SUSANNA MOORE.
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DENTRO.
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Titolo originale: In the Cut.
Traduzione di: Laura Noulian.
1998. Ugo Guanda Editore, PARMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Com' potuta finire in una storia simile, Frannie?
Lei, in quel bar ci era capitata per caso, con un suo allievo. Cornelius a volte  cos insistente, quando decide di volerla riaccompagnare a casa, magari con la scusa di chiederle dei consigli sul suo Riano di stirfli, o per evitarle brutti incontri sulla metropolitana. Per a lei Cornelius piace: la incuriosiscono quel suo slang di ragazzo nero, le sue parole fatte a brandelli colorati dalla violenza del quartiere newyorkese dove  nato. E perch Malloy e Rodriguez, i due poliziotti che indagano sull'assassinio di Angela Sands, stanno seguendo Frannie?
Come sanno che lei ha visto la ragazza se non si trovavano in quel bar? Ma Frannie ricorda - anche se questo, a loro, non lo ha mai detto - che la ragazza dai capelli rossi non era sola nel
seminterrato del bar... E Malloy, che una sera  stato nel suo appartamento per interrogarla, con quella sua eleganza un po' trasandata ha un'aria stranamente familiare. No, Frannie non avrebbe mai voluto trovarsi in questa situazione, e il fatto che il cadavere sia stato trovato poco lontano da casa sua non significa nulla: quasi ogni notte nel suo quartiere si sente urlare e chiedere aiuto. In fondo, essere sospettata - e sospettare - la intriga oltre che spaventarla, e tanto pi cresce, questa sua impaurita curiosit, in quanto si verifica un secondo, raccapricciante omicidio, mentre Cornelius bussa, troppo spesso, la sera, alla porta di casa sua, e Malloy anche a quella dei suoi sensi. C' una cosa, infatti, che per Frannie ormai conta ancor pi che esplorare la follia nascosta dietro la violenza di quei delitti: ed  conoscere se stessa, scoprire di quali azzardi, di quali cedimenti  capace il suo erotismo.
Raccontato giorno dopo giorno, ora dopo ora, in prima persona, dalla voce calda e assorta di una straordinaria protagonista femminile, Dentro ha la suspense, la concentrata intensit di una partita giocata su una duplice scacchiera: da una parte l'attrazione erotica e la passione, intensa, esclusiva, totalmente appagata, dall'altra la diffidenza razionale, e un'intelligenza che ama sfidarsi e stupirsi, fino a superare i limiti del pi elementare istinto di sopravvivenza.
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L'AUTRICE.
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Nata nel 1948 a Bryn Mawr da Richard Dixon e Anne Moore  cresciuta nelle Hawaii e vive e lavora a New York.
Lasciata la sua casa di Honolulu a 17 anni, ha lavorato come modella e successivamente lettrice di sceneggiature per attori come Warren Beatty e Jack Nicholson prima di sposare il produttore e scenografo Richard Sylbert. Nel 1982 ha esordito nella narrativa con il romanzo Tesoro mio vincendo il Sue Kaufman Prize for First Fiction dedicato all'opera prima.
Autrice di altri 6 romanzi, nel 2003 la sua opera Dentro  stata trasposta nella pellicola cinematografica In the Cut per la regia di Jane Campion.
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DENTRO.
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A Tommy Hyland. Ispettore Capo. Dipartimento di polizia di New York.
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In genere non vado nei bar coi miei studenti.  quasi sempre un errore.
Ma Cornelius aveva dei problemi con l'ironia.
Tutti in classe avevano problemi con l'ironia. Se la cavano molto meglio col realismo. Secondo loro, il realismo sta nell'imitare Ernest Hemingway. Frasi brevi e asciutte, un aggettivo per ogni sostantivo.  piuttosto Hemingway in s, l'immagine che si sono fatti di lui attraverso il suo stile che li mette a disagio. Non lo apprezzano. Non lo amano, come non amano il cacciatore bianco della Breve vita felice di Francis Macomber. La spacconeria, il risentimento della sua scrittura li eccitano, ma non accettano l'idea.
Hemingway, hanno deciso - Hemingway, come persona - non  per niente figo.
Ho considerato la possibilit di far leggere Naipaul, Alla curva del fiume, o Guerrillas, ma sono giunta alla conclusione che si sentirebbero cos offesi per tutte quelle donne malmenate, uccise e squartate, da non essere pi capaci di cogliere l'intelligenza dei suoi libri. Mi sono chiesta se non sarebbe potuta andar meglio con Graham Greene, La roccia di Brighton, magari. Ma mi ero dimenticata, non so come, del sogno in cui l'assassino, rasoio in mano, dice solo due parole: Che tette.
Col flusso di coscienza, che alcuni di loro all'inizio chiamavano flusso di incoscienza, sembrano esserci meno problemi. Pensano che sia un po' come mettere per iscritto i propri sogni ma senza punteggiatura. Alcuni mi hanno confessato di avere fumato uno spinello prima di finire il compito su Virginia Woolf, e che li ha aiutati. Mi raccontano queste cose con una specie di timida civetteria, quasi per sedurmi. Ed  ovviamente ci che tentano di fare. Non sessualmente, ma poco ci manca. Lo sarebbe se la sapessero pi lunga. E un giorno o l'altro succeder.
La sapranno pi lunga.
L'ironia invece li terrorizza. Tanto per cominciare, non la capiscono. Non  facile spiegare l'ironia. O la capisci, oppure non c' niente da fare. Sono costretta a fare degli esempi: racconto loro del bambino strappato alla morte in sala rianimazione per poi morire investito da un autobus mentre ritorna a casa. Questo un po' li aiuta. Cornelius ha detto di preferire il realismo all'ironia perch l'ironia mette sottosopra il buon senso acquisito. Non capivo se con buon senso acquisito intendesse il comune buon senso o piuttosto le opinioni comuni. Distratta da quell'immagine del buon senso sottosopra, mi sono limitata ad annuire e a lasciarlo proseguire. L'ironia vuole esprimere un giudizio su qualcuno o qualcosa, ha continuato
Cornelius, ma nessuno pu dire con sicurezza che l'obiettivo  questo.
Non hai tutti i torti, gli ho detto io.
Comincio ad assomigliare a una di quelle zitelle che sembravano avere tanto a cuore il mio caso quando studiavo in collegio, se non che quelle di solito in me deploravano (questa parola la usavano spesso) la mancanza di buone maniere, il malgarbo, ritenendo che il mio limite fosse la maleducazione pi che l'ignoranza. Spero di non diventare una signorina Burgess col tailleur di tweed e un mordace terrier fulvo alle calcagna, anche lui col cappottino di tweed un po' sfilacciato dove sfrega il guinzaglio scozzese. Estati nel Maine in compagnia della signorina
Gerrold in un cottage odoroso di terra. Ma a pensarci ora non mi sembra pi tanto brutto. Ortensie. Mirtilli. Andare a disegnare sugli scogli.
Ho raccontato ai miei studenti che sto scrivendo un libro su regionalismi e dialetti, incluse le eccentricit di pronuncia. Voglio che sappiano che non sono contraria al dialetto, e nemmeno all'impropriet di linguaggio. Mi piace. Mi piace che i ragazzi di oggi pensino che Nike si pronunci Naik. Che male c'? Nike non  una dea.
Nike  una scarpa. La scarpa alata della vittoria. Tuttavia, nonostante il mio interesse per le espressioni idiomatiche, non voglio che scrivano come parlano. Non voglio vedere ci abbiamo scritto ciabbiamo. Non ancora. Prima imparate giusto, gli ho detto, poi potrete fare quello che vi pare. E come col jazz. Prima bisogna imparare a suonare lo strumento.
Marted scorso Cornelius ha alzato la mano e mi ha domandato se non pensavo che il mio libro sullo slang fosse offensivo.
Offensivo per chi? ho chiesto io. Sottolineando il chi.
Alla fine della lezione Cornelius mi ha aspettata. Gli altri indugiavano attorno, raccogliendo lentamente le loro cose. Lui ha detto: La gente del tuo tipo pensa che noi fratelli siamo delle cavie. Pure per il modo come parliamo, merda.
Gli altri mi hanno guardata, senza pi nascondere il loro interesse.
Sono uscita dall'aula. Cornelius mi ha seguita.
I bar del mio quartiere mi fanno orrore. Turisti francesi che studiano le cartine della metropolitana, rosei adolescenti della contea di Rockland che parlano e si comportano come se fossero sul punto di scoppiare, forse di rabbia.
Spero sia rabbia, dato che hanno parecchi motivi per essere arrabbiati, anche se non lo sanno. Le tredicenni dai volti inespressivi con la carta d'identit falsa e l'anellino al naso che sperano di incontrare qualche giamaicano dalla voce flautata; i ragazzi neri dei programmi speciali con quei calzoni corti e larghi fin sotto il ginocchio, e le giacche a vento Nautica, e i calzoni corti che fanno sembrare enormi e voluminose le loro sofisticate scarpe da corsa o da montagna, simili a quelle degli operai addetti alla manutenzione delle linee telefoniche: sbarbati che ciondolano inquieti davanti ai bar con una bottiglia di birra nella busta di carta marrone.
Solo a pensarci, Bleecker Street mi mette l'ansia addosso.
I locali sono pieni di berretti da baseball e croci uncinate placcate in argento. Impossibile trovare un po' di pace. Cornelius e io ci siamo seduti davanti al banco, al Red Turtle. Lui si  tolto il walkman e ha ordinato rum e coca. Io ho salutato Lothar, il barista, e ho ordinato una birra. Cornelius ha fatto un cenno verso il walkman e ha detto: Smif and Wesson, o cos ho capito io.
Smith and Wesson? Ascolti armi da fuoco?
Non Smith. Smif. Si chiamano cos. E un regionalismo: una cosa che dovrebbe piacerti.
Questo mi ha fatta sorridere.
Ed  anche ironica, ha aggiunto.
Mi sa che sei tu che fai l'ironico.
Una volta gli avevo chiesto di farmi qualche esempio di parlata trash, magari una forma di spiritosa intimidazione verbale. Esistono diversi stili regionali. A Chicago, per esempio, lo chiamano rappare e deve essere in rima. Non era stato granch, l'esempio di parlata trash di Cornelius, o ululare come lo chiama lui. L'avevo inibito. Non si pu ululare a comando, mi aveva detto.
Cornelius aveva problemi con la tesina di fine corso. Per questo ci teneva a vedermi. Non voleva essere bocciato un'altra volta. Gli serviva un buon voto.
Avevo chiesto ai miei studenti di prendere una storia vera, un fatto di cronaca pubblicato da qualche quotidiano o da una rivista, e farne un racconto. Questo per indurli a scrivere senza parlare sempre di s. L'esercizio era chiamato, con una certa pomposit, l'evento ri-creato.
Li avevo invitati a cercare lo spunto su giornali come il National Enquirer.
E Cornelius l'aveva fatto. Adesso voleva sapere se poteva trasformare un ritaglio di giornale sull'esecuzione di John Wayne Gacy, condannato a morte per l'uccisione di trentatr ragazzi, in una conversazione che lui stesso immaginava di avere con Gacy al telefono. Cornelius voleva parlare della tristezza che la telefonata gli aveva provocato.
Prima dell'esecuzione, chiunque fosse disposto a spendere tre dollari al minuto poteva ascoltare la voce del condannato che spiegava come non fosse stato lui a uccidere quei ragazzi.
Cornelius diceva di avere speso quasi quarantacinque dollari per ascoltare il messaggio di Gacy.
Non sapevo cosa rispondergli.
No, gli ho detto. Non devi parlare di te, Cornelius.
Una volta in classe hai sostenuto che ogni parola scritta da uno scrittore o da una scrittrice, persino le congiunzioni, persino la punteggiatura hai detto,  il riflesso della personalit di lui, o di lei.
Non credo di avere detto "o di lei".
Lui ha sorriso.
Vado alla toilette, gli ho detto.
Questo  stato il mio secondo errore.
Mi sono diretta verso il retro del bar. Odore di aglio fritto e birra alla spina. Non c'era nessun gabinetto, e nemmeno un cartello che lo indicasse. Sono scesa gi per una scala fino nel seminterrato. Non ci vedo troppo bene, cos ho inforcato gli occhiali. Continuavo a non vedere indicazioni per la toilette.
Ho aperto la porta di una stanza: era piena di fusti di alluminio che contenevano birra. Mi sono fermata davanti alla porta successiva. Era socchiusa. Mi ci sono appoggiata contro e si  aperta lentamente.
Era una stanza piuttosto piccola. C'era un tavolo di metallo. Sul tavolo una tazza di caff, una piccola lampada e un orologio digitale. La cifra sull'orologio  cambiata con rumorosa riluttanza. La lampada era l'insegna al neon in miniatura che reclamizzava una birra. In un angolo un juke-box, sul juke-box un sacco di plastica di quelli per le immondizie. C'era anche un vecchio divano.
E c'era un uomo seduto sul divano.
La testa appoggiata alla parete, il volto immerso nell'oscurit.
Il resto del corpo invece lo distinguevo chiaramente, era tutto dentro il piccolo cerchio di luce rosa della lampada. La giacca dell'uomo era appoggiata sullo schienale del divano. Lui aveva la cravatta allentata, era una di quelle cravatte color fango che si comprano sulle bancarelle davanti ai grandi magazzini, sciorinate insieme alle file ordinate di fasce fermacapelli e di musicassette vergini. Teneva le mani lungo i fianchi, in un osceno abbandono, le palme pallide rivolte all'ins in un gesto di supplica. Sulla parte interna del polso sinistro aveva un
tatuaggio. Le gambe erano divaricate. Lunghe. Abbandonate.
Portava scarpe nere coi lacci e calzini neri sottili, il genere di calzini che indossa un uomo che ci tiene a vestirsi bene. Ma le scarpe avevano bisogno di una lucidata e questo mi fece dubitare che fosse davvero un tipo elegante.
Aveva assunto una posa seducente, come se stesse riflettendo, o soppesasse attentamente un fatto, o stesse abbandonandosi a un sonno che sapeva sarebbe stato disagevole.
Sul pavimento, una donna. I capelli sparsi sul grembo dell'uomo. In ginocchio, le mani sulle sue cosce. Si tuffava sopra di lui, muovendo la testa avanti e indietro: prendeva in bocca il cazzo, poi lo lasciava, poi lo prendeva in bocca di nuovo. Ho pensato: Ah, ma io non faccio mica cos, con quei guizzi del mento come un cane che sfrega il muso contro la mano del padrone. La donna faceva un sacco di rumore con la bocca. Poi ha emesso un piccolo gemito e ha spostato il peso del corpo, accelerando il movimento. Lui piano piano ha alzato la testa e mi ha vista ferma sulla soglia, le mani incrociate sul petto come una vittima pronta al sacrifcio.
Non ha voltato la faccia. E non ha fermato la donna.
Lei ha emesso un altro piccolo lamento, giusto per fargli sapere che stava cominciando a stancarsi, allora lui le ha messo le mani sulla testa sobbalzante, riunendo in un fascio la chioma rossa, stringendola forte, per fare sapere a lei, e per fare capire a me, che stava per venire e non voleva che quella mandasse tutto a puttane magari mettendosi di punto in bianco a leccargli le palle.
Volevo vederlo in faccia. Lui vedeva me.
L'uomo ha sollevato i capelli della donna cos ho potuto vedere il cazzo che le entrava e le usciva dalla bocca, e la mano attorno al cazzo che scivolava lentamente su e gi a tempo con la bocca. Ho potuto vedere tutto questo. Le cosce di lui si sono irrigidite e per un breve attimo lei ha intensificato il ritmo, poi lui ha inspirato quasi impercettibilmente come se non intendesse lasciarsi sfuggire niente pi di quello che era strettamente necessario, nemmeno  il fiato, soprattutto il fiato, e ha stretto la testa della donna forte contro di s. Lei ha cominciato a rallentare e intanto lui veniva, e io ho pensato: Questa ci sa fare.
Indietreggiando mi sono allontanata da quella stanza come un ladro mentre l'uomo continuava a seguirmi con lo sguardo; aveva le mani sui capelli della donna, e le teneva ferma la testa in modo che lei non potesse vedermi, in modo che fossimo solo lui e io.
Non ho pi cercato il gabinetto. Ho risalito di corsa le scale, guardandomi alle spalle, improvvisamente spaventata all'idea che qualcuno potesse vedermi sulla soglia di quella stanza del seminterrato.
Cornelius non c'era pi. Aveva ordinato dei bastoncini di mozzarella fritti da portare via e se n'era andato. Aveva detto di avere del lavoro da sbrigare. Qualcosa a proposito di un assassinio. Lothar mi ha strizzato l'occhio. E un po' che non ti si vedeva, mi ha detto.
Quando ho pagato il conto, mi sono accorta che le mani mi tremavano.
Questo  accaduto pochi giorni prima che cominciassi a chiedermi come mai continuavo a scordarmi di portare la gonna grigia dal sarto. Cos mi sono resa conto che non volevo passare davanti al Red Turtle. Restavo prudentemente dalla mia parte del parco, quella di Henry James, anche se noi che abitiamo in Washington Square ammettiamo tranquillamente che Henry James qui non ci ha mai vissuto. Per un breve lasso di tempo, Henry James abit girato l'angolo di Washington Place, dove ora sorgono i diversi e pregevoli edifici che ospitano la Casa dello Studente della New York University.
Sono andata a piedi fino a University Place dove insegno
a venti matricole universitarie quella che viene ottimisticamente
chiamata Scrittura Creativa. (Con mia sorpresa,
Cornelius non era in classe. Anche lui, a quanto
pare, fa fatica ad allontanarsi da casa.)
Poi sono andata al mercato e ho comprato un hamburger
e del succo di mirtilli. Sempre a piedi sono andata all'ufficio
postale, fra la Tredicesima Strada e la Sesta Avenue,
dove una radio era sintonizzata su una stazione di
musica rhythm and blues e una fila di utenti silenziosi, inquieti,
serpeggiava in avanti passo dopo passo. Dovevo
spedire un libro, un'oeuvre rotique prestatami dal mio
ex marito, che  molto pignolo in fatto di libri prestati,
cos come di erotismo. Mi aveva scritto ricordandomi che
erano gi due settimane che avevo il suo libro. L'impiegato
della posta, sbadigliando a tempo con Sonny Boy Williamson,
ha guardato il pacchetto e ha domandato ad alta
voce: Santos Thorstin? Quel Santos Thorstin? Perci
mi sono chiesta se per caso non sapesse meglio di me chi
fosse il vero Santos Thorstin. Il mio Santos Thorstin  un
fotografo di moda che vive a Parigi; non mi ero resa conto
che la sua fama arrivasse fino all'ufficio postale della
Tredicesima Strada. Forse  per via di quella serie di fotografie
di prostitute bambine assassinate in Bengala da cui
sono state tratte delle cartoline artistiche. Spesso ripenso
a una cosa che Santos mi disse una volta: La bellezza mi
ha stomacato. L'impiegato della posta mi ha chiesto se
veramente conoscevo Santos Thorstin, e se avrei potuto
portarlo l da lui la prossima volta che veniva a New
York.
Perci ho continuato a restare nella mia parte di Washington
Square.
Vivo in un bilocale al terzo piano di un elegante palazzo
che d su Washington Square. Ma non c' portiere, e il
mio parsimonioso padrone di casa continua a non installare
il citofono sostenendo che rovinerebbe le linee della
facciata ottocentesca: cos  impossibile controllare chi
entra e chi esce dall'edificio. Ci sono due ingressi: il portone
principale e una porta di servizio che conduce alle
scale. So che non  un sistema granch sicuro schiacciare
il pulsante d'apertura del portone e permettere a chiunque
suoni da basso di entrare. Ma sono pigra. Certe volte
sono vestita in modo troppo succinto, oppure sto lavorando
a tamburo battente perch devo finire di scrivere
qualcosa, o magari aspetto un amico, e mi viene pi facile
premere il pulsante anzich scendere gi a vedere chi .
Quando ero sposata con Santos Thorstin, a Londra, e
studiavo la grammatica dell'inglese antico, il portiere cerc
di ricattarmi. Il signore sarebbe rimasto assai sorpreso,
mi disse, se fosse venuto a sapere che un gentiluomo veniva
a trovarmi quando lui non c'era. Cos ora non mi
sembra vero: posso entrare e uscire liberamente; i miei
ospiti possono entrare e uscire, senza che nessuno noti
niente, bench Pauline sia convinta che potrei restare
stecchita accanto al mio tostapane capace di tostare sei
fette alla volta, con in mano una forchetta fusa, e tutti i
peli del corpo bruciacchiati, per intere settimane... be',
diciamo, per dei giorni, prima che qualcuno se ne accorga.
Tanto meglio, le dico io.
In altre parole, se avessi saputo che sotto c'era Cornelius,
vestito con una costosa tuta mimetica, forse non
avrei schiacciato il pulsante. Non che aspettassi visite, per
erano solo le due e mezzo del pomeriggio - un orario
che in genere non associo al pericolo. Alle tre di notte,
certo non avrei aperto il portone.
Non voleva togliersi il giaccone militare. Non voleva
sedersi, anche se pensava che le sedie di mia madre, delle
sedie di ferro da giardino, erano proprio fighe. Non voleva
fermarsi. Voleva solo darmi dei soldi.
Ero confusa.
Per il bar, ha detto. La mia met del conto.
Ha tirato fuori di tasca sei dollari e li ha messi sopra il
quaderno aperto sul mio tavolo.
L'altra sera ti ho cercata, ha detto. Quando sei
andata al gabinetto. Ma dov'eri finita? Ti ho aspettata per
dei secoli.
Non riuscivo a trovare la toilette, ho detto.
Mi ha fissata.  tutto?
Tutto?
Tutto quello che ti devo.
Ho annuito, volevo che se ne andasse, mi sono girata e
ho posato la mano sulla maniglia della porta.
Siccome ho deciso di non trattenermi mai in classe oltre
le ore di lezione, mi  sembrato giusto permettere ai
miei studenti di avvicinarmi in qualche altro modo, soprattutto
considerando che seguono un programma speciale
rivolto a ragazzi, cos dicono, di basso profitto ma
con ottime capacit. Capita spesso che questo o quello
studente mi accompagni a piedi fino a casa. Quando arriviamo
al portone, tiro fuori le chiavi e dico: Allora alla
prossima settimana. E quelli in genere mi fanno tutti la
stessa domanda: Pensi che farei meglio a cambiare il
piano di studi? Be', rispondo, se sei uno scrittore,
lo scoprirai. Chi sarebbe tanto pazzo da scegliere di fare
lo scrittore di mestiere?
Forse stupidamente, ho dato agli studenti il mio indirizzo
e il mio numero di telefono. Sarebbe stato meglio,
lo capisco ora, organizzare qualche incontro in uno degli
uffici che l'universit mette a disposizione degli insegnanti.
Ci sarebbero stati dei confini. Delle restrizioni. Un
orologio alla parete. Sempre meglio che avere Cornelius
in soggiorno, vestito come un Berretto Verde.
Ho quasi finito la mia tesina, ha detto. Vorrei che
la vedessi. Sarebbe un aiuto, merda.
Ho esitato.
E il tuo lavoro come va? ha domandato.
Sto scrivendo sul linguaggio.
Ti piacciono 'ste cagate? Merda.
S. Per esempio mi piace che tu aggiunga "merda" alla
fine di una frase.
Si  trovato in imbarazzo e ho capito che pensava che
lo prendessi in giro.
 questo che vuoi scrivere? Quello che dico? ha
domandato.
Pu darsi. Mi interessa quello che dici. Mi interessa
tutto quello che dite.
Cavie.
No.
Be', dovresti pagarmi.
Credi?
Sicuro, ha detto. Questa  merda di valore, accidenti.
Ha sospirato cacciandosi le mani in tasca.
Okay. Faremo a modo tuo. Dimmi cosa vuoi.
Ho del lavoro da fare, gli ho detto. Ecco cosa voglio.
Sentivo dei cavalli, i cavalli della polizia che attraversavano
il parco.
Qui comandi tu, merda, ha detto Cornelius.
Mi ha sfiorata superandomi per andare alla porta; i
suoi stivali, dei Ranger, facevano un gran fracasso sul pavimento
di legno. Gli ho chiuso la porta alle spalle, e l'ho
sprangata, e siccome il chiavistello fa rumore quando lo
tiri, sapevo che l'avrebbe sentito stridere nella scanalatura
arrugginita, e la cosa mi ha fatto piacere.
Sono andata al cinema col mio amico John Graham. Abbiamo
mangiato thai noodle e gamberetti in un ristorante
di Thompson Street arredato come un verduraio di Shangai.
Prima di Mao. Si possono anche comprare prodotti
tipici - riso e salsa di pesce vietnamita. Poi John mi ha
riaccompagnata a casa e a piedi abbiamo attraversato il
parco. Gli spacciatori di droga, dei Rasta, ci guardavano
chiassosamente divertiti.
Gli ho teso la mano, come sempre, e lui me l'ha stretta
e mi ha avvicinata a s per darmi un bacio sulla guancia,
poi ha detto: Buona notte, Frannie, e io: Il film era
bello e quel ristorante cinese non  poi cos male adesso
che le modelle hanno smesso di frequentarlo, e lui era
d'accordo.
Mi sono chiusa dietro il pesante portone, spingendolo
con la spalla per essere sicura che la serratura scattasse.
Mi sono chinata a raccogliere i dpliant dei menu cinesi a
domicilio che ci hanno infilato sotto il portone, e ho visto
un bigliettino bianco spuntare dalla mia cassetta della posta.
C'era scritto: Ispettore James A. Malloy. Dipartimento
di polizia di New York. Sull'angolo in alto a destra c'erano
due numeri telefonici.
Ho pensato che non avrei mai chiamato n l'uno n
l'altro numero.
Una volta conservavo tutte le cose che mi lasciavano
sullo scalino o che mi infilavano nella cassetta della posta
in una busta di plastica che poi si  rotta ai lati. Fra le altre
cose, conteneva una cassetta promozionale di un anziano
poeta gallese che recita versi cockney del diciottesimo
secolo; una Barbie nuda legata e imbavagliata che il
mio padrone di casa una volta era salito a portarmi - era
tutto il pomeriggio che stava sul gradino davanti al portone
in stile neogreco del palazzo, mi aveva detto il padrone
di casa in tono cauto, forse era mia? - e una scatola di
preservativi, ognuno con su inciso, o meglio, a rilievo, il
mio nome e sulla lettera I al posto del punto un cuoricino,
un regalo che sapevo destinato a me, mandatomi, credo,
da uno con cui ero uscita per un po', mentre non potevo
essere sicura al cento per cento che anche il resto lo
fosse.
Cos,  inutile dirlo, ho buttato via il biglietto da visita
dell'ispettore Malloy.
Due giorni dopo, quando Malloy  venuto a bussare alla
mia porta, mi ero completamente dimenticata della faccenda.
Solo quando mi ha porto un altro biglietto da visita
mi sono resa conto che quello che avevo trovato nella
cassetta della posta, dopotutto, era veramente destinato a
me.
Potrei entrare un attimo? mi ha domandato con voce
bassa e gradevole. Non  il caso di parlare qui
nell'ingresso. E si  guardato alle spalle come se ci fosse
qualcuno ad ascoltarlo. Aveva la giacca sulla spalla. Le
maniche della camicia erano rimboccate fino al gomito e
sotto le ascelle aveva due mezzelune umide. Chiss come
aveva fatto a entrare.
Stavo lavorando alla mia monografia sulle parole portoghesi
nello slang di Rhode Island, ma ho capito che
non era il caso di usarlo come scusa. Ho pensato che se
avesse notato il quaderno coi miei appunti gli avrei detto
che stavo scrivendo il diario. Una tranquilla attivit femminile.
Non che avessi niente da nascondere. Ma so per
esperienza che se cerco di spiegare gli argomenti su cui
scrivo, gli argomenti che mi interessano, finisco col sembrare
leggermente sciocca e incapace.
Lui ha insistito nel porgermi il biglietto da visita finch
non l'ho preso; forse in quel modo voleva farmi sapere
che era veramente un poliziotto, e non un agente di cambio
con la cravatta a disegnini astratti che passa l'intervallo del pranzo a importunare le donne sole. Per un attimo,
essendo una che vive a New York, ho pensato di chiedergli
di mostrarmi il distintivo, ma mi imbarazzava.
L'ho invitato ad accomodarsi.
Carino, qui, ha detto, guardandosi intorno rapidamente.
Ci abita da molto?
No, non molto, ho risposto io. Era grosso. Alto.
Sentivo l'odore della sua colonia. Era forte e dolce, leggermente
muschiata, un po' da drogheria, il che di solito
mi d il mal di testa. Sei mesi, ho detto. Prima abitavo
sulla Settantunesima Strada. Lo sa che una volta si diceva
vivere in una strada, non su una strada? Vivevo nella
Settantunesima Strada.
Malloy ha sorriso, e mi sono resa conto di una cosa
che lui sapeva gi. Ero nervosa.
Ha appoggiato la giacca sullo schienale del divano e si
 seduto su una delle sedie metalliche da giardino. Sono
sedie che quando ti ci siedi si piegano verso il pavimento,
e lui ha fatto la faccia sorpresa quando per un attimo ha
sentito la sedia inclinarsi verso il basso. Mi ha ricordato
un ex campione di baseball: i muscoli invecchiati sono
ancora tesi, solo non hanno pi la velocit di un tempo.
Non riuscivo a immaginarmelo mentre rincorreva qualcuno
per strada. Del resto probabilmente gli ispettori fanno
altre cose.
Vado girando qui nel quartiere, mi ha detto.
Ha guardato le forcine di giada sul tavolo. Il sedici 
stata assassinata una donna, ha detto. Il sedici cio
marted. Marted scorso, fra mezzanotte e le due del mattino.
Io e un mio collega stiamo interrogando la gente del
quartiere. Il corpo della donna... ha fatto una pausa.
O per essere pi precisi, una parte del corpo della vittima
 stata rinvenuta nel parco, dall'altro lato della strada.
Cos volevo sentire da lei se le  capitato di vedere o sentire
qualcosa di insolito. Notato niente? Aveva una pronuncia
lievemente strascicata sulle finali delle parole.
Per strada c' un sacco di gente la notte, ho detto
io. Per tutta la notte.
Ha annuito. Siamo passati anche l'altro giorno, ha
detto, io e il mio collega, ma evidentemente lei era fuori.
Ha guardato di nuovo le forcine di giada, ciascuna di
forma diversa. Erano appartenute a una cameriera cinese
che lavorava in casa di mia nonna a San Francisco; l'unica
persona - penso oggi quasi con tenerezza - che mia madre
abbia amato, almeno a quel che ne so io. Da bambina,
pensavo che quelle forcine di giada fossero appartenute
a una regina. Poi, quando da adulta mi capit di vedere
le forcine per capelli usate veramente dalle cinesi
ricche, coperte di grani di corallo che sembrano pezzetti
di carne cruda, con incisi gli auguri di figli maschi e lunga
vita, le trovai meno belle di questi semplici bastoncini di
giada chiara usati dalla cameriera di mia nonna.
Cosa sono? ha domandato Malloy, raccogliendo le
forcine e mostrandomele nel palmo della mano tesa.
Provi a indovinare, ma sappia che finora nessuno ci
ha mai azzecccato.
Nessuno?
Il gioco gli piaceva, me n'ero accorta.
Sono degli utensili. Un qualche tipo di utensili.
In un certo senso s, ho detto io chiedendomi se
Malloy non fosse armato.
 roba antica. Giada.  qualcosa che usano le donne?
Non sono ammesse domande.
Tutto a un tratto era stufo. Mi dica lei cosa sono,
ha concluso.
Ho scosso la testa, e mi sono resa conto che aveva fatto
uno sforzo per riuscire a flirtare con me. Aveva gli occhi
blu, di quel colore che cambia con la luce, o con la
tinta della camicia. In questo momento erano di un blu
opaco.
No, ho detto.
Ha sospirato con l'aria di chi sta per congedarsi e si 
alzato, la sedia gli  oscillata sotto. La mia ex moglie
colleziona bambole. Ha posato le forcine sul tavolo, allineandole
con aria distratta, e tutto a un tratto mi sono
domandata se era un tipo ordinato. Ho provato a immaginare
che anche lui avesse una collezione di bambole a
casa. Allineate in bell'ordine.
Allora, ha visto o sentito niente? mi ha domandato.
La notte del sedici, il mattino del diciassette? Non mi
ha ancora risposto.
Ha preso la giacca e dalla tasca interna ha tolto una
penna e un taccuino. Con una mano ha aperto il taccuino.
Ha notato che osservavo la penna. Era una penna a
sfera marrone, una Mont Blanc. L'ha allungata verso di
me.
 finta, ha detto. Roba da piedipiatti. Mi ha fatto
l'occhiolino.
No, non ho visto n sentito niente di particolare,
ho detto. Dormo con le finestre aperte.
Davvero? ha chiesto, alzando lo sguardo dal taccuino.
Spalancate?
Ma chi  morto? ho domandato. Non il mio padrone
di casa, questo lo so. Mi sono sorpresa per la mia
sfacciataggine. Ero ancora nervosa. Ma adesso sapevo
perch.
Un'attrice. Ventisei anni. Lavorava part-time in un
locale dove dopo le ore di chiusura si gioca d'azzardo.
L'ultima volta  stata vista in un bar qui all'angolo. Un
bar di piedipiatti, veramente.
Piedipiatti?
S.  il bar del Sesto Distretto. Ci vanno un sacco di
poliziotti.
Mi spiace, ho detto. Mi spiace che l'abbiano uccisa.
Ha annuito.
Come l'hanno ammazzata?
Le hanno tagliato la gola. Malloy ha fatto una pausa.
E poi  stata disarticolata.
 una buona parola, ho pensato. Disarticolata.
Malloy ha rinfilato il taccuino nella tasca della giacca,
poi ha tirato fuori due gemelli da polsino da un'altra tasca
e si  tirato gi le maniche della camicia, e io mi sono
ricordata che sono i gesti maschili a eccitarmi.
Mi ha guardata mentre infilava uno dei gemelli nell'asola
del polsino. Lei mi ricorda qualcuno, ha detto.
Questa frase mi ha delusa. Non mi sorprende. Ho
quel tipo di faccia.
Quel tipo di culo, ho pensato.
Se le torna in mente qualcosa, mi telefona? Sul biglietto
c' il mio numero d'ufficio. Pu chiamarmi in
qualsiasi momento.
 andato verso la porta. Gliel'ho aperta.
I calzoni erano leggermente aderenti. I calzini neri e
sottili. Le scarpe nere, coi lacci. Le scarpe avevano bisogno
di una lucidata. Aveva anche un piccolo tatuaggio
sulla parte interna del polso. Il tre di spade. Ma nessuna
testa dai capelli rossi in mezzo alle gambe.
Quella notte l'ho sognato.
Era quasi mattina, per la verit. Dalle imposte di legno
filtrava una debole luce.  il momento in cui finalmente
riesco a dormire il sonno pi dolce e profondo. Sulla pelle
sento come sono lisce le lenzuola e mi domando perch
mi ci voglia tutto quel tempo per sentirle cos lisce.
Sono le stesse gambe, lo stesso lenzuolo di otto ore prima.
Ho spinto i cuscini da un lato e mi sono messa a pancia
in gi. I piedi penzolavano dal fondo del letto, gli alluci
aggrappati come uncini al bordo. E cos che lo faccio.
Con la mano sopra la camicia da notte di cotone, ho
messo due dita della mano destra sul clitoride e ho pensato
a Malloy. In piedi in mezzo a una stanza, veniva verso
di me, guardandomi mentre mi svestivo. (Devo sempre
toccarmi con la camicia da notte o un paio di mutandine
addosso. Mi domando se non dipenda dal fatto che cos
la frizione  maggiore. In parte sicuramente il motivo 
questo, ma c' dell'altro: forse l'eccitazione provata la
prima volta che mi toccai, da bambina, premendo le dita
fra le gambe, con la stoffa che si frapponeva tra i polpastrelli
e la vagina, tra la vergogna e il piacere. Forse temevo
che sarei morta se non ci fosse stato in mezzo un pezzo
di stoffa, qualcosa che mediasse, e mi impedisse di
precipitare irreparabilmente nella trance autoerotica.)
Una domenica mattina, in collegio, trovai una mia
compagna di camera sdraiata sul pavimento della doccia.
Le gambe, coperte di lividi neri e blu per le partite di
hockey, erano aperte sotto il rubinetto, e l'acqua veniva
gi a cascata fra le sue cosce muscolose e allargate in un
totale abbandono. Non capivo cosa stesse facendo. Immaginai
che fosse scivolata sulle piastrelle bagnate. In seguito
non ho conosciuto altre donne capaci, come questa
mia compagna, di parlare liberamente del proprio autoerotismo.
Mi esort a imitarla. Non ebbi il coraggio di dirle
che avevo gi trovato il mio modo di masturbarmi. Le
donne sono capaci di parlare di qualsiasi cosa - della gelosia
sessuale, di come sono state sedotte, dei deliziosi
vantaggi di farsi mangiare la micina o di succhiare l'uccello,degli svantaggi di farsi mangiare la micina o di succhiare l'uccello - ma non racconteranno mai come si scopano da s.
Dunque c'era Malloy, che mi guardava mentre mi spogliavo.
Sotto le dita ho sentito il clitoride inturgidirsi. Ho cominciato ad ansimare. Le gambe mi si sono irrigidite.
Dentro di me, l'eccitazione non faceva che crescere e crescere,
ogni tanto mi fermavo all'improvviso, ma questo
serviva solo ad aumentare il piacere. Quando  un uomo
a toccarmi non  la stessa cosa, perch non so mai se avr
l'abilit, la pazienza o la passione di portare a termine la
cosa, e questa incertezza fa s che il mio corpo insegua
troppo velocemente lo spasimo, tendendosi in modo esagerato.
Mi sento pi sicura quando mi tocco da me. A
volte lo faccio con una tale avidit che poi mi vengono
dei crampi terribili ai polpacci e devo saltare gi dal letto zoppicando in giro per la stanza finch non passa.
Ma Malloy, nel mio sogno, era felice di aspettare.
Stamattina quando sono uscita da casa, dirigendomi a
piedi verso la fermata della metropolitana di Astor Place,
ho notato due uomini dentro un'automobile di un colore
grigio spento. Li ho notati perch l'auto era del tutto
opaca, come se avessero scartavetrato la carrozzeria, e anche
perch di giorno  vietato parcheggiare in Washington Square.
Prima ancora che avessi tempo di rifletterci, anzi, senza
nemmeno sapere se la cosa meritasse attenzione, ho
sentito il suono aspro e stridente di una portiera che sfregava
contro il cemento del marciapiede, e una voce ha
detto: Buongiorno, signorina.
Malloy stava con un piede calzato di nero sul marciapiede
e il braccio appoggiato allo sportello aperto. Accanto
a lui, seduto al volante c'era un altro tizio.
Come va? Potremmo rubarle un minuto?
Si  proteso aprendo lo sportello dietro.
Devo salire? ho domandato.
Sarebbe meglio, ha detto Malloy a bassa voce. A
meno che lei non preferisca parlare qui per strada. Sa cosa
le dico? Non credo che sia mai una buona idea mettere
in piazza i propri affari. Veda un po' lei. La sua mano si
 ritratta dalla maniglia dello sportello, come se mi disprezzasse
per questa mia esitazione.
Mettere in piazza i propri affari? ho pensato. Ma di che parla?
Sono salita in auto.
Non ci vedo troppo bene, ho detto mentre chiudeva
il mio sportello con entrambe le mani e tornava al sedile
anteriore. Un giorno o l'altro salir sull'auto sbagliata.
Sarebbe da scemi, ha detto Malloy, guardando un
ragazzo bianco comprare della droga da un Rasta giamaicano.
Questo  il mio collega, l'ispettore Rodriguez, ha detto.
Rodriguez si volt verso di me: Salve. Un bell'uomo
anche lui. Bello, alto, capelli e occhi neri. Con un testone.
Camicia bianca e cravatta grigio argento. Una giacca
nera era appesa a un gancio sopra i sedili posteriori, accanto a me.
Piacere, signor Rodriguez.
La radio era accesa su una stazione normale, non la radio
della polizia: la cosa mi  parsa interessante. Era Marvin
Gaye, per quanto a basso volume, non i messaggi di
una centrale della polizia. Avevo letto che a volte i poliziotti
mangiano aglio crudo prima di interrogare i testimoni,
perci la musica in un certo senso mi ha tranquillizzata.
Mi sono piegata in avanti e ho incrociato le braccia
sullo schienale del sedile, in mezzo a loro due. Malloy
mi ha lanciato una breve occhiata quando gli sono improvvisamente
comparsa accanto alla spalla, poi si  girato
dall'altra parte per abbassare il suo finestrino.
Vorremmo farle alcune domande, ha detto Rodriguez.
Uno dei suoi vicini ha sentito delle urla in Mac-Dougal Alley,
la notte in questione. Si  allungato in
avanti per dare una pulitina al parabrezza.
La notte in questione... ho detto. Si sente urlare
quasi tutte le notti in MacDougal Alley.
Rodriguez mi ha guardata dallo specchietto retrovisore.
Lei insegna?
Ho annuito.
Hai sviluppato quelle foto? gli ha chiesto tutto a un
tratto Malloy.
Sa cos' un istmo? ha detto Rodriguez, sempre
guardandomi dallo specchietto.
Ma che istmo e istmo, ha fatto Malloy. Dimmi,
hai visto le foto, e allora?
Allora niente.
Ges ha fatto Malloy a bassa voce.
Volevamo solo fare un altro controllo con lei, ha
detto Rodriguez, girandosi cos che potessi vedere la sua
faccia e lui la mia. Nel caso ci fosse qualcosa che aveva
dimenticato. Sa, certe volte le cose vengono in mente dopo.
Ci ho pensato su, tanto per essere gentile, abbassando
gli occhi per apparire pi concentrata, e ho notato che
Rodriguez aveva una fondina alla cintura. Era di cuoio
marrone, e sopra era dipinta in verde e rosso l'isola di
Puerto Rico. Gi questo sarebbe bastato ad attirare la
mia attenzione, oltre che la mia ammirazione, ma quello
che veramente mi ha impressionata  che nella fondina
c'era una pistola ad acqua, di plastica gialla.
A dire la verit, ha continuato Rodriguez, la ragione
per cui Malloy e io abbiamo pensato che lei potesse
aiutarci  che un certo... - ha abbassato gli occhi su un
foglio di carta posato sul sedile fra lui e Malloy - ... Lothar
Wilker, che fa il cameriere in un bar chiamato
Red...
...Turtle, ha detto Malloy.
... Red Turtle, dice che lei era l la sera del sedici. La
notte in questione.
Malloy si  girato a guardarmi.
