Giulio Leoni.
...
.
...
MAMELI.
Un grande romanzo storico sull'Inno che fece l'Italia.
...
.
...
2024. RAI Libri, ROMA.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
Negli anni del primo Risorgimento, densi di sogni e di lotta per un'Italia unita, il giovane Goffredo Mameli  il brillante e affascinante rampollo di una famiglia genovese, con una spiccata attitudine per la poesia. Grazie all'amico Nino Bixio entra presto in contatto con i movimenti libertari che, sull'esempio di Mazzini, si stanno organizzando per cacciare gli austriaci dalla penisola. Intanto inizia la sua prima grande storia d'amore, purtroppo ostacolata dalla famiglia della ragazza e destinata a concludersi tragicamente. Dalle prime rischiose manifestazioni per l'unit agli scontri durante le Cinque Giornate di Milano, fino alla difesa della Repubblica Romana e alla morte gloriosa sul colle del Gianicolo: in questo nuovo e avvincente romanzo, liberamente ispirato ai fatti storici, Giulio Leoni ripercorre la vita dell'uomo che con il suo Canto degli italiani, oggi nostro inno nazionale, un l'Italia di voce in voce, mettendo in luce sia le tappe fondamentali della sua azione pubblica, sia gli aspetti meno conosciuti e spesso dolorosi della sua straordinaria vicenda umana. Un'esistenza durata davvero troppo poco, ma nella quale brillarono l'amore, il coraggio e la temerariet della giovinezza, l'affetto per gli amici, l'impeto interiore della poesia e il desiderio di una patria libera e unita, che lo resero l'indimenticato combattente al seguito dei volontari di Garibaldi.
...
.
...
L'AUTORE.
...
.
...
Giulio Leoni  uno degli scrittori italiani di gialli storici e di narrativa del mistero pi conosciuti all'estero, grazie anche alla serie di romanzi dedicati alle avventure di Dante Alighieri: Dante Alighieri e i delitti della Medusa; I delitti del mosaico; I delitti della luce, Il manoscritto delle anime perdute; I delitti dei nove cieli. Un'Indagine di Dante Alighieri; La sindone del diavolo; L'ultimo segreto di Dante tradotta in tutti i maggiori Paesi del mondo. Oltre al passato pi remoto, i suoi interessi sono rivolti anche alla storia del secolo appena trascorso, soprattutto ai suoi aspetti meno conosciuti e controversi.
E la collana Rai libri in cui le immagini diventano parole, e le storie per la TV e il cinema della Rai si trasformano in avvincenti romanzi in cui il narrato travalica e amplia i confini della sceneggiatura, creando reali scenari crossmediali.
Il romanzo  liberamente ispirato alla sceneggiatura della serie Rai TV Mameli, scritta da Antonio Antonelli e Michela Straniero e prodotta da Pepito Produzioni in collaborazione con Rai Fiction.
...
.
...
MAMELI.
Un grande romanzo storico sull'Inno che fece l'Italia.
...
.
...
Dedica.
Ad Anna, sempre vicina in ogni momento.
...
.
...
CAPITOLO 1.
...
.
...
Nos amis de Paris s'inquitent de la situation italienne scand nell'ombra una voce.
Le poche candele che rischiaravano l'ambiente bastavano a malapena per riconoscere i volti dei presenti.
Anche gli affiliati di Vienna nutrono le stesse preoccupazioni fece eco un uomo dall'aspetto militaresco, il volto incorniciato da una corta barba ben curata, che si era proteso in avanti apparendo per un attimo nel cerchio di luce. Italiano, ma anche lui con uno spiccato accento d'oltralpe: Temono in particolare lo scoppio di possibili torbidi nelle maggiori citt, e proprio Genova  non ultima nella lista.
Troppe voci circolano liberamente osserv un terzo membro di quell'insolito consesso.
Troppi scervellati si sentono in diritto di esprimere le loro idee sovversive ad alta voce! sentenzi deciso ancora un altro, riscuotendo l'approvazione di tutti i presenti.
Ma non temete, la mano di Carlo Alberto  ferma, e le nostre forze controllano a pieno la citt intervenne di nuovo l'uomo dall'aria militare.
Larme pimontaise et son Roi, alors, sont-ils de notre cot?.
L'esercito  fedele al Re e il Re fedele alla sua corona.
In pochi conoscevano la cripta sotto una delle pi antiche chiese di Genova. E nessuno sapeva della riunione che dalla mezzanotte era in corso all'ombra della sua volta.
I sei individui riuniti intorno al lungo tavolo erano ancora avvolti nei loro mantelli scuri, sotto i quali si erano nascosti per giungere fin l, scivolando lungo i lastricati bagnati dalla pioggia o celati in carrozze dalle tendine chiuse. Sei uomini che si conoscevano bene, ma pure continuavano a nascondere i loro volti negli ampi cappucci, quasi l'abitudine a celarsi al mondo fosse cos radicata in essi da condizionarli anche nei loro incontri.
Diversi l'uno dall'altro ma accomunati da un unico desiderio e da un unico timore, evitare che nella citt di Genova si potesse riaccendere quel furore di libert che pi volte aveva infiammato il suo popolo nei lunghi secoli della storia della Repubblica.
Sei uomini, specchio preciso delle forze che in quel momento avevano in pugno Genova, dal Governatore della citt al generale Modane, dello Stato Maggiore dell'esercito piemontese, a padre Sinibanti, preposto provinciale della Compagnia di Ges. E, insieme con loro, un emissario del re di Francia, l'ufficiale a capo della polizia militare, e infine uno dei pi ricchi e influenti armatori della citt.
Sei uomini, scaturiti da quell'onda reazionaria che aveva dilagato dopo la fine dell'avventura napoleonica. Combattenti di un esercito segreto al servizio della Santa Alleanza uscita dal Congresso di Vienna, un esercito contraddistinto non da bandiere e divise, ma dal grosso anello d'oro con incastonata una pietra nera che cerchiava il medio di ognuno di loro, infiammata da un rubino che risplendeva nella penombra come un occhio maligno.
In molti altri luoghi d'Europa si sarebbero potuti incontrare quei singolari gioielli, silenziosi segni di riconoscimento sulle mani di una rete di agenti spietati che i governi vittoriosi avevano sguinzagliato per tutte le terre.
Temo per che le lusinghe dei cospiratori e le idee sovversive di quel Mazzini si stiano facendo spazio nei cuori semplici del popolo, disse in tono amaro il Governatore, i nostri delegati di polizia, i loro informatori, ormai da settimane raccolgono voci sempre pi allarmanti che circolano nei carrugi e rimbalzano nelle catapecchie dei camalli del porto.
No, Governatore, scosse deciso la testa padre Sinibanti, non  negli animi semplici del popolo che si nasconde il maggior pericolo per l'ordine stabilito e per la saldezza della fede.  nei ricchi saloni delle grandi ville in collina,  nelle feste sfarzose della borghesia agiata,  nella confusione di aule universitarie e ambigue consorterie culturali, veri collegi di ipocriti, lupi travestiti da agnelli, che cova la rivolta!.
Il gesuita si interruppe, per valutare l'effetto delle sue parole. Gli infausti auspici dell'89, una libert senza freno, riprese poi, una eguaglianza che tutto sommerge, una fratellanza volta solo a distruggere, queste sono le male piante che stanno tornando a rifiorire. Piante che vanno troncate senza piet, con l'implacabile falce del retto pensare!.
Eppure, padre, la recente elezione al sacro soglio di papa Mastai, con la sua accennata condiscendenza proprio a queste idee, non sembra certo rafforzare il nostro campo, obiett l'uomo che aveva accennato a Vienna, si pensava che la Santa Sede fosse un fermo pilastro della Restaurazione, e cos  stato fino al suo predecessore, papa Gregorio sedicesimo. Ma ora? Si parla di un cedimento alle trame di questi innovatori, addirittura di concedere una Costituzione!.
Non lasciatevi ingannare, sibil padre Sinibanti, Pio nono conosce l'animo umano, e sa bene che a volte una goccia di miele induce a sopportare anche la pi amara delle medicine, e una piccola promessa vale a guadagnar tempo pi di una minaccia. Siate prudenti come serpenti, e semplici come colombe, dicono le Scritture, e questo  il Santo Padre, e questo dobbiamo essere noi. Vi ho detto prima dei miei timori, non infondati. Ci sono luoghi e persone di cui ho avuto sicura notizia, luoghi e persone che avremmo creduto insospettabili, minati da questa peste! Ovunque pu celarsi il seme della sedizione, ovunque esso vi si pu sviluppare avvinghiandosi alla sana pianta dell'ordine e della virt, fino a schiantarla. Vigilate, vi dico!.
...
.
...
CAPITOLO 2.
...
.
...
Eppure, a prima vista non si sarebbe certo detto che nella villa Ferretti, uno di quei luoghi cos decisamente condannati da padre Sinibanti, avvenisse nulla di quanto preoccupava il gesuita. Proprio in quelle ore vi si stava svolgendo una grande festa da ballo, dall'apparenza del tutto innocente. Uomini in marsina e donne in scintillanti abiti da sera, e tra queste molte giovani debuttanti in attesa di marito, con i carnet de bal debitamente compilati per i loro cavalieri.
In un angolo della sala, accanto alla grande finestra che dava sulla terrazza aperta verso il mare, due giovani sui ventanni sembravano osservare con distacco la scena festosa davanti ai loro occhi.
I Ferretti non hanno badato a spese sussurr uno dei due, dal fisico robusto contenuto a stento dall'abito da sera. Chiss che non cerchino marito per una loro figlia! Sai, Goffredo, potrebbe essere l'occasione buona per te per trovarti finalmente una ragazza! aggiunse poi, mentre afferrava al volo un pasticcino dal piatto che una fantesca stava passando in giro.
L'altro, biondo e snello, dal bel volto sensibile e dallo sguardo vivo, indice di una intelligenza non comune, scoppi in una risata sincera. E cos, Francesco, mi hai trascinato ad annoiarmi qui per collocarmi con una borghesuccia, magari ricca ma dalla mente vuota? Ma non le vedi? Si aggirano con i loro carnet branditi come armi bianche, prive di sogni che non siano un velo bianco, senza ideali, senza una idea di patria....
Patria, patria... hai letto di nuovo l'Ortis, confessa! replic sornione Francesco Castiglione. E poi, che hai contro la ricchezza? seguit, cercando inutilmente di afferrare un altro pasticcino dal piatto che la fantesca gli aveva sottratto con uno sberleffo. Eppure i Mameli non sono certo una famiglia di spiantati. Quanto a me, caro Goffredo, mi accontenterei anche solo di stringermi un po' a quella servetta, hai visto che occhi?.
Credo che il suo nome sia Gilda, cos l'ho sentita chiamare dalla sua padrona, la marchesa. Ma non penso che sia disposta a confondersi con un bellimbusto come te, replic l'amico, allungando la mano verso una bottiglia di champagne da uno dei tavolini di servizio, fai le tue esplorazioni sentimentali, io ti aspetter in terrazza per un brindisi!.
Mentre Francesco si perdeva tra la folla delle coppie che volteggiavano al suono di un pianoforte, l'amico attravers la grande portafinestra, uscendo sulla terrazza. Pochi passi, prima di immobilizzarsi.
Davanti a lui, appoggiata alla balaustra sul mare, una giovane donna slanciata e dai lunghi capelli neri raccolti in uno chignon, da cui sfuggivano due riccioli ribelli lungo le guance, fissava il mare dandogli le spalle.
Goffredo esit. La giovane sembrava assorta in un sogno a occhi aperti e non pareva aver notato il suo ingresso. Ma poi, come se di colpo avesse avvertito una presenza dietro di s, si volse emettendo un piccolo sbuffo di fumo dal sottile sigaro che stringeva tra le labbra delicate.
Con un gesto fulmineo la vide gettare via il sigaro oltre la balaustra, mentre lui cercava goffamente di nascondere dietro la schiena la bottiglia, colpito dalla sua grazia.
Alla tenue luce della luna che rischiarava l'ambiente i tratti delicati della fanciulla risplendevano come bagnati da una luce particolare, incantata. A Goffredo sembr di non aver mai riscontrato un simile fascino in un essere cos giovane, forse poco pi che adolescente.
Un attimo, e poi un sorriso di complicit si accese sui volti di entrambi, come bambini sorpresi a compiere una marachella.
Non ho visto nulla che possa preoccuparvi, disse lui, in tono che voleva essere brillante, state tranquilla!.
Credete che ci sia qualcosa che possa preoccuparmi? rispose la giovane piccata.  inutile che nascondiate quello champagne, anzi offritene anche a me aggiunse, strappandogli decisa di mano la bottiglia e bevendone disinvolta un sorso.
No, non volevo... certo! rispose Goffredo, imbarazzato. Poi, per cambiare discorso: Come mai siete qui, non vi piace ballare?.
No, mi annoiano questi riti di societ. Ma anche voi non sembrate un entusiasta delle feste danzanti rispose lei.
In realt sono qui pi che altro per dovere di famiglia. I miei e i Ferretti sono amici da sempre, io stesso giocavo spesso qui da bambino, con la loro piccola figlia Geronima.
Davvero? Avevano una bambina? E com'era la piccola?.
Una vera peste! Ti stava sempre addosso! Del resto, con quella madre!.
La marchesa? Non vi  simpatica?.
Una donna insopportabile, rispose Goffredo a bassa voce, bigotta e reazionaria, nemica di ogni novit, e immagino come
possa essere ridotta ora quella ragazzina, dopo anni di collegio dalle suore.
Terribile destino, sar davvero una povera infelice!.
Oh, siete qui! risuon alle loro spalle. Come evocata dalle loro parole, sulla terrazza era apparsa proprio la marchesa Ferretti. Goffredo cerc di nascondere di nuovo la bottiglia dietro la schiena. Finalmente vi incontrate di nuovo. Hai visto, Geronima, che bel giovane si  fatto il nostro Goffredo?.
Certo, mamma. Goffredo si stava giusto complimentando per l'educazione che hai saputo donarmi grazie a quelle premurose suore.
Ma anche Goffredo sa scrivere, ho saputo da sua madre che si diletta di poesie, certo per far colpo sulle ragazze... del resto alla sua et quale giovane non  poeta? Ma adesso, Geronima, saluta il tuo vecchio compagno di giochi e seguimi in sala. Il tuo carnet  pieno e sono in molti ad attenderti.
Non vedo l'ora, mamma disse lei, avviandosi dietro la donna. Ma giunta sulla soglia si volt ancora, lanciando un ultimo sguardo verso il giovane con un sorrisetto malizioso.
Goffredo era frastornato. Confuso per la gaffe commessa, ma pi ancora per quell'immagine di bellezza rimasta impressa nei suoi occhi, per un lungo istante ancora dopo che la fanciulla era sparita oltre la portafinestra.
Quasi non si accorse del tono eccitato dell'amico Francesco, che intanto l'aveva raggiunto: Non credevi che avessi possibilit con quella cameriera? Gilda, sei un incanto! Ed ecco la prova, un suo biglietto con un appuntamento! Passami quella bottiglia,  il momento di festeggiare! Ma che hai, dormi?.
Goffredo continuava a non prestargli attenzione. Rapito, si
mosse verso la sala, dove le coppie avevano ripreso la danza al ritmo di valzer, la grande novit che da tempo spopolava a Vienna, in un turbine di corpi roteanti. Ma il giovane non aveva occhi che per Geronima. La vide che volteggiava con uno sconosciuto e si mosse senza esitare verso la coppia. Batt con la mano sulla spalla del cavaliere, e ignorando le sue rimostranze gli strapp senza tanti complimenti la giovane dalle braccia, trascinandola via verso un angolo libero.
La fanciulla si abbandon a lui, gli occhi fissi nei suoi. Esiste un momento magico, nella vita di ognuno, in cui una luce improvvisa oscura tutto il resto, e quello che ci appare nel suo fulgore sembra un riassunto del mondo intero. Pochi hanno la fortuna di condividere questo momento con un altro essere, ma Goffredo sentiva che quello che si accendeva in lui era un sentimento mai provato prima, che in qualche modo trovava una risposta nel dolce volto di Geronima.
Pens che niente avrebbe pi potuto separarlo da lei, e il carnet della giovane che scivolava a terra, ormai inutile elenco di nomi senza importanza, gli parve il segno che suggellava il loro amore.
In un angolo della sala, seduti accanto sulle grandi sedie da parata allineate lungo la parete, la marchesa Ferretti confabulava sottovoce con un uomo di mezza et, vestito con ricercatezza ma secondo la moda di alcuni anni prima. Doveva essere un ospite di riguardo, vista la deferenza con cui la marchesa gli si rivolgeva.
Che diavolo ha il giovane Mameli? diceva senza nascondere un certo fastidio l'uomo. Ha sequestrato vostra figlia, quasi fosse lui il solo cavaliere della festa.
S, non sono affatto contenta! Non  per questo che abbiamo
convocato tanti altri giovani, ma per darle modo di farsi conoscere. Ormai  in et di marito, ed  il momento di ricevere richieste! Se non fossimo amici di lunga data con la sua famiglia lo avrei fatto gi sbattere fuori dai servi!.
Ha certo un aspetto piacevole, che pu colpire l'immaginazione di una fanciulla senza esperienza alcuna del mondo. Forse sarebbe bene... replic l'uomo.
Non temete, replic la marchesa, provveder io a mettere le cose a posto. Non  certo il partito per mia figlia, una testa calda, un poeta pensate un po', senz'arte n parte, figuriamoci. E poi, c' dell'altro..
Cosa? chiese il marchese, improvvisamente preoccupato.
Corrono voci, sussurr la donna, a voce ancor pi bassa, pare che sia perfino nell'occhio della nostra polizia. Ostenta idee libertarie, pare che abbia pubblicamente elogiato gli scritti di quel Mazzini, e che frequenti il peggio della feccia sovversiva. Anche quel suo amico che si  portato dietro, quel Castiglione....
Prestate attenzione, allora, replic l'altro, cupo, voi, voi che siete fedele suddita del re, rischiare di passare per manutengola della sovversione? seguit insinuante. Ma il padre, il padre, con la sua carica di ammiraglio del Regno, non dice niente, proprio niente?.
Che volete che dica, lo conosco bene Giorgio, un brav'uomo, ma la madre, quell'Adelaide, con quella sua insofferenza da gran donna verso tutto! Una Zoagli, con due dogi dati alla Repubblica di Genova, adesso pare si sia messa in testa di occuparsi di tutta Italia! E traffica persino col Mazzini,  lei che deve aver messo in testa al figlio certe idee! E sapete che si dice? disse lei, abbassando di nuovo la voce e facendosi schermo con il ventaglio. Che da
giovane sia stata addirittura l'amante di quel sovversivo! Ma state tranquillo, come che sia, da stasera Geronima non avr pi alcun contatto con Goffredo. Esiste gi troppa confusione nel regno, per averne anche in casa mia!.
Fate bene, ottimi proponimenti, assent l'altro, per fortuna i fedeli del trono e dell'altare sono ben pronti a respingere le trame di questi facinorosi. So da amici certi che esiste una solida organizzazione che sorveglia e si infiltra nelle loro congreghe per spegnere sul nascere ogni rivolta. Uomini fidati, di valore. L'Italia deve restare sui libri di geografia, dove  giusto che stia.
Sa cosa ho saputo? Che il nostro confessore, padre Sinibanti,  uno di loro mormor la marchesa con aria complice.
Non me ne stupirei. Un uomo di tempra, e di grandi virt. Un uomo prezioso, che non esito a definire una vera luce spirituale.
...
.
...
CAPITOLO 3.
...
.
...
Le luci a villa Ferretti s'erano ormai spente da tempo, dietro le spalle degli ultimi ospiti che abbandonavano il convito. Nella sua stanza, Geronima, assistita da Gilda che le pettinava i lunghi capelli, si stava preparando per la notte. Ma la sua mente era ancora nella grande sala al piano terra, tra le braccia di Goffredo.
Marchesina! sent la cameriera che richiamava la sua attenzione. Che pensate di quel giovane che abbiamo conosciuto stasera, quel Mameli?.
Perch vuoi saperlo?.
Perch... mi ha consegnato un biglietto per voi, ma non sapevo... disse ancora Gilda, estraendo un foglio dal corpetto.
Dammelo, scioccherella, che aspetti! esclam la giovane, voltandosi di scatto per strapparglielo di mano.
Poi si immerse avida nella lettura, mentre dietro di lei Gilda si abbandonava a un sorrisetto malizioso: Dunque, quel giovane vi  gradito.
Geronima, senza rispondere, emise un sospiro, poi si affrett a nascondersi in petto la missiva. Non serviva una risposta, bastava la sua espressione felice. Non sapeva se avrebbe pi dormito quella notte, la mente troppo piena di un'immagine, una sola.
Vi chiede un appuntamento, marchesina, insistette Gilda, che rispondete?.
Dunque hai letto il suo biglietto, sfacciata? scatt Geronima, la faccia severa. Ma subito la sua espressione si addolc in un sorriso di complicit. Digli... digli che domani mattina probabilmente mi accompagnerai sulla spiaggia, con il cavalletto e i colori. Che la marchesina Ferretti ha lasciato a met una marina che vorrebbe completare, e che... che  un luogo pubblico, e chiunque pu passare per caso di l!.
Bene... e immagino di dover dire anche dove per caso andremo?.
Geronima per tutta risposta la colp sulla testa con il suo ventaglio: Ma certo, intrigante! abbandonandosi poi al riso insieme con la ragazza.
Quando Gilda ebbe terminato di accudirla e si fu allontanata, invece di stendersi sul letto raggiunse il piccolo scrittoio e trasse dal cassetto un foglio. Sopra, trascritti a mano in una calligrafia minuta ed elegante, c'erano dei versi:
Questa vil genia non sa che, se il popolo si desta, Dio si mette alla sua testa, e il suo fulmine gli d Ma Balilla gett un ciottolo...
Rilesse fino in fondo quei versi che aveva raccolto con passione, poi con lo sguardo rivolto alla finestra sembr cercare qualcosa nel lontano orizzonte.
...
.
...
CAPITOLO 4.
...
.
...
Geronima aveva piazzato il cavalletto a poca distanza dalla riva, e fissava il panorama con la tavolozza in mano, cercando la giusta sfumatura di colore per rendere la spuma delle onde furiose della tempesta che aveva cominciato a ritrarre, un mare cupo su cui una barca sembra sul punto di naufragare.
Ma in realt la sua attenzione era tutta rivolta verso il giovane Goffredo, che alle sue spalle pareva molto interessato alla sua opera.
Poco discosti, Francesco Castiglione e Gilda sedevano vicini su un telo, accanto a un cestino con dentro della frutta. L'amico di Goffredo allung la mano a cogliere un chicco d'uva, poi, fingendo di volerlo porgere alla ragazza, le si accost cercando di baciarla.
Che fate, signor Francesco! reag lei tirandosi indietro sdegnata. Ma con una reazione talmente comica, da indurre al riso prima di tutti lei stessa. Sono qui per vigilare sulla marchesina! Siate serio!.
Serio? Serio come quel triste figuro laggi? ribatt Francesco, sorridendo a sua volta. Hai ben poco di che preoccuparti, bella mia! La tua marchesina  al sicuro, al massimo morir di noia, uccisa da qualcuna delle tirate politiche di Goffredo!.
No, spero di no! esclam Gilda, allarmata, quasi temendo davvero per la vita della sua padroncina.
Poco distante Goffredo si era stretto ancor di pi alla pittrice, curvandosi sul dipinto.
 molto bello!, osserv. Un bel tratto, i colori definiti... alla maniera del Turner... aggiunse poi, ostentando una finta aria da intenditore.
Appena finito ve lo regaler, visto il vostro buon giudizio. Non sono in molti ad apprezzare questi miei lavori rispose Geronima, tornando in apparenza a concentrarsi sul panorama.
Ma il mare  calmo, dove la vedete la tempesta che state dipingendo? chiese ancora Goffredo, accennando alle placide onde che con un mormorio venivano a infrangersi sulla riva, pi per proseguire nel colloquio che altro.
La fanciulla si volse di scatto, seria in volto: Non mi serve di vederla, la tempesta la porto dentro....
Che volete dire? reag sorpreso il giovane.
A volte mi sembra di essere come questa barca, in preda ai colpi della vita e impotente di fronte a tante ingiustizie....
Di quali ingiustizie parlate? insistette Goffredo, colpito dalla veemenza di quelle ultime parole e insieme dall'evidente turbamento della giovane.
Geronima esit. Goffredo aveva l'impressione che le ingiustizie cui aveva accennato fossero cos tante da renderle difficile la scelta di quali portare ad esempio. Vide il suo sguardo correre verso il punto dove Francesco e Gilda proseguivano nella loro schermaglia.
Ecco, guardate Gilda! I suoi l'hanno messa a servire quando aveva otto anni, erano cos poveri da non poterla sfamare... eppure sotto le sue vesti di cameriera non ha la stessa grazia, lo stesso calore umano, la stessa intelligenza dei suoi padroni? Se avesse potuto studiare, come  stato concesso a me, non parlerebbe anche lei d'arte e di libri, come una qualsiasi fanciulla di buona famiglia? Non avrebbe delle splendide vesti, non riceverebbe versi di innamorati?.
Be', anche lei mi sembra riscuotere un certo apprezzamento, almeno dal mio amico Francesco... disse Goffredo sorridendo, cercando di stemperare la tensione che avvertiva in Geronima. Ma in realt era ammirato da quell'aspetto dell'animo della fanciulla, che veniva ad aumentare la sua attrazione per lei.
...e come troppe ragazze come lei, nate povere, non pu nemmeno sperare in destino diverso seguit Geronima, senza badare alla sua goffa battuta.
Non  un destino ineluttabile, obiett Goffredo, le cose stanno cambiando, in tutta Europa. La Rivoluzione Francese ha portato un vento nuovo, e anche se questo vento appare oggi pi debole, pure sono certo che torner a soffiare impetuoso. Uomini come Mazzini....
Uomini, certo, replic lei, uomini, per loro cambier qualcosa, ma per le donne no!.
No, sono sicuro... prima o poi tutti avranno diritto al voto, in una nuova Repubblica! Gi si parla di suffragio universale, e allora....
Suffragio universale per gli uomini, ma non per le donne!.
Be',  vero, ma almeno si comincer....
E poi in quanti voteranno? Quanti nemmeno sapranno di poterlo fare, o vorranno? Quanti ignoreranno il nuovo diritto?.
Non lo so, spero solo che tante lotte non siano inutili....
Geronima tacque. Fissava di nuovo l'orizzonte, poi di colpo, torn a voltarsi verso di lui: Lo sai perch ti stavo sempre intorno, da piccola?.
Il giovane scosse la testa, sorpreso dall'improvviso tono confidenziale della fanciulla. Lei si avvicin, fino a sfiorargli l'orecchio con le labbra: Perch mi piacevi! sussurr. Te ne eri accorto?.
Ma certo prov a rispondere, serio. Poi accenn a un sorriso, per nascondere l'imbarazzo, stringendosi nelle spalle.
Lo vedi?  come dico io, mormor Geronima scuotendo la testa, gli incompresi sono solo di due categorie: le donne, elenc alzando l'indice, e i poeti, seguit sollevando anche il medio.
Hai letto Balzac? chiese stupito Goffredo.  un suo aforisma, ma come hai fatto? I suoi libri sono proibiti nelle scuole!.
Non tutte le suore sono bigotte come pensi tu.
Goffredo non rispose. Non pensava alle suore, n a Balzac, n al suffragio universale. Dentro di lui il fuoco che si era acceso nel suo cuore la sera del ballo in casa Ferretti, ormai divampava, e tutto il mondo e tutte le donne scivolavano nell'ombra, cancellate dalla luce di Geronima.
...
.
...
CAPITOLO 5.
...
.
...
Da quel giorno gli incontri "casuali" divennero una dolce consuetudine, che Goffredo attendeva ansioso, spiando da lontano l'avvicinarsi di Geronima e della sua accompagnatrice.
Seduto sulla panchina di pietra che adornava la terrazza di un angolo del parco aperta verso il mare, Goffredo tese la mano a carezzare quella di Geronima seduta accanto a lui. La giovane stringeva tra le dita un fascicolo segnato dall'usura di innumerevoli letture. Sulla copertina una litografia del volto di un uomo ancor giovane, dal profilo scarno, quasi ascetico, Giuseppe Mazzini.
Che purezza di idee questo Patto di fratellanza della Giovine Europa, disse Geronima scorrendo le pagine dello scritto, senti qui: "Un solo Dio; un solo padrone, la di lui Legge; un solo interprete di quella Legge: l'Umanit!". Non ti sembrano parole meravigliose? seguit eccitata.
E "Per Legge data da Dio all'Umanit, tutti gli uomini sono liberi, eguali, fratelli!" continu Goffredo, strappandole di mano il fascicolo e leggendo a sua volta con lo stesso entusiasmo. Mazzini, la mente pi avanzata oggi in Europa,  un orgoglio per noi italiani!.
" dovere d'ogni uomo di combattere il privilegio, l'arbitrio, l'egoismo con tutti i mezzi che stanno in sua mano" riprese Geronima. Sembr sul punto di affrontare un altro capoverso, ma si arrest, con aria pensierosa. Un'ombra di tristezza le attravers lo sguardo, le labbra serrate in una smorfia preoccupata.
Che hai? chiese Goffredo, avvertendo un improvviso mutamento d'umore nella fanciulla.
Al collegio delle suore, il padre spirituale ci diceva che tutti quelli che si mettono in mente di cambiare il mondo finiscono ammazzati o in esilio... e che quelli che lo pensano sono solo degli illusi, mormor deponendo in grembo l'opuscolo, non lo saremo anche noi, Goffredo, illusi?, con un tremito nella voce.
Il giovane si sent sciogliere dalla tenerezza. Geronima, la spavalda giovane donna che gli aveva conquistato il cuore, per un attimo gli apparve tornata la bimbetta che gli saltellava intorno negli anni spensierati della fanciullezza. La strinse tra le braccia, carezzandole teneramente una guancia.
S, siamo degli illusi, disse poi, siamo noi quelli illusi che cambieranno il mondo, e qualsiasi cosa ci aspetti lo cambieremo insieme. Fino alla morte!.
Fino alla morte!.
Dietro di loro, Francesco, al riparo di un grande albero che sorgeva al centro della terrazza, non aveva smesso per un solo istante di tentare Gilda, che lottava con tutte le sue forze per tenerlo lontano, soffocando gli scoppi di risa che a tratti il suo atteggiamento scanzonato le suscitavano.
Via, signor Francesco, sia serio! Non  bello quello che fa, se la marchesina se ne accorge....
Tranquilla, amor mio! La tua padrona ha altro da pensare, non vedi come cinguetta con quel bellimbusto di Goffredo? disse lui, riuscendo finalmente ad afferrarla per la vita, e sollevandola di peso.
Vieni, ti voglio far vedere il porto, laggi rise, issando la ragazza fino a deporla su un ramo basso della pianta, incurante dei gridolini e degli sforzi di lei per liberarsi.
Mettetemi gi! lo implorava Gilda, ridendo e continuando a scalciare per difendersi.
Goffredo si volse, attirato dal clamore alle sue spalle. Il suo amico e Gilda erano completamente assorbiti dalla loro battaglia scherzosa. Torn a voltarsi verso Geronima.
Il volto splendente della fanciulla era vicino al suo. La afferr per le spalle, coperte solo da un velo leggero, avvicin le labbra al collo delicato, per poi risalire a cercare la sua bocca. Lentamente sent sotto la sua stretta tutto il corpo di Geronima abbandonarsi, e rispondere alla sua passione con gli occhi chiusi, ammutolita.
Per sempre la ud mormorare, mentre i loro respiri si mescolavano trascinati dal desiderio.
Per sempre disse lui soltanto.
...
.
...
CAPITOLO 6.
...
.
...
Non era stato facile per i due innamorati eludere la sorveglianza della marchesa Ferretti che, come ogni madre dell'epoca, teneva attentamente sotto controllo i movimenti della figlia, scoraggiando ogni sua possibilit di incontrare qualcuno da sola. Le figlie da marito costituivano un prezioso capitale, ma a rischio. Garantivano la possibilit di rinsaldare nobilt e patrimonio di famiglia con un matrimonio ben studiato, ma potevano trasformarsi in un peso inutile se la fama della loro purezza veniva sfiorata anche solo da un'ombra.
La donna aveva intuito che qualcosa era mutato nell'animo di Geronima, e seguiva preoccupata l'evoluzione di un sentimento che temeva sregolato, lontano dai suoi desideri e dai propositi per il suo destino di sposa. Nemmeno pi le uscite con Gilda erano libere: anche di lei la marchesa aveva cominciato a diffidare, contrariata dalla grande confidenza che sua figlia sembrava concederle.
Gilda  una serva, non dimenticarlo mai! le ripet pi volte. Non ti devi confondere con lei, ricordati che sei una Ferretti, non la sua compagna di giochi! E poi non mi piace quel suo modo di fare la civetta con quel ragazzo, Francesco! Li ho colti a scherzare tra di loro, in strada. Che cosa potrebbero dire i nostri
conoscenti?.
Geronima aveva preso sempre con decisione le difese della ragazza, ma proprio questo suo atteggiamento non faceva che rafforzare i sospetti della madre.
Una domenica, dopo la messa, la marchesa si trattenne in chiesa.
Voglio confessarmi, figlia mia. Tu torna pure alla villa, con la nostra carrozza. Io provveder poi a me stessa.
Il confessore l'attendeva nella canonica. La marchesa Ferretti si inginocchi davanti a lui, baciando il grande anello che l'uomo portava al dito. Poi, incoraggiata dal sacerdote, rivel il vero motivo dell'incontro, le preoccupazioni per il futuro di sua figlia.
Voi conoscete Geronima, disse ansiosa, sapete quale attenta educazione le ho fatto impartire, dopo la morte del mio povero marito. E di come ella sia stata cresciuta nel rispetto dei pi puri valori cristiani, e degli obblighi sociali cui sempre si  ispirata la nostra famiglia!.
So bene con quanta dedizione vi siete dedicata a questo non facile compito, assent il religioso, ancor pi gravoso, mancando sotto il vostro tetto la mano ferma di un uomo. Una nave senza nocchiero  pi esposta ai pericoli dei marosi.
Eppure, negli ultimi tempi avverto un cambiamento in lei. Il suo umore un tempo sereno  soggetto ora a sbalzi repentini e immotivati, alterna momenti di allegria quasi inconsulta a stati melanconici, di cui non capisco il motivo. Fugge la mia compagnia, come se mi trovasse noiosa e poi..., aggiunse quasi rabbrividendo, guardate cosa ho trovato nascosto in un suo cassetto!.
La marchesa trasse dalla borsa un fascicolo sgualcito, e lo porse al sacerdote. L'uomo sfior quasi con ribrezzo quello che la donna gli aveva teso, il testo della Giovine Europa di Mazzini, segnato a
matita da innumerevoli appunti e richiami, di mani chiaramente diverse. A riprova di quanto vasta fosse stata la sua circolazione.
Riconosco i segnali della corruzione mormor l'altro a denti stretti, riponendo in fretta l'opuscolo in una tasca interna dell'abito. Forse siamo ancora in tempo a recuperare alla retta via il suo spirito giovane, ma occorrerebbe ancorarlo saldamente con il sacro vincolo del matrimonio.
 quello che penso anch'io, padre. E c' un gentiluomo che da tempo onora di visite la mia casa... nobile, di ottimi mezzi, in et di saggezza, non vedrei nulla di meglio per mia figlia! So che  fedele osservante di Santa Romana Chiesa, e che vi riconosce come una grande guida spirituale... e credo che non disprezzi le grazie di Geronima. Se voi padre poteste, dico indirettamente, farlo certo che una sua richiesta in tal senso sarebbe bene accolta....
Capisco figlia mia rispose il religioso, allungando sulla testa della donna la mano in segno di benedizione. Posso sapere a chi state pensando?.
Udita la risposta l'uomo chin il capo in segno di assenso.
Il vostro giudizio  ben guidato, certo dall'angelo che veglia sulla giovane Geronima, rispose, provveder io ad aiutarvi. Per fortuna la Chiesa  ancora larga di sudditi fedeli, capaci di garantire sia il benessere che il retto comportamento di una giovane. In breve, vi riferir sul mio operato.
Nulla favoriva dunque l'amore dei due giovani, se non una grande quercia i cui rami giungevano a sfiorare la finestra di Geronima. Ed era salendo su di essa che Goffredo pi volte aveva raggiunto, non visto, la fanciulla nella sua stanza.
Vedi, la natura  dalla nostra parte! aveva detto la prima volta,
quando a sorpresa si era affacciato alla finestra, suscitando insieme terrore e desiderio in Geronima.
In un angolo, la marina nello stile di Turner rimasta incompiuta sembrava un testimone silenzioso di quanto fosse mutato in breve tempo il suo animo, e di come ogni attenzione della giovane fosse ormai rivolta solo al suo amore.
Prendila tu, te la regalo, aveva detto alla fine di quell'incontro, tanto ormai non ci penso pi.
E presto l'iniziale turbamento si era trasformato in una appassionata consuetudine. Geronima attendeva il suo innamorato nelle ore in cui era certa che nella villa tutti dormissero, e Goffredo era cauto e silenzioso nel raggiungere la sua meta, attento a non incontrare nessuno.
Rischiavano ogni volta di farsi sorprendere. E un giorno, quando i due giovani erano gi abbracciati, e cercavano con ardore i propri corpi sotto le vesti, fuori dalla porta risuon la voce della marchesa.
Geronima!.
La giovane salt in piedi, raggelata. In fretta e furia cerc di sistemarsi la veste, mentre Goffredo ancora seminudo balzava verso la finestra.
Eccomi, madre, il tempo di vestirmi, non sono presentabile! esclam, cercando di nascondere la sua confusione. La giacca di Goffredo era rimasta sul letto, la afferr e corse anche lei verso la finestra. Poi, lo trattenne ancora per un istante, stringendogli il volto tra le mani: Non ce la faccio pi a nascondermi, ti amo....
Allora sposami rispose il giovane, cercando ancora una volta le sue labbra, prima di affrontare la discesa.
Il cuore di Geronima esplose di gioia. Nemmeno si accorse della madre che apriva la porta, appena un istante prima che Goffredo si lasciasse cadere gi. Eccomi, madre, sono pronta! esclam, sprizzando felicit. Che hai? chiese la madre, sorpresa dal suo atteggiamento. Hai dormito bene?. S, madre, con un sogno meraviglioso!.
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
Nel salotto di casa Mameli spiccava un grande quadro appeso alla parete, con l'immagine di un uomo in divisa di comandante della marina sabauda, raffigurato in atto di combattere in qualche terra lontana ed esotica.
Un dipinto che certo intendeva riassumere anche simbolicamente il lungo servizio in marina di Giorgio Mameli, il padre di Goffredo, servizio che gli aveva permesso di ascendere negli anni da semplice marinaio alla carica di ammiraglio del Regno.
Un prestigio conquistato per i suoi meriti, che unito al suo carattere generoso e cordiale gli aveva permesso di conquistare l'amore di Adelaide Zoagli, discendente di una famiglia genovese di antica nobilt, e di sposarla.
In quel momento era in corso un pranzo, occasione che vedeva riuniti alcuni degli amici pi stretti della famiglia, tra cui Raffaele Rubattino, uno dei maggiori armatori di Genova.
L'uomo si era alzato dal suo posto. Batt leggermente con un cucchiaino sul cristallo di una coppa, per richiamare l'attenzione della piccola folla immersa nella conversazione.
Vorrei proporre un brindisi! Leviamo i calici al Paese che sogniamo, l'Italia! Libera, unita e repubblicana! parole accolte dall'approvazione di tutti i presenti che all'unisono levarono i loro calici per associarsi al brindisi.
Io voglio brindare al Re! Pap  nella sua marina! Viva il Re!.
Mentre gli ospiti erano gi intenti a sorseggiare il liquore, Nicola, il fratellino di Goffredo, un ragazzetto di una decina d'anni, aveva fatto capolino da sotto la tavola dove fino a quel momento era rimasto nascosto, dicendo la sua senza alcuna vergogna. Anche se subito dopo, avvertendo la sorpresa che la sua uscita aveva scatenato tra i presenti, parve rendersi conto della marachella, ammutolendo contrito.
Vieni qui, figlio degenere! balz su la madre, cercando di afferrarlo, trattenendo a stento le risa, e rincorrendo per tutta la sala il birbante che fuggiva saltando senza ritegno da una poltrona a un divano.
Preso! esclam il padre Giorgio, approfittando di un momento in cui lo aveva avuto a tiro. Adesso sconterai tutto!, aggiunse tra le risa dei presenti, torturandolo con il solletico.
Lascialo a me, questo scapestrato, tu sei sempre troppo buono con lui! lo rimprover scherzosa Adelaide.
Obbedir, ma solo se mi concederai di brindare alla donna che da pi di venti anni mi ha rubato il cuore! rispose l'uomo, lasciando andare il figlio e allargando le braccia verso la moglie.
No, ti supplico! Raffaele ci conosce da sempre, e ha comprensione delle tue follie! Ma Bianca e Lazzaro crederanno che siamo una famiglia disgustosamente sentimentale!.
Adelaide si volt a guardare Bianca Rebizzo, una bella donna di gran fascino e suo marito, una delle famiglie pi ricche di Genova, che stavano entrambi sorridendo e gesticolavano per incoraggiare Giorgio.
Ma Giorgio Mameli aspettava ancora il via da parte della moglie. Fu Goffredo a rompere gli indugi, sollevando a sua volta il
calice. Allora, in attesa che i miei genitori si decidano, vi propongo io un brindisi!.
Non siete un po' troppo giovane per proporre un brindisi? chiese Bianca Rebizzo, con aria maliziosa, che nascondeva a stento la sua ammirazione per quella giovinezza. Evidentemente doveva averla colpita, a giudicare dagli sguardi che durante il pranzo non aveva mai cessato di lanciare verso Goffredo.
Madame, non vorrei contraddirvi ma vi chiedo: ritenete che sia troppo giovane anche per sposarmi?.
Un silenzio permeato di incredulit cal di colpo tra i presenti. Solo dopo un lungo istante fu Adelaide a romperlo.
Sposarti? Di che parli?.
Anche Goffredo era emozionato, dopo la sua uscita: S, vorrei che benediste la mia... la mia intenzione di chiedere la mano di Geronima Ferretti! mormor.
Il silenzio intorno continuava. Adelaide scambi un'occhiata perplessa con il marito. Per tutta risposta Giorgio Mameli senza esitazione sollev anche lui il calice, con aria orgogliosa.
Ma certo, hai la nostra benedizione! A Goffredo e Geronima!.
A quelle parole subito nella sala tornarono i suoni di esclamazioni di augurio e incoraggiamento, mentre tutti vuotavano i calici. Solo Adelaide era rimasta in silenzio, preoccupata.
La sua espressione non sfugg a Goffredo, che la prese da parte, guidandola a sedersi accanto a lui.
Mamma, non sei contenta se mi sposo? Geronima  una ragazza straordinaria....
Ma certo, figlio mio, la conosco bene... ma non siete stati troppo precipitosi?.
Che cosa temi? Sono cresciuto, forte e bello! rispose Goffredo ridendo, nel tentativo di farla mutare d'umore.
Hai talento per la poesia e una grande passione per la politica, ma stai ancora studiando....
Mamma, queste cose fanno parte della mia anima, non le perder mai, e non le perder perch Geronima le condivide, e le vivr con me! Mi credi?.
La madre non rispose. Si limitava a fissarlo in silenzio. Poi lo abbracci con forza e lo baci sulla fronte, mentre un timido sorriso le illuminava il volto. Vicino a loro Giorgio aveva seguito tutto. Anche lui sorrise.
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
Goffredo percorse l'ultimo tratto della via che conduceva a villa Ferretti in preda a una tempesta di emozioni diverse. La speranza di poter coronare il suo sogno, la tensione per la risposta che avrebbe ricevuto, la certezza dell'amore di Geronima per lui ma anche quella durezza, la poca disponibilit nei suoi confronti che aveva avvertito da subito da parte della marchesa madre. Ma era deciso a prevalere su tutto, troppo forte era il desiderio di far sua per sempre Geronima con il matrimonio.
Sulla porta lo attendeva la fanciulla, in preda alla stessa ansia. Gli si gett tra le braccia: Finalmente, oggi potremo annunciare ufficialmente il nostro fidanzamento, non riesco a crederci....
Non ho dormito un attimo per tutta la notte! rispose Goffredo, stringendola a s con forza.
Vieni, allora! disse la giovane, prendendolo sottobraccio e guidandolo verso un salottino.
Seduta su una poltrona la marchesa Ferretti accolse l'ingresso dei due giovani con un'espressione cortese. Ma qualcosa nei suoi occhi, nel sorriso stirato, restava gelido.
Marchesa, buongiorno. Vi porgo i miei ossequi, e quelli dei miei genitori esord Goffredo.
Ringraziate la marchesa Zoagli, e porgete a lei e a vostro padre i miei omaggi replic la donna.
Lo far con gioia. Se poi poteste essere cos gentile da concedermi qualche minuto, vorrei pregarvi....
Credo di sapere di cosa desiderate parlarmi, mia figlia  per me un libro aperto e difficilmente riesce a sorprendermi, lo interruppe la marchesa, scambiando un'occhiata significativa con la figlia, per questo mi sono premunita. Nella biblioteca vi attende colui che dalla morte di mio marito protegge questa casa con il suo alto uffizio, e mi consiglia per il meglio.
Goffredo si volse verso Geronima, con una domanda muta negli occhi, ma l'espressione della giovane rivelava la sua stessa sorpresa.
Di chi parli, madre? chiese allarmata.
Padre Sinibanti rispose asciutta la marchesa, alzandosi e indicando a Goffredo la porta della biblioteca.
Titubante, Goffredo si avvi nella direzione indicata, lasciando Geronima in preda all'ansia.
Entr nella biblioteca, dove un uomo alto, coperto da una lunga tunica nera, stretta in vita da una fascia dello stesso colore, gli dava le spalle, rivolto verso la finestra.
Sentendo schiudersi la porta, l'uomo si volt verso di lui, squadrandolo con uno sguardo severo. Nella piena luce del giorno, non pi nascosto nelle pieghe di un cappuccio, padre Sinibanti rivelava a pieno nella magrezza ascetica del volto i tratti del suo carattere, il ripudio assoluto di ogni sentimento, la totale assenza di empatia, la durezza e l'intransigenza delle convinzioni. E soprattutto la spietatezza del fanatico.
Ma, nella tensione del momento, Goffredo intu solo che avrebbe dovuto affrontare un ostacolo arduo sulla via della felicit.
Sedetevi disse freddamente, indicando una sedia posta accanto al camino, dove bruciava un fuoco di braci. Poi, senza aggiungere altro, e come senza dar peso alla presenza del giovane, afferr un attizzatoio e spese qualche attimo a rinfocolare la fiamma.
La signora marchesa mi ha detto... spezz il silenzio Goffredo, che stava sulle spine sul suo sedile rigido e scomodo.
Quali sono le vostre disponibilit finanziarie? E come intendete mantenere la marchesina a quel tenore di vita cui ha diritto per lignaggio? lo interruppe brusco Sinibanti.
Dovrei avere delle rendite... rispose imbarazzato il giovane.
Dovreste?.
Non vi ho pensato in concreto... ma sono sicuro che sapr assicurarle una vita serena, e piena d'amore....
Piena d'amore..., scand Sinibanti, rigirando tra le dita il grande anello con il rubino, nei giovani amore e lussuria sono difficili da scindere... l'amore. Voi siete amante delle astrattezze, non  vero?.
No... non le mancher nulla, posso assicurarvelo!.
Vedete, mio giovane, con l'entusiasmo non si mantiene una marchesa... e per di pi una sconsiderata passione politica  pessimo viatico per un sicuro futuro della famiglia!.
Che intendete dire?.
Mi duole farvelo osservare, ma non  un mistero per nessuno in Genova, che la carriera di vostro padre sia stata frenata dalle frequentazioni politiche di vostra madre. Frequentazioni, vogliamo dire, discutibili, per essere generosi.
Non capisco dove vogliate arrivare, ribatt irritato Goffredo, cosa c'entrano la carriera di mio padre e le amicizie di mia madre con il motivo per cui sono venuto qui?.
Un ammiraglio della marina del Regno non deve avere una moglie fuori controllo.  un segnale pessimo per chi deve affidargli il controllo della flotta.
Perch parlate di mia madre e delle sue idee, se non conoscete n l'una n le altre? insistette il giovane, senza pi nascondere l'ostilit nei confronti dell'inquisitore.
Avete ragione, concesse Sinibanti, ma non ce n' bisogno, basta conoscere voi, e quel "liberalismo familiare" di cui avete goduto e che ha portato a distinguervi in ogni ambito, a distinguervi non certo per eccellenza. Vogliamo cominciare dall'espulsione dall'universit?.
Il provvedimento  stato ritirato!.
Certo, vostro padre ha speso per voi con le autorit accademiche quel poco di credito che gli rimaneva. Ma che prima siate stato espulso anche da tutte le altre scuole volete forse dimenticarlo? Al punto da costringere vostra madre ad affidarvi a un precettore privato, un mazziniano ricercato dalla polizia!.
Un perseguitato, perseguitato ingiustamente!.
Quindi credete ancora a quelle idee sovversive che vi ha inculcato?.
Io credo che il mondo, dopo la Rivoluzione Francese, non possa tornare a quello che era, il regno dell'ingiustizia e della schiavit! Niente impedir al nostro popolo di liberarsi dall'oppressione straniera, in virt di una folle idea politica medievale che lo vorrebbe per sempre in catene! sbott Goffredo, balzando in piedi rosso in viso.
State dando del folle a me e a tutte le persone per bene del Regno , compresa la marchesa Ferretti? sibil il gesuita.
Con i pugni serrati per la rabbia Goffredo esit, rendendosi improvvisamente conto dell'importanza dell'opinione del suo interlocutore sul destino suo e di Geronima.
Torn a sedersi, con un respiro profondo. No... io non vi conosco e parlavo in generale, senza intenzione di offendere nessuno.
Parlando in generale, senza prestare attenzione al fatto e alla realt, si giudica superficialmente e senza discernimento, e chi cos straparla commette il peggiore dei peccati.
Goffredo non reag e si morse le labbra, nello sforzo di trattenere la risposta bruciante che gli saliva alle labbra.
Anche Sinibanti rimase per qualche istante in silenzio, limitandosi a giocherellare con il suo anello, e squadrando il giovane con il suo sguardo gelido. Il rubino risplendeva sulla pietra nera come un occhio maligno, che pareva anch'esso minacciare Goffredo.
Bene, potete andare, disse finalmente il gesuita, non abbiamo pi nulla da dirci aggiunse, indicando la porta.
Goffredo, furente, si alz e mosse verso l'uscita. Ma giunto sulla soglia si volse di scatto: Non pensiate che possa finire cos! esclam. No, non finir cos! Non per me e Geronima, non per l'Italia!.
Andate si limit a rispondere Sinibanti glaciale.
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
.
...
Geronima aveva solo potuto scorgere da una stanza vicina Goffredo che si allontanava furente dalla biblioteca. Sulla porta lo sent accomiatarsi da sua madre con un omaggio freddo, formale. Poi lo vide scomparire oltre l'uscio.
Ma non aveva certo bisogno d'altro per capire che l'incontro non era andato secondo i suoi desideri. In quella, vide uscire anche padre Sinibanti. L'uomo si trattenne per un breve attimo con la marchesa, scambiando poche parole a bassa voce in tono d'intesa, poi si conged a sua volta.
Geronima attese che la madre tornasse verso di lei per sbarrarle il passo.
Che cosa  successo? Perch Goffredo se ne  andato senza nemmeno salutarmi?.
Non dar peso, figlia mia. Alla sua et i giovani sono d'animo mutevole, da non prendere troppo sul serio. Ma resta tranquilla, c' tua madre che pensa a te, verr il tuo momento. E forse prima ancora di quanto tu non possa pensare aggiunse enigmatica.
Geronima, rimasta sola corse nella sua stanza, gettandosi sul letto e abbandonandosi finalmente al pianto che aveva trattenuto fino ad allora.
Poi, ripreso il dominio di s, si sedette allo scrittoio, decisa a
scrivere a Goffredo, per mezzo della fedele Gilda. Ma un tocco leggero alla finestra richiam la sua attenzione.
Ignorando ogni prudenza, Goffredo si era arrampicato fin su. Geronima corse verso di lui e lo abbracci mentre saltava dentro la stanza.
Non potevo certo lasciarti, cos, senza rassicurarti del mio amore! esclam il giovane, baciandola. Pare che tua madre, per bocca di quel prete, padre Sinibanti, sia contraria alle nostre nozze! seguit tristemente.
Amore mio, ho saputo. E sono certa che sia stato proprio quel prete a influenzarla! Non so cosa stiano tramando, ma hanno in mente qualcosa!.
Fuggi con me! Sposami, non c' altra soluzione!.
Geronima lo strinse ancora pi forte: Speravo di sentirtelo dire, avevo tanta paura che tu....
Come potevi dubitarne? C' un sacerdote amico, a Recco, un uomo che condivide i nostri ideali, sar disposto a sposarci subito!.
Ti amo! grid la giovane, baciandolo.
Preparati! disse Goffredo, dopo aver ricambiato con passione il bacio. Domani all'alba, fatti trovare davanti all'uscita secondaria della villa, io sar l con il calesse di famiglia, ce la faremo!.
Poi, con l'agilit di un gatto, il giovane spar di nuovo gi per il grande albero.
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
.
...
Nella sua stanza, Geronima contava fremendo le ore che la separavano dal coronamento del suo sogno. E intanto preparava una borsa di indumenti essenziali, da nascondere in giardino per il momento della fuga.
La fedele Gilda l'aiutava. Quando stava per chiudere la borsa, Gilda la ferm.
Marchesina, prendete anche questa! disse, porgendole una coroncina di fiori di stoffa multicolore.  importante, per uno sposalizio! L'avevo preparata per me, se un giorno... ma tenetela voi, vi porter fortuna!.
Geronima esit un attimo, poi prese la coroncina, e si strinse al petto Gilda, baciandola sulla guancia. Quel giorno verr anche per te, e quel giorno te la render, e sar accanto a te, te lo giuro!.
Intanto, al piano inferiore, la grande pendola nell'atrio aveva gi battuto cinque colpi. Fuori, le prime ombre della sera stavano distendendosi sui campi intorno alla villa, quando la porta della stanza si apr e apparve la marchesa.
Geronima, scendi, c' qualcuno che  venuto a farci visita e si aspetta di vederti.
Madre, non sono vestita in modo appropriato... prov a obiettare la giovane.
Non ha importanza. Chi vuole vederti  un amico, e forse avr occasione molte altre volte di scorgerti in abiti da casa.
Che vuoi dire? chiese Geronima allarmata.
Seguimi! tagli corto la marchesa, avviandosi verso il salotto in basso.
A malincuore la giovane la segu. Sulla porta: Nascondi la borsa in giardino! sussurr alla cameriera, con un gesto d'intesa.
Nel salotto, la madre l'attendeva in compagnia di un uomo sulla cinquantina, dall'aspetto sgradevole, seduto in una delle poltrone. Prima di poter avere una qualche reazione, la marchesa le prese la mano, guidandola verso di lui.
Marchese Giustiniani, vi presento mia figlia Geronima disse in tono orgoglioso.
Lieta di fare la sua conoscenza balbett Geronima, con un leggero inchino.
Stefano Giustiniani si alz con una certa fatica, poi si protese verso di lei, accennando anche lui a un inchino e afferrandole la mano.
Ancor di pi sono lieto io, credetemi disse lui, cercando di dare alla sua voce un tono passionale. Ma che agli orecchi di Geronima suon solo come un goffo tentativo di mascherare la realt.
Al breve scambio segu un silenzio imbarazzato. Certo, Giustiniani si sarebbe atteso una reazione pi disponibile da parte della giovane. Volse uno sguardo irritato verso la marchesa Ferretti, per esigere il suo intervento.
Il marchese era un caro amico di tuo padre, ed  qui per farci l'onore di chiederti in sposa disse in fretta la marchesa, come per liberarsi di un peso.
Geronima impallid, liberando di colpo la sua mano da quella dell'uomo, che continuava a stringerla nella sua.
Ma io... io, marchese, sono gi promessa... balbett la giovane, cercando di indietreggiare verso la porta. Ma si trov la strada sbarrata da padre Sinibanti, apparso all'improvviso.
Il gesuita trascinava per un braccio Gilda in lacrime. Nell'altra mano stringeva la borsa della fuga: Sappiamo della passioncella del giovane Mameli per voi, un pericoloso sovversivo. Un corruttore, indegno al punto di istigare una giovane da bene addirittura alla fuga dal tetto paterno, per soddisfare la sua lussuria!.
Non  vero! E il pi onesto degli uomini, lo amo, e lo sposer! grid disperata Geronima. Nulla potr impedirmelo!.
La giovane si guard intorno disperata, in cerca della madre: E voi, mamma, avevate simpatia per Goffredo, il figlio dei vostri amici!.
La marchesa non rispose, distogliendo lo sguardo. Per un attimo parve commossa dal dolore della figlia, apr le labbra per dire qualcosa, ma fulmineo padre Sinibanti la anticip.
Vostra madre  d'accordo con me. Se non desisterete dai vostri folli progetti e rifiuterete di sposare il marchese, sar costretto a denunciare il giovane Mameli, e sapete che quelli come lui dalla prigione non escono vivi....
Geronima era preda di un tremito. Rabbia, dolore, e disperazione tumultuavano nel suo animo. Si sentiva sul punto di svenire, barcollando si mosse verso la scala, raggiungendo in lacrime la sua stanza. Si gett sul letto, singhiozzando disperatamente. Il volto affondato nel cuscino.
Avvert un rumore, e il cuore le balz in gola, sperando che fosse Goffredo venuto a portarla via, libera! Ma era solo il saliscendi della porta, azionato da sua madre, salita da lei dopo che Sinibanti e il marchese si erano congedati.
La donna si sedette sul letto accanto a lei. Le sfior la testa, con dolcezza, poi le asciug gli occhi con il suo fazzoletto di seta.
Su, non piangere, figlia mia. Non disperarti,  esperienza comune di ogni giovane, alla tua et. Chi di noi non ha sognato un grande amore, una felicit perfetta, quasi divina? disse in tono amorevole, forse con un'ombra di rimpianto nella voce. Ma la vita reale  diversa, Geronima! aggiunse, passando di colpo a un tono di voce freddo, deciso. Il matrimonio non  un gioco di bambini!.
Madre, che cosa avete contro Goffredo?.
La marchesa si strinse nelle spalle: Padre Sinibanti ha valutato che il marchese Giustiniani  il partito migliore per te, e il padre vuole bene da sempre alla nostra famiglia, e vuole bene a te. Se cos ci consiglia,  doveroso per noi, per te, seguirlo.
Un dovere ripet dopo un attimo, quasi cercasse di convincere se stessa per prima.
Geronima scoppi di nuovo a piangere.
Lo so... ti ho sempre detto che il matrimonio  il momento pi bello nella vita di una donna..., cerc di confortarla la marchesa, ed  cos, te lo giuro... ma un matrimonio non  solo entusiasmo e carezze ardenti... avrai una casa tutta tua, ricca, una bella casa dove ricevere solo persone del nostro livello... avrai dei figli, la tua occupazione....
Geronima torn ad affondare il volto nel cuscino: Io morir, mamma mormor solo, con un filo di voce.
Accanto a lei, la marchesa Ferretti la fissava preoccupata. Scosse la testa, poi si alz di scatto e usc. Raggiunse in fretta il suo
boudoir e verg rapida poche righe su un foglio, lo ripieg con cura, poi suon per la sua cameriera personale.
Consegnate questa richiesta a Lucio il cocchiere, chiedetegli di recarsi subito dallo speziale, e di tornare presto con il laudano. Ecco il denaro, ordin, tendendo alla donna alcune monete, presto, mi raccomando. E senza che nessuno lo sappia!.
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
.
...
Nella sua stanza, anche Goffredo era intento a raccogliere frettolosamente in una sacca qualche capo di vestiario. Gett uno sguardo oltre la finestra, verso la stalla dove erano tenuti il calesse e il cavallo di famiglia. Di l a poco le prime luci del giorno avrebbero accompagnato lui e Geronima sul cammino verso la felicit.
Si gett un mantello sulle spalle e stava per prendere la porta quando l'uscio si schiuse e apparve suo padre: Cosa stai facendo, figliolo? chiese, in tono preoccupato.
Padre, ho in mente un breve viaggio. Contavo di prendere il calesse....
Vai via da noi, cos, senza una parola?.
Goffredo arross. Cerc una scusa, ma qualcosa nello sguardo del padre rivelava che doveva aver intuito il suo progetto: Padre, devo farlo. Lo so che forse procurer un dolore a te e alla mamma, ma l'amore che nutro per Geronima  pi forte di tutto. Ci sposeremo, anche contro la volont della sua famiglia rispose accorato.
Giorgio Mameli chin il capo. Per un lungo istante rimase in silenzio, poi risollev lentamente lo sguardo: Ti ho mai raccontato di come sposai tua madre?.
No rispose stupito il giovane.
Quando ci innamorammo, la sua famiglia non mi voleva certo per lei. Io, allora un semplice marinaio, entrare a far parte di una delle pi antiche e nobili stirpi di Genova! Eppure, riuscii a strapparla ai loro pregiudizi, a farne mia moglie, e a essere felice con lei come sono stato per tutta la mia vita. Se davvero ami Geronima non arrestarti davanti a nulla, figlio mio. E per quello che posso, voglio aiutarti disse ancora.
Giorgio Mameli guid il figlio nel suo studio. Si avvicin alla scrivania coperta di carte nautiche e trasse da uno dei cassetti una borsa, dove tintinnavano delle monete.
Sapevo che prima o poi ne avresti avuto bisogno. Credevo che sarebbe stato per proseguire i tuoi studi, o per dar corpo alle tue idee politiche, ora scopro che ti aiuteranno nell'amore. Ma in fondo  lo stesso, amore per il sapere, amore per la Patria o amore per una donna, non sono che volti diversi di una stessa passione, quella che rende un uomo degno di se stesso. Non trascurarne nessuno lungo tutta la tua vita, figlio mio!
Goffredo si lanci tra le braccia del padre, in una stretta appassionata, poi discese in fretta verso la stalla, e ne usc alla guida del calesse, diretto verso villa Ferretti.
Sal al trotto la collina dove sorgeva la villa, e scivol lungo il muro di cinta fino ad arrestarsi presso la piccola porta laterale, dove Geronima lo avrebbe atteso.
Ma la fanciulla non c'era ancora. Con il cuore in gola per l'ansia si sporse dalla cassetta, nella speranza che fosse in attesa nascosta dietro l'angolo del muro, ma invece della giovane vide la sua cameriera correre verso di lui.
Signorino Goffredo, signorino Goffredo! sussurr angosciata la ragazza. Siete stati scoperti, la marchesina stanotte  stata condotta alla cappella di san Pietro, a Fontaneglie, dove dovr sposare il marchese Giustiniani!  disperata, ho paura che....
A Fontaneglie? Quando sono partiti? chiese Goffredo con voce strozzata dall'ira e dall'angoscia.
Or saranno due ore, forse potete ancora....
Ma il giovane aveva gi frustato a sangue il cavallo, impennandolo con un nitrito di dolore. Il calesse si slanci in una corsa frenetica verso la sua destinazione, con Goffredo in piedi a cassetta che continuava a incitare il tiro al limite delle sue forze, senza badare ai rischi di quella velocit furiosa lungo una via dissestata, illuminata a stento dalle prime luci dell'alba, a rischio di schiantarsi a ogni curva contro uno dei muretti che la costeggiavano, o di precipitare in una delle scarpate che l'accompagnavano lungo la salita alla cappella.
