IL MITO. Alla ricerca del tempo antico, di Raffaella De Santis.

I viaggi in Oriente sono per Pasolini loccasione di ricostruire il mondo  primitivo di Edipo e di Medea.
Nessuna pi di Maria Callas, forte, passionale, ferita da un amore a cui aveva dato lanima poteva interpretare Medea. Cera qualcosa di imprendibile in lei, unalterit che sovvertiva ogni canone di recitazione e bellezza. Qualcosa che coincideva esattamente con lidea che dellantica Grecia aveva Pasolini.  Pasolini voleva mostrare unaltra Grecia. Non quella razionale, della ragion di Stato, ma quella selvaggia, spiega Marcello Barbanera, professore di archeologia greca e romana e presidente del Polo museale della Sapienza. Barbanera  il curatore di una mostra gioiello che si inaugurer il 4 marzo nel Museo dellArte Classica dellateneo romano: dieci fotografie originali, alcune inedite, scattate sul set di Medea da Mimmo Cattarinich, geniale fotografo che nel corso della sua carriera lavorer con i registi pi grandi, tra cui Fellini, Antonioni, Bertolucci, Cassavetes, Almodovar.
Forse il rapporto di Pasolini con lantichit  uno degli aspetti pi affascinanti del suo immaginario. Controverso, come spesso lo erano le sue idee, ma senza dubbio fuori da ogni schema prefissato. Nel 1967 aveva girato lEdipo Re, affidando a Franco Citti il ruolo del protagonista. Sullonda del successo aveva poi iniziato a riscrivere Medea. Era rapito dalla figura di quella donna madre e maga che forse faceva da specchio alla sua di madre, Susanna, per la quale qualche anno prima aveva scritto i versi pi accorati e tremendi che un figlio pu rivolgere a chi lo ha partorito: Sei insostituibile. Per questo  dannata / alla solitudine la vita che mi hai data.
La solitudine come condanna accomunava Pasolini, Medea, Callas. Ma li univa anche una predilezione istintiva per una passionalit sbrigliata dalle regole. Guardate nelle fotografie in queste pagine i costumi che il pi bravo di tutti, Piero Tosi, ha fatto indossare a Maria Callas: una tunica nera larga e gioielli esotici in abbondanza che ne sottolineano proprio la regalit arcaica. Uneleganza anomala che la forestiera venuta dalla Colchide portava in dote come impronta della sua sublime e inassimilabile alterit e che Pasolini forse avrebbe definita barbarica. Elena Fabbro, professoressa di lingua e letteratura greca alluniversit di Udine, parler anche di questo il giorno dellinaugurazione: La parola barbarico era tra le preferite di Pasolini, che aveva letto Il Ramo doro di James Frazer e il Trattato di storia delle religioni di Mircea Eliade. Daltronde lo aveva confessato a Jean Duflot: barbarie  la parola che amo di pi.  in questa chiave che gli interessava lantichit, come rimando a un mondo primitivo, sacro, da contrapporre criticamente alla modernit e alla deriva tecnologica.
Medea  tutto questo: una donna che per amore abbandona la sua terra e una volta arrivata in Grecia non riesce a trovare il suo centro, tanto che Pasolini, ricorda Elena Fabbro, descrive quello che le accade come una  catastrofe spirituale. Cinematograficamente lamore per una grecit non apollinea  reso attraverso una lontananza geografica che sposta le scene ad Oriente, come racconta Valerio Coladonato, docente alla Sapienza di Storia del cinema: I paesaggi brulli e i deserti della Cappadocia o della Siria servivano a Pasolini a suggerire la purezza e la magia di una civilt vista in opposizione a un mondo dominato dalla razionalit e interessato alla conquista del potere. Un mondo che aveva invece in Giasone, lavventuriero violatore di una sacralit originaria, il suo rappresentante ( interpretato nel film da un attore non professionista, latleta Giuseppe Gentile, quasi due metri di altezza, medaglia di bronzo alle Olimpiadi del Messico del 1968).
