pavimento giacevano alcune grucce per abiti. La casa era disabitata, e, ci nonostante, ingombra di casse, vestiti vecchi, cianfrusaglie, i resti lasciati da una famiglia. Puzzava. Jules curios al pianterreno, sebbene intuisse istintivamente che quanto cercava non si trovava l sotto.

Sal al primo piano. Signor Geffen? disse. In cima alle scale si trovava un topo morto, molto rigido. Aveva la coda lunga e gommosa, ma immobile. Scavalc il topo e guard nella prima stanza, dove era stato preparato un tavolo da gioco. Due sedie vi erano accostate, molto vicine. Sul pavimento giaceva una tenda rosa, increspata. Accanto a una delle sedie si trovava un album a fumetti di Capitan Meraviglia. Jules sent dentro di s un odore terribile, gelido, che non aveva nulla a che vedere con quel tugurio di casa, o con il topo morto sul pianerottolo.

Si avvicin alla stanza adiacente, si sporse oltre la soglia, e l vide Bernard. Bernard giaceva supino accanto a un armadio a muro aperto. Aveva la gola squarciata. Jules si sporse ancor pi nella stanza, come se qualcuno gli avesse dato uno spintone, ma non mosse i piedi. Bernard, un uomo brizzolato, sulla cinquantina, era riverso sul nudo pavimento, con la gola tagliata da poco e il coltello da macellaio tra le mani, le dita allentate. Dio mio! disse Jules a voce alta.

Stava incominciando adesso a svegliarsi, anche se ancora piuttosto lentamente, e i suoi occhi danzarono intorno allo spettacolo di quel sangue vivido che rigava il pavimento e macchiava l'impermeabile di Bernard, il rosso cos scarlatto da dare a Bernard un aspetto giovanile ed energico. Il sangue era dappertutto, imbrattava le guance, persino la fronte. Gli occhi erano spalancati e il sangue imbrattava anche uno degli occhi e si raggrumava tra le ciglia.

Signor Geffen? disse Jules, fiocamente.

Si avvicin in punta di piedi al morto. S, il coltello da macellaio gli era stato posto nella mano e ne era scivolato di nuovo fuori, un poco. Bernard sembrava del tutto indifferente al coltello. Aveva un'espressione stupita, sebbene dignitosa, anche con tutto quel sangue. Jules gli scrut la faccia e vide che il sangue imbrattava il globo oculare di un solo occhio, l'occhio sinistro. Questo sembrava strano. Jules chiuse gli occhi, sentendo che gli facevano male. Quando li riapr, dopo un momento, niente era cambiato.

Si tolse di tasca il portafoglio e, con un lento, freddo panico, ne sfil tutto il denaro, una spessa manciata di banconote. Provando disgusto, ma non senza dignit, si chin e infil il denaro nella tasca interna della giacca di Bernard, conficcandola al suo interno. Ricord le chiavi dell'automobile. Mise anche quelle nella tasca. L'odore del terrore stava scaturendo tagliente intorno a lui. Si raddrizz. Usc dalla stanza. Fuori, in strada, pass accanto alla Lincoln, che aveva attratto un gruppetto di ragazzini negri, poi si diresse a piedi verso la sua camera, lontana parecchie miglia, lasciandosi dietro le proprie impronte digitali e ogni prova contro di lui che il fato potesse maneggiare.

Non pass a ritirare il vestito venerd.
4

Settembre 1956. Jules stava guidando un furgone carico di fiori per le vie senza fiori di Detroit. Aveva fatto una tale abitudine alla guida che il ronzio del motore si confondeva con i suoi pensieri, con la sua energia stessa. In preda a uno stordimento soave, pens alla nipote di Bernard, sebbene non avesse nulla a cui pensare sul suo conto, nessun punto di riferimento.

Quando aveva modo di recarsi a Grosse Pointe, passava vicino alla casa di lei, senza alcun timore di essere visto, sentendosi invisibile. Aveva i capelli pettinati lisci e appiattiti sotto il berretto di fattorino. A Bernard non pensava spesso, perch la vista di quell'uomo lo aveva un po' snervato. Troppo sangue, e per giunta sangue che imbrattava un occhio... Ma alla nipote di Bernard pensava costantemente. Lei era l'opposto dello spettacolo di quel cadavere, aveva qualcosa a che vedere con il fragrante carico di fiori che Jules portava per le strade, i cui steli, le cui foglie e le cui corolle annuivano al ritmo dei movimenti da lui imposti al furgone, sempre lanciato a tutta velocit, ma senza alcuna meta. Jules non aveva alcun chiaro punto di riferimento. Pensava alla ragazza e la confondeva con il distacco freddo, adorabilmente sdegnoso, del corpo di Faye - Faye era ormai scomparsa - e con la futilit della ricerca di Bernard, un mistero per lui.

Cercava di evitare di riflettere seriamente su qualsiasi cosa. Era meglio attenersi a se stesso e continuare a guidare. Gli piaceva essere stanco la sera, per poter dormire senza alcun pensiero, tranne i pensieri concernenti la nipote di Bernard; ma questi ultimi non erano realmente pensieri. Eppure, lo aveva lasciato interdetto il fatto che Bernard fosse morto cos repentinamente e definitivamente. Un minuto prima era saltato sull'automobile, un minuto dopo giaceva supino, e quella era stata la fine. Jules non si stupiva del fatto che la polizia non lo avesse mai arrestato, perch sapeva come cancellassero le impronte digitali e perdessero le prove, lavorando in fretta, ma lo stupiva di non aver mai saputo che cosa fosse successo... per settimane aveva letto attentamente i giornali, cercando la notizia della morte di Bernard, ma senza trovare un solo accenno al delitto. Un uomo poteva dunque morire e scomparire? Era come il colpo di fucile sparato attraverso la finestra di un'amica di Loretta, nel mese di agosto. Si era sentito echeggiare uno sparo, una pallottola aveva sfondato la finestra andando a conficcarsi nel muro, e poi niente altro... qualche grido, un po' di spavento, ma niente altro.

Era attratto da Grosse Pointe, sebbene questo lo portasse fuori strada; riguadagnava il tempo perduto guidando in fretta lungo le solite strade. Grosse Pointe era per lui un paradiso di sempreverdi e di mattoni. L, nessuno sparava mai attraverso le finestre; l, le porte venivano lasciate aperte; i capi della mafia di Detroit, volendo vivere da signori, acquistavano dimore e assumevano bambinaie per i loro bambini ricciuti; tutti si sistemavano laggi, vi si stabilivano, respiravano a pieni polmoni l'aria che veniva dal lago. Jules avrebbe voluto che il suo principale facesse pi affari alle Pointes. Nulla era pi piacevole per Jules che il consegnare fiori in una dimora di Grosse Pointe, portando un grosso mazzo di crisantemi avvolto in carta dorata, i fiori leggeri e i loro involucri pesanti, costosi, premendo il pulsante dorato di un campanello, udendo dorati carillon in profondi recessi all'interno. Faceva sogni nei quali il corpo di Faye si confondeva con la mole di una casa, una di quelle belle case decorate, e quest'ultima, a sua volta, si confondeva con il corpo, con l'essere stesso, della nipote di Bernard, che, innocente come non lo era Faye, aveva il diritto di vivere in una casa simile. Faye non avrebbe mai abitato in una casa come quella. E Jules sognava, dormendo un sonno leggero, il misterioso e dorato interno di una di quelle case, le stanze e i corridoi e la morbidezza, simile alla morbidezza fragrante del corpo segreto di una donna, un mistero per lui. Aveva ancora diciotto anni.

Il lavoro era schifoso, e lo sapeva. Ci nonostante era riluttante ad andarsene e a cercarne un altro. Si sentiva rinchiuso in una inerzia gioiosa, innamorato come se fosse stato ipnotizzato da lontano; immaginava i propri itinerari intorno alla citt e a Grosse Pointe come una ragnatela ingegnosa di incroci e intersezioni, che lo avrebbe condotto, inesorabilmente, a quella ragazza. Lei non lo avrebbe riconosciuto. Non poteva ricordarsi di lui. Ma Jules sedeva al suo posto di autista preparandosi per lei, la faccia raddolcita dai progetti dell'amore, gli occhi che scattavano intelligenti sotto l'asinino berretto verde ch'era costretto a portare, o portava per indifferenza.

Non mi piaci con quella specie di uniforme. Non mi piacciono le uniformi diceva Loretta, ubriaca, forse perch le ricordava l'uniforme dei poliziotti. Per lo meno, togliti quel dannato berretto!

Non mi do arie. Sono contento di guidare il furgone di un fioraio diceva Jules, con esagerata compitezza.

Togliti quel maledetto berretto, in casa!

Allora Jules si inchinava e si strappava dalla testa il berretto, con un gesto da cavaliere, irritando ancor pi sua madre. Sei matto! diceva.

L'autunno era bello a Grosse Pointe, anche se non lo si vedeva affatto a Detroit. Jules notava le foglie sul punto di cambiare, notava i fiori autunnali disposti a disegni geometrici intorno ai viali d'accesso, notava le teenager che avevano appena fatto ritorno a scuola, con gonne scozzesi o bermuda di stoffa scura; a volte portavano calze alte fino alle ginocchia sulle gambe snelle e forti. La sua concupiscenza per una ragazza fioriva generosamente su tutte loro; se si era innamorato della nipote di Bernard, si era innamorato di tutte le nipoti e le figlie di Grosse Pointe, quelle ragazze pensose, dalla pelle chiara, dai capelli puliti e lucenti.

A quattordici anni era stato pi vecchio di quanto lo fosse a diciotto. A diciott'anni, innamorato, vulnerabile, doveva incitarsi a pensare a un altro lavoro, al denaro, a sua sorella. La nipote di Bernard lo liberava dai pensieri concernenti il denaro, perch nessuna somma di denaro avrebbe mai potuto dargliela. Era un'impresa disperata. Cento dollari avrebbero potuto comprare Faye qualche tempo prima, ma anche le tariffe di Faye erano pi alte, adesso, e in ogni modo Faye era scomparsa... e perch poi aveva bisogno di un altro lavoro? Non viveva forse nel presente? Che altro importava? E, vivendo nel presente, come poteva sopportare di indursi a pensare a Maureen?

Le portava i rimasugli dei fiori, ma lei si aggirava per casa con una camicia da notte sudicia, senza vedere nulla. Jules evitava l'appartamento per evitare lei e Loretta e gli strilli del marmocchio, il figlio di Furlong. Se fosse riuscito a guarire dall'infatuazione per quella ragazza e a ridiventare il Jules di un tempo, scaltro e in cerca di buone occasioni, avrebbe messo insieme un po' di soldi e portato Maureen da un vero medico e si sarebbe liberato di tutte loro. Ma aveva paura di rubare e di farsi prendere, soprattutto adesso. Ora sarebbe potuta accadere qualsiasi cosa. Non poteva permettersi di mettere a repentaglio la propria libert. Smise di pensare a Maureen e cominci a pensare alla nipote di Bernard. Lei era sempre con lui. Jules si domandava se gli stesse dando di volta il cervello: concedersi al ricordo di una ragazza che aveva visto per mezzo minuto, quando c'erano altre ragazze che si lasciavano prendere tra le sue braccia con l'entusiasmo di una canzone popolare, e ci si trovavano bene, e lui pensava che mai, mai quell'altra ragazza si sarebbe trovata bene tra le sue braccia.

Ma si preparava per lei con le altre; si esercitava a essere Jules Wendall, il suo amante. Osservava se stesso in modo critico. Ammirava se stesso. Non era forse Jules Wendall, messo al tappeto e preso a calci, mai per fuori combattimento? Non si era sottratto al pericolo per tutta la vita? La sua fortuna non lo aveva sempre riportato sulla cresta dell'onda, come se fosse stato una palla di gomma, una di quelle palle piene di schiuma, di gomma, una struttura di gomma gioiosa e invulnerabile che niente poteva distruggere?

No, non pensava a Maureen, a quel suo altro e pi tenebroso io, a sua sorella, che giaceva silenziosa, non lavata, sciatta e volgare... non riusciva a indursi a pensare a lei perch aveva diciotto anni ed era innamorato e sapeva fare qualcosa di meglio che pensare. Barcollava in preda alla sonnolenza dell'amore immaginato, tutti i suoi pensieri concentrati su una ragazza dai lunghi capelli neri, e dallo sguardo fermo e inquisitorio, legata a lui dalla violenza della morte di suo zio, eppure totalmente ignota, e innocente di tutto, ignara delle altre donne della sua vita, le cui braccia sempre minacciavano di trascinarlo gi. Ma era ancora libero. Ogni cosa gli si apriva dinanzi. A volte, per, sotto il profumo lieve dei fiori sul furgone, coglieva una folata di qualcosa di pi aspro, di pi permanente, il fetore dell'insuccesso che gli veniva soffiato in faccia dallo scappamento di un autobus cittadino o da un grosso autotrasporto di automobili, l'odore acre e immondo dell'insuccesso, dell'immonda, tenebrosa burla di un mondo nel quale aveva vissuto per tutta la vita e al quale non avrebbe mai potuto sottrarsi.

Una sera, disfatto, pass da Loretta per sapere che cosa ci fosse di nuovo e l in cucina sedeva un uomo.

Ges, un altro bambino in arrivo, pens Jules.

Loretta balz in piedi. Jules, indovina! Indovina chi c' qui!

L'uomo, sbarbato cos di recente che aveva ancora alcuni grumi di sangue fresco sul mento, si alz per stringere la mano a Jules.

Loretta grid: Jules,  tuo zio Brock! Tuo zio! Mio fratello! E, Brock, questo  mio figlio Jules, il mio maggiore. Che cosa te ne pare? Non  bello?.

Si strinsero la mano energicamente.

 un piacere... un piacere conoscerti balbett Jules.

 un piacere conoscere te. Che cos' quell'uniforme? domand Brock.

Jules consegna fiori. Con un furgone.

Un lavoro simpatico.

Un lavoro sicuro. Jules sgobba molto.

Brock sorrise e non gli venne in mente niente da dire. Era molto a disagio.

Jules si sentiva rimpicciolito dalla statura di Brock e dalla mole delle sue spalle; non sapeva che cosa pensare... che voleva quel tizio, che cosa poteva aspettarsi? O era un bene che il fratello di Loretta si fosse fatto vivo?

 incredibile, che Brock ci abbia trovati! Dio mio! esclam Loretta.

Il suo entusiasmo, che era un po' eccessivo, fece trasalire Jules, e lui si sforz di capire che cosa mascherasse... faceva sul serio, sua madre, o stava recitando? Sembrava che facesse sul serio. Era cos agitata e contenta; e comunque, pens, doveva essere grato per il fatto che non si trattava di un altro Furlong venuto ad abitare con lei e a ingravidarla di un altro piccolo bastardo. In quel momento il bambino giocava intorno al tavolo e stava per rovesciare una lattina di birra. Jules stette a guardare, impassibile.

Mettetevi a sedere, tutti e due! Jules, bevi un po' di birra. Dio mio, che sorpresa! Brock ha bussato alla porta un'ora fa. Ha salito le scale, semplicemente, come se niente fosse! Io l'ho riconosciuto subito, anche se non ci vedevamo da... da quanto?... da diciannove anni. Ges Cristo, diciannove anni! Non  pazzesco, come passa la vita? Loretta rise. Spinse Jules e lo costrinse a sedersi. Brock si mise a sedere a sua volta, goffamente.

Jules lo osserv con un sorriso cauto; non si fidava di lui. Questo fratello era un mistero. Loretta aveva accennato di tanto in tanto al fatto che esisteva un suo fratello il quale, avendo combinato qualcosa, era stato costretto a fuggire dalla citt, non importa quale, e non si era pi fatto vivo; raccontava tutte queste cose con un'eccitazione vivace e malinconica. Brock doveva aver ammazzato qualcuno. Aveva l'aria di un uomo capace di uccidere, capace di tirarsi su i calzoni e di puntare un fucile e di sparare alla finestra di qualcuno, una finestra qualsiasi, e poi andarsene lemme lemme, lungo un vicolo. Brock non aveva l'aria stupida, ma, piuttosto, un'aria cocciuta, con una faccia crudele, scontenta, ruvida e occhi che, Jules se ne rese conto, somigliavano molto ai suoi. Si accorse che lo stava fissando negli occhi, che stava fissando in faccia quell'uomo corpulento e grasso. Sorrise stupidamente.

Il bambino di Furlong, Randolph, rovesci la lattina di birra e la birra gli schizz sul davanti della camicia.

Maledizione, sta' attento! Continua a far cadere le cose, combina sempre disastri! grid Loretta. Afferr Randolph e lo schiaffeggi.

Brock non le bad affatto. Teneva le grosse braccia appoggiate sul tavolo e tent di sorridere a Jules, quasi supponesse che il parere di Jules era importante. Jules, turbato dal chiasso provocato da Randolph, e da questo zio inaspettato, lo fiss con uno sguardo inespressivo e si domand che cosa dovesse fare. Si costrinse a pensare alla nipote di Bernard - lei era una sorta di oasi per i suoi pensieri. Avrebbe pensato a lei. Che cosa avevano le ragazze, che cosa avevano le donne, per cui si poteva cadere nei pensieri che le concernevano come si cadeva nelle loro braccia, rinunciando a tutto, soffocando, affondando in una morte calda e soffice? Si immagin soldato in qualche paese remoto come la luna, magari in Corea, di ritorno dalle brutture della guerra degli uomini per cadere tra le braccia di una donna, accarezzandole i capelli e la lunga schiena liscia con le dita che avevano tanto faticato per uccidere ed erano altrettanto adatte a questo, uccidere o accarezzare... Tamburell nervosamente con le dita sul tavolo. Aveva un'altra notte da passare, e forse il giorno dopo avrebbe incontrato la nipote di Bernard. Affrontava le notti una alla volta.

... e cos Pa'  morto l dentro? Che vergogna. Quando  stato? stava dicendo Brock.

Molto tempo fa, non si  mai accorto di niente... non mi riconosceva nemmeno quando andavo a trovarlo.

E Howard Wendall? L'hai sposato, eh? Quello che era nella polizia?

S, Howard Wendall disse Loretta.

Jules la guard affascinato. Aveva pronunciato il nome con circospezione, quasi timorosa di dirlo sbagliato, accigliata, schizzinosa nel vestito rosa, individuando suo marito e il padre dei suoi tre figli come se stesse scegliendo qualcuno tra una fila di sospetti alla polizia. Howard Wendall. Lo sai,  stato nella polizia per qualche tempo.

E cos  morto ammazzato, eh?

In un incidente sul lavoro disse Loretta, adagio.

Non gli hanno sparato?

Aveva un altro genere di attivit, allora. Era in una fabbrica.

Jules ascoltava. Si sentiva triste, ma al contempo lo affascinava quella coppia, fratello e sorella legati da oscuri ricordi, e intenti a rievocarli, seduti come due persone qualsiasi a un tavolo da cucina qualsiasi. Bene, la vita era misteriosa. Jules si domand perch il mistero assumesse la forma di persone cos insignificanti.

Sar meglio che vada disse.

Oh, Jules, resta. Non vuoi cenare, stasera? Preparer una buona cenetta per tutti.

No, grazie.

Non vuoi parlare con tuo zio? Sei appena arrivato e gi vuoi scappare via. Che cosa c'? Che cosa c' di tanto importante?

Niente.

Non ti sarai mica cacciato in qualche guaio, in questi giorni, eh? No, diavolo.

Non ti capita mai di incontrare Betty?

No.

Betty rimaneva quasi sempre fuori di casa, ormai. Sentivano chiacchiere sul suo conto, chiacchiere esagerate, forse, ma la vedevano di rado; abitava insieme a certi suoi amici in un palazzo della Seconda Avenue, pi in gi della universit del Wayne.

Bene disse Jules Maureen come sta? Vado a salutarla?

Dorme. Ma puoi fare capolino in camera sua. Va' pure.

Jules fece capolino nella stanza, ma era buia. In ogni modo, disse ciao a lei, o all'oscurit, e se ne and.

Il giorno dopo, voltando dalla Kercheval nella zona dei negozi a Grosse Pointe, vide la ragazza sul marciapiede. Cap subito che si trattava della nipote di Bernard. Era sola. Indossava un paio di pantaloni bianchi e un maglione rosa. Le pass accanto senza agitarsi molto, fissandola, accertandosi che fosse proprio lei. La ragazza lo sbirci, una volta sola. Lui portava gli occhiali da sole e, a un tratto se ne ricord, quel berretto verde. Si strapp via il berretto e lo gett dietro di s... poi pass subito in una tormenta di eccitazione. Vi sono momenti in cui l'aria si suddivide in particelle abbacinanti, accecanti e adorabili, in cui i polmoni rimangono indolenziti dall'improvvisa gelida morsa dell'aria; cos accadde a Jules. Era la stessa tormenta che spazzava la parte pi alta del globo, uccidendo ogni cosa, e, nella visuale di Jules, tutto rimase ucciso tranne quella ragazza. I capelli le oscillavano senza sforzo accanto al viso.

Jules, tremante, fren e ferm il furgone, poi salt gi. Nadine disse ho qualcosa per lei, qualche fiore...

La ragazza lo fiss con gli occhi spalancati. Ci nonostante si avvicin, con esitante fiducia, la fiducia di Grosse Pointe e dei suoi marciapiede puliti, si avvicin al ragazzo tremante venuto dalla citt, la cui faccia era imperlata di sudore e le cui dita ansiose erano ovviamente pronte per lei. Ho un po' di fiori da darle. Una sorpresa disse Jules.

Come conosce il mio nome?

Non  Nadine?

Nadine, s, ma come mi conosce?

Jules alz le spalle allegramente, con un'aria indifesa. Suo zio. Lavoravo con lui.

Mio zio Bernard? Che cosa faceva?

Ero il suo autista.

Nadine lo fiss. Si sentiva del tutto al sicuro sul marciapiede, per la strada.

Jules disse, sorridendo: Non l'ho ucciso io.

Perch,  stato ucciso da qualcuno?

Non sa che  morto?

Dissero che era morto di una crisi cardiaca... non  cos? Che cosa  accaduto?

Si fissarono. La ragazza, sconcertata dal sorriso di Jules, aveva cominciato a sembrare apprensiva; lui vide le labbra di lei dischiudersi adagio. Nella sua visuale Nadine venne quasi cancellata da quella tormenta di lussuria che lo investiva ormai da ogni lato, spingendolo verso di lei. Ci di cui stavano parlando non aveva senso, era insignificante. Non sapeva quasi che cosa stesse dicendo. Gli sarebbe piaciuto afferrarla in un abbraccio a occhi vitrei; forse Nadine non gli avrebbe opposto resistenza. Disse invece, sorridendo come un idiota: Molte persone muoiono in modi strani a Detroit... succede soprattutto laggi. Io non l'ho ucciso e non so chi sia stato. Preferirei che non l'avessero ucciso, per.

Non era molto buono. Se ne and quando mia zia stava morendo di cancro.

La ragazza rise nervosamente, senza prestare attenzione alle proprie parole. Jules sorrise. Come l'amava! And verso di lei nella luce del sole a chiazze e disse - come recitando le parole con l'accompagnamento di un motivetto orecchiabile - qualunque cosa pur di interessarla: L'ultima volta che vidi suo zio, giaceva supino in una pozza di sangue... il suo sangue... aveva in mano un grosso coltello da macellaio... Non ce lo avevo messo io, cara, e mi dispiacque molto di vederlo cos. Mi aveva detto che lei era la sua nipote prediletta.

La sua prediletta! Sono la sua unica nipote disse lei, abbassando gli occhi.

A ogni modo, le voleva un gran bene, mi disse che si chiamava Nadine, e noi due ci siamo gi visti, Nadine, anche se lei non se ne ricorda. Un giorno lo accompagnai con la macchina a casa sua... se ne ricorda?

No.

Guidavo la macchina e lei era in calzoncini corti e aveva una borsetta e mi guard negli occhi, come se avesse voluto mettere un segno su di me, un marchio. E il giorno dopo suo zio mor. Mi dispiacque molto.

Lei scosse la testa, come se fosse lievemente confusa. Non riusciva a cancellare dal proprio viso un sorrisetto da trance. Oh, lui, era cos strano. Non mi stupisce. Chiedeva sempre soldi a mio padre. Voleva diventare un criminale, un gangster... lo desider per tutta la vita, ma non sapeva come fare. Aveva un mucchio di libri sui criminali, ammirava Willie Sutton. Rise. V'era in lei un che di astratto e di frastornato, come se la presenza di Jules fosse stata una minaccia che non capiva con chiarezza, ma riusciva a intuire. Mor in quel modo, allora?  un modo cos strano di morire, non  come morire in un ospedale, dove ti curano.

Be', non gliela tagliai io la gola, n l'ho tagliata a nessun altro, glielo assicuro.

Non ho detto che sia stato lei. Si espresse con un lievissimo accenno di civetteria, un'intonazione quasi meccanica.

Jules era ormai duro come una roccia per l'eccitazione e si domand come avrebbe potuto portare la ragazza in un posto sicuro e segreto... in fondo al furgone? Sentiva che se l'avesse afferrata, se avesse strofinato la faccia contro la sua abbastanza a lungo, lei gli avrebbe concesso tutto, constatando quanto era gentile, e quanto meritevole d'amore, non gli sarebbe servito un coltello per persuaderla... Ma si domin. Riappoggi tutto il proprio peso sui calcagni. Disse: Voglio vederla, qualche volta. Se fosse subito? Non potrebbe venire con me subito?.

Vuol dire al cinema, o qualcosa del genere?

S, al cinema.

Nadine cominci a sorridere. Poi si accigli. Dopo un attimo di esitazione, disse, cauta: No, non subito.

Perch no? Andiamo al lago, la porto fino al lago. Perch no?

Non credo.

Cinque minuti?

Devo tornare a casa disse lei.

A un tratto si innervos. Si scost lateralmente da Jules con una manovra lenta, ma studiata; lui pot misurare con gli occhi dove la manovra l'avrebbe portata, a quanti passi da lui. Troppo lontano.

Devo tornare a casa disse Nadine.

Non le far del male disse lui, alzando le mani per mostrarle che erano vuote, che erano pulite, e persino, dopo un momento di riflessione, aprendo il giubbotto che indossava per farle vedere come non avesse nessun'arma infilata sotto la cintola. Nadine rise di questo. Potrei accompagnarla a casa. In fin dei conti, so dove abita. Non le far alcun male, non le farei mai alcun male. Questo era vero. Una folata di musica parve sostenere le sue parole, inondandogli follemente la mente. Si sent fiacco. Udiva davvero una musica? Scosse la testa, per schiarirsela, e disse alla ragazza, che lo stava guardando adesso con occhi fissi, frigidi, disperati, lo sguardo di una ragazza sul punto di gridare: Ripensandoci, forse  meglio che torni a casa.

Lei gli manovr attorno. Alle sue spalle, da uno sfondo confuso in technicolor, apparve una donna vestita di beige, le cui gambe salde si muovevano a falcate rapide. Jules indietreggi verso il furgone. Non voleva che qualcuno strillasse o chiamasse la polizia. Niente di tutto questo. Indietreggi, il labbro trattenuto dai denti, costringendosi a una sorta di sorriso, cui la ragazza involontariamente rispose, mostrando i suoi denti bianchi e piccoli in un sorriso fuggevole e timido. Ges, questa ragazza mi spezzer il cuore in due con un morso, pens Jules, musicalmente, brancolando all'indietro con un piede, in cerca della sicurezza del furgone, e gli parve di vedere con chiarezza, dinanzi a s, una distesa di ore terribili, aride come ossa, che avrebbe dovuto sormontare prima di rivedere la ragazza e di condurla, sola, in qualche angolo nascosto di Grosse Pointe.

La donna prosegu. Molto insospettita. Jules disse, sommessamente: Ci rivediamo domani... qui? Verso quest'ora?. Lei non diede a vedere in alcun modo di averlo udito. Si ricordi, non le far del male. Si faccia vedere, altrimenti dovr venire a cercarla. Non voglio mettermi nei guai. Non voglio che mi sparino. Suo padre ha una rivoltella? L'amo, ci rivedremo domani. Si ricordi che non ho ucciso suo zio n nessun altro, e che per lui avevo la pi alta considerazione.

Il furgone sul quale ripart era pesante come un gigantesco blocco tutto di ghisa, un mostro come le gigantesche acciaierie di Detroit, quello stravagante punto di riferimento, creato da una prodigiosa follia, e per sempre, dopo avere squarciato la terra stessa... ma lui lo guid fermamente, con la consapevolezza di essere osservato; il piede gli divent di ferro, rivoli di sudore presero a scorrergli sulla fronte, attorno a lui infuriava una gelida ed erotica tormenta di particelle. Fu preso dal panico al pensiero che avrebbe dovuto vivere fino al giorno dopo.
5

Come la vita di tutti, quella di Jules era lunga e ampiamente noiosa, oppressa da prodigiose particolarit dell'esistenza fisica che lui si sarebbe vergognato di menzionare, qualora avesse dovuto scrivere la propria storia; la sua storia avrebbe preso in considerazione esclusivamente lo spirito. Pensava a se stesso come a un puro spirito che si dibatteva per liberarsi dal pantano della carne. Pensava a se stesso come a uno spirito che lottava contro la carnosa terra, contro la forza stessa della gravit, contro la morte. Per tutta la vita pens a se stesso in questo modo, e soltanto durante certi periodi squallidi e incredibili - mentre vagabondava nel Sudovest, per esempio, o mentre giaceva in un letto d'ospedale cercando di riemergere alla vita - avrebbe sospirato tra s e s: La mia esistenza  un racconto immaginato da un pazzo!

Lo sforzo compiuto dallo spirito, questo  l'argomento della storia di Jules; lo sforzo dello spirito per conseguire la libert, per sfociare nella bellezza, saltuaria, forse, ma pur sempre bellezza, e Jules in quanto giovane americano... ecco alcune delle lotte che lui avrebbe ritenuto degne di essere riferite. Tutto di Detroit  melodramma, e quasi tutte le esistenze a Detroit sono destinate al melodrammatico, ma il destino di Jules era quello di precipitare ancora e ancora in stupefacenti e striduli spazi di follia, nei quali ogni cosa era esagerata fisicamente e abortita spiritualmente, ma in qualche modo logica. Non vi  stato molto tempo per parlare delle sue esperienze di ragazzo, e in ogni modo abbiamo un numero sufficiente di quei ricordi in altri libri. A proposito delle molte migliaia di ore trascorse intorno a tavoli di cucina - quegli eterni tavoli di cucina dei poveri! - non c' molto da dire, e non c' molto da dire della conoscenza superficiale che ebbe di delinquenti e mezzi furfanti, di ladruncoli, di truffatori, di mezzani, di uomini senza un reddito e un lavoro e un avvenire, ma pieni di soldi; Jules, in realt, non li conosceva poi cos bene. Delle ore che trascorreva a letto sognando, delle ore sul lavoro, del modo con il quale si infilava le scarpe se ne infischiavano tutti, sebbene queste cose siano pi vicine al vero cuore di Jules del suo delirio d'amore. L'amore, infatti, essendo un delirio e una condizione patologica, fa dell'innamorato un pazzo; il suo sangue brulica di batteri che fanno salire la temperatura verso la morte. Il vero Jules, un ragazzo scaltro dall'aria soave, venne impregnato e sopraffatto dal sudore del Jules impazzito, di un Jules innamorato.

*

Torn laggi con il furgone il giorno dopo, pronto a far salire la sua ragazza, ma lei non c'era. Aspett. Poi, n stupito n deluso, prosegu lungo la strada, afferrando con gli occhi ogni ragazza che vedeva, aspettandosi di vedere lei. Non indossava l'uniforme da fattorino. Si era messo una camicia bianca; aveva una cravatta ficcata in tasca, per ogni eventualit. Si era sbarbato accuratamente. E aveva ben pettinato all'indietro i suoi lunghi capelli. Come se si trovasse su una giostra, e senza alcuna fretta, continu a girare per parecchie volte intorno all'isolato, cercandola.

Quando non la vide, nel pigia pigia delle ragazze e dei ragazzi usciti di scuola, e tra le sagome delle matrone di Grosse Pointe dall'andatura energica, torn indietro verso la casa di lei, seguendo l'istinto. Vi era una dolce svogliatezza nel suo modo di guidare verso la casa di lei, come se stesse tornando a casa propria. Gli isolati di eleganti dimore di mattoni, susseguendosi uno dopo l'altro, sembravano ipnotizzarlo. Si barricasse pure, la ragazza, dietro una porta chiusa a chiave, dalla grata di ferro; corresse pure su per lo scalone e si nascondesse dietro un'altra porta, e poi dietro un'altra ancora; si precipitasse pure in soffitta per sfuggire al suo destino... lui sarebbe ugualmente riuscito ad abbattere ogni ostacolo e a trovarla, e a persuaderla, con le mani e il corpo e la voce, che tutto andava bene; Nadine non avrebbe potuto sfuggirgli. Aveva acquisito una parte dell'implacabile ottimismo di Bernard, un ottimismo a occhi un po' vitrei, inflessibile, forse condannato, ma entusiastico fino all'ultimo. Il peggio che possa accadere  la morte, pensava Jules.

Una macchina di pattuglia della polizia, con la scritta POLIZIA DI GROSSE POINTE, volt all'angolo e, vedendo il furgone delle consegne, gli agenti ritennero che tutto andasse bene: un furgone pieno di fiori, nella cabina di guida un autista anonimo. Jules si avvicin a uno scoiattolo schiacciato sulla strada. Sterz per evitare l'animaletto. Non voleva contaminarsi, recandosi da Nadine. Ci nonostante, la faccia gli si raggel in una sorta di sorriso anche per quell'animale morto, accettandolo, collegandolo con l'itinerario inevitabile verso la dimora di Nadine - soltanto una cosa ancora avrebbe dovuto accertare e superare recandosi da lei. Si domand se avrebbero potuto sparargli. La gente sparava forse ai suoi simili, a Grosse Pointe? Come moriva l la gente... negli ospedali, curata? Aveva letto che non vi era stato alcun delitto grave, nella cittadina, per un intero periodo di dodici mesi, e la cosa gli era sembrata fantastica, forse un errore da parte del giornale. Eppure, che bel mondo in cui vivere, per Nadine!

La casa della ragazza si stava avvicinando. Come in un sogno, parve scivolare verso di lui, silenziosamente. Jules fiss lo sguardo su quella miracolosa porta d'ingresso, munita non soltanto di una grata di ferro, ma coperta anche, castamente, da una lastra di vetro e, dietro a tutto ci, una porta di legno dall'aspetto medioevale, destinata a escludere ogni estraneo. Parcheggi il furgone nel viale d'accesso circolare. Sufficientemente sveglio per prendere con s una pianta in vaso molto pesante - era avvolta in carta rossa frusciante e sormontata da un fiocco bianco, essendo diretta a un ospedale -, salt gi e scorse con la coda dell'occhio la macchina di pattuglia che filava via, andavano a fare una gita, senza dubbio, e si godevano la vita. Nessun guaio in vista!

Jules suon il campanello. Ricord Bernard, destinato a morire, mentre suonava quello stesso campanello. Venne ad aprirgli una cameriera negra. Ho qui una pianta da consegnare a Miss Nadine... Nadine... non riesco a decifrare il cognome disse Jules, guardando il biglietto.

Greene?

S, Greene. Nadine Greene.  in casa la signorina?

Gliela consegner io disse la cameriera, stizzosa.

Ma  raccomandata, deve firmare personalmente disse Jules.

Stava respirando a fatica. La cameriera lo scrut apertamente e scorse l'espressione avida di un ragazzo di citt, non celata dai fiori che reggeva; esit e lui se ne rese conto.

Infine disse: Vado a vedere se  in casa. Un momento solo.

Jules si fece avanti in un piccolo ingresso, tra la porta di casa e una porta interna, non altrettanto massiccia. Un altro ingresso lo aspettava. Pass per la seconda porta, e la cameriera, voltandosi a sbirciarlo, disse: Dovrebbe entrare dalla porta di servizio per fare le consegne, non lo sa?. Lo fiss con malcelato disprezzo, come se avesse intuito il suo piano, trovandolo spregevole. Jules si sarebbe battuto la mano sulla fronte, se avesse pensato che il gesto poteva persuaderla; le consegne dovevano sempre essere fatte alla porta di servizio, questo lo sapeva, lo aveva saputo per tutta la sua servile esistenza! Eppure, venendo per Nadine, senza la tenuta da fattorino, lo aveva dimenticato e si era presentato alla porta di casa come un corteggiatore.

Mi scusi, sono nuovo in questo lavoro.

La donna scomparve. Lui la segu con lo sguardo lungo un corridoio. Il pavimento era lucidissimo. Un lampadario pendeva dal primo piano, mille frammenti di cristallo a forma di goccia. Alz gli occhi guardandoli innervosito. Si aspett quasi che l'aria li smuovesse e richiamasse l'attenzione su di lui, Jules, un intruso. Si aspett che una porta si spalancasse in qualche punto della casa e che un uomo ne uscisse di corsa impugnando una rivoltella.

Eppure, l'essere penetrato nella casa era gi un successo, era gi giunto pi oltre di quanto avesse seriamente osato sperare, e doveva soltanto restare l, impegnato e sorridente, perch l'avventura gli si schiudesse dinanzi. Audace e calcolatore, Jules riponeva fiducia, al contempo, nella passivit; pensava a eventi che si spalancavano dinanzi a lui, tuonavano intorno a lui, trascinandolo in alto, come l'atto stesso dell'amore lo trascinava avanti e ne faceva un Jules quale lui non avrebbe mai immaginato di essere.

Gli giunse, da qualche punto, la voce della ragazza. Un suono di musica... cristallo tintinnante?

Al pianterreno. Alla porta di casa disse la cameriera, con la sua voce strascicata, cittadina.

Jules intu dei passi anche se non li ud. Vide la figura di una ragazza apparire in cima alle scale. Lo scalone era coperto da uno spesso tappeto beige, ogni scalino, e anche la parte inferiore di ogni scalino, un tappeto elegante, pretenzioso, ricco, e lui desider di essere il tappeto sotto i piedi di lei e di sentire quella pressione delicata.

La ragazza scese solo pochi gradini. Esit. Che cos'? domand.

Una consegna speciale.

Da parte di chi?

Il biglietto dice: Da tua zia rispose Jules, guardandolo. In realt diceva: A Tanya, con affetto, Bessie.

Porse la pianta. Non aveva idea di che cosa fosse... fiori bianchi, vulnerabili, che oscillavano sopra foglie ceree di un verde scuro, dall'aspetto irreale. Una pianta per i morti. Lo sguardo di Nadine si spinse oltre il fascio di fiori, incredulo. Jules non l'aveva ancora vista con chiarezza, essendo nervoso anche lui, ma os guardarla al di l dei fiori compatti.

Era pallida in viso.

Mia zia  morta disse.

Da un'altra zia. Dalla zia di qualcun altro disse subito Jules.

Lei rimase sullo scalone, immobile. La sua paura lo ispir. Con tutta la paura che c'era nella ragazza, perch Jules avrebbe dovuto sentire qualcosa?

So chi  lei. Mi ricordo di lei disse.

Jules disse, premurosamente: Metter la pianta qui sul pavimento. Potr venire a prenderla quando me ne sar andato.

Credevo di dover firmare una ricevuta.

Pu spedirla.

Lei  matto!

Era vestita di bianco. Un vestito di cotone ruvido, di taglio sportivo, molto grazioso. Jules l'amava. Pos la pianta sul pavimento e la spinse avanti di pochi centimetri verso di lei con il piede. Vede? Non c' nessun pericolo.

 vera quella pianta?

Suo padre  in casa?

No.

E sua madre?

No.

Dove si trovano?

Mio padre  a Chicago e mia madre  fuori per tutto il pomeriggio disse lei, fissando la pianta.

C' una stanza dove possiamo parlare?

Una stanza?

Possiamo parlare in camera sua?

No.

Perch no? Preferirebbe andare al cinema? Fare un giro sul mio furgone, una gita in mongolfiera o...

No!

 occupata? Che cosa sta facendo? Che cosa stava facendo poco fa, quando ho suonato il campanello?

Stavo rivedendo i compiti, facendo il conto dei miei vestiti...

Facendo il conto dei vestiti! Ma che conti ci sono da fare con i vestiti?

Mosse un passo avanti, affascinato. Lei indietreggi di un passo su per lo scalone. Jules si domand dove fosse la cameriera. Dietro di lui, il furgone delle consegne era un peso che lo trascinava in basso; aveva commesso un errore, parcheggiandolo l. Pertanto disse, indietreggiando: Bene, lascio qui la pianta e la saluto. Mi aspettano cinque ore di lavoro.

Nadine lo fiss, sorpresa.

Deve soltanto riempire la ricevuta e spedirla disse Jules.

Fece il giro dell'isolato con il furgone, lo parcheggi in una strada trasversale e torn indietro a piedi, rapidamente. Nell'articolo di giornale su Grosse Pointe, dove aveva letto del basso indice di criminalit, era venuto a sapere inoltre che ben poche persone si davano la pena di chiudere a chiave la porta di casa, anche di notte, e pertanto fu una cosa naturalissima per lui dirigersi verso la porta della dimora e aprirla. Nadine era curva sulla pianta. La scorse attraverso la porta interna. Era a capo chino, con i capelli neri intorno alla faccia, la faccia seria, pallida, dubbiosa, eppure continu a non apparirgli del tutto reale. Sper che la propria faccia non facesse sembrare immatura quella di lei. Buss sul vetro della porta interna e l'apr adagio.

Lei si gir di scatto.

Possiamo parlare in camera sua? bisbigli Jules.

Che cosa vuole?

Sembrava spaventata, eppure un sorriso lieve le dischiuse le labbra. Pochi minuti.

Pu essere arrestato per questo disse lei.

Perch dovrei essere arrestato? L'amo... che reato ho commesso? disse Jules.

Allora  pazzo, pu essere rinchiuso in manicomio!

 di sopra, la sua camera?

Che cosa vuole da me? Che cosa sta facendo? disse lei.

Sto facendo soltanto quello che devo fare rispose Jules.

Con una mano lei parve tenerlo a distanza, come se volesse parare un colpo di scure. L'altra mano era immobile, indifesa. Jules avrebbe voluto afferrarle entrambe e baciarle avidamente. Sospir. Se in casa non c' nessuno, perch non possiamo parlare? Parlare di sopra? Posso aiutarla a riordinare i vestiti.

Vuole svaligiare la casa?

Svaligiare la casa! Perch?

C' qualcun altro con lei, fuori?

Perch avrei dovuto portare con me qualcun altro?

Lei rise. La sua risata fu brusca e acuta; cess di colpo. Poi Nadine disse:  entrato qui per vincere una scommessa. Venga fuori con me e mi presenti agli altri.

Non c' nessuno, fuori.

S, s, c' qualcuno fuori! Qualche studente, qualcun altro!  uno scherzo... mi racconti. Voglio sapere di che scherzo si tratta, non voglio che la gente rida di me.

Non  uno scherzo. Siamo completamente soli.

Non siamo soli!

Siamo completamente soli, qui, a parlare.

Nadine scosse la testa. No, non  divertente. Non dovrebbe prendersi gioco di me. A volte piango a letto per tutta la notte...  gi abbastanza brutto piangere per niente, ma ora, ora pianger per questo, perch lei si  preso gioco di me!

Quale sarebbe lo scherzo? Il fatto che l'amo?

Lei non mi ama!

Perch sarebbe uno scherzo?

Lei non mi ama, sta soltanto ridendo di me. Come pu amarmi? disse Nadine, con ira. Jules vide quanto era bianco il bianco dei suoi occhi, e come le rendesse pi scure le iridi; aveva uno sguardo innaturale. Il suo viso si sarebbe potuto indurire nella bellezza verso i trent'anni, forse. Vi era un che di lievemente sfuocato, di non coordinato nel suo aspetto; era nervosa e vicina all'isterismo.

Perch piange a letto tutta la notte? le domand con dolcezza.

Non lo so. La gente non piange a letto? Vuole prendersi gioco di me?

Non  uno scherzo. Non le far alcun male.

A proposito di mio zio... ha detto...

Non so niente di lui.

Ha detto di averlo visto morto! Con la gola squarciata!

Era lo zio di qualcun'altra.

No, ha detto cos.  stato proprio lei a dirlo. L'ha visto morto.

Lo ha riferito a suo padre?

Non  ancora tornato a casa. Perch avrei dovuto dirglielo?

E a sua madre?

No, no, naturalmente!

Possiamo salire di sopra?

Lei lo fiss con uno strano mezzo sorriso, un sorriso ipnotizzato.

C' qualcuno in casa, oltre a lei e alla cameriera?

Nessuno.

Non le far alcun male disse Jules, sommessamente.

Potrebbe accadermi qualunque cosa e non me ne renderei conto disse Nadine. Jules le prese la mano. Lei guard la mano di lui che stringeva la sua. Mi sento cos lontana da tutto. Potrebbero accadermi delle cose, passare su di me, porte che si aprono, e via dicendo... del fango potrebbe insozzarmi... e sul momento non me ne accorgerei. Poi, in seguito, me ne ricorderei e mi metterei a gridare. Ho pensato a lei tutta la notte, a quello che ha detto ieri. Sul momento non le ho attribuito alcuna importanza. Quasi non l'ho notata. Poi, non appena  ripartito, ho cominciato a pensare a lei e a quello che aveva detto, di mio zio e tutte quelle cose, e al fatto che sarebbe tornato oggi...

Non ha avvertito la polizia? Le accarezz la mano, che era gelida. Cinque minuti su di sopra. Di nascosto. Voglio presentarmi.

Come Jules, lei sembrava essere quasi in uno stato di trance. Ma lui non poteva far conto che le cose continuassero cos. Le baci la mano. Il gesto fu deliberato, enfatico, molto tenero, per cui la testa di Nadine si spost appena in avanti, meccanicamente, come se si accingesse a sottoporsi al filo pesante di una scure.

Non la conosco bisbigli.

Tra poco sapr tutto. Mi rivolter come un guanto per lei. Prese la pianta e si avvi con Nadine, tenendole un braccio sulle spalle. I mobili sembravano indietreggiare, contro le pareti, facendo loro posto. Quei mobili, suppose Jules, avevano il solo scopo di occupare spazio... c'era una quantit di spazio, nella casa, e non si vedeva nessuno. Tutto taceva, in preda a un timore reverenziale per la sua audacia. Sarebbe stata bella l'esistenza, vissuta in un museo di casa? Avrebbe fatto dei soldi, tutto sommato. Perch no? Un milione di dollari? Non vi era altra direzione nella quale potesse andare se non in alto... tutto era sopra di lui, l'intera America... e, nel procedere, perch non avrebbe dovuto tentare di conquistare tutto? Avrebbe guadagnato un milione di dollari prima dei trent'anni, e avrebbe sposato questa ragazza, Nadine Greene.

Ti amo bisbigli. Sono stato innamorato di te dal giorno in cui condussi qui tuo zio. Tu passasti di fronte all'automobile e io mi innamorai di te. Non so spiegare...

Lei si appoggiava a lui, ascoltandolo. Era molto tesa. Jules ne vedeva la fronte pallida sotto un infantile, piumato grappolo di ciocche, capelli che desiderava scostare impaziente perch voleva vedere appieno il viso. Aveva paura della sua innocenza. Forse faceva male a trascinarla nel suo amore, fuori da quella casa splendente, lontano da quei ricchi mobili, silenziosi e vuoti. Non ti far del male. Mai disse, e nello stesso momento stava pensando, involontariamente, a un armadio a muro della sua fanciullezza nel quale era rimasto per parecchie ore con una ragazza, appena una ragazzina; quanto a lui, un ragazzetto, non pi innocente. Pens a Nadine, chiusa in un armadio a muro, e a se stesso chiuso con lei, per otto ore.

Jules tracci una linea, con le dita, dall'orecchio di lei alla punta del mento. Quando rientrer tua madre?

Non lo so.

Lo condusse di sopra e in camera sua. Si rese conto adesso che quella era la prima stanza nella quale fosse mai entrato, la prima stanza nella quale chiunque avesse mai vissuto per davvero. Le stanze delle sue sorelle non erano state vere stanze. Questa era decorata in bianco e giallo. Il cuore gli martell a un tratto mentre la guardava, mentre si rendeva conto che apparteneva a Nadine ed era stata costruita intorno a lei, costruita per lei e per lei sola. Il prezzo di Nadine era inestimabile. Pos la pianta sul suo com, lieto che i fiori fossero bianchi e puri, un'offerta degna di lei. Taceva.

Nadine si copr la faccia con le mani. I sensi di Jules parvero fondersi in una urgenza improvvisa, in una urgenza esplosiva; and ad abbracciarla. Lei gli rimase rigida tra le braccia, ma non oppose resistenza. Le diede baci leggeri, desideroso di addormentarla con i baci, di consolarla, la bocca leggera contro la sua come petali di rose, o come palpitanti ali di falene, niente di concreto. Era tutto cos etereo, anche quell'abbraccio. Le baci gli occhi, i capelli, la gola, la bocca, respirando piano attraverso la propria bocca e quella di lei, ansioso del suo fiato dolce, preparato a esserne inebriato. Come desiderava quell'ebbrezza! Ma al culmine della tenerezza sent che stava impazzendo e che cos non poteva durare. Incespic con lei all'indietro verso il letto. La spinse gi, sul luminoso copriletto giallo e si distese sopra di lei, a un tratto ansioso, stupito che lei fosse cos reale, che non si dimenasse e non si difendesse, ma fosse soltanto una piccola densit di carne, molto calda. Nadine teneva gli occhi chiusi. Lui sent il suo terrore. In silenzio muoveva la testa da un lato e dall'altro, senza evitare le labbra di lui, ma non del tutto preparata a esse. Gli parve di trovarsi sull'orlo della follia, o di qualche atto terribile che l'altro Jules avrebbe commesso per poi andarsene, lasciando lui l. Gli parve di svenire e di riprendere i sensi, nello stesso momento. Era una situazione delicata essere di nuovo cosciente. Le incornici il viso con le mani e la fiss. Il cuore gli martellava in petto incitandolo a continuare, quel suo cuore di ladro, ma l'immobilit di lei lo esortava ad andarci piano, ad amarla. Se non fosse stato tenero con lei non si sarebbe mai perdonato.

Ti senti bene? Ti sto facendo male? domand.

Nadine non rispose. Sembrava quasi priva di sensi.

Per qualche tempo Jules rimase cos, puro e intimorito dal suo viso, sebbene la violenza si stesse accumulando in lui e le avesse tolto le mani dal viso portandogliele sul collo, brancolando, accarezzando, meravigliandosi... sui piccoli seni, che gli parvero terribilmente non protetti, proprio contro di lui e vicini al suo cuore palpitante, e con le cosce la teneva stretta... sentiva il piccolo solco nell'inguine, l'esile muscolo. Con le gambe teneva strettamente unite le gambe di lei, proteggendola da se stesso, ma un'improvvisa frenesia lo indusse a un tratto a gettarlesi contro pesantemente, mentre con i denti cercava carne, qualsiasi cosa contro cui strofinarsi indifeso, la faccia contorta in una smorfia che non aveva nulla del vero Jules. E tutti i suoi sensi si avventarono infine insieme, incontrollabili, per cui gemette e dovette schiacciarsi contro il corpo rigido di lei per sopportarlo. E cos tutto fin.

Le giacque accanto, destandosi. Non si era addormentato, eppure parve svegliarsi, tornare alla vita. Aveva il respiro ansimante. Nadine, rigidamente distesa, con un braccio piegato sulla fronte, non lo guardava. Lui pot ora guardarsi attorno. Vide che si trovava nella camera di una ragazza, una bella camera bianca e gialla, una camera da libro illustrato. Sul com c'erano alcune cose... tra le altre, fiori bianchi. Il tappeto era soffice e giallo, fatto per piedi nudi. Eppure, sebbene si trovasse in quella stanza, sebbene giacesse sul letto, provava la sensazione bizzarra di non trovarsi realmente l, ma di limitarsi a contemplare tutto ci.

Lei non spost il braccio. Nessuno mi aveva mai fatto questo prima disse.

Tesoro, scusami.

Non ci avevo nemmeno mai pensato. A certe cose non penso. Poi, se accadono, non so che cosa siano, devo lasciar passare del tempo per poterle capire...

Jules era ansioso che lei continuasse a parlare, perch sembrava trovare cos difficili, quasi dolorose, le parole. Gli sembrava di vedere la sua mente brancolare in cerca di un pensiero, di parole, di qualsiasi cosa. Ma non poteva aiutarla.

La gente non mi tocca disse Nadine. Non le permetto di avvicinarmi, non voglio che abbia a che fare con me, che tutti mi siano cos vicini...

Spero di non averti fatto male disse Jules, sentendosi indolente e sudato in tutto il corpo.

Sono fuggita due volte. La donna poliziotto, una donna simpatica, mi ha domandato tutte e due le volte se fossi stata con un uomo. Credono che una ragazza non possa fuggire in nessun posto, e non si dia la pena di uscire dalla porta di casa, se non deve fare qualcosa con un uomo. Non ebbe mai pi bisogno di domandarmi altro perch lo cap solo guardandomi. Nessuno mi era mai stato cos vicino prima d'ora.

Non ti ho fatto male?

Non ricordo che cosa  accaduto. Tutto si confonde con mio zio.

Non pensare pi a lui.

Sento che giaccio supina in qualche posto, come adesso, in una stanza sconosciuta di Detroit, con la gola tagliata e il sangue che mi scorre sotto la schiena, bagnandomi. Posso quasi vederlo. E tu stai accovacciato su di me e mi guardi.

Ma perch? domand Jules, scosso.

Nadine abbass il braccio e apr gli occhi, sperimentalmente. Lo guard. Il suo sguardo fu franco, inquisitivo e un po' civettuolo, anche se Jules pens che poteva sbagliarsi. Forse si stava accingendo invece a gridare, e lui avrebbe avuto il buon senso di metterle una mano sulla bocca?

E cos sei fuggita da casa? si affrett a domandarle. E dove sei andata?

In centro.

Perch in centro?

 abbastanza lontano,  come qualsiasi altra citt. Perch dovrei arrivare fino a Los Angeles? Detroit  grande abbastanza.

Io abito in centro.

Solo?

S, solo.

Lei si sforz di sorridergli. Confortato, rassicurato, Jules si protese di nuovo su di lei e le accarezz la faccia e le spalle. Subito Nadine chiuse gli occhi. Parve liberarsi di se stessa, abbandonarsi a lui. Una puntura di spillo nel cervello di Jules cominci a dilatarsi a un tratto, e lui gemette e si mosse di nuovo su di lei, un braccio intorno al capo della ragazza, molto dolcemente, baciandola. Non aveva idea di dove fosse. Dimentic tutto... il letto, la camera da letto, la casa, la strada, la macchina di pattuglia della polizia... non riusciva a ricordare e, a parte la pelle soffice e pallida di Nadine, non riusciva a credere in niente. Le prese il braccio e lo baci. Se lo port alle labbra, facendovi scorrere su la lingua, innamorato della carne delicata di lei; cerc di mettersi intorno al collo il braccio di Nadine, in un abbraccio, ma lei era inerte. Inarcava il collo, la testa gettata all'indietro. Jules chiuse gli occhi e si schiacci contro di lei, sentendo tutta la chiarezza di un momento prima - avevano conversato insieme! - turbinare fuori di lui e non lasciarlo affatto pi saggio. Ah, Jules, pens, riuscendo a ricordare il proprio nome, vale la pena di morire per questo!

Credeva che davvero sarebbe diventato il suo amante, di l a pochi minuti, e che le loro vite sarebbero state allacciate per sempre, irrevocabilmente, e pertanto cominci a spiegarsi. Aveva una voce fioca e affrettata.

So che da questo pu venire soltanto del bene. Soltanto del bene. Hai fatto bene a lasciare che fossi io a toccarti, e nessun altro... Questo perch sai chi sono, lo senti. Mi dar alcuni anni per guadagnare abbastanza, non fallir. Rimarremo vicini per tutta la vita, e niente potr separarci...

La ragazza non apr gli occhi. Lo stava ascoltando, tesa, silenziosa.

Per tutta la vita ho creduto in certi segni, in certi presentimenti disse lui. Per esempio, mi capita di camminare e qualcosa entra in me, come in un sogno, mi viene un'idea, e sento una necessit tremenda di farla avverare, subito. Il cuore comincia a battermi come se fosse indemoniato. Una volta, quando per poco non persi la fotografia di una ragazza, provai questa sensazione. Dovevo ritrovare la fotografia, era il segno di qualcosa, non so di che, anche se poi dimenticai completamente quella ragazza, non so per quale motivo; ma dovevo ritrovare la fotografia e la ritrovai. Sarebbe stata la fine per me, se non fossi riuscito a trovarla. Non saprei dirti come lo so.

Il telefono squill accanto al letto di Nadine.

Jules, terrorizzato, balz quasi in piedi per fuggire. Lo squillo aveva interrotto il corso dei suoi pensieri; non riusciva pi a pensare. Nadine, sonnacchiosamente, si protese verso il telefono. Era giallo. La guard brancolare per raggiungerlo, desideroso di guidarle la mano. Lei stacc il ricevitore e lo lasci cadere sul letto. Una voce sottile li interrog. Prendilo! Di' pronto la esort Jules, allarmato. Il ricevitore cominci a scivolare gi, sul punto di cadere sul pavimento. Fu Jules a prenderlo. Chi parla? Chi  al telefono? disse con l'accento scorretto di un negro, poi schiaff gi il ricevitore.

Nadine rise.

Chi era? Una tua amica? Tua madre?

Non lo so. Perch doveva essere mia madre?

Il telefono squill ancora. Questa volta Nadine si drizz a sedere sul letto e rispose; stup Jules con la sua improvvisa freddezza. Pronto, Brenda disse, gli occhi gi velati, nei confronti di Jules, al suono di quella vocetta estranea che per lei significava qualcosa e per lui proprio niente. No, non posso.  accaduto qualcosa. Telefona a Sue. Come? Perch no? Non lo so. Mia madre non vuole. Credo di no. No.

Jules avrebbe voluto strapparle di mano il ricevitore e schiaffarlo gi. Gli sembrava offensivo che lei potesse parlare con tanta noncuranza a un'amica, ammaccata e bagnata com'era dalla sua passione.

Riattacca! le disse.

Lei salut bruscamente e riattacc.

Come ti chiami? domand a Jules.

Jules.

Mi piace questo nome.  un nome bellissimo per un uomo. Ma non puoi comandarmi a bacchetta in questo modo. Non puoi dirmi quello che devo fare.

Cercando di sistemarsi con dolcezza su di lei, sentendosi pesante e goffo, lui non ud nulla di quel che aveva detto. Non voleva sorprenderla con il proprio corpo. Nadine era cos ingenuamente opaca, cos passiva e priva di stupore, da indurlo a ritenere che non avesse un'idea chiara di quanto stava per accaderle... le aveva alzato sin sulle cosce la gonna del vestito bianco e fu tentato di tirarla di nuovo gi, per proteggerla.

Non ti dir mai che cosa devi fare, mai pi le assicur. Giacquero viso contro viso. Jules era madido di sudore. La fronte di Nadine era umida, del sudore di lui o del proprio, lui non avrebbe saputo dirlo. Ebbe l'impressione che i confini dei loro corpi venissero fusi dall'accesa passione del suo amore. Si trattava di un fenomeno che avveniva indipendentemente da lui, da loro, di un fatto naturale. Non era mai stato cos vicino a nessuna prima di allora... come se stesse giacendo con una creatura che aveva inventato, una ragazza creata in sogno.

Nadine gli afferr il polso e gli ferm la mano. No disse. Stavano tremando entrambi.

Dopo un momento, senza muoversi, soggiunse: Potresti portarmi in qualche posto?.

Eh? Dove?

Non potremmo andarcene in qualche posto? Tu e io?

Fuggire, dici?

S, fuggire. Potremmo? Potresti portarmi via? Potremmo andare in Messico?

Jules riflett un momento. Va bene.

Potremmo partire oggi stesso?

Oggi?

Potremmo fingere di essere sposati?

Vuoi che ti sposi?

Lei disse, seriamente, febbrilmente: Possiamo fingere. Potremmo dirlo a chi ce lo domandasse....

Jules le tocc le gambe e lei strinse energicamente le ginocchia, in preda al panico. No, non farlo disse.

Giaceva sudata tra le sue braccia. Non aveva mai visto nessuno in preda a una tale agitazione... e per un momento si domand se non dovesse avere paura di lei. Le lacrime gli facevano bruciare gli occhi... per Nadine, e per la sofferenza che lui stesso stava sopportando, in parte compassione in parte delirio. Strofin la faccia contro la sua. Aveva anche lui le labbra un po' irritate e il corpo gli doleva di una passione che era diventata scettica. Sembrava che si trovassero insieme su una barca, una piccola zattera, trascinata via rapidamente, non pi dominabile da Jules; lui non riusciva nemmeno a vedere dove fosse diretta. La ragazza mormorava Jules, Jules, come se in qualche modo lo stesse creando, gli stesse dando una forma con la sua immaginazione. Vi era qualcosa di esitante e di sperimentale, in lei, ma Jules cercava di non pensarci. Non voleva esserne spaventato. Al culmine della sua felicit, vi era in questo uno strano presentimento di follia, la sua stessa follia o quella di lei... la paura della follia, lo sguardo vacuo di Maureen, che sarebbe potuto risultare anche un suo retaggio. I loro corpi, cos indolenziti dai vestiti che indossavano, e cos bagnati, sembravano andare alla deriva in qualche luogo, sospinti dalla gravit di un fiume, che li trascinava miseramente a valle, verso un culmine di calore intenso e nero.

Lascia che entri dentro di te disse Jules.

Lei si scost da lui terrorizzata. Jules parve perdere di nuovo i sensi, trascinato rapidamente in basso e avvinghiato a lei, sentendo la trama del vestito di cotone di Nadine sotto le dita tese, dimenticandola. Era come se in un film, di fronte alla macchina da presa, la tensione fosse diventata cos forte da essere intollerabile: quindi uno stacco, la fine. Jules si ud gemere come se soffrisse, sorpreso dalla propria sofferenza.

Dopo qualche momento lei cominci a singhiozzargli contro la faccia. Mi porterai lontano da qui. Salir sul tuo furgone e chiuder la portiera. Non potranno seguirmi. Non c' nessun indizio, non rimane alcuna traccia... soltanto autostrade. Mi uccider se non riuscir ad andarmene di qui.

Jules non riusciva a cogliere un senso nelle sue parole. Premeva la faccia contro quella di lei, senza udire.

Non importa se ci sposeremo o no, non me ne importa. Voglio continuare a viaggiare e andarmene da questo paese e arrivare in Messico - ho visto delle immagini del Messico. Voglio vivere dove la gente parla un'altra lingua, in modo che nessuno possa conversare con me e io con nessuno.

Sembrava che non avesse ancora capito che cosa era accaduto a Jules e che cosa stava accadendo. La sua eccitazione era quasi violenta, ma aveva sede nella mente e soltanto l... Jules poteva quasi sentirla, una pressione pi dolorosa di quella sopportata da lui.

A scuola cerco di costringermi a dormire. Sto seduta nel banco, ma chiudo la mia mente, cancellando una parte dell'aula.  come un puzzle, suddiviso in vari pezzi. Cancello un pezzo, poi un altro e un altro ancora. Posso starmene seduta nel banco senza dormire, eppure la mia mente  addormentata,  neutra, neppure sconvolta. La ragazza che mi ha telefonato... non ho nessun rapporto con lei, nessun vero rapporto, n con nessun altro. Non so perch. E adesso sei venuto tu... non so nemmeno come tu sia entrato in questa casa. Sei in camera mia e non riesco a ricordare come. La gente dovrebbe capitare in questo modo, per caso. Nessun altro nella mia vita  un caso disse lei, e Jules si sent marchiato come da uno strato di vernice rossa, marchiato e isolato, una sorta di scherzo della natura. Sto per compiere diciassette anni, ma in realt sono pi vecchia di mia madre. Non voglio essere cos, ma non posso farne a meno. Jules, mi stai ascoltando, mi credi?

S.

Perch ho sempre voglia di dormire? Perch sono troppo vecchia per tutto? Quando mia madre si entusiasma per qualcosa, provo un certo imbarazzo vedendo quanto sia infantile. Tu non la conoscerai mia madre. Ma  felice e io non lo sono. Non conoscerai nemmeno mio padre. Sono brave persone, mi piacciono, ma quando stai con loro finisce con il non importarti pi niente di essere buona. Pensi: be', se loro sono brava gente, io potrei anche fare qualcosa di diverso. E ti viene il mal di testa.  tutto scontato. Mio padre ha sempre fretta, ma trova anche il tempo di progettare le cose. Rimane alzato fino a tarda notte, facendo progetti, sorseggiando latte... fa progetti per cinque, dieci, quindici anni nei suoi affari.  vicepresidente addetto alle pubbliche relazioni. Probabilmente tu non sai nemmeno di che si tratta. Viaggia dappertutto. Un tempo gli volevo bene, ma ora credo di amare te. Quando mi stringi, stento a ricordarlo. Credo che con te li dimenticher tutti. Se potessimo soltanto uscire di qui e andare in qualche posto velocemente, fino in Messico o in Texas.

Jules si asciug il sudore dagli occhi. Tesoro, perch in Messico o in Texas?

Cos,  un'idea che ho avuto.

Non ti stai inventando tutto?

No.

L'accarezz invano, sentendo il torpore di lei passare in se stesso. Cap perch gli uomini di bassa levatura - inservienti dei distributori di benzina, autisti di taxi - ammazzassero le donne, sentendo il loro torpore scorrere violentemente in se stessi e porre termine a ogni cosa.

Nadine si sollev di scatto su un gomito. Dalla tensione del corpo di lei Jules cap che stava udendo qualcosa che lui non poteva udire. Mia madre  tornata a casa disse lei.

Jules ud un rombo, poi un tonfo sordo.

Sta uscendo dal garage...  in cucina...

Jules non ud pi nulla.

Nadine si alz adagio. Si distric da lui educatamente, come se non volesse ferire la sua suscettibilit. Vide con stupore che sembrava indisposta... con la faccia infiammata a furia di strofinamenti, con i capelli umidi e scompigliati, con il vestito spiegazzato e macchiato. Sono innamorato?  amore, questo?, si domand. Era inebriato dalla concupiscenza, ma ne era anche un po' esacerbato.

Nadine, irosamente, scost all'indietro i capelli dal viso con le mani. Devo uscire, o verr qui a parlare con me. Aspettami.

Jules pens che anche se avesse voluto fuggire sarebbe stato troppo esausto; la sua volont era come appiattita.

L'aspett. Pass mezz'ora. Pass un'ora. Non si sentiva affatto intimorito. Il suo corpo era il corpo di un affogato, immobile. Il peggio che potesse accadergli sarebbe stato la morte, una seconda morte...

Dopo qualche tempo Nadine torn. Si avvicin al letto. Verranno adesso certe persone per l'aperitivo. Dovr conversare con loro per un po'. Non ho commesso alcun errore. Non ho pianto n mi sono messa a gridare. Questo perch non riesco a credere a quello che  accaduto. Non riesco ancora a capirlo. Gli sorrise. Sei al sicuro. Mi aspetterai?

Jules alz le braccia verso di lei. Nadine si chin e si baciarono.

O forse chiamer la polizia, non lo so disse, uscendo.

Jules dovette dormire; quando si svegli, era quasi buio, fuori. Balz in piedi, mettendo alla prova se stesso. Era sempre lui. Gli faceva male la faccia, gli faceva male il corpo, quando stir la bocca le labbra gli si screpolarono in vari punti, eppure tutto era riconoscibile. Si sent allegro. Ovviamente, il suo destino era ormai stato deciso e non poteva pi essere evitato. Per conoscere meglio Nadine guard nei cassetti - pigiami, maglioni, sottovesti, biancheria intima -, era una ragazza reale, in fin dei conti, una comune ragazza. Apr la porta dell'armadio a muro. Una luce si accese automaticamente. Esamin i vestiti di lei, toccandoli con dolcezza, soddisfatto delle loro tinte vivaci. Con la punta di un piede tocc le sue scarpe, compiaciuto. Presumeva di amarla. Lei era accessibile attraverso quegli oggetti, vestiti e scarpe, nonostante il suo alto prezzo. Forse avrebbe potuto riempire il vuoto in lei con qualcosa di suo. Perch non sarebbero dovuti fuggire insieme? Era tempo che anche lui fuggisse, per sempre, in Messico o in Texas. Il fato lo aveva voluto. Oziosamente, mastic i fiori che le aveva portato, scherzando tra s, e poi li sput sul tappeto.

Lei torn. Venne a lui silenziosa e si abbracciarono. Vecchi amici. Amanti da tempo. Gli disse, in un bisbiglio teso e gioioso: Sei molto bello. Mi porterai via?.

Certo.

Hai denaro?

Tu no?

Soltanto in banca, ma la banca  chiusa. Tu non ne hai?

Poco.

Non ci occorre molto, vero?

Si ridistesero, con dolcezza. Jules la baci e, in fondo ai suoi pensieri, vide qualcosa che lo spavent, ma poi quel qualcosa si perdette. Le accarezz i capelli. Lei gli accarezz la nuca. Si sorrisero a vicenda come se si fossero appena incontrati, come se si vedessero per la prima volta. La casa era pericolosa, Jules lo sapeva, ma l'inerzia lo allettava. Non gli andava di muoversi. L'idea del Messico sembrava improbabile.

Potrei restare qui. Potrei vivere qui, nella tua camera, per tutto il resto della mia esistenza.

Nadine lo lasci con riluttanza. Si avvicin allo specchio e si contempl. Non c' da stupirsi se mi hanno fissata con gli occhi sbarrati. La mamma mi ha domandato se avessi mangiato qualcosa, oggi. Be', non dovr pi guardarmi, non qui disse in tono soddisfatto. Vi era qualcosa di energico e di intelligente in lei, in fin dei conti, pens Jules. Nadine cominci ad ammonticchiare capi di vestiario, rapidamente e con impazienza, come se fosse sola.

Jules giaceva sul letto e la guardava. Non starai facendo sul serio? le domand.

Faccio sempre sul serio.

La risposta gli piacque. Bene disse. E hai proprio deciso per il Messico?

Preferirei partire con te che da sola disse lei. Avevo gi in mente di andarmene, del resto. Continuo a pensare di andarmene, di fuggire. Non so perch. Non  che voglia fare la vagabonda, in realt. Non voglio frequentare altri ragazzi... tutte queste scemenze. Voglio andarmene in un posto solitario, dove parlino un'altra lingua. Ci prover. E non sono stata io a scegliere te, sei stato tu a venire. Non  colpa mia. Deve significare qualcosa, dev'essere un segno. Non ho potuto impedirti di salire qui e mi piacciono il tuo nome e la tua faccia. Non amo nessun altro, sono morta per loro, addormentata per loro. Eppure non sono stata io a fare in modo che questo accadesse. Sei stato tu. Ti sei presentato alla porta di casa. La colpa non  mia.

Non  nemmeno mia disse Jules, allegramente.

Aspettarono per qualche altra ora. Sedettero l'uno al fianco dell'altra sul letto, Jules fumando una sigaretta, e Nadine allontanando il fumo con la mano, quasi volesse istituire un precedente per i successivi quarant'anni. Parlava. Di tanto in tanto lui vedeva il suo viso contrarsi in una maschera di minuscole rughe spazientite, irritato da qualcosa. Si sporse a baciarle la spalla. Nadine gli accarezz il viso con tenerezza, meravigliandosi, in un certo qual modo, di se stessa, perch era cos tenera. Verso l'una, si accinsero ad andarsene. Jules sent che stava per uscire da una stanza nella quale aveva trascorso buona parte della sua vita.

Sei nervosa? le domand.

S. E tu?

Sono pronto.

Discesero al pianterreno. Una sola lampada era accesa nell'ingresso. Jules rispettava la casa, si sentiva umile, l dentro, e, ci nonostante, anonimo; era giustissimo che rubasse la ragazza a quella casa. Nadine lo prese per mano e lo condusse fino alla porta. E ora... ora che cosa faremo?

Ruberemo un'automobile, tesoro.

Rubare un'automobile? Dove?

Mi occorre soltanto per tornare a Detroit a prendere la mia macchina. Ho una macchina. Non avete amici, vicini?

C' la casa accanto. Non so come si chiamino. Ma come farai a rubare un'automobile?

Mi limiter a salire e a prenderla, purch ci siano le chiavi.

Le chiavi saranno sull'automobile della moglie disse Nadine. Aveva messo i vestiti in un sacchetto di carta, non molto grande. Era il fardello pi leggero della loro nuova vita.

Senza timore, affidandosi al destino, Jules si port sul retro di un'immensa dimora, verso il garage. La porta era aperta. Le automobili erano tre e su una di esse le chiavi erano inserite, in attesa.

Tutto sembrava dominato da un incantesimo.

Alcuni minuti dopo, mentre correvano liberi lungo la Lakeshore Drive, Jules si sporse a prendere la mano di Nadine. La baci, come uno sposino. Lei aveva cominciato a piangere. Niente pu fermarci dichiar lui.
6

Il respiro gli veniva risucchiato a lenti, languidi, dolorosi sospiri. Non riusciva a mettere a fuoco l'oggetto della sua brama. Dormendo, cerc di liberarsi dal sonno, desideroso di capire con chiarezza... che cos'era tanto doloroso, che cosa lo trafiggeva cos amaramente? Non chiedeva altro che di capire. Immagini di sogni non sognati lampeggiavano in lui come cartoncini. Ricord la prima elementare, i cartoncini sui quali figuravano parole e numeri. Ricord suor Mary Jerome. Il suo viso pallido e luminoso gli balen nella mente e poi si perdette. Pens a sua madre, mentre toglieva gli acquisti per il pranzo da un sacchetto di carta. Pens a Maureen. Si svegli.

Era molto presto, troppo presto per svegliarsi. Alla finestra, una luce vaporosa e vivida delineava la veneziana; la luce filtrava attraverso numerosi spiragli. Sembrava che fossero stati tracciati con una matita magica. Jules si affrett a chiudere gli occhi, sperando di dormire ancora. Le giornate di guida, di continua fuga, erano troppo faticose per lui e, mezz'ora dopo essersi alzato, gli sembrava di non essersi coricato affatto. Ma fuori, sull'autostrada, il traffico era rumoroso, sveglio parecchie ore prima di lui. Aveva sentito le vibrazioni dei grossi camion passare per tutta la notte. E, molto tardi, vi erano state grida, l fuori... giovinastri, forse ubriachi, che chiedevano un passaggio, o erano diretti alle rispettive fattorie, ragazzi esattamente della stessa et di Jules, ma diversi da lui. L'autostrada era una lunga linea nera sulla carta che lui e Nadine avevano studiato, ma Jules non riusciva a ricordarne il nome o il numero. Si trovavano gi in Arkansas, o avevano attraversato l'Arkansas? Erano in Texas? Jules apr gli occhi, a un tratto, timoroso che le carte mentissero. Una volta in fuga, non si riusciva mai a compiere alcun progresso, e un paesaggio poteva confondersi con l'altro. Il Michigan, l'Illinois, l'Arkansas, il Texas... non esistevano cartelli conficcati nel terreno per mostrare dove l'uno finisse e l'altro cominciasse.

Accanto a lui giaceva Nadine, voltandogli la schiena. I suoi capelli intricati e lucenti erano mescolati con la sofferenza del sonno di Jules. Gli sarebbe piaciuto spostarsi contro di lei, cingerla facendole scivolare attorno le braccia, affondare in lei la faccia e dormire ancora, ma non poteva fare questo. Non poteva disturbarla. Chiss per quale ragione, ricord un bambino che aveva incontrato una volta a Detroit, un bambino smarrito, di notte. Non era poi tanto strano vedere bambini che vagabondavano e quasi sempre sapevano dove stavano andando e dove si trovavano, e dopo qualche tempo se ne tornavano a casa, ma quel ragazzino aveva toccato il cuore di Jules perch si era realmente smarrito e il suo terrore lo isolava da tutto quel che gli si trovava attorno. Aveva circa sei anni, era un bianco. I capelli erano lunghi e aggrovigliati non essendo stati pettinati da giorni e giorni, i vestiti erano sudici, ma quando Jules gli aveva domandato: Ti sei perduto, bambino?, lui era parso timoroso di rispondere. Aveva gli occhi liquidi di un diffuso, spossante terrore e sembrava che non udisse e non vedesse Jules, sebbene fosse conscio della sua presenza. Erano circa le tre del mattino, per la strada passavano numerosi ritardatari e il bambino rimaneva davanti a un negozio di liquori chiuso, davanti alla serranda, limitandosi a restare l in piedi. Distava appena uno o due passi da Jules, ma si trovava in un vuoto terribile, in un sogno nel quale Jules non aveva osato entrare. Si era messo in mente che, se lo avesse toccato, il bambino gli avrebbe affondato i denti nella mano, come un animale.

Nadine era cos, pens. La sua leggiadria costituiva di per s lontananza. Se avesse dovuto affondare in lei, finalmente, gettando il proprio corpo contro il suo con un'ultima richiesta di misericordia, lei si sarebbe riscossa dalla propria letargica dolcezza tramutandosi subito in un animale, pronta a lottare fino alla morte.

No, non toccarmi. Non posso. Ho paura gli diceva sempre.

Le sfior i capelli con la punta delle dita. Dormiva. Ogni sera scivolava nel sonno come una bambina narcotizzata, lasciando lui sveglio; sull'autostrada i camion passavano rombando e facevano vibrare il minuscolo villino o la stanza che avevano preso per trascorrervi la notte. Jules, certo, non riusciva a dormire, vigile a causa dei propri pensieri e di tutto quello strepito. Stava diventando pi perspicace, pi intelligente, a mano a mano che la carne gli si consumava addosso... era dimagrito, ma sembrava esserci in lui, inoltre, una sorta di magrezza spirituale, una sorta di intensit. Che cosa voleva oltre a quella ragazza? La sua mente non riusciva a far niente con lei, non riusciva a ragionare con lei, n a ignorarla. Jules non riusciva a ragionare nemmeno con se stesso. Lei era magicamente dolce, mentre gli giaceva tra le braccia, completamente vestita, sebbene avesse i vestiti sempre spiegazzati e tirati su di traverso, e sebbene i vestiti di Jules fossero bagnati dal tormento del suo corpo, eppure Nadine manteneva pura la propria immagine - se lui l'amava non le avrebbe fatto del male... - e studiava progetti che si dissolvevano ogni sera, quando Jules le faceva capire che non potevano andare oltre, quel giorno, che era finito. La malinconica, perversa visione di purezza di lei lo mantenne puro. Non avrebbe mai potuto contaminarla con la propria lussuria; lei sembrava non sentire niente.

