KAZUO ISHIGURO.

NOTTURNI.

Cinque storie di musica e crepuscolo.


Traduzione di: Susanna Basso.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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A Deborah Rogers.
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Crooner.
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Il mattino in cui individuai Tony Gardner seduto tra i turisti, qui a Venezia la primavera stava
appena arrivando. Avevamo concluso la prima settimana all'aperto, in piazza  un sollievo, lasciamelo
dire, dopo tutte quelle ore senz'aria, a suonare dal retro del caff, ingombrando il passaggio ai clienti
che volevano usare la scala. C'era una bella brezza quella mattina, e il tendone nuovo sbatteva da ogni
parte, ma noi ci sentivamo un po' pi freschi e svegli, e immagino si capisse dalla musica.
Ecco che parlo come se fossi stabile in un'orchestra. Invece sono uno zingaro, cos ci
chiamano gli altri musicisti, uno di quelli che vagano per la piazza, e danno una mano a una delle tre
orchestre dei caff, a seconda del bisogno. Perlopi, suono qui al Caff Lavena, ma nei pomeriggi di
punta, mi capita di fare un giro di brani coi ragazzi del Quadri, passare al Florian, e poi tornare da
questo lato della piazza, al Lavena. Vado d'accordo con tutti quanti  camerieri compresi  e in un'altra
citt a questo punto mi sarei gi trovato una sistemazione. Ma in un centro come questo, ossessionato
dalla tradizione e dalla storia, le cose vanno alla rovescia. In qualunque altro posto, suonare la chitarra
sarebbe un vantaggio. Ma qui... Una chitarra? Il direttore del locale  subito sulle spine. Fa troppo
moderno, ai turisti non piacer. L'autunno scorso mi sono procurato un vecchio modello jazz con il
foro di risonanza ovale, roba che avrebbe potuto suonare Django Reinhardt, perch non mi potessero
scambiare per un rocker. Ha semplificato un po' le cose, ma ai direttori continua a non andare gi. La
verit  che in questa piazza puoi anche essere Joe Pass, ma come chitarrista un lavoro fisso non lo
trovi.
C' poi anche il piccolo inconveniente che non sono italiano, figuriamoci veneziano. Vale pure
per quel ragazzone ceco che suona il sax alto. Ci apprezzano, gli altri musicisti; e facciamo anche
comodo, ma non rientriamo nei canoni ufficiali. Voi limitatevi a suonare e a tenere la bocca chiusa,
ecco cosa ci dicono sempre i direttori. Cos i turisti non si accorgono che non siete italiani. Vi
presentate in giacca e cravatta, occhiali da sole e capello liscio, e nessuno vedr la differenza, basta che
non vi mettiate a parlare.
Comunque non me la passo male. Le tre orchestre, specie quando devono suonare tutte alla
stessa ora sotto tendoni rivali, di una chitarra hanno bisogno  musica soft, tranquilla, ma amplificata in
modo da pompare il ritmo in sottofondo. So cosa stai pensando: tre orchestre che suonano
contemporaneamente sulla stessa piazza, chiss che baccano. Ma piazza San Marco  grande, pu
permetterselo. Al turista a spasso arriva un suono in calando e un altro in crescendo, come quando si
cerca una stazione radio. Meglio non esagerare con i pezzi classici in compenso, quegli arrangiamenti
strumentali di arie celebri. D'accordo, siamo in San Marco, nessuno si aspetta le canzonette di moda,
ma ogni tot minuti la gente vuole un pezzo che sa riconoscere, magari un vecchio brano di Julie
Andrews, o la colonna sonora di un film famoso. Ricordo che l'estate scorsa, girando da un'orchestra
all'altra, mi  successo di suonare Il Padrino nove volte in un solo pomeriggio.
Comunque, quel mattino di primavera, eravamo l a suonare per una discreta folla di turisti,
quando, chi ti vedo? Tony Gardner, tutto solo davanti al suo caff, quasi di fronte a noi, a un sei metri
dal tendone. Ci capita di continuo gente famosa in piazza, non ci facciamo pi caso. Alla fine di un
brano, magari circola un nome a bassa voce fra gli orchestrali. Hai visto, c' Warren Beatty. Guarda, 
Kissinger. Quella l, sai,  l'attrice di quel film in cui ci sono due tizi che si scambiano la faccia. Ci
siamo abituati. Dopotutto, questa  piazza San Marco. Ma quando ho capito che seduto l c'era Tony
Gardner,  stato diverso. Mi sono emozionato sul serio.
Tony Gardner era il beniamino di mia madre. A casa, ai tempi del comunismo, era difficilissimo
trovare dischi del genere, ma mia madre aveva quasi la raccolta completa. Una volta, da bambino, le
avevo graffiato uno di quei preziosi cimeli. L'alloggio era un buco e un ragazzino della mia et doveva
pur sgranchirsi un po' le gambe, specie nei mesi di freddo in cui non si poteva stare fuori. Perci, stavo
giocando a saltare dal divanetto alla poltrona, e a un certo punto sbagliai la misura e atterrai sul
giradischi. La puntina raschi il disco stridendo  i CD erano ancora di l da venire  e mia madre
accorse dalla cucina e si mise a sbraitare. Ero mortificatissimo, non solo perch lei gridava, ma perch
sapevo che quello era uno dei suoi Tony Gardner, e sapevo anche quanto ci tenesse. E sapevo che, da
quel momento, pure quel disco avrebbe fatto degli strani rumori a singhiozzo nel bel mezzo delle sue
solite canzoni americane. Anni dopo, quando ormai lavoravo a Varsavia e scoprii l'esistenza del
mercato nero dei dischi, regalai a mia madre una copia di tutti i suoi album di Tony Gardner rovinati,
compreso quello che avevo graffiato io. Mi ci vollero tre anni, ma continuai con pazienza a comprarli, e
ogni volta che tornavo a trovarla gliene portavo uno.
Capirai perci come mai riconoscerlo a neanche sei metri di distanza mi emozion tanto. Da
principio non riuscivo nemmeno a crederci e mi sa che tardai anche di una battuta sul passaggio di un
accordo. Tony Gardner! Che cosa avrebbe detto la mia adorata mamma se l'avesse saputo! Per amor
suo, per onorare la sua memoria, dovevo andare a dirgli qualcosa, a costo di farmi ridere dietro dai
colleghi, a costo di sentirmi dire che mi comportavo come il fattorino di un grand hotel.
Del resto non potevo neppure precipitarmi da lui, scansando tavoli e sedie. C'era da concludere
il repertorio. Fu uno strazio, credimi, eseguire i seguenti tre o quattro brani, sempre pensando di
vederlo alzarsi e andare via da un momento all'altro. Per fortuna, per, lui restava l, solo, a rimescolare
il caff fissando il contenuto della tazzina come se non si capacitasse di quello che il cameriere gli
aveva servito. Pareva un turista americano come tanti, in polo celeste e ampi calzoni grigi. I capelli, che
ricordavo scurissimi e lucidi dalle copertine dei dischi, erano quasi bianchi, ma tuttora folti e
perfettamente acconciati nello stesso stile di allora. L'attimo in cui l'avevo individuato, teneva gli
occhiali da sole in mano  dubito che altrimenti l'avrei riconosciuto  ma, con il procedere del
repertorio, mentre io continuavo a tenerlo d'occhio, se li mise e sfil pi volte. Sembrava preoccupato e
mi dispiacque notare che non prestava ascolto alla nostra musica.
Poi il concerto fin. Senza offrire spiegazioni agli altri, corsi fuori dal tendone e mi diressi al
tavolo di Tony Gardner, ma ebbi un istante di panico, non sapendo come dare inizio alla conversazione.
Gli ero alle spalle, quando una sorta di sesto senso lo fece voltare e guardare in su, verso di me  sar
stata l'abitudine, dopo tanti anni di ammiratori che lo volevano avvicinare , ed ecco che intanto mi
presentavo, dicendogli trafelato che lo stimavo tanto, e che facevo parte dell'orchestra da lui appena
ascoltata, e che mia madre era stata una sua grande ammiratrice. Lui ascolt molto serio, annuendo
ripetutamente, come se fosse il mio medico. Io continuavo a parlare e lui, per tutta risposta, ogni tanto
diceva: Davvero? Dopo un po', pensando fosse tempo di andarmene, cominciai ad allontanarmi,
quando lui disse:
 Dunque lei  nato in uno di quei paesi comunisti. Deve essere stata dura.
  acqua passata,  replicai, stringendomi allegramente nelle spalle.  Ormai siamo un paese
libero. Una democrazia.
 Fa piacere sentirlo. E quella che suonava per noi, era la sua orchestra, eh? Si accomodi. Le va
un caff?
Dissi che non volevo importunarlo, ma colsi una cortese insistenza nel tono di Mr Gardner. 
No, no, si sieda. Mi diceva che a sua madre piacevano i miei dischi.
Cos mi sedetti e gli parlai un altro po'. Di mia madre, del nostro alloggio, del mercato nero dei
dischi. E bench non ricordassi i titoli degli album, presi a descriverne le immagini di copertina a
memoria e, ogni volta, lui alzava in aria un dito, e commentava: Ah, s, quello  Inimitable. The
Inimitable Tony Gardner. Sono convinto che il gioco stesse divertendo entrambi, ma a un certo punto
mi accorsi che lo sguardo di Mr Gardner mi superava, e mi voltai giusto in tempo per vedere una donna
avvicinarsi al nostro tavolo.
Era una di quelle classiche signore americane talmente eleganti, per abiti, portamento e
acconciatura, che occorre vederle da vicino per rendersi conto che non sono pi giovanissime. Di
lontano, avrei potuto scambiarla per una modella da rivista patinata. Quando per sedette accanto a Mr
Gardner e si sistem sulla fronte gli occhiali scuri, notai che doveva avere una cinquantina d'anni, se
non di pi. Mr Gardner mi disse:  Le presento Lindy, mia moglie.
Mrs Gardner mi rivolse un sorriso un tantino forzato, e disse al marito:  E il signore chi ? Ti
sei fatto un amico.
 Esatto, tesoro. Stavo scambiando due parole qui con... Le chiedo scusa, amico mio, non
conosco il suo nome.
 Jan,  mi affrettai a rispondere.  Ma gli amici mi chiamano Janeck.
Lindy Gardner intervenne:  Vuol dire che ha un soprannome pi lungo del nome vero? Ma
come sarebbe?
 Non essere scortese con questo giovanotto, tesoro.
 Non sono stata scortese.
 Non devi fare dello spirito su come si chiama. Di, fa' la brava bambina.
Lindy Gardner si volse verso di me con un'espressione disarmata.  Lei ha capito a che cosa si
riferisce? L'ho offesa, per caso?
 No, no,  dissi.  Niente affatto, Mrs Gardner.
 Mi ripete sempre che sono scortese con la gente comune. Ma io non sono scortese. Sono stata
scortese con lei, ora?  Poi, a Mr Gardner:  Mi rivolgo alla gente comune in modo spontaneo, amore.
Sono fatta cos. Non sono scortese, mai.
 D'accordo, tesoro,  disse Mr Gardner.  Non facciamone una tragedia. In ogni caso, il
giovanotto qui, non fa parte della gente comune.
 Ah, no? E allora cos'? Un nipote sbucato dal nulla?
 Sii gentile, tesoro.  un collega, il giovanotto. Un musicista, un ammiratore. Ci ha intrattenuti
finora . E indic con un gesto il tendone.
 Oh, davvero!  Lindy Gardner torn a rivolgersi a me.  Era lei che suonava? Beh,
complimenti. Era alla fisarmonica, giusto? Proprio grazioso!
 Grazie infinite. In realt, sono chitarrista.
 Chitarrista? Scherza? Ma se la guardavo un attimo fa. Seduto laggi, accanto al contrabbasso:
suonava cos bene la fisarmonica.
 Mi scusi, ma quello alla fisarmonica  Carlo. Quell'omone calvo...
  sicuro? Non mi sta prendendo in giro?
 Tesoro, te l'ho gi detto. Non essere scortese.
Non aveva precisamente alzato la voce, ma il tono si era fatto all'improvviso duro e collerico;
segu uno strano silenzio. Che fu Mr Gardner a interrompere di nuovo, dicendo affabile:
 Scusami, tesoro. Non volevo risponderti male.
Allung una mano per afferrare quella di lei. Io mi aspettavo che lo rifiutasse e invece Lindy
scost la sedia in modo da essergli pi vicina, e appoggi la mano libera sulle due intrecciate.
Restarono qualche secondo cos; Mr Gardner, a testa bassa, e la moglie con lo sguardo perso oltre la
sua spalla, verso la basilica in fondo alla piazza, anche se dagli occhi si sarebbe detto che non vedesse
nulla. Per quei pochi istanti fu come se si fossero dimenticati non soltanto della mia presenza insieme a
loro, ma di tutta la gente in piazza. Poi, quasi in un sussurro, lei disse:
 Non importa, amore.  stata colpa mia. Ti ho fatto arrabbiare.
Restarono ancora un momento seduti cos, con le teste vicine. Poi Mrs Gardner sospir, sfil la
mano e rivolse lo sguardo su di me. Non era la prima volta che mi guardava, ma questa fu diversa.
Questa volta sentii tutto il suo fascino. Pareva in possesso di un apparecchio graduato da zero a dieci e
si sarebbe detto che in quel preciso istante, con me, avesse deciso di posizionarlo sul sei o sul sette, ma
io percepii il segnale fortissimo e, se mi avesse chiesto di farle un favore  che so, di traversare la
piazza e andare a comprarle dei fiori , sarei stato felice di accontentarla.
 Janeck,  disse.   cos che si chiama, giusto? Mi scusi, Janeck. Tony ha ragione. Non avevo
alcun diritto di parlarle in quel modo.
 La prego, Mrs Gardner, non si dia pensiero...
 E ho anche interrotto i vostri discorsi. Discorsi da musicisti, scommetto. Sapete che faccio? Vi
lascio soli, cos potete riprendere.
 Non c' ragione che tu vada, tesoro,  disse Mr Gardner.
 Altroch, invece, amore. Non vedo l'ora di dare un'occhiata a quel negozio di Prada. Ero
giusto venuta a dirti che far pi tardi del previsto.
 D'accordo, tesoro -. Tony Gardner finalmente si concesse un lungo respiro disteso.  Se sei
sicura che ti stia bene cos.
 Mi divertir un mondo dentro quel negozio. E intanto voi fatevi due belle chiacchiere . Si
alz e mi sfior di sfuggita una spalla.  Stia bene, Janeck.
La guardammo allontanarsi, e Mr Gardner mi rivolse qualche domanda sull'essere musicisti a
Venezia e in particolare sull'orchestra del Quadri che aveva attaccato a suonare proprio in quel
momento. Non pareva prestare molta attenzione alle mie risposte, tanto che ero sul punto di
congedarmi, quando d'improvviso disse:
 Avrei una proposta da farle, amico mio. Lasci che le dica che cosa ho in mente, poi lei pu
rifiutare, se crede . Si chin verso di me e abbass la voce.  Posso farle una confidenza? La prima
volta che Lindy e io venimmo qui a Venezia, eravamo in luna di miele. Ventisette anni fa. E,
nonostante tutti i nostri bei ricordi di questo posto, non ci siamo mai pi tornati, non insieme almeno.
Perci, mentre organizzavamo il viaggio, questo nostro viaggio cos speciale, ci siamo detti che
avremmo dovuto fermarci qualche giorno a Venezia.
  il vostro anniversario, Mr Gardner?
 Anniversario?  Sembrava meravigliato.
 Chiedo scusa,  dissi.  L'ho pensato, perch ha detto che si trattava di un viaggio speciale.
Mantenne l'espressione stupita per un poco, poi scoppi in una fragorosa risata, e,
d'improvviso, ricordai una canzone particolare che mia madre ascoltava sempre, una canzone interrotta
a met da un passaggio recitato in cui lui dice che non gli importa se la sua donna lo ha lasciato e
conclude con una risata sarcastica. La stessa che ora echeggiava nella piazza. Infine disse:
 Anniversario? No, no, non  il nostro anniversario. Ma ci che le propongo, non  poi cos
lontano dall'idea. Perch ho intenzione di fare una cosa molto romantica. Farle una serenata. In piena
regola, in stile veneziano. Ed  qui che entra in gioco lei. Lei suona la chitarra, io canto. Ci piazziamo
su una gondola, andiamo sotto la finestra, io canto per lei. Alloggiamo in un palazzo non lontano da
qui. La finestra della camera da letto affaccia sul canale. L'ora perfetta  appena si fa buio. I lampioni a
muro sono proprio la luce che ci vuole. Noi due su una gondola, lei alla finestra. Tutti i suoi brani
preferiti. Non dev'essere una cosa lunga: le serate sono ancora troppo fresche. Ho in mente tre o
quattro pezzi, non di pi. E mi impegno a pagarla bene. Che ne dice?
 Mr Gardner, sarebbe un grande onore per me. Come dicevo, lei  stata una figura importante
della mia vita. Per quando pensava di organizzare la cosa?
 Se non piove, perch non questa sera? Verso le otto e trenta? Noi ceniamo presto, quindi
avremo finito per quell'ora. Posso inventare una scusa, uscire e venire all'appuntamento. Mi occuper
io della gondola, risaliremo il canale e ci fermeremo sotto la finestra. Sar perfetto. Che ne dice?
Come immaginerai, era una specie di sogno diventato realt: per giunta, l'idea era tenerissima;
coniugi del genere, sulla sessantina lui, sui cinquanta lei, che hanno ancora voglia di comportarsi come
una coppietta di innamorati. In effetti, il progetto era talmente tenero da farmi quasi dimenticare, ma
sottolineo il quasi, la scena tra loro a cui avevo appena assistito. Voglio dire insomma che, gi a quel
punto, in cuor mio sapevo che le cose non sarebbero state chiare e semplici come voleva farle apparire
lui.
Per qualche altro minuto, Mr Gardner e io ci trattenemmo a discutere di ogni dettaglio  quali
canzoni voleva, in quale chiave, cose del genere. Poi io dovetti tornare sotto il tendone per il resto del
concerto, perci mi alzai, gli strinsi la mano e gli confermai che poteva senz'altro contare su di me per
la serata.
Le strade erano buie e silenziose quando mi diressi all'appuntamento con Mr Gardner quella
sera. Al tempo mi capitava ancora di perdermi ogni volta che mi allontanavo pi del solito da piazza
San Marco, perci, pur essendo partito con largo anticipo e pur conoscendo il piccolo ponte accanto al
quale Mr Gardner mi aveva detto di trovarmi, arrivai con qualche minuto di ritardo.
Mr Gardner stava sotto un lampione, in completo scuro stazzonato e camicia sbottonata fino al
terzo, quarto bottone, con conseguente petto villoso a vista. Quando mi scusai per il ritardo, disse:
 Che vuole che sia qualche minuto? Lindy e io siamo sposati da ventisette anni. Che vuole che
sia qualche minuto?
Non era in collera, ma sembrava di umore serio e solenne, tutt'altro che romantico. Alle sue
spalle, la gondola ondeggiava lieve sullo specchio d'acqua, e vidi che il gondoliere era Vittorio, uno
che non gode di tutta la mia simpatia. In mia presenza,  sempre cordiale, ma so, sapevo allora, che va
in giro a dire cose orrende, oltre che false, di quelli come me, gente che lui definisce i nuovi
forestieri. Ecco perch, quando quella sera mi salut come se fossi suo fratello, mi limitai ad annuire e
ad aspettare in silenzio mentre lui aiutava Mr Gardner a montare in gondola. Quindi gli passai la
chitarra  mi ero portato quella spagnola, non quella con il foro ovale  e salii a bordo a mia volta.
Mr Gardner continuava a spostarsi a prua dell'imbarcazione, finch sedette talmente di peso da
rischiare di farci capovolgere. Lui parve non farci nemmeno caso e continu a fissare la superficie
dell'acqua, mentre ci staccavamo dal bordo.
Procedemmo muti per qualche minuto superando edifici bui e ponti bassi. Poi Mr Gardner
emerse dalle sue riflessioni profonde e disse:
 Ascolti, amico. So che per questa sera c'eravamo accordati su una certa sequenza di brani.
Per ho pensato che a Lindy piace tanto la canzone By the Time I Get to Phoenix. L'ho registrata una
volta, tantissimo tempo fa.
 Certo, Mr Gardner. Mia madre diceva sempre che la sua versione era meglio di quella di
Sinatra. O di quella famosa di Glen Campbell.
Mr Gardner annu, e per un poco non lo vidi pi in faccia. Vittorio fece risuonare tra i muri il
suo grido da gondoliere, prima di virare all'angolo.
 In passato gliela cantavo spesso,  disse Mr Gardner.  Sa, credo che le piacerebbe sentirla
stasera. Conosce la melodia?
Avevo gi estratto la chitarra e potei accennare alcuni accordi del brano.
 La tenga pi alta,  disse.  In mi bemolle. La cantavo cos nell'album.
Perci tornai sugli accordi nella chiave richiesta e, dopo circa una strofa completa, Mr Gardner
cominci a cantare, pianissimo, quasi sottovoce, come se faticasse a ricordare tutte le parole. Eppure il
suo canto si udiva distintamente nella quiete del canale. Dir di pi, risultava meraviglioso. E per un
momento mi sembr di essere tornato bambino, nel nostro alloggio: io sdraiato sul tappeto e mia madre
seduta sul sof, con l'aria sfinita, o forse inconsolabile, mentre il disco di Tony Gardner girava sul
piatto, in un angolo della stanza.
Mr Gardner si interruppe all'improvviso e disse:  D'accordo. Allora Phoenix la facciamo in mi
bemolle. Poi, magari, I Fall in Love Too Easily, come programmato. E concludiamo con One for My
Baby. Pu bastare. Di pi, non ascolterebbe.
Detto questo, parve risprofondare nei propri pensieri, e scivolammo lenti nel buio al ritmo dei
colpi di remo che Vittorio dava nell'acqua.  Mr Gardner,  dissi infine,  spero che non le dispiaccia
se glielo chiedo, ma Mrs Gardner lo sa del concerto? O per lei sar una bellissima sorpresa?
Diede in un forte sospiro, e rispose:  Beh, immagino ci toccher annoverarla tra le bellissime
sorprese . Poi aggiunse:  Dio solo sa quale possa essere la sua reazione. Non  nemmeno detto che si
riesca ad arrivare fino a One for My Baby.
Vittorio svolt un altro angolo e all'improvviso udimmo risate e musica provenire da un grande
ristorante pieno di luce. I tavoli parevano tutti occupati, e i camerieri correvano di qua e di l per
servire avventori dall'aria soddisfatta, anche se non doveva fare troppo caldo vicino al canale, in quella
stagione. Dopo il buio e la quiete in cui avevamo viaggiato, quel ristorante produsse una specie di
straniamento. E sembrava che fossimo noi quelli fermi a osservare dal molo il passaggio di gente
avvolta in uno scintillio di luci. Notai qualche faccia rivolta verso di noi, ma nessuno ci bad granch.
Quando il ristorante fu alle nostre spalle, dissi:
 Che strano. Ci pensa come reagirebbero quei turisti se sapessero che  appena passata una
barca con a bordo il leggendario Tony Gardner?
Vittorio, che non capisce bene l'inglese, afferr giusto il senso della battuta e ridacchi. Mr
Gardner invece non rispose per qualche minuto. Eravamo tornati nel buio di un canale angusto che
costeggiava usci male illuminati, quando disse:
 Amico mio, lei viene da un paese comunista. Ecco perch non capisce come vanno queste
cose.
 Mr Gardner,  dissi io,  il mio paese non  pi comunista. Siamo gente libera ormai.
 Mi scusi. Non intendevo denigrare la sua patria.  un popolo coraggioso, il suo. Vi meritate
pace e prosperit. Ma quel che volevo dirle, amico... quel che intendevo  che venendo da un posto
cos, ci sono per forza tante cose che lei non pu ancora capire. Esattamente come succederebbe a me a
casa sua.
 Credo che questo sia vero, Mr Gardner.
 Le persone che abbiamo appena superato, per esempio. Supponiamo che lei si fosse
presentato e avesse detto: Ehi, qualcuno qui si ricorda di Tony Gardner?, beh, qualcuno senz'altro,
magari la maggioranza, avrebbe risposto di s. Chi pu dirlo? Ma anche riconoscendomi, lei pensa che
un passaggio come il nostro li avrebbe emozionati? Io dico di no. Non avrebbero neanche abbassato le
forchette, neanche interrotto le loro cenette romantiche a lume di candela. Per chi poi? Per un vecchio
crooner del tempo che fu?
 No, io non ci credo, Mr Gardner. Lei  un classico. Come Sinatra o Dean Martin. Per certi
fuoriclasse, la moda non passa mai. Niente a che fare con le attuali stelle del pop.
 Molto gentile da parte sua, amico. So che parla sinceramente. Ma stasera, di tutte le sere, non
 quella pi adatta a prendersi gioco di me.
Stavo per sollevare la mia protesta, ma qualcosa nel suo atteggiamento mi disse che era meglio
lasciar cadere il discorso. Perci, procedemmo senza pi proferire parola. A essere onesto, cominciavo
a chiedermi in che situazione mi fossi cacciato, che significato avesse tutta la storia della serenata.
Senza contare che avevo a che fare con due americani. Per quanto ne sapevo io, quando Mr Gardner
avesse attaccato a cantare, Mrs Gardner poteva presentarsi alla finestra imbracciando un fucile, e
spararci.
Forse i pensieri di Vittorio stavano sulla stessa lunghezza d'onda, perch mentre passavamo
sotto la lanterna appesa a lato di un muro, mi lanci un'occhiata come a dire: Ci siamo proprio trovati
un tipo bislacco, eh, amico? Io per non reagii. Non intendevo schierarmi dalla parte di uno come lui,
e contro Mr Gardner. Secondo Vittorio, i forestieri come me sono gente che se ne va a zonzo a truffare
turisti, insozzare canali, devastare l'intera citt, insomma. Certi giorni, se gli gira storto,  capace di
chiamarci in massa ricattatori, se non stupratori, perfino. Una volta gliel'ho chiesto in faccia se era vero
che andava mettendo in giro voci del genere, e lui mi ha giurato che erano tutte bugie. Come faceva a
essere razzista uno che aveva una zia ebrea e l'adorava come fosse una seconda madre? Un pomeriggio
per, tiravo tardi fra un concerto e l'altro appoggiato a un ponte in Dorsoduro, e pass di l una
gondola. C'erano tre turisti a bordo e Vittorio, in piedi al suo remo, dichiarava a gran voce al mondo
giusto quel genere di stronzate. Perci, pu lanciarmi tutte le occhiate che vuole, ma da me se la scorda,
la complicit.
 Lasci che le riveli un piccolo segreto,  disse Mr Gardner all'improvviso.  Un piccolo
segreto da palcoscenico. Da collega a collega.  semplicissimo.  necessario sapere qualcosa, non
importa che cosa, ma occorre sapere una cosa riguardo al proprio pubblico. La cosa che nella sua testa
le fa distinguere un pubblico da quello per cui ha suonato la sera prima. Mettiamo caso che lei sia a
Milwaukee. Beh, si deve chiedere, qual  la differenza, che cosa ha di speciale un pubblico di
Milwaukee? Che cos'ha di diverso da uno di Madison? Non riesce a trovare niente, beh, continui a
pensare. Milwaukee, Milwaukee... Fanno delle buone costine di maiale, a Milwaukee. Pu funzionare;
 questo che user uscendo in palcoscenico. Non  il caso di farne parola con il pubblico, basta tenerlo
a mente mentre canta. La gente che ha davanti,  quella delle costine di maiale coi fiocchi. In fatto di
costine di maiale, si tratta di consumatori esigenti. Capisce cosa intendo? In questo modo il pubblico si
trasforma in gente che lei conosce, gente per la quale ha senso suonare. Ecco il segreto. Da collega a
collega.
 Grazie infinite, Mr Gardner. Non ci avevo mai pensato in questi termini. Che regalo, da uno
come lei; non me ne scorder.
 Quanto a stasera,  prosegu lui,  suoniamo per Lindy. Il nostro pubblico  Lindy. Perci,
voglio dirle una cosa su Lindy. Le interessa sapere di Lindy?
 Altroch, Mr Gardner,  dissi.  Mi interessa moltissimo.
Per una ventina di minuti, seduti in gondola, girammo in tondo con Mr Gardner che parlava,
parlava. A volte la voce gli si spegneva quasi in un sussurro, come se confabulasse tra s e s. Ma se un
lampione o la luce di una finestra illuminava per un istante la barca, si ricordava di me, alzava il
volume e diceva qualcosa come: Riesce a seguirmi, amico mio?
Sua moglie, raccont, veniva da un piccolo centro del Minnesota, nel cuore dell'America; a
scuola le insegnanti l'avevano in antipatia perch stava sempre a guardare i divi del cinema sulle
riviste, anzich studiare.
 Quelle signore purtroppo non capivano che Lindy aveva grandi progetti. E guardi dove 
arrivata.  ricca, bellissima, ha viaggiato in tutto il mondo. Vogliamo vedere dove sono arrivate le sue
insegnanti? Che genere di esistenza hanno avuto? Magari, se avessero sfogliato qualche rivista di
cinema e sognato un po' di pi, oggi anche loro potrebbero avere qualcosa di ci che ha Lindy.
A diciannove anni, decisa ad andare a Hollywood, era arrivata in autostop in California. Si era
invece ritrovata alla periferia di Los Angeles a lavorare come cameriera in una tavola calda sulla
statale.
 Sorpresa delle sorprese,  disse Mr Gardner,  la solita tavola calda a bordo strada si rivel il
posto migliore in cui potesse mai capitare. Perch era l che, a ogni ora del giorno, finivano tutte le
ragazze ambiziose. Si davano appuntamento a gruppi di sette, otto, una decina; ordinavano un caff, o
un hot dog, e stavano sedute a parlare per ore.
Le ragazze in questione, tutte poco pi grandi di Lindy, arrivavano da ogni angolo d'America e
stavano a Los Angeles gi da due o tre anni. Venivano al ristorante per scambiarsi pettegolezzi e
disgrazie amorose, inventare strategie, tenersi aggiornate sui rispettivi percorsi. Ma la risorsa
fondamentale era Meg, la donna sulla quarantina che faceva la cameriera con Lindy.
 Per le ragazze, Meg era una specie di sorella maggiore, una fonte di saggezza, perch tanti
anni prima era stata esattamente come una di loro. Ci tengo a chiarire che si trattava di ragazze serie,
davvero ambiziose e risolute. Vuol sapere se parlavano di vestiti, di scarpe e cosmetici, come ogni altra
ragazza? Certo che s. Ma solo dei vestiti, delle scarpe e dei cosmetici che le avrebbero aiutate a
sposare un divo del cinema. Se parlavano dei film? Del mondo della musica? Eccome. Ma nel senso di
quali attori e cantanti non fossero ancora sposati, quali infelicemente sposati, quali in attesa di divorzio.
E, vede, Meg sapeva ogni cosa e molto, molto altro ancora. Perch Meg aveva battuto quella strada
prima di loro. Conosceva ogni regola e ogni trucchetto, in tema di come sposare una star. E Lindy si
mescolava a loro e assimilava tutto quanto. Quella misera tavola calda sulla statale fu la sua Harvard, la
sua Yale. Una diciannovenne oriunda del Minnesota. Ha presente? Inorridisco al solo pensiero di come
poteva finire. Invece, ha avuto fortuna.
 Mr Gardner,  dissi,  mi scusi se la interrompo. Ma se questa Meg la sapeva tanto lunga su
tutto, come mai lei non si era sposata un divo del cinema? Come si spiega che servisse hot dog in una
tavola calda?
 Buona domanda, ma lei sembra non capire come funzionano certe cose. Allora, questa
signora, Meg, in effetti non ce l'aveva fatta. Il punto  un altro per: aveva osservato chi ci era riuscito.
Mi segue, amico? Un tempo, era stata esattamente come quelle ragazze e ne aveva viste certe vincere e
altre perdere. Aveva visto tanto le botole quanto gli scaloni dorati. Era in grado di raccontare le storie
di tutte, e quelle ragazze la stavano a sentire. E qualcuna traeva un insegnamento. Lindy, per esempio.
Come dico, quella fu la sua Harvard. Ci che fece di lei quel che . Le diede la forza di cui avrebbe in
seguito avuto bisogno, un enorme bisogno, le garantisco. Le ci vollero sei anni prima di intravedere
uno sbocco. Ha idea? Sei anni di progetti, di strategie, di ferrea autodisciplina. Per essere regolarmente
ricacciata indietro. Proprio come nel nostro mestiere. Non ci si pu voltare dall'altra e darsi per vinti
dopo qualche sconfitta. Chi lo fa, le ragazze che lasciano perdere, le si incontra ovunque, sposate a
uomini inetti in posti anonimi. Mentre solo alcune, quelle come Lindy, imparano da ogni sconfitta e ne
escono pi forti, e pugnaci, rabbiose e pronte a combattere. Crede che Lindy non abbia avuto la sua
dose di umiliazioni? Nonostante il suo fascino e la sua bellezza? La gente non si rende conto che con la
bellezza non si  nemmeno a met dell'opera. A usarla male, si viene trattate come sgualdrine. In ogni
caso, sei anni dopo, le capit la prima occasione.
 Fu quando conobbe lei, Mr Gardner?
 Me? No, no. Io arrivai sulla scena molto tempo dopo. No, spos Dino Hartman. Mai sentito
parlare di Dino? - E Mr Gardner diede a quel punto in una risata un po' ingenerosa.  Povero Dino.
Immagino che i suoi dischi non siano arrivati fino oltrecortina. Eppure in quei giorni Dino si era fatto
un discreto nome. Si esib spesso a Las Vegas, registr qualche disco d'oro. Come ho detto, fu la
grande occasione, per Lindy. Quando la conobbi, era sposata con Dino. La vecchia Meg le aveva
spiegato che funziona appunto cos. Certo, pu anche succedere di sfondare al primo colpo, di fare
subito centro, sposando un Sinatra o un Marlon Brando. Ma non  questa la regola. Una ragazza deve
essere disposta a saltar fuori dall'ascensore al secondo piano, per guardarsi intorno. Bisogna che si
abitui all'aria che tira da quelle parti. Poi un giorno, chiss, pu capitare che proprio l, al secondo
piano, s'imbatta in qualcuno in arrivo dall'attico, di passaggio; magari qualcuno che  sceso soltanto a
prendere qualcosa. E che le fa, ehi, che ne dici di salire con me ai piani alti. Lindy sapeva che, di
norma, le cose vanno in questo modo. Non aveva sposato Dino per debolezza, non stava abbassando gli
standard. Del resto, Dino era una persona perbene. A me  sempre piaciuto. Perci, pur essendomi
innamorato di Lindy appena la vidi, non feci una mossa che  una. Mi comportai da perfetto
gentiluomo. Scoprii in seguito che era stato proprio questo a rendere Lindy ancora pi risoluta.
Accidenti, come si fa a non ammirare una donna simile! Devo ammettere, amico, che al tempo ero
ormai una stella di prima grandezza. Immagino si parli del periodo in cui mi ascoltava sua madre. Dino,
in compenso... diciamo che la sua stella era in rapido declino. Per molti cantanti era dura in quegli
anni. Stava cambiando tutto. I giovani ascoltavano i Beatles e i Rolling Stones. E il povero Dino, beh,
assomigliava un po' troppo a Bing Crosby. Tent di uscire con una raccolta di bossa nova, ma il
pubblico lo trov ridicolo. Per Lindy, era decisamente ora di cambiare aria. Date le circostanze,
nessuno avrebbe potuto accusarci. Nemmeno lo stesso Dino. Perci, azzardai la mia prima mossa. Fu
cos che Lindy arriv su, all'attico.
Ci sposammo a Las Vegas; in albergo ci facemmo riempire di champagne la vasca da bagno.
Ha presente la canzone che facciamo stasera, I Fall in Love Too Easily? Sa perch ho scelto quella?
Vuol sapere perch? Una volta eravamo a Londra; ci eravamo sposati da poco. Dopo colazione,
torniamo in camera e troviamo la cameriera che sta rifacendo la stanza. Io e Lindy per siamo eccitati
come due conigli. Quindi entriamo lo stesso e sentiamo benissimo la cameriera che passa
l'aspirapolvere nell'anticamera, ma non la vediamo, perch sta al di l della parete divisoria.
Sgattaioliamo dentro in punta di piedi, come due ragazzini, ha presente? Ci infiliamo in camera e
chiudiamo la porta. La stanza da letto  gi stata pulita, perci  probabile che la domestica non debba
tornare, ma non possiamo esserne sicuri. In ogni caso, non ci interessa. Ci spogliamo, facciamo l'amore
e intanto la cameriera  sempre di l, ignara della nostra presenza. Mi creda, la voglia era tanta, ma
dopo un po' trovammo la cosa cos divertente che non riuscivamo a non ridere. Ormai avevamo finito e
stavamo a letto abbracciati, con la cameriera sempre nella stanza accanto, quando quella che fa? Si
mette a cantare! Ha spento l'aspirapolvere e attacca a cantare a piena voce e, accidenti, che voce
tremenda! E noi, gi a ridere e ridere, cercando di non fare rumore! Poi, di punto in bianco, lei smette
di cantare e accende la radio. E di colpo sentiamo Chet Baker. Che canta I Fall in Love Too Easily, con
quella sua voce calda e avvolgente. E io e Lindy ce ne restiamo l, a letto, ad ascoltare Chet che canta.
Dopo un po', mi ritrovo ad andargli dietro, pianissimo, a cantare insieme a Chet Baker alla radio, con
Lindy rannicchiata tra le braccia. Ecco come  andata. Ed ecco perch stasera facciamo quel pezzo.
Non sono sicuro che lei se ne ricordi, per. Chi diavolo pu saperlo?
Mr Gardner si interruppe e lo vidi asciugarsi le lacrime. Vittorio ci fece svoltare un altro angolo
e mi resi conto che stavamo passando una seconda volta davanti al ristorante. Pareva ci fosse anche pi
movimento di prima e ora, in fondo al locale, c'era un pianista, un certo Andrea che io conoscevo.
Mentre scivolavamo di nuovo nel buio, dissi:  Mr Gardner, non sono affari miei, lo so. Ma
direi che le cose tra lei e Mrs Gardner non sono andate a meraviglia negli ultimi tempi. Volevo solo
dire che la capisco. Mia madre spesso era molto triste, forse proprio come lei adesso. Magari pensava
di aver trovato qualcuno, era tutta felice e mi diceva che avrei avuto un nuovo pap. Per un paio di
volte, le credetti. Ma poi seppi che non avrebbe mai funzionato. Lei invece, non smise mai di crederci.
E ogni volta che si sentiva gi, magari come lei questa sera, sa che faceva? Si metteva su un disco dei
suoi e ci cantava sopra. Quanti interminabili inverni, nel nostro alloggetto minuscolo, con lei
rincantucciata in soggiorno a cantare sottovoce, reggendo in mano un bicchiere di qualcosa. E certe
volte, mi ricordo, Mr Gardner, che i nostri vicini del piano di sopra battevano sul pavimento, specie
durante i suoi straordinari brani uptempo, come High Hopes oppure They All Laughed. Di solito
osservavo mia madre intensamente, ma lei pareva non avere neanche sentito, perch continuava ad
ascoltare annuendo a tempo di musica e cantando le parole a fior di labbra. Ecco, Mr Gardner, glielo
volevo proprio dire. La sua musica ha aiutato mia madre a superare quei momenti; chiss quanti altri
milioni di persone deve aver aiutato. Perci,  appena giusto che aiuti anche lei . E diedi in una
risatina che voleva essere incoraggiante, ma che mi usc troppo rumorosa.  Conti pure su di me,
stasera, Mr Gardner. Ci metter tutto quello che ho. Vedr che non dovr rimpiangere un'orchestra,
glielo assicuro. E quando Mrs Gardner ci sentir, chi pu dirlo? Magari tra voi le cose torneranno a
filare liscio. Capitano a tutte le coppie dei momenti difficili.
Mr Gardner sorrise.  Lei  un ragazzo di cuore. Le sono grato per l'aiuto di questa sera. Ma
basta con le chiacchiere, non c' pi tempo. Lindy  in camera sua. Vedo la luce accesa.
Costeggiavamo un palazzo che avevamo gi superato almeno un paio di volte e finalmente capii
perch Vittorio aveva continuato a farci girare in tondo. Mr Gardner teneva d'occhio una finestra in
particolare, aspettando che si illuminasse e, ogni volta che la trovava ancora buia, tiravamo dritto per
un altro giro. Adesso invece la finestra del terzo piano era chiara, le imposte aperte e, dal nostro punto
di osservazione, vedevamo perfino uno spicchio di soffitto con le grosse travi scure. Mr Gardner
rivolse un cenno a Vittorio, il quale comunque aveva gi smesso di remare, perci scivolammo lenti
fino a che la gondola venne a trovarsi direttamente sotto la finestra. Mr Gardner si alz, facendo di
nuovo ondeggiare pericolosamente la barca e costringendo Vittorio a un movimento rapido per
restituirci equilibrio. Poi Mr Gardner chiam con un filo di voce che non aveva speranza di farsi
sentire:  Lindy? Lindy?  E finalmente, a volume molto pi alto:  Lindy!
Una mano sospinse le imposte gi socchiuse e una sagoma usc sul poggiolo stretto. C'era una
lanterna sul muro del palazzo appena sopra di noi, ma la luce era fioca e Mrs Gardner appariva come
poco pi di un profilo. Notai tuttavia che, a differenza di quando l'avevo conosciuta in piazza, aveva
raccolto i capelli, forse per scendere a cena.
 Sei tu, amore?  Si sporse dalla ringhiera.  Ho pensato che ti avessero rapito o chiss che. Mi
hai fatto stare in pena.
 Non dire sciocchezze, tesoro. Che cosa vuoi che mi succeda in una citt come questa? E
comunque, ti avevo lasciato un biglietto.
 Non ho visto nessun biglietto, amore.
 Ti avevo lasciato un biglietto. Proprio per non farti stare in pena.
 E dov' questo biglietto? Che cosa diceva?
 Non mi ricordo, tesoro . Mr Gardner sembrava seccato.  Era solo un biglietto qualsiasi.
Tipo, scendo a comprarmi le sigarette, roba del genere.
 Ed  questo che fai laggi? Ti compri le sigarette?
 No, amore. Tutt'altro. Voglio cantare per te.
 Cos', una specie di scherzo?
 No, tesoro, non  uno scherzo.  Venezia. Da queste parti, si fa cos . E con un gesto indic
me e Vittorio, come se la nostra presenza confermasse le sue parole.
 Fa un po' fresco qui fuori per me, amore.
Mr Gardner diede in un lungo sospiro.  Puoi sempre ascoltare da dentro. Rientra in camera,
tesoro, mettiti comoda. Basta che lasci la finestra aperta e ci sentirai lo stesso.
Per un po' lei rimase a guardare in gi, lui in su, e nessuno dei due disse altro. Dopodich, Mrs
Gardner scomparve e il marito sembr deluso, bench la moglie avesse fatto esattamente quel che le
aveva suggerito. Abbass la testa con un altro sospiro e capii che era incerto se procedere comunque
nell'iniziativa. Perci intervenni:
 Coraggio, Mr Gardner, attacchiamo. Facciamo By the Time I Get to Phoenix.
E accennai un arpeggio iniziale, giusto una frase, il genere di attacco che poteva sfociare in un
brano o, con altrettanta probabilit, andare spegnendosi. Cercai di imprimere al suono un carattere
americano, da mesti bar di periferia, sconfinate autostrade, ed  probabile che avessi anche in mente
mia madre, l'immagine di me che entravo nella stanza e la vedevo sul sof a fissare la copertina del
disco con sopra la foto, che so, di uno stradone d'America, o del cantante seduto a bordo di una berlina.
Voglio dire, insomma, che cercai di suonare in modo che mia madre potesse sentire che la musica
proveniva da quel mondo, precisamente quello raffigurato sulla copertina dell'album.
E, prima ancora che me ne rendessi conto, prima ancora che avessi trovato un mio ritmo, Mr
Gardner cominci a cantare. In piedi sulla gondola, era in equilibrio alquanto precario, e io temevo
potesse cadere da un momento all'altro. La voce, in compenso, usc n pi n meno che come la
ricordavo  suadente, perfino un po' roca, ma straordinariamente corposa, quasi diffusa da un
microfono invisibile. E, come succede con tutti i migliori cantanti americani, c'era, dentro quella voce,
una spossatezza per non dire una vena di esitazione, che la rendeva adatta a un uomo che non sia
abituato ad aprire agli altri il suo cuore.  cos che lavorano i grandi.
Facemmo l'intera canzone, piena di viaggi e di addii. Un americano che si appresta a lasciare la
sua donna. Ma che continua a pensarla viaggiando di citt in citt, di strofa in strofa, Phoenix,
Albuquerque, Oklahoma, su quelle lunghe strade, come mia madre non pot fare mai. Ah, se solo
sapessimo lasciarci il passato alle spalle nello stesso modo  secondo me, questo avrebbe pensato mia
madre. Se anche la tristezza potesse passare cos.
Arrivati in fondo, Mr Gardner disse:  Bene, attacchiamo subito con la prossima. I Fall in Love
Too Easily.
Essendo la prima volta che suonavo con Mr Gardner, dovevo procedere a intuito e sensibilit su
ogni brano, ma non ce la cavavamo male. Dopo quanto mi aveva raccontato su quella canzone,
continuavo a guardare verso la finestra, ma Mrs Gardner non diede un cenno, un suono, nulla. Poi
concludemmo, e buio e silenzio tornarono a depositarsi intorno a noi. Non lontano, udii qualcuno aprire
le imposte, forse per sentire meglio. Ma dalla finestra di Mrs Gardner, niente.