S, ho detto. Ero al Red Turtle con uno dei miei
studenti. Ma mi sono trattenuta pochissimo, e sono andata
a casa.
Come si chiama? ha domandato Malloy.
Chi? Il mio studente?
S, il suo studente.
Cornelius Webb.
Era sola? ha chiesto Rodriguez. Voglio dire, lei 
andata a casa da sola?
Ho esitato. Avevo voglia di dirgli che non erano affari
suoi. S.
Non le  capitato di notare una ragazza? ha domandato
Malloy. Sui venticinque. Non troppo alta. Capelli
rossi. Piuttosto carina. Si  girato verso Rodriguez.
Vero?
Che cosa?
Che era piuttosto carina.
Non era male, ha detto Rodriguez. Ed  rimasta
sempre nella sala davanti? mi ha chiesto. Guardava dal
finestrino, stuzzicandosi i denti con un fiammifero.
La sala davanti?
La zona bar.
S.
Mi ha guardata dallo specchietto. Sicura?
Ho provato ad andare al gabinetto, ma non sono riuscita
a trovarlo.
Il gabinetto? fece Malloy.
Avevo capito che era rimasta sempre al bar, ha detto
Rodriguez. Sbaglio? ha aggiunto rivolto a Malloy.
Non aveva detto cos? Si  girato di nuovo verso di
me. Anche la vittima  stata vista al Red Turtle quella
notte. Ecco perch siamo tornati da lei. Per controllare.
Per capire come mai lei era l. Non le dispiace se le mostriamo
qualche foto, vero? Magari potremmo organizzare
un confronto...
Non ci vede troppo bene, gli ha detto Malloy.
Mi sono chiesta come facesse Malloy a sapere che non
ci vedo troppo bene, e poi mi sono ricordata di averlo
detto io salendo in auto.
Rodriguez si  girato verso Malloy con un sorriso e ha
detto: Un giorno senza morti  un giorno senza sole.
Ha tirato fuori dalla tasca una foto a colori e me l'ha porta
perch la vedessi. Questa donna le dice niente?
L'avevo gi vista. No ho detto. Mi spiace.
Anche a me, ha detto Malloy.
Rodriguez ha messo via la foto, che non lo interessava
pi.
Malloy ha dato un colpo con la mano alla portiera. Si 
allungato indietro rigido e ha aperto la mia portiera.
Mi  venuto dietro per qualche passo, le mani in tasca.
Cos i calzoni gli si sono alzati fino alle caviglie.
Mi domandavo se non avesse voglia di uscire a bere
una birra o qualcosa cos, ha detto con voce tranquilla.
Mio cugino lavora in un bar in Sheridan Square. Magari
lo conosce gi. Dice che ci vanno un sacco di scrittori.
Adesso? Ero sorpresa. Mi sono girata a guardare la
loro auto. Mister Puerto Rico si stava pulendo le unghie
con un temperino.
Malloy si  messo a ridere. No, non dico adesso.
Aveva scambiato la mia confusione per impazienza.
E come fa a sapere che sono una scrittrice? ho domandato.
Si vede, ha detto. Lei non fa che inventarsi storie
tutto il tempo.
Oggi pomeriggio in classe abbiamo affrontato lo stile delle
scritture polemiche. Credevo che non gli sarebbe piaciuto,
invece con mia grande sorpresa sembrano preferirlo a tutti gli altri tipi di stile. Questi ragazzi, ovviamente,
sono pieni dei loro personali spiriti polemici. Hanno una
fifa blu, ma la mascherano con un rumoroso, melodrammatico
pessimismo. Ho dato loro da leggere Orwell, Tolstoj
e Bret Easton Ellis.
Dopo la lezione Cornelius mi ha aspettata in strada.
Da che parte vai? ha domandato.
Astor Place. Verso la metropolitana.
Si  messo a camminarmi accanto, si muoveva come
un maschio in passerella. Come va quella specie di dizionario
che stai scrivendo?
Perch non sei venuto a lezione la settimana scorsa?
Colpa della testa, merda. Ho avuto certi giramenti di
testa...
Ho inarcato un sopracciglio.
Con una mano ha dato una gran botta al tassametro di
un parcheggio. Pensi che sto mentendo? Non mi credi?
No, non ti credo.
Merda, ha detto, scrollando la testa. Voglio aiutarti
e tutto quello che mi sai dire  che sono un bugiardo.
Come potresti aiutarmi?
Potrei dirti tutte quelle zozzerie che vuoi sapere. Parole
segrete e compagnia bella.
Esitavo, non ero sicura che fosse una buona idea farmi
dire le zozzerie da Cornelius.
Non ti costerebbe un soldo, ha detto.
Siamo arrivati alle scale della metropolitana. Vedremo,
ho detto. Chiss. Prima finisci la tua tesina.
La mia omicidascopia.
La tua omicidascopia.
Ho imboccato le scale, e quando mi sono girata a
guardare, lui era l che mi guardava.
In metropolitana due donne sedute accanto a me parlavano
di un tipo. Una ha detto: A lui gli gira solo di chiacchierare
e a me solo di sfogliare la mia rivista.  da ammazzarlo,
quando fa cos.
Una combinazione per me molto pericolosa. Linguaggio
e passione.
Spesso noto che l'uso scorretto delle parole possiede
una sua logica onomatopeica, come pure una sorta di
poesia, che risulta pi attraente, e talvolta persino pi calzante,
dell'uso corretto. Le parole sbagliate a volte sono
cos vicine al significato pi vero delle cose da risultare
un po' come dei giochi di parola. Specie nel caso di termini
attinenti al corpo o alle malattie. Per esempio, polistirolo
anzich colesterolo. Dolori abbominali. Osticoporoso.
Vene faticose. Ghiandola prostratica.
Per non parlare delle frasi fatte. Per sua norma e regola
che diventa Per sua enorme regola. Avere la spada di Adamocle
sulla testa. Restare con una pugnalata di mosche.
Poi le due donne sono scese dalla metropolitana. Ho
alzato gli occhi e ho visto che avevano cambiato il piccolo
manifesto della Poesia in Movimento. C'era una poesia
nuova, in spagnolo, con accanto la traduzione in inglese.
Era di Federico Garcia Lorca, piena di parole come remanso,
che significa acqua stagnante, e fronda de luceros,
ovvero fronda di stelle. Ma la parola che pi mi
ha elettrizzata  stata espesura. L'ho mormorata pi volte,
dividendola in sillabe, cercando di pronunciarla ora in un
modo ora nell'altro, accelerandola, rallentandola, fin
quando non ho notato un ragazzino che mi fissava annoiato.
Espesura, ovvero boschetto. Anche boschetto
 una bella parola. Come nel verso bajo espesura de besos.
Sotto un boschetto di baci.
Stavo andando a cena da Pauline, che vive un po' pi
fuori dal centro. L'edificio in cui abita offre l'ulteriore
vantaggio di ospitare un night club al piano terra. Nonostante
le pareti di calcestruzzo del locale notturno siano
insonorizzate e coperte da almeno una ventina di strati di
catrame, Pauline la notte non pu dormire per la musica
che ancora le arriva. Barbra Streisand. Barry Manilow.
Gloria Gaynor. Certe volte non riesce a trattenersi e si
mette a ballare al buio seguendo il ritmo.
Quindici anni prima, quando l'avevo conosciuta a
Londra, Pauline si guadagnava da vivere andando alla ricerca
di quadri che poi vendeva. E ogni tanto anche di
mobili. Ma di anno in anno questo commercio era diventato
sempre pi difficile perch, come diceva lei, al mondo
non  rimasto pi niente cui non sia gi stato attaccato
il cartellino del prezzo. Nemmeno la merda, diceva. Non
riusciva a competere con i nuovi mercanti. Ammiravo il
suo buon senso, e il suo ostinato rifiuto a occuparsi di
quella che lei considerava arte, una categoria che nel suo
modo di vedere comprendeva la maggior parte delle cose
realizzate prima del 1939. Sotto il profilo estetico, Pauline
era una snob.
Pauline ha sette complicate serrature sulla porta. Le ci
vogliono sempre diversi minuti per aprirle tutte. Finalmente
ci  riuscita e mentre varcavo la soglia mi ha porto
un bicchiere con dello champagne come premio per essere
rimasta cos a lungo sul pianerottolo, ascoltando
Windmills of my mind. Uno dei dischi preferiti nel locale
al pianoterra. Dopotutto, quella era l'Happy hour al
Pussy Cat. O, come dice Pauline, l'Unhappy hour. I dischi
della prima parte della serata tendono sempre allo
sdolcinato, il che mi stupisce: per me il sentimentalismo 
un'emozione che tende a manifestarsi solo a notte fonda.
Accomodati, mi ha detto, sgombrando una pila di
riviste dal divano di ciniglia. Pauline legge tutte le riviste
di questo mondo.
Indossava pantaloni rossi e bianchi di cotone, molto
attillati, e un reggipetto di mohair. Pauline ha una bocca
grande e morbida, la pi fuorviante, secondo lei, nel marasma
di cose fuorvianti che la caratterizzano. Gli uomini
tendono a pensare, e a dire, che quella bocca  una promessa
di grande perizia, solo che in genere non la mettono
in modo cos carino. In realt, come Pauline si affretta
a sottolineare, secondo quanto ha potuto accertare con la
sua esperienza personale, la misura, la struttura, la suggestione
di quasi tutte le cose, purtroppo, non hanno nulla
a che fare con la realt effettiva. Pauline si rammaricava
proprio del fatto che la sua bocca non possedesse alcuna
particolare perizia. Tuttavia nessuno voleva crederle sulla
parola e di conseguenza quella bocca finiva pi che altro
col crearle problemi.
Pauline tende a sminuire tutto - spesso parla di s (e
con chiunque si accompagni, come direbbe la signorina
Burgess) come fosse chiss che troia. Con aria rassegnata
attribuisce la sua incapacit di trovare il vero amore a un
difetto congenito o la considera come la giusta punizione
per qualche principio femminista erroneamente sposato
nella tarda adolescenza e che oggi non pu pi onorevolmente
abbandonare.
Sai, mi ha detto Pauline con un tono di voce piano,
come se stessimo concludendo la conversazione piuttosto
che iniziandola, in America il mio accento mi ha portata
lontano, a Londra invece non durava nemmeno dieci minuti.
Tutti sapevano subito chi ero. Una piccola puttanella
irlandese e protestante. Ma qui... Be'. Forse si potrebbe
addirittura dire che il mio accento mi ha portata fin
troppo lontano. La gente qui mi fa pi di quel che sono.
Almeno tu ce l'avevi un accento. Avrei voluto anch'io
qualche cosa che mi portasse lontano. Sono cresciuta
nelle cucine delle ambasciate. Non ero assolutamente
preparata ad affrontare New York. Nessuno mi aveva avvertita
che New York  come un pranzo di gala. Devi stare
molto attento a quello che dici e a quello che fai perch
non sai mai chi fa piedino con chi sotto il tavolo. All'inizio
mi sono cacciata in un sacco di guai.
S, ha detto. In effetti ho sempre pensato che tu
dici la verit molto pi di quanto sia necessario. Mi ha
rivolto un sorriso di cortesia, sconcertata e imbarazzata
da questa rivelazione. Aveva un groviglio di parole in
bocca, sulla lingua.
Sconcertata  una bella parola.
Stasera, ho detto, per strada, ho sentito uno gridare:
"Sei uno schianto!"
Ti ha gridato cos?
Purtroppo no. Temo che il complimento fosse rivolto
a un bel ragazzo.
Ho un regalo per te, ha ripreso Pauline. A me
non ha portato che sfortuna, cos credo sia venuto il momento
di passarlo a te.
E uscita dalla stanza, poi  rientrata stringendo un sacchetto
di broccato. Mi ha preso la mano, ha sollevato il
sacchetto, lo ha scosso, e sul palmo mi  caduto un pesante
bracciale d'oro. Dal bracciale pendevano cinque
ciondoli anch'essi d'oro.
 un Cartier, ha detto, sedendosi. Ha ripiegato minuziosamente
il sacchetto e l'ha infilato sotto il cuscino di
vinile.
Mi sono tolta gli occhiali per osservare il bracciale e i
suoi ciondoli. Una minuscola carrozzina per bambini.
Uno shaker per cocktail. Un telegramma.
Era di mia zia. L'unica persona interessante della mia
famiglia.
C'era un cesso d'oro, e un minuscolo utensile che sembrava
uno di quegli arnesi per spennellare gli arrosti.
Ma cos'? ho domandato.
 un bracciale che mia zia ricevette in dono, da un
uomo. Non so chi fosse. Non me lo volle mai dire.
Era tutta presa dai suoi pensieri, e calma. Calmissima.
Poi mi ha rivolto un sorriso leggermente sinistro. Apri
lo shaker, ha detto.
L'ho aperto. Dentro c'era un beb tutto d'oro. Ho rovesciato
lo shaker e il pupo mi  caduto sul palmo della
mano.
L'ho fissata, senza capire. Ma qualcosa cominciavo a
immaginare. Scioccata. Glielo regal un amante?
Pauline ha annuito, soddisfatta dalla mia angoscia.
E lui pensava che tua zia l'avrebbe portato? ho domandato.
E infatti lo portava. Me lo ricordo quando giocava a
carte. Pensavo che il beb e la carrozzina fossero adorabili.Forse  per questo che la zia lo ha lasciato a me.
Mi sono appoggiata allo schienale della sedia. Non sapevo
cosa dire. Quando finalmente sono riuscita a parlare,
ho detto qualcosa che ha sorpreso persino me: Sono
giunta alla conclusione che la maggior parte delle cose
accadono senza che nessuno le abbia progettate.
Mi ha guardata stranamente, un po' come se l'avessi
delusa. E invece questo tipo va da Cartier e ordina un
bracciale cos. Non  che da Cartier esponessero in vetrina
questo tipo di ciondoli, che chiaramente alludono a
una gravidanza. Be', adesso forse s, ce li hanno, ma nel
1956 lo escludo. Voglio dire, questi ciondoli furono realizzati
apposta per lui. Ci pensi? Ma che razza di uomo
era? Sembra uno con cui uscirei volentieri.
L'ho fissata, cercando di decidere se il suo sorriso poteva
essere definito agghiacciante (e ho deciso che lo era),
o se Pauline fosse veramente divertita dalla storia che
aveva raccontato.
Va bene, ho detto, io lo porter. Il mio era un
impetuoso e non richiesto pegno di onore femminile, un
gesto provocatorio in nome della zia di Pauline, l'unica
persona interessante della sua famiglia.
Sapevo che l'avresti fatto! Per cena ci sono solo lattuga
e formaggio. Non ti dispiace, vero?
Naturalmente no, ho detto io.
Uscita dal locale sono stata avvolta da una di quelle forti
brezze calde che soffiano dal fiume. L'insegna al neon, un
gatto che fa l'occhiolino mordendosi la punta della coda,
illuminava di una luce rosa le cromature delle auto. La
pesante porta con le borchie d'ottone del Pussy Cat si 
aperta per un attimo, sono entrati due tipi coi berretti da
baseball, e ho sentito Whitney Houston che cantava una
delle sue canzoni sdolcinate.
Cornelius era dall'altro lato della strada, parlava con
un portiere.
Appena mi hanno vista, hanno smesso di confabulare,
come se stessero parlando in una qualche lingua per me
assolutamente incomprensibile. E probabilmente era cos.
Il portiere ha accennato a levarsi il cappello davanti a
me. Ho pensato di fare notare il suo gesto a Cornelius,
come esempio di ironia, ma ho lasciato perdere.
Ho girato i tacchi e senza dire niente mi sono incamminata,
godendo del vento caldo sulla faccia e avvertendo
attorno al polso il peso del mio nuovo bracciale. Ho sentito
che Cornelius attraversava la strada per raggiungermi.
Com', passavi da queste parti? gli ho chiesto, senza
voltarmi a guardarlo.
Stavo parlando con quel tipo.
Di cosa?
Di ragazze.
Ho annuito, svoltando l'angolo.
Secondo te  giusto, ha detto, che le ragazze si
comportino come si comportano, hai presente, come fossero
prigioniere, perch hanno paura della violenza maschile?
Mi sono girata a guardarlo. E di questo che parlavate?
Si  messo a ridere. 'fanculo. Parlavamo di ragazze.
Cornelius mi camminava accanto. Dove stai andando?
mi ha detto. Ha lasciato scivolare lo zainetto dalla spalla
al gomito e ci ha infilato dentro il walkman, fingendo
d'essere tutto indaffarato, fingendo che fosse perfettamente
normale che io me lo ritrovassi davanti, alle undici
di sera, per strada, all'angolo fra White Street e Chapel
Street. Ha stretto la fibbia dello zainetto.
Dove vai? ha domandato di nuovo.
Si pu sapere cosa ci fai qui, Cornelius?
Ti aspettavo.
Mi hai seguita, vuoi dire.
Si  girato il berretto in testa, mettendolo giusto, come
dice lui, cio con la visiera dietro.
Ho preso la tua stessa metropolitana, ma il vagone
dopo il tuo. Volevo andare da mia nonna a Brooklyn ma
quando la metropolitana si  fermata a Canal Street e ti
ho vista scendere, sono sceso anch'io. Ha fatto una pausa.
Cosa c' di sbagliato? Niente.
Be', ho detto io lentamente, io credo il contrario.
Per me c' qualcosa di sbagliato.
Ho delle parole per te, merda.
Non  che proprio non gli credessi, tuttavia continuavo
a pensare che non fosse una bella cosa che mi avesse
seguita. E aspettata. Tre ore. Per darmi dei vocaboli nuovi.
Ma forse non ti interessano perch sono parole per...
hai capito, no? ha detto, timidamente.
No, cosa?
Lo sai.
No, non lo so. Ma di cosa parli?
Parole per quello... Quello che voi chiamate sesso.
Avrei voluto domandargli: Perch, tu come lo chiami?
Eravamo all'angolo fra Broadway e Franklin. Senti,
Cornelius, gli ho detto. Secondo me devi andare da
tua nonna, o ovunque tu stessi andando. Non voglio pi
fare il dizionario con te.
Ma io non voglio andare a casa, ha detto lui, come
se alla fine dicesse la verit. Mi sono chiesta con improvvisa
lucidit se sarei mai riuscita a scoprire cosa voleva da
me.
Perch no? ho domandato.
Quel tipo  andato l. Ha messo una fifa blu addosso
a mia nonna per via di quella puttana che hanno ammazzato.
Ha detto che c' stato un altro omicidio. Che lui
stava andando a un omicidio.
Un omicidio? ho ripetuto io.
Quel tipo non ha nessun diritto di venirmi a fare domande,
merda, ha continuato Cornelius, petulante.
 per via di quell'omicidio. Quella ragazza del bar
che  stata assassinata.  di questo che ti vuole parlare
Malloy.
Quale bar? Non frequento bar io.
Ci siamo andati insieme dopo la lezione, ho detto
paziente, domandandomi perch poi fossi cos paziente
con lui.
Accidenti, che male c'?
Il barista mi conosce, ho detto. Ha dato il mio
nome a quelli della polizia.
Ma a me, come mi conosce? Che cazzo c'entro io?
Non lo so, Cornelius. Non mi importa. Ho detto io
ai poliziotti che ero l con uno dei miei studenti.
Eravamo arrivati alle scale della metropolitana.
Ti accompagno, ha detto. Non puoi andare da
sola in metr a quest'ora.
Mi ha seguita gi per le scale. Stava arrivando un treno
e ho infilato in fretta il mio biglietto nella macchinetta, lui
ha scavalcato con un salto la ringhiera di ferro e siamo saliti
sul vagone con una certa aria di trionfo del tutto fuori
luogo mentre le porte si chiudevano dietro di noi con
uno scatto. C'erano altre sei persone nel vagone, tre erano
donne, tre donne sfinite che probabilmente tornavano
a casa dopo aver pulito gli uffici vuoti dei palazzi di Wall Street.
Ho notato che era cambiata la poesia del poster
Poesia in Movimento. Erano dei versi di Walter Raleigh.
Dammi la mia conchiglia di quiete.
Cornelius mi ha sorriso. Improvvisamente mi sono domandata
se pensava che ero in sua bala, e mi sono resa
conto che ero in sua bala. Naturalmente, potevo sempre
saltare gi dal vagone alla fermata successiva, fermare il
primo poliziotto di passaggio e dirgli che un mio studente
insisteva per accompagnarmi a casa per la mia sicurezza
essendo notte fonda. Sarebbe stato un esperimento interessante.
Non ci siamo scambiati una parola e siccome ho pensato
che sedersi avrebbe implicato una certa disinvoltura
e forse persino una certa intimit, siamo rimasti in piedi,
sballonzolati dal treno, un po' curvi in avanti come tutti
quelli che viaggiano in piedi in metropolitana. Il treno si
 fermato ad Astor Place e siamo scesi.
Chi sono questi uomini barbuti dipinti sul muro?
mi ha domandato Cornelius. Era dietro di me. So che lo
sai, ha detto.
Effettivamente lo sapevo.
Ma non me lo dirai, ha continuato. Perch adesso
sei peggio di un serpente con me.
Un'espressione che avrebbe potuto usare sua nonna,
originaria delle Indie Occidentali. Essere peggio di un serpente,
per dire essere furenti. Come machete. Probabilmente
portato nelle Antille da Walter Raleigh, che
adesso era in metropolitana.
Grazie, adesso sono al sicuro, Cornelius, ho detto
girando appena la testa sopra la spalla e imboccando rapidamente
le scale.
Sono scesa gi per l'Ottava Strada, diretta verso la
Quinta Avenue. Volevo fermarmi a comprare il latte per
l'indomani, ma ho proseguito.
Be', fin qui ti ho accompagnata, ho sentito che diceva.
Come sono arrivata in fondo all'isolato, ho notato
un'automobile parcheggiata davanti al mio palazzo. Era
un'auto grigia, coi parafanghi arrugginiti. Appoggiato all'auto
c'era un uomo.
Improvvisamente mi sono resa conto che il rumore dei
passi dietro di me era cessato. Cornelius se n'era andato.
Ho fatto finta di non averlo visto. Ho cominciato a salire
le scale.
Mi ha chiamata per nome.
Mi sono girata.
Malloy era sotto di me, sul marciapiede, faceva saltellare
le chiavi nel palmo della mano aperta.
Speravo di trovarla in casa, ha detto.
Non sono in casa.
Non  in casa?
Questo mi ha costretta a sorridere.
Volevo solo verificare un paio di cosette con lei, ha
aggiunto.
Un paio di cosette?
Esatto.
Vuole entrare? gli ho chiesto, e mi sono stupita di
me stessa.
No, ha risposto.
Mi sono resa conto che avrei voluto che entrasse in casa.
Questo mi ha stupita ancora di pi. In un flirt prendere
una decisione, qualsiasi decisione,  l'inizio della fine.
E il matrimonio, la quintessenza della decisione, ne  un
buon esempio.
Le ruber solo un minuto, ha detto lui. Si  girato
e ha aperto la portiera dell'auto dalla parte del marciapiede.
Ho sceso lentamente le scale, sapendo che mi stava
guardando, lenta nei movimenti, con una leggera oscillazione
delle anche, una mano in tasca, l'altra a scostare i
capelli dalla fronte. Mi sono tolta gli occhiali.
Sono salita sull'auto.
Lui ha detto: Ecco che le tocca di nuovo salire su
un'auto con degli uomini strani.
La radio era accesa su una di quelle stazioni che trasmettono
i vecchi successi. Lui ha girato attorno all'auto,
 salito e si  messo al volante; si muoveva come se il corpo
gli dolesse. Sono stato tutto il giorno in un tunnel
del cazzo, ha detto.
In un tunnel del cazzo? A volte il modo di parlare
altrui mi colpisce al punto di farmi apparire pi letteraria
di quel che sono.
Lui mi ha guardata. Abbiamo ricevuto una chiamata.
C'era un cadavere nel tunnel che corre lungo la West Side
Highway. Ci andavo da ragazzino, a guardare i carrozzoni
del circo. Adesso ci stanno solo dei senzatetto. Zingari
ungheresi per lo pi. Non sapevo nemmeno che esistessero
ancora gli zingari, lei s?
Ho scosso la testa.
Abbiamo trovato un corpo mummificato. Il cadavere
presentava numerose ferite di arma da taglio su tutto il
corpo.
Non ho detto niente, per paura che si bloccasse. Malloy
parlava come fra s e s. La sua era una riflessione ad
alta voce, un modo di riordinare i pensieri.
Per prima cosa, ha detto accompagnando le parole
con quello che sembrava un sorriso, abbiamo pensato
che i ragazzi del Ventesimo Distretto avessero trovato il
cadavere, e l'avessero trasportato nel distretto confinante.
Facciamo sempre cos. Se troviamo un annegato, diamo
pedate e manate in acqua perch il cadavere galleggi verso
un altro distretto, per non occuparcene noi. Cos sono
andato a trovare un mio vecchio amico, Vladimir Kostov.
Mi ci sono voluti anni per penetrare nel suo piccolo regno.
Raccoglie l'acqua del Riverside Park. Dice che tanto
 filtrata dalle rocce. E piscia tutto attorno alla sua roba
perch dice che questo tiene lontani i topi. Quasi l'ammazzavo
la prima volta che l'ho visto. Mi minacci con
un coltello. Kostov odia tutto e tutti, ma a me ha finito
col prendermi in simpatia. E lui mi ha raccontato quello
che sapeva del cadavere. E venuto fuori che il nome della
mummia  Farrington. Abbiamo dovuto amputargli due
dita.
Che brutto, ho detto.
Di solito questo  compito del medico legale. Amputa
le dita e le mette in ammollo per riuscire a prendere le
impronte. Con la mummificazione, il corpo perde ogni
succo e la pelle delle dita si raggrinzisce, non so se mi
spiego.  impossibile prendere delle buone impronte digitali.
Con le vittime degli incendi capita la stessa cosa.
Allora devi spellare il dito, rovesciare la pelle, mettertela
attorno al dito srotolandola per bene, cos si riescono a
leggere le impronte, anche se al contrario. Insomma questo
Farrington era un poco di buono. In passato era stato
in prigione per omicidio.  venuto fuori che negli ultimi
tempi faceva il pappone di un prostituto, un travestito
che si fa chiamare Michael Tilly, o signorina Theresa: dipende
da come gli gira quel giorno. Malloy ha sospirato
passandosi le dita fra i capelli. Oggi pomeriggio sono
riuscito a scovare la signorina Theresa in una camera ammobiliata
sulla Centoventiseiesima Strada, aveva l'AIDS.
La diarrea e il vomito se lo stavano portando via: parlava
di s cambiando continuamente identit e passando da
Michael Tilly alla signorina Theresa, a un terzo personaggio,
una prostituta, una certa Honey. Era agli sgoccioli,
cazzo. Ma ho cominciato a parlare con lui e piano piano
sono riuscito a mettere insieme le cose.  stata Honey a
uccidere Farrington, lui la terrorizzava. Le pigliava tutti i
soldi, e la malmenava. E la costringeva a fare pompini a
cani e porci, lo stronzo.
Ero sconcertata.
Comunque, ha continuato, a un certo punto ho
mollato quel Tilly per andare a cercare di convincere
quelli dei servizi sociali a ricoverarlo in ospedale. Ma
quando sono tornato, era morto. Era morta. Insomma,
erano morti.
Cornelius mi ha detto che c' stato un altro omicidio
da queste parti.
Chi gliel'ha detto?
Cornelius Webb. Quel mio studente.
E perch  venuto a raccontarglielo?
Non lo so, ho detto, ponendomi a mia volta questa
domanda.
Cosa le ha raccontato? La voce di Malloy era cambiata.
Adesso era in allarme. Non aveva pi nulla di sognante,
di aneddotico.
Che  stata uccisa un'altra donna.
Quando glielo ha detto?
Cornelius mi ha raccontato che lei  stato da sua
nonna. E che ha detto a sua nonna che doveva andare a
un altro omicidio.
Malloy mi ha guardata. A un altro funerale, semmai.
Non a un altro omicidio. Negli ultimi diciassette giorni a
Manhattan Sud sono state assassinate due donne. Secondo
lei, questo cosa significa?
Ho pensato che non fosse il caso di fare dello spirito.
Dico a proposito degli uomini e delle donne. Cos sono
stata zitta.
Glielo dico io cosa significa. Questi omicidi non sono
opera di un solo assassino.
Malloy era a un tempo elusivo e preciso. Selettivo, ma
non alieno dal concedere una suggestiva esemplificazione.
I serial killer hanno un metodo, un modo di uccidere
che  risultato efficace una volta, quindi continuano a
usarlo. Non c' niente di strano. Facciamo tutti cos.
Usiamo quello che funziona, e in genere questa  la via
pi semplice. Un assassino impara a uccidere uccidendo.
E ogni volta si perfeziona. Ma uccider sempre nello stesso
modo. I nostri due omicidi invece non si assomigliano.
Non hanno lo stesso stile.
Ho guardato dal finestrino dell'auto due ragazzine che
camminavano lentamente lungo il confine del parco; sembravano
in cerca di guai.
Come mai  diventato poliziotto?
Mi ha guardata, sorpreso. E chi lo sa? Ho preso questa
strada, punto e basta. Senta, ma quand' che Cornelius
le ha detto che me ne ero andato perch c'era stato
un altro delitto?
Non capivo se voleva sapere quando Cornelius me lo
aveva detto oppure quando sapevamo che Malloy se n'era
andato perch c'era stato un nuovo delitto. Circa dieci
minuti fa, ho risposto alla fine.
Lui ha annuito. Sono sicuro che alla signora Webb
ho detto che stavo andando a un altro funerale.
L'ho guardato.
Un funerale, ha detto. Non  precisamente la
stessa cosa, non so se mi spiego.
Sentivo l'odore della sua colonia, o del suo dopobarba,
o quel che fosse, e tutto a un tratto mi sono ricordata che
mio padre diceva sempre: I gentiluomini non profumano.
Questo di Malloy non era mica un profumo. L'aria
condizionata era accesa, e dentro la vettura faceva freddo.
Il freddo sembrava accentuare quell'odore. Ho abbassato
il finestrino, Malloy si  allungato in avanti e ha
spento l'aria condizionata.
Si  infilato una mano sotto la giacca come se avesse
un prurito e ha tirato fuori un piccolo cercapersone nero,
tentando di decifrare il numero segnato sopra, protendendosi
per prendere la luce del lampione. Ha sospirato
e ha spento il cercapersone, riagganciandolo faticosamente
alla cinta. Sbaglio, o era quel ragazzo che l'ha riaccompagnata
a casa adesso? ha domandato. Quel ragazzo
nero. Cornelius.
Allora lei mi stava proprio seguendo, ho detto.
Io? Seguirla? Si  messo a ridere.
Ha alzato il volume della radio. Sente?  "His
Kiss". Betty Everett. Gli ho guardato le mani. Al dito
medio della mano sinistra portava un grosso anello d'oro,
di quelli dei college universitari. Al mignolo della mano
destra aveva invece un anello molto pi piccolo, sempre
d'oro: due mani che stringevano un cuore. Roba da irlandesi.
Mi sono chiesta se per caso sul deretano aveva tatuato
un trifoglio.
Lei di dov'? mi ha domandato tutto a un tratto.
Poi, prima che potessi rispondere, ha proseguito: Io sono
di Washington Heights. E rimasto zitto ad ascoltare
la musica. Sa, non c'era niente di meglio, da ragazzi, per
pomiciare e compagnia bella.
Sono rimasta in silenzio, rifiutandomi di concedergli il
vantaggio che aveva appena conquistato.
Lei  nata a New York?
No, nelle Filippine.
Mi ha guardata con interesse. Che roba!
Gi, ho detto. Un paese terribile.
Porca miseria!
Mio padre lavorava per il Dipartimento di Stato.
Accidenti.
A quale funerale sta andando?
Di nuovo si  messo a ridere. Non sto andando a
nessun funerale. Non stanotte almeno. Sono stato a un
sacco di funerali, ma mai di notte. Oggi per ho assistito
a un'autopsia, vale?
Forse.
Quella ragazza che  stata uccisa la settimana scorsa...
la sua voce ha preso un tono profondo e caldo sa,
in caso di morte per strangolamento o per un violento
trauma al plesso solare, a prima vista sul cadavere potrebbe
non risultare niente. Posso esaminare un cadavere nel
luogo del suo ritrovamento e non avere nessuna prova
che si tratti di un delitto. Posso dire questo mi sembra un
omicidio, questo mi puzza di omicidio, questo per me 
un omicidio, ma senza tuttavia sapere esattamente perch
 un omicidio. Nessuno pu comparire sulla scena di un
delitto senza alterarla in qualche modo - aggiungendo o
sottraendo qualche elemento. Di solito aggiungendolo.
Ma i cadaveri mi parlano, non so se mi spiego. Il corpo di
un morto pu dirmi un sacco di cose. A volte, persino
tutto quello che mi serve sapere.
Ha abbassato la radio.
Senta, ha detto. Ho riesaminato l'omicidio di
quella ragazza. Quella coi capelli rossi. Ecco perch sono
venuto a farle visita. C' qualcosa che manca. Uno spazio
vuoto. Insomma, so che c' ancora qualcosa che non so.
Per via della disarticolazione, ho detto.
E questo lei come lo sa? mi ha chiesto guardandomi
incuriosito.
Me l'ha raccontato lei. Mi  rimasto impresso.
Sono sconcertato.
Sono io a sconcertarla?
Avevo pensato di invitarla a bere una birra.
Si  piazzato davanti al bancone del bar e ha avvicinato
uno sgabello per farmi sedere. E quando mi ha offerto da
bere io ho accettato una birra, aggiungendo subito dopo:
Quella che prende lei, per evitare che mi chiedesse
quale. Allora ha ordinato due Guinness e ha messo un biglietto
da venti dollari sul banco. Ecco una cosa che una
donna non farebbe mai, dico posare a quel modo i soldi
sul bancone di un bar. Mi interessano molto i modi in cui
gli uomini si differenziano dalle donne.
Vive ancora a Washington Heights? gli ho domandato.
In un certo senso non ho mai lasciato Washington
Heights. Non l'ho mai lasciata sul serio. Ci ho provato,
Dio solo sa se ci ho provato, ma senza andare mai troppo
lontano. Per andare a lavorare attraverso il ponte George
Washington due volte al giorno e capisco che faccio da
troppo tempo il poliziotto a New York quando, uscendo
dal ponte di ferro per entrare a Manhattan, mi accorgo
che lo stomaco mi si rivolta. Anzi, a pensarci, mi viene il
voltastomaco anche adesso. Un mio vecchio collega mi
diceva sempre: "Malloy, quando questa vita non ti divertir
pi, devi mollare. Il giorno in cui non ci troverai pi
gusto, capirai che  finita". Non so se mi spiego.
Lei si spiega perfettamente, ho detto io.
Si  guardato intorno. Si era seduto dalla parte pi
esterna, e stava davanti alla porta principale del bar. Ho
notato che portava una cravatta che sembrava di Herms,
una cravatta da ragazzo ricco, con dei disegni di animali.Giraffe o formichieri. Si  accorto che la stavo guardando.
 un regalo, ha detto. Il regalo di un CNI, cadavere
non identificato, trovato nell'East Side. Le piace? Ha
alzato la punta della cravatta per guardarla. A lui piaceva.
Un regalo? Non capivo.
Senta, mi ha sorriso, per tutta la mia vita sono
stato sempre a due passi dalla prigione.
Ancora non mi ha detto dove abita.
Rockland County. Sa dov'? Nello stato di New
York. Sull'altra riva dello Hudson. Mi ha sfiorato le ginocchia
col braccio e ha detto: Mi scusi.
Ha allungato il braccio per prendere il grosso boccale
di Guinness sul banco e ho notato di nuovo come erano
belle le sue mani, i polsi, le unghie piatte e pulite. Il tatuaggio.
Si  accorto che gli guardavo le mani.
Ho le mani da checca, ha detto.
Chiss se pensava la stessa cosa dei suoi occhi. Occhi
da checca. Avevo l'impressione che i suoi occhi gli piacessero.
E quel tatuaggio?
Faccio parte di un club. Un club segreto.
Con un sacco di membri?
Giusto un paio.
Ho annuito. Era proprio quello che avevo immaginato.
Vivo con la mia ex moglie. Per rispondere a una delle
sue numerose domande. Ha bevuto un sorso e si 
pulito la linea bianca che la schiuma gli ha lasciato sul
labbro.
Per qualche ragione, non mi stupiva che vivesse con
l'ex moglie.
Sono tornato da lei cinque anni fa. Dio buono, dico
la verit: ero sfinito. Dopo il divorzio, ero andato a stare
da mia madre, a Washington Heights, in mezzo ai dominicani.
 una cosa un po' imbarazzante... essere divorziato
e vivere con mammina, non so se mi spiego. Come si
fa, alla fine di una serata, a dire a una donna: "Scusa, sai,
ma dobbiamo andare a casa tua perch mia madre magari
 ancora in piedi a recitare il rosario, giuro che domattina
sar gi sparito".
Non  una cattiva idea.
Ha fatto la faccia sorpresa.
Andarsene prima che sia mattina, ho detto.
Nemmeno la donna vuole che l'uomo resti tutta la
notte, vero? Le donne non vogliono svegliarsi con qualche
tonto dentro il letto. Io certi giorni comincio a lavorare
alle quattro del pomeriggio. E una donna non ti vuole
fra i piedi tutto il santo giorno, cazzo. Molte donne di
mia conoscenza ti portano a casa, fanno l'amore, e quando
 tutto finito e tu ti alzi, gli vedi il sollievo stampato in
faccia: "Non solo scopa bene, ma sa anche quando  il
momento di andarsene". Neanche tu, del resto, vuoi svegliarti
al mattino e vederti una tipa nel letto. Per cui va
bene cos e tutti sono felici.
Mi ha rivolto un gran sorriso ed  tornato al suo boccale
di birra. Anch'io ho preso il mio e i ciondoli del
braccialetto hanno tintinnato urtando contro il banco.
Bel braccialetto, ha detto lui, posando il boccale.
Senta. Io posso essere chiunque lei vuole che io sia.  la
mia specialit. E quello che faccio tutto il tempo. Non se
lo dimentichi. Vuole che sia suo amico e che la scopi?
Non c' problema. Vuole che la corteggi, la porti a cena
fuori e compagnia bella? Non c' problema. Ha bevuto
un sorso. E ha fatto un'importante aggiunta. L'unica
cosa che non potr mai fare  ridurla a polpette.
Ecco, secondo la mia esperienza (dopotutto, ho quasi
trentacinque anni e in queste faccende qualcosina l'ho
imparata), quando due persone parlano di sesso, del sesso
in astratto, ammesso che esista una cosa simile,  un
po' un modo di scopare prima di andare a letto, una specie
di prova, per vedere se funzioner. E Malloy mi sembrava
che stesse facendo esattamente questo, seduto l
col suo sorriso e le sue dita a salsicciotto e quei suoi occhi.
Mi stava facendo il filo. Forse un po' troppo in fretta,
ma ormai l'aveva tirato fuori. Me l'aveva messo in testa.
O in grembo. Anche se ancora non c'era niente di concreto.
Non deve essere tanto facile vivere con l'ex moglie,
ho detto.
Cosa intende? Sembrava stupito.
Penso alle serate fuori. Alle ragazze da non ridurre a
polpette.
Lei non conosce i poliziotti. Ho dei colleghi che non
vedono casa loro da anni. Mi ha guardata. Vede, i poliziotti
sono i peggiori mariti del mondo, non so se mi
spiego.
Sembra che non siano granch nemmeno come
amanti.
I poliziotti si pappano le ragazze come fossero costolette
di vitello.
Mi sono domandata un po' oziosamente se Malloy non
fosse il tipo che ha bisogno di parlarne, dopo, magari per
telefono, passati un paio di giorni. Gli uomini pi educati
ti chiedono se la vagina ti  tornata a posto. Se  ancora
dolorante. Se ti  restata larga come lo Stadio Shea.
Tutto a un tratto non ho pi avuto voglia di parlare di
ragazze. O di costolette di vitello. Perch il suo collega
porta una pistola ad acqua nella fondina?
Gli hanno tolto la pistola d'ordinanza. Ma lavora ancora.
Se stasera non  qui a lavorare con me  solo perch
non  in servizio.
Perch, lei sta lavorando, adesso?
S. Accidenti, s. Cosa pensava che stessimo facendo?
Sto battendo tutte le strade. Anche qui, in questo preciso
momento, io sto lavorando. La sto sottoponendo a un interrogatorio.
Che tutto si svolga in un bar non fa nessuna
differenza. Senta, ha aggiunto con un sospiro stanco,
da quando ho cominciato a fare questo lavoro, il dipartimento
 cambiato un sacco. Adesso lavorare nella Squadra
Omicidi in realt vuole dire solo lavorare in un'impresa
di pompe funebri.
E come mai il suo collega  in permesso?
Si chiama servizio in sede, non permesso. Malloy
ha bevuto un sorso di birra. La moglie l'ha beccato con
un'altra. Una tipa grossa e grassa. A Rodriguez piacciono
le ciccione.
E l'infedelt coniugale  una ragione sufficiente per
togliere la pistola a un poliziotto?
Ecco, sua moglie  corsa fuori di casa e ha cominciato
a incidere il suo nome con la punta delle chiavi sul cofano
della nuova auto di Rodriguez. Quando lui  uscito,
lei era gi alla seconda enne. Si chiama Lonnie. l-o-n-ni-e.
Richie non ci ha visto pi e ha fatto per metterle le
mani addosso, lei  scappata, rifugiandosi in casa, e ha
buttato dalla finestra il suo trofeo della Societ Ispanica.
Malloy si  accigliato. E, be',  stato a questo punto,
non so se mi spiego, che Rodriguez ha cercato di ucciderla.
Non sapevo cosa dire.
Richie dice sempre che vorrebbe essere una lesbica,
cos potrebbe scopare con le donne e scordarsi tutte
quelle altre cazzate. Non so se mi spiego. Il matrimonio, i
marmocchi, le ipoteche e compagnia bella. Ma io gli dico
che non sarebbe granch come lesbica.
Perch?
Per via del cosiddetto sesso orale. Agli ispano-americani
e ai neri non piace mica. Richie giura che non manger
mai niente che poi si alza e se ne va.
Buono a sapersi, ho detto.
Accidenti, Richie lo adorava quel trofeo. Glielo avevano
assegnato come Cittadino dell'Anno di San Juan o
stronzate cos. Ma lui la prende sul serio questa storia.
Per lui conta un sacco.
Il racconto mi ha fatto sorridere ma mi sono chiesta se
non sorridevo solo perch volevo piacergli. Poi mi sono
preoccupata perch ho capito che non era solo che volevo
piacergli, io volevo essere come lui. Be', s, ho detto.
 una buona ragione per uccidere il proprio coniuge.