Che ore sono? domand Nadine, svegliandosi.

Jules premette la faccia contro la sua schiena. Non si erano spogliati, la sera prima, e avevano dormito senza coperte nel tepore autunnale del Sud, per cui non poteva esserci stato per loro un vero sonno, pens Jules; sempre quel riposare inquieto, temporaneo, come se entrambi fossero pronti a saltare su e a uscire di corsa con un attimo di preavviso.

 presto disse Jules.

Non dovremmo ripartire?

Tra qualche tempo.

Lei si contorse per guardarlo. Aveva la faccia gonfia di sonno. Come si fidava di lui, del suo innamorato Jules! Era un indizio del fatto che in vita sua nessuno l'aveva mai offesa, maltrattata, tradita, e che il suo corpo era passato attraverso diciassette anni di vita in America senza essere stato insultato. A Jules piaceva questo di Nadine, la sua stupida purezza. Gli piaceva che si fidasse di lui come faceva. Quanto veniva affidato alle sue mani, in modo cos totalizzante, era un dono dell'opinione che aveva di se stesso... una brava persona, tutto sommato, non depravata, capace di innamorarsi pi di quanto lui stesso avesse mai immaginato.

Nadine gli pass le braccia intorno al collo. Si baciarono. Jules, con il tormento nuovamente sveglio e avido, contempl gli occhi annebbiati, semichiusi di lei e si domand se sarebbe uscito vivo da quell'esperienza.

Oggi lascia guidare me. Per piacere disse lei.

Non hai la patente. E la polizia?

Perch dovrebbero fermarci?

Jules, alla guida di una Ford non nuovissima, che aveva precisamente l'aria di poter appartenere a un ragazzo come lui, continuava a sentire il pericolo ovunque. Lo lasciava stupefatto il gran numero di agenti che vedeva. Ogni volta che attraversavano piccole cittadine, stava bene attento a rallentare, poich l si trovava la polizia, due o tre uomini oziosi in uniforme, su una macchina di pattuglia, dietro un cartellone pubblicitario; non facevano niente tranne che tener d'occhio il traffico e affrettarsi a prendere nota delle targhe di altri Stati; sulle autostrade deserte, Jules procedeva alla massima velocit consentitagli dalla sua automobile, intorno alle sessantacinque miglia all'ora, e l c'erano gli agenti statali... uomini snelli, anonimi, con gli occhiali da sole, che pattugliavano senza posa, facendo vietate inversioni di marcia per inseguire a tutta velocit qualche trasgressore o immaginario trasgressore, e non avevano altro da fare tutto il giorno se non andare avanti e indietro sulle autostrade, godendosi la vita, dedicata esclusivamente a viaggiare, giudicare, cronometrare. Temeva che lo raggiungessero, e che gli si affiancassero urlando: Si fermi sulla corsia d'emergenza!. E l, al margine della strada, si sarebbero protesi dentro il finestrino sbraitando: Dove ha trovato quella ragazza?.

Immaginava Nadine gridare: Mi ha costretta a seguirlo! Mi ha rapita a Detroit!.

Nadine si drizz a sedere sul letto. Prima di ripartire dovremmo comprare qualcosa da mangiare. E anche uno shampoo. Voglio lavarmi i capelli.

Devi lavarli cos spesso?

Voglio essere pulita. Puoi comprare quello che ho detto?

Stancamente lui mise alla prova le proprie gambe; si mossero. Vorrei che tu mi amassi disse, malinconico.

Ti amo. Che cosa vuoi dire?

Si gir per alzarsi. Tutto cambiava eppure ogni mattina era lo stesso: aveva fiducia nel futuro e riteneva che, in ultimo, sarebbero giunti in un paesaggio ideale, un luogo gradito a Nadine, ma non era l. In Arkansas o in Texas, quale che fosse lo Stato nel quale si trovavano... una condizione del cielo e della terra in qualche modo non adatta... o che per lo meno non sembrava adatta a Jules. L'istinto gli diceva che doveva continuare a correre; lo irritava dover ricordare un sogno che aveva fatto un tempo... di un luogo selvaggio e di una radura simile a un'isola al suo interno... e infatti come poteva esserci una radura disboscata in un luogo deserto? Senza che qualcuno venisse tradito?

Dove vado a prenderli i soldi, amore mio? disse Jules. Sono ridotto a due dollari.

Nadine non disse niente.

Va bene, torno tra mezz'ora disse Jules.

Si spruzz acqua sulla faccia nella piccola toilette maleodorante, con la cabina per la doccia bagnata e gocciolante. Dappertutto c'erano resti di cimici, e alcune cimici che si muovevano pigramente. Quando usc, Nadine si stava pettinando i capelli all'indietro, e gli sorrise.

Averla con s, in viaggio con lui, come se gli appartenesse... che trionfo!

Non si allontanava mai dalla portata del suo amore per lei. Che lo seguiva ovunque. Veniva inspirato ed espirato dai suoi polmoni indolenziti, faceva s che le guance incavate delle vecchie per la strada assumessero un aspetto incantato. Quel mattino, una tiepida mattinata di settembre, tutto sembrava nebulosamente incantevole, immerso in un bizzarro color oro, al contempo minaccioso e promettente. Davvero, pens Jules, camminando in fretta lungo la strada, verso una cittadina poco distante, davvero lui era una creatura incantata. Nadine un giorno si sarebbe risvegliata al suo amore per lei; riponeva fiducia nella sua intelligenza. Gli sembrava che fosse davvero straordinaria, e che l'intensit stessa della sua stranezza corrispondesse a qualcosa in lui, a un'impetuosit che non aveva mai valutato esattamente. Senza dubbio a loro due era riservato un destino particolare.

I destini particolari erano di due specie, entrambe miracolose, ma l'una conduceva alla ricchezza, al potere, alla notoriet, e l'altra portava a una morte improvvisa, a una gola squarciata dal coltello di uno sconosciuto, o a un cranio resistente portato via di netto a un centimetro dal cocuzzolo. Bisognava pagare una sorta di scotto per il proprio destino. Jules pens candidamente: Jules Wendall  il mio destino, sapendo che non era stata Nadine a foggiarlo, ma lui stesso... poich un altro uomo non si sarebbe innamorato di quella ragazza... soltanto lui, Jules, avrebbe potuto amarla cos violentemente.

Nadine alimentava i suoi sogni oziosi di arricchirsi, come se fosse stato lui stesso a suggerirle le parole. Sarebbe diventato ricco, lei ne era certa, come avrebbe potuto non riuscirci? Perch ci sono tante persone stupide che io conosco e che sono ricche gli diceva. E Jules, che era intelligente e aveva fortuna, non poteva fallire. Jules, segretamente, concordava con lei. Confidava in un'automatica risalita della china, una volta che fosse arrivato proprio al fondo; ovviamente, non esisteva avvenire che non gli fosse aperto. Perch no? Si sarebbe stabilito nel Sudovest e avrebbe cominciato in una zona in espansione... commesso viaggiatore, nelle assicurazioni, nella compravendita di immobili, nel petrolio? Con il suo aspetto e la sua intelligenza, pensava, perch non avrebbe dovuto guadagnare tanti quattrini quanti era riuscito a guadagnarne lo zio Samson? Perch, cio, non avrebbe dovuto incamminarsi sulla strada per diventare milionario?

Il motel dove si erano fermati sembrava squallido alla luce del giorno, e lungo l'autostrada, ai piedi dell'argine rosso ed eroso, vari edifici avevano lo stesso aspetto. Jules scrut l'orizzonte piatto e non riusc a scorgere niente di promettente in nessun punto. Dov'era la bellezza che aveva aspettato? Si vedevano pini sparsi, ma sembravano anemici e di second'ordine. Gli olmi malati di Detroit non erano meno belli. Pass davanti a una sala da bowling che sembrava chiusa. Sul viale d'accesso inghiaiato alcuni ragazzi si divertivano ad andare in bicicletta. Le loro grida eccitarono Jules. Non era stato bambino anche lui, e in campagna? Ma quella non era campagna. E non era nemmeno citt. Grandi e rozzi squarci erano stati aperti nel terreno - forse i primi lavori del piazzale di un centro commerciale - e c'erano alberi abbattuti, disseccati. E campi deserti. E una taverna dipinta di rosa. Le insegne al neon, spente, sembravano guaste nella luce del giorno. Mentre stava guardando la taverna, il sole spunt, o bruci un varco nella nebbia, e una improvvisa ondata di caldo lo invest. Si trovava davvero in una regione straniera; era un forestiero; non era necessario non capire la lingua.

Sebbene ricordasse di lavarsi ogni sera, ansioso di non disgustare Nadine, il sole del Sud gli faceva ugualmente dolere i pori a furia di sudare. Si sentiva sudicio quasi subito; non poteva far niente per mantenersi pulito. Nadine era schizzinosa per quanto concerneva se stessa, attenta a mantenere puliti i capelli e il viso e il corpo, nella misura in cui manteneva se stessa, Nadine, pulita dalla contaminazione dell'amore. Si lavava i capelli un giorno s e uno no, quei capelli lunghi, folti e neri che lui amava, e li lasciava asciugare e li spazzolava, cogitabonda, accigliandosi, come una bambina per la quale le disgrazie del mondo si riducono a grovigli in una spazzola; qualcosa su cui lavorare con pazienza per districarlo. L'amava tanto!

Amandola, solo in quella regione sconosciuta, camminava in preda a uno stordimento caldo e umido. Il sole gli accarezzava la schiena cos come ingenuamente gliel'accarezzava Nadine. Era sicuro che lei lo amasse, ma che avesse paura di lui. Certo che doveva temerlo: troppo di lui l'aspettava, troppa violenza. Ma voleva darle il piacere che era accumulato in lui, per lei sola, avvolgerla nelle proprie braccia e consegnarla a un abbandono d'amore, perderla nell'amore. Il desiderio che provava per Nadine, e che lentamente lo faceva impazzire, era in parte il desiderio di piacerle e di fare di lei una creatura lievemente diversa, una giovane donna innamorata. Eppure, diceva lei, con autocompatimento: Vuoi farmi del male, e Jules cercava di spiegarle che non le avrebbe mai fatto del male... anche se, naturalmente, sarebbe stato costretto a causarle un po' di dolore. Ma perch pensi soltanto a questo? diceva lei, a disagio. Non basta che siamo amici? Intimi amici? Non mi ami abbastanza in questo modo?

Mentre camminava, camion e automobili gli lanciavano addosso granelli di polvere. La polvere aderiva. Aveva gi la camicia bagnata e ancora doveva entrare nella cittadina. Si sorprese a fissare una giovane contadina su un camion, al posto del passeggero, intenta a guardarlo. Lei lo salut con la mano. Il camion gli pass accanto rombante. Jules sent una fitta di eccitazione e si domand se la ragazza lo avesse scambiato per qualcuno che conosceva, o se il suo fosse stato soltanto un gesto amichevole, un indizio del fatto che era bello, amabile. L'affetto degli altri era come un amo conficcato in Jules. Si sentiva attratto avidamente da ogni parola cortese. E non sarebbe potuto accadere che Nadine, portata sempre pi lontano, a sud, divenisse affettuosa e burrosa sotto le sue carezze, a mano a mano che il ricordo di Detroit andava offuscandosi? In Texas, in una piccola cittadina, sarebbe divenuta la sua sposa, come divenivano spose le ragazze quattordicenni e quindicenni del Sud, senza tante storie.

Pass accanto a una lavanderia automatica. Una folata d'aria proveniente dall'interno per poco non lo soffoc - che calore! Alcune massaie, spensierate e chiacchierine, si trovavano nel negozio, ficcando biancheria negli sportelli o estraendola. Una ragazzetta accosciata sulla soglia sorrise a Jules: buon segno. Pass poi davanti a un supermarket. I carrelli per gli acquisti erano ammonticchiati all'esterno, contro l'edificio; se ne vedevano altri sparsi qua e l. Non appena fosse riuscito a procurarsi dei soldi, avrebbe comprato qualcosa in quel negozio, proprio in quello. Sembrava un posto sicuro.

Prosegu, passando sempre all'ombra quando poteva, lasciandosi indietro automobili parcheggiate, gente che faceva gli acquisti, ragazzini. Vide un drugstore, attravers una strada e il suo sguardo fu attratto da una donna in pantaloni e blusa gialla che stava parlando con un poliziotto. Jules non riusc a distogliere gli occhi da lei, dovette voltare la testa mentre le passava accanto, pur pensando che questo poteva essere pericoloso... in fin dei conti l'uomo era un agente. Quest'ultimo aveva una zazzera di capelli biondo castani, molto ricciuti. Stava masticando una gomma e non si accorse di Jules.

L'eccitazione era penetrata d'impeto in Jules; nervoso, con gli occhi nervosi, esit davanti a un negozio di articoli sportivi e finse di interessarsi alle attrezzature per campeggiatori. Canne da pesca di fibra di vetro e metallo... stivaloni di gomma... reti... Gli sembravano prodigiose, tutte queste cose, impensabili, la loro virilit gli piaceva. Nel cristallo della vetrina poteva vedere, riflesse con chiarezza, le forme delle ragazze che passavano. Il sangue gli ribolliva di ambizioni per l'avvenire... avrebbe venduto pozzi petroliferi, sarebbe diventato architetto e avrebbe costruito palazzi, grattacieli spettacolari, sarebbe stato un uomo politico, un governatore, un senatore, avrebbe parlato alla televisione e nulla sarebbe stato al di fuori delle sue possibilit...

Giunse davanti a un negozio di sigari. Gli ricord Detroit e pertanto entr, perch gli piaceva l'odore maschile del tabacco e dei giornali. Le riviste esposte al pubblico attrassero il suo sguardo. Finse di essere seriamente interessato, assumendo un'espressione accigliata. Avrebbe dovuto proseguire, ma continu a indugiare. Lo incuriosirono le copertine delle edizioni economiche. Il titolo di uno dei libri era Amore e lussuria; Jules lo sfogli, sperando di trovarvi qualche consiglio, qualche consolazione. Su un'altra copertina si vedeva una ragazza dai capelli rossi scarmigliati che calpestava un uomo disteso e incatenato, un uomo la cui faccia somigliava alquanto alla sua. Che destino! Jules si spost con riluttanza. Riviste in mostra, centinaia di copertine. Annali polizieschi... sulla copertina, una ragazza con una gonna rossa attillata veniva trascinata su un taxi. Il tassista di Memphis pazzo di libidine era uno dei titoli. Jules prese la rivista e la sfogli nervosamente. Le pagine di carta ruvida non lo assecondavano con grazia. Lo sguardo gli cadde su un altro articolo: Minorenne procace fustigata, violentata e assassinata a Boise. L'articolo era illustrato con parecchie fotografie di una ragazza di quattordici anni dalla faccia arrogante, con lunghi capelli biondi e una strana, demoniaca volutt evidente sulla bocca, sulle labbra dischiuse. Sua madre ebbe una crisi isterica quando la polizia... Nessuno dei genitori era a conoscenza della sua vita segreta... Faceva l'autostop per godersela... Jules diede una scorsa all'articolo, cercando un paragrafo cruciale, ma non ebbe fortuna, e, quando cerc di voltare pagina, ne volt troppe. La ragazza and perduta per lui. Tremante, capit su un altro articolo: Il padre di mio figlio  stato ucciso tra le mie braccia!. La fotografia di una roulotte infangata, una donna con i pantaloni, dalla faccia indistinta, e, in secondo piano, uomini che sembravano agenti statali. Un minuto dopo che mio figlio era stato concepito, il padre fu ucciso tra le mie braccia... il mio ex marito entr e lo ammazz, ficcandogli in corpo cinque pallottole! Jules diede una scorsa anche a questo articolo, sentendosi al contempo eccitato e disgustato. Scrut le frasi che descrivevano l'incontro della coppia, il ritorno dei due all'area di sosta delle roulotte, l'amplesso e, in ultimo, la raffica di pallottole, la fine. Poi, disgustato, rimise a posto la rivista. Gli girava la testa. Tutto intorno a lui c'erano fotografie di ragazze, sulle copertine delle riviste, sulle copertine dei libri, sulle cartoline messe in mostra, ragazze spogliate e non protette nemmeno dal tormento di Jules. Le fiss, sudando.

Il proprietario del negozio si avvicin e lui usc.

Per strada l'aria era soffocante. Il sole non si vedeva pi. L'afa gravava pesante su di lui, come se fosse satura dei respiri di troppe donne, di troppi uomini. Una ragazza sui vent'anni, passandogli accanto, lo scrut in faccia con lo scoperto interessamento d'una campagnola e lui si sent immediatamente fiacco, come se lo avessero colpito. Pens alle sue cosce entro la gonna attillata, alla bocca di lei aperta in un grido, fotografata. Prosegu, quasi cieco. Amava tanto Nadine... Davanti al capolinea dei pullman Greyhound una donna lo sfior, rimproverando il suo bambino, e lui sent il pericolo delle donne come una mazzata tremenda e si scost da lei. Erano una sorta di veleno, anche i contatti accidentali.

Entr nella stazione dei pullman. Pareti verniciate superficialmente di bianco. Un distributore automatico di caramelle. Un distributore di pop-corn. Finse di interessarsi a queste cose, con circospezione, e si guard attorno nella sala. C'erano bambini irrequieti. Un vecchio si chin a sputare meticolosamente sul pavimento. Jules non os guardare una sola delle donne, ma si limit alle facce degli uomini, che gli parvero volgari. Ci nonostante, la febbre saliva in lui. Piccoli grumi nel sangue, come spore di quelle piante primaverili che danno la febbre, forse di denti di leone, gli galleggiavano nelle vene, soffocandolo. Se solamente non avesse amato tanto quella ragazza! Vide un uomo con un misero vestito grigio dirigersi verso i gabinetti.

And da quella parte ed entr a sua volta. L'uomo era in piedi davanti a uno dei lavabi e si guardava malinconicamente nello specchio... era un giovane con l'aria di un vecchio, con la pelle simile a pergamena. Jules vide gli occhi di lui scattare sulla sua faccia nello specchio ancor prima di muoversi... lo afferr per i capelli piuttosto lunghi e gli diede uno strattone all'indietro, piazzandogli una mano sulla bocca, poi cerc di battergli la testa contro il muro rivestito di piastrelle. Non vi riusc. Agguant allora l'uomo per la gola e questa volta riusc a sbatterlo contro il muro. Lo sconosciuto cadde pesantemente. Jules gli infil la mano sotto la giacca per impadronirsi del portafoglio, pensando, soltanto in quel momento, che era abbastanza inutile derubare un individuo vestito in quel modo; ma troppo tardi! Pochi momenti dopo si trovava di nuovo nella sala d'aspetto e stava uscendo.

Il sudore gli si era tramutato in una pellicola di brina sul corpo.

Al supermarket, come un giovane marito, compr un sacchetto di patatine fritte, un po' di formaggio e di pane bianco, e qualche altra cosa, compreso lo shampoo per la sposina, aspettando in fila con pazienza dietro le massaie. In quale altro posto si sarebbe potuto trovare al sicuro come in un supermarket? Lo stordivano le gambe nude delle giovani mogli che girellavano con i carrelli... ma era fedele al suo amore, a Nadine, che si manteneva intatta e gli posava le mani di bambina sulla nuca e parlava con lui, bisbigliava con lui fino a notte alta. Ora non mi capita pi di restare sveglia e di piangere durante la notte gli aveva detto, sorpresa. Dormiva mentre Jules rimaneva sveglio, non proprio piangendo, con gli occhi asciutti, ma molto pensieroso. Si trastullava con l'idea di gettarsi su di lei e di farla finita, scacciandola a calci per poi tagliarsi i polsi... ma non aveva altro che lei, in fin dei conti, con il suo egoismo e la sua purezza. Non avrebbe mai potuto farle del male.

Alla cassa, guard nel nuovo portafoglio, il portafoglio di uno sconosciuto; era un indizio della sua confusione il fatto che non si fosse dato la pena, fino a quel momento, di controllare quanto denaro avesse. Lo aspettava comunque una sorpresa piacevole: due banconote da venti dollari, chiss di chi, denaro sufficiente per un po' di tempo. Era salvo. Pag il conto con una banconota da venti dollari e si sent alquanto fiero di se stesso.

Eccole i bollini disse la cassiera, porgendogli alcuni bollini-sconto; e Jules, galante, si volt verso la signora che aspettava in coda dietro di lui e glieli offr. Lei sorrise stupita, ringraziandolo.

Quando torn al villino, Nadine aveva lasciato la porta aperta e lo stava aspettando. Incominciavo a preoccuparmi per te gli disse. Hai comprato lo shampoo?

Ogni genere di cose. Sorrise a fatica, ma non evit l'abbraccio di lei. Tornando, aveva gettato via il portafoglio, ma senza dubbio era in pericolo. E se ripartissimo? disse.

Non appena mi sar lavata i capelli.

Sarebbe una buona idea se ce ne andassimo subito.

Jules, per favore...

Nel bagno, si chin sul lavabo, con un asciugamano sulle spalle, e Jules stesso le lav i capelli. Aveva dei bei capelli folti e gli piacevano anche le ciocche bagnate che si separavano dalle altre, avvolgendosi intorno alle sue dita insaponate.

*

Arrivarono a Beaumont, in Texas, sospinti, si sarebbe detto, da ondate di calura sull'autostrada. Jules aveva sempre una sensazione bruciante negli occhi... troppe estensioni di terra, troppa luce solare, il tutto mescolato con i vacillamenti della sua mente. Quei numerosi giorni trascorsi con Nadine avevano fatto s che cominciasse a parlare come lei, ad atteggiare la bocca come la sua. Forse la lieve sensazione delirante che provava era isterismo femminile, inevitabile. Come avrebbe potuto impedire a se stesso di trasformarsi in lei?

Nadine gli si rannicchi contro nonostante la calura, bisognosa d'affetto, di premure. Disse con petulanza: Qualcosa sembra sempre strapparmi dentro, lacerarmi. Non so che cosa voglio.

Lo stava invitando a risponderle, e lui le rispose, sebbene fosse pervaso da una sconfinata disperazione, sebbene sapesse quanto fosse futile parlarle. Forse hai bisogno di amore?

E lei disse: Ma poi? Che cosa succede dopo? Non succede qualcosa, dopo?.

Avevano viaggiato per ore. Scendendo nel Golfo del Messico, il capriccio di Nadine, rimasero un po' delusi dalla regione piatta, tetra e dalle lunghe estensioni di campi petroliferi... torri di trivellazione in rettangoli recintati di terra arida, con qualche mucca isolata che pascolava nei pressi... e poi vi fu la sorpresa di un fitto bosco. Beaumont si trovava sul fiume Neches, un fiume che non impression Jules. Non lo aveva mai sentito nominare prima di allora. A est c'erano il fiume Sabine e la Louisiana; fu come se gli avessero dato uno strattone alla fantasia, anel di vedere le citt che si celavano dietro nomi come Sulphur e Creole. Ma la carta geografica lo aveva gi deluso abbastanza; le pieghe che andavano lacerandosi in essa erano come le cuciture disintegrate della sua mente.

Se non hai bisogno d'amore, perch sei venuta sin qui con me? domand.

Lei continuava a dar prova di una curiosa aspettativa infantile, mentre Jules faceva fatica soltanto a restare sveglio; gi si aspettava una sorpresa nella cittadina dove stavano per giungere e cercava con lo sguardo i monumenti storici o le dimore che avevano un aspetto storico. Eppure, non si presero mai la briga di scendere dall'automobile. Passando, osservavano quello che si offriva al loro sguardo, rimanendo sempre vagamente delusi; Nadine trov quasi tutto deludente. Jules era contento perch la polizia non li aveva ancora scoperti.

Dovresti fare una cosa, tesoro seguitava a proporle, telefonare ai tuoi genitori e dire loro che ti trovi in California. Dire che stai bene di salute, sei felice e ti trovi in California.

Non posso pi parlare con loro.

Ma certo che puoi. Per il mio bene.

Non posso nemmeno pensare a loro.

Lo stup constatare con quale frigida noncuranza lei li ignorava tutti... davvero, non pensava mai ai suoi familiari, se non come personaggi nel lungo monologo della propria vita. Era mai possibile dimenticare cos facilmente le persone? si domandava Jules. Oppure tardava a percepire le conseguenze delle sue azioni? Lo raggelava pensare che quella ragazza tanto giovane, figlia di persone benestanti, soave e delicata e bene educata, potesse essere cos superficiale. Quanto pi lui si allontanava dalla propria miserabile famiglia, tanto pi essa gli sembrava vicina. Anche in viaggio come si trovava adesso, senza essere manifestamente il figlio o il fratello di qualcuno, si sentiva appesantito dai guai dei suoi. Continuava a sentirsi responsabile nei loro riguardi.

Ma se tu mi amassi... diceva Jules stancamente, sull'automobile, in una tavola calda, o a letto, e Nadine ripeteva a volte, stancamente: Ma io ti amo. Che cosa vuoi dire? Perch continui a ripeterlo?. Davvero non riusciva a capire. A volte diceva, in tono esasperato, come se si stesse sforzando di farsi capire da qualcuno che parlava un'altra lingua: Parli tanto d'amore! Non so che cosa tu voglia dire... perch continui ad assillarmi? Perch sempre l'amore, l'amore, l'amore? Non ho mai conosciuto nessuno che parlasse tanto d'amore, a parte i personaggi dei libri.

Beaumont, in Texas. Niente montagne, niente bellezze. Jules era stufo del Texas. La citt era pi grande di quanto avesse sperato e gi piena, alla periferia, di centri commerciali e cinema all'aperto. Il paesaggio tra Detroit e Beaumont era simile nelle citt e nelle campagne; in campagna fossati di drenaggio e terra che andava dal marrone scuro nel Nord al quasi rosso rugginoso nel Sud; nei centri abitati, campi da golf in miniatura e file di case nuove a basso costo, tutte in stile coloniale americano, tutte coloniali, coloniali con fiancate di alluminio, acri e pendii di colline tappezzati da case coloniali, la lontananza riempita da splendenti nuove case coloniali. Da tutto questo viaggiare, Jules voleva per lo meno riuscire a estrarre una sorta di personalit per quanto lo concerneva, la personalit di un giovane innamorato, o di un criminale nato, o di un milionario nella prima fase della sua carriera; tutte quelle estensioni di territorio dovevano pur condurre a qualcosa!

Quando arrivarono a Beaumont, Jules disse: Ci fermiamo qui, per oggi.

Non possiamo proseguire fino al Golfo?

Non c' niente l, sul Golfo. Niente da vedere. Guarda la carta e vedi che cosa c'. Io non ce la faccio pi a guidare, oggi.

L'aria a Beaumont puzzava; dovevano essere i gas delle raffinerie; una brezza ti faceva sentire in bocca un sapore lievemente nauseabondo, un'altra portava un sapore lievemente acre. Nadine fiutava, con la sua ingenuit, e continuava a guardarsi attorno interdetta. Jules, che aveva abitato a lungo a Detroit, sapeva che non ci sarebbe stato niente da vedere.

L'indicatore della benzina segnava zero. Ma non erano ancora del tutto a secco. Jules si crucciava perch sentiva di essere come la benzina nel serbatoio dell'automobile. Lui, lui stesso era la benzina. Doveva continuare a farli andare; e si stava esaurendo; aveva bisogno di un rifornimento. Che cosa gli succedeva? Rise e baci l'orecchio di Nadine. Trova un posticino, tesoro, in modo che possiamo dormire un po'. Sono proprio sfinito.

Stavano passando accanto a palmizi giganteschi. I cespugli di rose erano ancora in fiore. Un'umidit greve, simile a una ragnatela, pesava su ogni cosa. I palmizi avevano tronchi troppo spessi, erano troppo grandi. Qualcosa, nel loro tozzo spessore, faceva bruciare gli occhi a Jules. Anche l'aspetto delle case di legno verniciate di bianco e delle baracche lavate dalla pioggia lo sorprendeva e lo induceva a domandarsi fino a che punto tutto ci fosse reale. Il Texas? Si trovavano davvero in Texas? Rimase bloccato dietro un autobus sudicio, un autobus cittadino. Nella strada c'erano buche... dapprima dondolava l'autobus, poi dondolava Jules. Nadine si guardava attorno meravigliata.  questo il Texas? domand.

La strada divenne a un tratto di terra battuta. Si suddivise e una delle due diramazioni parve condurre a quello che doveva essere il deposito dei rifiuti della citt. Jules segu l'autobus lungo l'altra diramazione. Il puzzo di gas divenne pi intenso. Una frotta di bambini negri sfrecci in strada davanti all'automobile; al margine della strada apparvero baracche di legno e di cartone catramato. Qualche gallina beccava il terreno, un cane scheletrico fissava luttuosamente Jules con occhi che sembravano quelli di Jules.

Ora sta incominciando a piovigginare disse Nadine. Questo  un posto in cui si pu morire.

Scelse un motel quando ritrovarono l'autostrada... un motel identico a quelli che avevano visto fino a quel momento, fatto di cemento verniciato di rosa, con insegne al neon e poche sdraio sparse davanti alla facciata. Jules not subito, con i suoi occhi essiccati, con la sua mente essiccata, che non distava molto da un quartiere residenziale con case qualsiasi e qualche negozio.

Prese una stanza, senza esitare a firmare il registro con il proprio nome, lieto di trascrivere il numero di targa della sua automobile. Non era un criminale, no davvero. Non aveva niente da nascondere. Ci nonostante, mentre firmava fu sopraffatto da un'immensa stanchezza e quando torn da Nadine la terra gli parve precaria sotto i piedi.

Lei era ancora in macchina. Sembra il posto nel quale abbiamo trascorso l'ultima notte disse lei.

Non fa niente. Abbiamo bisogno di riposo tutti e due.

Io non voglio riposare.

Che cosa vuoi fare?

Non lo so. Perch  cos presto? Sono le cinque e mezzo e gi vuoi fermarti per la notte. Non capisco.

Jules apr la portiera dell'automobile e Nadine scese adagio. Si abbracciarono. Sebbene fosse ancora pieno giorno e l'autostrada non lontana fosse percorsa dal traffico, lei non gli oppose resistenza. Era inerte e astratta. Sembri cos stanco disse. Sai, ti amo davvero. Ti amo perch mi hai portata sin qui.

Jules apr con la chiave la porta della camera. Quest'ultima era buia, umida. C'era un forte odore di insetticida. Lui accese la luce e un rapido movimento in un angolo attrasse la sua attenzione... uno scarafaggio... ma per fortuna Nadine non lo aveva visto.

Lei prov il letto con un ginocchio. Perch c' tanta umidit, qui dentro? Puzza di umido, questa stanza.

Non  male.

Sedette tremante sulla sponda del letto. Si sforz di sorridere a Nadine. Si era aspettato che crollasse e invece non aveva mai vacillato, non aveva tradito nulla... che trionfo sui nervi! Ora sembrava che fosse lui, Jules, a crollare. Sentiva qualcosa muoverglisi dolorosamente negli intestini. Persino la sua concupiscenza, in quel pomeriggio afoso e piovigginoso, era divenuta debole.

Nadine gli si inginocchi accanto e lo cinse con le braccia. Le piaceva baciargli gli occhi. Le piaceva essere baciata da lui... ci metteva la stessa aspettativa vaga e compiaciuta di cui dava prova in automobile, aspettandosi un nuovo paesaggio. Era un modo di spostarsi con successo attraverso il tempo. Vedendo il suo viso giovane, i suoi occhi sognanti, Jules pens ad Annali polizieschi e si domand se potesse esservi qualcuno per il quale Nadine non sarebbe stata altro che un lampeggiare di braccia e di gambe, un grido soffocato, un corpo frenetico, insignificante. Lei gli stava parlando allegramente di qualcosa; le sue parole lo lambivano, ma erano prive di ogni significato. Jules sentiva di avere il corpo sudato, i vestiti putridi sul corpo sudicio.

Abbiamo i soldi per qualcosa da mangiare? domand Nadine.

Il pensiero del cibo nause Jules, che per non lo diede a vedere. Si lav nella piccola toilette e usc di nuovo, e si incammin lungo la strada. Ecco Jules in Texas, pens. No, non avevano soldi, ma questo non era un problema per Nadine; era un problema che doveva risolvere lui. Come un cane, si sentiva attratto dai vicoli e dagli angoli. Gli faceva male la pancia, ma agiva spinto dall'abitudine. I movimenti meccanici sembravano magici a Jules, e pertanto benedetti, quasi invisibili... non si poteva essere colti sul fatto facendo qualcosa per la decima volta... senza dubbio lui non sarebbe mai stato colto sul fatto. Sorrise, pensando a Jules, il criminale nato, un giovanotto invisibile, mai catturato. La polizia ha assicurato che le rapine erano state commesse da una banda numerosa... Si trovava in un quartiere bianco, ma sembrava miserabile; non c'era niente che valesse la pena di rubare. Pertanto prosegu, attravers una serie di binari ferroviari e venne a trovarsi in un quartiere migliore, costruito su un terreno spugnoso, paludoso, costituito da case di mattoni in stile colonico, con strette finestre orizzontali distanti da terra. Una massaia in grembiule verde attravers il prato a piedi nudi per andare a prendere un giornale piegato. Quella vista piacque a Jules... era cos comune e razionale. Mentre camminava l, solo, sia pure nei vestiti impregnati di sudore, era vicino allo svolgersi segreto delle cose, al modo in cui viveva la gente quando non era osservata. In lui non esisteva nulla di segreto: non aveva una vita normale, ragionevole.

Pass davanti a una casa con le veneziane abbassate e la veranda disseminata di giornali - una tentazione - ma nella casa accanto un cane stava latrando. Jules prosegu in fretta, pensando a Nadine, alle sue braccia, al suo bel viso, all'aspetto lievemente umido delle palpebre di lei, domandandosi come potesse essere accaduto che si fosse innamorato e fosse stato trascinato cos in basso dall'amore, quando nulla lo legava a Nadine o a chiunque altro. Bastava che continuasse a camminare per essere libero... Un'altra massaia, larga di vita, ma dai movimenti agili, attravers frettolosamente un altro prato per andare a bussare alla porta della casa vicina; grid un nome, qualcuno apr la porta e lei entr. Questa sembrava essere l'occasione buona; i capelli sulla nuca di Jules si drizzarono. L'istinto lo guid verso la casa. Le sue gambe risalirono il vialetto d'accesso senza alcuna esitazione. L non poteva sbagliare. Era al sicuro. And dritto alla porta, finse di suonare il campanello e, un momento dopo, per trarre in inganno chiunque potesse osservarlo, finse di salutare qualcuno mentre apriva la porta.

Una volta entrato, non aveva tempo da perdere: subito in cucina. La casa era fresca, con l'aria condizionata, e sapeva di insetticida. Attravers rapidamente un salotto, una sala da pranzo, ed entr nella cucina. In una stanza vicina c'era un televisore acceso, dinanzi al quale si trovavano forse dei bambini. Ma lui non aveva paura di loro e, un secondo dopo che era entrato in cucina, i suoi occhi scorsero quello che cercavano... una borsetta. And ad aprirla, muovendosi silenziosamente, senza paura. Sfil il borsellino e se lo mise in tasca. Una porta aperta lo attrasse: una camera da letto, il letto rifatto alla meglio, la sua immagine riflessa con aria colpevole nello specchio del com. Impulsivamente, si distese sul letto, i piedi l'uno accanto all'altro. Sorrise. Ecco dunque quello che si provava.

Quando fu uscito dalla casa, pochi minuti dopo, si sent sconvolto e madido di sudore. Cont i soldi nel borsellino... pi di cinquanta dollari. Ma il denaro non lo fece stare meglio. Sudava ancora. Si diresse verso il motel, tornando sui propri passi. Aveva un certo istinto primitivo per quanto concerneva l'orientamento e non sbagliava mai. Di nuovo al di l dei binari ferroviari e nel quartiere pi povero, sulla strada giusta, nervoso ma senza fretta, un ragazzo che poteva abitare da quelle parti. Uno del posto. Oppresso dalla calura del Texas. I capelli gli erano cresciuti di nuovo e gli davano un'aria paesana, sonnacchiosa. Sembrava innocuo.

Entr in un negozietto di alimentari. Conosceva gi i gusti di Nadine; voleva soltanto farla contenta. Vicino al banco si trovavano due poliziotti bianchi e un uomo di colore, che conversavano con esplosioni di vocali strascicate e di esclamazioni stupite. Uno di loro si pieg quasi in due, ridendo. Fu inquietante per Jules veder ridere un poliziotto, cos come lo infastidiva un tempo veder ridere sgangheratamente un sacerdote. Compr un po' di latte, un pezzo di formaggio, del pane, una scatola di cioccolatini per Nadine. I poliziotti non se n'erano ancora andati e lui gir alla larga portandosi in fondo al negozio, sentendo che le viscere incominciavano a torcerglisi dal dolore e aspettando che se ne andassero. Il dolore non era pi di quanto potesse sopportare e cerc di evitare che gli si leggesse in faccia quello che sentiva. Una donna bianca con i pantaloni si volt a sbirciarlo dalla cassa, sorvegliando il cliente, ma al contempo enormemente divertita dai poliziotti e dal negro, dalla loro conversazione esilarante, e Jules sent che doveva avvicinarsi, pagare quanto aveva acquistato, e tagliare la corda. Dovette andare l, proprio accanto ai poliziotti. Il dolore al ventre divenne tagliente e lancinante.

Ehi disse uno dei poliziotti, voltandosi verso Jules, lei non crederebbe mai a quello che ci sta dicendo questo ragazzo! Jules non batt ciglio. Il poliziotto non sembrava pi avanti negli anni di lui; stava scuotendo la testa, incredulo. Tutti e due i poliziotti sogghignavano. Il negro, che poteva avere tanto quarant'anni quanto sessanta, scrollava a sua volta il capo fingendosi attonito, sforzandosi di suscitare un effetto comico, protestando con una voce acuta e raschiante, simile a quelle che Jules aveva udito spesso per le vie di Detroit. Non ho mai raccontato bugie, io! Cosa credete? E non incomincer certo adesso! Tutto questo non aveva alcun senso per Jules, era come una musica della quale non avesse udito l'inizio e che non lo interessava affatto; sorrise loro inespressivo e pos i pacchi sul banco. La donna ridacchi e guard oltre Jules, aspettando dell'altro.

Questo ragazzo  un minchione disse il poliziotto a Jules, battendogli la mano sul braccio, non andr pi in l di quest'anno! Vi era una sorta di benevolo e gioviale fraternizzare, tra i poliziotti e il negro e Jules, una specie di danza; ma Jules non poteva danzare; il corpo gli faceva male a tal punto che temeva di afflosciarsi tra le braccia del poliziotto. Guardi un po' che cosa gli ha combinato sua moglie! Lei si lascerebbe mai trattare in questo modo da sua moglie? disse a Jules il poliziotto, inarcando in modo drammatico le sopracciglia.

Jules guard educatamente il negro. Vide che aveva la faccia sfregiata... stranamente sfregiata, a chiazze lunghe e spesse, simili a grosse gocce. La pelle di una parte della faccia era ispessita come la pelle di un alligatore. Jules spalanc gli occhi. Non vide niente di buffo. Il negro trattenne la risata per un momento, poi si arrese a un'ilarit sorpresa, da soprano, come se non potesse resistere a una situazione cos esilarante: lui stesso, e quei due poliziotti che attribuivano tanta importanza alla sua faccia, e per giunta Jules, un nuovo venuto, ovviamente desideroso di sapere tutto.

Che cosa gli  successo alla faccia? domand Jules.

Sua moglie si  stancata che lui corresse la cavallina spieg il poliziotto, sempre agguantandolo, come per aiutarlo a trattenere le risate, e ha messo a bollire sulla stufa un bel pentolone pieno d'acqua, e ci ha versato un po' di zucchero - zucchero, capisce? - e quando lui  tornato a casa non ha perso tempo per domandargli dove fosse stato, n niente... nossignore, si  limitata a rovesciargli addosso tutta quell'acqua... non  la cosa pi pazzesca che abbia mai sentito?

Perch ha fatto questo? domand Jules, sforzandosi di sorridere. Voglio dire, perch lo zucchero?

Lascia che lo dica lui si intromise l'altro poliziotto, e guardarono tutti il negro.

Costui scosse la testa con aria meravigliata. Ci ha messo lo zucchero perch si appiccica addosso, figliolo... l'acqua non si appiccica, scorre via. Ma lo zucchero  appiccicoso, figliolo, far bene a ricordarsene!

Il poliziotto scoppi in una risata rauca, e Jules riusc a ridere affannosamente, per dimostrare che partecipava alla loro allegria. Approfitt del buon umore generale per spingere i pacchi verso la cassiera. Ges, sarebbe mai uscito da quella topaia?

Lo zucchero  appiccicoso! grid uno dei poliziotti, sopraffatto dall'ilarit.

Le risate lo seguirono sulla strada. Doveva assolutamente andare al gabinetto, adesso, e questo bast a catturare la sua immaginazione. Dimentic i poliziotti. I loro scoppi di risate si assottigliarono, poi ricominciarono a imperversare - c'era davvero tanto da ridere, a questo mondo! Non riusciva a ricordare di aver mai riso di cuore; prigioniero in un corpo come il suo, un corpo ardente di sofferenza, come era possibile ridere?

Rientr nella camera del motel, mise i pacchi sul letto, e and immediatamente nella toilette. La porta non si chiudeva del tutto, non saldamente. Disperato, le diede un colpo, ma continu a non chiudersi. Aveva portato con s l'immagine di Nadine, Nadine nell'altra stanza... sorpresa quando lui le era passato accanto dicendole: Devo andare l dentro, allarmata dall'aspetto della sua faccia, senza pi giudicarlo bello. In quel miserabile stanzino gemette di dolore e tent di liberarsi della sozzura che si era formata in lui, ma non ci riusc... non accadde niente. Premette la fronte contro il legno incurvato della porta della toilette e si mise a piangere.

Dopo un po' usc tremando. Credo di avere l'influenza disse.

Ti senti male?

L'influenza.

Lei distolse lo sguardo da lui. Il filoncino di pane era tagliato, sul comodino. Sa di spray contro gli insetti, quel pane. Non riesco a mangiarlo.

Mi dispiace. Jules era troppo debole per parlare. Si distese sul letto.

Nadine disse, mentre un senso di compassione si agitava in lei: Posso tirarti su i cuscini.

Non rimarr malato a lungo.

C' qualcosa che posso fare per te?

Forse potresti andare a prendermi un po'... un po' di aspirina, al drugstore.

Dov' il drugstore?

Jules aveva cominciato a tremare violentemente. Si infil sotto le coperte, con gli occhi chiusi. Doveva fare uno sforzo tremendo per non gemere forte.

 meglio chiamare un dottore? domand Nadine, spaventata.

 soltanto influenza.

Hai l'aria di stare cos male.

Il dolore divenne tanto forte che lui apr gli occhi, spaventato. Poi, gettate indietro le coperte, incespic di nuovo verso la toilette. La diarrea parve scottarlo. Scosso, sconvolto dal fetore dei suoi stessi intestini, prese a dondolarsi avanti e indietro sulla tazza del gabinetto e premette il palmo delle mani contro le orecchie. Cosa aveva voluto da quella ragazza nell'altra stanza? Cosa cercavano di avere, gli esseri umani, gli uni dagli altri? Non riusciva a pensare ad altro che alla propria sozzura.

Quando torn a letto, Nadine era in piedi sulla soglia della camera del motel, come sul punto di andarsene. Jules, ti prego, lascia che vada a chiamare un medico. Ti prego.

Lui si distese, sentendosi debolissimo. Non la ud affatto.

Come  successo? domand Nadine. Sono germi, o che altro?  nell'aria?

Non capiva il senso delle parole, ma era ugualmente grato che venissero pronunciate; riempivano lo spazio tra lui e Nadine. Il tempo pass. Voleva dormire.

Nadine sedette sulla sponda del letto e gli prese le mani, gli massaggi le mani. Gli frizion le dita, guardandolo malinconicamente in faccia. Oh, ti amo, Jules, guarisci, per favore. Ho paura. Non sopporto che tu sia malato.

Domani star meglio.

Ma la notte fu terribile. Continu ad alzarsi barcollando per andare alla toilette, stupito e terrorizzato dal fatto che non riusciva pi a dominare il proprio corpo, piegato in due per il dolore, rabbrividendo. Non aveva mai avuto tanto freddo. Ma non fa freddo. Fa caldo, qui dentro. Fa un caldo bestiale diceva Nadine, ma lui continuava ad aver freddo, a tremare di freddo. Si domand se sarebbe potuto morire. Era una fine immaginabile. Verso il mattino, Nadine si addorment sulla sedia accanto al letto. Jules le fu grato per questo... voleva restare solo con la sua afflizione. Se ne vergognava.

Al mattino Nadine usc per andare a comprargli qualcosa. Jules ne approfitt per togliersi di dosso il vestito sudicio e lasciarlo cadere sul pavimento. Si rimise a letto in mutande e canottiera. Anche questo era vergognoso e fu pervaso dal terrore frenetico, irrazionale, che Nadine lo odiasse, che odiasse il suo corpo. Si tir le coperte intorno alla faccia. Si odi. Jules morente. Ricordava vagamente, come a brandelli, la sua ossessione per Nadine, ma non riusciva a ricordare che cosa fosse l'amore di per s. Aveva il corpo percorso da continui brividi. La ripugnanza che il suo corpo provava per se stesso gli paralizzava la spina dorsale.

Nadine torn, gli diede alcune pillole da prendere, chiacchier con lui. Lui ricominci a rabbrividire, gli battevano i denti. Nadine grid, in preda alla disperazione: Che cosa ti sta succedendo? Che cos'hai?. Gli premette la faccia sulla sommit della testa. Non morire, non lasciarmi! disse.

Non morir. Jules si sforz di ridere. Poi accadde qualcosa... cominci a delirare. Si sent scottare, e dopo qualche tempo i denti ricominciarono a battergli.

Nadine, avvicinandosi ed emergendo da una nebbia, si chin su di lui e lo fiss con gli occhi sbarrati. Jules, ti sanguinano i denti, le gengive. Perch hai sangue intorno alle gengive?

Si domand se quelle parole fossero reali o facessero parte di un sogno. Si asciug le gengive e, s, aveva sangue sulla mano, ma anche la sua mano gli sembrava irreale. Nelle vene, gli si stavano espandendo frammenti minuscoli di graniglia. La febbre saliva. Mai il desiderio di Nadine gli aveva incendiato il sangue come glielo incendiava l'influenza, alimentando il fuoco sempre e sempre pi, portandolo a una temperatura sempre pi alta, finch il suo cervello parve galleggiare senza peso, libero dal corpo sudicio, anelando di essere libero dal corpo... che era diventato un pozzo nero... un pozzo nero in una cella sotterranea, corrotto da cattivi odori, da melma... un improvviso, ardente fluire intorno alle sue cosce fu come un miracolo, uno sfogo della sofferenza. La sozzura del suo corpo era adesso fuori di lui, un miracolo. Giacque nel proprio fetore e si domand se quello fosse un segno di speranza.

Perdette i sensi. Sogn. I suoi sogni vennero disturbati dalla luce. Si svegli e trov il letto bagnato, escrementi nel letto e, in preda al terrore, tent di alzarsi. Era troppo debole. Aveva il corpo debole ma non ancora del tutto svuotato. Una nuova tempesta di dolore si andava formando in lui. Gemette forte, paralizzato da una spirale di dolori brucianti e pens al negro sulla cui testa era stato rovesciato un pentolone d'acqua bollente con lo zucchero, per far s che aderisse e scottasse. Quanto dolore poteva sopportare un uomo prima di cessare di essere tale?

Quando torn in s, a una certa ora imprecisata, con la mente libera dalla febbre e il corpo stranamente infiacchito, era solo. Dapprima lo intu, poi lo constat. Nadine non c'era. La chiam. Nessuna risposta. Dopo qualche tempo si trascin gi dal letto insozzato e guard fuori dalla porta. Non vide Nadine e non vide l'automobile. Lei lo aveva abbandonato nel Sudest del Texas e questa gli parve la fine della storia di Jules e Nadine.
7

Una persona, una ragazza, immagina che lo specchio non le mostrer alcuna immagine riflessa. Di conseguenza non osa guardare. Il suo corpo  pervaso dalla sensazione disperata di essere diventato un peso, una massa;  stato troppo amato, troppo sfruttato e consumato.  infiacchito da mesi di sonno. Non ha alcuna immagine riflessa, alcun volto.  un corpo decapitato.

Il soffitto  disposto in un certo modo. Non si solleva n si abbassa. La carta da parati  incollata ai muri, spessore su spessore. Vi si formano riccioli. Alcuni pezzi sono sul punto di cadere. Se la ragazza si consentir di pensare alla carta da parati, le verr la nausea.  gi abbastanza essere un peso morto, sudato nel letto.

Qualcuno si mette a sedere e le parla: sua madre. Chiacchiere, chiacchiere... tutte le parole sono urli... come di uccelletti maligni. Gli uccelli ciangottano a volte fuori dalla finestra, ma rimangono invisibili. Lei non pu voltare la testa fino a quel punto. Non si fida delle finestre... guardare attraverso i vetri la spaventa. Qualcun altro si mette a sedere e parla. Un uomo. Legge giornali. Il fruscio dei giornali, il loro particolare odore, la sensazione fluttuante, colma di panico, di cose che accadono fuori dalla stanza. Meglio non ascoltare. Lei non ascolta.

Il televisore  acceso nell'altra stanza. Suoni soffocati, risate crescenti. Risate?

Sua madre sta svolgendo un pezzo di carta arancione. Non riesco a capire come funziona questo maledetto frullino dice.

Ha l'acquolina in bocca.  affamata, affamata. Una fame terribile scaturisce in lei. Il cibo  qualcosa che deve riempire tutto il suo corpo e mantenerlo pesante e tranquillo. Poi segue il sonno. Il televisore indietreggia. I pianti del bambino indietreggiano. Suo zio, Brock, seduto sulla poltrona, legge a voce alta i fumetti e la sua voce indietreggia.

Un dolcetto, un biscottino allo zenzero, fuori dalla scatola. Cade sul pavimento. Lei aspetta, pensando al biscotto sul pavimento, invisibile. Le viene l'acquolina in bocca. Infine si sporge, grugnendo, per raccattarlo. Lo raccatta. Lo mangia rapidamente. Il sapore scialbo, blando, del biscotto allo zenzero raffermo la risveglia. Ha l'acquolina in bocca e ne vuole ancora.

Non pensa, ma di tanto in tanto alcune parole si formano in lei, contro la sua volont. Che cosa sta facendo adesso l'altra Maureen?

Raccoglie in alto i capelli sopra la testa, in trecce folte simili a serpenti, gli occhi chiusi, le dita molto aggraziate...

Oh sgualdrinella... andare in giro con quella negra schifosa, questo non lo sopporto... vattene di qui... chiamer la polizia perch ti prenda a calci... questa non  una casa di tolleranza negra dove tu possa nasconderti... torna sulla strada... va' all'inferno... sudicio piccolo avanzo di galera... muso di cavallo!

Loretta sta urlando. Betty le passa accanto di corsa ed entra nella camera di Maureen, in blue-jeans. Ehi, Reeny! Liberami da questa vecchia megera! Svegliati dal letargo! Non sei affatto malata, e lo sai!

Loretta cerca di trascinare via Betty. S che  malata...

Be', allora l'hai fatta ammalare tu con le tue balle!

Loretta schiaffeggia Betty. Betty vibra colpi con le braccia e scaraventa Loretta all'indietro. Loretta urla. Betty urla qualcosa a sua volta ed esce di corsa dalla stanza. Altri urli. Loretta se ne va. Loretta sta urlando. Farsi vedere in giro con una negra... Me ne frego se  maschio o femmina... finirai diritta all'inferno!

Brock legge i fumetti. Rex Morgan, Gasoline Alley, Brenda Starr. Fa vedere a Maureen la pagina dei fumetti, ma lei non la guarda. E nemmeno distoglie lo sguardo.

Brock dice: Tua madre  andata all'A&P.  arrivata una sorpresa con la posta. Vuoi sentire di che si tratta?.

Maureen tace, giace gelida e greve sotto le coperte, senza aspettare. A volte guarda Brock, a volte no. Quest'uomo  suo zio. Non sa bene di quale zio si tratti. La sua faccia, la sua voce annaspante, le frequenti vibrazioni del letto quando lui passa, le ricordano qualcosa, qualcuno.

Non insegue il ricordo. Cocciuta, greve di sonno, giace camuffata in un corpo che non  il suo e aspetta senza aspettare niente.

Brock apre una lettera:

14 dicembre 1956

Care Ma' e Maureen,

come vedete, mi trovo qui a Houston, in Texas! Scriver ancora quando ne avr il tempo. Non crucciatevi per me, perch  tutto ok. Il secondo giorno che cercavo lavoro ho trovato un posto in un'agenzia immobiliare sul Golfo. Vi mando anche un opuscolo che spiega la nostra attivit, con fotografie eccetera. Diventer un rappresentante e andr a visitare i clienti non appena avr fatto pratica. Devo comprarmi un vestito. Come stanno tutti quanti? Spero bene. Penso spesso a voi tutte. Sto molto bene, adesso che sta cominciando l'inverno. Il caldo mi abbatteva; mi faceva proprio male. In Texas l'inverno non comincia fino a dicembre, dove sono io in Texas, voglio dire. Lo Stato  molto vasto, dovreste guardarlo qualche volta sulla carta. Le cimici sono ormai scomparse, o morte o nascoste. Io esco senza cappotto, anche se  dicembre, ma resisto molto meglio al freddo che al caldo. Per me va tutto bene. Penso a voi. Portate Maureen da un bravo medico, curatela. Vi mander soldi quando potr. Mi dispiace di non avere scritto per tanto tempo.

Con affetto,

Jules.

Sua madre sta togliendo la lettera dalle mani di Brock, molto sorpresa. Cosa, da Jules! Una lettera da Jules! grida.

Apre un opuscolo. Ehi, sembra una cosa importante, dice con timore reverenziale. Brock, con la sua faccia pelosa e il corpo goffo, che ha sempre la lieve aria di volersi scusare, lo esamina insieme a lei. Rifugio Paradiso del Triangolo d'Oro. Lotti di terreno ancora disponibili sul Golfo. Loretta legge l'opuscolo a Maureen che giace senza guardarla, senza ascoltare. Eppure, sente qualcosa. Isola la propria mente da ci che si cela dietro le parole: Golfo del Messico? Texas? Suo fratello Jules? Non vuole pensare a queste cose. Non vuole soffrire.

Ora viene esortata ad alzarsi dal letto. Su, avanti, tesoro, cos va bene dice sua madre. Ha dimenticato come si infilano le braccia nelle maniche. Devono insegnarle come si fa... sua madre e un'altra donna. Una donna dai capelli corti, tinti di rosso, un'amica. Lei e Loretta hanno la stessa statura. Tesoro dice Loretta te la stai cavando proprio bene. Non se la sta cavando benissimo? Non avere paura. Sta' attenta alle mie violette africane, l...

Brock  seduto in cucina. Sorride e il sorriso si trasforma nel sorriso di Furlong. Maureen indietreggia.

Che cos'hai? grida Loretta.

Maureen indietreggia da tutti, disperatamente desiderosa di tornare in camera sua, nel suo letto. Deve tornare a letto. La donna dai capelli rossi la lascia andare, Loretta la trattiene ancora per un secondo, tirandola, e poi la molla, esasperata. Oh, al diavolo, merda! grida. Sono stufa di questa vita, di queste balle che non finiscono mai. Me ne frego se  malata o no; e io, allora? E la mia vita?

Maureen pu udirla dal letto, sua madre che sta piangendo nell'altra stanza.

E la mia vita dice Loretta quando comincer?

Brock legge un'altra lettera:

1 febbraio 1957

Care Ma' e Maureen,

come potete vedere dal timbro postale, non mi trovo pi a Houston, ma adesso sono a Dallas. Il lavoro dell'agenzia immobiliare non andava d'accordo con me! Non sono stato messo in prigione n niente, nemmeno per una notte, quindi non preoccupatevi a causa mia. So comunque badare a me stesso. Questa gente  matta! Vi invio venti dollari. Portate Maureen da qualche bravo medico, non soltanto all'ospedale. Spero che stia meglio. Scrivetemi fermo posta a Dallas, in Texas, penso a voi tutte e mi mancate, voglio bene a tutte. Sono arrivato alla conclusione che tutti ci sentiamo soli, ognuno di noi, anche se adesso lo stare solo non mi infastidisce molto. Quando rifletto sulle cose posso sopportare meglio la solitudine. In questo momento sto sostituendo un tale che  malato, faccio il suo lavoro di muratore costruendo una casa ed  un buon lavoro, finch non piove. La pioggia pu diventare davvero gelida. Ci sono due tizi con i quali ho fatto, in un certo qual modo, amicizia, e hanno la mia stessa et. Non li frequento molto, per. Tutti sono molto cordiali, ma io evito le eccessive confidenze. La faccenda del Rifugio Triangolo d'Oro  colata a picco. Non so dove sia finito il presidente. Andai a parlare con un cliente, un vecchio tutto storpio, con la faccia proprio cattiva, e la casa aveva qualcosa di equivoco e vidi anche alcuni agenti in strada e cos tagliai la corda. Sono arrivato a Dallas facendo l'autostop. Di salute sto molto meglio, adesso. Mi sento bene quasi tutti i giorni. Non crucciatevi per me e abbiate cura di voi. Penso spesso a voi, come fanno tutti quando sono lontani e soli.

Con affetto,

Jules.

Un ricordo: sta viaggiando in macchina sulla tangenziale. Grossi squarci nella terra, fango, file di automobili, cartelli arancioni che dicono: DEVIAZIONE.  seduta su un'automobile accanto a un uomo che non  suo padre, non  Furlong, non  Brock. Si tratta di un estraneo. Sta dicendo: Bene, marted  escluso... che ne diresti di mercoled? Con la mano le copre la mano. La mano di lui si muove sulla sua coscia. Lei sente la propria carne andare verso l'uomo, come granelli di sabbia che scendono in basso, senza fretta. La sua carne gravita in quel senso. Ora si trovano in qualche altro posto, in una stanza buia. Lui le sta sopra. Con le gambe le allarga le gambe... qualsiasi cosa pu accadere, qualsiasi tagliente, fulminea sorpresa... lei sente i muscoli della faccia raggelarsi nell'attesa... l'uomo la penetra e tutto nel corpo di lei si raggela, paralizzato dall'uomo, da quello che lui sta facendo, e tutte le cellule vibranti del suo corpo vengono incalzate verso quel centro congelato, verso di lui, indifese.

Nell'altra stanza il televisore  acceso. Lei giace sola, senza dormire e senza essere sveglia. Nel suo ricordo c' l'odore costante del seme e della sensazione che le d, uscendo dal suo corpo... caldo dal suo corpo. Ce n' tanto, uno scorrere come lo scorrere del sangue, interminabile. Maureen ne  paralizzata. Lo immagina adesso, tra le proprie cosce. Il soffitto  minaccioso... ma se pezzi della carta da parati si staccheranno e le cadranno sulla faccia lei non riuscir n a muoversi n a gridare. Chiude gli occhi.

L'altra Maureen  fuori per la strada, e fa dondolare la borsetta. Fessure al posto degli occhi, una bella bocca, tutto soffice. Come in una danza, si sofferma per aggiustarsi il fazzoletto bianco sulla testa, e un uomo, passandole accanto, si ferma per aiutarla; le annoda i capi del fazzoletto sotto il mento. Lei abbassa gli occhi. Con le mani l'uomo le afferra la faccia, il collo. La fissa negli occhi. Si china per baciarla. La bacia sulla bocca e con le mani le agguanta le spalle, immobilizzandola. La bacia adagio e le deforma la bocca.

Betty, sulla soglia, accesa dall'aria gelida in strada, i corti e informi capelli ancora umidi, dice, a voce alta e ridendo: Tu non hai proprio niente, e lo sai! Non sei la prima donna al mondo pestata da qualche bastardo!

E Loretta le grida: Vattene! Vattene!

Betty urla: Nessun figlio di puttana mi metter mai le mani addosso, lascia che te lo dica. E non sopporter nessun maltrattamento come te o Reeny e puoi andare all'inferno, Ma', tu che ti credi tanto furba, accidenti!

Stanno parlando di Betty, e Maureen si sorprende ad ascoltare. Loretta dice alla donna dai capelli rossi:  una ribelle, ecco tutto, nessuno riesce a dominarla. Ha il cuore duro. Non  colpa mia se finir dove finir, che cosa ho fatto di male?. La sua amica dice: Cara, non hai fatto niente di cui tu possa rimproverarti. Se devono finire male, finiranno male. Questo lo sai. Pensa a Jules, non se l' cavata bene, per un ragazzo della sua et? Se ne  andato a conoscere il paese e ha trovato un lavoro e manda soldi a casa. Loretta dice, malinconica: Un tempo parlavo con Betty, sul serio. Le dicevo di mettere giudizio. Ma lei mi ha sempre dato rispostacce e ha continuato ad andare in giro con una banda proprio schifosa, negri e bianchi tutti insieme, e tu sai come la penso al riguardo. Sarei capace di denunciarla io stessa, uno di questi giorni.

Maureen chiude gli occhi e vede Betty, di nuovo una ragazzetta di undici anni, mentre gioca per la strada con un branco di ragazze che indossano tutte vecchi blue-jeans, e ridono e strillano. Un loro linguaggio privato. Lei, Maureen, si fa piccola dietro alla gente, non volendo essere vista.

L'aria si raddensa di colpo. Chiude gli occhi. Una bruma dilaga su di lei, un clacson risuona vicino. Maureen, che diavolo stai facendo! Qualcuno le afferra il braccio. Bene, essere tenuta al sicuro, bene. Le tengono stretto il braccio, con impazienza, e lei sente il proprio corpo svuotarsi, la testa svuotarsi... Una voce di uomo sta dicendo qualcosa accanto al suo orecchio... il tintinnio delle monete... traffico, clacson... l'odore dei gas di scarico.

 gi sull'autobus, con sua madre che ancora la tiene stretta, quando si volta e vede se stessa uscire dal proprio corpo con un improvviso movimento convulso, liberandosi, fuggendo... Quell'io  il suo. Scende di nuovo sul marciapiede, aprendosi un varco tra le altre persone che vogliono salire sull'autobus. Si volta a sbirciarla dal basso. Tutto si avventa fuori di Maureen, adesso, e si unisce a quell'altro corpo, a quel corpo libero, che fugge via...  come la pressione tremenda dell'acqua che vuole esplodere libera... quanto anela a unirsi a quel corpo, a liberarsi, a urlare per il dolore e il terrore della liberazione...

Siediti l, sta' ferma. Per amor di Dio, dice sua madre.

Si siede. Si volta impetuosamente per guardare attraverso il finestrino, l dove l'altro suo io  ritto sul marciapiede. La folla passa. Persone, estranei, sembrano separarsi intorno a lei, senza toccarla. Passano intorno a lei. Diventano invisibili, mentre lei stessa, quell'altro io, diviene vivido e abbacinante, ritto sul marciapiede, la testa voltata con un'angolazione dolorosa, guardando Maureen sull'autobus, Maureen dalla faccia colpevole e sconvolta.

Adesso attenta a dove metti i piedi!

Scende pesantemente, come in sogno. L'autobus si  fermato. Perch il marciapiede non si avventa su da ogni parte e non la schiaccia?  cos greve e cos morta, questa Maureen! Camuffata da Maureen! Nessun uomo sarebbe disposto ad avvicinarla e a trastullarsi con i capi del suo fazzoletto. Nessun uomo riuscirebbe a penetrare questa carne. Barcolla sul marciapiede, stordita dall'aria e dal vento.

Maureen, vieni! Siamo gi in ritardo per colpa tua!

Un edificio, di cemento. Un certo odore acre... medicina? Si mette a sedere. Sedie simili a sedie di cucina, fatte con tubi di alluminio e plastica screpolata. Di fronte a lei una bambina grassa, dalla faccia bianca, bulbosa, molto grassa. Gli occhi lievemente sporgenti. Fissi su Maureen. Una tutina per la neve, gonfia, rossa, sudicia, floscia, occhi sporgenti e una bocca tumida, che sbava. Maureen siede addormentata nel proprio corpo, sapendo di essere al sicuro. Sua madre, accanto a lei, si protende in avanti, di quando in quando, per bisbigliare come fanno le madri con le figlie.  graziosa quella borsetta, hai visto? Devi andare in bagno, o qualcos'altro? Non fare arrabbiare la gente fissandola troppo a lungo.

La bambina grassa pencola dalla sedia di sua madre, con una gamba. Cade. Piagnucolando malignamente, cade e non si rialzer. La sedia viene spostata dal suo posto. La bambina sferra calci, piangendo a dirotto, sbavando...

Non  una vergogna? bisbiglia Loretta a Maureen.

Una lastra di vetro davanti al banco della segretaria, per proteggerla. L'infermiera sta esaminando alcune carte. Wendall?  sicura di essere gi stata qui?  giovanissima, ma ha gi la faccia rugosa per aver esaminato troppi documenti.

Adesso vi ricever il dottor Morris.

Chi? Dov' il dottor Stein?

Non  pi a Detroit.

Ma avrei dovuto parlare ancora con lui. Dovevo chiedere di lui ogni volta che fossi venuta qui...

Adesso vi ricever il dottor Morris.

Oh, merda!

Brock sta leggendo a entrambe una lettera:

8 marzo 1957

Care Ma' e Maureen,

grazie, Ma', della tua lettera, ma non mi hai detto molto. Come si sente Maureen? Meglio, spero. Ti invio cinque dollari. Gli assegni arrivano regolarmente? Spero di s. Non lasciare che ti maltrattino, all'assistenza. Tu hai gli stessi diritti di chiunque altro. Tuo fratello  ancora a Detroit? Come state, tutti? Il tempo si sta mettendo al meglio, qui. Io faccio un po' di tutto. Quando torner a Detroit, terminer la high school. Non si riesce a combinare niente senza aver terminato la high school e aver frequentato l'universit. Credo che seguir un corso commerciale. Godo di ottima salute. Qui non frequento nessuno, e me ne sto per conto mio. Non parlo pi tanto come quando ero un bambino e scherzavo continuamente; ho messo giudizio. Tuo fratello ha un lavoro? Io sto cercando un posto fisso, ma  un guaio continuare a fare telefonate, ci vogliono troppe monetine. Seguo gli annunci delle offerte di lavoro. Tutto va bene qui. Non appena mi sar sistemato scriver ancora. Non state a crucciarvi. Vi amo.

Con affetto,

Jules.

 un ragazzo strano dice Brock.

S,  sempre stato strano, in un certo senso. Ma intelligente dice Loretta.

Sembra che sia proprio in gamba e sembra che ti voglia bene, continua a mandare soldi.  davvero uno strano ragazzo dice Brock, imbarazzato. Quel suo continuo ripetere che ti vuol bene, dico.

Mi ha sempre voluto bene, non  mai stato come gli altri ragazzi che scappano e dicono alle madri di andare all'inferno afferma Loretta. E io l'ho sempre trattato bene.

 bello che continui a tenersi in contatto con te.

S, l'ho trattato bene, gli ho sempre dato molto affetto e mi sono occupata di lui, non come nostra madre... lei non sapeva nemmeno da che parte si comincia ad allevare i figli. Ora che ci ripenso,  un miracolo se ho potuto avere figli io stessa!

Maureen pensa a Jules, ma, pensando a lui, si sente improvvisamente debole. Vorrebbe gridare, Jules, Jules...

No, no, no, no...

Non Jules, ma un uomo si china su di lei, qualcun altro. Prima che possa picchiarla, lei si addormenta. Non giace pi sul pavimento, ma a letto. Dorme.

Ehi, posso fare il bagno qui? A casa mia tutto  scassato, manca l'acqua. Voci nell'altra stanza, un'amica di Loretta. Donne, donne. Amiche. Non fanno che parlare, chiacchierare. Parlano di uomini e di mal di stomaco e della lattuga che  marcita non appena portata a casa, parlano di acquistare un pezzo di terra al cimitero... quel matto di mio suocero  morto, finalmente, era andato alle corse di cavalli appena la sera prima e aveva vinto... il vecchio bastardo  sempre stato fortunato... e poi, il giorno dopo, a mezzogiorno,  rimasto secco!... ha sempre avuto sfortuna, subito dopo essere stato fortunato. Cos gli andavano le cose....

A volte sono nella stanza con Maureen, fumano e chiacchierano. Maureen dorme. Le stanno tenendo compagnia. Loretta dice, eccitata: Se quel figlio di puttana crede di potermi spremere qualcosa,  matto. Ci sono passata gi troppe volte. La sua amica dice: Oh, non  poi un soggetto cos cattivo. Il suo figliolo, quel ragazzetto di dieci anni,  stato arrestato per aver disubbidito alla polizia, e lui ne soffre molto. Sta soltanto bevendo un po' troppo. Pensa un gran bene di te, Loretta, me lo ha detto lui stesso. Loretta dice, con la sua voce rauca: Merda!.

Midge ha i corti capelli rossi avvoltolati intorno a bigodini rosa; si direbbe che abbia la faccia increspata, con la pelle tirata in alto. Tabacco e profumo. Maureen, addormentata nel proprio corpo, non guardinga, non cauta, lascia scorrere adagio lo sguardo su questa donna, per nulla interessata. Che cosa significa essere donna? Come fa a resistere questa gente, come pu continuare a tirare avanti?... trascinandosi nell'involucro dei corpi, la pelle gonfia sopra le ossa, vivendo. Tirano avanti. Dormendo, Maureen stessa sta dormendo. Una massa a riposo. Nel suo corpo niente si muove, nel suo cervello niente si muove, tutto  gonfio, ingordo, e si riposa dormendo.

Tutti dicono che i negri preparano guai dice Midge. La vigilia di Capodanno ero preoccupata da morire. E se incendiassero tutti quei tuguri?

Ges, fu buffo nel... che anno era... il millenovecentoquarantacinque? Loretta ride. Avevamo sentito parlare tutti quanti della rivolta e io andai a vedere che cosa stesse succedendo, presi una delle bambine, che quasi non camminava ancora... era Betty. E i poliziotti mi fermarono sull'Hudson e mi dissero di tornare indietro. Alzarono la voce con me. Ges, avrebbero potuto farmi la pelle! Non credevo che sarebbe andata come and poi a finire.

Furono veri disordini, quelli.

Non mi comportai da idiota, uscendo con una bimbetta? Dio mio, faccio le cose pi stupide!

Me ne ricordo, furono veri disordini.

Si erano scatenati tutti quanti. Fu pazzesco.

Ho paura che quei quartieri prendano fuoco.

Qualcuno ci disse, un amico di Howard, che c'era sangue vero all'ospedale, sangue che scorreva sul pavimento. Ci pensi? Sangue che scorreva nel corridoio. Che cosa te ne pare? dice Loretta, seria.

Adesso vi ricever il dottor Morris.

Ci occorre un po' di sangue per una Wassermann.

Da quanto tempo si trova in queste condizioni?

Non abbiamo nessuna pratica per quanto la concerne... Miss Greacon dello Stato del Wayne... assistenza sociale... assistente sociale. Apre una borsa, apre una cartella. Porta le calze... e un cappotto che non si  tolta. Domanda a Loretta: Da quanto tempo si trova in queste condizioni, signora Wendall?

Brock spalanca la finestra.

Che ne diresti di un po' d'aria pura? domanda.

Loretta sbatte la porta dietro di s. Quello sporco bastardo, quel fottuto, se crede di tiranneggiarmi! Gli ho detto che mi occorrevano soldi per una necessit urgente, a quel somaro, e lui mi fa aspettare per quattro ore in piedi... Ges Cristo, sarei capace di strozzare qualcuno! E c'era accanto a me una negra grassa che farfugliava di non so cosa, con i suoi marmocchi attaccati alla gonna, e s che il regolamento vieta di portare i bambini! E quell'altro mi fa aspettare, mi fa fare quattro ore di anticamera, e non c'era nessun altro che potesse occuparsi di me. Dicevano: Chi si occupa del suo caso? Deve aspettare!. Io torno l e appicco il fuoco a tutto quel posto merdoso!

Farai meglio a calmarti.

Non dirmi che devo calmarmi! sbraita Loretta. Sono io a fare anticamera, non tu! Il denaro  mio, non tuo! Che diavolo significa, dirmi quello che devo fare?

Dico soltanto che sarebbe meglio...

Meglio un corno!  meglio che tu tenga le tue opinioni per te, bastardo! Tutto questo succede per colpa tua, e quindi farai bene a tenere per te quello che pensi!

Come pu essere colpa mia? dice Brock.

Colpa tua! Colpa tua, maledizione, tua! Perch diavolo dovevi ammazzarlo, quella notte? Cialtrone bastardo, ti davi delle arie! Ti davi delle arie con quella tua maledetta pistola!

Loretta...

La colpa  tua! Chiudi quella grassa boccaccia! Non era che un ragazzo e tu, tu dovevi fare lo spaccone con quella pistola, dovevi sparare a qualcuno, non te ne fregava niente di sapere a chi, e cos hai sparato a lui, hai fatto la pelle a lui, e adesso guardami, guarda che razza di vita devo vivere, sei stato tu la causa di tutto, e vieni anche qui a cenare, c' proprio da ridere, maledizione! Dovrei buttarti fuori a calci nel sedere! La mia vita  tutta uno scherzo e non posso nemmeno farci su una risata!

Cade qualcosa, un piatto. Brock dice, quasi piagnucolando: Mi hai sporcato di cibo la camicia.

Te lo spalmo sulla camicia il cibo, bastardo! Te lo ficco nel culo!

Dopo cena il televisore viene acceso. E portato nella camera di Maureen. Loretta esce e Brock guarda la televisione e parla a Maureen. Dice: Non badare a tua madre, quando si eccita troppo. La sua vita non  allegra. Si preoccupa per te, cara, ecco perch devi guarire. Il Primo maggio cerca di alzarti dal letto, ok?.

Le sta leggendo un articolo sui cani. Sui cani ammaestrati. Lei non lo ascolta, ma nemmeno chiude la mente. Giace immobile.

Brock le sta leggendo il giornale.

Sta aprendo una lettera, gliela legge:

24 aprile 1957

Care Ma' e Maureen,

a Tulsa, dove mi trovo, ho un lavoro per sei settimane, insieme ad altri ragazzi. Vi scriver ancora quando avr tempo. Ecco venti dollari. Il lavoro  molto interessante, ma non so di che cosa si tratti esattamente, alloggio in un dormitorio insieme ad alcune altre persone e tutte le mattine alle sei andiamo in un posto che sembra un ufficio e aspettiamo finch qualcuno ci fa entrare nella stanza adiacente. C' dentro un medico. Ci fa una visita di controllo, la lingua, il cuore, eccetera. A me, mette alcune gocce negli occhi. Bruciano soltanto un po'. Non devo mai stare al sole, poi devo tornare il giorno dopo e lui mi visita di nuovo. Ho tutto il tempo per leggere in una biblioteca che c' qui e per ascoltare alcuni dischi che hanno. Dovreste comprare qualche disco e un giradischi per Maureen. La musica  piacevole quando si  soli. Uno degli altri  in condizioni molto peggiori delle mie, gli fanno iniezioni. Ha il braccio tutto indolenzito e bucherellato.

Con affetto,

Jules

P.S. Credo che tutto questo abbia a che fare con il governo, o con l'esercito, o qualcosa di simile. Sono proprio matti!

Brock sta spazzolando i capelli di Maureen.  serio, un uomo dalla faccia seria. Maureen si tiene rigida. Lui dice: So che puoi sentirmi e non mi importa del gioco che stai giocando. La tua Ma' mi ha spiegato quello che  successo e come lui ti ha picchiato, e non  affar mio,  accaduto tutto prima che arrivassi. Ma voglio farti sapere che quando trover lavoro cominceremo a mandarti da un vero medico. I bravi medici bisogna pagarli. Dovrebbe essere lui a pagarli, ma  scomparso, e non si riesce pi a rintracciarlo attraverso l'amicus curiae, ma al diavolo, non fa niente. Tu mi hai promesso una cosa... il Primo maggio devi alzarti, ok?.

Seduto sulla poltrona, trascinata nella camera di Maureen, sta dicendo: La vita  la cosa pi pazza che si possa immaginare! Ho passato un anno in carcere nell'Indiana, ma non dirlo a nessuno. Non voglio scombussolare tua madre. Ecco come  successo: mi sentivo cos gi di morale che volevo morire. Non riuscivo a riscuotermi, non riuscivo a cambiare. Cos pensai tra me e me: mi far sparare dalla polizia, perch da solo combinerei un disastro. Entrai subito in un ristorante, dissi mani in alto e non ero nemmeno armato. Be', la cassiera mi diede tutti i soldi. Era appena una ragazzina. Poi, una volta che ebbi i soldi in mano, dovetti andarmene, non c'era altro da fare. Cos potei tirare avanti per altri tre giorni circa; bevevo parecchio e questo mi teneva molto su. Poi i soldi finirono, mi sentii di nuovo a pezzi e decisi di farla finita. Cos andai in centro, in non so pi quale miserabile cittadina, ho dimenticato quale, ed entrai in un drugstore. Finsi di voler acquistare del whisky, presi alcune bottiglie, poi dissi al vecchio, il proprietario, che era una rapina, che doveva darmi tutti i suoi soldi. Una donna, che era l dentro con una bambina, si mise a strillare. Le dissi di tacere. E lei tacque. Il vecchio scemo vuot il registratore di cassa e mi diede tutto il denaro, per cui che cosa dovevo fare? Indugiai un po', andando adagio verso l'uscita, ma non vennero poliziotti, e cos me la filai. Intascai circa cento dollari, in quel drugstore, senza aver fatto prima nessun piano. Potei tirare avanti bene ancora per una settimana. Verso la fine della settimana qualcuno mi derub mentre ero ubriaco. Mi svegliai con il voltastomaco e la faccia tumefatta e questa volta decisi sul serio di farmi ammazzare. Ero stanco della vita. Ero stufo della mia faccia - l'avevo sempre odiata, del resto. Cos entrai in una banca, mi misi in coda, quando arrivai allo sportello dissi che era una rapina, e la ragazza, la cassiera, per poco non svenne e dovette tenersi al coso di marmo, al banco; ma non svenne del tutto e continu a fissarmi come se fosse sul punto di mettersi a gridare, ma non grid e infine mi diede delle buste con il denaro. Avevo arraffato seicento dollari. Il campanello dell'allarme non funzion, lo lessi sul giornale la mattina dopo... lei stava schiacciando il pulsante con il piede, ma non funzionava, il collegamento era mal fatto. Mi venne una mezza idea di tornare l dentro e di farla crepare di paura... ma poi mi fece compassione, si era gi spaventata tanto, e aveva continuato a schiacciare con il piede il dannato aggeggio!

