Heinrich von Kleist.
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PENTESILEA.
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Traduzione in versi di: VINCENZO ERRANTE.  
1921. F. Le Monnier, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Catia Righi per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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A MARY MALUTA. FIAMMA AGITATA DA TUTTE LE BREZZE DELLARTE.
INDIMENTICABILE AGAVE NELLE BACCANTI EURIPIDE E QUESTO POEMA CHELLA PREDILIGE  DEDICATO NELLA PRIMA VESTE ITALIANA.
CON FERVIDO AFFETTO AMMIRANTE.
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AI LETTORI.
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Presentare ai lettori italiani il poeta della Pentesilea,  cmpito che oggi pi non simpone al traduttore. Unottima scelta dellEpistolario e un efficace saggio introduttivo (dovuti entrambi a Giancarlo Stuparich, il giovine Eroe triestino caduto nella guerra di redenzione accanto al suo maggior fratello spirituale Scipio Slataper) han gi condotto e divulgato tra noi il dramma della straziata anima di Kleist: la torrida e sconvolta scaturigine lirica, cio, della sua opera darte. Ma vha di pi. Per celebrare il cinquantesimo corso accademico tenuto da Arturo Farinelli, un gruppo di estimatori e di discepoli ha raccolte, mesi or sono, in volume alcune lezioni del Maestro; e in una di esse, stupenda e travolgente per il commosso ardor di rievocazione che la anima, ripalpitano, intuiti e resi nella loro inscindibile unit spirituale, lintimo dramma e lopera poetica del grande infelice, che a trentaquattranni, sulle rive del Wannsee, si tronc con un colpo di rivoltella la vita (21 novembre 1811), e disparve senza che la Germania savvedesse, per molto tempo, daver perduto in quel giorno uno de suoi poeti immortali. Rimando dunque il lettore allEpistolario e al saggio del Farinelli.
N alcuna chiosa critica premetter a questo poema tragico, in cui il povero Kleist sentiva di aver trasfusa la propria pi intima essenza; tutto il dolore e insieme tutto il fulgore della sua anima. Rivivere, traducendola, unopera di poesia, significa impiegare tutte le proprie facolt critiche oltre che tutti i propr mezzi artistici, coordinando e fondendo le une e gli altri in ununica energia impressionabile e riproduttrice. Una versione  nella quale il traduttore abbia impiegati, per modesti che siano, quelle facolt e quei mezzi tutti   anche, dunque, il miglior comento critico, di cui egli si senta capace nei riguardi dellopera tradotta. Nel render per la prima volta italiano il poema tragico di Kleist, procurai, infatti, di mettere in rilievo, se non tutti, per lo meno quelli che a me parvero essere i caratteristici lineamenti poetici delloriginale, mantenendomi fedele allo spirito del testo; e alla lettera, anche, nei limiti consentiti a chiunque si proponga di offrire non una interpretazione interlineare, ma (sin dove valgono a giungere, sintende, le sue forze e le possibilit del tradurre) il ricalco artistico di unopera di poesia. Milludo, pertanto, di non aver troppo tradito il poeta, e di aver offerto ai lettori il mezzo di gustare ad es. (anche, ahim, traverso una versione) la scena originale, in cui, nel concitato succedersi degli interiettivi de Greci, linseguimento del Pelide fuggente sulla rapida quadriga, succede innanzi a noi come una realt fulminea balenante fragorosa; o il brano col quale Mroe rievoca lo scempio di Achille, cos possente in Kleist anche pel contrasto delle soavissime interruzioni, malgrado il terribile confronto dello strazio di Pento nelle Baccanti di Euripide; o, per tacer daltri esemp, il meraviglioso epilogo, in cui dal tragico silenzio di Pentesilea  sul quale convergono (e si fan voce a comentarlo) tutti gli occhi delle Amazzoni  voi sentite e vedete dun tratto svincolarsi e a poco a poco addensarsi, scatenarsi, scoppiare la catastrofe del dramma, e infine luragano petrificarsi come in una tragica fissit solenne nellepimitio delle due conclusive battute.
Tra i lettori e il poeta, non sia dunque intermediaria che la mia modesta ma accorta e appassionata fatica di interprete. Ch se un fremito almeno della indicibile commozione con cui rivissi lamore e la morte di Pentesilea, mi fosse riuscito di trasfonder davvero in quella fatica  io confiderei di aver allora offerto ai lettori italiani ignari della lingua tedesca il mezzo di commuoversi a questo dramma, nel quale Zschokke credeva di poter riconoscere la potenza creatrice di uno Shakespeare in divenire, anelo di manifestarsi nelle forme tragiche di un Sofocle.
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La presente traduzione fu condotta sul secondo volume delle H. von Kleists Werke, edite da Erich Schmidt in collaborazione con Georg Minde-Pouet e con Reinhold Steig3. Ho tenuta sottocchio tuttavia, anche ledizione curata da Eduard Grisebach4; e a volte, sebbene raramente, ho preferita, per intuito di criterio interpretativo, qualche lezione data da questultimo.
Debbo giustificare una sola omissione. Verso la fine dellultima scena, ho tralasciati i seguenti versi:
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PENTHESILEA.
Wie manche, die am Hals des Freundes hngt,
Sagt wohl das Wort: sie lieb ihn, o so sehr, Dass sie vor Liebe gleich ihn essen knnte; Und hinterher, das Wort beprft, die Nrrin! Gesttigt sein zum Ekel ist sie schon, Nun, du Geliebter, so verfuhr ich nicht. Sieh her: als ich an deinem Halse hing, Hab ichs wahrhaftig Wort fr Wort getan; Ich war nicht so verrckt, als es wohl schien.
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Ritengo fermamente che lomissione giovi ad accrescere la potenza drammatica dellepilogo. A me sembra, cio, che il Kleist abbia sciupato in quei versi, sino alla gelida preziosit di un concetto di pessimo gusto, il paragone tra bacio e morso, gi precedentemente espresso dalla protagonista in un grido tanto conciso ed energico. Il frigido sviluppo pleonastico (pi che estraneo addirittura antitetico allo stato danimo di Pentesilea) dirada la tragica foschia del momento e interrompe il crescendo del dramma, proprio nellattimo in cui esso precipita alla catastrofe in cos magistrale concitarsi di tni. Preferii perci tagliar via, sebbene dopo quella matura riflessione che un arbitrio del genere richiede; ed ebbi conforto allardimento anche dallesame di consimili tagli, coi quali il Kleist stesso rimedi, in tre successive redazioni del poema, a identici errori di sviluppo.
Di altre, pi lievi, libert che mi son prese, non mette conto io mi soffermi a dar ragione.
Per render nostro il poema di Kleist, ho prescelto un endecasillabo scandito su tonalit e nutrito di espressioni consuete e care al nostro classicismo del primo Ottocento; anche a costo di dispiacere, ahim!, ai molti modernissimi buongustai, che si improvvisaron tali sugli ineffabili acrobatismi metrici e stilistici dei poeti spuntati dopo guerra in ogni angolo dItalia, come venefici funghi al cessar dun acquazzone. Modulazioni ritmiche e forme idiomatiche mi parvero, cos come sono, adatte a riprodurre: (non fossaltro, per simpatia depoca) modulazioni ritmiche e forme idiomatiche delloriginale; e sempre vigile sentivo, daltronde, in me il gusto della generazione post-carducciana a contenermi istintivamente entro i limiti, oltre i quali larcaismo ottocentesco non potrebbe venir tollerato nemmeno da culti lettori moderni. Milludo, pertanto, desser riuscito a rendere quelle ritmiche e stilistiche tonalit classiche, in cui Kleist gett le sconvolte e torride veemenze del suo pathos romantico.
A giustificare, per ultimo, il numero di versi della mia traduzione, considerevolmente superiore al numero di versi delloriginale, dir che la differenza proviene non solo dalle peculiarit della lingua onde tradussi e da quelle della lingua in cui tradussi, ma anche  e pi  dalle caratteristiche dello stile kleistiano: irto di sottintesi, inabissato nelltimo dei vocaboli, espressivo per scorci, pregnante e balenante per connub arbitrar ed originalissimi di parole, che sono di per se stessi imagini da interpretare. Posso tuttavia garantire di non aver sviluppato, se non quando lo sviluppo mi era imposto da artistiche necessit: quasi sempre, dal mio desiderio di rendere il pi possibile esatta e completa lenergia poetica del testo originale.
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Firenze, Maggio 1921. Vincenzo Errante.
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PERSONAGGI.
PENTESILEA, Regina delle Amazzoni.
PROTOE.
MEROE.
Principesse delle Amazzoni.
ASTERIA.
LA GRANDE SACERDOTESSA DI ARTEMIDE.
ANTILOCO.
ACHILLE.
ULISSE.
Re dei Greci.
DIOMEDE
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GRECI ED AMAZZONI.
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Lazione si svolge in un campo di battaglia, presso Troia.
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SCENA PRIMA.
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Ulisse e Diomede entrano da un lato: dallaltro, Antiloco. Sguito, dalluna parte e dallaltra.
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Antiloco: Io vi saluto, o Re! Quali novelle, dal d che sotto Troia ci lasciammo?
Ulisse. Cattive nuove, Antiloco. Tu vedi su questi campi fervere la zuffa tra gli Elleni e le Amazzoni, siccome tra due branchi di lupi furibondi. Perch, per Giove? Ignote son le cause. Se Marte irato o Delio non afferrano la clava, o se lo Scuotitor di nubi non sinterpone a folgori ed a tuoni, questi lupi feroci che sazzuffano rantoleranno agonizzanti al suolo prima di sera, con le zanne infitte lun nella gola allaltro. Orvia, recatemi, entro un elmo, dellacqua!
Antiloco. Ma che mai, voglion, dunque, da noi codeste Furie?
Ulisse. Per consiglio dAtride, Achille ed io, raccolte dei Mirmdoni le schiere, Ilio lasciammo; ch Pentesilea, (tal correa voce) abbandonati i boschi della Scizia, venia con le sue donne sitibonde di strage, orride in veste di pelli di serpente, via per gioghi tortuosi di monti, verso Troia, per spodestar del trono il vecchio Priamo.
Ma come fummo allo Scamandro in riva, nuova ne giunse che il figliol di Priamo, Deifobo, sortito anchei da Troia con falangi darmati, alla Centaura ratto incontro movea, per salutarla nemica ai Greci e dei Troiani amica. La via, veloci, divorammo allora, onde impedire ai due possenti eserciti dincontrarsi ed unirsi a nostro danno.
Tutta la notte and la cavalcata. Ma non appena rosseggi laurora, qual meraviglia, Antiloco! Affacciati su di unampia Pianura, ecco, vedemmo.... in aspra zuffa con le fiere Amazzoni combatter i Troiani di Deifobo.
Come furor di vento e di tempesta rompe e travolge nuvole pel cielo, si caccia avanti a s Pentesilea de nemici le schiere, e par che voglia, incalzandole verso lEllesponto, soffiarle via dallorbita del mondo.
Antiloco. Strani casi racconti, per gli Dei!
Ulisse. E noi, serrammo allora le falangi
in compagine; e come una muraglia
irta di lance, validi sorgemmo
contro la fuga pazza de Troiani,
che si scagliava contro noi col cieco
impeto dun assalto. Ma Deifobo,
poi che ne vide, moder la fuga.
Ci radunammo, allora; e decidemmo
dinviar messaggeri alla Regina,
ad offrirle la pace e lalleanza.
Esser potea consiglio pi sagace?
Certo, la stessa Atena, interrogata,
non avrebbe potuto suggerirne
uno migliore a questo orecchio mio.
Quella Furia, projetta gi dal cielo
armata alla battaglia fra i Troiani
e gli Elleni, dovea prender partito
o per gli uni o per gli altri.... Non vi sembra?
E non fummo insensati, reputando
chella sarebbe stata ai Greci amica,
se tanto ostile si mostrava ai Teucri.
Antiloco. Sembra anche a me, per Giove!... E invece?
Ulisse. Orbene!
Achille ed io trovammo lEroina
immota a capo delle folte schiere,
succinta nella sua gala di guerra.
Dalla nuca ondeggiavale il cimiero.
Attanagliato tra le gambe sue,
il cavallo persiano scalpitava,
scotendo i fiocchi rossi e lauree nappe.
Tutta assorta in pensieri ella parea.
Ma dimprovviso, sollevando il volto,
fisse uno sguardo vitreo su noi,
come se in pietra sculti le sorgessimo
dinanzi. Amico! Questa liscia mano
esprime pi che non espresse, credimi,
il volto dellAmazzone. Dun tratto,
poi che il suo sguardo cadde sul Pelide,
un rossore improvviso le avvamp
il volto insino al collo, come se
flagrasse attorno il mondo in fiamme chiare.
Contro Achille lanciato un torvo sguardo,
di un solo balzo la vedemmo a terra
saltar di sella, e, gittate le redini
alla palafreniera, verso noi
inceder maestosa, a dimandarne
a che venuti fossimo. Ed allora,
gioiendo per lincontro con s fiera
inimica del popolo nemico,
le narrai del rancor, dellodio argivo
contro il Re de Troiani e la sua stirpe;
le dimostrai lutilit reciproca
di stringer tra di noi pronta alleanza.
Ma con alto stupor, mentre pi calda
la loquela erompea dalle mie labbra,
maccorsi chella non prestava ascolto
alle parole mie. Ma vlta, invece,
ad una del suo sguito (parlando
come fanciulla che tornasse allora
dalle gare dOlimpia) mormor:
Simile a questo mai non vide, Prtoe,
uomo mortal mia madre Otrera! Disse.
Meravigliata a tali accenti, tacque
la fanciulla a cui vlti ella li avea.
Sorridemmo, guardandoci stupiti
Achille ed io, mentressa, la Centaura,
dun ebro sguardo novamente avvolta
la smagliante persona del Pelide,
non lo distolse pi sinch lEroe
timidamente sappress, pregandola
duna risposta alle parole mie.
Il rossor che le sue guance copria
(forse per ira? forse per vergogna?)
si riflesse su tutta larmatura
della Regina, gi fino alla cintola.
Rimase ella cos, come sdegnata
e insiem confusa, un tratto, insino a che
con fieri sguardi a me si volse, e disse
chellera la Regina delle Amazzoni,
Pentesilea chiamata, e che ben presto,
dalla colma faretra, sanguinosa,
trasmetterebbe la risposta ai Greci.
Antiloco.
Cos, parola per parola, disse
il messaggero che mandasti ad Ilio.
Ma non vi fu persona, in tutto il campo,
che potesse comprenderlo.
Ulisse.
Stupiti,
incerti sul da farsi, e di vergogna
ricolmi e dira, i tristi passi, allora,
noi volgemmo al ritorno, mentre i Teucri
(che da lungi, ridendo, il mostro smacco
avean veduto) trionfanti adunansi
a consiglio di guerra. Convenirono
(e non minganno!) che nemiche ai Greci
dovean esser le Amazzoni, e che solo
un malinteso facile a chiarirsi
contro i Troiani le feroci schiere
avesse vlte. Sbito decidono
dinviare un messaggio alla Regina
per offrirle di nuovo lalleanza,
chella prima di gi respinta avea.
Ma non anco detersa ebbe laraldo
dalla polve la fulgida armatura,
che a briglie abbandonate la Centaura
piomba su noi, savventa sui Troiani
con limpeto dun fiume allor che investe
gli alberi duna selva, e gli uni e gli altri
sommerge nel suo scroscio furibondo.
Antiloco.
Incredibile a udirsi!
Ulisse.
Allor saccese
con tal furore la battaglia, quale
altra non mai la terra ne sostenne,
dal d che su di lei le Furie regnano.
Per quanto io so, nel regno di Natura
possa non vha che similmente avversi
due forze opposte e, tra di loro, ostili.
Ci che vale a smorzar vampa di fuoco,
non dissolve in vapor acqua che bolle;
ci che scioglie in vapore acqua che bolle
estinguere non pu vampa di fuoco.
Ma la Centaura, ahim, nemica ai Greci
come a Troiani, sovra entrambi piomba;
ed alla nova meraviglia, il fuoco
non sa se debba scorrere con lacqua,
lacqua non sa se con la fiamma al cielo
debba avventarsi in rtili fulgori.
Cerca il Troiano scampo dallAmazzone
dietro lo scudo di un Elleno; e questi
salva il nemico dalla fosca Furia,
che gi gli  sopra, mentre Elleni e Teucri,
dimenticando quasi il ratto dElena,
pugnano uniti contro le Centaure.
(Un Greco gli porta un po dacqua)
Grazie! La sete mi bruciava lugola!
Diomede.
E da quel giorno, sovra questa piana
infuria paurosa battaglia
senza tregue, con impeto crescente,
e romba cupa come temporale
tra cuspidi sublimi di montagne
coronate di viridi boscaglie.
Quandio discesi con gli Etoli in campo
per rafforzar le nostre schiere, vidi
precipitarsi rabida la Furia
con lo schianto di un fulmine su noi,
quasi volesse il ceppo degli Elleni
fendere sino allinfima radice.
Menandro, Astianatte, Aristo  i fiori
della corona  giaccion prosternati
sul campo di battaglia, come svlti
dalla bufera. I bei corpi fiorenti
di giovinezza ingrassano le glebe,
onde ne cresca florido lalloro
per codesta feroce figlia dAres,
che strinse, vincitrice, in prigionia
tanti guerrieri, quanti non rimangono
occhi, tra noi, per numerarli, braccia
per liberarli!
Antiloco.
Ma nessuno sa
ci che voglia da noi codesta Furia?
Diomede.
Nessuno sa. Per quante volte noi
gettammo lo scandaglio dei pensieri,
fu sempre indarno. Spesso (giudicando
dalla strana ferocia, onde nel folto
della mischia, ostinata ella ricerca
il figliolo di Ttide) pensammo
che un rancore mortal contro il Pelide
ne scatenasse addosso la Centaura.
Con pi tenace lena non insegue
per folte selve candide di neve
una lupa famelica la preda
che locchio suo feroce s prescelta,
comella insegue per le schiere ellene
lorma dAchille. E pure poco fa,
mentre tenea nella sua man sospesa
la vita dellEroe, la strana Amazzone
glielha donata sorridendo! AllOrco
sarebbe ormai disceso, ovella, pronta,
non lavesse abbrancato.
Antiloco.
La Regina?!
Diomede.
La Regina. Fu ieri, sul crepuscolo.
Mentre pi ardea la zuffa, ella si trova
a fronte con Achille e sprona gi
sovra di lui, quandecco che il troiano
Deifobo si getta tra di loro.
A fianco alla Regina egli si pone
e avventa sul Pelide un colpo, tale
che gli lev dallarmatura un suono,
onde attorno echeggir le cime arboree.
LAmazzone sost: si scolor
tutta nel volto: inerti, lungo i fianchi,
ricaddero le valide sue braccia.
Un attimo soltanto; ch, repente
ella squassa furiosa i ricci attorno
alle guance di fiamma, e sollevandosi
immensa sulle staffe, ecco, si scaglia
contro il Troiano, e come se traesse
il colpo gi dal firmamento, affonda
la spada rutilante al par di folgore
nel collo allinfelice. Rantolando,
ai piedi del Pelide ei ruzzol.
Achille allora (ingrato!) si precipita
contro di lei, la spada alto levando.
Ella si curva gi tra la criniera
del cavallo pezzato, che mordendo
il freno doro, ecco, simpenna, e indietro
rapido balza. A vuoto il colpo sibila.
Quindi, la Furia scaglia sul garrese
le redini al cavallo impazente.
Gli d di sprone sorridendo...  via.
Antiloco.
Qual meraviglia narri!
Ulisse.
E quali nuove
rechi da Troia tu?
Antiloco.
Mi manda a voi
Agamennone; e chiede al Laerziade
se in tai frangenti non convenga volgere,
prudentemente, i passi al campo greco.
A noi spetta soltanto diroccare
le mura dIlio, non sprecar le forze
contro codesta Furia, in vana guerra.
Agamennone vuole (ove securi
voi siate che non medita lAmazzone
davvicinarsi ad Ilio per soccorrerla)
pronto il ritorno vostro alle trincee
argive. E se Pentesilea vinsegua,
lAtride stesso, a capo dellesercito,
sapr strappare il suo segreto a quella
enigmatica Sfinge, innanzi a Troia.
Ulisse.
Per Giove, anchio son dello stesso avviso!
Pensate voi che il Laerziade approvi
questa insana guerriglia? Ad ogni costo
stornar n duopo, ovei sostini, Achille.
Come il mastino sguinzagliato balza
alle corna del cervo con feroce
ringhio, ed invano il cacciatore, invano,
pavido lo richiama a cenni, a grida,
mentre, azzannata la superba preda,
la perseguita via per fiumi e monti
e per notturne ambagi di boscaglie,
tale il Pelide, poi che nel pi folto
della mischia gli apparve questa rara
selvaggina. Par quasi che una freccia
gli colleghi le gambe e glimpedisca
di muoversi di qui. Giurato egli ha
di non lasciar le pste dellAmazzone
sin che, acciuffata per la chioma serica,
non la divelga gi dal suo cavallo
tigrato, e vinta non la prostri a terra.
Ma prova, adesso, tu quello che pu,
Antiloco, su lui la tua facondia.
Diomede.
Lasciate, o Re, che lindulgenza, ancora,
e la ragione, cerchino il buon tramite
nella dura compagine dei folli
divisamenti suoi. Sapr lacume
dUlisse ritrovar lagevol screpolo,
per cui meglio vi penetri. Ma se
Il Pelide repugni, io vo ghermirlo
alle spalle con due de miei pi fidi
Etli e ricondurlo al campo argivo
come un ceppo, cui manchi il raziocinio.
Ulisse.
Seguitemi!
Antiloco.
Chi mai giunge di corsa?
Diomede.
 Adrasto! Com pallido e distrutto!
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SCENA SECONDA.
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I precedenti. Entra un Duce.
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Ulisse.
Che rechi, Adrasto?
Diomede.
Quali muove narri?
Il Duce.
Pi mala nuova non udiste ancora!
Diomede.
Che dici mai?
Ulisse.
Parla!
Il Duce.
Il divino Achille
 prigioniero di Pentesilea,
e non cadr mai pi la rocca dIlio!
Diomede.
Numi dOlimpo!
Ulisse.
Messo di sciagure!
Antiloco.
Narraci dunque come avvenne, e quando!
Il Duce.
Un nuovo assalto di codeste figlie
procellose di Marte, violento
come uragano, ne disfece attorno
le salde schiere degli Etli, e spinse
contro di noi (glinvitti Mirmidni)
con impeto e con scroscio di cascata,
unorda vasta di fuggenti. Invano,
noi tentammo dopporci allirruenza
di quella fuga, turbinosa come
torrente che straripi. Mulinando,
ne travolse dal campo di battaglia,
e ne concesse metter piede a terra
sol quando spinti nebbe assai lontano
dal divino Pelide. Dimprovviso,
si svincol lEroe dalla tenbra
irta di lance del combattimento,
e rotol dal ciglio dunaltura
con la quadriga, e stimol i cavalli
verso di noi, cui gi rompea dal seno
lurlo di gioia al fortunato scampo.
Ma nella strozza ci mor quel grido,
quando vedemmo la quadriga celere
arrestarsi di colpo allorlo estremo
dun profondo dirupo ed i cavalli
recalcitrare impauriti innanzi
al negrore dellorrida voragine.
Vana  adesso al Pelide ogni esperienza
dellarte, in cui pi volte coronate
sebbe le tempie ai giuochi di Corinto.
Aombrati, i cavalli indietro squassano,
Sotto i feroci colpi della sferza,
le teste... Ed ecco, dun sol balzo, piombano
il carro e le pariglie nel burrone
con orrido fragor di finimenti:
e laggi, fra i cavalli e la quadriga,
il figlio degli Dei prigione sta.
Antiloco.
Il folle! E allora?... Segui!
Il Duce.
Automedonte,
il valoroso guidator di cocchi,
vedemmo allora correre precipite
allo scompiglio del riverso carro,
ed i cavalli sollevar dal suolo.
Ma prima ancora chegli avesse tolte
le zampe delle bestie allingroviglio
dei finimenti, la Regina gi
si scaglia, a capo dun nutrito stormo
dAmazzoni feroci, verso il ciglio
del precipizio, a chiudere lo scampo.
Antiloco.
O Numi! O Numi!
Il Duce.
Ella rattiene (un nuvolo
di polvere lavvolge) il suo cavallo,
e drizzando alla vetta il volto acceso,
in un batter di ciglia, la parete
misura. Anche il cimiero, inorridito,
sembra che voglia distornar lAmazzone
dal suo folle proposito, traendola,
spiegato al vento dalla nuca, via.
Le redini, dun tratto, ella abbandona;
e, come la cogliesse un capogiro,
tra le piccole mani asconde il volto
circonfuso di riccioli fluenti.
Atterrite lattorniano le Amazzoni,
con gesti disperati scongiurandola.
Ed una, che le  forse consanguinea,
forte le cinge con un braccio il fianco,
mentre ghermisce unaltra, pi decisa,
le redini al cavallo. Le si vuole
impedir la follia, ma....
Diomede.
Come? Ella osa?
Antiloco.
Sguita! Ella osa?
Il Duce.
Voi lavete detto.
Ogni speranza darrestarla,  vana.
Ella respinge dolcemente, allora,
dambo i lati, le donne che sattentano
impedirle il cammino, e stimolando
al trotto il suo cavallo, senza tregua,
di qua, di l, per borri e per anfratti
gli d di sprone, e scruta irrequieta
se non appaia, provvido, un sentiero
al desiderio suo, chali non ha,
Come uscita di senno, ella sinerpica,
salda in arcioni, su per lo strapiombo
di rocciose pareti. Or qua si vede
tentare lerta con ardente anelito,
or l, ricolma di speranza stolida,
mutar via per raggiungere la preda.
Saggiati, ormai, tutti i pendii che lacqua
nella roccia al displuvio aveasi schiusi,
le  forza convenir che inaccessibile,
dogni parte,  il dirupo. E, tuttavia,
folle si volge al gi tentato tramite
per provarsi al cimento unaltra volta.
E si spinge a cavallo su per valichi
sgomentevoli al passo anche delluomo,
e sinerpica, e avanza, s che ormai
poco lontana sta lestrema cuspide.
