Ferenc Molnr.
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LILIOM.
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Traduzione di: Cesare Cantoni.
1936. Edizioni SUD, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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        Testo fornito dal Progetto Manuzio.
           Associazione Culturale "Liber Liber".
              http://www.liberliber.it/
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Presentazione.
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Liliom, una leggenda drammatica proposta in 7 quadri,  la quarta opera teatrale di Ferenc Molnr, composta nel 1909. Pi volte rappresentata in vari paesi del mondo, ne sono stati fatti adattamenti cinematografici, radiofonici e televisivi nonch un musical.
Liliom (Giglio, in ungherese)  il soprannome di un imbonitore da fiera nel parco dei divertimenti di Budapest. Liliom  molto apprezzato dalle servette che frequentano la giostra nonostante i suoi modi anche brutali. In particolare simpatizza con Giulia, che viene maltrattata dalla padrona della giostra, la signora Muskat, gelosa della ragazza, e che considera Liliom come sua propriet. Avendo preso le difese di Giulia la giostraia licenzia Liliom.
La convivenza tra i due si rivela complicata: Liliom non ha voglia di lavorare ed ha cattive frequentazioni, finch un giorno Liliom scopre che Giulia  incinta. Per assicurare un avvenire alla creatura che sta per nascere decide di rapinare un facoltoso signore, che reagisce allaggressione. Allarrivo dei poliziotti, per non farsi arrestare, si accoltella al petto e muore.
I poliziotti dellAl di l lo conducono innanzi al giudice, che lo condanna a sedici anni nel fuoco. Al termine della condanna potr tornare sulla terra per un giorno e dovr compiere un gesto di generosit nei confronti della figlia.
Trascorsi i sedici anni Liliom ritorna sulla terra accompagnato dai poliziotti, rivede Giulia e conosce per la prima volta sua figlia Luisa. Cerca di regalarle una stella del cielo, ma per vincere la sua ritrosia la percuote su una mano.  un colpo sonoro che non le fa male. Liliom, allontanato dalle due donne, sar dannato per sempre.
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L'AUTORE.
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Scrittore ungherese (Budapest 1878: New York 1952). Studi a Ginevra, fu giornalista a Budapest e corrispondente di guerra durante la prima guerra mondiale. Esord come scrittore di racconti nel 1900, ma si conquist una vera popolarit in patria solo con la commedia rdg ("Diavolo", 1907). Nel romanzo "I ragazzi della via Pl", 1907, una delle sue migliori opere, raffigura con acutezza e poetica semplicit il romanticismo della vita dei ragazzi di scuola.
Liliom ("Giglio", 1909), una leggenda drammatica,   un felice esperimento, poi spesso imitato, di teatro a met strada tra realismo e simbolismo.
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LILIOM.
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INDICAZIONI.
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Per la rappresentazione di Liliom, in verit non occorrono indicazioni. Una delle attrattive di quest'opera s fantasiosa e vera, colorita e umana,  anche nella libert d'interpretazione ch'essa offre ad attori e registi. Difatti, da un pezzo in qua, non si tiene mostra di scenografia dove non si offrano al pubblico bozzetti per i sette quadri di Liliom: e, quando lo scenografo sappia il fatto suo, l'argomento  cos ricco di risorse, che ne vengon fuori cose belle e bellissime.
Rinunciamo quindi a proporre al lettore inutili falsarighe. Tutto qui  facile, purch ci si sappia abbandonare all'intento dell'opera con la sufficiente ingenuit: anche il tratto, sino a ieri, meno solito in teatro, quello per cui alla fine del quadro quinto si passa dal reale all'irreale, da questo mondo all'Altro. Liliom  morto, o cos pare; e due angeli vengono a prenderlo, per portarlo nei regni ultramondani, di cui sbito dopo ci si offre la visione, nel quadro sesto.
Si sa che, in luoghi e presso critici pi legati di quanto noi fortunatamente non siamo al gretto verismo ereditato dall'ultimo Ottocento, questa visione ha suscitato qualche scandalo. Il cosiddetto Paradiso di Liliom  sembrato, a taluno, un'irriverenza. E il bello si  che (come succede spesso) chi protestava non era un credente, n uno spirito religioso: era soltanto qualcuno che si preoccupava della religione o religiosit altrui, o semplicemente del "buon gusto". Preoccupazione fuor di luogo, se  vero che i credenti autentici non si sono scandalizzati: anzi fra loro c' stato chi s' affrettato a ricordare come rappresentazioni del Dil ben diversamente rozze e grossolane siano state, in tempi di fede universale, maternamente tollerate dalla stessa Chiesa.
 naturale che, per giustificare l'innocente audacia del Molnar nella rappresentazione di quel Dil, tutti si riportino al dialogo del quadro terzo fra Liliom e Ficsur, dove i due vagabondi confessano di concepirlo come una specie di superiore ufficio poliziesco nel quale sar resa l'ultima e definitiva giustizia. Troppo delusi dalle esperienze fatte in questo mondo, essi nemmeno sperano che i poveri diavoli ottengano, lass, la stessa giustizia dei privilegiati. "Per i signori, il Regno dei Cieli. Per i disperati, niente pi che un Commissariato. Per la gente ricca, tanta bella musica con angioletti. Per noialtri... nient'altro che giustizia. Dove c' la giustizia, ci deve essere anche un commissario. E dove c' un commissario, noi altri...".
Si tratta dunque, oltre che d'un'idea poetica, anche di una trovata scenica: rappresentare il Paradiso, o diciamo meglio la sua anticamera, come se lo immaginano cotesti vagabondi. Troppo umili per essere ammessi alla presenza divina, li vediamo infatti, fra angeli che paiono detectives, al cospetto d'uno scrivano e giudice che nell'aspetto di venerabile vecchione adombra vagamente, ma senza dubbi possibili, un'immagine, un'idea dell'Eterno Giudice.
I cercatori delle giustificazioni veristiche a ogni costo hanno in ci voluto vedere, contro le espresse parole e didascalie dell'autore, nient'altro che un sogno di Liliom, morente o soltanto ferito; e in tal caso questo quadro sesto, come il settimo che conclude il dramma, non sarebbero se non deliranti visioni della sua febbre. Ma ricorrere a giustificazioni di questo genere non  necessario. Si tratta di un racconto popolare che, come tant'altri racconti popolari, mescola la terra al Cielo, e raffigura questo ultimo al modo del popolo. L'interesse, per il regista e quindi per il pubblico,  che tal rappresentazione mantenga i suoi caratteri; i quali sono d'ingenuit plebea, e appunto perci non idillica ma virile, non tremula ma seria. Qui il sorriso dev'essere impercettibile; e la lacrima tremar sul ciglio, ma non cadere mai.
s. d'a.
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PERSONAGGI:
LILIOM.
GIULIA.
FICSUR.
LA SIGNORA HOLLUNDER.
IL GIOVANE HOLLUNDER.
SIGNORA MUSKAT.
LUISA.
MARIA.
LUPO BEIFELD.
LINZMANN. 
Il Commissario BERKOVIKS.
Uno scrivano della polizia.
Un vecchio questurino.
L'uomo mal vestito.
Due poliziotti a cavallo.
Il poliziotto di Budapest.
Due detectives.
Medico.
Il tornitore.
Dottor REICH.
STEFANO KADAR.
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PROLOGO SCENICO.
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Il Boschetto di Budapest: luogo di divertimenti popolari, con giostre, baracconi da fiera, ecc. Un pomeriggio di primavera. All'alzar della tela vi  grande movimento in scena: soldati, serve, guardie. Gli strilloni arringano il pubblico davanti alle baracche. Organetti che fanno una musica indiavolata. Campanelli delle giostre, risate, urli. In mezzo alla scena sta la giostra della signora Muskat. Liliom sta ritto davanti all'ingresso, con la sigaretta in bocca, ed invita energicamente le serve ad entrare. Esse lo seguono con sguardi innamorati, e, quand'egli le tocca, strillano con sguaiata allegria. Di tanto in tanto, qualche breve alterco fra Liliom e gli uomini che accompagnano le ragazze; ma gli sguardi ed i gesti di Liliom fanno ben capire che egli  pronto a venir alle mani. Intimiditi i giovani si stringono con occhiate torve o con gesti minacciosi alle loro belle, le quali si rifugiano dietro a Liliom. Viene la signora Muskat, che gli porta del caff-latte con panini bianchi. Liliom sale la scaletta che porta alla giostra, sicch sovrasta tutto il pubblico, e si mette a chiamar gente. Tutti si affollano intorno a lui, allontanandosi dalle altre baracche, dinanzi alle quali si fa il vuoto. Fra le grida assordanti e il chiasso degli organi non si sentono le sue parole, ma di tratto in tratto, quando egli dice qualche cosa di specialmente brillante, una risata colossale degli astanti scuote l'aria. Molte persone entrano quindi nella giostra. Grida: "Ancora un cavallino libero!" "Quale delle signore... " ecc. ecc. "Ancora un posto sul cervo! Adulti dieci centesimi, fanciulli cinque, soldati dal sergente in gi la met!" Si fa notte, si accendono i lumi. Si ode il fischio lontano di una locomotiva.
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QUADRO PRIMO. SIPARIO.
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(Nel boschetto di Budapest. Un posticino nascosto, con sedili, circondato da alberi e cespugli, al quale giunge molto attenuato il chiasso delle giostre. Crepuscolo di primavera. Al levar della tela la scena rimane vuota per un momento, quindi entra correndo Maria e si guarda indietro).
MARIA: Giulia! Giulia! (nessuno risponde) Ascolta, Giulia! Lasciala stare! Ma lasciala! Vieni. Lasciala! (per ritornare indietro) Giulia!
GIULIA: (entra agitata, guardandosi pi volte alle spalle) Ma s' mai visto una cosa simile! Quella brutta svergognata!
MARIA: (guardandosi indietro) Giulia, guardala, ritorna qui.
GIULIA: Non me ne importa niente. Io non ho fatto nulla. A un tratto si butta contro di me e si mette a gridare e insultarmi, e...
MARIA: Eccola qui. Vieni, scappiamo (vuole trascinarla via).
GIULIA: Scappare? Mai pi! Perch dovrei scappare? Non ho paura, io, di quella l.
MARIA: Vieni via, ti picchia.
GIULIA: Io resto! Se picchia, lasciala picchiare.
SIGNORA MUSKAT: (entra in scena) Perch scappate? (a Giulia) Non temete, non ho ancora mangiato nessuno. Ma una cosa voglio dirvi, cara mia: non vi fidate pi di avvicinarvi alla mia giostra. Io lascio passare molte cose...  il mestiere che lo vuole. Per me  tutt'uno, che sia una signora per bene, oppure... una di quelle, purch paghi la corsa. Ma se una ragazza si comporta male nella mia giostra, la butto fuori. Capito?
GIULIA: A me lo dite?
SIGNORA MUSKAT: A voi, s, a voi! Servaccia; nella mia giostra...
GIULIA: A me che mi son comportata male? Io mi sono seduta sul cervo e ho pagato il mio giro. Non ho detto una parola, solo con la mia amica parlavo.
MARIA: Cosa volete dalla Giulia, voi? Se non ha aperto bocca.  stato Liliom a venirle vicino.
SIGNORA MUSKAT: E fa lo stesso! Ma guarda un po' se per causa vostra mi far venire la polizia alle costole e perder la licenza! Me la pagherete voi, forse? Stracciona schifosa.
GIULIA: Stracciona? Chi lo dice!...
SIGNORA MUSKAT: Non verrete pi nella giostra! Per farsi pizzicare dallo strillone! Non vi vergognate?
GIULIA: Come? Che dite?
SIGNORA MUSKAT: Credete forse che non abbia gli occhi? Per vostra regola, io vedo tutto quello che succede nella mia giostra, anche quando me ne sto seduta vicino alla Cassa. Per tutta la corsa si  fatta palpare da Liliom. Razza di vagabonda.
GIULIA: Non mi ha palpato. Io non mi lascio palpare da nessuno.
SIGNORA MUSKAT: Tutto il giro  rimasto appoggiato a voi.
GIULIA: Se si  appoggiato al cervo, vuol dire che voleva appoggiarsi. Ognuno si appoggia dove vuole. Non posso mica dirgli di no, quando si appoggia decentemente. Ma non mi ha toccato nemmeno con un dito.
SIGNORA MUSKAT: Ah gi! Vi ha tenuta per la vita.
MARIA: E poi? Che male c'?
SIGNORA MUSKAT: Zitta voi! Nessuno vi ha domandato niente! Male o bene, non tocca a voi a decidere... Ma guarda un po'! Che sfacciata!
GIULIA: Mi ha presa per la vita, come prende per la vita altre.  il suo modo di fare.
SIGNORA MUSKAT: Ma io glielo far smettere questo modo, cara mia. Nella mia giostra non si sopportano di queste sconcezze! Chi vuol far cose simili vada al Circo, in loggione. Lass una come voi ne trova di soldati quanti ne vuole.
GIULIA: E chi se ne infischia dei vostri soldati!
MARIA: Ah, gi, soldati, guarda. Ne abbiamo proprio bisogno, di soldati, noi.
SIGNORA MUSKAT: Dunque, questo volevo dirvi, mia cara. Ora sapete come stanno le cose fra voi e me. Se mettete ancora una volta il naso nella mia giostra, ve ne d una da farvi vedere tutte le stelle del firmamento! Io mi far portar via la licenza dalla polizia! A casa mia non si sopportano di queste porcherie!
GIULIA: Tutto il vostro bel discorso non mi fa n caldo n freddo, sapete. Quando avr voglia di venire nella vostra giostra, pagher il ventino e verr. Vorrei sapere chi me lo potr proibire!
SIGNORA MUSKAT: Benone, ragazza mia, venite e provatevi.
MARIA: Son qui che tremo dalla paura.
SIGNORA MUSKAT: Se non tremate adesso, tremerete dopo.
GIULIA: Cosa farete? Forse che mi butterete fuori?
SIGNORA MUSKAT: Sicuro, carina.
GIULIA: E se sar io la pi forte?
SIGNORA MUSKAT: Allora ci penser, prima di sporcarmi le mani con una servaccia come voi. E sar Liliom che vi butter fuori. Ci ha la mano per trattare con gentaglia simile.
GIULIA: Cosa dite? Che Liliom mi metter fuori, a me?
SIGNORA MUSKAT: A voi, s, mia cara, a voi, che non avrete gambe abbastanza per correre.....
GIULIA: A me?... (si interrompe di un tratto, mentre la signora Muskat si guarda indietro. Breve pausa. Entra Liliom, circondato da due o tre servotte che se la ridono).
LILIOM: Marche! Via, ragazze! A casa! Se no, le buscate.
UNA SERVETTA: Prima mi ritorni il mio fazzoletto!
LILIOM: Volete andarvene s o no?
TUTTE LE SERVE: Fuori il fazzoletto! Fuori!
LA PRIMA SERVA: (alla signora Muskat) Per piacere, signora!
SIGNORA MUSKAT: Zitta l!
LILIOM: Volete andarvene, s o no? (si lancia verso di loro, tutte scappano gridando).
SIGNORA MUSKAT: Ne avete combinata un'altra, adesso?
LILIOM: Questo non vi riguarda un fico! (guardando Giulia) Ve la prendete di nuovo con quella l?
GIULIA: Signor Liliom, vi prego.....
LILIOM: (volgendosi a lei minaccioso) Non gridare!
GIULIA: (timidamente) Ma se non grido!
LILIOM: Allora va bene. (alla signora Muskat) Che c'? che cosa ha fatto?
SIGNORA MUSKAT: Che cosa ha fatto?  una sfacciata impertinente. L'ho cacciata dalla giostra. Tenetevi a mente il suo bel muso, Liliom. Questa gran dama non deve mai pi mettere piede nella mia giostra! Capite?
LILIOM: (a Giulia) Dunque marche a casa!
MARIA: Vieni, non t'impacciare con gente simile. (vuole trascinarla via).
GIULIA: No, cos. No.
SIGNORA MUSKAT: Se venisse un'altra volta, butttela fuori. Capite?
LILIOM: Ma che cosa ha fatto?
GIULIA: (commossa, seria) Signor Liliom!.... Sentite..... Ditemi la sincera verit. Mi butterete fuori, se vengo nella giostra?
SIGNORA MUSKAT: (a Giulia) Sicuro, che vi butter fuori!
MARIA: A voi nessuno vi ha domandato niente.
GIULIA: Ditemelo in faccia, signor Liliom. Mi butterete fuori? (breve pausa).
LILIOM: S, bambina mia, se ci sar un motivo. Ma se no..... perch dovrei gettarti fuori?
MARIA: (alla signora Muskat) Ha visto?
GIULIA: Vi ringrazio, signor Liliom.
SIGNORA MUSKAT: Ed io dichiaro ancora una volta, che se questa ragazzaccia si arrischia di nuovo a venir da noi, sar gettata fuori... Io non sopporto immoralit nel mio stabilimento!
LILIOM: Che immoralit?
SIGNORA MUSKAT: Ho visto tutto. Non serve negare.
GIULIA: Dice che mi avete presa per la vita.
LILIOM: Io?
SIGNORA MUSKAT: S, voi. Vi ho visto io. Non fate lo stupido!
LILIOM: E poi? O forse che non posso pi prendere le ragazze per la vita? Ho da domandare il permesso ogni volta che ne voglio toccar una?
SIGNORA MUSKAT: Potete toccare chi volete e quante ne volete... Per conto mio, potete fare con tutte quello che volete. Ma a questa qui non voglio dare il gusto... Nella mia giostra non tollero immoralit! (pausa abbastanza lunga).
LILIOM: (alla signora Muskat) Ed ora vi pregherei di tapparvi la bocca.
SIGNORA MUSKAT: Come?
LILIOM: Zitto, e gambe in spalla. Tornate alla giostra.
SIGNORA MUSKAT: Come?
LILIOM: Che cosa volete da quella l? Volete accapigliarvi con una ragazza cos, secca come una sardella, perch l'ho toccata? Vieni alla giostra quando ti pare, ragazza mia. Puoi venire anche ogni sera, sederti sul pi bel cavallo, e se tu non avrai quattrini pagher Liliom per te. E chi avr il coraggio di guardarti di cattivo occhio, imparer da Liliom che cos' uno schiaffo di quelli che il muro te ne d un altro.
SIGNORA MUSKAT: Vagabondo!
LILIOM: Vecchia strega!
GIULIA: Vi ringrazio, signor Liliom.
SIGNORA MUSKAT: (a Liliom) Credi forse che non ti si possa scacciare anche te? Per qual ragione? Perch sei il migliore strillone del Boschetto? Vedrai. Fa conto che sei gi sulla strada. Sei licenziato.
LILIOM: Sta bene.
SIGNORA MUSKAT: Io ti scaccio, quando mi salta in mente.
