Thomas Mann.
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Fiorenza.
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Titolo originale: Fiorenza. 1906.
Traduzione di: Lavinia Mazzucchetti.
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1953. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Fiorenza  un sogno di grandezza e di potenza spirituale. Qui sono in gioco anime. Ne va del Regno, questo  tutto.  la rappresentazione di una lotta eroica tra i sensi e lo spirito: e questa rappresentazione  del tutto imparziale. Che Fiore tratti dall'alto in basso gli artisti non implica una tesi. Una tesi il libro l'avrebbe soltanto se fossi stato io a trattare dall'alto in basso Lorenzo. Ma io l'ho trattato da eroe. Ho usato una giustizia quasi eccessiva.
Dalla lettera di Thomas Mann a Kurt Martens, 28 marzo 1906.
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FIORENZA.
TRE ATTI.
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Tempo: il pomeriggio dell'8 aprile 1492.
Luogo: la villa medicea di Careggi presso Firenze.
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Lo studio del cardinale Giovanni de' Medici, stanza privata al piano superiore della villa. Tappeti ai muri; negli intervalli fra i tappeti, scaffali incassati e parzialmente occupati da libri e da rotoli manoscritti. Finestre alte dal suolo, con larghi davanzali. L'ingresso, chiuso da un arazzo, nel mezzo della parete di fondo. A sinistra un tavolo coperto da un tappeto di broccato che ricade pesantemente al suolo. Sul tavolo, calamaio, penne, carte; dietro a esso, una sedia a braccioli dall'alta spalliera. A destra, verso il proscenio, un sof ornato dello stemma mediceo con le palle; vi  appoggiato un liuto. Alla parete di destra un grande quadro di soggetto mitologico.
Davanti a esso, mobile a ripiani con vasi artistici.
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ATTO PRIMO.
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1.
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Sul sof di destra siede il giovane cardinale Giovanni: diciassettenne, zucchetto rosso, ampio colletto bianco e pellegrina rossa, il bel viso dolce e ironico; vicino a lui, sulla sedia, Angelo Poliziano, vestito di un lungo abito scuro, a pieghe, con maniche rigonfie, chiuso con semplicit intorno al sottile collarino ritto. Egli volge il viso intelligente e pensoso - incorniciato di riccioli canuti, dal forte naso aquilino, dalla bocca circondata da rughe - verso il cardinale, il quale, fortemente miope, si serve di un occhialetto a foggia di forbici. Sul tappeto davanti a loro sono accatastati alla rinfusa dei libri, alcuni dei quali aperti; il Poliziano ne tiene uno in mano.
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POLIZIANO: ... e a questo punto, Giovanni, amico mio e figlio del mio grande e diletto amico Laurentius, ritorno su quella speranza, su quel voto cos legittimo e fondato, per il quale, al pari mio, si rivolge a te tutto il mondo amico della sapienza... Non pensare che io trascuri il dovuto riguardo per la tua elevata posizione nella sacra gerarchia...
GIOVANNI: Scusate, maestro Angelo! Avete udito che cosa disse recentemente, in duomo, padre Girolamo, che, nella gerarchia degli spiriti, all'ultimo angelo segue immediatamente il predicatore cristiano?
POLIZIANO: Come?... Forse... Pu darsi che l'abbia sentito dire. Ma lasciamo perdere. Ci che vorrei fosse chiaro ai tuoi occhi  che il vicario di Cristo - la cui tiara, secondo il prevedibile corso delle cose, tu sei chiamato a cingere un giorno - non si pone affatto in contrasto con il suo sacro ufficio qualora adempia a quel voto che io so di tutti gli amici della bella sapienza. Si tratta della santificazione di Platone, Giovanni, tu lo sai. Platone  divino, e dichiararlo dio non  che un comandamento della ragione. Che questo atto saggio e magnifico sia riservato a un papa della casa de' Medici, illuminata dalla saggezza e dalla bellezza, non lo leggono solo gli astrologhi nel cielo, ma  cosa senz'altro logica e verosimile. Quanto poi a Cristo,  fuor di dubbio che anch'egli non potrebbe che approvare la canonizzazione del filosofo antico. La venuta di Cristo fu pi volte espressamente predetta dalle Sibille; n occorre che rammenti al mio discepolo i versi allusivi di Virgilio. Platone stesso, secondo una tradizione certa, vi ha accennato con chiare parole, e in Porfirio si legge che gli di riconobbero l'eccezionale piet e religiosit del Nazareno, confermarono la sua immortalit e in generale testimoniarono in suo favore nel modo pi benevolo... In breve, Giovanni mio, prego gli di che mi concedano di vedere il giorno in cui adempirai al voto che sempre vivamente ti raccomando. Quel giorno sar il frutto pi bello dei nostri comuni studi platonici... (Vedendo che il cardinale ride fra s e s) Posso domandarti che cosa ti diverte?
GIOVANNI: Nulla, nulla... Nulla, maestro Angelo! Ma mi  tornato a mente che frate Girolamo disse pochi giorni or sono in duomo che nel Dialogo dell'amore di Platone domina un'oscena costumatezza. Molto ben detto, eh, eh! Parole taglienti... ma non importa...
POLIZIANO: (dopo una pausa) Ci mi offende, nobile Giovanni, e ne ho ben donde. Voi siete distratto, questo pomeriggio, siete stato distratto durante tutta la lettura, massimamente distratto. Ne ho addossata la colpa all'ora poco propizia, all'inquietudine e alla pena del momento. Il vostro magnifico padre  malato, molto malato, e tutti tremiamo per la sua vita. Ma noi riponiamo in primo luogo speranze nella preziosa medicina somministratagli dal medico ebreo di Pavia; inoltre a me sembra che proprio nelle ore della tribolazione e del dolore la filosofia dovrebbe apparirci come la consolatrice pi grande e pi gradita. Tuttavia vi scuserei ampiamente, se fosse il pensiero del padre a distogliere la vostra mente dagli studi. Ma poich devo constatare che invece vi curate... di frate Girolamo, di quel ridicolo saio, di quel ceffo di frate mendicante...
GIOVANNI: Chi non si curerebbe di lui?... Perdonate, maestro Angelo! O via, non montate in collera, siate buono! La collera non vi si addice! Voi dovete dir sempre cose belle, pacate e perspicue. Non vi voglio forse bene, io? Non so forse a memoria quasi tutte le vostre ottave e tutti i vostri poemi in esametri latini? E dunque? Ma quanto al frate ferrarese, vorrei proprio che ne discorressimo un poco. Voi ammetterete che, a parte tutto,  una personalit peculiare e avvincente. E priore di un ordine mendicante e, lo si sa bene, gli ordini mendicanti non si possono non disprezzare. Sono l'oggetto del pubblico scherno e ogni volta che fui a Roma potei rendermi conto che per la Chiesa non rappresentano che un imbarazzo. Per, se uno di codesti frati spregiati e scherniti si leva sopra gli altri e, grazie alle sue doti singolari, non solo vince ogni preconcetto contro il suo ordine, ma attira su di s l'ammirazione di tutti...
POLIZIANO: Ammirazione! Chi lo ammira? Non io. Non io di certo.  la plebe che lo onora come uno dei suoi.
GIOVANNI: No, no, no, maestro Angelo, il frate non  un plebeo! E non solo perch esce da una famiglia antica e ragguardevole di cittadini di Ferrara! Io l'ho udito parecchie volte in Santa Maria del Fiore e vi assicuro che ne ho riportato un'impressione straordinaria e molto complessa. Difetta, in maniera sconcertante, di garbo e di grazia, ve lo concedo; ma osservandolo pi attentamente si direbbe che egli sia di una complessione di corpo e di spirito singolarmente delicata. Spesso sul pulpito deve sedere, tanto lo agita la sua stessa passione, e si dice che dopo ogni predica debba mettersi a letto, tanto  spossato. Ha una voce cos stranamente sommessa! Sono soltanto il suo sguardo e il suo gesto che talvolta le conferiscono, si direbbe, la potenza terrificante del tuono. Io vi confesser... a volte, quando sono solo, prendo il mio specchio veneziano e tento di imitare il frate mentre lancia i suoi fulmini contro il clero. (Imitando) Ma ora io stender le mie mani, dice il Signore; ora io vengo a te, o venale e lussuriosa Chiesa, scellerata, indegna, impudica! La mia spada cadr sui tuoi nipoti, sui tuoi postriboli, sulle tue cortigiane, sui tuoi palazzi, e tu farai prova della mia giustizia.... S, certo, ma, vedete, io non ne sono capace. Io sarei un ben misero predicatore di penitenza. Firenze mi coprirebbe di grasse risate, la sfacciata!... Ma c' un'altra cosa che saprei fare meno bene di lui, sebbene io sia cardinale e debba diventare papa, mentre lui  soltanto un povero frate mendicante, ed  questo: presagire le cose future, maestro Angelo. Tempo fa egli predisse la morte prossima del papa e di mio padre, il Magnifico, e Dio non voglia che questa profezia si avveri in tutto. Ma sta di fatto che il papa, quell'uomo cos lieto di vivere, che con cos garbata ironia si scelse il nome di Innocenzo,  caduto da settimane in una sorta di apatica insensibilit, al punto che a volte tutta la curia lo crede morto. E mio padre  cos malato che stamane gli  stata amministrata l'Eucarestia. E vero che il sacramento sembra averlo rinfrancato a tal punto che poi  riuscito a scherzarci sopra, in maniera cos malinconica, per...
POLIZIANO
Tuo padre ha ecceduto un poco durante il carnevale, ecco tutto! Le feste degli artisti sono state eccezionalmente sfrenate, e Lorenzo ama con tanto ardore la bellezza e il godimento da trascurare ogni riguardo per la sua salute. Vuota il bicchiere dell'amore e della gioia come se il suo corpo fosse invincibile quanto la sua anima meravigliosa. Non lo ... L'avrebbe potuto predire un bambino che una volta o l'altra si sarebbe preso una lezione a tal proposito! E tu vuoi considerare tutto ci come un miracolo del tuo frate? O via, Giovanni! Tu sei un pazzerello, oppure ti vuoi burlare di me, cosa pi verosimile. Perch allora non mi parli anche delle visioni del frate? Perch non mi dici che di quando in quando vede il cielo aprirsi, ode voci, vede piovere spade, frecce e fuoco? Ammettiamo pure che il buon frate creda alle sue rivelazioni e alle sue visioni, le metto in conto della sua ridicola semplicit. Ma se fosse un poco pi istruito e colto, se nelle sue attitudini e nei suoi studi non ci fosse tanto disperato disordine e tanta confusione, allora, ritengo, non avrebbe rivelazioni n visioni...
GIOVANNI
Questo mi persuade.  assolutamente vero. Noi siamo troppo istruiti e colti per avere visioni, e se mai ne avessimo non ci crederemmo. Ma intanto il frate ha successo, maestro Angelo!
POLIZIANO
Non si pu parlare di successo quando si conquista il popolino soltanto solleticando i suoi bassi impulsi. Se cos fosse, Firenze dovrebbe arrossire davanti all'Italia intera della fortuna di quel cappuccino ripugnante. Una volta mi trovai in duomo mentre predicava codesto ammirato priore di San Marco, ma per tutte le Grazie, le Muse e le Ninfe, non ci torno pi. Ho sempre supposto d'intendermi un poco di eloquenza, ma dovevo essere in errore. Un tempo a Firenze si credeva che un predicatore fosse da ammirare per la scelta ponderata e per la sobriet dei gesti, delle parole, delle locuzioni, per la vasta conoscenza degli autori antichi, testimoniata da citazioni sapientemente ordinate, da sentenze pregne di significato, dall'eleganza e dalla purezza della lingua, da una voce di buon timbro, dalla costruzione magistrale dei periodi e dall'armonico ritmo del suo eloquio... ma tutte queste evidentemente sono fandonie. La vetta della sublimit  raggiunta piuttosto quando un barbaro malaticcio, dagli occhi ardenti e dai gesti scomposti, piagnucola sulla decadenza dei costumi casti, disprezza la cultura e le arti, ingiuria poeti e filosofi, cita esclusivamente la Bibbia, come se non fosse scritta in un latino veramente obbrobrioso, e per di pi ha l'ardire di calunniare la vita e il governo del grande Lorenzo... (Si  alzato e cammina agitato innanzi e indietro, mentre il cardinale lo guarda compiaciuto attraverso il suo occhialino.)
GIOVANNI
Per la Vergine Santa, maestro Angelo, come siete magnificamente in collera! Siete cos fermamente determinato nel veder le cose da un lato solo... quasi come frate Girolamo in persona. Proseguite! Vi ascolto con vero godimento. Siate anche pi mordace, siate spietato! Epicurei e scrofe... il frate ha parlato di epicurei e scrofe. L'espressione  divenuta popolare. Si riferiva agli amici di mio padre, a Ficino, a messer Pulci, agli artisti e presumibilmente anche a voi, eh, eh...
POLIZIANO Ascoltate, nobile cardinale...
GIOVANNI
Via, via! E se anche fosse? Non vi voglio forse bene, io? Voi avete tutte le ragioni...
POLIZIANO
Io non dico di aver ragione, io dico che disprezzo codesto verme perch crede di possedere la verit. Un sorriso, o di! Una lieve ironia dissimulata! Una parola sottile, di dubbio e di superiorit, alle spalle del volgo, un segno d'intesa con noi, con le persone colte... e io gli avrei perdonato. Ma niente di tutto questo. Una cupa e stolta condanna dell'incredulit e dell'immoralit, del gusto di canzonare, del vizio, della sensualit, della vita grassa, della concupiscenza carnale...
GIOVANNI (non sta pi in s dalla gioia)
Vaccae pingues... ah, mio Dio, sapete cosa disse fra Girolamo delle vacche grasse che pascolano sul monte di Samaria? Ne parl citando Amos. Queste vacche grasse, disse volete sapere cosa significano? Significano le bagasce, tutte le mille e mille grasse bagasce d'Italia!. Buona! Eccellente! Niente da obiettare! Occorre fantasia, per una trovata simile. E un'immagine straordinariamente amena, indimenticabile! Vaccae pingues! Io non posso pi vedere una vacca grassa senza pensare a una sgualdrina, e non posso vedere una sacerdotessa di Venere senza che mi rammenti una vacca grassa. Ho fatto una piccola osservazione. Nel motto arguto, nell'immagine comica si trova il pi efficace contravveleno della concupiscenza.
Io non sono un bacchettone, newero? Mi dilettano le statue,
i quadri, gli edifici, i versi, la musica e gli scherzi, e non desidero altro che di vivere tranquillamente e serenamente, occupandomi di queste belle cose; ma, ve l'assicuro, con tutto ci non di rado io sento importune le tentazioni dell'amore. Mi squilibrano, intorbidano la mia gaiezza, mi riscaldano in maniera spiacevole... Basta! Ieri, in piazza, accanto alla mia portantina pass la grossa Pentesilea, quella che abita a porta San Gallo; io l'osservai e, v'assicuro, non provai la minima tentazione. Mi venne invece un tale crampo di risa che dovetti abbassare le tendine. Camminava tale e quale una vacca grassa che pascola sul monte di Samaria!
POLIZIANO (lievemente divertito)
Sei uno sciocco, Giovanni, con le tue vacche; donna Pentesilea  molto bella, ha acquisito una grande cultura umanistica e artistica e non merita affatto un simile paragone. Del resto mi piace sentirti prendere dal lato comico il tuo frate predicatore.
GIOVANNI
In questo vi sbagliate. Oh, affatto! Io lo prendo estremamente sul serio. Si pu forse fare altrimenti? E un uomo celebre. La nostra amabile Firenze sa bene seppellire sotto le beffe chi si arrischia in pubblico senza aver talento. Eppure lui l'ha turbata. E comunque bisogna concedere al frate una religiosit e un'esperienza della vita cristiana fuori del comune.
POLIZIANO
Esperienza della vita cristiana... eccellente! Se uno non ha imparato nulla, allora bisogna che ne facciano le spese esperienza della vita cristiana, illuminazione ed esperienza interiore. Lui nega gli antichi, non gli importa nulla n di Crasso, n di Ortensio, n di Cicerone. Non ha nemmeno ottenuto il titolo di dottore in teologia e disprezza tutto il sapere profano. Lui non conosce, non concepisce, non vuole che s, s, se stesso e parla sempre di se stesso, qualunque sia l'argomento che tratta... anzi, a volte ricorre ad aneddoti della sua vita privata, ai quali si sforza di attribuire un significato recondito... come se vi fosse un uomo di cultura e di buon gusto disposto ad attribuire la minima importanza alle esperienze di codesto barbagianni. Pochi giorni or sono, nella stamperia di Antonio Miscomini mi venne fra le mani un esemplare del suo Trattato dello Amore di Jesu Christo, che in breve tempo, cosa ridicola,  giunto alla settima ristampa. Poich il degno frate ripudia il bellissimo dialogo di Platone, ero curioso di vedere che cosa avesse da dire sull'amore. Ci che vi ho trovato, amico mio, era ripugnante oltre ogni dire. Una selvaggia e ardente confusione di sensazioni oscure, ebbre e febbrili, di presagi e stati intermedi dell'anima che si sforzano vanamente di raggiungere un'espressione plastica. Fui preso da vertigine, da nausea. Seriamente: comprendo benissimo che questo genere di esame debba essere un'occupazione logorante, comprendo i deliqui e le prostrazioni del frate. Invece di abbandonare i suoi rispettabili genitori rifugiandosi nel chiostro e nella santit, invece di fissare lo sguardo, chiuso fra le pareti nude di una cella, nel suo cupo intimo, codesto pazzo avrebbe dovuto istruirsi un poco e rendere il suo occhio pi chiaro e acuto per la varia, meravigliosa corporeit del mondo esterno. Allora saprebbe che creare non  n martirio n macerazione, ma un atto pieno di gioia; saprebbe che ogni cosa buona riesce facilmente e felicemente. Io ho scritto il mio Orfeo in pochi giorni, e i miei canti mi sgorgano dalle labbra al cospetto della bellezza di questo mondo, tra il vino e le feste, senza che poi mi debba mettere a letto...
GIOVANNI
A meno che non vi costringa il vino... S, maestro Angelo, voi siete il luminare del secolo. Chi potrebbe starvi a pari? Nessuno guarda al mondo con altrettanta simpatia. Nessuno sa lodare con pari dolcezza l'avvenenza di un fanciullo. Forse frate Girolamo si  detto che, per non sfigurare accanto a voi, un uomo ambizioso  costretto ad affrontare le cose in maniera un po' diversa...
POLIZIANO
Scherzi?
GIOVANNI
Non lo so. Mi domandate troppo. Io non so mai se scherzo o se parlo seriamente... Che c'?
UN PORTIERE (solleva il tappeto dell'ingresso)
Il principe di Mirandola.
GIOVANNI
Pico! E benvenuto. Non  vero, maestro Angelo, che Pico 
il benvenuto? (Ilportiere si ritira.) Su! Siate buono! Non vi voglio forse bene, io? Avete ragione voi, mi do per vinto. Frate Girolamo  un pipistrello... Siete contento? Bisogna pure discutere un poco, non  vero? Se voi l'aveste difeso, io ne avrei detto tutto il male possibile... Ecco Pico! Buon giorno, Pico!
POLIZIANO
Se tu fossi meno amabile, birbante, si potrebbe almeno serbarti rancore...
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2.
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Entra rapidamente Giovanni Pico della Mirandola, lascia cadere il mantello nelle mani di un servo e viene con vivacit verso il proscenio.  un giovane fiorente, elegante e capricciosamente vestito di stoffe di seta, con lunghi riccioli biondi ben pettinati, naso fine, bocca femminea e doppio mento.
PICO
Come sta il Magnifico?... Buon giorno, Vannino! Vi riverisco, nobile Angelo!... Puah, vengo meno per l'afa. Chi mi  amico, signori, mi procuri una limonata, fredda come le acque di Cocito. (Il cardinale, facendo cenno al Poliziano di rimanere, si alza con garbata sollecitudine e va a dare personalmente ordini.) Per Bacco, la lingua mi si appiccica al palato! Che aprile caldo! A Santo Stefano in Pane l'orologio segnava le quindici, e ancora non rinfresca. Dovete sapere che vengo da Firenze, al galoppo. Ho fatto colazione dai vostri parenti Tornabuoni, Giovanni, e mi sono trattenuto troppo. Bisogna riconoscere che i Tornabuoni hanno buona cucina. C'erano capponi di Francia, figlio mio, di una delicatezza che tu avresti saputo apprezzare. S, la vita ha i suoi lati belli. E Lorenzo... Seriamente, come sta Lorenzo, stamane?
POLIZIANO
Il suo stato sembra immutato, da quando l'avete visto voi, signore. Il cardinale e io aspettiamo qui la relazione del medico di camera sull'effetto della pozione di pietre preziose distillate, somministrata al nostro signore da messer Lazzaro di Pavia, e per ingannare le ore interminabili abbiamo atteso un poco agli studi, dai quali poi un oggetto indegno ci ha allontanati le mille miglia... ma maestro Pierleoni non ci ha ancora fatto saper nulla. Ahim, signor mio, io comincio a dubitare delle miracolose virt di quella decantata pozione. Chi l'ha preparata ha abbandonato immediatamente Careggi, dopo avere intascato, sia detto di passata, un onorario esorbitante, lasciando a noi di attendere l'effetto benefico della sua medicina. Si presentasse, questo effetto! Mio grande, amato signore! Ti ho forse salvato quattordici anni or sono dai pugnali dei Pazzi perch tu ora, al culmine della vita, debba venirmi strappato da un morbo perfido? Dove riparer, io infelice, se tu vai tra le ombre? Io non sono che un rampicante che si avviticchia intorno a te che sei il lauro, e che muore se
tu inaridisci! E Firenze? Che sar di Firenze?  la tua amata.
Io la vedo languire nel suo cordoglio vedovile...
PICO
Signor Angelo, vi prego, questo  un cantico funebre;  prematuro. Lorenzo  vivo, e voi poetate sulla sua morte! Il vostro genio vi trascina... Dite, maestro Pierleoni si  espresso finalmente in modo determinato sul carattere della malattia?
POLIZIANO
No, signore. Pierleoni spiega, in locuzioni difficilmente comprensibili al profano, che la sostanza vitale  intaccata dalla putredine. Pensiero spaventoso!
PICO
La sostanza vitale!
POLIZIANO
E ci che  pi terribile  l'intima inquietudine che agita il caro malato, nonostante la sua grande debolezza. Si rifiuta di restare a letto. Oggi si  fatto portare con la lettiga in giardino, nella loggia dell'Accademia platonica, in diverse stanze della villa e in nessun luogo trova requie.
PICO
Strano... Sei stato da tuo padre, oggi, Vannino?
GIOVANNI
No, Pico. E, sia detto fra noi: trattenermi da lui mi riesce tanto penoso che preferisco evitarlo. Mio padre  cos mutato... Ha un modo di guardarti, levando gli occhi al cielo e poi volgendoli da parte con un'espressione straziante... Tu non sai quanto mi sia insopportabile la vicinanza dell'infermit e della sofferenza. Divento malato anch'io. Mi investe come un alito di sepolcro... Ah, mio padre stesso ci ha educati ad allontanare da noi, fermamente, ogni cosa brutta, triste e angosciosa e a mantenere la nostra anima accessibile solo a ci che  bello e sereno; e ora non pu fargli meraviglia se...
PICO
Capisco. Comunque dovresti tentare di vincerti... Dov' tuo fratello?
GIOVANNI
Piero? Come posso saperlo? A cavallo, alla scherma; (tentando di riprendere un tono scherzoso) da una vacca grassa...
PICO
Da una... Ah! Ah! Guardate, guardate il piccolo Giovanni! Racconter al mio priore che il cardinale de' Medici non cita pi Aristotele, cita certe prediche... (Un servo gli porta la limonata ed esce.) Ma ora dite, dite, dite! Come ha accolto Lorenzo l'ultima nuova?
POLIZIANO
Quale nuova, signore?
PICO
Il fatto di frate Girolamo... lo scandalo in duomo...
GIOVANNI e POLIZIANO
In duomo?
PICO
Dunque ancora lo ignora? E nemmeno voi sapete nulla? Tanto meglio! Cos posso essere io a raccontarvi tutto! Ma prima lasciatemi bere... Che grazioso cucchiaino!
GIOVANNI
Fammi vedere... S,  grazioso. L'ha fatto Ercole, l'orafo.  uno che conosce l'arte sua.
PICO
Graziosissimo! Graziosissimo! Le palle... Che bei fogliami! Un pezzo riuscito! Ercole? Gli commissioner qualcosa. Ha molto buon gusto.
GIOVANNI
Lo scandalo, Pico!
PICO
S,  vero! Devo narrarvi dello scandalo!... Sappiate innanzitutto che si tratta di lei.
POLIZIANO
Ah, di lei..
GIOVANNI
Racconta! Racconta!
PICO
Lei va alle prediche di frate Girolamo, lo sapete.
POLIZIANO
Lo so... senza spiegarmi perch lo faccia.
PICO
Oh, io me lo spiego benissimo. Sono soprattutto le donne ad assoggettarsi con passione alle sue parole; e lui esercita l'efficacia maggiore sulle donne che hanno molto amato, com' facile constatare. Del resto, che volete, il frate  alla moda! Il suo successo supera ogni mia attesa, s'accresce costantemente sia nel popolo basso che tra la nobilt, e ora persino il popolo grasso comincia a interessarsi a lui. Ormai assistere alle sue prediche fa parte del costume elegante e io trovo, scusate, maestro Angelo, che sia un atteggiamento fanatico opporsi come voi fate. Ma, per venire al dunque: la divina Fiore  meno ostinata di voi. Negli ultimi tempi si  presentata con una certa regolarit ai piedi del frate, la qual cosa in s e per s sarebbe tale da rallegrarsene, e persino divertente. Il male  che Fiore si comporta in modo troppo ostentatamente provocante. Infatti ha l'abitudine di presentarsi in duomo tardi, con una mezz'ora di ritardo, quando la predica  gi ben avviata. Ma anche questo potrebbe passare, se la sua tardiva venuta fosse meno appariscente, pi discreta. Perch  proprio questa la circostanza aggravante: che la bellissima  incline allo sfarzo e a mostrarsi come una principessa; ha meno ritegno, a tal riguardo, del suo grande amante, Lorenzo. Tutta una turba di servi vestiti splendidamente circonda la portantina e accompagna la dama nell'interno della chiesa, per farle strada, attraverso la folla, sino al suo posto, e con un atteggiamento che non si pu certo definire cauto e modesto. Io fui presente quando fece a questo modo il suo primo ingresso, in piena predica. Gi la sua comparsa avrebbe suscitato agitazione... ma nel modo in cui avvenne suscit un piccolo tumulto. Tutti si urtavano, si accalcavano, bisbigliavano, sussurravano, l'additavano, e chi un istante prima si era curvato tutto contrito sotto le terribili rivelazioni di frate Girolamo, ora torceva il collo per non perder nulla dello spettacolo superbo ed entusiasmante, della vista deliziosa di quella donna celebre, sfarzosa, dall'incedere altero, divinamente bella. Quanto al frate, temetti che, nell'istante in cui la vide, perdesse il contegno e il filo della predica. Protrasse la parola che stava pronunciando, come se fosse stato preso da terrore. Parve farsi di gelo. Se  sempre smorto, in quell'istante il suo viso si copr di un pallore cereo e io non dimenticher mai il sinistro alternarsi di luci e di ombre con cui i suoi occhi fiammeggiavano, si spegnevano, si riaccendevano...