Ma serge, adesso, sovra un blocco angusto,
tale che appena schiuderebbe breve
adito ad un camoscio: e, poi che attorno
le si scoscende lorrida voragine
ed ella non ardisce avventurarsi,
avanti o indietro col cavallo ansante,
led strida delle Amazzoni atterrite
fendono acute letere percosso.
Quandecco, di repente, si precipita
dallardua vetta la cavalcatrice,
nel fragor delle frane che si staccano
e crollano, maceria, nel burrone.
Par che dannata ella savventi allErebo!
Gi la crediamo infranta al pie dellerta....
quandeccola scagliarsi a unaltra rupe,
e folle avventurarsi a nova ascesa!
Antiloco.
Oh, la jena demente!
Ulisse.
E Automedonte?
Il Duce.
Automedonte, adesso, sul veicolo,
a che alfine i cavalli ha raggiogati,
(in tanto tempo Efesto avrebbe a nuovo
tratto il carro dal bronzo!) con un balzo
rapido sale, e ghermisce le redini.
Respiriam di sollievo!... Ma, dun tratto,
alte risuonan grida desultanza.
Scoperto hanno le Amazzoni un sentiero
piano e diritto al culmine agognato;
e chiaman la Regina, che, demente,
saccanisce per lerta insuperabile.
Rovesciando il cavallo, ella, a quel grido,
il sentiero misura: e con un lancio,
simile a leopardo, vi distende,
dietro lo sguardo, celere la corsa.
Ma, pronto, Achille sferza. Il carro va.
Ratto lEroe disparve allorizzonte,
e n la sorte, che gli occorse, ignota!
Antiloco.
 perduto!  perduto!
Diomede.
Ed or, che cosa
faremo, o Duci?
Ulisse.
Ci che ne comanda
il nostro cuore. Avanti!  duopo, adesso,
strappar lEroe di mano alla Centaura.
Fossanche a costo della vita, a termine
io, per lAtride, condurr la guerra.
Escono Ulisse, Diomede ed Antiloco.
...
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SCENA TERZA.
...
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Il Duce. Uno stuolo di Elleni, che, nel frattempo, sono saliti su di unaltura.
...
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...
Un Mirmidone.
(guardando verso lopposta contrada).
Guardate! Non emerge or su dal ciglio
di quellaltura un capo cinto delmo?
Non ondeggia un cimiero? Ehi! L.... guardate!
Ecco il collo.... e le spalle... ecco le braccia...
ecco, scintilla larmatura al sole....
ecco, saderge sino allaurea cintola
il busto dun guerriero!
Il Duce.
Chi sar?
Il Mirmidone.
Chi, mi chiedete? Sogno forse, Argivi?
No, non sogno, non sogno! Adesso emergono
anche le teste dei cavalli bianco-
listate. Il ciglio dellaltura occulta
solo il giuoco dellanche e degli zoccoli.
Numi dOlimpo! Allorizzonte, adesso
irrompe la quadriga, luminosa
come il carro del sole, allor che varca
il balzo dorente a Primavera!
I Greci.
 Vittoria!
  Achille!
  il figlio degli Dei!
 Egli stesso conduce la quadriga!
  salvo!  salvo! 
Il Duce.
O Numi, a voi sia gloria!
Gloria eterna! Il Pelide! Orvia, raggiungi,
presto, richiama i Duci elleni! Va!
(Un Greco parte di corsa).
Ditemi! Savvicina?... Savvicina?
Il Mirmidone.
Guarda laggi!
Il Duce.
Parla! Che c?
Il Mirmidone.
Mi manca
il respiro...
Il Duce.
Ma parla dunque! Sbrgati!
Il Mirmidone.
Guarda! Carezza con la manca i celeri
cavalli, e volge con la destra in alto
la terribile sferza. Stimolati
dallo schiocco soltanto, essi divorano
precipiti la via.... Sembra che traggano
col soffio delle froge il carro! Corsa
di cervi (se la stimoli una muta
anelante di cani)  men veloce!
Vedi? Lo sguardo non distingue i razzi
delle ruote volanti, ch la corsa
in un sol disco li confonde tutti.
Un Etolio.
Ma dietro lui....
Il Duce.
Che cosa?
Il Mirmidone.
L, sul ciglio
della collina.... Non vedete?
LEtolio.
Polvere!
Il Mirmidone.
Polvere salza come in temporale
nuvole procellose.... Ecco, saccende!
La polvere balena, ecco, dun lampo!
LEtolio.
Eterni Numi, no!
Il Mirmidone.
Pentesilea!
Il Duce.
Avete detto?... Chi?
LEtolio.
Pentesilea!
Pentesilea, che preme alle calcagna,
con le sue fiere Amazzoni, il Pelide.
Il Duce.
Maledetta megera!
I Greci
(acclamando).
Achille! Achille!
Dirigi verso noi la tua quadriga!
LEtolio.
Oh, guardate comella tra le gambe
attanaglia frenetica il cavallo!
Guardate come beve sitibonda,
reclina gi tra la criniera folta,
laria, che nella corsa le si oppone!
Come scoccata da balestra, va.
Pi veloci non son dardi numdi!
Sopravanzate, le sue schiere anelano
in corsa dietro lei, siccome botoli
dietro la foga dun mastino in caccia.
A fatica, financo, le tien dietro
il suo cimiero dispiegato al vento.
Il Duce.
E lo raggiunge?
Il Dolope.
S, gli sta gi sopra!
Il Mirmidone.
No, no, non lo raggiunge!
Il Dolope.
Lo raggiunge,
gli  gi sopra, vi dico! Non vedete?
A ciascun urto dei sonori zoccoli
sovra il terreno, sembra che famelica
ella divori un tratto della via,
che la separa dal figliol di Pleo.
Il Mirmidone.
La sua statura gi grande ne appare
come quella dAchille. Ella respira
coinvolta dal vento, nella corsa,
la polvere che leva la quadriga.
Il suo cavallo gi contro il veicolo
rilancia con gli zoccoli le glebe,
che, profonde, le ruote hanno rimosso.
LEtolio.
Ed ora? Oh, il folle, il temerario! Guarda!
Come per provocarla, egli rivolge
attorno, in pista, docili, i corsieri.
Ma bada che lAmazzone non prenda
la via pi breve!... Ahim, gli taglia gi
il cammino....
Il Mirmidone.
Per Giove! Lo raggiunge....
gli vola a lato.... Il sole che si leva
proietta immensa lombra dellAmazzone.
Tutta, in essa, si spegne la quadriga!
LEtolio.
Strappa Achille da un lato i suoi cavalli...
Il Dolope.
.e muta rotta dimprovviso....
LEtolio.
.e vola
verso di noi precipite!
Il Mirmidone.
Oh, lastuto,
Il divino Pelide! Lha giocata!
Il Dolope.
Ella savventa ancora!
Il Mirmidone.
Ma sobbalza....
guarda!... inciampa.... barcolla sugli arcioni....
Il Dolope.
Cade!
Il Duce.
Che dici?
Il Mirmidone.
La Regina cade!...
 caduta!... Guardate! Unaltra Amazzone
cade, cieca, su lei!
Il Dolope.
Ne cade unaltra!...
Il Mirmidone.
E unaltra ancora!...
Il Dolope.
Unaltra!...
Il Duce.
O Numi! Tutte?
Il Dolope.
Cadono tutti al suolo, alla rinfusa,
i cavalli e le Amazzoni!
Il Duce
Vorrei
che ne restasse un cumulo di cenere!
Il Dolope.
Alto, da terra, un nuvolo di polvere
si leva, e lo percorre un balenio
frequente darmi. Locchio non distingue
pi nulla nel groviglio, in cui si muovono,
in un confusi, Amazzoni e cavalli.
Era pi chiaro il Caos, pria che nuscisse
il mondo!
LEtolio.
Il vento ora si leva: e spazza
le polverosa tenebra. UnAmazzone
caduta si rialza.
Il Dolope.
Lingroviglio
sagita in gran tumulto. Elle ricercano
le lance e gli elmi, che, nella caduta,
son volati lontano.
Il Mirmidone.
Tre cavalli
giacciono come morti, ed una Amazzone.
Il Duce.
 la Regina, di?
LEtolio.
Pentesilea?
Il Mirmidone.
La Regina? Non so: non scorgo bene.
Eccola l! Guardate!
Il Dolope.
Dove?
Il Duce.
Parla!
Il Mirmidone.
L, pel Cronide!, l, dov caduta,
allombra di quellalbero. Vedete?
Stanca sappoggia al suo cavallo, nudo
il capo..... Con la destra ella raccoglie
i suoi ricci scomposti, e ne deterge
il volto; dalla Polvere o dal sangue?
Il Dolope.
 lei, per Giove!
Il Duce.
 lei, lIndistruttibile!
LEtolio.
A tal caduta, certo, anche un felino
sarebbe morto, ed ella  salva!
Il Duce.
E Achille?
Il Dolope.
I Numi lo proteggono. Distante
 gi tre tiri darco lInvincibile.
Ormai, la Furia pi non lo raggiunge
nemmeno con gli sguardi: ed anche lanima
sua turbinosa, nel profondo petto
a cui manca il respiro, inerte sta.
Il Mirmidone.
Vittoria! Ulisse avanza, il Laerziade;
e le complete schiere degli Elleni
rompono al sole fuori della tenebra
notturna di quel bosco.
Il Duce.
Il Laerziade?
Ed anche Domede? Vi ringrazio,
Numi benigni! Quanto dista ancora
dal campo Achille?
Il Dolope.
Un gettito di fionda.
Gi per le alture vola allo Scamandro,
alle cui sponde, rapide, sadunano
le schiere degli Argivi.... Innanzi ad esse,
si sferra come un lampo.
Voci
(di lontano).
Achille! Achille!
Il Dolope.
Le schiere tutte (udite?) alto lacclamano.
Voci.
 Gloria al Pelide!
 Al figlio degli Dei!
 Achille! Achille! 
Il Dolope.
Or ecco! Innanzi ai Duci
egli arresta, di colpo, la quadriga.
Ulisse accorre. Polveroso, balza
lEroe dal cocchio. Scaglia via le redini.
Ora si volge.... Si discinge lelmo....
Lo circondano i Duci. Alto acclamando,
gli si accalcano addosso e lo travolgono
in trionfo gli armati. Automedonte
conduce attorno, al passo, le pariglie.
Denso si leva dalle groppe il fumido
sudore, Ecco! Il corteo savanza in giubilo
Verso di noi... Sia gloria a te, Pelide!
...
.
...
SCENA QUARTA.
...
.
...
Achille. Lo seguono Ulisse, Diomede, Antiloco. Gli incede a lato Automedonte, conducendo la quadriga. Lesercito dei Greci.
...
.
...
Ulisse.
Dal pi profondo cuore ti saluto,
ancor che nella fuga invitto Eroe!
Se dietro le tue spalle, a un cenno solo
della tua volont, morse la polvere,
stramazzando, lAmazzone feroce,
non so pensar la sorte che savrebbe
se toccorresse di sfidarla a fronte
a fronte, su di un campo di battaglia.
(Achille regge con una mano lelmo, e si asciuga con laltra il sudore. Due Greci prendono un braccio ferito dellEroe, per fasciarlo).
Achille.
Che succede? Che fate?
Antiloco.
Hai sostenuta
una gara di corsa, prodigiosa.
Non mai, dinanzi a sguardo di mortali,
per la celeste piana disfrenarono
pi folle gara venti di tempesta.
Se avessi sulla pavida coscienza
tutte le colpe della rocca dIlio,
balzato sul precipite veicolo
con cui vincesti in corsa la Regina,
saprei sottrarmi rapido, scagliandomi
in fuga per la Vita, al mio rimorso.
Achille.
(ai due Greci, che sembrano importunarlo con lopera loro).
I folli!
Un Duce greco.
Chi?
Achille.
Mimportunate!
Il primo Greco.
Fermo!
Fai sangue!
Achille.
Ebbene?
Il secondo Greco.
Lascia!
Il primo Greco.
 presto fatto!
Diomede.
Voce diffusa  qui che la sconfitta
de miei validi Etoli, necessaria
tabbia resa la fuga. Affaccendato
ad ascoltare, con Ulisse, Antiloco
che ne rec messaggi dAgamennone,
ero assente dal campo. Tuttavia,
or mavvedo che solo al tuo proposito
fu dovuta la fuga. Al far dellalba,
nel mentre ci armavamo per combattere,
di gi prescelto avevi, astuto Eroe,
il macigno ver cui condur lAmazzone
onde mordesse il fango, s diritto
ed abile e securo lhai guidata
contro linciampo!
Ulisse.
Adesso, invitto Eroe,
se non si volge in te miglior proposito,
farai con noi ritorno al campo elleno.
Ne richiama lAtride. Simulando
di ritrarci sconfitti, allo Scamandro
alletteremo le Centaure. Quivi,
le affronter dal bene accorto agguato
Agamennone, in un combattimento
campale. Per gli Dei! Soltanto allora,
si spegner la vampa che tinsegue
accanita cos come alle reni
giovine astato incalza il suo nemico.
I miei voti pi caldi taccompagnano!
Anche lanimo mio s tutto colmo
dodio mortale contro quella Furia
che lopere ne turba e che ne volge
per questi campi attorno. Esulter,
sio veda sulle sue guance di rosa
impressa lorma del tallon dAchille.
Achille.
(il cui sguardo cade sovra i cavalli).
Sudano!
Antiloco.
Chi?
Automedonte
(lisciando, a prova, il collo dei cavalli).
Siccome il piombo fuso
quando ribolle.
Achille.
Allora, via, conducili
attorno al passo: e quando avr rasciutto
laria il sudore, con del vino, forte,
strofinali al torace e sui garretti.
Automedonte.
Portano lotre gi.
Diomede.
Via, persuaditi,
o buon Achille! Si combatte qui
a nostro danno. Sino dove pnetra
vigile acume dottima pupilla,
non altro scorge, su per queste alture,
che numeroso brulicar dAmazzoni.
Non brulica cos di cavallette
campo di biade adulte. E, tuttavia,
a nessuno di noi fu dato ancora
celebrar la vittoria che sagogna.
Allinfuori di te, v forse alcuno
tra i Duci elleni, che vantar si possa
daver veduta, almeno, la Centaura?
Inutilmente, onusti darmature
dorate, precediamo alle falangi,
la nostra eccelsa stirpe dimostrando
con alto conclamar di regie trombe.
Ella non balza incontro a noi dal multiplo
groviglio di sue schiere. E chi volesse
udir solo da lungi, per gli zefiri,
il timbro della sua voce dargento,
prima dovrebbe sostener, gagliardo,
una incerta guerriglia ingloriosa
con gli spiccioli branchi che la attorniano
come mute di cagne in guardia allErebo.
Achille
(guardando lontano).
 sempre ritta l Pentesilea?
Diomede.
Che chiedi?
Antiloco.
La Regina?
Il Duce.
Non riesco
a distinguere nulla. Fammi luogo!
Mimpedisce la vista il tuo pennacchio.
Il primo Greco
(che sguita a fasciare il braccio di Achille).
Ancora un solo istante!
Un Principe greco.
Eccola l!
Diomede.
Dove?
Il Principe greco.
Presso la quercia, ove  caduta.
Dalla nuca, di nuovo, il suo cimiero
le ondeggia al vento. Sembra che obliato
ellabbia il proprio smacco.
Il Primo greco.
Finalmente!
Il secondo greco.
Puoi servirti del braccio a tuo talento.
Il Primo greco.
Va pure, adesso!
(I due Greci stringono ancora un ultimo nodo, e abbandonano, poi, il braccio di Achille).
Ulisse.
Achille, hai tu sentito
i propositi nostri?
Achille.
Io nulla udii.
Che cosa avviene? Che volete voi?
Ulisse.
E lo dimandi ancora? Invero,  strano!
Noti, pocanzi, ti rendemmo gli ordini
dellAtride. Agamennone delibera
pronto il ritorno al campo greco. Antiloco,
che qui tu vedi, ne rec la nuova:
i condottieri elleni, radunati
a consiglio di guerra, ne comandano
di ritirarci sbito su Troja.
Il piano  di allettare allo Scamandro
Pentesilea con tutte le sue schiere.
Quivi, serrata tra gli avversi eserciti,
ella sar costretta a prender parte
o per luno o per laltro; e noi sapremo,
qualunque sia la scelta dellAmazzone,
alfine ci che ne convenga fare.
Achille! Io fido nella tua saggezza:
ch sarebbe follia, pei Numi eterni!
mentre limpresa dIlio ne reclama,
perderci qui con queste Furie dErebo,
senza prima saper ci chelle vogliano
(se pur qualcosa vogliono) da noi.
Achille.
(cinge novamente il suo elmo).
E combattete  voi  siccome eunuchi!
Uomo io mi sento, e solo mi porr
contro la furia di codeste femmine
se nessun altro di affrontarle ardisce.
Se voi pi a lungo, scossi dallinvalida
foia dun evirato, al dolce rezzo
di questi abeti, le girate intorno,
o se vi allontanate dal suo talamo,
dal campo di battaglia,  a me che importa?
Fate ritorno ad Ilio! Io, non mi oppongo.
Ma bene io so che cosa, adesso, agogni
da me questa divina figlia dAres.
Dalla colma faretra ella mi scaglia
i pennuti messaggi del suo cuore.
Con sibili di morte mi susurrano
la brama che di me tutta la brucia.
Io non dispiacqui ancora  lo sapete 
a femmina piacente. E, da che ombrate
mha prima lanugine le guance,
caro mi fu concedermi ad ognuna.
Se al desiderio di costei, fin qui,
opposi il mio rifiuto, gli  perch
non ho scoverto tra i cespugli ancora
un angolo tranquillo e solitario
ove condurla per serrarla al petto
cinto di ferro in un ardente amplesso,
s comella brama. In breve  andate! 
raggiunger laccampamento elleno.
Non oltre tarder lora debrezza.
Ma se per mesi ed anni ancor dovessi
struggermi invano per la bella donna,
non volger verso le mura dIlio
il carro mio, non rivedr  lo giuro! 
larce di Troia, fino a che non abbia
piegata al piacer mio quella Centaura,
e non la possa trascinar convolta,
ghermita per gli stinchi, in sulle selci,
la fronte coronata di ferite.
Un greco.
(entrando).
LAmazzone sappressa!
Achille.
Ed io son pronto.
 risalita, di, sul suo cavallo?
Il greco.
No, non ancora. Avanza a piedi, guarda!,
ma le scalpita a lato il suo persiano.
Achille.
Recatemi un cavallo! E voi seguitemi,
o miei forti Mirmdoni!
(Tutte le schiere balzano in armi).
Antiloco.
Impazzisce!
Ulisse
(ad Antiloco).
Ora, adopera tu la tua facondia!
Antiloco.
Soltanto con la forza, egli  domabile.
Diomede.
 gi scomparso! Non si vede pi.
Ulisse.
Maledetta la guerra delle Amazzoni!
Escono tutti.
...
.
...
SCENA QUINTA.
...
.
...
Pentesilea, Protoe, Meroe, Asteria. Il sguito. Lesercito delle Amazzoni.
...
.
...
Le Amazzoni.
 Eterna gloria a te, Trionfatrice!
 Celebriamo la festa delle rose!
 Sia gloria a te, Pentesilea! 
Pentesilea.
Tacete!
Tempo ancora non  di celebrare
la festa delle rose. Il fosco Iddio
delle battaglie mi richiama in campo
a debellare il tracotante Eroe.
O mie compagne! Diecimila soli
compatti e fusi in una sfera ardente
non mi parrebber luminosi, come
il trionfo che agogno su di lui.
Protoe.
O mia diletta, ti scongiuro...
Pentesilea.
Lasciami!
T noto il mio proposito. Pi facile
ti sarebbe frenar la veemenza
dun torrente precipite dallalpe
al piano, che dopporti a questo cieco
impeto del mio cuore. Io vo ridurre
sotto i miei piedi in polvere codesto
nemico tracotante, che, per primo,
in un famoso giorno di battaglia,
s beffato di me, della mia fama
dinvincibile in guerra. Non riflette,
quandio gli sorgo innanzi, larmatura
fulgida dellEroe la fiera imagine
della tremenda Amazzone invincibile!
Mentre, al solo vedermi, sgominate
fuggono le falangi degli Elleni,
se mi compaia innanzi Achille solo,
si spegne in me la fiamma dogni ardire,
umile, vinta, folgorata sto.
Donde mi viene il turbamento strano
che mi costringe le ginocchia a terra?
Voglio scagliarmi nella folta mischia,
ovei mattende con quel suo beffardo
sorriso di disfida, e, debellato,
atterrarlo a miei piedi.... o non pi vivere.
Protoe.
O diletta! Perch, perch non posi
la fronte qui, sul mio cuore fedele?
Avvampato tha il sangue la caduta
e sconvolto il cervello. Un forte tremito
trascorre per le giovini tue membra.
Ti supplichiamo! Non decider nulla
sinch di nebbie la ragione hai cinta.
Deh, vieni! Posa sul mio cor la fronte!
Pentesilea.
Perch? Perch ?... Che cosa  stato? Ditemi!
Che cosa ho detto?... Ho detto.... Nulla! Nulla!
Protoe.
Per un trionfo che ti asseta lanima
duna sete fugace, or vuoi di nuovo
avventurarti al periglioso giuoco
delle battaglie. Poi che inappagato
t nel cuore non so quale improvviso
capriccio di bambina, adesso vuoi
porre in non cale il fulgido trionfo,
che coron del tuo popolo i voti?
Pentesilea.
Maledetta  per me questa giornata!
Le pi care compagne mi si alleano
con lavverso destino a riempirmi
lanima damarezza, e se protendo
verso la Gloria cupide le mani
ad acciuffarla per la chioma doro
quando mi passa rapida davanti,
una mala potenza insidiosa
la via mi sbarra, e m dispetto ed ira
nellanima. Lasciatemi! Lasciatemi!
Protoe
(fra s).
Proteggetela Voi, celesti Numi!
Pentesilea.
Non  soltanto un mio capriccio insano
che mi richiama al campo di battaglia.
 il bene del mio popolo:  la strage
che certa gli sovrasta, e accorre gi
con un rombo di penne s sonoro,
che lo sento sommergere, pel cielo,
le vostre folli grida di vittoria.
Che cosa accadde? Non ancora  vespero
e ci apprestiamo gi, stanche, al riposo
come ad opra finita. Lopulento
tesoro delle spighe gi mietute
ed avvinte in covoni, entro i granai
saccumula a cataste, che si levano
verso lazzurro, eccelse. Ma.... guardate!
Allorizzonte, cupa nuvolaglia
sospende sopra il florido raccolto
la sinistra minaccia della folgore.
Non condurrete al suono delle trombe,
con strepitar di cimbali percossi,
verso le nostre valli profumate
la turba prigioniera degli Elleni
coronata di fiori!... Io vedo gi
precipitarsi sul corteo festante,
fuor dogni agguato dai sentieri offerto,
il figliuolo di Ttide.... Lo vedo
urgerci a tergo fino a Temiscra,
irrompere nel tempio di Dana,
disciogliere le membra dei compagni
dai vincoli soavi delle rose
e, feroce, ricigner di catene
grevi, di bronzo, i corpi delle Amazzoni.
Son cinque giorni che scotendo vo
con dissennata foga il tronco, a cui
pende sublime il frutto che mi asseta.
Or che, investito da un mio colpo come
da un turbine di vento, il frutto deve
sotto lunghie cader del mio cavallo,
abbandonar dovrei limpresa?... No!
Ch se felice non la rechi a termine,
e non recinga le mie tempie fervide
della corona che le sfiora, e lalte
figlie di Marte non sollevi al vertice
della Gloria promessa, si precipiti
su di loro e su me la greve mole
di quella Gloria, e ne distenda al suolo!
Sia maledetto il cuore, che riesce
in questora frenarsi!
Protoe.
Oh, gli occhi tuoi
avvampan di stranissimi bagliori,
e nel seno profetico mi riddano,
come balzati dalleterna Notte,
tenebrosi pensieri. Le falangi,
che il tuo cuore paventa, si dispersero
siccome pula al vento, e non si scorge
attorno il balenar dunarma sola.
Tagliato via dallo Scamandro  Achille
per lesercito tuo. Non provocarlo!
Allontnati, invece; e il primo passo
ricondurr, lo giuro, il vinto Eroe
nelle trincee de Danai. Protegge
la ritirata Protoe. Sta certa!
Non potr liberare un solo Elleno.
Lo sfolgorio delle falangi sue,
neppur da lungi atterrir gli stormi
delle Amazzoni: il trotto dei cavalli
greci, neppur da lungi alle tue schiere
molester la gioia del ritorno.
In pegno te ne do la vita mia.
Pentesilea.
(volgendosi, dun tratto, verso Asteria).
E tu che pensi, Asteria?
Asteria.
Mia Signora...
Pentesilea.
Debbo seguire, dimmi, il suo consiglio
e ricondur le schiere a Temiscra?
Asteria.
Perdona, mia Signora, sio....
Pentesilea.
Rispondi
liberamente ci che pensi!
Asteria.
 bene,
forse, adunar le condottiere amazzoni,
perch tu possa....
Pentesilea.
No! Voglio conoscere
soltanto il tuo pensiero. Or pi non sono,
Asteria, la Regina delle Amazzoni?
(Pausa, durante la quale Pentesilea si raccoglie).
Debbo, dunque, condurre a Temiscra
le schiere, e ritirarmi? Orvia, rispondi,
Asteria!
Asteria.
Mia Signora, lo comandi?
Ebbene! Io ti dir la meraviglia,
di cui tutta mi colma lo spettacolo,
che mho dinanzi. Abbandonato il Caucaso
il giorno dopo la partenza tua
con la folta trib delle mie donne,
non potei tener dietro alle tue schiere,
che precedevan rapide, siccome
torrente verso il piano. Vi raggiunsi
oggi soltanto, allalba. Dalle grida,
che dogni petto prorompean gioiose,
appresi che la zuffa era finita
e seppi la vittoria delle Amazzoni.
Felice, allora, che Fortuna, celere,
esauditi avesse i nostri voti
pur senzausilio delle schiere mie,
io pel ritorno, ratta, le conversi.
Ma volli prima riscontrar la preda,
che dognintorno si vantava opima
dottimo stuolo di captivi egregi.
