Lilli Gruber.
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Eredit.
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Una storia della mia famiglia tra l'Impero e il fascismo.
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2012. RCS Libri, MILANO.
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Versione digitale realizzata da: Libero Giacomini, E-mail: libero.giacomini@gmail.com.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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 il novembre del 1918, e il mondo di Rosa
Tiefenthaler  andato in frantumi. L'Impero
austroungarico in cui  nata e vissuta non
esiste pi: con poche righe su un Trattato
di pace la sua terra, il Sudtirlo,  passata
all'Italia. "Il nostro cuore e la nostra mente
rimarranno tedeschi in eterno", scrive Rosa
sul suo diario. Colta e libera per il suo tempo,
lo tiene da quasi vent'anni, dal giorno
del suo matrimonio con l'amato Jakob. Mai
avrebbe pensato di riversare nelle sue pagine
una cos brutale lacerazione. Ne seguiranno
molte altre. In pochi anni l'avvento del fascismo
cambia il suo destino. Cominciano
le persecuzioni per lei e per la sua famiglia,
colpevoli di voler difendere la loro lingua e
la loro identit: saranno arrestati, incarcerati,
mandati al confino. E Rosa assiste impotente
al naufragio di tutte le sue certezze.
Intorno a lei, troppi si lasciano sedurre da un
sogno pericoloso che si sta affacciando sulla
scena europea: quello della Germania nazista.
Non potr impedire che Hella, la figlia
minore, sia presa nel vortice dell'ideologia
fatale di Hitler. E presto dovr affrontare la
scelta impossibile tra l'oppressione e l'esilio.
Nata austriaca, vissuta sotto l'Italia, morta
all'ombra del Reich, Rosa  il simbolo dei
tormenti di una terra di confine. Su quella
frontiera  cresciuta Lilli Gruber, sua bisnipote,
che oggi attinge alle parole del suo diario.
E racconta una pagina di storia personale
e collettiva in questo libro appassionato,
teso sul filo del ricordo, illuminato da una
felice vena narrativa. Intrecciando testimonianze
e documenti, lettere e memorie, apre
ai lettori le porte di un Sudtirlo dilaniato
e splendido, dietro cui si stagliano un'Italia
presa nella morsa della dittatura e un'Europa
travolta dall'incubo delle guerre mondiali.

Personaggi e luoghi: descrizione delle fotografie.

Il ritratto di Rosa Tiefenthaler che oggi accoglie i visitatori
nell'atrio della casa di Pinzn.

Johann Tiefenthaler, il padre di Rosa, possidente terriero,
produttore e commerciante di vini.

Rosa da giovane, sul sentiero che porta alla chiesa, davanti
alla sua casa di Pinzn.

La famiglia Rizzolli-Tiefenthaler:
Rosa e Jakob e, da sinistra, Elsa, Gusti, Josef, Berta e Mariedl.
La pi piccola, Hella, non  ancora nata.

Una veduta del paesino di Pinzn, dalla strada che sale da Neumarkt.

Hella Rizzolli in dirndl, l'abito tradizionale, vicino alla chiesetta di Pinzn.

Hella insieme ad alcune delle bambine a cui insegnava clandestinamente
il tedesco, negli anni Trenta.

Gusti Rizzolli suona la chitarra davanti alle vigne di famiglia.
 la pi dotata per il canto e la musica, tra le figlie di Rosa.

Elsa Rizzolli con i figli Herlinde e Hubert.

Franz Deutsch, marito di Elsa (a destra), con un commilitone
durante la Prima guerra mondiale.

Berta Rizzolli e suo marito Oskar Hammerle il giorno del matrimonio.

Josef Rizzolli e sua moglie Maria Camper il giorno del matrimonio.

Jakob Rizzolli passeggia per le vie di Vienna
con la figlia Berta e la nipotina Sigrid.

Rosa a Vienna, in Stephansplatz, assieme al genero Oskar.

Le due sorelle Tiefenthaler Luise (a sinistra) e Rosa
(a destra).

Rosa e Jakob negli anni Trenta, ancora molto innamorati.

La casa di Pinzn com' oggi, con gli affreschi fatti
da Johann Tiefenthaler ben visibili sugli edifici vicini.
...
L'autrice.

LILLI GRUBER, giornalista e scrittrice,
prima donna a presentare un telegiornale in
prima serata, dal 1988 ha seguito come inviata
per la Rai tutti i principali avvenimenti
internazionali. Dal 2004 al 2008  stata
parlamentare europea. Dal settembre 2008
conduce la trasmissione di approfondimento
Otto e mezzo su La7. Gli ultimi bestseller
pubblicati con Rizzoli sono Chador (2005),
America anno zero (2006), Figlie dell'Islam
(2007), Streghe (2008), tutti disponibili anche
in Bur, e Ritorno a Berlino (2009).
...
Una nota, prima di cominciare.

La scrittura di questo libro ha richiesto oltre due anni di
lavoro di documentazione. Gli eventi storici narrati sono
realmente accaduti, i personaggi sono esistiti. Alcune parti
della trama, situazioni e dialoghi, sono per opera di fantasia.
Basandomi rigorosamente sulle informazioni fornite
dalla mia famiglia, sulle lettere ed il diario e le testimonianze
scritte, su libri di storia locale e documenti d'archivio, ho
ricostruito alcune circostanze in modo narrativo.
Un'avvertenza sui toponimi. Quando comincia questa
storia, il Sudtirlo fa parte da sempre dell'Impero austroungarico
e tutti i suoi luoghi hanno nomi tedeschi.
Quando diventa italiano, cambiano lingua. Non volevo
per costringere il lettore a ricordare due nomi per ogni
borgo, lago e vallata, o sostituirli a met del libro, e ho
scelto di usare i toponimi italiani noti a tutti. Con un'eccezione.
I luoghi della storia familiare saranno menzionati in
tedesco, a partire dal cuore del racconto, il paese della mia
bisnonna: Pinzn e non Pinzano, cos come Entiklar e non
Nielara, Kurtatsch e non Cortaccia e cos via.  una manciata
di piccoli nomi, che nella grande Storia non contano
molto ma che i protagonisti hanno conosciuto e amato in
tedesco.  un omaggio a Rosa, che come tanti non si  mai
sentita italiana.

(L'albero genalogico e la cartina della
Bassa Atesina sono stati soppressi cos come quelle dei confini).
...
Dedica.

Alla mia famiglia di donne splendide e uomini speciali:
Herlinde e Micki, Alfred e Winfried.
You are so nice to come home to.
...
Citazione.

Dreifach ist der Schritt der Zeit:
zgernd kommt die Zukunft hergezogen,
pfeilschnell ist das Jetzt entflohen,
ewig still, steht die Vergangenheit.

Triplice  il passo del tempo:
esitante s'avvicina il futuro,
il presente s'invola come saetta,
eternamente muto rista il passato.

L'esergo del diario di Rosa Tiefenthaler,
cit. da Johann Christoph Friedrich Schiller,
Poesie filosofiche: Detti di Confucio, I, VV. 1-4.
...
La lacerazione.

Rosa ha il cuore pesante. Seduta nel salone della
sua grande casa, fissa le pareti rivestite di legno. La
catastrofe infine  accaduta.
Con la schiena dritta nel vestito grigio a collo
alto, apre sullo scrittoio il diario rivestito di pelle
marrone a cui confida i suoi pensieri. Prende una
penna e la intinge nell'inchiostro nero. Il suo antico
corsivo tedesco  una calligrafia regolare, leggermente
inclinata. Comincia a raccontare un nuovo
episodio della sua storia, a discendenti che non incontrer
mai.
Innanzitutto annota il luogo in cui si trova,
Pinzn. Non ha mai lasciato, se non per brevi
viaggi, questo minuscolo villaggio del Sudtirlo
dove ha iniziato a scrivere il diario, sedici anni
prima.  qui, sulle alture che dominano l'Adige,
che ha ancorato la sua vita. Tra le vigne, i meleti e i
grandi alberi che ricoprono di un verde intenso i
fianchi della montagna.
Aggiunge la data: novembre 1918. Non ha bisogno
di essere pi specifica. Per lei, l'intero mese significa
infelicit: ha portato la sconfitta e una dolorosa
lacerazione. E annuncia nuove tragedie. Rosa sa
che il suo mondo  crollato, che la sua vita non sar
mai pi la stessa. Che la sua famiglia, la sua comunit,
la sua identit sono in pericolo.
Questa donna di quarantun anni ha un viso aperto
e generoso, illuminato dagli occhi azzurri. Gli
zigomi sono alti, il naso regolare e la bocca ben disegnata.
Ha gettato sulle spalle uno scialle di lana
per combattere il freddo. L'inverno si annuncia gelido
e manca la legna per alimentare la grande stufa
di maiolica bianca che troneggia in un angolo della
Stube al primo piano, la stanza foderata di legno di
abete riservata alla famiglia e agli intimi.
Rosa comincia a scrivere: Sono arrivati i giorni
pi turbolenti della guerra. Di tanto in tanto si interrompe
per tendere l'orecchio. La sua ultimogenita,
Helene detta Hella, che a maggio ha compiuto
due anni, si  addormentata e Rosa veglia sul suo
sonno tranquillo. Per questa bambina il mondo
sar un posto completamente diverso, dovr crescere
in un universo che sua madre non conosce e
non riesce ancora ad immaginare. Potr mai essere
felice?
Si  concordato l'armistizio con l'esercito italiano,
ma gli italiani l'hanno accettato solo quattordici
giorni dopo in modo da passare il confine
senza fatica. La carestia, il tradimento, la
miseria... Le molte nazioni dell'Austria si sono
viste perdute, si  giunti al terribile crollo. Si
salvi quello che si pu. Il giorno dei morti sembrava
che la tromba chiamasse i vivi e i defunti
al giudizio finale.  impossibile descrivere la
ritirata, chi l'ha vista con i propri occhi porter
quelle immagini impresse nel cuore, ungheresi
e cechi se la sono data a gambe gli uni dopo gli
altri, saccheggiando i depositi delle provviste,
incendiando paesi e citt, uccidendo chiunque
si avvicinasse, rubando cavalli e carri ai loro
proprietari per tornare a casa pi in fretta o per
venderli e procurarsi un ricco bottino.
I soldati italiani sono arrivati subito dopo, cosa
che per noi, da una parte,  stata una fortuna.
Quello che gli uomini e gli animali potevano
trascinare  stato portato via immediatamente
dai magazzini della ferrovia, ognuno pensava
solo a se stesso; il giuramento a Dio, all'imperatore
ed alla patria ormai non ha pi valore.
Gli eventi del novembre 1918 mettono fine a un
periodo difficile della vita di Rosa Rizzolli, nata Tiefenthaler.
La guerra in Europa, che si  appena conclusa
con la sconfitta dell'Impero austroungarico e
della Germania guglielmina, ha scandito a lungo la
vita nella casa di Pinzn. Quel tranquillo paesino 
stato scelto, fin dall'inizio delle ostilit, per ospitare
un comando dell'esercito austriaco. Pi in alto sul
versante della montagna, alcuni prigionieri russi
hanno costruito un tratto di ferrovia, fondamentale
per approvvigionare il fronte. E la grande casa di
Rosa e di suo marito Jakob, la pi bella dimora di
Pinzn,  stata requisita. Si  riempita di ufficiali e i
soldati si sono acquartierati negli edifici annessi,
come la stalla e il magazzino. Jakob  stato mobilitato
e trasferito a Bolzano, una ventina di chilometri
pi a nord, per fortuna lontano dalla zona dei
combattimenti. Rosa per ha dovuto affrontare da
sola le incertezze del tempo di guerra. E in questa
tempesta ha dovuto crescere le quattro sorelle maggiori
della piccola Hella - Elisabeth, Auguste,
Maria e Berta - e il fratello Josef, unico e prezioso
erede maschio della famiglia. Anche a sua sorella
Luise non sono mancate le preoccupazioni: il figlio
maggiore Hans, erede del vasto patrimonio familiare,
 appena tornato ferito dal fronte.
Rosa apre il suo diario, in cui non scrive da oltre
quattro mesi, pochi giorni dopo l'avvenimento che
trasformer radicalmente il destino di una regione,
dei suoi abitanti e dell'Europa intera. Il 10 novembre
1918, nel pomeriggio, un veicolo dell'esercito
italiano si  fermato nel centro del villaggio di Brennero,
sul passo che d'ora in avanti diventer il
nuovo confine del Regno d'Italia. Ne  sceso un generale
seguito dai suoi ufficiali che ha assistito,
soddisfatto, alla ritirata dei soldati austriaci e ungheresi.
Le truppe, in fuga gi da diversi giorni, si sono
battute per difendere la sovranit dell'Impero degli
Asburgo sulle regioni dell'Istria, del Trentino e del
Tirlo. Ma sono state sconfitte. Il 3 novembre 
stato firmato l'armistizio, a Villa Giusti, nei dintorni
di Padova. In sguito a questo accordo l'imperatore
Carlo I dovr rinunciare anche al Sudtirlo.
Una terra che per Rosa  la Heimat, la sua patria.
Una regione le cui popolazioni parlano il tedesco,
legata all'Impero asburgico da secoli di storia e di
cultura condivisa.
Nei giorni che seguono l'arrivo degli italiani al
Brennero, una barriera di legno viene eretta attraverso
la strada principale, tra l'Italia e l'Austria. Nei
primi tempi  una semplice garitta, verniciata coi
colori nazionali bianco, rosso e verde. In sguito,
verr costruito un vero e proprio posto di frontiera,
per imprimere nel terreno il segno di una lacerazione
storica. Questa divisione sar consacrata dal
Trattato di Saint-Germain-en-Laye, firmato nel settembre
1919. Con un tratto di penna, le popolazioni
che vivono qui da generazioni si ritrovano soggette
a un nuovo Regno.
Rosa si alza un momento per accendere una lampada
e contempla la valle dell'Adige. Le terre che
scendono in un dolce pendio verso il fiume appartengono
a lei. Se sposta lo sguardo a destra, vede gli
imponenti contrafforti delle Dolomiti, che dominano
Bolzano. Il passo del Brennero, dove pochi giorni
prima si  consumato il dramma,  poco pi a
nord. Scrive:

L'Austria  smembrata, il nostro caro Tirlo diviso,
noi poveri sudtirolesi siamo finiti sotto il
dominio dei Welschen. Ma continuiamo a sperare
ed a sopportare, non vogliamo far parte per
molto di questa nazione, il nostro cuore e la nostra
mente rimarranno tedeschi in eterno.

Rosa chiude il diario e ascolta il silenzio della notte.
Con la fine dei combattimenti  tornata la calma a
Pinzn. Gli ufficiali austriaci hanno gi lasciato la
casa, i soldati hanno smantellato gli accampamenti.
Presto arriveranno i Welschen - cos qui chiamano
gli italiani. I lavori di costruzione della ferrovia si
sono interrotti. E i colpi di cannone che sono risuonati
cos spesso nella valle, con un rombo ben pi
terribile di quello del tuono, ora tacciono.
Attraversa l'atrio e va in camera sua. Si inginocchia
ai piedi del grande crocifisso appeso al muro.
Si rivolge a quel Cristo che fin da bambina  stato la
sua guida. La terra del Tirlo riserva un culto particolare
al Sacro Cuore di Ges, e Rosa vive la sua
fede con passione e rigore. Questa sera, prima che
la Storia imbocchi la nuova strada, sa che avr bisogno
pi che mai del sostegno divino. Ma prima di
chiedere a Ges di aiutarla, vuole ringraziarlo.
Ha risparmiato la vita di suo marito Jakob, in un
conflitto che ha fatto milioni di morti in tutta Europa.
Presto il suo adorato sposo torner a casa, e lei
sentir la sua presenza rassicurante nel letto coniugale
dove sta per coricarsi. Dio ha risparmiato anche
i suoi figli, mentre la fame e la malattia decimavano
intere famiglie. E ha preservato i suoi possedimenti,
mentre intorno pioveva la distruzione su tante case
incendiate, saccheggiate, abbattute. Rosa ringrazia.
Ma sospira, inquieta.
Rosa  la mia bisnonna. Non l'ho mai conosciuta, 
morta nel 1940. Era nata nel 1877, in un tempo cos
radicalmente diverso dal mio. Quando ho ritrovato
il suo diario, conservato con cura da una parente, e
ho cominciato a leggerlo, la sua voce mi  suonata
subito familiare. Mi parlava di s, delle sue gioie e
dei suoi dolori. Ma anche di me e delle mie radici.
Rosa per me non era certo una sconosciuta,
anche prima di leggere quelle pagine. Al contrario.
Mia madre e mia nonna Elsa mi hanno raccontato
spesso di lei. Questo personaggio quasi leggendario
emergeva da ogni aneddoto mostrando sfumature
diverse: la madre dolce, la nonna affettuosa e l'indipendente,
colta proprietaria terriera. La benefattrice
dal grande cuore e la donna forte, determinata a
fare a ogni costo il bene della famiglia. Una figura
carismatica e insolita per i suoi tempi. Una vincente,
in un periodo in cui la sua patria di appartenenza
visse cocenti sconfitte storiche.
Ed era bella, Rosa. Il suo viso spicca nelle foto e
per tutta l'infanzia mi ha guardata, un po' indulgente
ed un po' severa, dal suo ritratto nell'atrio della
casa di Pinzn. Forse per questo la sua figura mi ha
sempre incuriosito, o forse perch mia mamma Herlinde,
la sua nipote preferita, unica figlia femmina
della sua primogenita Elisabeth detta Elsa, me l'ha
sempre descritta come una persona speciale. Ho
sentito di dover dar voce alla sua storia, che  anche
la storia tempestosa della regione in cui sono cresciuta.
Oggi anch'io la chiamo la mia Heimat.
Per anni mi sono detta che avrei dovuto, in un libro,
occuparmi del Sudtirlo. Ho viaggiato molto e nel
mio lavoro ho cercato di raccontare il mondo: il
Medioriente, le sue tensioni e ricchezze, l'Europa
con le sue inquietudini e speranze, l'America con i
suoi splendori e contraddizioni. Ma della terra da
cui vengo non avevo mai parlato.
Da giovane sono stata spesso insofferente nei
confronti delle tradizioni, di quella retorica patriottica
che in Sudtirlo pu sfociare in aperto nazionalismo.
Devo dire a mia discolpa che una ragazzina
sudtirolese veniva letteralmente sommersa di Storia,
con la maiuscola. A scuola e nel discorso pubblico
le maiuscole erano tante: la Cultura, la Memoria,
la Heimat. A casa dei miei genitori le cose erano
diverse, per fortuna: hanno sempre insistito perch
conoscessimo le nostre radici, ma come base di partenza
per incontrare popoli diversi, abbattere i confini.
Dovete sapere da dove venite, per potere andare
lontano spiegavano. In quegli anni Settanta
di ideologie, rivoluzioni e anche rimozioni, l'apertura
al mondo saldamente radicata in un'identit
culturale era un messaggio insolito e prezioso. Cos
suonavo Mozart al pianoforte, e ascoltavo i vinili
dei Rolling Stones.
Sono cresciuta per in un continuo dialogo con
un passato che non voleva passare, a partire dai dettagli
della vita quotidiana. Mia nonna Elsa si  rifiutata
categoricamente per tutta la vita di imparare
l'italiano perch per lei il Sudtirlo era, semplicemente,
tedesco. In casa sua esistevano solo libri, giornali
e riviste tedeschi o austriaci, oltre allo storico
Dolomiten. La cucina era di stampo austroungarico,
dominata dagli arrosti con la marmellata di ribes
rosso e da Kndel di ogni tipo. A casa sua non si vedevano
cannoli e bab, ma Strudel e Sacher-Torte.
Burro, non olio d'oliva.
E c'erano certi quadretti in cucina, appesi in fila
sopra al legno del rivestimento, che per me bambina
erano una fonte perenne di curiosit e inquietudine.
Raffiguravano fuggiaschi stracciati, scene di
miseria e di violenza. Uno per me indimenticabile
rappresentava una donna con un fazzoletto da contadina
sul capo, un bambino per mano e un vecchio
dietro, che portava sulla schiena curva un pesante
fardello. La classica iconografia dei profughi: il marito
al fronte, la donna in fuga dal combattimento,
sulle spalle una vita intera. Questa  la guerra mi
ripeteva mia nonna. Ricrdati,  solo fame, paura
e miseria.
Di guerre,da inviata, ero destinata a vederne pi
di una. Mia nonna ne aveva attraversate due. E in
un certo senso, una l'ha salvata dall'addio per
sempre alla sua patria. Rischi di dover lasciare la
sua casa e tutti i suoi beni, nel 1939, con le cosiddette
opzioni. Una grande tragedia collettiva orchestrata
da Hitler e Mussolini.
Il diario di Rosa si apre nel 1902 e si interrompe a
Natale del 1939. Anni dolorosi, non solo per il Sudtirlo.
Le crisi e le tensioni nazionaliste che segnarono
l'inizio di un secolo turbolento. Il trauma del passaggio
della regione dall'Austria all'Italia. Il ventennio
fascista. Il sorgere e l'affermarsi di un sentimento
di rivalsa che avrebbe portato tanti, troppi sudtirolesi
dritti tra le braccia del Fhrer. E il patto col diavolo,
dopo l'accordo tra il dittatore tedesco e il Duce.
Non  un periodo facile da raccontare, gi in
molti ne hanno parlato con autorevolezza, e questo
non  un libro di storia.  un libro di memoria e di
recupero di un'eredit familiare e culturale che mi
appartiene. Oggi mi dispiace non averne discusso
con alcuni dei testimoni diretti, parenti e amici che
se ne sono andati e la cui voce tace per sempre. Il
mio  anche un tentativo di ritrovare ci che  andato
perduto, con chi ancora rimane. Un modo di
onorare e ricordare quello per cui hanno combattuto,
hanno sofferto e sono vissuti.
Per guidarmi in questo percorso Rosa mi ha teso
la mano, e io l'ho afferrata. Pagina dopo pagina ha
risvegliato la mia curiosit. Ho potuto sentire le sue
parole, come faceva mia madre Herlinde che mano
nella mano passeggiava spesso con lei. La ascoltava
spiegare i segreti della vita, imparava la saggezza per
celebrarne la bellezza, il coraggio per affrontarne i
dispiaceri.
 cos, di voce in voce, che sopravvive la memoria
del mondo.

Il confine del nord Italia nel 1915/Il confine del nord Italia nel 1918.
...
1. La signora di Pinzn.