Al centro di tutte queste tensioni narrative cera Maria Callas, unicona non pi baciata dal successo, che stava attraversando una fase difficile sia nella vita professionale che privata. Aveva perso la voce e il suo grande amore, larmatore greco Aristotele Onassis laveva lasciata lanno prima per sposare Jacqueline Kennedy. Cos come lambizioso Giasone molla Medea con lintenzione di sposare Glauce, la giovane figlia di Creonte, il re di Corinto. Il paragone  fin troppo facile. Gli amori viscerali, secondo Barbanera, quelli che se ne fregano della realpolitik erano la vera ossessione di Pasolini: Il tuffo allindietro nella Grecia dei grandi tragici lo aiutava ad indagare le relazioni umane e molto probabilmente ad esplorare se stesso: il rapporto con il padre attraverso lEdipo Re e quello con la madre attraverso Medea .
Lelegia di un passato puro, cos come quella di un sottoproletariato non corrotto, era la debolezza di Pasolini, pagata infine con la sua stessa vita.  vero per che la mitologia antica, cos come le borgate che tanto amava, non erano luoghi idilliaci e tranquilli, tuttaltro. La professoressa Fabbro, curatrice del volume Il mito greco nellopera di Pasolini, contesta lidea che quella poesia delle origini fosse naf:  Pasolini non  ingenuo, conosce bene la violenza del sacro ma la preferisce a quella della modernit. La preferisce perch quella violenza  legata a una ciclicit naturale mentre nel mondo moderno vede solo desolazione.
E, proprio perch amava i contrasti, Pasolini con quello stesso spirito agonistico rileggeva la storia. La Grecia classica da cartolina non lo seduceva, perch era un quadro oleografico privo di contraddizioni. Corsaro anche in questo, attraverso una rilettura delle tragedie antiche si divertiva a ribaltare limmaginario dominante: Ha contribuito a sovvertire un luogo comune, unidea della Grecia antica che si era formata nel Settecento, senza colori, fatta solo di statue bianche. Una lettura olimpica della grecit che veniva da Winckelmann e che era stata tramandata dal romanticismo tedesco.
In questottica Medea era la grande maledetta, la maga infanticida che sconvolgeva le regole civili. Durante le riprese, Pasolini e Maria Callas diventarono inseparabili e, come si sa, lei si innamor, condannandosi ancora una volta a una passione impossibile. Lui non poteva amarla come lei avrebbe voluto, ma la sentiva parte di s. La loro era una comunione di anime. Le scrisse una lettera che iniziava cos: Cara Maria, stasera, appena finito di lavorare, su quel sentiero di polvere rosa, ho sentito con le mie antenne in te la stessa angoscia che ieri tu con le tue antenne hai sentito in me.
Laltra storia riguarda le foto in mostra alla Sapienza. Appartengono a Stefano Di Tommaso, sono tutti scatti di Mimmo Cattarinich, con firma autografa (formato 60x40). Alcuni saranno esposti per la prima volta. Di Tommaso  un bibliofilo e collezionista di Frascati, in passato assessore alla cultura e sindaco della citt, che ha una casa piena di libri rari, cimeli, fotografie, una vera ossessione per la memoria. In questo pantheon a Pasolini e Callas ha dedicato due altarini:  Mimmo non era un semplice fotografo di scena ma un ladro di anime. Romano, ma di lontane origini dalmate, Cattarinich lavorer con Pasolini anche a I racconti di Canterbury, nel 1972. Il figlio Armando, fotografo di moda, ricorda bene quel set. Era un bambino, il padre lo aveva portato con s:  Ho stampata in mente limmagine di Pasolini che parla circondato da un capannello di persone. Era carismatico, appena apriva bocca veniva accerchiato  . Eppure aveva un tono sottile, quasi un soffio. Ma ha ragione Barbanera, perfino quello era un suo tratto distintivo:   stato una figura dirompente ma non con la violenza del polemista, piuttosto con una grazia che si esprimeva attraverso la sua voce delicata. Una voce alla quale affidava concetti taglienti, lucidi, coraggiosi. Sconvolgeva come pu sconvolgere un bambino che dice la verit.

Le foto in queste pagine sono di Mimmo Cattarinich (60x40), propriet di Stefano Di Tommaso. 
Callas e Pasolini durante un sopralluogo in Cappadocia (Turchia), insieme a Franco Rossellini e Giuseppe Gentile. 
Callas-Medea e Sergio Tramonti ( Apsirto) sul carro col vello doro; scena di preparazione del corpo di Apsirto fatto a pezzi; Callas nella chiesa di Meryem Ana a Greme, in Cappadocia.