Mapparve, invece, una ciurmaglia ignobile
di vili schiavi pallidi tremanti,
misero scarto delle schiere argive,
accovacciati sugli scudi imbelli,
che nella fuga avean gittati via.
Sotto le mura dIlio, ancora illeso,
lo stuolo egregio degli Elleni  Antiloco,
Agamennone, Ajace, Domede,
Ulisse, Palamede, il fiore insomma
dellesercito greco!   radunato
contro di noi, ci provoca a battaglia.
Il figliolo di Ttide, lEccelso
che la tua mano coronar dovea
di rose, contro te la fronte altra
erge, vantando con sonora voce
che premer sulla tua nuca regia
vittoroso il suo tallone; e ahim
la grande figlia del Dio Marte ardisce
richiedermi se sia tempo di volgere
le schiere delle Amazzoni in trionfo
verso la patria?
Protoe
(con veemenza).
Menti per la gola!
Non schiavi imbelli, ma guerrieri egregi
per venust, per schiatta e per coraggio
son preda opima di Pentesilea.
Pentesilea.
Frena la lingua, maledetta! Asteria
sente al pari di me che fra le squadre
ellene un solo Eroe degno  di flettersi
sotto il tallone di Pentesilea.
E questi, illeso, mi si erige a fronte
e mi provoca in guerra.
Protoe.
La passione
ti ottenebra il cervello!
Pentesilea.
Taci, vipera!
Vuoi sfidar la mia collera? Allontnati!
Protoe.
Ebbene s, la sfido! Assai pi caro
or mi sarebbe non veder pi mai
il volto tuo, che farti tradimento
standoti a lato, e per vilt blandire
questa tua folle smania. Non potrai,
nelle fiamme tremende ondardi, insana!,
le tue schiere condurre alla battaglia.
Il leone non pu  quando bevuto
abbia, con lacqua, il tosco che linsidia
del cacciatore gli apprest  non deve
sfidare i colpi della lancia sua.
Fin che ti squassa questa furia insana,
Achille non potrai prostrare a terra.
Ma prima ancora che tramonti il sole,
noi perderemo  stanne certa!  in colpa
di questa tua follia, tutti gli Elleni,
che a duro prezzo catturammo.
Pentesilea.
 strano!
Qual tenebroso vaneggiar di mente
tha resa cos vile?
Protoe.
Cos vile?
Pentesilea.
Dimmi! Qual lEroe che nella zuffa
hai fatto prigioniero?
Protoe.
Licaone,
il condottiero giovine degli Arcadi.
Ma, se non erro, lhai veduto.
Pentesilea.
Ah, s!
Adesso mi rammento. Se ne stava
tutto tremante, ieri, a capo chino
quando...
Asteria.
Tutto tremante? A capo chino?
Eretto egli sorgeva, e saldo e fiero
al par di Achille. Sul cruento agone
i dardi miei lhanno ridotto a terra.
Della mia preda, come ognaltra, altra,
alla divina festa delle rose
nel sacro tempio lo coroner!
Pentesilea.
Ve come tutta avvampi! Oh, non temere!
Niuno tinvoler la preda opima.
(Ad alcune Amazzoni del sguito).
Il condottiero Licaone, lArcade,
sbito qui mi sia condotto! Andate!
(A Protoe)
Vergine imbelle! Stringi il tuo tesoro,
vita, per suo scampo, il romorio
della battaglia, un silenzioso eleggi
recesso alpestre tra le folte macchie
olenti di sambuco, ove diffonda
flautati gorghggi un rosignolo,
e senza indugi la suprema cgli
ora debrezza, che ti tarda tanto!
Ma per leternit, ti scaccio in bando
lungi da me, da Temiscra lungi.
Conforto cercherai ne baci ardenti
del drudo tuo per tutto ci che lasci:
Regina e amica, onore e patria. Va!
Toglimi la tua vista, che mi offende!
Meroe.
Signora....
Una Principessa del sguito.
 duro il tuo linguaggio, e grave....
Pentesilea.
Donne, tacete! Al mio furore  sacro
chi tenti dintercedere per lei.
UnAmazzone
(entrando).
Il Pelide sappressa!
Pentesilea.
Alla battaglia,
o Vergini guerriere! A me porgete
lasta pi salda e delle spade lottima,
quella che vince in fiammeggiar la folgore!
Concedetemi, o Numi, di ridurre
a piedi miei, col capo nella polvere,
il solo Eroe che lanima minfiamma,
n pi da voi reclamer le gioie,
che promesse mi avete. Condurrai,
Asteria, tu le Amazzoni a battaglia.
A voi, stornar da me le schiere ellene.
Nessun nemico turbi la mia foga
nella caccia feroce. Ma non una
di voi sattenti di levar le mani
sovra il Pelide. Il dardo pi mortifero
destino a quella che sfiorare ardisca
un ricciolo dAchille. A me soltanto
spetta prostrare il figlio degli Dei.
Questa spada sapr  compagne, udite! 
trarre senza dolore al petto mio
lEroe che forza m stringere al cuore
cinto di ferro, con le braccia armate.
Fiori di Primavera, sollevatevi
dal duro suolo, morbido giaciglio
su cui procomba illeso il corpo suo!
Pel sangue del Pelide, del mio sangue
tutta mi svuoterei. Posar non voglio,
sin che non vegga il variopinto augello
cader dallalto a piedi miei, con lali
stroncate, eppure in ogni piuma illeso.
Soltanto allora i nostri morti  tutti 
insorgeranno dagli schiusi avelli
a celebrar nostra vittoria. In giubilo
verso la patria volgeremo, allora,
trionfale corteo. Compagne, ed io
Regina vi sar nel sacro tempio
a celebrar la Festa delle rose.
E adesso, andiamo!
(Mentre Pentesilea si accinge ad uscire, scorge Protoe che piange, e si volge inquieta. Ma, dimprovviso le cade ella tra le braccia).
Pentesilea.
O mia sorella, Protoe,
vuoi tu seguirmi?
Protoe.
(con voce rotta).
AllErebo.... allEliso....
o mia Pentesilea.... verr con te.
Pentesilea.
Ottima tra le buone! Ebbene, seguimi!
Unite, giungeremo alla vittoria.
Entrambe, o niuna. E sia limpresa, questa:
 Rose alle tempie degli Eroi sconfitti,
oppur cipressi sulle mostre tombe! 
Escono tutte.
...
.
...
SCENA SESTA.
...
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...
Entra la Grande Sacerdotessa di Diana con le sue acclite. Seguono, uno stuolo di fanciulle recanti sul capo canestre colme di rose, ed una turba di prigionieri condotti da Amazzoni armate.
...
.
...
La Grande Sacerdotessa.
Vergini vaghe, piccole canefore
che rose pel trionfo avete clte,
or rovesciate le canestre grevi
qui dove allombra di un frondoso pino
dal sasso spiccia spumeggiante il rivo.
Siamo adesso al sicuro. Rovesciate
la rorida fragranza del raccolto!
Una fanciulla
(rovesciando la propria canestra).
Ecco le rose della mia canestra!
Unaltra fanciulla
(come sopra).
Ecco le mie....
Una terza fanciulla
(come sopra).
Le mie....
Una quarta fanciulla
(come sopra).
Madre, ti colsi
tutta la Primavera!
(Anche le altre fanciulle vuotano al suolo le proprie canestre).
La Grande Sacerdotessa.
Il suol fiorisce
come la cima dellImetto. Artemide!
Giorno di gloria mai non si lev
pi fulgido di questo per il popolo
delle Amazzoni tue. Madri e figliole
vengono a te, recando doni. Ammiro
il duplice splendore dellofferta,
n so se debba volgere pi grata
allune o allaltre la parola mia.
 tutto qui, fanciulle, il floreale
bottino vostro?
La prima fanciulla.
Non ne fu possibile
coglier pi rose.
La Grande Sacerdotessa.
Assai pi ricca, allora,
delle Madri  lofferta.
La seconda fanciulla.
Anche pi facile,
su questi campi,  mieter prigionieri
che non cogliere rose. Attorno, affoltasi
per ogni balza msse rigogliosa
di prodi Elleni, che non altro attende
se non la falce della mietitrice.
Ma le rose fioriscono s rare
e protette cos dagli aspri rovi,
che assai men duro  sostener battaglia
con lirta selva delle lance argive.
Guarda, Signora: la mia mano sanguina.
La terza fanciulla.
Per coglierti una rosa, sullo spaldo
dunaspra roccia, poco fa, mi spinsi.
Bianca, tra l verde cupo del suo calice,
un boccilo parea, non anche aperto
per offrirsi allamore. Ma, spiccata
che lebbi, incespicai precipitai.
Mi parve di discendere nel grembo
duna notte di morte.... E caddi invece,
per mia ventura, in un recesso anfratto,
dove olezzanti, e tutte aperte in fiore,
saffoltavan le rose, in copia acconcia
a celebrar dieci vittorie nostre.
La quarta fanciulla.
Io non tho clta che una rosa sola,
ma cos bella, che mi sembra degna
duna fronte regale. A coronare
il vinto Achille, un pi splendido fiore
non pu desiderar Pentesilea.
La Grande Sacerdotessa.
Se sotto i colpi della fiera Amazzone
il Pelide cadr, le porgerai
questa rosa regale a ghirlandarlo.
La prima fanciulla.
Allor che fra lo strepito dei cimbali,
unaltra volta a nova impresa bellica
irromperan gli stormi delle Amazzoni,
discenderemo in campo con lesercito
anche noi figlie. Ma (rammenta, Madre!)
non per raccoglier rose e intesser serti
alle vittorie altrui, bens per batterci.
Gi la mia mano scaglia giavellotti,
e sa colpir da lungi, esatta, al segno
la mia valida fionda.  gi fiorito
il serto che mi fa le tempie anele,
mentre combatte fieramente in campo
il giovinetto Eroe, per cui si tende
la corda gi della balestra mia.
La Grande Sacerdotessa.
Tu pensi? No, tu sai. Lo sguardo tuo
eletto s, tra mille cespi, il cespo
che dar rose al giovinetto Eroe.
Allor che fioriranno unaltra volta,
incalzarlo potrai, con larmi, in campo.
Adesso, via! Le Madri vi comandano:
 Sian pronti i serti, ch la gioia appressa! 
Le fanciulle.
(a voci unite, in tumulto).
Presto. Al lavoro! Come dargli inizio?
La prima fanciulla.
(alla seconda).
Vieni, Glauctoe, qui!
La terza fanciulla.
(alla quarta).
Vieni, Carmde!
(Le fanciulle si dispongono appaiate al lavoro).
La prima fanciulla.
Noi foggeremo il serto per Orntia,
che vinse Alceo dal ben piumato elmetto.
La seconda fanciulla.
...e per Partnia, noi. Stretto ne avvinca
il gagliardo Ateno, che adorno ha il clipeo
duna bella Medusa!
La Grande Sacerdotessa.
(alle Amazzoni armate, che sorgono a guardia dei prigionieri).
E voi perch
non rallegrate gli ospiti? Perch
sorgete dure l, senza dar scrollo
quasi che pur nellarte dellamore
addestrarvi io dovessi? A che non volgere
almeno una parola ai vostri Eroi?
Son stremati di forze. Orvia, chiedete
di che cosa bisognino, che bramino!
La prima Amazzone.
Ne han detto gi che nulla occorre loro.
La seconda Amazzone.
Son furibondi.
La terza Amazzone.
Non appena accosti
ad essi una di noi, le spalle volgono
con tracotanza irosa.
La Grande Sacerdotessa.
E voi, calmateli!
Perch, daltronde, cos fieri colpi
scagliaste nella mischia? Palesate,
adesso, ai Greci quale sia la sorte
che loro incombe, e li vedrete sbito
divenir mansueti e rallegrarsi.
La prima Amazzone
(ad un prigioniero greco).
Vuoi tu posar su morbidi tappeti
le membra stanche? Di, vuoi che ti appresti,
con fiori e fronde, un soffice giaciglio
allombra e al rezzo di quel folto alloro?
La seconda Amazzone
(come sopra).
Vuoi che mischiando un balsamo olezzante
con londa fresca attinta alla sorgiva,
io ti ristori i piedi polverosi?
La terza Amazzone.
 questo  bevi!  il succo degli aranci,
che tho spremuto con le mani mie.
Le tre Amazzoni.
Parlate! Rispondete! In che possiamo
servirvi? Dite!
Un Greco.
Non ne occorre nulla.
La prima Amazzone.
O bizzarri stranieri, che vi turba?
Che vi spaventa, alla presenza nostra,
quando la freccia nel turcasso sta?
Son forse queste pelli di leone,
che ne avvolgon le spalle? Orvia, rispondi,
rispondi tu, che i fianchi hai bene cinti!
Il Greco.
(dopo aver fissato intensamente lAmazzone).
Per chi foggiate voi quelle ghirlande?
La prima Amazzone.
Per chi? Per voi!
Il Greco.
Per noi, belve feroci?!
E osate confessarlo? Come vittime
allara degli Dei, di fiori adorni
ne condurrete, dunque, al mattatoio?
La prima Amazzone.
No! Vi trarremo al tempio di Diana.
Vi attende l, tra lombra delle querce,
orgia di folli ebrezze, e senza numero.
Il Greco
(attonito, con voce soffocata, agli altri prigionieri).
Sognaste mai pi variopinto sogno?
...
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...
SCENA SETTIMA.
...
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...
Detti. Entra una Condottiera.
...
.
...
La Condottiera.
Che? Vazzardate qui, mentre ad un gettito
di fionda si combatte per decidere
della vittoria, sanguinosamente?
La Grande Sacerdotessa.
Si combatte? Ma dove?
La Condottiera.
In quel vallone,
che scavato, correndo, ha lo Scamandro.
Se tu porgi lorecchio alle folate
che vengon gi dalle montagne, udrai
tuonar la voce di Pentesilea,
armi cozzare ed annitrir cavalli,
in un clamor di buccine e di corni,
di timpani e di cimbali, levarsi
la gran voce dacciaio della Guerra.
Una Sacerdotessa.
Chi mi raggiunge, presto!, quellaltura?
Le fanciulle
(ad una voce).
Io salir!
(Salgono).
La Grande Sacerdotessa.
Non posso ancora crederti.
Perch, se tuttavia la zuffa infuria,
Pentesilea ne comand dintessere
ghirlande per la festa delle rose?
La Condottiera.
Hai detto? A chi, dimmi, fu dato lordine?
La Grande Sacerdotessa.
Io stessa lebbi.
La Condottiera.
Tu? Ma come? Quando?
La Grande Sacerdotessa.
Pochi minuti or sono. Mentre allombra
di quella guglia mattardavo, a un tratto,
come colpo di vento, la Regina
mi si sferr dinanzi, urgendo a tergo
Achille che fuggiva. Mi grid:
Alla prossima festa delle rose!
Vol. Ma prima, giubilando, aggiunse:
Prepara numerose le ghirlande!
La prima Sacerdotessa.
Dunque?... Si vede?
La prima fanciulla
(dallaltura).
No, nulla scorgiamo!
Di qui, non si distingue un sol cimiero.
La vasta piana di battaglia sembra
una fosca caligine, compressa
da nubi di tempesta. Sindovina
solamente un tumulto di manipoli,
che a vicenda pel campo della morte
si dan caccia feroce.
La seconda Sacerdotessa.
Io penso sia
scontro di retroguardia, che protegge
la ritirata delle nostre schiere.
La prima Sacerdotessa.
Anchio lo penso.
La Condottiera.
Vingannate, Madri.
Ancora a fronte del Pelide sta
Pentesilea, dritta in arcioni e valida
come il caval persiano, che simpenna
verso il cielo levandola. Si sferrano
dalle sue ciglia folgori di sguardi,
corruschi come mai. Le gonfia il petto
laria cruenta della zuffa, e sembra
che la tranghiotta a lunghi sorsi, come
se la bevesse per la prima volta.
La Grande Sacerdotessa.
Ma che cosa, per Giove!, ancora agogna?
Qualaltra preda mai le resta a cogliere,
quando saffoltan di captivi elleni
tutte le selve, che ne stanno intorno?
La Condottiera.
Qualaltra preda agogni, vi chiedete?
Una fanciulla
(dallaltura).
O Numi!
La prima Sacerdotessa.
Che succede? Dileguata
s, forse, la caligine?
La prima fanciulla.
Salite,
presto, salite!
La seconda Sacerdotessa.
Ma parlate, dunque!
La Condottiera.
Qualaltra preda agogni, vi chiedete?
La prima fanciulla.
Oh, guardate! Si squarciano le nubi,
e con la furia de suoi raggi doro
del Pelide il cimiero investe il sole.
La Grande Sacerdotessa.
Lelmo di chi?
La prima fanciulla.
DAchille, ho detto. Mira!
Sorge splendido l, sovra unaltura.
In acciaio par fuso il suo cavallo.
Non crisoliti e non zaffiri sprizzano
lampi di luce, come or la persona
del divino Pelide. Il variopinto;
e rigoglioso paesaggio attorno
gli sta come una notte di bufera,
oscuro sfondo, da cui spicca e fulge,
tutta barbagli, lalta sua figura.
La Grande Sacerdotessa.
Ma nulla importa, nulla, al nostro popolo,
del figliolo di Pleo. Non lice
correr gualdane per un solo Eroe
alle figlie di Marte!
(Ad una Amazzone).
Arsinoe, va!
Pentesilea, presto, raggiungi, e dille,
a nome di Dana, che s vlto
contro le spose sue Marte adirato.
La Dea comanda: Si conduca sbito,
adorno di ghirlande, in patria il Nume,
per dar inizio, senza novi indugi,
alla festa divina delle rose!
(Arsinoe parte).
Udiste mai pi stolida follia?
La prima Sacerdotessa.
Ma non si scorge ancora la Regina?
La prima fanciulla.
(dallaltura).
Ecco!... Il campo sillumina.... La vedo!
La prima Sacerdotessa.
Dov? Ditemi!
La fanciulla.
In testa alle sue schiere.
Guardate come splendida, recinta
dallarmatura doro, ella precipita
contro il Pelide! Sembra che, gelosa
dei baci ardenti, onde la luce investe
le tempie dellEroe, gareggi in corsa
con la furia del Sole. E se bramasse,
per adeguare lemulo fulgente,
ascender nellazzurro, non potrebbe
secondando il desio della guerriera
levarla al ciel con pi sublimi lanci,
il suo cavallo.
La Grande Sacerdotessa.
E non os nessuno
ammonir la Regina, trattenerla?
La Condottiera.
Tutto il sguito suo cerc di opporsi
a sbarrarle la via. Tentato ha Prtoe
ogni buon argomento a dissuaderla.
Ma per condurla verso Temiscra,
invano os dogni eloquenza larte.
Sorda parea della ragione al grido.
Madre! Si dice che trafitto il seno
dal dardo pi venefico damore,
abbia Pentesilea.
La Grande Sacerdotessa.
Che dici mai?
La prima fanciulla
(dallaltura).
Numi!... Adesso si scontrano.... si azzuffano!
Sorreggete la terra, Iddii celesti!
Come due mondi avversi dan di cozzo
luno nellaltra!
La Grande Sacerdotessa.
(alla Condottiera).
No, non  possibile!
La Regina trafitta dallo strale
venefico damor? Pentesilea?!
Ella, che porta il cinto di diamanti?
La figliola di Marte, a cui difetta
financo il seno, valido bersaglio
alle pennute attossicate frecce?
La Condottiera.
Tale la voce che, diffusa, serpe
per ogni stormo. Poco fa da Mroe
io la riseppi, Madre!
La Grande Sacerdotessa.
Orrore! Orrore!
(LAmazzone ritorna).
La prima Sacerdotessa.
Ebbene? Quali nuove? Presto, parla!
La Grande Sacerdotessa.
Lhai veduta? Le hai detto?
LAmazzone.
No. Perdonami!
Era gi tardi. Non mi fu possibile
di giunger sino a lei. Di qua, di l,
tra lingroviglio delle donne sue,
senza mai tregua, balenava un attimo
e scomparia. Ma pure, in quel trambusto,
Prtoe dato mi fu davvicinare,
e palesarle il tuo comandamento.
Ella rispose con parole strane.
Non so se bene udii.
La Grande Sacerdotessa.
Quali? Ripetile!
LAmazzone
Rattenne il suo cavallo e avvolse, Prtoe,
Pentesilea dun triste sguardo. Parve
tutto pieno di lagrime. Concisa,
le palesai lo sdegno che ribolle
entro il tuo cuore nel veder protratta
questa gualdana per il solo Achille.
Torna rispose a quella che ti manda,
e dille di prostrarsi e di pregare
che presto il capo del Pelide rotoli
ai piedi dellAmazzone. Altrimenti,
scampo non vha per lei, per noi non vha.
La Grande Sacerdotessa.
AllOrco, irrefrenabile precipita!
Non al nemico, cui contrasta in campo,
soccomber Pentesilea, sibbene
a quello che si annida entro il suo cuore.
....E tutte noi travolger nel baratro!
Non vedete la nave maledetta
che ne trarr da Temiscra in Grecia,
vincolate, a dileggio, in lievi nastri?
Solca, tra bianche spume, lEllesponto....
La vede leccitata fantasia...
La prima Sacerdotessa.
Ecco, savanza il messo di sventura.
...
.
...
SCENA OTTAVA.
...
.
...
Detti. Entra unaltra Condottiera.
...
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...
La Condottiera.
O Madre, presto, fuggi! In salvo poni
i prigionieri! Le falangi greche
irrompon furibonde a questa volta.
La Grande Sacerdotessa.
Numi dOlimpo! Di, che cosa avvenne?
La prima Sacerdotessa.
Dov Pentesilea?
La Condottiera.
Caduta in campo,
e lesercito suo, sperso, disfatto!
La Grande Sacerdotessa.
Che dici mai? Farnetichi? Ripeti!
La prima Sacerdotessa.
Racconta come fu! Quando? In qual luogo?
La Condottiera.
Breve dir la paurosa storia.
Fisse in resta le lance, si scontrarono
lEroina e lEroe siccome folgori
scambiate tra nemiche nuvolaglie.
Meno salde dei petti, le due lance
volarono in ischegge. In sella, ritto,
il Pelide rimase. La Regina,
come avvolta in un nuvolo di morte,
fu sbalzata darcioni, al suol batt,
rotol nella polve innanzi a lui,
imbelle preda alla vendetta esposta.
Ecco! Attendiamo che lEroe la immoli
con un sol colpo allErebo.... Ma no!
Prodigio inesplicabile! Si ferma.
Pallido sta come uno spettro. Grida:
Percosso mha di folgore il suo sguardo!
Balza ratto di sella. E mentre attonite,
memori del divieto, non osiamo
levar neppure unarma per offenderlo,
egli sappressa alla Regina, impavido;
si curva su di lei, linvoca a nome,
tra le braccia la serra, la solleva,
alto imprecando al colpo suo mortale,
con lunghi lagni la richiama a vita.
La Grande Sacerdotessa.
Che cosa dici mai? Egli? Il Pelide?
La Condottiera.
Allora, dalle schiere delle Vergini
un urlo solo si lev, che parve
romba di temporale. O mie Centaure!
Segli non fugge sbito dal campo,
lo strale pi mortifero lo atterri!
tuon, spronando il suo cavallo, Prtoe
contro il Pelide. Lo invest. Strapp
dalle sue Braccia il corpo dellAmazzone.
Frattanto, ella rinviene. Scarmigliata,
lacera il petto, rantolante schiuma,
verso le retroguardie la conducono.
Ma nel ferrato petto dellEroe,
con repentina vampa di passione,
un Dio tremendo ha liquefatto il cuore.
Supplice grida: Amazzoni, fermatevi!
La pace Achille voffre, e sia per sempre!
Poi, la spada gitt, gitt lo scudo,
si discinse dal corpo larmatura,
e tenne dietro alla Regina, solo
ed imbelle cos, che se ritratte
non ne avesse il divieto, con le clave,
che dico mai?, pur con le inermi mani,
ridotto noi lavremmo allimpotenza.
Parea chei lo sapesse esserci sacra,
per folle giuramento, la sua vita.
La Grande Sacerdotessa.
Ma chi vi comand linerzia insana?
La Condottiera.
La Regina in persona.
La Grande Sacerdotessa.
Orrore! Orrore!
La prima Sacerdotessa.
Oh, mirate! Mirate!... Savvicina....
Pallida e barcollante la sorreggono....
Sembra leffigie del dolore.
La seconda Sacerdotessa.
O Numi!
Eterni Numi! Orribile spettacolo!
...
.
...
SCENA NONA.
...
.
...
Pentesilea, condotta da Protoe e da Meroe. Sguito.
...
.
...
Pentesilea.
(con voce fioca).
Aizzategli addosso le feroci
mute di cagne! I rabidi elefanti
sferzate su di lui con tizzi accesi!
I ben falcati carri disfrenate,
e falciatelo via!
Protoe.
Pentesilea,
ti scongiuriamo....
Meroe.
Ascoltaci, diletta!
Protoe.
Tinsegue Achille. Se la vita in conto
ancora tieni, non tardare. Fuggi!
Pentesilea.
Fuggire? Ah, s! Per ischiantarmi il cuore!
M come se volessi, furibonda,
calpestare una cetera, che al soffio
della brezza notturna il nome mio
mormorasse ostinata. Ahim! Cadrei
ai piedi di una belva, una pantera
carezzerei, se mi movesser contro
con lanimo, di che tutta trabocco
quando mi appresso a lui.
Meroe.
Non vuoi sottrarti?
Protoe.
Non vuoi fuggire?
Meroe.
Non vuoi porti in salvo?
Protoe.
Savverer qui, dunque, lindicibile?
Pentesilea.
Se per cruenti campi di battaglia
debbo, col ferro, conquistarmi Amore,
 forse colpa mia? Se in alto levo
la spada sullEroe, credete, dunque,
che sia per immolarlo al Dio di Averno?
Eterni Numi, no! Altro non voglio
che trarlo qui, sul mio povero cuore.
Protoe.
Vaneggia....
La Grande Sacerdotessa.
Disgraziata!
Protoe.
 fuor di senno!
La Grande Sacerdotessa.
Pensa soltanto a lui.
Protoe.
Lorrendo sbalzo
le ha tolta la coscienza.