In quel giorno di primavera del 1893 la natura
sembra sorridere a Rosa Tiefenthaler. Seduta nel
calesse di suo padre Johann ha appena lasciato
Entiklar, dove  cresciuta. Si volta e per un attimo
fissa lo sguardo sul castello medievale che si staglia
sul fianco della collina. Il padre e le sorelle
l'hanno abbracciata con affetto. Ha appena compiuto
sedici anni e sta partendo ma non va lontano.
In fondo al cuore per sa che sta per cominciare
una nuova vita.
Il sole splende. I cavalli sono inquieti, ma il cocchiere
li guida sicuro sulla strada che discende la
valle dell'Adige. Nei meleti e nelle vigne gli operai
sono pronti per mettersi al lavoro. Quelli che sono
gi all'opera sulle terre di suo padre sollevano il capo
e salutano con la mano. Frulein Rosa  benvoluta
da tutti.
In fondo alla discesa di Kurtatsch i cavalli procedono
al trotto. La strada si allarga per sfociare sulle
sponde del fiume, dove si stendono campi di mais,
di grano e frutteti. Ci sono anche nuovi vitigni, ma
ancora giovani. Tre anni prima l'Adige si  gonfiato
per la troppa neve che si scioglieva sui monti, per poi
straripare. Le acque fangose hanno invaso i campi,
ristagnandovi per giorni interi e mettendo in pericolo
il raccolto. Rosa ricorda ancora lo spettacolo
della valle trasformata in un immenso lago immobile.
Il padre Johann aveva strepitato contro le dighe
che non sembravano mai abbastanza solide per resistere
alla pressione dell'acqua. L'Adige  una
fonte di ricchezza per la regione che attraversa, ma
da sempre gli uomini faticano ad addomesticarlo. E
quando si arrabbia, nulla pu resistergli. Cos Rosa
ha imparato molto presto che la bellezza che la circonda
pu diventare in un attimo fatale. E che lo
scrigno verde delle montagne pu trasformarsi in
una terribile trappola.
Icavalli si sono messi al passo mentre il calesse
attraversa il ponte, all'altezza di Neumarkt. Risale
la via principale del paesino, fiancheggiata da bassi
portici bianchi in solida muratura. Rosa ripensa a
quando, bambina, il padre le ha raccontato che si
trovavano l da centinaia di anni e che avrebbero
continuato a ospitare per secoli generazioni di tirolesi.
Quella profezia le torner in mente nei tempi
duri che stanno per arrivare.
Il cocchiere svolta a destra uscendo dal paese, poi
immediatamente a sinistra. La strada sterrata sale
tra le vigne. Rosa  impaziente e si china in avanti
per scorgere la sua meta. Alla fine un sorriso fa risplendere
i suoi occhi azzurri illuminando tutto il
viso dalla pelle chiara. Dietro la curva riconosce il
tetto appuntito del campanile di una chiesa.
Finalmente a casa sospira. Dio sia lodato!
Entra a Pinzn. L'alto tiglio frondoso che domina
la piazzetta sembra salutarla. In fondo al cuore Rosa
ha un sogno che  ben determinata a realizzare.
 Johann che ha deciso di mandare la figlia a Pinzn.
Sente il peso degli anni e fa affidamento su di
lei perch si occupi di questa parte dei suoi possedimenti.
Bisogna controllare i raccolti, sorvegliare
gli operai e i mezzadri e garantire la gestione del
torchio. Fin da piccola, Rosa stabilisce un legame
saldo con la bella dimora che forger a propria immagine.
Aperta, generosa e solida di fronte alla brutalit
degli uomini.
Johann Tiefenthaler ha sessantacinque anni ed 
uno dei proprietari pi ricchi della regione. Il terreno
di Pinzn, tra i borghi di Neumarkt e Montan, si
estende per molti ettari. La gente dice che Johann
pu camminare dal paese fino alle rive dell'Adige, a
tre chilometri di distanza, senza uscire dalle proprie
terre. Ha anche un'altra propriet, sulla sponda opposta
del fiume, il castello di Entiklar, tra Margreid
e Kurtatsch. Si  trasferito l nel 1861, un anno dopo
aver sposato Anna Waldthaler, a sua volta discendente
di ricchi possidenti.  rimasto vedovo nel
1881, ma nel frattempo Anna gli aveva dato sedici
figli, dieci dei quali femmine. Gli eredi maschi per
sono morti uno dopo l'altro. L'ultimo, Karl Josef, il
6 gennaio 1890. Una fine strana e improvvisa che 
stata un gravissimo colpo per il padre.
Frmati qui ordina Rosa al cocchiere. Scende
davanti alla chiesa e spinge la porta in ferro battuto
del cimitero che circonda l'edificio. Si china davanti
a una sepoltura a ridosso della piccola cappella che il
padre ha fatto aggiungere al corpo principale. La ragazza
mormora il nome di suo fratello: Karl Josef.
Nessuno le ha mai davvero spiegato che cosa accadde.
Ha sentito dire che Karl aveva bevuto e ballato
fino a notte inoltrata, durante una festa in casa. Poi
era sceso in giardino per tuffare la testa nell'acqua
gelida della fontana. Una polmonite fulminante lo
aveva ucciso in pochi giorni. Rosa si domanda perch
suo fratello abbia avuto bisogno di stordirsi cos
con l'alcol e la musica. Forse quell'uomo giovane e
bello, alto ed elegante come la madre Anna,  morto
a causa di quell'altro piccolo Karl, sepolto accanto a
lui sotto la stessa pietra? Il figlioletto di Karl Josef
era vissuto soltanto dieci mesi, soccombendo a una
malattia il 1 dicembre 1889, cinque settimane prima
di quella sera fredda e fatale.
Comunque sia andata, Johann non si  pi ripreso.
Il violino, che suonava con passione, dopo il ricevimento
costato la vita al suo erede  rimasto a
lungo muto. E la scomparsa dell'ultimo fratello ha
lasciato Rosa e le sue sorelle eredi degli estesi domni
della famiglia Tiefenthaler. Una situazione insolita
e difficile in un'epoca in cui non  previsto che le
femmine si trovino a capo delle propriet. Ma Johann
non ha pi voluto risposarsi.
Rosa si fa il segno della croce ed esce dal cimitero.
Davanti a lei sulla Glenweg, la via che porta alla
vicina frazione di Glen, c' la casa padronale, dove
andr ad abitare. Una dimora su due piani, dalle
mura massicce, ancorate al suolo fin dal XIII secolo.
La porta  in legno intagliato e sormontata da un
dipinto raffigurante il volto della Vergine che stringe
al petto il bambin Ges, una copia di una famosa
opera del pittore tedesco Lucas Cranach. L'edificio
accanto ospita gli operai che si occupano delle coltivazioni
e degli animali e la servit incaricata dei
lavori domestici. Un po' pi in l, sulla sinistra,
Rosa pu scorgere un ampio fienile. Tutt'intorno, i
campi, le vigne, i frutteti e i boschi. A poca distanza,
sulla destra, si erge un'altra costruzione. Al principio
del XIX secolo vi si allevavano i bachi da seta, ma
ora sotto le sue volte alberga il cuore della ricchezza
della famiglia: la Tiefenthalersche Weinkellerei,
l'azienda per la produzione ed il commercio del vino.
All'inizio dell'autunno i vignaioli della regione portano
i loro raccolti d'uva, Johann li trasforma in un
ottimo vino, e gli affari vanno bene. Una volta all'anno
il padrone lascia il castello di Entiklar per fare il
giro dei clienti, il cosiddetto Weinritt. Con svariati
treni locali - da quando  stata costruita la ferrovia
del Brennero  tutto molto pi veloce - percorre
tutto il Tirlo, da Kufstein ad Ala/Avio. Torna a
casa con una valigia piena di soldi, che porta al contabile
prima di andare a ristorarsi con un buon bicchiere
di bianco, ben fresco.
Su quelle terre Johann ha fatto estirpare i gelsi
che nutrivano i bachi da seta e li ha sostituiti con
viti, alberi da frutta, ortaggi e cereali. La fattoria
fornisce latte, formaggio, uova, carne ed il piccolo
mondo che vi lavora pu considerarsi autosufficiente.
Negli anni a venire questa autonomia sar la
salvezza della famiglia.
All'epoca in cui Rosa si insedia a Pinzn, il Tirlo 
una provincia dell'Impero austroungarico. Al collegio
delle Dame inglesi di Bressanone la ragazza ha
studiato la storia della sua Heimat fin da quando
era una contea indipendente, nel Medioevo. La regione
appartiene ai domni degli Asburgo dal 1363,
con una breve interruzione quando Napoleone la
conquist e la divise nell'Ottocento.
Sotto Napoleone il nord del Tirlo faceva parte
di una confederazione di Stati tedeschi satelliti della
Francia. Il sud invece era stato integrato nel Regno
Italico, come il condottiero francese aveva chiamato
i territori conquistati nella penisola. Ma con la
sua sconfitta nel 1813 a Lipsia il Tirlo, riunificato,
trov nuovamente posto in seno all'Impero asburgico,
che allora includeva anche il Lombardo-Veneto.
L'Italia si riprese queste due ricche province con
le guerre d'indipendenza: la Lombardia nel 1859 e
Venezia nel 1866.
L'Impero austroungarico, X und K, Kaiserlich
und Kniglich, nato nel 1867 dall'unione delle due
corone d'Austria e d'Ungheria, quando Rosa viene
al mondo nel 1877 conta undici nazionalit principali,
le cui lingue sono ufficialmente riconosciute.
Tra le altre, il ceco, il croato, il polacco, il rumeno,
l'ucraino e l'italiano. Ogni etnia ha i suoi rappresentanti
eletti al Parlamento di Vienna. Ma non
mancano gli irredentisti, secondo cui ogni comunit
linguistica deve riunirsi alle nazioni madre. Ci
sono naturalmente anche quelli italiani.
In quel volgere di secolo tra Ottocento e Novecento
la vita quotidiana  ancora piuttosto dura in Sudtirlo.
In inverno le temperature scendono di venti
gradi sotto lo zero. La neve che si accumula sulle
strade rende gli spostamenti difficili, quando non
impossibili. Ad assicurare il riscaldamento, grandi
stufe di maiolica che bruciano legna.
Rosa conosce bene i suoi doveri: proteggere ed
aiutare coloro che vivono sulle sue terre per farle
prosperare. Per i lavori di casa impiega le ragazze
del posto come domestiche, cameriere e cuoche. E
si costruisce una reputazione di padrona esigente
ma giusta. Le anziane donne di Pinzn ricorderanno,
molto tempo dopo la sua morte, di aver prestato
servizio in altre case della zona ricevendo sempre
lo stesso complimento: Si vede che hai lavorato
dalla signora Tiefenthaler. Hai appreso le buone
maniere.
Per il momento Rosa  tutta presa dalla sua felicit,
immagina un futuro roseo e medita sul suo
progetto. Deve condurlo a buon fine. Sa che ci
vorr del tempo, senza dubbio anni. Ma  tenace,
paziente ed innamorata.
Come prima cosa fa imbiancare il soffitto della
sua stanza, decorato con un affresco troppo suggestivo
per una ragazza virtuosa. Il tema  religioso
ma gli angioletti dal sederino nudo non sono il suo
genere, preferisce i santi raffigurati sui soffitti del
grande atrio, san Francesco e sant'Antonio da Padova.
La famiglia  da sempre molto pia, soprattutto
suo zio Anton, che ha abitato la casa prima di morire
lasciandola al fratello Johann nel 1889. Nei suoi
ultimi giorni di vita restava coricato nella camera
che ora  di Rosa. Malato e costretto a letto, aveva
fatto praticare un foro nel muro davanti a s. Cos,
poteva vedere la porta della chiesa e sentirsi pi vicino
a Dio guardando l'altare, quando al mattino il
parroco apriva per le lodi.
Rosa, che ama la compagnia, ha gi deciso che
non mancheranno mai gli ospiti nella bella Stube. Ed
 qui, nella calma di questa stanza che domina i dolci
declivi delle sue terre, che pianifica il proprio futuro.
Davanti agli occhi ha una piccola torre quadrata, che
da secoli indica ai viaggiatori, ai pellegrini e agli invasori
una strada di cresta sopra l'Adige. Dopo l'opera
di bonifica dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria
le valli, un tempo acquitrinose ed infestate da
zanzare, sono diventate coltivabili. E si sono trasformate
in un asse strategico di passaggio, aprendo questa
regione alpina ai commerci e agli scambi, ma
anche alle tempeste che soffiano sull'Europa.
Venuta la sera, Rosa siede al suo tavolo di lavoro alla
luce del candeliere in ferro battuto appeso al soffitto.
Davanti a s ha un foglio di carta e in mano una
penna.
Caro Jakob comincia. E gli occhi le si
inteneriscono.
Jakob Rizzolli  il figlio di una famiglia del paese
di Kalditsch.  l che Johann Tiefenthaler trascorre
l'estate, in un'altra delle sue propriet, a godersi il
fresco. Ed  l che ancora ragazzina Rosa ha conosciuto
Jakob, di tre anni pi grande di lei. Ne  innamorata
da sempre. Ma lui ha un grave difetto, in
un tempo e in un ordine sociale in cui non  solo
l'amore a regolare il matrimonio: non possiede
nulla perch le propriet di suo padre passeranno
tutte al fratello maggiore. Per Johann  un problema
senza rimedio. Per quanto la figlia lo implori
affinch acconsenta a un'unione che lei desidera
con tutto il cuore, niente gli far cambiare idea.
Jakob, con i suoi baffi arditi, le sue spalle larghe ed il
suo sorriso aperto, non  all'altezza. Johann come
genero proprio non lo vuole. Ma sottovaluta la caparbiet
di Rosa.
Quasi centoventi anni dopo la mia bisnonna, salgo
lungo la strada che porta a Pinzn. Il mio calesse 
un'auto color argento, e ha qualche cavallo in pi.
Non  certo la prima volta che vengo in questa casa
ma oggi, nel luglio del 2012, voglio cercare di capire
meglio i pensieri e i sentimenti di Rosa.
Il villaggio sembra, come allora, una cartolina
senza tempo. La chiesetta  sempre l, con il suo
cimitero. Tutti gli edifici sono intatti. Gli affreschi
ingenui che ornano le facciate sono appena un po'
sbiaditi. In ocra, rosso e azzurro rappresentano
scene bibliche e mitologiche, sullo sfondo i paesaggi
familiari delle Dolomiti o della valle dell'Adige.
Queste pitture sono opera di Johann Tiefenthaler
in persona. Il padre di Rosa tra le altre cose era noto
nella valle come un artista eccentrico. Quando non
era occupato a produrre e vendere vino, prendeva i
pennelli e si metteva a disegnare.
Ricordo che da bambina la casa di Pinzn mi faceva
un po' paura, soprattutto nei mesi freddi
quando il sole calava presto e le stanze si riempivano
di ombre. L'atmosfera conservava la traccia delle
presenze, delle vite, delle emozioni di chi ci aveva
vissuto. Non solo familiari ma anche molti ospiti
dai destini diversissimi: allegri studenti viennesi,
ufficiali del Kaiser, del Terzo Reich e, dopo la fine
della Seconda guerra mondiale, gli Alleati
anglo-americani.
Le mie inquietudini, d'altra parte, duravano poco,
il tempo di chiedere il permesso di andare a vedere
il letto a baldacchino costruito nientemeno che nel
1785. Mi affascinava. Antico, massiccio, dominato
dall'elegante testiera di legno dipinta con lo stemma
di famiglia, sembrava uscito dalle favole, il letto della
Bella Addormentata. Ed era coperto da un soffice
piumone d'oca su cui mi potevo stendere per immaginare
un passato pieno di avventura. Tutto questo
riguardava anche me. Quel luogo che trasudava Storia
turbolenta e controversa mi avrebbe catturata e
avvinta. E un po' lo temevo.
L'ospitalit era il tratto principale di quella dimora,
per la calorosa accoglienza dei suoi proprietari.
Ora so che questa  l'eredit di Rosa. Mia madre da
bambina andava tutte le domeniche dall'amata
nonna e quelle visite sono tra i suoi ricordi pi belli.
Era troppo piccola per capire gli eventi storici che si
stavano svolgendo tra quelle mura, negli anni in cui
si decidevano le sorti d'Europa. Ricorda che il
nonno Jakob la chiamava Herlindika e la sequestrava
per una partita a carte dopo l'altra, la sua passione.
Che d'estate si stava all'aperto, sulla panca
davanti a casa o su quella sotto al tiglio al centro
della piazzetta. E che d'inverno si giocava nella
Stube, e per le feste natalizie accorrevano folle di zii,
cugini, biscugini dell'interminabile parentela, a gustare
i manicaretti di Rosa.
Quando sono nata io le visite si erano gi diradate,
con i nuovi eredi e l'allontanarsi inevitabile delle
generazioni. Di Jakob non ho molti ricordi a parte
la faccia rubizza e i baffi, avevo quattro anni quando
mor. Solo ora comincio a conoscerlo davvero, e
all'immagine del bisnonno affettuoso si sovrappone
quella del giovane, prestante ed amatissimo marito
di Rosa.
Nulla  cambiato nel paese, o quasi. L'enorme tiglio
nella piazza  stato purtroppo tagliato, si era ammalato.
La panca dove si sedeva Rosa  stata tolta perch
lo sterrato potesse essere asfaltato. Delle tre
grandi vasche della fontana dove si prendeva l'acqua,
si abbeveravano gli animali e si lavavano i
panni, ne  rimasta solo una. Il torchio e i tini della
Weinkellerei sono scomparsi, e una ragazza di Neumarkt
ha trasformato quei locali in un ottimo ristorante,
destinato a diventare di moda. Gli edifici e il
podere sono stati suddivisi tra due eredi Rizzolli discendenti
dei Tiefenthaler. E il sole continua il suo
gioco immutabile di ombre e di luci, lo stesso di
sempre. La mattina presto illumina Entiklar, dall'altra
parte della vallata. Poi arriva a Pinzn e vi si attarda
fino al tramonto.
Nulla  cambiato qui, ma tutto  diverso. Pinzn
oggi si chiama Pinzano perch la regione, che apparteneva
all'Impero ai tempi di Rosa, oggi  Italia.
Il tedesco, la lingua della mia bisnonna, convive
con l'italiano.
Pi in basso un rumore sale dalla valle dell'Adige
che Rosa attraversava in calesse. Il ponte di Neumarkt
 ancora l, ma oggi si affaccia su uno degli assi
commerciali pi attivi del Continente. Una linea ferroviaria
e un'autostrada a quattro corsie assicurano
gli scambi tra nord e sud. Decine di treni, migliaia di
camion, un flusso incessante di veicoli. Tutte le nazionalit
si mescolano, circolano in totale libert su questo
tratto che nei secoli fu strada di invasione, di conquista,
di fuga. E la frontiera del Brennero, eretta nel
1918, simbolo della divisione tra le nazioni d'Europa,
 stata cancellata dall'Europa delle nazioni.
Spingo la porta della casa di Pinzn e Rosa mi
accoglie.  l, la testa leggermente piegata a sinistra,
lo sguardo grave degli occhi blu posato su di
me. Il suo bel viso  tranquillo, la sua bocca accenna
un sorriso. Porta i capelli tirati all'indietro, pettinati
in uno chignon, che valorizzano la sua pelle
d'avorio. Indossa una camicetta con il colletto ricamato
e attorno al collo porta una collanina d'oro.
Ha appoggiata sulle spalle una mantellina di velluto
marrone che le copre parzialmente le mani. Sembra
dire al pittore che l'ha immortalata di fare il possibile
per rispettare la discrezione che ha contraddistinto
la sua vita.
Nella Stube, una pergamena che risale a pi di
quattrocento anni fa mi riporta ancora pi indietro
nella storia. Si tratta di un certificato rilasciato ai nostri
antenati dall'imperatore Rodolfo II il 9 giugno
1610, che conferisce ai fratelli Christof e Thomas
Tiefenthaler gli stemmi di degni servitori della casa
imperiale d'Austria. Di generazione in generazione,
ai loro eredi e agli eredi dei loro eredi.
Sulle scale che portano nella soffitta in cui andava
a giocare mia madre, mi sembra di sentire i passi
del tempo.
...
2. Quell'uomo non fa per te!

Sono le otto del mattino e il cielo  blu sopra Pinzn.
Il sole splender tutto il giorno sulla grande
festa che si sta preparando. Le campane della chiesetta
suonano a distesa, la porta  spalancata e i fedeli
affollano le vecchie panche di legno.  l'8 aprile
del 1902, e con questa giornata gioiosa si conclude
una lunga battaglia per Rosa, che ha appena
compiuto venticinque anni. Ha avuto la meglio. Ha
vinto. Si sposa con Jakob. Suo padre ha ceduto.
Anche se non ha accettato di accompagnarla all'altare,
in un ultimo gesto di dissenso.
Cos Rosa, nel suo lungo abito di seta nera, entra
in chiesa al braccio del cognato Emil von Leys. 
ugualmente radiosa. Porta tra i capelli una corona
di mirto, simbolo dell'amore che sconfigge la morte.
Vicino agli inginocchiatoi e a due poltroncine di
velluto rosso, Jakob la fissa con occhi neri pieni di
fervore.
Il reverendo Andrealta sfoggia il sorriso delle
grandi occasioni, in piedi davanti allo storico trittico
dipinto nel Quattrocento da Hans Klocker. Ha
le braccia leggermente aperte, come se volesse accogliere
la felicit della giovane coppia.
Rosa fa scorrere lo sguardo sui presenti. Ci sono
le sue sorelle, prima fra tutte quella a lei pi vicina,
Luise, con il marito Johann Tiefenbrunner.
Con lei Rosa ha condiviso tutto, ha solo quattro
anni di pi ma  gi madre di famiglia e insieme al
suo sposo si interessa della propriet di Entiklar.
Poi c' Antonia con il marito Franz Mall, di Salurn.
Anna Maria, che ha sposato un ministro del
governo austriaco, Hans Haueis. Johanna Josefa,
con il dottor Sembianti di Kurtatsch. Infine la minore,
Auguste, chiamata Gusti, che ha appena
compiuto ventidue anni ed  ancora nubile. In famiglia
si dice che un noto militare di Innsbruck le
faccia una corte assidua. Rosa le sorride pensando:
Presto, mia cara, anche tu conoscerai le gioie
dell'amore.
Infine, la ragazza ferma lo sguardo sulla figura
dritta in prima fila, l'uomo dalle sopracciglia aggrottate
che sta controllando l'ora sul bell'orologio
da taschino dalla catena d'oro, fatto venire apposta
dalla Svizzera. Suo padre Johann indossa un
bell'abito da cerimonia nero, reso meno severo da
un jabot di seta grigia. Rigido e serio come si addice
a un patriarca, quando si volta a guardarla Rosa
pu scorgere comunque nei suoi occhi un po' di
commozione. La sua bambina, la sua preferita lascia
la casa. Certo, gi da anni risiede a Pinzn, ma
da oggi apparterr a suo marito, non pi a suo
padre.
In realt, lei sar sempre padrona di se stessa. Lo
dimostra la determinazione con cui ha ottenuto
quel che voleva. Aveva donato il proprio cuore a
Jakob e nulla  riuscito a farle cambiare idea.
No  stata per anni la risposta di Johann. Quel
ragazzo non entrer mai nella famiglia. Non ha terreni,
 povero. I suoi hanno una buona reputazione,
ma non fa per te.
Rosa non si  scoraggiata. Ma il tempo per convincere
suo padre non era infinito, anche lei voleva
dei bambini.
Una sera, alla fine di gennaio dell'anno precedente,
 andata nella cappella di famiglia nella chiesa
di Pinzn. Si  inginocchiata e ha pregato Dio di
darle la forza per un ultimo tentativo. E di stendere
la Sua mano per aiutarla nell'impresa da cui dipendeva
il suo futuro. E come se la Madonna di Loreto,
da sopra l'altare, le avesse parlato, ha avuto un'illuminazione.
Ha capito cosa doveva fare.
 andata a Entiklar il giorno dopo e ha trovato
Johann nel salone in cui ama riposare. Si  seduta
accanto a lui e gli ha parlato con voce chiara e ferma:
Padre amatissimo, vengo a farvi per l'ultima volta
una richiesta.
Lo so, Rosa, lo so. Ma non ho cambiato idea e
non la cambier.
Ma lei non si  lasciata scoraggiare. Suo padre 
un uomo giusto, onesto.  anche devoto e sa che gli
uomini propongono, ma  Dio a decidere.
Sono andata a pregare nella nostra cappella.
Rosa gli prende la mano, gi macchiata dalla vecchiaia.
E ho chiesto consiglio a Dio. Egli, nella sua
bont, mi ha ispirato.
Johann si fa pi attento. La fede non  cosa da
poco in una famiglia tirolese, tanto pi nella loro.
Dio  onnipresente, e anche la Chiesa lo .
Ho visto un uomo, vestito di bianco, come un
penitente prosegue Rosa. E di fronte a lui stava
la Morte, nel suo mantello. L'uomo stava per entrare
in una tomba di pietra. E ha detto alla Morte:
"Con me parte l'ultimo della mia stirpe". Rosa
sa di aver toccato la corda pi sensibile del patriarca.
Ha settantatr anni ed  vedovo da venti.
Ha visto molti dei propri figli morire. Che colpe
ha commesso per avere pagato un tale prezzo? 
stato troppo arrogante? Rosa sta un po' barando.
Suo padre non sa che lei ha visto, di nascosto, gli
schizzi per l'affresco che vuole commissionare al
famoso pittore locale Stoltz. Andr sul muro di
sinistra della cappella, con un amaro cartiglio:
Nella sepoltura entra l'ultimo discendente dei
Tiefenthaler.
Rosa gli legge sul viso che lo ha colpito. Johann
ha conficcato nel cuore un dolore inconsolabile per
la sua stirpe interrotta. Il suo nome muore con lui.
La sua memoria sopravviver solo se sar tramandata
da coloro che lo amano.
Padre, che Dio vi mantenga tra noi tanto a lungo
quanto la Sua bont desidera. Ma anche quando decider
di richiamarvi a s, il vostro nome non morir
mai, perch  nel cuore dei vostri figli. E la vostra
forza si trasmetter alla discendenza tutta. Anch'io
voglio essere madre di figli che saranno fieri del
sangue che scorre nelle loro vene.
Lui  rimasto in silenzio. L'ha guardata a lungo,
ha scosso il capo, l'ha accompagnata alla porta. Rosa
 tornata a casa con le spalle curve, e ha pianto tutta
la notte. Le  mancato persino il cuore di confidare
tutta la sua delusione all'alto crocifisso nella sua camera
da letto. Scendendo per cominciare il lavoro
del nuovo giorno, dopo poche ore di sonno agitato,
si sentiva stanca e sfiduciata come una vecchia.
Poi, qualche giorno pi tardi, mentre sedeva nella
Stube assieme a Jakob e a sua sorella Gusti, venuti a
confortarla,  arrivata una lettera in cui suo padre la
chiama col nome affettuoso che le dava da bambina.
Quella lettera cambier il suo destino.

Entiklar, 2 febbraio 1901.
Cara Rospe,
l'altro ieri abbiamo parlato dei tuoi propositi e
del tuo futuro. Ho deciso di dare a te ed al tuo
pretendente Jakob Rizzolli il mio consenso, di
accettarlo all'interno della nostra famiglia come
mio genero.
Esigo per quanto segue: Jakob Rizzolli deve frequentare
la scuola di agraria di Sankt Michael,
senza perdere tempo, anzi sfruttandolo al meglio,
e guadagnandosi il rispetto dei suoi insegnanti e
superiori. Dovr poi lavorare per un breve periodo,
preferibilmente, ma non necessariamente, in
un'azienda che produce e vende vino.
Deve inoltre migliorare la sua abilit nel muoversi
in societ, le maniere eleganti, la capacit
di trattare e di instaurare buoni rapporti con gli
altri, tutte qualit indispensabili per un uomo
che voglia essere accettato in una casa come la
nostra.  fondamentale che possa garantirti
una vita ancora migliore di quella che hai avuto
nella mia dimora. Solo in questo modo potr
imporsi agli occhi di tutti come una persona di
valore e di alta qualit morale. Inoltre pretendo
da lui sobriet, laboriosit a casa e fuori; si deve
occupare con zelo di ogni aspetto: la dimora e i
campi, la stalla e le cantine. Deve sempre chiedere
consiglio, prestando ascolto e mostrando
ragionevolezza, alle persone preparate e pi
esperte di lui. Deve inoltre andare sempre a
messa nei giorni di festa.
Non deve passare il suo tempo a tirar tardi in
osteria, a casa c' bisogno di lui ed  l che deve
stare.
Quello che con pi forza pretendo da lui  un
comportamento corretto e deciso nei confronti
di tutti. Considero le liti e le discussioni atrocit
morali.
Voglio che vada d'accordo con tutti, anche con
le persone con cui ha rapporti di lavoro, deve
sempre porsi in modo garbato ed essere socievole.
Cos si viene amati e rispettati da tutti, e
anche aiutando il prossimo secondo le proprie
capacit, con consigli e con azioni concrete,
risparmiando sulle spese per se stessi per dare e
donare agli altri, senza mai anteporre  propri
interessi a quelli altrui.
Infine  della massima importanza che sia con me
come un angelo buono, venendo incontro alle
mie necessit con cura e con amore ed imparando
ad apprezzare ci che faccio. Trattarmi sempre
con gentilezza e disponibilit, in breve: fare tutto
ci che mi pu rendere felice. Il tempo che mi
resta  un tempo sereno della vita. Merito e desidero
giorni felici, come ricompensa per l'indescrivibile
dolore che ho vissuto e per tutti i sacrifici
che ho fatto per amore della mia famiglia. Mi
sono privato di ogni piacere e di ogni comodit, e
chiedo nei miei confronti deferenza e rispetto.
Solo col tempo si ottengono risultati, ma se si
sapr tenere questo comportamento la benedizione
di Dio scender su tutta la casa.
Dovr mostrarsi di animo nobile e generoso nei
confronti di sua moglie: nella sua vita, una
madre deve sopportare grandi fatiche, e pertanto
ogni madre dovrebbe essere trattata con assoluto
rispetto.
I figli, frutto del matrimonio, dovranno essere
educati all'umilt e non dovranno essere viziati,
neanche da piccoli. Bisogna mostrare autorit, e
fin da subito vanno avvicinati ed esortati al lavoro.
Solo in questo modo il lavoro sar percepito
come un piacere, e la famiglia manterr il suo
benessere.
A chi lavora non mancher di certo il pane, mentre
chi ozia avr sempre fame, cos si legge nelle
Sacre Scritture, figlio, segui il consiglio di tuo
padre ed osserva le leggi di tua madre, cos sta
scritto. Le persone oneste vengono aiutate e rispettate
ovunque, e ricorda che sul lavoro e nel
commercio bisogna mantenersi corretti e pacifici.
 importante sapere e volere riflettere, solo cos
si  padroni di s, amanti della giustizia, capaci di
opere buone nel perseguire le quali si realizza la
felicit pi grande, evitando tutto ci che possa
causare danno. Liti e discussioni distruggono la
felicit della casa, la pace invece migliora ogni
cosa. Che la pace sia con voi, vi auguro ogni bene
possibile, benessere e serenit familiare. Che il
favore del Signore vi possa accompagnare.
Miei cari, adesso vi trovate di fronte a due vie,
una di rose e l'altra di spine. Ver mantenersi
sempre e solo sulla buona strada, cercando
quindi di non sbagliare mai, serve un carattere
molto, molto forte, bisogna mostrare onore e
fermezza, perch niente vi possa mai distogliere
dalle vostre scelte.
Se seguirete e realizzerete tutto questo, il che 
in realt abbastanza semplice, allora avrete
conquistato il mio cuore. Ma se non lo farete,
sentirete la mia ira.
Vi mando i miei migliori saluti,
con amore il vostro padre Tiefenthaler.
Desidero che questa lettera sia conservata e riletta
per indurvi a riflettere.

Rosa ha letto pi volte la lunga missiva, dapprima
incredula e un po' spaventata, poi sempre pi raggiante.
Gli occhi pesti per il poco sonno e le troppe
lacrime di quei giorni si sono illuminati. E in quel
pomeriggio gelido, all'improvviso il pi bello della
sua vita, avrebbe voluto uscire nella neve, correre ed
urlare, sventolare le pagine che le garantivano il diritto
alla felicit. In silenzio ha dato i fogli a Jakob
con un groppo in gola. La sorella Gusti si  alzata
per leggergli da sopra la spalla.
Mentre lo sguardo di Jakob scorreva sul foglio
Rosa ha visto nei suoi occhi prima lo stupore, poi
un moto di rabbia: le parole di Johann sono dure e
persino umilianti. Ma se l'obiettivo che ti poni 
ambizioso, devi essere pronto ad accettare anche
condizioni pesanti. Infine Jakob ha annuito. Gusti
 uscita, lasciandoli soli.
A lungo, nessuno dei due ha parlato.
Ora, mentre cammina verso l'altare, in questo giorno
di festa davanti a Dio e agli uomini, Rosa porta
la lettera di Johann con s, ben piegata, nella borsetta
di seta che ha al polso. Insieme c' la copia di
un'altra lettera.

Pinzn, 4 febbraio 1901.
Mio buono e generoso padre,
come devo, come posso ringraziarvi per l'immensa
gioia che mi avete dato in questi giorni,
voi che siete il migliore dei padri?
No, come potrei trovare parole sufficienti a
esprimere la mia gratitudine come meritate, una
gratitudine che  impressa in modo indelebile
anche nel mio cuore?
A perenne dimostrazione di questa gratitudine
voglio dimostrarvi sempre amore, preghiera,
obbedienza. E potete essere certo che manterr
la parola finch avr respiro.
Ah, carissimo padre, non potete credere quanto
avete reso felice vostra figlia dando il consenso
al nostro matrimonio.
Era da tempo che volevo aprirvi il mio cuore
ma, pur con tutta la buona volont, perdonatemi,
non ci ero mai riuscita.
Nonostante l'amore che ho per Jakob non l'avrei
mai sposato senza la vostra benedizione. A che
valgono infatti tutto lo sfarzo e la ricchezza del
mondo: se manca la benedizione paterna non ci
pu essere felicit sulla terra del Signore.
Com'era felice e beato ieri jakob, quando gli ho
comunicato l'inaspettata lieta notizia. Non riusciva
quasi a credere che gli potesse essere toccata
la grossa fortuna di entrare a far parte della
famiglia Tiefenthaler. Devo ringraziarvi moltissimo
di cuore anche a nome suo, poi lo far lui
di persona.
La sera che ricevetti la vostra cara lettera fu
aperta all'istante e letta ad alta voce in presenza
di Jakob e di Gusti. Nessuno di noi tre riusc a
trattenere le lacrime, per come ci avete dipinto il
futuro, in modo cos bello e istruttivo. Promettiamo
entrambi, caro padre, di seguire i nobili
consigli che ci avete dispensato afin di bene, e di
sforzarci di percorrere quel roseo cammino,
seguendo l'esempio dei nostri antenati affinch
possano toccare anche a noi, piaccia a Dio, la
pace domestica e la benedizione divina di cui
hanno goduto loro.
Prima di finire, ancora un grazie sincero, padre
mio amatissimo, per i vostri auguri e la vostra
benedizione.
Conserveremo sempre la vostra lettera a cara memoria
e la leggeremo, spesso, anzi spessissimo,
perch avete scritto tutto solo per il nostro bene.
Vi bacio le mani con sincero amore, carissimo
padre,
Vostra figlia Rosa,
sempre in debito di gratitudine.

