Primo tempo. Ritratto del Poeta da giovane, di Piergiorgio Paterlini.

La vita da maestro in Friuli, lamore per i classici con i suoi ragazzi. Fino allo scandalo e alla fuga a Roma.
Pier Paolo si muove in bicicletta in un fazzoletto di Bassa friulana, da Casarsa a Versuta  dove ha affittato una stanza per farci uno studiolo che poi diventer rifugio ancora pi sicuro dalla guerra  in bicicletta a Valvasone, quando insegner alle medie, dal 1947 al 1949. In bicicletta spesso su strade bianche per qualche scampagnata, alle sagre paesane, al fiume, soprattutto al fiume, la riva destra del Tagliamento. Ha tra i 19 e i 28 anni. Abita a Casarsa della Delizia, casa e famiglia di mamma Susanna Colussi, nel tentativo di sfuggire ai bombardamenti di una guerra che puzza di merda . Linfanzia e ladolescenza erano state un frenetico peregrinare al seguito del padre, lufficiale di fanteria Carlo Alberto. Bologna, Parma, Conegliano, Belluno, Casarsa, Sacile, Idria. Un pezzo di ginnasio a Conegliano, un altro pezzo a Cremona, un altro a Scandiano (una quindicina di chilometri da Reggio Emilia). Poi un po di stabilit: liceo a Bologna e a Bologna luniversit. Le estati a Casarsa prima del trasferimento definitivo nel 1941. A Reggio ha conosciuto il primo importante amico, Luciano Serra. Lo ritrova al Galvani di Bologna, e a Bologna le amicizie si allargano e acquistano nuovo spessore culturale: oltre a Luciano, Roberto Roversi, Francesco Leonetti, Achille Ardig, Giovanna Bemporad, Fabio e Silvana Mauri (la loro madre  sorella di Valentino Bompiani).
Pi provincia di cos si muore. La sterminata e asfittica provincia italiana, quella da cui scappi o muori, quella che soffoca chi rimane, si salva chi fugge in tempo, prima di rimanerne intrappolato per sempre come in un film horror.
Pasolini infatti fugge. A Roma, nel gennaio 1950. Invece no. La sua storia sembra raccontare unaltra storia. Perch nulla di provinciale c in Pasolini, e nella sua vita, mai. La provincia non lo sfiora nemmeno. Neanche si pu dire la assuma come condizione oggettiva e la utilizzi per trasformare lo sguardo, il punto di vista, alla pari di altri intellettuali, scrittori, artisti. No,  come se qualcosa nel suo Dna lo rendesse totalmente impermeabile. Non un rifiuto, non un mutamento di prospettiva, ma una estraneit radicale e del tutto naturale. Senza conflitti, per una volta.
Pasolini scrive poesie in friulano, ma il friulano  una lingua, non un dialetto. Meno provinciale di cos.
I magredi del Tagliamento sono la cosa pi lontana che si possa immaginare dal Tevere e dalla marane delle periferie della capitale. Ma Pasolini non frequenter il nuovo fiume e le borgate per continuit con i campi del Friuli. Lunica continuit sono i ragazzi  una gioia da morirci dentro  i ragazzi che l vanno a giocare a pallone e a fare il bagno seminudi. Le periferie delle metropoli sono metropoli per eccellenza, la quintessenza delle metropoli, non campagna. La continuit  leros, non il paesaggio, non la povert, non la classe sociale, non la lontananza da qualunque centro.
Anche le sagre paesane, le bevute, i balli Pasolini non li vive come divertimento e senso di appartenenza alla comunit. Lui guarda tutto, ancora giovanissimo, da antropologo, da sociologo, da linguista. Dal di fuori, da osservatore distaccato (ed  un atteggiamento culturale, non la percezione dolorosa della diversit sessuale).
Prima di diventare insegnante statale  Pasolini  maestro dentro, maestro con la m minuscola  organizza una scuola nella sua casa per i ragazzi che non possono pi andare neanche a Conegliano in treno, con i bombardamenti che impazzano. Pochi anni prima Pasolini aveva fondato lAcademiuta di lenga furlana, ragazzi di quindici, diciassette anni, insieme al suo amico Cesare Bortotto, al cuginetto Nico Naldini e al grande amore della sua vita prima di Ninetto, Tonuti. In entrambe le officine si legge e si fa poesia, si scrive in friulano ma si studia anche greco e latino, lo sguardo  ai classici, ma anche alla contemporaneit e alla sperimentazione linguistica. Pasolini legge e fa leggere Cechov, Verga, lAntologia di Spoon River, Gide, Penna, Ungaretti, Montale, Cardarelli. Ovviamente  leros che diventa pedagogia, dalla notte dei tempi. Ma anche qui sembra di essere alla Biblioteca nazionale, non in una stanza sperduta in mezzo ai campi. Niente di dilettantesco, velleitario, periferico, marginale.