Dico, fra tutte le possibili ragioni che mi vengono in
mente. Mi sono domandata se dicevo sul serio. Preoccupata
che fosse davvero cos.
Gli hanno tolto pistola e distintivo e l'hanno messo a
servizio in sede. Adesso fa il topo, sommerso dalle scartoffie.
La prima volta che lo hanno interrogato, gi in
centrale, Richie ha chiesto se volevano vedere il certificato
di sanit mentale rilasciatogli dallo strizzacervelli della
polizia. L'ha ricevuto due anni fa, quando la sua vecchia
telefon al capo del reparto investigativo minacciando di
uccidersi se Rodriguez non tornava a casa. Gli hanno detto:
"S, vediamo questo certificato". Lui l'ha tirato fuori e
quei maledetti ciccioni del cazzo glielo hanno confiscato.
Malloy si  messo a ridere. Ha posato il piede sul piolo
del mio sgabello e ho visto che aveva una fondina nera legata
alla caviglia. Gli hanno detto che glielo ridaranno
quando gli ridaranno il distintivo e la pistola. Per cui
adesso non ha pi niente. Niente moglie, niente pistola,
niente distintivo, niente certificato ufficiale in cui si dichiara
che lui non  matto. Pi di tutto gli dispiace per il
certificato. Accidenti, se lo rimirava tutti i santi giorni.
Chi sarebbero questi topi?
Sono quelli che infilano le palle in un cassetto. Quelli
che fanno degli esami per ottenere una promozione.
Quelli che non vogliono lavorare per strada. Perch sono
pigri. Oppure hanno fifa.
Ha ordinato un altro giro di birre, anche se non avevo
ancora finito la mia. Il barista ha preso un biglietto da
dieci dollari dal resto di prima, ancora posato sul banco.
Come la maggior parte delle persone che parlano di tutto
un po', Malloy non mi aveva detto un bel niente. Non mi
aveva rivelato niente di s. Parlava un sacco, ma diceva
solo quello che voleva che io sapessi. E non era molto.
Ma lei  sicura che non ci siamo gi incontrati? mi
ha chiesto tutto a un tratto. Giurerei di averla gi vista
da qualche parte. Va mai in spiaggia? Forse ci siamo visti
l. Forse ha un due pezzi a pois?
Ho guardato in quei gelidi occhi blu. Dentro di me,
qualche tenace residuo di una vecchia tattica di resistenza
mi ha costretta a mentire: No, non mi sembra. Giurerei
che non ci siamo mai visti prima. Questo  stato il mio
terzo errore, o il sesto o il decimo. Avevo perso il conto.
Probabilmente le ricordo qualcuno, tutto qui, ho concluso.
Gi, ha detto lui, guardandosi attorno. Deve essere
cos.
C'era una ragazza nera piuttosto carina seduta al bar,
vicino alla porta, e quando ho alzato lo sguardo mi sono
accorta che stava fissando Malloy. Mi sono girata per vedere
se lui se ne era accorto. Sarebbe stato meglio se non
l'avessi fatto.
Quelle ti guardano, e tu le guardi a tua volta, ha
detto Malloy, allungandosi verso di me. E cos che si
flirta con le ragazze nere. Ma con le bianche, mi piace essere
io quello che guarda, poi si accorgono che le stai fissando,
allora distogli lo sguardo. Cos per cinque o sei
volte. E a quel punto la pollastrella pensa di averti preso
all'amo.
Ha guardato di nuovo la ragazza nera. Vuole che la
rimorchiamo?
Ho guardato anch'io la nera, stupita gi solo dal fatto
di prendere in considerazione quell'eventualit, anche se
era una cosa che non avevo mai fatto, dico di scopare con
un uomo e una donna insieme. E il mio stupore  cresciuto
ancora quando mi sono resa conto che, sebbene fossi
gi sul punto di fare qualsiasi cosa volesse Malloy, non
desideravo affatto rimorchiarla. Sarei stata troppo gelosa.
Non volevo dividerlo con altre.
No, ho risposto.
Senta, ha detto con voce calma, per me non fa
mica differenza, sa? Non sono molte le cose che non ho
fatto.
Ecco una mossa sempre interessante, ho pensato. E ho
sentito il mio corpo accendersi. Spacconeria camuffata da
confessione. Minaccia camuffata da confessione.
E con un cadavere ha mai scopato? ho chiesto.
Certo, non ero nemmeno lontanamente alla sua altezza,
me ne rendevo conto, ma dovevo almeno cercare di stare
al gioco.
Un cadavere? Si  messo a ridere. No, mai. Non
ho mai scopato con nessuna che sapessi che era morta.
Sa, quel ragazzo era con me stasera. Dico, quello con
cui voleva parlare, ho detto io, saltando di nuovo di palo in frasca.
Si  pulito la bocca. Ma io non voglio parlare con
nessuno.
Ho fatto la faccia stupita.
Non ancora, ha proseguito Malloy. Chi ha ucciso
la ragazza coi capelli rossi  uno che sa tutto sul corpo
umano. Non  mica facile tagliare la gola a quel modo.
Quel suo studente, Cornelius, non mi sembra il tipo capace
di disarticolare le braccia a una ragazza e strappargliele
via, o sbaglio?
No, che io sappia.
 un po' un lavoro da macellaio, quasi come tagliare
a pezzi un pollo, non so se mi spiego. Come fa a strappare
la coscia a un pollo fritto? La disarticola.
Mi ha preso un braccio scostandomelo dal fianco e mi
ha posato una mano fra il seno e il braccio. Ho avuto
quasi l'impressione che mi marchiasse.
Questo  l'omero, ha detto. E questa  la giuntura
della spalla.  una faccenda piuttosto difficile. Bisogna
intendersene.
Come te, ho pensato.
Tutto a un tratto mi ha sorriso. E ha lasciato andare il
mio braccio.
Mi sono guardata alle spalle, chiedendomi cosa lo
avesse distratto.
Bello e voluminoso ecco l'ispettore Rodriguez, quello
che non mangia niente che si alzi in piedi e vada via.
Salve, ho detto.
Salve, come va? Si  guardato attorno.
Accidenti, sei riuscito a liberarti? gli ha domandato
Malloy cambiando il tono di voce: non pi il tono poliziotto-pupa
ma il tono poliziotto-collega. Ti hanno lasciato
uscire?
Rodriguez ha ghignato. Ma che cazzo, non voglio far
niente a nessuno. E poi cosa potrei fare? Ha infilato la
destra dentro la giacca, ha estratto la pistola di plastica
dalla fondina con su la mappa di Puerto Rico, e ha spruzzato
Un sottile getto d'acqua sulla faccia di Malloy.
Gli ho porto il mio tovagliolo di carta e lui ci si 
asciugato la faccia.  stata una cosa proprio femminile,
porgergli il fazzoletto, e me ne sono pentita subito.
Se volerti bene  sbagliato, ha detto Rodriguez a
Malloy, non voglio essere nel giusto.
D'accordo, va bene, ha detto Malloy.
Ho dovuto parcheggiare in Christopher Street. Cazzo,
c'erano centinaia di froci con l'aria di volersi fare almeno
duecento scopate ciascuno. Ha scosso la testa, disgustato.
Non le darebbe altrettanto fastidio se invece cercassero
di scoparsi duecento donne ciascuno, sono intervenuta
io.
E chi lo sa? ha detto Rodriguez. Poi ha ordinato
una vodka e un succo di mirtilli. Per via della cistite. Stava
dritto sullo sgabello. Ho provato un'improvvisa antipatia
per lui, il che mi ha sorpresa, visto il suo bel personale,
o, per essere pi precisi, vista la sua notevole bellezza
impersonale, una qualit che apprezzo molto in un uomo.
E visti i suoi modi, cos freddi, pacati, indifferenti,
una caratteristica che apprezzo ancora di pi.
Rivolgendosi a Malloy Rodriguez ha detto: Sai, oggi
una delle segretarie, una civile, la conosci, Dewanne,
quella tutta pelle e ossa, mi fa: "Qual  la differenza fra un
sessantanove e un dipartimento di polizia?" Rodriguez
mi ha guardata. Forse la conosce?
Ho scosso la testa. No, non ancora.
Rodriguez si  girato di nuovo verso Malloy. Nel sessantanove
hai sotto gli occhi un solo buco di culo.
Malloy ha sorriso.  una brava ragazza, Dewanne. Si
appunta i miei messaggi in triplice copia.
Quella ha voglia di ciucciarti l'uccellino, ha detto
Rodriguez. Si  guardato intorno di nuovo e ha notato
anche lui la ragazza nera. Le ha sorriso. Malloy si  accorto
che guardavo Rodriguez e mi ha fatto l'occhiolino.
Pensavo che mangiassi carne nera solo il giorno del
Ringraziamento, gli ha detto Malloy. Poi ha ordinato un
altro giro di beveraggi. Noi due ci conosciamo da
vent'anni, mi ha detto.
Anche di pi, ha detto Rodriguez, senza togliere gli
occhi dalla ragazza.
Dov' Marty? gli ha chiesto Malloy.
Gli hanno dato un permesso di ventiquattro ore. Ha
detto che sua madre era malata.
C' stato un omicidio nel Trentaquattresimo, ha
detto Malloy. Bel colpo. Un mangiatortilla ha fatto fuori
la moglie. C' andato il capitano.
Rodriguez ha annuito. Si vede che quella non sapeva
quando doveva chiudere il becco.
Mi sono domandata se Rodriguez si considerasse un
mangiatortilla.
Lui ha scollato gli occhi dalla ragazza nera e ha detto:
Sapete, in realt bastano due tette, un buco, e un cuore
che batte.
Malloy ha detto con voce mite: Delle tette si pu anche
fare a meno. E Rodriguez ha aggiunto: Anche del
cuore che batte.
Mi sono ricordata che Pauline dice sempre che gli uomini
hanno bisogno di disprezzarci per superare la terribile
paura che hanno di noi e riuscire ad avvicinarci. Pauline
ha idee molto romantiche. Ho provato con tutte le
mie forze a controllarmi, ma in faccia dovevo avere qualche
smorfia, il segno di una momentanea incertezza, perch
Rodriguez mi ha detto: Lei  una di quel tipo, vero?
Accidenti, s, lei deve essere proprio una di quel tipo.
Credevo che anche lei fosse femminista, ho detto
io. So dall'ispettore Malloy che le piacciono le donne
grasse. E questo mi ha fatto pensare che lei avesse una visione
generosa, forse persino comprensiva, delle donne.
Con mia sorpresa, Rodriguez ha sorriso, ma l'irritazione
lo ha fatto impallidire. Stavo cominciando a pensare
che non fosse poi tanto un bell'uomo.
Malloy le ha detto perch?
Non mi sono spinto fino a questo punto, ha detto
Malloy. Aveva l'aria un po' imbarazzata.
Le ciccione, ha detto Rodriguez, sono sempre allegre
quando le chiami, anche se  tardi. Ti dicono sempre:
"S, vieni pure, non sto mica dormendo". E si mettono
a cucinare per te. Anche se sono le cinque del mattino.
Le ciccione sono fantastiche. Ha annuito, compiaciuto
di s.
Io l'ho guardato, chiedendomi se le magre di norma si
rifiutino di cucinare per i poliziotti. Forse s.
Lei probabilmente non  mai stata grassa in tutta la
sua vita, ha detto Rodriguez.
Bench non mi piaccia che qualcuno intervenga in mia
difesa, specie se si tratta di un uomo, sarei stata molto felice
se Malloy avesse detto a Rodriguez di andare a fare in
culo. Ho guardato in giro nel locale. Sembravano vestiti
tutti come turisti. Calzoni corti. Sandali. Tute sportive di
seta grinzosa da paracadute. Ma la scena migliore in fatto
di vestiti l'ha vista Pauline che ha viaggiato in aeroplano,
sul volo Miami-New York, seduta accanto a uno che indossava
solo un costume da bagno umido. Malloy e Rodriguez
erano gli unici fra i presenti a indossare l'abito
completo. Camicia bianca e cravatta. Non si erano nemmeno
tolti la giacca.
Rodriguez ha guardato l'orologio che aveva al polso.
Devo lasciarvi. Domani voglio andare a pescare.
Ma poi te li mangi davvero i pesci che prendi? gli
ha domandato Malloy. Hai un bel coraggio, i pesci delloHudson.
Be', cos'ha che non va, lo Hudson?
Malloy si  messo a ridere. Okay, bada solo a non affogare.
Sempre con quella sua pronuncia strascicata.
Vuoi che timbri io per te? gli ha chiesto Rodriguez.
Chiss se lo faceva spesso, dico di spalleggiare Malloy. Di
coprirlo. Di violare le regole. In ogni caso, mi sono resa
conto che in questo modo aveva fatto sapere a me e a
Malloy che lui sapeva che Malloy stava cercando di portarmi
a letto.
No, ha risposto Malloy. Vengo via anch'io.
Mi sono sentita arrossire per la delusione. Ho guardato
altrove: avevo paura che se ne accorgessero.
Be', allora ci vediamo in ufficio, amico, ha detto
Rodriguez. A dopo. Si  girato verso di me con un
sorrisetto trionfante. Lei ci viene spesso qui? Voglio dire,
questo  il suo quartiere, no? Questo  il suo locale.
La signorina bazzica soprattutto nei locali del centro,
ha detto Malloy.
Chiss se intendeva il Pussy Cat.
Le do un passaggio, mi ha detto Malloy.
A dopo, amico, ha detto Rodriguez, gi fendendo
la folla dei clienti.
Sul serio va a pescare nello Hudson?
Malloy lo ha seguito con lo sguardo mentre si allontanava.
S, va in un posto, sotto il ponte George Washington.
C' un piccolo faro. E chiuso, ma lui ci va lo stesso.
E come fa a entrare?
Malloy ha sorriso. Noi siamo sbirri. Ha preso i soldi
che erano sul banco, li ha contati, e ha lasciato cinque
dollari. Possiamo fare quello che ci pare.
Mentre mi riportava a casa, ho notato che non guidava
come la maggior parte dei newyorkesi. Malloy aveva gesti
lenti, ponderati, sicuri. Un piede sull'acceleratore, l'altro
sul freno. Non strombazzava, non dava dello stronzo a
tutti gli altri guidatori. Mi sono domandata se scopava
nello stesso modo.
Non l'ho scoperto che dopo, a letto, sognando di lui
attraverso la camicia da notte.
Ho cominciato a stendere un dizionarietto in vista di un
saggio sullo slang newyorkese di strada.  una lista che
cambia continuamente perch a volte sono espressioni
che vivono solo un mese o due, e il loro significato varia
da una zona all'altra, cos che la stessa parola significa
una cosa a Brooklyn e un'altra nel Bronx. Ma le parole in
s - argute, esuberanti, improprie e violente - le trovo
elettrizzanti:
virginia, s. f., vagina (es.: Le infil un martello nella
virginia).
sotto, s. m., viscere, intestino.
parrucca, s. f., scenata.
friz, s. m., frigorifero.
chiatte, s. f, pi., gambe.
alla bulla, idiom., il modo "giusto" di sedere al volante
di un'auto, col gomito fuori del finestrino.
morsa, s. f., vagina.
cacasfreghi, s. m., chi si diverte a tirare freghi sulle
auto parcheggiate.
brasola, s. f., vagina.
pizzicare, v. intr., chiacchierare.
ungino, s. m., uncino (variante popolare).
essere fuori, idiom., essere fuori di s.
Bene. Non so da dove cominciare. Cosa dire. Cosa pensare.
Non credo nell'astrologia, nella telepatia o nelle convergenze
armoniche, non credo che le piramidi furono
costruite dagli extraterrestri, e non credo nemmeno nella
reincarnazione. Almeno non per quello che riguarda me.
Forse Mike Tyson si reincarner in un leopardo delle nevi,
bench un leopardo delle nevi mi sembri un essere gi
troppo sviluppato, cos femminile e misterioso. (Per insegnare
ai miei allievi cosa siano l'antropomorfismo e la similitudine,
ho fatto stendere un elenco di animali e dei
loro attributi. Solitario come un gufo, forte come un toro.
E poi ho chiesto loro di spiegarmi la differenza fra le due
frasi. Non c' nessuna differenza, hanno detto i miei allievi.
I gufi sono davvero solitari.)
Non credo nemmeno nel destino, sebbene a volte sia
tentata dalla libert di un destino ineluttabile, almeno nel
senso che ha questa parola in un romanzo come Appuntamento
a Samarra. Sfortunatamente, non  la Morte che
sta per prendere la mia anima alla fermata fra Houston e
Broadway, bens un autobus che non vedo arrivare.
Questo mi fa pensare alle coincidenze. Be', non credo
neanche nelle coincidenze, quando si manifestano sul
piano del comportamento. Ci sono delle eccezioni, ovviamente,
ma tendo a credere che nella maggior parte dei
casi il nostro comportamento non sia n fortuito n casuale.
Per esempio, quando il mio vecchio boyfriend Curtis
passa a farmi visita nel cuore della notte, proprio mentre
il mio nuovo boyfriend, Teddy, sta cercando di fare
un nodo da marinaio ai collant che mi ha stretto attorno
ai polsi, non credo sia una mera coincidenza.
Sto cercando semplicemente di dire che, secondo me,
nessuna delle cose accadutemi nelle ultime due settimane
 frutto del caso. Le difficolt di Cornelius con la sua
omicidascopia, come la chiama lui. Malloy che viene a
cercarmi. Persino il regalo di uno strano braccialetto.
Stamattina, gi nell'ingresso, sotto la mia cassetta della
posta, c'era una mano di gomma, con le unghie dipinte di
rosso, il genere di oggetto che si pu comprare a Halloween...
anzi, adesso anche durante tutto l'anno.
Forse l'hanno lasciata l per il vecchio che abita all'ultimo
piano, il quale, nei sette mesi da che abito qui io, non
ha mai lasciato il suo appartamento. Diverse volte sono
stata io a fare entrare l'impaziente garzone haitiano di
Gristede's, ragion per cui so che il signor Seidman  vivo e
va matto per le frittelle di zia Jemima e i Wurstel, anche se
non ho mai avuto il piacere di posargli gli occhi addosso.
O forse questa mano di gomma  destinata alla giovane
coppia che vive al piano sopra di me e che gestisce un
ristorante italiano a Soho. Lo stile di vita di questi due
giovani  cos piacevolmente regolare che quando sento i
loro passi nell'ingresso so che  l'una e mezzo di notte.
Sono innamorati cotti. In sei mesi hanno avuto una sola
lite: li ho sentiti attraverso il condotto di ventilazione nel
bagno. Nel ristorante, lei lavora come direttrice di sala. E
lui era furente perch l'aveva vista attardarsi pi del dovuto
al tavolo di un regista cinematografico del quale non
mi riusc di cogliere il nome.
Ma non penso sul serio che questo oggetto carnevalesco
sia stato lasciato qui per il signor Seidman, anche se
potrebbe passare per una rampogna, vista la sua sobriet
in fatto di mance. (E una buona parola, rampogna.) E
nemmeno penso che sia una sorta di ammonimento per la
ragazza cos gentile del piano di sopra a tener le mani a
posto.
Io penso che questa mano di gomma l'abbiano lasciata
per me.
Sospetto che una delle ragioni per cui John Graham 
mio amico sia il fatto che mi diverte sentir raccontare cose
strane, fatti incoerenti, bench io continui a preferire
le irregolarit linguistiche, le rare trame verbali che intreccio
nel mio lavoro di placida, gaia, goffa merlettaia,
per esempio.
John faceva l'attore prima di ritornare fra i banchi per
studiare medicina (ecco cosa intendo quando dico incoerenze).
Si sta specializzando sull'orecchio. Questo 
grossomodo il suo ristretto campo di studio.
Lui mi accusa spesso di essere una casuista delle parole.
Il che potrebbe essere anche una buona cosa, posto
che si creda, come lo credo io, che la casuistica consista
in un metodo d'analisi preciso e corretto. Ma so cosa
vuole dire lui. Tanto per cominciare, questa parola gliel'ho
insegnata io. Senza dubbio io ho una certa rigidit,
un certo pudore.  una cosa che odio, ma non posso farne
a meno: arrivo persino a dividere le parole in parole
buone e parole cattive.
John crede che la rivelazione, in particolare la rivelazione
del S, sia cos significativa da costituire, come dice
lui, un codice personale. Pochi minuti dopo averla conosciuta,
John raccont a Pauline che credeva di avere subito
delle molestie sessuali quando aveva quattordici anni.
E ancora non capisce perch la cosa mi secc tanto. Era
accaduto una volta sola, mi disse, riferendosi all'ipotetico
stupro, non alla frequenza con cui ne parla.
Ma eccolo l, l'altra notte, sotto la veranda, a urlare
contro la mia finestra che lo facessi entrare.
E io l'ho fatto entrare.
Per prima cosa mi ha detto che non avevo affatto una
bella cera.
Ah, grazie.
No, dico sul serio.
Gli ho detto che non c'era bisogno che mi convincesse,
se era questo che intendeva.
Hai l'aria tesa e stanca. Come quando scrivi. Non
starai mica scrivendo un altro libro, eh?
Sto bene. Benissimo. Anche se mi dispiace deluderti.
Ti ci vuole un massaggio alla schiena, ha detto
John. Ecco cosa ti ci vuole. Mi  venuto dietro e mi ha
messo le mani sulle spalle. Intanto, potrei farti lezione
di anatomia.
Solo se mi prometti di saltare l'orecchio.
Non dirai sul serio? Si  proteso verso di me, un
sorriso esitante sulla faccia abbronzata.
Mi sono spostata cos da fargli mollare la presa. Ai
medici  permesso prendere la tintarella?
L'altra notte ho portato Skip a fare una passeggiatina,
era molto tardi per me, ha detto parlando velocemente,
perch, lo sai, mi sveglio presto al mattino, per
guardare i primi notiziari, e scoprire quello che  successo
mentre dormivo. Ti ho vista rincasare. Stavo per chiamarti,
ma so come la pensi su Skip.
Pensavo che andassi al parco nel pomeriggio, ho
detto chiudendo i miei quaderni di appunti e spostandoli
per nascondere un uovo sodo mezzo mangiucchiato.
Quell'uovo era uno spuntino troppo da zitella, troppo solitario,
e non volevo sentirmi ammannire un fervorino
sulla mia dieta. O sulla mia vita solitaria.
Non mi piace che qualcuno guardi i miei lavori o legga
i compiti dei miei studenti. Una volta ho avuto l'impressione
che John si fosse preso una cotta per Andrea, una
mia studentessa, leggendo una serie di poesie, intitolate
Sonetti Yin-Yang, da lei scritte per parlare delle prime
esperienze sessuali col suo ragazzo, Manny, poesie che,
non sapendo come valutare, avevo lasciato distrattamente
sulla mia scrivania. Mi  difficile dare un voto agli scritti
dei miei studenti. Non riesco a immaginare quale possa
essere il metro giusto. Se Faulkner merita una A, la mia
studentessa, Andrea, in quel caso meritava una F. Non
posso solo basarmi sui risultati perch non sono un materiale
sufficiente per formulare un giudizio. Perci si tratta,
come ho spiegato al signor Reilly, che insegna letteratura
inglese, di un caso esemplare di valutazione dello
sforzo fatto. Ed  questo il motivo per cui all'inizio di
ogni corso avviso i miei ragazzi che, a meno di stronzate
grosse come una casa (Quali sono le stronzate grosse
come una casa? aveva domandato Cornelius, suscitando
grande ilarit) dar a tutti una A.
Il signor Reilly, naturalmente, non  d'accordo. Lui
non sembra particolarmente interessato a ci che chiama
il processo pedagogico. Il signor Reilly pensa che insegnare
sia un lavoro come un altro, un'attivit che non richiede
n vocazione n dedizione particolari, e io sono
d'accordo con lui. Il signor Reilly non si cura di nascondere
la noia ogni volta che ci tocca parlare dei curriculum.
O curricula, come pi che correttamente li chiama
lui. Il suo interesse si incentra unicamente sui fatti alimentari.
Mi racconta cosa ha mangiato a pranzo e cosa
manger a cena, la faccia butterata ed estasiata mentre mi
descrive il suo panino ideale: pancetta affumicata, lattuga
e pomodoro. Una volta il signor Reilly ha attraversato di
corsa l'atrio dell'universit per mostrarmi un passo di una
lettera di Jane Austen in cui la scrittrice dichiara che una
buona torta di mele  parte considerevole della sua felicit
domestica. Questo suo atteggiamento mi infastidirebbe,
credo, se si trattasse di una messinscena convenzionale,
e se andasse avanti per delle mezz'ore a descrivere la
miglior salsa rmoulade ai porri. Ma siccome i gusti del
signor Reilly vanno dalla focaccia di mais, ai cracker Ritz,
alla ricotta coi canditi che vendono nelle vaschette di
alluminio - tutte vivande che possiedono una sorta di
zuccherina post-modernit - la cosa non mi tocca pi di
tanto.
Il signor Reilly  convinto che io sia troppo indulgente
verso i miei studenti. Me lo ha detto sua moglie. La signora
Reilly insegna Arte in una scuola femminile. L'ho
conosciuta a una recita scolastica della Capanna dello zio
Tom in cui i ruoli degli schiavi erano interpretati dagli
studenti caucasici e asiatici e le parti dei sudisti bianchi
dai ragazzi neri. Su richiesta del marito, la signora Reilly
aveva dato al comitato di regia qualche fuorviante suggerimento
riguardo alle scenografie dipinte su tela. La signora
Reilly aveva assistito all'ultima recita ed era rimasta
leggermente sorpresa, ma non dispiaciuta, quando i trasparenti
erano calati improvvisamente sul palcoscenico,
avvolgendo gli attori in una ragnatela di garza polverosa.
Il signor Reilly, mi disse la signora Reilly in quell'occasione,
chiama i suoi studenti le mie gocce nell'oceano.
Ecco dove differiamo, dissi io. A me piacciono i miei studenti.
Dopo la recita, nella saletta dietro l'auditorium, la signora
Reilly non si stacc un attimo dal braccio del marito.
Mi sono resa conto che lui la disprezzava. Disprezzava
quelle sue spille di ceramica. Quella sua smania di essere
presentata ai suoi colleghi. Quando il signor Reilly si allontan
in cerca della signorina Wein, una mezza squilibrata
che insegnava biologia, la signora Reilly mi raccont
che suo marito era molto in pensiero perch gestivo il
mio rapporto con gli studenti in modo totalmente sbagliato.
Cosa gestisco? domandai. Questione di secondi
e anch'io arrivai a disprezzarla. Lei  troppo indulgente,
mi sussurr. Lei riceve in casa i suoi studenti. E di manica
larga coi voti. Era una cosa terribile, le aveva detto il
signor Reilly. Mi sarei certo cacciata nei guai.
Non mi presi la briga di spiegare il mio modo di lavorare.
Ci sarebbero voluti mesi. Anni.
Il signor Reilly torn con due bign avvolti in tovagliolini
di carta. Uno per lui, l'altro per me. Ci sono persone,
sostiene Pauline, in genere donne, con cui si dovrebbe
scopare solo avendo il permesso di ucciderle immediatamente
dopo. Il signor Reilly apparteneva a questa categoria.
La signora Reilly invece nessuno potrebbe mai scoparla
e basta.
Be', il povero Skip era di nuovo depresso, ha detto
John parlando del suo cane. C'era un'afa oggi, eh? Si
 guardato intorno. Mi chiedevo di chi fosse quell'auto,
ieri notte. Anche John ha preso in mano una delle forcine
di giada, e l'ha soppesata nel palmo. John ha particolarmente
sviluppato quel cuscinetto carnoso dove il pollice
si congiunge al resto della mano formando il cosiddetto
Monte di Venere. E perch si esercita con i pesi. E un
tipo piuttosto pignolo. Pulisce i denti al cane. Toglie i
punti metallici dalle riviste prima di buttarle nel cassonetto
per la raccolta della carta.
Quale auto?
L'auto da cui sei scesa tu.
Non ho risposto.
Lui ha continuato: Sei scesa da un'auto grigia che
sembrava arrivare dritta da Beirut. Non capisco come la
gente possa andare in giro con un'auto cos lercia.
Oh, ho detto. Ho capito, era uno dei miei studenti.
Negli ultimi tempi ho detto un sacco di bugie. Anche
con Pauline, quando mi ha chiesto come me la passavo,
se avevo incontrato qualche tipo interessante, se c'erano
novit, ho risposto: Niente di niente. Malloy l'ho tenuto
segreto.
Uno dei tuoi studenti? Di' semmai il padre di uno dei
tuoi studenti.
Ma di che s'impicciava?
Be', ha esclamato, ravvivandosi tutto a un tratto.
In realt sono passato per sentire se hai voglia di andare
al cinema domani. C' quel film sugli orfani e i preti canadesi.
Pu darsi, ho detto. Improvvisamente mi sentivo
esausta. Era una sensazione curiosa, una vera e propria
stanchezza fisica, come se avessi passato la giornata a
sbattere le camicie del mio uomo sulle pietre del fiume. A
macinare farina per le sue tortillas. Ti telefono.
Dici sempre cos, ma non lo fai mai.
Be', stavolta lo far, ho detto, ripromettendomi di
non lamentarmi mai se in futuro qualcuno avesse promesso
di chiamarmi senza farlo.
John ha annuito e si  avviato verso la porta. Io l'ho
aperta, e lui ha detto: Skip ti saluta.
Ho sorriso. Avevo voglia di mandarlo fuori a spintoni,
fino all'atrio, con quella carta da parati rosso vittoriano:
non ero capace di consolarlo, e nemmeno desideravo farlo.
Be', ciao.
Buonanotte. Ho chiuso la porta, ho messo il chiavistello
e mi sono seduta davanti al caminetto vuoto chiedendomi
se anche lui non si fosse messo a seguirmi.
Ho molte parole nuove per il mio dizionario, adesso: un
sacco di termini che vengono dal gergo dei poliziotti. (Mi
accorgo di guardare tutti i poliziotti che vedo per strada,
nelle loro automobili, in sella ai cavalli al parco. Sono
passata davanti a due giovani ufficiali all'angolo fra
Waverly e MacDougal, dove gli uomini giocano a dama, mai
che ci giochi anche una donna, e ho sentito uno dei due
domandare all'altro: Usi il burro o la margarina?)
Non avevo mai badato molto ai poliziotti prima d'ora, e
se lo facevo, li vedevo come nemici. Non diversamente da
come il poliziotto Malloy vede le donne.
Sulla metropolitana, oggi pomeriggio, l'uomo seduto
davanti a me si stava succhiando il pollice, l'indice graziosamente
appoggiato sulla sella del naso. Ha sorriso e, alzando
un dito dal naso, l'ha puntato verso di me: Sei
ancora troppo ossuta, ha detto, ed  sceso alla fermata
della Cinquantanovesima Strada.
Sulla nuova lista compaiono pi sinonimi per le armi
da fuoco che per la vagina. Questa  una novit.
biscotto, s. m., pistola.
chiodo, s. m., pistola (forse pistola di cattiva qualit,
che si inceppa).
Kron, s. m., pistola (nome del fabbricante).
oh-issa, s. m., pistola.
intrappolare, v. tr., mercanteggiare.
mongo, s. m., raccoglitore di rottami di ferro (diffuso
a Brooklyn).
incappellare, v. tr., sparare (es.: Gli ho incappellato
quel suo culo nero).
bomba, s. f., pacchetto di droga.
locale, s. m., appartamento usato apposta per vendere
droga.
fugazzi, s. m., spione.
puntello, s. m., rispetto.
gonfiotto, s. m., tana, luogo dove si va a dormire.
stia, s. ., tana.
mugolo, s. m., atto sessuale consistente nel tenere in
bocca i testicoli mugolando; anche mugulona
(diffuso nel Bronx).
pelle, s. , atto sessuale praticato con una femmina
(es.: Farsi una pelle con la pi carina).
nen, s. m., lo spazio fra la vagina e l'ano (es.: Non
 n fica n culo).
miao, s. m., spedizione in branco, di solito per creare
fastidi o per taccheggio (diffuso a Brooklyn).
tostato, agg., logorato (es.: Fa il poliziotto da troppo
tempo; ormai  tostato).
L'altra sera ho attraversato il parco a piedi. I tigli sono in
fiore e siamo in quel breve periodo dell'anno in cui questa
citt profuma come se non fosse New York ma qualche
altro posto. Profuma come io m'immagino che profumi
Baden-Baden.
Pauline e io abbiamo preso sushi e sak freddo da Sushi
Girl, poi siamo andate al Pussy Cat e ci siamo sedute
al nostro tavolo preferito, un piccolo tavolo rotondo di
metallo nero cos appiccicoso che appena seduta mi ci si
sono incollati i gomiti. In onore della serata Pauline indossava
uno spolverino giapponese sopra un costume da
bagno elasticizzato anni cinquanta, e zoccoli di plastica
con tacchi alti.
Era marted, la serata che in genere trascorriamo al
Pussy Cat. Gli altri clienti per lo pi sono una tonificante
miscela di mezzi artisti alla moda, che pensano sia figo
frequentare un bar pieno di camionisti di ritorno dal
New Jersey, e di camionisti veri e propri, che hanno esattamente
l'aria che ci si aspetta (e, sia detto per inciso, non
sono niente male).  inconsueto vedere due donne sole al
Pussy Cat. Di tanto in tanto le cameriere in topless posano
i vassoi e si mettono a ballare per i clienti, cos forse i
vari gentiluomini che affollano il bar pensano che Pauline
e io siamo due lesbiche. E nessuno viene a darci fastidio.
 quello che vogliamo. (Uno dei vantaggi di vivere in
centro  che gli apprezzamenti pesanti e gli sguardi lascivi
che una riceve in altre parti della citt appena passi la
Quattordicesima Strada acquistano tutto un altro tono.
Ti vengono rivolte richieste molto esplicite di specifici atti,
cui altrettanto esplicitamente puoi rispondere s o no,
e nessun sentimento viene ferito n da una parte n dall'altra,
e niente osservazioni maligne sul tuo aspetto, nessuno
ti dir mai: Culona! ma tutt'al pi: Che bizzochera!)
Tabu lavora i marted sera. Viene dalla Romania. Bench
si esibisca al Pussy Cat da soli cinque mesi  gi diventata
maestra nell'arte di prendere dal banco del bar
delle banconote, preferibimente da venti dollari, con la
vagina. Forse  perch una volta, a notte fonda, mi complimentai
con lei (a quel punto Tabu doveva avere raccattato
a occhio e croce, secondo i miei calcoli, almeno un
centinaio di dollari) che siamo diventate amiche. Probabilmente
anche Tabu pensa che Pauline e io siamo lesbiche.
Si  offerta di insegnarmi il trucco della vagina prensile,
ma le ho spiegato che non  il caso: ho gi abbastanza
problemi con le flessioni. Secondo Tabu i miei occhiali
erano un vantaggio, mi davano una sensualit da insegnante
di scuola.  proprio questo il suo mestiere, ha
strillato Pauline.
Pauline, che giura in perfetta malafede di scopare solo
con uomini sposati perch preferisce passare da sola le
vacanze, ha cominciato a sgridarmi appena sono arrivati i
nostri beveraggi. Si arrabbia a vedermi vestita sempre come
una sbrendolona, dice lei, e si arrabbia anche a vedermi
sempre senza un uomo. Sostiene di capire perch lei
non ha un fidanzato, ma  convinta che sia assurdo che
nemmeno io ce l'abbia. Perci sia il mio modo di vestire
sia la mia vita solitaria sarebbero esempi della mia estrema
riluttanza a cimentarmi in una storia d'amore. In cuor
suo, teme che io faccia la fine della signorina Burgess,
senza nemmeno una signorina Gerrold accanto.
Non voglio avere un uomo, ho detto. Non voglio
nemmeno dei nuovi amichetti.
E di una bella scopata che ne diresti?
A quella non dico mai di no.
Hai qualche studente che promette bene?
Hanno tutti ancora la bocca sporca di latte. Cerco di
fargli entrare in testa che la libera espressione della propria
personalit non  un criterio valido, in nessun settore.
Be', tranne forse nel sesso. Certamente non  un criterio
di giudizio nell'arte.
No? Pauline sembrava delusa. Ma, io credevo che
fosse invece l'unica ragione dell'arte.
No, proprio no, ho concluso io.
Sai, ho smesso di vedere Kaplan, mi ha detto, guardando
intorno per il bar. Be', a essere sincera,  lui che
ha smesso di vedere me. Ha portato il bicchiere alla
bocca, ha tirato indietro la testa, e ha ingollato in due sorsate
la sua tequila. Di colpo gli occhi le si sono riempiti di
lacrime, e io mi sono protesa sul tavolo, allungandomi
verso di lei, preoccupata. No, si  affrettata a dire
Pauline,  solo la tequila.
Pauline  organizzata. Massicciamente organizzata, direbbe
lei. Adesso non se la passa male a soldi, perch
possiede la capacit di prevedere quale sar la nuova cosa
che la gente considerer indispensabile avere. Pauline ha
reinventato le sale da caff, e le faccio tanto di cappello.
Ha solo un po' di fiuto per queste cose, lei dice; ed  sincera.
A differenza di me, Pauline ha stile accidentalmente:
io semmai ce l'ho intenzionalmente. Nessuno a New
York apre un locale senza pagarla profumatamente per
farsi dire come disporre i tavoli. La spavalderia che Pauline
esibisce in campo sessuale  soltanto l'atteggiamento
di una donna che teme di avere poche speranze di felicit
accanto a un uomo, e che si mette al riparo dai rischi fingendosi
soddisfatta della propria solitudine.
Hai notato, le ho chiesto, che adesso gli adulti, sia
uomini che donne, quando parlano del padre dicono "il
mio pap"?
Mi fa piacere vedere che porti il mio bracciale, anche
se la tua fortuna non  cambiata.
Come lo sai?
Dai tuoi vestiti. Hai i pantaloni tutti spiegazzati.
Be', che male c'?
Ha sventolato la mano in un gesto vago. Troppo difficile
da spiegare.
Kaplan non ti merita. Non gli avrai mica prestato dei
soldi, eh?
No.  stata tutta colpa mia.
Ho aspettato che andasse avanti.
Sessualmente, ha detto. Ero troppo aggressiva.
Mi sono subito seccata a nome di Pauline. Forse nel
senso della frequenza?
No, non per questo. E che io stavo a dirgli tutto il
tempo: fai questo, non fare quest'altro, cos no, toccami
qua.
Mi sono accorta che se una donna riesce a dire a un
uomo cosa vuole che lui le faccia, lui, soprattutto se ha
una certa et e si crede un esperto, difficilmente le dar
retta. Ecco perch  cos piacevole andare a letto con un
uomo giovane. Puoi dirgli: fai questo, tesoro, non fare
quest'altro, e lui non si spazientisce, non si intimorisce,
non si offende. Anzi ti  grato. E ubbidisce. I migliori
amanti, Pauline e io ne conveniamo, sono gli uomini che
da ragazzi sono stati sedotti da donne pi mature.
Cosa volevi che ti facesse Kaplan?
Devo avergli chiesto di scoparmi da dietro...
Oh, che richiesta irragionevole.
Sai, ha continuato Pauline in tono sognante, di
tutti gli uomini con cui ho scopato ricordo precisamente
come volevano farlo loro. E non come volevo farlo io.
S, ho detto con un sospiro rumoroso e comprensivo
che mi ha fatto sospettare di essere ubriaca. Mi sono
guardata intorno. Un uomo in giacca e cravatta seduto al
tavolo vicino alla porta ci fissava pi di quanto era ragionevole
che capitasse al Pussy Cat date le altre, pi ovvie
distrazioni offerte in questo locale. Chiss se era uno di
quei tipi - Pauline dice che ce ne sono un sacco - cui piace
vedere due donne fare l'amore.
A volte penso che  tutta colpa mia, ha detto Pauline.
Conosci altre donne capaci di dire: "Chinati sul divano,
succhiamelo, strizzami i capezzoli?"
Be', nessuna capace di dire: "Succhiamelo".
Ha alzato un braccio per ordinare un altro giro. Stasera
pago io, ha detto.
No, hai pagato la volta scorsa.
Io ho pi soldi di te.
Purtroppo.
Quando eravamo a Londra, ci hai mai scopato con
quel Mark Handlish? ha domandato Pauline.
Vuoi dire Gavin Bromelly? Con Gavin Bromelly,
detto Mister Ditale, andammo a letto entrambe. Anche se
non contemporaneamente. Tutto a un tratto mi sentivo
depressa.
S, hai ragione. Ci sono andata a letto dopo di te,
ha detto Pauline. Probabilmente fosti tu a insegnargli
quel trucchetto con le olive del martini. O fui io? Non
me lo ricordo pi. A un certo punto lui guardava l'orologio,
e quello era l'unico modo per capire che era venuto.
Pauline ha ingollato un altro sorso di tequila. Ero
in un ristorante, l'altra sera. Eravamo in dodici a tavola e
sentivo che c'era qualcosa di strano, qualcosa di assurdamente
familiare, e quando siamo arrivati al dessert finalmente
ho capito di cosa si trattava. Ero andata a letto con
tre dei presenti. E la cosa veramente scocciante  che
quello in fondo non significava niente. Non contava niente.
Niente, te lo dico io. Non contava niente per me, non
contava niente per loro. Era terribile.
Ti ricordi di Tony Garr? Era a Cambridge quando
c'era Anton. Pretendeva che andassi a letto vestita di tutto
punto. Non avevo esperienza, lo ammetto, ma sapevo
che a letto bisogna toglierseli i vestiti, non metterseli. Era
scomodissimo.
Per non parlare del conto della tintoria.
Chiss cosa avrebbe fatto se avessi preteso che anche
lui restasse vestito. Dico, pomiciare  una cosa. Ma a letto...
con quegli ingombranti abiti maschili. E le scarpe.
Secondo te Gavin Bromelly credeva davvero che scopare
contro il lavandino del bagno fosse una posizione
cos comoda?
Gavin ti scopava contro il lavandino? ho domandato,
un po' ferita.
L'ha fatto una volta, ha detto Pauline in fretta.
Solo una volta. Quando sua moglie era a Marbella.
Oh, ho detto io, rabbonita.
Forse due.
Eh, bambina, ho detto io. L'amore fa soffrire.
No, ha detto Pauline. Ci ho pensato. E sono giunta
alla conclusione che fosse per via dello specchio. Gli
piaceva guardarsi nello specchio mentre veniva. Si  accesa
una sigaretta. Com' che tu non prendi il vizio?
Puoi essere un po' pi precisa?
No, dico, ogni tanto capita anche a te di alzare il gomito,
ma poi, niente. Non prendi il vizio.
 perch sono stata sempre in mezzo agli anziani.
Prima coi miei genitori, poi con mio marito.