Rosa si siede e Jakob le prende la mano. Il parroco
comincia a parlare, rendendo omaggio al matrimonio
cristiano, alla magia dell'amore terreno, al miracolo
della nuova vita nell'unione feconda.
Il pensiero di Rosa corre alla grande assente in
quella cerimonia. Anna, sua madre, le manca. Da
tanto tempo. Aveva quattro anni quando  morta,
nel 1881, dopo aver dato alla luce l'ultimo dei suoi
figli. A quarantatr anni, dopo sedici gravidanze,
era una donna sfinita.
Rosa ricorda bene la sensazione di essersi sentita
perduta nel castello di Entiklar, all'improvviso
troppo grande, troppo freddo e troppo vuoto. Non
avrebbe pi visto il volto fine e serio della mamma,
non avrebbe pi nascosto il viso nelle pieghe lucide
e tese dell'abito azzurro di raso e velluto che lei indossava
nei giorni di festa. Negli anni successivi, le
governanti autoritarie a cui il padre affidava la trib
dei figli l'avrebbero definita una bambina ribelle.
Il mento di Rosa si alza in uno scatto di orgoglio.
Tutte quelle ore in castigo, chiusa fuori sul balcone
di Entiklar, al freddo: ma alla fine ha vinto lei. 
signora della propria casa, veglia sulle terre di suo
padre, e ha conquistato il proprio uomo. La riscuote
dai suoi pensieri il canto dei fedeli, e arrossisce
un po' per essersi distratta. Sua madre non avrebbe
certo approvato. Ascolta compunta le letture e
l'omelia, in attesa del momento pi importante.
Per un attimo il silenzio cala sulla cappella, e
solo il canto degli uccelli entra dalla porta aperta.
Le donne guardano intente l'altare, molte con gli
occhi un po' lucidi, e gli uomini, immobili, tengono
in mano il cappello. Il reverendo Andrealta sorride
a Rosa e Jakob. Loro sentono appena le sue parole,
troppo presi uno dall'altro.
I loro ja chiari e decisi si mescolano e prendono
il volo nell'aria tiepida della primavera. E il vincolo
che li unisce  pieno di forza, di gioia e di speranza.
Pi tardi, quando sar sola davanti alla prima pagina
del suo diario, Rosa scriver in tono misurato:

 cominciata la parte seria della vita, ho smesso
i miei abiti da ragazza per seguire il mio cuore.
Ho venticinque anni, et in cui non si pu certamente
essere definiti una bambina e tuttavia
lo stato di donna sposata mi fa paura. Il matrimonio
 senza dubbio un passo difficile, una
grande lotteria: chi ci guadagner? Il buon Dio
che dispone del destino degli uomini sa quel
che attende le sue creature. Ma quando s'incontrano
due cuori che si capiscono e dividono le
gioie e i dolori, il matrimonio non  cos difficile,
perch ogni condizione ha i suoi piaceri e i
suoi fardelli.

Mi sono sposata il 15 luglio 2000, quasi un secolo
dopo la mia bisnonna, al municipio di Montan, a
due chilometri da Pinzn. Diversamente da Rosa,
non ho dovuto superare alcuna opposizione da
parte di mio padre Alfred, anzi, raramente lo avevo
visto felice come quel giorno. N lui n mia madre
hanno mai insistito perch noi figli ci sposassimo,
n ci hanno fatto alcuna pressione perch seguissimo
un percorso di vita tradizionale. E Alfred, quel
giorno, non sorrideva perch mi sposavo, ma perch
sposavo un uomo che gli piaceva e che mi rendeva
felice.
Anche mia madre Herlinde era contenta, per
quanto io abbia sempre pensato che non ci sperasse
pi, di vedermi formare una famiglia. Io sembravo
la figlia destinata ad una vita un po' irregolare, alla
carriera e ai viaggi che anche lei da ragazza aveva
sognato. Ma di sicuro non le dispiaceva questa svolta
degli eventi, senza contare che Jacques, il mio
sposo francese, aveva conquistato anche lei.
Generosamente Herlinde si fece carico di una mole di
lavoro, tra allestimenti, cerimonia e ricevimenti,
che avrebbe spaventato un generale prussiano. Mia
sorella Micki intanto mi impediva di cedere allo
stress, la notte prima delle nozze dormii in casa sua
per sentirmi un po' coccolata. Non avrei mai pensato
che il matrimonio, alla mia et, potesse dare tanta
ansia. Invece s. Per non complicare le cose avevo
persino rifiutato la gentile offerta del mio parrucchiere
ed amico di Roma, Roberto D'Antonio, di venire
a prepararmi per il grande passo. Uscii cos di
casa splendidamente abbigliata nel vestito di seta
color cipria dono di Giorgio Armani, ma con i capelli
raccolti e fermati alla buona da una pinza.
Roberto, quando vide le foto sulle riviste con l'atroce
pinza in bella evidenza, minacci di disconoscermi.
La fotografa ufficiale era Francesca Witzmann, a
cui va il merito di avermi immortalata felice e leggera
nonostante la giornata impegnativa. In pi, erano presenti
al lieto evento un esercito di paparazzi. Li teneva
lontani un servizio d'ordine di Schtzen e carabinieri,
una collaborazione che ovviamente non avrebbe
avuto senso ai tempi della mia bisnonna. E che sarebbe
stata impossibile anche nel Sudtirlo sconvolto
dalla repressione fascista.
Pu sembrare ovvio che mi sia sposata in Sudtirlo.
Non lo era. Io vivevo a Roma, Jacques a Parigi,
avremmo potuto organizzare le nozze altrove, ma
anche mentre valutavo soluzioni alternative sentivo
che per questo evento importante volevo tornare a
casa. Sorrido leggendo nel diario che Rosa dopo la
cerimonia va a festeggiare nella Stube di suo padre
perch  quello che ho fatto anch'io. Solo che nella
mia casa non c'era una Stube tradizionale ed il ricevimento
si svolse in giardino, con gli aperitivi in terrazza
e i gazebo bianchi montati per la cena nel prato
sottostante.
Come per Rosa, alcuni ospiti arrivarono da lontano,
una variopinta compagnia volata a festeggiarci
da Stati Uniti, Francia, Spagna, Gran Bretagna,
Giordania, Austria e cos via. Il giorno dopo li portammo
a Entiklar per una delle nostre merende
sudtirolesi e per far loro visitare il famoso parco
che gi Johann mostrava agli amici e anche ai turisti.
Come a Pinzn, infatti, i muri del castello sono
decorati con affreschi dai temi naturalistici e religiosi,
pieni di ironia. E non solo: attorno al laghetto
Johann ha popolato ogni roccia e cavit di sculture,
un mondo di personaggi bassi e tozzi, di animali
fantastici. Suscitarono molta curiosit nei nostri
ospiti, cos come la suscitavano nei paesani e nei
forestieri a cui il vecchio Tiefenthaler in persona faceva
da guida. Oggi di questa incombenza si occupa,
con grande spirito ed entusiasmo, il suo bisnipote
Herbert Tiefenbrunner, tuttora uno dei migliori
produttori di vini della zona.
Come Rosa ebbi i miei musicisti, un quartetto di
jazzisti scelti da mio fratello Winfried. Suon per
me anche lui, con il suo ricco repertorio, da Chet
Baker a Paolo Conte, quest'ultimo per la gioia di
mia suocera Georgette. Come la bisnonna danzai
un valzer con mio marito, ma noi passammo quasi
subito al rock'n'roll. E il cibo sulla tavola dei nostri
rispettivi ricevimenti dev'essere stato molto simile,
dallo speck alla Weinsuppe servita nelle mezze pagnotte
integrali, dai funghi ai formaggi locali e alle
carni. Per Rosa sar scorso in abbondanza il vino di
Johann mentre il mio brindisi fu a champagne, ma
d'altra parte suo marito non era francese.
Rosa e Jakob, nel 1902, sicuramente si dissero
ja. Nel 2000 io dissi oui, e Jacques disse s,
ma non eravamo molto diversi da loro, in quel
momento.

 stata una bella festa. Ricca di gioia, risate e buon
vino. Sono le cinque del pomeriggio e Rosa si accomoda
nel confortevole scompartimento di prima
classe riservato a lei e al suo sposo.  finalmente
sola con Jakob, l'uomo che ha scelto siede al suo
fianco sul sedile di velluto rosso e le prende la
mano. Rosa ama sentire le dita forti di lui che stringono
le sue ed ora sa che nulla, se non la morte, scioglier
questo intreccio. Negli occhi scuri di Jakob,
cos bello nel suo abito nero, legge il desiderio, ma
anche l'impegno per il futuro che li aspetta.
Johann ha stretto Rosa al petto con amore prima
che salisse sulla carrozza diretta alla stazione. Allo
stesso modo ha abbracciato suo genero, sussurrandogli
all'orecchio: Prenditi cura di mia figlia!. Il
tono era commosso ma severo. Lui conosce bene la
sua piccola Rosa,  determinata. Addirittura testarda.
Quando le governanti per punirla la chiudevano
fuori sul balcone, a Entiklar, lei non piangeva nonostante
il freddo glaciale. Voleva Jakob, si dice il patriarca,
ebbene lo ha avuto! Spera con tutto il cuore
di non aver sbagliato a concederglielo, per amor suo
ma anche della terra che le ha affidato.
Il treno si mette in movimento, e il fischio della
locomotiva a vapore per Rosa  come un lungo sospiro
di libert e orgoglio, venato di una grande impazienza.
Sa che tra le braccia di Jakob diventer
una donna. Vuole essere madre, perch Dio che ha
creato gli uomini e le donne cos ha deciso. E vuole
un maschio, un erede. Una posta importante, tanto
pi che la sorella Luise quattro anni prima ha dato
alla luce il piccolo Hans, per la gioia di suo marito
e del padre.
Appoggia la testa sulla spalla di Jakob e chiude gli
occhi.  sicura che sar una buona madre ma per
questo ci sar tempo. Si lascia cullare dai pensieri e
dai sussulti del treno. Finch Jakob la sveglia dolcemente:
Siamo arrivati.
Sono a Mori, nessuno dei due si  mai spinto
tanto a sud. Pochi chilometri pi in l c' l'Italia, un
Paese che cresce alle porte dell'Impero e rivendica
terre che la corona degli Asburgo per lungo tempo
ha considerato proprie. In carrozza arrivano infine
a Riva, sul lago di Garda. E l'una del mattino, ma i
padroni dell'albergo Bayrischer Hof li stanno aspettando
e li conducono subito nella loro camera. Nel
diario Rosa scriver:

Il mattino seguente siamo andati fino a Desenzano
col battello a vapore.  stato un viaggio
stupendo, con il cielo azzurro e il sole che splendeva.
Erano pi di trenta le coppie di sposi in
viaggio di nozze sulle acque limpide del lago di
Garda. Avevano tutti i volti sorridenti di autentica
e pura felicit perch quelli sono i giorni
delle rose. Oh, se restassero verdi per sempre i
bei giorni dell'amor giovane!

Il viaggio di nozze prosegue verso Verona, poi finalmente
Venezia. Alloggiano all'hotel Panada, di
fianco a piazza San Marco. Mano nella mano, fanno
lunghe passeggiate per la citt dei dogi, scoprono la
Laguna, si siedono al tramonto a guardare la chiesa
di Santa Maria della Salute, e in lontananza la basilica
di San Giorgio Maggiore.
Rosa  incantata da quella ricchezza di storia e di
arte, dalle facciate decorate dei palazzi antichi che
fanno della citt un museo a cielo aperto. Questo 
il Paese dove scorrono latte e miele, dove maturano
le dolci spighe, dove fioriscono i limoni scriver nel
suo diario riecheggiando Goethe e la Bibbia, le letture
della sua giovinezza. Spera che nella nuova vita
da donna sposata ci sar tempo per i libri, i giornali,
la scrittura, per lei sono molto importanti.
Prima di rientrare in Sudtirlo  obbligatoria
una tappa a Padova, dove Rosa ci tiene a pregare
nella chiesa di Sant'Antonio. Poi prendono il treno
per Rovereto.
Sono felice di tornare a casa nostra sospira Rosa.
Anch'io, tesoro, anch'io annuisce Jakob. In
fondo al cuore, sa che la sfida sar dura. Farsi accettare
in un clan unito e forte come quello dei Tiefenthaler
 una bella impresa.
Rosa intuisce le sue inquietudini. Ma lui riuscir
a conquistarsi un posto in famiglia. Ne  certa. E lo
vuole.
...
3. La morte di un patriarca.

 un sabato pomeriggio tra i pi gelidi ma Rosa  al
caldo nella grande stanza dell'hotel Greif.  venuta
a Bolzano a incontrare una cara amica, che non
vede da tempo, e ne hanno approfittato per rimettersi
un po' al passo con la moda. Da un paio d'ore,
nella camera si avvicendano modiste, guantai, persino
un gioielliere. Sul tavolino tra le due giovani
donne ci sono due tazze di t fumante ed un vassoio
di biscotti secchi, e hanno gi sfogliato riviste e volumi
illustrati che ora giacciono aperti tutt'attorno.
Rosa ha ammirato in particolare le stoffe, gli oggetti
e le tappezzerie della Wiener Werksttte, fondata
solo l'anno prima e gi di grande successo nel diffondere
il nuovo stile viennese, coi suoi fiori stilizzati
e le sue geometrie.
Ora  il turno della sarta, che distende davanti a
loro pezze di raso, seta, taffet. Jakob vuole regalarle
un vestito nuovo. Uno elegante, per i giorni di
festa, ha detto. Hanno avuto un'estate difficile, la
loro primogenita Elsa in agosto si  ammalata, vomito
e diarrea cos forti che i molti medici consultati
avevano perso ogni speranza. Quanto hanno pregato
i genitori, al suo capezzale, mentre la bambina
giaceva priva di conoscenza. Ma  guarita. Superata
quella prova, e al termine di un autunno che ha
dato buoni raccolti, Jakob ha deciso di festeggiare e
di viziare un po' la moglie. Ha voluto a tutti i costi
che lo accompagnasse a Bolzano, quel sabato.
Rosa ha accettato con piacere, anche se non 
proprio il mese migliore per comprare abiti.  di
nuovo incinta e per ora non potr fare molto pi
che scegliere la stoffa. Ma ripensa al raso azzurro
del vestito di sua madre Anna: ora anche lei ha
due bambine, che presto si aggrapperanno alla sua
gonna. E chiss che quello che porta in grembo
non sia l'agognato erede? Le gravidanze in rapida
successione hanno cambiato un po' la sua figura,
sempre alta ed elegante ma che si avvia a diventare
pi piena. Vuole anche lei un bel raso pesante, la
sarta gliene ha mostrato uno che far risaltare i
suoi occhi azzurri,  color tortora con inserti di
seta. Piacevolmente incerta tra un modello dal
collo alto in pizzo e uno con un mezzo strascico,
certo meno pratico, comincia con la sua amica una
conversazione che annoierebbe profondamente
suo marito.
Jakob come ogni sabato si trova al Caff Kusseth
in Musterplatz, dove gli uomini si riuniscono
per parlare degli affari della comunit e si concedono
qualche mano di tarocchi. Non si sente ancora
completamente a suo agio in questa casta chiusa di
possidenti che si conoscono da sempre e le cui famiglie
sono tutte imparentate. E gli sembra di avvertire
la presenza severa del suocero anche quando
Johann non c'. Ma fa del suo meglio per partecipare
e per apprendere, e il suo carattere allegro e
aperto lo fa benvolere. Pi tardi si riunir alla moglie
nella sala da t del Greif, davanti a una fetta di
Apfelstrudel.
Le due amiche stanno aspettando di essere servite
quando, tra i giornali messi a disposizione dei
clienti, lo sguardo di Rosa cade su una rivista settimanale
italiana che normalmente non vede in
giro, la Domenica del Corriere. Strano, trovarla
l. La prende in mano con una certa titubanza,
attratta dall'immagine a colori che occupa tutta la
copertina: uomini che se le danno di santa ragione
in una piazza di Innsbruck, con i bastoni alzati,
pronti a colpire. Sullo sfondo del disegno, si intravede
qualche poliziotto, gli altri devono essere
studenti. Ripone il giornale, turbata da quella illustrazione
che racconta pi di un intero articolo.
Ne legger molti, sui disordini all'universit di
Innsbruck.
Gli studenti protagonisti di quei tristi fatti di cronaca
sono quasi coetanei di Rosa. Vengono dal Trentino,
molti proprio dal capoluogo, dove  attiva la
Societ degli studenti trentini, fondata dal concittadino
Cesare Battisti. A lui fa riferimento la corrente
socialista, mentre quella cristiana ha come leader
Alcide De Gasperi. Lo stesso De Gasperi che diventer
il capo della Democrazia cristiana dell'Italia
liberata dal fascismo sedeva, a inizio secolo, nel
Parlamento viennese. Perch anche lui, come Rosa
Tiefenthaler, era nato austriaco.
Con il passaggio all'Italia del Lombardo-Veneto
l'Impero ha perso anche le universit di Padova e
Pavia, i giovani di etnia italiana non hanno pi la
possibilit di studiare nella loro lingua, e chiedono
di poterlo fare. Non pretendono di staccarsi dall'Austria-Ungheria
n di annettersi all'Italia: nonostante
la crisi e le guerre, l'Impero degli Asburgo ha
un'economia pi sviluppata rispetto al Regno dei
Savoia. Le minoranze etniche sono rispettate,
soprattutto quella italiana che fornisce la maggioranza
dei marinai alle navi del Kaiser. E infine per i devoti
e cattolici cittadini tirolesi la monarchia italiana, in
conflitto col papato, appare troppo laica e anticlericale.
Per i trentini italiani vogliono l'autonomia
culturale. Si chiedono perch la lingua che parlano
a casa non debba essere quella in cui studiano. Un
decennio pi tardi, la Storia riproporr l'identico
problema per il tedesco, nel Sudtirlo conquistato
dall'Italia.
Dopo il 1890 nell'ateneo di Innsbruck sono stati
istituiti corsi paralleli in italiano, ma le concessioni
non sono andate oltre. Vienna d risposte ambigue
alle istanze autonomiste dei trentini, accorda qualche
vantaggio ma mai abbastanza, risveglia le speranze
per poi frustrarle. Finalmente, nel 1904, si
decide di istituire una facolt di giurisprudenza italiana
provvisoria a Wilten, un quartiere a sud di
Innsbruck. E le tensioni esplodono. Gli studenti di
etnia tedesca rifiutano questa soluzione, che ritengono
una minaccia alla loro identit culturale. Le
piccole zuffe dei mesi precedenti tra i diversi gruppi
diventano scontro aperto.
Il 3 novembre 1904, il giorno dell'inaugurazione,
centinaia di studenti italiani accorrono a Wilten.
Quando arrivano, trovano ad aspettarli i nazionalisti
tedeschi che non hanno alcuna intenzione di accettare
il fatto compiuto. Ci sono anche semplici
cittadini, una folla, non si riesce a contarli. I capi
del movimento italiano si avvicinano per parlare ma
non  aria per trattative: in un attimo la situazione
degenera. Qualcuno addirittura spara, gli italiani
sono in minoranza, forse meno preparati. Hanno
rapidamente la peggio ma interviene l'esercito per
fermare le violenze. Rimane sul terreno un pittore
ladino ucciso, vengono arrestati 138 italiani fra cui
tutta l'lite intellettuale trentina e triestina: da Cesare
Battisti ad Alcide De Gasperi, da Mario Magnago
a Mario Scotoni.  una dbcle totale: a
Vienna prendono atto che non  possibile istituire
un'universit italiana ad Innsbruck, e la chiudono.
Questi due giorni di scontri passano alla storia
come i fatti di Innsbruck. Non  un buon inizio
per il nuovo secolo, destinato infatti a far esplodere
gli estremismi nazionalistici.
Nel primo decennio del Novecento gli episodi di
violenza aumentano.
Nel 1906 Ettore Tolomei, un Welscher di Rovereto,
si trasferisce a Glen, poco sopra Pinzn. Ha
gi fatto parlare di s:  di nazionalit austriaca ma
 un irredentista italiano. Gi da un paio d'anni 
protagonista di azioni dimostrative, come la scalata
della cima Glockenkarkopf, nella valle Aurina. Ha
voluto ribattezzare la montagna Vetta d'Italia.
Nel dibattito sui confini naturali dell'Italia,  considerata
il punto pi a nord del Paese ed ha quindi un
alto valore simbolico. Il problema  solo in apparenza
ideologico, in realt  geostrategico: le Alpi
sono considerate dallo Stato italiano la barriera naturale
ideale tra s e l'Impero austroungarico.
Dieci anni prima Tolomei ha fondato la Nazione
italiana, una rivista che, per sua stessa definizione,
 un organo di lotta per l'italianit oltre confine.
Comincia a disegnare mappe che dovrebbero dimostrare,
partendo da basi storiche e scientifiche a dir
poco discutibili, che la zona fra Merano e Bolzano 
mezza italiana, mentre quella fra Bolzano e Salurn 
italiana al cento per cento. Conia per il Sudtirlo il
nome di Alto Adige, riprendendo una definizione di
epoca napoleonica.
Un pomeriggio Johann Tiefenthaler e Tolomei si
incontrano a Neumarkt. Il nuovo arrivato vuole acquistare
il maso Thalerhof, adiacente a un terreno
che  gi suo, ereditato dai nonni. La trattativa sar
dura, Johann  un uomo d'affari accorto.  pi anziano
e pi esperto e per di pi questo giovanotto
con la barbetta a punta, baffi curatissimi e piccoli
occhi penetranti non gli sta affatto simpatico.
Tolomei nelle sue memorie liquida l'episodio in
tono assai poco rispettoso: Il precedente proprietario,
Tiefenthaler, aveva una sua villa, adorna di gran
bestie in gesso, dipinte, di sua mano e di suo gusto.
Quest'originale vecchietto venne poi ad un appuntamento
a Egna, dove al tavolo dell'osteria si conchiuse.
Rammento: era il tempo che s'agitava paurosamente
il mondo slavo, le stragi a Pietroburgo; gli studenti
italiani tumultuavano per l'Universit italiana a Trieste;
l'Austria l'avrebbe concessa a Rovereto, a Trieste
no. Rovereto aveva opposto il suo nobile rifiuto.
Trieste o nulla! Se ne parl all'osteria; il vecchietto tedesco
si inquietava: Triest o gnent? Triest o gnent?.
Tolomei, nel giorno del suo trasferimento al
maso di Glen scrive: L'oscura impresa comincia.
Perch oscura? Il suo scopo sembra al contrario
chiarissimo: restituire la regione all'Italia. E si
rivela bravo a farsi notare: oltre alla rivista, organizza
comizi in piazza e a teatro. I cittadini di Neumarkt
si fermano ad ascoltarlo perplessi e nervosi
mentre grida che quella zona  sempre stata italiana,
fin dai tempi dei Romani, come dimostra la
stessa presenza della lingua ladina. Con il passare
degli anni la sua propaganda si fa pi accesa e non
di rado ai comizi deve intervenire la polizia, per
evitare violenze.
Rosa e Jakob si imbattono spesso in Tolomei, il
cui maso  a meno di mezz'ora di cammino da casa
loro. Non  certo il vicino preferito: le sue urla, i
suoi proclami li infastidiscono e insieme li allarmano.
Nel clima sempre pi teso temono per la sicurezza
della famiglia, per gli affari, che in tempi di
instabilit politica non prosperano mai.
E i tempi che si preparano saranno molto pi
che instabili.

28 agosto 1907.

Dall'ultima volta che ho chiuso questo libro ho
dovuto affrontare un dolore immenso e la mia
mano trema mentre scrivo.

Rosa appoggia la penna. Questa pagina  davvero
difficile e prima di proseguire cerca conforto in quelle
precedenti. Le sue stesse parole le ricordano i momenti
di felicit che si sono susseguiti dal matrimonio
con Jakob. Pinzn, 22 marzo 1903 legge. Dal
16 febbraio sono madre felice di una piccola e sana
bambina. La primogenita, Elisabeth Aloisa, che
verr sempre chiamata Elsa. Rosa ricorda l'emozione
ed i timori di allora, ma tutto  andato bene e meno di
un anno dopo, il 28 febbraio 1904, ha potuto scrivere
di un altro lieto evento. La sua seconda figlia, Auguste,
 arrivata il 9 con la neve sui tetti e il buio dell'inverno.
A parte la stanchezza, nota, dalla pagina traspare
un po' di rammarico: Bench avremmo preferito
un maschio, ringraziamo immensamente il buon
Dio per questa piccola figlia nata sana.
Un matrimonio senza figli, ne  convinta,  come
un mondo senza sole. Ma l'astro pi splendente
sono i figli maschi che portano avanti il nome della
stirpe, proteggono la casa e si occupano degli affari.
Per esattamente un anno dopo, nel 1905, arriva
un'altra delusione. Dall'11 febbraio legge
Rosa sono madre del mio terzo figlio, l'erede
non  arrivato, neanche questa volta: un'altra bambina,
minuta e sorridente. La chiamer Maria,
detta Mariedl. L'annotazione che segue  ironica:
Se la benedizione che sono i figli prosegue in questo
modo, ne avremo presto dodici e, con un numero
cos, arriver bene anche un maschio!.
Non  stato necessario arrivare a dodici:  bastato
pazientare poco pi di un anno.
Il 18 marzo, alle 11 del mattino, nell'ora in cui gli
uomini si ritrovano dopo la messa per bere un bicchiere
di vino, come da usanza, il nostro erede tanto atteso
 arrivato. Rosa ricorda l'enorme sollievo, l'orgoglio
di aver donato a suo marito ci che attendeva da lei:
un maschio. Un bel bambino magro. Un piccolo
Josef-Johann. La gioia di tale momento  pressoch
impossibile da descrivere aveva commentato allora.
Anche la mia beneamata sorella Luise risplendeva di
gioia tenendo tra le braccia questo giovane guerriero.
Il pi felice di tutti era Johann Tiefenthaler, il patriarca.
Si avvicinava agli ottant'anni, sapeva che il
tempo che gli restava da vivere non era molto, e
aveva sofferto sulla sua pelle la fragilit della esistenza
umana. Luise aveva gi dei figli maschi, certo,
ma solo un bambino di Rosa poteva essere la garanzia
che le terre di Pinzn non sarebbero state divise.
Un maschio, che le tradizioni e la legge designavano
come erede primo e unico delle propriet, era la sola
sicurezza.
Quattro figli in quattro anni. Poco dopo quest'ultimo
parto, Rosa ha avuto un'infiammazione delle
ghiandole mammarie. I medici le hanno consigliato
un soggiorno termale poco pi a nord, nei pressi del
Brennero. Acque note da secoli per le propriet curative
sgorgano dal sottosuolo delle montagne nei
dintorni. Rosa ricorda la sua infelicit nel dover partire,
abbandonare anche solo per una manciata di
giorni la sua piccola famiglia: Che gli angeli del
cielo facciano in modo che coloro che mi amano mi
proteggano e mi facciano tornare presto a casa scriveva
allora. Il soggiorno di due settimane alle terme
non  stato certo una vacanza.
Le lacrime velano le ultime parole che legge, la
pagina del dicembre 1906, di nuovo piena di serenit.
La vita  un sogno che passa davanti ai nostri
occhi senza che ce ne rendiamo veramente conto. Il
tempo procede veloce, con passi da gigante, ed eccoci
di gi alla fine dell'anno. Sono felice di potermi lasciare
alle spalle gli ultimi dodici mesi. Che la mano
di Dio ci guidi e ci faccia sempre accettare la sua volont
con pazienza.
La vita  un sogno e i sogni finiscono.
Rosa appoggia di nuovo la penna sul foglio. E
scrive:

Il 10 giugno ho partorito una bambina sana, che
il giorno successivo  stata battezzata con il nome
di Berta Johanna dal reverendo parroco Andrealta.
Mia sorella Luise le ha fatto da madrina.
Il mio amatissimo padre  venuto alla cerimonia
da Kalditsch, dove passava l'estate, sebbene
non stesse bene da parecchio tempo. Nessuno
immaginava per che la Morte gli stava gi battendo
la mano sulla spalla. Il 17 del mese, quando
ha deciso di tornare a Entiklar, il buon vecchio
 riuscito ad arrivare solo fino all'hotel
Bahnhof e ha dovuto fermarsi l. L'uomo propone
e Dio dispone!
Verso le 7 di sera  arrivato un telegramma,
diceva che pap era in punto di morte. L'ansia che
mi ha preso al pensiero della cosa terribile che
stava per accadere  indescrivibile.
Accompagnata dal mio caro sposo, tenendomi in
piedi come meglio potevo, sono andata almeno a
vedere per l'ultima volta colui che mi era tanto
caro e affezionato. Al suo capezzale c'erano mia
sorella Gusti e un mio cognato, il dottor Sembianti,
e gli asciugavano le gocce di sudore freddo.
La mano che il mio buon padre mi ha subito
teso in segno di saluto aveva gi il colore della
morte. Com' stato difficile sentirgli pronunciare
quelle parole: Figliola cara, entro mezzanotte
sar morto. Ha voluto un prete ed ha ordinato
di portarlo a Entiklar, dove a mezzanotte in
punto si  abbandonato al sonno eterno.
Il povero cuore stanco, gi tanto provato, aveva
smesso di combattere. Noi abbiamo perso il nostro
pi grande benefattore e consigliere. Le sue
propriet e i capolavori che ha creato sono muti e
inconsolabili e sono in lutto per il loro padrone.
Ah, come spesso arriva in fretta la fine della vita,
la morte giunge imprevista di giorno o di notte.
Il marted, come lui aveva chiesto, il caro corpo 
stato portato a Pinzn, nel luogo che lui stesso
aveva scelto per il suo riposo eterno.