POLIZIANO
Voi raccontate bene, signore.  un vero godimento seguire l'armonioso fluire del vostro discorso.
PICO
Per Ercole, maestro Angelo! In questo caso ci che  occorso  un pochino pi importante del discorso che lo descrive, e io vi prego di rivolgere la vostra attenzione ai fatti piuttosto che ai detti...
GIOVANNI
Occorso... discorso, fatti... detti... Bravo, Pico! Bravo!
PICO
Lasciatemi finire... Da quel giorno tra frate Girolamo e la divina Fiore si ingaggi una guerra silenziosa e rabbiosa. Se all'inizio quell'arrivare in ritardo poteva sembrare un'elegante noncuranza, la proterva ostinazione con cui ella vi persistette rese sempre pi manifesto che si proponeva in tal modo di provocare il frate e il suo uditorio. Egli dal canto suo tent numerose difese contro la mancanza di puntualit da parte di lei. Predicava con voce alta e terribile per coprire il rumore dei servi che irrompevano in chiesa. O l'abbassava sino a farla diventare un bisbiglio misterioso, per costringere gli astanti a concedergli attenzione. Oppure smetteva di parlare e manteneva un silenzio colmo di disapprovazione finch madonna Fiore non avesse raggiunto il suo posto e non fosse tornata la calma; quindi proseguiva nella sua predica in maniera ancora pi terribile. Per noi infatti la cosa ha questo vantaggio: che da quando Fiore viene in duomo, il padre supera se stesso. Predica suscitando raccapriccio, pianto e terrore; le punizioni che minaccia alla citt per la sua dissolutezza fanno rabbrividire, e dopo la predica tutti camminano per strada ammutoliti, come tramortiti. Pi volte, mentre il
frate parlava della miseria del mondo, della piet e della redenzione, colui che trascrive le prediche, sopraffatto dai singhiozzi, ha dovuto interrompere il lavoro. Il frate possiede l'arte di raggiungere le coscienze con parole dal tono misterioso che scuotono la folla come un sol corpo. Ed  molto interessante osservare questo fenomeno, mentre si prova lo stesso turbamento. Come si pu comprendere, l'affluenza alle prediche crebbe ancora di molto... Ma la nostra bella signora non abbandon il suo atteggiamento strano e arrogante, e oggi si  giunti all'esplosione, alla catastrofe. Frate Girolamo si  spinto troppo oltre, io non intendo prendere le sue difese. La sua grande virtuosit l'ha travolto... Ascoltate dunque cos' accaduto. Ancor prima dell'alba il duomo era pieno di gente che voleva assicurarsi un buon posto; per l'ora della predica davanti e dentro la chiesa la calca era tale che uno spillo non sarebbe potuto cadere al suolo. Non esagero dicendo che c'erano diecimila persone. Si valuta a duemila soltanto il numero dei forestieri affluiti da ogni parte. Dalla campagna e dalle ville, proprietari e contadini s'erano messi in cammino che era ancor notte per essere presenti alla predica, e si vedeva gente arrivata sino da Bologna. La ressa fra San Marco e il duomo era spaventevole. Le autorit faticavano a difendere lungo il percorso il priore dalle manifestazioni d'amore della folla che voleva baciargli le mani e i piedi e strappare lembi dalla sua tonaca. Nella via Larga, poco lontano dal vostro palazzo, Giovanni, una donna si  messa a urlare che era guarita dal flusso di sangue non appena aveva toccato la veste del profeta. Si  gridato al miracolo e la folla esclamava: Misericordia!. Dentro il duomo c'erano i padri di San Marco, le confraternite e tutta Firenze. C'erano membri della Signoria e cappe rosse del Collegio degli Otto. Si vedevano uomini e donne di ogni et e condizione, ragazzi arrampicati alle colonne, artigiani, poeti e filosofi... Finalmente frate Girolamo  sul pulpito. Il suo sguardo, quel suo strano sguardo fisso e ardente, si volge alla folla che trattiene il respiro e, in mezzo a un silenzio oppresso, il frate comincia a parlare. Parla a Firenze, si rivolge a lei dandole del tu e le domanda con terribile calma e lentezza come viva, come trascorra i suoi giorni e come le sue notti. Forse nella purezza, nel timore dei sensi, nello spirito, nella pace? Poi s'interrompe, aspettando risposta; e Firenze, folla dalle mille teste che riempie il duomo, si curva sotto quello sguardo insostenibile che scruta, che indovina, che riconosce tutto, che tutto sa... Tu non mi rispondi riprende... E raddrizzando la sua gracile figura, grida con voce terribile: Allora te lo dir io!. E qui comincia una resa dei conti spietata, una sorta di giudizio universale sotto il quale la folla si torce come sotto i colpi di una verga. Sulla bocca del frate ogni debolezza della carne diventa un peccato indicibilmente abominevole. Senza riguardi e con un'intonazione spaventevole, egli indica i vizi con il loro nome, nomi non mai proferiti in un luogo sacro, e ne dichiara colpevoli il papa, il clero, i principi italiani, gli umanisti, i poeti, gli artisti e gli organizzatori di feste. Leva le braccia e una visione spaventevole, un'immagine di diabolica tentazione sorge dalle fauci dell'apocalittico abisso:  la druda, che siede su molte acque, la donna sulla bestia!  vestita di porpora e scarlatto,  coperta d'oro e di perle e tiene un calice d'oro nella mano, pieno dell'abominio e dell'impurit della sua lussuria. Sulla fronte le sta scritto il nome, il mistero, la grande Babilonia, la madre della passione malvagia. Quella donna, grida il frate quella donna sei tu, Firenze, invereconda e procace druda! Tu sei bella, sei vestita sontuosamente, sei profumata e imbellettata. La tua parola  sottigliezza d'ingegno e ricercata armonia, la tua mano disdegna ogni oggetto che non porti il sigillo della bellezza, il tuo occhio si posa sensuale su quadri preziosi e sulle statue di ignudi di pagani. Ma il Signore ti ha sputato dalla sua bocca... Ascolta!... Non odi tu voci nell'aria? Non odi il battito delle ali della tua rovina? Ebbene,  la fine.  finita. Il pentimento giunge troppo tardi. Il giudizio  imminente. Io te l'ho profetato cento e cento volte, Firenze, ma tu, nella tua lussuria, non hai voluto ascoltare il povero frate che sapeva. Sono passati i giorni delle danze, dei corteggi e dei canti osceni... Infelice, tu sei perduta! Orrore! Vedi? Scendono le tenebre. Il tuono riempie l'aria. La spada del Signore cala su di te... Salvati! Fai penitenza!... Troppo tardi! Il Signore riversa le sue acque sulla terra. Il Signore spazza via le maschere e i travestimenti del tuo carnevale, i libri dei poeti latini e volgari, i tuoi ornamenti e gli orpelli della tua avvenenza, i tuoi profumi, gli specchi, i veli, le trecce finte, i quadri di impudica bellezza, le statue pagane. Vedi tu i riflessi di sangue dell'incendio? Eserciti selvaggi portano la guerra entro le tue mura. La carestia cammina sghignazzando nelle tue strade. La peste soffia il suo alito fetido su di te...  la fine! La fine! Tu sei annientata fra i tormenti.... No, amici, io non riesco a darvi un'idea dell'invettiva del frate! Voi non vedete l'espressione del suo volto e i suoi gesti, non udite la sua voce, non siete soggiogati dal suo demone. La folla gemeva come sotto la tortura. Io ho visto
uomini barbuti che, presi dal terrore, balzavano in piedi per fuggire. Un lungo grido disperato che chiedeva misericordia si lev dalla folla: Piet!... E silenzio di morte... E poi, d'improvviso, lo sguardo del frate si spegne. In quest'attimo d'infinito terrore un prodigio si compie. La collera demolitrice dipinta sul suo volto si dilegua. In atto d'infinito amore egli apre le braccia... La grazia! grida... La grazia  scesa! Firenze, popolo mio, citt mia, io te lo prometto, se farai penitenza, se rinuncerai ai tuoi empi sollazzi e ti concederai in sposa al re dell'umilt e del dolore. Guarda, o Firenze! e cos dicendo leva alto il suo crocifisso. Ges vuol essere il tuo re... Lo vuoi tu? Voi che siete tormentati dal peccato, segnati dall'afflizione, voi, poveri di spirito, che nulla sapete di Cicerone e nulla dei filosofi, voi tutti, miserabili e oppressi, ammalati e disprezzati,  a voi che egli porta difesa, conforto, sollievo, elevazione. Non ha detto san Tommaso d'Aquino che i beati nel regno dei cieli vedranno le pene dei dannati affinch maggiore sia la loro beatitudine? Cos sar. Ma la citt che sceglie Ges a sovrano sar beata in questo mondo terreno. Nessuno dovr vivere di stenti mentre altri camminano su impiantiti di mosaico in mezzo a begli arredi. Ges vuole - io lo annuncio come suo vicario - vuole che il prezzo delle carni venga ridotto a pochi soldi la libbra; vuole che chi  tenuto a pagare cinque moggi di farina a un convento li dia ai poveri. Vuole che i sontuosi vasi d'oro e i quadri delle chiese siano venduti e il ricavato sia diviso fra il popolo. Vuole.... Ed ecco, Giovanni, maestro Angelo... proprio in questo estatico istante di universale commozione, di rimorso, di abbandono, ecco verificarsi quella catastrofe che per lungo tempo dar ai fiorentini infinita materia di chiacchiere. Si ode rumore alla porta principale, un tramestio, un mormorio, e un risuonare di passi che cresce rapidamente. Nei fasci di luce, che scendono obliqui dalle finestre, si vedono lampeggiare armi. Uomini armati di alabarde si fanno innanzi nella navata centrale e, chiedendo a gran voce il passo, respingono a destra e a sinistra la folla impaurita. Nella strada cos aperta, circondata da attendenti e da paggi, eretta e bella, cammina la divina Fiore. Mai l'avevo veduta tanto splendida. La grande perla donatale di recente da Lorenzo riluceva lattea sulla sua fronte immacolata. Le mani raccolte sul grembo, gli occhi bassi ma vigili, un sorriso impareggiabile sulle labbra, ella avanza lentamente verso il suo posto, proprio di fronte al pulpito. Ma il frate, il ferrarese, interrompendo subitamente la frase che stava pronunciando, protendendosi con ira profetica dal
parapetto, tendendo il braccio in gi, e appuntando l'indice al viso della donna: Guardate! grida. Volgetevi tutti e guardate! Ecco che viene, ecco che  giunta,  qui, la druda con cui hanno fornicato i re della terra, la madre di tutti gli orrori, la donna sulla bestia, la grande Babilonia!.
POLIZIANO
Spaventoso!... Il miserabile!...
GIOVANNI
Molto ben espresso, comunque.
PICO
No, no, non giudicate, signori! Voi, per vostra disgrazia, non c'eravate, e non riuscireste a farvi un'idea della veemenza di quell'istante. Dovete pensare che tutto ci che quel frate scorge nelle sue visioni diventa realt presente, nell'atto ch'egli lo esprime. La mano pallida che spuntava dalla tonaca scura si agitava fremente, mentre l'appuntava rigido e in atto di scomunica al viso di lei; e finch non lasci ricadere quella mano, la bella Fiore fu realmente la donna apocalittica, la grande Babele in tutta la sua impudica magnificenza. Il popolo, agitato fra opposti sentimenti, fra dannazione e grazia, scosso, esaltato, non dubitava di questo. Ribrezzo, timore e odio lampeggiavano dai mille occhi che fissavano da ogni parte la donna. Si ud un lamento, un rantolo, che parve anelare al suo sangue. Anch'io la guardai e in verbo Domini vi assicuro che sentii i capelli rizzarmisi sul capo e un brivido corrermi lungo la schiena.
POLIZIANO
Voi li andate cercando codesti brividi, confessatelo, signore!
GIOVANNI
E lei? E lei?
PICO
Lei rimase per un'avemaria come impietrita. Poi balz in piedi con una parola di collera, fece cenno al suo seguito e abbandon con furia il duomo. Corse poi voce che avesse ordinato alla sua gente di ammazzare il frate sul pulpito, ma che nessuno avesse osato. Secondo alcuni, dopo la predica lei mand a San Marco un messo con un'incombenza segreta.
Comunque il frate  stato trascinato dalla sua irruenza a un eccesso deplorevole. Io mi guardo bene dal difenderlo. Quale che sia la condotta di quella donna... non la si tratta in codesto modo. Vituperarla davanti a tutto il popolo!  forse una cortigiana?
GIOVANNI
(sogghignando)
S!...
PICO
E l'amante del Magnifico, per il grande Eros! E questo, mi pare,  ben diverso che se fosse una di quelle tenute a portare un velo giallo e ad abitare in certe contrade. Una donna cos meravigliosa! Se anche non sapessimo che, pur nata in paese forestiero,  discendente naturale di una nobile casata fiorentina, ce lo rivelerebbero in ogni momento la sua splendida intelligenza, il suo versatile talento, la sua profonda cultura umanistica. Le sue terzine e le sue stanze sono incantevoli, la sua arte nel suonare il liuto mi ha commosso sino alle lacrime. Conosce a memoria innumerevoli versi di Virgilio, di Ovidio, di Orazio, e per la grazia con cui ultimamente, dopo la colazione in giardino, recit quell'ardita novella del Decamerone, io l'avrei adorata. Ma se anche tutto questo non bastasse ad assicurarle l'ammirazione di ognuno, ebbene!  la donna che il grande Lorenzo ama.
POLIZIANO
Proprio cos, signore. E devo essere io a dirvi come interpretare ci che  accaduto? Voi, che col vostro acuto sguardo penetrate tante cose della terra e del cielo, voi, la fenice fra gli spiriti, il principe dei dotti e il dotto fra i principi... voi non volete proprio vedere di che si tratta? Non riuscite a vedere che quest'ultima enormit del ferrarese non  altro che un nuovo atto ostile, un nuovo protervo e odioso attacco contro il Magnifico e la sua famiglia? La nostra divina signora ha fatto sentire al frate tutto il disprezzo ch'egli si merita; e vendicandosi in maniera cos intemperante, lui non segu, come voi credete, il cieco impulso di un'irosa passione, ma volutamente colse l'opportunit di lanciare uno dei suoi perfidi strali contro l'uomo che egli stesso chiama vilmente il forte e ai piedi del quale Firenze giace felice ormai da due decenni. Voi siete un grande signore, che potrebbe comandare una citt e
guerreggiare, se non preferisse vivere da libero cultore della scienza, mentre io sono solo un povero poeta, che non possiede nulla sulla terra se non il suo ardente amore per la casa de' Medici, fonte della luce, della bellezza e della gioia. Ma questo mio amore mi comanda di parlare, mi comanda di strappare voi, giovane accecato, dal luogo in cui la vipera  celata nell'erba. La congiura dei Pazzi, che ci port via in duomo il bel Giuliano, e di cui sarebbe stato vittima anche Lorenzo se un dio non mi avesse dato la forza di chiudere alle sue spalle, appena in tempo, la porta della sagrestia... la congiura dei Pazzi, dico, fu un nulla, uno scherzo, un gioco da bambini a confronto delle trame infernali che ora nello stesso luogo, in Santa Maria del Fiore, si ordiscono contro i Medici e la loro splendida signoria. A codesto verme sono saliti alla testa i facili successi riportati sulla folla avida di cose nuove, grazie alle manifestazioni della sua spregevole natura. La sua smania di possedere cuori umani, la sua brama di conquistare gli spiriti si mostra ogni giorno pi scoperta. Comprendete, comprendete, signore! Lo sguardo torbido di colui  rivolto al potere! E che cosa accadrebbe se gli fosse dato? Considerate ci che sta accadendo e lo spavento vi agghiaccer! Il numero di coloro che, abbagliati dall'ambigua mitezza della sua dottrina, si schierano intorno al triste dittatore, cresce in misura spaventevole. A questa sorta di gente miserabile, penitente, nemica della bellezza, uomini pi felici hanno affibbiato il nomignolo di piagnoni, come si chiamano coloro che sono pagati per piangere ai funerali. Che cosa  accaduto? Umili come sono, loro hanno fatto di quel nomignolo un titolo di onore e ora piagnone indica un partito politico ostile ai Medici e di cui il vostro frate si sente il capo! E poi? Giovani delle prime famiglie della citt, un Gondi, un Salviati, adolescenti eleganti e brillanti, beniamini degli di come voi, si sono gettati ai piedi di quel genio malvagio e hanno chiesto di essere accolti come novizi a San Marco. Il popolino  sobillato e adescato con le promesse. Si  giunti al punto che alcuni infingardi hanno esposto davanti al duomo e al palazzo sonetti satirici contro Piero de' Medici. Ah, signore, che avete fatto, che avete mai fatto, chiamando a Firenze quell'uomo e spianandogli la via col vostro prestigio...!
PICO
 permesso ridere un poco alle vostre spalle, maestro Angelo, o ve ne avreste a male? Se vedeste l'espressione del vostro viso! Su, guardatevi allo specchio! Avete tutta l'aria d'essere anche voi un piagnone, di appartenere al partito politico dei piagnoni. Ah! Ah! O buoni di! Che buffo partito politico! Proprio da prendere sul serio! Insegnatemi voi qualcosa sui nostri fiorentini! Io non li conosco, non li ho mai studiati, io! Mi immagino che siano brava gente che non intende scherzi nelle sue passioni! No, no, scusatemi, ma non riesco a stare serio. Dicendo le cose come stanno, Piero  impopolare a Firenze perch i suoi modi imperiosi e aspri sono inopportuni; ma  un po' eccessivo porre in relazione con le prediche di frate Girolamo i brutti sonetti che gli sono stati lanciati contro. Se per Andrea Gondi e per il piccolo Salviati il colmo del buon gusto consiste nell'indossare la tonaca dei domenicani... volete forse impedirglielo? Vi confesso che anch'io ho civettato con questa idea. Mi pare che viviamo in un'epoca libera da pregiudizi, newero? Posso o non posso io, a Firenze, vestirmi come voglio, in modo bizzarro e rispondente alla mia personalit, senza che la gente mi segni a dito? S, lo posso, sia in senso fisico che spirituale. Ebbene, se ora io fossi stanco dello scarlatto e del celeste e preferissi il sobrio colore della tonaca dei frati? Perch non vi siete indignati quando, dopo tanti e tanto vari corteggi carnevaleschi, ha avuto un successo sorprendente il famoso trionfo della morte, nel quale i cadaveri si levavano dalle nere bare? Queste cose sono come un poco di pepe dopo tanto dolce... Che ho fatto persuadendo Lorenzo a chiamare frate Girolamo a Firenze? Ho donato alla citt un grande uomo, per Zeus! e ne sono orgoglioso! Sono certo che Lorenzo  il primo a essermene grato. Forse non ha pregato recentemente gli spoletini di cedergli la salma di Filippo Lippi per il duomo, soltanto per aggiungere una nuova tomba alle celebri tombe di Firenze? Quando un giorno frate Girolamo sar morto, allora i ferraresi e forse anche i romani ci manderanno ambasciatori per chiederci le sue ceneri. Ma noi non le cederemo. Tutta l'Italia verr a visitare la tomba del frate che ha fatto parlar tanto di s, e allora io potr dire d'essere stato il primo a riconoscere, a esaltare le sue doti... S, miei signori! Ho vinto la mia partita. Non ne ero affatto sicuro, perch chi mai pu prevedere i capricci di Fiorenza? In quel capitolo di domenicani, a Reggio, dove lo vidi per la prima volta, all'inizio nessuno l'aveva notato. Io mi trovavo nel circolo di letterati e di dotti che prendevano parte al capitolo ed egli sedeva silenzioso e assorto in mezzo ai frati finch la discussione si volse a problemi di scolastica. Ma quando si tratt della disciplina, allora intervenne improvvisamente e sorprese tutta l'assemblea con la strana e demoniaca originalit delle sue idee e delle sue parole. Le condizioni della Chiesa e del pubblico costume apparvero d'improvviso in una luce cruda e infernale, e l'ardente spontaneit, l'estatica limitatezza della sua esposizione mi commossero oltre ogni dire. Oh, non me soltanto! Innumerevoli uomini eccellenti, persino dei principi, iniziarono un carteggio con lui. Io invece ricercai la sua conoscenza personale, che rafforz la mia prima impressione. Dovunque, nei miei viaggi, proclamai le sue lodi. Infine mi trasferii a Firenze e qui, approfondendomi nell'interessante studio di questo popolo vivace, colto e dalla lingua tagliente, di questa comunit irrequieta e desiderosa di cose nuove, in un momento di umor giocondo concepii il disegno di ricorrere alla mia influenza affinch frate Girolamo fosse chiamato. La sua fama era fondata, le mie lodi gli avevano spianato il cammino, dunque gli sarebbe stata offerta la possibilit di operare. Era un rischio, un tentativo temerario. Quest'uomo, mi dissi, in questa citt, o affogher nel ridicolo, tormentato da motti arguti... oppure avr il pi grande successo dell'epoca. Signori... si  verificata la seconda possibilit. Io parlo con il mio amico, con il Magnifico; il Magnifico parla con i padri di San Marco; padre Girolamo viene chiamato. Dapprima si limita a istruire i novizi del convento, ma poi gli viene richiesto di soddisfare la curiosit che ha suscitato e di concedere l'accesso al convento ad alcuni privilegiati, durante l'istruzione. L'uditorio cresce di giorno in giorno e lui non si oppone. In fede mia, non vi si oppone! Viene pregato con insistenza di salir sul pulpito, da parte di intenditori, di nobili dame, di tutti. Si schermisce un poco e poi cede. La chiesetta di San Marco  stipata. Egli predica e ha un successo inaudito. Il suo nome  sulla bocca di tutti. Platonici e aristotelici lasciano da parte per un momento le loro dispute e discutono del valore di codesto censore cristiano. Ben presto la chiesa del convento  troppo piccola per l'affluenza della folla, cos il frate tiene le sue prediche a Santa Maria del Fiore. Se da principio aveva suscitato l'interessamento di pochi dotti e intenditori, ora si infiamma per lui il popolino, nel cui animo la sua chiaroveggenza malinconica, il suo giudizio profondo su tutti gli aspetti della vita esercitano un'influenza magica. I suoi frati lo eleggono priore e lui fa di San Marco (dove prima di lui non s'era vissuto n meglio n peggio che negli altri conventi) un rifugio di santit. I suoi scritti sono avidamente letti. La sua persona  tema di tutte le conversazioni. Accanto a Lorenzo de' Medici,  l'uomo pi famoso,
pi discusso, l'uomo pi grande di Firenze... E io osservo tutto questo con serena soddisfazione; n i vostri grilli, maestro Angelo, turberanno questo mio istruttivo divertimento!
POLIZIANO
E nemmeno lo pretendono, signore. Firenze sa che anch'io sono l'opposto di un lunatico. Fate conto che sia stata soltanto l'invidia a suggerirmi ci che ho detto e che non voglia concedervi un divertimento che non comprendo e al quale non posso prender parte. In verit vi confesso che non capisco nulla di ci che sta accadendo. Ho spesso ringraziato gli di d'avermi fatto nascere in quest'epoca di aurora e di resurrezione che mi appare bella e incantevole come un mattino. Il mondo sorride risvegliandosi, e respirando apre il proprio calice alla luce novella; il mondo  come un fiore che sboccia. Paurosi spettri dalle cave occhiaie, pregiudizi odiosi e crudeli che angustiarono l'umanit durante una lunga notte si dileguano. Tutto si rinnova. Un immenso e affascinante campo di studi dimenticati e insospettati si schiude ai nostri occhi. La terra d alla luce per noi fortunati i tesori di bellezza dell'antichit. Divenuto libero ed esperto, l'individuo gode della propria personalit. Audaci e temerarie imprese sono coronate di gloria. Innocente e spoglia di ogni velame e di ogni vincolo l'arte incede per il mondo nobilitando ogni cosa che il suo dito sfiora. L'umanit, piena del dio che dona l'ebbrezza, segue il trionfo dell'arte, sua sorridente guida, e il suo giubilo  culto di bellezza e di vita. Ma ecco, all'improvviso, che cosa avviene? Che cosa accade? Un uomo, uno solo, troppo brutto e maldestro per prender parte alla danza di gioia, tristo, malevolo, ingrato, si leva e si scaglia contro questa divina condizione delle cose. E il suo velenoso fanatismo ottiene realmente che le turbe che seguono il corteggio si assottiglino, che schiere di rinnegati si raccolgano intorno a lui come se ci che dice fosse qualcosa di inaudito, di travolgente nella sua novit. E che cosa dice costui? Che cosa emana da tutto il suo essere? Morale!... Ma la morale  ci che v' di pi vecchio, di pi superato, di pi noioso, di pi trito! La morale  ridicola! La morale  impossibile!... Non  cos? Non  forse cos? Parlate, signore! Che cosa potete rispondermi?
PICO
Nulla. Per ora assolutamente nulla, maestro Angelo. Voglio assaporare in silenzio la bellezza delle vostre parole. Che magnifiche cose avete detto della nostra epoca!  come un fiore che sboccia.... Io vi prego fervidamente... voi dovete trarne qualcosa... dovete mettere in versi tutto questo. Io sto pensando se forse l'ottava... o forse l'esametro latino...
GIOVANNI
Tu devi rispondere, Pico, altrimenti sei sconfitto.
PICO
Rispondere? Volentieri! Ma mi pare di aver gi domandato se viviamo davvero in un'epoca senza pregiudizi. E se  cos... allora? Questa spregiudicatezza dovr avere dei limiti? Il libero pensiero dovr diventare una religione e l'immoralismo una variet del fanatismo? Io mi rifiuto di ammetterlo!... La morale si  resa ridicola,  divenuta impossibile, sta bene! Ma poich a Firenze il ridicolo  il pericolo pi insidioso, a mio avviso l'uomo pi ardito sarebbe colui che non lo teme. Questo dovrebbe almeno stupire. Ma chi stupisce Fiorenza ha gi vinto a mezzo... Ahim, signori miei cari, il peccato ha perso molto del suo incanto da quando la coscienza  stata messa a tacere. Guardatevi intorno: tutto  lecito, o almeno nulla disonora; non v' nefandezza davanti alla quale ci si rizzino i capelli. Ai giorni nostri il mondo brulica di atei e di gente che sostiene che Cristo ha operato i suoi miracoli con l'aiuto delle stelle. Ma chi ha mai osato levarsi contro l'arte e la bellezza? Dico bestemmie? Intendetemi bene. Io lodo profondamente coloro che onorarono la bellezza sinch fu privilegio di pochi e la morale stava assisa, ottusa e indiscussa, sul suo trono. Ma da quando la bellezza  diventata il grido della pubblica via, il prezzo della virt ha preso a salire. Lasciatevi dire all'orecchio una piccola sottile novit, maestro Angelo: la morale  possibile di nuovo...
GIOVANNI
(che guarda con l'occhialino dalla finestra) Perdona, Pico! Gi nel giardino vedo ospiti ai quali  necessario che tu racconti ci che hai raccontato a noi.
PICO (guardando fuori) Ospiti? Davvero! Sono artisti. In giardino ne vedo tutta una schiera. Ecco: distinguo Aldobrandino... e Grifone... e il grande Francesco Romano!... Raccontare a quelli? No, a loro non racconter nulla di tutto questo, Giovanni mio! Non sono cose per loro. Ma andiamo a incontrarli. Vieni, cardinale; venite, cantore della gloria dei Medici! Andiamo a rallegrarci con quei bravi ragazzi.