One for My Baby la eseguimmo lentissima, praticamente senza pulsazione, e poi tutto
sprofond nella quiete di nuovo. Continuammo a guardare verso la finestra e, dopo un minuto buono,
finalmente sentimmo. Ci arrivava appena appena udibile, ma non lasciava dubbi di sorta. Lass, Mrs
Gardner stava piangendo.
 Mr Gardner! Ce l'abbiamo fatta!  mormorai.  Ce l'abbiamo fatta. Le abbiamo toccato il
cuore.
Ma Mr Gardner non pareva contento. Scuoteva il capo con aria stanca, fece cenno a Vittorio e
gli disse:  Portaci sull'altro lato dell'edificio.  ora che rientri.
Mentre prendevamo a muoverci, ebbi l'impressione che evitasse il mio sguardo, quasi si
vergognasse di quello che avevamo appena fatto, e mi venne il sospetto che potesse essersi trattato di
uno scherzo malevolo. Per quel che ne sapevo, per Mrs Gardner quelle canzoni potevano anche avere
significati tremendi. Perci, ritirai la chitarra e mi rintanai in un mutismo forse un po' ombroso per un
momento, mentre procedevamo sull'acqua.
Poi raggiungemmo un canale pi ampio e, all'improvviso, un taxi-motoscafo proveniente dalla
direzione opposta ci sfrecci accanto, producendo un moto ondoso sotto la gondola. Intanto per
avevamo quasi raggiunto l'ingresso del palazzo di Mr Gardner e, mentre Vittorio accostava al molo,
dissi:
 Mr Gardner, lei ha avuto un ruolo importante nella mia crescita. E questa per me  stata una
serata davvero speciale. Se ci salutassimo adesso e non la dovessi vedere mai pi, so che continuerei a
farmi una domanda per il resto della vita. Perci, la prego, Mr Gardner, me lo dica. Poco fa sua moglie
piangeva di gioia o di disperazione?
Pensai che non avrebbe risposto. Nella poca luce, la sua figura si riduceva a una sagoma curva a
prua dell'imbarcazione. Ma, mentre Vittorio legava la cima, disse sottovoce:
 Credo che le abbia fatto piacere sentirmi cantare. Ma  anche disperata, di sicuro. Lo siamo
tutti e due. Ventisette anni sono tanti e, dopo questo viaggio, ci separeremo.  il nostro ultimo viaggio
insieme.
 Mi dispiace molto, Mr Gardner,  dissi partecipe.  Sa, tanti matrimoni finiscono, anche dopo
ventisette anni. Ma voi, se non altro, siete in grado di separarvi cos. Con una vacanza a Venezia. Una
serenata in gondola. Non saranno molte le coppie che si lasciano in modo cos civile.
 E perch non dovremmo? Noi due ci amiamo ancora.  per questo che sta piangendo, lass.
Perch mi ama ancora, come io amo lei.
Vittorio era saltato sul molo, mentre io e Mr Gardner restavamo seduti al buio. Aspettavo che
mi dicesse di pi e, in effetti, di l a un istante prosegu:
 Come ho detto, mi sono innamorato di Lindy appena la vidi. Ma lei, al tempo, ricambiava?
Dubito che questa domanda le sia mai balenata in mente. Io ero la stella, a lei non importava
nient'altro. Ero quello che aveva sognato, quello che aveva progettato di conquistare dai tempi della
tavola calda. Che mi amasse o meno era irrilevante. Ma in ventisette anni di matrimonio pu succedere
di tutto. Sa quante coppie partono innamorate, poi si stancano l'uno dell'altra e finiscono per odiarsi. A
volte, per, capita il contrario. Ci volle qualche anno, ma poco per volta, Lindy cominci ad amarmi. In
principio non osavo crederci, ma con l'andare del tempo divenne impossibile dubitarne. Bastava sentire
la sua mano che mi sfiorava la spalla mentre ci alzavamo da tavola. O l'accenno di un sorriso complice
da un lato all'altro della stanza, quando non c'era niente da ridere, ma lei si divertiva lo stesso.
Scommetto che era la prima a non capacitarsi, ma  andata proprio cos. In capo a cinque o sei anni,
scoprimmo di essere affiatati. Ci preoccupavamo l'uno dell'altra, ci volevamo bene. Come dico, ci
amavamo. E continuiamo ad amarci anche oggi.
 Non la seguo, Mr Gardner. Allora, perch vi separate?
Diede in un altro dei suoi sospiri.  E come potrebbe capirmi, considerando da dove arriva? Ma
stasera lei  stato gentile con me, perci voglio provare a spiegarle. Il fatto  che non sono pi il grande
nome che ero una volta. Protesti pure finch vuole, ma qui da noi, su queste cose, non si scherza. Io
non sono pi un grande nome. Personalmente, potrei benissimo accettarlo e farmi da parte. Vivere delle
mie glorie passate. Oppure ribellarmi, dire no, non sono ancora finito. In altre parole, amico mio, potrei
lavorare alla mia rinascita. Ci sono riusciti in tanti, da posizioni come la mia, se non peggio. Ma la
rinascita non  un gioco da ragazzi. Bisogna essere disposti a tanti cambiamenti, alcuni anche molto
difficili. A cambiare il proprio modo di essere. E perfino a rinunciare a certe cose che si amano.
 Mr Gardner, sta forse dicendo che lei e Mrs Gardner siete costretti a separarvi per via della
sua rinascita?
 Guardi com' finita per gli altri, quelli la cui rinascita ha funzionato. Prenda in considerazione
i rappresentanti della mia generazione ancora sulla breccia. Non ne trover uno, dico uno, che non si sia
risposato. Due, se non tre volte. Hanno tutti nel letto una moglie giovane. Io e Lindy siamo destinati a
renderci ridicoli. E poi, ho gi messo gli occhi su una signorina che ha fatto altrettanto con me. Lindy
lo sa benissimo. Lo sa da prima che me ne accorgessi io, forse dai tempi in cui, alla tavola calda,
ascoltava le storie di Meg. Ne abbiamo parlato. Si rende conto che  ora che ciascuno vada per la sua
strada.
 Continuo a non capire, Mr Gardner. Il mondo suo e di Mrs Gardner non pu essere tanto
diverso da tutti gli altri.  per questo, Mr Gardner, precisamente per questo motivo che le sue canzoni
da anni e anni significano tanto per gente che vive ovunque. Perfino dove stavo io. E che cosa dicono
quelle canzoni? Che se due smettono di amarsi e devono separarsi,  un peccato. Ma se si amano
ancora, hanno il dovere di restare insieme per sempre.  questo che dicono quelle canzoni.
 Capisco che cosa intende, amico mio, e deve sembrarle una crudelt, lo so. Ma le cose stanno
cos. E mi creda, vale anche per Lindy.  meglio per lei se lo facciamo subito. Per adesso non  affatto
vecchia. L'ha vista,  ancora bellissima. Deve uscirne ora, finch  in tempo. In tempo per ritrovare
l'amore, sposarsi di nuovo. Ha bisogno di uscirne prima che sia troppo tardi.
Non ho idea di come gli avrei risposto, ma lui mi colse alla sprovvista dicendo:  Prendiamo
sua madre. Immagino non ne sia mai uscita.
Ci pensai su, poi dissi a bassa voce:  No, Mr Gardner. Non ne  mai uscita. Non  vissuta
abbastanza per vedere il nostro paese cambiare.
 Che peccato. Doveva essere una donna notevole. Se quel che dice  vero e la mia musica ha
contribuito a farla felice, per me significa molto. Peccato che non ne sia uscita. Non voglio che succeda
anche a Lindy. Nossignore. Non alla mia Lindy. Voglio che la mia Lindy invece ne esca.
La gondola batteva piano contro il molo. Vittorio chiam con garbo, tendendo la mano e, dopo
qualche secondo, Mr Gardner si alz e scese dalla barca. Quando fui sceso anch'io con la chitarra  non
mi andava di scroccare un passaggio a Vittorio  Mr Gardner estrasse il portafogli.
Vittorio parve soddisfatto del compenso e, tra le solite moine e convenevoli, rimont in gondola
e si avvi sul canale.
Lo osservammo sparire nel buio e l'attimo dopo Mr Gardner gi mi metteva in mano un
mucchio di banconote. Gli dissi che erano troppe, che comunque per me era stato un immenso onore,
ma lui non volle saperne di riprendersi indietro nulla.
 No, no,  disse, agitando una mano davanti alla faccia, come per chiudere la partita non solo
con i soldi, ma anche con me, con quella serata, forse addirittura con quella parte della sua vita. Si
incammin verso il palazzo ma, fatti alcuni passi, si ferm per girarsi a guardarmi. Ora la calle in cui ci
trovavamo, il canale e ogni cosa erano silenziosi, se si esclude il brusio di un televisore in lontananza. 
Ha suonato bene stasera, amico mio,  disse.  Ha un bel tocco.
 Grazie, Mr Gardner. E lei ha cantato divinamente. Come sempre.
 Pu darsi che ripassi in piazza prima di partire. Per sentirla suonare con gli altri.
 Mi farebbe piacere, Mr Gardner.
Ma non lo vidi mai pi. Qualche mese dopo, in autunno, seppi che i coniugi Gardner avevano
divorziato  lo lesse da qualche parte un cameriere del Florian, e venne a riferirmelo. Allora mi torn in
mente tutta quella serata e, ripensandoci, provai un po' di tristezza. Perch Mr Gardner mi era sembrato
una brava persona e, comunque la si veda, rinascita o no, sar per sempre uno dei grandi.
Come Rain or Come Shine
Come me, anche Emily amava le canzoni americane della vecchia Broadway. Lei era pi per i
brani uptempo, tipo Cheek to Cheek di Irving Berlin e Begin the Beguine di Cole Porter, mentre io
propendevo per le ballate agrodolci: Here's That Rainy Day oppure It Never Entered My Mind. Ma
avevamo molti amori in comune e del resto, all'epoca, trovare qualcuno che avesse gusti simili ai tuoi
in un campus universitario dell'Inghilterra meridionale risultava pressoch miracoloso. Un giovane di
oggi pu ascoltare ogni genere di musica. Mio nipote, che comincia l'universit l'autunno venturo,  in
piena fase tango argentino. Ma non disdegna dith Piaf, nonch tutta la produzione delle pi recenti
indie rock band. Ai nostri tempi invece si coltivavano interessi assai meno eclettici. I miei compagni di
studi si dividevano essenzialmente in due vaste categorie: hippy dai capelli lunghi e i vestiti
svolazzanti, appassionati di progressive rock; e giovani perbene in eterni completi di tweed, per i
quali tutto ci che esulava dalla musica classica era solo un baccano infernale. Di quando in quando
capitava di imbattersi in qualcuno che si professava amante del jazz, ma si trattava immancabilmente
del cosiddetto crossover jazz, vale a dire di interminabili improvvisazioni affatto dimentiche delle
canzoni stupende a cui si ispiravano.
Era perci un sollievo scoprire che qualcun altro, una ragazza per giunta, amava il Grande
Repertorio della Canzone Americana. Come me, anche Emily collezionava LP dei classici in
interpretazioni vocali di grande semplicit e purezza  dischi del genere, scarti della generazione
passata, si trovavano spesso a prezzi stracciati dai rigattieri. Emily adorava Sarah Vaughan e Chet
Baker. Io preferivo Julie London e Peggy Lee. Nessuno dei due andava pazzo per Ella Fitzgerald o
Sinatra.
Quel primo anno, Emily abitava al college e, nella sua stanza, aveva un giradischi portatile, un
modello al tempo piuttosto diffuso. Assomigliava a una grossa cappelliera, con superfici in finta pelle
celeste e un'unica cassa acustica interna. Solo sollevando il coperchio si vedeva il piatto. La sonorit
era alquanto scadente paragonata agli standard attuali, ma ricordo che insieme passammo ore felici
accucciati l intorno a togliere un disco e appoggiare con delicatezza la puntina sul successivo. Ci
piaceva tanto ascoltare pi versioni dello stesso brano, per poi discuterne il testo, o le varie
interpretazioni. Quel verso particolare richiedeva davvero un tono cos ironico? Era meglio cantare
Georgia on My Mind come se Georgia fosse una donna, o intendendo l'omonimo stato americano? Il
massimo per entrambi era trovare registrazioni  come quella di Come Rain or Come Shine interpretata
da Ray Charles  in cui il testo era lieto, ma la voce spezzava il cuore.
L'amore di Emily per questi dischi era palesemente cos intenso che sorprenderla a parlare con
altri studenti di qualche frivolo gruppo rock o vacuo cantautore californiano mi lasciava sempre di
stucco. A volte si metteva a discutere di un concept album con lo stesso ardore con cui discettava con
me di Gershwin o di Arlen, e allora dovevo proprio mordermi la lingua per mascherare il fastidio.
Al tempo, Emily era sottile e bellissima e, se non si fosse impegnata con Charlie quasi all'inizio
della carriera universitaria, sono sicuro che un mucchio di ragazzi se la sarebbero contesa. Ma non 
mai stata un tipo leggero o facile, perci quando si mise con Charlie, gli altri pretendenti si ritirarono in
buon ordine.
  l'unico motivo per cui mi tengo Charlie intorno,  mi disse una volta, con faccia serissima,
per poi scoppiare a ridere di fronte al mio sbalordimento.  Scherzavo, scemo. Charlie  il mio grande,
grandissimo amore.
Charlie era il mio migliore amico all'universit. Il primo anno, fummo inseparabili ed  cos che
ebbi occasione di conoscere Emily. L'anno dopo, Emily e Charlie si stabilirono insieme in centro e, pur
andando spesso a trovarli, le discussioni con Emily accanto al suo giradischi diventarono solo un
ricordo. Prima di tutto, quando passavo da loro, incrociavo sempre parecchi altri studenti in giro per
casa a ridere e scherzare, e poi ormai c'era uno stereo raffinato da cui fiottava musica rock che ci
costringeva tutti ad alzare la voce.
Charlie e io siamo rimasti buoni amici negli anni. Magari non ci vediamo con la frequenza di un
tempo, ma perlopi dipende dalle distanze. Io sono stato a lungo qui in Spagna, come pure in Italia e in
Portogallo, mentre Charlie ha sempre fatto base a Londra. Ora, se questo d l'impressione che dei due
io sia il mondano e lui lo stanziale, beh, c' da ridere. Perch in effetti  Charlie quello che da sempre
prende il volo  Texas, Tokyo, New York - costretto dai suoi impegni sensazionali, mentre il
sottoscritto  rimasto inchiodato un anno dopo l'altro negli stessi umidi condomini, a preparare
verifiche di ortografia e a condurre identiche conversazioni in un inglese al rallentatore. My name is
Ray. What is your name? Do you have children?
Quando iniziai a insegnare inglese, dopo la laurea, la vita non mi pareva male, una specie di
prolungamento degli anni universitari. Le scuole di lingue spuntavano come funghi in tutta Europa e, se
 vero che insegnare era una noia e lo stipendio uno scandalo, quando si  giovani non ci si fa molto
caso. Si passa parecchio tempo al bar; farsi nuovi amici non  difficile, e si ha la sensazione di essere
parte di una vasta rete che unisce l'intero pianeta. Ti capita di incontrare persone appena tornate da
soggiorni in Per o in Thailandia, il che ti d l'illusione che, volendo, potresti girare il mondo in lungo
e in largo per sempre, sfruttando i contatti che hai per trovare un impiego negli angoli pi remoti della
terra. Senza peraltro dover uscire dall'immensa, accogliente famiglia dei maestri itineranti, pronti a
scambiarsi, fra un bicchiere e l'altro, aneddoti su ex colleghi, direttori psicolabili, e stravaganti
responsabili del British Council.
Verso la fine degli anni Ottanta, girava voce che ci si potesse arricchire andando a insegnare in
Giappone, e progettai seriamente di partire, ma poi lasciai perdere. Feci un pensierino anche sul
Brasile, mi lessi qualche pubblicazione sulla cultura locale e spedii alcune domande. Ma chiss perch,
tanto lontano non mi sono mai spinto. Italia del Sud, un breve periodo in Portogallo, e di nuovo qui in
Spagna. Poi, senza sapere come, ti ritrovi addosso quarantasette anni, e scopri che quelli con cui eri
partito hanno lasciato il posto a una nuova generazione che sparla di cose diverse, assume altre droghe
e ascolta altra musica.
Frattanto, Emily e Charlie si erano sposati e stabiliti a Londra. Una volta Charlie mi aveva detto
di volermi come padrino di uno dei suoi figli, quando ne fossero venuti. Ma non  mai successo. Voglio
dire che non c' mai stato nessun bambino, e adesso immagino sia troppo tardi. Devo ammettere di
averlo preso un po' come un tradimento. Forse ho continuato a pensare che come padrino di un loro
figlio mi sarei garantito un legame ufficiale, per quanto esile, tra la loro vita in Inghilterra e la mia
quaggi.
Sta di fatto che, all'inizio della bella stagione, sono andato a trovarli a Londra. La cosa era stata
organizzata con largo anticipo e, quando li avevo chiamati un paio di giorni prima della partenza,
Charlie mi aveva detto che stavano tutti e due magnificamente. Perci, dopo alcuni mesi che non si
potevano certo definire i migliori della mia vita, non avevo ragione di aspettarmi altro che riposo e
premure.
Anzi, uscendo dalla fermata della metropolitana quella mattina di sole, i miei pensieri si
baloccavano sulle probabili migliorie apportate alla mia camera nel tempo trascorso dall'ultima
visita. Nel corso degli anni, c'era sempre stata una novit. Una volta, un aggeggio elettronico nuovo
fiammante sistemato in un angolo; un'altra volta, la stanza completamente ridecorata. E comunque,
direi quasi per principio, la mia camera veniva preparata come in un albergo di lusso: asciugamani
puliti, una scatola di biscotti sul comodino, una selezione di CD sulla cassettiera. Qualche anno prima,
Charlie mi aveva accompagnato e, con malcelato orgoglio, si era messo ad armeggiare su una serie di
interruttori, producendo l'accendersi e spegnersi di una moltitudine di punti luce nascosti: dietro la
testiera del letto, sopra il guardaroba, e cos via. Un altro interruttore invece aveva innescato un cupo
ronzio che accompagn il calare di tapparelle alle due finestre.
 Guarda, Charlie, che non mi servono le tapparelle,  avevo detto in quella occasione. 
Quando mi sveglio voglio guardare fuori. Le tende vanno benissimo.
 Sono tapparelle di fabbricazione svizzera,  aveva detto lui, come se tanto bastasse.
Questa volta invece, Charlie mi port di sopra mugugnando qualcosa tra s e, entrando in
camera, capii che si stava scusando. E poi vidi la stanza come non l'avevo mai vista prima. Il letto era
nudo, il materasso, sghembo e chiazzato. Per terra, pile di riviste e tascabili, mucchi di vestiti vecchi,
una mazza da hockey e una cassa acustica rovesciata di lato. Mi bloccai sulla soglia stupefatto mentre
Charlie sgombrava uno spazio per il mio bagaglio.
 Hai la faccia di uno che sta per chiedere di parlare con il direttore,  disse, seccato.
 No, no, solo che  strano vederla cos.
  un casino, lo so. Un casino . Si butt a sedere sul materasso con un sospiro.  Pensavo che
le ragazze delle pulizie l'avrebbero sistemata.  chiaro che non l'hanno fatto. Dio sa come mai.
Sembrava molto avvilito, ma all'improvviso schizz in piedi di nuovo.
 Senti, usciamo a mangiare. A Emily lascio un messaggio. Possiamo farci un bel pranzetto
tranquillo e quando torniamo, la tua camera, e anche la casa, saranno in ordine.
 Non possiamo pretendere che Emily pulisca tutto.
 No, non lei. Lo fa fare. Lei s che  capace di strigliarle, quelle ragazze. Io non ho nemmeno il
loro numero. Pranzo, di, un bel pranzo. Primo, secondo e dolce, vino, ogni cosa.
Quello che Charlie definiva il loro alloggio erano in realt i due piani alti di una villetta a
schiera affacciata su una via residenziale ma rumorosa. Uscendo dall'ingresso principale, ci
ritrovammo subito circondati da una folla di gente e di auto. Seguii Charlie costeggiando uffici e
negozi, fino a un piccolo ristorante italiano. Non avevamo prenotato, ma i camerieri accolsero Charlie
come un amico e ci condussero a un tavolo. Mi guardai intorno e mi accorsi che il locale era pieno di
uomini d'affari in giacca e cravatta; per fortuna anche Charlie era trasandato come me. Dovette
leggermi nel pensiero, perch mentre ci sedevamo mi disse:
 Oh, Ray, quanto sei tradizionalista. Ormai  tutto diverso, comunque. Sei stato all'estero
troppo tempo . E in un tono di voce paurosamente alto aggiunse:  Siamo noi quelli che han l'aria di
avercela fatta. Tutti gli altri qui dentro sembrano direttorucoli di bassa lega . Poi si chin verso di me
e mi disse piano:  Senti, dobbiamo parlare. Ho bisogno di un favore.
Nemmeno me la ricordavo, l'ultima volta che Charlie aveva chiesto il mio aiuto, ma abbozzai
un cenno disinvolto del capo e rimasi in attesa. Giocherell per qualche secondo con il menu, prima di
appoggiarlo sul tavolo.
 La verit  che io e Emily stiamo attraversando un momento un po' rognoso. Anzi, negli
ultimi tempi, ci siamo decisamente evitati.  per questo che non era in casa a darti il benvenuto.
Attualmente, mi sa che ti tocca scegliere di stare con uno dei due, purtroppo. Un po' come in quelle
commedie dove lo stesso attore recita due parti. Non  pensabile di avere me e Emily
contemporaneamente nella stessa stanza. Infantile, vero?
  evidente che ho scelto il momento sbagliato per venire a trovarvi. Subito dopo pranzo, me
ne vado. Posso stare a Finchley da mia zia Katie.
 Ma che diavolo dici? Tu non mi stai a sentire. Te l'ho appena detto. Ho bisogno di un favore
da te.
 Pensavo fosse il tuo modo di dirmi...
 Ma no, scemo, sono io quello che deve andarsene. Ho una riunione a Francoforte, parto in
aereo oggi pomeriggio. Torno tra un paio di giorni, gioved al pi tardi. Nel frattempo, tu rimani qui.
Sistemi le cose, fai tornare tutto a posto. Dopodich mi presento io, allegro come se questi due mesi
non ci fossero mai stati, saluto mia moglie con un bacio, e si ricomincia da capo.
A quel punto la cameriera venne per le ordinazioni e, dopo che si fu allontanata, Charlie non
parve pi intenzionato a riprendere l'argomento. Si mise invece a sparare domande a raffica sulla mia
vita in Spagna e, ogni volta che gli dicevo una cosa, bella o brutta che fosse, lui reagiva con lo stesso
sorrisetto acido, e scuoteva la testa, come se stessi confermando le sue peggiori convinzioni. A un certo
punto, ad esempio, cercavo di aggiornarlo sui miei notevoli progressi in cucina  raccontandogli di
quando avevo preparato praticamente da solo un banchetto natalizio per pi di quaranta persone tra
studenti e insegnanti , ma lui mi interruppe senza lasciarmi finire la frase.
 Stammi a sentire,  disse.  La tua  una situazione disperata. Devi dare le dimissioni. Prima
per, ti devi trovare un altro lavoro. Sfrutta quel poveraccio di un portoghese, usalo come tramite. Ti
tieni in caldo il posto a Madrid, poi molli l'appartamento. Ok, senti come devi fare. Primo.
Alz la mano e si mise a contare sulle dita le varie voci dei suoi suggerimenti. Gliene restavano
ancora un paio, quando arrivarono le ordinazioni, ma lui non si lasci distrarre e prosegu fino alla fine.
Poi cominciammo a mangiare e lui disse:
 Ho gi capito: non farai niente di quel che ti ho detto.
 No, no,  tutto molto sensato.
 Solo che quando torni, riprendi esattamente come prima. E tra un anno ci ritroviamo e tu
ricominci a lamentarti delle stesse identiche cose.
 Ma io non mi sono lamentato...
 Sai una cosa, Ray? C' un limite ai consigli che gli altri ti possono dare. Da un certo punto in
poi, devi proprio pensarci da solo, alla tua vita.
 D'accordo, mi impegner, lo prometto. Per, prima mi stavi dicendo di un favore.
 Ah, s . Mastic il boccone con aria pensosa.  A essere onesti, si tratta del vero motivo per
cui ti ho invitato. Rivederti  sempre bello, per carit. Ma la cosa importante dal mio punto di vista era
questa: devi fare una cosa per me. In fondo sei il mio pi vecchio amico, siamo amici da una vita...
All'improvviso, ricominci a mangiare e mi accorsi con grande stupore che singhiozzava in
silenzio. Allungai la mano sul tavolo per toccargli una spalla, ma lui continu a ingozzarsi di pasta
senza alzare gli occhi. Dopo un paio di minuti di questa scena, ripetei il gesto sulla spalla, senza
ottenere niente di pi della prima volta. Comparve la cameriera e, con un sorriso cordiale, ci chiese se
era tutto di nostro gradimento. Rispondemmo che era buonissimo e quando lei se ne and Charlie
pareva avere riguadagnato un po' di contegno.
 Allora, Ray. Quello che ti chiedo di fare  di una semplicit estrema. Voglio solo che tu resti
accanto a Emily per qualche giorno, da bravo ospite. Tutto qui. Solo finch non torno.
 Tutto qui? Mi chiedi solo di badare a lei in tua assenza?
 Esatto. Anzi, di lasciare che sia lei a badare a te. Sei tu l'ospite. Vi ho organizzato alcune
cosette. Biglietti del teatro e cos via. Io rientro gioved al pi tardi. La tua missione  solo farle tornare
il buonumore e conservarglielo. Cos quando arrivo e le faccio: Ciao, tesoro, e l'abbraccio, lei mi
risponde: Oh, ciao, amore, bentornato, com' andata?, e mi abbraccia a sua volta. E possiamo
riprendere come prima. Prima che cominciasse questo strazio. Ecco la tua missione. Facile, no?
 Se posso fare qualcosa, sono contento,  dissi.  Per, Charlie, sei sicuro che sia in vena di
avere ospiti?  chiaro che state attraversando una specie di crisi. Emily sar scombussolata almeno
quanto te. Francamente, non capisco perch mi hai chiamato proprio adesso.
 In che senso, non capisci? Ti ho chiamato perch sei il mio migliore amico. S, certo. Di amici
ne ho parecchi. Ma alla fine, ci ho pensato tanto e ho capito che sei l'unico all'altezza.
Devo ammettere che questo mi commosse un po'. Eppure mi rendevo conto che qualcosa non
tornava, che non mi stava dicendo tutto.
 Potrei capire invitarmi se ci foste tutti e due,  dissi.  Ho un'idea di come potrebbe
funzionare. Non vi rivolgete la parola, invitate un amico per avere una distrazione, vi sforzate di
comportarvi meglio che potete, e l'ambiente comincia a scaldarsi. Ma in questo caso non andr cos,
perch tu non ci sarai.
 Ti prego, Ray, fallo per me. Sono convinto che possa funzionare. Emily  sempre di
buonumore con te.
 Di buonumore con me? Ti assicuro, Charlie, mi piacerebbe rendermi utile. Per forse stai
sbagliando qualcosa. Perch in tutta sincerit io ho l'impressione di non metterla affatto di buonumore,
Emily, neanche nelle migliori circostanze possibili. Le ultime volte che sono venuto l'ho trovata, come
dire, piuttosto impaziente con me.
 Senti, Ray, fidati. So quel che faccio.
Al nostro ritorno Emily era in casa. Lo ammetto, rimasi sorpreso da quanto la trovai
invecchiata. Non si era solo considerevolmente appesantita dall'ultima volta; la sua faccia, un tempo di
una bellezza del tutto naturale, aveva assunto tratti da mastino e una smorfia amara sulle labbra. Seduta
sul divano in soggiorno, leggeva il Financial Times, e accolse il mio ingresso alzandosi con un'aria
abbastanza scontrosa.
 Contenta di vederti, Raymond,  disse baciandomi svelta sulla guancia, prima di risedersi. Il
suo atteggiamento generale mi invogli a profondermi in scuse per essermi presentato in un momento
cos infelice. Ma prima che potessi proferire parola, Emily mi indic lo spazio vuoto accanto a lei sul
divano e disse:  Allora, Raymond, vieni qui, ho delle cose da chiederti. Voglio sapere tutto quello che
ti  successo.
Mi sedetti e lei cominci a interrogarmi, proprio come aveva fatto Charlie al ristorante. Charlie,
intanto, preparava i bagagli per il viaggio, entrando e uscendo dal soggiorno in cerca di svariati effetti
personali. Notai che non si guardavano, ma non sembravano nemmeno poi tanto a disagio di trovarsi
nella stessa stanza, a differenza di quanto aveva sostenuto lui. E bench non si rivolgessero mai
direttamente la parola, Charlie continuava a intervenire nella conversazione come in uno strano a parte.
Ad esempio, mentre spiegavo a Emily come mai fosse tanto difficile trovare un compagno con cui
dividere le spese di affitto, Charlie strill dalla cucina:
 Il posto dove sta, non  attrezzato per due! Va bene per una persona sola, ma dev'essere una
persona con pi soldi di quanti lui riuscir mai a mettere insieme!
Emily non fece alcun commento, ma dovette registrare l'informazione ricevuta, perch prosegu
dicendo:  Raymond, non dovevi andare a sceglierti un alloggio del genere.
Questa storia continu per una buona ventina di minuti, con Charlie che elargiva il proprio
contributo dalla scala, o mentre era di passaggio in cucina, di solito gridando affermazioni nelle quali si
riferiva a me in terza persona. A un certo punto, Emily disse:
 Oh, Raymond, veramente. Hai deciso di farti sfruttare in tutti i modi possibili in quella
squallida scuola di lingue, ti lasci pelare dal padrone di casa, e poi cosa fai? Ti metti al traino di un'oca
qualsiasi che ha il vizio del bere e nemmeno uno straccio di impiego per pagarselo. Sembra quasi che
tu voglia a tutti i costi far saltare i nervi a quei pochi che ancora ci tengono, a te!
 Una trib in via di estinzione, deve saperlo!  tuon Charlie dall'ingresso. Dal rumore intuivo
che ormai aveva portato l la sua valigia.  Se uno vuole continuare a comportarsi da adolescente dieci
anni dopo il limite massimo, per carit, tutto bene. Ma non mollare cos, anche adesso che si
avvicinano i cinquanta!
 Sono solo quarantasette...
 In che senso, solo quarantasette?  Emily aveva alzato la voce esageratamente, considerando
che le stavo seduto accanto.  Solo quarantasette.  quel solo che ti sta rovinando la vita, Raymond.
Solo, solo, solo. Faccio solo del mio meglio. Ho solo quarantasette anni. Tra un po' ne avrai solo
sessantasette e continuerai a girare in tondo alla disperata ricerca di un tetto, accidenti.
 Deve assolutamente darsi una regolata, cazzo!  url Charlie dalla scala.  Tirar fuori i
coglioni finch  in tempo!
 Raymond, ma non ti fermi mai a chiederti chi sei? - domand Emily.  Quando pensi al tuo
talento, non ti vergogni? Ma guarda come ti sei ridotto a vivere!  una cosa...  una cosa che fa
incazzare e basta!  esasperante!
Charlie comparve sulla soglia; aveva addosso l'impermeabile e per un attimo mi gridarono
all'unisono cose diverse. Poi Charlie si interruppe, annunci che se ne andava  quasi nauseato dalla
mia persona  e spar.
La sua partenza plac di colpo la furia di Emily, e io colsi l'occasione per schizzare in piedi,
dicendo:  Scusami, vado un attimo a dare una mano a Charlie col bagaglio.
 Chi ha detto che ho bisogno d'aiuto?  disse Charlie dall'ingresso.  Ho un'unica valigia.
Ma mi permise di accompagnarlo gi in strada e mi lasci di guardia al bagaglio, mentre lui
scendeva dal marciapiede per fermare un taxi. Sembrava non ce ne fossero nei pressi, perci si sporse
preoccupato, tenendo il braccio pronto.
Mi avvicinai e dissi:  Charlie, io non credo proprio che funzioner.
 Che cosa?
 Emily mi detesta con tutta se stessa. E mi ha sott'occhio da qualche minuto. Te lo immagini
come sar da qui a tre giorni? Come diavolo fai a credere che tornando troverai un'armonia celestiale?
Gi mentre pronunciavo queste parole, mi si affacci alla mente un'idea e ammutolii. Notando
il cambiamento, Charlie si volt a scrutarmi con attenzione.
 Forse ho capito  dissi alla fine  perch dovevo essere io e non un altro.
 Ma no? Vuoi dire che il buon Ray ha visto la luce?
 S, forse s.
 Ma che importanza ha comunque? La cosa che ti chiedo di fare, rimane la stessa identica di
prima . Gli si erano di nuovo riempiti gli occhi di lacrime.  Ti ricordi, Ray, quando Emily diceva di
credere in me? Ha continuato a sostenerlo per anni e anni. Io ho fiducia in te, Charlie, non ti devi
fermare, col talento che hai. Lo diceva ancora fino a tre, quattro anni fa. Hai idea di quanto fosse
diventato insostenibile? Me la cavavo bene. Me la cavo bene anche adesso. Benissimo, anzi. Ma a
sentire lei io ero destinato a... che cazzo ne so, alla presidenza del mondo, per Dio! Io sono un coglione
qualunque che se la cava. Ma non  quello che vede lei.  questo il nocciolo della faccenda,  da l che
ha cominciato ad andare tutto a rotoli.
Si avvi sul marciapiede, molto preoccupato. Corsi a prendergli la valigia e me la trascinai
appresso sulle ruotine. La via era ancora piuttosto affollata, perci non era facile stargli dietro senza
ingombrare il passaggio agli altri pedoni. Per Charlie teneva il suo passo, incurante delle mie
difficolt.
 Secondo lei mi sono lasciato andare,  diceva intanto.  Ma non  vero. Io me la cavo alla
grande. Gli orizzonti sconfinati vanno benissimo finch si  giovani. Per quando si arriva alla nostra
et bisogna saper guardare alle cose in prospettiva.  questo che ha continuato a frullarmi in testa, ogni
volta che lei diventava insopportabile. Prospettiva, le manca la prospettiva. E intanto mi dicevo,
tranquillo, tu te la cavi alla grande. Guarda un mucchio di altra gente che conosciamo. Prendi Ray. Lui
s che si  ridotto la vita una fogna. Le manca proprio la prospettiva.
 E a quel punto hai deciso di invitarmi da voi. Mi hai eletto Mister Prospettiva.
Finalmente, Charlie si interruppe e incroci il mio sguardo.  Non mi fraintendere, Ray. Non
stavo dicendo che sei un fallito completo, o roba del genere. Per esempio non fai uso di droghe e non
hai ammazzato nessuno. Certo che in confronto a me, diciamocelo, non sei proprio l'uomo pi riuscito
del mondo. Ecco perch ti ho chiesto, ti sto chiedendo di farmi questo favore. Le cose tra noi due sono
davvero agli sgoccioli, sono disperato, mi serve il tuo aiuto. In fondo che cosa ti chiedo, santo Dio?
Solo di comportarti dall'uomo gentile che sei. N pi n meno. Fallo per me, Raymond. Per me e per
Emily. Tra noi non  ancora finita, me lo sento. Fa' solo te stesso per due o tre giorni, finch non torno.
Non  chiedere tanto, no?
Feci un respiro lungo e dissi:  Va bene, d'accordo, se pensi che possa servire. Ma non credi
che prima o poi Emily manger la foglia?
 E perch? Sa che ho una riunione importante a Francoforte. Dal suo punto di vista non c'
niente di strano. Per lei si tratta di occuparsi di un ospite, tutto qui. Farlo le piace, e le piaci anche tu.
Ecco, arriva un taxi . Prese a sbracciarsi e, mentre l'auto accostava, mi afferr per un braccio. 
Grazie, Ray. Sento che ci farai ritrovare armonia.
Al mio ritorno, l'atteggiamento di Emily aveva subito una trasformazione completa. Mi accolse
in casa come se fossi un parente molto fragile e anziano: tutta sorrisi comprensivi e tocchi lievi.
Quando accettai di bere una tazza di t, mi port in cucina, mi fece sedere al tavolo e, per qualche
secondo, rimase a fissarmi con aria preoccupata. Alla fine mi disse, sottovoce:
 Mi dispiace di averti aggredito in quel modo prima, Raymond. Non avevo nessun diritto di
parlarti cos . Poi, allontanandosi per mettere su il t, prosegu:  Sono passati anni da quando
eravamo compagni di universit. Tendo a scordarmelo. Non mi sognerei mai di rivolgermi cos a
nessun altro amico. Ma quando si tratta di te, beh, ti guardo e probabilmente mi sembra di tornare ad
allora, a come eravamo tutti quanti, e dimentico il resto. Ti prego, non prendertela.
 Ma no, figurati. Non me la sono presa per niente . Stavo ancora pensando alla conversazione
appena conclusa con Charlie e non escludo di avere avuto un tono un po' distaccato. Emily dovette
fraintendermi, perch la sua voce si addolc ulteriormente.
 Mi dispiace tantissimo di averti fatto arrabbiare . Intanto disponeva con cura file di biscotti
sul piatto davanti a me.  Il fatto , Raymond, che all'epoca ti si poteva dire qualunque cosa, tu ti facevi
una risata insieme a noi, e diventava tutto uno scherzo. Che idiota sono stata, a pensare che potesse
essere ancora cos.
 Beh, in realt, io sono ancora pi o meno quello di una volta. Non ci ho davvero fatto caso.
 Non mi sono resa conto  riprese lei, come se non mi avesse sentito  di quanto tu sia diverso
adesso. Di quanto ti debba sentire finito.
 Ehi, Emily, credimi, non va poi cos male...
 Gli anni che passano devono averti trascinato in pessime acque. Sei come sull'orlo di un
abisso. Basta una spintarella e vai in pezzi.
 E precipito, intendi.
Lei armeggiava con il bollitore, ma si volt di scatto a fissarmi.  No, Raymond, non parlare
cos. Nemmeno per scherzo. Non voglio sentirti parlare cos.
 No, non hai capito. Hai detto che andrei in pezzi, ma se sono sull'orlo dell'abisso, posso solo
precipitare, non andare in pezzi.
 Oh, poverino . Sembrava continuasse a non cogliere quello che le dicevo.  Del Raymond di
allora  rimasto solo il guscio vuoto.
Stabilii che forse era meglio non replicare e, per qualche momento, aspettammo in silenzio che
l'acqua giungesse a bollore. Emily prepar un'unica tazza e me la mise di fronte.
 Non sai quanto mi spiace, Ray, ma ora devo tornare in ufficio. Ho due riunioni alle quali non
posso proprio mancare. Se solo avessi saputo in che stato eri, non ti avrei abbandonato. Mi sarei
organizzata diversamente. Ma ora come ora, mi aspettano. Povero Raymond. Che cosa pensi di fare
qui, tutto solo?
 Star benissimo. Sul serio. Anzi, pensavo. Che ne dici se mentre sei via, io preparo la cena?
Stenterai a crederlo, ma sono diventato un discreto cuoco ultimamente. Pensa che poco prima di Natale,
abbiamo allestito un banchetto...
 Che pensiero gentile da parte tua, voler dare una mano. Per, secondo me  meglio se per ora
ti riposi. Sai, una cucina che non si conosce pu innervosire parecchio. Perch invece non ti metti a tuo
agio, ti fai un bel bagno aromatico, ascolti un po' di musica. Alla cena penser io quando torno.
 Non puoi avere voglia di preoccuparti della cena, dopo tante ore di ufficio.
 No, Ray, tu pensa solo a rilassarti . Estrasse un biglietto da visita e lo appoggi sul tavolo. 
Qui hai il numero diretto del mio interno, e quello del cellulare. Ora devo proprio scappare, ma puoi
chiamarmi quando vuoi. E mi raccomando: niente strapazzi, in mia assenza.
 da un po' che faccio fatica a rilassarmi in casa mia. Stare solo mi rende sempre pi inquieto;
mi affligge il pensiero di perdermi chiss quale incontro fondamentale, l fuori. Se invece mi ritrovo in
casa di qualcun altro, spesso mi succede di sentirmi avvolgere da un delizioso senso di pace. Adoro
distendermi su un divano che non conosco, immerso nella lettura del primo libro che capita. Ed 
proprio questo che feci, appena Emily se ne fu andata. O meglio, non mi spinsi oltre un paio di capitoli
di Mansfield Park, prima di appisolarmi per una ventina di minuti.
Al risveglio, il sole del pomeriggio invadeva l'appartamento. Lasciai il divano e presi a ficcare
il naso un po' in giro. Forse mentre eravamo a pranzo c'erano state davvero le ragazze delle pulizie, o
forse era stata Emily a riordinare; sta di fatto che l'ampio soggiorno adesso era impeccabile. Ordine a
parte, la stanza era stata arredata con classe, con pezzi in stile moderno e oggetti d'arte, anche se uno
sguardo malevolo avrebbe potuto notare che si era badato troppo all'effetto. Passai in rassegna i libri, e
diedi un'occhiata alla raccolta di cd. Quasi unicamente rock e classica, ma alla fine, dopo qualche
ricerca, seminascosta nell'ombra, scovai un'esigua sezione dedicata a Fred Astaire, Chet Baker, Sarah
Vaughan. Mi stupii che Emily non avesse sostituito una parte pi cospicua della sua amatissima
collezione di vinile con le rispettive reincarnazioni in cd, ma non mi ci soffermai, e proseguii la
perlustrazione in cucina.
Ero intento ad aprire a caso armadietti, a caccia di qualche biscotto o della cioccolata, quando
l'occhio mi cadde su un piccolo quaderno che stava sul tavolo. La copertina viola imbottita lo rendeva
notevole nel trionfo di superfici lucide e minimaliste di quella cucina. Prima di andarsene in fretta e
furia, Emily aveva svuotato la borsa che poi aveva riempito di nuovo, mentre io bevevo il mio t.
Chiaramente doveva aver lasciato il quaderno per sbaglio. L'attimo dopo, per, mi balen in testa
un'idea diversa, e cio che il taccuino viola fosse una specie di diario personale e che Emily lo avesse
lasciato di proposito, con il preciso intento di farmi sbirciare dentro; come se per qualche misteriosa
ragione non osasse confidarsi pi apertamente e avesse quindi fatto ricorso a questo stratagemma per
rivelarmi il suo turbamento interiore.
Restai l per un poco a fissare il taccuino. Poi mi allungai e, infilando l'indice a met delle
pagine, sollevai con cautela l'oggetto. La vista della fitta grafia di Emily mi port d'istinto a ritirare il
dito e ad allontanarmi dal tavolo, dicendo a me stesso che non avevo il diritto di ficcare il naso,
indipendentemente dalle intenzioni di Emily in un momento irrazionale.
Ritornai in soggiorno, mi sistemai sul divano e lessi ancora qualche pagina di Mansfield Park.
Ma scoprii di non riuscire a concentrarmi. Il pensiero tornava in continuazione al taccuino viola. E se
non si fosse trattato di un gesto impulsivo? E se invece l'avesse programmato da giorni? Se avesse
scritto qualcosa apposta per farmelo leggere?
Un'altra decina di minuti, e tornai in cucina a fissare il taccuino un altro po'. Mi sedetti dove
stavo prima a bere il t, mi feci scivolare il quaderno viola davanti, e lo aprii.
Fu presto chiarissimo che, qualora Emily confidasse i suoi intimi pensieri a un diario, il testo in
questione era altrove. Quello che avevo davanti agli occhi era tutt'al pi la versione nobilitata di
un'agenda; a fondo pagina di ogni giorno si era appuntata una serie di indicazioni personali, alcune
delle quali dal sapore chiaramente motivazionale. Una di queste in pennarello spesso diceva: Se
ancora non chiamato Mathilda, COSA ASPETTI, ACCIDENTI? FALLO!!!
E un'altra: Finito quel cazzo di Philip Roth. Restituire a Marion!
Poi, continuando a sfogliare, mi imbattei in un: Luned arriva Raymond. Che lagna.
Voltai un altro paio di pagine e trovai: Domani Ray. Ce la far?
E infine, quella stessa mattina, tra promemoria di commissioni varie: Comprare vino per sua
altezza il Principe dei Frignoni.
Principe dei Frignoni? Mi ci volle un po' per accettare l'idea che potesse davvero trattarsi di
me. Considerai una serie di opzioni possibili  un cliente? un idraulico?  ma a lungo andare, visti la
data e il contesto, dovetti rassegnarmi a essere l'unico probabile candidato. Poi, tutto a un tratto,
l'ingiustizia profonda di attribuirmi un simile epiteto mi colp con violenza inattesa e, senza neanche
accorgermene, mi ritrovai in mano la pagina incriminata.
Il gesto non fu particolarmente feroce: non avevo nemmeno strappato la pagina. Mi ero limitato
a serrare il pugno un istante; il secondo successivo gi avevo ripreso perfettamente il controllo, ma
ormai era troppo tardi. Riaprendo la mano mi resi conto che non soltanto la pagina in questione, ma
anche le due successive erano rimaste vittima della mia collera. Tentai di stirarle e farle tornare come
prima, ma si accartocciavano di nuovo, quasi che il loro desiderio pi intenso fosse quello di
trasformarsi in pallottole di carta straccia.
Ciononostante, per un bel po' continuai a stirare spaventato i fogli malconci. Ero quasi sul
punto di accettare l'inutilit di tutti i miei sforzi, e l'idea che non potevo fare nulla per cancellare gli
effetti del mio gesto, quando mi accorsi che da qualche parte nell'alloggio squillava un telefono.