...
.
...
CAPITOLO 12.
...
.
...
Non farti pregare, figlia mia, disse la marchesa Ferretti, trascinando Geronima verso l'altare della piccola cappella, ne va dell'onore della nostra famiglia, e del tuo benessere. Sei promessa a un uomo virtuoso, che ti render felice.
Geronima, in lacrime, cercava di resistere. Si muoveva a stento, le idee confuse, la voce impastata: Non farmi questo, mamma, ti prego, singhiozz, il mio cuore  di un altro....
Quell'altro non esiste, figlia mia, rispose la marchesa freddamente, deve uscire per sempre dalla tua vita, e da quella della nostra famiglia.
Pi avanti, del tutto indifferente al pianto della giovane, il marchese Giustiniani attendeva davanti all'altare. Giunta vicina a lui, Geronima si gett in ginocchio. Non avvert nessun dolore, gli orecchi invasi da un ronzio: Vi imploro, marchese, rifiutate le nozze. Abbiate piet di me e della mia anima! riusc solo a dire, la mente affollata da immagini caotiche.
Oremus Deum Patrem omnipotentem risuon la voce di padre Sinibanti, anticipando ogni reazione del marchese. L'uomo si limit ad afferrare per un braccio la giovane, costringendola ad alzarsi.
Per Christum dominum nostrum, benedicente Marchese Iustiniani. seguit padre Sinibanti, et Marchesa Ieronima Ferretti....
Geronima era sul punto di svenire. La confusione che aveva cominciato a provare da quando le era stato imposto di assumere un medicinale per i suoi nervi, era diventata totale. Lanci uno sguardo disperato verso il grande crocifisso ligneo che dominava l'abside, in cerca di un ultimo aiuto. Per un momento il ricordo della fede infantile, delle preghiere recitate in comune con le compagne alla scuola delle suore le dest una speranza, ma dalla statua venne un silenzio spettrale, spezzato solo dalla voce aspra di Sinibanti.
Stefane Iustiniani, vis accipere hic praesentem Ieronimam Ferretti in tuam legitimam uxorem, iuxta ritum sanctae matris ecclesiae...
Volo rispose Giustiniani. Quindi il gesuita ripet la formula rivolto a Geronima.
La giovane non rispose, restava a capo chino, lo sguardo perso nel vuoto. Sembrava svuotata di ogni volont. Abbandonata dalla madre, Goffredo lontano e impotente, senza pi futuro, la mente chiusa e persa nell'abisso di se stessa.
Il marchese Giustiniani rivolse uno sguardo sprezzante verso la madre della fanciulla. Che fa vostra figlia, rifiuta il consenso, dopo quanto abbiamo stabilito?.
No, marchese, sono certa... reag la donna, strattonando Geronima per un braccio. Vedrete....
State tranquilla, la ferm Sinibanti, il consenso ci sar, e basta la mia autorit delegata da Santa Romana Chiesa a certificarlo. Il diritto canonico prevede il principio del consenso presunto al matrimonio, in articulo mortis, o quando uno dei due contraenti  manifestamente non in grado di esprimersi, come ora la marchesina. Ed  il celebrante, con la sua autorit, a discriminare i casi, e accertare l'esistenza di tale consenso, pur se tacito.
pertanto, ego conjngo vos in matrimnium. In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen seguit implacabile, tracciando un grande segno di croce nel vuoto davanti a s.
...
.
...
CAPITOLO 13.
...
.
...
"Dieci miglia, dieci miglia", ripeteva dentro di s il giovane, "forse non tutto  perduto!" contando ogni pietra miliare, ogni casolare, ogni coltivazione superata che aumentava la speranza di giungere in tempo. "Due ore, due ore, ma se si sono mossi con una delle pesanti carrozze di quella maledetta famiglia..
Il cuore gli batteva in gola come se stesse per esplodere quando finalmente il calesse si arrest sul piccolo piazzale della cappella. Fermo davanti al portale cera un tiro a due scuro, con le insegne dei Giustiniani dipinte sul portello.
Balz a terra, correndo verso l'ingresso, ma prima di poterlo raggiungere si imbatt in un gruppo di persone che ne stavano uscendo. Una furia invincibile si accese dentro di lui, alla vista dell'infame Sinibanti, che apriva il corteo, e a quella di Geronima pallida come una morta trascinata per un braccio dal marchese Giustiniani, seguito da due lacch di famiglia e dalla marchesa Ferretti, con un'espressione gelida sul volto.
Il gesuita gli si par davanti: Cosa volete qui? Ogni vostro sforzo  inutile, le nozze del marchese Giustiniani con la giovane Ferretti sono state celebrate. Non turbate con la vostra sconcia libidine quello che io stesso ho unito nel nome di Dio!.
Toglietevi dalla mia strada, maledetto! O non rispondo di me! grid Goffredo cercando di raggiungere Geronima. Ma da dietro
la giovane, a un cenno del marchese i due lacch erano balzati in avanti, afferrandolo per le braccia e immobilizzandolo, nonostante i suoi sforzi furiosi per liberarsi.
Goffredo tent con tutte le sue forze di aver ragione dei suoi avversari, ma era uno scontro impari, contro due poco di buono abituati alle risse, che non ebbero difficolt ad avere la meglio su di lui, tramortendolo di colpi.
In preda alla disperazione vide Geronima, semisvenuta, tratta a forza verso la carrozza. Scorgendolo parve rianimarsi, trovando la forza di voltarsi verso di lui: Dimenticami e vivi, Goffredo, mormor con un filo di voce, io sono morta, vivi! Vivi per l'Italia!.
Con un'espressione di scherno, anche padre Sinibanti si accinse a salire sulla carrozza, all'interno della quale erano gi spariti anche il marchese Giustiniani e la madre di Geronima.
Lasciatelo, disse il gesuita ai lacch,  solo un giovane scapestrato, insignificante come i suoi sogni. Imparer da questa lezione il rispetto che si deve verso l'autorit.
La carrozza di Giustiniani si avvi, sparendo oltre la curva della strada che scendeva verso Genova. Goffredo rimase solo, i pugni talmente serrati da conficcare le unghie nel palmo della mano. Non provava nulla per i colpi ricevuti, solo l'animo era squassato da una tempesta, travolto da ondate di dolore insopportabile, cui poi faceva seguito un senso di vuoto spaventoso, come se tutto il suo essere si fosse di colpo svuotato, un albero morto scavato dal fulmine.
Tutto quello che aveva sognato di condividere con Geronima, la lotta per la patria di domani combattuta tra le sue dolci braccia, svaniva al suono sempre pi lontano di quelle ruote che la strappavano a lui per sempre.
Come sarebbe sopravvissuto, ora, alla fine del suo amore?
...
.
...
CAPITOLO 14.
...
.
...
Goffredo varc la porta di casa stravolto, gli abiti in disordine, sul viso i segni della lotta con i lacch. Il padre lo incroci mentre correva sulla scala, diretto verso lo studio.
Goffredo, che hai, che cosa  successo? chiese allarmato Giorgio Mameli, raggiungendolo nella stanza. Non avendo risposta era sul punto di insistere ma si blocc, raggelato da quello che vedeva.
Goffredo aveva aperto un cassetto della scrivania e ne aveva tratto la scatola di legno delle pistole da duello che lui aveva ricevuto in dono al momento della sua nomina ad ammiraglio.
Che fai, figlio mio? balbett, avvicinandosi. Il giovane aveva aperto la fiaschetta della polvere ed era intento a caricare le due armi. In una aveva gi introdotto la palla di piombo, quando il padre gli ferm la mano. Cosa hai in mente? seguit accorato.
Me l'hanno strappata, padre. Vado a riprendermela!.
Con poche parole, intramezzate di singulti di rabbia, descrisse quello che era successo a partire dalla prima alba, la corsa a Fontaneglie, il matrimonio estorto, il rapimento.
Vado a riprenderla, ripet ostinato, a casa di quel farabutto di Giustiniani. E se trover sulla mia strada Sinibanti, la seconda palla sar per lui!.
Giorgio Mameli scosse il capo, continuando a trattenere la
mano del figlio: No, Goffredo,  una pazzia! Finiresti sul patibolo, con la trista fama di assassino! E renderesti solo Geronima vedova! I Giustiniani sono una delle famiglie pi nobili e antiche di Genova, quale tribunale anteporrebbe il tuo amore avvilito a un tale delitto? Quale tribunale negherebbe la validit di un vincolo stretto in presenza della genitrice della sposa e celebrato da un padre provinciale della Compagnia di Ges? Fermati, ti imploro, fermati sulla soglia della perdizione! Pensa al cuore di tua madre, che si spezzerebbe, al vederti in catene!.
La liberer, fuggiremo insieme! La frontiera non  lontana, riparer con lei in Francia....
Ma trascineresti Geronima in una vita raminga, piagata dagli stenti dell'esilio, senza pi una patria, una famiglia... la passione che ora ti sembra bruciare come un fuoco eterno la vedresti languire a poco a poco, soverchiata dalle tribolazioni, e poi spegnersi in una palude di recriminazioni... mormor suo padre, cercando di convincerlo.
In quella apparve sulla soglia Adelaide, con un vaso di fiori tra le mani.
Giorgio, che ne dici se mettessimo questi fiori in... Dio mio!, il vaso si infranse sul pavimento. Che hai fatto? grid la donna vedendo le tracce di lotta sul volto del figlio. Sei ferito?.
No, mamma, una sciocchezza... cerc di tranquillizzarla Goffredo. Poi, non resistendo pi, si gett tra le sue braccia, piangendo a dirotto: L'ho persa, mamma, l'ho persa... non riusc che a dire, mentre Adelaide cercava una risposta negli occhi del marito.
Nei giorni e nelle settimane successive, Goffredo cadde nel mutismo pi assoluto, fuggendo ogni contatto con genitori e amici.
Chiuso nella sua stanza, trascorreva i giorni abbandonato sul suo letto. Anche la vena poetica sembrava spenta, n alcuna lettura pareva in grado di strapparlo alla sua apatia.
Per cercare di risollevarlo d'animo, i Mameli si erano trasferiti nella loro residenza estiva sul mare. Ma anche qui non pareva che lo stato d'animo del giovane subisse alcuna variazione.
Era ormai l'ora del pranzo, e Adelaide come gli altri giorni stava salendo alla stanza del giovane, con un vassoio recante i piatti e una caraffa d'acqua, e come gli altri giorni buss alla porta, senza ricevere risposta. Accanto a lei il marito seguiva le sue mosse con aria preoccupata.
Sono io, Goffredo disse Adelaide, decidendo infine di aprire la porta. Nella stanza, immersa nella penombra per via delle tende alla finestra semichiuse, Goffredo era disteso sul letto, ancora con la veste della notte, sul volto la barba di pi giorni, lo sguardo assente.
La madre depose il vassoio, poi si sedette sul letto accanto a lui.
Ti prego, mangia qualcosa.
Certo, mamma, tra un po' rispose il giovane, volgendosi dall'altra parte.
Siamo tutti preoccupati per te, disse angosciata, ieri  venuto Francesco, vorrebbe salire a trovarti....
Preferisco restare solo.
Tuo padre pensava di tornare a Genova. Non vuoi tornare con noi?.
Per un attimo Goffredo parve riflettere sulla proposta, ma subito torn a fissare in silenzio un punto vuoto sul soffitto. Sconsolata, la madre raccolse il vassoio del giorno prima, ancora con le vivande quasi intatte, e si avvi verso la porta.
Fuori l'aspettava, ansioso, il marito. La donna scosse la testa, senza una parola.
Che facciamo? chiese dopo un attimo lei.
Sai che purtroppo devo tornare a Genova, all'Ammiragliato. Mi hanno gi convocato.
Ho paura a lasciarlo qui da solo, in questo stato! disse preoccupata Adelaide.
Anch'io! Ma che possiamo fare, se lui vuole cos? E un uomo ormai, dobbiamo rispettare il suo dolore. E sperare che a poco a poco si attenui, e la sua voglia di vivere rifiorisca.  giovane... mormor, abbracciando la moglie, forse pi in cerca di consolazione per s che per tentare di rincuorarla.
Il giorno dopo, i Mameli si mossero per rientrare in Genova. Adelaide si era offerta di lasciargli uno dei servitori per compagnia, ma Goffredo si era rifiutato risolutamente. Voleva restare solo, e che i genitori non si preoccupassero, avrebbe saputo badare a se stesso. E soprattutto non voleva essere sorvegliato, seppure con discrezione.
...
.
...
CAPITOLO 15.
...
.
...
Il tempo ormai autunnale aveva portato la prima tempesta della stagione, una pioggia fitta che velava il cielo, accompagnata da un forte vento che increspava le onde in cavalloni sempre pi forti.
In un lampo torn alla mente del giovane la marina in tempesta che Geronima aveva dipinto, e con il ricordo venne una nuova ondata di dolore, violento, senza riparo.
Ma insieme con la sofferenza gli parve che qualcosa gli si accendesse nell'animo, che l'immagine di Geronima avesse portato con s anche tutta la gioia, i ricordi, le speranze che aveva condiviso con lei.
Lentamente si sedette dopo tanto tempo alla scrivania. Intinse la penna nell'inchiostro e poi, come seguendo una voce segreta cominci a vergare sul foglio dei nuovi versi:
Come l'astro morente arde e balena, ferve l'anima mia rinvigorita, nel bacio della morte. Addio, per sempre addio, sogni d'amor, di gloria. Addio mio suol natio. Addio diletta all'anima del giovane cantor.
Si arrest. Chin il capo, fino a sfiorare lo scrittoio. Il movimento fece tremare la boccetta dell'inchiostro, che si rovesci sul foglio, arrivando a lambire con un'onda scura lo scritto.
Vide in questo un presagio di malaugurio. Anche gli oggetti inanimati parevano opporsi alla sua poesia. Turbato, decise di uscire di casa, andando sotto la pioggia verso la scogliera poco lontana, coperto solo di una camicia stropicciata e di un paio di pantaloni al ginocchio, a piedi nudi.
Gli pareva che lo sconvolgimento della natura fosse per la prima volta in sintonia con il suo sentire profondo, e che quella tempesta non fosse che un'eco di quella che dalla perdita di Geronima si era scatenata dentro di lui.
Tra le onde not una piccola barca, che sembrava alla deriva tra gli scogli, anch'essa cos simile a quella del quadro di Geronima. C'era un uomo in acqua, che cercava senza successo di trarla al sicuro in una caletta, continuamente rigettato indietro dalla risacca.
Mosso da un istinto naturale, senza riflettere, Goffredo si gett in acqua a sua volta, cercando di raggiungere il naufrago. L'uomo continuava a lottare contro le onde. Era riuscito ad avvicinare la barca alla riva, ma questa si era ormai incagliata sugli scogli, e minacciava di sfasciarsi completamente.
Goffredo lo raggiunse nel momento in cui lo sconosciuto, un giovanotto dall'aria navigata, il volto scolpito da anni di venti marini, stava cercando di mettere in salvo alcune casse che costituivano il carico della barca.
Proprio allora il giovane uomo sembr mettere un piede in fallo, e scivolare in una buca del fondale, perch Goffredo lo vide sparire sotto il pelo dell'acqua insieme con la cassa che aveva in spalla.
Immediatamente si immerse a sua volta, afferrandolo per un
lembo del camiciotto da marinaio che aveva indosso. Poi con un colpo di reni torn alla superficie, tirando l'altro con s.
Il naufrago riemerse, sputando l'acqua inghiottita, con la cassa stretta tra le braccia, come un tesoro.
Le casse! grid. Aiutatemi!.
Goffredo si gett a recuperare anche lui a una a una le casse, insieme con lo sconosciuto, fino a scaricare l'ultima al sicuro sulla spiaggia. Poi, esausto, si lasci scivolare a terra, ansimando, accanto al suo compagno d'avventura.
Grazie dell'aiuto, io sono Gerolamo disse l'altro, appena ripreso fiato.
Goffredo, rispose lui, vi ho visto nei guai da casa mia, lass.
 troppo se vi chiedo un posto dove riporre per breve tempo queste casse, in attesa di portarle a destinazione?.
Di che si tratta? chiese Goffredo.
Formaggi francesi, rispose Gerolamo, con una scintilla maliziosa negli occhi, di gran pregio!.
Venite, disse Goffredo, incuriosito dalla disinvoltura di quell'originale personaggio, vi aiuter a trasportare i vostri... formaggi.
Bagnati fradici, i due si lasciarono cadere davanti al fuoco che Goffredo aveva acceso nella stanza dove avevano sistemato le casse. Alcune di queste si erano sfasciate durante il salvataggio, e il loro contenuto giaceva ora in bella vista sul pavimento, dieci scatole di sigari cubani, quattro di "formaggi francesi" e una dozzina di fucili.
Sei stato gentile ad aiutarmi disse Gerolamo.
Mi  sembrato doveroso, eravate in pericolo.
Eppure, quando ti ho visto venire, per un attimo ho pensato
che forse sarebbe toccato a me di aiutarti, tanto mi sei sembrato male in arnese. Sembravi uno spettro, per come eri pallido!.
Forse lo ero, e magari sono davvero una specie di fantasma....
Debiti di gioco? chiese l'altro, in tono che voleva essere scherzoso. Oppure, no, non dirmi che sei uno di quei romantici pronti a morire per una donna! aggiunse cercando ancora di sdrammatizzare.
 proprio cos, rispose Goffredo, serio, la donna che amavo  come morta, per me.
Scusami, disse prontamente Gerolamo, pentito della sua ironia, non sapevo, non volevo....
Mi riesce difficile continuare a vivere senza di lei, continu Goffredo, senza badargli, mi sembra quasi un tradimento del nostro amore....
Vivere  un continuo tradimento disse Gerolamo, adesso tornato serio. Di se stessi, degli altri. Perfino di Dio.
Goffredo lo fiss, colpito da quelle parole del tutto inattese. Forse quel giovane nascondeva una personalit pi ricca di quello che poteva apparire a prima vista, osservando il suo aspetto di uomo del popolo.
Bene, immagino che abbiate fame. Ho qualche provvista in casa, cercher di preparare qualcosa.
Si allontan per qualche istante, per tornare poi con un vassoio con del prosciutto e diverse fette di pane, accompagnato da una bottiglia di vino.
Durante la sua assenza Gerolamo aveva notato il foglio sporco d inchiostro sullo scrittoio. Senza parere, allung il collo per leggere i versi, ritraendosi appena in tempo al ritorno del giovane. Sapeva per esperienza quanto i poeti siano gelosi delle loro
opere, prima della pubblicazione e, a giudicare dalla drammaticit di quello che aveva letto, il suo salvatore doveva essere davvero un poeta di buona tempra.
I due giovani spazzolarono rapidamente il cibo, poi Gerolamo apr uno dei pacchi di sigari, ne accese uno e aspir due boccate, con aria estatica: Questi sigari sono eccezionali, prova anche tu disse poi, passando il sigaro a Goffredo.
Lui a sua volta trasse una boccata, mentre Gerolamo estraeva un secondo sigaro e lo accendeva, aspirando ancora con grande piacere.
Poi si mise a fissarlo, come se fosse in cerca di un qualche argomento di conversazione.
Se ti piacciono te ne lascio una scatola disse di colpo.
S... grazie... rispose Goffredo, Ho notato il vostro accendisigari. A treccia, quello che usano i marinai d'altura... siete un contrabbandiere? chiese poi di colpo.
L'altro scoppi a ridere. Esit a rispondere: Diciamo, diciamo che fornisco della merce a degli amici, che avrebbero difficolt a procurarsela... per vie legali.
Amici? E anche i fucili sono per loro?.
Amici che fanno la rivoluzione disse serio, attento alla sua reazione. Vedere che Goffredo non appariva per nulla turbato dalle sue parole parve tranquillizzarlo.
Anche i sigari, Gerolamo? Anche loro sono per la rivoluzione? chiese ironico Goffredo.
Ah no, quelli sono per Nino Bixio! rispose l'altro, tornando al tono scherzoso. Gerolamo  il mio vero nome, ma tutti mi conoscono come Nino. Ex mozzo, ex pilota della Regia Marina Sarda, e poi capitano di navi mercantili!.
E da quanto sei in mare? chiese Goffredo, stupito da tutta quell'esperienza in un uomo cos giovane. Senza avvedersene era passato anche lui al tu confidenziale, cui l'altro era ricorso da subito senza alcun problema di etichetta. Uno sconosciuto che era chiaramente un fuorilegge, ma che per qualche motivo gli trasmetteva un istintivo senso di fiducia.
Da sempre! Mi sono imbarcato a tredici anni, come mozzo appunto, e sono stato ovunque, Indie, Americhe. Ora sono appena tornato dal Brasile.
Nostalgia di Genova?.
Anche, ma non per questo. Sono stato licenziato.
E perch?.
L'armatore voleva che capitanassi una nave negriera. Chiederlo a me, un insulto!.
Capisco disse Goffredo.
L'occhio gli cadde sulla vistosa cicatrice che l'altro aveva su un braccio.
Questa?  un ricordo dell'Amazzonia, lo anticip Nino, notato il suo sguardo, sono stato anche laggi, tra gli indios. Ci sono ancora dei cannibali, lo sapevi?.
Davvero? replic Goffredo, senza nascondere un filo di scetticismo.
Credi che me lo stia inventando?.
No, perch? Se li hai visti tu....
Nino riaccese il suo sigaro alla fiamma del camino, poi si abbandon, compiaciuto, a una serie di boccate. Sembrava assorto nei suoi pensieri, ma quando un'improvvisa fiammata del ceppo illumin meglio la stanza, il giovane not come Goffredo lo stesse osservando, quasi valutandolo alla luce di un suo metro segreto.
Domani devo andare a Genova, disse Nino all'improvviso, e tu vieni con me.
A fare cosa? replic Goffredo sorpreso.
Devo consegnare un po' di questa roba, e mi serve una mano. E poi, poi voglio presentarti delle persone, persone che... ma vedrai! Siamo d'accordo!.
Goffredo era l l per obiettare qualcosa, ma il tono deciso di Nino, e pi ancora la simpatia che gli aveva suscitato dal primo momento lo trattennero. Genova, perch no?
...
.
...
CAPITOLO 16.
...
.
...
Il giorno dopo Goffredo e il suo nuovo amico scesero verso Genova con una parte della merce trasportata dalla barca. Portando due pacchi di formaggi per uno, si addentrarono nelle anguste vie del centro antico della citt, fino a raggiungere un vicolo stretto tra due muri ciechi.
In fondo si apriva un portone scrostato. Al di l cera un lungo corridoio male illuminato, chiuso in fondo da una porta a vetri. Davanti, due giovani sostavano appoggiati ai muri, con l'aria di sorvegliare l'accesso. Uno corpulento e dall'aria atletica, l'altro minuto, con degli occhialetti alla Cavour e l'aria sofisticata da studente universitario.
Fu il secondo a farsi avanti, con aria ironica, mentre l'altro si piazzava deciso davanti alla porta a gambe larghe e braccia incrociate.
Toh, chi si vede, sua Eccellenza! fece il piccolo, rivolto a Nino. A che dobbiamo tanto onore?.
Ho portato la fornitura di formaggi francesi che aspettavate rispose Bixio, passandogli i due pacchi che aveva tra le braccia, imitato da Goffredo che dette i suoi all'altro giovane.
E questo chi ? chiese il primo, osservando Goffredo di sotto in su attraverso i suoi occhialetti.
Tranquillo Gerolamo,  un amico ed  fidato rispose Bixio con
aria tranquilla.
Goffredo si strinse nelle spalle. Provava una certa inquietudine a quelle parole, diventare amico di quel Bixio era stato quasi immediato, per via della buona impressione istintiva che aveva avuto di lui. Ma ora essere compreso anche nella cerchia dei suoi amici, del tutto sconosciuti, non lo rendeva tranquillo. Cominci a pensare di aver commesso un errore a farsi trascinare l, e con quei "formaggi francesi" cos misteriosi.
L'occhialuto si era accostato all'orecchio di Nino. Sei sicuro che non sia una trombetta? sent che diceva.
No, rilassati, non sbaglio mai a riconoscere una spia!  un poeta, anzi, lascia che te lo presenti. Goffredo, vieni!.
Goffredo Mameli. E questo  Gerolamo Boccardo, un pilastro dell'Entelema!
Boccardo accenn a un saluto. Sembrava ancora poco convinto, ma comunque fece cenno all'altro di lasciarli passare.
Varcata la porta, Goffredo si arrest per un attimo, colpito dall'ambiente del tutto inatteso che si era offerto ai suoi occhi. Una grande sala, riscaldata da due stufe di ghisa accese, le pareti occupate da numerosi scaffali ricolmi di libri e riviste, opuscoli, fascicoli, dove una trentina di giovani erano impegnati in una conversazione animata.
Le loro voci si accavallavano, spesso nel tentativo di sopraffarsi l'un l'altra, in una sorta di caos entusiasta. Gruppi si riunivano intorno a un oratore, per poi sciogliersi repentinamente, andando a confluire intorno a un altro giovane che aveva preso la parola, e cos via, in un moto continuo che ricordava quello di un mare agitato.
Dove mi hai portato? chiese Goffredo, guardandosi perplesso intorno.
Questa  l'Entelema, una libera societ di patrioti rispose Nino, cominciando ad aprire uno dei pacchi di formaggio francese e estraendo un nutrito gruppo di fascicoli, intitolati Dio e popolo con stampato in copertina il volto di Giuseppe Mazzini.
In quella, la sua attenzione fu attirata da una voce stentorea che sovrastava tutto il vocio confuso. Un personaggio dall'aspetto singolare, lunghi capelli e baffi e pizzetto che sembrava uscito da una calcografia dei Tre moschettieri, era salito su un gradino rialzato e di l arringava i presenti, accorsi intorno a lui.
Dovremmo essere liberi di chiamare la nostra terra come ci dice il cuore, Italia! stava gridando.
 Stefano Castagnola, rispose Nino alla domanda muta di Goffredo, non badare al suo aspetto pittoresco,  uno dei nostri migliori!
Un altro giovane era balzato sul gradino, questi molto diverso, snello ed efebico, poco pi che adolescente: E invece ci arrestano anche solo per una coccarda tricolore! esclam furioso.
E questo  Giacomo Parodi, dei Parodi banchieri spieg sottovoce Bixio.
Ieri hanno chiuso delle sartorie solo perch tenevano in vetrina delle pezze di tessuto bianche, rosse e verdi! torn a esclamare il moschettiere.
Dovremmo scendere nelle strade, protestare! aggiunse concitato l'altro giovane.
S, per farci sparare addosso! ironizz alle loro spalle Boccardo, che si era unito a loro.
Preferisci che ci chiudano la bocca con la paura? lo apostrof Giacomo Parodi duramente. Ha ragione Mazzini, bisogna lottare per l'Italia unita, anche a costo della vita!.
Non possiamo chiedere al popolo di scendere in piazza, insistette Boccardo, lo sapete, sono vietati i raduni di pi di dieci persone... Rischiamo troppo!.
E invece le manifestazioni religiose e le celebrazioni per il Re l non ci sono limiti, ci si pu radunare eccome. E anzi guai a non farlo! torn a esclamare Castagnola.
Aspettate, forse ho un'idea! salt su Nino Bixio, come se avesse appena avuto un'illuminazione. Non corre forse voce che Carlo Alberto stia pensando a concedere una Costituzione, o almeno non sia del tutto contrario a farlo?.
S, si dice, ma ci credete? E allora? disse pi d'uno.
E allora perch non manifestiamo per sostenerlo in questo nobile proposito? seguit Nino sarcastico.
 rischioso, obiett ancora Boccardo, lo capiranno subito che li prendiamo in giro, per aggirare il divieto!.
Gerolamo mio, sei sempre d'incoraggiamento! Cosa faremmo senza la tua prudenza! disse Nino, abbracciandolo e baciandolo con trasporto, tra le risa degli altri.
Anche Goffredo non aveva trattenuto un sorriso. Intanto Nino riprese, stavolta serio: Non essere codardo! Dobbiamo spostare il confine di quello che  lecito, bisogna rischiare!.
Boccardo si liber della sua stretta, infastidito. Il moschettiere balz gi dal gradino per farsi accanto ai due. Goffredo, l vicino, aveva ora la possibilit di esaminarlo meglio, colpito dall'entusiasmo che sprizzava da tutti i pori.
 la via giusta, amici! Ma adesso serve qualcosa di forte, un manifesto che spinga chi ama la libert a scendere in strada!.
L'elegia di un moderno Tirteo... mormor Goffredo a bassa voce, quasi parlando a se stesso. Senza notare che la sua affermazione, caduta in un momento di silenzio, era stata invece udita da tutti i presenti.
Vide intorno decine di occhi puntati su di lui, in attesa di una spiegazione: Tirteo, il poeta spartano che esortava i suoi concittadini alla battaglia... disse, schiarendosi la voce per l'imbarazzo.
Bene! disse Boccardo, non senza una punta di malizia. Visto che abbiamo qui un poeta, un vero esperto di poesia, perfino spartana, che ne dite di farci scrivere qualcosa, il tuo famoso manifesto, Stefano! E magari in versi!.
Una salva di grida di accettazione fece seguito alla proposta. Goffredo, imbarazzato, cercava come sfuggire a quell'entusiasmo ma si trov circondato da ogni parte da giovani festanti. Cerc l'aiuto di Nino, ma l'amico gli afferr il braccio, alzandolo in segno di accettazione: Certo che lo far! grid, abbracciandolo.
Goffredo disperato si prese la testa tra le mani: Perch hai accettato? Io non sono capace di fare quel che dite,  meglio se trovate qualcun altro!.
Non sottovalutarti, amico mio! Mi  bastato vederti all'opera in mezzo alle onde per capire il tuo valore, e chi  capace di salvare sigari e formaggi,  di certo capace di scrivere un proclama! rispose Nino nel suo solito tono ironico.
Non scherzare, Nino! Non sono un poeta civile, ho solo scritto qualche verso d'amore, niente pi....
Non ha importanza, ti dico. L'Entelema  una societ vitale, che raccoglie forse il meglio dei giovani patrioti genovesi. Gente che spaccherebbe un capello in quattro, quanto a tirate politiche. E per convincere il popolo occorre una voce sensibile, la voce
d'un Poeta. Una voce come la tua. So quello che vali, ho visto.
Poi a mezza voce, cominci:
Come l'astro morente arde e balena, ferve l'anima mia rinvigorita,
nel bacio della morte...
Come vedi ne so qualcosa di te, forse pi di quanto tu stesso non ne sappia concluse l'amico, con aria gioconda.
Sei un furfante, Nino, ficcanaso e indiscreto ribatt Goffredo, con un sospiro.
Lo so, e non dimenticare pirata e contrabbandiere. Ma soprattutto tuo amico ribatt lui dandogli una manata sulla spalla.
Goffredo dopo un attimo accenn di s con la testa: E va bene, se far una brutta figura, almeno la divider con te disse poi, risollevato.
Questo  l'atteggiamento giusto! Nella buona o nella cattiva sorte, in trionfo o nella merda, ma insieme!.
...
.
...
CAPITOLO 17.
...
.
...
Goffredo aveva abbandonato l'Entelema con ancora l'entusiasmo di tutti quei giovani, e l'incoraggiamento di Nino Bixio, negli orecchi.
Ma gi il giorno dopo, tornato nella casa paterna, tutti i dubbi e le incertezze erano tornati a opprimerlo. Temeva di aver accettato un compito superiore alle sue forze, dar voce a un mondo in rivolta in cui aveva mosso solo i primi passi, rafforzato nelle sue convinzioni solo dall'amore di Geronima. Le parole di Mazzini avevano acceso entrambi i loro cuori, ma ora, solo, sentiva tutto il peso dell'assenza della fanciulla. Come poteva lui, senza ormai uno scopo nella vita, trovare parole credibili per altri, suscitare in loro quell'energia, quel desiderio di vita che sentiva mancare in se stesso?
Pass una notte insonne, in preda allo scoramento. Anche nelle ore pi tarde gli era parso di udire un passo fuori della porta, qualcuno che giungeva fin sull'uscio, ma poi si ritraeva, come se non volesse turbare il suo sonno.
All'alba si alz, malfermo sulle gambe. Doveva avere un attacco di febbre, forse il freddo delle acque in cui si era immerso aveva binato in silenzio il suo corpo, che adesso cedeva. Tossendo scost le tende, per far entrare la nuova luce del sole.
I raggi colpirono il quadro di Geronima, che da quel giorno
giaceva sulla cassettiera, quasi dimenticato. Improvvisamente la sua voce, il suo volto, il calore dei suoi abbracci erano l, in una sorta di visione rinvigorita dal pulsare delle tempie per la febbre.
Afferr l'opuscolo di Mazzini, che giaceva accanto al dipinto. E gli parve di udire ancora la voce della fanciulla, che gli sussurrava all'orecchio quelle stesse parole che avevano letto insieme nelle ore felici: "... dovere d'ogni uomo di combattere l'egoismo con tutti i mezzi... ci dicevano che quelli che la pensano come Mazzini sono solo degli illusi...".
E adesso si era impegnato proprio con una schiera di quegli illusi, pens amaramente, scosso dai brividi.
Ma con la lontana voce di Geronima nel ricordo si riaccesero anche le parole con cui aveva risposto: "...e infatti siamo talmente illusi che il mondo lo cambieremo insieme...".
Insieme, insieme... ma senza di lei aveva ancora un senso quel sogno? Poteva l'entusiasmo dei membri dell'Entelema anche solo sfiorare il calore che una sola carezza di Geronima sapeva infondergli? Giovani come lui, che gi avevano trovato una via, illusi? No, no, erano la dimostrazione della forza della parola di Mazzini, della potenza delle sue idee, non un'illusione! Quell'immediata suggestione che aveva provato sin dalla prima lettura dei suoi scritti non era affatto un'illusione, ma solo il primo avvertimento di un amor di patria che ormai sentiva far parte di s, per sempre.
In quella avvert di nuovo il passo leggero dietro la porta, che era tornato tante volte durante la notte.
Come stai? chiese la madre, colpita dal suo aspetto emaciato. Stanotte ti ho sentito tossire....
Goffredo cerc di rassicurarla, facendosi forza per mostrarsi pi in forma di quanto non fosse.
Stamattina  passato un tuo amico, un certo Nino. Ti ha lasciato questo biglietto disse ancora Adelaide, allungandogli un foglietto ripiegato. Goffredo lo lesse avidamente, prima di ripiegarlo e deporlo sullo scrittoio.
Scendi a pranzo con noi? Tuo padre avrebbe piacere di vederti,  un po' di tempo ormai che sembri sfuggirci.
No, non mangio, devo uscire, rispose sbrigativo il giovane, cominciando a cercare gli abiti sparsi in giro, ma stai tranquilla, mamma, sto bene, sto bene!.
Poi scese in fretta, lasciando Adelaide senza parole.
...
.
...
CAPITOLO 18.
...
.
...
Nel messaggio di Nino era indicato un indirizzo nei quartieri vecchi. Tra le case spiccava un palazzetto signorile, la sua meta. Buss al portone, dapprima senza risultato. Al secondo tentativo si apr una stretta fessura, al di l della quale intravide un volto di giovane donna, e due occhi verdi come smeraldi che lo fissavano inquisitori.
La nave al porto disse lei.
La nave al porto? balbett Goffredo impacciato, non sapendo bene che fare. Cerco Nino Bixio....
Alle sue parole il portone si era richiuso con un tonfo secco. Interdetto Goffredo attese qualche attimo, poi si volse per tornare indietro. Ma aveva fatto appena qualche passo quando sent di nuovo il portone aprirsi, stavolta in modo completo. Sulla soglia vide la giovane di prima, una brunetta dal volto simpatico, coperta a stento da una vestaglietta di organza, che nascondeva poco delle sue forme.
Venite con me! disse, affrettandosi a richiudere il portone alle loro spalle. Poi lo afferr per una mano e lo condusse lungo un corridoio fino a un salottino dove, piacevolmente abbandonati su alcuni divani di velluto dai colori accesi, una mezza dozzina di signori di diversa et, ben vestiti e dall'aria benestante erano in compagnia di altrettante giovani donne, belle e dalle acconciature appariscenti, poco vestite come la sua accompagnatrice. In un angolo, un violinista stava eseguendo un allegro motivo, e una coppia accennava qualche passo di danza, tra l'approvazione ridente dei presenti.
Sull'ambiente gravava un forte profumo, come di fiori mescolato a un aroma forse di tabacco o un'altra essenza misteriosa.
Goffredo si arrest, perplesso: Ma Nino  qui? chiese incredulo alla sua accompagnatrice.
Seguitemi rispose lei, tornando a trascinarlo per mano fino a una porticina nascosta nella tappezzeria della parete. Hai visite! disse la ragazza a qualcuno al di l.
Sei venuto! disse Nino, apparso sulla porta. Poi lo abbracci: Sono felice!.
Non vorrei turbare il vostro amore, lo interruppe la ragazza, ironica, ma di l vogliono altri sigari, che faccio?.
Aspetta, rispose Nino, porgendole una delle scatole salvate dal naufragio, ma che se li facciano bastare, non ne ho la fabbrica!.
Ma certo, amore mio, rispose lei con uno sberleffo, ai tuoi ordini disse poi baciandolo su una guancia, prima di dileguarsi.
Rosetta mi ama, si giustific Nino, ridacchiando alla vista dell'aspetto perplesso dell'amico,  il mio fascino di navigatore oceanico!.
Goffredo, che finora era restato sulla porta, entr. Si trov in un ambiente di piccole dimensioni, pi un ripostiglio senza finestra che una stanza, pieno all'inverosimile delle merci pi diverse, libri armi, bottiglie di rum. In un angolo, tra pile di scatoloni, era appesa un'amaca, che Nino si affrett ad avvoltolare per fare un po' di spazio.
Ma cos' questo posto? chiese Goffredo non sapendo dove posare l'occhio.
Il mio ufficio, deposito, rifugio e abitazione rispose disinvolto Nino.
Ma vivi qui? insistette Goffredo, che non riusciva a credere ai suoi occhi.
S, e con gran comodo, come vedi. In cambio rifornisco le signore di merci pregiate.
Ma  un bordello!.
Certo, cosa credevi, che vivessi al Grand Hotel? Qui  sicuro, Rosetta ha qualche innamorato nella polizia, in cambio del suo affetto gli sbirri girano al largo e io sto tranquillo. Ma veniamo a noi, come va il nostro manifesto?.
Goffredo si strinse nelle spalle: Senti, Nino, io ho provato, ma proprio non ci riesco, ho la mente vuota... non  il mio genere, ho scritto solo poche cose, e solo versi... disse contrito.
E allora scrivi una poesia! ribatt l'amico dandogli una pacca sulla spalla.
Non ce la faccio... sono mesi che non scrivo pi, da quando lei....
Ho io quello che fa per te, esclam Nino, chinandosi a raccogliere una bottiglia e mettendogliela in mano,  rum, un portento fatto dagli schiavi nelle Indie con la canna da zucchero, li fa andare avanti per tutta la giornata a lavorare... ma ti giuro che fa miracoli anche per l'ispirazione! disse suadente, infilandogli anche due sigari nel taschino della giubba. Un sorso di quello, una tirata di questi e comporrai meglio di... com'era quel poeta, Tireo?.
Goffredo avrebbe voluto obiettare ancora, ma un'occhiataccia dell'amico gli mozz la parola in gola.
Ecco, ora vattene a casa e scrivi. E se Nino Bixio dice che sei un poeta, sei un poeta!.
Tornato a casa Goffredo rimuginava su quello che aveva visto. La fiducia dell'amico lo aveva rincuorato, ma i primi tentativi non erano incoraggianti. Accartocci e gett via l'ennesimo foglio iniziato, e ingoi un altro sorso dalla bottiglia di rum, ormai quasi vuota.
Il calore stimolato dallo stomaco gli dette la spinta ad affrontare un altro foglio, scrisse di getto alcune parole, ma come le altre volte la penna si blocc. Sconsolato si prese la testa tra le mani, cercando in giro qualcosa che potesse ispirarlo.
L'occhio gli cadde sul ritratto del padre, in posa eroica, in piedi sulle spiagge esotiche, circondato da schiavi negri. Quasi automaticamente scrisse "alba, spiaggia, schiavi", poi dopo un ultimo sorso si abbandon sul divano, crollando in un sonno profondo appesantito dall'alcol.
All'alba del giorno dopo il piccolo Nicola lo trov cos. Preoccupato dalla sua inerzia prese a scuoterlo e a chiamarlo a gran voce.
Svegliato di soprassalto, Goffredo si alz, sforzandosi di vincere un principio di vertigine da cui era stato colto.
Cos' questo disastro che hai combinato? chiese il fratellino preoccupato.
La poesia, dov'? disse il giovane, alzandosi barcollante. Cerc affannosamente l'ultimo foglio, poi lo sollev alla luce, quasi fosse un documento prezioso, e prese a scrivervi sopra furiosamente come un invasato.
...
.
...
CAPITOLO 19.
...
.
...
Il mattino dopo, nella sede dell'Entelema, Stefano Castagnola aveva convocato un'assemblea generale. In piedi, sul gradino rialzato, Goffredo, rosso in volto per l'eccitazione, stava declamando emozionato il poemetto composto il giorno prima, L'alba.
... nelle vene agli schiavi si desta un ardire una lieta novella. Oh sorgete oh levate la testa che il momento fatale vi appella...
... della gloria nel noto sentiero non ne sperser mill'anni le impronte, l'elmo antico s'adatta alla fronte; Roma  sorta, davanti ci sta!
La voce di Goffredo si spense sull'ultimo verso. Sollevati gli occhi dal foglio, si guard intorno: per qualche attimo segu un silenzio perfetto, poi all'unisono tutto l'uditorio esplose in un applauso entusiasta, sovrastato dalla voce stentorea di Nino Bixio: Ve l'avevo detto che era un poeta!.
Giacomo Parodi si era fatto avanti.  potente, devo ammetterlo, potente!.
S, degna di, come si chiamava, Torteo? si aggiunse Nino, raggiante.
Anche Boccardo sembrava convinto, gli si avvicin sorridente, una pacca sulla spalla. Per una volta hai fatto una cosa buona, a portarcelo, proclam ammiccando alla volta di Bixio, bisogna leggerla all'universit, non potranno certo impedirci di leggere una poesia!.
Goffredo era imbarazzato, ma felice per tutti quei complimenti inattesi.
Nino gli si accost sorridente.
Hai visto, che ti dicevo? Il rum  una bevanda magica! E allora perch attendere? Tutti all'universit, in corteo!.
Il gruppo di giovani si rivers nei vicoli, procedendo a passo svelto verso il palazzo dell'universit, fino a invadere il cortile dell'edificio.
Eccoci!, disse Nino Bixio. Forza, facciamoci sentire!. In coro, i giovani cominciarono a leggere il poema, una strofa alla volta, passandosi il manoscritto di mano in mano:
...dei fratelli le intrepide schiere strette insieme in un patto d'amor. Ha l'Italia gli antichi peccati nel servaggio col sangue lavati, espiati con lungo dolor...
Risuon la voce di Stefano, seguita da quella di Giacomo Parodi:
...solo il pianto cosparse l'oblio sulle macchie di sangue fraterno.
cancell gli odi antichi in eterno che diviser le nostre citt...
e poi via via altri.
Intanto quei versi e l'assembramento di coloro che li declamavano avevano cominciato ad attirare l'attenzione. Altri studenti si avvicinavano, prima incuriositi, e poi anche loro eccitati da quello che udivano, si scambiavano apprezzamenti ed esprimevano approvazione.
La ventina di giovani iniziale si era ormai trasformata in una piccola folla.
Molti chiedevano una copia del testo: Venite alla sede dell'Entelema! rispondeva a ognuno Nino Bixio. Ne faremo stampare a centinaia!.
Perfino Boccardo era tra i lettori. Tocc a lui pronunziare i versi pi accesi:
... un'idea ci fiammeggia nei volti, come un uomo in un giuro raccolti al conflitto fatal si verr!
Anche Francesco era apparso, trafelato: Ho avuto il tuo messaggio, sono corso all'Entelema ma mi hanno detto che eravate qui. Ho sentito almeno l'ultima parte,  fenomenale! Bravo, l'amico mio! disse entusiasta, abbracciandolo e sollevandolo da terra come un fuscello.
Nino Bixio, l vicino, osservava la scena: Vieni Nino, disse Goffredo, quando si ritrov con i piedi per terra, voglio presentarti Francesco Castiglioni, non un maniaco come potrebbe sembrare, ma un mio grandissimo amico!.
Capisco, disse Nino stringendogli la mano, del resto, se in ognuno di noi non vi fosse una vena di follia, come potremmo trovarci insieme?.
Hai detto bene, amico! rispose Francesco, scrollando anche lui con un potente abbraccio.
E allora, sei anche tu della partita? gli chiese Bixio, tornato libero dalla stretta. Perch ci sar da ballare!.
Ma, io non so ballare... che intende? chiese Francesco rivolto a Goffredo.
Adesso lo capirai! rispose al suo posto Nino, tirando fuori da sotto la giacca una bandiera tricolore. Viva l'Italia!.
Immediatamente il suo grido fu ripetuto da un altro studente, poi da altri e altri ancora, finch tutto il cortile si trasform in un turbine di esclamazioni.
Viva Mazzini, viva la Repubblica! grid Stefano.
Fuori, andiamoci a far sentire in strada! ordin Nino, andando verso l'uscita e sventolando la bandiera. Dietro di lui la massa degli studenti inneggianti all'Italia, a Mazzini e alla Repubblica si incolonnarono precipitosamente, riversandosi fuori.
Dai palazzi prospicienti diverse finestre si stavano aprendo al clamore, con gli abitanti che si affacciavano a incoraggiare i giovani. Altre invece si chiudevano precipitosamente, con gli inquilini chiusi a spiare dietro le imposte sbarrate.
Attenti, gli sbirri! grid qualcuno dal fondo del corteo. Da Una via laterale era comparso un gruppo di agenti della polizia universitaria, diretta emanazione del Ministero dell'Interno sabaudo per la sorveglianza degli studenti.
Sono solo quattro o cinque! osserv Francesco, allungando il collo sopra gli altri per vedere meglio. Possiamo suonargliele!.
No, fermo!, lo blocc Bixio, Quelli sono solo i primi, avranno gi avvertito i carabinieri! Disperdiamoci nei vicoli, quello che volevamo l'abbiamo ottenuto!.
Viva l'Italia, viva la Repubblica! grid ancora Bixio con tutta la voce che aveva in corpo, prima di riprendere a correre sventolando il tricolore.
Viva Mazzini e abbasso gli austriaci! lo segu Goffredo.
Anche Francesco si un alla fuga, scuotendo la testa: Almeno potevamo provarci, a dargli due sberle!.
Alle loro spalle gli squilli di tromba delle forze di polizia che si stavano appressando a caricare si facevano sempre pi insistiti.
In piazza si  radunato uno squadrone di cavalleria grid uno studente che veniva su dal fondo del gruppo.
Disperdetevi nei vicoli! ordin Nino. E voi due venite con me, presto, ci nasconderemo da Rosetta!.
Dove? chiese Francesco galoppando dietro i due amici.
Vedrai, vedrai rispose Bixio, senza voltarsi.
...
.
...
CAPITOLO 20.
...
.
...
Il giorno dopo, Adelaide Mameli aveva riunito qualche amico nella sua casa per un t pomeridiano, come era solita fare periodicamente. Intorno alla tavola erano riuniti l'armatore Rubattino e Lazzaro Rebizzo con la sua bella moglie Bianca, immersi in una piacevole conversazione davanti alle tazze fumanti.
Dialoghi tra adulti, ma Nicola, il fratellino di Goffredo, aveva deciso di assistervi nascosto dietro lo schienale di un grande divano. Di l il piccolo discolo, con la sua curiosit infantile, non perdeva un solo particolare dei discorsi di grandi. E non gli sfugg come Bianca Rebizzo, seduta accanto al marito, sfiorasse pi volte con la mano quella dell'armatore Rubattino.
La riunione stava ora per sciogliersi. I convitati avevano raccolto i soprabiti ed erano in corso i saluti di prammatica, quando Adelaide richiam l'attenzione dei suoi ospiti che gi si stavano avviando verso l'uscita.
Scusate se parlo sempre dei miei figli disse sorridendo la donna. Ma posso farvi leggere l'ultima poesia di Goffredo, L'alba?.
Cos dicendo pass alla Rebizzo un foglio, su cui con la sua calligrafia elegante aveva trascritto il poemetto. La donna lo afferr con curiosit, scorrendone le prime righe imitata dal marito accanto a lei.
 di Goffredo? chiese dopo letto l'inizio, sorpresa.  davvero, davvero....
Io l'ho gi letta, intervenne Rubattino, stamattina c'erano dei giovani che la distribuivano in strada, stampata su dei manifestini. Incisiva, forte! Una vera sfida!.
 cos, il mio Goffredo! esclam orgogliosa Adelaide.
Ma quanto pensate che passer, prima che giunga anche all'orecchio del Governatore, dandogli il pretesto per chiudere l'Entelema? seguit l'armatore, quasi a voler frenare il suo stesso entusiasmo. E per sguinzagliare le sue spie in giro per identificare ogni genovese di idee repubblicane?.
Vuoi dire che non ci sono speranze, Raffaele? chiese Adelaide, rattristata dall'osservazione dell'amico.
Bianca Rebizzo aveva intanto terminato la lettura. Abbass il foglio, pensierosa: S che c' una speranza disse poi decisa. Adelaide, hai ragione ad aver fiducia in tuo figlio. Ci sono parole che possono cambiare il mondo!.
Proprio in quel momento dal basso della casa giunse il calpestio di qualcuno all'ingresso, seguito dallo sbattere fragoroso del portone. Dopo un attimo sulla scala apparve Goffredo in compagnia di Nino Bixio, che stringeva in mano il suo tricolore.
Qui siamo al sicuro, diceva ridendo Goffredo all'amico, come dalla tua Rosetta... che ti ha cacciato!, prima di rendersi conto della presenza degli ospiti che li fissavano interdetti. Imbarazzato, il giovane cerc di ricomporsi, sistemandosi frettolosamente il nodo della cravatta mentre Nino Bixio nascondeva il tricolore sotto la giubba, poi entrambi si allinearono alla meglio con aria compunta, davanti agli ospiti che sfilavano davanti a loro diretti all'uscita.
Bianca Rebizzo era rimasta per ultima. Passando accanto a Goffredo si arrest, fissandolo negli occhi. Gli tese la mano all'altezza del volto.
Goffredo si affrett a baciarla, poi con un leggero inchino indic l'amico: Signora, posso presentarle il mio nuovo e caro amico Nino Bixio?.
Bianca Rebizzo fece un grazioso cenno col capo.
Nino, la signora e suo marito Lazzaro sono due patrioti e grandi amici della mia famiglia! .
Bianca reag con un sorriso, poi si avvicin all'orecchio di Goffredo: Sono felice di vederti ancora... qualsiasi cosa ti serva chiedi pure. Lo sai che ho un debole per te sussurr, per poi raggiungere in fretta il marito.
Nino, tu rimarrai a cena con noi disse Goffredo, seguendo la donna con lo sguardo.
Ma forse  meglio di no, i tuoi genitori vorranno averti tutto per loro replic l'amico.
No,  deciso! Mamma, questo  l'amico di cui ti ho tanto parlato! aggiunse, rivolto ad Adelaide.
Ma, certo, un amico di nostro figlio  sempre il benvenuto!.
 un vero onore conoscervi, marchesa rispose Nino Bixio, stringendosi nelle spalle imbarazzato.
Bene, dunque non c' altro da dire, restate! E voglio che mi raccontiate tutto quel che fa quello scapestrato di mio figlio quando  lontano dal mio sguardo! aggiunse Adelaide in tono affettuoso.
Senza troppi particolari, voglio sperare!, replic Nino Bixio, cio, volevo dire... si blocc, pentendosi della sua battuta. Ma lo sguardo benevolo di Adelaide lo rassicur di essere ormai stato accolto dai genitori dell'amico, come uno della famiglia.
Nino  un capitano di vascello!  stato anche in Amazzonia, come pap, e l ha conosciuto gli indios locali che....
E tu pap, li hai visti gli indios? salt fuori Nicola da dietro il divano.
Io non sono mai stato in Amazzonia, disse con voce grave Giorgio, ma voi, Nino, siete per caso parente di Tommaso Bixio, il direttore della Zecca?.
S, sarebbe mio padre... rispose Nino, quasi con imbarazzo.
Goffredo era sorpreso, non avrebbe immaginato una tale parentela dell'amico. Anche suo padre sembrava colpito, soprattutto dall'evidente fastidio di Nino a rivelare la sua origine.
E com' successo che ti sei imbarcato cos giovane? chiese ancora. Dovevi esserlo per forza, per diventare capitano di vascello alla tua et!.
Mi piaceva l'avventura! rispose Nino, pensando di cavarsela di nuovo con una battuta.
Giorgio Mameli non sembrava troppo convinto. Il piccolo Nicola invece non aveva smesso per un attimo di togliergli gli occhi di dosso: E quella cicatrice, come te la sei fatta? chiese animatamente.
Squali. Abbiamo fatto naufragio al largo di Singapore. Eravamo in tre, uno  stato mangiato, l'altro  impazzito rispose Nino, lo sguardo verso un punto lontano, come se di colpo quella tragedia fosse tornata a turbarlo.
Tacque per un lungo attimo, poi si riscosse: Sono l'unico che pu ancora raccontare quella storia.
Davvero hai lottato con gli squali? lo incalz Nicola, con gli occhi sgranati.
Ahim,  tutto vero rispose lui, allungandogli una carezza
sulla testa, gli occhi lucidi per il ricordo. Anche Giorgio e Adelaide parevano colpiti dal suo racconto. Ma Goffredo continuava a pensare che per qualche motivo fosse stato pi il riferimento a suo padre che non quello al naufragio a turbare l'amico.
Bene, ora lasciatemi sovraintendere alla preparazione della cena, disse Adelaide, e tu, Goffredo, fai compagnia al tuo amico, mostragli la nostra casa!.
Anche io ho qualcosa da fare. Devo sistemare delle carte dell'Ammiragliato, figlioli ci vedremo dopo. E tu, ribaldo, lasciali stare! aggiunse, dando uno scappellotto al piccolo Nicola mentre si avviava verso il suo studio.
...
.
...
CAPITOLO 21.
...
.
...
Rimasti soli, i due amici si erano ritirati sulla terrazza. Nino accese uno dei suoi sigari e lo pass all'amico, poi ne accese un altro per s.
Hai davvero una bella famiglia disse, dopo aver tirato un paio di boccate. A Goffredo parve di cogliere quasi una punta di tristezza in quell'osservazione, all'apparenza banale.
Mi dispiace per quella specie di interrogatorio cui ti hanno sottoposto disse, in tono di scusa.
Si vede che ti vogliono bene, si preoccupano delle tue compagnie!.
Cos anche i tuoi sono a Genova....
E tua madre  davvero speciale, non farla soffrire mai! lo interruppe Nino, cambiando in fretta discorso.
Nell'altra ala della casa, Adelaide si sofferm sulla porta dello studio. Suo marito, alla luce di una lampada a olio, era chino su alcune mappe nautiche distese sulla scrivania. Ma lo sguardo era lontano, la testa tra le mani.
La moglie entr, deponendo sul tavolo la tazza di caff che stringeva tra le mani.
Che hai, Giorgio? chiese preoccupata, sedendosi su una sedia accanto a lui. Qualcosa ti preoccupa?.
Il marito non rispose, limitandosi a un gesto vago, le labbra
serrate.
Non hai apprezzato il nostro giovane ospite... disse ancora, dando voce al pensiero dell'uomo, che pensava di aver intuito.
Hai capito che oggi hanno rischiato di farsi arrestare? mormor lui serio.
Adelaide emise un sospiro, poi annu: S, ormai ti possono arrestare anche solo perch sventoli una bandiera! A questo siamo ridotti!.
S, possono farlo, e anche per molto meno! E non si  trattato solo di sventolare una bandiera! Ieri mattina quei due..., continu a voce improvvisamente pi bassa, quei due hanno capeggiato una vera dimostrazione di piazza, inneggiando alla Repubblica e a Mazzini! Lo capisci che significa, quasi sotto le finestre del Governatorato!.
Adelaide aveva preso a tormentarsi i polsi.
Basta una parola di troppo e... quel Bixio  un avventuriero! seguit Giorgio. Lui ha ben poco da perdere, Goffredo tutto!.
No, Giorgio, Goffredo non  stato traviato dal suo nuovo amico, o da quegli studenti che ha conosciuto all'Entelema! Da molto tempo ha sviluppato le sue idee, il suo amor di patria, il suo desiderio di libert, la sua lotta per la Repubblica!.
Tutti ideali nobili ma pericolosi, una strada sulla quale tu sembri incoraggiarlo, come il gesto di diffondere quella sua poesia! Ma hai letto cosa ha scritto?.
Quei versi sono la voce della sua anima, Giorgio!.
Lo so, amore mio, rispose il marito, sollevando verso di lei Uno sguardo preoccupato, lo so! ripet attirando a s la mano della donna e baciandola con passione. Ha la tua stessa anima, quella che mi affascin dal primo giorno che ti vidi! Ma ho paura!.
Anch'io ho paura, anch'io! Eppure hai visto anche tu, da quando ha conosciuto quei giovani sembra rinato, in lui si  risvegliata quella passione per la vita che sembrava spenta, soffocata dal dolore per l'amore perduto. Sorride, perfino, sorride....
In quelle stesse ore gli agenti della Santa Alleanza erano tornati a riunirsi nella cripta della chiesa.
I disordini di ieri non arrivano casualmente, esord il generale Modane, i miei informatori mi dicono che sono stati organizzati da una certa associazione di ispirazione mazziniana, l'Entelema.
Anche sul mio tavolo sono giunte segnalazioni di ambigue attivit di questo gruppo, disse dal canto suo il Governatore, ufficialmente una societ letteraria, tenuta da studenti dell'universit.
Ufficialmente, ripet ironico padre Sinibanti, tormentando il suo anello, come quei sovversivi mascherati da carbonari, che occultavano le loro trame sotto la farsa di vendite, selve e lupi! Teneteli d'occhio, senza alcuna debolezza,  pi facile estirpare la mala pianta quando  solo in germoglio!
Giusto! E sarebbe bene infiltrare tra questi esaltati uno dei nostri, per scoprire quanto siano pericolosi e anticipare le loro torbide mosse....
A questo abbiamo gi provveduto disse il generale Modane.
Mi sembra un'ottima idea. A proposito, padre, vorrei che comunicaste alla marchesa Ferretti e al marchese Giustiniani, a nome di noi tutti, le pi sentite condoglianze, per la scomparsa della marchesina Geronima! Solo ora abbiamo saputo....
purtroppo la cara giovane  deceduta a poche settimane dal suo felice matrimonio, disse padre Sinibanti chinando il volto con aria contrita e scuotendo mestamente il capo, la sua salute malferma ne ha segnato il destino, durante il viaggio di nozze nei suoi possedimenti in Austria, lasciando nello sconforto il marchese suo consorte .
Sapendolo, avremmo voluto presenziare alle esequie asser il Governatore, in tono di scusa.
 stata una precisa volont del marchese mantenere riservata la notizia. Troppo forte era il suo dolore, per affrontare la vista di chiunque, fossero pure sinceri amici come voi. Decider lui quando e come rendere pubblica la notizia rispose Sinibanti.
Il gesuita affond ancor pi la testa nel cappuccio. Ora era solo poco pi di una voce che usciva dall'ombra.
Un mormorio di comprensione si lev dai presenti. Solo il generale Modane ritenne di aggiungere qualcosa: Almeno deporre un fiore sulla sua tomba... .
La fanciulla riposa nella cappella della tenuta di famiglia presso Linz. Il miglior modo per noi di rispettare il dolore del marito e della di lei madre  portare avanti la nostra lotta contro la sovversione. Una lotta che avrebbe dovuto essere anche la sua, se non altro per rispetto alla propria famiglia. Ma purtroppo cos non  stato. Parce sepultis tagli corto padre Sinibanti, con un gesto vago della mano.
C' da dire, riprese poi il gesuita, che, almeno, Giustiniani  riuscito a scongiurare la sciagura di un matrimonio infausto, una mesaliance con un certo Goffredo Mameli, un poco di buono dai Vaneggiamenti repubblicani, che le ronzava intorno per compiacere la propria lascivia.
Mameli? fece il Governatore. Un nome che non mi  nuovo. Non sar parente dell'ammiraglio Mameli, per caso?.
Purtroppo  un suo figlio, che disonora con la sua sconsideratezza la figura del padre. Aiutato nelle sue stravaganze dalla leggerezza della madre, donna Adelaide rispose Sinibanti.
Bene, bene..., mormor pensieroso il Governatore, bene, se ne terr conto, al momento dell'assegnazione dei nuovi incarichi nella flotta del Regno. Ma ora pensiamo a organizzare la repressione di questi atti inconsulti, prima che crescano d'intensit.
...
.
...
CAPITOLO 22.
...
.
...
Il giorno dopo, Goffredo, in compagnia di Giacomo Parodi e Stefano Castagnola, era diretto alla libreria Grondona, dove si rifornivano i soci dell'Entelema per aggiornare la dotazione della biblioteca dell'associazione.
L erano in vendita i testi universitari necessari agli studi, ma soprattutto gli ultimi arrivi di libri e riviste dall'Inghilterra. Con un po' di fortuna si potevano trovare anche gli scritti di Mazzini dall'esilio nell'isola. Testi prontamente sequestrati dalle autorit, ma che in qualche copia riuscivano quasi sempre a sfuggire alla censura. Inoltre, la Grondona era anche una tipografia, utile per le dispense dei corsi, ma soprattutto per la stampa discreta e anonima di manifesti e altro materiale sovversivo.
Goffredo seguiva i due, ma con la testa a una domanda che lo perseguitava dal giorno prima. Pens che forse proprio loro due, che avevano una funzione guida nell'Entelema, ed erano i pi vicini per questo a Nino Bixio, potevano rispondergli.
Sapete che cosa  successo tra Nino e suo padre? chiese a una
svolta della via.
I due si scambiarono un'occhiata incerta. Probabilmente Nino non desiderava che quest'argomento fosse oggetto di conversazione, come aveva dimostrato a casa sua. E certo i suoi amici volevano rispettare questo suo desiderio.
Goffredo era sul punto di scusarsi per quell'indiscrezione, quando Giacomo disse: Non lo sai?.
Lui scosse la testa.
Nino non parla con suo padre da quando aveva sedici anni.
E perch mai? reag Goffredo, stupito da quell'affermazione.
Per colpa di quella serpe della sua matrigna. Nino perse la madre a nove anni, e la donna che il padre spos poco dopo prese subito a tormentarlo. Orbene, non che Nino non abbia un carattere spigoloso e ostinato, ma  uno degli esseri pi aperti e generosi che io conosca. E certo lo era anche da ragazzo, ma quella donna tanto lo mise in cattiva luce col padre, che riusc a farlo cacciare di casa a tredici anni, costringendolo a imbarcarsi per le Americhe.
Ecco... ora capisco... mormor Goffredo.
Quando torn gli fece chiudere in faccia la porta di casa sua. Dovette dormire per strada, vivendo del piatto di minestra che di nascosto i fratelli gli passavano dalla finestra!.