POLIZIANO
Voi non mi ascoltate, non mi volete ascoltare! E io, io vedo incombere cose terribili...
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ATTO SECONDO.
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Giardino. In prospettiva il palazzo, dietro al quale si apre la campagna che, disseminata di cipressi, di pini e di ulivi, si perde in toni grigi e verdi nell'orizzonte ondulato. Un ampio viale centrale da cui si dipartono, a destra e a sinistra, due sentieri, ed  fiancheggiato da erme e da arbusti in vaso, viene verso il proscenio, aprendosi in uno spiazzo. Nel mezzo vi  il bacino di una fontana, sul cui specchio galleggiano ninfee. A destra e a sinistra panchine di marmo, ombreggiate da pergole.
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1.
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Un gruppo di undici artisti immersi in un animato conversare appare sul sentiero di sinistra e avanza verso il proscenio. Sono pittori e scultori: Grifone, giovane biondo dalla figura ciondolante e curva, dalla barba a punta e dalle mani grandi e ossute; Francesco Romano, imponente, dalla grande testa romana, bronzea, la bocca che sorride soddisfatta e i neri occhi animaleschi che guardano attorno calmi; Ghino, dagli occhi azzurri, l'aspetto di fanciullo, luminoso; Leone, dalla testa faunesca, con un grande naso, piccoli occhi tondi e ravvicinati e una barbetta da Pan, entro cui si scorgono le labbra tumide; Aldobrandino, giovane rumoroso e gesticolante dal viso rosso e tutto smorfie; l'artista ricamatore Andreuccio, gi canuto, debole di vista e dall'aspetto dolcemente femmineo; Guidantonio, stipettaio; Ercole, orafo; Simonetto, architetto; Pandolfo e Dioneo, il primo scultore di arabeschi e il secondo modellatore di ritratti di cera. Tranne Ghino, che  un bellimbusto, sono tutti vestiti in modo piuttosto trascurato e sciatto e portano copricapo di fogge diverse: quadrati, tondi e a punta. Quando entrano nel viale, stanno discutendo accalorati, si fanno innanzi, si guardano a vicenda negli occhi, gesticolando.
ALDOBRANDINO
Vedrete, vedrete che cosa dir Lorenzo di questa faccenda! Io gli sono amico e mi sento autorizzato a sperare il meglio. Mi vendicher!
GUIDANTONIO
Al tuo posto io non farei tanto chiasso per quelle botte che ti sei buscato.
ALDOBRANDINO
Non si  trattato di botte, pentolino della colla che sei! Furono spintoni!
GRIFONE
Per l'anima mia! O via! Il popolo ti ha appioppato un carico di botte da far camminare un asino sino a Roma.
ALDOBRANDINO
Vuoi che le passi a te, eh, bellumore, giocoliere? Furono spintoni; e fossero anche state botte, non avrebbero potuto toccare nell'onore un uomo come io sono. Il popolo sciocco era stato sobillato da quel barbagianni di frate Girolamo, da quell'ignorante che s'intende del nostro magnifico lavoro come il bue s'intende di suonare il liuto. In breve, cosa si pretende? Io non posso dipingere la Madonna come una pitocca cenciosa, come vorrebbe quel biascicapaternostri; ho bisogno di colori, ho bisogno di belle cose. E poich la Vergine Santissima non ha la compiacenza di farmi da modella, cos devo esser contento se una fanciulla terrena acconsente al mio desiderio...
LEONE (molto divertito)
Acconsente al suo desiderio... se una fanciulla acconsente al suo desiderio... Ah, birba matricolata!
ALDOBRANDINO
Sei di buon umore, mio caro Leone. E intanto tutti sanno che la bella Lauretta che ti fa da modella per la Maddalena pentita che stai dipingendo ha puntualmente messo al mondo un bambino. Ti sei fatto benedire contro le botte?
GRIFONE
Contro gli spintoni! Contro gli spintoni! Non  il caso di parlar di botte!
LEONE
Questa  un'altra faccenda. Io non tengo quella ragazza nella mia bottega come modella della Maddalena, sollazzandomi intanto empiamente con lei; al contrario la tengo per il mio piacere e cos, per caso, ha posato da modella.  diverso. Non  cosa da mandare in collera la santa.
ALDOBRANDINO
Ma mander in collera frate Girolamo, sciocco che sei, e oggi questo basta.
ERCOLE
S, Dio ce ne scampi,  cos severo quel frate che farebbe flagellare san Domenico in persona per una bazzecola. Ha dato a intendere al popolo di aver parlato con Dio, proprio come Mos: e cos il popolo lo segue ciecamente e lui pu permettersi ogni cosa.
SIMONETTO
Questo  vero! Abbiamo visto oggi in che maniera orribile ha trattato madonna Fiore in duomo...
DIONEO
Dov' madonna Fiore? Qualcuno sa dove si trova?
PANDOLFO E dal Magnifico, a riferirgli tutto.
GUIDANTONIO
No,  impossibile che sia gi arrivata a Careggi. E stata vista in citt poco prima che noi partissimo.
ALDOBRANDINO Tu, maestro Francesco, te ne stai zitto e sogghigni come al solito. Eppure tutti sanno che hai arredato la tua casa in stile pagano, come un antico romano, e che i tuoi quadri sono ben diversi da quelli del Beato Angelico...
GRIFONE
Tu sei arrabbiato perch sei stato il solo a buscarle...
ALDOBRANDINO
O Grifone! Buffone, dovresti chiamarti! Tu non sai far altro che disporre corteggi e allestire spassi al principe, e per questo hai rabbia che io sia un bravo pittore. Cuciti un paio di orecchi d'asino alla berretta, buffoncello! Io vado dal Magnifico.
ANDREUCCIO
No, aspettate, ascoltate! Lorenzo sta molto male; oggi non possiamo presentarci a lui come di consueto, come maschere
carnevalesche. Arrivando ho visto il cardinale alla finestra. Mi ha fatto segno che voleva scendere, che aspettassimo...
GHINO (con voce squillante)
Ascoltate quello che ho da dirvi! Noi dobbiamo agire uniti. La compagnia degli artisti fiorentini deve presentare lagnanza presso gli Otto per le prediche di frate Girolamo. Anche quelli di noi che fanno parte della compagnia dei musici di Lorenzo devono riunirsi e chiedere che si chiuda la bocca al ferrarese...
ALDOBRANDINO
Fate quello che volete! Io mi attengo soltanto a Lauro. Il padrone  lui e non il frate. Lui mozzer le orecchie a quei furfanti che hanno osato mettermi le mani addosso, li far impiccare al palazzo. Io sono il suo migliore amico, Lorenzo mi vuol bene. Io sono venuto appositamente da Roma perch  malato. Sono venuto da Roma in otto ore!
GRIFONE
Che? Che? In otto ore da Roma?
ALDOBRANDINO
In sette ore e mezzo, ti dico!
GRIFONE
Che? Che? E tu sei il migliore amico di Lauro? Quando ti ha privilegiato fra gli altri, a tuo dire? Non sono tornato anch'io da Bologna e da Rimini dove avevo lavoro a Corte, solo perch  malato...?
ALDOBRANDINO
Sta' zitto, buffone! Tu mi detesti, lo so, tu mi sei nemico mortale perch sei di Pistoia, di Pistoia che  stata assoggettata, mentre io sono fiorentino e tuo signore per nascita...
GRIFONE
Che? Che? Tu mio signore? Tu sei un fanfarone, sei uno spaccamontagne bastonato!
ALDOBRANDINO
Sfodera la tua arma! Sfoderala! Testa vuota che sei! Estrai l'arma che hai addosso e difenditi, altrimenti ti ammazzo senza tante storie! Tu mi hai offeso a morte! Io sono pronto a un'azione spaventosa...
ANDREUCCIO
Fermatevi! Calmatevi! Guardate! Guardate l!
LEONE
Per Venere! Per la Madre di Dio!  lei!  lei che viene!
GHINO (entusiasticamente)
Andiamo a porgerle il saluto! Andiamole incontro!
...
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2.
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Nello sfondo si arresta una portantina dorata e adorna, con lanterne e tendine di seta. Ne scende Fiore, lancia un'occhiata altera agli artisti e fa cenno ai lettighieri di allontanarsi con la portantina. Resta immobile ancora un istante e poi, percorrendo il viale centrale, viene innanzi lentamente, nell'atteggiamento descritto da Pico, con le braccia piegate ad angolo retto, le mani raccolte in grembo, diritta e con la testa ben alta ma con lo sguardo abbassato. La sua bellezza  preziosa e mirabilmente artificiosa. La sua figura  rigidamente lineare, pacatamente simmetrica, quasi una maschera. I capelli, avvolti in un sottile velo, scendono lungo le guance in ciocche bionde e regolari. Sopra gli occhi a mandorla le sopracciglia sono state tolte o rese invisibili, per cui la parte nuda sopra la palpebra superiore abbassata appare come contratta in un'espressione di sofferenza. La pelle del viso  levigata, tesa; le labbra nitidamente disegnate sono chiuse in un sorriso misterioso. Intorno al collo lungo e bianco porta una sottilissima catena d'oro. La veste rigida di broccato, dalle maniche di velluto scuro, strette e a piccoli trafori,  tagliata in modo che il ventre ne sporge lievemente e sul petto si scorge la sommit del corpetto allacciato con stringhe.
GLI ARTISTI
(le si affollano incontro ossequiosi; alcuni le si inginocchiano
dinanzi, levando le braccia in segno di saluto)
Evviva Fiore! Evviva la nostra divina signora! Evviva!
FIORE
(sempre senza sollevare le palpebre, con fredda autorit e con
voce cos sommessa che tutti ammutoliscono)
Voi riporrete le armi.
ALDOBRANDINO
S, madonna! S, le rinfoderiamo! Ecco!
FIORE
Voi vi chiamate artisti?
GRIFONE
Voi sapete bene, madonna, che siamo artisti.
FIORE
Ma a me sembra che non lo sappiate voi, se potete infiammarvi anche per dell'altro. (Pausa) Un'arte facile, un'arte da bambini, se lascia libero tanto fuoco e tanto sangue.
ALDOBRANDINO
Madonna, io ero stato offeso a morte.
FIORE
(in tono canzonatorio e sempre sommesso)
A morte? Oh, allora... Se sei stato offeso a morte...
GHINO
Voi parlate strano, oggi, madonna.
FIORE
Davvero? Ti confondo? Confondo la tua testolina, piccolino, poverino?... Vediamo... Come ti chiami?
GHINO (offeso)
Un tempo mi conoscevate.
FIORE
 vero. Tu sei Ghino, l'amabile Ghino che fa il ritratto alle belle dame; Ghino, il perfetto uomo di mondo; Ghino, il ballerino, sempre molto profumato. Non si racconta che profumi anche il tuo cavallino, quando fai una trottata in compagnia?... Quello  Guidantonio, che fabbrica graziose sedie. O guarda... e quello  Leone. Buon giorno, signore! Avete avuto una piacevole notte, voglio sperare...
ALDOBRANDINO (incapace di tacere)
Madonna... anche voi siete stata offesa a morte, oggi!
FIORE
Offesa? Io? Da chi?
ALDOBRANDINO
Cara, bellissima signora... quel frate...
FIORE
Che frate? Un vero frate da novella?... Oh, ricordo. Non ti ho forse visto in duomo, oggi? E tu? E tu? Io vi ero andata per distrarmi. Era divertente guardarvi. Vi ho visto sbiancare tutti sino agli occhi.
ALDOBRANDINO
Per la collera, madonna! Per la collera!
FIORE
S'intende. Le labbra vi penzolavano. Vi sentivate venir meno, tant'era il vostro coraggio. L'ho ben visto.
ALDOBRANDINO
Quel manigoldo! Quel giudeo! Quel brigante! Ha avuto l'ardire di oltraggiarvi...
FIORE
Ma udite quale potenza di parola! Poco manca che tu eguagli il tuo frate, Aldobrandino, mio prode artista. Su, parlate anche voi! Volete essere da meno? Chiss come vi alleggerisce l'imprecare, giacch in duomo la collera non vi ha dato tempo di passare ai fatti...
ALDOBRANDINO
Fatti... Per tutti gli di, voi avete torto a schernirci, madonna! Ancora poco fa, prima che voi veniste, si discuteva di come si possa rimediare. Ma cosa si pu fare noi? Lorenzo ci ama; ma una parola vostra vale per lui pi di tutte le lagnanze che potremmo esporgli. Basta che voi vogliate e il ferrarese ha finito di mangiare il pane. Gli taglieremo quella lingua che vi ha oltraggiata, gli sfonderemo il petto, come merita, lo uccideremo...
FIORE
(con impeto repentino)
E uccidilo dunque! (Con mossa fulminea trae un piccolo pugnale dal corsetto e lo tende ad Aldobrandino.) Uccidilo! La
vedi, questa piccola arma graziosa? Qui, sulla punta, la lama  un poco tinta di bruno... Prendi! Questo bruno viene da un succo potente, in cui l'ho intinta. Un graffio basta... prendi, dunque, invece di roteare gli occhi tutto smarrito, come fai. Prendi, Ghino, mio bel cavaliere! Oppure tu, Guidantonio, che fabbrichi sedie tanto graziose! Prendi, Francesco, tu, il romano! Non hai forse l'aspetto di un beccaio antico? E colui non  altro che un debole frate...
ALDOBRANDINO
Madonna... non si pu fargli nulla. Se ne sta chiuso a San Marco... E il popolo lo ama... E per strada, quando va in duomo,  ben sorvegliato...
FIORE
(fissandolo)
Verr qui.
GLI ARTISTI
Verr qui?! Chi? Chi?
FIORE
Frate Girolamo. Qui. Oggi.
ALDOBRANDINO
Frate Girolamo... viene... qui...
FIORE
(;ripone il pugnale; con voce mutata) Scherzavo. Volevo burlarmi di voi. No, no, non  forse un'idea pazza? Frate Girolamo qui! Concedetemi ora di congedarmi da voi.
ALDOBRANDINO (ancora un poco fuori di se)
Andate da Lorenzo?
FIORE
Lorenzo? Lorenzo giace a letto e geme. Il grande Lorenzo  molto malato. Ho voglia di passeggiare un poco in giardino.
GHINO
Non volete concederci, madonna, di rimanere vicini alla vostra bellezza?
FIORE
Io lodo la vostra gentilezza, mio signore; tuttavia, a dispetto del pericolo di apparire capricciosamente insocievole ai vostri occhi, preferisco rinunciare alla vostra onorevole compagnia. (Si allontana.)
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3.
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GHINO
(che l'ha seguita per un tratto ossequiandola, tornando)
 meravigliosa, divina,  meravigliosa sopra ogni immaginazione.
GUIDANTONIO
Ebbene, ti ha rimandato un po' sdegnosamente.
GHINO
Non fa nulla! Nulla di nulla! Basta che uno la veda ed  beato!
ALDOBRANDINO
Uno  beato se ella mostra solo di accorgersi di lui! E se non lo fa, tanto pi ci si sforza di attirare per un istante la sua sdegnosa attenzione, un suo sorriso, un suo cenno di approvazione... Per essere sinceri, non si pensa che a lei, quando si lavora.  la sua bellezza che ci eccita continuamente alla creazione...
ALTRI
 cos! E cos!
ALDOBRANDINO
O di, quanto dev'essere felice colui al quale ella appartiene, davanti al quale ella si inginocchia, colui che l'ha vinta...!
ERCOLE
Avete notato in che modo strano ha parlato di Lorenzo?
SIMONETTO
Era strano tutto ci che diceva.
ANDREUCCIO
Tutto ci che diceva sembrava nascondere qualcosa.
LEONE
A me ha domandato della mia ultima notte. Questa  forte!
ALDOBRANDINO
Pu dire qualunque cosa! Dice le cose pi ardite in una maniera cos graziosa, cos bella, che  una musica angelica!
PANDOLFO
Non sapevo che andasse armata.
DIONEO
Un'amante pericolosa!
ALDOBRANDINO
 una donna compiuta, audace, indipendente. Quell'arma le si addice meravigliosamente.
ANDREUCCIO
Forse  quello stesso pugnale col quale un tempo suo padre minacci i Medici, quando fu costretto ad andare in esilio, al tempo di Luca Pitti...
LEONE
Io non credo a codesta storia. Io non credo che sia la figlia naturale di un nobile bandito. Quando Zeus detronizz Crono, lo priv di un membro importante... e lo gett in mare. Fecondato in questa strana maniera, il mare partor... madonna Fiore.
GRIFONE
Non c' male! Ma allora dovrebbe avere una bella et!
LEONE
Sai tu che et realmente abbia? Nessuno lo sa. Se pure invecchia, lo sa nascondere perfettamente.
GHINO
Questo  vero. Si raccontano meraviglie sulle sue acque di bellezza e sulle sue misture. Si racconta che si esponga al sole per intere giornate, per imbiondirsi i capelli. Molti dicono persino che si imbianchi i denti.
ALDOBRANDINO
E molti dicono che ricorra persino alla stregoneria. Giurano che abbia stregato Lorenzo perch si consumi sino alla morte
per amor suo. Ha cotto ombelichi di neonati morti nell'olio sottratto alle lampade perpetue e glieli ha dati da mangiare.
GRIFONE
Ma no! Questa non la credo proprio!
ALDOBRANDINO
Tu non vedi un dito in l dal tuo naso e credi di essere chiss chi! E vero che oggi le menti sono abbastanza sveglie da non prendere per oro colato quello che un tempo si riteneva tale; ma tutto ha i suoi limiti. Io ad esempio non credo alla transustanziazione;  una dottrina assurda, e mio cugino Pasquino, che  prete, mi ha espressamente dichiarato che nemmeno lui ci crede. Ma che a Fiesole ci siano le streghe e che molte donne innamorate ricorrano alla magia per irretire gli uomini,  cosa provata.
LEONE
Cosa provata! Tutte le donne sono streghe. Questo lo so bene.
ALDOBRANDINO
Credetemi, a questo mondo ci sono tante cose prodigiose, e se io volessi raccontare...
GHINO
Ecco il reverendissimo signor cardinale!
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4.
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Il cardinale Giovanni, Pico della Mirandola e Angelo Poliziano vengono dal palazzo verso il proscenio, percorrendo il viale di mezzo. Il Poliziano porta una berretta di stoffa in forma di cono tronco, Pico un copricapo tondo, un poco ripiegato all'ins. Vivace e generale scambio di saluti: da parte degli artisti con una sorta di deferenza confidenziale o ironicamente esagerata. Nel corso della scena i personaggi si dispongono liberamente sulle panche ai due lati e sull'orlo della fontana.
GIOVANNI
Salute, miei signori! Abbiamo interrotto conversazioni interessanti?
ALDOBRANDINO
Argomenti filosofici, argomenti religiosi, reverendissimo signore! La nostra disputa verteva su problemi sovrasensibili.
PICO
Riguardo ai quali, oso sperare, le vostre opinioni concordavano perfettamente con le dottrine di nostra santa madre Chiesa!
ALDOBRANDINO
In tutto e per tutto, eminentissimo! In tutto l'essenziale... perfettamente! Io posso chiamarmi un uomo pio. Osservo le pratiche della religione, e non appena ho portato a termine un quadro accendo una candela alla Madonna. Anche oggi in duomo ho assistito alla predica. Ma ne ho avuto una ben trista ricompensa, miei cari signori, sappiatelo!
GIOVANNI
Una trista ricompensa? Perch mai, Aldobrandino?
ALDOBRANDINO
Ve lo dir, eminentissimo; lo voglio dire a voi e alla magnificenza del vostro glorioso padre: sono venuto per questo. Mi hanno maltrattato.
POLIZIANO
Maltrattato?
GUIDANTONIO
Il popolo l'ha percosso davanti al duomo, dopo la predica. POLIZIANO
Dopo la predica! (In tono di rimprovero a Pico) Signor mio!
PICO
Ti hanno percosso, Aldobrandino mio? Vieni un po' qui! Dove ti hanno percosso? Chi ti ha percosso? Dimmi ogni cosa!
ALDOBRANDINO
Vi dir tutto, signore, e la mia innocenza apparir chiara ai vostri occhi. Dunque, io ero andato in duomo, dove ero riuscito ad accaparrarmi un posticino in piedi. In quella calca il caldo era tremendo, respiravo a stento e il sudore mi colava lungo tutto il corpo; ma cosa non si sopporta per la gloria di Dio...
PICO
E per la curiosit.
ALDOBRANDINO
Non lo nego. Ho persino pianto, sebbene non potessi nemmeno vedere frate Girolamo; ma piangevano tutti, insomma, era una cosa davvero edificante. Quello che  accaduto con madonna Fiore mi ha atterrito; e mi ero appena riavuto dallo spavento quando mi sono accorto che frate Girolamo parlava dell'arte e allora ho aguzzato le orecchie. Il suo modo di vedere le cose  strano, signore, e si scosta grandemente dal mio. Diceva quanto sia riprovevole e falso dipingere la Santissima Vergine in vesti sfarzose di velluto e di seta e d'oro, poich, gridava irosamente, la Madonna portava il vestito dei poveri. Benissimo, ma se il vestito del povero non ha ai miei occhi il minimo interesse pittorico? Ebbene? Io nutro la massima venerazione per la Vergine Santissima, che interceda per me povero peccatore davanti al trono di Dio, amen! Per, quando lavoro, non si tratta tanto di lei, quanto di un certo verde che s'intoni con un certo rosso... Voi capite, signore!
PICO
Capisco, Aldobrandino!
ALDOBRANDINO
Invece il frate ha affermato che  un'empiet, un peccato mortale fare il ritratto a cortigiane e sgualdrine e poi spacciarle per Madonne e san Sebastiani, come  costume oggi.  un peccato che andrebbe punito con la tortura, con la morte, ha detto. Ora, tutta Firenze sa che io ho appena dipinto una Madonna usando come modella una bella ragazza che vive con me per il mio piacere. Ridete di me, signore, se millanto, ma  un quadro magnifico! Ci scrissi un sonetto, quando lo finii; e mentre ci lavoravo, mi pareva che sopra la testa mi aleggiasse un'aureola luminosa...
PICO (serio)
Tu hai ragione, Aldobrandino; la tua Madonna  un capolavoro.
ALDOBRANDINO
Pico della Mirandola, voi siete un grande intenditore! Lasciate che pieghi il ginocchio davanti a voi... Ebbene, quando la predica  finita e io mi accingo a uscire insieme alla calca che porta il frate verso San Marco, ecco che un tanghero accanto a me si mette a gridare: Guardate! e mi ficca gli occhi in faccia ecco uno di quei figli del demonio che dipingono la Madonna come una sgualdrina!. E subito la folla si volge contro di me in collera bestiale, mi percuote con la berretta, mi urta coi gomiti, e quasi mi calpesta sotto i piedi... Io non potevo neppure alzare le braccia: tutto il corpo era preso come in una morsa. Ho sputato in faccia ai pi vicini, ma era una povera difesa.  un miracolo, vi dico, se non ci ho lasciato la vita. Di certo Dio vuole che io dipinga ancora qualche cosa bella, se mi ha salvato...
POLIZIANO
Lo vedete ora, signore, a che punto si  giunti?
PICO
Non ne sapevo nulla, Aldobrandino mio! Avrei potuto accorrere in tuo aiuto. Non dovevo essere lontano.
ALDOBRANDINO Se solo ho le braccia libere, signore, non mi serve aiuto. In petto ho un cuore saldo e l'ho dimostrato in pi d'una avventura. Ho affrontato da solo anche tre avversari...  stato ieri, ieri sera, tornando da Roma, dove avevo degli incarichi... Voi sapete che sono venuto da Roma senza far tappa, per via della malattia del mio augusto protettore?... Dunque, non ero ormai lontano da Firenze, e gi mi pareva di vedere la porta di San Pietro Gattolini. Faceva buio; ero a piedi e solo. Percorrevo a passo svelto la strada infossata che sapete, quando improvvisamente mi piombano addosso due individui dall'aspetto poco rassicurante, che s'erano nascosti tra i cespugli, e voltandomi ne vedo un terzo alle mie spalle. Intendete che razza di bricconi? Erano tre furfanti, alti come cipressi, dall'aspetto terribile e armati sino ai denti. Forse erano sicari prezzolati da uomini invidiosi del mio talento, forse erano volgari briganti di strada che miravano al mio denaro; in ogni caso la mia situazione era disperata. Ebbene, pensai, se devo morire, la mia vita non l'avrete a buon mercato; misi mano all'arma, mi gettai con le spalle alla scarpata della strada, intonai dal pi profondo del petto un miserere e il primo che mi si avvicin lo colpii con un tale fendente sulla testa che colui vide le stelle e cadde morto. Gli altri, vedendo la mia furia, furono presi da tale spavento che giungendo le mani al petto mi implorarono di lasciar loro salva la vita. Io acconsentii per carit cristiana. Quelli allora se la svignarono, portandosi via il cadavere del loro compagno, mentre io riprendevo il mio viaggio, libero e illeso.
GRIFONE
Ebbene, per tutti gli angeli, se questa non  una panzana...
ALDOBRANDINO
Che Dio mi faccia morir di peste...
PICO (in tono freddo)
Oh guarda! Grifone, tu qui? Non ti avevo visto. Ma non dovevi essere in viaggio?
GRIFONE
Difatti ero in viaggio, per servirvi, mio signore. Ammiro la vostra memoria. Io ero in viaggio; sono ritornato soltanto ieri. Mi erano stati affidati incarichi importanti e onorevoli. Al Malatesta ho allestito un corteggio trionfale per l'onomastico della sua nobile consorte, e anche messer Giovanni Bentivoglio aveva necessit dei miei sereni talenti. Principe geniale e generoso! Mi ha donato parecchi dobloni, quando a tavola ho imitato tutti i dialetti italiani o contraffatto la fisionomia di uomini illustri... Questo  il destino, signore, di gente come noi, costretta a recarsi in paesi stranieri se vuol valorizzare i propri meriti. A Firenze lo spirito  troppo di casa...  in Lombardia e in Romagna che si pu acquistare considerazione.
PICO
Mi compiaccio con te. Ma dimmi... tu sei pittore, newero?
GRIFONE
Certo, signore, questa  la mia arte.
PICO
E ti accade mai di dipingere un quadro?
GRIFONE
Talvolta s, signore. Talvolta accade. Ma non spesso: sono cos versatile. Ultimamente ho costruito dei violini, la qual cosa mi ha divertito assai. Ma soprattutto organizzare carnevali e feste  l'attivit che mi  pi propria. E ora mi sono affrettato a tornare a Firenze, essendo prossima la festa di maggio in piazza di Santa Trinit. Buon Dio, oggi  gi l'otto di aprile;  ormai tempo di iniziare i preparativi! Anche la Pasqua non  lontana. E poi bisogna trovare qualcosa di nuovo per il carnevale...
PICO
Ma, se non erro, il carnevale  appena passato.
GRIFONE
E vero,  passato da un po'. Ma a ogni buon conto i miei amici e io gi ci lambicchiamo il cervello per il prossimo corteggio. Il corteggio, signore, il corteggio di carnevale! Orfeo con gli animali, Cesare con le sette virt, Perseo e Andromeda, Bacco e Arianna... sono tutte cose trite e ritrite. Se continuiamo a offrirgli cose simili, il popolo ci ripagher a fischi e improperi. Che cosa si pu inventare ancora, dopo il trionfo della morte che ebbe tanto successo? Sono profondamente preoccupato, davvero!