Morendo, Johann lascia un patrimonio che negli
anni, tra eredit e acquisizioni,  divenuto uno dei
pi floridi della regione. Ma non lascia eredi maschi.
Il Sudtirlo dei suoi tempi  una societ estremamente
conservatrice, per alcuni aspetti quasi feudale,
in cui il dominio degli uomini  la regola. Rosa 
una donna di carattere e capace di ribellione, come
dimostra la storia del suo matrimonio. Ma  figlia di
quel mondo e non mette certo in discussione l'ordine
costituito, che considera come lo stato naturale
delle cose. Bisogner attendere altre generazioni di
donne perch si cominci a considerare il sistema di
successione tramandato nei secoli come un'ingiustizia,
e perch lo si modifichi.
Il cosiddetto istituto del maso chiuso affonda
le sue radici addirittura negli insediamenti germanici
del VI secolo, anche se ha avuto, una codifica
giuridica solo sotto l'imperatrice Maria Teresa, nel
1775.  la regola per cui tutte le propriet di una
famiglia vengono ereditate da uno solo dei figli. In
genere si tratta del maschio primogenito, ma il possidente
pu designarne anche uno diverso. A tutti
gli altri spetter una compensazione in denaro, che
spesso viene rateizzata in modo da non pesare troppo
sulle finanze dell'erede. Inutile dire che le donne
non sono considerate, salvo estreme emergenze, e
anche in quel caso  naturale pensare che sar il
marito a occuparsi effettivamente della propriet.
Da ragazza trovavo mostruosa questa regola. Mi
sembrava una delle manifestazioni peggiori del mio
Sudtirlo maschilista e ultraconservatore. Col tempo
ho dovuto comprenderne la logica. Capisco che,
soprattutto con famiglie numerose come quelle di una
volta, una successione alla pari di molti discendenti
avrebbe significato suddividere i possedimenti in
appezzamenti sempre pi piccoli. Alla fine nessuno
avrebbe potuto vivere dei proventi delle proprie
terre. Tanto  vero che quando, sotto il fascismo, si
imporr la legge di successione italiana, verr vista
come l'ennesimo attentato alle tradizioni e alla prosperit
del Sudtirlo.
La cosa pi preziosa nella mia terra  la terra,
questo non si discute. Persino mio padre, certo non
un conservatore, ha voluto lasciare a ciascuno dei
suoi tre figli un piccolo podere di famiglia. Il mio 
un meleto. Abito a Roma, ho sposato un francese,
giro il mondo per professione e passione, ma ho un
fazzoletto di terra tra le montagne che conserva un
pezzo delle mie radici.
...
4. Il testamento perduto.

Il pomeriggio avanza e presto caler il crepuscolo
su Pinzn. Berta, che ha poco pi di due mesi, si 
gi addormentata tra le braccia della blia. I servitori
sbrigano le faccende serali in silenzio. Nessuno
vuole rischiare di disturbare la signora della casa,
immersa nel suo dolore.
Rosa siede nella Stube, inconsolabile. Suo padre
 morto, se n' andato l'unico genitore che per
tutta la vita  stato un punto di riferimento. Vestita
di nero, siede dritta, guardandosi le mani intrecciate
in grembo con occhi vuoti, come stordita. Il viso
 segnato dalla tensione, ha pianto molto e ha gli
occhi rossi. Jakob cerca di consolarla ma lei gli
chiede di lasciarla sola: Ti prego, Jakob, sar meglio
cos.
Anche lui porta il lutto per il suocero Johann
Tiefenthaler. Sa bene per che il patriarca non lo
voleva in famiglia. E se non fosse stato per la caparbiet
di Rosa, non sarebbe mai entrato in questo
ricco clan. Ha cercato di mostrarsi degno dell'amore
di sua moglie, di essere un buon marito e un
buon padre. Ha anche cercato di mostrarsi degno
della generosit di Johann, e di far fruttare le terre.
Ma gli sembra di non aver mai vinto la malfidenza
del resto della famiglia. Mormorano, alle sue spalle.
Una volta, scendendo le strette scale di pietra che
portano al laghetto nel parco di Entiklar, gli  capitato
di ascoltare una conversazione tra Luise e suo
marito Johann.
Sai, si fa avvertire dai servi quando vedono arrivare
la carrozza di mio padre, al venerd quando va
a controllare le propriet di Pinzn.
Cara, tuo padre non  un uomo facile. Anche
Johann Tiefenbrunner ha avuto i suoi problemi col
suocero. Hanno idee molto diverse su come gestire
la propriet, che per l'uomo pi giovane soffre di
sprechi e inefficienze. E il vecchio Tiefenthaler non
riesce a capire il suo progetto di costruire una centrale
elettrica.
S, ma questo  troppo divertente. Ascolta.
Quando gli dicono che mio padre sta arrivando, lui
si precipita su nel fienile. E si mette a correre da
una parte all'altra, finch non  tutto sudato. Poi, in
maniche di camicia, col fiato corto, scende ad accoglierlo
facendo finta di venire dritto dai campi.
Johann non pu fare a meno di ridere di cuore.
Riderebbe anche Jakob, se si trattasse di qualcun
altro. Ma  di lui che parlano.
Le malignit, tipiche in ogni famiglia, hanno trovato
in Jakob un facile bersaglio. Nella robustissima
catena familiare dei Tiefenthaler-Tiefenbrunner
lui  l'anello pi debole.
Rosa, vedendolo assorto, allunga una mano per
stringergli il braccio con affetto. Anche nel suo dolore
trova il tempo per pensare a lui.  consapevole
dei suoi limiti, ma lo ama cos com'. Subito dopo il
matrimonio gli ha donato due dei terreni ricevuti
dal padre. Jakob Rizzolli  stato cos ammesso nella
casta privilegiata a cui lei appartiene dalla nascita.
Sanno entrambi che in Sudtirlo un uomo senza
terra non vale niente, e non pu dire la sua in politica.
Grazie a quella donazione ha potuto sedere nel
consiglio comunale di Montan e prendere parte alle
decisioni importanti per la comunit.
S, a suo marito piacciono la buona compagnia, le
carte ed il vino. Ma a Rosa non sembra poi cos grave
amare la vita. Anche lei  stata contenta di attardarsi
con lui, qualche mattina, e tuttora arrossisce ricordando
la volta in cui il padre arrivando li ha sorpresi
ancora a letto. Sono debolezze? Tutti ne hanno. E
dopo cinque anni e cinque figli  ancora convinta
che il suo imperfetto, sorridente sposo sia stato una
buona scelta.
Jakob la abbraccia forte prima di uscire dalla
Stube, e da quella stretta lei attinge coraggio per il
colloquio che sta per affrontare.
In un angolo della stanza, un orologio conta i
passi del tempo, implacabile. E Rosa prega Dio perch
accolga suo padre e protegga la sua famiglia.
La riscuotono lo scalpitio di un cavallo e il rumore
delle ruote di una carrozza. Lo si  sentito spesso
in questi giorni, parenti, amici, dipendenti e semplici
conoscenti si sono avvicendati sulla tomba, nel
piccolo cimitero di fronte a casa dove Johann ha
voluto essere sepolto. Ma questa non  una visita di
condoglianze ed il cuore di Rosa batte pi veloce.
Bussano alla porta.
Davanti a lei c' Luise, dritta e seria. I capelli raccolti
in una crocchia, divenuti bianchi poco dopo i
trent'anni, aggiungono severit al viso sottile ed al
suo fisico esile, quasi da asceta. Le due sorelle, con
gli occhi offuscati dalle lacrime, si abbracciano per
un lungo istante. Sanno che  giunto un momento
particolare della loro vita. Entrambe hanno vissuto
fino a ora secondo la volont di Johann, in un mondo
in cui dalle donne ci si aspetta soprattutto obbedienza
e devozione. Questa sera si trovano in una
situazione unica per il loro tempo: devono decidere,
da sole, dei loro destini, di quelli delle loro famiglie,
e delle loro terre.
Siedono nell'angolo, al tavolo della Stube su cui
hanno appoggiato la caraffa di succo di sambuco.
Luise, la maggiore,  la prima a parlare: Nostro
padre non ha lasciato testamento.
Rosa cerca con cura le parole.
Il nostro povero padre, cos accorto, non voleva
pensare alla morte.
Hai ragione. Pace all'anima sua. Per ora tocca
a noi scegliere.
Forse si  detto che avremmo fatto la cosa giusta.
Si fidava di noi.
Rosa pensa, non per la prima volta, che il padre
non avrebbe dovuto farle questo. Ha lasciato terre,
case, denaro, un patrimonio enorme. E sulle spalle
delle figlie a cui ha affidato le propriet principali,
Entiklar e Pinzn, grava il peso di risolvere il problema
dell'eredit. Un esercizio pericoloso che spesso divide
e radica gelosia e odio nei cuori per generazioni. Si
sente un po' vile, ma tenta la soluzione facile: Riuniamo
le nostre sorelle e decidiamo tutte insieme.
Le nostre sorelle hanno scelto di condurre la
loro vita lontano da qui.  a noi che tocca risponde
l'altra, con fermezza.
Rosa sa che ha ragione. Anche la minore, Gusti,
 promessa ad un ufficiale dell'esercito imperiale di
Innsbruck, e presto se ne andr. In tal caso, pagheremo
loro ci che  dovuto annuisce, e aggiunge:
Tuo marito  ricco e io posso vendere qualche terreno.
Vorrebbe con tutto il cuore non dover dire
altro, che lo status quo potesse essere accettato senza
bisogno di tante discussioni. Ma certe cose vanno
chiarite, e Luise  venuta apposta per farlo.
Pinzn  una grande prospera propriet esordisce
Luise. E senza testamento non sappiamo cosa
desiderasse farne nostro padre.
Certo che lo sappiamo obietta Rosa.  stato
proprio il padre a mandarla l. Mi ha sempre detto
che Pinzn sarebbe stata la mia dimora e che voleva
vegliassi sulla sua tomba!
Non avrebbe mai voluto che le sue terre fossero
divise.
Ma siamo sorelle, siamo un'unica famiglia. Noi
non saremo mai divise.
Luise guarda a lungo la sorella. Il viso tondo di
adolescente della ragazza che a sedici anni  salita
sul calesse diretta a Pinzn  cambiato. Si  fatto
pi risoluto, e i luminosi occhi azzurri brillano di
sicurezza e maturit. Luise potrebbe battersi per
ottenere tutte le propriet del padre, ma non lo
far.  una donna forte e vuole innanzitutto il bene
della famiglia, ma  anche profondamente onesta e
religiosa. A Entiklar ha fatto ricavare una minuscola
cappella da una stanzetta al primo piano, un
angolo di pace e raccoglimento col soffitto dipinto
a cielo stellato e l'altare con la tovaglia bianca. Su
uno dei muri, ha fatto dipingere una scritta che
ammonisce: Mensch, geh nicht zu weit. Denke an
Tode, Gericht und Ewigkeit. Non spingetevi troppo
oltre. Pensate alla morte, al giudizio e all'eternit.
E non certo dell'unit dei possedimenti le
sar chiesto conto nel Giudizio finale, ma dell'armonia
e della pace in cui avr saputo preservare la
famiglia.
Alla fine lei manterr Entiklar, e per salvare la
propriet suo marito Johann dovr gi fare molti
sacrifici. Rosa avr Pinzn. Gli altri avranno il denaro.
Ma occorrono garanzie.
Rosa, un giorno noi non ci saremo pi riprende.
Abbiamo un dovere verso la nostra terra. E
verso le prossime generazioni. Tuo marito  un
uomo buono, ma Pinzn  una grossa responsabilit.
Io devo essere sicura che stiamo prendendo la
decisione giusta.
Rosa capisce molto bene. Sua sorella non si fida
ancora del tutto delle capacit di Jakob. Non dir
una parola di troppo, ma una richiesta  stata fatta
e una risposta deve essere data. Il crepuscolo che
scende sulle montagne, fuori, riempie la stanza di
ombre.
Mia amata sorella, la migliore di tutte, ho atteso
mio figlio Josef troppo a lungo per pensare che un
giorno resti senza nulla. Conserver questa terra
per lui. Ho lavorato molto sulle propriet, per molti
anni. Insieme al mio amato marito, e con l'aiuto di
Dio, continuer a farlo. Ci sar sempre una signora
di Pinzn.
Luise annuisce. All'improvviso, Rosa si sposta
sulla panca e la abbraccia forte. E Luise ricambia la
stretta.
Nonostante la buona volont di Luise e Rosa e il
loro affetto reciproco, la battaglia per la successione
di Johann prosegue per lunghi mesi. Gli altri
eredi, quattro figlie e due nipoti, sono tutti convinti
che un uomo accorto come Tiefenthaler non possa
aver trascurato di fare testamento. Deve pur trovarsi
nella cassaforte, che da sempre troneggia ad Entiklar.
Ma nessuno ne trova la chiave. Luise l'ha
smarrita. Gli animi sono turbati e c' chi insinua
che l'abbia nascosta, invece, per evitare che le ultime
volont del padre venissero lette. Infine si fa venire
da Vienna un operaio della ditta Wertheim,
che ha fabbricato la cassaforte. La apre davanti alla
famiglia riunita. Con gran sorpresa di tutti,  completamente
vuota. Non contiene nulla: n documenti,
n denaro.
Rosa non dubita neanche per un istante dell'onest
della sorella. Ma il clima ormai  avvelenato e in
molti il dubbio rimane: saranno stati Luise e Johann
ad aprirla, svuotarla e far sparire la chiave? C'era in
realt un testamento, e cosa diceva? Rosa, angosciata,
il 16 novembre 1907 scrive:

Tutta questa agitazione nuoce a me ed al mio
caro marito e suscita in noi il solo desiderio che
la felicit famigliare e l'armonia di un tempo
ritornino in seno alla parentela. La buona luna,
la vecchia e fedele amica che dispensa la sua
luce nella buia tomba del mio amato padre, dia
luce e consolazione anche al mio cuore ferito,
quando piango la sera tardi da sola accanto al
tumulo sotto cui riposa.

Finalmente si trova un compromesso. Viene fatta
una stima dei beni di Johann Tiefenthaler: 850000
corone d'oro.  una stima al ribasso, favorevole a
Luise e Rosa, ma anche cos dovranno pagare
110000 corone a ognuno degli altri sei. Il marito di
Luise compie allora un gesto che la famiglia non
dimenticher mai: mette all'asta tutti i suoi possedimenti
di Kurtatsch, quelli che aveva gi prima di
sposarsi, per salvare il castello di Entiklar.
Non mancano episodi spiacevoli: un pomeriggio,
mentre Johann va in calesse verso Entiklar assieme
al cognato dottor Sembianti, la discussione
tra i due sull'eredit si fa accesa. Johann non crede
che il cognato abbia diritto alle ulteriori 40000 corone
che chiede per i suoi figli. Si arrabbia cos
tanto per le pretese del medico che a un certo punto
si ferma, lo fa scendere e prosegue da solo. Sar
Luise, una volta arrivato a casa, a placarlo e convincerlo
a tornare indietro a riprendere l'ospite.
Rosa  molto provata da questi mesi di liti. Ma
tiene duro e alla fine otterr quel che voleva: rimanere
nella casa di Pinzn, far fruttare le terre che sente
irrevocabilmente sue e veder crescere i figli in quel
piccolo angolo di Sudtirlo che per lei  il paradiso.
Un anno dopo la morte del padre, riprende a
scrivere il suo diario. Il tono  pi sereno. Forse
non tutto  ancora a posto, ma la ricorrenza dell'anniversario
sembra contribuisca a calmare gli animi.

Pinzn, 19 agosto 1908.

Ieri era l'anniversario della morte del nostro
buon padre. Sono trascorsi gi 12 mesi da quando
il destino ci ha infetto questo triste colpo.
Alle sette di mattina nella nostra chiesa e nella
cappella di famiglia sono stati celebrati un servizio
religioso e una messa, a cui abbiamo partecipato
io, le mie sorelle, mio marito e i miei
bambini. Erano tutti molto abbattuti perch il
ricordo si  ridestato nei nostri cuori che ancora
sanguinano.

Ancora oggi non siamo riusciti a risolvere il
problema che ci assilla da tanto tempo: troppe
teste, troppe idee diverse.
In un piccolo cimitero sull'altro versante della vallata
riposa un uomo con il quale avrei voluto parlare di
Rosa. Mio padre Alfred  stato sepolto a Kurtatsch
nel gennaio 2001. Non ha conosciuto la nonna di
mia madre: Rosa Tiefenthaler  morta prima di vedere
la sua piccola Herlinde diventare donna e legare
la sua sorte a quel bell'uomo dagli occhi azzurri. Ma
anche Alfred aveva vissuto l'infanzia e la giovinezza
nel travagliato periodo in cui il Sudtirlo era lacerato
e oppresso. L'amore per quella terra era tra i motivi
della sua forza e del suo successo.
Mio padre, un ingegnoso imprenditore, ha saputo
restare attaccato alle sue radici pur cercando nuove
esperienze. Ha volto i suoi passi verso sud, verso
l'Italia che la storia aveva reso il suo Paese. Gli sono
sempre piaciute le sfide tanto da fondare un'impresa
in una regione singolare: un'isola, la Sardegna, che
non potrebbe essere pi distante geograficamente,
storicamente ed anche culturalmente dalle montagne
del suo Sudtirlo. Eppure Alfred ha tanto amato la
costa sarda, le sue onde nervose, il suo vento e le sue
rocce, da farsi costruire una casa a pochi passi dal
mare. Lui stesso ha disegnato la grande terrazza sospesa
tra acqua e cielo. Amava gli abitanti di questa
isola diffidente e loro lo contraccambiavano. Molto
pi tardi ho scoperto che il maresciallo dei carabinieri
di Monastir teneva in ufficio una lista di persone
da proteggere contro il rischio di sequestro. Il
primo nome sulla lista era quello di Alfred Gruber.
Alfred aveva il carattere degli uomini i cui figli
restano a lungo orfani. Incuteva rispetto e il desiderio
di migliorarsi. Devo anche a lui quel che sono,
sia per aver ascoltato i suoi consigli e accettato la
sua autorit, che per essermi opposta a lui e aver
contestato duramente alcune sue scelte. Anche per
questo riesco a capire profondamente il vuoto che
Rosa deve aver provato alla morte del padre. Un
lutto con il quale lei fa il suo ingresso nella vita
adulta, di cui dovr affrontare le prove da sola. E
non le verr risparmiato nulla.
...
5. L'ultimo sguardo al Kaiser.

Al binario della stazione di Neumarkt, Rosa sente
che suo marito  nervoso. Lo  un po' anche lei, ma
 emozionata e contenta di partire. Appoggia il
viso sul petto forte di lui, che la cinge con le braccia:
Andr tutto bene, torner presto gli dice. I
facchini salgono nello scompartimento con i suoi
bagagli. Non viaggia leggera: parte per un soggiorno
breve ma vuole essere elegante, sta andando a
Innsbruck, la capitale del Tirlo.  la fine di agosto
del 1909.
Rosa parte sola. Ha bisogno di allontanarsi per
un po' dalle tensioni di troppi mesi. La ripartizione
dei beni di suo padre sta per concludersi e ormai 
tranquilla. Lungo tutto il difficile processo Jakob
ha avuto fiducia in lei e l'ha sostenuta.
Prende posto nello scompartimento proprio
mentre il treno parte e saluta a lungo Jakob.
Appoggia la testa sul cotone bianco che copre la sommit
dello schienale di velluto rosso. Chiude gli
occhi, felice di non pensare a nulla. Non affronta
uno spostamento cos lungo dal viaggio di nozze,
nel 1902. In sette anni  cambiata molto e ha la sensazione
che attorno a lei anche il mondo stia per
cambiare.
Nel teatro europeo si scontrano sempre pi forti
rivalit antiche, e nelle grandi capitali come Vienna,
Berlino, Mosca i dibattiti sulla stabilit dei vecchi
imperi si fanno pi accesi. I popoli vivono in pace
dall'ultima grande guerra, nel 1870, tra Francia e
Prussia, ma voci allarmanti mettono in guardia su
un nuovo possibile conflitto. La stampa parla di riarmo,
dell'aumento delle spese militari, di una deriva
inarrestabile.
Anche i giornali di Bolzano e della provincia riportano
sempre pi spesso liti fra diverse fazioni,
giovani che cantano l'inno nazionale tedesco aggrediti
da gruppi di italiani, o viceversa. Spuntano
bandiere dappertutto, i muri fioriscono di scritte
intimidatorie ed insulti, le chiacchiere politiche in
osteria degenerano facilmente in rissa. Tutti hanno
un coltello o qualche arnese in tasca: se dai pugni si
passa alle stoccate ci pu scappare il morto. Le
mogli a casa cominciano a essere preoccupate quando
i mariti si attardano per un bicchiere. Anche
Rosa non  tranquilla.
A Innsbruck la attende la sorella Gusti. Rosa
l'abbraccia con trasporto. Non l'ha pi vista dalle
sue nozze con un ufficiale dell'esercito imperiale, il
tenente Karl von Larcher, il 12 maggio. Dal viso radioso
con cui guarda il marito,  chiaro che la sua
sorellina  felice, e che anche per lei la luna di miele
non  ancora finita.
Sono cos contenta di essere qui. Come sta Karl?
Bene, sar lieto di vederti.
Ci sar davvero l'imperatore, come hanno scritto
i giornali?
Il nostro buon Kaiser far di tutto per compiacere
il suo popolo in Tirlo. Gli anni gli pesano, ma
verr, ne sono sicura.
L'anno prima Francesco Giuseppe, l'imperatore,
ha celebrato con gran pompa il suo giubileo, sessant'anni
di regno. Rosa  andata a Bolzano con
Jakob, una giornata di svago speciale. Hanno cenato,
bevuto, guardato la gara di tirassegno organizzata
per l'occasione. Il ricordo la intenerisce e vorrebbe
che il marito fosse l con lei.
Le due sorelle salgono su una carrozza e si addentrano
per le vie della citt, incoronata dal verde
delle montagne. Le facciate dei palazzi grondano
degli stendardi rossi e bianchi del Tirlo, migliaia
di aquile imperiali le guardano dalle bandiere. I colori
degli Asburgo dominano ovunque.
La carrozza passa di fronte al Neuer Hof, con il
suo balcone dalla copertura rivestita d'oro, il Goldenes
Dachl, che  il simbolo della citt e della sua
ricchezza. Poi prosegue verso la Hofburg, la sede
imperiale. Per fermarsi finalmente dinanzi a un bel
palazzo di cui la giovane coppia occupa un intero
piano.
Eccoci a casa dice Gusti con una certa fierezza,
entrando. L'appartamento  ampio e pieno di
luce, arredato secondo il moderno stile viennese,
con mobili dalle linee pulite ed eleganti. Non mancano
gli specchi, che lo fanno sembrare ancora pi
grande. Rosa appoggia il cappello su un tavolino e
nonostante l'ambiente ben diverso da quello a cui 
abituata si sente a casa.  nel cuore del suo Tirlo,
e domani vedr l'imperatore.
Il giorno dopo, il 29 agosto 1909, Rosa e la sorella
escono di buon mattino. Karl  partito ancora prima
per unirsi agli ufficiali che scorteranno il Kaiser. La
citt  gremita da una folla compatta accorsa da
tutto il Tirlo, piena di gioia e orgoglio.
Rosa si sente invadere da un sentimento nuovo.
Si  sempre interessata alle vicende del mondo,
anche se le cure quotidiane della propriet la appassionavano
di pi dei giochi astratti della politica.
Ascoltava i racconti del padre sulla situazione
europea, quando Johann tornava dal Weinritt o
da altri viaggi, e tutti i giorni legge i giornali.
Questa mattina per tocca con mano una dimensione
importante della sua esistenza, quella dell'identit
nazionale e della solidariet che la lega al suo
popolo.
Andiamo a vedere la statua propone alla sorella,
e si dirigono verso il parco che guarda la citt
dall'alto del monte, il Bergisel. L'imperatore ed il
suo sguito se ne sono appena andati, e il prato di
fronte all'alta scultura di bronzo  letteralmente
coperto da corone di fiori. Le due donne si soffermano
ad ammirare il personaggio dalla corporatura
robusta e dal volto barbuto con due stivaloni e
il cappello di feltro ben calcato in testa. Ha una
sciabola alla cintura e sul lato sinistro, dalla parte
del cuore, stringe al petto una bandiera tirolese.
Ha l'aria di un uomo severo e dominatore e l'indice
della mano destra, leggermente inclinato verso
il suolo, sembra puntare a un esercito nemico gi
sconfitto.
Andreas Hofer dice Gusti, ed  come un saluto.
Fr Gott, Kaiser und Vaterland, per Dio, l'Imperatore
e la Patria, scandisce Rosa, leggendo
l'iscrizione incisa su una targa fissata al piedistallo.
Andreas Hofer  l'uomo che tutta Innsbruck sta
celebrando, l'occasione per cui Rosa  venuta fin l,
assieme sembra a tutto il resto del Tirlo:  il centenario
delle sue eroiche imprese.
Hofer era un comune oste della Val Passiria che
non esit a prendere le armi per combattere i bavaresi
e i francesi. Nel 1805 l'Impero austriaco, sconfitto,
fu costretto a cedere il Tirlo a Napoleone.
Nel 1809 Hofer incit il popolo alla rivolta, non
solo contro l'invasore ma contro le idee post-rivoluzionarie
ed antireligiose che rappresentava. In
aprile, si mise a capo dell'insurrezione. Per cinque
mesi i rivoltosi tennero testa alla Baviera e alla
Francia in battaglie sanguinose, e ne uscirono vincitori.
Dopo la decisiva battaglia di Bergisel, Innsbruck
torn libera, e per qualche tempo lo stesso
Hofer la govern a nome dell'imperatore. Per poi
purtroppo cadere vittima degli accordi di palazzo
tra le grandi potenze. Quando nell'ottobre del
1809 Vienna cedette nuovamente il Tirlo alla Baviera
con il Trattato di Schnbrunn, l'oste ribelle
fugg sulle montagne. Abbandonato dai suoi partigiani
e venduto da un vicino di casa, fu arrestato
dai francesi all'inizio del 1810. Napoleone lo fece
portare a Mantova dove fu processato e giustiziato.
Il Tirlo sarebbe rimasto diviso fino alla caduta
dell'imperatore francese nel 1815.
Ti rendi conto?  stato rinnegato perfino dalle
persone per cui lottava osserva Rosa, pensosa.
Quel trattato ha tradito tutta la sua battaglia, tutto
il sangue versato.
Vuoi dire che i principi austriaci hanno dimenticato
il nostro grande Andreas Hofer?
Altroch. Lo hanno sacrificato. E con lui il nostro
Tirlo. Se a un certo punto Napoleone non
fosse stato sconfitto, il Tirlo sarebbe rimasto diviso
in due. E tu, per esempio, magari non saresti mai
potuta venire ad abitare a Innsbruck.
Ma la gente non lo ha scordato! Guarda che
festa si sta preparando.
Rosa volge lo sguardo alle strade, che echeggiano
di musica ed esclamazioni gioiose. Quella folla
spensierata celebra l'orgoglio, l'amore per la patria
e il coraggio salvifico di un uomo che  stato capace
di cambiare la storia. Ma davvero affidarsi al comando
di un solo capo  una buona idea? Il pensiero
attraversa fugace la mente di Rosa, ma viene subito
scacciato. Andreas Hofer non si discute ed ora 
il momento di godersi la festa. Nel centro di Innsbruck
le fanfare e le parate si susseguono senza
sosta. Da ogni villaggio sono venute le bande musicali
e per strada si possono comprare dolci e oggetti
venduti da floride ragazze in costumi tradizionali.
Una voce fa il giro della folla: Francesco Giuseppe
 arrivato al palazzo imperiale sulla piazza centrale.
Le due giovani donne affrettano il passo, ma
tutto quello che riescono a scorgere da lontano
sono i pennacchi degli elmi degli ufficiali della scorta.
Karl ci racconter! sospira Gusti per consolare
la sorella un po' delusa.
Rosa, comunque,  felice, contagiata dall'atmosfera
effervescente: i mortaretti che crepitano, le risate
che accompagnano le sorsate di birra e di vino nelle
osterie. Nel corso della notte, con gli occhi aperti nel
buio per l'eccitazione della giornata, le torner in
mente un episodio di tanto tempo prima. Suo padre
era seduto accanto a lei sul calesse, attraversavano
Neumarkt. Passando per la via principale, Johann si
era tolto il cappello in segno di rispetto.
Chi salutate, padre?
Lui aveva indicato un edificio dalla facciata grigia:
Vedi, figlia mia, quasi cent'anni fa un uomo 
passato di qui. Era prigioniero, con le catene ai
polsi, i soldati francesi lo guardavano a vista. Ha
passato una notte in questa casa, solo, infreddolito,
affamato. Nessuno lo ha aiutato, anche se era un
uomo coraggioso, onesto e fedele. La mattina  ripartito
e qualche giorno pi tardi lo hanno messo a
morte. Si chiamava Andreas Hofer.

