ANGELO GUGLIELMI. Il critico. Ho imparato ad amarlo, di Simonetta Fiori.

Con lui sono stato feroce, ma era giusto cos. Oggi lho rivalutato, rispetto al raziocinio di Sciascia meglio la sua magnifica creativit.
Sono stato feroce quando occorreva esserlo. Ma Pasolini resta un grande personaggio, destinato a vivere nel futuro. Piccolo, magro, gli inconfondibili occhiali calati sul naso, Angelo Guglielmi si sporge agile sulla scrivania, quasi sdraiato sul muro di carte. Su, veloce, metta qui lOscar altrimenti cade tutto. La statuina che funge da reggilibri gliela port Nuovo cinema Paradiso allepoca della direzione di Raitre. Ma ora gli pare un riconoscimento ben pi meritevole di attenzione la sequela di improperi a lui destinati da Pasolini, in una delle missive appena pubblicate nelledizione integrale delle Lettere.
Critico detestabile, confusionario, e privo di gusto: Guglielmi ne accoglie i giudizi poco benevoli con un sorriso compiaciuto, come a riassaporare le antiche battaglie culturali perdute nella selva del Novecento. Mi detestava perch lavevo criticato. In realt detestava tutta la neoavanguardia. E noi detestavamo lui. A quasi novantatr anni, continua a produrre libri che riflettono le tensioni del secolo passato  Un lungo viaggio (Aragno) e Sfido a riconoscermi (La nave di Teseo)  ma guai a definirli autobiografie, genere che gli appare del tutto disonorevole.
Lei aveva stroncato Pasolini sul Verri, la rivista della neoavanguardia.
Avevo le mie ragioni per farlo. Dopo luscita dei suoi romanzi, era diventato il padrone delle lettere, amato dalla critica e reso celebre dai processi. Ma le sue erano prove narrative fallimentari. Pi che un romanzo Ragazzi di vita  un saggio di antropologia linguistica. E Una vita violenta  un romanzaccio che spaccia per sperimentalismo espressionista il pi vieto verismo. Pasolini stesso fu consapevole del suo fallimento.
Perch dice questo?
Era angosciato dal fatto che le sue parole non riuscissero a captare il brillio di cui scintilla la realt. Proprio lui che era ossessionato dalla realt, ne provava un trasporto fisico e la viveva senza risparmiarsi, si rendeva conto che questa sfuggiva alla sua presa di scrittore.
Ed  a quel punto che scopre il cinema.
Le immagini gli sembrano pi forti delle parole perch hanno lo straordinario potere di trasferire le cose nello schermo conservandone la forza prorompente. Il suo cinema rovescia radicalmente il racconto tradizionale ed  qui, non nella letteratura, che si realizza il suo sperimentalismo pi autentico.
Vuole dire che fu un mediocre scrittore e un grande regista?
Questo  vero fino a un certo punto.
Petrolio  il suo grande romanzo-mondo destinato a proiettarlo nel futuro. Negli ultimi anni Pasolini si rende conto che la realt non  qualcosa di finito che si possa chiudere entro confini predisegnati, ma  un flusso continuo di accadimenti. E riversa questo caos nella sua opera letteraria pi importante.
Comerano i vostri rapporti?
Conflittuali ma rispettosi. Quando gli chiesi di poter disporre dun suo brano in una mia antologia, prima mi tratt malissimo ma poi me lo concesse. Giorgio Bassani, al contrario, minacci di denunciarmi.
Pierpaolo era pi vero. E pi concreto.
Vi frequentavate?
No. Una volta al caff Rosati in piazza del Popolo scapp via non appena mi vide arrivare. Moravia mi disse che non voleva incontrarmi. La neoavanguardia lo faceva impazzire.
Perch a centanni dalla nascita
continua a essere lo scrittore italiano pi idolatrato?
 stato un personaggio straordinario e unico, capace di modalit espressive tra le pi diverse: narrativa, poesia, cinema, teatro, pittura. Non cera cosa che non sapesse fare. I giovani avvertono un istintivo interesse per la forza della sua personalit, anche se dubito che labbiano letto. E certo la sua fama  stata resa eterna dalla misera disgraziata fine. A differenza di un Moravia o di un Calvino, Pasolini continua a fare chiasso.
Pi delle opere  conosciuto il personaggio.
Fu lo stesso Pasolini a dirottare il riferimento dellopera alla persona dellautore, facendo di se stesso una parte importante del significante.
Un po come avviene con un attore che si propone come realt autosufficiente indipendentemente dal testo che sta recitando. Questo  forse il suo aspetto pi inquietante. E serve a spiegare la sua difficolt di scrittore.
Per in questo modo ha anticipato la societ mediatica che ruota intorno alla persona dellautore.
S, oggi  pi facile riconoscere Pasolini perch consonante con una civilt in cui contano il corpo e limmagine. Ma a me piace pensare che sia lintellettuale del futuro per due capolavori come Petrolio e Sal o le 120 giornate di Sodoma dove anticip il ritorno del fascismo.
Dopo le zuffe del passato mi sembra oggi prevalga un sentimento di ammirazione.
S, non lho amato e forse non lo amo ancora. Ma preferisco la sua passione creativa al raziocinio di Sciascia. E non esito a riconoscergli una paternit. A una sua frase  sono stanco di raccontare la realt con le parole, preferisco raccontarla con la stessa realt  deve molto la mia rivoluzione televisiva che metteva in scena la realt pi che narrarla. In fondo anche la tv della realt  nata con Pasolini.

Con la cinepresa Pier Paolo Pasolini sul set di Teorema, 1968.