PICO
Firenze conta sulla tua inventiva. Ma io stavo parlando con Aldobrandino e tu ci hai interrotto. Fatti da parte, amico. Aldobrandino, torniamo al tuo problema! Se ho inteso bene, tu sei venuto per dolerti col Magnifico...
ALDOBRANDINO
Per la mia salute eterna, certo che lo voglio fare!
PICO
No, Aldobrandino, non lo fare, te ne prego! Tu avrai soddisfazione, o meglio, tu hai gi la tua soddisfazione in te stesso. Un uomo come te! Un artista cos straordinario, che sa di avere dalla sua tutti gli intenditori d'arte! Che t'importa del fugace odio della folla ignorante?
ALDOBRANDINO
Voi dite bellissime parole, signore. Solamente...
PICO
Quanto a Lorenzo, bisogna evitare a ogni costo di turbarlo con simili notizie. Tu sai che  malato: sino a che punto lo sia, non osa pensarlo nessuno di coloro che lo amano. In
ogni caso va tenuta lontana da lui ogni cosa che potrebbe turbare o scuotere il suo spirito...
ALDOBRANDINO
Se le cose stanno come voi dite, non gli dir nulla, signore, per quanto sia amaro inghiottire in silenzio un torto simile. Ma gli di sanno che il mio cuore lo ama sopra tutti gli uomini.
PICO
Bravo, Aldobrandino, ben detto! Tu sei saggio e valente. Mantieni la tua parola e ne avrai vantaggio...
POLIZIANO
(a una certa distanza in gruppo con alcuni artisti)
Insomma, non sappiamo nulla di certo, cari amici. Stiamo aspettando che lo spoletino ci riferisca sull'effetto della preziosa pozione...
ANDREUCCIO
Speriamo di poter presto diffondere buone notizie a Firenze. Nel popolo c' una grande inquietudine.
GUIDANTONIO
S, il popolo  incline a vedere tutto nero. Dicono che si sono osservati segni di malaugurio.
GHINO
Nella gabbia dei leoni a palazzo, una delle belve ne ha sbranata un'altra. C' chi ne ha tratto un presagio infausto.
ERCOLE
E c' chi afferma di aver sentito dire che in certe ore i santi nelle chiese sospirano.
SIMONETTO
Lo dicono in molti. E un fruttivendolo a piazza San Domenico mi ha assicurato che la Madonna dipinta nel quadro appeso nella sua bottega ha mosso gli occhi pi d'una volta.
ALDOBRANDINO
Tacete! Tutto questo non  nulla a paragone di ci che ho visto io. Stamattina, mentre facevo una passeggiata fuori porta,  piovuto sangue.
GRIFONE
Non farci ridere! Non piove mai sangue. Nelle nuvole non c' sangue.
ALDOBRANDINO
Nobile Giovanni, vostra eminenza dovrebbe spiegare a questo eretico che, secondo la nostra santa religione, una cosa simile  possibilissima.
GIOVANNI
Possibile o no, se mio padre riacquista la salute, dovr piovere del buon trebbiano, un liquido che da parte mia preferisco di gran lunga al sangue.
ALDOBRANDINO
...preferisco. Ah, ah, ah! Divino! Preferisco di gran lunga!. Che bel giro di frase! Avete udito? Avete udito? Un liquido! Effettivamente il trebbiano  un liquido, ma l'arguzia consiste appunto nel chiamarlo cos!...
ANDREUCCIO
No, no, signori, il fatto  che padre Girolamo ha profetato la morte del Magnifico.  questo a rendere tanto inquieto il popolo.
PANDOLFO
Furfante! Ripete questo suo verso da rospo a ogni predica. E poi guerra, carestia e peste.
ANDREUCCIO
Ha un temperamento saturnino.
DIONEO
Macch! E l'odio che parla in lui, la gialla invidia!
ERCOLE
Tutti i ferraresi sono invidiosi e avidi.
ANDREUCCIO
Non si pu dire che il frate sia avido. Ha introdotto la povert a San Marco e va in giro con una tonaca logora...
LEONE
Difendilo, Andreuccio ricamatore, difendilo! Tu sei una vecchietta!
GUIDANTONIO
Si vede che ti ha colpito. Tu sei uno di quei piagnoni, di quei collitorti, di quei baciapile.
ANDREUCCIO
Non  vero, non  assolutamente vero, miei cari amici. Ma la mia mente  piena di dubbi e il mio cuore  oppresso. Voi sapete, grazioso principe, e voi, eminentissimo signor cardinale, che io non solo servo l'arte con le mie mani, non solo faccio bei ricami e disegno bei tappeti, ma talvolta intervengo pubblicamente con la parola per nobilitare l'opera dell'artigiano, per abbellire tutta la nostra vita. Ogni cosa, pensavo, deve diventare arte e buon gusto, sotto i Medici, che io servo. E lo penso ancora. Ma nel mio cuore c' una spina... Recentemente, dinanzi a un numeroso pubblico, ho parlato dei progressi artistici che si possono constatare nella preparazione dei panforti, perch ora se ne fanno di bellissimi, come voi sapete, in tutte le forme pi gaie e graziose e secondo il gusto pi nuovo. Ebbene, frate Girolamo deve aver sentito parlare di questa mia lezione, perch in una delle sue ultime prediche in duomo, a cui ero presente, ne parl guardandomi fisso dinanzi a tutto il popolo. Non intende le cose alte chi si sforza di renderle ordinarie, disse ed  stolta protervia discutere dell'abbellimento dei dolci, quando migliaia di persone non hanno nemmeno il pan nero per sfamarsi. Il popolo singhiozzava e io mi nascosi la faccia. Perch le sue parole sono come frecce sibilanti, signori, e colpiscono il segno, e come lo colpiscono!... Da allora vivo torturato e pieno di dubbi; perch non so pi se il mio lavoro  stato giusto, in tutto questo tempo!
POLIZIANO
Vergognati, vergognati, Andreuccio! Tu non hai cuore di artista! Altrimenti non porgeresti orecchio a quel miserabile che ogni giorno assale l'arte col suo odio plebeo.
ANDREUCCIO
Odia l'arte, il frate? Non ne sono certo. Parla con grande amore delle opere del Beato Angelico: credetemi, egli ha pensieri fervidi! (Quasiparlando a stento) E se considerasse l'arte cos alta da sembrargli un'empiet rivolgerla ai panforti...?
ERCOLE
Capisca chi vuole e pu! Ci che capisco io  che quell'odioso mendicante vuole togliere a Firenze ogni gioia, ogni gaiezza. La festa di San Giovanni dev'essere soppressa, a suo dire, e anche il carnevale...
GRIFONE
Che? Che? Il carnevale?
ERCOLE
S, lo vuol sopprimere. Mi chiedo, Grifone, come farai a guadagnarti il pane. Dovrai cominciare a dipinger quadri.
GIOVANNI
Su, raccontatemi ancora del frate! Voglio sentire cos'altro dice. E un uomo davvero singolare.
GUIDANTONIO
Io posso assicurare a vostra eminenza che il frate dice cose terribili. Tratta il papa peggio d'un turco e i principi italiani peggio di eretici. Alla vostra famiglia e al suo dominio predice un'incombente rovina, e lo fa con parole velate e sinistre. Parla di certe grandi ali che lui spezzer. Parla della citt di Babilonia, della citt dei folli, che il Signore vuole distruggere, ma tutti sanno che intende la casa di vostro padre e la sua potenza. Descrive esattamente la costruzione di questa citt e dice che  stata edificata con le dodici follie degli empi...
GRIFONE
Un momento! Che cosa? Dodici follie? Sarebbe un'idea per
il mio corteo! Ma sentite! Le dodici follie degli empi... (Tutto eccitato, trae da parte un altro artista per discutere con lui. )
GHINO
Io, eminentissimo signore, da messer Antonio Miscomini, lo stampatore, ho ricevuto l'incarico di ornare con incisioni su legno le nuove ristampe degli scritti del frate.
POLIZIANO
Che cosa dici! E tu hai accettato l'incarico?
GHINO
Certo che l'ho accettato.
PICO
E ha fatto bene, mi pare, maestro Angelo. I trattati sulla preghiera, sull'umilt e sull'amore per Ges Cristo sono ottimi
lavori. Con gli ornamenti di Ghino, acquisteranno maggior valore.
GHINO
Ma questa non  l'opinione del frate, signore. Pensate che ha fatto opposizione legale contro l'abbellimento artistico dei suoi libri! Non voleva illustrazioni! Si  mai vista una cosa simile? Ma messer Miscomini  riuscito a ottenere che agli scritti fosse data una veste elegante. Io domando: chi, oggi, legge ancora un libro privo di ogni gioia per gli occhi e che contenga solo il nudo testo? Ho gi pronte alcune belle cose. Devo anche incidere su legno il sigillo del frate...
GIOVANNI
Com' questo sigillo?
GHINO
Una Madonna, eminenza, una Vergine con le lettere FH ai lati.
LEONE
Ora capisco perch Lorenzo non pu soffrire frate Girolamo.
MOLTI (impazienti)
Perch, perch?
LEONE
Perch non ama il simbolo della Vergine. In ogni caso ha sempre fatto ogni sforzo affinch a Firenze di vergini ne restasse il minor numero possibile. (Scoppio d'ilarit.)
GIOVANNI
(Gli batte il ginocchio per la gioia; quindi, profondamente commosso)
Vieni qui, Leone! Questa  buona. Un Medici non sa resistere a simili arguzie. Su, prendi questo ducato, tu, satiro nasuto. Puoi farmi il ritratto, se ti fa piacere. Va', ti voglio bene.
ALDOBRANDINO
Va bene tutto quanto, ma dopo ci che  accaduto tu, Ghino, dovresti rifiutare l'incarico.
GHINO
Rifiutarlo? Un incarico?
ALDOBRANDINO
S certo, rifiutarlo. Io sono stato offeso. E in me sono stati offesi tutti gli artisti, e per istigazione del frate. Che i suoi libri glieli illustri il diavolo, ma nessuno di noi lo faccia. Tu devi rifiutarti.
GHINO
Non ci penso nemmeno! Sei impazzito? Che ti salta in mente? Lasciarmi sfuggire un incarico cos sostanzioso, proprio io! Messer Miscomini non lesina sull'onorario; sa troppo bene che con gli scritti del frate guadagner una bella somma. Vanno per tutto il mondo. Tutti li comprano. Tutti vedranno le mie incisioni. Io ne ricaver una splendida fama e avr nuove ordinazioni. E mi occorrono, devo pur vivere. Ho degli obblighi verso chi mi conosce. E la mia piccola Ermellina vuole regali, altrimenti mi tradisce con un mercante. Ora bisogna che le doni una berretta di seta, ora un cartoccio di belletto e di biacca, se voglio che mi riceva. Ho bisogno di denaro e lo prendo dove lo trovo.
ALDOBRANDINO
Traditore! Tu non hai orgoglio! Vergogna! Io ti disprezzo dal profondo del cuore!
GHINO
Sciocchezze. Io sono un artista. Sono un libero artista. Non ho opinioni. Abbellisco con la mia arte ci che mi si d da abbellire e voglio illustrare sia il Boccaccio che san Tommaso d'Aquino. Qui ci sono dei libri, i libri esercitano su di me un determinato effetto e io rappresento questo effetto meglio che posso. Darsene pensiero ed esprimere giudizi,  cosa che lascio a frate Girolamo.
ANDREUCCIO (,pensosamente)
Ma ci che tu gli lasci  arduo, arduo e alto. Dover giudicare tutto ci che  dato, tutto ci che esiste, i costumi, la vita... Per questo necessita coraggio, mi sembra, coraggio e libert...
POLIZIANO
Libert, Andreuccio? Il tuo spirito si confonde. Ghino ha chiamato se stesso libero e aveva ragione, perch chi crea  libero... Colui che  nato nell'ora dominata da Saturno  sempre in guerra con il mondo, comunque l'abbia trovato. In verit, meglio fabbricare anche soltanto una sedia, una qualunque cosa bella, piuttosto che esser nati solo per giudicare.
PICO
Ebbene, non saprei! Come collezionista e intenditore apprezzo le cose a seconda della loro rarit. A Firenze ci sono legioni di persone valenti in grado di fabbricare belle sedie, ma c' solo un frate Girolamo...
POLIZIANO
Voi avete una mente arguta, signore.
PICO
Sto parlando seriamente!... Chi viene?
...
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5.
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PIERLEONI
(si avvicina rapidamente dal palazzo, attraverso il giardino, facendo cenni. La lunga veste gli intralcia il passo.  un uomo dalla barba canuta, dall'aspetto eccentrico, vestito in una foggia che evoca quella dei ciarlatani e dei maghi. Porta in capo
un berretto a cono e nella mano ha un bastoncino d'avorio) Signor Angelo! Maestro Poliziano! Lui vi desidera!
POLIZIANO
Lorenzo! Vengo!
PIERLEONI
Dovete recitare per lui. Gli  venuto a mente un passo del vostro Rusticus e desidera udirlo detto da voi.
PICO
Dunque  sveglio, maestro Pierleoni? E in s?
PIERLEONI
Un minuto fa lo era. Ma Dio solo sa se non abbia gi dimenticato e il desiderio e se stesso.
POLIZIANO
E la pozione? La pozione di pietre preziose distillate? Ha giovato?
PIERLEONI
La pozione? Molto!... Non intendo dire che abbia giovato a Lorenzo. E avvenuto piuttosto il contrario. Ha giovato certamente a chi l'ha preparata. A messer Lazzaro di Pavia ha giovato moltissimo, avendogli procurato un onorario di cinquecento scudi.
(Giovanni ride divertito.) Voi ridete, messer Giovanni, com' nel vostro carattere gaio. Quanto a me, una rabbia furiosa m'assale se penso che quell'ignorante, quell'ingannatore di pavese l'ha passata liscia. Perch l'hanno chiamato? Io non sono stato interpellato, come se non esistessi. Colui si  fatto consegnare due manciate di perle e di gioielli del tesoro della casa, dove c'erano diamanti di pi di trentacinque carati, se n' messo certamente pi della met in tasca e il resto l'ha pestato, bollito e poi ha dato da bere la mistura al nostro signore, senza nemmeno tener conto della posizione delle stelle, essendo ignorante degli influssi astrali, mentre io non ordino la minima polverina e non applico una sola sanguisuga senza calcolare accuratamente la posizione delle stelle...
PICO
Voi siete un grande e dotto medico, Pierleoni. Noi sappiamo che il nostro Magnifico  al sicuro nelle vostre mani. Ma ora diteci... informateci... toglieteci dalla nostra ignoranza! Che malattia  quella che tiene infermo Lorenzo? Ditecene il nome! Un nome pu esser consolante...
PIERLEONI
La Madre di Dio ci consoli tutti! Io non sono in grado di dirvi nessun nome, signore! La sua malattia  senza nome, come la nostra angoscia. Se si volesse attribuirle un nome, allora sarebbe un nome breve e raccapricciante.
PICO
Voi vi avvolgete nel silenzio, vi trincerate dietro le vostre parole enigmatiche. E cos fate da quando l'amico  caduto malato. Io vi scongiuro, ditemi: siamo in presenza di un mistero?
PIERLEONI
(accasciato)
Il mistero pi profondo!
PICO
Voglio confessarvi il sospetto che ho cominciato a nutrire oggi e che non pu non essere condiviso da chiunque abbia seguito le cose da vicino. Lorenzo ha nemici come solo un uomo forte pu averne...
PIERLEONI
Non  mai stato forte.  vissuto a dispetto di se stesso.
PICO
E vissuto come un dio! La sua vita  stata un trionfo, una festa olimpica! La sua vita  stata simile a una fiamma possente che avvampa ardita e regale verso il cielo. Ma un giorno questa fiamma scema, crepita, fumiga, cova, minaccia di spegnersi... Sia detto fra noi: cose simili si sono gi viste. Nella nostra epoca non sono certo nuove. Si sa di lettere e di libri, leggendo i quali il fiducioso destinatario pass inopinatamente nel regno delle ombre, di lettighe in cui si prese posto colmi di vitalit uscendone poi malati e lebbrosi, di vivande a cui una generosa mano amica aveva mescolato polvere di diamanti, procurando a chi ne mangiava un'indigestione eterna...
GIOVANNI
Verissimo! Verissimo! Mio padre  sempre stato troppo incauto a tal riguardo. Non bisognerebbe mai partecipare a un festino in una casa amica senza portar con s, per ogni evenienza, almeno il proprio cantiniere e il proprio vino... tanto pi che nessun ospite si offenderebbe.  un'usanza che ha un proprio buon fondamento...
PICO
Insomma, Pierleoni, amico mio, siate schietto! Parlate apertamente! Il mio timore  fondato? Si tratta di veleno?
PIERLEONI (schermendosi)
Veleno... Dipende!... Dipende... signore... Volete seguirmi, maestro Angelo? (Si inchina e si ritira. Poliziano lo accompagna. Si allontanano rapidamente attraverso il giardino.)
...
.
...
6.
...
.
...
PICO
Che vecchio strano!
GIOVANNI
Ahim, la situazione  grave, Pico. Io ho paura e sono triste. Se solo mio padre non ruotasse gli occhi in quel modo terribile...
ALDOBRANDINO
Non affliggetevi, eminentissimo, non affliggetevi, caro signor Giovanni! Se la malattia  misteriosa, tale sar anche la guarigione. Ne avvengono di straordinarie. Sentite cosa  accaduto a me! Vi distrarr. Io mi ammalo spesso, come accade alle persone gracili e sensibili, ma una volta, due o sette anni fa, fui in punto di morte. Si trattava di una malattia nel naso, di un fastidio terribile all'interno di questo nobile organo. Nessun medico sapeva aiutarmi. S'era ricorso a tutti i medicamenti possibili, interni ed esterni. S'era ricorso persino a escrementi di lupo mescolati con cannella pestata in bava di lumaca e io ero terribilmente indebolito a forza di salassi. Intanto le vie della respirazione mi si chiusero, per cui temetti di dover morire miseramente soffocato. Allora, quand'ero ormai allo stremo, degli amici mi portarono da un maestro delle scienze occulte, Eratostene di Siracusa, abilissimo negromante, alchimista e medico. Mi esamin, non disse una parola, vers cinque polveri diverse in un incensiere e le accese. Poi mormor una formula magica e mi lasci solo nel laboratorio. Ed ecco svilupparsi un fumo cos terribilmente acre da togliermi il respiro e da farmi temere di morire all'istante. Con uno sforzo supremo mi alzai per raggiungere la porta e fuggire. Ma quando mi trovai in piedi mi prese un accesso di starnuti cos violento come mai in vita mia, e mentre il mio corpo era cos squassato dalla testa ai piedi, dal mio naso sgusci un animale, un verme, un polipo, lungo come il mio dito medio e dall'aspetto repellente: peloso, zebrato, lubrico e munito di ventose e tentacoli. Ma il mio naso era libero, e quando giunsi all'aria aperta mi accorsi di essere risanato.
PICO (dopo aver guardato verso destra nel giardino)
Senti, Vannino, ti lascio. Vedo venire tuo fratello Piero. Tu sai che non amo i suoi modi. Permettimi di evitarlo. Voglio
vedere se mi lasciano entrare da tuo padre. Buon giorno a voi, miei signori! (Esce. )
GIOVANNI
Ebbene, e il verme, il polipo, Aldobrandino? Non l'hai preso?
ALDOBRANDINO
No, m' scappato. Si  precipitato in una crepa del pavimento e se l' svignata.
GIOVANNI
Peccato! Avresti potuto addomesticarlo, e magari saresti riuscito a insegnargli qualche giochetto...
...
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7.
...
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...
PIERO DE' MEDICI (si avvicina a passi rapidi e fieri dal sentiero di destra.  un giovane di ventun anni, alto, robusto e snello, dal viso glabro, regolare, presuntuoso e dai riccioli bruni che gli ricadono folti e morbidi sulla nuca. Armato di pugnale e di spada, porta un berretto di velluto con fermaglio e penna e un succinto giustacuore di seta azzurra, chiuso davanti da numerosi bottoncini. Ha un'aria baldanzosa, voce forte e imperiosa, temperamento
violento e collerico) Giovanni! Dove ti nascondi? Ti sto cercando!
GIOVANNI
Ebbene, mi hai trovato, Piero! Che buon vento ti porta?
PIERO
Ti vedo in compagnia... Ah, artisti!  molto che siete qui?
GRIFONE
Un'oretta, eccellenza, forse un'oretta.
PIERO
Ebbene, a me pare che per il momento qui non occorra pi la vostra presenza. Qualora ve ne voleste andare, nessuno vi tratterrebbe. (Battendo il piede a terra) Siete pregati di andarvene al diavolo!
ERCOLE
Eminentissimo signor Giovanni, vi chiediamo licenza di ritirarci.
GIOVANNI
Andate dunque con Dio, cari amici, e rimanete nelle vicinanze. Sono certo che mio padre chieder di voi. Addio, Aldobrandino... Grifone... e tu, Francesco... Non siate di malumore... Cos... (Accompagna gli undici artisti che si ritirano; ritornando) Hai torto, Piero, a trattare in codesto modo cos egregie persone.
PIERO
Non vedo come si dovrebbero trattare altrimenti servi, buffoni e artisti.
GIOVANNI
Ci che dici non  giusto. Pu darsi che in ogni artista si nasconda qualcosa del buffone o del servo, ma c' dell'altro, perch ognuno di loro  un po' come un sovrano, che addita nuove vie al gusto della folla e, per cos dire, conia nuovi piacevoli valori...
PIERO
Davvero! Che maestosi sovrani! Codesto tuo Aldobrandino...
GIOVANNI
S, s, codesto mio Aldobrandino! Ti confesso apertamente che gli uomini come lui sono quelli con cui mi intrattengo pi volentieri. Gli umanisti sono ampollosi ed empi e i poeti perlopi miserabili e presuntuosi; invece gli artisti mi riescono graditi. Sono colti senza essere noiosi, vestono bene e posseggono arguzia, spontaneit e un tratto spigliato. E che agilit di spirito, che fantasia sbrigliata! In fede mia non ne ha di pi messer Pulci. Il tempo di recitare un paternoster e Aldobrandino ha ammazzato tre giganti, ha fatto piovere sangue e con uno starnuto ha cacciato dal naso un mostro, senza dubitare un istante della verit di ci che snocciolava...
PIERO
Io non voglio negarti il tuo divertimento. Ma ho bisogno di parlare da solo a solo con te: per questo mi sono permesso di mandare al diavolo i tuoi amici.
GIOVANNI
Vuoi parlare con me? Non ho denaro, Piero!
PIERO
Non mentire! Tu ne hai sempre!
GIOVANNI
Per il sangue di Cristo, ho avuto grosse spese... per certi strumenti musicali e per un nano moro, che  la creatura pi spassosa della terra. Lo vuoi vedere? Vieni, che te lo mostro! A che scopo stare qui a parlar di denaro...
PIERO
Ne ho bisogno. Devi prestarmi sull'istante qualcosa.
GIOVANNI
Non posso, Piero. Proprio non posso. Quel poco che mi resta devo tenerlo in serbo.
PIERO
Vostra eminenza fa forse risparmi in vista della sede vacante? Ma non tocca ancora a voi, serenissimo principe della Chiesa. Non potete stare alla pari con Rodrigo Borgia. Si dice che ai cardinali che non ha ancora avvelenato spedisca muli carichi d'oro, per volgere lo Spirito Santo a suo favore. Vostra eminenza deve pazientare.
GIOVANNI
Che vai dicendo, Piero? Certo che dovr pazientare! Se ho appena diciassette anni! Del resto l'accrescersi della simonia  un argomento molto interessante, del quale amerei discorrere con te...
PIERO
Insomma, mi occorrono cento ducati per acquistare un cavallo, che voglio montare nel torneo del luned di Pasqua...
GIOVANNI
Cento ducati! Ti par poco? Un cavallo! Ma se hai tanti cavalli! E poi, con codesti tuoi stupidi tornei! Come puoi esserne cos invasato? Un uomo corre addosso a un altro uomo e si fanno male a vicenda: non vedo proprio che spirito ci sia.
Hai mai letto che Scipione o Cesare combattessero nei tornei? Un'assurdit pericolosissima! Petrarca...
PIERO
Io ci sputo sul tuo Petrarca! Da quel piagnucoloso facitore di sonetti non accetto prescrizioni sul modo di vivere cavalleresco ed elegante. Sono passati i tempi in cui i principi d'Italia e d'Europa ci guardavano dall'alto in basso come se fossimo mercanti e cambiavalute; sono passati da quando noi portiamo una corazza e sappiamo brandire la lancia. La nostra cerchia non deve essere da meno di nessuna Corte; e cos' mai una Corte senza giostre? Insomma, me li vuoi prestare codesti cento ducati, o no?
GIOVANNI
No, Piero; non ne facciamo nulla. Darti del denaro, non avertene a male,  come voler riempire la botte delle Danaidi. Tu scialacqui tutto coi tuoi compari di bisbocce e con le tue vacche grasse...
PIERO
Che... vacche grasse!
GIOVANNI
Cos si chiamano ora a Firenze. Mi pare che tu non sia informato sui modi di dire in voga... E poi sei cos invischiato nelle reti degli usurai che non spendi fiorino che non ti costi otto lire. Come andr a finire, mi piacerebbe sapere. E poi i tempi sono tristi. Non  un segreto per nessuno che dopo la morte del nonno i nostri affari sono andati a precipizio. Si dice che i nostri banchi di Lione e di Bruges siano in crisi. Si sussurra segretamente che il banco di deposito per la dote delle fanciulle di buona famiglia abbia dovuto sospendere i pagamenti, perch nostro padre ha speso gran parte del denaro in feste e in opere d'arte. Molti gliene fanno colpa...
PIERO
Gliene fanno colpa? Chi osa mormorare? I partiti sono dispersi, gli irriducibili si mandano in carcere o in esilio. I padroni siamo noi. Oggi  Lorenzo e domani, posdomani, sar io. Allora, credimi, la si smetter di fare i mercanti. I banchi falliscono? E vadano alla malora! Li aiuter io con un bel calcio. L'importante  avere propriet fondiarie. Noi dobbiamo avere sempre pi terre. Noi siamo principi. Carlo di Francia ha chiamato nostro padre il suo caro cugino; quanto a me, dovr chiamarmi fratello. Lascia che diventi io il padrone! Lascia che diventi padrone! Non deve restare una sola legge che lasci al popolo foss'anche l'ombra di un diritto e che limiti la nostra volont sia pure in apparenza. Accanto a noi non ci dev'essere pi nobilt! Confische! Pena di morte!... Lorenzo non  ricorso a questi mezzi con sufficiente decisione. Ha anche rinunciato per timidezza a dare alla nostra posizione il nome che le spetta. Io non voglio essere il primo cittadino di Firenze; dovranno chiamarmi granduca, re di Toscana!
GIOVANNI
Oh, altezza, maest, siete uno smargiasso. E tutta la tua politica, codesta che vai sciorinando? Sei proprio sicuro che madonna Fiorenza ti accetti per signore e amante, quando, che Dio non voglia, nostro padre fosse scomparso? Certo, t'intendi moltissimo di esercizi fisici e di amorazzi, ma la tua conoscenza degli affari pubblici  assai carente. Lo sai che frate Girolamo predica contro di te? Che il popolo non ti pu soffrire? Che sono stati affissi sonetti satirici contro la tua persona alle porte di palazzo?...