Pentesilea
(dominandosi con visibile sforzo).
Ebbene, sia!
Mi voglio dominar, voglio costringere
questo mio cuore ad accettar benevolo
la sorte che glincombe. Se nellanima,
ancora inappagata, mi si annida
una brama fugace, io non vorr
crucciarmi con gli Dei, bizzosa al pari
di stolida fanciulla. Se la gioia
non mi scende dallalto, io non vorr
diroccare, per questo, il firmamento.
Conducetemi via! Presto, recatemi
un valido corsiero, e a Temiscra
ricondurr gli stormi delle Amazzoni.
Protoe.
Sia benedetta, alfine, la parola
degna di te, tre volte benedetta!
E adesso vieni, ch la fuga  pronta.
Pentesilea
(poi che ha scorto tra le mani delle Fanciulle i serti di rose, una vampa improvvisa le imporpora il volto).
Chi vordin di coglier quelle rose?
La prima fanciulla.
Lo domandi, signora?... Non rammenti?
Pentesilea.
Che intendi?
La Grande Sacerdotessa.
A ghirlandar la desiata
vittoria delle Amazzoni, disposi
io stessa pel raccolto. E tuo fu lordine.
Pentesilea.
Io maledico limpazienza mia!
Nel cruento fervore della guerra,
maledetto il pensier che pu ricorrere
allorgia trionfale! Maledette
le turpi cupidigie, che sommergono
nei casti petti delle figlie dAres,
con ululi di cagne sguinzagliate,
le acute strida delle trombe belliche
e gli ordini dei Duci!... Or dov, dunque,
la Vittoria dov, se, per beffarmi,
lAverno i serti del trionfo ha intsti?
Io li distruggo!
(A colpi di spada, ella distrugge le ghirlande).
La prima fanciulla.
Ahim! Che cosa fai?
La seconda fanciulla
(raccogliendo le rose disperse).
Per miglia e miglia. Primavera attorno
altri fiori non ha da far ghirlande!
Pentesilea.
E che mimporta? Inaridisca al mondo
anche la Primavera! Si sconquassi
lastro che ne sostiene, e si disperda
come queste corolle! Oh, somma gioia
poter disfare con le mani mie
la fulgida ghirlanda dei pianeti,
come i serti di rose or or disfeci!
Ahim! Afrodite!
La Grande Sacerdotessa.
Disgraziata!
La prima Sacerdotessa.
 persa!
La seconda Sacerdotessa.
Le fosche Erinni, lanima le invadono!
Una Sacerdotessa.
(dallaltura).
Achille avanza!... A gettito di fionda!...
Protoe.
(cadendo ai piedi di Pentesilea).
Prona, guarda!, ti supplico. Sottriti!
Pentesilea.
Nella stanchezza che mi strugge, lanima
forza non ha di trar lestremo anelito.
(Si siede).
Protoe.
Sciagurata, che fai?
Pentesilea.
Voi, siete libere.
Protoe.
Tu dunque intendi...
Meroe.
siti?
Protoe.
Vuoi dunque....
Pentesilea.
Io rester.
Protoe.
Sei fuor di senno!
Pentesilea.
Ho detto.
Le forze non mi bastano. Si schianta
il telaio che regge le mie membra.
Protoe.
Oh, sventurata tra le donne! A gettito
di fionda Achille  gi. Sottriti!
Pentesilea.
Ebbene, chegli venga, che mi calchi
sovra la nuca il suo ferrato piede!
Bene mi sta. Non vo che si discernano
mai pi dal fango di che son plasmate,
queste mie guance! Allasse del suo carro
egli colleghi per gli stinchi il mio
corpo fiorente, e lo trascini in corsa,
e lo scagli di poi, rotto, alle glebe,
pasto di cani e di voraci uccelli!
Preferisco tornar tra polve polvere
che conservar questa feminea specie,
per cui son muti dun amante i sensi.
Protoe.
Oh, mia Regina!
Pentesilea
(strappando la collana che le cinge la gola).
Maledetti fronzoli,
io vi strappo da me!
Protoe.
Pei Numi eterni!
Non hai promesso tu di metter senno?
Pentesilea
(strappando il pennacchio che le adorna lelmo).
Adornamenti vani, alla malora!
Imbelli siete pi dogni mio strale
e pi di queste mie guance di rosa.
Maledetta la mano che questoggi
madorn per la pugna! Maledetta
la voce che mi disse (amara beffa!):
 Pentesilea, ti adorno alla vittoria! 
Ecco, rammento.... Dambo i lati erette,
gli specchi mi reggean le donne mie,
magnificando, ahim!, pi bella assai
del corpo duna Dea, la mia persona
inguainata nel forbito acciaio.
Pste vincolga, maledette ipocrite!
Voci di Ellni
(dallesterno, ancor lontane).
 Avanti, Achille! Pochi passi ancora!
 Ancora pochi passi, e la terrai. 
La Sacerdotessa
(dallaltura).
Per Artemide! Ahim, perduta sei,
senza pi scampo, se non fuggi sbito!
Protoe.
O mia sorella, o vita mia! Rimani?
Non vuoi, dunque, sottrarti?
(Lagrime prorompono dagli occhi di Pentesilea, che si abbatte ai piedi di un albero. Percossa da sbita commozione, Protoe le si prostra accanto).
Protoe.
Ebbene, sia!
Se la tua volont ti si rifiuta,
se salvarti non vuoi, non pianger pi.
Non tabbandona Prtoe. Non chiede
alle tue forze (e i Numi le sian giudici!)
latto che troppo il lor potere supera.
Amazzoni, sorelle! I vostri passi
volgete in patria. La Regina ed io,
entrambe  udite!  rimarremo qui.
La Grande Sacerdotessa.
Sciagurata! Rafforzi il suo proposito?
Meroe.
Impossibile  dici  le sarebbe
di sottrarsi di qui?
La Grande Sacerdotessa.
Dici impossibile
ci che non vieta estrania forza alcuna?
Non il Destino, ma il suo folle cuore
qui la trattiene.
Protoe.
.E il cuore  il suo Destino!
Odimi, Madre. Credi tu possibile
a mani ignude disserrar gli anelli
di bronzea catena? Ebbene, guarda!
Ella, forse, potrebbe. Ma non pu
franger le maglie in che la cinge, stretta,
il folle amor, di cui ti beffi e ridi.
Ella  e non altri!  sa la via da battere.
Ogni cuore che sente  stretto enigma
insolubile, Madre. Alla sublime
felicit terrena, ella anelava.
Sfiorata lha. Gi quasi lha ghermita.
Or la sua mano le rifiuta tendersi
ad un bene novello. Vieni! Vieni!
Si compia sul mio cuore, il tuo destino!
E ancora piangi?
Pentesilea.
Soffro, soffro....
Protoe.
Dove
ti strazia il male?
Pentesilea.
Qui.
Protoe.
Non posso nulla,
diletta, a sollevarlo?
Pentesilea.
Nulla, nulla.
Protoe.
Ogni ardire raccogli!  presso a compiersi
il tuo destino. Aduna le tue forze!
La Grande Sacerdotessa.
(a mezza voce).
Follia, saccorda sempre alla follia.
Protoe.
(piano, alla Grande Sacerdotessa).
Taci!
Pentesilea.
Bene! Concesso che le forze
mi valessero a muovermi, concesso
chio mi muova di qui, dite!, che cosa
mi resterebbe a fare?
Protoe.
Andresti a Farso.
Raccoglieresti l  dove diretti
furon da me  gli avanzi dellesercito.
Curate le ferite, ristorata,
al primo raggio del veniente giorno,
(se taggradi cos Pentesilea)
riscenderesti in campo con le Amazzoni.
Pentesilea.
Se lo potessi!... Ho fatto limpossibile!
Ci che consente estrema possa umana,
io lho tentato. Ho posto in giuoco tutto.
Gettato ho il dardo decisivo. Sta.
Ahim! Mi avvedo che la posta  persa.
Protoe.
Oh, non credere, no! Non valutare
s nulle le tue forze e cos basso
il segno a cui si tendono, opinando
daver osato tutto a batter centro.
La collana di perle e di rubini,
che poco fa spezzasti,  dunque lottima
offerta, che tu levi al sacrificio?
A Farso, a Farso! L, potresti compiere
ancor linopinabile, per giungere
dritta alla mta, che ti affanna tanto.
Ma, forse,  vero.... forse,  troppo tardi.
Pentesilea.
(con un moto di inquietudine).
Oh, se potessi.... Se potessi ancora....
Ma farnetico, ahim! Ditemi: il sole
qual punto tien sullorizzonte?
Protoe.
Guarda!
Tincombe adesso sulla nuca. A Farso
tu giungeresti, pria che il giorno annotti.
Allinsaputa degli Elleni, ai Teucri
noi ci uniremmo. Poi, calati al porto
ove stanno allormeggio i legni greci,
ad un segnale, nottetempo, in fiamme
si porrebbe il naviglio. Espugneremmo
laccampamento elleno. Attorno stretto
dogni parte lesercito nemico,
battuto, sparpagliato ed inseguito,
raggiunto e catturato; alfine a noi
gioia sarebbe coronar di rose
gli Eroi, prescelti dalla mostra brama.
Oh, gaudio immenso, se il disegno mio
fosse per avverarsi! Senza tregua,
al fianco tuo combatterei, sfidando
ogni disagio, ogni stanchezza. Guarda!
Se pur dovessi rompere, schiantare
lultima fibra mia, non ristarei
sin che non fosse pago il desiderio
che tanto ti martra, e a piedi tuoi
vinto e prostrato io non vedessi Achille.
Pentesilea
(che, nel frattempo, non ha mai tolti gli occhi dal sole).
Oh, sio potessi, con sonoro battito
dali spiegate, liberarmi a volo!
Protoe.
Hai detto?
Meroe.
Hai detto?
Protoe.
Di, che cosa vedi?
Meroe.
Che cosa fissi?
Protoe.
Via, rispondi, parla!
Pentesilea.
 troppo in alto,  troppo in alto... Irride,
dalle lontane fiammeggianti sfere,
il mio perduto cuore di passione.
Protoe.
Di chi parli, o diletta?
Pentesilea.
Ov la via?
(Si fa forza e si leva).
Meroe.
Ah, dunque ti decidi?
Protoe.
Ti sollevi?
Ancora eretta stai? Sublime insorgi
come Titano! E pur se Averno prema
il suo pondo su te, non fletter membro!
Salda sta, salda reggi al par di vlta,
che di sua volont ben si cementa,
quando il crollo minacci ogni suo blocco.
E, come vlta, la tua nuca opponi
ai fulmini del Cielo. E grida: Fiedimi,
folgore! E lascia che ti fenda tutta,
dalloccipite al piede. E non crollare.
Non vacillare in te, sin che colleghi
a blocco un blocco, nel tuo seno giovine,
il buon cemento di un estremo ardire!
Porgimi la tua mano!... Andiamo, andiamo!
Pentesilea.
Dov la via che mi conduca?
Protoe.
Due,
Pentesilea, ve nha. La pi secura
sale per quella vetta; la pi comoda,
per questa valle corre. A te la scelta!
Pentesilea.
La vetta eleggo, che mi accosta a Lui...
Protoe.
A chi ti accosta?
Pentesilea.
O mie dilette! Adesso
sorreggetemi Voi, presto, guidatemi!
Protoe.
Ascesa che tu abbia la collina,
al sicuro sarai.
Pentesilea
(sostando di colpo su di un ponte, al quale lhan condotta le donne).
Ferme!... Ascoltatemi!
Ancora, prima di fuggire, impresa
resta, che non tentai.
Protoe.
Che intendi?
Meroe.
Spigati!
Protoe.
Oh, sventurata!
Pentesilea.
S, mi resta impresa
che non tentai. Folle sarebbe (e credo
ne conveniate!) tralasciar di osarla.
Protoe.
(scattando).
Ebbene! Adesso si sprofondi pure
sotto di noi la terra, ch non v
speranza alcuna pi di salvazione!
Pentesilea
(spaventata dallo scatto di Protoe).
Che cosa accade? Di, che ti corruccia?
Amazzoni, suvvia, parlate voi!
Che male ho fatto?
La Grande Sacerdotessa.
Intenderesti....
Meroe.
Spigati!
Quale follia rimugini?
Pentesilea.
Nessuna,
che tanto possa corrucciarvi, Amazzoni.
Io voglio lIda sovrapporre allOssa,
voglio drizzarmi, poi, tranquilla in cima.
La Grande Sacerdotessa.
Smuovere lIda?!
Meroe.
Sovrapporlo allOssa?!
Protoe.
(con un brusco movimento).
Proteggetela voi, celesti Numi!
La Grande Sacerdotessa.
 perduta!  perduta!
Meroe
(con titubanza).
Solamente
la possa dun Titano basterebbe
a tanta impresa, mia Regina...
Pentesilea.
Ebbene?
Son io forse da meno? E in che? Parlate!
Meroe.
Pentesilea....
Protoe.
Pei Numi!
La Grande Sacerdotessa.
Ascolta, dunque!
Concesso che la tua forza ti basti
allopera titanica, che mai....
Protoe.
Che mai ti gioverebbe?
Pentesilea.
Oh, potrei trarlo,
ghermito per la sua chioma fluente
doro e di fiamma, qui, su questo cuore.
Protoe.
Chi mai trarresti sul tuo cuore?
Pentesilea.
Il Sole.
Ahim!... Mi fugge, adesso, sovra il capo!
(Le Principesse si guardano lun laltra senza poter proferire parola, atterrite).
La Grande Sacerdotessa.
A viva forza, ora di qui si tolga!
Pentesilea
(fissando lacqua del fiume).
Folle che sono!... Ora lo scorgo....  l,
proteso ai piedi miei.... Prendimi! Prendimi!
( per gettarsi nei gorghi. Protoe e Meroe la trattengono).
Protoe.
Oh, sventurata!
Meroe.
Tra le nostre braccia
ella sabbatte esanime siccome
muliebre spoglia.
La Sacerdotessa.
(dallaltura).
Achille!... Achille irrompe....
gi gli cede la schiera delle Amazzoni....
LAmazzone.
Oh, Numi! Allempio sottraete voi
Pentesilea!
La Grande Sacerdotessa
(alle sue acclite).
Vergini sacre, andiamo!
Luogo non v per noi nella battaglia.
(La Grande Sacerdotessa esce con le sue acclite. La seguono le portatrici di rose).
...
.
...
SCENA DECIMA.
...
.
...
Irrompe una turba di Amazzoni armate darco. Detti.
...
.
...
La prima Amazzone
(gridando verso linterno della scena).
Arresta, temerario!
La seconda Amazzone.
...E ancor procede!
La terza Amazzone
O Principesse! Ove non sia tolto
il divieto di trar larco su lui,
non conterremo limpeto di Achille.
La second Amazzone
(a Protoe).
Signora, intendi? Che dobbiamo fare?
Protoe.
(affaccendata attorno a Pentesilea).
Vuotate contro lui tutti i turcassi!
Meroe
(alle Amazzoni del sguito).
Recatemi dellacqua!
Protoe.
Procurate
per di non ucciderlo!
Meroe.
Attingetela
da quel fiume, con lelmo!
UnAmazzone del sguito.
 presto fatto.
(Attinge e reca).
La terza Amazzone
Sta certa. Non morr.
La prima Amazzone
Presto, ordinatevi!
Gli sfiorino le gote i nostri strali
s che gli brucin solo i molli riccioli!
Chegli pregusti il bacio della morte!
(Le Amazzoni preparano gli archi).
...
.
...
SCENA DECIMAPRIMA.
...
.
...
Entra Achille.  senza armatura, senza elmo, senzarmi. Sguito di Greci. Detti.
...
.
...
Achille.
A chi quei dardi scoccherete, Vergini?
Contro il mio petto, che si oppone a voi
senza difesa alcuna? Che bramate?
Chio mi strappi di dosso pur la serica
maglia che mi ricopre, e ai vostri sguardi
sveli, pulsante qui tra costa e costa,
il mio cor mansueto?
La prima Amazzone.
Se taggrada,
dispgliati!
La seconda Amazzone.
Non monta!
La terza Amazzone.
Un dritto strale
scoccate l, dovei la mano preme!
La prima Amazzone.
Rechi in volo con s, la freccia, il cuore
trafitto dellEroe, siccome un pomo
percosso via dal ramo!
Alcune Amazzoni.
Discoccatevi,
dardi! Colpite!
(Scoccano alcune frecce, che oltrepassano, alte, il capo di Achille).
Achille.
Pi precise frecce
scagliano i vostri sguardi. Oh, no, non celio!
Ecco, trafitto qui nel pi profondo,
anima inerme e inerme corpo, ai vostri
piccoli piedi, Amazzoni, mi getto.
La quinta Amazzone
(trafitta da unasta, scagliata dallinterno della scena).
O Numi!
(Cade).
La sesta Amazzone
(egualmente colpita).
Muoio!
(Cade).
La settima Amazzone
(egualmente colpita).
Artemide!
(Cade).
La prima Amazzone
Furfante!
Meroe
(affaccendata attorno a Pentesilea).
Oh, misera!
La seconda Amazzone.
....Ed inerme egli si dice!
Protoe.
(come Meroe).
Come esanime sembra.
La terza Amazzone.
I suoi scherani
senza risparmio intanto ne saettano!
Meroe.
E cadono dintorno, una sullaltra,
le Amazzoni colpite. Non v scampo?
La prima Amazzone
I ben falcati carri disfrenate!
La seconda Amazzone.
Aizzate i mastini!
La terza Amazzone.
Seppellitelo
sotto valanga di macigni, ejetta
dai turriti elefanti!
Una Principessa delle Amazzoni
(allontanandosi, bruscamente, da Pentesilea).
Orvia, scostatevi!
Io vo tentare il colpo.
(Sfila con un secco moto larco dalla spalla e lo tende a prova).
Achille.
(volgendosi ora alluna, ora allaltra delle Amazzoni).
Oh, non vi credo!
La vostra voce, dolce come timbro
di puro argento, danna le mendaci
parole che proclama. Io non le credo.
O vergine occhiazzurra! I tuoi mastini
non tu sguinzaglierai contro di me.
E neppur tu, che riccia e rigogliosa
hai la serica chioma. Udite, Amazzoni!
Certo io mi son che sei incitati, adesso,
dal vostro grido intempestivo, rabidi
mi savventasser contro i cani urlanti,
le vostre carni stesse interporreste
tra la muta famelica e il mio corpo,
a preservar questo virile petto,
charde per voi dun forsennato amore!
La prima Amazzone.
Oh, limpudente!
La seconda Amazzone.
Ve come si boria!
La prima Amazzone.
Con melate parole ei crede....
La terza Amazzone
(a bassa voce alla prima Amazzone).
Oterpe!
La prima Amazzone
(volgendosi, e scorgendo la Principessa).
La maestra dellarco!... Orvia, slargate
il cerchio!
La quinta Amazzone
Che succede?
La quarta Amazzone.
Taci! Guarda!
Lottava Amazzone.
Eccoti il dardo!
La Principessa
(incoccando).
Io vo cucirgli adesso,
col mio strale, le gambe.
Achille
(ad un Greco del sguito, che ha gi pronto larco).
Su, colpiscila!
La Principessa.
O Numi!
(Cade).
La prima Amazzone.
Maledetto!
La seconda Amazzone.
Anchella cade!
La terza Amazzone.
E unaltra schiera ellena, ahim, savanza!
...
.
...
SCENA DECIMASECONDA.
...
.
...
Dalla parte opposta a quella occupata da Achille e dal suo sguito, entra Diomede, a capo degli Etoli. Alle spalle del Pelide, irrompe, pi tardi, Ulisse con lesercito greco.
...
.
...
Diomede.
O miei validi Etoli, avanti, avanti!
(irrompe, guidando traverso il ponte i suoi armati).
Protoe.
Artemide, piet! Divina, salvaci!
 finita per noi!
(Con laiuto di alcune Amazzoni, conduce Pentesilea novamente verso il proscenio).
Le Amazzoni
(in tumulto).
 Siamo attorniate!...
 Recise dallesercito!  Prigioni!...
 Chi pu, si salvi! 
Diomede
(a Protoe).
Amazzoni, arrendetevi!
Meroe
(alle Amazzoni che fuggono).
O folli, a che fuggite? Ferme!
(A Protoe).
Guarda!
Non le trattengo pi....
Protoe.
(rimanendo sempre presso la Regina).
Seguile, Mroe.
Forma, lungi di qui, la nova schiera,
e ritorna, se puoi, per trarne in salvo.
(Le Amazzoni si disperdono. Meroe le segue).
Achille.
Gi larmi, adesso!... Ov Pentesilea?
 salva, dite!,  salva?
Un Greco.
Eccola l!
Achille.
Dieci corone di trionfo, Elleni,
a Diomede tributo.
Diomede.
O vinte Amazzoni,
arrendetevi alfine!
Protoe.
Al Vincitore,
al Pelide soltanto, io ceder
Pentesilea. La preda a lui compete.
Diomede.
Fulminatela allora, Etoli miei!
Un Etolio.
Addosso! Addosso!
Achille.
(respingendo lEtolio).
Sciagurato, arrstati!
In vano spettro io muter chiunque
sattenti di sfiorar Pentesilea.
La preda a me compete.
Diomede.
Ah, ti compete?!
Perch? Per qual diritto?
Achille.
Il mio volere.
(A Protoe).
Consegnami la preda!
Protoe.
Ecco, ricevila!
Non temo nulla dal tuo grande cuore.
Achille.
(sollevando Pentesilea tra le braccia).
Puoi star secura.
(A Diomede).
Or tu, presto, prosegui;
incalza, annienta le fuggenti schiere!
Io qui rimango.... Che? Ti opponi forse?
Alle tenaci tenebre di Averno
contendere saprei questa mia preda.
Ottenerla da te, pi lieve impresa
adesso mi sarebbe.
(Adagia Pentesilea al pie di una quercia).
Diomede.
Ebbene, sia!
Etoli miei, seguitemi!
Ulisse
(irrompendo sulla scena a capo dellesercito).
Sia gloria,
gloria eterna al Pelide!... Al Vittorioso!
Miei prodi, avanti! Sul nemico in fuga
piombar n duopo pria che si riordini.
(Ulisse e Diomede, con le loro genti, scompaiono per la parte, onde sono scomparse le Amazzoni).
...
.
...
SCENA DECIMATERZA.
...
.
...
Pentesilea, Protoe, Achille. I Greci. Le Amazzoni.
...
.
...
Achille
(disserrando larmatura di Pentesilea).
Non vive...
Protoe.
Ahim! potessero i suoi sguardi
non aprirsi pi mai su questa squallida
luce che la circonda! Abbrividisco,
se penso al suo risveglio.
Achille.
Or dunque, dove
lho percossa col ferro?
Protoe.
Di sobbalzo,
lacera il petto, si lev dal suolo,
forsennata abbrancando ogni sua possa.
La conducemmo barcollante, qui.
Ma fosse per le membra ovunque lese,
o per lo strazio del suo cor ferito
dalla calamit della sconfitta,
al suo strenuo voler manc la possa;
e, vaneggiando dalle labbra smorte
farnetiche parole, tra le braccia
mi sabbatt, svenuta, unaltra volta.
Achille.
Ha sussultato.... Hai visto?
Protoe.
O Numi! O Numi!
Or bevuto non ha lamaro calice
sino alla feccia?
Achille.
Ve, respira adesso....
Protoe.
Achille! Se tu sai che cosa, al mondo,
misericordia sia; se il cuor ti muove
un soffio di bont; se non agogni
ucciderla di schianto; se non vuoi
scagliarla a un tratto fra le atroci spire
della follia, concedimi una grazia!
Achille.
Avanti, presto, parla!
Protoe.
O grande, o buono,
sottriti di qui! Non apparirle,
appena ella si desti! Anche allontana
le schiere tue dal campo, ti scongiuro!
Pria che risorga allorizzonte il giorno,
non possa alcuno palesarle, Achille,
desser caduta a piedi tuoi, sconfitta.
Achille.
Tanto, dunque, mi escra?
Protoe.
Non richiederlo!
Se giubilante ella rivarchi adesso
(e la speranza, provvida, la guida!)
le soglie della vita, oh, no, non sia
il fiero aspetto tuo, Trionfatore,
la prima realt che le si opponga!
In ogni seno femminile sagita
(odimi, Achille!) pavido un anelito,
che la luce del giorno non sopporta.
Se forza  ormai chella si prostri a te
umile e vinta prigioniera, attendi!
Concedi almeno chella tempri il cuore
alla sorte crudele.
Achille.
Francamente
ti parler, Nellanimo rivolgo
di far del corpo suo lestremo scempio,
chebbe da me la sanguinosa spoglia
dEttore il Priamide.
Protoe.
Orrendo mostro!
Achille.
Non teme ella da me lestremo scempio?
Protoe.
E tu lo compirai? Potrai straziare
questo suo corpo giovine, che tutto
di fascini sadorna, e sembra un bimbo
ghirlandato di fiori? Lo potrai?
Achille.
Dille che lamo!
Protoe.
Come?!
Achille.
Come  solito
amar femmina, un uomo. M nel cuore
la passone, casta e pure ardente;
senza peccato lamo, e pur mi brucia
ogni vena la brama del peccato.
Io voglio farla mia Regina.
Protoe.
O Numi!
Ripeti!... Hai detto?
Achille.
Orvia, concedi adesso,
chio rimanga?
Protoe.
Lascia che ti baci
umilemente i piedi, Eroe divino!
Se in questora tristissima non fossi
a noi daccanto, ti saprei raggiungere
in capo al mondo!  Ve, dischiude gli occhi....
Achille.
....E si muove.
Protoe.
Ti supplico: allontana
i tuoi guerrieri, e, tu, presto, rifgiati
dietro quel tronco!
Achille.
O miei fedeli, andate!
(Il sguito di Achille si allontana).
Protoe.
(ad Achille, che sta nascondendosi dietro il tronco di una quercia).
Ancora meglio clati, e rimani
sino a che non ti liberi un mio cenno.
Lunga sar limpresa. Di parola?
Achille.
Tubbidir.
Protoe.
Sta bene. Ed ora, guarda!
...
.
...
SCENA DECIMAQUARTA.
...
.
...
Pentesilea, Protoe, Achille. Sguito di Amazzoni.
...
.
...
Protoe.