LILIOM: Va bene. Vi  gi saltato in mente. Sono scacciato. Non avete pi da darvene pensiero.
SIGNORA MUSKAT: Ora fai di nuovo il superbo, ti credi chi sa chi, eh! Villanaccio!
LILIOM: Mi avete gettato fuori, dunque sono fuori.
SIGNORA MUSKAT: Hai dunque da esser sempre cos villano? (s'intenerisce).
LILIOM: Va bene, va bene. Io sono uno straccione. Io non conto. Si pu mandar via uno che non conta. Eh?
SIGNORA MUSKAT: Vuoi mandare in rovina la giostra?
LILIOM: Uno straccione... Benissimo... Mi comprer i guanti... Ma adesso sono scacciato.
SIGNORA MUSKAT: Un diavolo sei!  soltanto questa donna qui... Vedi! (avvicinandosi a Giulia).
LILIOM: Non la toccate!
SIGNORA MUSKAT: Ti far pestare da Hollinger, Liliom, che vedrai tutte le stelle... Non sarebbe la prima volta...
LILIOM: Andatevene! Io sono scacciato. E lasciatemi stare!
GIULIA: (timidamente) Ma, signor Liliom, se dice che non vi ha scacciato...
LILIOM: Tu stai zitta!
GIULIA: (timida) Dico solo perch  stato tutto per causa mia.
LILIOM: (alla signora Muskat, indicando Giulia) Domandate scusa, subito!
MARIA: Aha!
SIGNORA MUSKAT: Io? A chi?
LILIOM: A quest'acciuga qui, madama. Dunque... s o no?
SIGNORA MUSKAT: Nemmeno se tu mi regalassi il castello del Re, e la croce di Sant'Andrea per giunta, e se il vecchio Rotschild mi offrisse tutti i suoi milioni sopra un piatto d'argento... Se costei ha il coraggio di metter piede nella mia giostra, povera lei...
LILIOM: Dunque ora, madama... (levandosi il berretto) Ora le rivolgo la rispettosa preghiera di voler sgombrare al pi presto. Perch com' vero che non ho mai picchiato una donna, eccettuata la signora Holzer, che ha dovuto starsene tre settimane a letto, dico a madama, che se non mette le gambe in spalla e non lascia in pace questo povero insetto qui, madama sentir su di s che effetto fa un buon pugno nello stomaco.
SIGNORA MUSKAT: Benissimo, ragazzo mio. Ora puoi anche andartene al diavolo. Addio, caro. Non hai pi bisogno di venire... sei licenziato. (via. Si fa notte).
MARIA: (con sincera piet) Signor Liliom!
LILIOM: Risparmiati la compassione, bambina, o ne pigli una sulla zucca. (a Giulia) E tu non hai bisogno di farmi una faccia cos compassionevole.
GIULIA: (spaventata) Ma se io non ho nessuna compassione del signor Liliom.
LILIOM: Non dir bugie. Tu hai compassione di me. Te lo leggo sulla punta del naso. Bada a non pigliarne anche tu. Fai una faccia come se Liliom avesse da domandar l'elemosina, perch madama Muskat lo ha licenziato. Come lo vedi, Liliom, grazie a Dio,  gi stato cacciato via dai migliori baracconi, di lusso. Figurati se una Signora Muskat mi far paura. Ci vuol altro!
GIULIA: E che cosa farete ora, signor Liliom?
LILIOM: Ora, per cominciare, berr una birra. Tientelo a mente: dopo ogni spavento un bicchiere di birra.
GIULIA: Vedete dunque, che siete in pensiero.
LILIOM: S, ma solo per la birra, figlia mia, che non la danno mica gratis.
MARIA: Dunque adesso...
LILIOM: Adesso cosa?
MARIA: Adesso restate con noi, signor Liliom?
LILIOM: Paghi tu la birra? (lunga pausa. A Giulia) O tu? (pausa) Quanti soldi hai?
GIULIA: (timidamente) Otto.
LILIOM: E tu?
MARIA: (abbassa lo sguardo tutta vergognosa e non risponde).
LILIOM: (severamente) Ti domando quanto hai?
MARIA: (si mette a piangere).
LILIOM: Aha, lo sapevo prima. Non hai bisogno di frignare per questo. Dunque voi restate qui, Liliom va nella giostra, si prende la sua marsina, la tuba, i suoi quattro stracci e poi si va alla birraria Hungaria. Non vi date pensiero, pago io. Mettetevi a sedere qui sulla panca (via. Le ragazze gli guardano dietro).
MARIA: Ti dispiace per lui?
GIULIA: E a te?
MARIA: Un poco s. Ma... perch gli guardi dietro con tanta meraviglia?
GIULIA: (sedendo) Niente meraviglia, solo perch l'hanno cacciato.
MARIA: (con orgoglio) Per causa nostra gli  toccato..... perch ti vuol bene.
GIULIA: Non mi vuol bene affatto.
MARIA: Oh, s che ti vuol bene. (esitante) Anch'io ho uno che mi vuol bene.
GIULIA: Come?
MARIA: Finch tu non avevi nessuno, non te lo volevo dire, ma ora te lo dico. (pavoneggiandosi) Il mio cuore ha il suo amore!
GIULIA: Non ti vergogni?
MARIA: Neanche un poco. Il dolce amore del mio cuore...
GIULIA: E chi ? Che cos'?
MARIA: Soldato.
GIULIA: Che qualit di soldato?
MARIA: Non lo so. Soldato, poi. O che ce ne son tante di qualit?
GIULIA: Sicuro... Ci sono gli usseri, ci sono i cannonieri, i soldati del treno e poi quei miserabili della fanteria... sai, quelli che vanno sempre a piedi.
MARIA: I conduttori del tram sono anche soldati?
GIULIA: Quelli sono conduttori, e non soldati.
MARIA: E le guardie, sono soldati?
GIULIA: No, quelle sono guardie, o poliziotti, o commissari.
MARIA: Ma anche loro hanno la spada. I conduttori no. Chi ha la spada, deve pur essere un soldato.
GIULIA: La spada  per la parata. Non basta averla per essere un soldato. Anche gli impiegati della posta hanno la spada, quando son vestiti in parata... Ma non per questo sono soldati.
MARIA: Ma allora, chi  soldato?
GIULIA: Te l'ho gi detto... Un ufficiale  soldato, e anche uno della Territoriale!
MARIA: E quelli della Sanit, che cosa sono?
GIULIA: Quelli lo sono pure, ma non del tutto, solo un poco. Perci si dice: quello  un soldato... e quell'altro  della Sanit.
MARIA: E allora, come si fa a sapere chi  un vero soldato?
GIULIA: Chi ha una spada e non  guardia di polizia. Ecco chi lo .
MARIA: (con grande orgoglio) E i doganieri?
GIULIA: Quelli non sono altro che doganieri.
MARIA: Ma anche quelli hanno la spada e per soprappi anche il fucile. Eppure non sono soldati?
GIULIA: Sai,  come per l'affare della Sanit...
MARIA: Anche quelli sono verdi.
GIULIA: Il tuo  forse verde?
MARIA: Neanche per sogno! No, verde non .
GIULIA: I verdi non sono che mezzi soldati.
MARIA: E quelli rosso ciliegia?
GIULIA: Quelli sono usseri. Ma solo se hanno tutti i calzoni rossi. Gli artiglieri di fortezza hanno soltanto una striscia rossa. I soldati del treno, quegli straccioni, sono bruni... Gi, tutte queste belle cose le imparerai quando frequenterai da un anno il Boschetto, come faccio io... Adesso sei ancora una contadina.
MARIA: (irritata) E allora, come faccio a riconoscere il vero soldato?
GIULIA: Da una cosa sola.
MARIA: Da quale?
GIULIA: Da una... (pausa)
MARIA: (si mette ti piangere)
GIULIA: Perch frigni adesso?
MARIA: Perch ti burli di me. Tu sei gi una cittadina di Budapest ed io vengo appena dalla campagna. Come ho da fare a conoscere i soldati? Insegnamelo, invece di ridere di me.
GIULIA: Dunque, stai attenta. Da una sola cosa si conosce il vero soldato: dal saluto militare! Solo da quello.
MARIA: (d un sospiro di liberazione) Allora va bene.
GIULIA: Cosa?
MARIA: Ti dico che va bene. Allora il mio Lupo... (Giulia ride ironicamente) Lupo si chiama. Lupo  il suo nome (piange).
GIULIA: Oh, torniamo a piangere?
MARIA: Ti burli di nuovo di me!
GIULIA: Non mi burlo di te, ma quando dici Lupo, devo ridere per forza. (stuzzicandola) Come si chiama?
MARIA: Ora non lo dico pi.
GIULIA: Bene. Se non lo dici, non  un soldato.
MARIA: Piuttosto lo dico.
GIULIA: Dunque?
MARIA: Non lo dico (piange).
GIULIA: E allora non  un soldato. Forse uno della posta. Un postino.
MARIA: No, no, piuttosto lo dico.
GIULIA: Dunque?
MARIA: (allegramente) Ma non guardarmi in faccia... Guarda dall'altra parte e te lo dico.
GIULIA: (volge il capo dall'altra parte).
MARIA: (che anche lei non pu trattenere le risa) Lupo, ed  soldato.
GIULIA: Che soldato?
MARIA: Rosso.
GIULIA: I calzoni?
MARIA: No.
GIULIA: La giubba?
MARIA: Nemmeno.
GIULIA: E allora?
MARIA: (trionfante) Il berretto! (lunga pausa).
GIULIA: Un fattorino di piazza, ragazza mia. Che il diavolo se lo porti! Berretto rosso,  un fattorino di piazza, e non ha n spada n fucile.
MARIA: (raggiante) Ma fa il saluto militare! Me l'hai detto tu che da quello si riconosce il soldato.
GIULIA: Ma quello non fa il saluto militare, saluta soltanto.
MARIA: A me lo fa... Perch si chiama Lupo non ha da essere soldato? Fa il saluto militare, ha un berretto rosso, e sta tutto il giorno a far la guardia all'angolo della strada.
GIULIA: E che cosa fa l?
MARIA: Sputa.
GIULIA:  un fattorino di piazza, ragazza mia. Questo  il suo grado.
MARIA: E che grado ha Liliom?
GIULIA: (che si sente offesa) Cosa c'entra Liliom? Che mi interessa di lui?
MARIA: Anche a me non interessa Lupo... Tu mi tormenti per via di Lupo e io ti tormento per via di Liliom.
GIULIA: Io non ho detto una parola. Mi ha abbracciato nella giostra. Non posso mica proibirgli di abbracciarmi quando mi ha gi abbracciato.
MARIA: In fin dei conti forse non ti ha fatto piacere?
GIULIA: No.
MARIA: E allora, perch non vai a casa?... Lo aspetti?
GIULIA: Ci ha pur detto di aspettarlo (comparisce Liliom. Lunga pausa).
LILIOM: Ancora qui siete? Perch non vi levate d'attorno?
MARIA: Ci avete detto voi di aspettarvi.
LILIOM: Tu hai sempre da metter la tua pezzetta. Chi ti ha domandato niente?
MARIA: Lei ha domandato perch...
LILIOM: Starai zitta s o no? Che me ne faccio adesso di due? Io intendevo una sola. L'altra vada a casa.
MARIA: Allora vieni.
GIULIA: S, vieni! (non si muovono).
LILIOM: Una vada a casa. (a Maria) Dove servi tu?
MARIA: Dal signor Direttore Breier, via Damianovich numero 2.
LILIOM: E tu?
GIULIA: Nella stessa casa.
LILIOM: Dunque una vada a casa. Chi di voi due vuol restare? (nessuna risposta) Avanti!
MARIA: (con aria d'importanza) La licenziano, se resta qui, la Giulia. Non ha libert che fino alle sette.
LILIOM: Ti licenziano?
GIULIA: S.
LILIOM: E non sono stato licenziato anch'io?
GIULIA: S, anche lei  stato licenziato.
MARIA: Devo andare, Giulia?
GIULIA: Io... non posso dirti niente.
MARIA: Dunque, resto, se vuoi.(1)
MARIA: Devo andare, Giulia?
GIULIA: (imbarazzata) Che cosa vuoi da me?
MARIA: Devi saperlo meglio di me.
GIULIA: (molto commossa, lentamente) Vai pure a casa, Maria.
MARIA: (si allontana a passi lenti, poi ritorna lentamente) Addio! (aspetta qualche momento, per vedere se Giulia non si decida ad andare con lei; ma vedendo Giulia immobile, va via. Nel frattempo si  fatto notte oscura. Durante il dialogo seguente si vedono a poco a poco accendersi piccole luci lontane: sono i fanali a gas. Liliom e Giulia si siedono sulla panca. Da lontano, appena percettibile, giunge la musica di un pianoforte automatico; i suoni non accompagnano per tutto il dialogo, ma ora si sentono pi forti, ora tacciono, come se il vento portasse alcuni accordi. Si odono pure da lontano voci, una trombetta da bambini, i campanelli dei baracconi, gente che discorre. L'oscurit aumenta: la sera  senza luna, si vede il cielo risplendere di un profondo azzurro trasparente).
LILIOM: Ora sei anche tu come me (Giulia non risponde). Anche tu... su una strada. (Giulia non risponde. I due parlano a voce sempre pi bassa, sicch, verso la fine del quadro, la loro conversazione  ridotta poco pi che ad un mormorio).
LILIOM: Hai gi cenato?
GIULIA: No.
LILIOM: Vuoi mangiare qualche cosa alla Trattoria del Giardino?
GIULIA: No.
LILIOM: O in qualche altro posto?
GIULIA: No. (pausa).
LILIOM: Non  molto che vieni al Boschetto, no? Io ti ho visto tre volte sole. Non ci sei stata pi?
GIULIA: Oh, s.
LILIOM: Mi hai veduto?
GIULIA: S.
LILIOM: E sapevi che io sono Liliom?
GIULIA: Me lo avevano detto.
LILIOM: Hai l'innamorato?
GIULIA: No.
LILIOM: Non dir bugie!
GIULIA: Non l'ho. Se lo avessi, lo direi. E non l'ho mai avuto.
LILIOM: Oh, che vergognosa bugiarda! Sbito ti pianto!
GIULIA: Ma se non l'ho avuto.
LILIOM: Vallo a raccontare ad altri.
GIULIA: (con doloroso rimprovero) Perch devo proprio averlo avuto?
LILIOM: Perch alla prima parola sei subito rimasta qui, brutta vagabonda! Vuol dire che te ne intendi!
GIULIA: Non me ne intendo, signor Liliom.
LILIOM: Di' addirittura che non sai perch sei qui... cos al buio con me... Non saresti rimasta cos facilmente se non avessi gi avuto a che far coi soldati. Tu sei gi stata con altri. Per questo sei rimasta sbito. Per cosa fare sei qui?
GIULIA: Perch lei non resti solo.
LILIOM: Sei una bella sciocca, ragazza mia! A me non mancano donne, se ne ho voglia. E non solo serve, ma anche cameriere, governanti, e perfino francesi, magari venti, se voglio.
GIULIA: Lo so, signor Liliom.
LILIOM: Che cosa sai?
GIULIA: Che lei piace alle donne. Non sono rimasta per questo. Soltanto perch lei  stato cos buono con me.
LILIOM: Allora puoi andare a casa subito.
GIULIA: Ora non ci vado pi.
LILIOM: E se ti piantassi qui?
GIULIA: Nemmeno allora, signor Liliom.
LILIOM: Sai che tipo sei? Una volta io avevo un'innamorata... Ti racconter com' andata... Dunque una volta, che s'era fatto notte, abbiamo spento le lampade nella giostra, e... (in questo momento sopraggiunge la squadra di vigilanza: da destra vengono due guardie in borghese, personaggi che non parlano, passano davanti al sedile su cui sta la coppia e si fermano dopo alcuni passi. Subito arriva il Commissario accompagnato dal detective Berkovics, anche questi in borghese, e si avvicinano lentamente al sedile. Nel momento in cui arrivano davanti alla coppia si vedono apparire nello sfondo alcuni altri poliziotti in borghese, che si tengono a rispettosa distanza. Il commissario parla con calma, in tono burocratico. Il detective Berkovics  troppo zelante e brutale).
COMMISSARIO: Chi siete?
LILIOM: Io?
BERKOVICS: In piedi, quando parlate con la Questura! (gli d una gomitata nelle costole, che lo fa alzare).
COMMISSARIO: Il vostro nome?
LILIOM: Andrea Zavoczki.
GIULIA: (incomincia a piangere piano).
BERKOVICS: Non frignare, non ti mangeremo.
COMMISSARIO: Me lo tenga fermo un momento...
BERKOVICS: (si mette accanto a Liliom).
COMMISSARIO: Professione?
LILIOM: Banditore.
BERKOVICS: Con vostra licenza, signor Commissario, questo  Liliom.  gi stato dentro pi di una volta.
COMMISSARIO: Ah, tu sei Liliom? Da chi sei in servizio?
LILIOM: Dalla vedova Muskat.
COMMISSARIO: Che cosa fai qui?
LILIOM: Stiamo seduti qui... io e la ragazza.
COMMISSARIO: La tua amante?
LILIOM: No.
COMMISSARIO: (a Giulia) E tu, chi sei?
GIULIA: Giulia Zeller.
COMMISSARIO: Persona di servizio?
GIULIA: Dal signor Kolics, impiegato alla ferrovia, Via Damianovich, numero 2.
COMMISSARIO: Fa veder le mani.
BERKOVICS: (esamina le mani di Giulia) Persona di servizio.
COMMISSARIO: Che stai a far qui con questo vagabondo? Perch non vai a casa?
GIULIA: Oggi ho libera uscita, signore.
COMMISSARIO: Faresti molto meglio a non star qui a sedere con un tipo da galera.
BERKOVICS: Questi due finiscono poi a sparire nel bosco, eccellenza.
COMMISSARIO: Stai attenta, che questo qui fa la corte ai tuoi risparmi. Noi lo conosciamo questo bel signore. Lui s'attacca sempre alle servette stupidine, come sei tu, ti prende quei pochi soldi che hai, e domani poi cpiti da noi a denunciarlo. Dunque sta in guardia!
GIULIA: Io non ho un centesimo, eccellenza.
COMMISSARIO: La senti, Liliom?
LILIOM: Non  per questo che sono con lei!
BERKOVICS: Silenzio, teppista! (gli d un colpo nelle costole).
COMMISSARIO:  mio dovere di spiegarti, ragazza mia, con chi ti metti a far all'amore.  il suo mestiere di sedurre le serve. Per questo lavora nella giostra. Promette alle povere serve di sposarle per poi sgranfignare i soldi e l'anello.
GIULIA: Io non ho anelli.
BERKOVICS: Tu non hai da parlare se il signor Commissario non ti interroga.