PIERO
Ascolta, figliolo, io ti consiglio di non farmi montare in collera! Dammi quei cento ducati che mi occorrono e tienti per te i tuoi ammaestramenti politici!
GIOVANNI
No, Piero; la mia benedizione te l'impartisco volentieri. Accoglila, caro fratello. Ma denaro non te ne presto pi. Finis. Obbligatissimo servitor vostro.
PIERO
Mulo! Sodomita! Focena consacrata! Non so cosa mi trattenga dal prenderti a schiaffi, scimmia porporata...
GIOVANNI
Niente potrebbe trattenerti, perch sei rozzo e volgare. E per questo ora ti lascio e mi sottraggo alla tua villania. Mi troverai da nostro padre, se mai mi cercassi per chiedermi scusa. Addio. (Si allontana per il viale centrale.)
PIERO
Vattene! Vattene, omettino, cappello rosso in pannicelli inzuppati! Io non ho bisogno di te! Presto sar io il padrone; e allora s che il mondo, digrignando i denti e insieme giubilando, allora s che vedr un principe! Carri... Carri... Torri che avanzano su ruote... Un viluppo splendido, purpureo, ondeggiante nella polvere, fra tappeti, sotto velari, attraverso la calca del popolo reso pazzo dalla festa... Giovanetti che brandiscono lance, in groppa a cavalli che s'inalberano e nitriscono... geni alati che spargono rose... Scipione, Annibale, la schiera degli di dell'Olimpo che scende a rendermi omaggio, che segue il trionfo di Piero il divino... E su un carro dorato, alto come una casa, io, io! Ai miei piedi l'orbe terrestre che si volge su se stesso; alle mie tempie l'alloro di Cesare e nelle braccia lei... la mia donna, la mia schiava che arrossisce di felicit... Fiorenza... Ah!... Ah!... Voi qui, madonna...?
...
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8.
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Fiore  apparsa provenendo dal sentiero di destra e si trova ora nel mezzo del viale centrale, le mani raccolte sul grembo proteso, la testa alta e gli occhi bassi, pacatamente simmetrica, in silenziosa ed enigmatica bellezza.
PIERO (avvicinandosi a lei)
Siete voi, madonna?
FIORE
Voi mi vedete qui in carne e ossa, nobile signore.
PIERO
Non sospettavo che foste nei pressi. Ero immerso in molti pensieri.
FIORE
Pensieri?
PIERO
Ma desidero dirvi che mi rallegra, che mi allieta ineffabilmente il vedervi.
FIORE
Vi prego: risparmiatemi. Io sono donna e un discorso simile sulla bocca del bellissimo Piero non pu non confondere gni donna...
PIERO
Venustissima Fiore! Vaghissima Anadiomne!
FIORE
Sfrontato adulatore! Il Gran Turco ci ha inviato certe sue confetture, e assaporandole al termine della cena ho pensato che non esistesse nulla di pi dolce sulla terra. Ma ora che ascolto le vostre parole, ora devo ricredermi.
PIERO
Squisita pazzerella! Venite! Discorriamo un poco insieme... Che volevo dire... Il giorno si va rinfrescando... Stavate passeggiando in giardino, bella Fiore?
FIORE
La vostra perspicacia ha colpito nel segno. Passeggiavo fra le siepi. E di quando in quando guardavo verso la campagna se a volte venissero ospiti dalla citt, un ospite, forse, che portasse un po' di variet nella monotonia della villa...
PIERO
Davvero... davvero... io intendo bene il vostro desiderio di mutamento, bella signora! Nulla  pi stancante di questo soggiorno in campagna, da quando Lorenzo ebbe la cattiva idea di mettersi a letto ammalato... Sia detto fra noi: mi sorprende che voi non abbiate gi avuto il desiderio di un mutamento.
FIORE
Che intendete dire, signore?
PIERO
Intendo dire... Intendo dire, mia dolce Fiore, che non dovreste cercare molto lontano per trovare uomini sinceri disposti ad assumersi quei dolci obblighi che mio padre, a quanto pare, non sembra pi in grado di adempiere. La vostra bellezza fiorisce senza che nessuno la colga, la vostra bocca, il vostro grembo sono derelitti... Siate certa che ci non spiace a voi sola. Alzate i vostri begli occhi e vedrete un uomo che anela a servirvi in ogni cosa.
FIORE
Perdonate, questa vista non  abbastanza nuova da farmi levare lo sguardo. Tutti mi desiderano. E l'avete detto di voi stesso nella speranza di avermi?
PIERO
Nella speranza? Sono un ragazzo, io? Sono un novellino nella giostra d'amore? Io voglio possederti e ti posseder, donna divina...
FIORE
(leva lentamente lo sguardo e lo fissa con espressione d'indicibile disprezzo sul volto di Piero)
Sapeste come mi annoiate!
PIERO
Che dite? Dimenticherete la noia fra le mie braccia.
FIORE
(con ripulsa colma di dileggio)
Io non sar tua, Piero de' Medici!
PIERO
Non sarete mia? Perch non lo sarete? Io sono forte, non avrete da lagnarvi. Io so domare lo stallone pi impetuoso con la forza delle mie cosce, non mi occorre n sella n morso. Io ho sfidato i migliori d'Italia al gioco della palla, al pugilato... e voi avete veduto che li ho vinti. Quando tu giacerai con me, dolce Fiore, ti narrer le mie vittorie nei ginnasi di Eros.
FIORE
Io non sar tua, Piero de' Medici!
PIERO
Inferno e Ade, questo vuol dire che voi mi disprezzate?
FIORE
Questo vuol dire che voi mi annoiate a morte.
PIERO
Ascoltate, madonna, io vi parlo come a una donna che si tratta con galante riguardo per la sua grazia e per il suo sapere, ma non ho intenzione di mendicare il vostro amore, come se foste un'onorata e vereconda cittadina. Se vorrete fare la ritrosa, questo render pi dolce il mio desiderio; ma, vi prego, non chiedetemi di prendere troppo seriamente la vostra crudelt. Chi siete voi, che fate mostra di respingere i miei desideri? Voi siete di nobile sangue fiorentino, ma vostro padre vi gener senza la benedizione del prete e mor in esilio a causa della sua intesa con Luca Pitti. Voi vivete concedendo le vostre delizie, al servizio di Afrodite, e Lorenzo vi scelse per il suo godimento quando gli furono offerte feste a Ferrara. Voi non metterete in dubbio che Piero sapr compensare le vostre carezze in misura principesca, quanto suo padre...
FIORE
Io non sar tua, Piero de' Medici.
PIERO
(forsennato, come fuori di s) Di chi, dunque? Di chi? Tu hai gi un altro amante, druda svergognata?
FIORE
Io voglio appartenere soltanto a un eroe, Piero de' Medici.
PIERO
A un eroe? Io sono un eroe! L'Italia lo sa!
FIORE
Tu non sei un eroe; tu sei soltanto nerboruto. E mi annoi.
PIERO
Soltanto nerboruto? Soltanto nerboruto? E chi  nerboruto non pu essere un eroe?
FIORE
No. Eroe  chi  debole, ma possiede uno spirito tanto ardente da conquistarsi la corona... Quello  un eroe.
PIERO
Tu ti sei data a mio padre...  un eroe, mio padre?
FIORE
 un eroe. Ma  sorto un altro a contendergli la corona.
PIERO
A contendergli te? Io, io voglio averti! Chi , dov' il debole dallo spirito ardente, che io lo sbeffeggi e poi lo strozzi con due dita...
FIORE
Lui viene. Io ho fatto s che venga. Devono trovarsi l'uno di fronte all'altro. Allora si vedr, a chi dei due dovr appartenere. Ma tu ritirati, quando gli eroi combattono!
PIERO (furioso e lamentoso)
Io voglio averti, io voglio averti, o donna dolce, donna proterva, fiore del mondo!...
FIORE
Tu non mi avrai. Tu mi annoi. Lasciami passare, che vada ad attendere il rivale di tuo padre.
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ATTO TERZO.
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Stanza attigua alla camera da letto del Magnifico. Nello sfondo a sinistra, dietro cortine pesanti semiaperte s'intravede il letto; nel resto dello sfondo gradini che portano a una galleria. Nel mezzo, a sinistra, un monumentale camino di marmo, con rilievi, colonne e lo stemma con le palle. Davanti a esso, alcune sedie. Sul proscenio a sinistra un mobile con vasi antichi. Sul proscenio a destra una porta chiusa da un tappeto ricamato d'oro. A destra in fondo la finestra, coperta da cortine. Fra la porta e la finestra, un poco innanzi nella camera, il busto di Cesare su un basamento. Busti pi piccoli sul camino e sulla mensola sopra la porta. Nelle pareti sono incassate sottili colonne. La luce del tardo pomeriggio penetra smorzata dalle cortine della finestra.
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1.
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Dinanzi al camino in una poltrona dall'alta spalliera siede Lorenzo de' Medici che dorme col capo reclinato sul petto, un cuscino dietro la schiena e una coperta sulle ginocchia. Il suo volto largo e piatto  sgradevole: di colore olivastro e dall'espressione cupa, in conseguenza della ruga fra le sopracciglia, e con un naso rincagnato e una grande bocca sporgente dagli angoli cascanti. Le guance, dal naso al mento scarno, sono corse da due profonde rughe flosce, pi visibili perch tiene la bocca aperta, non potendo respirare per le narici. Ma quando si risveglia, i suoi occhi, nonostante la debolezza, appaiono colmi di fuoco e chiari e col loro sguardo ardente sembrano afferrare uomini e cose; la fronte alta e fatale trionfa della bruttezza dei tratti; e i suoi movimenti possiedono perfetta nobilt, anche quando l'agitazione lo domina. A volte, su quel viso distrutto affiora un'espressione di disarmante, ingenua gaiezza, che sembra redimerlo e renderlo innocente come quello di un fanciullo. Lorenzo indossa una veste a pieghe orlata di pelliccia che si chiude intorno al collo tozzo. I capelli castani, corsi da fili d'argento, spartiti nel mezzo, ricadono leggermente ondulati sulle guance e sulla nuca. Parla articolando con chiarezza, ma con voce nasale. Nella camera, intenti a osservare il suo sonno inquieto, si trovano Pico della Mirandola, il Poliziano, Pierleoni, Marsilio Ficino e messer Luigi Pulci. Il vecchio Ficino, col volto smunto del dotto, il collo rinsecchito e i riccioli bianchi che appaiono radi sotto il berretto a cono, siede, vestito del suo solito abito a pieghe e chiuso al collo, quasi nel mezzo della stanza, circondato dagli altri. Il Pulci, dall'aspetto faceto con i piccoli occhi infiammati sotto cui si gonfiano borse arrossate, il naso aguzzo, gli orecchi a sventola e una voglia di vino sulla guancia, tiene l'indice sulle labbra, scrutando come gli altri il viso di Lorenzo.
PIERLEONI
(si avvicina cautamente all'ammalato e gli tasta il polso)
Il sangue corre e poi si arresta. Mi domando se non sia l'ora di praticare un nuovo salasso a sua magnificenza.
PICO
Lo ucciderete, coi vostri salassi! Non sono passate dodici ore da quando gli avete cavato una bacinella di sangue.
PIERLEONI
All'uomo non occorre che la decima parte del sangue che ha in s.
POLIZIANO
Dov' mai ora la sua anima? Sembra peregrinare lontano dalle nostre, per strane vie. Ascolterei volentieri la vostra opinione su dove soggiorni, amato Marsilio.
FICINO
 verosimile che in questo momento nel centro del suo spirito sia ripristinato il contatto con la divina unit.
PULCI
(abbassando il tono della sua voce stridula e curiosamente incrinata)
Guardate, guardate che cosa traspare dal suo viso! Scommetto che sogna le cose pi strane. Se non soffre, lo invidio. La febbre suscita le immagini pi varie, molto meglio di quanto non possa fare il pi nobile vino. A volte si sognano versi, ma poi si dimenticano cos facilmente...
PIERLEONI
Questo non  il sonno in cui sgorgano le sorgenti delle forze naturali. Se questo tramortimento persiste, dovrete afferrare i mignoli delle mani e dei piedi di sua magnificenza, mentre io gli unger i polsi e il cuore con l'olio che tengo pronto.
PICO
Silenzio! Si muove, pare che stia per svegliarsi!
PULCI
Ora ci sveler qualcosa del suo viaggio...
FICINO
Ci riconosci, Laurentius, mio caro discepolo?
LORENZO
Acqua...
(Gli danno da bere. ) L'acquaiolo aveva una testa di morto...
POLIZIANO
Quale acquaiolo, Lauro mio?
LORENZO
Angelo... sei tu? Bene, bene, mi faccio forza! Che non possa vincere queste assurdit? Ho incontrato un acquaiolo col suo asino carico e le anfore piene; ma quando ho avvicinato alle labbra aride il bicchiere di legno, dentro c'era fuoco, e sulle spalle di quel ribaldo c'era una testa di morto che ghignava.
PULCI
Be', un'invenzione mediocre.
LORENZO (riconoscendolo)
Buon giorno, Morgante. Sei qui, vecchia birba? E anche il mio Pico dai riccioli stillanti ambrosia? E il mio grande Marsilio, paraninfo e messaggero d'amore fra me e la saggezza? Voi siete accanto a me, newero, amici miei? Quell'orrido vecchio era soltanto nel mio sangue...
PULCI
Quale orrido vecchio?
LORENZO
Assurdit! Assurdit di cattivo gusto! Ho sognato un vecchio calvo che voleva attirarmi nella sua navicella fradicia.
POLIZIANO (scosso)
Caronte...
LORENZO
Ho dormito... Che ore sono?
PICO
Hai dormito circa un'ora. Sono le diciotto. Il sole cala gi pi rapido.
LORENZO
Gi pi rapido? (Spinto da improvvisa irrequietezza)
Sentite, amici, vorrei avere la mia portantina. L'aria  cos afosa e opprimente qui dentro... Portatemi... portatemi in loggia; portatemi su alla torretta...
PIERLEONI
Signore diletto, non  consigliabile. Voi avete bisogno di tranquillit.
LORENZO
Tranquillit... io non ho tranquillit. Perch non riesco a trovarla, dottore? Perch mi pare di dover necessariamente pensare e ordinare tante cose, prima che sia troppo tardi?...
PIERLEONI
Voi avete un po' di febbre, signore.
LORENZO
Non ne dubito. Ma sostengo che non  una ragione sufficiente per essere tormentato da una stolta paura. Vedete, io penso logicamente. Ma non vi nascondo di essere pieno di preoccupazioni. Non ho mai finto d'esser diverso da quello che sono... Pico... Non  vero, Pico, che a Firenze non ci sono pi Pazzi? E anche i Neroni Diotisalvi sono in esilio o inoffensivi?
PULCI
Quelli che tu non hai spedito a sentire l'erba crescere! LORENZO
S, vieni qui, Margutte! Fa' degli scherzi, perverso rapsodo!...  realmente corso molto sangue. Doveva correre. Ti prego, Pico: per il momento non sono in grado di curarmi delle raccolte della via Larga e delle ville. Ci pensi tu per me, nevvero? Un paio di piccole cose belle, due terracotte e una medaglia appena acquistate; bisogna portarle a Poggio a Caiano, capisci, caro? Poi lo Sforza di Pesaro mi ha donato una magnifica scultura antica, un Ares loricato. Deve essere posto nel mio giardino di citt a servir di modello ai giovani scultori. Vuoi occupartene tu? Ti ringrazio. Questo  tutto ci che mi inquietava. Angelo  ancora qui nella camera?
POLIZIANO
Eccomi, Lauro!
LORENZO
Angelo, il Plinio che mio nonno ha acquistato da un chiostro di Lubecca si trova nel palazzo comunale, non  vero? Vorrei vederlo.  rilegato in velluto rosso con incrostazioni d'argento. Bisogna trovar subito una persona fidata... No, resta qui ancora. Mi pare che questo sia meno urgente di qualcos'altro che mi occupa la mente. Aspetta... Uno dei miei agenti mi ha offerto uno scritto di Catone per cinquecento fiorini d'oro. Sono in dubbio sull'autenticit dell'opera. Ci sono esempi di canaglie che mettono in vendita prodotti del loro cervello sotto nomi antichi. Ti prego: esamina il manoscritto con ogni cura e, se  autentico, acquistamelo senza mercanteggiare. Non si dica mai che mi sono lasciato sfuggire un Catone... Posso addossarti quest'incombenza? Mi togli un peso dal cuore! Su, amici, ora mi sento leggero. Non so che cosa potrebbe opprimermi, ormai. Conversiamo un poco. Disputiamo. Dimmi, Mirandola: chi fu pi grande, Cesare o Scipione? Io dico Cesare, e vedrete come difender la mia tesi! Ma il nostro grande Marsilio Ficino forse preferisce un tema astratto?
FICINO
Concedi requie al tuo spirito, Laurentius! Ti stancherai.
LORENZO
La sapienza merita che le si sacrifichino le nostre ultime forze. Ci sono tante cose da chiarire... Spesso mi  parso che tutto stesse davanti a me libero e aperto, ma ora non vedo che oscurit e confusione. E l'immortalit dell'anima? Com' a proposito dell'immortalit dell'anima?
PULCI
Questione antica e controversa... questione da non potersi risolvere cos ex abrupto! Si dice che Aristotele stesso nel regno delle ombre abbia evitato con parole ambigue di prnunciarsi, per non compromettersi, bench senza dubbio fosse assolutamente morto pur essendo ancora vivo. Figuriamoci se si pu cavare un costrutto dai suoi scritti!
LORENZO (scoppiando a ridere)
Buona!... Ma parla tu, Angelo, parla un po' seriamente!
POLIZIANO
Tu sei immortale, mio Lauro! Te lo devo dire? Non tutti sono immortali; non la plebe, non l'uomo senza gloria, l'uomo da nulla. Ma tu farai parte del sublime sodalizio degli spiriti coronati d'alloro!
LORENZO
E perch proprio io?
PICO
Per Atena dagli occhi glauchi! Tu hai scritto i Canti carnascialeschi che io non ho mai esitato a porre al di sopra della Commedia dell'Alighieri!
FICINO
Tu sei d'origine divina, non dimenticarlo. Le sei palle nel tuo stemma significano i pomi delle Esperidi, dal cui giardino  uscita la tua stirpe.
POLIZIANO
I grandi spiriti sapranno accoglierti degnamente, cantore della Nencia, padre della patria! Ti verranno solennemente incontro Cicerone, i Fabi, Curio, Fabrizio e tutti gli altri, ti circonderanno beati e ti introdurranno nel cielo della gloria, echeggiante dell'armonia delle sfere.
LORENZO
Questa  poesia, poesia, amico mio! Questa  bellezza, bellezza, ma non  sapere n consolazione!...
PULCI
S,  piuttosto flebile, la vostra musica delle sfere, maestro Poliziano! Mi fa venir meno. Non morire, Lauro, sarebbe una sciocchezza! Non conosci la risposta di Achille a Odisseo che visitandolo nell'Ade gli chiese come si trovasse? Io
ti assicuro disse che noi defunti nutriamo il pi grande desiderio di tornare nella vita corporea. Il corpo, figliolo! Il corpo  la cosa principale! Tutta l'armonia delle sfere non pu sostituire il corpo... Oh, perdonami... Non ti senti bene?
LORENZO (pallidissimo)
Dottore... mi viene un gelo al cuore... Mi udite? Mi assale un terrore... aiutatemi! E la morte... Perch tutte le forze abbandonano repentinamente il mio cervello e le mie viscere?... Sono perduto... sono spacciato. Asciugatemi il sudore... Non mi disprezzate! Il mio spirito  forte, ma questa angoscia del mio corpo...
PIERLEONI
Non  nulla. Bevete questo buon bicchiere di vino greco. Ho pregato un'infinit di volte vostra magnificenza di rimettersi a letto!
LORENZO
Se volete che respiri, lasciatemi sulla sedia. Ho bisogno di vedervi intorno a me, voi che mi amate. Ho bisogno di udire le vostre voci. La morte  terribile, Pico! Tu non la puoi capire. Qui nessuno l'intende, se non io, che devo morire. Ho amato tanto la vita da considerare anche la morte come il trionfo della vita. Questo era poesia ed esaltazione; ma ora  finita, non serve pi. Test mi si  spalancato dinanzi il nulla, la fossa orrenda della putrefazione... Presto, Ficino, presto, mio vecchio e saggio Ficino! Che cosa mi insegnasti per affrontare la morte impavidamente? Io l'ho dimenticato. Qual era la verit ultima, Ficino?
FICINO
Io ti insegnai che l'idea di Platone e l'entelechia di Aristotele sono la medesima cosa: ossia l'anima sensibile, la tertia essentia dei corpi, la quale nell'uomo, microcosmo della creazione, si distingue dall'anima intellettiva per ci che...
LORENZO
Fermati, fermati un istante! Mi confondo... Un tempo comprendevo tutto questo; o forse lo intuivo soltanto. Ma ora lotto invano per riafferrarlo. Sono stanco. Il mio unico desiderio  stringere qualcosa di semplice, di saldo. Il fuoco del purgatorio  pi semplice di Platone, lo devi ammettere, Marsilio!... Non era un padre francescano quello che  venuto da me stamane?
POLIZIANO
S, amato. Il tuo confessore apparteneva a codesto ordine. LORENZO
Che briccone! Una testa libera. Di fronte a lui mi vergognavo un poco di prendere la cosa tanto sul serio. Allora mi sono prodotto in un bel motto fiorentino, quando mi si  avvicinato con i sacramenti, e lui ha sorriso, dall'uomo di mondo che . Non vi nascondo che quella cerimonia non mi ha molto rassicurato. Quel padre era troppo indulgente. Mi ha dato l'assoluzione dai miei peccati come se fossero birichinate. Ma io dubito che abbia pieno valore presso una superiore istanza. Se gli avessi anche confessato parricidio e matricidio, vi avrebbe fatto sopra il suo segno della croce con il maggior garbo del mondo. Non c' da stupirsene. Io sono il padrone. Essere il padrone a cui nessuno osa tener testa ha i suoi svantaggi, quando si  alla fine. Mi sarebbe occorso un confessore che fosse come prete ci che io sono stato come beffeggiatore e peccatore... Che cosa vogliono dire i tuoi occhi, Pico? Tu stai pensando a qualcosa. Tu mi nascondi un pensiero.
PICO
Quale pensiero, Lorenzo mio?
LORENZO
Tu pensi a un sacerdote degno di essere il mio confessore, che osi condannarmi, che ha gi osato farlo, Pico...
PICO
A quale sacerdote...?
LORENZO
Al prete... Come dire, Marsilio?... All'idea platonica del sacerdote, fatta persona e volont...
POLIZIANO (concitatamente)
Io ti prego, caro, rivolgi il tuo animo a immagini pi serene! Tu ti turbi con pensieri indegni di te. Non dimenticare te stesso, Lorenzo de' Medici!
LORENZO
No, non dimenticher me stesso. Ti ringrazio, Angelo. Mi sento meglio. Siamo sereni. Ridiamo. Il riso  un rifulgere dell'anima, dice un antico. Noi vogliamo che le nostre anime rifulgano nel ricordo di ci che  stato.
PICO
E che nuovamente sar.
LORENZO
 sufficiente che sia stato. Questa era l'ora della nostra consueta passeggiata a una fonte. Rammentate? Ci stendevamo in cerchio sull'erba ondeggiante. L'acqua ciarlava infantilmente in mezzo a noi. E noi si trascorreva il tempo sino all'ora di cena raccontando ciascuno una novella.
PICO
Era un'ora serena! Noi eravamo colmi di ammirazione per te. Forse al mattino tu avevi elaborato una nuova legge dello Stato, destinata a raccogliere anche pi perfettamente il pubblico potere nelle tue mani, affinch tu fossi anche pi libero di rendere felice Firenze con la gioia e la bellezza; avevi forse pronunciato la sentenza di morte contro un avversario appartenente alla nobilt, avevi disputato sulla virt nell'Accademia Platonica, avevi presieduto a un simposio in una cerchia d'artisti e di donne amabili risolvendo durante il convito i problemi teorici dell'arte e della poesia... A tutto questo ti eri dato con tutta la tua anima; e prendevi allora parte ai serotini diletti del nostro spirito, essendo cos presente e fresco come se nulla avessi speso delle tue forze vitali.
PIERLEONI
No, non foste avaro delle vostre forze, signore!
LORENZO
Non  vero, mio dottore versato in astrologia? Non le costringevo forse a servirmi, a dispetto di stelle e destino che mi avevano affidato alle tue cure prudenti? S, io ho vissuto! Su, rammentate! Rammentate con me, amici! Rammentate le ebbre notti stellate, quando noi ci alzavamo dal vino, tu Pico, voi, Luigi, Angelo, il pazzo Ugolini, Cardiere, il musico estatico, e tutti gli altri, quando cantando e suonando il liuto irrompevamo per le strade addormentate e coi versi che inviavamo loro mettevamo il fuoco addosso alle fanciulle nelle loro camerette!
POLIZIANO (esaltato)
Alcibiade!
LORENZO
E il carnevale, ricordate il carnevale? Quando la gioia di vivere sgorgava impetuosa e traboccava spumeggiando oltre i limiti consueti; quando per le strade scorreva il vino e il popolo danzava sulle piazze cantando le canzoni che io avevo composto per lui; quando Firenze soggiaceva al dio e la dignit degli uomini e la pudicizia delle donne naufragavano in un ardente evo; quando persino i fanciulli erano afferrati dalla sacra ebbrezza che accendeva innanzi tempo i loro sensi all'amore...
POLIZIANO
Tu eri Dioniso!
LORENZO
E il potere era mio! E la signoria della mia anima si estendeva! E l'ardore del mio desiderio infiammava la donna, ed ella diveniva mia e innalzava a signore della sua bellezza l'uomo brutto e debole...
PICO
Signore della bellezza... tale noi ti salutiamo! Non parlare come se tu lo fossi stato!
LORENZO
(dopo un momento di silenzio, accennando dietro a s con la
testa)
Qualcuno chiede di entrare.
UN PAGGIO (a met della gradinata) Ser Niccol Cambi viene da Firenze e chiede di essere ammesso alla presenza di sua magnificenza.
PIERLEONI
Il Magnifico non riceve nessuno.
LORENZO
Perch no? Ser Niccol  mio amico. Viene da Firenze... Io mi sento bene. Voglio vederlo.
...
.
...
2.
...
.
...
Il paggio guida il mercante Niccol Cambi dalla galleria gi per la scala nella stanza, lo accompagna da Lorenzo e si ritira con un inchino. Cambi  un cittadino rispettabile, ben vestito e gi un poco corpulento, con un'arguta faccia di fiorentino. Le sue scarpe e le sue calze sono polverose. Indossa un mantello grigio chiaro sopra un vestito pi scuro.
LORENZO
Ser Niccol, la vostra visita  benvenuta. Non ve ne abbiate a male se rimango seduto. Sono un poco indisposto, in questi giorni.