Nel 2012 visito il museo Andreas Hofer di Innsbruck.
Una fuga di sale ultramoderne in legno e calcestruzzo,
rischiarate da luci soffuse. A duecento
anni dalla morte, l'epopea dell'eroe tirolese  raccontata
da una videoproiezione che tiene vivo il culto
della sua memoria. Guardandola,  difficile non provare
la sensazione di assistere al martirio di un giusto
e all'assassinio di un ideale. Quello dell'unit e della
libert del Tirlo.
Mentre percorro le strade di Innsbruck, rintracciando
i passi della mia bisnonna, mi torna in mente
che l'eroe patriottico tirolese una volta mi ha quasi
fatta licenziare.
Bisogna premettere che, anche nei nostri tempi
moderni, in Sudtirlo prima o poi Andreas Hofer ti
tocca. Nessuno sfugge alla retorica che lo circonda. Se
appartieni a una famiglia come la mia, che definirei
piuttosto illuminata, capiter di sentirne parlare quasi
solo a casa della nonna e alle riunioni dei parenti.
Io da giovane provavo una certa avversione per
l'oste della Val Passiria. O meglio, non per lui, una
figura storica di tutto rispetto, ma per il patriottismo
acritico con cui veniva adornata la sua memoria.
In pi, dopo aver studiato la Rivoluzione francese,
lo vedevo come un reazionario. Avevo ricevuto
un'educazione cosmopolita e diffidavo dei localismi.
Purtroppo, anche se non vuoi occuparti di Andreas
Hofer, lui si occuper di te. E come una vendetta
della storia, nell'estate del 1984 piombarono
su di me i festeggiamenti solenni del 175 della storica
battaglia di Bergisel. Lavoravo allora alla Rai di
Bolzano di lingua tedesca, redattrice ventisettenne
con un contratto a termine. Per l'intera estate avrei
dovuto seguire le celebrazioni dell'anniversario,
visitando le cime dove si incontravano, tutte le settimane,
rappresentanti di diverse associazioni e comunit
del Tirlo del sud e del Tirlo del nord.
Ogni domenica una cima diversa.
Settantacinque anni dopo Rosa, ma con uno
stato d'animo ben diverso dal suo, mi preparavo a
onorare la ricorrenza. Dovevo realizzare ogni volta
diversi pezzi, per i giornali radio e per il tg delle 20.
La Tagesschau, i servizi del telegiornale in lingua
tedesca, costituiva anche allora un punto di riferimento
politico-culturale importante, e seguire questo
evento era d'obbligo. Non si trattava di una responsabilit
da poco. Partivamo in auto in tre, tutti
giovani: io, l'operatore ed il fonico. L'operatore della
Val Pusteria era un fine spirito satirico, e le sue battute
sul folklore locale contribuivano a rendere pi
digeribili quelle strade piene di tornanti. A ogni raduno
ci toccavano la santa messa, le canzoni patriottiche
ed i discorsi dei politici. E per fortuna il cibo:
grandi tavolate di salsicce, polenta, Schttelbrot con
lo speck e altre delizie.
Avevo scelto di fare la giornalista con grande
passione, e per la verit con altri orizzonti in mente.
In quei due anni di contratto con la Rai tedesca
imparai moltissimo, ma gi allora non avevo intenzione
di occuparmi per tutta la vita dei problemi
della minoranza etnica sudtirolese, dalle norme di
attuazione dello Statuto di autonomia alle festivit
in costume tradizionale. Rischiai di non occuparmi
pi di niente: evitai di essere cacciata all'istante
solo grazie alla forza e alla lealt del caporedattore
di allora, Hansjrg Kucera.
Un giorno, mi ritrovai su una montagna dove si
incontravano i giovani dell'Alpenverein Sdtirl e
dell'Alpenverein Tirl, ovvero i circoli alpini dalle
due parti del confine. E pensai di porre una domanda
per me ovvia. A centosettantacinque anni
dall'eroica insurrezione di Andreas Hofer, a sessantacinque
anni dal passaggio all'Italia, a oltre quaranta
dalla fine dell'ultimo conflitto mondiale: che
ne pensavano loro, che non avevano vissuto niente
di tutto questo, di una possibile riunificazione del
Sudtirlo all'Austria?
Ricevetti risposte destinate a dare molto fastidio.
I nordtirolesi erano in gran parte favorevoli, ma per
una ragione diversa da quella che si poteva immaginare.
Per loro si trattava di un ricongiungimento
naturale, ma anche di un'espansione verso sud: ci
che apprezzavano non era tanto la germanicit del
Sudtirlo, ma al contrario la sua contaminazione
con quel che di buono aveva lo stile di vita italiano.
I giovani sudtirolesi invece si dichiararono in gran
parte contrari a una riannessione. Contenti di vivere
in una prospera provincia a statuto autonomo,
ben sicuri dei loro diritti sanciti da un trattato internazionale,
tutto sommato stavano bene cos. Uno
addirittura decret: Meglio essere straccioni che
austriaci. Conclusi cos il servizio.
Non appena la sera andai in onda, sulla redazione
cominciarono a piovere telefonate degli alti papaveri.
Accusavano il servizio di essere tendenzioso
e non veritiero. Nei giorni seguenti il dibattito si
infiamm, con articoli e lettere sui giornali locali.
Ma Kucera difese senza se e senza ma il mio operato,
e la libert della sua redazione. Anche se in privato
osserv che avrei potuto incalzare l'ultimo
provocatorio interlocutore con altre domande.
Negli anni a venire avrei comunque capito che non
tutti i direttori hanno la schiena cos dritta.
E io? Io ero un po' inquieta, ma non pentita,
perch avevo fatto il mio lavoro con onest intellettuale.
Avevo imparato che comportava dei rischi
cercare di infrangere l'idilliaco quadretto alpino a
cui si pretendeva di ridurre la mia terra. Ma ero
pronta a rifarlo.
Non ero, insomma, molto contrita. E ripensandoci
oggi, non sono cambiata granch.

Passa qualche settimana prima che Rosa confidi al
suo diario la storia del viaggio a Innsbruck:

Pinzn, 19 settembre 1909.

Il 29 agosto la citt di Innsbruck ha organizzato la
festa per il centenario del patriota Andreas Hof er.
L'insolita occasione ha fatto uscire di casa anche
me e senz'altro a nessuno  dispiaciuto spendere i
soldi del viaggio. Sua maest, il caro padre della
nostra terra, Francesco Giuseppe I, nonostante
l'et avanzata,  venuto dai suoi fedeli figli del
Tirlo. La gente era arrivata da tutte le parti, con
i costumi variopinti, c'era perfino una grossa rappresentanza
di trentini del confine. Non si riescono
a descrivere tutte le cose interessanti che c'erano
da vedere e chi le ha viste avr un bel ricordo
per il resto della vita. Perfino i veterani novantenni
si erano messi in marcia con i loro fucili arrugginiti
e le divise strappate, e se ne sono ritornati a
casa contenti perch hanno visto il loro buon imperatore
Francesco Giuseppe.
S, l'onore vale pi dell'oro e dell'argento, una
solennit come questa fa superare qualsiasi difficolt.
Quando cadr il prossimo centenario i
nostri capi saranno putrefatti da un pezzo, ma
una nuova generazione seguir le nostre orme e
canter la stessa canzone dei vecchi.

Gott erhalte, Gott beschtze
XJnsern Kaiser, unser Land.

Serbi Dio l'austriaco regno
guardi il nostro imperator.(1)
A Rosa non resta molto tempo per godersi la vita di
una giovane madre di buona famiglia, che sognava
di veder crescere i suoi figli nella spensieratezza e
nell'agio. Mancano ormai pochi anni allo scoppio
della Grande Guerra, che travolger milioni di famiglie.
La carta dell'Europa sar ridisegnata, e ancora
una volta il Tirlo si ritrover spezzato e tradito.

Note.

1. Sono le parole dell'inno della casa degli Asburgo, cantato sulle note
di Franz Joseph Haydn.
...
6. Una donna nella tempesta.

Rosa guarda Jakob, in piedi di fronte a un alto specchio
che ha fatto portare in camera da letto. Il marito
 quasi irriconoscibile, anche lui sta scoprendo un
nuovo se stesso. I loro sguardi si incontrano nel riflesso
e Rosa legge nei suoi occhi una domanda silenziosa.
Sei molto bello dice infine.
Jakob non risponde. Osserva l'uniforme che ha
appena indossato e che un sarto ha rifinito perch
cada alla perfezione sulle sue forti spalle. La giacca
abbottonata fino al collo  azzurra, con i pantaloni
nello stesso tessuto e una fusciacca in vita. Il berretto
piatto con la visiera getta un'ombra sul suo bel
viso risoluto.
Sar una cosa rapida, vedrai dice. L'imperatore
ha bravi generali.
Sei padre di famiglia, non andrai al fronte lo
rassicura Rosa, e sta in realt rassicurando se stessa.
Far il mio dovere ribatte Jakob secco, girandosi.
Per una volta il suo famoso sorriso fatica ad
accendersi. Non ama l'idea di dover abbandonare
la moglie, i figli e questa casa che  divenuta la sua.
Non  un uomo d'avventura e non ha mai preteso
di esserlo. E a questo punto della sua vita, sente che
il suo destino prende una piega imprevista.
Il marito di Rosa ha quarant'anni e parte per la
guerra, alla fine di luglio del 1914. Al pari di centinaia
di migliaia di sudditi dell'Impero austroungarico,
la patria lo chiama a combattere. Altrove in
Europa, in Germania, in Russia, in Francia, in Inghilterra
milioni di uomini stanno compiendo i suoi
stessi gesti di preparazione e di saluto.
Cosa dirai ai bambini? si preoccupa Jakob. La
maggiore, Elsa, ha undici anni e Berta, la pi piccola,
sette.
Dir loro la verit risponde lei. E poi non
sarai lontano, vai a Bolzano, sarai qui spesso in
permesso.
Lo abbraccia. Nell'intimit della loro stanza,
stringe a s l'uomo con il quale da oltre dodici anni
condivide ogni istante della sua vita. Ama la sua
forza e questo abbandono che le fa sciogliere il
cuore. Jakob avverte la sua angoscia e le sussurra
all'orecchio: Ti amo.

Quando la coppia giunge alla stazione di Neumarkt,
i treni stanno per partire. Il fumo delle locomotive
offusca l'orizzonte ed i fischi del vapore riempiono
l'aria. I soldati salutano le loro famiglie sporgendosi
dai finestrini dei convogli.
Qualcuno grida a pieni polmoni: Tutti al fronte!.
Sulle banchine le mogli piangono, fazzoletto
alla mano. Qualche bambino corre contagiato
dall'agitazione degli adulti. Attorno a ogni treno
gruppi di persone passano ai soldati formaggi, salami,
bottiglie di vino. Jakob resta un istante in
piedi sul predellino del vagone che lo porta con s.
Rosa gli manda un bacio. Suo marito  partito.

Tutto ha avuto inizio alla fine del mese di giugno, e
gli eventi sono precipitati molto rapidamente. Come
se nessuno desiderasse davvero evitare la tragedia.
Dopo il suo viaggio a Innsbruck, Rosa  diventata
una lettrice ancora pi accanita di giornali e riviste.
Fa rilegare e conserva i numeri del Tirler Stimmen,
che la posta le recapita a casa.
 l, sulla prima pagina del 29 giugno 1914, che ha
letto con terrore di quanto accaduto nella citt di Sarajevo.
L'arciduca austriaco Francesco Ferdinando 
stato assassinato. Lui e la moglie Sofia sono stati uccisi
a colpi di pistola mentre attraversavano in auto la
citt della Bosnia Erzegovina.  stato immediatamente
arrestato un uomo, un certo Gavrilo Princip.
Rosa  rimasta colpita dalla sua giovane et: non ha
ancora vent'anni, e gi  animato da un cos cruento
fanatismo. Princip ha confessato il crimine, dicendo
di aver agito per l'unit della Jugoslavia e l'indipendenza
dall'Impero. Secondo un articolo del Tirler
Stimmen, per, Princip e i suoi complici erano al
soldo dei servizi segreti del regno serbo. Belgrado
infatti aveva contestato apertamente l'annessione
della Bosnia Erzegovina del 1908 da parte dell'Austria.
E rivendicava il controllo di questa provincia in
nome dell'unificazione delle nazioni balcaniche.
Nelle settimane dopo l'attentato di Sarajevo,
tutte le mattine Rosa si precipitava sul giornale appena
arrivava. Con i parenti e gli amici in visita a
Pinzn ormai si parlava solo di politica.
L'imperatore deve lavare questo insulto nel
sangue, e farla pagare ai serbi! dicevano alcuni.
Non pu muoversi senza il consenso della Germania,
o si immischieranno i russi sostenevano altri.
Berlino accetter di buon grado! I tedeschi vogliono
farla finita con francesi e inglesi.
L'Inghilterra aspetta solo il pretesto per sbarazzarsi
della Kriegsmarine che minaccia il suo Impero.
Ma come si fa a parlare di guerra?, si chiedeva
Rosa, l'Europa  in pace da cos tanto tempo. Vedeva
bene che questo dramma li riguardava tutti molto da
vicino, e voleva capire cosa sarebbe successo a questo
continente che stava passando di crisi in crisi. In
particolare nei Balcani, dove confliggevano gli interessi
di Vienna, di Mosca e dell'Impero ottomano.
Per settimane Rosa si  chinata sull'atlante alla ricerca
dei popoli e delle nazioni che man mano divenivano
fondamentali: Bulgaria, Macedonia, Albania.
Poi le ipotesi disegnate nei dibattiti delle calde serate
di luglio sono diventate minacciosa realt. Il 24
di quel mese, il giornale ha annunciato che Vienna
ha dettato un ultimatum a Belgrado. L'imperatore ha
intimato ai serbi di punire essi stessi gli istigatori
dell'attentato. Una richiesta impossibile da esaudire.
 stato allora che Jakob ha ricevuto l'ordine di recarsi
al pi presto al quartiere generale di Bolzano.
Il 28 luglio 1914 l'Austria dichiara guerra alla Serbia.
E quella che doveva essere una semplice operazione
militare contro un vicino recalcitrante si trasforma
in una guerra mondiale.
Nella piazza di Neumarkt i cittadini ascoltano il
testo della dichiarazione di guerra letto dal barone
Anton von Longo, il borgomastro del paese. C'
molto entusiasmo nell'aria, applausi e slogan. I giovani
fremono dall'ansia di mostrare il proprio coraggio,
essere uomini, difendere la patria. Inoltre,
gli ultimi anni di continui scontri tra le etnie hanno
esasperato gli animi e la guerra sembra ora l'unica
valvola di sfogo possibile. L'unica via.
Attraverso il gioco di alleanze, sono coinvolte
tutte le grandi potenze. Da un lato, l'Impero austroungarico
e la Germania ai quali si uniranno gli
ottomani: gli imperi centrali. Dall'altro lato, la Russia
prende le parti della Serbia e le si uniscono
Francia e Inghilterra:  la Triplice Intesa. Nei giorni
seguenti, il fronte occidentale si infiamma e i tedeschi
attaccano Belgio, Lussemburgo e Francia. Si
apre anche il fronte russo e la guerra giunger ben
presto in Africa, e a oriente, nella penisola arabica e
in Mesopotamia.
Il conflitto durer pi di quattro anni, mobiliter
intere generazioni di uomini, far milioni di morti,
feriti e invalidi. Devaster economie, distrugger i
sistemi politici antichi, provocher rivoluzioni e
porter al crollo dei quattro imperi che avevano finora
dominato il mondo: l'austriaco, il tedesco, il
russo e l'ottomano. E infine pianter in Europa il
seme di un odio da cui nascer un conflitto ancora
pi cruento.
Il 4 agosto 1914, Rosa cerca le parole per descrivere
la drammatica situazione.

La tanto temuta guerra mondiale  scoppiata
per davvero. C' stata la mobilitazione generale
e per gli uomini coraggiosi non  pi il tempo
dell'attesa. Il dovere chiama, bisogna salvare
l'onore del Kaiser e della patria.
E corriam con lieta speme la battaglia a sostener.
Queste sono le parole che vogliono cantare, per
annientare i nemici, per assicurare la pace e l'ordine
sul territorio dell'Impero. I nostri cari fratelli
e mariti combattono per una causa giusta e
voglia Dio Onnipotente benedire le loro armi e
distendere il suo manto protettivo sugli Asburgo.
 quello che chiederemo nelle nostre preghiere,
noi mogli e madri rimaste a casa afflitte
dal pi profondo dolore.  stato un commiato
orribile e straziante: grandi e piccoli gridavano e
piangevano e tenevano abbracciato stretto il loro
caro in partenza, come se ogni cuore sanguinante
presagisse ci che il futuro tace. Anch'io
sono stata colpita dallo stesso duro destino,
perch anche mio marito e padre delle mie creature
ha dovuto salutare moglie e figli.
 terribile come tutto adesso  vuoto, non si
vede nient'altro che volti gonfi di pianto. Forse
tra poche ore il mondo sar avvolto dal fumo
dei cannoni e la terra esaler i vapori del sangue
dei nostri uomini.
O guerra come sei crudele! Signore del cielo
non punirci nella tua ira, manda la tua luce a
rischiarare le tenebre, risparmiaci, conduci a
casa vittoriosi i nostri cari affinch noi non moriamo
nella tristezza!

Su Pinzn si  scatenato un temporale. Rosa ascolta
la pioggia che batte contro i vetri. In quella sera del
20 maggio 1915 si  coricata presto, dopo il bacio
della buonanotte ai suoi figli. Ringrazia Dio che la
spensieratezza dell'infanzia li protegge ancora dai
dolori della vita. L'esito della guerra  pi incerto
che mai, e lei anche stasera ha pregato davanti all'alto
crocifisso della stanza perch Jakob torni a casa
presto e al Kaiser sia concesso il trionfo. Non riesce
a prendere sonno, la lampada  accesa accanto al
suo letto e la sua mente  oppressa da un funesto
presentimento: le notizie sul giornale non sono
incoraggianti. Gli austriaci non hanno fatto alcun
progresso contro i serbi, e sul fronte occidentale
l'offensiva delle forze tedesche contro i francesi 
stata bloccata. I dispacci dal fronte parlano di una
guerra di posizione combattuta nelle trincee. La
vittoria non sar facile per nessuno.
Sono le undici passate quando Rosa avverte un
rumore secco tra le raffiche di vento, uno schiocco,
come se un'anta di legno avesse sbattuto od un ramo
avesse urtato la finestra. Poi ecco di nuovo lo stesso
suono. Rosa si alza a sedere sul letto, tendendo l'orecchio.
Un terzo colpo. Si alza, a piedi nudi va a scostare
una tenda e socchiude appena la persiana. La
pioggia cade regolare e fitta, la strada  piena di pozzanghere
fangose. La chiesa di Pinzn si staglia scura
contro il cielo infuriato. Gli occhi di Rosa cercano
nella penombra, finch all'improvviso lo vede, in
piedi sul sagrato.
Mio Dio! si lascia sfuggire in un soffio. Poi,
senza neanche indossare le pantofole, si precipita
verso le scale.
In piedi nell'ingresso, la porta appena socchiusa,
Rosa stringe Jakob tra le braccia senza dire una parola.
L'uomo, dal mantello cerato grondante di pioggia
restituisce l'abbraccio a sua moglie e la bacia teneramente.
Lei vorrebbe parlare, ma lui le posa l'indice
sulle labbra e indica la Stube. Si richiude alle
spalle la porta e ammonisce sottovoce: Sst, non
svegliamo nessuno!.
Jakob si toglie la cappa militare e posa il cappello
fradicio su una sedia. Negli occhi gli danza un
sorriso: Sapevo che sarebbe bastato gettare dei
sassolini contro le tue finestre. Come da tuo padre
a Kalditsch, quando eravamo ragazzini!.
Che cosa ci fai a casa? E perch cos, in segreto,
come un ladro?  successa qualche disgrazia?
Questo incontro nel cuore della notte le sembra
uno strano sogno.
Jakob si siede al tavolo della Stube e si versa un
generoso bicchierino di grappa. Rosa va a preparare
un tagliere di speck e un cestino di pane nero e
mesce una caraffa di vino rosso.
Sono venuto da Bolzano a cavallo, ma l'ho lasciato
a Neumarkt. L'ultimo tratto l'ho fatto a piedi
tagliando per le vigne. Non volevo farmi notare
racconta Jakob con la bocca mezza piena. All'improvviso
solleva la testa e tende l'orecchio.
Ma cosa  successo? ripete Rosa. Non  la
prima volta che suo marito rientra in licenza, ma
aveva sempre avvertito per tempo. Ogni volta lei
riuniva i bambini per far loro intonare una canzone
di benvenuto, preparava un pranzo speciale, lo accoglieva
insomma con tutti gli onori.
Jakob fa per rispondere, quando un colpo lo zittisce
all'improvviso. Si alza, attraversa a grandi passi il
pavimento di terrazzo veneziano dell'atrio, apre il
battente di legno e la sagoma di un uomo in uniforme
si staglia nella cornice della porta. Fa un passo
avanti e Rosa lo riconosce. Non crede ai suoi occhi.
 Karl von Larcher! Il marito di sua sorella Gusti,
membro dello stato maggiore dell'esercito imperiale.
Karl, sei tu? Cosa ci fai qui?
Forse dovrebbe spiegarcelo tuo marito. Ho ricevuto
un messaggio che mi pregava di raggiungerlo
qui in gran segreto. Le bacia la mano e poi guarda
Jakob, con occhi indagatori. Di che si tratta?
L'orologio a pendolo segna la mezzanotte. Ha
smesso di piovere, in un angolo del cielo la luna ha
fatto capolino tra le nuvole e manda in terra un luccichio
pallido. Rosa vede un'ombra scivolare attraverso
la porta ancora aperta. Riconosce l'abito nero
dei gesuiti. Il religioso si libera dal cappuccio del
mantello, scoprendo un viso giovane in cui spiccano
due occhi verdi.
La strana compagnia entra in silenzio nella Stube.
Il tempo stringe, amici. C' molta, molta fretta
esordisce il gesuita con una voce calma e grave. Si
rivolge a Rosa: Vi ringrazio, sorella, per averci accolti
qui, sotto il vostro tetto. Vostro marito, che ho
l'onore di confessare a Bolzano, mi ha assicurato
che da voi saremmo stati al sicuro. Ahim, la guerra
ha gettato il seme del tradimento anche nelle anime
dei pi acerrimi avversari del Maligno.
I suoi occhi cercano quelli di Karl.
Devo trasmettervi un messaggio che proviene
direttamente dall'arcivescovado di Bressanone gli
dice. Non mi fate domande, non potrei rispondervi.
Ma tornate al pi presto a Innsbruck e parlate
coi vostri superiori.
Il gesuita parla con il tono posato e sicuro degli
uomini abituati al potere. Fa uno strano contrasto
con il viso liscio e quegli occhi luminosi.
Abbiamo saputo che i Paesi dell'Intesa si sono
riuniti in segreto con alcuni emissari del Regno
d'Italia. Gli incontri si sono tenuti a Londra, e gli
inglesi e i francesi sono quelli che si sono dati pi
da fare. Il 26 aprile  stato firmato un accordo che
prevede l'entrata in guerra dell'Italia entro il termine
di un mese. Stando alle informazioni che ci
hanno trasmesso i fratelli di Roma, l'Italia dichiarer
guerra all'Impero di qui a tre giorni.
Karl e Jakob si fissano in silenzio. Rosa non dice
una parola. Sa bene che il gesuita non pu essersi
sbagliato. Da secoli il suo ordine si batte contro l'influenza
protestante in Tirlo. La Compagnia di
Ges  un ordine potente, ben organizzato, noto per
la sua valida rete di informatori. Oggi, in un'epoca
inquieta, si muove con decisione per difendere i
propri interessi. La Chiesa cattolica tirolese ha scelto
di stare dalla parte dell'Impero, gli Asburgo la
proteggono e la finanziano praticamente da sempre.
Ed  a Vienna, non a Roma, che vengono suggerite
le nomine vescovili della diocesi di Bressanone.
Quell'incontro  solo uno dei tanti organizzati
dai gesuiti, come da tutte le altre parti in causa, per
essere certi che le notizie giungano a destinazione.
Gli agenti che percorrono l'Europa in quegli anni
sono molti ed efficienti.
Karl, chiaramente, non  sorpreso: Le vostre
informazioni confermano le nostre. Abbiamo saputo
che la mobilitazione dell'esercito italiano  stata
ultimata pochi giorni fa. Ci sono oltre un milione di
uomini pronti a combattere. Abbiamo anche i piani
dello stato maggiore del generale Cadorna.
Attaccher verso nord per cercare di strapparci Trieste.
Il suo obiettivo  spaccare il Tirlo in due all'altezza
di Trento.
Rosa avverte la collera nella voce misurata di suo
cognato. Come biasimarlo? Sulla base degli accordi
di Vienna del 1882 l'Italia era tenuta ad entrare in
guerra al fianco dell'Austria e della Germania, in
caso venissero attaccate. Roma, invece, si  dichiarata
neutrale nel conflitto che  divampato subito
dopo l'attentato di Sarajevo. La guerra, hanno sostenuto,
non era difensiva ma offensiva, per via delle
rappresaglie di Vienna contro la Serbia. E ora, pensa
Rosa, ecco che gli italiani voltano la schiena ai loro
alleati e si schierano al fianco dei nemici dell'Impero.
L'intervento militare  un tradimento che costringer
le truppe austriache e tedesche ad aprire
un nuovo fronte di battaglia. Molto vicino a Pinzn.
Il giovane gesuita si  gi rialzato: Devo rimettermi
in cammino. Fate buon uso delle notizie che
vi ho trasmesso. Temo che ormai sia troppo tardi,
ma chi pu saperlo.
Ci impartisca la sua benedizione, padre lo
prega Rosa chinando il capo. Il religioso accenna
un segno della croce mormorando una rapida
preghiera.
Che il Signore ci protegga conclude calandosi
il cappuccio sul viso. Nel giro di un attimo si  dileguato
nella notte.
Karl si getta nuovamente sulle spalle la cappa
militare e Jakob il mantello. Non si sono ancora
asciugati. Rosa vorrebbe trattenere i due uomini
stanchi e farli riposare, ma devono ripartire.
Si rivolge a Karl: Credi davvero che gli italiani
ci tradiranno? Ma perch?.
Il giovane ufficiale dell'Impero risponde cupo
senza esitazione: Vogliono strapparci Trieste, l'unico
porto che abbiamo. Vogliono il Sudtirlo.
Vogliono i nostri campi, le nostre case, le nostre chiese.
Ecco perch.
Domenica 23 maggio 1915 l'Italia entra in guerra. Il
Regno ha ultimato la mobilitazione delle truppe il 4
maggio e dispone ora di un milione e trecentomila
soldati. Il piano del generale Luigi Cadorna prevede
di bloccare le armate austriache sul fronte delle
Alpi, e di concentrare le forze nei pressi di Gorizia.
La guerra  giunta fino alla porta di Rosa, e abiter
a Pinzn per molti mesi a venire.
Il 3 giugno lei confida la propria amarezza al
diario.