COMMISSARIO: Dovresti, ringraziarmi che ti avverto. Che me ne dovrebbe importare di te? Grazie al cielo io non sono tuo padre. Le infinocchia tutte questo pezzo da galera. Domani vieni e lo denunzi. Non aver paura di lui. Se vuoi ritornare a casa, puoi venire con noi. L'agente ti accompagner.
GIULIA: Sono proprio obbligata a venire con voi?
COMMISSARIO: Obbligata? No.
GIULIA: Allora, resto.
COMMISSARIO: Io ti ho avvisata.
GIULIA: La ringrazio della sua bont, signore.
COMMISSARIO: Venite, Berkovics (i poliziotti partono. Giulia e Liliom si rimettono a sedere. Breve pausa).
GIULIA: E poi?
LILIOM: (pensieroso) Cosa?
GIULIA . Lei aveva incominciato a raccontarmi qualche cosa.
LILIOM: Io?
GIULIA: Di un'innamorata. Lei diceva che una volta, di notte, dopo spenti i lumi nella giostra... fin qui  arrivato...
LILIOM: Ah, gi! Dunque, appena spenti i lumi, viene una... cos, una ragazza con uno scialle grande... Capisci?... Viene da... e... Dimmi un poco, tu non sei... voglio dire... non hai paura a stare con me... il Commissario ti ha pur detto chi sono... che ti prendo il tuo denaro.
GIULIA: Non c' bisogno di prendermelo... non ne ho. E se ne avessi lo darei da me... lo darei... tutto...
LILIOM: A me?
GIULIA: Se lo volesse...
LILIOM: Hai gi avuto uno che gli davi il danaro?
GIULIA: No.
LILIOM: Non hai mai avuto un amante?
GIULIA: No.
LILIOM: Ma uno col quale andavi a spasso, quello l'hai avuto?
GIULIA: S.
LILIOM: Soldato?
GIULIA: Uno del mio paese.
LILIOM: Ogni soldato  uno del paese... Di dove sei?
GIULIA: Non lontano da qui.
LILIOM: Gli hai voluto bene?
GIULIA: Perch mi tormenta, signor Liliom? Non gli ho voluto bene. Siamo andati solo a passeggiare insieme.
LILIOM: Dove?
GIULIA: Al Boschetto.
LILIOM: E la tua ingenuit? Dove l'hai perduta, quella?
GIULIA: Io non ho l'ingenuit.
LILIOM: Ma l'avrai avuta.
GIULIA: No, non l'ho avuta. Io sono una ragazza onesta.
LILIOM: Ma qualche cosa avrai pur dato al soldato.
GIULIA: Perch mi tormenta cos, signor Liliom?
LILIOM: Gli hai dato qualche cosa?
GIULIA: Quello si deve. Ma bene non gli ho voluto.
LILIOM: E a me, mi vuoi bene?
GIULIA: No, signor Liliom.
LILIOM: E allora, perch sei rimasta con me?
GIULIA: Perch di s.
LILIOM: Vuoi venire a ballare con me?
GIULIA: No. Mi preme la mia onest.
LILIOM: Per che farne?
GIULIA: Perch non voglio maritarmi. Se avessi da maritarmi non me ne importerebbe, non guarderei tanto alla mia innocenza. Allora sarebbe tutt'uno. Ma io non mi sposo... E allora bisogna aver cura di restare ragazze oneste.
LILIOM: E se adesso ti dicessi... che ti prendo?
GIULIA: Lei?
LILIOM: Adesso hai paura, non  vero? Adesso ti ricordi di quel che t'ha detto il Commissario... e sei spaventata?
GIULIA: No davvero, signor Liliom. Per conto mio il Commissario pu dire quel che vuole.
LILIOM: Di diventar la mia donna, non ti fidi?
GIULIA: Io so soltanto che, che... se voglio bene a uno, non me ne importa... anche se ho da morire.
LILIOM: Verresti con un tipo da galera come me? Dico... se mi volessi bene.
GIULIA: Magari col boia... signor Liliom (pausa).
LILIOM: Sicch, hai detto che non mi vuoi bene... e perch non vai tranquillamente a casa?
GIULIA: Non posso pi. Dormono tutti.
LILIOM:  chiuso il portone?
GIULIA: Sicuro (pausa)
LILIOM: Dico... di un tipaccio, di un buono a nulla... si pu anche fare un uomo.
GIULIA: Sicuro (pausa).
LILIOM: Hai fame?
GIULIA: No (pausa).
LILIOM: Basterebbe tornare... da quella l... la Muskat... mi riprenderebbe a braccia aperte... allora si guadagnerebbe di nuovo... (pausa, oscurit).
GIULIA: (pianissimo) Non ritornate... da quella l... (pausa)
LILIOM: Che buon odore di fiori!... (pausa).
GIULIA: Non ritornate da quella... (pausa).
LILIOM: Basta una parola... mi riprende subito... lo so perch... lo sa anche lei... (pausa).
GIULIA: Ora lo sento anch'io. Che buon odore di acacie... (pausa).
LILIOM: Acacie bianche... (pausa).
GIULIA:  il vento che porta l'odore (tacciono. Lunga pausa).
...
.
...
SIPARIO.
...
.
...
QUADRO SECONDO.
...
.
...
Uno "studio" di fotografia al Boschetto, consistente in un cortiletto circondato da uno steccato, dietro al quale si vedono i baracconi della festa popolare. Dietro, un altro steccato, con una tenda all'ingresso, e una finestra in cattivo stato. A sinistra dal cortiletto una baracca coperta, con due porte. Quella anteriore conduce alla stanza dove abitano Giulia e Liliom, quella posteriore alla camera oscura.
Anche a destra vi  una parete di legno, alla quale  attaccato uno sfondo, che serve al fotografo. In un angolo una macchina fotografica. In fondo, contro lo steccato,  appoggiato un divano mal fermo. Mattina. Giulia e Maria sono in scena.
MARIA: Gliene ha date dunque tante a Hollinger?
GIULIA: S.
MARIA: Hollinger  cos forte...
GIULIA: Ma lui lo ha bastonato. Lo ha preso in modo da potergliele dare comodamente. Non dipende mica solo dalla forza, ma da come si agguanta.
MARIA: E la polizia lo ha arrestato?
GIULIA: Lo hanno arrestato, ma il giorno dopo era a casa di nuovo. Adesso sono due mesi che stiamo dal fotografo e gi due volte la polizia lo ha arrestato, ma condannato non lo ha mai.
MARIA: Perch?
GIULIA: Perch aveva ragione lui.
SIGNORA HOLLUNDER: ( una donna di et molto avanzata. Traversa il cortile, venendo dal fondo e andando verso sinistra, trascinando alcuni pezzi di legno). Quel Liliom parla tutto il giorno ma, per lavorare, non lavora mai. Rubare non ruba, il signore! Ma portar via a una povera vecchia la sua poca legna, questo s, eh! Un pezzo d'uomo cos, se ne sta tutto il giorno ad oziare. Dovrebbe andare a nascondersi dalla vergogna.
GIULIA: Mille grazie, signora Hollunder.
SIGNORA HOLLUNDER: Bisognerebbe farlo rimpatriare con la polizia, un vagabondo straccione come lui, che non fa che imbarazzare i lavoratori onesti (via).
MARIA: Chi  quella l?
GIULIA: La fotografa. Una mia parente. Ci lascia stare nella sua baracca senza pagare affitto.
MARIA: Perch porta la legna?
GIULIA: Ce la porta per noi, ci porta tutto quello che ci occorre. Se non ci fosse lei si potrebbe morir di fame. Un angelo di donna. Non  cattiva che a parole.
MARIA: (vergognosa) Dunque, adesso lo so. Non  soldato, il mio.
GIULIA: Vi parlate ancora?
MARIA: S.
GIULIA: Spesso?
MARIA: S, spesso. Mi prende...
GIULIA: Per moglie?
MARIA: Per moglie.
GIULIA: Vedi dunque che non  soldato.
MARIA: (vergognosa, ma un po' pavoneggiandosi) Di', Giulia, adesso civetto con lui.
GIULIA: Che fai, civetti?
MARIA: Lui mi dice che vorrebbe venire con me, al Boschetto. E io gli dico che non voglio. E allora lui mi promette un fazzoletto, e io ancora non voglio... e dopo mi accompagna a casa... e... cos, senza niente...
GIULIA: E questo si chiama civettare?
MARIA: S, certo.  vero che  proibito... ma  il diritto del mio cuore.
GIULIA: Non vi bisticciate mai?
MARIA: Solo quando c' la sensualit.
GIULIA: Che roba ?
MARIA: Lui mi prende per mano e cos andiamo a passeggiare. Lui vuol farmi dondolare il braccio cos, ma io non lo lascio. Io dico che mi lasci in pace e lui dice:: perch sei tanto ostinata?: E di nuovo lui vuole e io non voglio, e sempre non voglio, e poi alla fine lo lascio fare. E allora ci diamo la mano, e facciamo andare le braccia su e gi, su e gi... cos, questa  la sensualit.  proibito, ma  il diritto del mio cuore.
GIULIA: Dunque tu sei felice?
MARIA: Ancora molto pi che felice... Ma la cosa pi bella del mondo  l'amore dell'anima.
GIULIA: Come  fatto poi questo?
MARIA: Adesso, in questa stagione, si fa giorno gi alle tre. A quell'ora  gi passato tutto, la sensualit, il civettare e il diritto del cuore. E allora tocca l'amore dell'anima. Si fa cos: io mi siedo sulla panca e lui, Lupo, mi tiene stretta per la mano. Non beviamo vino, soltanto granatina. Dunque ubriaco non . No... e allora mette il suo viso vicino al mio, e non diciamo pi niente e poi gli vien sonno e la testa gli spenzola gi ma la mia mano non la lascia nemmeno dormendo. E io guardo di qua e di l e quando respiro forte sento come odorano i fiori... Questo succede di mattina presto. E lui, lui non sente niente, perch dorme... E anch'io avrei voglia di dormire, ma non dormo, e cos stiamo insieme... E questo  l'amore della anima.
(Lunga pausa).
GIULIA: (inquieta)  andato via ieri sera e non  ancora di ritorno.
MARIA: Eccoti altri sedici soldi... eran destinati per il tram. Vado a prendere la signorina al Conservatorio: otto per l'andata e otto per il ritorno... Ma siamo venute a piedi. Prendi, mettili insieme con gli altri.
GIULIA: Sono gi tre fiorini e 46.
MARIA: Tre fiorini e 46.
GIULIA: E a lavorare non vuol andare.
MARIA: Per pigrizia?
GIULIA: Mestiere non ha imparato e fare il manovale non vuole. Cos sta senza far nulla.
MARIA: Non  bello da parte sua.
GIULIA: Nient'affatto bello... I Kolics hanno una nuova persona di servizio?
MARIA: La terza, dacch sei andata via tu... Ascolta, Lupo diventa adesso impiegato dello Stato. Un usciere gli ha procurato il posto. E avr anche l'alloggio gratuito.
GIULIA: Alla giostra non vuol pi andare... Gli domando perch, non mi risponde. Luned passato mi ha perfino battuta.
MARIA: E tu, non gliele hai rese?
GIULIA: No!
MARIA: Lascialo andare, ti dico! (pausa).
GIULIA: Questo non lo faccio!
MARIA: Lascialo andare, ti dico! (pausa)
SIGNORA HOLLUNDER: (esce borbottando dalla stanza, con una pentola piena d'acqua) Giocare alle carte, questo sa fare. Abbaruffarsi anche e portar via il danaro alle povere ragazze. E la polizia chiude gli occhi a certe porcherie... Senti, Giulia,  stato di nuovo qui il tornitore.
GIULIA: L'acqua  per la minestra.
SIGNORA HOLLUNDER: Il tornitore  stato qui. Un bell'uomo bruno, con una gran testa di capelli, un magnifico vedovo. Ha due figli... e quattrini! Ha bottega di suo.
GIULIA: (a Maria) Sono tre fiorini e 66, non quarantasei.
MARIA: Ho fatto anch'io il conto, 66.
SIGNORA HOLLUNDER: Vuol portarla via di qua e sposarla.  gi stato cinque volte.
GIULIA: Non si disturbi, cara zia Hollunder, prendo l'acqua da me.
SIGNORA HOLLUNDER: Aspetta fuori.
GIULIA: Non ho bisogno di lui.
SIGNORA HOLLUNDER: Ritorner ancora... finch quello altro diventer una bestia, e gi botte (fa per uscire borbottando). Pestare, quello lo sa. Bastonare sulla testa una donnina, quello lo sa. Dovrebbe andarsi a nascondere dalla vergogna. E la polizia sopporta queste porcherie... (esce dal fondo, sempre borbottando).
MARIA: Un tornitore ti vuole sposare?
GIULIA: S.
MARIA: Perch non lo prendi?
GIULIA: Cos.
MARIA: Quell'altro ti bastona, ti fa i buchi nella testa. Solo perch  Liliom? Ma  un manigoldo.
GIULIA: Ce ne devono pur essere.
MARIA: Quando eravate seduti sulla panca, allora era buono...(3)
MARIA: E dopo  diventato feroce?
GIULIA: Dopo  diventato feroce. Qualche volta. Ma quella volta... sulla panca, allora era tranquillo... Anche adesso qualche volta  tranquillo... La sera, quando sente l'organetto della giostra, prova una cosa... e allora  tranquillo.
MARIA: Dice qualche cosa?
GIULIA: Non dice niente. Solo se ne sta tutto zitto. Fa gli occhi cos grandi che mettono paura, e guarda fisso.
MARIA: Ti guarda negli occhi a te?
GIULIA: Un po' pi in l... Non  mica contento di non far nulla. Per questo mi ha battuta luned.
MARIA: Perch non lavora... oh birbante! Non lavora e per questo ti picchia?
GIULIA: Perch gli dispiace...
MARIA: Ti ha fatto male?
SIGNORA MUSKAT: (entra come un turbine) Buon giorno,  a casa Liliom?
GIULIA: No.
SIGNORA MUSKAT: Uscito?
GIULIA: Non  ancora venuto a casa.
SIGNORA MUSKAT: Allora lo aspetter (siede).
MARIA: Come avete il coraggio di venire qui?
SIGNORA MUSKAT: Siete voi la padrona di casa, tesoro mio? Badate bene o vi pigliate uno schiaffo.
MARIA: Come avete il coraggio di venire da Giulia?
SIGNORA MUSKAT: (a Giulia) Non le rispondete, ragazza mia. Sapete gi che cosa mi conduce qui. A quel buono a nulla, a quel vagabondo, voglio dar pane un'altra volta.
MARIA: Non ha bisogno del vostro pane...
SIGNORA MUSKAT: (a Giulia) Non le rispondete, ragazza mia. Una stupida pi stupida di questa non l'ho mai veduta in tutta la mia vita.
MARIA: Addio.
GIULIA: Addio.
MARIA: (volgendosi indietro dalla soglia) Sessantasei!
GIULIA: S, sessantasei.
MARIA: Addio (via).
GIULIA: (fa per entrare nella stanza).
SIGNORA MUSKAT: Una corona al giorno aveva al mio servizio. La domenica un fiorino e dal pubblico birra e sigari.
GIULIA: (si ferma sull'uscio e non risponde).
SIGNORA MUSKAT:  vero, la gente domanda di lui... Ma io lascio stare anche questo e lo prendo anche cos!
GIULIA: (non risponde).
SIGNORA MUSKAT: Cos , la gente domanda di lui... Gi, e io devo badare anche ai miei affari. Per conto mio potrebbe anche morire di fame, io non gli correrei certo dietro se non fosse per la giostra (entra Liliom accompagnato da Ficsur(4) pausa).
GIULIA:  qui la signora Muskat.
LILIOM: La vedo.
GIULIA: Potresti almeno dirle buon giorno.
LILIOM: Per che fare? Che vuoi ancora da me?
GIULIA: Non voglio niente da te.
LILIOM: Allora acqua in bocca! Altrimenti mi cominci subito la solita storia, che ho passato la notte fuori, e che non guadagno niente, e che non abbiamo da mangiare.
GIULIA: Io non dico nulla.
LILIOM: Ma te lo vedo dal muso, che vorresti dirlo... Marcia, altrimenti ne pigli un'altra (irritato, passeggia in su e in gi. Tutti hanno paura di lui e si scostano quando passa loro dinanzi).
FICSUR: (trotta qua e l come se cercasse qualche cosa in terra).
SIGNORA MUSKAT: (aggredendo improvvisamente Ficsur) Siete voi che lo trascinate continuamente a giocare e a bere. Io vi far arrestare!
FICSUR: Non vi guardo neppure in faccia. (esce dalla porta del fondo e gironzola al di fuori. Pausa)
GIULIA:  qui la signora Muskat.
LILIOM: Se vuole qualche cosa, che si faccia avanti.
SIGNORA MUSKAT: Perch vai in giro con quel Ficsur? Un giorno o l'altro quello l ti porter a rubare.
LILIOM: Vado in giro con chi mi pare e piace. Questo non riguarda nessuno. Che vuole lei?
SIGNORA MUSKAT: Lo sai.
LILIOM: Non lo so.
SIGNORA MUSKAT: Perch sono venuta? Credi forse che  per farti una visita?
LILIOM: Vi devo qualche cosa?
SIGNORA MUSKAT: Anche. Ma non sono venuta per questo. Verr proprio da te a cercar danaro! Con tanto che ne guadagni! Sai benissimo perch sono qui.
LILIOM: Ora c' Hollinger nella giostra.
SIGNORA MUSKAT: Certo che c'.
LILIOM: E dunque? Quello vi serve cos bene, come vi servivo io.
SIGNORA MUSKAT: Sicuro che pu fare quello che sai fare tu. E non penso mica a mandarlo via. Ma ora uno non basta pi. C' lavoro per due.
LILIOM: Da voi ce n' sempre stato uno solo. Io sono sempre stato solo.
SIGNORA MUSKAT: E allora potr mandar via Hollinger.
LILIOM: E perch vuoi mandarlo via se  tanto bravo?
SIGNORA MUSKAT: (alzando le spalle) Certo che  bravo. (fin'ora non ha mai guardato in faccia Liliom).
LILIOM: (a Giulia) Domanda alla zia un po' di caff. (Giulia esce dal fondo) Dunque  proprio bravo Hollinger?
SIGNORA MUSKAT: (si volge e lo guarda) Perch non dormi la notte? Hai un viso da far paura.
LILIOM: Sicch...  proprio tanto bravo?
SIGNORA MUSKAT: Togliti i capelli dalla fronte.
LILIOM: Lasciate stare i miei capelli. Non vi riguardano.
SIGNORA MUSKAT: Li lascio, li lascio, non temere. Se ti avessi detto che devi lasciarli cadere sugli occhi, li avresti certo tirati su. L'hai battuta, mi hanno detto, quella... quella...