Me ne andai dalla cittadina, comunque, e continuai a sentirmi su di morale per qualche settimana, poi eccomi di nuovo a pezzi. Volevo arrivare con l'autostop fino a un lago del quale avevo sentito parlare, dove in estate la gente se la spassava parecchio. Volevo prendermi una sbornia e annegare una volta per tutte. Ero proprio ottimista al riguardo. Ma durante il viaggio un tale si ferm per darmi un passaggio sulla sua macchina, stavo facendo l'autostop, e fu molto gentile con me, mi offr sigarette e qualcosa da bere, un liquore che aveva accanto a s sul sedile e io bevvi, e poi lui cominci a comportarsi in un modo piuttosto strano, mi stava accarezzando la mano, e allora dissi:  meglio che mi faccia scendere, caro lei!, e lui esclam: No, da questa macchina ancora non scendi e cominci a ridere come se fosse pazzo. Oh, Dio mio, che paura avevo! Ero un pivello di venticinque anni, appena un ragazzino, non come adesso, ero tanto spaventato che per poco non me la feci addosso, e questo tizio continuava a guidare con una mano e con l'altra mi palpava dappertutto, per cui finii contro la portiera e mi domandai se avrei dovuto aprirla e saltar gi, direttamente sull'autostrada, con quello l che andava a circa settanta miglia orarie; intanto lui cominci a torcermi la pelle sul collo e mi fece un male d'inferno; lo respinsi, e lui spinton me, ansimando, e allora gli mollai un pugno sulla testa, di lato, e l'automobile per poco non si rovesci, ma era un uomo combattivo, quel tizio, e rimise la macchina sulla carreggiata, rifilando un pugno anche a me sulla testa, e vidi le stelle, e gli saltai al collo per strozzarlo, tanto ero spaventato, quel maledetto bastardo di un matto che voleva farmi la pelle mentre io non gli avevo fatto niente, e proprio in quel momento una macchina della polizia super il dosso e ci sbattemmo contro in pieno. Finimmo capovolti in un campo e la macchina della polizia si trovava nel fossato rovesciata sul fianco e quelli vennero di corsa verso di noi sbraitando, e l'amico perse la testa e disse agli sbirri che mi aveva dato un passaggio perch io stavo facendo l'autostop e mi accus di aver cercato di derubarlo e di portargli via la macchina; stavamo lottando proprio all'arrivo dei poliziotti. Loro diedero un'occhiata alla sua automobile, che era molto bella, e ai suoi vestiti; oltretutto portava gli occhiali, per cui sembrava un insegnante, o qualcosa di simile; poi guardarono me, un vagabondo, e naturalmente seppero subito a chi dovevano credere... ed ecco come finii in carcere. Un anno intero della mia vita... e quando uscii dimenticai l'idea di uccidermi, era troppo complicato.

Legge una lettera:

16 maggio 1957

Care Ma' e Maureen,

non spaventatevi, sto benissimo. Hanno dovuto ricoverarmi in questo ospedale da dove vi sto scrivendo perch qualcosa mi faceva dolere la testa. L'esperimento  finito. Sono stato pagato. Ma ora devo pagare la retta all'ospedale, per cui non ho niente da mandarvi, alla fin fine; in effetti, devo loro gi cinquanta dollari, e qui, luned sera, mi sono preso un'infezione e marted mattina stavo molto male.  un'infezione dell'ospedale, ha detto l'infermiera, molti se la stavano prendendo. Gira nell'ospedale. Mi sentivo proprio male e hanno dovuto alimentarmi attraverso le vene, attraverso il sangue, ma tutto questo non aveva niente a che vedere con il mio primo disturbo che, credo,  guarito. Gli occhi vanno meglio, adesso. Non dovrei stare fuori al sole per qualche mese. La testa non mi fa pi tanto male. Come state voi tutte? Non vedo l'ora di tornare a Detroit non appena le cose si saranno sistemate, qui. O forse dovrei restare ancora un po'; subito prima di ammalarmi avevo sentito parlare di un altro lavoro.  bello l il tempo? Nel letto accanto al mio c' un uomo con l'ulcera perforata, sua moglie dice che  molto grave, e, dall'altra parte, un uomo  morto due giorni fa. Adesso hanno messo in quel letto un vecchio legato. Non so che malattia abbia. Non pu nemmeno adoperare la padella.  molto vecchio. Il solo guaio  che mi preg di aiutarlo a mettersi a sedere, la prima notte, dopo che avevano spento la luce, e io cercai di tirarlo su e poi mi accorsi che lo avevano legato con cinghie o non so che altro. Questo mi spavent. Gli dissi allora che dovevo tornare a letto. Ma tutte queste cose non mi scoraggiano, anzi, quando il mal di testa mi sar passato definitivamente e gli occhi mi saranno guariti, torner a essere meglio che nuovo, controllato a fondo in un ospedale, e cos via. Pu capitare qualunque cosa, quando uscir. Ho molte speranze. Qui dentro ho letto alcuni libri che distribuiscono e ho sfogliato la Bibbia che, come sapete, non mi aveva mai interessato molto, n mi interessa molto neanche adesso, ma contiene alcune cose interessanti. La mia scoperta pi importante  che gli uomini sono sempre stati gli stessi, soli e preoccupati e pieni di speranze, e che hanno scritto i loro pensieri, e quando noi li leggiamo  come se vivessimo nel loro tempo,  come se il tempo non fosse passato, in realt. Andate sempre in chiesa? In tal caso pregate per me, mi piace pensare che facciate questo. Io non prego Dio, ma prego soltanto me stesso, voglio dire che penso le parole per me, oppure a volte prego per altre persone che ho conosciuto - immagino che sembrer pazzesco. Mi piace riflettere con chiarezza sui pensieri. Quello che intendono nei libri parlando di Spirito del Signore  qualcosa cui amo pensare. So di averlo in me. Mentre soffrivo ed ero gravemente malato, ho avuto molto tempo per pensarci e sono certo che esiste uno Spirito del Signore in noi tutti, che ci rende capaci di parlare gli uni con gli altri e di amarci a vicenda. Confido nella mia fortuna. So che le cose finiranno con l'andare bene. Si trovano un mucchio di lavori qui, e ogni cosa, in America,  destinata a crescere. Non appena sar dimesso dall'ospedale vi scriver ancora, non preoccupatevi, vi voglio bene,

Jules

Non so che cosa pensare di lui dice Loretta, eccitata e orgogliosa. Hai mai sentito qualcuno parlare cos? Quando era un ragazzetto sembrava che sarebbe finito in prigione come tutti quegli altri marmocchi, e adesso, invece...

Dovresti essere fiera di lui, cara dice Midge.

Maureen sogna, resa un po' irrequieta dalla primavera. La finestra aperta le lascia vedere il cielo. Le sue braccia lievemente bluastre giacciono immobili sulle coperte del letto. Un letto maleodorante. Un inverno di letto. Il torpore dal quale  circondata sembra fitto di corpuscoli, l'aria sembra densa di graniglia, che le piove addosso. Sbadiglia, dorme. Una porta si apre nel suo cervello. Dice a se stessa, interrogativa: Dov' Maureen, adesso? Ma, guardando fuori della porta, non riesce a vedere nessuno. Maureen non c'. Pensa: Che ne  stato di Jules, allora? Una sensazione di paura si apre in lei, per Jules. Perch Jules non  l? Jules con tubi infilati nel braccio per le trasfusioni di sangue, Jules all'estremit opposta del paese, laggi in Texas e in Oklahoma... Maureen dorme e cerca di allontanarsi da questi pensieri. Ma si sorprende a parlare con un uomo, all'angolo di una strada. Ha smarrito il quaderno della segretaria della sua classe e suor Mary Paul  adirata, gli dice. L'uomo la schiaffeggia facendole venire lividi in faccia. O  suor Mary Paul a schiaffeggiarla? Se ha la faccia piena di lividi, non riuscir mai a fare soldi. Se ha il corpo ammaccato e contuso dai calci, niente soldi, niente soldi. Se  diventata indolente e puzzolente e grassa, niente soldi. Dice a uno sconosciuto, all'angolo di una strada, sembra che sia Michigan Avenue, gli dice con una voce querula di bambina: Ha visto il mio quaderno? L'uomo  ben vestito, elegante, deve avere denaro, si china su di lei e l'abbraccia in modo da farle sentire tutto il proprio corpo, quanto  lungo. Il mio quaderno, dice lei, voltando la testa e guardando il cielo, lo ha visto?

Ricorda un giorno a Belle Isle, mentre girava senza meta per il parco con un uomo, sull'automobile di un uomo. L'uomo sta parlando, parlando.  molto triste. Conosco la donna che  mia moglie da venticinque anni... venticinque anni... da un quarto di secolo ci conosciamo... ed  quasi altrettanto tempo che siamo sposati... abbiamo quattro bellissimi figlioli e... e io voglio bene a tutti... mi si spezza il cuore quando penso a loro... ti amo e penso a te continuamente... mi sembra di essere fatto a pezzi... ho la sensazione di essere fatto a pezzi dal tuo amore...

I pezzi del corpo di Maureen, umido e caldo, sono adattati insieme nella massa del suo corpo, un camuffamento. Dorme un sonno irrequieto. Stando all'erta in attesa di suoni che non vuole udire. Oltre al cantilenare della televisione, sente nuovi suoni, altri suoni, gente che parla sulle scale, gente fuori... tanta di quella gente... le finestre sono aperte a causa della temperatura mite, e lasciano sfuggire le voci della gente. Lei ascolta contro la sua volont. Curiosa e timida e un po' irritata, e timorosa, ascolta. Brock le legge il giornale. Rex Morgan. Gasoline Alley. Brenda Starr. I personaggi dei fumetti che lui predilige. Loretta esce e Brock rimane in casa a sorvegliare Maureen. Le tiene compagnia. Parla per ore. Parla dell'Indiana, di viaggi in treno, del lavoro nelle fattorie, della prigionia... parla per ore, per ore. Maureen si addormenta, si sveglia, e lui ancora sta parlando. Il corpo di Brock  come il suo, sicuro. Incomincia ad avere fiducia in lui. Mette a fuoco gli occhi su di lui. Brock le legge le lettere di Jules, pi e pi volte. Ti legger quella del viaggio che ha fatto in pullman,  una bella lettera dice. Toglie le lettere da una scatola di sigari e cerca tra esse. Le fa vedere i fumetti. Mette il televisore ai piedi del letto, su un tavolino da gioco. Cerca di giocare a carte con lei, ma Maureen non vuole saperne. Giace ostinata e gelida sotto le coperte, sveglia, ma non disposta a giocare a carte, nascondendosi. Brock fa il solitario. Loretta torna a casa, con i tacchi alti rumorosi nella cucina. Apre lo sportello del frigorifero per vedere che cosa contiene, prima di entrare nella camera di Maureen, e Maureen sente tutto quello che lei dice.

Indovina chi ho incontrato in centro? dice Loretta.

Dio mio, pensa Maureen, mi sto svegliando?

Ha paura. Si sente aperta, come se le gambe le fossero state divaricate a forza, qualunque cosa pu accadere. Chiude gli occhi, desiderosa di riaffondare indietro, ma  inutile, e giace invece con il cuore che le batte cos forte da stordirla, incapace di dormire, sveglia.  sveglia.

Un giorno si spazientisce con sua madre e con Brock. Sono in cucina e stanno sorseggiando il caff. Maureen si drizza a sedere sul letto e ascolta; sente che  arrivata la posta. Sente il postino in fondo alle scale. Sudando, in preda al panico, si contorce sotto le coperte e pronuncia con le labbra parole silenziose. Come mai non lo sentite al pianterreno? Ci sar una lettera di Jules?

Le tacite parole sono dolorose. Lei le sente voluminose nella gola, le dilatano la bocca. Esasperata, spossata, tenta di respingerle e di giacere immobile sul cuscino, greve e fredda. Poi, a un tratto, si trova seduta sul letto e sta gridando:  arrivata la posta? C' una lettera di Jules?.

Loretta e Brock si affacciano subito sulla soglia e la fissano con gli occhi sbarrati.

A voce alta, lei torna a dire, infantile e spazientita, sul punto di piangere: Per favore, andate a guardare gi al pianterreno. Non avete sentito che  arrivato il postino? Forse c' una lettera di Jules.

Si  svegliata definitivamente.
8

11 febbraio 1966

Cara Miss Oates,

anni fa fui una sua allieva, lei non si ricorda di me. Le scrivo questa lettera pur sapendo che non si ricorda di me.

Perch voglio parlarle? Lei  sempre presa dalla fretta, nella sua vita, e non mi ascolter. Quando ero sua allieva, me la cavavo male, perch dovrebbe ricordarsi di me? Allora non ero grassa, ma sono tornata a essere come prima. Qualche tempo fa ero grassa. Non importa. Voglio farle avere un messaggio, ma non so di che messaggio si tratti.

Mi stringo la testa tra le mani e cerco di ricordare la mia vita, come  accaduto, l'ordine con il quale le cose sono accadute. Ma  tutto un guazzabuglio. Cos sono tornata in biblioteca, l'altro giorno, e ho preso i giornali tra l'aprile 1956 e il maggio 1957 e li ho letti.

Mentre io dormivo, tutto aveva proseguito il suo corso! Senza fine, un guazzabuglio di persone e di cose... fotografie di carri armati e soldati, gente distesa per la strada, non so nemmeno chi fossero quei morti per strada, tutto continua ad accadere, continua ad accadere. I libri che lei ci ha insegnato non spiegano questo. Il guazzabuglio era nascosto, in qualche modo. I libri che lei ci ha insegnato sono per la maggior parte bugie che io posso ripeterle. Ma non la sto criticando.

Credo di scriverle perch riuscivo a vedere, al di l delle sue lezioni e della sua calma e del modo in cui prendeva accuratamente appunti sui libri mentre insegnava, annotando le sue stesse parole a mano a mano che le pronunciava, qualcosa che mi somiglia. Mi chiamo Maureen Wendall.

Spero che si ricordi di me, ma perch dovrebbe ricordarmi? Non me la cavavo bene, al suo corso, e marinavo la scuola e dovrei vergognarmi di scriverle in questo modo. La prego, non pensi male di me.  un'offesa dirle che le sto scrivendo perch c' qualcosa che mi somiglia, in lei?

Cordiali saluti,

Maureen Wendall
9

11 marzo 1966

Cara Miss Oates,

grazie per aver risposto alla mia lettera. Ero pentita di averla scritta e avrei voluto poterla ritirare, ma ora sono contenta,  meglio cos. Vorrei poterle scrivere i miei pensieri non in un caos come la maggior parte della mia vita, ma con un certo ordine - voglio spiegarle una cosa, voglio chiarirla. S, seguii il suo corso all'Universit di Detroit nel 1964. Se ne ricordava? O ha cercato il mio nome in un registro? Avrebbe tanta importanza per me poter pensare che mi ricordava, ma non mi aspetto questo, perch lei dovrebbe ricordarmi se quasi io non riesco a ricordare me stessa? Gioved scorso, dopo il lavoro, sono tornata in biblioteca e ho sfogliato di nuovo i giornali. Non si pu vedere quello che  accaduto giorno per giorno, leggendo i giornali, bisogna consultare quelli di un intero anno. Allora tutto ti si avventa addosso. E vedi quale sperpero  stato l'anno. Sempre e sempre pi rapidi si susseguono i titoli, ogni singolo giorno non ha niente a che vedere con quello successivo, a un tratto qualcuno  stato ucciso, o una nazione figura in prima pagina, cambiano le fotografie delle persone distese per le strade, tutto sale e scende, confondendo lo sguardo. In biblioteca ho cominciato a sudare, tanto avevo paura. Come posso vivere la mia vita se il mondo  fatto cos? Il mondo non pu essere vissuto, nessuno pu viverlo come si deve.  scatenato, impazzito. Ho sentito tutto questo l in biblioteca, sebbene ognuno sedesse silenzioso ai tavoli. Mi sono guardata attorno. A quella gente sarebbe piaciuto gettare i libri fuori dalle finestre, fracassare le lampade e le sedie, colpirsi a vicenda sulla testa con qualunque cosa si fossero trovati tra le mani. Invece erano tutti tranquilli, stavano seduti e leggevano. Non voglio sembrarle pazza. Mi limito a dire quello in cui credo. La biblioteca  davvero pulita e moderna, mi piace quel posto, non c' niente dietro, o non molto - non molta storia. Mi piace la gente che cammina tranquillamente ed  molto cortese. A casa mia nessuno era tranquillo e cortese.

Voglio parlarle della mia famiglia, di come vivevamo. Voglio parlarle di me. Adesso  il mese di marzo del 1966 e io non riesco a credere a questa data.  come vivere nel futuro - non  reale. Sono passati molti anni dopo quello che mi  accaduto, ma sono ancora viva, e sto per cominciare una nuova vita, per ricominciare daccapo con una nuova vita. Ho il cuore gelido e tanto spaventato al pensiero di uscire di nuovo di casa per ricominciare, voglio parlare con qualcuno. Voglio mandarle un messaggio.

Che cosa accadr dopo oggi? Me ne sto seduta qui in camera mia a Detroit, e sto scrivendo questa lettera perch lei la legga. Alle dieci di sera. Sono sola, vivo sola. La mia esistenza  tranquilla. Quando ero sua allieva in quel corso serale, lavoravo di giorno come segretaria, a orario pieno, ora ho un impiego migliore e sto seguendo un corso dell'Highland Park Junior College due sere alla settimana. Dovrebbe essere una scuola molto pi facile dell'Universit di Detroit. Ma voglio continuare gli studi universitari. Voglio imparare tutto quello che potr, forse mi aiuter a non avere paura. Addormentata o sveglia, ho paura, e come posso vivere in questo modo, sempre spaventata? Ho paura degli uomini per la strada, che li veda o non li veda, ho paura di essere investita dalle automobili, di essere derisa dalla gente, ho paura di perdere la borsetta, di vomitare in un negozio, di mettermi a urlare in biblioteca e di esserne scacciata senza poterci pi tornare. Continuo a starmene seduta qui pensando al tempo. Le dieci e un quarto dell'11 marzo 1966, e so che dovrebbe essere un'ora sacra, perch non torner mai pi, ma non sento niente per essa, sono intontita. Che cosa accadr in avvenire? Ho paura. Ho paura non soltanto del mio avvenire, ma di tutto il mondo. Quando leggo i giornali, sento di perdere me stessa, il mio io, Maureen Wendall, e di diventare come il mondo stesso, senza sapere che cosa accadr il giorno dopo e mai pronta ad accettarlo. Forse le sto scrivendo non perch lei mi somiglia - ho l'aria di essere un po' matta! - ma perch  proprio l'opposto di me, perch non si lascia mai sorprendere, prevede tutto e, entro il disastroso caos dei giornali, vive la sua vita in pace, preparata.

Gli studenti del nostro corso, alcuni di loro, la giudicavano un po' strana. Pensano che quasi tutti i professori siano strani. Questo nel gennaio e nel febbraio del 1964, il secondo semestre. Pensavano che lei fosse intelligente, ma fredda. Era felice dei libri che leggevamo, era felice di leggercene brani ad alta voce, e noi capivamo che la felicit nell'aula, per lei, stava nel libro e non in noi. Non so nemmeno se a prima vista mi sia piaciuta. A volte le donne mi piacciono molto, e altre volte le odio. Lei non era molto pi avanti negli anni di me, per cui, forse, ero gelosa. Ho sempre desiderato che i miei insegnanti fossero pi anziani di me, anzi, vorrei che tutti fossero pi anziani di me, per poterne seguire l'esempio. Ora sto invecchiando anch'io, ho ventisei anni!... e questa sembra un'et terribile essendo soli, non avendo una carriera, essendo diversi da tutti quelli che hanno un'esistenza stabile. Ma ne ho passate tante che invece di avere ventisei anni dovrei in realt averne quaranta o cinquanta. Dietro al mio corpo e alla mia faccia sono una vecchia e nemmeno una donna o un uomo, ma semplicemente una persona vecchia; forse le sto scrivendo per liberarmi di tutto questo e per rendermi di nuovo giovane, per sentire quello che dovrei sentire all'et di ventisei anni ed essere sul punto di innamorarmi.

C' un uomo che voglio sposare... voglio innamorarmi.

Lei ci incuriosiva, ci incuriosiva il suo matrimonio. Era cos calma e intelligente e il suo senso dell'umorismo ci intimoriva. Come poteva essere innamorata e sposata? Era questo a meravigliarmi. Lei mi ricordava in qualche modo mio fratello Jules. Jules avrebbe potuto essere intelligente come lei... avrebbe potuto essere colto, voglio dire, se le cose non fossero andate come andarono. Ho parlato a Jules di lei. Mio fratello Jules  la persona pi importante della mia vita, ma che cosa si pu fare con le persone che significano molto per noi? Amarle? Come le si ama? Che cosa vuol dire questo, esattamente? Significa starsene seduti e pensare a loro, desiderare di proteggerle? In questo caso, Jules per trovarsi al sicuro, dovrebbe essere morto e sepolto. Voglio sposare un uomo, e innamorarmene, ed essere protetta da lui. Sono pronta a innamorarmi. Ma ho il cuore duro, e il corpo duro, gelido.

Probabilmente lei non si ricorda di me. Il corso che seguii era Introduzione alla letteratura. Mi  sempre piaciuto leggere libri, ma in quell'aula, nella facolt di Economia e commercio, tutto sembrava freddo e strano, una minaccia. Gli altri studenti rappresentavano una minaccia. Era un corso serale, e questo peggiorava le cose. Di notte, tutto sembra esagerato. Si capiva che a lei non piaceva insegnare a un corso serale. Io sedevo nella terza fila e avevo allora i capelli lunghi, capelli lunghi e neri, ma adesso li ho corti, e ho notato, vedendo una sua fotografia sul giornale, che anche lei li ha corti adesso, capelli corti e scuri. Tutto questo fu tre anni fa. Mi guard mai e pens mai a me? Pens: Quella ragazza mi somiglia un po'?

Una sera lei lesse un brano di Madame Bovary che ci era stato assegnato come compito, il brano sulla donna che va a fare una passeggiata nei campi con il suo cane. Sembrava ritenere che fosse importante. Nei campi lei si guarda intorno, vede... non so che cosa. Non ricordo. Poi sente che comincia a soffiare un vento gelido, e torna a casa. Lei ci lesse il brano e ci fece rilevare qualcosa al riguardo, e io capii che stava pensando: Quella donna  un po' come me, gi, come lei, un'estranea per noi, e, mentre sedevo in aula, udii me stessa pensare: Questo non  importante, niente di tutto ci  reale. Mi sentii fiacca e stordita, pensandolo. A quei tempi mi piaceva digiunare, per compensare i giorni nei quali avevo mangiato tanto, e cos a volte, la sera, mi prendeva il capogiro. Mangiavo crackers al mattino, un po' di pane dopo il lavoro e una banana o un'arancia, o qualcos'altro, tutto l. Mi piaceva sentire lo stomaco dolermi per la fame, sapere di essere affamata e non sazia, non pi grassa. Durante le sue lezioni mi prendeva spesso il capogiro. Perch pensava che il libro su Madame Bovary fosse tanto importante? Tutti quei libri? Perch ci diceva che erano pi importanti della vita? Non sono pi importanti della mia vita.

Quando ero una persona diversa, prima che impazzissi, i libri mi piacevano. Rimasi pazza per tredici mesi. Nessuno mi ricover, mi lasciarono restare a casa. Giacevo sul letto, pazza. Udivo le cose, ma non ascoltavo. Non ero Maureen Wendall, ma una certa massa di carne, distesa su un letto. Avrei potuto restarvi per tutta la vita, ma mi ripresi, mi svegliai. Non so perch mi svegliai. And cos.

Ora sto scrivendo questa lettera in una biblioteca, non in camera mia. Fuori  buio. Domani sera mi vedr con l'uomo che mi propongo di sposare, l'uomo che voglio, ma questa sera sono una giovane donna sola in una biblioteca di Detroit, una piccola biblioteca, siedo sola a un tavolo e scrivo una lettera a una donna a nome Joyce Carol Oates, una mia ex insegnante. Ci sono soltanto altre tre persone qui, questa sera, perch fuori sta nevicando a larghe falde.  quasi una tormenta. C' una donna con il cappotto, ancora abbottonato, e un collo di finta pelliccia, infeltrito e brutto, un cappotto che sembra un cappotto da uomo; e c' un uomo che pu avere settant'anni, chino sul Detroit News, con la faccia molto vuota, intento a leggere il giornale molto adagio; e c' un altro uomo, sulla cinquantina, non voglio guardarlo molto perch gli sta colando il naso, non ha il fazzoletto, e se lo pulisce con le dita. Poi c' la bibliotecaria, con gli occhiali cerchiati di bianco. Vengo qui continuamente, ma finge di non conoscermi. Lavora alla sua scrivania. Ci troviamo tutti qui dentro e fuori nevica a larghe falde e dovremmo sentirci vicini gli uni agli altri, ma non  cos. Non parliamo e non ci guardiamo.

Questa lettera  un'idea pazzesca, ma non me ne importa. Non mi importa di quello che lei pu pensare. Forse riceve molte lettere pazzesche. Ho rinunciato a preoccuparmi di quello che pensa la gente, non posso cambiarla. Tutto intorno a me vi sono scaffali pieni di volumi, e nessuno di questi libri vale qualcosa, lo so, ormai, non i libri di Jane Austen che mi piacevano un tempo, n il libro su Madame Bovary che le piaceva tanto. Quelle cose non accadono e non accadranno. Nessuna di esse  mai accaduta. Nella mia vita  accaduto qualcosa e devo continuare a pensarci, all'infinito. Per qualche tempo sono stata molto malata; era la mia mente a essere malata, rinunci a pensare, divenne annebbiata e lenta, si tenne discosta dalle persone che parlavano. Lei parlava sempre troppo in fretta, in aula, quello era un suo difetto. Ce ne stavamo seduti, sforzandoci di capire qualcosa delle sue parole, e lei parlava sempre e sempre pi in fretta, allontanandosi da noi. Ci odiava, forse, per parlare cos in fretta? Ci lasciava indietro. Io avrei voluto avvicinarla, dopo la lezione, e domandarle: Perch vuole lasciarci indietro? ma non ne trovai mai il coraggio.

Quando guarii, mio zio mi port a fare passeggiate. Fu lui a riportarmi indietro da dove ero finita, dalla pazzia. Fu lui a destarmi, mio zio. Non lo vedo pi da anni, ormai, ma non importa,  lo zio Brock del 1957 che io ricordo, e ricordo mia madre del 1957, altrimenti tutto diventerebbe un guazzabuglio. La mia faccia era un disastro. Lui mi riport indietro parlandomi. Aveva una faccia malinconica, seria, era un disastro lui stesso, un uomo fallito, senza coraggio. Ma' lasciava capire che aveva fatto qualcosa, un tempo, qualcosa di brutto, e che era stato costretto ad andarsene dalla citt. Non lo so. Ma mi riport indietro da dove ero arrivata. Gli voglio bene, per quanto possa essere un relitto nella sua vita, o per quanto nemmeno lui abbia una vita.

Perch continuo a ricordare la signora che camminava in un campo in Francia, in qualche localit di campagna, facendo passeggiare un cane e rabbrividendo nel vento? Non voglio ricordare questo, dopo che ho dimenticato tante altre cose. Lei ci lesse quel brano, ce lo lesse con una certa espressione seria, e con un tono serio nella voce che quasi mi fece rabbrividire, significava tanto per lei, e non ci parlava mai in quel modo; questo perch riteneva il libro pi importante dei suoi studenti. Non  forse vero? Lei si avvinghiava ai suoi libri e noi studenti venivamo e andavamo, studenti dei corsi serali e di quelli diurni, dentro e fuori, e poi lei lasci quella scuola e and altrove, ma port con s i libri e su tutti c'era scritto il suo nome, scommetto, e per lei erano pi importanti di noi. Non  un problema. Non conoscevo gli altri studenti. Non avevo tempo per loro. La mia vita era un turbine. Volevo riuscire a scuola e trovare un impiego, fare carriera, sposarmi, ma la mia vita era un turbine, e io ero troppo nervosa per fare bene. A un certo momento ero rimasta a letto, pazza, e pochi anni dopo frequentavo l'universit, il suo corso, seduta l in terza fila a fissarla, spaventata da lei e dalla scuola. A un certo momento ero rimasta distesa in un letto, chiusa nel silenzio, e pochi anni dopo scrivevo compiti per lei, mi sforzavo di scrivere. Ma lei mi bocci. Mi espulse dalla scuola.

Non incolpo nessuno. Non incolpo mai nessuno. Sono come un pezzo di legno trascinato dall'acqua, che va alla deriva, incontrando cose e passandovi accanto, senza giudicare, senza insultare nessuno. L'uomo seduto di fronte a me all'altro tavolo tira su con il naso, con quell'aspirazione nasale sonora e rapida che certi uomini producono nei luoghi pubblici, per cui viene voglia di gridargli: Procurati un fazzoletto, sudicio maiale! ma io penso: No,  soltanto un uomo, non badargli affatto. Anche mio padre faceva cos. Si sgombrava le cavit nasali tutte le mattine, nel bagno adiacente alla camera di Betty e mia. Facciano pure. Fanno queste cose. Fanno anche altre cose con te, ti feriscono, ti alitano in faccia il loro fiato, e poi muoiono, non ha importanza. Non gliene faccio una colpa. E non incolpo nemmeno lei.

Il mio insegnante di inglese, in quella scuola, il signor Kovack, era molto severo quando correggeva i miei compiti, e io credevo che fosse costretto a fingere, a far credere le cose difficili mentre tutti se ne infischiavano, mentre fuori, sulla Livernois, i freni non facevano che stridere e l'aria puzzava e i negri rimanevano in piedi agli angoli delle strade per tutto il santo giorno, pensando al da farsi, studiando piani. Incendi e sparatorie. Bruciare Detroit. Ma lui mi restituiva i compiti con dei cinque e dei tre, e in inchiostro rosso spiegava tutti i miei errori. Lei mi diede un tre, per il solo compito che consegnai, ma non si prese la briga di spiegarmi cosa avevo sbagliato. Mancanza di coerenza e di sviluppo, scrisse in fondo al foglio. Lo scrisse in inchiostro blu, il signor Kovack scriveva in rosso. La sua scrittura era, e lo  ancora, probabilmente, grande e sognante, con lettere circolari e lunghi tagli delle t inclinati verso l'alto o il basso, e molto chiara, ma che cosa mi aveva detto? Non riuscii a capire che cosa avesse voluto dirmi. Lei sapeva che cosa intendeva, ma io no. Lei non  donna da giacere paralizzata per tredici mesi perch un uomo ha tentato di ucciderla, non  donna che si concederebbe agli uomini per denaro o per qualsiasi altra ragione, nemmeno per amore, e non  donna da passare sere come questa in una biblioteca scrivendo una lettera a un'estranea.

Non chiedo di trasformarmi in lei, ma di vedere me stessa cos: una donna che vive in una casa fuori citt, una casa in stile rustico o coloniale, con uno steccato intorno al cortile, una donna che lavora in cucina, indossando magari i pantaloni, con un bambino nella culla nella camera dei bambini, tende bianche, sottili, trasparenti, una camera da letto per mio marito e per me, una finestra nel soggiorno che d sul prato e sulla strada e sulla casa dirimpetto. Ogni cellula del mio corpo anela a questo! Vi anelano i miei occhi, i globi oculari nelle orbite, avidi e anelanti a questo, Dio mio, come desidero quella casa e quell'uomo, chiunque lui sia.

Sto pensando ai mesi durante i quali tornai alla high school, alla scuola serale, rifacendomi di quello che avevo perduto. Incominciai allora a sognare il mio avvenire. Frequentai la scuola, mi rifeci dei mesi durante i quali ero stata pazza. Ci riuscii. Ma come ci si innamora? Ho sentito Ma' dire a una sua amica che non c' altro nella vita tranne gli uomini, niente altro tranne l'amore. Ges, a pensarci bene, che altro esiste? disse con la sua voce monotona e divertita, come se avesse sperimentato tutto e fosse costretta a riconoscere questa verit. Ma come ci si innamora? Sto pensando a Ma' che sbatteva qua e l cose in cucina, ubriaca, in lacrime, la faccia brutta e contorta, pronunciando parolacce, quando qualche uomo la deludeva... non facevano che deluderla, povera Ma', e s che, in un certo qual modo, era una donna graziosa. Perch si esponeva a tutta quella sofferenza? Non faceva che esporvisi, ripetutamente.

Mi innamorer. Domani sera mi incontrer con l'uomo che ho scelto e che voglio amare.  gi sposato; ha tre figli. Lo voglio. Voglio che sposi me. Far in modo che questo accada e incomincer la mia vita. Avremo una camera da letto insieme, avremo dei figli, lui lascer dietro di s i suoi altri figli. Le sto dicendo queste cose sebbene lei sia una donna sposata e anche se non vorrebbe che un'altra le portasse via il marito. Ma lei  una donna sposata, credo, che non si farebbe scrupolo di togliere il marito a qualcun'altra, purch accadesse abbastanza bene, in modo abbastanza bello, come un romanzo. Di tanto in tanto, per, non credo che la mia vita cambier. Non credo che lui mi sposer, o anche soltanto penser a me. Non credo che potrebbe accadere una cosa tanto strana. E allora divento malinconica e non riesco a togliermi di dosso la malinconia. Mi curvo in avanti, la testa mi ciondola tra le spalle, le mie ossa sembrano diventare indifese, penso: Perch non sono morta? Perch lui non mi ha uccisa? Per tredici mesi fui un animale. Ma' adopera altre parole, dice che stavo attraversando una fase, ma io ricordo tutto, so. Non pensavo mai a niente, in questi mesi, ma immagini galleggiavano nella mia mente come un incubo. Anche quando ero sveglia, dormivo. Anche in questo momento, mentre siedo in biblioteca e ho tempo davanti a me, tanto tempo pericoloso, sento nelle braccia e nelle gambe una strana e soffice sensazione, che  come una reminiscenza. Non riesco a togliermi di dosso queste reminiscenze. Non ero affatto innamorata degli uomini che cingevo con le braccia. Entravano nel mio corpo, nel suo punto pi segreto, quegli estranei, e lo spazio tra noi era soltanto una superficie scivolosa di pelle e di sudore. Tutto questo  diverso quando c' l'amore? Che cosa si prova concedendosi con amore? Oppure si giace l sentendo il terrore di sapere che, con l'amore o senza, con un marito o con un estraneo,  sempre la stessa cosa e non esistono parole che possano cambiarla? Non sono mai stata innamorata. Loro non mi amavano. Si limitavano ad abbracciarmi, ancora e ancora; nella mia mente vedr sempre un uomo abbracciare una ragazza che sono io. Vedo le mani di un uomo sul suo corpo, ma i corpi sono di estranei. Non riesco a liberarmi di questo ricordo. Il mio corpo  come il corpo di un animale, o uno di quegli esseri minuscoli che sono fatti di una sola cellula e che contengono tutto in s, tutta la loro storia, e hanno sempre la stessa et, in ogni secolo, voglio dire, quando viveva Ges Cristo, o anche adesso, quegli esseri sono sempre gli stessi, la loro memoria  resistente e non ha nulla a che vedere con il cervello. Io ricordo. Vivr molto a lungo e ricorder.

Cos rientrai in me stessa. Mi svegliai. Terminai la high school. Me ne andai dalla casa di mia madre, mi impiegai come dattilografa e trovai una stanza vicino alla fermata dell'autobus, mi iscrissi all'Universit di Detroit per un corso autunnale di composizione, nel 1963, e il signor Kovack mi respinse con un quattro. Mi iscrissi a un altro corso, il suo. Venivo in classe, l'ascoltavo, giacevo sveglia le notti, pensando che non dovevo fallire, che dovevo essere promossa in questo corso, che dovevo dominarmi e diventare come tutti gli altri. Ma fallii ugualmente, lei mi bocci. Mi diede un tre.

Mi bocci.

Quell'anno all'Universit di Detroit fu strano per me. Durante il giorno lavoravo. Altre tre dattilografe, oltre a me, e una segretaria. In centro. Prendevo l'autobus all'andata e al ritorno. Lo odiavo. Me ne stavo seduta per conto mio. Avevo paura, ma resistevo. Non cercai un altro lavoro. Non andai mai in nessun posto, tranne che in ufficio e a scuola. Non osavo andare al cinema. Avevo paura di quei primi minuti, quando non si vede bene nelle sale dei cinematografi. La sera, dalle sette alle otto e mezzo, due volte alla settimana, frequentavo il corso all'universit. Mi sforzavo di avere lo stesso aspetto delle altre ragazze. Ormai ero dimagrita, la faccia mi si era schiarita. Me la lavavo due volte al giorno, ci spalmavo su la crema idratante, facevo tutto il possibile, e la faccia che lei vide, se si diede la pena di guardarla, era di nuovo un visetto grazioso. Compravo scarpe e vestiti come le altre ragazze. Avvolgevo i capelli sui bigodini, li lavavo continuamente. Ero una bella ragazza. Ora, a ventisei anni, credo di essere ancora pi bella. Merito di innamorarmi e di sposarmi. A quei tempi non osavo pensare a niente di cos remoto, era gi molto barcamenarsi per tutta una giornata senza crollare. Non pensavo mai al matrimonio. Avevo paura degli uomini. Quello che invidiavo in lei era la sua disinvoltura con gli uomini, il modo in cui conversava con loro, come amici, la vedevo con altre insegnanti nel corridoio, amiche degli uomini. Credevo che una donna non potesse mai essere amica di nessun uomo. Un giorno, prima della lezione, la vidi avvicinarsi alla sede della facolt con un uomo, un professore come lei, un uomo alto, bello, dai capelli brizzolati, molto ben vestito, la vidi conversare con lui, sorridere, come se fosse stata una cosa normalissima, e nessuno di voi due mi vide; e un'altra volta la notai su una Volkswagen nera; suo marito la stava accompagnando all'universit e risaliva il viale, suo marito.

Tutto in me anela a un marito. A una casa.

Ho portato questo desiderio in me per tutta la vita, senza sapere che cosa fosse. Tutte ne sono affette,  come una crepa che le percorre. In lei  stato soddisfatto per qualche tempo. Non prova alcuna sofferenza. So che non prova alcuna sofferenza in questo momento. Non la invidio, n voglio essere come lei, voglio soltanto sottrarmi alla condanna di essere Maureen Wendall per tutta la vita. Sogno un mondo dove si possa entrare nei corpi e uscirne, cambiare anima, dove tutto cambi e non sia eternamente stabile, dove si possa diventare uomini e donne, figlie, di nuovo bambine, persino vecchie, provando quello che significa e senza pi dover odiare i vecchi per la strada. Non voglio odiare. Ci sono troppi estranei. Sto scrivendo questa lettera a un'estranea, scrivo in una biblioteca che sta per chiudere. Lei, l'estranea, la mia ex insegnante che mi ha bocciato, legge questa lettera il pi rapidamente possibile, ne  spazientita. Non vuole che la gente avanzi pretese con lei. Lo so. Io non incolpo e non giudico nessuno. Lei disse: La letteratura d una forma alla vita. Ricordo molto bene che lo disse. Che cos' la forma? Perch dovrebbe essere migliore di come la vita si svolge, di per s? Odio tutte queste cose, tutte queste menzogne, non sono altro che parole in tutti quei libri. In questa biblioteca mi piace leggere i giornali. Voglio sapere. Il vecchio sta leggendo un giornale, e cos l'uomo al quale cola il naso. Al pari di me, vogliono sapere quello che succede, quello che  reale. Non hanno tempo, nella loro esistenza, per le cose inventate. Ma ricordo che lei disse quella frase a proposito della forma. Forma. Non so che cosa significhi questa parola. Forse mio fratello Jules lo saprebbe. Non lo so. Io stessa sono una certa forma, una figura, seduta qui con la testa vuota e spaventata, ecco tutto.

All'ospedale, dopo che il marito di mia madre mi aveva picchiata, un medico stava cercando di togliermi del sangue. Ero in me. Aveva un grosso ago e mi sforacchiava il braccio cercando una vena. Non riusc a trovarla. Estrasse l'ago e lo conficc di nuovo, cercando la vena, e mi strinse il polso per far gonfiare la vena cos da potervi penetrare, ma anche questo non funzion, e cos prov con l'altro braccio, tenendomelo teso, adesso, perch stavo piangendo. Continuo a pensare a questo, all'ago che entrava e frugava cercando la vena, al dottore, un uomo, che mi sforacchiava il braccio in cerca di una vena, senza trovarla. Avrei reso la vena grande e soffice per lui, se avessi potuto, ma come si pu fare questo? Finalmente estrasse il sangue. Disse: Bisogna farle una Wassermann a qualcuno, senza rivolgersi a me. Io mi aprirei e mi preparerei all'amore, ma come si pu fare questo, come si pu cambiare se stessi?

Qui alla biblioteca  quasi l'ora di chiusura.

Non c' fine a tutto questo.

Che forma pu esservi nel modo in cui le cose accadono? Volevo precipitarmi da lei, dopo la lezione, e farle questa domanda, gridargliela. Quello che aveva detto era sbagliato! Lei si sbagliava! Un giorno la segretaria, l dove lavoravo, entr di corsa nel nostro ufficio. Ci disse: Dio mio, hanno sparato al presidente! Hanno sparato al presidente!. Mandy, la ragazza accanto a me, balz in piedi e fece cadere alcune carte dalla scrivania. Incominciarono tutti a porre domande. La radio si trovava nell'altra stanza. Venne il nostro principale, era molto sconvolto. Io rimisi a posto le carte e, mentre mi chinavo, la mia mente fugg via veloce come un treno, pensando: Qui sta accadendo qualcosa che dovrei capire. Nello spogliatoio Mandy stava piangendo e io non volevo guardarla, non volevo vedere quelle lacrime, quelle spalle sussultanti. Le dissi: Ma la gente muore ogni giorno. Anche qui a Detroit sparano alla gente. Una cosa terribile, invisibile, mi stava passando accanto. Che cos'era? Perch non riuscivo a capire? Fuori, in strada, la gente era strana, turbata. Avrei voluto correre accanto a tutti, afferrarli per le braccia, avrei voluto gridare: Ma perch? Perch? Perch tutto si  fermato? Perch proprio adesso? Che cosa  accaduto? Di che si tratta?.

Quando andai a scuola, quella sera, tutti stavano parlando dell'assassinio. Alcune ragazze piangevano. Un ragazzo scherz a proposito del vestito di lana rosa della signora Kennedy, dicendo non so che della marmellata di fragole. Le ragazze si allontanarono da lui facendo smorfie. Io me ne stavo per conto mio, sola, silenziosa. Ma la gente muore ogni giorno, pensavo. Chi era mai John Kennedy, per cui non sarebbe dovuto morire? Una pallottola gli era penetrata nel cranio in un certo qual modo, spappolando quello che si trovava nel cranio. Accadr anche a noi, un giorno.  gi accaduto ad alcuni di noi, e sta accadendo anche adesso, a Detroit. Una ragazza disse, eccitatissima: Avete saputo di quel professore di Scienza delle finanze? Credo che insegni Scienza delle finanze.  entrato in aula e ha detto: Grazie a Dio, qualcuno ha avuto il fegato di farlo!. Proprio cos ha detto, davanti alla classe. Le ragazze si lasciarono sfuggire esclamazioni, scuotendo la testa. Uno dei ragazzi rise. Mi toccai la faccia per sentire come avessi la pelle, sperando che non mi guardassero, sperando che non scoprissero il mio segreto.

Mancano pochi minuti alle nove. La bibliotecaria spegne e riaccende la luce, per avvertirci.  il momento di alzarsi,  il momento di andare. Di mettersi le soprascarpe. Fuori far molto freddo. L'uomo al quale cola il naso alza gli occhi, stupito. Ha paura? Non sa dove andare? Ha una faccia pallida, con borse sotto gli occhi, lentigginosa, e indossa una camicia gualcita. Meglio non guardarlo. La lancetta dell'orologio scatta di un altro minuto, il vecchio piega il giornale con cura e lo rimette sullo scaffale. Basta per oggi. Le sue mani sono meticolose. Indugia l, ordinando a pile altri giornali. Accanto al radiatore, la donna emette un sospiro che posso udire dal lato opposto della stanza, scosta da s una rivista, come se scostasse un piatto, fissa il piano del tavolo. E io, io rimango seduta con il cuore che batte fermamente e adagio, scrivendo tutto questo per odio, perch mi sembra adesso di odiare lei, la mia ex insegnante, una donna, ma questo  pazzesco perch non la conobbi e non feci alcun lavoro per lei, forse avrei potuto essere promossa e forse no, come pot essere sua la colpa?

Ma s. Odio lei e nessun altro, nemmeno quegli uomini, nemmeno Furlong. La odio, e questa  la sola cosa sicura in me. Non vi  in me amore per l'uomo che voglio sposare, ma odio per lei. Odio per lei, con i suoi libri e le sue parole e il suo sapere tante cose che non accaddero mai, in una forma perfetta, e il fatto che veniva accompagnata a scuola da suo marito, e ora ci sono persino sue fotografie sul giornale, a volte, lei con tutta la sua scienza, mentre io ho gi vissuto un'intera vita, e mi sono rivoltata come un guanto e non ne ho ricavato niente, non una sola cosa. Non so niente, adesso, niente di pi di quanto sapessi prima. Quegli uomini non mi insegnarono niente. E io nemmeno li odio. Ho vissuto la mia vita, ma in essa non vi  alcuna forma. Tutte le persone che giacciono sole di notte si contorcono in preda a un odio che non riescono a chiarire, al quale non riescono a dare una forma, tutte le donne che si concedono agli uomini senza sapere chi siano quegli uomini, noi tutte camminiamo in fretta con un odio pari al dolore delle viscere, terrorizzate, e lei che cosa pu saperne? Lei scrive libri. Che cosa ne sa?

La donna accanto al radiatore si alza in piedi.  pesante, sembra sofferente quando  in piedi: grosse gambe di vecchia, color crema, venate, povere gambe, vene che cedono e affiorano in superficie, una donna di et matura. Oh, noi donne sappiamo cose che voi non sapete, voi professori, voi lettori e scrittori di libri, siamo noi a indugiare nelle biblioteche quando  l'ora di andarsene, o a stare sedute sole in cucina sorseggiando caff; facciamo progetti matrimoniali pazzeschi ma non abbiamo un uomo, e sogniamo di rubare uomini, siamo noi a guardarci intorno adagio quando scendiamo dall'autobus e a non riuscire nemmeno a trovare quel che cerchiamo; non ricordiamo bene come siamo arrivate sin l, ci domandiamo sempre che cosa accadr dopo, quale cosa terribile accadr dopo. Siamo noi a sfogliare riviste illustrate a colori e a passare lunghe e grevi ore affondate nei nostri corpi, pensando, ricordando, sognando, aspettando che qualcosa venga a noi e dia una forma a tanto dolore.
10

Luglio 1966. Jules continuava a essere cos contento di ritrovarsi al Nord che non gli importava di dover accompagnare in macchina tutte le settimane sua madre all'ospedale, dove era ricoverato lo zio Brock - vi si trovava da alcuni mesi - affetto da una malattia misteriosa dalla quale non si ristabiliva affatto. Diceva a se stesso che in parte la vita consisteva nell'accompagnare gente negli ospedali, nel fare visite in ospedale e, di tanto in tanto, nell'esservi ricoverati. Mentre si trovava nel Sudovest, aveva dovuto essere ricoverato in ospedale tre volte per vari disturbi. Il clima lo aveva indebolito, rendendolo incline ai mal di testa, ai dolori agli occhi, ai capogiri, e una volta era stato colpito violentemente al ginocchio da una leva per pneumatici, aveva avuto il ginocchio quasi fracassato e, mentre giaceva in ospedale, si era sforzato di creare un'isola di tranquillit intorno a s, per poter pensare e pianificare la propria vita. Ma gli ospedali erano tutti cos rumorosi - la notte e il giorno si confondevano, notti insonni e giornate insonni, si mangiava troppo e si rimaneva troppo esposti al prossimo - da indurlo alla conclusione che sarebbe stato preferibile non avere affatto un cervello, ma giacere inerti e aspettare.

Ora che sua madre si era messa con un altro uomo, la situazione stava migliorando... ma per una visita all'ospedale occorre fare la faccia di circostanza, e pertanto lei aveva un'aria triste. Jules riusciva a leggere nei suoi pensieri. Le era affezionato e le voleva bene per tutte le cose che lo avevano esasperato quando era pi giovane. Gli piaceva il passo elastico di sua madre, quando saliva le scale dell'ospedale. Era qualcosa su cui poteva contare.

Dovrei essere stufa, ormai, di questa citt disse Loretta ma in una giornata come questa non  possibile, il tempo  cos splendido. Se soltanto Brock potesse rimettersi in piedi...

Guarir.

Adesso dicono che si tratta del fegato. Il fegato, i reni, che cos'ha? Mi ricorda nostro padre, tuo nonno. Ci sono uomini cos in tutto il mondo, non riescono a rimettersi in piedi, non ce la fanno a continuare, incespicano e cadono e se sei una donna, devi tentare di rialzarli. Ma non puoi. La donna trascorre la maggior parte della sua esistenza carponi a pulire i pavimenti dopo che loro ci sono passati, a lavargli la biancheria sporca, a raschiargli il fango dalle scarpe e a cucinare per loro montagne di cibo - mangiano come porci e bevono come porci, bevono come spugne. Ti frastornano a furia di dire che cosa faranno una volta guariti, ma alla fine sei tu a doverti trovare un lavoro, proprio tu, e questo  il solo modo per sapere da dove vengono i soldi e se ce ne saranno.  l'unico modo. Loro non fanno che cianciare, e vomitare nell'acquaio perch hanno bevuto troppo, e hanno il fiato puzzolente a causa dei denti gialli e marci, e la prima bagascia che cammina per la strada riesce a farseli venire dietro, mentre qualcun'altra rimane in casa a cucinare e a pulire tutte le loro sozzerie. Adesso anche Brock si  ammalato. Che diavolo pu avere?

L'ira aveva continuato a farle accelerare il passo. A questo punto si volt verso Jules.

Non lo so. Lo rimetteranno in sesto, non stare a preoccuparti disse Jules, con un'allegria che non and pi in l del suo sorriso.

Passarono davanti al banco dell'accettazione, nell'atrio, camminando su un decrepito pavimento a piastrelle che non era molto pulito e inoltrandosi in un corridoio ingombro di carrelli carichi di biancheria, di carrelli sui quali si ammonticchiavano piatti sporchi, di carrelli con lenzuola sudicie; proseguirono rapidamente, lasciandosi dietro la sala dei raggi X, la stanza dei distributori automatici, e giunsero in un corridoio buio nel quale un ascensore scaricava in quel momento alcune infermiere. Jules infil la mano nell'ascensore per impedire che la porta si chiudesse e lui e Loretta entrarono, gi avvezzi alla spia luminosa verde della piccola cabina e al suo ronzio sommesso.

Odio gli ospedali, mi danno i brividi disse Loretta.

Dovresti essere contenta che ci siano disse Jules.

La sua esistenza adesso non era spiacevole. Lavorava con lo zio, il fratello di suo padre, Samson Wendall, un uomo tutto prudenza e flaccidit e irascibilit, il tipo di uomo al quale Jules immaginava di poter tenere testa. Un lavoro con Samson Wendall! Non importava se non era un granch, se non rendeva bene... Jules credeva nell'avvenire. Il vecchio si era fatto vivo un giorno: cercava Jules. Suo figlio era passato da una universit all'altra e stava ora facendo l'autostop in Europa, perso da qualche parte in Europa, sconcertando e irritando il vecchio, che si era cos deciso a cercare il nipote, del quale aveva sentito dire cose straordinarie ai tempi ormai lontani di nonna Wendall, sempre pronta a travasare storie favolose da una famiglia all'altra. A quei tempi, tutte le profezie sulla superiorit di Jules erano passate inosservate o erano state accolte con scherno, ma ora, misteriosamente, qualche fiore era sbocciato nella testa di Samson, e Jules aveva un posto nella sua officina a Wyandotte. Si stava affermando, finalmente. Aveva ventisette anni.

Questo reparto dell'ospedale era riservato principalmente agli assistiti dalla previdenza sociale, e pertanto vi si trovavano numerosi negri pi o meno vestiti, seduti sui letti, sdraiati e doloranti, immobili sotto lenzuola rigide e bianche, un letto dopo l'altro di persone ammalate e innocue. Jules guid sua madre, conducendola pi avanti. Temeva che lei gli bisbigliasse: Non sei contento di non essere un negro, almeno? come gli aveva detto altre volte. Passarono accanto a corsie aperte, lunghe file di letti. Loretta si guard attorno con compassione. Era cos conscia di essere bianca! E infine si rivolse a Jules e disse a voce bassa, non proprio in un bisbiglio: Ges, vorresti essere negro, e malato, per giunta? Questo, almeno, sono riuscita a evitartelo, figliolo. Jules soffi fuori aria dai polmoni, per dimostrarsi comprensivo, divertito. In effetti, le era immensamente grato per essere bianco. A Detroit l'essere bianco gli sembrava un dono particolare, una benedizione... come sarebbe stato facile non esserlo! Soltanto in un incubo gli poteva accadere di portarsi le mani al viso e di vedersi la pelle colorata, pelle negra, un colore bruno scuro e irrimediabile, che niente avrebbe potuto eliminare, nemmeno un rasoio.

Il letto di Brock si trovava tra due letti disgraziati, i cui occupanti stavano morendo a poco a poco, e senza bellezza n mistero; nell'uno un negro anziano che aveva avuto parecchi attacchi cardiaci, un uomo grasso divenuto pelle e ossa; e nell'altro un bianco di et matura, greco o italiano, che giaceva chiuso in un silenzio di pietra e fissava il soffitto emanando un odore strano, quasi l'odore della tomba. Quelli che venivano a trovarlo, qualora venissero, tacevano, tacevano tutti.

Bene, eccoci qui! La faccia di Loretta assunse l'espressione delle visite all'ospedale, un sorriso ampio, falso, e Jules rimase in piedi dietro di lei, attento, sentendosi come un bambino di dieci anni.

Bene, Brock, ehil! Pensavi che non saremmo venuti? disse Loretta, gridando quasi, tanto grande era la sua benevolenza.

Ehi, salve.  un piacere vedervi disse Brock, sforzandosi di sorridere.

La visita ebbe inizio cos. Ce n'erano gi state altre otto o dieci finora. Brock non era un vecchio; ci nonostante aveva il corpo invecchiato, diceva il dottore; il suo cuore era il cuore di un vecchio, i reni e il fegato erano logori, lo stomaco debole, a causa di tutto il suo bere, bere, o vagabondare, o semplicemente vivere - il dottore aveva detto questo, o lo aveva detto qualcuno con l'aria di essere un medico, mentre magari era soltanto uno studente di medicina; sarebbe stato difficile capirlo. Gli stavano facendo esami. Ed erano bastati quegli esami a invecchiarlo, constat Jules. Aveva la faccia smunta, sudata, i capelli radi che indietreggiavano sempre pi dalla faccia lievemente attonita, imbronciata, e la bocca molle, le guance flaccide, lo sguardo stesso degli occhi flaccido e non a fuoco, tranne quando si avvicinava qualcuno vestito di bianco, quegli occhi assumevano allora un'espressione inquietante, quasi demoniaca, come se fosse pronto a lottare. Aveva detto loro qualcosa degli esami, ma pi che altro si era mostrato reticente in merito. Meglio non sapere, pens Jules, saggiamente. Meglio non pensare a quello che facevano negli ospedali.

Jules sent che esisteva un ponte tragico tra se stesso e suo zio, un ponte di affinit e di disperazione. Ma lui, Jules, aveva soltanto ventisette anni e si trovava sull'orlo di una vita nuova, si sentiva immortale, con un lavoro decente per la prima volta nella sua carriera, vestito in modo decente, dopo che si era lasciato alle spalle la terra rossa del Sud e del Sudovest, ed era rinato nel Nord... per un mese la fortuna lo aveva abbandonato a tal punto, si era ridotto in condizioni cos miserevoli da essere costretto a fare l'accalappiatore di cani e gatti: catturava animali randagi ai margini dei prati suburbani o nei vicoli e li portava a un veterinario che, a sua volta, li vendeva a un laboratorio medico sperimentale, con quali utili Jules non era mai riuscito a scoprire, sebbene ci avesse provato, in quanto voleva mettersi in proprio; era caduto in basso fino a questo punto; e per qualche tempo, tornando al Nord, era stato assunto da una societ di St Louis, una societ finanziaria di prestiti che vendeva anche automobili usate. Lui aveva il compito di portare via le automobili ai debitori in arretrato con i versamenti, un lavoro estremamente avventuroso e ingrato, sebbene richiedesse intelligenza e abilit; aveva fatto tutte queste cose pazzesche, ma adesso, superato il ventisettesimo compleanno, sembrava che finalmente le cose volessero mettersi bene.

C'era movimento all'altra estremit della corsia... alcune infermiere, un inserviente. Sembrava che un paziente stesse vomitando... o che avesse un'emorragia. Jules tenne gli occhi fissi su suo zio, costringendo anche Loretta a restare voltata verso di lui, perch non voleva storie. Quelle visite erano gi abbastanza penose, abbastanza imbarazzanti - bisognava evitare che peggiorassero osservando anche le disgrazie altrui. Paventava le esclamazioni di Loretta: Oh, quanto sangue, guarda!, oppure: Dov' la gamba di quell'uomo? Non che la giudicasse stupida fino a questo punto, ma riteneva che lei ricorresse soltanto a un'astuzia femminile, recitando inconsapevolmente l'ignoranza e la sorpresa per lasciar capire quale grande distanza esistesse tra simili orrori e lei - era una donna bionda, superficiale, di umore allegro, non certo fatta per l'orrore. L'orrore la sorprendeva. Ma aveva buon senso a sufficienza per non lasciarsi sfuggire esclamazioni a causa dell'aspetto di Brock. A questo proposito taceva. Qualcosa stava succedendo sulla faccia di Brock... il labbro superiore di lui sembrava erodersi, disintegrarsi lentamente. Settimana dopo settimana. Il labbro inferiore era normale, ma il labbro superiore si assottigliava a sinistra, sabbioso e granuloso, molto secco. Jules ricord di essersene gi accorto in occasione di altre visite, di averlo notato pur senza soffermarsi sulla cosa, pensando che non era affar suo, e chiedendosi perch il dottore non ne avesse parlato. D'altro canto, non vedevano il dottore da tre settimane. Forse suo zio aveva la lebbra. E invece parlavano soltanto del cuore, dei reni e del fegato, misteriosi congegni interni. Si sforz di non notare il labbro di suo zio.

E Maureen sta bene, Brock, proprio bene, se la cava tanto benino con il suo lavoro, e continua a studiare disse Loretta. In realt, Maureen era stata respinta all'Universit di Detroit e aveva un impiego schifoso come dattilografa, ma il solo fatto che prendesse l'autobus sembrava un miracolo dopo un anno di immobilit a letto, e tutti lo sapevano. Inoltre  davvero graziosa, adesso, si  comprata un soprabito primaverile, non  mai stata pi carina. N pi sana.

 felice? domand Brock.

Oh, felicissima! Sicuro che  felice! grid Loretta. Sarebbe venuta, oggi, ma doveva andare in qualche posto.  semplicemente meraviglioso come Maureen sia tornata a essere quella di una volta e... e tutto grazie a te.

Brock accett queste affermazioni con gravit. Ci credeva. Respirando rauco, giacendo in silenzio, parve contemplare l'esile e misteriosa Maureen. Era strano che non fosse mai venuta a trovarlo. La giustificavano, inventavano pretesti per lei. Maureen, per, spaventata e brusca, si rifiutava invariabilmente di recarsi all'ospedale. Desidero vederlo, ma non posso, non posso! Lasciatemi in pace! gridava con ira, ansiosa di andarsene, di riprendere la sua esistenza solitaria.

Brock giacque in silenzio per qualche minuto, pensando a lei. Be', sono contento che abbia trovato un impiego, e cos via disse infine.

A questo punto Loretta ricominci a cicalare, degli inquilini nel loro caseggiato, dei ragazzini che avevano i pidocchi, bastardi di ragazzetti, capaci di rubarti anche le mutande se non gli facevi capire chi era a comandare; al piano di sopra abitavano rifiuti umani e rifiuti umani abitavano anche al piano di sotto, una vedova aveva avuto il bagno rotto per tutto l'inverno e non si era mai sognata di farlo riparare, le tubazioni dell'acqua perdevano, un gradino delle scale era sbreccato, c'erano donne incinte, con la pancia che sembrava un cocomero, e se non cedevi loro il passo sui marciapiede ti urtavano con quei pancioni - tutte bagasce negre, naturalmente -, e lei, Loretta, cercava di tenerle alla larga, anche a costo di crepare, e anche a costo di crepare cercava di convincere Betty a tornare a casa, si sforzava di riunire la famiglia, e aveva una paura da morire anche soltanto ad andare in macchina da quelle parti, perch che cosa sarebbe successo se Jules avesse investito un marmocchio negro? Sciamavano dappertutto per le strade, ovunque. Se lui avesse investito un ragazzetto e tutti fossero corsi fuori dalle case avventandoglisi contro e facendolo a pezzi? E a lei, che le avrebbero fatto?

Ma', non parlare cos forte disse Jules.

La sua attenzione venne attratta da un'infermiera che avanzava nella corsia. Era pi giovane di lui, ma aveva un modo di camminare sicuro, silenzioso, con le scarpe bianche dalla suola di gomma; una ragazza dal viso color del miele, che gli sarebbe piaciuto abbracciare, sorprendendola. Le sorrise; lei lo sbirci e abbass gli occhi. Ricord di averla gi vista altre volte. Sent un inutile, piccolo guizzo al cuore. Non era mai riuscito a superare il proprio amore per Nadine, anche se la sofferenza avrebbe dovuto spegnerlo, e ora tutti i suoi rapporti con le donne, sia pubblici, come in quel caso, sia privati e fisici, venivano oscurati dal ricordo di Nadine, che gli scioglieva nelle vene una stupida malinconia. Quanto aveva amato quella ragazza! Odiarla era soltanto una manifestazione del suo amore, disperata come quell'amore, e l'ossessione aveva continuato ad alimentarsi di se stessa per molti mesi, per anni, finch l'idea di Nadine gli si era radicata definitivamente nella testa, cos inflessibile che poteva esserle infedele con un numero qualsiasi di donne, e lei, Nadine, non ne risultava tradita, ma, in qualche modo, onorata. Lui non sapeva se odiare questa sua debolezza, questo amore, o esserne grato.

Mentre sua madre continuava a ciarlare amaramente di qualcuno che abitava al piano di sopra, Jules si scus e segu l'infermiera fuori dalla corsia. Cammin in fretta, consapevole di avere un bell'aspetto, di essere un giovane piacente, che tuttavia zoppicava ancora un po' a causa del colpo terribile infertogli a un ginocchio un anno prima (durante la rissa con un tale di cui stava sequestrando l'automobile a nome della societ finanziaria, un negro che aveva tentato di fracassargli la rotula con una leva per pneumatici), e la raggiunse nel corridoio. Ne approv l'uniforme bianca, pulita, e i capelli lustri.

C' un caff, da questi parti? domand.

Lei lo fiss, confusa. Jules rimase deluso, in un primo momento, da un che di poco immaginoso nel suo sguardo, ma prosegu camminandole accanto adagio, guidandola lungo il corridoio. Veniamo tutte le settimane a trovare mio zio, ma sembra che non migliori.

S, ricordo di averla gi vista.

Mio zio non si riprende affatto. Mi domando se stia morendo. Lei conosce i retroscena? le domand Jules, con un sorriso.

La ragazza guard da un lato e dall'altro del corridoio. Aveva la fronte aggrottata. Che cosa intende dire? I retroscena?

Pu venire a prendere un caff con me in qualche posto?

No.

Perch no?

Sono di turno. Devo lavorare.

Quando smonta?

Alle sei.

Permetta che torni qui a prenderla, poi potr raccontarmi i retroscena disse Jules, toccandole appena il gomito. Non ci sono sempre retroscena? Per quanto concerne i medici e le infermiere? Che cosa succede nella sala operatoria?

Lei arross, senza guardarlo. Vuole scherzare disse. Si sta prendendo gioco di me.

Sono serissimo. E non voglio criticare, voglio soltanto sapere. I retroscena degli ospedali li vogliono conoscere tutti. I profani ripongono una grande fiducia negli ospedali e nei medici, ma ci non toglie che siano curiosi. Sono stato per qualche settimana in un ospedale del Sud e ho trovato zampe di scarafaggi nella minestra... uno scarafaggio intero sarebbe stato un'altra faccenda, avrei potuto gettarlo sul pavimento con un dito e toglierlo di mezzo, ma pezzi di scarafaggio sono una cosa un po' pi grave... non si pu sperare di eliminarli tutti. Che ne pensa?

Non ho mai visto scarafaggi nella minestra di nessuno disse la ragazza.

Il labbro di mio zio si sta erodendo. Ma nessuno dice niente. Ho notato che ha sul braccio molti puntini rossi, punture d'ago. Gli state per caso iniettando il cancro?

La ragazza guardava diritto davanti a s. Io non inietto niente a nessuno, tranne quando ricevo disposizioni precise disse.

Oh, non lei. Non mi riferisco a lei; e, anche se lo facesse, non lo farebbe volutamente disse Jules in tono allegro. Parlo di alcuni dei medici interni, quelli del turno di notte, magari. Non fanno tutti esperimenti? Tutti quei negri che lavorano qui dentro, perch no? Qualche cellula cancerogena qui, un nuovo farmaco anticancro l, un letto e poi un altro... perch no? E quelli della previdenza collaborano volentieri.

Non so di che cosa stia parlando disse la ragazza.

Parlo soltanto per far passare il tempo, perch lei mi piace disse Jules, mentre il suo buonumore si dileguava adagio. Non riguarda nessuno quello che i medici fanno ai pazienti, negri o bianchi. Perch non eseguire esperimenti? Io non li voglio giudicare. Se fossi medico, potrei comportarmi anch'io nello stesso modo. Sperimenterei sempre qualcosa di nuovo, e durante il turno di notte nessuno potrebbe impedirmi di trapiantare alluci e dita, di fare innesti di orecchie su stomachi, tanto per ridere, di lasciare spugne dentro uteri, o una forchetta di acciaio inossidabile che sporge da un occhio, nell'interesse della scienza medica. Scoprirei nuove malattie e il modo di guarirle, tutto nella stessa notte. Me la spasserei da matti. Passo a prenderla alle sei, all'ingresso del personale, allora.

Be', non so...

S, alle sei. Sar l. La mia automobile  bianca.

Non credo di poter venire. Non lo so.

Alle sei disse Jules.

La lasci e torn nella corsia di suo zio, un po' depresso. L'odore dell'ospedale non era il profumo che piaceva a Jules; mescolato al lieve odore di una donna, diventava perverso e greve. E cancellava l'odore femminile. Torn indietro adagio, tenendo le mani in tasca; ud una macchina per scrivere ticchettare in qualche posto, e, oltre quel suono, un mormorio basso e sordo, simile al mormorio in qualche caverna, al mormorio dei dannati all'inferno. Ci troviamo qui da anni! Ti stiamo aspettando da anni! avrebbe potuto gridare un coro di morenti, mentre lui entrava nella corsia, avido della propria giovent.

La sua giovent...

La notte prima, giacendo tra le braccia di una donna che era sposata con un suo conoscente, aveva fatto una riflessione terribile: entrare in quelle donne era sempre la stessa cosa, per ognuna di loro la stessa cosa, eppure lui non era mai realmente entrato, lo avevano sempre respinto. Veniva lasciato fuori, congedato. Non aveva mai portato a termine niente.

In uno dei letti vicini a quello di Brock, un tizio si drizz a sedere, con un rosario nero che gli ciondolava tra le dita, fissando Jules come se fosse stato sul punto di dire: S, noi uomini siamo sempre respinti. Jules distolse lo sguardo. Non era possibile che lui, Jules, stesse diventando un uomo come tutti gli altri, che non avesse in s alcuna particolare abilit, alcuna grazia n alcuna delicatezza, alcun destino proporzionato al suo desiderio. Voleva tanto! E ora, andando verso il letto dello zio morente, verso il corpo dondolante e cicalante di sua madre, sent di non trovarsi tanto in un ospedale quanto in una prigione, libero soltanto entro le mura del carcere, con una minima possibilit di muoversi. Gli sarebbe piaciuto accendere una sigaretta. La paura cominci a farsi sentire in lui, niente di serio, ma quando torn accanto a Brock e contempl quel rottame, rivedendo, incidentalmente, le macchioline rosse sulle braccia di suo zio, gli parve probabile che davvero i medici stessero eseguendo esperimenti con cellule malate di cancro - non era uno scherzo, ma una cosa seria -, iniezioni seguite dalla crescita di colture, cellule colorate sotto i microscopi, una sequela di antibiotici, di antivirus, di antigermi, di pozioni segrete preparate durante la notte dal pi brillante tirocinante dell'ospedale, destinato a diventare famoso. Tutto era possibile.

Che vittoria trionfale essere medico!
11

Jules accompagn in macchina suo zio Samson alla London Chop House per il pranzo e consegn l'automobile all'inserviente negro del parcheggio; quanto a lui, era qualcosa di pi di un custode di parcheggio, e poco di pi di un autista, ma si godeva l'amabile servilismo di quella gentucola - era un modo di tirare avanti. Era ben vestito, con un leggero abito estivo che gli era costato pi di cento dollari, una cravatta di un colore grigio-chiaro simile all'acciaio, le scarpe lucide, i capelli ben pettinati, lo sguardo fisso sull'incedere bellicoso e un po' malfermo dello zio. Zio Samson non poteva essere il fratello di Howard Wendall... sembrava quasi impossibile. Soltanto il vizio di bere li accomunava.

La fabbrica di macchine utensili di Samson Wendall si trovava a Wyandotte, nel Michigan, e lui era ben avviato, il denaro gli pioveva addosso; abitava adesso in un'immensa dimora in stile Tudor nella stessa Grosse Pointe, con la grassa moglie e le figlie, che dovevano passare quasi tutto il loro tempo guardando dalle finestre barocche il lungo pendio erboso, un prato da esposizione, aspettando le visite delle dame di Grosse Pointe. Ma non una di quelle signore andava a trovarle. Lo Yacht Club di Grosse Pointe non dava segni, n dava segni l'Athletic Club di Detroit, sebbene Samson schernisse abbastanza malignamente il grande edificio, quando Jules vi passava davanti. Guarda l, da' un'occhiata! Un isolato pi indietro ci sono quelle prostitute negre sul marciapiede, con i capelli tinti per andare all'inferno, e poi c' l'Athletic Club... che te ne pare? Jules sorrideva e proseguiva. Era suo dovere, con Samson, non fare lo spiritoso n il curioso, ma limitarsi a essere un figlio, un sostituto del suo scatenato e smarrito cugino. Era saltato fuori proprio quando suo cugino, un giovane di nome Joseph, non aveva pi dato notizie di s. All'inferno Joseph, Joseph che si trovava in Europa. Jules era a Detroit e portava in giro in automobile lo zio Samson, abilmente. La sola cosa che dovesse fare, seguitava a dire Samson, consisteva nel tenere la bocca chiusa, e gli occhi bene aperti, e cos le orecchie. Doveva lavorare con il direttore della fabbrica. Doveva restare al fianco dello stesso Samson, per imparare il mestiere.

Ehi, lo sai che viaggio in areo, adesso? Un aereo di linea?

 meraviglioso disse Jules.

I tempi sono cambiati, non c' che dire, rispetto al passato. Dio, e come se sono cambiati! disse Samson, con un sorriso acido.

Del padre di Jules non parlavano mai.

Della madre di Jules, Samson aveva detto una volta: Ho saputo che tua madre ha un bambino. Bene, questo la manterr giovane... alle donne piace darsi da fare con un bimbetto, eh?.

Parlava soltanto dello stesso Jules, con quel rincorrersi entusiastico di parole che, Jules lo intuiva, poteva non significare un bel niente, cos come non avevano significato niente quelle parole frettolose, con Bernard Geffen. Per prima cosa, ti iscriveremo all'universit, seguirai i corsi che si devono seguire, e toglierai di mezzo questo ostacolo. Imbottisciti la testa, figliolo, e il resto lo imparerai direttamente da me. Ho bisogno di qualcuno di cui possa fidarmi. La tua faccia mi piace.

Grazie disse Jules.

Niente ringraziamenti! Ho detto che mi piace la tua faccia. Mi fido di te.

Entrarono nella Chop House, calando entro la penombra costosa, e Jules si chin, compito, all'orecchio della direttrice di sala per domandarle quale fosse il loro tavolo. S, doveva avere una faccia simpatica, tutti reagivano bene alla sua faccia. Ma era la stessa faccia che vedeva lui? Al tavolo con la tovaglia a scacchi bianchi e rossi, in un angolo appartato, perduto nella ricca penombra da cantina del locale, li aspettava un tale di nome Yates. Samson era in ritardo di quaranta minuti, essendosi liberato, a furia di tossire, da qualcosa nella toilette del suo ufficio, mentre Jules, intontito da un certo intontimento professionale che stava coltivando, guardava, fuori dalla finestra, l'aria caliginosa di Wyandotte, nel Michigan. Samson, ora, grugn un saluto all'uomo, gli strinse la mano, present Jules, sedette pesantemente, con quell'espressione di irritata aspettativa che si conf ai dignitosi industriali di Detroit, insuperbiti dalla ricchezza, quando pranzano alla London Chop House.

Che tana buia! Ci nascondono qualcosa, qui? borbott Samson.

L'altro reag subito con un latrato di apprezzamento e Jules spieg il tovagliolo con un sorriso che voleva essere il sorriso di Joseph Wendall. Si sentiva responsabile per questo zio, sebbene Samson pesasse quarantacinque chili pi di lui e lo superasse di parecchi decibel in fatto di intensit di suono, anche quando si limitava a respirare; un uomo dal torace enorme, con i capelli grigi, senza alcunch che lo distinguesse tranne l'arroganza; portava con s, sopra la cintola troppo tesa e lussuosa, il coraggio spavaldo dimostrato da Howard Wendall alla catena di montaggio. Jules sperava che non crepasse prima che il suo lavoro divenisse pi sicuro. Il sangue di Jules circolava liberamente, alla presenza di questo zio, soltanto quando lui, Jules, annuendo approvava con un s qualsiasi cosa, per quanto fantastica. Quel giorno sembrava che si facesse dello spirito principalmente alle spalle di Lady Bird Johnson. A quanto pare, Lyndon Baines stava uscendo dalla vasca da bagno, un mattino, quando chi ti vede... Jules sorrise prima del tempo, approfittando dell'occasione per osservare intorno a s il ristorante gremito, e domandandosi se la faccia gli si stesse assottigliando a causa di tutti i sorrisi che doveva fare. Ammirava sinceramente suo zio. Lo aveva sempre ammirato per i suoi soldi, spronato dall'ammirazione e dalla gelosia di nonna Wendall, nonch dall'odio di sua madre, sapendo che il successo di un uomo non pu non destare la gelosia e l'odio dei falliti. Era andato a pranzo con lui molte altre volte. Nei salatissimi ristoranti del centro, nei ristoranti vicino al Fisher Center, a Dearborn, fuori citt, a Woodward, all'aeroporto, sempre pranzi d'affari durante i quali lui, Jules, doveva tacere e ascoltare, un figlio, rispettoso e silenzioso, con un'aria intelligente e degna di fiducia, bevendo un solo aperitivo e lasciando poi che i pi anziani passassero al secondo, al terzo e al quarto, come facevano sempre.

Questo locale  buio, non c' che dire! Se faccio cadere qualcosa qui, dovr pagare caro qualcuno per cercarla disse Samson. Come un personaggio dei fumetti, restava incatenato a una determinata osservazione e seguitava a rilanciarla con un sorriso petulante, come se anche tutti gli altri dovessero esserne mirabilmente dotati, un salvagente per tenerli a galla nelle acque perigliose della conversazione. In questi locali bui, quando fanno il conto, ci aggiungono il giorno del mese soggiunse.

L'altro uomo emise un repentino suono di gola, simile a una tossetta secca, che voleva essere una risata.

Samson aveva cominciato la carriera come operaio non specializzato alla Ford, decenni prima; si era impratichito di macchine utensili; poi se n'era andato per fondare la sua azienda, fornitrice di industrie pi grandi. Aveva fatto strada senza commettere sbagli, senza stupidit, affermandosi, attirando investimenti, tanto che ora poteva vantarsi di aver reso milionari altri sei uomini, oltre a lui. Jules sedeva accanto a un milionario. Eppure la cosa non sembrava convincente: avrebbe potuto sedere a una tavola calda, accanto a uno sconosciuto.

Il lato infernale della faccenda  che vale seicentomila dollari stava dicendo Samson a Yates, e puntava irosamente il pollice, per cui che cosa facciamo? Il bastardo dice: Intratteniamoli un po'. E io rispondo: Intrattenerli come?. Ma non si ottiene niente da quelli l... parlano una loro lingua tutta speciale su nel New England! Cos telefono a Mike e glielo riferisco e lui dice: Be', c' quel tale al Metro Airport, mettiti in contatto con lui; e che cosa ti combina, quello? Si mette d'accordo per certe ragazze che sono all'Universit del Michigan...

Alla che?... disse Yates.