O sognatrice, di, per quali lande
remote e luminose, irrequieta,
lanima tua volge errabondo il volo,
quasi avesse in dispetto il vecchio ostello?
Ospite regio, il Gaudio, ecco, ritorna
a battere al tuo seno; e ahim, sorpreso
di trovar vuota la dimora eletta,
rivolge i passi per salire al cielo,
onde discese. E tu non tratterrai
lospite egregio, o folle? Orvia, sostieniti
al braccio mio. Sollvati!
Pentesilea.
Ove sono?
Protoe.
Non riconosci pi la buona voce
della sorella tua? Non ti conducono
novellamente in te codesta rupe,
il sentiero che corre oltre quel ponte,
il paesaggio florido dintorno?
Deh, fisa queste Vergini, che a te
si stringono gioiose, e qui fan ressa
come alle soglie dun bel mondo novo!
....Sospiri? Che ti accora?
Pentesilea.
O mia sorella!
Da un orribile sogno io mi ridesto:
e immenso gaudio m, che mi ricolma
i grandi occhi di lagrime, sentire
che batte sempre contro questo stanco
martorato seno il tuo fraterno
cuore, diletta!... Ti dir. Sognai
che nel trambusto di feroce mischia
giunta mavesse lasta del Pelide.
Percossi il suolo tra lorrendo strepito
dellarmatura mia. Per lurto fiero,
il terreno, d intorno, rintron.
Atterrito, lesercito si volse
precipitoso in fuga. Impanata
nellingroviglio dei discinti arnesi,
impossibile m di trarmi in salvo.
Balza lEroe di sella. Trionfante
mi si avvicina. Tra le salde braccia
mi stringe, e mi solleva. Ed io, costretta
come in morsa dacciaio, invano tento
brandir questo pugnale. Imbelle preda,
tra risa alte di scherno, alle sue tende
condotta sono prigioniera, e sto.
Protoe.
Il sogno ti ment. Dal grande spirito
del magnanimo Achille,  alieno, credimi,
ogni vano motteggio di trionfo.
Fosse pure cos come nel sogno
or or ti parve, tu vedresti il figlio
splendido degli Dei prostrarsi a te
per offrirti il suo cuore in olocausto.
Pentesilea.
Maledizione a me, qualora io tolleri
lonta nefanda, e supplice sopporti
a piedi miei, senza di averlo io stessa
domato col mio ferro, un uomo imbelle!
Protoe.
Deh, frena la tua collera....
Pentesilea.
Che intendi?
Protoe.
Non posi qui, sul mio cuore fedele,
dolce sorella? Affronteremo insieme
la sorte tua, qualunque sia per essere.
Pentesilea.
Mera tranquilla lanima siccome
mare racchiuso tra le salde braccia
di un porto. Non un soffio sommoveva
il mio spirito in onde minacciose.
Ma la parola tua, ecco, dun tratto,
 colpo di vento sovra mare aperto 
mha suscitata lanima in tempesta.
Perch dovrei frenarmi? A che sorgete
cos dintorno con turbati volti,
e lanciate laggi, senza riposo,
pavidi sguardi, come se minace
mi ghignasse alle spalle un mostro orrendo?
Udiste? Un sogno fu, soltanto un sogno...
Mute restate?... Impallidite ?... Orrore!
Sogno non fu? Mapparve, dunque, il vero?
Dov Megris? Dov Mroe? Parla!
(si guarda attorno e scorge Achille).
Orrore! Orrore! Eccolo l.... Mi serge
terribile alle spalle.... Oh, bada, gurdati!
Libera  la mia mamo...
(Trae il pugnale).
Protoe.
Ahi, sventurata!
Pentesilea.
Miserabile mano! Si ricusa....
Protoe.
Divino Achille, salvala!
Pentesilea.
Perduta,
perduta io sono!... Sulla nuca imbelle,
egli mi prema, adesso, il suo tallone!
Protoe.
Ahim, vaneggi!
Pentesilea.
Scstati!
Protoe.
Ma guarda,
guarda, almeno! Non vedi, dissennata!,
chegli  solo ed inerme?
Pentesilea.
 vero. Ebbene?
Protoe.
Sol che tu voglia, il suo collo divino
offrir curvo a te, Pentesilea,
perch tu di ghirlande lo cateni.
Pentesilea.
No!... Ripeti!
Protoe.
Non crede ai detti miei.
Rassicurala tu, dille tu stesso,
o buon Achille!
Pentesilea.
Prigioniero mio
egli, dunque, sarebbe?
Protoe.
.E non mentisco.
Dille tu stesso!
Achille
(che nel frattempo  uscito dal suo nascondiglio).
Prigioniero tuo,
anima e corpo a te prostro, Regina!
Avvinto dal tuo sguardo, al par di falco
il pie serrato da tenace laccio,
per sempre io vo volar stretto al tuo pugno.
(Pentesilea nasconde il volto tra le mani).
Protoe.
Lo udisti, adesso, dalle labbra sue.
Al fiero scontro, anchei precipit,
come te, nella polvere. Nel mentre,
priva di sensi, a terra ancor giacevi,
fu disarmato....
Achille.
.disarmato; e imbelle
fui qui condotto: ai piedi tuoi, Regina!
(Piega un ginocchio innanzi a Pentesilea).
Pentesilea.
(dopo un breve silenzio).
Io ti saluto, allora, o maloso
incanto, che la vita a me rinnovi!
E te saluto, o mio giovine Nume
dalle guance di rosa! O cuore, schiuditi,
e scaglia alfine pel mio corpo il sangue,
che si ritrasse in te, torrido e gonfio,
nella cupida attesa di questora!
O succhi veementi della mia
florida giovinezza, o messaggeri
alati dogni gaudio, il varco apritevi,
per le vene irrompete in esultanza,
e, sventolando dalle guance mie
come rosse orifiamme, proclamate
che mappartiene alfine il divo Achille!
(Balza in piedi).
Protoe.
O mia diletta, frena lesultanza!
Pentesilea.
(avanzando tra le Amazzoni).
A me, mie fide Amazzoni, recinte
di serti trionfali! O figlie dAres,
ricoverte di polvere guerriera
dalloccipite al piede, a me balzate,
e a mano ognuna adduca il greco Eroe,
che si dom sul campo con la sgari!
E voi, fanciulle, voi, presto, recate
le canestre ricolme! E se per cingere
tutte le fronti degli Eroi soggetti,
corolle non mieteste quante occorrano,
i prati percorrete, e al caldo anelito
dei vostri petti, a mille, i cespi sboccino,
che Primavera, ahim, non degna esprimere!
Sacerdotesse di Dana, allopera!
I portali del tempio radoso,
redolente lolezzo degli olibani,
innanzi a me, rombando, si spalanchino
come i battenti di un sublime Empireo!
Un grasso toro dalle brevi corna
conducete allaltare! Folgorato
dal balenar dun solo colpo, a terra
senza dar mugghio stramazzi di schianto,
e tutto il tempio, attorno, allurto, tremi!
Compiuto  il sacrificio. Ed ora, ancelle,
tergete via dal pavimento il sangue
con lo scroscio degli ol ribollenti!
O panneggi di gala, dispiegatevi!
Calici doro, traboccate! Alzatevi,
squilli di trombe e strepiti di corni!
Melodoso il giubilo savventi,
scuota i pilastri delleterea vlta!
E tu, sorella, tu, diletta Prtoe,
sorgi, e soccorri al mio giubilo immenso,
e mirabili modi inventa, escogita,
a celebrar questo novello imene
tra la stirpe di Marte e i figli dEllade.
Megris, dove sei? Dove sei, Mroe?
Protoe.
(soffocando la propria commozione).
Come il dolore, ahim, la gioia teccita
e ti fa vaneggiare. A. Temiscra,
o dissennata, gi ti sembra dessere.
Con lali inquiete della fantasia
varchi obliosa i termini del senno.
Mozzartele m duopo. Attorno volgiti!
Dov il popolo, di, dove le sacre
sacerdotesse di Dana? Asteria
dov? Dov Megris? Dov Mroe?
Pentesilea.
(abbandonandosi sul petto di Protoe).
Deh, lascia che nei gorghi della gioia
io tuffi il cuore mio solo un istante,
e ne goda cos come un fanciullo
gode tuffarsi nel ceruleo mare
poi che di sabbia si brutt sul lido.
Ogni bracciata, per cui fendo i gorghi,
monda lanima mia duna lordura.
Fuggon le Erinni, ed aleggiarmi incontro
sento un volo di Numi. O Numi, uditemi!
Fate chio assurga, adesso, al vostro regno,
ch mai matura fu Pentesilea,
come adesso, alla morte!  Oh, Prtoe, dimmi,
tu mi perdoni,  vero?
Protoe.
Ahim, che dici?
Pentesilea.
Oh, rammento, rammento.... Eppure, credimi,
la pi cara mi sei fra le dilette
compagne mie.... Perdonami, perdonami!
Sentenzian tutti che il dolore  fiamma,
in cui lumano spirito si epura.
Torbida, invece, a me lanima ha resa,
avversa a tutti i Numi, a tutti gli uomini.
Odiai le tracce della gioia impresse
sovra volti mortali. Insino il bimbo
festoso tra le braccia della madre
sembr schernire la mia sorte. E adesso,
ecco, ancora vorrei che tutto il mondo
sorridesse beato alla mia gioia.
Se tra le fiamme del dolore, luomo
ergersi pu siccome invitto Eroe,
nello splendore della gioia, Prtoe,
egli  simile a un Nume!
Adesso, allopera!
Apprestiamo lesercito al ritorno.
Non appena le Amazzoni e i cavalli
abbian preso ristoro, volgeremo
alle valli natie, recando in patria
lo stuolo degli Elleni prigionieri.
Licaone dov?
Protoe.
Chi?
Pentesilea
(in tono leggermente aspro).
Lo domandi?
Il condottiero giovine degli Arcadi,
che la tua spada conquist. Dov?
Protoe.
(confusa).
L nella selva, mia Regina, insieme
coi Greci catturati. E tu concedi
che (come vuol la nostra legge) appaia
soltanto a Temiscra agli occhi miei.
Pentesilea.
A che indugia col? Suvvia, chiamatelo!
Ai piedi tuoi, sorella, io vo vederlo.
Ci gli compete. O mia diletta Prtoe!
Tu ti approssimi a me come a tepente
giorno di Primavera, una improvvisa
notte di gelo, e assideri in germoglio
questa mia gioia che fiorire anela.
Protoe
(tra s).
Ahi, sventurata!
(Ad una Amazzone).
Va, presto, eseguisci!
(LAmazzone parte).
Pentesilea
Chiamate adesso le fanciulle, e rechino
le canestre ricolme!
(Scorge a terra le rose).
Oh, quante rose!
Quale effluvio di vivide corolle!
(Si passa una mano sulla fronte).
Ahi, lorribile sogno!...
(A Protoe).
Dimmi, Prtoe:
fu dunque qui la gran Sacerdotessa?
Protoe.
No, chio mi sappia.
Pentesilea.
E chi, sorella, allora,
ha sparso queste rose?
Protoe
(pronta).
Ecco, rammento....
Dispogliarono attorno le fanciulle
i pi segreti anfratti, e una canestra
colma di rose hanno lasciata qui.
Provvido fu; ch, adesso, io le raccolgo
e ne intreccio una florida ghirlanda
per le tempie di Achille.
(Si siede al pie della quercia).
Pentesilea.
O cara, o buona!
M grato il tuo pensiero. Ed io raccolgo
queste rose opulente a mille petali
e vo foggiarne un serto per la fronte
di Licaone.
(Raccoglie alcune rose e si siede accanto a Protoe).
E voi, mie fide Amazzoni,
presto, intonate gli strumenti! Musica,
musica io bramo! Ho lanima in tumulto.
Fate che il vostro canto or me lacqueti!
Una Amazzone del sguito.
Che intoneremo?
Unaltra Amazzone.
Linno di vittoria?
Pentesilea.
Intonate il peana!
LAmazzone.
Oh, tristo inganno!
Date fiato alle trombe! Su, cantate!
Il Coro delle Amazzoni
(con musica)
Ares scompare. Bianco il veicolo
suo sacro leva per laria polvere,
volando rapido allOrco.
Le fosche Erinni schiudon le porte:
poi, dietro il Nume, ratte, le serrano.
Una Amazzone.
Ove ti attardi, divino Numine?
Ardi la fiaccola, Imene!
Ardila, e splenda! Dove ti attardi?
Coro.
Ares scompare ecc.
Achille.
(avvicinandosi furtivo a Protoe durante la musica).
Che significa ci? Voglio saperlo!
Protoe.
Ti supplico, magnanimo, ti supplico:
Ancora un poco attendi, e lo vedrai.
(Intrecciate le ghirlande, Pentesilea scambia la propria con quella di Protoe. Poi, si abbracciano e contemplano i serti. La musica tace. Rientra lAmazzone).
Pentesilea
(alla Amazzone).
Hai dato il mio comando?
LAmazzone.
Licaone,
il condottiero giovine degli Arcadi,
sar tra breve, mia Signora, qui.
...
.
...
SCENA DECIMAQUINTA.
...
.
...
(Pentesilea, Protoe, Achille, Amazzoni).
...
.
...
Pentesilea.
Ed ora, o dolce Eroe, vieni.... Pi presso!...
Avvicnati a me, posa a miei piedi!
Pi presso, via! Mi temi, dunque? Temi
forse Pentesilea, perch ti vinse
perch prostrato tha gi nella polvere?
Achille.
(ai suoi piedi).
Cos ti temo.... come i fiori il sole!
Pentesilea.
Guardami, allora, come fossi il sole,
come fossi il tuo sole!... O Numi! Sanguini!...
Sei ferito!...
Achille.
Una lieve scalfittura
qui sul braccio.... Nullaltro.
Pentesilea.
Ahim, ti supplico!
Non creder chio mirassi alla tua vita,
allor che ti colpii! Gio, nel colpo,
lanima; e, tuttavia, come ti vidi
barcollare e cader, la dolce sorte
di quella polve che ti accolse, marse
dinvidia il cuore!
Achille.
Oh, se tu mami, taci!
Non rammentar questo mio lieve sdrucio,
che da s si rimargina.
Pentesilea.
Perdonami.
Achille.
Dal profondo dellanima!
Pentesilea.
Ora, dimmi!
Sai tu come laligero fanciullo
Eros riesca a stringer ne suoi lacci
un feroce leone?
Achille.
Accarezzandolo.
Al dolce tocco di sue dita, sbito
il leone sammansa.
Pentesilea.
E allor sta certo:
anche tu sarai mite e mansueto
come colombo, cui con lievi nastri
tenga prigione una dolce fanciulla:
ch i desider del mio cuore, o Giovine,
verso di te si tendono siccome
cupidissime mani, e taccarezzano!
(Lo adorna di serti di rose).
Achille.
Ma chi sei tu, meravigliosa donna?
Pentesilea.
Non chiedermelo ancor: tu lo saprai.
Ma prima lascia che con questo lieve
serto di rose la tua nuca sfiori,
e le spalle, cos.... le braccia, quindi...
e le mani ed i piedi.... Ecco, ho finito.
Vuole cos la legge delle Amazzoni....
Che cosa aspiri?
Achille.
Minebria lolezzo
delle tue dolci labbra.
Pentesilea.
(schermendosi).
Son le rose
chesalano profumo.
Achille.
...Ed io vorrei
spiccarle via dal cespo.
Pentesilea.
Le crrai
quando saranno in fiore.
(Lo incorona con un altro serto; poi, sallontana verso il gruppo delle Amazzoni).
O Prtoe, guarda
come ben gli saddice il fluttuante
riverbero diffuso dalle rose!
Al par di fosca nube in temporale,
il fosco volto suo balena a tratti.
Il Signore del Giorno, allor che erompe
dalla chiostra de monti, erto sul cocchio
che conducon le Grazie (e damanti
sprizzano a mille delle ruote al volo!)
non appare in pi fulgido splendore.
Non ti sembra che brillino comastri
i suoi sguardi? Ma s! Comegli appare,
sembra che il Sole inceda!
Protoe.
Di chi parli?
Pentesilea.
Del figlio di Pelo!  Dimmi, o Divino!
Fosti tu, dunque, a prostrar nella polvere
sotto le mura dIlio il pi possente
dei Priamidi? Con codeste mani
hai tu trafitti i piedi velocissimi
del vinto Eroe, per collegare allasse
del tuo carro il suo corpo sanguinante,
e trascinarlo a scempio, in gi convolto,
lungo la cinta delle mura dIlio?
Parla! Rispondi! Che cosa taffanna?
Achille.
Ci che tu narri adesso, io lho compiuto.
Pentesilea.
(dopo averlo guardato intensamente).
Ha detto che fu lui....
Protoe.
Fu lui, fu lui!
Distinguerlo tu puoi dai luminosi
segni, di che sadorna.
Pentesilea.
Intendi?
Protoe.
Guarda!
Quella che lo riveste,  larmatura
che un giorno lalma Madre degli Dei,
Ttide, ottenne dallindustre Nume
del fuoco, Efesto.
Pentesilea.
Ebbene, invitto Eroe
a niuno ancor sommesso ed indomabile,
con questo bacio, io ti consacro a me!
Giovine Iddio di guerra, dora innanzi
tu mappartieni: e se qualcuno ardisca
richiederti di chi sei fatto preda,
nomina allora il nome mio: non altro.
Achille.
O tu divina imagine di luce
calata inesplicabile dai regni
dellEtere, dischiusi per incanto
a mostrarti ai mortali, di, chi sei?
Qual nome pu gridar lanima mia,
allor che inebrata si dimandi
di chi s fatta serva?
Pentesilea.
Allor che lanima
ti richieda di chi s fatta serva
descrivi il volto mio; sia quello il nome
col qual dallaltre mi distinguerai.
Ti dono pur questo cerchietto doro
inciso co miei segni; onde, mostrandolo,
tu possa dir chi ti possiede. Ahim!
Un nome pu sparir dalla memoria,
pu smarrirsi un anello: ma se un giorno
dimenticassi il nome, e se smarrissi
anche lanello che ti dono, dimmi,
rimarrebbe pur sempre il mio sembiante
nel fondo del tuo cuore? di, rispondi!
Achille.
Inciso v con tratti di diamante.
Pentesilea.
Io sono la Regina delle Amazzoni:
dal Dio Marte discende la mia stirpe:
Otrera fu mia madre: e ognor macclama
il popolo, ch mio: Pentesilea.
Achille.
Pentesilea!
Pentesilea.
Pentesilea tho detto.
Achille.
Sar della mia vita il grido estremo,
il mio canto di cigno il nome tuo!
Pentesilea.
La libert ti dono. I passi tuoi
volger t dato dove pi taggrada
tra le mie donne. Una nova catena,
lieve cos, come di fiori inserta
e pur tenace, come in ferree maglie
battuta, io vo forgiarti attorno al cuore.
Ma sino a che nel fuoco dellamore
fusa non labbia anello per anello
e temprata s salda, che non possa
cedere al Tempo e al Fato; tu promettimi
che rimarrai presso di me, constretto
da quella legge che la mia vittoria
timpone: ed io, mio dolce amico, voglio
provvida dissetar qualunque brama
che lanima ti bruci. Lo prometti?
Achille.
Come puledro allodor della biada,
che gli colmi la greppia ondei si sfama,
a te verr, Regina! Lo prometto.
Pentesilea.
Bene! Confido in te. Tra breve, il campo
noi leveremo pel ritorno in patria.
Sino alla squilla della dipartita,
tutto il mio tempo ti appartiene. Avrai
una tenda di porpora; n voglio
che ti manchino schiavi, attenti ai cenni
di tua regale volont. Ma quando
noi pel ritorno moverem le schiere,
poi che per via massiller  comprendi? 
qualche non lieve cura, rimarrai
tra gli altri prigionieri. A Temiscra,
a Temiscra, o mio divino Eroe,
tutta per te mi avrai, con ogni anelito
di questanima ardente.
Achille.
E sia cos!
Pentesilea.
(a Protoe).
Ma perch, dimmi, Licaone tarda?
Protoe.
Signora...
Pentesilea.
Io vo vederlo incoronato
dalle tue mani....
Protoe.
Attendi.... egli verr...
Oh, non sfiorisce, intanto, questo serto!...
Pentesilea.
(balzando in piedi per una improvvisa decisione).
Orbene, via! Qualche faccenda, adesso,
mi reclama di qui.
Achille.
Come? Che dici?
Pentesilea.
Lascia dunque che vada, amico mio!
Achille.
Tu vai? Mi lasci? E non vuoi prima solvermi
il groviglio denigmi, che mi ferve,
anelo di disciogliersi, nel seno?
Pentesilea.
A Temiscra, amico!
Achille.
Oh, no!... Qui.... sbito!..
Pentesilea.
A Temiscra, amico, a Temiscra....
Lasciami, adesso!...
Protoe.
(con inquietudine, trattenendola).
O mia Regina, resta!
Dove conti di andare?
Pentesilea.
(con stupore).
E lo domandi?
M duopo, adesso, riscontrar le schiere
delle Amazzoni mie: debbo abboccarmi
con Mroe, con Mgaris. Pei Numi!
Tempo questo non  da sperperare
soltanto in vane ciance...
Protoe.
Ma gli stormi
delle Centaure tue corrono ancora
dietro la fuga degli Elleni. A Mroe
lascia, dunque, la briga. Ella conduce
alla caccia le donne. E tu, riposa,
ch nhai ben donde. Non appena Mroe
abbia fugata dei nemici lorda
oltre Scamandro, ordiner gli stormi,
e lesercito tutto sfiler
dinanzi a te su questo campo.
Pentesilea
(titubante).
 certo?
Protoe.
 certo. Sta sicura.
Pentesilea.
(ad Achille).
Or tu sii breve!
Achille.
Per qual prodigio, misteriosa donna,
sei tu piombata dimprovviso incolume,
novella Atena a capo dun esercito,
da uno squarcio di nubi, innanzi ad Ilio?
Qual odio inesplicabile ti slancia,
cinta dacciaio dalla nuca ai piedi,
simile ad una Furia, addosso ai Greci?
Tu, che se a terra a piedi tuoi bramassi
veder prostrati tutti quanti gli uomini,
il prodigio otterresti, al sol mostrarti
nel sereno fulgor di tua bellezza?
Pentesilea.
Non  concessa a me, figliol di Ttide,
larte soave, onde la donna suole
conquistarsi lamor con i suoi fascini!
Non tra lalto tripudio duna festa,
come alle donne della patria tua,
quando saffolla alle sonanti gare
la luminosa giovent dellEllade,
conquistarmi m dato lAmor mio!
Non in boschi canori dusignoli
avvampanti nel fuoco dellaurora,
di gettarmi m dato tra le braccia
dellAmante prescelto! Ma su campi
cruenti di battaglia, in aspra guerra,
 destino chio cerchi lAmor mio,
e che lo attiri sul mio dolce seno
con queste rudi braccia in ferro chiuse!
Achille.
Onde proviene, e da quai tempi, dimmi!
una legge s barbara inumana
e ad altre stirpi di mortali ignota?
Pentesilea.
Essa zampilla, o Giovine, dallurna
sacrosanta dei pi remoti secoli:
dai culmini del Tempo inviolati
nel tenebroso ammanto delle nubi.
La volont delle pi antiche Madri
di nostra stirpe la sanc. Umilmente
noi ci pieghiamo a quella legge sacra,
come voi vi piegate ai santi editti
de vostri Padri antichi, o figlio dEllade!
Achille.
Spigati meglio!
Pentesilea.
Bene. Allora, ascoltami!
Dove si stende adesso il grande impero
delle Amazzoni, un tempo, rigoglioso
e sommesso agli Dei, regnava un popolo
venuto dalla Scizia: fiero e libero
come altro mai non fu, Da lunghi secoli
dominava quel popolo le vette
lussureggianti delleccelso Caucaso.
Ma un giorno il Re dEtiopia, Vexorde,
comparve a capo di feroci schiere
alle falde de monti, ed assal
irruento gli Sciti. Per le valli
irruppe con lo scroscio furibondo
dun fiume che straripi. Non ai vecchi
e non ai bimbi, perdon la furia
del suo ferro crudele: e cos estinse
una progenie a nessunaltra eguale.
I vincitori  com usanza barbara 
invaser le capanne e i campi opimi
de vinti: ed oltre che di mssi, ai vinti,
per soverchiare il colmo dellobbrobrio,
imposero lomaggio delle donne.
Dalle tombe recenti via strappando
le spose, le costrinsero a donarsi
rovesciate sui lor talami immondi.
Achille.
Triste la sorte fu, Pentesilea,
che diede vita al regno delle Amazzoni!
Pentesilea.
Ma dalla nuca, luomo, il giogo scuote
che lopprime col suo peso soverchio.
Per lunghe notti, tacite, in segreto,
convennero le Vedove nel tempio
di Marte, ed incavarono col pianto
solchi profondi su i gradini, prone
allaltare del Nume, la salvezza
impetrando da lui con calde preci.
E il Nume illumin le sventurate.
I volati talami celarono
mille taglienti lame di pugnale,
fuse e forgiate dai monili doro
alla fiamma di tutti i focolari.
Ma satteser le nozze di Tanaide
con il Re degli Etiopi, Vexorde,
per sacrar tutti, col cruento bacio,
i maledetti vincitori allErebo.
Nel mezzo della festa, allor, la Sposa
pugnal Vexorde: e in vece sua
il Nume con la donna si congiunse.
In una sola notte, gli oppressori
sebbero tutti, dalle salde lame,
il bacio della Morte.
Achille.
Oh, non diversa,
da offese donne, io mattendea vendetta!
Pentesilea.
Da quellistante stabilimmo: Libere
come turbin di vento in piani aperti
dora innanzi le vedove saranno,
e a scettro duom mai pi, mai pi soggette.
Uno stato di donne indipendenti
formeran dora innanzi, cui superba
maschil voce dimperio non offenda.
Daran da s le leggi a s medesime
le fiere donne, e alla propria difesa
provvederan da sole. LEroina
che Veroxde pugnal, Tanaide,
Signora sia del nostro nuovo Stato!
Luomo che ardisca di posar sovresso
solo uno sguardo, gli occhi suoi nefandi
chiuda per sempre al giorno! E segua allErebo
lempio suo padre, il bimbo che si esprima
dai grembi delle donne, fecondate
dal sacrilego bacio dei tiranni!