Oggi  il Corpus Domini, la processione sembrava
pi un funerale, tanto l'atmosfera era
depressa e si sfilava senza la minima interruzione.
Dietro il Santissimo si vedevano solo
bambini e vecchi, con gli occhi colmi di lacrime,
e Cristo grida ancora, la mia ora non 
giunta! I nostri uomini sono sui campi di battaglia
gi da dieci mesi e purtroppo non si prevede
una pace a breve. Si  aggiunto un nuovo
nemico: il 20 maggio l'Italia ci ha dichiarato
guerra, questi vigliacchi hanno rotto la Triplice
Alleanza.
Ma hanno avuto torto ad agire cos. Il suono
delle campane non annuncer loro niente di
buono per il futuro. Uno Stato che volge le sue
armi contro coloro che erano suoi amici da oltre
trent'anni, che hanno protetto la sua crescita e
che in ogni circostanza difficile gli hanno spianato
la strada spingendolo avanti con braccio
forte, quasi sempre commette peccato contro se
stesso e contro il popolo che si raduna sotto la
sua spinta.
Questi farabutti vogliono prendersi il Tirlo e
non accettano alcuna offerta vantaggiosa, lasciano
decidere le armi. Noi siamo in grande
pericolo, mentre le fiamme della guerra divampano
al nostro confine, siamo attaccati. Vuol
dire combattere di nuovo per la vita o la morte,
combattere per Dio, l'imperatore e la nostra
amata patria. Aquila del Tirlo, perch sei cos
rossa?
Anche in queste ore difficili confidiamo in Dio
che presta il suo braccio alla giustizia, vogliamo
soprattutto implorare il Sacro Cuore di Ges, a
cui il Tirlo  consacrato, affinch i comandanti
supremi del nostro esercito e degli alleati ottengano
la pace e la vittoria. Su ordine del Kaiser
c' stata una nuova chiamata alle armi, dai diciassette
ai sessant'anni, ragazzi che hanno appena
smesso le braghe corte o uomini smagriti,
con la barba bianca. Chi pu aiutare aiuti.
Anche la Germania ha mandato il suo esercito
di milioni di uomini, che ci sono sempre stati
accanto fedeli, e cos partono, mano nella mano,
colmi di rabbia e di entusiasmo per gettarsi sui
Welschen. O carissimi, vi accompagnino la benedizione
delle madri e la preghiera.
La popolazione  stata quasi tutta evacuata fino
a Trento, e presto toccher anche a noi dover
lasciare in tutta fretta la nostra casa e il nostro
paese. Vieni cacciato dalla mano traditrice, in
un luogo dove sarai circondato dalla miseria e
dal dolore.

Es gibt kein Veld der Ehre
fr Ruber auf der Welt!

Non esiste campo dell'onore
per i ladri, in questo mondo!

L'entrata in guerra dell'Italia scatena un autentico
terremoto a Pinzn. Di punto in bianco il pacifico
villaggio si ritrova in prima linea, e il conflitto acquista
volti e voci. Il fronte  poco lontano, sulle
montagne. Rosa e i bambini sentono le cannonate
che echeggiano nella valle, e l'esercito imperiale ha
stabilito un posto di comando proprio a casa loro.
Pinzn ora alloggia ufficiali eleganti dai modi educati,
mentre negli altri edifici della tenuta prendono
posto i soldati austriaci e ungheresi.
A sera, quando la cena  finita e ci si rilassa con
un bicchiere di vino, viene aperto il Gstebuch, il
libro degli ospiti di casa Tiefenthaler-Rizzolli. Gli
ufficiali non si fanno pregare per lasciare un ricordo
del loro passaggio, e le pagine fioriscono di messaggi,
firme, disegni, poesie, note musicali e
fotografie.
A quasi un secolo di distanza, seduta dove sedevano
quei militari, scorro questo libro dai fogli pesanti,
a volte un po' strappati, e ho un brivido. 
come se potessi toccare con mano la storia di quella
casa. Mi sento grata che attraverso le generazioni le
parole di questi testimoni siano arrivate fino a me.
E sono riconoscente a chi  venuto dopo Rosa, e ha
saputo conservare con tanta cura le tracce del passato
di famiglia.
Nella prima istantanea che ritrae dei soldati ce
ne sono solo due, al centro della piazza, immortalati
mentre immergono le mani nella fontana.  il
marzo 1915, probabilmente i primi ospiti in divisa
di Pinzn sono solo un'avanguardia.
Nel 1916 arriva sul fronte italiano il secondo battaglione
del 92 reggimento di fanteria imperiale
Edler von Hortstein. Immagino l'ufficiale di comando
che batte i tacchi presentandosi a Rosa, la
sconosciuta le cui propriet sta occupando con la
sua truppa. N a voi n ai vostri figli sar fatto
alcun male.
A sera, c' una festa per il loro arrivo, all'aperto,
con una grande tavolata di cibo e di buon vino. Due
intere pagine sono occupate da un affastellarsi di
firme, poste sotto una poesia:

Wir sahen Serbien, Montenegro und den Isonzostrom
Jetzt geht es hoffentlich bis weit nach Rom!
So schn war's nirgends, nie war uns so wohl,
Als wie im schnen Lande Sdtirl.

Nach harten Kmpfen folgt als reicher Lohn,
die Retablierung in Pinzn.
In Deinem schnen stilgerechten Haus
Geh 'n 92er glcklich ein und aus!

Mg Dich der liebe Herrgott schtzen und die Deinen
Mg Euch das Glck so warm wie Eure Sonne scheinen'.

Zur Erinnerung an lustige Tage in Pinzn
Mrz 1916.
Theodor Schulhoff, Major.

Abbiamo visto la Serbia, il Montenegro, le acque
dell'Isonzo
e speriamo di arrivare fino a Roma!
Ma nessun luogo era cos bello, nessuno cos perfetto,
quanto la bella terra del Sudtirlo.

Dopo la dura battaglia segue la ricca ricompensa
di potersi ristorare a Pinzn.
Nella tua bella ed elegante dimora
il 92 felice si  sentito a casa sua!

Che il buon Dio protegga te e i tuoi
e che la fortuna splenda come il sole su tutti voi!

Nel ricordo dei bei giorni di Pinzn.
Marzo 1916.
Maggiore Theodor Schulhoff.

Una bella foto di gruppo ritrae Rosa e le sue figlie
sotto il tiglio, sedute composte con dietro di loro
una vera e propria guardia d'onore di militari sorridenti.
 il 1 aprile 1916 e la pagina accanto  interamente
occupata da un nitido disegno, una veduta
del paese con il suo campanile in bella evidenza al
centro.
Sono uomini abituati alla guerra ma sono anche
ragazzi lontani da casa, grati di trovare un'atmosfera
familiare e calore umano. Le figlie di Rosa sono piccole,
la maggiore, mia nonna Elsa, ha appena tredici
anni, ma in casa c' la servit femminile ed in paese
mancano gli uomini. Quando non sono intenti a manovre,
esercitazioni e piani di guerra, i militari hanno
certo il tempo di innamorarsi. Ecco forse perch svariati
di questi giovani votati al mestiere delle armi
fanno lo sforzo di un componimento in versi o di
uno schizzo grazioso, persino fiori. Come il 2 agosto
1916 quando uno di loro lascia per ricordo il disegno
di un Edelweiss, una stella alpina, e una pagina assai
lirica.  un certo Hans, che a giudicare dalla sua abilit
grafica deve essere il disegnatore e fotografo in
forze al reggimento. Il mese prima ha riempito due
fogli interi di bozzetti assai ben fatti: soldati in divisa,
uno dei quali turco, la chiesetta di Pinzn, un
ufficiale barbuto che legge una lettera. Sotto aggiunge
una foto della Stube.
Un drappello lascia la casa poco dopo la nascita
di Hella, che ricordano con una poesia:

Noch einmal, eh uns hei, der Kampf umfngt,
grt uns der stille, sonnengoldene Friede.
Erfhrt uns in das gastliche offene Haus.
Er gleitet mit dem lichten Sonnenstrahl an dunklem
Fels...
Und an dem Schmuck der bunten Blumen hin.
In frohem Kinderlcheln grt er uns
Und in der Hausfrau still bescheidener Wrde.
Sechs schne Wochen ldt er uns zu Gast
Und da wir scheiden, ruft er uns nach
Durch eines neugeborenen Engels Stimme:
Erhellet mir das sonnig traute Heim,
dies Heim, das meine ganze Zukunft ist!.
Da wissen wir, warum zum Kampf wir gehn:
Wir kmpfen fr dies schne Fleckchen Erde,
da, es auch weiterhin dem Glck zur Heimat werde.

Una volta ancora, prima che la battaglia ci circondi
col suo abbraccio ardente, ci saluta la silenziosa
pace dorata.
Ci conduca nella casa aperta, ospitale.
Con il raggio del sole scivola luminosa sulla roccia scura...
E sullo splendore dei fiori variopinti.
Ci saluta nel lieto sorriso dei bimbi
e nella tranquilla dignit della padrona di casa.
Ver sei liete settimane ci ha offerto ospitalit
e ora che ce ne andiamo ci chiama
chiama la voce di un angelo appena nato:
Rischiaratemi l'amata patria solatia,
questa terra che  tutto il mio futuro!.
E noi sappiamo allora perch andiamo in battaglia:
per questo bell'angolo di terra,
affinch continui a essere la patria della felicit.

Il 22 febbraio 1917 un gruppo di tre o quattro ufficiali
si ingegna a riprodurre un cartiglio con lo
stemma di famiglia, sotto cui inscrivono il loro ricordo.
Molti chiamano affettuosamente Rosa La
nostra cara signora della casa.
Il 25 luglio 1917 l'aria si  fatta pi pesante ed il
disegno mostra invece una testa d'uomo dai tratti
mongolici, verso cui  puntata una pistola.
 l'ultima pagina firmata da un militare.

In quegli stessi mesi in cui il Sudtirlo  in armi contro
i Welschen traditori, un trentino di nome Cesare
si  arruolato nell'esercito italiano.  dai tempi
dell'universit che combatte per la difesa dei diritti
della nazionalit italiana nell'Impero austroungarico.
Dieci anni prima ad Innsbruck lui e i suoi hanno
perso una battaglia, ora c' da vincere una guerra.
Forse questo  il momento in cui potranno finalmente
raccogliere i frutti del lavoro di questi anni. Gi
dal 1914 lui e i suoi si sono trasferiti in Italia, e sono
andati a Roma per fare pressione sul re e sul governo
affinch intervenissero nel conflitto. Poi  venuto il
momento di vestire la divisa di un Paese che non  il
loro, non ancora.
In questo inverno del 1916, al fronte, l'ardito irredentista
si  gi accorto che la guerra  una faccenda
inutile e crudele: in centinaia ogni giorno
muoiono per guadagnare pochi metri che il giorno
dopo gli austriaci riconquistano. A volte vacilla persino
la certezza assoluta della propria missione,
quella che lo ha spinto ad arruolarsi, lui cittadino
austriaco, nell'esercito italiano in guerra contro gli
Asburgo. Su quelle montagne piene di fango, neve,
cecchini, fame ed abbrutimento gli uomini non sono
mai stati cos uguali. Ma mai cos nemici.
Finch Cesare viene catturato.  con un compagno
in un giro di perlustrazione, si imbatte in
un'unit di Kaiserjger, fanteria leggera. Viene rapidamente
identificato come un Welscher traditore,
 uno di loro che sta combattendo contro di
loro. Viene tradotto rapidamente a Trento, la sua
citt, e rinchiuso in carcere. Non c' tempo per i
dubbi, per la clemenza, n voglia di fare concessioni
a chi ha voltato le spalle all'Impero. Lo
schiaffo  reso ancora peggiore dal fatto che lui 
un intellettuale,  stato un deputato austriaco. La
punizione deve essere esemplare. Gli viene rifiutata
l'unica grazia che chiede: essere fucilato come
soldato nemico catturato, e non impiccato come
traditore.
 perfettamente cosciente di quello che gli accadr,
non  il primo. Incatenato e portato in giro per le
strade di Trento, esposto al pubblico ludibrio, sente
gli insulti, gli sputi che gli arrivano in faccia. Il processo
a lui e ad altri come lui si svolge per direttissima.
Il giudice gli chiede di rinnegare la sua scelta, di
implorare il perdono del Kaiser. Ma lui non ha lottato
tanto per poi rimangiarsi tutto proprio alla fine.
Viva l'Italia! grida Cesare Battisti, e il cappio
si stringe.

Rosa continua a seguire col fiato sospeso le notizie dal
fronte. Ai giornali e ai bollettini di guerra si  aggiunta
una nuova preziosa fonte di informazione, gli ufficiali
suoi ospiti che cenano nella Stube.
Sul fronte serbo le truppe austriache e tedesche
hanno subto alcune sconfitte, ma la Bulgaria  intervenuta
in loro soccorso, finch nel 1915 Belgrado
 caduta.
In Francia l'offensiva tedesca  stata bloccata
sulla Marna nel settembre 1914. Il fronte si va stabilizzando.
Ben presto, e per mesi interi, i giornali
potranno riferire solo le alterne vicende di un sanguinoso
faccia a faccia, in cui i soldati di entrambe
le parti muoiono per nulla. A est le cose vanno meglio,
tanto che le offensive contro i russi in Polonia
porteranno alla presa di Varsavia.
Contemporaneamente l'Impero ottomano entra
in guerra al fianco di Vienna e Berlino. Le forze
russe lo attendono sul Caucaso, e quelle britanniche
in Mesopotamia, Egitto e Africa. Le autorit
ottomane dovranno inoltre fare i conti con la rivolta
araba del 1916, fomentata dai servizi segreti britannici,
che divamper dalla Mecca a Damasco.
Ad appassionare di pi Rosa, per, sono le notizie
sulle battaglie contro gli italiani. Segue passo
passo le fasi della resistenza accanita che le truppe
dell'Impero oppongono alla loro avanzata lungo le
rive dell'Isonzo, nella regione di Trieste. Le osservazioni
dei suoi ospiti la rassicurano: le Alpi tirolesi,
spiegano, non si prestano a offensive su larga
scala. Signora, pu stare tranquilla, non vedr mai
i soldati di Roma alla sua porta.
Nei primi giorni del 1916 Rosa confida al suo
diario, accanto ai moti di tristezza, anche slanci di
fiducia nella provvidenza divina. Senza dimenticare
l'annuncio di una grande gioia destinata ad illuminare
quei giorni tragici.

Pinzn, 16 gennaio 1916.

Abbiamo iniziato di nuovo un altro anno, ma tra
dolore e lamenti perch all'orizzonte ci sono ancora
nuvole cupe e pesanti che oscurano il cielo. La
guerra continua ad imperversare, le immagini della
battaglia sono sempre davanti ai nostri occhi.
Anche se finora, nonostante la strapotenza, i nemici
non ci hanno potuto fare molti danni, non
passa giorno senza che ci siano perdite immani.
In questi tempi difficili ci vogliono proprio una
fede salda, coraggio e pazienza. C' stata una
nuova leva e chi era stato scartato  stato dichiarato
idoneo, perch l'imperatore deve vncere.
Che triste commiato, ora la guerra si prende
anche l'ultima forza rimasta e crea vuoti nelle
famiglie e nelle attivit. Ver molti cuori  il momento
dell'addio, madri con una prole numerosa
o bambini che vanno in custodia da estranei
restano indietro come orfani abbandonati.
Coloro che sono chiamati alle armi devono essere
afflitti da cupi pensieri, e si capisce come a pesare
sui loro cuori non sia solo il dover apprendere
da vecchi un mestiere sconosciuto, ma anche
la separazione dalle loro case e dalle loro famiglie.
Ma bisogna andare avanti a testa alta e con
coraggio per portare la pace nell'Impero.
Il mio buon marito se ne sta ancora nel suo vecchio
posto, sano e salvo, oh, come ringrazio Dio
per la Sua grandissima bont. Avr la gioia di
diventare mamma per la sesta volta! In questi
tempi tristi  doppiamente difficile, ma non si
muove foglia senza che Dio lo voglia. Speriamo
che vada tutto liscio. S, anche noi donne dobbiamo
lottare ed anche la nostra vita  in pericolo.
Ovunque c' carenza di cibo e gli alimenti
diventano sempre pi cari.

La guerra contro l'Italia  ormai entrata nel secondo
anno, e Rosa, in piedi nella piazza assieme agli altri
abitanti di Pinzn, fissa senza capire le scale di legno
che i militari austriaci hanno posato contro il campanile
della chiesa. Si sono sfilati le giubbe grigie e
lavorano in maniche di camicia nel sole dei primi di
giugno 1916. Montano un'impalcatura sormontata
da grosse carrucole ed annodano intorno alle campane
grosse funi di canapa.
Rosa stringe tra le braccia un neonato, una bambina.
Dio ha deciso di regalarle un sesto figlio, a
nove anni dalla nascita di Berta. Come una sorta di
meraviglioso dono del cielo, la piccola  venuta al
mondo una settimana prima del suo trentanovesimo
compleanno. Jakob non era accanto a lei, ma ad
assisterla c'era il medico militare, uno degli ufficiali
che alloggiano sotto il suo tetto. Racconter nel diario,
qualche settimana dopo l'evento:

Il 15 maggio ho partorito una bambina, che lo
stesso giorno  stata battezzata dal nostro reverendo
Geier. Mia sorella Luise ha fatto anche
questa volta da madrina e alla piccola  stato
dato il nome di Helene Aloisa. Avevamo la
casa piena zeppa di soldati austriaci alloggiati
da noi e cos il dottor Richard Jenny, di Rankweil
nel Vorarlberg, mi  stato amorevolmente
accanto come un angelo salvatore per tutta la
notte, finch quelle ore di ansia sono passate.
Non  arrivato l'atteso giovanotto, ma una meravigliosa
bambina dagli occhi scuri. La piccola
 molto forte, ha le guance rosse del padre e
sorride in modo dolcissimo a un roseo futuro.
Speriamo che possa vivere giorni migliori di
oggi quando questa tempesta, questo massacro
terribile, sar finalmente passato.

Che cosa ne sar di Helene, subito chiamata Hella,
nata in un mondo impazzito? Rosa non pu sapere
che quella minuscola creatura le riserver molte
sorprese, e diventer ben nota ai suoi compaesani.
Ma forse lo immagina. Figlia di un tempo di guerra
Hella  nata molto forte, e sapr affrontare altre,
peggiori battaglie.
Padre Geier le si avvicina e la riscuote dai suoi
pensieri mormorando: Non c' stato modo di evitarlo.
Dobbiamo sacrificare le nostre campane. Stanno
facendo la stessa cosa in tutto l'Impero.
Ma perch? Che cosa se ne fanno delle nostre
campane? domanda Rosa, senza smettere di cullare
la bambina, che dorme quieta.
Vogliono fonderle. Fondono le campane delle
chiese per ricavarne armi e munizioni.
Che orrore! sussurra Rosa. Come abbiamo
potuto arrivare fino a questo punto?
La guerra sta andando per le lunghe, Frau Mutter
le risponde padre Geier accarezzando la fronte
della piccola Hella. La chiama affettuosamente signora
madre, il soprannome che gli abitanti del paese
le hanno dato, per la sua presenza forte ed amorevole ed
il suo soccorso costante in quei tempi cos difficili. E
pi durer, peggiori saranno le sofferenze per tutti.
Ma portare via le campane della chiesa  come
rubare a un paese la sua anima protesta Rosa.
La Chiesa deve sacrificarsi come tutti gli altri
sudditi dell'imperatore risponde il prelato con
voce triste. Guardatevi intorno. Le famiglie sono
decimate, gli uomini che sono tornati dal fronte
sono invalidi o feriti, le donne ed i bambini muoiono
di fame. Ma voi lo sapete meglio di me.
Rosa, in effetti, conosce bene la situazione. Il suo
cuore generoso sanguina per l'angoscia in cui si dibatte
la comunit che dipende da lei. Tutti gli uomini
abili sono stati chiamati alle armi. Giovani, vecchi,
padri di famiglia: nessuna distinzione. E cos in
tutta Europa, in Sudtirlo, a Pinzn. Un continente
intero  sprofondato nella follia. Il conflitto lanciato
nell'estate del 1914 con tanta forza e prosopopea,
profetizzando una rapida vittoria dell'imperatore,
ha gi divorato centinaia di migliaia di vite
umane. Le fotografie dei soldati in partenza per il
fronte in una pioggia di petali di fiori hanno lasciato
il posto a immagini di trincee fangose, mitragliatrici
in azione, esplosioni, granate e mine. La grande
macelleria non accenna a placarsi.
Per le strade di Pinzn, Montan, Neumarkt, Rosa
incontra donne e bambini emaciati. Le provviste si
fanno sempre pi scarse e costose. La macchina
della guerra ha bisogno di essere alimentata, i militari
vengono prima dei civili. Spesso la signora di
Pinzn organizza in piazza grandi tavolate a cui rifocillare
i concittadini, oltre ai soldati. Si adopera in
ogni modo perch anche le famiglie che non lavorano
sulle sue terre abbiano di che sopravvivere. I
campi, gli orti e la fattoria per non bastano pi a
nutrire tutti quegli affamati.
Scrive nel diario:

Siamo ancora oppressi da una grave minaccia,
di cui non vediamo la fine. I combattimenti imperversano,
a destra e a sinistra si sentono le
esplosioni come se fosse vicina la fine del
mondo.
La carestia si fa sempre pi percepibile, specialmente
nelle citt. La gente ha un aspetto
sempre pi magro, i generi alimentari si possono
avere solo con le tessere. I prezzi aumentano
quotidianamente, con il denaro non si
pu pi comprare quasi nulla, il baratto 
ormai all'ordine del giorno. Alcuni poveri invidiano
i morti. Le ultime suppellettili della
casa in rame, ottone o peltro sono state raccolte
per essere trasformate in munizioni. Non
bastando quelle sono state prese anche le belle
vecchie campane della chiesa, che per tanto
tempo hanno svolto fedeli il loro dovere,
facendo risuonare per la valle i loro rintocchi,
ora tristi ora lieti, secondo il desiderio degli
uomini. Dover essere testimoni di una cosa
come questa mette a dura prova i nervi e si
sono visti molti anziani piangere. Che cosa
deve accaderci ancora, quando saremo stati
puniti abbastanza?
Tutti i giorni viene la sera, una volta sar l'ultima
anche per noi.

Ai piedi del campanile di Pinzn tutto  ormai
pronto. I due carillon della torre campanaria
sono stati svitati e sfilati dal loro asse. Le campane
penzolano inerti dalle corde che le calano un centimetro
alla volta verso il suolo.
Sembrano angeli caduti pensa Rosa, chinando
lo sguardo velato dalle lacrime sulla bambina che le
dorme tra le braccia. Ma poi torna a fissare la triste
scena, con una nuova determinazione negli occhi.
Se la imprime bene nella mente, la rabbia la aiuter
a resistere ed a lottare perch il suo paese rinasca.
Comprer io nuove campane per la nostra chiesa.
Un giorno, presto, le rimetter lass sussurra a sua
figlia. Lo prometto.
...
7. L'anno  cominciato nel sangue

Alla vista degli occhi arrossati di Luise il cuore di
Rosa si spezza. Nella chiesetta di Margreid sua sorella
 sorretta dai figli, e intorno a lei  raccolta la famiglia
colpita da una nuova tragedia. Il sacerdote abbassa
l'aspersorio dopo aver benedetto un'ultima
volta il corpo senza vita di Johann Tiefenbrunner. Il
marito di Luise  morto di un'epatite fulminante. I
medici hanno tentato di operare, ma  stato tutto
inutile.  il maggio del 1917, e Luise  rimasta sola, a
quarantaquattro anni con cinque figli. Il maggiore,
Johannes detto Hans, ha gi diciannove anni, ma  a
lei che  affidata la gestione dei vasti possedimenti e
del castello di Entiklar. Il tutto in una congiuntura
economica pesantemente segnata dalla guerra.
Rosa si avvicina a Luise e la abbraccia. Oggi tocca
a lei consolare la sorella maggiore, proprio come
Luise aveva fatto con lei il giorno in cui la mamma,
Anna, se n'era andata per sempre. La stringe forte.
Dio ci guarda da lass le sussurra. Lui sapr infonderti
il coraggio per rispettare la Sua volont.
Dentro di s ringrazia il cielo che suo figlio Josef sia
ancora piccolo: Hans  gi soldato e dopo questo
breve congedo, che ha avuto per il funerale del
padre, Luise lo vedr ripartire per il fronte.
Sul sagrato della chiesa prende forma il corteo
che accompagner la salma di Johann al cimitero di
Margreid. La famiglia, i dipendenti della tenuta e
gli abitanti del posto e dei villaggi vicini sono venuti
a porgere l'estremo saluto.
La processione si avvia, il passo pesante e cadenzato.
In lontananza la valle dell'Adige risuona delle
esplosioni dei campi di battaglia. Gli scontri tra austriaci
e italiani sono frequenti sul fronte alpino, e
col vento arriva il rimbombo delle cannonate.
I volti sono gravi, la morte di Johann pesa sui
cuori di tutti. Alla tristezza del lutto si mescola l'angoscia
di una vita quotidiana che si sta facendo ogni
giorno pi dura.
A che cosa serve combattere? Un giorno guadagnano
terreno, il giorno dopo devono indietreggiare.
E intanto centinaia di ragazzi vengono massacrati!
rumina una donna anziana.
E questi aerei che sorvolano il villaggio? State a
vedere, uno di questi giorni ce ne cadr uno in testa!
le fa eco un'altra.
Rosa le ascolta e capisce che parlano per farsi
sentire da lei. Come se la signora potesse intervenire,
compiere un miracolo, alleviare le pene dei compaesani.
Ma per quanto possano considerarla una
sorta di fata buona, una tragedia di queste proporzioni
 ben al di l delle sue forze.
I militari hanno aumentato ancora la quota di
prodotto requisito,  la volta che moriremo di fame
le dice uno dei mezzadri, che avanza al suo fianco.
Il raccolto non  ancora nei granai, e gi ce lo portano
via.
Lo so bene risponde Rosa, che  venuta a pregare
per l'anima di un morto, ma viene assalita dalle
paure dei vivi.
Perfino a Pinzn deve lottare ogni giorno per sfamare
tutti. La carne, il burro, le uova, la farina, lo
zucchero e il formaggio non bastano mai, e hanno
raggiunto prezzi proibitivi. Ecco che il corteo funebre
raggiunge il cimitero, e lo scalpiccio delle scarpe
e degli zoccoli sui ciottoli del sentiero si va smorzando.
Una alla volta, le conversazioni si spengono.
Qualcuno osserva ancora a mezza voce: C' chi
nasce per diventare milionario, e chi  costretto a
chiedere la carit. Rosa si volta, ma non riesce a
capire chi ha parlato.
A quel punto cala il silenzio e il curato prende la
parola: Fratelli, non dimenticate che Ges ha
detto alla sorella del suo amico Lazzaro: "Io sono la
Resurrezione e la Vita. Chi crede in me, anche se
muore, vivr".
Il 21 novembre 1916  scomparsa un'altra persona
molto importante per Rosa, ma lei non ha potuto
assistere al suo funerale. Aveva cercato per un'ultima
volta la sua figura tra la folla di Innsbruck,
quando il mondo era ben diverso: l'imperatore
Francesco Giuseppe. Ora  morto, a ottantasei
anni, lasciando incompiuta una guerra che aveva
sostenuto. Probabilmente ha chiuso gli occhi senza
sospettare di aver precipitato il suo Impero in
un'impresa avventata che lo distrugger. Era salito
al trono nel 1848 e aveva regnato per sessantotto
anni come un monarca benevolo, sforzandosi di
tenere in vita le tradizioni del potere dinastico. Ma
le tensioni nazionalistiche interne all'Impero avevano
ormai messo radici profonde. L'idea di governo
di cui era portatore  irrimediabilmente
tramontata.

Ogni sera, prima di andare a dormire, guardo
fuori nella notte - e se vedo una graziosa stellina,
le chiedo: quando torner la pace? Ma le dolci
stelle tacciono, mute come una tomba; anche la
luna, la vecchia e fedele luna,  diventata muta e
i suoi raggi illuminano come fari le nazioni in
lotta e le tombe abbandonate degli eroi. Attraverso
le nuvole nere levo al cielo una fervida preghiera
di ringraziamento perch ho mio marito, il
mio pi grande tesoro su questa terra. Ma sono
una persona di cuore e sento l'altrui dolore, perch
il dolore condiviso  mezzo dolore.
Il nostro amatissimo imperatore Francesco Giuseppe
non  riuscito a vedere la pace.  andato l
dove lo aspettano i valorosi del suo popolo, coloro
che non hanno avuto paura di morire per il
loro sovrano. Il nostro giuramento vale ora per il
suo successore, l'imperatore Carlo I. A lui vogliamo
restare uniti e fedeli resistendo fino alla
vittoria o alla morte.
L'anno nuovo  cominciato nel sangue, la pazienza
 messa a dura prova.  fortunato solo
chi trova consolazione nella preghiera. Oh Signore,
liberaci dal male!

Per Rosa, come per molti sudtirolesi, la figura di
Francesco Giuseppe ha sempre significato autorevolezza
paterna e infallibilit. L'emblema di un mondo
pi semplice e sicuro. Al tempo stesso la nostalgia
che le ispira il ricordo del vecchio sovrano  macchiata
da una punta di amarezza. I suoi amici viennesi
le hanno parlato delle voci che circolavano
nella capitale sull'attentato di Sarajevo. Sembrava
che l'imperatore avesse usato parole molto dure:
non aveva mai perdonato a suo nipote Francesco
Ferdinando, l'erede designato, di aver sposato una
semplice contessa. Aveva autorizzato il matrimonio,
ma non aveva mai concesso alla nuora Sofia
gli onori dovuti al suo rango. Alla notizia della
morte dei due sposi, Francesco Giuseppe aveva
sospirato: Finalmente una forza superiore  intervenuta
per disfare un imbroglio che io non ho
saputo impedire.
Come sempre, Rosa si confida con il suo diario.
Un tempo aveva creduto alla vittoria, ora desidera
solo il ritorno della pace.