Qualcuno ogni tanto se ne esce con la scuola di Barbiana, stessa vocazione amoroso-pedagogica, un adulto che si dedica ad acculturare i ragazzi del popolo in un luogo sperduto. Ma  un abbaglio. A don Lorenzo Milani sta a cuore che i ragazzi imparino litaliano al posto del dialetto, arrivino a conoscere mille parole come i padroni per non essere pi servi. Pasolini  lontano anni luce da tutto questo. A lui interessano la letteratura e larte come assoluti, questione esistenziale non strumento anticlassista, il lavoro intellettuale come fedelt a s stessi e per questo morale. Senza contare che da Casarsa Pasolini ha rapporti con Gianfranco Contini, Vittorio Sereni, Enrico Falqui, Giorgio Caproni (che conosce personalmente), con Mondadori e Bompiani, pubblica i primi libri che riscuotono attenzione, fonda riviste, collabora con altre, scrive sulla Fiera Letteraria,  insomma gi nel vivo del dibattito culturale dellepoca con una sua voce precisa e forte.
E non ha nulla di strapaesano e provinciale e contadino  come il contesto geografico farebbe invece pensare  la tormentatissima vicenda familiare. Il conflitto drammatico con il padre, fascista, che va e viene da casa, tradisce la moglie, perde tutti i soldi, beve, viene fatto prigioniero in Africa, torna e viene diagnosticato anche clinicamente paranoico, con crisi sempre pi violente e frequenti di urlante delirio accusatorio. (Ho smesso di amare mio padre a tre anni). A fare da contraltare, quellamore assoluto della madre per lui, prima del suo per lei, una sconfinata intimit. Una madre a sua volta cos estranea allambiente strapaesano: fa la maestra altrimenti in casa non si mangia, ma non  una donna che possa confondersi con le altre, arriver a scrivere addirittura un romanzo sulla storia della propria famiglia a partire dalla campagna di Russia di Napoleone.
Infine, a nulla di provinciale pu ricondursi la vicenda del fratello Guido, partigiano, ammazzato nella tragedia di Porzs dai suoi stessi compagni, comunisti che accusano la sua brigata di tradimento. Se mai c stata tragedia-simbolo pi drammatica di un pezzo della Resistenza italiana  questa. Lunica cosa che sembra portarsi addosso un sapore di provincialismo  la ricaduta pubblica dellomosessualit di Pasolini, il tentativo di ricatto subito da un prete, qualcosa di oscuro che comincia a trapelare, fino alla vicenda finale dello scandalo di Ramuscello, una masturbazione con tre ragazzi, che poi non riescono a tenere la bocca chiusa, si accusano a vicenda, le voci arrivano ai carabinieri, i primi di infiniti procedimenti giudiziari (adescatore, corruttore di minorenni, atti osceni in luogo pubblico), la cacciata dallinsegnamento, la cacciata dal Pci per indegnit morale e politica. Da questo, s, non si pu che fuggire: mettere in salvo la mamma, mettere in salvo se stesso. Ed ecco la fuga in treno in unalba gelida di gennaio per chiedere rifugio allo zio Gino Colussi, via Porta Pinciana 34, Roma.
 curioso che quellatmosfera cos provinciale a proposito degli  scandali omosessuali negli anni Cinquanta permeasse in realt tutta la societ italiana, senza differenze  se non di spazi e di occasioni  fra citt e paesini.
Io so. Ma non ho le prove. Sono forse le parole pi famose di Pasolini. Gliele rubo, per dire che non ho le prove ma sento che nonostante lumiliazione, la mancanza di soldi, di lavoro, di prospettive, Pasolini, scendendo alla stazione Termini, abbia pensato  o solo sentito  non di essere un esiliato, ma uno che torna ai luoghi che sono sempre stati suoi. Di pi. Mi sembra di sentirlo sussurrare: non sono mai partito da qui.

Le fotografie. Pier Paolo Pasolini con gli alunni dellAcademiuta di Lenga, la scuola di lingua friulana fondata dallo scrittore nel febbraio del 1945 sotto le bombe. Un ritratto di Pasolini ancora adolescente insieme al padre e bambino allet di tre anni con la madre Susanna nel 1925; infine a Bologna negli anni delluniversit con Francesco Leonetti e Luciano Serra in uno scatto del 1940.

In Friuli La casa materna diventa un museo.
C una lettera dedicata al padre, volontario in Africa, scritta ben prima della rottura familiare. E il copione di unopera in friulano, La Morteana, il suo debutto teatrale che, per, non fu portato mai in scena. E poi, soprattutto, i quaderni rossi, i diari del giovane Pier Paolo, fra i pi emozionanti scritti che si possono vedere a casa Colussi, la casa museo a Casarsa della Delizia (Pordenone), che il 5 marzo verr aperta al pubblico. Alcune foto e documenti sono pubblicati in queste pagine.
