Laird Hunt.
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Neverhome.
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Titolo originale: Neverhome.
Traduzione di: Milena Zemira Ciccimarra.
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2016. La nave di Teseo Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Vai. Vai e vedi di cosa sei capace. Si fa chiamare Ash, ma questo non  il suo vero nome. In realt  una moglie fedele, che ha lasciato suo marito a casa. A lui, soldato destinato alla Guerra civile americana, ha sottratto l'uniforme dell'Unione per la battaglia decisiva alla conquista del Sud. Neverhome racconta l'appassionante storia di questa eroina travestita che affronta la battaglia con determinazione assoluta, con ferocia persino, con un unico obiettivo: tornare viva a casa. Cos Ash si immerge nelle situazioni pi atroci, ai limiti dell'umanit, rimanendo fedele al suo mandato di soldato. Ma Neverhome nasconde anche un mistero: perch una giovane donna abbandona suo marito e va in guerra?
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Laird Hunt ci consegna un romanzo superbo, in cui si intrecciano avventura, amore, odio, compassione. E in questa trama di sentimenti primari, emerge il ritratto di una donna che rimarr nel cuore dei lettori. Vi presento Gallant Ash: leggenda popolare, eroe di guerra. Ash  un capo e un soldato brutale e senza paura.  capace di guardarti fisso negli occhi e ucciderti senza ragione. Ma Ash ha un segreto. Gallant Ash  una donna. E questa  la sua storia.
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L'AUTORE.
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Vissuto a Singapore, San Francisco, Londra, Parigi, Indiana, Laird Hunt risiede a Boulder, Colorado.  autore di sei romanzi e di una raccolta di racconti, ha tradotto molti romanzi dal francese e collabora come editor con varie riviste americane. Ha vinto il Bridge Prize ed  stato finalista al PEN/Faulkner Award for Fiction e al Prix Femina. Insegna scrittura creativa presso il Master of Fine Arts dell'Universit di Denver. Un romanzo vincitore del Gran Prix de la Literature Amricaine. Da questo libro sar tratto un film per la regia di Lenny Abrahamson.
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Neverhome.
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Alle mie nonne e ai miei nonni.
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Una sublime e spaventosa bellezza. Un atroce e terribile fascino...
John Quitman Moore, DeBow's Review, 1861.
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1.
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Io ero forte e lui no, perci ci andai io in guerra a difendere la Repubblica. Passai la frontiera fra l'indiana e l'Ohio.
Venti dollari, due panini con carne di maiale salata, e presi anche manzo essiccato, delle gallette, sei mele vecchie, biancheria pulita e una coperta. C'era un gran caldo nell'aria, cos mi misi in marcia in maniche di camicia con il cappello calcato sugli occhi. Non ero l'unica a volersi arruolare e in breve fummo una banda. Al nostro passaggio, gli agricoltori ci incoraggiavano. Ci davano del cibo. Il loro posto migliore all'ombra per fare una pausa. Suonavano il violino per noi. Tutte le cose che avete sentito dire sui primi tempi, anche se era gi passato un anno da Fort Sumter, e c'era gi stata la prima battaglia di Bull Run, e Shiloh s'era portata via il suo bel numero di anime, e i primi tempi erano morti e sepolti da un pezzo.
La decima o undicesima notte sulla strada bevemmo whisky e gridammo sotto le stelle. Ci fu una gara di corsa. Il lancio dei coltelli. Una competizione a chi mangiava pi gallette.
Dimostrazioni di forza. Uno dei ragazzi mi sfid a braccio di ferro e si ritrov con il dorso della mano tutto scorticato quando gliela sbattei sul tavolo. Nessun altro volle provarci. Vicino a Kettering un'anziana signora mi diede un sorso d'acqua dal suo pozzo e mentre me la passava mi lanci una lunga occhiata e mi disse che dovevo fare attenzione. Nessuno a parte lei si accorse di quello che ero. Dormii proprio come un ciocco durante quella scarpinata. Spedii la mia prima lettera a Bartholomew da Dayton. Inviai pi o meno la stessa da Cincinnati. Scrissi che mi mancava terribilmente. Scrissi anche che ero terribilmente felice.


2.

Mi presentai come Ash Thompson della Contea di Darke.
Della Contea di Darke dove? mi chiesero, e anche se vidi
subito che non mi stavano a sentire, dissi che dove era nella
fattoria di mio padre nell'angolo nordoccidentale di quella bella
contea. Dopo essersi fatti quattro risate sui miei denti e un
fischio di ammirazione alla vista delle mie grosse dita e dopo
avermi fatto sfregare i pollici callosi sul tavolo di legno, mi
diedero la mia uniforme blu. Una settimana pi tardi, quando
videro che lavorare non mi dispiaceva e non me l'ero data a
gambe, mi consegnarono il fucile. Era uno Springfield ad avancarica
modello 1861 con alzo regolabile e congegno di sparo a
percussione, e dissero che ci potevo uccidere un uomo a quattrocento
metri di distanza. Era una cosa che dava da pensare.
Potevi far secco un uomo che ti stava guardando e che tu stavi
guardando senza mai vedere la sua faccia. Non me l'ero immaginata
cos quando ci avevo pensato a casa. Mi ero immaginata
delle facce belle grandi che si sparavano avanti e indietro fra
di loro, non linee di colore all'orizzonte. Una danza di uomini
e non soltanto delle loro palle di moschetto. Mentre ce ne
stavamo l a fissare i nostri Springfield, un ragazzo, un tipetto
cos piccolino che a confronto mi sentivo un gigante, disse pi
o meno la stessa cosa ad alta voce. Non preoccuparti, dolcezza,
gli disse l'ufficiale che distribuiva le armi, ti farai cos
sotto a quei ribelli che non saprai se baciarli o ucciderli.
Per diversi giorni marciammo in ordine sparso verso sud
e arrivammo a un grande accampamento vicino a un fiume.
Mi diedero una pala da tenere assieme al fucile e mi misero a
scavare latrine nuove. Certi che stavano gi l si erano messi in
testa, il mio primo giorno, di spogliarmi e buttarmi nel fiume,
ma uno della banda con cui ero arrivata disse che non ne valeva
la pena, che se ci provavano gli avrei dato delle belle grane,
cos alla fine scelsero un altro. Quando addosso non gli rimase
niente a parte la sua pelle sudicia, rimasi a ridere sulla sponda
insieme agli altri, ma fui io a buttarmi in acqua quando salt
fuori che non sapeva nuotare. Non mi pentii di essere andata a
recuperarlo, perch l'acqua e il freddo mi tolsero di dosso un
po' di puzza. Quella sera mi allontanai lungo la sponda fino a
un punto dove nessuno poteva vedermi, mi tolsi i vestiti e mi
immersi di nuovo. Sarei rimasta volentieri a galleggiare sulla
schiena per un pezzo, ma avevo gi capito che un accampamento
era una cosa enorme e disordinata, e chiss chi altro
poteva aver avuto la stessa idea, perci entrai in acqua e poi
uscii subito, mi asciugai e mi rivestii in fretta.
Nella mia tenda i ragazzi giocavano a carte quando ritornai
e per un po' rimasi alzata a guardare. Fra una puntata e l'altra
parlavano della batosta che avrebbero dato ai ribelli. Avevano
le pipe in bocca e le guance ancora piene dalle loro fattorie.
Io ne sapevo poco quanto loro su quello che ci aspettava, ma
non mi sembrava che c'era granch da cianciare allegramente
al buio. Per, quando uno di loro alz gli occhi dalle sue carte
scarse e mi chiese quanti ribelli pensavo di uccidere, sorrisi, mi
infilai la pipa in bocca e dissi che ne avrei fatto fuori il mio bel
centinaio. Un po' pi tardi, dopo aver pulito il fucile e lucidato
la baionetta, mi stesi sotto la coperta e pensai a quei cento
uomini. Pensai anche al mio Bartholomew. Pensai ai cento, poi
pensai a Bartholomew, poi mi addormentai e sognai che galleggiavo
nelle acque fredde del fiume, morta come i secoli.
Ne avevamo parlato per due mesi prima della mia partenza.
Penso che tutti e due sapevamo fin dall'inizio come sarebbe
andata a finire, ma ne parlammo lo stesso, esaminammo la
questione da ogni lato, la girammo e la rigirammo finch non
si chiuse da s. Io sarei partita e lui sarebbe rimasto. Uno di
noi due doveva badare alla fattoria e l'altro doveva andare, e il
primo era lui e il secondo ero io. Eravamo tutti e due piccoli di
statura, solo che lui era fatto di lana e io di ferro. A lui veniva
l'emicrania ogni inverno e io non mi ero mai ammalata un solo
giorno grigio in tutta la mia vita. Lui non ci vedeva troppo bene
da lontano, mentre io potevo chiudere un occhio e far saltare
le orecchie a una lepre da cinquanta metri di distanza. Lui svicolava
ogni volta che poteva, io invece non facevo mai marcia
indietro. Mai.
Bartholomew diceva che non dovevamo per forza partire,
nessuno dei due doveva, ma io gli risposi che invece s, qualcuno
doveva andare e rappresentare la nostra fattoria, e quel
qualcuno non era lui, e dopo che ebbi fatto la voce grossa e lo
ebbi ripetuto un paio di volte, la discussione fu chiusa. Non
lo dicemmo a nessuno. L'unica altra persona con cui affrontai
l'argomento fu mia madre, e lei era gi morta e sepolta. Cominciavo
a parlarne con lei dopo che Bartholomew aveva preso a
russare, oppure quando ci trovavamo alle due estremit opposte
del campo, o quando toccava a me uscire per andare nella
stalla e appoggiare la guancia e la spalla sul fianco della nostra
vacca. Una volta o due andai al camposanto dove avevo messo
la sua lapide. La ripulii del fango fresco e del muschio umido
e mi rivolsi a lei cinguettando come un uccellino. Mia madre
aveva viaggiato su un treno, una volta, e le dissi che volevo
viaggiare come lei. Sfrecciare nella campagna, discendere in
barca il corso delle sue lunghe acque. Volevo distendermi sotto
le stelle, le dissi, e annusare l'odore di altre brezze. Volevo bere
altre acque, sentire sulla pelle calori diversi. Tenermi ritta in
piedi con i miei compagni d'armi in cima alle rovine delle vecchie
idee. Avanzare insieme a migliaia di altri. Piantare a terra
lo stivale, indurire l'occhio e non scappare.
Tutto questo dissi alla mia defunta madre, parlai con lei
gi nella terra: una grande conflagrazione si avvicinava; io volevo
prestarle la mia scintilla. Sapevamo tutti e due, io e Bartholomew,
che cosa avrebbe risposto mia madre, e cos ogni volta
che le chiedevo cosa ne pensava era come se lo dicesse davvero.
Vai. Vai e vedi di cosa sei capace.


3.

Avevamo l'addestramento ogni giorno in quel campo.
Riempivamo i nostri zaini, prendevamo i moschetti e marciavamo
per chilometri senza andare da nessuna parte, poi tornavamo
e ci tenevamo sull'attenti per l'ispezione, e passavamo ogni
secondo di quell'attesa augurandoci la fine di quel caldo asfissiante.
A fine addestramento scavavo trincee e qualunque altra
cosa per cui ci voleva un badile. Una volta fu un pozzo nero
per i cuochi. Un'altra volta fu una bella fila fresca di tombe, che
aiutai a scavare e poi a riempire. I ragazzi che ci misero dentro
erano morti di difterite. Alcuni erano fra quelli che erano arrivati
all'accampamento insieme a me. Quei funerali di cinque
minuti erano solo uno dei nostri tanti piacevoli svaghi. C'erano
anche i furti, le bevute e le zuffe. C'era un piccolo palco dove
davano farse sugli ufficiali o storie che conoscevo bene, come
quella del nanetto che sapeva filare l'oro o quella dei due poveri
bambini che seminavano briciole di pane nel bosco. Sentii
dire a un tipo che quei due erano fortunati, dato che alla fine
riuscivano a liberarsi e non venivano cucinati nel forno, ma un
altro disse: Uno spavento cos, se te lo becchi da piccolo, ti si
conficca dentro e dopo non te ne liberi pi.
Comunque sia, per intrattenerci avevamo anche degli
spettacoli di bianchi truccati da neri, o dei veri negri liberati
che cantavano e ballavano per noi. Un contraband(1) gigantesco,
di cui si diceva che era scappato da Tuscaloosa in groppa a un
asino senza orecchie, ci cant la sua canzone sopra una piattaforma
che aveva messo in equilibrio in cima al palo di una
recinzione. Alla fine fece un inchino e poi con una capriola
all'indietro salt dalla piattaforma e ricadde a terra. Lo fece
cos bene che i ragazzi gli chiesero il bis. La terza volta, quando
la folla era talmente cresciuta che a guardarlo c'era quasi mezzo
reggimento, atterr male e si ruppe una gamba.
I contrabands non erano i soli che avevano meraviglie da
offrire. Un ragazzo messicano che lavorava nelle cucine suonava
il banjo cos veloce che la mano sullo strumento non si vedeva
praticamente pi, ed erano in tanti a sussurrare che quando
si trattava di pizzicare le corde solo il diavolo nelle sue giornate
buone era capace di batterlo. Certi pomeriggi gli ufficiali organizzavano
delle competizioni. In quei giorni girava il whisky
e i ragazzi facevano gare di corsa o si battevano a mani nude
o giocavano a una specie di baseball usando mele vecchie che
allora non lo sapevamo ma in seguito avremmo rimpianto, o si
arrampicavano su pertiche spalmate di grasso.
L'accampamento era pi o meno a un giorno di galoppo
da quello che si sarebbe potuto definire un bel posto. Attorno
a noi c'erano pascoli sventrati e met degli alberi erano stati
abbattuti per la legna da ardere e da costruzione. Un fetore degno
di un vecchio libro di fiabe danzava su ogni refolo di vento
che soffiava dalla nostra parte. Uomini che si tiravano appresso
i loro odori sgradevoli si spostavano in tutte le direzioni, alcuni
a cavallo ma la maggior parte a piedi, e ogni tanto, quando
intorno non c'erano gi abbastanza fumo e puzza di diavolo,
facevano sparare anche una piccola fila di cannoni. Le tende
erano antri bui, con tutto che gli uomini ci aggiungevano una
specie di pavimento e appendevano in giro ritratti e oggetti vari
portati da casa. A volte c'erano delle donne al campo. Ma sia
che fossero mogli di ufficiali, lavapiatti o signore che avevano
perso da tempo la propria virt, io mi tenevo alla larga da loro.
Quando avevo finito di mangiare la mia razione giornaliera,
prendevo la penna per scrivere a Bartholomew. Non avevo
mai scritto una lettera in vita mia prima di quei giorni, n a lui
n a nessun altro, e scoprii che non ero tanto soddisfatta di
come si presentava quello che avevo da dire. Da allora sono un
po' migliorata a scrivere, come potete giudicare voi stessi, ma a
quel tempo ero lenta, e usare la penna per formare parole che
significavano ancora qualcosa dopo tutti quei chilometri che
avevo percorso, sembrava uno strano compito. Rileggevo le
mie lettere prima di spedirle e mi sembrava di leggere le lettere
di una sconosciuta a un altro sconosciuto, e non mi piaceva
come mi faceva sentire questa cosa.
Mio caro Bartholomew,
Carissimo Bartholomew,
Bartholomew, mio bellissimo compagno,
A casa bastavano le parole dette ad alta voce o i piccoli
regali e pensieri che ci lasciavamo l'un l'altro. Avevamo un
gioco, facevamo a gara a chi vedeva spuntare il primo narciso
in primavera, il primo tulipano, il primo iris che si schiudeva
mostrando il suo cuore di un viola intenso. Chi lo vedeva,
doveva cogliere quel primo fiore e metterlo in un posto dove
l'altro lo avrebbe trovato. Quella primavera, prima della mia
partenza per la guerra, era stato Bartholomew a vedere i primi
lill. Con un filo giallo ne aveva legato qualche ramoscello in
un piccolo mazzolino e me l'aveva messo accanto alla scodella
della colazione. Pi di una volta mentre scrivevo ripensai a
quel mazzolino vivace, domandandomi se c'era qualche bella
primizia di cui potevo parlargli, ma tutto quello che mi veniva
in mente erano latrine, orribili schiene nude curve sul lavoro,
caff bruciato e minuscoli vermiciattoli che facevano capolino
dalle nostre gallette. Un giorno durante una marcia vidi
un airone azzurro infilzare un pesce pi grande del suo becco
dentro uno stagno perfettamente liscio, ma quando lo misi per
iscritto, l'airone il pesce e la pozza risultarono cos scialbi che
per poco non li cancellai.
Le lettere che mi spediva Bartholomew erano di tutt'altro
genere. Aveva un modo di scrivere che gli bastavano cinque
parole a far rivivere tutto il nostro vecchio mondo. Leggendo
le sue lettere, sentivo nel naso i primi profumi autunnali e nelle
orecchie i suoni del primo autunno. Una volta infil nella busta
la piuma brillante di un cardinale rosso e raccont di averla
trovata che fluttuava sul bordo del pozzo, in fondo al quale
sarebbe scomparsa per sempre se lui non l'avesse raccolta e
spedita all'altro capo del mondo per venire a trovare me. Non
so spiegarvi esattamente perch, ma quella piuma e le sue parole
sul fatto che era volata lontano per venire a cercarmi mi fecero
spuntare una lacrima nell'angolo dell'occhio, che si rifiut di
andarsene anche dopo che l'avevo asciugata. Non ero l'unica a
farmi tutta rossa in viso quando leggevo una lettera da casa. Alcuni
facevano di molto peggio. C'erano dei ragazzi che quando
arrivava una lettera della madre strepitavano come beb per
il resto della notte. Una volta vidi un vecchio sergente a cui la
moglie aveva spedito un paio di calzini fatti a maglia ricacciare
a stento le lacrime. Due tipi seduti l accanto cercarono di punzecchiarlo
un po', ma lui gli disse che, se continuavano un solo
minuto di pi, gli avrebbe ficcato una forchetta per occhio.
Fu proprio quel sergente che ci insegn come fissare le
baionette sui nostri Springfield e infilzare uomini fatti di paglia
e formare una linea e, per quelli che ancora non lo sapevano
fare, come sparare. Ho gi detto prima che ero brava a sparare,
e cinquanta metri o cinquecento non facevano una grande
differenza in quel campo. Col mio Springfield potevo colpire
tutto quello che volevano in qualsiasi punto lo volevano mettere,
e non importa se mentre sparavamo si piazzavano dietro
di noi e ci urlavano nelle orecchie o picchiavano su un tamburo
fin quasi a spaccarlo. C'erano un sacco di uomini capaci di
marciare e stare sull'attenti pi a lungo di me, o che sapevano
trafiggere i manichini di paglia con pi ferocia, ma in pochi
potevano battermi con un'arma da fuoco.
Lo scrissi a Bartholomew e nella lettera successiva che ricevetti
lui disse che era fantastico e che dovevo esserne orgogliosa
ma che - come ci eravamo detti -, se non volevo attirare
su di me gli sguardi curiosi di tutta la compagnia, una volta
ogni tanto dovevo mancare il bersaglio. Io gli risposi che forse
non sarebbe stata una cosa tanto terribile se si fossero accorti
di quello che ero e mi avessero rispedita a casa. Lui scrisse che
non c'era niente che desiderava di pi sulla faccia della nostra
buona, verde terra che avermi di nuovo al suo fianco, ma che
non dovevo tornare. Che sapeva che non ero ancora pronta a
tornare a casa, che se non rimanevo per vedere un po' di battaglia
l'eco del rimpianto e la febbre del rimorso mi sarebbero
rimaste per sempre dentro.
In una tenda vicina alla nostra c'era un tipo che sembrava
pi saggio degli altri e, dopo aver ricevuto questa lettera da
Bartholomew, gli chiesi se secondo lui l'amore doveva avere la
meglio sul dovere. "L'amore? Che diavolo , l'amore?" disse
quell'uomo dall'aria saggia e poi sput per terra.

Note.
1. All'epoca erano chiamati contrabands gli schiavi afroamericani in fuga al
nord che ancora non erano stati dichiarati liberi. Molti contrabands combatterono
nelle fila dell'Unione, nei reggimenti delle United States Colored Troops. (N.d.T.)


4.

Ci addestrarono quel tanto che gli sembr sufficiente
- abbastanza da non infilzarci o spararci troppo l'un l'altro -,
dopodich ci imbarcammo su battelli a ruote e discendemmo
il corso del fiume, poi sbarcammo e proseguimmo a piedi verso
il Sud infuocato. Pi avanti erano in corso delle battaglie e non
appena si sparse la voce che stavamo avanzando per andare a
fare la loro conoscenza il reggimento cominci a perdere un
mucchio di ragazzi. Non ci voleva niente a lasciare le fila e non
fare pi ritorno. Una specie di melma mischiata a nebbia ricopriva
le nostre facce. Eravamo sconosciuti che marciavano
con un moschetto. Al campo forse ci eravamo fatti notare per
qualcosa, ma adesso il campo era lontano. Il sergente che aveva
visto che sapevo sparare non era venuto con noi. I ragazzi della
mia banda che mi avevano visto vincere a braccio di ferro non
c'erano. Quello che sto dicendo, ve lo confesso,  che tante volte
pensai di andarmene durante la nostra marcia. Nonostante
quello che mi aveva scritto Bartholomew sul fatto che non ero
ancora pronta a fare ritorno a casa. Nonostante tutte le cose
che dissi in quei giorni alla mia defunta madre.
Non scapper, le dissi.
Forse s e forse no, rispose lei.
Nessuna tempesta, n di ghiaccio n di fuoco, pu farmi
scappare, le dissi.
In un modo o nell'altro, imparerai se questa  una menzogna,
disse lei.
Stavo pensando a questo, pensavo di mollare e svelare la
menzogna col mio passo, quando attraversammo una di quelle
cittadine dove erano tutti allineati lungo la strada per incoraggiarci,
e vedemmo una ragazza che si arrampicava su un albero
per guardarci meglio. Doveva esserci qualcosa di aguzzo su
uno dei rami, perch mentre si arrampicava la sua camicetta
rimase impigliata e le si strapp di dosso. Fra i ragazzi attorno
a me si lev un boato e la ragazza sull'albero prese la camicetta
che non indossava pi e la sventol verso di noi in segno
di saluto. Si vedeva che era dispiaciuta, anche se sventolava
l'indumento strappato, che tremava tutta al vento, e prima di
rendermi conto di quello che facevo, ero salita sull'albero come
se fosse una scala, mi ero tolta la giubba e gliel'avevo messa attorno
alle spalle. Gliela avvolsi attorno al corpo e la strinsi per
bene. Ecco qua, signorina, dissi, e feci una specie di inchino,
perfino lass in cima all'albero. Lei mi guard, poi mi scrut
con pi attenzione, vide quello che ero e sobbalz, e i suoi
occhi da azzurri si fecero verdi. Ma a quel punto dai ragazzi
di sotto partirono altre urla gioiose - stavolta per quello che
avevo fatto - e io scesi dall'albero e tornai in riga. La vidi con la
mia giubba addosso, mi stava ancora fissando e mi indicava col
dito, ma prima di fare altri cinque o dieci respiri la compagnia
era gi passata oltre e ci eravamo lasciati la ragazza alle spalle.


5.

Quella sera ero in piedi davanti al nostro colonnello, il
quale, dopo avermi dato una settimana di guardie notturne per
aver ceduto parte della dotazione militare ancora prima di aver
avuto un'opportunit di farmi sparare con l'uniforme addosso,
si compliment con me per la mia agilit nello scalare gli alberi
e per la mia galanteria. Disse che non sapeva che dalle fattorie
venissero fuori ragazzi cos edotti in fatto di belle maniere.
Disse che il mondo non cessava mai di offrirgli sorprese. Che
il mondo intero da un capo all'altro non era altro che sorprese.
E tu, soldato Thompson della Contea di Darke, cos' che
ti sorprende? mi chiese.
Signore? dissi.
Ti ho chiesto che cosa ti sorprende in questo vasto mondo
della guerra e del suo tuonare. 
La risposta mi venne quasi subito, per ci pensai su uno o
due minuti buoni prima di darla.
Tutto, signore.
Il colonnello aveva l'abitudine di arricciarsi i baffi. Se ne
arricci prima uno e poi l'altro, e annu. Mi scrut in faccia per
un po' e capii che vedeva un albero, una giubba e una bella
ragazza che non ero io.
Quella sera, grazie a me, ci fu di che divertirsi attorno al
fuoco. Un ragazzo che se la cavava con la chitarra, uno strumento
che non avevo mai sentito suonare all'aria aperta, aveva
gi trasformato quell'episodio in una canzone. Il Galante Ash
sal in cima all'albero, per prestare soccorso a una dolce fanciulla...
Quel ragazzo non aveva la voce che aveva Bartholomew
quando suonava il violino, le sere che ci sedevamo insieme su
una balla di fieno sotto le stelle, ma avevo sentito di peggio. Un
altro ragazzo che sapeva suonare le ossa si mise ad accompagnarlo.
Alcuni battevano le mani e altri due o tre improvvisarono
una specie di giga e mi trascinarono al centro costringendomi
a saltellare e strisciare i piedi insieme a loro.
Quando pi tardi uscii per andare a fare la mia prima notte
di sentinella, quella canzone mi accompagn. Di guardia con
me c'era un ragazzo di Louisville che mi chiam Galante Ash
e ne canticchi un pezzetto a bocca chiusa. Gli dissi che faceva
meglio a tenersi per s quel nome, ma alcuni degli altri lo sentirono
e cominciarono a ripeterlo e dopo non ci fu pi verso di
fermarli. Perfino il nostro colonnello, quando lo rividi il giorno
dopo, mi diede da portare quel nomignolo, cos me l'accollai.
Fu con quel nome che sparai al mio primo uomo la notte
seguente. Erano in sei o sette, venuti con l'intenzione di attaccarci
e darsi al saccheggio o Dio solo sa che cosa. Sbucarono
fuori dagli alberi poco prima dell'alba. Dalla nostra parte della
linea met dei ragazzi erano rannicchiati tra le foglie e furono
lenti a rialzarsi, perci fummo in pochi ad avere i moschetti
pronti a far fuoco e a sparare alle ombre indistinte che correvano
verso di noi. Ma solo una delle nostre armi and a segno,
e fu la mia. Diedi un'occhiata all'uomo che avevo ucciso dopo
che i suoi fratelli furono scappati. Aveva capelli scuri e ricciuti
e una barbetta rada. La bocca era larga e gli zigomi alti. La palla
l'aveva beccato proprio sopra il petto sinistro. Si vedeva una
specie di fiore marrone che gli sbocciava attraverso la giacca
leggera. Aveva una vecchia fasciatura lercia alla mano sinistra e
le unghie avrebbero avuto bisogno di una spuntatina.
Con il sole arriv il cambio e ci disse di tornare indietro e
fare rapporto, ma io rimasi ancora un minuto con l'uomo ucciso.
Come chiunque altro, di morti ne avevo visti in quantit,
mai per uno che avevo ammazzato io. Proprio quella mattina
mi ero lanciata in un'altra osservazione superficiale su quanti
ribelli pensavo di uccidere, a quanti contavo di fare la pelle.
Tutti i giorni facevamo gli sbruffoni su quell'argomento. Alcuni
di quelli che avevano gi preso parte ai combattimenti ci
avevano detto che la cosa pi probabile, quando ci saremmo
ritrovati davanti al nemico allineato con le armi puntate contro
di noi, era che ce ne scappassimo. Ma io non ero scappata.
Avevo sparato.
Hai visto, madre, mormorai.
Ho visto, sussurr lei.
E adesso eccomi l. Avevo voglia di sollevare la testa dell'uomo
morto e cullarla fra le braccia ma non lo feci, e sapevo che
quel genere di pensieri era un'altra delle cose che avrei dovuto
imparare a uccidere. Alcuni dei ragazzi del cambio mi presero
un po' in giro mentre me ne stavo seduta l, ma li ignorai. Loro
non avevano ucciso nessuno quella mattina. Quando il sole fu
abbastanza alto in cielo vidi che gli occhi spalancati dell'uomo
morto erano azzurri.


6.

Una settimana dopo, il colonnello, dato che i suoi uomini
erano impegnati altrove, chiese a uno dei nostri tenenti di formare
una squadra per andare in cerca di un posto dove accamparci
pi avanti, e gli disse di portare anche me. Fummo una
dozzina a metterci in cammino e scarpinare in mezzo ad alberi
e torrenti, e dopo aver convissuto con un migliaio di persone
sembrava che fossimo rimasti soltanto noi e gli uccelli a popolare
una terra deserta. Non vedemmo nemici e nemmeno altre
bestie a due zampe, n bianche n nere. Perlustrammo un bel
tratto e ci imbattemmo in qualche casa disabitata qua e l, ma
in niente di adatto per un campo. Allora il tenente ci fece separare
per coprire un'area pi grande e dopo aver camminato
un'ora io e il ragazzo con cui ero trovammo, nascosto fra gli
alberi, quello che ci sembr il posto giusto.
Era un bel pezzo di terra, diviso in due da uno scintillante
corso d'acqua. C'era un ponte di pietra che poteva reggere il
peso dei nostri cannoni e una casetta di legno per il colonnello
e i suoi ufficiali. C'erano anche un fienile con dentro ancora
della paglia, una grossa quercia sotto cui ci sedemmo un poco
per addentare le nostre mele e gallette, e un pozzo da cui attingemmo
acqua buona. Accanto al pozzo c'era un capanno.
All'interno trovammo una catena e dei ceppi aperti vicino a
una leggera rientranza nel pavimento in terra battuta. Si vedeva
che quei ceppi erano stati stretti, e probabilmente molte volte,
attorno a qualcosa di soffice.
Saremmo potuti restare l ancora un po' a osservare quel
triste spettacolo, ma in quell'istante un maiale piuttosto grosso
ritornato da poco allo stato brado arriv grugnendo. Gli
sparammo, lo legammo bello stretto e lo appendemmo a un
ramo di betulla che ci caricammo in spalla, poi ci dirigemmo
di nuovo verso il punto d'incontro. L, dopo un certo numero
di soste per riposare, consegnammo il maiale e facemmo rapporto.
Salt fuori che altri avevano trovato un posto migliore
ed  in quella direzione che si mosse il reggimento, ma questo
non imped a molti di noi, compreso il colonnello, di mangiare
maiale fresco quella sera.
Nella mia lettera successiva scrissi a Bartholomew di quella
giornata e di quel pasto. Ripensai ad alcuni degli uccelli che
avevo visto e gliene parlai, e poi ad alcuni degli alberi, alla
struttura ben fatta del ponte e al suono del fiume che ci scorreva
sotto, e aggiunsi anche quello. Il maiale a cui avevamo sparato
morendo aveva cacciato certe urla forti, quasi come il maiale
che un tempo avevamo a casa e si chiamava Cloverleaf, e nella
mia lettera a Bartholomew feci quel paragone e mi dissi che era
vero. Quando mi sembr di avere pi o meno finito rilessi, e
non avevo proprio rovinato tutto, cos mi preparavo a ripiegarla
per spedirla quando mi torn in mente quel capanno. Vidi
i ceppi e il sangue secco rappreso sul ferro e rabbrividii. Un
brivido che part da qualche parte in basso alla schiena e risal
alla gola aprendosi un varco fino alla bocca. Non c'era nessuno
tra i vivi che non aveva visto qualcuno con qualche parte del
corpo stretta dai ceppi, lo sapevo, ma in quel posto deserto
avevo sentito il morso del dolore in modo cos forte che ero
stata contenta al pensiero che avevamo trovato un altro luogo e
non ci saremmo dovuti tornare.
Per ci ritornai. Proprio il giorno dopo il colonnello incaric
me e il mio compagno di guidare una spedizione nei dintorni,
per vedere se riuscivamo a rimediare un altro bel maiale.
Li portai dritti l, neanche avessi una mappa scritta sulla manica
della camicia. Come il giorno prima, c'era tanto sole e un
venticello ancora pi piacevole. Uccidemmo un altro maiale, e
i ragazzi con cui ero pensavano tutti che avremmo dovuto accamparci
l, ma io non dissi una parola. Da lontano il capanno,
con la porta che pendeva su uno dei cardini, sembrava aprirsi
su un'oscurit che, se la guardavi troppo da vicino, ti portava
gi, in un posto dove ti toccava sudare parecchio per risalire
in superficie.


7.

Erano ancora in tanti a usare il mio soprannome, ma nei
giorni seguenti non mi sentii pi tanto galante. Credo che se
una qualunque delle signore che vedemmo durante la nostra
marcia avesse perso la camicia per l'eccitazione, l'avrei lasciata
l a far prendere aria ai suoi tesori. Pi di una volta mi allontanai
dalla colonna per cercare un cespuglio e dovetti scapicollarmi
per raggiungerla di nuovo. Non ero la sola ad avere bevuto
dell'acqua di palude nel campo che avevamo scelto e a pagarne
le conseguenze. Nessuno ci teneva ad accoccolarsi davanti agli
altri e facevamo attenzione a mettere una buona distanza fra
noi, ma la possibilit comunque concreta che uno di loro mi
sorprendesse mentre facevo i miei bisogni, cosa che accadeva
ogni dieci minuti invece che ogni dieci ore, e scoprisse il mio
segreto, non contribuiva certo a rallegrarmi. E non mi rallegrai
tanto nemmeno quando un ragazzo torn dal suo viaggio fra i
cespugli con un teschio in mano.
Salt fuori che stavamo attraversando una regione dove
aveva avuto luogo uno dei primi scontri: alcuni dei caduti erano
rimasti senza sepoltura e gli animali e il vento ne avevano
sparpagliato in giro le ossa. Appena lo venimmo a sapere, in
testa non avemmo che ossa e dopo, per pi di un chilometro
e mezzo, vedemmo solo verde, marrone e bianco ricoperto di
muschio.
Ce n' uno laggi, diceva qualcuno.
Un altro gridava: C' uno stivale l, alla base di quell'albero,
che ha ancora un piede infilato dentro.
C'erano ossa nei fossati, ossa vicino agli steccati di recinzione
dei campi, ossa in mezzo alle distese di stiancia e ossa disposte
in una specie di cerchio sul fondo nero e poco profondo
di un ruscello. Ad alcuni non piaceva tutto quello sgolarsi sulle
ossa, pensavano che avremmo dovuto fermarci e rendere loro
giustizia, a chiunque appartenessero, grigi o blu, ma il colonnello
aveva dato i suoi ordini e il reggimento si stava spostando,
cos continuammo a tenere le bocche aperte e gli indici puntati
e lasciammo stare i badili.
Quel desiderio di seppellire le ossa, che ci accompagn a
lungo dopo che le avevamo viste, non imped al ragazzo con il
teschio di tirarlo fuori quando, qualche chilometro dopo, attraversammo
una piccola cittadina, n di lanciarlo tra le mani di
una bellezza del posto che era venuta a vederci passare. Molti
di noi si fecero una gran risata, ma non la bella. Lei non rise,
non strill nemmeno e non lasci cadere a terra quell'oggetto
muschioso. Lo osserv solo un momento, poi si volt e lo
poggi con cura sul davanzale della finestra accanto a s. Io mi
girai a guardarla e mi stupii vedendo che, dopo un dono come
quello, le sue labbra si erano incurvate in un piccolo sorriso
forte e il suo sguardo fermo aveva incrociato e sostenuto quello
di chiunque la guardava o le rivolgeva la parola mentre sfilavamo
davanti a lei. C'erano uno o due bambini nell'ombra alle
sue spalle. La facciata della casa era annerita dal fuoco e il tetto
era in parte sfondato. Il mio stomaco mi diede uno strattone e
mi rigirai, ma non smisi di pensare a lei nemmeno quando mi
allontanai nuovamente di corsa in cerca di un posticino tranquillo.
Chi sa che cosa significava quel teschio per lei e per
i suoi. Accovacciata a terra, mentre facevo i miei bisogni, mi
diedi qualche colpetto sul cranio per essere sicura che fosse
ancora l al suo posto sul collo.


8.

C'era una storia che a mia madre piaceva raccontare, su un
uomo che aveva sentito dire che la Morte lo aspettava dietro
l'angolo. Cambiava direzione e andava dall'altra parte. Sapete
come finisce. Io lo sapevo prima di partire per la guerra e lo sapevo
anche laggi nel Sud, con le sue ossa e i suoi tetti sfondati
dalle palle di cannone, cos quando gli effettivi del reggimento
cominciarono di nuovo a calare dopo aver ricevuto l'ordine di
procedere a passo di corsa al suono dell'artiglieria che gi si
iniziava a sentire, strinsi pi forte il mio Springfield, mi spostai
la cartucciera sulla schiena e abbandonai le mie spedizioni fra i
cespugli affrettandomi a seguire gli altri. Non provai nemmeno
a immaginare come sarebbe stato non farlo. Mi dispiaceva solo
essere costretta a ingaggiare battaglia con la pancia in cos misero
stato. Ma non mi dispiaceva cos tanto da rallentare quando
due caporalmaggiori indietreggiarono a rapidi passi lungo
i ranghi dicendo a quelli che erano troppo malati di restare indietro.
Non rallentai nemmeno - e sono fiera di dire che non lo
fece nessuno di quelli che stavano attorno a me - quando il tiro
dei cannoni si fece cos infuocato che sembrava che eravamo
gi stati feriti prima ancora di essere sul posto, e che facevamo
gi parte della pena e della gloria imperiture del mondo, e
vedevamo gli alberi che crollavano abbattuti da grandi altezze
e da ogni angolo ci arrivavano i lamenti di uomini feriti che si
lasciavano scappare l'aria dalla gola.
Cominciammo a vedere dei grigi a grande distanza, dei
puntini appena, ma erano dappertutto, e ci fecero mollare gli
zaini e tutto quello che non ci sarebbe servito in combattimento.
Non ebbi tempo di dispiacermi quando vidi scomparire il
ritratto di Bartholomew e tutte le lettere che avevo ricevuto
da lui. Mi liberai solo dello zaino come facevano gli altri attorno
a me e lo lasciai cadere a terra. Poi ci mettemmo tutti
a correre. Pi avanti c'era una delle nostre compagnie che se
la stava vedendo brutta e aveva bisogno del nostro aiuto per
tenere il fianco. Come ho detto, avevo gi montato la guardia e
avevo sparato a un uomo, ma c' una prima volta anche per le
battaglie. Un bel po' di noi caddero mentre facevamo l'ultimo
sforzo, e l'aria si riemp di fumo. Sembrava che non dovessimo
mai arrivare dove stavamo andando, e poi eccoci l.
Eravamo giunti in un campo incredibilmente lungo e largo,
dove c'eravamo noi su un lato e loro sull'altro. I loro ragazzi
con i loro berretti da una parte, noi con i nostri dall'altra. Se
avessimo indossato gli stessi colori, uno avrebbe potuto pensare
di stare davanti a uno specchio. Come se alla fin fine ci
preparassimo a sparare a noi stessi. Come se l'altra met, lo
specchio, si preparasse a rispondere al fuoco. Mi ero fatta l'idea,
e me la tenevo ben stretta, che prima dovevano partire
gli schermagliatori, che ciascun campo avrebbe inviato la sua
ondata, che non toccava ancora a noi combattere. Fu allora che
il nostro colonnello si avvicin a cavallo da dietro e mi tolse
subito quell'idea dalla testa. Arriv, smont, si arricci i baffi
e disse che non avevamo fatto tutta quella strada dall'Ohio
per cogliere petunie, che era ora di far rimbombare il tuono,
scagliare la folgore, rimanere ai propri posti, spalla a spalla,
senza mai temere le tenebre. Mentre teneva questo discorso, i
grigi continuavano a farsi pian piano avanti e noi lo stesso, e,
quando ci fummo fermati da entrambe le parti, le nostre gole
e i nostri occhi avevano gi cominciato a combattere e i nostri
colori si trovavano a non pi di trenta metri di distanza l'uno
dall'altro.
Proprio il giorno prima, all'accampamento, un vivandiere
aveva cercato di vendere un'armatura di ferro capace, secondo
lui, di respingere qualsiasi proiettile fatto da mano d'uomo e riportarti
a casa sano e salvo dai tuoi cari, ma gli avevano riso tutti
in faccia. Per fu l'immagine di quell'armatura che mi pass
per la testa quando cominciarono le raffiche dei grigi e il ragazzo
vicino a me rese l'anima e cadde proprio mentre alzavamo
le armi. Il ragazzo dall'altra parte gracchi che avrebbe tanto
voluto avere una roccia o un albero dietro cui nascondersi, e il
vecchio accanto a lui, che di battaglie ne aveva gi viste in abbondanza,
scoppi a ridere, apr una cartuccia con i denti, tir
su col naso rumorosamente e disse: L'albero sei tu, figliolo.


9.

Nelle lunghe giornate che seguirono non ci furono altro
che marce e battaglie, marce, avanzate a passo di corsa e battaglie.
Una volta ci caricarono su un treno per portarci pi a est,
ma non pensai al mondo che sfrecciava l accanto, pensai solamente
al fumo della locomotiva che entrava nel vagone bestiame
dove ci avevano messo, ai ragazzi che non sopportavano il
dondolio e non fecero che vomitare fuori dalla porta aperta e a
un livido a forma di anatroccolo che avevo sul didietro e quindi
non potevo mostrare a nessuno e che da seduta mi faceva un
gran male. Un'altra volta, dopo che ci eravamo battuti in una
palude, tanto che per giorni ci dovemmo staccare di dosso le
sanguisughe annidate dappertutto, ci trasportarono dove c'era
bisogno di noi su una barca cos bassa nell'acqua che per tutto
il tempo ci aspettammo che arrivasse un'onda e risparmiasse la
fatica a Lee, perch saremmo annegati tutti.
Ogni volta che combattevamo ci toglievamo gli zaini e li
ammucchiavamo assieme. Alla fine arrivammo al punto che cominciavamo
a scrollarceli di dosso non appena sentivamo tremare
il suolo. Io persi due zaini quando i ribelli guadagnarono
terreno su di noi e smisi di portare le foto e le lettere l dentro.
Dopo avere perso il secondo, chiesi a Bartholomew di farsi fare
un altro ritratto. Il fotografo fraintese le sue intenzioni, lo prese
per un ragazzo che stava per andare in guerra e lo fece posare
con il cappello a cilindro e un'arma affianco, e nel ritratto si
vedeva chiaramente che Bartholomew non era troppo a suo
agio mentre la stringeva. Me la mand insieme a un biglietto in
cui scrisse che era un falso peggiore di qualunque falso in tutta
la Confederazione, ma a me piaceva quella foto del mio soldato
che non era un soldato e teneva il suo moschetto come se fosse
un rastrello arroventato o la zampa di un orso, e dopo averla
guardata per un pezzo me la cucii nella benda che mi fasciava
il seno sotto la camicia.
All'inizio mi vergognavo di mandargli la mia foto, ma dopo
tutte quelle battaglie pensai che era meglio farmi fare il ritratto
prima di ricevere il mio biglietto per l'inferno o di perdere un
occhio o un braccio. Cos mi procurai un permesso e percorsi
a piedi i sedici chilometri di strada fin dove avrei potuto prendere
un carro per Washington. La parte della giornata che non
se ne sarebbe andata per il ritratto avevo intenzione di passarla
vedendo alcune delle bellezze di quella grande citt che tutti
noi stavamo difendendo, ma il carro su cui viaggiavo rimase
bloccato quando il conducente si addorment e i suoi muli si
fiondarono in un profondo pantano. Ci vollero due ore per
tirarlo fuori e quando raggiungemmo la periferia, che poi non
era niente di pi di qualche casa abbandonata, una stalla con
la porta sfondata e tende e fuochi da campo fin dove arrivava
lo sguardo, capii che il massimo che potevo fare era tornare indietro
a un'ora ragionevole. Quindi addio bellezze da visitare.
Per fortuna c'era un fotografo che disse che aveva altri ritratti
da consegnare al mio accampamento una volta pronti, e che
teneva il carro vicino a un venditore di rimedi lungo le sponde
del Potomac. Be', quello s che era un bel pezzo bagnato di
propriet. Non ho mai visto la nostra capitale, e a questo punto
mi aspetto di non vederla mai, ma vidi il suo fiume e ne saggiai
la frescura, perch mentre aspettavo il mio turno misi i piedi a
bagno nelle sue acque. Presso la sponda c'era anche un predicatore
che offriva la sua mercanzia. In guerra, di predicatori o
semplici uomini a cui piaceva parlare e percuotere una Bibbia
se ne incontravano a ogni pi sospinto, e io li ascoltavo tanto
o poco come chiunque altro, ma quello l, presso le acque del
Potomac, aveva uno stile tutto suo che andava al di l di un bel
modo di dire Maria, Giuseppe e Geremia. Per un attimo pensai
di far passare avanti il tipo dietro di me per stare a sentire
un altro po', ma il tempo scorreva e avevo il mio compito da
assolvere.
Non usavamo praticamente mai le nostre baionette, se non
per cucinare o tagliare le erbacce, ma per il mio ritratto il fotografo
mi fece impugnare un archibugio vecchio e stravecchio
con una baionetta inchiodata definitivamente sulla canna. Si
infil sotto il panno, guard nell'obiettivo e mi disse che sembravo
proprio un soldato vero. Le orecchie ancora mi ronzavano
per gli scontri della settimana passata, e nemmeno tre giorni
prima al fronte avevo visto un tipo fatto in cinque grossi pezzi
dalle pallottole.
Sembro un soldato perch lo sono, brutto figlio di puttana,
gli dissi.
Via, via, ragazzo, non ti scaldare, fu la sua risposta.
Per fece il suo dovere. Quel che  giusto  giusto. Sembro
veramente un autentico soldato su quel pezzo di latta che mi
consegn il giorno dopo. La mascella serrata, il berretto inclinato
e gli occhi selvaggi come quelli di un puledro morsicato
da un serpente. Quando lo ricevette, Bartholomew mi scrisse
che per custodirlo aveva cucito un elegante fodero con un po'
di soffice pelle di agnello ma che non aveva ancora osato guardarlo
troppo direttamente per paura che il ritratto spazzasse
via il dolce ricordo che conservava di me.
Allora guardalo dopo che mi avranno ammazzata, gli
scrissi, perch mi seccava il fatto che non voleva guardare la
foto che mi ero fatta fare per lui e mi era costata una giornata
intera.
Se ti uccidono, lo cucir nella sua custodia per sempre
e lo seppellir nel giardino insieme al mio cuore, mi scrisse.
Be', nel frattempo, gli scrissi io, dagli solo una sbirciatina
e guarda che te ne pare di come mi hanno insegnato a star
dritta.


