IL CAPOLAVORO ESTREMO. La censura.  Maledetto Sal, di Vittorio Lingiardi.

Lultimo film  anche quello dannato Uscito due mesi dopo la morte del regista, fu oscurato. E fa tremare ancora oggi.

Sal o le 120 giornate di Sodoma  lultimo film di Pasolini. Girato nellanno della sua morte, uscito postumo il 10 gennaio 1976,  da molti considerato, a torto o a ragione, il suo irriducibile testamento. Sconvolgente e funereo, geometria perfetta di crudelt sadiana in cornice dantesca, la Commissione di censura lo sequestra per le  immagini aberranti e ripugnanti di perversioni sessuali . Il produttore Grimaldi ricorre, gli intellettuali protestano, la censura viene revocata perch  lo spettacolo suscita soltanto disgusto  ma il sesso non assume carattere di intenzionale ed eccitante allusione alla lussuria.
Sequestri e dissequestri, diagnosi avventate ( Musatti), sfide intellettuali ( Calvino vs Moravia), Sciascia che chiude gli occhi cercando un buio fisico da contrapporre a quello morale che erompe dallo schermo, Barthes che non lo ama perch  Sade non  figurabile  e il fantasma pu essere scritto ma non descritto, ma gli riconosce la capacit di metterci a disagio, di impedirci il riscatto. Col tempo prevalgono gli osanna. Soldati lo celebra su La Stampa:   il capolavoro di Pasolini  ,  non soltanto un film tragico e magico ma unopera unica che rester nella storia del cinema mondiale.
Ci sono un Antinferno e tre Gironi di efferatezze: delle Manie, della Merda e del Sangue. Motore dellabominio ambientato nella Repubblica Sociale Italiana sono quattro Signori, ontologici e perci arbitrari , dice Pasolini: un duca, un banchiere, un presidente di tribunale e un monsignore. Incaricano le SS e i soldati repubblichini del rapimento di un gruppo di ragazze e ragazzi che verranno suddivisi in quattro squadre: vittime, soldati, collaborazionisti, servit. Affiancati da quattro megere, ex prostitute, mettono in scena una dittatura sessuale con codici ossessivi e mortiferi di ubbidienza, umiliazione, controllo. Non ho aggiunto una parola a ci che dicono i personaggi di Sade  , dice Pasolini. Intenzionato per sua esplicita ammissione a portarci al limite della sopportabilit, ci mostra, anzi ci impone senza lasciarci possibilit di fuga, come il potere del consumismo manipoli, umili e vittimizzi i suoi sudditi, talora con il loro spento consenso. Come lautoritarismo fascista (e televisivo) non ammetta repliche e metta in scena uno spettacolo ripetitivo che aggredisce il desiderio delle vittime fino a mortificarlo in merce. Pasolini  in lutto per il mondo perduto, in allarme per il mondo presente, disperato dallirreversibilit di questa trasformazione.
Ancora una volta il corpo  al centro del suo pensiero: esaltato nella Trilogia della vita per linnocenza sensuale e la capacit dirrisione innocente del potere, qui, dopo labiura, viene mostrato attraverso la vittimizzazione sadomasochista di una sessualit obbligata e brutale. Un corpo che Marx direbbe sfruttato, ridotto a cosa, con il sesso  chiamato a svolgere un ruolo metaforico orribile  . A confronto con Arancia meccanica di Kubrick di tre anni prima qui siamo davvero allinferno, linferno  anarchico del potere, ed  questo il punto a cui Pasolini tiene di pi. Perch se lanarchia degli sfruttati  disperata, irrealizzata e un po campata in aria, lanarchia del potere si realizza concretamente, si fa codice e prassi. Si ritualizza: nulla  pi anarchico del potere, il potere fa ci che vuole, e in ci  completamente arbitrario spinto da sue necessit economiche che sfuggono alla logica comune. Ognuno odia il potere che subisce, quindi io odio con particolare veemenza questo potere che subisco: questo del 1975.
I gerarchi ridono, gridano, le megere narrano, si sguaiano, e in questa atroce farsa di piombo qualcuno a un certo punto invano si ribella. Due corpi provano ad amarsi davvero, una giovane invoca  Dio, perch ci hai abbandonati?, un giovane alza il pugno e muore, la pianista si suicida. Sal  anche la fine della speranza.
La regia  gelida, appunto come un cadavere: serve a inchiodare la nostra immaginazione ai soli fatti esposti allo sguardo. Abbondano infatti le finestre, i binocoli e gli occhi cavati. Trentanni prima, in una scena terribile di Un chien andalou, Buuel affilava un rasoio e incideva il bulbo oculare di una donna: rivoluzione visiva surrealista, occhio squarciato dello spettatore perch veda ci che non aveva mai visto. Quando usc Sal avevo 15 anni. Il nonno ritagliava gli articoli di Pasolini dal Corriere e li faceva leggere a noi nipoti. Lho visto a 20 anni e poi (a parte le scene nellimportante documentario del 2006 di Giuseppe Bertolucci sul set di Sal) una seconda volta nel 2015, per fedelt ai restauratori del Cinema ritrovato. Lo ricordavo alla perfezione, unaggressione visiva ancora terribilmente incisa sulla mia retina: ed  questo che fa di Sal la sua grandezza e la sua dannazione, al punto da non poter essere rimosso anche da chi non lha voluto vedere.

Caus sequestri e dissequestri, sfide intellettuali (Calvino vs Moravia). E Sciascia chiuse gli occhi.
Il testamento. Una scena sul set di Sal o le 120 giornate di Sodoma
girato da Pasolini nel 1975, lanno della sua morte.