Decisi di non badarci e mi concentrai sul significato di quanto era accaduto. Poi per si inser la
segreteria telefonica e sentii la voce di Charlie lasciare un messaggio. Forse mi parve un appiglio, forse
volevo solo qualcuno con cui confidarmi, sta di fatto che mi precipitai in soggiorno e afferrai il telefono
sul tavolino di vetro.
 Ah, allora ci sei . Charlie pareva vagamente irritato che gli avessi interrotto il messaggio.
 Charlie, ascolta. Ho appena fatto una stupidaggine.
 Sono in aeroporto,  disse lui.  Il mio volo  in ritardo. Voglio chiamare l'agenzia che manda
l'auto a prendermi a Francoforte, ma non ho portato con me il numero. Ho bisogno che tu me lo legga.
Cominci a impartirmi istruzioni su dove trovare la rubrica telefonica, ma io lo fermai, dicendo:
 Senti, ho appena fatto una stupidaggine. Non so come comportarmi.
Ci fu un silenzio che dur alcuni secondi. Poi Charlie disse:  Magari, Ray, ti sei fatto delle
idee. Magari pensi che ci sia un'altra. Che me ne stia andando da lei. Mi  venuto in mente che forse 
questo che credi. In fondo, sarebbe in linea con tutto quello che hai avuto modo di vedere.
L'atteggiamento di Emily alla mia partenza, e tutto il resto. E invece ti sbagli.
 S, capisco cosa intendi. Per, ascolta, c' una cosa di cui ti devo parlare...
 Credimi, Ray. Ti sbagli. Non c' nessun'altra donna. Sto andando a Francoforte per una
riunione sul futuro trasferimento della nostra agenzia in Polonia.  l che sto andando.
 D'accordo, ho capito.
 Non c' mai stata di mezzo un'altra, in questa storia! Non mi sogno nemmeno di guardarle, le
altre, non seriamente, almeno.  la verit. La stramaledetta verit, punto e basta!
Si era messo a gridare, ma forse dipendeva dal chiasso che aveva intorno nell'area di imbarco.
Poi si interruppe e io tesi l'orecchio per capire se stava piangendo di nuovo, ma mi arrivarono solo i
rumori dell'aeroporto. All'improvviso disse:
 So cosa stai pensando. Stai pensando, e va bene, non c' un'altra di mezzo. Magari per c'
un altro. E su, di, ammettilo,  questo che pensi, no? Avanti, dillo!
 Francamente, no. Non mi  mai passato per la testa che potessi essere gay. Nemmeno quella
volta dopo gli esami, che eri ubriaco fradicio e facevi finta...
 Sta' zitto, idiota! Intendevo un altro, nel senso di un Amante di Emily! Un Amante di Emily,
cazzo, ma pu esistere un personaggio del genere?  qui che voglio arrivare. Perch la risposta,
secondo me,  no, no, no. Dopo tutti questi anni, Emily per me  un libro aperto. Il problema per 
che, conoscendola cos bene, mi rendo conto di un'altra cosa. E cio che ha cominciato a pensarci.
Esatto, Ray, ha cominciato a guardarsi intorno. A interessarsi a uomini come quello stronzo di David
Corey!
 E chi sarebbe?
 Quello stronzo di David Corey  un coglione schifoso che fa l'avvocato ed  sulla cresta
dell'onda al momento. So esattamente quanto gli vanno bene le cose, perch Emily, sul punto, mi tiene
informato al limite del tollerabile.
 Credi... che si vedano?
 Ma no, te l'ho appena detto! Non c' niente, per ora! In ogni caso, quello stronzo di David
Corey non la degnerebbe di uno sguardo.  sposato con una figa d'alto bordo, una che lavora per la
Cond Nast.
 Allora sei a posto...
 No, che non sono a posto, perch c' anche Michael Addison. E Roger Van Den Berg, vale a
dire il nuovo astro nascente della Merrill Lynch, uno che ogni anno riesce a farsi mandare al World
Economic Forum...
 Ti prego, Charlie, ascolta un momento. Ho un problema qui. Per molti aspetti, un'inezia, mi
rendo conto. Ma  un problema lo stesso. Per favore, ascoltami.
E finalmente riuscii a dirgli che cosa era successo. Gli raccontai tutto con la massima onest,
magari glissando un tantino sull'idea che Emily potesse aver lasciato un messaggio confidenziale
apposta per me.
 Lo so che  stato molto stupido,  dissi, concludendo.  Ma l'aveva lasciato l, proprio sul
tavolo di cucina.
 Eh, s . Charlie sembrava parecchio pi calmo.  In effetti, ti sei lasciato un po' prendere la
mano.
E scoppi a ridere. Incoraggiato dalla reazione, risi anch'io.
 Forse sto esagerando,  dissi.  Alla fine, non  il suo diario personale o roba simile. Giusto
un'agenda...  Lasciai perdere, perch Charlie intanto continuava a ridere e c'era una leggera vena
isterica in quella risata. Poi si interruppe e, con voce piatta, disse:
 Se lo scopre, vorr segarti le palle.
Ci fu una breve pausa, durante la quale ascoltai il baccano dell'aeroporto. Poi prosegu:
 Pi o meno sei anni fa, l'ho aperto anch'io quel taccuino, o l'equivalente dell'anno in corso.
Cos, per caso; ero seduto in cucina e lei stava ai fornelli. Sai com'; l'ho aperto mentre dicevo
qualcosa, soprappensiero. Lei se n' subito accorta e mi ha detto che non le andava. Anzi, mi ha
proprio detto che mi avrebbe segato le palle. In quel momento aveva in mano un mattarello, perci le
ho fatto notare che con quello strumento non sarebbe riuscita a rendere la minaccia effettiva. E a quel
punto lei mi ha risposto che il mattarello serviva per dopo. Per quello che intendeva fare alle mie palle,
dopo averle segate.
Si sent sullo sfondo l'annuncio di un volo.
 Allora, che cosa mi suggerisci di fare?  chiesi.
 Che cosa puoi fare ormai? Continua a lisciare le pagine. E spera che non se ne accorga.
 Ci ho provato, ma non funziona.  escluso che non se ne accorga...
 Senti, Ray, io ho un mucchio di pensieri. Sto cercando di dirti che tutti questi uomini su cui
fantastica Emily non sono davvero potenziali amanti. Sono solo personaggi che le sembrano
meravigliosi perch li crede pieni di successo. Si rifiuta di vedere i loro nei. La loro disumanit bella e
buona. E comunque  tutta gente fuori dalla sua portata. Il punto, e questo  l'aspetto pi triste e
patetico di tutta la faccenda, il punto  che, in fondo in fondo, lei ama me. Mi ama ancora. Io me ne
accorgo. Lo so.
 Insomma, Charlie, non hai consigli da darmi.
 No che non ho consigli da darti, cazzo!  Stava di nuovo strillando a pieni polmoni.  Tirati
fuori da solo! Tu monti sul tuo aereo e io monto sul mio. E staremo a vedere chi si schianta!
E con questo, lo persi. Mi buttai sul divano e tirai un bel respirone. Mi dissi che dovevo
mantenere la giusta prospettiva sulla vicenda, ma mi sentivo crescere nello stomaco una certa nausea da
panico. Mi passarono in testa svariate idee. Una soluzione era quella di darmi alla fuga, e sparire dalla
vita di Emily e Charlie per parecchi anni, per poi rifarmi vivo con una cauta lettera molto misurata
nelle parole. Ma perfino nelle condizioni di quel momento, accantonai l'ipotesi, perch mi parve un po'
troppo disperata. Un piano migliore poteva essere quello di darmi seriamente da fare con le bottiglie
del mobile bar, in modo che al suo ritorno Emily mi potesse trovare ubriaco fradicio. Almeno avrei
potuto sostenere di avere sbirciato nel diario e stracciato le pagine in preda al delirio etilico. Anzi,
grazie alla demenzialit dell'ebbrezza, avrei perfino potuto assumere il ruolo della vittima, mettermi a
strepitare e accusarla dicendole quanto male mi avesse fatto leggere quelle parole sul mio conto, scritte
da una persona sul cui affetto di amica sincera avevo sempre contato, il cui pensiero mi aveva anzi
sostenuto nei momenti peggiori passati in squallide localit straniere. Ma se questo piano mostrava
alcuni vantaggi da un punto di vista pratico, ci sentivo dentro qualcosa che non andava - come del
fango sul fondo che non avevo nessuna voglia di guardare da vicino  e che di sicuro me l'avrebbe reso
impraticabile.
Dopo un po', il telefono squill un'altra volta ed ecco di nuovo la voce di Charlie. In principio
mi parve molto pi tranquillo di prima.
 Sono all'imbarco,  disse.  Scusa se mi sono scaldato un po' troppo prima. Colpa
dell'aeroporto. Non riesco a tranquillizzarmi fino a quando non sono seduto nei pressi dell'uscita
giusta. Senti, Ray, mi  venuta in mente una cosa. Riguardo al nostro piano.
 Il nostro piano?
 S, il piano generale. Come avrai capito, non  il momento adatto per ritoccare la verit quanto
basta a mostrarsi sotto una luce migliore. No, proprio non  il momento per le piccole fandonie
innocenti, giusto per darsi un tono. No, no. Non te lo sei scordato, spero, come hai avuto questo
incarico. Ray, conto su di te: devi mostrarti a Emily per quello che sei, n pi n meno. Tu segui il
copione e vedrai che il nostro piano proceder.
 Beh, sta' a sentire, non mi faccio grandi illusioni di venirne fuori come l'insuperabile eroe di
Emily...
 S, tu sei uno che afferra le situazioni e di questo ti sono grato. Ma mi  appena venuta in
mente una cosa. C' solo un particolare, un dettaglio del tuo personaggio che nel caso specifico non
funziona. Come sai, Ray, Emily si  messa in testa che tu abbia buongusto in campo musicale.
 Ah...
 In pratica l'unica circostanza in cui usa la tua persona per sminuire la mia  quando si parla di
gusti musicali. Non fosse per questa inezia, saresti assolutamente perfetto per svolgere il compito che ti
ho affidato. Perci, Ray, mi devi promettere che non sfiorerai l'argomento.
 Oh, santo cielo...
 Fallo per me, Ray. Non  chiedere molto. Evita solo di attaccare la solfa su quella... lagna
nostalgica che le piace tanto. E se tira fuori lei l'argomento, tu lascialo cadere. Chiedo solo questo. Per
tutto il resto, mi basta che tu sia te stesso. Allora, Ray, ci posso contare, no?
 Ma s, contaci. Stiamo comunque azzardando soltanto ipotesi. Non riesco proprio a vederci,
tutti presi a chiacchierare di qualsiasi argomento stasera.
 Bene! Siamo d'accordo, allora. E adesso, veniamo al tuo problemino. Sarai contento di sapere
che ci ho riflettuto. E ho trovato la soluzione. Mi ascolti?
 S, certo che ti ascolto.
 C' una coppia che ci viene sempre a trovare. Angela e Solly. Brava gente, ma se non fossero
nostri vicini, non avremmo ragione di frequentarli. Comunque, si presentano spesso. Sai, arrivano
senza preavviso, nella speranza di scroccare un t. Ed ecco il punto. Capita sovente che vengano dopo
che hanno portato fuori Hendrix.
 Hendrix?
 Hendrix  un puzzolentissimo labrador irrefrenabile e dai possibili istinti omicidi. Per Angela
e Solly, ovviamente, la bestiaccia  il figlio che non hanno mai avuto. O che non hanno ancora avuto,
visto che sarebbero abbastanza giovani per mettere al mondo dei figli veri. Ma loro, no, preferiscono
quel tesoro di Hendrix. E quando vengono da noi, il tesoro gira regolarmente per casa demolendo
quello che trova con la fredda determinazione di un rapinatore. Tira per terra la lampada a stelo. Oh
poverino, non fa niente, tesoro, ti sei spaventato? Hai presente, no? Beh, senti questa. Un annetto fa,
avevamo un libro prezioso  valore: una fortuna , pieno di foto artistiche di giovani omosessuali in
posa in varie casbah nordafricane. A Emily piaceva tenerlo aperto a una pagina particolare: secondo lei,
si intonava al divano. Se ti azzardavi a girare pagina, andava su tutte le furie. Beh, un anno fa, appunto,
 arrivato Hendrix e se l' divorata. Hai sentito bene, ha affondato i denti dentro quella fotografia
patinata e si  spazzolato un'altra ventina di pagine prima che Mammina sua lo convincesse a desistere.
Lo capisci, no, perch ti sto raccontando questa storia?
 S. Cio, intravedo una possibile via di scampo, ma...
 D'accordo, allora ti spiego. Ecco che cosa devi dire a Emily. Suonano alla porta, tu vai ad
aprire, e ti trovi davanti questi due con Hendrix che tira il guinzaglio. Si presentano come Angela e
Solly, due cari amici venuti a riscuotere la loro tazza di t. Li fai entrare, Hendrix fa il diavolo a
quattro, e si mangia il taccuino.  perfettamente plausibile. Che c'? Cosa aspetti a ringraziarmi? Sua
signoria non  soddisfatta, forse?
 Ti ringrazio tanto, Charlie. Ci sto solo riflettendo, tutto qui. Scusa, ma metti caso che questi
due poi si presentino sul serio? Dopo che  tornata Emily, intendo.
  possibile, in effetti. Posso solo dire che saresti davvero iellato se succedesse. Quando ho
detto che venivano spesso, intendevo al massimo una volta al mese. Piantala di fare il difficile e abbi un
po' di riconoscenza.
 Ma Charlie, non  un tantino improbabile che il cane si avventi proprio solo sul diario, e su
quelle pagine in particolare?
Lo sentii sospirare.  Pensavo di non doverti spiegare anche il resto.  ovvio che dovrai allestire
un po' la scena. Tirare gi la lampada a stelo, rovesciare lo zucchero sul pavimento in cucina. Dovr
dare l'idea che Hendrix sia passato in casa come un tornado. Senti, stanno chiamando il mio volo. Devo
andare. Ti richiamo appena arrivo in Germania.
Mentre ascoltavo Charlie, avevo cominciato a sentirmi un po' come quando qualcuno attacca a
raccontarmi un sogno che ha fatto, o le circostanze in cui gli si  ammaccata la portiera dell'auto. Il suo
piano era molto buono - ingegnoso, perfino  ma non capivo che cosa c'entrasse con qualunque cosa
avrei potuto fare al ritorno di Emily, perci mi ritrovai a provare un'impazienza crescente. Eppure,
appena Charlie ebbe riattaccato, scoprii che le sue parole avevano avuto su di me una specie di effetto
ipnotico. Da una parte scartavo l'idea giudicandola insensata, e dall'altra il mio corpo si apprestava a
mettere in atto la sua soluzione.
Cominciai reclinando di lato la lampada a stelo. Badai a non danneggiare altro ed ebbi cura di
sfilare prima il paralume, per poi rimetterlo sghembo, solo dopo aver posizionato la lampada a terra.
Poi tirai gi da una mensola un vaso e lo poggiai sul tappeto, disponendo tutto intorno il suo contenuto
di piante essiccate. Infine, individuai accanto al tavolino il punto adatto per rovesciare il cestino della
carta straccia. Procedevo nel lavoro straniato, come un automa. Ero convinto che niente di tutto ci
sarebbe servito a qualcosa, ma trovavo l'esecuzione del piano molto tranquillizzante. Poi ricordai che
in teoria quegli atti vandalici dovevano collegarsi al taccuino, e mi trasferii in cucina.
Ci riflettei un momento, presi nell'armadietto una zuccheriera, la misi sul tavolo poco lontano
dal quaderno viola, e la inclinai piano piano fino a far fuoriuscire lo zucchero. Ebbi qualche difficolt a
impedire che il contenitore cadesse dal tavolo, ma alla fine ci riuscii. A quel punto, il tormentoso senso
di panico di poc'anzi era svanito. Non che fossi precisamente tranquillo; diciamo che mi pareva sciocco
essermi ridotto in quello stato penoso.
Tornai in soggiorno, mi distesi sul divano e ripresi il romanzo della Austen. In capo a poche
righe, fui colto da un'immensa spossatezza e, senza nemmeno accorgermene, scivolai un'altra volta nel
sonno.
Fui svegliato dallo squillo del telefono. Quando riconobbi la voce di Emily sulla segreteria
telefonica, mi decisi a rispondere.
 Oh, Raymond, meno male. Allora ci sei. Come stai, tesoro? Come ti senti adesso? Sei riuscito
a rilassarti?
Le assicurai che ci ero riuscito eccome, che mi ero perfino addormentato.
 Oh che peccato! Magari non dormivi come si deve da settimane, e proprio ora che ce l'avevi
fatta a trovare un momento di scampo, arrivo io a disturbarti! Scusami, ti prego! E c' un'altra cosa di
cui mi devo scusare, Ray, devo darti una delusione. Siamo in piena crisi qui, perci non riesco a tornare
a casa presto come avevo sperato. Anzi, mi ci vorr ancora almeno un'oretta. Tu resisti, vero?
Le ripetei che mi ero riposato e che stavo benissimo.
 S, sento dalla voce che ti sei messo tranquillo. Mi spiace moltissimo, Raymond, ma devo
proprio risolvere la situazione. Tu intanto, fa' come se fossi a casa tua. Ci vediamo, caro.
Misi gi il telefono e mi stirai. Ormai il sole andava calando, perci mi aggirai per casa
accendendo le luci. Poi osservai la devastazione del soggiorno e pi la guardavo, pi mi pareva
esageratamente artefatta. Torn a prendermi un senso di panico alla bocca dello stomaco.
Il telefono suon ancora, e questa volta era Charlie. Mi disse che si trovava al ritiro bagagli di
Francoforte.
 Ci stanno mettendo delle ore, cazzo. Non abbiamo ancora visto arrivare una sola valigia. A te
come vanno le cose, da quelle parti? Madame non  ancora rientrata?
 No, non ancora. Senti, Charlie, a proposito del tuo piano. Non pu funzionare.
 In che senso, non pu funzionare. Non mi dirai che sei stato l a elucubrare fino adesso,
rigirandoti i pollici.
 Ho seguito i tuoi consigli. Ho fatto casino, ma non mi convince. Non sembra che sia passato
un cane. Sembra pi un'installazione artistica.
Tacque per un momento, forse concentrandosi sul nastro trasportatore. Poi disse:  Capisco qual
 il problema. Non  roba tua.  ovvio che tu sia a disagio. Perci, senti, ora ti faccio un elenco di
oggetti che sarei felice di vedere in pezzi. Mi stai ascoltando, Ray? Voglio che tu mi distrugga i
seguenti articoli. Quello stupido simil-bue di ceramica. Sta vicino al lettore cd.  un regalo di David
Corey, lo stronzo; ce l'ha portato da Lagos. Puoi cominciare a spaccare quello, intanto. Anzi, sai che ti
dico, che non mi importa di cosa distruggi. Fracassa pure tutto quanto.
 Charlie, credo sia meglio se ti calmi.
 Ok, va bene. Ma quella casa  piena di schifezze. Come il nostro matrimonio in questo
periodo. Piena di vecchie schifezze. Tipo il soffice divano rosso, hai presente quale dico, Ray?
 S. In effetti ci ho appena fatto una dormita.
 Beh. Sono secoli che dovrebbe stare in una discarica. Che ne dici di strappare la fodera e di
tirare fuori l'imbottitura.
 Charlie, devi darti una regolata. Anzi, ora che ci penso, cos non cerchi affatto di aiutarmi. Mi
usi solo per sfogare la tua rabbia e il tuo senso di frustrazione...
 Oh, piantala con queste stronzate! Certo che voglio aiutarti. E il mio  un ottimo piano. Ti
assicuro che funzioner. Emily lo detesta quel cane, come detesta Angela e Solly, perci  pronta a
cogliere la palla al balzo per detestarli ancora di pi. Ascolta . Abbass la voce fin quasi a un sussurro.
 Ora arriva il pezzo forte. L'ingrediente segreto con cui la convincerai di sicuro. Avrei dovuto
pensarci prima. Quanto tempo ti resta?
 Pi o meno un'ora...
 Bene. Stammi a sentire. Ci vuole l'odore. S, hai capito bene. Devi fare in modo che l'aria
puzzi di cane. Se ne accorger appena mette piede in casa, anche se  appena percettibile. Dopodich
entra in soggiorno, vede il bue di ceramica del caro David per terra in frantumi, l'imbottitura di
quell'orrendo divano rosso un po' ovunque...
 Ehi, aspetta, non ho detto che avrei...
 Zitto e ascolta! Vede quel putiferio e subito, razionalmente o meno, lo associa al puzzo di
cane. La scena di Hendrix le attraversa la testa con la chiarezza di un lampo, prima ancora che tu le
abbia detto una sola parola.  magnifico, no?
 Charlie, ma tu deliri. Allora, sentiamo, secondo te come riesco a far puzzare casa tua di cane?
 Io so benissimo come si pu produrre il puzzo di cane . La voce era ancora un mormorio
concitato.  Lo so benissimo, perch lo facevo sempre con Tony Barton in quinta elementare. Lui
aveva una sua ricetta, ma io poi l'ho migliorata.
 Ma perch?
 Come perch? Perch la sua puzzava pi di cavolo che di cane.
 No, volevo dire, perch uno... Vabb, lasciamo perdere. Tanto vale che tu me la dia; basta
che poi non mi costringi a uscire per procurarmi una scatola da piccolo chimico.
 Bene. Finalmente ci sei. Hai una penna, Ray? Scrivi. Ah, ecco qua; era ora . Doveva essersi
messo il telefono in tasca, perch per alcuni secondi non sentii altro che rumori intestinali. Poi fu di
ritorno e mi disse:
 Ora devo andare. Perci, scrivi. Sei pronto? Il tegame medio. Probabilmente  gi sul gas. Ci
metti dentro un mezzo litro d'acqua. Aggiungi due dadi di carne, un cucchiaino di cumino, un
cucchiaio di paprika, due cucchiai d'aceto, una bella manciata di foglie di alloro. Scritto? Ora ci ficchi
dentro una scarpa o uno stivale di cuoio, capovolto, di modo che la suola non sia immersa nel liquido.
 per evitare che si senta odore di gomma bruciata. Dopodich accendi il gas, porti a bollore, e lasci
cuocere a fuoco lento. Di l a poco, cominci a sentire. Non  una puzza tremenda. La ricetta originale di
Tony Barton prevedeva anche qualche lumaca, ma questa  di gran lunga pi raffinata. Sa proprio di
cane. Lo so, stai per chiedermi dove trovi tutti gli ingredienti. Erbe e simili, sono nell'armadietto di
cucina. Se invece apri l'armadio del sottoscala, ci trovi un paio di vecchi stivali. Non i Wellington, mi
raccomando. Dico quelli distrutti, pi scarponcini alti che stivali. Me li mettevo sempre per andare al
parco comunale. Non ne possono pi e aspettano solo di essere buttati via. Usa uno di quelli. Che ti
prende? Senti, Ray, fa' come ti dico e basta, ok? Mettiti in salvo. Fidati, Emily incazzata non  uno
scherzo. Ora devo andare. Ah, e ricordati. Niente sparate sulla tua fantastica competenza musicale.
Forse fu semplicemente l'effetto di aver ricevuto istruzioni precise, per quanto opinabili; sta di
fatto che, quando misi gi il telefono, mi sentivo determinato come un automa. Avevo ben chiaro che
cosa dovevo fare. Andai in cucina e accesi le luci. Come volevasi dimostrare, il tegame medio stava
sul gas, in attesa del suo prossimo utilizzo. Lo riempii d'acqua a met e lo rimisi sul fornello. Intanto,
mi resi conto di dovermi preoccupare di un altro fattore importante, prima di procedere oltre, vale a
dire la quantit esatta di tempo disponibile per completare l'operazione. Tornai in soggiorno, presi il
telefono e composi il numero di Emily.
Mi rispose la sua segretaria e mi disse che Emily era in riunione. Con un tono di voce che
mescolava cordialit e risolutezza, le chiesi di chiamarla comunque, sempre ammesso che non si tratti
di una scusa. L'attimo dopo, Emily era in linea.
 Che succede, Raymond? Che c'?
 Non succede niente. Ho chiamato solo per sapere come stavi.
 Hai una voce strana, Ray. Che c'?
 In che senso, ho una voce strana? Ti ho chiamata solo per sapere a che ora ti devo aspettare.
Lo so che mi consideri un perdigiorno, ma mi fa comunque piacere avere una specie di programma.
 Raymond, non  il caso di prendersela cos. Allora, vediamo. Ci vorr ancora un'ora...
Facciamo un'ora e mezza. Mi dispiace moltissimo, ma siamo proprio in piena crisi qui.
 Diciamo tra i sessanta e i novanta minuti, dunque. Perfetto. Volevo solo sapere questo. Bene,
a pi tardi, allora. Puoi tornare ai tuoi impegni adesso.
 possibile che stesse per replicare qualcosa, ma io riagganciai e tornai spedito in cucina, deciso
a non perdermi per strada la voglia di fare. Cominciavo anzi a sentirmi davvero euforico e non capivo
come avessi potuto lasciarmi prendere dall'avvilimento, poco prima. Passai in rassegna gli armadietti e
allineai con precisione accanto al fornello tutte le erbe e le spezie necessarie. Ne misurai la quantit da
aggiungere all'acqua, rimestai velocemente, e andai in cerca della scarpa.
L'armadio del sottoscala conteneva un mucchio di pietose calzature. Dopo averci frugato dentro
per qualche minuto, scovai uno degli scarponcini ai quali di sicuro si era riferito Charlie  un esemplare
particolarmente malconcio incrostato di fango vetusto tutto intorno al tacco. Lo presi in punta di dita,
me lo portai in cucina e lo immersi con cautela a suola in su. Accesi un fuoco medio sotto il tegame,
sedetti al tavolo e attesi che l'acqua si scaldasse. Quando il telefono squill di nuovo, avrei voluto
ignorarlo, ma poi sentii la voce di Charlie blaterare senza sosta sulla segreteria. Perci alla fine
abbassai la fiamma e andai a rispondere.
 Che cosa dicevi?  gli chiesi.  Mi parevi in vena di compatirti parecchio, ma ero troppo
occupato e mi sono perso il motivo.
 Sono arrivato in albergo.  solo un tre stelle. Pensa che faccia tosta! Una ditta di quelle
dimensioni. La stanza poi  un buco!
 Ma ti fermi solo un paio di notti...
 Senti, Ray, non sono stato onesto fino in fondo con te, prima. E non  giusto. Dopotutto, mi
stai facendo un favore, ti fai in quattro per me per cercare di sanare il sanabile con Emily e io invece
non te la conto proprio tutta giusta.
 Se ti riferisci alla ricetta della puzza di cane, ormai  tardi. L'ho gi messa sul fuoco. Tutt'al
pi posso ancora aggiungere un ingrediente, qualcosa...
 Se non sono stato sincero con te,  solo perch non lo sono stato neanche con me stesso. Ma
ora che sono venuto via, sono in grado di vedere le cose come stanno. Ray, ti ho detto che non c'era di
mezzo nessun altro, ma non  del tutto vero. Una ragazza c'.  davvero una ragazza: sulla trentina al
massimo. Una tutta presa dallo sviluppo dell'alfabetizzazione nel mondo e dalla diffusione di un
mercato eticamente sostenibile. Non  stata una storia di sesso; diciamo che il sesso  venuto come
effetto collaterale. A conquistarmi  stato il suo idealismo inossidabile. Mi ha ricordato come eravamo
tutti noi una volta. Te lo ricordi, Ray?
 Scusami, Charlie, ma non non mi pare che tu sia mai stato particolarmente idealista. Anzi, sei
sempre stato un egoista assoluto e un edonista...
 D'accordo, pu darsi che al tempo fossimo tutti una banda di schifosi debosciati. Ma dentro di
me c' sempre stata una persona diversa che non vedeva l'ora di potersi manifestare.  stato questo in
lei ad attrarmi...
 Quando, Charlie? Quando  successo?
 Quando  successo cosa?
 La relazione, a quando risale?
 Non c' stata nessuna relazione! Non ho mai fatto sesso con lei, niente! Non abbiamo mai
nemmeno pranzato insieme. Mi sono semplicemente... assicurato di continuare a vederla.
 In che senso, continuare a vederla?  A quel punto ero tornato in cucina e osservavo il mio
intruglio.
 Beh, nel senso che continuavo a vederla,  fece lui.  Continuavo a fissare altri appuntamenti
per vederla.
 Vuoi dire che  una squillo.
 No, no, te l'ho detto, non abbiamo mai fatto sesso. No, fa la dentista. Tornavo da lei, mi
inventavo un dolore qui, un fastidio alle gengive l. Sai, la tiravo per le lunghe. E alla fine, ovviamente,
Emily se n' accorta . Per un attimo, Charlie parve trattenere un singhiozzo. Poi la diga cedette.  Ha
scoperto tutto... ha scoperto tutto... perch non ci avevo mai dato tanto dentro con il filo interdentale!
 La voce gli era andata in un mezzo falsetto.  Mi ha detto: Non avevi mai usato cos tanto il filo
interdentale, mai!
 Ma non ha senso. Se ti curi di pi i denti, avrai meno occasione di tornare da lei.
 Chi se ne frega se ha senso o no? Io volevo solo farla felice!
 Senti, Charlie, non ci sei uscito, non ci hai fatto sesso, dov' il punto?
 Il punto  che desideravo immensamente una donna cos, una che stanasse l'altro me stesso,
quello intrappolato dentro...
 Stammi a sentire, Charlie. Dalla tua ultima telefonata, io mi sono ripreso parecchio. E
francamente credo che dovresti farlo anche tu. Possiamo discutere ogni cosa quando torni. In
compenso, Emily sar a casa tra un'ora, pi o meno, e io devo avere tutto pronto. Al momento me la
sto cavando alla grande qui, Charlie. Immagino si capisca dalla voce.
 Beh, fantastico, cazzo! Tu te la cavi alla grande, eh? Splendido! Bell'amico, cazzo...
 Charlie, forse sei arrabbiato perch non ti piace l'albergo. Ma dovresti darti una regolata.
Vedere le cose nella giusta prospettiva. E farti coraggio. Io vado alla grande qui. Ora finisco di
preparare 'sta roba del cane, e poi reciter la mia parte fino in fondo per amor tuo. Emily, le dir,
Emily, guarda come sono patetico. La verit  che siamo patetici quasi tutti. Ma Charlie, no, lui 
diverso. Charlie  di tutt'altra categoria.
 Non puoi dire una cosa simile. Sembra studiata dalla a alla z.
 Non le dir esattamente cos,  ovvio, imbecille. Senti, lascia fare a me. Ho davvero tutto
sotto controllo. Perci, calmati. Ora per devo andare.
Misi gi il telefono e osservai il tegame. A quel punto il liquido aveva cominciato a bollire e
c'era parecchio vapore nella stanza, ma nessun odore in particolare, per il momento. Regolai la fiamma
fino a ottenere un bel bollore vivace. Fu allora che mi prese la smania di una boccata d'aria fresca e,
non avendo ancora visto il terrazzo dell'attico, aprii la porta di cucina e uscii.
Per essere una serata di inizio giugno in Inghilterra, il clima era stranamente mite. Giusto la
punta aggressiva della brezza mi ricordava che non ero pi in Spagna. Il cielo non si era fatto ancora
buio, ma gi si riempiva di stelle. Oltre il muro che segnava la fine del terrazzo, lo sguardo abbracciava
miglia e miglia di finestre e cortili delle propriet vicine. C'erano parecchie luci accese e quelle in
lontananza, se socchiudevo gli occhi, parevano quasi un proseguimento delle stelle. Pur non essendo
molto spazioso, l'attico aveva senza dubbio un che di romantico. Ti ci vedevi bene una coppia, due
perfetti cittadini che, nelle serate tiepide, se ne venivano qui a passeggiare abbracciati fra i vasi di fiori
raccontandosi com'era andata la giornata.
Se avessi ascoltato la mia voglia, sarei rimasto ancora l un bel po', ma ebbi paura di perdermi
lo slancio. Rientrai in cucina e, passando accanto al tegame che bolliva, mi fermai sulla soglia del
soggiorno per controllare lo scenario allestito. Il grosso sbaglio, capii all'improvviso, consisteva nel
non essere riuscito affatto a svolgere il compito dal punto di vista di una creatura come Hendrix. La
strategia vincente, ora mi accorgevo, era quella di aderire completamente allo spirito e alla visione
della realt di Hendrix.
Una volta imboccata questa via, non solo vidi l'inadeguatezza dei miei sforzi precedenti, ma
anche l'assoluta inefficacia dei consigli di Charlie. Per quale ragione un cane iperattivo avrebbe mai
dovuto selezionare un bue-soprammobile su un apparecchio stereo e mandarlo in pezzi? E l'idea di
squarciare il divano e sparpagliarne l'imbottitura in giro? Che idiozia. Hendrix avrebbe dovuto avere
dei rasoi al posto dei denti per riuscire nell'impresa. La zuccheriera rovesciata in cucina non era male,
ma il soggiorno doveva essere ripensato dal principio, senza dubbio.
Entrai nella stanza accucciato, in modo da vederla grossomodo dal livello di osservazione di
Hendrix. Subito le lucide riviste impilate sul tavolino si presentarono come un bersaglio scontato,
perci le scaraventai gi dal ripiano secondo una traiettoria coerente con l'ipotesi di una violenta
musata. Il modo in cui atterrarono mi parve di una plausibilit soddisfacente. Incoraggiato, mi
inginocchiai, aprii una rivista e ne strappai una pagina sperando che la modalit del gesto potesse
produrre un'eco agli occhi di Emily, quando avesse poi trovato il suo diario. Questa volta per il
risultato fu una delusione: troppo palesemente opera della mano di un uomo, piuttosto che di fauci
canine. Ero ripiombato nel mio errore di prima: non mi ero identificato a sufficienza in Hendrix.
Mi piazzai perci a quattro zampe e, abbassando il capo sulla stessa rivista, affondai i denti tra
le pagine. Il sapore era aromatico, niente affatto sgradevole. Aprii una seconda rivista pi o meno a
met, pronto a ripetere la procedura. La tecnica ideale, cominciavo a capire, non era lontana da quella
necessaria per quell'attrazione da luna park nella quale si richiede al concorrente di azzannare una mela
a galla nell'acqua, senza fare uso delle mani. La strategia migliore consisteva in morsi multipli e
leggeri, accompagnati da un movimento elastico e continuo delle mandibole: in tal modo le pagine si
arruffavano e stropicciavano a dovere. Un morso troppo netto, al contrario, non faceva che
graffettare pi pagine insieme senza grandi risultati.
Credo di dover attribuire alla mia assoluta concentrazione in tali dettagli se non mi accorsi del
fatto che Emily nel frattempo stava nell'ingresso e mi osservava poco lontano dalla soglia. Non appena
mi resi conto della sua presenza, la prima sensazione non fu di panico n di imbarazzo, bens di sdegno
all'idea che si trovasse l senza avere in nessun modo annunciato il proprio arrivo. Anzi, ricordando di
essermi preso la briga di chiamarla in ufficio appena pochi minuti prima, al preciso scopo di
scongiurare la situazione che al momento mi travolgeva, mi sentii vittima di un deliberato inganno. Fu
forse per questo che la mia prima reazione visibile si ridusse a un sospiro stanco, senza il minimo
tentativo di abbandonare la postura a quattro zampe. A quel sospiro, Emily entr nella stanza e mi
appoggi dolcemente una mano sulla schiena. Non sono sicuro se anche lei si inginocchi, ma sentii la
sua faccia vicina alla mia quando disse:
 Raymond, sono tornata. Adesso vieni a sederti, vuoi?
Mi aiut a rimettermi in piedi e dovetti resistere alla tentazione di divincolarmi.
 Lo sai,  strano,  dissi.  Non pi di pochi minuti fa stavi per entrare in riunione.
  vero, infatti. Ma dopo la tua telefonata, mi sono resa conto che era pi importante che
tornassi a casa.
 In che senso, pi importante? Emily, per favore, non serve che tu mi sorregga per un braccio
in questo modo, non sto per crollare, sai? In che senso, era pi importante che tu tornassi a casa?
 La tua chiamata. Ho capito subito cos'era. Un grido di aiuto.
 Ma neanche per sogno. Io volevo solo...  Ammutolii, perch mi accorsi che Emily si
guardava intorno con un'espressione stupefatta.
 Oh, Raymond,  mormor, quasi tra s e s.
 Mi sa che sono stato un po' maldestro oggi. Avrei rimesso tutto a posto, solo che sei tornata
prima del previsto.
Allungai un braccio verso la lampada a stelo rovesciata, ma Emily mi trattenne.
 Non fa niente, Ray. Davvero, non ha nessuna importanza. Possiamo occuparcene insieme, pi
tardi. Adesso per siediti e rilassati.
 Scusa, Emily, so bene che questa  casa tua e tutto. Ma come mai sei entrata zitta zitta?
 Non sono entrata zitta zitta, caro. Ti ho chiamato, entrando, ma sembrava che tu non ci fossi.
A quel punto sono andata un momento in bagno e quando sono uscita, eccoti l, invece. Ma perch
tante storie? Non ha importanza. Ora sono qui e possiamo concederci una serata tranquilla insieme.
Siediti, ti prego, Raymond. Ti faccio un t.
E cos dicendo, gi si dirigeva in cucina. Io intanto armeggiavo con il paralume, perci mi ci
volle un attimo prima di ricordare che cosa avrebbe trovato, ma a quel punto era gi troppo tardi. Mi
misi in ascolto di eventuali reazioni, ma ci fu solo silenzio. Alla fine deposi il paralume e mi avviai
verso la porta di cucina.
Il tegame continuava a sobbollire allegramente, con una fitta nuvola di vapore che si alzava
dallo scarpone capovolto. L'odore, che fino a quel momento avevo pressoch ignorato, era decisamente
pi forte in cucina. Un odore acre,  ovvio, un po' simile a quello del curry. Ma soprattutto ricordava
quello di quando si sfila di colpo il piede sudato da uno scarpone, dopo una lunga marcia.
A pochi passi dal fornello, Emily allungava il collo per riuscire a vedere dentro il tegame
meglio che poteva, da una distanza di sicurezza. Sembrava concentrata a guardare, tanto che quando
annunciai la mia presenza con una risatina, non soltanto non si volt, ma non distolse nemmeno lo
sguardo.
Stringendomi, le passai accanto e sedetti al tavolo. Finalmente, mi si rivolse con un sorriso
affettuoso.  Che pensiero gentile, Raymond, davvero.
E, quasi involontariamente, torn a fissare il fornello.
Davanti a me avevo la zuccheriera rovesciata  e il diario  e fui sopraffatto da un'immensa
stanchezza. All'improvviso tutto mi parve faticosissimo, perci decisi che l'unico modo per procedere
fosse fermare il gioco e uscire allo scoperto. Feci un lungo respiro e dissi:
 Senti, Emily. Qui le cose ti devono sembrare un po' strane, immagino. Ma  tutta colpa del
tuo diario. Questo qui . Lo aprii alla pagina danneggiata e gliela mostrai.  Non avrei mai dovuto, non
sai quanto mi dispiace. Ma l'ho aperto per caso e poi, beh, s, insomma, ho strappato una pagina.
Cos...  Ripetei una versione meno cruda del gesto di prima, e la guardai.
Con mio sbigottimento, Emily riserv al diario niente di pi che un'occhiata di sfuggita prima
di tornare a concentrarsi sul tegame, dicendo:  Oh, quello  solo un taccuino qualunque. Niente di
personale. Non ti preoccupare, Ray . Poi si avvicin alla pentola per esaminarla meglio.
 In che senso? In che senso, non ti preoccupare? Come puoi dire una cosa simile?
 Che problema c', Raymond?  semplicemente un taccuino sul quale annoto cose che potrei
dimenticare.
 Ma se Charlie mi ha detto che saresti andata su tutte le furie!  Il mio sdegno a quel punto era
accresciuto dalla constatazione che Emily aveva chiaramente scordato la natura delle cose che aveva
scritto sul mio conto.
 Sul serio? Charlie ti ha detto che mi sarei arrabbiata?
 S! Anzi, secondo lui una volta gli avresti detto che eri pronta a segargli le palle se avesse mai
sbirciato dentro quel taccuino!
Non sapevo con certezza se l'aria sconcertata di Emily dipendesse da ci che le stavo dicendo,
o da uno stupore residuo dovuto al contenuto del tegame. Sedette accanto a me a pensare per un
momento.
 No,  sentenzi alla fine.  C'era di mezzo ben altro. Ricordo benissimo, adesso. Pi o meno
un anno fa, esattamente in questo periodo, Charlie era depresso per qualcosa e mi domand che avrei
fatto se si fosse ucciso. Voleva solo mettermi alla prova,  troppo vigliacco per fare un gesto simile.
Comunque me lo chiese e allora io gli dissi che se avesse mai fatto una cosa del genere, gli avrei segato
le palle.  l'unica volta in cui ho usato quell'espressione. S, insomma, non  un mio ritornello.
 Non capisco. Se lui si fosse ucciso, gli avresti fatto quello? Dopo che si era ucciso?
  un parlare figurato, Raymond. Volevo fargli capire quanto non sopporti il pensiero di lui
che si ammazza. Volevo farlo sentire importante.
 Non afferri il punto, per. Se glielo fai dopo, che razza di deterrente ? Ma forse hai ragione
tu, sarebbe...
 Raymond, lasciamo stare. Lasciamo perdere tutto. C' del pasticcio di agnello di ieri, ne 
avanzato pi di met. Ieri sera non era malaccio, e oggi deve essere anche meglio. E possiamo stapparci
una buona bottiglia di bordeaux. Sei stato un tesoro a mettere su qualcosa per la cena. Ma secondo me,
il pasticcio  perfetto per stasera, che dici?
Qualsiasi tentativo di produrre una spiegazione mi pareva ormai impensabile.  D'accordo, ci
sto. Vada per il pasticcio di agnello. Favoloso. S, s.
 Allora... questo lo possiamo spegnere per il momento?
 S, s. Fa' pure. Fallo sparire, per favore.
Mi alzai e raggiunsi il soggiorno, che ovviamente era ancora a soqquadro, ma a me mancava
l'energia per mettermi a riordinare. Mi sdraiai invece sul divano a fissare il soffitto. A un certo punto,
sentii che Emily era entrata nella stanza, e pensai che fosse solo passata per andare in ingresso, ma poi
mi accorsi che, accucciata in un angolo, armeggiava con lo stereo. L'attimo dopo, la stanza si riemp
delle note di sontuosi archi e fiati malinconici e Sarah Vaughan prese a cantare Lover Man.
Fui pervaso da un senso di benessere e sollievo. Accennando al ritmo con brevi movimenti del
capo, chiusi gli occhi, ricordando come, tanti anni prima, nella sua stanza al college, Emily e io
avessimo per pi di un'ora cercato di capire se Billie Holiday cantasse da sempre quel brano meglio di
Sarah Vaughan.
Emily mi sfior su una spalla porgendomi un bicchiere di rosso. Si era messa un vezzoso
grembiulino sul tailleur, e reggeva anche lei un bicchiere. Sedette in fondo al divano sorseggiando il
vino. Poi abbass un poco il volume con il telecomando.
 Che giornata tremenda,  disse.  Non intendo solo al lavoro, che peraltro  un disastro. Mi
riferisco alla partenza di Charlie, e tutto il resto. Non devi pensare che non ci stia male a vederlo partire
cos senza che siamo riusciti a fare la pace. E per completare l'opera, ti ci metti pure tu a dare di fuori
. E si concesse un lungo sospiro.
 No, Emily, aspetta, non  poi una tragedia. Per cominciare, Charlie ti adora. E quanto a me,
sto bene. Sto bene davvero.
 Balle.
 No, credimi, mi sento bene...
 Mi riferivo a Charlie che mi adora.
 Ah, capisco. Beh, se credi che siano tutte balle, ti sbagli proprio di grosso. Anzi, so per certo
che Charlie non ti ha mai amata tanto.
 Ma come fai a saperlo, Raymond?
 Lo so perch... beh, prima di tutto me l'ha pi o meno detto, a pranzo. E anche se non  stato
del tutto esplicito, l'ho capito. Senti, Emily, lo so che al momento le cose sono un po' difficili. Ma devi
aggrapparti a ci che conta di pi. E cio che ti ama ancora tanto.
Diede in un altro sospiro.  Sai, erano secoli che non ascoltavo questo disco. Colpa di Charlie.
Se metto su questo genere di musica, comincia subito a sbuffare.
Per qualche minuto non parlammo, limitandoci ad ascoltare Sarah Vaughan. Poi, approfittando
di un passaggio strumentale, Emily disse:  Immagino, Raymond, che tu preferisca l'altra versione.
Quella solo con il piano e la chitarra basso.
Non replicai, assumendo invece una posizione pi comoda per bere.
 Scommetto che  cos,  disse.  Preferisci l'altra versione. Dico bene, Raymond?
 Beh,  risposi,  non saprei. Francamente, non me la ricordo, l'altra.
Sentii Emily muoversi al fondo del divano.  Vuoi scherzare, Raymond.
  strano, ma di questi tempi non ascolto molto questa roba. Ho scordato quasi tutto. Non sono
neanche sicuro di aver riconosciuto il pezzo, in effetti . Mi produssi in una risatina, che forse non usc
molto convincente.
 Ma che diavolo vai dicendo?  All'improvviso sembrava contrariata.   ridicolo. A meno
che non ti abbiano lobotomizzato, escludo che tu possa averlo dimenticato.
 Beh, sono passati tanti anni. Le cose cambiano.
 Ma cosa dici?  C'era un'ombra di panico adesso nella sua voce.  Le cose non possono
cambiare fino a questo punto.