E non basta, intervenne Stefano, la matrigna avrebbe voluto che si offrisse per il servizio militare per far esentare il fratello, che doveva entrare tra i gesuiti!.
E quando Nino si rifiut lo fece sbattere in galera con l'accusa di ribellione all'autorit paterna. Dovette cedere, per farsi liberare, e si fece sette anni di servizio nella marina del Regno, aggiunse Daniele, ma almeno da questo trasse qualcosa, fece carriera e ottenne il brevetto di capitano. Capisci ora perch non parla volentieri della sua famiglia?.
Goffredo era allibito, furente per tutte quelle ingiustizie che avevano colpito l'amico. Stava per sbottare in imprecazioni, quando proprio Nino sbuc di colpo da una viuzza laterale, correndo a perdifiato e agitando le braccia come per segnalare qualcosa, seguito da Francesco e Boccardo, che ansimava sul punto di crollare.
Fermi! disse a bassa voce quando li ebbe raggiunti. Poi indic la libreria, le cui vetrine si scorgevano in fondo alla strada.
Di fronte all'ingresso una mezza dozzina di agenti di polizia guidati da un delegato erano intenti a scrutare nell'interno. Poi li videro sfondare la porta e irrompere dentro.
Via, presto! sussurr ancora Nino, mentre dal fondo della strada giungevano grida e frastuono di mobili scardinati e vetri infranti.
Temo che i giorni dell'Entelema siano finiti mormor amaro Daniele, lanciando un'ultima occhiata verso la Grondona.
Non  detto, amico mio, rispose Nino Bixio, non  detto!.
...
.
...
CAPITOLO 23.
...
.
...
C'era un'agitazione insolita quel giorno in una taverna dalle parti del porto. In mezzo allo stanzone invaso dall'odore forte di tabacco di scarsa qualit una donna agitava minacciosa un lungo coltello da prosciutto. Era ancora giovane, dai bei tratti popolari, capelli neri e ricci, con indosso un grembiule da lavoro coperto di macchie che non nascondeva per nulla il suo fisico aggraziato.
Di, Armida! Ascoltami! cercava di rabbonirla Nino Bixio, tenendosi a prudente distanza dalla lama che la donna continuava a puntargli contro. Che fastidio vuoi che ti diamo, i miei amici sono tutti gentiluomini, studenti! E poi siamo clienti aggiunse, agitandole davanti al naso un sacchetto tintinnante di monete.
Accanto alla porta, Goffredo e una dozzina di altri membri dell'Entelema attendevano, lanciando occhiate perplesse verso gli avventori all'interno. Scaricatori del porto, coperti di polvere di carbone, i piedi scalzi protetti a malapena da un cencio. Molti con la testa abbandonata sui tavoli stremati dalla fatica, qualcuno intento a tracannare un bicchiere di vino per ritemprarsi, ma nessuno che avesse mostrato un minimo di attenzione per i membri dell'Entelema, quasi che la distanza tra loro e quei giovani fosse talmente grande da renderli invisibili.
Su, Armida! Giangio ci avrebbe accolti....
Giangio  in galera, maledetti voi! Per colpa dei vostri traffici
mi ha lasciata sola, a badare a Gin e Betta e a questa baracca, e sia
maledetto il giorno che ho sposato un taverniere! E voi due sparite! grid la donna all'indirizzo di due bimbetti che avevano fatto capolino da dietro di lei. E sparisci anche tu, con i tuoi amici seguit, allungando il coltello contro Nino che arretr precipitosamente, con l'aria delusa di chi pensa di non aver pi carte da giocare.
Vi prego madame, non sappiamo veramente dove altro andare disse dietro di lui Goffredo, facendosi avanti incurante delle minacce della donna.
Armida smise di agitare il coltello, e pass a squadrare il giovane da capo a piedi. Pur senza darlo a vedere, il bell'aspetto di Goffredo doveva aver avuto il suo peso, anche se la moglie del taverniere non sembrava ancora disposta a cambiare idea.
Non voglio finire nei guai per la vostra politica, non ci penso proprio!.
Non  solo la nostra politica, signora, insistette Goffredo, poter avere una patria libera riguarda anche voi, e il futuro dei vostri figli seguit strizzando l'occhio alla piccola Betta, che scapp via ridendo a nascondersi dietro la madre.
Non crediate di intenerirmi con i vostri madama e signora, sono una taverniera! E quello che serve ai miei bambini non  l'Italia, ma un piatto di minestra tutte le sere! Ma che ne potete sapere, voi studenti? Vivete nei vostri palazzi, al caldo, sazi, e non avete idea di cosa significhi strappare la vita a morsi, di come si vive qui....
Vieni, Goffredo,  inutile disse Nino, trascinandolo per un braccio.
Voi avete ragione, disse il giovane, resistendo all'amico, prima d'ora non ero mai entrato in un posto cos. Ma  per questo
che dovremmo restare, proprio noi. Dobbiamo imparare, per poterci unire consapevolmente a voi in una lotta comune, per rivendicare insieme quello di cui avete bisogno. Una lotta comune, che sola pu trionfare!.
Le cose possono cambiare! disse ancora, approfittando dell'attenzione che le sue parole avevano suscitato nella donna. Armida non aveva pi l'atteggiamento ostile di poco prima. Continuava a impugnare il coltello, che ora per sembrava tornato alla sua natura di attrezzo da cucina. L'espressione del suo volto si era addolcita.
E va bene, disse con un sospiro, so gi che me ne pentir, ma potete mettervi laggi, accanto ai barilotti della birra. E non osate disturbare i miei clienti,  gente che lavora! aggiunse, indicando la parete di fondo del locale, dove c'era una lunga tavola vuota e delle panche. E quanto a te, bel giovane, non osare pi di chiamarmi madama, ho una reputazione io!.
Vi garantisco che non vi daremo problemi mada... Armida! la rassicur Goffredo con un sorriso. Venite, amici! grid poi all'indirizzo degli altri soci che aspettavano sulla porta.
Accanto a lui Nino, tutto contento, schiocc un gran bacio all'indirizzo di Armida, che lo ricambi con una smorfia e un gestaccio col coltello.
Gli studenti sfilarono in mezzo agli altri avventori, camalli del porto, pescatori e prostitute, che li osservavano a occhi sgranati per la sorpresa.
L'Entelema  risorta! esclam entusiasta Nino, quando si furono tutti seduti sulle panche. Come la fenice  risorta dalle sue ceneri!.
No, Nino, l'Entelema  morta, fece Goffredo scuotendo il
capo. questa  l'Italia, il suo popolo, quello vero. Quello che dovremo portare a lottare con noi, se vogliamo davvero dar vita a un'Italia libera e repubblicana. "Dio e popolo", come dice il nostro Mazzini!.
S, ma senza esagerare con il primo dei due! borbott Nino. Comunque qui staremo benissimo. Nessuno sa di noi, e anche gli sbirri girano alla larga da questo quartiere.
S, lo penso anch'io, disse Goffredo, se avessero delle informazioni precise su di noi sarebbero venuti a prenderci a casa, non alla libreria.
Ormai la Grondona  bruciata, vedrete che anche la prossima volta saranno l ad attenderci dichiar Stefano.
Io direi che sarebbe il caso di rallentare, darci una calmata, intervenne Boccardo, dobbiamo essere pi prudenti!.
Al contrario! esclam Bixio. Dobbiamo portare in strada pi gente possibile, dimostrare che siamo tanti, pi di loro! Un esercito! Non vogliono che ci si riunisca in pi di dieci persone? E noi saremo in diecimila, a gridare "libert e Repubblica"! Dobbiamo solo trovare un giorno adatto....
Intanto alcuni avventori, incuriositi dalle loro voci eccitate si erano avvicinati, e ascoltavano, perplessi ma attenti. Anche Armida, rassettando i tavoli si era avvicinata, e ora ferma a braccia conserte non perdeva una parola.
Ho un'idea! esclam Goffredo. Fra un mese esatto!.
Che succede tra un mese? chiese stupito Daniele Parodi.
 l'anniversario della rivolta di Balilla e della cacciata degli austriaci... ma gli sbirri non ci farebbero nemmeno uscire di casa, obiett Stefano, quel giorno saranno in piazza anche i dragoni a Cavallo, per impedire qualsiasi manifestazione!.
S, ma quel giorno  anche quello della processione al santuario dell'Oregina!.
Dopo un attimo, Nino esplose in un'esclamazione di giubilo Giusto, genio di un mio amico! E per le manifestazioni religiose non c' limite di partecipazione! esclam, baciando l'amico sulla fronte. Alla madonna dell'Oregina, brindiamo, amici!.
Sollev la coppa di vino, imitato dagli altri al grido di "Sempre sia lodata!", tra lo sconcerto dei popolani.
Abbiamo un po' di tempo per preparare l'azione, dovremo animare tutti i patrioti e spiegare cosa abbiamo in mente per quel giorno! disse Daniele.
E anche per invitare rappresentanti da tutta Italia, dovremo essere in migliaia!.
Certo, e potremmo preparare un proclama e recitare quello, invece dei canti liturgici, mentre si sale alla collina, sugger Stefano, ma ci vuole qualcosa di forte, il nostro poeta deve darsi da fare! aggiunse, sollevando la coppa in direzione di Goffredo. Qualcosa di epico, ancor pi potente de L'alba!.
Allora te ne occupi tu? rincar Nino, con una manata sulla spalla.
S, viva il nostro poeta! gridavano gli altri. Anche Armida si era avvicinata, raccolse una coppa dal tavolo e la sollev a sua volta davanti a Goffredo.
Allora sei davvero un poeta, disse, studiandolo con un po' di soggezione, avrei dovuto capirlo, con quel madama....
Goffredo si guardava intorno, felice ma al tempo stesso terrorizzato per quel nuovo compito che lo aspettava.
Nino Bixio cap al volo quello che passava per la testa dell'amico. Infil una mano in tasca e allung ad Armida una moneta d'argento. Padrona, d al poeta una bottiglia di rum. Quello buono, naturalmente!.
Goffredo usc dalla taverna, la bottiglia di rum sotto braccio. Preoccupato dall'impegno che si era assunto pensava di ritirarsi subito nella sua stanza, e mettersi al lavoro.
Not che i due piccoli figli di Armida lo avevano seguito fuori, e stavano seminascosti a spiare i movimenti di quello strano signore, cos diverso da quelli che vedevano ogni giorno nella taverna.
In terra c'era segnato col gesso lo schema di un gioco della campana. Senza pensare, Goffredo si mise a saltellare da una casella all'altra, preda di un attacco di nostalgia per i suoi giochi d'infanzia.
Doveva essere uno spettacolo buffo per i due bambini, che si avvicinarono ridendo per unirsi al gioco.
Il piccolo Gin raccolse un sasso e lo lanci con precisione sulla casella del via.
Sei bravo, disse Goffredo, un piccolo Balilla!.
Chi  Balilla, signore? chiese Betta, con fare timido.  quello della festa?.
Venite, vi racconto. Cento anni fa, Genova, la nostra citt, era stata occupata dagli austriaci....
Gli austriaci erano cattivi?.
Molto, molto cattivi. Trattavano male i genovesi, li bastonavano....
Come fa mamma con Pinin, quando  ubriaco! salt su Gin.
Si, cos, assent Goffredo ridendo, ma un giorno, mentre trasportavano per le strade un cannone, questo si blocc in una pozza di fango e presero a frustare i genovesi perch lo tirassero fuori....
Cattivi! mormor Betta turbata.
Allora balz fuori un ragazzo, poco pi grande di voi, che si chiamava Balilla. Era arrabbiato per quello che vedeva, terribilmente. Raccolse un sasso e lo lanci contro i soldati urlando "Che l'inse?", Volete che inizi? Gli altri genovesi cominciarono a raccogliere anche loro sassi e a lanciarli, e poi qualcuno dalle finestre spar con il fucile, e in un baleno tutta la citt fu in rivolta, e cacci gli austriaci. Ecco chi era Balilla!.
Che l'inse, che l'inse! cominciarono a gridare i due fratellini saltellando allegri sulla campana.
Gi, che l'inse? ripet tra s Goffredo. Ci fosse anche oggi un Balilla!.
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
.
...
Aveva passato tutto il giorno con carta e penna, chiuso nella sua stanza. Anche stavolta circondato da fogli iniziati e poi gettati via nervosamente, con un umore sempre pi cupo.
La sua vena poetica sembrava inaridita, quei versi che al tempo del suo amore gli fluivano nella mente come scaturiti da una fonte meravigliosa. Ora l'emozione d'amore si associava solo alla morte, dal terribile giorno in cui le ultime parole di Geronima erano state: "Io sono morta .
Quella parola gli risuonava nella mente, ancora e ancora. Non poteva essere proprio questa la chiave di volta di quello che avrebbe dovuto scrivere? Il peso drammatico da gettare su un piatto della bilancia della Storia, per equilibrare l'altro felice della libert?
Essere pronti alla morte, pronti a sacrificare tutto per un bene superiore... pronti alla morte... Con le mani sporche d'inchiostro ripet sul foglio quella breve frase, inseguendo un pensiero ancora vago che lentamente prendeva forma.
Nel poema occorreva un contrasto, uno scontro per istigare all'ineluttabile lotta... un'alternativa luminosa alla morte... forse una luce e quindi ancora un'alba, un risveglio... un destarsi dei popoli!
Ma non di un popolo generico, dell'Italia. Ecco, l'Italia si de sta... no, non voleva quel senso di armonia quasi arcadica, non
adatta si desta... no, s' desta! Non bisognava dare l'idea di un Qualcosa agli inizi, ma al contrario, annunciare qualcosa di fatto, gi compiuto, gi in cammino verso il futuro!
Si arrest, in preda a un nuovo dubbio. Un annuncio, ma a chi? Evviva l'Italia, l'Italia s' desta... ferm sulla carta. Italia...
Ma esisteva davvero l'Italia, si chiese preso da un improvviso sconforto, o era ancora solo la terra di un volgo disperso, quel volgo di cui solo pochi anni prima aveva scritto Alessandro Manzoni?
Era sufficiente quel riferimento geografico a suggerire un senso di comunit, di nazione? Ad affratellare citt, popoli, costumi diversi per un'impresa comune, rischiosa...
Si sentiva stremato. Inghiott un sorso del rum di Armida. Armida, una bella donna, e i suoi figli, quei due fratellini...
Bevve un altro sorso, con negli occhi ancora quell'immagine. Cosa erano quei due bambini se non il futuro, un futuro che avrebbero affrontato tenendosi per mano, e costruito insieme, come fratelli, fratelli d'Italia...
Fratelli d'Italia! Fratelli d'Italia, l'Italia s' desta scrisse di getto, pi volte, come per imprimerlo a forza sulla carta cos come lo sentiva ora impresso nella mente.
E a quel punto la poesia prese corpo, non pi come parole singole scaturite da una fonte segreta, ma come un'onda che avesse travolto gli argini e ora impetuosa si impadroniva di ogni sua fibra. I versi presero ad allinearsi sulla carta, bagnata dalle stille di sudore che gli imperlavano la fronte.
Fratelli d'Italia
L'Italia s' desta
dell'elmo di Scipio s' cinta la testa. Dov' la vittoria...
Dove la vittoria, dove la vittoria...
Da qualche giorno la sorveglianza della polizia intorno alla libreria Grondona si era attenuata, fino a sparire del tutto. Ormai si era capito che i patrioti sapevano dei controlli e si tenevano alla larga.
Ma restava la necessit per l'Entelema di utilizzare la stamperia per i manifesti e i volantini di propaganda. Cos, con cautela, Bixio e altri compagni erano tornati a frequentare il locale, riadattato in fretta dopo la scorreria degli agenti.
In quel momento stavano raccogliendo in pacchetti anonimi un certo numero di coccarde tricolori, e la ristampa di un articolo di Mazzini appena arrivato dall'Inghilterra.
I mazziniani della Giovine Italia hanno detto che parteciperanno, ma solo se non ci saranno i monarchici disse irritato Boccardo.
E tu rispondigli che se ne possono andare a quel paese, e che se Mazzini fosse qui non anteporrebbe certo lo spirito di parte a un'azione unitaria per l'Italia!.
Come fanno a non capire che pi siamo e meglio ? disse Francesco, con Boccardo che per tutta risposta si limit ad allargare le braccia.
In quel momento sulla porta apparve Goffredo. Ancora stranito per la notte in bianco, e malfermo sulle gambe per il rum, stringeva tra le mani un foglio spiegazzato.
Solo Nino lo aveva notato. Il giovane invece di farsi avanti fece cenno all'amico di uscire.
Ecco, volevo... disse quando l'altro lo ebbe raggiunto. Continuava a stringere il foglio, coperto da una fitta scrittura, segnata da infinite correzioni e cancellature, come se avesse paura a separarsene: Ho finito, ma non lo so... forse non funziona, magari  troppo di maniera....
Nino con uno sbuffo impaziente gli strapp di mano il foglio, iniziando a leggere. Il canto degli italiani?
Nino devi essere spietato, se non va devi dirmelo!.
L'amico continuava a leggere in silenzio. Poi, dopo un tempo che a Goffredo parve interminabile, risollev gli occhi, e lo fiss in volto con uno sguardo indecifrabile, ancora senza profferire una parola.
 un disastro, vero? azzard contrito Goffredo.
Sempre senza una parola Nino gli restitu il foglio. Intanto anche Francesco e Boccardo avevano notato la sua presenza, e si erano avvicinati: Finalmente, ci hai portato qualcosa da leggere? esclam eccitato Castiglione.
No, ci sto ancora lavorando... si affrett a rispondere il giovane, nascondendo veloce il foglio in tasca.
I due si scambiarono uno sguardo deluso, aspettandosi un commento da Bixio. Ma Nino rimaneva ostinatamente muto.
Bene, ci lavorer ancora mormor Goffredo, salutando in fretta e scappando via verso casa.
Ma non aveva percorso nemmeno una ventina di passi che si sent afferrare per il collo della giacca, quasi con violenza.
Spaventato si volse con le mani strette a pugno, pronto a colpire lo sconosciuto aggressore, ma si arrest stupito.
Era Nino Bixio, che continuava a tenerlo per il colletto e a scuoterlo come un fuscello.
Il tuo canto ha un problema disse l'amico.
Quale?
Ci vuole assolutamente la musica, bisogna cantarlo! Deve diventare il nostro inno, l'inno degli italiani! disse entusiasta l'amico. Poi, come se l'emozione lo avesse vinto, lo abbracci con forza.
Goffredo aveva le lacrime agli occhi: Dunque ti  piaciuto balbett in cerca di conferma, quasi non credendo ai suoi orecchi.
Io lo sapevo che eri bravo, questo  il nostro canto, il canto dei fratelli! Ma adesso dobbiamo trovare il musicista giusto! E ho un'idea di chi potrebbe essere!.
...
.
...
CAPITOLO 25.
...
.
...
In una piccola stanza nel centro di Torino era in corso una lezione di canto. Michele Novaro, il maestro, un giovane sulla trentina, batteva il tempo con una bacchetta, cercando di guidare i vocalizzi di un ragazzetto dalle scarse doti canore.
No, non va bene cos, senti come sale la tonalit! disse il maestro, sedendosi al piano ed eseguendo una scala ascendente, seguita da una in diminuendo.
Hai sentito? fece all'allievo. Adesso prova tu, avanti!.
Di fronte all'ennesima stonatura, Novaro si prese la testa tra le mani, poi sconsolato ordin una pausa.
Hai bisogno di riprendere le forze. E anch'io disse con un sospiro. Anzi, forse  meglio che te ne torni direttamente a casa, ci vediamo luned prossimo. E ricordati del mensile, sei un po' in ritardo.
Uscito il ragazzo, Novaro si gett sul letto, di pessimo umore. Nemmeno si alz quando sent bussare alla porta.
Avanti, la porta  aperta si limit a dire, voltandosi dall'altra parte.
Un tale che veniva da Genova ha portato questa per voi, disse una voce di donna, aspra e dal forte accento piemontese, ma se non vi interessa la getto via.
Riconoscendo la voce della sua padrona di casa, il maestro volt
la testa dalla sua parte. La donna stringeva in mano con aria seccata una busta chiusa da un sigillo di ceralacca: Chiss perch non vi fate scrivere fermo posta, invece di disturbare la gente che lavora.
Lasciatela su quella sedia rispose, ansioso di liberarsi della donna. Ma quella non sembrava volersene andare. Si avvicin invece al letto, e con le mani sui fianchi lo squadr arcigna.
Maestro Novaro,  il cinque del mese, e vedendo che lui non reagiva,  anzi il cinque del terzo mese. Mi dovete tre mesi di affitto, quando avete intenzione di pagare?.
Donna Pina, lo sapete com' la vita di noi artisti, l'arte non sempre ripaga a tempo debito, a volte ci vuole un po'... ma non temete, ho avuto un'offerta dal teatro dell'opera, per fare da rimpiazzo nella Lucia... se il tenore Graziani si ammalasse ricever un discreto compenso per ogni giorno di sostituzione... e se poi morisse del tutto potr pagarvi ogni arretrato!.
La donna si segn con un rapido segno della croce, inorridita: Ma che dite, maestro, sperare nella morte di un cristiano! Scommetto che avete imparato queste sconcezze da quei pubblicani che frequentate, lo sanno tutti che andate pi da loro che in chiesa!.
Repubblicani, donna Pina, repubblicani, non straziatemi anche voi gli orecchi come quella testa di legno del mio allievo!.
Repubblicani o pubblicani, certe cose non si devono dire insistette la padrona, sdegnata. Poi si volse e prese la porta, con un ultimo avvertimento: Ricordatevi l'affitto! O vi caccer via!.
Uscita la donna, il maestro torn a voltarsi verso il muro. L'occhio gli cadde sulla busta che lei aveva lasciato l accanto. Non sembrava la missiva rozza e sbrigativa di un creditore. La
busta, di buona qualit, sembrava contenere pi di un foglio, e il
sigillo era stato apposto con precisione, sulla giusta quantit di ceralacca.
Incuriosito l'apr e prese a esaminare il contenuto. E a mano a mano che procedeva nella lettura il suo umore cambi radicalmente. Quella lettera era davvero un messaggio della musa, venuta a strapparlo alle piccole miserie quotidiane. Intorno a lui l'angusto ambiente soffocante, pieno di spartiti scompagnati coperti di polvere e di strumenti musicali mal ridotti, sembr improvvisamente dilatarsi su una dimensione infinita, percorsa da un vento impetuoso di libert.
Un vento fatto di parole, che si imprimevano nel suo animo con la forza di un maglio, ognuna risuonando come note musicali, che nota dopo nota si andavano componendo in accordi, in una ghirlanda sonora travolgente.
...
.
...
CAPITOLO 26.
...
.
...
Oh, insomma! Non sono mica al tuo servizio!.
Nino Bixio era comodamente steso nella sua amaca, intento a rifinire la punta di un sigaro con il suo coltellaccio da marinaio.
Sono convinto che presto... stava dicendo all'amico seduto su una cassa accanto a lui, quando fu interrotto dalla porta dello stanzino aperta di colpo.
Volse uno sguardo blando verso la ragazza che era apparsa sulla soglia, sbuffando.
Che c' Rosetta, non mi ami pi? rispose, avvicinando il sigaro all'accendino, e tirando con volutt un paio di boccate: Dimmi, piccola mia!, disse poi, a occhi socchiusi.
C' che devi smetterla di trattare questa casa come se fosse casa tua! Il via vai dei tuoi amici, con quelle facce poco raccomandabili, inquietano i signori nei salottini, ci fai perdere clienti!.
Vieni qui, dammi un bacio! rispose lui, togliendosi il sigaro di bocca e saltando gi dall'amaca. Afferr la ragazza per le spalle e le stamp un bacio sulla bocca.
Rosetta rest per qualche attimo con le labbra incollate alle sue, Poi prese a divincolarsi, cercando di spingerlo via.
Smettila, lo so che fai cos con tutte!.
 che vi amo tutte! rispose Nino sorridendo. Ma perch questa irruzione?.
C' un tuo amico che ti cerca. Un impertinente, che  voluto entrare senza sentire ragioni!.
Ma fallo allora passare, mia diletta! Gli impertinenti me li mangio a colazione! replic lui, tornando ad aspirare una boccata.
Rosetta fece per voltarsi, ma venne spinta di lato senza tanti complimenti da un uomo apparso alle sue spalle, trafelato come se fosse appena arrivato di corsa.
Bixio! Per fortuna ti trovo! esclam il nuovo venuto. Mi avevano detto che eri qui... oh, mi scusi signora aggiunse rivolto alla giovane che lo fissava inviperita, come se solo allora si fosse accorto della sua presenza.
Rosetta si allontan con un'alzata sdegnosa di spalle: Sai dove posso trovare questo Mameli, chiese ansioso, mostrando il foglio con il testo del Canto degli italiani, qui, l'autore, scritto qui!.
Nino afferr il foglio, come per controllare quello che veniva detto, poi punt il sigaro verso chi sedeva sulla cassa, sorseggiando un bicchierino di rum. Eccolo qui, in carne e ossa. Goffredo Mameli! disse. E ti presento Michele Novara, esclam poi, rivolto all'amico, tenore, compositore, maestro di canto, maestro di piano e corno inglese, ma soprattutto grande patriota e repubblicano!.
Goffredo si alz, tendendo la mano, che l'altro gli strinse eccitato:  un vero onore! Sono qui per... ma c' un pianoforte? Sapete dove posso trovarne uno?.
Ce n' uno nel salottino, dove le signore ricevono. Potremmo... no, non credo che sia una buona idea... aggiunse subito, scuotendo la testa.
Da Armida non c' un piano accanto alle botti del vino? ricord Goffredo.
Ma sar scordato come una scarpa vecchia... obiett Nino. No, ho sentito un membro dell'Entelema suonarci un pezzo di Beethoven, quando ci riunivamo l.  di buona qualit, accordato.
E va bene, tentar non nuoce. Vieni Michele, ti portiamo in una sala da concerto che mai ti aspetteresti!.
I tre uscirono in fretta e furia, tra lo sconcerto dei signori ben vestiti seduti nel salottino in allegra compagnia.
Ho preso la prima corriera che ho trovato, per arrivare da Torino, disse Novara mentre li seguiva gi per i vicoli verso il porto, sono rimasto cos colpito dal vostro poema, Mameli, che ho sentito l'impulso di venire subito a sottoporvi la mia idea di come musicarlo!. Come avete avuto il testo? chiese Goffredo incuriosito. Glielo ho inviato io, con un amico che andava a Torino disse Nino. Conosco Michele da tempo. Lo sai che ha musicato anche il tuo Suona la tromba?.
Davvero? Sapevo che Mazzini aveva incaricato Verdi per la musica... disse Goffredo.
 vero... ma il mio  solo un esercizio... nulla di paragonabile al maestro... si schern Novara, imbarazzato.
Dai, Michele, non sei da meno, hai solo bisogno di un po' di fortuna... ma eccoci arrivati!.
Il compositore segu i due amici nella taverna, guardandosi 'ntorno con aria perplessa. Poi, scoprendo il pianoforte sul fondo, si precipit da quella parte, sollevando la copertura della tastiera.
Prov un paio di accordi veloci, seguiti da una serie di scale
Scendenti.
Va bene, va bene,  passabile disse Novara, interrompendosi e sistemando lo spartito sul leggio. Ci vorrebbe un po' di luce...
Armida si avvicin con una lampada a olio, che depose sul pianoforte.
Grazie, madame, disse compunto Novara, ignorando l'occhiataccia della donna, e ora ecco la mia idea. Vedete, quando ho letto il testo ho avuto una sorta di visione... una grande pianura, sconfinata, dove tutti i popoli d'Italia erano convenuti, al richiamo di qualcuno... una forza, un annuncio... e i popoli in attesa, prima sgomenti, e poi a poco a poco esaltati....
Goffredo ascoltava attento. Nino gli si accost all'orecchio: Hai sentito? Era o no l'uomo giusto?.
All' inizio avevo in mente qualcosa di solenne, ma poi mi sono convinto che fosse meglio alternare momenti pi tesi ad altri pi riflessivi..., riprese Novara, ho allora pensato a una introduzione squillante, un ritmo veloce come di trombe e tamburi, un appello degno di un nuovo grande esercito di popolo! Un richiamo inappellabile!.
Le sue dita ripresero a correre veloci sulla tastiera, traendone un ritmo deciso che ripet in un'ottava pi alta per poi tornare all'ottava iniziale: Poi un attimo di pausa, di riflessione, quasi per dare al popolo il tempo di meditare sul suo destino..., aggiunse, rallentando, e poi l'attacco! riprese, cantando i primi versi con una bella voce tenorile, piena e sonora.
A mano a mano che il canto si diffondeva nella taverna gli altri avventori avevano preso ad avvicinarsi, incuriositi da quell'uomo mingherlino, dall'aria timida, che diffondeva una musica e un canto travolgente. Anche Armida si era avvicinata, insieme con i due bambini, che saltellavano allegri, al ritmo delle note.
Uno dei camalli muoveva la testa seguendo la musica, altri scambiavano tra di loro cenni di approvazione. Unendosi poi al coro nel momento veloce dello stringiamci a coorte, imitati da Goffredo e Nino, entusiasti.
Anche Boccardo era entrato, proprio nel momento in cui in sala esplodeva la chiusura in crescendo, con quel S! finale gridato a tutta voce.
Michele Novaro era balzato in piedi, pestando con violenza i tasti dell'ultimo accordo. Nella mossa il lume a petrolio si rovesci, appiccando il fuoco allo spartito.
Prendete dell'acqua, presto! grid Boccardo accorrendo preoccupato.
No, c' l'olio,  peggio! url Goffredo in mezzo allo scompiglio generale.
L'unica che avesse mantenuto la calma era Armida. Si precipit sul piano con uno straccio, soffocando le fiamme con una serie di colpi ben assestati fino a spegnere il fuoco.
Lo spartito era completamente bruciato. Tutti fissarono il compositore preoccupati, ma lui li rassicur sorridendo.
Tranquilli, lo conosco a memoria! Ma, cosa vi  sembrato... chiese ansioso.
Un coro di approvazioni esaltanti gli si rovesci addosso, travolgendolo. Anche Armida lo abbracci, stampandogli un bacio sulla guancia: E bravo il suonatore! grid.
Goffredo era corso a stringergli la mano.
Grazie, maestro, replic Novaro imbarazzato, ma devo chiedervi scusa, per quel S che ho aggiunto... mi sono preso la libert....
Hai fatto benissimo! tagli corto Nino. S, s! E cos sia!
Adesso dobbiamo farlo circolare il pi possibile! Faremo stampare migliaia di volantini!.
Ho un'idea! salt su Giacomo Parodi, con una scintilla maliziosa negli occhi. E se stampassimo un foglietto con l'aspetto di un santino, come quelli che i preti distribuiscono a ogni pellegrinaggio?.
...
.
...
CAPITOLO 27.
...
.
...
Stampati di notte alla Grondona, i primi pacchi di finti santini erano arrivati alla taverna di Armida, e gi cominciavano a circolare tra i camalli e gli altri lavoratori del porto.
I foglietti, con su una faccia l'immagine della Madonna dell'Oregina e sull'altra il Canto degli italiani, riportavano l'invito a partecipare al pellegrinaggio previsto per il 10 dicembre.
I primi a diffonderli furono i membri dell'Entelema, ma erano finiti anche nelle mani dei ragazzini che li davano in giro. Perfino Betta e Gin correvano dietro ai passanti, per metterli nelle loro mani.
Una preghiera per la Madonna! Venite al pellegrinaggio!.
Scambiati per volantini religiosi in genere venivano accettati da tutti. Pi d'uno, voltato il foglio e letto il retro, si affrettava a nasconderlo in tasca, altri a gettarlo via preoccupati di esser visti.
Ma molti altri invece lo commentavano ad alta voce, e lo mostravano in giro, cercando anche di procurarsene altri. In breve, attraverso una rete invisibile, sotterranea, inarrestabile, il messaggio s'era diffuso in tutta Genova.
Com'era inevitabile, uno dei "santini" fin anche nelle mani del comandante della polizia del Governatorato. Il funzionario lo scorse dapprima distrattamente, scambiandolo per un semplice avviso liturgico, prima di scoprirne con un sussulto la reale natura.
Goffredo e Nino erano instancabili in giro, dirigendo la distribuzione e correndo a rifornire i giovani con nuovo materiale via via che andava esaurito.
Vennero raggiunti da Boccardo e Castiglioni: Buone notizie! grid Francesco. La voce del nostro piano  arrivata fino ai mazziniani di Milano, verranno anche loro!.
S, ma quanti potranno essere? disse Boccardo, spegnendo il suo entusiasmo. Un centinaio? Non arriveremo mai nemmeno a cinquemila, per quanti genovesi potranno aderire. E gi la met sarebbe un successo!.
Ebbene? E allora diamoci ancor pi da fare! esclam Goffredo. Chi viene con me all'universit?.
Si volt, appena in tempo per ricevere in faccia una manciata di volantini. Sbalordito si trov davanti Armida, che si agitava furiosa, con Gin tenuto per mano e Betta dietro di lei.
Usate i figli vostri per distribuire questa robaccia! Con l'immagine della Madonna! Volete farci perseguitare anche dai preti? gli grid contro.
Ma mamma, lo vogliamo fare anche noi! strill Gin, cercando di sfuggire alla sua stretta, aiutato dalla sorellina.
Ma se nemmeno sapete cosa c' scritto! li rimprover la madre. E nemmeno io so cosa mettete in mano ai miei figli! seguit agitando uno dei santini. Non so leggere, mica come voi ricchi!-
 il Canto dei Fratelli grid Betta. Quello che ti piace tanto!-
Armida, ti prego, lasciali fare disse Goffredo.  anche per loro che stiamo combattendo,  per un futuro libero e migliore soprattutto per loro... insistette, accarezzando amorevolmente la testa di Gin.
La donna tacque, incerta. Scorreva con gli occhi da Goffredo
ai figli al volantino: Se  cos... ma allora insegna a questi due a leggere e a scrivere, se vuoi davvero che abbiano un futuro migliore!.
D'accordo. Un giorno apriremo scuole per tutti, a cominciare da questi due! disse Goffredo.
Armida scosse la testa, poco convinta. Ma lo sguardo che rivolse a Goffredo non era pi ostile. Raccolse un paio dei santini che erano caduti in terra e li restitu ai figli.
Non fatevi male. E non allontanatevi troppo! disse soltanto.
Anche al Governatorato erano arrivati alcuni volantini. Un delegato di polizia sal ansante nell'ufficio del Governatore, con uno di essi raccolto in strada. Ma quello ne aveva gi uno, e lo rigirava irritato tra le dita, segnate dal vistoso anello con rubino.
Adesso vi presentate? disse di colpo, gelando il delegato. Furioso, gett via il foglietto: Adesso che questo invito circola per tutta Genova?.
L'altro si strinse nelle spalle, contrito: Abbiamo fatto quel che potevamo, appresa la notizia. Ne abbiamo sequestrate a mucchi, di queste provocazioni ma....
Ma siete arrivati tardi, come al solito! E adesso? Come facciamo , come facciamo a proibire una cerimonia religiosa, senza metterci contro l'arcivescovo, che gi  in odore di liberalismo come Pio IX?.
...
.
...
CAPITOLO 28.
...
.
...
Al termine di una giornata convulsa, in cui aveva percorso la citt in lungo e in largo per diffondere gli inviti alla manifestazione, Goffredo a sera torn a casa, stremato.
Ancora vestito si era gettato sul letto. Ma aveva appena cominciato a scivolare nel sonno che la visione della madre china su di lui lo riport di colpo alla realt.
Adelaide non aveva il consueto atteggiamento affettuoso con cui sempre si avvicinava a lui, perfino quando da piccolo fingeva di punirlo per qualche marachella. Sembrava agitata, lo sguardo duro.
Questo lo hai scritto tu? chiese brusca, agitandogli uno dei volantini sotto il naso.
S,  un santino... l'ho scritto io, ma che hai?.
Un santino! Questo? Mi prendi in giro? Ho letto ogni tua poesia per prima, e ora che hai scritto questo Canto degli italiani lo metti in mano a mezza citt e non a me? rispose lei furiosa. La cosa migliore che tu abbia mai fatto, e devo saperlo dalla cuoca?-
Goffredo, rinfrancato, si protese verso di lei, baciandola su una guancia: Davvero ti piace? disse, commosso.
Adelaide tenne ancora il broncio per qualche attimo, poi Si sciolse in un sorriso: Ingrato! Ma anche se non lo meriti, l'ho fatto leggere a Bianca e a Raffaele. E loro hanno scritto subito ai
Mazziniani di Torino e Milano per farli venire in massa! E adesso dormi, sembri uno straccio!.
Nella cripta della chiesa era in corso una riunione d'urgenza, convocata dal generale Modane. L'ufficiale era palesemente scontento: Non  possibile che non sia stato fatto nulla per impedire questa azione sovversiva, disse rivolto al Governatore, battendo il pugno sul tavolo dove giaceva uno dei famosi volantini, che diavolo ha fatto la vostra polizia?. Il Governatore, contrariato dal tono aggressivo dell'ufficiale, raddrizz le spalle, serrando la mascella. I miei delegati seguono momento per momento lo sviluppo della congiura. Abbiamo infiltrati nei gruppi pi facinorosi, che ci informano delle loro trame. Voi, piuttosto, la truppa che il re ha dislocato in Liguria per controllarne la fedelt alla Corona cosa fa per assicurare che non vi siano sconfinamenti, transito di ricercati, perfino, si dice, di armi? Il controllo dei confini non  certo impresa da agenti di polizia!.
Modane stava per rispondere per le rime quando padre Sinibanti, che fino a quel momento era restato in silenzio, prese la parola.
Signori, il momento  grave, e sarebbe pericoloso per la nostra causa che si aprisse una disputa tra di noi. Il fatto  che i sovversivi hanno dato prova di una insospettabile capacit organizzativa, e rapidit nell'eseguire trame e nello stringere contatti tra fazioni, brilla tra di loro quel Mameli, contro cui gi vi misi in guardia a suo tempo. Ritroviamo quindi la concordia che fu alla base della Stessa istituzione del nostro gruppo. Avete ragione, padre, rispose pronto il Governatore, mi inchino alla vostra saggezza, e prego tutti i presenti di umiliarsi di fronte a parole che ci illuminano tutti. Da parte mia, voglio solo ricordare la particolarit dell'occasione: questi furfanti hanno preso a pretesto una delle cerimonie pi sacre e pi sentite dal popolo genovese, che contano di sfruttare sotto la copertura della Chiesa. Capirete quindi come  difficile per l'autorit civile entrare in conflitto con quella religiosa,  impossibile vietare il raduno o limitarlo in qualche forma!.
Non dico vietarlo, Governatore, replic Sinibanti, ma, come dire, contenerne i possibili effetti perniciosi.
E come, se non si potr prendere a fucilate quella masnada di pezzenti che si inerpicher su per la collina salmodiando? sbott Modane.
Come si contiene un fiume limaccioso, per impedire che straripi, inarrestabile, rispose Sinibanti, dividendolo in rivoli minori, alzando gli argini, lasciandolo libero dove non far danno. Sappiamo chi sono i capi e gli organizzatori, fermando loro i gregari si sbanderanno, saranno ininfluenti. Resteranno loro solo queste stupide parole, aggiunse afferrando il volantino, fiato al vento, che il vento si porter via.
Sar fatto assicur il Governatore.
Anche la truppa far il suo dovere si un Modane deciso, tra l'approvazione degli altri emissari della Santa Alleanza.
...
.
...
CAPITOLO 29.
...
.
...
La mattina dopo, uscendo di casa, Goffredo not due uomini dall'aria indifferente che sostavano a poca distanza da casa, apparentemente immersi nella lettura del Corriere Mercantile. Potevano esser due tranquilli borghesi in attesa di recarsi alle loro attivit. Ma qualcosa negli abiti, nella rigidezza dei corpi, nell'aspetto dei volti, lo mise in sospetto.
Quando nella taverna di Armida si incontr con Stefano e Francesco, rifer la sua sensazione: Sono sicuro che fossero delegati di polizia. Credo che ci sorveglino.
Stefano annu, preoccupato: Credo che tu abbia ragione. Fuori di casa mia ho visto la stessa cosa, due figuri inquietanti, con l'aria da sbirro a un miglio di distanza. Tu, Francesco, hai notato nulla?.
No. Ma ora che mi ci fate pensare, all'angolo della via dove abito c' ferma da due giorni un'ambulanza militare, che sembra dimenticata l.  strano, che motivo pu esserci....
Nino, che intanto li aveva raggiunti, fu messo rapidamente al corrente delle loro preoccupazioni. L'amico li ascolt attento, annuendo pensoso.
 probabile che sia come temete. Del resto dovevamo pensarci, troppo bello che i nostri nemici se ne stessero inerti, ad aspettare le nostre mosse! Dobbiamo fare qualcosa, i compagni
contano su di noi, se mancassimo al momento giusto andrebbe tutto in rovina. Ho un'idea, seguitemi!.
Salutata in fretta Armida, i quattro si immersero nel folto dei carrugi, guidati da Nino, fino a raggiungere il palazzetto al termine dello stretto vicolo, il suo rifugio.
Ci hai portato al tuo bordello? fece Goffredo sorpreso.
Certo. Come ti ho detto  il luogo pi sicuro di Genova. Non ci sar mai un'irruzione, con tanti bravi padri di famiglia dentro, a rischio di sorprenderli con i calzoni in mano! Resteremo tutti qui, fino alla mattina del 10 dicembre. C' solo da convincere Rosetta a tenerci per qualche giorno!.
Convincere la ragazza non fu affatto facile, a dispetto di quello che aveva sperato Nino.
Cosa? Non bastavi tu a spillarci pranzo e cena, adesso ti porti anche gli amici? E dove dovrei mettervi?.
Su Rosetta,  solo per poche notti, ci stringeremo qui! la implor Nino a mani giunte. Chiedimi quello che vuoi, anche di sposarti, ma non lasciarci nelle grinfie degli sbirri!.
Sposarti? Sporco traditore, me lo hai gi promesso tre volte, quando dovevo tenerti i tuoi fucili!.
Ma  per la causa, amore mio, so di essere un vero furfante, ma il mio cuore  puro!.
Va' al diavolo, tu e i tuoi amici mazziniani! Finirai per rovinarci tutte!.
Ma vi daremo un'Italia libera, non pi serva dei preti, senza pi sbirri, dove le donne potranno esercitare liberamente ogni professione, anche... anche la vostra prov a convincerla Goffredo.
La ragazza si volse verso di lui, squadrandolo da cima a fondo.
Voi sembrate una persona per bene, che ci fate con questo imbroglione? disse, meno ostile.
 un mio grande amico, siete troppo severa nel giudicarlo, insistette Goffredo, vi prego, aggiunse anche lui in tono implorante.
E va bene, voglio fidarmi. Di voi, non di lui! specific con una smorfia all'indirizzo di Nino. Ma quattro notti, non di pi. E non fatevi vedere dai signori! disse uscendo, e sbattendo la porta.
Menomale, temevo che stavolta... per fortuna c'era Goffredo! disse Nino, con un sospiro di sollievo. Adesso dobbiamo solo trovare altre tre amache....
...
.
...
CAPITOLO 30.
...
.
...
Il sole era appena spuntato, ma gi i primi gruppi di fedeli si stavano riversando sulla spianata dell'Acquasola, la grande terrazza alberata che dava sul panorama della citt.
Anche Goffredo e i suoi amici erano giunti, e si guardavano intorno ansiosi.
Mi sembra che ci sia abbastanza gente, disse Nino, con un ottimismo forzato, molti hanno anche in mano il nostro "santino".
S, forse in molti ci hanno ascoltato... assent Goffredo, indicando altri gruppetti di uomini e donne di tutte le et che si andavano aggiungendo. Ormai la fontana centrale era completamente circondata da alcune centinaia di persone. E anche la statua della Madonna dell'Oregina, portata a spalla da un gruppo di fedeli guidati da un sacerdote con i paramenti delle grandi occasioni, si stava apprestando ad avviarsi verso il santuario.
Speriamo che ci sia anche gente nostra, oltre ai baciapile delle parrocchie! mastic tra i denti Nino.
Certo che ci sono! grid Stefano, che si era affacciato dalla balaustra a guardare verso il basso. Dai carrugi della zona del porto si scorgeva una massa confusa, multicolore, che saliva di l rumoreggiando come una marea inarrestabile.
La bandiera! indic entusiasta Francesco, indicando un picchetto che era arrivato in quel momento, issando una bandiera lacera e consunta, in cui sarebbe stato difficile riconoscere i colori e lo stemma della Repubblica di Genova. Il vessillo che era stato sventolato durante la sollevazione antiaustriaca del 1746, con tutti i segni della lotta di quei giorni.
Il picchetto avanz facendosi largo in mezzo alla folla, che andava crescendo sempre pi grazie al flusso di nuovi partecipanti che spuntavano da ogni parte. Raggiunse la fontana e si alline insieme alla statua della Vergine, pronto a muovere.
Alle nove, a un invito del monsignore, la statua trasportata a spalla dai chierici della cattedrale e la bandiera con il suo picchetto d'onore si misero lentamente in moto, seguite dalla massa dei pellegrini verso la stretta della salita di santa Caterina.
Il corteo prese a snodarsi lungo la via Nuova per poi attraversare la piazza dell'Annunziata, e quindi via Balbi e ancora piazza san Tommaso.
Goffredo e i suoi amici avevano raggiunto la testa del corteo, raggianti di gioia.
Siamo tantissimi esclam Stefano, lanciando in aria il suo cappello.
Dieci, forse ventimila genovesi! disse Goffredo, sprizzando gioia da ogni poro.
Forse anche trentamila, e tutti con il tuo inno in mano, rincar Nino, e quando saremo sul sagrato del santuario sar il momento di lanciare le nostre parole d'ordine, patria e Repubblica!.
Attenti, ma avete visto i soldati, schierati a ogni incrocio, nelle vie laterali? Devono aver mobilitato tutte le forze di stanza a Genova! Non finiremo in trappola, come topi? disse incerto Boccardo, indicando la stretta, lunghissima mulattiera a gradoni che
ora costituiva l'ultimo tratto e il pi impervio della salita verso l'Oregina, introdotto da una piccola edicola votiva.
In quel punto la colonna aveva rallentato, fin quasi a fermarsi. I portantini della statua stavano raccogliendo le forze per l'ultimo sforzo e anche i portabandiera attendevano il via per rimettersi in moto.
Alle loro spalle erano arrivati anche Novara, e Armida con la piccola Betta sulle spalle, insieme all'intero gruppo degli studenti dell'Entelema.
Non avete idea di quanti ancora devono lasciare la passeggiata! disse Armida.
Tanti tanti! batt le mani allegra Betta.
Statua e bandiera si erano rimesse in moto, ma si arrestarono di colpo fatti pochi passi. Poco pi avanti, schierati in un punto dove la salita si allargava in un piccolo spiazzo, un reparto di bersaglieri con un piccolo pezzo d'artiglieria sbarrava l'accesso.
Vi ordino di fermarvi, e di disperdervi! ordin l'ufficiale al comando, un tenente a cavallo con dei vistosi baffi a manubrio e la sciabola sguainata.
Che facciamo? chiese Boccardo, impallidito di colpo.
Sapevamo che non sarebbe stato facile... mormor Goffredo. State fermi, restate calmi! seguit ad alta voce, rivolto ai manifestanti pi vicini.
Poi avanz verso lo schieramento, seguito anche dal sacerdote che guidava il trasporto della statua.
Che problemi ci sono, tenente?.
Disposizioni dell'autorit militare, per esigenze di ordine pubblico. Il permesso per la commemorazione  revocato, tornate alle vostre case! grid l'ufficiale, in un tono che non ammetteva repliche.
Ma  una processione, figliuolo, non possiamo deludere tanti fedeli... prov a dire il sacerdote, dopo un rapido scambio di occhiate con Goffredo. Dobbiamo raggiungere il santuario, come gli altri anni....
Il suo tono volutamente ingenuo non ebbe alcun effetto sull'ufficiale:
Questi sono gli ordini: disperdetevi o saremo costretti a sparare! rispose il baffuto, sguainando la sciabola, per comandare il fuoco.
Ma figliuolo, che dici, siamo tutti cristiani, fratelli... prov a dire ancora il sacerdote. Intanto la colonna cominciava a sbandarsi, stretta tra quelli che premevano da dietro contro i primi che intimoriti avevano preso ad arretrare. Qualcuno impaurito gi fuggiva.
Goffredo aveva i nervi a fior di pelle. Non era la prima volta che poneva a rischio la sua libert e forse la sua stessa incolumit. Ma stavolta era diverso, quel giorno sentiva sulle spalle la responsabilit della vita di centinaia di persone, che con la minaccia di dover affrontare uno scontro a fuoco pesava come un macigno.
 il momento, Goffredo! lo confort Nino, che intuiva l'angoscia dell'amico. Abbiamo lavorato per questo, non possiamo tornare indietro!
Il giovane annu, poi avanz ancora fino a ridosso della fila di soldati con le baionette inastate, e con tutto il fiato di cui disponeva cominci a cantare a squarciagola, subito seguito da Nino e Stefano:
Fratelli d'Italia, l'Italia s' desta!
dell'elmo di Scipio, s' cinta la testa...
Quel canto, del tutto inatteso, ebbe un effetto quasi ipnotico sui soldati. Si guardavano l'un l'altro, cercando poi una risposta su cosa fare da parte del tenente. Che sembrava il solo a essere restato indifferente, e continuava ad agitare minaccioso la sciabola.
Puntate! grid. Ma l'ordine mor soffocato dalla voce potente di Michele Novaro, che con tutta la sua forza di tenore attacc a sua volta:
Dov' la Vittoria? Le porga la chioma, che schiava di Roma Iddio la cre! Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte, siam pronti alla morte...
L'Italia chiam!.
Una nuova voce svett di colpo su quelle dei giovani, una voce di donna. Armida, ancora con la piccola Betta sulle spalle, aveva raggiunto il fronte della colonna. E dietro di lei gli studenti dell'Entelema, e poi gruppi sempre pi numerosi di manifestanti presero a unirsi al canto che leggevano dal retro del volantino. Prima in modo incerto, e poi sempre pi forte sul ritornello, il Canto degli italiani sgorgato da mille bocche scivolava gi per il lungo serpente disteso lungo il percorso, con l'energia di un torrente di montagna, spumeggiante, inarrestabile, crescendo di tono a ogni svolta della via.
Rianimato da quel canto di gioia fraterna e insieme maestoso, il sacerdote per primo si fece coraggio e avanz verso i soldati con la croce levata in alto, solenne come un profeta antico.
Subito lo seguirono Goffredo e i giovani dell'Entelema, stretti intorno alla bandiera del 1746.
Sempre pi incerti, i soldati fissavano impietriti la massa che ormai era sul punto di travolgerli.
Caricate! grid ancora furioso il tenente.
Ma nessuno dei soldati pareva aver sentito, e nessuno pareva disposto a obbedire.
Ormai la folla era giunta a ridosso delle baionette. L'ufficiale continuava ad agitare minaccioso la sciabola, ma era evidente che nemmeno lui sapesse pi cosa fare.
In quel momento, usc da dietro il muro di un casolare un uomo a cavallo, con la vistosa divisa di generale di stato maggiore. Il nuovo venuto si affianc al tenente, a pochi passi dalla folla.
Sciogliete i ranghi, tenente, e fateli passare! ordin secco, scuro in volto. Non vorrete sparare su un prete e la statua della Madonna?.
No, generale Modane, agli ordini! scatt l'ufficiale. Ritiratevi, voi! grid poi al reparto schierato.
Con un'esclamazione di giubilo simile a un tuono il corteo pass avanti ai soldati, andati ad allinearsi lungo la salita con i fucili a pied-arm, riprendendo subito dopo a cantare l'inno di Goffredo.
Come Goffredo giunse davanti a Modane, i suoi occhi si incrociarono con quelli del generale. Uno sguardo carico d'odio, cui il giovane rispose cantando ancor pi forte, passando oltre in compagnia dei suoi amici.
A mano a mano che il corteo gli sfilava davanti, l'espressione del generale si faceva sempre pi dura, come se in qualche modo stesse registrando uno per uno ogni avversario che gli scorresse di fronte, in una sorta di registro mentale della vendetta chiuso nel profondo dell'animo.
Uno in particolare sembr colpirlo, un giovanissimo dimostrante dai capelli ricci, che davanti a lui aveva provocato il generale senza paura.
Ci volevi ammazzare? E allora sparate: siam pronti alla morte, l'Italia chiam!.
Intanto il piazzale del santuario dell'Oregina era ormai pieno di gente all'inverosimile, e anche nella chiesa dove aveva avuto inizio la messa non c'era pi nemmeno un posto libero.
Rimasti fuori sul piazzale, Goffredo e gli amici non credevano ai loro occhi, tanta era la folla riunita, tra cui molte donne e bambini, ancora intenta a rilanciare le note del canto, allegra come per una grande festa.
Una ragazza si avvicin: Ma  vero che lo avete scritto voi? chiese timida, mostrando il volantino.
Alla risposta affermativa del giovane, la ragazza gli allung il foglietto e un carboncino: Me lo firmate?.
Come a un segnale, un gruppo di altre ragazze circondarono Goffredo, ognuna con il suo volantino da firmare.
Guarda se questo bellimbusto non si prende tutto il merito! ridacchi Francesco, dando di gomito a Stefano. Come se noi non avessimo fatto nulla! Vedrai se un giorno nei libri di storia non parleranno solo di lui, e noi niente, solo qualche nota a margine! Ehi, io sono il suo miglior amico! esclam, cercando di richiamare l'attenzione delle ragazze.
Senza successo, tutta l'attenzione restava per Goffredo.
Ma non  tutto merito mio, prov a dire, raccogliendo una rosa che una delle giovani gli aveva gettata, se non ci fosse stata la musica di Michele... disse ancora, indicando Novaro.
Giunsero anche Boccardo e Giacomo Parodi: C' gente gi al
porto, che ancora deve mettersi in movimento rifer Giacomo, quasi incredulo.
Siamo cos tanti che nessuna polizia potr fermarci! Stasera Genova sar nostra! esclam Nino. Dai, Goffredo,  il nostro giorno! aggiunse poi, notando che l'amico si era improvvisamente rannuvolato.
Lo sai, avrei voluto... che lei avesse vissuto questo giorno, con me!.
L'hai... l'hai pi vista? chiese Nino, dopo un attimo di esitazione. Hai saputo qualcosa?
Goffredo scosse tristemente il capo, lo sguardo perso verso un orizzonte indefinito: No... credo che il marito l'abbia trascinata con s in qualche parte dell'Austria. Nemmeno Gilda, la sua cameriera, ne ha saputo pi nulla, dopo quel giorno... la Ferretti la cacci di casa, la sera stessa, senza una riga di referenze!.
Il giovane si chiuse in un silenzio angosciato. Poi, dopo qualche istante trasse un sospiro profondo: Sai cosa mi disse, mentre me la strappavano? Io sono morta. E con lei  morta anche una parte di me, lo sento. E ho un triste presentimento che mi divora, da allora. Insieme con la rabbia di non aver seguito il mio primo impulso, di rincorrerla, di riprenderla con la forza... oppure di morire con lei!.
Nino lo abbracci, comprensivo: So cosa pensasti allora! Io non l'ho conosciuta... ma di una cosa sono sicuro, che mai avrebbe voluto la tua morte! Se aveva anche lei nel cuore quell'amor di patria che arde in te e in tutti i tuoi amici, ti avrebbe voluto proprio dove sei qui, ora, con il tuo animo e le tue parole a dare forza agli altri! E sono sicuro che sarebbe orgogliosa di te! La rivoluzione, quella che sognavate,  iniziata, e non si arrester pi! Forza, c' altro da fare, abbiamo appena tirato su il sipario!.
...
.
...
CAPITOLO 31.
...
.
...
Terminata la funzione religiosa e la celebrazione laica dell'insurrezione del 1746, la gente ammassata cominci lentamente a defluire verso la citt. Ma i patrioti pi accesi, che avevano trovato nella manifestazione l'occasione per riconoscersi e contarsi, non avevano intenzione di smobilitare.
Formando un nuovo corteo, sventolando le bandiere tricolori apparse come per incanto e cantando l'inno di Goffredo che ormai era diventato un patrimonio comune, si riversarono verso il porto esultando e chiamando a raccolta i cittadini.
Una nuova manifestazione, questa spontanea, frutto degli animi riscaldati dalle emozioni della salita all'Oregina, dilag per le vie di Genova quando gi il pomeriggio inoltrato lasciava il posto alle prime ombre della sera.
In testa, gli studenti dell'Entelema, con Giacomo Parodi e Boccardo tra i primi, insieme con Francesco, Goffredo e Nino Bixio. A loro s'era unito anche il giovane ricciuto che aveva sfidato il generale Modane lungo la salita, con l'aria entusiasta tipica dell'et.
Unione! Libert! Repubblica! gridava a squarciagola Francesco. In quel momento una fila di carrozze stava passando poco lontano. Ripetendo in coro Unione, Libert, Repubblica i giovani si ammassarono intorno alle vetture, battendo coi pugni contro gli sportelli e facendole ondeggiare a forza di spintoni.
Impossibilitati a continuare, i vetturini avevano richiamato i cavalli, tirando il freno. Qualcuno dei viaggiatori scese, unendosi ai giovani, altri protestavano. Una sola delle vetture era rimasta con gli sportelli ostinatamente chiusi, finch dal finestrino non si affacci padre Sinibanti, furioso. Gi le mani, farabutti, lasciatemi passare! inve il gesuita. Goffredo si ferm di colpo. Sent le membra che si facevano di ghiaccio, preda di un rancore mai sepolto, che ora si riaccendeva violento.
Dal canto suo, il gesuita lo fulmin con un'espressione sprezzante. Ancora voi, il giovane Mameli. Non mi meraviglio di trovarvi in mezzo a questa canaglia!.
Anche Francesco aveva riconosciuto l'uomo che con le sue trame aveva causato il dramma di Goffredo. Continu a cantare ancora pi forte l'inno, mentre altri giovani prendevano a scuotere la sua carrozza, fin quasi a farla ribaltare.
Il giovane ricciuto raccolse un sasso, grid Viva Balilla! e prese la mira. Stava per scagliarlo quando Boccardo riusc appena in tempo a fermargli il braccio, deviando il lancio, che termin senza danno a parecchi passi dal bersaglio.
Anche Francesco smise di cantare, preoccupato per la piega che stava prendendo la situazione: Fermo! Cos passeremo dalla parte del torto!.
Nino intanto si era fatto sotto alla carrozza, sventolando beffardo il tricolore davanti al volto furioso di Sinibanti. Ma teneva d'occhio Goffredo, preoccupato per la sua possibile reazione. Vedendolo tremante di rabbia, sul punto di scagliarsi sul gesuita, corse verso di lui e lo afferr per l'orlo della giubba, sicuro che se non lo avesse fermato avrebbe potuto anche uccidere il suo nemico.
Fermati, Goffredo! Non ora, non cos, sotto gli occhi di tanti testimoni! Verr il momento della tua vendetta, ma nel giorno giusto! Il giorno in cui verr spazzata via la maledetta gena dei suoi pari!.
Lasciamo stare questo pretaccio! grid poi agli altri, trascinando con s Goffredo. Via, andiamo a cantare e a chiedere libert e giustizia per tutte le strade, svegliamo i pacifici genovesi, nessuno deve dormire nella prima notte della rivoluzione!.
All'alba, ancora in preda all'euforia della scorribanda notturna, Nino e Goffredo erano tornati presso la casa del giovane, cantando ancora qualche strofa dell'inno.
Che potenza, le tue parole e la musica di quel geniaccio di Michele! Il Canto sta ancora risuonando per Genova, lo abbiamo sentito dappertutto! disse Nino.
Ma adesso facciamo piano, qui staranno ancora dormendo! lo ammon Goffredo. Vieni, hanno preparato un letto anche per te.
Sicuro che non sia di troppo? Posso anche tornare alla mia amaca!.
Allora la prossima volta ti far preparare un'amaca! sorrise l'amico, accingendosi ad aprire la porta.
Mameli Goffredo e Bixio Gerolamo? risuon alle loro spalle. Dall'ombra erano uscite due figure in abito scuro, con a tracolla la fascia dei delegati di polizia. Uno dei due impugnava una pistola, puntata contro di loro, e altre ombre armate di moschetti si andavano aggiungendo dietro i due, circondandoli.
Goffredo alz lentamente le mani imitato da Nino.
In persona, rispose l'amico per entrambi, a cosa dobbiamo tanto onore?.
A un cenno del delegato uno degli agenti si fece avanti e colp con violenza Nino nella schiena con il calcio del fucile. Goffredo si gett contro di lui per cercare di fermarlo, ma ricevette a sua volta un colpo deciso, seguito da calci e pugni una volta a terra.
Poi si sent afferrare da diverse mani, e trascinare quasi di peso insieme con Nino verso un carro chiuso che aspettava poco distante. Fu gettato all'interno senza nessun'altra spiegazione.
Dopo un breve tragitto il carro si ferm nel cortile del Governatorato, dove i due, entrambi doloranti per le percosse, furono tirati fuori a forza e trascinati nei sotterranei del palazzo, adibiti a prigione. Qui, tra le urla e i lamenti di altri prigionieri, furono gettati in una delle celle.
Goffredo, nonostante i lividi, si alz in piedi furioso, affrontando il secondino che stava facendo scattare il catenaccio: Con quali accuse ci tenete qui? url contro l'uomo. Ma quello si limit a colpire con forza l'inferriata con il suo bastone, costringendolo a indietreggiare.
Non ti sono bastate quelle che hai avuto? chiese sprezzante. Ne vuoi ancora?.
Nino, che intanto si era anche lui risollevato a fatica, allung una mano sulla spalla dell'amico tirandolo indietro: Lascia perdere,  inutile, li conosco bene!.
Trascinato dall'amico, Goffredo si lasci cadere sulla panca di legno grezzo, sul fondo della cella. Si prese la testa tra le mani, pi per la rabbia di quello che sentiva come un sopruso, che non Per il dolore dei colpi subiti.
Rimase cos per un tempo indefinito, mentre Nino cercava di confortarlo. Poi, sentendo la serratura che scattava di nuovo apr gli occhi.
Due secondini stavano trascinando nella cella un nuovo ospite che urlava di dolore coperto di sangue. Mettilo l, insieme con gli altri due ospiti di pregio sghignazz uno dei due.
Era il giovane ricciuto, anche lui catturato. Appena dentro con uno sforzo riusc ad alzarsi. Te lo devo dire, mia madre picchia pi forte di te mormor beffardo, sputando un grumo di sangue.
Per tutta risposta il secondino lo colp con un violento pugno in faccia, abbattendolo a terra e assestandogli un calcio. L'uomo si apprestava a colpire di nuovo, quando Goffredo si precipit su di lui, allontanandolo con uno spintone dal caduto. Che fai, maledetto? url contro l'uomo, che era finito in terra con un urlo. Non vedi che  ferito, non pu difendersi? gli grid in faccia, mentre Nino si chinava sul ragazzo cercando di rianimarlo.
Al richiamo del secondino in un attimo la cella si riemp di altre guardie, accorse a soccorrere il loro collega. Questi si stava rialzando, pronto a colpire ancora, quando un ordine perentorio risuon nella cella.
Fermatevi immediatamente!
Giorgio Mameli, nella sua divisa di ammiraglio era apparso accanto all'inferriata, in compagnia di un funzionario del Governatorato. Si fece largo deciso tra le guardie, fino a raggiungere Goffredo. Represse un sussulto, vedendo com'era ridotto, poi si volse verso il funzionario. Che esca subito di qui! ordin.