LILIOM: Questo non vi riguarda un corno.
SIGNORA MUSKAT: Bel signorino, davvero. Bastonare una cosettina cos, che si tien su per un filo! Se non ti piace pi, lasciala stare. Ma non si bastona una creatura cos debole.
LILIOM: Io dovrei lasciarla? Certo, vi farebbe piacere.
SIGNORA MUSKAT: Chi credi di essere? (imbarazzatissima) Ma mi sta bene. Che bisogno avevo di correrti dietro?... Ah, Dio santo! Quante se ne devono sopportare per non danneggiare i propri affari. Se almeno potessi vendere la giostra, allora certo non mi avresti pi veduta. Se hai giudizio ritorna da me. Ti pago bene.
LILIOM: Anche senza di me c' sempre folla.
SIGNORA MUSKAT: S, folla c', ma non  come la intendo io.
LILIOM: Confessate finalmente che sentite molto la mia mancanza.
SIGNORA MUSKAT: A me non mi manchi. Ma quelle stupide serve, a quelle hai fatto girare la testa... Domandano sempre di te... Dunque, se hai giudizio, ritorna.
LILIOM: Devo abbandonarla? Questa...
SIGNORA MUSKAT: Dal momento che la bastoni.
LILIOM: Sciocchezze! Chi te l'ha detto, che la bastono? Una botta le ho dato, ecco tutto... E tutta la citt ne parla. Questo non si chiama ancora bastonare.
SIGNORA MUSKAT: Va bene, va bene, va bene. Non ho detto niente. Non me ne impiccio pi.
LILIOM: Io bastonarla? Che storie.
SIGNORA MUSKAT: Non so che cosa ci trovi di bello. Sei gi da due mesi con lei... Devi esser gi stufo di questa vita... e l c' la giostra... e i baracconi... e denari. Ci pu essere uno cos stupido da buttarsi via a questo modo?... (lo guarda) Dove sei stato tutta la notte, che sei cos malandato?
LILIOM: Questo non vi riguarda.
SIGNORA MUSKAT: Prima non avevi mai una faccia cos. Ti consumi. (pausa) Sai, ho comperato un organetto nuovo.
LILIOM: (piano) Lo so.
SIGNORA MUSKAT: Chi te l'ha detto?
LILIOM: Si sente fin qui.
SIGNORA MUSKAT: Buono, no?
LILIOM: (serio) Buonissimo. Ha un cos bel suono.
SIGNORA MUSKAT: S... E la giostra gira che  una gioia. Sai, ho buttato via i due cavallini neri. Quei due che avevano le orecchie rotte.
LILIOM: Che cosa c' invece?
SIGNORA MUSKAT: Indovinalo.
LILIOM: Zebre?
SIGNORA MUSKAT: No, automobili.
LILIOM: Automobili?
SIGNORA MUSKAT: S. Verniciate di rosso fuoco. I miei sono i primi. Tutti vorrebbero andarci.  l'ultima moda.
LILIOM: Automobili...
SIGNORA MUSKAT: S. E se tu avessi giudizio ritorneresti. Che stai qui a consumarti? L  la tua arte, per quella sei fatto. Tu sei un artista del Boschetto, non un borghese.
LILIOM: Devo abbandonarla? La piccina...
SIGNORA MUSKAT: E poi? Si rimetter a servire, poveretta. Tu sei un artista. Quella  vita per te: birra, sigari, una corona tutti i giorni, un fiorino la domenica. Non t'ho comperato anche un orologio?
LILIOM: Giulia non  una di quelle. Non torna a servire.
SIGNORA MUSKAT: Non aver paura. Non prender mica il sublimato. Ah Dio, se tutte prendessero il sublimato, quelle che... (fa un atto con la mano).
LILIOM: (dopo averla guardata un momento, vivace, con soddisfazione) Dunque alla gente non piace Hollinger?
SIGNORA MUSKAT: Ma se lo sai, birbante! Perch lo domandi?
LILIOM: Dunque...
SIGNORA MUSKAT: Si sta allegri da noi. Una bella vita senza pensieri, e tante belle ragazze fresche e giovani, e birra e sigari e musica... e la bella vita allegra... E l'anello del mio povero defunto, anche quello te lo regalo... Rifiuti ancora?
LILIOM: Non  una di quelle. Non ritorner pi a servire. Dunque... dunque... per causa mia, se io... Ma posso anche restare con lei. Lei pu star qui e vivere con me, anche se ritorno all'arte...
SIGNORA MUSKAT: O poveri noi...
LILIOM: Cosa c'?
SIGNORA MUSKAT: Le ragazze ti burlano se porti alla moglie i tuoi pochi soldi... Si  mai sentito che un uomo ammogliato... Se la gente lo sa, crepa dal ridere...
LILIOM: So quel che volete.
SIGNORA MUSKAT: (a occhi bassi) Fare il bravo, quello s lo sai.
LILIOM: Dunque mi date l'anello?
SIGNORA MUSKAT: (allontanandogli i capelli dalla fronte) S.
LILIOM: Qui non mi va niente bene.
SIGNORA MUSKAT: (c. s.) Nessuno pensa a te. (un silenzio).
GIULIA: (porta il caff).
SIGNORA MUSKAT: (allontana la mano dalla fronte di Liliom. Pausa).
LILIOM: Vuoi qualche cosa?
GIULIA: No (pausa. Entra lentamente nella baracca).
SIGNORA MUSKAT: Quella vecchia dice che c' un tornitore, un vedovo.
LILIOM: Lo so.
GIULIA: (rientrando da sinistra) Che non mi dimentichi, Liliom: ho qualche cosa da dirti.
LILIOM: Bene.
GIULIA: Dovrei dirti... veramente gi ieri...
LILIOM: Sta bene.
GIULIA: Ma a quattr'occhi. Vieni un momento solo... te lo dico subito.
LILIOM: Ora ho da fare. Lo vedi.
GIULIA:  cosa di un momento.
LILIOM: Marcia via! O...
GIULIA: Quando ti dico che  solo un momento...
LILIOM: Vuoi andartene subito, dico!...
GIULIA: (con violenza) No!
LILIOM: (rizzandosi) Cosa dici?
GIULIA: No!
SIGNORA MUSKAT: (si alza) Non ricominciate adesso. Vado un momento dal fotografo e poi ritorno a prendere la risposta (via a sinistra).
GIULIA: Per conto mio puoi anche battermi un'altra volta. Non guardarmi cos. Non ho paura di te, non ho paura di nessuno al mondo. T'ho detto che ho qualche cosa da dirti.
LILIOM: Dunque avanti, svelta.
GIULIA: Devi ascoltarmi con calma. Perch non bevi il tuo caff?
LILIOM:  questo che volevi dirmi?
GIULIA: No, mentre finisci di bere te lo dico.
LILIOM: (beve il caff) Ebbene?
GIULIA: Ieri mi doleva la testa e tu m'hai domandato...
LILIOM: S...
GIULIA: Ecco, questo .
LILIOM: Sei malata?
GIULIA: No. Solo perch mi hai domandato che cosa mi aveva fatto venire il mal di testa. E poi hai detto che adesso sono tutta cambiata.
LILIOM: Ho detto questo? Sar per il tornitore?
GIULIA: Io?... Cosa?... Il tornitore? No.  tutt'un'altra cosa. M' difficile dirla. Ma tu devi pur sapere... Non mi... ha fatto... paura... perch doveva essere cos....
LILIOM: (deponendo la tazza del caff sulla tavola) Cosa?
GIULIA: Gi, quando un uomo e una donna stanno insieme...
LILIOM: S.
GIULIA: Avr un bambino (via verso il fondo a passi rapidi).
(Un silenzio).
FICSUR: (guarda dalla finestra).
LILIOM: Ficsur!
FICSUR: (entra).
LILIOM: Ficsur, sai... la Giulia avr un bambino...
FICSUR: E poi?...
LILIOM: E poi niente. (improvviso) Vai fuori.
FICSUR: (via. Breve pausa).
SIGNORA MUSKAT: (rientrando dal fondo).  andata via?
LILIOM: S.
SIGNORA MUSKAT: (prende del denaro dal taccuino) Ti do dieci corone d'anticipo.
LILIOM: S.
SIGNORA MUSKAT: Perch non prendi il denaro?
LILIOM: Vada a casa, signora Muskat.
SIGNORA MUSKAT: Che ti salta?
LILIOM: Vada a casa! (ritorna al suo caff) Mi lasci far colazione. Non vede che voglio far colazione?
SIGNORA MUSKAT: (riponendo il danaro) In vita tua non vedi pi la Muskat.
LILIOM: M'importa assai.
SIGNORA MUSKAT: Addio!
LILIOM: Addio! (Muskat via) Ficsur.
FICSUR: (entra)
LILIOM: Tu... com'era quell'affare? Si poteva guadagnar danaro, dicevi...
FICSUR: Sicuro.
LILIOM: Quanto?
FICSUR: Eh, parecchi bei fiorini... Con uno come me, c' sempre da far qualche cosa.
SIGNORA HOLLUNDER: (entra in scena brontolando) La mattina caff, a mezzogiorno la minestra, la sera un altro caff... e legna... e di tutto gli devo dare... Rendetemi la mia tazza... (nel boschetto vicino incomincia il movimento tutti i pomeriggi. Da lontano si ode l'organo).
LILIOM: Ma zia Hollunder... (Da questo momento sino alla fine della scena si osserva come Liliom, al suono dell'organetto, diventa sempre pi nervoso).
SIGNORA HOLLUNDER: (a Ficsur) Va via, farabutto, o chiamo mio figlio.
FICSUR: Del suo signor figlio non mi degno (esce pian piano).
LILIOM: Signora Hollunder!
SIGNORA HOLLUNDER: Che c'?
LILIOM: Quando lei ha messo al mondo suo figlio... quando lo ha messo al mondo...
SIGNORA HOLLUNDER: Ebbene?
LILIOM: Niente.
SIGNORA HOLLUNDER: (esce brontolando)  meglio che tu dorma, avanzo di galera. La notte bere e giocare alle carte, questo lo sa fare... e vivere alle spalle dei poveri diavoli, questo anche lo sa fare (via dal fondo).
LILIOM: Ficsur!
FICSUR: (entrando con circospezione) La Giulia avr un bambino. Ma l'hai gi detto.
LILIOM: Cos' quella storia... del cassiere della fabbrica pellami... Ci sarebbero denari?
FICSUR: Sarebbe un bel colpo... Ma... (gli si accosta) bisogna essere in due.
LILIOM: S. (riflette, nervoso) Esci, Ficsur. Pi tardi... ne riparleremo.
FICSUR: (esce con circospezione. L'organino continua a suonare. Liliom ascolta un poco, poi va alla porta del fondo).
LILIOM: (gridando dall'uscio) Zia Hollunder! (con gioia ingenua) La Giulia avr un bambino! (sale sul divano e poggiando i gomiti sullo steccato guarda fisso il luogo dove son i baracconi. D'improvviso grida con voce che supera l'organino) Avr un bambino!
GIULIA: (entrando da sinistra) Che c'? Che succede?
LILIOM: (salta gi dal divano) Niente. (si getta sul divano e nasconde il capo nei cuscini. Giulia lo osserva un istante poi gli si avvicina e lo copre. Piano. Sulla punta dei piedi va fino alla porta del fondo e, appoggiata allo stipite, sta a guardare i baracconi e ad ascoltare l'organino).
...
.
...
SIPARIO.
...
.
...
QUADRO TERZO.
...
.
...
La medesima scena. Liliom e Ficsur siedono vicini. Giulia si d da fare nel fondo. Ficsur insegna una canzone a Liliom.
FICSUR: Ora attento. Adesso viene la terza strofa:
Bada, bada, vagabondo,
Che lo sbirro fa la spia.
Scappa, scappa, gira il mondo
Ch se no ti porta via.
Pianger Rosina bionda,
Passa la ronda, la ronda, la ronda.
LILIOM: Bada, bada, vagabondo,
Che lo sbirro fa la spia.
FICSUR: LILIOM: (insieme)
...fa la spia.
Scappa, scappa, gira il mondo
Ch se no ti porta via.
Pianger Rosina bionda.
LILIOM: Passa la ronda, la ronda, la ronda.
GIULIA: (li guarda sospettosa ed entra in casa).
FICSUR: (si piega rapidamente e gli dice con mistero) Se vai gi per il viale dei Cappuccini vedi subito il terrapieno della ferrovia. L c' la barriera e poi, fino alla fabbrica di pellami, pi niente. Nemmeno una casetta da cantoniere.
LILIOM: E lui passa sempre di l?
FICSUR: S. Non in alto sul terrapieno, ma sul sentiero che corre sotto. Dall'anno scorso va solo. Prima c'era sempre un altro con lui.
LILIOM: Tutti i sabati?
FICSUR: Tutti i sabati.
LILIOM: E il danaro dove lo tiene?
FICSUR: In una borsa di pelle.  la paga di tutta la settimana per gli operai della fabbrica.
LILIOM: Molto.
FICSUR: Sedicimila fiorini.
LILIOM: Come si chiama?
FICSUR: Linzmann.  un ebreo.
LILIOM: Cassiere?
FICSUR: S, ma quando ha la sua bella coltellata fra le costole non  pi cassiere... Anche se gli rompo la testa, finisce subito d'esser cassiere.
LILIOM: Deve morire?
FICSUR: Dovere no. Pu dare il denaro anche senza morire. Ma i pi sono cos, che preferiscono morire.
GIULIA: (esce dalla casa ed attraversa la scena fino alla porta, dal fondo, a traverso la quale esce di scena. Durante il successivo dialogo fra i due uomini, ripassa pi volte in modo da lasciar capire che sospetta qualche cosa. Guarda i due uomini con spavento e cerca di afferrare qualcuna delle loro parole. Si capisce che, nonostante il fare misterioso dei due, essa indovina press'a poco quel che tramano).
FICSUR: E poi la canzone continua:
FICSUR, LILIOM: (assieme)
Se ti mandano in galera
Pianger Rosina bionda.
Piangi pure, vagabonda.
Da mattino fino a sera.
Passa la ronda, la ronda, la ronda.
LILIOM: Piangi pure, vagabonda.
Da mattina fino a sera.
(Giulia esce)
E si deve poi andar subito in America?
FICSUR: No.
LILIOM: Allora come?
FICSUR: Per sei mesi il denaro resta sepolto. Questo  il tempo solito. Dopo sei mesi, eccotelo che torna fuori.
LILIOM: E poi?
FICSUR: Poi vivi sei mesi come adesso.. non tocchi un centesimo di quel danaro.
LILIOM: Fra sei mesi sar appunto qui il bambino.
FICSUR: Vuol dire che porteremo con noi anche il bambino. Ma tre mesi prima tu andrai a lavorare, tanto da poter dire: risparmio soldo a soldo, perch vogliamo andare in America.
LILIOM: E io devo fermarlo e parlargli?
FICSUR: Uno gli parla con la bocca e l'altro col coltello. Dipende da chi ha pi fegato. Sai cosa? Tu gli parli con la bocca.
LILIOM: Non senti nulla?
FICSUR: Che cosa?
LILIOM: Di fuori come uno strepito di sciabole.
FICSUR: (sta in ascolto. Pausa).
LILIOM: Che cosa gli dico?
FICSUR: Gli dici: buona sera, e poi: per favore, che ora ?
LILIOM: E dopo?
FICSUR: E dopo, l'ho gi bucato... E poi prendi il tuo coltello...
POLIZIOTTO: (entra, si guarda attorno, silenzio improvviso) Buon giorno!
FICSUR: (chiamando verso la casa) Ol, fotografo, vien fuori, c' qui un cliente! (pausa, il poliziotto attende).
Pianger Rosina bionda.
Piangi pure, vagabonda,
Da mattina fino a sera.
LILIOM, FICSUR: (insieme sottovoce) Passa la ronda... (continuando a canticchiare senza parole sicch il poliziotto non ode la parola ronda. Nel frattempo si presentano la signora Hollunder e suo figlio)
POLIZIOTTO: Fanno anche fotografie di formato gabinetto?
IL FIGLIO: Certo, certo... (indicando le mostre in giro) Favorisca scegliersi un modello. Desidera figura intiera?
POLIZIOTTO: S, figura intiera. (la vecchia prende fuori dall'angolo la macchina fotografica e la spinge nel mezzo, il figlio mette il cliente in posizione, corre affaccendato fra lui e la macchina. Poi guarda nella lente, mentre si copre la testa col panno nero e avvicina la macchina poco a poco. Intanto la vecchia ha preso una lastra dalla camera oscura e l'ha introdotta nell'apparato. Liliom e Ficsur hanno avvicinato le teste, e si scambiano queste battute a voce bassissima:)
LILIOM:  di qui?
FICSUR: No, non  di qui.
LILIOM: Di dove?
FICSUR: Di Budapest (pausa).
LILIOM: (d'improvviso, con voce infantile grottescamente lamentevole) Dio, che vita orrenda  mai questa. Oh Dio, oh, Dio!
FICSUR: (Facendogli coraggio, paternamente) Vedrai che in America l'andr meglio.
LILIOM: Che cosa c' laggi?
FICSUR: (rispettoso) Grandi fabbriche.
IL FIGLIO: (al poliziotto) Ora, prego, non si muova. Uno, due, tre. (strappa rapidamente il coperchio dalla lente, e dopo un momento lo richiude) Fatto, grazie.
SIGNORA HOLLUNDER: Fra cinque minuti sar pronto.
POLIZIOTTO: Bene. Fra cinque minuti sar di ritorno. Quant' la spesa?
IL FIGLIO: (con cortesia esagerata) Il Signor Commissario non ha bisogno di pagare anticipato... (Il poliziotto fa il saluto militare con aria di degnazione, ma con espressione beata, e parte. La signora Hollunder porta le lastre nella camera oscura. Il figlio la segue, dopo aver rimesso a posto la macchina).
SIGNORA HOLLUNDER: (passando davanti a Ficsur e Liliom, borbotta rabbiosamente).Guardateli qua, vi girano attorno e vi sporcano il locale. Perch non andate a passeggiare? Tanto bene la vi va che non potete far a meno di cantare? (affrontando d'improvviso Ficsur) Non ti tremavan le gambe quando hai visto il poliziotto?
FICSUR: (sprezzante) Va via! O ti schiaccio!
LILIOM: Hollinger  ben visto alla giostra?
FICSUR: E come?
LILIOM: Hai visto anche lei?
FICSUR: S.  sempre l a ravviargli i capelli a Hollinger.
LILIOM: Lo pettina?
FICSUR: Lo aggiusta.
LILIOM: Lascia che lo aggiusti.
FICSUR: (lo spinge verso l'entrata della baracca) Ma ora va.
LILIOM: Dove?
FICSUR: A prendere il coltello.
LILIOM: Quale?