10.

Non avevano bisogno di noi solo per combattere. Ogni
volta che c'era un momento di tregua, dovevamo aiutare ad
alzare parapetti, costruire ponti e tagliare alberi per le loro
strade di tronchi. Negli accampamenti grandi ti ritrovavi a
sudare sotto il sole accanto a ogni genere di uomo che esiste
sulla Terra. Io ho sfrondato degli alberi insieme a un pellerossa
dello Stato di New York che aveva delle strisce verdi e
viola tatuate su braccia e gambe, ho trasportato massi, lottato
coi buoi e macellato capre, ho pulito cannoni e caricato carri
con la triste carne di futuri cadaveri accanto a cinesi che non
parlavano una parola di inglese e a cinesi che lo parlavano
meglio di me e a svariati neri di ogni tinta, tonalit e taglia.
Penso che se fossi passata direttamente dalla fattoria a quel
genere di lavoro, mi sarei messa a piangere per lo shock. Ma
le settimane e i mesi mi ci avevano fatto entrare pian piano.
Il tuo modo di pensare cambia quando stai ritto in fila nella
tua uniforme blu, con la faccia sporca e i pidocchi e tutti i
morti che adesso conosci, e ti sparano regolarmente addosso.
Arrivi al punto che fai delle cose che prima non ti saresti mai
nemmeno sognato.
Raccogliete quel mucchio di armi; Abbattete quella fila
di cavalli; Uccidete tutto quello che si muove. E anche quello
che non si muove: questi erano gli ordini dei miei tenenti, dei
miei capitani, del mio colonnello e di chiunque altro portasse
l'uniforme giusta. E tu li eseguivi, ovvio, e se non li eseguivi
quando la battaglia infuriava, morivi. Forse morivi comunque.
C'era sempre questa possibilit. La morte era la biancheria intima
che portavamo tutti.
Caricate quei cannoni, arrivava l'ordine. Fategli sputare
i denti a suon di calci. Spezzategli l'altra gamba. Vedete
di non farli scappare. Bruciateli vivi tutti. Dopo un po' che
andava avanti cos, se mi avessero detto di scavare una fossa,
saltarci dentro e portare i loro colori dritto all'inferno, avrei
mollato il mio zaino e ci avrei provato.
Quello a cui non ero preparata arriv quando mandarono
delle truppe regolari di contrabands a darci man forte vicino
a Sharpsburg. Si raccontava che questo gruppo era stato fatto
a pezzi in uno scontro a fuoco feroce e aveva salvato un
ospedale pieno di nostri ragazzi feriti, e a quanto vedemmo
campavano senza mai lagnarsi con una razione che era la met
della nostra, che era gi misera, perci li trattammo col dovuto
rispetto. Lavorammo fianco a fianco per diversi giorni finch
il loro aiuto non fu richiesto da qualche altra parte. Quando
si furono disposti in fila e cominciarono a mettersi in marcia
notai in mezzo a loro un lavoratore che non era come gli altri.
Questo tipo era lungo di gambe e con le spalle larghe e portava
un'ascia che avrebbe potuto abbattere una sequoia. Il lavoratore
mi guard, gli si illuminarono gli occhi e annu mentre
la colonna sfilava.
Ehi, tu! urlai.
Ehi, tu, proprio tu!  grid lei di rimando.
La settimana seguente sognai ogni notte di essere scoperta
e congedata nel disonore. Scrissi questo sogno a Bartholomew
e glielo spedii. Mi rispose con una lettera in cui diceva che anche
lui aveva fatto un sogno. Nel sogno, io ero tornata a casa
pazza dalla guerra. Lavoravo alla fattoria ma non sapevo pi
parlare inglese in modo chiaro. Scavavo nel terreno con il mio
fucile e sanguinavo dappertutto e non la smettevo di perdere
sangue nonostante tutti i cataplasmi che mi applicava.
In quella lettera, mi sped un ditale di terra e mi chiese
di ingoiarla, cos mi sarei ricordata di lui e della nostra buona
vecchia casa. Io gli risposi che mi ricordavo benissimo di tutt'e
due, che non facevo altro per tutto il tempo. Gli scrissi che a
volte pensavo che sarei morta se non l'avessi visto presto, che
morivo di nostalgia all'idea che potevo essere uccisa e non rivedere
mai pi n lui n la fattoria. Gli scrissi, come gli avevo gi
scritto prima, che tenevo il suo ritratto cucito ben bene contro
il petto e lo toccavo ogni sera prima di dormire. Gli scrissi che
se era da pazzi pensare che potevo morire al pensiero che non
ci saremmo mai pi seduti tranquillamente insieme - mano
nella mano, oppure no, semplicemente seduti laggi come avevamo
sempre fatto, sulle nostre sedie o su un mucchio di fieno
nella corte - allora ero pazza e dovevano togliermi il berretto e
il fucile e darmi in pasto ai porci.
Gli scrissi tutto questo. E poi, una volta finito, mi accorsi
che tremavo e avevo i brividi. Quando uno dei miei compagni
di tenda mi chiese cosa c'era che non andava, gli risposi di
andare all'inferno. E dopo che se ne fu andato, presi la terra
che mi aveva spedito Bartholomew e la mandai gi d'un fiato.


11.

Avevo quella terra nella pancia quando la mattina dopo il
colonnello si present alla mia tenda, un po' troppo presto per
i miei gusti, e rimase ad aspettare fuori per un minuto tossendo
piano, mentre io mi liberavo dalle coperte, scavalcavo i miei
compagni addormentati e mi tiravo su gli scarponi.
Ho sentito dire che in questi boschi ci sono scoiattoli belli grassi, Galante Ash, disse quando fui fuori di fronte a lui
con la giubba mezza infilata.
S signore, l'ho sentito anch'io, dissi.
Sentito o visto? chiese.
Visto, dissi, poi aggiunsi: Ce ne sono un sacco, anche
se in quel momento non ero sicura che in tutto quello ci fosse
qualcosa di vero.
Be', ho un cuoco, questo tipo qui, disse il colonnello
indicando un uomo color cannella con una barba bianca come
la neve, che teneva in mano un paio di bei fucili da caccia, che
sostiene, ammesso che gli procuri la materia prima, di potermi
preparare un ottimo stufato di scoiattolo. Pensi che riusciamo
a procurargliela la materia prima?
Ho gi sparato a degli scoiattoli.
Ci avrei scommesso.
Partimmo con le nostre armi in pugno nell'oscurit silenziosa
e ci dirigemmo dritti verso la parte pi profonda della
foresta. Dovemmo camminare un bel pezzo, perch tutti nel
reggimento sparavano fra gli alberi per procacciarsi un po' di
carne per la cena, era diventata la loro religione de facto. Era
il colonnello a fare strada e fu lui a usare questa espressione
scelta, de facto, e a spiegarmi che cosa significava.
Perci puoi dire quanto ti pare che una cosa  in un
modo, ma de facto significa che  nell'altro, dissi.
De facto  il modo in cui  realmente.
Questa guerra la stiamo perdendo o la stiamo vincendo?
Per qualche minuto il colonnello lasci che fosse il silenzio
del mattino a rispondere alla mia domanda, che non aveva
niente a che vedere con quello di cui stavamo parlando. Poi,
per un altro po', lasci che a rispondere fosse il piccolo sigaro
che estrasse dal taschino e a cui stacc l'estremit con un morso
prima di accenderlo.
Puoi sparare comunque agli scoiattoli anche se fumo,
vero? disse.
Lei non sparer?
Non ci vedo molto bene da lontano, soprattutto quando
c' poca luce.
L per l, per poco non gli dissi che mio marito aveva lo
stesso problema, ci manc davvero un pelo. Rimasi a fissare il
fondo di quel baratro, ma indietreggiai a tempo dall'orlo.
S, dissi.
S cosa?
Posso sparare agli scoiattoli anche se fuma.
E lo feci. Ne beccai tre, argentei come serpenti luccicanti,
due piuttosto grossi. Li presi tutti alla testa, vicino alle loro
tane, mentre il colonnello stava seduto su un tronco dopo l'altro
fumando il suo sigaro. Quando il primo cadde a quasi cinquanta
metri dal punto in cui ci trovavamo, si scus per non
aver portato un cane.
Non ho mai cacciato con un cane, dissi.
Io sempre. Quando la mia vista era ancora passabile andavo
a caccia di anatre e altri uccelli acquatici. I cani erano indispensabili.
Ci mancano dei cani buoni in questo reggimento.
Ho visto nuotare dei cani, ma mai nessuno con grande
entusiasmo.
Nella tua fattoria nella Contea di Darke?
Non vengo veramente da l.
Ah no?
Mi girai dall'altra parte, affondando lo sguardo in mezzo
agli alberi. Sentii che il colonnello si stringeva nelle spalle.
Aspettai che dicesse qualcos'altro ma rimase solo l seduto, in
silenzio, scrutandomi con quegli occhi di cui aveva detto che
non funzionavano pi troppo bene.
Questo cambia qualcosa, signore? Fa qualche differenza?
chiesi.
Il fatto che non vieni da dove hai dichiarato di venire
quando ti sei arruolato?
Annuii.
Ho almeno due ufficiali che non vengono dalle citt con
cui hanno dichiarato nei loro documenti di avere un legame.
Posso fare solo generiche congetture riguardo alle cifre tra le
reclute. Ma immagino che molti degli uomini che sono morti
combattendo al nostro fianco non fossero di dove dicevano di
essere.
Io sono proprio di un altro stato.
Va bene, disse lui, poi aggiunse: Purch non si tratti di
uno stato del Sud. Anche se, adesso che lo dico, non vedo perch
questo dovrebbe avere importanza. Se hai un cuore leale.
Io ho un cuore leale, dissi.
Lo so, disse dopo un attimo.
Vengo dall'indiana.
Il nostro buon fratello a ovest.
Avevo le mie ragioni.
Ne sono certo.
Se muoio, potrebbe farlo sapere nella Contea di Randolph
nell'indiana?
Alla fattoria dei Thompson?
S, signore, se non  di troppo disturbo.
Non credo che lo sarebbe. Ma pensiamo piuttosto a tenere
tutti lontana la morte.
E come, signore?
Scosse la testa, sorrise appena, poi aspir a fondo e a lungo
dal sigaro.
Vuole che li pulisca questi? chiesi.
Gli ci volle qualche secondo per capire di che stavo parlando,
come se fosse andato molto lontano addentrandosi in
pensieri che non comprendevano necessariamente anche me e
adesso, per darmi la risposta, dovesse ripercorrere all'indietro
tutta la strada fino agli scoiattoli e alla foresta.
Pu farlo il cuoco. Anzi, mi ha detto espressamente di
non permettere a nessuno, a parte lui, di avvicinarglisi con un
coltello affilato.
Va bene, dissi.
S, va tutto bene, Galante Ash.
Eravamo in un punto arioso, una radura in mezzo alle distese
scure di noci e pini. Rigogoli e passeri erano intenti ai loro
giochi mattutini fra gli alberi e un venticello soffiava in mezzo
ai tronchi illuminati sul fianco, facendoti quasi credere che non
si preparava a scoppiare un gran caldo da un momento all'altro.
A casa cacciavo una volta alla settimana perfino d'inverno,
ma non avevo pi preso un fucile per sparare a qualcosa di
diverso da un essere umano da quando il colonnello mi aveva
mandato in cerca di quel secondo maiale. Quando mi porse
uno dei suoi piccoli sigari lo accettai e mi feci accendere, poi
mi sedetti e aspirai aria e fumo, e sentii la terra della sera prima,
che avevo smosso parlando dell'indiana, posarsi di nuovo nella
mia pancia. Dopo un po' appendemmo a una corda i magnifici
scoiattoli che avevo ucciso e parlammo ancora un poco di cani
da caccia, poi ritornammo al campo.
Raggiunti i suoi alloggi, dopo avermi ringraziato per la
compagnia e aver consegnato gli scoiattoli e i nostri bei fucili
al suo cuoco, il colonnello fece un lungo, sonoro sospiro. Avevo
voglia di chiedergli che cos'era che lo faceva sospirare cos,
ma ci sono certe domande che non hai la possibilit di fare
e la nostra passeggiata insieme era finita. E poi il cuoco, con
un certo talento da commediante, annus le canne dei fucili
che gli avevamo passato e, dopo avere ispezionato con le narici
quello che non aveva sparato, alz gli occhi al cielo in direzione
del colonnello. Una volta terminata la sua pantomima, in
risposta alla quale il colonnello si limit ad alzare uno dei suoi
sopraccigli grigi, il cuoco prese un coltello e si mise al lavoro
sugli scoiattoli con una dedizione al compito cos accanita che
nessuno di noi due riusc a staccargli gli occhi di dosso. Pi
tardi, quel pomeriggio, proprio come il colonnello mi aveva
promesso quando ci eravamo separati, trovai una scodella di
stufato coperta con sopra il mio nome, poggiata su uno sgabello
fuori della mia tenda. Non so perch mi salt in testa di
portarmi quella scodella nei boschi per mangiarla. Di andare a
sedermi da sola nella luce del crepuscolo vicino a un cespuglio
di agrifoglio, con i pipistrelli e i gufi che cominciavano a graffiare
l'aria sopra la mia testa, e assaporare lentamente quello
stufato che aveva un gusto di gran lunga migliore della terra.


12.

Si fanno sogni strani a mangiare la terra. Sogni in cui ritorni
a casa, corri nel tuo campo arato di fresco, in pantaloni
o con un abito, ma non riesci mai ad arrivare dall'altra parte;
sogni in cui, finalmente a casa, cerchi di aprire la porta, ma il
saliscendi non si sposta di un millimetro. Se invece mangi uno
stufato di scoiattolo cucinato a meraviglia che ti ha mandato il
tuo colonnello, non sogni affatto. Questa  stata la mia esperienza,
perlomeno. Addormentata come un sasso inerte e lenta
a rialzarmi. Fatto sta che per risvegliarmi ci volle un robusto
calcio nel fianco da parte di un compagno di tenda a cui avevo
detto di andare all'inferno. Annu con un ghigno quando lo
ringraziai. Ma non sorrideva pi tanto quando gli diedi un bel
pugno forte sulla parte carnosa in cima al braccio.
Poche ore dopo, ancora sotto l'effetto di quel lungo e sciropposo
sonno, mi feci catturare. Ero fuori di guardia insieme
a una coppia di novellini reclutati ad Akron e venuti a farci
compagnia da poco, che non tenevano la bocca chiusa un momento.
Longstreet di qua, Sherman di l, e una volta avevano
visto Grant in una parata, e con l'arrivo dell'autunno Lincoln
sarebbe caduto, e qualche cecchino doveva decidersi a prendere
di mira Jefferson Davis e mettere fine a tutta quella gara
di tiro al bersaglio. Osannarono L'inno di battaglia della Repubblica
e dissero che avrebbero tanto voluto poter creare un
poema come quello, e che Madame Julia Ward Howe meritava
un posto nell'alto dei cieli fra le pi alte gerarchie angeliche
per aver trovato parole tanto meravigliose. Sulle nostre linee di
rifornimento avevano opinioni basate su informazioni che non
erano pi valide dal 1861, ma non si stupirono affatto quando li
corressi, chi lo sa, forse ne furono addirittura contenti. I neri li
trovavano fantastici, perch una volta ne avevano visti un paio
veramente eccezionali che facevano il pagliaccio e il maciste in
uno spettacolo itinerante nei pressi di Bowling Green.
E sulla base di quell'unico avvistamento di tanto tempo
prima, e chiss pure se avevano visto bene, pensavano che
combattere per liberare gli uomini che vivevano sotto il giogo
della schiavit era l'occupazione pi ammirevole che si pu
immaginare. Pioveva un sacco da dove venivano, ma era la
buona pioggia del Nord e non ti faceva mai marcire i piedi.
Combattere scalzi era meglio, secondo loro, ma non avrebbero
ceduto le proprie scarpe per niente al mondo. Chi rinunciava
alle scarpe, dicevano, era perso come un'anima che se ne andava
al Creatore in un'uniforme grigia. A Cincinnati, sulla strada
per venire in guerra, una ragazza gli aveva fatto vedere le sottogonne.
Erano pi bianche delle nuvole pi bianche, cos mi
raccontarono mentre stavamo laggi a montare la guardia, e io
mi dissi, pensando alle mie tristi sottogonne, che non doveva
portarle da molto.
Il giorno prima di quello sproloquio si erano procurati del
tabacco di discreta qualit e a turno masticavano, sputavano e
caricavano le pipe. Io avevo ancora nel naso il sapore del sigaro
del colonnello e quando me ne offrirono un po' li ringraziai
gentilmente ma rifiutai. Penso che fra tutti e due non avevano
visto nemmeno dieci grammi di combattimento. Pi o meno
ogni mezz'ora interrompevano il flusso della loro bella conversazione
e mi chiedevano cosa ne pensavo io, ma io gli dissi che
ammesso che pensassi, cosa che cercavo di evitare, specialmente
dopo essermi fatta una bella dormita, non era certo alle loro
stronzatelle che mi mettevo a pensare.
Dovettero immaginare, o almeno cos suppongo, che il
mio era solo il linguaggio tosto del veterano, il che era vero e
non lo era, e continuarono tranquillamente a esprimere le loro
opinioni e a raccontare i loro aneddoti. Cercarono di tirare in
ballo la storia del Galante Ash, che qualcuno al campo aveva
pensato di riesumare, anche se potevano benissimo essere
passati centovent'anni da quando avevo scalato quell'albero e
coperto con la mia giubba le spalle di quella ragazza. Dissi che
non era stato niente di che, allora mi domandarono se era vero
che due settimane prima, con enorme rischio per la mia sorte
e incolumit, ero andato a recuperare le cartucciere dei soldati
caduti e feriti nel bel mezzo di uno scontro perch la mia
compagnia era rimasta senza munizioni, e io chiesi chi glielo
aveva raccontato. Lo dicevano tutti, risposero, e loro volevano
sapere se era vero. Suppongo di s, dissi io. E fu allora che ci
catturarono. I ribelli, o almeno per tali li avevamo scambiati
all'inizio, si erano avvicinati da dietro come se niente fosse al
nostro piccolo conciliabolo pomeridiano, piantandoci le armi
nella schiena. Mi sentii una vera idiota ed ero cos arrabbiata
che stavo quasi per vomitare, ma uno di loro mi assest un bel
colpo con il calcio della pistola e mi disse che non c'era tempo
per quello.


13.

Per diverse ore ci fecero marciare o restare fermi in piedi
in un posto, e dopo pochi minuti dall'inizio della gita fu subito
chiaro che non ci eravamo fatti catturare da militari ma da
comuni fuorilegge. Ci dissero che conoscevano un capitano o
un maggiore dei ribelli che gli aveva promesso una ricompensa
per la cattura di soldati dell'Unione. Io chiesi come si chiamava
questo nobile ufficiale e a che reggimento era assegnato, quali
battaglie aveva combattuto e a quali scontri avevano partecipato
loro, e mi beccai un cazzotto bello forte in testa. Ne avevano
fatta di strada dalla taglia promessa. Si erano allontanati cos
tanto da quella ricompensa, ovunque essa fosse, che fummo
costretti a fermarci a met strada e fare una sosta per la notte.
Fu in una casa che in passato doveva essere stata bella ma
non lo era pi. I pavimenti e i ripiani dei tavoli erano strisciati
di fango e in giro erano sparpagliate stoviglie rotte. Dei fogli
di giornale e di riviste illustrate erano stati fissati ai muri con le
puntine, poi strappati e sostituiti con altri. In un angolo, sotto
un candelabro da parete spaccato, giacevano quelli che sembravano
i resti di un vaso e gli steli raggrinziti dei suoi ex fiori.
In un altro angolo c'era un mucchio di berretti e uniformi dei
ribelli sporchi di grasso. L'odore del posto non era certo migliorato
dal fatto che uno o tutti e due i ragazzi di Akron si erano
pisciati addosso durante la marcia quando, dopo che avevo
parlato io, i fuorilegge si erano messi a chiacchierare fra loro
dicendo che la ricompensa era vivi o morti oppure torturati
a morte o un misto di entrambe le cose. C'era una stanza
secondaria a cui si accedeva direttamente da quella principale,
e dopo averci mollato un'altra sberla ciascuno e aver accolto
la mia richiesta di un sorso d'acqua a suon di risa e pedate, ci
spinsero l dentro e chiusero a chiave la porta.
I due ragazzi di Akron, che nel vago chiarore verde della
luna all'interno della stanza sembravano non pi grandi di sedici
anni e probabilmente ne avevano anche di meno, cominciarono
a parlare a vanvera non appena la porta fu chiusa. Io
invece mi alzai e guardai fuori dalla piccola finestra. Uno dei
nostri amici carcerieri era l, appoggiato a un albero di magnolia,
e fumava una pipa che si vedeva lontano un miglio che
era troppo di classe per non essere rubata. Mi guard, fece un
cenno col capo, si tolse di bocca la pipa e mi rivolse un orribile
sorriso sdentato, tutto gengive marroni. Era quello che mi aveva
colpito con la pistola all'inizio e che aveva sghignazzato pi
forte di tutti quando avevo chiesto da bere.
Perch voi ragazzi non scavalcate la finestra e venite a
prendere una boccata d'aria fresca dalla mia sputafuoco? disse.
Avevo gi visto fin troppo da vicino che aveva una Colt. Un
ferro dall'aspetto cattivo. Probabilmente un calibro speciale.
Penso che tenter la fortuna qui dentro, dissi.
Saggia decisione, disse lui.
Che cosa contate di fare con noi?
Consegnarvi in cambio della ricompensa. Gi ve l'abbiamo
detto, disse.
Consegnarci in qualit di cosa?
Non rispose, si limit a darsi dei colpetti sullo stivale con
la Colt. Vidi che era provvisto di un boccale di terracotta. Gli
resi il sorriso.
Fatevi una bella dormita adesso, disse.
Da piccola avevo conosciuto un figlio di puttana pi o
meno della stessa risma che viveva nella citt pi vicina alla nostra
fattoria. Lo vedevo quando ci andavamo nei giorni di mercato,
e ogni volta lui mi dava uno spintone. Un giorno mi butt
in una pozzanghera e mi ritrovai con il vestito tutto marrone
scuro sul davanti. Mia madre era ancora viva, allora. Ancora
forte. Mentre andavo verso di lei mi guard e scosse la testa.
Per un po' bad a vendere il granturco che aveva portato, poi si
volt, mi afferr saldamente per l'orecchio e ci sussurr dentro
con durezza.
Noi non porgiamo mai l'altra guancia.
Guardai un'altra volta quel figlio di puttana che fumava
la sua pipa rubata accanto a quell'albero preso in prestito e
poi voltai le spalle. Andai ad appoggiarmi alla porta chiusa a
chiave e vidi che era solida e non avrebbe ceduto facilmente.
E comunque dall'altra parte erano in due, ognuno con la sua
pistola, occupati a mangiare certi panini con carne di maiale
impanata che ci avevano sventolato sotto il naso per farceli ammirare.
Non c'era nessuna apertura nel soffitto e nessuna nel
pavimento. Per nella stanza c'era un'altra porta pi piccola.
Non conduceva direttamente alla nostra salvezza, ma la salvezza
ti si offre in tanti modi diversi. Era un armadio stretto, e il
suo contenuto, che stava l simile al banchetto di un giorno di
festa, era fatto di feltro e crinolina.


14.

Mi sono chiesta spesso che aspetto avrebbe avuto mia madre
in un paio di brache. Ho provato nella mia testa a infilarle
le gambe nei pantaloni, ma non  un esercizio facile; il risultato
non mi soddisfa mai. Li tiro su e penso che  fatta, ma poi
guardo di nuovo e vedo che addosso ha ancora il suo vecchio
abito da lavoro marrone. Quello che so  che mia madre aveva
gambe lunghe e d'acciaio, e le volte che le ho viste nude sembrava
che si mantenevano ferme e agili sul fondo di un ruscello
impetuoso. Le vedevo in quelle domeniche del mese in cui facevamo
il bagno. Usciva dalla vasca e le sue gambe continuavano
semplicemente a venire fuori dall'acqua, come dei tornado
che salivano su da uno stagno.
Vidi dei ragazzi in guerra che avevano gambe un po'
come le sue, ma non avresti mai scambiato le sue con le loro.
Non ho mai visto niente che mia madre non era in grado di
sollevare se ci faceva passare sotto le gambe. Non che le braccia
fossero poi tanto mingherline, ma erano le gambe a spiccare
di pi. A volte ne parlava, delle brache. Di tanto in tanto
prendevamo un bracciante per aiutarci in qualche lavoro, e
quando ci mettevamo sedute per pranzo lei masticava la sua
insalata di cetriolo, lo guardava con gli occhi socchiusi e osservava
che se il bracciante accovonava pi fieno di lei, o si
arrampicava su una scala pi in fretta, era perch non aveva le
sottane che gli stavano fra i piedi. Un giorno, in una di quelle
occasioni, mi raccont che sua madre un'estate intera si era
alzata ogni notte, si era messa i pantaloni da lavoro del padre
stringendoli in vita con una cinghia ed era uscita a curare le
sue rose al chiaro di luna. In casa nostra non c'erano pantaloni,
ma dopo quella storia io ne presi in prestito un paio da una
corda di panni stesi fuori citt e una notte, mentre mia madre
dormiva, me li infilai. Era una notte afosa e non mi piacque
affatto la sensazione della lana ruvida sulle gambe, ma saltai
una pozzanghera e scavalcai una staccionata e afferrai il concetto
abbastanza in fretta.
Dopo che avevamo deciso che in guerra ci sarei andata io,
confezionai un paio di pantaloni con della tela da sacco e di
nuovo uscii al chiaro di luna per fare pratica. Questa volta uscii
col buio non perch avevo paura dei commenti degli altri, ma
perch volevo che nessuno a parte Bartholomew sapesse dei
miei piani, che nessuno cominciasse a porsi domande e fare
supposizioni. C'erano e ci sono un mucchio di persone in giro
capaci di fare due pi due senza preoccuparsi affatto se vedono
che la somma  cinque.
Una volta o due, durante le mie sfilate al chiaro di luna,
Bartholomew venne con me. Facemmo la corsa a piedi nudi
in mezzo ai filari. Attraversammo insieme la corte cercando di
muoverci a quello che secondo noi poteva essere un passo di
marcia. Sgambettammo gi per la strada e una notte scalammo
tutti gli alberi del boschetto. Quella notte non mi sfior neppure
per un secondo l'idea che un giorno forse mi sarebbe venuto
in mente di fare esattamente il contrario, pensare di togliermi
i pantaloni e infilarmi un vestito e uscire per trarre vantaggio
dal buio.
Quella notte, laggi a casa, non c'era posto per nessun
vestito. Dopo tanto correre e tanto scalare, Bartholomew e
io ci togliemmo tutti e due le brache e ci stendemmo insieme
al margine della corte. C'era una bella quantit di zanzare in
giro, ma ci dimenammo e rotolammo con tanto entusiasmo
che ebbero a stento la possibilit di avvicinarsi. Quando fu
quasi giunto al suo compimento, Bartholomew mi disse che
voleva restare dentro. Sta' stretta a me, disse. Ma io non
lo feci. Non volevo. Lo respinsi. Vidi il suo bel viso nel buio.
Ci avevamo gi provato, gli dissi, e guarda com'era andata a
finire.
Non voglio che tu parta, disse.
Ah no? dissi io.
Constance.
Ash, amore, dissi, sapendo gi come farmi chiamare.
Tu sei la mia Constance, disse lui.
Il mio nome  Ash. Adesso non risponder a nessun altro
nome.
E quando vidi che non aveva nulla da replicare e non aveva
intenzione di alzarsi, ma se ne stava l disteso nella corte
senza niente addosso a lasciarsi punzecchiare dalle zanzare, mi
alzai io, mi infilai i pantaloni e lo spinsi di lato, un po' pi forte
di quanto non mi piace pensare adesso. Poi mi allontanai di
corsa da lui, accelerando e rallentando finch non fui sicura
che cominciava a venirmi naturale e che niente sarebbe riuscito
a fermarmi, come se da un capo all'altro della guerra fosse tutto
un correre e saltare palizzate e scalare alberi.


15.

Il figlio di puttana con la Colt stava sonnecchiando e i
ragazzi di Akron dormivano, rincantucciati al sicuro e lontani
da ogni problema fin dall'istante in cui erano scivolati nei loro
sogni, quando tirai fuori quel mucchietto dal ripostiglio e capii
che la cosa poteva funzionare. Erano due abiti, uno verde e
uno rosso, appartenuti un tempo a qualche corpulenta signora
scomparsa l sulla strada, sotto terra o chiss dove. Scelsi l'angolo
pi buio della stanza, mi liberai dei vestiti e della benda,
poi mi infilai l'abito verde. Era stretto sul petto e largo di vita,
ma sfilai il cinturone dalle brache e gli diedi un'aggiustata.
C'era una macchia, ma avrebbe giocato a mio favore. Strappai
un pezzo di stoffa dall'altro abito e me lo avvolsi attorno alle
spalle, con l'idea che poteva pi o meno assomigliare a uno
scialle.
Poi tirai su la piccola finestra, lasciai cadere delicatamente
a terra l'uniforme e scavalcai. Per prima cosa mi diressi fra i cespugli,
dove mi sembrava di non essere pi andata da una settimana.
Mentre me ne stavo l accovacciata a fare i miei bisogni,
fui percorsa da un brivido. Era un anno che non mi sentivo le
gambe libere sotto un abito, che un pezzo di crinolina non mi
capitava neppure di toccarlo, figuriamoci sentirmelo addosso.
Mi venne la pelle d'oca fin sopra le cosce. Mi ritorn in mente
quell'immagine delle gambe di mia madre che scattavano fuori
dalla vasca da bagno. Dei tornado che uscivano dalle acque. Mi
immaginai di avere dei tornado sotto la gonna quando, nell'abito
frusciante della robusta signora, mi avvicinai al punto dove
quel figlio di puttana giaceva immerso nel sonno del miserabile
vicino all'albero di magnolia. Accanto a lui, sul terreno,
c'era quel boccale di terracotta da cui lo avevo guardato bere
finch la sua testa non aveva preso a ciondolare. Lo sollevai
lentamente e gli piantai un ginocchio nel petto, e quando lui
sollev di scatto la testa ci spaccai sopra quel pesante boccale.
Lo colpii una seconda e una terza volta, poi immersi la mano
nel sangue che avevo versato e me la passai sulla faccia. Me ne
passai un po' anche sul collo, poi mi alzai e mi coprii la testa
con lo scialle. Dopodich agguantai la sua splendida rivoltella,
la controllai, alzai il cane e, tenendola dietro la schiena, feci il
giro della casa fino alla porta d'ingresso.
Non ci volle che un attimo a svegliarli. Come avevo immaginato,
uno di loro si affacci alla finestra sul davanti, mi
lanci un'occhiata e quando mi vide sogghign. I suoi denti
non sembravano meglio di quelli del suo amico figlio di puttana
defunto. Dissi che ero stata aggredita da alcuni malviventi
nella foresta, che avevo bisogno d'aiuto. Lui apr la porta e
mi chiam bambola, e io gli sparai in bocca. Il suo amico
aveva l'arma a portata di mano, l'alz ma impieg un secondo
di troppo a chiedersi che diamine stava succedendo. Perch
quella donna con la faccia di una delle sue prede e una pistola
in pugno veniva l ad ammazzare la gente. La prima pallottola
se la becc nel collo. Quando si alz e tent di fare un passo di
lato gliene piantai una nel petto. Cadde in mezzo al mucchio
di uniformi dei ribelli. Quasi non fece rumore quando atterr.
Andai a controllare se avevo finito il mio lavoro, vidi che non
era cos e gli sparai di nuovo.
Poggiai quella bella Colt sul tavolo, poi uscii dalla porta di
ingresso. Rimasi l un minuto a guardare il sentiero pallido che
fuggiva nell'oscurit. Sembrava un pensiero che hai avuto e poi
hai perso. Dopo un po' mi sedetti sui gradini davanti alla porta.
Proprio come aveva fatto Bartholomew quella mattina che mi
ero messa in viaggio imboccando la strada che, una curva dopo
l'altra, mi aveva portata su quel sentiero pallido, di nuovo vestita
da donna. La mattina in cui ero partita avevo pensato che,
nonostante i nostri problemi dell'anno prima, Bartholomew mi
avrebbe regalato qualche bella parola di congedo, di quelle che
sapeva dire lui, poi avrebbe sventolato la mano in segno di saluto
mentre si asciugava una lacrima. Sarebbe rimasto in piedi
agitando la mano. Invece mi aveva guardata un'ultima volta, si
era stretto forte le braccia attorno al petto, come per paura che
i suoi polmoni se ne potessero scappare da qualche parte, e si
era seduto.
 meglio che ti metti in cammino, perch non sopporto
di vederti ancora quando te ne sei gi andata, disse quando
mi avvicinai a lui.
Non me ne sono ancora andata, marito mio, dissi.
Constance se n' andata, disse lui.
I suoi occhi erano lontanissimi, come se perfino in quel
momento, che ero proprio accanto a lui, il suo sguardo dovesse
attraversare mille miglia per trovarmi.
Sono qui, sussurrai, facendomi ancora pi vicina.
Vai a combattere la tua guerra, Ash Thompson, replic
lui.
Disse: Io rimarr qui a fare la guardia a questa vita che
non abbiamo e a questa famiglia che non c'.
Marito mio, dissi.
Vai adesso, Ash.
Quando svoltai la curva, si teneva ancora le braccia strette
attorno al petto e non guardava verso di me.
Adesso che potevo essere di nuovo me stessa, mi sedetti
sul gradino e mi asciugai gli occhi e pensai al mio Bartholomew,
separato da me da tutte quelle miglia e quei lunghi mesi
di lontananza. Poi rientrai, presi una delle borracce che giaceva
in una chiazza di bagnato sul pavimento e bevvi. I ragazzi di
Akron erano rimasti zitti all'inizio, ma adesso martellavano la
porta coi pugni. Bevvi un altro sorso, poi mi tolsi il vestito della
signora corpulenta, lo nascosi, mi riavvolsi la benda, mi misi
l'uniforme, presi un pezzo di maiale essiccato che i fuorilegge
non avevano mangiato, lo addentai e alla fine feci uscire i miei
commilitoni.
Come hai fatto? mi chiesero dopo aver bevuto e smesso
di saltellare su e gi.
Gli ho teso un tranello, risposi. Niente di pi e niente
di meno.
C'era una donna, dissero. L'abbiamo vista fare il giro della
casa.
Una donna? dissi.
Mi guardarono tutti e due e non mi piacque il modo in cui
mi guardavano, cos gli passai un pezzo di maiale ciascuno e
poi, con la canna della Colt, che avevo ripreso in mano senza
sapere bene perch, indicai il mucchio di uniformi grigie che
faceva da letto all'uomo morto nell'angolo.
Sapete che volevano fare di noi? dissi.
Fecero di no con la testa.
Volevano metterci addosso quegli stramaledetti colori
dei ribelli e portarci fra i loro ranghi come disertori. Suppongo
che una volta arrivati abbastanza vicini ci avrebbero liberati
per farci scappare.
E perch? chiesero.
Cos, dopo averci sparato alle spalle, noi non avremmo
potuto rispondere a nessuna domanda quando ci avrebbero
riconsegnati per ricevere la taglia sui disertori.
Dopo che ebbi detto quella cosa, nella casa si fece il silenzio
e rimanemmo tutti in piedi a masticare e a guardare gli
uomini morti ai nostri piedi, e poi uno dei due chiese se era
veramente questo il loro piano e io dissi che credevo di s. Mentre
loro continuavano a masticare e rimuginavano sulla cosa
rabbrividendo, io gli dissi che non volevo pi sentir parlare
di donne che si aggiravano nel giardino. Potevano raccontare
tutto quello che volevano sull'avventura che ci era capitata e
aggiungere qualunque cosa gli pareva sul loro contributo alla
nostra fuga. E loro, che quando lo dissi si immaginavano gi
bardati come ribelli e fucilati come disertori, spalancarono gli
occhi e annuirono all'idea di apparire come qualcosa di pi di
due valigie di riserva dentro l'armadio nella storia che avremmo
raccontato.
E adesso non una parola di pi su gentildonne al chiaro
di luna, conclusi in tono solenne. Dissero che erano sicuri di
esserselo sognato e io li autorizzai a prendere ai nostri amici
quello che volevano. Uno si accaparr una mantella di caucci
appesa allo schienale di una sedia e l'altro fece il giro della casa
e tolse gli scarponi al primo che avevo ucciso sul retro. Tutti
e due si portarono come ricordo un'arma, per mostrarle ai
ragazzi all'accampamento. Mi chiesero, con una faccia avida,
se pensavo di tenere la Colt. Per paura della destinazione che
potevano decidere di prendere i proiettili restanti, dissi che secondo
me doveva rimanere l, sulla scena del suo trionfo. Loro
annuirono sorridendo, e avevano l'aria di due marmocchi appena
tornati a casa, pronti a infilarsi nella loro stanzetta per un
lungo sonnellino. Poggiai la Colt nell'angolo in mezzo ai fiori
appassiti e fui sollevata di non stringerla pi in pugno. I fuorilegge
avevano messo i nostri Springfield e le nostre cartucciere
accanto alla porta della cucina. Li recuperammo e mentre uscivamo
uno di noi, magari proprio io, rovesci l'ultima lampada
accesa. Invece di pestare il fuoco con gli stivali, tirammo dritto
e lasciammo bruciare la casa.


16.

Un tempo qui c'erano gli indiani. Miami, Illini, o chi lo sa,
forse erano Shawnee. Avevano l'accampamento sull'altura che
sta proprio in mezzo al campo davanti. Ogni tanto mi capita ancora
di trovare una punta di freccia. Nel nostro terreno ci sono
gusci di ostriche che vengono da acque lontane. Ossa di orso o di
lupo cesellate. Quand'ero piccola e mia madre mi lasciava libera,
correvo fino all'altura con una fascia di piume sulla testa. Immagino
di averci portato a giocare con me anche qualcuno dei miei
amici nel corso degli anni. Nella terra non c' niente che pu
avvicinarti al vero passato, ma una bambina che fa la sua danza al
crepuscolo in mezzo agli steli di granoturco tagliati riesce a farlo
rivivere come per magia. La bambina che fui  scomparsa da un
pezzo ma mi ricordo ancora alcuni dei suoi trucchi e ogni tanto,
raccogliendo una piuma sperduta nella corte, sento come uno
sfarfallio. In quel momento i campi sembrano ondeggiare. L'aria
si fa pesante e si riempie di fuochi e facce addolorate.
Mia madre venne in questo posto da ragazza. Era cresciuta
lontano, vicino a Noblesville, figlia di un fabbro e della donna
che portava i pantaloni nel roseto. Al fabbro gli affari andavano
bene e la vita di mia madre cominci sotto una buona
stella. Quand'ero piccola c'era un quadro di lei seduta su una
carrozza accanto a suo padre. Non so se era stata la madre a
dipingere quella tela o qualcun altro. Quante volte staccavo
quel quadro da sopra il caminetto e lo studiavo. In tutta la mia
vita non avevo mai visto mia madre con un abito bianco e non
le avevo mai visto un fiocco tra i capelli. Lei sapeva com'era al
tatto la crinolina. Conosceva il crespo e la seta e ogni tipo di
stoffa lussuosa. Il cavallo che stava davanti a loro era buono,
e il fabbro posava il suo sguardo bonario su mia madre nel
suo abito bianco e sorrideva. Aveva un bel sorriso. Del tipo su
cui era bello soffermarsi. Era un fabbro venuto dal Vecchio
Mondo e sapeva leggere, e lui e la signora che amava le rose si
assicurarono che anche mia madre sapesse farlo. Le riempirono
la testa di fiabe. Di quelle che possono farti gelare il sangue.
Ho ancora alcuni dei libri su cui le insegnarono a leggere. Lui
e la signora che amava le rose morirono prima che mia madre
diventasse adulta, e allora la spedirono, lei, i suoi libri e il suo
quadro, a vivere con una zia in questa fattoria.
Non so che cosa successe alla madre di mia madre, e non
ho idea di dove pu essere finito il quadro. Quello che so  che
anche dopo essere cresciuta e avere avuto me, quando ormai
tutto quello apparteneva al passato e lei poteva sedersi sotto la
sua veranda e ridere di nuovo come un tempo, la notte continuava
a sognarsi delle spine e a svegliarsi di soprassalto.
Anch'io ho un sogno capace di buttarmi gi dal letto.
Sono circondata da una folla di volti che dovrebbero essermi
familiari ma non riesco a riconoscerli. Sono diventata di nuovo
piccola e nonostante tutti i miei sforzi non riesco a farmi strada
tra di loro.  estate e l'aria  soffocante e devo raggiungere
mia madre ma non ci riesco. Ci sono delle persone tra la folla
con in mano delle torce. Stanno parlando a voce alta, ma non
ho bisogno di sentirli per sapere che cosa dicono. So che cosa
hanno intenzione di fare. Sono gi stata in questo posto prima.
Tra la folla ci sono sia uomini che donne. E stato tanti, tanti
anni fa. Una volta, non troppo tempo fa, devo aver gridato, ancora
mezza addormentata, nel tentativo di strapparmi da quel
sogno, perch quando alla fine mi svegliai, Bartholomew era in
piedi sulla soglia della mia camera e mi stava guardando. Lui
stava l in piedi e io ero distesa, poi fece quel suo piccolo sorriso
prima di tornare a letto.


17.