Non vedevo l'ora di parlare d'altro. Cos dissi:  Che peccato che le cose sul lavoro non ti
vadano bene.
Emily ignor del tutto le mie parole.  Ma che vuoi dire? Vuoi dire che non ti piace pi questa
musica? Vuoi che la spenga,  cos?
 No, no, Emily, per carit,  bella. Mi... mi fa ricordare tante cose. Per favore, Emily,
rimettiamoci qui tranquilli in silenzio, come un attimo fa.
Sospir di nuovo, e quando riprese a parlare, la sua voce era tornata affettuosa.
 Scusa, caro. Dimenticavo. Hai giusto bisogno che mi metta a sbraitarti addosso, eh? Scusami
tanto.
 No, no, non fa niente . Mi misi decisamente a sedere.  Sai, Emily, Charlie  un tipo a posto.
Un tipo proprio a posto. E ti vuole bene. Non puoi trovare di meglio, credimi.
Emily si strinse nelle spalle e prese un sorso di vino.  Probabilmente hai ragione. Oltretutto
non siamo pi dei ragazzi, ormai. Si fa quel che si pu. Dovremmo ritenerci fortunati. Eppure, non
siamo mai contenti, a quanto pare. Chi lo sa, perch. Perch, se ci ragiono su mi rendo conto che non
voglio nessun altro, in effetti.
Per un minuto circa, continu a sorseggiare il suo vino e ad ascoltare la musica. Poi disse:  Hai
presente, Raymond, quando sei a una festa dove si balla? E suonano un lento, e sei proprio con la
persona con cui ti va di stare, e il resto della gente in teoria dovrebbe sparire? Solo che non succede.
Non so perch, ma non succede. Tu lo sai benissimo che in giro non c' nessuno che vale la met
dell'uomo che stringi fra le braccia. Eppure... ci sono gli altri dappertutto nella sala. Non ti lasciano in
pace. Continuano a gridare e a sbracciarsi e a fare stupidaggini solo per attirare l'attenzione. Ehi! Ma
come puoi essere soddisfatta? Puoi avere di meglio! Guarda da questa parte!  come se ti strillassero
cose di questo tipo in continuazione. E non c' pi verso, non puoi pi ballare in santa pace con il tuo
uomo. Hai presente cosa intendo, Raymond?
Ci pensai su un momento, poi dissi:  Beh, io non sono fortunato come te e Charlie. Non ho
accanto una persona speciale come avete voi. Comunque, s, in un certo senso, capisco che cosa
intendi.  difficile sapere quando si  arrivati. Dove fermarsi.
 Esatto, cazzo. Quanto vorrei che la piantassero, tutti quegli intrusi. Che la piantassero e ti
lasciassero andare per la tua strada.
 Sai, Emily, non scherzavo affatto poco fa. Charlie ti adora sul serio.  disperato ora che le
cose tra voi non vanno tanto bene.
Mi dava quasi le spalle, e non disse nulla per un pezzo. Poi Sarah Vaughan attacc la sua
splendida versione, forse un po' troppo lenta, di April in Paris, e Emily scatt in piedi, come se Sarah
l'avesse chiamata per nome. Si volse verso di me e scosse la testa.
 Non mi capacito, Ray. Non mi capacito che tu possa non ascoltare pi questa musica. Ci
mettevamo sempre questi brani, ai tempi. Su quel mio giradischi minuscolo che la mamma mi aveva
comprato prima dell'universit. Come hai fatto a dimenticare?
Mi alzai e mi avvicinai alla portafinestra, col bicchiere del vino ancora in mano. Guardando
fuori in terrazzo, mi resi conto che avevo gli occhi pieni di lacrime. Aprii la porta e uscii per
asciugarmeli senza farmi notare da Emily, ma lei mi aveva subito seguito, perci magari se ne accorse,
non saprei.
Era una bella serata tiepida, e Sarah Vaughan fluttu nell'aria del terrazzo con la sua orchestra.
Le stelle si erano fatte pi luminose di prima, mentre le luci del quartiere scintillavano ancora come
un'estensione del cielo notturno.
 Adoro questa canzone,  disse Emily.  Avrai scordato anche questa, immagino. Ma anche se
l'hai scordata, puoi ballare lo stesso, no?
 S. Penso di s.
 Potremmo fare come Fred Astaire e Ginger Rogers.
 Come no.
Appoggiammo i bicchieri sul tavolino di pietra e cominciammo a ballare. Non particolarmente
bene  ci prendemmo pi volte a ginocchiate. Per mi stringevo Emily addosso, e il profumo dei suoi
abiti, della pelle, dei suoi capelli mi invase i sensi. Stringendola cos, mi capit di ripensare che aveva
messo su parecchi chili.
 Hai ragione, sai, Raymond,  mi sussurr all'orecchio.  Charlie  un bravo ragazzo.
Dovremmo mettere la testa a posto.
 S. Proprio cos.
 Sei un grande amico, Raymond. Che cosa faremmo senza di te?
 Mi fa piacere, se sono un buon amico. Perch per il resto valgo ben poco. Anzi, sono
decisamente inutile, direi.
Sentii uno strattone forte alla spalla.
 Non dire cos,  mormor.  Non devi parlare cos . E, un istante dopo, ripet:  Sei un
grandissimo amico, Raymond.
Era April in Paris nella versione del 1954 di Sarah Vaughan, con Clifford Brown alla tromba.
Perci sapevo che il brano era lungo, otto minuti almeno. Mi faceva piacere che durasse tanto, perch
ero sicuro che, a canzone finita, non avremmo pi ballato, ma saremmo rientrati a mangiare il pasticcio
di agnello. E, chiss, magari Emily sarebbe ritornata anche su quel che avevo combinato al suo
taccuino per decidere, questa volta, che non si trattava poi proprio di un'inezia. Come saperlo? Ma
ancora per qualche minuto, eravamo al sicuro, e continuammo a ballare sotto le stelle.
Malvern Hills
Avevo trascorso la primavera a Londra e, pur non essendo riuscito a portare a termine fino in
fondo quanto mi ero prefisso, si era trattato nel complesso di un interludio stimolante. Con il passare
delle settimane e l'imminente arrivo dell'estate, per, la vecchia apprensione aveva ricominciato a farsi
sentire. Prima di tutto, mi era presa la vaga fobia di incontrare altri ex compagni di universit. Gi
troppe volte, passeggiando per Camden Town o scorrendo CD che non mi potevo permettere, nei vari
megastore del West End, mi era successo di essere avvicinato da qualcuno di loro che mi domandava
come me la fossi passata, dopo aver lasciato il corso per mettermi a caccia di fama e ricchezza. Non
che mi imbarazzasse raccontare di me. Ma il fatto era che, a parte rarissime eccezioni, nessuno aveva
saputo cogliere esattamente che cosa intendessi, in quel preciso momento, con l'espressione mesi
fecondi.
Come ho detto, non avevo raggiunto ogni obiettivo su cui avessi puntato; del resto, erano
sempre stati traguardi a lunga scadenza. E tutte quelle audizioni, perfino le pi disastrose, mi avevano
procurato un inestimabile bagaglio di esperienze. Si pu dire che ogni volta ne avessi ricavato un
vantaggio, che avessi imparato qualcosa riguardo alla scena londinese nello specifico, o al mercato
della musica in genere.
Alcune di quelle audizioni si erano svolte a un discreto livello professionale. Appuntamento in
un vecchio deposito, o dentro una ex rimessa per auto, il produttore di turno, o magari la fidanzata di un
membro del gruppo che prendeva i nominativi, ti diceva di aspettare, ti offriva una tazza di t mentre
dal locale adiacente usciva il rimbombo di una band che attaccava il pezzo a pi riprese. Perlopi,
comunque, le prove avvenivano in condizioni assai pi caotiche. Anzi, dall'andazzo della gran parte
dei gruppi, non c'era davvero da meravigliarsi se la scena di Londra implodeva. Pi di una volta mi
capitava di aggirarmi in periferie anonime di villette a schiera, di trascinarmi la chitarra acustica su per
una rampa di scale e di fare il mio ingresso in qualche fetido alloggio ingombro di materassi per terra e
sacchi a pelo, tra musicisti biascicanti che manco riuscivano a metterti a fuoco. Suonavo e cantavo
sotto i loro sguardi vacui, finch uno mi interrompeva dicendo qualcosa come: S, bene. Grazie lo
stesso, ma non  proprio il nostro genere.
Non ci misi molto a farmi l'idea che in larga misura si trattasse di persone intimidite o pi
banalmente inette in materia di audizioni e che quindi tendevano a rilassarsi parecchio se riuscivo a
spostare il discorso su altri argomenti. Ed era cos che facevo incetta di informazioni preziose:
ubicazione dei locali interessanti, nomi di gruppi a corto di un chitarrista. O, talvolta, anche solo
dell'indiscrezione casuale su una nuova band da conoscere. Come dico, a mani vuote non me ne
andavo mai.
In linea di massima, la gente mi apprezzava parecchio come chitarrista ed erano in molti a dirmi
che le mie doti vocali mi sarebbero tornate utili per gli arrangiamenti. Ma ben presto emersero due
elementi che giocavano a mio svantaggio. Primo: che non ero equipaggiato. A molti gruppi mancava
qualcuno dotato di chitarra elettrica, amplificatori, casse e possibilmente un mezzo di trasporto, oltre
che disposto a inserirsi di buongrado nel loro programma di ingaggi. Io ero a piedi e con un
equipaggiamento acustico abbastanza di merda. Di conseguenza, per quanto li entusiasmassero le mie
doti ritmiche o la mia voce, non potevano che scartarmi. Giusto cos, niente da dire.
Un po' pi difficile da mandare gi era l'altro ostacolo; devo anzi ammettere che mi aveva
decisamente spiazzato. Creava problemi il fatto che mi scrivessi personalmente i brani  stentavo a
crederlo. Mi trovavo in uno di quegli alloggi luridi a suonare per un pubblico di facce inebetite e alla
fine, dopo un silenzio che poteva anche protrarsi per una quindicina di secondi, per non dire mezzo
minuto, saltava su qualcuno a chiedermi con diffidenza: E il pezzo di chi era? E quando rispondevo
che era mio, si abbassava di colpo la saracinesca. Tra scrollatine di spalle e di capo e un intrecciarsi di
sorrisi astuti, mi rifilavano la solita manfrina del rifiuto.
All'ennesimo verificarsi della situazione, non ressi pi e sbottai:  Sentite, io non vi capisco.
Ma volete restare una cover band per sempre? E se anche cos fosse, secondo voi da dove vengono tutti
quei pezzi? Esatto, bravi. C' qualcuno che li scrive!
Ma il tizio al quale parlavo, mi guard con aria assente, e disse:  Non te la prendere, amico. 
che il mondo  pieno di mezze seghe che scrivono canzoni.
La stupidit di quella posizione, che pareva estendersi all'intera scena musicale londinese, fu
cruciale per convincermi che mi stavo muovendo in un ambiente se non decisamente marcio alla
radice, almeno parecchio scialbo e fasullo, e che il fenomeno costituiva senza dubbio un riflesso di
quanto accadeva nell'industria musicale anche ad alto livello.
Fu questa consapevolezza, unita al fatto che con l'imminente sopraggiungere dell'estate ero
sempre pi a corto di pavimenti sui quali buttarmi a dormire, a suggerirmi che, nonostante il fascino di
Londra facesse apparire grigio il mio passato di universitario, sarebbe stata una buona idea
allontanarmi per un po' dalla citt. Perci chiamai mia sorella Maggie, che gestisce un caff con il
marito nelle Malvern Hills, e finii per decidere di passare l'estate da loro.
Maggie  maggiore di quattro anni e sta sempre in pensiero per me, quindi sapevo che avrebbe
caldeggiato il mio arrivo. Mi parve anche di capire che un aiuto in pi le facesse molto comodo.
Quando dico che il locale si trova nelle Malvern Hills, non mi riferisco n a Great Malvern n alla
statale A, bens alle colline vere e proprie. Si tratta di un vecchio edificio vittoriano isolato, esposto a
ovest, sicch, se il tempo  clemente, si pu prendere un t con una fetta di torta nel dehors del caff di
fronte a una vista mozzafiato dell'Herefordshire. Maggie e Geoff sono costretti a chiudere d'inverno,
ma nella bella stagione c' sempre movimento, perlopi di gente del posto che lascia l'auto nel
parcheggio West of England un centinaio di metri pi sotto e se ne arriva ansante su per il sentiero, in
sandali e vestiti a fiori, a meno che non si tratti di una comitiva di camminatori con tanto di cartine ed
equipaggiamento tecnico.
Maggie disse che lei e Geoff non potevano pagarmi; la cosa a me stava benissimo perch voleva
dire che non mi sarei dovuto fare in quattro per loro. In ogni caso, dato che ci guadagnavo vitto e
alloggio, l'accordo era che avrei svolto le mansioni di una specie di terzo membro del personale. Era
tutto un po' vago per e in principio, Geoff specialmente, sembrava indeciso tra prendermi a pedate
perch non mi davo abbastanza da fare e domandarmi scusa per avermi chiesto anche solo di muovere
un dito, manco fossi un ospite. Ben presto comunque si instaur una routine. Il lavoro non era
complicato  personalmente me la cavo bene soprattutto con i tramezzini  e di quando in quando
dovevo ricordare a me stesso quale fosse l'obiettivo primario del mio soggiorno campestre: vale a dire
la stesura di una raccolta di brani nuovi di zecca per il mio ritorno a Londra, in autunno.
Per natura sono mattiniero, ma scoprii presto che la colazione al caff era un incubo: clienti che
pretendevano uova cotte cos e pane tostato col, mentre tutto quanto ti si bruciava in un attimo. Perci
decisi in cuor mio di non farmi mai vedere prima delle undici. Quando la sala di sotto era in pieno
trambusto, spalancavo la finestra dell'ampio bovindo in camera mia, mi sedevo sul davanzale spazioso
e suonavo la chitarra contemplando chilometri e chilometri di aperta campagna. Subito dopo il mio
arrivo ci fu una serie di mattine molto terse e la sensazione formidabile era quella di poter spingere lo
sguardo all'infinito e far riecheggiare sull'intera nazione i miei accordi strimpellati alla chitarra. Solo
se mi voltavo e sporgevo la testa in fuori, mi toccava la vista dall'alto del dehors sottostante che mi
riportava alla realt di un andirivieni di clienti con cani e passeggini.
Non ero un forestiero da quelle parti. Maggie e io eravamo cresciuti poco lontano, a Pershore, e
i nostri genitori ci avevano spesso portati in gita sulle colline. Ma al tempo quell'attivit non mi
entusiasmava granch e, appena ero stato grande abbastanza, mi ero rifiutato di seguirli. Quell'estate
invece, mi parve di stare nel posto pi bello del mondo; per molti versi, mi sembr di appartenere a
quelle colline, di esserci nato. Forse c'entrava la separazione dei nostri genitori o la circostanza che
ormai da un pezzo il villino grigio di fronte alla parrucchiera non fosse pi casa nostra. Sta di fatto
che questa volta, anzich il consueto senso di claustrofobia che ricordavo dai tempi dell'infanzia,
provai uno slancio di affetto, quasi di nostalgia per la zona.
Mi trovai a vagare per le colline quasi ogni giorno, talvolta anche con la chitarra, se ero certo
che non si mettesse a piovere. Le mie preferite erano Table Hill e End Hill all'estremit settentrionale
della catena, la parte che i gitanti occasionali tendono a trascurare. Mi capitava di perdermi per ore di
seguito nei miei pensieri senza incontrare anima viva. Era come se stessi scoprendo quei colli per la
prima volta, e riuscivo quasi ad assaporare nella mente il prodursi di idee nuove per le mie canzoni.
Lavorare al caff in compenso era tutt'altra cosa. Preparavo magari un'insalata e, cogliendo di
sfuggita una voce, il volto di qualcuno che si avvicinava al bancone, mi sentivo scaraventato indietro,
in un periodo precedente della mia vita. Vecchi amici di famiglia venivano a farmi il terzo grado su
come me la passavo, e mi toccava sparare storie finch si decidevano a lasciarmi in pace. Di solito si
congedavano con frasi tipo: Beh, se non altro ti dai da fare, indicando con un cenno del capo le fette
di pane e i pomodori, prima di trascinarsi di nuovo al tavolo reggendo in mano tazza e piattino. Oppure,
si presentava un mio ex compagno di scuola e si metteva a parlarmi con un inedito accento
universitario per analizzare in termini iperintellettuali, che so, l'ultimo film di Batman, o per
attaccare la solfa delle vere cause della fame nel mondo.
Tutto ci non mi dava fastidio. Anzi, alcune di quelle persone, ero sinceramente lieto di
rivederle. Ma ce ne fu una in particolare che entr nel caff quell'estate; vederla e sentirmi
agghiacciare fu tutt'uno e, prima che avessi la prontezza di spirito di rifugiarmi in cucina, mi aveva gi
intercettato.
Era Mrs Fraser  o Meg (da megera) Fraser, come la chiamavamo di solito. La riconobbi
appena mise piede nel locale con un piccolo bulldog lercio di fango. Provai una gran voglia di dirle che
i cani non erano ammessi, anche se la gente se li portava sempre appresso quando entrava a prendere
qualcosa. Meg Fraser era stata una mia insegnante alla scuola di Pershore. Per fortuna and in pensione
prima che entrassi al sesto anno, ma nel ricordo l'ombra di lei oscura il mio intero iter scolastico. A
parte Meg Fraser, la scuola non sarebbe stata poi tanto male, ma lei me l'aveva giurata sin dal principio
e, a soli undici anni, non c' niente che si possa fare per difendersi da un tipo del genere. I trucchetti
erano i soliti di ogni insegnante perverso, come rivolgermi proprio le domande alle quali era certa che
non avrei saputo rispondere, per poi farmi alzare in piedi mentre tutta la classe rideva di me. Con il
passare del tempo, la faccenda si fece pi subdola. Ricordo che una volta  avevo quattordici anni  un
nuovo professore, un certo Mr Travis, si era messo a scherzare a lezione con me. Non mi prendeva in
giro, scherzava davvero, da pari a pari; i miei compagni ridevano e io mi sentivo felice. Un paio di
giorni dopo, stavo attraversando il corridoio e vidi Mr Travis venirmi incontro parlando con lei; quando
ci incrociammo, la Fraser mi ferm e mi strigli a dovere per una faccenda di compiti a casa presentati
in ritardo, o qualcosa di simile. Il punto  che lo aveva fatto solo per far sapere a Mr Travis che ero un
piantagrane, che se per un solo istante mi aveva giudicato un allievo degno del suo rispetto, aveva
commesso un errore madornale. Chiss, forse dipendeva dal suo essere anziana, non so dire; sta di fatto
che gli altri insegnanti sembravano non riuscire a vederla per quello che era. Prendevano tutte le sue
affermazioni per oro colato.
Quel giorno, quando Meg Fraser entr nel locale, fu palese che si ricordava di me, ma non mi
sorrise n mi chiam per nome. Si prese una tazza di t e una confezione di gallette farcite alla vaniglia
e se le port fuori a un tavolo. Pensai che la faccenda si chiudesse cos. Poco dopo invece rientr e,
appoggiando sul bancone la tazza vuota e il piattino, disse:  Dal momento che qui non sparecchiate i
tavoli, ho fatto da sola . E mi lanci un'occhiata di un paio di secondi pi insistente del dovuto: la ben
nota occhiata del tipo non-sai-quanto-vorrei-poterti-prendere-a-sberle. Dopodich usc.
L'antico rancore per la vecchia arpia torn a sopraffarmi e, quando Maggie scese, pochi minuti
dopo, ero furibondo. Se ne accorse subito e mi chiese che cosa avevo. Nel dehors c'era qualche cliente,
ma il locale era vuoto, perci cominciai a strillare, rovesciando su Meg Fraser tutti gli orrendi epiteti
che meritava. Maggie cerc di placarmi, poi disse:
 E comunque, non insegna a nessuno oramai. Adesso  soltanto una vecchia patetica, rimasta
sola da quando il marito l'ha lasciata.
 Non mi stupisco.
 Dovrebbe farti un po' di pena, invece. Proprio quando pensava di potersi godere la pensione,
quello se ne va con un'altra pi giovane. E a lei tocca mandare avanti da sola quel bed and breakfast e,
a sentire la gente,  ridotto uno schifo.
Tutto ci mi mise un'immensa allegria. In breve mi dimenticai di Meg Fraser, perch entr nel
caff una comitiva e dovetti preparare una montagna di insalata di tonno. Alcuni giorni dopo per,
chiacchierando con Geoff in cucina, raccolsi da lui ulteriori dettagli; tipo, la storia del coniuge che
dopo pi di quarant'anni di matrimonio se la svigna con la segretaria; o quella della loro locanda partita
sotto discreti auspici e sulla quale ora giravano voci di ospiti che pretendevano indietro il denaro o che
se ne andavano poche ore dopo l'arrivo. Ebbi personalmente occasione di vedere il posto passandoci
davanti in auto una volta che accompagnai Maggie al supermercato. Eccolo l, l'albergo di Meg Fraser,
un edificio in granito di dimensioni non esigue con un'insegna esterna che annunciava Malvern
Lodge.
Ma non intendo tirarla per le lunghe sul conto di Meg Fraser. Lei e il suo albergo non sono al
centro dei miei pensieri. Ne parlo in questa sede unicamente per quanto accadde in seguito, quando
arrivarono Tilo e Sonja.
Quel giorno, Geoff era andato a Great Malvern, perci restavamo solo Maggie e il sottoscritto a
guardia del forte. L'ora di punta del pranzo si era conclusa, ma quando entrarono i crucchi c'era ancora
parecchio da fare. Li classificai mentalmente alla voce crucchi non appena sentii il loro accento. Il
razzismo qui non c'entra. Quando si sta dietro un bancone e si deve mandare a memoria chi detesta le
barbabietole, chi vuole porzioni esagerate di pane, a chi va ogni singola ordinazione del conto, non si
hanno alternative: tocca trasformare ciascun cliente in un personaggio, affibbiargli un soprannome,
notarne i segni particolari. Per Facciadasino, un piatto freddo del contadino e due tazze di caff; tonno
e maionese in baguette per Winston Churchill e consorte. Cos procedevo, perci Tilo e Sonja
divennero i crucchi.
Faceva un caldo infernale quel pomeriggio, ma quasi tutti i clienti, da bravi inglesi, volevano
sedersi fuori al sole comunque, certi perfino senza ombrellone, per potersi scottare meglio. I crucchi
invece optarono per l'ombra del locale. Nonostante gli ampi calzoni color tabacco, la maglietta e le
scarpe da passeggiata, avevano un aspetto elegante, come spesso accade agli oriundi del continente. A
prima vista, li avrei detti tra i quaranta e i cinquanta; a quel punto non ci feci ancora molto caso.
Consumarono il pasto parlandosi a bassa voce: la solita coppia matura di europei raffinati. Dopo un
po', lui si alz e si mise a girare per la sala, fermandosi a esaminare la vecchia foto sbiadita che Maggie
tiene appesa al muro, quella della casa, com'era nel 1915. Distese le braccia e disse:
 Che paesaggi stupendi qua intorno! Da noi in Svizzera le belle montagne non mancano. Ma
qui  diverso. Qui avete le colline.  cos che le chiamate. Hanno un fascino tutto speciale, perch sono
dolci, gentili.
 Ah, siete svizzeri,  comment Maggie con voce garbata.  Ho sempre desiderato vedere la
Svizzera. Dev'essere una meraviglia: le Alpi, le funivie.
 S, certo, ci sono tante cose belle anche da noi. Ma qui c' qualcosa di unico. Sapesse da
quanto tempo volevamo visitare questa parte dell'Inghilterra. Ne parliamo da sempre, e ora
finalmente...  E scoppi in una bella risata.  Siamo proprio contenti di essere qui!
 Magnifico,  ripet Maggie.  Spero che vi piacer. Vi trattenete a lungo?
 Abbiamo ancora tre giorni prima di dover tornare al lavoro. Non vedevamo l'ora di venire da
queste parti da quando, parecchi anni fa, abbiamo visto uno splendido film documentario su Edward
Elgar. Doveva proprio amarle, Elgar, queste colline: le esplor a fondo in sella alla sua bicicletta. E alla
fine, eccoci qui, anche noi!
Maggie si intrattenne un momento a parlare con lui di localit inglesi che avevano gi visitato,
di posti da vedere in zona, le solite informazioni da passare ai turisti, insomma. Avevo gi sentito quel
discorso migliaia di volte e avrei saputo ripeterlo in modo pi o meno automatico, perci decisi di
astrarmi. Registrai giusto che i crucchi in realt erano svizzeri e che viaggiavano su un'auto a noleggio.
Lui non faceva che tessere grandi lodi dell'Inghilterra, ripetendo quanto la gente fosse stata affabile e
scoppiando in fragorose risate a ogni minimo accenno di una battuta da parte di Maggie. Ma, come
dico, io avevo un po' spento l'audio, pensando che si trattasse della solita coppia abbastanza noiosa.
Ricominciai a drizzare le orecchie solo qualche minuto dopo, quando notai gli sforzi messi in atto da
quel tizio per coinvolgere nella conversazione la moglie, che invece restava in silenzio con gli occhi
fissi sulla sua guida turistica, e con l'aria di chi manco si accorge che gli altri stanno parlando. Fu a
quel punto che mi decisi a osservare meglio quei due.
Esibivano entrambi una bella abbronzatura uniforme, molto diversa dal modello aragosta sudata
degli indigeni seduti fuori e, nonostante l'et, erano tutti e due snelli e in forma. Lui aveva capelli grigi,
ma folti, molto curati anche se il taglio, vagamente anni Settanta, ricordava un po' quello della
componente maschile degli Abba. Lei invece era bionda, per non dire bianca, e aveva un'espressione
severa e qualche ruga sottile intorno alla bocca a sciupare un volto maturo, altrimenti bellissimo. E lui,
come dicevo, cercava in ogni modo di coinvolgerla nella conversazione.
 Naturalmente, mia moglie  appassionata di Elgar e sarebbe molto curiosa di visitare la sua
casa natia.
Silenzio.
Oppure:  Non sono un patito di Parigi, lo ammetto. Preferisco di gran lunga Londra. Sonja, in
compenso, stravede per Parigi.
Niente.
A ogni affermazione di questo genere, si rivolgeva alla moglie seduta nell'angolo, obbligando
Maggie a fare altrettanto, ma la donna non voleva saperne di alzare gli occhi dal libro. Lui non
sembrava lasciarsi turbare granch e proseguiva, ciarliero. Poi, allung ancora le braccia e disse: 
Vogliate scusarmi, credo che andr un momento ad ammirare il vostro incantevole panorama!
Usc e lo vedemmo passeggiare fuori, prima di scomparire alla vista. La moglie era sempre
ferma nell'angolo, a leggere la sua guida e, dopo un po', Maggie si avvicin al tavolo per sparecchiare.
Lei la ignor completamente, finch mia sorella fece per prendere un piatto con un minuscolo avanzo
di pane. A quel punto, butt gi il libro e, a voce molto pi alta del necessario, disse:  Non ho ancora
finito!
Maggie si scus e la lasci sola con il suo avanzo  che peraltro, notai, la donna non fece il
minimo accenno a toccare. Passandomi accanto, Maggie mi lanci un'occhiata e io mi strinsi nelle
spalle. Pochi minuti dopo, mia sorella chiedeva con estrema cortesia alla signora se per caso gradiva
qualcos'altro.
 No. Non voglio altro.
Dal tono di voce capii che sarebbe stato meglio lasciarla perdere, ma per Maggie si trattava
purtroppo di un riflesso condizionato. E, come se lo volesse sapere sul serio, le chiese:  Andava tutto
bene?
Per almeno cinque o sei secondi, la donna non smise di leggere, come se non avesse sentito. Poi
depose il libro e squadr mia sorella.
 Visto che me lo domanda,  disse,  glielo dico. Il cibo era del tutto accettabile. Pi che in
tante bettole orrende che avete in zona. Ma abbiamo aspettato qualcosa come trentacinque minuti un
panino e un'insalata. Dico, trentacinque minuti.
Mi resi conto allora che la donna era livida di collera. Non del tipo che coglie alla sprovvista e
svapora in fretta. No, si vedeva benissimo: quella persona ardeva di un fuoco al calor bianco da un
pezzo. Si tratta del tipo di collera che arriva e rimane, senza scendere di livello, come, che so, una
brutta emicrania di quelle che non aumentano, ma si rifiutano anche di trovare uno sbocco. Maggie 
sempre cos equilibrata che non riconobbe i sintomi e dovette pensare che la cliente si lamentasse in
modo pi o meno razionale. Perch chiese scusa e si affrett a dire:  Ma vede, quando c' movimento
come poco fa...
 Succeder tutti i giorni, no? Giusto? Ogni giorno, in estate, quando c' il sole, avrete
altrettanto movimento, no? Allora? Come fate a non essere preparati? Capita tutti i giorni e vi coglie
alla sprovvista.  questo che vuol farmi credere?
La donna fissava inesorabile mia sorella, ma quando io uscii da dietro il bancone per mettermi
al fianco di Maggie, trasfer lo sguardo su di me. E forse fu a causa dell'espressione che avevo in
faccia, ma vidi il termometro della sua rabbia aumentare di un paio di gradi. Maggie si volse e
cominci a spingermi via, ma io puntavo i piedi senza distogliere lo sguardo. Ci tenevo a farle sapere
che la faccenda non riguardava soltanto Maggie e lei. Dio solo sa a che punto saremmo potuti arrivare,
ma in quel momento rientr il marito.
 Che vista stupenda! Vista stupenda, pranzo stupendo, posto stupendo!
Aspettai che si rendesse conto della condizione in cui ci aveva colti, ma se cos fu, non lo diede
affatto a vedere. Sorrise alla moglie e disse in inglese, probabilmente per riguardo a noi:  Sonja,
dovresti proprio uscire a dare un'occhiata. Basta che arrivi in fondo a quel sentierino!
Lei disse qualcosa in tedesco, e torn al suo libro. Il marito avanz nella sala e ci disse:
 Avevamo pensato di proseguire verso il Galles oggi pomeriggio. Ma le vostre colline sono
talmente belle che credo potremmo decidere di fermarci qui per i restanti tre giorni della vacanza. Se
Sonja  d'accordo, io sarei felicissimo!
Rivolse uno sguardo alla moglie, che alz le spalle e pronunci qualche altra parola in tedesco,
facendolo sbottare in una sincera risata.
 Bene!  d'accordo! Allora  deciso. Niente pi Galles. Resteremo in zona per i prossimi tre
giorni!
Maggie rispose al suo sorriso radioso con qualche parola di compiacimento. Notai con sollievo
che intanto la moglie ritirava il suo libro e si preparava a uscire. Anche lui a quel punto si diresse al
tavolo, prese un piccolo zaino e se lo mise in spalla. Poi disse a Maggie:
 Mi chiedevo se per caso potreste consigliarci un alberghetto da queste parti. Non troppo
costoso: un posto gradevole, comodo. E, se  possibile, tipicamente inglese!
Maggie fu presa un po' in contropiede dalla richiesta e rimand la risposta farfugliando
qualcosa di inutile:  Che genere di sistemazione avevate in mente?  Ma intervenni subito io:
 Il posto migliore nelle vicinanze  da Mrs Fraser. Sulla strada per Worcester. Si chiama
Malvern Lodge.
 Malvern Lodge! Sembra perfetto.
Maggie si volse dall'altra parte per esprimere la sua disapprovazione e finse di darsi da fare a
sgombrare il tavolo, mentre io davo loro dettagliate istruzioni su come trovare l'albergo di Meg Fraser.
Infine, la coppia usc, tra grandi sorrisi e ringraziamenti da parte di lui, mentre la moglie non ci
degnava di un cenno. Mia sorella mi guard sconsolata scuotendo il capo. E io, ridendo, le dissi:  Devi
ammetterlo: quella tizia e Meg Fraser sembrano fatte l'una per l'altra. Non potevo perdere
un'occasione del genere.
 Tu puoi anche divertirti quanto ti pare,  rispose Maggie, scostandomi per rientrare in cucina.
 Ma io qua ci vivo.
 E allora? Senti: quei crucchi non li rivedrai mai pi in vita tua. E se Meg Fraser scopre che hai
consigliato a qualcuno il suo albergo, non credo proprio che si lamenti, no?
Maggie scosse ancora la testa, ma questa volta abbozzando perfino un sorriso.
Dopo l'episodio, il ritmo di lavoro prese a rallentare; Geoff rientr e io me ne andai di sopra,
convinto di aver gi fatto anche pi del dovuto, per il momento. In camera, mi piazzai alla finestra con
la chitarra e mi feci prendere per un po' da una canzone che avevo composto per met. Poi per  e mi
parve un attimo dopo  cominciai a sentire il trambusto dell'ora del t arrivare dal piano di sotto. Se
l'andirivieni diventava frenetico, come di norma accadeva, Maggie mi avrebbe senz'altro chiesto di
scendere, e non sarebbe stato giusto, considerato quanto avevo gi fatto. Perci decisi che mi conveniva
di gran lunga svignarmela sulle colline e continuare a lavorare lass.
Uscii passando dal retro, senza incontrare nessuno, e fui subito lieto di trovarmi all'aperto.
Avevo un po' caldo per, specie dovendo trascinarmi appresso la chitarra, quindi la brezza mi faceva
piacere.
Mi diressi verso una meta precisa che avevo scoperto la settimana prima. Per arrivarci
occorreva inerpicarsi su per un sentiero alle spalle della casa, proseguire qualche minuto per un tratto
meno scosceso e, finalmente, raggiungere la panchina. Me l'ero scelta con cura, non solo per il
panorama fantastico, ma anche perch non si trovava a uno di quegli incroci di piste dove la gente se ne
arriva ansante con bambini esausti e si mette un poco a sedere. D'altro canto per non era nemmeno un
punto del tutto isolato e, di quando in quando, un passante mi rivolgeva un saluto aggiungendo magari
un commento sulla mia chitarra, ma senza interrompere il ritmo del passo. Non mi dispiaceva affatto.
Era un po' come avere un pubblico e non averlo, il che stimolava la mia fantasia in giusta misura.
Stavo l sulla mia panchina da una mezz'oretta, quando mi accorsi che alcuni gitanti, dopo il
consueto cenno di saluto, si erano fermati alcuni metri pi in l e mi osservavano. Questo mi innervos
alquanto, perci esclamai con un pizzico di sarcasmo:
 Tranquilli. L'obolo non  previsto.
La battuta fu accolta da una risata fragorosa che riconobbi, perci guardai su e vidi i crucchi
tornare verso la panchina.
Mi balen in mente l'ipotesi che fossero stati da Meg Fraser, si fossero accorti del mio brutto
scherzo e stessero venendo a pareggiare i conti con me. Poi per mi accorsi che non solo lui, ma
perfino la donna sorrideva tutta allegra. Tornarono sui propri passi fino a trovarsi dritti davanti a me e,
dato il tramonto imminente, per un attimo mi apparvero in silhouette, con il gran cielo pomeridiano alle
spalle. Poi si avvicinarono e vidi che entrambi osservavano la chitarra  che non avevo mai smesso di
suonare  con uno sguardo carico di felice stupore, come quando la gente guarda un beb. Per giunta, la
donna batteva il ritmo col piede. Intimidito, mi interruppi.
 No, non smetta!  esclam lei.   molto bello quello che suona.
 S,  disse il marito,  fantastico! L'abbiamo sentita da lontano . E indic un punto in alto. 
Eravamo lass, sul crinale, e ho detto a Sonja, sento della musica.
 E qualcuno che canta, anche,  aggiunse la donna.  Senti, ho detto a Tilo, c' qualcuno che
canta. Avevo ragione, s? Lei cantava anche un minuto fa.
Non potevo capacitarmi che quella donna sorridente fosse la stessa che ci aveva dato tanto filo
da torcere a pranzo, perci li scrutai attentamente, in caso si trattasse di tutt'altra coppia. Ma i vestiti
erano quelli, e il taglio di capelli alla Abba, bench un po' scompigliato dal vento, non lasciava alcun
dubbio. Comunque, l'attimo dopo, lui disse:
 Lei dev'essere il giovanotto che ci ha serviti in quel grazioso ristorante.
Confermai. La donna disse:
 La musica che stava suonando. L'abbiamo sentita lass, dentro il vento all'inizio. Mi piace
come cala alla fine di ogni frase.
 Grazie,  risposi.  Ci sto lavorando. Non  finita.
 L'ha composta lei? Allora  molto dotato! Per favore, suoni ancora la sua musica, come
prima.
 Sa una cosa?  disse lui.  Quando registra la sua canzone, dovr dire al produttore che la
vuole esattamente cos! Cos!  Indic con un gesto le distese dell'Herefordshire che si dispiegavano
dinanzi a noi.  Deve dirgli che  questa la sonorit, l'atmosfera acustica necessaria. Cos l'ascoltatore
sentir la canzone come l'abbiamo sentita noi oggi, confusa nel vento, mentre scendevamo dalla
collina...
 Ma un po' pi chiara, naturalmente,  disse la donna.  Altrimenti, non capir le parole. Per
Tilo ha ragione. Si deve sentire la suggestione dello spazio aperto. Dell'aria, dell'eco.
Sembravano prossimi all'estasi, quasi si fossero imbattuti in un nuovo Elgar a spasso per le
colline. Nonostante la mia diffidenza iniziale, non potei fare a meno di sentire un certo trasporto nei
loro confronti.
 Beh,  dissi,  l'ho scritta quasi tutta quass; non mi stupisce che le sia rimasto dentro
qualcosa del posto.
 S, s,  esclamarono insieme, annuendo. Poi la donna disse:
 Non deve essere timido. La prego, ci faccia sentire la sua musica. Era bellissima.
 D'accordo,  risposi, accennando un arpeggio.  D'accordo, se proprio volete, vi suono una
canzone. Non quella che devo finire. Un'altra. Per non ci riesco, se mi state davanti cos.
 Ma certo,  disse Tilo.  Che mancanza di tatto.  che Sonja e io abbiamo dovuto esibirci in
condizioni talmente scomode che siamo diventati sordi alle esigenze degli altri musicisti.
Si guard intorno e sedette su un piccolo spiazzo di erba ruvida accanto al sentiero, dandomi la
schiena, affacciato sul panorama. Sonja mi incoraggi con un sorriso prima di sedersi a sua volta. Lui
le pass immediatamente un braccio intorno alle spalle, lei gli si fece accanto e, a quel punto, fu quasi
come se io non esistessi pi e quei due si stessero godendo un momento intimo d'amore, contemplando
la campagna nella luce del tardo pomeriggio.
 Allora,  dissi, e attaccai la canzone con la quale di solito inizio le audizioni. Diressi la voce
verso l'orizzonte, ma con lo sguardo non mollavo Tilo e Sonja. Pur non potendo vederli in faccia, dal
modo in cui se ne stavano fermi e vicini senza dar segno della minima irrequietezza, capivo che quel
che sentivano era di loro gradimento. Quando ebbi finito, si volsero con sorrisi radiosi e diffusero l'eco
di un applauso per le colline.
 Magnifico!  disse Sonja.  Che talento!
 Splendido, splendido,  diceva Tilo.
La reazione mi procur un lieve imbarazzo e finsi di concentrarmi sulla chitarra. Quando alla
fine sollevai lo sguardo, erano ancora seduti sull'erba, ma si erano girati in modo da riuscire a vedermi.
 Siete musicisti, allora?  chiesi.  Professionisti, intendo.
 S,  disse Tilo.  Credo si possa dire cos. Sonja e io ci esibiamo come duo negli alberghi, nei
ristoranti. Ai matrimoni, alle feste. In giro per tutta l'Europa, anche se preferiamo la Svizzera e
l'Austria. Ci guadagniamo da vivere cos, perci credo si possa dire che siamo dei professionisti.
 Ma soprattutto e prima di tutto,  intervenne Sonja,  suoniamo perch crediamo nella musica.
E si vede che per lei  lo stesso.
 Se non credessi pi nella musica,  dissi,  smetterei subito, punto e basta . Poi aggiunsi: 
Quanto vorrei suonare da professionista. Dev'essere una bella vita.
 Oh s,  una bella vita,  disse Tilo.   un'enorme fortuna poter fare questo mestiere.
 Scusate,  sbottai, forse un po' a bruciapelo.  Siete andati per caso all'albergo che vi avevo
indicato?
 Oh, come siamo scortesi!  esclam Tilo.  Ci siamo lasciati prendere dalla sua musica, e
abbiamo dimenticato di ringraziarla. S, certo, ci siamo andati ed era proprio quello che cercavamo. Per
fortuna non era completo.
 Proprio quello che volevamo,  disse Sonja.  Grazie.
Di nuovo finsi di concentrarmi sui miei accordi. Poi, con la massima disinvoltura possibile,
dissi:  Ora che ci penso, ce n' anche un altro. Penso sia meglio del Malvern Lodge. Secondo me
dovreste spostarvi.
 Oh, ma ormai ci siamo sistemati,  disse Tilo.  Abbiamo disfatto i bagagli e poi, dove siamo
 perfetto.
 S, ma... Insomma, prima, quando mi avete chiesto dell'albergo, io non sapevo che foste
musicisti. Pensavo foste bancari o roba del genere.
Scoppiarono tutti e due a ridere, come se avessi fatto chiss quale battuta. Poi Tilo disse:  No,
no, non siamo bancari. Ma non sa quante volte avremmo voluto esserlo!
 Voglio dire  incalzai  che ci sono altri alberghi pi adatti a degli artisti, mi spiego? 
difficile quando uno sconosciuto chiede di indicargli un albergo, se non sai che tipo .
  gentile a preoccuparsi,  disse Tilo.  Ma non deve, davvero. Dove siamo  perfetto. E poi,
la gente non  cos diversa. Bancari o musicisti, alla fine chiediamo tutti le stesse cose nella vita.
 Beh, io non ne sono poi tanto sicura,  disse Sonja.  Il nostro giovane amico, come vedi, non
si sta cercando un impiego in banca. Ha sogni diversi, lui.
 Forse hai ragione, Sonja. In ogni caso, l'albergo che abbiamo ci sta benissimo.
Mi chinai sulle corde a provare ancora distrattamente una frase e, per qualche secondo, nessuno
parl. Poi chiesi:  E voi, che genere di musica fate?
Tilo si strinse nelle spalle.  Tra Sonja e me suoniamo parecchi strumenti. Tutti e due, tastiere.
A me piace il clarinetto. Sonja  un'ottima violinista e ha una voce stupenda. Direi che preferiamo
eseguire musica folcloristica svizzera, ma arrangiata in maniera moderna. A volte, quasi sperimentale.
Ci ispiriamo a certi grandi compositori che seguirono la stessa pista. Come Jan?ek, per esempio. O il
vostro Vaughan Williams.
 Ma quel genere non lo facciamo pi molto ora,  disse Sonja.
Si scambiarono un'occhiata che mi parve un po' tesa. Tilo recuper presto il consueto sorriso,
per.
 Gi, come sottolinea Sonja, nel mondo reale dobbiamo suonare perlopi quello che il nostro
pubblico sa apprezzare. E cos, rispolveriamo i grandi successi. Beatles, i Carpenters. Qualche pezzo
pi recente. Non  per niente male.
 Anche gli Abba?  domandai d'impulso per pentirmene subito. Tilo per fortuna sembrava non
aver afferrato l'ironia.
 S, in effetti, anche qualcosa degli Abba. Dancing Queen. Quella piace sempre. Anzi, su
Dancing Queen canto anch'io, una piccola parte d'accompagnamento. Se ascolta Sonja le dir che ho
una voce tremenda. Perci dobbiamo essere certi di eseguire la canzone quando i clienti sono a met
del pasto, in modo che non possano scappare!
Ed esplose nella sua risata, imitato da Sonja, sebbene in modo pi composto. Un ciclista
inguainato in una specie di muta nera ci pass accanto veloce e, per qualche istante, seguimmo con lo
sguardo la foga della sua sagoma in allontanamento.
 Una volta ci sono stato in Svizzera,  dissi alla fine.  Un paio di estati fa. Interlaken.
All'ostello della giovent.
 Ah, Interlaken. Che posto magnifico. Certi svizzeri la snobbano. Dicono che  roba per turisti.
A me e Sonja invece piace esibirci l. Anzi, suonare a Interlaken le sere d'estate per gente allegra che
arriva da tutto il mondo,  davvero una meraviglia. Spero si sia divertito anche lei.
 Altroch, bellissimo.
 C' un ristorante a Interlaken dove suoniamo qualche sera ogni estate. Per il concerto ci
sistemiamo sotto il tendone del locale di fronte ai tavoli, che naturalmente sono all'aperto per
l'occasione. E mentre suoniamo, ci godiamo i turisti che mangiano e chiacchierano sotto le stelle. Alle
loro spalle, c' un prato enorme: di giorno ci atterrano i parapendio, ma di sera  illuminato dalle luci
che costeggiano la Hheweg. E se spingi oltre lo sguardo, vedi le Alpi a picco sul prato. Il profilo
dell'Eiger, del Mnch, della Jungfrau. L'aria tiepida trasporta la nostra musica. Quando siamo l, mi
sento privilegiato. Penso sempre: che bello il mio lavoro!
 Quel ristorante,  intervenne Sonja.  L'anno scorso, il direttore ci ha obbligati a suonare in
costume tradizionale, nonostante il caldo. Era molto scomodo, gli dicemmo, ma che differenza fa,
perch dobbiamo imbacuccarci in gil, sciarpa e cappello? Se ci mettiamo solo la blusa, stiamo meglio
e siamo lo stesso molto svizzeri. Ma il direttore ci risponde, o costume completo o non suoniamo.
Liberi di scegliere, dice, e se ne va senza aggiungere altro.
