La passione per il calcio. Leterna solitudine dellala, di Gabriele Romagnoli.

C una fotografia che tutto racconta. Si vede Pier Paolo Pasolini, in giacca e cravatta, inseguire il pallone in un campetto polveroso, attorniato da ragazzini di borgata.  impegnato e contento. Soprattutto,  completamente preso da quel che sta facendo. Non esiste un altrove per il suo corpo o per la sua mente.  nel qui e ora che si provano di rado e a sprazzi, di solito nellesecuzione ad arte di una passione. Poi tornava a girare un film o scrivere un libro, ma l ricominciavano il dubbio, le diverse possibilit, la scansione irregolare del mestiere. Pasolini era felice giocando e non soltanto quando era bambino a Bologna e lo faceva per sei ore di fila, anche da grande, quando interrompeva le riprese perch aveva sentito il richiamo di una partitella. Era la sua innocente evasione, ma prenderla sul serio era considerato un peccato. Per lintellettuale i passatempi popolari non potevano avere rilevanza. Ennio Morricone aveva pudore di aver composto musica da cinema, la migliore e pi raffinata mai arrivata in sala. Il suo maestro, Goffredo Petrassi, glielo rimproverava. E cos Pasolini scrisse di metacalcio. Lo legittim come ultima grande rappresentazione sacra. Lo decritt come fosse un linguaggio (i passaggi come significato, lazione come discorso). Divise i calciatori in categorie letterarie: prosatori come Bulgarelli, poeti come Riva (il gol era poesia), elzeviristi come Rivera e Mazzola. Quando li incontr di persona, pur estasiato, non chiese loro della palla, ma delle abitudini amorose. Inviato allo stadio per seguire un derby Roma-Lazio si sottrasse alla cronaca del gioco in ogni possibile forma e descrisse, invece, il pubblico (come chi non abbia fede a una messa si concentri sul fenomeno dei credenti).
Smarcandosi dai giornalisti sportivi, che considerava un sottocodice del codice letterario, lamentava che in Italia il calcio non avesse ancora avuto lonore di un interesse intelligente . Ci prov in solitudine, la solitudine dellala, che sente il rumore della folla in curva, il vocio del bar di quartiere, il silenzio dello spogliatoio di provincia e li mette insieme, combinando una musica del tempo. Fu acuto e profetico: segnal gli interessi economici come fattore di decadenza dello spettacolo, intu che il neocapitalismo avrebbe imposto una sua estensione fino alla nausea per stordire i tifosi-lavoratori.
Il calcio per lui era un gioco estremamente serio, o che decise di prendere estremamente sul serio. Lo cap e soprattutto cap quel che gli stava intorno e dietro. Ma capire spesso  un modo per perdere la fascinazione, per non lasciarsi pi andare. Per questo lateo a messa un po invidia i fedeli e il dotto cronista allo stadio i tifosi. Sono immersi, mentre laltro  sospeso in aria e osserva, d a ogni cosa un senso e le toglie il mistero. Il meta- calcio di Pasolini  stato il suo adulto esercizio di stile per legittimare quella felicit per sempre bambina che provava inseguendo un pallone senza chiedersi perch.