FICSUR: Quello da cucina. Un temperino l'ho anch'io. Ma se vuol difendersi, bisogna dar di piglio al coltello grande.
LILIOM: A che scopo? Se si ribella, gliene do' io una sul cranio, che non si rimette pi fin che vive.
FICSUR: Qualche cosa si deve ben avere. Con un coltellino non si pu mica fargli la festa.
LILIOM: Ma bisogna proprio ammazzarlo?
FICSUR: Dovere no. Solo se lo vuol lui. (pausa) Sicuro, ti piacerebbe andare in vapore. Ti piacerebbe anche l'America. Ma far qualche cosa per guadagnartela, quello non ti piace.
LILIOM: La Giulia mi vede se prendo il coltello.
FICSUR: Prendilo in modo che non veda.
LILIOM: (si avvicina di un passo alla baracca. Rientra il poliziotto e bussa alla finestra della camera oscura) Sono venuto a prender la fotografia.
SIGNORA HOLLUNDER: (si affaccia all'uscio) Subito, signore. Immediatamente. (rientra; dopo breve esitazione, Liliom si avvicina, si decide e la segue. Il poliziotto squadra Ficsur con occhio beffardo. Ficsur si alza, fa due, tre passi davanti al poliziotto, rispondendo allo sguardo di questo con cinica indifferenza, poi gli volta le spalle e si ferma un momento, ma improvvisamente si volta, lo mostra col dito e gli dice, col tono di voce che si usa scherzando coi bambini:)
FICSUR: Via Cristina, angolo della Posta, dalla piazza fino alla fontana.
POLIZIOTTO: (calmo e dandosi importanza) E voi come lo sapete?
FICSUR: Passo da quella parte per andare all'ufficio.
POLIZIOTTO: Che cosa siete?
FICSUR: Professore di pianola.
POLIZIOTTO: (spalanca gli occhi e lo fissa, comprendendo di essere stato burlato, poi, indignato e dignitoso si drizza i baffi).
IL FIGLIO: (esce dalla camera oscura e consegna la fotografia al poliziotto) Eccola, signore. (Questi la guarda, paga e via, dopo essersi fermato un istante a guardar bene il Ficsur. Quando  gi via, Ficsur apre la porta e gli guarda dietro. Intanto Liliom esce dalla casa abbottonandosi la giacca).
FICSUR: (si volge e vede Liliom) Che cosa guardi?
LILIOM: Niente guardo.
FICSUR: E allora che fai?
LILIOM: Penso.
FICSUR: (gli si accosta) Da bravo dunque. Come dirai?
LILIOM: (imbarazzato) Buona sera. Per piacere, che ora ?... E se risponde, che gli devo dire?
FICSUR: Non risponder.
LILIOM: Credi?
FICSUR: No. (tocca sotto la giacca di Liliom per cercare il coltello) Dove l'hai ficcato?
LILIOM: (immobile) A sinistra.
FICSUR: Benissimo. Dal lato del cuore (lo trova a tasto).. Aha, eccolo... qui...  lungo... qui finisce in punta.... (ha toccato la punta).
GIULIA: (entra e passa lentamente davanti ai due uomini, guardandoli con visibile angoscia Si ferma perfino un breve istante).
FICSUR: (d uno spintone nel fianco a Liliom) Tu, canta, canta!
LILIOM: (con voce tremante) Passa la ronda, la ronda, la ronda!
FICSUR: (incoraggiante, con voce forte, segnando il tempo con tutto il corpo, come un direttore d'orchestra malcontento)... Bada, bada, vagabondo.
LILIOM: Che lo sbirro fa la spia!
GIULIA: (esce dalla porta del fondo. Liliom la segue con gli occhi. Quand' scomparsa, dice a Ficsur:)
LILIOM: Di notte... in sogno.. se la sua anima ritorna, cosa faccio io allora?
FICSUR: La sua anima non ritorna.
LILIOM: Perch?
FICSUR: Le anime degli ebrei non ritornano.
LILIOM: E poi... dopo...
FICSUR: (impaziente) Che c' ancora?
LILIOM: Nell'altro mondo... davanti al signore Iddio.... che dovr dire?
FICSUR: Davanti a lui la gente come noi non ci arriva.
LILIOM: Perch?
FICSUR: Sei mai stato tu dinanzi al luogotenente?
LILIOM: No.
FICSUR: Noi altri arriviamo al massimo dinanzi al Commissario di polizia, e, nei casi eccezionali, dinanzi al capitano distrettuale.
LILIOM: Nell'altro mondo  lo stesso?
FICSUR: Lo stessissimo. Anche l c' un commissariato di polizia, solo in un distretto pi alto.
LILIOM: Un commissariato?
FICSUR: Per i signori, il Regno dei cieli. Per i disperati, niente pi che un commissariato. Per la gente ricca bella musica con angioletti... Per noialtri...
LILIOM: Per noialtri?...
FICSUR: Per noi, figlio mio, soltanto giustizia. Nell'altro mondo  tutta giustizia, nient'altro che giustizia. E dove c' la giustizia, ci dev'essere anche un Commissario. E dove c' un Commissario noialtri...
LILIOM: (interrompendolo) Buona sera. Per piacere, che ora ? (si mette la mano sul cuore).
FICSUR: Perch metti l la mano?
LILIOM: Mi batte il cuore sotto il coltello.
FICSUR: Mettilo dall'altra parte. (guarda il cielo). E ora... andiamo piano...
LILIOM:  ancora troppo presto.
FICSUR: Vieni via. (fanno per andare, ma in quella entra Giulia che preclude loro la via).
GIULIA: Dove vai?
LILIOM: Hai detto che per due settimane non parlerai una parola con me. Perch parli ora con me?
GIULIA: Dove vai con quello l?
LILIOM: Dove vado con quello l?
GIULIA: Resta a casa.
LILIOM: Non resto.
GIULIA: Resta a casa, piover e ti bagnerai.
FICSUR: Non piover.
GIULIA: Come lo sapete voi?
FICSUR: A me mi avvertono prima se piove.
GIULIA: Resta a casa. Stasera viene il tornitore l'ho pregato di darti lavoro.
LILIOM: Quello ti vuol mettere sul tornio a te e non a me!
GIULIA: (sempre pi spaventata, ma cercando nascondere la propria angoscia). Resta a casa. Verr la Maria col suo fidanzato a farsi fotografare. Ci vuol presentare il suo fidanzato.
LILIOM: Di fidanzati ne ho veduti gi abbastanza.
GIULIA: Resta a casa. La Maria porter danaro ed io te lo dar tutto a te.
LILIOM: (dirigendosi alla porta) Vado... a passeggio.... con Ficsur. E poi ritorneremo.
GIULIA: (ha voglia di piangere ma si sforza di sorridere) Resta a casa. Ti dar birra e vino.
FICSUR: Vieni o resti?
GIULIA: Non sono pi in collera con te che mi hai battuta.
LILIOM: (brutale, ma la brutalit serve a nascondere la sofferenza) Va, o... (stringe il pugno) Lasciami andare!
GIULIA: (tremando) Che cos'hai nella giacca?
LILIOM: (trae di tasca un mazzo di carte sudice) Carte da giuoco.
GIULIA: (come sopra, ma a voce bassissima) Che cos'hai sotto la giacca?
LILIOM: (risoluto) Lasciami!
GIULIA: (gli si pone dinanzi. In fretta, eccitata, con un ultimo tentativo di trattenerlo) Al fidanzato della Maria gli hanno chiesto se non conosce una coppia senza figli per un posto di portinaia nella via Arad. Affitto gratis, camera e cucina, e si pu tenere anche le galline.
LILIOM: Va via!
GIULIA: (lo lascia andare. Liliom esce, seguito da Ficsur. Giulia rimane sola, si appoggia allo stipite, pensierosa).
SIGNORA HOLLUNDER: (uscendo dalla casa) Non trovo in nessun posto il coltello da cucina. Lo avete messo in qualche posto?
GIULIA: (spaventata) No.
SIGNORA HOLLUNDER: Un momento fa era sulla tavola. Nessuno  entrato, tranne Liliom.
GIULIA: Lui non lo ha preso.
SIGNORA HOLLUNDER: Ma nessun altro  entrato.
GIULIA: Che bisogno avrebbe Liliom di un coltello?
SIGNORA HOLLUNDER: Per venderlo e beversi il danaro.
GIULIA: (con fare allegro) Per caso... vede come lo sospetta!... proprio per caso gli ho cercato in tutte le tasche per vedere se avesse denari e non c'era nulla. Solo un mazzo di carte.
SIGNORA HOLLUNDER: (rientra in casa brontolando) Carte ha con s... carte da giuoco. I nobili signori vanno al club, a fare una partitina... (via. Giulia la segue con gli occhi, angosciata. Dopo un silenzio si affacciano alla porta del fondo prima Maria e poi Lupo coi visi raggianti).
MARIA: Cuc! (entrando, si fermano ridendo e vergognosi davanti a Giulia, che si  volta verso di loro).
MARIA: Saluti!
GIULIA: Buona sera.
MARIA: Siamo qui.
GIULIA: S.
MARIA: Questo qui, questo  Lupo.
LUPO: (si avanza verso Giulia e le porge la mano con un goffo inchino) Mi chiamo Lupo Beifeld.
GIULIA: Io sono Giulia Zeller. (strette di mano. Lupo  molto impacciato. Siccome nessuno apre bocca, riprende la mano di Giulia e la scuote forte).
MARIA: Questo  Lupo.
LUPO: S.
GIULIA: S. (pausa).
MARIA: Dov' Liliom?
LUPO: Appunto, dov' il suo signor marito?
GIULIA:  fuori.
MARIA: Dove?
GIULIA: A passeggio.
MARIA: S.
LUPO: S. (pausa).
MARIA: Dunque sai, Lupo, col primo del mese, non star pi all'angolo, perch avr un impiego. Col primo non pi servo di piazza, ma club!
LUPO: (scusando Maria) Essa non sa ancora esprimersi esattamente... eheheh... col primo del mese... Col primo del mese divento secondo cameriere al Club, cittadino. Un buon posto, basta sapersi comportare.
GIULIA: S.
LUPO: Il salario... proprio buono... ma il pi sono le mance... quando i signori giuocano, qualche cosa rimane sempre per il cameriere... di mance vi sono, ogni notte dieci... perfino venti fiorini.
MARIA: S.
LUPO: Due stanze abbiamo affittato per ora... e quando l'andr meglio...
MARIA: Allora ci compreremo una casa in campagna.
LUPO: Basta badare ai fatti propri e conservarsi onesti. Certo, in campagna ci mancher la vita della capitale, me se il buon Dio ci mander dei... per i bambini  molto meglio la campagna... (breve pausa).
MARIA: Un bel tipo, eh, Lupo.
GIULIA: S.
MARIA: E un buon uomo, Lupo.
GIULIA: S.
MARIA: Peccato solo... che sia ebreo.
GIULIA: Ah Dio, ci si abitua.
MARIA: E cos, non ci fai gli auguri?
GIULIA: Come no? (l'abbraccia).
MARIA: E a Lupo non gli dai un bacino?
GIULIA: A lui pure (abbraccia Lupo e rimane col capo sulla sua spalla, per un poco immobile in questo atteggiamento).
LUPO: Perch piange, cara? (guarda sopra la spalla di Giulia, interrogativamente, Maria)
MARIA: Perch ha un cuore cos buono. (anch'essa diventa sentimentale).
LUPO: (commosso) Grazie della sua cordiale partecipazione (anch'egli non pu padroneggiarsi e piange. Breve pausa. Entra la signora Hollunder col figlio. Questi si avvicina subito alla macchina fotografica).
SIGNORA HOLLUNDER: Dunque, se gradiscono, si incomincia subito, altrimenti si fa scuro (conduce Maria e Lupo verso lo sfondo, dove essi si mettono subito in posizione, facendo il viso sorridente). Figura intiera?
MARIA: Due figure intiere.
SIGNORA HOLLUNDER: Fidanzati?
MARIA: S (la signora Hollunder e suo figlio recitano insieme ad alta voce la solita lezioncina:) La signora guarda il signore, ma il signore guarda nella macchina. (La vecchia trova ancora qualche cosa da mettere a posto e si d da fare intorno ai due). Cos.
IL FIGLIO: ( andato sotto il panno nero e di l grida:) Cos, adesso va bene. Magnificamente!
MARIA: (immobile, ma felice, vorrebbe parlare, ma senza muovere il viso) Cara Giulia, che ne dici?
GIULIA: S, cara.
IL FIGLIO: Adesso mi raccomando di star fermi. Io conto fino a tre e poi, fermissimi. (prende il coperchio e poi, con voce minacciosa) Uno... due... tre! (leva il coperchio. Silenzio profondo. Dopo il comando "uno" si sente da lontano, pianissimo, il ritornello della canzonetta che prima cantavano Ficsur e Liliom. Il canto dura anche dopo il comando "tre" fino a che cala il sipario. Dopo il "tre" tutti rimangono immobili. Giulia reclina lentamente la testa sulla tavola. Il canto si spegne a poco a poco).
...
.
...
SIPARIO.
...
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...
QUADRO QUARTO.
...
.
...
Nei campi, fuori della citt. Nello sfondo, il terrapieno ferroviario, che taglia trasversalmente la scena. Nel mezzo del terrapieno una bandierina-segnale rosso-bianca, e sotto a questa una lampadina rossa, non ancora accesa. In questo punto, una scaletta di legno conduce alla sommit del terrapieno. Ai piedi di esso, a destra, una piccola catasta di traversine vecchie. In fondo, un palo telegrafico, pi indietro, campi, alberi, siepi. In distanza, si intravvedono ciminiere di fabbriche, e alcune casette. Sono le 18 e comincia ad annottare. Liliom e Ficsur, dalla scaletta di legno, guardano dietro al treno.
LILIOM: Lo senti, come sbuffa?
FICSUR: Ascolta (seguono il treno con lo sguardo).
LILIOM: Se metti l'orecchio sul binario, lo puoi sentire fino a che arriva a Vienna.
FICSUR: Ah!
LILIOM: Quello che  passato adesso, va fino a Vienna.
FICSUR: Non pi in l?
LILIOM: Anche pi in l (un silenzio).
FICSUR: Son quasi le sei. (Liliom sale la scaletta). Dove vai?
LILIOM: Non temere, non ti scappo.
FICSUR: Perch dovresti scappare?... Linzmann ha addosso 16.000 fiorini. Adesso aspetti fino a che arriva, poi gli parli con tutta gentilezza.
LILIOM: Buona sera, signore... Per piacere, che ora ?
FICSUR: E lui ti dir l'ora.
LILIOM: E se non venisse?
FICSUR: Sciocchezze. Deve venire. Ogni sabato porta la paga agli operai. ( disceso dalla scaletta) Perch non dovrebbe venire proprio oggi?
LILIOM: ( salito sulla scaletta e guarda il binario).
FICSUR: Che guardi l?
LILIOM: Le rotaie non finiscono pi.
FICSUR: Che c' da far tanti miracoli?
LILIOM: Dico cos per dire. Io guardo sempre dietro ai treni. Quando sto qui sotto la sera, il treno fischia via e sputa gi.
FICSUR: Sputa?
LILIOM: S, la macchina. Schizza gi. E poi tutto scappa via sbuffando, ed io resto qui... bagnato. Ma quello si tira dietro i miei occhi, e non mi lascia.
FICSUR: Si tira dietro i tuoi occhi?
LILIOM: Volere o non volere, devo sempre starlo a guardare finch ne vedo un pezzettino.
FICSUR: Ci stan dei signori l dentro.
LILIOM: Leggono i giornali.
FICSUR: Fumano.
LILIOM: Fumano certi bei sigari (pausa)
FICSUR: Viene?
LILIOM: Non viene ancora.(pausa) Sai... (vergognandosi) non volevo dire il treno... (scende. Un silenzio. Misteriosamente) Non lo senti il filo del telegrafo?
FICSUR: Quando c' il vento, lo sento.
LILIOM: Anche quando non c' vento, sento come mormora pian pianino. Parlano con quel filo.
FICSUR: Chi?
LILIOM: I signori.
FICSUR: Gi, telegrafano.
LILIOM: Parlano dentro, e da un'altra parte rispondono. Tutto passa per quel filo di ferro, e perci si sente quel rumore... Ascolta...
FICSUR: E tu, perch lo ascolti?
LILIOM: Anche quel passero lass sta ad ascoltare. Mi fa d'occhio... vorrebbe sapere quel che diciamo noi due.
FICSUR: Che t'incanti adesso a guardare quel passero?
LILIOM: Anche lui mi guarda.
FICSUR: Senti, tu sei malato. Hai bisogno di qualche cosa... e sai di che? Di quattrini... Anche il passero  senza quattrini e per questo ti strizza l'occhio.
LILIOM: Pu darsi.
FICSUR: Chi ha denari non strizza l'occhio.
LILIOM: Che fa allora?
FICSUR: Qualche cosa fa sicuro. Soltanto chi ha danaro lavora. Presto ci sar danaro anche per noi.
LILIOM: Buona sera, signore. Per piacere, che ora ?
FICSUR: E ancora non viene. Hai un mazzo di carte?
LILIOM: (gli d il mazzo).
FICSUR: Hai quattrini?
LILIOM: (conta con la mano nella tasca dei calzoni). Undici.
FICSUR: (siede a cavalcioni sopra una traversina e guarda a sinistra) Nichel?
LILIOM: Rame (anche egli si mette a cavalcioni sulla stessa traversina, in faccia a Ficsur).
FICSUR: Dunque undici.
LILIOM: Puntiamo.
FICSUR: (pone il denaro sulla traversina, d una carta e ne prende una per s) Giochiamo a ventuno.
LILIOM: (guarda la sua carta). Va bene. Hopp, il banco.
FICSUR: Hai un asso? (gli d una seconda carta).
LILIOM: Da qui una (prende una carta). Ancora una (ne prende un'altra). Perduto! (getta via le carte).
FICSUR: (intasca il denaro).
LILIOM: E adesso, che si fa?
FICSUR: Non possiamo continuare. Non hai mica altro denaro?
LILIOM: No.
FICSUR: Allora basta... Oppure, se vuoi...
LILIOM: Cosa?
FICSUR: Sulla parola.
LILIOM: A prestito?
FICSUR: No... ma... lo tirer poi gi.
LILIOM: Da che cosa?
FICSUR: O bella, dal nostro denaro. Se guadagni tu, prenderai tu dalla mia parte.
LILIOM: (si guarda indietro, se non venga il cassiere, nervoso e agitato) Sta bene. Quant' il banco?
FICSUR: Lui ha sedicimila fiorini. Ottomila sono per me. Dunque ottomila sono nel banco.
LILIOM: Bene.
FICSUR: Chi avr fortuna avr danari (distribuisce le carte).
LILIOM: Seicento fiorini. (Ficsur gli d ancora una carta) Resto.