Fu quel sogno che mi venne in mente quando ci fermammo
un momento a guardare la casa che cominciava a prendere fuoco.
Ogni volta che faccio quel sogno mi viene un brivido, e mi venne
anche quella notte, cos dissi ai ragazzi che dovevamo andare.
Bello, vero? osserv uno di loro.
Ci sono delle anime morte l dentro, dissi io.
Mi lanciarono tutti e due un'occhiata da cui si capiva
chiaramente che non avevano pensato a quel lato della faccenda,
poi girammo sui tacchi e ce la filammo, allontanandoci in
fretta dalla casa lungo il sentiero pallido. Quando arrivammo
a una strada la prendemmo. C'erano degli allocchi fra i rami
alti, predatori dai denti aguzzi nel folto degli alberi. Giungemmo
a un crocevia stretto con una casa immersa nel buio su ciascun
angolo. Sulla balaustra della veranda di una delle case era
seduto un gatto bianco, ma per il resto non si vedevano segni
di vita. Poco meno di un chilometro pi avanti ci imbattemmo
in un mulo morto adagiato su un fianco a cui avevano divorato
buona parte del ventre e quasi tutte le zampe anteriori.
Oltrepassammo uno stagno che aveva la luna dipinta nel mezzo.
Si vedevano delle falene che ci si tuffavano dentro, spinte
dalla loro eterna speranza di raggiungere la luce. Ci eravamo
da poco lasciati alle spalle quello stagno quando ci imbattemmo
in un soldato a cavallo che veniva dal bosco. Tutti e tre ci
lasciammo cadere a terra su un ginocchio levando le armi, ma
l'uomo alz la mano.
Sono un ufficiale dell'Unione, soldati, disse.
Ce lo dimostri, disse uno dei ragazzi di Akron.
Non sono sicuro di poterlo fare, non con vostra piena
soddisfazione almeno, ma se abbassate le armi smonto da Rosie
e potremo fare due chiacchiere sul lato della strada.
Ci guardammo tutti e tre, poi io annuii, loro fecero altrettanto
e l'uomo sollev la gamba con un gesto agile e sicuro
e scivol a terra. Port il cavallo verso un troncone di noce,
lo leg stretto, poi ci disse di avvicinarci e sederci con lui. L
accanto c'erano uno o due ceppi ricoperti di muschio che alla
luce della luna emanavano un bagliore azzurrastro. Andammo
a sederci l vicino e lui estrasse una bottiglia appena riempita
di whisky. La stapp con i denti, bevve un sorso e ce la offr.
All'inizio feci di no con la testa, ma lui insistette.
Avete proprio quell'aspetto, disse.
Quale aspetto?
Quello di uomini che hanno appena sostenuto un combattimento.
Il suo nome, disse, era Thomas Lord ed era un ufficiale di
cavalleria subalterno assegnato ai Volontari del Kentucky. Si
era trovato isolato dalla sua unit durante uno scontro e adesso,
con le tenebre, non riusciva a mettersi sulla strada giusta.
Il mio cavallo la conosce, solo che non mi fido di lui come
dovrei, disse.
 un gran bel cavallo, dissi io.
Sono partito per la guerra in groppa a lui e da allora non
ho mai smesso di cavalcarlo e suppongo che un giorno, se il
Cielo vuole, sar sulla sua groppa che torner a casa.
Per non si fida.
 un difetto del mio carattere. Nemmeno il pi grande.
A queste parole il cavallo nitr. Lord si sporse e gli diede
una pacca affettuosa sul fianco. Avevamo tirato fuori il maiale
e le gallette che avevamo preso ai fuorilegge morti e li avevamo
spartiti con lui, e dopo qualche boccone Lord diede quel che
rimaneva della sua parte al cavallo. L'animale mangi la sua
porzione con le sue labbra schizzinose di cavallo e poi chiuse
gli occhi. I ragazzi di Akron lo presero per un segnale e lo
imitarono, e in breve russavano tutti e due talmente forte che
sembrava che si fossero cacciati in gola un grosso ranocchio
ciascuno. Per un po' io e Lord continuammo a bere ascoltando
i loro gracidii da ranocchi, poi Lord mi chiese in che guai ci
eravamo cacciati. Io glielo raccontai. La versione in cui non
avevo fatto tutto da sola. Non li avevo uccisi tutti. E non mi ero
messa un vestito da donna.
Ho sentito parlare di macchinazioni del genere, disse.
Esistono altre varianti, ma l'idea nel complesso  quella. Specialmente
la parte su voi che finite ammazzati con le giubbe dei
ribelli addosso.
Se ci hanno catturati, la colpa  mia che ho lasciato blaterare
a ruota libera questi due torsi di pannocchia.
Bevemmo ancora un po' in silenzio. Il cavallo di Lord emise
una specie di latrato nel sonno e Lord disse: Sta facendo di
nuovo quel sogno.
Come ho detto, io stessa avevo pensato al mio sogno, cos
lanciai un'occhiata a Lord. Lui colse il mio sguardo e mi sorrise.
Se passi abbastanza tempo seduto su una cosa, cominci
a essere quella cosa e lei comincia a essere te. Avevo uno zio a
Louisville che non lasciava quasi mai la sua poltrona. E quando
si alzava avrei giurato, e non ero il solo, che quella poltrona facesse
un colpo di tosse e un sibilo affannoso, esattamente come
mio zio. 
Lei parla di faccende ben strane, dissi.
Il mio cavallo sogna un proiettile che ci siamo beccati noi
due. 
Pensai che il whisky avesse risvegliato in lui il turbinio della
guerra, e quando questo succedeva era impossibile prevedere
che cosa avrebbe detto un uomo. Conobbi un tipo dopo la
battaglia di Antietam che ogni volta che beveva whisky estraeva
un pugnale e cominciava a conficcarsene la punta nella carne.
E nemmeno un'ora prima io mi ero infilata un vestito da donna
e avevo sparato a due uomini e ne avevo ucciso un altro spaccandogli
in testa un boccale di terracotta. Rispetto a quello, un
uomo che mi raccontava i sogni del suo cavallo sembrava ben
poca cosa. Appoggiai la schiena al mio ceppo d'albero, annuii
e gli dissi di andare avanti.
Eravamo dietro le linee, ci separavano da Memphis solo
pochi metri di terreno scivoloso e abbastanza ribelli freschi
e riposati da mettere paura a una montagna intera di nostri
uomini. Non dovevamo ingaggiare lo scontro a tutti i costi,
soltanto andare in ricognizione e tornare indietro per riferire,
questi erano gli ordini precisi. E sembrava proprio che dovessimo
riuscire a portare a termine la missione. Belle speranze. Di
quelle che hanno lastricato pi di una strada che portava dritta
alla sciagura. Mentre tornavamo indietro, finimmo in un'imboscata
di tiratori scelti e nella prima raffica vennero colpiti
met dei nostri ragazzi. Era una notte pi buia e pi strana di
questa, con folate di vento che soffiavano di qua e di l e la luna
che giocava a nascondino fra le nuvole. Pensavi di aver capito
da dove ci stavano sparando e subito dopo ti rendevi conto -
perch un altro dei nostri era caduto - che ti eri sbagliato. Cominci
a correre voce che era con Pickett e i suoi ragazzi che ci
stavamo azzuffando, e allora quel clima strano si mise all'opera
nelle nostre teste e iniziammo a fare ancora peggio di prima.
Non so come, Rosie e io riuscimmo in qualche modo a uscire di
l e a salire in cima a un'altura. Avevo uno dei miei ragazzi dietro
di me e avevo sollevato la mano per fargli segno di fermarsi
un attimo, quando sentii come un pizzico e vidi che una palla
di moschetto era andata a infilarsi nell'incavo tra due dita.
Lord alz la mano e indic l'incavo fra il terzo e il quarto
dito. Poi tracci una linea che gli correva lungo il dorso della
mano, risaliva la manica e con una curva ricadeva gi dall'avambraccio.
Mentre guardavo, la pallottola mi sgusci fra le dita e
prosegu la sua corsa. Prese Rosie di striscio sul collo prima
di cadere al suolo. Il cavallo fece un acuto nitrito e si drizz
sulle zampe posteriori come se fosse stato colpito in pieno. Per
poco non ci rovesciammo tutti e due all'indietro su un ammasso
di rocce. Nel sogno che ha appena fatto, era lui a beccarsi il
proiettile nello zoccolo anteriore destro e io a imbizzarrirmi.
Guarda, guarda, dissi.
Quella sera stessa, quando feci rapporto al campo, il mio
comandante mi raccont che suo nonno, nel lontano 1812, si
era beccato una pallottola esplosa ancora meglio della mia. Lo
aveva preso giusto in mezzo alle sopracciglia e dentro c'era rimasta
ancora abbastanza carica da penetrare la pelle, deviare
verso il basso nella parte destra della faccia e andare a conficcarsi
dietro l'orecchio. Quando lui era piccolo, mi disse il comandante,
era una vera gioia quando poteva salire sulle ginocchia
del nonno e toccare la protuberanza del proiettile sepolto
sotto la pelle dell'orecchio.
Per, che sogno! dissi. Anche se non saprei se lo dissi
o no ad alta voce. Gli eventi di quella lunga giornata e adesso
quella strana conversazione avevano fatto effetto, e io mi ero
messa comoda accanto ai ragazzi di Akron e al cavallo di Lord,
scivolando a mia volta in un basso gracidio. Se anche Lord fece
lo stesso non ne ho idea, perch quando noi tre ci risvegliammo
la mattina dopo lui era scomparso. Per un motivo o per
l'altro, non parlammo di quell'incontro quando ci rimettemmo
in cammino, e in breve cominci ad apparirmi incerto come il
sogno del cavallo.


18.

Avevo quest'idea che proseguendo pi o meno in direzione
opposta a quella da cui eravamo venuti, saremmo rientrati
all'accampamento per l'ora di cena, ma durante la notte le forze
secessioniste sparse sul territorio erano aumentate. Da un'altura
li vedemmo, disseminati come tanti cavolfiori ammuffiti
nella vallata che dovevamo attraversare, cos ci addentrammo
fra i pini per aggirarla. Il tempo era piacevole per una lunga
camminata. C'erano pettirossi azzurri fra il verde degli alberi
e brezze leggere che diffondevano intorno cose liete e pacifiche.
La notte prima sembrava tutt'altro mondo, solo volute di
whisky e vapore. I ragazzi di Akron avevano tenuto la bocca
tappata per l'intera mattina, ma poco per volta ripresero a cinguettare.
Immagino che ci misi anch'io del mio una volta o due,
e forse ci saremmo addirittura messi a cantare a gola spiegata
se dopo un'ora di marcia non ci fossimo ritrovati a camminare
in mezzo ai morti.
Era una fossa poco profonda scavata per centinaia di cadaveri
e richiusa alla bell'e meglio. Erano ricoperti da terra e
vortici di foglie trasportate dal vento, perci avevamo gi fatto
parecchi metri quando capimmo in cosa eravamo incappati. Io
avevo un piede su una mano quando uno dei ragazzi di Akron
disse: Ho appena visto una faccia. L'altro disse: Quello laggi
sembra un braccio. All'inizio pensavo che erano solo morti
dell'Unione, ma poi vidi che li avevano raggiunti anche un
sacco di grigi. E dopo, per il successivo chilometro e mezzo,
non c'erano altro che morti e ossa. Ci risiamo, ragazzi, dissi.
C'erano morti seduti con la schiena poggiata agli alberi, morti
con i piedi per aria, morti che penzolavano dai rami. C'erano
morti caduti a gruppi di tre nel letto di un ruscello e morti
isolati, distesi in una radura, con linde coperte di sole rimboccate
fino al mento. Vidi una testa che si avviava a diventare un
teschio, e ripensai alla bella del teschio chiedendomi se aveva
ancora la sua sul collo.
Mentre ci passavamo in mezzo, incontrammo un sacco
di corvi ancora intenti a consumare il loro pasto coriaceo. La
maggior parte dei cadaveri erano stati avvicinati anche da quel
genere di avvoltoi a cui piace ficcare il becco in tasche e zaini.
Per vedere quali tesori ci sono nascosti. Anche noi frugammo
in alcuni zaini strada facendo. Avevamo ancora chilometri da
percorrere e il maiale e le gallette erano finiti. Uno dei ragazzi
di Akron disse che non avremmo dovuto, che bisognava far
riposare in pace i morti e cos via, ma io risposi che in ogni caso
loro non ne avevano pi bisogno. E comunque, non avevamo
gi sgranocchiato i panini di gente morta? Circa cinquecento
metri dopo, trovammo uno zaino ben chiuso con dentro tre
belle manciate di manzo essiccato avvolto in tovaglioli ricamati
di rose. C'era anche un biglietto, che aveva in cima il disegno
di una rosa. Aveva preso umidit ma se ne riusciva ancora a
decifrare una parte. Torna a casa, figlio mio adorato era quello
che si riusciva a leggere. Il figlio adorato aveva un berretto blu
ricoperto di foglie che gli era scivolato di traverso sulla faccia.
Era morto da solo dietro un cespuglio di ontano.
Cominciava a far buio quando, immaginando che ormai
eravamo risaliti abbastanza verso nord, piegai verso ovest. Per
i successivi chilometri non incontrammo che pioppi e letti di
torrente e quando ci imbattemmo in un villaggio a cui un colpo
di cannone aveva portato via la guglia della chiesa, avevamo
i colli intirizziti e i piedi bagnati. C'era un grosso gruppo di
persone raccolte attorno a delle torce su una specie di spiazzo
quadrato. Se ci notarono o si preoccuparono quando risalimmo
dal letto del ruscello e ci unimmo a loro, non lo diedero
minimamente a vedere. Di fronte alla folla stava una ragazza
seduta su una sedia con in mano un fiore secco. Aveva gli occhi
chiusi.
Che succede? chiesi a un nonnetto sorridente che si
poggiava a una stampella.
Racconter la sua storia, disse. Tutti vogliono sedersi e
raccontare la loro storia.
Che ha detto? disse uno dei ragazzi di Akron.
Perch raccontano le loro storie? chiesi.
Prima ho raccontato la mia, disse il nonnetto. Ho raccontato
delle uova in salamoia di mia madre. E della sua zuppa
di cavallette. Laggi nel Maryland. Ci fu la carestia. Dopo che i
raccolti andarono a male. Quando io ero giovane. 
Perch?
Ssh, disse una donna vicino a noi. Teneva in braccio un
neonato che non sembrava doversi fermare a lungo in questo
mondo buio. Pareva che una specie di brina si fosse posata
sulla fronte del neonato disegnandoci sopra i suoi motivi. Faceva
male solo a guardarlo. Il neonato aveva una testa grande
quanto una mela. Mancavano solo i vermi.
Perch s, disse il nonnetto. Non aggiunse altro. Indic
solo i boschi alle sue spalle, da dove eravamo arrivati. Poi
nell'altra direzione, verso il campanile della chiesa che non c'era
pi.
Presto saremo tutti morti,  questo che vuole dire, anche
se non parla. Cos  questa guerra. Ci ammazzerete tutti, disse
la donna con il neonato in braccio.
Poi la donna sulla sedia cominci a parlare.
Voi pensate tutti che sono solamente Annie, quella che
vive dietro l'officina del fabbro e viene a spazzare le vostre cucine
una volta ogni tanto. Be', non  cos, disse. Aveva una
voce piccina piccina. Pi o meno come un chicco di popcorn
cotto solo a met sul fondo del tegame. Ma tra la folla perfino i
bambini si erano zittiti, si sentiva solo qualche grillo e un gattino
che miagolava da qualche parte, di modo che le sue parole
ci arrivavano chiare e distinte.
Voi pensate tutti che sono solo lo scalino d'ingresso della
chiesa e la tavola del ponte sul torrente, ma non  cos. Nel
dire questo alz gli occhi. Aveva un gran sorriso, la bocca aperta
come per lo stupore. Scrut uno dopo l'altro i volti delle
persone riunite, annuendo. Mentre lo faceva, uno dei ragazzi
di Akron si sporse verso di me.
Secondo me  ubriaca. Penso che lo siano tutti, disse.
Chiudi il becco, dissi.
So camminare dove loro non guardano, continu Annie.
E che diavolo significa? disse l'altro ragazzo di Akron.
So come trovare i posti dove il mondo non mi vedr mai.
Posso camminare nell'ombra e posso camminare nella luce.
Volete tutti provare a guardarmi?
Alcuni tra la folla annuirono. La donna vicino a me disse:
Mh-mh. Il nonnetto agit in aria la stampella.
Volete provare a vedermi? disse Annie.
S, rispose la folla.
Be', non lo far, disse Annie.  solo per me e mai nessuno
di voi deve ficcarci il naso.  la mia storia. E quando i
soldati torneranno per finire il loro lavoro non mi vedranno,
anche se sar proprio l sotto il loro naso.
A quel punto Annie si alz e pass il fiore a un uomo in
piedi nell'ombra accanto a lei, che prese il suo posto sulla sedia.
Dobbiamo proseguire, dissi.
Rimanete e raccontate la vostra storia, disse il nonnetto.
Ognuno ha il suo turno.
Abbiamo ancora chilometri da fare.
Ragazzo, quei chilometri aspetteranno. Non se ne vanno
da nessuna parte.
Questo lo so.
Ti dar venti dollari se ci racconti la tua storia. Ho venti
dollari nascosti dietro la mia stalla. Sono tutti per te se ci racconti
la tua storia.
Il nonnetto adesso aveva un sorriso un po' lascivo. Alz di
nuovo in aria la stampella. Altri cominciarono a guardare dalla
nostra parte.
Raccontaci la storia di come ci ucciderete tutti. Ammazzerete
noi e i nostri bambini, disse la donna che teneva in
braccio quella creatura minuscola con la testa di mela.
Noi non vogliamo fare del male a nessuno, dissi.
Voi non farete del male a nessuno, disse la donna. Non
potete fare del male a nessuno. Non qui. Abbiamo finito di
soffrire. Forse saremo noi a farvi del male.
Nel dire questo, punt l'indice sul campanile distrutto, lo
indic proprio come aveva fatto il nonnetto, come se fosse allo
stesso tempo la domanda da fare e la risposta alla domanda.
Mentre ci allontanavamo sentimmo l'uomo con il fiore in mano
che cominciava a raccontare la sua storia. Aveva una voce sonora.
Una gola che avrebbe fatto l'orgoglio di un sergente di
parata. La sua storia sembrava buona. A Thomas Lord e al suo
cavallo sarebbe piaciuta. Raccontava di tanto tempo prima della
guerra, quando aveva trovato una settimana un pesce morto
con un serpente vivo in bocca, e quella dopo un serpente morto
con un pesce vivo in bocca.


19.

Non avevamo oltrepassato di molto il crepitio color zucca
della luce delle torce quando una donna non pi tanto giovane
ci raggiunse in un fruscio di sottane e ci invit tutti e tre a cena.
Le dicemmo che dovevamo tornare all'accampamento e lei ci
disse che aveva del pane di mais e del maiale appena macellato.
Io rifiutai di nuovo, ma i ragazzi di Akron se ne stavano
gi andando insieme a lei. Urlai che li avrei lasciati l ma non
mi ascoltarono, e un attimo dopo vidi che i miei piedi mi avevano
tradito e che li stavo seguendo. La donna viveva a poco
meno di un chilometro dalla strada che dovevamo prendere, in
cima a un'altura che guardava sulla valle che per tutto il giorno
avevamo cercato di aggirare. Si vedevano dei fuochi laggi in
basso, e si sentivano dei rumori. I rumori di un esercito che si
prepara per la notte sono una cosa terribile. Sono allo stesso
tempo chiassosi e sommessi. Non si pu amare qualcosa che 
tutte e due le cose insieme.
Aveva una casa piccola e pulita che i soldati non avevano
trovato quando erano passati di l.
Che soldati erano? le chiesi, ma lei disse che non lo sapeva,
che era buio, che era rimasta alzata in casa sua tutta sola.
Dovevano essere sicuramente i ribelli, disse uno dei ragazzi
di Akron, ti fanno ogni genere di cattiveria e poi la chiamano
opera di Dio. 
Certo, disse la donna, ma lo disse in un modo tale che
non si capiva bene, nemmeno alla lontana, con che cosa era
d'accordo.
Le chiesi il suo nome. Lei disse che non avevamo bisogno
di nomi. Che era solo una cena. E una tazza o due di qualcosa
per tenerci tutti caldi. Disse questo e poi si mise un paio di
occhiali colorati. Avevano le lenti viola ed erano appartenuti al
suo defunto marito, che un tempo giocava a carte su un'imbarcazione
fluviale.
Aveva anche una visiera verde ma quella non riesco a
trovarla. Questi mi aiutano a vedere meglio quando le lampade
sono accese. Ne avete mai provati un paio? chiese. Tutti
quanti, a turno, ce li infilammo e poi ce li togliemmo. Facevano
sembrare la stanza fangosa e avevano una forma strana, a esagoni.
Una volta, prima della guerra, avevo visto un'aiuola che
avevano seminato a forma di esagono in citt e glielo raccontai.
Lei si rimise gli occhiali e mi chiese di che colore erano i fiori.
Io le dissi che erano viola, anche se non ne ero pi tanto sicura.
Quale era la sua storia? disse uno dei ragazzi di Akron.
Stavo proprio per farvelo vedere, rispose lei.
Non sapevo che razza di trucco volevano giocarci lei e
quegli occhiali, ma alla fine ci fece semplicemente uscire dalla
porta sul retro e ci condusse gi per un sentiero fino al suo
orto. Era un bel pezzo di terra. Ben curato. I fagioli erano belli
grossi. Le melanzane e i pomodori ciliegini risplendevano alla
luce della luna.
Ha una sistemazione per la notte fuori nell'orto, disse
uno dei ragazzi di Akron.
Era vero. C'era un letto in mezzo al verde. Era un affare
enorme, con una spalliera intagliata, il materasso di piume, i
cuscini ornati di balze rosa.
Ho una retina che porto fuori contro le zanzare. Se piove
tendo una tela cerata. Ti senti in pace quando dormi nell'orto.
Le cipolle e le lattughe ti vengono in sogno. Puoi andare avanti
all'infinito.
Rimanemmo tutti e quattro a riflettere sulle sue parole. Attorno
a noi i grilli stridevano. Quando ci sono troppi grilli, pare
di trovarsi sul fondo di una conca.
Aveva parlato di una cena, dissi.
Lei non rispose, ma dopo un altro minuto ad ascoltare
il canto dei grilli ci trascinammo di nuovo in casa. Accese le
lampade e prese dei tegami di coccio con cotenna di maiale
arrostita dalla credenza e una bottiglia da una cassa. Era
una bottiglia di taglia generosa e facemmo tutti un sorso. Poco
dopo cianciavamo allegri come corvi schiamazzanti. La nostra
ospite con i suoi occhiali viola era la pi allegra. Disse che
quando si era seduta sulla sedia in citt e aveva raccontato
la sua storia, avevano applaudito tutti. Chiese al ragazzo di
Akron seduto pi vicino di raccontare la sua storia, ma aveva
detto s e no cinque parole che lei l'interruppe e disse: Posso
baciarti?
Lui fece una faccia di stucco e inghiott forte. Se proprio
deve, disse.
Cos lei si sporse verso di lui e lo baci. Proprio l al tavolo,
davanti al maiale freddo e al pane di mais. Poi chiese se qualcuno
di noi sapeva suonare il violino, disse che il suo vecchio
marito si era lasciato dietro un violino quando se n'era andato
a dare le sue speranze in pasto al massacro e che da quel
giorno nessuna mano di uomo lo aveva pi toccato. Allora il
ragazzo che non era stato baciato si alz e prese il violino, lo accord
e cominci a suonare. Al che la nostra ospite e il ragazzo
baciato si alzarono e si misero a fare quattro salti sottobraccio
per la stanza. Io mi appoggiai indietro contro lo schienale e per
un po' stetti a guardarli, ma quando il ragazzo col violino mi
fece l'occhiolino e cominci a suonare Il Galante Ash mi alzai
in piedi, mi scusai e uscii. Un minuto pi tardi ero di nuovo in
mezzo agli ortaggi, seduta sul bordo del letto. Un minuto dopo
mi ero distesa. Avevo in mente il campanile di quella chiesa
che non c'era pi e quelle tombe nella foresta che non erano
tombe. Ce le avevo in mente ma non sapevo che pensarne, cos
chiusi gli occhi. Sonnecchiai un po' ma mi tirai su di scatto
quando vidi che la donna mi aveva raggiunto.
Li ho quasi addormentati, quei due l dentro, disse. Poi
si alz per venirmi dietro. Quella che segu attorno a quel letto,
sotto il chiaro di luna, fu una farsa memorabile: lei avanzava
verso di me con le labbra increspate, le braccia tese e ben determinate
ad agguantarmi, e io indietreggiavo e sgusciavo via.
Alla luce della luna i suoi occhiali viola avevano riflessi arancioni
e rosa. Fra l'uno e l'altro dei suoi tentativi parlammo della
luna. I suoi antichi cicli, le sue stagioni. Lei aveva letto qualche
poesia, o gliel'aveva letta suo marito, e fece dei commenti a
questo proposito. Poi torn di nuovo all'attacco. And avanti
cos per un po'. Una volta o due venni punta e rimpiansi il fatto
che il nostro balletto non aveva luogo sotto una zanzariera. Ma
di l a poco si stanc e tornammo dentro. Non accadde molto
altro quella notte. Se non che i ragazzi di Akron finirono entrambi
in quel letto nell'orto e io mi addormentai con la testa
sul tavolo della donna e sognai che c'era una nave che lasciava
il mondo, ma non potevo salirci perch ero bloccata sulla sedia.


20.

La testa ci rintronava come un colpo di obice da ventiquattro
libbre e uno dei ragazzi di Akron si era preso la tosse,
ma la mattina dopo ce la svignammo di corsa dalla propriet
della vedova, lasciando quella cittadina come se le unit militari
in arrivo l'avessero gi eletta a bersaglio da cannoneggiare
per le esercitazioni di tiro. Dopo due, tre chilometri rallentammo,
mantenendo per un buon passo per tutta la giornata e
ben presto apparvero i confini irregolari del nostro campo.
Non avevamo un gran bell'aspetto quando arrivammo lungo la
strada, ma una delle sentinelle di guardia mi riconobbe e ci fece
passare con un cenno della mano. Era una domenica e faceva
caldo, perci c'erano pi ragazzi del solito in giro nei boschi e
presso il torrente e nel grande stagno in cui si riversava. Il ragazzo
di Akron che non aveva la tosse and direttamente verso
lo stagno, sbarazzandosi mentre camminava dei vestiti sporchi,
perci fummo solo in due a proseguire.
Passammo accanto a una betulla su cui era stato inchiodato
un grosso rospo disgustoso. Gli mancava una zampa.
Sembrava che dovesse spaccarsi in due solo a sfiorarlo con un
dito. Poi vedemmo un acero su cui erano incisi un'infinit di
nomi femminili. Jesamine, Turquoise, Apollonia, Marybeth,
Ginestra e cos via. Proprio mentre ci passavamo davanti, fummo
investiti dall'odore del campo, cosa che non rese la lettura
troppo dolce. Il destino di noi tutti. Presso il raggruppamento
delle tende si trovava il carro un po' sbilenco di un vivandiere
che aveva tutta l'aria di essere stato razziato, ma vicino al carro
c'era una panca accostata a un albero da cui pendeva un cartello che diceva Rasature.
Una rasatura, dissi al ragazzo di Akron che era ancora
con me.
 proprio quello che ci vuole, disse lui.
Non era pi vero per lui di quanto lo era per me, perch
eravamo tutti e due lisci come neonati, ma una rasatura era
qualcosina di pi di una semplice sbarbata e tutti e due prendemmo
qualche monetina dalla tasca e ci sedemmo e nemmeno
un minuto dopo avevamo degli stracci fumanti che ci penzolavano
dalle facce. Quando gli stracci ebbero perso il calore,
il vecchio dalla pelle scura che mandava avanti la baracca li
tolse e con altri stracci caldi cominci a massaggiarci le facce
sporche con piccoli movimenti rotatori. Ti faceva sentire cos
bene, e se io non mi lasciai andare a sonore manifestazioni di
piacere, il ragazzo di Akron non si trattenne. Una volta finita
questa parte, il barbiere prese ancora un altro straccio caldo
e lo mise sulla mia faccia e, dopo essersi dato un gran da fare
con del sapone da barba, si mise al lavoro col suo bel ferro sul
ragazzo di Akron. Non si sent nessun raschiare, solo una specie
di rapido e basso sibilo, ma questo non imped al barbiere
di elargirci alcuni commenti: che il giovane gentiluomo aveva
gi aspettato fin troppo e che sperava che tutta quella barba
dura non aveva fatto perdere il filo alla sua lama. Quando il
suo turno fu finito e venne il mio, il ragazzo di Akron si lasci
semplicemente scivolare gi dalla panca, allungandosi a terra
come un Cristo morto.
Sono rinato a miglior vita, disse mentre se ne stava disteso
l. O almeno ci prov. Il vapore e il sapone avevano calmato
la sua tosse ma adesso gli torn.
Ora ti diamo una bella sistemata, disse il barbiere mentre
insaponava la mia faccia. Nel suo sapone c'era pi soda caustica
rispetto al tipo che usavo a casa quando facevo la barba a
Bartholomew in cucina, ma aveva anche un profumo di limone.
Sss, Sss faceva l'acciaio nella schiuma. L'arnese era vecchio
e sopra c'era un po' di ruggine ma la lama era affilata. Ogni
tanto, mentre il barbiere mi asciugava la faccia, il vivandiere
con la faccia da gufo a cui apparteneva l'occorrente per la rasatura
si sporgeva fuori dal carro e ci guardava con una certa aria
lugubre. Immagino che fosse perch le sue provviste erano state
razziate, e senza troppi riguardi. Quasi sempre i vivandieri
facevano pi soldi di un Mida, ma certe volte i ragazzi si stufavano
di dare tutto quello che avevano per qualche torta rancida
o dei fogli di carta macchiati, e allora prendevano e basta.
Come andiamo? dissi, quando mi sembr che la pantomima
probabilmente era sul punto di concludersi.
Il barbiere, che mentre lavorava aveva tenuto la faccia vicinissima
alla mia, si tir un po' indietro come per esaminare
rapidamente la situazione e disse che aveva quasi finito, che
c'erano ancora un paio di punti ostinati, ma ci stava lavorando.
Allora chiusi gli occhi, ma non mi addormentai. Invece
rievocai l'immagine di me a casa, nella mia cucina, ed ero io a
reggere il rasoio, io che l'avevo affilato sulla coramella.
Avevo fatto la barba a Bartholomew il giorno prima di partire
per la guerra. Non aveva voluto parlarmi molto da quella
notte nella corte quando lo avevo respinto, ma quella mattina
mi alzai presto, munsi la sua giovenca preferita e colsi delle
fragole che gli misi davanti prima di iniziare la giornata di lavoro.
Se non furono le fragole con la panna a mettere in moto la
sua mascella, fu il bacio che gli diedi sull'orecchio, prima sulla
parte dura e poi su quella soffice, e quando gli chiesi se voleva
anche una rasatura, lui accett l'offerta con la pi grande cortesia.
Amava cantare mentre si radeva, o mentre lo radevo io,
e quella mattina inton delle canzoni gioiose battendo con il
piede sul pavimento cos vigorosamente che dovetti dirgli di
smettere, altrimenti si sarebbe fatto tagliare. Allora smise di
battere il piede ma non di cantare, e subito dopo attacc una
canzone che parlava di bambini, bambini che correvano per
monti e per valli e non trovavano pi la strada di casa. Cant
questa canzone per un po', a voce sempre pi bassa, e quando
cercai di baciarlo di nuovo non volle accettare il mio bacio, e
non volle pi farsi toccare da me, e si alz in piedi con il sapone
ancora sulla faccia e la barba mezza fatta, e quell'ultimo giorno,
invece di stare fianco a fianco, facemmo il nostro lavoro ognuno
per conto suo.
Io parlai un sacco con mia madre, dentro e fuori la mia
testa, quel giorno che lavorammo lontani.
Domani me ne vado, madre, e forse per sempre, le dissi.
Lo so, rispose lei.
Sto per partire, madre.
Lo so.
Per lasciare questo posto.
Per sempre?
Non  quello che ho detto?
Hai detto forse. Sar per sempre solo se non torni pi a casa.


21.

Pensi che non farai pi ritorno e poi eccoti l a domandarti
se te ne sei mai andato. Il campo era sempre lo stesso. Oltre a
quelli che si facevano il bagno nello stagno c'erano alcuni ragazzi
che litigavano per le gallette, e altri che facevano gare di
lotta sguazzando con le gambe in una pozza di fango. Un mulo
si liber mentre gli passavo accanto e passai un'ora a cercare
di acciuffarlo con una banda di tipi che si erano tolti la camicia
per resistere alla calura pomeridiana. Che bel quadro sarebbe
stato, se avessi potuto imitarli.
Dopo il sole venne una pioggia fredda e scoprii che nel mio
angolo di tenda era comparso un buco, e per tapparlo passai
qualche minuto al bagnato. Durante quel temporale un primo
tenente venne sorpreso nel suo alloggio insieme a tre attendenti
donne e gli fecero infilare una botte che proclamava l'ampiezza
della sua turpitudine morale. Alcuni dei ragazzi che avevano
derubato il vivandiere erano stati appesi per i pollici sotto un
faggio. Nei giorni seguenti i ragazzi di Akron a stento mi capitarono
sotto gli occhi. Si sarebbe quasi detto che quei brutti
scherzi nel bosco non ci erano mai capitati. Il tenente pass
buona parte del suo tempo con quella botte addosso piangendo.
I ragazzi che erano stati appesi per i pollici vennero tirati
gi. Io cominciai a scrivere a Bartholomew che cosa era successo
nel bosco e finii col descrivergli quel tenente, che piangeva e
piangeva per la vergogna. Usai un altro foglio per raccontargli
come mi ero immaginata di essere di nuovo a casa nella nostra
cucina, e di fargli la barba, e come mi dispiaceva per tutto.
Due giorni dopo aver imbucato quella lettera mi ritrovai
di nuovo in compagnia del nostro colonnello. Aveva sistemato
una scrivania davanti alla tenda per scribacchiare le sue lettere
e gli ci volle un minuto per alzare lo sguardo dopo che ero stata
annunciata. Aveva un'aria un po' pi maestosa e grigia di quella
mattina passata insieme nei boschi, ma doveva essere semplicemente
per la maestosit e il grigiore di quel pomeriggio che si
posava su di lui. Il tempo fa ogni genere di scherzi a un uomo.
Pu farlo rassomigliare a brace carbonizzata o a un pilastro di
ghiaccio o a un mucchio di pudding di tapioca lasciato troppo
a lungo al sole.
Galante Ash, disse il colonnello quando alla fine alz gli
occhi. Mi aspettavo che le tribolazioni della guerra gli avrebbero
tolto quel soprannome dalla testa, ma anche in questo, come
sempre, mi ero sbagliata.
Ho due questioni da discutere con te, disse. Ma prima
voglio rivolgerti una domanda. Non ti dispiace?
No, signore, dissi. Perch che altro puoi dire al tuo colonnello?
Hai mai conosciuto un uomo che aveva paura di uscire
fuori all'aria aperta?
Dipende se uscire significava farsi sparare addosso, signore,
dissi. O essere caricato dalla cavalleria. Mi sono trovato
abbastanza spesso sulla linea del fuoco accanto a uomini
che avrebbero avuto paura di uscire fuori all'aria aperta e farsi
caricare dalla cavalleria. 
Il colonnello mi guard per bene e a lungo.
E tu, Galante Ash, a te fa paura uscire in simili circostanze?
Sarei un bugiardo se rispondessi di no.
Per lo fai.
Ogni giorno che devo. Come tutti i suoi uomini.
Non tutti.
La maggior parte, signore.
E sia, Galante Ash. Diciamo pure la maggior parte. La
maggior parte non  male. La maggior parte  sempre il meglio
in cui possiamo sperare.
Quindi non stiamo parlando di tutti i suoi uomini, de
facto.
Rise e io mi chiesi se la nostra discussione adesso era finita
o no. Non mi piaceva come mi sentivo l in piedi davanti a lui,
e a quanto pare non avevamo finito.
Ho un uomo nella mia compagnia che non sopporta l'idea
di mettere il naso fuori di casa. Ha un buon domicilio a
Yellow Springs, nell'Ohio, e non lo lasciava da cinque anni prima
della chiamata alle armi. Nemmeno per annusare l'aria di
primavera. Conosco il villaggio di Yellow Springs, e l'aria di
primavera l  ottima. Ma quest'uomo non voleva lasciarla entrare,
nemmeno se passava attraverso il filtro delle tende. Diceva
che lo bruciava. Adesso sta fianco a fianco con te sulle linee.
L'ho osservato in battaglia e non indietreggia mai, e non segue
i suoi compagni per andare a nascondersi dietro una palizzata,
una roccia o un albero.
Perch no?
Perch non  delle pallottole che ha paura. Ha paura del
sole, della terra, dell'aria, di tutto, del cielo.
Non lo conosco.
 un parente stretto. Mio cugino.
 in fanteria?
Ha rifiutato il grado di ufficiale.
Perch mai si  arruolato?
Tu perch l'hai fatto, Galante Ash?
Signore?
Abbiamo gi discusso della tua lealt d'animo, e non 
necessario che tu mi dia una risposta. Ti ho tenuto d'occhio
sin da quel tuo exploit, quando hai scalato l'albero. Ho visto
come sai colpire uno scoiattolo. Sono anche a conoscenza della
tua recente avventura. Non so e non voglio sapere come vi
siete fatti catturare. Lo attribuisco alle astuzie dei ribelli. Erano
scaltri, quei fottuti ribelli fuorilegge che vi hanno colto alla
sprovvista, Galante Ash?
Non risposi. Fissai solo al di sopra della sua spalla la branda
che aveva nella sua tenda.
Va bene, disse. Nemmeno io avrei risposto a questa
domanda. Specialmente perch conteneva una volgarit a cui
ultimamente mi accorgo di cedere troppo spesso nei miei discorsi.
Oggi pongo delle domande che, anzich mettere fine al
silenzio, lo approfondiscono. E questo  pertinenza della letteratura,
non del comando. Marco Aurelio questo lo sapeva. Mi
 appena arrivata in prestito la nuova versione di Long. Long
 in gamba. Il suo Marco Aurelio sar utile ai nostri tempi di
guerra. Fa' pure ingiuria a te stessa, fa' ingiuria, anima mia!
Il colonnello si gir e prese un libro che si trovava ai piedi
della sua branda. Lo apr a una pagina segnata con una striscia
di pelle viola e lesse. E se mi domandate come faccio a ricordarmelo
dopo tutti questi anni, non so dirvelo.
Come rapidamente tutto scompare e svanisce! Nella scena
del mondo, gli individui col loro aspetto e col loro corpo; nel
vortice del tempo, ogni loro ricordo. Tale il genere di tutte le cose
che il senso percepisce e soprattutto di quelle che adescano col
piacere o rattristano col dolore, quelle che l'ambizione celebra
col suo plauso. '
Il colonnello annu e poggi di nuovo il libro sul letto.
Quello che mi interessa, disse voltandosi verso di me, non
 la motivazione che ti ha spinto a prestare servizio, perch il
servizio in s  una grande risposta, ma piuttosto l'abilit di
cui hai dato prova tirando fuori da quell'impiccio te e i tuoi
compagni.
L'abbiamo fatto tutti e tre insieme.
La tua galanteria ti supera. Ho visto e parlato con quei
due uomini. Sono novellini con la bocca ancora sporca di latte e
io esercito le arti dell'iperbole riferendomi a loro come uomini.
Farebbero entrambi meglio come lustrascarpe.  una vergogna
di questi tempi e di tutti i tempi di guerra che mandiamo a combattere
i nostri bambini. Uno di loro piangeva mentre parlava
con me.
Come il tenente.
Prego?
Piangeva. Nella sua botte.
 stato degradato e spedito a combattere altrove. Darsi ai
bagordi non era la principale delle sue trasgressioni.
Non ho fatto niente di speciale, signore.
D'accordo.
Siamo stati catturati in tre e ne siamo usciti fuori in tre.
Bene, bene.
Il colonnello accese un sigaro. Se lo mise in bocca e poi se
lo tolse di nuovo. Il fumo arriv fino a me e tra noi si fece una
nuvola.
Avevo in mente, dopo la tua prestazione con quegli scoiattoli,
di fare di te un tiratore scelto, disse.
Non vorrei essere un tiratore scelto, dissi io.
No, forse no, ma io ci avevo fatto un pensiero dopo averti
visto in battaglia e aver tenuto conto delle tue gesta, e dopo
aver visto come hai dovuto a malapena prendere la mira quando
hai fatto la pelle a quei tre sorci. Inoltre, avevo in mente
di raccomandarti per un encomio. Per un atto di valore. Per
quell'episodio delle cartucciere. Sono a conoscenza anche di
questo. Ma hai sentito il tempo che sto usando. Hai sentito che
parlo al passato.
S, signore.
Ci sono altre storie che circolano sul tuo conto.
Presi una piccola boccata d'aria, e insieme all'aria entr
anche il fumo del colonnello, mi s'infil in gola dalla parte sbagliata
e iniziai a tossire. Vidi la donna che si muoveva sul retro
della casa alla luce della luna. La vidi e la sentii.
Signore, sono stato un buon soldato e mi sono battuto
bene per la causa, dissi.
Ah s, un buon soldato?  questa la frase che la tua mente
formula? Questo affiora da quel mistero che vive la sua vita
buia e paludosa in mezzo alle tue orecchie?
Feci un altro respiro. Adesso torner a casa da te, Bartholomew,
pensai. Sarebbe tanto terribile? Non avrei mai dovuto
partire e adesso torner a casa. Il colonnello si alz in piedi. Mi
superava di mezza testa. Aveva le spalle larghe, e la doratura
sull'impugnatura della sua sciabola luccicava nella luce grigia.
Mi sentii piccola e stanca. Non avevo idea di cosa avrei indossato.
Di colpo, ebbi il desiderio assurdo che l'abito della signora
corpulenta non fosse bruciato, che io lo avessi ficcato nello
zaino e me lo fossi portato dietro.
Questa mattina tardi un uomo  venuto a dirmi che tu gli
hai rubato delle razioni dal tascapane mentre faceva la siesta.
Mi ci volle un minuto per sentire che cosa aveva appena
detto, e poi ce ne volle un altro per allontanare la mia mente
dal chiaro di luna e dal rumore frusciante del bel vestito della
signora robusta mentre camminavo, e tornare alla grezza lana
blu che adesso mi fasciava le gambe e al colonnello in piedi di
fronte a me, dietro il fumo del suo sigaro.
Quell'uomo me ne ha presentati altri tre pronti a testimoniare
che tu hai attinto a volont anche dalle loro razioni.
Sono menzogne, dissi. Mi batter con chiunque dice il
contrario. Gli far assaggiare i miei pugni e dopo gli chieder
se hanno trovato il pasto di loro gradimento.
Il colonnello mi guard. Annu.
Forse  cos. Forse sono menzogne. Probabilmente lo
sono. Immagino che potremmo trovare altrettanti uomini, magari
anche di pi, disposti a confutare le accuse. Forse non me
ne importa un accidenti. Ma immagino tu ti renda conto che
non posso offrirti una posizione speciale o un encomio con
queste affermazioni che girano, vero?
Certo, signore.
In simili circostanze, non posso esporti alla luce del riconoscimento
e della visibilit generali. Non posso metterti addosso
gli occhi di tutti in questo campo. Potresti scoprire che
hai perso ogni libert di movimento, che sei finito anche tu in
una botte, e allora che cosa faresti? Non sei d'accordo, soldato
semplice?
Feci di s con la testa. Lui annu. Prese di nuovo il suo libro
ma non lo apr. Chiuse gli occhi.
Il tempo dell'umana vita  un punto; la sua materiale sostanza,
un perenne fluire; la sensazione, tenebra; la compagine
di tutto l'organismo, immancabile corruzione; il principio vitale,
l'aggirarsi di una trottola; la fortuna non si pu indagare.'
Picchiett sul libro, poi apr gli occhi.
La fortuna non si pu indagare,' ripet.
S, signore.
Rimanemmo immobili per un po'. Si udivano dei colpi di
cannone in lontananza e pi vicino il canto di un uccello.
Adesso puoi andare, Galante Ash, disse.
Mi guard e sollev un sopracciglio e dopo che lo ebbe
abbassato io me ne andai.


22.

Sono stremata, scrissi a mio marito la sera dopo quel
dialogo.
Vieni a casa da me quando sei pronta, mi scrisse lui.
Possiamo riprovare.
Non sono ancora pronta, gli scrissi.
Continuer ad aspettare, lo far, scrisse lui.
Poi il colonnello diede ordine di mettersi in marcia, e allora
attraversammo una lingua d'acqua incantevole, risalimmo
una montagna bassa e verde e ci addentrammo nell'inizio del
mio inferno.


23.