CAMBI
Che soltanto vi veda! Che soltanto oda la vostra voce! Ora mi sento sollevato... Buona sera a tutti, signori! A voi specialmente, serenissimo principe, e a voi, messer Pulci, maestro Poliziano... Per l'anima mia! Ho la fortuna di poter riverire anche il grande volgarizzatore di Platone! Messer Pierleoni... Che fortuna vedervi, Magnifico! Ascoltarvi parlare! Sentire la pressione viva della vostra mano!
LORENZO
Perch? Non ve l'aspettavate forse pi?
CAMBI
Che dite? Perch non avrei...
LORENZO
Bene, sedetevi! Accostate la sedia! Siete venuto a cavallo? Siete accaldato. Avevate tanta fretta? Si tratta di affari? Ambasciata dalla citt?
CAMBI
Occorre proprio avere affari... avere un'ambasciata per aver fretta di vedervi? Il mio unico affare  guardarvi un poco negli occhi, esprimervi il mio affetto, assicurarmi di nuovo del vostro. La mia unica ambasciata  riferire in tutte le piazze di Firenze che voi siete in salute, che ben presto si potr festeggiare la vostra guarigione.
LORENZO
Dunque Firenze si cura della mia malattia?
CAMBI
Lo credo bene! Non direi proprio che le sia indifferente. Il Magnifico mi fa una domanda un poco ingenua!... Li sistemer io, quei furfanti che inquietano inutilmente la citt facendo correre tra il popolo voci sinistre...
LORENZO
Ce ne sono di codesti furfanti?
CAMBI
Eh, ce ne sono, ce ne sono! Magnifico, sarebbe opportuno, sarebbe assolutamente opportuno che neutralizzaste immediatamente le loro inique manovre. Io vi trovo alzato, vi trovo fuori del letto... Non potreste venire a Firenze? Almeno per un'ora? Non potreste mostrarvi per pochi istanti a una finestra del palazzo?
LORENZO
Cosa dunque sta accadendo a Firenze, ser Niccol Cambi?
CAMBI
Nulla, nulla! Dio mi guardi! Messer Pierleoni... sono giunto a sproposito... Volete che abbrevi la mia visita?
LORENZO
Sono io l'unico che pu desiderare e volere, qui! (Sforzandosi di essere amabile) Mi fareste una vera cortesia, ottimo ser Niccol, se voleste parlar breve e schietto.
CAMBI
Bene, lo far. A chi parlare, a chi riferire la mia angoscia, le mie angustie, se non a voi?... Non tutto, a Firenze,  come sempre, Magnifico! Si ordiscono trame indegne! Si sa bene da che parte vengano le voci che dicono che voi siete gi morto o almeno assalito da una malattia inguaribile: vengono dai frati, dai piagnoni, dai partigiani del ferrarese...
LORENZO
(che sentendo nominare il ferrarese  trasalito, con forzata leggerezza)
Ascolta, Pico! Si parla della tua scoperta, del nostro frate.
CAMBI
Eh, s, perdonate, serenissimo principe! Io so che voi l'avete protetto, che avete riconosciuto le sue capacit straordinarie,
lo so! E non crediate che io stesso non sappia apprezzare i suoi talenti. Io non ho uno spirito retrivo. Le sue prediche sono bocconi ghiotti per un gusto raffinato e libero, questo  fuor di dubbio. Non parlo di lui. Parlo degli effetti che produce e che, forse, sono indipendenti dai suoi propositi...
POLIZIANO
Voi credete?
CAMBI
Il popolo, Magnifico, il popolo! Si pu sorridere vedendo giovani bellimbusti di nobile famiglia che rinunciano alle danze, alle canzoni, alla gioia e si chiudono in convento! Ma il popolo? Il popolo vaga incerto per le strade, guarda con occhi torvi le belle case dei cittadini ricchi e non sa far altro che affollarsi in duomo all'ora della predica: una turba compatta, muta, sconvolta nel suo intimo, una distesa di teste ottuse, che si rivolgono tutte lass, verso il magro fraticello. Dopo che  tornato trionfalmente a San Marco, la folla si riaccalca nelle strade e riprende il suo atteggiamento protervo. Davanti alla casa di messer Guidi, cancelliere dell'archivio civico, e davanti a quella dell'amministratore del debito pubblico Miniati si sono avuti concorsi di popolo, si sono udite ingiurie, perch frate Girolamo aveva indicato questi due cittadini come vostri strumenti, Magnifico, come i vostri astuti consiglieri, quando si trattava di spremere dal popolo nuove imposte per nuovi costosi divertimenti. Accadono fatti barbarici e inauditi. Prima di lasciare Firenze ho udito dire che un gruppo di artigiani  penetrato nella casa di un cittadino ricco e amante dell'arte e ha frantumato una statua che era nell'atrio...
(Grido di dolore da parte di tutti gli astanti)
LORENZO
Silenzio... Una statua antica?
CAMBI
No, pare che fosse un lavoro moderno e di non particolare valore. Ma, ahim, Magnifico, non  questo il peggio che ho da dirvi! Per tutto il giorno ci sono state manifestazioni di scontento davanti a palazzo. Io ero nella piazza, ho potuto assistervi. Dal popolo si levavano grida che speravo di intender male, di non capire. Pareva infatti che gridassero: Abbasso le palle!.
POLIZIANO
Questo  tradimento! Ingrato tradimento!
PICO
 la smania puerile della folla per il chiasso politico, null'altro! Disperdeteli con le picche!
CAMBI
E un altro grido usc dalla folla e si lev alto, un grido strano, mai udito... una, due volte, mille volte. Io non lo capivo. Io sono, come voi sapete, un poco sordo da un orecchio. Ma sforzandomi riuscii a intenderlo chiaramente e distintamente. Gridavano: Viva Cristo!.
(Silenzio)
CAMBI
Voi tacete, Magnifico...
LORENZO
Com'era il grido?
CAMBI
Quello contro il vostro stemma?
LORENZO
L'altro.
CAMBI
Viva Cristo.
(Silenzio. Lorenzo si  lasciato ricadere sui cuscini; i suoi occhi sono chiusi.)
PIERLEONI
Andate, messere, andatevene, in nome di Dio! Lo vedete bene che  esausto!
CAMBI
Magnifico... vi lascio in pace. Ho adempiuto al mio dovere. Era necessario che sapeste come stanno le cose. Non siete in collera con me?
LORENZO
Andate, amico... No, non sono in collera con voi. Andate... Dite a Firenze... No, non dite nulla! Firenze  femmina, occorre andar cauti in ci che le si dice o le si fa dire. Ti correr dietro e ti desiderer ardentemente se ti mostrerai freddo e forte, ma ti disprezzer se lasci intuire che amando ti sei perduto. Andate, amico, non dite nulla! Dite che io sto bene e che rido di quello che ho udito!
CAMBI
Lo dir! Per Bacco, certo che lo dir! Questo  un buon messaggio, in fede mia! Frattanto... state bene, Lorenzo de' Medici! E venite a Firenze, non appena vi sar possibile! Addio! (Parte in fretta.)
...
.
...
3.
...
.
...
LORENZO (dopo una pausa)
Pico...
PICO
Sono qui, Lorenzo mio.
LORENZO
Guardami... Mi sembri un poco imbarazzato, mio raffinatissimo Pico. Tu che ne dici?
PICO
Niente. Che cosa posso dire? Il popolino  come preso da un'ubriacatura, un'ubriacatura totalmente diversa da quella in cui tu l'hai tenuto per tanto tempo. Dai ordine al bargello che gliela faccia passare a suo modo!
LORENZO
Pico! Mecenate! Palato raffinato! Ricorrere agli sbirri contro lo spirito! Questo non  bello!
PICO
Era un consiglio come un altro. Avvicinati a lui! Seducilo! Pensi forse che quell'anima angusta e solitaria resisterebbe alla lusinga della tua splendida amicizia?
LORENZO
S, Pico, resisterebbe. Ha gi resistito! Io lo conosco meglio di te, che l'hai scoperto con la tua curiosit. La sua anima  piena di odio e di ribellione meschina... I suoi talenti non la rendono n pi serena n meglio disposta: la rendono soltanto pi proterva. Capisci? Quando fu eletto priore di quel San Marco edificato da mio nonno, lui non venne da me. Si trincer, muto e ostinato, dietro la sua indipendenza di religioso. Ma guarda, pensai, ma guarda! Un forestiero viene in casa mia e non mi fa nemmeno l'onore di una visita! Ma tacqui. Scrollai le spalle sulla malagrazia di quel piccolo uomo. Poi prese a coprirmi di ingiurie dal pulpito, velatamente o apertamente. Allora andai io, non te l'ho mai detto, s, andai io a cercarlo. Pi di una volta assistetti alla messa a San Marco e poi mi trattenni forse un'ora nel chiostro, in attesa che venisse a salutarmi. Credi forse che si sia degnato di interrompere il suo lavoro letterario per intrattenersi con il suo ospite, che era pi che un ospite? Feci di pi. Non tollero che qualcuno mi rifiuti. Mandai al convento doni e offerte. Li accett come segni di omaggio, senza neppure ringraziare. Gli feci trovare monete d'oro nella cassetta delle elemosine. E lui le consegn agli elemosinieri di San Martino, perch, fece dire, per i bisogni del convento rame e argento bastavano... Capisci? Vuole la guerra. Vuole l'inimicizia. Offerte e omaggi li incassa e non d nulla in cambio. Non si riesce a vincere la sua impudenza. I successi non lo rendono n felice n arrendevole. Venne a Firenze che era un nulla, un mendicante. Ci che egli vuole oggi  che Firenze decida fra me e lui...
PICO
Carissimo, che idee fantasiose, quello  un malato e un miserabile! Ha lo stomaco rovinato dalle veglie, dalle estasi. Si nutre a insalata e acqua... Buon pr gli faccia!  forse quello, Lorenzo, da saper essere cortese e affascinante anche quando soffre? Ti aspetti modi cordiali e sereni da un predicatore di penitenza? Lascialo fare! Lascia che anche il popolo fanciullo faccia ci che vuole! Ogni intervento darebbe alla cosa un'immeritata apparenza di seriet. Guarisci e mostra il tuo viso alla citt, e allora...
(Movimento generale nel fondo. Un giovanetto, pallido, ansante e come fuor di s,  apparso all'improvviso sui gradini.  Ognibene, un giovane pittore. Si appoggia un istante, stremato, alla balaustra, con un piede pi in basso dell'altro.)
OGNIBENE
Lorenzo!... Sei qui! Dio sia lodato, lo trovo!... Vostra magnificenza, dilettissimo signore... perdonatemi... sono entrato a forza... hanno cercato vanamente di impedirmi di giungere sino a voi... Devo parlarvi... Sono corso... Oh, mio Dio!... (Si inginocchia davanti al Magnifico e gli stringe la mano, quasi a scongiurarlo.)
LORENZO
Ognibene! Davvero mi spaventi... No, lasciatelo. Pu rimanere.  un giovane abile e per di pi  scolaro di Botticelli... Che c', Ognibene?
OGNIBENE
Sono corso... sono corso... da Firenze... dalla bottega del mio maestro... Ah, il mio maestro!... Ah, il quadro! Il meraviglioso quadro nuovo!... Perdonatemi! Non ho trovato il tempo di mettermi il mantello... Sono corso con la giubba... Ah, il mio maestro! Il frate!... Il mio maestro!... Lauro, riconquistalo a te!...
LORENZO (minacciando timoroso)
Pico!... Taci! Io non voglio sentir nulla. Io non voglio sentir nulla di questo. Fatevi indietro... Parla, ragazzo, parla con calma! Che  accaduto a Botticelli?
OGNIBENE
Stava dipingendo un nuovo quadro, lo sai... Lo dipingeva per te. Mi ha concesso di aiutarlo... Io tremavo di gioia, vedendo come nasceva. Spesso sgattaiolavo furtivo nella bottega silenziosa e m'inginocchiavo davanti alla tela che emanava luce... Era pi bello della Primavera, pi bello della Pallade, pi bello della Nascita di Venere. Era la giovinezza, la volutt, la delizia, dipinta coi raggi del sole...
LORENZO
Ebbene? Ora te ne devi separare.
OGNIBENE
Da quando sent frate Girolamo predicare in duomo, il mio maestro prese a lavorare di malavoglia, e a fatica, e senza gioia. Spesso restava seduto su uno sgabello, muto, con la testa fra le mani, pensieroso. Poi, quando rialzava la testa, fissava il quadro con occhi colmi di avversione e di ribrezzo. E oggi!
LORENZO
E oggi?
OGNIBENE
Oggi  andato a San Marco, dopo la predica...  rimasto nella cella del frate... due o tre ore... non so. E quando  rincasato, il suo volto era come quello di un morto... In pace, ma come quello di un morto. Ognibene, mi ha detto Dio mi ha chiamato con voce terribile. Non c' salvezza nel bello e nella gioia degli occhi. Dillo al Magnifico, digli che io ho servito Satana ma che d'ora innanzi voglio servire Ges Cristo, nostro re, nel cui nome il profeta Girolamo parla a Firenze. Se mai riprender in mano il pennello, dipinger la Madonna Addolorata, in profonda umilt... dillo a Lorenzo de' Medici. Devo salvare l'anima mia. Dette queste parole, ha preso un coltello dal tavolo dei colori e ha tagliato la tela, per diritto e per traverso, facendola a brandelli... (Singhiozza fra le mani, come se gli si spezzasse il cuore.)
LORENZO (stringendo il pugno, impietrito, pieno di dolore e d'ira)
Sandro...
OGNIBENE
Lauro, Lauro, che dobbiamo fare?... Intendo dire: che cosa comanda la vostra magnificenza? Volete chiamarlo? Volete parlargli voi? Io penso che se vi vedesse... Comandate! Comandatemi in fretta! Io vado di corsa, corro indietro! Vi porto il mio maestro, anche se frattanto si facesse notte! Voi potete tutto! Voi rischiarerete e libererete il suo spirito...
LORENZO (cupo e stanco)
No. Lascia.  troppo tardi. Voglio dire: l'ora  troppo tarda. Sta' di buon animo e vai. Vai a continuare il tuo lavoro. Oppure vai a bere. Prenditi una ragazza; dimentica. Vorrei restar solo. Ritiratevi, finch non vi chiamo. No, Pico, vai anche tu. E ascolta... mandami i ragazzi. Voglio parlare con Nino e con Piero. Che vengano subito. Cos... andate. (Tutti si allontanano, alcuni per la gradinata, altri per la porta di destra. Resta solo Lorenzo, accasciato nella sua poltrona, le mani affilate ed esangui strette sulle teste di leone dei braccioli. Il suo mento riposa sul petto, lo sguardo  come perduto in pensieri grevi.)
...
.
...
4.
...
.
...
LORENZO
(parla a intervalli, cupo, in modo sconnesso)
Gelosia... Non l'ho mai conosciuta. - Io ero solo. Chi possedeva volont di potenza... Chi ne aveva cognizione? Io solo... Spesso me ne sono stupito io stesso. - E li costrinsi a servire... Era bello qui dentro. - Distruzione... Sofferenze... Incendio! - Sorridere? -  vano. Io lo odio. Anch'io lo odio. Lui vince. Perch  retto. Lui  efficace. Lui  stato prodigo come me, non  stato saggio. Eppure gli  rimasto quanto basta... quanto basta per essere efficace. - Forse perch  pi rozzo. - Il quadro? E vada! - Un mezzuccio. - Qui sono in gioco anime. Ne va del Regno. (Il suo sguardo si fissa sul busto tra la porta e la finestra.) Cesare... (Continua a meditare in silenzio. Piero e Giovanni entrano cautamente dalla cortina di destra, si avvicinano e gli baciano le mani)
GIOVANNI (piegando il ginocchio)
Come state, padre?
LORENZO
Cos... siete venuti. Fate i preziosi, signori. A che scopo si hanno figli? Per pompa? Per l'esteriorit? Per un'orgogliosa apparenza? Proprio come si ha una moglie, di nobile sangue romano, con la quale un altro, per procura, si  presentato davanti al prete, a Roma, una moglie che si conosce appena e con la quale si sono generati dei figli per calcolo politico? Per questo forse?
GIOVANNI
Padre, abbiamo pensato tanto a voi.
PIERO
Attendevamo la vostra chiamata con impazienza.
LORENZO
Siete davvero gentili. Molto ben educati. Sarei proprio incontentabile se vi chiedessi di pi.  cos, il padre e i figli sono i pi lontani fra loro. I rapporti fra loro sono pi difficili che fra uomo e donna. Comunque... Non bisogna perderci nulla... Non bisogna andare incontro all'amore con troppo zelo. Ma io, credetemi, ho pensato a voi, mi sono preoccupato di voi...  per questo che vi ho fatti chiamare... Mi sembrava di dovervi dire poche parole e che me ne sarei ricordato, quando mi foste stati davanti... Voi mi scrutate... Come mi trovate?
GIOVANNI
Meglio, padre; molto meglio! Avete un po' di colore.
LORENZO
Davvero? Mio piccolo, caro Giovanni. Vedete, ora alzo la mano. Voglio alzarla e l'alzo. Ma la mano mi trema... e ricade. E ricade. Ecco qui. Guardate com' pallida. Non ho potuto tenerla alzata. Vieni qui, Nino... Fatti vedere, Piero... Io sono con un piede nella navicella di Caronte.
GIOVANNI
Ma no, padre! Non dite cose tanto dolorose! Pierleoni...
LORENZO
Pierleoni  un babbeo. Lui e il suo rivale dalle pietre preziose bollite. Siamo a questo passo: io muoio. Vado a sentire l'erba crescere, come dice il Pulci. Io vado e voi restate. Ebbene, Piero, cosa pensi dello stato delle cose?
PIERO
Che Dio vi conceda lunga vita, padre!
LORENZO
Molto gentile! Molto gentile! Ma per venire al dunque: sei pronto a prendere il mio posto?
PIERO
Se cos dev'essere, sono pronto, padre.
LORENZO
Fiorenza... tu l'ami?... Abbi pazienza! Ho la mente confusa... devo dire. Vedo tutto come in un cupo bagliore d'incendio; e i contorni delle cose in me si confondono.
GIOVANNI
Dobbiamo andarcene, padre?
LORENZO
Ecco che il piccolino ha paura. No, resta, resta, Nino. La febbre m'infonde il coraggio di dar nome a ci che sento. E allora pu sembrare un po' strano quel che dico. Ma sono lucido. Piero, dico a te. Il tuo diritto al potere  grande e ben fondato, ma non  sicuro, non  inattaccabile. Non puoi riposarvi sopra tranquillamente. Noi non siamo i re di Firenze, non siamo i suoi principi. Non c' una pergamena che garantisca la nostra grandezza. Noi dominiamo senza corona, per diritto di natura, per forza nostra... Diventammo grandi fondandoci su noi stessi, con la nostra azione, con la lotta, con la disciplina: allora la folla indolente ci ammir e ci cadde nelle braccia. Ma un simile dominio, figlio mio, dev'essere riconquistato giorno dopo giorno. Amore e gloria, la servit delle anime, sono infedeli e falsi. Se tu pensi di fermarti e di splendere non facendo nulla, Firenze  perduta per te... Ascoltali gridare giubilanti il tuo nome, lascia che spargano alloro ai tuoi piedi, che ti proclamino capo, che esagerino servilmente la grandezza delle tue gesta: tutto questo vale soltanto per l'oggi, per ci che sei stato capace di fare sin qui; non ti assicura del domani, non ti garantisce un futuro pari al presente e neppure che tu non stia gi discendendo la china, mentre ancora ti osannano. Stai in guardia! Sii freddo! Non commuoverti! Loro non pensano che a se stessi. Vogliono venerare... Venerare  cos facile! Ma prendere parte alle tue lotte, alle tue fatiche, alle tue preoccupazioni, a tutte le tue profonde, intime sofferenze, nessuno ci pensa... Riserva il tuo doloroso disprezzo ai pigri plaudenti. Tu sei solo, totalmente solo... capisci? Resta rigidamente solo con te stesso! Se permetti alla gloria di renderti molle e imprevidente, Firenze  perduta per te. Lo capisci?
PIERO
S, padre.
LORENZO
E non dar peso al lustro esteriore del potere. Cosimo il Grande si sottrasse agli occhi del mondo e ai suoi omaggi, perch l'amore del popolo non potesse mai trovar sfogo e non si esaurisse. Oh, fu realmente accorto! Quanta accortezza occorre alla passione per essere feconda! Invece tu sei improvvido, io ti conosco. Somigli troppo a tua madre: in te scorre troppo sangue Orsini. Tu non vorresti essere dipinto che in armi, tu fai il principe in tutti i vicoli. Non fare stoltezze! Sta' in guardia! Firenze ha occhi acuti e lingua tagliente. Resta nell'ombra e domina... Ricordati che noi proveniamo dal popolo e non dalla nobilt; che noi siamo ci che siamo solo grazie al popolo; che soltanto chi mira all'anima del popolo  nostro nemico e rivale... Lo capisci?
PIERO
S, padre.
LORENZO
S, padre. Davvero educato, confortante, ma presuntuoso. Figlio dalla testa ai piedi. Sono certo che non credi a una sillaba di quello che t'ho detto... Ascolta, Piero, potrebbe finir male per noi; non me ne sorprenderei. Noi potremmo cadere, essere banditi, quando io non sar pi. Potrebbe accadere... taci! Firenze  falsa. Firenze  una sgualdrina.  bella, s... ah,  bella... ma  una sgualdrina. Potrebbe persino darsi all'uomo che la corteggi a colpi di frusta. Allora, Piero, se si giunge a questo... se il popolo pazzo di rimorso si leva contro di noi, allora, Piero, ascolta, tu dovrai difendere il nostro tesoro, il tesoro di bellezza che abbiamo accumulato in tre generazioni. Io lo vedo sparso a palazzo, nelle ville. Mi sembra di toccare i corpi di marmo, di bere con gli occhi lo splendore dei quadri... di stringere tra le mani i vasi superbi, le gemme, gli intarsi, le monete, i begli arredi di maiolica... Sappiatelo, figlioli, io non ho impegnato in questo soltanto denaro mio e passione di collezionista, vi ho anche giocato la mia virt di cittadino. Mi condanni chi non pu capirmi. Io non ho esitato a mettere le mani sul patrimonio pubblico, quando mi occorreva denaro per pagare le cose belle e le nostre feste... Appropriazione illecita? Sciocchezze. Lo Stato ero io. Anche Pericle ricorse senza esitazione al denaro dello Stato, se gli occorreva. E la bellezza  superiore alla legge e alla virt. Basta. Ma se ci si scagliano contro, Piero, allora difendi il nostro tesoro di bellezza! Salvalo! Lascia perdere ogni altra cosa, ma quello difendilo con la tua vita! Questo  il mio testamento. Me lo prometti?
PIERO
Non preoccupatevi, padre!
LORENZO
Sei tu che devi preoccuparti! Sii prudente! Non confido che lo sarai, ma ti esorto a esserlo. E tu, Vannino, mio piccolo caro Giovanni... io sono tranquillo sul tuo conto. Non ho timore per te. La tua via  segnata. Ti porter alla cattedra di Pietro. Tu aggiungerai al nostro stemma il triregno e le chiavi incrociate... Capisci che cosa significa questo? Perch ho messo in opera ogni arte? Un Medici vicario di Cristo: lo capisci? Non dire nulla! Sorridimi, in silenzio, se afferri il senso della cosa... Ride, ecco, ride!... Vieni, lascia che ti baci in fronte! Addio! Vivi sereno! Io non ti chiamo a grandi gesta. La tua anima non  fatta per portare gravi pesi di colpa e di grandezza. Evita le violenze e il delitto, che sono troppo grandi per te. Non macchiarti di sangue. Conservati innocente e limpido. Sii un padre sereno per i popoli. Che il Vaticano echeggi dei suoni degli strumenti musicali e della letizia. Gli scherzi e le facezie siano i fulmini scagliati dal trono di questo Crono... le belle arti fioriscano amabili sotto il tuo pastorale e la gioia si sparga dal tuo seggio su tutto il paese. Me lo prometti?
GIOVANNI
Io far tesoro delle vostre benigne parole, caro padre. LORENZO
Ebbene, andate. Grazie a entrambi. Sono molto stanco. Desidero un profondo silenzio. Addio, figlioli. Vogliatevi bene. Pensate a me. Addio!
(I due fratelli lasciano cautamente la stanza, passando per la porta dalla quale sono entrati. Giovanni, con mossa amabile, cede il passo a Piero.)
...
.
...
5.
...
.
...
LORENZO
(solo)
S, padre... Non ha capito una parola. Ho parlato a me stesso. Non ne ho alcun sollievo. Con uno solo varrebbe di parlare... Impossibile!... Firenze! Firenze! E se si desse a lui, a quel cristiano terribile!... Amava me colei per la quale ora lottiamo, l'uomo triste e io? O mondo! O profondissima gioia! O diletto sogno di potenza, dolce e struggente!... Non si dovrebbe possedere. Il desiderio  una forza grandiosa, ma il possesso indebolisce!... Ci prodigammo ogni beatitudine, finch la volont ha teso le mie deboli forze. L'eroismo l'accende, la voluttuosa! Ma da quando le mie forze hanno ceduto, mi disprezza...  volgare,  immensamente bassa e crudele. Perch la desideriamo? Ah, io sono mortalmente stanco. (Fiore  apparsa nello sfondo, in cima alla gradinata: le braccia raccolte in grembo, simmetrica, artificiosa, misteriosa. Dal punto in cui si trova lancia un rapidissimo sguardo, le palpebre abbassate, su Lorenzo e quindi scende lentamente, e sorride.)
FIORE
Come sta il signore di Firenze?
LORENZO
(ha un sussulto, e si sforza di rizzarsi; un sorriso doloroso e appassionato tende il suo volto)
Bene! Bene! Ottimamente, o bellissima! Siete qui? Io sto bene, perch me lo chiedete? Ero forse un po' accasciato? Poetavo! Stavo pensando a una piccola poesia sulla grazia delle pinne del vostro naso, quando vibrano nello scherno. Bene, poetavo! Dunque? Io sono sano come un pesce nell'acqua! Chi compone poesie  colmo di vitalit...
FIORE
Allora mi compiaccio con voi.
LORENZO
E io vi ringrazio, mia leggiadrissima dea! Non vi vedo ancora: ma la vostra voce fredda e dolce mi lambisce il cuore... E presto... presto potr vedervi!... Oh, la vostra bellezza! Volete sedermi accanto? Qui, sullo sgabello? Anche se sarebbe pi giusto che io mi ponessi ai vostri piedi... Vedete, mi hanno lasciato solo... ma non me ne cruccio. E forse sono stato io a mandarli via, quei fannulloni. Soli, si pensa pi profondamente ai vostri incanti, vi si ama meglio.
FIORE
Dunque, voi mi amate ancora, Lorenzo de' Medici?
LORENZO
Ancora? Voi? Te? Non dovrei amarti? Non sai che tutte le forze del mio spirito e del mio intelletto si struggono per te?
FIORE
Non capisco allora perch non vi alziate dai vostri cuscini e non mi offriate una festa.
LORENZO
Una festa... Ma s, certo, una festa... Sono un po' stanco.
FIORE
Stanco di me.
LORENZO
Tagliente e dolce!... Io amo il vostro dileggio!
FIORE
Di che sareste stanco, se non di me?