L'uomo, dopo una breve esitazione, fece cenno alle guardie di obbedire. Un paio di secondini spinsero fuori Goffredo, mentre gli altri tenevano a bada Nino e il ragazzo.
Nel corridoio, Goffredo si avvicin al padre, consapevole di cosa potesse significare per lui venire a sapere del suo arresto. Mi dispiace, pap... riusc solo a dire.
Avete assaltato delle carrozze, tirato delle pietre... ferito della gente, qualcuno poteva restare ucciso! disse il padre, duro.
Goffredo scosse la testa, indignato: Ma no, chi ti ha detto una cosa simile? C' stata solo una protesta, animata, ma senza alcuna violenza!  volato un solo sasso, ma non ha colpito nessuno! Te lo giuro! Chi ci ha denunciato  un miserabile! grid.
Abbassa la voce,  gi un miracolo che mi abbiano fatto entrare qui!.
Mi dispiace, pap... non volevo che tu fossi coinvolto replic Goffredo, mortificato.
Sono tuo padre, come potevi pensare che non fossi coinvolto? rispose Giorgio, ponendogli una mano sulla spalla. Andiamo a casa ora, forza. Chiss che dir tua madre vedendoti cos ridotto!.
Goffredo si arrest di colpo: Non vado da nessuna parte senza i miei amici! disse fermo, voltandosi a guardare Nino e il ragazzo che lo fissavano da dietro le sbarre.
Giorgio sconcertato prov a spingerlo avanti: Sei pazzo? sussurr, ma Goffredo era irremovibile.
O li fate uscire, oppure riportate dentro anche me!.
Il funzionario fiss incerto Giorgio, che si strinse nelle spalle. Per quanto addolorato, credeva di capire l'animo di Goffredo, e nel profondo del cuore lo ammirava.
Fate uscire anche loro, disse solo, avviandosi scuro in volto Verso l'uscita, assumo io la responsabilit per tutti.
...
.
...
CAPITOLO 32.
...
.
...
Ancora barcollando per i colpi ricevuti, Goffredo, Nino e il giovane ricciuto, seguendo l'ammiraglio, uscirono in un corridoio del palazzo, che conduceva verso il cortile e poi all'uscita.
Il ragazzo si accost a Goffredo e gli prese la mano stringendola con forza: Repetto Carlin, camallo gi al porto. Volevo ringraziarvi, non riesco a credere che sareste rimasto con noi... disse ammirato.
Nino sorrise, guardando con orgoglio il suo amico:  fatto cos, matto, ma il migliore degli amici!.
Stavano oltrepassando una delle porte sul corridoio quando questa si apr e ne usc un uomo, vestito con ricercatezza, il volto atteggiato a una smorfia dura, che pass oltre senza apparentemente prestar loro alcuna attenzione.
...il Governatore... sussurr Nino dando di gomito a Goffredo. Ma l'attenzione del giovane era tutta per il personaggio uscito dietro di lui, vestito con una tunica nera, una collana d'oro al collo con un piccolo crocefisso pendente, e soprattutto un vistoso anello con rubino al dito.
Anche il gesuita pass oltre, con indifferenza, ma non prima di aver lanciato una lunga occhiata rivolta a Goffredo.
Hai visto? disse Nino quando i due si furono allontanati-Portano lo stesso anello al dito. L'hai notato anche tu?.
Goffredo annu.
Quel rubino, al dito di quei due, sembra una brace dell'inferno! disse ancora Nino.
Giorgio Mameli aveva ricondotto il figlio a casa. Approfittando di un momento in cui Goffredo si era ritirato nella sua stanza, per riprendersi dei colpi ricevuti, si rec in camera della moglie.
Hai visto in che stato ? disse abbattuto. Ora  schedato, mazziniano, agitatore, violento, da controllare a vista! disse sottovoce, quasi temesse che qualcuno fosse in ascolto.
Se lui  da controllare, che devono fare a quelli che lo hanno trascinato in quella protesta? replic furiosa Adelaide, gli occhi pieni di lacrime di rabbia.
Temo che non sia cos....
Che vuoi dire?.
Ho l'impressione che ormai sia pi lui a trascinare gli altri, che non il contrario....
Davvero credi che sia cos? chiese Adelaide, ora con un guizzo di orgoglio malcelato, che non sfugg al marito.
Sembra quasi che tu ne sia contenta! la rimprover.
Adelaide non rispose, ma lo sguardo amorevole che istintivamente volse verso la camera di Goffredo valeva quanto un lungo discorso.
Giorgio scosse la testa, sconsolato:  colpa mia... avrei dovuto imbarcare lui su una nave, e a te proibire ogni frequentazione con quei... quei mestatori, ma volevo troppo bene a tutti e due... disse ancora, accarezzando con amore la testa della moglie.
I due tacquero per un lungo istante, tenendosi per mano. Per farlo uscire ho dovuto chiedere un favore personale all'ammiraglio capo della flotta, disse poi Giorgio, e sai che mi ha detto, in via confidenziale? Che a Torino sono rimasti molto colpiti dalla manifestazione dell'Oregina, e che corre voce dell'invio di nuove truppe, per una repressione stavolta decisa, in caso di nuovi torbidi!.
Che facciamo? chiese Adelaide, torcendosi i polsi per l'angoscia.
Devi parlargli... invitarlo alla prudenza....
Lo far, certo. Ma non so se mi ascolter, ormai e un uomo....
E allora che facciamo? Aspettiamo che ce lo riportino in una bara?.
Adelaide sussult raggelata. Scroll con forza le spalle, come per scacciare quell'immagine terribile, ma subito si riprese, accarezzando il marito.
Eppure, il futuro dell'Italia dipende dai giovani come il nostro Goffredo....
 un bel dire, cos', una frase del tuo amico Mazzini? reag aspro Giorgio. Poi cerc subito di rimediare, vedendo l'espressione offesa della moglie.
Scusami, volevo dire... volevo dire che qualche volta abbiamo sbagliato tutto con lui. Gli abbiamo fatto credere che fosse nato in un mondo che non esiste, dove le persone si rispettano, hanno amor di patria, dove i propri ideali sono la guida di ogni azione, e seguirli  facile come cambiare il mondo!.
E non  la cosa pi bella che potessimo insegnargli? disse Adelaide, lo sguardo preso da un'improvvisa nostalgia.
...
.
...
CAPITOLO 33.
...
.
...
Il grande entusiasmo suscitato dalla manifestazione dell'Oregina si era attenuato, con l'avvicinarsi della festivit del Natale, ma non spento. Nonostante gli arresti che avevano colpito i pi accesi, e la foga di alcuni dei repubblicani pi esposti, il desiderio di azione covava sempre sotto le ceneri.
Tra i patrioti era per in corso un aspro dibattito: i mazziniani pi intransigenti puntavano a una Repubblica liberata da ogni autorit regale, mentre i sostenitori di Carlo Alberto, re di Sardegna, vedevano in lui il rappresentante dell'unica dinastia che avrebbe potuto unificare l'Italia. E c'era anche chi vedeva in Pio IX, con le sue aperture, una possibile guida spirituale, in vista di una federazione tra gli Stati della penisola sotto la guida morale della Chiesa...
A casa dei Mameli, nelle periodiche riunioni con gli amici pi stretti, non erano diversi gli argomenti che rimbalzavano tra gli ospiti.
Quel giorno c'era anche l'armatore Rubattino con la sua bella moglie Bianca. Avendo sentito che in cucina la cuoca aveva appena sfornato una teglia di focaccia, senza por tempo in mezzo era andato di l per gustarla in anteprima.
Trov che Goffredo e Nino l'avevano gi attaccata, e si un senz'altro a loro. Sul tavolo c'era aperto il taccuino di Goffredo, su
cui aveva disegnato un rapido schizzo dell'anello visto sulle mani tanto del Governatore che di Sinibanti.
E sai che ti dico, aggiunse il giovane, rivolto all'amico, che ora che ci penso, sono sicuro che anche il generale Modane quando prov a fermarci sulla salita dell'Oregina, ne aveva al dito uno simile!.
Incuriosito, anche Rubattino si chin a osservare lo schizzo, per poi ritrarsi subito con un sussulto: Dove l'hai visto? chiese inquieto.
Saputi i particolari, l'uomo si era chiuso in un silenzio strano, dimenticando perfino la focaccia.
Sapete di cosa si tratta? chiese Goffredo, sentendo che doveva esserci un motivo serio per quel repentino cambio di umore.
Rubattino sulle prime sembr non voler rispondere, nonostante le insistenze del giovane, cui si era unito anche Nino Bixio.
Consideravo che potrebbe trattarsi di una sorta di segnale, un distintivo di una qualche organizzazione, per riconoscersi tra adepti... tenne duro Goffredo. Come ci sono i carbonari, la massoneria... potrebbe esserci una societ segreta anche delle forze della restaurazione, al servizio della Santa Alleanza?.
Il nostro  il secolo delle spie... disse Rubattino, allontanando il taccuino con apparente noncuranza. Non dar troppo peso a queste cose, figliolo, stanne lontano... aggiunse, con un sorriso tirato.
Ma Goffredo non intendeva darsi per vinto: Voi l'avevate gi visto, vero?.
Anche Nino si era avvicinato, con la stessa aria di attesa dell'amico. L'armatore esit ancora un istante, poi cedette, con un respiro profondo.
 stato tanto tempo fa... durante la repressione dei moti del '31 ne aveva uno simile un comandante austriaco, una vera carogna... sono sicuro che fosse identico a quello che hai disegnato!.
Quindi  possibile che esista davvero questa associazione! fece Nino.
Calma, non precipitatevi a conclusioni, esort l'armatore, abbassando la voce, qualcuno ritiene che dopo la Restaurazione, per manovrare le decisioni politiche siano nati dei circoli segreti collegati tra loro in tutta Europa... che operano anche al di l dei rispettivi governi... circolava anche un nome, il Secret Conseil....
Nino e Goffredo pendevano dalle sue labbra.
Ma sono solo dicerie... non fatevi trascinare dalla fantasia! disse ancora, in tono conclusivo.
I due amici lo videro tornare in salotto.
Che ne pensi? chiese Nino quando fu uscito.
Non lo so... credo che non si voglia sbilanciare...  un grande amico dei miei, un sincero repubblicano, ma in fondo  anche un estimatore di Carlo Alberto....
...
.
...
CAPITOLO 34.
...
.
...
Il 1848 era cominciato in preda a nuove tensioni. In pi parti d'Italia si susseguivano arresti e sommosse locali, spesso guidate dalla parte pi avanzata della societ, che reclamava sempre pi spazi di libert e diritti per il cittadino.
La sera del 5 marzo Goffredo, Nino e i loro amici dell'Entelema erano riuniti come al solito nella taverna di Armida. Sapevano tutti che il luogo era sorvegliato, e dopo la brutta avventura nelle carceri del Governatorato sapevano anche di essere ormai nel registro dei sorvegliati speciali. Ma proprio per questo, non avendo ormai pi nulla da nascondere, erano tornati a riunirsi senza pi troppe precauzioni.
Dovremo organizzare un'altra manifestazione, come quella dell'Oregina, stava dicendo Bixio infervorato, quel giorno tutto il popolo si  mosso, popolani e borghesi, non dobbiamo lasciar spegnere quell'entusiasmo. Il Canto di Goffredo ormai corre sulla bocca di tutti, ho saputo da amici che viene cantato perfino a Napoli e in Sicilia, ma non possiamo accontentarci di una cantata....
In quel momento dalla porta spalancata di colpo fece ingresso trafelato Francesco, scansando con il suo corpo massiccio Nino dal centro della riunione.
Sapete cosa  successo, una cosa straordinaria! Ieri Carlo
Alberto ha concesso lo Statuto! grid sventolando un foglio a stampa.
Ma che dici, sei sicuro? esclam Giacomo Parodi, strappandoglielo di mano.
Certo, ero per caso su alla porta Sant'Andrea quando  arrivato il postale da Torino, con la notizia! Non lo sa ancora nemmeno il Corriere Mercantile.
Ma che c' scritto? Fammi leggere! grid Nino, strappandolo a sua volta di mano all'amico.
A voce alta, a voce alta! risuon nella taverna. Anche Armida si era avvicinata, incuriosita.
Carlo Alberto per la grazia di Dio Re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme eccetera eccetera, con lealt di Re e con affetto di Padre, Noi veniamo oggi a compiere quanto avevamo annunziato ai Nostri amatissimi sudditi col Nostro proclama del... cominci solenne Nino.
Taglia corto, vai al sodo! intim Stefano. Che dice della libert?.
...dunque vediamo... Art. 2 - Lo Stato  retto da un Governo Monarchico Rappresentativo....
E che vuol dire? chiese Daniele, dubbioso.
...e che ne so, aspetta! Art. 3. - Il potere legislativo sar collettivamente esercitato dal Re e da due Camere: il Senato e quella dei Deputati!.
 una cosa buona, mi sembra disse Francesco, cercando conforto da Goffredo.
Con calma, leggiamolo prima tutto! rispose Goffredo. Sono articoli, dobbiamo prima valutare ogni parola. Mazzini chiede l'abolizione di ogni forma di monarchia, il suo abbattimento,
non le sue benevolenti concessioni. Ma non dobbiamo nemmeno rifiutare un piccolo passo avanti, se c'. Avanti, Nino, continua a leggere!.
Per tutte le due ore successive la taverna di Armida si trasform in un'arena di grida, contestazioni, interpretazioni, affermazioni e dinieghi, con gli animi sempre pi riscaldati a mano a mano che l'Entelema entrava nel vivo delle disposizioni dello Statuto, con interpreti pi benevoli che si accapigliavano con repubblicani intransigenti, circondati da una piccola folla crescente di camalli, sbigottiti da tanto fervore di cui capivano solo qualche imprecazione.
Armida cercava di placare gli animi rifornendo i tavoli di continue brocche di vino, obbedendo sempre pi preoccupata alle continue richieste dei giovani.
E poi chi pagher tutto questo? Mica Carlo Alberto! borbottava, ma in fondo sentiva anche lei di assistere a un momento di storia memorabile. Anche Betta aveva compreso che i grandi erano cos eccitati per qualcosa di importante, e nascosta sotto il tavolo con Gin non perdeva nemmeno una delle parole incomprensibili che rimbombavano nella taverna.
...
.
...
CAPITOLO 35.
...
.
...
Nelle due settimane successive, l'esempio arrivato da Torino aveva continuato a riscaldare gli animi, spostando sempre pi le simpatie dei patrioti verso la dinastia dei Savoia. Perfino i mazziniani pi radicali avevano assunto un atteggiamento meno ostile nei confronti della monarchia.
Anche Mazzini, che gi nel 1831 aveva inviato inutilmente a Carlo Alberto un'esortazione: "Stringetevi a lega l'Italia. Ponetevi alla testa della Nazione e scrivete sulla vostra bandiera: Unione, Libert, Indipendenza! ...Liberate l'Italia dai barbari!", ora sembrava pi disposto a un'unione di tutte le forze in vista di una meta comune.
Era il 19 marzo, e Goffredo sentiva profonda l'esigenza di muoversi, in qualche modo. Pens di convocare da Armida una riunione d'urgenza dell'Entelema, e di quanti pi cittadini possibile. Ed era l che in quel momento si stava recando, in compagnia di Boccardo e Carlin Repetto.
Grazie per quello che hai fatto! disse Goffredo al giovane ricciuto.
Scherzi?  niente, in confronto a quello che tu hai fatto per me' Se non fosse per te, sarei ancora ospite delle carceri di sua eccellenza il Governatore, rispose lui, sputando per terra con digrezzo, qualunque cosa ti servir, chiedi pure a Carlin!.
Ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque si scherm Goffredo.
Non credo. Nessuno si  mai speso per me replic Carlin, scuro in volto.
Che cosa vuoi dire?.
Il giovane continu per qualche passo senza rispondere. Poi parve prendere coraggio: Sono un... bastardo! Mia madre stava a servizio in una famiglia di ricchi, il padrone l'ha messa incinta che aveva tredici anni... ci hanno buttato in strada un giorno dopo che ero nato disse amaramente.
Boccardo era sbigottito: Certa gente  fuori della grazia di Dio!.
Quando l'Italia sar una, libera, democratica, queste infamie non saranno pi possibili, lo confort Goffredo, tu hai sofferto, ma questo ci deve esortare tutti ad andare avanti! E sei riuscito a convincere qualcuno? disse ancora, sulla porta della taverna.
Ho promesso che si mangia e si beve senza pagare... e chi mugugnava l'ho minacciato rispose Carlin, con una strizzata d'occhio.
Varcato l'ingresso, nella sala fumosa Goffredo vide un nutrito gruppo di giovani dell'Entelema riuniti intorno a Nino, ma anche un paio di dozzine di camalli, che per quanto in molti con l'abito buono, pure spiccavano tra gli studenti con i loro volti cotti dal sole e dal vento di mare.
Quella fusione di genti diverse, unite da un solo scopo lo confort subito.
Amici! sent che Carlin gridava, afferrando una brocca di vino dal bancone. C' qualcuno astemio?.
No, boia chi beve acqua! gridarono i camalli.
Carlin riemp un primo giro di gotti. Poi alz il bicchiere alla volta di Goffredo: E adesso tocca a te!.
Facendosi coraggio, Goffredo sal su una panca: Amici, vorrei la vostra attenzione... cercher di essere diretto, senza retorica... vorrei riassumere il pensiero di tutti noi qui, anche se altri saprebbe farlo meglio....
Seduto accanto a Nino e Carlin, Francesco sussurr agli amici:  il solito Goffredo che fa il modesto,  pi forte di lui.
E il momento  importante! riprese Goffredo, pi animato.  la prima volta che siamo qui riuniti a un solo tavolo e in una sola schiera, non pi nobili, camalli, borghesi... ma solo il popolo italiano! Un fatto, che secondo alcuni dovrebbe essere impossibile... un puro sogno come sarebbe solo un'espressione geografica la nostra Italia....
Armida scoppi in un applauso, con un sorriso incoraggiante.
Ma quest'anno 1848  l'anno dell'impossibile! Impossibile un'insurrezione in Sicilia, impossibile la rivolta di Napoli, com'era impossibile condurre trentamila persone all'Oregina, impossibile che Carlo Alberto concedesse una Costituzione, impossibile che persino il papa parlasse di Italia, impossibile che a Parigi e a Vienna vi fossero agitazioni contro i regimi reazionari, impossibile! E invece tutto questo  accaduto e accade! disse ancora, salendo di tono tra le approvazioni convinte dei presenti.
E adesso, amici miei, non tocca forse a noi? Che cosa aspettiamo per far accadere anche noi qualcosa di impossibile? Qualcosa che tutti desideriamo, fare l'Italia ed essere italiani... esclam ancora, tra l'entusiasmo di tutti. Stava per continuare quando interrotto da Giacomo Parodi, eccitatissimo, entrato urtando contro sedie e tavoli.
Venezia  insorta contro gli austriaci! url a squarciagola A Milano ci sono scontri in citt, hanno eretto barricate nelle strade, Radetzky ha ordinato ai suoi di arretrare sul Castello.. Luciano Manara con un gruppo di volontari si  impadronito di porta Tosa!.
Per un attimo nella taverna cal un silenzio irreale, come se ognuno in cuor suo non riuscisse a credere a quella notizia straordinaria.
Dico la verit, l'ho saputo da un nostro parente nel- presidio piemontese! Le forze di stanza qui hanno ricevuto l'ordine di allarme generale, a Torino si parla gi di mobilitazione! grid ancora Giacomo. E sulle barricate si canta il nostro inno!.
Senza attendere altro Nino balz anche lui sulla panca, accanto a Goffredo: E allora che aspettiamo? Dobbiamo aiutare i nostri fratelli, puntare su Milano! Chi  pronto a partire?.
Un boato di approvazione si lev tutto intorno: E allora forza, alle armi! grid ancora Nino, eccitato.
Anche gli altri erano in preda a un entusiasmo incontenibile: S, dobbiamo muoverci! gridavano i membri dell'Entelema, cui si erano aggiunti molti dei camalli.
Spargete la voce presso tutti i patrioti, adunata qui stasera per stilare l'elenco dei volontari! Noi provvederemo alle armi, e poi ci muoveremo insieme! disse ancora Nino. Ma adesso disperdiamoci,  meglio, non bisogna dare nell'occhio.
Seguendo il consiglio, studenti e camalli presero a defluire nella strada. Boccardo, che al solito sembrava il meno esaltato di tutti, esitava: Non sar una mossa azzardata? Forse faremmo meglio ad aspettare altre notizie, avere un quadro pi completo....
Piantala, un quadro? Mica siamo pittori! lo liquid Stefano.
Rimasti soli, Nino si volse verso Armida: Dove hai nascosto i fucili che ti ho affidato?.
La donna lo condusse sul retro, dove confusa tra le botti di vino e le scatole di candele cera una cassa. Rapido, Nino ne sollev il coperchio, esaminando il contenuto insieme con Francesco e Goffredo.
Saranno solo una ventina, tra fucili e pistole, pure vecchi disse Boccardo, deluso.
Da Rosetta ne ho nascosti Un'altra ventina... forse venticinque disse Nino, ma anche lui senza troppa convinzione.
Per un aiuto significativo dovremmo essere almeno un centinaio... ma cos tanto varrebbe andarci avvolti in una bandiera bianca... rincar Boccardo, scuotendo la testa.
Non fare il disfattista! lo rimprover Francesco, dandogli una manata sulla schiena. Ci sar qualcun altro che ha delle armi, a cui chiedere!.
Gli amici di tua madre? fece Nino a Goffredo.
Spariti tutti, quando hanno saputo del nostro arresto....
Si potrebbe tentare all'Arsenale, convincere qualcuna delle sentinelle... butt l Giacomo.
Niente, ci provai giorni fa ma mi hanno quasi sparato borbott Nino.
Sembrava non esserci alcuna soluzione, nel silenzio che era sceso nella taverna. Betta si avvicin a Goffredo, protendendosi per essere presa in braccio, mentre il piccolo Gin allungava il collo Per osservare le pistole.
 troppo presto, piccolino, disse Nino, o troppo tardi aggiunse sconsolato.
Troppo tardi? Ne siete sicuri? disse una voce alle loro spalle.
Dalla porta era entrata una signora, vestita con un abito da sera di gran classe, alla moda di Parigi.
Doveva essere scesa dalla carrozza che si intravedeva in strada. La donna si fece avanti con disinvoltura, come se fosse perfettamente a suo agio anche in quell'ambiente cos modesto.
Goffredo, avevo piacere di rivederti, finalmente! Ho saputo di questa vostra... riunione... aggiunse sorridendo, con un gesto vago.
Poi, rivolta ad Armida, che non aveva smesso di studiarla a bocca aperta: Portate della focaccia e del vino per questi miei amici, e che sia il vostro migliore, naturalmente!.
Signora Bianca...  una sorpresa... un onore... balbett sorpreso Goffredo. Non immaginavo... la signora Bianca Rebizzo, una amica della mia famiglia... e loro sono....
Oh, so bene chi siano i tuoi amici, lo ferm la donna, tua madre me ne ha parlato molto, aggiunse con aria divertita, un po' con ammirazione e un po' con preoccupazione concluse, ammonendolo scherzosa con un dito.
Si avvicin alla cassa delle armi e gett un'occhiata dentro: Non penserete di andare a Milano con questa roba? disse poi senza nascondere una certa ironia, sedendo al tavolo dove Armida stava riempiendo i bicchieri.
Abbiamo poco altro rispose Goffredo, stringendosi nelle spalle. Ma dobbiamo partire, in qualche modo!.
Ah, la giovent, sospir la donna, il tempo dell'impazienza... mi manca questo calore....
Bevve un sorso, poi trasse una busta da sotto l'elegante mantellina. Con mio marito e con Rubattino avevamo gi deciso di sostenere il vostro gruppo, e sembra che la nostra decisione si riveli oggi provvidenziale. Prendete.
Goffredo prese la busta e la rigir tra le mani: Cosa....
 una lettera di credito che potete spendere presso il Banco di Genova... dovrebbe bastarvi almeno per comprare armi e abiti
adatti....
Goffredo si illumin, felice: Signora, non ho parole per ringraziarvi!.
Chiamami Bianca, ti ho detto... lo sai che ho un debole per te rispose la donna, indifferente alla presenza degli altri. Poi si alz, risistemandosi la mantellina sulle spalle. Gett qualche moneta sul tavolo dicendo Per voi ad Armida, che non le aveva levato gli occhi di dosso per un solo attimo.
Tutti aspettarono che fosse uscita, prima di lasciarsi andare ai loro commenti entusiastici: Che donna Meravigliosa! esclam Nino, con un sospiro.
Goffredo si era alzato in fretta e l'aveva seguita fuori. La raggiunse quando gi stava affrontando il predellino della carrozza. Si fece avanti e la sorresse per il gomito, aiutandola a salire.
Davvero, non so come avremmo fatto senza di voi... di te.
State attenti, e buona fortuna! disse lei, poi con un sorriso si chin su di lui e lo baci sulla bocca.
Il giovane era sorpreso, poi dopo un attimo la segu dentro alla vettura ricambiando il bacio. Nello stretto spazio sotto il mantice sent che i loro corpi si accostavano, cercandosi, mentre un calore sempre pi intenso si impadroniva di lui. Ricambiato dalla donna che si reclinava sul sedile, offrendogli la dolcezza delle labbra e del seno.
Ma all' improvviso qualcosa si spense dentro di lui. Si ritrasse, Mentre anche la Rebizzo si ricomponeva, avvertendo il gelo improvviso che era calato tra di loro.
Scusatemi mormor imbarazzato il giovane.
Che succede, non ti piaccio?.
No, che dite... siete la donna pi bella di Genova!  solo....
...che il tuo cuore  di un'altra. Di qualcuna pi fortunata di me... o forse pi sfortunata disse lei.
Goffredo chin gli occhi, immerso nel ricordo doloroso. Bianca lo osserv per qualche istante, con tenerezza, poi ordin al cocchiere di arrestarsi, per lasciarlo scendere.
Mi raccomando, fatevi onore! lo esort, dopo un'ultima carezza.
...
.
...
CAPITOLO 36.
...
.
...
Era stato Nino Bixio a ritirare il denaro dalla banca. E fu ancora lui, attraverso i suoi contatti nel mondo sotterraneo dei contrabbandieri, a procurare i fucili per i quasi trecento volontari che il giorno dopo si erano messi in marcia verso Milano.
Goffredo avrebbe voluto che il battaglione fosse esattamente di trecento uomini, come gli eroi spartani che avevano combattuto per la libert della Grecia, ma anche cos, sia lui che Nino erano orgogliosi dell'aiuto che avrebbero portato alla rivoluzione.
Intanto a casa Mameli gli amici della famiglia avevano raggiunto Adelaide, per confortarla nella sua preoccupazione di madre.
Giorgio rientr nel momento in cui stava parlando Rubattino.
Volete sapere come hanno chiamato il battaglione? Giuseppe Mazzini!.
E quanto ci metteranno per arrivare a Milano? chiese il piccolo Nicola.
Tre, quattro giorni almeno....
Spero che con il nostro contributo non abbiano comprato solo fucili, ma anche abiti caldi e scarpe....
Dunque li avete finanziati voi! grid furioso Giorgio Mameli, precipitandosi nel salotto ancora con il soprabito indosso.
Giorgio, sarebbero partiti comunque... si affrett la moglie ad andargli incontro, nel tentativo di rabbonirlo.
Pap, Goffredo  un eroe! si un Nicola alla madre. Non puoi capire, figlio mio... borbott Giorgio, carezzandolo sulla testa. Ma voi s, voi siete adulti fatti! continu rivolto con durezza agli amici. Goffredo  un eroe, ma voi lo mandate avanti, mentre ve ne state qui davanti a una tazza di t!.
Un tuono improvviso segu le sue ultime parole, mentre gli altri si guardavano imbarazzati.
Ci vollero alcuni giorni per ottenere i fucili e mettersi in marcia alla volta di Milano, che il battaglione di Goffredo raggiunse il 28 marzo, trovando una citt in pieno fermento. Carlo Alberto, una settimana prima, aveva rotto gli indugi e dichiarata guerra all'impero austriaco, e le prime truppe piemontesi, passato il Ticino, erano arrivate in citt, insieme con gruppi di volontari giunti da altri borghi del contado.
Chiamato dal governo provvisorio della citt, Carlo Alberto si era insediato a Palazzo Reale, tra l'ovazione della folla. Il suo esercito avanzava vittorioso in Lombardia, con le avanguardie che avevano raggiunto il Mincio, mentre gli austriaci ripiegavano verso le fortezze del Quadrilatero, dove Radetzky, dopo la fuga da Milano, aveva riposizionato le sue truppe, abbandonando tutta la pianura lombarda fino alla riva destra del fiume.
 inutile rimanere qui, disse Goffredo, dobbiamo proseguire anche noi verso il Mincio, insieme con l'esercito piemontese. Ho saputo che altri gruppi di volontari, toscani, romani, napoletani, si stanno dirigendo verso Mantova, per attaccare il primo angolo di quel maledetto Quadrilatero. Dobbiamo muoverci!.
Ma che potremmo fare contro quella fortezza? obiett con la sua solita prudenza Boccardo. Gi diversi dei nostri mancano all'appello, preferiscono fermarsi qui... meglio aspettare che passino il fiume i piemontesi, e poi semmai....
...arrivare noi a spegnere le candele? sbuff Nino Bixio, dandogli uno scappellotto. E saremmo venuti qui per fare come le comparse dell'opera al San Carlo? Goffredo ha ragione, gambe in spalla quanti siamo rimasti e muoviamoci!.
Quella sera stessa il battaglione Mazzini si era messo in marcia a tappe forzate, dopo aver fatto un essenziale rifornimento di viveri per il viaggio, acquistati con il rimanente della donazione di Bianca Rebizzo: gallette di segale, qualche rotolo di lardo e alcuni sacchetti di legumi sfusi.
Usciti dalle mura della citt avevano preso ad avanzare a tappe forzate nella pianura lombarda, sotto una pioggia fredda, continua, che presto aveva trasformato in fango ogni via verso la loro meta.
Goffredo segnava sul suo taccuino le tappe del cammino percorso, Treviglio, Montichiari, poi verso la sponda del Mincio.
Durante una breve sosta, stremati, avevano trovato riparo in un fienile. Il giovane ne approfitt per scrivere una breve lettera alla madre:
Carissima madre, poche righe solo per farti sapere che sto bene... procediamo di buon passo... lavoriamo a tutt'uomo per arrivare quanto prima dai nostri fratelli... le staffette portano buone notizie: a Milano continuano a battersi come leoni e anche Venezia Si  sollevata e ha cacciato gli austriaci: tutto per l'Italia e con l'Italia . Amatemi.
Goffredo
Si chiese come avrebbe fatto a farla recapitare a casa. Forse alla gabella sul Mincio cera una stazione di posta, cui affidare il messaggio. Con un sospiro ripose la lettera al riparo in una tasca interna, e torn a caricarsi il fucile ad armacollo.
Avanti, riprendiamo la marcia! ordin, incurante del mormorio di disapprovazione levatosi dagli uomini sdraiati sul fieno.
Il battaglione si rimise in cammino. La pioggia era momentaneamente cessata, ma con le prime ombre della sera si stava levando dal terreno fradicio una nebbia giallastra, sempre pi densa.
Tenete al coperto le munizioni, che non si inumidiscano! disse Nino, controllando che le cassette di cartocci di polvere fossero tenuti al riparo delle mantelline.
Boccardo, ormai esausto sotto il peso del fucile e di un pesante zaino, si affianc a Goffredo: Possiamo accamparci? Ormai  notte! implor.
Non qui, non in campo aperto, rispose Nino, un ultimo sforzo, pi avanti c' il Mincio!.
Ma io ho fame! insistette Boccardo. Non mangiamo nulla da ieri! Fermiamoci almeno una mezzora, siamo fradici....
Tieni disse Goffredo, estraendo dallo zaino una galletta e passandola all'amico.
Boccardo le assest un morso, poi si ferm, il boccone ancora tra i denti: Ma era la tua ultima?.
No, solo la penultima rispose Goffredo, senza dar peso.
La nebbia si era fatta ancora pi fitta, un teatro di fantasmi, ombre che apparivano e poi rifluivano indietro, scomparendo nella massa giallastra.
Sembra polenta, ridacchi Nino, almeno potessimo tagliarla a fette....
La mangerei anche cos! disse Carlin, arrestandosi poi di colpo. Anche Goffredo e Nino, accanto a lui, si immobilizzarono.
Davanti a loro, usciti dalla nebbia, erano apparsi una mezza dozzina di soldati, in divisa dell'esercito sardo, guidati da un giovane tenente.
Dove credete di andare? chiese perentorio l'ufficiale. E chi siete?.
Battaglione volontari Giuseppe Mazzini, diretto oltre confine, rispose orgoglioso Goffredo, vogliamo passare il Mincio prima di notte.
Non  possibile, il passaggio del fiume  interdetto a tutti i civili.
Ma gli austriaci sono al di l, dobbiamo raggiungere gli altri volontari verso Mantova!.
Ordine di re Carlo Alberto! Tutti i volontari devono radunarsi nel campo di sosta allestito qui vicino, e l attendere disposizioni. Le vostre armi verranno conservate in un luogo sicuro.
Goffredo stava per rispondere inviperito, ma fu fermato da Nino: Sta' fermo, mormor, tanto col cavolo che gli daremo i fucili!.
Seguitemi disse ancora il tenente, mentre i soldati si schieravano ai fianchi della colonna.
Ci sar la possibilit di mettere qualcosa sotto i denti? chiese ansioso Boccardo.
E smettila! sibil Nino, dandogli una gomitata nel fianco.
...
.
...
CAPITOLO 37.
...
.
...
Il battaglione segu il reparto sabaudo fino a un campo di emergenza che era stato allestito a poca distanza dal fiume. Alcune decine di grandi tende militari, dove gi erano ospitati altri volontari giunti da altre zone del Piemonte.
Il campo era sorvegliato da sentinelle armate, e altri soldati erano accampati intorno a un fuoco. Ma sul posto regnava una strana atmosfera, tra un'operazione militare e una gita in campagna.
Volontari e soldati chiacchieravano qua e l tra di loro, da poco doveva essere stata distribuita una zuppa da un grosso paiolo che ancora bolliva sopra una cucina da campo. In un angolo, tra le rastrelliere dei fucili erano stati tesi dei fili, da cui pendevano capi di biancheria ad asciugare.
Anche Goffredo ingoi nervosamente un boccone, nella gamella che il sergente addetto alla cucina gli aveva riempito. Lasci il posto a chi lo seguiva nella fila cercando dove sedersi, e not due soldati che confabulavano, accennando a lui.
Uno dei due, moro di capelli, si accost: Ma tu sei per caso Goffredo Mameli? chiese con aria disinvolta.
Goffredo annu. Quello si volse esultante verso il commilitone: Hai visto? Scommessa vinta! Complimenti, il tuo Canto degli italiani  arrivato anche a Torino, lo senti in giro per le strade!-
C' poco da essere contenti, rispose Goffredo, senza lasciarsi
coinvolgere dalla giovialit dell'altro, perch state fermi qui, invece di procedere verso Venezia, dove serve aiuto?.
Il militare si sedette accanto a lui, imitato dal commilitone, un ragazzo biondo e lentigginoso: Be', ci sarebbe da ridere, disse in tono confidenziale, pare che manchino le mappe dettagliate del Veneto!.
Le hanno dimenticate a Torino! si un il biondo.
Goffredo scosse la testa, sconfortato. Al centro del campo si vedeva una tenda con le insegne del comando di reggimento: E quelli che ci stanno a fare? sbott. Con la loro inettitudine stanno lasciando l'Italia in mano agli austriaci!.
Dovresti parlarne con il generale Longoni.  lui che ha il coordinamento dei volontari, sugger il moro, se vuoi ti ci portiamo.
I due soldati scortarono Goffredo, cui si era unito anche Nino, sulla soglia della tenda del comando. Spiegarono al piantone di servizio il motivo della loro presenza, poi con una strizzata d'occhio di buon augurio si allontanarono.
Aspettate qui disse il piantone, sparendo all'interno.
I due rimasero in attesa. Goffredo fremeva d'impazienza, agitato. Nino invece aveva acceso uno dei suoi sigari, e dopo una prima boccata lo aveva passato all'amico: Tira qui, gli disse, e datti una calmata!.
Preferirei cento altri fucili, al tuo puzzolentissimo... si gel. Dalla tenda erano usciti due uomini. Il generale Modane seguito dal tenente dai vistosi baffi a manubrio, due fisionomie che erano impresse a caratteri di fuoco nella sua mente.
Gli ufficiali sfilarono davanti ai due amici senza in apparenza Prestar loro attenzione. Modane aveva rallentato il passo per finire di indossare i guanti, ma notando che Goffredo aveva allungato lo sguardo sulla sua mano, dove brillava l'anello con il rubino, si ferm.
Cosa avete da guardare? chiese con arroganza. Siete quelli dell'Oregina? seguit, girandosi a fissare anche Nino.
S! rispose Goffredo con orgoglio.
Modane e il tenente si scambiarono una rapida occhiata, poi in tono sprezzante il generale torn a volgersi verso Goffredo: Voi volontari borghesi siete pi dannosi degli austriaci... riprendendo poi il cammino con il tenente.
Goffredo, inutilmente trattenuto da Nino, voleva seguirli, per dirgli in faccia finalmente tutto quello che pensava di lui, quando dalla tenda usc un altro ufficiale, anch'egli con i gradi di generale.
Siete voi che venite da Genova, con pi di duecento volontari? Sono il generale Longoni, venite, dobbiamo parlare.
Nella tenda, su un tavolo da campo, erano distese alcune mappe, tra cui una dettagliata della zona oltre il Mincio. Sorpreso, Goffredo avrebbe voluto chieder spiegazioni, ma il generale si affrett ad arrotolarla, riponendola in una custodia di cartone: Sedete disse, indicando un paio di sgabelli.
Che diavolo si aspetta? esord Goffredo, senza alcuna soggezione. Gli austriaci a Milano sono in rotta, anche Venezia si e sollevata! Se le vostre truppe varcassero il Mincio si potrebbero respingere gli austriaci fino al Brennero, liberare tutto il settentrione!.
Ragazzo mio, capisco il vostro entusiasmo, ma dovete tener conto della realt! lo ammon il generale, con fare paterno. Gli
austriaci non sono affatto in rotta, sia a Venezia che a Milano hanno abbandonato la citt perch Radeztky, una vecchia volpe, sapeva che un esercito regolare si muove male in una citt ostile. A meno di non spianarla a cannonate, come fece Napoleone a Parigi il 13 vendemmiaio, ma lui ha una strategia diversa. Si sono concentrati nel Quadrilatero delle loro roccaforti, e si stanno riorganizzando!.
Goffredo scosse la testa, energicamente: Ma si stanno ritirando, giungono volontari da tutta Italia, e anche il Borbone e il Papa hanno mandato truppe!.
Il generale prese allora quattro bicchieri e li dispose sul tavolo.
Questa  la situazione, fate conto che queste siano Mantova, Verona, Peschiera e Legnago... quattro piazzeforti munite di cannoni e riserve di munizioni subito disponibili, mentre noi dovremo far arrivare i rifornimenti superando il Mincio, su ponti che gli austriaci avranno gi minato e faranno saltare al momento opportuno!.
Ma noi abbiamo il consenso delle popolazioni, finalmente unite in un'idea! ribatt deciso il giovane. Potremmo suscitare una rivolta generale lungo tutta la penisola, e battere cos l'Austria! Ma per farlo c' bisogno di mostrare loro le nostre bandiere, e che c' una forza armata in grado di dare man forte!.
E credete che non ci abbia pensato? rispose Longoni, guardandolo quasi con tenerezza. E che non ci stia pensando anche re Carlo Alberto? aggiunse abbassando la voce fino quasi a un sussurro. Ma l'ordine dello stato maggiore  perentorio, nessuna azione prima dell'arrivo dei reparti d'artiglieria, che stanno muovendo dai loro acquartieramenti.
E quando arriveranno?.
Ci vuole tempo, rispose serafico Longoni, i pezzi arrivano con i loro traini a cavallo, molti smontati, da doversi poi assemblare....
E intanto gli austriaci si saranno rinforzati! non si trattenne Nino.
E se arrivasse invece l'ordine di ritirarsi? chiese Goffredo.
In quel caso obbedirei, come ogni buon soldato rispose serio il generale.
Goffredo scambi uno sguardo sconfortato con Nino. La sua espressione non sfugg a Longoni.
Non crediate che questa situazione mi renda felice! Se potessi..., disse, guardandoli negli occhi, come in procinto di sfogarsi, .. .un modo per rompere questa impasse ci sarebbe... qui, riprese, ponendo una moneta su un lato del quadrilatero, sei miglia pi avanti, oltre il Mincio, c' Pozzolo. Un avamposto strategico degli austriaci, soprattutto un posto d'osservazione, ma difeso da pochi uomini. Da l si apre l'accesso al Quadrilatero....
Goffredo e Nino non perdevano una parola.
Se qualcuno, qualche pazzo... riuscisse a occuparlo, riprese Longoni con un'occhiata significativa, e a tenerlo, anche solo per qualche ora, gli austriaci sarebbero costretti a contrattaccare, e allora, in presenza di una loro prima mossa, potremmo intervenire... dico qualche pazzo....
Ne conosco uno mormor Goffredo.
Due lo corresse Nino.
Il generale li squadr con attenzione, come se volesse leggere dentro di loro per scoprire se ci fosse da fidarsi. La risposta dovette essere affermativa, perch torn a estrarre dal fodero la mappa che aveva nascosta e la distese sul tavolo.
Queste sono le nostre linee, con i punti di controllo. Pi avanti, qui, c' un traghetto. Far rimuovere la sorveglianza. Se stanotte lo raggiungerete, potrete passare al di l. Poi tese la mano a Goffredo, stringendola con forza: Buona fortuna, figlioli! disse, con gli occhi lucidi.
...
.
...
CAPITOLO 38.
...
.
...
Se quell'avamposto  poco difeso, come ha detto il generale, sar pi facile averne ragione con un colpo a sorpresa disse Nino, tornando verso la loro tenda.
S, convenne Goffredo, un numero maggiore sarebbe facilmente scoperto. Una decina di noi basteranno, passiamo l'ordine ai nostri.
Usciti dal campo alla spicciolata, Goffredo, Bixio e altri otto amici fidati avevano raggiunto il punto indicato dal generale, e varcato il Mincio sulla zattera del traghetto, senza incontrare alcuna resistenza sull'altra sponda.
Con una rapida marcia avevano raggiunto Pozzolo, arrestandosi a prudente distanza dalle prime case del paese, al di l delle quali svettava il timpano della chiesa parrocchiale, con accanto la sua torre campanaria. Nascosti tra i cespugli che circondavano l'abitato, avevano provveduto a caricare i moschetti e inserire le relative capsule di fulminato negli inneschi. Poi, con cautela, erano scivolati lungo una delle viuzze che conducevano verso l'interno.
Il piccolo paese appariva completamente disabitato. Ma alcune frasi pronunciate in tedesco provavano che pi avanti, in centro, dovevano esserci degli austriaci. Le voci sembravano rilassate, al ternate a scoppi di risa ed esclamazioni giovanili.
Goffredo fece cenno al gruppetto dietro di lui: Dividiamoci. Giacomo, Stefano e altri due con me, andiamo avanti verso la piazza. Tu, Nino, con Boccardo e Carlin, prendete quel vicolo laterale e copriteci quando attaccheremo!.
Aspett che Nino e gli altri sparissero nel vicolo, poi fece cenno ai suoi di avanzare. Nella piazzetta del paese erano riuniti una decina di soldati austriaci, intorno al fuoco dove uno di loro rimestava in un grosso paiolo il pasto della giornata.
Sembravano tutti giovanissimi, forse appena arruolati nell'esercito imperiale. Erano tranquilli, senza alcun sospetto. Nemmeno reagirono, sbalorditi, alla vista dei volontari balzati fuori con le armi spianate.
Mani in alto, arrendetevi! grid Goffredo.
Gli austriaci continuavano a fissarli imbambolati, come non credendo ai propri occhi.
Arrendetevi! Gettate le ar... grid ancora Goffredo, ma la sua voce fu soffocata da un colpo di fucile.
Una nuvoletta di polvere si era alzata a un passo da Stefano: Al riparo! grid, gettandosi contro il muro della casa vicina.
Sparano da quella finestra! disse eccitato Carlin, sdraiato accanto a lui, indicando una casa dall'altra parte della piazza. Ho visto il lampo!.
Intanto, gli austriaci, superata la prima sorpresa, erano corsi a raccogliere i loro fucili, riuniti a gruppi di tre accanto al paiolo, Per poi cercare un riparo anche loro all'interno della chiesa che dava sulla piazza e lungo i muri delle viuzze laterali.
Dal vicolo laterale usc in quel momento il gruppo di Nino.
State gi! url Goffredo, mentre un secondo colpo veniva esploso dalla finestra.
Uno degli austriaci si era attardato sulla porta della chiesa, forse per rendersi conto di quanti fossero gli assalitori.
Giacomo prese la mira e spar. Un grido, e il soldato cadde a terra, pronunciando qualche parola in tedesco e stringendosi la spalla insanguinata con una mano.
L'ho colpito, l'ho colpito! esult Giacomo, uscendo per un attimo dal riparo, proprio nel momento in cui dalla finestra giungeva un terzo colpo.
Esterrefatto, Goffredo vide l'amico portarsi una mano al petto, e poi scivolare a terra senza un lamento.
Giacomo! url Goffredo, uscendo a sua volta dal riparo, per cercare di soccorrerlo.
Sent la mano di Stefano che lo costringeva ad abbassarsi di nuovo. Aspetta, ti copro io disse concitato l'amico, prendendo di mira il vuoto della finestra e sparando.
Anche Nino e Carlin sparavano in quella direzione. Sull'eco degli spari Goffredo si alz di nuovo, e balz verso il punto in cui giaceva Giacomo.
In quel momento, un soldato austriaco spunt dalla porta della chiesa, con il fucile spianato. Goffredo lo anticip, sparando senza nemmeno prendere la mira. Il colpo manc il suo avversario, e questi stava per sparare a sua volta, ma Goffredo gli fu addosso col fucile ancora fumante, trafiggendolo al petto con la baionetta.
L'austriaco, un giovane della stessa et di Goffredo, sgran gli occhi azzurri, fissandolo con una strana espressione di stupore, come se fosse sorpreso, pi che per il dolore della ferita. Poi lentamente scivol a terra con un ultimo gemito.
La visione di quei due corpi distesi in terra, coperti di sangue parve avere un effetto paralizzante su entrambi gli schieramenti-
per un lungo attimo sembr che una tregua tacita fosse stata dichiarata, che ogni desiderio di combattere si fosse spento. Italiani e austriaci, senza pi badare alla propria sicurezza presero a uscire a uno a uno dai ripari, riunendosi intorno ai propri caduti.
A poca distanza gli uni dagli altri i due gruppi si scrutavano, indecisi. Poi dagli austriaci si fece avanti un soldato, con l'aria di voler parlamentare.
Ce ne andiamo disse in un italiano stentato a Goffredo che gli si era fatto incontro. Se voi non sparare.
Goffredo accenn di s. Gli altri austriaci si scambiarono una rapida occhiata, poi sorreggendo il ferito dolorante si avviarono in fretta verso la porta sulla campagna. Goffredo si chin sul corpo di Giacomo. La ferita mortale aveva cessato di sanguinare, il volto aveva un'espressione serena, lontana dalla violenza che solo pochi attimi prima aveva sconvolto quel luogo. Intorno, gli animi stretti da una morsa dolorosa, gli altri erano stravolti, atterriti dalla terribile ombra della morte apparsa con tutto il suo orrore. Nessuno avrebbe saputo dire quanto tempo trascorse, immersi in quella sorta di stupore.
Dobbiamo, dobbiamo pensare a Giacomo..., disse Nino, metterlo al sicuro, non possiamo lasciarlo cos....
Dietro la chiesa c'era un piccolo campo, un tempo il cimitero del paese.
Deponiamolo l, disse Goffredo, poi, a guerra finita, lo recupereremo per consegnarlo alla famiglia... aggiunse, reprimendo Un singhiozzo.
In una delle case trovarono un vecchio lenzuolo, in cui fu avvolto il corpo, poi, sulle spalle dei compagni, il cadavere fu portato nel Campetto.
Francesco e Carlin avevano scavato una fossa, il cadavere fu calato dentro. Intorno, gli amici, ma nessuno sembrava voler cominciare a ricoprire la fossa.
Forse  il caso di dire qualcosa, disse Stefano, Goffredo, pensaci tu!.
Goffredo si avvicin all'orlo dello scavo, gli occhi bagnati di lacrime. Cosa poteva dire? Quante volte avevano cantato insieme "siam pronti alla morte", e ora la morte era arrivata davvero, e nessuno era davvero pronto.
Giacomo aveva un animo generoso, e pieno di coraggio.  sempre stato tra i primi, in tutto, in energia, in fiducia nella nostra impresa, in amore per la Patria, disse con voce rotta, non ci ha lasciato,  solo corso avanti a tutti noi, a indicarci la strada, e vivr con noi, come noi con lui!.
Gett una manciata di terra nella fossa, imitato da tutti gli altri. Poi, Francesco e Carlin presero a ricoprire lo scavo con palate di terra.
Con delle assicelle trovate in chiesa costruirono una rozza croce, con sopra scritto semplicemente Giacomo Parodi 1828-1848. Nino la conficc sul tumulo, mentre gli altri recitavano il Requiescat in pace.
Che facciamo adesso? chiese Francesco sconsolato, al termine della triste cerimonia.
Goffredo non rispose. Guardava il cadavere del soldato austriaco che aveva ucciso, ancora disteso davanti alla chiesa.
Un ragazzo della nostra et come noi... avremmo potuto essere amici... mormor con un groppo in gola.
Un giorno potremo esserlo, ma dopo, Goffredo, dopo! lo confort Nino. Quando l'Italia sar liberata!.
S, certo, annu il giovane, ma voglio che anche lui sia sepolto, non merita di essere lasciato cos.
Ma dobbiamo andar via, subito! esclam Boccardo. Avete visto? Non si sono preoccupati di portar via il loro morto, significa che presto torneranno, e ci ammazzeranno tutti! Andiamo via, vero? insistette, tremando.
 pericoloso restare qui si un a lui uno dei volontari, muovendo un passo verso la porta sulla campagna. Anche altri si accingevano a seguirlo, ma Goffredo li ferm.
Fermi, che fate? Ora che abbiamo aperto le ostilit anche i piemontesi si muoveranno! Dobbiamo aspettarli!.
Ne sei sicuro? replic il volontario. Quelli l nemmeno ci vogliono, come hai visto al campo. E io non voglio morire per loro!.
Ma se andiamo via ora il sacrificio di Giacomo sar stato inutile! grid indicando la tomba. Non possiamo fuggire come conigli, lo dobbiamo a Giacomo e a tutti quelli che hanno dato la vita per questo giorno!.
Ma i piemontesi che ne sanno che siamo qui? obiett Boccardo, sempre agitato.
Ecco una cosa sensata, la prima che ti sento dire, Gerolamo! disse Nino. Vado io al campo, avviso Longoni e torno! Ho visto una stalla, dietro la chiesa. Gli austriaci hanno abbandonato un paio di cavalli.
E intanto noi ci trinceriamo qui, nella chiesa possiamo resistere giorni! replic Goffredo.
Io sono per restare disse spiccio Francesco.
Anch'io disse Carlin.
E allora vai, Nino, e convincili!
...
.
...
CAPITOLO 39.
...
.
...
In un boschetto vicino alla riva del Mincio risuon un sibilo, modulato come il canto di un uccello. Simile a un richiamo di cacciatori, ma insolito, come di una specie esotica, inesistente in quella zona della pianura padana.
Chi l'aveva emesso era un uomo in divisa, seminascosto nel folto degli alberi. Poco discosto, un cavallo legato a un ramo sbuffava agitando la criniera.
L'uomo ripet il segnale pi volte, finch non ud tra i cespugli il passo di qualcuno che si avvicinava.
Perch non ci hai avvertito? disse con accento francese. Gli austriaci sono furiosi per questa bravata dei vostri!.
Sono partiti all'improvviso, ho dovuto decidere in fretta se seguirli o informare voi... rispose nella stessa lingua lo sconosciuto che aveva risposto al richiamo.
Quanti morti?.
Un austriaco e uno dei volontari, generale Modane.
Di quello mi interessa poco. Ora dobbiamo porre rimedio. Domani gli austriaci riprenderanno la rocca, e nessuno sentir pi parlare di Goffredo Mameli!.
E io? chiese ansioso lo sconosciuto.
Ti arrenderai al comandante del reparto austriaco, e gli mostrerai questo disse Modane, consegnandogli un esemplare
dell'anello con il rubino. Poi si volse per rimontare a cavallo, ma lo sconosciuto afferr le briglie.
Sto rischiando la vita per voi... non chiedo altro che quello che legittimamente mi spetta!.
Il generale infastidito gli strapp le briglie di mano: Stai svolgendo un lavoro prezioso, ma non avrai mai quello che speri! Accontentati della mia benevolenza e dei miei favori disse dando di sprone e sparendo alla vista.
Lo sconosciuto pieg il capo, amareggiato, poi a sua volta si immerse nel folto del bosco.
Sul campanile della chiesa di Pozzolo, Goffredo stava compiendo il suo turno di vedetta. Allungava continuamente lo sguardo verso il punto da cui sarebbe dovuto tornare Nino, agitato per un ritardo che cominciava a preoccuparlo.
Accanto a lui Francesco borbottava qualcosa a voce bassa, appena percepibile. Stefano, sdraiato l vicino, gli dette una spinta.
Ma che fai, preghi? Smettila!
Francesco voleva reagire, ma Goffredo si interpose tra i due.
Non litighiamo! Abbiamo tutti paura, e ognuno si difende come pu... ma pensateci! Oggi abbiamo combattuto contro chi da secoli calpesta la nostra terra, e abbiamo vinto!.
E so bene quanto sia stato doloroso pagare questa vittoria con la morte di un fratello, ma dobbiamo sperare per il meglio! Sperare anche per Giacomo che l'esercito piemontese ci raggiunga
e - chi va l? esclam, avvertendo un movimento ai piedi della rocca.
Sono io, Gerolamo! giunse dal basso. Francesco aveva gi Puntato il fucile, ma abbass l'arma. Dopo qualche attimo dalla
botola che immetteva sul piano delle campane spunt Boccardo trafelato come per una lunga corsa.
Doveri finito? Sei sparito da due ore! lo rimprover Stefano E arrivi cos, a rischio di farti ammazzare!.
Mi sono addormentato... rispose Boccardo, mortificato.
Ma ti sembra il momento?.
Lo so... ma in una delle case c'era rimasto un letto, un letto vero! Mi sono sdraiato un istante....
Sei arrivato giusto per il tuo turno di vedetta, disse Carlin, apparso accanto a lui, e tieni gli occhi aperti, visto che sei cos riposato! lo minacci, passandogli il fucile.
Goffredo discese dalla postazione. Si sentiva stanchissimo, le ossa doloranti, il corpo a pezzi. Ma c'era ancora una cosa che sentiva di dover fare.
Il corpo del ragazzo austriaco che aveva ucciso era stato trasportato anch'esso nel piccolo camposanto. Afferr una pala e facendo appello alle sue ultime forze cominci a scavare una tomba anche per il nemico.
Totalmente coperto di sudore, tremante per lo sforzo, riusc ad affondare nel terreno soltanto per un paio di spanne, appena sufficienti a nascondere il corpo ai predatori, poi lo ricopr con un velo di terra.
Si guard in giro, in cerca di qualcosa per costruire una croce. Non voleva che finisse cos dimenticato per sempre, forse aveva una famiglia, un amore... il volto dolce di Geronima gli apparve per un attimo sullo sfondo della notte. Cominci a mormorare una preghiera, ma venne interrotto da un suono lontano, come di ruote in moto su un terreno dissestato.
Da oriente una colonna austriaca si stava avvicinando al lume delle torce, trainando un piccolo pezzo di artiglieria da campagna.
...
.
...
CAPITOLO 40.
...
.
...
Che facciamo? chiese angosciato Boccardo, accorso anche lui insieme agli altri all'allarme lanciato da Goffredo.
Dobbiamo resistere in qualche modo, dare tempo ai volontari di Longoni di venirci in aiuto! Nino sar qui a momenti, possiamo farcela, coraggio!.
Stefano stava intanto osservando la colonna austriaca che si faceva sempre pi vicina: Saranno almeno una compagnia... se non di pi stim, richiudendo il piccolo cannocchiale che aveva usato.
Una decina per ognuno di noi, disse Francesco, picchiandosi i pugni uno contro l'altro, possiamo farcela, s afferm, ignorando le proteste di Gerolamo.
Sono pi di noi,  vero, disse a sua volta Goffredo, ma noi siamo in una posizione migliore, la chiesa  solida, possiamo resistere per il tempo necessario. Ma dobbiamo prepararci, in fretta! Dividiamoci, tre di noi sul campanile, gli altri al ballatoio dell'organo! Alle nostre spalle c' il cimitero, e poi una forra scoscesa, da l non c' nulla da temere. C' un solo punto da dove possono attaccare, dalla piazza dove s'apre il sagrato. Aspettiamoceli da l!-
Portate su le cassette delle munizioni e caricate i moschetti! disse ancora Stefano. Poi, aperti i contenitori, pass rapidamente accanto a ogni volontario, sdraiato al riparo delle finestre della
torre, lasciando accanto a lui una dozzina di palle di piombo e i relativi cartoccini di polvere.
Quando attaccheranno, sparate in risposta il pi rapidamente possibile, dobbiamo dare l'idea di essere pi di quanti non siamo disse Goffredo, sdraiandosi a sua volta accanto a una finestra e sistemando il fucile accanto a s.
Nel frattempo, la colonna austriaca aveva raggiunto l'ingresso del paese. Dai loro nascondigli i volontari videro una pattuglia staccarsi dal grosso e avanzare in avanscoperta fino alla piazza della chiesa.
Pronti..., mormor Goffredo agli altri, fateli venire pi avanti... aspettate... fuoco!.
Dalle aperture del campanile e dalle finestre sulla facciata part una salva di fucileria, esplosa quasi all'unisono.
I tiri non erano stati particolarmente precisi, sia per la luce ancora incerta, sia per l'emozione dei tiratori, sia anche per la loro scarsa preparazione militare.
Ma ebbero comunque un risultato: anche se nessuno di loro era stato colpito, gli austriaci per la sorpresa di una reazione che forse non si aspettavano, si sbandarono tornando frettolosamente indietro verso il grosso del plotone.
Dal suo posto di osservazione Goffredo sentiva distintamente le voci dei graduati che impartivano ordini ai loro uomini, e un certo movimento nella truppa.
State attenti, tornano! esclam Stefano.
Superato l'iniziale sconcerto, gli austriaci avevano ripreso ad avanzare, stavolta con una manovra pi accorta. Invece di uscire allo scoperto, venivano avanti strisciando lungo le mura delle case, e giunti in prossimit della piazza presero a sparare, bersagliando di colpi le mura della chiesa e il colmo del campanile, scatenando il concerto delle campane colpite dalle palle. Intanto un secondo gruppo di assalitori cercava di avvicinarsi dall'altro lato
I volontari reagirono di nuovo con una salva compatta di fucileria, stando attenti a non esporsi ai proiettili che arrivavano dal basso.
Lo scambio di colpi continu ininterrotto ancora per alcuni minuti, senza dapprima un risultato definitivo. Ma era chiaro che la sproporzione nelle forze presto avrebbe rovesciato gli equilibri.
Si mette male, amici! grid Stefano. Stanno portando in batteria il cannone!.
A distanza di sicurezza, gli addetti al pezzo avevano provveduto a sistemare la canna sull'affusto, e cominciavano a spingerlo avanti, mettendolo in linea di tiro con la chiesa.
Goffredo osserv con apprensione come lo stessero caricando con una palla di ferro. Quindi uno dei serventi avvicin alla canna una miccia accesa, e dopo un attimo un rombo accompagnato da una colonna di fumo eruppe dalla bocca.
Il proiettile si schiant sulla parte alta del campanile, spargendo in giro frammenti di pietra e mattoni e aprendo un foro nella muraglia.
Una scheggia sfior un braccio di Stefano, macchiando di una striatura scarlatta la manica della giubba.
Non  niente, una sciocchezza, si affrett a rassicurare gli altri, ma attenti, stanno caricando di nuovo!.
Un secondo colpo si abbatt a poca distanza dal primo. Percossa in un punto vitale, tutta la torre oscill violentemente, poi un intero angolo del campanile fran a terra, trascinando con s una campana in una nuvola di polvere e detriti.
Non possiamo rimanere qui, siamo troppo esposti! Abbandonate il campanile! grid Goffredo, correndo verso la scala a chiocciola che era rimasta ancora in piedi, seguito da Stefano e Francesco. Boccardo era gi sparito nella tromba della scala, il primo a fuggire...
Attestiamoci qui! ordin ancora il giovane, quando attraverso la sacrestia si furono riuniti agli altri sul ballatoio dell'organo, un lungo camminamento che seguiva il perimetro della costruzione e su cui si aprivano numerose piccole finestre. In origine dei lucernari, che ora si rivelavano preziosi per la difesa.
Qui potremo resistere! disse Goffredo. Le mura sono pi robuste di quelle della torre, abbiate coraggio!.
In quella, un nuovo proiettile colp ancora il campanile, sbriciolando un'altra sezione del cornicione, seguito da una scarica di fucileria.
Goffredo si sporse appena da una delle aperture. Gli austriaci, coperti dai tiri del cannone, avevano ripreso ad avanzare. Disponetevi accanto alle finestre e sparate, cercate di tenerli lontani! ordin, facendo fuoco per primo.
I fucili del gruppo, di fabbricazione inglese acquistati con il denaro di Bianca Rebizzo, erano armi moderne a percussione, precise e con una buona gittata. In mano a dei tiratori esperti avrebbero saputo falciare con facilit gli austriaci, che venivano avanti adesso allo scoperto. Ma i giovani patrioti erano tutti studenti, con pi coraggio che esperienza, e i colpi sparati finivano solo per sfiorare i bersagli. Al termine della salva, soltanto un austriaco era stato colpito a una gamba, e prontamente soccorso dai suoi compagni.
In cambio, una nuova palla di cannone sibil verso la chiesa,
sfondando questa volta una delle finestre e andando a demolire una delle capriate del tetto.
Il colpo aveva aperto un grosso foro nella copertura, attraverso la quale si erano riversati all'interno polvere e frammenti di tegole. La palla aveva sfiorato Carlin, che pallido come un morto si guardava intorno imbambolato, sconvolto dallo spostamento d'aria.
Non possiamo resistere ancora! grid Boccardo, stravolto per la paura.
Anche gli altri sembravano intimoriti, dovette ammettere tra s Goffredo. Avrebbe voluto rincuorarli, ma le parole per farlo gli si fermarono in gola, quando un nuovo schianto fece tremare di nuovo la costruzione.
Questa volta il proiettile aveva demolito la porta della chiesa, segno che ormai gli austriaci si apprestavano a fare irruzione all'interno. E quello che sarebbe accaduto sarebbe stato solo un sanguinoso scontro alla baionetta, in cui, visti i numeri, non avrebbero avuto scampo.