Ma pillole non ne prendi. E gli anziani prendono un
mucchio di pillole.
Sono rimasta contaminata in altri modi. Per esempio,
ho finito col convincermi che fosse l'intelligenza a fare la
differenza.
Buonasera, signore, ha detto la nostra cameriera
posando quattro bicchierini di tequila sul nostro tavolo.
Ciao, Janey, abbiamo detto noi.
Che si dice?
Parlavamo di erezioni, ha detto Pauline.
Oh, ha detto Janey, delusa. Indossava una specie di
perizoma, e mocassini indiani, bianchi, con le perline, di
quelli che si comprano negli aeroporti.
Ma io non ho mica ordinato tutta questa tequila, ha
detto Pauline. Anche se avrei potuto farlo.
 stato quel tipo l, ha detto Janey, indicando col
mento dietro di s. Dice che vi offre lui quest'altro giro.
Abbiamo guardato in quella direzione. Non c'era nessuno.
Quale tipo? ho domandato.
Ha scrollato le spalle, gi occupata con un altro tavolo,
dove cercava di togliere, o mettere, non capivo bene, la
mano di un avventore sui suoi seni. L'ho guardata mentre
si muoveva con grazia attorno ai tavoli, scherzando con
gli uomini.
Vado a casa, ho detto a Pauline.
S, ha detto lei, anch'io.
Mi ha lasciato pagare met del conto, poi ci siamo baciate
augurandoci la buonanotte e lei ha imboccato le
scale diretta al suo appartamento.
Sono rimasta in strada, a respirare l'odore di nafta dei camion
che passavano sulla West Side Highway, e l'odore
salmastro dello Hudson, troppo debole per essere veramente
piacevole, mescolati a quel particolare odore che
ha New York, specie d'estate: l'odore di urina.
Il Pussy Cat non  lontano da Washington Square; 
una passeggiata, ma siccome era l'una di notte ho deciso
di rinunciare al mio solito tragitto e ho imboccato la
West Broadway dove, almeno, nonostante la strana curva
vicino a Lispenard Street e quei tre isolati senza edifici e
infestati dai topi, ci sono alcuni ristoranti che restano
aperti fino a tardi e che mi avrebbero illuminato la strada.
Mi sono incamminata verso nord; ogni tanto mi sfrecciava
accanto un'auto come una rumorosa cometa, e ho
deciso che non mi sarei spaventata se anche vedevo un
ratto (Pauline una volta ne ha visti uscire a centinaia da
un tombino, all'angolo fra Desbrosses e Hudson: fluttuavano
come se la superficie dell'acciottolato si sollevasse
ondeggiando e poi sono rifluiti di nuovo dentro il tombino
come richiamati dal Pifferaio Magico in persona), ma
certo non avrei retto se ne avessi sentito il verso.  questo
che mi atterrisce soprattutto. E un grido acuto, supplichevole,
come quello degli uccellini appena usciti dall'uovo,
e mi fa drizzare i capelli in testa. Immagino che faccia
drizzare i capelli alla maggior parte della gente. Un ratto
quasi preferirei vedermelo trotterellare fra i piedi, come 
accaduto a un'amica mentre spingeva il bambino in carrozzina
al Central Park, e che il mattino dopo non a caso
ha deciso di lasciare New York per Los Angeles, piuttosto
che udire di nuovo quel verso.
Cos stavo di vedetta, se posso usare questa espressione
riferendomi all'ascolto, e facevo tintinnare le chiavi, e
scuotevo il braccio affinch il braccialetto coi ciondoli levasse
il suo canto metallico, per dare il tempo a ogni topo
con un minimo di cervello di cambiare idea prima di saltare
fuori dai lotti vuoti alla fine dell'isolato. Andrea, che
 anche la pi intransigente e quindi la pi interessante
della mia classe, una volta mi ha chiesto perch in uno
dei suoi racconti avevo corretto la frase ascoltava con la
coda dell'orecchio, e io mi sono affannata a spiegarglielo,
citando le regole della metafora mista e altre norme
stilistiche dello stesso tipo, mentre fra me e me pensavo
che naturalmente Andrea aveva ragione di protestare.
Scrivere una storia consiste appunto in invenzioni di questo
genere. Cos alla fine, prendendola un po' in giro, le
avevo detto: Be', se riesci a tirare fuori un orecchio magico,
un orecchio alla Borges, allora forse riuscirai a convincermi.
Ho continuato a camminare, cercando di godermi la
passeggiata nei limiti del possibile, considerando anche il
fatto che proprio quella settimana mi avevano lasciato
una mano di gomma nell'atrio di casa. Parlando al telefono
con Malloy, non gli avevo detto niente di questa storia.
Potevo aggiungerla alla lista di cose che, a quanto pare,
continuavo a nascondere all'ispettore Malloy, e alle
domande che ero sorpresa di non avergli rivolto. Mi chiedevo
se sapesse che ero io quella della stanza buia nel seminterrato
del Red Turtle, e se, in un modo che ancora
non capivo, egli non stesse cercando di sfruttare quel
precedente per stabilire una certa intimit fra noi due,
come se dividessimo un segreto eccitante perch pericoloso
per entrambi. Una donna coi capelli rossi si era inginocchiata
fra le sue gambe, nella sua bocca rossa c'era il
cazzo rosso di lui, poche ore prima che le tagliassero la
gola e la disarticolassero strappandole braccia e gambe
dalle rispettive cavit anatomiche.
Andavo verso nord sulla West Broadway, un po' brilla,
spaventata all'idea di sentire il verso di un topo, domandandomi
se a Malloy piaceva come quella gli succhiava il
cazzo, quando ho sentito un rumore di passi alle mie
spalle, sotto il remoto fruscio dei camion di passaggio. Mi
sono girata a guardare. Non c'era nessuno. Questo mi ha
atterrita. Perch sentivo una presenza.
Canal Street non era lontana. A Canal Street c' un bar
che di sicuro era ancora aperto. Sarei entrata l dentro.
Avevo giusto abbastanza soldi per ordinare un caff
espresso: i camerieri di New York infatti hanno molta poca
simpatia per le signore che puzzano di mescal ed entrano
a precipizio nei bar gridando che qualcuno le sta
seguendo. Ho sorriso di me stessa. Per un attimo, mi era
sembrato persino di sentire un respiro.
Tutto a un tratto l'antifurto di un'auto mi ha fatta sobbalzare.
Mi sono guardata di nuovo alle spalle.
Un braccio, non dentro la manica di una giacca nera
da impiegato delle pompe funebri, e nemmeno di pelle
nera, ma di un qualche materiale nero e lucido tipo plastica,
o, cosa ancora pi terrificante, di gomma, mi ha agganciato
il collo quasi casualmente, con grande facilit.
La mia testa  stata tirata indietro con violenza, il mio
collo  stato immobilizzato, una mano mi ha tappato la
bocca spalancata.
L'uomo portava sulla faccia una calza nera, con due
buchi neri per gli occhi. E i guanti che calzava avevano
un odore strano, tipo colla o acetone. O formaldeide.
Mi spinse verso di s con le gambe, facendomi strascicare
i piedi sul marciapiede. C'era un'auto parcheggiata
nel lotto vuoto in fondo all'isolato e ho capito che quell'uomo
stava per uccidermi. Non voleva ammazzarmi l
sulla West Broadway. Voleva portarmi da qualche altra
parte. Per ammazzarmi.
Ho premuto i piedi in terra e ho tirato indietro la testa,
aggrappandomi alla calza, convinta che se fossi riuscita
a vederlo in faccia almeno avrei saputo che esisteva sul
serio, e che non era un incubo, un vud evocato dagli
abissi, o anche solo da Samarra, per rapirmi.
Nella mano che tenevo sollevata per strappargli la maschera
avevo le chiavi di casa. L'uomo ha premuto forte il
mento contro la mia spalla. E io gli ho affondato le chiavi
nel collo, facendogli male. Lui, sbigottito, ha fatto un
passo indietro mollando la presa e io sono caduta lontano
da lui, sull'asfalto. Mentre rotolavo in mezzo alla carreggiata
un taxi ha girato la piccola curva di Walker Street.
Il tassista ha inchiodato sterzando verso il marciapiede e
l'auto si  fermata fra lo stridore dei freni e un puzzo di
benzina.
Mi sono girata a guardare.
Il mio assalitore era scomparso.
Il tassista, un giovane e nervoso pakistano che temeva desiderassi
nuocergli in qualche modo presso il suo datore
di lavoro, o presso la moglie, o presso il suo console generale,
mi ha fatta salire sul sedile posteriore e ha voluto
accompagnarmi a casa, e per tutta la strada non ha fatto
che ripetermi che non mi avrebbe fatto pagare niente,
nemmeno una lira, il tassametro era spento. Il taxi era
tutto per me. Una corsa gratis.
Ho fatto il numero del cercapersone e cinque minuti dopo
Malloy mi ha richiamata. Arrivo subito, ha detto
quando gli ho raccontato cosa era accaduto. Si sente
bene? Un minuto e sono da lei.
Mi sono messa gli occhiali, sono corsa gi per le scale e
mi sono seduta sull'ultimo gradino del portico, appoggiando
la schiena al portone di casa, ad aspettarlo, per saltare
in piedi ogni due minuti, e sedermi di nuovo a guardare
gli ultimi spacciatori che lavoravano fino a tarda notte:
giravano l'angolo del parco e ritornavano. Il turno di
notte sar per gli ultimi arrivati, ho pensato, dato che
lo spaccio di droga  gestito da un'organizzazione chiaramente
gerarchica.
Malloy  arrivato dopo dieci minuti. Ero qui vicino,
ha detto, salendo rapidamente le scale.
Mi ha preso per il braccio aiutandomi ad alzarmi e siamo
entrati.
Qui vicino? ho chiesto.
Ero in quella sala da gioco sopra il Red Turtle. Quella
gestita da un mio amico, ha detto. L'ex poliziotto.
Gliene ho parlato una volta.
Ho scosso la testa.
Non se lo ricorda.
Siamo andati in cucina e gli ho domandato cosa voleva
da bere: Un bourbon.
Gli ho dato il suo bourbon e si  seduto in soggiorno.
Le mani mi tremavano.
Buono, ha detto, assaporandolo. E intanto mi guardava.
Camminavo avanti e indietro.
Mi racconti cos' successo, ha detto con voce pacata.
Gliel'ho raccontato, grata che non mi rimproverasse,
cercando di raccontare tutto col minor numero di parole
come si fa col medico, col farmacista o con l'agente di
polizia per non raccontare tutti i tuoi problemi degli ultimi
due anni, e Malloy  stato ad ascoltarmi senza dire
niente, interrompendomi solo per sapere se l'avevo visto
in faccia, se sarei stata in grado di identificarlo. Questo
me lo ha domandato due volte.
Quando ho finito il mio racconto, lui ha posato il bicchiere
e ha detto: Era qualcuno che voleva solo rubarle
i soldi. Portarle via la borsetta. Per me  cos. E la sua
amica, come si chiama... Pauline? Ha visto niente?
Pauline non era con me. Lei abita sopra il Pussy Cat,
in Chapel Street.
Vive da sola?
Ho annuito.
Al secondo piano?
Al terzo.
 una donna prudente?
Prudente?
Dico,  pi prudente di lei? Perch mi stupisce che
solo uno abbia tentato di rapinarla. Che idea, a piedi per
la West Broadway.
Lo faccio sempre.
Be', la smetta.
Dove  stata uccisa?
Chi?
La ragazza coi capelli rossi. Quella che hanno ammazzato
al Red Turtle.
Chi le ha detto che aveva i capelli rossi?
Il suo amico.
Quale amico?
Quello con la pistola ad acqua.
Il mio collega. Lei vuole dire il mio collega.
Il suo collega mi ha fatto vedere una foto della ragazza.
In auto, quella sera, mentre mi interrogavate.
Tutto a un tratto facevo fatica a respirare. Ho chiuso le
finestre e ho acceso l'aria condizionata.
Non  stata uccisa nel bar, ha detto Malloy, lentamente.
Si confonde.
Dalla finestra ho visto che uno degli spacciatori adesso
si era messo sotto un grande olmo; lui ha alzato lo sguardo
e si  messo a fissarmi. Cos' esattamente la disarticolazione
degli arti?
Gliel'ho gi detto.
Me lo ripeta.
 quando un braccio o una gamba vengono strappati
via, non tagliati, non segati, solo strappati. Probabilmente
l'assassino ottiene questo risultato piazzando un piede
sulla spalla o sull'anca della vittima. Per fare leva. Fa un
rumore buffo.
 cos che  stata uccisa quella ragazza?
No.
Ho aspettato che proseguisse, ma lui  rimasto zitto.
Come  stata uccisa? ho domandato.
Con un rasoio. Si  fermato. Ho l'impressione,
non so come, che l'assassino volesse asportare la testa ma
 successo qualcosa. Forse il gioco di lama ancora non gli
riesce bene. Forse cercava di farla entrare dentro qualcosa.
Una sacca, forse. O uno scatolone.
Il gioco di lama?
Il taglio fra la quinta e la sesta vertebra cervicale.
E?
E, cosa?
 tutto qui?
Malloy taceva.
E l'altro omicidio? Mi sono girata a guardarlo.
Lei mi ha detto che ci sono stati due delitti.
Le ho detto questo? Si  passato una mano fra i capelli.
Be', sei mesi fa abbiamo trovato un corpo disarticolato,
anch'esso con ferite da taglio molto simili a queste.
S, insomma, parti del corpo. Non sappiamo ancora
se questo primo omicidio  connesso con quello della ragazza
del Red Turtle, la settimana scorsa. Gi al Distretto
pensano che i due delitti non siano legati. Anche Richie
pensa che non lo siano. Ma io sono convinto del contrario.
Si  alzato in piedi. Perch non viene a sedersi
qui?
Ho scosso la testa.
Come si chiamava? ho detto.
Chi?
La rossa. La ragazza del Red Turtle.
 rimasto zitto. Ad aspettare. Poi ha detto: Angela
Sands.
L'assassino  uno solo.
Be', non possiamo ancora esserne sicuri. Malloy
parlava lentamente, riflettendo. Io personalmente ritengo
che si tratti del medesimo assassino. Ma non posso dimostrarlo.
Non ancora. Non sono nemmeno in grado di
spiegare perch la penso cos. Richie dice che sono un
pazzo. Lo scorso gennaio, lungo lo Hudson,  stato trovato
il cadavere smembrato di una donna. Era avvolto nelle
pagine dell'edizione domenicale del "Daily News". Ha
fatto una pausa. Non  una novit, ha detto. Accade
sempre, non so se mi spiego.
Cosa accade?
Che ammazzino qualcuno.
Sono rimasta zitta.
Ecco cosa c' da dire sui delitti. Non finiscono mai.
Mai.
Ma cosa le fa pensare che si tratti dello stesso assassino?
Perch a entrambi i cadaveri  stato asportato qualcosa.
A entrambi i corpi manca qualcosa. Parlava con
riluttanza. Un souvenir. Cos lo chiamano. Le ferite sono
analoghe. Lui taglia in un certo modo.
S, ho pensato, questo lo so.  la differenza fra la
perversione maschile e quella femminile. L'azione dell'uomo
 sempre diretta verso un simbolo, mai verso se
stesso. La donna invece agisce contro se stessa.
Un souvenir? Vuole dire una specie di ricordo?
S, l'assassino pu rievocare l'accaduto tutte le volte
che vuole. Capisce? Ci fa sopra le sue fantasie. In privato.
Tipo masturbazione.
Tipo masturbazione?
Masturbazione.
Ho annuito. Improvvisamente ho avuto paura che se
gli davo l'impressione di essere troppo sconvolta o troppo
spaventata o troppo curiosa, Malloy non mi avrebbe
raccontato pi niente. Quale parte del corpo si  portato
via?
Ci tiene proprio a saperlo? mi ha domandato lui,
accigliandosi.
Qualcuno mi ha lasciato sotto la cassetta delle lettere
una mano di gomma.
Quando?
La scorsa settimana. Marted. Luned.
Perch non me lo ha detto prima?
Forse l'assassino porta via le mani delle vittime?
Malloy si  alzato in piedi, la sedia ondeggiante ancora
lo intimoriva un po', anche se a questo punto ci si era gi
seduto pi di una volta. Mi racconti tutto da capo, ha
detto. Mi racconti quello che le  accaduto stanotte.
Riesaminiamo tutta la faccenda. Venga qui. Mi faccia vedere.
Mi  venuto dietro e mi ha stretta a s, la mia testa
contro la sua spalla. Gli ho preso il braccio destro, gli ho
fatto piegare il gomito e me lo sono messo attorno al collo.
Sentivo il suo respiro contro la guancia.
Cos, ho detto. Cos.
Ha lasciato scivolare il suo braccio gi dal collo, di traverso
sul petto, finch la sua mano non mi  arrivata sul
seno, e le sue dita hanno trovato il capezzolo. Mi ha stretta
ancora contro di s, da dietro. Aveva un'erezione. Lo
sentivo.
D'accordo, ho detto. D'accordo.
Mi ha seguita in camera da letto. Si  spogliato, impacciato
per qualche istante dalla fibbia della fondina che
portava alla caviglia, poi ha posato il revolver sulla mensola
del camino.
L'ho guardato. Aveva una lunga cicatrice che gli correva
lungo la parte destra dell'addome. Era slanciato. Forte.
Della peluria nera sulle spalle. Pi di quanto mi piaccia.
Ma non aveva nessun trifoglio tatuato sul culo. Anzi,
quasi non aveva culo.
Si  steso sul letto, le mani incrociate dietro la testa, a
guardarmi come se fosse una sua abitudine. Un suo dovere.
Mi sono tolta gli occhiali. Mi sono tolta il vestito a strisce
bianche e blu, e cercavo di immaginarmi come mi vedeva
lui coi suoi occhi calmi, penetranti, mentre ero in
piedi accanto al letto, con ancora le mutandine.
Toglitele, mi ha detto.
Ho scosso la testa.
Si  messo a sedere sul letto e mi ha tirato gi gli slip.
Mi ha messo una mano sulle reni e mi ha spinto a faccia
in gi sul letto, mentre mi metteva l'altra mano in mezzo
alle cosce, costringendomi a spalancare le gambe per accogliere
la sua bocca.
Mi ha infilato la lingua dentro, dentro la vagina, nel
culo, e poi mi ha tirata su per i fianchi e mi ha girata a
pancia in su, le gambe sul bordo del letto, col ginocchio
piegato, e lui si  messo in ginocchio sul pavimento, infilandomi
dentro anche le dita, spingendole fino in fondo,
a uncino, un po' come un uomo porta qualcosa sulle
spalle, agganciato al dito, e intanto mi succhiava il clitoride,
stringendolo fra le labbra.
Non c'era niente fra la sua bocca e me. Non una camicia
da notte. Nemmeno un pene.
Vienimi tutta sopra, ha detto.
Pi tardi, quando non riuscivo a dormire perch continuavo
a riandare con la mente a quanto mi era accaduto
per strada, e rivedevo tutto ora rimpicciolito, ora ingrandito
e rallentato, Malloy ha detto: Non c' niente da temere.
Pensavo a te, e mi chiedevo...
Lascia perdere, ha detto Malloy.
Preferisci? Non vuoi saperlo?
Ha sospirato come sospirano gli uomini quando hanno
voglia di dormire, non arrabbiato, ma solo esasperato, e
tollerante, addirittura affettuoso. Come se essere indulgente
con me gli desse un certo piacere. Cosa ti stavi
chiedendo?
Pensavo a quello che mi hai fatto.
Cosa ti ho fatto?
Vorrei saperlo anch'io con esattezza, ho detto.
Cos che, se non ci vedremo pi, potr rifarlo da me.
Ci vedremo ancora.
Te l'ha insegnato qualcuna. Una donna matura.
Ma vaffanculo, ha detto lui, mettendosi a ridere.
Per la prima volta, sembrava imbarazzato.
Raccontami, ho detto. Almeno cos la testa mi si
fermer per un attimo.
 rimasto in silenzio. Ho aspettato, senza sapere se si
fosse addormentato; gli uomini infatti hanno la capacit
di addormentarsi anche quando sono loro il soggetto della
conversazione. Finalmente ha detto: La prima volta
che l'ho fatto a una donna, fu con la signora dei polli.
 quello che immaginavo.
Ma vaffanculo. Non mi dire che conosci la signora
dei polli!
Sono rimasta immobile, stesa sul letto, le braccia lungo
i fianchi, avevo paura che se mi muovevo avrebbe smesso
di parlare.
Avevo quindici anni. Lavoravo in una macelleria di
St Nicholas Avenue, il Bill's Butcher Shop, consegnavo
polli. Suo marito, il sabato pomeriggio, insegnava alla
scuola ebraica. Era estate. Lei mi invit a entrare in casa,
mi diede un bicchiere d'acqua, e poi mi venne vicina, mi
si mise davanti e mi pos una mano sull'uccello. Rimasi l
come un baccal. Ero terrorizzato. Nervosissimo. Lei disse:
"Non ti piace?" Mi chiese se ero mai stato con una
donna, sempre senza togliermi la mano dall'uccello. Mi
port in camera da letto e cominci a spogliarmi, e intanto
mi baciava sul petto. Io continuavo a domandarle se
era sicura che suo marito non tornasse a casa. Lei si mise
in ginocchio e cominci a leccarmelo. Poi si rialz, si spogli
e io pensai: "Dio, che gran pezzo di femmina!" Aveva
un sedere immenso. Era proprio una donna.
Ti piaceva? Mi sono accorta che non parlavo, sussurravo.
Cosa?
Che fosse proprio una donna.
Ho finito col prenderci gusto, ma all'inizio no, non
mi piaceva. Quella era una madre. Voglio dire, probabilmente
aveva solo ventisei, ventisette anni, ma io non sapevo
niente di queste faccende. Le montai sopra e la scopai.
Sono sicuro che venni quasi subito. Le diedi una bella
caricata, ma anche se lei non disse niente, capii che
non era come scopare con una ragazza. Quando scopi
con le ragazze lo capisci che anche loro non hanno esperienza,
restano l coi vestiti addosso e si vergognano. Invece
quella volta mi resi conto che lei voleva di pi. Che
non facevo le cose come andavano fatte. Che le lasciavo a
mezzo. Quando ebbi finito mi sentii vuoto. Per la prima
volta non mi ero sentito all'altezza della situazione. E per
la prima volta mi ero reso conto che poteva esserci di meglio.
Lei per tutto il tempo non disse una parola. Mi alzai
dal letto e lei rimase stesa. Mi rivestii e lei sempre l, nuda.
Sapeva di avere un bel corpo. Fianchi larghi, due piccoli
seni deliziosi. Turgidi e ritti. La pelle bianca e liscia.
La pollivendola era proprio una bella figliola. Capelli neri,
peluria scura. E sul pube una peluria riccia e fitta da
coscia a coscia. Non avevo mai visto cos tanti peli. Un
po' come le ragazze d'origine spagnola, peli grossi e ispidi.
Volle che mi avvicinassi e mi baci. Mi disse: "Vuoi
che ti faccia vedere cos' che piace alle donne?" Io dissi:
"S". Non fu facile infilarle dentro la mano. Aveva una fica
carnosa, polputa. Dovevi sprofondarle gi fino in fondo
per infilarle un dito nella vagina. E quando arrivavo a ficcarglielo
dentro era cos strano, un po' come ficcare il dito
nell'oceano. Se poi lo facevamo con lei seduta sopra di
me, mi sembrava sempre come se mi pisciasse addosso.
Mi colava tutto un liquido caldo sulle palle. Giuro, mi pisciava
addosso. Mi disse di abbracciare le donne quando
vengono, di stringerle fra le braccia. Mi insegn come
slacciare un reggiseno con una mano sola. Disse che un
giorno o l'altro mi sarebbe tornato utile. Mi domand se
avevo mai baciato una donna in mezzo alle gambe, e io
dissi di no. Forse era una bugia. Forse l'avevo gi fatto
con Margaret White a Rockaway. Non mi ricordo. Le
chiesi se alle donne piaceva farsi leccare il culo e lei disse
di s. Poi fu lei a chiedermi se agli uomini piaceva farsi
leccare il culo e io le dissi di no, e lei me lo lecc, e dovetti
ammettere che s, mi piaceva. Rest nuda tutto il tempo.
Questa mi parve la cosa pi figa di tutte. Alla fine si
infil la vestaglia per accompagnarmi alla porta e mi diede
due dollari, il che mi sembr assolutamente incredibile,
cazzo ! Una scatola da sei birre costava circa un dollaro
e tre, e lei disse: "Comprati della birra e tienti il resto". La
seconda volta che andai da lei, le dissi che avevo unto col
grasso il suo pollo per un sacco di tempo. O qualche
stronzata cos. Cazzo, si beccava i migliori polli di tutta
New York. Che testa di cazzo che ero. Fermavo i polli
sullo spiedo e li ungevo per tutta la mattina. La seconda
volta che andai da lei, ero ancora pi nervoso della prima.
Per tutta la settimana non avevo fatto che pensare a
lei. Ero passato ripetutamente davanti a casa sua. Avevo
cercato di incrociarla per strada. Lei mi si avvinghi addosso
e mi baci e disse che le ero mancato. Mi disse che
avevo un talento naturale per i baci. Si stese nuda sul letto
e ci baciammo a lungo. Avevamo solo quarantacinque
minuti. Poi si alzava dal letto e mi offriva dell'acqua minerale,
stando l in piedi davanti a me, le mani sui fianchi.
Non la vidi mai sciatta o arrabbiata. L'unica cosa che non
riusc a insegnarmi fu a non andarmene, ero sempre di
corsa. Una botta e via. Anche dopo, quando sono diventato
poliziotto. Sempre di corsa, cazzo. Avevo un amico,
Bozo, e gli raccontai che avevo una storia con una cliente
e lui non ci credeva cos lo portai fino a Fort Washington
Avenue e restammo per strada ad aspettare che uscisse di
casa, e finalmente lei usc con un bambino in carrozzina.
Oh, Dio. Mi salut con molta cordialit, e io le presentai
Bozo. Lui per continu a non credere che me la scopassi.
La cosa and avanti per un anno e mezzo, ci vedevamo
ogni sabato. Parecchio tempo dopo, un paio d'anni fa per
l'esattezza, chiesi agli altri garzoni del Bill's Butcher Shop
- il ragazzo che mi aveva preceduto e quello che mi aveva
sostituito - se lei aveva cercato di sedurli. E tutti e due
dissero di no, e che, anzi, non dava nemmeno le mance,
quella maledetta spilorcia. Mi fece piacere. Un sabato
mattina arrivai a casa sua e mi disse che lei e il marito stavano
trasferendosi non so dove. Era turbata ma a quell'epoca
ero troppo tonto per rendermene conto. Mi diede
trenta dollari e mi disse che sarei diventato un tipo in
gamba. "E adesso vattene", mi disse. Durante tutto il tempo
della nostra relazione, ogni volta che me ne andavo
via, non facevo in tempo ad arrivare a met corridoio che
lei mi chiamava e diceva: "Jimmy, Jimmy, torna qui", e mi
baciava. Quel giorno, non mi chiam. Fu l'ultima volta
che la vidi.
Siamo rimasti tutti e due in silenzio, a pensare.
Sai, adesso avr una sessantina d'anni. Ges. Ma che
cazzo. E suo figlio deve averne trentadue. Cazzo. Che
meraviglia, eh? Trentadue anni.
Come si chiamava?
Annette, credo. Non sono mica sicuro. Annette.
Be', sono in debito con Annette.
Malloy si  messo a ridere. Dici? Be'. Vedremo.
Si  messo a sedere, l'addome gli faceva una piega,
adattandosi alla cicatrice. Lei mi ricorda un po' te, ha
detto. Cio, tu mi ricordi un po' lei. Spalle strette. Bei
fianchi. Le tette sono diverse, lei ce le aveva un po' pi
grosse. Erano stupende. Una volta, quando era incinta, la
scopai da dietro. Stava sul letto, a quattro zampe, e vidi
tutta la scena nello specchio. Era strano, aveva la pancia
penzoloni, le tette penzoloni. Le domandai se l'avevo
messa incinta io e lei si mise a ridere, punto e basta.
Doveva essere un po' come andare a letto con una
dea, ho detto.
Gi, era uno schianto.
Dico anche in un altro senso. In senso mitico. In senso
rituale. Ti sarai sentito potente. E anche impotente.
Ma che cazzo dici? ha fatto lui. Impotente?
S.
E invece proprio no. Perch avrei dovuto sentirmi
impotente? Ma che cazzo di discorsi mi fai fare? Tu pensi
troppo, cazzo. Cosa c'entrano i miti?
Ho allungato una mano sfiorandogli il fianco e toccandogli
la cicatrice. Lui si  allontanato, scostandomi la mano.
Non mi piace, se me la tocchi.
Scusa.
Non hai mica fatto niente di male, ha detto lui, stupito.
Posso dispiacermi anche se non  colpa mia.
Mi ha guardata come se gli avessi detto chiss che novit.
Si  massaggiato un segno rosso che aveva sulla gola.
Guarda cosa mi hai fatto.
Mica sono stata io, ho detto, sorpresa.
Non te lo ricordi? E andata davvero bene, allora?
Mi sono tirata su e gli ho sfiorato il graffio rosso sulla
gola. Si  scansato e ha acceso la luce per guardare il suo
orologio, un Rolex d'oro, poi l'ha spenta di nuovo. Erano
le tre.
Devo andare, ha detto. Il signor Sweeney, l'idraulico,
viene alle nove. Lei lavora. Allora devo starci io.
Era ansioso di andarsene, e riluttante. Ma pronto.
Chi te l'ha dato quell'anello? ho domandato.
L'ha guardato. Mia moglie, ha detto.
La tua ex moglie.
Gi, la mia ex moglie.
 importante?
Cosa?
A che ora rincasi.
Si  messo a caricare l'orologio. Sweeny se non mi
vede si preoccupa, ha detto, ma a lei non gliene importa
niente. Star gi dormendo.
Bene, ho detto.
Gli ho posato una mano sulla pancia e gli ho sollevato
l'uccello dalla coscia.
Lui mi ha tolto la mano, posandomela sul petto, poi
mi ha dato una leggera pacca. Non riuscir mai ad andare
via, se ricominci, ha detto.
Non mi  piaciuta quella pacca sulla mano. Mi sono
messa in ginocchio sul letto, e mi sono appoggiata indietro,
sedendomi sui talloni, una posizione che mi ha fatto
tornare in mente una collezione di immagini pornografiche
che una volta trovai nella libreria di mio padre; in
particolare mi sono ricordata della foto di una geisha che
aveva il tallone nudo dentro la vagina. Una cosa che non
ho mai imparato a fare. Che non ho mai nemmeno cercato
di imparare. Mi sono protesa in avanti e gliel'ho preso
in bocca.
Per un attimo ha cercato di resistere. Ridendo provava
ad allontanarmi la testa col fianco, poi con un sospiro
profondo, come se lo stessi condannando alla rovina, si 
steso di nuovo, appoggiandosi sui gomiti, a guardarmi.
Era morbido, sapeva di sale. Gli  venuto duro quasi
subito, e mi sono accorta che stavo muovendo la testa
con lo stesso lento affondo con cui la muoveva la ragazza
dai capelli rossi. Mi sono domandata se era stato Malloy a
insegnarglielo, sapevo come gli piaceva: solo con le labbra,
non troppo veloce, ancora un po' pi lentamente,
con un dito infilato nel culo, e niente mani, niente orologio,
tutto il tempo del mondo.
Ha allungato una mano dietro e si  ficcato un cuscino
sotto la testa, mettendosi comodo. Poi mi ha mesto una
mano fra le ginocchia, fra le cosce, fra le caviglie, e ha
spinto forte dentro di me il pugno chiuso, le labbra della
mia vagina tumide, morbide, aperte.
Poi si  tirato su, si  messo a sedere, mi ha preso per
la vita costringendomi a girarmi e mi ha attirata contro di
s, cos mi sono ritrovata in ginocchio, il culo ritto verso
di lui. Mi ha posato una mano sulle reni, spingendomi in
gi la testa. Ho affondato la faccia nelle lenzuola, allungando
le braccia sopra la testa. Ma lui mi ha preso le mani
e me le ha fatte mettere sopra il sedere, poi, posando le
sue mani sulle mie, mi ha costretta ad aprirmi, a spalancarmi,
a offrirmi a lui con le mie stesse mani, inarcata, tesa,
e allora con un gemito mi  entrato dentro con tale facilit,
con tale arroganza, che ho cominciato a venire nell'istante
stesso in cui l'ho sentito dentro di me. Ha detto:
Brava, cos, cos, brava. Mi ha accarezzato la schiena
con la mano, scivolando fin sotto per carezzare il mio seno
oscillante, poi mi ha sfiorata col pollice fra le natiche,
fermandosi per un attimo perch ha visto che mi aprivo,
bagnandosi il dito nella mia vagina, stuzzicando, minacciando.
Poi  scivolato fuori di me e io mi sono girata su
un fianco, stringendomi le mani fra le cosce in una sorta
di fanciullesco prolungamento del piacere, e lui rudemente
me l'ha messo in bocca, e io mi sono dimenticata
della ragazza coi capelli rossi, la ragazza morta. Ho spalancato
la bocca, tenendogli le palle in mano, seguendo
con un dito il solco morbido fra l'ano e il pene, avanti e
indietro, leccandolo tutto: allora, con quel gesto che gli
avevo gi visto usare, lui mi ha preso la testa con entrambe
le mani, costringendomi a rallentare e dando regolarit
al movimento delle mie labbra. Poi, con un piccolo fremito
e un leggero inarcamento della schiena, mi  venuto
in bocca.
Il suo orgasmo  stato breve, due, tre eiaculazioni veloci
e convulse, cos intime, cos disciplinate da non fargli
emettere nemmeno un gemito, un sussurro, un'esortazione.
Caso mai il marito della signora dei polli rincasasse all'improvviso,
lo zucchetto tenuto fermo da due forcine
nere.
Mi interessa il Dopo. E un'espressione che ho imparato
da Pauline, bench come concetto non abbia dovuto impararlo
da nessuno, visto che sono una donna, e dunque
sono stata pi volte lasciata penzolare con una coscia di
qua e una di l, mentre lui balza in piedi, rinvigorito, tonificato,
per rinfilarsi i calzoni (posto che se li sia tolti). A
me pare che la potenza dell'orgasmo maschile non sia affatto
da sottovalutare. Insieme all'orgasmo arriva non solo
l'appagamento ma anche un senso di distacco, spesso
affettuoso, a volte persino pieno di gratitudine tanto che,
almeno per qualche minuto, lui pu persino riconoscere
di essere in debito con la donna. Una volta ho letto che il
gorilla femmina pu - no, non pu (perch questo indicherebbe
mera potenzialit), , punto e basta -  capace
di venire fino a cinquanta volte nel corso di un unico -
qual  la parola giusta? incontro? coito? decido di optare
per accoppiamento. E la cosa mi ha dato da pensare.
Cos ero curiosa di vedere come si sarebbe comportato
il poliziotto: mi chiedevo se avrebbe di nuovo dato prova
dell'alto livello di esperienza fin l dimostrato. Infatti, a
differenza dei miei studenti, Malloy era tutto tecnica.
Forse persino troppo. Aveva il mio permesso di scrivere
ciabbiamo come gli pareva.
 scivolato subito fuori dalla mia vagina, in quel modo
prudente, autoprotettivo, con cui un uomo riprende la
tutela, la custodia del proprio pene. Era come se reclamasse
un bottino che fino a pochi istanti prima aveva mostrato
di cedere, di abbandonare, di sperperare, e persino
di danneggiare, se necessario, pur di arrivare all'appagamento.
Malloy si  alzato pesantemente dal letto,  andato
in bagno e si  lavato nel lavandino. Sono stata a sentire
l'acqua che scorreva a pi non posso chiedendomi se
per caso non stesse usando il mio nettaunghie rosa a forma
di paperella. Ma ho pensato che era impossibile, gli
avrebbe fatto male. Il pene dopo il sesso  un organo particolarmente
sensibile, come sa ogni donna che abbia
provato, anche con la pi innocente delle intenzioni, a
baciare delicatamente il pene del suo uomo, o a leccarlo,
magari curiosa del suo stesso sapore e odore, essendo stata
indotta a credere di potere emettere sgradevoli effluvi.
 tornato a letto: profumava di sapone al mughetto.
Ha sospirato come se gli dispiacesse andare via, bench
io fossi convinta del contrario, adesso che quell'improvviso
approssimarsi del vuoto e della tristezza aveva contagiato
anche me. Il desiderio del distacco. Volevo essere
sola nel mio letto, e lui voleva essere gi lontano, e a nessuno
di noi due gliene fregava pi niente, ansiosi adesso
di un allontanamento, non dell'unione. Avevo sonno. E
anche se volevo pensare a lui, avrei dovuto aspettare l'indomani,
forse addirittura il momento del viaggio in metropolitana,
dove a quanto pare mi vengono pensieri pi
interessanti, ascoltando le altre donne che parlano degli
uomini.
Malloy ha sbadigliato e si  strofinato con una mano il
petto e l'addome. Io sono rimasta sdraiata a guardarlo, le
braccia dietro la testa, curiosa di vedere se questo spogliarello
al contrario mi avrebbe fatto tornare la voglia di
lui. Il che non era da escludere.
Boxer blu turchese, un po' sbiaditi per i troppi lavaggi
a Rockland County, palle teneramente sollevate e deposte
con un piccolo gesto della mano, calzini neri, camicia
bianca. Inutile la cravatta a strisce gialle. L'ha tirata su
per pareggiarne le estremit, l'ha piegata minuziosamente,
l'ha spiegata di nuovo, non contento, e l'ha ripiegata
un'altra volta prima di infilarsela cautamente nella tasca
della giacca. Ha alzato una gamba posando il piede sul
bracciolo di una sedia per allacciarsi le scarpe. Ha preso
la pistola dalla mensola del camino, l'ha infilata nella fondina
di cuoio nero con su una carta dell'Irlanda. Ha allacciato
la fondina attorno alla caviglia. Si muoveva velocemente,
flessuosamente, senza imbarazzo anche se sapeva
che lo stavo guardando. Ho finto di non prestare particolare
attenzione alla pistola. Ha tirato gi i polsini.
Non volevo pensare a tutte le donne stese nude sul letto,
le mani dietro la testa, che l'avevano guardato vestirsi.
Doveva essergli capitato mille volte. Diecimila volte. E
c'era ancora del piacere in questo. Un uomo che sapeva
di scopare come e quando voleva. E poi si rivestiva. E la
donna lo guardava dal letto. Un uomo che se ne andava
prima che fosse mattina. Ho capito che lui credeva nel
principio del differimento. Come la maggior parte degli
uomini. Confusione, distacco, assenza. Azioni guidate
dalla volont, non dalla comprensione dell'altro. Era questo
a renderlo pericoloso. Non il sesso. Il differimento
della coscienza. Il differimento del significato. E insieme
a questo, nonostante il dono dell'incontro con la signora
dei polli, concessogli da qualche generoso nume tutelare,
che certamente non era san Patrizio, ecco incombente, la
cancellazione della donna.
Mi sento come se stessi uscendo per andare al lavoro,
ha detto Malloy, disinvolto. Invece sto andando a
casa. E quando sei a casa, ha continuato, e ti prepari
per andare al lavoro, ti senti un po' come fosse venerd
sera.  sempre venerd sera per un poliziotto, anche di
venerd, non so se mi spiego. Magari hai appuntamento
con una donna, gi in citt. Stai per farti una bella scopata.
Con una che ancora non ti sei fatto, una nuova, altrimenti
non ti daresti tanto pensiero, dico se fosse una che
ti sei gi scopato. Magari negli ultimi giorni, a casa, non
tutto  filato liscio. Magari tua moglie t'ha fatto incazzare.
Ma adesso ti senti bene perch stai per scendere in campo.
Sai che i figlioli staranno a ciondolare per casa durante
tutto il fine settimana, tu invece no.  una sensazione
niente male. Tiri fuori una camicia - una bella camicia
bianca. Scegli una cravatta che ci si intoni. Hai delle belle
scarpe. Il vestito cade a puntino. Hai l'aria elegante, hai
l'aria pulita. Una volta pensavo: "Ma c' un lavoro migliore
di quello del poliziotto?" Tua moglie pensa che stai per
scendere nella fossa dei leoni e invece stai andando a farti
succhiare l'uccello.
Si  sfregato le mani. Raddrizzi ben bene la cravatta.
Magari fai persino un nodo Windsor. La punta della cravatta
cade esattamente dove deve cadere, sulla fibbia della
cintura. Ti guardi allo specchio. Ti metti la colonia, ti
dai degli schiaffetti sulle guance, scuoti la gamba perch i
pantaloni coprano la fondina che porti alla caviglia. Ti si
avvicina quel gatto del cazzo, gli molli una pedata perch
non venga a lasciarti peli addosso. Tiri fuori la giacca, dici:
"Tesoro, come ti sembra questa cravatta, ti piace? Sono
ok oggi?" Lei ti dice: "Sei un figurino, stai benone". E
tu insisti: "Non sono troppo grasso? Il vestito non mi va
troppo stretto?" Ti siedi al tavolo in cucina. La giacca piegata
su un'altra sedia. Ti stringi il nodo della cravatta, tiri
su i calzoni perch non si rovini la piega, e dici: "Be', cosa
fai domani, tesoro?" Lei dice: "Boh, niente di speciale, ho
lezione di pattinaggio e devo andare al centro commerciale per degli
acquisti". Poi lei domanda: "Torni a casa
stasera?" Tu dici: "Non lo so, cazzo,  venerd sera. Tutti
quei negri in giro. Ti telefono. Se domattina ti svegli che
non ci sono, non ti preoccupare". Cos lei ti prepara una
tazza di caff solubile, e tu ti lamenti del lavoro. Per forza.
Devi indorarle la pillola. E venerd sera e ogni uomo
in America sta andando nella direzione opposta. Tutti
tornano a casa, e tu invece esci. Se fai il poliziotto, vai
sempre nella direzione opposta a quella dove vanno gli
altri. Qualcuno scappa da un palazzo gridando: "Al fuoco!"
E tu ci corri dentro. Si  seduto sul bordo del letto,
spostandomi le gambe da un lato.
Perch ti ha scaricato? gli ho detto.
Mi ha scaricato?
Ho visto che era offeso, anche se lei l'aveva scaricato.
Come mai hai divorziato? ho chiesto, mettendola in
un altro modo.
Cosa te ne frega di queste stronzate? ha sospirato.
Ho fatto lo stesso numero due volte.
Lo stesso numero?
Esatto. La prima volta ho detto: "Devo fare lo straordinario,
non torno a casa". La seconda: "Comincia a spogliarti,
sto arrivando".