 Ma Sonja, funziona cos dappertutto, sul lavoro. C' sempre una divisa, o qualcosa che il
padrone vuole che si indossi. Vale anche per i bancari. Nel nostro caso, se non altro,  qualcosa in cui
crediamo. La cultura svizzera. La tradizione.
Per la seconda volta, cal tra di loro un disagio, ma fu questione di un paio di secondi, poi
entrambi sorrisero e tornarono a puntare con lo sguardo la mia chitarra. Mi sentii in dovere di dire
qualcosa:
 Credo che mi piacerebbe. Poter suonare in paesi diversi. Deve tenere vivi, molto consapevoli
del pubblico per cui ci si esibisce.
 S,  disse Tilo,   bello suonare per gente tanto varia. E non solo in Europa. Alla fine
abbiamo conosciuto bene un mucchio di citt.
 Dsseldorf, per esempio,  disse Sonja. C'era una nota diversa nella sua voce, una nota pi
dura, che mi fece riscoprire la persona che avevo incontrato al caff. Tilo per parve non aver notato
nulla e, in tono spensierato, mi disse:
 Dsseldorf  dove sta nostro figlio. Ha la sua et. Forse qualcosa di pi.
 Qualche mese fa,  disse Sonja,  siamo stati a Dsseldorf. Avevamo un ingaggio in quella
citt. Non le solite cose; era un'occasione per fare la nostra musica vera. Perci, lo chiamiamo, nostro
figlio, il nostro unico figlio, per dirgli che stiamo arrivando nella sua citt. Lui non risponde al telefono,
e allora lasciamo un messaggio. Lasciamo tanti messaggi. Nessuna risposta. Arrivati a Dsseldorf,
lasciamo altri messaggi. Diciamo, siamo qui, siamo nella tua citt. Ancora niente. Non ti preoccupare,
fa Tilo, magari la sera del nostro concerto prende e si presenta. Ma lui non viene. Noi suoniamo, poi ci
spostiamo altrove per il nostro prossimo ingaggio.
Tilo ridacchi.  Secondo me, Peter ne ha sentita anche troppa della nostra musica, da bambino!
Sa, poveretto, doveva ascoltare le nostre prove ogni giorno.
 Immagino non sia tanto facile,  dissi.  Avere figli e fare i musicisti.
 Noi ne abbiamo uno solo, di figlio,  ribatt Tilo,  perci non  stato tremendo. Certo,
eravamo fortunati. Quando dovevamo viaggiare e non potevamo portarlo con noi, i suoi nonni erano
sempre felici di rendersi utili. E appena Peter  stato pi grandicello, siamo riusciti a mandarlo in ottimi
collegi. E anche l, i nonni ci vennero incontro. Altrimenti, non ci saremmo potuti permettere le rette di
scuole del genere. Perci, siamo stati fortunatissimi.
 S, noi s,  disse Sonja.  Solo che Peter la detestava quella scuola.
La bella atmosfera di prima stava davvero svanendo. Nello sforzo di recuperare l'allegria, mi
affrettai a dire:  Beh, comunque voi due date proprio l'impressione di amare il vostro lavoro.
 Oh, s, eccome,  disse Tilo.  Il lavoro  tutto per noi. Ma sappiamo ancora goderci una
vacanza. Sa che questa  la nostra prima vera vacanza da tre anni a questa parte?
L'affermazione mi fece sentire malissimo, e avrei voluto tentare ancora di convincerli a
cambiare albergo, ma mi rendevo conto che sarebbe apparso ridicolo. Dovevo solo sperare che Meg
Fraser si desse un po' da fare. Dissi invece:
 Sentite, se vi fa piacere, posso suonarvi la canzone che stavo provando prima. Non l'ho finita
e, di norma, non lo farei. Ma dato che comunque ne avete gi sentito un pezzo, non mi dispiace
suonarvela fin dove sono arrivato.
Sul volto di Sonja torn il sorriso.  S,  disse,  ce la faccia sentire, per favore. Era bellissima.
Mentre mi preparavo a suonare, si girarono di nuovo verso il panorama, come prima, dandomi
le spalle. Questa volta per, anzich stringersi l'uno all'altra, sedettero nell'erba con la schiena
sorprendentemente dritta, ciascuno con una mano alla fronte per schermarsi gli occhi dal sole. E
rimasero cos per tutto il tempo della canzone, immobili e, forse per via delle loro lunghe ombre nella
luce del pomeriggio, parevano due sculture gemelle. Improvvisai una chiusura per il mio testo
incompleto e, per un istante, loro non si mossero. Poi li vidi rilassarsi e part l'applauso, forse non
entusiastico come il precedente. Tilo si alz, farfugliando qualche complimento, mentre offriva una
mano a Sonja. Solo osservando come si muovevano ci si ricordava che erano persone di mezza et.
Magari invece erano solo stanchi. Per quanto ne sapevo, potevano avere camminato un bel po' prima di
incontrarmi. In ogni caso, mi parve facessero fatica a rialzarsi.
 Ci ha intrattenuti a meraviglia!  stava dicendo Tilo.  Adesso i turisti siamo noi e c'
qualcuno che suona per il nostro gusto! Una volta tanto.
 Mi piacerebbe sentire quella canzone quando sar finita,  intervenne Sonja, e sembrava
dicesse sul serio.  Un giorno o l'altro, potrei sentirla alla radio. Chi lo sa?
 Giusto,  disse Tilo,  e poi, io e Sonja, ne faremo un arrangiamento per i nostri clienti!  La
sua risata fragorosa echeggi nell'aria. Poi, con l'accenno di un cortese inchino, aggiunse:  Oggi
dunque le siamo tre volte debitori. Ottimo pranzo. Ottima scelta dell'albergo. E ottimo concerto qui, sui
colli!
Congedandoli, provai l'impulso di dire loro la verit. Di confessare che li avevo di proposito
indirizzati al peggior albergo della zona, di suggerire che se ne andassero finch erano in tempo. Ma il
modo affettuoso con cui mi strinsero la mano rese assai pi difficile tirar fuori affermazioni del genere.
Subito dopo si incamminarono in discesa e io rimasi di nuovo solo sulla panchina.
Il caff era gi chiuso quando tornai dalle colline. Maggie e Geoff avevano l'aria esausta: era
stata la giornata pi intensa, disse lei piuttosto compiaciuta. Quando per Geoff ribad il concetto a
cena  mangiammo nel locale finendo i vari avanzi , ne parl come di un fatto negativo, come se non
ne potesse pi di sfacchinare a quel modo e io intanto dove ero, anzich aiutare? Maggie mi chiese del
mio pomeriggio e io non feci parola di Tilo e Sonja  sarebbe stato troppo complicato  ma le raccontai
di essere stato su al Sugarloaf per lavorare alla mia canzone. E quando mi domand se avessi fatto
progressi e io risposi che s, procedevo spedito ormai, Geoff lasci la tavola di pessimo umore, bench
non avesse finito quel che aveva nel piatto. Maggie finse di non badarci e, a onor del vero, lui rientr
pochi minuti dopo con una birra, sedette a leggersi il giornale, e non disse pi granch. Non mi andava
di essere motivo di un litigio tra mia sorella e mio cognato, perci appena possibile mi scusai e salii a
lavorare un altro po' alla mia canzone.
La mia camera, che di giorno mi entusiasmava, col calare del buio perdeva parecchi punti. Per
cominciare, non si riusciva a chiudere bene le tende, con il risultato che, se aprivo una finestra per
sopravvivere al caldo opprimente, tutti gli insetti in un raggio di chilometri vedevano la luce e
partivano in massa alla carica. Per giunta, l'unica fonte di illuminazione era una lampadina nuda appesa
al centro del soffitto che gettava ovunque ombre tetre, smascherando la stanza per quello che era, e cio
un ripostiglio. Quella sera, sentivo il bisogno di luce per lavorare, per buttare gi versi come venivano.
Ma l'ambiente divenne decisamente irrespirabile e alla fine spensi la lampadina e spalancai tende e
finestre. Poi sedetti al bovindo con la chitarra, come facevo di giorno.
Stavo cos da un'oretta, giochicchiando su varie idee per il bridge, quando qualcuno buss e
Maggie infil la testa nel vano della porta. Naturalmente era tutto buio, ma fuori restava accesa la luce
di sicurezza, perci riuscivo a intravederle la faccia. Aveva un sorriso impacciato, e pensai che fosse
venuta a chiedermi aiuto per l'ennesimo lavoro. Entr, si chiuse la porta alle spalle e disse:
 Mi dispiace, tesoro. Ma Geoff stasera  stanchissimo; sai, ha lavorato tanto. Adesso dice che
vorrebbe guardarsi il film in santa pace?
Lo disse cos, col tono di una domanda, e mi ci volle un attimo per capire che mi stava
chiedendo di smettere di suonare.
 Ma io sto lavorando a una cosa seria,  dissi.
 Lo so. Ma stasera  proprio stanco e dice che la chitarra gli impedisce di rilassarsi.
 Geoff per deve capire  dissi io  che lui avr il suo lavoro, ma io ho il mio.
Mia sorella sembr perplessa. Poi diede in un lungo sospiro.  Mi sa che questo non lo riferisco
a Geoff.
 Ma perch? Perch no? Tanto vale fargli arrivare il messaggio.
 Perch no? Perch non credo proprio che sarebbe contento, ecco perch. E perch io ho la
netta sensazione che non consideri il suo e il tuo lavoro sullo stesso piano.
La fissai, momentaneamente ammutolito. Poi dissi:  Stai dicendo delle tali fesserie. Come mai
dici tante fesserie?
Scosse la testa sconsolata, ma non rispose.
 Non capisco perch dici tante fesserie,  ripetei.  E proprio adesso che le cose mi vanno
benissimo.
 A te vanno bene, le cose, eh, tesoro?  Continuava a scrutarmi nella penombra.  Beh,
d'accordo,  concluse.  Non ho voglia di discutere con te . Si volse per aprire la porta.  Vieni gi,
con noi, se ti va,  aggiunse, uscendo.
Rimasi a fissare la porta che si era chiusa dietro di lei, impietrito dalla rabbia. A poco a poco,
mi giunsero suoni attutiti del televisore acceso da basso e, anche in quello stato, una parte lucida del
cervello mi ricordava che la mia furia non doveva scaricarsi su Maggie, bens su Geoff. Era lui che
aveva sistematicamente tentato di destabilizzarmi sin dal mio arrivo. Eppure, era con lei che ero livido.
Per la durata del mio soggiorno, mai una volta che mi avesse chiesto di suonarle una canzone, come
avevano fatto Tilo e Sonja. Era forse chiedere troppo a una sorella, la quale peraltro, ricordavo
benissimo, era stata una fanatica di musica, da ragazza? E ora, veniva a interrompermi mentre cercavo
di lavorare e mi propinava tutte quelle fesserie. Se pensavo a come aveva detto: Non ho voglia di
discutere con te, mi sentivo assalire da una nuova ondata di furia.
Smontai dal davanzale, ritirai la chitarra e mi buttai sul materasso. E per un po' fissai i disegni
sul soffitto. Mi sembrava evidente che ero stato invitato con un falso pretesto, che si era trattato
semplicemente di un modo per garantirsi un aiuto a basso costo nella bella stagione, uno sguattero che
si poteva anche non retribuire. Perdipi, mia sorella non comprendeva i miei sforzi ambiziosi pi di
quel ritardato di suo marito. A tutti e due sarebbe giusto stato bene che li lasciassi nelle peste e me ne
tornassi a Londra. E mi rigirai questa idea in testa per almeno un'ora, prima di calmarmi un poco e
decidere di chiuderla l per quella sera.
Non dissi granch quando scesi come al solito dopo l'ora di punta della colazione. Mi feci del
pane tostato, un caff, presi un avanzo di uova strapazzate e mi piazzai in un angolo del locale.
Mangiando, continuavo a pensare che avrei potuto imbattermi ancora in Tilo e Sonja sulle colline. E,
bench questo comportasse l'eventualit di ascoltarmi la solfa sull'albergo di Meg Fraser, mi resi conto
che speravo comunque che succedesse. Inoltre, se anche il posto era in effetti tremendo, non potevano
immaginare che glielo avessi consigliato con malizia. Potevo insomma uscirne pulito in tantissimi
modi.
Maggie e Geoff dovevano senz'altro aspettarsi che scendessi a dare una mano per l'afflusso
dell'ora di pranzo, ma stabilii che quel loro dare la gente per scontata meritava una lezione. Perci,
finito di mangiare, salii in camera, agguantai la chitarra e me la svignai dal retro. Faceva di nuovo un
gran caldo e grondavo sudore, risalendo il sentiero che conduceva alla mia panchina. Se  vero che a
colazione avevo pensato a Tilo e Sonja, a quel punto ormai li avevo scordati, perci fui sorpreso
quando, oltre l'ultima rampa del colle, avvistai Sonja seduta da sola sulla panchina. Mi intercett subito
e mi salut con la mano.
Ero tuttora un po' diffidente sul suo conto e, specie in assenza di Tilo, non ero sicuro di volermi
sedere l. Lei per mi fece un grande sorriso e accenn a spostarsi, come per farmi spazio, lasciandomi
ben poca scelta.
Ci salutammo, e per un attimo restammo cos, uno accanto all'altra, in silenzio. La cosa non
sembr tanto strana in un primo momento, in parte perch stavo ancora riprendendo fiato, e in parte per
quel panorama. C'erano pi foschie e nubi del giorno prima, ma concentrando lo sguardo si riusciva
comunque a vedere oltre il confine gallese verso le Black Mountains. La brezza era tesa, ma non
fastidiosa.
 E Tilo?  chiesi alla fine.
 Tilo? Mah...  Si port la mano alla fronte per fare scudo agli occhi. Poi indic.  L. Lo
vede? Laggi.  Tilo.
In lontananza, vedevo una figura con addosso forse una maglietta verde e un cappellino bianco
da sole: procedeva su per la salita del Worcestershire Beacon.
 Tilo voleva fare una passeggiata,  disse.
 E lei non aveva voglia di accompagnarlo?
 No. Ho deciso di fermarmi qui.
Pur non essendo affatto l'odiosa cliente del caff, non era neppure la stessa persona che si era
mostrata tanto cordiale e incoraggiante il giorno prima. Di sicuro, era successo qualcosa e cominciai a
preparare la mia difesa sulla questione Meg Fraser.
 A proposito,  dissi,  ho lavorato un altro po' a quella canzone. Posso fargliela sentire, se
crede.
Ci pens su un momento, poi disse:  Se non le spiace, magari non subito. Sa, ho appena parlato
con Tilo. Forse  pi corretto dire che abbiamo appena litigato.
 Oh, certo. Mi dispiace.
 E lui  andato a farsi una passeggiata.
Di nuovo tacemmo, seduti vicini. Poi, con un sospiro, io dissi:  Ho idea che potrebbe essere
tutta colpa mia.
Si volse a fissarmi:  Colpa sua? E perch?
 Il motivo per cui avete litigato, il motivo per cui la vostra vacanza  rovinata.  colpa mia.
C' di mezzo quell'albergo, no? Non vi siete trovati bene, giusto?
 L'albergo?  Sembrava interdetta.  Ah, l'albergo. Beh, ha dei difetti. Ma  un albergo come
tanti altri.
 Per li avete notati, i difetti dico, li avete notati, no? Dovete averli notati per forza.
Sonja parve riflettere un attimo, poi annu.  S,  vero, io li ho notati. Tilo no, invece.
Ovviamente per Tilo l'albergo era splendido. Siamo cos fortunati, continuava a ripetere. Di aver
trovato un posto come questo. E stamattina, facciamo colazione e per Tilo  tutto perfetto, la miglior
colazione del mondo. Io dico, Tilo non essere idiota; la colazione non  buona e non  buono l'albergo.
E lui insiste, no, no, siamo stati fortunatissimi. Cos io mi arrabbio. Mi lamento con la proprietaria di
tutto quello che non va. Tilo mi trascina via. Vieni, dice, andiamo a fare due passi. Ti far bene. E ce ne
veniamo qui. E lui dice, Sonja, ma guarda queste colline, non sono stupende? Non siamo fortunati, a
essere in vacanza in un posto simile? Le colline, dice, sono perfino pi belle di come le aveva
immaginate ascoltando Elgar. Non trovi anche tu, mi chiede. E io forse mi arrabbio di nuovo. Non sono
niente di speciale, queste colline, gli dico. Il posto non  come me lo immagino quando ascolto la
musica di Elgar. Le colline di Elgar sono maestose e piene di mistero. Qui invece sembra di essere in
un parco. Cos, gli dico, e a quel punto  lui che si offende. Se le cose stanno cos, mi risponde, voglio
passeggiare per conto mio. Dice che  finita tra noi, che non siamo pi d'accordo su niente. S, dice,
Sonja, tra me e te,  finita. E se ne va! Ecco. Ed  per questo che adesso lui  lass e io qui . Torn a
schermarsi gli occhi per osservare il tragitto di Tilo.
 Mi dispiace molto,  dissi.  Se almeno non vi avessi mai mandati in quell'albergo...
 Si figuri. L'albergo non c'entra . Si chin un poco in avanti per vedere meglio Tilo. Poi si
rivolse a me con un sorriso e mi parve che avesse gli occhi umidi di pianto.  Piuttosto,  disse.  Oggi
pensa di scrivere altre canzoni?
 Il progetto  questo. Se non altro, vorrei finire quella a cui sto lavorando. Quella che avete
sentito ieri.
 Era molto bella. E poi, quando ha finito di scrivere le sue canzoni qui, che far? Ha un
programma?
 S, torno a Londra e metto su un gruppo. Sono canzoni che hanno bisogno del gruppo giusto
per funzionare.
 Che bello! Le auguro proprio di avere fortuna.
Dopo un attimo, sottovoce, dissi:  Ma potrei anche lasciar perdere. Non  facile, come sa.
Non rispose e pensai che forse non mi aveva sentito, perch si era di nuovo voltata in direzione
di Tilo.
 Sa,  disse alla fine,  quando ero pi giovane, niente riusciva a farmi arrabbiare. Adesso
invece mi capita spesso. Non so neanche io come sono diventata cos. Non  bello. Vabb, non credo
che Tilo abbia intenzione di tornare da qui. Vado ad aspettarlo in albergo . E si alz, senza staccare gli
occhi dalla figura lontana.
 Che peccato,  dissi io, alzandomi a mia volta,  che abbiate litigato in vacanza. E dire che
quando suonavo per voi, ieri, sembravate cos felici insieme.
 S, era un buon momento. Grazie a lei . E all'improvviso mi tese la mano, sorridendo con
dolcezza.   stato proprio bello incontrarla.
Ci stringemmo la mano in quel modo un po' fiacco che si adopera con le donne. Sonja si era gi
incamminata, ma si ferm a guardarmi.
 Se qui ci fosse Tilo,  aggiunse,  le direbbe di non lasciarsi mai scoraggiare. Che deve
assolutamente partire per Londra e mettere su il suo gruppo. Che avr senz'altro successo. Cos le
direbbe, Tilo. Perch lui  fatto cos.
 E lei, invece, che cosa mi dice?
 Vorrei poter dire le stesse cose. Perch lei  giovane e ha talento. Ma non sono cos sicura.
Gi una vita qualunque riserva tante delusioni. Se poi sogni in grande... - Sorrise di nuovo e si strinse
nelle spalle.  Ma non dovrei parlarle cos. Non sono un buon esempio per lei. E poi, lei mi sembra
molto pi simile a Tilo. Se anche avr delle delusioni, andr avanti lo stesso. Dir anche lei, come Tilo,
sono cos fortunato!  Continu a fissarmi per qualche istante, come se volesse impararmi a memoria.
La brezza le scompigliava i capelli, facendola sembrare pi vecchia.  Le auguro tanta fortuna, 
concluse.
 Buona fortuna anche a lei,  dissi io.  Spero che tutto si sistemi tra voi.
Mi salut con la mano ancora una volta, poi inizi la discesa e spar alla mia vista.
Estrassi la chitarra dalla custodia e sedetti sulla panchina. Ma per un po' non suonai, perch
guardavo lontano, verso il Worcestershire Beacon, e la minuscola sagoma di Tilo sul pendio. Forse
c'entrava il modo in cui la luce del sole batteva su quella parte del colle; sta di fatto che lo vedevo
molto meglio di prima, bench si fosse ulteriormente allontanato. Si era fermato sul sentiero e pareva
guardarsi intorno, come per riconsiderare il panorama delle colline. Poi la figura riprese a muoversi.
Lavorai qualche minuto alla canzone, ma non riuscivo a concentrarmi, soprattutto perch
pensavo alla faccia che doveva aver fatto Meg Fraser quella mattina mentre Sonja gliele cantava chiare.
Dopodich, osservai le nuvole e la distesa di terra sotto di me, e mi costrinsi a tornare con la testa alla
mia canzone e a quel bridge che ancora non mi convinceva.
Notturno
Fino a due giorni fa, Lindy Gardner stava alla porta accanto. Lo so che cosa pensi: se Lindy
Gardner era la mia vicina, vuol dire che probabilmente abito a Beverly Hills; sar un produttore, un
attore, o magari un musicista. Ebbene s, sono un musicista. Ma anche se ho accompagnato un paio di
artisti che avrai sentito nominare, non sono esattamente, per cos dire, in serie A. Il mio manager,
Bradley Stevenson, che a modo suo  stato un buon amico nel corso degli anni, sostiene che la stoffa
del campione ce l'ho. E non come semplice membro di una band, ma proprio come leader. Non  vero
che un sassofonista non ha pi speranze di diventare un numero uno, ribadisce lui, e poi snocciola il
suo elenco di nomi. Marcus Lightfoot. Silvio Tarrentini. Ma quella  gente che fa musica jazz, gli
faccio notare.  E tu, cosa saresti, se non un jazzista?  replica lui. Per  solo nei miei sogni pi segreti
che mi considero ancora cos. Nel mondo reale - quando non ho la faccia fasciata da strati di bende,
come adesso  sono solo un sax tenore sempre a caccia di ragionevoli ingaggi in studio, o di
sostituzioni presso gruppi che hanno perso un membro regolare. Se  musica pop che vogliono, io
quella suono. R&B? Perfetto. Una pubblicit per auto, la sigla di un talk show? Pronti! Di questi tempi
sono un jazzista soltanto quando mi rintano nel mio stanzino.
Preferirei suonare in soggiorno, ma le pareti del nostro alloggio sono talmente sottili che
avremmo lamentele da parte dei vicini di tutto il piano. Perci, mi sono attrezzato a sala prove il vano
pi piccolo della casa. Si tratta in effetti di poco pi di un armadio a muro  ci sta dentro una sedia da
ufficio e basta  ma ho insonorizzato il locale con schiuma fonoisolante, contenitori per uova e vecchie
buste imbottite che mi ha fatto avere Bradley, il mio manager. Quando ancora abitava con me e mi
vedeva entrare l dentro con il sax, a mia moglie Helen veniva da ridere e diceva che era come se
andassi in bagno, e certe volte l'impressione era proprio quella. Cio, era come se mi sedessi in quello
stanzino male illuminato e mal aerato per dedicarmi a un'attivit intima con cui nessun altro avrebbe
mai avuto voglia di entrare in contatto.
A questo punto avrai capito che Lindy Gardner non ha mai abitato nell'alloggio accanto a
quello di cui ti parlo. E che non  neppure mai stata una dei vicini che venivano a battere sulla porta se
per caso suonavo fuori dallo stanzino. Quando l'ho definita una mia vicina, intendevo un'altra cosa,
che vado immediatamente a spiegare.
Fino a due giorni fa Lindy stava nella stanza accanto, qui, in questo albergo  la page e, come
me, aveva la faccia imbozzolata nelle bende. Lindy, ovviamente, possiede una bella villona comoda
nelle vicinanze, e pu disporre di personale di servizio, perci il dottor Boris le ha dato il permesso di
tornare a casa. Anzi, da un punto di vista strettamente clinico, sarebbe forse potuta tornare anche molto
prima, ma  chiaro che sono entrati in gioco altri fattori. Per cominciare, a casa non le sarebbe stato
facilissimo evitare fotografi e responsabili di rubriche gossip. Inoltre, sospetto che la reputazione
stellare del dottor Boris si fondi su procedure non proprio legali al cento per cento ed  perci che
nasconde i suoi pazienti negli spazi ovattati di questo hotel, al riparo da ospiti e personale regolare e
con l'ordine di non lasciare le stanze se non per motivi di assoluta necessit. Se uno riuscisse a superare
con lo sguardo le varie tende di seta, individuerebbe pi stelle qui in una settimana che in un mese allo
Chateau Marmont.
Dunque, come si spiega che uno come me si trovi in mezzo a divi e miliardari, dopo essersi
fatto rifare la faccia dal numero uno in citt? Credo sia cominciato tutto con Bradley, il mio manager, il
quale a sua volta non  chiss quale campione e non assomiglia a George Clooney tanto pi del
sottoscritto. Il primo accenno risale a qualche anno fa e fu pronunciato in un tono scherzoso che
sembrava per farsi pi serio ogni volta che l'argomento tornava a galla. Il senso del discorso, per farla
breve, era che sono brutto. E che sarebbe stato questo fatto a impedirmi di accedere alla serie A.
 Prendi Marcus Lightfoot,  diceva.  Prendi Kris Bugoski. O Tarrentini. Ce n' forse uno che
possa vantare sonorit inconfondibili come le tue? No. O la tua dolcezza? La tua forza evocativa? Non
hanno la met della tua competenza tecnica. In compenso, hanno il fisico giusto, perci continuano a
trovare le porte aperte.
 E Billy Fogel?  dicevo io.   brutto come il peccato, eppure funziona.
 Billy  brutto, hai ragione. Ma sexy, il brutto-cattivo. Tu, Steve... Beh, s, tu sei scialbo, sei il
brutto-perdente. Il tipo di brutto sbagliato. Ascolta, hai mai pensato a un piccolo ritocco? Di natura
chirurgica, intendo.
Tornai a casa e riferii il tutto a Helen, pensando che anche lei l'avrebbe trovato spassoso. E in
principio, in effetti, ci facemmo un mucchio di risate alle spalle di Bradley. Poi Helen mi venne vicino,
mi abbracci e mi disse che, almeno per lei, ero l'uomo pi bello dell'universo. Dopodich fece un
passo indietro e ammutol, e quando le chiesi che cosa ci fosse che non andava, lei disse:  Niente .
Poi aggiunse che forse, ma proprio forse, Bradley non aveva tutti i torti. Forse dovevo considerare la
possibilit di un piccolo ritocco.
 Si pu sapere perch mi guardi in quel modo? - strill.  Lo fanno tutti. E tu, per giunta,
avresti un motivo professionale. Se uno vuole diventare un autista di classe, si compra una bella
macchina. Perch  lo stesso, no?
Al tempo tuttavia non ci riflettei oltre, pur cominciando ad accettare l'idea di essere un
brutto-perdente. Prima di tutto non avevo i soldi. Anzi, proprio mentre Helen parlava di autisti di
classe, noi avevamo debiti per novemilacinquecento dollari. Tipico di Helen. Per tanti versi, una bella
persona, ma la sua capacit di scordarsi completamente dello stato reale delle nostre finanze e mettersi
a sognare nuove frontiere di spese, era decisamente da lei.
Denaro a parte, non mi andava a genio il pensiero che qualcuno mi aiutasse. Non sono un eroe
in quel campo. Una volta, all'inizio del nostro rapporto, Helen mi invit a correre con lei. Era una
mattina invernale di freddo pungente e io non sono mai stato un fanatico del jogging, ma ero
innamorato e volevo fare colpo. Perci, partiamo di corsa nel parco e me la stavo cavando benone a
tenerle dietro, quando all'improvviso una scarpa mi si blocca su un oggetto duro che sporge da terra.
Ho sentito una fitta al piede, niente di atroce, ma quando mi sono sfilato scarpa e calzino e ho visto il
chiodo conficcato nell'alluce fuoriuscirmi dalla carne come se mi rivolgesse un saluto nazista, mi 
presa la nausea e sono svenuto. Sono fatto cos. Come puoi immaginare, dunque, l'idea della chirurgia
plastica non mi faceva impazzire.
Inoltre, ovviamente, c'era la questione di principio. D'accordo; da quanto ti ho raccontato di me
si evince che non sono irremovibile in materia di integrit artistica. Per soldi, sono disposto a suonare
anche robaccia commerciale. Ma qui si entrava in un campo diverso, e un minimo di orgoglio sentivo
di averlo ancora. Su una cosa Bradley aveva ragione: quanto a talento non avevo nulla da invidiare alla
gran parte dei musicisti in citt. Ma sembra che contasse assai poco al tempo. Perch  una questione di
immagine, di mercato, di spazio sulle riviste patinate, di visibilit in Tv, di partecipazione a eventi e di
pranzi con le persone giuste. Tutta roba che mi faceva schifo. Io ero musicista, perch avrei dovuto
unirmi al coro? Che cosa m'impediva di suonare al meglio la mia musica continuando a migliorarmi,
magari tra le pareti del mio stanzino, finch un giorno, chiss, qualche autentico appassionato mi
avrebbe sentito e avrebbe capito che cosa stavo facendo? Che c'entravo io con un chirurgo plastico?
In principio, Helen parve vederla come me e l'argomento spar dai nostri discorsi per un po'.
Fino a quando, cio, mi chiam da Seattle per annunciarmi che mi lasciava e si trasferiva da Chris
Prendergast, un tale che conosceva dai tempi del liceo e che attualmente era titolare di una fortunata
catena di tavole calde in tutto lo stato di Washington. Avevo incontrato questo Prendergast qualche
volta nel corso degli anni  era anche venuto a cena da noi una sera  senza mai sospettare nulla.
 Hai presente il materiale isolante del tuo sgabuzzino?  comment Bradley.  Beh, funziona
in tutti e due i sensi . Immagino che non avesse torto.
Ma non intendo soffermarmi su Helen e Prendergast se non per chiarire il ruolo che hanno
avuto nel farmi arrivare dove mi trovo. Magari starai pensando che abbia risalito tutta la costa per
affrontare la coppia e che la chirurgia plastica sia risultata necessaria in seguito a una virile resa dei
conti con il mio rivale. Romantico, ma, no, le cose non sono andate cos.
 successo invece che qualche settimana dopo la sua chiamata, Helen  tornata per organizzare
il trasloco. Si aggirava per casa con l'aria sconsolata  qualche ora felice l'avevamo pur vissuta l,
insieme. Mi aspettavo che da un momento all'altro si mettesse a piangere, ma non lo fece, e si limit a
impilare in file ordinate tutte le sue cose. Sarebbe passato qualcuno a ritirarle in capo a un paio di
giorni, disse. Poi, mentre stavo per andare a chiudermi nel mio stanzino, con il sax in mano, lei alz gli
occhi e, sottovoce, mi disse:
 Ti prego, Steve. Non tornare l dentro. Dobbiamo parlare.
 Parlare di che?
 Steve, per l'amor del cielo.
Perci, ritirai lo strumento e ci sedemmo uno di fronte all'altra al tavolo di cucina. E fu a quel
punto che lei me lo disse.
La sua decisione era irremovibile. Con Prendergast era felice, del resto l'aveva amato
segretamente sin dai tempi del liceo. Per stava male al pensiero di lasciare me, specie in un periodo in
cui la mia carriera non andava a gonfie vele. Perci ci aveva riflettuto e ne aveva parlato con il suo
nuovo compagno, e anche lui si era detto dispiaciuto per me. A quanto sembra, aveva dichiarato: 
proprio un peccato che Steve debba pagare il prezzo di tutta la nostra felicit. E dunque, ecco la
proposta. Prendergast era disposto a pagare l'intervento sulla mia faccia, eseguito dal migliore chirurgo
in citt.   vero,  concluse Helen, mentre io la fissavo inespressivo.  Dice sul serio. Tutte le spese. I
conti dell'ospedale, la convalescenza, tutto. Il chirurgo migliore in citt . Una volta sistemata la faccia,
niente mi avrebbe pi ostacolato, disse. Sarei schizzato in vetta alle classifiche, come potevo fallire,
dato il talento che avevo?
 Perch mi guardi in quel modo, Steve?  una grande offerta. E Dio solo sa se sarebbe disposto
a rinnovartela tra sei mesi. Accetta subito, fatti un regalo. Si tratta di qualche settimana di disagio, ma
poi, fiuuuuuuu, verso l'infinito e oltre!
Pi tardi, uscendo, mi chiese assai pi severa:  Allora, che risposta mi dai? Che sei contento di
suonare in quello sgabuzzino per il resto dei tuoi giorni? Che adori essere un fuoriclasse dei perdenti? 
E cos dicendo, se ne and.
L'indomani mi recai nell'ufficio di Bradley per vedere se aveva qualcosa da propormi e, per
caso, gli raccontai l'accaduto, aspettandomi di farci quattro risate insieme. Lui per non rise affatto.
 Questo tizio  ricco? Ed  disposto a pagarti il re dei chirurghi? Magari Crespo. Magari
perfino Boris.
Ecco, adesso ci si metteva anche Bradley a dirmi che non dovevo lasciarmi sfuggire l'occasione
e che, in caso contrario, sarei rimasto un perdente per tutta la vita. Me ne andai dal suo ufficio
furibondo, ma lui mi chiam il pomeriggio stesso e torn a lungo sull'argomento. Se a trattenermi era
la telefonata in s, disse, se era il mio amor proprio ferito a impedirmi di tirare su la cornetta per dire a
mia moglie, s, grazie, ho deciso di farlo, di' per favore al tuo fidanzato di staccarmi l'assegno, se era
solo questo, allora lui, Bradley, sarebbe stato felice di occuparsi in mia vece delle trattative. Gli dissi di
andare a farsi fottere e riagganciai. Ma lui richiam un'ora dopo. Disse che finalmente aveva capito
tutto e che io ero stato un cretino a non arrivarci da solo.
 Helen ha organizzato ogni cosa alla perfezione. Guardala dal suo punto di vista. Lei ti ama.
Ma sul piano fisico, diciamocelo,  imbarazzante farsi vedere in pubblico con te. Sei tutt'altro che sexy.
Ti chiede di porre riparo e tu che fai? Ti rifiuti. Che alternativa le resta? Beh, la sua mossa successiva 
fantastica. Un capolavoro di astuzia. Come manager professionista, le devo tutta la mia ammirazione.
Se ne va di casa con costui. D'accordo, pu anche darsi che le sia sempre piaciuto, ma, di fatto, non lo
ama. Convince il tipo a pagarti la faccia. Appena guarisci, lei torna, tu sei diventato un bell'uomo, lei
smania per te,  ansiosa di farsi vedere nei locali in tua compagnia...
Lo interruppi, facendogli notare che, sebbene negli anni avessi constatato a quali bassezze
potesse arrivare pur di convincermi a fare qualcosa che tornasse professionalmente a suo vantaggio,
questa volta aveva toccato talmente il fondo da essere sprofondato in un buco di buio assoluto, un
pozzo in cui perfino un mucchio di letame fumante sarebbe gelato in capo a una manciata di secondi. E
visto che eravamo in argomento, aggiunsi che, se capivo come la sua natura potesse averlo abituato a
rovistare nella merda in continuazione, ritenevo tuttora strategico da parte sua inventarsi qualcosa che
avesse un barlume di speranza di coinvolgermi per un paio di minuti. Poi riagganciai per la seconda
volta.
Nel corso delle settimane successive, il lavoro parve diminuire pi che mai e, quando chiamavo
Bradley per chiedergli se era saltato fuori qualcosa, immancabilmente mi dava risposte come: Non 
facile aiutare chi non si aiuta. Alla fine, cominciai a riconsiderare la faccenda secondo un'ottica di
maggiore praticit. Non potevo sfuggire all'evidenza: di mangiare, avevo bisogno. E se superare quella
prova significava che prima o poi un pubblico pi vasto avrebbe ascoltato la mia musica, l'esito non era
male, no? E che dire del sogno di mettere su una mia band, un giorno? Come sarebbe mai potuto
accadere?
Alla fine, circa un mese e mezzo dopo la proposta di Helen, accennai a Bradley di sfuggita che
ci stavo ripensando. Non gli occorreva altro. Part in quarta con telefonate e appuntamenti, strillando,
tutto agitato. A onor del vero va detto che fu di parola: fece lui da tramite, evitandomi qualsiasi
conversazione umiliante con Helen e tanto pi con Prendergast. A tratti, Bradley riusc perfino a darmi
l'illusione di negoziare per il mio interesse, visto che ero io quello che aveva qualcosa da vendere.
Ciononostante, pi volte al giorno ero assalito da dubbi. L'evento in s arriv all'improvviso. Bradley
chiam per dire che un paziente del dottor Boris aveva annullato all'ultimo momento e che dovevo
trovarmi quel pomeriggio stesso alle quindici e trenta a un certo indirizzo, con il bagaglio pronto. 
possibile che abbia avuto un'ultima crisi di panico a quel punto, perch ricordo che Bradley mi url nel
telefono di darmi un contegno, e che sarebbe venuto a prendermi di persona per condurmi in macchina
lungo un tortuoso tragitto fino a una grossa villa sulle colline di Hollywood, dove mi avrebbero
anestetizzato, come un personaggio di un romanzo di Raymond Chandler.
Un paio di giorni pi tardi, complice il buio, mi facevano entrare dall'ingresso di servizio in un
albergo di Beverly Hills, e mi spingevano in sedia a rotelle lungo questo corridoio segretissimo e
completamente isolato dalle attivit regolari dell'hotel.
La prima settimana, avevo dolori alla faccia e l'anestetico non ancora smaltito mi procurava la
nausea. Ero costretto a dormire appoggiato a tanti cuscini, il che comportava che riposassi ben poco e,
poich la mia infermiera insisteva che la stanza dovesse essere costantemente al buio, persi la
cognizione del tempo. Ciononostante non stavo affatto male. Anzi, mi sentivo rinvigorito e ottimista.
Avevo piena fiducia nel dottor Boris che, dopotutto, era l'uomo nelle cui mani molte stelle del cinema
rimettevano la loro intera carriera. Sapevo inoltre di rappresentare il suo capolavoro, perch la vista
della mia faccia da perdente doveva avergli scosso le pi profonde ambizioni, ricordandogli le ragioni
originali della sua vocazione e spingendolo a impegnarsi al massimo nel compito che si era assunto.
Una volta liberato dalle bende, ero autorizzato ad aspettarmi un viso scolpito, dai tratti un po' duri, ma
ricchi di espressivit. Un professionista con la sua reputazione, in fondo, doveva aver riflettuto con cura
sulle esigenze estetiche di un musicista jazz impegnato, senza confonderle con quelle, che so, di un
telecronista. Magari si era perfino prodigato per regalarmi un'aria vagamente tormentata, tipo quella
del giovane De Niro, o di Chet Baker prima che lo devastassero le droghe. Pensavo alla mia futura
produzione di album, ai colleghi che avrei ingaggiato per accompagnarmi. Mi sentivo vittorioso e non
mi capacitavo di averci messo tanto a decidermi.
Poi arriv la seconda settimana, quando l'effetto dei farmaci svan e mi invase un senso di
depressione, solitudine, pochezza. Gracie, l'infermiera, lasciava ora filtrare un po' di luce in pi  pur
continuando a tenere le tapparelle abbassate a met  e mi fu concesso di deambulare in vestaglia per la
stanza. Perci, infilavo un CD dopo l'altro nel Bang & Olufsen e circumnavigavo senza sosta il tappeto
fermandomi di quando in quando davanti allo specchio della toeletta per esaminare l'assurdo mostro
bendato che ricambiava lo sguardo attraverso i due spioncini per gli occhi.
Fu in quella fase che Gracie mi inform della presenza di Lindy Gardner la porta accanto. Se la
notizia mi fosse arrivata durante il mio precedente stato di euforia, l'avrei accolta con entusiasmo.
Avrei anzi potuto interpretarla come il primo segnale della vita smagliante verso la quale mi ero
incamminato. Ma dato il momento in cui si present, quando cio stavo sprofondando nel mio trogolo,
mi riemp di disgusto, procurandomi un nuovo accesso di nausea. Se appartieni alla schiera dei
numerosi ammiratori di Lindy, mi scuso per quanto sto per dire. Il fatto  che, in quel frangente, se un
personaggio compendiava ai miei occhi quanto di pi vacuo e stomachevole esiste al mondo, quello era
Lindy Gardner: persona dal talento trascurabile  insomma, diciamocelo chiaro, l'ha proprio dimostrato
di non saper recitare, e non finge nemmeno di possedere doti musicali  ma che  comunque riuscita a
diventare famosa e contesa da reti televisive e riviste patinate che non si saziano mai del suo eterno
sorriso. Qualche mese fa superai per caso una libreria davanti alla quale si snodava una lunga coda di
persone; pensai che fosse arrivato qualcuno del calibro di Stephen King, e cosa scopro invece? Che si
tratta di Lindy venuta a firmare copie della sua autobiografia scritta da altri. E come ha fatto a
procurarsi tanto? Nel solito vecchio modo, naturalmente. Relazioni sentimentali giuste, matrimoni
giusti, divorzi giusti, per approdare sulle copertine giuste, i salotti televisivi giusti; fino a roba tipo quel
programma radiofonico recente, adesso non ricordo il titolo, nel quale offriva consigli su cosa mettersi
addosso per quel primo cruciale appuntamento post-divorzio, o su come comportarsi se si sospetta che
il proprio coniuge sia gay e cos via. In giro senti la gente blaterare della sua stoffa da diva, ma non ci
vuole granch a ridimensionare la magia. Si tratta di mero accumulo di apparizioni in Tv e di copertine
lucide, di tutte le foto di lei a varie prime e ricevimenti, sempre al braccio di personaggi leggendari. E
ora eccola qui, la porta accanto a ristabilirsi come me da un intervento al viso eseguito dal dottor Boris.
Nessun'altra notizia avrebbe potuto simboleggiare con maggiore pertinenza le proporzioni del mio
degrado morale. La settimana prima, ero ancora un musicista jazz. Adesso, soltanto un patetico
cialtrone, che si faceva rifare i connotati nella speranza di intrufolarsi nel vacuo mondo della notoriet,
al seguito della Lindy Gardner di turno.
I giorni successivi mi sforzai di dedicarli alla lettura, ma non riuscivo a concentrarmi. Sotto le
bende, certe parti della faccia mi pulsavano orribilmente, altre prudevano da matti e mi capitavano
accessi di caldo e crisi di claustrofobia. Avevo voglia di tornare al sax e il pensiero che ci sarebbero
volute settimane prima che potessi sottoporre i muscoli facciali a quel genere di tensione, mi rendeva
ancora pi depresso. Alla fine, scoprii che il modo migliore per far passare la giornata era alternare
l'ascolto di CD a sedute contemplative sugli spartiti  mi ero portato l'intera cartella dei brani ai quali
mi esercitavo dentro il mio stanzino - canticchiando improvvisazioni a mio esclusivo beneficio.
Fu verso la fine della seconda settimana, quando cominciai a sentirmi un po' meglio sia
fisicamente sia psicologicamente, che l'infermiera, con un sorriso scaltro, mi consegn una busta e
disse:  Beh, questa  roba che uno non riceve tutti i giorni . La busta conteneva un foglio di carta
intestata dell'hotel e, visto che ce l'ho proprio qui accanto, te la cito verbatim:
Gracie mi ha detto che  stanco di questa bella vita. Lo sono anch'io. Che ne dice di venire a
trovarmi? Troppo presto, alle cinque, per un cocktail? Il dottor B. mi ha proibito l'alcol; immagino
valga anche per lei. Perci dovremo ripiegare su bibite analcoliche e Perrier. Che il diavolo se lo
porti! L'aspetto alle cinque, allora; non mi spezzi il cuore. Lindy Gardner.
Sar forse che a quel punto mi annoiavo a morte, o solo che avevo recuperato un po' di
buonumore, o forse che il pensiero di avere un compagno di galera con cui scambiare racconti era assai
invitante. O magari non ero poi cos refrattario alle lusinghe della gloria, chiss. Sta di fatto che, a
dispetto dei miei pregiudizi su Lindy Gardner, quando lessi il biglietto provai un brivido di emozione e
mi ritrovai a dire a Gracie di riferirle che sarei stato da lei per le cinque.
Lindy Gardner era ancora pi bendata del sottoscritto. A me, se non altro, avevano lasciato
libera la calotta cranica dalla quale spuntavano i capelli come palme in un'oasi del deserto. Ma a Lindy,
Boris aveva avviluppato tutta la testa, che perci aveva assunto la sagoma di una noce di cocco, trafitta
solo da fessure per occhi, naso e bocca. Non avevo idea di che fine potesse avere fatto la sua massa di
splendidi capelli biondi. La voce, in compenso, non era soffocata come ci si poteva aspettare, e la
riconobbi dai tempi in cui avevo visto Lindy in Tv.
 Allora, come le pare tutto questo?  mi chiese. Quando le risposi che non era poi una tragedia,
disse:  Steve. Possiamo darci del tu? Gracie mi ha raccontato tutta la sua storia.
 Ah, s? Spero abbia sorvolato sulla parte sgradevole.
 Beh, so che sei un musicista. E promettente, anche.
 Le ha detto cos?
 Steve, ti sento teso. Voglio che ti rilassi quando sei con me. Lo so, certe persone famose
adorano mettere a disagio la gente comune. Le fa sentire molto pi speciali. Io invece lo detesto.
Voglio che mi tratti come una tua amica qualunque. Che mi stavi dicendo? Che questa vicenda non ti
pesa poi molto?