Goffredo era angosciato. Fissava gli amici che aspettavano una parola da lui, giovani di cui sentiva tutto il peso della responsabilit. Era stato lui a trascinarli in quell'avventura, era stato lui a chiedere che rimanessero a presidiare Pozzolo, era stato lui a portare Giacomo a morire, a uccidere l'austriaco... cosa doveva fare, ora?
Volse lo sguardo sconvolto dove gli austriaci stavano caricando di nuovo il cannone.
Ma c'era qualcosa di strano. I nemici sembravano agitati per qualche motivo, i serventi avevano interrotto la carica, e sembravano attenti a qualcosa alle loro spalle. Arrivava l'eco di ordini perentori, anche i soldati che avevano occupato i vicoli intorno
alla piazza si erano arrestati e ora sembravano accennare a ritirarsi-
Succede qualcosa... disse Francesco, allungando il collo da
dietro il riparo.
Stanno smontando il cannone!.
Dal boschetto era spuntato il traino del pezzo, tirato da due cavalli, e i serventi stavano agganciando in fretta l'affusto, mentre il resto del plotone andava rapidamente allineandosi in colonna.
Ma... se ne vanno mormor Boccardo, incredulo.
Che succede? chiese Francesco a Goffredo.
Il giovane si strinse nelle spalle: Non lo so... a meno che....
Dalla parte opposta a quella verso cui si stavano ritirando gli austriaci si avvertiva un movimento dietro gli alberi. Poi, dai cespugli, balz fuori un uomo a cavallo, che si sbracciava verso di loro.
Nino! grid Goffredo.
Il suo grido provoc un'esplosione di gioia. I volontari si gettarono l'uno nelle braccia dell'altro, con grida di giubilo.
Solo Francesco era rimasto calmo. Punt il cannocchiale sul cavaliere che si faceva sempre pi vicino.
 proprio Nino, conferm deciso, ma  solo, non c' nessuno con lui!.
Un gelo improvviso cadde sul gruppo. Di colpo tutti tacquero, incerti.
Longoni non si  mosso disse Boccardo, scoraggiato. Siamo soli!.
Pare cos! disse Francesco.
Forza, dobbiamo fuggire! esclam ancora Boccardo. Approfittiamo di questa pausa e torniamo verso il Mincio! continu avviandosi verso la scala.
Scendiamo tutti disse Goffredo, distrutto per dover ammettere la sconfitta, e la fine della loro impresa.
I volontari giunsero alla porta della rocca nello stesso momento in cui sopraggiungeva anche Nino. Con uno strappo di redini fece impennare il cavallo, poi balz a terra.
Allora? chiese spazzolandosi di dosso il fango di cui era coperto. Cosa sono queste facce scure?.
Speravamo che arrivassi con tutti i volontari del generale Longoni rispose mesto Goffredo.
Oh, ho pregato in ginocchio perch si movesse, ma non c' stato niente da fare, rispose con disappunto Nino, il generale Modane, quel farabutto, glielo ha impedito! Ho assistito a una lite furibonda tra i due, Longoni ha accusato apertamente Modane di tradimento, quello ha ordinato di arrestarlo e tradurlo davanti alla corte marziale...
Non c' pi niente da fare... comment Goffredo, guardando gli altri.
Nino assent, con aria grave. Li fiss per un lungo attimo, in silenzio.
Anche gli amici non avevano pi nulla da dire.
Peccato, c'eravamo cos vicini... disse solo Francesco, dopo un po'.
Ah, ma non sapete il meglio! riprese di colpo Nino, cambiando completamente atteggiamento. Mentre i carabinieri avevano gi arrestato Longoni, arriva una staffetta trafelata, il cavallo coperto di sudore che a momenti stramazza per la corsa. Consegna a Modane un plico sigillato, contrassegnato da massima urgenza-Quello apre, legge... diventa bianco di rabbia, poi d ordine di lasciare Longoni....
Ma che diceva? chiese Goffredo, ora curioso.
Era l'ordine dello stato maggiore di passare il Mincio all'altezza di Goito! L'esercito piemontese sta passando in queste ore, Longoni si  messo in movimento con i volontari e sta venendo qui, arrivano rinforzi da tutta Italia! Si va fino a Venezia, Goffredo a Venezia! grid Nino, esultante.
Finalmente! un grido collettivo di giubilo esplose tutto intorno a lui. Ma  vero!?.
Dannato scemo! sbott Goffredo, cercando di colpirlo con un pugno. Non potevi dirlo subito?.
Perch perdermi il piacere delle vostre facce contrite? Ho corso come un dannato per arrivare prima degli altri!.
Dov' il resto del nostro battaglione?.
A un paio di miglia indietro. Ma dobbiamo andare loro incontro, non  prudente restare qui. Venendo ho visto nei paraggi diverse pattuglie austriache, si stanno riunendo per contrastare i piemontesi.
Certo, mettiamoci subito in movimento, disse Goffredo, raccogliamo le nostre cose e via!.
Dopo pochi attimi erano in marcia, sulla via che avevano percorso varcato il Mincio.
Erano ormai quasi in vista del traghetto, quando di colpo si imbatterono in una pattuglia di soldati piemontesi, con i fucili puntati contro di loro e le baionette inastate.
Li guidava il tenente con i baffi a manubrio, che tante volte si erano gi trovati contro.
Halte l. Les Mains en l'air! Si non on tire! grid uno dei soldati.
Non siamo austriaci, siamo italiani! Volontari! rispose Francesco, facendosi avanti.
Anche il tenente si avvicin: Siete briganti. O peggio ancora sciacalli che fanno razzia nelle case abbandonate!.
Ma siete cieco? Non vedete chi siamo? grid Goffredo, che non credeva ai suoi orecchi.
Per quelli come voi c' la fucilazione sul posto! rispose gelido l'ufficiale. Caricate!, disse ancora, rivolto ai suoi.
Come in un incubo, Goffredo vide i soldati che armavano i fucili.
Siamo volontari genovesi, lo sapete benissimo! Ci avete visto al campo! grid a sua volta Nino, facendosi avanti anche lui.
Sapete chi siamo, io sono Goffredo Mameli, mi avete visto all'Oregina! E anche gli altri!.
 la prima volta che vi vedo. Puntate!.
I soldati esitavano. Qualcuno abbass il fucile, altri non avevano armato il percussore. Uno di loro, incredulo, sussurr al vicino: Mameli? Ma non  quello del Canto degli italiani?.
Ho detto puntate! url il tenente, furioso. Come vi permettete di discutere i miei ordini!.
I soldati continuavano a non reagire, fissandolo tutti con aria ostile: Ma  Goffredo Mameli! disse pi d'uno.
Accecato dall'ira, il tenente strapp di mano il fucile a un soldato, torn ad amarlo e lo punt verso Goffredo. Stava per sparare, quando un grido imperioso risuon alle sue spalle: Cosa state facendo? Siete impazzito? Posate subito quell'arma, o sar io a farvi fucilare sul posto!.
Il generale Longoni era sbucato dal folto degli alberi, seguito da altri ufficiali e i primi gruppi di volontari.
Eseguivo gli ordini, generale! replic sfrontatamente il tenente.
Gli ordini sono di punire disertori e sciacalli. Questi ragazzi sono soldati e si sono fatti onore sul campo di battaglia!.
Non come voi! non riusc a trattenersi Nino.
Il tenente baffuto esit ancora un attimo, schizzando veleno, poi abbass l'arma.
...
.
...
CAPITOLO 41.
...
.
...
Il battaglione Mazzini si era unito ai reparti piemontesi, ma senza ricevere ordini precisi. Gli ufficiali di carriera diffidavano dei combattenti volontari, considerandoli poco preparati e destinati solo a operazioni di retroguardia.
E invece in pi di un'occasione proprio loro si erano comportati magnificamente, come a Curtatone e a Montanara, dove i volontari toscani si erano battuti eroicamente, riuscendo a ritardare la pericolosa avanzata degli austriaci.
Dovremmo ricongiungerci con loro disse Goffredo. Intanto da Villafranca, da Pastrengo, le notizie di vittoria che arrivavano infiammavano ancor pi gli animi. I veneziani, cacciati gli occupanti, avevano proclamato la Repubblica di San Marco, Garibaldi a nord combatteva con la sua Legione Italiana, perfino il papa e il re di Napoli avevano inviato contingenti militari in aiuto.
Poi, in un crescendo drammatico, la situazione si rovesci. Con un voltafaccia improvviso Pio IX ordin alla sua divisione di abbandonare il campo, nonostante il generale Durando avesse deciso di restare, con una parte dei suoi uomini. Imitato da Ferdinando di Borbone, che ritir anche lui il suo contingente.
La nuova situazione aveva costretto gli italiani a ripiegare su posizioni pi arretrate, ma meglio difendibili. Con una manovra a tenaglia, Radeztky intanto aveva riconquistato Vicenza e puntava
sul grosso dell'esercito piemontese, a Custoza, verso la grande battaglia campale che avrebbe potuto decidere le sorti della guerra.
A Milano, dove erano tornati i volontari, Goffredo e i suoi amici aspettavano inquieti le notizie riuniti a Porta Nuova, dove era un continuo arrivo di messaggi dal fronte.
Quando finalmente una staffetta spunt a cavallo, tutta la folla in attesa si assiep intorno ansiosa. Ma la maschera di polvere e sudore che gli copriva il volto non bast a nascondere l'amarezza della notizia, prima ancora che l'uomo aprisse bocca.
Dopo due giorni di feroci combattimenti i piemontesi erano stati costretti a ripiegare, e abbandonare le terre fin l liberate.
Carlo Alberto sta tornando a Milano! disse Stefano.
Goffredo era scuro in volto: Amici il momento  difficile. Ma siamo qui, e qui dobbiamo organizzare una linea di resistenza! aggiunse subito, rianimandosi. Siamo arrivati in una citt gi liberata, ma il nostro battaglione ha adesso la sua occasione di battersi perch questa libert non vada perduta, per Milano e per tutta l'Italia!.
Giusto! esclam Nino. Insieme con il popolo milanese potremo resistere il tempo necessario per consentire ai piemontesi di riorganizzarsi!.
Dobbiamo prendere contatto con i membri del governo provvisorio, e pensare subito a difendere le porte della citt, e rialzare le barricate nei punti strategici! disse Goffredo. Via, diamoci da fare!.
Gli eventi precipitarono, con una svolta che n Goffredo n i
patrioti avevano previsto. Il 9 agosto, l'aiutante generale del
re, il generale Salasco, firm l'armistizio che riconsegnava all'Austria tutte le terre del Lombardo Veneto liberate. Carlo Alberto aveva abbandonato in fretta Milano, allontanandosi di notte protetto dai suoi bersaglieri, per sfuggire alla rabbia del popolo.
Siamo sconfitti, disse Francesco, sconsolato, ormai non c' che da tornare a Genova, con la coda tra le gambe!.
E subito! esclam Boccardo, in ansia. Se gli austriaci ci troveranno ancora qui, finiamo tutti allo Spielberg, se non ci fucilano! Perch arriveranno, contateci!.
No, la partita non  persa, ancora! disse deciso Goffredo. Venezia resiste, a nord Garibaldi non si  arreso, e continua a impegnare gli austriaci sul Lago Maggiore! Potremmo riunirci alla sua Legione Italiana, e poi tentare con lui di raggiungere la Laguna!.
Nino scosse la testa, poi gli pose una mano sulla spalla, quasi paterno: Tu sogni, Goffredo. Gli austriaci hanno in pugno tutta la Pianura Padana. Quel traditore di Pio IX  passato con loro, Bologna  caduta e tutta la costa, da Ferrara in gi,  in mano ai nemici di un'Italia libera e unita. Non c' modo di passare disse, triste.
Nino ha ragione, osserv Stefano, ormai l'unica via di fuga ancora libera  solo verso la frontiera sul Ticino, sperando di trovare ancora i ponti in funzione. E dobbiamo muoverci in fretta!.
...
.
...
CAPITOLO 42.
...
.
...
A Genova, in casa Mameli, Adelaide era intenta a preparare il t, quando sent il rumore di passi di qualcuno che saliva lungo la scala.
Giorgio, sei tu? chiese. Goffredo! url subito dopo, vedendo apparire il figlio in fondo al corridoio.
Corse ad abbracciarlo, poi prese a scrutarlo in ogni particolare, preoccupata. Goffredo era stanco, segnato dalle notti all'addiaccio trascorse durante il lungo ritorno, barba e capelli incolti, i vestiti coperti di polvere, gli stivali infangati. Solo il fucile che aveva ad armacollo appariva pulito e in ordine, pronto all'uso, quasi a riprova dei pericoli che aveva affrontato.
Da quando ho saputo di Custoza non ho pi dormito mormor la madre, tornando ad abbracciarlo.
L'avevo detto, mamma, che sarebbe tornato! giunse la voce del piccolo Nicola, che stava scendendo come una furia dalla sua stanza al piano di sopra.
Pap? chiese Goffredo, guardando in giro.
In mare, dovrebbe sbarcare presto, lo stavamo aspettando. Ma fu, tu come stai?.
Sembra bene, grazie a Dio! esclam Bianca Rebizzo, uscendo dal salottino insieme con il marito e Rubattino. Eravamo in Pena per voi, siete tornati tutti? chiese ansioso l'armatore.
No, non tutti....
Mi dispiace, disse desolato Rubattino, e chi....
Goffredo fece il nome di Giacomo: Dio mio, quando lo sapr la famiglia... reag la signora Rebizzo, portandosi una mano alla bocca.
Goffredo annu, il volto contratto: Andr io, spetta a me. Ma ora scusate, sono esausto.
Nella sua stanza il giovane si lasci cadere sul letto. Rimase cos, per alcuni lunghi istanti, poi a fatica si tolse gli stivali. La morbidezza del materasso gli parve un sogno, dopo tanti giorni. Si gir pi volte tra le coperte, quasi con volutt, ma nel piacere avvertiva qualcosa di strano, indefinibile.
Quando al mattino suo padre entr nella stanza, lo trov che dormiva in terra, sdraiato su una coperta accanto al letto disfatto.
Esit un attimo, sorpreso, poi con delicatezza lo svegli.
Svegliati Goffredo, hai dormito per un giorno intero....
Il giovane socchiuse gli occhi, abbagliato dalla luce che entrava dalla finestra. Fece per alzarsi, ma sband leggermente per una vertigine.
Stai bene? chiese il padre allarmato.
S,  stato solo un attimo....
Menomale, sospir rassicurato Giorgio, ma anch'io, quando torno a terra dopo un lungo tratto di mare, non mi ritrovo pi in un letto normale. Noi lo chiamiamo "male di terra". Vieni gi a mangiare qualcosa, ti far bene, ti aspettiamo.
Goffredo annu. "Il mare...", pens, "povero pap...". Poi lo sguardo gli cadde sul mare in tempesta che Geronima aveva ritratto nella sua marina, e di nuovo il rimpianto lo sommerse come un'onda.
Dabbasso, i suoi genitori e Nicola lo stavano aspettando, davanti a una ricca colazione imbandita senza risparmio. Ma Goffredo non sentiva per nulla fame, lo stomaco chiuso in una morsa.
Si vers solo del caff, sperando che lo aiutasse a riprendersi.
Not che i genitori lo fissavano, in un silenzio rispettoso, ma certo ansiosi di conoscere cosa avesse fatto durante quelle settimane.
Sarebbe bastato poco per rimandare gli austriaci a casa... ma quel poco non ce l'hanno fatto fare... mormor deponendo la tazza vuota.
Il re e Pio IX sono stati dei codardi, si sono tirati indietro alla prima avvisaglia di disfatta lo confort la madre, sdegnata.
Non sono solo loro, ho visto troppe persone sabotare la guerra, tradire i volontari arrivati da tutta Italia e insultare il loro sangue. Perch tanto odio verso i propri fratelli? disse Goffredo, sconfortato.
Giorgio, con un sospiro, gli si avvicin e gli appoggi affettuoso una mano sulla spalla, in un atto di solidariet silenziosa.
Fu Adelaide invece a parlare di nuovo: Capisco la tua delusione ma per quanto abbia avuto paura, non mi sono mai sentita cos fiera di te!.
Io per nulla, non sono fiero..., reag Goffredo alzandosi di scatto e affacciandosi alla finestra corrucciato, volevo cacciare gli austriaci, da solo! Che superbia! seguit picchiando col pugno contro il davanzale. Volevo farlo per lei, per Geronima, per dimostrarle che ero sempre io, che non ero cambiato da quando... 1 avevo giurato a me stesso! E cosa ho ottenuto? Ho visto un mio amico morire e sono diventato io stesso un assassino!.
Adelaide e il marito si scambiarono uno sguardo angosciato.
Ma non sei un assassino..., si affrett a rassicurarlo suo padre  la guerra... la guerra,  lei che uccide!.
Ma sono io che ho ucciso un ragazzo che aveva la mia et!.
La morte di un essere umano  un peso troppo grande per sostenerlo da soli... e io lo so bene, disse Giorgio, chinando per un attimo il capo, ma devi condividerlo con i tuoi compagni di lotta, e forse compiendo quell'atto hai salvato la vita a uno di loro!.
Pap ha ragione! cerc di convincerlo anche la madre. Non puoi, non devi farti carico dei mali del mondo. Lasciati ora dietro le spalle tutto quello che hai vissuto, e guarda avanti!.
Avanti? E verso dove? Cosa c' avanti a me?.
Adelaide esit, cercando una sorta di approvazione negli occhi del marito: Credo che pap desideri che tu riprenda a coltivare il tuo talento per le lettere, il pensiero, la storia patria....
S, pensavo che ora potresti riprendere i tuoi studi universitari... un giorno avrai bisogno di un'occupazione per mantenere una famiglia, dei figli... conferm Giorgio.
Goffredo si strinse nelle spalle, poco convinto. Poi accenn a un gesto stentato di approvazione.
Era tornato nella taverna di Armida. Vedendolo, Betta e Gin gli corsero incontro, stringendosi alle sue gambe e cercando di salirgli in braccio.
Anche Armida lo abbracci: Ce l'hai fatta, poeta! Dicono che ti sei fatto onore....
Un vero eroe! strill Gin con la sua vocetta.
Ma quale eroe si scherm Goffredo.
Almeno ti meriti una bevuta dall'Armida! disse la donna, andando al bancone.
Se c' da bere, un eroe si trova sempre, eccone uno! disse Nino, apparso all'improvviso da un angolo. Ti stavo aspettando, lo sapevo che presto ti saresti fatto vivo. Vieni, devo dirti qualcosa. Qui, senza dare nell'occhio. Armida, bada che nessuno ci disturbi!.
Dopo un abbraccio caloroso lo fece sedere accanto a s, poi con aria da cospiratore: Venezia sta resistendo agli austriaci. Nessuno lo pensava possibile, eppure resiste!.
E allora?.
Sai bene che i marinai della flotta sabauda sono per lo pi genovesi e molto sensibili alle nostre idee!.
E quindi cosa vorresti fare?.
Troviamo un aggancio per farci salire a bordo di una nave e li convinciamo ad attaccare la flotta austriaca nell'Adriatico!.
Che senso ha? Per allungare l'agonia di Venezia? replic Goffredo con un'alzata di spalle. Per ammazzare ancora uno, dieci cento austriaci?.
Nino lo fiss sorpreso: Ma che hai? Non ti riconosco pi!.
Ho che non abbiamo alcuna possibilit di vincere!.
L'amico rest in silenzio per qualche attimo: Facciamo cos, io trovo qualcuno che ci faccia salire a bordo, e ne riparliamo quando sarai tornato in te. Dai, adesso facciamoci una bevuta! disse poi, richiamando Armida con la sua brocca.
Nei giorni successivi, Goffredo era tornato nelle aule universitarie. Senza entusiasmo, sedeva nell'emiciclo ascoltando distrattamente la lezione tenuta da un professore dal tono soporifero.
Come dice Cicerone: "Legum omnes servi sumus, ut liberi esse possimus". Tutti siamo schiavi delle leggi, affinch possiamo essere liberi....
A distrarlo, oltretutto, nella gradinata superiore dell'aula, alcune ragazze bisbigliavano, lanciando continue occhiate verso di lui.
Signorine! Siete state ammesse a seguire le lezioni sicut auditores, ovvero in qualit di uditrici, ma non dovete disturbare! si interruppe il professore, cui non era sfuggito quel rumorio.
Per tutta risposta il bisbiglio, arricchito di risatine, riprese pi forte.
Ho capito che abbiamo tra noi una celebrit, ma questa  un aula universitaria, non un caf-chantant! sbott il professore, indignato.
Guarda che ce l'ha con te! disse uno studente seduto accanto a Goffredo, dandogli di gomito.
Goffredo, che non aveva notato nulla, si guard precipitosamente intorno. Rendendosi conto di essere la causa del trambusto
si scus frettolosamente, poi si alz e usc dall'aula, ben lieto che, seppure imbarazzante, quell'episodio gli avesse dato il pretesto per liberarsi di quella noia.
Uscito in strada vagabond per un po' senza meta, poi decise di tornare a casa. Era sulla via, quando fu affiancato da una carrozza.
Per piazza della Maddalena? chiese il vetturino.
Goffredo si volse a indicare la direzione: Dovete andare verso il porto e...
Non vide pi nulla. Qualcuno gli aveva calato un sacco sulla testa e lo aveva afferrato saldamente per le braccia. Si sent trascinare all'interno della carrozza, che part a gran velocit.
Cerc di liberarsi dalla stretta, ma la forza dello sconosciuto aggressore era insormontabile.
Come vi chiamate? sent chiedere una voce.
Mi rapite, e non conoscete il mio nome? replic mezzo soffocato dal sacco.
Per tutto risultato la stretta si acu, strappandogli un gemito. Nome e cognome! ripet lo sconosciuto.
Goffredo Mameli si arrese.
Immediatamente la stretta scomparve. Goffredo ne approfitt per strapparsi via il sacco dalla testa, respirando a pieni polmoni poi nella mezza luce della carrozza vide finalmente il suo aggressore.
Un omone di almeno cento chili di peso, cos alto da toccare con la testa il tetto della vettura, il volto rubizzo seminascosto da Una folta barba rossiccia: Perdonatemi, signor Mameli, disse il gigante, con una voce ora decisamente cortese, ma sono stato costretto a verificare la vostra identit.
S? E da chi?!.
Da me! disse il vetturino, scendendo di cassetta e affacciandosi al finestrino dello sportello. S, corrispondete alla descrizione che mi  stata fatta di voi, comment dopo un attento esame. Poi apr lo sportello lasciando uscire l'omone e prendendo il suo posto accanto al giovane: Avete gli stessi occhi di vostra madre.
Chi siete, e come fate a conoscere mia madre? chiese Goffredo allarmato.
Il vetturino si tolse il cappello e si liber della sciarpa che fino a quel momento aveva seminascosto il suo volto. Davanti a lui apparve un uomo di una cinquantina d'anni, dai capelli brizzolati e due baffi spioventi, dall'aspetto tutto sommato rassicurante.
Non io, non ho avuto questo onore. Ma chi mi ha inviato da voi credo la conosca.
Ma chi siete, e chi vi ha spedito a rapirmi? proruppe Goffredo, esasperato da quell'atmosfera enigmatica.
Il mio nome  Maurizio Quadrio, e chi mi ha inviato  un uomo che vi stima e vi ama, e che nutre la presunzione di essere da voi ricambiato rispose l'altro.
Ma perch questa sceneggiata? E perch chi vi ha mandato non si presenta di persona?.
Io sto rischiando la libert, solo per essere qui. Ma lui avrebbe rischiato la vita, rispose l'altro, per questo ha inviato me.
Ma di chi parlate infine! esclam Goffredo, spazientito.
Di costui rispose l'uomo, estraendo da sotto il mantello da vetturino un libretto. Lo mise sotto il naso del giovane, indicando l'immagine in copertina.
Ma ... reag sorpreso Goffredo, riconoscendo il ritratto di Mazzini.
Shh..., lo zitt frettolosamente l'altro, sono in giro agenti di vari governi, con l'incarico di assassinarlo. Forse anche qui intorno, sicari dei Savoia. Meglio non farne nemmeno il nome!.
Non pensavo si potesse arrivare a questo punto d'odio... replic desolato Goffredo.
Non avete idea del punto a cui sarebbero capaci di arrivare, replic cupo Quadrio, le polizie dei regimi reazionari, ma soprattutto il Secret Conseil, la mano occulta della Santa Alleanza!.
Uomini... che si riconoscono tra di loro con un anello particolare? si illumin Goffredo.
S, e se avete avuto modo di incrociare il loro cammino, e siete ancora vivo, dovete ritenervi ben fortunato! Il fuoco del loro rubino  quello stesso dell'inferno!.
Ora capisco il perch di tutta questa cautela....
Il vostro amico, perch tale si considera,  costretto a vivere nascosto anche in esilio, cambiando continuamente nazione, e respinto ogni volta. Ora ha trovato in Inghilterra un'accoglienza pi generosa, ma anche l deve guardarsi le spalle continuamente. Una vita terribile, che lo sta minando nel fisico....
Goffredo scosse il capo, sconsolato.
...ma nonostante ci la sua azione prosegue senza sosta. Ed  Per questo che ha bisogno di voi. La vostra opera, il Canto degli italiani ha dimostrato che davvero la penna pu essere pi affilata della spada....
Ma una spada con cui non siamo riusciti a battere gli austriaci!.
Non dovete darvi per vinto, per la sconfitta in Lombardia. La
guerra  solo agli inizi! Avete fatto molto, ma il vostro compito non  finito. Il vostro amico vi chiede, per mezzo mio, di prendere contatto con il Circolo Italiano, per scrivere sul giornale che pubblicano.
Ma non sono un giornalista!.
Siete un poeta, e questo basta, lui ne  sicuro.
In quel momento risuon un fischio da sopra la vettura.
Ora devo andare! disse precipitosamente Quadrio. Memorizzate questo indirizzo: vico della Lepre 48. Andate, e a chi vi aprir dite che vi manda Ippo! Scendete, presto!.
Goffredo non era ancora a terra, che la carrozza part a tutta velocit, scomparendo ben presto alla vista.
...
.
...
CAPITOLO 43.
...
.
...
Entrato in casa, Goffredo si abbandon per qualche tempo a un avanti e indietro nervoso nella sua stanza.
Poi, vincendo gli indugi, si confid con la madre riguardo l'episodio in cui era stato coinvolto.
Che devo fare, mamma? Ho promesso a pap di riprendere gli studi, e di allontanarmi dalla lotta politica. Ma se rifiuto l'invito di Mazzini sar un traditore della causa in cui credo!.
Anche io sono divisa, figlio mio, rispose Adelaide, come patriota ti direi di accettare, ma come madre sono preoccupata dei nuovi pericoli cui ti esporrai!.
Preoccupata, come pap rispose incerto Goffredo.
Lui ha paura che tu ti debba trovare ad affrontare le lotte e i rischi che ha dovuto affrontare lui, in terre lontane. E ti vorrebbe vedere sereno, qui a Genova....
Se un anno fa qualcuno mi avesse detto che avrei ricevuto un invito diretto di Mazzini, mai avrei immaginato di anche solo pensare a rifiutarlo!.
Le cose cambiano, Goffredo! E quest'anno ne hai passate tante, troppe. Dopo quello che  successo con Geronima hai trovato la forza di rialzarti, e di mettere il tuo dolore al servizio della pi nobile delle cause, l'amor di patria. Ti ho ammirato, allora, ma ora  tempo di pensare anche a te stesso....
Non  stato un merito, l'ho fatto per sopravvivere! rispose Goffredo, continuando a muoversi nervosamente per la stanza.
Adelaide tacque, restando in silenzio per un lungo attimo. Lo fissava, scuotendo pensosa il capo. Poi, con sospiro profondo parve prendere una decisione.
E allora segui il tuo istinto! disse, rialzando il capo. Non ascoltare nessuno, n me n tuo padre, decidi da solo quello che  meglio per te!.
Goffredo, grato, le corse tra le braccia, baciandola dolcemente sulla fronte.
Torn in camera sua e si distese sul letto. Aveva tratto dal comodino lo stesso opuscolo che l'inviato di Mazzini gli aveva mostrato nella carrozza.
Meditava su quel volto scarno, scavato dalla lotta. E minato nella salute, come aveva detto Quadrio. E lui? Giovane, in forze, cosa aveva sacrificato finora per la causa? Mazzini lo stimava? Ma perch? Per pochi versi gettati l su una carta?
Stava ancora cercando una risposta, quando Nino si precipit nella stanza, senza nemmeno bussare.
Scusa, dovevo parlarti subito, tua madre mi ha fatto salire! disse eccitato. Ho trovato un guardiamarina che pu aiutarci a salire a bordo di una nave! Dice che ha molti amici tra i sottufficiali.
Non credo che sia una buona idea rispose Goffredo.
Pensavo che fossi con me osserv l'amico, con aria delusa.
Ma cosa volete da me, tutti quanti? url Goffredo, balzando in piedi. Cosa volete tutti?.
Tutti quanti chi? reag sorpreso Nino.
Tu... mio padre... Mazzini!.
Mazzini? Ti ha scritto? reag sbalordito l'amico.
No... mi ha inviato un suo uomo, un certo Quadrio....
Quadrio? Maurizio Quadrio?  uno dei collaboratori pi vicini a lui! E non mi dicevi niente? disse offeso.
Perch non avresti capito!.
Non avrei capito cosa?.
Avresti insistito per farmi tornare a combattere, a uccidere ancora!.
Ma che vuoi dire? reag Nino. Sembrava sinceramente colpito dalle sue parole, quasi che non credesse a quello che udiva.
E non so se voglio ancora farlo!.
Ah, s? E allora lascia stare! ribatt l'amico deluso. Voi borghesucci continuate a sognare la rivoluzione nei vostri salotti!, continu, in tono amaro. Attese qualche istante, sperando che Goffredo aggiungesse qualcosa, poi scosse la testa. Ci vado da solo a Venezia, ne trovo mille come te! si limit ad aggiungere, uscendo e sbattendo la porta.
Goffredo rimase solo, con l'eco della lite e di quelle parole aspre ancora negli orecchi. Cerc Francesco, il solo vero amico che gli sembrava di avere in quel momento. Insieme andarono a passeggiare sulla spiaggia, nello stesso luogo dove si erano incontrati la prima volta con Geronima.
E ci ha dato dei borghesucci? chiese Francesco. Davvero?.
Era furioso!.
Insomma, lui ti vuole portare a Venezia, e Mazzini invece vuole che lavori per il Circolo Italiano? E tu? disse l'amico divertito.
Vorrei fuggire in America! Mi chiedo che senso abbia scrivere
su un giornale, e non riesco nemmeno a pensare di tornare a combattere! Mi sento....
Si interruppe bruscamente, come se non trovasse le parole per esprimere a pieno i suoi sentimenti.
...impotente, sugger Francesco, ti capisco... spesso mi sveglio la notte pensando di essere ancora a Pozzolo, sotto le cannonate, rivedo Giacomo coperto di sangue, morto in mezzo alla piazza....
Anche io, disse cupo Goffredo, rivedo Giacomo, e quel giovane austriaco... per questo non voglio tornare a uccidere. Ho paura di me, di quello che potrei fare....
Ma no, Goffredo, non sei un assassino! Hai ucciso per proteggere Giacomo, per proteggere noi tutti che eravamo con te!.
Ma sono io che vi ho trascinato l! E l'ho fatto... per lei....
Lo so, disse Francesco, mettendogli un braccio intorno al collo,  per questo che sono venuto.
...
.
...
CAPITOLO 44.
...
.
...
Quella stessa notte, nella cripta, gli agenti del Secret Conseil erano tornati a riunirsi, protetti da mantelli e cappucci, con i loro rubini sfavillanti nella semioscurit.
 Paris, on s'inquite dufait que Carlo Alberto coute les personnes disqualifies, comme ce jeune dput, le comte de Cavour, apr le relazioni il rappresentante francese, et dcide de reprendre la guerre, en allant au secours de Venise!.
Non vi preoccupate, come ci informano le nostre spie nella Laguna, senza l'aiuto della marina sarda Venezia capitoler presto lo rassicur il generale Modane.
Quindi la marina non si muover, possiamo stare tranquilli, generale? chiese padre Sinibanti.
Il generale annu deciso.
E Garibaldi? Sappiamo che  attivo in Italia, con una sua banda di volontari chiese ancora il francese.
 solo un avventuriero, seguito da un'armata di pezzenti, che far molto rumore per nulla... dichiar ancora Modane.
A proposito, generale, mi dicono che il vostro infiltrato stia facendo un buon lavoro disse padre Sinibanti.
S, e ne avremo prova questa notte stessa... ma sono preoccupato che possano sospettare di lui, prima o poi.
Cerchiamo di non perderlo, almeno non prima che ci abbia
aiutato a risolvere la questione Mameli..., disse il Governatore gettando sul tavolo una copia del Canto degli italiani, stampata sul retro di uno dei santini dell'Oregina, questi furfanti sono stati abili... non dobbiamo essere da meno....
In quello stesso momento, col favore del buio, a non grande distanza dalla chiesa, ignari della riunione che vi si stava tenendo, Carlin Repetto e Stefano stavano affiggendo manifesti, recanti una scritta a caratteri cubitali: per la difesa di venezia.
Carlin stava spalmando con un pennello la colla sul muro. Accanto a lui, Stefano reggeva un manifesto pronto da appendere, quando not un movimento furtivo all'angolo della strada.
Attento, Carlin, ci sono le guardie! Corri! grid, gettando via il secchio della colla e fuggendo a gambe levate.
Carlin fu meno veloce nella reazione, scatt di corsa anche lui ma scivol sulla pozza di colla e quando riusc a rialzarsi era troppo tardi, le guardie gli erano addosso.
Due di esse lo schiacciarono a terra con il loro peso, incuranti delle sue grida d'aiuto. Poi lo afferrarono per i capelli e lo costrinsero a rialzarsi dolorante, trascinandolo via.
Lontano da loro, Stefano aveva assistito impotente alla scena, angosciato per la sorte dell'amico.
La mattina dopo, di buon'ora, Goffredo era tornato all'universit. Tent di concentrarsi sulla lezione, che gli pareva un cumulo di banalit.
Honeste vivere, vivere onestamente, alterum non laedere, non arrecare danno ad altri..., sent distrattamente che il professore
di filosofia morale stava dicendo, .. .suum cuique tribuere, tributare a ognuno quel che gli spetta di diritto....
Represse a stento uno sbadiglio, poi si volse a osservare l'ultima fila, il gruppo di ragazze era ancora l. Fu tentato di alzarsi e andare a sedere accanto a loro, quando una pallina di carta lo colp alla nuca.
Sorpreso la raccolse e la apr, sperando in un messaggio da una delle ragazze. C'era scritto ti cercano, a carboncino. Cerc nella fila delle ragazze, e not che una gli indicava la finestra. C'era il piccolo Gin, che gli lanciava agitato dei grandi cenni, il visetto schiacciato contro il vetro.
Ignorando lo sguardo sdegnato del professore corse fuori, raggiungendo il piccolo.
Che ci fai qui? chiese preoccupato.
Le guardie hanno preso Carlin, Francesco dice che dobbiamo andare tutti davanti al palazzo del Governatorato per farlo liberare!.
Va bene, certo! disse Goffredo. Ma tu corri a casa!.
No, io vengo con te!.
Ma  pericoloso, va' via!.
Il piccolo, deluso, parve obbedire. Ma giunto all'angolo della strada, senza essere visto si volt e lo segu.
...
.
...
CAPITOLO 45.
...
.
...
Sul piazzale davanti al palazzo del Governatore, si imbatt in Stefano e Francesco che erano gi li, insieme con un gruppo dei giovani dell'Entelema e diverse decine di membri dei circoli patriottici. Riconobbe molti di quelli che erano venuti con lui a Milano nel battaglione Mazzini.
Nino gli si avvicin: Ci si rivede, disse un po' freddo. Poi scoppi a ridere, abbracciandolo. Sei rinsavito, meno male!.
Altri stavano giungendo dalle strade laterali, andando ad aumentare la piccola folla riunita davanti al portale.
A che punto siamo? chiese Goffredo.
Abbiamo mandato una delegazione, ma il Governatore  irremovibile, dice che vuole spedirlo al carcere di Fenestrelle!.
Il carcere speciale sulle Alpi? disse Goffredo impallidendo. Sar fortunato se morir per il freddo prima che per le botte! Ma che sta succedendo, perch sono cos inferociti?.
E non basta, disse cupo Stefano, hanno arrestato anche altri dei nostri. La polizia ci sta addosso, sono tornati nella libreria, poi hanno perquisito la taverna di Armida! Sembra che siano informati su ogni nostro movimento. Anche ieri sera, come sapevano dei manifesti e dove sarebbero stati affissi?.
Pensi che ci sia una spia tra noi? chiese rabbioso Goffredo.
Hai un'altra spiegazione?.
Chi pensi che possa essere?.
Stefano si strinse nelle spalle, senza rispondere. Accanto a loro Francesco assisteva in silenzio, come immerso in altri pensieri. Sembrava incerto, e fissava Goffredo con una strana espressione sul viso.
Che hai? insistette l'amico, intuendo che avesse qualcosa da dire, ma che per qualche motivo esitasse a farlo.
S... mormor Francesco a denti stretti, afferrandolo per un braccio. Avrei preferito piuttosto una coltellata... ma ho pensato fosse meglio che lo sapessi da me...
Che cosa? rispose lui allarmato.
Ieri ho incontrato per caso Gilda, ti ricordi?
Ma certo, ha qualche notizia di Geronima?
No... s... la Ferretti la cacci di casa, ma lei conosce la ragazza che ha preso il suo posto... seguit Francesco cupo.
E allora? Sa qualcosa di Geronima? lo incalz Goffredo, eccitato.
Francesco non rispose, la mascella serrata. Poi afferr una spalla dell'amico.  morta, Goffredo. Questo ha saputo Gilda.
Per un attimo il mondo intorno al giovane scomparve. Il tumulto della folla, le grida di incoraggiamento, l'entusiasmo e il timore, ogni suo pensiero e sentimento svanirono, lasciando il posto a un vuoto assoluto. Solo un ronzio negli orecchi, che copriva tutto, e il roteare di ogni cosa intorno.
Vedendolo bianco come un lenzuolo Francesco si affrett ad afferrarlo, nel timore che fosse sul punto di perdere i sensi. Goffredo si appoggi a lui, gli occhi chiusi, tremando. Poi con uno scatto nervoso e un respiro profondo torn ad alzare la testa, costringendosi a tornare padrone di s.
Fiss Francesco con gli occhi lucidi. Lo sentivo, amico mio, lo sentivo nell'anima. Lo sapevo.
Devi farti forza, adesso replic Francesco. C' tanto da fare a cominciare da qui aggiunse, indicando le persone sempre pi numerose intorno a loro.
Hai ragione rispose Goffredo, asciugandosi in fretta gli occhi. Ho tutto il resto della vita per piangerla. Ma adesso dobbiamo pensare a salvare almeno un amico!
Sul piazzale la folla aveva ormai raggiunta una consistenza ragguardevole. Goffredo effettu una rapida ricognizione di quei volti noti e meno noti, poi fece cenno di avanzare: Libert per Carlin! grid con tutte le sue forze.
Il grido fu ripetuto pi volte da tutti gli altri. Intanto, dal portone era uscita una squadra di poliziotti, guidati da un delegato con la fascia bianca, che si schier con le armi in pugno a difesa dell'ingresso.
La folla continuava ad avanzare, e gi i primi erano arrivati a ridosso dei poliziotti, che col calcio dei fucili colpivano per tenere indietro i manifestanti.
La prima linea indietreggi di qualche passo, ma senza sbandarsi, poi riprese ad avanzare. In quel momento sul portale apparve il Governatore.
Fermi! grid Goffredo. Sentiamo che cosa dir!.
Il Governatore si era avvicinato al delegato, dicendogli qualcosa all'orecchio. Il funzionario parve reagire, e dire qualcosa a sua volta, ma il Governatore sembr insistere, l'espressione irata. Dopo un istante ancora di esitazione il delegato impart un ordine secco.
Increduli, i manifestanti videro i poliziotti puntare i fucili, e armare i percussori. Fuoco! si ud, seguito dal fragore di una scarica tirata ad altezza d'uomo.
Nella piazza scoppi un caos indescrivibile, in cui i gemiti dei feriti si mescolavano alle urla di chi veniva calpestato dalla fuga frenetica degli altri.
In mezzo al fuggi fuggi generale il piccolo Gin era rimasto solo, paralizzato dal terrore.
Gin, vieni via, scappa! grid Goffredo, cercando di strapparlo a quella immobilit pericolosa.
Vedendo la scena, Francesco corse a sollevarlo di peso, poi con il bimbo in braccio si volse per tornare indietro e metterlo al sicuro, nel momento in cui partiva una seconda salva di colpi. Colpito alla schiena Francesco lasci andare il piccolo, prima di accasciarsi a terra.
Goffredo con un urlo si gett su di lui, cercando di rianimarlo.
Gin... si  salvato? mormor Francesco, con la voce spezzata.
S, sta' tranquillo, ti cureremo! disse disperato Goffredo, cercando di tamponare la ferita.
Fa male....
Non  niente, e poi ci sono io, capito? Non ti lascio... non ti lascio!.
S, lo so... ci sei sempre... disse ancora Francesco, prima che Un fiotto di sangue dalle labbra gli troncasse la parola.
Intorno, la polizia stava finendo di sgombrare la piazza spingendo via con i calci dei fucili i pochi che ancora resistevano.
Incuranti dei poliziotti, anche Nino e Stefano erano accorsi intorno a Francesco.
Dobbiamo portarlo al sicuro, via di qui! grid Nino, afferrando
il ferito per le spalle e sollevandolo, mentre Francesco lo teneva per le gambe. Via! grid ancora. Prendiamo dalla parte del porto!
Accanto a loro Goffredo continuava a tamponare la ferita, cercando disperatamente di rianimare l'amico, che non reagiva pi.
Anche il piccolo Gin si era unito a loro, e li seguiva piangendo. Con il loro tragico carico riuscirono ad allontanarsi di qualche centinaio di passi, prima di doversi arrestare, esausti per lo sforzo, al riparo di un portico.
Goffredo continuava a chiamare Francesco, e a scuoterlo cercando di tenerlo vigile, ma senza risultati.
Sent confusamente la mano di Nino che lo scuoteva a sua volta per una spalla:  inutile, Goffredo.  morto disse l'amico, con la voce rotta dall'emozione.
Goffredo si arrest, inebetito.
No riusc a dire soltanto.
Poco lontano c'era un carretto, accanto alla porta di una bottega. Nino se ne impadron, e insieme vi caricarono sopra il corpo di Francesco, coprendolo con un telo trovato l accanto.
Lo porteremo noi dalla sua famiglia disse Nino.
No replic deciso Goffredo. Spetta a me, solo a me. Voi andate, non fatevi prendere.
Poi, con tutte le sue forze cominci a spingere il carretto verso la sua meta. Dentro di s non sentiva nulla, solo dolore e rabbia, un vuoto incolmabile.
Stefano e Nino erano rimasti indietro.
Seguiamolo, mormor Nino, non mi fido di quello che potrebbe fare, in quello stato aggiunse incamminandosi quando il tragico corteo fu lontano un centinaio di passi.
Sul portone di casa Castiglione, Goffredo si arrest, stremato. Non sapeva cosa avrebbe potuto dire, adesso. Ma c'era qualcosa da dire? E cosa? si chiese disperato.
Intanto il portone si stava aprendo. Dalle finestre qualcuno doveva aver notato il suo arrivo, perch vide uscire agitati un uomo e una donna, i genitori di Francesco.
Prima ancora di scoprire il corpo sul carretto, la donna vi si gett sopra con un urlo disperato, gridando il nome del figlio.
Goffredo, con il cuore in pezzi, fece un passo verso di lei, ma il padre lo trattenne.
Goffredo, state indietro, per favore. Rispettate il nostro dolore disse l'uomo, avvicinandosi anche lui esterrefatto al corpo.
Volevo solo dire che Francesco  morto da eroe... balbett il giovane, distrutto.
Se non vi avesse conosciuto, ora sarebbe ancora vivo, disse il padre tra le lacrime, in un tono che non ammetteva repliche, andate via, vi prego.
Goffredo non reag, impietrito da quelle parole confitte nella mente come chiodi roventi. Stefano lo raggiunse, e lo trasse via: Vieni, qui ora non puoi pi fare nulla.
...
.
...
CAPITOLO 46.
...
.
...
In casa Mameli, l'eco della tragedia era giunta ancor prima che Goffredo sconvolto apparisse sulla porta.
Adelaide gli si gett tra le braccia piangendo: Ma  vero, Francesco? singhiozz.
Non c' pi... e c' sempre stato... trov solo la forza di dire il giovane. In un solo giorno ho perso i due pi grandi affetti della mia vita... anche Geronima, morta...
I genitori di Goffredo erano ammutoliti. Poi suo padre lo abbracci. Avevo sentito qualcosa, ma speravo, speravamo...  vero, allora... povera Geronima! E Francesco... ma voi, cosa avevate fatto....
Niente, niente! Hanno sparato per uccidere!  stato il Governatore a dare l'ordine, hanno sparato e Francesco  morto!.
Ma  possibile..., reag Giorgio, incredulo, ha dato lui l'ordine di sparare? disse ancora a fatica.
Tu promettimi che non... mormor Adelaide, senza la forza di proseguire.
Goffredo, sto per partire con la squadra navale, disse Giorgio in tono grave, promettimi che non ti metterai nei guai, e continuerai a studiare!.
Goffredo annu.
Al dolore ancora vivo si un in lui il senso di colpa, stava mentendo a quell'uomo affettuoso, ma che non poteva capire quello che gli ribolliva nell'animo.
Dove andrete? si limit a chiedere.
In Adriatico.
In aiuto a Venezia? chiese ansioso.
Giorgio Mameli esit: Spero di s... ma temo di no, rispose poi dopo un attimo, salutiamoci ora, potrei non avere pi tempo per tornare a casa, prima di salpare disse ancora stringendolo a s.
Goffredo e Nino erano chiusi da ore nello stanzino da Rosetta. Di nuovo affratellati nel cordoglio.
Una bottiglia di rum vuota ai loro piedi, il tentativo ingenuo di allontanare un dolore che non accennava a passare.
Anche Rosetta e qualcuna delle ragazze avevano intuito che qualcosa di grave doveva essere successo, ed evitavano di avvicinarsi, limitandosi a bisbigliare tra loro.
E ti rendi conto che tra noi potrebbe anche esserci una spia? disse a un certo punto Goffredo, con la voce impastata dall'alcol.  stato proprio Francesco a dirmelo....
S, una spia spiegherebbe molte cose... assent Nino.
Tu sospetti di qualcuno?.
E come sai che non potrei essere io? disse Nino di punto in bianco.
Goffredo lo fiss negli occhi: Tu sei quello che si  fatto lasciare su un'isoletta sperduta dei Caraibi, per non trasportare degli schiavi.
Interessante, continua! disse l'amico, cauto.
Sei un contrabbandiere, hai una testa di legno e un brutto carattere, ma non sei un infame.
Nino si abbandon a un sorriso: Anche tu non scherzi disse stringendogli una mano con affetto.
I due si fissarono in silenzio, per un po': Chi di noi non c'era alla manifestazione? disse poi di colpo Nino.
Goffredo abbass gli occhi, pensando intensamente. Ho visto te, Stefano... cominci, elencando via altri nomi, aiutato dall'amico. Poi sgran gli occhi: Solo... lui non mi sembra di averlo visto. E tu?.
Nino scosse silenzioso il capo.
Andiamo a parlarci!.
In fretta raggiunsero una via nella zona alta di Genova, con allineate una serie di costruzioni eleganti, fermandosi davanti a una di esse. Lungo la strada avevano incrociato anche Stefano.
Abbiamo pensato la stessa cosa? chiese lui, unendosi ai due amici.
Bussiamo? chiese Nino.
No, meglio aspettarlo in strada, rispose Goffredo cupo, a quest'ora dovrebbe uscire per recarsi all'universit. Sar pi facile metterlo alle strette.
I tre si misero in attesa a poca distanza, con aria indifferente. Dopo qualche minuto la porta si apr e ne usc frettoloso un giovane, con un libro sotto braccio, che si incammin verso di loro.
Nino, Goffredo! fece sorpreso, vedendoli. Stefano? Che fate qui?.
Aspettavamo te, Gerolamo rispose minaccioso Goffredo.
Intuendo qualcosa, Boccardo lasci cadere il libro e fece per voltarsi, ma Nino fu veloce ad afferrarlo: Fermo, dove vuoi andare?.
perch scappi? disse Goffredo.
No, non volevo scappare sono in ritardo per la lezione....
Dov'eri ieri mattina, quando hanno ucciso Francesco? chiese Nino, sempre tenendolo per il colletto della giubba,
Sono stato tutto il giorno in biblioteca... ho un esame tra poco... balbett Boccardo.
L'universit  stata chiusa per i tumulti disse gelido Goffredo.
Boccardo fece correre lo sguardo tra tutti e tre, nell'inutile ricerca di comprensione: E va bene, croll, ero nella delegazione di polizia! Sono venuti a prendermi a casa! seguit affannato, tremando come una foglia. Mi hanno rilasciato solo ieri notte!.
E che cosa hai detto? incalz Goffredo.
Quasi nulla... balbett lui.
Nulla? E come sapevano dove Carlin e Stefano avrebbero affisso i manifesti?.
Forse... forse mi sono lasciato sfuggire dei manifesti per Venezia... ma non ho detto altro, lo giuro!.
Carlin  in prigione per colpa tua, infame! sibil Stefano, colpendolo con uno schiaffo.
Ma lo sapevano gi, piagnucol Boccardo, tenendosi la guancia, non ho detto niente, lo giuro! ripet accorato.  la verit, lo giuro, Goffredo, credimi almeno tu... seguit, aggrappandosi alla sua giubba.
Goffredo lo respinse sdegnoso, lasciando che scoppiasse in un pianto disperato.
Non sono un traditore... lo giuro su mia madre, non... non Potevo immaginare che avrebbero sparato... che Francesco....
Nino gli affibbi un altro schiaffo, ancora pi forte, facendolo cadere in terra: Francesco non lo devi nemmeno nominare!.
Stefano gli sput addosso, e stava per avventarsi su di lui con un calcio, imitato da Nino che aveva estratto il suo coltello da marinaio.
Siete pazzi? Che volete fare? Non ci sono stati gi abbastanza morti? si interpose Goffredo, riuscendo a fermarli.
Ma ha fatto crepare Francesco! url Stefano. Merita la stessa fine!.
E che volete fare? Ammazzarlo?  il momento di contrattaccare... e dare un senso a tutta questa pena!.
Che vuoi dire? chiese Bixio perplesso, mettendo via il coltello dopo un'ultima esitazione. E tu sparisci, verme! esclam, allungandogli un calcio nel sedere.
Venite con me disse Goffredo, senza degnare di uno sguardo Boccardo, che si rialz a fatica e fugg via barcollando.
...
.
...
CAPITOLO 47.
...
.
...
A notte, in un angolo della libreria Grondona, Goffredo era intento a scrivere alla luce di una piccola lampada a olio.
Dietro di lui Nino e Stefano erano in attesa da pi di un'ora. Finalmente lo videro riporre la penna, e dopo una rapida rilettura spargere sul foglio un po' di polvere assorbente.
Come andiamo, hai finito? chiese Nino.
Intanto prendete questo, e portatelo al Circolo disse il giovane, allungandogli il foglio. In via della Lepre 48. Deve uscire domani, se vi fanno storie dite che vi manda Ippo. Fra un'ora al massimo vi porto il resto!.
Nino si era mosso subito, ma Goffredo lo trattenne: Tu sei sempre in contatto con quel guardiamarina che hai detto?.
Nino sorrise compiaciuto, con una strizzata d'occhio di assenso. Poi usc seguito da Stefano, mentre il giovane tornava a scrivere febbrile su un nuovo foglio:
 da due sere che il sangue italiano bagna nella nostra citt la terra italiana... E ci accompagna sulla faticosa strada della libert... Questa mattina, a perdere la vita sotto il fuoco della repressione reazionaria,  stato un innocente, un patriota, un amico. Francesco Castiglione...
Dopo poche ore, il Diario del popolo, l'organo del circolo mazziniano di Genova, circolava gi per le strade della citt, destando scalpore tra i primi lettori.
Il pezzo di Goffredo in prima pagina, dove all'esecrazione dell'accaduto si accompagnava una denuncia esplicita di chi avesse dato ordine di fare fuoco sulla folla, era al centro di commenti indignati.
Il sangue italiano bagna Genova. Il Governatore ordina di sparare sulla folla! ripeteva uno strillone, che furtivo scivolava tra la folla mattutina distribuendo le sue copie.
Sparare contro della gente inerme! Dove andremo a finire? esclam una signora borghese, appena scorse le prime righe, incurante dell'invito di suo marito ad abbassare la voce.  uno scandalo! E tu smettila di zittirmi!.
Ma lo scritto circolava non solo nelle strade, una copia venne consegnata anche sulla scrivania del Governatore, da parte di un agente che era salito trafelato: ...siamo stanchi di piangere i nostri fratelli, stanchi di ricevere in cambio piombo per la sola colpa di professare un'idea... la misura  colma, l'ora  suonata, in nome di Dio e del popolo!
Il Governatore scorse in fretta l'articolo, poi furioso fece a pezzi il foglio:  uno scandalo! Questi miserabili osano infangarmi senza ritegno! url esasperato. E quel dannato Mameli  tornato a farsi vivo!.
S, e per colpa vostra, non si fermer! Non dovevate dare ord ne di sparare sulla folla! disse qualcuno nell'ombra della stanza-
Ma cosa volete? Abbiamo fermato quel Boccardo e lo abbiamo fatto parlare, al solo scopo di togliere ogni sospetto su voi!.
L'altro venne avanti, esponendosi a pieno alla luce della finestra: S, ma uccidere Castiglione  stato un errore! Ora, se mi scoprono, sono morto. Voglio abbandonare la missione! disse Carlin Repetto, deciso.
La missione non pu essere interrotta! Il Secret Conseil ha ancora bisogno di voi! rispose il Governatore infastidito. Non ora. Verrete rilasciato con gli altri prigionieri catturati davanti al Governatorato, con la scusa di un atto di generosa clemenza, dopo la non voluta morte di quel giovane seguit.
Avete dimenticato i feriti!.
Presto saranno dimenticati anche loro! sbott l'altro, sprezzante. E quanto a voi, sapete bene che la vostra incolumit  precisa condizione posta dal Generale... seguit in tono pi calmo.
Certo... ne sono sicuro... disse Carlin, senza nascondere il proprio scetticismo.
Potete crederlo... lo sapete bene che tiene a voi come a un figlio!.
S, esattamente come a un figlio... disse il giovane, amaramente.
C' altro? chiese ancora il Governatore, vedendo che Carlin indugiava sulla porta.
Forse... Stefano Castagnola, che  venuto a farmi da avvocato, mi ha detto che Goffredo Mameli, sfruttando il grado di suo Padre, vuole provare a sobillare la Marina Reale, nella speranza che i marinai possano ammutinarsi e portare la flotta in difesa di Venezia....
Lasciamolo fare. Potrebbe essere quello che aspettiamo.
Un'accusa di alto tradimento lo porter finalmente in galera, suo padre davanti alla corte marziale.
...
.
...
CAPITOLO 48.
...
.
...
Goffredo e Nino Bixio, cercando di non dare nell'occhio, si erano avvicinati alla zona del porto riservata alle navi da guerra della marina.
Nino si ferm in un angolo stretto tra una gru e dei carrelli per il trasporto di carichi pesanti. Si guardava nervosamente intorno, in cerca di qualcuno.
Venite, presto! disse un uomo vestito con il camiciotto blu e il cappello di paglia con il lungo nastro dei marinai sardi, apparso all'improvviso con aria da cospiratore.
I due amici lo seguirono fino a un'apertura nella rete che impediva l'accesso, e pi avanti fino sotto bordo di una fregata attraccata al molo. Una passerella la collegava alla terraferma, sorvegliata da due marinai armati.
Come facciamo? chiese Goffredo deluso da quella vista.
Silenzioso, il loro accompagnatore indic la poppa della nave, da cui pendeva una scaletta di corda: L'ho fatta scendere di nascosto, disse, sbrigatevi prima che qualcuno la scopra. Buona fortuna!.
Veloci, i due amici si aggrapparono alla scala improvvisata, saltando sul ponte, tra gli sguardi sbigottiti di un gruppo di marinai intenti agli ordinari lavori di pulizia e manutenzione. Vedendo quei due in abiti da citt, e con l'aria pi di studenti che di gente del mare, si avvicinarono.
Fratelli italiani! grid Goffredo, balzando sopra una cassa senza dar loro il tempo di qualsiasi reazione. Siamo qui, fratelli tra i fratelli, per chiedervi un atto di coraggio e di rivolta! Vendicate la patria dell'infame armistizio Salasco, vendicatela del tradimento, armate di nuovo i vostri cannoni, spiegate ancora le vele! E sia su Venezia la vostra rotta, la citt che resiste impavida e ha bisogno del vostro aiuto!.
Gli uomini avevano ascoltato attenti con un mormorio crescente di approvazione. Goffredo stava per continuare quando si sent afferrare per le braccia e tirare gi da due ufficiali accorsi fuori dal castello di prua.
Cerc di divincolarsi con tutte le sue forze dalla stretta, aiutato da Nino, accorso prontamente in suo aiuto, ma inutilmente. Il tafferuglio stava richiamando altri graduati accompagnati da alcuni fanti di marina, e i due amici si ritrovarono immobilizzati in mezzo al ponte.
Ma Goffredo non intendeva arrendersi, e cominci a declamare a gran voce:
L fra le rive adriatiche, vive una gran mendica; di lei stupende glorie dice la storia antica...
Intorno i marinai continuavano a rumoreggiare, sempre pi animati.
Lasciatelo parlare! grid uno di loro, facendosi avanti, imitato da altri. Approfittando della situazione, Nino con uno strattone riusc a liberarlo dalla stretta di uno dei due ufficiali, tra gli applausi. L'altro ufficiale si guardava intorno preoccupato, indeciso su come affrontare ora un'ostilit sempre pi evidente.
Che succede qui? risuon all'improvviso una voce irritata. Un uomo in divisa di ammiraglio della marina del Regno di Sardegna era apparso davanti a loro, con aria decisa, spegnendo quell'inizio di rivolta.
Tornate al vostro lavoro! ordin secco agli uomini. E voi conducete quei due a rapporto da me!.
Rimasto solo con i due giovani, l'ammiraglio Mameli affront il figlio, in tono ora pi preoccupato che furioso.
Goffredo, ma che ti passa per la testa? Venire ad aizzare alla diserzione qui, sulla San Michele, la mia nave! Devi essere impazzito! Non mi avevi promesso che avresti lasciato perdere la politica una volta per tutte, che saresti tornato a studiare....
Ho provato, babbo, ho provato, te lo giuro! Ma non posso restare a guardare mentre uccidono i miei amici....
Giorgio Mameli emise un sospiro: Lo so, ti capisco, capisco la tua rabbia! La morte di Francesco  stato un colpo terribile anche per tua madre e me, ma intervenire ora a Venezia, in spregio dell'armistizio, significherebbe sconfessare Carlo Alberto, che  anche il tuo re!.
Quell'armistizio  un'infamia, e lo sai anche tu!.
Anche fosse, non posso permettere che i miei uomini finiscano davanti alla corte marziale. Anch'essi sono tuoi fratelli!.
Ma sei stato proprio tu a insegnarmi che bisogna sempre combattere senza paura per quello che  giusto, senza preoccuparsi delle conseguenze!.
L'ammiraglio esit. Sembrava colpito dalle sue parole.
Senza paura non significa senza cervello! disse poi.
Goffredo lo fiss deluso.
Il padre allung una mano, per dargli una carezza: E poi le conseguenze esistono, e ti restano attaccate addosso.
A forza di stare con i sabaudi sei diventato come loro! sbott Goffredo, senza riflettere. La mano del padre scatt, e la carezza si trasform in uno schiaffo. Vide che Giorgio lo fissava addolorato, ma fermo. Non sapeva che rispondere, a sua volta pi triste che irato.
Si volse, e seguito da Nino torn verso la scaletta di corda, balzando di nuovo sulla murata.
Aspetta, Goffredo! gli venne dietro il padre. Ma il giovane, senza ascoltarlo, scese gi fino alla banchina, riunendosi con Nino che lo aveva preceduto.
Dove andiamo adesso? chiese Goffredo, ancora turbato per lo scontro con suo padre.
Da Armida.  il posto pi sicuro rispose Nino, avviandosi in fretta verso la taverna.
...
.
...
CAPITOLO 49.
...
.
...
A quell'ora la taverna era ancora chiusa, ma riconoscendoli Armida li fece entrare di soppiatto da un ingresso posteriore, che dava su un cortiletto dove la donna teneva i polli e i conigli che poi serviva agli avventori.
Entrate, che vi  successo? chiese, notando l'aria agitata di entrambi. Su un tavolo Betta stava disegnando una bandierina tricolore. Vedendo Goffredo gli corse incontro, mostrandogli orgogliosa la sua opera.
Niente, Armida, abbiamo tentato... ma senza risultato rispose Goffredo, dopo aver sorriso e carezzato la bambina.
Almeno speriamo di non aver creato problemi a tuo padre, rispose l'amico, chi poteva sapere che la San Michele fosse proprio la sua nave?.
Goffredo annu, cupo in volto.
Ti aspettavi una reazione diversa da parte di tuo padre? chiese ancora Nino.
No... forse s, ma lo capisco, povero pap... in fondo ha dedicato tutta la sua vita alla Marina, e alla sua nave....
Mentre parlavano, la piccola Betta si era avvicinata e li ascoltava di nascosto.
Ti fa male quella ferita? chiese la piccola, indicando la lunga cicatrice sul braccio di Nino.
Adesso no, ma sapessi il dolore quando il pescecane mi ha morso! rispose lui, sorridendo.
Dove ti ha morso? A Betta hai detto nel Borneo, a me in Amazzonia chiese Gin con aria furbetta.
Almeno a loro di' la verit, che diavolo! lo redargu ironico Goffredo. Sono ancora innocenti per i tuoi misteri!.
 una storia complicata, drammatica! Mica si pu raccontare cos, senza la giusta atmosfera... volete sapere troppo! si difese Nino, allontanando i due bimbi e fingendosi furioso.
I due scapparono via ridendo. Erano appena scomparsi nel retrobottega, quando il silenzio fu rotto da un furioso martellare di pugni contro la porta.
Aprite immediatamente,  la legge! grid una voce all'esterno, continuando a picchiare contro l'anta.
I poliziotti che avevano difeso il Governatorato, guidati dal delegato, erano silenziosamente discesi fino nel quartiere del porto, e avevano circondato la taverna.
I soggetti sono molto pericolosi aveva detto il funzionario. Non esitate a sparare se opporranno resistenza!.
Aprite! continuava a risuonare l'ordine perentorio, mentre la porta gi accennava a cedere, sotto i colpi dei calci dei moschetti che ora si erano aggiunti ai pugni.
Venite, qui, presto! esclam Armida, che era schizzata fuori dal retrobottega. Betta, Gin, mostrate loro lo sportello del cassone della farina, dove vi nascondete quando ne avete fatta qualcuna delle vostre, e credete che non vi veda! Io cercher di trattenere gli sbirri aggiunse poi rivolta ai due amici.
Goffredo e Nino erano appena spariti nel piccolo ambiente appena sufficiente a contenerli quando la porta si spalanc e una mezza dozzina di poliziotti si rivers all'interno, guidati dal delegato con la fascia del Governatorato a tracolla.