All'Universit del Michigan. Ragazze. Studentesse. Trenta dollari a sera; ma, io dico a Mike, dovremmo pagare noi?... perch seicentomila dollari sono seicentomila dollari, per io non mi sono mai messo in affari di questo genere prima d'ora, e forse  troppo tardi per cominciare. Allora lui dice, noi non ci muoviamo e stiamo a vedere chi vuol pagare i trenta dollari, sar questo a decidere. Non  questione di trenta dannati dollari per quanti - quanti sono? quattro o cinque tipi? - ma, Ges Cristo, nessuno mi metter i piedi in testa.

Chi ti ha parlato dell'Universit del Michigan? Stai scherzando?

Non ho il tempo di scherzare disse Samson, irosamente.

Arrivarono gli aperitivi. Il ristorante sembrava pi luminoso. Samson si sporse in avanti, contro il tavolo, per parlare in faccia al signor Yates, un uomo alquanto simile a lui, e cominci ora a discorrere della sua barca. Jules sentiva parlare continuamente di questa barca. Lunga cinquanta piedi, era costata parecchie migliaia di dollari, ma non sempre riusciva a navigare; non sempre il motore partiva. Samson continuava a invitare Jules sulla barca, ma non si era mai deciso a fissare un giorno preciso.

Samson disse a Yates: Ho parlato al telefono per cinque volte con i miei avvocati, stamane, e, all'inferno, credi che riescano a risolvere una cosa maledettamente semplice come questa? Ges! Lei ha fatto una cosa stupidissima, accidenti, gettando in mare un grosso cocomero - era andata a male e marcita, la dannata anguria - e certi ragazzetti stavano facendo lo sci d'acqua, be', tu non ci crederesti,  scoppiato un putiferio, e mia moglie, si ostina a volergli telefonare, ai genitori, per piangere al telefono o che so io. Le ho spiegato che  proprio quello che vogliono....

Lo sguardo di Jules vag stancamente da un lato, e l vide Nadine in persona. Era in compagnia di altre due donne, e lo stava fissando. Il cuore gli diede un balzo nel petto. Distolse subito gli occhi.

Suo zio stava parlando della barca e del processo. Una causa si susseguiva all'altra. Doveva incominciarne una nuova luned. Cause, avvocati. Giudici. Aule di tribunale. Un tempo la vita non era cos complicata disse Samson, torcendo la faccia in un modo che la fece sembrare quasi identica alla faccia del padre di Jules, riaffiorato, orribilmente, dalla tomba, con un'espressione arcigna, perplessa, sospettosa. Sembrava che avesse assunto un certo giovanotto brillante di una certa societ - quest'ultimo oltraggio si confuse con l'incidente del panfilo - e che questo giovanotto fosse risultato essere un ladro, un volgarissimo ladro, un figlio di puttana bastardo di ladro, il piccolo pompinaro! disse Samson, a voce altissima. Un altro processo. Una societ del New Jersey gli stava facendo causa, faceva causa a lui, Samson Wendall, per aver assunto quell'uomo, e l'uomo in questione se n'era gi andato e lavorava alle dipendenze di un'altra societ in California, il bastardo, era questo che gli stava riservando la vita?

Il signor Yates mastic rumorosamente del sedano, sorseggi l'aperitivo e disse: Ho saputo che proprio la stessa cosa  successa all'Indiana Floeman. Proprio la stessa cosa.

Come se la sono cavata?

Sono andati in bancarotta.

Non sapevo che rubasse i loro progetti. Non sapevo niente.

Sei in grado di provarlo?

Arrivarono altri aperitivi. Jules, nervosissimo, si volt a guardare la donna che credeva essere Nadine, ma non riusc a stabilirlo: le immagini gli tremolavano troppo negli occhi. Gli parve di soffocare. Il fumo del sigaro di suo zio lo esasperava. Poi lei lo sbirci di nuovo e i loro occhi si incontrarono e lui seppe che era Nadine, Nadine, proprio lei. Lasci che il suo sguardo le cadesse di dosso pesantemente, come se fosse stato colpito da una bastonata.

Samson stava dicendo adesso qualcosa a proposito di George Romney... era un furfante o un santo? Yates gli fece eco a voce alta. Uno di loro odiava Romney e l'altro lo ammirava. Jules non riusc a capire di chi fossero le rispettive opinioni, forse se le scambiavano, o le confondevano, ma la discussione continu, in ogni modo, in toni amabili e chiassosi, mentre Jules sedeva impietrito.

Torn a guardare Nadine.

Era in compagnia di altre due donne, pi anziane di lei, e non lo guardava pi. Gli dava parzialmente le spalle, il capo inclinato per ascoltare le parole di una delle sue amiche, ed era del tutto immobile; aveva braccia e collo nudi, vestiva di nero, con i capelli neri raccolti sul capo e intrecciati in un'acconciatura complicata. Jules si sent stringere il cuore, contemplandoli, tanto gli parvero belli. Avrebbe voluto premere la bocca contro quelle trecce folte e lucenti. Avrebbe voluto avvicinarla alle spalle e abbracciarla, perch, in fin dei conti, lei non si era forse trovata tra le sue braccia anni prima? Non aveva accettato i suoi baci, le sue carezze, la sua passione?

Ehi, figliolo, che cosa stai guardando?

Jules torn a volgere gli occhi verso lo zio.

Ragazzo, hai l'aria di essere stato messo sulla sedia elettrica.

Sto benissimo disse Jules, gelido.

L'aria nel ristorante sembrava sollevarsi e ricadere. Jules la sent pulsare. Cerc di mangiare e guard gli altri due uomini che stavano mangiando al suo tavolo, deciso a imitarli. Un'oscurit strana e pi fitta scaturiva dalla luce tenue e pretenziosa del ristorante, come una sensazione, in Jules, di tramonto, di nullit. Lo spavent perch non riusciva a capirla. Era come se una porta venisse aperta in profondit dentro di lui, ma non era un vero aprirsi, non era un inizio, quella porta si apriva invece sul nulla.

Tuttavia una costante eccitazione cominci a salire in lui, ricoprendolo di un velo di sudore. Non se ne andr senza aver parlato con me, pens. Era consapevole della presenza a quel tavolo di Nadine che pranzava con due donne, con due sconosciute, protendendosi verso di loro, sorridendo, conversando, una donna micidiale al margine stesso della sua vita, intenta a pungolarlo con la punta della lussuosa scarpetta. Aveva la testa pesante, la mente abbagliata. Si rese conto che l'amava ancora e che il suo desiderio di lei era pi forte di un tempo. Anche lei era mutata, pi avanti negli anni, pi elegante, con una bellezza singolare, traslucida, misteriosa, come se avesse immaginato in quel momento di essere una donna diversa, proprio la donna che ci voleva per sedurre Jules. Nonostante la postura vigile della sua spina dorsale, c'era qualcosa in lei che faceva pensare a uno stato di trance, come se stesse ascoltando con eccessiva concentrazione le parole delle sue amiche. Come Jules, non faceva che fingere... lui intu questa verit sul suo conto. Nadine era impaziente, il collo proteso nell'ascolto, e Jules sent che andava disintegrandosi adagio.

Quando rispose alla domanda di Samson, la sua voce suon lenta e greve. Gli parve di udirla da lontano. Per fortuna suo zio e Yates avevano bevuto parecchio e si trovavano a loro volta in una sorta di trance buffonesca, scalpitante e irrequieta, barcollavano in avanti per esprimere preoccupazione sull'andamento lento delle vendite di automobili, barcollavano all'indietro per borbottare un'osservazione sullo yacht di non si sapeva chi, sul cocomero di non si sapeva chi. Jules non riusciva a capirci niente. Vide Nadine alzarsi. Avrebbe voluto chiamarla, ma non pot fare altro che guardarla impotente mentre lei prendeva la borsetta, proprio come le altre due donne. Poi si volt, esile e simile a una freccia, quasi stesse osservando la sala da un punto elevato ch'era invisibile e invulnerabile, non disturbato dai vari sguardi rivolti verso di lei. Vide che gli si avvicinava. Calzava scarpe di gran moda, secondo la voga pi spinta di quel tempo, aperte, con sottili cinturini, piccoli tacchi arrotondati e un ornamento in tartaruga sulla punta. Alz adagio lo sguardo verso il viso di lei, quasi fosse riluttante a vederla davvero, e suo zio e Yates fissarono a bocca aperta la sconosciuta che si avvicinava a Jules e gli porgeva un foglietto. Lui glielo tolse subito dalle dita e se lo mise in tasca, per nulla sorpreso. E lei si allontan.

Ges Cristo, che cos' questa storia? esclam Samson.

Abbiamo frequentato insieme la high school disse Jules.

La high school! grid Samson. Ges, alcune di queste donne sembrano ragazzi, col seno piatto... Dio mio,  una cosa che non pu andare... siete stati insieme alla high school?

Abbiamo frequentato insieme la high school ripet Jules.

Ges, sembrano maschi. Disapprovo. Come si fa a... Gli occhi di Samson si sfuocarono adagio. Jules si domand se suo zio si sarebbe addormentato a tavola, come aveva fatto in occasione dell'ultimo pranzo, russando sommessamente mentre un cameriere toglieva senza fare rumore le briciole, attento a non disturbarlo.

Ordina un po' di brandy per tutti, figliolo disse a Jules.

*

Di cognome non si chiamava pi Greene. Non abitava pi a Grosse Pointe; abitava a Bloomfield Hills. Fu un lungo tragitto, passando per la Woodward Avenue. Il tragitto in macchina cominci per Jules con una frenesia di eccitazione e di nervosismo che tuttavia si plac a poco a poco, distendendosi in una strana serenit, nella sensazione di galleggiare, come se avesse guidato una macchina i cui meccanismi fossero regolati per un certo destino a cui non potevano mancare di condurlo. A tutta prima il traffico lo allarm, ma, press'a poco all'altezza di Six Mile Road, i palazzi rimasero indietro e cominci il verde sfilacciato del Palmer Park, seguito dai campi da golf municipali e da una serie di cimiteri. Vedere cimiteri non infastidiva Jules; secondo lui, erano il meglio che si potesse ammirare a Detroit. La Woodward Avenue era suddivisa da una striscia di verde, disseminata di rifiuti ma pur sempre verde, una delizia per lo sguardo. Mentre guidava, la sua disperazione si sollev. Finch possedeva un'automobile sua, poteva sempre dominare il proprio destino - non era predestinato a niente. Era un autentico americano. Pensava alla sua automobile come a un guscio che poteva manovrare ovunque, a velocit impressionanti; non rappresentava la seconda generazione di nessuno. Lui era i suoi stessi antenati.

Nadine lo attraeva con una forza alla quale non poteva resistere.

Una linfa sventata gli stava scorrendo dolcemente nelle vene. Che cosa poteva importargli dello zio Brock morente, un corpo sul letto d'una corsia di ospedale, con il labbro che si andava consumando e gli occhi resi vividi dalla sua condizione disastrosa e dalla speranza? Che cosa poteva importargli di sua sorella Betty, che era stata arrestata, accusata di comportamento indecente e lascivo, parole che potevano significare qualsiasi cosa? Aveva in mente che ci fossero di mezzo stupefacenti, ma come poteva curarsi di Betty quando tutto in lui si avventava verso Nadine, un'estranea? A sua madre, a sua sorella Maureen, al suo fratellastro, era impossibile pensare seriamente. Pensava soltanto a Nadine.

Il tragitto era lungo e la giornata calda. Cerc di non accelerare. Oltre i sobborghi a nord della citt, sempre pi avanti sul lungo, lungo viale, attraverso Birmingham, nella cittadina di Bloomfield Hills - che non era affatto una cittadina, che non aveva un quartiere commerciale e sembrava non essere formata nemmeno da case, dal momento che tutte le dimore erano situate molto indietro rispetto alla strada, in piena campagna, lungo stradine silenziose - lui continu a guidare con una sensazione di briosa condanna. Nadine gli aveva dato un foglietto di carta con il suo nome e un indirizzo. Senza proporgli un appuntamento. Jules era riuscito ad aspettare un giorno, due giorni, e il terzo giorno si era alzato tremante, con la convinzione che avrebbe detto a suo zio Samson di doversi fare visitare da un medico, quel pomeriggio, sottraendosi cos all'autorit del vecchio, alle sue promesse, ai suoi occhi freddi e saggi...

Lungo il margine della strada, al di l dell'erba ben falciata, c'erano erbacce cresciute da tempo. A farlo correre verso Nadine era il desiderio terribile di affondare in lei, di completarsi in lei, di arrivare su una strada diritta e pulita come la Woodward Avenue, ma pi definitiva, un viale di chiarezza nella sua mente: qual era la verit su se stesso? Qual era il significato della sua vita? Sentiva che il significato della sua vita era irrevocabilmente legato a quella donna.

Si trattava di una persuasione cui era pervenuto durante una delle visite domenicali allo zio Brock. Maureen li aveva accompagnati con riluttanza. Loretta era calma dopo una settimana priva di sconfitte spettacolari, la bocca increspata per la compassione. Jules l'aveva provata, la loro compassione... Donne nei momenti migliori, nei momenti pi sani, che prodigano compassione a un uomo, e i cui occhi divengono umidi d'amore per la morte di un uomo. Sentiva tale compassione, la capiva. Questa compassione che le donne attingevano alla parte pi profonda, pi intima del loro essere, che scaturiva da una sensazione spaventosa di condanna, di mortalit, e che adesso veniva diretta verso suo zio - un uomo senza alcun valore, un fallito! - e che un giorno sarebbe stata rivolta a lui stesso, frugandolo al pari di un faro, attenta e consapevole e indulgente, ma impersonale. Ed era questa compassione impersonale, cieca, quasi un anelare all'unione fisica, che lui sentiva in Nadine, sebbene lei non avesse il corpo di una madre o di una sorella, ma il corpo di un'estranea.

Trov la casa di Nadine. Lo stup constatare quanto somigliasse all'altra dimora costruita da suo padre. Arretrata, su un prato pi vasto - essendovi l molta pi disponibilit di terreni che a Grosse Pointe -, aveva un aspetto rozzo e lussuoso, un'aria di nuovo del tutto impersonale. Jules risal il viale d'accesso ovale e parcheggi davanti alla porta, stordito da una sensazione improvvisa di dja vu. Si vide nitidamente da lontano, il personaggio di una fotografia o di un film. Una crocetta aleggiava sopra di lui, accanto a lui, indicandolo. Ud un tosaerba in funzione da qualche parte, un ronzare acuto, insistente. Mentre toglieva le chiavi dalla macchina, sent una strana nausea salire in lui, la paura del forestiero in una terra ben coltivata. Era giunto troppo rapidamente all'appagamento del suo desiderio.

Il rumore del tosaerba divenne pi forte, ma lui non riusc a vedere da dove giungesse.

Fu Nadine stessa ad aprire. Fece per afferrargli la mano, ma una certa esitazione in lui tramut il gesto in una stretta consueta. Salve disse.

Jules la salut con un cenno. Era trafelata, strana, con un vestito di tessuto serico color acqua che lasciava scoperta la carne soffice degli avambracci. Per tenere a bada il proprio nervosismo, le disse, sorridente: Tutto questo mi sembra familiare.

E indic con lo sguardo l'ingresso, il tavolo bianco dalle gambe ricurve, le sedie dai cuscini scarlatti, lo specchio massiccio accanto allo scalone. In quello specchio lui e Nadine si riflettevano innaturalmente, le loro facce ingrandite dalla curvatura del vetro.

Abito qui da tre anni disse Nadine, ansiosa di fargli piacere, ma senza sapere che cosa lui avesse voluto dire. E ancora non ho familiarizzato con la casa.

La stretta di mano cess. Lei si scost un poco, imbarazzata. Jules chiuse la porta dietro di s e si abbracciarono, anche se un po' cerimoniosamente. Nadine fece un passo di lato, con una risata di scusa. Urt contro il tavolo bianco, sembrava un bianco antico, spento, con una patina d'oro.

Jules domand: Ti sei fatta male?.

Lei rise di nuovo, scuotendo la testa. Come avrebbe potuto farsi male in quella casa?

 un posto bellissimo, questo disse Jules. Proprio come te. Tutto, qui,  esattamente identico a te. Avrebbe quasi voluto che lei lo negasse, ma Nadine non cap; Jules sentiva come la intimidissero le sue parole, la sua presenza.

Non saprei. Non capisco disse Nadine.

Lo condusse in qualche stanza. Jules, stordito dal viso e dal corpo di lei, consent a se stesso di infiacchirsi non appena lei gli ebbe voltato le spalle; sebbene si trovasse soltanto a un passo da lei, adesso, si sent colmo di paura. Nutriva forse questa primaria paura degli altri, era questo il suo segreto? Voleva Nadine e, ci nonostante, la temeva? Nadine si volt. Si sedette su un divanetto. Jules le sedette accanto. Una nuvola di astrazione cal su di lui - una delle esperienze pi singolari, pi bizzarre della sua vita -, alcuni frigidi secondi di dissoluzione, di immobilit. Fu come se lo avessero condotto attraverso una porta aperta in un tempio e l si fosse trovato di fronte a un essere senza volto e senz'anima, o fu come se si fosse svegliato trovandosi sulla faccia grezza, vuota, illuminata della luna, dove tutto era liscio e irreale, dove l'anima sua si perdeva, fuoriuscendo dal suo terrore per finire nel nulla. Nadine gli parve il nulla... non riusciva a ricordarla. Si sentiva gelato, fiacco, come se stesse subendo una trasformazione fisica che lei non avrebbe potuto fare a meno di vedere.

Aveva la faccia pi piena di quanto ricordasse. La pelle era adesso lievemente accesa, rosea ed eccitata, particolarmente lungo l'orlo degli zigomi. Jules non riusc a muoversi. Cominci a immaginare, con riluttanza, il battito del cuore di lei e il pulsare del suo denso sangue. Fiss la donna come se, quanto a lui, non si fosse trovato realmente l, non accanto a lei, ma come se la stesse scrutando attraverso un telescopio. Lei aveva l'espressione tesa di una donna conscia di essere spiata. Sembrava terrorizzata, ma non da qualcosa che potesse vedere.

Non mi sembri reale gli disse. Si sporse e lo tocc.

Il momento pass per Jules. Ricominci a respirare. Nadine, intuendo il suo stato d'animo, gli prese il braccio, fanciullescamente, e si sforz di sorridergli. Sembrava guardare fuori da una finestra, colma di speranza. Non mi rovinerai l'esistenza?

Mai.

Perch non sei venuto prima?

Quando, oggi?

No disse lei spazientita prima... l'altro giorno, il giorno in cui ti ho visto. Sono tornata a casa e ti ho aspettato. Ti ho aspettato tutto il giorno.

Luned, vuoi dire? Mi aspettavi luned?

S, certo. Che cosa credevi? Non riuscivo a pensare ad altro. Sono tornata a casa, mi sono liberata di quelle donne, ti ho aspettato.

Non credevo che volessi vedermi cos presto.

S, ti volevo.

Ma adesso non  troppo tardi?

Sei cos strano. Mi fai avere paura di te.

Sono io ad avere paura di te.

Le prese una mano e se la port alle labbra. La baci, chiudendo gli occhi. Aveva davvero paura di lei, paura di seppellirsi nel suo corpo e di romperle le ossa, di ucciderla. Nadine sembrava cos disposta a essere uccisa! Il suo corpo aveva un aspetto precario, come se fosse sempre sull'orlo dell'isterismo fisico - bastava che un uomo si limitasse a toccare un corpo come quello per distruggerlo. Le disse: Nadine, ascolta. Dimmi che cosa vuoi. Dimmi com' adesso la tua vita. Parlami senza interromperti e spiegami tutto, vuoi?.

Non c' niente da dire.

Chi hai sposato, che cosa stai facendo, hai figli?

No.

Quando ti sei sposata?

Ho frequentato saltuariamente l'universit, poi ho smesso di studiare per sposarmi.

Chi ?

Questo non ha nessuna importanza.

Certo che  importante!

Un uomo, un brav'uomo, il legale di una societ...

Che genere di legale?

 specializzato in questioni fiscali disse Nadine. Tutto viene tassato e lui trova il modo di eludere il fisco. Stava fissando le mani che tenevano le sue, e per un momento parve che ne sapesse assai meno di Jules sul proprio conto. Avrebbe dovuto essere Jules a guidarla. Non c', adesso.  partito luned per New York. Torner domani.

Domani  cos presto disse lui, deluso.

No, non c' mai. Parte continuamente per New York in aereo.

Com'?

Nadine si port sul viso la mano di lui. Premette contro di essa la guancia. Jules avrebbe voluto ridere istericamente... in effetti un ampio sorriso gli si dilat sulla faccia, ma si frantum in qualcosa di diverso. Vide all'improvviso se stesso mentre strozzava quella donna. Le mise le mani intorno al collo e rimasero entrambi del tutto immobili, con gli occhi bassi, ansimanti. Lei sembrava consenziente, disposta a permettergli di fare a modo suo. Ma lui si limit a dire: Sei bellissima. Molto pi di prima, molto diversa. Non credo di poter resistere.

Mi sposeresti, allora?

S.

Se tu rovinassi la mia vita, voglio dire la mia vita qui disse Nadine, confusa, guardandosi attorno nella stanza mi daresti un'altra vita? Mi sposeresti?

Ti sposerei subito.

Non mi abbandonerai?

Come potrei abbandonarti?

Ma io ti ho abbandonato, ti ho lasciato.

Jules ignor la cosa con un gesto.

Ti ho lasciato solo in quella camera. Eri malato...

Non mi sarei dovuto ammalare disse Jules con una risata.

Ti amavo. Non so perch sono fuggita.

Non pensarci pi.

Ti amavo. Ti amavo davvero. Ero malata d'amore per te, e ho cercato di guarire, ma non ci sono mai riuscita.

Jules, alla presenza di una donna, sentiva un certo stordimento, un bagliore dorato che sembrava emanare da lei, un tepore che era inconscio e consolante; ma un pochino pericoloso, proprio perch inconscio. Si sentiva attratto dalle donne come fosse proteso verso qualcosa di caldo, sovrastato dal gelo, gravitante in avanti e smanioso di perdersi in quel tepore. Con Nadine l'istinto era pi forte e pi cieco. Sent il pericolo pi acutamente, come se, attraverso gli occhi socchiusi, stesse in realt distinguendo la forma delle rocce sotto i piedi, pur fingendo di non vedere nulla. L'aspettativa del piacere lo rendeva sordo. I suoni gli giungevano come attraverso dondolanti ondate d'acqua, e il suo stesso sangue era soffocato e muto. Non voleva vedere n udire. Voleva essere violato in un modo strano, lieve, indolore, violato senza rendersene conto.

Disse, in preda alla confusione: Be', ti amavo anch'io, naturalmente. E continuo ad amarti. Non  una scelta da parte mia. Che cosa posso farci se ti amo?. L'agitazione lo riport a quelle ore sudate nelle camere dei motel, quando giaceva su copriletti leggeri. Con le dita le accarezz la gola. Pens tra s e s: Ora questa donna mi vuole, e la certezza lo calm. Intuiva la paralisi di lei. Riusciva a immaginarla mentre lo aveva aspettato, per pi giorni, una donna in attesa di un uomo - seduta, in piedi, andando avanti e indietro in una bella casa -, con il viso proprio cos, truccata per essere profumata e bella, ma, ci nonostante, sola, in attesa, incompleta; la mente di una donna avrebbe potuto cedere sotto quella tensione. Intu inoltre la cecit di lei, la strana sordit di lei. Ebbe la visione improvvisa di loro due a galla su un fiume - seduti su quel divano di velluto verde - mentre dondolavano dolcemente, galleggiavano sul filo della corrente, senza udire n vedere niente sulla riva. Non riusciva pi a ricordare gli anni durante i quali non l'aveva vista e, in un certo qual modo, non riusciva neppure a ricordare quella Nadine pi giovane e meno importante.

Non ti roviner l'esistenza disse. Tutto sar come tu lo vuoi. Dimmi soltanto che cosa vuoi.

Sembrava che Nadine cogliesse le sue parole, le accarezzasse. Jules sent loro due andare alla deriva, inesorabilmente, verso valle... Disse: Ma tu mi ami?.

Non ti ho mai dimenticato, non ho mai dimenticato niente. Ti amo.

Sono diverso, adesso. Non vado pi in giro a rubare automobili o altre cose, a stordire la gente con un colpo sulla testa. Sembra una fantasia, tutto questo, ma so di averlo fatto. Sono pi avanti negli anni. Non avrei mai creduto di poter vivere fino a trent'anni disse Jules. Si sentiva a disagio; le sue parole non esprimevano davvero quello che sentiva.

Volevo rivederti disse Nadine. Tentai di scriverti, ma non sapevo dove tu fossi. Cercai un po' di nomi nell'elenco telefonico... ma era tutto molto confuso. Quando tornai a Detroit, mi ammalai anch'io. Mi curarono in casa, per qualche tempo, e poi mi ricoverarono in una clinica.

Che malattia hai avuto?

Non riuscivo a dormire n a mangiare. Piangevo continuamente gli disse spazientita. Non riuscivo a pensare che a te. Cercavo di farmi morire di fame. Mi autocompativo e volevo punire i miei genitori. Continuavo a pensare a te, soltanto a te. Jules, dovevo lasciarti, dovevo andarmene da quel posto. Ricordo quello che provavo. Eri cos malato, non sembravi nemmeno tu, avevo l'impressione di trovarmi con un estraneo. E continuavo a pensare a te malato, un estraneo, per cui non sarei stata tenuta ad amarti, ma non riuscivo mai a crederlo sul serio. Non ero libera. Dovevo andarmene, ma quando me ne andai non riuscii mai a superare quello che era accaduto. Guidai la tua automobile per alcune centinaia di chilometri, poi si guast. Telefonai a casa. Vennero a prendermi tutti e due, in aereo.

Avrebbe voluto dirle: Non pensare pi all'automobile, poi si rese conto che lei se n'era dimenticata, che non ci aveva mai pi pensato.

Dovevo andarmene e abbandonarti. Dovevo fuggire. Mi dispiace.

Capisco.

Ti scrissi lunghe lettere, lettere pazzesche. Mi misero in una specie di ospedale, un posto molto bello. Non tornai pi all'universit, ma frequentai corsi per conto mio. Be', non  che fosse un gran bel posto. Non so perch lo abbia detto, era una clinica per persone malate di mente. Ci comportavamo tutti come se fossimo di vetro, come se fossimo molto fragili. Mio padre mi procur insegnanti privati, laureati dell'Universit del Michigan. Non era lontana da l. Continuavo a guardare quegli uomini e ad ascoltarli, ma non li vedevo e non li udivo, seguitavo ad aspettare che si trasformassero in te. Non concepivo un uomo che non fosse come te, mi sembravano tutti te.

Jules la fiss.

Mi sembrava molto strano che un uomo, un uomo giovane, potesse avere una faccia sua, una faccia diversa dalla tua disse Nadine, in tono sognante. Guardavo i particolari della sua faccia, gli occhi, la bocca, e mi dicevo che avrebbero potuto essere tuoi, appartenere a te. Non so che cosa renda diverse le facce. Gli occhi potrebbero essere tutti uguali, se non fosse per il colore. Le bocche si somigliano. Io non so... come le persone si distinguano l'una dall'altra, come si differenzino. Ma nessuno di quegli uomini era mai te.

Jules avvert una sensazione di pericolo. Domand: C' qualcun altro in questa casa?.

Non oggi.

Gli sembr di essere sul punto di esplodere e pens che la violenza avrebbe ucciso Nadine. Lei era immobile e sognante, appoggiata a lui, e gli cingeva il collo con le braccia. Un abbraccio soltanto formale. Se stava perdendo la ragione, si trattava di un caso dovuto alla presenza di lei, alla sua voce, al divano verde, alle onde ostinate che li trascinavano con s. Ma se quella donna non fosse stata Nadine, se fosse stata qualche altra donna a mettergli le braccia intorno al collo e a ipnotizzarlo? Se, di l a un momento, l'incantesimo si fosse spezzato e lei avesse tastato dietro di s, sotto uno dei cuscini del divano, e impugnato una rivoltella?

Ti apparterr in qualche altro posto disse Nadine. In centro. In qualche altro posto. Non qui.

In un albergo? Quando?

Domattina.

Quando torna a casa tuo marito?

Verso le tre, ma non telefoner, l'automobile  all'aeroporto...

Quale aeroporto?

Il Metro.

Non si aspetter di trovarti a casa?

Sar a casa quando lui arriver. Sar di ritorno alle tre e mezzo.

Verrai in centro, allora? All'Hotel Sheraton-Cadillac?

S.

Farai davvero questo?

S, s.

Devo prendere una stanza, devo aspettarti? Per che ora potrai venire?

Alle undici.

Ma non farlo se... se pensi che possa sconvolgerti.

Non mi sconvolger.

Credo di s.

No, devo farlo. Ho bisogno di te disse Nadine.

Sent nei suoi riguardi una comprensione indifesa, addolorata. Ma come avrebbe potuto crederle? Il suo abbandono, il suo senso di condanna, quel respiro spaventato gli sembravano innaturali, un ingigantimento della propria paura. Il tremito che sentiva nel corpo di lei era identico a quello che tratteneva nel proprio, quasi che entrambi fossero destinati a qualche convulsione ultima, chiusi l'uno nelle braccia dell'altra, le bocche premute avidamente in una posa che nessuno dei due aveva scelto in realt - simili a gargouille scolpite insieme nella roccia, bizzarie di roccia muschiosa. Jules si affrett a dire: Non dobbiamo fare niente subito. Potremmo prima vederci alcune volte....

No, verr domani in centro.

Possiamo parlare...

Non c' niente di cui parlare.

Io credo di s. Vuoi davvero sposarmi?

Lei gli premette la fronte contro la spalla. Riflett.

Vuoi divorziare e sposare me? Jules Wendall?

S. Credo di s.

Tutto quello che vuoi, allora.

Voglio te. Non posso smettere di pensare a te.

E il tuo matrimonio?

 un matrimonio riuscito, lui  un brav'uomo, ma... ma non  te. Lo sposai alcuni anni fa, quando era tempo che mi trovassi un marito. E fu come quei miei insegnanti dell'Universit del Michigan; non si trasform mai in te. Non ho niente da dirti sul suo conto. Non appena ti vidi in quel ristorante, incominciai a perdere il contatto con le altre persone, anche con quanto stavo dicendo. Tutto traballa, ma in un modo sognante, non collegato. Ho l'aria di essere pazza. Non  davvero una mia abitudine comportarmi in questo modo, sono molto pi matura e diversa da com'ero quando mi conoscesti. Dovetti passare alcuni mesi orribili per superare quello stadio. Ma lo superai. Ora, per... Con te, Jules, non so pensare alla mia vita, n ricordare come sia. Non riesco a ricordare me stessa.  come se stessi camminando in qualche luogo e una musica cominciasse a suonare molto forte, rendendomi sorda, e qualcuno mi prendesse la mano per condurmi via... perch no? Come posso ricordare chi sono? Che importanza ha? Ti ho aspettato per tre giorni. Ogni ora, o quasi, mi appariva chiaro che sarei dovuta uscire, andare da mia madre, o semplicemente uscire, recarmi in qualche posto. Che non avrei dovuto rivivere tutto questo, con te. Ma non sapevo indurmi a uscire. Poi pensavo che non saresti venuto, o che mi avresti insultata venendo qualche giorno dopo, come hai fatto, ma continuavo ugualmente ad aspettare. Tutto nella mia vita sembrava protendersi verso di te - era come qualcosa che cadesse adagio. Mi resi conto che non mi importava di niente altro, anche se volevo che mi importasse. Ma non me ne importava.

Tacquero. Jules disse infine: Be', ho pensato a te. In questi anni.

Davvero?

Non era che ti amassi, esattamente, si trattava di qualcosa di pi profondo. Volevo tenerti di nuovo, cos. No, non cos. Non come siamo adesso. Volevo tenerti... Non poteva spiegare.

Nadine disse: Capisco.

Ti sei sentita sola?

S.

Anche con tuo marito?

S, molto sola. Con lui e con tutti.

 duro per te, per una donna, sentirti sola?

Sono riuscita a sopravvivere. E tu?

Sono riuscito a sopravvivere.

Si sorrisero a vicenda. Jules sent che sarebbe stato possibile per loro diventare amici!

Che cosa hai fatto dopo che ti ho lasciato? domand lei.

Mi ristabilii dopo pochi giorni. Trovai qualche lavoro, vagabondai qua e l, mi rimisi in piedi. Dovevo guadagnare qualcosa per mangiare. Tirai avanti. Infine tornai a Detroit, quando sentii di essere di nuovo pronto per Detroit. Cercavo di non pensare a te, ma eri sempre l, nel fondo dei miei pensieri.

Grazie disse Nadine.

Cominci a baciarlo. Jules l'abbracci avidamente. Parvero cadere con occhi di pietra in quell'abbraccio, respirando con sollievo e con sofferenza. Non appena l'ebbe baciata, volle parlare: volle spiegarle quanto era inappagata la sua vita. Accecato da lei, sent in s una chiarezza improvvisa sul suo amore: non era in realt qualcosa di suo, niente che potesse dominare, ma un torrente di passione nel quale in qualche modo aveva finito con il restare intrappolato, un fato all'antica. Una bella luce dorata sembrava accecarlo: muoveva le mani disperatamente sul corpo di Nadine. La luce era una radiosit che proveniva in parte dal viso di lei, in parte dai mobili di quella stanza splendente. Disse, molto eccitato: Le donne si innamorano sempre di me, o vogliono da me qualcosa che non posso dare. Devo staccarmele di dosso, devo liberarmi di loro. Nessuna di loro  mai te e questa verit gli incrin la voce.

Sei molto buono. Non sei egoista come me.

Non potremmo salire di sopra qui? Subito?

No.

Nadine?

No disse lei, dolorosamente, qui no. Non posso. Sono sposata con lui, io...

Va bene.

Jules, per favore...

Capisco, d'accordo. Dovrei andarmene, adesso?

Tra un minuto.

Rise. Le circond la faccia con le mani e rise. Sei cos bella, non  possibile che tutto questo stia accadendo. Che cosa c' di buono in questo, in fin dei conti? Come possiamo usarlo? A che ci servir essere di nuovo innamorati? Che cosa possiamo fare dell'amore?

Non parlare cos.

Mi trovo faccia a faccia con il tuo io femminile - con la tua anima - che cosa potr farne?

Non scherzare. Non mi sono mai piaciute le tue battute.

Le battute sono l'indizio di un uomo disperato disse Jules. Si alz e si lisci i capelli, si riassett i vestiti. Era un uomo disperato. Dimmi soltanto quello che vuoi, Nadine, e te lo dar. Prendi una decisione.

Lei alz gli occhi su di lui. Aveva la gonna sollevata fino alle cosce.

Jules vide la sua pelle, liscia sotto la trama delle calze, quella Nadine privata che era in suo possesso - sembrava una bambola di stracci, in suo possesso, noncurante di se stessa. Eppure non la possedeva, in realt, e non aveva idea di che cosa stesse pensando.

Dimmi a che cosa stai pensando.

Sto pensando a questo rispose lei, stancamente. Una donna  come un sogno. La sua vita  un sogno d'attesa. Voglio dire, vive in un sogno, aspettando un uomo. Non c' scampo, per quanto possa essere offensivo, nessuna donna pu sottrarsi a questo destino. La sua vita  attesa di un uomo. Tutto qui. Esiste una certa porta, in quel sogno, e lei deve attraversarla. Non ha scelta. Prima o poi deve spalancare quella porta, e varcare la soglia, e darsi a un certo uomo, a un determinato uomo. Non pu farne a meno. Pu sposare chiunque, ma di questo non pu fare a meno. Ecco a che cosa stavo pensando.

Dici sul serio?

S.

Non  esagerato?

Quell'uomo non sei tu, precisamente.  quello che ho bisogno di fare con te, per poter continuare a vivere. Ho bisogno di te per me, per la mia vita. Ho bisogno di amarti.

Non fuggirai, dopo, abbandonandomi?

Sono pi matura, adesso. Sono una donna sposata.

Ma io non voglio dividerti con un altro uomo.

Va bene.

Lo segu fino alla porta di casa. Si sentivano entrambi scossi, eppure i loro movimenti erano leggeri e aerei. A Jules sembrava di essere inebriato. Le prese la mano e gliela copr di baci, deliziato dalle libert che poteva prendersi con lei, da quella mano inerte, calda, una parte del corpo che gli sarebbe appartenuto, e anche il grosso brillante al dito di lei gli sarebbe appartenuto.

A domattina, allora. E non ti turberai?

No.

Benissimo. Ti amo. Staremo a vedere che cosa accadr.

Ti amo, Jules.

Mentre tornava indietro in macchina, vide ogni cosa con chiarezza: cartelloni pubblicitari, ristoranti, distributori di benzina, altre automobili. Vide ogni cosa e non lasci impronte di s su nulla, tanto era divenuto libero e forte. Soltanto alle dieci di quella sera, solo in camera sua, si rese conto di quanto stava per accadere, di quanto era gi accaduto. E fu sopraffatto da una sensazione di sconforto.

Sarebbe uscito vivo da tutto ci? Sarebbe rimasto qualcosa al mondo capace di stupirlo?
12

Firm il registro dell'albergo alle nove della mattina dopo. La camera, a sedici dollari al giorno, fu una delusione; la finestra dava su un muro vicino. Lo sorprese il trovarsi in una camera cos comune, senza alcunch di magico. Dal bagno veniva un rumore incessante d'acqua corrente e lui non riusc a scoprire che cosa ci fosse di guasto, o se qualcosa era guasto. Inizi un andirivieni dalla finestra al letto, cercando di calmarsi.

La sera prima, sua madre gli aveva dato la diagnosi scritta di un patologo sullo zio Brock. L'aveva letta rapidamente, e certe parole chiave gli erano rimaste impresse nella mente - citologia, leucemico, esame del sangue, possibilit di regresso - meravigliandolo, perch sembrava ormai che suo zio stesse morendo di una forma di cancro. Era mai possibile? Essere ricoverati in ospedale per una ragione e morire per un'altra? Aveva sentito un'affinit con suo zio, quell'essere inevitabilmente legati a un destino - che importava com'era accaduto? Jules si distese sul letto quasi in attesa del proprio destino, in attesa che scorresse in lui e lo annegasse. Fiss il soffitto. Cos, suo zio stava morendo. Uno di meno. Suo padre era gi morto e dimenticato. Quell'altro zio, lo zio sano, Samson Wendall, si trascinava avanti ogni mattina - partiva tutte le mattine alle sei e mezzo da Grosse Pointe, ansioso di cominciare la giornata, spazientito dal sonno e dalla condizione stessa del sonno, dal letto che possedeva, dalla camera da letto nella quale dormivano lui e sua moglie, e forse anche da sua moglie -, questo zio dalla tosse secca e dagli occhi cisposi, sospettosi, non stava ancora morendo e, se fosse dipeso da lui, non sarebbe mai morto. Jules lo capiva: a sua volta non avrebbe mai voluto morire.

Giaceva del tutto immobile. Sebbene non avesse dormito per la maggior parte della notte precedente, non era disposto a dormire adesso. La sua mente correva. Riteneva che lei non sarebbe venuta, e avrebbe provato un gran sollievo se lo avesse saputo con certezza; ma Nadine era cos incerta che si sarebbe fatta viva, tutto sommato. Cerc di non pensare a lei, ma il suo viso continuava a formarsi e a riformarsi nella sua mente. La bellezza di Nadine era una ricompensa per lui, per lui solo. Aveva saputo esserle fedele e ora stava per essere premiato.

Fuori, nel corridoio, un uomo e una donna stavano litigando. Jules li immagin sposati, di et matura. La discussione non era accesa, e in realt non li accendeva sul serio. Cerc di ascoltare le parole, ma non riusc a distinguerne neanche una.

In faccia gli si stavano formando delle rughe. Concentrazione. Era pronto a un improvviso sprigionarsi di energia, a uno scorrere in lui, a una morbidezza. Un processo si sarebbe completato per il suo tramite, per il tramite del suo corpo. Gli parve di galleggiare in una strana tenebra, nel silenzio; i due nel corridoio erano scomparsi; su Washington Boulevard il traffico sembrava tedioso e remoto, non immaginabile. Si premette le mani sugli occhi e gli venne voglia di gridare a gran voce che era perduto... in questo modo si moriva, rinunciando a tutto, vergognandosi di vivere. Sent la propria volont defluire. Scorreva via come la perdita d'acqua nel bagno, un errore troppo banale perch vi si ponesse rimedio, l'indizio di un materiale poco resistente. Il tempo sta passando, pens. Non si mosse.

Alle undici si era rassegnato. Nadine sarebbe venuta o non sarebbe venuta; la decisione non dipendeva da lui. Al suo posto, forse, sarebbe venuto suo marito. Era troppo letargico per preoccuparsene. Una gelida fiamma gli correva sul corpo, e cerc di concentrarsi sulle conversazioni nel corridoio... sullo scroscio dello scarico di una toilette l accanto... sul traffico nel viale... qualcosa su cui fissarsi, qualcosa che lo distraesse dalla consapevolezza di essere soltanto un corpo in attesa di cadere con parossismo su un altro corpo. Era vergognoso essere Jules ed essere una simile creatura. Significava tradire il vero Jules.

Il telefono squill. Erano le undici e venti. Squill una sola volta, brevemente, e Jules alz subito il ricevitore. Pronto? disse con la voce tremante.

Pronto disse Nadine.

Be', dove sei? le domand.

Lei disse: Sono ancora a casa....

A casa? Perch a casa? disse lui. La propria esasperazione gli diede qualcosa cui avvinghiarsi... sent che la odiava.

Vuoi ancora che venga? domand Nadine.

Jules non disse niente.

Non ho chiuso occhio tutta la notte. Non mi sento bene. Io... Jules? Sei al telefono?

Certo.

Vuoi ancora che venga?

Sta a te decidere.

S, verr.

Riattacc. L'ira lo riscosse. And avanti e indietro, dal bagno alla finestra, al letto, stropicciandosi le mani gelate. Aveva rasentato quasi uno stato di choc, non si era pi sentito padrone del proprio corpo, e ora quel dilagare di rabbia era come essere attraversati dallo scorrere di un liquido bollente. Ci nonostante, aveva le mani fredde, i piedi gelidi. Guard l'orologio e calcol che le sarebbe occorsa almeno mezz'ora per arrivare, probabilmente un'ora.

Scese al pianterreno e bevve un bicchiere di birra. Poi risal pensando che Nadine potesse essere arrivata durante la sua assenza. Apr la porta della camera: una camera vuota. Si ridistese sul letto, aspett.

Qualcuno buss alla porta.

Salt gi per farla entrare. Adesso tutto era semplice, veloce. Abbracci. Esclamazioni di saluto.

Sei venuta davvero, sei proprio qui le disse.

Nadine rise. Non mi avevi creduto?

Ma stai tremando. Siediti. Mettiti qui.

Cortese, la condusse verso la sola sedia che esistesse nella camera. Le si inginocchi accanto. Le baci le ginocchia. Nadine gli mise una mano sulla nuca, protendendosi su di lui. Jules sent la paura di lei e la propria esaltazione stuzzicarsi a vicenda.

Non volevo venire, ti ho telefonato per questo si affrett a dire lei perch stamane non mi sento bene. Sono indisposta...

Che cos'hai?

Non sono riuscita a dormire per tutta la notte. Sono sempre rimasta sveglia.

Anch'io.

Adesso sono indisposta. Voglio dire... non mi sento bene.

Tesoro, stattene l tranquilla. Non essere cos nervosa. Possiamo parlare, abbiamo cose da dirci per anni. Che cosa posso fare per te? Vuoi che faccia servire qualcosa in camera? Il pranzo? Una bottiglia di champagne?  ora di pranzo? Posso dire che ci mandino su giornali di altre citt. Sono disposto a fare salti mortali per te, dolcezza, soltanto non avere quell'aria cos infelice.

Ma non mi sento bene.  cominciato stanotte.

Che cosa?

I crampi. Sono cominciati stanotte.

Jules, silenzioso, accarezz le lunghe, seriche gambe. Le contempl, poi fiss il tappeto. Era di un oro spento, incolore, non molto pulito. Fiss i singoli fili della trama, schiacciati dalle scarpe bianche di Nadine e dalle sue ginocchia.

Non sarei dovuta venire, quindi. Probabilmente...

Non fa nulla.

Jules, ti amo tanto, mi dispiace.

Vuoi un'aspirina o qualcos'altro? Qualcosa da bere?

No.

Ti senti molto male?

Mi sento un po' debole. Io...

Jules rimase inginocchiato. Premette la faccia contro le ginocchia di lei, in atto di sottomissione, e si sent terrorizzato dalla propria impotenza. Anche il dolore nei lombi di lei era qualcosa su cui non poteva influire in alcun modo, qualcosa che non poteva far cessare. Tutto era privato. Nadine gli stava accarezzando avidamente la nuca. Sembrava che non riuscissi a dominare me stessa, stanotte. Ero molto sconvolta... mi sembrava di vivere in un incubo. Continuavo ad aggirarmi per la casa, e a domandarmi come faccia la gente a superare la notte, specie le donne. Sai, Jules, l'amore dell'uomo crea l'amore della donna. Sei stato tu a farmi come sono. Ne ho la certezza. Esistono uomini che sono permanenti nella vita di una donna, tutto in loro  permanente, e terribile, nessuno pensa, a proposito di loro: Questo  qualcosa che ho deciso di fare, non c' possibilit di scelta. Tu mi ami e io ti amo, non ho scelta al riguardo.

Jules emise un suono esasperato, una sorta di risata. Presumo che questo sia sensato disse.

Non vuoi che parli con te? gli domand lei. Sei arrabbiato?

Jules si alz. Non sono arrabbiato, naturalmente.

 cos strano per me trovarmi qui, dirti queste cose. Tu sei una delle persone che non potrebbero venire a trovarmi se mi ammalassi, n venire al mio funerale.

Perch no?

Non verresti. Forse non ne sapresti niente.

Forse no. Nessuno me lo direbbe. Hai intenzione di morire?

Nadine rise nervosamente. Mio marito ha una rivoltella...

Dove?

A casa, una rivoltella. L'ho tirata fuori stanotte. L'ho guardata e ho pensato che una rivoltella  un oggetto misterioso. Sono andata davanti allo specchio e me la sono puntata alla fronte contemplandomi per qualche momento.

Perch diavolo hai fatto questo?

Non ti adirare, non c'era nessun pericolo. Ma  stato molto interessante vedermi cos.

Che cos'hai?

Ho soltanto paura.

Ma si tratta semplicemente di me, Jules. Non sono che un uomo. Sono un relitto. Perch dovresti avere paura di me? Sedette sulla sponda del letto e si volt verso di lei. Sent che gli traspariva sulla faccia la benevolenza di un idiota.

Ti amo tanto disse Nadine sommessamente.

Tanto da desiderare di spararti?

Non voglio spararmi.

A chi vuoi sparare, allora?

A nessuno. Non voglio fare niente. Voglio vivere un'esistenza piacevole, semplice. Voglio riporre fiducia nelle cose che sono semplici e chiare. Una donna non chiede altro. Voglio mettere ordine nella mia vita.

Questo non  facile osserv Jules.

Posso domandarti qualcosa?

Sicuro.

Del tuo passato?

Non ho alcun passato, tesoro.

Non scherzare.

Non  uno scherzo.

Il tuo passato... che cosa hai fatto la settimana scorsa, l'anno scorso. Voglio conoscere la tua vita.

A proposito di che cosa?

Non ti sei mai sposato?

No.

Sei stato vicino a sposarti?

Mai.

Che cosa pensi del... del matrimonio?

Con te? Voglio sposare te.

Nadine sorrise timidamente. Ma in realt non sono molto ricca, no davvero, e forse ti pentiresti. Una volta divorziata, rimarrei in cattive acque. Mi vorresti lo stesso?

Certo che ti vorrei.

Ma... sei mai stato innamorato? Di qualcun'altra intendo.

No.

Stai parlando seriamente?

Non sono mai stato innamorato, no. Tranne che di te. E questa  la fine. Non voglio essere innamorato, o anche soltanto pensare all'amore, tranne che con te. Questo  tutto.

Nadine si protese verso di lui e gli premette le labbra contro la guancia. Jules non riusciva a capirla, n a capire se stesso. Se la natura lo stava spingendo verso di lei, costringendolo a un atto d'amore con quella donna particolare, l'eccesso di passione che doveva sopportare era travolgente come lava: soffocante e assurdo, una sorta di beffa. Tutto questo non si sarebbe mica concluso con il concepimento di un bambino? Detroit era gremita di bambini.

Hai fatto l'amore con molte donne?

No.

Non l'hai fatto?

Non ricordo. Ho dimenticato.

Perch non mi dici la verit?

Tu non vuoi sentire altro che oscenit, e allora perch dovrei parlartene? L'idea che ti fai del passato  oscena disse Jules. Dimentica tutto quello che  finito. Non appartiene a noi.

Ma voglio sapere tutto di te.

Be', non lo saprai. Fine della storia.

Tu non vuoi sapere di me?

Tanto per parlare, s. Per i prossimi trent'anni. Ma non  essenziale. Non riesco a pensarci. Non posso neppure domandarti se hai avuto amanti dopo il matrimonio, o prima, perch non  affar mio.

Non ne ho avuti, naturalmente.

D'accordo. Bene.

Nadine tacque. Si scost da lui. Be' disse, credo che ora dovrei andare.

Andartene?

Una donna al pianterreno mi ha riconosciuta, ne sono certa. Mi ha guardata in un modo strano.

E con questo?

Credo... credo che dovrei tornare a casa.

Jules produsse un suono malinconico, risucchiante, con la bocca.

Jules, ascolta si affrett a dire lei. Non odiarmi. Ma ho sempre pensato, ho sempre temuto, che tu potessi avere qualche malattia. Sai.

A Jules parve che qualcosa di gelido gli fosse stato rovesciato addosso. La fiss. Poi, prendendo la cosa sul piano dello scherzo, cerc di sorridere. No, tesoro. Sono a posto.

Quest'idea mi ha sempre terrorizzata.

Non ho la sifilide.

Pensavo a dove hai vissuto, a come stanno le cose in citt, e alle donne, alle ragazze negre...

No.

Sei mai stato... con negre?

Jules si stropicci gli occhi. Dopo gli esperimenti medici ai quali si era sottoposto anni prima, spesso gli occhi gli facevano male, soprattutto quando era turbato. Ora incominciarono a lacrimargli. Perch tutto nella tua mente  osceno? Perch la tua immaginazione  tutta oscena? domand, angosciato.

Non dire questo!

Oh, Ges!

Tacquero, per qualche tempo, senza guardarsi. Dopo alcuni momenti Jules disse: Puoi andartene, se vuoi.

Ti telefoner tra pochi giorni.

Non mi telefonerai mai.

S, invece.

Si appoggi alla spalliera della poltrona, con una mano sul ventre. Ti telefoner, Jules.  soltanto che non sto bene. Ho preso alcune pillole per far passare il dolore, ma non hanno agito. Dovrei essere a letto, non sarei dovuta venire qui a tormentarti. Ma che cosa posso farci se mi  capitato questo?

Te lo aspettavi?

Non fino alla prossima settimana.

Be', evidentemente lo hai fatto accadere disse Jules, compiendo uno sforzo verso la tenerezza. Non te ne faccio una colpa, e non ho nessuna opinione particolare. Mi dispiace che tu soffra.

Ho parcheggiato l'automobile proprio qui di fronte.

Davvero? Vediamo lo scontrino.

Perch vuoi vederlo? Non mi credi?

Vediamolo.

Gli mostr il rettangolino di cartone.

S,  proprio lo stesso. Un tempo ci ho lavorato.

In quel parcheggio?

Parcheggiavo automobili, s. Quando ero ragazzo.

Nadine frug nella borsetta. Credo di non avere abbastanza soldi, per pagare. Non ho portato un centesimo con me.

Pagher io disse Jules.

Ma... perch non ho portato denaro? Sono uscita senza un soldo. Torn a frugare nella borsetta, esasperata. Sembrava del tutto indifesa.

Sar lieto di pagarti il parcheggio.

Jules vide una singola lacrima caderle dalla guancia nella borsetta, e ne fu commosso. L'amava, in fin dei conti.

Non so che cosa mi abbia preso disse Nadine.

Le diede una banconota da dieci dollari.

Lei lo ringrazi e la mise con cura nella borsetta. Si fece restituire lo scontrino da Jules.

Quei gesti gli annunciarono la fine del loro incontro. Si sent subito sconfortato. Mi telefonerai davvero? domand.

S.

Si alzarono. La tristezza di Jules flu in lei, e Nadine gli si gett tra le braccia, piangendo. Si strinsero. Jules sentiva sotto le mani il corpo di lei, caldo, lievemente umido, intenso e si domand se nel suo intimo ci fosse ancora quella voluta e perversa purezza, quella purezza oscena, cui lei aveva attribuito tanta importanza anni prima. Si aggirava forse tra gli ingombri della sua vita pensando: Nadine Greene sta camminando qui incontaminata, a sinistra di questo, a destra di quello, scrupolosa e virginea? Cap che il suo rivale non era il marito di lei, che era una sorta di alleato, essendo un uomo, ma l'immagine che quella donna aveva di s come donna, la sua malinconica frigidit.

Forse non vuoi amarmi disse sommessamente, accusandola.

Questo non  vero.

Vuoi ridurci a un modello. Come se spostassi cubetti per bambini qua e l sul pavimento.

Non ti capisco.

Non vuoi concederti a me.

Ti amo, penso a te sempre, sono malata d'amore per te... che altro puoi volere? Sono intrappolata dal mio amore per te.

Questo non sembra gentile.

Sento che potrei impazzirne, Jules,  una cosa nella quale io non ho avuto alcuna possibilit di scelta, e ne sono irritata.

Continu a piangere tra le sue braccia; non avevano altro da dirsi. Jules si guard attorno cercando la loro immagine nello specchio del com, come per dimostrare a se stesso che si trovavano l in piedi, proprio cos, quella donna tra le sue braccia, entrambi rigidi e frustrati.

Quando Nadine se ne fu andata, lasci subito l'albergo ed entr in un bar, dove bevve parecchi drink. Uno sconforto tenebroso gravava su di lui. Non trov la forza di andare in automobile fino alla fabbrica di suo zio, come aveva promesso al vecchio; telefon, invece. Disse: Oggi devo andare di nuovo all'ospedale. Accompagnare mia madre. S. No, non ancora. Molto grave. S. Cancro. Un silenzio rispettoso. Lo zio Samson rispettava il cancro e il denaro. S, grazie. Mi dispiace per oggi. Non mi va particolarmente a genio quello che devo fare. Grazie. S. Arrivederci. S. Cancro delle ghiandole linfatiche, o qualcosa del genere, un tipo di cancro. No, non causato dal fumo. No.
13

Passarono due settimane. Jules aspett.

Quando infine Nadine telefon era diventato scettico, e la voce di lei gli parve irriconoscibile: qualcuno che aveva sbagliato numero. Lei aveva l'aria di leggergli un certo indirizzo, una certa ora. Mentre ne prendeva nota, Jules si sporse in avanti per premere la fronte contro il muro. In tutto il suo corpo non vi era alcunch di fermo, niente che gli impedisse di cadere, tranne quel muro.

Usc presto, per non essere costretto a guidare in fretta. La sua mente, colma delle novit irrilevanti dell'ufficio di suo zio e della vita pubblica, argin l'eccitazione che minacciava di coglierlo di sorpresa. Guidando, gli parve di scivolare in una sorta di trance, nella quale conservava il vocabolario della sua esistenza normale, esentandolo per dai rispettivi significati. Qualsiasi cosa facesse, sent Jules, non si sarebbe potuto fargliene una colpa, non avrebbe potuto subire le conseguenze della vita reale; non era un personaggio della vita reale. Sintonizz la radio sul notiziario delle ore dodici per controllare il mondo reale, che gli parve lo stesso di sempre. Pot cos pensare con sollievo: Sono gi passato attraverso tutto questo.

La sua esistenza, nelle scorse due settimane, non era stata vissuta a dovere. Aveva lottato con Nadine come si lotta con una donna che affoga, immaginandola senza posa. La battaglia era stata silenziosa e segreta e priva di un vero avversario, perch Nadine sembrava scomparsa... aveva tentato di telefonarle, ma non aveva risposto. Aveva riattaccato, con sollievo. Nadine era per presente ovunque intorno a lui, cos come era rimasto su di lui il suo profumo, una lieve, aerea nota di condanna. Ragionava con se stesso. Parlava di se stesso in terza persona; si rivolgeva a se stesso disperatamente, dicendo: Jules, devi uscire da questo pasticcio!. Ma il Jules essenziale, il Jules pi profondo e pi saggio, non faceva altro che dire, continuamente: Come potresti continuare a vivere con te stesso se non ti dimostrassi all'altezza di questa situazione?... di questa emozione?

L'appartamento che lei aveva preso in affitto si trovava al quinto piano di un vecchio palazzo vicino al Palmer Park. Era costruito con mattoni rosso scuro, massiccio e pomposo, e aveva piccoli e inutili balconi di ferro battuto. I balconi erano soltanto simbolici, cerimoniali. Ai quattro angoli dell'edificio si levavano, inspiegabili, sudicie torrette. Agli occhi di Jules avevano un aspetto militaresco, ma non si intendeva affatto di architettura e non avrebbe saputo dire che cosa fossero, o che cosa fossero state un tempo, in un altro secolo. Lo resero apprensivo. Intorno a esse volavano pesantemente soltanto piccioni, ma si aspettava di vedere da un momento all'altro il movimento nervoso di qualche arma. Si fece piccolo all'idea di una simile morte. Voleva morire fulminato da un proiettile, o voleva morire in un letto d'ospedale come suo zio? La sua immaginazione era stata accesa dalle reminiscenze di film: crude morti in bianco e nero di uomini abbattuti da una pallottola, sempre abbattuti da una pallottola; era lo scotto che si doveva pagare per essere importanti. Jules era troppo importante per se stesso, troppo solo. Da bambino aveva intuito che nei film una morte improvvisa e rumorosa si determinava ogni qual volta un uomo rimaneva solo per due o tre minuti; imprudentemente abbandonava i suoi compagni, fischiettava piano aprendo una cassaforte o cambiandosi la camicia, solo, e dopo un minuto la macchina da presa si spostava scaltramente per mostrare la canna di un'arma...

Quel palazzo lo colp. Nell'aria, quasi fosse stato smosso dalla sua presenza, si sent un improvviso odor di polvere; era un odore che gli parve strano ed elegante. Aveva percepito abbastanza spesso l'odore del sudiciume, mai per quella sorta di polvere pulita, acre, limpida, invisibile. L'ascensore era antiquato. Si mise in moto con riluttanza. Lui era abituato ad ascensori veloci, silenziosi, era abituato alle scale mobili, al funzionamento di macchine efficienti. La lentezza stessa di quell'ascensore lo incant.

Quando arriv al quinto piano, perdette a un tratto il coraggio. Come in sogno, si diresse verso la porta dell'appartamento di Nadine... vide che la porta era aperta. Lo spiraglio si ampli, in modo irritante. Lo fiss come se stesse fissando uno schermo cinematografico. La simmetria della porta stava per essere distrutta; era una porta di legno scuro, e gli parve lussuosa. Tutto gli sembrava lussuoso, l dentro. Tese la mano per toccare la porta, e Nadine gliela afferr. Le si accost, senza pronunciare parola, e affond la faccia contro l'incavo tra la spalla e la gola di lei.

Si sent informe in quell'abbraccio, incapace di ricordare se stesso. Nadine, tra le sue braccia, gli parve priva di forma e molto calda, anelante a lui. Non avrebbe saputo dirne il nome. Sembrava che stesse osservando se stesso, Jules, diventare sempre pi piccolo, come una luce morente, spenta nella confusione di quel corpo femminile. Tutto il resto fu al di l della sua portata. Non aveva un vocabolario. La faccia e il corpo di Nadine e il movimento tormentato delle mani di lei contro la sua schiena erano come parole che gli urlassero contro. Lei stava dicendo qualcosa, diceva Jules... e Jules non aveva la forza di risponderle. Nadine lo trascin in qualche posto. Sent la cecit nel suo corpo, la sent incespicare contro qualcosa, e le sue stesse gambe erano intorpidite e cieche. Lei si sedette sulla sponda di un letto. Jules le si inginocchi dinanzi e l'abbracci. Schiacci la faccia contro di lei. Sent le dita di lei tra i propri capelli umidi e la immagin intenta a fissarlo, come se non capisse la sua passione ma si arrendesse a essa, riconoscendone la forza. Nadine lo tir su. E, con un'energia impersonale e astratta, lui si alz verso di lei.

Jules fece l'amore con lei, sempre senza parole e senza alcun ricordo di avere gi fatto la stessa cosa prima con altre donne; il suo corpo lo portava avanti, mentre la mente, in deliquio, brancolava in cerca di qualche appiglio, di qualche punto fermo, per poterlo far rientrare in se stesso. Gli occorreva un modello prestabilito; lo terrorizzava la possibilit di perdere la presa su se stesso. Ma tutto cedette in lui. Sent di trovarsi entro un'onda di violenza che lo scagliava avanti, lui, Jules Wendall, una sorta di vittima, e si affond in Nadine con gemiti di stupito amore, mentre Nadine gli si sottometteva, abbracciandolo, la propria morbidezza consegnata alla sua forza impersonale. Ci nonostante, prov una sorta di orrore non sapendo quel che faceva. Non se ne sarebbe ricordato.

Jules, ti amo disse Nadine.

Lui apr gli occhi. Si guardarono.

Jules, mi ami?

Ti amo.

Stava tremando, coperto di sudore. Si sentiva beato, libero dal greve peso che aveva sopportato ovunque per settimane. Ora quella densit, quell'impurit, erano scomparse; sent di avere sparso tutto tra le braccia di Nadine. Giacquero insieme in silenzio e si contemplarono, Jules fingendosi sonnacchioso per una sorta di cortesia. Nadine sorrise. Ebbe un sorriso improvviso, sorprendente; sembrava felice. Questo colp Jules. Le fiss la bocca, modellata nel dono di quel sorriso. Stentava a credere alla sua bellezza. Lei gli port le braccia intorno al collo e gli tocc la bocca con la sua, timidamente. In preda a una sorta di terrore, Jules la tenne di nuovo stretta tra le braccia, desideroso di seppellirsi in lei. Si avvinghiarono.

Jules giaceva supino e si guardava attorno. Un soffitto, una stanza. Non aveva mai visto quella stanza, prima di allora, e, a questo punto, essa gli si apr con una rapida serie di chiazze di luce: soffitto bianco, pareti bianche, una finestra con tende bianche trasparenti. Tutto era nudo. Si provava l la sensazione di un'eco, di un vuoto indefinito. Jules si asciug il sudore dagli occhi, come un nuotatore toglie le gocce d'acqua, volendo disperatamente vedere, timoroso dell'elemento nel quale si trovava. Gli parve di essere affiorato in superficie da una grande, pericolosa profondit.

Non credevo che questo sarebbe mai accaduto. Cos disse.

Mi ami?

Non voleva affogare nella sua vicinanza... la sua vicinanza era inquietante. Tutto in lui avrebbe potuto resistere, ma non disponeva di alcun appiglio su se stesso, di alcun ricordo chiaro di se stesso. E cos aveva fatto l'amore con questa donna? Era la sua amante?

Come  accaduto, questo? domand.

Oh, non scherzare!

Ma  uno scherzo meraviglioso. Meraviglioso. Ne morir. Sent il sole della stanza penetrare la parte pi profonda del suo cervello, abbacinandolo. La luce inondava tutto. Dove siamo, tesoro? Hai preso in affitto questo appartamento?

S, per un mese.

Lo hai preso in affitto per noi?

S.

Ma non ho avuto tue notizie per tanto di quel tempo! Credevo che fosse tutto finito. Credevo che tu avessi rinunciato.

Non ho rinunciato.

Perch non mi hai telefonato, Nadine?

Ho pensato a te continuamente. Non potevo pensare ad altro disse lei.

Adesso che erano amanti, anche l'ostacolo del suo modo di esprimersi freddo, rapido, nervoso, sembrava scomparso; parlava sommessamente. La carezza dolce e ardente del suo respiro era per lui una meravigliosa intimit. Jules era colpito dalla soavit di Nadine. Le baci il corpo, l'accarezz, si stup della sua pelle liscia. La propria mano lo fece vergognare; quelle mani, quel corpo di maschio. Si vergognava a toccarla.

Ma Nadine lo trasse a s, dicendo: Ti amo. Ti amo come una donna in stato di trance. Non volevo rivederti, ma non ho saputo resistere. Avresti potuto telefonarmi. Ho continuato ad aspettare...

Non stavi aspettando... ho tentato di telefonarti.

Ah s? Ma io... anch'io non avevo pi saputo niente di te e temevo che telefonando... Avrei voluto morire, tanto ero infelice. Ho pensato a te sempre.

Ho pensato a te sempre disse Jules felice, ricordando l'infelicit di quelle settimane come se fosse stato un altro uomo a sopportarla, un individuo ridicolo. Si sollev e torn a lei, e Nadine, graziosa e stupita, premette la bocca aperta contro la sua e aspett. Penetr in lei agevolmente come se tutti quegli anni di lontananza e di privazione non fossero esistiti. Non pensava a quella donna come alla moglie di un altro, e pertanto esperta nell'amore, ma come alla pi profonda, essenziale Nadine, sempre pronta per lui e soltanto per lui, Jules, il solo uomo che il suo corpo potesse realmente accettare. Nella passione vedeva la sua faccia offuscata, pallida, troppo vicina per poter essere vista; si avvinghiarono, molto accesi; i contorni dei loro corpi erano incerti. Jules si gett ancora e ancora sui suoi gridi sommessi, consolandola. Gli sembrava che la testa gli si fosse svuotata e che i gemiti di lei vi echeggiassero dentro. Una grande gioia cominci a pervaderlo; voleva prenderla violentemente tra le braccia e penetrarla fino al nocciolo stesso del suo essere, fino al suo pi profondo silenzio, conducendola alla liberazione di quella gioia. Ma lei sembrava scivolare via da lui, troppo debole o troppo stordita, e sent il suo amore tornare a svuotarsi ancora in lei con violenza, mentre lei lo tratteneva, le mani premute con forza sulla schiena, tese quasi da una sensazione di allarme, il corpo rigido in quel momento di crisi. Nadine?

Nadine si pass il dorso della mano sulla fronte.

Stai bene?

S. Meravigliosamente.

Jules vide il cuscino per la prima volta: bianco, con ricami verde scuro sugli orli. Tutto era strano. Segu con le mani l'esile curva del corpo di Nadine, incantato dalla sua pelle. Non riusciva a ricordare alcun'altra donna, non era sicuro di aver gi fatto questo in passato. Tutto era stato lavato via dalla sua mente, non esisteva nulla di autentico nella sua esperienza; quelle che erano le sue vicende personali potevano essere state rubate a film e a libri, all'immaginazione di altre persone.

La stanza aveva una grande finestra che dava sul parco. La finestra era stata sostituita ed era pi nuova del resto della stanza, antiquata. Sul soffitto, le decorazioni in gesso avevano un aspetto antico, come una torta mummificata; fu uno choc vedere un telefono nero sul pavimento modernissimo, nudo e deciso.

Come mai hai il telefono? domand Jules.

Non  collegato.

Si trovava nell'appartamento?

S.

Questo gli fece un immenso piacere. Era delirante di felicit. Le gambe parvero diventargli molto forti a un tratto, forti in modo stimolante. Allora non ci chiamer nessuno. Il telefono non squiller mai disse.

Mai.

Giacquero per qualche tempo contemplandosi a vicenda, sorridendo. Jules sent la forza rifluire nel suo corpo. Era una sensazione curiosa. Nadine lo accarezzava e la pelle, sotto le dita di lei, si sollevava in protuberanze minuscole.

Dov' tuo marito?

Non stare a preoccuparti per lui.

 ripartito?

S.

Ma quando torner?

Non domandarlo.

Giacquero schiacciati l'uno contro l'altra. Jules, innamorato, contemplava il corpo di Nadine con un certo timore... non riusciva a convincersi del tutto di quella bellezza, di quel dono di bellezza, di tanta perfezione. Temeva di averla conquistata in seguito a un errore, a un malinteso. Furtivamente sbirci il corpo di lei per tutta la sua lunghezza, fino ai piedi nudi. La gola gli si strinse: non era mai stato cos commosso. Disse con un'allegria disperata: Possiamo abitare qui tutti e due? In questo appartamento?.

S rispose Nadine.

Nel tardo pomeriggio si svegliarono tremanti. Jules guard il pavimento nudo, un pavimento lucido tirato a cera. Scorse ovunque, intorno a s, i risultati di una fatica che non era sua, una sorta di magia. La stessa Nadine era magica. Si sent imbarazzato scendendo dal letto in un modo cos comune e andando in bagno, mentre Nadine si drizzava a sedere con l'elegante, bianca spina dorsale lievemente incurvata. Lei non lo guard. Nudo, Jules voleva celarsi a lei, a un suo sguardo casuale. Ma Nadine non si volt. I capelli le si erano sciolti sulle spalle e formavano grovigli scuri e lucenti. Sembrava che fosse appena emersa dal mare, scompigliata da ore di ansimanti fatiche.

Il bagno era radioso di luce... tendine bianche, piastrelle bianche, una tenda bianca intorno alla doccia. Anche quell'ambiente era stato rimesso a nuovo, rinnovato. Jules barcoll fino al lavabo e si guard. Aveva il rossetto di Nadine sparso a chiazze vaghe sulla faccia, ma si riconobbe ugualmente, Jules innamorato, malato d'amore... Aveva gi visto quella faccia, un suo accenno, ma non ne aveva mai sentito cos forte la disperazione nelle ossa.

Quando torn in camera da letto, lei si stava infilando una vestaglia gialla. I suoi movimenti erano lenti, letargici, come se fosse in trance. Sembrava davvero che fosse emersa da un altro elemento, un elemento privo d'aria, o un mondo nel quale l'atmosfera era densa e cremosa. La sua pelle sembrava cremosa. Si sarebbe detto che qualcosa di molle, languido, soffice la rivestisse. Si avvicin all'armadio a muro all'interno del quale si trovava una valigia aperta, piena di vestiti. Appesi a numerosi ganci nell'armadio a muro vi erano altri indumenti. Jules deglut con la gola secca vedendo i suoi vestiti appesi. Sembravano cos intimi. Per la prima volta prese in considerazione la possibilit che lei gli appartenesse, che loro due si appartenessero a vicenda, e vivessero insieme le loro esistenze. Questo pensiero gli vibr nelle vene.

Nadine?

Prov per lei un amore cos tagliente che il suo corpo parve tramutarsi in un cristallo d'amore, in un'opera d'arte, le sue stesse ossa stordite e dure. Nadine, mentre si voltava timidamente verso di lui, senza guardare il suo corpo, gli parve a sua volta un'opera d'arte... fragile nella vestaglia di seta, rosea, spaventata, timida. Sent il panico nella necessit di possederla. Lui stesso era posseduto da lei, dal suo amore; era come un peso frenetico, una pressione simile all'elettricit, che esigeva di essere scaricata. Jules non riusc affatto a pensare. L'abbracci mentre era in piedi accanto alla porta dell'armadio, esitante tra lui e l'armadio a muro, sul punto di fare qualche casuale e imbarazzata osservazione sulla vita di ogni giorno. La prese tra le braccia e sent fino a che punto fosse trasportato al di l di se stesso, trasfigurato. La trascin di nuovo sul letto, sentendo quanto la sua smania sfrenata la attraesse, tacitandola. Lei lo cinse con le braccia e gli si diede.

Quando si svegli, Jules vide che Nadine se n'era andata. Ma lei si affacci subito sulla soglia, quasi intuendolo, un'ombra gialla in movimento nella sua visuale.

Sei sveglio, Jules? Vieni qui disse.

Scese dal letto. Si infil i pantaloni, trasognato, e la raggiunse.

Guarda il sole al tramonto. Guarda il parco disse. Si appoggi pesantemente contro di lui. Erano in una lunga e vasta stanza, evidentemente un soggiorno. Vi si trovavano soltanto due sedie... una antica, con l'imbottitura di seta verde, forse un pezzo d'antiquariato o una riproduzione, l'altra comune, con la spalliera diritta. Sul pavimento alcune riviste, un giornale. Il sole splendeva attraverso le foglie fuori dalla finestra e fioriva in migliaia di chiazze baluginanti.

Ci troviamo in un dipinto. Figure in un dipinto disse Jules avidamente, pensando a un dipinto anonimo che aveva visto una volta al museo d'arte, anni prima, durante uno dei suoi vagabondaggi curiosi in quella parte di Detroit. Gli era sembrato allora che il dipinto contenesse un segreto per lui... il modo di allontanarsi da Detroit. Ora, mentre era l con Nadine in quell'appartamento vuoto, torn ai tempi lontani. Sent che la sua vita superava ormai qualsiasi cosa avesse potuto immaginare, sia pure con tutta l'energia di cui era capace. Aveva saputo andare al di l di se stesso. Si trovava in un dipinto, abbracciava una donna in un dipinto. Il loro amore, a un culmine cos faticoso e violento, era esploso in migliaia di puntini luminosi e di foglie dorate.

Sento di essere posseduto da qualcosa. Da te disse.

Stai scherzando di nuovo.

Non scherzo mai.

S, scherzi sempre, e sei sempre serio. Tutte e due le cose contemporaneamente. Me ne ricordo. Ma ero troppo giovane per poterti amare davvero, allora. Dovevo crescere.

Io ti amavo, allora.

Lo so.  quello che ho sempre ricordato di te. Non c' mai stato un giorno, in tutti questi anni, in cui non abbia pensato a te.

Penserai sempre a me?

Per tutta la vita. So che sar cos, qualsiasi cosa possa accaderci.

Che cosa ci accadr?

Nadine rise e premette il viso contro il suo. Era fresca, adesso, graziosa. Si era pettinata e aveva messo il rossetto sulle labbra, facendosi bella per lui. Gli sembrava che la grazia inaspettata di questa donna lo sbalestrasse fuori dal mondo che aveva conosciuto, lanciandolo in una dimensione bizzarra nella quale il suo modo di vivere, le sue parole, il suo stesso io non avevano alcun potere.

Vieni in cucina. Ti preparer qualcosa da mangiare gli disse.

La cucina era piccola e antiquata, con l'acquaio un po' ossidato. Nel cuore di un edificio, nei suoi impianti idraulici, certi segreti affiorano... il rubinetto dell'acquaio gocciolava adagio, silenziosamente. Jules port l le due sedie e Nadine si mise su quella elegante, lui su quella comune, compassato come un ospite. Lei affett del formaggio per entrambi, con un coltellino da pochi soldi. La fame di Jules era travolgente. Non si era mai sentito cos sano. Ho anche del pane di segale disse Nadine, contenta. Era rosea di felicit, fanciullesca, quasi svampita. Lo guard mentre mangiava, di soppiatto, e lui si sent imbarazzato... tutto era cos intensificato, sin quasi al punto di riuscire doloroso. Rise. Sedeva a un passo da quella donna, in uno stordimento d'amore, affamatissimo, mangiando formaggio.

Dal soggiorno venivano chiazze di luce dorata, posandosi su un lato del viso di Nadine. Sembrava giovane, con la pelle un poco infiammata. Gliel'aveva infiammata lui, con la propria. Intorno alle labbra, sbavata sulla pelle morbida, c'era una tinta rosea... il rossetto. Jules mangi i pezzi di formaggio e di pane che lei gli porgeva, fissandola. Era un miracolo, quella trasformazione. Le contempl il viso, il viso privato di una donna, a suo modo impersonale e bello come ogni opera d'arte, assolto dall'angoscia personale. Un volto finemente lavorato, eppure non saturo di intelligenza... che rifletteva la luce, la luce del sole, proveniente dalla finestra, oppure la luce dell'attenzione feroce di Jules. Jules guard l'apertura nella vestaglia. Non riusc a scorgere la sommit dei seni, ma si rese conto che sotto la vestaglia lei era nuda, una intimit che lo lasci stordito, tanto era un dono strano e immeritato.

Mi amerai? Mi consentirai di amarti? le domand a un tratto.

Non ho altra scelta disse lei.

Aveva la pelle traslucida, la pelle di una vittima. Ma sorrise. Aveva denti regolari, bianchi, comuni. Il suo sorriso rivel adagio quei denti. I denti di Jules non erano altrettanto bianchi n altrettanto belli, ma per lo meno non gliene avevano fatto sputare nessuno. Le sorrise adagio, prendendole la mano. Vi era qualcosa di fragile, qualcosa di simile a una pietra preziosa, a una perla nell'impersonale perfezione di lei. Quello che lui le aveva fatto, tutta quella lussuria, giaceva placido in lei e splendeva attraverso i suoi pori, in attesa.

Non sembra vero disse lei infine.

Nemmeno a me.

Mi hai resa tanto felice, Jules.

S.

Nadine si port la mano di lui al viso e la premette contro la guancia. Jules vide le vene di un celeste chiaro sul dorso della sua mano. Sento quello che hai lasciato in me, dentro di me disse lei, sognante. Vi era un che di letargico, quasi di affaticato, nella sua voce; sembrava sotto l'azione di uno stupefacente. Jules fu un po' spaventato da quelle parole, e poi incantato, e poi eccitato. Si domand se, come lui, Nadine si sentisse annientata dall'improvviso espandersi dell'amore... troppa luce soffocante, troppa violenza. L'afferr per le spalle e baci l'apertura della vestaglia.

Non te ne andrai, Jules?

Dove potrei andare?

Era lenta e ipnotica, come una bambina affascinata da qualcosa di inspiegabile. Aveva i capelli sciolti intorno al viso. Jules sentiva un desiderio disperato di lei, ma se ne vergognava. Il corpo di Nadine, cos ubbidiente al suo, gli sembrava un ricettacolo troppo fragile per quel desiderio; non voleva distruggerla. La baci sulla bocca, sul viso; gli parve di baciare della pelle ammaccata. Lei chiuse gli occhi e gli mise le mani sulla nuca, accarezzandolo. Quel contatto lo rese frenetico. Ricord che lo aveva toccato cos mentre faceva l'amore con lei, una carezza cos dolce che lo spronava, che lo invitava.

Potremmo?... Come ti senti? domand con voce rauca.