Oh, ho fatto io.
Gi, ha detto lui.
Perch sei tornato a vivere da tua moglie?
Per i ragazzi. Era tutto un casino. Mi mancavano i
miei ragazzi.
I tuoi ragazzi? Non sapevo che avessi dei figli.
Kevin l'avevano bocciato a scuola, e il pi piccolo
non tornava mai a casa. Lei lavorava. Non ce la faceva
a seguirli. E poi aveva un uomo, un tipo gi a Central
Booking. Non ne sono proprio sicuro. Qualcuno mi disse
cos. Ma non  stato per questo. A dire la verit, sono tornato
a casa perch ero stanco.
Non sapevo che avessi dei figli, ho ripetuto.
No, ha detto lui. Come potevi saperlo?
Infatti non so niente di te.
Pensavo di averti raccontato parecchio, ha detto
lui, freddo.
Voleva restare sul vago, anche con se stesso. Era un
uomo pieno di contraddizioni: da un lato una smania
confessionale, penitenziale, e dall'altro una riservatezza
che lo rendevano oscuro e volubile.
Il maggiore vuole diventare insegnante, ha continuato
lui. Non so che cazzo gli  successo.  come se
fossero atterrati i marziani e gli avessero occupato il cervello.
Che tipo di insegnante?
Un prof per i chocola.
I chocola?
I ragazzini negri. Cazzo, da non crederci, eh?
Sono rimasta zitta.
Ha sorriso. Adesso penserai che, come tutti gli sbirri,
sono un razzista, vero? Sembrava che la cosa non lo disturbasse
minimamente. Sai quanti me ne sono morti
fra le braccia di quei ragazzi neri? Tutto a un tratto era
arrabbiato. Sai, un giorno o l'altro finir che ci lascio la
pelle, per uno di loro, non a causa di uno di loro. Ha
voltato gli occhi, disgustato, non so se da me o da loro.
Confondi ci che fai con ci che pensi. Il coraggio e
il pregiudizio, ho detto. Tu sei un professionista. Tutto
qui.
Io non confondo niente, cazzo.
Improvvisamente sembrava a disagio, come se solo
adesso cominciasse a rendersi conto che esistevo anch'io,
a interrogarsi sul tipo di persona che potevo essere, sulle
idee che potevo avere io.
Cos' di preciso che mi  consentito fare con te? gli
ho domandato.
Tutto quello che vuoi. Ha guardato l'orologio.
Dove abiti?
Te l'ho gi detto.
No, voglio dire, il nome. Il nome della strada. Cos
so dove devo immaginarti. Avevo pensato al lungo viaggio
in auto che lo aspettava: non volevo mica andare a
prendere il t dalla ex signora Malloy, ma era troppo tardi
per spiegarlo.
Mi ha rimboccato il lenzuolo sotto le gambe. A che ti
serve saperlo? ha detto lui. Dove hai preso questo
braccialetto?
Ho guardato il mio braccialetto, rigirandolo, prendendo
con due dita il piccolo shaker d'oro e accorgendomi
che invece mancava la carrozzina per bambini.
Ho perso uno dei ciondoli, ho detto, stupita. Mi
seccava averlo perso, mi sembrava una specie di tradimento
della terribile fiducia ereditata dalla strana zia di
Pauline. Forse per strada. L sulla West Broadway.
Ho guardato sotto i cuscini, poi ho scostato le lenzuola.
Non c'era. Ho guardato per terra.
Peccato, ha detto lui. E andato in bagno a pettinarsi
davanti allo specchio.
Mi sono seduta sul bordo del letto. C' una cosa che
devi sapere, ho detto tutto a un tratto.
Lui mi ha guardata come se avessi infranto una promessa.
Cosa?
Tu mi conoscevi gi, ho detto.
Si  girato di nuovo verso lo specchio. Ma di che cazzo
parli, adesso?
Non  che proprio mi conoscevi. Ma mi avevi gi vista.
Ha passato il pettine sotto il rubinetto, poi l'ha scrollato
per asciugarlo.
Al Red Turtle. Io ti ho visto.
 tutto il tempo che non faccio che ripetermi: "Cazzo,
questa qui gi la conosco, la conosco . E adesso vieni a
dirmi che ci siamo visti al Red Turtle? Non credo proprio,
pupa. Ha attraversato la stanza per andare a prendere
la giacca.
Era buio. Portavo gli occhiali.
Penso che queste tette me le ricorderei, ha detto,
dandomi un buffetto sul capezzolo. No, non ti avevo
mai vista prima.
Ho annuito, capendo di essermi spinta troppo in l.
Costringendomi a soccombere a ci che non potevo dimostrare.
Lui infatti non l'avrebbe mai ammesso. Avrei
voluto chiedergli se la ragazza rossa era brava a fare i
pompini. E se l'aveva uccisa lui. Ma mi vergognavo anche
solo a pensarlo. Mi vergognavo cos tanto che non gli ho
detto nemmeno che avevo visto il suo tatuaggio.
E adesso basta con le stupidate, ha detto Malloy.
Dovevi farmi vedere quella mano di gomma. Dov'?
L, dietro quei libri. L'ho nascosta per non vederla.
L'ha presa e si  messo a studiarla sotto la luce. Era di
gomma bianca, ma dura, non flessibile, non vuota come
un guanto.
Ha allungato il braccio e mi ha sfiorato il seno con le
dita rigide della mano di gomma. Con mia sorpresa i capezzoli
mi si sono inturgiditi. Lui non ci ha fatto caso. Mi
sono resa conto che avevo voglia di fare di nuovo l'amore
con lui.
Voglio tenerla, ha detto bruscamente, infilandosela
in tasca. Forse pu servirmi.
Servirti?
Dall'orlo della tasca spuntavano le unghie.
Chiudi la porta con il chiavistello, dopo che sono
uscito.
Ho annuito. Non mi hai risposto a proposito dei ricordi.
Quali ricordi?
Quelli che l'assassino porta via alle sue vittime.
Si chiamano souvenir. Non ricordi. Alzati, va' verso
la porta, ha detto. Voglio guardarti. Mi ha preso per
mano aiutandomi ad alzarmi dal letto ed  rimasto l in
piedi, una mano sul fianco, la giacca sbottonata, a guardarmi
mentre camminavo nuda per la stanza. Ero la signora
dei polli. E lui era l'esterrefatto neofita, il quindicenne
che la guardava mentre lei lo accompagnava alla
porta.
Mi sono sentita arrossire per il desiderio. E tutte le
vecchie favole.
Voglio di pi, ha detto, era dietro di me. In piedi
vicino al letto, mi guardava. Ma non ti piacerebbe dividere
la vita di un poliziotto.
Non devo dividerla, infatti.
Lui ha fatto la faccia perplessa.
Ho una mia vita personale, ho concluso.
Scusa. Era una banalit.
Sono qui, ho detto. E sono rabbrividita, forse per
una corrente d'aria.
Lo so, ha detto lui.
E se n' andato.
Mi ha telefonato oggi pomeriggio. In sottofondo si sentiva
un sacco di rumore, e musica, e una donna che urlava.
Mi piacerebbe che facessi un salto qui per dare
un'occhiata a certe foto, ha detto. Puoi?
Ma non l'ho visto in faccia, te l'ho detto.
Be', tanto per essere sicuri, non so se mi spiego. Sicuri
al cento per cento. Non si sa mai.
Sarebbe bello se ci fosse una specie di casellario degli
odori. Ogni tanto mi ricordo il suo odore.
Il suo odore?
Aveva un odore molto particolare. Tipo l'odore del
dentista. O del filatelico. L'odore di qualche specie di
colla.
Lui si  messo a ridere. Ho sentito un uomo gridare:
Ehi, Malloy.
 come cercare di ricordarsi un sogno, ho detto.
Ce l'ho qui da qualche parte, dentro di me.
Vorrei essere io da qualche parte dentro di te, ha
detto Malloy.
Con mia sorpresa, sono rimasta leggermente delusa.
Troppo facile, ho pensato. E invece dove sei?
Al lavoro, ha detto. Resto qui fino a tardi. Che ne
diresti di domani sera?
Non sapevo cosa mi stesse chiedendo esattamente.
Non volevo sembrare troppo facile a mia volta. Domani
sera? ho ripetuto.
La sera  pi facile. Pi tranquillo. Non ci sono scocciatori
in giro. Vieni verso sera, se ce la fai. Cazzo, Richie
non ne pu pi del lavoro a tavolino, perci gli ho fatto
cominciare a schedare le foto. Comunque ce l'ha a morte
con me. C' stato un omicidio in Bank Street, l'altra sera,
un gay: sono andato sulla scena del delitto e ho preso l'agendina
del morto. Cazzo, ci sar stato almeno un migliaio
di nomi. Tutti maschili. Allora ho infilato nell'agendina
il biglietto da visita di Richie. Sai, Ispettore Richard
- anzi, Ricardo - Rodriguez. Ma dietro il biglietto ho
scritto un hombre magnifico, e muy grande. Il poliziotto
cui  stato affidato il caso, un pivello, ha esaminato da capo
l'agendina come era suo dovere fare e ha trovato il biglietto
da visita di Richie. Io guardavo dall'altra parte. Ho
capito che l'aveva trovato perch tutto a un tratto  diventato
bianco. Cosa difficile da fare quando si  negri.
Mi spiace dire che mi ha fatta ridere.
Il pivello ha attraversato l'ufficio della Volante e mi
ha fatto vedere cosa aveva trovato. "Cazzo", sussurrava,
"cazzo, che facciamo?" Gli ho detto: "Coraggio, amico.
Devi dare a Rodriguez la possibilit di spiegarsi. Questo
biglietto da visita non significa mica che  un assassino".
Ma a quel punto ho dovuto filarmela. Avevo paura di tradirmi.
Mentre uscivo, l'ultima cosa che ho sentito era Rodriguez
che cercava di buttare il nostro giovane collega
dalla finestra.
Rodriguez  un hombre magnifico, ho detto.
 rimasto zitto. Davvero lo pensi? ha domandato
poi. Forse, per essere un portoricano. E piuttosto alto
per essere un mangiatortilla. Vuole andare a lezione di
ballo. Dice che  un ottimo modo per rimediare qualche
scopata.
In sottofondo sentivo cantare Willie Nelson. Forse
Malloy non era al lavoro.
Non credo che sia tanto difficile per il poliziotto Rodriguez
rimediare delle scopate. Ecco che andavo in
cerca di guai. E ho sorriso fra me e me.
Lavoravamo insieme alla Narcotici, eravamo ancora
ragazzini. Allora non era cos alto Richie. E io dicevo:
"Rodriguez quasi sempre riesce ad acchiappare il suo uomo".
Che  dir molto.
L'altro giorno mi hai domandato perch faccio il poliziotto.
Be', ci ho pensato su.  perch ero ubriaco. Avevo
passato tutta la notte in un bar di St Nicholas Avenue
a bere. Avevo ventidue anni, ero appena stato congedato
dall'esercito, ogni quattro ore dovevo prendere un Dilaudid,
un derivato della morfina, e una bottiglia di Robitussin.
Mi sembr una buona idea. Ha fatto di nuovo una
pausa. Fai un sacco di domande.
Ti va di andare al cinema mercoled sera?
Non ci ha nemmeno pensato su. Non posso, ha
detto. Lavoro. Mi hanno messo sul libro.
Sul libro?
S, tutte le volte che fai lo straordinario, loro ti segnano
su un libro. Lo chiamiamo il libro eterno. E io dico
sempre: "Adesso sono le tre del pomeriggio, finiamo il
turno fra un'ora, ma se troviamo due rabbini morti con
due manici di scopa su per il culo e i genitali in bocca, ci
toccher continuare a lavorare. Ma se troviamo due
mangiatortilla, ci mandano a casa. Per cui speriamo di avere
fortuna".
Be', forse un'altra volta, quando non dovrai tirare
fuori testicoli dalle bocche dei rabbini.
Gi, ha detto lui. Forse.
Allora, fammi sapere quando sei libero.
Adesso cosa stai facendo? mi ha domandato, abbassando
la voce. Facevo fatica a sentirlo.
Sono alla finestra della cucina. Guardo un uomo che
sta pisciando per strada.
Visto che non aggiungevo altro, Malloy ha detto:
Toccati. Mettiti la mano l sopra e spingi forte. Ha
aspettato. Mi piace quella fica che quando ci infili il dito
dentro senti che  profonda, e le labbra della vagina
sono morbide e bagnate fradice. E allora torni in su col
dito. Non c' niente di meglio al mondo che una fica cos.
Poi ecco il tuo clitoride. Si inturgidisce per venirmi incontro.
Mi salta in mano. Quando tocchi una donna e il
suo clitoride  tutto gonfio e in fuori, sai che di sesso
quella se ne intende. E senti che con lei ce la farai. Cos 
stato con te.
No, con me non ce la fai.
Mettiti una mano fra le gambe, ha detto lui.
L'ho fatto.
L'hai messa?
No.
Infilala sotto le mutandine.
L'ho fatto.
Toccati dentro.
L'ho fatto.
Senti il clitoride come ti salta in mano?
S.
Pi tardi, sulla metropolitana, ho sentito una donna dire
a un'altra donna: Quell'uomo  un trisessuale.
C'era un piccolo articolo oggi sul Times, nelle pagine
di cronaca cittadina, sull'assassinio di Angela Sands, ventisei
anni, di Albany, New York, un'attrice con una particina
nella rivista di Will Rogers. Non c'erano particolari
sul delitto. Non si parlava di disarticolazioni. Nemmeno
di pompini. (Voleva che gli facessi un pompino, mi ha
detto oggi pomeriggio Malloy, per telefono. Certe volte
durante un pompino, se quella che glielo faceva era veramente
brava, gli piaceva farsi succhiare anche le palle.
Ma in queste cose bisognava essere prudenti. Uno non ce
la vuole una dilettante fra i coglioni.) Il giornale citava un
anonimo portavoce della polizia secondo il quale l'omicidio
era un caso ancora oscuro.
Ho altre parole per il mio dizionario.
sbattere gli stivali, idiom., avere rapporti sessuali.
traccia, s. f., contratto (es.: Ho una traccia per ucciderlo).
fare, v. tr. e intr., scopare.
fare, v. tr. e intr., uccidere.
pulito, agg., bello.
brodiare, v. intr., saltare, in genere da un edificio o
da un ponte; dal nome di un certo Brodie che sosteneva
di essersi buttato dal ponte di Brooklyn.
frustare, v. tr., urinare.
cronica, s. f., marijuana, spec. se di prima qualit.
fumo, s. m., persona di colore.
Via della Scimmia, l'Ottava Avenue (gergo dei poliziotti).
cucciolo, s. m., pistola (espressione giamaicana).
rampichino, s. m., galoppino di un mercante di droga.
chocola, s. m., persona di colore (espressione portoricana).
essere appeso come un cavallo, idiom., avere importanti
aderenze nel dipartimento di polizia; anche:
darsi delle arie.
rimbalzo, s. m., qualcosa di facile o semplice.
fare un treno, idiom., amore di gruppo, orgia.
fionda, s. m., spacciatore.
gonfiare, v. tr., informare.
doppiare, v. intr., parcheggiare in doppia fila.
dormire in tenda, idiom., avere il pene grosso.
avere un bazuka, idiom., avere il pene grosso.
tazza del sud, una persona considerata eliminabile.
Oggi dopo la lezione Cornelius  venuto da me. Ha finito
la brutta della sua tesina e voleva sapere se gliela guardavo.
Aveva ancora un mucchio di problemi, mi ha detto.
Mi sarei trattenuta volentieri per aiutarlo, ma avevo
appuntamento in una specie di ristorante con Reilly e
Pauline. E un secolo che Reilly voleva portarmi in questo
locale chiamato Snack'n'Chat. Pauline, pensando che il
mondo stesse per assistere alla rinascita di un ristorante,
aveva chiesto di accompagnarci.
Ho invitato anche Cornelius.
Lui ha esitato. A che ora vai?
Adesso, ho detto. Con la mia amica Pauline e il
signor Reilly.
Il signor Reilly?
Gli studenti lo chiamano il signor Dicabene: lui li
umilia continuamente insistendo perch parlino correttamente,
come dice lui. Come se il modo di parlare di Cornelius non
fosse corretto. Io preferisco il modo di parlare
di Cornelius. Mi chiedo se non dovrei dire a Cornelius
che alcune delle espressioni che lui usa si trovano anche
in Chaucer. E in Faulkner.
Il ristorante  qui vicino, gli ho detto. Guarder il
tuo lavoro mentre Pauline e il signor Reilly disserteranno
sui tavoli di formica. Dai, andiamo.
Ci siamo fatti strada fuori dall'aula fra la ressa degli
studenti e per un attimo mi sono domandata se non mi
stessi mettendo in una situazione ambigua.
Ieri Cornelius mi ha detto che non dovevo prendere la
metropolitana da sola, nemmeno di giorno. Mi ha rimproverata
perch lascio entrare chiunque nel mio palazzo.
Inoltre, mentre andavamo al ristorante, ha offeso uno
che ci chiedeva dei soldi. Gli ha bofonchiato non so che
formula magica che includeva la parola negro, e la cosa
ha funzionato, scoraggiando il barbone, ma io ci sono rimasta
male. Cornelius  senza cuore, non sopporta i barboni,
non crede che siano dei poveracci perch la maggior
parte delle cose della vita gli sembra una commedia.
Non diversamente dall'ispettore Malloy. Riservato, diffidente,
senza cuore. Chiss se Cornelius non ha una bandiera
giamaicana tatuata sul culo.
Quello che non avevo considerato, almeno finch non
siamo arrivati al ristorante e non ho visto il volto di Pauline
sfolgorare di approvazione sessuale, era che avrei messo
lui in una posizione ambigua. Pauline sembrava convinta
che fra Cornelius e me ci fosse del tenero. Se Cornelius
si interessa a me  solo perch smania per avere un
buon voto, magari un po' d'amicizia, e di sicuro sollievo
dalla noia della scuola. Ma non ha nessuna smania di scoparmi.
Ragion per cui non ero affatto preparata, anche se
avrei dovuto esserlo, quando, seduta dietro un separ di
plastica davanti a Pauline e Reilly, che veramente parlavano
di tavoli di formica, Cornelius ha premuto la sua gamba
contro la mia.
Mi sono spostata avvicinandomi alla parete.
Allora, ha intenzione di promuovermi quest'anno, signor
Reilly? ha domandato Cornelius.
Reilly ha alzato lo sguardo dall'orsetto anch'esso di
plastica contenente il miele che rigirava fra le rosee mani.
Non vedo perch dovrei, ha detto con un sorriso.
Perch non ne pu pi di me.
Reilly gli ha porto un menu. Non ne posso pi di tutti
voi, se  per questo, ha detto in tono tranquillo.
Cornelius mi ha guardata. Per cui prender di sicuro
un buon voto. Adesso che so la differenza fra la psca, la
psca e altre stronzate del genere. Ha pronunciato la
parola psca come se non volesse uscirgli di bocca.
Qual  la differenza? ha chiesto Pauline; mi sono
resa conto che faceva un po' la civetta. La cosa mi ha sorpresa.
Lui ha ignorato Pauline, rivolgendo il faro luminoso
del suo fascino - un fascino che Pauline aveva istintivamente
riconosciuto dopo nemmeno tre minuti - su di
me. Gli stavo seduta accanto, schiacciata contro l'alce dipinto
sul muro perch non si facesse illusioni. E Cornelius
si  alleato con me. Contro Pauline. Non che avessi in
alcun modo mostrato di desiderare che lui scegliesse me.
Questa mia tardiva consapevolezza di piacere a Cornelius
in realt ha fatto s che, per un attimo, lo prendessi
in considerazione. Un po' come quando da ragazzina a
scuola ti dicono che piaci a qualcuno e questo  uno stimolo
sufficiente per accettare, magari da quel giorno
stesso, di fare coppia fissa con lui. Ma ora che ci penso,
anche da grandi si fa cos. Non solo da ragazzini.
La cameriera, vestita di rosa con un grembiule bianco,
 venuta al nostro tavolo e Pauline ha ordinato polpettone
e pur. Reilly, tacchino al forno. Io poi mi sono presa
dei rimproveri perch ho ordinato solo un sandwich al
tonno. E Cornelius non ha ordinato niente.
Non voglio schizzi di sugo sulla mia tesina, merda
ha detto.
La cameriera ha portato le ordinazioni. Il piatto di
Reilly aveva un'aria ghiotta. Era veramente tacchino; non
so perch avevo avuto dei dubbi: due fette di pane bianco
farcito, salsa di mirtilli, patate dolci e sugo, e in cima
una fetta di petto di tacchino e due ali. Volevo assolutamente
evitare di guardare Reilly mentre mangiava. Una
volta ero stata con lui in un ristorante a South Street Sea-
port a mangiare granchi e da allora non li ho pi potuti
sopportare. Non disapprovo il piacere erotico, da qualunque
fonte uno lo pigli. Cos non disapprovo Reilly che
sgranocchia, mastica, rosicchia e azzanna, ma non avevo
alcuna voglia di vederglielo fare.
Ho un impegno, accidenti, ha detto Cornelius tutto
a un tratto. E prima che potessi dire qualsiasi cosa, era
gi in strada.
Reilly mi ha guardata, accigliandosi e pulendosi delicatamente
le mani sul tovagliolo. Non  mai una buona
idea, ha detto.
Cosa? ho domandato, pur sapendo gi la risposta.
Mescolare persone diverse, ha detto. Nascono solopasticci. Ha preso con le dita un'ala di tacchino e ha
cominciato a succhiarla.
Oh ho esclamato io, furente. Che razza di ragionamento.
Peccato che non ci sia nessun fast-food da queste
parti.
E invece c', ha detto lui, togliendo un piccolo
gambo di mirtillo dal piatto e posandolo sul tavolo. Sulla
Quattordicesima Strada.
Vuole assaggiare un po' del mio polpettone? gli ha
chiesto Pauline. Lui ha detto di s.
Non mi stupisce che Pauline poi finisca coi segni del
lavandino sul culo, ho pensato. Ho mangiato il mio sandwich
al tonno, cos banale che ho cominciato a provar dispiacere
per lui e me lo sono mangiato tutto, compresa
quella che un mio studente chiama la guarnizione.
Abbiamo diviso in tre parti uguali il conto e Reilly e Pauline
si sono dati appuntamento per andare a provare un
nuovo ristorante appena aperto a Chelsea, dove i camerieri
indossavano gambali di cuoio da gaucho e cappelli a
tesa larga da cui penzolano due palline di feltro.
Abbiamo lasciato Reilly alla sua auto e Pauline  venuta
con me fino a Waverly Place, dove ci siamo salutate.
Mentre andavo verso casa a piedi, ho pensato alla nuova
poesia sulla linea quattro della metropolitana. Negli
ultimi mesi sono diventata cos paranoica da credere che
le locandine della Poesia in Movimento siano messaggi rivolti
a me. Non in senso metaforico; dico letteralmente,
come se i versi per me li scegliesse qualcuno che gode di
una certa influenza sulle autorit preposte ai trasporti metropolitani.
La nuova poesia  uno haiku di Yosano Akiko.
Giunto infine a questo punto / ripenso alla mia passione
/ e capisco / che sono stato come un cieco / che
non ha paura del buio. Mi calza a pennello, no?
Il mio orologio era rotto, e anche se sapevo che andavamo
verso sera, non sapevo esattamente l'ora. Non che
importasse. E una delle cose che ho imparato fin dall'infanzia:
come capire l'ora senza l'orologio. Tuttavia, bisogna
almeno poter guardare il cielo. Ma poich in effetti a
New York non vedo mai nessuna sorgente di luce,  difficile
farlo. Un'altra cosa che so fin dall'infanzia  che certi
vermi di cui pullulano le campagne nelle Filippine ti si infilano
nel corpo passando dalle piante dei piedi e vanno
dritti fino al cervello e te lo mangiano. Queste piccole ma
essenziali notizie le ebbi da Augustina, la donna cui ero
affidata da bambina. Penso spesso a lei, forse perch
un'altra importantissima cosa che mi insegn fu come
prevenire le gravidanze indesiderate con delle irrigazioni
di una mistura appiccicosa di latte in polvere e succo di
limone, irrigazioni che indussero il mio primo amante, il
capo dell'ufficio del New York Times a Manila, a osservare,
con un leggero senso di colpa, che odoravo come
un cucciolo.
Non constato quotidianamente la verit di questi insegnamenti,
 chiaro. Augustina mi consigli anche di non
fidarmi mai di chiunque, uomo o donna, indossasse una
cappa. Queste sono solo memorie. Inoltre, qualsiasi ora
fosse, Cornelius stava seduto sui gradini di casa mia. Ma
non portava una cappa, grazie a Dio.
Pi che seduto, era sdraiato sui gradini, la testa posata
sullo zainetto. Le gambe allungate in avanti, i piedi divaricati
per il peso degli stivali.
Visto dai piedi della scala, cio da dove ero io, Cornelius
sembrava morto. La sera prima, rincasando a tarda
ora, avevo trovato due tipi che pisciavano sull'ultimo gradino.
E quando gli ho chiesto se non potevano andare a
pisciare da qualche altra parte, uno dei due, un ispanoamericano,
rinfilandosi il pene nei jeans, aveva detto:
Addosso a te, bellezza?
Cornelius, ho detto.
Si  tirato su a sedere coi movimenti lenti e risentiti di
qualcuno che stava dormendo ma vuole fare finta di no.
Ho salito le scale. Non ti ho mica svegliato?
 rimasto l fermo, costringendomi a scavalcarlo. Ho
tirato fuori le chiavi.
Ho del lavoro da sbrigare, ho detto senza voltarmi.
Ho sentito che prendeva lo zaino e si alzava in piedi. Eccolo
alle mie spalle, in piedi sulla soglia. Sono stanca
per essere stata a guardare il signor Reilly che mangiava il
suo tacchino. Lasciami la tua tesina, le do un'occhiata e
te la riporto marted, alla lezione. Avrai tutto il tempo di
sistemarla.
Mi sono resa conto che avevo parlato con un tono incerto,
persino nervoso, ed effettivamente mi sentivo cos.
Non perch avessi paura di lui, ma perch non volevo offenderlo.
Tutto a un tratto mi sono domandata se la sua
volont sarebbe stata pi forte della mia, se mi avrebbe
seguita dentro il palazzo, salendo le scale con me fino al
mio appartamento, insistendo perch io... io, cosa? Perch
io leggessi il testo di una conversazione immaginaria
fra lui e John Wayne Gacy che Cornelius aveva scritto come
tesi di fine corso. Ci ero sempre andata cauta con
Cornelius. Sono stata attenta a non fare mai la civetta con
lui. Per giunta, quand'anche l'avessi fatto, cosa che non
era, civettare non  pericoloso. E solo che accresce i rischi.
John Wayne Gacy si chiamava cos in onore dell'attore,
o era proprio quello il cognome? gli ho chiesto,
automaticamente.
Come dici?
Mi sono chiesta se, dopotutto, non avevo paura di lui.
Se in fondo non ero convinta che Cornelius Webb si sarebbe
comportato male se avessi portato lui e la sua tesina
nel mio appartamento. Avevo avvertito un leggerissimo
moto d'interesse sentendogli premere la gamba contro
la mia, al ristorante, e forse adesso era questa consapevolezza
che mi metteva a disagio.
Avevi detto che avresti guardato la mia tesina, merda.
Mi stava cos vicino da schiacciarmi con l'anca contro
il portone.  per questo che sono venuto con te in
quel ristorante. Era arrabbiato.
Ho aperto e siamo entrati. Su, dammi questa tesina,
ho detto.
Il portone si  chiuso pesantemente alle nostre spalle.
Lui si  girato e l'ha spinto con la mano, assicurandosi
che fosse ben chiuso.
Non ce l'ho pi.
L'ho fissato.
L'ho buttata via.
Perch?
L'ho buttata quando sono uscito da quel ristorante.
Mi sono girata dall'altra parte come se stessi per aprire
la mia cassetta della posta, e ho messo il palmo della mano
sul campanello del padrone di casa. Non si  sentito
nessun trillo, anche se la porta del suo appartamento  in
un angolo dell'atrio, sotto le scale. Per cui ho capito che
il campanello non funzionava.
Che bisogno hai del padrone di casa? Che ti piglia?
Ho tolto la mano dal campanello. Voglio che tu te ne
vada, ho detto.
Qualsiasi autorit ancorch fragile avessi avuto una
volta, fondata sulla mia posizione di insegnante trentaquattrenne
e sulla sua posizione di ragazzo di diciannove
anni, si era dileguata. Non significava pi niente in quell'atrio
caldo e afoso, merda.
Ho aperto la porta interna con la chiave. Ho appoggiato
una mano sul traballante corrimano di legno e l'altra
sulla parete per prendere lo slancio e mi sono lanciata di
corsa su per le scale.
Quella stessa sera, alle diciannove e trenta, come d'accordo,
entravo nel distretto di polizia della Decima Strada.
Quando ho detto che dovevo vedere l'ispettore Malloy, la
voluminosa donna nera al banco delle informazioni mi ha
indicato le scale.
Sono salita al secondo piano. Ai piedi delle scale, in
una bacheca, c'era una foto con autografo di Gloria Estefan
(A tutti i superfighi del Sesto Distretto), un invito
a iscriversi alle gare della Polisportiva della Polizia, e una
grossa locandina che reclamizzava una Gran Festa in
onore dei piedipiatti di prossimo pensionamento, che si
sarebbe tenuta venerd, al Caste Harbor Casino, nel
Bronx.
Ho seguito i cartelli lungo un corridoio fiocamente illuminato
fino a una porta con un cartello scritto a mano
che diceva: La meglio Squadra Omicidi del mondo.
Sono entrata.
Proprio davanti alla porta c'era un basso recinto di legno
con cancelletto. Una sfilza di sedie lungo il recinto.
Al centro della stanza c'era una fila di grigie scrivanie di
metallo. Dappertutto, sedie girevoli con gli schienali
drappeggiati di giacche da uomo. Contro la parete in fondo,
altre due scrivanie. Sul muro delle bacheche tappezzate
di appunti, lavagne, e i cartellini da timbrare all'entrata
e all'uscita. Vecchie macchine per scrivere elettriche,
telefoni neri, cestini per la carta straccia. Un grande
orologio, cinque minuti avanti. Un manifesto elencava diverse
modalit di molestie sessuali sul luogo di lavoro, e
un numero di telefono per le eventuali denunce. Sopra
una delle scrivanie, un secchio di plastica rotto: ci sgocciolava
dentro l'acqua che pioveva gi dal soffitto. In fondo
alla sala, uno stretto corridoio conduceva a una piccola
cella con le sbarre arrugginite.
In un angolo, una porta con una targhetta che diceva
Capitano Corelli. Sull'angolo opposto, un'altra piccola
stanza con le pareti di vetro e dentro diversi uomini in
maniche di camicia seduti attorno a un lungo tavolo coperto
di contenitori di carta di un ristorante cinese, schedine
del lotto e una bottiglia di salsa piccante; guardavano
un programma a quiz su un vecchio televisore appeso
al soffitto con delle catene.
Mi sono fermata davanti al cancelletto. Uno degli uomini
nella stanza col televisore, un ometto che portava un
vestito di raion verde fluorescente, mi ha vista e ha detto
qualcosa a un altro che stava in piedi davanti a un forno a
microonde. L'uomo davanti al microonde si  girato a
guardare e io sono rimasta sorpresa di non avere riconosciuto
Malloy, a dispetto delle numerose parti del suo
corpo che avrei saputo identificare anche al buio, vedendolo
di spalle.
 uscito dalla stanza, in mano una Diet Coke. Degli altri
uomini, qualcuno mi ha lanciato uno sguardo inespressivo.
Poi uno di loro ha detto qualcosa e tutti gli altri
hanno riso, e sono tornati a girarsi verso il televisore.
Serata tranquilla, ha detto Malloy. Vuoi da bere?
Una minerale o qualcos'altro?
Ha spostato il secchio di plastica rossa di un centimetro
o due. Abbiamo delle infiltrazioni dal tetto, ha
detto. Fanno esercizi di tiro dagli edifici vicini. Fucili
calibro ventidue.
Mi ha guidato verso una delle scrivanie addossate alla
parete. Sul piano della scrivania c'era una specie di frusta,
un polveroso bicchiere da champagne di plastica, una
foto di Buckwheat in bianco e nero, dentro una cornice,
con su scritto: Grazie, agente Malloy, sei una forza.
C'era anche un'altra foto: un uomo in piedi davanti a un
negozio di calzolaio.
Come va? Tutto bene?
S, grazie, ho detto, rigirando il braccialetto attorno
al polso. Ero intimidita, questo mi ha messo a disagio.
Dici sempre cos, ha detto lui.
Cos'altro dovrei dire? Forse dovrei dire: "Ahi, ahi,
tutto male". Ma cos sembrerei una stronza. Non che
quelli che dicono "Ahi, ahi" siano per forza degli stronzi.
Sono stronzi solo quelli che parlano cercando di imitare
qualcun altro.
Gi, ha detto lui, sorridendo, e guardandomi come
fossi una svitata.
Malloy! ha gridato qualcuno. La tua cena  pronta.
L'uomo col vestito di raion ha tirato fuori dal forno a
microonde un vassoio, reggendolo con uno straccio, e
l'ha alzato verso di noi. Sembrava una di quelle cene di
surgelati da consumare davanti alla tiv. La tua cena
senza grassi, ha gridato l'uomo.
Un tipo calvo ha attraversato la sala, la giacca penzoloni
dalla spalla, in mano un vasetto chiuso ermeticamente.
Puoi fare quello che ti pare, mi ha detto Malloy,
sei libera, ma se vai a raccontare a qualcuno che mangio
cene dietetiche surgelate, t'ammazzo.
Non ho detto niente, cercando di immaginare a chi sarei
potuta andare a raccontarlo. Ho visto Rodriguez alzarsi
dal tavolo nella stanza del televisore, stirarsi, sbadigliare,
stirarsi di nuovo. Poi  venuto nella sala e si  seduto
davanti a me, alla scrivania di Malloy.
Odio i quiz! ha detto Rodriguez.
La materia preferita di Richie  l'impressionismo.
Rembrandt e compagnia bella. Dico bene, Richie? Ti ricordi
della signorina Frannie...
Prima che Malloy potesse finire, Rodriguez ha detto:
Salve, come va? Tutto bene?
S, grazie.
Bene, ha detto Rodriguez a Malloy. Scommetto
che la signorina Frannie sa persino che Rembrandt  solo
il nome di battesimo.
Ma che cazzo dici? ha fatto Malloy. Il nome di
battesimo?
Rodriguez ha dato un'occhiata alle carte che erano sulla
scrivania. Possiamo chiudere il caso Finklestein. Il tipo
ha confessato. Te l'avevo detto che era stato lui, sei un
ciccione del cazzo. Ges, certe volte mi piace da pazzi fare
il poliziotto, cazzo. Si  girato verso di me. Ho capito
che era stato lui a uccidere la sua vecchia quando mi
ha detto: "Lei non sa quanto l'amavo. L'amavo al punto
che le mangiavo la fica tutte le sere". Rodriguez ha fatto
schioccare le dita. E a quel punto ho capito che l'assassino
era lui.
Perch, devi amarla una donna per leccargliela? ha
domandato un tipo in jeans e giacca a vento che ci  passato
vicino con un fucile.
E quand' che ha confessato? ha domandato Malloy.
Forse quando gli hai messo un sacchetto di carta in
testa e gli hai dato fuoco, come l'ultima volta?
Sai, gli ha detto Rodriguez, ieri sera sono rimasto
qui fino alle due di notte. Alla fine ho detto: "Ma che cazzo,
io me ne vado. Domattina dovr essere di nuovo qui
per le otto". E cos me ne sono andato. Torno stamattina,
passo davanti alla cella - adesso  in cella - e quel figlio
di puttana mi fa: "Ispettore, posso parlarle?" Io dico: "S,
che cazzo vuoi?" E lui: "Lei davvero pensa che l'ho ammazzata
io?" E io: "Finklestein, io so che sei stato tu. E
probabilmente hai ammazzato anche il resto della tua
famiglia". Gli ho detto: "Probabilmente sei stato tu a uccidere
Willy, che Dio solo sa dov' finito. Certo che lo sappiamo
che sei stato tu a uccidere la tua vecchia". E gli ho
fatto vedere le foto del cadavere. "Cos l'hai ridotta,
stronzo. Guarda che cazzo hai combinato. Questa  la
tua Lillian." E lui fa: "Be', s, ma voglio raccontarvi com'
andata". Ed  crollato e ha confessato tutto. Piangendo e
compagnia bella. Ragazzi, sono rimasto di stucco. E chi
se l'aspettava? Di solito questi tipi qui non mollano.
Magari fosse sempre cos facile, mi ha detto Malloy.
Ci sono degli stronzi che nemmeno aprono bocca.
Questi mi danno problemi, sono i pi coriacei.
In genere sono convinti di essere pi furbi di me,
ha detto Rodriguez. E mi ha strizzato l'occhiolino. 
questo che mi manda in bestia.
Malloy si  alzato e ha attraversato la stanza per andare
dove c'erano gli archivi. C'era anche un altro televisore,
uno di quelli piccoli, fissato al muro, in alto, e la parete
era tappezzata di foto di bambini, uomini e donne scomparsi,
con accanto scritta l'et, il nome e il soprannome, i
segni particolari e il luogo dove erano stati visti per l'ultima
volta: il circolo ricreativo Wilbur G. Van Heusen, la
stanza dei giochi per bambini di un certo grande magazzino.
Mi fa piacere rivederla, mi ha detto Rodriguez, a
voce bassa.
Ho aspettato.
Volevo scusarmi. L'altra sera forse ho esagerato un
po'. L al bar. Sa, le cose non vanno troppo bene qui.
Malloy forse gliel'ha detto.
Sono rimasta zitta.
Sono stato un po' grossolano. Ha fatto una pausa.
Non vorrei che si fosse fatta un'idea sbagliata.
Un'idea sbagliata?
Di me.
No.
Bene.
L'ispettore Malloy vuole mostrarmi alcune fotografie.
Ha detto che lei le avrebbe preparate.
Si  accigliato. Sembrava che non sapesse di cosa parlavo.
Delle fotografie?
Per via dell'altra sera. Quello che mi  successo a
West Broadway.
Oh, le foto, ha detto lui con voce tranquilla. Certo,
sicuro.
Mi sono domandata se Malloy non si fosse dimenticato
di dirglielo. Per un attimo, ho sentito che i peli delle
braccia mi si drizzavano. Quello che la mia dolce Augustina
chiamava un brivido da quattro soldi. Ho lanciato
un'occhiata a Malloy che, in piedi davanti a un cassetto
pieno di fascicoli, ci dava le spalle. Non poteva sentirci.
Credevo che non fosse riuscita a vederlo in faccia,
ha detto Rodriguez.
Infatti.
Portava una maschera, no? Allora che foto vuole farle
vedere Malloy?
Forse quel tipo prima era nel bar. Magari potrei riconoscere
qualcuno che era nel bar.
Non significherebbe un cazzo.
Si  sentito un forte scricchiolio, qualcuno aveva aperto
il cancelletto con un calcio. Solo io mi sono girata a
guardare. Un tipo enorme, sorridente e rubizzo, vestito
con un abito blu chiaro stringeva un giovane nero per un
braccio. Ha portato il ragazzo fino alla sedia di una delle
scrivanie in mezzo alla sala e l'ha fatto sedere. Il ragazzo
aveva un fazzoletto rosso, tipo bandana, attorno alla testa.
Sul braccio, quando il poliziotto lo ha lasciato andare,
ho visto un rozzo tatuaggio che diceva fuck you.
Ehi, Richie, ha detto il poliziotto col vestito blu
chiaro, come va? Aveva l'affanno. Forse perch pesava
almeno cento chili.
E tu, amico? ha detto Rodriguez. Ho quegli indirizzi
che volevi, Halloran. Mi ci  voluto tutto il giorno,
cazzo. Ha detto tutto-il-giorno-cazzo dividendo equamente
la frase in quattro battute, come se fosse una cantilena.
Sei in debito con me, ricorda.
Un giovane poliziotto ispano-americano ha posato cinque
contenitori di plastica su una delle scrivanie libere.
Li ha aperti con prudenza. Fagioli, riso con carote e piselli,
pltanos maduros, maiale, tortillas di farina bianca. Mi
 venuta l'acquolina in bocca. Roba preparata dalla madre,
o dalla moglie. In quest'ultimo caso doveva essere
mogliettina sposata di fresco.
Il nuovo arrivato ha detto a Rodriguez: Avevi ragione
riguardo a quel CNI a Riverside.
Rodriguez si  messo a rovistare nel cassetto della sua
scrivania, esaminando attentamente diversi ritagli di giornale
prima di trovare quello che cercava. Ha cominciato a
lisciarlo.
Accidenti, io ero sicuro che l'avessero spinto gi,
ha detto il giovane poliziotto, scuotendo la testa. Poi ha
cominciato a mangiare.
Ma gliele avevi guardate le mani? ha domandato
Rodriguez. Gli devi guardare le mani, amico. Se ti spingono,
la reazione naturale  mettere le mani avanti per
proteggerti nella caduta. Quelli che vengono spinti hanno
sempre le unghie rotte. E ferite alle mani. Fratture. Quel
tipo doveva per forza essersi buttato gi da solo.
L'ispettore Halloran si  seduto sulla scrivania. Era
troppo grosso per accomodarsi su una sedia. Lui e il ragazzo
nero erano troppo lontani perch potessi sentirli
chiaramente, ma ogni tanto dall'altra parte della sala arrivavano
dei brani della loro conversazione, se posso chiamarla
cos, specialmente quando Halloran ha cominciato
ad alzare la voce. Non riusciva a capacitarsi che il ragazzo
avesse un puro cognome irlandese: Kelly. Ma che mi
prendi in giro? ha gridato al giovane nero. Vuoi offendermi?
Rodriguez si  accorto che stavo ascoltando le proteste
di Halloran. Ecco un altro irlandese del cazzo, ha
detto.
Irlandese doc, ha detto Malloy passandoci vicino.
Lei ha una buona memoria? mi ha domandato Rodriguez.
Voglio dire, se tiro fuori quelle foto, c' qualche
possibilit che lei riesca a riconoscerlo?
A mio avviso la memoria non  mai particolarmente
attendibile. Almeno, non la mia. Sulla mia memoria  meglio
non contarci.
E invece s, ha detto Rodriguez, freddamente.
Cazzo, io ci conto sulla sua memoria.
Non era il momento adatto per spiegargli che secondo
me i ricordi sono un po' come i sogni. Non dimostrano
niente. Non c' modo di verificarli, proprio come non 
possibile verificare un sogno.
Malloy mi ha messa davanti un cassetto dello schedario.