Dove sono? esclam il delegato, guardandosi intorno furioso.
Chi cercate? La taverna  chiusa, qui ci siamo solo io e i miei due figli! rispose serafica la donna. Betta, Gin, venite!.
Dopo un istante, i due bimbi fecero capolino da dietro il bancone con aria innocente.
Visto? Nessun altro!.
Cerchiamo Mameli Goffredo e Bixio Gerolamo.
Non li vedo da giorni. Capitano ogni tanto, ma non sono clienti abituali rispose Armida, con aria indifferente.
Dare rifugio a dei ricercati  un reato, se sono qui finirete nei guai! Cercate dappertutto! ordin il delegato. Subito i poliziotti si scatenarono in una perquisizione forsennata, rovesciando tavoli e sedie, gettando in terra suppellettili e sfasciando madie e stoviglie.
Armida assist a quella distruzione impassibile. Era abituata alle visite periodiche della polizia, anche se stavolta li vedeva pi violenti del solito. Solo quando uno di loro si avvicin al piccolo sportello della madia si allarm. Sper con tutte le sue forze che l'uomo passasse oltre, ma invece quello si ferm, con l'aria di voler esaminare l'interno.
Mi avevano detto che questo fosse un posto ben frequentato, ma devono essersi sbagliati! risuon proprio allora una voce profonda.
Sulla porta era apparso un uomo dall'aspetto pittoresco, sulla quarantina, dal fisico asciutto e dai lunghi capelli e barba fulvi. Era rivestito di un bizzarro poncho sudamericano gettato alla
brava su una camicia rossa, una larga fascia in vita con infilate due pistole e dei calzoni turchini da marinaio che finivano in un paio di stivali consunti per un lungo uso.
Non alto, ma con un volto e un'espressione cos decisa e impavida da dare la sensazione di trovarsi di fronte a qualcuno pi imponente di quanto non fosse.
Chi siete? gli si fece incontro altezzoso il delegato. Come vi permettete di intralciare un'operazione di polizia?.
Sono Giuseppe Garibaldi rispose asciutto il nuovo venuto.
Armida, a sentire quel nome, impallid. Per un attimo si sent mancare, vedendo gi le porte del carcere spalancarsi, i piccoli Gin e Betta finire in strada... Giuseppe Garibaldi, l'uomo pi ricercato dopo Giuseppe Mazzini da tutta la polizia del regno, nella sua taverna!
Dentro il nascondiglio anche Goffredo e Nino avevano sussultato, increduli. Ma il pi sbigottito era il delegato.
Ah, voi, Garibaldi Giuseppe... il noto agitatore... fermo l!.
L'uomo avrebbe continuato, ma la parola gli mor in gola. Dietro Garibaldi stavano entrando una dozzina di individui altrettanto pittoreschi, con bandane e fazzoletti rossi, pi simili all'equipaggio di una nave di pirati dei Caraibi che a dei cittadini di un paese europeo.
Alla loro vista il delegato aveva fatto un passo indietro, imitato dai suoi uomini che si erano raggruppati dietro di lui, preparandosi a un possibile scontro.
Anche l'atteggiamento dei nuovi venuti non prometteva nulla di buono, pi d'uno aveva messo mano al lungo coltello che tutti portavano alla cintola, e anche un paio di pistole avevano fatto la loro apparizione.
I due gruppi si studiavano, in attesa della prima mossa. Ma a sciogliere la tensione fu l'improvviso arrivo di una quindicina di camalli, che terminato il loro turno al porto venivano per rifocillarsi e per una bevuta. Vedendo i poliziotti schierati, i nuovi venuti si erano d'istinto avvicinati agli uomini di Garibaldi, ed era chiaro dai loro volti a chi sarebbero andate le loro simpatie in caso di uno scontro.
Il delegato, vista la nuova situazione, con una smorfia di disappunto abbass la testa.
Interrompere, si torna al Governatorato, disse ai suoi uomini, serrando i pugni per la stizza, e quanto voi, non finisce qui! aggiunse rivolto a Garibaldi.
Ne sono certo. Sto andando a Roma, ho bisogno di uomini, per quello che ci aspetta. Potete arruolarvi con me, se volete.
Il delegato scivol via con grugnito, tra le risa dei garibaldini e le invettive dei camalli.
Portate da bere per i miei uomini, disse Garibaldi ad Armida, che era accorsa con gli occhi lucidi per l'emozione, e non lesinate con la misura, non sono figurini di citt! Oggi  un gran giorno per la libert, Roma  insorta e ha cacciato quel traditore di Pio IX! Dobbiamo festeggiare!.
Anche Goffredo e Nino erano usciti dal nascondiglio e si erano fatti avanti, bianchi come spettri per la farina che li copriva da capo a piedi.
Intanto, Garibaldi stava arringando i camalli: Roma  insorta, unendosi a Venezia nella lotta contro i tiranni! Il papa  fuggito, la citt  libera ma ha bisogno di spade e di moschetti per difendere la libert conquistata! Cerchiamo giovani di fegato, pronti a partire Per Roma e a combattere per la Repubblica! Ce ne sono tra voi?.
Il piccolo Gin si era avvicinato. Afferr per una manica il generale e prese a tirarla, cercando la sua attenzione.
Prendete quei due! disse il bimbo, indicando Nino e Goffredo.
Ohib, reag divertito Garibaldi scorgendo i due spettri, ho bisogno di buoni tiratori, non di fornai! seguit poi tra le risate degli uomini.
Ma lui  Goffredo Mameli, l'autore del Canto degli italiani. E l'altro  Nino Bixio, che ha lottato con un pescecane! insistette imperterrito il piccolo.
Davvero? mormor Garibaldi, osservando con attenzione Goffredo, che dal canto suo cercava disperatamente di ripulirsi il volto e gli abiti dalla farina. Siete voi l'autore di quell'inno? Da quando sono arrivato non faccio che sentirlo dappertutto. Diavolo d'un ragazzo, avete davvero colto lo spirito degli italiani, aggiunse, dandogli una vigorosa pacca sulla spalla, sollevando una nuvola di farina, se di mestiere siete fornaio, certo siete il miglior fornaio di Genova! E se il vostro amico poi lotta con i pescecani, siete proprio quelli che fanno per me, faremo grandi cose insieme. Preparatevi a partire!.
Usciti dalla taverna, Nino abbracci entusiasta l'amico: Hai visto Goffredo? Garibaldi ci vuole con lui! Garibaldi!.
Dai, Nino, non partire lancia in resta come al tuo solito! Garibaldi dir le stesse cose a tutti, guarda l come sta convincendo quei camalli!.
Faremo grandi cose insieme! giunse la voce del generale, accompagnata anche l da pacche sulle spalle.
Hai sentito? Fa cos con tutti!.
S, ma a noi l'ha detto pi convinto! ribatt Nino, ostinato. Sono sicuro che.... Guarda chi c' lo interruppe l'amico. All'angolo della strada era apparso Carlin. Goffredo gli corse incontro festoso: Ti hanno rilasciato!. Carlin accenn di s in silenzio, con un sorriso tirato in volto.
...
.
...
CAPITOLO 50.
...
.
...
Nella sua stanza Goffredo era intento a preparare una sacca da viaggio. Accanto a lui, il piccolo Nicola lo aiutava, tirando fuori dai cassetti del settimino gli indumenti riposti e mostrandoglieli.
No, Nicolino, non devo partire per una spedizione polare, andiamo verso l'estate, non avr bisogno di tante maglie di lana! Passami piuttosto il rasoio, e la vaschetta del sapone con il pennello.
Ma se hai la barba lunga, a che ti serve?.
Devo aver cura del mio aspetto, o vuoi che le ragazze non mi guardino pi?.
Il piccolo sorrise, poi, improvvisamente serio: Goffredo, portami con te!.
Il giovane si commosse: Vorresti, vero? Ma sei troppo giovane, devi restare con la mamma, devi studiare....
Studiare? E tu allora, non dovresti andare all'universit? lo rimbecc il fratellino, con uno sberleffo.
Smettila, birbante! E passami piuttosto quel libretto l, sullo scrittoio.
Questo? chiese Nicola. La Giovine Europa, di Giuseppe Mazzini, disse ancora scorrendo la copertina,  questo quel Giuseppe Mazzini che dite sempre tu e Nino? Anche lui col barbone... lo hai visto mai?.
Goffredo scosse il capo:  costretto da anni all'esilio... ma lo vedr, ne sono sicuro!.
In quel momento, Adelaide apparve sulla porta. Gett uno sguardo verso di loro, uno sguardo carico di preoccupazione, ma anche di ammirazione, per entrambi.
Goffredo, hai pensato bene a quello che fai? Ho sentito di uomini e armi diretti a Roma, parti ancora per la guerra? chiese accorata.
Goffredo la abbracci, baciandola sui capelli: No, mamma, non temere, stavolta  diverso! A Roma  la festa della libert, il papa  fuggito e la tirannia non torner. Il popolo  con noi, non ci sar da combattere stavolta!.
La donna si slacci dal suo abbraccio. Goffredo vide che qualcosa la tormentava ancora: Mamma, cosa c'?.
Tuo padre, Goffredo.  stato messo in congedo.
Per quello che  successo al porto?.
La donna annu: Ha rischiato la corte marziale.
Goffredo chin il capo, con il volto contratto.
 nel suo studio. Vai da lui, parlagli, ti prego!.
Goffredo esit, indeciso. Sentiva forte il desiderio di vedere ancora una volta suo padre, ma sentiva anche che le loro strade si erano ormai divise: Ci siamo gi detti tutto, mamma. E inutile. .. e poi  meglio che vada via in fretta. Prima che mi arrestino e metta in pericolo anche voi.
Goffredo, ti prego... lo implor ancora Adelaide. Ma il giovane per tutta risposta afferr la sacca e si avvi verso l'uscita dopo un ultimo bacio alla donna e al fratellino.
Fai il bravo, mi raccomando! disse ancora, prima di sparire lungo la scala.
Adelaide lo fiss per qualche istante, sconvolta, poi corse verso lo studio del marito. Giorgio sedeva alla scrivania, la testa tra le mani, lo sguardo perso. Sul piano vuoto per la prima volta non c'era distesa nessuna carta nautica.
Goffredo sta per partire, disse timidamente, forse....
Il marito alz lo sguardo, segnato da un'ombra dolorosa: Ha fatto la sua scelta. E adulto, ormai.
Se non gli parli ora potresti pentirtene! Potrebbe anche....
Si arrest, terrorizzata dall'ipotesi che le si era affacciata alla mente.
Giorgio Mameli scosse la testa: No, ha fatto la sua scelta, ripet ostinato, io dovrei pentirmene? Sei tu, che l'hai imbottito delle tue idee rivoluzionarie, e me lo hai messo contro! grid.
Poi si arrest, turbato. Si rese conto che per la prima volta nella sua vita aveva alzato la voce contro sua moglie.
Ma che dici... ebbe appena la forza di balbettare Adelaide, tremante per la commozione.
Giorgio si alz e corse ad abbracciarla, gli occhi pieni di lacrime: Perdonami, riusc solo a dire, non so cosa dico....
...
.
...
CAPITOLO 51.
...
.
...
Goffredo e Nino si erano imbarcati sulla nave della linea Genova-Civitavecchia, la stessa su cui viaggiava Garibaldi con i suoi volontari. Anche i due amici si erano arruolati formalmente e avevano indossato con orgoglio la camicia rossa che le donne della Societ Patriottica di Genova avevano donato alla spedizione.
Ma a parte questa dominante di colore, per il resto, il folto gruppo che si agitava sul ponte in attesa di sbarcare non aveva nulla di un esercito regolare. Sembrava pi la ciurma di una nave pirata, pensava Goffredo osservando i suoi compagni d'avventura, tanto diversi ognuno dall'altro da chiedersi come fosse stato possibile che si fossero ritrovati tutti l.
Nemmeno l'et sembrava accomunarli, al vedere tante chiome grigiastre mescolate a barbe nerissime e a menti appena segnati dalla prima peluria della giovinezza. E i soprabiti di ricchi borghesi si mescolavano in una strana forma quasi carnevalesca ai camiciotti e ai tabarri di camalli e operai, ancora segnati dalle tracce del loro lavoro.
Eppure erano tutti l, meditava Goffredo. Richiamati certo dal fascino di una personalit eccezionale come quella di Giuseppe Garibaldi, ma pi ancora da qualcosa di pi forte anche del Generale: un sogno. Il sogno di un'Italia libera e indipendente, dove
tutti i suoi figli potessero essere veramente fratelli, come aveva scritto nel suo inno.
La vedremo mai l'Italia che abbiamo sognato? chiese il giovane a Nino, che si era appoggiato alla battagliola accanto a lui un sigaro acceso tra le labbra.
Dai tempo al tempo, amico mio, non essere impaziente! Intanto cominciamo da Roma, se solo nascesse una Repubblica nelle terre strappate alla Chiesa, con tutto il centro Italia in mano a Mazzini e Garibaldi il resto della penisola non tarderebbe a sollevarsi, ne sono sicuro!.
Goffredo taceva, pensoso.
Che hai? chiese Nino. Non ne sei convinto?.
No... solo pensavo... ho sentito che il Generale e Mazzini non sempre siano stati d'accordo. Perfino che si detestino l'un l'altro... rispose il giovane preoccupato.
Nino scoppi a ridere: Goffredo, Goffredo, ma cosa credevi? Che due uomini come loro non si facessero ombra, qua e l? Ma di una cosa sono sicuro, disse, facendosi di colpo serio, per la liberazione d'Italia sono disposti entrambi a sacrificare la vita, non dar retta alle malelingue!.
Giunti a Civitavecchia, il viaggio verso Roma continu con tutti i mezzi disponibili, cavalli e carrozze messi a disposizione dai cittadini, oppure requisiti con vaghe promesse di restituzione. I due amici avevano trovato posto sull'imperiale del postale pontificio, un tiro a due che quotidianamente collegava il porto con la capitale.
Lungo il percorso, Goffredo, come preda di un'ispirazione improvvisa, aveva tratto dalla sua sacca una tavoletta, un foglio e il calamaio da viaggio, e si era immerso nella scrittura.
Continu il suo lavoro fin quando la vettura varc porta San Pancrazio, dopo aver risalito il colle del Gianicolo tra i boschi e le ville che costeggiavano le antiche mura Aureliane, per poi ridiscendere verso il ponte Sisto, diretta verso il centro della citt.
A mano a mano che la vettura si inoltrava in Trastevere, la folla per strada si faceva sempre pi numerosa e festante. Cori patriottici si alternavano a melodie popolari, stornelli d'amore e di satira politica, in un caos di grida e di risate, di imprecazioni e di evviva, un'onda umana che rendeva sempre pi difficile al postale avanzare.
Una donna con una bambina in braccio, scorgendo le loro camicie rosse, sollev la piccola verso di loro, gridando: Eccoli, Eccoli! Sono sbarcati stamattina a Civitavecchia!.
E subito decine di uomini e donne si affollarono intorno alla vettura, cercando di vedere dentro e battendo contro gli sportelli.
Garibaldi, c' Garibaldi! grid qualcuno.
La vettura era giunta quasi al palazzo della Cancelleria, la sede dell'Assemblea provvisoria, ma era ormai immobilizzata.
Il vetturino si volse verso di loro: Vi conviene scendere qui, signori! Pi avanti  impossibile, mi distruggono la carrozza!.
Nino e Goffredo balzarono a terra con il loro poco bagaglio, imitati da Stefano e Carlin, che avevano trovato posto all'interno.
Si ritrovarono schiacciati dalla folla che premeva per vederli e toccarli, quasi fossero reliquie. Imbarazzato, Goffredo non sapeva che fare, quando dalla porta della Cancelleria usc urlando e agitando le braccia un uomo di mezza et, il volto di un popolano ma dall'aspetto vigoroso, scolpito da un pesante lavoro manuale.
Fate largo, fate largo! grid aprendosi la strada verso di loro. Sete arivati!.
Poi fiss Goffredo, studiandolo con attenzione. Ma tu, tu sei Goffredo Mameli! Ho riconosciuto er tu' ritratto in faccia a la stampa der Canto de l'italiani. So' Angelo Brunetti, ma me poi chiam Ciceruacchio, come fanno tutti! Amici,  Goffredo Mameli, er poeta! Fatelo pass! seguit poi a gran voce rivolto alla folla intorno.
Goffredo era avvampato in volto. Si trov a stringere una selva di mani che cercavano la sua, poi sent un paio di labbra che si stampavano sulla sua guancia.
Come siete bello! si sent gridare nell'orecchio da parte della giovane che lo aveva baciato.
Una bambina gli allung una coccarda tricolore: Ce la scrivi 'na poesia, pe' noi? gli chiese, dopo che la mamma le ebbe suggerito qualcosa.
Forza, poeta, di' quarcosa, o se resta tutti qui! lo incoraggi Ciceruacchio.
Ma io, veramente... va bene balbett Goffredo, tirando fuori il foglio su cui aveva lavorato durante il viaggio, e cominciando a leggere:
Al Campidoglio! Il popolo dica la gran parola: daghe i romani vogliono non pi triregno e stola. Se il papa  andato via buon viaggio e cos sia!
Quell'ultimo verso, "buon viaggio e cos sia, con il suo tocco ironico era ideale per incontrare la simpatia di un popolo scanzonato come quello romano. Immediatamente cento bocche presero a ripeterlo, ridendo e urlando. Goffredo attese qualche istante, poi riprese:
Non morirem d'affanno perch fugg un tiranno perch si ruppe il canapo che ci legava al pie'! Addio, Sacra Corona fin la Monarchia or ch' sovrano il Popolo mai pi ritorni un re!
All'udire quell'ultimo verso, decine di mani lo afferrarono, tirandolo su in un trionfo improvvisato, al grido di "mai pi ritorni un re!". Goffredo fu guidato da Ciceruacchio verso la porta della Cancelleria, mentre il foglio gli veniva strappato dalle mani.
Giunti nel cortile lo misero finalmente in terra, ancora scombussolato. Te ce dovrai da abitua' a li modi nostri, semo un po' rozzi, poeta! esclam Ciceruacchio, dandogli una gran manata sulla schiena.
Ma venite, er vostro arivo  benedetto! Li papalini so' scappati a Gaeta cor Papa loro, ma ce butto er cappello mio contro 'n baiocco che gi se stanno a organizz pe' aritorn... disse ancora il popolano, guidandoli su per una grande scala, che sfociava in una vasta sala al piano superiore.
Qui un gran numero di borghesi, soldati della guardia nazionale, volontari e popolani andavano e venivano, impegnati in un'attivit frenetica.
Ce dovemo da fa' trov pronti, avemo organizzato 'n governo provvisorio, in attesa che s'elegga 'na Assemblea Nazionale, libera e democratica.
Un uomo anziano, dall'aria severa, aveva ascoltato: Prima di tutto dovremo promulgare una Costituzione, e i relativi decreti, per dare forma allo Stato, disse, avvicinandosi, sono Carlo Armellini, Ministro degli Interni del governo provvisorio e presidente della Costituente aggiunse, tendendo la mano.
Il giovane afferr la mano che l'altro gli tendeva, e la strinse con forza:  un piacere e un onore per me! E questi sono i miei compagni, patrioti genovesi! disse poi, presentando Nino, Stefano e Carlin.
Armellini strinse anche le loro mani: Ho saputo del vostro arrivo, un nostro comune amico della Societ Patriottica mi aveva scritto di voi, e delle vostre imprese... sono felice di incontrarvi finalmente!.
Bene, sono lieto che abbiate fatto conoscenza! risuon dietro di loro una voce ben nota. Ma adesso non perdiamo tempo, ci sar occasione per piacevoli conversazioni!.
Garibaldi era comparso all'improvviso, nella sua consueta tenuta da campo, con tanto di sciabola al fianco: Sta arrivando gente da tutta Italia, dobbiamo farli mangiare, trovare da dormire, e soprattutto armarli! Perch signori miei, valgon bene le leggi, ma senza il sostegno di un buon tiro di fucileria non sono che carta straccia, come prova la fine che hanno fatto le costituzioni del '48!.
Se stanno appunto a organizz... replic Ciceruacchio, con convinzione.
Bene, serve anche un piano per mantenere l'ordine pubblico.
riprese il generale, rivolto ad Armellini, non tutti i seguaci di pio IX sono fuggiti, c' da aspettarsi che qualcuno di loro trami nell'ombra per sabotare i nostri sforzi. E dobbiamo prevedere una protezione per i convogli che dal contado porteranno le provviste necessarie alla citt, provvedendo anche a organizzare depositi in vista di un possibile assedio!.
Di questo possiamo occuparcene noi! disse Bixio, indicando s e Stefano.
Garibaldi annu, poi si volse verso Goffredo: Voi invece fatevi spiegare come siamo messi ad armamenti. Voglio un inventario dettagliato di quello che abbiamo a disposizione in moschetti, pistole, cannoni e anche armi bianche. Svuotate anche i musei, se serve!.
Non credete che potrei essere pi utile nella Costituente? obiett timidamente il giovane.
Certo,  l che mi aspetto il meglio da voi! Ma dopo! Prima le bocche da fuoco! I principi ideali senza cibo e armi non valgono nulla!.
...
.
...
CAPITOLO 52.
...
.
...
Il giorno dopo Goffredo aveva incominciato ad assolvere l'incarico ricevuto, in compagnia di Ciceruacchio che gli faceva da guida nell'intrico dei vicoli di Trastevere.
Conosco ogni passo de 'ste strade, per quante vorte ci ho tirato er caretto sopra! Er mejo carrettiere de Roma, e li fiji miei bravi e forti come me! disse il suo compagno con orgoglio. Ce lo sai, continu, dicheno che so' stato io a fa' scapp er Papa. Io e mi' fijo avremmo ucciso Pellegrino Rossi, er primo ministro suo... ma nun  vero, quello  scappato perch  un cacasotto, che prima promette e poi se tira 'ndietro....
Goffredo annu, con una certa condiscendenza. In realt era di pessimo umore, quel lavoro da magazziniere non era certo quello che si era atteso venendo a Roma. Ma del resto, Garibaldi era stato chiaro su cosa fosse prioritario, e anche lui aveva finito per convenirne.
Ce semo! disse la sua guida. Erano giunti davanti a una vecchia officina metallurgica, incassata tra due edifici adibiti a stalle per le "botticelle" dei vetturini romani.
L'avemo trasformata alla bene e mejo in una fabbrica de munizioni, e'n poco tempo!.
Dentro il grande stanzone erano al lavoro donne e bambini, intenti ad avvolgere i giusti grammi di polvere nera in piccoli
cartoccini di carta, completando ogni involucro con una palla di piombo.
Al loro ingresso un mormorio sorpreso era corso tra le donne, con tutti i loro sguardi rivolti verso di lui.
 Mameli, quello della poesia... sent mormorare con ammirazione.
Tutte si erano fermate e lo fissavano emozionate. Goffredo si fece avanti, con un po' di imbarazzo ma anche lusingato di quell'apprezzamento generale. E che poi venisse da tutte donne, molte delle quali giovani, brune e dagli occhi accesi gli fece dimenticare di colpo il fastidio che l'aveva accompagnato fin l.
Buongiorno... siamo qui per fare l'inventario delle armi e dei colpi di moschetto preparati... disse avanzando tra le lavoratrici, che intanto lo avevano circondato, distribuendo sorrisi a destra e a sinistra.
Solo una di loro non sembrava per nulla colpita dal suo arrivo. Gli voltava le spalle, in piedi, davanti a un lungo tavolone dove erano distesi in ordine una serie di moschetti, intenta a lubrificarne uno e a testare il sistema d'armamento, con una singolare rapidit e competenza.
L'abilit con cui la donna eseguiva quel compito non semplicissimo lo incurios. Si avvicin. Sentendo il suo passo la donna si volt, passandosi una mano sulla fronte per allontanare le gocce di sudore che la imperlavano.
E cos siete il famoso Goffredo Mameli? disse con aria indifferente. Molto piacere, e adesso, signore, vogliamo tornare a lavorare? prosegu volgendosi di nuovo verso il tavolone.
Goffredo non reag, imbambolato. Il volto che gli era apparso Per un solo attimo lo aveva affascinato. Uno sguardo intenso, occhi neri e profondi come abissi, una massa di capelli corvini contenuti a stento in un fazzoletto, la pelle lattea e le narici delicate su due labbra piene, dietro cui lampeggiava il bianco perfetto dei denti...
Si stup egli stesso di tutti quei particolari notati in cos breve tempo. Ciceruacchio si era intanto avvicinato per contare i fucili allineati. Non sembrava aver notato nulla, anche la donna era tornata al lavoro.
La vide sollevare una cassa piena di fucili. Notando che sembrava in difficolt per il peso si affrett ad afferrare la cassa che le stava sfuggendo di mano.
Permettete di aiutarvi, la prendo io... disse, togliendole il carico.
Nel movimento per un attimo le loro mani si sfiorarono. Al giovane parve di avvertire un brivido nelle dita della donna, che era arrossita.
Non vi preoccupate, disse lei, raddrizzandosi di scatto,  tutto il giorno che sposto queste casse, anche prima del vostro aiuto.
Riprese la cassa e la trasport sul tavolone, cominciando a estrarre i fucili e ad armarli con il suo fare esperto.
Vedo che  molto abile, ma che male c' a farsi aiutare? chiese Goffredo, pi per parlarle ancora che altro.
Non dovevate fare l'inventario? lo gel lei.
Certo... ma in due faremo prima disse lui, cercando di toglierle di mano il fucile.
Sfior di nuovo la sua mano. Negli occhi nerissimi della donna si accese una scintilla. Con uno strattone riprese il fucile, con aria di sfida arm il cane e lo punt contro la faccia del giovane, raggelato da quella reazione imprevista.
Ad, mo che voi fa'? Ce mpallini er poeta de la rivoluzzione?
parl ridendo Ciceruacchio, che aveva seguito la scena. E che ci facciamo con un poeta? ribatt la donna, senza posare l'arma.
Su, sii bona,  'n forestiero... e tu vi via co' me, c'hai ancora da conoscele le donne de Roma! disse Ciceruacchio, cingendolo con un braccio per le spalle e tirandolo via.
E poi te sei scerto Adele, un caratterino! Tempo addietro un paio de Monti vanno a faje la serenata sotto la finestra... e lei je rovesci er pitale 'n testa, ancora ce ride tutta Roma!.
Goffredo esitava, sbalordito. Si scosse, seguendo il popolano. Ma mentre si allontanava si volt di nuovo, a osservare la donna.
Una delle lavoranti si avvicin ad Adele: Ma sei matta? Hai capito chi  quello?.
Pu essere chi vuole, ma qui dentro comando io! replic lei ad alta voce, con il chiaro intento di farsi sentire, cercando con gli occhi quelli di Goffredo. Uno sguardo che lo scosse di nuovo a fondo, come un colpo del fucile che lei ancora imbracciava.
...
.
...
CAPITOLO 53.
...
.
...
L'ufficio improvvisato che si occupava dell'accoglienza dei volontari aveva trovato per i quattro amici genovesi una soffitta. Appena un tetto malandato sulla testa e quattro pagliericci gettati in terra, una brocca d'acqua e un paio di vasi di coccio per le esigenze del corpo.
Ma dopo una giornata di attivit intensissima anche quel rifugio pareva una reggia, dove tornare a riprendere fiato.
I primi ad arrivare furono Stefano e Carlin, che si inerpicarono per le ripide scale del sottotetto cantando le strofette de "Se il papa  andato via".
Goffredo, che li seguiva da presso, li raggiunse stupito: Ma  la mia poesia, chi l'ha messa in musica?.
Non lo so, qualche stornellatore d'osteria, ce ne sono a decine! Ma che ti importa? La sta cantando tutta Roma!.
 vero! si fece sentire la voce di Nino, ancora sulle scale. Anche io l'ho sentita dappertutto assicur sbucando con la testa dalla botola d'ingresso.
Sapete la novit? Sono stato promosso caporale! disse Carlin. Garibaldi mi ha visto e ha detto: "Che ci fai qui, cos giovane?, io non sapevo che rispondere, e ho detto: "Voglio combattere per l'Italia!". E allora lui "Bravo, allora fallo da caporale!".
Se tu sei caporale, a me dovranno farmi generale come minimo! lo prese in giro Stefano, tra le risa degli altri. Se vuoi ti aiuto a scrivere a tua madre, sar contenta della notizia!.
La mamma non sa leggere confess il ragazzo, con aria triste.
I tre amici si scambiarono uno sguardo: Non importa, la invieremo all'Armida, lei lo trover uno in grado di leggerla a tua madre disse dopo un attimo Nino.
Ho io carta e inchiostro, disse Goffredo, cercando nella sua sacca, si sentir sola, ora che non sei pi con lei aggiunse, improvvisamente serio.
E tu, hai scritto a tuo padre? chiese Stefano, cui non era sfuggita l'espressione dell'amico.
Goffredo scosse la testa. No, non... non saprei che dirgli.
Devi farlo, si intromise Nino, lo sai che ti vuole bene. Avessi io un padre come il tuo! seguit, stringendo l'amico per una spalla.
Ha ragione, l'avessi anch'io! si un Carlin. Ma anche tu, Nino, non ricevi mai niente da casa, e non scrivi mai.
Meglio cos rispose Nino con un'alzata di spalle. Poi scoppiando in un riso amaro: L'ultima volta che mi hanno scritto, era la mia matrigna per dirmi che mi avrebbe denunciato per diserzione!.
Sentite, sono spossato e ho bisogno di dormire, disse Goffredo, tendendo i muscoli della schiena e sbadigliando,  una settimana che giro per arsenali a caccia di archibugi, moschetti e perfino doppiette per fagiani.
Il giovane si lasci andare sul pagliericcio, ma Nino implacabile gli si sedette accanto, cantando a squarciagola:
Daghe i Romani vogliono
non pi triregno e stola!
Goffredo cerc di allontanarlo con un calcio, ma fu inutile. Gli altri due si erano subito uniti al canto, ballandogli intorno in un coro sgangherato che risuonava per tutta la casa.
Piantatela! preg Goffredo disperato. Lo sapete che dopo la caccia alle armi, la notte lavoro al testo della Costituzione! Fatemi fare almeno un'ora di sonno, o morir di sbadigli invece che di palle papaline!.
Era ormai l'alba. Nella sala operativa della Cancelleria deserta brillava un lume solitario sopra una delle scrivanie in un angolo. Goffredo, chino su un foglio di carta con la penna in mano stava compilando qualcosa. Davanti a lui una copia della Giovine Europa, che il ragazzo di tanto in tanto tornava a consultare. La sua vecchia copia, ormai consunta, segnata ancora dalle note e dalle sottolineature che lui e Geronima vi avevano impresse nelle loro letture, ma che ora sbiadivano per il tempo, come il ricordo di quei giorni felici.
"Il regime democratico ha per regola l'eguaglianza, la libert, la fraternit" aveva appena scritto, sotto l'intestazione articolo 1.
Si interruppe. Erano i principi dell'89, quelli che con la grande Rivoluzione avevano parlato al mondo. Principi che avrebbero dovuto in qualche forma transitare nella futura Costituzione della Repubblica Romana, che loro avevano il dovere di dare a Roma, e al mondo.
Bisognava che quello che sarebbe uscito dalla costituente fosse di monito e insieme di orgoglio...
Un raggio di luce filtrato da una delle grandi finestre gli ridette il senso del tempo, estrasse l'orologio di tasca, poi ripose in fretta il documento in un cassetto e si avvi verso l'uscita.
Sulla porta del palazzo si imbatt in Nino, che arrivava con aria furtiva spingendo, aiutato da Stefano, un carretto stracarico di verdure, sacchi di farina, prosciutti.
Dove avete preso tutta questa roba? chiese il giovane stupito.
Nino scambi una rapida occhiata maliziosa con Stefano: Un po' qua, un po' l..., rispose vago, i nobili romani, che in segreto parteggiano ancora per il papa, ci stanno tagliando i viveri. Dalle loro terre fuori porta nell'Agro, non arriva quasi pi niente....
E allora noi ci serviamo direttamente dalle loro cantine! ridacchi Stefano. E tu, sempre a contare i moschetti?.
Goffredo allarg le braccia, rassegnato.
Nino gli diede una pacca: Amico mio, la rivoluzione non si fa solo scrivendo. Ma anche contando!.
E poi de che te lamenti, poeta! Hai conosciuto una delle donne pi belle de Roma! disse Ciceruacchio, arrivato anche lui. Certo te stava pe' spar, ma  sempre na gran bella donna!.
Non credo davvero di essere il benvenuto, dove c' lei rispose Goffredo.
Mica  detto, fijolo, mica  detto! A la fine nun t'ha mica sparato, e pe' lei  stata 'na gran concessione! Direi quasi 'n gesto d'amore! seguit ridendo a crepapelle.
Chi  questa donna, chi ? salt su Bixio. Hai gi fatto conquiste?.
Ma smettetela, sono vivo per miracolo!.
...
.
...
CAPITOLO 54.
...
.
...
Era ormai notte. Sulla via Aurelia il traffico di carri e di viaggiatori era cessato, gli ultimi contadini con le loro provviste da vendere il mattino dopo si erano rintanati nella stazione di posta di Cerveteri, a bere un bicchiere prima di affrontare l'ultimo tratto verso la citt.
Su un poggetto davanti al mare, dopo una curva, sorgeva un'edicola votiva. Vicino alla piccola costruzione c'era qualcuno, avvolto in un mantello scuro, il cappuccio calato sugli occhi. Si guardava intorno furtivo, come se temesse di essere riconosciuto.
Il trotto di un cavallo lo allarm. Si ritrasse ancor pi dietro l'edicola, cercando quasi di confondersi con essa. Il rumore di zoccoli si fece pi vicino, poi un uomo a cavallo lo raggiunse fermandosi accanto a lui, senza smontare di sella. Anche lui avvolto da un mantello da viaggio, il cappuccio calato sugli occhi.
Siete voi? chiese l'altro in attesa.
Vedendo che il nuovo venuto non rispondeva estrasse una catenella che portava al collo, dove era appeso un grosso anello d'oro, con un rubino incastonato in una pietra nera.
Come a un segnale convenuto, il nuovo arrivato sollev la mano destra, mostrando un anello identico. Poi si tir via dal capo il cappuccio, rivelando il suo volto con dei vistosi baffi a manubrio.
Tenente, ci sono messaggi per me da parte del generale Modane? chiese ansioso l'altro.
No, il generale ha altro da pensare. Hai portato quello che ti  stato richiesto?.
L'altro esit un attimo, contrariato: Ma, mi avevate detto....
Ogni cosa a suo tempo! Le informazioni! disse l'ufficiale seccamente, allungando la mano.
L'uomo di malavoglia estrasse da sotto il mantello una mappa e una lettera: Ecco, ho segnato le zone da cui  pi facile sferrare un attacco... hanno pochi cannoni, e sono male armati. Ma da tutta Italia stanno arrivando uomini e aiuti, perfino da Francia e Polonia sono giunti volontari, i fuoriusciti in Inghilterra hanno raccolto tra i simpatizzanti un mucchio di sterline, e sono riusciti anche a far arrivare un carico di fucili moderni. Garibaldi  come una fiaccola per le falene, attira simpatie da ogni parte, pi aspettate e pi sar difficile....
Non temere, le schermaglie diplomatiche sono solo una maschera, la Repubblica ha le ore contate, cos come il caro Mameli! rispose il tenente, dando di sprone.
La lettera! gli grid dietro l'altro. Fatela avere a mia madre!.
Ma cavallo e cavaliere erano gi spariti nella notte.
...
.
...
CAPITOLO 55.
...
.
...
Il lavoro di registrazione e di raccolta delle armi procedeva con energia, alternato a quello notturno di elaborazione della Costituzione. Goffredo era teso, stremato dal doppio incarico, ma allo stesso tempo consapevole dell'estrema importanza di entrambi.
Era venuto il momento di raccogliere le armi preparate nell'officina di Trastevere, per distribuirle ai nuovi reparti di volontari che si erano aggiunti negli ultimi giorni.
Con due facchini e un carretto si present all'ingresso dell'officina all'imbrunire, poco prima che suonasse la fine del lavoro.
Una delle lavoranti dette di gomito ad Adele, che non aveva notato il suo arrivo: Guarda chi c',  tornato!.
La donna si volse a guardarlo. Per un attimo un sorriso le addolc il volto, ma subito torn fredda, come se si fosse pentita di quel piccolo cedimento.
Avete scordato qualcosa? chiese sarcastica.
Devo ritirare i moschetti revisionati, rispose il giovane, senza saper bene quale atteggiamento assumere, sono pronti?.
La donna senza rispondere imbracci uno dei fucili, e lo caric. Poi si fece sulla porta e tir il colpo contro una palizzata in fondo alla strada, dove era appoggiato un bidone arrugginito.
Il bersaglio, colpito in pieno, risuon con uno schianto metallico: Direi che sono a posto, questo e tutti gli altri.
Goffredo era a bocca aperta, ancora una volta colpito da quella dimostrazione di abilit. Cerc un modo per dar voce alla sua ammirazione, senza che lei potesse equivocare le sue intenzioni, ma la donna lo anticip.
Potete prendere tutto quel gruppo. Sono pronti, puliti e oliati.
C'era poco da aggiungere. Goffredo fece cenno ai due facchini di avvicinarsi e cominci ad ammassare sul carretto i fucili indicati. Ogni tanto i suoi occhi incrociavano quelli di Adele, che era rimasta a lavorare l vicino. E ogni volta distoglieva lo sguardo, ma non prima di osservare ancora una volta la sua grande bellezza, con le guance arrossate e l'espressione concentrata.
Ma anche la donna di tanto in tanto si distraeva dal suo lavoro, per osservarlo di soppiatto. Quando per caso i loro occhi si incontrarono entrambi arrossirono, per poi subito distogliere
lo sguardo. Anche se quell'attimo era bastato per far sobbalzare
il giovane. E forse anche l'animo della donna ne era rimasto in qualche modo turbato.
Ma non sembrava che ci fosse spazio per qualche sviluppo. Goffredo riprese a caricare, finch il carro fu pieno delle nuove armi. Ormai l'officina si era svuotata delle lavoranti, terminato il lavoro. Restava solo il custode, per la sorveglianza notturna.
Goffredo usc in strada: Portate il carro a porta San Pancrazio, lo attendono l disse ai due facchini. Poi si avvi per la stretta strada in discesa, diretto alla Cancelleria.
Ma, aveva fatto pochi passi, che avvert delle voci concitate pi avanti, come un alterco tra un uomo e una donna.
Un uomo di grossa corporatura, vistosamente ubriaco, aveva stretto una donna contro il muro, e cercava a forza di baciarla, nonostante gli sforzi decisi di lei per evitarlo.
Dai, smorfiosa, solo un bacio! sent che diceva, con la voce impastata.
Ho detto di no, sporco ubriacone!.
Con un sussulto Goffredo riconobbe la voce di Adele. Si scagli in avanti, afferrando l'uomo per le spalle e costringendolo a lasciare la donna.
La signora ha detto di non gradire le vostre attenzioni, disse deciso, girate al largo!.
E tu che vuoi, signorino? mastic l'altro, estraendo goffamente un coltello a serramanico e cercando di far scattare la lama.
Ma l'alcol in corpo ottundeva i suoi movimenti. Goffredo ebbe il tempo di colpirlo sul polso, facendoglielo cadere. Poi gli assest un paio di sonori ceffoni.
Un gentiluomo non si azzarda a trattare cos una signora! Sparite o vi far arrestare!.
Intontito dai colpi, barcollando e imprecando, l'uomo si allontan.
State bene? chiese premuroso il giovane.
Adele si ravvi i capelli, che nella colluttazione erano scivolati fuori dal fazzoletto, e si erano riversati come una cascata d'ebano sulle spalle.
Poi, come risposta gli mostr una piccola pistola che stringeva ancora nella destra: Grazie, ma me la sarei cavata anche da sola! disse disinvolta, disarmando il cane dell'arma e riponendola nella fascia che le cingeva i fianchi.
Capisco..., replic Goffredo, seguendo le sue mosse con gli occhi sgranati, ...capisco! Posso accompagnarvi a casa? Non vorrei che quel figuro tornasse a importunarvi....
La donna non sembrava molto convinta.
Fatelo per me, fatemi stare tranquillo!  ormai sera, e... si affrett ad aggiungere.
Voi un no non sapete proprio accettarlo, vero? rispose Adele, scuotendo la testa. Ma stavolta il suo tono non era stato della solita freddezza. Perfino un'ombra di sorriso per un attimo le era balenato in volto.
Rapido, Goffredo le si affianc, seguendola in silenzio.
Fu solo su ponte Sisto che trov il coraggio di rivolgerle la parola: Era la prima volta che quel tale...?.
No, rispose lei con aria indifferente, ogni volta che beve si fa sempre trovare l... e ogni volta me ne libero. In fondo  solo un poveraccio, in cerca di un po' di conforto.
Goffredo era sempre pi ammirato della forza d'animo della donna.
In fondo non lo siamo tutti, in cerca di conforto? seguit lei, volgendosi appena dalla sua parte.
Vedrete che non vi importuner pi disse deciso il giovane, in tono protettivo.
Davvero? rispose lei, tornando all'usuale ironia. Senn cosa? Lo sfiderete a un duello di schiaffi?.
Sempre meglio che a revolverate! rispose lui di getto.
La donna si abbandon a un sorriso, subito al solito represso: Perdete tempo con me, lo sapete?.
Goffredo si strinse nelle spalle. Cerc una risposta brillante, per rispondere a tono a quella continua sottile irrisione che avvertiva sempre in Adele, ma lei lo anticip.
Grazie alla vostra fama potreste avere qualsiasi ragazza, qui a Roma. E anche alla vostra figura aggiunse poi, squadrandolo dall'alto in basso.
Se pensate che sia in cerca di avventure vi sbagliate, sono venuto a Roma spinto dal desiderio di....
Bene, lo interruppe lei, perch dovete sapere che sono sposata.
Goffredo era deluso, ma cerc di nasconderlo meglio che potesse: Ne sono lieto, spero che siate felice borbott.
Intanto erano giunti davanti a un palazzetto dall'aria signorile, dalle parti di Torre Argentina. Adele si ferm davanti all'ingresso, scrutando le finestre da cui non trapelava alcuna luce. Il portone semi aperto lasciava intravedere un lungo corridoio, con una scala in fondo.
Bene, io sono arrivata disse la donna. Esit un attimo. Anche Goffredo si immobilizz, entrambi incerti su come salutarsi.
Adele fu la prima a scuotersi: Arrivederci... mormor, sparendo veloce all'interno.
Goffredo la segu con lo sguardo lungo il corridoio. Pur non volendolo ammettere con se stesso, sperava che si voltasse prima di salire, ma non lo fece.
Comparve invece un servitore, a chiudere i battenti.
Scusate, lo apostrof Goffredo, dite, la donna che  appena entrata... lavora qui?.
Lavora qui?, ripet incredulo l'uomo, scoppiando a ridere, Volete dire la moglie del cavalier Baroffio? Altro che lavorare, il palazzo  suo!.
Sempre ridendo l'uomo gli chiuse la porta in faccia, lasciandolo sconcertato in mezzo alla via.
...
.
...
CAPITOLO 56.
...
.
...
Nella sala centrale della Cancelleria, sede del governo provvisorio, Carlo Armellini chiese la parola con insistenza, battendo pi volte il martelletto sul piano del tavolo della presidenza, per richiamare l'attenzione dei membri dell'assemblea provvisoria intenti in quel momento a discutere animatamente tra loro.
 prioritario aggiornare le liste elettorali, per garantire a tutti gli uomini adulti il diritto di voto, senza pregiudiziali di censo! L'Assemblea Nazionale Costituente che ne scaturir dovr godere di tutti i crismi della legalit, a suffragio universale, se vogliamo il riconoscimento degli altri Stati europei!.
Una mano si lev con energia dal folto dei presenti. Adele chiese la parola, poi, constatando che il suo gesto era stato accompagnato da un mormorio sarcastico, si alz decisa in piedi fulminando con lo sguardo gli uomini seduti intorno a lei.
E le donne? Avete parlato di suffragio universale, ma naturalmente intendete solo l'universalit degli uomini, vero?.
Intorno a lei riprese il mormorio di disapprovazione, arricchito di frasette irridenti, "siamo alle solite!", "eccone un'altra!" e grandi sospiri di sopportazione.
Goffredo, invece, era ammirato dal coraggio della donna. D'istinto si alz in piedi anche lui e mosse qualche passo nella sua direzione, quasi a volersi schierare anche fisicamente con lei.
Stefano e Nino avevano osservato la sua reazione: Non sar quella la famosa Adele chiese il primo, dandogli un colpetto sulla spalla.
Goffredo si irrigid, rosso in viso: Shh, fammi sentire!.
Avete poco da alzare gli occhi al cielo! grid in quel momento Adele, rivolgendosi direttamente a Carlo Armellini. Presidente, perch l'assemblea non ha valutato l'opportunit di includere anche le donne nell'universalit del suffragio? Ho diritto a una risposta!.
Per favore, signora, restiamo su un piano di realt... rispose Armellini.
Il mormorio si stava trasformando in clamore, risate e inviti a smetterla con quella inutile provocazione. Goffredo fece ancora qualche passo avanti, andando a porsi alle spalle di Adele.
La signora ha ragione! Perch solo gli uomini dovrebbero votare?.
La donna si volse, sorpresa. Ma la sorpresa era ancor pi evidente in tutti gli altri presenti, compreso Carlo Armellini. Anche se subito riprese la gazzarra di prima.
C' poco da ironizzare, il punto  politico! grid Goffredo. Se vogliamo che la nostra Repubblica sia il faro per il mondo che abbiamo nei cuori, non possiamo limitarci a piccoli passi in avanti, come eliminare solo la soglia del censo! E, a proposito di realt, molte donne gi oggi hanno una coscienza politica pari e superiore a quella di tanti uomini, e hanno coraggio e determinazione! Se le lasciamo lottare accanto a noi sulle mura, perch escluderle dalle assemblee?.
Parlando non aveva distolto lo sguardo da Adele. Con sua delusione la donna non sembrava aver apprezzato il suo intervento.
Intorno si era fatto per un attimo il silenzio. Poi il brusio ricominci ancor pi forte, crescendo fino a una tempesta di urla, sfott e imprecazioni.
Uno dei deputati, il giovane Saffi, riusc a imporsi sul trambusto: Il problema  che non si pu concedere indiscriminatamente il voto alle classi popolari e alle donne: sono troppo propense a farsi riempire la testa dai preti....
E magari a farci anche qualche figlio! sghignazz qualcuno sul fondo.
Le leggi sono una cosa seria, da uomini! grid un altro.
Certo, le leggi! Peccato che poi so' li poracci come noi a fa' da carne da macello pe' difennele, le vostre leggi! grid Ciceruacchio, inviperito.
Il clamore si era fatto insopportabile.
Aggiorno la seduta! grid dal banco Armellini, battendo ripetutamente con il martello.
Adele si accost a Goffredo: Complimenti, bel tentativo disse sarcastica.
Non vi ho dato ragione per compiacervi, penso davvero quello che ho detto. Da prima di conoscervi.
Adele si limit a un sorrisetto, con l'aria di non credere a una parola. Urtato, Goffredo avrebbe voluto insistere, ma fu fermato dalla voce profonda di Garibaldi, che aveva fatto ingresso nella sala.
Signori, non capisco perch qui si stia ancora a cianciare, mentre si dovrebbe solo procedere alla proclamazione della Repubblica!.
Ciceruacchio e il gruppo di popolani che lo spalleggiavano applaudirono appassionatamente. Invece Armellini torn a martellare furiosamente nello sforzo di recuperare un minimo d'ordine. L'assemblea provvisoria non  legittimata a una scelta cos importante! Occorre una legge elettorale, e procedere all'elezione di un'Assemblea Nazionale nel pieno dei suoi poteri!.
Ma basta con gli imbrogli cartacei! esclam Garibaldi, spazzando via con un gesto della mano ogni indugio. Chi vuole la Repubblica alzi la mano! scand, levando il braccio. Seguito da gran parte dei presenti, in un'ovazione entusiastica guidata da Ciceruacchio e i suoi.
Armellini si accasci sulla sedia, visibilmente alterato: Non  cos, non  cos che si fa... mormor, sovrastato ormai dal clamore.
...
.
...
CAPITOLO 57.
...
.
...
Sciolta l'assemblea in modo cos tempestoso, i delegati si divisero in gruppi affini per sensibilit politiche. Ciceruacchio e gli amici genovesi si rifugiarono in un'osteria di Trastevere, dove erano soliti trovarsi i garibaldini e gli altri convinti democratici.
Garibardi c'ha ragione!, sbott il popolano, dopo aver tracannato una mezza foglietta dei Castelli. Starno qui a discute der sesso dell'angeli, mentre er papa a Gaeta se riorganizza e strilla come n'aquila a li quattro venti pe' ave aiuto contro de noi!.
A un tavolo vicino anche Goffredo, Stefano, Nino e Carlin si stavano rinfrancando con qualche bicchiere.
Ho sentito che c' maretta tra i comandanti militari... mormor Carlin a mezza voce, deponendo il bicchiere.
La solita storia! replic Nino con una smorfia. Un po'  la rivalit dei galli in un pollaio, un po' sono idee diverse su come approntare la difesa.
Ho sentito disse Goffredo.
Il fatto  che le nostre forze sono divise tra milizie regolari, composte o da ex membri della fanteria pontificia, oppure ex militari smobilitati dall'esercito sabaudo, i bersaglieri lombardi e quelli romani, e infine la cavalleria, dragoni e carabinieri. E poi ci siamo noi volontari, la Legione Italiana di Garibaldi, la Legione Romana, la Legione Straniera, il Battaglione Universitario e altri
gruppi e gruppetti, persino quello dei pittori! Ogni forza in campo con il suo comandante e i suoi ufficiali, e ti puoi immaginare i conflitti e le discussioni! Ma alla fine abbiamo tutti uno stesso scopo, e quando ci sar da combattere si star tutti dalla stessa parte! disse Nino.
Il fatto  che non c' un vero comandante in capo, la difesa dipende un po' dal ministro della Guerra, un po' da quello dell'Interno, aggiunse Goffredo, e tutti e due dai triumviri....
Stava per aggiungere altro quando una delle ragazze che servivano ai tavoli gli si sedette sulle ginocchia, con un sorrisetto sfacciato: Fa freddo la notte! gli sussurr all'orecchio. Se vuoi che ti scaldi il letto non hai che da chiedere!.
No, vi ringrazio... si scherm imbarazzato il giovane, ignorando l'espressione delusa della ragazza.
Peccato, era carina! disse Carlin.
Devi sapere, caro Carlin, esord Nino in tono professorale, che il nostro Goffredo considera solo le donne che gli tengono testa nei comizi e gli puntano un fucile in faccia!.
Goffredo avrebbe voluto cambiare discorso, ma subito si aggiunse Stefano, con l'aria ingenua di chi sia all'oscuro di tutto: Ma chi, quella dell'assemblea?.
Questa  buona, allora  vero che ti sei innamorato! rincar la dose Carlin.
Lo sanno tutti tranne lui! ci rise sopra Nino. Forse perch non vuole ancora arrendersi!.
Ciceruacchio si avvicin con una caraffa di vino. Aveva colto solo le ultime battute, ma a sufficienza per aver mangiato la foglia. Anche perch ricordava bene il duetto all'officina delle armi-
'Na questione de core, eh, genovese? disse, riempiendo i loro bicchieri.
Ma su, smettetela! implor Goffredo. Non ho alcun interesse per la signora Adele, e poi anche fosse,  sposata!.
Il carrettiere gli si accost all'orecchio, fingendo confidenza ma in realt a voce abbastanza alta perch sentissero tutti: E come si nun lo fosse, er marito suo, n vecchione, alle prime avvisaglie de la rivoluzione se ne  ito a Venezia, de gran cariera.
Dunque  veneziana la bella di Goffredo? chiese Stefano.
No, er marito suo, che faceva l'ambasciatore pe' Venezia. E se so' lasciati co' le brutte, 'n pratica  come si l'avesse ripudiata, e lei  ben contenta de essesene libberata! concluse Ciceruacchio, con una strizzatina d'occhio.
S, ma  sempre sposata tagli corto Goffredo.
Certo che non vuoi proprio arrenderti! ridacchi Nino.
E va be', mo' io te l'ho detto!, ribatt il carrettiere. Poi, tornato serio: Prima, all'assemblea me sei piaciuto, sei uno che la butta l chiara, cor core. E so' contento che la scrivi tu, 'sta Costituzione che dicheno! Perch si aspettamo Armellini....
Be', io ci sto ancora lavorando... precis il giovane.
...si aspettamo Armellini semo belli che spacciati! Qui starno parlanno de 'na cosa che ancora nun esiste su la faccia de la tera, nemmeno ce so' ancora le parole, e pe' trovalle serve davero un poeta, uno coma te!.
Gli amici approvarono divertiti lo sfogo del carrettiere. Goffredo si sent incoraggiato da quelle parole, semplici ma sincere. Tir fuori di tasca un foglio.
Adesso che il papato  decaduto dal governo temporale dello Stato Romano, la Costituzione dovr essere cos: "Principii Fondamentali - La sovranit  per diritto eterno nel popolo. Il popolo dello Stato Romano  costituito in Repubblica democratica.  a parole come queste che penso!.
Cos! Propio parole coma queste! approv entusiasta Ciceruacchio dandogli una manata d'approvazione sulla spalla.
 il preambolo... "Il regime democratico ha per regola l'eguaglianza, la libert, la fraternit. Non riconosce titoli di nobilt, n privilegi di nascita o casta" seguit a leggere Goffredo. Sono solo appunti disse poi, cercando di frenare l'entusiasmo che aveva visto accendersi nei suoi amici. Il testo dovr essere approvato dall'Assemblea....
Sar approvato, sar approvato! grid Ciceruacchio. A costo de mann dentro Adele a prenneli tutti a fucilate!.
...
.
...
CAPITOLO 58.
...
.
...
La sera, Goffredo era tornato a lavorare nella sala della Cancelleria. Sulla sua scrivania, al lume della candela, continuava a scrivere, meditando su ogni singola parola che la penna tracciava sulla carta. Non c'era nemmeno bisogno di utilizzare la polvere da lettere, l'inchiostro si asciugava naturalmente grazie alla lentezza della scrittura.
"La forma del governo sar la democrazia" aveva scritto, per poi arrestarsi a meditare su quella parola, cos evocativa e insieme cos densa di tanti significati possibili. Perch cos'era, infine, la democrazia? Bastava quella parola, per garantire ai cittadini della futura Repubblica una vita giusta, mai offesa nei diritti fondamentali, prospera? Felice?
Gli americani, quando avevano dato le parole alla loro rivolta, avevano scritto proprio cos, che ognuno aveva il diritto al perseguimento della felicit. E anche la grande Rivoluzione aveva citato la felicit come meta e diritto di tutti. Ma quali parole potevano garantire questo diritto?
Pens di aggiungere "pura" alla democrazia. Quindi avrebbe proposto la formula: "La forma del governo sar la democrazia pura".
Stava sottolineando la frase quando avvert i passi e le voci di due persone che si avvicinavano.
Una era Adele, l'altra il presidente Armellini.
Il mio non  un colpo di testa, n un'impuntatura, stava dicendo aspra la donna, ma voglio sapere se nella Costituzione le donne saranno almeno citate!.
Venite, disse con un sospiro il triumviro, vi presento qualcuno che la sta appunto scrivendo....
E chi sarebbe? Tutti a parlare di rivoluzione, di tempi nuovi, e poi a fare le leggi sono sempre i soliti quattro vecchi tromboni, capaci solo....
La donna si arrest di colpo, riconoscendolo. Goffredo, da parte sua, balz in piedi, anche lui confuso. Poi, per superare l'imbarazzo pens di cavarsela con una battuta: Trombone pu darsi, ma vecchio in verit ancora no!.
Ecco, questi  il signor Mameli, di cui forse avrete sentito parlare.  un giovane di vaglia, e potrete chiedere a lui tutte le delucidazioni che desiderate disse Armellini. Poi, ansioso di liberarsi di quella seccatura, porse un rapido saluto a entrambi e si allontan in fretta, lasciandoli soli.
Dunque, soldato di giorno e costituzionalista di notte? disse Adele, poco convinta. Prese dal tavolo uno dei fogli e lo scorse rapidamente, con aria distratta.
Posso esservi utile in qualcosa? chiese il giovane.
No, tanto  come pensavo, rispose lei, lasciando cadere il foglio sulla scrivania, tante belle parole, ma nemmeno una che riguardi le donne, disse fredda, accennando ad andarsene.
Aspettate! le corse dietro Goffredo. Se leggete con attenzione, scoprirete che non si parla di donne, ma nemmeno di uomini. Ma solo di cittadini e di persone. Categorie che comprendono parimenti uomini e donne, senza distinzione, e il cui significato giuridico  indiscutibile, anche se per il momento deve sfuggire al
presidente Armellini e alla sua corrente moderata. Come  sfuggito a voi concluse, con una punta di malizia.
Adelaide si era arrestata. Torn lentamente indietro, con un'aria ora pi amichevole.
Fossi in voi aggiungerei anche qualcosa contro il privilegio dei nobili... qui, per esempio.
La donna si sedette accanto a lui, indicando un punto sul foglio. Qui, avete scritto: "Il regime democratico ha per regola l'eguaglianza, la libert, la fraternit". Io aggiungerei: "Non riconosce titoli di nobilt, n privilegi di nascita o casta".
Goffredo annu, colpito: Avete ragione!  importante specificarlo, per non vanificare nella pratica l'appello agli altri principi fondamentali!.
Adele era contenta. Per la prima volta dopo tanto tempo sentiva di essere stata compresa nelle sue convinzioni, e non per semplice cortesia. Forse aveva giudicato male quel giovane, forse...
Cosa ne pensate invece dell'articolo settimo? sent che l'altro chiedeva. Si chin di nuovo sul foglio, sfiorando appena la sua spalla. Quel tocco leggero le mosse qualcosa dentro, cui non voleva pensare.
Si alz, cercando di nascondere l'emozione: Non so... adesso dovrei andare,  tardi! disse in fretta, muovendosi verso l'uscita.
All' inizio delle scale si volt, con un'occhiata incerta verso il giovane.
Goffredo l'aveva seguita, senza distogliere per un solo attimo lo sguardo da lei. Anche lui sentiva qualcosa nell'animo, qualcosa che somigliava terribilmente al dolce dolore della passione che si accende, tra speranza e delusione, e che riscalda il cuore o lo riduce in cenere.
La donna si era arrestata di colpo, un piede sul primo gradino Poi si volse e torn indietro, lentamente, come se a ogni passo dovesse lottare contro una forza che premesse per trattenerla.
Torn alla scrivania e si sedette di nuovo accanto a Goffredo.
Avete scritto anche dell'altro, ho visto. Posso... posso leggere?.
Goffredo le distese sotto gli occhi tutti i fogli su cui aveva lavorato, ciascuno dedicato a un diverso argomento, i principi fondamentali e poi i diritti e doveri del cittadino, quindi l'ordinamento del nuovo Stato e poi quello della giustizia, l'esercizio della forza pubblica e la difesa della Repubblica, i rapporti con gli altri Stati. Qualcuno dei fogli era quasi completamente coperto di scrittura, altri avevano solo l'intestazione e poche righe.
 un lavoro complicato, non facile disse con un timido sorriso, quasi per scusarsi. Ma la donna non pareva per nulla dispiaciuta.
Meglio, c' sempre tempo di far meglio osserv, dopo aver terminato di scorrere i vari fogli. Poi, come rendendosi conto della poca gentilezza dell'osservazione, si volse sorridendo verso di lui.
Volevo dire che in certi argomenti  sempre meglio una seconda lettura. Per esempio, qui disse, indicando una frase. Avete scritto "promuove il miglioramento delle condizioni morali di tutti i cittadini". Perch non aggiungere "e materiali"? Ridotta a fatto morale, l'eguaglianza rischierebbe di limitarsi a una semplice enunciazione di principio.
Avete ragione disse Goffredo dopo un istante, aggiungendo a penna la parola suggerita. Era gi la seconda volta che le dava ragione, pens. E non era solo per il piacere di trattenerla accanto a s.
Adele continuava a leggere e a fare osservazioni, con una lucidit insospettabile. Goffredo era sempre pi ammirato. Ricord che il marito era stato un diplomatico, al servizio della Serenissima, e forse la donna da giovane aveva frequentato quel mondo, sviluppando quella accortezza di cui ora dava prova. Ma c'era in lei qualcosa di pi, una profondit di pensiero che a tratti faceva dimenticare perfino la grande bellezza. Perch quanto era bella!
Accanto alla donna Goffredo nemmeno si accorse di come le ore della notte fossero scivolate via verso le prime luci dell'alba. La candela si era ormai consumata da tempo.
Adele si stiracchi con grazia: Ma  giorno! esclam poi, quasi sorpresa, fissando la finestra illuminata dal sole. E ho fame! aggiunse, con un tono quasi infantile che incant Goffredo.
Scendiamo, sugger lui, raccogliendo le carte, ormai avr aperto qualche bottega, se mi permettete....
Vi permetto senz'altro! rispose lei avviandosi quasi di corsa verso la scala.
In strada, nell'angolo su via del Pellegrino, c'era un carrettino carico di alimenti arrivati dalle campagne. Verdura, soprattutto, ma in un angolo un cestello di ricotta freschissima. Goffredo ne chiese due grosse fette, servite su due fogli di carta.
La donna si gett vorace sul formaggio, mordendolo con volutt. Il giovane non riusciva a fare a meno di fissarla, con la sua ricotta in mano, imbambolato.
Perch mi guardate cos? chiese Adele, cessando di masticare. Mi sono sporcata? aggiunse, abbassando lo sguardo sullo scollo dell'abito.
No, scusatemi,  che mi ricordate qualcuno... qualcuno.
Non dite che somiglio a vostra madre, mi metterei a urlare! ribatt lei allegramente.
No, che dite... o meglio, in qualche modo s, ma non per quello che potete pensare... cio voglio dire... fin per confondersi del tutto.
Peggio ancora, vi ricordo la vostra ragazza! E glielo dite, quando le scrivete a Genova? continu a provocarlo implacabile lei.
Glielo direi di sicuro, di come chi le somiglia sa usare il moschetto, di come si spende per difendere la Repubblica, di come capisce di leggi..., rispose Goffredo, sforzandosi di apparire allegro, ma non posso farlo..., disse ancora, non c' pi.
Adele mut di colpo atteggiamento. Sembrava intenerita, fissava il giovane con uno sguardo nuovo: Scusatemi se sono stata indelicata, non sapevo.
Voi... voi la richiamate molto, avete la stessa sua passione....
Come fate a dirlo?, osserv lei, senza pi ombra di ironia, non mi conoscete....
Goffredo annu, pensoso. Era vero, ma in fondo non sapeva gi molto di lei?
...
.
...
CAPITOLO 59.
...
.
...
Per la seconda volta aveva accompagnato Adele fin sulla porta del suo palazzetto. Ma stavolta senza alcuna resistenza da parte di lei, con la naturalezza dei vecchi amici.
La segu con lo sguardo fino a vederla sparire, poi emise un sospiro profondo. Di colpo tutta la stanchezza accumulata nel giorno prima con la ricerca delle armi, e poi nella notte insonne e appassionata, lo schiacci col peso di un macigno.
Si trascin con le ultime forze fino alla soffitta, contando finalmente su un po' di riposo. Ma non era ancora emerso dalla botola che si trov il passo sbarrato da una statua di vestale, copia o forse addirittura un autentico reperto di statuaria romana. Un fauno di bronzo era sdraiato sul suo pagliericcio, dove sembrava riposare al posto suo.