FICSUR: (scoprendo le proprie carte) Ventuno! (mescola rapidamente il mazzo).
LILIOM: (agitato si fa pi presso a Ficsur) Allora doppio o niente.
FICSUR: (distribuendo le carte) Doppio o niente.
LILIOM: (riceve una carta) Resto.
FICSUR: (voltando la propria carta) Ventuno! (mescola di nuovo rapidamente).
LILIOM: (turbatissimo) O... non imbrogli mica?
FICSUR: Io? Ma ti pare! (gli d le carte).
LILIOM: (si guarda alle spalle, agitato) Mille.
FICSUR: (freddamente) Fiorini?
LILIOM: Fiorini. (riceve una carta) Ancora una (un'altra carta). Ho perduto un'altra volta! (Liliom  nervoso, come i giuocatori inesperti, quando sono in forte perdita. Continua a giocare fanaticamente, senza riflettere. Si capisce che non pensa ad altro che a guadagnare il proprio danaro)
FICSUR: Perdi milleduecento.
LILIOM: Doppio o niente (riceve un'altra carta, molto commosso). Ancora una (ne riceve un'altra). Ancora una! (getta le carte a terra).
FICSUR: (si china e conta i punti a terra) Dieci... quattordici... ventitre... Fai gi duemilaquattrocento!
LILIOM: E ora?
FICSUR: (trae una carta dal mazzo e gliela d) Hai l'asso rosso, puoi giocare di nuovo doppio o niente.
LILIOM: (avidamente) Bene. (riceve ancora una carta) Resto.
FICSUR: (volta le proprie carte) Diciannove.
LILIOM: Di nuovo tu? (quasi supplichevole) Dammi ancora una volta un asso. (prende la carta) Doppio o niente.
FICSUR: Non va pi.
LILIOM: Perch?
FICSUR: Perch non puoi pagare, se perdi. Il doppio sarebbe gi novemilaseicento, tu non hai che ottomila in tutto.
LILIOM: (eccitatissimo) Ma come allora? no, sai... questa  una porcheria!
FICSUR: Tremiladuecento. Di pi non puoi giuocare.
LILIOM: (avidamente) Vada per tremiladuecento. (riceve una carta) Resto.
FICSUR: Io ho un asso. Adesso bisogna andare adagino. (Liliom si china sopra di lui per veder meglio) Ventuno! (nasconde rapidamente la carta in tasca. Pausa).
LILIOM: Ora... ora... sai... ora ti dico che sei un birbante, un farabutto... E perch, allora, dovrei fare il colpo se ho perso tutto?... Ah, no, per Dio! (In questo momento sopraggiunge dalla destra Linzmann, un uomo sulla quarantina, robusto, ben piantato, con una barba rossa, tipo ebraico. Porta al fianco una borsa di pelle. Ficsur tossisce, come segnale che si deve incominciare. Poi va a destra, tra Linzmann e il terrapieno, arriva proprio dietro a Linzmann e lo segue. Liliom, irrigidito, si trova a due o tre passi dalla traversina, a sinistra, dove si  messo al momento che Ficsur ha intascato la carta. Viene a trovarsi proprio in faccia a Linzmann).
LILIOM: (tremando in tutto il corpo) Buona sera, signore. Per piacere che ora ? (Ficsur senza rumore salta addosso a Linzmman, col coltello nella destra. Ma Linzmann gli afferra il polso e con la stretta lo fa inginocchiare. Nello stesso tempo con la destra estrae di tasca lentamente un revolver, che solleva con tutta calma e punta contro il petto di Liliom che viene a trovarsi a due passi dalla canna. Lungo silenzio).
LINZMANN: (col tono pi calmo del mondo) Mancano cinque minuti alle sei e mezzo (Pausa. Guarda ironicamente Ficsur) Fortuna che ho preso la mano col coltello, invece dell'altra. (Pausa, guarda alternativamente i due) Due bei campioni; (a Ficsur)  destinato che io debba vivere. Rotschild ha pi fortuna di te. (a Liliom) A te, ti consiglio di startene tranquillo. Se fai un movimento, ti caccio due palle nello stomaco. Guarda bene la canna. Ci son dentro dei bei cosini di piombo.
FICSUR: Mi lasci andare, non ho fatto nulla.
LINZMANN: (gli scuote ironicamente la mano che tiene sempre il coltello) E questo affare qui, che cos'? Ah, ah, gi, ho capito! Tu sapevi che tengo una mela in tasca e volevi sbucciarla. Questo . Chiedo scusa dell'errore. Pardon, monsieur.
LILIOM: Ma io... io...
LINZMANN: S, lo so anch'io, ragazzo mio. Come non dovrei saperlo? Tu hai domandato semplicemente che ora era. Dunque, mancano cinque minuti alle sei e mezzo.
FICSUR: Ci lasci andare, signore. Non le abbiamo fatto nulla.
LINZMANN: Inutile discutere, figliuolo. Con me non attacca.
LILIOM: Ma mio... io non le ho fatto nulla davvero.
LINZMANN- Guardati un po' intorno, ragazzo mio. Fallo senza paura. Guardati intorno. Ma non cercar di scappare perch dovrei ammazzarti. (Liliom volge lentamente il capo all'indietro) Chi viene di l in fondo?
LILIOM: (guardando Linzmann) Guardie.
LINZMANN: (a Ficsur) O, tieni ferma la mano, o... (a Liliom ironicamente) Quanti sono?
LILIOM: (guardando a terra) Due.
LINZMANN: E come vanno?
LILIOM: A cavallo.
LINZMANN: Chi corre di pi: un cavallo o un uomo?
LILIOM: Un cavallo.
LINZMANN: Vedi dunque. Adesso sarebbe davvero difficile scappar via. (ridendo) Due assassini che abbiano una disdetta pari alla vostra, non li ho mai veduti. Una disdetta peggiore non me la posso immaginare. Proprio oggi avevo da prender il revolver. E se poi non l'avessi preso? Nemmeno quattro come voi possono aver ragione del vecchio Linzmann. E poi... Ma non vi siete accorti, bestie, da che direzione venivo? Da dove venivo? Dalla fabbrica. Non  forse vero? Nell'andare s che avevo dei bei danari addosso. Sedicimila fiorini. Ma adesso nemmeno un centesimo. (chiamando verso sinistra) Ehi, fate un po' presto. Questa canaglia mi forza la mano. (con un potente strattone, Ficsur si libera dalla stretta e fugge in un lampo. Linzmann rivolge la canna contro di lui e Liliom approfitta dell'istante per salire correndo la scala che conduce al terrapieno. Dopo breve esitazione, Linzmann vedendo che Liliom  meglio a portata dell'arma, la rivolge di nuovo contro di lui, gridando:) Non un passo di pi o ti ammazzo! (chiama a sinistra i poliziotti) Presto, sbrigatevi a scendere da cavallo! (tiene il revolver spianato contro Liliom che sta ritto sul terrapieno, la faccia rivolta al pubblico. All'orlo sinistro del terrapieno una guardia, pure col revolver in mano).
PRIMO POLIZIOTTO: E dunque, ragazzo mio, che cos' che vuoi sapere? Che ora fa? Sai che ora? Un dieci o dodici... annetti di galera.
LILIOM: Ah, no, a me, non mi avrete!
LINZMANN: (ride forte).
LILIOM: (sta ritto a tre o quattro passi di distanza dall'agente di polizia e altrettanti da Linzmann. Colla faccia volta al cielo, scoppia in alti singhiozzi e trae fuori il coltellaccio. Fra i singhiozzi grida:) Giulia... Piccola mia... Bambina mia... (improvvisamente si volge da lato, con rapida mossa si infigge il coltello nel petto, vacilla e precipita gi dall'altro declivio del terrapieno. Lungo silenzio. Da sinistra si avanza il secondo poliziotto).
LINZMANN: Che succede? (Il primo poliziotto si avanza alla scaletta, guarda gi, poi si rivolge dall'altro lato e scende per la china tra i cespugli fino al posto dov' caduto Liliom. Linzmann ed il secondo poliziotto salgono sul terrapieno e guardano gi dall'altro lato).
LINZMANN: Ferito?
VOCE DEL PRIMO POLIZIOTTO: E in che modo!
LINZMANN: (agitato, al secondo poliziotto) Corro a telefonare alla Societ di soccorso (via dalla scala e poi a sinistra).
SECONDO POLIZIOTTO: Vada dal droghiere Eisler e telefoni alla fabbrica. L c' anche un medico. (chiamando verso il fondo l'altro poliziotto) Io vado a legare i cavalli. (scende la scaletta e via a sinistra. La scena rimane vuota. Pausa. Si  fatto completamente notte. Il fanale rosso si accende).
PRIMO POLIZIOTTO: Ehi, Stefano!
SECONDO: Che c'?
PRIMO: Devo estrargli il coltello dal petto?
SECONDO: Meglio di no, altrimenti si svena (pausa).
PRIMO: Stefano!
SECONDO: Cos'hai?
PRIMO: Quante mosche!
...
.
...
SIPARIO.
...
.
...
QUADRO QUINTO.
...
.
...
La medesima sera, mezz'ora pi tardi, nello studio fotografico. Nel cortile, al quale si accede dalla porta del fondo, stanno in gruppo la signora Hollunder, suo figlio, Maria e Lupo, parlando con le teste accostate. A quattro o cinque passi da loro, a sinistra, Giulia sola.
IL FIGLIO: (arrivato allora, racconta concitatamente) Lo portano qui. Due operai della fabbrica di pellami sono andati a prenderlo con una barella.
LUPO: Dov' il medico?
IL FIGLIO: Una guardia ha telefonato alla polizia centrale per farlo venire. Deve essere qui tra un momento.
MARIA: Forse lo salvano ancora.
IL FIGLIO: La ferita  troppo profonda. Ma respira ancora. Parla anche, con un filo di voce. Dapprima stava l privo di sensi, ma sulla barella  rinvenuto.
LUPO: Causa le scosse.
MARIA: Facciamo presto (si scostano. Entrano due uomini portando una barella con quattro piedi, alta come un letto, che depongono a sinistra, dinanzi al divano, con la testa a sinistra e i piedi a destra. I due portatori si avvicinan pian piano al gruppo che sta presso alla porta e pi tardi se ne vanno. Giulia  collocata in modo da trovarsi a lato della barella e da poter guardare in faccia Liliom senza muoversi dal suo posto. Gli altri commossi si affollano presso l'uscio).
PRIMO POLIZIOTTO: (entrando) Lei  sua moglie?
GIULIA: S.
PRIMO POLIZIOTTO: Il medico della fabbrica l'ha fasciato... ed ha proibito di portarlo fino all'ospedale, perch non reggerebbe. Ora bisogna lasciarlo tranquillo e aspettare fino a che venga il medico della polizia. (Rivolto al gruppo). Lo si lasci tranquillo. (Via. Il gruppo fa posto. Pausa).
LUPO: (spingendo fuori dolcemente gli altri) Il meglio  che ce ne andiamo tutti. Qui non si farebbe che disturbare.
MARIA: (a Giulia) Che ne dici?
GIULIA: (la guarda senza rispondere).
MARIA: Giulia, posso aiutarti in qualche cosa?
GIULIA: (non risponde).
MARIA: Noi ci mettiamo a sedere fuori sulla panca, e se hai bisogno ci chiami. (La signora Hollunder e suo figlio sono usciti gi alla prima esortazione. Ora anche Maria e Lupo si allontanano. Giulia si siede sull'orlo della barella a guardare Liliom. Egli le tende la mano che Giulia prende. Non  ancor buio perfetto e si distinguono bene le due persone).
LILIOM: (si solleva con grande stento, e si mette a parlare scherzosamente, passando poi ad un tono di ostinazione imbarazzata) Senti, bambina... Ti voglio dire anche questo... come all'osteria, quando si  mangiato e si deve pagare... allora si deve dir tutto... quello che si  avuto... Io ti ho battuto... non perch fossi in collera, no, ma solo perch non posso veder piangere... tu hai pianto... per colpa mia... e... poi, gi... io non ho mai imparato un mestiere... che razza di portinaio sarei stato... non vado pi alla giostra, a toccare le ragazze... me ne infischio di tutte quante... capisci?
GIULIA: S.
LILIOM: E poi... Hollinger... anche lui sa far bene... che la Muskat si arrangi con lui... gli scherzi che fa sono miei... e la gente ride quando li fa. Niente hai avuto da me, n una casa n un pezzo di pane... tu capisci questo... Sono veramente un porco... ma un portinaio non sono... allora ho pensato: forse sarebbe meglio andar lontano... in America, sai?
GIULIA: S.
LILIOM: E poi... domandar perdono... questo no... Non lo faccio... Raccontalo al bambino, se vorrai..
GIULIA: S.
LILIOM: ...digli che io ero un mascalzone, digli... se puoi... diglielo pure... io credevo che forse in America... ma questo non ti riguarda un corno... io non domando perdono... per me pu venire anche la polizia... chiss se  un maschio... o se  una femmina? ... forse vedr oggi stesso il Signore Iddio... Credi che lo vedr?
GIULIA: S.
LILIOM: Non ho affatto paura... della polizia lass... basta che mi lascino arrivare fino al Signore Iddio... Non come da noi, che gi il portiere comincia a non lasciare entrare... se viene il tornitore... s, sposalo... se ti va... E al bambino, gli dirai... che suo padre...
GIULIA: S.
LILIOM: Eh s... se ti ho battuto ho avuto ragione... non devi sempre pensare... non devi sempre aver ragione tu... qualche volta pu aver ragione anche Liliom... A me non importa chi ha ragione...  tutto lo stesso... ragione non ha nessuno, ma tutti fanno come se ... e invece non capiscono niente...
GIULIA: S.
LILIOM: Giulia, va, tiemmi stretta la mano.
GIULIA: La tengo stretta tutto il tempo.
LILIOM: Pi stretta, pi stretta... Liliom... se ne va! Addio. (un silenzio) Bambina...
GIULIA: Addio. (Liliom ricade lentamente e muore. Giulia toglie la mano da quella di Liliom. Entra dal fondo il medico col primo poliziotto).
MEDICO: Buona sera. Sua moglie?
GIULIA: Per servirla. (dietro al medico ed al poliziotto entrano Maria, Lupo, la signora Hollunder, suo figlio e la signora Muskat, ma si tengono a rispettosa distanza presso la porta. Il medico si china sopra Liliom per esaminarlo).
IL MEDICO: Per favore, un lume.
GIULIA: (porta una candela accesa che  andata a prendere nella baracca).
IL MEDICO: (esamina Liliom alla luce, poi si volge a chiedere) Avete penna e inchiostro?
LUPO: (gli porge, premuroso, una penna stilografica).
IL MEDICO: (trae di tasca una carta con testo stampato, e, mentre scrive sopra un tavolino, a capo della barella, dice, rivolto a Giulia:) Vostro marito  morto, poveretta... non c' pi nulla da fare. Dio vi aiuter a sopportare il dolore... Lascio qui questo certificato, da consegnarsi all'agente che verr dall'Istituto medico-giudiziario... Far mandar subito a prendere il cadavere. (si alza) Per favore, sapone e un asciugamano.
POLIZIOTTO: Ai suoi comandi, tutto  pronto (accenna alla porta nel fondo).
MEDICO: Dio vi assista, mia cara.
GIULIA: Riverisco (Medico e poliziotto via. Gli altri si avvicinano lentamente).
MARIA: Mia povera Giulia... Dio gli abbracci l'anima. Ma per te, non offenderti,  meglio cos.
SIGNORA HOLLUNDER: Meglio cos per lui, poveretto, e per voi anche.
MARIA: Per te  meglio, Giulia... sei giovane, si trover qualche brav'uomo... Ho ragione? Ti pare?
LUPO: Ha ragione.
MARIA: D, Giulia, se ho ragione.
GIULIA: S, cara, hai ragione. Tu sei buona.
IL FIGLIO: C' quel brav'uomo del tornitore. Ora posso dirlo... Ogni giorno veniva qui con un pretesto, sempre domandava di voi.
MARIA: Un vedovo... con due figli.
SIGNORA HOLLUNDER: Per lui  meglio cos, poveretto... e per voi anche. Era un uomo cattivo.
MARIA: Non aveva cuore, non  vero, Lupo?
LUPO: No davvero, cara signora. Questo bisogna dirlo. No, buono non era. Non si bastonano le donne.
MARIA: Ho ragione? Dillo tu, Giulia, se ho ragione.
GIULIA: Hai ragione, cara.
IL FIGLIO:  una vera fortuna per lei.
HOLLUNDER:  meglio per lui... e anche per lei.
LUPO: Ora avete di nuovo la vostra libert. Quanti anni avete?
GIULIA: Diciotto.
LUPO: Diciotto? Una bambina. Non ho ragione?
GIULIA: Avete ragione, Lupo. Siete molto buono.
IL FIGLIO: Una vera fortuna, no?
GIULIA: S.
IL FIGLIO: Finora non avete avuto che malanni. Non avreste avuto un tetto sopra la testa n niente da mangiare, se non fosse per mia madre... e adesso viene l'inverno. Non avreste potuto mica abitare nella baracca, non  vero?
MARIA: Certo. Vi sareste assiderati, come gli uccellini nel bosco. Non ti pare, Giulia?
GIULIA: S, Mariuccia.
MARIA: Oggi a un anno non ti ricorderai nemmeno di lui, vero?
GIULIA: S, s, hai ragione.
LUPO: E se avete bisogno di qualche cosa, siamo qui noi. Ora andiamo. Ma ritorneremo domattina. Vieni, Maria. A rivederci (porge la mano a Giulia).
GIULIA: A rivederci.
MARIA: (abbraccia Giulia, piangendo)  una grande fortuna per te, Giulia. Te lo dico io, una gran fortuna.
GIULIA: Non piangere, Maria (Maria e Lupo partono).
SIGNORA HOLLUNDER: Vi faccio un po' di caff. Oggi non avete mangiato nulla. Venite poi in casa (via col figlio. Di tutto il gruppo non  rimasta che la signora Muskat, che ora si rivolge a Giulia).
SIGNORA MUSKAT: Se non vi dispiace, vorrei vederlo.
GIULIA: Ha servito da voi.
SIGNORA MUSKAT: (considera il morto, poi, a Giulia) Volete far la pace con me?
GIULIA: Io non sono in collera.
SIGNORA MUSKAT: Ad ogni modo... facciamo la pace.
GIULIA: (con voce forte, monotona, energicamente, quasi trionfando) Io non faccio la pace!
SIGNORA MUSKAT: Ma io la faccio con voi, mia cara. Tutti insultano questo povero morto, meno noi due. Voi pure non dite che era cattivo...
GIULIA: (con voce ancora pi alta e pi trionfante) Io s... lo dico.