Nadine si alz. Lui l'abbracci avidamente. Voglio renderti felice. Non voglio farti del male le disse.

Andando con lei nell'altra stanza, ebbe una sorta di allucinazione... il lampo di una fotografia ingrandita di se stesso. A volte pensava ironicamente a se stesso immortalato nell'atto di correre, in una situazione ridicola, mentre sorrideva come un idiota, mentre mangiava. Ora si vide in un lampo; il lampo si accese e si spense. Non si vide realmente, si immagin. Immagin se stesso condurre quella donna splendida su un letto, il braccio intorno a lei in un atteggiamento intimo, coniugale, la faccia colta in un'espressione di fiducia e di tenerezza. Era diventato un marito. Ma il Jules di questa fotografia era stato immaginato in altre parti, in altre posizioni meno lusinghiere. Senza fine Jules aveva inseguito Jules, in interminabili episodi e sogni: adesso era entrato in quel regno lucidato, tirato a cera e l'immediatezza del corpo di Nadine era tanto miracolosa che si meravigliava della propria audacia. Le apr la vestaglia. Si chin a baciarle il corpo. Lei indietreggi da lui quasi fosse spaventata, ma non proprio spaventata; Jules la segu, lasci cadere la vestaglia sul pavimento. La porta dell'armadio a muro era socchiusa; la chiuse con una spinta. Aveva sempre avuto paura, da bambino, delle porte aperte, perch invitavano i guai.

Jules si inginocchi sopra di lei ed entr in lei con dolcezza. Nadine inarc la schiena. La prese tra le braccia e l'avvinghi, quasi timoroso che qualcuno potesse strapparlo via. Le pareti bianche della stanza parvero indietreggiare da loro. Se vi fosse stato uno specchio in qualche punto, l accanto, avrebbe mostrato la forma ipertesa di Jules che, in una bruma bianca, si sforzava di conseguire qualche permanenza. Rimaneva inginocchiato come se stesse cadendo senza fine e soltanto il corpo di lei gli impedisse di precipitare. Una fotografia di Jules che cadeva. La tenebra del corpo di Nadine, il suo caldo segreto, ma anche il fresco biancore del suo corpo fuori, la sua pelle pulita, lavata... questo lo lasciava stupefatto. Si sentiva spinto fuori da s. Timoroso di finire troppo presto e di abbandonarla, gett all'indietro la testa selvaggiamente, giovanissimo. Le mani di Nadine, sulla sua schiena, erano le mani del possesso sicuro, lo esortavano a continuare. Disse: Tesoro mio... e sper che le sue parole lo avrebbero situato a qualche distanza. Vi era in lui una pressione terribile che Jules temeva, in quanto, con lei, era incapace di dominarla. Non era una macchina, ma una massa incalzante di carne, vergognosa in un certo qual modo, una massa di brama senza nome.

Nadine lo abbracci. Mosse la bocca contro la sua come se gli stesse parlando, disperatamente; non aveva parole. Smarrita entro il suo amore per lei, impotente sotto il suo corpo, giaceva tendendosi verso il piacere che lui aveva raggiunto cos facilmente. Cominci ad ansimare a respiri laceranti, rauchi. La faccia di Jules era contorta. Se almeno adesso, almeno adesso... se soltanto fosse stata sollevata con lui, in quel modo, come lui, e come lui liberata da quella lotta. Ma la sent sollevarsi e fallire. Sent la tensione in lei crescere fino all'isteria, per poi ricadere, come se il suo corpo non avesse avuto la forza di sostenerla. In preda a una sorta di delirio, Jules fece l'amore con lei per molti minuti, con il desiderio disperato di aiutarla, ma a un tratto la disperazione si dilegu, lui non riusc pi a ricordarsene, o non pot preoccuparsene, e tutto di lui venne sospinto con impeto a svuotarsi in Nadine. I suoi nervi erano accarezzati fino a un diapason di follia. Il nocciolo del suo essere, il Jules del suo corpo, anelava frenetico alla liberazione e non poteva pi essere trattenuto, sebbene Nadine, contorcendoglisi tra le braccia, gli dicesse: Non lasciarmi, ti prego, Jules e si avvinghiasse a lui con mani febbrili, afferrandogli la schiena, le cosce, le spalle. Jules scivol via da lei. Sent che stava fallendo, sottraendosi a lei. I loro crani, attraverso la pelle accesa, si strofinavano con una forza silenziosa.

Lei cominci a singhiozzare. Era febbrile tra le sue braccia, vicina all'isteria. Jules disse: Mi dispiace. Le baci la fronte e le scost i capelli dal viso. Il suo insuccesso era bizzarro, cos vividamente in contrasto con la leggerezza che aveva nel corpo. Sapeva di aver fallito con lei, ma il suo corpo, premuto contro quello di lei, non sentiva altro che vittoria. Quell'indugiante, rifluente passione, il ricordo cocente della passione, non gli consentivano di credere di aver davvero fallito. Eppure Nadine piangeva. Si ingobb su di lei e mosse la bocca contro il suo corpo. Era bagnata, serica. Fremette sotto di lui e Jules sent che lo stava respingendo prima ancora che lei gli afferrasse i capelli e dicesse, aspra: No.

Jules si ferm. Premette la faccia contro il suo ventre. Lasciami fare. Lascia che ti baci disse. Ma Nadine cominci a singhiozzare con lunghi ansiti frementi. Non farlo, ti prego disse. Ebbe paura di disgustarla... ebbe paura di lei, della sua passione, non riusciva a capire. Si avvinghiarono ciecamente. Jules le accarezz le cosce e apr la bocca contro la carne di lei, ma di nuovo lei si ritrasse, lo respinse.  dentro di me,  dentro di me, nel profondo, che ho bisogno di te disse con voce fioca. E lo respinse. Lui le giacque accanto cauto, sentendosi strano e irreale, ancora colmo di leggerezza, senza peso, abbagliato. La paura lo sfior, per questo suo fallimento cos assoluto, e, ci nonostante, lei giaceva docilissima tra le sue braccia, minuta di ossa, delicata, una parte del suo stesso corpo. Non lo guardava. Mi dispiace disse Jules, coprendole la mano con la sua. Ti amo tanto.

Ti amo disse Nadine.

Tacquero. Questa intimit era magica per Jules... non riusciva a credere che vi fosse, tra lui e Nadine, la grande distanza che la sua infelicit lasciava intendere. Sentiva che lei era divenuta una parte di se stesso. Il ricordo del corpo di lei, l'esperienza del corpo di lei, gli sembrava serica, misteriosa, calda. Non esistevano complicazioni. Eppure c'erano complicazioni che non riusciva a capire. L'incontenibilit e la forza stessa di quel che aveva provato lo spaventavano, poich il possederla, l'amarla, non lo soddisfacevano, ma lo eccitavano, facendo s che la volesse ancora, incatenandola a lui nell'immaginazione... La via d'uscita da una simile tensione consisteva nel liberarsene, ma la violenza di tale liberazione era inebriante. Non riusciva a distaccarne e a scioglierne i pensieri. Era come se il suo cervello fosse contagiato dalla febbre che gli aveva bruciato il corpo, per purificargli il corpo.

Nadine era spossata. Jules sent un silenzio greve tra loro e prov una sensazione di sollievo quando lei si addorment, con il capo sulla sua spalla. Dormiva un sonno irrequieto. Ma era un sollievo sentirsi libero dalla sua consapevolezza. Jules si guard attorno nella stanza, stringendo Nadine. Siccome era cos nuda, la stanza non conteneva alcuna minaccia. Era un ambiente senza passato e apparteneva soltanto all'avvenire; si sarebbe completato nel futuro. Attualmente, nel presente, era vuoto e irreale. Qualunque cosa sarebbe potuta accadervi. Il peso del corpo febbrile di Nadine contro il suo sembrava irreale. Lui continuava a vederla a distanza, la sua visuale si librava in alto per contemplarne il viso, gli occhi, il contorno delicato del corpo... quel corpo, cos vicino al suo, era un enigma per lui. Tutto vi rimaneva dentro rinchiuso. Lui non possedeva le parole per liberarla, per destarla da quel sonno irrequieto. Il respiro di Nadine era affannoso. Jules divenne acutamente conscio della sottigliezza delle sue ossa sotto la pelle bagnata, dell'esilit del collo, anche dei bei tratti del viso. Ma i capelli erano scompigliati. Anche nella spossatezza e nel sudore gli parve elegante, un mistero. Il suo lungo, liscio corpo era una sfida. Sent che diventava lentamente cieco, risucchiato interiormente dalla calda, serica sfida del corpo di Nadine.

Giaceva semiaddormentato. Era notte. Il braccio di Nadine rimaneva abbandonato lungo l'altro fianco di lei, in un infantile atteggiamento di resa. Il suo respiro era tranquillo adesso. Jules cerc di chiarire i propri pensieri. Tutto era umido. Le lenzuola, spiegazzate. Non riusciva a pensare, giacendo l. Una strana paura si impadron di lui: sarebbe potuto restare legato per sempre a quella donna, loro due incatenati insieme da una passione che non poteva giungere ad alcun compimento? Aveva la forza di fare un miracolo, tutto sommato? Madido, saziato dai miracoli del proprio corpo, si sentiva dilaniato per essere sopravvissuto a tali eccessi. Gli occhi gli bruciavano dell'esperienza dei miracoli, come gli occhi di un profeta biblico, un profeta barbuto, dagli occhi folli, in qualche deserto senza nome, in vagabondaggio attraverso un'ardente eternit di deserti, di cespugli fiammeggianti, di apocalittici cieli sul punto di squarciarsi, di rampanti acque bianche, di voli gi tracciati d'immaginari uccelli favolosi... Stava perdendo adagio la propria forza, la sua anima.

Si svegli toccato da lei.

Jules? disse. Stai sognando?

Non lo so...

Apr gli occhi, confuso. Nadine si protendeva su di lui. L'atmosfera del loro letto era viziata e dolce. Sent i capelli di Nadine sul torace, la sua presenza sopra di s, lattiginosa e dolce. Con impeto, tutto il suo amore per lei torn; si sent quasi svenire. Ti amo tanto disse Nadine, ma le sue parole erano fanciullesche e non minacciose; quando lo baci, lo fece senza angoscia. Jules le mise le braccia intorno alla testa, premendole la faccia contro di s. Era curioso ed eccitante, per lui, avere l'avambraccio contro la nuca di Nadine, premerle i capelli contro il collo.

Parlami e raccontami di te disse lei.

Non c' niente.

Jules...

No disse lui con la voce tremula niente. Non ricordo la mia vita. Per quanto tempo riuscirai a rimanere con me in questo modo?

Nadine esit. Perch non potrei restare per sempre?

Dici sul serio?

S, sul serio. Per sempre. Rimarr per sempre. Premette tutta la lunghezza del proprio corpo contro il suo. Placida, calda, giaceva come se stesse riflettendo meticolosamente sulle proprie parole. Mi sono sempre perduta nell'amore che gli altri avevano per me. Mio marito... pronunciavo il suo nome, un nome particolare, e credevo di amarlo. Glielo dicevo. Ma mi limitavo a dirla, quella parola, la parola amore. La dicevo contro tutto ci che al mondo non era lui, che non mi conosceva, in quel mondo dove tutti si infischiavano di quello che io ero, o di quanto soffrivo, cercando di amare qualcuno. Contrapponevo il suo nome a tutto questo. Sono sempre stata terrorizzata da questo.

Da che cosa?

Da tutto, dalla possibilit di andare oltre il limite.

Nadine, tu? Ma stai parlando sul serio?

Devi prendermi sul serio, Jules.

Voglio prenderti sul serio, ma non posso crederlo. Che cosa pu mai essere accaduto nella tua vita per spaventarti?

Nadine taceva.

No, sul serio mormor Jules con dolcezza. Dimmelo.

Il suo silenzio era ostile. Le accarezz il viso, come se si sforzasse di leggerne l'espressione.

Cosa c' che non va? domand Jules.

Mi sembri cos distante.

Questo non  vero. Che cosa vuoi dire?

Mi ami, ma non mi ascolti. Ti ritrai da me. Per tutta la vita ti rifugerai nell'essere stato povero, nell'essere stato maltrattato, per sentirti superiore alle persone come me. Non vuoi pensare che siamo reali.

Questo non  vero!

Ricordo di essermi trovata sola con mio padre, su un treno. Lui cominci a vomitare. Vomit sangue e c'erano cose nel sangue, piccoli brandelli di carne. Me ne ricordo bene...

Dio mio, mi dispiace. Non pensarci.

Voglio pensarci. So che cos' il limite, proprio come lo sai tu. Potrei saperlo meglio. Ma tu non mi credi, non credi che io sia reale. Sono qualcosa che hai inventato, anche il mio corpo  qualcosa che hai inventato.

La sua voce lo eccit. C'era del vero in quanto diceva... l'aveva inventata, immaginata. Ma era anche reale. Non parlare cos le disse.

Perch sembra che io sia pazza? Ma  proprio questo limite al quale mi riferisco soprattutto, andare oltre il limite...

Jules udiva le loro voci e le loro parole, ma la sua mente non le assimilava affatto. Voleva soltanto abbracciarla, ma temeva che lei si ritraesse. Adagio, con dolcezza, le faceva scorrere le mani sul corpo, mentre parlavano, come se quelle carezze non fossero importanti e si limitassero a far parte della loro conversazione. Lei stava dicendo: Ti immagino per la strada, diretto in qualche posto. Facendo l'autostop. Quegli uomini camminano lungo il margine della strada, a volte camminano all'indietro, tenendo d'occhio le automobili. Sembrano molto scaltri, molto pericolosi. Alzano il pollice e fanno il gesto di chi chiede un passaggio, osservando ogni cosa, beffardi. Sono pericolosissimi, credo. O forse non sono pericolosi, forse sono teneri, come posso saperlo? Io non faccio mai salire autostoppisti. Ma tu entrasti addirittura in casa di mio padre. Non potei dirti di no. Per anni, da allora, ebbi l'incubo di te che ti introducevi di nuovo in casa mia, arrampicandoti fino alla finestra....

Jules era talmente nervoso che riusc soltanto a ridere.

Ma perch stai ridendo? Mi terrorizzava.

Non c' nessuna ragione di aver paura. Non parlare cos.

Ti amo, ti desidero cos intensamente, cos accanitamente, non credo di poterlo sopportare disse Nadine, a un tratto. Se ci trovassimo su una barca, la spezzerei in due. La farei affondare sotto di noi. Annegheremmo. Non so dominare i miei sentimenti per te, per questo annegheremmo. Se ci trovassimo su un'automobile, lanciata a tutta velocit, ti strapperei le mani dal volante e provocherei un incidente.

Perch stai dicendo queste cose?

Non lo so.

Respirava rapidamente. Jules le fece scorrere le mani sulle spalle e sulla schiena, spaventato da lei, incapace di fermarsi. Non riusciva a capirla. Il pi sottile dei cunei tra loro si era allargato a un tratto, spalancando una grande distanza ventosa, e gli accadde di pensare che, da quella distanza, lei lo odiasse. Perch non credeva in lei? nel suo terrore? Perch, come sua sorella Maureen, era una donna che doveva prostrarsi innanzi al terrore in un atto di sottomissione, non essendo abbastanza forte per sfuggirgli?

Nadine disse: Una volta un cane mi insegu, un pastore tedesco. Impazz di rabbia. Mi morse le caviglie, le gambe, le braccia. Impazz di rabbia, e io urlai e urlai, tentando di fuggire, ma il cane continuava a gettarmisi contro e a farmi cadere. Era infuriato. Era come se qualcosa di incontrollabile turbinasse, lanciandosi contro di me. Non pensai che sarei morta, non ebbi il tempo di pensarci. Ero troppo terrorizzata. Il cane continuava ad avventarmisi contro, e la saliva volava dappertutto, dal suo laido muso. Vedo ancora quel muso - le labbra nere, la lingua, i denti -, era in preda a una rabbia folle, senza nessuna ragione, voleva farmi a brandelli. Per mesi, in seguito, non riuscii pi a dormire senza sognare quel cane. A volte, anche quando mi svegliavo, lo sentivo prendere forma nell'aria accanto a me... un cane che prendeva forma nell'aria, una forma molto tesa, pesante, spaventosa, nell'aria. Avevo le braccia e le gambe tutte coperte di sangue. Mi rimangono ancora alcune cicatrici. Ma, in seguito, non furono i morsi a spaventarmi. Fu tutta quella forza. Era la forza che prendeva forma nell'aria proprio accanto a me, un pericolo terribile. Pensavo che sarebbe potuta entrare in me e che avrei potuto fare qualcosa di spaventoso, che avrei ucciso me stessa o qualcun altro....

Jules la strinse. Ges, deve essere stato terribile disse.

L'aspetto del cane era spaventoso. Credevo che sarei impazzita.

Vorrei che tu non ci pensassi, adesso.

Non so perch ne ho parlato. Forse per convincerti dei pericoli che ho affrontato? Ma tu stesso sei il mio pericolo pi grave... che cosa posso fare del mio amore per te?

Che cosa possiamo fare?

Altre persone mi hanno amata, e io sapevo di che cosa si trattava, esattamente. Ma tu mi ami come qualcuno che gridi il mio nome tra la folla... conoscendomi, venendo subito a me. Non posso fuggire. Voglio soltanto giacere tra le tue braccia cos, voglio che tu faccia l'amore con me, il desiderio di te mi fa perdere la testa. Parlava rapidamente, con una fioca, disperata urgenza. Si sarebbe detto che stesse confessando qualcosa di troppo laido per poter essere detto a voce alta.

Jules sent che stava evocando in lui l'eccitazione, quel corpo nervoso, caldo, che si muoveva contro il suo, quasi sfidandolo. Fece scorrere le mani con forza su tutta la lunghezza del suo corpo, come se la valutasse, come se la determinasse. Sent che stava prendendo forma accanto a lei, la forza della sua lussuria stava dando una forma a tutto il suo corpo, delineandolo nell'oscurit. Nelle sue sensazioni vi era una chiarezza strana. La mente gli fece balenare dinanzi un'immagine di se stesso e di Nadine, allacciati insieme, le lunghe, pallide braccia di una donna avvinte intorno al suo corpo, e la salda schiena di Jules inarcata su di lei, in una presa mortale. Non aveva sempre riposto la propria fiducia in simili bizzarre immagini? Jules che rischiava questo, Jules che si gettava su quest'altro, Jules che si tuffava? Era l'eroe di innumerevoli episodi. La conclusione di un episodio trascolorava nell'inizio di un altro, e tutto era immaginario. A questo aveva finito con il ridursi la sua vita. Ma attraverso quei capitoli interminabili aveva inseguito una donna che era risultata essere questa donna, una donna soggiogata da un incantesimo come il suo, destinata ad avvolgersi attorno a lui e a dargli tutto di s.

Quando i poveri si arricchiscono, pens Jules, precipitano nel torpore del lusso e i loro occhi sono velati da miracoli... cos lui, povero per tutta la vita, ma ora impregnato dalla sontuosit dell'amore, non riusciva a scrollarsi del tutto di dosso una sensazione di irrealt. La chiarezza della sua lussuria localizzava con precisione tutto ci che era irreale. Nadine, la sua diletta, la sua amante, una donna che, chiss come, aveva sposato un altro uomo, lo trasse a s e pose termine a tutti i suoi interrogativi, ma non allo stupore celato dietro a essi. Ti amo, sono pazzo di te le disse in preda al tormento, entrando in lei, smarrendo la forma delle sue parole. Aveva paura di quel che sentiva dentro di lei. Gli sembrava che la propria anima potesse perdersi, strappatagli dall'amore di lei, dalla brama di lei. Non posso fermarla, non posso dominarla, pens.

Nadine si tendeva contro di lui. Era una tensione tremenda, la tensione delle sue gambe e delle sue braccia. Una forza simile alla forza del fulmine era contenuta nelle sue ossa aggraziate e le stava tendendo fino al punto di rottura, eppure non si spezzavano, nulla si spezzava, nulla si allentava in lei. Jules la baci. Lottarono insieme, disperatamente avvinghiati. Disperata com'era, lei cominci a graffiargli la schiena. La divinit in lui, cos violentemente stimolata, le rimaneva distante, e Nadine non poteva fare altro che artigliarlo, volendola, in preda a una sofferenza infernale. Ti amo, ti amo gemeva, ma il suo corpo sembrava osteggiarlo e non contenere alcun amore per lui, ma soltanto una sorta di frustrato terrore. Jules rimase in lei, stringendola. Il momento era cos strano che riusc a trattenersi, sull'orlo dell'orgasmo, e, ci nonostante, a guidare quella donna, in grado di guidarli entrambi, nonostante la greve, rapida pulsazione della sua lussuria, che a questo punto lei sent e volle. Nadine sembrava intuire in lui una forza ricca e violenta che le sarebbe dovuta appartenere, poich proveniva dal suo corpo, ma che, in qualche modo, non le apparteneva... le era negata, misteriosamente. Affond i denti con forza su un lato della sua faccia.

Jules, non lasciarmi!

Va bene.

I gridi di lei erano acuti, terrorizzati, come i gridi degli uccelli oceanici. La sent tramutarsi in un uccello selvatico, crudele. La sent affondare, e sollevarsi, e riaffondare nella frenesia della propria mente, incapace di portarsi al culmine, appesantita fino all'insensibilit. Avrebbe voluto distogliere la faccia da lei. Ma la baci, invece, avidamente e selvaggiamente lui stesso, imitandone la passione per una forma di cortesia, per nascondere a entrambi la verit. Se lei fosse stata in grado di sorridere, pens Jules, un sorriso sottile, sinistro, le avrebbe illuminato il volto... come lo voleva, come aveva bisogno di ogni parte del suo corpo! Ci che aveva creduto elegante in Nadine era soltanto la sua distanza da lui, una distanza femminile. Davvero erano intrappolati insieme, lottavano insieme. Erano nemici. Immagin il corpo di lei, lacerato da profondi squarci rossi, dalle azzannate frenetiche, maniache, di un cane, e l'idea del suo sangue, della vista del suo sangue, lo eccit. Sapeva che le stava facendo male, sebbene lei non potesse sentire alcun dolore. Sapeva che la faccia e il corpo di Nadine erano gi stati scorticati da lui, ma non ebbe la forza di fare questo, questa crudelt. La compativa. Non voleva farle realmente del male, sebbene lei volesse essere ferita da lui, sebbene volesse che il suo sangue venisse fatto scorrere da lui, ma non poteva continuare, non voleva essere plasmato nell'aria dalla sua immaginazione violenta. Nadine disse, supplichevole: Jules... ed era gi troppo tardi, lui le affond dentro con un grido di piacere e di sconfitta.

Oh, non lasciarmi! Come puoi lasciarmi? pianse Nadine.

Gli parve che lo avesse colpito, con queste parole. Aveva fallito, di nuovo. Esausto, quasi insensibile lui stesso, non pot dire nulla, non pot pensare affatto. Il suo stesso corpo si stava dissolvendo. Non riusciva a immaginare se stesso o Nadine. La frustrazione di Nadine, il desiderio che provava per lui, erano ormai al di l della sua immaginazione. Sentiva di essere vicino alla morte, mentre Nadine, viva e infelice, continuava ad avvinghiarglisi e premeva la faccia umida e contorta contro la sua, accusandolo.

Tu non mi ami, non ti importa di me!

Si calm. Jules non parlava. A mano a mano che i sensi gli tornavano, si rese conto della profondit del suo fallimento, si vergogn, davvero non riusciva a capirlo. Si vergognava ed era frustrato. Gli sarebbe piaciuto dirle: Certo che ti amo. Che cosa dimostra questo? E con ci? Avremo venti o trent'anni di vita insieme, dammi il tempo di amarti. Ma non disse nulla. L'idea dei venti o trent'anni, del matrimonio di Jules e Nadine, gli parve adesso improbabile. Temeva di averla fraintesa. E ora, credendolo lontano da lei, senza amore, lei era preparata a respingerlo. Non riusciva a capire come avesse potuto fallire. Era stato il corpo stesso di Nadine a fallire, ma il corpo di Nadine era custodito da lui, affidato a lui. Era il suo amante, eppure non poteva fare l'amore con lei, non per davvero, in quanto tutto era segreto in lei, teso e celato. Non riusciva a capire. Ogni parte di Nadine, ogni cellula del suo cervello, era infatuata di lui e gli si era concessa; avrebbe potuto succhiare l'essenza stessa del suo dolce sangue, talmente tutto gli si era aperto innanzi, eppure tra loro si frapponeva l'insuccesso. Il corpo di Nadine assumeva per lui una sorta di sinistra radiosit. Si apriva e si chiudeva su di lui, portandolo a un eccesso di lussuria, quasi di follia, eppure aveva fallito. Questo lo stordiva. Era spossato, greve. Persino la fioca luce proveniente dalla strada gli faceva male alla pelle.

Volle baciare Nadine, tra le cosce, ma lei gli si sottrasse. Sembrava che sentisse la sua sofferenza; si era astratta; Jules apr gli occhi sulla fioca luce della strada che le rivestiva il corpo e gli parve, per un momento strano, di non conoscere neppure quella donna.

Dopo un poco, lei si drizz a sedere sul letto. Disse: Non mi sento bene. Sar meglio che faccia un bagno, o qualcosa.

Jules si drizz a sedere a sua volta e le accarezz la nuca. Riusc a dire soltanto: Mi dispiace....

Nadine gli appoggi, fuggevolmente, il capo sulla spalla, poi si volt. Quando si fu alzata, Jules sent per la prima volta un bruciore acuto sulla schiena, i segni delle unghie di lei.

La segu nel bagno. Nadine apr i rubinetti per riempire la vasca con acqua calda, saturando l'aria di vapore. Vi era una fosca, gratificante violenza nello scroscio di quell'acqua corrente. Jules accarezz il corpo esile, snello, di Nadine, e lei rimase ritta senza reagire, fissando l'acqua. Lui si inginocchi per esaminarle un livido giallo sulla coscia. Sono stato io a farti questo? disse. Mi dispiace. Era sinceramente dispiaciuto. Nadine si volt vagamente verso di lui, come se quelle parole le fossero riuscite appena percettibili. Jules si sent stringere il cuore, ma disse allegramente, cingendola con le braccia: Scusami. Non lo far mai pi.

Lei non disse nulla. Un nervo guizz in un occhio di Jules. Era innamorato e sapeva che Nadine lo amava. Eppure, stando l in piedi, un po' accecato dal vapore nell'aria, sentiva accrescersi la distanza tra loro e non poteva farci niente. Nadine si sporse sulla vasca, lontano da lui. Jules le mise le mani intorno alla vita. Evidentemente il suo corpo gli apparteneva; lei gli si era data, eppure questo non contava molto. Non riusciva a supporre a cosa stesse pensando. L'amore, questo gravitare verso l'unit, questo terribile fondersi... perch aveva tanta importanza?

Si sent sconcertato e spaventato, pensandoci. Perch aveva tanta importanza?

Nadine entr nella vasca, sostenendosi al suo braccio. Si sedette goffamente, quasi avesse paura di cadere. Jules la contempl come se stesse contemplando una bambina, una delle sue sorelle ridivenuta bambina. Adesso ti sentirai meglio. Devo averti infiammato parecchio la pelle.

Lei si reclin all'indietro. Il suo corpo era bianco sotto l'acqua. A Jules venne in mente a un tratto una statua della Vergine Maria contemplata da bambino, immaginando di vederla muoversi. Aveva tanto desiderato vederla muoversi... gli era necessario come segno di amicizia, di riconoscimento. Ora si inginocchi accanto alla vasca e premette la fronte contro il bordo. Non disse niente. Nadine non disse niente. Rimasero cos per qualche tempo. Non riusciva a capire perch i suoi sentimenti per questa donna fossero cos violenti. Perch non voleva altro che l'amore di lei, ancora e ancora, mentre lei stessa si era scostata da lui, accusandolo di aver fallito? Non credeva davvero nel fallimento, in qualsiasi genere di fallimento. E anche questo, pertanto, non aveva senso. Come poteva aver fallito con lei se lei era lui, se loro due erano una persona sola, nell'amore? Ma il corpo di Nadine doleva a causa sua. Lei aveva la pelle ammaccata. E a lui bruciava la schiena, graffiata dalle unghie di lei. Sentiva in Nadine una tensione crescente, non la tensione dell'amore, che l'allontanava da lui sebbene lei non distogliesse lo sguardo.

La guard. Giaceva del tutto immobile nell'acqua, che ne rendeva roseo il corpo. Jules tast l'acqua con un dito e disse: Ges, ma  bollente. Nadine non lo degn di uno sguardo. Sembrava narcotizzata, in trance. Lui ritenne che provasse quel che provava lui... che fosse chiusa in un desiderio di fusione, di unit, ma rudemente respinta, delusa. Non era riuscito affatto a credere nel terrore di lei, ma adesso propendeva a crederci. Vi era terrore in quel bagno bianco, nel luccicante lavabo di porcellana e nella vasca, visti alle quattro del mattino, nella luce artificiale. Ci si sarebbe potuti aprire le vene, l dentro, svuotati dall'alba. Doveva uccidere Nadine e poi se stesso, per eternare opportunamente il loro amore? Ma non poteva ucciderla senza farle del male; e non voleva farle del male.

Tu non credi che io ti ami? disse.

Vi era un che di tirannico nella tensione che lei creava tra loro, facendo di entrambi delle vittime. Non erano liberi. Nadine giaceva come una vittima nell'acqua caldissima del bagno, una donna sui venticinque anni, snella, intensa, frustrata. Aveva i capelli scarmigliati. Le spiovevano ciocche sulla fronte e sulle guance. Gli occhi erano lividi, anch'essi un po' folli, ma con un'espressione dilatata, narcotizzata, tempestosa. Un'irritazione le era apparsa lungo il mento, arrossandosi, come se l'aria calda la stesse formando. Jules immagin altre irritazioni causate dalle sue mani sulla pelle delicata. Spossato a sua volta, sentiva la spossatezza di lei. L'aria umida gli annebbiava la mente. Non riusciva a capire che cosa volesse Nadine, n che cosa volesse lui.

Lei alz le mani davanti da s, coprendosi i seni. Abbass adagio lo sguardo su se stessa. Stai pensando a me... stai pensando che sono una troia, vero?

Nadine, come hai detto?

Stai pensando che sono una troia? Per tutto questo? Una troia, una puttana?

Non parlare cos. Sei superiore a queste cose.

Nadine tacque. Lo prese l'impulso di chinarsi improvvisamente per baciarla, ma vi era in lei qualcosa di immobile e di mortale. Lei dominava la tensione tra loro; quella tensione si trovava nel suo corpo. A Jules faceva male la testa a causa dell'incantesimo dal quale era stato oppresso per tanti anni, e si rese conto, impotente, che per Nadine era passato e non poteva pi essere recuperato. La metamorfosi continuava. Il viso di lei, che gli era sembrato luminoso la settimana precedente, in casa sua, era adesso molto spento, interiorizzato. Sembrava assorbita dallo stupore.

Che cosa sta succedendo? disse Jules. Ti amo. Voglio che non cambi nulla.

Stai pensando a come sono, a quanto sono disgustosa disse lei adagio. Come qualche tua piccola sgualdrinella. Qualche negra. Hai visto che cosa sono e ora non lo dimenticherai pi.

Non so che cosa tu voglia dire.

Ti ho sempre desiderato disse Nadine, con una voce lenta ed enfatica, come se si stesse confessando. Non riuscivo a pensare ad altro. Ti volevo, volevo soltanto te. Volevo che tu facessi l'amore con me, ma non che l'amore finisse. Soffrivo, desiderandoti. Mi aggiravo per la casa, laggi, e soffrivo mentre tutto era cos bello, tutte le cose che avevo e delle quali non potevo godere. Non potevo far niente del mio amore per te, niente. Avevo il corpo dolorante. Tutto in me era dolorante. Volevo morire, ero malata d'amore. Pensavi che le donne potessero provare tutto questo? Era qualcosa di pesante, che mi trascinava gi. Non potevo pensare ad altro, non potevo dormire. Tutto mi appesantiva e mi trascinava in basso, il mio corpo, l'aria che premeva sul mio corpo, tutto. Pensavo soltanto a quello che avrei provato quando saresti entrato nel mio corpo, e il tempo si fermava per me, mi si fermava il cuore, soltanto a pensarci. Cos ora sai come sono fatta.

Era per lui un oggetto piccolo e solido, una statua formata da qualche sostanza bianca, chiusa in se stessa furiosamente ed egocentricamente, completa. Le sue parole erano il completamento di qualcosa, una sorta di finale. Jules disse, disperato: Ma con questo? Che diavolo importa? Che cosa significa?.

Sono una troia disse Nadine, adagio.

Ges Cristo, che cosa vuol dire questo? Una troia! Non ho mai conosciuto una troia, mai; questa espressione non significa niente per me. In tutta la mia vita non ho mai conosciuto una troia in forma umana, figuriamoci poi te, mai!

Lei sembrava quasi ascoltarlo; ma non alz gli occhi.

Sei sfinita, non sai quello che dici asser Jules, con la voce tremante. Ti ho sconvolta venendo qui e trattenendomi cos a lungo.

S, sono sconvolta.

 naturale che tu ti senta cos. Sono rimasto con te troppo a lungo, sarei dovuto essere pi cauto, con te.

S.

E tuo marito, tu stai probabilmente pensando a lui. Vuoi che ti lasci sola per qualche tempo, per alcune ore? Poi torner e riparleremo di tutto questo.

Vuoi lasciarmi? disse Nadine. Per la prima volta in parecchi minuti si volt a guardarlo. Aveva gli occhi opachi, sconcertati. Una nausea gli scatur nel corpo, vedendola cos strana. Lei disse: Ti disgusto davvero, Jules? Che cosa stai pensando? Mi stai paragonando ad altre donne?.

No, naturalmente.

Stai pensando: le ho fatto commettere adulterio? Stai pensando questo?

Jules premette di nuovo la fronte contro l'orlo della vasca; incominci a battervi contro la testa, come se avesse voluto fracassarsi il cranio.

Quello che accadeva in alto stava accadendo in basso... Jules pens con stordimento ai propri scherzi e alla propria leggerezza, che saliva in alto, verso un cielo innocente, e alla propria passione e al sangue greve, nero, febbrile, che lo trascinava in basso. Era un criminale. Il suo segreto consisteva nel fatto che era un criminale nato. Il suo corpo apparteneva a qualcun altro che lui aveva saccheggiato, ma non riusciva a reggerlo; aveva la capacit di rovinarlo, ma non riusciva a fuggire con esso. Nella sua lussuria aveva fatto di Nadine una sudicia complice. Rimase inginocchiato sulle piastrelle del bagno, sforzandosi di pensare, battendo la testa contro l'orlo di porcellana. Infine disse, esasperato: E va bene, hai commesso adulterio! E con questo?.

Non voglio pensarci.

Non ci pensare, allora.

Non sopporto di essere sveglia.

Vuoi soltanto ammalarti. Stai andando incontro a un tracollo. Perch fai cos?

Erano stati insieme troppo a lungo. La loro intimit si era protratta troppo. Nadine giaceva del tutto immobile, ma non vi era alcuna distensione in lei, alcuna serenit. Jules sentiva la tensione di lei. Era come follia, giunta al di l delle parole o delle spiegazioni. Era stato lui a determinarla, ma ora non poteva toccarla, non poteva mutarla, come se non fosse pi l'uomo che lei aveva desiderato un tempo.

Ho commesso adulterio. Sono venuta a letto con te. Ti ho telefonato, ti ho fatto venire qui, sapendo in ogni momento, esattamente, che cosa sarebbe accaduto disse lei, adagio. Non ho pensato a nessuno tranne che a te. Non sto pensando a mio marito. Che cosa c' in te, perch sei cos straordinario? Potresti essere sposato, non lo so. Potresti avere qualche malattia, tutto sommato. Non mi importa nemmeno di questo. Non mi importa di sapere dove abiti o dove lavori. Me ne infischio di te, voglio soltanto venire a letto con te. Ora puoi renderti conto di come sono. Dovrei morire.

Jules si sent scombussolato, ascoltandola. Non disse niente.

Mi hai umiliata, ma ho voluto io che accadesse. Tutto  osceno in me, dentro di me. La mia mente  oscena. Dovrei morire, non dovrei vivere...

Sconvolto, Jules si alz e usc. Rimase in piedi, perplesso e stordito, nell'altra stanza, senza ricordare... senza ricordare dove si trovava, che cos'era accaduto. Guard fuori della finestra. Vi era sempre una promessa nelle finestre, la possibilit di una sorpresa. Spuntava l'alba, era molto presto. Alcune automobili erano state parcheggiate nella strada durante la notte, la sua si trovava ancora parcheggiata all'angolo. Una via di scampo. Finch aveva un'automobile sua, era un americano e non poteva morire. Ma la stanza lo strattonava... dovette voltarsi verso di essa, ammetterne l'esistenza. Le lenzuola sul letto erano un ammasso di pieghe, macchiate dal suo seme, terribili a vedersi. Si sent stordito, ipnotizzato, dalla vista di quel letto. Quello che era accaduto tra loro non poteva essere annullato, e, ci nonostante, lei stava tentando di respingerlo, stava cercando di porvi termine. Come avrebbe potuto respingerlo, il corpo di Nadine, dopo tanto amore? Sent il letargo pesante, simile a uno stato di trance, del corpo di lei, ne sent la possente lussuria, superiore a tutto ci che lui potesse sentire, una lussuria che superava la sua. Era debole, stordito da quell'insuccesso.

Annasp qua e l cercando i vestiti. Era un po' cieco, gli occhi gli si andavano riempiendo di lacrime. Lo afferr a un tratto il timore che Nadine potesse uccidersi.

Buss alla porta del bagno. Nadine? Stai bene?

S.

Perch non esci, adesso?

Ora esco.

Si vest. Port fino alla porta del bagno l'accappatoio di lei, socchiuse la porta timidamente e fece capolino. Tieni disse, porgendole l'accappatoio, ma, chiss come, lo lasci cadere sul pavimento. Nadine lo ringrazi. Jules chiuse la porta.

Aspettandola, inizi un andirivieni tra la camera da letto e la stanza pi grande, sconfortato da tutto quel vuoto. Il suo cervello non riusciva a funzionare in stanze cos fioche e vuote. Persino il pavimento lucido lo deprimeva. Era troppo solo senza Nadine. Pens a quando l'amava, pens ai suoi occhi angosciati, dilatati, pens a lei che diceva: Ora puoi renderti conto di come sono, ma non si rendeva conto, non capiva. Com'era Nadine? Di che cosa si era reso conto? Non riusciva a ricordare niente tranne il proprio amore, quel suo affondare in profondit nel corpo di lei, e quella sua necessit di rimanervi, morendo in quell'assurdo prodigio carico di attesa... Ma, pensando a lei, cominci a volerla di nuovo e il desiderio era pericoloso.

La ud nella camera da letto, ma non entr. Temeva di offenderla, di invadere la sua intimit. Dopo qualche minuto lei apparve alle sue spalle, vestita.

Jules?

S?

Te ne vai, adesso?

Non sarebbe la cosa pi saggia che potrei fare? Torner pi tardi, quando ti sentirai meglio. Quando avrai dormito. O non vuoi che me ne vada?

S, credo che dovresti andartene.

Gli sorrise, un sorriso insignificante.

Posso rivederti pi tardi, allora? Nel pomeriggio?

Non lo so.

Si avvicin e gli tocc il braccio con dolcezza. Sorpreso, lieto, Jules si chin a baciarla. Il suo corpo anelava a lei, ma non os toccarla; sentiva che questo l'avrebbe distrutta. Lei gli restitu il bacio, sfiorandogli le labbra, freddamente, con le sue. Jules sent l'anima diventargli cieca a quel contatto.

Nadine, ti amo tanto. Ti amo disse.

Ti amo anch'io, Jules rispose lei adagio.

Ma fu come se avesse parlato contro la propria volont. Per un momento, in piedi, si fissarono. Poi lei disse, a un tratto: Ti accompagno fino alla macchina. Non sono uscita da questo appartamento per... per pi di un giorno.

D'accordo. Bene.

Mi piacerebbe camminare in pubblico con te, sul marciapiede. Credo che mi piacerebbe disse Nadine.

Jules sent che lei gli stava facendo fretta, che voleva farlo uscire da quella casa, adesso, e lo guidava. Ma quando le afferr le spalle per baciarla, alz subito il viso verso il suo, senza opporre resistenza. La baci per qualche tempo, con dolcezza. Sent quanto la rendevano cieca i suoi baci, ma al contempo quale scarso effetto avevano sull'anima ostinata, ipnotizzata, di lei. Le baci le palpebre, per chiudergliele. Non voleva farle del male. L'astiosa morbosit delle sue parole lo aveva abbandonato, preferiva non ricordarle e contava sul fatto che la magia dell'amore li avrebbe portati avanti... perch no, se lei si lasciava baciare cos remissiva, consentendogli di baciarle le palpebre, di renderla cieca a furia di baci? Perch no? Quei baci dovevano sembrarle come falene leggere, come farfalle... Se era intervenuta in loro questa metamorfosi, legandoli insieme nell'amore, perch non avrebbe dovuto essercene un'altra? Perch il mutamento avrebbe dovuto avere un termine? Nadine lo aveva amato gi una volta con violenza e lui era persuaso che lo avrebbe amato ancora, che l'amore di lei sarebbe stato pi forte della sua ripugnanza.

Per piacere, ricorda che ti amo, che penso sempre a te le disse.

S.

E che voglio sposarti. Che devo sposarti.

Voglio sposarti anch'io, s disse lei.

Jules si scost, incerto. Nadine si forz di sorridere. Poi andarono insieme verso la porta di casa, Jules con il braccio sulle sue spalle, tentando di creare una certa disinvolta intimit, una noncuranza. Erano amanti. Lei gli camminava accanto, schiacciandosi dolcemente contro di lui; indossava un vestito scuro di stoffa ruvida, un vestito elegante, dal colletto alla marinara. Aveva le gambe nude. Calzava scarpette nere, dai tacchi arrotondati. Sapeva di sapone e Jules sent un odore di umido nei suoi capelli. Una sensazione d'amore scatur in lui, sconvolgendolo con quel suo incalzare. Sulla porta lasci che lo precedesse, infiacchito, sentendosi assurdo.

Torner nel pomeriggio, allora si affrett a dire. Devo telefonarti, prima?

Non ho il telefono.

Gi,  vero, me ne dimenticavo. Il telefono non funziona.

Si avvicinarono all'ascensore. Jules premette il pulsante; si illumin: rosso. Discesa. Un pulsante per scendere, per condurli gi in strada. Sarebbe stato delizioso camminare con quella donna splendida sul marciapiede, in pubblico, proprio sul marciapiede. Perch questo gli sembrava pericoloso? Le baci il collo. Le baci i capelli. Perch la lasciava, precisamente? Non riusciva a ricordarlo con chiarezza. Avevano deciso qualcosa, parlando. Qualche parola era stata pronunciata da lui, e lei aveva risposto. Se non avesse detto quelle particolari parole, non vi sarebbe stata, da parte di Nadine, la risposta che gli aveva dato, decidendo il loro destino. Ma era meno in ansia, adesso. Strofin la faccia contro la sua, infiacchito, innamorato. L'amava davvero.

Fuori, in strada, vide che la citt si stava svegliando. Un signore dal vestito splendido attravers il marciapiede davanti a loro, diretto verso la sua automobile. In un'altra strada, un'automobile si scost dal marciapiede. L'aria delle prime ore del mattino era fresca, rinvigorente. Jules sbirci con la coda dell'occhio Nadine e vide che lo stava fissando. Rabbrividiva; camminava con le braccia tenute rigidamente contro il corpo. Ti saresti dovuta mettere un maglione o un cappotto disse Jules. Che cos'hai? Lo stava fissando in un modo cos strano. Si chin verso di lei per prenderla sottobraccio, ma Nadine si scost, sempre fissandolo.

Nadine, che diavolo c'? Perch fai cos?

Stavano camminando adagio lungo condomini residenziali che si susseguivano l'uno dopo l'altro. Prati verdi, piante rare, cancellate di ferro battuto. Un uomo e una donna, in abiti da viaggio, l'uomo con una valigia, attraversarono la strada diretti verso una grossa automobile nera. Piacevole. La loro intimit sembrava piacevole. Dappertutto c'erano macchine lussuose, e questo doveva pur significare qualcosa, qualcosa di piacevole, di sereno. Eppure, Nadine continuava a fissarlo come se non lo riconoscesse.

Nadine?

Continuava a camminargli accanto, ma sul lato opposto del marciapiede. Poi, dalla tasca del vestito, tolse un oggetto... Jules guard e gli parve a tutta prima di vedere una borsetta nera. Poi guard meglio e vide una rivoltella. Nadine la punt verso di lui, come se lo stesse invitando a gesti ad allontanarsi.

Che cosa stai facendo? Dio mio! disse Jules, pi allarmato per lei che per se stesso, temendo che qualcuno la vedesse. Che cosa fai? Nadine? Mettila via, nascondila!

Lei gli camminava accanto, come se lo stesse costringendo a proseguire. Con la rivoltella lo teneva a distanza, scrutandolo. Ma non vi era alcun indizio di riconoscimento sul suo viso. La bellezza di lei si era tramutata tutta in durezza, in vacuit.

Nadine, non vorrai sparare, non a me disse Jules, attonito. Tu mi ami, io ti amo... non mi ami?

Nadine premette il grilletto. La pallottola lo penetr in qualche punto del petto, un colpo terribile. Jules vacill vedendo la luce del sole frantumarsi nei parabrezza di una distesa di automobili grandi, lucenti, lussuose.

Lo Spirito del Signore si allontan da Jules.

PARTE TERZA

Vieni, anima mia,
che a lungo hai languito...

1

Aprile 1966. Una ragazza innamorata  in piedi davanti allo specchio, immobile. Tiene lo sguardo fisso su se stessa. Il nome Maureen Wendall  annesso a quell'immagine riflessa, un riflesso nebuloso, nello specchio di scadente qualit di un com, e lei contempla l'immagine perch  tutto quello che possiede. Amore,  innamorata, calata nell'amore...

Fuori alcuni ragazzi stanno giocando a baseball per strada.  una strada di Highland Park, che si trova a Detroit, un quartiere circondato da Detroit e attraversato dalla Woodward Avenue, dalla Seconda Avenue, dalla Terza Avenue. Lei abita in un grande caseggiato di mattoni della Terza Avenue, in una sola stanza. Una ragazza sola in una sola stanza. Ha il viso a forma di cuore e molto puro, ignaro di tutto. Un viso cauto.  pallido come se fosse incipriato, con cipria da pochi soldi, anche la pelle sotto gli occhi curiosamente scialbi, come se non avesse visto nulla, nulla. Non le  accaduto nulla.

Preme il ventre piatto contro lo spigolo del com; avvicina la faccia allo specchio.  condannata a essere Maureen per tutta la vita? Le sembra un mistero dover essere sempre se stessa, questa particolare persona; non c' via d'uscita. Ma fuggir nell'amore, affonder nell'amore, cadr all'indietro in un abisso d'amore tale da cancellare quasi tutto ci che era Maureen.

All'ospedale, dopo essere stata percossa da Furlong, aveva portato un sottile braccialetto di plastica sul quale figurava il suo nome: MAUREEN WENDALL. Non  possibile sottrarsi al proprio nome.

Indossa una sottoveste bianca. Ha i capelli tagliati corti intorno al viso, capelli ricciuti che le danno un aspetto fanciullesco. Ormai sui venticinque anni, sembra molto pi giovane. Si osserva attentamente, con cautela. Fuori, il cielo  passato dall'azzurro al grigio, un cielo del Midwest, mutevole ma monotono. Maureen ha trascorso troppi anni sotto quel cielo. Indietreggia, le finestre la innervosiscono, lavorando ha pensato troppo spesso: E se cadessi da quella finestra? (Lavora al settimo piano di un palazzo di uffici, in centro.) Qualcosa l'attrae verso la finestra e poi la stuzzica: E se tu cadessi da questa finestra?

Il nome dell'uomo  Jim. Un nome troppo breve. Non le sembra sufficiente per potervisi avvinghiare, perch possa impedirle di cadere da una finestra spalancata. Lui si chiama Jim Randolph. Randolph  anche il nome del fratellastro di Maureen; un marmocchio di dodici anni; cerca di non pensare al ragazzetto, la mente le si chiude contro di lui e la sua boccaccia. Pensa a lui soltanto quando Loretta ne parla, lagnandosi. Quando Maureen va a trovare sua madre, Randolph di solito non c', sta scorrazzando chiss dove. Troppi monelli per le strade. A dodici anni sono gi adulti, eccezion fatta per l'energia tremenda che hanno nelle gambe. Maureen non ha che da sbirciare Randolph (i suoi compagni lo chiamano Ran) per rendersi conto che quel ragazzino saccentone, dalle gambe e dalle braccia sempre in movimento, sa tutto, tutto. Loretta si lamenta:  proprio com'era Betty, non riesco a ottenere niente da lui, nemmeno di parlargli, ma  peggio di Betty... ha pi energia. Loretta, che ha ormai quarantasei anni, deve trascorrere ore sognando un'esistenza senza marmocchi che la trascinino gi come un peso. La malattia di Maureen  gi stata una disgrazia sufficiente, tredici mesi di malattia, ma Randolph in perfetta salute  ancora peggio; sta facendo di lei un relitto, si lagna, facendo il broncio, molto seria con quel broncio. A che diavolo  servito tutto questo, tutti questi marmocchi? E Betty si caccia sempre nei guai. E Jules, guarda che cosa gli  successo a Jules...

Jules  stato sul punto di morire. Ma non  morto. Una donna ha tentato di ucciderlo, sparandogli due colpi nel petto, e poi ha rivolto l'arma contro di s, ma non  riuscita a uccidere nemmeno se stessa... l'importante  che Jules non sia morto, ma, in qualche modo, si direbbe che non sia sopravvissuto. Sembra non essere vivo;  scomparso in qualche posto a Detroit. Hanno sue notizie, ma di rado. Perch una donna ha tentato di ucciderlo? Perch qualcuno avrebbe dovuto voler uccidere Jules? Maureen lo ricorda come un giovane gentile, troppo gentile. Gli vuole bene, ma non vuole vederlo. Ha paura di quello che potrebbe vedere... Jules cambiato, Jules logorato. Ha quasi trent'anni, Jules. Per tutta una vita un ragazzo e ora... quasi trent'anni! Cos Maureen cerca di non pensare a lui e pensa invece all'uomo che spera di sposare.

Si guarda allo specchio, vedendosi come deve vederla lui. Lo ama. La sua vita  pronta per lui, per amarlo. Presume che il suo corpo sia preparato per amarlo. Sente di essere una statuetta di gesso da pochi soldi posta su un prato, la Vergine Maria o un cervo, qualcosa che ha l'aria di essere forte, ma che in realt  fragile e pu essere spezzato facilmente. Fuori dalla finestra pu vedere dei bambini che giocano. Si lanciano la palla l'un l'altro, e sembrano non riuscire mai ad afferrarla... la palla vola via dalle loro mani, facendole bruciare, e piomba contro la veranda di qualcuno... quanti tonfi, quanti rumori laceranti, quante vibrazioni... si insinua nei suoi sogni su Jim, questa sensazione di eterno allarme, di cautela. Come gli si conceder? Come lo abbraccer, quando verr il momento? Chiude gli occhi e immagina. Ma il corpo le si irrigidisce di paura, di panico.

Forse ha scelto un uomo sposato perch ha speranza di venirgli meno?

 il suo insegnante di un corso serale all'Highland Park Junior College. Questo college si trova nello stesso edificio di una scuola media. Maureen prende l'autobus dalla Terza Avenue e il suo itinerario  abbastanza semplice; vi sono lampioni in gran numero e moltissime persone che salgono sugli autobus e ne scendono; un traffico intenso. Un giorno ha visto una turba di marmocchi negri circondare due ragazzi che si battevano. Tutti urlavano e applaudivano. Forza! Forza! I ragazzi che si stavano battendo giravano l'uno intorno all'altro con una terribile cautela da adulti. L'uno aveva un coltello, e l'altro la giacca, per lanciarla in faccia all'avversario. Un coltello! Una giacca di tela verde! Maureen li fiss, e quel giorno non scese dall'autobus, era come paralizzata e non riusciva a scendere... l'odio per i negri la paralizzava. Li odia violentemente, in modo ossessivo. Odia i ragazzi adolescenti, quei teppisti dalle boccacce volgari, odia le ragazze adolescenti, i ragazzetti pi piccoli che corrono e strillano sempre, gli uomini, le donne, tutti loro. Ma il giorno dopo si costrinse a tornare. E torn. Niente avrebbe potuto impedirle di arrivare in quell'aula, non gli uomini che percorrevano il vicinato su automobili vistose, dalla linea bassa e filante, gli uomini bianchi e i negri che si sporgevano dai finestrini delle automobili per domandarle se gradisse un giro, non i poliziotti che l'adocchiavano dalle macchine di pattuglia, non i sudici e squallidi vecchi che viaggiavano eternamente sugli autobus cittadini, fissandola, fissandola vagamente, e nemmeno tutti i fogli di giornale che un mulinello blando le lanciava in faccia, nemmeno l'aria greve, il cielo mutevole, la malinconica spossatezza degli altri studenti nella sua classe... niente avrebbe potuto fermarla.

Ora si sta vestendo per andare al corso. Il solo prepararsi la eccita. La sua mente  ossessionata adesso dall'idea di attrarre quest'uomo, di soddisfare i suoi occhi, di attirarlo a s. Lei, Maureen,  una finestra che lo attirer a s, che lo lascer stupefatto. Si innamorer di lei e abbandoner la sua vita attuale. Abbandoner la famiglia. Lo desidera tanto che l'uomo stesso le si dissolve nella mente e riesce a pensare soltanto di volere una cosa, di volere il matrimonio. Vuole amarlo, con il cuore e con il corpo, ma non c' tempo perch l'amore emerga in lei; non sa come crearlo, come coltivarlo, ha sentito parlare troppo dell'amore da sua madre, dalle altre ragazze, dai film, ed esso le  stato alitato nelle orecchie troppo spesso, da uomini che non l'amavano, ma supponevano di amarla. Cos Maureen suppone che amer quest'uomo, quando saranno sposati. Si guarda desiderosa allo specchio, come se stesse contemplando il futuro. La sua faccia  la via per arrivare al futuro. Nulla pu riportarla alla vita, al mondo, tranne quella faccia.

Jules  in ospedale, con la faccia pallida e smunta, gli occhi scuri e la malinconia nelle orbite. Che cos' una faccia, qualche osso, e pelle e cartilagine? In che cosa consiste la sostanza misteriosa dell'occhio, quale magia ne emerge? Maureen non capisce. Questa magia  una crudelt terribile, perch si logora. In America si logora rapidamente. Lei  presa da una sensazione di allarme, di panico, contemplando il proprio viso e sapendo che non durer, e che la perdita di quel viso  pi tremenda della perdita della carne e delle ossa, imputridite nella terra.

Un gioco guardingo, cauto, con quest'uomo.  il suo insegnante e deve mantenere le distanze. Lei  pronta ad amarlo, e forse lui capisce? Sposta fogli qua e l,  nervoso,  cortese e gentile; sempre e sempre pi Maureen si rende conto che  un uomo da sposare, il marito perfetto. Vuole sposarlo e toglierlo a sua moglie e ai suoi tre figli... la moglie e i tre figli sono un segno che ha subito attratto Maureen, perch lui  un uomo sistemato, un brav'uomo, ha preparato il proprio avvenire e sembra esserne soddisfatto,  un marito perfetto. Se abbandoner la sua famiglia per lei le avr provato il suo amore, decidendosi a questo cambiamento, e mai, mai oserebbe cambiare ancora. Ha trentaquattro anni e lei ne ha ventisei. Bene. La differenza d'et  proprio quella giusta, e la famiglia che deve abbandonare per lei  per l'appunto la... prova adeguata di quello che lei pu fare, del suo potere, la prova dell'amore di lui se finir per amarla, un modo di isolarlo dal passato e di assicurarsi l'avvenire.

Diventa nervosa e avida, pensando a questo.

Nell'autunno precedente si era recata a fare una passeggiata intorno alla chiesa del Ges, che si trova un isolato pi avanti di Six Mile Road, a un isolato dall'Universit di Detroit, in un quartiere di grandi dimore di mattoni. Quelle grandi dimore! Quei prati! E in ogni casa abitava gente, abitavano famiglie, madri e padri e figli, i quali vivevano come se un'esistenza simile, in quelle dimore, non fosse per nulla straordinaria. Maureen era rimasta stupefatta rendendosi conto che quelle persone non capivano la loro vita. Non avevano idea della distanza esistente tra loro e lei, che stava attraversando il quartiere fingendo di non avere una meta. Lei era avida di vedere gente, di ascoltarla. Di quando in quando una donna stava lavorando all'aperto nel suo prato, di quando in quando i bambini giocavano sul marciapiede, e il cuore di Maureen aveva un balzo, avido di sapere come fossero quelle persone. Avrebbe voluto avvicinarsi e salutarle. Due donne, due giovani madri, stavano parlando eccitate di qualcosa, e lei sarebbe voluta essere un'altra giovane donna intenta a conversare con loro, una giovane madre che chiacchierava sul marciapiede, noncurante, senza essere conscia di alcunch di straordinario nel proprio comportamento. Fissava quelle donne. La sua invidia non era odio, ma qualcosa di simile all'amore: le amava. Non si sarebbe potuta avvicinare all'amore pi di cos.

Nei confronti degli uomini non poteva provare in realt alcun amore, non realmente. Avrebbe avuto un bambino con suo marito, che la compensasse di quell'assenza di amore, che individuasse l'amore, che la fissasse in un certo luogo, ma non sarebbe stata capace di amare davvero il suo compagno. Eppure esisteva la possibilit che, quando lui fosse divenuto suo marito, riuscisse a imparare il modo di amarlo.

Non poteva essere come sua madre, sempre preparata al domani, sempre curiosa, allegra, sempre ansiosa, anche quando si lagnava, di vedere che cosa sarebbe accaduto dopo... non poteva essere come Loretta, pronta a ricominciare tutto daccapo. Loretta era sempre pronta a ricominciare. Lei non era la figlia di sua madre. Provava una ripugnanza quasi fisica per quel tipo di donna, per le donne della specie di Loretta, con i capelli avvolti nei bigodini e le facce scimmiesche pronte a farsi una bella risata.

Mi innamorer, pensa Maureen, far in modo che lui mi ami.
2

Quel mattino qualcosa lo turb prima che si svegliasse, non proprio un pensiero, ma l'apprensione di un pensiero, l'evanescente conclusione di un sogno. Quando dormiva, quando era al massimo se stesso, lo allarmava la vasta gamma dei suoi desideri, e svegliarsi era sempre un sollievo per lui. Svegliandosi, capiva chi era e che cos'era. Si spostava per abbracciare la donna addormentata accanto a lui, sua moglie, trovando conforto nel calore di lei.

A quel tempo erano sposati da nove anni.

La profondit del sonno di sua moglie gli sembrava un grande investimento, un tesoro. Lei dormiva tranquilla tra le sue braccia. Lo stordiva pensare che per nove anni avevano dormito insieme, lui e quella donna, che le loro esistenze erano divenute inestricabilmente legate, che non riusciva a ricordare con chiarezza un tempo in cui non l'aveva conosciuta. Quel periodo apparteneva a un altro essere, pi giovane, pi indifeso. Non gli dava alcun piacere pensarci.

Sua moglie era una donna di trentadue anni. Aveva avuto tre figli e i bambini dormivano lungo il corridoio del piccolo appartamento, due in una stanza, sereni e miracolosi per lui nel loro sonno, un'eterna sorpresa, perch riusciva a ricordare un periodo della sua vita nel quale non erano esistiti, nel quale lui stesso non era stato pi di un bambino e diffidente in modo innaturale delle trappole della definitivit che gli adulti cos placidamente accettavano. Era sempre stato una creatura diffidente, sotto la sua bont e il sorriso dolce e paziente. Prima di svegliarsi, andando alla deriva in un grigio intrico di sonno che era come l'intrico dei capelli di una donna, sentiva la circospezione emergere in lui e diventare una sorta di male. Che cosa sta aspettando? Che cosa accadr? Far qualcosa alla sua vita, qualcosa di irreparabile?

Si sorprese a svegliarsi di nuovo, dalla confusione di un sogno, qualcosa che concerneva un treno lanciato attraverso un continente gelido. La giornata si estese dinanzi a lui, a un tratto, come un continente, piena di pericoli e di scherzi volgari e di umiliazioni, qualcosa che doveva essere attraversato. Sua moglie era sveglia. Premette il viso contro il suo senza dire niente. Pens al treno traballante che partiva per attraversare un deserto di ghiaccio e una sensazione di paura gli sal dentro inspiegabilmente; cominci a sudare. Non voglio arrivare in ritardo disse, scostandosi da lei. Si alz. Si alz anche lei, dalla sua parte del letto. Le veneziane nella piccola stanza erano abbassate, ma lui cap che la giornata sarebbe stata di nuovo nuvolosa, un altro giorno monotono. Aveva trentaquattro anni e il cielo di Detroit gli era entrato bruciando nel cervello, disseccandolo con tetraggine e fuliggine e qualcosa di implacabile, di monotono e potente.

Sua moglie gli stava parlando. Aveva una postura solida, muscolosa, mentre si abbottonava la vestaglia. Vi era un che di efficiente in tutti i suoi movimenti, persino nei suoi gesti; lei sapeva come attraversare la giornata. Erano sposati da nove anni. Lui tent di ascoltarla, ma qualcosa and storto e la sua faccia intervenne, sorridendo il sorriso della prima mattina, tradendo tensione, affetto. Lei stava dicendo che quel pomeriggio sarebbe andata a fare acquisti. Parlava di denaro. Accigliandosi, con un'aria di scusa, gli parlava di denaro.

In cucina, sedette al tavolo con il capo tra le mani, finch sua moglie bisbigli: Che cosa c'? Hai mal di testa?. Le disse di no, che non aveva nulla. Mentre lei preparava la colazione - lui prendeva soltanto un caff - rimase seduto e pens, sentendosi colpevole, a quel suo sogno, a se stesso circospetto e scaltro, in un grigio, selvaggio intrico di sonno. Quello non era il suo vero io, eppure lo preferiva a se stesso. L'io nel quale viveva era familiare e trattato con familiarit, da sua moglie, dai suoi figli, dagli amici, dai suoi superiori e da tutti quanti, perch gli altri vedevano in lui un uomo buono le cui rughe sulla faccia erano causate dalla bont.

Sua moglie disse, bisbigliando, non volendo ancora svegliare i bambini: Posso pregare Brenda di scendere e di sorvegliare i bambini. A che ora torni a casa stasera?.

Pensavo di andare direttamente dalla scuola al college e di saltare la cena.

Credi che dovresti saltare la cena?

Non mi va mai molto di mangiare, prima di quel corso.

Non vuoi tornare prima a casa?

Sarebbe pi comodo fare come ho detto io. Il lungo tragitto...

Era innamorato di questa donna, situato nella condizione dell'amore, intrecciato nelle vicissitudini che avevano vissuto insieme, e responsabile di esse; poteva vedere se stesso da breve distanza, forse attraverso la finestra di quell'ingombra e angusta cucina, un uomo seduto a un comunissimo tavolo della colazione, intento a osservare attentamente sua moglie. Che cosa si pu dire di un uomo simile? Fissava disperatamente se stesso, sperando in qualche riconoscimento, in qualche certezza. Era Jim Randolph, dunque. Aveva un fratello maggiore, Tony, del quale era stato geloso per tutta la vita. Sua madre aveva parecchie sorelle, tutte accasate, e pertanto v'erano molti cugini, alcuni dei quali gli erano piaciuti, mentre aveva odiato gli altri, e due dei suoi nonni vivevano ancora, tutte persone che potevano testimoniare sulla sua identit, qualora ci si fosse reso necessario. E poi, naturalmente, sua madre e suo padre. Lo conoscevano tutti.

Si premette le mani sugli occhi, fantasticando.

Sulla credenza in cucina c'era una rivista femminile. In copertina la smagliante fotografia a colori di una torta, una torta di compleanno. Che colori, che spessore, che singolare, offensiva autorevolezza in quella torta. Titoli: La primavera entra in casa vostra, Ricevimento per la persona cara, Un medico esamina i problemi intimi del matrimonio. Sua moglie comprava di tanto in tanto quelle riviste ed erano passati anni da quando aveva smesso di scusarsene. La rivista lo incurios e si domand che cosa potesse avere da dire sui problemi del matrimonio, ma non si sarebbe mai dato la pena di sfogliarla... era troppo intelligente e fermo nelle sue idee, derideva troppo quelle cose. Sua moglie stava di nuovo bisbigliando, a proposito di vestiti per Terry. Terry era la loro bambina di cinque anni. Lui sorrise a sua moglie e concord. A volte la sua amabilit era come uno schiaffo in faccia e lei diventava taciturna, offesa, e Jim era costretto a domandarle che cosa fosse accaduto, perch fosse tanto irritata. Lei rispondeva, gelida: Perch non mi ascolti sul serio! Il legame del loro amore era per Jim un enigma, un dolce enigma. Decideva la sua esistenza; si trovava ancorato in esso. Non era uno di quei cattolici persuasi che il divorzio fosse impossibile, e non era uno di quei cattolici che prendono la religione molto sul serio, ma sentiva che il legame tra lui e sua moglie era irreparabile, una condizione definitiva, definitiva quanto il suo nome. Eppure, una volta, era accaduto qualcosa che lo aveva allarmato. Stava tornando a casa, quando abitavano negli alloggi per studenti coniugati, in un'altra universit, anni prima, e aveva notato numerose giovani mogli intente a conversare accanto alle cassette postali, in una strada fangosa. La sua immaginazione le aveva sfiorate abbastanza lievemente, desiderosa di ammirarle, notandone le gambe snelle e le risatine nervose, quella nota trillante nelle loro voci che dimostrava quanto l'isterismo fosse vicino alla superficie dei loro corpi giovanili. Da una certa distanza gli erano sembrate abbastanza desiderabili, ma, mentre si avvicinava, e una di loro faceva un gesto stanco, cinico, un sospingere l'aria all'esterno con la mano, pens a un tratto che era tutto una perdita, un errore, quel combinarsi di vite e di corpi, quel misero, scherzoso cameratismo dell'essere poveri e dell'essere in preda a una perpetua incertezza; era preferibile che la gente stesse lontana. Poi la donna si volt ed era proprio sua moglie, che lo scorse. Un piccolo episodio banale, eppure lo allarm, proprio perch era cos banale, cos comune.

Si era sposato per adagiarsi in una certa esistenza, per situarsi in un certo rapporto con la propria famiglia e con la famiglia di lei, che gli era abbastanza simpatica. Tutti gli erano abbastanza simpatici. Aveva voluto giungere al termine dell'incertezza. Aveva voluto far cessare la confusione emotiva che aveva reso infelice la sua adolescenza, e lo spaventava pensare che, a trentaquattro anni, in realt non aveva risolto nulla. Non riusciva a dominare le proprie emozioni. Esplodevano e dilagavano intorno a lui, dispettose.

Eppure non accadeva niente.

Sua moglie and a occuparsi della piccola e lui prese la rivista. La sfogli frettolosamente. Date una festa di gala per la vostra bambina. Salt questo articolo. Come creare la felicit. Sorseggiando il caff, diede una rapida scorsa a un altro articolo, I cinque no fondamentali: Non crucciatevi inutilmente. Non aspettatevi troppo, in particolare da vostro marito. Non paragonatevi alle amiche. Non date niente per scontato. Non sognate a occhi aperti. Questo lo irrit: perch non sognare a occhi aperti? Volt pagina e capit su un altro articolo, no, su un racconto concernente un matrimonio... il disegno, morbido e malinconico, di una ragazza dai grandi occhi, con l'abito da sposa... Il primo paragrafo diceva: Elinor era certa che il telefono avesse squillato, ma ora non udiva pi nulla. Lacrime amare le riempirono gli occhi.... Nella pagina successiva l'articolo di un medico, Problemi intimi del matrimonio: La difficolt pi distruttiva del matrimonio  l'assenza di comunicazione, particolarmente per quanto concerne l'amore, il sesso e il denaro.... Poi pagine di acconciature primaverili, di ragazze dalle chiome lustre e sane che gli sorridevano, ragazze-bambine, nessuna minaccia, con nastri, con piccoli boccioli tra i capelli, con sorrisi bianchi, scintillanti, igienici, che non minacciavano n lui n alcun altro uomo, e che stavano per prorompere in un coro: Amateci, dovete soltanto amarci!

Dietro ogni cosa si celava l'amore, una brama e un mistero. Anche lui era innamorato, amava la sua famiglia e amava se stesso, in un certo senso, come uomo in quella famiglia; amava quella parte. A se stesso, al di fuori di quella parte, non pensava, in quanto quell'io non esisteva, n vi era la possibilit che potesse esistere. Una riflessione improvvisa: perch non andarsene da Detroit? Voleva vedere un altro paesaggio. In Europa? Un viaggio in Europa? Voleva vedere la propria famiglia accanto a un fiume straniero, a un oceano, li voleva felici di libert e della consapevolezza di essere totalmente, definitivamente amati. Voleva fuggire con loro da Detroit.

E adesso, sarebbe partita la sua automobile? And fuori a vedere. Era sempre una sorpresa, e provava al contempo una sensazione esasperante di impotenza e una sorta di distaccato, divertito disprezzo, domandandosi se sarebbe partita. Non aveva in pugno il proprio fato. Quel mattino avrebbero studiato le complesse cause del decadimento europeo nel diciottesimo secolo. Il decadimento aveva sempre cause complesse, mentre la questione della salute era semplice: si celava un enigma, in ci, o si trattava di una menzogna? Il suo amico Max aveva dimenticato un libro in macchina, davanti; un'edizione tascabile di Re Lear. Max stava preparando una tesi di dottorato in Letteratura inglese ed era un uomo tormentato, solitario, taciturno... perdeva sempre qualcosa. Era piacevole avere un amico come lui, invitarlo a cena, discutere con lui le proprie difficolt. Tutto questo era familiare, familiare. Per abitudine, Jim sfogli il volume. I libri lo attraevano. Vi trov molte note a pi di pagina, molti appunti a margine in inchiostro blu. Sent una vaga apprensione, sbirciando i versi della tragedia. Diffidava di Shakespeare. La tragedia lo aveva sempre terrorizzato con le sue brusche, rudi interruzioni e i suoi avvii, con quel linguaggio elegante e i finali sanguinosi e le placide riprese, un senso di apocalisse seguito da una comune mattinata. Orazio e Fortebraccio che giocavano a scacchi in una stanza percorsa da correnti d'aria, con tendaggi di velluto, sbadiglianti e pazienti, bravi uomini rimasti a battersi in una buona battaglia, ignoranti abbastanza per sopravvivere. E rimaneva sempre Cassio, ammaccato ma energico, e Kent, stordito dal passato ma sufficientemente ottimista per affrontare il futuro, la lunga ascesa della storia. Sfogli il libro, senza consentire al proprio sguardo di indugiare troppo a lungo su nulla. Eppure tu sei la mia carne, il mio sangue, mia figlia; / O piuttosto una malattia che  nella mia carne..., Impiccatelo seduta stante, cavategli gli occhi..., Il mio male cresce su di me....

Fare tanto caso alla morte! Tanto caso alla vita! Si sent un po' sconvolto, chiudendo il libro. No, era inutile. Era inutile pensare alla morte, alla vita. Vivere alla giornata... La giornata era una parte dell'enorme, indecifrabile blocco di granito della sua vita, che lui doveva scheggiare, rosicchiare, stuzzicare e supplicare, non disponendo di strumenti taglienti o forti abbastanza per fare ci che un altro sarebbe riuscito a ottenere con un colpo solo; amore, sesso, denaro... Il sogno dell'Europa era divenuto lievemente stantio. Lui e sua moglie ne avevano parlato troppe volte, avevano recitato con troppo entusiasmo i reciproci ruoli; ecco perch. Il futuro. Ma per lo meno l'automobile funzionava, il motore si avvi, per lo meno... non era questo un buon presagio? Un frammento, della dimensione d'una scheggia, di quel blocco di granito, un blocco simile a una pietra tombale, con il suo nome scolpito sopra: l'automobile il cui motore quel mattino si era avviato. Se di nuovo fosse arrivato in ritardo alla lezione e gli studenti fossero andati a protestare in massa, che cosa sarebbe potuto accadere il semestre successivo? Aveva debiti, e tre figli.

Gett la copia di Re Lear sul sedile posteriore. Era male sfogliare libri come quello nelle prime ore del mattino. Era troppo sensibile. Debole. Che cosa aveva da dare a chiunque, anche a sua moglie? Era pi vicino a sua moglie che a chiunque altro al mondo, eppure che cosa aveva da darle di unicamente suo? Il suo incessante amore, il suo intelligente, serio, incessante amore?

La giornata pass. Discese la sera. Nella scuola di Highland Park, prima della lezione, la ragazza stava aspettando di parlargli. Le aveva chiesto lui di venire prima. Era nervoso, nell'avvicinarla, dapprima ansioso di vedere se sarebbe stata l, poi blandamente compiaciuto nel constatare che c'era... in piedi nel corridoio buio, molto sola, ad aspettarlo. Avrebbe voluto passarsi le mani, ruvidamente, sugli occhi, ma conserv un'espressione seria e sorrise un sorriso serio.

Si salutarono. Lei era tranquilla, fantomatica. Jim sedette alla scrivania (condivisa con un professore che insegnava durante il giorno e che non vedeva mai) e la ragazza gli sedette di fronte, dolce, molto placida. Lui divenne allegro e chiassoso, imitando un suo zio. Che tempo! Che aria! Doveva dire qualcosa, alcune stupide cose. Poi tolse i compiti della ragazza dalla borsa di cuoio e diede una scorsa ai fogli, sebbene li conoscesse benissimo. La ragazza, seduta, lo guardava. Dopo qualche minuto le disse, sorridendo per consolare se stesso e lei: Temo che lei incontri difficolt nello scrivere, Miss Wendall.

Mi dispiace.

No, non si dispiaccia, per questo  una studentessa. Un sorriso amichevole, un sorriso da manifesto pubblicitario. Mettila a suo agio;  un'allieva. Per questo sta seguendo il corso, ma prevedo gi qualche difficolt quando dovr svolgere il prossimo tema. Sembra che le riesca decisamente difficile scrivere... esprimersi con le parole, sulla carta.

Sorrise, sentendo i propri occhi incresparsi, sentendo le rughe approfondirglisi sulla faccia. Era al contempo baldanzoso e vecchio, quella sera, baldanzoso alla presenza della ragazza, ma vecchio dopo una lunga giornata di lavoro, di frettolosi andirivieni, e un po' sconcertato dalla giovent di lei. Non dimostrava molto pi di vent'anni. Questo lo eccitava e al contempo lo irritava. Incominci ad avere mal di testa. Disse: Vorrei poter notare qualche miglioramento da un compito all'altro, ma lei sembra commettere sempre gli stessi errori. Non sono veri e propri errori....

Presumo che sia il mio modo di pensare disse lei.

Potrebbe trattarsi di questo, non lo so. No, non voglio dire questo si affrett a soggiungere, allarmato. Evit il suo sguardo fisso e triste, e sfogli di nuovo i compiti. Era un uomo troppo goffo per affrontare quella situazione. Esamin i compiti, indifeso.

Segu il silenzio. La ragazza non si muoveva, ubbidiente, rispettosa. Mentre ne esaminava i compiti, fissando la scrittura che in quel momento non aveva alcun senso per lui, senza dire niente, prov la sensazione improvvisa che lei stesse reprimendo un impulso di venirgli vicino, di invocarlo. Ma no, niente. Alz gli occhi e tutto era normale.

Si schiar la voce. Capisce i miei commenti sui suoi compiti? Ritiene che siano giusti? Che cosa pensa delle mie critiche?

Era una sua astuzia, un espediente familiare: fingere di essere alla merc di uno studente. Ma in realt era lui a dominare la situazione. La ragazza non lo assecond. Sembrava confusa.

Disse: Sono troppo ignorante per poter pensare qualcosa.

Lui rise. Miss Wendall, questo non  vero. Assolutamente. Per esempio, lei capisce che cosa intendo con... mancanza di coerenza?

E poi, quasi rinunciando a un tratto, vide che era una bella ragazza, seduta di fronte a una logora scrivania, indifesa. Ma la sua bellezza non aveva nulla a che vedere con i capelli, la pelle, gli occhi... sembrava pi profonda, una sorta di ferita, uno smarrimento. Non riusc a capirne nulla... si sent soltanto indifeso dinanzi a lei, proprio lui. Nessuno l'avrebbe mai fotografata per una rivista, non era chiara, non sarebbe potuta riuscire a fuoco, era una minaccia. La sua espressione sembrava irreale. In aula, mentre lui cantilenava per un'ora e mezzo, sbirciando furtivo l'orologio, gli studenti lo ascoltavano silenziosi e tra loro ascoltava anche la ragazza, guardandolo, con l'aria di volersi aprire a lui continuamente, isolata dagli altri. Ma era vero che si distingueva dagli altri? Non esisteva in lei qualcosa di inconsistente e di non concreto, qualcosa che si sarebbe potuto cancellare sotto il pollice?

Il silenzio di lei lo innervos.

Bene, lasciamo stare. Mi dica qualcosa sul suo conto la invit.

Lei si mosse, emergendo ubbidiente alla vita. Sorrise, quasi. Non c' molto da dire.

Non c' nulla nel suo ambiente che spieghi questo? Voglio dire, questa difficolt, la ragione per la quale le sue frasi non hanno un senso... non seguono logicamente l'una all'altra, cio soggiunse imbarazzato, timoroso di sembrarle brutale. Voglio dire, c' qualcosa nel suo passato che possa forse spiegare questa confusione? Si sente incerta a causa di qualcosa?

Non lo so.

Qualcuno l'ha mai scoraggiata dall'esprimere le sue idee? Non so, un insegnante, o qualcuno della sua famiglia? Ha discusso con lei? Ha respinto le sue idee?

Non credo.

Sembra cos esitante.

Mi dispiace.

No, non si dispiaccia disse lui, ridendo un po' rumorosamente. Dio mio, mi domando soltanto che cosa la freni. Ovviamente lei ha qualcosa da dire.  intelligente. Ma questi... questi... e batt la mano sui compiti con un gesto cordiale questi non lo dimostrano.