Nino e Stefano erano intenti a spostare un altro busto, di filosofo o imperatore, ma anch'esso dall'aria antica di secoli, spingendolo verso una cassa da cui spuntavano vari oggetti d'argenteria.
Ah, sei tu! esclam Nino, scorgendolo per met fuori della botola.
Che diavolo state facendo? sbott Goffredo esasperato. Un sequestro democratico. Cautelativo, come dicono i legulei rispose Stefano.
Hai presente quei nobilastri, chiusi nelle loro ville e palazzi, in
attesa del ritorno di Sua Passata Santit? Che hanno dato ordine ai loro contadini di non consegnare pi niente a Roma? Bene se vogliono rivedere i loro preziosi, dovranno scambiarli con farina carne, uova e ortaggi!.
Quindi furto, ricettazione e ricatto... ma che figura facciamo? Non siamo venuti a Roma per passare per ladroni!.
Su, non esagerare, signorino! La rivoluzione non  una festa da ballo, con dei bellimbusti scervellati a volteggiare con fanciulle in crinolina! Lasciaci fare, qualche volta le leggi bisogna anche infrangerle, specie se sono le leggi dell'avversario!.
Esatto! rincar Nino. Adesso si tratta solo di farlo sapere all'amministratore del cardinal Perrini, quello con un museo in casa, alla faccia della povert! Se vuole rivedere la sua roba dovr mettere giudizio, e in fretta!.
Goffredo scosse la testa, poi termin di issarsi attraverso il pertugio. Raccolse dalla brocca dell'acqua per sciacquarsi il viso.
Potevate dirmelo! borbott, mentre si sistemava. Poi, come colto da un pensiero improvviso: Che volevi dire, a proposito di Adele, che non voglio arrendermi?.
Nino esit qualche attimo, apparentemente assorto a contare i pezzi d'argenteria: Volevo dire che non vuoi arrenderti al fatto evidente che ti piace, e che vorresti farti avanti con lei, ma ti freni, disse, senza alzare gli occhi dalla cassa, e ti freni perch ti sembra cos di tradire il tuo amore per Geronima.
Tacque, in attesa di una risposta da parte dell'amico. Ma Goffredo continuava a non fiatare.
 morta, ormai, disse ancora Nino, vedendo che non c'era alcuna reazione dell'amico, non puoi pi far nulla per lei, ma la tua vita deve continuare!.
Lo so rispose Goffredo a capo chino. Ma avrei dovuto saperla difendere...
Non  stata colpa tua! Non portarti dentro questo dubbio! insistette l'amico, accorato. Se devi dare la colpa a qualcuno, dalla a chi ha macchinato per strappartela! Gli stessi che ora tramano contro la nostra Repubblica, quelli che ci ritroviamo intorno alle mura, come un branco di iene fameliche, pronte ad azzannarci! Combatterli come stai facendo  il miglior modo di vendicarti, e di vendicare la sua memoria, e quella di Francesco e di tante altre vittime delle loro male opere!.
Goffredo si strinse nelle spalle, con un sospiro. Le parole dell'amico lo confortavano, ma non potevano nulla contro la pena che a tratti si riaccendeva dentro di lui.
E poi, che diavolo, anche tu hai diritto a un po' di felicit! si intromise Stefano. Quell'Adele  una gran bella donna, e scommetto che anche tu non le sei indifferente! Se la fortuna o la provvidenza o cos'altro te l'ha fatta incontrare, per Dio non sprecare quest'occasione, il destino non ti tende la mano due volte!.
Goffredo distolse lo sguardo. Adele, certo, c'era sempre lei nei suoi pensieri. Dal primo giorno in cui l'aveva vista, ammise per la prima volta con se stesso.
...
.
...
CAPITOLO 60.
...
.
...
Era il 9 di febbraio 1849, una data che sarebbe passata alla storia di Roma e dell'Italia.
Nella sala della Cancelleria era in corso un'importante riunione. Al tavolo della Presidenza, Carlo Armellini aveva appena finito di leggere e controfirmare il proclama scritto da Goffredo.
Finalmente si alz e si affacci alla finestra sul cortile, dove era radunata una folta folla in attesa.
Chiese silenzio con un gesto della mano, poi a gran voce solenne lesse l'annuncio.
Il papato  decaduto dal governo temporale dello Stato Romano. Da oggi, la citt  tornata al popolo e riprender il glorioso nome di Repubblica Romana!.
Schierati dietro di lui, Garibaldi, i due altri triumviri e i ministri del governo provvisorio avevano ascoltato in religioso silenzio.
Nella sala, mescolati agli altri delegati dell'assemblea, c'erano anche Goffredo con i suoi amici e Ciceruacchio in compagnia di un gruppetto di operai e artigiani di Trastevere, anch'essi intenti ad ascoltare in silenzio con la massima attenzione.
Dal cortile invece si sollev un'ovazione di giubilo alla parola Repubblica, che per un lungo istante imped ad Armellini di proseguire.
Un regime democratico che ha per regola l'eguaglianza, la libert, la fraternit, riprese a declamare il triumviro, appena le grida si furono attenuate, che non riconosce titoli di nobilt, n privilegi di nascita o casta!.
L'ovazione si riaccese, ancor pi forte. Ormai l'esultanza del popolo romano era il miglior sigillo formale alla dichiarazione. Rompendo la compostezza formale di un attimo prima, Goffredo si gett ad abbracciare i suoi amici, colmo di gioia.
 fatta! grid Nino. Viva la Repubblica!.
Viva la Repubblica! si un Ciceruacchio. Venite, amici! Oggi  'n giorno da ricordasse, se festegger tutta la notte! Venite!.
Sembrava davvero che tutta la citt fosse in festa. Uscita dal cortile della Cancelleria, la folla che vi si era riunita si andava mescolando con i cortei che giungevano dai vari rioni, diretti al vicino Campo de' Fiori. Dove qualcuno aveva allestito una pedana rialzata con un gruppo di suonatori, chitarre, mandolini e un organetto, che diffondevano le note di un allegro saltarello al cui ritmo la folla aveva gi preso a ballare, saltando a coppie le mani nelle mani.
Forza, diamoci da fare! esclam Nino, afferrando per la mano una ragazza e trascinandola ridente in un ballo sconclusionato.
L'amico tuo pare n'orso scappato da la gabbia de li zingheri! osserv Ciceruacchio con una smorfia di disapprovazione. Guardate come se fa! esclam poi, gettandosi a sua volta in mezzo alla folla stretto a una prosperosa donna di mezza et.
Goffredo era restato indietro, travolto da tanto entusiasmo. Incerto, pensava gi di tornare verso la Cancelleria, dove c'era ancora molto lavoro da fare, quando improvvisamente si imbatt in Adele, le guance rosse per l'emozione, uno striscione tricolore agitato tra le mani.
Pens che non era mai stata cos bella. Si chiese cosa fare, cosa
dire, ma lei anticipando la sua reazione gli gett lo striscione intorno al collo e lo attir a s, baciandolo con passione.
Entrambi, rimasti senza fiato, si fissarono negli occhi, cercando forse una risposta ciascuno nel volto dell'altro.
Ed erano ancora l, sospesi, quando il vocione di Ciceruacchio venne a rompere l'incanto: Forza, venite all'osteria, ve lo meritate pi di tutti!.
Scusate disse in fretta Adele, turbata. Si volt di scatto e corse via sparendo in mezzo alla folla.
Goffredo avrebbe voluto seguirla, ma l'aveva gi persa di vista. In strada, la folla continuava a festeggiare la proclamazione della Repubblica, con clamore e canti patriottici. Tutta Roma era in stato di agitazione perenne, da quando Carlo Armellini, dalle finestre della Cancelleria, a nome del Comitato Esecutivo, aveva comunicato al popolo le decisioni dell'Assemblea eletta a suffragio universale: "Repubblica e Costituzione!".
L'entusiasmo per un'avventura rischiosa ma desiderata da tanto, l'abbattimento della morsa con cui il clero aveva dominato per secoli sulla citt, soffocando ogni desiderio di libert, sembrava aver contaminato ogni animo, fino agli strati pi bassi della popolazione.
Senti, Goffredo, senti? disse Nino Bixio, trascinando l'amico in giro per i rioni. Senti?  il tuo inno che il popolo romano canta, come avevo ragione quando ti dissi che avevi dato le parole a tutta Italia!.
Sono felice, Nino!, replic il giovane abbracciandolo con trasporto. Ma non senti tu che manchi qualcosa a questa nostra perfetta felicit? Qualcuno?.
Hai ragione, deve essere qui anche lui, qui dove il suo pensiero sta prendendo vita! Scrivigli, Goffredo, scrivigli con la tua arte e da' fondo a tutti gli espedienti della retorica che tanto bene padroneggi, per convincerlo a unirsi subito a noi!.
Goffredo scosse la testa con un sorriso: No, Mazzini non  uomo da confondere con le parole. Dammi carta e penna, e vergher un dispaccio degno del suo carattere!.
Il giovane si sedette allo scrittoio e tracci rapidamente poche righe. Poi volse il foglio verso Bixio. C'erano scritte solo tre parole: "Roma! Repubblica! Venite!".
Hai ragione, come sempre! esclam Nino, dandogli un affettuoso scappellotto. Nemmeno io avrei saputo fare di meglio!.
Ora bisogna fare in modo che la comunicazione gli arrivi prima possibile.
Corro a infilarla nel sacco che parte sul postale per Civitavecchia, poi sulla prima nave per Marsiglia. Speriamo che si trovi subito un corriere per Lione e poi Parigi, di l so che esiste uno scambio quotidiano con Londra, fermo in posta. Se siamo fortunati dovrebbe riceverla per la met del mese!.
...
.
...
CAPITOLO 61.
...
.
...
L'entusiasmo collettivo si protrasse nei giorni successivi. Nelle vie e nelle piazze si discuteva di politica, nascevano nuovi stornelli che mettevano alla berlina nobili reazionari e preti riottosi, sbocciavano e morivano in poche ore odi e amori tempestosi, fazioni, partiti.
Come mai prima, decine di nuovi giornali, fogli, manifesti fiorivano dal giorno alla notte, un'alluvione di nuove idee spesso confuse, contraddittorie ma dotate tutte di una forza invincibile, l'ebbrezza di sentirsi sul ciglio di un'epoca nuova, dove tutto poteva essere possibile.
Ma presto, sul panorama di Roma liberata cominciarono ad addensarsi le prime nubi. Il 19 febbraio, Pio IX indirizz un pressante invito a tutte le potenze cattoliche d'Europa, perch intervenissero a ripristinare, se necessario con la forza, l'ordine nella citt, restituendo al Pontefice il suo dominio secolare sull'Urbe.
La notizia arriv al palazzo della Conservatoria dopo poche ore. E gi nei giorni successivi si cominciarono a conoscere le reazioni delle varie cancellerie.
Convocata da Armellini una riunione d'urgenza, il governo provvisorio si riun alla presenza del ministro della Guerra e del comandante generale delle truppe della Repubblica.
Era giunto anche Garibaldi, accompagnato da Goffredo e Nino Bixio.
Signori, esord Armellini aprendo la seduta,  inutile nasconderlo, la situazione  grave. Purtroppo, sembra che l'esortazione di Pio IX sia stata accolta da tutti i reazionari d'Europa. L'Austria sta gi spostando verso sud un contingente, anche il Borbone di Napoli ha deciso di inviare truppe, e cos pare voglia fare il Borbone di Spagna. Si sperava nella nuova Repubblica di Francia, e nel suo presidente, dal passato di sincero progressista, ma sembra che anche Luigi Bonaparte finir per piegarsi al partito cattolico che domina l'Assemblea di Parigi.
C'era da aspettarselo, mai fidarsi di questi voltagabbana dichiar deciso Garibaldi. Dovremo prepararci allo scontro!.
 per questo che siamo qui riuniti, per esaminare lo stato delle nostre forze, e predisporre per tempo un piano di difesa assent Armellini. Anche se tenteremo fino all'ultimo di ottenere almeno il riconoscimento internazionale della nostra Repubblica.
Vanno bene le chiacchiere diplomatiche, ma su quanti uomini possiamo contare? chiese sbrigativo Garibaldi.
Il ministro della Guerra, Giuseppe Avezzana, trasse un foglio da una cartella: Ottomila seicento uomini di truppa regolare, divisi in cinque reggimenti di fanteria, e un altro mezzo migliaio di cavalleria, tra carabinieri e dragoni. A questi vanno aggiunti gli irregolari e i volontari: la vostra Legione Italiana, comandante Garibaldi, la Legione Romana e il Battaglione Universitario, polacchi e stranieri di vari paesi, per un totale di circa cinquemila effettivi.
Bene, non sono molti ma basteranno. Datemene il comando! disse deciso Garibaldi.
Calma, comandante! reag piccato Avezzana. Ci sono delle regole! E abbiamo altri ufficiali di valore! Le forze repubblicane
saranno divise in quattro brigate, da distribuire cos sul territorio.
Distese sul tavolo una mappa della citt: Qui sul Gianicolo tra porta Portese e porta San Pancrazio vi attesterete voi, comandante Garibaldi, con i vostri volontari. Il colonnello Masi con i reggimenti di fanteria leggera difender le mura tra porta Angelica e porta Cavalleggeri, il colonnello Savini con i reggimenti di fanteria e i dragoni controller le mura sulla riva sinistra del Tevere, e infine il colonnello Galletti avr la guida della riserva, di stanza tra la Chiesa Nuova e Torre Argentina, pronto a intervenire in caso di bisogno.
Bene, mi sembra un buon piano di difesa, disse Armellini, diramate gli ordini opportuni per tradurlo in effetto aggiunse, rivolto al ministro.
Ma non dimentichiamo i nostri doveri verso il popolo romano, e l'Italia tutta aggiunse poi. Dobbiamo condurre a termine la scrittura della Costituzione, da sottoporre all'Assemblea. Conto su di voi, Mameli.
Garibaldi scese in fretta la scala della Cancelleria, scuro in volto: Credo che sia solo una disposizione momentanea, Generale... sono sicuro che presto Armellini e gli altri riconsidereranno la cosa... prov a dire conciliante Goffredo, intuendo il suo stato d'animo.
Dannati burocrati! mastic tra i denti Garibaldi. Gente che non ha fatto un giorno di guerra in vita sua, e scrive piani strategici! Se pensano che me ne star buono sul Gianicolo....
Presto arriver Mazzini, e con lui la direzione politica della Repubblica prender un altro verso! disse Nino.
Ah, Mazzini... buono anche lui a parole! Ma adesso amici, pensiamo a noi! Bixio, ho bisogno di sapere su quanti pezzi d'artiglieria efficienti posso contare, veramente! E tu Goffredo, lavora pure alle carte, ma non dimenticare il quadro delle armi leggere e della polvere, devo sapere tutto!.
...
.
...
CAPITOLO 62.
...
.
...
Nei giorni frenetici che seguirono, Goffredo continu a lavorare sul testo della Costituzione, ogni parola della quale veniva soppesata infinite volte, poi discussa con i triumviri, quindi sottoposta all'Assemblea provvisoria per il via libera.
Cos definito ogni capoverso, l'attenzione si spostava sul successivo, e il lavoro proseguiva. Ma per quanto cercasse di concentrarsi sul suo compito, conscio della grande responsabilit che si era assunto, il ricordo di Adele e della notte passata insieme su quelle carte non lo abbandonava, e ritornava di continuo nelle lunghe ore solitarie a palazzo della Cancelleria.
Prov a dirsi che fosse l'ammirazione per la sua lucidit e determinazione, ma sentiva di mentire a se stesso, sforzandosi di credere che la sua fosse solo un'attrazione intellettuale. Sapeva che quel volto sempre presente nascondeva il rimpianto di quella fuggevole vicinanza, il calore del suo corpo, lo splendore di quello sguardo profondo.
Finch una sera, giunto come sempre sulla porta della Cancelleria, si arrest, in preda a un'irrequietezza invincibile. Si volse, e torn sui suoi passi, diretto verso la sponda del Tevere.
Sul ponte Sisto, Adele camminava in fretta col suo passo elastico, tornando dal lavoro all'officina come al solito.
Goffredo l'aveva attesa nascosto dietro la spalletta del ponte. Trovandoselo davanti la donna si arrest di colpo con un sussulto.
Non spaventatevi, sono io! la rassicur il giovane.
Se non volete spaventarmi, non balzate fuori come un assassino! ribatt la donna, riprendendosi.
Volevo dirvi che... non sono stato sincero, riguardo alla vostra persona.
Dite davvero? osserv lei. Che intendete?.
Quando vi ho vista la prima volta... non volevo credere che esistesse ancora qualcuno capace... capace di colpire il mio cuore!.
Adele arross leggermente, distogliendo in fretta lo sguardo. Si volse verso il fiume, come se le acque del Tevere sotto di loro avessero destato in lei un improvviso interesse.
Non dite sciocchezze... mormor poi.
Ma dopo quel bacio... ho dovuto ammettere con me stesso che... insistette Goffredo.
La donna cerc con tutte le sue forze di apparire indifferente. Ho sbagliato, te l'ho detto... passando senza rendersene conto al tu. La mano del giovane che cercava la sua le sembr bruciare come il fuoco. Si irrigid, in preda a un'emozione incontenibile.
Anche se volessi amarti... non  possibile... mormor ancora, mentre la sua mano cedeva alla stretta di Goffredo e le sue labbra si schiudevano ad accogliere quelle di lui.
Poi per un lungo istante, sotto la luce della luna, i loro corpi furono una sola ombra, stampata contro i muri lungo la strada verso palazzo Baroffio, e poi su per la scala di marmo e quindi nella stanza da letto della donna, fino a perdersi nel fuoco della passione.
Un fuoco in cui ardevano e si fondevano i motivi che avevano condotto fin l ognuno di loro due, il dolore per la perdita di un amore e il furore rivoluzionario del giovane, l'insoddisfazione e l'odio per l'ingiustizia della donna, terribili vuoti nei rispettivi animi che entrambi ora cercavano di colmare cercando dentro i loro corpi.
Goffredo non avrebbe saputo dire dopo quanto tempo entrambi lentamente erano scivolati nel sonno,luna nelle braccia dell'altro.
Al mattino fu svegliato da una lama di luce negli occhi, il sole gi alto. Si volse a cercare Adele accanto a s, ma vide solo le lenzuola ancora sconvolte e la forma del suo corpo.
La donna era in piedi in mezzo alla stanza, gi vestita.
Mi duole tirarvi gi dal letto, ma ora dovete andare disse lei, in tono tornato impersonale.
Ho fatto qualcosa che non dovevo? chiese Goffredo, confuso. Ieri sera mi  parso che io, cio noi....
Adele lo fiss con uno sguardo freddo: Quello che  accaduto ieri non deve accadere mai pi. Siete cos giovane, e io sono una donna sposata! disse poi.
Ma c'era un'ombra di rimpianto nella sua voce, o almeno Goffredo voleva credere disperatamente che fosse cos.
Se mi dici che il tuo  un matrimonio d'amore sparir dalla tua vita. Ma sono sicuro che non  cos, non  cos! ribatt animatamente.
Ma cosa potete saperne... vi prego, andatevene insistette la donna.
Goffredo si alz dal letto, e seminudo le venne vicino, accarezzandole il volto. Di cosa hai paura? disse dolcemente.
Adele si lasci andare a una risata nervosa: Paura? No, realt. Questa per voi  solo un'ubriacatura passeggera, forse favorita dalle bevute con Ciceruacchio... disse, cercando di mantenere un tono allegro. Ho sbagliato, mi sono lasciata trascinare dalla passione, un errore. Ma ora vi prego, andate via.
...
.
...
CAPITOLO 63.
...
.
...
Aveva lasciato palazzo Baroffio ancora confuso, e procedeva quasi senza badare a dove stesse andando, chiedendosi dove fosse adesso Adele, il perch del suo atteggiamento cambiato all'improvviso, perch il destino lo puniva cos crudelmente, svuotando le sue speranze dopo averlo illuso con uno squarcio di paradiso.
Fu senza nemmeno accorgersi del cammino fatto che si ritrov davanti alla Cancelleria. In quel momento il cortile era deserto, solo qualche ombra dietro le finestre al primo piano provavano che vi fosse attivit negli uffici del governo provvisorio.
Esit, incerto se salire o raggiungere invece i suoi amici, per chieder loro un po' di conforto. Ma fu distratto dal rumore di ruote sull'acciottolato.
Una carrozza coperta di polvere si era arrestata l vicino. Ne discese un uomo magro, pallido, vestito con un abito completamente nero, di taglio straniero. Doveva avere forse una quarantina d'anni, ma i capelli e la barba gi striati di grigio e il volto scavato gli conferivano un aspetto pi maturo, solenne, quasi sacerdotale.
Stringeva tra le mani una borsa da viaggio di tela, l'unico suo bagaglio. Goffredo fu immediatamente attratto dalla sua fisionomia che gli pareva nota. Poi, di colpo, la sua mente si illumin, invasa dal ricordo delle tante immagini in cui aveva visto ritratto quell'uomo.
Gli corse incontro: Maestro, maestro Mazzini! grid entusiasta, fermandosi a un paio di passi da lui.
Avrebbe voluto gettargli le braccia al collo, ma un senso di reverenza lo trattenne.
L'uomo lo fiss con un sorriso, stupito dal suo entusiasmo.
Maestro? Dite a me? Forse vi riferite alla mia bravura con la chitarra? rispose con una punta di ironia.
Maestro, sono Goffredo! Goffredo Mameli! trov finalmente la forza di dire il giovane.
Goffredo! si illumin Mazzini. Finalmente ti rivedo, dopo tanti anni! Ma ti immaginavo cos, nei nostri scambi di lettere! Fino a quest'ultima, con quell'invito irrinunciabile! disse, traendo di tasca la missiva inviata dal giovane. Goffredo Mameli, l'autore di tanti versi patriottici! Chi l'avrebbe detto, allora, che saresti diventato la voce di una nuova Italia....
Goffredo continuava a fissare il suo idolo, imbambolato.
Tu non ti ricordi di me, vero? chiese l'altro. Il giovane scosse il capo, sorpreso. No, quando...
Sono stato molto amico di tua madre, Adelaide... prima di dover fuggire in esilio. Ma tu dovevi avere forse tre, quattro anni, e il mio aspetto era meno segnato dalla sventura, non puoi ricordarti di me....
Maestro,  come se vi conoscessi da sempre... balbett il giovane.
Smettila con questo maestro! Chiamami mister Mazzini, come fanno i nostri amici inglesi, o meglio ancora solo Giuseppe! E allora eccomi qui, non ho atteso ventiquattro ore dal tuo invito per mettermi in viaggio. Finalmente una Repubblica, creata dal popolo per s e la sua libert!.
Goffredo continuava a fissarlo a bocca aperta, quasi non credendo ai suoi occhi.
Sono cos felice, che mi sento perfino guarito dell'ulcera che mi tortura disse ancora Mazzini, con un profondo sospiro di beatitudine.
Venite! disse Goffredo, vincendo finalmente quella sorta di paralisi in cui era caduto. Sopra ci sono Armellini e Saffi, dovete unirvi a loro per dar vita finalmente al triumvirato definitivo, cos come  previsto nella nuova Costituzione!.
...
.
...
CAPITOLO 64.
...
.
...
La fama internazionale che circondava Giuseppe Mazzini, l'aureola di perseguitato da tutte le forze reazionarie, il carisma personale di cui godeva grazie ai suoi scritti, ma soprattutto al fascino della sua parola, i numerosi gruppi di sostenitori di cui disponeva gi in citt, nelle associazioni patriottiche sorte in suo nome, fecero s che la sua nomina nel secondo triumvirato avvenisse quasi automaticamente.
Il nuovo Governo prese nelle sue mani l'amministrazione del nuovo Stato, cercando di sopperire alle enormi difficolt che, passato il momento magico della sua istituzione, si erano presto appalesate: il bilancio pubblico, le spese per la difesa e gli approvvigionamenti, la moneta, i rapporti con gli altri Stati.
Soprattutto su questi ultimi si era concentrato Mazzini, convinto che tra tutti solo la neonata Repubblica francese, sorta da un movimento popolare simile a quello che aveva sconvolto l'Italia, avrebbe potuto svolgere una funzione positiva di mediazione.
Abbiamo un interesse comune con i francesi, ripeteva ad Armellini, la necessit di combattere l'Austria, il vero carceriere dei popoli. Prima o poi lo capiranno, Luigi Napoleone, il Presidente, non potr tradire i suoi ideali di giovent!.
Anche Armellini e Saffi erano della stessa opinione, ma non
Garibaldi, poco convinto: L'Italia si far solo se sar il suo popolo a farla, non l'aiuto straniero! ripeteva, scuotendo la testa
Intanto i giorni passavano, e vennero i primi di aprile del 1849 Goffredo e Nino avevano appena affrontato la scala della Cancelleria, per il consueto rapporto ai triumviri, quando si imbatterono in Stefano e Carlin che scendevano incontro a loro di gran furia.
Vi stavamo cercando ovunque! esclam Stefano. Carlo Alberto ha abdicato!.
Cosa? replic Goffredo incredulo.
E non  tutto, Genova  insorta, i repubblicani si sono impadroniti del Governatorato! aggiunse con aria preoccupata.
Goffredo lo afferr per un braccio: Che altro sai?.
Niente di buono. Il nuovo re, Vittorio Emanuele, il figlio di Carlo Alberto, ha mobilitato l'esercito per sedare la rivolta, si parla di un intero corpo di spedizione, con tanto di cannoni da campagna! L'ho saputo da un volontario ligure appena arrivato da Civitavecchia. Ci sono scontri in citt, si  vista anche quella carogna di Modane!.
Con un singulto Goffredo si lanci sulla scala, irrompendo nella sala dove Armellini era riunito con Saffi e Mazzini, insieme con un gruppo di cittadini, inutilmente trattenuto da un usciere.
Il generale La Marmora sta marciando su Genova! grid il giovane, sconvolto.
Armellini si alz dal suo scanno e gli si fece incontro. S, sappiamo, ma adesso calmatevi!
Cosa? Lo sapevate? E non avete detto niente? grid Goffredo, controllandosi a stento. Si sentiva tradito, da quelli che credeva i suoi primi compagni di battaglia.
Si guard intorno, scorgendo solo ora Adele, tra i presenti. Gli parve che la donna lo fissasse con in volto la stessa espressione amorevole che le aveva visto nella notte di passione. Ma il turbamento di cui era vittima era troppo forte per ogni altro pensiero.
Non  stata diramata la notizia perch non vogliamo una reazione incontrollata da parte dei volontari, soprattutto dei liguri, dobbiamo misurare attentamente le nostre mosse sent che diceva Mazzini.
Abbiamo gi provveduto a inviare a Genova un contingente per portare aiuto... ma voi servite qui! seguit il triumviro rivolgendosi direttamente a lui.
C' la mia famiglia a Genova! ribatt accorato Goffredo.
Lo so. Ma devi capire che  qui che stiamo combattendo la vera battaglia. Quella che potrebbe cambiare il corso della Storia... cerc di convincerlo Mazzini.
Goffredo scosse la testa: Il mio primo dovere  non abbandonare le persone che amo! rispose duramente. Il suo sguardo incroci quello di Adele, colpita dalle sue parole. Solo un attimo, poi il giovane si rivolse verso i suoi amici, che lo avevano seguito stretti l'un l'altro.
Se ci imbarchiamo subito per La Spezia, possiamo raggiungere il contingente prima che arrivi a Genova, ed entrare con loro in citt, in tempo per affrontare i piemontesi disse Carlin.
Goffredo lo guard con gratitudine. Carlin rispose con un sorrisetto soddisfatto, che non sfugg a Nino. Quella premura di riportare il loro amico a Genova, nella tana dei suoi nemici, non gli piaceva per nulla. Ma del resto capiva anche l'ansia di Goffredo; come dargli torto con quella sua famiglia meravigliosa...
Senza dire altro, Goffredo si diresse all'uscita, seguito dagli amici. Adele, in preda a un impulso improvviso gli corse dietro.
Goffredo! grid accorata.
Il giovane si volt di colpo. La donna si era arrestata a una certa distanza. Pareva intenta a combattere con se stessa.
Fate attenzione! si limit a dire, il volto teso.
S rispose Goffredo, con un sorriso. Un breve scambio, ma era stato detto molto, forse tutto.
...
.
...
CAPITOLO 65.
...
.
...
I quattro amici trovarono un imbarco su un due alberi da carico, il primo battello in partenza per La Spezia.
Avevano trascorso la notte sul ponte, su dei giacigli di fortuna, e ora, sorta l'alba, erano allineati contro la battagliola, cercando di liberarsi dell'umidit notturna accumulata nelle ossa, ai primi raggi del sole.
In particolare Carlin, lo sguardo fisso all'orizzonte, sembrava teso, con l'aria di chi si fosse pentito di quell'avventura.
La sua aria cupa non era sfuggita agli altri: Che hai, Carlin? Brutta nottata su queste tavole? disse Stefano, dandogli una pacca sulla schiena.
Muoviti al sole, consigli Goffredo, vedrai che ti passa l'indolenzimento!.
Nino si limit a un sorrisetto di compatimento. Ma dal risveglio non aveva cessato un attimo di fissare l'amico, quasi cercasse di leggergli dentro.
Uno scirocco teso aveva favorito la navigazione, tanto che il battello arriv alla destinazione con un giorno d'anticipo.
Adesso cerchiamo un pescatore che ci porti fino a Genova disse Stefano, appena scesi a terra.
No, aspettate. A Genova il porto sar sorvegliato,  meglio arrivare per via di terra. Conosco bene la strada,  pi sicura.
E potremmo anche raggiungere i nostri, che devono essere solo poco avanti disse Carlin.
Forse ha ragione disse Goffredo. Anche Stefano assent. Solo Nino sembrava meno sicuro, ma non obiett.
Trovarono un carrettiere diretto a Genova, che si offr di condurli fin l per una piccola somma.
Forza, ci siamo quasi! esclam Stefano, quando sulla via Aurelia apparve finalmente la postazione della gabella, che segnava il confine della citt di Genova.
Goffredo si guard intorno. La strada era deserta, a parte una fila di muli fermi con il loro carico che veniva ispezionato dai gabellieri.
Non cera traccia di contingenti in movimento.
I nostri saranno gi entrati in citt disse Stefano, scendendo con gli altri dal carro, fermo anch'esso per l'ispezione.
Devono aver volato... osserv Nino, con aria dubbiosa.
Carlin fece un cenno d'assenso, poi si allontan di qualche passo, guardandosi intorno con circospezione, come se temesse qualcosa.
Nino non cessava di osservarlo: Che hai, Carlin? Che ti preoccupa? chiese, con aria indifferente.
Il giovane accenn una risposta, soffocata da un improvviso calpestio uscito da dietro la barriera di cespugli che costeggiava la via.
Una decina di soldati in divisa dei bersaglieri sabaudi erano spuntati sulla strada, trascinando di peso due prigionieri coperti di sangue, con l'aria di essere pi morti che vivi.
Arrendetevi e gettate le armi! grid un ufficiale dai vistosi baffi a manubrio apparso dietro i soldati, che avevano immediatamente spianato le armi contro di loro.
Voi! grid Goffredo, riconoscendo il tenente che seguiva come un'ombra il generale Modane. Voi, assassino! Che avete fatto a quei disgraziati? ripet accecato dall'ira, cercando di afferrare il fucile che giaceva sul carro.
Nino gli blocc il braccio: Fermati, non cercano che un pretesto per ucciderci tutti! Lascia fare a me... gli sussurr all'orecchio.
Stefano era rimasto immobile. Accanto a lui, Carlin si era slacciato il colletto, poi a mani alzate aveva mosso un paio di passi verso i soldati gridando: Non sparate, non sparate!.
Anche Nino alz le mani, muovendosi a sua volta verso l'ufficiale, con l'aria di volersi anche lui arrendere. Poi con uno scatto felino si gett addosso a Carlin, afferrandolo per il collo da dietro e puntandogli il suo coltello alla gola.
Non un passo o lo uccido! grid ai soldati, facendosi scudo dietro il corpo di Carlin, tra gli sguardi increduli degli altri due amici.
Nino, che fai? esclam Goffredo sbigottito.
Dico sul serio, se fate una mossa  morto! grid ancor pi forte Nino, senza badargli.
Il tenente esitava, le mani sulla sciabola fremente di rabbia. Si volse verso il casotto della gabella, come se si aspettasse ordini da qualcuno l dentro.
Dopo un attimo la porta si apr e apparve il generale Modane, nella sua altisonante divisa, con tanto di decorazioni e nastrini sul petto.
Avanz fino a raggiungere la linea dei soldati schierati: Armate i moschetti e preparatevi a sparare disse freddamente, rivolto ai militari.
Non sto scherzando, generale! url ancora Nino. Lasciateci
andare o questo qui lo ammazzo! grid ancora Nino. Poi con un colpo di coltello gli apr il collo della camicia, strappando via la catenella con appeso l'anello con il rubino.
Guardate! disse poi rivolto a Goffredo e Stefano. E lui il traditore!.
Sei tu che ci hai venduti, trascinati in questa trappola? esclam Goffredo, che ancora non riusciva a credere ai suoi occhi.
Il generale aveva seguito la scena impassibile: Puntate le armi disse soltanto, indifferente.
Il silenzio carico di tensione che aveva fatto seguito a quell'ultimo ordine fu rotto dall'urlo di Carlin: Padre, non lasciate che mi uccidano!.
Il grido risuon gelando la scena come una colata di ghiaccio. I soldati si guardarono l'un l'altro, aspettandosi dal generale un ordine definitivo. Nino, che pure sembrava sorpreso, ne approfitt per stringere con ancor pi forza il collo di Carlin.
Nessuno sembrava saper bene cosa fare. Modane ora parve esitare, con il volto alterato da sentimenti contrastanti. Ma quando Nino premette di pi il coltello contro la gola di Carlin, facendone sprizzare una goccia di sangue e strappandogli un gemito di dolore, finalmente cedette. Con un gesto della mano fece cenno ai suoi di abbassare le armi.
Questa volta avete vinto, sibil furioso verso Goffredo, potete fuggire, ma i miei cannoni raderanno al suolo Genova, questa citt di traditori... e poi verr a cercarvi a Roma. Il vostro destino  segnato!.
Senza rispondere Nino trascin di nuovo Carlin sul carro, sempre sotto la minaccia del coltello.
Salite, presto! grid agli altri. Stefano, balzato a cassetta,
frust a sangue il cavallo, prendendo la via verso la citt. Seguiti dalle grida del carrettiere abbandonato in mezzo alla strada.
Stefano continuava a sferzare il cavallo, cercando di accumulare la maggior distanza possibile dalle forze di Modane. Per fortuna quella che avevano incontrato era truppa di fanteria, senza i cavalli con cui avrebbero potuto seguirli.
Quando la distanza sembr sufficiente, Nino allontan il coltello dal collo di Carlin: Avete capito perch questo miserabile ci incoraggiava a tornare a Genova? Perch sapeva che cosa ci avrebbe aspettato qui! Ma adesso gli tirer fuori fino all'ultima parola!.
Ma come... come hai capito... mormor Stefano, ancora incredulo. Pensavamo tutti a Boccardo....
Anch'io, dapprima. Ma qualcosa non ha mai smesso di ronzarmi nel cervello... non mi sembrava possibile, doveva esserci un'altra spiegazione....
Anch'io non riuscivo a crederci... mormor Goffredo.
Doveva essere comunque qualcuno molto vicino a noi, qualcuno partecipe di ogni nostra decisione, seguit Nino, e Boccardo sembrava il candidato ideale, con tutte quelle paure, le cautele... e dopo il fatto dei manifesti mi torn in mente anche la sua strana assenza di due ore a Pozzolo, con quella scusa banale di essersi addormentato. Ma poi ripensandoci mi ricordai che anche Carlin era sparito dalla vista, nello stesso momento!.
Hai ragione!, esclam Stefano, Adesso che ci penso anch'io....
E vedendo come adesso si voleva tranquillamente consegnare a quel maledetto baffone non ho avuto pi dubbi! Certo mai avrei pensato che potesse essere figlio di quel traditore!.
E allora diamogli il fatto suo! grid Stefano, avvicinandosi minaccioso.
Ma Goffredo lo anticip. Con il volto infiammato dall'ira afferr a sua volta il giovane per il collo, stringendolo furibondo, sotto gli occhi increduli degli altri due, che mai lo avevano visto cos.
Perch? Perch? grid scrollandolo come un fuscello. Io mi fidavo di te! Come di un fratello!.
L'ho fatto per mia madre! singhiozz Carlin. Muore di stenti! Modane aveva promesso di aiutarla....
Hai fatto ammazzare Francesco, il pi buono di tutti noi....
Non doveva succedere... balbett Carlin. Non doveva... non doveva...  stato il Governatore....
Goffredo scorato lo lasci andare di colpo, gettandolo con una spinta sul fondo del carro. Poi si copr gli occhi con le mani, scosso da un tremito nervoso. Il dolore per l'amico ucciso si sommava ora al dolore per un altro amico, perduto anch'esso per quel tradimento.
Fate di lui quello che volete disse a Nino e Stefano, senza riuscire a soffocare un singhiozzo.
Vi scongiuro, risparmiatemi! grid Carlin alzandosi su un gomito, terrorizzato dallo sguardo feroce di Nino, che aveva impugnato di nuovo il suo coltello. Vi dir che cosa ho riferito a mio padre, quali informazioni ho passato!.
Nino, che gi stava chinandosi su di lui col coltello si arrest. Parla, infame! Che hai detto delle nostre difese?.
I francesi vogliono riportare il papa a Roma, hanno gi mobilitato la truppa. Fingono di trattare, ma apprestano un loro contingente per intervenire. E utilizzeranno i piani della difesa ottenuti dal generale Modane. Quelli che ... ho passato io... concluse con un singulto.
Dannazione, dobbiamo avvertire Roma! esclam Nino. Poi colp violentemente Carlin sul volto con l'impugnatura del coltello.
Vattene, miserabile! gli grid, afferrandolo di peso e gettandolo gi dal carro. Non attraversare mai pi la nostra strada, o la mia faccia sar l'ultima cosa che vedrai da vivo!.
Poi afferr Goffredo per una spalla, cercando di fargli coraggio: Devi essere forte, Goffredo.  stato un colpo terribile, per tutti noi, ma lo supereremo. Abbiamo altri amici, numerosi, fedeli. Hai una donna che ti ama, hai una citt da difendere, una Patria da costruire. Devi reagire.
Goffredo si strinse nelle spalle, asciugandosi il volto con una mano. Poi ricambi la stretta di Nino, con uno sguardo riconoscente.
...
.
...
CAPITOLO 66.
...
.
...
A mano a mano che si avvicinavano a Genova, i segni di un assedio si facevano sempre pi intensi. Drappelli di militari sabaudi erano attendati intorno alle vie d'accesso, e diversi cannoni erano gi stati schierati sulle colline prospicienti il porto.
Un varco secondario tra le mura non era ancora stato raggiunto dagli assalitori. Goffredo e i suoi amici lo oltrepassarono trafelati, poi correndo proseguirono verso l'interno della citt.
Dove possono essere i nostri? si chiese allarmato Stefano, guardando il caos tutto intorno.
Non si vede nessuno... devono essere pi a nord, a difesa delle mura! rispose Nino, evitando per un pelo un frammento di tetto ricaduto davanti a loro, dopo essere stato scagliato in alto da un colpo di cannone.
Dobbiamo raggiungere la casa dei miei! disse Goffredo. Di certo mio padre conosce meglio di noi la situazione!.
Ripresero a correre, facendosi largo tra la gente di tutte le et che correva fuggendo dai luoghi dove i soldati avevano superato le difese e preso a sparare sui rivoltosi. Scariche di fucileria si susseguivano, alternate al rombo sordo dei cannoni che tiravano dalle loro piazzole contro le porte della citt.
Separiamoci! disse a quel punto Nino. Tu cerca di raggiungere i tuoi, io e Stefano tenteremo di prendere contatto con i volontari romani, o con chiunque stia combattendo! Appuntamento alla taverna di Armida, chi arriva primo aspetta!.
In casa Mameli ferveva la stessa agitazione che animava le strade. Giorgio stava scendendo frettolosamente la scala con due valigie, mentre la moglie con stretto a s il piccolo Nicola, affacciata alla finestra sul porto cercava di capire dove fossero concentrati gli scontri.
Dovrebbe essere ancora libera la via per la Lanterna! grid Adelaide, deponendo il cannocchiale da marina del marito, con cui aveva scrutato l'orizzonte.
Venite gi anche voi, io caricher il calesse! rispose Giorgio, andando verso la rimessa.
Io prendo i miei libri e i quaderni! disse il piccolo Nicola, sparendo nella sua stanza.
Adelaide si mosse dietro il marito, stringendo anche lei una borsa con dentro qualche abito. Giunta sul piccolo spiazzo davanti all'ingresso della villa si volt, a fissare ancora per un attimo le finestre della sua casa, con gli occhi invasi dalle lacrime.
Mamma! sent gridare dietro di s. Si volse di scatto, con il cuore in gola. Davanti a lei, come un'apparizione, Goffredo le correva incontro. La raggiunse, l'abbracci baciandola sulla testa, mentre lei tremante per l'emozione si stringeva a lui con tutte le sue forze.
Adelaide, superato il primo momento di assoluta felicit, lo fissava ora ansiosa.
Come sei cambiato, figlio mio... mormor, sfiorandogli il volto pi scarno e segnato dalla stanchezza. Ti credevo a Roma, al sicuro....
Sono corso appena ho saputo... non potevo lasciarvi soli., anche Nino e Stefano sono tornati con me rispose il giovane Sono gi a combattere, con gli altri.
In quella, un colpo di cannone esplose poco lontano, sollevando una nuvola di polvere e detriti.
Stiamo fuggendo nella casa al mare disse Adelaide. Vieni con noi!.
Goffredo scosse la testa, con tenerezza ma deciso: Volevo solo assicurarmi che foste al sicuro. Devo andare... siamo qui per difendere Genova....
Non capisci, figlio mio, che la citt  persa? mormor addolorata la madre.
Ma Goffredo sembr non ascoltarla: La partita non  ancora perduta, da Roma siamo arrivati in duecento! Le strade in centro sono strette, potremo erigere delle barricate, come a Milano!.
Tu sogni! ribatt dura Adelaide, come se di colpo il tempo fosse tornato indietro, e di nuovo si trovasse a competere con l'ostinazione del bambino che suo figlio era stato. Che pensate di fare contro l'esercito dei Savoia? Non senti i loro cannoni? Volete trasformare Genova in un campo di battaglia?.
Un altro colpo di artiglieria, ancora pi vicino, rimbomb nell'aria.
Vieni con noi, ti prego....
Non posso, mamma... andate voi, mettetevi in salvo!.
Nella casa al mare saremo al sicuro, voi siete in pericolo qui!-
I loro cannoni non mi fanno paura rispose Goffredo, cercando di rassicurarla.
Figlio mio, la vera forza sta nel saper capire quando  il momento di fermarsi, anche nella lotta per i propri ideali!.
Goffredo parve colpito dalle considerazioni appassionate della madre. Ma soprattutto dalla sua lucida fermezza, in una donna che aveva vissuto sempre coltivando gli ideali pi puri.
In quel momento, il piccolo Nicola apparve sulla porta, con un cesto di libri tra le braccia. Con un urlo di gioia lo lasci cadere, precipitandosi ad abbracciarlo.
Continuava a chiamarlo per nome come se non credesse ancora di vederlo davvero l. Poi si volse verso la rimessa. Pap, corri, c' Goffredo!.
Un rapido sguardo corse tra Goffredo e sua madre. Il giovane accenn un passo verso la rimessa, ma un nuovo colpo di cannone risuon ancor pi vicino, facendo tremare i muri e il terreno sotto i loro piedi.
Non c' pi tempo, tornate a Roma! lo implor la madre, fermandolo.  l che sarete utili, andate!.
Goffredo esitava, poi facendo forza a se stesso si volt. Sulla porta della rimessa Giorgio Mameli era rimasto nascosto, incerto se affrontare il figlio. Poi con il cuore in gola usc, ma il giovane era gi scomparso.
Corse a pi non posso, scese verso il porto, scegliendo le viuzze pi fuori mano, attento a cogliere il passo di truppe o peggio ancora il rotolio di pezzi d'artiglieria in movimento.
Finalmente raggiunse la taverna di Armida, arrestandosi ormai senza fiato davanti alla porta. Era sbarrata, con l'aria di esserlo ormai da giorni.
Armida, bambini! grid appoggiandosi al legno, sperando che vi fosse qualcuno. Ma dall'interno non venne alcuna risposta.
Si guard intorno, sconfortato. Se anche quel luogo, sede provvisoria dell'Entelema e ritrovo di patrioti, era stato abbandonato forse la situazione era ormai davvero compromessa, e la citt perduta come aveva detto sua madre.
Goffredo, siamo qui! gli giunse da dietro le spalle. Nino stava arrivando da una stradina laterale, seguito da Armida, con Betta in braccio e Gin condotto per mano. Spaventati ma per fortuna incolumi.
Dietro di loro comparvero in fretta anche Stefano, che trascinava una gamba fasciata alla meglio, Nino e una dozzina di studenti dell'Entelema.
State bene?, si assicur preoccupato, Stefano, che  successo? chiese poi all'amico, intento a farsi medicare da uno degli studenti.
Niente, una sciocchezza! rispose lui con una smorfia. E poi Arnaldo qui  quasi alla laurea in medicina, sono in una botte di ferro!.
Ci ha salvati, poeta! esclam eccitata Armida. Se non era per lui ci avrebbero fatto saltare in aria, avevano minato la strada....
Non esageriamo, ho fatto solo quello che avrebbe fatto chiunque, anche questo ragazzino qui sbuff Stefano, battendo sul braccio di Goffredo.
Non confonderti con questo millantatore, non si  fatto niente e si lamenta come una donnetta! ridacchi Nino. Avrei voluto vederlo alle prese con il mio squalo seguit a canzonare l'amico, mostrando la cicatrice sul braccio.
Pensiamo alle cose serie, reag Stefano, cercando inutilmente di colpirlo con una sberla, abbiamo radunato alcuni patrioti che rischiano l'arresto o la fucilazione, altri ci raggiungeranno qui-Dobbiamo portarli fuori da Genova al pi presto.
I savoiardi controllano ormai tutte le porte, l'unica via  per mare, la Marina si  ribellata e almeno per un po' la via rester libera. Ho spedito Boccardo gi al porto, in cerca di un imbarco disse Nino.
Dopo forse una mezzora di attesa, videro Boccardo che si avvicinava di corsa. Scorgendo Goffredo gli and incontro, incerto su come il giovane lo avrebbe accolto.
Goffredo! Ti sapevamo a Roma, sei venuto! disse titubante.
Ci sei anche tu... non potevo certo abbandonare la mia citt rispose il giovane commosso. Purtroppo sono stato inutile, a quanto sembra...
Sapere che sei qui e sempre dei nostri conforta tutti intervenne uno studente dell'Entelema. Ci d comunque la forza di affrontare anche una sconfitta, ma con l'animo di continuare fino alla morte....
...siam pronti alla morte! gridarono all'unisono gli studenti, ripetendo il verso del Canto.
S, ma non oggi! disse Boccardo. Almeno spero... ho buone notizie! In porto ho trovato il comandante di una nave americana, il capitano Hutchinson, che ha accettato di accogliere a bordo il famoso poeta italiano Goffredo Mameli, l'autore del celebre Canto e i suoi amici in pericolo di vita. E di condurli in salvo fino a Civitavecchia, evitando ogni controllo dei savoiardi.
Sei stato grande, Gerolamo disse Goffredo, afferrandogli la mano e stringendola con forza. Abbiamo fatto male a dubitare di te, ti chiedo perdono!
Boccardo ricambi grato la stretta con un sorriso timido, sistemandosi gli occhialetti sul naso.  che io non sono coraggioso come voi... ma cerco di fare del mio meglio...
Hai fatto pi tu per la causa di tanti altri lo rassicur Nino Ma come si fa con Stefano, con quella gamba non  prudente che affronti la fatica di un viaggio simile...
Non vi preoccupate, a Stefano ci penso io disse Boccardo. Lo nasconder in casa mia,  sicura.
E noi gli daremo una mano assicur Armida, tra l'entusiasmo dei bambini.
Non perdete tempo! disse ancora Boccardo. La nave americana aspetta!
Sceso fino sulla banchina, prima di affrontare il barcarizzo Goffredo si volt a guardare per un'ultima volta la sua citt, coperta delle volute di fumo delle esplosioni. Si chiese se l'avrebbe mai rivista.
...
.
...
CAPITOLO 67.
...
.
...
Raggiunsero Roma solo pochi giorni prima che si spargesse la voce di un forte contingente francese sbarcato a Civitavecchia, e gi in marcia verso la citt.
Almeno cinquemila zuavi e diversi pezzi d'artiglieria! aveva riferito un osservatore, giunto in fretta a portare la notizia.
Nella sala grande, a palazzo della Cancelleria, Giuseppe Mazzini, Armellini e altri esponenti dell'Assemblea avevano convocato una riunione con i capi dei vari reparti militari.
 inutile negare quanto sia difficile la situazione esord Mazzini. Roma  minacciata da pi parti. A settentrione forze austriache si stanno avvicinando, hanno ormai invaso la Romagna e puntano su Firenze, a sud il contingente borbonico ha gi varcato la frontiera. Ma quello che pi mi preoccupa  il contingente francese sbarcato a Civitavecchia, che sta avanzando a marce forzate. Presto lo avremo sotto le mura. Ho inviato un nostro delegato a trattare con il loro comandante, il generale Oudinot, perch si astengano da operazioni militari, limitandosi a istituire un presidio simbolico nelle campagne.
E voi credete alle loro assicurazioni? lo interruppe Garibaldi.
Devo farlo, se non altro per provare fino all'ultimo a mantenere buoni rapporti con la nuova Repubblica francese. Non posso pensare...
E invece bisogna pensarlo! Fingeranno di considerare le vostre proposte, e invece attaccheranno qui, a porta Cavalleggeri, dove credono che la difesa sia pi debole! disse Garibaldi, puntando deciso un dito sulla mappa della citt.
Come fate a saperlo? domand perplesso Mazzini.
Abbiamo scoperto una spia, tra i nostri intervenne Goffredo, senza nascondere l'amarezza. Ci ha confessato di aver fornito ai francesi i piani delle nostre difese.
Ma prepareremo una bella sorpresa! disse Garibaldi. Concentreremo tutta la Guardia Nazionale intorno alla porta, e cannoni nascosti tutto intorno. Io con i miei volontari scender dal colle del Gianicolo e li prender alle spalle. Non ci resta che attendere!
Il 30 aprile 1849, come Garibaldi aveva previsto, i francesi sicuri di s attaccarono porta Cavalleggeri, certi di poter avere rapidamente ragione di quello che credevano un modesto contingente improvvisato, di civili poco avvezzi all'uso delle armi.
Presi d'infilata dai cannoni che i romani avevano concentrato nella zona, e fatti segno dalle scariche di fucileria precisa della Guardia Nazionale, uomini con una lunga esperienza nella fanteria pontificia, dopo un iniziale sbandamento iniziarono a ripiegare. Una ritirata che si trasform in fuga disordinata quando la Legione Italiana guidata da Garibaldi giunse loro addosso attaccando alla baionetta.
Lo stesso Oudinot dovette in fretta abbandonare il suo posto di comando e arretrare di diverse miglia sull'Aurelia, lasciando sul terreno pi di cinquecento caduti e almeno trecento prigionieri nelle mani dei romani.
Fu Ciceruacchio a portare trionfante la notizia alla Cancelleria.
Avessi visto! raccont in mezzo all'Assemblea riunita. Li nostri pareveno berve 'nfuriate, hanno 'nseguito quei poracci dei francesi che scappavano come lepri! Poveri fiji, quanti n'avemo ammazzati! Garibardi je core dietro, pe' falli cotti e finiti!.
No! esclam Mazzini, con aria preoccupata, superando il clamore entusiasta esploso nell'Assemblea. Bisogna che si fermi, non dobbiamo infierire sui francesi, esiste ancora un filo di trattativa possibile con loro! Devono capire che il vero nemico, nostro e loro,  l'Austria, non bisogna spezzare ogni speranza di trattativa! Date ordine al Generale di desistere dall'inseguimento, e rientrare entro le mura!
A Gius, ma che stai a di'? scatt Ciceruacchio. Adesso che potemo libberacce 'na vorta pe tutte? E quanno ce ricapita?
Ma anche Armellini aveva ascoltato con attenzione le parole di Mazzini.
S, credo che abbiate ragione disse il triumviro. Prolungare lo scontro, in queste condizioni, isolati da ogni altra nazione ci condanner ineluttabilmente alla sconfitta. Bisogna in qualsiasi modo aprire una trattativa con la Francia, e trarla dalla nostra parte contro l'Austria. Occorre poi assolutamente rispettare i prigionieri, e offrire a Oudinot la loro restituzione, come atto di buona volont.
Credo anch'io che sia la via giusta convenne Saffi. Ordineremo al generale Garibaldi di astenersi dall'inseguimento, e di spostare la sua Legione a sud, dove stanno avanzando le truppe napoletane!.
...
.
...
CAPITOLO 68.
...
.
...
Obbedendo alle nuove disposizioni, Goffredo insieme con Nino partirono al seguito di Garibaldi e la Legione, ad affrontare il contingente napoletano guidato dal generale Lanza.
Prima di abbandonare Roma il giovane aveva salutato con passione Adele, cercando di alleviare l'apprensione della donna.
Vedrai, non mi succeder niente, lo sai che i poeti sono immortali!.
Poi aveva baciato i suoi occhi pieni di lacrime, e aveva preso la porta con un groppo alla gola, senza voltarsi indietro.
Nei pressi di Palestrina avvenne lo scontro, tra duemila camicie rosse e pi di seimila borbonici, una battaglia cruenta risolta ancora una volta dai garibaldini con una furiosa carica alla baionetta, che costrinse il generale Lanza a retrocedere su Terracina e l a tentare di riorganizzarsi, mentre a Roma si attendevano con apprensione notizie sull'andamento della campagna.
Nel salotto di palazzo Baroffio, lontano dall'ufficialit della cancelleria, era in corso un incontro informale tra Mazzini, Armellini e alcuni tra gli uomini pi fidati della Societ Patriottica, tutti convinti repubblicani.
Una trattativa  ancora possibile... stava dicendo Mazzini, passandosi una mano sulla fronte. Dopo le promesse fatte, e le
garanzie fornite di non intervenire, e anzi tutelare la libert dei popoli, questo voltafaccia  incomprensibile. Ma forse c' ancora la speranza di arrivare a un compromesso, ho parlato ancora stamattina con l'ambasciatore De Lesseps, che ha gi trasmesso a Parigi l'ipotesi di accordo. Oudinot ha accettato di rimandare ogni operazione militare al 4 giugno, per dar tempo all'ambasciatore di ricevere risposte da Parigi.
Speriamo che Luigi Napoleone si ricordi della propria giovinezza disse Armellini. Anche se non ci spero troppo.
Anche Giuseppe Mazzini scosse la testa, preoccupato. Eppure, forse  ancora possibile un'intesa!
No, non illudetevi disse la padrona di casa che fino a quel momento aveva ascoltato in silenzio: I legittimisti di tutta Europa non consentiranno mai che Roma divenga un faro di libert, come lo  stata secoli or sono.
Adele Baroffio si era alzata in piedi, offrendo il suo magnifico profilo alla luce del tramonto che fluiva dalla finestra. Luigi Napoleone ha bisogno di consolidare il suo potere appena conquistato, e ha bisogno dell'appoggio dei cattolici francesi. Non far mai... Goffredo!
La donna si interruppe con un grido strozzato. Sulla soglia era apparso il giovane, pallido in volto e con la giubba macchiata di sangue dalla ferita al braccio, nascosta a stento da una fasciatura improvvisata, sostenuto da Nino Bixio. Dietro di loro Garibaldi, con la divisa sporca e segnata dai segni della lotta.
A Palestrina, li abbiamo fermati... ebbe appena la forza di mormorare Goffredo, prima di accasciarsi a terra svenuto.
Immediatamente i presenti si gettarono verso di lui, ma fu Adele a sostenergli la testa con un gesto innamorato, mentre Mazzini
e Garibaldi lo rialzavano da terra. Presto, brucia di febbre! disse inquieta la donna. Portatelo di l, nella mia stanza. E chiamate un medico!
Mentre Adele con l'aiuto di due inservienti di palazzo conduceva via Goffredo, Garibaldi affront gli altri.
Che si aspetta? rugg, gettando la sciabola sul tavolo. Perch mi avete fermato, a porta Cavalleggeri? Se avessi potuto continuare l'attacco oggi Oudinot sarebbe un francese in catene nelle segrete di Castello, e non un francese libero di circolare in terra della Repubblica! E potevamo concentrare tutte le forze contro il vero nemico, l'austriaco!
Generale, calmatevi disse Armellini, pacato. Siamo tutti dalla stessa parte. Ma se esiste un modo di fermare i combattimenti, e ottenere almeno dalla Francia l'accettazione della Repubblica come Stato autonomo e indipendente, dobbiamo esplorare ogni possibilit.
Ma non capite che si tratta solo di una mossa per prendere tempo, e consentire alle loro forze di congiungersi con i rinforzi che si dice siano concentrati a Marsiglia? Quando saranno qui Oudinot avr a disposizione truppe fresche, bene armate e molti cannoni! Un uomo ambizioso che vuole accreditarsi con il suo nuovo padrone, Luigi Napoleone, ed  pronto a tutto per riuscirci! Dovremmo anticiparlo, attaccare subito, prima del loro arrivo!.
E va bene, Generale, cerchiamo una mediazione disse ancora Armellini. Aspettiamo per il tempo che possa giungere una risposta da Parigi, e intanto il triumvirato vi affider il grado di comandante supremo delle forze della Repubblica.
Garibaldi volse lo sguardo verso Mazzini. Sono d'accordo disse lui, dopo una breve esitazione.
Bene disse il Generale soddisfatto. E abbiate cura di quel giovane,  un eroe che si  guadagnato i gradi di capitano in combattimento. L'ho nominato mio aiutante di campo, e lo rivoglio accanto a me prima possibile.
...
.
...
CAPITOLO 69.
...
.
...
Adele spense con un soffio la lampada con cui aveva spiato Goffredo, immerso in un sonno ristoratore. Il medico Pietro Maestri, accorso prontamente, aveva rassicurato sulle condizioni del ferito.
 stremato dalle fatiche e dalla tensione della lotta, ma la ferita  solo superficiale. Mi preoccupa semmai il principio di polmonite che ho rilevato... ha bisogno soprattutto di riposo, e di un'assistenza. .. amorevole aveva concluso, gettando un rapido sguardo verso la donna.
 quello che avr aveva risposto lei, senza distogliere gli occhi dal giovane. Poi si distese accanto a lui, accarezzandogli la testa abbandonata sul cuscino.
Il giorno dopo, Goffredo si risvegli dopo un lunghissimo sonno, destato dalla luce del sole che colpiva i suoi occhi. Per qualche attimo oscill ancora tra il sonno e la veglia, poi sul suo volto si accese un sorriso, scorgendo Adele accanto a lui.
Con il respiro ancora affannoso si sollev su un braccio, mentre con l'altro la traeva a s, cercando le sue labbra. Adele resistette per un istante, preoccupata per le sue condizioni, poi si abbandon a un bacio appassionato, stringendosi a lui con forza. Scostando i lembi della camicia affond il viso sul suo petto, sospirando "ti voglio", gli occhi chiusi per l'eccitazione.
Oh, Adele, vuoi impadronirti di me? mormor Goffredo,
aprendole il volto di baci. Ma devi accettare di sposarmi, non voglio dovermi far sparare ogni volta per avere il tuo amore!
Adele si ritrasse, alzando gli occhi al cielo con un sospiro. Perch vuoi incatenarci con il vincolo dei preti? Gi mi sono legata una volta, con quel mezz'uomo di mio marito. Non ti basta il mio amore? Questo lo avrai sempre, anche senza sposarci.
Seppure fermate dai legionari di Garibaldi e dalla Guardia civica romana, prima a porta Cavalleggeri e poi a Palestrina, tanto le truppe francesi quanto quelle borboniche si stavano riorganizzando.
I borbonici attendevano rinforzi, i francesi ne avevano gi ricevuti. Fatto tesoro della prima sconfitta, avevano cominciato a scavare una linea di trincee a ridosso delle mura, e piazzato la propria artiglieria a distanza di sicurezza dalle postazioni romane, da dove potevano colpire l'obiettivo con i loro cannoni pi moderni, senza timore di essere a tiro di quelli avversari.
Ma anche nella citt ferveva l'opera dei romani. Uomini e donne, instancabilmente, erano all'opera per rafforzare dove possibile le mura, e soprattutto accumulare fucili e munizioni per la difesa.
Togliete i cannoni da Castel Sant'Angelo e spingeteli verso le mura! aveva dato ordine Garibaldi. Ma anche cos l'artiglieria romana era poca cosa di fronte a quella del contingente francese, sia per numero di pezzi che per l'anzianit dei fusti. Cannoni spesso fusi addirittura secoli prima, a rischio continuo di esplodere e in grado di accogliere solo cariche di potenza modesta, le cui canne dovevano essere raffreddate ogni pochi colpi.
Ma la guerra si fa con quello che si ha aveva detto il Generale. E per quello che non si ha deve bastare il fegato e l'amor di patria!
Goffredo, curato amorevolmente da Adele, migliorava, anche se era ancora squassato da frequenti colpi di tosse. Seduto in una poltrona accanto alla finestra spiava il moto frenetico dei carri e degli uomini nelle vie sottostanti, e smaniava dal desiderio di tornare tra i volontari di Garibaldi.
Voglio essere utile, ormai mi sono ripreso, non  da uomini n da italiani restare al riparo mentre i compagni si battono per la patria! esclam, gettando via la coperta che Adele gli aveva premurosamente steso sulle spalle e cercando di alzarsi. Sono gi due giorni che me ne resto a poltrire!
Sta' fermo, non osare! esclam la donna, parandosi davanti a lui e respingendolo a sedere a forza di braccia. Hai avuto la polmonite, lo dimentichi! Il dottor Maestri dice che devi solo alla tua giovinezza e soprattutto alla buona sorte se non ne sei morto, vuoi sfidare ancora il destino? lo redargu Adele. Come farei senza di te? mormor poi tra s a voce bassissima, che Goffredo ancora in preda alla sua agitazione non ud.
In quel momento risuon un colpo alla porta.
Aspetti qualcuno? chiese Goffredo.
No rispose sorpresa Adele. Ma prima di poter raggiungere la porta questa si apr e fece il suo ingresso Nino Bixio, con un gran sorriso stampato in viso.
Sono venuto a controllare le tue condizioni!
Lo vedi da te disse Adele. Uno straccio, deve riposare!
Evidentemente ti sei affidato a un'infermiera poco abile replic sornione Bixio. Bellissima donna, ma poco abile!
Smettila! Non osar parlare male di Adele, o sar costretto a sfidarti a duello, gaglioffo, appena mi rimetto in piedi!
Per ora resterai tranquillo a sedere. Non c' alcun bisogno di
uno sprovveduto come te, che si fa impallinare come un pollo! E poi le cose vanno decisamente bene, i borbonici si stanno leccando le ferite e i francesi tornano indietro verso Civitavecchia, dove si rimbarcheranno. Restatene tranquillo!