Sono gente assurda, questi topi, ha detto. Ma
sanno il fatto loro, non so se mi spiego.
Rodriguez ha allungato le gambe sulla scrivania.
Rodriguez forse la infastidisce? mi ha domandato
Malloy tutto a un tratto. Le racconta di quando va a pescare
nello Hudson? L a quel faro sotto il ponte George
Washington.
No, stavo raccontando alla signorina Frannie di
quella volta che il gatto mangi le palle di quel CNI della
Centoventitreesima Strada.
Come, come? ho domandato.
 cos? ha chiesto Malloy, distratto da un appunto
che gli avevano lasciato sulla scrivania.
Non avevo alcuna intenzione di ascoltare assurde storielle
sui gatti, proprio no.
Rodriguez ha preso quella specie di frusta che era sulla
scrivania di Malloy e l'ha appoggiata in verticale contro la
parete, con grande cautela, tenendo una mano davanti all'arnese
finch non  stato sicuro che non sarebbe caduto.
Be', coraggio, dia un'occhiata alle foto di questo schedario,
ha detto. Vedr che se quel tipo  l, salter
fuori come niente.
Spero proprio di no, ho detto io.
Mi piacerebbe parlare con la sua amica, ha detto
improvvisamente Malloy. Quella che era con lei l'altra
sera.
Pauline?
Gi, Pauline.
Ma lei non era mica con me. Ero sola.
Lo so. Lo so che non ha assistito all'aggressione. Ma
potrebbe aver notato qualcuno, non so se mi spiego. Magari
guardava dalla finestra.
Ho scritto il numero di telefono di Pauline su un biglietto.
Rodriguez l'ha preso ed  andato a un'altra scrivania.
Io ho cominciato a esaminare le schede nell'archivio.
C'erano centinaia di fotografie disposte in ordine alfabetico
secondo il reato: atti osceni, omicidio, stupro.
Un uomo con l'aria stanca  uscito dalla stanza dove
c'era il televisore,  andato verso l'appendiabiti e ha cercato
qualcosa nelle tasche della giacca che stava appesa l.
Malloy ha notato che lo guardavo. Quello dovresti
conoscerlo, mi ha detto.
Davvero?
 Jurowitz. Ha visto pi tette di chiunque altro al
mondo.
Non sapevo cosa dire. Ma non le mie.
Sta tutte le sere al Pussy Cat.
Jurowitz ha capito che stavamo parlando di lui. Malloy,
la tua cena si sta freddando, ha detto.
Una volta mi fa: "Certa gente  davvero molto addietrata".
Addietrata, non so se mi spiego, mi ha detto
Malloy.
Jurowitz ha sorriso. Accidenti che bel vestito hai,
ha detto rivolto a Malloy.
Gi, ha ribattuto Malloy. Bisogna sempre cercare
di avere un'aria migliore di loro.
Jurowitz ha trovato le sue sigarette ed  tornato nella
stanza del televisore.
Dicono che ha un coso enorme, ha detto Malloy,
tornando verso il mobile con gli schedari.
Mi sono domandata se col suo coso enorme Jurowitz
avesse molto successo al Pussy Cat. Secondo me, no. Sfogliavo
quelle foto di facce desolate, terrificanti. Ero convinta
che non avrei trovato l'uomo che mi aveva stretto
un braccio attorno al collo, l'altra notte, fra Westbroad e
Canal Street, ma non avevo voglia di andare a casa.
Tutto a un tratto avevo Rodriguez alle spalle. Cosa fa
per cena? mi ha chiesto con voce tranquilla. Io ho finito
il turno.
Non avrei dovuto stupirmi. Dopotutto  risaputo che
mi piace l'ambiguit. E una cosa interessante. Io desidero
stupirmi, ho bisogno di farmi convincere.
Le piacciono i calamari? C' un posto dove li fanno
da dio, in Arthur Avenue.
Malloy dall'altra parte della sala ha gridato: Vorrei
tanto sapere, Richie, da quando in qua ti piacciono le
bianche.
Pi o meno da quando piacciono a te, ha risposto
Rodriguez, allontanandosi.
Ero imbarazzata. Ho guardato la foto incorniciata che
era sulla scrivania di Malloy. Tuo padre? ho domandato.
Ges, ha detto Malloy, avvicinandosi. Mio padre?
Mio padre faceva l'autista di autobus. Sono quindici anni
che  morto.
Mi spiace, ho detto.
Non ti preoccupare, ha detto Malloy. Aveva il vizio
del gioco, mio padre. E beveva. Ma non direi che il
suo problema fosse l'alcol. Beveva, s, ma il problema era
il gioco d'azzardo. Il problema erano i cavalli. No, questa
 una foto di Kevin Daley, ha detto, guardando la foto
sulla scrivania. Cazzo, era un grande poliziotto e adesso
 un grande calzolaio. Era nella Squadra Narcotici quando
ci arrivai io, nel '71, come infiltrato... ero io che andavo
a comprare la droga per la sua squadra. Era fantastico
lavorare con lui. Era il tipo d'uomo capace di fare delle
vere deduzioni, non so se mi spiego. Poteva andare da
ABC fino a L e M. Era un talento innato. Ma lo trasferirono
dalla Narcotici. Lo mandarono alla Omicidi. Lui era
contento. Poi, quando era gi parecchio avanti nella carriera
gli salta in mente non so come di presentarsi all'esame
di sergente, e lo supera. Lo sbattono nel Bronx. Ma
non era pi un vero poliziotto. Tutto lavoro di scartoffie.
Cos arriva al ventesimo anno di servizio e sua moglie lo
assilla perch vuole che lui lasci il dipartimento di polizia.
Lei non riesce a capire, come non ci riesce la maggior
parte della gente, perch, se puoi andartene in pensione
dopo vent'anni a met stipendio, dovresti continuare a lavorare
tutto il giorno per guadagnare solo met stipendio.
Per Kevin il dipartimento di polizia era la vita, ma lei
in un qualche modo lo convince ad andare in pensione.
Allora si mette a insegnare in una scuola del Bronx, insegna
alle ragazze madri e la sera frequenta lo Iona College
per prendere un diploma di maestro. Ma si accorge che
non ce la fa a insegnare, cos si guarda attorno e dice:
"Cos' che posso fare che serva alla gente?" Sai, Kevin vive
nella contea di Rockland, proprio girato l'angolo di casa
mia.
Non sapevo che ci fossero angoli nella contea di
Rockland, ho detto. Non volevo fare dello spirito.  solo
che non me l'immaginavo con gli angoli.
Angoli ce ne sono, a Rockland, ma non ci sono calzolai.
Cos Kevin viene in citt per sei mesi e impara il
mestiere da un vecchio calzolaio italiano di Wall Street,
impara a rifare tacchi e suole e compagnia bella. Cos insomma
 diventato calzolaio. Il migliore che abbia mai
visto.
Sono rimasta zitta.
Quando ero ragazzino, c'era un tipo, un certo Jerry
Farmer, che era una specie di Robin Hood del quartiere:
rubava le biciclette ai ricchi ragazzini ebrei e le regalava a
noi. Era stato in prigione un paio di volte, e un giorno mi
port con lui a rubare biciclette in Fort Washington Avenue.
Nella mia vita avrebbe potuto andare tutto al contrario,
non so se mi spiego. Nel mio quartiere per c'era
anche un altro tipo. Un giovane poliziotto che si chiamava
Buster Kelly. Era un mito per me. Era rispettato. Importante.
Portava la pistola. Rest ucciso mentre cercava
di impedire una rapina a mano armata. C'erano centinaia,
migliaia di poliziotti al suo funerale. Capii che quello era
una specie di club segreto. E decisi che volevo farne parte.
Rodriguez ci guardava dall'altra parte della sala.
Ho sentito il ragazzo interrogato da Halloran esclamare
in tono esasperato: Neri o bianchi, ebrei o spagnoli,
per noi che differenza fa? L'importante  essere svegli.
Quando dobbiamo fare un colpo, quando dobbiamo
mettere in mezzo qualcuno, allora devi essere sveglio, devi
essere pronto anche a premere il grilletto, chiaro?
Tu conosci i tuoi diritti, no? La sai a memoria quella
pappardella, dico bene? ha detto Halloran. Allora cosa
mi vieni a raccontare?
Sono tornata alle foto, scrutando ogni faccia. Nera,
gialla, bianca, rossa.
Non hanno un posto dove andare, ha detto Malloy,
guardando il ragazzo. Li convochi per interrogarli, e
quelli si presentano davvero. Li vai a prendere, senza
mandato, senza niente, e quelli piantano tutto, e vengono
con te.
Ho alzato gli occhi e l'ho guardato.
Quasi tutti gli assassini, esclusi i maniaci, vogliono
solo sapere perch hanno ucciso, ha detto Malloy.
Tutto qui. Dagli un motivo, e quelli ammettono tutto.
C' qualcuno che crede veramente che fu Robert Chambers
a motivare il suo omicidio con quell'idea del sesso
troppo violento? Fu un poliziotto a suggerirglielo. Un
mio vecchio collega. Era stato Robert Chambers a strangolare
quella ragazza. Ne eravamo sicuri. Non avevamo il
minimo dubbio. Lui per non si decideva a confessare.
Sapeva di essere stato lui a ucciderla. Ma non riusciva ad
ammetterlo, nemmeno con se stesso. Questo mio vecchio
collega entr nella stanza dove stavano interrogando
Chambers e disse: "Senti, Bobby, te lo dico in via confidenziale,
perch ti sono amico; lo sappiamo che tipo era
quella, quella era una rompipalle. Quella stronza stava
combinando un casino. Era una da pompino in piedi. E
tu vuoi andare in galera per avere ucciso una puttana del
cazzo? Io lo so cos' successo, Bobby: lei ti stava sopra,
vero? Ti dava la schiena, e ti scopava cos forte che ti faceva
male l'uccello,  cos, no? E non voleva smetterla.
Tu allora ti sei tirato su e le hai dato uno spintone con un
braccio e con l'orologio l'hai presa alla gola, e s' rotto
quell'ossicino l. E lei  morta, cazzo". E quel coglione di
Chambers se ne resta seduto l per qualche secondo e
poi: "Eh gi,  andata proprio cos. Colpa del sesso troppo
violento".
Non ha detto puttana, lui ha detto: buttana.
Due agenti, di cui uno era una donna coi capelli grigi,
sono entrati varcando il cancelletto. La donna ha preso
un mazzo di chiavi e ha timbrato il cartellino. Ha guardato
Malloy passando davanti alla sua scrivania. Lui l'ha
ignorata.
Sa, ha detto Malloy rivolto a me, nessuna persona
normale vuole ammettere di avere ammazzato qualcuno.
Ho infilato il dito fra le facce dei due fratelli Epstein,
Warren e Wendell, e l'ho guardato. Lui non si  girato,
non ha parlato, non ha fatto ruotare la sedia sulle rotelle
arrugginite. Era come se mi stesse sfidando a concentrare
lo sguardo su di s anzich su quelle perfide anime perdute
archiviate sotto la voce reati sessuali.
Halloran e il ragazzo nero hanno attraversato la sala.
Halloran teneva un braccio sulla spalla del giovane. Sono
usciti dal cancelletto.
Ma che casino c' qui, cazzo, ha sbottato Malloy.
Si  avvicinato Rodriguez. E piantala di lamentarti.
Se ne stanno andando tutti. E me ne vado anch'io, amico.
Vado a bere qualcosa al Ventiquattro. Ha tolto la giacca
dallo schienale della sedia. Forse ci becchiamo dopo,
ha detto Rodriguez a Malloy guardando me.
Forse, ha detto Malloy. Ha alzato il pesante schedario
dal tavolo, tenendolo aperto con un dito per non
perdere il mio segno, e mi ha detto: Venga con me.
Rodriguez ha sorriso ed  uscito.
Ho seguito Malloy nella stanza che aveva sulla porta la
targhetta con scritto Capitano Corelli, lui ha chiuso la
porta con un piede e ha posato lo schedario sulla scrivania.
Ha chiuso a chiave la porta.
Stavo in piedi con la schiena alla scrivania, e lo guardavo,
incerta.
Ha sganciato le manette che come sempre gli pendevano
dalle reni e le ha buttate rumorosamente sulla scrivania.
Le ho guardate. Tutto a un tratto ero tremendamente
eccitata, ma temevo che non intendesse usarle e che se le
fosse tolte dalla cinta solo per mettersi comodo. Io, che
a Parigi, per anni avevo impedito a mio marito di realizzare
il sogno della sua vita: fotografare uno scorpione
sulla mia vagina.
Sei in arresto, mi ha detto Malloy.
Cos'ho fatto?
Non lo sai?
Non dovrei essere io a far arrestare te?
Non credo proprio, ha detto lui.
Mi ha fatta girare verso la scrivania, mi ci ha piegata
sopra, mi ha tirato la gonna sulla vita, ha scostato le mutandine
e mi ha infilato dentro prima un dito, poi due, e
infine tutta la mano.
Sei bagnata fradicia, ha detto. Mi ha fatto allungare
le braccia dietro la schiena, incrociandomi i polsi.
S' sentito il rumore della fibbia della cinta che batteva
contro la scrivania, poi quello di una lampo che si apriva.
Sulla scrivania, vicino alla mia faccia, le manette.
Di l nella sala ha suonato un telefono.
Con una mano mi si  premuto sulle reni, con l'altra
ha agguantato il pene e ha cominciato a farmelo scivolare
avanti e indietro fra le natiche, bagnandomi tutta, strofinandosi
il pene con la mano e bagnandolo di me. Poi ha
cominciato ad aprirmi il buco, prima con un dito, e poi
due. Voleva prepararmi e mi stuzzicava, paziente ed
esperto, finch non ho sentito che tutti i muscoli si rilassavano
e che lo sfintere si allargava. Brava, cos, ha
detto, accorgendosi anche lui della mia reazione. Arrenditi.
Cosa vuoi fare? ho sussurrato io. Anche se lo sapevo.
Era come se dovessi fingere di ignorare ci che invece
avevo ovviamente gi capito. Malloy voleva aprire quello
che era chiuso. Per questo insisteva. E mi teneva ferma.
Voleva strapparmi il sigillo. Finalmente. Io che non volevo
appartenere a un uomo. Io che non volevo appartenere
a nessuno. Io che non volevo essere tenuta ferma, io
che non volevo essere messa sotto, n che ci che era
chiuso venisse aperto e il cuore infranto.
Io ero la stessa, ma adesso volevo essere tenuta ferma,
volevo essere messa sotto. Volevo che mi aprisse. Io, ora
con l'antica brama di essere scelta, assediata, espugnata, e
di obbedire.
Arrenditi, ha ripetuto lui e mi ha penetrata con un
gemito fioco e improvviso. La violenza del colpo, il repentino
dolore mi hanno fatta gridare. Tenendomi saldamente
per i fianchi, ha cominciato a muovermi lentamente,
poi sempre pi in fretta, pi a fondo, togliendomi per
un attimo una mano dal fianco per asciugarmi le natiche,
bagnate di sudore. Poi mi ha afferrata di nuovo per i fianchi,
affondandomi le dita nella carne fino all'osso, stringendomi
a s. Si sentiva il rumore del suo respiro. Poi,
quando  arrivato lentamente all'orgasmo, dimentico di
me, dimentico degli uomini nella sala accanto, ha emesso
un verso pi profondo, pi rauco, che non gli avevo mai
sentito prima.
Ha estratto cautamente il pene, e mi ha fatta girare
verso di lui. Tutto a un tratto ho provato vergogna. Avevo
paura della puzza, e che avesse l'uccello sporco, perci
non sono riuscita a guardare. Ma lui se lo teneva in mano,
voleva che lo guardassi, e ho visto che era tutto regolare,
non c'era niente da temere.
Mi sono appoggiata con la schiena alla scrivania, mi
sono messa una mano fra le cosce e ho trovato subito il
mio clitoride, gonfio e scivoloso, e lui guardava, sentivo
addosso i suoi freddi occhi blu, e ha cominciato a parlarmi
a voce bassa, domandandomi, no, raccontandomi
quanto mi era piaciuto quello che mi aveva fatto, e io dicevo:
"S, s, mi  piaciuto", finch non sono venuta, bagnandogli
la mano con cui mi teneva aperta per ammirare
meglio la mia masturbazione.
Mi sono girata e ho dato un'occhiata alla scrivania prima
di uscire dalla stanza. Ho visto che il tampone della
carta assorbente sulla scrivania del capitano Corelli si era
macchiato.
Ho guardato Malloy.
Non lo toccare, ha detto. Corelli  convinto di essere
un gran detective. Vediamo se riesce a capire di cosa
 macchiato.
Ho frainteso il significato dell'espressione una da pompino
in piedi. Pensavo che volesse dire che durante l'atto
l'uomo sta in piedi, oppure che la prestazione  super
e merita un'ovazione. Invece significa farsi fare un pompino
da una ragazza bassa.
broccoli, s. m., peli del pube.
tutto  tutto, idiom., va tutto bene (gergo della
malavita).
sotto me, idiom., avere una situazione sotto controllo(es.: Sto bene;  tutto sotto me).
criceto, s. m., persona di colore (parola del Bronx).
- vederla rosa, idiom., avere rapporti sessuali.
spiro, s. m., boccata di fumo.
stare da zio, idiom., gironzolare nel proprio quartiere
(es.: Tony e io stiamo da zio stasera).
labirinto, s. m., distretto di polizia.
velina, s. f., cartina per rollare una sigaretta di marijuana.
Due, s. m., persona di colore, dal codice usato per
indicare l'appartenenza razziale nei rapporti di
polizia (Uno: caucasico; Due: nero; Tre: ispanoamericano).
grumo di sangue, s. m., idiom., il peggiore insulto
possibile per un giamaicano.
Zez, s. m. pi., poliziotti.
squamare, v. intr., piazzare prove false, di solito armi
da fuoco, per incastrare qualcuno.
gangster, s. m. pi., seni (come in Aveva due gangster
grossi cos).
English, s. m., whisky di malto inglese; anche O.E.
misto ali, idiom., pollo e verdure, o pi in generale
piatti cinesi da portare via.
Topolino, s. m., fast-food.
cocobola, s. m., sfollagente usato dalla polizia, dal
nome del legno di cui un tempo era fatto.
Le cose sono accadute cos velocemente che non ho potuto
ragionarci su. Questo mi rende sempre un po' nervosa.
Ma certo  la prima volta che mi trovo in una situazione
come questa. In genere la mia vita  un po' pi
tranquilla di quanto non sia stata nelle ultime sei settimane.
Faccio lezione, correggo i compiti dei miei studenti,
preparo le lezioni successive e scrivo le mie cose. Adesso
sto scrivendo questo libro su slang e dialetti. Il fine settimana,
a volte vado con Pauline a Easthampton, dove lei
ha un cottage. Poi di solito, in questo periodo dell'anno,
quando finisce la scuola, vado a Citt del Messico a trovare
mio padre. Non  che mi piaccia granch Citt del
Messico. E per mio padre non ho un affetto particolare.
Una volta, da ragazzina, mi lasci per cinque giorni da
sola, a Ginevra. Poi disse che l'avevano richiamato a Washington
per un piccolo conflitto bellico e che non gli era
nemmeno passato per l'anticamera del cervello che non
fosse opportuno lasciare da sola una ragazzina di tredici
anni. Ma io so che si era semplicemente dimenticato di
me. Pauline dice che l'errore fu mio, che avrei potuto approfittare
dell'occasione e spassarmela alla grande. Non
riesco a immaginare cosa Pauline creda che potrebbe fare
per divertirsi una ragazzina di tredici anni che si ritrova
sola, in pieno inverno, a Ginevra. Farsi portare in camera
centinaia di scatole di cioccolatini, forse. Fare un pupazzo
di neve. Comprare dozzine di fazzoletti di lino con su
ricamati degli edelweiss e farli mettere in conto a suo
padre.
Ma sto perdendo il filo del discorso (una bella espressione,
perdere il filo del discorso). Devo pensare agli assassini,
non ai padri. A volte  la stessa cosa, lo so, ma
mentre mio padre probabilmente era nella sua grande casa,
a Cuernavaca, insieme alla sua amichetta, la signora
Grummacher, a bere brandy e soda, io ero seduta su una
panchina nel giardino di St Luke in th Fields, e cercavo
di capire se davvero qualcuno stava cercando di uccidermi.
E non in senso metaforico. Non parlo di un annientamento
spirituale. Ma di vero e proprio omicidio.
Mi ero comprata una birra e un panino con le melanzane
da Fratelli prima di entrare nel giardino della chiesa.
Se da Washington Square si va verso est, in direzione di
Grove Street e Houston Street, si incontra una chiesa di
arenaria grigia che si staglia contro una fila di villette a
schiera. Gli argini del fiume una volta arrivavano fino al
frutteto dietro la chiesa; questo prima che a Manhattan
(il cui nome significa isola delle colline) spianassero
ogni collina spingendo la terra verso la riva del fiume. I
salici del giardino della chiesa ne sono la conferma. Gli
alberi sembrano quasi a disagio, qui, forse perch ricordano
il fiume che una volta si snodava melmoso dietro i
meli. Il giardino  aperto al pubblico, bench nessun cartello
lo indichi. E un piccolo giardino, assai appartato.
A volte ci sono altre donne nel giardino, sedute sulle
panchine o sull'esiguo prato: vengono qui a pomiciare.
Questo  un posto per le donne che vogliono stare con
altre donne. Non si sentono in imbarazzo qui, anche se
venissero sorprese mentre si baciano, non si nascondono,
non temono intrusioni. Deve esserci una specie di legge
non scritta per cui questo  un giardino dove le donne
possono venire ad abbracciarsi. La Chiesa Episcopale si 
assunta il compito di fornire un paradiso alle lesbiche.
Continuo ad andare fuori tema. Forse ho paura. E non
mi  facile ammetterlo. Il coraggio  una delle poche qualit
che non ho mai dubitato di possedere. Una delle poche
cose in cui credo. Passione come eroismo. Ho un carattere
intrepido, lo so. E una certa incauta adattabilit.
Ma sarei pazza a non aver paura, adesso.
Ho in testa una lista, ai margini della coscienza, che di
tanto in tanto mi costringe ad ammettere di avere paura.
Un mio amico, John Graham, a quanto pare mi tiene
d'occhio. Un mio studente, Cornelius Webb, mostra nei
miei confronti un attaccamento forse innocuo ma certamente
spropositato. Inoltre si direbbe che anche lui mi
tenga d'occhio. Jimmy Malloy, un ispettore della Squadra
Omicidi, sta investigando sulla abduzione e l'assassinio di
una giovane donna che poco prima di morire gli stava
succhiando l'uccello. Adesso sono io quella che gli fa i
pompini. Sotto la mia cassetta della posta, nell'ingresso
dell'edificio in cui abito, hanno lasciato una mano di
gomma. Un uomo che portava dei guanti di gomma nera
e una calza in faccia mi ha aggredita mentre camminavo
per West Broadway e ha cercato... cosa? di derubarmi?
di rapirmi? Ha cercato di farmi del male. S, direi cos, visto
che se avesse voluto derubarmi, avrebbe potuto farlo
benissimo.
Ecco. Questa  la mia lista. Per temperamento sono
portata alle incompatibilit logiche, ma la concomitanza
di questi ultimi avvenimenti forse  troppo persino per
me. Sono sempre pronta, e ci provo anche gusto, a fare a
meno di ogni speranza di causalit (quando avevo sedici
anni e mio padre lavorava all'ambasciata di Taiwan per
un po' sono stata taoista), ma certo, cos si corre il rischio
di scivolare nel masochismo collusivo. Una delle cose per
cui il sesso mi interessa  che spesso mi pare consista in
una repentina congiura di miti. Il sesso  un sistema efficacissimo
per evocare desideri nascosti o proibiti. Non
mi ero accorta di averne cos tanti finch non ho conosciuto
Jimmy Malloy. Conservo ancora l'adolescenziale
convinzione che ci si debba arrendere ai mutamenti dell'anima,
per quanto terrificante possa apparire. Per quanto
difficile possa risultare. Ma non sono masochista. Questo
lo so.
Non c' molto altro che la polizia possa fare per trovare
l'assassino di Angela Sands, mi ha detto Malloy ieri sera,
riaccompagnandomi a casa. Nessun testimone. Nessun
indizio. Solo il cadavere. Anzi, solo alcune parti del
cadavere. Il dipartimento di polizia si preoccupa ma non
pi di tanto, ha detto Malloy, se parti di un corpo femminile
vengono ritrovate lungo la West Side Highway. Il dipartimento
piuttosto si preoccupa per la stampa, e i problemi
crescono quando sembra che sia all'opera un maniaco
omicida o stupratore, cosa che comprensibilmente
pu mettere in allarme la gente. Ma soprattutto il dipartimento
di polizia non vuole guai, ha detto Malloy. I poliziotti
lavorano al caso, fanno il possibile per risolverlo,
ma poi le braccia e le gambe di un'altra donna, o di uomo,
o di bambino, spuntano da qualche altra parte del
West Side, e devono passare a occuparsi del nuovo caso.
A volte, ha detto Malloy, la polizia riesce a trovare i
colpevoli. Questo accade circa nel quaranta per cento dei
casi. Ma solo nel Sesto Distretto - il mio - si verificano
dieci omicidi l'anno. Quasi uno al mese. Possiamo dedicare
molto tempo a un caso solo se il morto era una persona
famosa. O importante. O magari era figlio di qualche
vip. Altrimenti, bisogna passare ad altro. Malloy ha
detto che buona parte del suo lavoro consiste nel pattugliare
i confini del nostro distretto. Lui cerca di tenere
lontani i cattivi dai quartieri buoni.
Quindi non ci lavora nessuno, all'omicidio di quella
ragazza? ho chiesto.
Il caso  ancora aperto, ha detto Malloy. Ma da
allora si sono verificati altri due omicidi. A quel punto
mi ha informata che Rodriguez era andato a parlare con
Pauline, e che avevo ragione, lei non ha visto niente. Ma
che non si poteva mai sapere. Poteva saltare fuori un testimone.
Poteva arrivare qualche soffiata da un informatore.
L'assassino poteva uccidere di nuovo e a quel punto
la polizia avrebbe avuto pi elementi per affrontare il caso.
Malloy ha detto che la cosa importante in queste situazioni
 lasciare aperta la mente, perch ci che gi
sappiamo si faccia strada nel nostro cervello. Prima o poi
qualche poliziotto in gamba potrebbe scovare qualcosa.
Gli ho domandato se voleva venire con me a un concerto
di James Brown: Forse, ha risposto.
Sembra che Jimmy Malloy non abbia una vita privata,
ma solo una vita segreta che forse si sovrappone alla sua
vita lavorativa (la ragazza del Red Turtle, la donna poliziotto
che ho visto al distretto, le cameriere del Bronx
che si chiamano tutte Erin o Kelly). Non va a cena fuori
con gli amici n, da quello che posso vedere io, con le
donne, e nemmeno va via durante il fine settimana. Non
va al cinema. Non va alle partite di baseball. Non gliene
frega niente dei ristoranti. Frequenta solo i bar. In compagnia
di altri poliziotti.
Come Cornelius, Malloy tutto a un tratto si preoccupa
della mia incolumit. Non sono abbastanza prudente.
Non dovrei prendere la metropolitana. Non dovrei parlare
con gli estranei. Dovrei chiudere sempre la porta col
chiavistello.  fin troppo facile entrare nel mio appartamento,
dice, visto il modo in cui vivo.
Be'. Non credo che chiudere la porta a doppia mandata
possa garantire la sicurezza mia o di chiunque altro. Le
due ragazze sedute sulla panchina davanti alla mia si tengono
per mano, e fumano e discutono, ma non preserveranno
l'integrit del loro corpo semplicemente mettendo
il chiavistello alle porte dei loro appartamenti, la notte.
Alla porta del loro appartamento.
Forse dovrei comprare un cane. Un pastore tedesco.
Oppure potrei andare a vivere in una zona pi sicura della
citt. Potrei trovarmi anch'io una ragazza carina.
Mi rifiuto di lasciarmi intimorire. Sar prudente, pi
prudente di quanto non sia mai stata. Sar tutta orecchi,
ma non intendo cambiare stile di vita. Perch se volessi
davvero essere prudente, dovrei smettere di vedere Cornelius
fuori dalle lezioni. Non gli impartirei insegnamenti
extra.
Non andrei al cinema col dottor Graham.
E, soprattutto, non avrei una relazione con l'ispettore
Malloy. Lo lascerei alle sue cameriere, a sua moglie, ai
suoi folletti irlandesi.
Sai, mi ha detto mentre aprivo lo sportello per
scendere dall'auto, mi ricordo quasi tutti gli omicidi su
cui mi  capitato di lavorare. Me li sogno. E tutto nella
mia testa. E certe volte scatta qualcosa. Certe volte alla fine
l'imbrocchi. E come con una donna. Certe volte lo sai
e basta.
Cosa sai? ho domandato io.
Sai se con lei funzioner, ha detto lui.
Stasera, mentre ero al cinema, Cornelius mi ha lasciato la
sua tesina sotto la cassetta delle lettere. Ero andata a vedere
un documentario sulle difficolt di linguaggio nelle
vittime di attacchi apoplettici. Non so come Cornelius sia
riuscito ad accedere all'atrio di casa mia la sera tardi. Di
solito il postino chiude il portone dopo che ha consegnato
la posta. Se la consegna.
A parte qualche errore di ortografia e di grammatica, 
un buon racconto.
Nel 1978, il signor John Wayne Gacy fin nei guai
perch la polizia scavando nella sua cantina port
alla luce un cadavere. Le ricerche continuarono e
alla fine la polizia trov ventisette cadaveri, la maggior
parte dei quali sepolti in cantina. Solo quando
non ebbe pi posto in cantina, John cominci a sepellire
le sue vittime in cortile, o a buttarle nel fiume.
Questo accadeva quattordici anni fa. Da allora
John  stato rinchiuso nel Braccio della morte, poi
nel maggio di quest'anno  stata eseguita la condanna
a morte, e gli hanno somministrato una iniezzione
letale. L'esecuzione fu ritardata di un paio di ore
perch la sostanza chimica letale, conservata in una
provetta, si era congelata e non passava per l'ago.
Da un p di tempo in qua mi domando se John
ripens mai a quando si vestiva da clown e si metteva
il vestito rosso a pois e il naso fnto per giocare
coi ragazzini. E i ragazzini gli volevano bene. Lui
era un tipo fantastico, gli regalava sempre delle caramelle
e cose cos. Il clown si chiamava Pogo e durante
gli anni passati nel Braccio della morte Gacy
dipinse diversi quadri col clown Pogo, e riusc pure
a venderli. A Chicago c' una mostra dove espongono
un suo quadro che rappresenta un vestito da
clown appoggiato su una sedia.
John Gacy era il direttore di un fast-food e diceva
che gli piacevano tutti i simpaticoni che entravano
nel suo locale. Doveva piacergli anche il cibo,
perch quando ordin l'ultimo pasto, chiese pollo
fritto e patate fritte. Era un fratello nero. Possibile
che era cos cattivo?
La polizia dice che John confess subito di essere
lui l'assassino, ma non occorre essere neri per sapere
che la polizia dice sempre cos. Lui a volte sosteneva
di essere innociente, altre volte diceva che il
primo l'aveva fatto fuori per legittima difesa. Oppure
sosteneva che non era nemmeno in citt al tempo
dei delitti. Fino all'ultimo, disse un sacco di stronzate.
La polizia dice che gli omicidi furono compiuti
fra il 1972 e il 1978. Sei anni per uccidere 33 persone.
Alcune delle vittime furono stuprate. Gacy doveva
avere parecchio da fare perch in quello stesso
periodo lavorava anche organizzando feste per la
comunit polacca. Tutti dicono che era un ragazzo
molto simpatico. Forse  per questo che  riuscito a
convincere 33 ragazzi ad andare a casa sua, tanto
per cominciare. Per questo riusciva a convincerli a
farsi legare una corda con un bastone attorno al collo.
Non disse mai di essere pentito. Alla fine, ciaveva
una gran voglia di chiacchierare (disse la sua guardia).
Voleva parlare dei Chicago Cubs. Mangiare
pollo fritto. Fingere di essere il clown Pogo.
Questi sono i fatti.
Quello che segue l'ho inventato io.
 vero che da bambino mi affascinavano quelli che
si chiamano i resti animali. Sul sentiero lungo il fiume
trovavo degli uccellini morti e li conservavo nel
mio armadio dentro le scatole delle scarpe, gli facevo
delle bare, muovevo quelle zampine rosse e rigide
per farli ballare. Ma mio padre sent la puzza in
camera mia e li butt nel fuoco che aveva acceso in
cortile per bruciare le foglie.
Sui binari della ferrovia una volta trovai uno
scoiattolo. Per essere sincero, come sto cercando di
essere in questo diario, non  vero che lo trovai. Preparai
una trappola per catturarlo e lo portai in cantina.
Penso che fosse uno scoiattolo femmina, ma era
difficile capirlo. Usai dei bastoncini del gelato per
esaminarlo. Ma non ho saputo mai di che sesso era
veramente. E pi facile capirlo con gli animali grandi.
Io volevo che fosse uno scoiattolo maschio. Non
so perch, lo volevo e basta.
L'estate che avevo dieci anni mi mandarono in
campeggio perch mio padre disse che dovevo fare
una vita pi all'aria aperta. Al campeggio, si fanno
lunghe gite a piedi e si remano delle chiatte su e gi
per il lago. Faceva cos caldo che mi venne male agli
occhi. La notte non potevo dormire. Era umido e
c'erano le zanzare. E gli scherzi. Tutti i ragazzini si
facevano degli scherzi gli uni agli altri. Facevamo
cose tipo mettere delle lumache e delle rane nei letti
della gente. Tipo legare un ragazzo al letto mentre
dormiva e poi pisciargli addosso. Queste cose capitavano
anche a me, ma non le facevo e basta: me le
facevano, anche. Non ero l'unico ragazzo cattivo.
Voglio che si sappia.
Al mattino dopo la colazione tutti i giorni un assistente
ti chiedeva se eri andato di corpo o no. Ho
sempre pensato che era una cosa stupida, chi vuoi
che diceva che no?
Durante le mie molte ore di inattivit certe volte
mi sono domandato se  stato durante tutte quelle
estati al campeggio che  cominciato il mio amore
per i clown. Fu li che alla fine della mia terza estate
mi fecero recitare la parte del clown Pogo per la Festa
d'Agosto (si chiamava cos uno spettacolo che
facevano tutti gli anni).
Vorrei solo non avere dovuto aspettare fino a
quel giorno per scoprire la cosa che avrebbe cambiato
la mia vita. All'inizio non sapevo come fare
col trucco e col costume, ma spero che non penserete
che mi vanto se dico che col passare degli anni
mi sono perfezionato parecchio. Uno dei miei veri
rimpianti  di non essere riuscito a fare il clown di
mestiere. Anni dopo, quando ero direttore di un
fast-food di Ducerne, uno dei miei clienti abituali,
la signora Halle, mi port una rivista dove c'era l'indirizzo
di un posto dove potevi scrivere e quelli ti
mandavano per posta dei costumi da clown professionisti
e io gli scrissi e me lo mandarono e il costume
vero faceva tutta un'altra figura.
Ma mi sto allontanando dalla mia storia. Parlavo
di quando al campeggio facevo ridere gli altri ragazzini.
Quello che mi faceva da spalla era un ragazzino
molto simpatico, Jeremy Boyd. Era bravo a fare
cose tipo le capriole allindietro e la ruota, io non le
so fare. Ogni estate che c'era lui, lo sceglievo come
spalla, anche se c'erano un sacco di altri ragazzi che
volevano farlo. Ogni anno Jeremy e io diventavamo
pi bravi. Non  vero che cercai di fargli male. Anche
lui potrebbe confermarlo. Lho spiegato allora,
per cui non c' nessunissima ragione di ritornare su
questi vecchi argomenti adesso, uomini adulti con
tutte le nostre vite davanti a noi.
Durante il tempo che non stavo al campeggio, e
pi tardi quando diventai grande, mi esibivo come
clown alle feste in piazza o alle inaugurazzioni e negli
altri posti dove andavano il sindaco o il governatore.
Almeno cinque o sei volte ho fatto degli spettacoli
all'Ospedale per bambini Shriner alla presenza
del cardinale e di Rossalyn Carter per i ragazzini
malati di cancro, e fu una cosa che meritava di essere
fatta. Era quando facevo ridere quei ragazzini
che soffrivano che provavo il piacere maggiore di
tutti. Mi bastava fare felici quei ragazzini.
Poi mi sono fatto degli amici simpatici pure qui a
Rock Island e nel mio piccolo mi sono fatto in quattro
per aiutarli, ma di nuovo mi allontano dal mio
discorso.
Ne avevo fatta di strada da quando giocavo con
gli scoiattoli. Per cui dire come sono stati capaci di
dire i giornali e la tiv che nel 1969 ho violentato un
ragazzino di undici anni che andava in giro a consegnare
i giornali, invitandolo in cantina a vedere la
mia collezione di uccelli impagliati, era ed  una bugia.
Pu essere che mi confondano con qualcun altro.
Devono pure venderli i giornali. Lo s. Lo sappiamo
tutti. Per cui quando i giornali hanno detto
che avevo invitato quel ragazzino, si chiamava Frances
Frascotti, in cantina, alcuni ci hanno creduto. E
hanno cominciato a guardarmi storto. Se pensavano
che ero tanto pericoloso, non credevano che avrei
avuto centinaia di occasioni migliori coi ragazzini
che mi entravano tutto il giorno nel ristorante? O
fra quelli dell'ospedale? Se ero il tipo che pensavano
loro, forse che non avevo il modo di fare le cose
che loro dicevano che facevo quando e come mi pareva?
E questa  un'altra prova che si sbagliano ad
accusarmi.
Ma che bisogno c' di prove. Io nemmeno lo conoscevo
quel ragazzino. Nemmeno ero abbonato a
quel giornale che consegnava lui. Io da sempre
compro solo il giornale del mattino. Persino quel ragazzino,
Frances, quando loro cercarono di portarlo
in tribunale disse che non poteva essere sicuro al cento
per cento perch lui stava per finire il suo giro di
consegna dei giornali ed era gi buio per via dell'ora
solare. A met pomeriggio  gi buio. Questo lo
sanno tutti. Persino la madre di Frances disse che si
trattava di uno scambio di persona e che voleva che
le cose tornassero alla normalit. Ero completamente
innocente. Non gli avrei torto un capello a quei
ragazzini.
Per finire, vorrei dare un'altro esempio del senso
civico che ho sempre avuto e che continuo ad avere,
fin dai tempi felici in cui ero il clown Pogo e anche
prima. Qui c' un'altro giovane innocente, si chiama
Angel Vasquez, io lo aiuto perch anche lui  innocente.
Vasquez non pu scrivere al suo avvocato
perch si  preso una coltellata alla mano destra durante
una rissa nella lavanderia del carcere. Sono felicissimo
di scrivergli io le sue lettere, perch anche
lui  una vittima del sistema. Lui mi detta le sue lettere
e poi io le metto in bella. Lha deciso lui. E io
gli ho promesso di fare cos. Accludo qui una lettera
che ho scritto per lui alla donna con cui convive,
Jennifer. La accludo come testimonianza cos la
gente sapr come stanno le cose. E lui sapr che ho
fatto quello che voleva.
Jennifer, come v? So gi che mi toccher stare qui un
sacco di tempo. Vorrei essere l su con te. Guarda che
devi venirmi a trovare e devi scrivermi tutti i giorni,
altrimenti mi senti. Se mi pigli in giro o se vengo a
sapere che fai la cretina con qualcuno, giuro che ti
rompo il culo. Se sei incinta, tienilo. Se  maschio
chiamalo Angel Hassan Vasquez, se  femmina chiamala
Jolin Vasquez. Mandami un p di soldi, 100 o
150 dollari, e ogni mese metti da parte 100 dollari e
non toccarli. Jennifer, sai che ti amo da morire. Comportati
come se non fosse successo niente, non pensare
troppo a me ma nemmeno mi devi dimenticare. D
a mio fratello che lo saluto e pure gli altri amici. Se
hai un figlio mio parlagli bene di me. Non raccontargli
storie brutte. Non prendermi in giro, Jennifer. E
domani vai al consultorio a vedere se sei incinta e
portati appresso la carta d'identit. Chiedi ai polizziotti
se mi puoi rispondere per lettera. Ti amo tanto,
tanto, tanto, tanto e ti scriver presto a casa. E ti telefono.
Ciao, ma non per sempre. A presto mio segreto,
madre mia, moglie mia, mio tutto.
Angel
Tu mi ami?
Questo per dare un esempio del tipo di persona che
sono, qualcuno che come potete capire non ha fatto
del male a trentatre ragazzi per poi sepellirli nella
cantina di casa sua. Non ero nemmeno in citt all'epoca
di questi presunti crimini. E anche se ci fossi
stato, non avrei mai fatto una cosa come quella. Potete
chiederlo a chiunque mi conosce, persino alla
mia ex moglie, e tutti vi diranno la stessa cosa: Gacy
 innocente, lui  Pogo, il clown.
Be'. Due cose.
Innanzi tutto, ho dato il massimo dei voti a Cornelius:
come avrei potuto non farlo?
In secondo luogo, vorrei sapere chi ha scritto veramente
quella lettera a Jennifer.
Anzi, tre cose. Mi sento meglio. Non immagino che
ogni uomo coi baffi, vestito in giacca e cravatta sia un poliziotto.
Non penso che la nuova poesia nella metropolitana
sia destinata a me. E una poesia degli indiani Seneca.
Arriva da lontano. Entra nella stanza. Chiaramente
non  per me.
Sono andata al parco stamattina. C'erano centinaia di
persone, gi alle nove di mattina. Vecchie sedute sulle
panchine all'ombra e uomini che giocavano a dama e a
scacchi nell'angolo nord-orientale, sotto il cosiddetto Albero
del Boia. Nel 1843 ci impiccarono una giovane donna
che aveva ammazzato il suo datore di lavoro.
I ragazzi seduti attorno alla fontana asciutta vengono
da oltre i fiumi, da Hoboken e Long Island City, da Staten
Island, Five Towns e dal Bronx: qualcuno ha l'aria
stupita, ma per lo pi sono annoiati e nervosi. Le ragazze
dell'universit, studentesse degli scambi culturali col
Giappone e la Svezia, guardano i ragazzi neri che ballano,
e i ragazzi si abbottonano i colletti delle camicie e offrono
alle ragazze uno spinello o un cane randagio o comunque
un po' di divertimento.