Subitamente, a coronar tutrice
del novo Stato la fiera Tanaide,
un tumulto di popolo grem
il tempio del Dio Marte. Ma nellattimo
solenne, in cui saliva la Regina
i gradini dellara, onde ricevere,
segno dimperio, dalle sacre mani
della prima Vestale, larco doro
dei Re di Scizia, rison pel tempio
una voce che disse: Ahim! Lo sprezzo
dogni uomo dester codesto regno
di sole donne, e sar preda facile
allimpeto del primo assalitore!
No! Legno darco non sar piegato
con adeguata forza a scoccar dardi,
dalle imbelli guerriere, contro i colmi
seni! Tacque la voce. La Regina,
eretta in sullaltare, attese allora
un cenno della folla. E come vide,
impaurite dalla strana voce,
esitare le turbe, il destro seno
dun colpo solo si recise via,
e consacr nel flusso del suo sangue
le donne allarte di scagliare i dardi;
e le chiam le Senza-petto: Amazzoni.
Poi, cadde al suolo vaneggiante. Fulgido,
un diadema regal sue tempie cinse,
ed ella fu, cos, nostra Regina.
Achille.
Per Giove! Quella donna senza seno
ben avrebbe potuto regger scettro
sovra un popolo duomini! Adorando,
a lei lanima mia si prostra e tace.
Pentesilea.
Anche nel tempio, allor, si fe profondo
silenzio per la folla. Sud solo
sonar larco caduto dalle mani
della prima Vestale, irrigidita
in un pallor di morte. Rison
tre volte sui marmorei gradini
la balestra regale, tra le squille
delle campane... e sadagi a suoi piedi.
Achille.
Ma laltre donne, dimmi!, non seguirono
lesempio di colei?
Pentesilea.
S, fu seguto.
Non sbito, per....
Achille.
(con stupefazione).
Come? Ripeti!
Lo seguirono, di?... Non par possibile!..
Pentesilea.
Che intendi?
Achille.
 dunque realt la fosca
leggenda che si narra? Quelle Vergini
che ti stanno dattorno, e appaion ricche
dogni bellezza femminile, e degne
che si flettano a lor nostre ginocchia
come a un altare, sono dunque tutte
mutilate cos barbaramente?
Pentesilea.
Che? Lo ignoravi?
Achille
(premendo il suo volto contro il seno di Pentesilea).
O mia Regina! Or dunque,
per decreto di barbara demenza,
son le Vergini tue mutile, tutte,
nel seno, ovhan dimora i sentimenti?
Pentesilea.
No, non temer! Le potenze dellanima
si son raccolte nellunico seno,
in quello di sinistra, cui pi prossimo
batte irruento il cuore....
Achille.
Un sogno strano,
travisto alle primore del mattino,
verosimile appar pi che non sembri
listoria che mi narri. Orvia, prosegui!
Pentesilea.
Che debbo dirti?
Achille.
Soluto non mhai
lintero enigma. Questa gente fiera
di sole donne, come mai provvede
a procrearsi? Si rinnova, dunque,
di tempo in tempo, il portentoso gesto
di Deucalione, ondebbe, dalle pietre
lanciate a tergo, nova stirpe vita?
Pentesilea.
Ogni anno, come la Regina sente
giunger lattimo in cui convien colmare
i molti vuoti che la Morte ha fatto
scerpendo vite, allor le pi fiorenti
delle sue donne convoca....
(Interrompendosi e fissando Achille).
Sorridi?
Achille.
Abbacinato dalla tua bellezza,
mero adesso distratto. E tu, perdonami!
Mi parea quasi di vederti scendere
dalla spera lunare incontro a me.
Pentesilea
(dopo una pausa).
Ogni anno, come la Regina sente
giunger lattimo in cui convien colmare
i molti vuoti che la Morte ha fatto
scerpendo vite; allor le pi fiorenti
delle sue donne cnvoca, da tutte
le terre del gran Regno, a Temiscra:
e nel tempio di Artemide, da Marte,
invoca per i grembi involati
la divina semenza, che fecondi
castamente le Amazzoni. Si nomina
la festa delle Vergini fiorenti,
presso di noi, la santa cerimonia.
Quindi attendiamo che, dissolto il candido
ammanto delle nevi, Primavera
deponga il bacio suo sul grembo ignudo
dellalma Terra. Al tempio del Dio Marte
si reca, allora, la Sacerdotessa
di Artemide. Prostrata innanzi allara,
al Nume la preghiera ella ripete
della saggia Regina. Il Nume, alfine,
quando consente, (spesso si ricusa,
ch le balze nevose non producono
di altrici mssi sufficiente copia)
per bocca della gran Sacerdotessa,
un popolo designa e casto e forte,
che ne faccia sue veci. Conosciuta
da quel nome la sede, per i campi,
per le citt, salza clamor di giubilo.
Spose di Marte  acclamano le turbe
le Vergini prescelte, a cui le Madri
porgono adesso i dardi ed i pugnali,
mentre, solerti, mille mani acconciano
sui corpi snelli larmatura ferrea,
la strana veste delle nozze insolite;
alte grida di gioia attorno suonano.
E come arriva il prenunziato giorno
della partenza, un rattenuto appello
di fioche trombe levasi, dintorno.
Con lievi susurrii, le donne balzano
agili in sella; e tacita, in segreto,
quasi smorzando il tonfo degli zoccoli
su molli lane, nel chiaror lunare,
la cavalcata va, per valli e monti,
verso le terre, ovha dimora il popolo
che leditto del Nume ha designato.
Quelle sedi raggiunte, in sul confine,
per due giorni riposano le donne,
riposano i cavalli. Poi, di schianto,
con la furia di nembi scatenati
contro il folto dun bosco, le Centaure
sullirta selva de nemici avventano
i loro stormi; e come la bufera,
schiantati i rami, via mulina in alto
un vol di semi, e li trasporta lungi
a fecondar novelli solchi; limpeto
delle guerriere Vergini travolge
verso le patrie terre, a procreare
il popolo amazonio, i prigionieri.
Qui, nel tempio di Artemide condotti
i vinti Eroi, noi li curiamo: e sbito
sinizia il ciclo delle cerimonie,
che mi son note per il solo nome
di festa delle rose , Achille, ascolta!
Sotto pena di morte, non accede
al mistero del Tempio alcuna Amazzone,
che prescelta non abbia il Dio di guerra
come sua sposa; in sino a che alla prole
i fecondati grembi non si sciolgano.
Allora, ricolmiam di lauti doni
i prigionieri, e sovra cocchi splendidi
doro e di gemme, in una cerimonia,
che nome ha delle Madri, saccommiatano
dalle donne gli Eroi. Tornano in patria.
Giorno lieto non  quel giorno, Achille!
Copioso pianto, nel commiato, scorre:
e qualche cuore, stretto in una fosca
mortale ambascia, si domanda come,
nei tempi andati, la diva Tanaide
abbia sancita legge s crudele.
Che sogni?
Achille.
Io?
Pentesilea.
Tu!
Achille.
(distratto).
Non chiedere, amor mio!
assai pi che parola non esprima.
Un giorno, dunque, mabbandonerai
cos anche tu?
Pentesilea.
Non so.... Non dimandarmi!
Achille.
La strana istoria!
(Si profonda in pensieri).
Ti rimane a solvermi
un altro enigma ancora.
Pentesilea.
E tu domanda,
mio dolce amore! Ma sii breve!... Parla!
Achille.
Non so spiegarmi come poco fa,
nella battaglia, s ferocemente
hai cercato me solo. Parea quasi
che tu mi conoscessi.
Pentesilea.
Il vero hai detto.
Achille.
Ma come, dunque?
Pentesilea.
Non sorriderai
della follia?
Achille.
Non so.... Ripeto, adesso,
le tue parole.... Orvia, rispondi! Spiegami!
Pentesilea.
Ebbene, ti dir. Ventitr volte,
dal giorno di mia nascita tornata
era la festa delle rose (ed io
leco soltanto del nuzial tripudio
avevo udita, dal querceto folto
onde eccelso si leva al firmamento
il sacro Tempio) allor che, agonizzando
mia madre Otrera, tra tutte le Amazzoni
come sua sposa Marte mi prescelse.
Uso non  che soffrano, per proprio
libero impulso, alla divina festa
che ha nome dalle Vergini fiorenti,
le Principesse della casa mia.
Duna di loro sinvaghisce il Nume,
e la designa poi, solennemente,
per bocca della sua prima Vestale.
Tra queste braccia, pallida, disfatta,
agonizzava la mia madre Otrera,
quando giunse al Palazzo, maestosa,
lambasceria di Marte; e comand
chio mi partissi senza porre indugio
alla volta di Troia, per condurre
coronato di rose in patria il Dio.
Nessun nome di popolo, prescelto
da Marte a far sue veci, nessun nome
salutavamo noi con lesultanza
che ne accendeva in cuore il vostro nome:
il nome degli Elleni combattenti
sotto larce troiana. Alte sonavano
in ogni canto della nostra terra,
per le vie sulle piazze nei mercati,
alte sonavan le canzoni in gloria
di vostre eroiche gesta: e ne narravano
la discordia pel pomo, il ratto dElena,
limpeto delle schiere dAgamennone,
laspra contesa per aver Briseide,
lincendio del naviglio, luccisione
di Patroclo, e la gara trionfale
onde tu vendicasti la sua morte.
Lambasceria del Nume mi trov
in lagrime profusa; e appena ascolto
porsi al messaggio della gran Vestale;
ch agonizzava la mia madre, Otrera.
O madre! dissi lascia chio rimanga!
Usa unultima volta i tuoi poteri,
e accomiata codesta ambasceria.
Ma la vecchia Regina veneranda
(che gi da tempo mi desiderava
sposa di Marte, a procrear pel trono
di Temiscra la prosapia nostra,
contro una stirpe consanguinea, anela
dusurpar la corona), allor mi disse:
Parti, figliola! Il Nume tha prescelta,
e il Pelide per te coronerai.
Possa tu divenir quella chio fui:
madre felice e, di sua prole, altra!
Dolcemente le mani ella mi strinse:
poi, sul mio petto, lanima esal.
Protoe.
Otrera, dunque, design lEroe
predestinato a te?
Pentesilea.
Lo design,
nominando il Pelide. Ad una madre,
la confidenza illecita consente,
a volte, il Nume.
Achille.
Illecita?! Perch?
La vieta, forse, qualche vostra legge?
Pentesilea.
La vieta, s. Non  concesso, Achille,
alle figlie di Marte andare in caccia
dun designato Eroe. Convien che accettino
colui che il Nume, in mezzo alla battaglia,
pone a fronte dognuna. O Protoe, parla!
Non  forse cos?
Protoe.
Dicesti il vero.
Achille.
E poi? Prosegui!
Pentesilea.
Per lintera fase
dun lunar ciclo, mi mantenni prona,
amarissime lagrime versando,
sovra la tomba della madre mia,
senza raccoglier limperial diadema
deposto in su lavello. Il ripetuto
conclamar del mio popolo, che in armi,
pronto a partire, saccampava attorno
alla reggia deserta, mi strapp
alfine dalla tomba, e mi costrinse
ad ascendere il trono. Combattuta
nel pi profondo cuor da unaspra guerra
dopposti sentimenti apparvi dunque
nel gran tempio di Marte. Il risonante
arco regal dellave mie, profferto
mi fu solennemente. Allor mi parve,
come lebbi brandito, che dattorno
maleggiasse lo spirito di Otrera:
e niuna impresa mi sembr pi sacra
chesaudir lestremo voto suo.
Cosparso allora di odorosi fiori
il sarcofago santo della madre,
a capo dun esercito di Amazzoni,
subitamente verso Troia irruppi:
e pi murgeva ad affrontar la guerra
lombra di Otrera, che il divino appello.
Achille.
Laspro cordoglio del recente lutto
annientava nel giovine tuo seno
la bellicosa foga, onde per solito
ribolle.
Pentesilea.
Amavo tanto la mia madre...
Achille
(le fa cenno di proseguire).
Pentesilea.
Quanto io pi mi appressava allo Scamandro,
e le valli, dintorno, risonanti
al romor de miei stormi, ripeteano
sempre pi alto e pi vicino il rombo
della guerra troiana  via dallanima
mi svaniva il dolore a poco a poco,
e si schiudeva agli occhi miei, gioioso,
un cruento orizzonte di battaglia.
Ecco! pensavo Se dun tratto innanzi
mi ridestasse per prodigio un Nume
tutti gli eventi dellantica istoria
del mondo, e mapparisse, redivivo
gi dagli astri scendendo, il luminoso
stuolo dEroi, che i carmi dei poeti
eternano nel tempo; un sol guerriero
io non vedrei pi degno dofferire
la fronte alle mie rose, un sol guerriero
pi degno dellEroe che, agonizzando,
mia madre Otrera mi prescelse: il bello,
il fiero vincitor del Priamide:
il terribile Achille! Ascolta! Ascolta!
Fantasma onnipresente alle mie veglie,
onnipresente sogno a miei riposi,
mera la tua persona, o divo Eroe!
Come unimmensa trama variopinta,
mi si stendea dinanzi lUniverso;
ed ogni maglia della trama immensa
era il baleno duna impresa tua,
e sincideva a fondo ogni baleno
in barbagli di fiamma, entro il mio cuore.
Or giunger ti vedea, colpire, abbattere
innanzi ad Ilio Ettore fuggente:
quindi, vampando in fiamme di vittoria,
volgere attorno, trionfale, il volto,
mentre affilava sulla nuda terra
il sanguinoso capo dellEroe
la precipite corsa del tuo carro:
or venir lagrimando alla tua tenda,
tremulo, supplicante, il vecchio Priamo;
e merompean dagli occhi ardenti lagrime,
nel ripensare che il tuo duro petto 
freddo, di marmo  alfine, o Inesorabile!,
un senso di piet scosso tavea.
Achille.
O mia Pentesilea!
Pentesilea.
Ma quale strana
estasi mi pervase, o divo Achille,
allor che in riva allo Scamandro, tu,
proprio tu mapparisti, circondato
dagli altri elleni Eroi, come da scialbe
stelle notturne il folgorio dun Sole!
Estasi non diversa avrebbe invasa
lanima mia, se con fulmineo volo,
con fragore di tuono, erto sul cocchio
trainato da candidi corsieri,
gi dallOlimpo, il Dio di guerra, a un tratto,
fosse disceso per condurmi Sposa.
E allor che agli occhi miei tua vista sparve,
abbagliata rimasi, e stetti come
notturno viator cui scrosci innanzi
la folgore rugghiando, e avverta allora,
i fulgidi battenti dellEliso
spalancarsi tra strepito di bronzi,
e richiudersi, poi, con cupo rombo.
In quellattimo, Achille, io ben compresi
donde irrompesse nel mio folle seno,
con impeto e con mugghio di torrente
lestasi che di s tutta mempia:
mavea raggiunta e presa, il Dio damore!
Conquistarti o morire Il mio dilemma,
in quellattimo, posi. Ed or.... mi arride
la sorte pi benigna.
Di, che guardi?
(Sode strepito darmi, da lontano).
Protoe.
(piano, ad Achille).
O figlio degli Dei, fa presto... Parla!...
Svelale sullistante il nostro inganno!
Pentesilea.
(balzando).
Una schiera di Elleni savvicina!...
A me, feroci Amazzoni! Levatevi!
Achille
(trattenendola).
Ferma! Non vedi?... Prigionieri, sono!
Pentesilea.
Hai detto?
Protoe.
(piano, ad Achille).
 Ulisse, per lo Stige!,  Ulisse!
Cedono i Greci allimpeto di Mroe!
Achille
(mormorando tra la barba).
La tramutino in pietra i Numi eterni!
Pentesilea.
Ma dite! Che succede?
Achille
(con sforzata esultanza).
O amore, amore!
Tu devi partorirmi il Dio del mondo!
Dalla sua tomba insorger Promteo,
per annunziare allUniverso:  nato
luomo che volli!  nato, alfine, lUomo!
Non io ti seguir, Pentesilea,
adesso, a Temiscra: ma, per contro,
tu trarrai meco alla fiorente Ftia.
Col  chiusa che sia leterna guerra
tra gli Elleni e i Troiani  io vo condurti
trionfalmente. Con immenso giubilo,
Achille ti porr sul trono avito.
(Lo strepito darmi continua).
Pentesilea.
Che dici? Non comprendo....
Le Amazzoni
(con inquietudine).
O Numi!...
Protoe.
Achille!..
Pentesilea.
Che ? Che cosa accade?
Achille.
Nulla! Nulla!
Fa cuore, o mia diletta! Ascolta! Incalza
lora fatale, che divin decreto
al tuo destino impone. E tu, sta salda!
Per leterne potenze dellamore,
 tuo possesso Achille: ei recher
per la vita, con s, laspra catena.
Ma per diritto bellico, Regina,
tu mi appartieni. Nel feroce scontro,
tu procombesti a piedi miei sconfitta,
non io fui vinto!
Pentesilea.
(raccogliendo tutte le sue forze).
Oh, mostro orrendo!
Achille.
Ascoltami,
ti supplico, diletta! Non il cenno
dello stesso Cronide, ormai, saprebbe
tramutar ci che fu. Le forze tue 
tutte!  raccogli e sta, qual rupe, salda,
e porgi, adesso, ascolto al messaggero
che, se non erro, a questa volta reca
(certo ad Achille!) qualche mala nuova.
Certo ad Achille; ch la sorte tua
per sempre ormai decisa, eterna sta!
La mia preda tu sei, Pentesilea,
e non linsonne Cerbero pi rabido
veglierebbe su te, chio non far.
Pentesilea.
Io prigioniera tua?
Protoe.
Lhai detto, ahim!
Pentesilea.
(protendendo le braccia verso il cielo).
O potenze dOlimpo! Eterni Numi!
Io vinvoco, vinvoco!... Aiuto!... Aiuto!...
...
.
...
SCENA DECIMASESTA.
...
.
...
Entrano un Duce e il sguito di Achille, recando larmatura dellEroe. Detti.
...
.
...
Achille.
Qual nuova rechi?
Il Duce.
Allontnati, Achille!
La fortuna mutevole dellarmi
ride, adesso, alle Amazzoni, e le avventa
a questa volta con rabbiosa foga,
al grido folle di Pentesilea!
Achille
(balza impetuoso strappandosi di dosso i serti di rose).
A me larmi!... Recate la quadriga!...
Con limpeto del carro, io vo schiantarle!
Pentesilea.
(con voce tremante).
Il terribile Eroe!... Non par lo stesso!...
Achille
(selvaggiamente).
Distano ancora?
Il Duce.
Guarda!... Nella valle
brillano gi le mezzelune doro.
Achille
(armandosi).
Portate via lAmazzone!
Un Greco.
Ma dove?
Achille.
Al greco accampamento. Andate! Andate!
Col, tra breve, vi raggiunger.
Il Greco
(a Pentesilea).
Lvati!
Protoe.
Mia Regina!
Pentesilea
(fuori di s).
Oh, non avventi
sovra di me folgore alcuna, Zeus?
...
.
...
SCENA DECIMASETTIMA.
...
.
...
Ulisse e Diomede a capo dellesercito elleno. Detti.
...
.
...
Diomede
(irrompendo sulla scena).
Achille, fuggi! Non frapporre indugi!
Lunica via di scampo che rimane
ne precludon le Amazzoni!
(Scompare in fuga).
Ulisse.
Ponete
in salvo la Regina!
Achille
(al Duce).
Alessio, aiutala!
Il Greco
(al Duce).
Non si smuove!
Achille
(ai Greci che gli porgono larmatura).
La lancia!... A me lo scudo!
(Con un grido, accorgendosi che Pentesilea si rifiuta di muoversi).
Pentesilea!
Pentesilea.
Divin figlio di Ttide!
Perch non vuoi seguirmi a Temiscra?
Seguirmi non vuoi tu nel sacro Tempio,
che dal folto querceto il cielo attinge?
Oh, vieni! Tutto, io non ti dissi ancora!
Achille
(che ha terminato, adesso, di armarsi, avanza verso Pentesilea e le porge la mano).
Regina! A Ftia ti vo condurre!
Pentesilea.
No!
A Temiscra, Achille, a Temiscra
devi seguirmi, e verrai meco al Tempio,
che dal folto querceto il cielo attinge!
E fosse Ftia la luminosa sede
de Numi eterni, Achille, io non verr!
A Temiscra! A Temiscra! Al Tempio,
che dal folto querceto il cielo attinge!
Achille
(sollevandola).
Perdonami, Regina! Un tempio simile
a Ftia (sta certa!) a Diana eriger.
...
.
...
SCENA DECIMOTTAVA.
...
.
...
Irrompono sulla scena Meroe ed Asteria a capo di un esercito di Amazzoni. Detti.
...
.
...
Meroe.
Travolgetelo a terra!
Achille
(abbandonando Pentesilea e volgendosi).
Procellosi
nembi cavalcan le Centaure?
Le Amazzoni
(avventandosi contro Achille e Pentesilea).
Addosso!
Liberiamola!
Achille
(tentando di trascinar via Pentesilea).
Vieni!... Intendi? Vieni!
Pentesilea.
(traendo Achille a s).
Tu non mi segui, ahim? Non vuoi seguirmi?
(Le Amazzoni tendono i loro archi).
Ulisse
(ad Achille).
O dissennato, fuggi!... Non  questo,
luogo dindugi!... Seguimi!
(Ai Greci).
Seguitemi!
(Travolge via Achille. Tutti i Greci lo seguono).
...
.
...
SCENA DECIMANONA.
...
.
...
La Grande Sacerdotessa di Diana con le sue accolite. Detti, tranne i Greci.
...
.
...
Le Amazzoni.
 Evviva!
 Evviva!
  salva 
Pentesilea.
(dopo una pausa).
Maledetto
sia codesto trionfo d ignominia,
maledetta ogni gola che lo esalta,
e maledetto letere, che trae
via pe lontani spaz il turpe grido
della vostra esultanza!  Udite, Amazzoni!
Per santit di bellico diritto,
non ero io, dunque, prigioniera sua?
Se umana stirpe contro stirpe umana 
non contro branco di feroci belve 
scende a battaglia  in simile tenzone,
v forse legge, cui sia dato sciogliere
i vincoli servili, onde le membra
del vinto il vincitore incaten?
O Achille! Achille!...
Le Amazzoni.
Numi!... Ho bene inteso?
Meroe
(alla Grande Sacerdotessa di Artemide).
Venerabile Madre, or parla tu,
ti supplichiamo!
Asteria.
O Numi!... Ella sadira,
perch dallonta di servili ceppi
la liberammo!!!
La Grande Sacerdotessa.
Ascoltami, Regina!
Con linvettiva insana, in modo degno
hai coronate lopere nefande,
compiute in questo giorno maledetto.
Ch non solo per libera tua scelta,
contro i decreti della Madre antica,
in campo ti eleggesti lavversario;
non solo, in luogo di atterrare Achille,
hai morso tu la polvere; non solo,
coronando di rose il Vincitore,
hai celebrato (insana!) il suo trionfo;
ma vituperi adesso il fido e fiero
popolo tuo, che infranse i ceppi infami;
e il Vincitore invochi; e piangi ancora
le servili catene, onde sei sciolta!
O grande figlia di Tanaide! Ebbene:
venia ti chieggo per codesta indebita
liberazione. Il sangue che fu sparso
pel tuo riscatto, solamente io piango:
e piango il ricco stuolo di captivi,
che, per spezzar tuoi ceppi, abbandonammo.
Liberamente, in nome del tuo popolo,
io ti ammonisco. Volgere i tuoi passi
dove meglio taggrada, or ti sia lecito!
Da la tunica al vento, e corri! corri!
LEroe raggiungi che ti strinse in ceppi,
e le catene infrante a lui riporgi,
perch te le rinsaldi attorno ai polsi.
Santo decreto di diritto bellico
cos comanda. Ma concedi a noi
di por termine, adesso, a questa guerra
e riprender la via di Temiscra!
Ch preci, noi, non volgeremo al vinto
nemico in fuga, come far ti piace;
n  vittoriose  (come a te s piace)
supplicheremo il vinto a che si prostri
a terra, nella polve, innanzi a noi. 
(Pausa).
Pentesilea
(vacillando).
Prtoe!
Protoe.
Sorella!
Pentesilea.
Non abbandonarmi!
Protoe.
Con te, sino alla morte!  il giuramento!
Ma tu tremi, tu tremi....
Pentesilea.
 nulla!...  nulla!...
In breve passer...
Protoe.
Sciagura immensa
cadde su te, sorella! Or siine degna!!
Pentesilea.
Perduto?!... Abbandonato?...
Protoe.
Intendi?...
Pentesilea.
Ahim!...
Il ricco, il bello stuolo.... E per mia colpa!...
Protoe.
Oh, non crucciarti! In una nova guerra
alle tue donne lo ridonerai.
Pentesilea.
(nascondendo il volto sul seno di Protoe).
Mai pi!... Mai pi!...
Protoe.
Pentesilea!...
Pentesilea.
Mai pi!...
Io vo celarmi in uneterna tenebra!
...
.
...
SCENA VENTESIMA.
...
.
...
Entra un Araldo. Dette.
...
.
...
Meroe.
Un araldo sapprossima, Regina!
Asteria.
Qual nuova rechi?
Pentesilea
(con un impercettibile senso di sollievo).
Un araldo di Achille!
(Pausa; poi, rannuvolata).
Ahim! Quali parole ascolter?
(A Protoe).
Digli che vada, o mia sorella, digli
chio non lo ascolto!
Protoe.
Qual messaggio rechi?
LAraldo.
Regina, a te mi manda il divo Eroe
coronato di giunchi, Achille, il figlio
della Dea posidonia; e, per mia bocca,
solenne, a te, questo messaggio invia:
Poi che ti strugge inestinguibil brama
di condur prigioniero a Temiscra
lelleno Eroe; e poi che asseta lanima
del fiero Achille bramosia di addurre
a Ftia prigione te, Pentesilea 
egli ti sfida a misurarti in campo,
da sola a solo, in una prova estrema.
Presenti i Numi, allor, lignuda spada,
la ferrea lingua del Destino, annunci
quale di voi giusto  che morda il suolo,
disteso innanzi al Vincitore.  Parla,
Pentesilea! Consenti tu? Rispondi!