Mi dispiace disse la ragazza.

Vorrei poterla aiutare di pi. Vorrei poter fare qualcosa.

Non ho mai avuto difficolt...

Continui, non si interrompa. Non ha mai avuto difficolt?

Non ho mai avuto difficolt se non dopo che mio padre se ne and.

Suo padre se ne and?

Abbandon mia madre.

Si esprimeva timidamente; eppure sembrava esservi una strana volutt nella sua confessione. Era la prima verit intima sul suo conto che Jim venisse a sapere, e fece provare una sensazione di piacere anche a lui. La ragazza aveva ancora il cappotto abbottonato, un cappotto giallo a buon mercato, che in quella luce sembrava color limone.

Lui si protese in avanti con dolcezza. Quindi suo padre abbandon la famiglia?

S. Avevo quindici anni, allora.

E quanti anni ha adesso? avrebbe voluto domandarle. La sua giovinezza lo irritava. Ma disse: Mi spiace. Risult anche dalla sua voce che gli dispiaceva. Lei lo sbirci stupita. Il momento grav stranamente su di loro, e Jim sent che la faccia avrebbe potuto incresparglisi in uno stupido sorriso. Ma lei...  ben sistemata, adesso? Vive in casa?

Adesso no. Me ne sono andata.

Vive sola?

Una domanda strana. Non avrebbe dovuto porgliela... Nella sfera cortese, paziente, generosa della sua vita molte persone erano passate, studenti e amici, e sempre lui si era aperto a tutti: era un brav'uomo. Sembrava un brav'uomo. Suo padre, che aveva mandato avanti una lavanderia a secco, era stato anche lui un brav'uomo per cinquanta o sessant'anni, e quella caratteristica si trovava nei geni della stirpe, predestinata. I noncuranti e i solitari venivano attratti dal suo aspetto sciatto, simpatico, rassicurati dai capelli non tagliati, dal leggero strabismo, dal fatto che cercava brancolando le parole, dalla sua voce morbida e incerta, e anche dal frequente tremito delle dita nelle prime ore della mattinata. Aveva gli occhi azzurri, un po' sporgenti, e sentiva che gli si iniettavano di sangue a mano a mano che la lunga e spossante giornata passava, minuscoli filamenti di sangue che affioravano alla superficie della cornea. Il dorso delle sue dita larghe, quadrate, che a volte tremavano, era rivestito da fini peli castano dorato. Gli parve a un tratto che sua moglie si trovasse con lui in quell'ufficio. Si stava protendendo in avanti per scrutarlo in viso, osservando e giudicando.

Ha detto che abita sola?

S, sola.

Aveva l'aspetto di un certo tipo di studentessa... corsi serali, corsi stiracchiati per un certo numero di anni, inutilmente. Perduta e pensierosa. Aveva occhi limpidi, sorprendenti, molto consapevoli. Che fare? Per qualche secondo si erano guardati. Tra loro, sulla superficie intagliata della scrivania, si trovava l'ultimo compito di lei, con le correzioni in rosso. Lui si allarm vedendo quanto sembravano crudeli le sue correzioni... rosse, irose esclamazioni che sbraitavano contro le righe minute, regolari, mediocri, della sua scrittura.

Non ci sono speranze nel mio modo di scrivere? domand lei.

No, non direi questo. No, naturalmente no.

...  il modo di scrivere di una persona malata di mente?

No di certo! esclam lui, scandalizzato.

Scivol nel silenzio, meravigliandosi della sua percettivit. Il modo di scrivere di una persona malata di mente? S, questo era vero, abbastanza vero. Eppure la ragazza non era pazza. Ne aveva la certezza. Evitava la sua espressione turbata, cos come evitava lo sguardo di lei, in classe... gli si apriva troppo, lo turbava. Timida e ingenua, ma stranamente esperta, un enigma. Che cosa pensava di lui? Intelligenza. Tenerezza. A sua moglie sarebbe bastato sbirciarlo per vedere tutto quel che c'era da vedere, avendo udito gi anni prima tutto quello che c'era da udire, incapace lei stessa di modificare questa realt, una realt storica. Gli leggeva dentro... perch no? Lo aveva costruito lei, in parte. Lo aveva aiutato a immaginare se stesso. Non poteva fare a meno di vedere attraverso il suo tentativo di pervenire a un modo di esprimersi calmo, elegante (imitando un suo professore prediletto), attraverso il suo panico, il suo sfinimento, le condizioni malconce della giacca di tweed che indossava, il debole esotismo della cravatta a scimitarre rosse e verdi o a becchi di pappagallo, quelle cravatte pazzesche, portate per troppi anni. I suoi studenti notavano quei vestiti sciatti, o lui? Insegnava l Inglese scritto due sere alla settimana, dalle otto alle nove e mezzo, e i quindici adulti iscritti al corso lo osservavano, durante quelle lunghe serate, come se fosse stato una figura nei loro sogni irrequieti, incomprensibile con la sua sorridente ironia e la sua verbosit e forse degna di essere ascoltata, di un certo valore, se soltanto avessero potuto tenersi svegli. In quelle sere, l'aria era greve di stanchezza e di futilit. Lo avevano tutti in gran simpatia, lo sapeva. Faceva parte della loro stanchezza e della loro futilit. Parecchie massaie, un tassista dalla faccia bisbetica, un tale che consegnava le bottiglie del latte, tre operai che lavoravano alla Ford nel turno diurno, tutti logorati fino all'osso da altre vite, altre identit, per cui avevano le spalle eternamente curve. Gli sarebbe piaciuto gettare il libro da una parte e dire: Oh, all'inferno!, e accarezzare le loro spalle indolenzite, passare una mano fresca su quegli occhi malinconici, brucianti. Per salvarli! Per cambiare le loro esistenze!

C' qualche speranza per me? domand la ragazza, a un tratto.

Si riscosse. Per un momento aveva creduto che si riferisse alla propria vita, che domandasse se c'era qualche speranza per la sua vita. Ma stavano parlando del suo modo di scrivere, era una sua allieva. Nervosamente, rispose: Naturale che c' speranza. Certo, dovr continuare a leggere e a scrivere, ed esercitarsi a scrivere. Le dar alcuni libri che forse le piacer leggere. Migliorer, la prego, non stia a preoccuparsi.

Colse nell'espressione sveglia, sognante della ragazza un tipo singolare di intelligenza... non molte cose la sorprendevano. Una improvvisa fitta di desiderio di lei lo attravers. Si sporse in avanti e appoggi le braccia sulla cattedra, dinanzi a s.

Perch... che cosa l'ha indotta a dire una cosa simile del suo modo di scrivere? Se scrive come una persona malata di mente? Perch ha detto proprio questo?

Mi  venuto in mente, ecco tutto.

 turbata per qualche ragione?

Le solite cose.

Quali?

Come vivere, che cosa fare, come superare certi giorni disse lei. Gli sorrise debolmente.

Trova un passaggio per tornare a casa dopo la lezione, o prende l'autobus?

Prendo l'autobus.

Non  pericoloso?

Ancora non mi  capitato niente.

Ma potrebbe essere pericoloso, una ragazza come lei...

Non posso evitarlo.

No, presumo che non possa evitarlo disse lui, adagio.

Sapeva che avrebbe dovuto congedarla. Era ora di smettere. Fuori, nel corridoio, qualcuno stava aspettando, un'altra allieva. Diede di nuovo un'occhiata ai compiti, accigliandosi, sebbene fosse stanco di quella finzione, e stanco, davvero, di questa ragazza, alla quale aveva pensato per troppo tempo. Non aveva bisogno di lei nella sua vita. Non aveva nemmeno tempo per lei. E, essendo quello che era, non aveva idea del modo di avvicinarla se per caso avesse voluto qualcosa da lei... era sposato da troppo tempo.

Qualcuno sta aspettando di parlarle, credo la signora Thibodeau disse lei.

Va bene.

La ragazza usc. Aveva superato la prova: non le aveva offerto un passaggio fino a casa. Un po' sollevato, si prepar per la signora Thibodeau, una delle allieve pi loquaci della classe, nervosa e difensiva. Lei si avvicin con una necessit vigorosa, imponente, scivolando sulla sedia lasciata libera da Maureen.

Le disse, molto cordiale: Come sta, signora Thibodeau?.

Soltanto pochi minuti prima della lezione.

Quella sera, dopo la lezione, si trattenne a parlare con alcuni studenti e non guard la ragazza che usciva. Andando verso la sua automobile, non si volt a sbirciare la piccola folla che aspettava l'autobus. Lei era protetta da quella folla. Poteva badare a se stessa. Torn a casa in macchina e sent diminuire l'attrazione che provava per lei, come se fosse pi tesa e sottile. Aveva moglie, era il padre di tre bambini, era un uomo con una determinata identit. Questa identit lo riportava a casa. Sapeva dove andare. Era la voce della ragazza a colpirlo pi di ogni altra cosa, forse, una voce lievemente strascicata, sognante, con una certa autorevolezza e aspettativa. Gli ricordava qualcosa? Che cosa gli ricordava? Quando leggeva i suoi compiti, gli sembrava quasi di udirla parlare con quella voce esile e riflessiva.  l'elaborazione della giustizia fuori del controllo dell'uomo,  nelle mani di Dio. Era cos che scriveva. Dove andava a pescarle quelle parole, quelle assurdit? Era pazzesco, e, ci nonostante, lui capiva. Ed era commovente, pens, che credesse in Dio.

Il buio era fitto, adesso, il tragitto lungo. I carrelli di un supermarket fuori sulla strada. Pericoloso. Alcuni ragazzi negri stavano oziando a un angolo. Avevano lunghi capelli cespugliosi e arruffati, come se le loro teste fossero state sformate da qualche rito esotico, dando loro poteri segreti. Caotici terreni da costruzione... un materasso abbandonato accanto al marciapiede... un'aria di scompigliato, scompigliato disordine... un isolato di condomini. Maureen Wendall abitava forse in uno di quei brutti edifici? Come si poteva fare aderire a lei lo squallore della sua vita, trascinarla in basso con esso? Si domand se lei vedesse quelle stesse cose, una dopo l'altra, mentre andava avanti e indietro sull'autobus, tra quel branco di persone stanche e impotenti.

Era capitato per caso nelle vite di quelle persone, i suoi studenti. Studiava all'universit del Wayne per laurearsi in Sociologia, avendo rinunciato alla facolt di Storia perch si era spazientito dei morti, avido di un contatto con la vita, con i vivi. Si era sposato molto giovane, aveva avuto tre figli, cosa che lo stupiva, e a causa loro - a causa dei bambini - aveva accettato, per il tramite della facolt d'Inglese dell'universit, di insegnare al corso serale, dignitoso e disperato con la vecchia giacca di tweed e la corta barba castana ben curata, un giovane raffinato, una cortese vittima. Ai suoi superiori dava l'impressione di essere una vittima che non si autocompativa, ma si limitava a essere cortese: in breve, proprio il tipo di uomo che volevano. E cos si era aggirato nei corridoi della facolt di Inglese chiedendo lavoro, qualsiasi lavoro. Era autorizzato a insegnare in ogni squallida scuola facoltativa, nei centri di formazione professionale, o ai corsi dei primi due anni di universit perch sei anni prima aveva preso la specializzazione in Letteratura inglese, quando aveva avuto altri progetti per la vita... a tutti questi altri progetti cercava di non pensare. Gli anni trascorsi studiando Letteratura inglese erano il suo periodo peggiore, meglio dimenticarlo.

In quel semestre stava seguendo tre corsi all'universit: un corso avanzato sugli aspetti socio-psicologici della teoria organizzativa; un seminario sull'ecologia umana, e un altro seminario sulla metodologia sociologica. Era assistente di uno dei suoi professori, un uomo severo, indaffarato, e passava molte ore del proprio tempo prezioso in biblioteca, tracciando diagrammi statistici. Pranzava tra gli scaffali della biblioteca. Nel pomeriggio, attraversava di corsa i giardini dell'universit per andare a tenere un corso per adulti, Introduzione alla sociologia, che aveva luogo tre volte alla settimana, dalle quattro e mezzo alle cinque e venti, in un edificio decrepito dell'universit destinato a essere demolito, che dominava Lodge Expressway. Poi tornava di corsa in biblioteca e nel suo cubicolo, per prendere appunti sulla sua lezione, scribacchiando su alcune schede con inchiostri di colore diverso - rosso, blu, verde - e scrivendo molto rapidamente. Ogni colore stava a indicare nozioni di tipo diverso. La cena consisteva in quello che gli era avanzato del pranzo, magari una mela. Non aveva il tempo di soffrire la fame. A volte, tra le cinque e mezzo e le sette, spendeva dieci centesimi di dollaro per telefonare a sua moglie, che si sentiva sola nell'appartamento. Parlavano in fretta, scambiandosi notizie. Uno dei bambini aveva il raffreddore. Era arrivata una lettera di sua madre e lei aveva paura di aprirla. Come si sentiva, lui? La gola gli faceva ancora male? Non poteva permettersi una ricaduta. A che ora sarebbe tornato a casa quella sera? Spesso sull'orlo delle lacrime, anche lei tediata e spossata, sua moglie lo supplicava con quella voce ragionevole: perch continuava a correre qua e l? Perch erano cos poveri? E per favore, per favore, non doveva farsi prestare altri soldi da Fred, era vergognoso, lei non poteva sopportarlo... Perch la vita era un tale disastro? Sotto pressione, la voce di lei assumeva un suono caparbio, melodioso; lui immaginava la sua pelle accendersi di rossore.

Amava la vita, gli piaceva vivere. Ma senz'altro la vita sembrava un disastro. Era troppo zeppa, imbottigliata, impossibile. Tutti i marted e i gioved doveva arrivare in macchina fino a quel college che aveva sede in una scuola media, attraverso un'ingombra desolazione di edifici dagli occhi malinconici; quando l'automobile si guastava, come accadeva spesso, doveva prendere anche lui l'autobus. Per lo meno, poteva preparare la lezione sull'autobus e rimandava sempre fino a quel momento, quando riusciva a scorrerla febbrilmente. Percepiva duecentocinquanta dollari a semestre, per quel corso. Che cosa c' di sbagliato in questa frase? Qualcuno  in grado di spiegare che cosa c' di sbagliato in questa frase? domandava alle sue massaie e ai suoi camionisti dagli occhi infossati, guardandone le facce rugose e oneste mentre si scervellavano su un esercizio ciclostilato che si era fatto prestare all'ultimo momento da qualcuno del dipartimento di Inglese. I suoi allievi si concentravano sui fogli ciclostilati come se avessero potuto spiegare tutto quello che esisteva di sbagliato, come se fossero stati la chiave per arrivare all'enorme errore ultimo dell'universo, Maureen Wendall si trovava tra loro, in attesa. Forse tutto stava per esserle spiegato? Era forse vicina una rivelazione?

Gli sembrava commovente, la sua fede in Dio. Era cristiano anche lui, sebbene non volesse spingere troppo oltre la cosa; non spingeva mai troppo oltre nessuna delle sue convinzioni.

Quando infine arriv a casa, quella sera, entr subito nella camera da letto e si distese. Si sarebbe detto che avesse avuto un collasso. Sua moglie si chin su di lui, spaventata. Ud se stesso mormorare, sull'orlo del pianto: Non ce la faccio. Non posso continuare con questo ritmo maledetto, questa vita mi sta ammazzando. Non ce la faccio pi a continuare....

Follemente, pensava che sua moglie fosse in grado di cambiare ogni cosa dicendogli di smettere. Sarebbero potuti andare via tutti, in qualche posto, fuggire intorno al mondo! Perch no? Ma lei disse invece, non pi tanto sicura di s, adesso, a un tratto impaurita da lui e dalla sua debolezza: Che cosa puoi fare? Che altro?.

Cos, la mattina dopo, fu pronto a ricominciare. Era un uomo di trentaquattro anni che dimostrava parecchi anni di meno, forse perch non aveva scelta. Era in moto perpetuo.
3

Aspettava, eternamente, che accadesse qualcosa, reso ansioso dalla possibilit che accadesse e da quella che non accadesse. Non aveva idea di che cosa si sarebbe potuto trattare. Aveva cominciato ad aspettare quel qualcosa molto presto nella vita. Per qualche tempo il qualcosa aveva avuto a che fare con il sacerdozio, poi con il matrimonio, adesso era collegato, vagamente, al mistero dei sogni, a quei sogni inquietanti che sembravano appartenere a un altro uomo, ma dovevano essere suoi. Durante il giorno, sveglio, non aveva il tempo di sognare. Correva qua e l, da un enorme edificio di cristallo e cemento a un altro, prendendo scorciatoie attraverso i prati dell'universit, passando accanto ai bianchi viali di cemento, ai piazzali e alle panchine, senza avere il tempo di vedere niente, attraversando le strade ingombre di traffico con il rosso, sorpreso dalla pioggia di novembre senza l'ombrello e comicamente, orribilmente solo tra migliaia di studenti frettolosi... un uomo in attesa che accadesse qualcosa, nonostante la fretta. Dietro i suoi pensieri vi era un presentimento di vuoto, una delusione ultima... di non essere altro che l'uomo comune che aveva sempre tentato di essere e che il suo destino sarebbe stato comune.

L'automobile funzionava. Di nuovo marted sera, un altro marted sera. Si rec in macchina a Highland Park e sent la tensione crescergli dentro... non preoccupazione per il noioso corso, ma preoccupazione per la ragazza, il cui volto aveva tentato disperatamente di ricordare per tutto il weekend. E se non fosse venuta?... Nelle numerose sere in cui lei era stata assente aveva provato una innaturale irritazione... un dolore che lo rodeva, una sensazione di imbarazzo. Troppo sensibile. Sua moglie si lagnava a volte perch era debole, diceva che il suo essere cortese era soltanto un aspetto della debolezza di carattere, e lui capiva che questo rispondeva alla verit. Tutto era vero. Ma lo irritava il fatto che quella ragazza, per quanto sprovveduta, avesse una vita sua e potesse, in realt, fare a meno di lui. Non poteva influenzarla. I suoi sentimenti venivano in qualche modo dominati da lei, ma lei gli rimaneva irraggiungibile. E sentiva che non era giusta questa apprensione irragionevole a causa della ragazza, e lo invadeva un senso di disordine, di pericolo, che aveva qualcosa a che fare con lo spazio attraverso il quale guidava... lungo la Terza Avenue, oltre il Fisher Center e il Ford Hospital e nella minacciosa congestione delle vie residenziali di Detroit. Troppe sagome negli angoli dei suoi occhi... troppi palazzi, distributori di benzina, ragazzi in bicicletta. C'era la pressione di troppa gente. Pressione. Una pressione sugli occhi e sul cervello. Dove poteva essere diretto, in quel paesaggio pericoloso? Non sembrava giusto che lui, il figlio di suo padre, dovesse essere nato per una qualsiasi destinazione di questo genere. Diceva a se stesso: Voglio... voglio... ma non riusciva a pensare le parole conclusive, non poteva completare il proprio pensiero. Era troppo sfinito, non riusciva a ragionare con chiarezza. La sua vita era uno scherzo. La variet di forme e colori lungo quella strada era uno scherzo. Illusioni gli danzavano davanti agli occhi come le implacabili strisce di carta che decoravano i distributori di benzina. Stava andando da una donna, da sua moglie, a un'altra donna che non conosceva. Eppure il cuore gli martellava per la necessit di arrivare a lei.

Era sempre stato un uomo attratto dall'avventura... dall'aspirazione all'avventura. La sua mente era colma di film e di libri. Gli piacevano le cose pi banali, i film alla televisione, i film in terza visione nei cinematografi del quartiere, non soltanto perch la sua vita di studioso era assorbita cos selvaggiamente dal non comune, dall'intellettuale, ma perch il suo corpo sentiva una gravitazione naturale verso l'eccitazione del banale. Era un uomo intelligente, ma era altres assolutamente comune, e ansioso di restare tale. Aveva un comune bell'aspetto. Si sentiva a volte squallido di normalit, lieto di essere comune ma al contempo angosciato, e avrebbe voluto gridare alla gente per la strada: S, questo sono io, ma non proprio io. Guardate ancora, guardate meglio!.

E se la ragazza non fosse venuta, quella sera?

Quando entr frettolosamente nell'aula, gi con cinque minuti di ritardo, lei non c'era. Non sarebbe venuta. Prese una matita rosicchiata rimasta sulla cattedra, la esamin con inconsueto interesse e la rimise dove l'aveva trovata. Era il momento di cominciare. Tutti gli altri si trovavano in aula e stavano aspettando. No, non proprio tutti... mancava Hendrix, il tassista. Si schiar la voce. Poi la ragazza entr e tutto and bene: tutto divenne perfetto.

Parl. Maureen sedeva con il cappotto sbottonato, l'aria stanca; cerc di non guardarla. In alto le lampade fluorescenti a buon mercato baluginavano. Facevano male agli occhi e stancavano la mente. Gli oggetti sembravano perdere i loro contorni esatti e la sostanza le sue dimensioni, in quella luce. Sentiva in s una forza estranea, inquietante, una sensazione di forza che gli dava quasi il capogiro. Parlava come un automa, era una lezione familiare... conosceva l'argomento cos bene, lo conosceva da anni; dominava la situazione e parlava agli allievi, parlava, esercitava il proprio potere su quegli estranei. Ma al contempo stava all'erta, in attesa. Gli piaceva insegnare. Insegnare era la sua passione. Amava sentire i loro occhi su di s, amava l'ascendente della sua voce su di loro. Sembrava trasformarsi nell'idea che avevano di lui, perdere il proprio familiare e sciatto contorno nella luce delle lampade fluorescenti.

Quando la lunga lezione termin, si sent pervaso da un senso di eccitazione, ma anche di perdita. E questo lo sconcert, la sua eccessiva stanchezza. Dava tanto ai suoi studenti, anche al pi sprovveduto dei suoi studenti, ma quelli, dal canto loro, non gli davano nulla. Nulla, in realt. La sua esistenza stava scorrendo veloce, i giorni gli venivano strappati a manciate, aveva quasi trentacinque anni... Maureen si alz e cominci ad abbottonarsi il cappotto. Ogni movimento delle sue dita era un movimento segreto, con un significato: lui credeva disperatamente nei segni e nei simboli. Quella ragazza non aveva tentato per settimane di comunicare con lui? O aveva frainteso? Aveva immaginato tutto?

Doveva fermarla prima che fuggisse. Le disse: Permetta che l'accompagni a casa in macchina, questa sera.

Maureen lo guard soltanto blandamente sorpresa. Molto soddisfatta. Sorrise e disse: Grazie.

E cos questo era accaduto. Lui prese i suoi libri, le sue carte e li mise nella borsa di cuoio. Non aveva idea di quello che stava facendo. Quasi tutte quelle cose erano una messa in scena... non gli occorrevano, sentiva che gli studenti si aspettavano di vedere libri e carte sulla cattedra del professore, era pi persuasiva. Sotto l'attento esame della ragazza, abbass gli occhi a guardare se stesso e vide, o intravide, che non era vestito meglio di uno qualsiasi dei suoi allievi. La stessa cravatta verde e rossa che aveva portato l'altro giorno, una camicia a righine azzurre sottili, una smorta giacca a scacchi, calzoni grigio scuro, e le scarpe erano marroni, scamosciate, logore. Ma trov una consolazione nell'essere cos mal vestito; la cosa aveva un che di innocente.

La condusse in un ristorante a prendere il caff. Le domand se desiderasse qualche altra cosa e lei rispose no, niente altro. Quanto a lui, prese una fetta di torta; era improvvisamente affamato, in preda a una fame violenta. La ragazza lo guard mentre mangiava. Era molto snella, magra. Perch viveva sola? Viveva davvero sola? Tent di dominare la propria eccitazione. Ecco che erano insieme. Maureen con un singolare portamento da uccello, in attesa. Il viso sottile, lievemente spigoloso, la pelle traslucida.

Mi parli ancora di lei disse. Dove lavora?

Non faccio niente di speciale.

La settimana scorsa mi stava dicendo di suo padre...

Soltanto per spiegarle perch sono cos stupida.

Ma lei non  stupida.

Sono lenta a capire. Mi riesce difficile.

Ha detto che suo padre se ne and di casa?

La faccia le si color lievemente. S, ci abbandon.

Perch?

Per risposarsi.

Se ne... se ne and, semplicemente?

Usc di casa. Si stanc e se ne and... succede continuamente.

E la sua famiglia?

Oh, tiriamo avanti. Ma' non ha mai avuto problemi a tirare avanti se vi era costretta.

Non ha pi rivisto suo padre?

Oh, certo. Si  risposato. Li vedo, di quando in quando.

Non le dispiace vederli, dopo quello che ha fatto?

Non lo odio n altro, perch dovrebbe dispiacermi vederlo?

Non lo odia?

No rispose Maureen. Ebbe un lieve sorriso. Si innamor di una donna e lasci mia madre... disse che non poteva farne a meno. Cerc di spiegare la cosa a mio fratello e a me, come si era innamorato, ma noi lo sapevamo gi. Lo sapevamo.

Lei e suo fratello... non lo odiaste?

Perch avremmo dovuto odiarlo?

Incroci le braccia, timidamente. Le maniche del maglione giallo erano tirate indietro e tese, la lana da pochi soldi attillata. Gli venne da pensare che ragazze come quella, con lo stesso rossetto di un rosa vivido sulle labbra e lo stesso maglione, venivano trovate spesso cadaveri in qualche localit remota e solitaria... vi era una sorta di condanna definitiva nel ciondolo a forma di cuore che lei portava al collo, appeso a una catenina sottile. Forse era appartenuto a molte ragazze, per poi passare a questa. Riusciva a immaginare i titoli in una pagina interna del giornale e riusciva a immaginare le fotografie sensazionali in una rivista poliziesca: ecco la capanna nella quale  stato scoperto il cadavere, ecco i capi di vestiario rinvenuti a duecento metri di distanza...

Maureen stava dicendo: Voglio bene a mio padre, nonostante tutto questo.  un brav'uomo. Era tutto finito tra loro, tra mio padre e mia madre, e lui era ancora giovane, e si innamor di un'altra, ecco tutto. Questo posso capirlo. Cos me ne andai a stare per conto mio e cominciai a studiare. Mi riusc molto penoso continuare. Pi di ogni altra cosa al mondo, voglio terminare gli studi e trovare un buon impiego, sa, non mi va di battere a macchina per tutta la vita, voglio fare qualcosa di me stessa. Dovetti farmi forza per entrare in aula, quella prima sera, ma ci riuscii. Si trattava del suo corso. Fu molto importante nella mia vita, cambi la mia vita.

Non riusc a seguirla in tutto quel che diceva, ma ud le ultime parole. Perch cambi la sua vita?

Lei. Il suo modo di insegnare.

Io... sono lieto di sentirglielo dire. Ma adesso non ha pi paura, vero?

Lei fece un gesto fluttuante con le dita, per mostrare disgusto. Oh, certo. Non posso farne a meno. Comincio a pensare che fallir, che tutti gli altri ne sanno pi di me, oppure penso che qualcuno potrebbe seguirmi fino a casa. Vivo sola, e mi impaurisco.

Mi dispiace.

Non posso farci niente. Non so come potrei fare.

Non potrebbe abitare insieme a qualcun altro? Un'altra ragazza?

Non conosco nessuno abbastanza bene.

Abbass gli occhi, come se fosse stata consapevole del proprio fascino. Era cos ovvio?

Maureen continu: Non dovrei dirle questo, perch potrebbe pensare che sono pazza. A volte sento... sento che potrei morire, tanto la mia vita  solitaria. Ma non voglio nessuno accanto a me. Credo che niente cambier mai, che la mia vita continuer in questo modo per sempre. Penso che qualcuno potrebbe aspettarmi nell'ingresso, quando torno a casa.  pazzesco. So bene che non accadr. Ma mi sembra di non poter continuare in questo modo senza la speranza di qualcosa di meglio, di una nuova vita. Dovr esserci qualcosa di pi di questo per me, ma dovr ottenerlo da sola. Far io stessa in modo che accada.

La fiss. Molti la pensano cos.

Lei non la pensa cos, vero? domand Maureen, timidamente.

A volte.

Ma non  sposato, non ha una famiglia?

Questo non fa alcuna differenza.

No?

Non conosco alcuna soluzione.

Io sono sicura di s, invece.

No. Non io. Nessuna soluzione fece lui, con un sorriso.

L'accompagn a casa. La ragazza disse nervosamente, senza appoggiarsi alla spalliera del sedile: Non pensa che sia male, accompagnarmi a casa cos?.

Male? Perch?

Se gli altri studenti venissero a saperlo?

Non lo sapranno.

Maureen lo guard. Lui stir la bocca in un sorriso cortese, rassicurante, ma era molto agitato.

Parcheggiarono davanti al caseggiato dove abitava. Era poco pi grande di una grande casa. Poco promettente, un po' squallido. Proprio quello che aveva immaginato per lei. Le farebbe piacere se l'accompagnassi di sopra? Temeva che aprisse la portiera, a un tratto, e se ne andasse.

Non  necessario.

Ci tengo.

Non corro nessun pericolo.

Esce con qualcuno in particolare? Con qualche uomo?

No.

Perch no?

Non c' nessuno che mi piaccia. Nessuno che conosca.

Nessuno?

Non sono pi uscita con nessuno, in questo modo, da quando avevo sedici anni. Mi crede?

Lo sbirci in tralice; poteva darsi che gli avesse rivelato qualcosa di bizzarro. Non capiva. Io... io le credo. Ma perch no?

Ho paura.

Di che cosa?

Degli uomini.

Si sent stranamente commosso da queste parole. Non riusciva a capire. Non vuole sposarsi?

No.

Perch?

Non voglio, e basta.

C' qualcosa... che non va? Cosa c' che non va?

A volte penso che mi piacerebbe essere come le altre; mi piacerebbe frequentare degli uomini, a volte, andare in qualche posto, fare tutto quello che fanno gli altri. Ma poi non ci riesco. L'idea di essere troppo vicina alla gente mi impaurisce, non voglio che mi facciano del male.

Perch qualcuno dovrebbe farle del male?

La gente fa del male agli altri. Succede. Succede disse lei, sbirciandolo.

 cos strano che lei abbia paura. Non abbia paura! si espresse nervosamente e scherzosamente, come se volesse stuzzicarla. Maureen lo fissava in silenzio. Lui si sporse in avanti e le massaggi le mani gelide. Il gesto non richiese alcuna preparazione, alcun particolare coraggio. Tra loro due scatur un'improvvisa agitazione, un affanno che era quasi doloroso. Lui ricord la prima volta che aveva toccato sua moglie, ricord la prima notte di nozze, la nascita del primo bambino: agitazione, questo genere di agitazione. Lasci che salga le disse, supplichevole. Voglio vedere dove vive. Non mi tratterr a lungo.

Io...

La prego. Non le far del male.

Maureen sembrava molto confusa. Lui si sporse oltre di lei e apr la portiera. D'accordo? disse.

Ma sono...

D'accordo. Soltanto per pochi minuti.

Nel buio ingresso della casa c'erano due brevi file di cassette per la posta, identiche a quelle nel suo palazzo. Questo gli piacque. Cassette per la posta dozzinali, di finto ottone. Erano ammaccate e opache, con finestrelle a raggiera per mostrare se contenevano corrispondenza. Lo sguardo di lui balz sul cognome Wendall, e Jim vide che quella cassetta era vuota. Niente.

Di sopra, la ragazza annasp, cercando la chiave, come in sogno e lui le rimase accanto, la mente in tumulto, pensando: Che cosa accadr adesso? Era buffo e al contempo tutt'altro che buffo. Avrebbe potuto sorridere, ma non sorrise... essere soli in quel modo, sempre soli! Una fatica per il cuore! La timidezza della ragazza e l'aggressivit eccitata del suo corpo lo trascinavano avanti; sentiva di non dover pi pensare, progettare, tutto era deciso. La ragazza apr la porta e lo fece entrare. Accese la luce e si volt a guardarlo ansiosamente, per vedere se quella stanza gli sembrasse brutta...

Cos abita qui le disse.

Aveva avuto l'intenzione di esprimersi in un tono cordiale, ma la sua voce suon fioca e tesa. Si mise a sedere. La stanzetta gli si rivel a settori... un divano marrone, una sedia, un tavolo da pochi soldi con il piano lucido sul quale si trovavano alcuni piatti e alcune tazze. Lei non si aspettava ospiti. Il tavolo per la colazione? Quella stanza era anche una cucina? S, vide un piccolo frigorifero in un angolo, e un acquaio... e il divano ovviamente si trasformava in letto mediante strenue magie... le pareti della stanza vibrarono e perdettero ogni forma dinanzi ai suoi occhi. Sent un profumo o un odore di cibo. Torn a ripetere, intorpidito: Cos, abita qui.

S, passo qui le notti.

E i weekend?

Anche i weekend.

Non posso crederlo.

Perch non pu crederlo?

E a questo punto gli parve che un uomo nuovo stesse prendendo il suo posto, sostituendolo. Quella poteva essere la scena di un racconto a puntate o di un film. Un film, s. Lui era un investigatore che stava cercando qualcuno, e lei era la ragazza che in qualche modo si interponeva, in quanto conosceva informazioni cruciali, quella ragazza spaventata, adorabile, con il cappotto color limone e il rossetto rosa sulle labbra. Oppure lui era un uomo qualsiasi deciso a vendicarsi di qualcuno, di un assassino, e la ragazza era l'amichetta dell'assassino, o magari sua sorella; questo sembrava meglio. Casta e spaventata, non poteva appartenere a nessuno. O forse lui si stava limitando a inseguire la ragazza, per conto suo, dopo averne seguito le tracce spietatamente in quella citt, controllando alberghi, condomini, capolinea degli autobus, attenendosi a una sua fantastica logica personale, prevedendo tutto. L'aveva seguita fino a quella casa particolare che si trovava in un luogo inesistente. Metaforicamente simboleggiava il nulla. La sua essenza era l'inesistenza, il nulla. Non esisteva. Si stavano incontrando ora su una X che non era situata in alcun punto particolare dell'universo, e sembravano in preda al terrore di potersi riconoscere...

Si sporse goffamente per prenderle le mani e rovesci una tazzina da caff sul tavolo.

No, la prego, non si alzi si affrett a dire lei.

Lui ricadde sul divano, allarmato.

Con il cappotto, abbottonata nel cappotto, lei si mise a sedere e lo fiss. Jim si costrinse ad appoggiarsi alla spalliera del divano, a rilassarsi. Si sforz di costringere anche la propria faccia a rilassarsi. Ma sent pungere la pelle della faccia, la sent raggrumarsi in minuscoli terrificanti puntini. Erano gli occhi della ragazza sulla sua faccia a fare questo. Sentiva di avere la testa e il corpo molto pesanti, ma, ci nonostante, i suoi pensieri correvano avanti febbrilmente. Si rese conto che stava commettendo adulterio e che stava osando tutto, rischiando tutto ci che la sua vita aveva accumulato. Poneva a repentaglio se stesso. Stava andando verso un atto ultimo, come l'assassinio, che non avrebbe mai potuto essere negato. Era un atto da compiere senza alcun particolare riferimento a sua moglie, che del resto non riusciva a ricordare affatto. Era un atto da compiere tra le braccia di quella ragazza, tra le braccia di un'estranea, e se non si fosse fermato in tempo sarebbe rimasto inestricabilmente legato a lei, avrebbe legato la sua vita a quella di lei, la vita di un'estranea. La bocca gli si prosciug. Fiss il viso pallido della ragazza, poi, scendendo con lo sguardo sotto il cappotto, le gambe snelle - le calze facevano s che le sue gambe splendessero lievemente, supplichevoli - e le strette scarpe nere. Scorse la lieve linea di bagnato lasciata dalla pioggia su quelle scarpe. Si sent commosso da questo, dal silenzio di lei e dalla sua sofferenza e dalla sua bellezza, che era rivolta verso di lui e al contempo rivolta lontano da lui, aperta e timida al contempo, meravigliata come lui stesso era meravigliato, sconcertata. Lei gli aveva fissato addosso lo sguardo come se si fosse autoipnotizzata con la paura.

Dopo qualche minuto, le disse, rauco: Mi parli di lei, la prego.

Maureen tacque.

Non le piacciono gli uomini?

Io... io non posso parlarne, non so come parlarne.

Mi dica, la prego, mi parli.

Ho paura.

Di che cosa?

Che cosa posso dire? Non sono intelligente, non so spiegarmi come lei e le persone che lei conosce. Ho paura della vita, di quanto  confusa, ho paura... di Detroit, ma anche di andarmene da Detroit perch non conosco nessun altro posto. Mio zio Brock era moribondo all'ospedale, o almeno lo credevamo tutti. Stava malissimo. Era dimagrito forse di venti chili, e aveva una gran brutta cera, e noi pensavamo che stesse morendo, ma accadde qualcosa e se ne and... un giorno scese dal letto, trov qualche vestito da indossare e usc dall'ospedale, per conto suo; se ne and... e... e nessuno sa dove sia andato, si limit ad andarsene. Le infermiere, il dottore, tutti, rimasero stupefatti, lui non fece altro... non fece altro che andarsene mentre sarebbe dovuto essere moribondo. Credo che si fosse stancato dell'ospedale. Ma io non posso fare questo, non so come si faccia. Come potrei andarmene da Detroit? Mio zio Brock era moribondo, ma cambi idea e usc dall'ospedale, usc, semplicemente! Come ci riusc? Voglio sapere come ci riusc, come fu che si svegli e disse a se stesso che se ne sarebbe andato, che avrebbe preso i suoi vestiti per poi scendere con l'ascensore e fuggire, cos, semplicemente, senza nemmeno dire a nessuno dove fosse diretto. Neanche a mia madre, non lo disse nemmeno a lei, non lo disse a nessuno. Se n' andato. Ma io, come posso fare questo? Per tutta la vita ho desiderato essere una persona, una persona di successo, qualcosa di saldo e di stabile disse Maureen, adagio. Non disorientata dai sogni. Non una nullit. Mia madre  cos... sembra completamente sveglia, sta andando sempre in qualche posto,  sempre disposta a farsi una risata, ma in realt la sua esistenza  tutta un sonno. Ed  cos anche l'esistenza di mia zia Connie. Tutti i loro amici, sia gli uomini sia le donne, dormono tutti, ma non so spiegare la cosa. Anche mio padre e il mio patrigno, dormono tutti, uomini che sono addormentati. Io voglio essere Maureen Wendall, ma voglio che questo significhi qualcosa. Voglio essere sveglia. Ma nei momenti peggiori so che quello che a me sembra essere me stessa, una certa persona, non  affatto una persona, ma una confusione di cose... quello che riesco a ricordare, quello che vedo, quello che sto pensando. Non posso farci niente. Tutto fermenta e ribolle, e ne ho paura.

La fiss, sorpreso come se fosse stato colpito fisicamente. Lei parlava adagio e, ci nonostante, aveva gli occhi grevi di una passione quasi sepolcrale, aveva un'aria narcotizzata, occulta. In tutta la sua vita, non aveva mai sentito nessuno parlare in quel modo. Avrebbe voluto respingere le sue parole, respingere quello sguardo greve, come sul punto di annegare, intenso, ma si limit a fissarla, incapace di parlare. Questa era la follia che aveva temuto in lei, ma anche la follia dalla quale era stato attratto; eppure non si trattava di follia, non proprio. Cap facilmente le sue parole, mentre lo attraversavano.

Non voglio che mi creda pazza, ma non posso farci niente disse lei, calma, osservandolo. Voglio dirle una cosa. A volte siedo accanto a quella finestra e guardo il sole. Lo guardo tramontare. Sembra impiegarci molto tempo, ma succede ogni giorno, scende al di l dell'orizzonte ed  finita,  cos. Non pu tornare indietro. Ho molto tempo per guardare il sole al tramonto. Ho tempo per leggere e continuo a leggere, libri della biblioteca, opere alle quali lei accenna in classe. Sto cercando in essi qualcosa e quindi continuo a leggere. Una persona che vive sola dispone di molto tempo. E questo tempo dev'essere riempito. Cos, guardo fuori della finestra. Continuo ad aspettarmi di vedere qualcosa, l, nel modo in cui la luce cambia, voglio vedere qualche... qualche legge.

Cosa?

Una legge. Qualcosa che torni ancora e ancora, che possa capire.

Lui annu rapidamente, debolmente.

Ora forse dovrebbe andare disse lei. Si pass la mano sul viso, come se lo sguardo di lui l'avesse allarmata.

Andarmene? Dovrei? Dovrei tornare a casa, adesso? disse Jim.

Non dovrebbe tornare a casa?

Si alz. Stava passando oltre, gli parve la scena di un mistero terribile senza vedere affatto il mistero, senza riuscire a toccarlo.

Si avvicin a Maureen e l'abbracci. Ansimante, indifeso, le afferr le spalle e si chin su di lei. Gli sembrava cos piccola, una bambina. Eccitato, agitato, la mise in piedi.

No, la prego, no... no! grid lei.

Non mi costringa ad andarmene disse lui.

A meno che non mi ami, no... non lo sopporto...

La lasci.

Dovrebbe andarsene disse Maureen. La prego. A meno che non mi ami, dovrebbe tornare a casa. La prego, non mi faccia del male.

Mi scusi disse. Incespic all'indietro, cercando con la mano la maniglia della porta. Dov'era la porta? I suoi sensi si avventavano avanti e indietro, cercando di dirigerlo. Non riusciva a ricordare come tutto questo fosse accaduto, dove si trovasse, come avesse potuto sentirsi cos violentemente attratto da quella ragazza. La sensazione in lui era turbolenta e greve al contempo, e lo trascinava verso la ragazza. Non si mosse. Dovrei proprio andarmene? Vuole che me ne vada?

Maureen si port le mani al viso.

Non voglio lasciarla qui sola disse.

Lei tacque.

Perch dovrei lasciarla? disse Jim con frenesia. Non mi costringa ad andarmene!

Maureen gli volt le spalle. Vide che era spaventata, esattamente come una ragazza in un libro giallo, come una ragazza nel pi comune dei sogni. Ma lei disse, stridula: Mi far del male! Se non mi ama, mi far del male! Come posso sopportarlo? Sono rimasta sola per troppo tempo! Ho avuto troppa paura, e adesso lei, lei mi spaventa, come tutti gli altri, e come  possibile che mi fidi di lei, se mi facesse del male, se domattina non potessi alzarmi e andare al lavoro, sentendomi troppo disfatta, un relitto, se lei mi facesse questo... che cosa accadrebbe, allora? Che cosa mi rimarrebbe? Non avvicino un uomo da dieci anni! Sono dieci anni! Tutto  accaduto in un'altra esistenza, non riesco neppure a ricordarmene! Se lei mi avviciner, far ricominciare tutto daccapo e io... non sono forte abbastanza, non posso reggere. Quando si soffre come ho sofferto io, non si impara niente dalla sofferenza, la sofferenza non ti insegna niente, n fa di te una persona migliore, ti stronca semplicemente... perch vuole farmi del male?.

Non voglio farti del male disse lui.

Vuole farmi del male!

Voglio amarti...

Maureen non si volt verso di lui. Jim si avvicin in silenzio, la cinse con le braccia e la strinse. E adesso che cosa accadr? pens. Era tremendamente impaurito. Ma non poteva fermarsi e la ragazza non lo ferm, e la paura di lui non serv a nulla, e il battito affrettato, sonoro, del cuore di Maureen non serv a nulla, non lo allontan ammonendolo, lo attrasse a lei.
4

Verso la fine di maggio, Maureen and a trovare sua madre. Loretta si trovava in compagnia di un'amica; il televisore era acceso. L'amica, Bridget, ebbe per Maureen un sorriso luminoso, curioso.

Guarda chi si vede disse Loretta. Che cosa fai di bello? Che cosa c' di nuovo?

Maureen si sedette sull'orlo della sedia di sua madre e guard senza vederlo lo schermo del televisore. Alcune cose disse.

Hai un bell'aspetto, Maureen disse Bridget.

Grazie.

Sullo schermo del televisore si vedeva l'immagine sfarfallante di una folla bloccata di quando in quando da un cordone della polizia. La polizia spingeva indietro la gente.

Che cos'? domand Maureen

Oh, figli di puttana che provocano disordini rispose Loretta. Fanno il picchettaggio contro la guerra.

Vent'anni fa li avrebbero messi tutti al fresco disse Bridget.

Li avrebbero impiccati esclam Loretta, irosamente.

Si tratta di questo? disse Maureen, guardando lo schermo. Mi  parso di aver visto un sacerdote, tra quella gente.

Tesoro, che cosa ti  successo? Entri in casa, ti metti a sedere e non dai nessuna spiegazione... quante settimane sono passate dall'ultima volta che ti ho visto, tre o quattro? Hai un gran bell'aspetto. Va tutto bene? Come procede il tuo lavoro?

Ok.

Che cosa ne pensi tu della guerra, Reeny? domand Bridget.

La gente come quella non dovrebbe causare disordini. Marciare cos, confonde le cose e basta rispose Maureen, adagio.

Hai perfettamente ragione, non dovrebbero provocare disordini. Di guai ne abbiamo gi abbastanza disse Bridget.

Non mi va che si confondano le cose disse Maureen. Si sentiva indolente, eppure una grave certezza la rendeva energica; sapeva di avere ragione.

Guardate quel moccioso disse Loretta, ridendo.  un ragazzo, quello? Con tutti quei capelli? Se fosse mio figlio, lo farei mettere a sedere e ci darei dentro con le forbici. Ges!

Hanno un aspetto ridicolo, non c' che dire approv Bridget.

Al telegiornale comparve un uomo seduto a una scrivania.

Oh, all'inferno quello l, spegni. Tutte queste cose le ho gi viste a mezzogiorno disse Loretta.

Maureen si protese in avanti e spense il televisore.

Allora, quali notizie ci dai di te, bambina? Non sei mica nei guai?

No rispose Maureen, facendo una smorfia.

E allora che c'?

Non posso essere venuta soltanto a fare due chiacchiere? disse lei. Perch no? Puoi fare a meno di guardarmi con quell'aria cos strana.

Sicuro, parla. Di' qualcosa.

Randolph come sta?

Si  slogato una caviglia.

Quando  successo?

Un paio di settimane fa. Quel dannato non vuole guarire. Continua a correrci sopra. E alla nostra Bridget, gliene  capitata una brutta, suo marito  tornato e si aggira nel vicinato.

Oh fece Maureen. Guard educatamente l'amica di sua madre, una donna sulla cinquantina, tarchiata e simpatica. Com' successo?

 uno schifo. Lo hanno assegnato a non so quale programma speciale, Ges Cristo disse Bridget, facendo roteare gli occhi come se fosse guarito perfettamente e non fosse pi matto. Hanno detto che poteva tornare a casa per un periodo di prova, o che so io, come diavolo lo chiamano, e io ne ho parlato con l'ispettrice, le ho detto che era matto da legare, che non ci si poteva fidare di lui e che se si fosse messo a bere ci sarebbero stati danni a non finire da pagare. Le ho detto: Dovrei nascondermi da lui per tutto il resto della vita?. Ma sembra che gli abbiano trovato un lavoro, e cos  fuori e gironzola da queste parti. Non so se lavori sul serio o se lo abbiano gi licenziato o se se ne sia andato. Ha detto a un tale che mi avrebbe tagliato la gola. Ecco come stanno le cose a casa mia. E per giunta si  fatta viva anche mia suocera! Deve avere ottant'anni; ma  scaltra come il demonio. Bisogna nascondere il borsellino in un posto sicuro, quando arriva lei.

Ma davvero? Si fa ancora viva? Come sta? domand Loretta.

Bene, credo. Tira avanti.

La madre di Howard, quella era una vecchia in gamba. Non  cos, Reeny? Grossa e forte, sapeva il fatto suo. Non si lasciava rimbeccare da nessuno.

S, ma questa, quanto a lei, non parla. Si siede e ti guarda. Ecco come stanno le cose a casa mia, Reeny. Ma tu, il tuo lavoro?

Me ne vado.

Perch?

Sto per sposarmi.

Tacquero tutte. Poi Loretta strill: Cosa? Dio mio, Reeny! Sposarti! Stai scherzando?.

No.

Ma chi ?

Il mio insegnante al corso serale.

Ges, un professore universitario? Tu scherzi!

Maureen distolse lo sguardo dallo schermo spento del televisore. Abbass gli occhi sui piedi nudi e sudici di sua madre e sui grossi piedi di Bridget, comodi nei mocassini indiani. Perch continui a dire cos?  tanto sorprendente che qualcuno voglia sposarmi?

Ti sposi sul serio?

S.

Tesoro, sei una bella ragazza, non mi stupisce. Ma io... credevo che tu non uscissi con nessuno. Non mi hai mai detto una parola!

Questo  il primo, il primo uomo.

Com'?

 molto per bene, intelligente, mi ama molto e vuole sposarmi.

 cattolico?

S, cattolico.

Loretta rise stupita. Gett le braccia al collo di Maureen. Dio, questa non me l'aspettavo! Ges! Non mi hai mai detto una parola, ed ecco che ti vedi con un professore, un professore universitario! Avevo sempre pensato, non so perch, che tu non volessi sposarti, che avessi le tue buone ragioni, o che so io...

Lo credevo anch'io disse Bridget, lieta.

Per sono proprio contenta,  davvero una bella notizia, ma perch tanti segreti? Perch non lo hai portato qui?

Non lo so.

Portalo a cena domenica, allora. Ok?

Non saprei.

Domenica preparer qualche buon manicaretto, portalo qui. Soltanto noi tre. Potremo fare conoscenza. Dio mio, che sorpresa!

Di che nazionalit ? domand Bridget.

Niente. Americano.

Sei sicura che non sia polacco? disse Loretta, dando di gomito a Maureen.

S.

Che cosa c' che non va in lui, allora? domand Loretta. Che cos'ha?

 sposato.

Loretta balz in piedi. Ancora sorridente, ancora stupita, fiss Maureen e parve che non capisse. Sposato?

Maureen annu.

Loretta sbarr gli occhi. Poi, a un tratto, schiaffeggi Maureen.

Ma'! grid la ragazza.

Un uomo sposato... tu e un uomo sposato!

Cara, lasciala stare disse Bridget, balzando in piedi a sua volta. Perch vuoi fare storie? Lasciala stare...

 una sgualdrina! Una piccola sgualdrina!

Non dovresti dire questo, sai forse come stanno le cose?

Sei una sgualdrina o no, Reeny? domand Loretta. Maureen sedeva con la mano sulla guancia, sforzandosi di non piangere. Loretta si espresse con una curiosa ironia, greve e arcigna, eppure anche un pochino affettuosa.

Sei o no una sgualdrina?

Ho parlato con sua moglie l'altro giorno.  venuta da me. Maureen cominci a piangere, silenziosamente. La sua espressione era composta, come se si fosse trovata ancora alla presenza di quella donna. Parlando, seguit a scoccare occhiatine a sua madre. Mi ha detto di lasciarlo in pace, perch non avrebbe ottenuto il divorzio e non avrebbe potuto sposarmi, quindi dovevo lasciarlo in pace, e si  messa a piangere, e mi ha detto cose dei bambini, e mi sono resa conto... mi sono resa conto che lui forse l'amava, un tempo, ma ora amava di pi me, e non poteva farne a meno, e io neppure. Allora lei ha cominciato ad alzare la voce con me, una donna per bene come quella, pronta a gridarmi tutti gli insulti che aveva sempre pensato. A questo punto le ho spiegato che l'avrei sposato e che poteva andare all'inferno, me ne infischiavo se era colta o no, e se ha tre figli che sono di lui e se ha avuto due aborti, anch'io avrei avuto figli da lui, e non mi sarei lasciata dissuadere dalle sue chiacchiere! Udivo me stessa dire tutte queste cose, e la cosa mi sorprendeva, ma era tutto vero... anche lei aveva detto cose a me che dovevano esserle sembrate sorprendenti... e il colloquio  finito quando io ho detto che non avrei mai rinunciato a lui, mai, che lo amavo, e basta, ero innamorata di lui, lo avrei sposato, e lei poteva fare tutto quello che voleva, ma non sarebbe riuscita a impedirmelo.

Loretta spalanc gli occhi. Ges, hai detto tutte queste cose? Tu? A sua moglie?

Gliele ho dette in faccia.

La mia dolce, piccola Maureen? mormor Loretta, ironica e sorpresa.

Ho trovato le parole. Mi sono venute da non so dove.

Tacquero.

Loretta si rimise a sedere, adagio. Sbuff e sedette impettita, lo sguardo scintillante e ironico fisso su Maureen.

Be', sembra che tu abbia fatto quello che dovevi fare, tesoro disse Bridget.

Cos... sposerai il marito di un'altra?

S.

E hai sempre saputo che era sposato?  cos?

S.

Sin dal principio?

S.

Ma questo non ti ha fermata, eh?

No.

A quando le nozze?

Quando lui avr ottenuto il divorzio.

Ma sentila, che te ne pare? disse Loretta in tono scherzoso a Bridget quando avr ottenuto il divorzio! Parli cos, eh? Dovrei trascinarti da padre Burney, per sentire che cosa ne pensa. Quando avr ottenuto il divorzio!

Queste cose moderne sono molto complicate osserv Bridget.

No,  una sgualdrina, non si tratta di niente di moderno,  soltanto una sgualdrina. Ha deciso di diventarlo e ci  riuscita disse Loretta. Batt le mani l'una contro l'altra, poi le strofin energicamente. Ah, cos. Quindi sei proprio decisa. Quando avr ottenuto il divorzio... e quanti figli hanno, tre, hai detto?

S, tre.

E che ne sar di loro?

Come posso sapere che ne sar di loro?

Restano con la madre, eh? E lui paga il mantenimento?

S.

E non te ne importer niente? Il mantenimento dei bambini e gli alimenti alla moglie?

No.

Cos hai sistemato ogni cosa. Come ci sei riuscita?

Maureen si asciug le lacrime. Disse: Non abbiamo altro di cui parlare, questa sera. Volevo soltanto dirti questo.

Ma non credi di essere una sgualdrina?

Adesso no.

Cosa vorrebbe dire questo: adesso no? Sei una sfacciata anche tu?

Maureen guard timidamente sua madre. La intimoriva un poco quel che avrebbe potuto vedere, ma la faccia di Loretta era accesa, indignata, e al contempo rassicurante... esisteva un legame tra loro, in fin dei conti. Maureen si alz. Bene, grazie disse.

Grazie di che? Ricominci a fare la sfacciata?

Non sono mai stata una sfacciata. Lo era qualcun altro, Betty o Jules disse Maureen.

Ges, non li nominare!

Io non lo sono mai stata. Io no! Ero diversa, io.

Loretta emise un suono sbuffante. Bridget, imbarazzata, accompagn Maureen fino alle scale. Sei proprio una bella ragazza, proprio graziosa disse; non capiva l'ira di Loretta, e ne era imbarazzata. Non stare a crucciarti per tua madre. Cambier idea. In un certo qual modo l'hai sorpresa, ecco tutto. Non vuole che tu faccia sbagli, come quelli che ha commesso lei. Capisci? Ma ti vuole tanto bene, capisci? Vero?

Lo so disse Maureen. Anch'io le voglio bene.

5

Un pomeriggio di giugno del 1967, un giovanotto vide se stesso nella vetrina di un negozio vuoto... per un momento credette di contemplare un estraneo, forse un nemico, poi si riconobbe. Prosegu adagio. Camminava sempre adagio. Era uscito da una stanza in un caseggiato di mattoni, lontano un isolato, ma gi aveva dimenticato sia la stanza sia la casa; era diretto verso un cinema sulla Woodward, che cambiava programma tutti i mercoled, eppure il cinema non si trovava ancora nella sua mente. Tutto rimaneva in uno stato di piacevole, fluida sospensione. All'angolo c'era un drugstore piccolo e buio... alcuni ragazzetti negri attraversarono la strada davanti a lui, una turba chiassosa... due ragazze bianche, dai lunghi capelli, vennero dalla sua parte... indossavano i pantaloni. Lui lasci che la sua visuale divenisse vaga e le ragazze scivolarono via sfocate, come se lo stessero stuzzicando, i lunghi capelli luminosi al sole, e le mani, gesticolanti, precise in qualche loro linguaggio melodioso, sul punto di rivelargli un segreto, destinato ad attrarlo. Ma non riusc a riportarle a fuoco. Pass accanto a loro indifferente. Nel momento stesso in cui avrebbe dovuto posare gli occhi sui loro volti, osservandole e valutandole, dando prova di una certa agile esperienza, le aveva dimenticate ed era passato oltre.

Il marciapiede era rovente. Appena la met di giugno e gi l'aria aveva un sapore sfruttato, svanito. Dunque era riuscito a sopravvivere per un'altra estate, avrebbe vissuto un'altra estate! Nell'autunno precedente per poco non era morto, trasportato nel pronto soccorso di un ospedale, perdendo sangue, ma la morte non lo aveva raggiunto ed era sopravvissuto per un'altra estate. L'estate gli sembrava interminabile, sebbene fosse appena cominciata. Era appena cominciata? Non riusciva a ricordare alcun'altra estate, in realt, eppure questa gli sembrava interminabile. L'energia di un ragazzo, su una motocicletta che gli saett accanto, fece trasalire Jules: strepito, energia, il lampo della luce sulle cromature! Non era mai stato cos giovane.

Per molti mesi aveva dimorato in un corpo... cucito, tamponato, magari imbottito con ovatta insanguinata. Erano riusciti a rimetterlo in condizione di funzionare. Ma la gratitudine? Doveva provare gratitudine? La mente gli si offusc. Era riuscito a sopravvivere a se stesso, un corpo. Era diventato un peso, Jules, un oggetto, che proiettava dinanzi a s un'ombra incerta, ma non occupava spazio... non molto spazio, in ogni modo. Davanti a lui c'era un vecchio o forse una vecchia... con i calzoni, i capelli grigi, un essere arruffato, cencioso, che camminava nel sonno e proiettava un'ombra sul marciapiede. Fiss lo sguardo su quella sagoma. Le gambe si muovevano come se cinquanta o sessant'anni di pratica avessero reso tutto semplice, una sagoma dotata di un certo peso e capace di spostare una certa quantit d'acqua, qualora avesse dovuto cadere nell'acqua. Camminare era un'abitudine... vivere era un'abitudine, meccanica. Forme, pesi! Jules sentiva le une e gli altri nei globi stessi degli occhi, irritanti. Una pressione sugli occhi come la pressione di quella grossa e fredda macchina a rotelle, trasportata sin davanti agli occhi per fare un esame.

Che cosa avevano esaminato quei medici guardando nel cervello di Jules attraverso i suoi occhi iniettati di sangue?

Ogni giorno passava davanti al drugstore. Ora se ne ricord. Il negozio aveva una finta facciata, molto pulita e splendente. All'interno, una piccola folla: negri e bianchi. E ogni giorno lui si dirigeva a sinistra, il che lo conduceva alla maleodorante drogheria greca e ai tre negozi di un isolato distrutto da un incendio, uno dei quali era evidentemente una lavanderia, quella che era stata una lavanderia; oppure proseguiva a destra finendo al di l di grandi palazzi di appartamenti dove alloggiavano studenti della Universit del Wayne, pigiati e rumorosi, e nel bel mezzo di un ingombro di bidoni per l'immondizia e di scatole di cartone che gli spazzini municipali non si davano la pena di togliere. Passava davanti al bar Crater, dove oziavano studenti, ai margini della vita studentesca e quasi nel suo genere di vita, quasi ai margini del vivere stesso. Alcuni altri edifici incendiati, misteri. Manifesti, VOTATE PER... VOTATE PER... VOTATE... Vota e cambia la tua vita, pens Jules. Uno dei candidati era stato sfigurato, privato della faccia. Gli avevano tolto gli occhi con l'inchiostro, tolto i denti con l'inchiostro. Il cielo doveva apparirgli come se stesse guardando attraverso un frutto marcio. Alcuni ragazzi negri ciondolavano l attorno... color cedro e uva... e uno di essi muoveva passi strascicati, faceva schioccare le dita, cantava con una voce soffiante, ansiosa...

Dimmi dove stai andando

non ho il diritto di saperlo?

Una blanda riflessione per Jules: nessuno gli domandava dove stesse andando, nessuno aveva il diritto di saperlo, n se ne curava.

Anche lui era un uomo all'interno di un frutto marcio... il sapore continuava a entrargli in bocca. Il cielo aveva un colore arancione brunastro, da melone troppo maturo, un colore putrido, inequivocabile. La voce del ragazzo negro sembrava molliccia, putrida, sbucciata, marcescente, soffiante ed effeminata. Meglio non ascoltare. Jules prosegu. Era come il bambino invisibile che aveva tentato di immaginarsi anni prima. Ma adesso era diventato davvero invisibile. Nei suoi vestiti un po' insudiciati e frusti, non aveva niente da invidiare a nessuno; la sua andatura placida ma non pigra, con un lieve trascinarsi dei calcagni, lasciava intravedere una certa distrazione; forse era un tossicomane e poteva essere pericoloso... questo allontanava la gente e attraeva su di lui soltanto gli sguardi delle ragazze avventate. La sua faccia non era n stupida n scaltra, non conteneva niente, non prometteva niente, gli occhi li aveva fissi e scuri e senza luce. Impressioni gli scorrevano dentro, ma non una faceva presa. Era al sicuro dal proprio passato, si era liberato con un calcio del proprio passato, come suo zio che aveva deciso di andarsene dall'ospedale, di scomparire. Anche Jules era scomparso.

Possedere un vuoto nel bel mezzo di quella citt... tenerlo per s, ma senza egocentrismo... questo era divenuto il desiderio di Jules. Sarebbe stato bello uscire in quel modo ogni giorno, per tutto il resto della sua esistenza, senza fretta ma senza una vera pigrizia, con una certa destinazione. I piedi si trascinavano avanti. La promessa di qualche buia sala cinematografica e di alcune ore di film. In seguito avrebbe comprato qualcosa da mangiare al Food Fair o non avrebbe comprato niente. Mangiare o non mangiare. Se entrava nel negozio, vi passeggiava come se stesse attraversando un giardino pubblico, lentamente lungo le corsie, vedendo pacchi ben confezionati di cibi e montagne di barattoli, barattoli nelle loro etichette colorate: era piacevole per lui sapere che non gli occorreva niente. Sul davanti del negozio, appoggiato al banco granuloso, c'era un poliziotto negro che condivideva con Jules una certa calma pungente, piacevole. La pistola del poliziotto si trovava nella fondina, e la fondina era chiusa. Il poliziotto, un giovanotto con i baffi, sbirciava Jules come sbirciava tutti gli uomini che si aggiravano soli, ma una certa fiducia nel passo di Jules lo rassicurava. L i bianchi erano pi sospetti dei negri. Che cosa facevano in quel quartiere? Proprio l? Avevano deciso di vivere laggi?

Jules attravers la strada. Un edificio in rovina che ospitava la Rivolta degli studenti contro la guerra nel Vietnam. Irose lettere bianche. Davanti all'edificio, ragazzetti che bighellonavano. Facevano parte della Rivolta degli studenti o si limitavano a oziare l attorno? Avevano gli occhi vitrei e curiosi e li volsero con insistenza su Jules, come su un mistero, poi lo ignorarono. Nel loro soggiorno, pochi giorni prima, uno di loro era stato ammazzato, un organizzatore fulminato con un colpo di rivoltella. Un tassista infuriato era entrato di corsa, sparandogli al petto. Il tassista aveva detto ai giornalisti che suo figlio si trovava in Vietnam e che lui ne era fiero.

Una delle ragazze grid qualcosa, forse a Jules. Parte di una canzone. Quelle ragazze cantavano sempre, parlavano musicalmente con voce strascicata. Jules non si volt. Anzi, s, si volt a guardare. La ragazza era a piedi nudi e lui le guard soltanto un piede... un anello rosso di plastica intorno al dito piccolo. La ragazza disse qualcosa, ma lui non rispose. In realt non la ud. La voce di lei galleggiava musicalmente nell'aria, lieve; non sembrava una voce umana. Soltanto suono.

Un cartello inchiodato in alto: Ehi Amico Sorridi Subito Al Tuo Fratello Fatemi Vedere Che Vi Amate A Vicenda Subito!

Agenti su una macchina di pattuglia l accanto. Jules cerc di non guardarli. Una certa pressione sugli occhi gli giungeva da loro, dalle loro sagome... dal loro peso. Le lettere della parola Polizia gli danzavano biancastre negli occhi. Qualcuno lo stava guardando. Jules non seppe resistere; si volt e guard a sua volta... un blando e freddo sguardo scambiato con un poliziotto, uno sguardo meravigliato. Vi era un che di massiccio e di poderoso nella faccia dell'uomo, una sollecitudine che mise a disagio Jules. Calvizie incipiente, robusto. O, piuttosto, l dove Jules avrebbe potuto un tempo sentirsi a disagio, si agit un ottuso smarrimento; non era proprio un'emozione. Sorrise. Il poliziotto non rispose. Un altro poliziotto, quasi intuendo un pericolo, si gir a guardare Jules che passava. Voltando loro le spalle, lui si sent pi vulnerabile.

Al centro della strada, nell'attraversare, sent qualcuno afferrargli il braccio. Non uno dei poliziotti, per, qualcun altro. Un giovanotto. Ehi, Jules! Mi era parso che fossi tu! Non mi hai sentito chiamarti? La faccia era sorridente, eccitata. Troppo cordiale. Jules era riluttante a fermarsi, ma non poteva strapparsi alla stretta. Disse qualcosa. Attraversarono la strada insieme. Il giovanotto parlava. Jules provava una sorda ansia. Non voleva che la gente lo chimasse Jules! Aveva distribuito cos generosamente il suo nome? Sentiva un peso accanto a s, il peso di quel giovane il cui nome era Mort. Attivo e incantevole, Mort, le cui mani zigzagavano insieme alle parole.

Cammini intontito o qualcosa di simile, ma non hai preso la droga! Afferr Jules, scherzosamente, per la collottola. Non rispondi quando ti chiamano!

Jules lo scost da s. Ho fretta.

Ma... ma voglio parlarti disse Mort, offeso. Vogliamo parlarti, io e alcuni amici miei, amici di Marcia. Ti ho visto per la strada, ieri, diretto su per Cass Street, ma poi sei scomparso. Sei entrato in un negozio o che altro?

Non ricordo.

Dove vai cos di fretta?

Jules non disse niente.

Amico mio disse Mort, chinandosi francamente verso di lui il fatto  che non sai dove andare, come me, ed  precisamente quello che tutti noi vogliamo cambiare... il non avere nessun posto in cui andare. Oh, non mi riferisco all'amore n ad altre cose del genere perch siamo tutti innamorati, pi o meno. Credo che anche tu abbia una donna e sia innamorato. Mi riferisco invece a qualcosa di pi permanente, a qualcosa che trascenda...

Non toccarmi disse Jules.

Scusami. Mi sono lasciato trascinare disse Mort. Aveva la pelle olivastra e malaticcia sotto quella sua energia; cerc di sorridere a Jules. Mentre camminavano, il suo braccio dondolante passava vicino a quello di Jules. Un prurito. Un'irritazione. Il contatto di altra gente, la vista improvvisa dei denti nei sorrisi, denti lievemente cariati, marci...

Mort parlava. Parlava della popolazione negra. La Comune africana. Poneva domande imbarazzanti, veniva da un comizio tenuto all'universit dagli Studenti per la pace. L'Aucp. Che cos'era l'Aucp? Mort disse, con la voce sommessa e seria: Sar quasi certamente per questo fine settimana. L'ho saputo da Coleman,  il presidente dell'Aucp, sai, e quando il momento verr tutto sar pronto, abbiamo dei piani, soltanto ho una paura matta che il controllo della situazione ci sfuggir di mano e lui non sembra rendersi conto della portata... dei possibili danni. Sembra che non riusciamo a organizzarci. La gente va e viene. In fin dei conti, quanta pratica ha ognuno di noi? Questo li spaventa. Che cosa ne sappiamo di combattimenti per le strade?.

Jules lo fiss.

Che cosa c'?

Che cosa vuoi dire, combattimenti per le strade?

Quando scoppieranno i disordini, fermeremo la citt. Ma io mi preoccupo continuamente, la notte non riesco a dormire... prendo sonniferi e non mi fanno nessun effetto... continuo a pensare, e se il controllo ci sfuggisse di mano?

Quali disordini? domand Jules.

I disordini sono previsti per la fine di questa settimana, siamo quasi certi. Sabato sera. A meno che non piova, o qualcos'altro.

Disordini?

S, disordini... sai.

Jules rise. Non ci sar nessun disordine disse. Erano in piedi davanti a un negozio di antiquariato, un negozio di vecchiumi, e i mobili silenziosi e polverosi dietro la polverosa vetrina dimostravano quanto fossero giuste le sue parole. Come poteva, una qualsiasi cosa, accadere a questo mondo? Come poteva, una qualsiasi cosa, cominciare a muoversi? Tutto era stazionario, appesantito. Mort era un oggetto di un determinato peso. Aveva una faccia... s, una faccia... di comuni proporzioni, dalla pelle opaca, olivastra, insoddisfatta ed eccitata, con una barba nera tagliata corta che le dava un contorno, una fissit. La via sembrava a Jules molto piatta e aperta, eppure niente vi si poteva muovere senza un grande sforzo.

Jules, vieni con me e potremo parlare! Ci tengo tanto a parlare con te... e anche certi miei amici vogliono parlarti... dove ti nascondi? Marcia dice che ti fai vivo, ma non sa mai quando aspettarti. Sta lavorando, adesso?

S,  al lavoro.

Una donna meravigliosa! Sei molto fortunato, ma... non voglio offenderti... non faccio che offendere la gente con questa mia boccaccia. Vieni con me, Jules?

Jules esit. Poi disse: Potresti prestarmi venti dollari?.

Venti? Perch te ne servono tanti?

Venti dollari.

Ma non te ne ho prestati cinquanta la settimana scorsa? Eri tu o era qualcun altro? Parve realmente interdetto, come se non riuscisse a ricordare.

Non ricordo disse Jules.

Be', se proprio ti servono. Ho preso la paga stamane e quindi penso... Imbarazzato, si tolse di tasca il portafoglio e cont venti dollari per Jules.

Jules li prese, li arrotol e se li mise in tasca. Non aveva pi il portafoglio da un pezzo, probabilmente gli era stato rubato.

Proseguirono e Mort lo precedette. Ammiro te e ammiro Marcia - non che vi conosca, nessuno dei due, certamente non vi conosco - ma voglio che ci troviamo, che abbiamo un dialogo, che ci aiutiamo a vicenda. Tutti noi vorremmo aiutarti. E sento che tu vorresti aiutare noi e sei a conoscenza di cose che a noi occorre sapere. Dobbiamo parlare! Organizzarci! Il tempo sta fuggendo via in fretta per quanto concerne questa citt e se il controllo non lo assumeremo noi, saranno altri ad assumerlo. Gli africani si stanno frantumando... non vogliono comunicare, tranne il presidente, che  un giovane intelligentissimo ma emotivo, e anche gli altri sono emotivi... dobbiamo prendere decisioni, organizzare, assegnare incarichi...

Jules pens a Marcia. Andava a trovarla di tanto in tanto; ed era rimasto sorpreso udendo accomunare i loro nomi. Perch Mort aveva accomunato i loro nomi? Pensando a Marcia, cominci a pensare a Faye... fredda e argentea, una bionda di cui aveva visto il volto sin dal mese di aprile sulla pagina mondana del giornale... Faye metamorfizzatasi nella moglie di un tizio di Bloomfield Hills... arrivata al Meadowbrook Theater con il marito e con un'altra coppia... era finita come una faccia sul giornale, eppure non meno reale di Marcia. Vi era qualcosa di Faye in Marcia, qualcosa che lui non aveva avuto il tempo di approfondire, una qualit di bionda pungente, schiva, fiduciosa in se stessa, inesplicabile.

Mort stava parlando eccitato, e con il gomito seguitava a urtare il braccio di Jules. Si scatener l'inferno! grid.

Aria pesante. Che cosa sarebbe saltato fuori da quell'aria pesante? La temperatura stava salendo a trentacinque gradi. L'umidit era elevata, densa. Quella pesantezza, quella piatta, ardente, opprimente pesantezza, come se l'anima stessa della strada si stesse fondendo in vapore, perdendo ogni forza, scomparendo. Com'era possibile distinguere tra neri e bianchi in una simile nebbia?

Tutto si creper, si aprir. Tutto ha bisogno di essere sventrato e scavato... e il nocciolo va sputato fuori! Perch tutto quanto dovrebbe restare immutato? Ci troviamo sulle montagne russe e il vagoncino sta sobbalzando. Un po' di vento  la sola cosa che ci occorre. Jules... com' che ti chiami di cognome, a proposito? Lo hai mai detto?

No.

Jules, voglio conoscerti bene, non respingermi. Senti, so di parlare troppo e di essere soltanto un dilettante. Sono uno che non ha mai viaggiato, un pigro bastardo, ma nutro speranze, ho i miei sogni... per tutti, bianchi e negri, per i ragazzi in Vietnam, per i vietnamiti... credo in questi sogni, non riesco a dormire la notte a furia di pensare a quello che potrebbe accadere se soltanto riuscissimo a realizzarli! Non voglio vivere tutta la mia esistenza tirando avanti alla meglio. Denaro da una universit, denaro dal governo... tirando avanti alla meglio, vivacchiando; cio, dico, non voglio pensare a me stesso mentre tutto, intorno a me, sta imputridendo, sta andando alla malora. Voglio liberarmi di tutto questo, come il serpente che si spoglia della pelle. Voglio davvero vedere questa citt rasa al suolo da un incendio e ricostruita. Ges, quasi non posso aspettare! Si interruppe, respirando in fretta. Jules, non prendi mai la droga? Hai detto prima che non prendi mai la droga, eh?

Mai.

Questo, forse,  il tuo guaio. Non ti liberi mai da te stesso. Non spicchi mai un volo, non vedi uno scenario nuovo... lo scenario cambia con la stessa rapidit con la quale fai schioccare le dita! Come puoi vivere senza liberarti da te stesso, di quando in quando?

Sono sempre libero disse Jules. La sua voce suon cavernosa, echeggiando in qualcosa di vuoto. Gli venne di nuovo in mente che si trovava in un gigantesco frutto putrido... ne respirava il putridume, ne aveva la pelle ammorbidita... una cavit entro il marciume, scavata e brunastra.

Mentre Mort parlava, la macchina di pattuglia della polizia pass, ma lui non se ne accorse. Entrarono in un bar sulla Canfield. L'odore di putridume era pi vicino, pi scuro. Mort present Jules a numerose persone, tre uomini e una giovane donna. Quest'ultima scivol pi avanti in un spar per far posto a Jules. Che cosa prendi, Jules? Una birra? Prendi qualcosa, ti prego, bevi con noi lo esort Mort.

Jules scosse la testa. No. Niente. Bere lo sconvolgeva. Ogni perdita del controllo, anche la perdita dell'equilibrio per un attimo, lo sconvolgeva. Gli ricordava i colpi di pistola vicini alla sua testa... un'eco nella testa. Gli faceva ricordare quando era stramazzato a terra. Disse no. Mort si mise a sedere goffamente, bruscamente. Non ti fidi di noi! Non vuoi bere con noi perch non ti fidi di noi! Jules, lo so che sembriamo molto diversi da te, ma siamo tutti tuoi fratelli...

Jules fece un cenno con la mano a Mort, per azzittirlo.

Mort rise. Bene disse ai suoi amici ha una certa aria oppressa. Non dico abbattuta, o malsana, o brutta, n nient'altro del genere... direi anzi che in effetti  un bell'uomo... la cosa non  affatto cos semplice, ma ha l'aria di trovarsi permanentemente fuori dalla luce del sole, un figlio della crisi economica...

Ges, non  cos vecchio! disse, sprezzante, la donna.

Indossava un paio di calzoni e una camicia da uomo, aveva le spalle tonde, ma non era priva di attrattive. Jules ricord che insegnava alla Wayne. L'aveva conosciuta in casa di qualcuno. Direi che non ha ancora trentacinque anni. Hai trentacinque anni, Jules?

No, non ancora.

Allora non sei un figlio della crisi.

Non necessariamente la crisi storica disse Mort. Io mi riferisco a un altro genere di crisi. Una crisi permanente dello spirito.

La donna sbuff. Jules accese una sigaretta e cominci a concentrarsi sul sapore del fumo dentro di s. Gli penetrava davvero nei polmoni, delineando i suoi carnosi, sanguinosi, deboli polmoni? Le parti del suo corpo potevano essere delineate... radiografate... fotografate... maleodoranti. Non potevano rompergli le scatole costringendolo a collegare insieme quelle parti; che respirassero all'unisono, che pulsassero. Di quando in quando il suo corpo gli dava piacere, ma il momento di piacere non durava e il suo ricordo era misterioso. Che cos'era il piacere del corpo, se non un mistero? Non si poteva nemmeno fotografarlo, come si sarebbe potuto fotografare il suo cuore pulsante. Un tempo era stato una fontana, una splendente fontana, e la luce del sole si era rifratta mirabilmente su un pavimento lucidato... ma adesso anche il ricordo di quel piacere era un enigma.

Questa societ ovviamente ti ha maltrattato... non entreremo in alcun particolare stava dicendo Mort, bruscamente, un po' intimorito dall'espressione di Jules ma gli altri di noi... gli altri di noi sono stati, francamente, figli benedetti della luce del sole...

Che fesserie! Parla per te! disse qualcuno.

Il ricordo del piacere non serviva a nulla! I ricordi del corpo erano inutili, non essendo albergati in nessun posto, nemmeno nella carne. Le fotografie delle parti del corpo di Jules, messe insieme, avrebbero formato un corpo, ma non Jules. Meglio starsene seduto in un bar buio, maleodorante, e fingere di ascoltare quella gente. Individui sciatti, zelanti. Le parole li animavano. La carne tendeva a staccarsi dai loro pomi d'Adamo, dai pomi d'Adamo di quegli uomini incalzanti. Le parole sembravano stuzzicarli, indurli ad alzarsi dai loro posti, preparandoli alla lotta.

Dico sul serio a questo proposito! Sono serio! esclam Mort, la barba nerissima contro la faccia pallida. Sono stufo di essere pugnalato alla schiena, e parlo sul serio, che Dio mi fulmini se non  cos!