LORENZO
Permettete che posi la mia mano sulla vostra fronte!  ardente, la mia mano, newero? Questa febbre... Pierleoni dice che dipende dalla congiunzione di Giove e di Venere col Sole; questa congiunzione, dice, mi  infausta. Ma Pierleoni non sa nulla. Questa febbre mi accese il sangue la prima volta che vi vidi, la prima volta che la mia anima percep la vostra bellezza; e da quel momento ha continuato a bruciarmi. Rammentate? Ferrara... Il duca mi venne incontro sul Po in una gondola dorata circondata da barche variopinte, sulle quali sventolavano bandiere, e la musica suonava e i cantori mi porgevano il saluto. La riva era cosparsa di fiori, e vi brillavano statue di di sereni; e tra loro giovanetti snelli tenevano nelle mani ghirlande di fiori. E ogni barca portava un'avvenente donna, adorna per la circostanza. Erano le citt d'Italia che mi venivano incontro. E una, una ne vidi fra tutte, con l'alloro nei capelli e i gigli nella mano. I buffoni mi dissero coi
loro versi inverecondi che tu eri Fiorenza, tu... dolce unica gloria, splendore, amore e potenza, meta del desiderio, tu, fiore del mondo, mi dissero che saresti stata mia... Io ti guardai, e una pena assal il mio cuore, un dolore, uno sconforto, un profondo tormento, come chiamarlo?... per te! per te! Averti, fiore del mondo, iridescente seduzione, e morire in te!
FIORE
Povero vincitore! Che dareste per riavere quella pena in cambio di codesto vostro sfinimento?
LORENZO
La sento ancora quella pena! Non mi ha pi lasciato!  mai possibile possederti? Ha mai fine la lotta per averti? Vi  mai pace fra le tue braccia?... Tu fosti assegnata a me, o meravigliosa. Ricordi la sera, dopo la festa? Tu venisti... Varcasti la soglia di marmo e venisti a me. E quando la prima volta nella buia stanza dorata io ti abbracciai e con le mie labbra conquistai la tua bocca... io sentii un pugnale, il pugnale che tu porti in seno, e pensai a Giuditta... Tuo padre odiava noi Medici. Congiur col Pitti, noi lo spingemmo nella miseria e l'esilio vide fiorire la tua bellezza. Forse ti concedevi per consumare la tua vendetta? Forse, nell'attimo del godimento pi profondo, la morte avvelenata mi avrebbe raggiunto? Quante volte, per quanto ebbra fosse l'ora d'amore, quante volte scrutai i tuoi occhi carichi di mistero, quante volte tentai di afferrare ci che stava dietro le tue parole fredde e forbite!... Mi hai tu mai amato? Hai tu amato uno solo di coloro a cui ti sei concessa? Non sei tu curiosa unicamente della forza del desiderio, che non deve mai sonnecchiare appagato, che deve atteggiarsi sempre diversamente nel possesso, se non vuole ignominiosamente perderti? Per chi ha libato delle vostre bellezze, madonna, non v' pi pace, non contemplando il passato nel ricordo, e non sognando il futuro. Soltanto un presente, continuo, tagliente, vigile, fatale, periglioso e... struggente...
FIORE
Ascoltate, nobile Lorenzo! Non sono venuta per disputare con voi sull'arte d'amare. Sono donna, ma spesso m' parso che v'importasse della mia parola e della mia opinione anche in cose serie, o non  cos?
LORENZO
Parlate, vi prego.
FIORE
Ebbene, io sono venuta per esprimervi il mio stupore per l'indifferenza con cui assistete al sinistro corso assunto dalla cosa pubblica... Non avete mai udito parlare di un certo frate, Hieronimus Ferrariensis di nome e priore di San Marco?
LORENZO (la guarda)
Ne ho udito parlare.
FIORE
E avete udito che colui soggioga la citt con le sue parole, che costringe ai suoi piedi la giovent, che getta gli artisti nella cenere e nella penitenza, che sobilla il popolo contro di voi e la vostra signoria e si fa venerare come inviato del Crocifisso?
LORENZO
Ne ho udito parlare.
FIORE
Davvero? E voi sopportate tutto questo, mollemente affondato nei cuscini del vostro sfinimento?
LORENZO
Se Firenze lo ama, non posso e non voglio impedirlo.
FIORE
Egli vitupera Firenze.
LORENZO
Per questo Firenze lo ama.
FIORE
E intendete sopportare che vituperi anche me?
LORENZO
Ha fatto questo?
FIORE
Io voglio raccontarvi tutto, dal principio. La storia non comincia in Santa Maria del Fiore.
LORENZO
Voi siete andata in duomo?
FIORE
Come tutti.
LORENZO
Ci siete andata spesso?
FIORE
Tutte le volte che mi  piaciuto andarvi... Regolarmente, come tutta Firenze. E per pi giustificata curiosit che non tutta Firenze. Io conosco questo frate da prima.
LORENZO
Da prima?
FIORE
Da quando la corona della gloria era sospesa ancora invisibile sopra la sua brutta testa.  presto detto. A Ferrara, presso la piccola casa dove mio padre trov rifugio con me, lontano dai vostri sgherri, abitava un cittadino, di nome ser Niccol, dotto, agiato, di antica famiglia e ben visto a Corte; viveva con la moglie, monna Elena, e i suoi figlioli, due ragazze e quattro fanciulli, perch il maggiore era gi fuori casa e s'era fatto soldato... Ero ancora una bambina o quasi una bambina, avevo dodici anni, tredici... ma ero gi bella (lo crederete?) e i giovanetti mi seguivano con gli occhi... Io coltivavo rapporti di buon vicinato con la famiglia accanto. Si andava e si veniva da una casa all'altra, ci si parlava dalle finestre, si scambiavano visite, d'estate si passeggiava insieme fuori porta, per giocare a rincorrerci sui campi e incoronarci a vicenda di fiori... Ma uno dei figli dei vicini si sottrasse alla nostra gaia compagnia, il secondo, sui diciott'anni, mi pare, debole, piccolo e brutto come la notte. Era un misantropo, e quando tutta Ferrara si affollava alle feste pubbliche, lui si seppelliva nei libri, suonava tristi melodie sul suo liuto e scriveva cose che nessuno doveva leggere. I suoi pensavano di farne un medico, cos lui si sprofond nello studio dei filosofi, chiuso nella sua cameretta, a testa china su Tommaso d'Aquino e sui commentatori di Aristotele... Spesso noi lo stuzzicavamo dalla finestra gettando bucce d'arancia sul suo leggio; allora levava il capo con un sorriso sprezzante e doloroso... Fra me e lui c'era qualcosa di strano. Sembrava fuggire la mia vista, come per timore e avversione, eppure pareva condannato a imbattersi in me di continuo, in casa, per strada... E ogni volta sembrava sul punto di svicolare per vilt e per timidezza,
ma poi si faceva forza e, serrando le labbra tumide, mi veniva incontro, passava oltre salutando e arrossendo, con uno sguardo dolente e cupo. Cos capii che era innamorato di me e mi rallegrai del potere che avevo acquistato sul suo fosco orgoglio. Lo attirai come in un gioco, gli diedi speranza e lo respinsi con una smorfia. Mi divertiva dominare il corso del suo sangue con i miei occhi. Allora lui si fece anche pi taciturno e magro, inizi un digiuno che gli infoss gli occhi e lo si vide inginocchiato per ore e ore nelle chiese, a battere la fronte sullo spigolo di un gradino d'altare. E io, per capriccio, feci in modo che un giorno sull'imbrunire si trovasse solo con me nella mia camera. Stavo seduta senza parlare e aspettavo. Fu come trascinato gemente accanto a me. E bisbigliando e singhiozzando, confess... E poich io, con finta sorpresa, lo rimproverai del suo agire, lo prese una sorta di frenesia quasi inumana, e ansimando mi balz addosso supplicandomi, come in uno spasimo, di concedermi a lui. Allora io, piena di ribrezzo, di spavento, lo respinsi... forse lo percossi, poich non voleva allentare la sua avida stretta. Allora balz in piedi con un grido rauco e incomprensibile e corse via, coi pugni davanti agli occhi.
LORENZO
Intendo... intendo...
FIORE
Costui si chiamava Girolamo. Nella notte fugg a Bologna e prese l'abito di san Domenico. Predica penitenza con parole inaudite. La gente ride, si stupisce, gli si sottomette. Il suo nome vola per l'Italia. La vostra curiosit, raffinati signori, lo porta a Firenze. E lui diviene grande, in questa Firenze...
LORENZO
Tu l'hai fatto grande!
FIORE
Io...? Sentite allora come mi ricompensa! Oggi in duomo mi ha vituperata davanti a tutto il popolo... mi ha segnata a dito, mi ha sputato addosso con le sue parole, mi ha paragonata alla grande Babele con cui fornicano i re!
LORENZO
I re!... Tu l'hai fatto grande! Pi grande di me a cui ti sei concessa.
FIORE
Pi grande di voi? Questo, mi sembra,  ancora indeciso, ed esige di essere deciso... Ascoltate, amico mio... Se lo faceste chiamare? Qui, davanti a voi? Anche soltanto per vedere come incespica nel tappeto, quel fraticello impacciato, quando si tratta di comparire davanti al Magnifico. Qui sar la sua Rodi. Ascoltatelo, rimbeccatelo. Fate che si misuri con voi. Se riconoscerete la sua nullit, lo rimanderete benevolmente nella sua cella, sul suo pulpito. Allora potr continuare a ingiuriare a suo piacimento, voi... e me. Se invece riconoscerete la sua superiorit, dipende da voi il negarla con argomenti... solidi e gelidi. Egli  in vostro potere: se siete un uomo, lui non potr sfuggirvi...
LORENZO
E se io mi vergognassi di simili argomenti... Tu sai che ne proverei vergogna!
FIORE
Io non so nulla. Io aspetto. Aspetto di vedere come si comporter ognuno di voi. Valuter l'esito. Ma di certo non aspettatevi che vi ringrazi, se vi vergognate di essere il pi forte!
LORENZO
Ma non verrebbe! E il pretesto per chiamarlo qui?
FIORE
Siete proprio malato. Non avete mai mentito? Voi chiamate
il sacerdote. Siete sofferente... desiderate confessarvi... desiderate il consiglio di un religioso...
LORENZO
Lo desidero realmente!  proprio questo che voglio! Intorno a me in questo momento c' solo vuoto e terrore. Io non vi vedo, madonna. Io non vedo la vostra bellezza. Non comprendo neppure pi il desiderio! Avrei voluto disprezzarvi, ma ora ho orrore di voi... Dove volgermi? Come strapparmi da voi?... Si chiami Ficino!... Ahim, questo  un gioco!... Si chiami frate Girolamo! Avete ragione! Che venga!
FIORE
 in cammino.
LORENZO
Come,  in cammino?
FIORE
Io l'ho chiamato in vece vostra. Sapevo che avevate il desiderio di vederlo. Ho mandato un messo da lui, oggi, dopo la predica. Sar qui da un momento all'altro.
LORENZO
Da un momento all'altro... Per Dio, voi sapete agire! La vostra smania di questo incontro  ben grande! Da un momento all'altro... il mio antagonista sar a Careggi... Oggi, tra poco!... Ebbene, che venga! Mi fa paura, forse? Io non lo far respingere, se viene. Se non voglio che sia tardi per sentirlo,  tempo che venga... ma prima fate venire gente! Chiamate i miei compagni! Che venga Pico con gli altri! (Fiore prende un campanello e lo scuote.) Grazie, madonna! Io vi amo. Non sarei preparato a ricevere codesto profeta, se non vi amassi... Benvenuti, amici! Largitemi per un poco la vostra serena presenza!
...
.
...
6.
...
.
...
(Pico, Ficino, Poliziano, Pulci e Pierleoni scendono dalla scalinata.)
PICO
Guarda, guarda, Lauro! Noi credevamo che tu stessi a riposare tutto solo, e invece ecco che esci da un convegno d'amore! Un rispettoso saluto, madonna... Ma, Lauro, bando agli scherzi: allora non puoi rifiutarti di ricevere i bravi giovani che aspettano da ore di vederti; una piccola schiera di artisti, con Francesco Romano alla testa, Aldobrandino...
LORENZO
Anche lui? Bene, bene, voglio vederli. Ne ho bisogno. (Vengono trasmessi ordini nella galleria.) Sono lieto, miei signori! Ho ricevuto buone notizie! Aspetto una visita! Aspetto oggi stesso un ospite celebre e amabile. No, non potete indovinare. Neanche tu, Pico. Ma io l'aspetto con impazienza e sono proprio lietissimo che vengano i miei artisti per abbreviarmi l'attesa, sino al suo ingresso nella sala... Eccoli! Ecco la faccia rossa e innocente di Aldobrandino! Ecco il naso innamorato di Leone! E Ghino, il luminoso beniamino degli di!... Siate i benvenuti, figlioli!
(Gli undici artisti sono entrati cautamente, con molti inchini. )
ALDOBRANDINO
Salute e benedizione a vostra magnificenza!
GRIFONE
Salute e gioia al divino Lorenzo de' Medici!
(Si accalcano intorno a Lorenzo, s'inginocchiano, gli baciano le mani.)
LORENZO
Grazie! Grazie! Siate certi che mi rallegro con tutto il cuore della vostra venuta!... Lasciatemi vedere chi siete, tutti quanti! Ecco Ercole, il mio bravo orafo... e Guidantonio, che fa le belle sedie... Molto bene, ora vedo anche Simonetto, l'architetto magnifico, e Dioneo, che trasforma la cera in effigie umane... Come va l'arte, Pandolfo?... Che abbia riconosciuto mastro Francesco al primo sguardo  superfluo dirlo.
ALDOBRANDINO
 vero, eccellenza... Mastro Francesco  un grande pittore e bench tenga la bocca chiusa ci supera tutti nell'arte; ma nell'amore per voi, signor mio, nessuno gli  inferiore, e forse l'uno o l'altro lo sopravanza. Posso permettermi questa considerazione, io, che da poco respiro di nuovo l'aria della Toscana?
LORENZO
Davvero, mio buon Aldobrandino, hai ragione! Sei stato lontano! Sei stato a Roma... lo ricordo perfettamente. Avevi lavoro a Roma, newero?
ALDOBRANDINO
Certo che avevo lavoro, signore, lavoro per intenditori altolocati, ci tengo a precisare. Ma poi mi giunse la voce che Lorenzo de' Medici, il mio grande committente, era indisposto; e allora abbandonai tutto senza indugio e venni a Firenze con tal fretta, che feci la strada in meno di otto ore!
GRIFONE
Costui millanta, signore!  una millanteria sfrontata! Nessuno pu fare tanta strada in otto ore.  una menzogna!
ALDOBRANDINO
Voi sentite, signore, come cerca di diffamarmi ai vostri occhi costui!
LORENZO
Calmatevi, amici, non v' ragione di litigare. Che sia impossibile venire da Roma in otto ore  ovvio, ma Aldobrandino l'ha detto soltanto per dimostrarmi il suo amore, per manifestarmelo in maniera poetica ed efficace. E io non intendo rimproverarlo per questo.
ALDOBRANDINO
Questa  una magnifica spiegazione, signore. Ma voi non conoscete ancora tutta la mia devozione, non sapete tutto quello che sono pronto a sopportare, a superare in silenzio per amor vostro... Almeno questo vorrei dire, grazioso principe... D'accordo, non aggiungo altro.
GRIFONE
E fai bene. Siamo venuti per cose pi importanti. Si tratta di accordarsi sulle feste che si faranno per la vostra guarigione, Magnifico.
LORENZO
Per la mia guarigione...
GRIFONE
Eh s! Con vostra licenza intendo esporre la mia idea. Mi sembra che la guarigione di Lorenzo sia una felice occasione per studiare un magnifico corteggio trionfale seguito da danze e da banchetti pubblici. La mia testa ribolle di progetti. Affidate a me i preparativi e sar una festa la cui fama correr per tutta Italia.
LORENZO
Bene, bene, Grifone. Te ne ringrazio, figliolo. Conto su di te. Torneremo insieme su questo argomento. Ora voglio sentire se Ercole ha lavorato, da quando ci siamo visti... Cosa vai scrutando ed esaminando nella stanza, Guidantonio?
GUIDANTONIO
Perdonate, signore... sto osservando gli arredi. Alcune cose sono buone. La sedia su cui  seduta vostra eccellenza magnifica  mia. Un bel pezzo. Ma il resto  molto antiquato, perdonate, e non di particolare buon gusto. Sto studiando per voi una camera in cui i motivi antichi sono elaborati per accordarsi nel miglior modo con l'agio che si esige oggi. Posso portarvi i disegni?
LORENZO
Fallo al pi presto, amico mio. Non potr non ordinarti la camera se sar una vera Guidantonio per gusto e comodit. E dunque, Ercole, dimmi quali belle cose hai fatto!
ERCOLE
Cosette, signore; per ci sono alcune trovate graziose che vi piaceranno. Una bella saliera con figure e fogliame che ho espressamente destinato alla vostra tavola. Voi mi pagherete quello che vi chieder, non appena la vedrete. Poi ho fatto una medaglia col vostro ritratto e sul rovescio ho inciso Mos che fa sprizzare l'acqua dalla roccia. Intorno ho messo l'iscrizione: Ut bibat populus.
LORENZO
E come ha bevuto... il popolo!... Coniami codesta medaglia, Ercole mio. Coniala in argento e in rame. L'ammiro anche senza vederne il modello. L'hai scelto bene, il motto. Ut bibat populus...
ERCOLE
Ma la cosa pi bella  un piccolo libro d'oro a gloria della Madre di Dio, con una coperta d'oro massiccio, lavorata con grande ricchezza. All'esterno  rappresentata la Vergine, in pietre preziose, che da sole valgono seimila scudi...
ALDOBRANDINO Basta, Ercole, Lorenzo non comprer mai il tuo breviario!
LORENZO
E perch no?
ALDOBRANDINO
Perch non ama il segno della Vergine. In ogni caso ha sempre fatto di tutto perch a Firenze ci fosse il minor numero possibile di vergini.
(Risa e applausi)
LEONE
Questa  un'impudenza! E un furto sfrontato, Magnifico! Questo motto di spirito  mio! L'ho inventato io un'ora fa in giardino. Chiamo a testimoni questi signori...
ALDOBRANDINO
Tu non dovresti metter la tua invidia in mostra in codesto modo odioso, Leone. Pu darsi che tu abbia appena detto qualcosa di simile, lo ammetto. Ma l'hai detto in un senso tutto diverso e in ogni caso codesto tuo invidiarmi l'applauso dei nobili signori per la mia vivacit di spirito  una prova del tuo cattivo carattere.
LEONE
Se non fossero qui Lauro e madonna Fiore, smargiasso che non sei altro, ti direi in faccia che sei un chiacchierone scimunito!
ALDOBRANDINO
E io ti direi che la tua somiglianza con un fetente caprone  grande, ed  la pura verit...
LORENZO
Aldobrandino! Leone! Basta! Io dichiaro che la contesa  chiusa! Vi conosco entrambi per spiriti arguti. Via, Leone, raccontaci qualcosa! Narraci una storiella allegra, tu che ne sai tante! Vogliamo compensarti degli applausi perduti. Guarda come ti prega con gli occhi la nostra signora! Ama le tue novelle. E il nostro maestro Francesco... non gli sta scritto in viso il desiderio? Vorresti che il nostro Leone ci raccontasse una storiella scabrosa, dillo, Francesco, lo vorresti?
FRANCESCO ROMANO (gira gli occhi neri, ridacchia, poi apre la bocca per la prima volta e dice con voce forte e candida)
S.
LORENZO (molto divertito)
L'hai udito, Leone? Maestro Francesco s'intende pi di dipingere che di parlare, per ci che dice ha peso e senno. Impossibile rifiutare. Comincia! Madonna  la regina della giornata. Ti invita a parlare, e tutto questo nobile circolo attende il tuo racconto.
LEONE
Ebbene, ascoltate! Per invoco indulgenza dalla dotta assemblea. Io racconto cos come mi viene, senz'arte. Non sono un novelliere, un favoleggiatore, non ho bisogno di invenzioni come i poeti. Un poeta, come tutti sanno, gode e ama soltanto con la cannuccia d'oca tinta d'inchiostro; ma io mi servo di una cannuccia pi... feconda...
(Ilarit. Applausi)
Intendo riferire in modo veritiero come Cupido mi fu benigno, or non  molto. Ascoltate!... In Lombardia, dove recentemente fui ospite di un amico, si trova un convento che gode di grande fama grazie alla sua badessa, donna assai devota e in odore di santit. Ora, fra le pie donne che vivono in quel convento, vi  una giovane di nome Fiammetta, cugina del mio amico; costui, un giorno che and a visitarla dietro la grata, mi diede licenza di accompagnarlo. Non appena vidi Fiammetta, immediatamente arsi d'amore per la sua giovinezza e la sua bellezza; e nei suoi occhi riconobbi che anch'ella non poco si compiaceva di me. Da quel momento non pensai che a trovare il modo di avvicinarla intimamente, e poich in simili faccende non sono privo di esperienza, ben presto congegnai un piano, in cui mi venne in aiuto il fatto che nel convento era vacante un posto di giardiniere. A ogni buon conto mi tagliai la barba per mutare un poco le mie sembianze, indossai abiti umili e mi presentai alla severa e santa badessa come postulante al posto di giardiniere, fingendo per di pi d'essere muto; e fu un'ottima trovata, perch cos convinsi meglio la casta donna che non rappresentavo un pericolo per le sue pecorelle. Fui accettato. E ben presto potei incontrare nel giardino la graziosa Fiammetta, facendomi riconoscere e assicurandole che non solo non ero muto, ma che non ero affetto da nessun'altra imperfezione corporale, della qual cosa la supplicai di volersi sincerare diligentemente e pienamente. E poich i suoi desideri venivano focosamente incontro ai miei, cos la prima sera che se ne present l'opportunit ella mi accolse nella sua cella e io passai la notte con lei; e vi assicuro che se lavorando di giorno avevo lasciato a desiderare in qualcosa per mancanza di esercizio, nel lavoro che feci la notte mi dimostrai assai provveduto e abile. S, i vezzi della mia piccola Fiammetta mi infiammarono pi di una notte a grandi gesta. E questo si sarebbe ripetuto per molte altre notti se l'invidia non avesse posto fine alla nostra felicit. Due brutte monacuzze, infatti, che non
avevano innamorato e dovevano provvedere alle loro necessit in segreto e come meglio potevano, scoprirono ch'era stato fatto giardiniere il becco, e prese da invidia per la loro pi amabile sorella non si peritarono di spiattellare la loro scoperta alla pia badessa. Per andare a colpo sicuro decisero di sorprenderci sul fatto. Ci spiarono e una volta, a notte avanzata, quando Fiammetta gi mi aveva introdotto nella sua cella, le due invidiose monacuzze corsero alla cameretta della badessa, picchiarono disperatamente all'uscio, avvertendo che la volpe era in trappola. Questo notturno disturbo deve esser giunto sommamente importuno alla santa donna, come si vedr; tuttavia essa balz lesta dal letto, in fretta e furia si rivest e corse con le due delatrici alla cella di Fiammetta. Spalancarono la porta, accesero il lume e il nostro tenerissimo abbraccio fu rivelato agli occhi delle tre donne. Fiammetta e io fummo agghiacciati dallo spavento. Ma non appena io mi fui un poco calmato ed ebbi osservato meglio la badessa che si abbandonava a improperi e maledizioni, mi accorsi di una cosa assai strana. Infatti la santa donna, credendo al buio di mettersi la cuffia, s'era gettata in testa un paio di brache da prete e le fettucce del ginocchio le pendevano comicamente sulle spalle, a destra e a sinistra. Madonna, dissi allora, interrompendo quel fiume di contumelie (e quella fece tanto d'occhi sentendo parlare un muto!) madonna, vogliate allacciare il vostro copricapo, e poi potrete dire ci che vorrete!. Allora lei s'accorse del proprio errore e si fece scarlatta, ben sapendo dove si trovasse il padrone delle brache. Se ne and tutta infuriata, seguita dalle due delatrici; cos la mia Fiammetta e io rimanemmo soli e in quella notte godemmo ancora una volta indisturbati tutte le beatitudini celesti...
(Ha raccontato suscitando una crescente ilarit. Certi effetti sono stati entusiasticamente applauditi da artisti e umanisti. Anche Fiore applaude. Lorenzo, come rinato, ha seguito la novella con gioia infantile. Verso la fine si  diffusa nella stanza un'allegria tumultuosa. Lorenzo ride di cuore; gli artisti sono in preda a un'ilarit convulsa; ma improvvisamente il narratore si interrompe e cade un silenzio repentino.)
UN PAGGIO
( entrato dalla cortina a destra e annuncia con voce chiaramente udibile)
Il priore di San Marco.
(Pausa)
POLIZIANO
(esterrefatto, non credendo ai propri orecchi)
Che cosa dici, ragazzo?
IL PAGGIO (intimidito)
Il priore di San Marco.
(Silenzio. Gli sguardi di tutti sono rivolti, smarriti, stupefatti, a Lorenzo. )
LORENZO (al paggio)
Avvicinati. Come ti chiami?
IL PAGGIO
Mi chiamo Gentile, signore.
LORENZO
Gentile... Nome grazioso. Vai ancora fino alla cortina, Gentile, e poi torna. Amo guardarti; tu cammini bene. Hai gambe snelle. Sta' fermo cos... Aldobrandino, osserva codesta linea. E tu prendi questo anello, Gentile; hai rallegrato i miei occhi. E colui che hai annunciato, entri.
POLIZIANO
Tu vorresti...
LORENZO
Voglio.
(Il paggio esce. Silenzio di morte. La cortina si alza di nuovo. Di profilo, pallido, triste e appassionato, il ferrarese avanza lentamente nella camera. Il viso  di una bruttezza caparbia e la grandiosit indomita e ossuta dei suoi tratti contrasta terribilmente con la meschinit e la debolezza della figura.  incorniciato dal cappuccio del mantello nero che il monaco indossa sopra la tonaca bianca. Fra il naso fortemente ricurvo e la fronte bassa e angolosa vi  un profondo solco. Le labbra tumide sono serrate come in una sorta di fervore e questa espressione sembra infossare ancor pi profondamente le guance cineree. Le sopracciglia marcatamente segnate che si uniscono alla radice del naso sono alzate, per cui la fronte  solcata da profonde rughe orizzontali e i piccoli occhi, cerchiati da ombre di stanchezza, assumono un'espressione assente e insieme profonda.  provato dal cammino lungo e rapido, ma cerca di celare l'affanno. Le sue mani, ancora infilate nelle maniche della tonaca, sembrano di cera e tremano quando le solleva. La voce a volte ha un cedimento nervoso, a volte acquista misteriosamente
una fona selvaggia e dura. Al suo ingresso, gli artisti arretrano, facendogli largo. Si tengono riuniti; uno afferra il braccio all'altro, si volta verso il frate e guarda fissamente al di sopra della spalla, corrugando le sopracciglia, con le labbra contorte dal disgusto e dalla paura, senza capire. A poco a poco si ritirano sui gradini e attraverso la galleria a sinistra; con loro si ritirano gli umanisti. Pico  l'ultimo a ritirarsi. Ansiosamente lancia occhiate dietro di s su coloro che sono rimasti nella stanza, e finalmente si allontana
anch'egli in silenzio. Lo sguardo fisso del ferrarese incontra Fiore, che siede in atteggiamento composto e artificioso ai piedi di Lorenzo. Ha un sussulto, e un'espressione penosa sconvolge per un attimo il suo viso. Poi si raddrizza, guarda negli occhi Lorenzo e col capo e con la parte superiore del corpo accenna a un vago saluto. )
FIORE
(si  alzata; le mani raccolte sul grembo proteso, avanza a occhi bassi verso il ferrarese e parla con voce alta, monocorde)
Siate il benvenuto a Careggi, signor priore. E permesso congratularsi per la vostra predica di oggi? Io sono arrivata un poco tardi; per sono giunta in tempo per udire il punto pi bello... Voi mi avete altamente edificata, siatene certo. Le vostre prediche sono possenti. Ebbene? Perch tacete? Non si addice all'artista ricevere elogi e trionfi cos impassibilmente e con tanto orgoglio, senza almeno schermirsi con un modesto sorriso.