Pinzn, 25 gennaio 1918.

Oggi  domenica e fuori  cos tetro che si sta
volentieri seduti in casa al caldo, nella Stube...
Chi ha la fortuna di averne una. Molta povera
gente  costretta a patire il freddo per via della
penuria di carbone. L'anno vecchio se n' andato
lasciandoci tanto tristi, ma con la speranza
che il 1918 compenser tutto e porter la
pace. Sui giornali si legge che sono in corso le
trattative di pace, ma ci hanno ingannato cos
tante volte che nessuno ci crede pi. Per poter
portare avanti rapidamente l'offensiva contro
l'Italia e la Francia, devono essere di nuovo
chiamati alle armi in molti.
O cosi o cos!
[...] Abbiamo mandato le nostre due figlie maggiori
a Bressanone nel collegio delle Dame inglesi,
gli altri tre frequentano la scuola del
paese. E la piccolina? Gironzola per casa e sa
farsi valere. Con i generi alimentari va sempre
peggio, perch i cereali vengono requisiti fino
alla quota prescritta e a questo si aggiungono i
furti ormai quotidiani; la gente non sa pi cosa
sono i comandamenti.  un inverno molto freddo
e i primi a farne le spese sono ipoveri soldati.
Il morale poi  molto basso, si trema al pensiero
dei figli.

In quel primo scorcio dell'anno 1918 le cose si
stanno mettendo male. I giornali elogiano in continuazione
le valorose schiere dell'Impero, ma Rosa
ha ormai capito che le guerre non si vincono con il
coraggio, n purtroppo con i sacrifici quotidiani.
Le grandi potenze - la Francia, la Gran Bretagna,
l'Italia, e perfino gli Stati Uniti, il Canada e l'Australia -
si sono tutte alleate contro gli austriaci e i
tedeschi. Si preparano tempi ancora pi difficili.
Sul fronte serbo, dove tutto  cominciato, la vittoria
su Belgrado  stata rimessa in discussione. I
superstiti dell'esercito serbo hanno ripiegato sulla
Grecia, e qui hanno serrato i ranghi e si sono riorganizzati.
La Grecia e la Francia hanno dato loro
manforte. La linea del fronte  stata sfondata, la
determinazione dei soldati bulgari non  servita a
molto. Nel settembre del 1918 sar proprio la preziosa
alleata dell'Austria e della Germania, la Bulgaria,
a capitolare per prima. Sar l'inizio della fine.
A est, nel frattempo, la Russia  alle prese fin dal
1917 con una rivoluzione che annuncia l'alba di
una nuova ra nella storia del mondo. E che ha deciso
il ritiro delle truppe zariste. Anche l'Impero
ottomano si sfalda, e i vincitori si spartiranno la sua
carcassa.
Sul fronte occidentale, in Francia, l'anno si 
aperto con un'offensiva tedesca. Le manovre di
marzo garantiscono una vittoria rapida, consentendo
alle truppe del Kaiser Guglielmo II, re di Prussia,
di aprirsi un varco e di attestarsi a soli 150 chilometri
da Parigi. L'avanzata, per, sar bloccata, e
nella seconda met dell'anno l'iniziativa passer
alle forze alleate, che in agosto attaccheranno su
tutta la linea.
L'esercito prussiano non  in grado di tenere
testa ad una coalizione di forze francesi, inglesi,
americane, canadesi, australiane e perfino neozelandesi.
Le perdite sono enormi, i caduti, i mutilati
e i feriti si contano a milioni. Nei ranghi della truppa,
tra i soldati stremati, il senso dell'assurdit di
quell'uragano di violenza  ormai cos palpabile
che le diserzioni si moltiplicano. In settembre lo
stato maggiore ha ormai capito che la sconfitta 
inevitabile.
A nulla servir il cessate il fuoco che la Germania
proporr per il tramite degli americani. La
guerra ha sprofondato l'economia tedesca nel
caos. La miseria dilaga. La rivolta sta gi covando
sotto la superficie. Il 9 novembre del 1918 l'Impero
tedesco cessa di esistere ed al suo posto viene
proclamata la Repubblica di Weimar. L'11 novembre
la Germania sceglie di capitolare.
Dopo la battaglia di Caporetto, tra l'ottobre ed il
novembre del 1917, austriaci e tedeschi hanno avuto
la meglio sull'Italia sul fronte dell'Isonzo. Le truppe
del Regno sabaudo sono state sbaragliate e decine di
migliaia di soldati sono caduti prigionieri. Rosa ricorda
ancora il giorno di met novembre in cui la
notizia della vittoria  giunta a Pinzn: gli ufficiali
austriaci hanno bevuto, cantato e ballato fino a notte
fonda. Ma pochi mesi dopo la situazione si  rovesciata
con la battaglia di Vittorio Veneto, e ora l'esercito
dell'imperatore  costretto a battere in ritirata.
Anche l'Austria  costretta a chiedere il cessate il
fuoco. L'Impero sta andando a pezzi, con le dichiarazioni
di indipendenza di Budapest, Praga e Zagabria.
Il 29 ottobre sar Vienna a proporre agli italiani
un armistizio. Sar firmato il 3 novembre a Villa
Giusti.
Nel giro di alcuni mesi, nel 1919, verranno siglati
i trattati di pace di Versailles e Saint-Germain-enLaye.
I princpi dettati agli europei dal presidente
americano Woodrow Wilson riconosceranno alle
minoranze il diritto all'autodeterminazione. Eppure
il Sudtirlo, passato sotto il controllo degli italiani
in sguito agli accordi sottoscritti con l'Inghilterra
e la Francia, non avr alcuna voce al tavolo delle
trattative.
Per Rosa il Brennero rester una bruciante ferita
aperta. Sar lo stesso per tutti gli abitanti del Sudtirlo,
sudditi dell'Impero, cittadini austriaci ora soggetti
a un nuovo governo, quello di Roma. Non c' da stupirsi
che vivano l'arrivo degli italiani come un'occupazione
straniera, la divisione del Tirlo come un'amputazione.
E il distacco dall'Austria come una ingiusta
separazione dalla madrepatria.
Gnther Pallaver, brillante professore di Scienze
politiche all'universit di Innsbruck, mi ha raccontato
che suo nonno Battista, chiamato Tittele, di origine
trentina, nato nel 1869 che faceva il mezzadro,
usava dire: Sen trentini ma no sen italiani: sudtirolesi.
I due popoli si conoscevano ovviamente prima
dell'annessione. Avevano rapporti di buon vicinato,
molti trentini emigravano in Sudtirlo per lavorare,
la borghesia sudtirolese mandava i figli a imparare
l'italiano. Ma, come scriveva lo storico giornalista
Claus Gatterer, il trauma per i tirolesi a sud del
Brennero nel 1919 non era [...] l'incontro con gli italiani,
ma l'incontro con lo Stato italiano come ordinamento,
e se si vuole come sistema di valori. La
burocrazia, il centralismo, gli amministratori inefficienti:
 l'impatto con questa realt che d ai sudtirolesi
l'impressione di essere stati invasi dai barbari.
Per colmo di sfortuna, nel giro di un paio d'anni
il colpo di Stato di Mussolini porter al potere i fascisti.
Che non solo perseguiranno una politica di
colonizzazione economica e culturale, ma, mi ricorda
Pallaver, manderanno in Sudtirlo i loro burocrati
pi inetti, non proprio la crema.
 per toccare con mano le radici di questo trauma
che decido di andare al Brennero.  il paese in
cui Rosa andava a passare le acque, quando i problemi
alla cistifellea si aggravavano. Ma il Brennero
 soprattutto un passo. Uno dei pi bassi delle Alpi,
da secoli offre una via di passaggio tra l'Europa centrale
e la penisola italiana. La costruzione di una
ferrovia, nel 1867, dieci anni prima della nascita di
Rosa, ne ha fatto un luogo cruciale per gli scambi
economici e per la strategia militare.
Parto, assieme a mio marito Jacques, per il comune
di Brennero, e non  solo un viaggio nella
storia turbolenta di inizio secolo, ma anche nella
mia storia personale.
Sono cresciuta a Vill, vicino a Neumarkt, in una
casa immersa nei vigneti, che guarda la valle dell'Adige.
Per poter vedere la Bassa Atesina dalla chiusa di
Salurn fino quasi al passo del Brennero mi basta salire,
circa mezz'ora di marcia a passo alpino, fino a
Castelfeder.  un'altura selvaggia e silenziosa, disseminata
di antiche pietre ed aspre piante di cardi, intrisa
di suggestioni. Fa quasi paura quando il tempo
cambia, le nuvole ti sorprendono inseguendoti rapide
e scure e le ombre scorrono sull'erba e richiamano
dalle rocce le anime del passato. In quell'insediamento
i Reti fecero sacrifici ai loro di, i Romani costruirono
fortificazioni, e i signori medievali coltivarono
i loro sogni di gloria. La valle fertile e popolosa
che contemplo una volta arrivata in cima non era
altro, allora, che un acquitrino malsano. Ma oggi capisco
chi ha dedicato la vita a difenderla.
In basso corrono una ferrovia e un'autostrada
trafficata. Da ragazzina, quando aprivo la finestra
della mia camera, sentivo il rumore di treni e camion.
In estate si aggiungevano colonne di caravan,
le grandi migrazioni turistiche che hanno preso il
posto delle invasioni e delle conquiste.
Si impiega meno di un'ora per coprire il tragitto tra
casa mia a Neumarkt e il comune di Brennero. C'
una sola strada, bordata di ristoranti, con negozietti
di vestiti e accessori vari e la facciata rossa di un
enorme centro commerciale dove gli austriaci vengono
a fare provvista di salumi, formaggi e moda
italiana. Mi avvicino a una donna dai capelli neri e
dal sorriso luminoso, proprietaria di una piccola
boutique di souvenir. Mi riconosce e tiene a farmi
sapere che non ama i giornalisti, non vuole che faccia
il suo nome. La stampa ha sempre giocato
sporco con noi sentenzia, spiegando che i giornali
amano descrivere il passo come un luogo di contrabbando
e traffici loschi. Per lei, invece,  soprattutto
un angolo di Italia allo sbando. Non c' pi
niente dice. Non abbiamo neanche pi una parrucchiera,
non una farmacia, il medico viene due
ore a settimana.
Considera il suo villaggio una vittima dei cambiamenti
che hanno investito il mondo. L'eliminazione
delle frontiere interne dell'Europa ha stroncato
la principale risorsa economica del luogo: la
dogana e le attivit di intermediazione. Poi  venuta
l'autostrada, che ha dato il colpo di grazia dirottando
sulle sue corsie veloci le colonne di camion. Non
ha tutti i torti: nessuno passa pi da Brennero.
L'unica distrazione sono i motociclisti provenienti
dai quattro angoli della terra che percorrono la vecchia
statale per guidare su una strada pi gradevole
ed interessante. Mi imbatto infatti in un drappello di
australiani in viaggio verso nord, bardati di cuoio,
che si fotografano a vicenda accanto alla pietra che
segna il confine, il cippo.
Le terme che Rosa ha visitato nel 1906 hanno
chiuso i battenti, vittima di un contenzioso legale.
Eppure, la mia interlocutrice ne  convinta, la loro
riapertura potrebbe attirare turisti: l'acqua che
sgorga in quel punto  in grado di curare ogni sorta
di malattie. Realt o illusione? Chi pu dirlo, in
questa valle in cui il vento, prigioniero tra le montagne,
soffia senza posa. Il paese ha circa centocinquanta
abitanti, ma gli autoctoni sono rimasti quattro
gatti. Le famiglie tradizionali se ne sono andate,
o si sono estinte. Chi  rimasto si lamenta degli immigrati,
soprattutto pakistani, che si sono stabiliti
in paese.
Al vicino bar Anita incontriamo la memoria storica
locale: il signor Remo. Ha settantasette anni,
un'aria fragile e mingherlina nella sua giacca a quadri,
ma un atteggiamento ben pi positivo della sua
compaesana. Qui siamo nel cuore dell'Europa
dichiara, ben felice di condividere qualcuno dei
suoi ricordi. Accetta di farci da guida e ci accompagna
alla stazione. Giocavo proprio qui con gli altri
bambini racconta mentre costeggiamo il binario
lungo il quale Mussolini  venuto ad attendere Hitler.
Ricorda ancora il freddo che faceva, la pelle
delle mani nude che si incollava all'acciaio gelato
delle porte dei vagoni, su cui si arrampicava insieme
ai suoi amici. Ha ben vivi nella mente i bombardamenti
americani, che prendevano di mira le stazioni
ma per sua fortuna spesso le mancavano.
Insieme ai suoi genitori, zaino in spalla, cercava rifugio
nei boschi, nelle grotte sul fianco della montagna.
Una targa su un muro commemora l'incursione
aerea del 21 marzo 1945, che ha ucciso dodici
civili e un ufficiale di polizia italiano. Remo racconta
anche che dopo il 1943 sua sorella cercava di
portare da mangiare ai prigionieri rinchiusi nei vagoni
che attraversavano il passo del Brennero.
Weg! Weg!, circolare, circolare, urlavano le
sentinelle naziste per scacciare la ragazzina, che
non sapeva nulla di ebrei e campi di sterminio.
Proprio in questa stazione, vent'anni dopo la
frattura del 1918, si sono consumati altri eventi che
hanno forgiato il destino del Vecchio Continente.
Uno dei pi nefasti  stato la stretta di mano nel
marzo 1940 tra Adolf Hitler e Benito Mussolini. I
due tiranni sorridevano, allora, incontrandosi sul
binario. Siglato a Berlino il Patto d'acciaio,
riaffermarono qui la loro alleanza, anche dopo aver
gettato il mondo in un conflitto che si sarebbe rivelato
il pi mortale della storia. E che avrebbe scatenato
l'orrore pi spaventoso con l'annientamento
sistematico di sei milioni di ebrei.
Come una mera nota a pie di pagina della grande
tragedia che si sta preparando, in quell'incontro
Hitler conferma a Mussolini che abbandoner la
comunit tedescofona del Sudtirlo. Rinnegher
chi aveva creduto di trovare nella Germania nazista
un Paese protettore, l'erede della grande Austria,
ridottasi nel frattempo a una provincia del Terzo
Reich.
La mia guida mi conduce nel cimitero, accanto
alla chiesetta di San Valentino. Sono tutti sepolti
nella stessa terra: quelli che pregavano in italiano e
quelli che pregavano in tedesco. Queste vette non
hanno pi storie da raccontare, n tristi n gioiose, il
passo  diventato il simbolo di un continente senza
pi frontiere, dove certe lezioni sono state apprese.
Ma sar poi cos vero? A quasi un secolo dal crollo
degli imperi centrali, una nuova e grave crisi economica,
politica e morale minaccia oggi con i suoi sconvolgimenti
la costruzione di un'Europa riconciliata.
...
8. Arrivano le camicie nere.

Rosa stringe la mano di Hella nella sua e trattiene la
bambina con tutte le sue forze. Non ha ancora compiuto
cinque anni, ma  animata da un'energia incontenibile:
Tesoro, tesoro, aspetta! Il treno non 
ancora fermo!.
Siamo arrivate, siamo arrivate! gioisce la piccola,
incollando il visetto al finestrino dello
scompartimento.
Il treno entra a passo d'uomo nella stazione di
Bolzano e finalmente si ferma con uno stridio metallico
di freni. Le porte si spalancano di colpo sotto
la pressione dei passeggeri ammassati nei corridoi,
in piedi fin dalla stazione di Neumarkt.
Le banchine brulicano di gente, in quella domenica
24 aprile del 1921. La folla  incerta, non sa
ancora se prendere d'assalto il convoglio appena
giunto in stazione o aspettare, perch potrebbe non
ripartire. I dipendenti delle ferrovie sono in sciopero
da settimane, e non soltanto in Sudtirlo, ma in
diverse regioni d'Italia. Circolano pochissimi treni,
e sono alla merc dei macchinisti che senza alcun
preavviso possono arrestarne la corsa. Ogni fermata
 una scommessa.
Rosa si apre un varco tra i viaggiatori spazientiti.
Con gli occhi cerca un capostazione che possa darle
indicazioni.
Signore, scusi, signore chiama un uomo che
indossa l'uniforme delle Ferrovie dello Stato.
L'uomo si volta. Non  pi giovane, e il suo viso
porta i segni di una profonda stanchezza. Squadra
Rosa dalla testa ai piedi e le risponde in dialetto.
Rosa si sente rassicurata da quegli accenti familiari.
Che cosa posso fare per lei, Gndige Frau?
Mia figlia dovrebbe arrivare da Bressanone, ma
non so se il treno  partito.
Tutti i treni provenienti da Bressanone sono
stati soppressi. Non penso proprio che sua figlia sia
riuscita ad arrivare in citt, a meno che non abbia
trovato un posto su un autobus.
Rosa scuote il capo. Elsa  una ragazza troppo
prudente, difficilmente partirebbe all'avventura su
una delle corriere affollate che cercano di sopperire
ai convogli bloccati. Senza contare che la direttrice
della scuola del collegio, dove Elsa sta per finire
le superiori non la lascerebbe mai partire in
quel modo.
La ringrazio gli sorride Rosa. E il treno del
pomeriggio per Trento? Quello  confermato?
L'uomo getta un'occhiata al foglio scribacchiato
che ha in mano. L'accelerato delle 18:10? S,
dovrebbe partire. Almeno sembra.
Il capostazione abbassa lo sguardo su Hella.
Pensa di andare in citt?
S risponde Rosa. Mia figlia vuole vedere la
sfilata.
Anche Elsa avrebbe dovuto raggiungerle per passare
la domenica insieme. Due giorni prima era sembrata
felice di sentire la voce di sua madre al telefono.
La linea era disturbata, perch passava per il
nuovo centralino di Trento. Le chiamate erano cos
numerose che le centraliniste non sapevano pi dove
sbattere la testa, senza contare che alcune di loro
parlavano solo l'italiano. Al punto che Rosa si era
domandata se non sarebbe stato pi rapido mandare
un messaggero a cavallo, come ai vecchi tempi.
La sfilata... borbotta l'uomo con aria perplessa.
Negli ultimi giorni Bolzano ha ospitato la prima
fiera agricola del dopoguerra. Ci sono animali,
macchinari, prodotti regionali esposti in diversi punti
della citt. Per il pomeriggio  prevista una sfilata in
abiti tradizionali tirolesi. Rosa si  detta che era l'occasione
ideale per regalare a Hella il suo primo viaggio
in citt e vedere anche Elsa, che non era riuscita
a rientrare a Pinzn per le vacanze di Pasqua.
Non saprei se consigliarglielo, sa... si lascia
sfuggire il capostazione, senza staccare gli occhi
dalla bambina, che scalpita impaziente e strattona
la mano di sua madre. Gli squadristi sono arrivati
stamattina.
Gli squadristi?
Il giornale diceva che gli organizzatori della
fiera hanno rinunciato ai canti patriottici e agli slogan
politici continua l'uomo, guardandosi nervosamente
intorno. Per i fascisti sono venuti lo stesso.
Quei tre o quattro treni che circolavano stamattina
erano pieni di camicie nere. Squadracce armate,
signora. Pessimo segno...
Rosa ascolta attentamente ed ha un momento di
indecisione, ma Hella ha perso la pazienza,  impossibile
trattenerla oltre. I viaggiatori si avviano
verso l'uscita, hanno finalmente capito che il treno
non ripartir. Tutto intorno a Rosa la gente spinge
e perde le staffe. Di punto in bianco Hella scoppia
in lacrime. Rosa la conduce via, lanciando al capostazione
gentile uno sguardo quasi di scusa. Senza
sapere perch, vorrebbe dire che le dispiace, che ha
ragione lui e dovrebbe stare pi attenta, tornarsene
a casa. Dopotutto non sono passati neanche due
mesi da quella terribile giornata in cui Jakob ha rischiato
di farsi molto male.

 il 6 marzo del 1921. Nel freddo di fine inverno la
piazza di Neumarkt  gremita. Tutti gli occhi sono
puntati sul canonico Michael Gamper, che sta per
iniziare il suo discorso. C' anche Jakob, insieme a
un gruppo di altri possidenti, proprio in prima fila.
 in gamba, questo Gamper.
Mia figlia lo adora.  il suo insegnante di religione
alla Marienschule.
Secondo me ha le idee molto chiare. Leggo
sempre i suoi articoli sul "Volksbote".
Servono uomini come lui, ora che gli italiani
vogliono fregarci. Se non stiamo attenti, dopo queste
elezioni ci ritroveremo senza neanche un
rappresentante.
Gi,  triste essere finiti nel Parlamento italiano...
Zitti, comincia.
Cari concittadini della Bassa Atesina, in questo
vigoroso comizio di popolo, avete fatto sentire la
vostra voce cos forte che i potenti a Trento e a
Roma non potranno evitare di ascoltarla. Non serve
pi che noi si dica che voi appartenete a noi, che
siete carne della nostra carne e sangue del nostro
sangue. Il vostro destino  anche il nostro. Ci apparteniamo
gli uni con gli altri come membra dello
stesso corpo e se, in modo criminale, si volesse procedere
a una divisione della provincia o a una
nuova costituzione della circoscrizione elettorale,
noi stessi saremmo mutilati o lesi; se si taglia la
carne della nostra stessa carne, fa male e fa s che
noi si gridi assieme a voi.
Il canonico Gamper fa una pausa e i suoi occhi
acuti, un po' infossati sotto l'arco marcato delle sopracciglia,
scrutano la folla radunata sotto di lui.
Ha trentasei anni, fa politica fin da quando era studente
universitario, e nel 1908  stato ordinato sacerdote.
Da molti anni scrive regolarmente sui
giornali, ma da quando  diventato presidente della
casa editrice Tyrolia  ancora pi convinto della
sua missione culturale: preservare l'unit del suo
popolo e il suo stretto legame con la religione cattolica.
Oggi, questa  pi che mai anche una missione
politica.
S, la Bassa Atesina ci appartiene, appartiene al
resto del Sudtirlo tedesco e questo non solo da ieri
o dall'altro ieri, non solo dai giorni di novembre del
1918, non da un secolo e non da un millennio, ma
tanto a lungo quanto esistono i tedeschi in questa
terra. E questo tempo raggiunger presto i millecinquecento
anni!
Gamper ha studiato a lungo questo discorso. Il
problema sembra tecnico ma  cruciale. Tra poco
pi di due mesi, il 15 maggio, ci saranno le elezioni
per il Parlamento, le prime a cui il Sudtirlo parteciper
come provincia del Regno d'Italia. La questione
 come verranno composte le circoscrizioni
elettorali. Se la comunit tedesca sar inglobata in
circoscrizioni a maggioranza italiana, nessun candidato
di lingua tedesca conquister un seggio.
Non ci sar quindi alcuna possibilit di portare
avanti la loro causa nella politica nazionale. Il
Deutscher Verband, la lega di partiti sudtirolesi
fondata nel 1919, a cui appartiene il movimento
cattolico di Gamper, vuole che tutti i territori tedeschi
e ladini vengano raccolti in un'unica circoscrizione.
In particolare, vuole che la Bassa Atesina, la
zona tra Bolzano, Salurn e Tramin, venga considerata
tedesca, e non italiana come cerca di dimostrare
quell'Ettore Tolomei, che da quando l'Italia ha
conquistato il Sudtirlo va in giro come se fosse lui
il re.
L'impegno e il lavoro tedesco hanno trasformato
quella che un tempo era una landa paludosa nel
giardino attuale, in un vero paradiso continua il
canonico. E questo paradiso aveva un suo portone
d'accesso, che era la chiusa di Salurn. L i Basso
Atesini misero degli uomini a fare da sentinella, nel
caso in cui gli invidiosi dei territori del sud cercassero
di invadere questo paradiso.
Il preambolo  lungo, d'altra parte  difficile infiammare
gli animi di una folla parlando di circoscrizioni
elettorali. Gamper sa che deve riuscirci.
Solo se faranno abbastanza rumore Roma sar costretta
ad ascoltarli.
Jakob  concentrato sull'oratore, e annuisce. Ma
si trova al margine del suo gruppo di conoscenti e
con la coda dell'occhio intravede un movimento,
come un'ombra scura e compatta che si sposta rapidamente.
Allunga il collo per guardare al di sopra
della folla. E si accorge che ai lati delle prime file,
sulla destra e sulla sinistra, si sono posizionate due
squadre di uomini in camicia nera. Sono armati.
Non riesce a contarli, ma saranno almeno una cinquantina,
e la macchia cupa che formano, con quelle
divise tutte uguali, li fa sembrare ancora pi numerosi.
D di gomito all'amico in piedi accanto a
lui e glieli indica senza parlare.
Guai in vista commenta l'altro, e passa parola.
Non sono gente di qui.
Devono essere venuti da Trento.
Forse da Bolzano, ce ne sono sempre di pi.
Ho letto che hanno appena fondato una loro
associazione.
I Fasci di combattimento. Non suona per niente
bene. E naturalmente la prima tessera l'hanno
portata a quel Tolomei.
Quello la tessera fascista ce l'ha da anni. Ma
sar stato contentissimo di prenderne un'altra.
Intanto la folla si  accorta di quella presenza
estranea. L'agitazione comincia a serpeggiare. Dal
palco, Gamper osserva preoccupato. Spera che vada
tutto bene, ma la situazione  esplosiva.
... e anche negli anni successivi, Salurn rimase il
confine fra i tedeschi e i Welschen.  altres vero
che alcuni italiani della Val di Non e di Fiemme si
installarono grazie alla loro laboriosit. E voi Basso
Atesini li avete accolti in amicizia. E se volevano
parlare la loro lingua non li avete irrisi, e loro stessi
si consideravano come ospiti in terra tedesca e non
come italiani.
Si leva un applauso spontaneo, che nell'aria fredda
e tesa suona come una sfida. Alcune camicie
nere mettono mano al manganello che portano al
fianco. Jakob si irrigidisce, non sa che fare. Dovrebbe
andarsene ed evitare di farsi coinvolgere, gli
sembra di sentire la voce di Rosa che gli dice di tornare
subito a casa. Ma non pu, non vuole abbandonare
il suo posto. Il suo popolo. Raddrizza le
spalle e si prepara al peggio.
Che fai, passi davanti? Lasciami guardare, idiota
sente esclamare uno dei fascisti.
Cosa vuoi guardare, non capiresti niente comunque
lo rimbecca il suo vicino. Tanto varrebbe
parlare di politica alle mie mucche.
Magari a loro piacerebbe, questo discorso di
merda.
E allora tornatene a casa tua, in Italia!
Nel frattempo sul palco ha preso la parola l'avvocato
Josef Noldin, di Salurn, e sta concludendo il
comizio.
Ai nostri nemici a Trento che si accingono a
portare scontri e disordini nei nostri villaggi pacifici,
gridiamo il nostro ammonimento: Hnde weg
vom deutschen Tirl! esclama. Gi le mani dal Tirlo
tedesco!
E in quel momento si scatenano i tafferugli.
Jakob si sente spintonare dalla folla. Assieme
agli altri si fa largo verso i margini dell'assembramento,
dove alcuni uomini hanno cominciato a menare
le mani. Le donne cercano di scappare e di
portare in salvo i bambini. A Jakob sembra di sentire
esplodere un colpo di pistola, o forse  il rumore
di una panca rovesciata. Lo invade la rabbia per
questi stranieri arroganti. Avanza con pi foga verso
il centro dei disordini.  un uomo pacifico e bonario,
ma in questo momento ci vede rosso.
Prima che possa trovare l'avversario su cui scatenare
la sua collera, per, interviene la polizia.
Cosa succede qui? Fermi tutti! Il primo che si
muove va in galera!
La rissa  solo agli inizi e quelle parole riescono
a penetrare negli animi agitati.
 possibile che voi tedeschi non riusciate neanche
a riunirvi senza fare dei danni? Non vi  bastato
perdere una guerra? continua il commissario di
polizia.
Jakob abbassa i pugni. La sua ira si spegne all'improvviso
per la delusione e l'umiliazione.
Intorno a lui, i suoi concittadini scuotono il
capo, hanno capito che per oggi bisogna lasciar
perdere.  chiaro che le camicie nere se ne torneranno
a casa indisturbate. Loro invece sono stati
provocati, e poi messi dalla parte del torto.  cos
che sar d'ora in poi?