Goffredo squadr l'amico con un'occhiata sospettosa, poi si volse verso Adele. La donna cercava di restare impassibile, ma non riusc a nascondere l'espressione tesa del volto.
Scosse il capo. So che non vuoi angosciarmi, amico mio. Ma se fosse cos non saresti in divisa, davanti a me. Come vanno veramente le cose?
Nino Bixio esit un attimo, poi scosse il capo a sua volta, le labbra serrate in una smorfia. Non bene, Goffredo, non bene. I francesi hanno ricevuto rinforzi, e adesso si pensa che possano schierare quasi trentamila uomini. E sono accampati a un tiro di fucile dal Gianicolo, il punto pi critico della nostra difesa.
Quasi a confermare le parole dell'amico, un lontano rombo di artiglieria ruppe il silenzio della stanza.
Anche i borbonici hanno ripreso ad avanzare, e lungo la costa adriatica sta scendendo un contingente austriaco. La Santa Alleanza sta dando il peggio di s contro la rivolta dei popoli. E dopo la sconfitta piemontese a Novara ormai la fiaccola della libert  nelle mani solo del popolo romano e delle camicie rosse di Garibaldi, e della Repubblica Veneta di Manin. Un pugno di uomini.
Non posso non essere tra di loro! esclam Goffredo, alzandosi barcollando e afferrando la sua divisa che giaceva ordinata su uno sgabello. Non c' riposo, non c' sicurezza quando la Patria  in pericolo, solo un letto ci  consentito, il letto di morte se deve essere!
Ma mentre cercava di infilarsi la giubba un nuovo accesso gli squass il petto, costringendolo a piegarsi in preda alla tosse.
Sta' fermo, Goffredo disse Bixio accostandosi, e togliendogli deciso la divisa di mano. Ti dissi che ti avrei avvertito quando sarebbe venuto il momento di fermarti. Ebbene, quel momento  giunto!
Goffredo avrebbe voluto replicare qualcosa, ma in preda allo scoramento si lasci di nuovo cadere sulla sedia. Poi rivolse uno sguardo affettuoso verso l'amico. No, Nino, torner a combattere. Se Roma deve cadere, cadr con lei. Ma prima combatter, e saremo ancora insieme, come sempre!
Va bene, ma per ora riposati! Mazzini ha concordato con Oudinot una tregua fino al 4 giugno, per dare il tempo a Parigi di rispondere alla proposta di accordo con la Repubblica Francese. Fino a quella data niente colpi di testa!
Ma che prevede l'accordo? chiese ansioso Goffredo, trattenendo un altro colpo di tosse.
Roma aprir le porte al contingente francese, che in cambio protegger la Repubblica sorella da ogni minaccia straniera, a cominciare dall'Austria.
E il papa? chiese diffidente Adele.
Per quello... per quello non si dice niente, rinviando la questione a un accordo successivo...
...
.
...
CAPITOLO 70.
...
.
...
Alle prime luci del 3 giugno 1849 Garibaldi e Mazzini erano riuniti insieme con altri membri del governo e alcuni membri del'Assemblea Nazionale a palazzo della Cancelleria, davanti a una grande mappa della citt.
Domani scadr la tregua sottoscritta da Oudinot disse Garibaldi. Dobbiamo rivedere la distribuzione delle forze lungo la linea di difesa. Ed essere pronti a tutto!
Abbiamo ancora speranza che si possa giungere a un accordo replic Mazzini. De Lesseps in persona mi ha assicurato di aver fatto pressione su Oudinot perch si aspetti ancora il responso di Parigi. E mi rifiuto di credere che la nuova Repubblica di Francia possa attaccare una Repubblica sorella...
Temo che siate troppo ottimista disse Armellini, scuro in volto. Dimenticate che Luigi Napoleone fu il primo a rispondere alla richiesta di aiuto di Pio IX, e inviare rinforzi al suo contingente mentre in apparenza continuava a trattare con noi. Non mi aspetto nulla di buono da lui aggiunse scuotendo la testa.
Speranza e disperazione non giovano alla guerra tagli corto Garibaldi, con un gesto spazientito. Pensiamo all'oggi. Sul Gianicolo sono schierati circa quattrocento uomini. Troppo pochi se, come credo, in caso di attacco sar quella la direttrice attraverso la quale ci verranno addosso. Entro poche ore dovremo almeno
raddoppiare il loro numero, attingendo alle riserve. Avremo bisogno di ogni uomo in grado di impugnare un'arma!
E di ogni donna! risuon la voce di Adele Baroffio, entrata nella sala con un fucile in mano, in compagnia di Anita Garibaldi. Molte donne del popolo sono da tempo sulle mura accanto ai loro uomini, e quelle che accudiscono i feriti sono pronte a raggiungerle! Ricordatelo, quando scriverete... le sue parole furono soffocate dalle grida di allarme che salivano dalla scala.
Un portaordini in camicia rossa fece irruzione nella sala. Generale, un reparto francese ha occupato villa Corsini, sul Gianicolo! Hanno attaccato di sorpresa, senza rispettare la tregua, e sopraffatto i nostri!
Garibaldi balz in piedi, afferrando la sciabola e la grossa pistola che giaceva sul tavolo. Dannati traditori! Presto, dobbiamo reagire! Ne va della salvezza della citt! Se i francesi riescono a trasportare lass la loro artiglieria, potranno battere in breccia tutto l'abitato, non avremo pi alcuna difesa contro di loro! Che tutte le forze disponibili mi seguano!
Mentre dalla sala partivano gli ordini per la Guardia Civica e i reparti di bersaglieri, Garibaldi era balzato a cavallo, diretto verso il Gianicolo. Nino Bixio era dietro di lui, alla testa di un gruppo di cavalleggeri.
Nella foga dell'azione, Nino non aveva notato che, disceso da palazzo Baroffio, Goffredo si era unito in fondo al gruppo. Pallidissimo, il volto segnato dalla malattia non ancora superata, ma con gli occhi accesi da una febbre diversa, quell'amor di patria che mai lo aveva abbandonato sin dalla prima giovinezza.
Giunsero ai piedi del grande muro di contenimento che circondava il terrapieno dove sorgeva la villa, intorno al quale gi si
stavano radunando i volontari e i bersaglieri guidati da Luciano Manara. Oltre l'ampio cancello cominciava la lunga scalinata che portava fino all'atrio dell'edificio, un'imponente costruzione in stile barocco di quattro piani, dalle massicce mura di pietra.
Sui gradini giacevano ancora i corpi dei soldati francesi caduti durante l'attacco, mescolati a quelli dei difensori che avevano tentato di respingerli in un corpo a corpo furioso. Dal basso, attraverso le grandi finestre, si intravedevano i lampi blu e rossi delle divise dei francesi appostati ai vari piani. Singoli colpi di fucileria partivano dall'alto, diretti contro i volontari che si stavano preparando per l'attacco.
Colonnello Manara! ordin Garibaldi. Date ordine ai vostri bersaglieri di attestarsi per una scarica di copertura. La rampa  impervia, e ci troveremo allo scoperto durante la salita, abbiamo bisogno di un fuoco continuo che distragga i francesi dal tirarci addosso mentre saliamo. Per noi sarebbe impossibile far fuoco durante l'ascesa, dovremo risolvere lo scontro all'arma bianca, baionette in canna!
Agli ordini, Generale! replic Manara. Abbiamo degli ottimi tiratori tra i bersaglieri, gente che si  fatta le ossa a Goito e Pastrengo, fino a Custoza e Novara, e non aspetta altro che vendicarsi. Dar ordine di far fuoco a squadre, e poi di attaccare alla baionetta insieme con i vostri!
Bene, lanciate il segnale quando sarete pronti!
La compagnia di bersaglieri prese posizione, pronta alla prima scarica, in attesa dell'ordine di attacco da parte di Garibaldi. Accanto a lui Nino Bixio stava impartendo le ultime istruzioni ai volontari della Legione Italiana e della Guardia Civica, quando scorse Goffredo, che con la sciabola in pugno si era unito agli
uomini addossati al muraglione, pronti a caricare verso l'alto con le baionette inastate.
Goffredo, sei impazzito? Che fai qui, nelle tue condizioni?
Credevi davvero che vi avrei lasciato affrontare la morte da soli?
Ma ti rendi conto di quello che ci aspetta? grid Bixio accorato. La sua voce fu soffocata dal rombo della prima scarica, mentre i garibaldini si gettavano all'attacco lungo la scalinata approfittando della nuvola di fumo dei moschetti che invadeva la salita, seguiti dai bersaglieri dopo un'ultima salva. Nino vide confusamente Goffredo che si era a sua volta lanciato sui gradini, e lo segu deciso a coprirgli le spalle.
Dalle aperture della villa era iniziato un intenso fuoco di fucileria, che subito apr i primi varchi nella schiera degli attaccanti. Il cammino in salita sembrava interminabile, una corsa confusa nella nebbia dei fumi della polvere, tra il sibilare delle pallottole, una ragnatela invisibile e mortale in cui i colpi dei francesi si incrociavano con il fuoco di copertura dei bersaglieri.
A ogni passo la meta si faceva pi vicina, e il pericolo pi violento. Goffredo e Nino, appaiati, erano ormai quasi giunti al piano di ingresso, quando videro la sagoma dei soldati francesi che a loro volta uscivano fuori nell'atrio, decisi a sfruttare il vantaggio della posizione superiore prima che gli attaccanti fossero giunti al loro stesso livello.
Una selva di baionette si distese davanti ai garibaldini. Ma i volontari, trascinati dal loro impeto, parevano non dare alcun peso a quella barriera di ferro e continuavano a salire verso il nemico, urlando e imprecando. Anche Goffredo, come se avesse superato ogni debolezza della convalescenza e fosse ora posseduto da una
energia indomabile, aveva risalito la massa dei garibaldini fino a
raggiungere la prima fila e si scagliava contro i primi avversari vibrando fendenti all'impazzata con la sua sciabola. Nino Bixio,
dietro di lui, dopo aver scaricato la sua pistola contro il nemico, aveva raccolto il moschetto di un soldato caduto, e spalla a spalla con l'amico menava colpi su colpi, aprendosi la strada verso l'ingresso della villa.
Di fronte alla furia dell'attacco il drappello francese, decimato dai colpi dei bersaglieri e dalle ferite delle baionette, era arretrato cercando rifugio di nuovo all'interno della villa, inseguito dai garibaldini. Qui la battaglia si riaccese, trasformandosi in una miriade di scontri individuali la cui posta per i combattenti ormai non era pi la vittoria: unico scopo ora era resistere, animati solo dall'istinto primordiale della sopravvivenza.
Lo stridore dei ferri incrociati, le urla dei feriti e dei moribondi, le grida di incitamento e i rari colpi delle armi ancora cariche si mescolavano in una caotica sinfonia del dolore, mentre gli assalitori si inerpicavano sulle scale interne, respingendo sempre pi in alto gli zuavi.
Poi, di colpo, come se la mano di un mago avesse disteso un velo su tutto il luogo, ogni fragore cess, lasciando solo i tenui lamenti dei feriti a spezzare l'improvviso silenzio. I francesi superstiti si erano arresi, gettando via le armi.
Garibaldi, la sciabola in mano, si aggirava nei diversi ambienti della villa, valutando la situazione, dando conforto ai feriti e incitando i combattenti.
Fate condurre i prigionieri dentro le mura. E rafforzate come potete le porte e le finestre della villa. Tempo qualche ora i francesi torneranno all'attacco, e dovremo essere pronti a respingerli.
Qui si gioca il destino della Repubblica, e con esso il destino dell'Italia futura!
Generale, da qui nessuno si muove! esclam Nino Bixio, deciso. Siamo venuti da tutta Italia, troppa strada da fare per tornare indietro proprio adesso!
E voi? Non vi siete ancora rimesso, non dovreste essere qui! disse ancora Garibaldi, scorgendo Goffredo l accanto, con l'aria stremata e con la giubba macchiata di sangue, lo sguardo febbrile. Siete l'autore del Canto degli italiani, non possiamo rischiare di perdervi!
Generale, quando ho scritto quelle parole, sapevo che avrebbero trovato compimento solo nell'azione. E quel momento  arrivato, non posso essere se non dove si combatte rispose sereno Goffredo.
Garibaldi rimase per un lungo attimo in silenzio, fissando il giovane in volto con uno sguardo profondo, come se stesse ponderando quelle parole, e la risposta da offrire.
Poi allung la mano sulla sua spalla. Vi capisco. E non vi chiederei mai nulla di diverso. Ma allora confortiamo i nostri uomini proprio con quelle vostre parole, e con la giusta melodia che le esalta!
Fratelli d'Italia, l'Italia s' desta inizi Garibaldi a piena voce, subito seguito da Bixio. L accanto, alcuni bersaglieri che distesi in terra stavano riprendendo fiato balzarono in piedi, unendosi a loro:
dell'elmo di Scipio s' cinta la testa,
dov' la Vittoria, le porga la chioma!
Rapidamente altre voci si levarono dal campo di battaglia, e in breve tutta la villa risuon dell'inno cantato a squarciagola fino a soverchiare le lontane note della Marsigliese, che arrivavano dal campo dei francesi. Parole cantate nei diversi accenti dei dialetti della penisola, ma che in ognuno di essi avevano lo stesso profondo significato, di un messaggio per il futuro.
Goffredo aveva le lacrime agli occhi per l'emozione. Era questo che avevano desiderato! Per un attimo il volto di Geronima si illumin nella sua mente, gli parve di udire ancora la sua dolce voce che lo esortava a dar corpo ai loro sogni, a far s che una nuova Italia nascesse dalle loro idee, libera e giusta. E pens che se doveva nascere nel fuoco della battaglia, e se doveva anche costargli la vita, ebbene quello sarebbe stato un prezzo giusto da pagare.
...
.
...
CAPITOLO 71.
...
.
...
In una delle sale della villa era stata allestita un'infermeria d'emergenza, dove venivano curati i feriti che non si erano potuti trasportare in citt al san Pellegrino. Diverse giovani donne erano salite da Borgo, approfittando di quella breve pausa nei combattimenti, e si adoperavano per lenire le sofferenze e prestare aiuto all'opera del chirurgo militare. Anche Adele era accorsa, e prestava la sua opera senza risparmiarsi, e senza abbandonare la pistola che teneva alla cintola.
Trascorsero cos un paio d'ore. Dall'ultimo piano della villa si scorgeva distintamente il campo avversario, con le compagnie di zuavi che si stavano mettendo in linea. Al loro fianco, su delle piazzole rialzate, i serventi ai pezzi erano intenti a preparare le artiglierie per la prima salva.
Ormai ci siamo disse Garibaldi, abbassando il cannocchiale. State pronti!
Quasi a suggellare le sue parole, un rombo ripetuto come in una tempesta che si avvicinasse si accese lontano, seguito da una serie di sibili. Poi il primo colpo si infranse contro uno degli angoli della costruzione, sminuzzando la cornice di una finestra, seguito da un altro e poi altri ancora.
Percossa dal bombardamento, la villa Corsini tremava fin nelle
fondamenta, sbriciolandosi un pezzo dopo l'altro. Era come se un grande animale si liberasse sotto i colpi della propria pelle, per rivelare a poco a poco lo scheletro che ne sosteneva la maestosit.
Acquattati tra le macerie, i garibaldini e i bersaglieri attendevano l'avanzata del nemico, mentre il cannoneggiamento si faceva sempre pi intenso.
Goffredo evit con un guizzo di lato un frammento del soffitto che si schiant a pochi passi di distanza. Accanto a lui una palla di cannone passata attraverso la finestra uccise sul colpo un bersagliere, senza dargli nemmeno il tempo di emettere un grido.
Eccoli! grid Nino Bixio, notando che la linea rossa e blu aveva cominciato ad avanzare.
Lasciate che si avvicinino! ordin Garibaldi. Quando saranno giunti ai piedi della scalinata la loro artiglieria dovr interrompere il tiro, per non rischiare di colpire i suoi. Allora contrattaccheremo noi!
Lo schieramento degli zuavi continuava ad avvicinarsi. Ormai era giunto ad appena duecento passi dal cancello che immetteva sulla scalinata di accesso alla villa. Come previsto dal Generale il tiro d'artiglieria era cessato di colpo, sostituito dalle grida di incitamento con cui gli attaccanti si stavano gettando avanti.
Aspettate ancora... grid Garibaldi ai bersaglieri che avevano allineato i moschetti, prendendo la mira. Ogni colpo a bersaglio, non sprechiamo la polvere... ecco, adesso! Fuoco!
La salva partita dalla villa apr numerosi varchi nella massa degli zuavi, che per immettersi nella salita erano stati costretti a stringersi l'un l'altro. Ma superato un momentaneo sbandamento i francesi avevano ormai impegnato l'inizio della scalinata e iniziata la salita verso la villa.
Pronti! ordin Garibaldi ai suoi uomini, che scaricati per un'ultima volta i moschetti stavano inastando le baionette.
Adesso!
Stavolta i difensori godevano del vantaggio di attaccare dall'alto, vantaggio ridotto per dal fatto che i francesi avevano potuto attingere a truppe fresche dal loro numeroso contingente, mentre i garibaldini ancora portavano evidenti sui corpi i segni del precedente combattimento. Fasciature improvvisate, graffi e ferite superficiali ancora sanguinanti, bende sulle fronti e sugli occhi. Eppure, correvano verso il nemico urlando come ossessi, decisi a tutto pur di impedire la conquista di quella posizione rialzata, che avrebbe segnato la caduta della citt.
Di nuovo si accese lo scontro che gi aveva insanguinato la scala solo poche ore prima. Di nuovo lo stridore dei ferri, le grida di dolore e di trionfo, i gemiti, i corpi degli uccisi che rotolavano gi per la gradinata, irrorandola del proprio sangue. In mezzo al turbinio della lotta Goffredo e Nino Bixio erano tornati a lottare fianco a fianco, coprendosi l'un l'altro contro gli attacchi del nemico.
Avanti, ancora uno sforzo! grid Goffredo, spingendosi ancora pi innanzi tra le baionette francesi. Nino Bixio, dietro di lui, cercava con tutte le sue forze di stornare gli affondi mirati contro l'amico, che Goffredo nella sua furia pareva ignorare.
Forse, al di l delle stesse speranze dei difensori, la loro carica cominciava ad avere successo. Seppure di numero superiore, la prima linea degli zuavi, pressata dalla ristrettezza del campo di battaglia, stava arretrando, costringendo coloro che seguivano ammassati a indietreggiare confusamente.
Avanti, avanti, stanno cedendo! grid Goffredo, assestando un nuovo fendente con la sciabola. Poi, improvvisamente, si arrest, cadendo in ginocchio e scivolando poi a terra, mentre la massa dei garibaldini lo superava continuando a incalzare i francesi ormai in ritirata.
Nino Bixio si gett sull'amico, in preda alla disperazione. Goffredo! grid chinandosi su di lui, che trattenendo un gemito si afferrava la gamba. Coraggio, fammi vedere! disse ancora, tamponando con la mano la ferita aperta nel polpaccio del giovane.
No, non sembra grave disse poi, saggiando lo stato della gamba e strappando al giovane un'esclamazione di dolore. L'osso non  compromesso! aggiunse rinfrancato.
Come va la battaglia? chiese Goffredo, cercando inutilmente di rialzarsi, incurante della sua condizione.
Abbiamo vinto, i francesi tornano indietro. Ma per te adesso  finita, pazzo scatenato! Te ne starai tranquillo a guarire a letto, tra le braccia della tua Adele!
Garibaldi passava intanto da una sala all'altra, esaminando la situazione e impartendo ordini per consolidare il controllo di villa Corsini. Giunto sul luogo dello scontro si ferm, avvicinandosi velocemente con aria preoccupata.
Non  nulla, Generale, un graffio disse Goffredo con un filo di voce.
Garibaldi si volse verso Bixio, interrogandolo silenziosamente con lo sguardo.
Non credo che sia grave, Generale lo rassicur Bixio. A quel che vedo sembra che qualcosa abbia offeso il muscolo, forse un colpo di baionetta, ma l'osso sembra intatto.
Voglio che sia trasportato subito a san Pietro in Montorio, per
le prime cure, e poi in citt all'ospedale dei Pellegrini. E chiamate il dottor Maestri, che se ne occupi lui!
A un primo esame, i medici da campo scoprirono che la ferita era stata causata da un proiettile di moschetto. Il colpo aveva attraversato tutto il muscolo, sfiorando la tibia. Non c'era alcun foro d'uscita, ed estrarre la palla restata all'interno non era possibile in quella situazione d'emergenza.
Il ferito fu deposto su una lettiga, e di l con un carro trasportato all'ospedale dei Pellegrini. Adele, che gli aveva prestato le prime cure, lo aveva seguito sul carro seguitando a confortarlo amorevolmente. Giunti all'ospedale, mentre Goffredo cadeva in una sorta di deliquio causato sia dal dolore, sia dall'etere, i medici presenti provvidero a estrarre il proiettile e a suturare la ferita.
Adele aveva seguito l'operazione in preda all'angoscia. Quando giunse il dottor Maestri gli si gett incontro, implorandolo di salvare la vita dell'uomo che amava.
Certo, donna Adele, far del mio meglio, statene certa. Conosco questo eroico giovane, e sono grande amico della sua famiglia. State, tranquilla aggiunse, dopo una breve conversazione con chi aveva condotto l'estrazione, e avendo osservato l'aspetto della ferita.
La condizione non  grave, l'estrazione della palla e la chiusura della ferita  stata eseguita correttamente. Goffredo  preda ora della febbre, ma  normale in questi casi...
Dottore, voglio che sia trasportato in casa mia, dove avr un'assistenza assidua e continua.  possibile?
Non vedo motivo per cui non si possa fare. Disponete pure per
il trasporto, io verr poi ogni giorno a controllare le condizioni. E speriamo che questa guerra ci dia un istante di respiro! Lontano, dalla parte del Gianicolo, era ripreso il brontolio dei cannoni.
Ancora quei maledetti francesi mormor il medico, alzando gli occhi verso la collina, che sembrava velata da una coltre di fumo grigiastro. Intanto scriver stasera stessa ai Mameli, per informarli delle condizioni del figlio, prima che apprendano del ferimento da altri.
...
.
...
CAPITOLO 72.
...
.
...
Per tre giorni Adele si prodig giorno e notte intorno al ferito. Goffredo alternava momenti in cui sembrava riprendersi ad altri in cui le sue condizioni peggioravano di colpo, lasciandolo in uno stato quasi ipnotico.
Soprattutto il dolore sembrava farsi pi violento.
Mi sembra di impazzire, Adele mormor il giovane, la mattina del quarto giorno, dopo un'altra notte tormentata, passata nel dormiveglia. Le riserve di laudano si erano ormai esaurite nella citt assediata, e i medici non avevano potuto consigliare altro che esporlo a vapori di etere, che per ottundevano la sua lucidit.
Adele immerse la benda nell'acqua del bacile, che lei stessa aveva raccolto alla fontana, e la distese con delicatezza sulla fronte del giovane.
Scotti, hai di nuovo la febbre mormor preoccupata.
No, non devi temere.  solo il desiderio di te, del tuo amore, che mi riscalda. La ferita va molto meglio, in breve sar guarito!
Adele accenn di s con la testa, sorridendo. Ma era un sorriso teso, che non cancellava la tristezza degli occhi. S, lo credo anch'io. Ma per certezza, ho chiesto al dottor Bertani di venirti a visitare, stamattina aggiunse, cercando di apparire indifferente.
Non  necessario, tutti gli altri hanno assicurato che questa maledetta ferita guarir da s!
S... certo. Ma ti prego, fammi essere tranquilla. Bertani attende di l, in compagnia del tuo amico Bixio. Li faccio entrare?
E va bene,  inutile, ti dico. Ma almeno rivedr quel furfante di Nino!
Agostino Bertani entr, accompagnato da Bixio. Nino si precipit ad abbracciare Goffredo, poi gli present il medico.
Fidati di lui, Goffredo.  uno dei nostri, medico militare della prima ora, ed  ricco di un'amara esperienza sulle ferite da arma da fuoco, maturata sul campo di battaglia.
S, va bene... replic il giovane. Poi, lentamente, il suo sguardo si fece vitreo, come se di nuovo fosse caduto in quella condizione di sonnolenza che da giorni si alternava ai momenti di estrema lucidit.
Il medico si chin sulla ferita. Delicatamente rimosse le bende, saggiando con un tocco esperto i lembi del taglio e la zona infiammata tutto intorno.
C' una cosa che mi preoccupa, questa suppurazione dei tessuti intorno alla ferita. Purtroppo, ho gi visto casi come questo, nelle ferite da palla di moschetto. Il proiettile scava una ferita stretta e profonda, difficile da pulire a pieno, specialmente nella concitazione della battaglia. Temo che vi siano rimasti dentro dei residui di polvere, se il colpo  stato esploso da vicino.
Che possiamo fare? chiese Adele, torcendosi le mani per l'angoscia. Ho sbagliato, dovevo fare altro?
Quello che avete fatto finora  stato il meglio che potevate: lavare spesso la ferita con acqua clorata e sostituire continuamente i bendaggi. Ma temo che non sia stato sufficiente. Portatemi i miei ferri chirurgici, vi prego.
Bixio si affrett a prendere la borsa del medico, lasciata nella stanza accanto. Bertani ne estrasse una pinza dotata di un lungo becco sottile, e la sciacqu lungamente nell'acqua clorata,
Dovete farvi coraggio, mio giovane. Sar doloroso, ma  necessario per verificare la condizione reale della ferita!
Fate quel che dovete, dottore. Non sar il primo tormento che affronto, ce ne sono dell'animo che mordono pi che nella carne...
Trovate qualcosa di morbido che possa stringere fra i denti chiese il medico ad Adele. E voi, Bixio, siate preparato con le bende, ci sar un'emissione di sangue.
Il dottor Bertani aspett che i due fossero pronti, poi affond lentamente i becchi della pinza nella ferita, aprendo la via a un fiotto di sangue nero. Sembr rovistare all'interno per un tempo che parve interminabile, mentre Goffredo pallidissimo serrava a morte il piccolo cuscino che Adele gli aveva posto tra i denti. Emise solo un gemito soffocato, ma senza muoversi, i pugni serrati allo spasimo.
Poi finalmente Bertani estrasse di nuovo la pinza, stringendo tra i becchi un lacerto sanguinolento.
Quello che temevo mormor a denti stretti.  l'involucro della cartuccia, che ha seguito la palla nella sua corsa. Purtroppo non  stato notato al momento dell'estrazione del proiettile, anche questo si era conficcato nel muscolo.
Avvicin la pinza alle narici, e scosse ancora il capo. L'odore di corruzione  netto. Purtroppo disse poi, chiudendosi di nuovo nel silenzio
E quindi qual  il vostro giudizio? chiese agitata Adele, che non riusciva a resistere all'attesa.
Agostino Bertani per tutta risposta si limit a scuotere la testa.
Parlate mormor con voce debole ma chiara Goffredo, che pareva aver riacquistato tutta la sua lucidit.
Temo che lo sviluppo della cancrena sia ormai irreversibile. Si  fatto di tutto per tentare di sanare la gamba, ma ora c' la vostra vita in pericolo, non si pu pi attendere.
Non voglio! Ora che Roma, la nostra missione, la Patria stessa sono in pericolo, come potrei combattere al fianco dei miei compagni da storpio? Piuttosto morire!
Non dire cos, Goffredo! implor Adele. Ci sono tanti altri, perch tu? chiese ancora, infuriata.
Il giovane si volse verso di lei, con uno sguardo affettuoso. Se non ci fosse questa guerra, amore mio, niente potrebbe strapparmi a te, niente! Ma non posso accettare di arrendermi ora!
Pensateci, Mameli, ne va della vostra vita intervenne Bertani. Ma possiamo ancora salvarvi, siete giovane, avete ancora molti anni davanti a voi per ben operare per l'Italia. Non consumate questa ricchezza per un atto d'orgoglio, generoso s, ma inutile!
Goffredo scosse ancora la testa, con ostinazione. No, voglio vivere o morire intero, come venni al mondo. E ora lasciatemi, vi prego. Voglio restare solo.
Seppure a malincuore, Adele e Bixio si allontanarono, accompagnando il dottor Bertani alla porta.
Cercate di convincerlo disse ancora il medico, sull'uscio. Temo che la situazione sia compromessa. Ma se operassimo subito ho buone speranze di poter fermare la cancrena sotto il ginocchio e salvare l'articolazione. Questo renderebbe la pratica meno invasiva, e migliore poi l'applicazione di una protesi. Potrebbe tornare anche a camminare, seppure con qualche difficolt.
Adele e Nino si scambiarono un'occhiata, Speriamo sia possibile replic, la donna, angustiata.
...
.
...
CAPITOLO 73.
...
.
...
Sul Gianicolo erano proseguiti gli scontri sanguinosi. Villa Corsini, perduta e riconquistata per tre volte, difficilmente difendibile contro le superiori forze francesi, era stata alla fine abbandonata, e i volontari della Repubblica erano ripiegati sulla vicina villa del Vascello, dove si erano asserragliati e resistevano disperatamente.
La perdita di quella posizione avanzata aveva inferto un duro colpo agli assediati. Di l l'artiglieria francese aveva preso a colpire le difese della citt. E anche se il possesso del Vascello impediva loro un'ulteriore avanzata, i danni inferti crescevano a ogni salva.
Nei giorni successivi la salute di Goffredo segu lo stesso destino delle mura di Roma, che si sbriciolavano sotto i colpi di cannone. Ma come quelle di pietra e mattoni, ridotte in macerie di giorno, venivano poi ogni notte riparate dalla volont indomita di uomini e donne che tamponavano i varchi con le stesse macerie, rimesse in opera con la sola forza di braccia, di muscoli estenuati e unghie insanguinate di borghesi e popolani, cos le forze di Goffredo parevano sul punto di spegnersi, e poi tornavano di nuovo apparentemente rinnovate per affrontare un altro giorno.
Nino Bixio faceva visita quasi quotidianamente all'amico, per sincerarsi della sua salute. Salute che gli appariva sempre pi preoccupante. E sia per nascondere la propria angoscia che per sollevare l'animo dell'amico, lo metteva al corrente della situazione militare, esaltando pi che poteva i risultati positivi e tacendo le sconfitte e le condizioni sempre pi difficili.
Il Generale  sempre presente su ogni fronte, che percorre a cavallo incoraggiando con la sua sola presenza l'entusiasmo dei romani. Si  perfino riappacificato con Mazzini, dopo i loro contrasti. Dovresti vederlo, Goffredo! E le donne romane, giorno e notte, curano i feriti, preparano le armi, combattono sulle mura!  vero, Adele?
Adele assentiva, cercando di apparire dello stesso entusiasmo.
 arrivata anche una lettera di tuo padre disse lei, consegnando una busta sigillata al giovane.
Goffredo strapp rapido il sigillo, e si immerse nella lettura. Povero pap disse poi.  in ansia per la mia sorte. Portami carta e penna, Adele, voglio rassicurarlo subito. Sto meglio, e presto torner in piedi, a fare il mio dovere. Deve saperlo, e tranquillizzare anche la mamma.
La donna si assent per qualche attimo, e torn poi con una tavoletta da scrittura, penna e calamaio. Goffredo si dedic subito a scrivere, assorto. Approfittando del momento, Bixio si conged, facendo cenno alla donna di seguirlo.
Bisogna scrivere a suo padre un'altra lettera, in cui siano esposte le sue vere condizioni disse Bixio a bassa voce.  giusto che le conosca, e se ha la possibilit di raggiungere Roma, che lo faccia quanto prima. Ho parlato ieri con il dottor Bertani, dopo la sua ultima visita. E mi ha detto che ormai  fatale insistere nell'illusione di un miglioramento spontaneo. Intervenendo prima si sarebbe potuto salvare il ginocchio, ma ormai l'amputazione dell'intera gamba  necessaria per salvargli la vita!
Chi glielo dir? Io non ne ho la forza! singhiozz Adele, incapace di trattenere le lacrime.
Bixio le strinse la spalla.  terribile, lo far io. Domani, verr da voi, con il dottor Bertani e gli assistenti necessari per trasportarlo all'ospedale del Pellegrino, dove sar tutto pronto per l'intervento. Lo operer il primario chirurgo dell'ospedale, il dottor Paolo Maria Baroni, il migliore di Roma. Domani, non c' pi tempo. Prima gli parler io, e mi taglierei un braccio per non doverlo fare.
...
.
...
CAPITOLO 74.
...
.
...
Il giorno successivo, 19 giugno, Goffredo fu svegliato dal brontolio dei cannoni che avevano ripreso a colpire le mura della citt.
Bruciava di febbre. Chiese ad Adele che aveva praticamente vegliato tutta la notte accanto a lui di chi fossero quelle salve.
Sono i nostri, che respingono i francesi dalle mura rispose la donna. Bevi dell'acqua, ti far bene.
Nino, sei qui anche tu?
Al vedere l'amico, Goffredo si rianim. Nino, come va la battaglia? Stiamo vincendo?
S, i nostri stanno resistendo allo spasimo, ce la faremo... ma non  per questo che sono qui, amico mio. Occorre pensare a te, occorre che tu viva. Manchi a tutti, Garibaldi non fa che parlare di te ai giovani, ti porta ad esempio... ma adesso...
Che cosa vuoi dirmi, Nino? chiese Goffredo, intuendo che l'imbarazzo dell'amico nascondeva qualcosa.
C' di l il dottor Bertani, tutto  pronto... ogni attimo di ritardo pu esserti fatale! E poi, via, non  una tragedia, e sei abbastanza forte per affrontare anche questa prova! Devi farlo, per noi e per tutti quelli che ti vogliono bene!
Goffredo aveva ascoltato in silenzio le parole accorate dell'amico. Volse verso il muro il volto imperlato di sudore.
Ho paura, Nino mormor. Avrei dovuto ascoltarti, quando
mi chiedevi di fermarmi. Ma come potevo? Mi illudevo di poter difendere la Repubblica, di vendicare Geronima, Francesco, Giacomo... ho creduto di essere invincibile, e adesso muoio avvelenato da un pezzo di carta! Illusioni... disse amaramente.
Poi si volse, afferrando il polso di Nino. Ma che saremmo, Nino, senza le nostre illusioni? Come potremmo vivere, contro dei tiranni che vorrebbero spegnere ogni luce di libert?
 la grande lezione che Ugo Foscolo, il primo di tutti i patrioti, ci ha lasciato rispose l'amico. Ma le tue non erano illusioni! Hai gettato un seme, con la tua azione e i tuoi versi, e farai ancora bene! Goffredo, non disperarti! Ci sono tanti modi di servire la Patria, e tu lo hai fatto con quel tuo inno immortale. E lo farai ancora, con le tue parole! Che bisogno c' di un altro rompicollo come me, se il Cielo ti ha dato un dono che non ha eguali! Vivi, vivi! Garibaldi, Mazzini, la tua donna, i tuoi genitori, i tuoi compagni hanno bisogno di te! Io, maledizione, io ho bisogno di te! grid, trattenendo a stento le lacrime. Perdere una gamba non sar la fine di tutto, perdere la vita, questo  irreparabile! E la vita non finir, resterai sempre quel tenero essere che sempre si strugge per tutte le donne!
Goffredo si abbandon a un debole sorriso. Tenero essere...
Certo! E poi finalmente avrai anche tu un segno di guerra sul tuo corpo, come la mia cicatrice...
Gi, la tua cicatrice... forse ora ti deciderai a confessare la verit... come te la sei procurata?
Nino Bixio si avvicin e si scopr il braccio, scorrendo con lo sguardo dalla sua antica ferita alla gamba dell'amico, bluastra per l'infezione.
Questa? In Amazzonia, te l'ho detto! rispose serio. Poi, non
resistendo all'occhiata scettica di Goffredo scoppi a ridere, trascinando anche il suo amico in quel breve attimo di ritrovata allegria giovanile.
Macch pirati, cannibali o squali! Avevo tredici anni, disobbedii alla mia matrigna, e lei mi colp con un ferro rovente. Non ho saputo fare altro che piangere di dolore come un bambino, umiliato davanti a lei.
Lo sospettavo, sfacciato mentitore! Ma per me resti sempre un eroe, il migliore dei miei amici. Ors, di' al chirurgo di prepararsi. Non  niente, hai ragione, in fondo  un piccolo sacrificio per la Patria, a fronte di tanti compagni che hanno perso la vita. Ma prima dammi il tempo per poche righe alla mia famiglia...
Cominci a scrivere, reggendosi faticosamente su un gomito:
Amati genitori voglio rassicurarvi sulla mia salute. Ho attraversato un momento difficile, e forse un'altra prova mi aspetta, ma sono forte. Qui sono circondato dalla stima del Generale e di Mazzini, dall'affetto degli amici e dall'amore di una donna meravigliosa, che ha saputo riconciliarmi con la vita, dopo il grande dolore che sapete.
Si chiama Adele Baroffio, ed  con lei che voglio passare quel che mi resta da vivere, come suo marito. Ma se le sorti della guerra la privassero della mia presenza, vorrei che voi la accoglieste come un'altra figlia, perch porta il mio cuore con s. Ma non dovete temere, torner presto ad abbracciarvi! Vi amo tutti,
Goffredo
Tese il foglio a Nino.
Affidalo a qualche tuo amico contrabbandiere, perch lo porti oltre le linee francesi mormor con un filo di voce.
...
.
...
CAPITOLO 75.
...
.
...
Intanto, nella sala attigua il chirurgo Baroni era gi arrivato con due suoi assistenti. Gi in strada, davanti al portale del palazzo attendeva il carro ambulanza.
Il percorso verso l'ospedale fu un'altra fonte di spasimi per Goffredo. Nonostante la cautela con cui il conducente cercava di evitare il pi possibile le asperit del selciato, e il conforto che Adele e Nino Bixio, saliti in vettura con lui, cercavano di recargli, i sobbalzi lo avevano precipitato in uno stato quasi catalettico.
Giunti all'ospedale il giovane fu trasportato nell'area riservata alle operazioni chirurgiche, una sorta di padiglione realizzato con una tenda militare, isolata dal resto della lunga camerata.
Ad Adele fu imposto di fermarsi al di l di quel sipario improvvisato e lei obbed, restando a torcersi i polsi per la tensione.
Voi siate presente disse invece il chirurgo a Bixio, invitandolo a entrare. Siete un uomo d'armi, non vi spaventerete e, come amico, potrete confortare il giovane. E aiutarmi a trattenerlo, se necessario aggiunse a bassa voce.
Detto questo, cominci ad allestire il necessario per l'operazione. I due assistenti avevano gi deposto sul tavolo di centro la particolare barella di legno dotata di cinghie di contenzione, su cui sarebbe stato disteso il malato e legato per impedirne i movimenti.
Il medico pass a pulire ancora una volta i suoi strumenti, la sega sottile per il muscolo, il divaricatore, la sega da ossa per troncare la tibia. E infine la morsa per chiudere la ferita, impedendo un'emorragia mortale.
Paolo Maria Baroni eseguiva ogni mossa e ogni controllo scrupolosamente, forte dell'esperienza di simili operazioni maturata sul campo di battaglia. Ma si rendeva conto anche della peculiarit di quell'intervento, che non avveniva nel furore dello scontro, su corpi instupiditi dal colpo subito, spesso incoscienti. E quando ogni ferito era preda solo dell'ansia di sopravvivere, contro ogni dolore.
Goffredo Mameli invece era vigile, e forse ancora preda di speranze, che lui sapeva vane. Sarebbe stata una prova terribile, per il giovane e anche per lui stesso.
 il momento disse a Nino Bixio che aspettava l accanto, raggelato dallo spettacolo dei ferri.
Nino esitava.  il momento replic il medico. Fatevi coraggio, e fate coraggio al giovane.
Adele, fuori del padiglione dove era in corso l'operazione, ascoltava sconvolta i suoni che provenivano da dietro la parete. I gemiti di dolore del ferito e le esclamazioni degli uomini intenti all'opera, a tratti soverchiati dall'orrendo scricchiolio dei denti della sega che attaccavano il femore. Poi i gemiti cessarono di colpo.
In preda all'angoscia la donna non resistette e si precipit all'interno della tenda, temendo che Goffredo fosse spirato sotto i ferri. Il giovane giaceva immobile, gli occhi semiaperti dallo sguardo vacuo. Il dottor Baroni era in piedi accanto alla lettiga di contenzione, il grembiale sporco di sangue, intento a suturare il
taglio, prima di avvolgerlo in una stretta fasciatura. Ai suoi piedi un bacile, dove immerso in una spuma sanguigna giaceva l'arto amputato.
La donna represse un conato di vomito, poi trov la forza di avvicinarsi alla barella.
Non temete disse il chirurgo, intuendo la sua domanda muta.  vivo,  solo stordito dall'etere che gli ho somministrato per aiutarlo a superare il dolore. Nelle prossime ore sapremo come il suo corpo ha affrontato l'amputazione, ma sono fiducioso. Confido nella giovinezza del malato, e nell'aiuto di Dio. Ora non c' che da attendere.
...
.
...
CAPITOLO 76.
...
.
...
A Genova, nella casa di famiglia dei Mameli, il padre di Goffredo e la madre Adelaide erano seduti al tavolo della colazione. Giorgio Mameli aveva tra le mani la copia mattutina del Corriere Mercantile, con le ultime notizie da Roma.
Una ruga profonda appariva sempre pi netta sulla sua fronte, a mano a mano che procedeva nella lettura.
Che hai, Giorgio, che notizie ci sono? chiese la moglie preoccupata dello strano silenzio del marito, abituato al solito a commentare le notizie ad alta voce.
L'uomo emise un sospiro. Purtroppo non buone, i combattimenti proseguono ma i francesi stanno ormai prevalendo. Sembra che intorno alla sommit del Gianicolo sia proseguita quella battaglia in cui  stato ferito il nostro Goffredo, scontri ripetuti che sono costati molte perdite ai patrioti. Molti volontari, e anche diversi ufficiali hanno perso la vita. Hanno preso anche a bombardare l'abitato, senza alcun ritegno verso la popolazione civile e le antiche vestigia della civilt romana!
Sono in pena per nostro figlio, Giorgio mormor la moglie.
No, non devi. Nella sua ultima missiva ci rassicurava. Stava meglio, ed era ormai in via di guarigione!
Proprio in quel momento fece il suo ingresso una cameriera, con in mano due lettere. Signor Mameli, da Roma!
Giorgio e Adelaide erano balzati in piedi all'unisono, strappando dalle mani della ragazza una lettera ciascuno.
Ecco,  del nostro Goffredo! esclam Giorgio Mameli, dopo aver tolto il sigillo e letto avidamente il breve testo. Sta sempre meglio, non dobbiamo preoccuparci! Ti bacia! esclam rinfrancato, diretto alla moglie.
Anche Adelaide aveva aperto l'altra missiva. Di colpo lasci cadere la mano lungo il fianco, pallida in volto.
Che hai? chiese Giorgio, impensierito.
Scrive il nostro amico, il dottor Maestri balbett lei con un filo di voce. Goffredo  stato operato,  stata necessaria l'amputazione... ti chiede di accorrere a Roma, se ti  possibile, perch potrebbe esserci la possibilit, la possibilit...
La voce le mor in gola. Giorgio Mameli era impietrito. Tolse la lettera dalla mano della moglie, e lesse a sua volta. Poi si precipit nell'atrio, raccogliendo cappello e bastone.
Scendo al porto. Prenoter un posto sulla prima nave in partenza per Civitavecchia.
Riportamelo, Giorgio! Riportalo a casa! grid dietro di lui Adelaide.
...
.
...
CAPITOLO 77.
...
.
...
I cannoni francesi, ormai da giorni stabilmente appostati sul Gianicolo avevano continuato per tutta la notte a martellare le mura, aprendo squarci nella muraglia che ormai neppure il lavoro inesausto dei cittadini romani riusciva pi a riparare.
Il brontolio aveva accompagnato il sonno agitato di Goffredo, un dormiveglia doloroso popolato di immagini che sembravano turbinare intorno al suo letto in una massa confusa, da cui poi a tratti emergeva una fisionomia precisa. Riconobbe suo padre, seduto sulla sponda del letto accanto a lui.
Padre... sei qui... perdonami! Perdonami, ti prego! Avevi ragione, sono stato un pazzo mormor il giovane con lo sguardo velato dalle lacrime.
Il padre restava in silenzio, gli parve che allungasse la mano verso di lui per rinfrescargli la fronte febbricitante con una benda bagnata. La sensazione di momentaneo benessere risvegli i suoi sensi, il volto del padre disparve per essere sostituito da quello di Adele, china su di lui con un volto segnato dalla notte egualmente insonne.
Goffredo, sono io. Non sono sola.
Goffredo aguzz a fatica la vista. Alle spalle della donna, accanto alla porta, c'era la sagoma di un uomo, un uomo anziano, coperto da un semplice saio grigiastro.
Ho chiesto io di venire a padre Luca, un buon frate francescano
amico della Repubblica. Voglio che sia presente per una cosa... disse la donna, inginocchiandosi accanto alla sua branda.
Mi hai chiesto di sposarti... continu, la voce quasi soffocata da una nuova salva d'artiglieria. Chiedimelo ancora, e sar tua per sempre!
Il volto di Goffredo si illumin di una gioia improvvisa. Ma dopo un breve istante torn ad incupirsi.
Non posso, amore mio disse tristemente.
Perch non puoi? replic Adele. Credevo che fosse tuo desiderio, ed era anche il mio. E lo  ancora!
Non posso perch ti amo troppo. E non posso chiederti di legarti a un moribondo!
Ma che dici, amore mio! Tu non morirai!
Goffredo distolse lo sguardo, fissando un punto lontano. S, certo. Ci sposeremo, ma quando mi sentir meglio. E con tutti i nostri amici, Adele. Nino, Stefano, Gerolamo... Francesco... E poi con i nostri figli vivremo una vita meravigliosa nella nostra Italia.
Adele si gett su di lui, abbracciandolo. Francesco, Francesco non ci sar...  morto, non ricordi? disse la donna angosciata, piangendo.
S, Francesco... hai ragione...
Padre Luca aveva osservato la scena in silenzio. Arretr lentamente, commosso. Scost la tenda e usc discretamente, mormorando una preghiera per le anime dei due giovani.
Proteggili, Signore. E se ai tuoi occhi hanno peccato in qualcosa, stendi la tua mano pietosa sul capo di entrambi, perch molto hanno sofferto!
Lungo la corsia si imbatt nel dottor Bertani, il camice sporco di sangue, che si muoveva tra i giacigli dei malati e dei feriti, cercando di soccorrere chi poteva.
Vedendolo sconvolto, il frate lo ferm. Fratello, che Dio ti aiuti mormor, benedicendolo con un rapido cenno della mano.
Che Dio ci aiuti tutti, padre Luca replic il medico. La situazione precipita, i feriti degli ultimi scontri sono cos numerosi che non sappiamo pi come assisterli, i medicinali sono esauriti, dobbiamo strappare le lenzuola per farne delle bende... come disinfettante siamo costretti a usare il vino delle taverne! disse sconsolato l'uomo, lasciandosi cadere su un barilotto d'alcol vuoto.
Ho fatto visita a Goffredo Mameli
Ho esaminato stamattina le sue condizioni disse cupo Bertani. Ormai non c' pi nulla che la mia scienza possa fare per lui, pregate voi l'Altissimo, padre, temo che la mia voce sia troppo flebile per giungere tanto in alto!
Abbiate fede, fratello, l'udito del Signore  cos acuto, da cogliere anche il tremito di un filo d'erba...
... e consolate anche la sua donna, Adele, che tra poco rester sola con il suo dolore!
Sulle pendici del Gianicolo, attorno alle rovine del Vascello, le truppe francesi avevano cominciato la loro discesa verso Roma. L'ultima resistenza organizzata attorno ai ponti sul Tevere non avrebbe potuto ormai impedire il loro ingresso nella citt, ma solo ritardarlo di qualche ora, per dare il tempo alle forze garibaldine, decise a proseguire la lotta verso la costa adriatica, di mettersi in salvo.
Sulla porta del palazzo della Conservatoria, Armellini e Saffi osservavano commossi la triste colonna dei patrioti che si snodava nei vicoli del rione Regola, diretti verso ponte Milvio. Nel palazzo si trattenevano ancora Mazzini e un gruppo di delegati dell'Assemblea Nazionale, per gli ultimi atti della Repubblica morente.
Ecco il testo della Costituzione, definitivamente approvata. disse Mazzini, scendendo incontro ai due triumviri, con il testo vidimato dal sigillo della Repubblica. Siamo sconfitti da un tradimento, ma la storia ci dar ragione, queste stesse parole rifulgeranno un giorno nella legge patria di una Italia ormai libera e democratica. Il sacrificio di tanti eroi non sar inutile! Avete solo il tempo di promulgarla, fatelo!
Il vecchio Armellini prese lo scritto con mano ferma. Salir immediatamente al Campidoglio, e ne dar lettura al popolo. Che i suoi principi rimangano nei loro animi, nella notte che ci aspetta. Sono certo anch'io che un giorno torneranno a risplendere! disse abbracciando Mazzini. La Repubblica vi incarica di proseguire la lotta negli Stati della Chiesa aggiunse poi rivolto a Garibaldi, che l accanto aveva assistito, la mano a trattenere le briglie del suo cavallo e di quello di sua moglie Anita, giunta pochi giorni prima da Nizza, per riunirsi al marito nonostante l'avanzato stato di gravidanza.
Li aveva raggiunti Nino Bixio, anche lui con l'animo spezzato da quella resa.
Non posso abbandonare Goffredo, generale disse rivolto a Garibaldi.
Il condottiero lo fiss in volto. Ti capisco, Nino. E se tu non fossi in pericolo, e non cos necessario alla lotta come sei, ti darei licenza. Ma non puoi rimanere, i francesi ti cercano e non esiteranno a fucilarti, come hanno gi fatto con diversi patrioti catturati. Devi venire, te lo ordino!
E vedendo che Bixio esitava, il Generale lo afferr per la spalla, traendolo a s. Proprio in quel momento davanti a loro sfil un carro con sopra Ciceruacchio, insieme con la sua famiglia.
Tiramo avanti! esclam il popolano. Nun  finita!
Non  finita, Generale disse anche Nino Bixio. Vi raggiunger, ma ora ho bisogno almeno di salutare il mio amico. Star attento a non farmi prendere!
Garibaldi esit, poi allent la stretta. D'accordo, conosci la via della fuga. Ci rivedremo, lo sento. Ma ora bada a te stesso!
...
.
...
CAPITOLO 78.
...
.
...
Il 6 luglio 1849, le truppe francesi avevano terminato l'occupazione della citt e pattugliavano le strade dando la caccia ai patrioti compromessi con la Repubblica che non si fossero ancora messi in salvo.
In quello stesso giorno, Giorgio Mameli giungeva finalmente a Roma, dopo un estenuante viaggio per mare a bordo di una goletta di contrabbandieri, con i quali aveva contrattato un passaggio fino a Civitavecchia. Di l, con l'aiuto di un carrettiere, era riuscito a superare i blocchi e le pattuglie francesi che sorvegliavano le strade.
Sapeva che Goffredo era al sicuro nel palazzo Baroffio, accudito da Adele, la donna amata. Ma giunto a pochi passi dall'edificio si vide sbarrare il passo da una pattuglia francese, le armi spianate.
Arrtez-vous! ordin l'ufficiale che guidava il drappello. Le passage est interdite
Giorgio Mameli si tolse il cappello. Vi prego, vi prego! Sono il padre di un ferito che giace nel vicino ospedale, forse moribondo! Sono venuto da Genova, lasciatemi passare, per poterlo vedere forse un'ultima volta!
Le passage est interdite! ripet ostinato il militare.
In quel momento passava a cavallo il generale Oudinot. Giorgio Mameli lo riconobbe dai gradi sulla divisa e gli si gett davanti,
a rischio di essere travolto. Generale! implor. Sono Giorgio Mameli, contrammiraglio della Marina Sarda, da militare la prego di concedermi un lasciapassare per raggiungere mio figlio in ospedale!
Il generale lo squadr dall'alto in basso, ruotando distrattamente il grosso anello con rubino che portava al dito. Aveva accostato l'orecchio al volto di un ufficiale che cavalcava al suo fianco. Giorgio sent pi volte ripetere il suo nome, Mameli, pronunciato con accento francese, e poi ancora pote, e poi ancora hymne italien.
Oudinot torn a fissarlo, disse qualcosa al capo della pattuglia e quindi dette di sprone, allontanandosi.
Niente disse il capo pattuglia in un italiano stentato. Il generale ha ordinato niente eccezioni. Le passage est interdite.
Perch? Lasciatemi passare, vi prego! Mio figlio ha bisogno di me! grid Giorgio Mameli, cercando di aprirsi il passo a forza, respinto malamente dai soldati.
Venite con me sent dire qualcuno dietro di lui. Si volse, un popolano rivestito di un mantello lacero era apparso come d'incanto. Un cappellaccio a falde larghe gli celava buona parte del viso, ma Giorgio lo riconobbe subito. Nino Bixio, il grande amico di suo figlio!
Nino! Puoi portarmi da lui?
S, Goffredo non  pi a palazzo Baroffio, dobbiamo raggiungere l'ospedale dei Pellegrini! Non sar facile ma c' un modo per aggirare le pattuglie francesi. Seguitemi disse Bixio, guidandolo verso un vicolo laterale.
La zona dell'ospedale  pericolosa, i francesi sanno che molti dei ricoverati sono combattenti della Repubblica e cercano di
impedire che possano sfuggire alla cattura. Per fortuna medici e infermieri sono dei nostri, e stanno facendo di tutto per aiutarci.
In fondo al vicolo si intravedeva un nuovo posto di blocco.
Non temete disse Bixio, notando lo sguardo allarmato del suo compagno. Ci siamo!
Si accost a un portone scrostato, e buss tre volte. Dopo un attimo l'uscio si apr e i due furono invitati frettolosamente a entrare. Giorgio Mameli si guard intorno, osservando le pareti dell'umile dimora, dove in un angolo erano appese le oleografie di Mazzini e di Garibaldi. Davanti a lui, un uomo vestito in abiti da lavoro teneva per mano una bimbetta di pochi anni.
Cesarino ha combattuto con me a porta san Pancrazio lo present Bixio. Facci passare, amico mio.
L'uomo li guid in una stanzetta sul retro, dove una porta dava su un cortile interno.
Di qui, passando di casa in casa, potremo aggirare il blocco disse Bixio. Bada a te, torneremo e servirai ancora, tu e gli altri aggiunse poi, abbracciando con vigore l'uomo.
Attraverso un tortuoso percorso clandestino finalmente raggiunsero la piazzetta su cui s'apriva l'entrata dell'ospedale.
Giorgio Mameli si precipit all'interno. Tutta la struttura era in preda al caos, gemiti si alternavano a grida di incoraggiamento di medici e infermieri che si affannavano ad aiutare i degenti in grado di muoversi a mettersi in salvo, perch era ormai annunciato un rastrellamento, alla ricerca degli individui che pi si fossero esposti nella rivolta. I "pochi faziosi e traviati", come li aveva definiti Oudinot nel suo comunicato alla popolazione al momento del suo ingresso in citt.
In preda all'angoscia, Giorgio prese ad aggirarsi per la grande camerata, cercando dietro paraventi e tende di fortuna che proteggevano i casi pi gravi. Poi, come in un sogno, gli parve di avvertire un flebile canto levarsi da un angolo remoto:
Se il Papa  andato via buon viaggio e cos sia! Non morirem d'affanno perch fugg un tiranno, perch fugg...
Il canto si era interrotto di colpo, seguito da un grido di donna strozzato. Giorgio Mameli corse da quella parte, scostando l'ultimo tendaggio.
Disteso su una branda c'era il corpo di Goffredo, e gettata su di lui una donna, che piangeva disperatamente.
Si ferm, impietrito dal dolore. Troppo tardi... mormor accanto a lui Nino Bixio, afferrandolo per una spalla.
Attirato dal grido era accorso anche il dottor Bertani. Si chin sul corpo di Goffredo, cercandone il polso. Poi, dopo un lungo istante si risollev e abbracci Giorgio Mameli.
Fatevi coraggio, amico mio. Goffredo ci ha lasciati, ma vivr sempre in noi.
Giorgio Mameli non rispose. Continuava a fissare sgomento il corpo del figlio, e la donna dal volto sconvolto dal dolore che lo stringeva a s come se fosse stato un suo estremo possesso.
Nel buio in cui era precipitata la sua mente solo quella piccola luce risplendeva, la consapevolezza che suo figlio aveva almeno avuto accanto nella sua agonia un essere amato. Era l'unica idea cui pot aggrapparsi per lenire l'angoscia di non essere stato lui ad assisterlo.
Giorgio, dovete farvi coraggio disse ancora il dottor Bertani. Dobbiamo allontanare subito il corpo di Goffredo di qui. I reazionari conoscono il suo nome, e quale simbolo sia Goffredo per tutti gli spiriti liberi. C' il rischio che si adoperino per farne finire le spoglie in qualche fossa comune, per cancellarne la memoria.
Dio mio... mormor Giorgio.
Far trasportare la bara a Santa Maria in Monticelli, per la cerimonia funebre. Ma poi la nasconderemo nei sotterranei della chiesa delle Stimmate. Il parroco  uno dei nostri, e la custodir in segreto. Finch nella nuova Italia potr tornare alla luce del sole, ed essere celebrata.
Vorrei riuscire a portarlo a Genova, per sua madre...
Non  prudente, Giorgio. E poi...  qui che l'aveva condotto il suo animo, e sar in una Roma liberata che un giorno gli si render omaggio!
Giorgio Mameli annu senza una parola, lo sguardo vacuo.
...
.
...
CAPITOLO 79.
...
.
...
Il Governatore aveva abbandonato la sua scorta sul portale della chiesa, prima di scendere per i gradini umidi che portavano alla cripta.
Padre Sinibanti era gi l ad attenderlo, insieme con gli altri emissari del Secret Conseil, gli stessi anelli con il rubino rosso bene in vista sulla mano.
Sembra che i nostri simboli abbiano alfine prevalso disse con aria soddisfatta il Governatore, mostrando anche lui il gioiello. E che la mala pianta della sovversione sia stata debellata!
Notre ami le Comte Oudinot nous apprend que le Pape rentre  Rome. Garibaldi est en fuite, et les Autrichiens se chargeront de le rduire  l'impuissance disse il rappresentante francese in tono soddisfatto.
Anche Venezia sta per cadere, e quando questo presto avverr l'ordine delle cose, incautamente turbato da pochi facinorosi, torner a regnare in queste terre! si aggiunse il capo della polizia militare.
Bene! esult il Governatore. E quindi possiamo serenamente comunicare ai governi che questo malaugurato episodio pu essere dimenticato e...
Meno entusiasmi! lo zitt Sinibanti con un gesto secco. Poi, forse rendendosi conto di esser stato troppo aspro:  giusto gioire dello scampato pericolo, ma i fatti di Roma e Venezia dimostrano purtroppo anche che il popolo vuole questa dannata unit d'Italia, e se non fosse stato per l'intervento degli eserciti alleati la rivolta sarebbe stata vittoriosa e inoltre...
Il gesuita punt il dito contro il generale Modane. Goffredo Mameli! Avrebbe dovuto sparire, con una morte solitaria e vergognosa. E invece gi se ne cantano le lodi e si inneggia al suo nome, come fosse un eroe! Che cosa  successo?
Modane abbass la testa: Avevamo predisposto tutto, sapevamo dov'era negli ultimi giorni, i francesi avevano circondato l'ospedale...
E perch non lo avete preso? Era morente, sarebbe dovuto spirare in carcere!
Oudinot dopo l'ingresso in Roma dette ordine ai suoi uomini di non infierire sulla popolazione, per non peggiorare ulteriormente i rapporti tra la Repubblica Francese e gli italiani. L'ospedale dei Pellegrini era ancora pieno di malati e feriti, un'irruzione in quel momento sarebbe stata sofferta dal popolo romano come un altro atto barbaro, dopo il bombardamento delle case. Per questo si decise di attendere...
E i patrioti vi hanno gabbato! Almeno si sa dov' finita la sua salma? lo interruppe il gesuita.
Modane scosse contrito la testa. No, si pensa ancora a Roma, ma dove...
E dove, dove? Bisognava impadronirsene, seppellirla in una fossa anonima, per impedire che le sue spoglie divenissero un simbolo! lo interruppe padre Sinibanti. Come il suo inno, quei versi da scolaretto che stanno circolando riprodotti in migliaia di copie, cantati a sfregio dell'autorit in ogni conventicola di facinorosi!
Ma che importanza ha, ormai?  morto, ce ne siamo liberati! disse conciliante il Governatore.
No, gli abbiamo permesso di morire per i suoi ideali. Non ce ne libereremo mai, mai, mai!
...
.
...
CAPITOLO 80.
...
.
...
Adelaide Mameli aveva atteso per giorni notizie da Roma. Ma la concitazione seguita alla caduta della citt aveva reso ancor pi difficili le comunicazioni, neppure il Corriere Mercantile aveva notizie recenti, e le poche che arrivavano non facevano che aumentare la confusione, e l'angoscia della donna. Garibaldi era fuggito, no, era stato catturato, era morto, Mazzini era prigioniero in Austria, era riparato in Inghilterra...
Eppure, tra tante contraddizioni non aveva mai smesso di sperare che un giorno avrebbe visto apparire sulla soglia il marito e il figlio. Stanco, forse ferito, forse offeso nel corpo ma vivo!
Il cuore le si ferm in gola, quando in un mattino alla met di luglio ud finalmente aprirsi la porta del palazzo.
E Goffredo! grid il piccolo Nicola scattando verso la scala. Ma la madre lo trattenne in preda a un'improvvisa angoscia.
Il passo lento, faticoso sulla scala, risuonava come un terribile messaggio di sventura.
Sulla soglia della sala apparve suo marito. Invecchiato di anni, gli abiti impolverati per il lungo viaggio, il volto distrutto dal dolore. Un taccuino tra le mani. Solo.
Goffredo dov'? chiese Adelaide con un filo di voce.
Giorgio Mameli non rispose. La donna gett un urlo e si lanci in lacrime tra le sue braccia.
 colpa mia,  colpa mia! trov la forza di esclamare tra i singhiozzi. E colpa mia, dovevo trattenerlo, non dovevo incoraggiarlo nella sua passione... perch non l'ho fermato, perch?
Giorgio Mameli, ammutolito, poteva solo stringerla a s.
No Adelaide, no trov finalmente la forza di dire. Aveva ragione, avevi ragione tu. A Roma non ho visto solo la fine di nostro figlio, ma anche l'inizio di quello per cui lui ha combattuto ed  morto. Decine, centinaia di giovani come lui, che hanno combattuto, come lui, e combatteranno ancora come avrebbe combattuto lui seguit soffocando un singulto.
Allung la mano, ad asciugare le lacrime dal volto della moglie. Hanno lottato per qualcosa di pi grande della loro vita stessa, qualcosa che per noi era offuscato dagli anni, dalla tradizione, dalla debolezza. Ma che loro hanno visto nella chiarezza di un'alba, perch sar il loro futuro, perch  il loro sogno e il loro amore, come per Goffredo che ha amato noi e l'Italia fino all'ultimo!
Lontano sul mare, la luce del nuovo giorno rischiarava le creste delle onde, tremolanti sotto la lieve brezza estiva.
Giorgio Mameli si volse verso la finestra. Non  morto,  solo corso avanti, mostrando la via a tanti, tanti....
Il 12 ottobre del 1946, appena tre anni prima che si compisse il secolo dalla morte del suo autore, il Canto degli italiani divenne l'inno ufficiale della neonata Repubblica Italiana.
...
.
...
FINE.