Merda, a te piace soltanto parlare, a tutti noi piace parlare disse un uomo. Jules lo aveva gi conosciuto... era un professore di qualcosa, forse di Inglese. Scuro di pelle, ebreo e irritabile, vestito come un bambino, con una maglia a collo alto sudicia e un paio di blue-jeans, aveva una faccia prematuramente invecchiata, rugosa, amareggiata; gli occhi da coniglio. Ti sei venduto, Mort, e cos cerchi di mascherarlo con le parole! Chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere! Tutta merda!

Non  colpa di Mort se tu sei stato licenziato disse la donna.

Nessuno ha colpa se sono stato licenziato, sono un uomo libero e voglio restare libero dall'influenza di chicchessia, grazie, ma potrebbe benissimo essere colpa di qualcun altro se lui non  stato licenziato, se ha studiato cos bene le sue azioni che non esiste nemmeno una sua fotografia negli archivi dell'universit... che mi dite del libero arbitrio in questo caso, che mi dite?

... e io non approvo continu la donna energicamente il fatto che tu dessi il voto massimo a tutti gli allievi dei tuoi corsi... avrebbe potuto benissimo essere un atteggiamento di principio, per distruggere il sistema delle votazioni...

Naturale!

Ma avresti anche potuto farlo per motivi pi personali.

Come per esempio?

Come il tuo attaccamento a... be'...

L'attaccamento ai tuoi ragazzi! disse Mort. Tutti quei ragazzi che ricevi in casa tua!

La scura luminosit di un sorriso apparve sulla faccia dell'uomo, e poi scomparve.

State dicendo merdate esclam gelido.

Non approfondiremo i tuoi moventi. All'inferno la vita privata disse Mort. E quindi, per piacere, evita di aprire e chiudere quella boccaccia sul mio conto, e sugli altri di noi, che abbiano o meno il posto... ancora non mi hanno fatto un contratto, e potrei perdere tutto, come tu sai benissimo. Se buttassero fuori a calci anche me? Lo sai bene che impedimento sarebbe. Dobbiamo restare, conservare i posti di potere, non rinunciare. E non impiccarmi con la tua idea dell'onore, tipica della classe media, per piacere; amico mio, l'onore non possiamo permettercelo. S, mi dispiace che tu sia stato licenziato, e noi tutti abbiamo fatto il possibile, ma ti avevano fregato, e fregato ben bene, non c'era niente da fare. L'onore  troppo astratto! All'inferno l'onore, all'inferno le chiacchiere... sono stufo quanto te delle chiacchiere. Quel che dobbiamo fare  entrare in questa comunit... voglio dire penetrarla davvero. Dobbiamo arrivare dove la gente vive, dove sta cercando di vivere, in tutta questa merda. Dobbiamo imparare il modo di odiare, di odiare con energia, e non il modo di parlare; il modo di prepararci alla rivoluzione nelle nostre viscere, non nella testa...

Prendendo soldi dal governo per il tramite dell'Aucp disse un altro degli uomini, ridacchiando.

Potresti averlo tu, quel posto? grid Mort. Riusciresti a essere dichiarato idoneo?

Sei fiero di essere stato dichiarato idoneo dalla Cia?

S, sono fiero, sono fiero di essere stato dichiarato idoneo dalla Cia, perch significa che io non mi sono abbandonato all'impulso, all'emotivit, perch io rimarr in un posto di potere, dove potr essere qualcosa, mentre tu rimarrai fuori, a piagnucolare e a lagnarti...

Basta, per piacere. Per piacere disse la donna, tenendosi la testa.

Dove sarebbe la comunit senza quel denaro? Dove? grid Mort. Batt il pugno sul tavolo. Il denaro  denaro! Un giuramento di fedelt  il mezzo per arrivare al denaro, alle munizioni, alle armi e ai volantini... non guardarmi con quei tuoi occhi risentiti da borghese, con il tuo senso dell'onore da boy scout tradito, perch io non ho consentito a me stesso di finire nella miseria pi nera come te...

Davvero, dico sul serio. Finitela, per favore disse la donna, irosamente.

Molti di noi hanno accettato impieghi nel programma contro la povert... perch no? Io ho un dottorato in Sociologia. Ho tutti i numeri per vendere il mio cervello, maledizione, e per escogitare il modo di bruciare tutto quanto... quanto denaro credi che ci abbiano promesso? Eh? Il denaro di cui dispongo mi  stato dato abbastanza liberamente, questo dovresti saperlo... quindi finiscila di prendertela con me!

Tacquero per qualche momento. Poi qualcuno domand: Perch tutto procede cos lentamente?.

Be', la popolazione negra ha aspettato per pi di cent'anni, pazientemente, da brava gente... o sono trecento anni?

Siamo tutti bravi ad aspettare. Troppo bravi.

Continuo a vedere il personaggio di un racconto, credo che sia un racconto di Poe... a un tale capita qualcosa di tremendo, un'esperienza grottesca, se non sbaglio cade in un gorgo, o qualcosa di simile, e al centro del gorgo vede una grande figura bianca, un essere gigantesco, tutto bianco...

E con ci?

In questo modo noi dobbiamo vedere i negri, in questo modo. Tutti nebbia.

Ma questo  misticismo, i negri non vogliono cadere in una simile trappola; ci che noi chiamiamo bianco  soltanto l'ego, l'ego schifoso, egocentrico, e dobbiamo liberarcene... tanto i bianchi quanto i negri. Potere nero  soltanto altro potere, noi non vogliamo il potere, siamo stufi del potere e del popolo, del popolo e del potere, come se l'anima umana non potesse agire senza di esso...

L'anima pu, forse, ma il corpo no!

Mort, il guaio con te  che tu non ascolti! Non possiedi affatto il senso delle allusioni, delle sfumature. Quella laurea in Sociologia ti  costata l'anima...

Al diavolo! Al diavolo la nebbia e il paradiso e noi tutti proni a terra insieme, al diavolo! grid Mort. Quando gli sbirri verranno a cercarti, dillo a loro, non a me! Io non voglio nebbia e non voglio balle sull'onore! Voglio azione, voglio denaro e armi, voglio un'organizzazione nella quale la gente si presenti puntuale e abbia il senso della responsabilit e non pensi eternamente al suo dannato, spregevole ego, al suo ego, al suo ego!

Jules not una ragazza che si avvicinava. Non appena la vide, qualcosa in lui parve muoversi, salire e tramutarsi quasi in un gemito... ma poi constat che non era quella che credeva, che non la conosceva. Una ragazza sui vent'anni, vestita nel modo trasandato e familiare del momento, con un abitino di mussola attraverso il quale si intravedevano i piccoli seni nudi, e le gambe nude e i sandali. Ma, come gli altri studenti che recitavano la parte della povert, aveva bei denti sani; l'essere poveri si fermava ai denti.

Mort balz in piedi. Vera, vieni qui! Mia colomba! Le afferr la mano e goffamente la present a tutti. Vera  la mia migliore allieva, la mia allieva pi promettente... siediti, cara... cara, permetti che ti offra qualcosa! Ti sei trasferita qui, adesso? Dove alloggi?

No, sto ancora a casa mia.

Dove?

Sulla West Side, verso Six Mile. Sono ospite qui di una mia amica, per il weekend.

Lo sai che i disordini sono previsti per questo weekend?

L'ho saputo! Ero cos eccitata che sono venuta subito a cercarti!

Sedette, sfrontata, di fronte a Jules. Aveva una faccia graziosa, dall'aria umida, piuttosto fanciullesca e audace. I capelli le spiovevano sulla faccia. Fece un ampio sorriso a tutti, sentendosi al contempo gradita e sgradita, compiaciuta di se stessa. Allora, che cosa farete? Quali sono i vostri piani? domand.

Non abbiamo ancora studiato i piani disse Mort.

Sar un segreto?

Tesoro, non per te... tu sei dei nostri.

Mort si stropicci le mani, in preda all'entusiasmo. Era pi basso di statura di Jules, con una faccia solida e tonda, labbra indaffarate, e un'aria di robusto nervosismo che inteneriva. Jules socchiuse gli occhi, e Mort divenne una chiazza offuscata che parlava all'aria. Accanto a lui, la ragazza dai lunghi capelli spioventi divenne una chiazza offuscata, in ascolto. Jules cerc di concentrarsi su di lei. Attraverso le voci che lo assediavano riusciva a udire di quando in quando la sua voce, una voce rauca, timida... sembrava qualcuno a una festa in costume, mascherato, imbarazzato e compiaciuto al contempo del proprio mascheramento... ma che cosa gliene importava? Mentre qualcosa dentro di lui si stava indebolendo, sedette lievemente proteso in avanti, sforzandosi di interessarsi alla ragazza. La lussuria era in lui delicata, delicata come le ali di una farfalla. Le occorreva aria, la luce del sole, un vento gentile; non poteva emergere attraverso la crosta dell'aria comune.

Sentiva la ragazza come un oggetto. Esile, soffice. Un oggetto delicato, dal peso delicato. La voce di quell'oggetto era bassa. La pelle di quell'oggetto era umida. I capelli di Jules erano diventati lunghi e folti, e lui riusc a immaginare le dita di quella mano infantile accarezzargli i capelli, come altre dita glieli avevano accarezzati, a volte oziosamente, a volte nella passione... Qualcuno le porse un bicchiere di birra; le dita si chiusero intorno a esso. Jules apr gli occhi e la guard.

S, credo che la cosa lo attirer qui. Credo che far un viaggio apposta, molto sorvegliato, su un aereo speciale, s, ne sono convinto, ho motivi ben precisi per crederlo! disse Mort, respirando affannosamente. Il presidente in persona, quello schifoso, fottuto figlio di puttana, quel bastardo fascista, e sarei disposto... dico sul serio... sarei disposto a dare la vita in cambio della sua, proprio cos, se soltanto non fosse uno sperpero, se riuscissi a sopportare di non vedere da che parte andr la storia...

Una pallottola. Una sola pallottola disse qualcuno, fiocamente.

Una dannata pallottola!

Non possono sorvegliarli in modo cos massiccio. Non continuamente. Ma se non venisse?

Non credo che il bastardo verr.

Johnson? Non verr! Per nessun disordine, nemmeno per una guerra!

Ho motivo di ritenere che verr... per i voti! Politica! Vorr far passare per un somaro il governatore!

Come potrebbe far sembrare Romney peggio di quello che ?

Ma chi gli sparer?

Credi di essere un buon tiratore, come Oswald? Credi di potercela fare, un colpo mirato, e senza farti prendere?

Forse non io, forse non io disse Mort, con una voce furente, bassa ma pu darsi che certi miei giovani amici ne siano capaci.

E li sacrificheresti?

Perch no?

Senti, potremmo preparare altri piani, cinque o sei piani. Potremmo tenere pronti un mucchio di edifici, gente sui tetti, agli ultimi piani, tutti pronti con i fucili. Ascolta, posso procurarmi dei fucili in qualsiasi momento disse l'altro uomo, infervorandosi. Non sto scherzando, ho contatti in confronto ai quali i tuoi sono merda... e questo non significa che sia in grado di maneggiare un fucile io stesso, ma potrei imparare, e alcuni di quei fucili hanno mirini telescopici notturni, un mirino telescopico che funziona anche al buio.

Ges, hanno cose di questo genere?  mai possibile?

Credo che sia possibile.

No, davvero,  possibile?

Non lo ?...

Potrei maneggiarlo io stessa un fucile! Voglio farlo! grid la ragazza. In preda all'entusiasmo, per poco non rovesci il bicchiere di birra. Jules lo afferr. Non mi importa di quello che potr accadermi... sono stufa di vivere a casa mia! Sentite, sarei disposta a bruciare viva davanti a quel bastardo, come una monaca vietnamita, oppure sarei disposta ad annaffiarlo di benzina io stessa e a dargli fuoco... lo si vedrebbe alla televisione, e su tutti i giornali!

Ma se lo uccidessimo... supponendo che si possa farlo... se lo uccidessimo disse l'altra donna, acidamente, come potremmo mettere a fuoco le nostre intenzioni? Pensate a Oswald... in realt non ha ottenuto un bel niente! Non aveva niente da dire! Ha fatto fuori Kennedy - e, a proposito, Kennedy meritava di essere ammazzato, ma molto prima -, lo ha fatto fuori e il suo gesto  stato circondato soltanto da un vuoto, uno dei gesti pi eroici del ventesimo secolo, ma non aveva niente da dire! Uno sperpero! Niente da dire!

Sarebbe per il Vietnam o per la rivoluzione nera?

Il Vietnam  pi importante.

Come potremmo fargli sapere perch starebbe morendo? Non sarebbe meglio dirglielo, spiegarlo?

Potremmo scrivere una lettera a... al giornale, dopo disse Mort. Potremmo spedire la lettera prima dell'assassinio, cos tutti saprebbero che era fondata, una lettera fondata... e... e dire che si  trattato di una protesta formale contro la situazione in Vietnam.

Al diavolo il Vietnam, e quello che succede qui? A Detroit, dico! Proprio qui, a Detroit, in questo immondezzaio, il cui fetore si alza fino al cielo, e se facessimo saltare in aria Detroit? Credete che ammazzare un figlio di puttana sia come incendiare una grande citt? Lui verrebbe semplicemente sostituito da Humphrey... guardatelo! quell'imbecille! Allora dovreste ammazzare anche Humphrey, e chi rimarrebbe? Ges, nemmeno lo so... Everett Dirksen? E poi?

Non credo che sarebbe necessariamente Everett Dirksen...

Mi piacerebbe far fuori lui.

Mi piacerebbe far fuori uno qualsiasi di loro! Sarebbe cos facile, una volta che la cosa fosse stata preparata. Io mi domando perch non ci provi un maggior numero di persone! Lo sapevate che l'assassinio come metodo politico era onorato nel Medio Oriente, ai tempi biblici? S! Un monarca governava per tutta la vita e il solo modo per sbarazzarsi di lui consisteva nel farlo fuori. Cos venivano tutti ammazzati.

E poi chi li sostituiva?

Qualcun altro.

Ma noi non vogliamo ammazzare troppa gente disse Mort, sudando, e tuttavia molto soddisfatto. Sentite, non vorrete che questa faccenda diventi banale! Io ho in orrore la banalit...  il mio temperamento drammatico... dobbiamo mantenere la morte sacra, davvero terribile! Allora se Johnson verr fatto fuori, questo significher qualcosa!

Come pu essere sacra la morte? E poi accusi gli altri di appartenere alla classe media! disse la donna, irosamente. Non li hai letti i giornali? Laggi stanno morendo migliaia di persone, migliaia di persone! Bombe, napalm, benzina in fiamme... benzina fiammeggiante, scorre come un fiume... e se i contadini si riparano in un fossato, scorre nel fossato come acqua, come acqua in fiamme, e li brucia vivi! Come puoi dire che la morte  sacra? La morte di un bastardo come Johnson sacra? Dovrebbe essere messo in un tritacarne e dato in pasto ai cani! Dovrebbe essere sotterrato con un aratro e adoperato come fertilizzante!

Non parlare cos forte, per piacere...

Me ne frego di chi mi sente!

Ma se qualcuno sta ascoltando...

Chi vuoi che ascolti, ci siamo soltanto noi, qui!

Torniamo al problema iniziale. Non ci eccitiamo. Il problema  l'assassinio... Si tratta di un metodo politico rispettabile o no? Lo ?

S.

S, come distruggere tutto con le fiamme.

Non voglio che i miei libri vengano bruciati!

Io me ne infischio se i miei libri bruceranno. Ci rinuncer!

Ma se Johnson non venisse, che cosa faremmo, allora?

Allora toccherebbe a Romney. Ammazzeremo il governatore dello Stato.

Ma questo non farebbe di lui un martire?

E con ci?

Di che cosa sarebbe il martire?

Non credo che Romney sia abbastanza importante per farlo fuori. State a sentire. Be', s, vale la pena di ammazzarlo, parlando in termini politici generali... sarebbe un modo per abbattere la struttura esistente... e sebbene mi sia odioso, credo...

A dire il vero, preferirei far fuori Cavanagh.

Perch?

Perch  pi avvicinabile,  il sindaco.

Ma lavori per lui!

Prendo i suoi soldi, in realt lo disprezzo. Ha alcune idee buone, ma non agisce abbastanza rapidamente. Nessuno di loro agisce abbastanza in fretta per tenere il passo della storia...

 diventato troppo grasso.  un brutto simbolo.

Be', possiamo sempre far fuori lui. Sar in citt per qualche tempo.

Ma se Johnson non venisse - e dubito che quel bastardo sia cos stupido da venire qui, dopo i disordini, sia pure per i voti - non credo che dovremmo prendercela con Romney, questo significherebbe soltanto far cosa grata ai repubblicani. Secondo me dovremmo fare fuori un personaggio significativo come Keast...

Risero tutti.

Keast! Far fuori Keast! Come, nessuno ne ha mai sentito parlare! Chi se ne frega del rettore dell'universit del Wayne? Dio mio!

Ha pi importanza di quanto la gente sappia...  un simbolo. E la rivoluzione nera e la rivoluzione giovanile dovrebbero convergere sull'universit, dovrebbero trovarsi insieme nell'universit. L'universit sar il campo di battaglia, non i quartieri poveri...

E secondo te un'universit  tanto importante? Conta pi un rettore che un senatore?

Quale senatore?

Dopo i disordini verranno tutti e due, entreranno in scena tutti, senza dubbio Hart si far vedere...

 un brav'uomo.

Merda! Non ci sono bravi uomini nel governo. Dobbiamo distruggerlo tutto.

Credi che Hart sia abbastanza importante sul piano nazionale?

Chi ha mai sentito parlare di lui fuori del Michigan?

E se facessimo fuori un leader negro, se eliminassimo King?

S, potrebbe farsi vivo se i disordini fossero gravi.

Se sparassimo a King...

King  un bastardo insignificante, ha tradito ogni negro del paese, merita di essere ammazzato disse Mort, irosamente. In realt i ragazzi della comunit... i Canfield Babes con i quali lavoravamo, quella gang... sarebbero tutti felici di starci se si tratta di sparare a King. Se ne fregano di Johnson, e nemmeno sanno chi sia...

Che c'entra questo con il Vietnam? King  contro il Vietnam.

Potremmo modificare il messaggio, dal Vietnam al problema razziale, semplicemente, o all'eliminazione dei capi esistenti...

Perch proprio Martin Luther King?

Perch siete contrari? Non  importante quanto Johnson? Soltanto perch  nero non  importante? Sarebbe molto drammatico ucciderlo, e sarebbe la destra a essere incolpata.

Allora non manovriamo pi l'assassinio! Non gli diamo alcun significato!

S, lo manovriamo, ma molto abilmente.

Il messaggio andr perduto!

Non andr perduto! Continueremo a manovrare la cosa, scriveremo una lettera!

Incolpando la destra? O la National Rifle Association?

Ma sarebbe pi logico uccidere Stokely Carmichael, se voleste incolpare l'altra parte disse qualcuno, spazientito. Ges, voi non sapete di che cosa state parlando! Tutti sanno che King lavora per la destra, perch diavolo dovrebbero sparargli proprio loro? Parole, parole, parole. L'uomo  Carmichael...  un santo... non avr paura di mostrarsi qui, e la sua morte varrebbe qualcosa!

Scusatemi, passare da Johnson a Carmichael... voglio dire, non siamo scesi un po' in basso? Non moralmente, dico, ma sul piano della pubblicit? Francamente, nessuno si infischier di Carmichael, tranne le persone che sono gi disposte a bruciare questo paese.

Che cosa c' di male in questo?

I titoli faranno l'effetto contrario, no? O forse sar meglio? L'assassinio dimostrerebbe alle altre nazioni quanto  razzista l'America, come quando la Cia uccise Malcolm X.

Le altre nazioni lo sanno gi e se ne fottono! Perch dovrebbero curarsene? Vengono pagate!

Ho un'idea. Potremmo farli fuori tutti, tutti quelli che abbiamo nominato! Potremmo ammazzare tutti i bastardi che verranno a Detroit a fare discorsi! Perch no? Imparerebbero a rispettare i disordini, a stare alla larga dalle zone dei disordini...

Quanto a effetto drammatico...

No, non avrebbe nessun effetto drammatico, avrebbe l'effetto opposto! Vi manca completamente il senso dell'equilibrio! Supponiamo che Robert Kennedy venga qui e che noi gli spariamo, e anche agli altri... di chi credete che si occuperebbero i titoli dei giornali? Di lui e di Johnson! Gli altri rimarrebbero confinati nelle pagine interne. Sarebbe soltanto uno sperpero! State dicendo fesserie. Vorrei che aveste un minimo senso del teatro, della storia!

Mi viene il mal di testa! disse Mort. Il modo come rigirate le cose! Io ci metto i soldi, ho il know-how, dispongo di ragazzi ansiosi di premere qualche grilletto, ma voi non mi consentite di organizzare un bel niente! Vi mettete contro di me, ve la prendete sempre con me!

Nessuno se la sta prendendo con te, Mort disse la donna.

Ges, questo mi deprime. A volte mi sento su, a volte gi; ora mi libro, ora piombo in basso; il povero Mort  piombato in fondo al mare. Sono smarrito in un miserabile canale gelato, vicino al Polo Nord. Le stelle sono molto piccole. Come posso ritrovare la strada verso terra? Jules, sei stato ad ascoltarle tutte queste balle?

Jules aveva appena notato il Bhagavadgita, in edizione economica, sotto il gomito irrequieto di qualcuno.

Qual  il tuo parere, Jules?

Non ne ho nessuno.

Chi faresti fuori, Jules? Se avessi il dito sul grilletto, chi faresti fuori?

Nessuno.

Perch nessuno?

Perch? Perch uccidere qualcuno? La gente muore in ogni caso, prima o poi disse Jules. Guard la copertina colorata del libro, ricordando qualcosa di urgente al riguardo... doveva averlo voluto leggere, a un certo momento. Non cambierebbe niente.

Non cambierebbe niente! Cosa? Tutto pu cambiare! esclam Mort. Tutto pu essere cambiato con le persone adatte al comando! Dovresti conoscere i ragazzi della mia gang... stiamo cercando di trovare loro un lavoro... ragazzi che hanno lavorato tutta la vita piazzando i numeri della lotteria e facendo i mezzani, facendo i mezzani all'et di dieci anni, e spacciando droga... cerchiamo di trovargli un lavoro! Ce n' uno la cui vita  stata tremenda, qualcuno della sua famiglia gli diede da mangiare vetro macinato quando aveva quattro anni, ed  cresciuto, ora ne ha tredici ed  un piccolo ruffiano di prim'ordine... ha appena comprato una pelliccia a sua madre. Credi che le loro esistenze non dovrebbero essere cambiate? Secondo te tutto dovrebbe continuare come  sempre stato per secoli?

Sembra un dannato cattolico o qualcosa del genere, questo tuo Jules disse la donna, scuotendo la testa e guardando Mort. La futilit della storia... che castroneria! Gli ingranaggi della storia devono essere lubrificati con il sangue, altrimenti non si muovono. La storia non  una sequenza naturale,  fatta dall'uomo. Siamo noi a crearla. L'uomo fa e disf ogni cosa. Potrei modificare una piccola parte della storia umana semplicemente lanciando una bomba dentro la finestra di qualcuno, credi a me. Secondo Fanon...

La ragazza seduta al tavolo di fronte a Jules ridacchi a un tratto, coprendosi la faccia.

Di che cosa stai ridendo? domand la donna. Che cosa c' di tanto buffo?

Lei sbirci tra le dita. Ho paura.

Oh, Cristo!

Tutti cominciarono a parlare contemporaneamente. Mort picchi il pugno sul tavolo. Aveva la fronte unta di sudore, e cos il naso, mentre muoveva indaffarato e avido le labbra... la donna seduta accanto a Jules puzzava molto di sudore, molto femminile nell'eccitazione, rauca e femminile... gli altri si massaggiavano il mento, le labbra, il naso, quasi odiassero le loro facce, nervosi e irritati e impazienti, sconcertati, mentre Jules coglieva lo sguardo della ragazza e si rendeva conto che era molto graziosa e che non c'era alcun futuro sulla sua faccia, niente. Era come quell'afosa, umida estate che ancora non era cominciata - si trovavano appena a met giugno - ma sembrava si protraesse gi da mesi e aveva cancellato ogni ricordo di un clima pi fresco. Il pavimento era molto piatto, come il marciapiede e la strada. L'estate sembrava a Jules piatta, e piatto il suo orizzonte. Si protese adagio e mise la mano su quella di Vera.

Gli occhi della ragazza scattarono sulla sua faccia.

Non aver paura, perch hai paura? le disse lui, sommessamente.

Lei tir via la mano. Mort, che li aveva osservati nervosamente, finse di non aver visto e interruppe il ragionamento di qualcuno con una risata esplosiva, quasi un singulto. Distruggiamo tutto con le fiamme! Offro per giunta i miei libri... libri del valore di un paio di migliaia di dollari! E la dimora dei miei genitori a Grosse Pointe! Bene, bene! Tutto alle fiamme! Bruciamo tutto, e che al fondo, che la fine, bianca polvere d'ossa proprio al fondo, non sia di Johnson, o di Romney, o di uno qualsiasi di quei bastardi, ma di un individuo comunissimo, un ragazzo negro, vittima e martire dell'intero establishment che chiamiamo civilt... non  cos che stanno le cose? Simbolicamente e letteralmente? L'intero establishment poggiante sulle ossa polverizzate di un ragazzo?

Hai rubato tutto questo a Thomas Mann! Da La montagna incantata!

Non ho mai letto Thomas Mann disse Mort, offeso. Dove stai andando? domand, mentre la ragazza si alzava.

Lei stava uscendo. Addio disse.

Dove vai?

Vera lo ignor con un gesto. Jules si alz per seguirla. Mort, deluso, rimase seduto, e li segu con lo sguardo muovendo silenziosamente le labbra.

Ehi, amica disse Jules, con una voce cantilenante affrettandosi dietro la ragazza perch non sorridi a tuo fratello? Ehi, aspetta.

Lei non si volt a guardarlo.

Dove stai andando con tanta fretta, tesoro?

Sul marciapiede, alla luce del sole, la ragazza si ferm a guardarlo. Ho avuto paura, l dentro, tutto a un tratto. Non so perch.

Non c' niente di cui aver paura.

Le cose che dicevano... mi sono messa a tremare, ecco tutto.

Dov' che stai tremando? Ti tremano le ginocchia?

S, le ginocchia. Ho appena diciotto anni. Lui  stato il mio professore di Introduzione alla sociologia, capisci, il signor Piercy... Mort, voglio dire. In un certo qual modo, nell'ultimo semestre, mi sono innamorata di lui, ma adesso non so, non so che cosa pensare. Ci ha fatto leggere The Wretched of the Earth e quel libro ha cambiato la mia vita.

Tremi ancora? domand Jules.

Un po'.

Perch non vieni da questa parte, in questa direzione disse Jules. La sua voce non era cavernosa, adesso, ma cortese; sembrava cortese. Cammina in questa direzione disse, premendole con le nocche la salda colonna della spina dorsale e incitandola a proseguire. Negozi vuoti, vecchi manifesti elettorali, la sua passeggiata quotidiana. La stava facendo all'indietro, adesso. Parlami di te, cara. Parla.

Non so che cosa pensare. Sono venuta qui con una valigia e alcune cose, pochi dollari. C' stato un violento litigio, in casa. Sono stufa di loro, si tratta di casi disperati, e pensavo che forse avrei... be'... avrei abitato qui, definitivamente. Ma non ho denaro. Ti chiami Jules? Ti conosco, ti ho gi incontrato. Vai in giro con una donna di nome Marcia? Ha un bimbetto? Chiss perch non riesco a smettere di tremare, mi sento cos strana.

Ti sentirai meglio tra pochi minuti. Il sole ti riscalder.

Vera rabbrivid. Le battevano i denti.

Tesoro, perch hai tanta paura? Non avrai paura di me, vero?

Tu... ti ho osservato continuamente, l dentro. Li sentivo parlare, ma tu stavi guardando me. Dove abita quella donna?  una donna simpatica, la tua amica, vivi con lei? Con lei e il bambino? Vivete insieme?

Saltuariamente rispose Jules. Parlami di te.

Stavano camminando adagio al sole. Jules osserv le loro ombre. Le gambe della ragazza proiettavano ombre lunghe, esili, ombre molto leggiadre.

Non so che cosa dire. Jules, io ti ho gi incontrato. Non so perch sto andando da questa parte, dovrei andare nella direzione opposta. Forse dovrei prendere l'autobus fino a Six Mile, o telefonare a mio padre. Ho dovuto interrompere gli studi perch ero confusa... sono stata respinta all'esame di Inglese scritto, non riuscivo a coordinare i miei pensieri. Che razza di fortuna dev'essere nascere intelligenti, come Mort, e quella come-si-chiama, e gli altri. Li ammiro tutti quanti, e anche te. Non vi impaurite mai.

Questo  vero. Non mi impaurisco mai. Le tocc la spina dorsale, di nuovo, pi dolcemente. Le fiss la schiena e vi fece scorrere su le dita.

Che cosa stai facendo? domand lei, scostandosi. Sei cos strano, a comportarti cos. Non so che cosa pensare. Ti ho incontrato un'altra volta, ma tu non ti ricordavi di me...

Sto pensando a te adesso. Non so pensare a niente altro.

Non dovresti toccarmi in questo modo! Che cosa stai facendo? disse lei, debolmente, scostandosi. La mano di Jules cadde nel vuoto. Che cosa posso dire di me? Mi ascolti? Voglio sentirmi viva, essere una persona vera, voglio amare... voglio amare in un modo forte, permanente, voglio darmi completamente all'amore, ma deve essere degno di me, e ho paura, ho paura che non riuscir a capirlo, che non sapr come riconoscerlo... potrei essere rinchiusa in una bara senza mai uscirne. Non conosco le parole giuste. So di essere carina, ma gli uomini come Mort se ne infischiano di questo, vogliono le parole giuste, e io non le ho. Mi sento completamente chiusa in una bara.

Da questa parte. Svolta da questa parte disse Jules, mentre giungevano a un angolo.

Io non voglio andare da questa parte.

S, da questa parte disse lui, prendendole il braccio.

Lei si incammin con lui lungo la strada, incespicando un po'. Non ho pi mangiato da ieri sera. Da ieri sera a cena. Sono corsa via di casa stamane senza mangiare. Mi sento cos debole...

Alcuni ragazzi negri passarono correndo accanto a loro, e gridarono. La ragazza si gett contro Jules, in preda al panico. Jules le tocc la nuca e l'accarezz, sotto i caldi, grevi capelli.

So come la pensa Mort disse Vera, scuotendo la testa per liberarsi dalla mano di Jules, so che cosa vuol dire quando parla di distruggere tutto con le fiamme. Non pu esserci alcun'altra soluzione. Un grosso bulldozer per spianare ogni cosa, per spianare tutto, gente, e alberi, e case, e tutto quello che rimarr dopo l'incendio, mucchi di macerie, nere e bianche. A volte mi drizzo a sedere sul letto, completamente sveglia, e faccio un sogno, quando ho preso la droga, sogno un palazzo in fiamme che cade a pezzi, ogni mattone si stacca dagli altri e cade per conto suo gi in strada, molto pi in basso, rotolando e poi sfasciandosi...  tutto cos bello... e i pompieri, schiacciati sotto l'incendio... e in ogni stanza gente che si sveglia e cerca di fuggire gi per le scale che avvampano sotto i loro piedi e crollano, e tutto frana, bruciando, anche la gente brucia...

Jules le accarezzava la schiena, conducendola con s.

Ma io voglio essere tra quella gente? Non lo so che cosa voglio, non riesco a pensare con chiarezza, credo di non sentirmi bene. La mia mente  tutta una confusione. Faccio sogni nei quali vedo sangue e persone sventrate, un ricordo delle lezioni di biologia, alla high school, quando dovemmo dissezionare una rana e io non lo potei sopportare, lo odiai... Dio mio, Jules, per piacere non fare questo!

Lui le pass all'altro fianco, cambiando mano. Lascia che ti protegga dalla strada, tesoro. C' troppa gente.

Sento le automobili, ma non riesco a vederle. Ne sento anche l'odore.

Ci sono troppe automobili sulla strada.

Non voglio tornare a casa.

Parlami di te, di qualsiasi cosa che ti riguardi disse Jules. Dentro di lui, lontano dentro di lui, qualcosa si stava dissolvendo, qualcosa stava cadendo. Ma non lasci che cadesse. Disse: Ti piace dormire? Sogni di notte? Che cosa sogni?.

Un tempo mi piaceva dormire, ma ora il sonno mi fa paura. Potrei sognare qualunque cosa, sono libera di sognare qualunque cosa...

Non vuoi essere libera?

S, voglio esserlo, non c' niente che desideri di pi, ma... ho paura del genere di sogni che faccio, non riesco a dominarli. Faccio sogni nei quali sono armata con una cinghia, ho con me una cinghia! Perch ho una cinghia? Oh,  tutto cos pazzesco!

Le battevano i denti. Scocc a Jules uno sguardo spaventato in tralice, stranamente civettuolo.

Attraversiamo la strada qui. Aspetta che sia passata quella macchina disse Jules. Le mise il braccio sulle spalle per guidarla. Lei alz gli occhi su di lui, fissandolo, poi li distolse con uno sforzo, guardandosi attorno. Inciamp contro il bordo del marciapiede. Confusa, rimase sul marciapiede, guardandosi attorno.

Dove siamo, qui? A Detroit?  sempre Detroit?

S, cara. Sempre Detroit.

Partecipi anche tu a quel loro programma... com' che si chiama... l'azione contro la povert? Azione Unita Contro la Povert? Lavori con loro a quel piano, incassando denaro e falsando rapporti, acquistando armi? O sei uno dei poveri?

Sono uno dei poveri.

Ma non sei negro. Sei molto povero?

Non si pu essere molto pi poveri di cos.

Allora come vivi?

Mi arrangio.

Ma, per essere povero, parli come se... come se la cosa non avesse importanza. Credevo che i poveri fossero diversi, credevo che fossero principalmente negri...

Lui le prese la mano come se le sue parole lo avessero incantato, e cerc di portarsela alle labbra, ma la ragazza la tir via. Poi, confusa e imbarazzata, si protese verso di lui e gli consent di riprenderle la mano. Jules le mordicchi con dolcezza le nocche. La ragazza rise. Smettila. Vattene disse.

Ma vivo qui, non posso andarmene.

Qui? Vivi qui? C' gente che vive qui?

Si guard attorno, sbarrando gli occhi. Oh, scusami soggiunse. Non so quello che dico. Sembra che stiano facendo demolizioni, qui, che demoliscano le case. Ma ce ne sono alcune ancora in piedi, la gente pu abitarci. Mi sento strana sin da sabato sera. Non ho potuto mangiare molto...

Per un momento rimase immobile. Poi, a un tratto, si gett oltre Jules e riattravers di corsa la strada, nella direzione dalla quale erano venuti. Un negro che stava guidando un furgone della nettezza urbana le url qualcosa.

Ehi grid Jules dove stai andando?

Le corse dietro e la fece deviare, guidandola verso un portone. Vera correva con le mani premute sulla faccia. Non vorrai essere arrestata dalla polizia, tesoro. Devi essere prudente disse Jules. Sapeva che doveva parlarle, dirle un certo numero di parole. Una ruota familiare era in moto, una ruota di logica fisica, e lui se ne sentiva trascinato. La ragazza si fece piccola sulla soglia, nascondendo la faccia. Jules l'afferr per le spalle stando dietro di lei.

Faresti meglio a lasciarmi andare disse lei. Voglio telefonare a mio padre.

Ti trover un telefono, allora.

Vera si volt. Cerc di passare accanto a Jules, ma lui la blocc. Quella  la direzione sbagliata disse. Non ci sono telefoni, l.

Lei cerc di sfuggirgli, ma Jules l'afferr per i capelli, ne afferr una manciata e se li avvolse intorno al pugno. La ragazza rimase immobile. Chiuse gli occhi, la faccia corrugata in un'espressione di sofferenza e di concentrazione. Gli prese il pugno e cerc di aprirglielo. Freneticamente tent di far leva sulle dita. Chiamer la polizia disse.

Tesoro, la polizia far peggio di cos. Ti porteranno nell'autorimessa del comando e, quando avranno finito, tutti se ne infischieranno di te, anche tuo padre.

Questo non  vero!

 tutto vero. Tutto quello che dico  vero.

Lo guard. Una risata sal in lei, irrefrenabile. Jules sorrise. Sentiva il proprio sorriso come una striscia di magnesio sulla faccia.

Dov' un telefono? C' un negozio qui vicino, o qualche altro posto con il telefono?

Te ne trover uno io.

Non lo troverai! Non mi aiuterai! Riusc ad allentargli le dita e respinse la mano. Credo di trovarmi qui, smarrita, da molto tempo. Ho la sensazione di essere stata qui, con te, o con qualcuno come te, e con loro. Guard in tralice, con odio, la gente nella strada, negri soprattutto, che stavano passando accanto a lei e a Jules senza badarli molto. Non ricordo pi il numero di telefono di casa mia. Numeri di ogni genere mi sfrecciano deliberatamente nella testa, per confondermi.

Se sull'elenco telefonico c' il nome di tuo padre, potresti cercarlo disse Jules.

Non ho una monetina da dieci centesimi.

A un tratto stanca, con quel singolare sorriso tirato, lei indietreggi al di l della soglia. Un'ombra obliqua le cadde sul corpo. Jules la segu. Le pass il braccio intorno al collo e la baci. Si schiacci contro di lei, sentendo la propria agitazione come da lontano, vaga e sorda, nonostante il respiro caldo, spaventato, della ragazza e la sua calda bocca. Le baci le palpebre. Le accarezz la nuca, sotto i capelli, e rigir il bottone pi in alto del vestito di lei; si stacc subito e cadde. Tanto lui quanto la ragazza si raddrizzarono con un sussulto, come se qualcuno avesse urlato loro qualcosa. Jules indietreggi per lasciarla andare.

Posso trovarlo da sola un telefono disse lei.

Torn a incamminarsi, ma lui le afferr il braccio per farla voltare nell'altra direzione.

Lei cedette. Si diresse in fretta da quella parte e Jules si chin a raccattare il bottone da pochi soldi che si era staccato dal vestito. La segu, meravigliato dall'energia isterica delle gambe e delle cosce di lei. I capelli le fluttuavano nel vento. Riusc a immaginarne gli occhi scaltri terrorizzati, la faccia immota. All'angolo successivo la ragazza aspett, guardando da una parte e dall'altra. Sembrava una puledra spaventata, furtivamente spaventata. Il quartiere era in parte bruciato, in parte demolito. Jules le giunse alle spalle e le accarezz la testa, come se davvero fosse stata una puledra spaventata. Ho qualcosa per te disse. Cerc di ficcare il bottone nell'asola. Lei lo respinse, ridendo. Il bottone pass attraverso l'asola, ricadde e rotol sul marciapiede.

Non lo sopporto tutto questo disse la ragazza. Aveva l'aria di essere sul punto di gettarsi ciecamente in mezzo alla strada, nel traffico. Jules la cinse con le braccia. Lei non si mosse. Sul suo capo la luce del sole sembrava nebulosa, come fotografata. In una direzione la strada era chiusa da transenne nere e gialle. Avevano demolito la pavimentazione. Grossi bidoni di rifiuti giacevano rovesciati; vi stavano giocando dei bambini. Un ragazzo dai lunghi capelli, in motocicletta, si insinu oltre le transenne, sobbalzando, sul terreno disuguale, allontanandosi. Jules abbracciava la ragazza, standole alle spalle, sentendole battere il cuore e domandandosi perch la cosa non avesse un po' pi di importanza per lui. Il cuore le batteva. Era viva.

Se vieni da questa parte, posso trovarti un telefono, tutto quello che vuoi disse. La condusse lungo la strada verso la casa nella quale abitava. Un vecchio, un bianco, sedeva sul primo gradino, ma non si diede la pena di alzare gli occhi. Jules e la ragazza gli girarono intorno, educatamente. Jules la condusse fino al primo pianerottolo, dove lei si ferm. Incespic come se fosse debole. Jules le accarezz la testa e le spalle, abbassando gli occhi su di lei, accigliato; aspettava che qualcosa gli cominciasse dentro. Un secondo ancora, e la cosa sarebbe cominciata. Gli torn alla mente la visione della strada sconvolta, resa evanescente dalla luce solare, sbarre e transenne a righe nere e gialle e un grande segnale a forma di esagono che diceva STRADA CHIUSA. Afferr con i denti l'orecchio della ragazza. Fece scorrere la lingua intorno alle circonvoluzioni di quell'orecchio, domandandosi se la forma e il sapore gli sembrassero familiari.

Non lo sopporto, per piacere... bisbigli la ragazza. Si appoggiava all'indietro, contro la ringhiera, e si volt goffamente verso di lui.

Jules l'abbracci senza stringere. Si sorrisero a vicenda. Da che parte eri diretta, qui? Quando ti ho incontrata? disse Jules. Stavi salendo o scendendo? L'aiut a salire sul gradino successivo. Con la mano sul suo gomito sal insieme a lei fino al terzo piano, poi la guid con dolcezza verso destra.

Che cos' questo posto? Dove mi trovo? domand la ragazza.

Con un buffetto gett in fuori le punte dei capelli, proiettando in fuori, al contempo, le punte delle dita. Lui vide che non aveva una borsetta. Il vestito, dietro, era molto spiegazzato. I muscoli delle gambe risaltavano bianchi e pericolosi e, dietro le ginocchia, minuscole vene azzurre divenivano pi nette, e poi indistinte, mentre camminava. Avrebbe voluto chinarsi per baciarla dietro le ginocchia.

Potrei andarmene adesso disse Vera. Arriverei a casa in tempo per la cena.

Jules spalanc la porta della sua stanza. Non era chiusa a chiave. La stanza aveva una sola finestra, senza tenda. Gli occhi di Jules furono attratti da una piccola sagoma scura sulla sponda del letto disfatto - forse uno scarafaggio? - e l'istinto lo indusse a far voltare la ragazza in modo che non vedesse, mentre, curvandosi rapidamente, come per un burlesco inchino, gettava la cosa sul pavimento. Uno scarafaggio morto.

La ragazza chiuse gli occhi. Jules l'afferr. Si inginocchi davanti a lei e strofin la faccia contro di lei. A poco a poco fu sopraffatto da una violenza insensata, sognante, che era diventata il suo istinto migliore, l'istinto delle situazioni di emergenza. La visione dei lavori stradali torn a balenargli ancora e ancora nel cervello. Vide quasi perfettamente il motociclista sobbalzare sul cemento rotto, riaggiustare la presa sul manubrio, per passare al margine della strada; si pent di non averlo osservato meglio, prima... La ragazza cominci a respingerlo, ma non con energia, le dita di lei non coordinate e frenetiche quanto la passione crescente di Jules. Stava dicendo qualcosa, gli diceva qualcosa di importante. Un ammonimento! Doveva fermarsi! Ma Jules sapeva di non doversi fermare. Non doveva fare niente. La gett sul letto e giacque con il palmo duro contro la base del cranio di lei, tenendola, sudata e ipnotizzata, e sent di essere una forza impersonale che la teneva saldamente per la collottola, non particolarmente Jules n nessun altro, quasi nemmeno un uomo, ma la forma di un uomo.

Pens a Mort, a Mort che diceva: Ora mi libro, ora piombo in basso... e l'incalzante fantasiosit di quelle parole fu pari alla sua passione, che lo sorprese con la propria violenza, e un attimo dopo aver finito si sollev dalla ragazza e si distese accanto a lei. Una pellicola di sudore si era formata sul suo corpo, come un miracolo.

La ragazza stava piagnucolando. Non ci volevo venire qui... Non so che posto sia questo... Non so chi sei tu... Non ti amo... Non so nemmeno chi sei... Cominci a singhiozzare.

A Jules facevano male gli occhi. Giacque immobile e aspett che il cuore gli si calmasse.

La ragazza disse: Se potessi amarti, sarebbe diverso....

Va tutto bene.

Ma non so nemmeno dove mi trovo...

Dopo qualche tempo lui si alz cercando le sigarette. Gli erano cadute di tasca e si trovavano sul pavimento, tra le pieghe di un lenzuolo. Disse: Un tempo credevo che non fosse possibile vivere senza amore, ma  possibile, si continua a vivere. Si continua sempre a vivere.

Si continua cosa?... Come?

Si continua sempre a vivere.
6

Cos hai steso quella stupida ragazzetta? Dove la stai nascondendo?

Non sto nascondendo nessuno.

 bianca, almeno?  almeno bianca?

Non toccherei mai una negra disse Jules.

Bastardo, lo so che non la toccheresti. Lo so.

Jules guard fuori della finestra. Un'automobile stava passando pigramente nella strada; concentr l'attenzione su di essa. Chi c'era, sull'automobile? Dove erano diretti? Si trattava di una destinazione che valeva la pena di raggiungere? Quando l'automobile fu scomparsa, l'attenzione di Jules si fiss su uno spazio neutro, vuoto, innocuo.

Che cosa hai fatto oggi, Jules? Per tutto il pomeriggio?

Jules era affascinato da quello spazio vuoto.

Sei andato a vedere un altro film, o che cosa? Jules?

Sono andato a vedere un film.

Quale? Dove?

Lui alz le spalle.

C' qualcosa che non va, Jules?

Non disse niente. Il silenzio cominci a riempirlo, dentro.

Volt le spalle alla finestra. Il caldo, in quell'appartamento, era opprimente; fuori, fumigante, intorno ai trentadue gradi. Avevano superato il mese di giugno e ora si trovavano nel luglio di un'estate interminabile. Jules continuava ad asciugarsi la faccia, ma era inutile, una nuova pellicola di sudore si formava subito; gli pungevano gli occhi. Si sedette sulla sponda del letto di Marcia. Nel bagno, Tommy, il bimbetto di lei, di quattro anni, si sporgeva oltre il bordo della vasca, giocando. Jules rimase impotente dinanzi all'immagine di quel bambino che cadeva e si spaccava la testa nella vasca. Vide il sangue. Poi la scena si tramut nell'immagine di una donna che si adagiava in una vasca bianca splendente, entro acqua caldissima. L'acqua le baluginava intorno al corpo. Il corpo era chiaro e cominciava ad arrossarsi a causa del calore dell'acqua... Jules si sent sconvolto e la sua immaginazione cedette.

Marcia gli stava accarezzando i capelli. Ti andrebbe qualcosa da mangiare?

Non particolarmente.

Sto per preparare dei sandwich per me e per Tommy, soltanto sandwich. Ne vuoi uno?

No.

Qualche patatina?

No.

Marcia tacque per qualche tempo. Il suo silenzio non era tranquillo; Jules sentiva il nervosismo di lei. Poi lei disse, irosamente: Che cosa fai tutto il giorno? Non voglio credere che tu ti stia sfinendo con quella sgualdrinella...  imbottita di droga, lo dicono tutti. Dove la nascondi? Hai fatto un patto con la polizia? Non che me ne importi, ma devo pur guardare in faccia la gente. Mort continua a fermarmi e a domandarmi dove sei.

Jules chiuse gli occhi. Sentiva che lei gli stava accarezzando la testa, ma non provava alcun piacere; Marcia continuava, rabbiosamente, come se avesse avuto paura di fermarsi. Lui si stava logorando, esaurendo. L'aria stessa era deformata; gli oggetti avrebbero potuto fondercisi. Il suo corpo avrebbe potuto trasformarsi in grasso, sciogliersi, mentre la capocchia di spillo di energia al centro stesso del corpo - Jules Wendall - diventava dura e amara e inutile, come un granello di sabbia o di arenaria.

Ci conosciamo da cinque mesi disse Marcia. Ti rendi conto che  la met di luglio? Di gi? Non significa niente per te... questo, io?

Jules si sforz di connettere le parole di lei.

Non significa niente?

S.

E Tommy, vuoi bene anche a lui?

S.

Lei rimase in piedi, per un momento, china su di lui. La ud sospirare. Marcia disse: Bene, bisogna che prepari qualcosa da mangiare. Vieni in cucina, parla con me.

Jules non la segu. Rimase seduto sulla sponda del letto. Sul davanzale della finestra si trovava una pianticella dentro un vaso di ceramica marrone, lucido; le foglie erano un po' avvizzite. La terra nel vaso, disseccata, aveva formato minuscole, vivide sferette dall'aspetto duro. Come ciottoli. Jules and in bagno, prese la tazza di plastica di Marcia, la riemp d'acqua per met, poi and a versare l'acqua nel vaso.

Marcia si sporse oltre la soglia della cucina, sbirciandolo. Oh, grazie per la pianta, continuo a dimenticarmene disse. Jules lasci la tazza sul davanzale della finestra e torn a sedersi sul letto. Jules, ti senti bene? Stai prendendo qualche stupefacente? Dimmelo, ti prego.

Non disse niente.

Stai prendendo qualcosa?

No.

Avrei paura per Tommy, se fosse cos. Per favore, dimmelo...

No.

Cos' questa storia di una ragazza? C' una ragazza? Si chiama Vera?

Potrebbe esserci.

E che cosa mi dici di lei?

Niente.

La ami?

Jules ebbe una non chiara, improvvisa allucinazione di bestie... bestie trasparenti nello spazio tra se stesso e la soglia della cucina.

Ma che cosa significa per te? domand Marcia.

Che cosa significa cosa?

Tutto.

Non lo so.

Gli animali nelle loro forme trasparenti tornarono a sciogliersi nell'aria umida. Jules prov una lieve sensazione di sollievo.

Sono sicura che si metteranno in sciopero disse Marcia quei maledetti camionisti, sciopereranno di nuovo, e in questo caso lui mi licenzier. Lo so. Sar la prima ad andarmene. In giro a cercare lavoro in piena estate, Ges Cristo! Vorrei potermene andare da qui!

Jules non disse niente.

Qualunque altro posto sarebbe meglio di questo, qualsiasi cosa. Non so come diavolo sia finita in questa sozza citt...

Tommy scivol sul pavimento bagnato, ma non si fracass il cranio. Si rimise in piedi. Jules vide che era dolorante e sent l'impulso di andare a soccorrerlo, ma non si mosse. Il bambino cominci a strillare.

Oh, Dio! grid Marcia. Che cosa ha combinato, adesso?

Gli corse accanto e si chin per abbracciarlo. E ora Jules la guard. Era una donna di ossatura robusta, sui ventotto o ventinove anni, con i capelli biondi tanto chiari da non sembrare veri; erano tagliati corti, cos da lasciare scoperti i lobi delle orecchie. Per la strada, camminando, aveva un aspetto dondolante, aperto, sano; in casa, sembrava lievemente tormentata, impaziente. Abbracci Tommy e fece una smorfia a Jules oltre la spalla del bambino.

Oh, non fai altro che cadere! Stupidino! Non sei uno stupidino? Be', adesso la bua ti  passata, non ti sei fatto proprio niente. Non un taglio, un graffio, niente! Va bene?

Si rialz. Tommy si rimise a giocare.

Perch  sempre cos caldo? Deve avere la febbre. Non so che diavolo gli dia da mangiare ai bambini, quella donna, all'asilo. Dovrei toglierlo di l, ma se mi licenziano non avr bisogno di lei. Potr starmene sdraiata qui e rifarmi le unghie. Potr andare al cinema con te.

Jules not quanto erano forti le ossa del suo viso, anche in quell'aria calda. Quanto a lui, sentiva di non possedere alcuna forza. Gli sembrava che tutte le energie lo avessero abbandonato, dissipate nell'aria di quella stanza e di altre stanze, andando ad aggiungersi al suo passato. Marcia, pi disperata e pi scaltra di lui, non aveva perduto un briciolo di energia sebbene il marito l'avesse abbandonata due anni prima, andandosene, dicendo che partiva per il Canada. La cosa sembrava a Jules familiare, ma non avrebbe saputo dire perch. Furlong aveva forse accennato al Canada? Era strano per Jules che tutto gli sembrasse cos familiare, come se, nell'andare e venire dalla sua stanza, il mondo intero si riducesse ad alcune scene e ad alcuni suoni gi ripetutamente utilizzati. Con Marcia, giacendo a letto insieme a lei, sentiva la propria anima pascolare pigramente tra le lenzuola in disordine e i cuscini, divenuta cieca, anche le sue dita erano cieche sul corpo di quella donna, che sarebbe potuta essere una donna qualsiasi. Il desiderio che provava per lei era il desiderio di qualsiasi donna. Vi si smarriva, ma non seriamente. Poteva tornare indietro. Ricordava di aver fatto un gioco con certi ragazzi molti anni prima, lui stesso un ragazzo, guidandoli, con spade di legno, attraverso gli scantinati di un magazzino, e a quei tempi il Jules che era in lui, il Jules essenziale, era stato attivo e impaziente, gi formato. Ora, a trent'anni, lo stesso Jules giaceva addormentato o morente, svuotato di se stesso. Avrebbe potuto rimanere seduto in eterno sulla sponda di quel letto, che apparteneva a Marcia. Lei gli stava parlando, in quel momento. Tornava a casa dopo aver lavorato tutto il giorno, battendo a macchina moduli di commesse per una societ di autotrasporti, battendo a macchina tutto il giorno, prendendo l'autobus per andare avanti e indietro, e adesso si trovava in casa con suo figlio e il suo amante, che era Jules, la faccia lievemente accesa da... da che cosa?... preoccupazione per la caduta del bambino, o amore e ansia per Jules, per la propria famiglia?

Be', forse, tutto sommato, sar meglio se quei bastardi scioperano. Forse potremo andarcene da qui disse lei.

Jules non rispose. Non la guard.

Potremmo andare, forse, in un'altra citt. Jules? Dio mio, che razza di uomo sei... voglio dire, in che razza di stato ti trovi? Non ci sono speranze, con te... te ne stai soltanto seduto l. Devo essere pazza a tentare di ottenere qualcosa da te, qualsiasi cosa. Si port entrambe le mani alla fronte, con un gesto spazientito, maschile, massaggiandosi le tempie con il palmo delle mani. Jules pens quanto era impossibile amarla, amare qualunque donna che si massaggiasse la fronte in quel modo, strofinandone via il sudore. A che cosa stai pensando, Jules? Perch non mi guardi?

Devo uscire tra pochi minuti.

Lei parve ferita.

Lui distolse lo sguardo.

Uscire per andare dove?

A parlare con qualcuno.

Qualcuno, chi? Chi ?

Torner subito.

Con chi ti devi incontrare? Devo accompagnarti?

No, torner subito.

Tuttavia non trov la forza di alzarsi, di scendere, di riaffrontare la strada. L'aria tra lui e la porta era opaca e pericolosa, come se fosse stata gremita di forme invisibili.

Non so perch me la prendo sempre con te disse Marcia ti amo, non ho intenzione di rimproverarti... Stava ascoltando, adesso, la sua voce monotona e ansiosa, la seconda e la meno attraente delle sue voci.

Non importa disse Jules.

Continuo soltanto a pensare che se tu trovassi un lavoro altrove potrei trovarne uno anch'io, e forse riusciremmo ad andarcene. Sento dire dappertutto che ci saranno disordini, ogni settimana stanno per scoppiare disordini. Mort e quei suoi stupidi amici, quei bastardi blateranti, credono che sar un carnevale. L'ho incontrato mentre tornavo a casa e quasi non sono riuscita a staccarmelo di dosso; credo che stia impazzendo con tutte queste storie. Lui e quegli imbecilli saranno qualcosa di simile a generali, dirigeranno tutto... incendi e bombardamenti... si propongono di far saltare il ponte e la galleria e l'incrocio della tangenziale, e lui ha detto qualcosa anche a proposito dell'acqua potabile. Ges,  malconcio anche lui. Dev'essere quasi sul punto di crollare.

Jules annu.

Dice che stai lavorando per lui.  vero? A quella faccenda della comunit? Che cosa fai?

Niente.

Che cosa dovresti fare?

Non lo so. Niente.

Ma sei sul libro paga? Per quanto?

Non molto. Ancora non sono stato pagato.

Ma quanto, approssimativamente? Poche centinaia di dollari al mese?

Non ricordo.

Marcia rise. Cento dollari al mese? Cinquanta? Non dureranno a lungo, lui e i suoi soldi. Oppure uno dei suoi uomini gli far la pelle. Non lo sanno che i negri schifosi se ne fregano di loro? Non si fidano e non riescono a capire i loro paroloni. Un negro  un negro. Non che ce l'abbia con i negri, ma non sono la stessa cosa dei bianchi e non vogliono essere la stessa cosa dei bianchi. Mort  sempre cos nervoso, ridacchiante. Un tempo non era ridotto cos.

Jules si alz. Torner tra pochi minuti.

Tommy usc di corsa dal bagno. Vengo anch'io disse.

No, tesoro. Rimarr fuori soltanto per pochi minuti. Sta' buono. Adesso preparo la cena.

Non la voglio la cena.

Tommy aveva i capelli biondi e ricciuti; gli occhi erano azzurri. Dopo tante ore trascorse nell'uno o nell'altro asilo infantile, aveva preso l'abitudine di stare rannicchiato su se stesso, come se si aspettasse di essere picchiato o rimproverato. A Jules non veniva mai in mente niente da dirgli, sebbene il bambino gli piacesse. Ma forse non sapeva affatto come voler bene ai bambini... la sua immaginazione si spegneva per quanto li riguardava.

Marcia lo segu fuori nel corridoio. Sei arrabbiato con me?

No.

Non vuoi niente da mangiare?

No.

Perch non mi guardi? Perch non possiamo parlare? Non pretendo poi molto da te. Mi piacerebbe che di tanto in tanto parlassimo insieme, ecco tutto. Voglio solo qualcuno con cui parlare, qualcuno, intelligente o no... ma non pazzo, sai. Jules, perch non sta funzionando?

Sta funzionando benissimo.

Non pensi all'anno prossimo?

Che cosa dovrei pensare dell'anno prossimo?

Mi riferisco all'avvenire. Voglio dire andarcene di qui, trovare un lavoro altrove, sposarci.

No, non ci penso.

Mentre camminava lungo l'isolato, si imbatt in un gruppetto di negri sul marciapiede. Parecchi di quegli uomini portavano fazzoletti avvolti intorno alla testa. Un negro in abiti da lavoro, molto ubriaco, stava per essere arrestato da un poliziotto di colore. C'era un'atmosfera festosa, di mormorante, ilare silenzio. Il negro ubriaco barcollava da una parte e dall'altra e il poliziotto stava cercando di tenerlo diritto.

A un tratto si udirono urli, lamenti, uno scalpiccio di passi. Jules gir intorno al gruppo, educatamente. Il negro ubriaco stava tentando di opporre resistenza al poliziotto, che somigliava a lui... era sorprendente quanto si somigliavano, entrambi sulla trentina, con la faccia nerissima e gli occhi cattivi. Il poliziotto scaravent il suo uomo contro il muro di un edificio e la testa dell'ubriaco ciondol stupidamente; il poliziotto impugn il manganello e cominci a colpirlo. Un colpo, un altro colpo! Jules prosegu. Voleva frapporre distanza tra loro e se stesso.

Vi era stata una rissa al pianterreno nella casa dove abitava lui, qualche tempo prima, e per curiosit Jules era andato a dare un'occhiata, una volta calmatesi le acque. Qualche macchia di sangue sul pavimento. Gli era stato detto da un tale che il padrone di casa aveva percosso qualcuno con una mazza da baseball. Il padrone di casa non era in realt un padrone di casa, ma l'amministratore, un negro robusto, dalla pelle chiara, che portava sempre il cappello; si diceva che il padrone di casa fosse un altro negro, il quale abitava a Palmer Woods, in una lussuosa dimora. Correvano molte voci. Dietro un negro ce n'era un altro, pi fortunato nella vita, e dietro di lui un altro ancora pi fortunato: tutti ne erano fieri. Jules non credeva a queste storie, o ne diffidava. I suoi furti erano cos insignificanti, cos poco immaginosi, che non poteva invidiare, n interessarsi o rallegrarsi, quando gli parlavano delle imprese di ladri favolosi. Tutti si davano da fare e riuscivano ad affermarsi, ma Jules se ne stava seduto da una parte, in preda allo stordimento, felice, infelice, senza aspettare. A riposo. Aveva visto la fotografia di Faye su un giornale, dopo tanti anni, e non ne era stato turbato. L'aveva avuta come amante per breve tempo. Che cosa significava essere l'amante di una donna? Che differenza faceva? Lei era adesso la moglie di qualcuno, e certo non pensava mai a Jules, non poteva nemmeno ricordarlo. Lui aveva visto, una volta, sua sorella Betty per la strada, in compagnia di loschi sconosciuti. Betty vestita con un attillatissimo, elegante completo scamosciato, pantaloni e giacca e una sciarpa di seta, con un aspetto al contempo conservatore e bizzarro, il viso bruttino truccato in modo da fargli assumere un'espressione di cruda e sprezzante sicumera... quella bocca crudele era il suo tratto pi bello. E Jules, improvvisamente timoroso di lei, le aveva voltato le spalle. Un addio alla fanciullezza.

A sua sorella Maureen non pensava pi. Aveva sposato qualcuno, finalmente: si era salvata. N pensava a Loretta, tranne quando qualche donna tarchiata e chiassosa, per la strada, gliela ricordava... e non vi era alcun mistero nel suo oblio, niente. Era come le erbacce che crescono alte anche un metro o un metro e venti nelle crepe dei marciapiede, sforzandosi di salire sempre pi in alto, ma senza alcuna crudelt n alcuna intenzione, ignare e soddisfatte. O come quelle erbacce nei terreni da costruzione, che crescono tra i rifiuti, schiacciate tra i rifiuti. Erano permanenti, anche se non se ne rendevano conto. Dappertutto intorno a esse vi erano cose o parti di cose che un tempo erano state costruite dall'uomo e ancora portavano le tracce della consapevolezza di qualcuno, ma le erbacce erano pi definitive, non avendo alcuno scopo.

Jules diede un'occhiata in alcuni bar. Al Lucky Horseshoe ebbe fortuna; Vera si affrett verso di lui. Disse: Ti aspettavo qui. C' qualche guaio?.

No. E per te?

Be', forse. Non lo so. Non riesco a capire.

Vieni.

Era cos seducente e patetica, con quei lunghi capelli che lo tediavano e gli occhi fuligginosi troppo grandi, con quella faccia irrimediabilmente giovane, che lui pot soltanto metterle un braccio attorno alle spalle.

Gli si appoggi contro con gratitudine.  proprio un inferno...

Jules non disse nulla. La ricondusse nella sua stanza. Lei non si reggeva bene in piedi, o fingeva di non potersi reggere, e si appoggiava a lui.

Mi sento cos a pezzi disse cos gi. Ti ho aspettato per ore, e quel locale  schifoso. Non mi sento bene.

Dove?

Ho dolori alla testa; al collo.

Come te la sei cavata?

Non ti arrabbierai?

No, tesoro, come te la sei cavata?

Ho guadagnato qualcosa, ma non mi sentivo bene, e cos sono andata da Sheila dove c'erano alcuni ragazzini. Non so di che diavolo stessero parlando, erano tutte fantasie pazzesche, sai. Quella  una banda di matti.

Jules emise un suono per far capire che la stava ascoltando.

C' quel Benny,  pazzo da legare!  andato alla Wayne, oggi, si  aggirato intorno all'ufficio di un professore e ha rubato una macchina per scrivere elettrica, una di quelle grosse, pesanti, e l'ha portata via come se niente fosse. Ha preso l'ascensore dei professori, per scendere! E l'ha venduta, ci ha fatto cinquanta dollari.  sempre drogato, non si riesce nemmeno a parlargli.  ridotto da far paura. Preferirei morire piuttosto che essere ridotta cos, tesoro. Non sono ancora tanto malconcia, vero? Sono carina?

S.

Non ti arrabbierai con me, allora? Perch, davvero, non mi sentivo bene, e siccome Sheila aveva qualche provvista, mi sono detta che avrei anche potuto mangiare da lei.

Nella stanza di Jules si distese sul letto e si copr il viso con le braccia. Mi fa male la testa. Ho la nuca irrigidita. Credi che potrebbe venirmi la polio? domand.

Dove sono i soldi? disse Jules.

Qui dentro. Si drizz a sedere. Tolse un borsellino dalla tasca del vestito e glielo porse. Credo che ci siano quaranta o cinquanta dollari. Per piacere, non arrabbiarti con me...

Jules cont sessantacinque dollari, sessantasei... Ne prese cinquanta e le restitu il borsellino.

Tesoro, non sei arrabbiato? domand lei.

No, non sono arrabbiato.

Mi avevi detto di procurartene cento... Lo guard con gli occhi ansiosi cerchiati di nero.

Jules si sedette sull'orlo del davanzale della finestra e si sforz di sorriderle.

Allora non ce l'hai con me, in fin dei conti.

No, mai.

Aveva il ricordo vago di aver percosso quella ragazza con una gruccia per abiti tutta contorta. Era stato attento a percuoterla soltanto sulla schiena. Questo era accaduto poche settimane prima. La schiena le aveva sanguinato un po' e si era coperta di lividi. Ma non ce l'aveva con lei. Era stato per un'altra ragione, per farle capire qualcosa; eppure, era stato davvero lui, Jules, a picchiare la ragazza?

Posso dirti alcune cose? Vuoi ascoltare? domand lei.

No, non particolarmente.

Una cosa davvero incredibile. Quel tizio voleva...

No.

Gli sorrise, smarrita. Vide quanto era giovane, e questo non lo commosse, ma lo respinse ancora pi indietro, lo port ancora pi in basso. Il suo corpo pesava duecento chili, quattrocento chili. Non sarebbe mai riuscito a muoverlo. Il corpo delicato della ragazza, dimagrito dal mese di giugno, pesava forse quarantatr chili ed era tanto esile che lui stentava quasi a crederlo vero. Era mai possibile che sentisse dolore? Che sentisse qualcosa?

Gli disse: Rimani qui, stanotte?.

Non lo so.

Continui a vederti con lei?

Non riusc affatto a trovare un senso nella domanda, sebbene le parole fossero abbastanza chiare. Si sent diventare molto pesante, molto caldo. La bocca della ragazza sorrideva. Gli occhi peroravano qualcosa di complicato e di fastidioso. Se ricominci con gli isterismi, pens Jules, dovr gettarti gi dalla finestra. Ma anche in quel caso, non era stata la sua immaginazione ad agire; una settimana prima, in quell'isolato, una prostituta negra era stata gettata gi dalla finestra dal suo mezzano, e l'episodio aveva suggerito l'idea a Jules. Si sent molto affaticato.

Jules, vuoi venire qui? Vieni qui?

Le si distese accanto, ma non riusc a chiudere gli occhi. Vera cominci a baciarlo. Si mise a piangere. Jules, ti amo stava dicendo qualcuno. Jules, ti amo!

Amore, c'era tanto di quell'amore! Sent le sue braccia intorno a s, sent le proprie braccia scivolarle attorno. Fragili costole. Il cuore che batteva. Era ridotta alla demenza da troppo amore, da troppo isterismo. E se Marcia avesse perduto il posto, che cosa sarebbe stato di loro? Sarebbero rimasti senza un soldo, niente; avrebbero potuto tirare avanti tutti quanti, allora, sfruttando Vera, sfruttando la stessa Marcia, perch no? Pens a Tommy che si faceva piccolo giocando, solo. Tommy strabuzzava sempre gli occhi, come se stesse misurando minacce. Adulti invisibili dovevano perseguitarlo continuamente. Era assennato e agile per la sua et, con aerei capelli biondi e un'espressione paziente, il bambino di un uomo che se n'era andato, un bambino perduto... Jules non poteva aiutarlo e pertanto smise di pensare a lui.

Cerc di concentrarsi su Vera. Nel tono esile, seducente dell'amore, gli parlava, chiamandolo con un nome irrevocabile, chiamandolo Jules - perch non aveva pensato a cambiare nome, una volta dimesso dall'ospedale? - e gemendo: Jules, soffro, per te, ti amo, e ho bisogno di te dentro di me. Jules, tu solo, per favore, Jules....

Dopo qualche minuto, Jules disse: Mi dispiace, non posso.

Le vene gli ardevano di desiderio, ma non sapeva a che cosa quel desiderio anelasse. A una donna? Non ne era certo, non pi. Vera gli singhiozzava tra le braccia. Aveva le ginocchia flesse, come per proteggere se stessa, essendo stata ferita. Il sangue di Jules pulsava, smanioso di una conoscenza, di una qualche intensificazione di se stesso. La notte prima, una donna gli aveva fatto un'iniezione di qualche sostanza, chinandosi amorosamente su di lui e, con maliziosa, crudele passione affondandogli un ago nella vena che passa al centro del braccio, e Jules aveva rasentato l'amore nei suoi confronti a causa del piacere procuratogli dalla puntura, un piacere focalizzatosi in alto nella spina dorsale e irradiatosi poi perifericamente, sopraffacendolo. Ecco com'era stato... ecco che cosa aveva provato! Ma il ricordo di quell'iniezione lo lasciava alla deriva rispetto a se stesso, stranamente leggero, non impegnato.

Vera piangeva. Era una delle sue bestie trasparenti, indifesa. Molto calda. Luccicante di sudore, sotto la vita una bestia indifesa; la compat. E anche Marcia si era messa a piangere tra le sue braccia. Aveva svuotato il proprio corpo nei loro corpi e la violenza stessa del suo amore era riuscita a scuoterlo liberandolo dalle due donne. L'ago, nell'affondare, lo aveva scosso fuori di se stesso, ma non era questo, non era questo che voleva. Voleva soltanto se stesso, e niente di falso. Non capiva che cosa volesse. Si avvinghi a Vera, dimenticandola, e, nella sua afflizione, lei parve dimenticarsi di lui, affondare in se stessa. Perch lui non riusciva ancora a pensare a quell'altra donna che aveva amato per cos lungo tempo? Non pensava a lei. Intorno a lei c'era una bruma mortale, una nebbia che non osava penetrare. Il piacere non possiede la memoria, ma l'amore gli sembrava tutto memoria, una fatalit della mente, peggiore adesso di quando aveva avuto quella donna tra le braccia... e ora giaceva con un'altra donna, entrambi sudati e avviliti. Si sent a un tratto molto assonnato. I singhiozzi di Vera erano soffocati, si stava addormentando. Le volle subito bene per questo, perch si addormentava e lo lasciava. Cos, hai steso quella stupida ragazzetta?, aveva domandato Marcia, savia e ironica, informata di tutto. Be', s. Dorm.
7

Jules, che aveva perduto il conto delle notti e dei giorni, si svegli a un tratto con il cuore martellante. Chi  l? grid. Per un momento non riusc a ricordare dove fosse, che ore fossero, n se avesse diciotto anni o trenta.

C'era qualcosa di vuoto dentro di lui e fuori di lui... un moto lento. Giacque del tutto immobile, mettendo alla prova se stesso. Vedeva oggetti nella stanza, anche se fiocamente, e pertanto non era cieco. Ci vedeva. I polmoni non gli facevano molto male. Era la pelle a dolergli, come se si fosse ustionato. Si gratt e squame di pelle si staccarono sotto le unghie. Si guard: era bruciato dal sole a chiazze. Come poteva essere accaduto?

Sonnacchiosamente ricord un giardino pubblico, un prato d'erba falciata, e ricord se stesso che vi passeggiava. Un moto lento... si stava muovendo. Doveva essersi addormentato sul prato - in un giardino pubblico della citt - e il sole lo aveva scottato. Oppure questo era accaduto anni prima? Si massaggi le chiazze dolenti sulla pelle e cerc di capire che cosa fossero, poi se ne dimentic.

Era importante per lui ricordare che cosa fosse accaduto il giorno prima. Aveva lasciato Marcia, ma questo poteva essere stato parecchi giorni prima; non gli serviva ricordarlo adesso. Il viso di lei, iroso, striato di lacrime, i suoi occhi arrossati... aveva un collo muscoloso. Una brava donna. Troppo per lui, era stato costretto a riconoscerlo e a farlo riconoscere a lei, era rimasto sveglio abbastanza a lungo per dirlo. Non sono io quello che fa per te! Non io! aveva gridato. Un tiro di sbarramento di bottiglie da bibita... lentamente, quasi sognasse, ricord un tiro di sbarramento di bottiglie da bibita. Era capitato in una rissa tra mocciosi? O Marcia gli aveva lanciato contro qualcosa? La fine del mondo sarebbe venuta al rallentatore, spuntando oltre l'orizzonte come una vela. Si sent sereno nella propria certezza. Anche il dolore nel suo corpo era sereno.

Le bottiglie che volavano in aria erano venute dal giardino pubblico: ragazzi che si battevano gli uni contro gli altri. Poi, chiss per quale motivo, si erano scatenati tutti contro Jules. E lui non aveva avuto la forza di fuggire. Era rimasto sdraiato sull'erba tagliata. I ragazzi urlavano gli uni contro gli altri, non ce l'avevano con lui, lanciavano bottiglie, bastoni, sassi, tutti ragazzi negri e non molto grandicelli, che correvano qua e l in preda a una violenza incantata. Soltanto una bottiglia, una sola, aveva colpito Jules sul lato della testa. Una bottiglia di Coca Cola, di quelle che possono essere rese. Il colpo lo aveva fatto cadere sull'erba falciata, nella calura. Adesso lo avete ammazzato! gridava qualcuno. Jules sull'erba falciata, fragrante e selvatica, disteso al sole, senza nessuno che potesse vederlo... S, questo era accaduto alcuni giorni prima.

Scese dal letto. Si alz, flett la schiena. Aveva la spina dorsale irrigidita. La veneziana della finestra era rimasta impigliata in alto, come se fosse scattata all'ins, perfidamente, per conto suo. Era il crepuscolo o l'alba? Si avvicin alla finestra e guard fuori. Soltanto allora ud il suono che lo aveva svegliato... una sirena. Il suono della sirena sembrava arricciolarsi nell'aria, un ricciolo rosso, un metallico ricciolo rosso, che lo colpiva. Si port le mani alle orecchie.

Ges Cristo! Pens, chiss per quale motivo, alla sua fanciullezza. Aveva udito troppe sirene.

Gi nella strada pass di corsa una macchina dell'Unit Tattica Mobile. Carica di agenti. Jules si sporse dalla finestra, stordito, vuoto, aspettando di essere colmato di notizie. Ma non riponeva fiducia nelle notizie. Appena la sera prima, la sera di venerd, doveva essersi messo a sedere sulla soglia di un portone, in qualche posto, e un uomo gli si era avvicinato lemme lemme per dirgli: La sua ragazzetta  finita dentro. Le interessa farla uscire?. Jules non aveva visto Vera per due giorni. Credeva che fosse tornata a casa. Ma in realt non aveva pensato affatto a lei. Nel suo portafoglio c'erano cinque dollari, cinque dollari rimasti... da qualcosa... un prestito di Mort, o denaro datogli da Vera o da Marcia, non riusciva a ricordare. Cos, non aveva pensato a Vera. La sua ragazzetta  finita dentro, ho detto, figliolo aveva ripetuto il baldanzoso negro, atteggiandosi a suo amico. Non c' nessuno che la tenga informata? Com' che agisce lei, figliolo? Per prostituzione l'hanno arrestata, se vuole saperlo. Conosco tutti, io, da un capo all'altro della strada.

Jules si era alzato in piedi e aveva cominciato ad allontanarsi barcollante, confuso. Gli spiaceva per Vera, in carcere, ma poich si trovava in carcere gi da due giorni, davvero era troppo tardi per pensare a lei. Il negro lo aveva raggiunto. La sua voce era un po' spazientita. Ehi, dico, figliolo, senta un po'... vuole toglierla di l o no? Me lo dica, eh? Quanti soldi ha?

Cinque dollari.

Cinque dollari? Merda. Ha cinque dollari, tutto qui?

Cinque dollari.

Come pu farla uscire con cinque dollari? Maledetta testa di cazzo!

Jules a gesti gli aveva imposto di andarsene. Il pensiero stesso di Vera lo affaticava. La immaginava in piedi su una finestra, vacillare, barcollare, cadere... meglio morire, farla finita. I sogni di Vera erano stati troppo violenti. In qualche posto una finestra aspettava anche lui. O lo aspettava una pistola. Ma avrebbe dovuto farsela prestare da qualcuno, la pistola. Vera in carcere, il capo appoggiato a un muro umido, in attesa...

Si sta domandando se ormai non si sia disintossicata? aveva detto il negro, stizzosamente. Aveva il vizio, figliolo? Vuole che si disintossichi fino in fondo,  cos?

Non ho denaro.

Ges, se avesse cento dollari tanto per cominciare, e il resto a rate...

No. Niente da fare. Mi lasci in pace.

E ora ricord con quale lentezza si era allontanato.  duro allontanarsi da un negro che ti fissa sprezzante. Si era allontanato.

Il collo gli faceva male, gli faceva male la pelle del collo. Scottata dal sole. Non c'era uno specchio in quella stanza. Si massaggi il collo. Era strano che potesse ancora sentire dolore, cos lontano alla superficie del suo essere, quando nel profondo dentro di lui non c'era niente. Un'altra macchina della polizia pass velocissima. Jules in attesa, pallido e non sbarbato, vestito come un vagabondo... in attesa alla finestra.

Fuori, in strada, decise che era quasi l'alba. L'aria aveva un sapore bizzarro. Sapeva di fumo. Alcuni uomini formavano un capannello all'angolo, con le camicie sbottonate. Un odore strano nell'aria. Jules, debolissimo, interdetto, camminava nell'alba. Alcuni giovani negri litigavano a causa di un'automobile. Uno di loro urlava. Un altro picchi il pugno con violenza sul parabrezza... uno zampillo di sangue. And oltre e di nuovo sent quella strana, sinistra lentezza, quel movimento al rallentatore. Nessuno lo vedeva.

Poi, voltato l'angolo, vide che la strada brulicava di gente. Perch tutta quella gente? Perch si erano svegliati cos presto? Non mancava ancora qualche tempo all'alba? C'erano negri, uomini e donne, e alcuni bianchi. Turbinavano, avanti e indietro, e in circolo, parlando eccitati. Si stavano riunendo in mezzo alla strada. Qualcuno sal sul cofano di un'automobile per sbraitare loro qualcosa. Jules non riusc a distinguere le parole. In alto, molto in alto, il cielo si stava preparando a un'altra calda, nebulosa giornata; Jules lo capiva. Si domand se avesse potuto sbagliarsi e se in realt quello fosse il crepuscolo. Il tramonto. Il suo cervello era come un gorgo. Qualcuno gli afferr il braccio, gli url parole in faccia, poi indietreggi con sorpresa compitezza, dicendo: Non  lui!. Jules scosse la testa, no, non lo era.

