TRADIZIONE E CAMBIAMENTO. La poesia. Il Friuli, la rosa e lode civile, di Maurizio Cucchi.

Dalle liriche nel dialetto di Casarsa alla tensione per il destino del sottoproletariato. Ancora oggi i suoi versi restano inconfondibili per la forte identit.
Quello che ancora di pi oggi sorprende, tornando alla poesia di Pasolini, rileggendola dopo tanto tempo,  la singolarit inconfondibile della sua proposta, la specificit tanto evidente del suo carattere, della sua identit, nel vasto panorama novecentesco. Ma unidentit che pure, ferma restando una sofferta coerenza interna,  stata nel tempo cangiante e dunque varia e molteplice.
Il giovane Pasolini parte da unoriginale tensione verso le proprie radici, come in un ritorno al grembo materno, con il dialetto friulano di La meglio giovent, del 1954 ( comprendente le precedenti plaquettes, a partire da Poesie a Casarsa del  42), anticipando, tra laltro, il successo dei dialetti in poesia di ventanni dopo. E lo fa muovendosi nel senso di una purezza e sensibilit lirica che gli consente di arrivare al cuore semplice e pi autentico delle cose nelluso di una lingua che non aveva tradizione scritta, nella sua limpida verginit. Questo in termini stilistici non lontani da certe accensioni di gusto ermetico, in quel periodo ancora presenti, pur nellaffacciarsi deciso del neorealismo. Alla fase iniziale, che resta tra i punti pi alti della sua ricerca, torner molto pi tardi  avendo peraltro attraversato mutamenti importanti  pubblicando nel  74, La nuova giovent, dove riprende e rielabora lopera in friulano.
Lusignolo della chiesa cattolica
( 58, ma con testi scritti negli anni Quaranta) si muove in altra direzione e comprende anche poemetti in prosa. Ma qui gi si afferma, appunto, il percorso inquieto interno alla sua opera, che lo porter ben presto ad altre soluzioni nettamente nuove, fino alla realizzazione di un libro, considerato tra i suoi esiti maggiori (non solo nella poesia): Le ceneri di Gramsci. Pubblicato nel  57,  segnato da una viva inclusione di elementi prelevati anche dal reale quotidiano, e sul piano del linguaggio, del tono e della forma, da una tessitura antinovecentesca, e dunque non senza una implicita predilezione per accenti tradizionali. Anche in tutto questo lunicit della sua esperienza poetica risulta oggi sempre pi incisiva, ed estranea alle maggiori linee di tendenza dellepoca. La scelta, in effetti provocatoria, di strutture classiche, della terzina dantesca riletta anche alla luce della poesia pascoliana, limpronta del suo ampio percorso poematico, la capacit di far coesistere il basso del reale con il decoro alto della forma, sono tratti che ancora possono creare un positivo attrito nel lettore. Nella sua visione agisce il rimpianto pervasivo per lautenticit di una condizione umana nella sua normale e paziente semplicit, ormai sempre pi relegata nel passato, di fronte al manifestarsi di una realt sociale dominata dai modelli del neocapitalismo e dalla mitologia di un benessere alienante. Su questo si innesta ed esprime con potenza la sua passione ideologica. Lo sguardo si muove sulla citt, su Roma, centrale luogo della sua esperienza, mentre si aggira nei quartieri e ce ne racconta sparsi dettagli. Nel cuore e nella mente gli pesa un senso di sofferta emarginazione dellintellettuale, la cui condizione sembra renderlo paradossalmente vicino al destino del sottoproletariato. Ecco allora la pagina animarsi di sprazzi narrativi in cui appaiono figure e cose di una concreta realt umilissima. Una poesia che  fin troppo facile definire civile, ma sempre impostata secondo una vocazione elegiaca, un dire argomentante e magmatico, fitto di presenze colte direttamente sul campo, e fatte simbolo di una perdita di autenticit. Proseguendo, pure se in linea con questo orientamento, Pasolini, con La religione del mio tempo (61), altro testo chiave nella complessit articolata della sua opera, modifica limpasto del procedere, utilizzando modi di uneloquenza sempre tendente a un tono elevato ma in strutture ancora pi apertamente discorsive, nel suo immutato impegno di testimonianza poetica moralmente e criticamente coinvolta nella contemporaneit in cui  immerso.
Un nuovo mutare, anche vistoso, della sua poesia, avviene poi, dopo la transizione di Poesia in forma di rosa ( 64) con un intento di poesia documento, di una opposizione pura  , ancora pi netto in Trasumanar e organizzar (71), con forte abbassamento di registro, verso una dimensione decisamente prosastica e con momenti persino di volontaria, provocatoria trascuratezza stilistica.
Il quadro dinsieme ci offre dunque limmagine multiforme di un autore legato vocazionalmente alla tradizione e insieme spinto dalla forte necessit di un continuo confronto serrato con i progressivi mutamenti depoca, sociali e antropologici. Mutamenti e slittamenti verso una perdita di sostanza interna forte dellesserci, da lui percepiti pi che tempestivamente, ed espressi in unopera che ne ha fatto uno speciale testimone imprescindibile della sua epoca.