Le battaglie andarono avanti per giorni. Nelle nostre menti
quei giorni furono settimane. Nei nostri sogni - quando per una
manciata di minuti dormivamo stesi sul terreno duro - quelle
settimane furono anni. La mia compagnia doveva fare la guardia
a una batteria e certe notti riposavamo sotto il cannone. I
ribelli non ci davano tregua un istante e pi di una volta ci furono
assalti alla baionetta sotto le stelle. Nel mezzo di un combattimento
ricevemmo l'ordine di buttarci a terra e i nostri ragazzi
fecero fuoco con quel cannone da 150 mm proprio sopra le nostre
teste. Anche i ribelli avevano sentito l'ordine e si buttarono
gi insieme a noi, cos l'unica cosa colpita fu una quercia.
Durante il giorno ci facevano assaggiare il fuoco dei loro
mortai. Dopo un po' si sarebbe detto che piovevano terra e
sottili scaglie di metallo. Fecero fuori un mucchio di ragazzi
della mia compagnia, ma non riuscirono mai a impadronirsi
del nostro cannone mentre facevamo la guardia. Una volta tentarono
una carica. Ancora oggi alzerei il fucile su ogni ribelle
che vedo, ma la vista di una schiera di cavalieri stupendi che
viene all'assalto verso di te in mezzo al fumo era uno spettacolo
davvero magnifico. In quella carica c'era la parte del Sud che
valeva la pena conservare. Non era la parte di quelli che tenevano
degli schiavi per farsi grattare le loro schiene di padroni o
farsi fare i letti. Per lavorare le loro terre. Costruire le loro case.
Che li frustavano quando volevano. Erano quei cavalleggeri
che cavalcavano bassi sulle selle, le pistole pronte a far fuoco,
le sciabole alzate. Rassomigliavano ad antichi cavalieri. Come
se non avessero della polvere ad annerirgli le facce, ma scure
sciarpe di gentildonna sulle maniche.
Formammo una linea e li abbattemmo con i nostri moschetti
e vidi il nostro cannone portar via met testa a un bellissimo
castrone bianco. Loro per non si fermarono, si avvicinarono
abbastanza da venire alle lame, agli zoccoli e alla pistola.
Avete mai provato a battervi con un uomo a cavallo? Un uomo
con un'arma in mano? Un uomo venuto da Natchez con un demonio
di cavallo in groppa al quale  nato e assetato di sangue?
Un ragazzo a nemmeno un metro e mezzo da me fu ridotto
letteralmente in gelatina da una giumenta pezzata con gli occhi
rossi. Un altro si ritrov la testa spaccata a met come una noce
dal calcio di una pistola. A me trafissero il braccio con la punta
di una sciabola e me ne sarei probabilmente andata dritta
al Creatore se una pallottola sbucata dal nulla non ci avesse
spedito il mio aggressore. Erano i rinforzi. Quattrocento fanti
in blu per combattere i cento a cavallo. Solo che anche i grigi
avevano la loro fanteria. Mi feci legare ben stretta una manica
di camicia attorno alla ferita da un primo tenente che cinque
minuti dopo era morto. Dopodich, caricai il moschetto e mi
buttai di nuovo nella mischia.
Continuammo ad azzuffarci e quando fummo troppo pochi
per fare la guardia alla batteria inviarono truppe fresche a
darci il cambio e ci offrirono di difendere i fianchi fra gli alberi.
Per due giorni di fila, non uno di noi aveva chiuso occhio
nemmeno un istante, eppure ci spedirono l a passo di corsa.
Immagino che non ero la sola a non sentirci pi per i colpi
di cannone: ci precipitammo a combattere fra i boschi in un
silenzio che darei volentieri la met felice del mondo per non
sentire di nuovo.
Vidi il colonnello fra gli alberi. Arriv a cavallo e fece un
breve discorso ai suoi ufficiali, poi incroci le mani sul pomo
della sella per aspettare con noi. Quando mi vide, disse qualcosa,
ma io non capii. Lo disse di nuovo e io mi indicai le orecchie
e scossi la testa. Lui annu, alz il mento e guard un po'
pi in l lungo lo schieramento. C'era un uomo seduto su un
masso con il moschetto sulle ginocchia. Noialtri eravamo tutti
trincerati in posizione di difesa. Avevo gi visto quell'uomo in
battaglia. Ero stata al suo fianco. Pensavo di essere veloce a
sparare, ma lui era una specie di mitragliatrice Gatling. Per un
attimo cercai di immaginarmi la sua stanza a Yellow Springs,
con l'aria che cercava di entrare dalla finestra e ucciderlo. Mi
assopii con quell'immagine negli occhi, che mi port lontanissimo.
Quando mi risvegliai, il colonnello era ancora l sul suo
cavallo e l'uomo che aveva paura del mondo intero era ancora
seduto sul suo masso, sorrideva pensando a qualcosa e si grattava
il ginocchio.
Poi tutt'attorno a noi i rami cominciarono a cadere. Vicino
alla mia testa l'aria si squarci e lasci passare una pallottola.
Uno dei tenenti della mia compagnia si avvicin, mise il
piede sulla roccia accanto a me, estrasse la pistola e si pieg
in avanti. Qualcuno grid e io mi accorsi che ci sentivo di
nuovo.
Fermi ai vostri posti!  ringhi il tenente.
Poi come se fossero sempre stati l ma invisibili, si videro
schiere e schiere di soldati grigi e marroncino stinto che cominciavano
a muoversi fra gli alberi.
Furono cinque ondate, e alla quarta non ci era rimasta che
una manciata di cartucce a testa. Se fossero state sei, avremmo
dovuto batterci con le baionette e coi denti. A un certo punto,
durante il combattimento, il colonnello era sceso da cavallo e
stava in piedi lungo la linea fra me e suo cugino. Aveva quei
grossi baffi perci la sua bocca non si vedeva, ma aveva l'aria di
un uomo che tiene la mascella serrata. Andavamo avanti da tre
ore buone quando, lanciando una rapida occhiata vicino a me,
vidi i ragazzi di Akron. Sembravano invecchiati tutt'e due di
dieci anni. Se mi riconobbero, non lo diedero a vedere. Erano
ben trincerati dietro un albero morto, tenendosi il pi possibile
bassi, ma sparavano. Uno di loro mor quando i ribelli tentarono
una carica. L'altro fu spazzato via.
Il colonnello e suo cugino, per, li vidi fino all'ultimo. Il
colonnello aveva chiamato a raccolta i suoi ufficiali per formare
una nuova linea e adesso aspettavamo, allungati a terra, con
pochissime pallottole per far fronte a quella quinta ondata,
anche se non c'era un solo morto a cui io e tanti altri rimasti
non avevamo gi preso la cartucciera per rimpinguare le nostre
scorte. Il colonnello era in piedi accanto al cugino, che era
tornato a sedersi sul suo masso. Erano tutti e due neri come
spazzacamini a causa della polvere da sparo bruciata e avevano
un sigaro in bocca. Il mio tenente era stato colpito alla spalla
ma torn e poggi la gamba esattamente dove l'aveva piantata
la prima volta.
Come andiamo, Galante Ash? chiese.
Riprendo fiato, tenente, dissi.
Be', prendine un po' di pi e alza quel fucile, disse lui.
Perch eccoli che arrivano di nuovo, dannazione.
Arrivarono, e fu come se un vento bollente arrivasse con
loro e da una parte e dall'altra delle mie orecchie l'aria prese a
bruciare e il mondo si rovesci e fin sottosopra. L'attimo prima
andavo alla carica e quello dopo tornavo indietro di corsa. Un
ragazzo che era il doppio di me mi diede un calcio nella pancia
e caddi gi nella buca di qualche idiota. E nemmeno un attimo
dopo c'era qualcun altro nella buca con me, allora cercai di
agguantare l'arma ma vidi che era il cugino del colonnello che
era sceso dal suo masso. Mi guard e sorrise, e con tutto che
attorno a noi piovevano le fiamme dell'inferno e infuriava la
battaglia, vi dico che era l'uomo pi bello che abbia mai visto.
Non era una bellezza che potevi notare in mezzo ai ranghi o
seduta su un masso, era una bellezza che potevi vedere solo
da vicino, con la morte che ti chiama, una bellezza di guance
morbide e polvere nera e occhi ardenti.
Tu sei il cugino del colonnello, dissi.
Ha ammesso una parentela con me? chiese.
La voce era alta e bella come il suo viso. Una voce tirata
su direttamente da una zangola di burro messa a raffreddare
nell'acqua chiara di una sorgente. Disse anche qualcos'altro
con quella voce, ma non riuscii a sentire, per via del crepitio
delle armi da fuoco sopra le nostre teste. Una folata di vento
caldo si insinu nella buca sollevandogli i capelli umidi dalla
fronte, e lui si pieg su di me.
So chi sei, disse.
Sono un soldato dell'esercito unionista, dissi io.
So anche questo, disse.
Dobbiamo tirarci fuori di qui, dissi.
Ma non mossi un muscolo, e lui alz la sua mano delicata,
la accost alla mia guancia e la tenne l. Io non mi mossi, non
respirai e non tremai, chiusi solo gli occhi e tenni la mia faccia
ferma contro la sua mano.
Quando aprii gli occhi vidi che era uscito con un salto dalla
buca e immaginai che fosse tornato di corsa al suo masso.
Lo vidi l quando la mia guancia ebbe smesso di bruciare e mi
fui arrampicata anch'io fuori dalla buca. Era in piedi sul masso
e teneva l'arma alzata. Mi pass per la testa di correre da lui
e chiedergli di posarmi ancora la mano sulla faccia, ma il mio
tenente venne a mettersi di nuovo accanto a me.
Come andiamo, Galante Ash? mi chiese, come se non lo
avesse fatto appena pochi minuti prima.
Riprendo fiato, tenente, risposi, come se neanch'io l'avessi
gi detto.
Be', prendine ancora un po', disse.
E mentre lo diceva, sentii tuonare il cannone dei ribelli e
vidi l'albero abbattersi su di me e mi sentii cadere all'indietro
tutto nello stesso istante. Non accadde nello stesso istante, mi
sembr solo che fosse cos, perch il tenente non c'era pi e
il bel cugino del colonnello era scomparso dal suo masso e i
ribelli ci stavano quasi addosso. Un ramo tenero mi butt gi
e poi il tronco mi blocc al suolo. Dovevo aver perso un po' di
quel fiato che stavo tirando e preso un brutto colpo alla testa,
perch quando guardai in su attraverso le foglie e i rami mi
sembr che i grigi e i blu, a turno, saltassero le macerie sopra
di me, e che l'intero corso della guerra sarebbe stato deciso da
chi scavalcava pi agilmente quei detriti.


24.

Poi caddi addormentata. Andai vagando in regni di nero e
verde. Quando mi svegliai era notte fonda. Le stelle rischiaravano
il cielo, piccoli punti luminosi e ardenti. Pi grandi delle
stelle dell'indiana in primavera. Cominciai a contarle, ma c'erano
troppe foglie di quercia davanti alla mia faccia. Cercai
di spostarle ma scoprii che avevo le braccia bloccate lungo i
fianchi. Potevo ruotare il collo e muovere le dita dei piedi e le
mani, ma per il resto ero immobilizzata. Il vento soffi vigoroso
attraverso le foglie per un bel po' di miei respiri, poi cal. Nel
silenzio che segu sentii pi di quanto mi piaceva e chiusi gli.
occhi.
Pi di una volta mi ero allontanata da un campo di battaglia
alla fine degli scontri, perci avevo un'idea abbastanza precisa
di ci che quella notte giaceva attorno a me artigliando l'aria. I
fantasmi di chi era appena morto, dall'alto, ridevano di chi era
al suolo, tagliato bruciato e fracassato ma ancora cosciente. In
tanti erano caduti, sia nostri che loro, ed era impossibile sapere
di che colore erano quelli che si lamentavano. Un ragazzo chiamava
a gran voce la zia Jane. Un altro cercava di fischiare. Tre
o quattro chiedevano qualcosa di liquido da buttarsi gi per la
gola. Credo che ognuno di noi l, grigio o blu che fosse, pens a
quei combattimenti come la futura Wilderness, quando i feriti
erano stati abbandonati a se stessi e la foresta aveva preso fuoco
e li aveva accolti tutti nelle sue braccia ardenti. Se il fuoco si
avvicinava e non potevi correre, l'unica cosa che desideravi era
un'arma. Qualcosa capace di portarti via di l in fretta. Girando
il collo il pi possibile a destra vedevo il mio moschetto. Ma
anche se fossi stata in grado di muovermi, capii che era inchiodato
al suolo proprio come me. Allora fui presa dal panico. Iniziai
ad agitarmi, a spingere, a tossire e a contorcermi. Niente.
Avevo il tronco sul petto e sulle braccia, e un ramo di traverso
sopra le gambe. Era poco pi che un arboscello, ma era bello
alto e pieno di linfa e mi bloccava a dovere.
Non posso muovermi perch mi sono beccato una pallottola
nella schiena, disse una voce alle mie spalle.
Sei dei nostri o dei loro? chiesi. Allungai il collo a sinistra
e vidi la suola consumata di uno stivale, bucata da parte a
parte. Il piede si mosse un po' quando guardai.
Immagino di s, disse la voce.
Io sono solo inchiodato a terra, dissi. Non sono ferito.
Non far tutta questa differenza se resti incastrato.
Non seppi che rispondere. Mi dibattei un po'. Senza nessun
risultato. Dopo un minuto o due, durante i quali suppongo
che mi guard, parl di nuovo.
Sembra che tu abbia un graffio sul braccio.
Mi ero dimenticata del braccio. Ero vagamente consapevole
di un dolore, ma non avevo ancora pensato di controllare.
Non appena lui lo disse, lo sentii subito, come se un po' di quel
fuoco che non volevamo veder arrivare avesse gi cominciato
a bruciare.
Non  proprio niente di pi, un graffio, dissi.
Non mi dispiacerebbe affatto un sorso d'acqua, disse
lui.
Be', se aspetti un attimo corro a prendertene un po'.
Ci mettemmo tutti e due a ridere, solo che la sua risata non
galopp troppo a lungo. Si sentiva dalla voce e dal respiro che
non ne aveva ancora per molto.
Di dove sei? chiesi.
Il terreno sotto di te sembra bello soffice, disse. Sembra
che siano dei pezzetti di corteccia, dovrebbe bastare una
grattatina per farlo cedere. Puoi muovere le mani?
Mossi le mani, spingendo le dita verso il basso. Il terreno
era morbido, come aveva detto lui.
Di dove sei? chiesi di nuovo, muovendo le dita, piegandole
e poi stringendo.
Lavora verso di te, scava una buca, ma procedi piano cos
non ti verranno i crampi, vedi se riesci a ricavare uno spazio.
Per un po' c'era stato silenzio, ma un gufo importuno sorvol
il campo e i lamenti attorno a noi ripresero. Qualcuno
chiese a Dio di scendere ad ammazzarlo. Di abbattere su di
lui le Sue potenti e tonanti mani. Sarebbero finiti dispersi ai
quattro venti, quegli uomini che piangevano e gemevano. Proprio
come se fossero piovuti gi dalle nuvole del Signore. In
lontananza si sentiva il fuoco dei cannoni. L'artiglieria pesante
si preparava a una nuova giornata. A creare altre allegre radure
come quella. Il vento portava odori nauseanti. Di corpi che
non potevano fare i loro bisogni. Di cose aperte che non avrebbero
mai dovuto aprirsi.
Sai che cosa mi piacerebbe ancora di pi di un sorso d'acqua,
pi di qualunque cosa a parte sbarazzarmi di questa pallottola
nella schiena? disse la voce.
Stavo scavando e facevo dei progressi, cos non risposi.
Un bel pezzetto pulito di foglio protocollo. Della carta di
cotone fresca. Carta lino color crema.
Quella pallottola ti  salita fino al cervello, dissi.
Lavoravo in un ufficio legale, su Carpenter's Lane a
Richmond. Passavo le giornate a copiare documenti su carta
di prima qualit.
Sei un secessionista.
Solo un pezzo di carta. Un dolce foglio.  un anno che
non mi passano per le mani altro che vecchi scarti. Ho scritto
le lettere a casa su un mucchio di ritagli di carta da parati vecchia.
Hai mai provato a scrivere in bella calligrafia sulla carta
da parati?  la carta la cosa peggiore che ci avete rubato, ancor
pi delle case e delle terre.
Ci siamo quasi qui.
Ho dei nipoti. Pi di mezza dozzina. Vivono tutti vicino.
Stavo insegnando al pi grande a scrivere prima di partire. Lui
sa come tenere una penna, sissignore, lo sa.
Ebbe un attacco di tosse, poi tacque. Nel mio braccio,
sembrava che il fuoco stesse arrivando fino all'osso. Fu la mia
mano destra a fare la maggior parte del lavoro. Fu la mano
destra a scavare di pi e a liberarmi. Era quasi l'alba quando
riuscii finalmente a muovermi. Rimasi distesa l, libera, per un
pezzo, poi staccai la baionetta dal mio fucile e mi avvicinai al
ribelle. Era un uomo anziano con una barba bianca e occhi
piccoli e buoni. Troppo vecchio per fare il soldato. Sembrava
troppo vecchio per fare qualsiasi cosa.
Avevo ancora il tascapane appeso al collo. La prima cosa
che le mie dita ci trovarono dentro fu una mela. La mangiai e
poi tornai a frugare. Sul fondo, ripiegato per bene, trovai un foglio
di carta. Non sapevo se era speciale, ma l'avevo comprato
da poco per scrivere a Bartholomew, e a parte qualche sbaffo
qua e l era pulito. Lo aprii, presi il mio mozzicone di matita
e ci scrissi sopra Carpenter's Lane, Richmond, poi lo ripiegai e
glielo infilai sotto la camicia.


25.

La mia idea era di mettermi in cammino di buon passo
sulle orme del mio reggimento, ma non fu cos che and. Dopo
essermi lasciata alle spalle il mio albero carceriere, mi accorsi
che era difficile trovare la direzione. Dappertutto giacevano i
morti e i quasi morti, a destra e a sinistra, davanti e didietro.
Dovevi fare attenzione a dove mettevi i piedi. Non c'era abbastanza
luce per vedere chiaramente la strada. Calpestai una
gamba e quello che rimaneva del tronco a cui era attaccata
ebbe un sussulto, e pagherei una bella sommetta pur di togliermi
dalla testa l'immagine di quel volto raggrinzito. Uno o due
che potevano ancora aprire gli occhi mi chiesero dell'acqua.
Ma io stessa ero talmente assetata che se avessero avuto una
goccia d'acqua gliel'avrei senz'altro rubata. Vagai di qua e di l,
incespicando. Ogni tanto sentivo un cannone e pensavo di incamminarmi
in quella direzione, ma i boschi e le pendici erano
scaltri e mi giocavano tiri astuti.
Quando venne giorno feci una pausa per orientarmi. Non
so se avevo brancolato per un'ora o dieci minuti, ma ad appena
un tiro di schioppo pi in l c'erano il soldato morto di Richmond
e il mio albero carceriere. I ragazzi che prima non erano
ancora morti adesso tacevano. Sperai che fosse sonno di un
tipo o dell'altro. Il mio braccio per il momento aveva smesso
di bruciare e si stava facendo freddo. Mi sedetti per dare una
rapida occhiata, ma quando provai a sollevare la manica della
camicia svenni immediatamente. Mi risvegliai con il pugno del
sole in faccia e un ronzio nelle orecchie. Mi alzai e scalai un
pendio e scavalcai una staccionata su cui era infilzato un ragazzo
con un pezzo di faccia che pendeva in gi come la giogaia di
una vacca al sole.
L'intero campo davanti a me era pieno di morti. La compagnia
locale di avvoltoi era gi strisciata fra i cadaveri svuotando
le tasche e rubando le borracce. Qua e l si vedeva qualche
pezzo di corpo che aveva troncato ogni rapporto con il suo
proprietario. Un guanto era partito insieme a una mano e uno
stivale insieme a un piede. Al centro c'era un bovino morto.
Non avevo fame e nel mio tascapane c'erano ancora una mela
e una galletta, altrimenti mi sarei interessata di pi alla sua carne.
All'estremit del campo c'era un'altra staccionata, e poi un
altro campo che a parte le palle di cannone era completamente
vuoto. Si vedeva la traiettoria che avevano percorso abbattendo
gli alberi e rotolando sul terreno. Nel campo successivo c'erano
solo degli orribili cardi e un vago accenno di brezza.
Verso mezzogiorno raggiunsi un'antica dimora che era stata
quasi completamente distrutta dal fuoco. Rimanevano soltanto
delle casupole sgangherate costruite tutt'attorno, simili
a funghi attorno a una rosa nera. Feci capolino in una o due,
e vidi una croce e un'illustrazione strappata da una rivista con
il ritratto del presidente Abraham, ma nient'altro. Guardai in
fondo al pozzo e scoprii che ne era stato del cane della dimora.
Galleggiava su un fianco. Nell'aria c'era odore di fumo e delle
enormi chiazze di menta che crescevano di un verde profondo
lungo le recinzioni. A casa, non c'era niente che Bartholomew
e io amassimo di pi che falciare la menta. Due o tre colpi
di falce e ti saliva il paradiso nel naso. Bartholomew sapeva
preparare un t alla menta divino. Lo preparava al mattino,
poi lo metteva nello scantinato e lo bevevamo la sera per rinfrescarci.
Il pensiero dei tesori nascosti nel nostro scantinato
laggi nell'indiana mi spinse a fare una capatina sotto quelle
rovine umide annerite dal fuoco. Ma nella cantina della dimora
avevano gi portato via o spaccato ogni cosa. C'erano cocci di
vetro azzurri e marroni dappertutto a decorare il pavimento di
terra battuta.
Mentre frugavo l sotto alla ricerca di qualunque cosa che
poteva essere passata inosservata, sentii delle voci nella corte.
Diedi una sbirciatina fuori e vidi che era un gruppetto di ribelli,
sei tipi ben piantati. Tornai gi, cercando di fare meno
rumore possibile sul pavimento scricchiolante, e mi acquattai
in un angolo con il moschetto in mano, aspettando. Ma non
scesero nella cantina. Erano tutti scalzi, e probabilmente avevano
gi tentato la loro sorte gi fra i barattoli rotti. Mentre si
allontanavano, sentii che uno di loro diceva qualcosa a proposito
di rinfrescarsi a un torrente. Chiunque penserebbe che gli
sarei corsa dietro non appena se n'erano andati per fare anch'io
una bella bevuta a quel torrente, invece quello che feci laggi,
in quella fresca oscurit, fu inspirare un po' di odore di bruciato,
pensare alla menta e mettermi a ronfare.
Quando mi svegliai era buio. Mi arrampicai fuori dalle rovine
e mi incamminai nella direzione che mi pareva avessero
preso. Mi sentivo il braccio come un ghiacciolo e la fronte bollente.
Per un attimo vidi mia madre che camminava accanto a
me e le chiesi di andare a cercare Bartholomew, ma lei disse che
Bartholomew preferiva non venire. Se ne and e Bartholomew
non venne. Quando vidi che non veniva, mi misi in testa che
avevo bisogno di piangere. Le lacrime salirono per i loro canali,
ma non riuscirono ad aprirsi un varco attraverso i cumuli di
sporco incrostato sulla mia faccia.
Ai margini della tenuta c'era una radura delimitata da siepi
inselvatichite e in mezzo alla radura c'era un'urna. Mi sembr
bella alla luce della luna e pensai che dovevo lasciarci dentro
qualcosa. Un pegno. Un tributo. Quello che metteresti nel cestino
in chiesa. Da buon cristiano. Strappai una o due manciate
di erba e le trasportai con cura, come se stringessi un bambino.
Quando raggiunsi l'urna e la guardai da vicino, vidi che altri
prima di me avevano avuto la stessa idea. Dentro c'erano un
cucchiaio, un piatto rotto e un tegame di stagno che era servito
da sputacchiera. Ho gi detto che non so cantare, ma cantai
lo stesso e intonai una melodia a bocca chiusa mentre lasciavo
cadere di nuovo l'erba sul terreno e mi allontanavo.
Dopo percorsi una galleria fatta di muri al di sopra dei
quali sporgevano pesanti felci. Varcai un alto cancello che non
portava da nessuna parte, fiancheggiato da alberi striminziti,
deformi e contorti. Scalai una collina e vidi una fila dopo l'altra
di crinali che scomparivano in lontananza fra le nuvole illuminate
dalla luna. C'era un noce con i rami mozzati che mi misi
in testa di scalare. Gli dissi che se ci fosse stata una fanciulla
appollaiata in cima sarei riuscita a salire fin lass. Per un po'
seguii una vecchia strada costeggiata da alberi. Sembrava una
strada che in passato portava da un posto bello a un altro posto
bello, ma anche che quei tempi erano ormai passati. C'erano
uomini morti dappertutto. A guardarli, si sarebbe detto che
erano solo rimasti senza fiato e avevano deciso di buttarsi a
terra. Fumarsi una cicca e fermarsi un attimo a riflettere. Uno
di quegli uomini non era un uomo. Portava un berretto grigio
e stringeva una pistola a pietra focaia che probabilmente aveva
prestato servizio nella guerra d'indipendenza. La fasciatura
sul petto si era in parte sciolta e le pendeva fuori da un buco
nella camicia. Sopra si vedeva del sangue secco. Perfino con le
razioni dell'esercito era messa molto meglio di quanto io non
ero mai stata e non capivo come aveva fatto a nascondersi. Mi
pass per la testa di sedermi accanto a lei e vedere se era ancora
in grado di fare due chiacchiere, magari conosceva qualche
segreto, a parte gli espedienti per camuffarsi, che poteva trarmi
d'impiccio. Cos mi accovacciai di fronte a lei, ma non si mosse
di un millimetro. Ogni tanto, mentre proseguivo, pensavo di
sentire il fuoco dei cannoni, ma erano lontani e non potevo
esserne certa.
Poco dopo mi ritrovai a scendere per un pendio in mezzo
ad alberi ricoperti da coltri di edera e trovai il torrente. Allora
bevvi. Bevvi, poi mi vennero i conati di vomito, bevvi ancora un
po' e mi distesi boccheggiante su un fianco. Poi mi tolsi di dosso
i miei stracci, svolsi la benda e presi il ritratto di Bartholomew,
che nel buio era solo un pezzo di metallo duro, e lo poggiai accanto
a me sulla sponda. Dobbiamo discutere della nostra situazione,
dissi a quel pezzo di metallo duro ma il metallo duro
non volle saperne di parlare, non pi della mia sorella soldato
morta. Solo mia madre voleva parlare con me. Potevo contare
solo su mia madre. Quel pensiero, una volta che mi fu passato
per la testa, mi fece ridere di gusto, e rimasi l seduta a ridere cos
finch le zanzare non mi trovarono, poi mi distesi di nuovo sul
fianco e rotolando su me stessa mi lasciai cadere in acqua. Presto
mi arriv fino alla cintola e mi divertii a calarmi e riemergere.
Allora pensai che mi ero rimessa in forze e presi a sfregarmi il
corpo con il pietrisco e le erbe acquatiche. Sfregai e sfregai, poi
tirai nell'acqua i miei stracci e li sbattei e li strizzai per mandare
via lo sporco. Feci tutto molto lentamente, perch non potevo
usare il braccio sinistro. C'erano dei ragazzi all'accampamento
che usavano dei ramoscelli per grattarsi le estremit quando non
potevano rimediare un po' di sapone, e quando vidi che avevo
ancora delle strisciate di sporco sulle gambe feci un tentativo.
Erano tre settimane che non mi davo una lavata di nessun tipo.
Non mi preoccupava nemmeno un po' il fatto che mentre lavoravo
ridevo. O che non riuscivo a smettere di tremare anche se
mi sentivo rovente. Dopo aver steso i vestiti ad asciugare, passai
un'ora o tre accoccolata fra i cespugli, parlando a vanvera come
se fossi diventata uno dei ragazzi di Akron e attorno a me, nel
buio, si aggirassero donne che ammazzavano uomini. Poi mi alzai
in piedi e risalii la sponda per un tratto, fino a un punto dove
il torrente si faceva pi largo e profondo. Il gruppetto dei ribelli
era l, ed erano tutti nudi come me.
Galante Ash, dissero. Sappiamo tutto di te e delle tue
gesta. Vieni a sguazzare qui con noi. 
Un invito cos cortese e amichevole non si poteva rifiutare.
Venne fuori che avevo salvato quel vecchio di Richmond da
morte certa dandogli quel pezzo di carta e, come gli altri, lui si
liber dell'uniforme e scese in acqua con noi. Non mi ero mai
sentita pi felice da quando ero partita per la guerra. Qualcuno
aveva un violino, e ci sapeva fare. Ci prendemmo sottobraccio
nell'acqua fredda e, girando in tondo, ridemmo, giocammo e
scherzammo. Non so che cosa fu a guastare la festa, fatto sta
che prese un'altra piega e io mi ritrovai con la mano buona
attorno alla gola di un ribelle. Tutti gli altri erano scomparsi,
compreso il vecchio di Richmond. Eravamo solo io e quel ragazzo,
solo la mia mano e la sua gola. Lo uccisi l nell'acqua e
lasciai che la corrente trascinasse via il suo cadavere, poi tornai
ai miei vestiti. Erano ancora fradici, cos me li stesi sopra e
dormii. Nel sogno che feci dopo venne a trovarmi mia madre.
Era il mio vecchio sogno, solo che adesso avevo il moschetto.
Attorno a me la folla arrabbiata aveva acceso le torce e si era
fatta altissima, cos presi a sferrare colpi con la baionetta in
tutte le direzioni.


26.

Quando aprii gli occhi avevo la nausea ed ero lontana dal
torrente. Mi ero rimessa la benda e i vestiti ed ero riuscita a
infilarmi fra i resti di un ricovero che dava l'idea di essere stato
costruito per i porci. Erano spuntate le nuvole durante la
notte e da un buco nel tetto penetrava una pioggerella fine.
Nel sonno mi avevano abbondantemente punto e, dormendo,
mi ero grattata facendomi dei profondi graffi sulla faccia. Non
potevo muovere affatto il braccio sinistro, che si era gonfiato
sotto la manica della giubba. Cercai il ritratto di Bartholomew
sotto la benda e capii subito che lo avevo perso, e quando mi
tirai su in ginocchio lo stomaco, in cui non c'era nulla tranne
fango e acqua di torrente, fin di svuotarsi. Inginocchiata l, mi
ci volle qualche minuto per riuscire ad aprire gli occhi e alzare
la testa. Quando lo feci, vidi una fila sparsa di nostri feriti che
avanzavano lungo un sentiero. Dopo le ricche visioni della notte
prima, mi stropicciai gli occhi e scossi la testa, ma la fila non
se ne and. Mi alzai in piedi, attraversai precipitosamente il
campo e, con il respiro pesante e infuocato, mi misi in riga con
loro. Non era la combriccola pi pietosa che avessi mai visto,
ma ci si avvicinava parecchio. Ce n'erano diversi a cui mancava
qualche falange. Alcuni avevano la testa avvolta in camicie
e mutandoni. Un tipo con quasi trenta centimetri di barba si
stringeva al petto un cuscino squarciato e insanguinato, seminando
sul terreno piume bagnate. Quando l'uomo pi vicino a
me mi guard, io mi indicai il braccio. Lui si limit a scuotere
la testa e aprire la bocca per farmi vedere che l'avevano alleggerito
della lingua.
L'ospedale si trovava in una scuola nel centro di un villaggio.
Il villaggio era diventato un ammasso di schegge e macerie,
e l'edificio della scuola sembrava un'isola alla deriva su un mare
terrificante. Ovunque posavi lo sguardo c'erano uomini feriti.
Tutto il dolore di questo mondo e di quello a venire. L'idea era
di presentarsi ai dottori, i quali ci avrebbero dato un'occhiata e
deciso chi aveva bisogno di soccorsi pi urgenti. Quelli che ne
avevano bisogno entravano direttamente nella scuola. Gli altri
andavano a sedersi nel cortile e offrivano al vento la saggezza
della loro malasorte. Mentre ci avvicinavamo, alcuni degli
uomini che erano seduti l da un po' di tempo ci lanciarono
un urlo. Uno, quando gli passai accanto, sollev una coperta
per mostrare un soldato morto. Al defunto si erano bruciati i
vestiti addosso, e la sua pelle era ricoperta di bolle nere, gialle
e marroni. L'uomo che ci mostr quello spettacolo non disse
niente, ci lasci solo guardare per un momento e poi riabbass
la coperta. Un po' pi avanti, un uomo pi anziano con la
testa fasciata e un filo di bava che gli colava dall'angolo della
bocca disse che sperava che le seghe piacessero a tutti, perch
sia che soffrivi di mal di denti sia che avevi mezza palla di cannone
in pancia, ti tagliavano comunque qualcosa. Questo fece
ridacchiare due o tre di loro che erano gi stati sottoposti alle
cure dei medici e stavano stesi per terra con i loro moncherini
fasciati.
Nel frattempo, dalla scuola provenivano delle urla. Raggiungemmo
l'edificio e di l vedemmo il punto sul retro dove
buttavano in un mucchio tutto quello che tagliavano, direttamente
da una finestra aperta. C'era un vecchio, un contraband,
che ne stava caricando una parte su un carretto. Ma era un
lavoro scivoloso e si perse due o tre pezzi mentre se ne andava
cigolando per la sua strada. Laggi nel campo, dov'era diretto,
gli uccelli spazzini facevano a gara ad accaparrarsi il pezzo pi
grande. Li guardai e mi venne da pensare che a quei corvi e a
quegli avvoltoi mancavano solo un po' di whisky e dei sigari.
Pu anche darsi che lo dissi ad alta voce. In ogni caso, qualcuno
vicino a me scoppi a ridere. Pi avanti stavano facendo
togliere le giubbe ai ragazzi, in certi casi pure pantaloni e camicie.
Un ragazzo che aveva un lungo squarcio su un fianco,
infiammato e gonfio, rimase l in piedi nudo come il giorno in
cui l'avevano fatto.
Chiesi all'uomo senza lingua accanto a me di tenermi il
posto in fila e puntai il dito verso gli alberi oltre il cortile che
circondava la scuola. Lui guard gli avvoltoi e annu. Un altro
che gli stava vicino, di cui non riuscii a distinguere la ferita,
disse che avrebbe dato una mano anche lui a tenermi il posto,
tutto il giorno se serviva, a meno che naturalmente non stavo
andando fra gli alberi per morire. Camminai in mezzo ad altri
feriti mentre me ne andavo per la mia strada, ma non mi rivolsero
la parola.


27.

La prima volta che vidi Bartholomew fu nella corte di una
casa che un tempo si trovava a un chilometro e mezzo in direzione
est dalla mia fattoria. Era venuto con altri ragazzi per vedere
se era vero che la casa era infestata dai fantasmi, mentre io
ero venuta a consegnare un cesto di granturco. La famiglia che
si era trasferita in quella casa era irlandese o tedesca o italiana
o qualcosa del genere, ma la gente da quelle parti li chiamava
zingari. Il marito era lontano, sulla strada ferrata, e c'erano solo
la donna e i suoi due beb. Io li avevo tenuti in braccio tutti e
due. Erano bravi bambini, rosei e grassi. Vidi i ragazzi che cercavano
di sbirciare dentro da una finestra e allora poggiai il cesto
a terra e li scacciai. Bartholomew rimase l fermo un attimo
prima di scappare. Io mi avvicinai e lui mi sorrise, poi schizz
via come una lepre. La donna usc a ringraziarmi proprio in
quel momento, altrimenti sarei rimasta l a guardare Bartholomew
che correva. Era a piedi nudi e aveva in testa un cappello
marrone floscio. Era la cosa pi strana che avessi mai visto. Il
giorno dopo mi sorprese mentre lavoravo in un campo d'orzo
e mi porse una zinnia rossa appena colta. Nessuno prima di
allora mi aveva mai messo in mano un fiore, e immagino che
rimasi l impalata e muta come un pesce. Dopo avermelo porto,
fece un piccolo inchino che in seguito non gli vidi ripetere mai
pi e si lanci di nuovo nella corsa.
Non potevo correre quando, dopo aver lasciato la scuola-ospedale,
scavalcai una recinzione e mi inoltrai fra gli alberi.
Il braccio mi sembrava pesare trenta chili e premeva contro la
manica come se dovesse scoppiare. Mi sentivo una met della
testa bollente e l'altra met gelata. Mi bruciavano le gambe,
come se mi fossero entrate delle ortiche nei pantaloni. Non
potevo correre, ma pensai a come aveva corso Bartholomew
tanti anni prima, quando lui era solo un ragazzo e io ero solo
una ragazza. Al nostro matrimonio, tre anni esatti dopo che
mi aveva messo in mano quel fiore, c'era un cesto di zinnie. Di
tutti i colori esistenti, ma soprattutto di un rosso profondo che
scioglieva il cuore.
Non puoi mai sapere quando il regno dei morti verr a farti
visita. Solo che prima o poi lo far. Cos amava dirmi mia madre.
Lei che mi mandava gi dalla vicina con tutto il cibo in pi
che avevamo. Lei che una notte, nemmeno un mese dopo che
Bartholomew mi aveva dato quella zinnia, attravers la folla
che si era raccolta davanti alla casa della donna con moschetti
e forconi e torce accese e and a piantarsi con le braccia incrociate
sulla veranda. Era uscita di notte, mentre dormivo, ma io
l'avevo sentita e l'avevo seguita nel buio. Quando emersi dal
campo di grano la vidi aprirsi un varco fra la folla. Bellissima e
terribile. Come una falce che fende l'erba in estate.
Su tutto questo rimuginavo mentre camminavo in quel
bosco. Un bosco del Sud, con felci e rampicanti. Era pi profondo
e pi buio di quanto avevo pensato quando ne avevo
schiuso il sipario. Mi ero messa in testa che mi avrebbero fatto
inseguire da qualcuno e continuai a voltarmi indietro, anche se
non so proprio chi avrebbero potuto mandare in mezzo a quella
compagnia di ammalati e a quei dottori stremati. Cercai di
inviare pensieri energici al mio braccio dicendogli che, malato
o no, preferivo che restasse dov'era.
Dovetti fermarmi abbastanza spesso per riposare, ma
dopo un po' che camminavo riuscii ad arrivare dall'altra parte
del bosco. Ormai era calato il crepuscolo. Sbucai su una strada
che risaliva una collina e portava a una citt. Su quella strada
camminava un gruppo di persone e in mezzo a loro c'era un'infermiera.
Nessuno mi aveva vista, cos tornai fra gli alberi e
aspettai che andassero un po' pi avanti, poi uscii e mi accodai
a loro. L'infermiera indossava una mantellina blu e una cuffia
bianca ricoperte di macchie e grasso. Tutti nel gruppo avevano
le mani sporche. Gli uomini avevano le braccia infangate fino ai
gomiti. Immaginai che per l'infermiera fosse lo stesso. Camminavano
veloci. Mi aspettavo che da un momento all'altro uno
di loro si sarebbe girato e impicciato dei fatti miei, cos mi inventai
una storiella da raccontare per spiegare come mai me ne
andavo tutto solo sulla strada dietro di loro, ma nessuno si gir.
Non uno di loro sembr notarmi mentre entravo in citt, passavo
davanti a un ciabattino, a una merceria e a una scuderia, e
poi osservavo il punto in cui il gruppo si separ e dove c'era la
casa dell'infermiera. Vicino alla bottega del ciabattino c'era un
vicolo cieco, con alcune casse impilate sul fondo. Tornai l, mi
infilai nel vicolo e mi lasciai cadere a terra dietro le casse. Pensai
che avrei dormito, invece no. Rimasi stesa l a lungo, con gli
occhi aperti, guardando il cielo al di l dei muri, le stelle al di l
del cielo, la mia morte l fuori al di l delle stelle, il buio finale al
di l della mia morte. Poi mi tirai su a fatica e raggiunsi la casa
dell'infermiera. Era un cottage con un giardino che avrebbe
potuto essere carino se fosse stato curato. C'era una lampada
accesa sulla veranda. Uno zerbino consumato fino all'osso.


28.

Si chiamava Neva Thatcher e aveva riccioli castani e folti.
Aveva gli occhi azzurri, gli zigomi alti e dita piccole e sottili
che amavano svolazzare in aria. Era capace di schiacciare una
mosca ancor prima che tu la vedessi posarsi, ma quando non
doveva essere veloce si muoveva lentamente. Nel tempo che
trascorsi con lei non parl mai a voce alta e non sent mai il
bisogno di passare per prima da una porta.
Era nata nel Maine e si era trasferita nel Sud con il marito
prima della guerra. Questo marito era partito nelle prime settimane
dopo Fort Sumter andando a combattere come ufficiale
per la Confederazione e non aveva mai fatto ritorno a casa.
Neva aveva una sua lettera, dettata mentre giaceva accecato in
punto di morte a Bull Run, in cui le chiedeva di dire addio al
sole per lui, di portare i suoi pi devoti omaggi all'erba, di salutargli
i begli alberi ondeggianti. Quando l'Unione aveva preso
la citt, lei aveva rapidamente messo da parte il fardello della
sua rabbia per andare a lavorare nel loro ospedale. Faceva tutto
quello che le chiedevano di fare. Passava lo straccio sui pavimenti,
lavava le seghe, buttava gli arti amputati dalla finestra.
Spesso se ne stava semplicemente seduta stringendo la mano ai
morenti.
Sapeva bendare le ferite e tenerle pulite. Per prima cosa,
quand'ero arrivata, aveva bendato e pulito la mia. Mi aveva lasciato
distendere sul suo letto, aveva tenuto chiuse le tende, mi
aveva dato da mangiare del pane morbido e pesche cotte e mi
aveva fatto gocciolare in bocca dell'acqua da uno straccio pulito.
Quando mi aveva trovata in piedi sulla soglia di casa sua, l
l per andarmene di una morte non troppo dolce, e aveva visto
che cos'ero, non aveva detto niente, mi aveva solo afferrato per
il braccio che non era gonfio e mi aveva accompagnato dentro.
Rimasi tre settimane nella sua piccola casa e quando cominciai
a stare abbastanza bene mi diede uno dei suoi abiti e
mi aiut a raggiungere una sedia in cucina, facendomi sedere
presso la finestra aperta per respirare un po' la brezza. Grazie
al suo impegno per la causa aveva buone razioni di sale e zucchero,
pancetta di maiale salata, gallette e pane fresco. Divise
tutto con me. Le piaceva leggere. Aveva una parete piena di
libri. Ogni giorno ne avvolgeva uno o due in un pezzo di stoffa
e se li portava all'ospedale per leggerli agli uomini. Leggeva
loro di cuori e fiori, di faraoni, cime di montagna e torrenti
dalle limpide acque. Leggeva loro di Gerusalemme, di bighe e
trombe, di fantasmi e agnelli. So che cosa leggeva loro perch
di sera lo leggeva a me.
Stanca e stremata com'ero, c'era un che di irritante nella
spensierata raffinatezza delle immagini che evocava. Credo
che nemmeno il colonnello ne avrebbe pensato troppo bene.
Ma non potevi certo prendertela con lei. Non sembrava sentire
il bisogno che quelle storie significassero chiss che. Era
solo una voce che sussurrava dolci parole all'orecchio di qualcuno.
Era sfinita come chiunque altro e ogni mattina, come
tutti quelli che ne erano in grado, si alzava e faceva il suo lavoro.
Non mostrava spesso il suo sorriso di giorno, ma ne aveva
uno. L'ho visto. Possedeva un servizio di porcellana che
era il suo orgoglio e la sua gioia. L'aveva avuto in eredit da
una prozia del Maine. Aveva un motivo di fiori e animali, ma
quasi ogni pezzo del servizio era dipinto in maniera differente.
Neva diceva che era frutto del lavoro di pi di venti mani
diverse. C'erano delle colombe con uno sguardo desideroso
che facevano capolino da dietro rose color indaco. Dei gatti
gialli addormentati sotto un cespuglio di sanguinella. Dei gufi
appollaiati su un susino. Dei lupi che ululavano vicino a un
cespuglio di agrifoglio. Vacche e pecore che mangiucchiavano
ranuncoli in un campo. Il servizio era sopravvissuto al viaggio
verso il Sud e anche alla guerra. La teiera era il pi grande tesoro
di Neva. Non era poi tanto difficile sbirciare da sopra la
sua spalla mentre la spolverava e rimanere incantati dalle sue
sfumature di rosa che sembravano venire da rose vere, dai suoi
verdi accurati che sembravano venire da foglie vere, dagli azzurri
profondi delle piume dei suoi tanti uccelli. La teiera era
in porcellana di Limoges, disse. La sua prozia l'aveva dipinta
lei stessa e Neva la pul quasi ogni giorno che passai con lei.
Ogni volta che si dedicava a quel compito un sorriso illuminava
il suo volto.
Anche se ha tanti motivi differenti, questo servizio di
porcellana  il mio miracolo di costanza, disse un giorno mentre
la osservavo. C'erano dei soldati in questa casa prima che
io iniziassi a lavorare per l'ospedale, ed erano tutti pronti, nessuno
escluso, a profanare le mie magnifiche porcellane. Il capitano
che c'era con loro, che gli ordin di fermarsi prima che
potessero provarci, aveva conosciuto mio marito prima della
guerra. Gli ho servito il t proprio da questa teiera.
Eppure quante volte, dopo la sua lunga giornata di lavoro,
entrava, si lavava le mani, dava un'occhiata al mio braccio e poi
si addormentava fra le lacrime. Un tempo teneva dei canarini,
un regalo prediletto del marito, in una grande gabbia bianca in
salotto, ma, anche se aveva ancora le porcellane della prozia,
adesso i canarini e il marito erano morti e sepolti, e c'erano
momenti in cui non sopportava di sentir cinguettare nemmeno
un passero.
Parlava d'amore e dell'amore annientato dalla guerra. Non
la turbava tradire la causa per cui il marito aveva combattuto
ed era morto, mi disse. Gli stati confederati avevano fatto la
secessione per cocciutaggine, e la guerra era venuta e si era
portata via suo marito. Si sarebbe trasferita al Nord una volta
che fosse finita. Avrebbe preso il suo servizio di porcellana e
sarebbe ritornata al villaggio del Maine che aveva lasciato tanti
anni prima.
Sempre se mi vorranno, disse.
Perch non dovrebbero? chiesi io.
Questa guerra, disse. Questa guerra, questa guerra.
Piano piano, la carne del mio braccio si riavvicinava ogni
giorno di pi. Come due compagnie cenciose che ancora non
sapevano di combattere dalla stessa parte. Quando vidi che potevo
di nuovo poggiare comodamente l'avambraccio sinistro
sul tavolo e tenermi abbastanza dritta, chiesi a Neva della carta
per scrivere. Quella sera lei port a casa una bella pila di fogli
nuovi. Era difficile guardare la carta di lino color crema di quel
foglio appena comprato da uno dei vivandieri dell'Unione specializzati
in merci per gli ufficiali e non pensare al vecchio soldato
di Richmond. E mentre stavo seduta l e guardavo quella
carta, pensai anche, perch come facevi a non pensarci, a tutte
le mie battaglie, ai giorni trascorsi nel campo, alla scarpinata
nei boschi con i ragazzi di Akron, alle mie conversazioni con il
colonnello, alla mano morbida del suo bellissimo cugino sulla
mia faccia, al tempo passato intrappolata sotto l'albero. Scrissi
a Bartholomew che mi ero tolta l'uniforme, che avevo perso il
mio moschetto e il suo ritratto - perch l'avevo lasciato in mezzo
al fango presso il torrente - e che adesso portavo di nuovo
un abito da donna. Le mie gambe si sentivano pi libere, e un
po' anche il resto di me stessa. Mi ero ferita al braccio e avevo
avuto paura di perderlo e invece eccolo ancora l, che teneva
fermo il bel foglio di carta su cui gli stavo scrivendo. Me ne
stavo seduta in poltrona a parlare con un'altra donna, gli scrissi,
e mi veniva facile e mi faceva bene. Pensavo a mia madre e
la cosa non mi turbava. Me ne sto qui seduta e sento che ne
sono uscita, e posso respirare e guardare le cose un attimo da
lontano senza soffocare per la polvere che ho in bocca, scrissi.
So che scrissi queste parole e che la mia lettera arriv. Ce l'ho
qui vicino a me.
Quando ebbi finito di scrivere, Neva mi diede una candela
e della ceralacca e la mattina dopo port la mia lettera con s.
La sped con la prima posta per il suo lento viaggio verso l'indiana.
La mattina dopo ancora entrai dal giardino con passo
malfermo per dirle che il mio braccio non premeva pi contro
la manica del vestito e la trovai in cucina con addosso la mia
uniforme sbrindellata.
Fammi vedere come si marcia, disse.
Non me lo ricordo.
Tenne il broncio per un po', mentre tagliava delle fette di
formaggio e sbriciolava gallette. Poi si interruppe e venne verso
di me, all'inizio piano e poi negli ultimi passi pi veloce, e lentamente
mi baci. La lasciai fare per un po'. La sua bocca, chi
l'avrebbe mai detto, sapeva di bacche di tiglio e io mi resi conto
che non mi ricordavo pi di cosa sapeva la bocca di Bartholomew.
La mia, mi pass per la testa, doveva sapere un pochino
della tardiva viola del pensiero che avevo appena masticato.
Rimanemmo tutte e due, Neva e io, con le braccia penzoloni
lungo i fianchi e solo le bocche premute l'una sull'altra. C'era
una falena nella cucina. La vedevo con l'occhio sinistro. Aspettava
il buio della notte posata sulla porta che dava in giardino.
Mossi un po' la testa per vederla meglio, e gli occhi di Neva si
aprirono. Allora io le posai una mano sul braccio e la allontanai
delicatamente per farla smettere. Lei si ferm. Il giorno dopo
mi baci di nuovo, stavolta senza dire niente, e non con la mia
vecchia uniforme addosso, e di nuovo io la lasciai fare e di nuovo
dopo un po' dovetti fermarla.
Il giorno dopo quella seconda volta, prepar delle ostriche
stufate e frittelle di mais con sciroppo d'acero e serv il tutto in
uno dei suoi piatti buoni di porcellana. Era il piatto con sopra
le scimmie che si arrampicavano su un ciliegio. Una volta in
citt avevo visto una scimmia in una gabbia. Queste scimmie
qui per sembravano pi grandi. Parevano capaci, se volevano,
di tirare gi gli alberi. Mentre mangiavamo le ostriche, sembravano
muoversi. Saltavano un po' pi in alto sull'albero quando
sollevavo la forchetta, ma ogni volta che cercavo di sorprenderle
scivolavano di nuovo gi. Quando finimmo di cenare, Neva
vers dell'acqua calda nella sua teiera e prepar una camomilla.
La prendemmo nelle sue tazze predilette, con un magnifico
disegno di gigli dorati e foglie di lauro di un rosso sangue. Mi
tenne la mano per un po', poi la lasci. Ci appoggiammo allo
schienale della sedia e mi chiese se mi andava di sentire una
storia, e anche se avevo un po' paura che potesse prendere uno
dei suoi bei volumi, dissi di s.
La storia che raccont, che non veniva da uno dei suoi libri,
era quella di un cugino che nel lontano 1842 era partito dal
Maine diretto all'Ovest per scortare in California una povera
banda di argonauti. Se n'erano andati a ovest in cerca dell'oro
nel sottosuolo o dell'oro nella terra o dell'oro nel mare. Per
qualche tempo met della citt di Neva aveva questa febbre,
ma solo questo cugino era partito veramente, e non per l'oro
che pensava di poter trovare facilmente ma per la somma notevole
che gli avevano offerto per il viaggio. Era partito da solo
una mattina presto e Neva si trovava fra quelli che erano rimasti
a guardarlo sventolando la mano in segno di saluto. Non lo
avevano pi rivisto per anni.
Gli argonauti, questo era il termine che lui aveva usato, anche
se non erano esploratori greci, ma solo uomini e donne determinati
a raggiungere l'Ovest, se l'erano cavata bene per un
po', aveva raccontato il cugino anni dopo quando era tornato,
e poi non pi. L'uomo che lo aveva ingaggiato un giorno si era
allontanato a cavallo insieme ad alcuni altri in cerca di acqua
e non era tornato. Lui era rimasto con la moglie e le due figlie
dell'uomo. Si erano messi in viaggio da Springfield, nell'Illinois,
con una carovana di un centinaio di carri, e poco a poco
erano scesi a sessantuno. Dopo i monti Wasatch la carovana si
era spaccata e il cugino aveva proseguito con la donna e le sue
figlie in una compagnia molto ridotta.
Quando arrivarono gli indiani, fu con una furia e in numero
tale che ci sarebbero voluti almeno il doppio dei moschetti
per rispondere all'attacco. Le due figlie della donna si trovavano
fra quelli che erano stati catturati. La donna, disse il cugino,
non aveva aspettato nemmeno l'alba per mettersi sulle loro
tracce. Aveva solo afferrato un moschetto e si era incamminata
nel suo abito e nella sua cuffia gialli. La carovana, ancora pi
sparuta, contava ormai appena quattro o cinque carri, ma si
era raggruppata come meglio era stato possibile e aveva proseguito.
Tre giorni dopo al crepuscolo la donna era rientrata
all'accampamento con le sue figlie e altri tre bambini al seguito.
Malgrado le insistenze, si era rifiutata di dire come aveva fatto
a liberare i bambini, aveva solo dichiarato che non serviva a
niente andare a cercare gli altri prigionieri perch erano stati
ammazzati tutti.
Gli argonauti alla fine erano riusciti a raggiungere la California
e la donna e le sue figlie erano andate a vivere con alcuni
parenti, e il cugino non aveva saputo pi niente di loro, anche
se sperava che la donna fosse diventata tanto ricca quanto
era grande il suo coraggio. Quando Neva Thatcher ebbe finito
quella storia, si scost dalla fronte uno dei suoi riccioli castani,
bevve un sorso di camomilla e mi disse che se volevo avrebbe
rinunciato al suo progetto di tornare nel Maine, e che potevo
restare a vivere con lei. Possedeva un pezzo di terra nella campagna,
che potevo coltivare se mi andava. Era in una piana alluvionale,
ricca come stufato di coniglio. Io non risposi, rimasi
semplicemente seduta a guardarla, non trovavo nessuna parola
adatta n alla storia che mi aveva raccontato sulla donna che
si era avviata da sola in quella terra selvaggia per riprendersi
quello che le avevano tolto, n a quello che mi stava chiedendo.