Prosegu lungo la strada. La strada stessa era in movimento. Teste dondolanti. Un isolato pi avanti degli alberi si inarcavano sopra la strada. L niente ombra. Qualcuno rovesci un bidone dell'immondizia, che rotol rabbiosamente oltre Jules. Lui si scost. La sua agilit fu una sorpresa.

I pezzi di carta nell'immondizia avvamparono. Un miracolo. Qualcosa si frantum, Jules non sapeva dove. Si stropicci la fronte. Perch era cos lento? Gli sarebbe piaciuto correre davanti alla vetrina di un negozio per guardare se stesso, la propria immagine riflessa, ma la folla era diventata troppo compatta. Forse stava incominciando un corteo, in qualche posto, e si allineavano lungo le strade. Una sirena gemette vicina. La folla cominci a fuggire per allontanarsene. Jules vide se stesso inciampare contro il bidone dell'immondizia in fiamme, sebbene fosse ovvio che si sarebbe bruciato. Grid di dolore. Le gambe dei calzoni stavano bruciando senza fiamma.

Una macchina di pattuglia apparve all'incrocio pi avanti, ma non avanz. La luce rossa ruotava. Poi, adagio, con la stessa lentezza di Jules, la macchina si allontan e scomparve.

La folla lanci un urlo di gioia!

Con un solo impeto lo trascin sul marciapiede, e l vide una vetrina frantumata. Il DOTTOR PALMER RALSTON, OTTICO ne era stato il proprietario. Le lastre di cristallo cadevano adagio. Un ragazzo negro si tolse di mezzo. Il cristallo piomb sul marciapiede e and in pezzi, qualcuno url, un bidone dell'immondizia venne scaraventato nella vetrina e proiett in tutte le direzioni occhiali da sole cerchiati in plastica. Fu un'esplosione di occhiali. Uomini robusti, energici, con camicie sportive, galopparono verso un negozio di liquori e afferrarono la griglia di ferro, facendo forza su di essa, dando strattoni, torcendola. Qualcuno stava applaudendo, con una nenia ritmata. Dai! Dai! Il cristallo si spezz dietro la griglia. Gli uomini staccarono la griglia da un lato e la piegarono in basso, i muscoli turgidi. Poi, abbassatala, la disposero sopra i pezzi di vetro e tutti si gettarono dentro. Dai! Dai! Hanno fifa!

Jules si sostenne a un lampione. Non riusciva a ricordare dove fosse la sua stanza. Era meglio per lui strisciare di nuovo l dentro, star male o morire l dentro, dove almeno non avrebbe vagabondato cos adagio qua e l, intontito. Gi uomini stavano uscendo dalla vetrina sfasciata con bottiglie di liquore! Di gi! Nell'intervallo di tempo occorso a Jules per capire che cosa stesse accadendo, tutto era gi accaduto, si era compiuto, e continuava frenetico pi avanti. Un ragazzetto di dieci anni strisci fuori attraverso un dedalo di cristalli spezzati stringendo nella mano una bottiglia. Jules lo afferr mentre scivolava. Il ragazzetto ritrov l'equilibrio e fugg via.

Era in piedi accanto a un cartello che diceva LASCIARE SGOMBRA LA TRAVERSA. Era un punto fermo. Di l poteva vedere in tre direzioni, anche se non bene. Altra gente si stava riversando nella strada. Qualcuno rimaneva in mezzo alla strada, a guardare. Altri si agitavano sul marciapiede. Un secondo bidone dell'immondizia rotol, in fiamme. Qualcuno url. Jules rimase avvinghiato al lampione. La vetrina di un negozio di calzature era stata sfondata. Volavano scarpe, con giubilo. Un bimbetto negro stava chino sotto il braccio di una donna grassa, reggendo un mazzo di scarpe. Le porterai tutte, ragazzo? grid qualcuno, deliziato. Jules svolt all'angolo. Altre plebaglie attaccavano negozi, facevano vibrare la strada. Una festa. La pavimentazione stessa sussultava a causa dell'energia del loro giubilo... che gente! Jules raccatt una scarpa dispersa e la lanci nella vetrina sfasciata di un negozio... un drugstore. Ragazzetti si gettavano l dentro, rovesciando gli stinti cartelli pubblicitari degli shampoo e dei dentifrici. L'aria era colma di grida, come musica. Vibrava della loro musica. Jules scorse un altro bianco, all'incirca della sua et, e cerc di rimanere a pochi metri da lui. Il bianco stava urlando, aveva la camicia aperta, il petto gli sanguinava come se lo avessero graffiato le unghie di una donna infuriata... stringeva nella mano una bottiglia di whisky. Jules sentiva la propria lentezza nel bel mezzo di tutta quella fretta incalzante, Jules che procedeva centimetro per centimetro, un bianco, mezzo addormentato. Dormendo. Davvero non riusciva a credere a quel che vedeva. Probabilmente stava dormendo, sognava. Ogni cosa vibrava. Era reale, questo? Altre sirene. Un odore di fumo acre, denso, gli urli festosi dei saccheggiatori...

Lungo una traversa scorreva una gran folla, e davanti alla folla qualcosa stava volando... molte cose... sassi, bottiglie? All'estremit opposta della strada, c'era il bersaglio, una macchina della polizia parcheggiata di sbieco, come se avesse slittato in quella posizione. La sirena squillava impotente. Il tiro di sbarramento di sassi e bottiglie cadeva su di essa, l'automobile indietreggi sul marciapiede con la rapidit scattante di un giocattolo, qualcuno spar un colpo, la macchina fil via... un diluvio di sassi e di bottiglie la segu. Tutti assumevano precipitosamente due posizioni: si chinavano per raccattare qualcosa, vibravano un braccio circolarmente per lanciarla. Si chinavano... lanciavano... La strada stava andando in pezzi.

Jules fu trascinato in una direzione. Il quartiere intorno a lui gli sembrava familiare, ma aveva la stessa familiarit di un'istantanea... gli sembrava di non esservi affatto, di non camminarvi. Facce da ogni parte intorno a lui condividevano questa sensazione. Dietro le facce c'era incredulit, ma alla superficie delle facce un'immensa esaltazione. Sotto con questo! Da questa parte! giungeva il grido ripetuto, e il muscoloso margine esterno della turba correva avanti, ragazzi e uomini luccicanti di sudore, con le camicie sventolanti, nella frenesia di lanciare qualcosa attraverso qualcos'altro. Jules pens ai fuochi artificiali. Pens allo squillo del telefono, uno squillare incessante, snervante. Arrivavano chiamate per tutti. Era il compleanno di tutti. Sul vicino orizzonte, a pochi isolati di distanza, il cielo era illuminato. Jules veniva sbalestrato da una parte e dall'altra, a volte afferrato, poi lasciato andare, e sentiva in quelle dita frettolose un allarme che stava risultando essere il suo.

Dalla vetrina sfondata di una drogheria uscivano con cautela alcune donne, le braccia gi cariche. Qualcuno lasci cadere un melone, che si spacc sul marciapiede. Un ragazzo con troppi vasetti di conserva e troppe scatole fece cadere tutto sul cordolo e pianse di delusione. Una donna con un bambino in braccio entr aggraziata nel negozio e si guard attorno. Aveva i capelli acconciati in fiammeggianti riccioli rossi e l'espressione querula, insoddisfatta, di una cliente normale. Jules aspett che la porta d'ingresso fosse stata abbattuta per poter entrare da quella parte, correttamente.

 il direttore, o che altro? disse una donna, ridendo di lui.

And a prendere una stecca di sigarette e si riemp le tasche di pacchetti. Non aveva alcuna fretta, sebbene tutti gli altri fossero frenetici. Sirene ululavano dappertutto intorno a loro. Luci rosse lampeggiarono all'interno del negozio, alcune persone si acquattarono, non accadde niente. Hanno fifa! Questa  bella, hanno fifa! url un uomo. Jules prese un vasetto di noccioline e tent di aprirlo, ma il coperchio resisteva troppo. Lo sbatt contro il banco, fracassandolo, poi scelse alcune noccioline tra i pezzi di vetro, prendendole con cautela. Non doveva aver mangiato da qualche tempo, era indebolito dall'inedia. Una bianca, la cui camicia da notte spuntava sciattamente sotto l'impermeabile, si spinse oltre Jules per arraffare alcuni barattoli... gamberetti. La donna gli ricord sua madre, sebbene fosse alquanto brutta, forse pazza. Rimaneva l ostinata, arraffando i barattoli di gamberetti sulle mensole e ficcandoli in una borsa per la spesa. Nemmeno i turbolenti ragazzetti negri riuscivano a scalzarla; lei li respingeva con un movimento cieco del braccio.

In un sogno scintillante - dappertutto ormai stavano volando scintille - Jules torn sulla strada. La folla, l, si era diradata. C'era gente in piedi sui tetti, e alle finestre, a guardare. Alcune negre gridavano, amplificando la voce con le mani. Dense spirali di fumo salivano in fondo alla strada, pi indietro in qualche posto, e Jules ud altre sirene. Una bottiglia di latte gli vol accanto e and a frantumarsi sul marciapiede, ma lui non la ritenne affatto una cosa personale. Era un bianco, ma uno di quei bianchi che non contavano. Hai la macchina fotografica? url qualcuno. Jules alz le mani per mostrare che non aveva niente. Non  uno sbirro, lui! grid qualcun altro. Jules si sedette sugli scalini di una veranda, aveva uno scalino tutto per s, e rimase a guardare. Alcuni incendi stavano infuriando pi avanti nell'isolato. A una certa distanza un'autopompa si era fermata, e i pompieri, tutti bianchi, si agitavano intorno a essa. Un gruppetto di negri li guardava. L'aria stessa, abbellita dalle scintille, era melodiosa e luminosa; Jules quasi non riusciva ad abituarsi a una simile festosit. Tutto questo stava dunque accadendo davvero? Era la fine in corso? Si sarebbe detto che benzina in fiamme venisse riversata su una superficie piatta, libera di scorrere in ogni direzione, in tutte le direzioni, incalzante e inarrestabile. Jules fum sigarette e guard.

Gli incendi si stavano diffondendo. La gente correva lungo la strada, le braccia piene di vestiti, di biancheria da letto, di marmocchi. Una coppia gli corse accanto tenendosi sottobraccio. Correndo, correndo! All'estremit opposta della strada altri incendi aspettavano. Alcuni giovinastri rovesciarono un'automobile e la incendiarono. Avevano i capelli lunghi e crespi, le spalle muscolose sotto camicie sudicie e calzavano scarpe dalle punte crudeli. Vociavano tra loro in un linguaggio di strida, come uccellacci pericolosi. La coppia si sofferm a guardarli, sempre tenendosi sottobraccio. Jules riusc a scorgere la felicit dei due. Se ne sent commosso, attratto. Che brucino tutto! Perch no? La citt si stava animando nel fuoco, e lui, Jules, vi sedeva dentro, riscaldandosi a esso, le fiamme gli danzavano lungo le arterie e dietro gli occhi bruciacchiati.

Non aveva sempre saputo che tutto questo sarebbe successo?

Qualche isolato pi in l, verso Woodward, la polizia era gi penetrata nella zona, schierata di fronte ai negozi. Ma i negozi venivano bombardati ugualmente. Un giovane agente, le braccia conserte e la mano lontana dalla pistola, guard bieco Jules mentre si avvicinava. Intorno all'agente, alle sue spalle, ragazzetti di sei e sette anni stavano fracassando la vetrina di un negozio a prezzi fissi. Che cosa stai aspettando, tu? grid il poliziotto a Jules. Vieni e arraffa, non durer.

Perch dovrei? disse Jules.

 tutto gratis! Forza! Non durer, niente di tutto questo, non ti capiter un'altra occasione!

Non mi serve niente.

Il sindaco dice di dare via tutto! Regali di Natale,  Natale! Crede di essere Babbo Natale! Tutto gratis!

Una pioggia di pezzi di vetro invest il poliziotto e Jules. Per un attimo Jules temette che una scheggia gli fosse entrata in un occhio, ma era illeso. Qualcuno strill. Era un ragazzetto, la cui faccia sanguinava. Barcoll sul marciapiede, gli occhi chiusi, coperto di sangue. Urt contro le gambe del poliziotto, che gli diede una spinta.

L'agente vicino a lui, un uomo tarchiato, se ne stava a braccia conserte e a gambe larghe, sorvegliando un negozio che era stato appena incendiato. Aveva i capelli arruffati. Era di et matura, con una pancia alta e sporgente. Fiss lo sguardo su Jules e disse qualcosa muovendo le labbra. Jules si port la mano a coppa all'orecchio, educatamente. Va' a servirti, negro schifoso! disse il poliziotto, fissando Jules. Non appena arriver l'ordine, falceremo tutti, e dunque serviti, finch si pu arraffare! Si esprimeva in un modo rauco, furtivo e furente al contempo, stranamente confidenziale. Jules lo ringrazi, ma non rimase l.

Per alcune ore vagabond nelle strade, fumando sigarette, fiutando il fumo degli incendi. Avranno tutti i polmoni rivestiti di fuliggine, pens. Era ormai una mattinata afosa, domenica mattina. Sentiva nel fondo degli occhi la necessit di dormire, ma il suo corpo non avrebbe potuto addormentarsi. Vibrava, sentendo sussultare la strada. Le ginocchia e le dita gli formicolavano. In certe strade non stava succedendo niente. La gente aspettava, con carrozzine per bambini e parasole. In altre strade gli incendi divampavano rumorosamente. Le autopompe erano all'opera. I pompieri sembravano indolenti, appesantiti dall'equipaggiamento e dalla loro pelle bianca. Persino l'acqua che usciva dagli idranti, sollevandosi potentemente in aria, poteva poco contro quattro piani in fiamme. Jules sent qualcosa saettargli accanto al piede e vide un grosso topo. Si allontan di corsa da lui. In un'altra strada, tra le rovine di una drogheria, parecchi topi enormi banchettavano, nonostante le macerie fumanti e tutta l'agitazione intorno a essi. Topi! Gente! Sirene! Spari! Jules si sent a un tratto ubriaco. Qualcuno lo tocc e l'ebbrezza divenne completa: si rese conto che il Jules di un tempo non era morto, in realt, ma aveva soltanto dormito profondamente, immerso in un sonno incantato; lo Spirito del Signore non lo aveva disertato per davvero.

Una ragazza gli stava dando strattoni. La riconobbe. Da questa parte! Vieni! gli grid. Indossava un paio di blue-jeans tagliati e una camicia da uomo. Aveva i capelli raccolti in treccine. Corsero lungo la strada, curvandosi nel fumo, attenti a girare intorno ai punti nei quali erano sparsi pezzi di vetro. Tutti avevano sgombrato, l, e adesso gli edifici bruciavano. Jules tenne la ragazza per mano, accarezzandole le dita. Lei lo condusse di sopra, in un caseggiato non ancora in fiamme.

Jules, dove sei stato? A saccheggiare? A perdere tempo saccheggiando? grid qualcuno. Era un amico di Mort, il cui nome Jules non riusc a ricordare.

Sul tetto dell'edificio alcuni bianchi stavano bevendo birra; uno di loro era ubriaco fradicio; proprio mentre Jules saliva le scale, lasci cadere oltre l'orlo del tetto un pesante binocolo.

Dove  diretto questo? Siete sicuri che questo qui non sia segnato? grid qualcuno. Era un ometto rosso di capelli, in camicia e cravatta, che stava tirando un tizio per il braccio. Aveva la faccia stravolta, gocce di sudore gli rotolavano gi per le guance.

Una radiolina a transistor stava dando le notizie.

C' un posto in cui possa dormire? Voglio dormire disse Jules.

Dormire, sei impazzito? Questa  una rivoluzione!

Raggiunse la ragazza che lo aveva portato l. Stava rimproverando un giovanotto dalla faccia sfigurata che si era messo a piangere. Jules la stratton per attirare la sua attenzione: Accompagnami gi. Indicami la strada disse. La camicia che indossava era troppo grande per lei, con il colletto troppo largo. Jules vi infil una mano e le tocc la clavicola, che era sporgente e nervosa. Che ragazza ben fatta! Una bella ragazza!

Lei lo respinse, indifferente, sbraitando al suo amico: Oh, Ges Cristo! Mi dai la nausea!.

Sembrava un luogo di villeggiatura. Il cielo era arancione, ardente, orribile e bello al contempo. Qualcuno sal di corsa le scale, urlando. Qualcuno si gett contro di lui. Jules cerc di scendere, perch voleva tornare gi, ma le scale erano troppo gremite. Un tale il cui nome, ricord Jules, era Fritz, lo artigli facendosi largo per passare. Stanno venendo! Sono qui! grid. Jules si fece da parte. Il tetto vibrava sotto i passi. La polizia segu Fritz sul tetto colpendolo a manganellate.

Grida. Corse precipitose. La ragazza con le treccine prese a strillare contro un giovane poliziotto, che la colp in faccia con il manganello. Cadde in avanti, mentre ancora gridava. Il sangue le sgorg dal naso. Il poliziotto, a gambe aperte, continu a colpirla. Due poliziotti misero Fritz spalle al muro contro il parapetto e lo lavorarono vibrando colpi di manganello. Jules ne vide il sangue volare in alto a spruzzi sottili, come una fontana. Quando l'uomo cadde i poliziotti lo appoggiarono di nuovo al parapetto e lo colpirono ancora, in pieno viso, sulle guance, sul naso, sulla testa, sulla nuca, e qualcuno tent di fermarli, e loro si voltarono, impersonali, e vibrarono colpi a lui... Jules vide che l'uomo aveva il naso spezzato. Uno zampillo di sangue, un rivolo di sangue... Un altro poliziotto si precipit sul tetto, scostando la gente a spintoni, frenetico. Il giovanotto dalla faccia deturpata corse verso di lui. Il poliziotto non gli bad e lo scost sbraitando. Gli altri poliziotti lo udirono e smisero. Indietreggiarono. Corsero gi per le scale.

Jules, pensando che avrebbero potuto aprirgli un varco, li segu. Non gli badarono affatto.

Discese a precipizio fino allo scantinato. Il cuore gli martellava. Si era spaventato molto. Una cassa cadde. L'aria era bruciante, l sotto. Scintille e pezzi di carta anneriti volavano dappertutto. A Jules piaceva il sapore della cenere e non riusciva a ricordare un momento in cui non lo avesse sentito, galleggiante ovunque nell'aria. Urt un chiodo che gli graffi la coscia.

Dopo qualche tempo si arrampic fuori dallo scantinato. Una massa compatta di fiamme al lato opposto della strada... pompieri che scivolavano nelle strade bagnate. Qualcuno spar un colpo in aria. Si udirono altri spari. Un topo gli sgattaiol accanto, frettoloso, sapendo dove voleva andare. Topi. Non si curava dei topi ed essi non si curavano di lui; i topi spaventati non ti infastidivano mai. Le scintille nell'aria dovevano averli abbagliati, come abbagliavano Jules. Il movimento stesso dell'aria, le vibranti chiazze di calore causate dal sole, gli dissero che tutto andava bene.

Non sarebbe morto.

In un isolato incendiato trov qualcosa da mangiare, cibo dimenticato su mensole fracassate. Dovette precipitarsi dentro e strapparlo ai topi. Ce n'erano dappertutto, ormai. Un elicottero pass in alto, a una certa distanza. Jules lo fiss socchiudendo gli occhi. Desider di trovarsi su quell'elicottero, che sorvolava con tanta fierezza e facilit gli incendi, innalzandosi nel cielo. Il sole era quasi tramontato. Jules non riusc a ricordare se avesse trascorso un'intera giornata per le strade, o se si fosse svegliato soltanto in quel momento, dopo aver vissuto ore di sogni fiammeggianti. Attravers e si port in un vicolo... molto solo in tutto quel frastuono... Jules sempre solo. Una macchina di pattuglia della polizia lo scorse ma non si ferm. Stava andando alla deriva con la libert, inebriato dalla libert. Ecco di che cosa aveva sentito il sapore nell'aria... della libert. Gli edifici senza tetti, gi bruciati, contemplavano il cielo in uno sfacciato, disperato parossismo di libert.

Non lontano da casa sua, pass davanti a un supermarket che ancora veniva saccheggiato. Le donne adoperavano i carrelli e procedevano con calma. Era ancora domenica, domenica sera. E l'indomani, sarebbe cominciata a Detroit una lunga settimana di lavoro? Jules si sofferm a osservare le donne che si rifornivano, andando avanti e indietro a grandi passi attraverso le ampie vetrine sfondate. Un ragazzo reggeva sotto il braccio un distributore automatico di palline di gomma da masticare. La base di metallo seguitava a urtare la gente che si sporgeva per dare uno spintone al ragazzetto.

Jules si trovava l in piedi quando un ragazzo gli si avvicin di corsa; correva in un modo strano, barcollando e zoppicando; aveva un fucile tra le braccia.

L'aria vibrava di grida e di risate. Sirene in lontananza, remote. L'orizzonte era livido di luce. La corrente elettrica andava e veniva. Un'automobile giaceva rovesciata e bruciava in mezzo alla strada; l'odore di gomma bruciata era soffocante. Troppo vicino. Il ragazzo con il fucile si avvicinava, barcollante. Stava forse per sparare a lui, Jules? Aveva gi provato l'impatto incredibile delle pallottole, e sperimentato lo sconvolgente, immediato diniego: Questo non  accaduto! Pertanto osserv il ragazzo con rispetto. La sua faccia non era gi pi quella di un ragazzo. Era stato rapato e camminava a piedi nudi. Il fucile era lucente e nuovo e gli occhi di lui coglievano una parte del fulgore della canna.

Gli piomb tra le braccia e parve consegnargli il fucile. Si avvinghi alla vita di Jules e alle sue cosce, cadendo, e soltanto in quel momento Jules vide che sanguinava da una ferita alla schiena. Il ragazzo stramazz. Jules sollev il fucile. Il ragazzo artigli le caviglie di Jules e Jules grid: Dove ti hanno colpito? Qualcuno chiami un'ambulanza!. Il ragazzo giacque immobile. Jules si scost abbassando gli occhi su di lui. Accorsero alcune donne. Come ha fatto a farsi sparare alla schiena questo ragazzetto? url una donna. Jules si scost pian piano da loro. Il ragazzo non si muoveva. A Jules piacque sentirsi il fucile tra le mani, quel dono.

Qualcuno chiami un'ambulanza, un'ambulanza gridarono le donne, echeggiando il grido di Jules, scostando Jules.

Lui fugg. Per qualche tempo aveva udito spari di fucile senza sapere che cosa fossero, e ora li udiva dappertutto. Scendeva l'oscurit. Qualcuno aveva sparato ai lampioni stradali. Un'automobile lo avvicin con i fari accesi e Jules si gett in un portone, tenendo stretta l'arma. Non era una macchina di pattuglia della polizia, ma una comune automobile. I fari lo sciabolarono e qualcuno grid:  un bianco! Ehi! Vuoi un passaggio?.

Mi farebbe comodo, splendido disse Jules.

Sali, allora. Sali!

Era un'automobile piena di giovani del Kentucky, ubriachi e molto amichevoli. Avevano tutti fucili come quello di Jules. Una ragazza, sul sedile posteriore, si lagnava di qualcosa. Prendete la John Lodge, bastardi! Voglio andare nella Quinta Avenue! grid. Jules si strinse sul sedile posteriore; gli fecero posto. Sedette accanto a un ragazzo sui diciannove anni, dalla bella faccia scavata. Sapeva di whisky. Come ci si arriva? grid quello al volante.

Prendi la prossima strada a destra disse Jules, lieto di potersi rendere utile e approfittandone per inserirsi tra loro.

Erano tutti soddisfatti. Gli passarono una bottiglia. Prima ci fermiamo da Saks, poi andiamo subito sull'Hudson!

Un corno, stiamo andando al Metro. Dobbiamo impadronirci di un aereo!

Impadronirvi di che? Ma se non lo avete mai pilotato, un aereo!

Li si fa pilotare dai piloti, stupida! Impadronirsi di un aereo significa impossessarsi di tutto, piloti, passeggeri e cos via.

E che diavolo te ne fai?

Ho i miei piani.

Stavano filando verso la tangenziale... le vie erano buie... i lampioni stradali infranti... sull'asfalto pezzi di vetro. I ragazzi sparavano a caso contro le case. Le case, un isolato dopo l'altro, erano buie. In una casa le luci erano ancora accese e tre dei ragazzi fracassarono le finestre. Cos quel furbone imparer! gridarono.

C'era un posto di blocco della polizia vicino all'ospedale, cos fecero una pazzesca inversione a U nella strada, dirigendosi in qualche altro posto, adesso, altrettanto veloci. Jules ud il tiro delle mitragliatrici. Fino a quel momento lo aveva sentito soltanto nei film e non gli parve molto reale o pericoloso. La ragazza schiaffeggi il collo del ragazzo al volante, gridandogli qualcosa. Era giovanissima, con una faccia striata, gonfia e senza rossetto; il rossetto le era stato sfregato sulla faccia. Era molto ubriaca. Qualcosa colp uno dei finestrini dell'automobile e una scheggia di cristallo si conficc nella guancia di Jules. Sorpreso, lui la tolse subito, strappandola via. La gett fuori del finestrino. Il giovane accanto a lui rise. Jules si succhi la guancia, quasi tentasse di risucchiare dentro il sangue che scorreva, di fermarlo.

L'automobile procedeva troppo veloce. Cominci a oscillare. Avevano uno dei fari spento, colpito o fracassato contro un ostacolo. Jules alz il fucile e lo punt contro le finestre lungo la strada. E se il fucile gli fosse venuto meno? Dove se ne sarebbe procurato un altro per quella notte? Se il fucile non avesse funzionato, lui sarebbe ricaduto nel suo letargo di molti mesi, di un'intera esistenza. I ragazzi sull'automobile erano chiassosi ed eccitati. Jules si sentiva attratto da loro; le oscillazioni e gli scossoni dell'automobile lo gettavano, in effetti, contro di loro.

La ragazza strill. Guardate l! Guardate! Dei soldati! grid.

Che diavolo!

Un autocarro per trasporto truppe stava attraversando un incrocio pi avanti, a fari spenti. Jules vide soldati con le baionette inastate sui fucili, in piedi sull'autocarro, intenti a guardare la strada nella direzione della loro automobile. Faresti meglio a spegnere i fari disse.

Il ragazzo al volante li spense.

Ges! Hanno fatto intervenire l'esercito! Ci vado anch'io nell'esercito! grid uno dei giovani.

Il ragazzo al volante non rallent. Curioso e scatenato, fil verso l'incrocio, e Jules, stordito dalle loro battute scherzose, non pens nemmeno ad abbassarsi. Ma l'autocarro prosegu lungo la strada.

Si stavano avvicinando adesso ad alcuni incendi... sirene, colpi di fucile e piccole esplosioni soffocate.  il 4 luglio! esclam la ragazza. Uno dei giovani spar contro un edificio in fiamme. Pi avanti in quell'isolato, poliziotti e soldati formavano un cerchio intorno a un'autopompa.

Noel, faresti meglio a non metterli sotto tutti quanti! disse qualcuno.

Il ragazzo al volante si volt. Sto cercando soltanto di trovare al buio quella maledetta tangenziale, ecco quello che cerco di fare, con tutti i dannati lampioni della citt fracassati disse. Una serie di pallottole colp l'automobile, come pioggia.

Nessun danno serio.

Sono i negri o  la polizia a sparare? domand qualcuno.

I ragazzi spararono contro edifici in fiamme e contro edifici che non bruciavano, ma erano ovviamente deserti. Un negro si gett in un vicolo. Spararono tutti. Questo lo abbiamo beccato! gridarono. Ma era gi troppo tardi per accertarsene, la macchina filava troppo veloce. Pass sopra a qualcosa in mezzo alla strada e il sobbalzo fece partire quasi tutto il finestrino accanto a Jules. Rimase una striscia di cristallo frastagliata. Jules continuava a esservi sbalzato contro, urtandolo con il gomito. Sentiva un dolore tagliente, pungente, che scompariva e ricominciava, ancora e ancora. I sobbalzi dell'automobile gli restituirono il buon umore. I ragazzi stavano parlando adesso di un amico che si trovava in carcere a Dehoco. Parlavano di liberarlo, le loro voci erano esplosive, squillanti, ebbre.

Jules sent del sangue scorrergli sulla faccia. Sangue. Pens al sangue. Pens alle due bambine, nella sua fanciullezza, alle gemelle uccise a pugnalate in un isolato della citt, l'una colpita di fronte a casa sua, e l'altra inseguita e poi pugnalata, per cui il sangue aveva formato rivoletti sottili sul marciapiede, e la mattina dopo tutti erano andati a guardarlo... le gemelle Hecht... sangue. Il sangue di Jules, pulsante nelle orecchie. Dal frenetico pulsare del suo sangue sent emergere qualcosa di greve, una solida, violenta certezza. Se ne sent cancellato. L'automobile si avventava in un'ardente, fumosa oscurit, lanciata verso altre tenebre, e Jules sentiva adesso solo una certezza simile alla roccia in quei movimenti dondolanti, nelle urla dei ragazzi e nella propria maturit.

Ges! Attento!

Sterzarono per evitare qualcosa sulla strada... un uomo disteso supino, un cadavere. Gli giaceva accanto un contrabbasso.

Voltarono in un'altra strada: davanti a loro un gruppo di pompieri e di poliziotti... una barricata eretta sulla strada...

Ges, non svolto pi, ne ho avuto abbastanza per questa notte! esclam il ragazzo al volante.

Gli urlarono: Noel! Tonto bastardo! Svolta qui!.

Ma lui non sterz, scosse la testa irosamente e fil dritto verso la barricata, sobbalzando su una gomma che andava sgonfiandosi. Jules vide un poliziotto alzare il fucile. Si abbass. Qualcuno sull'automobile spar... una serie di spari... Jules fu accecato da pezzi di vetro che volavano.

Noel, bastardo! Attento, adesso! grid qualcuno.

L'automobile balz di lato. I freni stridettero. Si trovavano sul marciapiede, adesso... adesso avevano cozzato contro qualcosa. Uno schianto tremendo. Jules con le mani di piatto sulla testa, il corpo fuori controllo. Venne scaraventato contro il sedile anteriore. Il torace parve infossarglisi. Poi, respirando di nuovo, piomb contro la portiera, che si spalanc... Jules fuori, adesso, salvo sul marciapiede?... il fucile cadde con lui. Un fucile. Mentre ancora cadeva, si raddrizz, fece funzionare le gambe, agguant il fucile e fugg come un fulmine. Ud degli spari.

La corsa spericolata sull'automobile gli aveva ridato forza. Fugg quasi piegato in due, le mani alzate, il fucile alzato dinanzi a s. Si trovava in un vicolo... poi in una strada, da qualche parte, una strada mai vista... luci di incendi balenavano sui muri... Correva, non riusciva a smettere di correre! Quel Jules che correva cos, saltato gi da una macchina fracassata e abbandonato a se stesso, non era in fondo come un soldato con il suo fucile? Una pallottola gli sibil accanto. Balz di lato, poi fracass quel che restava della vetrina di un negozio e vi si gett dentro, incespicando. Dio mio! grid forte.

Un negozio di fiori. Scivol su frantumi di vetro, Jules con il fucile. Fiori schiacciati, un impianto di refrigerazione fracassato, che faceva puzzare i fiori, tutto sfasciato, tutto macinato sotto i piedi dei saccheggiatori. Il registratore di cassa era stato rovesciato. Jules si acquatt e dietro di lui, attraverso la vetrina sfondata, entr l'uomo che gli aveva sparato. Era un poliziotto, uno sconosciuto, e sbraitava con Jules. Perch urlava? Perch quella strana rabbia scatenata contro di lui, quel faccione stravolto da una passionalit che Jules non riusciva a capire? ... Era un uomo di mezza et, comune, uno sconosciuto che se la prendeva cos personalmente con Jules, alzando il calcio del fucile per vibrarglielo sulla testa. Jules balz di lato. Fece ruotare il fucile intorno a s e colp l'uomo alla spalla, un colpo di striscio, poi riusc a colpirlo ancora, in piena faccia. Urlando, il poliziotto parve piombargli addosso, avvinghiarsi a lui, e Jules indietreggi sui pezzi di vetro e grid: Dio mio, mi lasci una via di scampo... lasci che esca dalla porta di servizio, eh?. Il fucile del poliziotto gli si era infilato tra le gambe; con un calcio lui se ne liber, poi, sentendo esplodere in s una forza improvvisa, agguant l'uomo per il collo e gli diede uno strattone; l'uomo scivol sui pezzi di vetro e cadde pesantemente. Jules riafferr il suo fucile. L'uomo non voleva smetterla di urlare. Adesso si stava lanciando verso le gambe di Jules e a Jules non rimase altra scelta che fracassargli la faccia... questa volta sent lo scricchiolio del naso frantumato...

Avendo fatto questo, aveva fatto tutto. Era finita. Il sangue gli scorreva tumultuoso nelle vene, non era sua la colpa di niente, perch avrebbe dovuto fermarsi? Punt il fucile contro la faccia dell'uomo e premette il grilletto.
8

Al secondo giorno di saccheggi, dopo aver guardato la televisione in casa di un'amica - il suo televisore si era guastato da un pezzo -, Loretta os l'inosabile e usc. Aveva guardato la televisione fino a non poterne pi. La relazione del sindaco, la relazione del governatore, la relazione del presidente, i telegiornali, il pulsare costante, eccitato, delle notizie, le immagini, le parole... tutto questo era stato eccessivo per lei. Non resisteva pi. Prosegu per alcuni isolati fino a un negozio devastato e si guard attorno, poi, tra i rottami in fondo al negozio, trov un televisore portatile. Alcuni negri stavano gironzolando da quelle parti. Un negro le domand, compito, se voleva che l'aiutasse a portare il televisore fino alla sua macchina, ma lei gli disse che non aveva l'automobile. Abitava in quei pressi.

Non appena ebbe portato il televisore a casa, cominci a preoccuparsi. Non funzionava. Lesse un cartoncino lucido, sagomato a raggiera; c'era scritto GARANZIA, ma non diceva come eliminare le linee che zigzagavano con violenza sullo schermo. Pertanto lei si sedette fissando l'inutile schermo e si sent sconvolta. Quella notte, anche la sua casa prese fuoco. Qualcuno lanci una bomba incendiaria nell'ingresso. Nel parapiglia, Loretta fu gettata a terra; aveva una gamba contusa, ma riusc a uscire. Il televisore bruci con tutto quello che possedeva.

Insieme a una turba indebolita e piangente di persone, venne condotta all'Associazione dei giovani cristiani. Le diedero da mangiare ed ebbe anche una coperta. Per qualche tempo sedette silenziosa, pensando al televisore e al castigo che le era stato inflitto per averlo rubato. Poi il ricordo di quanto era accaduto svan, a mano a mano che cominciava a interessarsi al posto in cui si trovava. Attacc discorso con una negra grassa; erano ansiose entrambe di dare prova di cordialit, di dimostrare qualcosa. La donna piangeva e gemeva a causa dei suoi sette figli. Dov'erano finiti, in tutto quel trambusto? Quei marmocchi... non facevano che andare in giro, si cacciavano sempre nei guai! E a che cosa ci serve una coperta, con questo tempo? Ges santo, saremo di nuovo sui trentadue gradi, sui trentacinque! La donna piangeva.

Loretta attacc discorso con un uomo cortese, calvo, sgomento, il quale disse che lavorava all'ufficio postale, smistando la corrispondenza. Si chiamava Harold. La sua casa era stata incendiata sin dal primo giorno, la prima casa dell'isolato a bruciare. Perch avevano scelto proprio lui? Era stata una cosa premeditata? Sono sempre stato gentile con la gente di colore. Molti ragazzi di colore lavoravano all'ufficio postale, e io sono sempre stato affabile con loro disse a Loretta in un tono convinto di sincerit. Era riuscito a diventare il proprietario della casa appena tre anni prima, disse; per quindici anni aveva pagato un'ipoteca. Sua moglie era morta in quella casa. Nella camera da letto sul retro. Loretta gli domand con dolcezza se avesse figli. S, quattro figli, dispersi da tutte le parti rispose lui, lugubremente. Questo la commosse in un modo strano.

E lei? Ha figli anche lei? domand l'uomo.

Anche loro si sono dispersi da tutte le parti disse lei. Persino Randolph, non aveva idea di dove potesse trovarsi. Ma poteva badare a se stesso.

Loretta si riappoggi alla spalliera della sedia e stette a guardare. Osserv, penetrante, che certe persone non si abbattevano; sembrava invece che si limitassero ad aspettare; come se si fossero trovate in una stazione ferroviaria, sicure della loro destinazione. Alcuni bianchi, e anche alcuni negri, erano capaci di tale dignit. Decise che avrebbe dato prova a sua volta di dignit: era stufa della propria vita. Parl con allegra dignit ad Harold, l'impiegato dell'ufficio postale. L'importante  che lei non sia stato ucciso o ferito. Guardi la cosa in questo modo gli disse. Lui medit su quelle parole, come se fossero state profonde. A mano a mano che il tempo passava, Loretta cominci a sentirsi rinvigorita, curiosa. Si pent di non aver indossato un vestito migliore quando avevano lanciato la bomba incendiaria nell'ingresso.

Il posto in cui si trovava aveva l'aria di una giostra che si fosse inceppata. Ferma troppo a lungo nello stesso posto. Che cosa facevano tanti estranei tutti insieme, cos pazientemente insieme? Loretta aiut una giovane bianca che aveva un bambino a cambiargli i pannolini sporchi. Segu una delle infermiere e le diede una mano. Magari sarebbe diventata infermiera anche lei... perch non frequentare una scuola da qualche parte, impratichirsi e diventare infermiera? Le infermiere erano rispettate, avevano una loro dignit e valevano qualcosa. Aiut a tenere a bada alcuni dei bambini pi piccoli, sebbene i loro strilli la infastidissero. I bambini erano molto eccitati, l dentro; alcuni di loro isterici addirittura; non si riusciva a calmarli, e piangevano fino a non poterne pi. Poi dormivano, sfiniti. Ricordarono a Loretta i suoi figli quando erano bambini. Pens con un empito di tenerezza a Jules e a Maureen, a Betty e a Ran ancora piccini, bimbetti indifesi. Li aveva amati pi che in ogni altro momento in quel periodo della loro vita. Allora, era stato possibile amarli profondamente. Ora, dispersi in tutte le direzioni, caparbi e perduti, sembravano non essere pi davvero i suoi figli. Era una cosa strana avere figli, quasi un enigma. Forse lei aveva sbagliato, nel senso che non era riuscita ad avere i figli giusti. Forse, tra Jules e Maureen, ci sarebbe dovuto essere un figlio meraviglioso, con l'intelligenza di Jules e la dolcezza di Maureen, ma non era riuscita ad averlo, non era nato. Oppure la lunga attesa tra Betty e Ran, forse era stato questo il suo sbaglio, forse il figlio ideale le era stato destinato in quel periodo, e lei non lo aveva avuto, era venuta meno a se stessa, e ormai la sua stagione era passata e non avrebbe mai pi avuto un altro figlio in vita sua.

I bambini sono un inferno, ma ci si rattrista pensando che non se ne potranno pi avere disse ad Harold.

Lui annu, dolorosamente.

Mi sento pi sola pensando che avevo figli e che se ne sono andati disse Loretta. Si espresse con dignit, adagio, vagliando le parole. Le trasmissioni televisive l'avevano resa consapevole delle parole; avrebbe potuto parlare alla televisione. Ma io credo, diavolo, che tutti siano soli. Questo  il segreto, tutti sono soli e non possono farne a meno, come qui, adesso, in questo posto, tutti si sentono soli, e si alzerebbero e se ne andrebbero, tutti quanti, se potessero, e non si rivedrebbero mai pi. Siamo tutti cos.

Ma  proprio vero? domand l'uomo, in preda all'angoscia.

Alz la testa per fissarla. Dietro gli occhiali, gli occhi erano lacrimosi e perplessi, privi di dignit. Aveva striature di sporcizia sul collo.

Li mandarono entrambi nella stessa casa, all'estrema periferia nordest della citt. Una famiglia aveva offerto ospitalit a cinque vittime dei disordini. Loretta si comport con timidezza e con grazia, sentendosi prescelta, un'ospite. Aiut a servire a tavola e a sparecchiare, dopo. Parlava con tutti, facendo attenzione a parlare lentamente. Nessuno riusciva a credere che fosse quasi nonna... ma era vero, era vero, tra poco sarebbe stata nonna. Non manca molto a mia figlia, ormai disse. Poi, prevenendo la loro domanda, soggiunse: No,  al sicuro a Dearborn. Meglio per lei. Per conseguenza non poteva lagnarsi se aveva perduto l'appartamento e tutta la sua roba; le sembrava molto essere ancora viva e poter vedere quel nipotino; ringraziava Iddio che le aveva consentito di vivere per questo.

La casa nella quale abitarono per tre giorni era una grande casa di mattoni con un ingresso e due caminetti. Loretta l'ammirava furtivamente. Riteneva che la padrona di casa - una donna spigolosa, magra, nervosa, dedita alle opere religiose - fosse elegantissima anche quando indossava i calzoni, sempre una gran signora, mai sdegnosa. Portava al dito un grosso brillante. In realt, la signora sembrava timida e fiduciosa quando conversava con i suoi ospiti, specie gli ospiti di colore, quasi volesse aprirsi per esporsi al loro giudizio. Accenn ripetutamente allo spirito dei tempi. Parlava della tragedia del ghetto, delle colpe dei proprietari di caseggiati popolari; aveva i capelli tagliati corti e li scuoteva spesso, assentendo o dissentendo, facendosi ascoltare. Suo marito portava gli occhiali e si diceva che fosse un chirurgo ortodontico. Loretta non aveva mai sentito parlare prima di allora di chirurghi ortodontici. Pensava che quei due fossero una coppia meravigliosa, vivendo in una dimora cos splendida e sempre disposti a preparare la pastella per trenta frittelle, con un minuto di preavviso, e inoltre generosissimi per quanto concerneva gli asciugamani.

In quel quartiere periferico non c'era pericolo a fare passeggiate. Loretta e Harold passeggiavano spesso, senza fretta, ammirando i panorami. Sulla Seven Mile Road non facevano che passare macchine della polizia. Autocarri carichi di truppe erano parcheggiati lungo il marciapiede e gli uomini della Guardia nazionale, quasi dei ragazzi, guardavano passare Loretta e Harold solenni e malinconici... pensavano forse ai loro genitori, in altre parti dello Stato? Alcuni della Guardia avevano il compito di sorvegliare gli edifici. Dovevano rimanere in piedi per ore, reggendo il fucile, e Loretta li compativa molto. Ovunque guardasse c'erano poliziotti, macchine della polizia, soldati, ma i loro andirivieni avevano un che di lento, di placido. Il trambusto si trovava in un'altra parte della citt.

Il gioved sera tutti stavano guardando la televisione, uno spettacolo locale della rete Wdet-Tv, trasmesso dall'universit del Wayne. Sedevano in una stanza adiacente al soggiorno, con le pareti rivestite a pannelli. Loretta non aveva mai visto pareti simili. Il programma riguardava i disordini. Loretta sedeva accanto al suo amico dell'ufficio postale, che sempre gravitava verso di lei, con la sua espressione dolce, sgomenta e cortese, e la padrona di casa sedeva sul pavimento, i polsi ossuti incrociati sulle ginocchia, indossando un paio di calzoni. Loretta era molto felice soltanto perch si trovava l, in quella stanza, in quella bella stanza, con tutte quelle persone! Si sforzavano tanto tutti quanti di essere gentili. Le due donne negre del gruppo cercavano in modo particolare di essere gentili e compite; parlavano di rado e quando parlavano si esprimevano a voce bassa, in tono di scusa. Loretta era tanto contenta della sua nuova vita che per qualche minuto non prest molta attenzione al programma. In realt non la interessava... riprese cinematografiche dei disordini, le strade piene di fumo, i negozi devastati, gli autocarri carichi di soldati e le monotone inquadrature dei carri armati e dei paracadutisti dell'esercito, tutte queste cose erano gi state viste e riviste, senza posa, e l'avevano stancata; ma la stancavano ancora di pi i programmi soltanto parlati.

C'erano stati molti programmi di commenti e discussioni dopo l'inizio dei disordini, non appena le autorit avevano deciso che si trattava di disordini. E un sacerdote, un bell'uomo dai capelli brizzolati, amico di famiglia, aveva diretto altre discussioni l in casa, dopo cena, con la tazzina di caff in mano, molto eloquente e coscienzioso. Quel programma televisivo era tutto chiacchiere, improvvisate e alquanto stentate. Un tizio domandava ad altre persone il loro parere. E i pareri si susseguivano, uno dopo l'altro! Un momento grave e tragico per l'America bianca... le colpe dei padri... oppressione... perfidia... discriminazione...

E ora, rivolgiamoci al dottor Piercy disse il moderatore. Dottor Piercy, molti di noi conoscono il suo punto di vista sui rapporti razziali qui a Detroit, ma le spiacerebbe esporli una volta di pi al nostro pubblico? Il dottor Piercy  il nuovo direttore del programma di Azione Unita Contro la Povert, qui a Detroit, un'appendice molto dinamica e assai ben finanziata del Programma Federale contro la Povert, ed  professore assistente di sociologia alla Universit del Wayne...

Il dottor Piercy aveva l'aria di un uomo al quale fossero stati strappati gli occhiali. Gli occhi erano scialbi e infossati; la sua espressione era irrigidita in uno sguardo obliquo. Tutto dovr essere raso al suolo disse con foga ma, ci nonostante, educatamente, e il moderatore sorrise blando a lui e al pubblico televisivo. Sono spiacente di dovermi esprimere cos, ma la verit va detta. Loretta cap, sebbene non stesse prestando molta attenzione alle sue parole, che era di buona famiglia. Continuava ad alzare una mano per raddrizzarsi gli occhiali, anche se non li portava. Loretta si domand se non glieli avessero rotti durante i disordini. Sono stato in caseggiati infestati dai topi; in luride stanze dove abitano e dormono quindici o pi persone, e so disse, scoccando occhiate qua e l, so che la nostra societ deve essere rasa al suolo prima che si possa costruire una societ nuova, giusta e pacifica. Questo significa la fine del mondo quale noi lo conosciamo, noi bianchi della classe media, ma  necessario rendersene conto,  necessario riconoscerlo, e noi stessi dobbiamo adoperarci per conseguire questo scopo... altrimenti passeremo alla storia dalla parte degli Hitler e degli Stalin, come gli oppressori del genere umano, impegnati in questo momento in una guerra sanguinosa per soffocare la rivoluzione in Vietnam...

Mi scusi, dottor Piercy, i suoi collaboratori la pensano nello stesso modo? Possiamo ascoltarli?

La telecamera si spost inquadrando un giovane negro ben vestito, ma doveva esserci stato un errore... il negro scosse la testa, spaventato, per far capire che non era uno dei collaboratori. La telecamera inquadr allora un altro uomo, un bianco, bruno di capelli e pallido, pi magro e pi affilato del dottor Piercy.

Loretta lo fiss con gli occhi spalancati. Quell'uomo era suo figlio Jules. Dio mio bisbigli.

Jules indossava una camicia scura, senza cravatta e senza giacca. Non avrebbe potuto farsi prestare una giacca? Loretta si imporpor in viso, vergognandosi. Si conficc le unghie nella carne.

S, sono nuovo in questo comitato disse Jules, rispondendo a una domanda, schiarendosi la voce e parlando troppo forte. Il dottor Piercy mi ha appena nominato...

Perch stava parlando cos forte? E aveva qualcosa su un lato della faccia... un lungo graffio. Sembrava assurdo. Loretta avrebbe voluto balzare in piedi e spegnere il televisore.

Signor Wendall, il suo punto di vista sull'immediato futuro? Che cosa significa, quanto  accaduto, per l'America?

Tutto in America sta emergendo alla vita. Spezza le catene ed emerge alla vita disse Jules, con ardore. Aveva una faccia piacevole, un bel viso, anche se ammaccato, ma vi era in essa qualcosa di sfuocato. La sua voce rapida, rauca continuava incalzante, come la voce di qualcuno che parli contro un vento impetuoso. Loretta chiuse gli occhi. Il cuore le stava martellando tanto era infelice.

Vorrei spiegare a tutti quanto sono necessari gli incendi e i rivoltosi nelle strade; non, come dice Mort, qui... il dottor Piercy... affinch tutto possa essere ricostruito, e neri e bianchi vivano insieme, no, n perch i neri vivano per conto loro... no, questo non ha alcuna importanza, questo va bene per i giornali o per le societ di assicurazione. La sola cosa necessaria da capire  che gli incendi distruggono e fanno il loro dovere, eternamente, e che gli incendi non saranno mai spenti...

Mi scusi, signor Wentwell, lei sta dicendo... ha detto... gli incendi distruggono e fanno il loro dovere?

Loretta riapr gli occhi, non pot farne a meno. Suo figlio si protendeva verso la telecamera. Accanto a lui il dottor Piercy sedeva, a disagio, asciugandosi la faccia nervosamente e scoccando a Jules occhiate in tralice.

La violenza non pu essere isolata da un giorno qualsiasi! grid Jules. Tutti devono vivere ancora e ancora nella violenza, essa non ha fine, non ha una terra cui approdare, n spazi nel bel mezzo delle citt... chi li vuole i parchi al centro delle citt?... I parchi non bruciano!

Grazie, signor Wentwell disse il moderatore e ora...

Sebbene la telecamera si fosse spostata, Jules continu a parlare. Non far alcun male stava dicendo la sua voce, con ardore. Lo stupratore e la sua vittima si alzano dalle rovine, in ultimo, all'alba, e si rassettano, e vanno in una tavola calda. Mi creda, la passione non pu durare! Torner a farsi sentire, ancora e ancora, ma non pu durare!

La telecamera si spost a sussulti. Il moderatore scelse un altro uomo, un uomo pi anziano, dal colletto clericale. Loretta sedeva in preda a un ardente stordimento, incapace di muoversi. Dov'era suo figlio? Anche la voce di lui era stata interrotta, qualcun altro stava parlando, adesso, qualcun altro ne aveva preso il posto. Che cosa era capitato a Jules? Perch aveva detto cose tanto pazzesche? Si vergognava di lui. Ricord quando aveva bruciato una stalla, da bambino. Ricord quando si era aperto un varco nella folla per andare a guardare un aeroplano che bruciava. Ma  un assassino! pens con chiarezza.  un assassino, e lei aveva generato un assassino. Un uomo dal colletto clericale, un ecclesiastico anglicano, stava parlando con voce solenne e limpida: ... non dobbiamo cedere alle sventure della storia, n dobbiamo, n dobbiamo osare cedere alla disperazione. Non posso concordare con il nostro giovane amico, secondo il quale la violenza  in cammino e ci cambier tutti, o comunque lui dica. Devo ammettere che non riesco a capirlo. Appartengo a una generazione precedente. Tutto il mio impegno  per l'educazione, fondi enormemente accresciuti stanziati per l'educazione e per il risanamento dei quartieri poveri, allo scopo di creare un'America nuova per tutti i nostri figli....

Loretta si mise a piangere. Si voltarono tutti verso di lei, stupiti. Si copr la faccia con le mani, piangendo. La padrona di casa balz in piedi e grid: Che cos'ha? Non pianga, la prego, che cosa  accaduto? Lasci che l'aiutiamo....

Loretta si alz. Piangeva, ma con dignit; era consapevole di essere osservata, fissata. Perch stava piangendo? A che cosa serviva? Ges Cristo, questo  uno sperpero, pens. Perch dovrei piangere a causa sua? La signora l'accompagn fuori dalla stanza e nel bagno. Ma lei non riusc ugualmente a smettere di piangere.
9

Maureen and ad aprire la porta al suono del campanello una sera, nei primi giorni d'agosto, e sulla soglia c'era lui, Jules in persona. Lei teneva in mano una rivista che stava leggendo; cerc di metterla in qualche posto, ma non gliene venne in mente nessuno. Fiss Jules e non le venne in mente niente da dire.

Be', che cosa c'? Ti stupisce che abbia saputo il tuo indirizzo? disse lui.

Jules, Dio mio...

Non posso entrare? Soltanto per un minuto?

Lo fiss. Adesso che era sposata e abitava fuori citt, in un condominio, pensava di rado ai suoi familiari e non si aspettava mai di vederli. Nemmeno Jules. Suo marito, visto il nome Jules Wendall sul giornale, le aveva domandato se si trattasse di suo fratello Jules e lei si era affrettata a rispondere di no, che non era suo fratello, che non era lui. E ora, vedendolo, si sentiva un po' sconvolta.

Tuo marito  in casa?

No, insegna a un corso serale.

Perch mi stai guardando in quel modo?

 una tale sorpresa vederti!

Ho un brutto aspetto?

No, non hai un brutto aspetto.

Ma si sentiva davvero sconvolta, non per la sua faccia, ma per la sua presenza, cos vicina, la sua esistenza cos strettamente legata a quella di lei; usc sul pianerottolo e chiuse la porta alle proprie spalle. Possiamo parlare qui fuori. Ti prego. Cosa... cosa volevi?

Non posso restare e conoscere tuo marito?

Rientrer molto tardi.

Maureen, sei cos pallida, hai una faccia terribile.  a causa mia? Non vuoi vedermi? Perch no?

Io... io... voglio vederti... balbett, poi tacque.

Jules si sporse per guardare la copertina della rivista, come se avesse potuto spiegare il suo silenzio: vide la lucida fotografia di una torta coperta di panna montata.

Che cos'hai? domand.

Niente.

Il tuo matrimonio  molto segreto, eh? Sono passato a salutare Ma' - parto - e lei si  lagnata di te, dice che non ti fai viva,  preoccupata per te, e via dicendo. Perch non vai a trovarla, Maureen? Ne ha viste di tutti i colori, dopo che le hanno bruciato la casa. Anche Betty  passata a vedere se poteva esserle utile. Ma' abita con una sua amica, una certa Ethel, e se la cava benissimo... pu anche darsi che si risposi, te lo aveva detto?

Ho saputo qualcosa al riguardo disse Maureen, con disgusto.

Non ti interessa?

Lei sbirci suo fratello in tralice. Indossava una maglietta scura e un paio di pantaloni scuri. Aveva l'aria di un ladro fortunato. Il fatto stesso che esistesse, e le fosse cos vicino, era un fardello tremendo.

Non ti interessa? torn a domandarle Jules.

Voglio bene a Ma' e a tutti, lo sai, Jules, ma adesso ho la mia vita da vivere e devo... devo viverla...

Persino Betty  andata da lei e le ha dato qualche dollaro!  il meno che tu potresti fare, darle un po' di soldi, o telefonarle...

Ho la mia vita da vivere.

Che cosa c' di tanto difficile nel vivere?

Non parlarmi cos! Lo sai! Sai tutto quello che so io! Jules, per piacere, non potresti andartene, adesso? Non mi sento bene. Sono sconvolta. Non abbiamo denaro, lui deve pagare il mantenimento dei figli e... e cos via. Il denaro che abbiamo non basta nemmeno per noi...

Va bene.

Stiamo per avere un bambino, non possiamo permetterci di dare via soldi...

Va bene, me ne vado. Jules si sporse e le accarezz il capo.

Come una gatta, imbronciata e lenta, Maureen inclin la testa verso di lui. Per qualche secondo rimasero cos, tacendo. Poi Jules disse: Mort  stato trasferito a Los Angeles e mi porta con s. Abbiamo un bilancio di centomila dollari da amministrare. Fuori c' la mia automobile... ho gi acquistato un'automobile per il viaggio, con l'aria condizionata. E quando mi sar sistemato laggi, mi metter in affari, affari di qualche genere. Potrei essere bene introdotto, tramite il governo. Chiss che non mi dedichi alla compravendita di immobili, un lavoro redditizio.

Leggendo il giornale sembrava che tu fossi comunista. Qualcuno non disse che tu eri comunista e dovevi essere licenziato?

Comunista! Figuriamoci. Non so nemmeno che cosa sia un comunista! Jules rise. Non sono niente. Sto cercando soltanto di tirare avanti. Il mio principale, Mort, il dottor Piercy,  davvero suonato, matto da legare. Marted scorso certi giovinastri negri lo hanno pestato... era in giro con una pattuglia della polizia a fare domande, e la polizia non ha mosso un dito per difenderlo. Ma la cosa pi buffa, pi comica... gli si sono rotti gli occhiali per la seconda volta e ha ottenuto il posto soltanto perch il capo del comitato aveva l'esaurimento nervoso. Quanto a me, mi ha preso nel comitato perch gli sono simpatico. Si  messo in mente certe idee sul mio conto, sulla mia vita. Dice che gli piacerebbe scrivere la mia vita, come una specie di caso clinico. Ma che diavolo? dico io. Tutto quello che mi  accaduto prima non  niente... non esiste! La mia vita sta cominciando appena adesso. Insomma, sto per andare in California e non voglio turbarti, sono venuto soltanto a dirti arrivederci. Pu non farti piacere che tuo marito mi conosca, lo capisco bene, anche se in realt, piccola, non sono un cattivo soggetto come qualcun altro della nostra famiglia.

Jules, non volevo dire questo! esclam Maureen. Sei un uomo meraviglioso, sei stato per me un meraviglioso fratello, e ti voglio bene. Ti ricorder sempre... quando avevi cura di me, le tue lettere quando ero malata, tutte queste cose, e quello che abbiamo dovuto patire insieme, ma... ma voglio farla finita, sono stanca di tutto questo, in me del passato non deve restare che qualche incubo di quando in quando. I brutti sogni posso sopportarli. Se questo  il peggio che mi aspetta, posso sopportarlo.

Capisco.

E i soldi che abbiamo non bastano nemmeno per noi. Io... darei del denaro a Ma', se ne avessimo, ma... Jules, non voglio ricordare pi niente del passato! Qualche incubo, ecco tutto, niente di pi... ti prego. Mi sveglio di soprassalto, sudata, e accanto a quest'uomo, un uomo che non conosco, voglio dire, non ricordo se si tratta di mio marito o no, o di qualcun altro, qualcuno che mi ha dato un passaggio. Non posso pi ricordare queste cose, Jules, voglio farla finita. Dimenticher tutto e tutti. Avr un bambino. Sono un'altra persona.

Ami tuo marito?

Sto per avere un bambino, sono un'altra donna.

E Ma' e gli altri?

Quali altri?

Oh, lo sai, tutti quanti... Ma' e suo fratello, se per caso dovesse rifarsi vivo, e Betty, e Connie, e le amiche matte di Ma'...

Credo che non rivedr pi nessuno di loro.

Jules le pizzic affettuosamente la nuca. Sembrava davvero pieno di allegria, il Jules che lei ricordava di aver conosciuto tanti anni prima, agile e traboccante di sorprese.

Ma, cara, non sei anche tu una di loro?

Maureen non gli rispose.

Lo aveva accompagnato fino alle scale, di nuovo indietro fino alle scale. Perch non se ne andava? Con una mano lui tocc la ringhiera... era di plastica... e Maureen vide come traballava, sarebbe caduta di certo se qualcuno l'avesse urtata. Pensieroso, Jules tolse la mano. In un mormorio sommesso, con una voce quasi ardente, disse: Tesoro, capisco. Ti voglio bene anch'io. Penser sempre a te, e forse, quando avr fatto strada, quando mi sar rimesso in sesto, quando torner qui e mi sposer - voglio sposare lei, comunque, quella donna, quella che tent di uccidermi, la amo ancora e far soldi e torner e la sposer, aspetta e vedrai -, quando torner, sistemato un po' meglio, potremo vederci. D'accordo? Ti voglio bene perch sei una cos cara sorellina e hai sofferto tanto e sei stata capace di adoperando il cervello, ma non dimenticarti che anche questo posto pu essere distrutto dalle fiamme. Gli uomini possono tornare nella tua vita, possono pestarti di nuovo e allargarti a forza le gambe, perch no? Ce n' una tale abbondanza, al mondo, una tale abbondanza di seme, e tanti di quegli uomini! Non potrebbe accadere? Non accadr? Davvero non vorresti che accadesse?.

No!

Maureen, davvero? Dimmelo.

No, mai! Mai.

Jules rimase immobile a guardarla. Maureen si premette le mani sulle orecchie. Stava per avere un bambino, la gravidanza l'appesantiva, ma era sicura di s, graziosa, pulita, sposata. Non lo guard.

Bene, non voglio rendere la vita pi difficile di quello che dovrebbe essere disse Jules.

Prese la mano di sua sorella, la baci e salut, con un ironico, affettuoso cenno del capo sopra di lei: era il Jules che aveva sempre amato, e adesso gli voleva bene perch se ne andava, perch la salutava, perch la lasciava per sempre.
...
.
...
Postfazione.
...
.
...
Un aforisma in versi dalla tragedia di John Webster Il diavolo bianco si chiede: ... dacch siamo poveri, dovremmo essere anche viziosi?.  a questa domanda che loro cerca di dare una risposta approfondita.
...
.
...
Loro  anche pensato per essere un'epopea americana in un contesto familiare, perch che cos' la vita, nella sua essenza, se non un'avventura epica? Salpiamo senza sapere dove approderemo, e le nostre destinazioni sono pi spesso frutto del caso che delle nostre scelte. Da questo caso, speriamo di costruire un Destino. Eppure rimane il fatto, specie durante la giovinezza, che tutto pu succedere, e l'inebriante avventura della vita sta in questo: che, forse, succeder. Loro  la storia dei Wendall, una famiglia di avventurieri precipuamente americani. Il racconto ha da subito un ritmo sincopato: la sognante sedicenne Loretta  sul punto di perdere la verginit con il suo giovane amante, di perdere il suo giovane amante a causa di una pallottola sparata da suo fratello, e insieme di guadagnare un marito, tutto nel breve spazio di poche ore disperate. Anche prima che Loretta si trasferisca nella turbolenta Detroit, c' un senso di urgenza nell'aria, un'aria capricciosa e speranzosa e affamata, affamata di vita, di vita a ogni costo, qualsiasi siano i rischi. Il battito percussivo di una rozza, prospera citt americana attraversa loro: il ritmo febbricitante della Citt delle automobili, come Detroit era nota a quei tempi, o - meno formalmente - Citt degli omicidi.

Come la violenza  un tipo di amore, strettamente legato alle energie della giovinezza, cos l'amore  un tipo di violenza, una tempesta dei sensi. Nonostante la sua ruvidit, e nonostante i sordidi estremi a cui Jules Wendall si spinge nei mesi che precedono la sommossa razziale del luglio 1967, loro  un canto d'amore alla Detroit di quegli anni scomparsi: Detroit al culmine del suo potere economico, la citt americana per antonomasia; la capitale mondiale dell'industria automobilistica; per i suoi abitanti una rapsodia di tramonti resi vermigli dai fumi chimici, di aria caliginosa impregnata dell'odore dei lieviti, di venti incessanti che fanno bruciare gli occhi; superstrade di nuova costruzione attraversavano vecchi, rispettabili quartieri con la forza di cicloni; cavalcavia, binari ferroviari e treni stridenti, fabbriche e fumi di fabbriche, l'agitato, untuoso Detroit River, grigio come una canna di pistola, l'intimorente lunghezza di Woodward Avenue fuori da Eight Mile Road e Ferndale, i primi quartieri bianchi; le ampie strade coperte di spazzatura, Gratiot Avenue, Grand River Avenue, John R., Outer Drive, Michigan, Cass, Canfield, Second Avenue, Third Avenue, Highland Park, Jefferson, Vernor, Fort, Jos. Campau, Dequindre, Freud (pronunciato all'americana, frood), Beaubien, Brush, Randolph, Livernois, Six Mile, Seven Mile, Fenkell. Fenkell! Queste sillabe smussate, questi spondei sono la musica pi vera di questa citt del Midwest; quelli che ci hanno vissuto li recitano insieme come fossero poesia. Simile a un fantasma in esilio rivisito continuamente Detroit, aggirandomi per le strade, condannata a vedere... che cosa? Lo sfuggente tesoro che Jules, Maureen e la loro impavida madre, Loretta, cercavano senza sapere che nome dargli?

L'essenza di un luogo e di un tempo. Quella magica congiunzione del s individuale con un'anima pi grande, comunitaria, mistica, inconoscibile.
...
.
...
Loro era stato concepito come il terzo e pi ambizioso volume di una trilogia di romanzi che dovevano esplorare le vite interiori di giovani americani particolarmente rappresentativi dal punto di vista della lotta di classe, un argomento tab negli ambienti letterari che si presumevano apolitici. (E il termine lotta in questo contesto  solo metaforico, no?) Il giardino delle delizie (1967) e I ricchi (1968) sono i volumi precedenti: il primo  ambientato in varie regioni rurali degli Stati Uniti e nella parte occidentale di New York, e il secondo in un ricco quartiere residenziale di Detroit, Fernwood. Nel 1971, tuttavia, la trilogia era diventata una quadrilogia: Il paese delle meraviglie conclude dal punto di vista tematico questa serie informale, spostandosi temporalmente oltre l'et rappresentata in loro e nell'America ignota e apocalittica dell'ultima fase della Guerra del Vietnam, quando l'idealismo del sentimento antimilitarista si era trasformato in cinismo e l'utopia controculturale di uguaglianza e amore era andata in pezzi. Il titolo originale di loro era Amore e denaro, ironica variazione di titoli classici come Orgoglio e pregiudizio, Delitto e castigo e Il rosso e il nero (il cui eroe Julien Sorel, sensibile alla lotta di classe,  meno idealista, pi avido e pi crudele di Jules Wendall, ma rimane pur sempre un suo fratello spirituale), ma deve essere stato mentre mi immergevo nelle vite degli Wendell che mi sono resa conto di come quel titolo fosse troppo scopertamente denotativo e riduttivo. Perch loro parla s della conquista di amore e denaro, ma  allo stesso tempo un'ode al sogno americano di ripensare e ricreare la propria identit individuale. Il titolo loro mi  arrivato come un'ispirazione: suggerisce subdolamente che ci sia un loro e un noi; che ci sia, nella nostra nazione democratica, una categoria di loro a cui guardiamo con piet, meraviglia, repulsione, superiorit morale, come se ci separasse un abisso; un loro fatto di individui non completamente civilizzati, eppure desiderosi di scalare le classi sociali; un loro rappresentato dai consumatori ideali dei prodotti del sogno americano: impressionabili, per sempre ingenui, per sempre speranzosi. I loro del romanzo sono i bianchi poveri, separati da distinzioni di razza (e di razzismo) dai loro immediati vicini, i neri e gli ispanici poveri.

Ovviamente, in quanto figlia di una famiglia americana rurale e lavoratrice, nata alla fine della Depressione e cresciuta in una fattoria piccola e non particolarmente prospera nella parte occidentale dello stato di New York, sentivo un'assoluta sintonia con loro; la mia congettura di un noi  ironica. Jules Wendall parla per me alla fine del romanzo, quando riprende sua sorella Maureen, che spera di salvarsi sparendo nella borghesia: Non sei gi una di loro?.

Dalla sua pubblicazione nel 1969, ben pochi lettori di loro facevano parte di loro, perch loro, come classe sociale in generale, non leggono, e senz'altro non leggono romanzi molto lunghi, ma molti dei lettori del romanzo, in questi decenni, sono stati le figlie e i figli di loro, e io li immagino come i miei cugini spirituali e li incontro spesso nei miei viaggi: siamo stati i primi nella nostra famiglia a diplomarci, a laurearci, a entrare - spesso con sentimenti profondamente ambivalenti - nell'enorme classe americana dei colletti bianchi. Ci che ci distingue  se i nostri genitori sono fieri di noi o se credono che la nostra scalata in qualche modo li danneggi o sminuisca.  un'ironia propria della storia sociale americana del ventunesimo secolo che noi che siamo stati loro dobbiamo ridefinire la nostra identit in quanto noi giustamente benestanti. Per gli afroamericani, i cui genitori o nonni sono stati mezzadri del Sud e i cui antenati erano schiavi, il salto oltre l'abisso  particolarmente drammatico, perch coinvolge anche il consapevole apprendimento di un nuovo idioma da bianchi. Eppure sopravviviamo: Maureen in un quartiere residenziale di Detroit, incinta e terrorizzata dalla possibilit di perdere quello che ha guadagnato (il marito di un'altra donna); Jules da qualche parte in California, fiducioso che la sua vita violenta e criminale sia stata esorcizzata dalle fiamme della sommossa di Detroit - Tutto quello che mi  successo prima non  niente, non esiste. La mia vita comincia soltanto adesso.
...
.
...
Rileggendo la Nota dell'autore a loro, decenni dopo averla scritta, mi meraviglia come l'autore supponesse che un lettore astuto fosse in grado di riconoscere il carattere finzionale di quelle parole sincere, il loro essere un'appendice postmoderna pensata per garantire la realt di un lavoro palesemente di finzione. Negli anni sessanta, quando la sperimentazione letteraria era di per s una convenzione, giocosa e fintamente ingannevole ma al servizio di una verit pi alta o pi profonda, la Nota dell'autore a loro pu o non pu essere stata letta secondo le intenzioni dell'autore, ma alla fine del ventesimo secolo, in un'era di memoir e narrativa memorialistica, sarebbe senz'altro interpretata alla lettera. E questo bench non ci si possa mai aspettare una verit letterale nel reame del romanzesco. Quando ci avviciniamo al campo gravitazionale di una qualsiasi opera dell'immaginazione, dobbiamo ammettere che la realt inizia a deformarsi: anche quello che  reale sar trasformato in qualcosa di strano e composito, altrimenti l'artista non lo ha fatto davvero suo.

Poich tutti gli stili letterari sono convenzioni, e tutta la letteratura  artificio, possiamo facilmente riconoscere il mito, la leggenda, il fantastico come una modalit artistica non reale ma simbolica.  pi difficile riconoscere l'arte realista come convenzione, come stratagemma autoriale. Quando scegliamo di scrivere in una modalit realistica, speriamo in un effetto trompe l'oeil in virt del quale sia lo scrittore sia il lettore sospendono l'incredulit e accettano senza problemi l'artificio che si va creando. (Sembra forse sorprendere che anche lo scrittore debba convincersi? Al contrario, questo  il primo e pi importante stratagemma di qualsiasi lavoro artistico.) Convincere il lettore ideale non solo della verosimiglianza dell'opera dello scrittore, ma anche della sua originalit, del suo valore, del suo significato simbolico; far s che tanto lo scrittore quanto il lettore credano:  la grande sfida di ogni impresa artistica, anche se questa sfida  raramente riconosciuta o discussa. Nello scrivere loro, mi sono ispirata al materiale che avevo a portata di mano, poich conoscevo intimamente gran parte di Detroit al tempo dello scoppio della sommossa, nel 1967, e capivo come si dovesse strutturare un romanzo affinch, pur iniziando molti anni prima, in un'era completamente differente, prima persino della Seconda guerra mondiale, conducesse, come in un vortice, a quell'evento cataclismatico. Fu un caso fortuito che io e mio marito abitassimo in un quartiere residenziale costeggiato da Seven Mile Road, a sud, e da Livernois Road, a ovest; un quartiere alla periferia dei saccheggi e degli incendi. Come centinaia di migliaia di altri cittadini di Detroit, sperimentai tutte le emozioni associate a un simile tumulto sociale, che il cervello interpreta come una rottura dell'ordine razionale. Che cosa sta succedendo? Com' possibile che stia accadendo questo? Saremo uccisi? Chi ci protegger? Alla fine, la guardia nazionale del Michigan si mosse in quest'area, il settore nordovest di Detroit, per proteggere beni e vite, ma il cuore della sommossa era a distanza di miglia, vicino al centro, quasi ghettizzato e da lungo tempo impoverito, tanto distante dal settore nordovest, a prevalenza caucasica ed ebraica, da sembrare in un'altra regione, una regione improvvisamente militarizzata e impazzita. Eppure un fumo caliginoso che sapeva di zolfo e faceva bruciare gli occhi grav per giorni sulla citt, gi nella morsa di un'ondata di caldo. Il puzzo di cose bruciate sembr pervadere tutto il resto della nostra vita a Detroit, e nessuno che abbia vissuto durante la sommossa del 1967, o vi sia trovato vicino, ebbe mai l'impressione che Detroit fosse un posto sicuro, o anche solo sano, in cui vivere. (Anche noi ce ne siamo andati, nel 1968, per trasferirci, in una sorta di esilio dall'America, al di l del Detroit River, a Windsor, Ontario, Canada, dove sia mio marito sia io abbiamo insegnato all'Universit di Windsor.)

Nella rappresentazione della sommossa e delle sue conseguenze, cos come nella sua ricognizione surrealmente documentaria della geografia di Detroit e del quartiere dei privilegi bianchi, Grosse Pointe, quella specie di Paese di Oz dove Jules Wendall si innamora perdutamente, loro cercava di essere storicamente autentico. C' una breve sequenza dal carattere cinematografico nella terza parte, in cui Maureen Wendall, persa in pensieri sognanti di razzia e appropriazione, cammina per il ricco quartiere residenziale sopra Six Mile Road e il campus dell'Universit di Detroit; e anch'io camminavo per quel quartiere, osservando le grandi case di mattoni splendidamente curate, con le loro suggestioni di vite idilliche spese al loro interno, vedendole con gli occhi anelanti di Maureen, perch - nonostante allora vivessi proprio in una di quelle case - provavo ancora una sintonia pi profonda con il personaggio che avevo inventato che con me stessa. Quelle camminate replicavano le camminate che facevo regolarmente, da ragazza, in alcuni ricchi quartieri di Lockport, New York, provando, come Maureen, non esattamente invidia, e neanche odio, ma qualcosa di simile all'amore.

Ci sono per aspetti di loro che, se non del tutto irreali, sono tuttavia meno reali di altri. Per esempio la Nota dell'autore, di cui mi chiedono spesso. Certo, la Nota ha una somiglianza superficiale con la realt, ma solo una somiglianza superficiale. Dal 1962 al 1967 ho davvero insegnato inglese all'Universit di Detroit, e ho davvero insegnato a studenti dei corsi serali che potevano assomigliare a Maureen Wendall, ma Maureen  chiaramente una mia invenzione, e una mia invenzione sono anche le sue voluminose memorie e lettere.  sempre una mia invenzione, e - mi sembra oggi - anche un rischioso stratagemma, la finta Miss Oates, l'insegnante serale che Maureen evoca nei suoi ricordi inevitabilmente viziati e che le diede un'insufficienza. (All'Universit di Detroit, infatti, non mi sono mai fatta chiamare Oates, ma sempre Smith: Joyce Smith, o professoressa Smith.) Quello che oggi mi sembra strano  che nel 1968-1969 io abbia immaginato una me stessa insegnante di qualche anno prima, del tutto dissimile da me nei metodi di insegnamento; un'insegnante che avrebbe bocciato uno studente senza alcuna spiegazione e con pochissimo tatto; una Miss Oates che guidava la Volkswagen nera che mio marito e io avevamo a quel tempo e ammirava Madame Bovary di Flaubert, ma che era, e palesemente, una persona completamente diversa. Il motivo di questo ritratto deformato era quello, credo, di suggerire che la Oates del romanzo non  la vera Oates. Eppure, nel creare un ritratto cos meticoloso, come un curioso masochista che si riappropri di un'identit ormai passata e indifesa, sono riuscita a rimuovere del tutto la vera Oates: se leggo queste pagine senza scetticismi,  per me naturale credere che il ritratto sia Oates, e se Oates sono io, questa Oates un tempo deve essere stata me. Anche se sono ragionevolmente sicura di non essere mai stata questa persona, come sono sicura che Maureen Wendall non  mai vissuta, la testimonianza di Maureen  cos convincente: come posso dubitarne...? Dal punto di vista estetico, tali stratagemmi sono validi perch, dopo tutto, l'immaginazione non conosce confini, e tutto quanto sta fra la prima e la quarta di copertina di un'opera di finzione  finzione. Dal punto di vista morale, per, o forse da quello pratico, una simile rimozione della realt per mezzo dell'invenzione  ambigua. In anni recenti, in opere di finzione tanto diverse quanto lo sono La fiera mondiale di E.L. Doctorow, Inganno di Philip Roth, My Other Life di Paul Theroux e altre, protagonisti che portano con coraggio il nome dei propri autori confondono in modo simile la linea di demarcazione fra realt e invenzione. La Nota dell'autore a loro era cos plausibile, e i personaggi di Maureen e Jules erano cos apparentemente convincenti, che ancora oggi i lettori mi scrivono chiedendomi di girare ai personaggi le loro lettere; alle presentazioni mi chiedono come stanno Maureen e Jules, e anni fa una donna mi scriveva lunghe lettere commoventi dove confessava il suo amore per Jules, anche se insisteva a dire che il suo matrimonio non era infelice. E quando, nel 1970 loro, vinse il National Book Award, un irascibile recensore, piuttosto sprovveduto, tuon sulla stampa che l'autore non meritava il premio, perch loro non era un'opera di finzione ma era reale. (Che ingenuit, a ogni buon conto, pensare che la realt da sola possa creare una struttura linguistica, un artificio, come per magia, senza il coinvolgimento di un agente umano.) Con il tempo ho iniziato a dire semplicemente che i personaggi di loro, come la maggior parte dei miei personaggi di finzione, sono dei composti: di me, e di altri. Ed  cos.

In quanto cronista di vite americane, sono stata a volte criticata perch non ho espresso giudizi pi espliciti sui miei personaggi, o perch non ho indicato quale fosse la morale o il messaggio della mia opera. Loro giustifica la violenza, il furto, l'inganno, la brutalit dei poveri? Jules Wendall, assassino e pappone,  un eroe? Si possono trarre vittorie dalle rovine di vite altrui? Queste sono le domande che lo scrittore pu farsi tra s, a cui l'opera di finzione d una risposta complessa e forse tragica. Immergersi nelle anime degli altri, per,  un atto di compassione, non di censura: loro, infatti,  un atto d'amore, e come tutti quelli che amano io non ho intenzione di ergermi a giudice. I significati di un romanzo possono essere molteplici quanto i suoi lettori.
Joyce Carol Oates.
Princeton, ottobre 1999
...
.
...
FINE.