IL PRIORE
(ancora senza fiato, con dolorosa rozzezza)
Io vi ho parlato in duomo. A voi non voglio parlare che dal mio pulpito.
FIORE
(fingendo di fargli il broncio)
Non tutti sono cos severi. Mi parlano dai pulpiti di tutte le arti, mi fanno sorridere o avvincono il mio orecchio... ma hanno ancora tanto sangue e tanto fuoco da venirmi incontro con un po' di vita anche nella piatta vita quotidiana.
IL PRIORE
Io non vivo che sul mio pulpito.
FIORE
(fingendo di rabbrividire)
Cos quaggi voi siete morto? S, siete morto! Siete esangue e freddo. Io sono in questa stanza con un malato e un morto!... Per una volta, signor morto, una volta, tanto tempo fa, voi foste vivo, e mi parlaste...
IL PRIORE
Io parlai, e piansi. Voi sorrideste, rideste. Mi sferzaste col vostro scherno. Foste voi a spingermi in alto, sul mio pulpito. E ora mi fate omaggio.
FIORE
Vi servite di parole forti. Al modo dei retori. Io vi faccio omaggio?  a me che si fa omaggio e io mi volgo verso chi lo sa fare meglio e con maggior finezza.
IL PRIORE
Io non vi faccio omaggio. Io vi scaglio contro invettive. Io vi chiamo abominevole e abietta. Io vi chiamo esca di Satana, veleno degli spiriti, spada delle anime, latte di lupa per chi beve. Causa della corruzione, e ninfa, e strega, e Diana, vi chiamo...
FIORE
E lo dite con arte. Per vituperare occorre talento quanto per lodare. Ebbene, e se tutto questo l'intendessi come il modo estremo e pi ardito di rendere omaggio? Capite? Parlate! L'avete pensato anche voi?
IL PRIORE
Io non posso capirvi. Io sono inesperto e non so trastullarmi. Ma voi mi avete udito in duomo. La parola  greve e santa. Colui che si chiude le labbra col dito, Pietro Martire,  il mio maestro.
FIORE
Operare e tacere... Nel vostro ospite, Magnifico, trovo molta somiglianza con Francesco Romano. Ma siete disposto a parlare con questo malato, signor morto? Siete pur venuto per
questo! E allora vi lascio e auguro ai signori gradevolissima conversazione. Auguro un'ampia intesa e un esito soddisfacente. Mi sembra che non possano mancare. [Sale la scalinata e scompare a destra nella galleria. Durante la scena seguente cala la sera. )
...
.
...
7.
...
.
...
LORENZO
(sembra aver dimenticato completamente il ferrarese, che fissa su di lui lo sguardo fosco e ardente. A testa china, guarda nel vuoto. Infine, ritornando alla realt, con uno sforzo commovente fa appello a tutta la sua amabilit di uomo di mondo e dice)
Volete sedere, padre?
IL PRIORE
( tentato dalla stanchezza a sedere vicino alla porta, ma poi rimane ritto)
Lorenzo de' Medici, io ho visto il mondo, conosco le perfide astuzie dei principi e le loro pratiche di sanguinosi tradimenti, sappiatelo! Se questo  un agguato, se mi avete attirato qui per farmi violenza e per liberarvi di me... guardatevene! Io sono amato. La mia parola mi ha conquistato le anime. Dietro di me  il popolo. Voi non potete toccarmi!
LORENZO (nasconde un sorriso)
Voi lo temete?... Suvvia! Tranquillizzatevi. Lungi da me il proposito di levare una perfida mano su un uomo eccezionale. Sono forse un Malatesta, un Baglioni? Non mi rendete giustizia, se mi considerate uno di loro. Non sono violento, non sono senza rispetto. So valutare la vostra vita e la vostra opera come nessuno del vostro gregge e della vostra comunit  in grado di fare. Non posso dunque pregarvi di guardare, in contraccambio, alla mia vita e alla mia opera con giustizia ed equit?
IL PRIORE
Che avete da dirmi?
LORENZO
Oh... qualcosa ho gi detto. Ma voi parlate con asprezza. E sembrate sofferente e stanco. Io non m'inganno. Il mio occhio  acuto per queste cose. (Con sincero interesse) Non vi sentite bene?
IL PRIORE
Oggi ho predicato in duomo. In seguito mi sono sentito male. Ho dovuto stendermi a letto; mi sono alzato solo per la vostra chiamata.
LORENZO
Per la mia... certo... Mi dispiace. La vostra opera vi consuma dunque cos profondamente?
IL PRIORE
La mia vita  tormento. Febbre, malattia e incessante lavoro della mente per il bene di questa citt hanno indebolito i miei organi vitali a tal punto che non posso pi sopportare il minimo sforzo.
LORENZO
In nome di Dio, dovreste aver cura di voi, dovreste riposare. IL PRIORE (sprezzante)
Io non conosco riposo. Il riposo si addice ai molti che sono privi di una missione. Per loro la vita  facile!... Un fuoco interiore arde nelle mie membra e mi spinge sul pulpito.
LORENZO
Un fuoco interiore... Lo so, lo so! Conosco codesto ardore. Io l'ho chiamato demone, volont, ebbrezza, ma in fondo esso  senza nome. E la follia di chi si sacrifica a un dio ignoto. Si disprezzano quelli che vivono cauti, meschini, stupefatti che noi si scelga una vita ardita, breve, intensa, invece della loro lunga esistenza di timida mediocrit.
IL PRIORE
Scegliamo? Io non ho scelto. Dio mi ha chiamato alla grandezza e al dolore e io ho ubbidito.
LORENZO
Dio o la passione! Ah, padre, noi ci comprendiamo! Noi ci intenderemo!
IL PRIORE
Voi e io? Voi bestemmiate. Perch avete mandato per il prete? Voi avete fatto il male per tutta la vostra vita.
LORENZO
Che cosa chiamate male, voi?
IL PRIORE
Tutto ci che  contro lo spirito... in noi e fuori di noi.
LORENZO
Contro lo spirito... Io vorrei capirvi. Vi ho chiamato per ascoltarvi. Vi prego, fratello, credete alla mia buona volont! Se voleste cortesemente spiegarmi cosa intendete per spirito...
IL PRIORE
Lo spirito, Lorenzo Magnifico,  la forza che vuole la purezza e la pace.
LORENZO
Questo suona mite e forte. Eppure... perch rabbrividisco? Comunque, vi ascolto. In noi, avete detto? Dunque anche in voi? Siete in lotta anche contro voi stesso?
IL PRIORE
Sono nato da donna. Nessuna carne  pura. Bisogna conoscere il peccato, viverlo, comprenderlo, per odiarlo. Gli angeli non odiano il peccato: lo ignorano. Vi sono state ore in cui mi sono ribellato alla gerarchia degli spiriti. Mi parve di essere al di sopra degli angeli.
LORENZO (eccezionalmente con lieve ironia)
 un problema cos ardito e affascinante che merita di essere posto da voi. Ma, caro fratello,  una questione che concerne voi solo e che quindi oggi noi vogliamo lasciare sospesa. Vedete, io sono malato, e nel mio cuore alberga il timore, non ve lo nascondo, timore per il mondo, per me... che so... per la verit... Ho cercato rifugio nei miei platonici, i miei artisti... e non l'ho trovato. Perch non l'ho trovato? Perch tutti loro non sono simili a me. Mi ammirano, forse mi amano, ma non sanno nulla di me. Cortigiani, retori, fanciulli... a che mi giovano? Vedete, io conto su di voi, padre. Devo ascoltarvi parlare di voi e di me, devo paragonarmi a voi, intendermi con voi; allora sar sereno, lo sento. Voi non siete come gli altri, non strisciate ai miei piedi. Voi vi siete levato accanto a me e respirate in alto come me... Voi mi odiate, mi respingete, operate contro di me con tutta la vostra arte... e io, vedete, io non sono alieno dal chiamarvi fratello nel mio cuore...
IL PRIORE
(a cui, udendo queste parole, il rossore ha coperto gli scarni zigomi)
Io non voglio essere vostro fratello. Io non sono vostro fratello, sappiatelo. Io sono un povero frate, un religioso disprezzato e schernito con tutti i miei pari dal mondo impudico della carne. E tuttavia mi sono innalzato a tanto onore da poter respingere la fraternit vostra, la fraternit del Magnifico, di uno dei signori di questo mondo.
LORENZO
Voi mi vedete qui pronto ad ammirarvi per questo.
IL PRIORE
Voi non dovete ammirarmi, voi dovete odiarmi! E poich io devo essere temuto da voi, cos dovete temermi. Ho udito spesso parlare della vostra amabilit, Lorenzo de' Medici. Ma non riuscirete a irretirmi. Ancora una volta, perch mi avete chiamato? Voi tremate davanti all'immensit dei vostri orrori, e l'angoscia vi spinge a venire a patti con Dio... Voi aspirate a conoscere le condizioni della grazia. Non  cos?
LORENZO
Non del tutto... quasi... Discutere, vedete, questo s, lo voglio, lo sto gi facendo; ma voi siete impaziente. Lasciate che vi comprenda appieno. Che avete detto? Io avrei operato contro lo spirito in tutta la mia vita?
IL PRIORE
E lo domandate? Dunque anche la vostra anima  senza pudore, come si dice che il vostro naso sia senza odore? Voi avete moltiplicato la tentazione sulla terra, le dolcezze di Satana, con ci egli pervade tormentosamente la nostra carne. Voi avete fatto di Firenze un pascolo degli occhi... e l'avete chiamato bellezza. Voi avete traviato il popolo alla menzogna lussuriosa che paralizza il desiderio della salvezza, voi
avete suscitato feste di fornicazione in onore della scintillante e falsa superficie del mondo... e avete chiamato questo arte...
LORENZO
Io vedo qui una strana contraddizione... Voi inveite contro l'arte eppure anche voi, fratello... anche voi siete un artista!
IL PRIORE
Il popolo vede meglio di voi: mi chiama profeta.
LORENZO
E cosa sarebbe un profeta?
IL PRIORE
Un artista che  anche un santo. Io non ho nulla in comune con la vostra arte destinata agli occhi, Lorenzo de' Medici. La mia arte  santa, poich  un conoscere e un ardente contraddire. Un tempo, quando il dolore mi assaliva, ho sognato una fiaccola che illuminasse pietosamente tutte le terribili profondit, tutti gli abissi di vergogna e di miseria dell'esistenza, ho sognato un fuoco divino, che ardesse il mondo, che lo facesse perire tra le fiamme con tutte le sue vergogne, con tutti i suoi tormenti, in una piet liberatrice. Questa  l'arte che io ho sognato...
LORENZO (ricordando)
La terra mi sembrava amabile.
IL PRIORE
Io ho visto! Ho visto oltre l'apparenza, oltre l'amabilit. Ho troppo sofferto per non rimanere fieramente saldo nel mio giudizio. Volete un esempio? Fu a Ferrara. Ero ancora un ragazzo quando un giorno mio padre mi condusse a Corte. Vidi il castello estense. Vidi il principe che gozzovigliava a tavola coi suoi compari, con le donne, i nani, i buffoni e i begli spiriti. Tutto era musica e profumi e danze e banchetti... Eppure a volte, sommesso, soffocato, si mescolava al lieto frastuono un suono che gli era estraneo: un suono tormentoso, un gemito, un lamento che proveniva da sotto... dai terribili sotterranei dove languivano i prigionieri. E io li vidi. Supplicai di essere condotto in quelle segrete in cui tutto era urla e terrore. E udii i suoni della festa giungere l dove stavano quegli sventurati e allora capii che lass non si conosceva vergogna, che lass nessuno aveva una coscienza... E improvvisamente mi sentii soffocare dall'odio e dalla ribellione... E poi vidi un grande uccello, bello, superbo e forte e felice, librarsi in cielo. E il mio cuore fu preso da una pena, da un dolore, da un profondo tormento, da un ardente desiderio, da una volont indomabile: oh, potessi spezzare quelle grandi ali!
LORENZO
Questo bramavate voi?
IL PRIORE
Io guardai nel cuore del tempo, vidi la sua fronte di cortigiana: era svergognato, gaio e svergognato... lo capite? Non conosceva vergogna! Prendeva i ceri dall'altare del Crocifisso e
li portava alla tomba di uno che aveva creato bellezza. Bellezza... bellezza... Che cos' la bellezza?  possibile non capire cosa sia? Chi potrebbe altrimenti conoscere cosa al mondo, senza che dolore e ribrezzo gli vietino di volerla ancora?... Chi? Chi? Il tempo! Voi tutti! Io solo, io solo la rifiutai. Allora fuggii, fuggii dall'obbrobrio di quell'indifferenza schernitrice di ogni saggezza, di ogni sofferenza, di ogni salvezza. Fuggii nel chiostro, mi salvai nella severa penombra della chiesa. Qui, pensai, nel cerchio sacro intorno alla Croce, qui regna il dolore. Qui, pensai, regnano santit e sapere, sacrae litterae... E cosa vidi? Vidi che la Croce era tradita anche l. Coloro che portavano cotta e stola, coloro che avevo creduti miei fratelli nel dolore... io li vidi, ribelli alla maest dello spirito. Congiuravano col nemico, con la grande Babele: fui solo anche l. Allora capii che dovevo render grande me stesso contro il mondo, poich ero un vicario e un eletto. Lo spirito ardeva in me!
LORENZO
Contro la bellezza? Fratello, fratello, voi mi turbate! Deve proprio esservi guerra? Bisogna proprio vedere il mondo ostilmente diviso? Spirito e bellezza sono dunque nemici?
IL PRIORE
Sono nemici. Io parlo la verit che ho sofferto. (Esitando. Si fa molto buio.) Volete il segno che fra i due mondi esiste inconciliabilit ed estraneit eterna? Questo segno  il desiderio! Conoscete voi il desiderio? L dove si spalancano abissi, il desiderio getta il ponte del suo arcobaleno, e dove  desiderio ivi sono abissi. Ascoltate, ascoltate, Lorenzo de' Medici: lo spirito pu anelare alla bellezza. Le ore di debolezza, del tradimento di se stessi e della dolce sconfitta sono quelle in cui questo accade. Perch la bellezza, la gioiosa, l'amabile, la forte bellezza, che  la vita, non intender mai lo spirito, lo eviter, estranea a esso, forse lo temer, lo allontaner da s con ribrezzo, lo beffer senza piet, risospingendolo in se stesso... Ma pu accadere, Lorenzo de' Medici, che esso si tempri nel tormento e ingigantisca nella solitudine e ritorni come una forza, alla quale la donna si concede...
LORENZO
Perch v'interrompete? Io ascolto... Tengo chiusi gli occhi e ascolto. Odo la melodia della mia vita. Volete gi tacere? E cos dolce sentire se stessi, senza nessuno sforzo... Non vi vedo quasi pi... Pu darsi che sia la notte, pu darsi che gli occhi mi muoiano, mentre il mio spirito ancora vive. Ma ascolto. Io sento un canto, il mio canto, un canto pieno di nostalgico desiderio... Girolamo, non mi riconoscete ancora? L dove il desiderio ci trae, l non siamo... quello non siamo. Eppure ogni creatura scambia facilmente la creatura col proprio desiderio. Voi mi avrete sentito chiamare il signore della bellezza, newero? Eppure io sono brutto. Giallo, debole e brutto. Adoravo i sensi... e me ne mancava uno prezioso. Non ho olfatto. Non conosco il profumo della rosa, il profumo della donna. Io sono uno sventurato, sono nato mostruoso. Soltanto il mio corpo? La natura mi gener con disordinati impulsi: eppure io ho costretto l'ebbrezza e il delirio entro la misura e il ritmo. La mia anima era ardore soffocato e tormentoso, era torbida foia: ma io ho saputo trarre da essa una fiamma di gioia. Senza l'aspirazione sarei stato un caprone, un ributtante satiro; e se i poeti mi accomunano agli di sereni dell'Olimpo, nessuno di loro sa la lunga disciplina con cui dovetti domare il tumulto selvaggio dei miei appetiti belluini. E fu bene cos. Chi non si d pena non diviene grande. Se fossi nato bello, non mi sarei fatto signore della bellezza. L'ostacolo  l'alleato migliore della volont. A chi dico questo? A voi, che sapete, che conoscete tanto profondamente che la corona dell'eroe non  destinata a chi  semplicemente forte? Se siamo nemici, ebbene, io vi dico che siamo fratelli nemici!
IL PRIORE
Io non sono vostro fratello! Non avete udito? Fate portare lumi, se il buio vi acceca! Io odio questo futile rendere giustizia, questa lasciva comprensione, questa viziosa tolleranza dei contrasti! Essa non mi deve neppure sfiorare! Fatela tacere! Io lo conosco, questo spirito, lo conosco troppo bene, troppo bene! Lungi da me! Odo Firenze, odo il vostro tempo, raffinato, sfrontato, tollerante, ma io, io non devo esserne infiacchito, disarmato, non io, non io... sappiatelo una volta per tutte!
LORENZO
Voi odiate il tempo e il tempo vi comprende. Chi  il pi grande tra voi?
IL PRIORE (con violenza)
Io! Io!
LORENZO
Forse s. Voi, dunque. Bene. Non vi ho chiamato per disputare. Eppure amerei vedervi in accordo con voi stesso. Come potete condannare lo spirito che vi ha portato in alto, da cui vi siete fatto portare alla grandezza? Acconsentite su questo? Io non distinguo l'espressione del vostro viso. Ma le cose mi appaiono cos: in un tempo, un tempo come dite che sia fatto il nostro... in un tempo raffinato, scettico e tollerante, curioso e svagato, multiforme, privo di limiti... in un'epoca come questa ogni limitazione  gi genialit... Perdonate! Io non discuto, non voglio umiliare, vorrei soltanto vedere chiaramente in voi e in me stesso... Una forza, che si oppone decisamente allo scetticismo generale, pu operare cose immense. Tutti i piccoli uomini, i raffinati non credono... non pensate che credano... sentono la forza e vi si assoggettano... Ancora una cosa, perdonate! Ascoltate! A me pare questo: voi disprezzate l'arte, eppure ricorrete a essa. Il vostro nome e la vostra fama sono divenuti illustri perch questo tempo e questa citt venerano l'individuo cosciente di se stesso. Mai e in nessun luogo vi fu tanta riconoscenza e si elarg ricompensa cos ricca a chi anelasse con originalit alla propria gloria. Se voi siete divenuto grande a Firenze,  stato soltanto perch questa Firenze  cos libera, cos raffinata dalle arti da accettarvi come padrone. Se fosse un po' meno, soltanto un
pochino meno infatuata dell'arte, vi farebbe a brani invece che onorarvi. Voi sapete questo?
IL PRIORE
Non voglio saperlo.
LORENZO
 lecito non voler sapere? Voi disprezzate gli ignari che non sanno e ignorano la pudicizia. Non vi vergognate di conquistare il potere, pur sapendo in grazia di che lo conquistate?
IL PRIORE
Io fui eletto. Io posso sapere e tuttavia volere, perch devo essere forte. Dio compie miracoli. Voi vedete il miracolo dell'ingenuit che rinasce. (Accennando al busto di Cesare) Anche costui si chiese in grazia di che salisse?
LORENZO
Cesare? Voi siete un frate! E siete ambizioso!
IL PRIORE
Come potrei non esserlo, se ho sofferto tanto? L'ambizione dice: il dolore non deve essere stato vano. Deve portarmi la gloria!
LORENZO
Per Dio! Cos dev'essere! Non lo sapevo forse? Frate, tu hai considerato tutto questo in modo meraviglioso! Noi dominatori siamo egoisti, e ci si rimprovera di esserlo, perch si ignora che siamo forgiati dal dolore. Ci chiamano crudeli e non capiscono che fu il dolore a renderci tali. Noi possiamo dire: badate a voi, voi che su questa terra avete la vita tanto pi facile! Io basto al mio tormento e alla mia felicit!
IL PRIORE
Ma loro non imprecano neppure. Loro ammirano. Venerano. Guarda come accorrono verso un individuo energico, i molti, loro che sono soltanto folla, per servirlo e compiacerlo instancabilmente...
LORENZO
Bench il suo egoismo si riveli evidente...
IL PRIORE
Bench egli non ricambi affatto i loro servigi e li accetti come cosa ovvia...
LORENZO
Cosimo, il mio avo... io lo conobbi... era un tiranno astuto e freddo... e gli attribuirono il titolo di padre della patria. Lo accett, con un sorriso, senza neppure ringraziare. Non dimenticher mai questo! Quanto li deve disprezzare, pensai. E da allora ho disprezzato il popolo.
IL PRIORE
La gloria  la scuola del disprezzo.
LORENZO
 la mancanza di dignit della folla! Sono cos poveri, cos vuoti, cos dimentichi di s...
IL PRIORE
Cos semplici, cos facili da dominare...
LORENZO
Non conoscono nulla di pi bello che essere dominati...
IL PRIORE
Mi scrivono da tutte le parti del mondo, vengono da lontano per baciarmi il lembo del saio, e proclamano la mia grandezza ai quattro venti... Li ho forse pregati di questo, e li ringrazio?
LORENZO
 stupefacente!
IL PRIORE
Davvero stupefacente! Siete voi tanto nulli, si pensa, siete tanto inerti da non aver altro orgoglio fuorch servire un altro?
LORENZO
Proprio cos! Proprio cos! Non si crede ai propri occhi che quelli si inchinino cos docili... e si  soddisfatti.
IL PRIORE
L'arrendevolezza del mondo suscita il riso...
LORENZO
E ridendo, ridendo si afferra il mondo come un docile strumento per suonarvi sopra...
IL PRIORE: Per suonare la propria musica!
LORENZO: (febbrile) O miei sogni! La mia potenza e la mia arte! Firenze era la mia lira!... Non suonava bene? Echeggiava del mio desiderio. Risuonava della bellezza, della grande volutt, cantava, cantava il forte canto di vita!... Silenzio! In ginocchio!... L!... La vedo!... Ecco che viene, si avvicina a me... tutti i veli cadono e il mio sangue pulsa incontro alla sua nudit! O beatitudine! O dolce brivido! Io sono eletto a vederti, Venus Genetrix, tu che sei la vita, il dolce mondo... Bellezza procreante, arte dai possenti impulsi! Venus Fiorenza! Sai tu che cosa io volevo? La festa eterna: questa era la mia volont di dominatore!... Oh, rimani! Perch ti ritrai? Perch impallidisci? Io non vedo pi... Vengono onde rosse... E viene un terrore... un'avida voragine... (Accasciandosi) Sei... ancora qui... tu... col quale mi sono inteso? Parlami, dunque!... Angoscia... Angoscia... Volterra!... Sangue!... Io ho vuotato la cassa per le doti delle fanciulle e ho speso il denaro in feste e ho spinto le fanciulle alla fornicazione... Parla! Presto! Parla, presto! Detta le condizioni della grazia...
IL PRIORE (gli si accosta, parla in fretta, sommessamente) Misericordiam volo... Sono tre. La prima: pentimento...
LORENZO (come sopra)
Io mi pento del saccheggio di Volterra e del furto del denaro...
IL PRIORE
La seconda: che tu restituisca allo Stato tutti i beni ingiustamente acquistati...
LORENZO
Mio figlio li restituir... Avanti...
IL PRIORE (bisbigliando terribile, con gesto imperioso)
La terza: lascia libera Firenze... subito... per sempre... libera dalla signoria della tua famiglia!
LORENZO (anch'egli sottovoce.  un segreto e appassionato conversare dei due avversari)
Libera per te?...
IL PRIORE
Libera per il re che mor sulla croce.
LORENZO
Per te! Per te! Perch menti? Noi ci conosciamo!... Fiorenza, la mia citt! Allora tu l'ami? Parla, presto! Tu l'ami?
IL PRIORE
Pazzo! Bambino! Scendi nella tomba con il tuo balocco di concetti! Amore travolgente, odio amoroso... io sono questo viluppo e questo viluppo vuole che io diventi signore di Firenze!
LORENZO
Sciagurato! A che scopo? Cosa puoi volere, tu?
IL PRIORE
L'eterna pace. Il trionfo dello spirito. Io voglio spezzarle, quelle grandi ali...
LORENZO (con dolore e disperazione)
Guardatene!... Miserabile! Tu non lo devi fare!... Io te lo proibisco, io, il Magnifico!... Oh, ti conosco, ti sei tradito! Sono le ali della vita quelle che tu vuoi spezzare! E la morte quella che annunzi come spirito, quando tutta la vita della vita  l'arte!... Io te lo impedir! Io sono ancora il padrone!...
IL PRIORE: Io rido di te. Tu muori e io sono in piedi. La mia arte ha conquistato il popolo! Firenze  mia!
LORENZO: (al parossismo) Ah! Mostro! Mostro malvagio! Allora mi vedrai forte e implacabile! (Puntellando le mani a un bracciolo della sedia e rizzandosi) A me! A me! Venite! Dovete venire! Prendetelo! Legatelo! Vuole spezzare le grandi ali! Segreta e catene! Nella fossa dei leoni! Uccidete costui, che vuole uccidere tutti! Firenze  mia... Firenze... Firenze...!
(Si accascia, la testa gli si rovescia indietro. E mentre i suoi occhi mostrano il bianco, le braccia descrivono un ultimo movimento, come un abbraccio. Numerosi servi con ceri sono entrati nella stanza dalla porta di destra, passando per la galleria. La scena  improvvisamente illuminata. Pico, Ficino, Poliziano, Pulci, Pierleoni e gli artisti sono scesi spaventati per la gradinata.)
PICO: Lorenzo!
PIERLEONI: E morto.
POLIZIANO: (disperato) Lauro! Lauro mio!
(Nuovo movimento nella galleria. Quattro o cinque uomini polverosi si aprono ansiosamente il passo. )
UNO DI LORO: Udienza! Udienza! Ci inviano i nobilissimi e serenissimi Signori! La citt  in tumulto! Corre voce che il profeta Girolamo  tradito, imprigionato, assassinato... Il popolo  in cammino verso Careggi. Vuol vedere il frate...
IL PRIORE: (guardando il cadavere del suo avversario) Eccomi.
FIORE: (meravigliosa nella luce delle torce, in alto sulla gradinata) Frate, mi senti?
IL PRIORE: (eretto e rigido, senza volgersi) Ti sento...
FIORE: Ascolta dunque! Lascia! Il fuoco che hai acceso ti consumer, consumer te per purificarti e per purificare da te il mondo. Trema... arretra! Cessa di volere, invece di volere il nulla! Lascia il potere! Rinuncia! Sii frate!
IL PRIORE: Io amo il fuoco.
(Si volge. Tutti si ritraggono; la folla degli astanti gli si apre innanzi intimidita. Nel bagliore delle fiaccole cammina lentamente, sale, si allontana, verso il suo destino.)
...
.
...
FINE.