29.

In quelle settimane il mio mondo si era ristretto alle dimensioni
della piccola casa e del giardino di Neva Thatcher,
e, a parte la faccenda dei baci, avevo finito per sentirmi a mio
agio in quel mondo, lo trovavo profumato, perfino accogliente.
Nel frattempo, durante la mia convalescenza, come scoprii una
mattina in cui uscimmo per una passeggiata, la citt oltre i confini
della sua propriet era stata trasformata in una latrina, e la
terra attorno alla citt in un immondezzaio. Carri dell'esercito
unionista con gli assali rotti giacevano nei campi come scheletri
di oggetti perduti che un tempo gridavano e respiravano, e
dappertutto si vedevano materiali bellici guasti di vario tipo,
briglie spezzate e zaini tagliati o strappati. C'era un campo distrutto
dal calpestio degli stivali al margine di uno degli accampamenti
e sulla collina vicina si ergeva un patibolo abbandonato.
Incrociammo alcuni teschi marroni, uno dei quali aveva
una sciabola da cavalleria spezzata incastrata in un occhio. Vidi
qualcosa che luccicava sul bordo di uno stagno pieno di canne
ed estrassi una tromba militare cui avevano fatto una curvatura
in pi. Passammo davanti a un vecchio emporio per la vendita
degli schiavi con l'insegna principale staccata e la porta di
ingresso sfondata, telaio e tutto, probabilmente per facilitare
l'uscita di tutti i fantasmi che ancora si agitavano al suo interno,
mi disse Neva.
Mi pare di capire che sei contraria all'istituzione,(2) dissi
allora.
Tesoro, siamo in tanti quaggi, venuti da fuori o no, a non
averla mai approvata. Dicendo questo sput. Lo sputo atterr
vicino al mio piede e lei mi chiese scusa, sfiorandomi la mano
con due dita. Li facevano mettere laggi, disse, indicando
una grande piattaforma di legno fuori dall'emporio. Una volta
erano solo ragazzi e ragazze, e ognuno di loro portava una di
quelle maschere. Si vedeva che quasi tutti, nonostante la giovane
et, erano stati frustati.
E furono venduti?
Venivano sempre venduti.
Mio marito, aggiunse, dopo che ci fummo lasciate alle
spalle quel posto, combatteva per la Confederazione ma la
pensava esattamente allo stesso modo.
Qua e l si aggiravano dei soldati, in gruppi o da soli, e
durante le nostre passeggiate diversi di loro ci rivolgevano la
parola. Ma se avevano pensieri bui da soldato, li tenevano per
s e di solito ci porgevano i loro omaggi e chiamavano Neva
Thatcher per nome. Ogni giorno ci allontanavamo un po' di
pi dalla citt e i rifiuti e i soldati diminuivano, e ben presto si
vide solo la terra spoglia e bruciata dalle battaglie. Quello che
sto dipingendo  il quadro di un mondo andato ormai in gloria
che non torner mai pi, e che la disgrazia ricada su noi tutti,
ma a ogni minuto che i miei polmoni lavoravano durante quelle
passeggiate, mi sentivo la testa pi leggera e la mente pi limpida
e una sorta di frivolezza mi piomb addosso cogliendomi di
sorpresa. Scoppiai in una risata di gioia quando Neva Thatcher
mi port in cima a una collina e mi mostr un angolo dei centoventi
acri di terra che erano appartenuti a suo marito e disse
ancora che se volevo potevo rimanere e lavorarla quando i soldati
se ne fossero andati. Nemmeno stavolta risposi, per risi
di nuovo e una volta o due presi perfino a saltellare euforica
mentre camminavamo lungo uno dei filari rovinati di quei centoventi
acri. A un tratto, una grassa scrofa che nessuno aveva
ammazzato per metterla in pentola venne a fiutare nel campo
e dissi a Neva Thatcher che andavo a vedere se ero abbastanza
forte da acchiapparla.
Un tempo ero capace di sollevare un maiale bello grosso,
dissi, e nella mia mente rividi quel primo maiale che io e il
mio compagno avevamo ucciso vicino a quel capanno pieno di
catene nel Kentucky.
Rimani qui, e sii la mia amica e la mia coltivatrice, disse
Neva Thatcher, posandomi la mano sul braccio mentre rimuginavo
questi pensieri.
Ma io mi ero fatta silenziosa per via dei pensieri sul Kentucky
e i suoi maiali e da quel momento non fui pi tanto di
buona compagnia per Neva, nemmeno dopo che fummo ritornate
dalla nostra passeggiata. Poi di nuovo in casa, davanti a
una scodella di zuppa di granturco, mi tirai un po' su e le offrii
le mie scuse, ma Neva rispose che non dovevo mai dire che mi
dispiaceva, se non per le offese pi gravi. Per il resto dei giorni
in cui rimasi l, continuammo a fare le nostre passeggiate ogni
volta che tornava dal lavoro. In una di quelle passeggiate, mi
tirai su le sottane e feci un tentativo per vedere se mi ricordavo
ancora come si corre.
Trotti proprio bene, devo riconoscerlo, grid Neva
Thatcher dall'estremit opposta del tratto che avevo percorso,
ma adesso dai un'occhiata a questo.
Ho vissuto un bel numero di anni da allora, ma non ho
mai visto nessuno, nemmeno Bartholomew nei suoi momenti
migliori, correre forte e veloce come fece quel giorno Neva
Thatcher quando si sollev le sottane e corse verso di me attraverso
quel pezzo di terra.

Note.
2. Ourpeculiar institution, la nostra peculiare istituzione, era un eufemismo
diffuso al tempo per indicare il sistema della schiavit. (N.d.T.)


30.

Le giornate strisciavano via con lenta indifferenza, i baci
di Neva si facevano pi frequenti e i soldati per strada si comportavano
come se si aspettassero da un momento all'altro una
grande ispezione, e io capii che per me era ora di andare.
Mi avrebbero portato via il braccio; sei stata tu a salvarmi,
le dissi l'ultima sera che passai in casa sua. Era tardi e,
come ogni sera ormai, era venuta a baciarmi.
Era di te che parlava tuo cugino, dissi. Sei stata tu a
incamminarti in una terra selvaggia e a salvare qualcuno.
Io non sono mai stata in California, disse.
Ci non toglie che ogni singola parola di quella storia
parla di te, dissi.
E io che pensavo che parlasse di tutti noi.
Noi?
Fino all'ultimo.
Non ti seguo.
Stai meglio, vero? disse.
Lo devo a te. E te ne sono grata.
Questo  un discorso d'addio. La sua voce si fece pi
fievole. Ne riconosco uno quando lo sento.
Vorrei ritornare al mio reggimento.
Non saranno lontani ormai? Forse addirittura dall'altra
parte del mondo?
Penso di poterli trovare.
Perch non vai semplicemente a casa? Da tuo marito. Vai
a casa se non vuoi rimanere qui. Se non vuoi rimanere qui,
amarmi un po' e lavorare la mia terra.
Scossi la testa. Lei mi omaggi di uno dei suoi sorrisi e mi
baci un'ultima volta in quella vita, e quando mi svegliai c'erano
quattro soldati dell'Unione e un ufficiale in piedi accanto al
mio letto. Neva era appoggiata all'intelaiatura della porta dietro
di loro. Non disse una parola quando mi tirarono su, gli
pass soltanto la mia vecchia uniforme, poi stette a guardare
mentre mi infilavano dalla testa un abito di stoffa ruvida e li lasci
fare quando mi presero a calci e a sberle e mi chiamarono
spia e mi portarono via. Quella sera venne a trovarmi nella cella
di fortuna in cui mi avevano gettata, allestita nel ricovero delle
pecore vicino alla stalla.
Se avessi detto che tornavi a casa dal tuo Bartholomew,
e non di nuovo in guerra, invece di rimanere qui con me... Se
solo avessi detto questo, avrei potuto sopportarlo, disse.
Fammi uscire di qui e torno da lui, dissi. Oppure no,
che ne dici se resto con te? Tu gli dici di farmi uscire e io rimango
qui e potremo fare gare di corsa e acchiappare maiali
ogni giorno.
Tu non hai acchiappato nessun maiale, e gi sappiamo
chi vincerebbe quelle gare, disse.
Mi aveva portato due uova sode e mi aiut a sbucciarle. Mi
guard negli occhi per tutto il tempo mentre mangiavo. Poi se
ne and. Nelle ore profonde e buie di quella notte pensai che
fosse tornata, perch quando mi risvegliai da un pisolino che
mi aveva portata non pi lontano del retro delle mie palpebre,
vidi una figura seduta vicino a me. Ma poi si mosse, o la luna
fuori dalla finestra trov un modo per spostarsi, e vidi che non
era Neva. Era un'altra donna, a cui l'inclinazione dei raggi lunari
aveva dato un unico occhio dorato.
Come sei entrata qui? chiesi.
Lei non rispose. Rimase solo seduta l. Inginocchiata, mi
sembr. Con le mani in grembo. Le mie mani erano legate.
Indossava dei pantaloni e una giacca di lana spessa. Sotto l'occhio
che non vedevo sbattere si coglieva la curva lunga della
sua guancia.
Dormivo, dissi.
Nessuna risposta. Ben presto la luce della luna che prima
le illuminava l'occhio si spost, e rimase avvolta nell'oscurit.
Stammi lontana, dissi.
Ma lei si fece avanti mettendosi al mio fianco con un movimento
troppo rapido per piacermi, e dopo essere rimasta l per
un po' cacciando respiri fumosi nell'aria fredda, si chin avvicinando
la sua testa alla mia. Volevo girare la faccia e guardarla
ma scoprii che non potevo.
Se ti avvicini ancora ti pesto, con tutto che sono legata,
dissi.
Chiudi gli occhi, disse la donna.
Fu il mio turno di rimanere zitta. La sua voce era grossa
ma non lei. Non era molto pi alta di un bambino.
Non ho nessuna intenzione di chiudere gli occhi, dissi
alla fine. Lei alz una mano, che mi pass davanti alla faccia
per immergersi nella luce della luna, penetrata di nuovo nella
stalla. Stringeva un coltello. Il coltello sal nel chiaro di luna e
torn gi. Fece questo viaggio avanti e indietro diverse volte.
Quando lei lo tir via dalla luce e poggi il filo della lama sulla
mia fronte, pensai che l'aria dorata davanti a me avrebbe cominciato
a sanguinare, e quando lo premette pi forte contro
la mia fronte pensai che in quel sangue saremmo annegate entrambe.
Chiudi gli occhi, adesso, Ash Thompson, assassino di uomini,
o ti taglier la lingua e la dar in pasto ai pesci, disse.
Io chiusi gli occhi.
Di' a Neva che mi dispiaceva gi, dissi.
Chi  Neva?
Da fuori giunsero uno scalpiccio di passi e dei colpi di
tosse. Sentii l'aria di fronte alla mia faccia aprirsi e richiudersi
come se l'avesse attraversata una pallottola. Tenni a lungo gli
occhi chiusi. Quando li riaprii se n'era andato anche il buio.


31.

Mi tennero nella stalla altri due giorni dopo quella notte.
Cercai di chiedere alla mia guardia della ragazza che era venuta
a farmi visita ma non volle rispondermi. Non disse niente
nemmeno della linea rossa che di certo aveva visto sulla mia
fronte. Uno di quei giorni rinchiusero in un altro box un paio
di ufficiali dei confederati che passarono il tempo cantando
duetti sulle belle signore e la prodigalit delle terre del Sud,
ma per il resto non dissero una sola parola. L'ultima mattina,
la mia guardia e quattro o cinque dei suoi amici vennero ad
affacciarsi, le braccia penzoloni sopra la porta del box, e mi
guardarono. Poi mi trascinarono al loro accampamento per
impiccarmi.
Era girata voce della presenza di una spia nei ranghi, una
puttana di Chattanooga travestita da uomo. Questa spia aveva
passato i movimenti delle truppe facendo fare a pezzettini intere
schiere di ragazzi. Fu un primo tenente a raccontarmelo.
Di tanto in tanto, mentre parlava, estraeva la rivoltella dalla
fondina e la puntava contro di me. Una volta o due arm anche
il cane. Contai due denti buoni nella sua bocca. Erano presenti
anche alcuni ufficiali di rango inferiore e un certo numero di
uomini delle truppe mentre discorreva a quattr'occhi con me.
Per tutto il tempo io mantenni la calma, tenendomi dritta
per quanto me lo permettevano, e guardai dritto negli occhi
il tenente con i denti rotti, dicendogli che non era la prima
volta che mi interrogavano e cercavano di farmi paura, e che
doveva lavorare pi duro e raddoppiare i suoi sforzi, se era
quello il suo scopo. Gli dissi che non ero una spia, che venivo
dall'indiana, un onesto paese di fattorie, che la terra me l'aveva
lasciata mia madre, che non ero mai stata a Chattanooga e non
sapevo neppure che posto era. Gli diedi la lettera della mia
compagnia e il numero del mio reggimento. Elencai gli scontri
e le battaglie a cui avevo partecipato. Dissi loro di parlare con
il colonnello, che lui avrebbe garantito per il Galante Ash. A
quel punto scoppiarono a ridere, dissero che il Galante Ash
era solo una stupida storiella che qualche idiota e i suoi amici
avevano inventato per far passare i giorni. La compagnia di cui
parlavo era composta da uomini dell'Ohio, non da ragazze di
Chattanooga o dell'indiana o di qualunque altro posto da cui
pretendevo o no di venire. Stavano ancora ridendo quando un
maggiore si fece strada tra la folla e chiese una spiegazione. Lui
e il tenente si appartarono.
Non c' nessuno qui che si ricorda di me? dissi. Guardate,
ho una ferita da sciabola al braccio sinistro.
Gli uomini attorno a me non fiatarono e non si mossero.
Non dovevo fare una gran bella impressione mentre cercavo di
mostrare la mia ferita da sciabola con un abito da donna addosso
in mezzo a tutti quegli uomini, perch quando il maggiore
torn venne dritto verso di me e mi prese delicatamente per il
gomito.
Se  una spia, sar sottoposta a un processo, disse. Gli
uomini, che erano a caccia di sangue e non lo avevano avuto,
non furono affatto contenti, ma quando il maggiore parl
di nuovo si allontanarono. Lui fu molto gentile. Era alto e
di bell'aspetto e aveva una voce dolce. Mi disse che veniva da
New York, dalle sponde del Lago Erie. Mi disse che avrebbe
scritto al comandante della mia compagnia e si scus per la
condotta dei suoi uomini. Io gli dissi che ne sapevo qualcosa
degli uomini portati sull'orlo del baratro e messi alle strette,
che tante volte ero stata al loro fianco, che non potevo dare
a loro la colpa delle brutture della guerra, non pi di quanto
potevo darla a me o a quelli che avevo considerato miei amici.
Perch si  riferita a se stessa come al Galante Ash?
chiese.
Glielo raccontai. Descrissi come mi ero arrampicata sull'albero
e gli sguardi degli uomini in basso. Feci una descrizione
piuttosto lunga. Chi lo sa, pu darsi che mi lasciai sfuggire una
risatina o due mentre raccontavo la storia. Pu anche essere
che mi misi a battere a terra col piede canticchiando. Il maggiore
annu e lasci andare il mio gomito, che fino ad allora aveva
continuato a stringere cos delicatamente. Disse che aveva sentito
una canzone sul Galante Ash e che era contento di avere
incontrato la persona che l'aveva ispirata. La gentilezza assume
le forme pi diverse. Mi chiam signorina, mi ringrazi per
aver servito la causa dell'Unione e mi disse addio.


32.

Il mio Bartholomew non impar mai a ingaggiare un combattimento
o a tirarsene fuori, ma c'era una cosa in cui nessuno
poteva reggere il confronto con lui ed era ballare. Se solo
fiutava l'arrivo di una canzone, cominciava a saltare e pestare i
piedi sul pavimento. Nei primi tempi che ci conoscevamo, i pi
felici, si metteva lui stesso a cantare un motivo su cui ballare, se
non c'era altra musica. Immagino che non ero proprio il peggio
che si possa vedere a ballare, ma ero tutt'altro che dotata.
Bartholomew invece in un'altra vita avrebbe potuto stare su
un palcoscenico. Quella s che sarebbe stata la vita giusta per
lui. Aveva una voce che gli usciva di gola come un gorgoglio
d'acqua, e sapeva muovere braccia e gambe in un modo! Ma
abbiamo una vita sola e non l'ho mai sentito chiederne un'altra.
Tranne naturalmente quando ci incontrammo la prima volta e
lui chiese una vita in cui c'ero anch'io. Lo chiese a gran voce di
entrare in quella vita. Nel periodo in cui mi faceva la corte, 
di questo che parlo. Tirai le cose un po' per le lunghe ma ebbe
quel che voleva.
Mi disse: Non ho da offrirti nient'altro a parte il mio sudore
e le zinnie.
Mi disse: Ma ti amer fino al giorno in cui mi involer in
cielo sulle mie ali e sapr che tu hai fatto lo stesso.
Mi disse: Non ci sar mai nessun altro che ti amer di un
amore vero e profondo come il blu di questa scarpa. E nel
dire questa cosa, alz la scarpa per farmela vedere. Era abbastanza
blu. E anche abbastanza verde. Sembrava che ai piedi
avesse degli uccelli. E poi ball per me. Aveva rotolato un vecchio
barile di whisky fin dalla citt, lo aveva piazzato nella corte
e mi aveva urlato di uscire di casa, poi era saltato su quel barile
e aveva ballato come un derviscio in un cespuglio di gelso o
come una scimmia col mal di denti o un rinoceronte col mal
di testa o qualche altra cosa del genere, e alla fine con un salto
era sceso di nuovo gi e quando vide che avevo ricominciato
a respirare, disse quello che ho gi raccontato, e poi disse che
voleva sposarmi.
Perch? dissi.
Puro e semplice amore, disse lui.
Il giorno che Bartholomew e io ci sposammo ballammo.
Si era raccolto un piccolo gruppo di persone che batterono le
mani e lanciarono grida di incoraggiamento, e quando fu tutto
finito noi due andammo al camposanto a trovare mia madre.
Aveva una lapide che non era granch ma l'avevo tenuta abbastanza
bene e non le erano mai mancati dei fiori. Ci deponemmo
sopra dei centauri e dei piselli odorosi e per un po'
rimanemmo in piedi l davanti e poi io dissi a Bartholomew:
Adesso  fatta. E lui disse: Che cosa?
Non sapevo esattamente che cosa avevo voluto dire, ma
sapevo che una certa parte di me sperava che un giro di danza
con quel mio marito dai piedi agili e quei fiori deposti nel giorno
del mio matrimonio mi avrebbero aiutato a lasciar andare
un po' del passato. Mentre tornavamo a casa glielo dissi, e lui
rimase zitto per qualche minuto e poi disse che immaginava
che non sarebbe andata proprio cos. E non fu l'ultima volta
che ebbe ragione. Continuai a pensare a mia madre ogni giorno
proprio come avevo fatto prima di sposarmi, solo che adesso
Bartholomew era l con me e gli odori e i rumori del passato
non bruciavano pi cos tanto, non mi facevano pi alzare e
fustigare l'aria con un ramoscello, o correre fuori a caccia pi
spesso del necessario. Erano ancora l per, quegli odori e quei
rumori e quelle immagini, e mi rosicchiavano e mi lavoravano
come vermi nelle loro gallerie, e poi altri vermi, con le loro
bocche, vennero a rosicchiarmi e a tenergli compagnia. Dopo
un po', come ho detto, feci fagotto e andai in guerra.
Ci sono altri ricordi adesso che si vengono ad aggiungere
a quello di mia madre in piedi sulla veranda della vicina, quella
vicina che se ne and tanto tempo fa con i suoi bambini, e
a quello del mio bambino, che mor accanto a me sul nostro
pavimento di assi di legno quando non aveva nemmeno un'ora
di vita. Altri sortilegi del passato che non intendono lasciarsi
mettere da parte. Uno di questi  quello del posto dove mi
portarono dopo che quel maggiore gentile fece un inchino e si
allontan. Gli uomini che incaric di scortarmi mi ricondussero
in citt e passammo perfino davanti alla piccola casa di
Neva Thatcher, tanto che per un attimo, dimenticando in che
modo ero finita a camminare sulla strada principale scortata
dalle guardie, con il suo vestito addosso, pensai che mi avrebbero
permesso di tornare da lei. Poteva tenermi con s per un
po', pensai. Poteva baciarmi mattina, mezzogiorno e sera se ne
sentiva il bisogno. Poi, quando si fosse stufata, potevo dirle che
tornavo dal mio Bartholomew.
Ma tirammo dritto, superammo la casa e proseguimmo
lungo la strada, poi lungo un'altra e poi mi caricarono su un
carro e mi portarono via. In un'altra citt. Era l'imbrunire
quando ci arrivammo e l'edificio davanti a cui ci fermammo
era alto e aveva l'aria di essere umido, e le finestre al piano
superiore avevano delle sbarre strette. Era fatto di assi grigie
tutte sforacchiate di palle di moschetto e anche alla luce dei
lampioni si vedeva che parte di una facciata era stata distrutta
da un'esplosione e poi ricostruita. Avevo cercato di scambiare
due parole con gli uomini della scorta ma si erano rifiutati di
parlare, se non fra di loro, e continuarono a non dirmi una parola
mentre mi facevano scendere dal carro e mi consegnavano
a un'altra guardia. Nemmeno questa volle parlarmi. Mi condusse
lungo un corridoio con il pavimento ricoperto di paglia
e di oggetti che scricchiolavano. Passammo davanti a porte da
cui si sentivano provenire, alternati al rumore di passi, lamenti
e mormorii, che si levavano sopra il tintinnio o lo strascichio
attutito di una catena. Alla fine del corridoio c'era una porta, e
con una spinta venni buttata l dentro.
Quando vidi dove mi avevano portata, non mi voltai e non
presi a sbattere i pugni contro le assi e a urlare che dovevano
farmi uscire, proprio come non avevo piagnucolato prima
quando il tenente voleva mettermi sottoterra, e non ero scappata,
nemmeno una volta, quando le pallottole fischiavano sul
campo. C'erano degli occhi in quel posto dove mi avevano
messo. Come se quella ragazza del ricovero delle pecore avesse
trovato un modo per venire di nuovo a tenermi compagnia.
Stavano tutti in fila lungo le pareti della stanza. E mi guardavano
tutti.
Nei boschi ero un po' fuori di me, ma era per colpa della
ferita, dissi ad alta voce agli occhi. L'unica risposta fu un
rumore proveniente dall'angolo. Simile al suono di ossa che
bollono e sbatacchiano in un tegame. Ognuno di loro ha un
coltello, pensai. Poi ci fu una risata e gli occhi si chiusero tutti.
Dopo essere rimasta un minuto con le mani e la schiena schiacciate
contro la porta, con il cuore che mi batteva abbastanza
forte da spaccare le assi dietro di me, lasciai che le mie gambe
mi accompagnassero pian piano sul pavimento.


33.

Era un asilo per lunatici dei tempi andati. Per anni aveva
custodito con cura i suoi orrori fino a quando una palla di
cannone vagante sparata nei primi giorni della guerra non ne
aveva sfondato le pareti laterali. I custodi erano scappati e i
pazzi si erano dispersi nelle campagne. Qualcuno era finito in
mezzo al campo di battaglia e non era pi tornato. Uno era
partito in cerca del pozzo dove lo avevano gettato in Georgia
durante la prima parte della sua cura vent'anni prima. Non
era andato oltre un piccolo laghetto ai margini della citt.
Con lui c'erano due della sezione femminile del manicomio.
Con tutto che erano considerate pazze, lo avevano tirato fuori
dal lago per ben cinque volte prima che la battaglia si calmasse
e alcuni abitanti del posto pensassero bene di dargli una
botta in testa e legarlo a un albero. C'era stato un incendio
nella sezione degli uomini e diversi di quelli che erano incatenati
erano bruciati vivi.
L'incendio si era spento da solo, la falla nel muro era stata
rattoppata e una parte dei lunatici erano stati radunati e riportati
dentro. L'edificio aveva serrature e catene in abbondanza,
cos l'esercito aveva preso a utilizzarlo per chiunque pensavano
avesse il percussore allentato. La sezione degli uomini era piena
zeppa di ragazzi che i combattimenti avevano mandato in
confusione. Alcuni li facevano uscire di nuovo. Altri no. Io ero
in una stanza con due signore che si erano viste saltare in aria i
figli proprio sotto gli occhi e non la smettevano pi di torcersi
le mani. Parlavano abbastanza bene, solo che non riuscivano a
smettere di torcersi le mani. C'era un'altra presunta spia, una
tipa di New Orleans secondo le accuse, che non diceva una
parola. C'erano due ragazze che, a quello che potei cavargli
di bocca, erano state rinchiuse perch erano troppo pesanti.
Tutte e due camminavano troppo veloci quando si muovevano
verso di te e non erano pi pesanti. Le altre tre o quattro erano
vecchie clienti. Portavano le catene la maggior parte del tempo.
A una di loro piaceva parlare dell'uomo di Gerasa che Ges
aveva guarito nei tempi antichi. Dei maiali in cui aveva fatto
entrare i demoni dell'uomo di Gerasa. Di come i maiali si erano
buttati in un dirupo vicino. Di come i demoni avevano dovuto
trovare altre dimore. Altre dimore, le piaceva dire con un
sorriso che aveva la forma di una zampa di ragno spezzata e
sarebbe stato capace di far coagulare il latte fresco, e allora sollevava
le braccia incatenate per indicare tutte noi, quelle nella
stanza e quelle che erano fuori. A un'altra piaceva arrotare quel
poco di denti che le restavano. Da sveglia o nel sonno, mattina,
mezzogiorno e ogni singolo istante della notte. Si beccava un
bel po' di mazzate per questo. Perfino io mi incavolai una volta
o due quando, avevo appena chiuso gli occhi, lei prese a deliziarci
con quel rumore.
Una volta al giorno una delle vecchie guardiane, una ragazzona
enorme, ci portava un po' di porridge. E ci somministrava
anche una bella razione di calci e sberle. Questa cortesia non
mi fu risparmiata. Quando entrava era sempre accompagnata
da un soldato, altrimenti avrei potuto cercare di risponderle.
Ogni tanto un tipo che diceva di essere un dottore faceva capolino
dalla porta. Ma non aveva nemmeno ficcato dentro la testa
che gi la tirava fuori di nuovo. In occasione di queste visite
alcune di noi gli urlavano contro, ma seppure ci sentiva non lo
dava mai a vedere.
A volte la sera entravano alcuni di loro con dei secchi d'acqua
fredda. Ognuna di noi se ne prendeva uno sopra la testa.
E dopo che se n'erano andati, era una lunga notte di brividi sul
pavimento. Nella sezione degli uomini succedevano altre cose.
Laggi ce n'era pi d'uno che si metteva regolarmente a urlare.
All'inizio sembrava uno solo, sempre lo stesso. Poi li sentivi
abbastanza e capivi che erano diversi e imparavi a riconoscerli.
Puoi fare grida acute e grida basse. Oppure qualcosa a met
che rassomiglia al suono del vapore che esce col fischio di un
treno. Puoi fare un grido che sembra una palla di moschetto
che ti passa vicino all'orecchio, il verso di una scimmia o
una quercia elefante colpita da un fulmine in un bosco silente.
C'era un ragazzo dall'altra parte che strillava come se cantasse.
Come se dovessero scritturarlo per la scena. Le sue grida
avevano una grazia squisita, e io arrivai a desiderare che fosse
l'unico che colpivano con le loro mazze appuntite.
Una volta alla settimana una di noi, con una guardia alle
spalle, portava fuori il bugliolo. A me assegnavano questo compito
pi spesso che alle altre, perch non svenivo e non cercavo
di mordere nessuno. Continuavo ad andare avanti. Un passo
alla volta. Anche quando un soldato cerc di farmi lo sgambetto
per divertimento, non mi fermai. Lui allung il suo grosso
piede e io incespicai in avanti, ma mi tenni in equilibrio e non
feci cadere il secchio. Riuscii anche a non mollargli un cazzotto
per il suo scherzo, Mi limitai a sorridere. Come se capissi che
cos'era che lo faceva ridere tanto, e anzi, fossi addirittura d'accordo
con lui: una signora che sta per cadere con un secchio
pieno di merda. Gli escrementi si dovevano portare a un canale
di scolo sotto una nicchia, che si riversava in un ruscello sul
retro del cortile. Quando il ruscello scorreva lento, la parte pi
pesante degli escrementi ristagnava.
Portare escrementi non era l'unico lavoro che mi facevano
fare. Una volta, mentre trasportavo il secchio, passai accanto a
un soldato che faceva la barba a un altro. Stavano sotto la luce
fredda del sole, e quello che si faceva rasare fu tagliato dall'altro
e cacci un grido.
Tanto per cominciare, tieni male il rasoio, dissi al tipo
che giocava a fare il barbiere.
Perch, come cazzo dovrebbe tenerlo? disse il tipo che
era stato tagliato.
Misi gi il secchio, mi avvicinai e gli mostrai come si faceva.
Puzzi come una fogna, sorellina, disse quello a cui avevo
preso il rasoio.
Non ha torto, disse l'altro, ma continua.
Lo rasai, poi rasai il suo amico, e da allora ogni tanto mi
chiamavano per raschiare qualche faccia. Perlopi erano guardie,
ma due o tre volte capit anche qualche prigioniero. Questi
erano barbe enormi attaccate a qualche lembo di pelle, qualche
rovina di spalle, qualche mucchietto d'ossa. Quando avevo finito
di raderli non rimaneva altro. Potevi benissimo scavare nel
terreno e spedirli con un calcio dritti nella fossa. Ma loro erano
felici. Sorridevano e facevano l'occhiolino. Pare che quelle rasature
fossero una specie di ricompensa che le guardie assegnavano
per buona condotta. Forse erano quelli che non urlavano.
Alcuni di loro erano stati soldati ma non sopportavano pi i
combattimenti. Ragazzi che di fronte alle pallottole se l'erano
data a gambe, o erano stati ritrovati all'accampamento senza
aver mai lasciato le loro cuccette. Uno dei tipi che ripulii si
torceva anche lui le mani. Questo non gli imped di sorridere
come se fosse la mattina di Natale quando gli tolsi i peli dalla
faccia.
Ma per gli uomini tenuti prigionieri in quel posto non c'erano
solo piacevoli rasature in cortile. Andando e venendo dal
cortile, passavi davanti a una sedia sistemata in una cella che
non aveva la porta. A volte c'era un uomo legato su quella sedia
e a volte no. Un giorno passai l davanti e c'era un uomo
legato alla sedia. Non si vedeva che aspetto aveva, perch a
quelli che facevano sedere l abbassavano una specie di cappello sugli occhi. Il cappello rassomigliava a un bugliolo con una
falda. L'uomo non indossava la camicia e gli si vedeva la forma
delle costole. Aveva il petto incavato di un ragazzo che  stato
a lungo malato e un brutto taglio che non si era rimarginato
troppo bene gli attraversava l'addome. Gli avevano messo un
bavaglio sulla bocca. E non gli avevano dato nemmeno un fiore
da stringere.
Uno penserebbe che in quel posto in cui mi tennero per
tutti quei mesi, fin quasi alla fine dell'inverno, avrei dovuto
pensare soprattutto a casa, a Bartholomew e a quel figlio che
avevamo avuto solo per pochi gelidi minuti, e a mia madre che
giaceva sottoterra con la vergogna fin nelle ossa, ma la verit 
che pensai di pi a Neva Thatcher e al colonnello. Quel posto e
i suoi metodi dovevano essersi intrufolati nella mia testa ossessionandomi,
perch quei due avevano finito per formare nella
mia mente una specie di allegra coppia, Neva Thatcher con le
sue porcellane e la sua bocca che sapeva di bacche di tiglio, e il
colonnello con le sue basette lunghe e il suo fumo.
Portatemi Neva Thatcher, dicevo alla guardiana, che
per tutta risposta mi dava uno schiaffone. Portatemi il colonnello,
gridavo al dottore quando faceva capolino nella cella.
Non mi portarono Neva Thatcher. Ma una mattina di febbraio,
con la neve che cadeva, venne il mio colonnello.


34.

Mi portarono di sotto, in una stanza che sembrava far parte
di un altro edificio. C'era un tappeto giallo e verde con sopra
dei cani e dei diamanti e carta da parati viola con sottili strisce
rosse. C'era un tavolo con al centro un vaso di vetro pieno
di fiori secchi e c'erano due poltroncine. A un'estremit della
stanza c'era un bel camino scoppiettante. Una guardia stava
sull'attenti, ma il colonnello gli disse che andava bene cos e la
guardia usc. Nella stanza c'era una piccola finestra, dall'altra
parte del vetro si vedeva cadere la neve. Mentre guardavo la
neve il colonnello alz il vaso di fiori e lo mise sul pavimento.
Galante Ash, disse il colonnello.
Colonnello, signore, risposi.
Sugger di spostare le poltrone pi vicino al camino e sederci
l. Io indossavo il mio abito sottile e immagino che quando
gli avevo parlato mi battevano i denti. Dopo che ci fummo
sistemati, mi disse che il suo reggimento era stato fatto a pezzi
e disperso. Parte di ci che ne restava, compreso lui, era stato
dispiegato altrove.
Come sta suo cugino? chiesi.
Ha finito di penare, disse.
Mi dispiace.
Grazie.
Non aveva pi un'aria maestosa e grigia. Aveva l'aria di
un vecchio. Come se il pugno degli anni avesse trovato la sua
faccia e gli avesse assestato un colpo deciso. C'era del fango sui
suoi stivali. Gli sgocciolava il naso. Il cappotto aveva un lungo
squarcio su un fianco.
Non sono una spia, dissi.
Mi dicono che qui fai la barba agli uomini, rispose.
Le hanno raccontato anche che porto fuori il bugliolo?
S.
Per un po' ci guardammo.
Mi hanno fatto sapere che mi faranno generale, disse.
Non ho rivelato nessun segreto. Ho fatto il mio dovere.
Sai cosa facevo prima di questa guerra?
Feci di no con la testa.
Nemmeno io. Non me lo ricordo. Oppure, se me lo ricordo,
mi sembra una vita appartenuta a qualcun altro e non ci credo.
C' una moglie che mi ama e che io amo in quella vita. Immagino
che se non vengo ucciso, un giorno me ne ricorder di nuovo.
Io mi ricordo di casa. Mi ricordo ogni centimetro di terra.
Ho un marito che mi aspetta a casa.
Ah s? Ti aspetta?
Perch non dovrebbe?
Ho sentito dire che vieni dal Sud. Non ci credo. Nemmeno
per un istante. Le tue sorprese si nascondono altrove. Ti
ricordi di quando abbiamo parlato di sorprese? 
Non sono una spia. Signore, volevo solo combattere. Volevo
solo andare via per un po'.
Sono due cose diverse.
 una cosa sola.
Spiegami perch.
Obbedir a qualunque suo ordine, ma non a questo.
Mi guard. A lungo e con durezza.
Perch non vuoi o perch non puoi?
Tutte e due.
D'accordo. Va bene, basta. Fermiamoci qui. Lasciamo
stare l'epistemologia. Torniamo al soggetto precedente, che era
l'ontologia. Mi segui?
No.
L'epistemologia riguarda la conoscenza. L'ontologia riguarda
quello che siamo.
O quello che non siamo.
Non una puttana, questo lo sappiamo, e non una spia,
sappiamo anche questo; resta la pazzia come unica causa. O
almeno questo  quello che mi ha detto qui il dottore. Dice che
soffri di quel male antico. La luna ti ha fatto perdere la bussola.
Galoppi tra le stelle.
Non ho nessuna malattia del genere.
Sto citando il tuo medico.
Volevo solo combattere. Piantare il tallone a terra, essere
valorosa e non scappare mai.
Per hai rubato cibo, tabacco e scorte di medicinali vari
dal tascapane di combattenti attivi della Federazione e in questo
modo hai spogliato degli uomini d'arme, a volte uomini
d'arme feriti.
Ero anch'io un uomo d'arme. Ferito per la causa.
Eri un comune ladro.
Non ho rubato niente a nessuno.
Allora non era che un'ignobile voce. Nient'altro. Naturalmente,
lo so questo. Ne abbiamo gi discusso.
Il fuoco scoppiett quando disse questo e un ciocco si
mosse. Il colonnello allung il braccio, prese l'attizzatoio e
smosse la brace. Quando si curv in avanti vidi che aveva una
lunga cicatrice che dal collo gli risaliva sul lato della faccia.
Si  ferito.
Solo un graffio. Ma ho passato trenta giorni in congedo. Mi
ha fatto un mondo di bene. Mia moglie  la donna migliore del
mondo. Vedi, adesso me la ricordo. Mi appare davanti. Fluttua
l nel camino. Dovrai fare la sua conoscenza una di queste volte.
Vorrei andare a casa.
Fa un gran bene essere a casa. Al mio parente sarebbe
piaciuto. Gli sarebbe piaciuto essere di nuovo richiuso al sicuro
nelle sue stanze.
Non riconobbi il modo in cui il colonnello mi guardava.
C'era qualcosa di diverso in lui, come se i suoi occhi avessero
cambiato colore, e da marroni fossero diventati azzurri, o come
se avesse perso un braccio senza avere ancora imparato a usare
la mano sinistra.
Avrei dovuto fare di te un tiratore scelto, disse. Forse ti
avrebbe fatto passare la voglia di rubare.
Il furto non  stata la principale delle mie trasgressioni.
Allora lo ammetti.
Vorrei andare a casa. Andrei dritta a casa se mi permettessero
di lasciare questo posto. Mi piacerebbe scrivere una
lettera a mio marito. Verrebbe a prendermi. So che qui rilasciano
alcune persone per affidarle alle loro famiglie. Non ho mai
rubato. N tradito.
Il colonnello si alz e mi pos una mano sulla spalla.
Hai bisogno di vestiti migliori e pi pesanti, Galante Ash.
Provveder affinch tu ne riceva degli altri. Il tuo abito  troppo
leggero. Non  sufficiente per questo freddo. Dovresti metterti
qualcos'altro.
Feci per alzarmi ma mi disse di rimanere seduta vicino al
fuoco ancora qualche minuto.
Non dobbiamo permettere che questa guerra ci privi di
ogni conforto, disse. Si curv, raccolse il vaso di fiori e lo rimise
sul tavolo. Io guardai la sua schiena, poi mi voltai e vidi che
aveva lasciato una lettera per me.
Mia carissima Constance, diceva.
Ti scrivo con il tuo vecchio nome perch comincio a temere
che tu non sia pi fra noi ma che tu sia ormai lontana da questa
terra e dalle sue sofferenze e i suoi affanni. Mi sembra che nella
triste possibilit di questa circostanza devo scrivere a te cos
come sei e non come appari, se questa lettera e il mio pensiero
devono avere qualche speranza di raggiungerti. Io sto bene, mia
cara, ma i miei problemi qui, che ti ho descritto in precedenza,
non sono finiti: adesso hanno bruciato il capanno delle sementi e
preso tutti e due i muli. Vogliono la nostra terra e continuano con
le loro depredazioni e, come se non bastasse, parlano di spianare
il cammino alle forze della ribellione che devono arrivare. Dei
secessionisti in mezzo a noi. Se non lo avessi sentito dalle loro
bocche, non ci avrei creduto. Ma tengo il vecchio moschetto a
portata di mano e resto vigile come faresti tu e, anche se loro sono
forti, spero comunque di avere la meglio. E spero anche, seppure
non riesco a vincere, di resistere in qualche modo. Prego perch
ovunque tu sia, guerra o non guerra, questa lettera ti raggiunga e
ti riporti a me, per lasciarci alle spalle tutte le sofferenze passate.
A casa dal mio Bartholomew ci tornai. Quella notte stessa
in un sogno sfrecciai sopra le cime degli alberi, lungo i fiumi,
attraverso l'aria gelida delle montagne, filando verso nordovest
nella neve e nella tormenta fino a immergermi in un sole bianco.
Trovai la casa completamente bruciata e Bartholomew era
scappato lontano. Al suo posto c'erano uomini vecchi e malvagi
che affilavano gli aratri, si accingevano ad aggiogare i nostri
bellissimi buoi e - quel che  peggio, intonando il motivo di
Dixie(3) - ad arraffare ogni cosa.
Erano gli stessi uomini che avevano bruciato la nostra vicina
tutti quegli anni prima e cos mia madre apparve nel sogno
e rimase in piedi in mezzo alle ceneri della nostra casa, che era
stata la sua casa, e pianse. Le lacrime di mia madre dovettero
farsi strada fuori dal sogno fino alla mia faccia perch quando
mi svegliai erano l. Dei fantasmi caldi e pesanti venuti a tormentare
le mie guance. Allora mi misi a urlare in preda alla
rabbia. Battei la mano e la testa contro la porta finch non presero
a sanguinare entrambe.
Devo andare a casa, gridai. Dovete farmi uscire.
Fu la guardiana a rispondermi. Entr brusca, con due secchi
pieni d'acqua su cui galleggiava del ghiaccio. Febbraio o
no, me li rovesci tutti e due addosso. Un minuto dopo, mentre
ansimavo a terra scossa dai brividi, mi colp con un piede, ma
io lo afferrai, glielo torsi e la feci cadere. Le altre attorno a me
si misero a ridere e ad applaudire quando la presi a cazzotti in
faccia. La guardia intervenne e mi diedi da fare anche con lui.
Mi batter con tutti voi fino a quando non mi lascerete
andare, dissi. Attorno a me le signore urlavano a gran voce.
Una di loro prese il cappello floscio della guardia e cominci
a marciare in tondo per la cella. Quando la guardiana cerc di
alzarsi le misi il piede sul collo. Per fermarmi dovette accorrere
un'altra guardia dal corridoio, che mi colp dietro la testa con
il calcio del fucile.