Pentesilea
(fuggevolmente impallidendo).
Araldo maledetto! Incenerisca
la lingua tua rosso furor di folgore,
prima che torni a proferir parola!
Al suon della tua voce, or mi parea
come se, rovinando da petrosa
cuspide di montagna, un gigantesco
blocco di roccia, in fragorosi rombi,
di qua di l cozzando in cieca corsa,
piombasse in un dirupo senza fondo.
(A Protoe).
Or ripetimi tu  detto per detto 
il suo messaggio.
Protoe.
(tremando).
Achille a te lo invia.
LEroe ti sfida a misurarti in campo,
da sola a solo, in una prova estrema.
E tu, rifiuta!
Pentesilea.
Ahim! Non  possibile...
Protoe.
Che intendi?
Pentesilea.
Egli mi sfida a misurarmi,
da sola a solo, in una prova estrema?
Protoe.
Or posso, dunque, congedar laraldo
col tuo rifiuto?
Pentesilea.
Egli mi sfida in campo,
da sola a solo, in una prova estrema?
Protoe.
Tale il messaggio, chio ridissi a te.
Pentesilea.
Ei che gi sa come a cimento alcuno
pi non mi reggan le stremate forze,
ora mi sfida novamente in campo!?
Lanima sua, questo mio fido cuore
commover soltanto, allor che a brani
dilacerato ei labbia a colpi dasta?
Non gli  disceso dallorecchio allanima
il dolce suono delle mie parole?
Egli non sogna il tempio tra le querce!
Coronata di rose, ho unerma gelida!
Protoe.
Dimentica linfame!
Pentesilea
(avvampando in una fiamma improvvisa).
Ebbene, s!
Ecco, dun tratto, le stremate membra
un prodigioso fluido rianima,
e le forze mi rende ad affrontarlo.
A piedi miei rantoler, quandanche
e Lapti e Titani lo proteggano!
Protoe.
Pentesilea....
Meroe.
Decidi....
Pentesilea
(interrompendole).
O fiere Amazzoni!
I prigionieri, tutti!, io son per rendervi!
LAraldo.
Dunque consenti?
Pentesilea.
In campo io scender.
Nel conspetto de Numi, egli mi affronti,
e a testimoni anche le Furie invoco.
(Rombo di tuono).
La Grande Sacerdotessa.
Pur se ferita tabbian le parole
che dissi poco fa, Pentesilea....
Pentesilea.
(soffocando le lagrime).
Fa cuore, o santa Madre! Inutilmente
non mi ammonisti.
Meroe.
Madre, adopra tu,
adesso, il tuo prestigio!
La Grande Sacerdotessa.
Di, non odi,
nel brontolio del tuono, ladirata
voce del Nume?
Pentesilea.
Ebbene? Io lodo e invoco
sovra di me le tue folgori tutte!
La prima Condottiera.
O principesse....
La seconda Condottiera.
Che? Non  possibile!
La terza Condottiera.
Stolta follia sarebbe!
Pentesilea.
(con convulso furore).
Ananke, a me
co tuoi cani feroci! Ananke, a me!
La prima Condottiera.
Poche e disperse siamo....
La seconda Condottiera.
....e ahim, fiaccate!
Pentesilea.
Coi selvaggi elefanti, o Trroe, a me!
Protoe.
Vuoi tu con gli elefanti e con le mute....
Pentesilea.
E voi, falcati rutilanti carri,
che in mille campi celebraste lorgia
della cruenta mietitura umana,
serrate la compagine mortale,
o mietitori orrendi, attorno a me!
E voi, miei stormi equestri, o foschi turbini
che urtate dischiantate travolgete
la msse umana, disperdendo al vento
lerbe ed i semi  a me! Miei stormi, a me!
Gale di guerra, funebri splendori,
paramenti di morte, orrende musiche,
tutti, tutti, io vi chiamo attorno a me!
(Ella strappa dalle mani di unAmazzone, e brandisce, una enorme balestra).
(Irrompono Amazzoni, recando a guinzaglio mute di cani. Elefanti, fiaccole, carri falcati).
Protoe.
Pentesilea.... diletta.... ascolta! Ascolta!
Pentesilea.
(volgendosi alle mute).
Lvati, Tigri! Lvati, Lena!
E tu, Melampo dalla folta giuba!
E tu, veloce Aclo, sterminatore
dastute volpi! A me, Sfinge, terribile
cacciatrice di cerve! Ed Oxo, tu,
sbranator di cignali! E tu, Ircane,
ed Alttore, tu, rabida cagna,
che non paventi dei leoni il rugghio!
(Violento scoppio di tuono).
Protoe.
Ella vaneggia....
La prima Condottiera.
Uscita  fuor di senno...
Pentesilea.
(si prostra a terra. Tutti i segni della follia sincidono sul suo volto. Le mute levano attorno orridi ululati).
O divo Padre di mia stirpe, Marte,
Marte, tremendo Nume, Iddio di guerra,
io tinvoco, tinvoco! Il bronzeo carro 
con cui fracassi e porte e mura e case
delle avverse citt, le strade spopoli,
falci le mssi umane  a me concedi!
Fa che sovresso io balzi, e che, ghermite
saldamente le redini, mi slanci
con ulular di tuono per le valli,
e scrosci, come folgore da nubi,
sul capo maledetto, a incenerirlo!
(Si leva).
La prima Condottiera.
O Condottiere....
La seconda Condottiera.
A noi! La forza, adesso,
opponiamo alla Furia!...  fuor di senno!
Protoe.
Pentesilea.... son io.... la tua sorella...
Pentesilea.
(tendendo larco, come per scoccare).
Io vo provar se ancora al segno scocca!
(Prende su Protoe la mira).
Protoe.
(abbattendosi al suolo).
Numi dOlimpo!
Una Sacerdotessa
(balzando, rapida, alle spalle di Pentesilea).
Ascolta!... Achille giunge!...
Unaltra Sacerdotessa
(come sopra).
Il Pelide! Il Pelide!
Una terza Sacerdotessa
Egli  gi qui!
Pentesilea.
(volgendosi).
Dove?... No!... Radunato ancor non 
delle Furie il consesso.... Ananke, seguimi!
E voi, tutte, seguite!
(Esce, seguita dallintero corteo di guerra, tra violento rombar di tuoni).
Meroe
(sollevando Protoe).
Orrenda Furia!
Asteria.
Amazzoni, levatevi!... Seguitemi!
La Grande Sacerdotessa.
(pallidissima).
Qual sorte, o Numi, riserbate a noi?
...
.
...
SCENA VENTESIMAPRIMA.
...
.
...
Entrano Achille e Diomede: pi tardi, Ulisse; infine, un Araldo.
...
.
...
Achille.
Ascoltami, Diomede, e non dir verbo,
di quanto a te confido, al Laerziade.
Egli si erige a fastidioso giudice
e in uggia io lho, se quel suo labbro io veda
atteggiarsi allo sprezzo, alla rampogna.
Diomede.
Inviasti laraldo alla Regina?...
Non mente, dunque, lincredibil nuova?
Achille.
Il vero io ti dir. Ma tu, Diomede,
non oppor verbo a miei fermi propositi.
Quella Vergine strana, in apparenza
Grazia dOlimpo e Furia dello Stige,
arde per me duna passione folle,
e anchio  per lAde e per lAverno!  anchio
brucio per lei duna passione folle,
qual non provai per greca donna alcuna.
Diomede.
O Numi!... Ho bene inteso?
Achille.
Hai bene inteso.
Ma decreto dinsania, editto stolto
(che santit di legge ha tra le Amazzoni)
vuole, adesso, che in campo io le soccomba:
e fin chio non soccomba, ella non pu
stringermi al petto suo, donarsi a me.
Per questo, appunto...
Diomede.
O folle!
Achille.
Non intendi!
Ci che nel corso di tua vita intera
mai non fissasti col ceruleo sguardo,
concepire non sa la mente tua.
Diomede.
E intendi?... Intendi.... No, non  possibile!
Achille
(dopo una pausa).
Ebbene, s! Qual mai misfatto orrendo
medito io dunque?
Diomede.
.E a misurarsi in campo
tu stesso lhai sfidata....
Achille.
Oh, non temere!
Non oser sfiorarmi un solo ricciolo.
Il nudo ferro contro il proprio cuore
ella rivolger, levando grida
alte di gioia, allor che lo ritragga
rosso ed intriso del suo caldo sangue,
pria dattentarsi di levar su me
arma omicida. Ascoltami, Diomede!
Sin che la luna intero un ciclo compia
delle sue fasi, di piegarmi io conto
ai desider suoi. Non oltre, amico.
N per lindugio, penso, inghiottir
londa del mare listmo di Corinto.
Libero, quindi, libero siccome
lupo selvaggio per deserta steppa,
(s convenimmo) libero sar.
Ma se dato mi sia condurla in Grecia,
il trono de miei Padri ascender.
(Entra Ulisse).
Diomede.
Il Cronide ti manda!
Ulisse.
Achille, ascolta!
In campo, ancora, hai tu sfidato, insano!,
quelle Furie dAverno. Avventurarti
or dunque vuoi, con le spossate schiere,
allardo cimento, che pi volte
gi ti fall?
Diomede.
Tinganni! Oh, no, non medita
nuovi cimenti e nuove imprese belliche
dElleni contro Amazzoni; ma solo....
di offrirsi prigioniero alla Centaura.
Ulisse.
Ho bene inteso?
Achille
(una vampata dira gli arrossa le guance).
Togliti dinnanzi!
Ulisse.
Ho bene inteso?
Diomede.
Hai bene inteso, s.
Scendere in campo, armato e orrendo in vista
di streno guerriero furibondo;
fiederle in capo lelmo a colpi dasta;
avventar sul suo scudo, a punta e taglio,
colpi su colpi, s che suoni in rombi
letra dattorno, e sprizzino scintille...
e procombere poi, muto, a suoi piedi
siccome un vinto: tale, il suo proposito.
Ulisse.
Per farnetico parli!
(Ad Achille).
Udito hai tu
ci chegli afferma?
Achille
(dominandosi).
Cessa, o Laerziade,
quel sardonico ghigno, che le mani
a pugno or mi contrae, mirrta e offende!
Ulisse
(con violenza).
Pei Numi inferni, no! Sapere io voglio
se bene inteser queste orecchie mie!
O figlio di Tido! Riconfermarmi
dovrai con santit di giuramento
quanto adesso rispondi a ci chio chiedo.
Di offrirsi prigioniero alla Centaura,
egli medita dunque?
Diomede.
Ahim, lo udisti!
Ulisse.
.E conta di seguirla a Temiscra?
Diomede.
A Temiscra.
Ulisse.
....E lardua impresa bellica,
che combattiamo per il ratto dElena
sotto larce di Troia, adesso, il folle
vorrebbe disertar come se fosse
un giuoco pueril, per correr dietro
ad un novo balocco variopinto?
Diomede.
Per Zeus leterno giuro: il vero dissi.
Ulisse
(incrociando le braccia).
Non credo a queste orecchie!
Achille.
Egli ripensa
larce di Troia!?...
Ulisse.
Ebbene?
Achille
(fa cenno di non comprendere).
Ulisse.
Orvia, ripeti!
Non dicesti parola?
Achille.
Io?
Ulisse.
Tu!
Achille.
Ripensa
larce di Troia!?..., dissi.
Ulisse.
Ebbene, s!
La penso; e disperato or ti richieggo
se limpresa di Troia, Achille, a un tratto,
vanita sia dalla tua mente, come
notturno sogno al biancheggiar dellalba.
Achille
(avanzando verso Ulisse).
Se la rocca di Troia, o Laerziade,
sprofondasse di schianto, e i suoi palagi
immenso ricoprisse un glauco mare;
se pescatori grigi, al chiar di luna,
a comignoli suoi dallonde emersi,
in ormeggio legassero le barche;
se nel palazzo del vegliardo Priamo
scettro reggesse un luccio, e sovra il talamo
dElena bella, coppie di serpenti
savvinghiasser frenetiche in amore 
io verbo non direi, non farei cenno!
Ulisse.
O figlio di Tido!... Sul serio ei dice!...
Achille.
S, per lo Stige, s, per la palude
fosca di Lerna, s; pel buio Averno
e per lOlimpo, s! Da senno, io parlo!
Sogno il tempio di Diana, e lo vedr!
Ulisse
(susurrandogli a mezza voce allorecchio).
Diomede, fa chegli non muova pi
da questo luogo. A te lo affido!
Diomede.
A me?
Sio lo legassi.... Or dammi aiuto tu!
(Entra lAraldo).
Achille
(allAraldo).
Consente dunque, di. Consente?... Parla!
LAraldo.
Ella consente, s, figliol di Tetide.
Gi scesa  in campo. Ma le stan dattorno
mute di cani, branchi di elefanti,
stormi selvaggi di cavalcatrici;
n so spiegar tanto un corteo di guerra
alla prova cui sola (e ben mi espressi!)
tu la sfidasti.
Achille.
 tal lusanza loro.
(Tra s).
Comella  scaltra, per gli eterni Numi!
(AllAraldo).
Mute di cani, hai detto?
LAraldo
(fa cenno di conferma).
Achille.
Ed elefanti?
LAraldo.
Terrore incute, lorrido corteo!
Sella dovesse misurarsi in campo
con lesercito intiero di Agamennone
sotto larce di Troia  oh, non andrebbe
ad oste, no, con pi chiassose gale
orribili di guerra!
Achille
(ai Greci presenti).
Orvia, seguitemi!
(Mormorando tra la barba).
Usi sono, per certo, i cani a mordere
dalle dita il boccone, e gli elefanti
mansueti saranno al par di lei.
(Esce seguto dai suoi).
Diomede.
Egli  uscito di senno!
Ulisse.
Occorre, o Greci,
che noi lincateniamo, e a saldo palo...
Diomede.
Le Amazzoni!... Le Amazzoni!... Fuggiamo!
(Escono tutti).
...
.
...
SCENA VENTESIMASECONDA.
...
.
...
La Grande Sacerdotessa, pallida in volto, seguta da numerose accolite. Amazzoni.
...
.
...
La Grande Sacerdotessa.
Vincolatela in funi!
La prima Sacerdotessa.
O santa Madre!...
La Grande Sacerdotessa.
Rovesciatela a terra! Vincolatela
con saldi cappi!
Una Amazzone.
La Regina!?
La Grande Sacerdotessa.
S,
quella rabbiosa cagna! A trattenerla,
pi non bastan le braccia!
Le Amazzoni.
O santa Madre,
fuor di senno tu sembri!
La Grande Sacerdotessa.
Ha rovesciate,
ha calpestate, furibonda, al suolo
le tre guerriere, a cui commesso io avea
dopporsi alla sua furia; e quando Mroe
le si abbatt dinanzi nella polvere,
alto gridando i pi soavi nomi
a stornar sua follia, le adizz contro
le mute urlanti; e mentre impaurita
solamente da lungi io mi appressava,
rapida si curv, da terra svelse,
forsennata, un macigno, e con entrambe
le mani lo lev, su me saettando
lampi dira dagli occhi.... Frantumata
ella certo mavrebbe, ovio, dun balzo,
confusa non mi fossi tra la folla
delle Amazzoni...
La prima Sacerdotessa.
Orrore!
La seconda Sacerdotessa.
Orrore!
La terza Sacerdotessa.
Orrore!
La Grande Sacerdotessa.
Or tra le mute urlanti ella folleggia
in furibonda corsa, dalle labbra
spumando bava; e le ululanti cagne
chiama sorelle; e via per boschi e campi,
larco scotendo come un tirso, danza
Menade dissennata, e, tempestando,
le fameliche mute aizza in caccia
addosso alla pi bella selvaggina,
che la terra  ella grida  abbia prodotta.
Le Amazzoni.
Furie dellOrco! Qual castigo orrendo
avventaste su lei!
La Grande Sacerdotessa.
Per, vi dico:
Figlie di Marte! Ora, lastuzia giovi!
Ponetevi in agguato al crocevia,
presto!, tendete innanzi a lei linsidia
dun saldo laccio in tra i cespugli ascoso,
e allor che al cappio le simpigli il piede,
forte traete, a terra rovesciatela
come idrofoba cagna, s che avvincerla
allor si possa in solidi legami,
e trascinarla in patria a viva forza!
Lesercito delle Amazzoni.
 Pentesilea!
 Pentesilea!
 Vittoria!
 A terra  Achille!
 Il Greco  vinto!
 Evviva
 Prigioniero  lEroe!
 Di rose, adesso,
gli cinger la fronte la Centaura! 
La Grande Sacerdotessa.
(con voce soffocata dalla gioia).
Ho bene udito?
Le Sacerdotesse e le Amazzoni.
O Numi, a voi sia lode!
La Grande Sacerdotessa.
Non fu codesto, un grido desultanza?
La prima Sacerdotessa.
S, di vittoria, o nostra santa Madre:
tal che pi alto non ne udimmo ancora.
La Grande Sacerdotessa.
Chi va? Chi corre? Chi mi reca nuove?
La seconda Sacerdotessa
(ad una Amazzone, che, frattanto  salita sul ciglio della altura).
Oh, Terpi!... Dinne tu!... Dinne! Che scorgi?
LAmazzone
(con terrore).
Numi inferni!... Che veggon gli occhi miei!
La Grande Sacerdotessa.
Che vedi, di, che vedi?
Le Sacerdotesse.
 Parla!
 Parla! 
LAmazzone.
Frammista ai branchi delle cagne urlanti,
Pentesilea.... Pentesilea.... (no, quella
esser non pu da grembo umano uscita!)
a brani a brani, con lugne, coi denti,
dilacera il Pelide!
La Grande Sacerdotessa.
Orrore! Orrore!
(Un fremito e un grido di orrore corrono per la folla delle Amazzoni).
LAmazzone.
(dalla altura).
Bianca, spettrale, ecco!, savanza, accorre
 voce del tetro enigma  adesso, Mroe.
(Discende).
...
.
...
SCENA VENTESIMATERZA.
...
.
...
Entra Meroe. Dette.
...
.
...
Meroe.
Sacerdotesse della diva Artemide,
e voi figlie di Marte, udite, udite!
Gorgone orrenda, orrenda storia io narro.
Alle parole mie, come dincanto,
vi cangerete, dritte, in mute pietre!
La Grande Sacerdotessa.
Parla, tetro fantasma! Di! Che avvenne?
Meroe.
Voi lo sapete. La tremenda Furia
(che dora innanzi non avr pi nome
se non di belva!) contra il greco Eroe,
per cui saccese dun amore insano,
trasse a battaglia; e nella turpe ridda
de sensi suoi, mun lardente anelito
di possederlo, con le gale tutte,
con tutti i foschi paramenti bellici.
Tra lululo famelico dei cani
e lorrido barrir degli elefanti,
larco in pugno scotendo al par di un tirso,
gli mosse incontro forsennata, in danza.
Allor che Marte furibondo squassa
su floride citt la roggia face,
e avanza lordo di cruenta polvere
tra le turbe atterrite a grandi passi,
orrido in vista non appar siccome
orrida appar la furibonda Menade.
Il Pelide (che, a voce degli Elleni,
acceso e folle ei pur deguale amore,
sfidata in campo la Regina avea,
sol per prostrarsi a lei senza combattere,
onde seguirla al tempio di Dana)
scese fidente incontro alla Centaura,
lasciando indietro gli altri greci Eroi.
Ma come ei sente ruinar da lungi,
al cupo rombo del corteo di guerra,
minacciosa la Furia, e allor si avvede
dessere quasi inerme, armato (solo
per apparenza) duna corta lancia 
ecco!, si arresta, e volge intorno il capo,
e ascolta, e scruta, e fugge inorridito,
e ancor si arresta, ed esita, e savventa,
e fugge ancora, e cerca scampo  come
giovine cervo che il lontano rugghio
avverta dun leone. E Ulisse chiama,
e Domede invoca.... Ahim! Langoscia,
nella strozza gli soffoca la voce.
Tornar vorrebbe alle sue fide schiere....
e un manipolo gi la via gli sbarra.
Al cielo, allora, le tremanti mani,
supplice, leva; e gi sacquatta, immobile,
tra la chioma dun pino, oscura e folta,
che col suo peso a terra i rami piega.
Frattanto, avanza la Regina. I cani
dietro di s  le selve e i monti scruta
simile a cacciatrice. E poi che, aprendosi
tra i rami un varco, gi lEroe si sporge
col capo fuor del nascondiglio, e gi
ne balza per prostrarsi a piedi suoi,
Tradito il cervo hanno le ricche corna!,
grida la Furia: e, dissennata, tende
larco sonante con s fiera rabbia,
che i fusi estremi, lun con laltro, toccano.
Poi, la balestra leva, e al segno mira,
e scocca il colpo. Il dardo, allinfelice,
la gola sibilando trapass.
Al suolo egli stramazza; ed alto un grido
selvaggio di vittoria irrompe al cielo
dalle esultanti turbe delle Amazzoni.
Morto, Achille non . La lunga freccia
sfoga, infissa pel collo, dalla nuca.
Rantolando ei si leva, e al suol ricade,
e si rialza, e tenta di fuggire.
Ma, furibonda, le selvagge mute
ella addosso gli aizza: Avanti, Dirce!
E tu, Melampo! E voi, Tigri, Ircane!
E tu, Leana! E tu, Sfinge!... Atterratelo!
Rabida cagna anchessa, con le mute
ululanti de cani ecco si slancia
contro lEroe, labbranca pel cimiero;
e con Melampo che lazzanna al petto,
mentre nel collo Dirce i denti affonda,
gi lo traggono a forza in uno schianto,
s che percosso, allurto, il suol ne trema.
Voltolandosi, Achille, nella effusa
porpora del suo sangue, ecco le sfiora
la gota, e grida: Ahim! Che fai? Che fai?
Pentesilea, dolce mia donna, Achille,
Achille io sono!  questa, o amore, dimmi!,
la festa delle rose? Una famelica
leonessa ruggente (che per piani
bianchi di neve in caccia errando, cerchi
preda per satollarsi) allo straziante
grido dellinfelice, avrebbe, certo,
contenute sue brame. Ma la belva,
ecco, dal corpo sanguinoso, via
scinge strappa la fulgida armatura,
denuda il petto, e nelle bianche carni,
cui le cagne, ringhiando, ecco, savventano
per azzannarle a gara  anchella a gara
con Dirce ed Oxo, a fondo i denti infigge.
Labbra intrise di sangue e rosse mani,
ella mi apparve  udite!  allor che apparvi.
(Sinistra pausa di orrore).
Se intese avete le parole mie,
donne, parlate! E sia la prova, questa,
che in vita vi lasci la storia orrenda!
(Pausa).
La prima Sacerdotessa.
(piangendo, col volto poggiato sul petto della seconda Sacerdotessa).
Oh, no! Vera non par, n verosimile!
Una s casta Vergine, ed egregia
in ogni arte muliebre! S vaga
nel volger passo a danza e voce a canto!
Cos ricca di grazie, e pur di senno!
La Grande Sacerdotessa.
Generata non lha, no, generata;
certo, Otrera non lha! Gorgone orrenda
partor nella reggia, a Temiscra,
lorrendo mostro.
La prima Sacerdotessa.
(seguitando).
Come un usignolo,
che la selva di Diana abbia a dimora,
ella era mite. Di tra i rami ascosa
deccelsa quercia, dalla verde cima
dondoleggiante al soffio della brezza,
gorgheggiava, squillava, gorgheggiava;
pei silenz notturni; e al viandante
sempia duna ineffabile passione,
in ascoltar quel canto, il triste cuore.
Incedendo pe campi, ella era attenta
ad evitar col passo il picciol bruco
variopinto sospeso al filo derba:
e non anco, alla caccia, avea balestra
scoccato dardo su cignal selvaggio,
che, mirando nellocchio della vittima,
velato gi, ombra mortale repere,
duna immensa piet sentiasi invasa
lanima tutta, e si prostrava a terra
per dar medicamento alla ferita.
(Pausa).
Meroe.
Ed ora sorge l, presso il cadavere,
ritta ed immota e muta, bilanciando
la balestra sullmero, siccome
vittoroso arciere; e locchio vitreo
figge nel vuoto della immensit,
e tace. Erti i capelli pel terrore,
noi conto le chiediam della sua gesta...
ed ella tace; se ne riconosca...
ed ella tace; se seguir ne voglia...
ed ella tace. Un fremito dorrore
mi colse, mi squass, tutta minvase...
e son fuggita, allora, a questa volta.
...
.
...
SCENA VENTESIMAQUARTA.
...
.
...
Pentesilea. Il cadavere di Achille, coperto da un paramento rosso. Amazzoni.
...
.
...
La prima Amazzone.
Amazzoni, mirate!... Ecco, ella incede,
coronata la fronte non dalloro
ma dortica e di rami di spinalba;
e segue, altra, la cruenta spoglia
quasi fosse il cadavere dun vinto
mortal nemico; e, trionfante, larco
sullmero bilancia.
La seconda Sacerdotessa.
Ahi, quelle mani!...
La prima Sacerdotessa.
Volgete altrove il guardo!
Protoe.
(gettandosi tra le braccia della Grande Sacerdotessa).
O madre mia!
La Grande Sacerdotessa.
(con voce di terrore).
Io chiamo adesso a testimone Artemide,
che non cade su me colpa veruna
dellorrido misfatto!
La prima Amazzone.
Oh, mira, mira!
Sosta, ella, adesso, innanzi alla gran Madre
di Diana....
La seconda Amazzone.
.e accenna....
La Grande Sacerdotessa.
Orrendo mostro, scstati!
Furia dellAde, scstati!  Prendete,
prendete, donne, il velo mio! Celatela
a sguardi umani!
(Si strappa dal capo il velo e lo getta sul volto di Pentesilea).
La prima Amazzone.
Ahim! Vivo cadavere,
ella non muove membro!
La seconda Amazzone.
S, fa cenno!
La terza Amazzone.
Fa cenno ancora!
La prima Amazzone.
S, mirate!, accenna
a piedi della gran Sacerdotessa!
La Grande Sacerdotessa.
Che vuoi da me? Vanne, ti dico! Scstati!
Imputridisci in fondo al buio Averno!
Della mia vita, tu, la pace hai spenta!