SIGNORA MUSKAT: Vi perdono, povera figliuola. Anche me, mi ha battuta. Che importa? Io l'ho dimenticato...
GIULIA: (le seguenti battute con voce fredda ed aspra... senza guardare la signora Muskat) Padrona di farlo.
SIGNORA MUSKAT: Se posso fare qualche cosa per voi...
GIULIA: Non ho bisogno di nulla.
SIGNORA MUSKAT: Gli devo ancora due corone del suo salario.
GIULIA: Avreste dovuto pagarle a lui.
SIGNORA MUSKAT: Pensavo che, se anche il poveretto  morto, voi gli appartenete.
GIULIA: Non gli appartengo.
SIGNORA MUSKAT: Va bene, va bene. Non lo considerate come una indiscrezione: sono rimasta perch noi due siamo le sole sulla terra che gli abbiamo voluto bene. Perci pensavo che potessimo unirci.
GIULIA: Io non mi unisco con nessuno.
SIGNORA MUSKAT: Allora non gli avete voluto bene come gliene ho voluto io.
GIULIA: No.
SIGNORA MUSKAT: Io gli ho voluto pi bene.
GIULIA: S.
SIGNORA MUSKAT: Addio.
GIULIA: Addio.
SIGNORA MUSKAT: (via).
GIULIA: (depone la candela sul tavolino, a capo di Liliom, e si siede sull'orlo della barella, guardando sempre il morto. Carezzevole, con tenerezza profonda) Dormi, dormi, mio Liliom... gli altri non c'entrano... Nemmeno quella l c'entra... Non te l'ho mai detto nemmeno a te... mai... ma ora te lo dico.. ora te lo dico... cattivaccio... infame, vigliacco, tesoro... Dormi in pace, mio Liliom. Gli altri che c'entrano? Io sono una povera serva... Nemmeno a te lo dico... nemmeno a te... quello che provo ora.... non faresti che burlarmi... Ma ora non la senti pi la tua Giulia.. (tenera, materna, con tono di rimprovero e d'amore)... Non  bello quello che hai fatto... di battermi... sul petto, sulla testa e sulla faccia... ora sei lontano dalla tua Giulia... Mi hai trattata male...  stata una brutta cosa da parte tua... ma ora dormi tranquillo, Liliom... brutto, brutto furfante... tanto, tanto ti... Ora lo posso dire... ora  tutt'uno... mi vergogno... mi vergogno tanto... ma l'ho gi detto... e tu l'hai saputo da sempre... ma mi vergogno ad ogni modo... tanto mi vergogno... Dormi, dormi, mio Liliom. (si alza, entra nella baracca, chiudendo l'uscio dietro a s, poi rientra in scena con una Bibbia in mano, siede presso al tavolino sotto a luce e si mette a leggere, ma cos piano che si ode appena un mormorio).
TORNITORE: (appare alla porta del fondo, appena visibile) Cara signora...
GIULIA: (senza spaventarsi) Chi ?
IL TORNITORE- (molto lentamente) Sono io, il tornitore.
GIULIA: Che vuole il tornitore?
IL TORNITORE- Se posso essere di qualche aiuto. Devo rimaner qui?
GIULIA: (con calda riconoscenza, ma risolutamente) Non rimanete qui.
IL TORNITORE: E nemmeno domani devo venire?
GIULIA: Nemmeno domani.
IL TORNITORE: Pazienza. Ma, vedete, io non sono pi giovane, cara signora, ho due bambini, non vorrei venire inutilmente... Se ritorno...
GIULIA:  inutile.
IL TORNITORE- Allora addio (Giulia si rimette a leggere. Entra Ficsur quatto, quatto come un cane. Si avanza fino alla barella, a destra, e guarda a lungo Liliom, facendogli perfino un cenno del capo. Giulia interrompe la lettura. Ficsur si spaventa, si allontana, sempre strisciando dalla barella, verso destra, si siede e rimane l, rosicchiandosi le unghie. Giulia si alza, e anche Ficsur si alza, guardandola timidamente. Giulia lo guarda fisso negli occhi, e Ficsur si ritira verso la porta di fondo).
FICSUR: (parlando dalla porta) La vecchia fotografa dice che il caff  pronto e che veniate di l. (Giulia esce dalla porta del fondo, mentre Ficsur le fa posto con rispetto. Senza avvicinarsi, mettendosi in punta di piedi, egli guarda ancora una volta Liliom, poi esce. Ora, nel grande silenzio, il morto rimane solo. Dopo una breve pausa si ode, da poco lontano, un'orchestra di violini che suonano un cantico solenne, quasi una musica celeste, che s'inizia sulle corde basse. Alle ultime quattro o cinque battute appaiono nel fondo, alla porta di fondo, emergendo dall'oscurit profonda, due alte figure d'uomo, belle e solenni, vestite di nero, con cappello nero a cencio, guanti neri e grossi bastoni in mano. Hanno la faccia glabra, del pallore del marmo, grave e dolce. Avanzano lentamente. Uno si mette accanto alla bara, l'altro a destra della stessa, ad un passo di distanza dal primo. Dall'alto scende ad illuminarli una dolce luce viola).
IL PRIMO: (a Liliom) Alzatevi e venite con noi.
IL SECONDO: (dolcemente) La polizia.
IL PRIMO: (con voce un po' pi forte, ma sempre dolce, tenera, profonda) Avete udito? Alzatevi. Non udite?
IL SECONDO: La polizia.
IL PRIMO: (tocca le spalle di Liliom e si china su di lui) Alzatevi e venite con noi.
LILIOM: (si leva a sedere lentamente, solennemente)
IL SECONDO: Venite.
IL PRIMO: (paternamente) La gente crede, quando muore, che tutto sia gi bell'e regolato.
IL SECONDO: (con voce pi alta, solenne e severo) Ammazzarsi cos, come nulla fosse, frenare il moto del cuore, lasciare una donna con una creatura nel grembo.
IL PRIMO: Sarebbe troppo comodo...
IL SECONDO: Se tutto avesse da terminare cos.
IL PRIMO: Venite. Dovete render conto. (mentre i due abbassano il capo e lo sguardo) Noi siamo la polizia di Dio. (la faccia di Liliom si rischiara, egli scende dalla bara). Avanti.
IL SECONDO: Sarebbe troppo facile esser uomo.
IL PRIMO: (sottovoce) Avanti.
LILIOM: (li precede per un breve tratto, poi si ferma e li guarda).
IL PRIMO: La cosa non va mica cos liscia... Si conosce il vostro nome. Si rammenta il vostro volto. Ci che avete detto e fatto si ricorda ancora. Si sa ancora com'erano il vostro sguardo e la vostra voce e la stretta delle vostre mani, e il suono dei vostri passi... Ma fino a tanto che c' qualcuno che si ricorda di voi, le cose non sono a posto. C' ancora molto da regolare. Finch non sei dimenticato, figliuolo mio caro, avrai da fare con la terra. Anche se morto.
IL SECONDO: (pianissimo) Andiamo. (si ode di nuovo la musica dei violini. I tre escono lentamente, Liliom prima e gli altri dietro, e scompaiono. La scena rimane vuota, illuminata dalla sola candela. La musica celeste si allontana, come accompagnandoli, si affievolisce e si spegne. Poi un minuto di silenzio, e infine, rapidamente.)
...
.
...
SIPARIO.
...
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...
QUADRO SESTO.
...
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...
Nel mondo di l. Una stanza d'ufficio, imbiancata a calce, con un tavolo coperto da tappeto verde e, dietro, una panca. Porta in fondo, presso alla quale s'apre una grande finestra, da cui si vede un mare di nuvole color di rosa. Sopra la porta un campanello. Al primo piano a destra una porticina ferrata, con grosso chiavistello. A sinistra un uscio. Sulla panca siedono due uomini, uno vestito bene e uno poveramente. Da grande distanza si sentono le fanfare degli angeli che suonano lentamente e dolcemente il ritornello: "Passa la ronda, la ronda, la ronda". Si vede Liliom passare davanti alla finestra tra i due detectives; poi suona il campanello. Entra da sinistra un poliziotto calvo, con lunga barba bianca. Veste la divisa delle guardie di polizia. Va alla porta di fondo, l'apre, scambia un cenno di saluto coi due detectives, fa entrare i tre e richiude. Liliom si guarda intorno.
PRIMO DETECTIVE: (al vecchio poliziotto) Annunciatevi. (Il vecchio via a sinistra).
LILIOM:  qui?
SECONDO DETECTIVE: S, figlio mio.
LILIOM: Qui  la polizia?
PRIMO DETECTIVE: S, figlio mio. Sezione suicidi.
LILIOM: E che succede qui?
PRIMO DETECTIVE: Qui si rendono i conti, figlio mio. Siedi. (Liliom si siede accanto ai due uomini. I detectives rimangono in piedi, muti, presso la tavola).
IL BENVESTITO: (sottovoce) Suicida anche voi?
LILIOM: S.
IL BENVESTITO: (accennando al malvestito) Lui pure. (presentandosi) Dottor Reich.
IL MALVESTITO: (presentandosi) Stefano Kadar (Liliom li guarda).
IL BENVESTITO: E voi? Come vi chiamate?
LILIOM: Che ve ne importa? (i due si allontanano un poco da lui).
IL MALVESTITO: Io mi sono impiccato a una trave del soffitto.
IL BENVESTITO: Ed io mi sono ucciso col revolver... E voi?
LILIOM: Col coltello (i due si allontanano ancora).
IL BENVESTITO: Col revolver  meglio.
LILIOM: Se avessi avuto i danari per un revolver...
SECONDO DETECTIVE: Silenzio! (entra da sinistra lo scrivano di polizia, in uniforme, ma senza berretto. Ha un larga barba bianca,  calvo, soltanto ai lati del capo ha un ciuffo di capelli bianchissimi. Lo segue il poliziotto di prima, che si mette a sedere sulla panca. Al suo entrare tutti si alzano in piedi con rispetto, meno Liliom, che rimane a sedere dispettosamente. Lo scrivano siede, tutti si siedono).
Il VECCHIO POLIZIOTTO: Signor scrivano, qui sono i due di ieri. I numeri stanno gi nel registro.
LO SCRIVANO: N. 16.472.
PRIMO DETECTIVE: (consulta il suo libriccino, poi fa cenno al benvestito) Alzatevi. (Il benvestito si alza.)
LO SCRIVANO: Nome?
IL BENVESTITO: Dottor Reich.
LO SCRIVANO: Et?
IL BENVESTITO: 42 anni, ammogliato, israelita.
LO SCRIVANO: La religione non ci interessa... Perch vi siete ucciso?
IL BENVESTITO: Per debiti.
LO SCRIVANO: Che cosa avete fatto di buono sulla terra?
IL BENVESTITO: Ero avvocato...
LO SCRIVANO: (tossisce ostentatamente, poi)... Bene, di questo parleremo poi. Ora vi domando soltanto: volete, prima che tramonti il sole, ritornare ancora una volta sulla terra? Vi comunico che ne avete il diritto. Avete compreso?
IL BENVESTITO: S.
LO SCRIVANO: Chi si suicida, di solito, nella fretta, nell'agitazione, dimentica sempre qualche cosa. Non avete da fare nulla di urgente laggi? Da dire qualche cosa a qualcuno? Da regolare qualche cosa?
IL BENVESTITO: I miei debiti...
LO SCRIVANO: Questi non contano qui. Qui si tratta solo di cose dell'anima.
IL BENVESTITO: Allora pregherei... Quando... quando uscii pian piano di casa, il mio ultimo figliuolo, Oscar, dormiva ancora, e non osai baciarlo per tema di svegliarlo. Gli avrei dato tanto volentieri un ultimo bacio!
LO SCRIVANO: (al secondo detective) Il dottor Reich scende con voi per baciare suo figlio Oscar.
SECONDO DETECTIVE: (al benvestito) Venite.
IL BENVESTITO: (allo scrivano) Grazie. (s'inchina e parte dal fondo col detective).
LO SCRIVANO: (dopo aver segnato una registrazione nel libro, chiama:) N. 16.473.
PRIMO DETECTIVE (consulta il libriccino, poi a Liliom) Alzati.
LILIOM: A quell'altro avete detto: alzatevi (si alza).
LO SCRIVANO: Nome?
LILIOM: Liliom.
LO SCRIVANO: Questo  il vostro soprannome?
LILIOM: S.
LO SCRIVANO: Qual' il vostro vero nome?
LILIOM: Andrea.
LO SCRIVANO: Cognome?
LILIOM: Zavoczki, come mia madre.
LO SCRIVANO: La vostra et?
LILIOM: Ventott'anni.
LO SCRIVANO: Che cosa avete fatto di buono sulla terra?
LILIOM: (tace)
LO SCRIVANO: Perch vi siete suicidato?
LILIOM: (tace).
LO SCRIVANO: (al primo detective) Toglietegli il coltello (il detective eseguisce). Quando ritornerete sulla terra, vi sar restituito tutto.
LILIOM: Io devo ritornare sulla terra?
LO SCRIVANO: Zitto, e rispondete soltanto alle mie domande.
LILIOM: Io non ho risposto, ho domandato.
LO SCRIVANO: Qui non si domanda, si risponde soltanto. Si risponde soltanto, Andrea Zavoczki! Dunque, vi domando, avete qualche cosa ancora da regolare sulla terra? Qualche cosa da riparare?
LILIOM: S.
LO SCRIVANO: Di che si tratta?
LILIOM: Vorrei spaccare il cranio a Ficsur.
LO SCRIVANO: Le punizioni sono di nostra esclusiva competenza. Non avete altro da fare sulla terra?
LILIOM: Non saprei. Una volta che son qui non m'importa di ritornare indietro.
LO SCRIVANO: (al primo detective) Registrate: non fa uso del suo diritto.
LILIOM: (fa atto di ritornare alla panca).
LO SCRIVANO: Rimanete qui... Sapete che avete lasciato vostra moglie senza pane, senza sostegno?
LILIOM: S.
LO SCRIVANO: Ne siete pentito?
LILIOM: No.
LO SCRIVANO: Sapete che vostra moglie  incinta?... e che fra sei mesi metter al mondo una creatura?
LILIOM: Lo so.
LO SCRIVANO: E che anche la creaturina sar senza pane e senza sostegno? Nemmeno di questo vi duole?
LILIOM: Ormai me ne sono andato. Ci non mi riguarda pi.
LO SCRIVANO: Non fate il bravaccio, Andrea Zavoczki. Io vi leggo dentro, come in un libro aperto.
LILIOM: Se vede tutto, allora perch mi fa tante domande? Io voglio stare in pace una buona volta.
LO SCRIVANO: La pace dovete meritarvela.
LILIOM: Voglio che mi lascino dormire.
LO SCRIVANO: La vostra ostinazione non vi serve a nulla. Qui la pazienza  infinita come il tempo. Possiamo aspettare.
LILIOM:  lecito fare una domanda?... allora pregherei il signore di dirmi... se sar un maschio o una femmina...
LO SCRIVANO: Lo vedrete.
LILIOM: (commosso) Vedr il bambino?
LO SCRIVANO: Allora non sar pi un bambino.
LILIOM: Lo vedr?
LO SCRIVANO: Vi domando ancora una volta: vi pentite di aver abbandonato moglie e figlio, di essere stato un cattivo marito e un cattivo padre?
LILIOM: Un cattivo marito?
LO SCRIVANO: S.
LILIOM: E un cattivo padre?
LO SCRIVANO: Anche.
LILIOM: Io non potevo lavorare... non ero capace e... e non potevo star a vedere come la Giulia continuamente... continuamente...
LO SCRIVANO: Perch vi vergognate di dirlo? Come la Giulia continuamente piangesse! Perch avete paura di questa parola, e perch vi vergognate di averla amata?
LILIOM: (alzando le spalle) E chi mai si vergogna?... Ma non potevo star a vedere... E per questo sono diventato cattivo, perch mi repugnava ritornare alla giostra... Ed allora mi sono lasciato trascinare dal Ficsur, ed  successo tutto non so come... la polizia e l'ebreo col revolver... ed io ero innocente... E il denaro l'avevo gi perduto prima, al gioco. Ma non volevo lasciarmi arrestare (con tono di provocazione). Ho fatto forse male di non andar a rubare quando non c'era da mangiare a casa? Avrei forse dovuto andar a rubar per la Giulia?
LO SCRIVANO: (con forza) S! (Pausa).
LILIOM: (stupito) Da noi, alla polizia non mi hanno mai detto una cosa simile.
LO SCRIVANO: Hai battuto quella povera donna; l'hai battuta perch ti voleva bene. Come hai potuto fare una cosa simile?
LILIOM: Ci siamo bisticciati... lei diceva in un modo e io nell'altro... e poich aveva ragione lei, non ho saputo che rispondere e la rabbia mi  salita fin qui (additando la gola)... e allora ho picchiato.
LO SCRIVANO: Te ne penti?
LILIOM: (Scuote il capo, ma non osa pronunciare il "no". Poi, a voce pi bassa) Come ho sentito il suo collo cos sottile, quella volta... allora... come si usa dire... (s'interrompe, guardando con imbarazzo lo scrivano).
LO SCRIVANO: (con una lieta attesa nella voce). Te ne dispiace ?
LILIOM: (lo guarda con aria di sfida). Non mi dispiace niente.
LO SCRIVANO: Ti avevano offerto un posto di portinaio: (al detective) dove sta registrato questo?
DETECTIVE: Nel registro piccolo (gli porge il libro aperto che lo scrivano consulta).
LO SCRIVANO: Camera, cucina, paga ogni trimestre, cortile per tenere i polli. Perch non hai accettato?
LILIOM: Io non sono un portinaio. Non son capace di fare il portinaio. Per fare il portinaio... si dev'essere portinaio...
LO SCRIVANO: Se adesso ti dicessi: Liliom, ritorna sulla tua barella, domattina ti sveglierai guarito e riprenderai a vivere, faresti allora il portinaio?
LILIOM: No.
LO SCRIVANO: Perch no?
LILIOM: Perch... appunto per questo sono morto.
LO SCRIVANO: Questo non  vero. Tu sei morto perch volevi bene a quella povera serva e al bambino che portava in seno.
LILIOM: No.
LO SCRIVANO: Guardami negli occhi.
LILIOM: (lo guarda negli occhi) No.
LO SCRIVANO: (si liscia la barba, nervosamente) Ah, Liliom, Liliom, se qui non stesse di casa la pazienza divina. Ritorna al tuo posto. N. 16.474.
PRIMO DETECTIVE: (guarda nel suo libriccino) Stefano Kadar.
IL MALVESTITO: (si alza).
LO SCRIVANO: Arrivato oggi?
IL MALVESTITO: Oggi.
LO SCRIVANO: (indicando le nuvole rosse) Quanto tempo siete rimasto l?
IL MALVESTITO: Tredici anni.