Note.
3. Dixie's Land, o semplicemente Dixie, notissima canzone popolare
statunitense, fu l'inno nazionale degli Stati Confederati d'America. (N.d.T.)


35.

Ebbi diverse occasioni di sognare casa nelle lunghe ore che
seguirono, quando mi svegliai e scoprii che mi avevano messo
sulla sedia. Passai due giorni sulle sue assi ruvide con il secchio
munito di falda sulla testa, e quando mi slegarono afferrai un
candeliere e colpii al volto il dottore che era finalmente venuto
a visitarmi, cos me ne diedero altri tre. Durante quella seconda
serie di giorni mi prese la febbre. A questa febbre attribuisco
il fatto che, anche se rimasi seduta su quella sedia per tutto
il tempo, ebbi l'impressione di potermi alzare e uscire da me
stessa, incamminarmi lungo i corridoi del manicomio, varcare
la porta e percorrere la campagna in fiamme. Mentre camminavo,
vidi soldati che giocavano a carte o sparavano; vidi un cannone
che si ergeva nero sul suo corpo d'acciaio; vidi dei muli
e dei cavalli che non mangiavano da giorni sgolarsi in latino
chiedendo foraggio. Una di quelle volte cercai di andare a casa,
ma i fiumi si fecero pi larghi e profondi e la foresta pi buia e
fitta. Allora ritornai a combattere. Il mondo intero era a ferro
e fuoco. Cercai un fucile dappertutto ma non ne trovai nemmeno
uno. Durante quelle camminate i morti mi parlavano.
Con bocche sospese in aria come le mosche al di sopra dei loro
corpi. Si arrampicavano con mani e piedi sulle travi dei granai,
mi gridavano dietro dalle cime degli alberi, dondolavano per
le ginocchia dalle nuvole. In un campo nebbioso un esercito di
gatti era venuto a leccare i cadaveri. I gatti incedevano eretti e
portavano stendardi colorati. Quando gli fui vicina, si voltarono
tutti insieme e mi guardarono, e allora scappai. Correndo,
mi ritrovai infine nel mezzo di uno scontro. Le giubbe dei combattenti
si erano tutte mischiate e loro se ne stavano l, in mezzo
a quella baraonda, cercando di capire da che parte dovevano
rivolgere le loro armi. Raccontaci una storia cos sapremo da
che parte sparare, dissero. Mi porsero un fiore. Io lo presi e
me lo misi fra i denti, poi indicai il campanile di una chiesa
vicina.
Fra una passeggiata e l'altra, tornavo alla sedia e al secchio
con la falda. Ogni tanto venivano dei sorveglianti e colpivano
con una mano il lato del secchio, o mi piantavano una mazza
di legno nelle costole. Mi davano anche dei calci, stringevano
pi forte le corde con cui ero legata e mi dicevano bisbigliando
che speravano che non mi sarei pi risvegliata, che una volta
morta mi avrebbero gettata nel campo l vicino. Durante una
delle mie camminate sotto il secchio lo facevano. Portavano
fuori delle carcasse annerite e le ammucchiavano in un campo.
E io gli davo una mano. Risi fino a farmi cadere i denti. Dentro
di me sentivo dolori dappertutto, il lavoro sembrava non finire
mai. Cos che quando dopo tre giorni i miei guardiani mi slegarono,
mi rovesciarono addosso dell'acqua e mi sfregarono
per bene, ogni centimetro del mio corpo mi faceva male e non
ebbi la forza di lottare. In seguito giacqui ammalata in punto
di morte per due settimane. Una poltiglia di braccia e gambe,
brandelli di carne cocente. Continuai a sperare che sarei uscita
di nuovo, anche solo per impilare cadaveri, ma non ci fu verso.
Eravamo gi a marzo quando potei alzarmi di nuovo a sedere,
con la schiena appoggiata al muro di mattoni, e prendere le
mazzate che ci davano in pasto.
Non mi piace molto pensare ai giorni che seguirono.
Quando la guardiana si avventava contro di me mi acquattavo
e piangevo. Quando il dottore faceva capolino e mi chiedeva
il mio nome gliene davo uno che avevo sentito in un sogno.
Gli dicevo che ero una fuggiasca di Chattanooga. Che avevo
fatto la spia per le forze della ribellione. Che avevo passato
dei segreti che avevano portato alla morte di diecimila uomini.
Durante quei giorni, le due donne che un tempo erano state
pesanti afferrarono al volo l'opportunit e presero a rubarmi
il cibo. Quelle lungo il muro inveivano contro di me agitando
le catene. Le donne che si torcevano le mani continuavano a
guardare e a scuotere la testa.
Io mi rannicchiavo, strisciavo a terra servile e gemevo. La
guardiana faceva un sorriso tutto gengive e diceva che era la sedia
che mi aveva cambiata. Diceva che a volte ci voleva un po'
di tempo ma che alla fine cambiavano tutte. Non ce l'aveva con
me per i calci e i cazzotti che le avevo dato, ne aveva ricevuti
di peggiori. Aveva conosciuto una ragazza che pensava di avere
braccia invisibili che le spuntavano dal collo. Questa ragazza
l'aveva aggredita alle spalle con una bottiglia spaccata e le aveva
fatto tre tagli. Dopo aveva passato un mese e due giorni sulla
sedia ed era completamente guarita, non c'era pi traccia della
malattia di prima. Non ne aveva mai pi parlato. Tutte quelle
che erano incatenate al muro avevano avuto il loro turno sulla
sedia e si erano molto calmate dopo. Ce n'erano altre, disse,
guardando il resto della coorte l attorno, che correvano il rischio
di provare la cura.
Dopo questo discorso sulle virt della sedia, disse che potevo
ricominciare a portare fuori il bugliolo e a far barbe se
continuavo a migliorare. Io le dissi che aveva ragione, che la
sedia era una cosa meravigliosa, che stavo meglio, che promettevo
di fare la brava. Le stavo dicendo questo quando vidi chi
era la guardia in piedi alle sue spalle. Sbattei le palpebre e mi
stropicciai gli occhi per vedere se sarebbe scomparso, ma eccolo ancora l, il ragazzo di Akron che non era morto.


36.

Era in servizio due settimane pi tardi, quando la guardiana
mi permise di portare nuovamente fuori il bugliolo. Lei fece
tutto il tragitto con noi, all'andata e al ritorno, anche se di solito,
durante quell'incombenza, aveva l'abitudine di consumare
il pranzo e poi restarsene tranquillamente seduta nella sua
stanzetta. Non rivolsi la parola al ragazzo di Akron e lui non la
rivolse a me. Lo avevo osservato per studiare se i mesi e le settimane
di battaglie avevano messo in lui un po' d'acciaio, il che
poteva giocare a mio sfavore. Lo avevo osservato per vedere se
gli tremavano ancora le mani e se i suoi occhi saltellavano qua
e l come un passerotto nervoso. Quando una delle donne che
si torcevano le mani gli chiese se aveva visto il suo adorato ragazzo
in battaglia, non rispose ma inghiott a vuoto e distolse lo
sguardo, e quando, in quella ritirata, i suoi occhi incrociarono i
miei e sobbalzarono come se avessero dei pungiglioni di vespa
conficcati nelle pupille, seppi che avevo ancora una speranza.
Portai il secchio fino alla nicchia e il ragazzo di Akron mi segu
e mi guard scaricare gli escrementi nel canale di scolo. Mi
presi un po' di tempo per vuotare il secchio, mentre versavo lo
poggiai pi volte a terra e mi asciugai la fronte. Era una cosa
ripugnante quello che si riversava nel ruscello, eppure mi attardai
l, fingendo - nel caso che qualcuno stesse a guardare - di
non potermi muovere troppo velocemente, di avere bisogno di
minuti, non di secondi, per giocare qualche tiro alla mia bella
guardia.
La settimana seguente la guardiana torn al suo pasto e
al suo riposino ma il ragazzo di Akron mi scort camminando
dietro di me e io feci il mio dovere e svuotai il secchio esattamente
allo stesso modo. Ebbi un indizio utile su com'era meglio
procedere il giorno dopo, quando la guardiana venne da
noi nella cella. Era di cattivo umore. Inciamp nella mia gamba
e mi diede una porzione abbondante di bei ceffoni energici. Il
ragazzo di Akron era in piedi alle sue spalle. Io non dissi una
parola. Dopo un po' lui toss, inghiott a vuoto e disse che forse
ne avevo avuto abbastanza. La guardiana, senza smettere di
sferrarmi calci, si gir e gli chiese che diavolo gliene importava
a lui. Ero una gatta randagia e avevo bisogno della mia razione
di calci. Il ragazzo di Akron disse che mi aveva conosciuto un
tempo. Al che la guardiana, che aveva una mente tale e quale
un canale di scolo, ridacchi, mi assest un altro bel calcio e
disse che scommetteva che ero un bel bocconcino. Allora il
ragazzo di Akron prese il colore della pi fresca mela autunnale.
Divenne cos rosso che fece cambiare colore ai muri e al
pavimento.
Grazie, gli dissi la settimana dopo quando uscimmo con
gli escrementi.
Di niente, Galante Ash, disse.
Hai preso le mie parti e te ne sono grata.
C' stato un tempo in cui non avrei dovuto farlo. Non
sembri pi robusta come prima.
No, dissi. Immagino di no. Tu invece sembra che ti sei
fatto dei bei muscoli.
A quelle parole arross di nuovo. Probabilmente fu lo
sproposito di quella bugia a fargli cambiare colore. Non si era
fatto dei bei muscoli. Sembrava uscito la settimana prima da
un campo di prigionia. Non aveva nemmeno un grammo di
muscoli addosso.
La quarta settimana lui non c'era ed ebbi paura che l'avessero
trasferito altrove. Ero delusa fino alla nausea quando
arriv la quinta settimana e non era ancora tornato. Fu un tipo
grosso, che mi diede una o due stoccate con il moschetto, a seguirmi
fino alla nicchia. Mi stava troppo addosso e mi soffiava
sul collo il suo alito cattivo. Ma quel giorno faceva un freddo
del diavolo, cos me la cavai in un minuto.
La prossima volta affronteremo la questione pi da vicino,
disse.
La sesta settimana, per, per la prima volta da quando mi
avevano fatto sedere sulla sedia, la guardiana mi spinton gi
in cortile per fare un po' di barbe, ed eccolo l il ragazzo di
Akron, appoggiato a un muro. Il cielo prodiga i suoi doni col
contagocce. Erano in cinque o sei, tutti in maniche di camicia,
a dover usufruire dei miei servizi, ma non il ragazzo di Akron,
e mentre radevo il primo, quello che la settimana prima mi aveva
soffiato addosso il suo alito pestilenziale, lui disse: Adesso
non tagliarmi la gola, e io dissi: No, signore, non lo far, e
lui disse: Perch ho sentito dire che sei una vera strega. Feci
la barba a tutti, prendendomi il mio tempo, guardando di tanto
in tanto il ragazzo di Akron, appoggiato contro la parete un po'
curvo in avanti.
E lui? dissi dopo aver tolto lo straccio all'ultimo.
Lui? disse il mio amico con l'alito cattivo. Non  una
rasatura che gli serve. 
Ma s, che si rada pure, disse un altro.
Ha tutta l'aria di averne bisogno, dissi.
Ha bisogno di parecchie cose.
S, ma sta tornando fra noi.
Gli farebbe bene farsi radere.
A te ha fatto bene?
Benissimo.
Andarono avanti cos per un po' e poi mi ritrovai il ragazzo
di Akron seduto davanti. Non parl e sembrava vergognarsi.
Lo attribuii agli sfott degli altri.
Era un po' che non ti vedevo, dissi.
 andato a svagarsi altrove, disse quello con l'alito cattivo.
Tutti gli altri scoppiarono a ridere.
Il ragazzo di Akron non aveva molta barba, ma era pi di
quanta ne aveva quella volta che ci eravamo seduti insieme e
ci eravamo fatti rasare tanto tempo prima. Ed era sufficiente.
Avevo un unico straccio marrone da immergere nel grande secchio
di acqua ormai tiepida, ma glielo lasciai sulla faccia per
un bel po'. Quando lo tolsi, mi parve di vedere una specie di
sorriso nei suoi occhi.


37.

Il giorno dopo era nuovamente di guardia durante lo svuotamento
del bugliolo. Senza la barba sembrava ancora pi pallido
del giorno prima, e quando ci avviammo in direzione della
nicchia gli chiesi della sua salute. Mi disse che era stato fuori
uso a causa di una ferita che non voleva guarire e di una brutta
emicrania venuta a fare compagnia alla ferita. La ferita era una
cosa nuova, ma con l'emicrania aveva dovuto fare i conti fin da
piccolo. Io gli espressi la mia comprensione, trovai modo di sfiorargli
la mano per mezzo secondo, gli dissi che mi dispiaceva per
gli sfott a cui lo avevano sottoposto, gli chiesi se gli era piaciuta
la rasatura. Lui arross di nuovo, il suo labbro trem e guard le
mie dita, poi disse che la settimana dopo si aspettava di essere
trasferito altrove sul fronte occidentale; alcuni dei tipi che lo avevano
preso in giro, compreso quello con l'alito cattivo, erano gi
partiti. Io dissi che il fronte occidentale suonava lontano.
Tanto che pi lontano non si pu, disse lui.
Eravamo pi o meno lontani cos in quella casa nel bosco,
dissi.
Immagino di s.
Non puoi andare pi lontano dal mondo dei confini del
cupo aldil.
Faceva freddo anche se ci stavamo ormai inoltrando nella
primavera, e il ragazzo di Akron indossava il cappotto lungo,
che dietro strusciava un po' sul terreno, e camminava con il
moschetto lasco in pugno. Mentre gli parlavo, lanciai un'occhiata
nella sua direzione. Aveva uno sguardo sognante negli
occhi. Era un ragazzo che avrebbe dovuto andare a pesca in un
torrente, non fare la guardia in un manicomio-prigione.
Come sta adesso il nostro colonnello? chiesi.
Non  pi colonnello. L'hanno fatto generale. Sta nel
grande accampamento laggi.
Be', il mondo non smette mai di girare.
Dicono che parla da solo. Io non l'ho visto.
Non lo facciamo tutti?
Io no.
No, tu no probabilmente. Sembri un tipo solido.
Trovi? Ci sto lavorando. Vorrei tanto che tu potessi dirlo
a loro.
Loro chi?
Non mi rispose. Mi guard solo con l'aria un po' pi smarrita
nel suo cappotto enorme.
Io misi gi il secchio, riaggiustai la presa e lo risollevai. La
pioggia adesso stava formando delle chiazze marroni nel terreno
attorno a noi. C'era un cane addormentato sotto una scansia
di legno vuota e un paio di polli in una gabbia di ramoscelli sulla
parete opposta, quasi morti e pronti a trasformarsi in zuppa.
Fu un gran bel trucco quello che giocai laggi nei boschi a quei
secessionisti che volevano papparci per cena, eh? dissi mentre
svoltavamo l'angolo e procedevamo verso il canale, non pi visibili
dall'edificio. C'era una specie di tettoia sopra la nicchia e
la pioggia si comportava come se volesse buttarla gi.
S, su questo non c' dubbio, Galante Ash, disse lui.
Non mi chiamano cos qui, dissi.
Non rispose, si limit a guardarmi, con la testa leggermente
inclinata e la bocca aperta, come la si vede a volte nei morti.
Uscii sotto la pioggia, vuotai il secchio come se per me fosse un
vero sforzo, poi ritornai sotto la tettoia e mi girai verso di lui.
Vuoi vedere come ho fatto? dissi, abbassando la voce.
Vuoi vedere come mi sfilo i vestiti? Abbiamo tempo. Nessuno
se ne accorger. Vuoi vederlo?
Lui taceva e aveva preso un'altra volta il colore delle mele
autunnali, ma per un attimo pensai di essermi fatta un'idea sbagliata
sul suo conto. Per un attimo pensai che era invecchiato
davvero, come indicava quella barba ispida che gli avevo rasato,
e che stava per usare quelle sue braccia scarne e alzare
l'arma. Pensai che mi avrebbe sparato e che sarei caduta nel
canale con gli escrementi e sarei rimasta incastrata l dentro, o
sarei scivolata fino al ruscello. Penso che fu il piacere che avrei
dovuto provare a quell'idea, ma che non provai, a riportarmi
alla realt e spingermi all'azione.
Dissi: So che per tutto quel tempo non sapevi che cosa
nascondevo sotto la camicia. Sai perch mi sono arruolata? Per
poter stare vicino a degli uomini, uomini come te.
Toss e inghiott a vuoto. Scosse la testa e si morse il labbro.
Sbatt uno stivale contro l'altro. Apr la bocca e cerc di
deglutire. Ma appoggi il moschetto al muro.
Avvicinati, adesso, e imparerai tutti i trucchi che vuoi,
dissi.
Avevo ancora in mano il coperchio di legno del bugliolo.
Lui si pass la lingua sulle labbra, si chin sulla mia spalla. Io
allungai la mano libera e gli passai un dito sulla guancia liscia,
poi sollevai di scatto l'altra mano e lo colpii con violenza.
L'unico trucco, gli dissi cominciando a sbottonargli il
cappotto,  cambiarsi d'abito. Ti levi i tuoi vestiti e te ne metti
degli altri. Adesso facciamo una prova. Io e te assieme. Vediamo
se funziona.
Cos quando tornammo indietro era lui che indossava il
mio abito sottile e camminava davanti con il secchio vuoto.
Avevo inastato la baionetta e mi ero guadagnata la sua attenzione
con un leggero taglio sul fianco. Gli avevo detto che se osava
anche solo tremare mentre tornavamo alla cella, avrei messo
fine ai suoi giorni. Come avevo fatto con quei fuorilegge che
avevamo lasciato nei boschi.
Non ho mai avuto intenzione di farti del male, disse.
No, immagino che sia cos, probabilmente, dissi.
Camminando, passammo accanto ad alcuni soldati, ma era
la prima volta che li vedevo e nessuno ci degn di uno sguardo.
Ero bravissima a camminare come un uomo, e il ragazzo di
Akron con il mio abito addosso e i suoi lunghi riccioli dorati era
una ragazza molto pi graziosa di me. La guardiana era seduta
nella sua stanza, appisolata davanti al caff e al porridge, e non
alz la testa quando passammo. Misi il ragazzo di Akron nella
cella con le donne, lo incatenai per una gamba, mi feci dare da
lui ogni parola d'ordine che conosceva, poi gli legai uno straccio
intorno alla bocca. Anche quando lui agit le braccia verso
di me e rividi la ferita infiammata nella parte alta del braccio
sinistro che avevo gi visto quando lo avevo fatto spogliare in
cortile, e che avrei rivisto nei miei sogni futuri e vedo ancora
oggi, non tentennai. Gli strinsi con forza il bavaglio sulla bocca
e lo lasciai l ad aspettare. Ad aspettare che lo privassero ancora
una volta delle sue mansioni di guardia, che lo rimettessero
sulla sedia, facendolo uscire per i suoi personali sogni sotto il
secchio, per poi tornare negli alloggi degli uomini, da cui per
un minuto gli avevano permesso di evadere, e narrare tra i gemiti
il suo nuovo racconto di dolore.
Di' a quelli laggi che il Galante Ash gli manda tanti saluti,
gli sussurrai.
Non lasciarmi qui cos, mi risposero i suoi occhi.
Mi stavo rialzando dopo aver legato il bavaglio quando
una delle ragazze pesanti che non erano pi pesanti si avvicin
a me, e mi presi un minuto per farla pagare a lei e alla sua amica
per avermi rubato il cibo. Quanto alla guardiana, si becc
il calcio del moschetto in testa. Non mangiavo da due giorni,
cos trangugiai quello che aveva lasciato del suo porridge, bevvi
il suo caff e, prima di andarmene, mi sedetti per un momento
sulla sua sedia.


38.

Immagino che chiunque, una volta uscito da quel posto,
sarebbe scappato subito in direzione delle colline correndo pi
che poteva, ma non fu quello che feci io. Al contrario, varcai
lentamente la porta principale, passai davanti agli uomini assonnati
appostati l di guardia, feci a ognuno di loro un largo
sorriso, ricevetti in cambio un paio di sorrisi, mi misi in spalla
il mio nuovo Springfield e mi incamminai lungo la strada,
lasciando la citt dove si trovava il manicomio per tornare in
quella dove Neva Thatcher aveva la sua tranquilla casetta. Lungo
il tragitto superai parecchi soldati con i piedi a pezzi. Mi
facevano solo un cenno di saluto col capo, o mi chiedevano
novit, ma io scuotevo la testa e dicevo che non ne avevo. Un
tipo pi loquace degli altri mi grid qualcosa a proposito della
battaglia di Wilderness e di come tanti ragazzi erano morti bruciati
e non per le loro ferite. C'era un distaccamento di guardia
sul ponte che portava nella citt di Neva Thatcher, ma i soldati
trovarono di loro gusto la parola d'ordine che gli diedi e mi
lasciarono passare. Da qualche parte nei paraggi era in corso
una battaglia, e attraversai la citt insieme a un convoglio di
munizioni trainato da muli stanchi e con gli zoccoli spaccati.
La battaglia doveva svolgersi in qualche posto pittoresco,
senza nessun ragazzo che bruciava, perch c'era un gruppo di
persone signorili e ben vestite, con tanto di binocoli, che si apprestavano
a uscire a cavallo per andare a seguirne l'andamento.
L'uomo pi anziano del gruppo mi fece un vigoroso cenno
del capo quando passai accanto a loro, come se non aspettasse
altro che di vedermi combattere pi avanti nella giornata. Io
risposi al saluto, poi tagliai la strada alla carovana di muli spostandomi
sull'altro lato. Un po' pi tardi riattraversai, imboccai
il vialetto della casa di Neva Thatcher, mi spostai sul retro
ed entrai.
Dentro, si sentiva infuriare la battaglia esattamente come
fuori, solo che faceva caldo ed era tutto in ordine. Regnava una
quiete di tipo antico, fatta di foschia e polverosa penombra.
Neva Thatcher aveva messo la tazza della colazione ad asciugare
sulla credenza, insieme a un mucchietto di mele che aspettavano
di aiutarla ad affrontare la settimana. Nella dispensa
c'erano del maiale salato e delle gallette vicino a un pezzo di
lardo. Una brocca di pietra piena di acqua fredda attinta al suo
pozzo. Nell'altra stanza trovai la biancheria intima e i vestiti,
tutto piegato con cura. Scelsi un abito lungo verde e un paio
di scarpe robuste che non avrebbero potuto andarmi meglio e
ne feci un fagotto assieme al cibo che avevo reclutato in cucina.
Poi andai nella sala da pranzo.
Il servizio di porcellana era stato spolverato da poco, i suoi
fiori e animali dormivano sonni tranquilli. Qualche raggio di
sole pomeridiano, intrufolatosi di soppiatto attraverso le veneziane,
mordicchiava appena i pezzi del servizio. Dei granelli di
polvere fluttuavano nella luce. Alzai una mano e li feci vorticare.
Presi per il manico la teiera della prozia di Neva, la portai
sul tavolo da pranzo, la sollevai e cominciai ad abbassare la
mano. Per tutta la camminata fin l, avevo pensato di spaccare
le sue porcellane e sparpagliare i cocci sul pavimento, ma mentre
tenevo in mano quel bell'oggetto mi resi conto che non ne
ero capace, cos portai semplicemente la teiera nella sua stanza
e la appoggiai sul cuscino. L dove lei posava la sua testa che
sapeva di bacche di tiglio e faceva i suoi sogni che sapevano di
bacche di tiglio. Aiutava i feriti, vegliava sui malati. Aveva aiutato
anche me. E poi aveva smesso di farlo. Ecco che ritorna,
pensai, ci risiamo. Lo sentivo di nuovo. Sapevo dove teneva un
mazzuolo. Andai a prenderlo, ritornai nella sua camera e pestai
quel cimelio di porcellana sul suo cuscino finch non rimase
solo polvere che fluttuava nell'aria. Dopo avere finito, rimasi
per un po' in piedi davanti al resto del servizio. Scelsi uno dei
piatti con le scimmie. Ci riflettei su un altro po'. Ma alla fine
rimisi gi il piatto, mollai il mazzuolo e lasciai la casa di Neva
Thatcher.
Dopo andai all'accampamento fuori citt. Non c'erano
sentinelle di guardia, cos entrai dritta nel campo, lo attraversai
e percorsi alcune centinaia di metri su una strada di tronchi
d'albero fino alle retrovie. Alcuni dei muli a fianco dei quali
avevo camminato prima stavano appena arrivando con il loro
passo strascicato. Oltrepassai un gruppo di cuochi che giocavano
a poker con un secondo tenente all'ombra di un melo. Gli
uomini di riserva sonnecchiavano al sole, in attesa di vedere se
quel giorno li avrebbero mandati sulla linea del fronte. Avevo
ancora addosso il cappotto, e uno o due tipi mi fissarono con
un po' troppa attenzione per i miei gusti, e allora me lo tolsi.
C'era un maggiore alto con una tuba in testa, che per un attimo
mi sembr Abraham Lincoln che imprecava contro il suo cavallo.
I feriti stavano gi arrivando attraverso gli alberi. Vidi un
ragazzo che strisciava con una macchia di sangue che gli usciva
dall'angolo della bocca. Ogni mezzo metro tossiva e la chiazza
si allargava. C'erano delle lacrime sulle sue guance ricoperte di
polvere. Continuava a guardarsi intorno e a chiedere dell'acqua.
Strisciava verso una tomba che si sarebbe aperta da un
minuto all'altro e mi stancai di guardarlo, cos salii sull'altura
dove avevo visto la bandiera del comandante.
Il mio colonnello che adesso era generale aveva fatto installare
la sua scrivania davanti a una tenda da giorno. Aveva
abbandonato l'inizio di una lettera indirizzata a Yellow Springs,
in Ohio, per andare a fare il suo dovere. Presi quell'inizio di
lettera e poi lo rimisi gi. Tutto quello che aveva avuto tempo
di scrivere erano le parole Mia cara. Non c'era una sola anima
che non fosse affaccendata in qualcosa, dappertutto, e nessuna
di quelle anime mi rivolse la parola. Ai piedi della collina era in
corso una carica dei ribelli. Noi posizionammo dei cannoni in
un punto sopraelevato e, a giudicare dalle urla che seguirono, li
facemmo a pezzettini. Poggiai il soprabito sulla sedia del generale
e strappai la parte inferiore del foglio di carta. Presi la sua
penna e scrissi Mi sono trovata qualcosa di pi caldo da indossare
su un rigo, e su quello dopo, proprio come mi aveva detto
di fare, poi misi il foglio sopra il cappotto. Deposi a terra il
moschetto che avevo preso in prestito, mi allontanai dalla battaglia
e da quel campo, trovai dei cespugli e mi cambiai d'abito.


39.

Quel pomeriggio dormii fino al crepuscolo dentro il tronco
di un noce che era stato svuotato per affumicare della carne.
Nelle grinze e nelle crepe del legno erano rimasti attaccati dei
brandelli di carne, le mie dita li trovarono, li tastarono e se li
portarono alla bocca. Mi svegliai al sorgere della luna con i
denti che battevano abbastanza forte da aprire una noce, e mi
misi in cammino a passo svelto lungo la strada per cercare di
scaldarmi. Non mi ero nemmeno avviata che mi imbattei in
un'altra viaggiatrice, una ragazza di colore che seppi subito di
avere gi visto prima, anche se mi ci volle un po' per capire
dove. Era pi alta di me e pi larga di spalle. Camminava come
se non portasse di nuovo un abito da donna. Forse aveva sempre
camminato cos. In un campo. Con una cesta da cinquanta
chili sulla schiena. Allora mi torn in mente. L'ultima volta che
l'avevo vista usciva a passo di marcia dal nostro accampamento
con addosso dei pantaloni da contraband.
Puoi anche venir fuori da quegli arbusti, dissi, perch si
era dileguata rapida come uno sputo non appena mi aveva vista
avvicinarmi. Lo gridai pi di una volta. Le ripetei quelle parole
e le dissi che non avrei allertato la guardia o i cani, n nient'altro.
Dissi che sapevo che si stava nascondendo fra i cespugli a
nemmeno due passi di distanza e che doveva smetterla di avere
paura e venire fuori. E se non poteva smetterla di avere paura,
doveva venire fuori lo stesso. Io ero diretta a nord, dissi, e se le
andava potevamo viaggiare assieme sulla strada invece di farlo
ognuna per conto suo. Dissi tutto questo ed ebbi l'impressione
di fare un discorsetto niente male, l fuori nella notte buia, ma
solo quando le dissi che sapevo che era stata un uomo, e che
anche io lo ero stata, usc dai cespugli. In piedi accanto a me
era ancora pi grossa di quanto non mi era sembrato mentre
si affrettava lungo la strada gessosa. Per un po' rimanemmo
ferme l senza dire una parola, poi poco per volta ci rimettemmo
in cammino. Indossava delle sottane pesanti e uno scialle.
Aveva un fagotto in una mano e un grosso bastone nell'altra.
Hai mangiato qualcosa? dissi.
Fece di no con la testa, cos le recuperai una galletta. Dovetti
rimanere a lungo con la mano tesa mentre continuavamo
a camminare, prima che si decidesse a prenderla. E ci volle
ancora di pi prima che se la portasse alla bocca e l'addentasse,
il tempo di fare un altro tratto di strada, passare davanti a uno
stagno ghiacciato e attraversare un boschetto di alberi bruciati
che levavano nell'oscurit le loro vuote mani di diavolo.
Che reggimento? chiese.
Glielo dissi e quando lei disse che per un certo periodo
aveva imbracciato il fucile per il Fifth U.S. Colored, le domandai
perch aveva smesso.
Tu perch hai smesso? disse lei.
Feci un colpo di tosse che era partito come una risata al
pensiero di quanto mi ci sarebbe voluto per rispondere, e lasciammo
cadere l'argomento.
Dopo un minuto e un altro morso alla galletta stantia, disse:
Dopo Antietam,  l che ti ho vista, e io risposi che era
proprio cos e nei suoi occhi affior qualcosa di simile a un
sorriso, ma non ci rimase a lungo.
Prima sulla strada ti ho scambiata per un fantasma , disse.
Non sono un fantasma, dissi. Non penso.
Il fantasma della mia vecchia padrona che veniva a prendermi.
L'ho fatta morire per colpa di un dito infettato, laggi
nella Carolina del Sud. Me la ritrovavo davanti in tutti i combattimenti,
mi puntava sempre contro quel dito.
Le mostrai le mie dita e lei annu. Rabbrivid anche un po'
e si vedeva perfettamente che non erano brividi di freddo.
Io l'ho visto un fantasma, dissi. Almeno penso.
Lei annu e arricci le labbra.
Il mio fantasma aveva un coltello.
I fantasmi non hanno bisogno di coltelli.
Il mio s.
Si gir di lato distogliendo lo sguardo e scosse la testa.
Devi andare a nord e lasciare questo paese, dissi. Potremmo
aiutarci a vicenda, condividere la strada.
Condividere la strada, disse lei. Se fosse stata un pozzo,
avresti potuto farle cadere una pietra in gola senza sentire nessuna
eco.
Continuammo a camminare, con lei che stava sempre un
po' pi avanti o un po' pi indietro, e dopo un buon numero
di metri a quel modo io mi misi a parlare. L'intenzione, suppongo,
era di tirarci un po' su il morale dopo i nostri discorsi
sui fantasmi, forse di cavarle una storiella o due, di sapere da
lei qualcosa dei giorni passati in battaglia, di marciare assieme
come due soldati, anche se avevamo addosso dei vestiti da donna,
ma le storie che le raccontai erano contorte come piume
di tacchino bagnate e lei continu semplicemente a inspirare
ed espirare e a guardare avanti e indietro lungo la strada. Ne
raccontai una su Antietam, perch tutte e due eravamo state
da quelle parti, proprio in quei momenti terribili, a proposito
di un tenente che non si era fatto nemmeno un graffio e aveva
guidato a meraviglia i suoi uomini e poi alla fine della battaglia
aveva poggiato la testa su un fusto di cannone bollente e aveva
perso l'orecchio. Quella storia un tempo mi era sembrata divertente
ma laggi, su quella strada illuminata dalla luna, non
lo era pi, perci ne raccontai un'altra che voleva essere pi
allegra su un ragazzo dei confederati talmente affamato che
aveva voluto giocare a fare l'orso raccogliendo del miele fresco
ed era morto per le punture. Quando lo trovammo, dissi,
si era gonfiato cos tanto che avresti potuto farlo rotolare gi
per un pendio come una palla. Seduta l vicino a lui, c'era una
anziana signora che aveva una pipa con il fornello ricavato da
una pannocchia ficcata in bocca, la quale disse che aveva dei
diritti su quel ragazzo punto dalle api, ma quali potevano mai
essere questi diritti non lo so, perch non glielo chiedemmo.
La lasciammo l seduta con le gambe divaricate, ad aspettare
che il ragazzo si sgonfiasse. Aveva qualcosa di suo nelle tasche,
ci disse la donna mentre ci allontanavamo, ma il gonfiore le
aveva tirate stringendole troppo e lei non poteva infilarci la
mano. Quando raccontai questa storia me ne uscii con una
risatina, ma la mia compagna di viaggio non ne fu altrettanto
impressionata.
Che diavolo di storia , da raccontare? disse.
Hai mai finto di avere bisogno di una rasatura? chiesi.
Una rasatura?
Pensando alle rasature mi venne in mente Bartholomew e
raccontai alla mia compagna della barba che non gli cresceva
mai molto bene sulla faccia, anche se forse, dissi, durante tutti
quei mesi che erano volati di corsa aveva imparato un trucco
per farsi crescere la barba. Le raccontai delle mani piccole di
Bartholomew e di come in cucina, con quelle sue mani piccole,
era pi bravo di me a trafficare. Le raccontai che aveva una bottiglia
di acqua di Colonia francese e che al mattino gli piaceva
metterne qualche goccia su un fazzoletto prima di uscire per
andare a lavorare. Mi era mancato terribilmente, le dissi, e mi
mancava sempre di pi. Stavo tornando a casa da lui adesso, per
riprendere familiarit dopo quella dura separazione e sistemare
le cose alla nostra fattoria e saldare i conti in sospeso.
Che genere di conti? chiese.
Quando disse quelle parole, mi sembr che una nuova
nota di interesse si era insinuata nella sua voce e mi sarei certamente
precipitata a dirle che cosa intendevo, ma proprio in
quell'istante sentimmo tutte e due un rumore di zoccoli sul
sentiero alle nostre spalle e lasciammo rapide e in silenzio la
strada.
Mi hanno rinchiusa, sussurrai mentre stavamo accovacciate
in mezzo ai cespugli ricoperti di brina. L mi hanno
messo su una sedia. E mi hanno piazzato un secchio sopra la
testa. Questo vestito che porto l'ho preso in prestito. Non 
impossibile che mi stiano dando la caccia. Tu hai qualcuno in
particolare che ti insegue? Non rispose, mi fiss solo a lungo e
poi fiss a lungo la strada e i cavalli che la riempirono, per poi
lasciarla di nuovo vuota. Chiss perch l'immagine di quella
strada deserta, senza noi n nient'altro a parte la luna che la
trasformava in un nastro bianco, mi si  conficcata nella testa.
Vuoi sapere di quei conti, adesso? Ne ho di tutti i tipi,
dissi dopo un po'.
Uccidevamo i cani, disse lei.
I cani?
Tutti quelli che potevamo in quegli ultimi giorni. Io ammazzai
uno di quei segugi a colpi di zangola.
Ci riflettei su un attimo. Allora mi venne in mente che
avevo sentito delle storie a proposito di cani a cui avevano
squarciato la gola nelle grandi piantagioni, di cani morti proprio
come aveva detto lei perch cos non potevano pi dare la
caccia ai fuggitivi.
Dovremmo proseguire adesso, la strada  libera, dissi.
Anche stavolta non rispose, ma le sue spalle si erano mosse
e all'improvviso non mi piacque affatto quella sua stazza enorme
mentre ce ne stavamo acquattate nel buio. Cercai di alzarmi
in piedi ma un attimo dopo mi ritrovai con il suo ginocchio
piantato nel petto e il suo bastone di traverso sulla gola.
Adesso stammi a sentire, disse.


40.

Lottando riuscii a risollevarmi a met, ma lei mi mise di
nuovo con le spalle a terra e premette pi forte il ginocchio e
il bastone. A volte c' una parte di me a cui piace credere che
se non fossi stata appena reduce dal secchio degli escrementi
e dai bagni di acqua ghiacciata, sarei riuscita a battermi con
lei, ma un'altra parte di me pensa che era semplicemente impossibile.
Tu vuoi condividere la strada, andare a Nord insieme.
Portavamo tutte e due la giubba blu, abbiamo combattuto i
grigi... Be', adesso stammi a sentire, disse.
Adesso stammi a sentire. E una giornata d'inverno. Un
giorno di gennaio. Lo senti qui il gelo della terra? Non  niente
in confronto al freddo del giorno di cui ti parlo. Cade la pioggia,
una pioggia grossa come le corde del drappiere. Sull'aia,
solchi e pozzanghere. L'unico gallo a cui non hai torto il collo
non ha cantato ancora. Perci  pi buio del buio che c' qui
adesso. Fa freddo, buio e c' umido, e tu hai i tuoi piccini stesi
sui pagliericci e la tua vecchia madre che sogna ancora nella
sua poltrona. La tua vecchia madre che non ha mai fatto niente
a parte sgobbare ed essere frustata ogni giorno della tua vita.
E fare i suoi sogni. E chi lo sa dov'era. Dove l'avevano portata
i suoi sogni. Fa freddo cos e fuori  nero come i denti del
diavolo e tu sei sveglia perch hai appena sentito la campana
dell'allarme. La Morte sta arrivando lungo la strada per venire
a bussare alla tua porta e tu non sai che fare. Il padrone ritorna
dalla guerra dopo un mese appena e la padrona  morta per
colpa del suo dito infettato e giace nella terra accanto ai figli
morti e adesso lui sta venendo a seppellire te. Te, i tuoi figli e la
tua vecchia madre. Prima che tu te ne vai a vivere al Nord con
lo zio Lincoln. A vivere nella sua casa bianca e a cogliere i frutti
dei suoi alberi. Il padrone e i suoi scagnozzi stanno venendo.
Ho due braccia e una schiena. Ho tre bambini e una madre
vecchia che non pu camminare. "Corri adesso"  quello che
mi ha detto la mia vecchia madre. Si  alzata, giusto il tempo di
mettermi sulla schiena uno dei bambini e ficcarmi gli altri due
fra le braccia. "Corri adesso," ha detto. La mia vecchia madre.
C'era un pendio dall'altra parte della corte, con dei cespugli
come questi qui, io sono andata l e li ho guardati arrivare e
trascinare fuori nella corte la mia vecchia madre tirandola per i
capelli. L'hanno fatta stendere in una delle pozzanghere. L'hanno
tenuta l al bagnato. L'hanno tenuta l finch non si  mossa
pi. E io, con tre bambini in collo, sono rimasta l a guardare
mentre affogavano mia madre. Come un ratto su cui sputare.
E da un momento all'altro uno dei miei figli poteva mettersi a
piangere. E tu vuoi condividere la strada con me? Darmi una
galletta e aiutarmi lungo il cammino? Raccontarmi storie su
un idiota di capitano e qualche altro imbecille con le tasche
chiuse perch si  gonfiato tutto? Storie di rasature e profumo
francese?
Io mi sono battuta contro di loro, dissi, anche se quel
bastone sul collo non si era mosso di un millimetro, anche se
non potevo respirare, anche se pensavo che stavo guardando in
faccia, dritto negli occhi, la mia fine.
Non contro di loro, no, disse lei. Non ti sei battuta
contro niente di tutto questo, disse, abbassando la faccia tanto
che stavamo quasi naso contro naso, bocca su bocca, spalle
contro spalle, non ti sei battuta contro un solo briciolo di tutto
questo.
Dove sono i tuoi figli? chiesi.
I miei cosa?
Ho avuto un bambino una volta. Non so perch glielo
dissi.
Lei non rispose, stacc solo il ginocchio dal mio petto e
il bastone dal mio collo e si allontan in mezzo ai boschi scuri
dietro di noi. Dal nastro bianco della strada deserta. L'ultima
cosa che le sentii dire mentre scompariva e io, distesa l, inspiravo
a fatica l'aria che adesso finalmente mi entrava di nuovo
nella gola, fu: Adesso stammi a sentire.


41.