La sua stanza era considerevolmente pi grande della mia, e quella in cui ci trovavamo era solo
l'anticamera dell'appartamento. Stavamo uno di fronte all'altra, su divani bianchi gemelli separati da
un tavolino di vetro fum attraverso il quale scorgevo il ciocco di legno di risacca su cui poggiava la
lastra, carica di riviste e di un cestino di frutta ancora nel cellophane. Come me, Lindy teneva l'aria
condizionata a pieno regime  fa caldo, con le bende  e le tapparelle abbassate per proteggersi dal sole
del tardo pomeriggio. Una cameriera mi aveva appena portato un bicchiere d'acqua e un caff,
entrambi dotati di cannuccia galleggiante  deve essere servito tutto cos da queste parti , e aveva
lasciato la stanza.
In risposta alla sua domanda, le dissi che per me l'aspetto pi difficile era l'impossibilit di
suonare il sax.
 Ma capisci bene la ragione per cui Boris non te lo permette,  disse lei.  Prova a immaginare.
Soffi in quel coso anche un solo giorno prima del momento giusto, e seminerai brandelli di faccia in
giro per tutta la stanza!
Sembr trovare l'immagine spassosa e agit una mano verso di me come se fossi stato io
l'autore della battuta di spirito, dicendo:  Smettila, per favore, non ce la faccio!  Risi anch'io,
sorbendo un po' di caff dalla cannuccia. Poi cominci a raccontarmi di vari amici che si erano di
recente sottoposti a chirurgia estetica, di quello che le avevano riferito e di situazioni divertenti in cui si
erano trovati. Se non erano personalmente famosi, avevano di sicuro sposato una celebrit.
 Dunque sei un sassofonista,  disse, cambiando argomento all'improvviso.  Buona scelta. 
uno strumento fantastico. Sai che cosa dico sempre ai giovani sassofonisti? Di ascoltare i grandi del
passato. Una volta ho conosciuto un talento alle prime armi come te, che ascoltava sempre e solo i
musicisti pi spericolati. Wayne Shorter, gente simile. Gli dissi, guarda che impari pi dalle vecchie
glorie. Magari non sperimentavano altrettanto, dissi, ma sapevano di sicuro il fatto loro. Steve, ti spiace
se ti faccio ascoltare un pezzo? Voglio spiegarti esattamente cosa intendo.
 No, anzi. Ma, Mrs Gardner...
 Ti prego. Dammi del tu. Siamo tutti uguali, qua dentro.
 D'accordo, Lindy. Volevo solo chiarire che non sono tanto giovane. Sto per compiere
trentanove anni.
 Ah, davvero? Beh, non sono cos tanti. Per hai ragione, ti credevo molto pi giovane. Con
queste maschere speciali che ci ha regalato Boris,  difficile dire, no? A sentire Gracie, ti facevo un
talento alle prime armi al quale i genitori avessero magari pagato l'intervento per garantirgli un esordio
alla grande. Scusa, avevo capito male.
  stata Gracie a definirmi un talento alle prime armi?
 Non prendertela con lei. Si  lasciata sfuggire che eri un musicista, le ho chiesto come ti
chiamavi, e quando ho detto che non ti conoscevo, ha commentato:  perch  un talento alle prime
armi. Tutto qui. Ehi, senti, che importanza ha quanti anni hai? Dai vecchi grandi c' sempre da
imparare. Voglio farti sentire questo pezzo. Secondo me ti interessa.
Si avvicin a un armadio e un attimo dopo reggeva in alto un cd.  Questo ti piacer. Il sax 
addirittura perfetto.
Anche in camera sua era installato un apparecchio Bang & Olufsen come il mio, e presto la
stanza si riemp di una voluttuosa musica d'archi. In capo a poche battute, un torpido sax tenore  la
Ben Webster irruppe per dominare da quel momento l'orchestra. Orecchie non troppo fini in materia
avrebbero anche potuto scambiarlo per uno di quegli intro di Nelson Riddle per Sinatra. Ma la voce che
alla fine attacc era quella di Tony Gardner. La canzone  che ricordavo appena  era un brano dal
titolo Back at Culver City, una ballata che non riusc mai a sfondare e che ormai quasi nessuno suona
pi. Per tutto il tempo in cui Tony Gardner cantava, il sax gli stava dietro, rispondendogli verso dopo
verso. Il pezzo era nel complesso di una assoluta prevedibilit, e decisamente melenso.
Dopo un po', tuttavia, avevo smesso di prestare molta attenzione alla musica perch di fronte a
me c'era Lindy che, smarrita in una specie di sogno, ballava al ritmo lento del canto. Si muoveva con
grazia e scioltezza  era chiaro che l'intervento chirurgico non aveva interessato altre parti del corpo 
e aveva una linea snella, elegante. Quello che aveva indosso era un capo a met strada fra la vestaglia e
l'abito da sera; vale a dire che appariva al tempo stesso sfarzoso e vagamente ospedaliero. Frattanto io
cercavo anche di chiarirmi un altro punto. Mi pareva proprio di ricordare che Lindy avesse di recente
divorziato da Tony Gardner ma, dato che sono l'ultimo degli ultimi in fatto di pettegolezzi sui vip,
cominciai a pensare che forse mi sbagliavo. Altrimenti, perch ballare in quel modo, come rapita dalla
musica, e chiaramente divertendosi un mondo?
Tony Gardner smise di cantare per un momento, gli archi si inserirono sul bridge e il pianista
diede inizio al suo assolo. A quel punto Lindy parve far ritorno sul pianeta. Smise di ondeggiare per la
stanza, spense la musica con il telecomando e torn a sedersi davanti a me.
 Non  una meraviglia? Hai capito che cosa intendo?
 S, bellissimo,  dissi, senza avere pi la certezza che si stesse sempre parlando del sax.
 A proposito, le tue orecchie hanno sentito bene.
 Come, prego?
 Il cantante. Era proprio lui. Se anche non  pi mio marito, non  detto che non possa
ascoltare i suoi dischi, giusto?
 Ma certo, ovviamente.
 E il sax  bellissimo. Adesso capisci perch volevo fartelo sentire.
 S,  bellissimo.
 Steve, ce ne sono di tue registrazioni da qualche parte? Cio, di te che suoni?
 Certo. Anzi, ho qualche cd, in camera.
 La prossima volta che vieni, tesoro, voglio che li porti. Per sentire come sei. Ti va?
 S, se non ti annoi.
 Oh, no,  escluso. Spero per che tu non mi giudichi invadente. Tony mi accusava sempre di
essere una ficcanaso, mi diceva di lasciare in pace la gente ma, sai una cosa, secondo me era lui lo
snob. C' un mucchio di gente famosa convinta di doversi interessare solo di altre celebrit. Io invece
non sono mai stata cos. Per me ogni persona  un potenziale amico. Prendi Gracie.  mia amica. E tutti
i domestici che ho a casa, anche quelli, miei amici. Mi dovresti vedere ai ricevimenti. Gli altri, sono
tutti l a raccontarsi a vicenda del loro ultimo film o che altro, e io sono l'unica che chiacchiera con la
ragazza del catering o con il barman. Secondo me non vuol dire essere una ficcanaso, che ne dici?
 No, per niente. Per scusi, Mrs Gardner...
 Lindy, ti prego.
 S, scusa, Lindy,  stato magnifico stare qui con te. Purtroppo per questi farmaci mi buttano
gi. Penso sia meglio che vada a sdraiarmi un momento.
 Oh, non ti senti bene?
 Non  niente. Colpa delle medicine.
 Peccato! Devi senz'altro tornare appena stai meglio. E porta i cd, quelli di te che suoni. Ci
posso contare?
Dovetti assicurarle ancora che era stato un piacere e che sarei tornato. Poi, mentre andavo alla
porta, mi disse:
 Steve, tu sai giocare a scacchi? Io sono una pessima giocatrice, ma ho una scacchiera cos
carina... Me l'ha portata Meg Ryan la settimana scorsa.
Tornato in camera mia, presi una Coca dal minibar, sedetti alla scrivania e guardai fuori dalla
finestra. Era in corso un vasto tramonto rosa; noi stavamo un bel po' in alto, perci vedevo le macchine
muoversi in lontananza sull'autostrada. Dopo qualche minuto, telefonai a Bradley e anche se la sua
segretaria mi tenne in attesa per un'eternit, alla fine si degn di rispondere.
 La faccia, com'?  chiese preoccupato, come se si informasse della salute di un amatissimo
cucciolo lasciatomi in custodia.
 E come faccio a saperlo? Sono sempre l'Uomo Invisibile.
 Stai bene? Mi sembri... avvilito.
 Lo sono infatti.  stato tutto un errore. Adesso lo so. Non pu funzionare.
Ci fu un attimo di silenzio, poi mi chiese:  L'intervento non  riuscito?
 Sono sicuro che l'intervento  andato bene. Mi riferisco a tutto il resto, le conseguenze.
Questo piano... Non porter mai dove pensavi tu. Non avrei mai dovuto lasciarmi convincere.
 Si pu sapere che ti prende? Sembri depresso. Di quali porcherie ti stanno riempiendo?
 Sto bene. Anzi, era da un pezzo che non mi sentivo cos lucido.  questo il guaio. Adesso lo
capisco. Il tuo piano. Non avrei proprio dovuto darti retta.
 Ma cosa dici! Di che piano parli. Senti, Steve, non facciamola pi complicata di quanto non
sia. Tu sei un artista di grande talento. Quando sar tutto finito, tornerai a fare quel che hai sempre
fatto. Attualmente, stai solo eliminando un ostacolo, tutto qui. Non c' nessun piano...
 Senti, Bradley, qui le cose vanno male. Non parlo solo del disagio fisico. Mi sono reso conto
di quel che mi sto facendo.  stato uno sbaglio, avrei dovuto avere pi rispetto di me.
 Steve, dimmi la ragione scatenante.  successo qualcosa, da quelle parti?
 Puoi dirlo forte, che  successo qualcosa. Se no, perch ti chiamerei. Ho bisogno che tu mi tiri
fuori. Devi farmi mettere in un altro hotel.
 Un altro hotel? Ma chi cazzo ti credi di essere? Il principe ereditario Abdullah? Che cos'ha
che non va l'hotel dove stai?
 Ha che nella stanza accanto c' Lindy Gardner. La quale mi ha appena invitato da lei, e
continuer a farlo. Ecco cos'ha l'hotel che non va.
 Lindy Gardner, nella stanza accanto?
 Ascolta, non posso sottopormi all'esperienza un'altra volta. Ci sono appena stato, e mi sono
trattenuto al massimo della mia capacit di sopportazione. Ma adesso se ne viene fuori a dire che
dobbiamo rivederci per giocare sulla scacchiera che le ha regalato Meg Ryan...
 Steve, mi stai dicendo che sei nella camera accanto a quella di Lindy Gardner? E che hai
passato del tempo con lei?
 Mi ha messo su un disco del marito! Anzi, credo che ora ne abbia messo su un altro, cazzo.
Ecco come mi sono ridotto. A che livello mi sono abbassato.
 Fermo l, Steve. Riprendiamo la faccenda da capo, ok? Steve, adesso tu chiudi quella cazzo di
bocca e mi spieghi. Spiegami come sei finito in camera di Lindy Gardner.
In effetti mi calmai un secondo e gli feci un breve resoconto di come Lindy mi avesse invitato
da lei e di come si fosse svolto l'incontro.
 Insomma, non ti sei comportato male con lei?  chiese Bradley appena ebbi finito.
 No, non mi sono comportato male. Mi sono tenuto tutto dentro. Ma in quella stanza non ci
torno. Devo cambiare albergo.
 Steve, scordati di cambiare albergo. Lindy Gardner? Tutta bendata, come te? E nella camera
accanto alla tua. Steve, ma  un'occasione d'oro.
 Niente affatto, Bradley.  il fondo dell'inferno. La scacchiera di Meg Ryan, santo Iddio.
 La scacchiera di Meg Ryan? In che senso. Con i pezzi a sua immagine e somiglianza?
 E vuole anche sentirmi suonare! Ha insistito che le porti qualche CD la prossima volta!
 Lei vuole... Ges, Steve, non ti hanno ancora neanche tolto le bende e gi le cose girano per il
verso giusto. Vuole sentirti suonare?
 Te lo chiedo per favore, Bradley: pensaci tu. D'accordo, ci sono dentro fino al collo, mi sono
fatto operare, mi hai convinto, e io sono stato tanto idiota da fidarmi. Ma non vuol dire che debba
tollerare anche questo. Nessuno mi obbliga a passare i prossimi quindici giorni con Lindy Gardner. Ti
sto chiedendo di spostarmi da qui, subito!
 Io non ti sposto proprio da nessuna parte. Ma hai una vaga idea di quanto conti una come
Lindy Gardner? Hai presente chi sono i suoi amici? Sai che cosa potrebbe fare per te semplicemente
alzando la cornetta del telefono?  vero, ha appena divorziato da Tony Gardner. E questo cosa cambia?
Tientela buona, aspetta di avere la tua faccia nuova e le porte si apriranno. Entrerai in serie A, in cinque
secondi netti.
 Niente serie A, Bradley, perch io l dentro non ci torno, e le uniche porte che voglio vedere
aprirsi sono quelle che avr aperto la mia musica. E poi, non credo a una parola di quello che hai detto,
non credo a tutte quelle stronzate del presunto piano...
 Secondo me non dovresti scaldarti cos. Sono molto preoccupato per i punti...
 Bradley, fra poco potrai smettere definitivamente di preoccuparti per i miei punti, e sai
perch? Perch ora mi strappo di dosso questa maschera da mummia, mi ficco le dita agli angoli della
bocca e poi mi stiracchio la faccia in tutte le smorfie possibili e immaginabili. Mi sono spiegato,
Bradley?
Lo sentii sospirare. Poi disse:  D'accordo, calmati adesso. Devi solo calmarti. Hai subto un
forte stress di recente.  comprensibile. Se non ti va di vedere Lindy in questo momento, se hai deciso
di guardare la fortuna passarti sotto il naso, va bene, posso anche capire. Ma sii carino, promesso?
Inventa una buona scusa. Evita di bruciarti i ponti alle spalle.
Dopo quella chiacchierata con Bradley, mi sentii molto meglio e trascorsi una serata abbastanza
serena, tra un mezzo film e un po' di Bill Evans. L'indomani dopo colazione arriv il dottor Boris con
due infermiere, sembr soddisfatto delle mie condizioni e usc dalla stanza. Qualche ora dopo, verso le
undici, ricevetti una visita  un batterista di nome Lee con il quale avevo suonato qualche anno prima
in una band di San Diego. Era stato Bradley, manager anche suo, a suggerirgli di fare un salto da me.
Lee  simpatico e mi fece piacere vederlo. Si ferm un'oretta e ci scambiammo notizie su amici
comuni, chi suonava nel tal gruppo, chi aveva fatto su armi e bagagli e se n'era andato in Europa, o in
Canada.
 Che peccato che siano rimasti in giro cos pochi della vecchia squadra,  disse.  Uno passa
giorni grandiosi insieme a delle persone, e l'indomani, manco sa pi dove sono finite.
Mi parl dei suoi ingaggi recenti, e ci divertimmo a ricordare i bei tempi a San Diego. Poi,
verso la fine della visita, disse:
 E di Jake Marvell, che mi dici? Che idea ti sei fatto? Il mondo  strano, non trovi?
 Puoi dirlo forte,  risposi.  Del resto, Jake  sempre stato un buon musicista. Quello che ha
se lo merita.
 S, per  strano. Ti ricordi com'era Jake, allora? A San Diego? Volendo, avresti potuto
buttarlo gi dal palco ogni sera. E guardalo adesso.  proprio solo fortuna?
 Jake  sempre stato un bravo ragazzo,  dissi.  E per quanto mi riguarda, mi fa piacere ogni
volta che un sassofonista viene riconosciuto.
 Riconosciuto, hai detto bene,  fece Lee.  E proprio qui, in questo hotel. Aspetta, ce l'ho qui
Frug nella borsa ed estrasse una copia gualcita di LA Weekly.  S, ecco qui. Premio musicale
Simon and Wesbury. Jazzista dell'Anno. Jake Marvell. Aspetta, quando diavolo  gi? Domani, nel
salone da ballo. Perch non fai una passeggiata gi per le scale e partecipi alla cerimonia . Abbass il
giornale e scosse la testa.  Jake Marvell. Jazzista dell'Anno. Chi l'avrebbe mai detto, eh, Steve?
 Non credo che ce la far a scendere,  dissi.  Ma mi ricorder di brindare in suo onore.
 Jake Marvell.  il mondo che va alla rovescia, o cosa?
Circa un'ora dopo pranzo, suon il telefono ed era Lindy.
 La scacchiera  prontissima, amore,  disse.  Vieni a giocare? Non dirmi di no, sto morendo
di noia. Ah, e non dimenticarti i cd, mi raccomando. Non vedo l'ora di sentirti suonare.
Riagganciai e, seduto sul bordo del letto, cercai di capire perch non avessi opposto una
resistenza pi efficace. In effetti, non avevo nemmeno accennato a un possibile no. Chiss, forse era
solo mancanza di spina dorsale. O forse avevo assimilato le parole di Bradley al telefono molto pi di
quanto volessi ammettere. Adesso comunque non c'era tempo per pensarci: dovevo decidere quali dei
miei CD avevano speranza di fare pi colpo su di lei. Esclusi in partenza i pi sperimentali, come pure
la roba che avevo registrato con quel gruppo electro funk di San Francisco. Alla fine, scelsi un unico
cd, infilai una camicia pulita sotto la solita vestaglia e raggiunsi la stanza accanto.
Era in vestaglia anche lei, solo che la sua non avrebbe sfigurato all'anteprima di un film. Come
annunciato, la scacchiera era pronta sul tavolino di vetro, noi ci sedemmo di fronte nella stessa
posizione della volta prima e cominciammo una partita. Solo che in questo caso, forse perch avevamo
le mani impegnate a fare qualcosa, non so, fatto sta che la situazione mi parve molto pi rilassata.
Giocando, finimmo per parlare del pi e del meno: programmi televisivi, le sue citt europee preferite,
la cucina cinese. Vennero fatti molti meno nomi celebri e Lindy mi sembr decisamente pi tranquilla.
A un certo punto disse:
 Sai cosa faccio per non impazzire qua dentro? Vuoi sapere il mio grande segreto? Io te lo
dico, ma non una parola, intesi? Nemmeno con Gracie. Passeggiate nel cuore della notte. Senza uscire
dall'edificio, ma tanto  talmente grande che ci puoi camminare per una vita. E a notte fonda, 
fantastico. Ieri sono stata in giro forse anche un'ora. Ci vuole un po' di prudenza, perch c' sempre
qualcuno del personale che vaga, ma non mi hanno mai beccata. Appena sento il minimo rumore,
scappo a nascondermi da qualche parte. Una volta degli addetti alle pulizie mi hanno intravista per un
secondo, ma l'attimo dopo ero gi sparita nell'ombra. Non sai che emozione! Passi tutto il giorno in
galera, e poi  come se tornassi completamente libero: una meraviglia. Voglio portarti con me, una sera
di queste, amore. Ti far vedere grandi cose. Bar, ristoranti, sale conferenze. Lo splendido salone da
ballo. E sono tutti deserti, c' solo un gran vuoto, e il buio. Ho anche scoperto un posto straordinario,
una specie di attico; immagino che sar la suite presidenziale. I lavori di costruzione sono ancora a
met, ma io l'ho trovata e sono riuscita a entrarci e ci sono rimasta una ventina di minuti, forse anche
mezz'ora, cos, a pensare ai fatti miei. Ehi, Steve, sbaglio o se faccio cos mi mangio la tua regina?
 Ah. S, credo di s. Non me n'ero accorto. Ehi, Lindy, giochi molto meglio di quanto vuoi far
credere. E adesso, che devo fare?
 D'accordo, senti qua. Visto che l'ospite sei tu ed  chiaro che eri distratto da quello che ti
raccontavo, faccio finta di non aver visto niente. Non  carino da parte mia? Di' un po', Steve, non mi
pare di avertelo gi chiesto, ma tu sei sposato, giusto?
 Esatto.
 E lei che ne pensa di tutto questo? S, insomma, son cose costose. Sai quante paia di scarpe si
sarebbe comprata con quella cifra?
 No,  d'accordo. Anzi, l'idea  partita da lei. Guarda qua chi si  distratto, adesso.
 Oh, maledizione. Sono un tale disastro, comunque. Scusa, non vorrei sembrarti una ficcanaso,
ma viene spesso a trovarti?
 A dire la verit, non  mai venuta. Per ci eravamo messi d'accordo cos, da prima che
entrassi.
 Ah s?
Pareva sorpresa, perci aggiunsi:  Potr sembrarti anche strano, ma  proprio cos che
volevamo andassero le cose.
 Perfetto . Poi, dopo un attimo, disse:  E questo significa che non viene nessuno a trovarti?
 Qualche visita la ricevo. Anzi, ne ho avuta una proprio stamattina. Un musicista con cui
lavoravo.
 Ah s? Meno male. Sai, amore, non ho mai ben capito come si muovono 'sti cavalli. Se mi
vedi fare stranezze, non hai che da dirmelo, ok? Non credere che voglia fare la furba.
 Benissimo . Poi aggiunsi:  Sai l'amico che  venuto a trovarmi oggi? Mi ha dato una notizia
un po' strana. Una coincidenza.
 Cio?
 Riguarda un sassofonista che abbiamo conosciuto tutti e due anni fa a San Diego, un certo
Jake Marvell. Magari ne hai sentito parlare. Suona con quelli di serie A, ormai. Al tempo, per, quando
lo abbiamo conosciuto noi, era una nullit. O meglio, un cialtrone. Quel che si dice, un bluff. Mai
saputo distinguere bene un accordo dall'altro. E l'ho sentito anche di recente: non  affatto migliorato.
Eppure, ha avuto un paio di colpi di fortuna e adesso  molto considerato. Ti giuro che non  meglio di
prima, per niente. E vuoi sapere, la notizia, qual era? Che costui, Jake Marvell, ricever domani un
grosso premio musicale, proprio qui, in questo hotel. Come Jazzista dell'Anno.  assurdo, sai? Il
mondo  pieno di sassofonisti in gamba, e quelli decidono di premiare Jake.
Mi imposi di interrompermi e, alzando lo sguardo dalla scacchiera, scoppiai in una breve risata.
 Che ci vuoi fare?  aggiunsi, pi dolcemente.
Lindy sedeva dritta, concentratissima su di me.  Ma che peccato. E dici che questo tizio non
vale niente, eh?
 Scusami, ho detto una cosa stonata. Se vogliono premiare Jake, perch non dovrebbero?
 Ma se non vale niente...
  uno come tanti altri. Sono solo chiacchiere, le mie. Scusami, non farci caso.
 A proposito,  disse Lindy.  Ti sei ricordato di portare la musica?
Indicai il CD accanto a me sul divano.  Non sono sicuro che ti possa interessare. Non devi per
forza ascoltarlo...
 E invece s. E invece s. Dammi qua, voglio vedere.
Le consegnai il cd.   una band con la quale suonavo a Pasadena. Facevamo roba classica,
swing d'altri tempi, un po' di bossa nova. Niente di speciale, te l'ho portato giusto perch me lo hai
chiesto.
Lei intanto osservava l'astuccio del cd, tenendolo prima vicino alla faccia e poi pi lontano.  E
tu, ci sei, in questa foto?  Torn ad avvicinarselo agli occhi.  Sono abbastanza curiosa di vedere
come sei. O meglio, com'eri, dovrei dire.
 Sono il secondo da destra. Quello con la camicia hawaiana, che tiene l'asse da stiro.
 Questo qui?  E fiss l'astuccio, poi me, e disse:  Ehi, ma sei carino . Per lo disse piano,
senza la minima convinzione. Notai anzi un'inequivocabile nota di pena nella sua voce. Ma si riprese
quasi subito.  Bene, allora, sentiamo!
Mentre raggiungeva il Bang & Olufsen, dissi:  La numero nove. The Nearness of You.  la mia
preferita.
 The Nearness of You in arrivo.
Avevo optato per quel brano dopo una lunga riflessione. I musicisti del gruppo erano tutti di
altissimo livello. Preso singolarmente, ciascuno di noi aveva ambizioni decisamente pi radicali, ma
avevamo formato la band con il preciso intento di fare del buon jazz orecchiabile, del genere che pu
gradire un pubblico seduto a cena. La nostra versione di The Nearness of You  che puntava sulla
presenza del mio sax tenore per l'intera durata del pezzo  era lontanissima dal genere musicale di
Tony Gardner, ma ne ero sempre stato piuttosto orgoglioso. Tu forse penserai di aver gi sentito ogni
possibile versione di questo brano. Beh, ascolta la nostra. Prendi il secondo tema, ad esempio. Oppure
il momento in cui ritorniamo dalla sezione B alla sezione A, quando la band modula dal III grado
all'accordo di 9 sul VI eccedente mentre io esploro una serie di intervalli ascendenti da non crederci,
fino a raggiungere quel dolce, struggente si bemolle acuto, tenuto a lungo. Secondo me sappiamo
creare un colore, in quel punto, che sa di rimpianto e di tormento come non hai mai sentito altrove.
Insomma, diciamo che ero abbastanza sicuro che quella registrazione potesse ottenere
l'approvazione di Lindy. E per circa un minuto in effetti parve apprezzare. Era rimasta in piedi, dopo
aver inserito il CD e, come quando mi aveva fatto ascoltare la musica di suo marito, si era messa a
ondeggiare con aria sognante. Poi per a poco a poco i suoi movimenti avevano perso il ritmo lento del
brano, finch Lindy era rimasta immobile, di spalle a me, con la testa abbassata come se si
concentrasse. In un primo momento non lo interpretai come un cattivo segno. Solo quando torn
indietro e venne a sedersi mentre la musica proseguiva, mi resi conto che qualcosa non andava.
Ovviamente le fasciature mi impedivano di vedere la sua espressione, ma il modo in cui si mise a
sedere, rigida come un manichino, non prometteva niente di buono.
Quando il brano fin, presi il telecomando sul tavolo e spensi. Per quello che mi parve un tempo
lunghissimo, rimase com'era, impettita e scomoda. Poi si tir su con fatica e prese a giocherellare con
un pezzo degli scacchi.
 Molto carino,  disse.  Ti ringrazio di avermelo fatto sentire . Sembrava una frase di
convenienza, e non pareva nemmeno importarle che si capisse.
 Magari non era tanto il tuo genere.
 No, no . Le era venuta una voce bassa, distante.  Era molto bello. Grazie di avermelo fatto
sentire . Appoggi il pezzo sulla scacchiera e disse:  Mossa tua.
Osservai il gioco, sforzandomi di ricordare a che punto stavamo. Dopo un po', domandai
gentilmente:   stata magari quella canzone? Ti ricorda qualcosa di particolare?
Lindy alz gli occhi e percepii la collera dietro le bende. Ma con la stessa voce pacata di prima
disse:  Quella canzone? Nessun ricordo. Niente affatto . All'improvviso, scoppi in una risata breve
e cattiva.  Ah, ho capito, vuoi dire un ricordo legato a lui, a Tony? No, no. Non  mai stato uno dei
suoi pezzi. La suoni benissimo. Con grande professionalit.
 Con grande professionalit? E che cosa vorrebbe dire, sentiamo.
 Vuol dire... con grande professionalit. Era un complimento.
 Professionalit?  Scattai in piedi, attraversai la stanza ed estrassi il disco dall'apparecchio.
 Che cos' che ti fa tanto arrabbiare?  La sua voce era ancora fredda e distaccata.  Ho detto
qualcosa che non va? Mi dispiace. Volevo essere gentile.
Tornai al tavolino, deposi il disco nell'astuccio, ma rimasi in piedi.
 Allora, vogliamo finire la partita, o no?
 Se non ti spiace, avrei alcune cose da fare. Telefonate. Qualche lettera.
 Perch sei tanto arrabbiato? Non capisco.
 Non sono per niente arrabbiato. Si  fatto un po' tardi, tutto qui.
Se non altro si alz per accompagnarmi alla porta, dove ci congedammo con una fredda stretta
di mano.
Ho gi detto che l'intervento mi aveva sfasato completamente i ritmi del sonno. Quella sera mi
sentii all'improvviso stanchissimo, mi coricai presto e dormii un sonno filato di qualche ora, ma mi
svegliai nel cuore della notte e non ci fu pi verso di addormentarmi. Dopo un po' mi alzai e accesi la
televisione. Trovai un film che avevo visto da bambino, perci avvicinai la sedia per guardare quanto
restava della pellicola a volume basso. Finito quello, passai a due predicatori che sbraitavano l'uno
all'altro di fronte a una folla urlante. Tutto sommato, ero contento. Mi sentivo al sicuro e lontano mille
miglia dal mondo esterno. Perci ebbi un autentico tuffo al cuore quando sentii squillare il telefono.
 Steve? Sei tu?  Era Lindy. Aveva una voce strana, e mi chiesi se avesse bevuto.
 S, sono io.
 Lo so che  tardi. Ma poco fa, passando, ho visto filtrare la luce sotto la tua porta. Ho pensato
che facessi fatica a dormire, come me.
 Mi sa di s.  difficile mantenere i soliti orari.
 S. Infatti.
 Tutto bene?  chiesi.
 Certo. Tutto bene. Benissimo.
Adesso ero certo che non fosse ubriaca, ma non riuscivo a capire che cosa le passasse per la
mente. No, non doveva essere n sbronza n fatta, solo particolarmente sveglia e forse emozionata per
qualcosa che mi voleva dire.
 Sicura che sia tutto a posto?  le chiesi ancora.
 S, certo, per... Senti, amore, ho qui una cosa che ti voglio dare.
 Ah s? E che cosa potr mai essere?
 Non te lo voglio dire. Voglio che sia una sorpresa.
 Mi incuriosisci. Allora vengo a prenderla dopo colazione, che ne dici?
 Beh, speravo che potessi venire subito. S, insomma,  qui, tu sei sveglio, io sono sveglia. Lo
so che  tardi, ma... Senti, Steve, quanto a prima, quello che  successo. Credo di doverti una
spiegazione.
 Lascia perdere. Non fa niente...
 Ti sei arrabbiato con me perch hai creduto che non mi piacesse la tua musica. Beh, non 
vero. Anzi,  il contrario, l'esatto contrario. Quello che mi hai fatto sentire, quella versione di The
Nearness of You. Non sono riuscita pi a togliermela dalla mente. Anzi no, non dalla mente, volevo
dire dal cuore. Non sono pi riuscita a togliermela dal cuore.
Non sapevo che dire, e prima che trovassi le parole lei aveva ripreso a parlare.
 Allora, vieni? Adesso? Cos ti posso spiegare tutto per bene. E soprattutto... No, no, non te lo
voglio dire. Deve essere una sorpresa. Vieni e vedi con i tuoi occhi. E porta di nuovo il cd. Ci stai?
Mi sfil di mano il CD appena ebbe aperto la porta, come se fossi un fattorino, ma subito dopo
afferr me per un polso e mi tir in camera. Indossava la stessa sfarzosa vestaglia di prima, ma aveva
un'aria un po' meno perfetta ora: un lembo del nglig pendeva di pi da una parte, e un fiocco di
lanugine le si era impigliato al rovescio delle bende all'altezza della scollatura.
 Scommetto che sei reduce da una delle tue passeggiate notturne,  dissi.
 Meno male che sei sveglio. Non so se sarei riuscita ad aspettare fino a domattina. Senti, come
ti dicevo, ho una sorpresa. Spero ti piaccia, ma penso di s. Per, prima di tutto, devi metterti comodo.
Ora riascoltiamo insieme la tua canzone. Vediamo, che numero era?
Sedetti sul solito divano e la osservai armeggiare con l'hi-fi. La stanza era in penombra e l'aria
gradevolmente fresca. The Nearness of You attacc a volume notevole.
 Non credi possa disturbare qualcuno?
 Me ne infischio. Per stare qui dentro paghiamo una fortuna; non mi faccio nessun problema.
Zitto, adesso! Ascolta, ascolta!
Si mise a ondeggiare come prima, ma questa volta non si interruppe alla prima strofa. Anzi,
pareva smarrirsi sempre di pi nella musica, e teneva le braccia come se ballasse con un partner
immaginario. Quando il brano fin, Lindy spense l'apparecchio e si immobilizz al fondo della stanza
dandomi la schiena. Rimase in quella posizione per un tempo che mi parve lunghissimo, e finalmente
venne verso di me.
 Non ho parole,  disse.  Sublime. Sei un musicista semplicemente fantastico. Un genio.
 Beh, ti ringrazio.
 L'ho sempre saputo. Ecco la verit. Perci ho reagito in quel modo. Fingendo che non mi
piacesse, facendo l'arrogante . Sedette di fronte a me e sospir.  Tony mi rimproverava per questo.
L'ho sempre fatto,  pi forte di me. Incontro una persona piena di talento, qualcuno che ha ricevuto
una grazia divina, e il mio primo istinto  quello di trattarla come ho fatto con te. Non so, credo sia
invidia. Hai presente certe donne, come dire, insignificanti? Entra nella stanza una ragazza stupenda e
quelle, per odio, han voglia di cavarle gli occhi. Ecco, a me succede quando incontro uno come te.
Specie se, come oggi, non me l'aspetto e non sono preparata. S, insomma, l'attimo prima facevi parte
della gente comune, e di colpo mi diventi... beh, tutt'altra cosa. Capisci cosa intendo? Comunque, sto
solo cercando di spiegarti perch sono stata tanto antipatica, prima. Avevi tutto il diritto di prendertela.
Il silenzio della notte fonda si dilat fra noi per un momento.  Beh, mi fa piacere,  dissi alla
fine.  Mi fa piacere che tu me lo dica.
Si alz di scatto.  E adesso, la sorpresa! Tu aspetta qui, non ti muovere.
Spar nella camera attigua e la sentii aprire e chiudere dei cassetti. Al ritorno, reggeva con
entrambe le mani qualcosa che non avrei potuto definire, perch l'aveva coperto con un foulard di seta.
Si blocc in mezzo alla stanza.
 Steve, voglio che tu ti faccia avanti e prenda questo. Si tratta di un tributo.
Ero sconcertato, ma mi alzai. Mentre mi avvicinavo, Lindy sfil il foulard e mi porse un oggetto
di ottone scintillante.
 Te lo sei ampiamente meritato. Perci  tuo. Al Jazzista dell'Anno. Forse di tutti i tempi.
Congratulazioni.
Mi consegn il trofeo e mi sfior con un bacio la guancia attraverso le bende.
 Beh, che dire, grazie. Questa s che  una sorpresa. Ehi, ma lo sai che  carino? Che cos'? Un
coccodrillo?
 Un coccodrillo? Ma va'! Sono due graziosi amorini che si baciano.
 Ah, ecco. S, ora li vedo. Beh. Grazie, Lindy. Non ho parole.  bellissimo.
 Un coccodrillo!
 Scusami. Mi ha ingannato la gamba tesa di questo qui. Ma adesso li vedo anch'io.  davvero
bellissimo.
  tutto tuo. Te lo meriti.
 Sono commosso, Lindy. Sul serio. E che cosa c' scritto, qua sotto? Non ho portato gli
occhiali.
 C' scritto Al Jazzista dell'Anno. Che altro?
 Quello, c' scritto?
 Certo, quello c' scritto.
Tornai al divano, reggendo la statuetta, sedetti e riflettei per un momento.  Scusa, Lindy, 
dissi alla fine,  ma questo coso che mi hai dato:  da escludere che tu l'abbia trovato durante una delle
tue ronde notturne, vero?
 Certo che s, invece. Certo.
 Ho capito. Ma non si tratta del premio autentico, vero? S, insomma, non sar il cimelio che
avrebbero consegnato a Jake, vero?
Per qualche secondo, anzich rispondere, Lindy rimase ferma dov'era. Poi disse:
 Certo che  il premio autentico. Che senso avrebbe, consegnarti una cianfrusaglia qualunque?
Si stava per commettere un torto, ma la giustizia ha prevalso. Il resto non conta. Avanti, amore,
coraggio. Sai benissimo che il premio spetta di diritto a te.
 Apprezzo il tuo punto di vista.  solo che... beh, questo mi sa un po' di furto.
 Furto? Ma non sei stato proprio tu a dire che quello non vale niente? Che  un bluff. Tu in
compenso sei un genio. Chi  il ladro, allora?
 Lindy, dove hai trovato questo oggetto, esattamente?
Si strinse nelle spalle.  In un posto. Uno dei posti dove mi capita di andare. Una specie di
ripostiglio, diciamo.
 Stasera? L'hai preso stasera?
 Certo che l'ho preso stasera. Fino a ieri sera non sapevo niente del premio.
 Eh, gi. Certo. Quindi, sar stato un'oretta fa, grossomodo?
 Un'ora. Forse due. Chi lo sa? Sono stata in giro parecchio. Mi sono fermata un po' nella mia
suite presidenziale.
 Oh, Ges.
 Senti, ma cosa importa? Perch te la prendi tanto? Non trovano questo, se ne procurano un
altro.  probabile che ne abbiano un armadio pieno, da qualche parte. Io ti ho consegnato qualcosa che
ti spettava. Non avrai intenzione di rifiutarlo, eh, Steve?
 Non si tratta di rifiutarlo, Lindy. Il pensiero, il tributo, queste cose, le accetto. Mi fanno molto
molto piacere, anzi. Ma il trofeo vero e proprio... Mi sa che dobbiamo riportarlo indietro. Rimetterlo
esattamente dove l'hai preso.
 Al diavolo! Cosa importa?
 Lindy, devi pensare bene a quello che fai. E se si viene a sapere? Te lo immagini come ci
andr a nozze la stampa? Tra scandali e pettegolezzi? E il pubblico, cosa dir? Andiamo, torniamoci
subito, prima che la gente cominci a svegliarsi. Devi farmi vedere esattamente dove l'hai trovato.
All'improvviso sembr una bambina che abbia ricevuto un rimprovero. Diede in un sospiro e
disse:  Mi sa che hai ragione tu, amore.
Appena fummo d'accordo sulla necessit di riportarlo, Lindy divent molto gelosa del trofeo,
che si strinse al petto per tutto il tempo in cui attraversammo furtivi i corridoi del vasto hotel
addormentato. Faceva strada lei, gi per scalette segrete, per anditi riparati, oltre sale sauna e
distributori di bibite e merendine. Non sentimmo n incontrammo anima viva. Poi Lindy sussurr: 
Era per di qua . E spingemmo una porta pesante che conduceva in un locale buio.
Quando fui certo che eravamo soli, accesi la torcia che mi ero portato dalla stanza di Lindy e
feci luce tutto intorno. Ci trovavamo nel salone da ballo anche se, adesso, ballare non sarebbe stato
facile, per via dei tavoli coperti di tovagliato bianco, con sedie in tinta. Dal soffitto pendeva un
lampadario sontuoso. In fondo alla sala, era stato allestito un palco, grande abbastanza per ospitare un
discreto spettacolo, anche se al momento il sipario lo nascondeva. Qualcuno aveva lasciato una scala a
pioli al centro della sala e un aspirapolvere appoggiato alla parete.
 Sar un ricevimento coi fiocchi,  disse lei.  Per quattro o cinquecento persone.
Mi inoltrai un altro po' nel locale, illuminandolo tutto intorno con il fascio di luce della torcia. 
Forse  qui che si svolger, che consegneranno a Jake il premio.
 Certo che  qui. Dove ho trovato questa,  aggiunse sollevando la statuetta,  ce n'erano altre.
Al Miglior Neofita. Al Miglior Album R&B dell'Anno. Roba del genere. Sar un evento importante.
Ora che gli occhi mi si erano abituati, vedevo meglio, sebbene la torcia non fosse molto potente.
E per un attimo, mentre osservavo il palco, riuscii a immaginare l'aspetto che avrebbe avuto pi tardi
quel salone. Mi figurai una folla di gente elegante, dirigenti delle case discografiche, promotori di alto
livello, qualche celebrit del mondo dello spettacolo, tutti l a scherzare e a incensarsi a vicenda;
immaginai l'applauso sinceramente servile che sarebbe scoppiato ogni volta che il Cerimoniere faceva
il nome di uno sponsor; e altri applausi, questa volta accompagnati da urla festose, quando i vincitori
dei vari premi si alzavano in piedi. Immaginai Jake Marvell sul palcoscenico, con in mano il trofeo, e
sulla bocca lo stesso sorriso beato con cui a San Diego accoglieva il tributo del pubblico al termine di
un assolo.
 Forse stiamo commettendo uno sbaglio,  dissi.  Non  detto che lo dobbiamo proprio
restituire. Potremmo anche buttarlo nella spazzatura. Insieme a tutti gli altri premi che stavano dove hai
trovato questo.
 Dici?  Lindy si blocc perplessa.   cos che vuoi fare, amore?
Lasciai andare un sospiro.  No, penso di no. Per sarebbe una bella... soddisfazione, no? Tutti
quei premi in pattumiera. Scommetto che sono dei bluff dal primo all'ultimo, i vincitori. Scommetto
che a metterli insieme non se ne caverebbe abbastanza talento da farcire un hot dog.
Mi aspettavo che Lindy facesse un commento, ma non disse nulla. E quando alla fine parl,
registrai una nota inedita nella sua voce, una sorta di tensione.
 Come fai a sapere che nemmeno uno di loro sia in gamba? Come puoi essere certo che
nessuno meriti il proprio premio?
 Come faccio a saperlo?  Provai una fitta improvvisa di irritazione.  Come faccio a saperlo?
Beh, pensaci un attimo. Una giuria che abbia reputato Jake Marvell il jazzista dell'anno. A che altro
genere di individui vorr rendere onore?
 Ma tu che ne sai di queste persone? Anche di questo Jake. Come fai a sapere che nel
frattempo non ha lavorato da matti per arrivare dov'?
 Che ti prende? Sei diventata la fan pi scaldata di Jake, adesso?
 Mi limito a esprimere il mio parere.
 Il tuo parere? Ah, perch questo sarebbe il tuo parere, dunque. Beh,  inutile stupirsi. Per un
attimo, avevo scordato chi sei.
 E con questo che diavolo vorresti insinuare? Come osi parlarmi in questo modo?
Mi resi conto che stavo perdendo il controllo. Mi affrettai a dire:  D'accordo, sono fuori sesto.
Scusami. Vieni, andiamo a cercare il ripostiglio.
Lindy era ammutolita e, quando mi girai dalla sua parte, la scarsa luce mi imped di farmi
un'idea di quel che pensava.
 Lindy, dov' il ripostiglio di cui parlavi? Dobbiamo trovarlo.
Finalmente, us la statuetta per indicare un punto in fondo alla sala, poi fece strada tra i tavoli,
sempre senza proferire parola. Quando fummo sul posto, accostai l'orecchio alla porta per qualche
secondo e, non sentendo nulla, aprii con cautela.
Ci trovammo in un lungo andito stretto che pareva correre parallelo al salone da ballo.
Qualcuno aveva dimenticato una luce accesa da qualche parte, perci ero in grado di distinguere
sommariamente i contorni, anche senza l'aiuto della torcia. Quello evidentemente non era il ripostiglio
che cercavamo, bens una sorta di locale dispensa attrezzato a cucina. Lungo entrambe le pareti erano
addossati dei banconi da lavoro separati da un corridoio centrale largo abbastanza da permettere al
personale di dare l'ultimo tocco ai piatti da servire.
Lindy tuttavia sembr riconoscere il luogo e si diresse a passo spedito in fondo al corridoio.
Giunta a met strada, si blocc di colpo per esaminare una teglia da forno abbandonata sul bancone.
 Ehi, guarda, biscotti!  Pareva avere del tutto recuperato il contegno.  Che peccato;  tutto
sotto cellophane. Ho una fame da lupo. Guarda! Proviamo a vedere che c' qua sotto.
Avanz di qualche altro passo, verso un immenso coperchio a cupola che sollev.  Guarda,
amore, sembra assolutamente squisito.
Stava china su un pingue tacchino arrosto. Anzich riabbassare il coperchio, lo depose con cura
accanto al volatile.
 Secondo te se ne accorgono se stacco una coscia?
 Altroch, Lindy. Ma ce ne importa qualcosa?
  un bestione. Vuoi un pezzo di coscia anche tu?
 Ma s, perch no?
 Bene, allora, prendi qua.
Si allung sul tacchino. Poi d'improvviso si interruppe e si gir verso di me.
 Allora, si pu sapere che cosa significava il discorso di prima?
 Quale discorso?
 Quello di prima. Quando dicevi che non eri stupito. Del mio parere. Che cosa avevi in mente?
 Senti, scusami. Non volevo essere offensivo. Pensavo ad alta voce, tutto qui.
 Pensavi ad alta voce? Beh, pensa ad alta voce un altro po', allora, se non ti dispiace. Ho solo
detto che qualcuno forse si meritava il suo premio: mi spieghi che c' di ridicolo in un'affermazione
del genere?
 Io sto solo dicendo che i premi vanno alle persone sbagliate. Tutto qui. Ma sembra che tu ne
sappia di pi. Secondo te le cose non stanno cos...
 Qualcuno di quei ragazzi, magari ha sputato l'anima per arrivare dov'. E forse un piccolo
riconoscimento se lo merita. Il problema di quelli come te  che, solo per il fatto che Dio vi ha elargito
un dono particolare, vi ritenete in diritto di fare qualunque cosa. Perch voi siete migliori del resto del
mondo, perci spetta a voi stare in prima fila, sempre. Non capite che esiste un mucchio di gente meno
fortunata di voi che lotta senza risparmiarsi per ottenere un posto nel mondo...
 E io, secondo te, invece non lotto? Secondo te me ne sto seduto sugli allori tutto il santo
giorno? Io sudo e sfacchino e mi faccio il culo per venire fuori con qualcosa di nuovo, e alla fine il
riconoscimento a chi va? A Jake Marvell! A gente come te!