LO SCRIVANO: (al detective) Siete gi rimasto con lui sulla terra ?
DETECTIVE: Sissignore.
LO SCRIVANO: Stefano Kadar, dopo tredici anni di penitenza siete ritornato sulla terra per dar prova che la vostra anima si  purificata nel fuoco. Che cosa avete fatto di buono laggi?
IL MALVESTITO: Ritornando alla mia capanna nel mio villaggio, ho veduto i miei bambini orfani che dormivano tranquillamente. Ma pioveva e la pioggia penetrava dal tetto sconquassato. Allora io mi sono fermato ad acconciare il tetto, affinch l'acqua non passasse pi. Il picchiare che facevo li svegli, ed essi si misero a gridare spaventati. Ma la madre accorse a consolarli, e siccome piangevano, disse: Non piangete,  il vostro povero e caro pap che picchia lass.  venuto dall'altro mondo per aggiustare il tetto.
LO SCRIVANO: Detective?
PRIMO DETECTIVE:  esatto.
LO SCRIVANO: (commovendosi) Stefano Kadar, avete fatto una bella cosa. Avete fatto una cosa che sar messa nei libri di lettura affinch i bambini si commuovano quando la leggeranno. (additando a sinistra) La grande porta  aperta per voi, la luce eterna vi attende.
PRIMO DETECTIVE: (con segni di grande rispetto fa passare il malvestito dall'uscio a sinistra).
LO SCRIVANO: Liliom.
LILIOM: (si alza e si avvicina alla scrivania)
LO SCRIVANO: Hai sentito?
LILIOM: S.
LO SCRIVANO: Quando quest'uomo venne qui era come te. Ma si  purificato ed ha sopportato la prova. Ha fatto una cosa bella.
LILIOM: Gran che ha fatto! Per aggiustare un tetto, ogni conciatetto lo sa fare.  molto di pi essere strillone al Boschetto.
LO SCRIVANO: Liliom, per intanto starai sedici anni nel fuoco di rosa, fino a che la tua creatura sar cresciuta. Nel frattempo sarai guarito anche della superbia e dell'ostinazione. E quando tua figlia...
LILIOM: Mia figlia?
LO SCRIVANO: Quando tua figlia avr sedici anni...
LILIOM: (china la testa, si copre gli occhi e sta per piangere. Ma si fa forza e scoppia in una risata fragorosa e dolorosa).
LO SCRIVANO: Quando tua figlia avr sedici anni, anche tu scenderai per un giorno sulla terra.
LILIOM: Io?
LO SCRIVANO: Tu, s. Come nelle fiabe, che i morti ritornano sulla terra.
LILIOM: Io ho sempre creduto che ce la dessero ad intendere.
LO SCRIVANO: Adesso ti sei convinto che  proprio vero.... scenderai dunque un giorno sulla terra, per far vedere a che punto sar progredita la purificazione della tua anima.
LILIOM: Si deve dimostrare ci che si sa fare?... Come... come un esame di autista?
LO SCRIVANO: S, un esame.
LILIOM: E uno sa ci che deve fare? Glielo dicono?
LO SCRIVANO: Questo no.
LILIOM: E allora?
LO SCRIVANO: Devi indovinarlo da te. E per questo appunto hai da rimanere sedici anni nel fuoco. E se farai per la tua figliuola qualche cosa di molto bello... qualche cosa di molto grande.. allora...
LILIOM: (con un sorriso triste) Allora? (tutti si levano in piedi e chinano la testa con solennit. Pausa).
Lo SCRIVANO: Ora ti lascio, Liliom. Hanno da passare sedici anni e un giorno prima che ti riveda. Ritornerai al mio cospetto dopo il tuo viaggio sulla terra. Bada bene e prepara qualche cosa di molto bello per la tua creatura... da ci dipender quale porta ti si aprir. Ora va, Liliom. (lo scrivano esce a sinistra, il poliziotto sta sull'attenti davanti a lui. Pausa).
PRIMO DETECTIVE: (si leva dalla panca e si avvicina a Liliom) Vieni, figlio mio. (si avanza verso la porta a destra e l'apre a met aspettando).
LILIOM: (al vecchio poliziotto, piano) Signora guardia!
IL VECCHIO POLIZIOTTO: Che volete?
LILIOM: Vorrei pregarla, se fosse cos buona...
IL VECCHIO POLIZIOTTO: Che volete?
LILIOM: (in un soffio) Una sigaretta!... (il vecchio poliziotto lo guarda stupefatto ed esce a sinistra senza una parola. Liliom si dirige verso la porta a destra. Il poliziotto scuote il capo, stupito di tanta sfacciataggine, poi ha un fugace sorriso, leva di tasca una sigaretta e la mette in mano a Liliom con le parole: Piglia qui, birbante. Il detective leva del tutto il catenaccio, la porta si spalanca e la stanza  invasa di luce di un intenso color di rosa. Liliom, abbagliato, indietreggia. Poi si copre la faccia con le mani e, tutto chino, passa davanti al detective, entrando nella luce).
...
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SIPARIO.
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QUADRO SETTIMO.
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Sedici anni dopo. Una casetta cadente, in mezzo ad una campagna deserta, chiusa da una siepe. Dinanzi alla casa un minuscolo giardinetto recintato, in fondo una palizzata, nella quale si apre una porta per le vetture. Dietro la siepe passa una via di sobborgo, oltre la quale si apre la vasta distesa dei campi.  una bella giornata di primavera, di domenica. Nel giardino vi  una tavola apparecchiata per due. Intorno siedono: Giulia, sua figlia Luisa, Maria e Lupo. Lupo  ben vestito, con una grossa catena d'oro al panciotto. Maria ha un vestito sgargiante e un gran cappellone.
GIULIA: Potreste rimanere a desinare
MARIA: Impossibile, mia cara. Dacch Lupo  proprietario del Caff Sorrento, deve stare sempre al Caff Sorrento.
GIULIA: E ci stai anche tu tutto il giorno?
MARIA: Io sto alla cassa, leggo i giornali, sorveglio i camerieri e il gran movimento del nostro esercizio.
GIULIA: E i ragazzi?
MARIA: In un matrimonio moderno  naturale che i figli vedano di rado i genitori. Le quattro figliuole sono con la governante, i tre ragazzi col precettore.
LUISA: Da brava, zietta, pranzi con noi.
MARIA: (dandosi delle arie) Impossibile oggi, cara, assolutamente impossibile. Forse un'altra volta. Venite, Lupo.
GIULIA: Da quando in qua dai del "voi" a tuo marito?
LUPO: Io io preferisco, cara signora. Finch ci davamo del tu non era che un litigare. Ora ci diamo del voi e viviamo come i signori. I miei rispetti, cara signora.
GIULIA: Arrivederci, Lupo.
MARIA: Addio, cara. (si abbracciano). Addio, bambina mia.
LUISA: Riverisco (Lupo e Maria partono).
GIULIA: Porta il desinare, bimba mia. (Luisa entra in casa e ne esce con la minestra. Si mettono a tavola).
LUISA: Di', mamma,  vero che non lavoreremo pi al jutificio?
GIULIA:  vero s, bambina mia.
LUISA: E dove lavoreremo?
GIULIA: Lo zio Lupo ci ha raccomandate ad un grande negozio, dove si fanno soltanto oggetti di arredamento per caff. Anche la roba del suo caff  stata acquistata l. Noi avremo da fare le tende, sai, delle belle tende da finestroni, ricamate, con applicazioni.
LUISA: Sempre meglio che al jutificio.
GIULIA: Certo.  un lavoro pi pulito e pi sano, ed  anche pagato meglio. Una fortuna per una povera vedova come tua madre. (mangiano. Alla porta grande compare Liliom con due detectives. Questi si dileguano lentamente, mentre Liliom rimane solo dinanzi alla porta.  vestito come nel giorno della morte.  pallidissimo, ma non invecchiato. Entra lentamente e si ferma davanti al recinto del giardinetto. Giulia siede in modo da voltargli le spalle; Luisa ha la faccia verso gli spettatori).
LILIOM: Buon giorno.
LUISA: Buon giorno.
GIULIA: Ancora un altro mendicante! Che volete, pover'uomo?
LILIOM: Nulla.
GIULIA: Denaro non ne abbiamo neppur noi, ma un piatto di minestra ve lo possiamo dare. (Luisa entra in casa) Venite di lontano?
LILIOM: S.
GIULIA: Siete stanco?
LILIOM: Stanchissimo.
GIULIA: L, presso alla porta c' una pietra. Sedetevi tranquillamente. Mia figlia vi porter sbito la minestra.
LILIOM: Questa  sua figlia, signora?
GIULIA: Sicuro.
LILIOM: (a Luisa) Voi siete la figlia?
LUISA: S.
LILIOM: Una bella ragazzina robusta. (prende con una mano il piatto e con l'altra tocca il braccio della giovinetta, che gli sfugge rapidamente).
LUISA: (corre da Giulia) Mamma!
GIULIA: Che hai, bambina?
LUISA: Voleva abbracciarmi.
GIULIA: Va l, va l, sciocchina. Un mendicante affamato vorr abbracciarti! Ha altro per il capo che le ragazze! Siediti e mangia (mangiano).
LILIOM: (mentre mangia la minestra, guarda continuamente le due donne, che non badano a lui) Lei lavora alla fabbrica?
GIULIA: S.
LILIOM: Anche sua figlia?
LUISA: Anch'io.
LILIOM: E il suo signor marito? (pausa).
GIULIA: Non ho marito, sono vedova.
LILIOM: Vedova?
GIULIA: S.
LILIOM: Il suo signor marito buon'anima  morto da molto tempo? (pausa).
GIULIA: (non risponde).
LILIOM: Mi son permesso domandare se suo marito  morto da molto tempo.
GIULIA: Da molto tempo.
LILIOM: Di che  morto? (pausa).
LUISA: Non si sa. And in America per lavorare e mor laggi all'ospedale. Poveretto, io non l'ho nemmeno conosciuto.
LILIOM: In America  andato?
LUISA: S, prima che io nascessi.
LILIOM: In America?
GIULIA: Perch fate tante domande? Lo avete forse conosciuto?
LILIOM: (deponendo il piatto) Lo sa Iddio... Ho conosciuto tanta gente, forse anche lui.
GIULIA: Bene, se lo avete conosciuto, lasciateci in pace con le vostre domande.  andato in America ed  morto l, e basta.
LILIOM: Bene, bene. Non vada in collera per questo. Non l'ho fatto con cattiva intenzione (pausa).
LUISA: Mio padre era un bellissimo uomo.
GIULIA: Non parlar tanto.
LUISA: Ma che cosa ho detto?
LILIOM: Una povera orfana potr pur parlare di suo padre.
GIULIA: Va bene, va bene.
LUISA: Mio padre aveva tre palle di osso che sapeva gettare cos bene che tutti lo consigliavano di andare sulla scena.
GIULIA: Chi ti ha raccontato ci?
LUISA: Lo zio Lupo.
LILIOM: Chi  costui?
LUISA:  il signor Lupo Beifeld, proprietario del Caff Sorrento.
LILIOM: Ah, l'ex servo di piazza?
GIULIA: (sorpresa) Conoscete anche lui? Mi pare che conosciate tutta Budapest.
LILIOM: Lupo Beifeld non  mica tutta Budapest. Ma conosco molta gente, molta. Perch non dovrei conoscere proprio il Beifeld?
LUISA: Era amico di mio padre.
GIULIA: Non era suo amico.
LILIOM: Con quanta severit parla del suo defunto marito.
GIULIA: Che c'entrate voi? C' forse qualcosa che non vi garba? Del mio povero marito posso parlare come voglio. Ci non riguarda nessuno.  affar mio.
LILIOM: S, s, s, soltanto affare suo (tutti e tre mangiano in silenzio).
LUISA: (a Giulia) Forse  un conoscente del babbo.
GIULIA: Domandaglielo, se ti interessa tanto.
LUISA: (si avvicina a Liliom, che si alza in piedi) Avete conosciuto mio padre?
LILIOM: (fa un cenno affermativo).
LUISA (a Giulia) Lo ha conosciuto.
GIULIA: (si alza) Avete conosciuto Zavoczki?
LILIOM: Certo, Liliom.
LUISA: Era davvero un cos bell'uomo?
LILIOM: Bello bello non era.
LUISA: Ma dev'esser stato buono.
LILIOM: Mica tanto. Per quanto ne so, era un teppista, uno strillone, uno che faceva i lazzi al Boschetto.
LUISA: (contenta) Ah faceva gli scherzetti?
LILIOM: Oh, se ne faceva! S, e cantava canzonette alla giostra.
LUISA: Cantava canzoni alla giostra?
LILIOM: Ma era anche un accattabrighe pericoloso, ragazza mia. Subito menava pugni. Ha picchiato perfino la tua mamma.
GIULIA: Questo non  vero.
LILIOM: S che  vero.
GIULIA: Non vi vergognate di raccontare alla bambina queste infami calunnie sul conto di suo padre? Andatevene subito, bugiardo infame! Mangia la nostra minestra e il nostro pane e poi ha la faccia tosta di offendere il nostro povero morto. Vergogna!
LILIOM: Ma io...
GIULIA: Non dovete raccontar di queste fandonie alla mia figlia. Prendigli il piatto, Luisa, e che se ne vada. Se non fosse un affamato cos, gli insegnerei io la strada (Luisa prende il piatto dalle mani di Liliom).
LILIOM: Dunque non l'ha battuta?
GIULIA: No, mai.  stato sempre buono con me.
LUISA: (sottovoce) Dite, faceva scherzetti e cantava?
LILIOM: Eccome!
GIULIA: Non parlare pi con lui. Andatevene una buona volta, in nome di Dio.
LUISA: In nome di Dio.
GIULIA: (siede di nuovo alla tavola e si rimette a mangiare).
LILIOM: Mi permetta, signorina... Ho qui in tasca un mazzo di carte, con le quali so fare giuochi bellissimi. Si terr i fianchi dal gran ridere.
LUISA: (che ha nella sinistra il piatto di Liliom, afferra con la destra la porticina del giardino).
LILIOM: Mi lasci entrare solo un pochettino, cara signorina, le insegner i giuochi.
LUISA: Andatevene in nome di Dio e lasciateci in pace, perch fate tante smorfie con la faccia?
LILIOM: Non mi scacci, mia bella signorina. Mi lasci entrare un momento. Un momentino solo. Tanto che le possa mostrare qualche cosa di bello, di allegro. (apre la porticina) Signorina, le voglio regalare una cosa (trae di tasca un grande fazzoletto rosso, nel quale  avvolta una stella lucente. Si guarda intorno se i detectives non lo vedano).
LUISA: Che  questo?
LILIOM: Sst! Una stella. (fa segno con la mano che  roba rubata).
GIULIA: (severa) Non accettare nulla da lui; certo l'ha rubata in qualche luogo. (a Liliom) Andatevene, in nome di Dio.
LUISA: (con energia) Andate. Sbrigatevi (gli chiude la porta del giardinetto in faccia).
LILIOM: (con amarezza) Signorina... cara signorina... devo mostrarle qualche cosa di bello... o... o fare qualche cosa di buono... qualche cosa di molto buono...
LUISA: (stendendo la destra) Quella  la porta.
LILIOM: Signorina!
LUISA: Marche!
LILIOM: Signorina! (la fissa stranamente, poi d'improvviso le d sulla mano un colpo che risuona forte).
LUISA: Mamma! (guarda fisso Liliom, che rimane col capo basso, come spezzato. Giulia si leva, e lo fissa pure, spaventata. Lungo silenzio).
GIULIA: (si avvicina lentamente ai due) Che avviene qui?
LUISA: (smarrita, con voce rotta, senza staccare lo sguardo da Liliom) Mamma... quest'uomo... io l'ho scacciato... mi ha battuta... sulla mano... ha battuto forte, eppure... eppure... non l'ho nemmeno sentito... Come se qualcuno mi avesse accarezzato dolcemente la mano... mamma (si nasconde dietro a Giulia. Liliom alza la testa arrogantemente e fissa Giulia).
GIULIA: (piano) Va, bambina, va subito in casa.
LUISA: (avviandosi) Mamma,  cos strano... si  sentito il colpo forte forte... (piange) E non mi ha fatto nessun male... come se... come un bacio sulla mano... Ah Dio! (si allontana, nascondendosi la faccia).
LUISA: (entra lentamente in casa. Giulia la guarda fino a che scompare, poi si rivolge lentamente a Liliom).
GIULIA: Avete battuta la mia figliuola?
LILIOM: L'ho battuta.
GIULIA: Siete venuto qui per battere la mia bambina?
LILIOM: No, non sono venuto per questo, ma l'ho battuta e ora me ne vado.
GIULIA: Per l'amor di Cristo, ma chi siete dunque voi?
LILIOM: (semplicemente) Un povero mendicante, che viene da molto lontano, ed ha ricevuto da voi un piatto di minestra ed un pane ed ha battuto la vostra figliuola. Siete in collera con me?
GIULIA: (con stupore misto a spavento, mettendosi la mano sul cuore) O Ges mio... Che  mai questo?.... Non sono affatto in collera con voi... affatto...
LILIOM: (va fino alla porta grande, e si appoggia allo stipite, con le spalle rivolte al pubblico).
GIULIA: (ritorna lentamente alla tavola e si siede) Luisa!
LUISA: (esce dalla casa).
GIULIA: Vieni, piccina mia, e terminiamo di mangiare.
LUISA: Se n' andato?
GIULIA: S. (siedono, ma Luisa rimane immobile, con la testa appoggiata alla mano) Perch non mangi?
LUISA: Che cosa ci  accaduto, mamma?
GIULIA: Nulla, cara. (i due detectives appaiono sulla strada. Liliom, precedendoli, se ne va lentamente, verso sinistra. Il primo detective fa con la mano un gesto di rassegnazione, come volesse dire che per quell'uomo non c' nulla da fare. Poi ambedue scuotono il capo e seguono lentamente Liliom).
LUISA: O mammina mia cara, perch non me lo vuoi dire?
GIULIA: Che ti devo dire, bimba mia? Non  accaduto nulla. Stavamo qui a mangiare tranquillamente,  venuto un poveretto a chiedere l'elemosina, ci ha parlato dei tempi andati e mi  venuto in mente tuo padre.
LUISA: Mio padre?
GIULIA: Tuo padre, Liliom. (pausa).
LUISA: D, mammina, ti  mai successo che qualcuno ti battesse e tu non lo sentissi?
GIULIA: S, cara, mi  successo altra volta.
LUISA: Ma  mai possibile che uno ti dia un colpo forte, un colpo proprio tremendo... e che non faccia male?
GIULIA:  possibile, bambina mia... che uno ti batta e che non faccia male... (pausa. Un suonatore d'organetto si  collocato accanto alla casa vicina e incomincia a far girare la manovella del suo strumento).
...
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...
FINE.