Quand'ero piccola, a mia madre piaceva iniziare una storia
e finirla con un'altra. Hansel e Gretel finiva con Tremotino
e la Regina delle nevi con la Mamma Chioccia. Non so se lo
faceva per saggiare il mio livello di interesse o di attenzione, o
perch pensava che le vecchie fiabe si erano consumate a furia
di raccontarle e voleva rinfrescarle un po'. A volte ne mescolava
tre o quattro. Le legava in un fascio e poi le liberava tutte
insieme. Bartholomew una volta mi disse che l'aveva sentita
fare questo gioco, anche se non so come avrebbe potuto visto
che mia madre mor di sua propria mano pochissimo tempo
dopo che lui mi aveva dato quella zinnia rosso scuro che io
mi portai a casa e seccai, e che perfino adesso ho qui con me,
ancora con qualche traccia del suo cremisi di un tempo. Forse
se l' sognato. Forse mia madre l'ha visitato in sonno. Forse ha
parlato anche con lui. Gli ha raccontato la storia del bambino
di pan di zenzero che scapp di casa e mangi una mela, e
dell'ometto che filava l'oro cos che l'intero reame piomb nel
sonno, fine.
Ma in ogni caso, sia che l'avesse vista in sogno, sia che una
sera si fosse seduto sotto la finestra e avesse sentito o no mia
madre che cuciva insieme le storie, ci furono alcuni momenti
dopo che ebbi lasciato gli stati ribelli, mentre, a piedi o su un
carro, facevo lentamente ritorno verso la nostra fattoria nell'indiana,
in cui pensai di essere uscita da una storia ed entrata in
un'altra. In quell'altra storia in cui mi trovavo adesso, l'angelo
della morte non aveva spiegato le ali e oscurato le stelle e mandato
uomini e metallo a gridare insieme nella sua spaventosa
notte che non sarebbe mai finita. L dove camminavo adesso
non c'erano campi di cadaveri freschi in cui affondavi fino alle
ginocchia, nessun ragazzo punto dalle api in uniforme blu, grigia
o di qualunque altro colore che si poteva trovare sul campo
di battaglia, nessuna citt completamente impazzita, nessun
cannone rovente, nessun cane ammazzato a colpi di zangola.
C'era una stagione piena di fiori, campi che saggiavano l'aratro
e giovani vacche grasse che brucavano l'erba. Gli uccelli
si lanciavano in picchiata dagli alberi e cantavano fra i rami.
Il tentativo di Lee di prendere la Pennsylvania era ormai da
tempo solo ossa sepolte per secoli nei campi. Il bucato pendeva
dolce dai fili. Gli orologi ticchettavano sonori sulle mensole dei
caminetti, e indicavano pi o meno l'ora giusta.
I miei capelli erano cresciuti e indossavo il vestito buono
e le scarpe buone di Neva Thatcher e pi di una famiglia mi
invit a entrare per un pasto. Erano tempi abbastanza strani
e nessuno mi chiese perch ero lontana da casa. Un paio di
sorelle con cui cenai dissero che solo la settimana prima avevano
offerto della zuppa a un trio di giocolieri con un braccio
solo. Un uomo e una donna anziani che vivevano in una casa
sul fondo di un meleto nei pressi di Waynesburg una mattina
si erano svegliati e avevano trovato un mortaio sfondato abbandonato
nel loro granaio. Dei negri che si erano lasciati per
sempre alle spalle il Sud e i suoi gioghi erano dappertutto, con
i loro involti e i loro muli. Una volta credetti di riconoscere la
mia amica della strada. Ma era un'altra donna vestita con una
gonna di stracci che reggeva in ciascuna delle sue forti braccia
un fagotto variopinto. Qua e l incrociavi un veterano in congedo
che aveva ancora bombe e pallottole che gli sfrecciavano
negli occhi, ma c'erano larghe zone del paese che erano state
totalmente svuotate degli uomini. Questo per non impediva a
quelli che erano rimasti o erano gi tornati di tentare scherzi e
tiri mancini. Furono loro spesso a farmi sapere che la mia storia
non era ancora scivolata del tutto in un'altra.
La prima volta ero appena entrata nell'est dell'Ohio ed era
da un po' che camminavo sotto la pioggia. Lass in alto vidi
una luce accesa in una casa e andai a bussare alla porta. Venne
ad aprire un tipo grosso con una cicatrice sulla fronte. Mi disse
di entrare, prego, si accomodi, disse che avevo l'aria affamata e
che sua moglie mi avrebbe dato qualcosa per cena. La moglie
sembrava suppergi trentacinque chili di ossa peste. Aveva un
livido blu bello marcato sulla guancia e non disse una parola,
si fece solo piccola piccola quando il marito la indic con un
dito. Poi quando lui mi pass accanto - per andare a prendere
un po' di sidro dal capanno, mi disse - lei mi fece un gesto con
la mano, e non ci voleva molto a capire che significava fila via
alla svelta. Rimasi abbastanza a lungo da guardare fuori dalla
finestra e vedere che non era sidro quello che stava portando
dal capanno, ma una pistola da cavalleria dell'esercito americano
e un pezzo di corda. Dissi alla donna che avrebbe fatto
bene a venire con me, ma lei si limit a sorridere, mi pass una
galletta e disse che non era preoccupata per s. Uscii dalla porta
della cucina e me la svignai di corsa nel buio sotto la pioggia
con la mia galletta in mano. La rosicchiai sotto un cespuglio
di lill. La donna l'aveva intinta in un po' di lardo e fu un pasto
decente. Mentre masticavo pensai al suo livido. La pioggia
cadeva forte penetrando attraverso il lill. Non so perch ci
stavo seduta sotto. C' il riparo, e poi c' l'idea del riparo. Ti
puoi rincantucciare sotto la seconda quanto vuoi, ma ti inzuppi
comunque.
Devo correre via di qui e proseguire per casa, pensai. Lo
pensai una volta e poi lo pensai di nuovo. Provai a dirlo ad
alta voce a mia madre ma non ebbi nessuna risposta. Cercai di
ricordarmi quand'era stata l'ultima volta che le avevo parlato.
Cominciai a fare piani: avrei lasciato quel posto e mi sarei rimessa
in cammino sotto la pioggia, marciando tutta la notte.
Eppure, quando ebbi finito la galletta, cercai a tentoni intorno
a me, mi procurai un buon bastone e, bagnata come un
maialino affogato, tornai alla casa illuminata girandoci intorno.
Quando ci arrivai, pronta a correre i miei rischi con la pistola,
alzai gli occhi alla finestra e li vidi tutti e due seduti vicino al
fuoco. La corda, arrotolata, era poggiata sulla mensola del camino
e la pistola non si vedeva da nessuna parte. Ma tu guarda
un po'. Il mondo  imprevedibile. L'uomo stava piangendo con
la testa fra le mani, e la donna aveva un sorriso sulle labbra e
stava bevendo una tazza di t.
Un'altra volta meno interessante fu un vecchio nonnetto
che sent il bisogno di strapparmi un bacio. Mi aveva offerto un
passaggio sul suo carro di letame e quando mi sedetti accanto
a lui mi colp dritto in faccia con l'impugnatura del frustino.
Poi cerc di saltarmi sopra, sbavandomi addosso. Credo proprio
che si ruppe qualcosa quando fin a terra accanto al suo
mulo. Proseguii sul carro per qualche chilometro ancora e poi
lo abbandonai al lato della strada. Il mulo cerc di seguirmi
ma dopo pochi passi rinunci. Mi sfior l'idea di sganciarlo,
montarlo e arrivare cos fino a casa, ma non dur pi di cinque
minuti. Mi ricordai di un ragazzo della mia compagnia che
veniva da Martins Ferry, che una volta aveva provato a fare
lo stesso con il mulo di un vivandiere, e quando lo avevano
beccato lo avevano tenuto appeso per i pollici per tre ore e
poi l'avevano cacciato dall'accampamento a suon di tamburo
per ordine del mio colonnello, che adesso era generale. Per
il mulo lo staccai, e gli diedi una bella pacca sul didietro per
farlo scappare nei campi lontano da quel vecchiaccio. Non fu
solo quel colpo di scudiscio che il vecchio mi aveva dato sul
sopracciglio a spingermi, fu qualcosa di pi. Qualcosa di pi di
quell'uomo di qualche giorno prima con la sua corda e la sua
pistola da cavalleria. Qualcosa di pi del ricordo di tutti gli uomini
con cui avevo condiviso la vita nell'esercito dell'Unione.
Uomini che pisciavano su un gatto morente. Ridevano di un
bambino smarrito. Stupravano una donna ormai nell'autunno
dell'esistenza. Bruciavano una casa appartenuta a donne di
chiesa. Ti rinchiudevano in una gabbia di matti e ti lasciavano
l a marcire.
No, se staccai il mulo e lo feci scappare, fu perch mi era
tornata in mente un'immagine di mia madre. Mia madre alta
e forte. Mia madre che era capace di maneggiare per tutto il
giorno una pesante falce e poi uscire al chiaro di luna e arare
il campo. Mia madre che, nonostante tutto questo, se ne stava
seduta sui gradini davanti casa con la testa stretta fra le sue
grosse mani, le spalle che facevano su e gi, gli occhi che quando
riuscii a vederli fuggirono lontano da me come perline di
vetro nero. Ero fuori per qualche lavoretto di routine quando
avevo visto un uomo risalire il pendio verso casa. L'avevo visto
parlare con mia madre e l'avevo visto scuotere la testa e puntare
il dito su di lei e poi su di me che ero ancora lontana, e dopo
se n'era andato ed era salito sul suo carro. C'erano un sacco di
uomini che venivano a casa nostra per una ragione o per l'altra,
ma non ce n'era mai stato nessuno fino ad allora che aveva
lasciato mia madre seduta cos in una pozzanghera di lacrime.
Avevo cinque anni quando quell'uomo venne e se ne and
e non ritorn pi alla nostra propriet per molti anni. Ma questo
non mi imped di fantasticare che avrei dovuto staccare il
suo animale mentre parlava e puntava il dito trasformando gli
occhi di mia madre in perline nere. Quante volte, nei giorni a
venire - anche se quel pomeriggio stesso mia madre ritorn la
donna invincibile di sempre - mi vidi nella mia fantasia staccare
l'animale di quell'uomo e pungolarlo con un bastone. Lo
guardavo correre via. E allora l'uomo forse si sarebbe messo a
inseguire me. Non  roba da poco staccare un animale. Non
avrei mai potuto farlo. Ma questo fu il ticchio che mi venne.
Ed  a questo che pensai quel giorno mentre staccavo il mulo
del vecchio. A mia madre che piangeva. Alla mia fantasia. A
quell'uomo, che a quanto avrei sentito dire in seguito era mio
padre, che mi inseguiva gridando.


42.

Gli uomini rovinati dai tempi e dalla guerra non erano i
soli a giocare brutti tiri. Due giorni dopo aver messo in libert
quel mulo mi ritrovai a tavola con tre bambine. Le avevo incrociate
sulla strada, alla fine del viottolo che conduceva alla
loro fattoria. Sedute spalla a spalla, intrecciavano ghirlande di
margherite. La pi piccola aveva una coroncina di margherite
sui capelli e braccialetti di margherite attorno ai polsi. Mi salutarono
e io risposi al saluto.
Hai fame? mi chiesero.
Di fame a quel punto ne avevo, su questo non c'era dubbio.
Dove sono i vostri genitori? dissi. La pi grande guard
in cielo strizzando gli occhi. Quella di mezzo sorrise, lo sguardo
rivolto in direzione dei campi.
Il padre era morto a Shiloh e la madre era scomparsa tanto
tempo prima, ed erano rimaste solo loro tre. La pi piccola
parlava appena, e le altre due non potevano avere pi di otto
o dieci anni. Questo non imped loro di farmi una buona accoglienza
una volta percorso insieme il vialetto di casa, n di
servirmi un'ottima zuppa di maiale e fagioli, darmi un pezzo
di pane soffice, un poco di burro e una tazza di buon latte
cremoso. Avevano un medaglione quadrato con le fotografie
di tutti e due i genitori e a turno lo portavano attorno al collo.
Pi o meno ogni ora, una delle tre se lo toglieva e lo passava
all'altra, la quale se lo metteva, lo apriva, faceva un cenno di
saluto con la testa e tornava alle sue faccende, sia che tenesse
in mano una scopa sia che giocasse con una bambola fatta coi
tutoli. I pavimenti erano spazzati, le finestre lavate, le ghirlande
di margherite erano dappertutto. Per la notte mi permisero di
stendermi sul soffice letto dei genitori. Quando mi svegliai la
mattina dopo, era tutto allegro come il giorno prima, solo che
il mio vestito e le mie scarpe erano spariti.
Adesso non te ne puoi andare, disse la pi grande di
loro.
Mai pi, disse quella di mezzo.
Avevano riempito la tavola di cibo e c'era del buon caff
appena bollito. Mi sedetti a mangiare, a piedi nudi e in biancheria
intima. In biancheria e a piedi nudi le seguii mentre
sbrigavano le loro faccende e allo stesso modo presi il pasto
di mezzogiorno. Pi di una volta, mentre eravamo nella corte,
tutt'e tre si girarono a guardare il pozzo. Lasciai che la pi
piccola mi si arrampicasse sulle ginocchia quando ci riposammo
un pochino a mezzogiorno. Le feci il solletico e dissi alle
pi grandicelle che stavano facendo un gran bel lavoro con lei,
che se continuavano cos l'avrebbero tirata su proprio bene.
Furono cos contente per questo che permisero anche a me di
portare il medaglione e dopo il pasto mi offrirono uno spettacolino.
Tutte e due sapevano ballare e cantare. La pi grande
delle due and a prendere un banjo che era appartenuto allo
zio. Lo suonava cos bene che a guardarla mi sentii a disagio.
Non avete nessun parente da cui andare? chiesi quando
lo spettacolo fu finito.
La nostra famiglia, se cos si pu definire, risiede tutta a
Cleveland, disse la pi grande.
Ma come parli bene, le dissi.
Ma a noi piace stare qui, disse quella di mezzo. Vogliamo
rimanere qui per sempre.
Sempre sempre, conferm la pi piccola.
 un tempo lungo, dissi.
Non ti piace qui? disse la pi grande.
S, risposi facendo un altro po' di solletico alla pi piccola.
Poi uscii fuori, tirai su il secchio dal pozzo e recuperai i
miei vestiti e le mie scarpe. Quando me li fui rimessi, scoprii
che avevo la canna di un revolver a spillo puntata contro. Era
nelle mani della bambina pi grande. Mi avvicinai a lei, posai
le mie mani sulle sue e le tenni l un attimo prima di staccarle.
Devi sparare se vuoi farla funzionare, dissi.
So come si spara, disse lei.
Annuii e ringraziai le bambine per la loro ospitalit, accettai
il fagotto di cibo che mi avevano preparato, dissi che non
avrei sopportato pianti n storie di nessun tipo e mi incamminai
sulla strada.
Un'ora pi tardi attraversai a precipizio un piccolo bosco
con uno squadrone di tafani alle costole e mi imbattei in un
punto dove la terra si rigonfiava come il campanello della cena
di un gigante. Sui fianchi di quel rigonfiamento crescevano due
o tre alberi, ma il terreno sotto i piedi era spugnoso e perlopi
c'era solo erba alta e sterpaglia. Salii su quella protuberanza e
mi fermai in cima. Avevo sentito parlare di tumuli come quello,
avevo sentito dire che sotto ognuno di essi erano seppellite
intere citt morte, e che nessuno fra i vivi sapeva esattamente
come si erano formati.
Mi accovacciai per un minuto e grattai la superficie soffice.
Mi stesi su un fianco con l'orecchio poggiato al suolo. Il
sole per coperta. Sulle labbra la canzoncina che mi aveva cantato
una delle bambine. La terra sotto di me sembrava pesante.
Come se potesse mettersi a sussurrare. A sussurrare dei segreti.
Mi addormentai e sognai che il mondo era arrivato alla fine.


43.

Non penso che avrei fatto molto di pi che immaginare
una visita a Yellow Springs, in Ohio, se un calderaio ambulante
che vendeva lenzuola e calzini colorati non mi avesse chiesto se
ero diretta l. Io non ero affatto diretta l, non avevo nemmeno
idea che fosse da quelle parti, ma dopo che ebbe tirato fuori un
campione delle sue mercanzie, e dopo che gli ebbi detto che al
momento non avevo bisogno di niente di ci che aveva da offrire,
anche se il rosso dei suoi calzini era, come aveva detto lui,
estremamente fine, seguii le sue indicazioni, scalai una collina,
ridiscesi dall'altra parte lungo una strada in buone condizioni
ed entrai in citt.
Era un bel posto. Strade buone e tranquille e case ben
curate, ognuna, o quasi, con il suo bel giardinetto. C'era una
chiesa ben fatta e un camposanto con un bel numero di tombe
fresche. Trovai il cugino del generale, sepolto sotto una lapide
di granito rosa e un giovane mandorlo che ondeggiava al vento
i suoi primi fiori sparuti. La lapide aveva intagli accurati, che
da lontano non si vedevano. C'erano delle stelle e degli uccelli.
E una radiosa luna piena. Guardando da vicino, si vedeva un
fiume serpeggiante che saliva verso il cielo. Sotto il nome del
cugino c'erano le date. Sotto le date c'era la parola Impavido.
Non dovetti fare troppe domande per scoprire quale era
stata la casa del cugino. Volevo solo dare un'occhiata da lontano,
ma la padrona di casa che stava potando vigorosamente
alcuni cespugli di rose mi rivolse la parola e mi invit a entrare.
Io dissi che nella campagna avevo avuto a che fare con fuorilegge
e orfani e non ero in condizione di mettere piede in una
bella casa, ma avevo conosciuto suo marito e, se non le dispiaceva,
mi sarei seduta un minuto con lei sulla veranda. Lei si
tolse il cappello da giardinaggio, si pass una mano sui capelli,
mi fece sedere e mi preg di attendere, e cinque minuti dopo
usc con del t freddo e dei panini di pane morbido. Ne port
una pila intera di quei panini, farciti di prosciutto e sottaceti in
agrodolce che nuotavano nel burro fresco, e dovetti fare uno
sforzo per non divorarli troppo velocemente. Una volta o due,
mentre mangiavo, cominciai a parlare ma lei sollev una mano.
Era altrettanto bella da guardare della sua citt. Di mezza et
ma elegante, forse ancora pi elegante proprio per la sua et,
allo stesso tempo dolce e dura come una pietra, gentile eppure
cos severa. Sorseggi il suo t in silenzio facendo spaziare lo
sguardo sul giardino. Aveva delle ortensie in fiore, rosa e viola,
gigli bianchi, una fila di meli, viscide e peschi dai tronchi
pallidi. C'erano aceri frondosi dappertutto, al di l dei quali si
vedeva biancheggiare il campanile della chiesa.
Dove ha conosciuto mio marito? disse quando ebbi
mangiato l'ultimo panino e mi fui pulita le mani sul tovagliolo.
Non mi faceva piacere che guardasse le mie dita, perch erano
sporchissime e con le unghie rosicchiate. Anche se prima di
arrivare a casa sua avevo cercato di strofinarle per bene in un
pozzo lungo la strada.
L'ho visto nel Maryland e in Virginia e un po' di tempo
prima anche in Kentucky. Era coraggioso come pochi. Rimaneva
fermo e risoluto fino alla fine della battaglia, calmo e tranquillo.
Come se fosse una domenica pomeriggio e fossimo tutti
tornati a casa dalla chiesa per mangiare questi suoi panini. 
Lei sorrise e rabbrivid. Si riusciva a malapena a distinguere
le due cose.
Ha fatto il suo dovere, su questo non c' dubbio. Non
c'era un uomo in tutta la sua compagnia che affermerebbe il
contrario, dissi.
Era assegnata al suo reggimento?
Mi occupavo del bucato e di altri lavori di varia natura.
Guidavo un carro di tanto in tanto. So cucinare un po' se serve.
Aiutavo i vivandieri a esporre le loro mercanzie.
Aveva uno sguardo acuto che mi tenne a lungo puntato
addosso. Se l'avessi portata ancora, avrebbe visto al di l della
mia uniforme come se non ci fosse.
E adesso ha lasciato il servizio e si  fatta a piedi tutta la
strada fin quass dalla Virginia?
Sto tornando da mio marito, che  rimasto a casa durante
la guerra.
Ah, disse. Una giovane donna sposata, lontana da casa,
che viaggia con un esercito in tempo di guerra. E un'immagine
fuori del comune. 
S, signora, dissi.
Penelope  andata in guerra e Ulisse  rimasto a casa.
Come, signora?
Per un po' rimase in silenzio sorseggiando il suo t. Io feci
lo stesso. Era un buon t. Con un sacco di zucchero e ancora
pi menta. L'aria era piena del canto degli uccelli. Pettirossi.
Cardinali. Scriccioli. Uno o due che non conoscevo. E in pi,
le grida aspre di una ghiandaia. Era una grande casa di mattoni
e solo la veranda sarebbe bastata per cinquanta persone. Noi
non avevamo una veranda a casa, anche se ne avevamo parlato
spesso e avevamo pensato di costruirne una.
La prego, mi scusi un momento, disse.
Si alz, entr in casa e ritorn con una fodera di velluto
verde. Da quella fodera estrasse una cornice dorata che si
strinse al petto. Il lavoro di doratura era stato eseguito bene e
faceva un bell'effetto sullo sfondo del suo abito blu, sembrava
una finestra sull'altro mondo.
Ci facemmo fare questo ritratto prima che ricevesse l'ordine
di partire. Era ancora un professore, allora, aveva appena
finito il semestre di primavera.
Un professore, dissi.
Qui ad Antioch, naturalmente. L'universit  chiusa,
adesso. Ci aspettiamo che riapra dopo la guerra. Si trova proprio
lass. Fece un gesto in direzione di alcuni pioppi. In mezzo
agli alberi si intravedeva appena la pietra, un paio di torri
che facevano capolino, un angolo di muro, la curva muschiosa
di un pozzo. Mi porse la cornice e mi chiese se suo marito rassomigliava
ancora al ritratto. Se la guerra non aveva devastato
completamente la sua bellezza. Lo aveva visto dopo che era
stato ferito, disse, e non gli era piaciuto quello che aveva visto
e lo aveva pregato di rimanere a casa con lei una volta guarito.
Questo  suo... dissi.
Mio marito, disse lei.
Avevo fra le mani una fotografia del colonnello, il mio colonnello
che era diventato generale.
Allora lei non  la moglie dell'uomo che giace laggi sotto
la lapide rosa e che era il cugino del generale. 
Il fratello minore del generale.
Suo fratello.
Mio marito lo chiamava suo cugino, in modo che la loro
parentela non fosse troppo chiara. N troppo chiara, n troppo
stretta.
Rimasi seduta in silenzio, mentre il mio cervello cercava di
fare ordine.
Non stava bene, naturalmente, e non si sarebbe mai separato
dal generale. Il generale era buono con lui. Molto buono.
Molto buono, dissi, mentre il mio cervello si sforzava
ancora di ridare forma alle cose.
S, disse lei.
S, dissi io.
E poi misi tutto in fila. Non era cambiato niente.
Ho parlato con lui soltanto una volta; tuttavia, l'ho visto
in molte occasioni. Come ho gi detto un minuto fa, ha fatto il
suo dovere.
Proprio come lei ha fatto il suo.
La guardai. Aveva posato di nuovo il suo sguardo su di
me e stava sorridendo. Era un sorriso gentile. Senz'ombra di
brividi.
Il generale  cambiato, a suo giudizio?
S.
S, ripet lei. Incroci i piedi davanti a s e sorseggi il
t. Mi fiss di nuovo intensamente.
So che lei non faceva nessun bucato e non guidava carri
laggi nel Maryland e in Virginia, a meno che non fossero i suoi
panni quelli che lavava e i carri non li guidasse perch aveva
ricevuto l'ordine ufficiale di farlo.
Non le risposi, rimasi solo seduta reggendo con cura il ritratto
del generale in una mano e il mio bicchiere nell'altra.
Estrasse una lettera da una tasca nascosta, cucita con un nastro
cremisi sul davanti del suo abito. La apr e lesse.
Mia cara,
c' una giovane donna che si  travestita e per un certo periodo
ha combattuto con coraggio nel mio reggimento, distinguendosi
anzi considerevolmente. Quando  stata scoperta  stata trattata
duramente. Non ultimo da me stesso. Dopo avermi reso visita
poc'anzi questo pomeriggio, per lasciarmi un cappotto caldo
di cui non aveva pi bisogno, se n' andata e mi auguro che si sia
lasciata la guerra alle spalle per sempre. Non so perch lo penso,
ed esito dunque a scriverlo, mia cara, ma mi aspetto per qualche
motivo che possa venire da te. Sorveglia il suo arrivo sulla strada.
Trattala bene, se viene. Dalle il tuo benvenuto. E falle sapere che
ha anche il mio.
Mi mostr la lettera e io la osservai un momento. C'era
l'impronta scura di un pollice sul lato sinistro della pagina, l
dove l'aveva toccata qualcuno con le dita sporche. La met inferiore
del foglio era strappata. Il generale aveva una calligrafia
slanciata e lunga che assomigliava un po' a lui. Aveva scritto
con una specie di inchiostro viola che qua e l, attorno alle
lettere, era sbavato, facendo assomigliare alcuni degli svolazzi
a dei crisantemi.
Sapeva di me molto prima di chiunque altro, dissi.
Non faccio fatica a immaginarlo, disse.
Ma non ha detto niente.
No, non lo avrebbe fatto.
Perch no?
Non lo so.
Era professore di cosa?
Latino e greco.
Sono molto stanca.
Allora deve entrare in casa, soldato Thompson, e sdraiarsi. 


44.

Rimasi pi a lungo di quanto non avevo pensato nella casa
del generale ancora lontano in guerra e di sua moglie, che fu
buona con me, perch i raccolti erano cresciuti ed era estate
avanzata quando cominciai a pensare di rimettermi in cammino
per la mia strada. Per tutto quel tempo ero stata nella grande
stanza appartenuta al fratello del generale e quando iniziai
ad allontanarmi da l, almeno con la mente, per dirigermi a nordovest
e fare ritorno a casa, pensai non poco alla sua morbida
trapunta e al suo materasso di piume. Era il genere di letto in
cui potevi seppellirti, lasciando che il suo soffice tepore soffocasse
i tuoi sogni. C'era qualcosa in quel letto che richiamava
nella mia mente il tumulo indiano, la sedia del manicomio, la
tomba del fratello del generale, la tomba di mia madre e quella
che aspettava me presto o tardi, che io mi decidessi a proseguire
s o no. Fu quello scherzetto del s o no a rallentarmi, facendomi
girare lentamente a guardare da una parte, poi dall'altra
e infine in nessuna direzione. E mentre stavo l a non guardare
da nessuna parte, trovai un secchio. Pieno di lacrime. Il secchio
perdeva. Mi asciugai le guance con la federa del cuscino.
Ma le perdite continuarono. Non mi era mai capitato prima di
piangere tanto, al pi mi si inumidivano gli occhi. Oppure, se
in passato mi ero fatta un bel pianto, non me ne ricordavo pi:
dovevo essere solo una bimbetta magra fra le braccia di sua
madre. Non mi piaceva farlo adesso, ma non riuscivo in nessun
modo a fermarmi. Il mio secchio perdeva ancora quando in
una calda mattinata, sul tardi, la moglie del generale buss alla
mia porta e mi disse di scendere gi, perch qualcuno aveva
bisogno del mio aiuto.
Temo di sentirmi un po' sottosopra, signora, le dissi.
Be', raddrizzati e vieni gi, rispose lei.
Era un carro con un vecchio che a prima vista sembrava
proprio il mio ammiratore della strada. Quest'uomo per non
aveva nessun filo di bava nella barba e quando mi avvicinai a
lui con la moglie del generale si tolse il cappello e ci salut con
un garbato cenno del capo. Aveva un aspetto mite e occhi cos
verdi che le sue lacrime sembravano minuscole foglie verdi, e
dopo che gli ebbi fatto anch'io un cenno del capo vidi che gli
mancava un braccio.
Posso fare tutto, ma non posso spostare le casse, disse.
Sar contenta di darle una mano, dissi io.
La moglie del generale rivolse a ciascuno di noi un sorriso
benevolo e partimmo, o cos mi sembr quando ci riflettei pi
tardi mentre la cavalla del vecchio procedeva al trotto. C'era
stato il sorriso della moglie del generale e adesso c'eravamo
noi, io e il vecchio, i suoi occhi acquosi e il mio secchio che
perdeva, e la strada aperta che ci portava fuori citt.
Ti piace il tabacco da fiuto? disse il vecchio infilando la
mano nel taschino del gilet, estraendo una borsetta turchese e
prendendo un pizzico di tabacco.
No, risposi, poi dissi: S, pensando che forse mi avrebbe
aiutato a risvegliarmi dalle mie fantasticherie.
Quelle l sembrano mani belle forti, disse il vecchio
dopo che avevo smesso di starnutire.
Mi chiamo Constance, dissi.
Lo so, disse. Ci hanno appena presentati laggi in citt.
Non risposi niente e per un po' di strada procedemmo in
silenzio, risalendo una collina ricoperta di fiori per poi ridiscendere
dall'altra parte. Il vecchio intanto mi lanciava rapide
occhiate con quegli occhi verdi e acquosi e dopo un altro minuto
disse: Weatherby. Io mi chiamo Weatherby.
Lieta di fare la sua conoscenza, dissi.
Di rifare la sua conoscenza, vuoi dire.
Procedemmo un altro po' e poi ci imbattemmo in una chiazza
nera di corvi che si davano da fare su una carcassa di cervo, e
Weatherby disse che sembrava che se la stessero spassando alla
grande. Che c'erano poche cose pi allegre di un animale che ha
trovato il pasto di mezzogiorno. Disse che la moglie del generale
ci aveva preparato dei panini e che dopo avere ritirato il nostro
carico potevamo fare un picnic all'ombra di un albero. Non c'era
niente, disse, come un picnic all'ombra di un albero, anche a
cercarlo un anno intero, non c'era niente che poteva battere un
picnic all'ombra di un albero in estate. Poi disse che se avesse
avuto un fazzoletto me lo avrebbe offerto. Non me n'ero resa
conto, ma il secchio aveva ricominciato, perdeva lacrime dagli
occhi, lacrime marroni. Foglie morte. Melma di torrente. Mi colavano
lungo la faccia e gocciolavano gi dalla mascella.
Mi pare di capire che ti sei presa qualche brutto spavento
lungo la strada e hai visto un po' di cose della guerra, disse
Weatherby.
Mi dispiace, dissi. Non mi riconosco, non mi riconosco
per niente. 
Io ho perso questo braccio in una battaglia cinquant'anni
fa, disse. Mio figlio se n' andato e mio nipote  ancora laggi
nella Valle dello Shenandoah.
Allora ha tutta la mia compassione, dissi.
Compatisci pure tutto il mondo, gi che ci sei, disse.
Ma quello che volevo dire con la mia osservazione  che anche
a me  capitato di avere fin troppe perdite. 
Mi asciugai la faccia sulla manica della camicia. Solo pi
tardi fui colpita dalla parola che aveva usato per riferirsi alle
sue lacrime: perdite. Non ho mai pi pianto dopo quei giorni
di pena e conforto in Ohio, ma in seguito ogni volta che vedevo
piangere qualcuno, grande o piccolo, mi veniva sempre in
mente l'immagine di un secchio che perde il suo contenuto.
Pensavo che mi stavo trasformando in una piagnona,
dissi un po' pi avanti, quando mi accorsi che la mia faccia era
rimasta asciutta.
A me non sembri affatto una piagnona, disse lui.
Aveva lasciato che la cavalla rallentasse procedendo a passo
lento, ma a quel punto fece guizzare le redini e riprendemmo
un'andatura pi vivace.
C'erano quindici casse da trasportare, le trovammo impilate
in ordine davanti a un negozio appartenuto a un uomo che
durante la guerra si era guadagnato da vivere, tra le altre cose,
facendo ritratti. La macchina stava ritta al centro del negozio
con il suo panno nero, dirimpetto a una tenda di velluto rossa
appesa a un paravento. La sorella del fotografo, che gestiva
l'affare, disse che se volevamo potevamo prendere anche la
macchina, ma io non dissi una parola e Weatherby scosse la
testa. Mentre lavoravamo, c'era un pollo nero come il carbone
nel negozio insieme a noi. Stava beccando il tappo di sughero
di una caraffa sotto una delle panche, e non si lasci disturbare
da nulla. Non mi cost nessuna fatica spostare le casse sul carro,
ma Weatherby si preoccup un po' per come le accatastavo.
C'erano alberi ombrosi in quantit sulla propriet del fotografo
defunto, ma Weatherby disse che, se potevo aspettare, c'era
un posto che gli piaceva pi avanti lungo la strada. Con una
corda muschiosa tirammo su da un pozzo dell'acqua pi calda
di quanto non avrebbe dovuto essere, e spegnemmo la nostra
sete. Mentre tenevo fra le mani il secchio bagnato, aspettai un
minuto per vedere se avrei ricominciato daccapo, ma non successe.
Quando fummo pronti ad andare, la sorella venne fuori,
prese il denaro di Weatherby senza una parola n un cenno, poi
scomparve di nuovo nella casa del fotografo defunto.
Facemmo il nostro picnic sotto un gigantesco melo selvatico
che in passato, disse Weatherby, si trovava accanto a una
casa che era svanita assieme a ogni traccia della sua esistenza
sulla Terra. Sapeva di quella casa perch una volta ne aveva
lavorato i campi, o qualcosa di simile. Qualcuno nel vicinato
credeva che un tornado aveva sollevato in aria la casa e l'aveva
scaraventata, assieme a una famiglia piena di bambini, gi nel
Kentucky o su a nord, nella regione dei Grandi Laghi.
Hai mai visto un tornado, Constance? mi chiese Weatherby.
Ho visto la guerra e nient'altro.
Dopo quelle parole tacque a lungo, anche se non era questa
la mia intenzione quando le avevo dette. Nel bel mezzo del
suo silenzio, inghiott una carota in salamoia e si allontan fra
i cespugli. Immaginai che doveva fare i suoi bisogni e chiusi
gli occhi, ma quando ritorn un bel po' di tempo dopo era
grondante e disse che era stato in uno stagno per una nuotata.
Dovevamo cominciare a prendere la via del ritorno ma, se volevo,
avevo il tempo di fare un tuffo anch'io. Lui sarebbe rimasto
seduto sotto il melo a sgranocchiare carote, assicurandosi che
nessuno mi disturbasse - anche se era pronto a scommettere
una delle sue casse che la strada sarebbe rimasta deserta.
Cosa c' in quelle casse, a proposito? chiesi.
Del vetro. Per una serra, disse.
Mi inoltrai fra i cespugli e discesi un sentiero tortuoso che
portava sul bordo dell'acqua passando giusto in mezzo a una
paludosa distesa di stiance. A parte la presenza degli insetti
pattinatori, la superficie dell'acqua era completamente liscia.
Mi sfilai le scarpe e i calzini, mi tirai su il vestito ed entrai nello
stagno, spedendo gli insetti a sgambettare in mezzo all'erbaccia.
La frescura dai piedi e dalle caviglie mi risal immediatamente
fino al collo, allora uscii e mi liberai degli indumenti.
Quando fui di nuovo dentro con l'acqua che mi arrivava fino
alle cosce, completamente immobile nella speranza di veder
ricomparire i bei pattinatori, nella mia mente scatt qualcosa
e mi ricordai della mia avventura nel torrente. Mi ricordai di
avere ucciso quel ragazzo ribelle nell'acqua dopo avere ballato
con lui. Ammesso che l'avevo fatto. Ballare o ucciderlo. La
musica di un violino mi tormentava le orecchie. Presi a tremare
cos forte che caddi di lato. C'erano dei pesci o dei serpenti
nell'oscurit umida e uno di loro mi sfior la spalla. Volevo
solamente dormire. Tornare in quel letto nella casa del generale
o affogare. Ma restai nell'acqua ancora un po' e non annegai.
Rimasi a galleggiare sulla schiena, alla deriva, lasciando che
qualche pesciolino mi mordicchiasse le dita dei piedi.
Per tutto il tragitto fino a casa di Weatherby e nel tempo
che impiegai a scaricare e impilare con cura le casse, e poi durante
il viaggio di ritorno fino alla casa del generale, si parl
di guerra. Una volta che Weatherby attaccava era impossibile
fermarlo, anche se te ne stavi zitta senza dire niente per un
pezzo, scacciandoti le api dalle ciglia o guardando le nuvole in
lontananza.
Se ho capito bene, sei stata laggi e hai visto alcune di
quelle battaglie molto da vicino, disse Weatherby. Non hai
un'opinione?
S, ce l'ho, dissi.
La sua guerra, per come me la raccont, era quella che
adesso trovi scritta nei libri se ti dai la pena di leggerli. Alcuni
di quei libri ce li ho qui a portata di mano. Li ho sfogliati con
attenzione. A giudicare da molti di essi, si direbbe quasi che
c'erano solo capitani, colonnelli e generali che si guidavano
l'un l'altro in una carica grandiosa dopo l'altra. Ci sono dati e
battaglie. Gli uomini erano fanti in una guerra paradisiaca. La
maggior parte delle donne che venivano descritte erano sante,
e alcune erano angeli, venerati e immuni a ogni graffio. Con i
miei stessi occhi vidi Clara Burton lavorare con i feriti dopo
che combattemmo ad Antietam. Riforniva di medicinali i segaossa,
recava conforto ovunque andasse e non si ferm finch
non si prese il tifo e dovettero portarla via. Ma non era n una
santa n un angelo. Solo una donna con un grembiule e un
vestito di stoffa resistente. Per inciso, avrebbe avuto un aspetto
magnifico con un fucile in mano. Ma in quella pila di libri che
ho, di donne con un fucile in mano non ce ne sono. In queste
storie le donne sono sante e angeli e gli uomini sono persone
nobili e coraggiose e tutto quello che fanno lo fanno bene e in
fretta e non si sente nessuna puzza di sangue.
Un libro parlava dell'assedio di Petersburg come se si fosse
trattato di una faccenda di cinque minuti. Come se un pugno di
ufficiali avessero posato per un istante le carte e il whisky, fossero
usciti con tutta calma dalle loro dimore e avessero usato il
loro potere di ufficiali per buttare gi le porte di Petersburg. In
quel racconto non c'era nessun Fort Fiell, n ridotte sanguinose
o gabbioni o trincee scavate per miglia; non c'erano cannoni
da dodici libbre n obici, e nessun mortaio chiamato Dittatore,
capace di scagliare nel cielo notturno qualcosa che mugghiava
come tori ed elefanti in fiamme. Veniva quasi voglia di esserci
stati, da come era raccontato. Di farti ammazzare da una pallottola
al petto o da una che ti finiva dritta nelle vergogne, solo
per entrare a far parte di quella storia. Quando l'ho letta, mi
sono sentita in groppa a un destriero lancia in resta, pronta
alla battaglia. Per Dio e la nazione. Le donzelle. Uno scudo
ai bambini. I miei occhi hanno visto la gloria. Salvare i poveri
confratelli neri. Bagnarsi ogni notte nella luce delle stelle.
Da quel che mi disse Weatherby, o da quello che sentii io,
gli scontri sostenuti da suo nipote per uno dei pi importanti
reggimenti dell'Ohio erano terribilmente simili a questi libri.
Allora non li avevo ancora letti, non erano nemmeno stati scritti,
ma avrebbe anche potuto essere il contrario. Non vuol dire
che lui non avesse le sue ragioni. Forse hanno tutti le loro ragioni.
Per trasformarlo in un racconto poetico, voglio dire. Questo
imparai quel giorno, quando alla fine mi riscossi e parlai.
Lei  un tipo simpatico ed  stato gentile con me, ma le
cose non andavano affatto come le sta raccontando, dissi.
Ferm il carro quando dissi questo. Tir le redini e fece
sbuffare la cavalla. Un colibr ci pass accanto ronzando e
Weatherby cacci una risata e poi, di scatto, sollev lateralmente
in aria il moncherino. Per un attimo lo lasci cos, puntato
dritto contro il lato della mia testa. L'estremit bitorzoluta
era pi scura di qualunque altra parte visibile del suo corpo.
Questo l'hanno cauterizzato con il ferro di un ufficiale,
disse. Cinquantanni fa, e ancora lo sento. Te l'ho gi detto
prima che ero stato in guerra. Gli ci vollero quattro tentativi,
e ogni volta dovettero riscaldare di nuovo il ferro. Ma questa 
la parte piacevole del mio racconto. So qualcos'altro di questa
guerra di adesso, a parte i cavalieri in armatura. Il nipote per
cui costruisco questa serra me lo rispediscono a casa il mese
prossimo senza met della faccia, e ha perso tutti e due gli occhi.
Ma forse, se dici abbastanza spesso una cosa in un modo
invece che in un altro, quella smette di strisciarti accanto nel
letto e di accarezzarti la guancia con i suoi artigli.
Una volta detto questo, Weatherby lasci ricadere il moncherino
e scosse con forza le redini. La cavalla fece un saltello
di lato, poi ripart. Weatherby indic con il mento il cielo sopra
la strada. Il colibr salutava la nostra partenza. Un arbusto
verde. Dei fiori color rubino. Ci eravamo fermati sul suo territorio.
Weatherby aveva parlato senz'ombra di collera nella
voce. Solo il moncherino era sembrato arrabbiato. E forse, una
macchiolina o due del verde dei suoi occhi in cui nuotava il
riflesso del colibr.
La prego di perdonarmi se l'ho fraintesa, dissi.
Non c' nessun bisogno di pregare o di perdonare, disse.
Quando arrivammo a destinazione era gi calato il crepuscolo
e la moglie del generale era seduta sul gradino davanti
casa e fumava una delle pipe del generale. Dopo che mi fui
congedata da Weatherby ed ebbi risalito il vialetto d'ingresso,
estrasse una seconda pipa e per un po' sedemmo l assieme a
fumare.
Al generale piace fare una passeggiata con il signor Weatherby
la sera, disse. Lo trova di buona compagnia.
A Weatherby piace parlare, dissi io.
Una volta che inizia.
Ma in modo gentile. Senza litigare.
Lui  sempre gentile.
Dopo restammo in silenzio. Sempre se si pu parlare di
silenzio quando l'aria viene ammazzata da un esercito di grilli.
Quando torner a casa il generale? dissi.
Quando finir la guerra? disse lei. Nelle sue lettere
scrive che i combattimenti vanno male. Poi scrive che vanno
bene. Negli ultimi tempi, scrive pi spesso quest'ultima cosa.
Questo lo riporter a casa prima o dopo? Non lo so.
Non disse pi una parola. Il fumo delle nostre pipe si perdeva
insieme nella notte. Dopo un po' me ne andai a letto portandomi
la mia pipa. Il tabacco era stantio, ma riemp comunque
la stanza dell'odore di whisky e ciliegie e dei campi su cui
avevo combattuto.
Durante il suo discorso, Weatherby aveva detto che il nipote
aveva combattuto ad Antietam e io pensai a questo mentre
me ne stavo distesa a fumare con la testa sui cuscini. Forse
eravamo stati tutti e due nel campo di grano. Eravamo andati
valorosamente alla carica in mezzo al fumo della polvere da
sparo. O forse la sua paura lo aveva trovato e lui si era girato ed
era scappato. Forse era stato nel manicomio con me prima che
la guerra lo agguantasse di nuovo e trovasse il modo di rubargli
la faccia e cavargli gli occhi.


45.

Doveva esserci qualche sortilegio in quel tabacco che mi
portai in camera, perch dopo, nonostante il gran caldo che
faceva, passai giornate intere sotto le coperte immersa nella
penombra, mentre i miei occhi, completamente asciutti, mangiavano
a volte la polvere che vorticava nelle lame di luce che
entravano dalle fessure fra le tende, a volte il buio dei cuscini,
a volte solo il retro delle mie palpebre. In altri giorni mi alzavo
e lavoravo nel giardino o mi occupavo della corte o pulivo finestre
o lavavo i pavimenti dal tramonto all'alba, annusando per
tutta la giornata le fresche brezze del mondo, solo per strisciare
di nuovo alla fine in quella stanza e sotto quelle coperte dove
cessavo di ricordarmi delle battaglie, dei manicomi, dei mariti,
delle storie, del tenero respiro di neonati in fasce e delle madri
che non rispettavano i loro stessi ordini. Mangiavo di notte, in
piedi, nel fresco della dispensa. A volte la moglie del generale
scendeva in camicia da notte, veniva a mettersi accanto a me
e consumava anche lei cos il suo pasto. Non parlavamo quasi
mai mentre mangiavamo. Allungavamo solo le dita per aprire
barattoli, tagliare fette e spalmare burro. Fu in una di quelle
notti, mentre mangiavamo focacce di farina di granturco e miele,
che lei pos la sua mano sulla mia e mi chiese se ero sveglia
o dormivo.
Non lo so, risposi, allora lei mi disse di seguirla, uscimmo
e andammo alla pompa, dove mi fece riempire un recipiente e
mi chiese di darglielo. Poi lo sollev e me lo vers sulla testa.
Per un attimo fui lontanissima. Fui di nuovo nel caldo soffocante
della Virginia. Ero in piedi al fianco del generale. Mi
stava chiedendo di essere un tiratore scelto; mi stavo nascondendo
in un pozzo; intere giornate passarono mentre aspettavo
di centrare il mio bersaglio, e poi ero su un albero, ondeggiavo
insieme ai suoi rami, pendevo con le sue foglie, prendevo la
mira con il fucile. So che non hai rubato dal tascapane di nessuno
dei tuoi commilitoni, lo so, sei il mio tiratore scelto, sei
il mio soldato migliore, disse il generale. Prima che potessi
rispondere, il recipiente torn ad allontanarsi dalla mia testa.
Allora, mentre sgocciolavo l fuori nella sua corte in Ohio,
e non sui campi di battaglia della Virginia, la moglie del generale
mi disse che potevo rimanere a casa sua finch volevo ma che
era ora di risvegliarsi, adesso, che avevo dormito abbastanza,
che ci sarebbe stato tempo a sufficienza nell'aldil per il tipo di
sonno cui mi ero abbandonata nelle ultime settimane.
Suo marito, il mio generale, mi ha lasciata a marcire in
quel manicomio, dissi.
Sei sicura che sia andata cos? Sei sicura che  quello che
ha fatto? disse lei.
Rimasi a lungo in silenzio.
Non ne sono sicura, dissi.
Fu il giorno dopo che misi fine al mio arrovellarmi e mi decisi
a partire. Dopo aver riempito il mio sacco di barattoli e panini,
la moglie del generale mi accompagn fino ai confini della
citt. Avevamo stabilito di fermarci a casa di Weatherby lungo
la strada, perch nel frattempo aveva costruito la sua serra.
Mentre camminavamo, lei disse che era un mondo vasto quello
in cui spuntavano serre nuove in un angolo, mentre in un altro
un uomo veniva dilaniato dalla polvere da sparo. Io dissi che
non aveva torto. Che il mondo era vasto. Io ne avevo visto un
pezzetto. E anche Weatherby. Tutti l'avevamo visto. Abissi mai
cos grandi e distanze altrettanto lunghe. Lei fischiettava mentre
camminavamo. Era un bel motivo, felice e triste allo stesso
tempo, e mi resi conto che nelle ultime settimane l'avevo sentito
ogni giorno senza mai ascoltarlo.
Che cos' che sta fischiando? le chiesi.
Lei mi fiss a lungo, con uno sguardo un po' strano, poi
rise. Era solo una cosa che aveva sentito canticchiare al generale
quando era venuto in permesso l'ultima volta, una canzone che
i suoi uomini e tenenti e capitani amavano cantare o fischiettare
quando giocavano a carte o lavavano i piatti o fasciavano le
ferite o pulivano i fucili o scrivevano una lettera o tagliavano
la legna o montavano le tende o stavano distesi nei loro letti di
ammalati o ritti accanto al cannone o montavano i loro cavalli
o correvano in battaglia per una guerra che non sarebbe mai
finita o vagavano nei campi freschi di caduti.
Il generale cantava questa canzone? chiesi.
Oh, adorava cantarla, rispose.
Mi dica come si chiama, sussurrai.
Le mi pos una mano sul braccio, si chin su di me e mi
sussurr la risposta all'orecchio.


46.