D'estate il parco ha qualcosa di speciale. Non  solo
l'odore di urina o la polvere che si alza dalla pista dei cani
e il rumore delle zuffe fra i cani, che sommerge i suonatori
di bongos, o i padroni dei cani assaliti che litigano
coi padroni dei cani assalitori. Non  nemmeno la desolazione,
lo squallore del parco in s, con le recinzioni di
ferro disposte dalla polizia e le zone recintate e brulle, coperte
di giornali vecchi e lattine. Sembrerei la signorina
Burgess, lo so, se dicessi che da tutto questo traspare una
mancanza di civilt. Per giunta, non sarebbe nemmeno
esatto. Traspare, semmai, un eccesso di civilt. Una donna,
e forse anche un uomo, non pu restare seduta da sola
su una panchina per pi di venti secondi senza che
qualcuno provi ad abbordarla.
Il mio padrone di casa finalmente ha preso atto delle
perdite in bagno e stamattina si  presentato con un
idraulico alle sette in punto, come per punirmi. E venuto
fuori che si trattava di un lavoro molto pi impegnativo
di quello che era sembrato al momento, e l'idraulico ha
calcolato di avere bisogno di tutta la mattinata. Siccome il
mio padrone di casa non tollera che operai sconosciuti
restino da soli negli appartamenti, per paura che rubino
chiss che, anche lui ha passato la mattinata nella mia
stanza da bagno.
Cos sono andata al parco con una banana e un thermos
di caff. Mi sono portata appresso un articolo che
avevo notato sulla scrivania di Malloy al distretto di polizia,
e che gli ho chiesto in prestito. L'articolo era intitolato
L'omicida lussurioso, ed era stato scritto da due
esperti dell'Unit di Scienze del comportamento dell'Accademia
dell'FBI di Quantico, Virginia. Dietro c'erano
degli appunti vergati a mano da Malloy (Una pallottola
che non abbia l'ogiva liscia e ovale, come ad esempio la
Wadcutter, o che abbia la punta incavata, produce una
ferita d'entrata irregolare?... ferita d'entrata prodotta da
una pallottola che ha colpito un altro oggetto prima dell'impatto
- ferita d'uscita: nessuna traccia di polvere da
sparo; 15" e 24").
Mi ha fatto piacere vedere gli appunti di Malloy. Pauline
sostiene che si  innamorata di Reynolds assistendo a
una prova di Aspettando Godot che Reynolds dirigeva a
Broadway. Il che mi induce a credere che anche Reynolds
sapesse che la professionalit non pu non attirare l'attenzione.
Io ho capito che ero destinata a sposare Santos
Thorstin quando lo vidi vincere un match di tennis, 6-3,
4-6, 7-5, l'estate in cui avevo diciotto anni. E s che lui
nemmeno mi piaceva. Perci eccomi tutta emozionata a
leggere gli appunti di Malloy.
Diversi passaggi nell'articolo sull'omicida lussurioso
erano stati sottolineati a penna. Spesso l'assassino prende
un "souvenir", in genere un oggetto o un capo di vestiario
appartenente alla vittima, ma pu trattarsi anche
di un ricordo pi personale dell'incontro: un dito, una
ciocca di capelli, o una parte del corpo legata al sesso.
Qualcuno compie persino atti di antropofagia.
Mi incurios vedere che l'FBI li chiamava incontri.
E che la parola antropofagia era stata sottolineata due
volte.
L'ispettore Malloy non mi aveva ancora detto quale
souvenir avesse preso l'assassino di Angela Sands. Ho posato
il caff per terra. Ho letto la dichiarazione resa il 3
settembre 1975 ai funzionari della polizia della Carolina
del Sud da un certo James Clayton Lawson: Poi le ho
tagliato la gola cos non avrebbe gridato... a questo punto
volevo tagliarla a pezzi, cos non sarebbe sembrata pi
una persona, sarebbe stato come se non esistesse. Ho cominciato
a farla a pezzi. Ricordo che le ho tagliato via i
seni. Dopo, ricordo solo che ho continuato a tagliarla su
tutta. Non l'ho stuprata, la ragazza. Volevo solo distruggerla.
Fra le altre cose, stavo pensando che era un uso interessante,
questo della preposizione su, come nella frase:
tagliarla su tutta, quando mi sono sentita leccare
una gamba.
Ho fatto un salto, rovesciando il caff.
 felice di vederti, tutto qui, ha detto John, accarezzando
la fronte del cane.
Mi sono seduta di nuovo, nascondendo l'articolo sotto
la gamba: non volevo che John vedesse cosa stavo leggendo.
Cosa leggi? ha domandato. Hai l'aria pi concentrata
del solito. Che  tutto dire.
Oh,  solo una ricerca. Su quel dialetto creolo, il gullah,
parlato dai neri di una esigua fascia costiera fra la Carolina
e la Florida.
Sarai occupatissima, ha detto John, sedendosi accanto
a me sulla panchina. Skip mi fissava, la lingua penzoloni.
Non troppo, ho detto io. I corsi sono finiti.
Da un po' di tempo la sera esci sempre, eh? Quando
vado al parco per la passeggiatala notturna, passo sempre
sotto le finestre di casa tua.
John, essendo del Midwest, aveva un accento che un
tempo mi incuriosiva molto, con quelle vocali cos aperte.
Ho dovuto fronteggiare diversi stati d'animo negli
ultimi tempi, ha detto John.
Uno dei modi in cui John Graham fronteggia quello
che lui chiama il suo io cattivo consiste nel prendere
la propria giustificatissima rabbia e generosamente attribuirla
a qualcun altro. Una volta, al ristorante, cos, con
noncuranza, mi racconta di avere incontrato, ma pensa
tu, Jamie Saintsford, un mio vecchio fidanzato, a una festa
ad Amagansett, e di essere rimasto piuttosto scocciato.
Io, lenta a capire i passi del minuetto che mi vuole
far ballare con lui, gli domando: Perch ti sei scocciato?
Lasciamo perdere, dice lui. Avrei fatto meglio a
star zitto.
Passa qualche minuto. Il cameriere viene al nostro tavolo.
Ordiniamo. Sempre col pensiero fisso della salute,
John esamina insieme al cameriere i metodi del cuoco
mentre io finisco il mio secondo martini, ingollandolo in
un solo sorso nemmeno fossi a un banchetto di nozze a
Vladivostok.
E poi John torna alla carica e dice: Se proprio vuoi
saperlo mi ha scocciato sentire quello che Jamie va dicendo
sul tuo conto.
Perch, cosa dice? faccio io, sorpresa, chiedendomi
cos'altro andr in giro a dire Jamie Saintsford, avendo gi
una volta raccontato al capo del Dipartimento di Studi
classici della New York University che io nonostante le
sue, cio di Jamie, insistenze non avevo mai voluto fare le
fusa come un gatto mentre facevamo l'amore.
E John Graham mi dice: Jamie  convinto che non
hai pi scritto niente di buono dai tempi del tuo articolo
sul modo di parlare delle ragazze di Valley.
Io mi difendo. Perch ho paura che Jamie Saintsford
possa avere ragione.
Poi un'altra sera, mentre eravamo seduti davanti al
banco da Hermosita e scherzavamo con la barista, assaggiando
quindici diversi tipi di tequila (ricordo che, verso
mezzanotte, la barista ha detto: Questa bottiglia  un
po' pi gessosa), John ha esordito dicendo: Ho incontrato
quel tipo che insegna con te, Reilly, e mi ha dato cos
fastidio la nostra conversazione. Ha delle buone idee
circa gli studenti che appartengono alle minoranze razziali,
e i diversi approcci didattici. Per teme che tu stia sbagliando.
Figurati che voleva che andassimo da qualche
parte per parlare di te.
E io ho detto: John, non faresti prima a darmi direttamente
un pugno in faccia, anzich uscirtene ogni volta
con queste storie?
Ma di che parli? ha domandato lui, scioccato.
John, non sono sicura che noi si possa essere amici,
ho concluso.
Adesso qui nel parco una donna seduta sulla panchina
davanti a quella dove siamo seduti John e io ha dato a un
uomo che pareva affamato un sandwich e lui lo ha esaminato
attentamente e poi glielo ha ridato.
Ne parlavo col mio psicanalista ieri, ha detto John.
Parlavo di te, davvero. Be', di tutte le donne, in realt.
Delle donne in generale.
Deciditi.
Di te. Parlavamo di te.
Spero che non intenderai violare il segreto professionale
e raccontarmi cosa hai detto al tuo dottore.
L'ho un po' confuso. Loro non devono raccontarlo,
ha detto. A me  consentito.
No, non ti  consentito, ho detto io.
Si  accigliato. Ho chiamato Pauline. Spero che non
ti dispiaccia. Avrei voluto chiedertelo prima. Per essere
sicuro che non mi ammazzavi.
Mi sono domandata se John e il suo psicanalista hanno
gi affrontato la questione del transfert. Perch dovrebbe
dispiacermi?
Perch non te l'ho detto prima.
Me l'ha detto Pauline che avevi telefonato, e...
E?
Niente, mi ha detto che avevi telefonato e basta.
Ho sbagliato a chiamarla? Cosa dici? Tu la conosci
meglio di me. Ma adesso che ci penso, ha detto facendo
una pausa, in fondo non conosco troppo bene neanche
te. So che sei cresciuta in quattordici paesi diversi, che sei
stata sposata con un famoso fotografo, che tua madre
beveva... Mi ha guardata per vedere se mi ero scocciata. Io
stavo guardando un ragazzotto che rubava una bicicletta.
So che hai solo fratellastri, che hai conosciuto tuo marito
a Parigi quando studiavi alla Sorbona. Lui stava fotografando
quel vecchio francese che era il tuo analista. O
forse era un vecchio comunista francese? Non ricordo
bene. Mi ha guardata di nuovo. Fin qui tutto giusto?
Niente affatto. Non  una bella parola, fratellastro.
A volte penso che John tragga tutte le sue idee e i suoi
punti di riferimento culturali dalle cronache mondane dei
giornali e della televisione. Come Rodriguez, anche John
sembra convinto che ci che lui ricorda coincida con la
realt dei fatti cos come sono accaduti.
Ultimamente ho avuto questi assurdi attacchi di panico,
ha detto John. O almeno penso che siano attacchi
di panico. Sono davvero brutti.
Mi dispiaceva per lui. Il fatto che John si consideri un
organismo, un organismo prezioso e irripetibile, come in
effetti , sottoposto a un'affascinante e continua trasformazione,
degna di essere studiata incessantemente, non
significa che tuttavia lui non soffra.
Cosa ti succede? Ricordavo che la primavera scorsa
John aveva perso le facolt auditive per circa diciotto
ore.
Sudo freddo. Non so pi dove sono. La testa mi galoppa.
Mi sembra che se cominciassi a correre non potrei
pi fermarmi.
Mi dispiace, ho detto. Lui mi ha teso una mano e io
gliel'ho presa.
Penso che abbia a che vedere con qualcosa che ho
sentito da ragazzino. Qualcosa che penso di avere sentito.
In realt, io so, so per certo, che ho sentito qualcosa.
Ho lasciato la sua mano.
Non ti  mai capitato? mi ha chiesto. Ti arrivano
queste immagini assurde, come se improvvisamente vedessi
o capissi qualcosa che avevi dimenticato. Bizzarri ricordi
d'infanzia.
Il cane si  allungato in avanti e mi ha leccato le scarpe.
La mia infanzia  come un sogno. E poi non credo
sia possibile aspettarsi di trovarci chiss che significato.
Non sono nemmeno sicura che sia giusto. Dico, attribuire
tutte queste responsabilit ai nostri ricordi.
E non ti dispiace?
No, in un certo senso  un sollievo non dovere sempre
capire tutto.
 rimasto zitto. Vorrei solo che ora non mi venissero
questi strani attacchi, ha detto poi con voce stizzita. Il
cervello, il cervello praticamente mi esplode. Ho pensato
di andare avanti con quelle medicine.
S. Forse dovresti farlo. Si  messo a sfregarsi le
orecchie e io ho detto: Se hai i nervi un po' tesi, i motivi
non ti mancano. Le analisi cliniche del mese prossimo.
Pochi soldi. Una professione intrapresa pi tardi del normale.
Un padre malato. Tuo padre  ancora malato?
John ha annuito.
Per non dire che tempo un'ora in metropolitana ci
saranno almeno cinquanta gradi.
Mi ha guardata. Grazie, mi sento gi meglio.
Quando ti vedi con Pauline?
Oh, vuoi scherzare? Quella  peggio di te. Mi si
mangia vivo.
Io la vedo venerd sera, ho detto. Forse ci mangeremo
vive l'un l'altra. Buffo, ho pensato. Avevo appena
letto di quella storia dell'antropofagia.
Be', ha concluso John, alzandosi in piedi. Vedo
che Skip ti ha lavato le scarpe come il vino e i pesci.
Ho pensato che fosse meglio non domandargli cosa intendesse.
Non era nemmeno una metafora mista.
Frannie, ti ho mai detto che mia madre mi ha fatto
portare camicette femminili fino all'et di sette anni?
Skip, smanioso di andare,  balzato in piedi, poi sentendo
il tono di voce di John si  rimesso seduto.
S, me l'hai raccontato, ho detto io, mentendo.
Forse per questo Pauline mi affascina tanto.  per
via del modo in cui si veste. L'altra sera indossava un vestito
fatto tutto di anellini metallici... sai, tipo l'apertura a
strappo sulle lattine. Ha fissato Skip per un istante, meditabondo.
Quando vado a passeggio con Skip capito
spesso sotto casa tua. A volte vedo quell'auto parcheggiata
l davanti, cos non suono il campanello.
Un'auto? Ero sorpresa.
Cosa fai stasera? mi ha domandato John.
Vado a vedere l'Eugenio Onegin. Mi sono sempre
chiesta se vedere, riferito all'opera lirica, sia il verbo
giusto da usare. Ma certo non mi sembrerebbe del tutto
esatto neanche dire che vado a sentire l'Eugenio Onegin.
In condizioni normali non gli avrei mai detto i miei
programmi. Perch c' qualcosa in John che mi mette
sempre a disagio. E un'edizione molto bella, andata in
scena per la prima volta la scorsa estate a Glyndebourne.
E piena di gesti davvero scioccanti, scioccanti per l'opera
intendo, esagerati, inconsulti. Dopo la scena della lettera,
per esempio, Tatiana si versa una brocca d'acqua sulla testa.
Penso ti piacerebbe.
Piacer senz'altro a te. A me probabilmente non piacerebbe.
Sai, l'unica cosa che davvero mi interessi  il mio
comportamento.
Skip, sentendo qualcosa di nuovo nella voce di John,
ha cominciato a tirare il guinzaglio. Cos se ne sono andati.
John si  fermato un attimo per riallacciarsi le stringhe.
Mi hanno lasciata l sola col mio omicidio lussurioso e
una tazza di caff vuota.
Malloy mi ha telefonato mercoled sera mentre stava andando
sulla scena di un omicidio, un buon omicidio, ha
detto, non un cattivo omicidio. Questo significava che il
morto era una persona normale e non uno spacciatore
qualsiasi. Quando viene ammazzato uno spacciatore, l'avvenimento
 registrato come S.R., cio Situazione Rettificata.
Volevo solo dirti che vado via per un paio di giorni.
Non sar rintracciabile per telefono. Torner venerd, in
tempo per il turno delle sedici.
Dove vai? ho domandato, trasalendo perch violavo
tutte le mie regole. Mi sono messa una mano sugli occhi.
I ninnoli del braccialetto erano freddi contro la faccia.
Al mare. Sar bello. Ho bisogno di uno stacco. Dammi
un po' di tempo coi miei ragazzi. Non li vedi mai i
tuoi ragazzi, se fai lo sbirro.
Quanti anni hanno?
Uno diciotto, l'altro venti.
Diciotto e vent'anni? Ero sbalordita.
C'era qualcosa di diverso nella sua voce, come se volesse
farmi premura, costringendomi ad andare oltre prima
che notassi quello che non dovevo notare.
Viene anche tua moglie?
Gi, ha detto lui in fretta. La mia ex moglie.
No, ho detto io, tua moglie.
Ma che cazzo dici? Io dormo sul divano, cazzo.
Magari dormi sul divano, ho detto, ma lei  tua
moglie.
C' stata una lunga pausa. Stava cercando di prendere
una decisione. Senti, ha detto alla fine, con la sua voce
profonda, qui davvero non posso parlare, capisci, no?
Sono in svantaggio. Sto in ufficio, c' gente dappertutto
qui attorno, cazzo. C' stato un omicidio su commissione,
nella Tredicesima Strada, cazzo, ci sono piedipiatti dappertutto.
Non so se mi spiego.
Non credevo di avere l'aria di una che ci resta male.
Come?
Avrei scopato lo stesso con te anche se mi dicevi che
eri sposato.
C' stata un'altra pausa. Sentivo delle voci in sottofondo.
Avevo paura di perderti, ha detto.
Mi hai detto mai la verit?
Senti... si  interrotto di nuovo. Poi ha ripreso:
Qui le persone mi mentono tutto il santo giorno. E io
mento loro tutto il santo giorno.  una vita che lo faccio.
Lui era sempre davanti a me. Lui era sulla luna, io arrancavo
ancora lungo la Diciannovesima Strada. Malloy
era convincente. Mentire come caratteristica culturale.
Incerti del mestiere. Cos ci sono cascata. Al momento
non mi  venuto in mente che lui dice le bugie semplicemente
perch gli piace dirle. Malloy mente ai suoi capi.
Mente persino al banco dei testimoni. E se ne vanta.
Mente sotto giuramento. Loro la chiamano falsimonianza,
mi ha detto. Mente alle donne, soprattutto alle donne.
A partire da sua madre per arrivare a tutte noi. A sua
moglie. Alla sua collezione di bambole. Dire la verit, a
Malloy proprio non piace.
Non mi hai persa, ho detto sommessamente.
Scusami. Cazzo, spero di non avere rovinato tutto.
Quanti giorni starai via?
E tutto programmato gi da un anno. Non posso
non andare. Se potessi, non andrei. Abbiamo preso una
casa insieme, io e mio cugino, in realt  il cugino di mia
moglie, ma io lo chiamo lo stesso cugino. Abbiamo gi
pagato l'affitto.
Sono rimasta zitta, la mente mi galoppava.
Probabilmente mi sar difficile telefonarti.
Capisco.
Sai, il sergente Engelhardt ci diceva sempre: "Voi poliziotti
siete destinati a diventare gli individui pi sballati
che ci siano sulla faccia della terra. Le vostre mogli vi
odieranno, met di voi diventer alcolizzata, l'altra met
svitata. Non avrete amici a parte qualche altro piedipiatti,
e odierete tutti gli altri. Credete che farete uscire tutta la
merda del mondo, invece sar il mondo a farvi uscire tutta
la vostra merda". Malloy  rimasto un attimo in silenzio.
Poi ha continuato: Sai, non  un mestiere particolarmente
difficile. Ci sono cose giuste e cose sbagliate.
Non  necessario essere particolarmente svegli per fare il
piedipiatti.
Tutto questo compiangersi per la prima volta me lo ha
reso antipatico.
Tu cosa fai? Scrivi?
S. Sempre. Venerd vedo Pauline. Dopo il concerto.
Mi era difficile parlare con una qualche vivacit, con
una qualche disinvoltura. Volevo staccarmi da quel telefono.
Volevo che anche Malloy soffrisse. Sai, quel concerto
dove hai detto che non potevi venire.
Ah, s, ha detto lui.
Ci vado con uno che ho conosciuto a una festa.
Bugia.
Bene, ha detto lui. Buon'idea. Senti, mi spiace di
non poterci venire io con te. Bugia.
S. Bene.
Veniva molto rumore dall'altra parte del filo. Forse
davvero Malloy era al lavoro. Adesso devo scappare,
ha detto. Mi chiamano. Non sempre capiscono quando
sei al telefono con una ragazza. Ha riso per qualcosa
che gli stavano dicendo. Poi ha concluso con me dicendo:
Ti chiamo quando torno.
In realt non ho nessuna intenzione di andare al concerto
di James Brown. Non  il genere di concerto dove si va
da soli. Posso andare da sola a sentire le sonate per violoncello
di Bach, ma non il padre della soul music. Ho regalato
i biglietti a Cornelius, che ci va con sua sorella. Sua
sorella si chiama Jennifer. Jennifer riceve delle lettere dal
suo ragazzo che  in prigione. E venuto fuori che Jennifer
 veramente incinta. Ho detto a Cornelius che avrei fatto
il possibile per aiutarla. E stato felice dei biglietti, e felice
del buon voto. Mi ha chiesto se poteva passare durante il
fine settimana. Vuole farmi vedere non so cosa.
Pauline ha cominciato a uscire col suo nuovo oculista, un
certo dottor Whyte: in genere vanno a bere qualcosa al
Carlyle. Una strampalata combinazione, ho pensato io,
ma che non viola l'etica professionale, come Pauline si 
affrettata ad assicurarmi. Non che avessi pensato il contrario.
O che me ne importasse alcunch. Il dottor Whyte,
secondo Pauline,  sposato, e leggermente claudicante.
Ha detto che hanno cominciato a filare in occasione di un
recente controllo, mentre lei era seduta sulla poltrona nel
suo studio, la testa immobilizzata da una morsa metallica,
per facilitare l'esame, e il contatto delle loro ginocchia,
nell'oscurit.
L'appuntamento con Pauline era per le ventitr, in una
delle salette interne del Pussy Cat. Era qualche giorno
che non ci sentivamo. Forse perch ho tenuto quasi sempre
il telefono staccato. Sono rimasta molto a casa, divorando
ciotole di cereali (a volte senza latte), ascoltando
l'opera (Madama Butterfly, almeno duemila volte). Lavandomi
i denti, facendo il bagno, ovviamente, e cambiando
la camicia da notte, ma senza mai pettinarmi seriamente.
Cos  stata una buona cosa che Pauline, dopo avermi lasciato
diversi messaggi sulla segreteria telefonica (Il
guaio, voglio dire, quello che mi preoccupa,  che lui non
ti capisce, lui non ti sente. Non ha capito che sei davvero
la ragazza con gli occhiali ma sexy), abbia deciso di portarmi
al Pussy Cat, perch mi avrebbe fatto bene uscire
un po'.
Mi sono vestita e ho deciso di fare a piedi Church
Street. Mi avrebbe fatto bene. Un po' d'aria. Un po' di
moto. Un po' di vita metropolitana. Mi sono spazzolata i
capelli.
Se solo avessi saputo...
Pauline non era al Pussy Cat. Ho ordinato la tequila che
piace a lei, ansiosa di sentire del suo rendez-vous col dottor
Whyte. Al telefono mi ha detto che secondo il suo
oculista lei ci vedeva perfettamente, e che, osservazione
piuttosto imprecisa, l'amore nel suo caso non era cieco.
Ho detto a Pauline che lui secondo me questa frase doveva
gi averla usata qualche volta. Oh, signore, ha detto
Pauline, lo spero proprio.
Alle ventitr e quaranta ho inforcato gli occhiali e mi
sono messa a guardare la partita di hockey in tiv. Ho ordinato
un hamburger al formaggio e ho chiesto a Tabu di
verificare presso la barista se per caso Pauline non avesse
telefonato.
C'erano due uomini seduti al tavolo vicino al mio.
Quando si sono resi conto che stavo mangiando da sola,
uno dei due, un tipo coi baffi e sulla spalla il tatuaggio di
un folletto con cappello a cilindro,  scivolato a sedere
sulla sedia accanto a me.
Come va? ha domandato.
Bene, ho detto. Grazie. Una signora, sempre.
Tutto bene?
Un mio amico, per essere precisi il mio fidanzato, dice
che tutti gli irlandesi che ha sbattuto al fresco hanno
un tatuaggio cos.
L'uomo si  messo a ridere.
Io mi sono alzata dal tavolo, lasciando il mio hamburger
al formaggio.
Cosa ho detto di male? ha domandato il tipo col tatuaggio
al suo amico.
Si d il caso che il vietnamita proprietario del Pussy
Cat possieda anche il resto dell'edifcio. Quelli del bar
avevano una copia delle chiavi dei due appartamenti al
piano di sopra, lo sapevo perch Pauline diverse volte
aveva dovuto chiederla in prestito. Ho chiesto alla barista
le chiavi. Volevo aspettare Pauline di sopra.
Da sola, ho detto tanto per far sorridere la barista.
Come vuoi, bellezza, ha detto lei.
Non ricordo quasi pi nulla, adesso. Solo alcune cose.
Alcune immagini, slegate, prive di senso, perch assurdamente
fuori luogo, che mi scorrono nella testa, come se
l'inconscio mi bombardasse con parole e frasi, cos come
un agente nemico si inserisce proditoriamente nella frequenza
radio di una stazione. Per esempio ancora mi frulla
in testa la frase: Il generale egiziano Ameglio sarebbe
capace di ballare la polka con un mulo carico sulle spalle.
C'era Malloy, questo lo so. Non subito. Dopo. Non so
esattamente quando  arrivato, presto, molto presto, prima
degli altri.
Rodriguez dice che Malloy era al distretto. O almeno a
me ha detto cos. E appena arrivata la notizia Malloy si 
precipitato. Io invece pensavo che fosse al mare con sua
moglie.
Credo proprio che sia stato Malloy a pulirmi. Il sangue.
E un luogo comune, lo so, quello secondo cui non ci
si rende conto di quanto sangue ci sia in un corpo umano.
Oltre al sangue c'era il vomito, e siccome non mi ricordavo
niente, hanno dovuto fare degli esami per stabilire
chi avesse vomitato.
Ci sono alcuni davvero in gamba alla Scientifica, dice
Malloy. Un suo amico, Sherman,  famoso perch gli basta
una manciata di riso preso dallo stomaco del deceduto
per stabilire se si tratta di riso americano, riso ispanoamericano
o riso cinese. Cos mi ha detto Malloy.
In certi momenti, quando meno me lo aspetto, se per
un attimo abbasso la guardia e permetto alle migliaia, ai
milioni di piccole sinapsi nel mio cervello di lavorare come
pare a loro, evocando proprio quello che per me  insopportabile
da ricordare, quello che mi  insopportabile
sapere, invece mi sembra di ricordare tutto.
C'era Malloy.
E stato lui a pulirmi.
Il vomito era il mio. Avrei potuto dirglielo. Se me lo
fossi ricordato.
 stato Malloy che ha preso la testa di Pauline, levandola
da dove l'avevo posata io. Per poterla guardare e
proteggere.
Malloy mi ha chiesto di andare anche oggi al distretto per
guardare altre fotografie. Mi stava aspettando. Ci siamo
seduti a un tavolo della sala pi grande. Impiegati e assistenti,
per lo pi donne in jeans e canottiera, lavoravano
ai computer o erano piegati sui cassetti aperti degli schedari
e usavano entrambe le mani per rovistare tra i fascicoli.
Ero all'obitorio, mi ha detto sedendomisi davanti.
Per questo non sono potuto passare a prenderti.
Non voglio che passi a prendermi.
Non c' problema, ha detto lui, calmo.
Perch eri all'obitorio?
Sono un poliziotto.
Oh. Giusto. Me lo ero dimenticata. Pensavo fossi
semplicemente uno di quei tipi sposati che credono che
non esista niente di peggio di un brutto pompino.
Sai, ha detto lui, effettivamente certe donne fanno
dei pompini terribili. Non hanno senso del ritmo.
Non hanno nessuna sensibilit per il cazzo.
Rigirava fra le dita una moneta da un quarto di dollaro,
quasi si stesse esercitando in un gioco di prestigio.
Come sempre, sono stata attratta da questo particolare.
Di lui conoscevo solo alcuni gesti, e questo era molto pericoloso
per me. Nessuna sensibilit per il cazzo. Bella
frase. S, deve essere terribile, immagino.
Tutto a un tratto mi sentivo stanca, come se non avessi
pi le forze, o l'interesse, per combattere con lui. Perch
eri da Pauline?
Te l'ho appena detto. Sono un poliziotto. Ha fatto
una pausa. Stavo entrando alla stazione di polizia quando
 arrivata la chiamata.
Chi ha chiamato?
La ragazza di sotto. La barista.
Di nuovo gli guardavo le mani, ho fatto uno sforzo per
distogliere lo sguardo. Ho chiuso il pesante album di foto
che lui mi ha aperto davanti e l'ho spinto verso il centro
del tavolo.
Senti, mi ha detto Malloy, io vado sempre sul posto
dove  morto qualcuno,  solo che stavolta si trattava
della tua migliore amica. Questi ragazzi, questi pivelli in
divisa, hanno detto che era stata uccisa una donna e che
avevano cercato di staccarle la testa. Mi aspetto sempre il
peggio, anche dopo tutti questi anni. Ma  soprattutto
l'immaginazione che carica le tinte; poi arrivi sulla scena
del delitto e ti dici: " meno peggio di quel che pensavo".
In genere non vedo subito il cadavere. Lo devo cercare.
Sono in una stanza che non conosco, e cerco un cadavere
e poi tutto a un tratto eccolo l. Temo sempre che vedr
qualcosa che mi far stare male, che mi far scappare. Temo
che davanti all'ennesimo cadavere dir: "Ne ho abbastanza,
me ne vado". Ma in realt succede invece che
quando alla fine trovi il cadavere, dentro di te ha il sopravvento
qualche altra cosa e cominci a farti delle domande:
"Con cosa l'hanno squartata?" "Dove l'hanno fatto?"
"Chi  questa donna?" Questo ti chiedi, che tu sia un
buon poliziotto o no. Che tu ti metta in ginocchio per ficcare
il naso nelle ferite, o che tu non lo faccia. Sai, a volte
mi sporco la cravatta di sangue chinandomi sul cadavere.
E poi mi dimentico di infilarla dentro la camicia.
Gli ho guardato la cravatta e lui se l' fatta scorrere fra
le dita. Partendo dal nodo. Non era sporca di sangue.
Me lo dirai?
Cosa? Lo ha detto con voce piatta, come se temesse
la mia domanda sapendo che avrebbe dovuto rispondere.
Tutto quello che hai fatto.
Pensi che quando lo saprai sar diverso?
S,  proprio quello che penso, da una vita.
Be', ti sbagli. Sapere... cosa vuoi che conta? Un cazzo.
Che conti, l'ho corretto io.
Ha preso fiato. Ogni altra cosa ti si dilegua dalla
mente e diventi pura logica. Cominci piano piano a comporre
il quadro. Prendi una torcia ed esamini ogni centimetro
del corpo della vittima. Guardi se ha cicatrici, tatuaggi,
ferite, esamini le unghie delle mani, le orecchie.
Vai a vedere se le sono state strappate le mutandine, se ci
sono macchie di sperma, se la vittima aveva le mestruazioni.
In quel momento per te al mondo esiste solo quel
corpo, nient'altro.
Come nel sesso.
No. Nel sesso  completamente diverso. Malloy rifiutava
la mia provocazione. Uccidere  una cosa molto
personale. A differenza del sesso. Certo, parlo del maniaco
omicida:  lui che rende l'assassinio un atto assolutamente
personale. Non penso a un qualunque spacciatore
di Harlem che fa un buco nella testa di un tizio perch ha
cercato di infiltrarsi nella sua zona. Qui siamo davanti a
un omicidio premeditato. L'assassino la guardava. L'assassino
guardava la tua amica. La seguiva per strada. Conosceva
le sue abitudini. Magari le ha persino parlato,
magari ha parlato anche con te,  salito sul vostro stesso
ascensore, vi ha chiesto un'informazione in metropolitana.
Forse l'assassino ha offerto un drink in un bar a Pauline
e ha detto al barista di non dirle che era lui a offrirglielo.
Pauline prende la tequila, alza gli occhi e vede sei
uomini diversi che la stanno fissando.
Non mi riferivo a questo.
Cosa vuoi sapere?
Voglio sapere cosa hai fatto con lei.
Mi ha guardata. Perch? ha chiesto alla fine.
Non lo so. Cos potr immaginarmelo. Cos potr
dormire.
Malloy ha fatto per parlare, poi si  bloccato. Quindi si
 deciso: Probabilmente l'ha colpita mentre lei si muoveva,
ha detto sommessamente. Le ha squarciato il
collo e i seni. Le ha tagliato la gola, la trachea, la giugulare,
l'epiglottide, la lingua. La teneva ferma per i capelli e
intanto la tagliava tutt'intorno alla gola e al collo, muovendole
la testa avanti e indietro. Quando arrivi all'osso,
devi farti strada fra le vertebre. Hai bisogno piuttosto di
un coltello. Non  mica facile spiccare una testa dal busto.
Ci sono le ossa. E dura con un coltello. Ma lui c'
riuscito. Ha fatto una pausa. E posso dirti anche un'altra
cosa. Gli piaceva.
S, ho detto. Non volevo che si fermasse.
L'assassino ha scaricato l'acqua in bagno, prima di
andarsene. Ha tolto ogni traccia che avrebbe potuto aiutarci.
Questo mi secca. Mi secca che abbia pensato persino
allo scarico.
Mi ha porto il suo fazzoletto e mi sono asciugata la faccia
e ho pensato come era generoso a rovinare il suo look
togliendosi il fazzoletto dal taschino. Malloy ci teneva
molto al suo look.
Mi vergogno cos tanto delle cose che fino a poco tempo
fa mi rendevano infelice. Ero scocciata perch Malloy
mi aveva mentito a proposito della moglie ed era andato
in vacanza con lei. Ero scocciata perch la Yale University
non mi dava il permesso di usare le lettere di C. K.
Whitney. Ero scocciata perch mio padre mi aveva dimenticata
a Ginevra.
Ma ti rendi conto che hai rischiato sul serio che ammazzasse
anche te? ha detto Malloy a bassa voce. Sei
entrata proprio mentre lui stava andandosene dalla finestra.
Ha lasciato una sacca da viaggio sulla scala antincendio.
Una sacca di plastica, impermeabile. E ha lasciato
anche delle impronte di piedi che non sono n quelle delle
scarpe normali n quelle delle scarpe da ginnastica.
L'assassino non ha trascurato niente,  stato bravo. Malloy
ha sospirato. Ho portato la sacca all'obitorio. Il medico
legale e io abbiamo cercato di ricomporre il corpo di
Pauline sul tavolo delle autopsie. Le ferite sul corpo di
Pauline corrispondono esattamente a quelle sul corpo di
Angela Sands.
Mi sono asciugata di nuovo la faccia.
Era questo che volevi? Sei soddisfatta adesso?
Ho annuito.
Un assassino volente o nolente lascer sempre dietro
di s certi elementi, certe tracce che permettono di identificarlo,
ha ripreso Malloy a voce bassa. Sega il collo
nello stesso punto? Caga sul pavimento? Piscia sul cadavere?
Si masturba sul cadavere? Lo lascia in qualche posizione
allusiva? L'assassino potrebbe persino rivelare un
certo senso dell'umorismo. Ma qualsiasi cosa faccia, sar
sempre lui. Ed  questo che mi parla.  cos che arrivo a
capire. Non cerco le discrepanze, cerco le somiglianze.
Cosa c' di uguale fra questo delitto e i delitti precedenti?
ha proseguito Malloy, passandosi una mano fra i
capelli. Forse ruba una ciocca di capelli alla vittima, forse
infligge dei colpi di arma da taglio che vanno sempre
da sinistra verso destra, o forse aggredisce le sue vittime
alle spalle? Forse per prima cosa l'assassino strangola la
vittima. Forse si prepara sempre un panino prima di allontanarsi.
Ha scostato la sedia dal tavolo. C'erano
grandi macchie di sangue per tutto l'appartamento, ha
detto. Segno che l'assassino ha giocato col cadavere.
Mi sentivo mancare l'aria. Se fossi salita prima...
Tu non hai fatto proprio niente di sbagliato. Ha
aspettato finch non sono riuscita a respirare di nuovo.
Come ti senti? Mi fai stare in pensiero. Si  alzato e mi
 venuto vicino.
Non volevo che mi toccasse. E lui non mi ha toccata.
Ti accompagno a casa, ha detto. Poi torno a casa
di Pauline. C' qualcosa che credo di capire, ma non so
ancora cosa. E come un'ossessione. Certe volte, starsene
semplicemente seduti sulla scena del delitto aiuta.
Come fai a entrare?
Ha fatto la faccia sorpresa. Ho una chiave.
Una chiave? La chiave di Pauline?
Credo di s. Ho una chiave, almeno.
Mi sono alzata e sono andata verso la porta. Come
hai fatto ad arrivare cos presto, l'altra notte? ho detto.
Credevo che fossi al mare con tua moglie.
Aveva gi la mano sulla maniglia della porta, ma ha lasciato
cadere il braccio lungo il fianco.
Non vorrai mica ammazzarmi, vero?
Fuori di qui, ha detto Malloy. Ha aperto la porta e
sono uscita.
Sono andata a giocare a cerchio e croce con la gallina,
nella sala giochi cinese. I videogiochi non sono cinesi, sono
cinesi solo i ragazzi che ci giocano.
Pensavo al rimpianto, mentre scendevo gi per Centre
Street. In genere le persone sostengono di non avere rimpianti.
Io penso sia un errore. Secondo me il rimpianto 
una cosa importante. A me piace. O meglio, mi piace il
mio rimpianto. L'unico guaio  che i rimpianti, specialmente
quelli altrui, tendono a essere tremendamente sentimentali,
basta pensare a frasi tipo: Come rimpiango di
essere stato malato quando ci fu il concerto a Woodstock;
per non dire la pi sentimentale di tutte: Je ne
regrette rien. A sostegno del mio punto di vista, ammetto
che in realt rimpiangevo di non avere mai portato
Pauline a giocare con la gallina. Sarebbe stata cos contenta
di vedere gli attivisti della lega per i diritti degli animali
impegnati in un picchetto davanti alla sala dei videogiochi.
Pauline diceva sempre che si pu restare seduti in
silenzio in un cinematografo a guardare dei bambini che
vengono torturati a morte, ma appena sullo schermo
compare un armadillo con una spina nella zampa, la gente
comincia a singhiozzare.
Sapevo di poter giocare e vincere. Ma solo perch ho
una certa pratica. Cornelius mi ha raccontato che la gallina
viene da un centro di ricerche dell'Arkansas chiamato
Zoo Q. I., non lontano dal luogo dove viveva Clinton da
bambino. Lo Zoo Q. I.  specializzato nell'addestramento
degli animali, cui si insegnano giochi di destrezza. Quando
ho domandato a Cornelius quali giochi di destrezza in
particolare, lui ha detto: Be', per esempio, hanno uno
scenario tipo Far West dove i conigli sparano, armati di
minuscole pistole che estraggono da certe fondine minuscole,
merda.  stato Cornelius a farmi conoscere questo
gioco con la gallina. La prima volta, dopo aver perso,
sono tornata a casa e ho disegnato delle piccole griglie su
un foglio e ho fatto la prima mossa della gallina.  sempre
la gallina che comincia per prima. E mette sempre
una croce nella casella in alto a sinistra. E cos che la gallina
vince sempre. A meno che, ovviamente, tu non metti
subito il tuo cerchio nella casella centrale. Nel qual caso
si arriva al pareggio. Cornelius dice che non  giusto che
tocchi sempre alla gallina la prima mossa. La gallina vince,
dice lui, perch comincia per prima. Non ho detto a
Cornelius che ho capito come arrivare a pareggiare con la
gallina calcolando sulla carta ogni possibile mossa del
gioco.
Ho pensato che se andavo a giocare a cerchio e croce
con la gallina, nella sala giochi di Mott Street, in mezzo a
ragazzi asiatici (non bisogna chiamarli orientali, dice Cornelius)
impegnati in partite accanite di Mortal Kombat,
avrei potuto ricevere qualche segno che mi avrebbe fatta
stare meglio. Non  che fossi in cerca di qualche spiegazione
dell'inumanit dell'uomo verso i suoi simili. Non
cercavo pi nemmeno questo. Solo un po' di vita.
Quando ho domandato al gestore della sala giochi, un
armeno senza alcun amore per gli asiatici (e neanche per
le galline, direi), come mai la scatola di vetro dentro cui
la gallina giocava a cerchio e croce era vuota, l'armeno ha
scosso la testa e ha detto che la gallina era uscita un attimo.
Era andata a guardare il telegiornale della cnn su un
minuscolo televisore.
Ha cominciato a piovere come piove a New York: una
pioggia violenta che cadeva fragorosamente sul tetto di
lamiera della pensilina davanti alla sala giochi. Due donne
sotto la pensilina si proteggevano la testa con dei giornali.
Una delle donne mi ha detto non so cosa e io mi sono
girata verso di lei e ho visto che sopra l'occhio sinistro
aveva una foto leggermente inumidita di Pauline nel suo
abito alla Marilyn Monroe, tutto bianco e plissettato. Era
la foto che la madre di Pauline, che viveva a Belfast, aveva
dato alla stampa, e ho pensato che era stata un'ottima
scelta. Pauline parlava sempre con dolcezza di sua madre.
Quando Pauline era una ragazzina, sua madre le cuciva
dei vestiti copiando quelli indossati dalle dive del cinema
nelle foto che poi conservava in un album pieno di ritagli
di giornale.
Sono uscita sotto la pioggia e sono andata alla fermata
della metropolitana in Chambers Street. Sulla banchina,
mentre aspettavamo il treno, una donna ha buttato per
terra la stagnola di un chewing-gum, e quando le ho fatto
notare che esistono apposta i cestini, mi sono resa conto,
quasi con soddisfazione, che forse mi stavo cacciando in
un pasticcio. Le sue due amiche mi hanno guardata come
se fossi una pazza. E lei mi ha gridato: Fatti i cazzi tuoi,
stronza, ma io ero gi dalla parte opposta della banchina,
e pensavo a Malloy. Fantasticavo che mi stesse aspettando.
Forse arrivando a casa l'avrei trovato davanti al
portone. Forse era in pensiero per me. Forse mi stava seguendo...
Mi sono guardata alle spalle. Di Malloy nemmeno
l'ombra. C'era solo un'orchestrina jazz che imitava la musica
di Sonny Rollins. Uno che aveva l'aria di conoscere la
vera musica di Sonny Rollins aspettava il metr con le
mani sulle orecchie.
Tornando a casa ho visto il cielo brillare di lampi estivi.
Gli alberi del parco oscillavano e vibravano nell'attesa,
non so se per il piacere o per il terrore. Mi sono fermata
sulla Strand a comprare un libro. Un'enciclopedia medica.
Mi sono preparata due martini, mi sono infilata a letto
senza spogliarmi e ho cercato epiglottide. Pauline sarebbe
stata contenta. Non che fossi a letto ancora vestita,
ma della definizione che ho trovato sul dizionario medico.
Sottile struttura a forma di foglia... Le sarebbe piaciuto
quel sottile anche se riferito alla copertura della
sua laringe. Una copertura che impedisce ai liquidi di entrare
nelle vie respiratorie. Nelle vie respiratorie niente
sciroppo d'acero. O Diet Coke. O sperma. Una ragazza
non poteva che essere contenta se l'epiglottide teneva
sgombre le vie respiratorie.