 Ma come cazzo ti permetti? Si pu sapere che c'entro io? Sto per essere premiata forse? Ti
risulta che mi abbiano mai dato uno straccio di premio qualsiasi? Ho mai avuto niente, io? Anche a
scuola, uno schifo di diploma qualunque, che so, per il canto, la danza o che cazzo ti pare? Mai un bel
niente! Sempre costretta a guardare mentre quelli come te, vermi schifosi, salivate sul palco per ritirare
premi davanti a una folla di parenti in visibilio...
 Nessun premio? Nessun premio? Ma sentitela! Allora chi  qui la celebrit? Chi si accaparra
le case migliori...
In quel momento qualcuno premette un interruttore e ci ritrovammo a strabuzzare gli occhi
accecati da una luce violenta. Due tizi provenienti dallo stesso andito procedevano verso di noi. Il
corridoio era appena largo abbastanza da permettere loro di camminare appaiati. Uno dei due era un
nero gigantesco in uniforme del servizio di sicurezza dell'hotel, con in mano quella che in un primo
momento avevo scambiato per una pistola, ma che si rivel essere una ricetrasmittente. Accanto a lui
avanzava un ometto in completo celeste, dai lustri capelli neri. N il bianco n il nero avevano un'aria
particolarmente ossequiosa. Si bloccarono a un paio di metri, e il piccoletto estrasse dalla giacca una
tessera di riconoscimento.
 Dipartimento di Polizia di Los Angeles,  disse.  Mi chiamo Morgan.
 Buonasera,  dissi.
Per un attimo, agente e addetto alla sicurezza ci squadrarono in silenzio. Poi l'agente chiese:
 Siete ospiti dell'hotel?
 S, certo,  risposi.  Siamo ospiti.
Mi sentii sfiorare la schiena dal tessuto morbido della vestaglia di Lindy. Subito dopo mi prese
sottobraccio e ci ritrovammo vicini.
 Buonasera, agente,  disse con una voce melensa e assonnata, molto diversa dal solito.
 Buonasera, signora,  fece l'agente.  E c' una ragione particolare per cui siete in piedi a
quest'ora?
Cominciammo a rispondere all'unisono, per poi scoppiare a ridere. Nessuno dei due accenn il
minimo sorriso, in compenso.
 Non riuscivamo a dormire,  disse Lindy.  Cos abbiamo fatto due passi.
 Due passi . L'agente si diede un'occhiata intorno, sotto la cruda luce bianca.  Magari a
caccia di un boccone da mangiare.
 Esatto, agente!  La voce di Lindy era ancora sopra le righe.  Ci  preso un po' di appetito,
sono sicura che capita anche a lei, di notte.
 E scommetto che il servizio in camera lascia un po' a desiderare,  comment l'agente.
 In effetti, non  granch,  intervenni.
 Sempre le solite cose,  disse lui.  Bistecche, pizze, hamburger, tramezzini doppio strato. Lo
so perch ho appena ordinato qualcosa anch'io al servizio notturno. Ma a gente come voi quella roba
non deve andar gi, eh?
 Beh, agente, sa com',  disse Lindy.  Pi che altro ci piace giocare. Venire fin qui di
nascosto e prenderci un boccone un po' proibito, come si fa da bambini, mi spiego?
Nessuno dei due diede mostra di addolcirsi minimamente. L'agente disse:
 Mi dispiace disturbarvi, ragazzi. Ma come sapete l'accesso a questa zona non  consentito agli
ospiti dell'hotel. E di recente  anche scomparsa della roba.
 Ma no!
 Eh s. Voi per caso avete notato qualcosa di sospetto, stasera?
Lindy e io ci scambiammo un'occhiata, e lei scosse il capo guardandomi risoluta.
 No,  dissi.  Non abbiamo notato nulla di strano.
 Niente di niente?
L'addetto alla sicurezza intanto si era avvicinato e adesso ci super premendo la massa del
corpo contro il bancone. Capii che l'intento era quello di esaminarci pi da vicino, di sbirciare casomai
nascondessimo addosso qualcosa, mentre il collega ci teneva impegnati a parlare.
 No, niente,  dissi.  A che genere di stranezza si riferisce?
 Tipi sospetti. Attivit insolite.
 Vuol dire, agente,  intervenne Lindy in tono scandalizzato,  che ci sono stati furti nelle
stanze?
 Non esattamente, signora. Ma mancano all'appello alcuni oggetti di valore.
Sentivo l'addetto alla sicurezza muoversi alle nostre spalle.
 Allora  per questo che siete qui,  disse Lindy.  Per difendere noi e i nostri preziosi.
 Esatto, signora . Lo sguardo dell'agente si spost appena, ed ebbi l'impressione che i due
uomini si fossero scambiati un'occhiata.  Perci, se notate qualcosa di insolito, siete pregati di
rivolgervi immediatamente alla sicurezza.
Il colloquio sembrava concluso e l'agente si fece di lato per lasciarci passare. Con sollievo, mi
mossi per andarmene, ma Lindy aggiunse:
 Siamo stati un po' monelli, eh, agente, a scendere quaggi per mangiare? Volevamo quasi
tagliarci una fetta di quella torta, ma poi abbiamo pensato che fosse per un'occasione importante e che
sarebbe stato un peccato guastarla.
 L'albergo ha un buon servizio in camera,  disse l'agente.  Ventiquattr'ore su ventiquattro.
Tirai Lindy per un braccio, ma ormai sembrava in preda alla ben nota smania dei delinquenti di
flirtare con il rischio di essere beccati.
 E lei ha appena ordinato qualcosa, no, agente?
 Appunto.
 E com'era? Buono?
 Discreto. Vi consiglio di fare altrettanto.
 Lasciamo che questi signori proseguano la loro indagine,  dissi, tirandola per il braccio. Ma
Lindy non ne voleva sapere.
 Posso domandarle una cosa, agente?  disse.  Le spiace?
 Sentiamo.
 Poco fa parlava di notare qualcosa di insolito. E lei, ha notato niente di insolito? In noi, voglio
dire.
 Non capisco che cosa intende, signora.
 Magari che tutti e due abbiamo la faccia completamente bendata? L'aveva notato?
L'agente ci osserv bene, quasi volesse constatare la verit dell'affermazione. Poi disse:  In
effetti, signora, l'avevo notato, s. Ma preferivo non fare considerazioni personali.
 Ah, capisco,  disse Lindy. E, rivolgendosi a me:  Che discrezione da parte sua, non trovi?
 Andiamo,  dissi, trascinandola via in modo piuttosto energico, adesso. Ebbi la sensazione
che i due uomini non ci staccassero gli occhi di dosso finch raggiungemmo l'uscita.
Attraversammo il salone da ballo ostentando serenit. Ma appena superate le grandi porte a
vento, il panico ebbe la meglio e quasi ci mettemmo a correre. Ci tenevamo ancora sottobraccio, perci
fu un continuo inciampare e urtarci mentre Lindy faceva strada nell'edificio. A un certo punto ci
trascin tutti e due dentro un ascensore di servizio, e solo dopo che si furono chiuse le porte e
cominciammo a salire, mi liber il braccio, si abbandon contro la parete metallica e proruppe in un
suono strano che interpretai come il risultato di una risata isterica filtrata da un involucro di bende.
Uscendo dall'ascensore, torn a prendermi sottobraccio.  Bene, siamo al sicuro,  disse.  Ora
voglio portarti in un posto. Questa roba  davvero fantastica. La vedi? - Mi stava mostrando una chiave
magnetica.  Vediamo che cosa pu fare per noi.
Utilizz la chiave per aprire una porta con su scritto Privato, e poi un'altra con su scritto
Pericolo. Vietato l'ingresso. Ci ritrovammo in un locale che odorava di gesso e vernice. Dal soffitto
e dalle pareti pendeva un groviglio di cavi, e il pavimento gelido era sporco e macchiato. Ci vedevamo
benissimo, perch una delle pareti era a vetri  sprovvisti di imposte e di tende  e le varie luci da fuori
producevano ovunque chiazze giallastre. Eravamo ancora pi in alto rispetto al solito piano: di fronte a
noi, una panoramica pressoch aerea dell'autostrada e del territorio circostante.
 Questa diventer una nuova suite presidenziale,  disse Lindy.  Adoro venire qui. Mancano
ancora gli interruttori, non c' la moquette. Ma a poco a poco sta prendendo forma. Quando l'ho
scoperta era molto peggio. Ormai si intuisce come sar. C' gi perfino questo divano.
Ingombrava il centro della stanza una massa completamente nascosta sotto un lenzuolo. Lindy
si avvicin come se si trattasse di una vecchia conoscenza e vi si lasci cadere di peso.
  una mia fantasia,  disse,  ma un poco ci credo. Questa stanza la costruiscono apposta per
me.  per questo che mi ci trovo. Tutto quanto. Perch vogliono darmi una mano. A rifarmi un futuro.
Prima qua dentro era un vero disastro. E invece ora, guarda. Sta prendendo forma. Sar magnifico .
Accarezz l'aria intorno.  Coraggio, amore, riposati. Io sono esausta. Lo sarai di sicuro anche tu.
Il divano  o qualunque cosa ci fosse, sotto il lenzuolo  si rivel comodissimo e, appena vi
sprofondai, fui sopraffatto da ondate di spossatezza.
 Accidenti, che sonno,  disse Lindy, abbandonandosi sulla mia spalla.  Non  un posto
stupendo? La chiave l'ho trovata nella fessura la prima volta che sono venuta.
Restammo un momento in silenzio, e sentii che mi stavo addormentando. Poi per mi torn in
mente una cosa.
 Ehi, Lindy.
 Mmm?
 Lindy? Che ne  stato del premio?
 Il premio? Ah, gi. Il premio. L'ho nascosto. Che altro potevo fare? Sai, amore, te lo meritavi
davvero quel premio. Spero che per te significhi qualcosa, il fatto che questa sera te l'ho consegnato, in
quel modo. Non  stato solo un capriccio. Ci avevo pensato. Dico, pensato con molta attenzione. Non
so se per te ha avuto un senso. Non so neppure se da qui a dieci o vent'anni te ne ricorderai ancora.
 Me ne ricorder eccome. E vuol dire molto per me. Per, Lindy, dici che l'hai nascosto, ma
dove? Dove l'hai messo?
 Mmm?  Si stava addormentando di nuovo.  L'ho messo nell'unico posto possibile. L'ho
ficcato dentro il tacchino.
 L'hai ficcato nel tacchino.
 Ho fatto esattamente la stessa cosa un'altra volta, a nove anni. Ho nascosto la sfera luminosa
di mia sorella dentro un tacchino.  cos che ho avuto l'idea. Ingegnoso, no?
 Puoi dirlo . Mi sentivo stanchissimo, ma mi costrinsi a concentrarmi.  Per, Lindy, dimmi
una cosa; l'hai nascosto bene? Secondo te i poliziotti a quest'ora l'han gi trovato?
 Non vedo come. Fuori non spuntava niente, se  questo che intendi. Come potrebbe venirgli
in mente di controllare l dentro? Ce l'ho infilato da dietro la schiena, cos. Su su fino in fondo. Non mi
sono mai voltata a guardare, perch se no, si sarebbero chiesti che cosa facevo. Non  stato solo un
capriccio, sai? Decidere di consegnarti quel premio. Ci ho pensato tantissimo, prima. Spero che voglia
dire qualcosa per te. Dio, devo proprio dormire ora.
Mi scivol addosso e un attimo dopo stava gi russando. Preoccupato per le sue ferite
chirurgiche, le sistemai la testa in modo che la guancia non mi premesse contro la spalla. Dopodich
cominciai a crollare anch'io.
Mi svegliai di soprassalto e riconobbi avvisaglie d'alba nella grande finestra davanti a noi.
Lindy era ancora profondamente addormentata, perci mi districai piano piano, e mi alzai per stirarmi.
Raggiunsi la finestra e guardai il cielo pallido e l'autostrada, gi in lontananza. Mentre mi
addormentavo c'era un pensiero che mi girava in testa: cercai di ricordarmi quale, ma avevo il cervello
stanco e annebbiato. Poi mi torn in mente, e andai al divano a svegliare Lindy scuotendola.
 Che c'? Che c'? Cosa vuoi?  fece lei, senza aprire gli occhi.
 Lindy,  dissi.  Il premio. Ci siamo scordati del premio.
 Te l'ho gi detto.  dentro il tacchino.
 Va bene, ascolta.  possibile che i poliziotti non pensino di guardarci dentro. Ma prima o poi,
qualcuno lo trova. Magari lo stanno tagliando in questo momento.
 E allora? Vuol dire che ce lo trovano dentro. E allora?
 Ce lo trovano dentro, e diffondono la notizia del ritrovamento. A quel punto il poliziotto si
ricorda di noi. Si ricorda che eravamo l, accanto al tacchino.
Sembrava che Lindy cominciasse a svegliarsi.  Gi,  disse.  Ho capito che cosa vuoi dire.
 Finch il trofeo star dentro il tacchino, quelli possono metterci in relazione col crimine.
 Col crimine? Ehi, ma di quale crimine parli?
 Chiamalo come ti pare. Comunque, dobbiamo tornare l e tirarlo fuori dal tacchino. Dove lo
mettiamo dopo, non ha importanza. Ma non possiamo lasciarlo dov'.
 Sei sicuro, amore? Dobbiamo proprio? Sono cos stanca adesso.
 Dobbiamo assolutamente, Lindy. Se lo lasciamo l, finisci nei guai. E non dimenticare che la
stampa ci andrebbe a nozze.
Lindy ci pens un momento, assunse una postura vagamente pi eretta e si degn di guardarmi.
 D'accordo,  disse.  Torniamo l.
Questa volta lungo i corridoi si sentivano voci e rumori di pulizie, ma riuscimmo ugualmente a
guadagnare il salone da ballo senza incontrare nessuno. C'era anche pi luce, e Lindy mi fece notare il
cartello accanto alla porta a doppio battente. Vi si leggeva in caratteri plastificati irregolari:
COLAZIONE RISERVATA  J. A. DISINFETTANTI PER PISCINE.
 Sfido io che non siamo riusciti a trovare il ripostiglio con tutti i premi,  disse.  Questo non 
il salone giusto.
 Non ha importanza. Quel che cerchiamo adesso  qui.
Attraversammo il locale e raggiungemmo quatti quatti la dispensa. Come prima, era rimasta
accesa una luce fioca, e ora arrivava anche un chiarore naturale dai finestrini di aerazione. In vista non
c'era nessuno, ma dando uno sguardo ai banconi da lavoro, mi resi conto che eravamo nei guai.
 A quanto sembra  passato qualcuno,  dissi.
 Gi . Lindy avanz di qualche metro nel corridoio, guardandosi intorno.  Gi. Si direbbe di
s.
Tutto ci che avevamo visto prima era sparito: vassoi, barattoli, scatoloni per dolci,
portavivande d'argento a cupola. Al loro posto c'erano adesso ordinate pile di piatti e salviette disposte
a intervalli regolari.
 Calma, il cibo  stato spostato,  dissi.  La domanda , dove?
Lindy procedette ancora di qualche passo, poi si gir verso di me.  Ti ricordi, Steve, l'altra
volta che eravamo qui, prima che arrivassero quei due? Come litigavamo?
 S, mi ricordo. Ma che senso ha tornarci su adesso? Lo so, ho usato un tono sbagliato. Ero
fuori sesto.
 Ma s, hai ragione. Lasciamo perdere. Allora, dove sar finito il tacchino?  E di nuovo si
guard intorno.  Sai una cosa, Steve? Da piccola, volevo tanto diventare una cantante e una ballerina.
E ci ho provato, sai, Dio mi  testimone se ci ho provato, ma gli altri ridevano e io pensavo che il
mondo era cos ingiusto. Poi per sono cresciuta e ho capito che tutto sommato il mondo non era poi
tanto ingiusto. Che anche una come me, una senza benedizioni, poteva farcela, poteva trovarsi lo stesso
un posto al sole, anzich rassegnarsi a essere soltanto gente comune. Non sarebbe stato facile.
Bisognava lavorarci, e non badare a quel che dicevano gli altri. Ma non era tutto perduto comunque.
 Beh, si direbbe che te la sei cavata piuttosto bene.
  strano come gira il mondo. Sai, credo sia stato molto ingegnoso. Da parte di tua moglie,
voglio dire. Suggerirti questo intervento.
 Lei lasciamola fuori, eh? Piuttosto, Lindy, sai dove si va di l?
In fondo alla sala, dove finivano i banconi, c'erano tre gradini che conducevano a una porta
verde.
 Perch non proviamo?  disse Lindy.
Aprimmo con estrema cautela anche quella porta, e per un attimo fui totalmente disorientato.
Era tutto cos buio e se mi voltavo continuavo a sbattere contro del tessuto pesante o un telone incerato.
Lindy, che aveva la torcia, sembrava cavarsela meglio, davanti a me. Alla fine, inciampai in un luogo
buio, dove lei mi stava aspettando, con la torcia puntata sui miei piedi.
 Ho notato  disse, sottovoce  che non ti va di parlare di lei. Di tua moglie, intendo.
 Non  proprio cos,  mormorai in risposta.  Ma dove siamo?
 E non viene mai a trovarti.
 Perch in questo periodo non stiamo propriamente insieme. Visto che lo vuoi sapere.
 Oh, mi dispiace. Non volevo ficcare il naso.
 Tu non volevi ficcare il naso?!
 Ehi, amore, guarda! Eccolo! L'abbiamo trovato!
Puntava il raggio di luce su un tavolo poco lontano. Era coperto da una tovaglia bianca e
c'erano sopra due cupole d'argento, una accanto all'altra.
Mi avvicinai alla prima e la sollevai con prudenza. Come volevasi dimostrare: un grasso
tacchino arrosto. Lo tastai per cercare il buco e infilai un dito.
 Qui, non c' niente,  dissi.
 Devi entrare di pi. L'ho spinto dentro parecchio. Queste bestie sono pi grosse di quanto si
pensi.
 Ti dico che non c' niente. Tieni la torcia quass. Proviamo quest'altro . E sollevai piano il
coperchio dell'altro tacchino.
 Sai, Steve, secondo me sbagli. Non dovresti provare imbarazzo a parlarne.
 Parlare di che?
 Del fatto che tu e tua moglie vi siete separati.
 Ho detto che ci eravamo separati? Ho detto cos?
 Pensavo...
 Ho detto che non stavamo propriamente insieme. Non  la stessa cosa.
 Beh, ci assomiglia parecchio...
 Ma non  lo stesso. Si tratta di una soluzione temporanea, un esperimento. Ehi, ho trovato
qualcosa. C' qualcosa qui dentro. Eccolo.
 Allora che aspetti a tirarlo fuori, amore?
 Secondo te, che cosa sto cercando di fare? Ges! Ma dovevi proprio ficcarlo tanto in fondo?
 Sssh! C' qualcuno qui fuori!
In principio non era chiaro quanti fossero. Poi la voce si avvicin e capii che si trattava di una
sola persona: un tizio che sproloquiava al cellulare. E capii anche esattamente dove eravamo. Avevo
sospettato che potessimo avere raggiunto una specie di retroscena, ma in realt ci trovavamo proprio
sul palco e il tendone che avevo davanti era l'unica cosa che ci separava dal salone da ballo. L'uomo al
cellulare, dunque, veniva verso di noi attraversando la pista da ballo.
Bisbigliai a Lindy di spegnere la torcia e lei lo fece. Mi disse all'orecchio:  Andiamocene da
qui,  e la sentii sgattaiolare via. Cercai ancora di estrarre la statuetta dal tacchino, ma ora temevo di
fare rumore e per giunta non riuscivo a venire a capo di nulla con le dita.
La voce continuava ad avvicinarsi finch mi sembr di avere quel tizio proprio di fronte.
 ... A me non interessa, Larry. Ci servono i logo stampati sui menu, punto e basta. Come ci
riesci, sono fatti tuoi. D'accordo, ci pensi tu personalmente. Perfetto, pensaci tu, portali tu di persona, a
me non interessa. Basta che siano qui entro stamattina alle sette e mezza al pi tardi. Ci servono. I
tavoli sono a posto. Ce ne sono abbastanza, fidati. Va bene. Ora controllo. Va bene, va bene. Ti ho
detto di s. Vado subito a controllare.
Nell'ultima parte del discorso, la voce si era spostata su un lato della stanza. Ora l'uomo doveva
aver premuto un interruttore su un pannello a parete, perch mi si rovesci addosso un violento fascio
di luce, accompagnato da una specie di ronzio, come quando si accende un condizionatore. Purtroppo
mi resi conto che non si trattava di un condizionatore, bens del sipario che si andava aprendo davanti a
me.
Due volte nel corso della mia carriera mi  capitato in scena; toccava a me suonare un assolo e
di colpo ho sentito che non sapevo come cominciare, con quale registro, con quali accordi. In entrambe
le occasioni, sono rimasto paralizzato, come il fermo immagine di un film, finch un collega del gruppo
 venuto in mio soccorso. Mi  successo solo due volte in pi di vent'anni di professione. In ogni caso,
la mia reazione al fascio di luce addosso e al sipario che cominciava ad aprirsi fu la stessa. La paralisi.
E uno strano disinteresse. Provavo giusto una vaga curiosit riguardo a quanto avrei visto una volta
tolto di mezzo il sipario.
Quel che vidi fu il salone da ballo e, dall'alto del palco, potei meglio apprezzare il modo in cui i
tavoli apparecchiati erano stati disposti su due file parallele, fino in fondo al locale. La luce sopra di me
lasciava la sala un po' in ombra, ma riuscivo lo stesso a distinguere il lampadario e il soffitto elegante.
Il tizio del cellulare era un omone calvo in completo chiaro e camicia aperta sul collo. Doveva
essersi allontanato dalla parete subito dopo aver premuto l'interruttore, perch adesso mi stava pi o
meno accanto. Teneva il telefono incollato all'orecchio e, a guardarlo, si sarebbe detto che ascoltasse
concentratissimo quanto gli si stava dicendo. Io per non lo pensai, perch aveva lo sguardo fisso su di
me. Lui guardava me, io guardavo lui, e saremmo potuti restare cos per sempre se non avesse detto al
telefono, forse rispondendo a chi gli domandava come mai fosse ammutolito:
 Tutto a posto. Tutto a posto.  un uomo . Ci fu una pausa, e subito dopo:  Per un attimo ho
creduto potesse essere qualcos'altro. E invece  un uomo. Con la testa fasciata, e una vestaglia addosso.
Tutto qui, ora lo vedo.  solo che ha un pollo o qualcosa di simile in fondo a un braccio.
Tirandomi su, cercai istintivamente di allungare le braccia scuotendole. Ma il semplice peso
della mano destra, tuttora infilata dentro il tacchino fino al polso, fece crollare di schianto l'intero
apparato. Se non altro per non avevo pi l'ansia di dovermi nascondere, perci mi diedi da fare, senza
ritegno, nel tentativo di liberare al tempo stesso la mano e la statuetta. Frattanto, l'uomo continuava a
parlare al telefono.
 Ma no, ti dico che  proprio cos. E adesso si sta sfilando il pollo di dosso. Ehi, tira fuori
anche qualcos'altro da l. Ehi, signore, che cos' quello? Un coccodrillo?
Le ultime parole le aveva rivolte a me con ammirevole disinvoltura. Ora per avevo in mano la
statuetta e il tacchino precipit a terra con un tonfo. Mentre correvo verso l'oscurit alle mie spalle,
udii l'uomo dire al suo amico:
 Come diavolo faccio a saperlo? Sar una specie di numero di magia, forse.
Non ricordo come tornammo verso le nostre camere. Mi persi di nuovo in un viluppo di tende
mentre cercavo di scendere dal palcoscenico sotto il quale c'era Lindy che mi tir via per una mano.
Subito dopo, correvamo per l'albergo senza pi preoccuparci di quanto baccano potessimo fare, n di
chi ci vedesse. A un certo punto del tragitto, abbandonai la statuetta fuori da una porta, su un vassoio
del servizio in camera, accanto agli avanzi di una cena.
Tornati nella stanza di Lindy, ci buttammo a ridere sul divano. E ridemmo fino a crollarci
addosso a vicenda; poi lei si alz, raggiunse la finestra e tir su le tapparelle. Adesso fuori era chiaro,
pur essendo una mattinata di cielo coperto. Lindy si avvicin al mobiletto per preparare da bere  il
cocktail analcolico pi sexy del mondo  e me ne port un bicchiere. Pensai che si sarebbe seduta con
me, e invece torn alla finestra, sorseggiando il suo drink.
 Non vedi l'ora anche tu, Steve?  mi chiese dopo un po'.  Che ti levino le bende?
 S, credo di s.
 Ancora la scorsa settimana, ci pensavo molto di meno. Sembrava talmente lontano, il
momento. Ora invece non pi.
 Infatti,  dissi.  Non manca pi molto neanche per me . E sottovoce aggiunsi:  Ges.
Bevve un sorso e guard fuori dalla finestra. Poi la sentii dire:  Ehi, amore, che c' che non
va?
 Sto bene. Ho solo bisogno di dormire un po', tutto qui.
Mi scrut per un attimo e alla fine disse:  Senti, Steve, andr tutto bene. Boris  il migliore.
Vedrai.
 Certo.
 Ehi, che ti prende? Ascolta, per me  gi la terza volta. La seconda con Boris. Andr tutto alla
perfezione. Sarai bellissimo, fidati. E la tua carriera, poi. Partir come un razzo.
 Pu darsi.
 Niente pu darsi e pu darsi. Sar tutto diverso, credimi. Finirai sui giornali, in televisione.
A questo non replicai.
 Andiamo! Ehi!  Mi si avvicin di qualche passo.  Su con la vita. Non ce l'avrai ancora con
me, per caso? Siamo stati grandi insieme l sotto, giusto? E voglio dirti ancora una cosa. D'ora in poi
voglio continuare a far squadra con te. Perch sei un genio, accidenti, e io voglio fare di tutto perch le
cose ti girino per il verso giusto.
 Non pu funzionare, Lindy . Scuotevo la testa.  Non pu funzionare.
 Pu funzionare eccome, invece. Ci parlo io con la gente. Gente in grado di farti un mucchio di
bene.
Continuavo a scuotere la testa.  Ti sono grato. Ma non serve. Non pu funzionare. Lo sapevo
fin dal principio. Non avrei dovuto dar retta a Bradley.
 Ehi, coraggio. Non sar pi la moglie di Tony, ma ho ancora parecchi amici in questa citt.
 Certo, Lindy, lo so. Ma non serve. Vedi,  stato Bradley, il mio manager, a mettermi in questa
situazione. Sono stato un idiota a lasciarmi convincere, ma non potevo fare diversamente. Avevo
toccato il fondo, e lui se n' uscito con questa teoria. Secondo lui Helen, mia moglie, aveva un piano.
Non mi aveva lasciato sul serio. Macch, era tutto parte del piano. Stava facendo ogni cosa per il mio
bene, per darmi modo di sottopormi a questo intervento. E una volta tolte le bende, quando mi fossi
ritrovato una faccia nuova, lei sarebbe tornata e le cose si sarebbero sistemate di nuovo. Cos diceva
Bradley. Sapevo che erano tutte balle, gi mentre me le raccontava, ma che potevo fare? Era una
speranza, se non altro. E Bradley l'ha usata, s, usata;  fatto cos, lui.  un verme. Pensa solo ai soldi.
E alla serie A. A lui cosa importa se lei torna da me oppure no?
Mi interruppi e Lindy tacque a lungo. Poi disse:
 Ehi, senti, amore. Io spero proprio che tua moglie ritorni. Davvero. Ma se non lo fa, beh,
bisogna che tu cominci a guardare alle cose in prospettiva. Sar anche una persona speciale, non dico di
no, ma la vita  molto di pi che amare qualcuno. Tu devi tornare in scena, Steve. Uno come te, il tuo
posto non  fra la gente comune. Prendi me. Quando mi toglieranno le bende, pensi proprio che sar
quella di vent'anni fa? Non saprei. Ed  passato un mucchio di tempo dall'ultima volta che ho cambiato
marito. Eppure, sono decisa a tornare l fuori e riprovarci di nuovo . Mi venne vicino e mi assest una
spallata.  Ehi. Sei solo un po' stanco. Ti sentirai molto meglio dopo una bella dormita. Ascolta. Boris
 il migliore. Ci sistemer la vita, la tua e la mia. Vedrai.
Deposi il bicchiere sul tavolo e mi alzai.  Ma s, forse hai ragione. Come dici, Boris  il
migliore. E siamo stati proprio una bella squadra, noi due, l sotto.
 Siamo stati una squadra fenomenale.
Allungai le braccia e le misi le mani sulle spalle, poi le baciai entrambe le guance bendate. 
Fatti un buon sonno anche tu,  dissi.  Torner presto a giocare un altro po' a scacchi.
Dopo quella mattina, invece, non ci vedemmo pi molto. Ripensandoci in seguito, mi torn in
mente che, nel corso della notte, si erano dette cose delle quali avrei forse dovuto scusarmi, o almeno
cercare di spiegare. Sul momento per, una volta tornati sani e salvi in camera sua, e dopo aver riso
insieme sul divano, non avevo ritenuto necessario, e nemmeno giusto, tornare su quegli argomenti.
Separandoci allora, mi parve che avessimo superato di gran lunga quello stadio. Eppure, avevo visto
con i miei occhi quanto Lindy potesse cambiare di umore. Magari ore dopo, riflettendoci, si era di
nuovo arrabbiata con me. Chi lo sa? Comunque, mi aspettavo di sentirla pi tardi, ma non arriv
nessuna chiamata n il giorno stesso, n l'indomani. In compenso mi sentii i dischi di Tony Gardner,
uno dopo l'altro, a tutto volume, di l dal muro.
Quando alla fine mi decisi ad andare a trovarla, tre o quattro giorni dopo, lei fu cordiale ma
distaccata. Come al nostro primo incontro, parl a lungo dei suoi amici famosi, senza mai accennare
alla possibilit di convincerli a darmi una mano nella carriera. Io, comunque, non me la presi.
Tentammo una partita a scacchi, ma il suo telefono continuava a squillare e lei si ritirava in camera da
letto a rispondere.
Infine, due sere fa,  venuta a bussarmi alla porta per dirmi che la dimettevano. Boris era
soddisfatto delle sue condizioni e aveva accettato di toglierle le bende a casa. Ci congedammo
amichevolmente, ma era come se il vero saluto ce lo fossimo gi scambiato, quella mattina, dopo la
nostra avventura, quando mi ero avvicinato a baciarla su entrambe le guance.
Ecco, questa  la storia del periodo in cui sono stato vicino di stanza di Lindy Gardner. Le
auguro ogni bene. Quanto a me, mancano sei giorni al mio disvelamento, e chiss quanto tempo ancora
prima che possa tornare a suonare. Ma ormai mi sono abituato a questa vita, e trascorro ore serene. Ieri
ho ricevuto una telefonata di Helen: voleva sapere come stavo e, quando le ho detto di aver conosciuto
Lindy Gardner,  stata davvero molto colpita.
 Non si  sposata un'altra volta?  mi ha chiesto. E quando le ho detto come stavano le cose,
lei ha commentato:  Oh, certo. Probabilmente pensavo a quell'altra. Sai? Com' gi che si chiama?
Abbiamo chiacchierato a lungo del pi e del meno: di che cosa aveva guardato in Tv, del fatto
che era passata a trovarla un'amica con il bambino piccolo. Poi ha aggiunto che Prendergast aveva
chiesto di me, e mentre lo diceva, si  sentita una tensione evidente nella sua voce. Sono stato tentato di
replicare: Ehi! Sbaglio o colgo una nota di fastidio associata al nome del giovane amante? Ma non
l'ho fatto. Mi sono limitato a dirle di salutarmelo, e lei non l'ha pi nominato. Con ogni probabilit, era
tutta una mia fantasia, comunque. Per quanto ne so, stava solo cercando di farmi dire quanto gli ero
riconoscente.
Quando  stata sul punto di mettere gi, le ho detto ti amo nel modo sbrigativo e scontato in
cui lo si dice in chiusura di una telefonata tra coniugi. C' stato un silenzio di alcuni secondi, poi l'ha
detto anche lei, nello stesso modo. E subito dopo non c'era pi. Che senso abbia tutto ci, Dio solo lo
sa. A questo punto non resta altro da fare che aspettare che mi tolgano le bende. Dopodich? Forse ha
ragione Lindy. Forse, come dice lei, ho bisogno di prospettiva, e in effetti la vita  molto di pi che
amare qualcuno. Forse questa per me  davvero una svolta, e la serie A mi sta aspettando. Forse ha
ragione lei.
Violoncellisti
Eravamo alla terza esecuzione del Padrino dall'ora di pranzo, perci passai in rassegna i turisti
in piazza per controllare quanti potevano aver gi ascoltato la precedente. Al pubblico non spiace
risentire un classico, ma non si deve esagerare perch pu nascere il sospetto che l'orchestra sia a corto
di repertorio. In questo periodo dell'anno, ripetere i brani non crea problemi, di norma. I primi indizi di
vento autunnale e il prezzo vantaggioso di un caff garantiscono un discreto ricambio di consumatori.
In ogni caso, quella era la ragione per cui mi ero messo a studiare le facce in piazza e fu in quel modo
che mi accorsi della presenza di Tibor.
Si stava sbracciando e, in un primo tempo, pensai che ci salutasse, ma poi capii che voleva
attirare l'attenzione di un cameriere. Aveva l'aria pi matura e si era un po' appesantito, ma non fu
difficile riconoscerlo. Diedi di gomito a Fabian, alla fisarmonica accanto a me, e gli indicai con un
cenno del capo il giovanotto, anche se in quel momento non potevo proprio staccare la mano dal sax
per segnarlo a dito. Mi resi conto allora guardandomi intorno che, a parte Fabian e il sottoscritto, non
era rimasto nessuno del nostro gruppo dall'estate in cui avevamo conosciuto Tibor.
S, certo, erano passati sette anni buoni, ma mi sconvolse lo stesso. A suonare insieme giorno
dopo giorno, si arriva a considerare l'orchestra come una specie di famiglia, e gli altri musicisti come
fratelli. E se anche ogni tanto qualcuno si allontana, ci piace pensare che rester comunque in contatto,
che ti spedir cartoline da Venezia o da Londra o da ovunque sia approdato, magari una foto del gruppo
in cui suona  proprio come scriverebbe al paese d'origine. Perci, momenti come questo costituiscono
un indesiderato promemoria della velocit con cui le cose cambiano. Come gli amici del cuore di oggi
possano diventare estranei domani, sparsi per tutta l'Europa a suonare Il Padrino o Foglie d'autunno in
piazze o caff che tu non vedrai mai.
Appena finito il brano, Fabian mi lanci un'occhiataccia, perch lo avevo disturbato durante il
suo speciale  non esattamente un assolo, ma uno dei rari momenti in cui clarinetto e violino
tacciono, io pompo note sommesse di sottofondo ed  lui a tenere insieme la melodia con la
fisarmonica. Quando cercai di spiegargli, indicandogli Tibor che ora rimescolava lo zucchero nel caff
sotto un ombrellone, Fabian sembr avere qualche problema a ricordare chi fosse. Alla fine, disse:
 Ah, s, il ragazzo col violoncello. Chiss se sta ancora con quella americana...
 Ma no, cosa dici,  risposi.  Non ti ricordi che la storia  finita proprio allora?
Fabian si strinse nelle spalle, ormai concentrato sullo spartito del brano successivo, che
attaccammo subito dopo.
Il suo scarso interesse mi deluse, ma suppongo non gli fosse mai importato granch del giovane
violoncellista. Sai, Fabian  uno che ha sempre solo suonato nei bar e nei caff. Non come Giancarlo, il
nostro violinista di allora, o Ernesto, il bassista. Avendo studiato musica, ai loro occhi uno come Tibor
risultava sempre affascinante. Forse entrava in gioco anche un pizzico d'invidia: per l'altissimo livello
dell'educazione musicale di Tibor, per il fatto che aveva ancora un futuro davanti a s. Ma francamente
penso che avessero a cuore il principio di prendere i vari Tibor di questo mondo sotto la loro ala,
accudirli per un po' e prepararli magari per quello che li aspettava, cos da corazzarli un tantino contro
le delusioni, quando si fossero presentate.
Quell'estate, sette anni orsono, era stata insolitamente calda, e perfino nella nostra citt
capitavano momenti in cui sembrava di stare sull'Adriatico. Suonammo all'aperto per pi di quattro
mesi  sotto il tendone del caff, rivolti verso la piazza e i tavolini  e ti garantisco che c'era da sudare
anche con due o tre ventilatori elettrici intorno. In compenso, fu una buona stagione: un mucchio di
turisti di passaggio, molti tedeschi e austriaci, ma anche locali in fuga dalla canicola, e diretti sulle
spiagge. E fu anche l'estate in cui cominciammo a notare i russi. Oggi come oggi, i turisti russi non
sono una rarit e assomigliano a tutti gli altri. Ma al tempo erano cos pochi che ci succedeva di
ritrovarci a fissarli. Erano vestiti in modo bizzarro e si muovevano come bambini i primi giorni di
scuola. La prima volta che vedemmo Tibor, fu durante un intervallo: bevevamo qualcosa di fresco al
grande tavolo che la direzione del caff ci riservava sempre. Era seduto l accanto e non faceva che
alzarsi a spostare la custodia del violoncello, perch fosse sempre all'ombra.
 Eccolo l,  disse Giancarlo,  il classico russo, studente al conservatorio che non sa come
campare. E allora che fa? Decide di sprecare i suoi soldi bevendo caff nella piazza centrale.
 Senz'altro un cretino,  comment Ernesto.  Ma un cretino romantico. Contento di fare la
fame, pur di starsene seduto in piazza tutto il pomeriggio.
Era magro, con capelli biondo cenere e occhiali fuori-moda, la cui montatura enorme gli dava
un'aria da panda. Continu a presentarsi un giorno dopo l'altro e non ricordo esattamente come, ma
dopo un po' ci ritrovammo seduti a chiacchierare con lui nelle pause. Qualche volta, se veniva di sera,
lo invitavamo a fine concerto e gli offrivamo un bicchiere e qualche crostino.
Presto scoprimmo che Tibor era ungherese, non russo, e che probabilmente era pi vecchio di
quanto sembrasse, perch aveva gi frequentato la Royal Academy of Music di Londra, per poi passare
due anni a Vienna, come allievo di Oleg Petrovi?. Dopo un faticoso inizio con l'anziano maestro, aveva
imparato a gestire i capricci del suo leggendario temperamento e aveva lasciato Vienna molto sicuro di
s e con una serie di ingaggi presso istituzioni minori ma prestigiose, in giro per l'Europa. Poi per i
concerti cominciarono a subire annullamenti a causa della scarsa richiesta; Tibor si era visto costretto a
eseguire musica che detestava e ad arrangiarsi tra sistemazioni o troppo costose o squallide.
Ecco perch la buona organizzazione del nostro Festival d'Arte e Cultura  che quell'estate lo
aveva portato in citt  si era rivelata un incentivo importantissimo per lui e, quando un amico della
Royal Academy gli aveva offerto un alloggio gratuito nei pressi del canale per la stagione, Tibor aveva
accettato senz'altro. La citt gli piaceva moltissimo, ci disse, ma la penuria di denaro liquido restava un
inconveniente e nonostante la partecipazione a qualche recital, a questo punto gli occorreva ponderare
bene la mossa successiva.
Dopo aver ascoltato per un po' simili angosce, Giancarlo ed Ernesto decisero che era nostro
dovere tentare di aiutarlo. Fu cos che Tibor ebbe occasione di conoscere Mr Kaufmann di Amsterdam,
un lontano parente di Giancarlo con buone conoscenze nel settore alberghiero.
Ricordo la circostanza molto bene. Si era ancora all'inizio dell'estate, perci Mr Kaufmann,
Giancarlo, Ernesto e tutti noi ci radunammo all'interno, nel retro del caff, per ascoltare Tibor al
violoncello. Il giovanotto doveva aver capito che si trattava di un'audizione per Mr Kaufmann ed 
interessante ora ricordare come fosse ansioso di suonare, quella sera. Era evidente che ci era grato, e
non mancammo di cogliere la sua soddisfazione quando Mr Kaufmann gli promise che avrebbe fatto
quanto possibile per lui, di ritorno ad Amsterdam. Chi dice che quell'estate Tibor cambi in peggio,
che si mont la testa a scapito del proprio stesso interesse e che l'intera vicenda ebbe a che fare con
l'americana, non ha forse tutti i torti.
Tibor si era accorto di quella donna sorseggiando il primo caff della giornata. A quell'ora, la
piazza era gradevolmente fresca  un'estremit del locale rimane in ombra per gran parte della
mattinata  e le pietre del selciato, ancora umide dopo il passaggio dei netturbini con le pompe. Non
avendo fatto colazione, lo sguardo di Tibor si era posato invidioso sul tavolo accanto: la signora aveva
ordinato una variet di succhi di frutta e, per puro capriccio, dal momento che non erano neanche le
dieci, una porzione di cozze al vapore. Tibor ebbe l'impressione che la donna, dal canto suo, gli
lanciasse occhiate furtive, ma non ci bad granch.
 Era molto piacente, per non dire bella,  ci disse allora.  Ma figuratevi, avr dieci, quindici
anni pi di me. Come immaginare che potessero esserci degli sviluppi?
L'aveva gi dimenticata e si preparava a tornare in camera a esercitarsi per un paio d'ore, prima
che il vicino di casa arrivasse per pranzo e accendesse quella benedetta radio, quando all'improvviso se
la ritrov di fronte.
Gli sorrideva con tale disinvoltura da lasciar supporre che si fossero gi conosciuti. Fu anzi solo
l'innata timidezza di Tibor a impedirgli di salutarla. A quel punto lei gli appoggi una mano sulla
spalla, come se il giovane avesse fallito una prova, ma fosse gi stato perdonato, e disse:
 Ero presente al concerto l'altro giorno. In San Lorenzo.
 Grazie,  disse lui, consapevole che doveva sembrare una replica assai stupida. Poi, vedendo
che lei continuava a sorridere radiosa, aggiunse:  Ah gi, la chiesa di San Lorenzo.  vero. Ci ho
tenuto un concerto, in effetti.
La donna rise e subito sedette sulla sedia di fronte alla sua.  Da come lo dice, sembra abbia
avuto una lunga serie di impegni, di recente,  disse, con un filo d'ironia nella voce.
 Beh, in tal caso le ho dato un'impressione sbagliata. Quello che ha sentito  l'unico concerto
da due mesi a questa parte.
 Ma lei  agli inizi,  disse la signora.   gi tanto ottenere un ingaggio. E c'era parecchia
gente l'altro giorno.
 Parecchia gente? C'erano in tutto ventiquattro persone.
 Era pomeriggio. Niente male per un concerto pomeridiano.
 Non voglio lamentarmi. Ma non la definirei una folla. Qualche turista con niente di meglio da
fare.
 Oh, non sia cos sprezzante. Dopotutto, c'ero anch'io, in mezzo a quei turisti . Tibor si sent
avvampare  giacch non era stata sua intenzione mostrarsi offensivo  ma lei gli sfior un braccio e
disse con un sorriso:  Lei  agli inizi. Non deve badare ai numeri. Non  per questo che suona.
 In che senso? Non devo suonare per un pubblico, secondo lei?
 Non dico questo. Dico solo che a questo punto della carriera, che ci siano venti o duecento
persone ad ascoltarla non ha importanza. Devo spiegarle perch? Perch lei ha quel che ci vuole!
 Ah, s?
 S. Decisamente. Lei ha... potenziale.
Tibor represse sul nascere una risata, pi rivolta contro se stesso che contro di lei, perch aveva
sperato di sentirle dire genio o perlomeno talento e si rese subito conto della irragionevolezza di
una simile aspettativa. Intanto per, la donna proseguiva:
 A questo punto, lei  nella fase in cui aspetta che la persona giusta la venga ad ascoltare. E
pu benissimo succedere in una sala come quella di marted scorso, in mezzo a una ventina di
persone...
 Erano ventiquattro, senza contare gli organizzatori...
 Ventiquattro, o quante erano. Le sto dicendo che per adesso il numero non  importante.
Conta solo la presenza di quell'unica persona.
 Si riferisce al tizio della casa discografica?
 Discografica? Ma no, no. Quella  roba che viene di conseguenza. No, io mi riferisco alla
persona che la far sbocciare. Quella che, sentendola, sar in grado di capire che lei non  la solita
mediocrit con una buona scuola alle spalle. Che anche se al momento  ancora allo stadio di crisalide,
con un po' di aiuto, potr diventare farfalla.
 Ah. E per caso, quella persona sarebbe lei?
 Oh, andiamo! L'ho capito subito che era un giovane orgoglioso. Ma non mi pare di vederla
circondata da uno stuolo di mentori che si fanno in quattro per occuparsi di lei. O comunque, non del
mio livello.
Gli pass per la mente l'eventualit di aver commesso un errore madornale, e prese a esaminare
con grande attenzione i lineamenti della donna. Nel frattempo, si era tolta gli occhiali da sole, e pot
quindi constatare che il suo viso, sebbene armonioso e gentile, pareva prossimo ad alterarsi per la
collera. Tibor continu a guardarla, sperando di riconoscerla presto, ma alla fine fu costretto a chiedere:
 Mi scusi tanto. Lei deve essere una musicista famosa.
 Sono Eloise McCormack,  sentenzi lei sorridendo e tendendogli la mano. Purtroppo, il
nome non gli diceva nulla e Tibor si ritrov in un grave imbarazzo. Il primo impulso fu quello di
fingere stupore e in effetti esclam:  Davvero!  sorprendente . Poi per si riprese, rendendosi conto
che quella sceneggiata non sarebbe stata solo sleale, ma probabilmente foriera di ulteriori disagi di l a
pochi minuti. Perci, recuperata dignit, disse:
 Miss McCormack,  un onore conoscerla. Mi rendo conto che possa sembrarle incredibile, ma
la prego di considerare la mia giovinezza e il fatto che sono cresciuto al di l della cortina di ferro,
nell'ex blocco orientale. Sono tante le celebrit del cinema come della politica, notissime in Occidente,
che, ancora oggi, io non conosco. Perci lei mi perdoner se non so esattamente chi sia.