Quando arrivammo, Weatherby ci fece un inchino cerimonioso
e chiese del generale. Parlammo di lui per un po', ma poi
cominci quasi a sembrare che stavamo facendo dei discorsi
ufficiali, uno dopo l'altro, e allora la smettemmo. La moglie del
generale aveva portato a Weatherby alcuni barattoli di carote
in salamoia, e ne apr uno per lui.
Non c' niente al mondo come il cibo in salamoia, a mio
modo di vedere, disse Weatherby.
Sono bocconi scelti, dissi io.
Puoi dirlo forte, e lo puoi anche ripetere, tutte le volte
che vuoi.
Ci mostri quello che ha costruito, disse la moglie del
generale.
Ero pronta per la strada, ma scoprii che la mia curiosit
verso quella cosa nuova era troppo forte. Weatherby ci condusse
oltre un ampio spiazzo squadrato con dei peschi ormai
carichi di frutti, a non pi di una settimana dal raccolto, e oltre
la curva argentata di un piccolo ruscello.
Le hanno venduto del vetro tutto macchiato, dissi quando
arrivammo. Era bella, tutta sola al centro di un prato falciato
di fresco, con il vetro ben montato, ma tutti i pannelli che
riuscivo a vedere da dove eravamo avevano delle macchie.
Mi hanno venduto quello per cui ho pagato. Weatherby
fece uno strano sorriso. Esattamente quello per cui ho
pagato. 
Sono lastre fotografiche, disse la moglie del generale.
Una serra fatta di immagini fantasma.
Entrammo dentro e rimanemmo in piedi fra le panche vuote.
Mentre guardavamo, il sole squarci le nuvole e illumin un
centinaio di ritratti. Erano le facce felici di cinquanta uomini
andati in guerra e cinquanta donne che non ci erano andate.
O forse s. Forse alcune di quelle che se ne stavano ritte l nel
vestito della domenica proprio in quel momento si trovavano
su un campo di battaglia e imbracciavano un fucile, si facevano
segare un braccio, morivano nei loro escrementi, cantavano a
squarciagola insieme a tutti gli altri canzoni che parlavano di
fuochi da bivacco, di fulmini fatali e della venuta del Signore.
Laggi da qualche parte, in quell'altro paese, sapendo che non
sarebbero mai tornate a casa. C'erano anche immagini fantasma
della campagna e di fattorie, una piazza di citt, un sentiero,
cespugli fioriti, un albero al sole, un ruscello accarezzato dal
vento. C'erano perfino tre o quattro vetrate piene di ragazzi che
erano stati abbandonati senza niente sulle ossa dopo la seconda
battaglia di Bull Run, che il fotografo, ci disse Weatherby, aveva
visitato nelle settimane precedenti alla sua morte.
Weatherby e la moglie del generale rimasero ancora dentro
quella serra, ma dato che la faccia e il collo mi si erano
arroventati uscii fuori al fresco e pensai di camminare un po' in
mezzo ai peschi. Erano vecchi e intrecciati, cos facevo fatica a
passarci in mezzo e dovevo chinarmi e alla fine rinunciai e mi
sedetti appoggiata a un tronco, pi o meno in mezzo al frutteto.
C'erano api e farfalle al lavoro, e una con del verde, del
dorato e del turchese nelle ali cattur il mio sguardo e lo port
sul retro della casa di Weatherby, dove, seduto sulla panca al
sole, vidi suo nipote. Indossava dei pantaloni e una canottiera
e teneva le mani sulle ginocchia. Le mani erano grandi e le dita
scheletriche. I piedi nudi, piantati fermamente davanti a lui,
erano piatti, stretti e lunghi. Aveva una fasciatura pulita avvolta
attorno alle orecchie. Sulla faccia portava un velo viola. C'era
appena un alito di brezza che giocava con il lembo inferiore del
velo. Per il resto, non una sola cosa che si muoveva, n in lui
n attorno a lui, a parte gli insetti in volo. Sembrava scolpito.
L'immagine immortale della sofferenza. La sofferenza di ritorno
a casa. Dopo un po' mi alzai e, piegata in avanti, cominciai a
farmi strada per uscire dal frutteto e augurargli il buongiorno,
ma i miei piedi avevano tutt'altra idea, e prima che me ne rendessi
conto me n'ero andata per la mia strada senza un addio,
figurarsi un buongiorno.
Mentre mi lasciavo alle spalle Yellow Springs allontanandomi
in fretta, pensai che era stato vedere quei soldati morti e
quel mondo intero che si illuminavano e poi sparivano a farmi
desiderare ancora pi forte di essere a casa prima che fosse
troppo tardi e Bartholomew e io e tutto il vasto mondo diventassimo
solo della gelatina seccata su lastre di vetro incrinate.
Perch il vento ci passi in mezzo fischiando. Pensai anche che
forse a dare slancio al mio passo e farmi muovere era stata l'immagine sbocciata dentro di me del nipote cieco di Weatherby
occupato a far crescere germogli dietro il suo velo viola, sotto
tutte quelle facce sempre pi sbiadite che non poteva vedere,
tutti quegli occhi che si cancellavano piano piano fino a diventare
ciechi come lui. O forse era stato solo l'odore delle carote
in salamoia che avevo ancora nel naso, e il rumore di Weatherby
che le sgranocchiava con i suoi denti vecchi in quel posto
silenzioso, che mi sentivo ancora nelle orecchie. O il ricordo
del motivo che fischiettava la moglie del generale, La ballata
del Galante Ash.


47.

Qualunque fosse stata la causa, me ne andai e non mi fermai
pi a lungo del necessario nel corso di quegli ultimi chilometri.
Tanto che era passata poco pi di una settimana, dopo
che li avevo lasciati alla loro serra fluttuante e ai suoi fantasmi,
quando rientrai nella Contea di Randolph da dove ero partita
ben pi di due anni prima. Era tardi. E pioveva, altrimenti avrei
proseguito per essere a casa quella sera stessa. Invece passai
una notte con alcuni ragazzi che avevano acceso un fuoco sotto
un telo di gomma teso alla meglio tra gli alberi, vicino a un
campo dalle parti di Winchester. C'erano tre donne con loro,
che sembravano tutte abbastanza sbronze. I ragazzi tornavano
dalla guerra, questo  ci che dissero, e le donne erano venute
a dargli il benvenuto. Stavano festeggiando il loro rientro a casa
e giravano dei boccali di whisky di mais.
Accettai da bere e divisi con loro quello che mi rimaneva
delle conserve e dei panini della moglie del generale. Ci divertimmo
un mondo. Si erano portati dietro delle armi da fuoco
fenomenali, compresi un paio di Sharps e un fucile a retrocarica
Henry che mi strapp un fischio d'ammirazione. Cos, finita
la pioggia, ci fu una dimostrazione di tiro. L'Henry sembrava
uscito dalla sua cassa per finire dritto dritto nelle loro braccia
avide. Poteva colpire un oggetto di qualsiasi dimensione volevi
e a qualunque distanza, se lo sapevi usare. Cosa che io ero certa
di saper fare e che il tipo che diceva di esserne il padrone non
sapeva fare. Dopo che lui ebbe alzato un po' di polvere attorno
al barattolo, venne il mio turno e gli feci vedere come si sparava.
Avevo i miei bei dubbi che quei ragazzi avessero davvero
prestato servizio, dato che non seppero rispondere subito alle
mie domande su dove erano stati, dove avevano combattuto
e da che linea di preciso avevano fatto fuoco con quelle armi
belle e nuovissime che si portavano appresso, ma i miei pensieri
erano soprattutto altrove, pi avanti lungo la strada. Cos
altrove che quando pi tardi il ragazzo che diceva di essere il
padrone dell'Henry smise di provarci con la sua donna intenta
a ronfare e mi si butt addosso, lasciai che se la cavasse con non
pi di un calcio e una gomitata alla mascella.
Lui strisci di nuovo dalla sua donna e si mise a ronfare
accanto a lei, e io cercai di fare lo stesso ma non mi riusc
d'addormentarmi. Rimasi stesa l, sotto le stelle dell'indiana, a
rimuginare i miei pensieri. Non riuscivo a smettere di pensare.
Non molto prima dell'alba il mio spasimante fece una sonora
scoreggia, si svegli e torn all'assalto. Io ero agitata e lo colpii
pi forte di quanto non avrei forse fatto altrimenti.
Allora si svegli la banda al completo e, in men che non si
dica, mi ritrovai inseguita sulla strada per un centinaio di metri.
Quella stessa mattina, pi tardi, poco prima di mezzogiorno,
rimisi piede sul suolo della mia fattoria.


48.

Ma non ci avevo neppure messo piede che me ne andai di
nuovo. Laggi nella corte avevo intravisto quel grassone delinquente
che conoscevo da una vita e rispondeva al nome di
Big Ned Phipps: stava dando del fieno a dei castroni che non
avevo mai visto prima, in un recinto per il bestiame che non
avevo costruito io. Il capanno delle sementi era completamente
bruciato, il recinto dei muli era vuoto e una parte dello steccato
era sfondata. Nel campo non c'era nessun raccolto degno di
questo nome e una dozzina di orribili capre rosicchiavano le
erbacce mordendosi fra loro. Qua e l erano state scavate delle
buche nel mio terreno. Vicino alla casa c'erano quattro ragazzi
seduti all'ombra con un piatto in mano. Stavano ridendo dondolandosi
all'indietro sulle nostre sedie. Erano le sedie buone,
non quelle che usavamo per sederci fuori. Erano appartenute a
mia madre e prima ancora alla sua, la donna che amava le rose.
Due dei tipi seduti li nel fango sulle mie sedie buone erano stati
in guerra ed erano ritornati prima della mia partenza. Un altro
era il figlio di puttana che mi aveva spinta per terra al mercato
quand'ero piccola e con il quale, tornata indietro, mi ero azzuffata
nel mio vestito sporco di fango fino a farlo piangere, e
l'ultimo non l'avevo mai visto prima.
Dopo un po', uno di loro lanci un urlo verso la casa e
un attimo dopo usc il mio Bartholomew. Aveva in mano un
vassoio con sopra delle tazze di caff. Fece il giro dei ragazzi
lasciandogli scegliere una tazza ciascuno. Subito dopo Big
Ned reclam la sua e Bartholomew gli si avvicin e rimase l
piantato un sacco di tempo sotto il sole di giugno mentre Ned
muoveva la bocca e faceva un mucchio di storie prima di prenderla.
Fui l l per gridare a Bartholomew di spaccargli quella
tazza di caff sulla testa a Ned Phipps, ma se c' una cosa che la
guerra e l'asilo per lunatici ti insegnano  saper aspettare, cos
mi morsi la lingua.
Ripercorsi all'indietro per circa otto chilometri la strada
da cui ero venuta quella mattina, mi infilai al fresco sotto certi
cespugli di gelso e dormii. Mi svegliai pi o meno all'imbrunire
e aspettai fino a tardi, quando la luna era ormai calata nella sua
culla di terra. Poi tornai al luogo di bivacco dei ragazzi e delle
loro donne, entrai sparata in mezzo a loro e presi una scatola
di cartucce e il fucile Henry. Dovevano essere andati tutti a
nuotare gi al torrente, perch erano l che russavano con la
biancheria bagnata addosso. Quello che aveva tentato la sorte
con me era pi o meno della mia taglia. Cercai a tastoni per un
minuto buono, ma quando me ne andai avevo il suo cappello
sulla testa e i suoi vestiti sotto il braccio.
Mi feci due o tre chilometri verso est sotto le stelle, poi
tagliai a nord per un altro chilometro e mezzo e bivaccai sotto
un noce bianco che sembrava l l per cadere. Cercai di dormire
un po' ma non ci riuscii. Alle prime luci dell'alba esaminai per
bene l'Henry. Non l'avevano certo trattato bene facendo i loro
disegni nella polvere, ma il meccanismo era ancora buono. Lo
smontai, lo pulii meglio che potei e lo rimontai. Mi tolsi l'abito,
ci avvolsi dentro il fucile e lo nascosi sotto un cespuglio a una
trentina di metri dal noce. Poi mi cambiai ancora una volta. I
pantaloni erano larghi ma mi trovai una corda. La mia nuova
tenuta aveva un odore decisamente acre, ma mi dissi che questo
avrebbe giovato alla mia causa.
La citt si stava appena svegliando quando ci entrai. Andai
direttamente al caff e ordinai focaccine e caff. Avevo ordinato
regolarmente quella stessa cosa nello stesso posto per tutti
gli anni della mia vita adulta, ma adesso indossavo altri abiti e
non videro chi ero. Quando ebbi finito di mangiare chiesi altro
caff.
Sei stato a combattere, disse senza riconoscermi la scatoletta
di manzo che me lo port.
Annuii. Dissi che ero stato congedato. Dissi che ero di passaggio
sulla strada per casa.
Per casa dove? chiese lui. Si era appoggiato al bancone
e aveva incrociato le braccia, interessato al viaggiatore in cammino
da un luogo all'altro.
Indicai attraverso il muro, pi o meno nella direzione di
Marion e Noblesville. Presi un sorso di caff. Diedi un'occhiata
alle mie unghie e mi tolsi una macchia di sporcizia.
Ieri sera mi sono fermato in una fattoria a circa cinque
chilometri da qui, per chiedere un sorso d'acqua e indicazioni
sulla strada, ma il benvenuto non  stato dei pi calorosi, dissi.
Che fattoria era? disse lui.
Una fattoria di cavalli, a occhio. Hanno avuto qualche
problema con un incendio e danni a uno steccato. C'erano delle
capre che pascolavano in libert.
L'uomo sciolse le braccia e fece una risata.
Un tempo era la fattoria dei Thompson. Una ragazza col
marito. Lei scapp per unirsi agli zingari. Il piccoletto che si 
lasciata dietro non aveva la tempra per tenere lontani i lupi.
Ho sentito dire che alcuni di quei lupi sono amici dei
secessionisti.
Su questo non so dirti nulla.
Ho visto un tappetto che gli serviva il caff.
Bartholomew Thompson. Non  potuto andare a combattere
per via di un problema a un piede o agli occhi o qualcosa
del genere. I ragazzi che si sono presi la fattoria gli permettono
di sbrigare delle commissioni per loro e di vivere
nella stalla.
Presi un altro sorso di caff. Guardai a lungo l'uomo negli
occhi. Era invecchiato ma di poco, aveva solo qualche ruga in
pi e un po' pi di giallo negli occhi. Non era nemmeno pi
magro di prima.
Ma una mano in battaglia avrebbe potuto darla. Ci sar
pure qualcuno che ama l'Unione da queste parti.
Se sent il veleno nella mia voce, non lo diede a vedere.
Tempi di guerra, disse. Suppongo che sono di pi quelli
che vogliono vederlo partire piuttosto che restare.
Tu sei fra loro?
Fu il suo turno di squadrarmi per bene.
Che io lo sia o no, suppongo che questi non sono affari
tuoi, straniero.
Parlammo di guerra e canaglie per un po', e quando me
ne andai decisi che avevo avuto la risposta alla mia domanda
e non avevo bisogno di continuare a cercare. La mia fermata
successiva fu all'ufficio dello sceriffo. L'uomo che per anni
aveva tenuto il piede sul collo di quell'istituzione e che gridava
in mezzo alla folla incendiaria due settimane prima che, in
una mattina di pioggia, mia madre si impiccasse al frassino ai
margini della nostra fattoria, era un cugino di Ned Phipps,
ma il tipo col fisico di un banjo senza corde con cui parlai
mi disse che quel vecchio bandito si era ubriacato una notte
dell'inverno precedente, prima di andare a indagare su certe
piccole malefatte allo scalo di smistamento, e si era fatto tranciare
le gambe da un treno. Lo avevano messo su una sedia
a rotelle nell'ospizio dei poveri della contea. Quest'uomo, il
suo successore, aveva solo un moschetto a canna liscia nel suo
arsenale per dare man forte al suo distintivo, e non aveva intenzione
di usarlo per qualcuno che mostrava ostilit verso
Ned Phipps.
Dove sta andando? disse mentre uscivo dalla sua patetica
porta.
A casa. Me ne vado a casa mia, dannazione, dissi.
Uscendo dalla citt per andare a recuperare l'Henry, incrociai
proprio quel Ned Phipps con cui avevo una questione
in sospeso. Era in sella a uno dei cavalli che teneva in un
recinto nella mia propriet. E aveva l'aria presuntuosa tipica
dell'ufficiale di cavalleria che non era mai stato. Era un bellissimo
cavallo da corsa, nero come il carbone. Si vedeva che quel
grasso figlio di puttana gli stava spaccando la schiena a furia di
stargli in groppa come un generale. Quel grasso figlio di puttana
mi sorrise, mettendo in mostra i denti verdi, e mi rivolse un
cenno del capo.
Ritorni dalla guerra? disse.
Ci sto andando, dissi io.
Be', allora ti auguro buona fortuna.


49.

Nel mio sogno non c' la luna e non ci sono le stelle e
io sono persa in mezzo a una folla con delle torce che vuole
dare alle fiamme il mondo. La voce di mia madre, e non posso
raggiungerla. La voce di mia madre pi lontana da me o io pi
lontana dalla voce mentre la folla si fa pi vicina, sempre pi
vicina. Diventano giganti e io tempesto di pugni le loro gambe
di giganti.
Constance, chiama mia madre nel sogno. La sua voce
suona sottile come un foglio di carta e due volte pi leggera.
Constance, vieni qui accanto a me. Ma nel sogno ho paura.
Nel sogno volto le spalle a mia madre e scappo.
Quella notte fu diversa dal sogno. Avevamo sentito dire
che ci sarebbero state noie alla casa della nostra vicina, la donna
con il marito lontano che a proteggerla aveva solo i suoi
due bambini e i parati scrostati alle pareti. Mia madre mi mand
a dormire nella mia stanza e mi disse di chiudere gli occhi,
ma rimasero aperti e non appena seppi che era uscita scavalcai
la finestra. C'erano tante stelle e una luna grande e luminosa,
nei miei ricordi, non nei sogni, e io la vedevo l davanti a me
mentre avanzava con le sue gambe lunghe in mezzo all'orzo. Si
era gi raccolta una folla di persone sul posto, e mia madre la
attravers e and a mettersi sui gradini davanti alla casa della
donna con il viso rivolto verso di loro. Incroci le sue braccia
forti sul petto e grid che dovevano andare a casa e pensare agli
affari loro. Lasciare le altre donne e i loro figli in pace. Lo aveva
appena urlato una seconda volta quando io passai in mezzo alla
folla, salii i gradini e mi misi accanto a lei. Nella casa dietro di
noi la vicina era seduta al tavolo della cucina con un neonato
per braccio. Aveva uno sguardo folle negli occhi e cantava una
canzone che non avevo mai sentito prima. Dondolandosi un
po' su una sedia che non era un dondolo. Erano pi di cinquanta,
si avvicinavano sempre di pi alla casa con le loro torce
in mano e presero a sbeffeggiare mia madre.
Noi non porgiamo mai l'altra guancia, non  vero, mamma?
dissi, e incrociai anch'io le braccia guardando la folla. Il
poliziotto era in prima fila. C'era anche Ned Phipps, che conoscevo
da quando avevo cinque anni. In mezzo a quella massa di
gente eccitata c'era una donna che stringeva in pugno un forcone
e incitava gli altri a lanciare le torce e spedire all'inferno noi
e tutti quei negri vagabondi che stavano nella casa.
No, mai, disse mia madre, ma mentre lo diceva la sua
voce si incrin. Fu solo un lieve cedimento, una cosa quasi impercettibile,
come un rametto secco sfiorato appena in inverno,
ma non avevo mai sentito un suono del genere uscire dalla sua
gola. Alzai gli occhi su di lei e vidi che c'erano delle lacrime sulle
sue guance e che il suo labbro inferiore tremava. Un attimo
dopo si stava allontanando, prima a passo svelto, poi di corsa.
Quando se ne fu andata, mi accorsi che non potevo pi tenere
le braccia incrociate. Mi pendevano lungo i fianchi come se me
le avessero segate ai tendini. Eppure fui io che aiutai la vicina
ad andarsene, che presi uno dei bambini e un fagotto e la portai
via di l, attraversando la folla gi pronta a dargli fuoco, e
poi l'accompagnai per un bel tratto lungo la strada. Quando
arrivammo vicine alla frontiera dell'Ohio, pi o meno nel punto
dove l'avrei varcata di nuovo tanti anni dopo per andare in
guerra, lei mi disse che avrei fatto meglio a tornare indietro e
occuparmi di mia madre, perch, che lo ammettesse o no, in
quel momento era lei ad avere bisogno di cure.
Ma dove andrete voi? dissi, perch sembrava cos piccola
e sola l su quella strada, a mezzanotte, con i suoi bambini
e il suo fagotto.
Vai adesso, torna a casa, disse.
La seguii per un po' ma non mi rivolse pi la parola, si
allontanava gi a grandi passi dall'indiana per addentrarsi nella
tristezza del mondo. Un mondo intessuto con la lana di separazioni
come quella.
Mia madre e io non parlammo mai di quella notte nei giorni
che seguirono, anche se in ognuno di essi le ceneri di quella
che era stata la casa della vicina continuarono a fumare scure
e lente. Sperai tanto che mia madre avrebbe trovato una bella
storia da aggiungere alla fine di quella triste vicenda, ma lei tacque
e nessuna corona della giustizia le cinse la fronte, nessuna
spada della vendetta scivol nella sua mano.
Una settimana o una decina di giorni dopo, alcuni ragazzi
a cavallo si presentarono una sera al confine della nostra propriet.
Avevano una torcia, che avrebbe anche potuto essere
una di quella notte. In qualunque altro momento mia madre
li avrebbe scacciati come passerotti ammalati, invece rimase
seduta accartocciata al tavolo della cucina e fui io a dover andare
con un moschetto fino al confine della propriet per respingerli.
Un giorno la tua paura trover anche te, figlia mia. Ti
scover e user le sue astuzie per raggrinzirti il cuore, disse
quando rientrai e posai il moschetto. Io mi morsi il labbro.
Non risposi. Sapevo che era vero. Sembr riscuotersi un po'
dopo aver detto questo. Ci mettemmo ad affilare delle lame
e versammo insieme un bel po' di sudore nella corte. Arriv
Bartholomew con un altro fiore e mia madre ci riscald un
vasetto di fagiolini col prosciutto.  un bravo ragazzo questo
che hai trovato, disse. Mi permise di riaccompagnarlo
verso casa per met del tragitto, e lui mi baci un minuto in
un fossato accanto alla recinzione. Quella sera mia madre
mi raccont la storia della principessa e del drago, solo che
alla fine della storia era la principessa che tagliava la testa al
drago. Forse Bartholomew era tornato indietro e se ne stava
accovacciato fuori dalla finestra ad ascoltare. Buonanotte,
mi disse mia madre quando ebbe finito. Mi tocc il braccio
e lo strinse mentre lo diceva. In seguito pi di una volta mi
sarei guardata il braccio pensando di vederci un segno nel
punto in cui mi aveva toccata. Chi pu dire che  solo follia?
Chi pu dire che cosa rimane su di noi dopo che qualcuno
ci ha toccato? C' il mondo con le sue donne che camminano
nella notte e poi c' quello che succede in quel mondo.
Pochi giorni dopo mia madre si arrampic sul frassino con
una corda.
Non so perch fu di questo che scelsi di parlare quella
sera, una volta scesa la notte, quando ebbi recuperato l'Henry,
mi fui rimessa il mio vestito e mi fui arrampicata nel fienile
della nostra stalla per trovarvi il mio Bartholomew disteso nella
paglia sotto una coperta da cavallo. Non gli stavo vicina da due
anni che avrebbero potuto essere venti, ma quando mi chinai
sul suo viso e lo svegliai fu di mia madre che mi misi a parlare,
di mia madre e della sua paura e della sua mano sul mio braccio,
della sua mano sul mio braccio pi che di qualunque altra
cosa, e della vicina che se n'era andata con i suoi due bambini,
e della morte di mia madre sul frassino. Bartholomew cerc di
intervenire pi di una volta mentre io parlavo, ma non glielo
permisi. Quando ebbi finito, gli dissi che la mattina dopo sul
presto doveva scendere a casa, prendere il vecchio moschetto
di mia madre, controllare che fosse carico e portarmelo. Poi
doveva scendere di nuovo, mettersi il suo grembiule e servire
a tutti i ragazzi il caff del mattino nella corte. Una volta che
tutti avevano preso il caff, doveva rientrare in casa e restarci.
Qualunque cosa sentisse. Avevano cercato di prendersi la nostra
terra e lo avevano trattato male e si erano schierati con la
Secessione e adesso era il loro turno di farsi maltrattare. Era
semplice. La cosa pi semplice del mondo. Semplice come rimanere
fermi al proprio posto e non scappare. Seguire la rotazione
della Terra e non andare in senso inverso. Doveva starmi
a sentire. Questo lo dissi due volte.
Non doveva disobbedirmi.
Fammi parlare, disse lui.
Io non risposi. C'era gi del sangue che mi sgocciolava dalle
labbra e dagli occhi e lui non apr pi bocca, mi fiss solo
in modo un po' strano, come se all'improvviso il suo sogno di
me che impazzivo fosse venuto ad accoccolarsi sopra di lui, e
quando mi ripetei ancora una volta annu. Poi gli dissi che non
avevo pi nulla da dire, lo chiamai marito mio e lo feci distendere
di nuovo.


50.

Un sonno senza sogni. Un tunnel senza fine. Un cielo senza
stelle. Arcobaleni esplosi in schegge color del sangue. Non
capii dov'ero quando mi svegliai e per un attimo mi mossi incerta
nella paglia, immaginai che c'erano donne incatenate che
dormivano attorno a me, che c'erano pallottole Mini o un
secchio di acqua ghiacciata e pugni che stavano per piovere
sulla mia testa. Dissi a Bartholomew, che non era l, di non
preoccuparsi, che insieme avremmo respinto la guardiana e
il suo secchio gelato. Poi sentii delle voci nella corte. Presi
l'Henry, lo caricai completamente di cartucce e andai alla finestrella
del fienile. Era ancora leggermente scuro fuori, ma gi
si annusava il sole nel cielo color porpora e potevo fare i miei
calcoli abbastanza bene. Gli uomini nella corte. Il metallo nelle
loro mani. Portavano cappelli e lunghi cappotti per ripararsi
dal freddo di prima mattina ed erano ammucchiati l'uno accanto
all'altro in un'unica macchia confusa. Nei pochi secondi
appena che avevo a disposizione, ne contai prima quattro, poi
tutti e cinque.
Avevano la stalla di fronte, la casa dietro, e trentacinque
metri buoni su ciascun lato. Era come se gli avessero tagliato
ogni via di fuga. Come quando quei ragazzi erano rimasti intrappolati
nel cratere e non potevano risalirne i fianchi. Non mi
piaceva quello che mi preparavo a fare, ma mi piaceva ancor
meno che passassero le loro giornate seduti sulle mie sedie. Mi
piaceva ancor meno che Bartholomew gli portasse il caff. E
non mi piaceva nemmeno lo strato di lardo sulla schiena di
quel Ned Phipps che a sentire qualcuno era mio padre. Quel
Ned Phipps che a sentire qualcuno era mio padre, e che era fra
quelli che avevano fatto paura a mia madre e avevano bruciato
la casa della vicina. Fu lui che ammazzai per primo. Feci un bel
respiro e poi lo colpii sul collo, e lui stramazz a terra come un
quarto di manzo avariato e cominci a strisciare in direzione
del suo cavallo. Quello con cui mi ero azzuffata al mercato si
becc la sua pallottola in piena fronte. Gli sbuc da dietro la
testa e semin nella luce dell'alba una scia di sangue che arriv
fin quasi alla casa. I tre che ancora non avevo colpito avrebbero
dovuto darsi una mossa, invece rimasero a fissare Ned che
si allontanava strisciando e il ragazzo che in passato mi aveva
tanto tormentata e che adesso giaceva nella polvere accanto a
loro, morto stecchito. A un altro sparai due volte al petto e poi,
nel bel mezzo della mia furia, arriv una capra sbucata fuori
dal nulla che saltava impazzita a destra e a sinistra, cos sparai
anche a lei. Si sedette sul posteriore, poi ripieg le zampe anteriori
e lasci ricadere la testa.
Quando la capra cadde, gli altri due ragazzi lo presero
come un segnale. Gettarono le armi senza aver sparato nemmeno
un colpo, implorarono piet e si accosciarono alzando le
mani sopra la testa. In quell'istante sentii un forte scricchiolio
dietro di me, mi girai appena e nella penombra del fienile vidi
sbucare dalla botola un cappello e la canna di un fucile. Il cappello
sal, l'arma lo segu e io mi voltai completamente e sparai
mentre il cerchio nero della canna trovava la mia faccia. Lo
beccai alla spalla, e lui si lasci cadere in avanti e poggi con
delicatezza il fucile nella paglia.
Al mio sparo i ragazzi accovacciati fuori cominciarono a
correre. Presi quello che era rimasto pi indietro dritto al fianco,
e avrei fatto fuori l'ultimo un secondo dopo se solo l'Henry
non si fosse inceppato. Feci un rapido tentativo di sbloccare
il meccanismo ma non volle cedere, e vidi il ragazzo a cui non
avevo ancora sparato oltrepassare Ned Phipps e dirigersi verso
il recinto. Non mi andava di essere troppo rude, ma quello che
era salito cercando di prendermi alle spalle mi bloccava la strada,
cos dopo aver afferrato la sua arma lo buttai gi dalla scala.
Piomb al suolo con un tonfo e cacci un lamento. L'avevo gi
scavalcato ed ero uscita dalla porta laterale quando vidi con
che cosa voleva mettere fine ai miei giorni quel figlio di puttana:
in mano avevo ora il moschetto di mia madre.
Un'arma vecchia. Costruita per altri combattimenti e altri
tempi. La canna non era mai stata rigata e i suoi pallini rotondi
sbarellavano come tanti beb ubriachi, ma perfino mentre
correvo mi accorsi che era stata ben oliata e che avrebbe fatto
centro. Il ragazzo era gi in groppa al meraviglioso cavallo nero
di Ned Phipps, senza sella, e aveva aperto il recinto quando io
passai l'angolo della stalla. Tir le redini e si ferm un attimo
quando vide chi era che aveva sparato loro in sottane. Proprio
come aveva fatto quel fuorilegge nella casa nel bosco. Io non
dissi una parola, continuai solo ad avanzare come ci avevano
insegnato nei campi del Kentucky, come avevamo fatto sui pascoli
del Maryland, e durante i combattimenti nei boschi della
Virginia, sotto il fuoco dei cannoni che ci riduceva in una poltiglia
umida. Non mi fermai, cos lui calci forte il cavallo, usc
dal recinto e si allontan sulla strada in direzione della citt.
Io aggiustai la linea di mira, mi inginocchiai, alzai il moschetto
di mia madre, lo abbassai di mezzo centimetro, espirai, sparai
nell'alba la mia palla traballante e lo abbattei. Il cavallo nero
prosegu al galoppo per un po' senza il suo cavaliere, poi si ferm,
si scosse e si mise a brucare erba come se fosse domenica
pomeriggio. Non provai l'impulso di sparargli. La capra era
stata un errore. Mi sentivo male per quella capra e non volevo
assassinare un cavallo.
Ned Phipps emetteva sonori gorgoglii vicino alla staccionata
del recinto. Era quasi riuscito a tirarsi su. Strisciando aveva
perso il cappello e i pantaloni gli erano scivolati gi lungo le
gambe. Quando arrivai da lui era morto. Padre mio. Gli altri
nella corte erano spacciati come lui, o lo sarebbero stati presto.
Vieni fuori adesso, Bartholomew, gridai. Non ebbi risposta.
Chiamai di nuovo. Guardai il moschetto nelle mie
mani, poi contai i cadaveri. Il mio cuore ebbe un sobbalzo e
contai di nuovo. Cinque ragazzi morti e una capra. Con quello
dentro facevano sei. Sei erano troppi.


51.

Prima di morire con la testa sulle mie ginocchia, ai piedi
della scala dove lo avevo scaraventato, Bartholomew mi chiese
com'era stato gi al Sud in guerra, e io gli dissi che c'era un
clima arroventato.
Era rovente anche qui, Constance, e ho creduto che tu
fossi morta, disse.
Allora, marito mio,  stato un fantasma a baciarti e spararti.
Volevo vendere, disse. Vendere e andarmene di qui.
Solo che non avevo l'atto di propriet.
Potevi farlo senza l'atto di propriet. Bastava che prendessi
i soldi.
Volevo fare le cose per bene.
Non lo avresti mai trovato.
Avrei continuato a scavare.
Sei stato il mio solo vero amore; mettevi delle piume nelle
mie lettere, e mi lasciasti un mazzolino di gigli accanto alla colazione
tanto tempo fa.
Il tuo solo amore?
Sempre.
Ogni giorno prendevo la pala e scavavo in cerca dell'atto
di propriet. Ned mi aveva fatto un'offerta onesta. Lui e i suoi
ragazzi mi aiutavano a scavare. Non c'era niente di male in questo.
Non dovevi ucciderli tutti. Saresti dovuta rimanere ancora
un po' laggi, a pensare alla tua guerra. 
E tu avresti dovuto cercare in alto fra gli alberi, marito
mio, e non in basso sottoterra.
L'hai nascosto nel frassino, disse.
S, dissi io.
Poi mor.
Lo sceriffo pelle e ossa era nel suo ufficio, e quando gli dissi
che ero Constance Thompson appena tornata dai miei vagabondaggi,
mi rispose che veniva or ora dalla mia propriet. Io cominciai
a fare il mio discorso e reclamai il mio capestro ma lui mi
interruppe, mi fece le condoglianze e mi disse che la mia fattoria
era stata la scena di un crimine terribile. Ancora una volta cercai
di iniziare il mio discorso e ancora una volta lui mi interruppe.
Disse che uno straniero era stato in citt di passaggio e aveva fatto
domande sulla nostra fattoria. Lo straniero era andato al caff
e si era lamentato di una mancanza d'ospitalit laggi da noi.
Lo straniero, disse lo sceriffo pelle e ossa, era appena rientrato
dalla guerra e aveva solo il sangue negli occhi. L'ultima volta
che qualcuno l'aveva visto era stato mentre usciva a piedi dalla
citt dirigendosi verso la nostra fattoria. Non ci voleva molto a
mettere tutto assieme. L'altra parte dell'equazione, continu, era
che certi ragazzi e una combriccola di donne tutte fru fru che si
erano accampati nell'entroterra per spassarsela un po' erano arrivati
in citt a piagnucolare per la perdita di un fucile a ripetizione
Henry. Avevano detto ad alcuni che erano stati in guerra e ad
altri che non ci erano stati, ma quando gli avevano chiesto come
avevano fatto a perdere un'arma del genere, erano ammutoliti e
subito dopo se n'erano andati.
Vede del sangue in questi occhi con cui la sto guardando?
chiesi allo sceriffo quando ebbe finito di raccontarmi tutto
quello che sapevo gi.
Lei ha subito uno shock terribile e sembra sfinita dal
viaggio, e se vuole mi occuper io dei preparativi per suo marito,
signora, fu quello che disse.
Sono stata io a ucciderli, tutti quanti, anche il mio Bartholomew,
dissi.
Adesso deve riposare, signora Thompson, disse lo sceriffo.
La far accompagnare a casa con un carro.
Portare a casa chi? Siamo pi di una qui, dissi.
Prima che Bartholomew esalasse il suo ultimo respiro,
poggiai delicatamente la sua testa sul pavimento in terra battuta
della stalla, andai fino al margine del campo a sud e mi
arrampicai sul frassino dove mia madre si era impiccata e dove
l'avevo trovata penzolante l'ultimo giorno della mia giovinezza.
Ci salii sopra e cercai con le mani l'incavo sopra il ramo dove
aveva legato la corda. Nell'incavo c'era una busta di tela cerata
e nella busta c'era l'atto di propriet della mia fattoria. Lo
estrassi dall'albero e lo portai nella stalla.
Se vuoi vendere, venderemo, ci sono altri acquirenti al mondo,
dissi al mio Bartholomew. Possiamo trasferirci da un'altra
parte. Ricominciare daccapo. Riprovare a farci una famiglia.
Ma lui era gi morto.


52.

Non molto tempo fa stavo tornando da una fiera campionaria
e passai davanti a una serra fatta con il vetro di lastre
fotografiche. Era pi grande ma non migliore di quella di
Weatherby, ed era stata costruita pi o meno allo stesso modo.
Questa qui era in piedi da un po' quando la vidi, e di quello che
un tempo mostrava il vetro non rimanevano che sbavature di
grigio e volute di marrone. La proprietaria della serra disse che
gliel'aveva costruita una ditta della Pennsylvania. Disse che era
bella quando l'avevano tirata su e le immagini davano la giusta
quantit di ombra, ma adesso il sole aveva avuto la meglio e
tutte le dame e i soldati che le piaceva tanto guardare erano
scomparsi. Mi feci dare il nome della ditta prima di andarmene
e quando tornai a casa scrissi loro, ma erano andati in fallimento
e dissero che non potevano aiutarmi.
Mi ci volle del tempo, ma alla fine scovai tre lastre di quel
tipo di vetro in uno studio di fotografo su a Lafayette e le montai
nella finestra della nostra cucina qui alla fattoria. Due signore
eleganti e un uomo. In primavera e in estate, la luce del
mattino le coglie l e le illumina strappandole per un attimo
alla loro oscurit, facendole risplendere. Una mattina di queste
ultime settimane, mentre le guardavo, qualcuno ha bussato alla
mia porta. Era una donna pi o meno della mia et, vestita
con abiti semplici e scarpe consumate, venuta a farmi visita.
Era tutta impolverata per via della strada percorsa e quando
glielo chiesi mi disse che veniva dalle parti di Yellow Springs,
in Ohio, cos la lasciai entrare. Bevemmo un t caldo al tavolo
della cucina vicino alle foto sbiadite. Era la governante di un
amico del generale e di sua moglie; durante una delle cene in
cui aveva servito in tavola, aveva sentito raccontare la storia di
una donna che aveva combattuto per l'esercito dell'Unione ai
comandi del generale.
Era un colonnello quando ho combattuto per lui, dissi.
Anch'io ho fatto il soldato, in un certo senso, disse.
La fissai a lungo e lei fiss me. Non ne avevo mai incontrata
un'altra dopo quella volta sulla strada con la donna nera
che mi aveva piantato il ginocchio nel petto, e me l'ero sempre
chiesto, come immagino tutte noi che ci siamo infilate dei pantaloni
e siamo andate in guerra.
Che cosa ti ha spinta a partire? dissi, distogliendo lo
sguardo dal suo volto.
Eravamo in due, la sentii dire. Fu l'altra a indossare
l'uniforme. Io mi limitai a seguirla.
Fumi la pipa? dissi.
Rispose di s, cos uscimmo fuori e ci sedemmo sui gradini
davanti casa e fumammo la pipa e ci scambiammo storie sulle
nostre avventure in guerra. Io parlai per prima e non dissi molto,
anche se lei parve soddisfatta. Quando venne il suo turno,
mi raccont che il suo nome durante la guerra era stato Leonidas
e che il nome della sua amica era stato Leander. Leonidas
e Leander erano rimaste insieme per tutti i lunghi giorni dei combattimenti.
Avevamo cominciato, mi raccont, trasportando legna,
badando al bestiame e lavorando nei campi al posto di tutti i
ragazzi che se n'erano andati. Quando ci stancammo di quello e
delle tiritere dei nostri genitori, seguimmo i ragazzi e vedemmo
le pallottole che volavano e sentimmo ruggire i cannoni. Siamo
andate sui campi dopo i combattimenti, abbiamo camminato
in mezzo ai morti e abbiamo dato una mano a metterli sottoterra.
Abbiamo visto gli ambulatori dove gli uomini venivano
portati per levargli gli arti. Abbiamo visto tagliare la gamba a
un ragazzo e gettare quello che gli era stato tolto direttamente fuori dalla porta. 
Con un paio di pantaloni addosso, disse, avevano assistito
a una battaglia, e quando le cose si erano messe male e la maggior
parte dei nostri erano stati uccisi, Leander si era infilata
l'uniforme di un ragazzo morto, aveva preso il suo fucile e a
piedi nudi si era allontanata a passo di marcia insieme agli altri.
Leonidas aveva seguito Leander per tutte le settimane e i mesi
che seguirono, e anche se lei non aveva indossato l'uniforme,
tante volte aveva preso una pistola o un fucile e premuto il
grilletto. Dopo una battaglia Leander era stata buttata in un
campo di prigionia dove l'avevano affamata, presa in giro e picchiata
per aver dato un calcio nei denti alla persona che l'aveva
presa in giro. Quando si erano stancati di tutti i problemi che
creava e l'avevano liberata, Leonidas era andata a prenderla al cancello.
Non diceva una parola quando lasci quel posto infernale e
cos camminammo per le strade finch un giorno non le torn la
voce. "Be', quello s che era qualcosa e, dannazione, era qualcosa
s, e dannazione che vada tutto al diavolo!" fu quello che disse.
Leander aveva fatto questo commento mentre attraversavano
una foresta di pini. Ogni passo in quella foresta sollevava
odori dolci e speciali. Avresti anche potuto stenderti su quel
terreno, mi disse Leonidas mentre fumavamo sedute sui miei
gradini, e addormentarti o morire immediatamente.
Ma noi non morimmo ancora e continuammo a camminare.
Girammo un angolo e ci imbattemmo in un laghetto.
Quando ci avvicinammo per bere vedemmo che era poco
profondo e pieno di grilli morti. Leander guard quei grilli e
cominciarono a salirle le lacrime agli occhi. "Sono morti tutti,
dal primo all'ultimo," disse. Piangemmo e piangemmo.
Alla fine, mentre tornavano a casa a bordo di un battello a
ruote, a Leander era salita la febbre e aveva raggiunto i grilli, assieme
a tanti altri. Il capitano del battello, temendo la diffusione
del contagio, aveva organizzato una sepoltura su un banco di
sabbia. Leonidas aveva cercato come meglio poteva di segnarsi
il posto, ma quando ci ritorn tempo dopo della sua amica non
trov niente, solo le acque larghe del fiume. Quanto alla sua vita
in seguito, senza Leader, osserv: Sono riuscita a tornare, certo,
ma non mi sono mai sentita di nuovo a casa.
Nei giorni seguenti alla sua visita, che fin quasi subito
dopo quelle ultime parole, scrissi una lettera al generale a Yellow
Springs, per dirgli che era vero che avevo rubato del cibo
dal tascapane degli altri, che mi dispiaceva per questo e non sapevo
perch lo avevo fatto e avrei tanto voluto poter restituire
tutto quel cibo che avevo rubato e mangiato. Che forse le cose
sarebbero andate in modo diverso, e meglio, se l'avessi fatto.
Leonidas mi aveva pregato di non parlare di lei in nessuna comunicazione
con il generale, cos chiesi invece di Weatherby e
del nipote di Weatherby e della moglie del generale, e dissi al
generale di porgere a tutti loro i miei saluti.
Mio marito era deceduto da tempo, gli scrissi. Per mia stessa
mano. Lo avevo visto vestito ma non camuffato in mantello
e cappello, mentre si arrampicava sulla scala con il moschetto
di mia madre in mano, e mi ero spaventata - di quello che era
stato e di quello che era in quel momento - e nella mia immaginazione
l'avevo visto prendere la mira contro di me, anche
se lui non aveva preso la mira contro di me, e lo avevo ucciso.
A volte viene a trovarmi, scrissi. Viene e si siede con me
alla mia tavola o sta in piedi sulla soglia della mia camera dopo
che ho fatto uno dei miei brutti sogni o cammina fuori, attraversa
la corte per andare a sbrigare qualche lavoro. Io cerco di
parlargli ma lui non vuole parlarmi. Se ne sta solo l, seduto o
in piedi. Non tutte le cose scompaiono rapidamente.
Era una lunga lettera. Inclusi anche le mie scuse al generale
perch quando era venuto a trovarmi nell'asilo per lunatici
mi ero sbottonata il vestito e avevo cercato di sedermi sulle sue
ginocchia. Mi scusai per avergli graffiato la faccia e per averlo
colpito con il vaso di fiori all'inizio della sua visita e per averlo
maledetto sin nella tomba quando lui mi aveva allontanato con
una spinta. Gli dissi che da allora avevo cercato di fare meglio ma che non sempre avevo fatto meglio.
La paura ti trova, scrissi. Ti trova sempre.
Non ho ancora ricevuto una risposta.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Neverhome non avrebbe potuto essere scritto senza l'appoggio e il sostegno di Linda K. Wickens, Susan Schulten, Susie Schlesinger, Susan Manchester, Kathryn Hunt, Selah Saterstrom, va Sikelianos Hunt, K. Allison Wickens, Harry Mathews, Anna Stein, Chris Fischbach, Josh Kendall, Nicole Dewey, Miriam Parker, Pamela Marshall, Garrett McGrath e Eleni Sikelianos (sempre). Ringrazio profondamente anche il Lannan Residency Program di Marfa, in Texas.
Alcuni dei molti, eccellenti lavori che ho consultato durante la stesura di Neverhome meritano una menzione particolare: Dearest Susie: A Civil War Infantryman's Letters to His Sweetheart di Frank Ross McGregor; The Civil War Notebook of Daniel Chisholm, curato da W. Springer Menge e J. August Shimrak; Turned Inside Out: Recollections of a Private Soldier in the Army of the Potomac di Frank Wilkeson; The Slaves War di Andrew Ward; This Republic of Suffering: Death and the American Civil War di Drew Gilpin Faust; They Fought Like Demons: Women Soldiers in the Civil War di DeAnne Blanton e Lauren M. Cook; e, particolarmente decisivo, An Uncommon Soldier: The Civil War Letters of Sarah Rosetta Wakeman, Alias Private Lyons Wakeman, 153rd Regiment, New York State Volunteers, 1862-1864 di Lauren Cook Burgess.
I Southern Landscapes e le fotografie dei campi di battaglia di Sally Mann mi sono stati indispensabili, aiutandomi a viaggiare insieme ad Ash nell'America di met Ottocento, cos come lo sono stati i primi due album della New History Warfare di Colin Stetson e la canzone Sorrow, Sorrow di Lorna Hunt.
...
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FINE.