Osso ioide. Un delicato osso a forma di ferro di cavallo.
Un fortunato ferro di cavallo appeso in fondo alla
gola.
Carotide. Dal greco karos. Sonno profondo.
Cerebrale, comunicante. Questa sembrava brutta poesia.
Ma poi ho trovato l'aggettivo semi-lunare. Mi piaceva
pensare che l'arteria carotidea di Pauline fosse una
mezzaluna, che aiutava quella prudente dama di compagnia
dell'epiglottide.
Ho cominciato a leggiucchiare qui e l. Ho letto la voce
linfa, e anche alterazioni nell'urina: se l'urina
dovesse avere un odore leggermente speziato, questo potrebbe
indicare che il soggetto ha ingerito del legno di
sandalo; e quando sono arrivata a carfologia (movimento
continuo delle dita come per afferrare qualcosa,
proprio dei malati deliranti o dell'agonia), ero leggermente
sbronza.
Stanca di tenere quel pesante volume sul petto, mi sono
domandata a chi avrei potuto telefonare. Non mi veniva
in mente altro che Malloy. Volevo parlare con lui. Sentire
la sua voce pericolosa, la voce che lui usava con le
donne (Ciao, piccola, come va? Sei attaccata al telefono?
Il ciao pronunciato con un sussurro roco e coinvolgente).
Volevo sentire quella freddezza cos profonda
da andare oltre il rapporto uomo-fica, come avrebbe detto
Cornelius. Quella freddezza dello spirito che aveva reso
tanto eccitante attirare la sua attenzione.
So a quale genere di uomini piaccio. Perci mi sono
domandata, e non era la prima volta, quale fosse il segreto,
quale amuleto magico o quale talismano mi avesse
permesso di attirare l'attenzione di Malloy. Fino a indurlo
a scoparmi. Non sono il tipo di donna che piace a lui.
Non sono un'infermiera. Non sono fidanzata con nessuno
dei suoi amici. Non sono sposata. Non sono una hostess.
Non sono bionda. Forse pensa che io sia ricca. Non
sono nemmeno sicura che sia per il sesso. Malloy non
parla di sesso come fanno certi uomini che hanno bisogno
di ripassare continuamente la lezione, e vogliono che
la donna gli racconti com' stato, e che gli dica di non essere
stata pi capace di lavarsi per una settimana. Malloy
mi ha chiesto una sola cosa: se qualcuno mi aveva gi scopata
come mi aveva scopata lui nell'ufficio del capitano
Corelli, e io gli ho detto di s. Mentendo.
A quattordici anni, siccome avevo qualche problema
ad attirare l'attenzione del figlio dell'ambasciatore tedesco
nelle Filippine, un muto (muto in senso metaforico)
di nome Gunter, Augustina mi aveva detto rudemente:
Mettiti sulla sua strada, figliola. Se lo vedi venire gi
lungo il viale, vatti a stendere sul marciapiede davanti a
lui, cos sar costretto a fermarsi per non calpestarti, e dir:
'Cosa ci fai l, Frannie?'
E cosa ci far io l? avevo domandato a Augustine.
Ancora non lo so.
Ha squillato il campanello della porta.
Malloy. Malloy che arrivava giusto in tempo. Sono saltata
su, pensando che era stata una buona idea, dopotutto,
andare a letto senza spogliarmi, almeno adesso ero vestita.
Ho sceso in fretta le scale, barcollando un po', leggermente
stordita, il cuore che sussultava trionfante. Ho
aperto la porta e c'era Cornelius.
Ho sentito della tua amica, ha detto. Era bagnato.
Delle gocce di pioggia gli luccicavano fra i riccioli.
Gi, ho detto io. Delusa. Le donne non hanno altro
in testa.
L'ho visto alla tele, ha detto lui.
Oh, ho pensato, se era in televisione, deve essere
vero.
Aveva un vestito che sembrava fatto di stagnola.
Uno dei suoi preferiti, merda!
Sto scrivendo una sceneggiatura, ha detto.
Su Pauline? Ero scioccata.
No, su John Wayne.
Oh, ho detto, annuendo, sollevata. L'attore?
Ha scosso la testa. Il mio uomo, Gacy.
Non sapevo cosa dire.
E tu scrivi ancora quel tuo libro sulle parole?
No, ho detto. Non riesco a lavorare. Sono confusa.
Ho aperto un po' di pi la porta, lasciandolo entrare
nell'atrio. Lui ha abbassato lo sguardo e mi ha guardato i
piedi.
Com' che hai su una scarpa sola?
Ho fatto un gesto, indicando la porta dietro di me.
Quando scendo gi di corsa e non ho le chiavi, fermo la
porta interna con una scarpa per evitare che mi si chiuda
alle spalle.
Cornelius ha annuito. Ho capito che voleva salire in
casa. Ma stava per arrivare Malloy. Da un minuto all'altro.
Non volevo Cornelius fra i piedi.
Entra, gli ho detto, automaticamente.
Ho risalito le scale, Cornelius mi  venuto dietro. Si
sentiva il rumore della pioggia cadere sul lucernario che
illuminava la tromba delle scale. Dal walkman di Come-
lius mi arrivava fiocamente una canzone. Mi sono domandata
se stesse ascoltando gli Smif and Wesson. O se mi
stesse guardando il sedere mentre salivo davanti a lui,
sforzandomi di tenere fermo il corpo, di non fare nessun
movimento che potesse essere preso per un invito.
Mi ha messo una mano sulla gamba.
Mi sono fermata, la gamba allungata indietro, le dita di
Cornelius che scivolavano dal polpaccio alla caviglia. Per
il pi breve degli attimi, cos velocemente che  stato
quasi un pensiero inconscio, ma non abbastanza inconscio,
ho immaginato Cornelius che mi faceva del male.
Che mi teneva ferma gi per terra, l sulle scale.
Mi sono girata guardandolo in faccia, lui aveva il mio
piede nella mano. Mi sono seduta sullo scalino superiore.
Gli ho preso la testa fra le mani. Aveva la cuffia del walkman,
gliel'ho aggiustata per bene sulle orecchie.
Lui ha sorriso. Avevo la gonna aperta. Il piede posato
sul palmo della sua mano. Stavo pensando a come era
cambiato tutto in un istante, e in un modo che n a lui n
a me poteva dispiacere, quando Cornelius si  proteso e
mi ha tolto qualcosa dalla gamba.
Avevi una foglia appiccicata sulla gamba, ha detto.
Mi ha lasciato andare il piede.
Mi sono alzata, sono arrossita e senza pi darmi pensiero
per i movimenti del mio sedere ho continuato a salire
le scale.
Sono entrata in casa, Cornelius ha lasciato cadere lo
zainetto sul divano: Mia sorella ti ringrazia tanto.
Sono andata in cucina. Il fidanzato di tua sorella  un
assassino, faccio. Questo, John Wayne Gacy non l'aveva
mica detto.
 perch non parliamo mai. Fra te e me  sempre la
stessa solfa, ha detto seguendomi in cucina. Noi due
siamo sempre in guerra, ha detto.
Ho esitato. Non conosco un altro modo, ho detto,
perch le cose fra noi siano pari.
Mi ha guardata. Ma che stronzate dici?
Non parlo del colore della pelle. O della razza. Parlo
di qualche altra cosa.
Cio?
Se riesco a parlare usando il linguaggio in modo ironico
e scherzoso le cose sono pi facili.
Cornelius mi ha guardata come non mi aveva guardata
mai. Spazientito. Annoiato. Colpito dall'idea che dopotutto
non fossi cos sveglia come sembravo. Cosa stai
cercando di dirmi?
Che non dovresti essere qui.
Perch no?
Mi sono sentita cadere le braccia. Aspetto qualcuno.
'fanculo.
'fanculo, cosa?
'fanculo lui.
Sono rimasta zitta.
Non hai niente da bere?
Cosa ti andrebbe?
Qualsiasi cosa con le bollicine, ha detto lui, quasi
timidamente.
Questo improvviso dietrofront, questa titubanza, questo
dileguarsi della sua volont, me lo hanno reso antipatico,
e ho sentito che in un certo senso mi aveva delusa.
Gli ho preso una coca. La finestra era aperta e sentivo
l'odore della pioggia e del terriccio bagnato sul campetto
dei cani al parco. C'era un uomo fermo fra i cespugli dietro
la cancellata di ferro, guardava in su, verso la mia finestra.
Nel vetro della finestra vedevo Cornelius riflesso contro
i sicomori. Presto sarebbe stata notte. L'oscurit
avrebbe coperto l'isola. Ho pensato ai fiumi che la percorrevano
e mi sono domandata se sicomoro fosse una
parola indiana: l'idea del fiume mi faceva pensare agli indiani.
Un tempo in mezzo al parco di Washington Square
passava un torrente, un kuyl, come lo chiamavano gli
olandesi, un ampio corso d'acqua che scorreva in direzione
sud, verso la punta di Manhattan, allargandosi in acquitrini
pieni di trampolieri e uccelli acquatici. Il Minetta.
Una parola indiana. E piuttosto sentimentale, lo so,
pensare agli indiani e ai corsi d'acqua dolce che scorrono
sotto la Sesta Avenue. Cornelius sembrava un po' un indiano,
con quella pelle scura e il suo bel naso adunco.
Naso che in questo momento era a circa tre centimetri
dalla mia nuca. Nu-ca. Nuca  una parola che mi fa pensare
alle donne giapponesi, quelle dell'era Heian, la cui
nuca era una pallida fascia di pelle fra i colletti imbottiti
di diciassette kimono di seta e la linea nera dei capelli laccati.
Inoltre, a essere sincera, la parola nuca mi fa venire
in mente i colli - rosei, accesi, umidi - di certe discinte signore
francesi nei dipinti del diciottesimo secolo. I quadri
di Francois Boucher. Dall'acconciatura femminile la
cipria cade su una spalla nuda e tornita mentre il gentiluomo
cerca di impedire alla signora di lasciare la stanza.
Un po' come Cornelius.
Cornelius faceva lo sfacciato.
Sfacciato  una buona parola.
Io facevo la sfacciata.
Mi sono girata e l'ho baciato, tirandogli la testa verso
di me, mettendogli le mani a coppa sopra le orecchie che
sembravano conchiglie, le mie conchiglie di quiete. Nessun
posto per me dove trovare pace.
Cornelius si  staccato da me con un movimento rigido:
non sciolto, non fluido, le sue giunture sembravano
articolate non per la mobilit, ma per qualche altra cosa,
e ha afferrato l'orlo del mio vestito per sfilarmelo dalla testa,
dando uno strattone quando il colletto mi si  impigliato
fra i capelli.
Mi ha tolto il reggipetto, sganciando il fermaglio fra i
seni, senza bisogno delle lezioni della signora dei polli.
Ha fatto un passo indietro, e mi ha guardata.
Davo la schiena alla finestra. Anche l'uomo gi nel
parco mi stava guardando. Ero come tra due fuochi.
Si  sbottonato i jeans, ha infilato una mano dentro e,
sollevando una gamba per agguantarlo meglio, ha tirato
fuori il pene, deponendolo sulla biforcazione delle cuciture.
Cornelius non era circonciso e il suo pene mi ha fatto
l'impressione che mi fa sempre un pene non circonciso:
mi sembrava il serpente nel giardino dell'Eden. Questo
pensavo, il cuore improvvisamente colmo di disperazione.
L'ho baciato sulla bocca, gli ho infilato la lingua fra le
labbra e sapevo di non saper come fermare tutto ci.
Avevo dimenticato come si fa. Eppure  qualcosa che le
donne sanno fare sempre. Non dico fermare Cornelius.
Dico fermare me stessa.
Si  messo ad accarezzarmi i seni, mi stringeva i capezzoli,
li leccava, li succhiava. Sentivo un impeto fra le mie
gambe, i muscoli contratti, il bellicoso e lieto afflusso del
sangue.
L'ho spinto via.
Lui mi ha guardata. Lo sguardo velato. Le palpebre
pesanti. Seccato.
Non mi va, ho detto.
Ha fatto un passo indietro. Aveva un'erezione. Non
ti piace il mio uccello? Ha cominciato a strofinarselo
con la mano. E cos dolce, ti riempir tutta.
S, mi piace. Ma non mi va. Mi sono chinata per
raccogliere il vestito e lui mi ha messo una mano sulla nuca.
Mi ha tenuta gi.
Poi ho sentito che diceva: Tanto mica volevo scoparti.
Sono stata zitta. Con le orecchie tese. Spaventata,
adesso che sapevo cosa volevo. Cosa non volevo. Non volevo
che lui mi facesse del male.
Cosa vorresti che ti facessi? mi ha sussurrato nell'orecchio.
Sono rimasta zitta.
Dimmelo.
Lasciami andare.
Dimmi cosa ti piace.
Cornelius.
Lo sapevo che volevi scoparmi, ha detto. Ho sentito
la sua mano allentare la presa, e poi scivolare via. Cornelius
 andato in soggiorno e ha preso lo zainetto.
Che vogliamo fare? ha gridato rivolto verso di me.
Ero sulla soglia della cucina, le braccia incrociate sui
seni.
Fare?
Lo sai, ha detto.
No, non lo so.
Vuoi scoparmi?
Perch dovrei scoparti?
Fin dal primo giorno hai avuto l'aria di volermi scopare.
C' stato un rumore alla finestra, come se un uccellino
avesse sbattuto contro il vetro. Mi sono girata. Niente. Mi
sono girata di nuovo verso Cornelius.
Lui stava infilando qualcosa nello zainetto. Hai finito
di scoparmi?
S, ho detto, e mi sono rinfilata il vestito. Ma non
ti stavo scopando.
C' stato un altro stridulo scricchiolio del vetro. Sono
andata alla finestra. In strada c'era Rodriguez, in piedi accanto
a un'auto grigia. Mi ha fatto un cenno di saluto. Mi
sono girata verso Cornelius, ma non c'era pi. La porta di
casa era aperta.
Ho sceso le scale. Ho aperto il portone che d sulla
strada e sono rimasta ferma sul primo gradino. Aveva
smesso di piovere.
Malloy mi ha detto di accertarmi che lei fosse in casa,
mi ha gridato Rodriguez. Se passavo da queste parti.
Per vedere se va tutto bene.
Ho annuito.
Allora? ha gridato.
Allora cosa?
Lei sta bene?
Perch non dovrei?
Ha sorriso.
Malloy dov'? Non avrei voluto domandarglielo.
Mi faceva male la testa.
Rodriguez ha scrollato le spalle aprendo le mani come
per dire: E come faccio a saperlo?
Gli dica di non disturbarmi.
Lui ha riso ed  salito sull'auto grigia: ho aspettato finch
non si  allontanato. Poi sono rientrata in casa.
Ho preso la lattina di coca che Cornelius aveva lasciato
sulla mia scrivania. L'ho messa nel lavello. Ho spento
la luce della cucina. Sono andata in soggiorno, ho raccattato
il reggipetto, e mi sono ricordata di quel tipo gi nel
parco. Ho acceso lo stereo, ho messo un cd di Al Green,
e sono andata alla finestra per vedere se c'era ancora
chiedendomi se anche lui non avesse perso interesse. L'aveva
perso.
Ho spento la lampada sulla mia scrivania. Le forcine
di giada di mia madre erano scomparse.
Vorrei denunciare un furto, ho detto.
Questo non  l'ufficio competente. Le passo un altro
interno.
E cosa mi dice dello stupro? Di questo vi occupate?
No, tocca all'Ufficio Reati Sessuali.
E il tentato omicidio vi interessa?
S, quasi ci siamo. Meglio ancora se lei  morta.
Non ho detto niente.
Mi ha sentito?
21, Washington Square.
 l il cadavere?
Ho riagganciato.
Mi sembri in forma, ha detto lui, sfiorandomi mentre
mi passava accanto. Sei ancora incazzata?  andato in
cucina, si  tolto la giacca e si  versato un po' di bourbon
in un bicchiere.
Mi piace Al Green, ha detto. Quando ero un
semplice agente in borghese, andavo sempre a vederlo
quando cantava al Copa. Senti, ha continuato, posando
il bicchiere su un articolo che parlava delle lingue
pre-letterarie nel Giappone antico, noi abbiamo un problema.
Ho spostato le carte da un lato. Davvero?
Vedi, tu non mi vuoi. E solo che non lo sai e pensi di
volermi, tutto qui. Del resto, non  la prima volta che mi
sento cacciato via.
Non fare lo spaccone.
Senti, Frannie, cosa cazzo vuoi da me?
L'ho guardato, offesa al punto di arrossire.
Mi sa che non posso essere quello che vuoi, ha detto
Malloy. Non so se mi spiego. In genere quando una
donna mi vuole in un certo modo, quando vuole qualcosa
da me, io riesco a darglielo, ma con te  diverso. Mi sento
come se corressi tutto il tempo. Come se corressi solo per
riuscire a stare in equilibrio.
Mi dispiace. Ero furente.
Non  colpa tua, ha detto.
Lo so. Mi dispiace che tu ti senta cos.
Ha annuito. Ammorbidendosi. Non sei una tipa facile.
Perch, vorresti che lo fossi?
Ha scrollato le spalle. Lo sai cosa non va in te? E che
tu sai quello che vali. Tu sai esattamente quello che vali.
 per questo che non sono una tipa facile?
Ci ha pensato un attimo. Gi. Ha fatto una pausa,
come se ci tenesse a tirare fuori la parola giusta. Gi. Mi
sfinisci. Sai, a volte le cose sono semplicemente quello
che sono. Niente di pi. Tu sei pi sveglia di me. Ma a
volte le cose sono semplici. Tu invece ci vedi sempre
qualcosa di pi, cazzo. E vai a vedere sotto, sopra, di lato...
E a volte prendi fischi per fiaschi.
Hai proprio ragione.
Ha fatto la faccia perplessa. Ma allora perch non la
pianti? Piantala di analizzare ogni cosa, cazzo. Ha pronunciato
la parola cazzo mangiandosi la c, cos 
venuto fuori azzo.
Pensavo ti piacesse, ho detto.
Mi piaceva. All'inizio.
Ho aspettato che andasse avanti.
Sai, andava tutto a gonfie vele quando ti ho incontrata.
Lo sai questo? Proprio a gonfie vele.
Frettolosi pompini nel Bronx.
Ha bevuto un sorso di bourbon. Cos'ha che non va il
Bronx?
Dipende da quello che si vuole, ho detto, camminandogli
dietro. Forse non sai quello che vuoi.
Si  passato una mano fra i capelli. Forse.
Gli sono andata vicino. Gli ho messo una mano sopra.
A volte con gli uomini  difficile capire se in mano hai le
palle o il pene, ma con Malloy non c'erano dubbi. Ha cominciato
a venirgli duro nell'attimo stesso in cui gli ho
messo sopra la mano. Forse ce l'aveva gi duro.
Cosa cazzo vuoi da me? ha domandato di nuovo.
Lo vedrai.
 rimasto zitto un attimo, poi ha detto: Mi piacer?
Penso di s.
Non sei sicura?
No, sei tu che non sei sicuro.
Gli ho tolto le manette dalla cintura. Lui istintivamente
ha allungato indietro le mani, ma le avevo gi prese.
Non erano chiuse a chiave.
Provavo per lui un desiderio cos forte, un desiderio
cos micidiale e vendicativo, che tremavo tutta. Quasi
non riuscivo ad aprire le manette.
Pensi che abbia una fissazione per te? ho chiesto.
S. Stavolta diceva sul serio.
No, ho detto io.
Gli ho agganciato la manetta al polso, appena sopra
l'orologio d'oro sottratto a chiss quale cadavere, e ho fissato
l'altra manetta allo schienale della sedia di ferro.
Cosa cazzo stai facendo?
Tu cosa pensi?
Ha abbassato gli occhi guardandosi il polso.
Siediti, ho detto.
Mi sono messa davanti a lui. E lui per potersi sedere
ha dovuto fare scivolare la manetta lungo la spalliera metallica
della sedia.
Mi sono inginocchiata e gli ho sbottonato la patta dei
calzoni. Lui, istintivamente, ha sollevato un po' il bacino
per aiutarmi. Il che non  obbligatorio, quando si  ammanettati.
Mi sono sollevata il vestito fino alla vita. Mi sono tolta
le mutandine e mi sono messa a cavalcioni sopra di lui, le
gambe aperte sopra la sedia, lasciando che mi guardasse,
avvicinandogli la fica alla faccia. Lui non ha distolto lo
sguardo.
Il braccio libero gli  caduto di lato. Mentre affondavo
sopra di lui ha chiuso gli occhi, e ha grugnito inarcandosi
dentro di me, silenzioso, furioso, adesso che lo divoravo.
Ha sollevato il braccio, quello libero.
Non toccarmi, ho detto. Il mio braccialetto ha tintinnato
contro la sedia.
Avanti, ha mormorato lui. Aprendo gli occhi.
Scopati da sola. Voglio guardarti mentre fai tutto da
te.
Ho cominciato lentamente a muovermi, lui mi ha messo
la mano sul sedere, cercandomi con le dita, spingendomele
dentro. No, ho detto. Ha tolto la mano. Muoveva
il bacino, penetrandomi sempre pi in fondo, premendomi
contro il clitoride sotto l'osso. Oscillando.
Ho provato ad aspettarlo. Ho provato a farlo rallentare,
ma inutilmente. Non mi dava retta. Voleva muovere il
suo cazzo dentro e fuori di me.
Ti piace guardare, ho detto.
S, ha detto lui. Mi piace guardare dentro, dentro
il buco.
Quando non ce l'ho fatta pi ad aspettarlo, mi ha afferrato
i capelli con una mano. Okay, okay, okay, ha
ripetuto finch non sono venuta.
Ho alzato la testa e l'ho guardato in faccia.
Adesso girati e fallo di nuovo, ha detto. Cos posso
guardarti il culo stavolta. Cos posso venire.
No.
Mi ha guardata, indeciso.
Allora toglimi le manette, ha detto con un sorriso.
Costringendomi a mettere le mie carte in tavola.
Certo, ho detto. Costringendolo a mettere le sue
carte in tavola. Dov' la chiave?
Nella tasca della giacca.
Ho guardato in giro per la stanza.
C' un anello portachiavi. In cucina.
Mi sono alzata staccandomi da lui e sono andata in cucina.
Ho preso la giacca e sono rimasta sulla soglia della
cucina, tastando le tasche in cerca delle chiavi.
Sono nella tasca laterale. Sbrigati. Mi sento come una
femminuccia.
Ho trovato l'anello delle chiavi. Ma c'erano altre piccole
cose nella tasca. Monete. Mezzo pacchetto di mentine.
Un coltello col manico d'osso. E un giocattolino.
Sembrava una carrozzina per bambini.
L'ho tenuta nel palmo della mano, scrutandola senza
riconoscerla. Poi ho sentito il sangue nelle vene rallentarsi.
Mi sembrava di essere sott'acqua. Era come se nuotassi
contro corrente. Poi il cuore mi si  fermato.
Cosa ti piglia? ha domandato Malloy. Dai, sbrigati.
Ho allungato il braccio mostrandogli cosa avevo in
mano.
Oh, ha detto lui. Volevo ridartelo. Ma continuavo
a dimenticarmene.
Dimenticartene? Io continuavo a non capire.
Su, toglimi queste manette. Fanno un male cane.
Tutti quei negri non fanno che lamentarsi, e io non gli ho
mai creduto.
Dove l'hai preso questo?
Questo cosa?
Questo ciondolo.
L'ho trovato sul marciapiede di West Broadway. Sono
andato l per vedere se c'era qualcosa d'interessante.
Mi sono sempre dimenticato di ridartelo.
Ma allora eri tu?
Cosa?
Eri tu?
Ma cosa cazzo ti piglia, si pu sapere?
La ragazza. La ragazza coi capelli rossi. Il tatuaggio.
L'ho visto. Quasi non riuscivo a respirare. Ansimavo.
Ma non credevo che fossi stato tu a ucciderla.
Il tatuaggio? Nella sua voce un tono nuovo. Come
di sorpresa.
Lentamente si  alzato in piedi, facendo scivolare la
mano lungo lo schienale della sedia. Dammi la chiave,
ha detto sommessamente. Ha dato uno strattone alle manette,
facendo saltare la sedia. Dammi la chiave, ha ripetuto.
Adesso avevo davanti un maniaco che sapeva cosa
doveva fare. Veniva lentamente verso di me, tendendo
una mano. Trascinando la sedia.
Si  fermato, e ha messo la mano libera in tasca, e la
stranezza, la comicit della posizione di Malloy ammanettato
alla sedia, mi ha costretta a vedere le cose in un altro
modo, e appena sono stata capace di fare questo, sono
stata capace anche di muovermi.
Sono corsa alla porta e ho imboccato le scale, lasciando
cadere la giacca e le chiavi di Malloy sugli scalini, ho
varcato il portone e ho attraversato di corsa la strada,
schizzando fra le automobili. Pensavo che sarei stata al sicuro
nel parco, in mezzo ai giamaicani, che gi mi chiamavano:
Dove corri, bellezza?
Mi sono girata a guardare le mie finestre. Le pareti del
mio appartamento sono dipinte di rosso, secondo lo stile
del 1840. Il padrone di casa aveva apprezzato molto la
mia scelta. Cos storica. Ma per via del colore adesso
sembrava che la stanza stesse andando a fuoco.
Ho sbattuto contro qualcuno, e sono caduta sul sentiero.
Era qualcuno che avevo l'impressione di conoscere.
Qualcuno che in effetti conoscevo.
Rodriguez. Sembrava fuori luogo qui nel parco. Non
era un Rasta. Non era il proprietario di un cane. Non era
un tossico.
Mi ha presa per un braccio e mi ha aiutata a rialzarmi.
Piano, ha detto, sorridendo. Tutto bene? Che bisogno
c' di correre tanto?
Stavo tremando. Mi sono guardata alle spalle.
Calma, calma.
Si  avvicinato un tipo, sembrava preoccupato, e Rodriguez
gli ha detto, freddo: E tutto a posto, amico, la
signora sta bene, e quello se n' andato.
Rodriguez mi ha guidata frettolosamente per il parco,
verso Sullivan Street; la gente si allontanava da noi come
sapesse che questa era la cosa pi furba da fare. Chiss
se credono che mi abbia arrestata, ho pensato. L'aria
doveva essere quella, un piedipiatti col vestito scuro che
trascina per il parco una donna piangente.
Mi ha portata davanti a un'automobile - ma non era
un'auto della polizia - parcheggiata sul lato meridionale
di Washington Square. Ho capito che era la sua perch
sul cofano c'erano degli sgorbi dove Lonnie, con due enne,
aveva cercato di incidere il proprio nome.
Non posso venire con lei, ho detto in fretta. Malloy
lo verrebbe a sapere. Non possiamo andare alla polizia.
Scrollando le mani come fossero bagnate.
Lui ha riso. Sono io la polizia.
Ha aperto lo sportello e non ha lasciato andare il mio
braccio finch non sono salita sull'auto.
Come mai non ha fatto rimettere a posto la carrozzeria?
ho chiesto tutto a un tratto. Indicando i graffi sul
cofano. Mi sono resa conto che stavo gridando.
Perch non voglio dimenticarlo, ha detto Rodriguez.
Ha chiuso la mia portiera ed  passato davanti al
muso dell'auto. Si  tolto la giacca e l'ha buttata sul sedile
posteriore. Si sente bene? ha domandato. Mentre guidava
si  rimboccato le maniche della camicia, tenendo il
volante prima con una mano, poi con l'altra.
Si  diretto verso ovest, poi verso nord, lungo la West
Side Highway.
Continuavo a tremare. E Malloy, ho detto.
Di cosa parla?
Era Malloy.
Guidava in fretta. Le ha fatto del male?
Ho scosso la testa.
L'impianto dell'aria condizionata era in funzione. Ho
abbassato il finestrino.
Non lo faccia, ha detto Rodriguez, allungandosi
per afferrarmi la mano. Le sue dita mi hanno premuto il
braccialetto contro il polso.
Per un attimo, ho sentito l'odore del vecchio lurido
fiume. Il braccio, teso davanti a me, mi ha strusciato contro
il seno mentre lui girava la manovella del finestrino.
Rodriguez  uscito dalla West Side Highway all'altezza
della Centocinquantesima Strada. C'era una bottiglia di
Rmy Martin sul pavimento che rotolava avanti e indietro
sul tappetino. L'auto ha imboccato la rampa, girando verso
il fiume, superando un'area in costruzione piena di camion
vuoti e di bulldozer. Oltre il fiume vedevo le luci
del New Jersey. Dall'acqua veniva un odore salmastro.
Abbiamo superato un campo da tennis con la rete cadente.
Poi terreni intrisi d'umidit.
Ci siamo quasi, ha detto Rodriguez.
Ma dove stiamo andando?
In un posto dove potremo parlare. Mi racconter cosa
 successo.
C'erano erbacce al centro della strada. I rami degli alberi
strusciavano contro il parabrezza. Ho visto delle rocce
nere sul ciglio della strada che seguiva il corso del fiume:
erano orlate di schiuma gialla e ho capito che c'era la
bassa marea.
Si  sentito un brusio sordo e improvvisamente contro
la buia banchina  comparso il ponte, con le luci delle
vetture che correvano fra i piloni. Il ponte sembrava
un'astronave, scintillante.
Ha fermato l'auto davanti a un piccolo faro rosso e ha
spento le luci. E qui che vengo a pescare, ha detto. Il
faro sembrava una figura tratta da un libro per bambini.
C'era una porta nera chiusa da una catena con un lucchetto.
Su un palo, un riflettore. Rodriguez ha preso una
sacca da viaggio dal sedile posteriore dell'auto. E sceso,
ha girato attorno alla vettura ed  venuto verso il mio
sportello. La luce del riflettore ci pioveva addosso, luccicante.
Ha allungato la mano dentro l'abitacolo per
prendermi per il braccio e ho visto che aveva qualcosa
nella parte interna del polso. E questo qualcosa era un tatuaggio.
Con una chiave ha aperto la porta del faro e mi ha fatta
entrare. Aveva con s la sacca da viaggio, il tipo di borsa
che si pu comprare nei negozi di forniture nautiche. Impermeabile.
Robustissima.
Dentro non era buio, il grande ponte illuminato ruggiva
in lontananza sopra di noi, il rumore delle auto adesso
sembrava quello di uno sciame d'api.
Continuava a tenermi per un braccio. Ha lasciato cadere
la sacca e con la mano libera ha chiuso a chiave la
porta dall'interno.
In alto sul muro c'era una finestra a forma di obl. In
un angolo, sul pavimento, c'era una scatola di esche per
la pesca. Sulla scatola, un paio di scarpe da donna coi
tacchi alti. Una sedia da spiaggia in alluminio, con la tela
consunta. Una sega a mano un po' arrugginita. Una cassa
in polistirolo con le decalcomanie dei New York Giants
sui lati. E alcune coperte ripiegate ordinatamente. Ho registrato tutti questi oggetti con grande precisione ed esattezza, come se le loro diverse qualit di densit, peso e colore fossero per me oltremodo significative. Non ho cercato di capire perch. Mi sono tenuta sul semplice.
Malloy l'avrebbe apprezzato.
Rodriguez ha preso dalla sacca un rasoio da barbiere.
Il manico luccicante. Una piccola virgola di metallo sulla punta. Ha posato la sacca. Mi ha posato il rasoio sul collo, sfiorandomi la pelle.
Che bei capelli che hai, Frannie, ha detto. Il rasoio puntato contro il mio mento, il suo braccio proprio in mezzo ai miei seni.
Grazie.
Non ringraziare me. Ringrazia la tua mammina e il tuo paparino.
Quando mi ha tagliata, non ho sentito il rasoio, ho capito cosa mi aveva fatto solo un istante pi tardi, con un'improvvisa ondata di calore e di dolore, e il sangue caldo che mi bagnava le braccia e le mani. Non era pi cos doloroso appena mi ci sono abituata. Non era un brutto taglio. O almeno non era troppo brutto.
Non voleva ferirmi, ha detto Rodriguez. Per non aveva potuto farne a meno. Se adesso riuscivo a stare semplicemente ferma, se la smettevo di tremare, il sangue non mi avrebbe sporcato tutto il vestito. Non volevo tremare.
Ma non riuscivo a smettere. Rodriguez non voleva ferirmi.
Muy linda. Su pelo. Mi ha messo una mano fra i capelli, arrotolandoseli attorno al pugno. Tu parli spagnolo.
Lo so. Me l'ha detto quel ragazzo, Cornelius. Non ho mai avuto una donna che parlasse spagnolo senza essere spagnola.
Cornelius?
Gi.
Perch?
Perch cosa, mi angeli
Perch Cornelius ti ha detto che parlo spagnolo?
Ha sorriso. Io sono un poliziotto. Sono l'uomo giusto.
Mi ha lasciato i capelli. La gente mi racconta tutto.
Metti via quel rasoio, ho detto. Sussurrando. Faceva molto caldo dentro il faro.
C' da mangiare, ha detto lui, indicando il frigo.
Senza mettere via il rasoio.
Non ho voglia di mangiare.
Devo tenerti qui. La gente ci ha visti insieme nel parco. Solo un paio di giorni. Il tempo di aggiustare le cose. Mi hai preso alla sprovvista, cazzo. Non ero ancora pronto a occuparmi di te. Si  proteso per guardarmi in faccia.
Ma adesso Richie si prender cura di te, ha detto.
Augustina diceva sempre che avevo tutto nella vita fuorch la fortuna. Si sbagliava. Questa era una fortuna.
Non che Rodriguez si sarebbe preso cura di me, bens che mi avrebbe lasciata l, che mi avrebbe tolto di dosso le sue mani, che avrebbe allontanato quel rasoio dal mio collo. Sarei riuscita ad andarmene da quel posto. La finestra a obl era impossibile da raggiungere, ma c'era una balconata di metallo. Una specie di passerella che correva tutto attorno alle pareti, sotto un lucernario. Il lucernario era rotto. Oltre i vetri rotti vedevo, striato di luce bianca, il ponte. Ne sentivo il ronzio.
Mi ha strusciato l'avambraccio contro i seni.
Non porti il reggipetto, ha detto. Mi ha fatto scivolare il rasoio sul collo, passando sopra lo ioide, sopra la glottide, seguendo il muscolo cricotiroideo, il nervo laringeo superiore, fino al piccolo incavo al centro della clavicola, e io ho pensato a Pauline, alla mia Pauline, e ho sentito dei conati di vomito. Lui mi ha presa per la nuca, premendomi il rasoio sul seno, appena sotto il capezzolo, il capezzolo appoggiato sul filo della lama, il rasoio che taglia senza fatica, scorrevolmente, fendendo la stoffa rigida, la pelle, il delicato intrico di vene blu in piena, il capezzolo tagliato di netto, poi il seno, che si apre, il sangue scuro che scorre come un fiume nero, un torrente indiano, il sicomoro, il mio corpo cos vivido da accecarmi. Il mio seno. Il seno che non ho pi.
Ho sentito Rodriguez che diceva: Ecco, questo  quello che chiamano souvenir.
Ma io ero cieca.
Dovresti sederti.
Mi ha spinta gi sulla sedia. I braccioli di alluminio mi hanno dato una sensazione di freddo quando ci ho appoggiato le braccia sopra. Avevo le braccia bagnate.
Lo terr in tasca, ha continuato lui. Cos, quando non posso stare con te, potr allungare una mano e toccarlo, e sar come essere insieme. Se lo  messo in tasca.
Come lo hai saputo?
Saputo cosa, mi amor!
Che ti avevo visto con la ragazza dai capelli rossi?
Me lo ha detto Jimmy. Ma senza volere.
Jimmy? Non capivo a chi si riferisse.
Continuava a ripetere che secondo lui quella notte avevi visto qualcosa di cui forse nemmeno tu ti rendevi conto. Mi stava tirando matto. Loco. Tu hai pensato che fosse lui quello con Angela, vero?
Per via del tatuaggio.
Abbiamo fatto il Vietnam insieme. Io ci sono stato solo quarantun giorni. Cazzo, mi beccai la dissenteria e mi spedirono alle Hawaii.
Mi sono domandata se questo non lo sapevo gi.
E poi quella sera sei salita sulla nostra auto e ti ho riconosciuta subito. Pensavo che anche tu mi avessi riconosciuto.
No. Mi sentivo triste.
Era davvero speciale, Angela. Sapeva succhiarmelo in punta cos dolcemente...
E quella cicatrice? La mia gonna era pesante per il sangue che mi ristagnava in mezzo alle gambe, filtrando lentamente nella stoffa di cotone. Mi faceva il solletico sgocciolando sulla pelle, in mezzo ai peli del pube, fra le labbra della vulva. Ero senza mutandine.
Non mi ha mai voluto dire niente.
Cazzo, che tipo Malloy. Si  messo a ridere. Da ragazzo gli si  rotta l'appendice.
Mi metto una mano sul petto, il sangue mi scorre fra le dita, le costole sono leggere sotto la mia mano calda, il mio seno  pi leggero adesso senza il rosa del capezzolo a dargli peso, a dargli significato.
Fa male? mi ha chiesto.
Era difficile muovere la testa. Tutto bene, ho detto.
Va tutto bene.
Adesso devo proprio andare. Ma torner pi tardi. Hai l'aria un po' sbattuta. Ti piace il pesce?
Una volta Augustina e io andammo in un negozio a Manila dove lei aveva visto un vestito che voleva comprarmi, un vestito di taffet rosso con ampie maniche alla filippina e gale di pizzo tenute ferme da delle rose. Un vestito assurdo per una bambina. Lo portammo a casa. Mia madre disse che era brutto e volle che Augustina lo riportasse immediatamente indietro. Neanche a me era piaciuto quel vestito, ma la reazione di mia madre improvvisamente me lo fece piacere. Mia madre era gelosa di Augustina.
S, ho detto ad alta voce, era gelosa di lei. La mia gonna impregnata di sangue.
Ma cosa cazzo dici? ha urlato lui, facendomi sussultare.
Ti ho domandato: "Ti piace il pesce?"
La mano. L'hai lasciata l tu?
La mano? Sembrava sconcertato. Cazzo, ma di cosa parli? Si  messo a camminare avanti e indietro nell'esiguo spazio fra il muro e la pila di coperte. Conosci quella barzelletta sul giardino dell'Eden?
Sentivo l'odore del mio sangue.
Dio guarda gi, okay? E vede va che entra nell'oceano per farsi una nuotata e dice: "Oh no, adesso come faremo a togliere quella terribile puzza al pesce?"
Il manico del rasoio mandava bagliori. La luce dal ponte mi feriva gli occhi.
Che bella storiella, eh? ha strillato lui.
No.
Non la trovi divertente?
Riuscivo a vederlo solo a tratti.
Vuoi sentirla di nuovo?
No. Ho cercato di prendere fiato, piegando la testa da un lato, cercando di posarla sulla spalla.
Parla di pesce. Ha sospirato. Mi dispiace, ha detto. Mi ha messo una mano sulla spalla. Sembrava preoccupato. Questo mi ha disorientata. Sta' un po' ferma, ha detto.
Si  fermato di botto, drizzando la testa, e ha guardato verso la porta. Ascoltava.
Si sentiva il motore delle auto e dei camion che passavano sul ponte. Il fiume nero. Un topo sopra di noi, sulla balconata, le zampette che ticchettavano sulla grata metallica.
Il mio respiro, greve, gorgogliante, stridulo, come di un grosso animale che stesse partorendo.
E rimasto ad ascoltare per diversi minuti. Per diverse ore. Difficile misurare il tempo. Poi si  piegato su di me, il rasoio in mano, e ha fatto schioccare la lingua squarciandomi il vestito davanti, in mezzo alle cosce. Il sangue che ristagnava, non pi trattenuto, mi si  rovesciato sulle gambe. Questo vestito  un casino, ha detto lui, disgustato.
Non mi piace tagliarti, lo sai.
Tagliarmi. Non gli piace. Non piace neanche a me. Ho un'espressione nuova per il mio dizionario: Stare dentro, nel buco. Me l'ha insegnata Malloy. E gergo di strada.
 un'espressione usata da quelli che giocano d'azzardo, mi ha detto. Stare nel buco. Un posto dove nascondersi.
Un posto dove fare le tue puntate. Ma un posto sicuro, al riparo dal pericolo.
Rodriguez ha spostato la sacca da viaggio, posandola cautamente in cima alle coperte, riallineandole ordinatamente.
Lo sai perch qui ci pesco cos bene? Una parola sola.
Ho aspettato.
Esca.
Non capivo.
A volte uso i miei souvenir come esca.
E andato alla porta e ci si  appoggiato contro, con le mani, ad ascoltare, per essere sicuro che non ci fosse nessuno l fuori. Poi si  precipitato verso la scala di metallo addossata alla parete ed  salito sulla balconata, allungandosi verso l'obl, schermandosi gli occhi con le mani. Il ronzio del ponte sopra la sua testa.
Mi sono messa in ginocchio e ho cominciato a strisciare. Ha abbassato lo sguardo e mi ha vista.
 sceso nuovamente gi dalla scala, in fretta, aprendo il rasoio quando  arrivato all'ultimo scalino. Allora vuoi proprio che mi prenda un altro souvenir?
Mi ha afferrata per i capelli e mi  venuto in groppa. Per cavalcarmi. I miei capelli come redini.
Si  piegato in avanti per coprirmi la bocca con una mano e io gliel'ho morsa. E poi gliel'ho morsa di nuovo. Proprio come una ragazzina.
Ero una ragazzina. L'ho morso a sangue e lui ha gridato.
Mi ha buttata gi, sulla schiena, e mi si  seduto sopra, con le ginocchia mi schiacciava le costole.
Gli ho chiesto di non farmi del male. Sembra sia quello che dicono tutte le donne. E tutti gli uomini. Ma questo non lo ha fermato.
La mia faccia. La mia gola. I miei seni. Malloy lo capir quando vedr le mie mani. Le mie braccia. Capir.
Quanto ho lottato. Rodriguez si  staccato da me e si  allontanato.
L'ho sentito aprire la porta. Per un attimo sentii l'aria fresca del fiume, che odorava di pesce. Odore di Eva. Mi ha fatto rabbrividire. Avevo freddo.
C' un saggio sul linguaggio dei morenti. I morenti a volte parlano di se stessi in terza persona. Non stavo parlando in quel modo. Ho detto: sto sanguinando.
Sto per morire dissanguata. E sar fortunata se morir prima che ritorni. Dammi il mio guscio di quiete.
Sai, non hanno stampato l'intera canzone indiana nella metropolitana. Solo poche righe. Ma conosco la poesia.
 lontano.  entrato nella stanza.  qui nel cerchio.
Conosco la poesia.
Lei conosce la poesia.
...
.
...
FINE.