(Due Amazzoni sollevano il cadavere di Achille e lo depongono, sempre coperto dal rosso paramento, ai piedi della Grande Sacerdotessa).
La prima Amazzone.
Ecco, compagne! Ora comprendo!... Questo,
ella voleva!
La seconda Amazzone.
Il cenno, adesso, smette!...
La prima Amazzone.
A piedi della Gran Sacerdotessa,
deposta ella volea la spoglia esanime!
La terza Amazzone.
E intende? Oh, Numi!...
La quarta Amazzone.
Qual novello scempio
medita adesso?!
La Grande Sacerdotessa.
Orrore!... A che stendete
a piedi miei la sanguinosa spoglia?
Crolli sovressa, a seppellirla, il pondo
di sublime montagna involata
da psta umana  e seppellisca, insieme,
anche il ricordo del misfatto orrendo!
E tu, parla, rispondi, o fosca Erinni,
cui dora innanzi, ahim, non converr
pi nome umano, di, la mia rampogna,
forse, tindusse alla cruenta gesta?
Oh, se rampogna uscita da materne
labbra, per buono intento, a un tal misfatto
sospingerti pot, su dallAverno
balzin le Furie a mansuefar la belva!
La prima Amazzone.
Figge ella ancora, ve, fermo, lo sguardo
sulla Sacerdotessa....
La seconda Amazzone.
....al volto  fiso....
La terza Amazzone.
...con occhio dritto e acuto e irremovibile,
quasi volesse rovistarla tutta!
La Grande Sacerdotessa.
O Prtoe, va! Lungi di qui conducila!
Alla orribile vista, io pi non reggo!
Protoe.
(emette un grido di terrore).
La Grande Sacerdotessa.
Or dunque, va!
Protoe.
Madre, piet, piet!
Tutta minvase di terror lo scempio!
Non posso, Madre!...
La Grande Sacerdotessa.
Orvia, fa cuore! Muoviti!
Dlle sostegno, e toglila al mio sguardo!
Protoe.
Non la vedranno pi le mie pupille!
La seconda Amazzone.
Oh, mirate comella, ora, considera
la lunga freccia....
La prima Amazzone.
.e come la rigira
tra le mani, e la volge...
La terza Amazzone.
...e ben la esamina!
La prima Sacerdotessa.
 forse il dardo che trafisse Achille...
La prima Amazzone.
 quello!  quello!
La seconda Amazzone.
Oh, come lo deterge
dal sangue ond s rosso, e lo forbisce
dogni cruenta macchia!
La terza Amazzone.
Ahim!... Che medita?
La seconda Amazzone.
E le penne del dardo anche rasciuga,
e le inanella, a mo di egregio arciere!
La terza Amazzone.
 suo costume?
La prima Amazzone.
 solita detergere
con le sue mani i dardi, in tregua darmi?
La prima Sacerdotessa.
Balestra e dardi, ella, da s forbiva
in tregua darmi.
La seconda Amazzone.
La faretra, adesso,
ella sfila dallmero, e rimette
a posto il dardo.
La terza Amazzone.
Ha terminato!
La prima Sacerdotessa.
Ed ora,
sbarra nel vuoto dellimmensit
novamente lo sguardo!
La prima Amazzone.
 Oh, sgomentoso,
miserando spettacolo!
 Pi triste
che non squallore di deserte arene,
da cui non spunta mai fil derba alcuna!
 Pi triste, che squallore di giardini
devastati dallimpeto di lave
liquefatte nel grembo della terra
e proiettate in rutilo torrente
di fuoco!
 Tale, sui giardini in fiore,
onde lanima sua tutta ridea,
la cieca veemenza del Destino! 
(Pentesilea avanza. Un fremito di orrore corre per la folla delle Amazzoni. Ella lascia cadere al suolo la balestra).
La Grande Sacerdotessa.
Sgomentoso spettacolo!
Protoe.
(atterrita).
Che accade?
La prima Amazzone.
Larco le sfugge dalle mani...
La seconda Amazzone.
Oh, mira
come al suolo sussulta....
La quarta Amazzone.
....e suona, e guizza,
e si solleva, e cade...
La seconda Amazzone.
.e guizza ancora,
come scosso da morte....
La terza Amazzone.
....e alfine, mira!,
sirrigidisce e sta.  Compiuto  il ciclo
cui nel tempio di Marte, un d, Tanaide
diede glorioso inizio.
(Pausa).
La Grande Sacerdotessa.
(rivolgendosi bruscamente a Pentesilea)
O mia Regina,
Pentesilea, perdonami! Benigna,
ora, Artemide  a te. Placata, adesso,
hai la collera sua. Lantica Madre
del nostro fiero popolo, Tanaide,
pi degnamente, no, non resse larco
regale delle Amazzoni (m forza
or confessarlo!) che retto non labbia
la mano tua, Regina!
La prima Amazzone.
Tace....
La seconda Amazzone.
Oh, mira!
Le si gonfiano gli occhi....
La terza Amazzone.
....e al volto leva
la mano insanguinata.... Intende?... Orrore!
La seconda Amazzone.
Miserando spettacolo!... Straziante,
pi che frugar di lama in vivo cuore!
La prima Amazzone.
.Una lagrima terge....
La Grande Sacerdotessa.
(rovesciandosi tra le braccia di Protoe).
O diva Artemide!
Quale lagrima io veggo!
La prima Sacerdotessa.
Ecco, furtiva,
quella goccia di pianto, o santa Madre,
nei nostri cuori scende; e afferra e scuote
le campane dellanima, che squillano
tutte a distesa, a convocar le lagrime
perch rompan dagli occhi in gonfi fiumi;
e fluiscono i fiumi in cupi oceani,
che piangon, tutti, la rovina sua!
La Grande Sacerdotessa.
(con accento amaro).
Ebbene!... se soccorrerla rifiuta
la sua sorella Prtoe, morr
Pentesilea, qui, sola...
(Unintima lotta si esprime dagli atteggiamenti di Protoe. Si accosta ella, infine, a Pentesilea, e le dice con voce soffocata dalle lagrime):
Protoe.
O mia Regina!
Non vuoi sedere? Riposar non vuoi
tra le mie fide braccia? In questo giorno
di foschi eventi, molto combattuto,
molto sofferto hai tu. Riposa, adesso,
sul mio seno fraterno.
Pentesilea.
(volge attorno gli sguardi, come a cercare un sedile).
Protoe.
Orvia, recate,
svelte!, un sedile!... Questo, ella desidera!
(Le Amazzoni sospingono verso Pentesilea, rotolandola, una grossa pietra. Sovressa si lascia cadere la Regina, aiutata da Protoe, che le si siede accanto).
Protoe.
Sorella mia, mi riconosci? Di!
Pentesilea
(fissa Protoe, e sbito il volto le si rasserena un poco).
Protoe.
Son io, son io, la tua sorella, Prtoe,
che tanto tama!
Pentesilea
(accarezza a Protoe dolcemente una guancia).
Protoe.
La piet, sorella,
mi prostra il cuore innanzi a te.
(Bacia la mano di Pentesilea).
Sei stanca?
Molto sei stanca,  vero?... O mia sorella!
La cruenta vittoria, i suoi vestigi
impressi ha su di te: rossi vestigi!
Ogni fucina suole, o mia diletta!,
conferir le sue tinte al buon artiere.
Lavarti adesso vuoi le mani, il viso?
Vuoi dellacqua, sorella?
(Pentesilea si guarda le mani c annuisce).
Protoe.
Ella consente!
(Fa cenno alle Amazzoni, che corrono ad attinger dellacqua).
Un buon lavacro ti dar ristoro;
quindi adagiata in soffici tappeti
riposo avrai dalla fatica atroce
di questo giorno.
La prima Sacerdotessa.
Amazzoni, badate!
Come lacqua lasperga, i sensi sbito
racquister.
La Grande Sacerdotessa.
Per certo!... E questo, io spero!
Protoe.
Lo speri, santa Madre?!... Io nho terrore!
La Grande Sacerdotessa.
Come?! Perch?!
(Sembra riflettere).
Prudenza ne consiglia
dallontanar le sanguinose spoglie
dellucciso Pelide!
(Pentesilea folgora la Grande Sacerdotessa con uno sguardo feroce).
Protoe.
(ad alcune Amazzoni che si dirigono verso il cadavere di Achille).
No! Lasciatelo!
La Grande Sacerdotessa.
Regina, non temer, no! qui rimane.
Protoe.
Dallo spinoso alloro, or la tua fronte
libera!... A tutte  noto, a tutte, ascolta!,
che Vittoria ti arrise.... Anche discingi
dal collo larmatura.... Ecco, cos!...
Una ferita, guarda!... E come fonda!
Oh, certo linaspr la lunga incuria!
(Due Amazzoni recano un grande e piatto bacino marmoreo, ricolmo dacqua).
Protoe.
(alle due Amazzoni).
Deponetelo qui, presto, compagne!
(A Pentesilea).
Posso docciarti il capo? Al repentino
frigido scroscio, non sobbalzerai,
sorella, abbrividendo?...
(Pentesilea si lascia cadere dal sedile in ginocchio innanzi al bacino, e si doccia il capo).
Protoe.
Oh, guarda! Guarda!...
Valide ancora, le tue forze reggono!...
Ti ristora il lavacro?
Pentesilea
(guardandosi attorno).
Ah!... Prtoe.... Prtoe!...
Meroe
(con esultanza).
Ella ha parlato!
La Grande Sacerdotessa.
O Numi, io vi ringrazio!
Protoe.
Evviva! Evviva!
Meroe.
Ecco.... ritorna in vita!
Protoe.
Bene... Bene!... Or nel frigido lavacro
immergi tutto il capo, ecco, cos,
come giovine cigno....
Meroe.
Oh, venust
dolcissima dellatto!
La prima Sacerdotessa.
.E con qual grazia
ella reclina sulla colma vasca
il suo picciolo capo....
Meroe.
.e sulla nuca
lascia stillar la doccia....
Protoe.
Hai terminato?
Pentesilea.
Quale delizia!...
Protoe.
Ecco, hai finito.... Siedi,
Pentesilea, di nuovo al fianco mio!...
Sacerdotesse, ora i pi ricchi veli
datemi, presto, che i suoi molli riccioli
io ne rasciughi!... O Fania, il velo tuo....
il tuo, Terpi!... Aiutatemi, compagne!
Che in essi io le ravvolga e capo e spalle....
ecco, cos.... Siedi, diletta, siedi!
(Ella avvolge in veli il capo e le spalle della Regina, e la aiuta a sedersi; quindi, la stringe forte al suo seno).
Pentesilea.
Qual rapimento strano ora minvade!
Protoe.
Sono benigni spiriti....
Pentesilea
(con un soffio di voce).
Divina
estasi mi rapisce!...
Protoe.
O mia sorella,
dolce sorella mia, mia vita, amore!
Pentesilea.
Ditemi!... Dove sono?...  questa, forse,
una landa dEliso?... E tu, chi sei?
Una sei, forse, delle vaghe Ninfe,
giovini ancelle che pel sacro bosco
seguono i passi della diva Artemide,
quando tacita incede in mezzo a musiche
di querce alto-stormenti, e, per bagnarsi,
savvia verso la grotta di cristallo?
E solo a darmi gioia, hai dunque preso
laspetto della mia sorella Prtoe?
Protoe.
No, mia diletta, no!... Son io, son Prtoe!
La tua sorella, ora ti stringe al seno....
e ci che attorno vedi, altro non 
se non il mondo, il tristo e triste mondo,
cui soltanto da lungi, e da sublimi
sfere beate, i Numi eterni guardano!
Pentesilea.
Bene, bene cos... anche cos....
Protoe.
Che intendi mai?
Pentesilea.
Lieta ne sono!
Protoe.
Spigati,
o mia diletta, spigati!
Pentesilea.
Che in vita
ancora io sia, ci mi d molta gioia...
Ma lasciatemi...
(Pausa).
Meroe.
 strano!  strano!
La Grande Sacerdotessa.
Ascoltami!
.Se cogliessimo, adesso, con astuti
accorgimenti il destro...
Protoe.
Oh, dimmi, dimmi!
Qual mai delirio di follia tilluse
dessere gi volata al regno elisio,
tra lOmbre eterne?
Pentesilea
(dopo una pausa, come rapita in estasi).
Io son beata, Prtoe!
Tutta, debrezza, mi trabocca lanima,
e gi matura a morte, ecco, mi sento!
Ahim! Non so quel che accaduto sia;
ma ben posso esalar lestremo anelito,
poi che certezza  in me daver prostrato,
vinto a miei piedi, Achille, il greco Eroe!
Protoe.
(piano, alla Grande Sacerdotessa).
Presto, portate via, presto, il cadavere!
Pentesilea
(levandosi in piedi con un brusco movimento, a Protoe).
A chi rivolta hai la parola?
Protoe.
(alle due Amazzoni che esitano a sollevare il cadavere).
Presto,
presto, ubbidite!
Pentesilea.
 vero?...  dunque vero?
Protoe.
Che cosa intendi, mia diletta?
(Fa cenno alle Sacerdotesse di far schermo della propria persona al cadavere di Achille, che ora le due Amazzoni sollevano).
Avanti!
In fitto schermo, su, svelte!, serratevi
ad occultar la spoglia!
Pentesilea
(nascondendo come rapita il volto tra le mani).
O Numi! O Numi!
Cuore non ho di volger gli occhi attorno!
Protoe.
Pentesilea, che vedi, di, che vedi?
Pentesilea
(guardando si attorno)
Amore, Amore, ancora a me ti celi?
Protoe.
No, per lOlimpio reggitor del mondo!
Pentesilea
(con crescente inquietudine, alle Sacerdotesse).
O sante Madri, largo!... Fate largo!...
La Grande Sacerdotessa
(accalcandosi insieme con le sue accolite per impedire la vista a Pentesilea).
Pentesilea.... Regina....
Pentesilea
(levandosi).
O diva Artemide,
perch, perch dovrei.... S, ben rammento!...
Unaltra volta gi, lEroe mi sorse....
dritto.... alle spalle.... dimprovviso...
Meroe.
Ahim!
Gi la squassa il terrore!
Pentesilea
(alle Amazzoni che stanno per portar via il cadavere di Achille).
Ehi l, fermatevi!
Dove ne andate? Che portate?... Ferme!
Voglio sapere! Voglio!
(Sapre a forza varco tra la folla delle donne e si spinge sin davanti al cadavere).
Protoe.
O mia Regina,
frmati!... Ahim! no, non guardare!... Frmati!
Pentesilea.
 lui, compagne?...  lui?...
Una portatrice
(mentre il cadavere viene deposto novamente a terra).
Di chi dimandi?
Pentesilea.
Oh, non minganno, no!... Non impossibile
 la fatal iattura!... Io so colpire
giusto nellala rondine che voli
e scalfirla cos che non ne muoia;
ed urger so di bosco in chiuso parco
fuga di cervo, a stimolo di frecce.
Ma infida, ahim, del balestriere  larte!
Ch se a colpo maestro  dato in sorte
di saettar mortale in mezzo al cuore
lunica nostra gioia e la Fortuna,
un Nume avverso perfido ne regge
ferma la mano, e guida il dardo a segno!...
....Ed anche questa volta, non fall!...
Giusto scoccai.... Parlate!  lui?... Parlate!
Protoe.
Per le bieche potenze dellOlimpo,
non dimandare, no!
Pentesilea.
Fatemi largo!
Se pur la sua ferita, adesso, incontro
mi si spalanchi come fauce stigia
per inghiottirmi, io vo vederlo... Voglio!
(Ella solleva il paramento rosso dal cadavere di Achille. Con un urlo di raccapriccio).
Ah, mostri!... Chi di voi comp lo scempio?
Protoe.
Ahim... Lo chiedi?
Pentesilea.
O eterna Madre, Artemide,
perduta  la tua figlia!... Io son finita!
La Grande Sacerdotessa.
Ahim, vacilla.... ahim, stramazza....
Protoe.
(alla Grande Sacerdotessa).
O Numi!
Il mio consiglio, di, ch non seguisti?
(rivolta a Pentesilea).
Meglio per te, meglio per te, sorella,
errar pel mondo eternamente avvolta
dal buio eterno, nella eterna notte
della ragione, che fissar lo sguardo
(cosciente, ahim!) su questo giorno orrendo!
Ascoltami, diletta!
La Grande Sacerdotessa.
O mia Regina....
Meroe.
I nostri cuori, i nostri cuori  tutti! 
piangono adesso del tuo pianto.
La Grande Sacerdotessa.
Lvati!
Pentesilea
(sollevandosi a mezzo).
Ahi, le cruente rose!... Ahi, la corona
dorribili ferite intorno al capo!...
Ahim! Spandendo fresco odor di tomba,
queste corolle scenderan sotterra,
a delizia dei vermi!...
Protoe.
(con delicato accento).
Eppur, sorella,
Amore ghirland la bella fronte....
Meroe.
....Con troppo duro serto....
Protoe.
.e con le spine
nelle carni confisse la ghirlanda,
perch durasse eterna!
La Grande Sacerdotessa.
Or vanne, vanne!
Pentesilea.
O santa Madre, no! Sapere io voglio
chi meco gareggi nel folle amore!
No, non domando no, pei Numi augusti!
chi Lui vivente uccise. Io, gli perdono.
Ma chieggo solo chi sul corpo esanime
comp lo scempio; e a questo, io vo risposta,
io vo risposta, Protoe!
Protoe.
Che intendi?
Pentesilea.
Or bene ascolta ci che ti domando.
Io non voglio saper chi da quel seno
la prometa favilla abbia rapita.
Non lo voglio saper, perch non voglio.
Mi talenta cos. Io gli perdono.
Ma chi schivando la dischiusa porta,
con sacrilega furia, a mille a mille,
orridi squarci alle pareti inferse
del tempio dalabastro, e alla rapina
per tutti i varchi, forsennato, irruppe?
Chi sfigur queste perfette membra
di giovin Nume, s che Vita e Morte
non si contendon pi la preda opima?
Chi compiuto ha lo scempio, onde ritorce,
asciutto il ciglio, anche Piet lo sguardo,
e la passione inorridita fugge
e spergiura si fa leterna Amante?...
Alla vendetta mia, lempio consacro! 
Prtoe, rispondi!
Protoe.
(alla Grande Sacerdotessa).
Che risponder,
Madre, alla Furia?... Che risponder?
Pentesilea.
Prtoe, ti ascolto.... Parla!
Meroe.
O mia Regina!
Se pu recar sollievo al tuo dolore,
quella di noi che pi ti aggradi, immola,
adesso alla vendetta. A te, la scelta!
I nostri corpi, tutte, ecco toffriamo!
Pentesilea.
Non una tra di voi  dite  comp
lorrido scempio.... E sia!  Direte, allora,
chio lho compiuto?
La Grande Sacerdotessa.
E chi, dunque?... Chi mai?
Pentesilea.
Furia dAverno in luminose vesti,
ripeti la menzogna!
La Grande Sacerdotessa.
....E testimone
Artemide mi sia, ti sian garanti
le donne tutte che ne stan dintorno,
chio non mentisco. S, ripeto. Ascoltami!
Un dardo tuo distese Achille al suolo;
e nulla ancora, o Numi!, e nulla ho detto!
Non paga ancora, ascoltami!, non paga,
nel feroce scompiglio de tuoi sensi,
su lui caduto e rantolante, folle
tu ti slanciasti con le cagne urlanti,
e sul suo corpo.... No, le labbra tremano,
ricusando narrar lorrendo scempio!...
Non dimandare!... Vieni! Andiamo, andiamo!
Pentesilea
(a Protoe).
Soltanto a te, sorella, io creder....
Ripeti!...  vero?
Protoe.
O mia Regina, taci!
Non dimandarmi, no!
Pentesilea.
Io?... Come?... Io?
Tra le mie cagne?... No!... Con queste piccole,
candide mani?... No!... Con questa bocca
turgida di passione.... e per la gioia....
No!... Mani e bocca... insieme.... a gara,... in folle
ebriet di sangue.... e bocca e mani
ancora.... insieme, a gara....
Protoe.
Ahim, Regina!
La Grande Sacerdotessa.
Oh, sventurata, sventurata!...
Pentesilea.
....Ebbene,
udite, udite!... No, non posso credervi!
E fosse scritto pur sul fosco cielo
notturno in rutilar di fermi lampi,
e me lo urlasse pur romba di tuono 
ai lampi, al tuono, io griderei: Mentite!
Meroe.
E ferma stia questa certezza in te,
come montagna. Noi  stanne pur certa! 
non tenteremo di scrollarla, no!
(Pausa).
Pentesilea.
Se come dite fu, perch, perch
difesa alcuna, allora, ei non moppose?
La Grande Sacerdotessa.
Egli tamava, sciagurata donna!
Per prostrarsi a tuoi piedi, a te venia!
Per prostrarsi a tuoi piedi, egli a battaglia
provocata tavea! Ricolmo il cuore
di dolci sogni e mansueti aneliti,
inerme scese incontro a te, Regina,
solo pensando il Tempio tra le querce,
ovegli  ascolta!  ardea desser tuo schiavo!
Ma tu....
Pentesilea.
Ma io?... Ma io?...
La Grande Sacerdotessa.
Tu lhai trafitto!
Pentesilea.
Io lo sbranai?
Protoe.
Diletta....
Pentesilea.
Io lo sbranai?
Meroe.
Orrore! Orrore!
Pentesilea.
Io lho baciato a morte?
La prima Sacerdotessa.
O Numi!
Pentesilea.
Di, non lho baciato a morte?...
O lo sbranai?... Su, via, parlate!
La Grande Sacerdotessa.
Ahi, misera!
Fuggi, fuggi, nasconditi!... La tenebra
deterna notte ti ravvolga eterna!
Pentesilea.
Se invece di baciarlo io lo sbranai,
abbaglio fu, fatale abbaglio, Amazzoni!
Bacio e morso!... Non son due gesti simili?
E quando i sensi tutti amor sconvolge,
col bacio, di, non si confonde il morso?
Meroe.
Eterni Dei, dal vostro regno eccelso,
soccorretela voi!
Protoe.
(afferrando Pentesilea).
Via! Via!
Pentesilea.
Lasciatemi!
(Si divincola, e si lascia cadere sulle ginocchia innanzi al cadavere di Achille).
Misero tu tra i miseri mortali
pi dognaltro!... Perdonami, perdonami!
Abbaglio fu, fatale abbaglio, ahim!,
ch signora non fui della mia bocca!
....Ma chiaramente, adesso, o dolce amore,
ti sveler la brama, ondio bruciava!...
Questa, questa!... Non altra....
(Lo bacia).
La Grande Sacerdotessa.
Or via di qui!...
Conducetela via!...
Meroe.
Perch sindugia?
La Grande Sacerdotessa.
Ora di qui si tolga a viva forza!
Protoe.
Vieni, diletta!
Pentesilea
(lasciandosi sollevare).
Ora, sta bene. Eccomi!
La Grande Sacerdotessa.
Dunque, ne seguirai?
Pentesilea.
Non voi, seguire
ora a me preme, no!  Fate ritorno
adesso a Temiscra, e, se possibile,
siate felici, o mie fedeli Amazzoni
E sovra ogni altra tu, sorella Prtoe....
e tutte.... e tutte..... Una preghiera sola
or vi rivolgo; e la mia voce affioco
perch niuno la intenda, e sia segreta:
In patria giunte, disperdete ai nembi
le ceneri nefaste di Tanaide!
Protoe.
E tu, sorella?
Pentesilea.
Io?
Protoe.
Tu!... Dove ne andrai?
Pentesilea.
Dalle leggi amazonie io mi disciolgo,
e seguo lAmor mio!
Protoe.
Che dici, ahim?
La Grande Sacerdotessa.
Sventurata!
Protoe.
Tu vuoi....
La Grande Sacerdotessa.
Tu pensi...
Pentesilea.
Che?...
Ho detto!
Meroe.
Eterni Numi!
Protoe.
(avvicinandosi a Pentesilea).
Ascolta, ascoltami,
sorella!... Una parola.... una parola...
(Cerca di toglierle dalla cintura il pugnale).
Pentesilea.
Parla! Che vuoi?...
(Breve pausa).
Che cerchi alla cintura?
Ah, questo!... Ora comprendo! Aspetta, aspetta!
....Ecco il pugnale!
(Ella sfila larma dalla cintura e la consegna a Protoe).
Anche le frecce vuoi?
(Sfila dallmero la faretra).
Ecco, ti vuoto la faretra.... Guarda!
(Rivolgendo la faretra, Pentesilea lascia cadere a terra tutte le frecce).
Eppure.... O Numi, affascinante idea!...
(Raccoglie qualche freccia).
Ch questa fu la maledetta freccia....
O questa, forse? Questa, s, fu questa!...
No, non importa!... Prendi, prendi, prendi!
Prendile tutte!
(Raccoglie in gran furia tutte le frecce, e le consegna in fascio a Protoe).
Protoe.
Dammele, sorella!
Pentesilea.
Come in pozzo montano un minatore,
io scendo nel profondo del mio seno,
e mi scavo, qual gelido metallo,
una furente frenesia suicida.
Il rozzo blocco, al fuoco del dolore
io tempro in grana di forbito acciaio
e lavveleno del rimorso al tosco:
poi rovente lo pongo sullincudine
della speranza, e me lo arruoto e acumino
in una salda lama di pugnale;
e nudo allarma oppongo il petto mio,
e cos mi ferisco.... ecco, cos....
ferocemente.... ecco, cos, cos!
(Cade e muore).
Protoe.
(sorreggendo Pentesilea).
Ella muore!... Ella muore!...
Meroe.
Ahim!... Lo segue
veramente tra lOmbre!
Protoe.
A lei sia pace!
Non era in terra pi la patria sua!
(La depone al suolo).
La Grande Sacerdotessa.
Come caduco  luomo, eterni Numi!
La quercia che schiantata or giace al suolo,
stormiva altra poco fa nei venti,
sui vertici sublimi della Vita.
Protoe.
Ella  caduta, appunto perch altra 
in suo rigoglio si levava al cielo.
Alla bufera sta, senza dar crollo,
legra quercia; ma il turbine, crosciando,
a terra abbatte la rubesta rovere,
poi che simpiglia nei frondosi rami,
e la divelle per la chioma opima.
...
.
..
FINE.