 Beh... la sua franchezza le fa onore . Ma nonostante quelle parole, era evidente il suo
sdegno, e l'entusiasmo mostrato poc'anzi parve ridursi drasticamente. Dopo un momento Tibor disse
impacciato:
 Lei dunque  un'insigne musicista, giusto?
La donna annu, dirigendo lo sguardo lontano al di l della piazza.
 Le chiedo scusa di nuovo,  disse lui.  Sono sinceramente onorato che una persona come lei
fosse presente al mio concerto. Posso domandarle qual  il suo strumento?
 Il suo,  sbott lei.  Violoncello. Per questo sono entrata a sentire. Lo so, era solo un evento
modesto, ma  pi forte di me. Non ce la faccio a passare oltre.  una specie di missione la mia,
immagino.
 Missione?
 Non saprei come altro definirla. Voglio che tutti i violoncellisti suonino bene.
Meravigliosamente. Capita cos spesso, che fraintendano la musica.
 Chiedo scusa, ma solo noi violoncellisti ci macchiamo di questa colpa di interpretazioni
errate, o si riferisce ai musicisti in genere?
 Forse succede anche agli altri strumenti. Io per sono una violoncellista: ascolto i miei
colleghi e quando sento qualcosa che non va... Per esempio, l'altro giorno c'erano dei giovani che
suonavano nell'atrio del Museo civico, e la gente non si fermava, ma io ho dovuto ascoltare. E sono
riuscita a stento a trattenermi dall'andare a dire la mia.
 Commettevano errori?
 Non proprio errori. Ma, come dire... mancava lo spirito. Completamente. Vede, il fatto  che
chiedo troppo. So bene che non dovrei aspettarmi da chiunque quel che pretendo da me stessa. Erano
solo studenti di conservatorio, suppongo.
Si abbandon finalmente sulla sedia e osserv alcuni bambini urlanti che si infradiciavano a
vicenda, alla fontana in mezzo alla piazza. Dopo un po', Tibor chiese:
 Avr provato quell'impulso anche marted, magari. Quello di venire a darmi qualche
consiglio.
Sorrise, ma l'attimo dopo il suo viso si fece serissimo.
 S,  disse.  Decisamente. Perch sentendo lei, ho risentito quella che io ero un tempo. Mi
perdoni, devo sembrarle molto scortese. Il fatto  che al momento lei non si trova sulla strada giusta. E
quando l'ho sentita, ho desiderato tanto darle una mano a trovarla. Meglio troppo presto che troppo
tardi.
 Devo chiarire che sono stato allievo di Oleg Petrovi?,  annunci Tibor senza enfasi alcuna,
aspettando la reazione di lei. Con sua sorpresa, la vide sforzarsi di trattenere un sorriso.
 Gi, Petrovi?,  disse.  Ai suoi tempi, Petrovi? era un musicista di tutto rispetto. E so che agli
occhi dei suoi allievi deve ancora apparire come una personalit notevole. Ma per molti di noi, ormai,
le sue idee, pi in generale, il suo approccio...  Scosse la testa e allarg le braccia. Poi, mentre Tibor
continuava a fissarla, ammutolito in un improvviso accesso di collera, la donna torn a posargli una
mano sul braccio.  Ho detto anche troppo. Non ho alcun diritto. Ora la lascio in pace.
Si alz in un gesto che plac l'ira del giovane; Tibor aveva un carattere generoso e non era
incline a portare a lungo rancore. Inoltre, il giudizio che la donna aveva appena espresso sul suo
anziano maestro era andato a toccare una corda imbarazzante sepolta dentro di lui: pensieri che non
aveva mai osato confidare nemmeno a se stesso. Perci, rialzando lo sguardo su di lei, l'espressione sul
suo volto era pi confusa che altro.
 Senta,  disse lei,   probabile che ora sia troppo in collera per poterci pensare. Per a me
piacerebbe aiutarla. Se decide che le va di parlarne, mi trova laggi. All'Excelsior.
L'hotel nominato, il pi lussuoso in citt, si erge sul lato opposto della piazza rispetto al caff;
la donna lo indic a Tibor, sorrise, e si incammin in quella direzione. La stava ancora osservando,
quando la vide all'improvviso voltarsi nei pressi della fontana centrale, spaventando qualche piccione,
salutarlo con un cenno della mano, e proseguire.
Nel corso dei due giorni successivi, Tibor si ritrov pi volte a pensare a quell'incidente.
Rivedeva la smorfia ironica sulle labbra della donna mentre lui, con tanta fierezza, pronunciava il nome
di Petrovi? e tornava a sentire la collera montargli dentro. Ma riflettendo, cap di non essersi
propriamente indignato per conto del vecchio maestro. Diciamo piuttosto che si era ormai abituato
all'idea che il nome di Petrovi? facesse sempre una certa impressione, che ci si potesse far conto,
volendo ottenere un po' di attenzione e di rispetto: in altre parole, aveva finito per usarlo come una
sorta di certificato da sventolare in faccia alla gente in giro per il mondo. A irritarlo cos era stato
constatare la possibilit che quel certificato non avesse affatto il valore presunto.
Continuava anche a tornargli in mente l'invito con il quale la donna si era congedata e, nelle ore
che trascorreva seduto in piazza, lo sguardo torn di continuo laggi, al grandioso ingresso dell'hotel
Excelsior, dinanzi al quale un'ininterrotta processione di taxi e di limousine accostava davanti
all'usciere.
Alla fine, tre giorni dopo la conversazione con Eloise McCormack, attravers la piazza, entr
nell'atrio di marmo e chiese al concierge di chiamargli la stanza di lei. L'impiegato parl al telefono,
gli chiese il suo nome e, dopo un breve scambio di battute, gli pass la cornetta.
 Mi scusi,  disse la voce della donna.  L'altro giorno ho dimenticato di chiederle come si
chiama, perci non ho capito subito che si trattava di lei. Anche se non l'ho affatto dimenticata. Anzi,
l'ho pensata moltissimo. Vorrei parlarle di cos tante cose. Per intendiamoci, dobbiamo procedere
come si deve. Ha il violoncello con s? No, ovviamente. Senta, perch non torna tra un'ora, un'ora
esatta, e questa volta si porta lo strumento? Io l'aspetto qui.
Al suo ritorno all'Excelsior, il concierge gli indic subito gli ascensori, aggiungendo che Miss
McCormack lo stava attendendo.
Il pensiero di entrare nella sua stanza, seppure a met pomeriggio, gli era parso di
un'imbarazzante intimit e prov quindi sollievo nel ritrovarsi in un ampio soggiorno dal quale la porta
della camera da letto restava inaccessibile allo sguardo. Le alte finestre erano dotate di imposte in quel
momento non accostate, perci le tende di pizzo erano mosse dall'aria e Tibor si rese conto che,
uscendo sul balcone, si sarebbe affacciato sulla piazza. La stanza, con le pareti in pietra e il pavimento
di legno, aveva un aspetto quasi monacale solo in parte ingentilito da fiori freschi, cuscini e qualche
arredo antico. La donna, in compenso, indossava una maglietta, pantaloni della tuta e scarpe da
ginnastica, come se fosse appena rientrata da un allenamento di jogging. Lo accolse senza convenevoli
 neanche l'offerta di un t o di un caff , e disse:
 Suoni per me. Mi suoni uno dei pezzi del concerto.
Gli aveva indicato una lustra seggiola a schienale rigido meticolosamente sistemata al centro
della stanza, perci Tibor prese posto ed estrasse il violoncello. Lei invece sedette davanti a una delle
ampie finestre, quasi perfettamente di profilo rispetto a lui, scelta piuttosto sconcertante, e continu a
fissare il vuoto dinanzi a s mentre il giovane accordava lo strumento. Non cambi postura quando
Tibor inizi a suonare, n disse una parola al termine del primo brano. Il che lo indusse ad attaccarne
prontamente un secondo, e un terzo. Pass mezz'ora, un'ora. E, complici forse la penombra della
stanza e la sua acustica solenne, la luce pomeridiana diffusa dalle tende di pizzo fluttuanti, e il ronzio di
sottofondo che arrivava dalla piazza, ma, soprattutto, la presenza di lei, le note gli uscirono cariche di
nuove, intense suggestioni. Verso la fine di quell'ora, Tibor si era convinto di avere pi che soddisfatto
le aspettative della sua ospite ma, a conclusione dell'ultimo brano, dopo parecchi minuti di assorto
silenzio da parte di entrambi, la donna gir la sedia verso di lui e disse:
 S, ora so esattamente a che punto si trova. Non sar facile, ma ce la pu fare. Senz'altro.
Partiamo da Britten. Mi ripeta il primo movimento, e poi ne parliamo. Possiamo ripassare insieme
l'intero brano, un poco per volta.
A queste parole, Tibor prov l'impulso di ritirare tutto e andarsene. Poi per un secondo istinto
 forse semplice curiosit o forse qualcosa di pi profondo  ebbe la meglio sul suo amor proprio e lo
costrinse a suonare da capo il pezzo che gli era stato richiesto. Quando per, dopo alcune battute, lei lo
interruppe e si mise a parlare, ecco ripresentarsi l'urgenza a fuggire. Per buona educazione, decise in
cuor suo di sopportare altri cinque minuti di quella lezione privata non richiesta. Ma si ritrov a
fermarsi un poco pi a lungo, e poi un altro po' ancora. Suon un pezzo, lei riprese a parlare. In
principio, le sue parole gli parevano assai presuntuose ed eccessivamente astratte, ma quando provava a
inserirne gli stimoli nell'esecuzione, restava sorpreso dal risultato. Prima che se ne accorgesse, era
trascorsa un'altra ora.
 Improvvisamente la mia visione cambiava,  ci spieg.  Vedevo un giardino nel quale non
mi ero mai addentrato. Lo vedevo, in lontananza. La via per raggiungerlo era ingombra di ostacoli. Ma
per la prima volta, il giardino mai intravisto era l, mi stava davanti.
Il sole era quasi calato del tutto, quando Tibor lasci l'hotel, attravers la piazza diretto ai tavoli
del caff e si concesse il lusso di una fetta di torta alle mandorle con panna, trattenendo a stento una
sorta di esaltazione.
I pomeriggi a seguire, torn all'hotel e immancabilmente ne usc, se non con un senso di
rivelazione identico a quello provato nel corso della prima visita, perlomeno con un bottino di
rinnovate speranze ed energie. I commenti di lei si fecero pi espliciti, e a un eventuale ascoltatore
esterno sarebbero potuti apparire arroganti, ma Tibor non era pi in grado di considerarli in quei
termini. Ormai il suo timore era che il soggiorno di lei in citt giungesse alla fine, un pensiero che prese
a ossessionarlo, turbandogli il sonno e gettando un'ombra sui suoi passi ogni volta che entrava in
piazza diretto a una nuova, entusiasmante sessione di musica. Se per provava con cautela a formulare
quella domanda, otteneva solo risposte vaghe e tutt'altro che rassicuranti.  Oh, aspetto che diventi
troppo freddo per i miei gusti,  disse una volta. Oppure, un'altra:  Penso che rimarr finch non mi
annoio.
 Ma lei com'?  insistevamo noialtri.  Com' lei, al violoncello?
La prima volta che gli facemmo la domanda, anzich rispondere in modo diretto, Tibor si limit
a replicare qualcosa come: Mi ha detto chiaro che  una virtuosa, sin dal principio, e poi a cambiare
argomento. Poi per si accorse che non intendevamo demordere e, con un sospiro, accett di spiegarci.
Il fatto  che, sin da quel primo incontro, Tibor aveva provato la curiosit di sentirla suonare,
ma la soggezione gli aveva impedito di chiederglielo. Una minuscola puntura di diffidenza l'aveva
avvertita solo quando, guardandosi intorno, non aveva visto traccia del violoncello di lei. E dopotutto,
era ben naturale che non si fosse portata in vacanza lo strumento. Senza contare che un violoncello
poteva benissimo esserci  magari a noleggio  dietro la porta chiusa della camera da letto.
Poi per, con il ripetersi delle visite alla suite per le successive lezioni, i sospetti erano cresciuti.
Tibor aveva fatto del proprio meglio per reprimerli, considerando che ogni riserva su quegli incontri era
ormai caduta. Il semplice fatto che lei lo ascoltasse pareva far affiorare inediti strati della sua
immaginazione e, nelle ore trascorse da solo fra un pomeriggio di lezione e l'altro, si era spesso
ritrovato a prepararsi mentalmente un brano, anticipando i commenti di lei, le scrollate di capo, le
espressioni insoddisfatte, gli assensi e, gratificazione delle gratificazioni, quegli istanti in cui Eloise si
lasciava trasportare da un passaggio e a occhi chiusi le sue mani, quasi involontariamente, prendevano
ad accennare i movimenti allo strumento. Ciononostante, i sospetti restavano, finch un giorno,
arrivando all'albergo, Tibor trov la porta della stanza da letto socchiusa. Vide altre pareti in pietra,
una specie di letto a baldacchino medievaleggiante, ma del violoncello, nemmeno l'ombra. Possibile
che una virtuosa, seppure in vacanza, restasse cos a lungo senza toccare lo strumento? Ma anche quella
domanda fu messa da parte.
Col procedere dell'estate, presero l'abitudine di prolungare le conversazioni raggiungendo
insieme il locale, dopo la lezione, e allora lei gli pagava torte e caff e, a volte, anche un tramezzino.
Ormai non parlavano pi soltanto di musica, sebbene ogni argomento sembrasse destinato ad andare a
parare l. Lei poteva ad esempio interrogarlo sul conto della ragazza tedesca con la quale aveva stretto
un rapporto a Vienna.
 Per guardi che non  mai stata la mia ragazza,  le diceva lui.  Non c' mai stato niente del
genere, tra di noi.
 Vuol dire che non siete mai arrivati all'intimit fisica? Questo per non significa che non ne
fosse innamorato.
 No, Miss Eloise, non  esatto. Certo, lei mi piaceva. Ma innamorati, non eravamo.
 Eppure ieri, quando ha suonato per me Rachmaninov, lei ricordava un'emozione. Era amore,
amore romantico.
 No,  assurdo. Era una cara amica, ma non ci amavamo.
 Eppure, ha suonato quel brano come fosse un ricordo d'amore. Lei  giovanissimo, ma ha
gi conosciuto la solitudine, l'abbandono.  per questo che suona in quel modo il terzo movimento. I
violoncellisti perlopi lo suonano con gioia. Per lei, invece, la gioia non c'entra; quello  il ricordo di
un tempo gioioso finito per sempre.
Era questo il tenore delle loro conversazioni, e Tibor provava spesso la voglia di farle domande
a sua volta. Ma, come non aveva mai osato rivolgere interrogativi personali a Petrovi? per tutto il
tempo in cui aveva studiato con lui, cos ora si sentiva incapace di formulare domande che avessero un
minimo di rilevanza. Si concentrava piuttosto sulle piccolissime cose cui lei aveva accennato: il fatto
che adesso abitasse a Portland, nell'Oregon, che si fosse trasferita da Boston tre anni prima, che le
piacesse assai poco Parigi, perch fonte di tristi associazioni  ma si tratteneva dal chiederle di
andare oltre.
Lei si concedeva di ridere con molta pi disinvoltura, rispetto ai primi giorni della loro amicizia
e, uscendo dall'Excelsior per attraversare la piazza, prese l'abitudine di agganciare il braccio a quello
di lui. Fu a questo punto che cominciammo a notarli, una strana coppia: lui, a vederlo, molto pi
giovane dei suoi anni; lei, con un'aria tra il materno e il divistico civettuolo, per usare l'espressione
di Ernesto. Nei giorni prima di parlare con Tibor, sprecammo un mucchio di tempo in vane chiacchiere
sul loro conto, come si fa tra musicisti. Se ci passavano davanti sottobraccio, ci scambiavamo
un'occhiata, dicendo: Secondo te? Lo hanno fatto, o no? Ma dopo esserci goduti la fantasticheria, ci
stringevamo nelle spalle ammettendo che era improbabile: non avevano l'aria degli amanti. E quando
poi conoscemmo Tibor e prese a raccontarci di quei pomeriggi nella suite dell'hotel, a nessuno pass
per la testa di fare battute n irriverenti allusioni.
Un pomeriggio, mentre sedevano in piazza davanti a una fetta di torta e un caff, la donna si
mise a raccontare di un tale che la voleva sposare. Si chiamava Peter Henderson ed era titolare in
Oregon di un fiorente commercio di articoli per il golf. Era un uomo elegante, gentile, rispettatissimo
nell'ambiente. Aveva sei anni pi di Eloise, ma non era affatto vecchio. C'erano, s, due figli da un
precedente matrimonio, ma la questione era stata risolta in termini amichevoli.
 E cos ora sa che ci faccio qui,  disse Eloise dando in una risatina nervosa che non le aveva
mai sentito prima.  Mi nascondo. Peter non ha idea di dove mi trovi. Forse  crudele da parte mia.
L'ho chiamato marted scorso, gli ho detto che ero in Italia ma non ho specificato in quale citt. Era
arrabbiato con me e penso che ne abbia ben donde.
 Dunque,  comment Tibor,  quest'estate le serve per riflettere sul suo futuro.
 Non direi. Mi nascondo e basta.
 Questo Peter, non lo ama?
Eloise si strinse nelle spalle.   una brava persona. E al momento non ho grandi offerte in
vista.
 E Peter,  un amante della musica?
 Oh... Di sicuro dalle mie parti lo definirebbero cos. In fondo, frequenta le sale da concerto. E
dopo, a tavola, fa un mucchio di bei commenti su quel che ha ascoltato. Perci, direi che ama la
musica, s.
 Ma... sa apprezzare lei?
 Sa che non sar sempre facile, vivere con un virtuoso . E sospir.   stato il mio cruccio per
tutta la vita. Non sar facile neanche per lei. Ma noi due, non abbiamo una vera alternativa. Dobbiamo
seguire la nostra strada.
In seguito, Peter non venne pi nominato ma ormai, dopo quello scambio di battute, la relazione
tra loro aveva assunto una dimensione diversa. Quando le capitavano certi momenti di assorto silenzio
dopo che Tibor aveva finito di suonare, o quando, seduti in piazza, pareva astrarsi fissando un punto al
di l degli ombrelloni, non c'era pi alcun disagio e, lungi dal sentirsi ignorato, Tibor sapeva pi che
mai quanto la sua presenza accanto a lei fosse giudicata preziosa.
Un pomeriggio, dopo che Tibor ebbe concluso un pezzo, lei gli chiese di ripetere un breve
passaggio  giusto otto battute  verso la fine. Lui ubbid e vide l'ombra della delusione persistere sulla
sua fronte.
 Non  degno di noi,  disse Eloise, scuotendo il capo. Come di consueto, sedeva di profilo
rispetto a lui, davanti alle grandi finestre.  Il resto era buono. Tutto il resto, era da noi. Ma quel
passaggio...  E diede in un fremito lieve.
Tibor lo suon ancora, in modo diverso, senza sapere affatto che cosa cercare, e non si sorprese
perci di vederla scuotere un'altra volta la testa.
 Mi dispiace,  disse.  Deve chiarire meglio. Non lo capisco questo non  degno di noi.
 Sta dicendo che vuole che glielo suoni io?  questo che intende?
Aveva parlato con calma, ma quando si volt verso di lui, Tibor percep una tensione tra loro.
Lo guardava dritto negli occhi, quasi in gesto di sfida, in attesa di una risposta.
Alla fine lui disse:  No, ora ci riprovo.
 Per si domanda perch non lo suono io, dico bene? Perch non le chiedo in prestito il
violoncello e non le faccio sentire che cosa intendo.
 No...  Tibor scosse la testa sperando di sembrare sincero.  No. Penso che funzioni bene,
come abbiamo sempre fatto. Lei mi d i suggerimenti a voce e io suono. In questo modo, si evita che
sia tutto un copiare e basta. Le sue parole mi aprono nuove finestre. Se suonasse lei, le finestre non si
aprirebbero. Mi metterei a copiare.
Eloise ci pens su e disse:  Probabilmente ha ragione. D'accordo. Cercher di esprimermi
meglio.
E per qualche minuto parl  della differenza tra una coda e una modulazione di passaggio. E
finalmente, quando Tibor torn a suonare quelle battute, sorrise e annu in segno di approvazione.
Tuttavia, dopo quel breve scambio di battute, un'ombra cal sui loro pomeriggi. Forse c'era da
sempre. Ma adesso era come il genio uscito dall'acciarino e aleggiava insistente tra loro. In un'altra
occasione, mentre sedevano in piazza, Tibor le raccontava di come il precedente proprietario del suo
violoncello fosse entrato in possesso di quello strumento ai tempi dell'Unione Sovietica, barattandolo
con qualche paio di jeans americani. Appena ebbe finito l'aneddoto, Eloise lo guard con un mezzo
sorriso e disse:
  un buon strumento. Ha un bel suono. Ma non avendolo mai sfiorato, non posso giudicare.
Tibor sent che di nuovo avanzava verso quel terreno minato, perci distolse immediatamente lo
sguardo e disse:
 Per una musicista della sua levatura, non sarebbe adeguato. Stenta a esserlo perfino per me,
ormai.
Tibor scopr di non riuscire pi a conversare in modo rilassato, per paura che lei dirottasse il
discorso riportandolo su quell'argomento. Anche nel corso delle chiacchiere pi spensierate, una parte
del suo pensiero doveva montare la guardia, pronta a bloccarle il passaggio in qualsiasi breccia
eventuale. E nemmeno cos riusciva sempre a tenerla a bada, perci a volte si limitava a fingere di non
aver sentito, se Eloise diceva magari: Oh, come sarebbe pi facile, se glielo suonassi direttamente.
Verso fine settembre  quando ormai l'aria era percorsa da un brivido freddo  Giancarlo
ricevette una telefonata da Mr Kaufmann da Amsterdam; si era liberato un posto da violoncellista in
una piccola orchestra da camera in un hotel a cinque stelle in centro citt. Il gruppo suonava in una
loggia affacciata sulla sala del ristorante quattro sere a settimana, e i musicisti avevano anche altre lievi
incombenze, non di tipo musicale, in altre zone dell'albergo. Vennero specificate le condizioni di vitto
e alloggio. Mr Kaufmann si era ricordato di Tibor e ora stava tenendo il posto vacante per lui. Demmo
subito la notizia a Tibor - al caff, la sera stessa in cui ricevemmo la telefonata  e penso che
l'indifferenza della sua reazione colse tutti alla sprovvista. Di sicuro era in contrasto con il suo
atteggiamento dei primi giorni dell'estate, quando si era organizzata quella speciale audizione con
Mr Kaufmann. Giancarlo, in particolare, si innervos.
 Allora? Si pu sapere cos'hai da pensarci su tanto? - chiese al ragazzo.  Che ti aspettavi? La
Carnegie Hall?
 Non sono un ingrato. Per ci devo riflettere. Suonare per gente che intanto chiacchiera e
mangia. Senza contare le altre incombenze. Siamo sicuri che sia il lavoro che fa per me?
Giancarlo perdeva sempre la pazienza troppo presto, e dovemmo impedirgli di prendere Tibor
per il bavero della giacca e strillargliene quattro. Qualcuno si sent perfino in dovere di schierarsi dalla
parte del giovane, sottolineando che, in fondo, quella era la sua vita e che nessuno poteva obbligarlo ad
accettare un lavoro che non lo soddisfacesse. Alla fine, l'atmosfera si plac, e Tibor prese a dichiararsi
d'accordo sul fatto che l'ingaggio aveva qualche aspetto positivo, se considerato come soluzione
temporanea. Inoltre, aggiunse con tatto assai discutibile, la nostra citt si sarebbe trasformata in palude
appena finita la stagione turistica. Amsterdam, se non altro, era un centro culturale.
 Rifletter bene prima di decidere,  disse alla fine.  Vorresti essere cos gentile da far sapere
a Mr Kaufmann che gli comunicher la mia decisione in capo a tre giorni?
Giancarlo non era certo appagato dalla conclusione - si era aspettato una lusinghiera
riconoscenza, dopotutto - ma accett comunque di richiamare Mr Kaufmann. Nel corso della
discussione quella sera, Eloise McCormack non era stata mai nominata, ma era chiaro a noi tutti che,
dietro le parole di Tibor, c'era l'influenza di lei.
 Quella donna lo ha trasformato in uno stronzetto arrogante,  disse Ernesto, quando Tibor se
ne fu andato.  Che provi a portarsi appresso quel tono ad Amsterdam. Poi vedr come trova subito chi
gli smussa un tantino gli spigoli.
Tibor non aveva mai detto a Eloise dell'audizione con Mr Kaufmann. Era stato sul punto di
farlo tante volte, ma si era sempre tirato indietro e, pi la loro amicizia diventava profonda, pi gli
pareva un tradimento il fatto di avere potuto accettare una cosa del genere. Era perci naturale che ora
non sentisse il minimo desiderio di consultare Eloise su quei recenti sviluppi, o addirittura di
nominarglieli. Ma non era mai stato un grande simulatore, e la decisione di tenerle un segreto ebbe esiti
imprevedibili.
Era un pomeriggio particolarmente mite. Tibor era arrivato all'hotel come al solito e si era
messo a suonare certi brani nuovi che era andato studiando. Ma dopo neanche tre minuti, lei lo ferm,
dicendo:
 C' qualcosa che non va. L'ho pensato appena l'ho vista arrivare. Ormai la conosco cos bene,
Tibor, che mi basta sentire come bussa alla porta. E ora che ha suonato, lo so per certo.  inutile, non
pu nascondermi niente.
Un po' sconsolato, Tibor abbass l'arco e stava per dirle tutto, quando Eloise, alzando la mano,
esclam:
 Non possiamo fuggire oltre. Lei cerca sempre di evitarlo, ma non serve. Voglio discuterne. 
da una settimana ormai, che voglio discuterne.
 Davvero?  fece lui, sbigottito.
 S,  disse Eloise, e spost la sedia in modo da essere per la prima volta dritta di fronte a lui. 
Non ho mai inteso ingannarla, Tibor. Le ultime settimane, sono state tutt'altro che facili per me e lei 
stato un amico cos prezioso. Non potrei sopportare se pensasse che ho voluto giocarle qualche brutto
scherzo. No, per favore, non cerchi di fermarmi, questa volta. Voglio dirglielo. Se lei adesso mi
passasse il violoncello e mi chiedesse di suonare, sarei costretta a dire che no, io non posso. E non
perch lo strumento non sia all'altezza, niente di simile. Ma se lei allora pensasse di me che sono una
bugiarda, che ho in qualche modo finto di essere ci che non sono, allora ci tengo a chiarire che si
sbaglierebbe. Consideri tutto quello che abbiamo raggiunto insieme. Non le sembra prova sufficiente
che non le ho mai mentito?  vero, le ho detto che ero una virtuosa. Ebbene, lasci che le spieghi che
cosa intendevo. Intendevo che sono nata con un talento assolutamente speciale, proprio come lei. Lei e
io abbiamo dentro qualcosa che la maggior parte dei violoncellisti non avr mai, per quanto si
esercitino. Ho saputo riconoscerlo, appena l'ho sentita suonare in quella chiesa. E in un certo senso,
anche lei deve averlo riconosciuto in me. Per questo ha deciso di venire qui in albergo, la prima volta.
Non sono tanti quelli come noi, Tibor, perci abbiamo il dovere di riconoscerci. Il fatto che io
non abbia ancora imparato a suonare il violoncello non cambia niente, in realt. Deve capire; io sono
davvero una virtuosa, solo che devo ancora sbocciare. Anche lei non  sbocciato del tutto, ed  a questo
che ho lavorato nelle ultime settimane. Ho cercato di liberarla degli strati superflui. Ma non ho mai
voluto ingannarla. Nel novantanove per cento dei violoncellisti, non c' nulla sotto quegli strati, niente
da far sbocciare. Perci, quelli come noi, devono aiutarsi. Quando ci riconosciamo nella folla di una
piazza, o in qualunque altro luogo, dobbiamo cercarci, perch siamo pochissimi.
Tibor not che le si erano riempiti gli occhi di lacrime, anche se la voce restava ferma. Poi
tacque, e torn a distogliere lo sguardo.
 Dunque, lei  convinta di essere una violoncellista eccezionale,  disse il giovane dopo un
momento.  Una virtuosa. Vede, Miss Eloise, noialtri per dobbiamo prendere il coraggio a quattro
mani e provare a sbocciare da soli, per usare la sua espressione, senza avere la minima garanzia di
quello che ci troveremo dentro. Lei invece, di questo coraggio non sa che farsene. Lei non fa niente.
Eppure  certissima di essere chiss quale virtuoso...
 La prego, non se la prenda. Lo so, pu sembrare un po' folle. Ma  cos che funziona,  la
verit. Mia madre riconobbe il mio dono immediatamente, quando ero ancora piccolissima. Le sono
grata, almeno di questo. Purtroppo, i maestri che riusc a trovarmi, a quattro, sette, undici anni, non
valevano niente. La mamma non lo sapeva, ma io s. Avevo gi da bambina questo sesto senso. Sapevo
di dover proteggere il mio talento da persone che, anche con le migliori intenzioni, avrebbero potuto
distruggerlo. Perci decisi di allontanarli. E lei deve fare lo stesso, Tibor. Il suo,  un dono prezioso.
 Mi perdoni,  la interruppe Tibor, un po' pi gentile.  Dice che da bambina suonava. Mentre
oggi...
 Non tocco un violoncello da quando avevo undici anni. Dal giorno in cui spiegai alla mamma
che non potevo continuare a studiare con Mr Roth. E lei cap. Concord che era molto meglio non fare
nulla e aspettare. L'essenziale era non recar danno al mio dono. Ma il mio giorno pu ancora arrivare.
 vero, a volte penso che sia troppo tardi. Ormai ho quarantun anni. Ma se non altro non ho rovinato
quanto era mio dalla nascita. Ho conosciuto negli anni una pletora di maestri che si dicevano pronti ad
aiutarmi, ma a me non l'ha mai fatta nessuno. Certe volte  difficile anche per noi, Tibor, ce ne sono di
talmente... seri; parlano da grandi professionisti, uno li ascolta e in un primo tempo si lascia incantare.
Pensa, s, finalmente, ecco qualcuno che mi pu aiutare, ecco uno di noi. E poi ci si accorge che non 
affatto cos. Ed  a quel punto che occorre essere determinati e isolarsi. Si ricordi, Tibor,  sempre
meglio aspettare. A volte mi fa star male il pensiero di non aver ancora rivelato il mio dono. Ma non
l'ho guastato, ed  questo che conta.
Alla fine, Tibor le suon un paio di brani che aveva preparato, ma non riuscirono a ritrovare
l'atmosfera di sempre e terminarono la lezione in anticipo. Scesi nella piazza, bevvero il solito caff,
pressoch in silenzio, finch lui le comunic il progetto di allontanarsi dalla citt per alcuni giorni.
Aveva sempre desiderato esplorare un po' la campagna, le disse, perci si era organizzato una breve
vacanza.
 Le far bene,  mormor lei.  Ma non stia lontano troppo a lungo. Abbiamo ancora molto da
fare.
Tibor le assicur che sarebbe tornato in capo a una settimana al massimo. Ciononostante, c'era
ancora un vago imbarazzo nei modi di lei, quando si congedarono.
Tibor non era stato del tutto sincero riguardo alla propria partenza: in realt, non aveva ancora
preso nessun accordo. Ma quel pomeriggio, subito dopo aver salutato Eloise, torn a casa e fece
numerose telefonate, prenotando alla fine un letto presso un ostello in montagna vicino al confine
umbro. La sera venne a trovarci al caff e, oltre a dirci del viaggio  gli demmo una serie di
suggerimenti contraddittori su dove andare e che cosa vedere , chiese anche a Giancarlo in tono
piuttosto sommesso di far sapere a Mr Kaufmann che intendeva accettare l'offerta di ingaggio.
 Che altro posso fare?  ci disse.  Quando ritorno, non mi sar rimasto neanche un soldo.
Per Tibor la nostra campagna fu un bello stacco. Non ci raccont molto, se non che aveva fatto
amicizia con certi escursionisti tedeschi e che aveva speso pi di quanto potesse permettersi nelle
trattorie della zona. Torn dopo una settimana, visibilmente riposato, ma ansioso di accertarsi che
Eloise McCormack non fosse partita in sua assenza.
Le folle di turisti andavano assottigliandosi ormai, e i camerieri del caff sistemavano dei
caloriferi da esterni ai tavoli del dehors. Il pomeriggio del suo ritorno, alla solita ora, Tibor entr
all'Excelsior con il violoncello, e scopr con sollievo non solo che Eloise lo stava aspettando, ma che
evidentemente aveva sentito la sua mancanza. Lo accolse infatti con entusiasmo, e proprio come altri in
uno slancio d'affetto avrebbero potuto subissarlo di offerte di cibo e bevande, lei prese a sospingerlo
sulla sedia di sempre e a estrarre con impazienza il violoncello dalla custodia, dicendo:  Suoni per me!
La prego! Suoni!
Trascorsero insieme un magnifico pomeriggio. Tibor era stato in pensiero, dopo la
confessione di lei e il modo in cui lui era andato via, ma ogni tensione pareva essere semplicemente
svanita, mentre il clima tra loro era pi sereno che mai. Perfino quando, al termine di un brano, Eloise
chiuse gli occhi e part con una verbosa e severa critica dell'esecuzione, Tibor non prov alcun
risentimento, bens la smania semmai di comprendere al meglio le sue parole. Fu lo stesso anche
l'indomani, e il giorno appresso: atmosfera tranquilla, a tratti addirittura scherzosa, e la certezza, per
lui, di non avere mai suonato cos bene in vita sua. Nessuno accenn alla conversazione intercorsa tra
loro prima della partenza, n lei gli rivolse domande riguardo alla vacanza in campagna. Parlarono solo
di musica.
Poi, il quarto giorno dal suo ritorno, una serie di piccoli inconvenienti  compresa la vaschetta
del bagno della stanza di Tibor che perdeva  gli imped di presentarsi all'Excelsior all'ora consueta.
Quando pass davanti al caff, la luce gi stava calando, i camerieri accendevano le candele nelle
piccole bocce di vetro e noi eravamo al terzo brano del repertorio serale. Tibor ci salut con la mano e
attravers la piazza diretto all'albergo con quel suo passo che il violoncello rendeva un po' zoppicante.
Not una certa esitazione da parte del concierge, prima di chiamare la stanza. E quando Eloise
gli apr la porta, il saluto fu affettuoso, ma in qualche modo diverso e, senza dargli tempo di proferire
parola, lo precedette dicendo:
 Tibor, come sono contenta che sia venuto. Stavo giusto raccontando a Peter tutto di lei. Ma s,
Peter  riuscito a trovarmi, alla fine!  E, volgendosi verso l'interno della stanza:  Peter,  arrivato.
C' Tibor. E con il violoncello, per giunta!
Appena Tibor ebbe fatto il suo ingresso nella camera, un omone fiacco dai capelli grigi e la polo
chiara si alz ad accoglierlo con un sorriso. Afferr deciso la mano di Tibor e disse:  Oh, so gi tutto
di lei. Eloise  sicura che diventer una stella.
 Peter  un tipo tenace,  intervenne lei.  Sapevo che prima o poi mi avrebbe trovata.
 Inutile cercare di nascondersi a uno come me,  conferm Peter. E avvicin una sedia per
Tibor, versandogli intanto un bicchiere di champagne tenuto in fresco in un secchiello del ghiaccio
sopra l'armadietto.  Coraggio, Tibor, brindi anche lei al nostro incontro.
Tibor sorseggi lo champagne, ben consapevole che Peter gli aveva offerto, per caso, la solita
sedia da violoncello. Eloise era scomparsa chiss dove e, per un po', Tibor e Peter conversarono coi
bicchieri in mano. Peter pareva cordiale e fece molte domande. Come era stato per Tibor crescere in un
posto come l'Ungheria? Era stato uno shock arrivare in Occidente?
 Mi piacerebbe saper suonare uno strumento,  disse. Lei  fortunato. Vorrei imparare.  un
po' tardi ormai, credo.
 Oh, non si pu mai dire,  ribatt Tibor.
 Ha ragione. Mai dire mai.  soltanto una scusa. No, la verit  che ho mille impegni e cos mi
dico che ho troppo da fare per imparare il francese, per suonare uno strumento, per leggere Guerra e
pace. Le cose che voglio fare da sempre. Eloise suonava da bambina. Immagino che glielo abbia detto.
 S. So che ha tante doti naturali.
 Oh, senz'altro. Chiunque la conosca se ne accorge. Ha una tale sensibilit. Spetterebbero di
diritto a lei quelle lezioni. Io invece, guardi qua, ho delle pale al posto delle dita . Mostr le mani e
scoppi a ridere.  Mi piacerebbe suonare il pianoforte, ma che ci faccio con delle mani cos? Buone
per zappare la terra, che  quello che hanno fatto per generazioni i miei antenati. Quella signora invece,
 e indic la porta con il bicchiere,  lei s che ha la sensibilit adatta.
Alla fine, Eloise usc dalla camera da letto in abito da sera scuro e carica di gioielli.
 Peter, non stare ad annoiare Tibor,  disse.  Il golf non gli interessa.
Peter tese le braccia in gesto di supplica e, rivolto a Tibor, disse:  La prego, Tibor, ho
pronunciato una sola parola sul golf?
Tibor disse che preferiva andare: era chiaro che la sua presenza impediva loro di scendere a
cena. Reagirono entrambi con mille proteste, e Peter disse:
 Ma mi ha visto? Le sembro pronto per scendere a cena?
E pur non vedendo nulla di inadatto nei suoi abiti, Tibor diede nella risatina che gli parve
dovuta. Poi Peter disse:
 Non se ne pu andare senza aver suonato qualcosa. Ho sentito parlare cos tanto della sua
musica.
Confuso, Tibor aveva in effetti cominciato ad aprire la custodia del violoncello, quando, con
una fermezza nuova nella voce, Eloise intervenne:
 Tibor ha ragione. Si  fatto tardi. I ristoranti della citt non tengono il tavolo a chi arriva in
ritardo. Peter, tu va' a prepararti. Magari ti fai anche la barba, che ne dici? Io intanto accompagno
Tibor. Vorrei parlargli in privato.
In ascensore, si sorrisero affettuosamente, in silenzio. Una volta fuori, trovarono la piazza gi
illuminata. I bambini del posto, tornati dalle vacanze, giocavano a pallone, o si rincorrevano intorno
alla fontana. Era l'ora di punta della passeggiata serale e immagino che nell'aria viaggiassero le note
della nostra musica.
 Ecco,  successo,  disse lei, finalmente.  Mi ha trovata, perci immagino meriti di avermi.
  una persona deliziosa,  disse Tibor.  Intende rientrare subito in America?
 Tra qualche giorno. Penso di s.
 Intende sposarsi?
 Credo di s . Per un istante lo fiss intensamente, poi distolse lo sguardo.  Credo di s, 
ripet.
 Le auguro ogni felicit.  un uomo gentile. E ama la musica. Questo  importante, per lei.
 S,  importante.
 Poco fa, mentre si preparava. Non parlavamo di golf, ma di lezioni di musica.
 Ah, davvero? Per chi, per me o per lui?
 Tutti e due. Comunque, non credo che a Portland nell'Oregon ci siano tanti maestri che hanno
qualcosa da insegnare a lei.
Rise.  Come ho gi detto,  difficile per gente come noi.
 S, me ne rendo conto. Dopo queste settimane, me ne rendo conto pi che mai . Poi
aggiunse:  Miss Eloise, c' una cosa che le devo dire prima che ci separiamo. Presto partir per
Amsterdam, mi hanno offerto un ingaggio in un grande albergo.
 Cosa va a fare? Il facchino?
 No. Suono in una piccola orchestra da camera nella sala dell'albergo. Per intrattenere gli
ospiti mentre mangiano.
La osservava attentamente e colse una scintilla al fondo del suo sguardo, che subito spar.
Eloise gli appoggi una mano sul braccio e, con un sorriso, disse:
 Bene, allora, buona fortuna . E aggiunse:  Certo che sar un bel regalo per gli ospiti
dell'hotel.
 Speriamo.
Rimasero insieme ancora un attimo, appena oltre la pozza di luce della facciata dell'albergo,
separati dalla massa ingombrante del violoncello.
 E spero anche  disse Tibor  che lei sia felice con Mr Peter.
 Lo spero anch'io,  rispose lei, ridendo di nuovo. Poi lo baci sulla guancia e lo strinse in un
breve abbraccio.  Abbia cura di s,  disse.
Tibor la ringrazi e, prima ancora di rendersene conto, la stava guardando dirigersi verso
l'ingresso dell'Excelsior.
Tibor lasci la nostra citt poco tempo dopo. L'ultima volta che bevemmo insieme, era
chiaramente molto grato a Ernesto e Giancarlo per l'ingaggio e a noi tutti per l'amicizia, eppure non
potei reprimere l'impressione che ci trattasse con un velo di sussiego. Non ero il solo a pensarlo, anche
se adesso Giancarlo, come suo solito, prendeva le difese di Tibor sostenendo che il ragazzo era solo un
po' nervoso ed emozionato per la nuova svolta della sua vita.
 Emozionato? E com' possibile?  disse Ernesto.  Ha passato l'estate a sentirsi ripetere che 
un genio. Un lavoro in albergo  un ripiego. Come pure restarsene seduto a chiacchierare con noi. Era
un ragazzo simpatico all'inizio della stagione. Ma dopo quel che gli ha fatto quella donna, sono
contento di vederlo andare via.
Come ho detto, tutto ci accadeva sette anni fa. Giancarlo, Ernesto, e tutti gli amici di allora, a
parte Fabian e il sottoscritto, sono finiti altrove. Fino a prima di rivederlo in piazza l'altro giorno, non
avevo pi pensato al giovane maestro ungherese. Non  stato difficile riconoscerlo. Certo, ha messo su
qualche chilo, e si  ispessito parecchio, specie intorno al collo. E poi, quel gesto di chiamare il
cameriere con la mano; c'era qualcosa, o forse  solo un'idea mia, qualcosa dell'impazienza, dei modi
spicci che accompagnano una sorta di amarezza. Ma forse sono ingiusto. Dopotutto, l'ho appena visto
di sfuggita. Eppure, mi  sembrato che avesse perso quell'ansia giovanile di piacere agli altri, le belle
maniere che aveva allora. Magari  perfino un vantaggio al giorno d'oggi, mi si dir.
Mi sarei avvicinato volentieri a salutarlo, ma alla fine del concerto era gi andato via. Per
quanto ne so, si  trattenuto solo un pomeriggio. Era in giacca e cravatta, niente di speciale,
intendiamoci, perci  possibile che si sia trovato un impiego dietro una scrivania. Magari era nelle
vicinanze per lavoro e ha deciso di fare un salto in citt per ricordare i bei tempi andati, chi pu dirlo?
Se torna in piazza e non sto suonando, voglio andare a fare due chiacchiere con lui.
Risvolto di copertina
Il notturno in musica  una composizione di carattere lirico e melodico, veicolo di atmosfere
sognanti e sentimenti ambivalenti, e in senso ampio ispirata alla notte.
Nei cinque racconti di questa raccolta prevale l'ambientazione notturna delle scene cardine, la
qualit onirica e comunque surreale delle vicende e soprattutto quell'alternanza di toni lievi e toni gravi
che contraddistingue anche il genere musicale.
Una sinestesia quasi perfetta dunque. Ma con un'importante eccezione: se il rigore della
costruzione di parole in Ishiguro assorbe e maschera pressoch del tutto le tempeste della vita,  nel
rapporto dei protagonisti di Notturni con la musica che il disagio si rivela. Il crooner del primo
racconto, per esempio, uno di quei vecchi cantanti melodici americani ormai fuori moda, ha alle spalle
un passato di successi di cui vorrebbe tanto trattenere qualche brandello. La serenata - ovviamente
notturna - che dedica alla moglie a bordo di una gondola, sembrerebbe il romantico pegno d'amore di
un gentiluomo d'altri tempi ed  invece il primo atto di una cinica (e un po' ridicola) operazione di
restyling. Come mai, allora, gli occhi gli si riempiono per un momento di lacrime ?
La commozione, quasi impercettibile, affiora anche sul viso di altri personaggi: il sassofonista
jazz di grande talento e scarsa fortuna che, per dare un impulso alla sua carriera, viene convinto dall'ex
fidanzata a sottoporsi a un radicale intervento di chirurgia estetica; il chitarrista spiantato che, in attesa
di mostrare al mondo la purezza del suo genio, si accontenta di servire ai tavoli di un baruccio di
campagna ed  costretto a chiedersi se si tratti davvero di una condizione transitoria; la virtuosa del
violoncello che non produce una nota e si affanna a tenere accesa la luce riflessa della sua stima.
Lacrime fugaci, imbarazzate, per tutti loro, lacrime fuori posto, che spesso accompagnano la comicit
bislacca di Ishiguro proprio l dove raggiunge il suo apice.
Cos un insegnante di lingue d fondo al suo ingegno infantile per mascherare un piccolo danno
in casa di amici di giovent, arrivando perfino a inscenare un'improbabile incursione canina. Il
tentativo fallisce, naufraga pure il rapporto con gli amici, forse gi naufragato da tempo. Ma su una
terrazza - di notte - la musica di Sarah Vaughan pu ancora farci ballare e convincerci, almeno per un
momento, di essere proprio nel posto giusto.
...
FINE.