Rosa scaccia dalla sua mente quell'inquietante ricordo
e si lascia alle spalle la stazione di Bolzano.
Mamma, mamma, guarda che bello! esclama
la piccola Hella, meravigliata.
Nei giorni scorsi sulle montagne e in citt  caduta
l'ultima neve dell'anno. I tetti dei palazzi luccicano
sotto il sole, il cielo  dell'azzurro profondo
che promette la nuova stagione.
Vieni, cara, andiamo. Rosa si china sulla bambina,
bacia le sue guance arrossate dall'aria pungente
e le aggiusta il colletto del cappottino di lana verde
scuro. Andr tutto bene la rassicura, senza neppure
sapere se la promessa  rivolta a lei o a se stessa.
Si avviano, lasciando sulla sinistra la facciata maestosa
dell'hotel Laurin, che in tempo di guerra ha
ospitato il quartier generale dell'esercito imperiale.
Ha riaperto al pubblico da pochi mesi. Sbucano su
una grande piazza: sono giunte in centro. Hella indica
una statua.
Chi  quel signore? domanda, fissando una sagoma
slanciata avvolta in un mantello di pietra.
 Walther von der Vogelweide risponde Rosa,
scandendo bene le sillabe di quel nome difficile. Il
nostro grande poeta.
Che cos' un poeta, mamma? incalza Hella.
Rosa fissa la bambina, perplessa. Come rispondere
a una domanda simile? Nessuno dei suoi figli
gliel'ha mai fatta.
Un poeta  una persona che gioca con le parole,
che usa le parole per farti battere il cuore. Per riempirti
di gioia o farti piangere.
Ma le parole non fanno male, non possono farti
piangere insiste Hella.
Le parole sono potentissime. Certo che possono
fare molto male. O molto bene spiega Rosa.
Sua figlia sembra pensarci su, ma con suo sollievo
non prosegue nell'indagine.
Bolzano  gi molto cambiata da prima della
guerra. Sulle facciate degli edifici pubblici garriscono
bandiere italiane, e la valuta corrente non  pi la
corona ma la lira. Nell'agosto del 1920 la Camera dei
deputati di Roma ha ratificato il Trattato di
Saint-Germain-en-Laye, e in settembre il Senato ha confermato
la misura: l'annessione del Sudtirlo all'Italia
 ormai ufficiale ed irreversibile. Il Bozner Nachrichten,
il quotidiano locale, ha pubblicato un
lungo articolo in prima pagina, un editoriale che faceva
appello al coraggio e alla pazienza della popolazione.
Rosa quelle righe le ha mandate a memoria.
Sono l'ammissione di una sconfitta, ma anche un
invito alla forza e all'unione: sudtirolesi. Con la
giornata odierna l'annessione del Sudtirlo al Regno
d'Italia  una realt compiuta. Con ci l'antica terra
tirolese  spezzata in due tronconi. Il Sudtirlo  la
vittima sacrificale del trattato di pace che, a dispetto
del diritto dei popoli all'autodeterminazione, solennemente
proclamato, ci strappa dai nostri fratelli.
Noi sudtirolesi abbiamo l'incrollabile speranza che
giorno verr in cui giustizia e una politica lungimirante
ci riporteranno alla libert nazionale, sudtirolesi!
Sopportiamo questa giornata virilmente! Vi
invitiamo a respingere ogni ingiustizia e ad affrontare
il destino con calma e dignit.
Madre e figlia sono giunte nei pressi dei Portici, la
strada lungo la quale si allineano i negozi e le boutique
di moda. Rosa si sofferma ad un'edicola: i giornali
e le riviste in italiano fanno bella mostra di s
accanto a quelli in tedesco. Titoli cubitali annunciano
che il Rapid di Bolzano ha battuto per 3 a 1 il
Turnverein di Merano. La squadra cittadina  al
primo posto in classifica. Come se importasse qualcosa
del calcio in un momento cos difficile! Pi
interessante leggere che le patate ed il grasso bovino
sono nuovamente in vendita. Forse questa crisi si
allenter. Rosa sospira leggendo che le retate di
prostitute sono in aumento. Povere ragazze: alcune
sono poco pi che bambine. Vengono in citt dalle
valli vicine e vendono il proprio corpo per non morire
di fame, ma cadono vittima delle malattie.
I giornali tedeschi mettono anche in guardia la
popolazione dalle bande fasciste, che imperversano
con sempre maggiore violenza in tutta Italia. Gli autori
hanno parole dure per le provocazioni degli
squadristi, le masnade di picchiatori agli ordini di
Benito Mussolini, un modesto giornalista sconosciuto
ai pi che si  lanciato in politica.
Il sindaco di Bolzano, Julius Perathoner,  un
uomo di buon senso. Dirige il consiglio municipale
da oltre venticinque anni. Fa il possibile per conciliare
la nuova realt con le aspirazioni dei suoi concittadini,
che contestano la scissione del Tirlo e
sognano la riannessione all'Austria. Malgrado i suoi
sforzi, la tensione  palpabile.
Rosa si sofferma di fronte alla cappelleria Vera.
La boutique ha aperto pochi mesi prima, ed espone
gli ultimi modelli di Vienna. In quella radiosa domenica
il negozio  chiuso, per madre e figlia si
divertono a scherzare con i loro riflessi nella vetrina,
dietro le maglie della saracinesca di ferro. Un
po' pi in l Hella strattona la mano di Rosa per
condurla di fronte al cinema Eden. Un cartellone
che raffigura la sagoma di un leone abbattuto da un
cavaliere armato di lancia annuncia a caratteri cubitali:
Veritas vincit.
Che cos', mamma?
 un film risponde Rosa, ma capisce subito
che quella spiegazione non baster. Hella non ha
ancora cinque anni e non  mai stata al cinema. 
come una serie di cartoline messe una dopo l'altra
per raccontare una storia.
Una storia? Che storia? continua Hella, lo
sguardo fisso sul leone ed il cavaliere.
Vedi il cartellone? C' scritto "La verit trionfa
sempre". Il film racconta di un uomo e una donna
che si vogliono bene. La crudelt di certe persone li
separa, ma alla fine l'amore li riunisce.
Mamma, che cosa vuol dire "verit"?
Rosa fissa la bambina e le viene il magone. Come
rispondere dopo aver visto naufragare le proprie, di
verit? L'Imperatore. La Patria. L'unico sostegno
che le resta  la Fede, e sull'argomento sua figlia sa
gi tutto quello che deve sapere, per il momento:
che Dio  buono e veglia su di lei.
Andiamo a bere una cioccolata calda! propone.
Camminando verso il caff Streitberger, Rosa si
accorge presto che la folla si  fatta pi fitta, avanzare
 diventato difficile. Trascina Hella per mano e
cerca di fendere gli assembramenti. Non allontanarti,
tieniti stretta intima alla bambina, che ha
occhi soltanto per le mille novit che la circondano.
La Fiera di Primavera di Bolzano  al culmine.
L'aria  piena degli squilli di ottoni delle fanfare.
Sui marciapiedi i passanti si accalcano per veder sfilare
gli uomini e le donne in abiti tradizionali.
Rosa sgomita, si sente sempre pi inquieta. Il capostazione
l'ha avvertita: gli squadristi sono in citt,
e lei ha paura di quei teppisti in camicia nera. Come
proteggere Hella, se succedesse qualcosa? Ecco piazza
delle Erbe: la sfilata e la folla che la accompagna
sono imbottigliate in uno spazio sempre pi ristretto,
e di fronte a loro sono schierati alcuni giovanotti con
il berretto floscio sulla nuca. Sotto le giacche di lana
grezza spicca il nero delle camicie. Sono armati di
manganelli e coltellacci, probabilmente anche armi
da fuoco.
Oh, Signore! mormora Rosa. Vieni, Hella!
All'improvviso risuonano delle grida e volano insulti
da ogni parte. I fascisti urlano a pieni polmoni
A noi! e si avventano sulla sfilata. Le prime manganellate
si abbattono tra i gemiti dei feriti. Sono
organizzati in piccoli gruppi mobili. Scelgono con
cura le loro vittime, le circondano e si accaniscono
sistematicamente su di loro. Picchiano brutalmente
anche le madri e i bambini. La folla  in preda al
caos. Gli uomini e le donne in abito tirolese si sono
dati alla fuga, abbandonando per strada i loro strumenti.
Gli spettatori cercano di scappare, ma inciampano
e cadono a terra, tra gragnuole di colpi.
Cominciano a volare le pietre e le vetrine dei negozi
vanno in frantumi. Chi si ferma  perduto! ruggiscono
le camicie nere lanciandosi all'inseguimento
delle loro prede.
Rosa  terrorizzata. Ha preso in braccio Hella,
ma non sente neppure il peso della bambina. Sa soltanto
che deve proteggerla. La piccola  stranamente
calma. Assiste alla rissa con occhi carichi di
disapprovazione. Quello scompiglio l'ha privata del
giro sugli aerostati e della tazza di cioccolata calda
che la mamma le aveva promesso. Al tempo stesso,
per,  spaventata, sente Rosa stringerla con la forza
della disperazione.
I primi feriti giacciono riversi in una pozza di
sangue, Rosa sa che bisogna allontanarsi a tutti i
costi. Alza gli occhi al cielo e vede un doppio campanile
stagliarsi contro l'azzurro. La chiesa del
Sacro Cuore! Ecco dove cercare rifugio. Attender
al riparo che quella tempesta di violenza si plachi.
Si precipita in una viuzza assieme ad altri fuggiaschi.
Corre, il cuore le batte come impazzito.
Va tutto bene! Va tutto bene si ripete. Dio non
ci abbandoner.
Rosa rallenta e mette gi Hella, prendendola per
mano. La folla si  diradata. Ancora un piccolo
sforzo. Quattro uomini la superano a passo di corsa.
Ansimano e masticano parolacce. Si fermano davanti
a un uomo in abito tradizionale. Urlano qualcosa,
ma Rosa non sente pi nulla. Il mondo  precipitato
in un colossale silenzio. Il suo sguardo 
fisso sull'oggetto brandito da uno degli uomini.
Una rivoltella. Si preme contro la gonna il viso di
Hella. Un boato secco lacera l'aria.
Rosa vorrebbe urlare, ma  come paralizzata. La
piccola si divincola dalla sua stretta e si gira a guardare
i quattro uomini chini su un cadavere. La strada
 deserta. Gli occhi di Hella li fissano intensamente.
Rosa si riprende dal panico che l'ha inchiodata
per quegli eterni secondi e ricomincia a correre
all'impazzata. Deve sparire alla vista, con Hella,
prima che quegli assassini le scorgano. Cambia direzione,
meglio non entrare in chiesa. Deve raggiungere
in fretta la stazione. Vuole tornare a casa.
Ritrovare la protezione delle pareti domestiche, le
braccia di Jakob. Hella tace, non si  nemmeno
messa a piangere. Spera solo che quegli uomini cattivi
non tornino mai pi.
L'indomani Rosa verr a sapere dai giornali di
aver assistito all'assassinio di Franz Innerhofer, un
insegnante elementare di Marling.  il primo sudtirolese
a cadere vittima della violenza fascista.
Nelle pagine del diario, che riprender solo mesi
dopo quell'incubo, la sua scrittura vibra di collera
contro gli invasori della sua terra.

Pinzn, 16 ottobre 1921.
domenica di sagra.

Sono appena tornata con i miei bambini dalla
messa pomeridiana. Oggi era una festa solenne,
di ringraziamento per il raccolto tanto abbondante,
cos mi sono sentita in dovere, come
madre di famiglia e amministratrice, di partecipare
alla festa. La giornata d'autunno era cos
bella che i vecchi non se ne ricordavano una simile.
Il sole era cos caldo come se volesse farci
credere che eravamo in piena estate. Ancora
pochi giorni e avremo messo tutto al riparo, cos
saremo coperti per l'inverno. Ce lo siamo davvero
meritato che il Signore sia cos buono con
noi. Com' triste invece la situazione nell'Austria
tedesca! La nostra cara indimenticabile
Austria  diventata ancora pi povera. Il denaro
non vale pi nulla: 1 lira sono 160 corone.
Com' priva di valore ormai la corona, in testa...
e in tasca! A dire il vero siamo anche noi un po'
avviliti perch i Welschen vogliono derubarci
del tedesco, la nostra vera lingua madre, accollarci
tasse colossali, far salire alle stelle i prezzi
della merce, in poche parole portare alla rovina
agricoltori e proprietari terrieri. Per gli italiani
anche la religione, la nostra unica guida,  una
spina nel fianco: il massimo per loro sarebbe
chiudere conventi e scuole. Per questo, molte famiglie
sono state consacrate al Sacro cuore di
Ges, anch'io non ho esitato a mettere un quadretto
di nostro Signore in soggiorno. Il 23 settembre
alle 21  stato solennemente benedetto
dal parroco, il reverendo Johann Dosser, alla
presenza di tutti e otto i membri della famiglia.
Dov' la fede c' l'amore, dov' l'amore c' la
pace, dov' la pace l c' Dio, dove c' Dio non
c' miseria.
...
9. L'occupazione.

Hella sta crescendo,  vivace, dorme poco,  curiosa.
Le piace leggere, anche di notte, nonostante la
mamma non voglia.  cos che si accorge che anche
Rosa in quel periodo  spesso sveglia, la sente muoversi
nel silenzio della casa. Una sera Hella esce
piano dalla sua stanza, la segue, va a sbirciare nella
Stube, dove l'ha vista entrare, spingendo piano la
porta per guardare attraverso la fessura.
Rosa infila un ciocco di legno nella stufa e apre
un grande registro. In casa lo conoscono tutti,  il
registro dei conti. Intinge la penna nel calamaio e
comincia a trascrivere ordinatamente entrate ed uscite
da una serie di fogli sparsi. Sembra fare e rifare
pi volte le somme, poi si prende la testa fra le
mani. Hella si sente in colpa a sbirciare la madre.
Capisce all'improvviso che forse le ore notturne
sono le uniche in cui pu sfogare le preoccupazioni
del giorno.
Poi Rosa alza la testa. Non si guarda alle spalle.
Hella dice, interrompendo il silenzio della
notte.
La bambina si ritrae, cerca di non respirare, di
farsi inghiottire dal pavimento. Non vuole essere
scoperta.
Hella ripete ancora Rosa. Lo so che sei l. Il
tono  rassicurante ed affettuoso.
Hella esce dal suo nascondiglio e si fa avanti, una
figuretta esile e con la schiena dritta nella sua camicia
da notte bianca con i pizzi ricamati.
Da quanto sei l?
Perch piangi, mamma?
Non piango ma Rosa si  asciugata rapidamente
gli occhi con un fazzoletto.
Invece s. Ti ho vista.
Non dirlo a pap. E neanche agli altri, d'accordo?
Sono gi abbastanza preoccupati. Si chiede
cosa deve dire, sua figlia ha solo sette anni. Poi decide
che la verit  il partito migliore. Sono preoccupata
perch le cose non stanno andando bene. Le
tasse sono diventate altissime. Bisogna pagare gli
operai, la servit, un sacco di spese di casa. Alcuni
sono qui con noi dai tempi di tuo nonno, ma sono
tante bocche da sfamare. Non  un momento facile
per nessuno e bisogna aiutare chi  pi povero.
Il cugino Hans dice che  tutta colpa dei
Welschen.
Non proprio. Ma prima che ci fossero loro molte
cose andavano meglio aggiunge, amara.
Ma io cosa posso fare per aiutarti?
Niente, tu devi pensare a studiare. Cosa stai
leggendo? Rosa conosce l'avidit di informazioni
della figlia.
Un libro che mi ha dato lo zio sull'Austria, con
tante figure.
 sicuramente un bel libro. Ma torna a letto,
andiamo, ti accompagno.
Rosa sorride con un po' di fatica e uscendo
dalla Stube con la sua piccola getta uno sguardo ai
conti. Aspetteranno il suo ritorno. Sembrano non
finire mai.

Gli squadristi, gli uomini che hanno terrorizzato
Rosa in quella domenica del 1921 a Bolzano, hanno
preso il potere. Il 31 ottobre 1922, a sguito della
marcia su Roma, il re ha nominato Benito Mussolini
presidente del Consiglio, e da quel giorno il
nuovo despota d'Italia fa il buono e il cattivo tempo.
Non perde occasione per menzionare con ostilit la
minoranza germanofona del Sudtirlo, che ostinatamente
si rifiuta di rinunciare alla sua lingua, alla
sua fede ed alla sua storia.
Il 4 novembre 1922 con l'arrivo del nuovo prefetto
della Venezia Tridentina, Giuseppe Guadagnini,
 stata avviata ufficialmente la politica di assimilazione
della popolazione di lingua tedesca. I
Provvedimenti per l'Alto Adige, redatti da Ettore
Tolomei, sono diventati il programma dello Stato
fascista per il Sudtirlo. Nel 1923 il fanatico irredentista
italiano, ora in camicia nera, espone le linee
guida del programma al Teatro di Bolzano: italianizzazione
delle istituzioni e dell'immagine dell'Alto
Adige, come lo chiamano adesso; spinta al trasferimento
e insediamento di nuovi italiani nella zona;
progressiva eliminazione della cultura tedesca. Per
i sudtirolesi  una dichiarazione di guerra.
Le violenze aumentano. Rosa si sente inquieta
quando Jakob deve andare in citt, a incontrarsi con
gli altri possidenti e i membri dell'associazione delle
cantine vinicole. L'ex borgomastro di Neumarkt, il
barone Anton von Longo, se n' dovuto andare con
tutta la sua famiglia, auto-esiliati nelle loro terre in
Carinzia. Troppi scontri con i fascisti: prima se la
sono presa con lui perch la targa municipio in
italiano sulla facciata del palazzo del Comune,
secondo le camicie nere, non era abbastanza visibile.
Poi sono cominciate le minacce e le intimidazioni. E
quando il barone  andato alla polizia a denunciare
la cosa, quelli gli hanno riso in faccia.
Il mondo di sempre con i suoi punti di riferimento
 sconvolto.
Hella va a scuola, ma sembra che non potr nemmeno
imparare a scrivere nella sua lingua. Dall'oggi
al domani infatti la maestra  stata cacciata e ne 
arrivata una nuova, italiana. Da adesso bisogna studiare
solo nella lingua dei conquistatori.
Hella non capisce e fa un sacco di domande: la
vecchia maestra  sempre l nel paese, la incontra
tutti i giorni. E allora perch non lavora? Forse non
ha pi voglia di svegliarsi la mattina? Rosa va a trovarla,
le portano un po' di frutta, qualche bottiglia
del loro vino. Della situazione politica nemmeno
parlano,  evidente a tutti che il nuovo regime ha cominciato
dalle scuole la sua opera di italianizzazione,
e che i bambini saranno i primi ad andarci di mezzo.
Hella infatti si lamenta un po' perch la sua vita 
decisamente peggiorata: adesso la scuola non finisce
a scuola, ma ricomincia a casa. Appena tornati bisogna
tirare fuori di nuovo il quaderno, per fare gli
esercizi di tedesco. Rosa, con tutto quel che c' da
fare, si  dovuta trasformare in una seconda maestra
perch la sua piccola possa imparare a leggere e scrivere
nella lingua che ha sempre parlato. Ora comincia
a diventare pericoloso anche usarla in pubblico. E
quanti ragazzini hanno una madre o un padre che
possano insegnare loro il tedesco? Sicuramente
pochi, troppo pochi. Il tasso di analfabetismo  basso
rispetto ad altre regioni, ma senza la scuola la battaglia
 persa in partenza.
Come Hella, migliaia di bambini sudtirolesi vivono
in questi mesi una grande confusione.
Mamma, la nuova maestra non la capisco.
Devi avere pazienza li esortano le madri.
Ma qualcuno comincia a formulare un altro genere
di risposta.
Nelle case si svolgono sempre pi spesso riunioni
clandestine, organizzate spontaneamente da volontari.
Occorre mettere in piedi un sistema alternativo
di istruzione nella lingua e cultura tedesca. Si comincia
a parlare di Katakombenschulen, scuole delle
catacombe, una definizione usata dal canonico
Gamper, uno dei primi promotori di questa forma
di resistenza. In un suo articolo sul Volksbote,
che conquister molti nuovi adepti alla causa, scrive
che il modello deve essere quello dei primi cristiani:
Quando essi non furono pi al sicuro, officiando le
loro messe nei templi pubblici, di fronte alle persecuzioni,
allora si ritirarono all'interno del loro focolare
domestico. L pregavano e sacrificavano insieme.
Quando i persecutori arrivarono anche l, essi si
rifugiarono presso i morti nelle tombe sotterranee,
nelle catacombe.
Si divide il territorio in tre aree: Bolzano, Merano
e Bressanone, per coordinarsi al meglio. Nel 1923 i
corsi privati di tedesco non sono ancora stati vietati
ufficialmente, ma lo saranno presto e bisogna giocare
d'anticipo.
Sono le donne le prime a muoversi a viso aperto.
Escono allo scoperto chiedendo che non si cancelli
una cultura. Organizzano manifestazioni a Bolzano
e in altri centri, e nell'aprile 1924 scrivono direttamente
alla regina Elena di Savoia. In quanto madre,
pensano, di certo le capir.

Altezza!
[...] L'eliminazione della lingua tedesca nelle
scuole dell'Alto Adige ha portato tanto affanno,
fra noi donne di questa terra, che anche
oggi non possiamo che trasmettere nelle Vostre
mani la nostra umile ma calda implorazione
che ci venga lasciato inviolato ci che un popolo
possiede di pi sacro, la sua madre-lingua, la
quale venga riammessa come lingua d'istruzione
nelle nostre scuole.
[...] Perci noi rappresentanti delle madri
dell'Alto Adige preghiamo l'Altezza Vostra di
voler farsi fautrice ed interprete di questi nostri
naturali diritti, e di patrocinare presso le istanze
competenti la richiesta nostra per la conservazione
della lingua di insegnamento tedesca
nelle nostre scuole.
La gratitudine inestinguibile di tutti i cittadini
di nazionalit tedesca ricompenser la Vostra
augusta benemerenza.

Ma la regina non si degna nemmeno di rispondere.
Da Bolzano fino al pi piccolo dei paesi, le strade,
gli uffici e le amministrazioni pubbliche del Sudtirlo
si sono riempiti di fascisti. Vengono sostituiti sindaci,
amministratori, funzionari. Si impone rapidamente
l'obbligo di esporre cartelli o informazioni nella sola
lingua italiana, e qualsiasi tentativo di preservare la
cultura tedesca viene sanzionato. Oppressione e repressione
sono una cifra comune al regime in tutte le
regioni d'Italia, ma altrove si perseguitano gli avversari
politici e ideologici. Qui invece la battaglia  pi
violenta,  una vera e propria colonizzazione quella
che le camicie nere hanno in mente. E l'avversione
per l'ingresso delle armate italiane nel 1919 si trasforma
rapidamente in odio per il fascismo.
La vita di Rosa e dei suoi familiari e amici  diventata
una foresta di nuovi divieti, tasse, imposizioni
e pericoli. Jakob viene insultato quando si attarda
a parlare in tedesco con un amico nella piazza di
Neumarkt. Il barone Anton von Longo nel 1925
muore in Austria senza aver potuto rivedere la sua
terra. Un conoscente viene picchiato in osteria perch
si  rifiutato di ordinare la birra in italiano, un
altro, impiegato statale, perde il lavoro perch  tedesco.
Gli affari cominciano ad andare male: non
solo c' una crisi mondiale, ma la nuova classe politica
discrimina i proprietari terrieri tedeschi. Tra le
nuove imposte e la nuova moneta, che ha comportato
una perdita di valore del 40 per cento dei patrimoni
in corone, molti masi passano di mano. Spesso
vengono acquistati all'asta dai contadini italiani che
il governo sta incoraggiando a trasferirsi qui.
Cambiano i nomi dei luoghi - Kurtatsch diventa Cartaccia,
Neumarkt diventa Egna, Pinzn diventa Pinzano.
La vita sociale della comunit tedesca  annullata,
ci si ritrova giusto a casa, le feste ed i riti popolari
sono stati cancellati dal regime che ci vede, non sbagliando,
la nostalgia per la vecchia Austria. Viene
vietata una tradizione molto amata, i fuochi del
Sacro Cuore, considerati una manifestazione anti-italiana.
In effetti tante usanze locali non sono italiane,
ma di per s non sarebbero neanche ostili.
Per stanno per diventarlo.
Hella comincia a frequentare le scuole clandestine.
Le sedi cambiano continuamente ed ogni volta bisogna
preparare una copertura, in caso di controlli.
Non  facile per i bambini riuscire a concentrarsi.
La paura di essere scoperti  pi forte della voglia
di imparare o della bravura delle insegnanti. Molte
di loro sono maestre che hanno perso il lavoro con
l'italianizzazione.
Rosa guarda Hella uscire di casa senza cartella o
quaderni, non si pu portare dietro niente altrimenti
qualcuno potrebbe insospettirsi. Non si d neppure
appuntamento con le compagne: va da sola, al massimo
portando una fetta di torta per dire che quella 
la ragione della sua visita. Una volta arrivata si sistema
nella Stube della casa in cui si svolge la lezione,
altri bambini arrivano alla spicciolata. A volte Rosa li
accoglie a Pinzn, prepara per tutti un succo di lamponi
con una buona torta, anche per fingere che si
tratti solo di una merenda. La regola  che, se arrivano
i carabinieri, i fogli su cui stanno scrivendo devono
essere nascosti in fretta in uno dei vani chiusi ricavati
nel rivestimento di legno della parete, o sotto
il cuscino della poltrona, dove non guarderanno.
Quando arriva la proibizione ufficiale di tenere i
corsi, i controlli diventano pi severi. Fioccano gli
arresti, le multe e vengono comminati i primi confini
alle maestre. Scrive a Roma il prefetto Guadagnini nel 1925:

Il numero considerevole di scuole clandestine
scoperte specialmente nella zona
fra Bolzano e Salurn dimostra che esiste
in Alto Adige un'organizzazione regolare
di resistenza la quale provvede al reclutamento
di maestri, all'impianto delle
scuole ed al finanziamento necessario.
Essa deve avere dei fiduciari nei comuni.
[...] Occorre prendere accordi con l'autorit
giudiziaria direttamente ed a mezzo
mio per procedere a sequestri e a perquisizioni
domiciliari. Si terranno anche a
contatto con le autorit scolastiche e
daranno precise disposizioni perch sia
intensificata al massimo la vigilanza e
chiuse immediatamente le scuole scoperte
col sequestro del materiale didattico con
la denuncia dei responsabili.

La delazione  all'ordine del giorno e ogni volta si
deve ripartire da capo, cercando di trovare una
nuova casa sicura. D'estate  tutto pi semplice, ci
si pu ritrovare all'aria aperta e fare lezione sul
prato, ma il rischio c' comunque. Bisogna avere
coraggio a insegnare ma anche a mandarci i figli. Il
sospetto avvelena i rapporti persino tra persone che
si conoscono molto bene. I paurosi, gli opportunisti,
i collaborazionisti non mancano, come nel resto
d'Italia, sotto la dittatura fascista.
I bambini vivono sdoppiati: devono fare attenzione
a dissimulare le lezioni ricevute.
Hella, perch hai scritto casa con la k? chiede
un giorno la maestra mentre la piccola sta facendo
un esercizio di ortografia alla lavagna. A Hella batte
il cuore pi forte: da mesi le spiegano che non deve
tradirsi, la k o la j in italiano non esistono.  come
una dichiarazione di colpevolezza. Alcuni tendono
delle trappole agli scolaretti, per permettere alla
polizia di risalire alle scuole clandestine. Per questa
volta, la maestra lascia correre.
Non ti preoccupare, ma non scriverla pi si
limita a dire.
Rosa da sempre si diverte a raccontare favole e storie
del passato ai suoi figli e ai loro amici, ma adesso
ha smesso di farlo. Ne soffre, ma  troppo pericoloso:
le leggende tradizionali sono considerate propaganda
anti-italiana.
Un pomeriggio trova Hans, il figlio di Luise, che
parla ad Hella di Andreas Hofer, l'umile oste che
aveva combattuto e vinto l'esercito napoleonico per
difendere il Tirlo. Hans  partito per la guerra sano
ed  tornato epilettico, colpito alla testa da una
scheggia di granata. Ha passato molti mesi all'ospedale
militare, e quando finalmente  rientrato a casa
le sue condizioni hanno allarmato tutta la famiglia.
Luise lo ha portato a Lourdes e ha fatto voto di non
mangiare mai pi carne e di dire il rosario tutte le
sere, se il figlio torner in salute. Per ora sembra che
gli attacchi siano cessati, ma chi pu dire se ricominceranno.
Quello che  certo  che l'esperienza
della guerra e il dolore sopportato hanno trasformato
Hans nel pi strenuo nemico degli italiani. E figurarsi
poi i fascisti.
Rosa guarda i cugini seduti sulla panca davanti a
casa, il viso animato di Hans che racconta, lo sguardo
intenso della piccola che ascolta. Hella batte le
mani all'episodio, probabilmente apocrifo, della fucilazione.
Al plotone di esecuzione che alla prima
salva non lo colpisce, stringendo in mano il crocifisso
Hofer lancia un provocatorio: Ma come sparate
male!. Rosa rimane zitta, ma sa che dovrebbe intervenire.
Se Hella ripete queste cose a scuola la
famiglia ne subir le conseguenze. Ha ragione sua
sorella, Hans  davvero imprudente.
Hella avvicina la testa a quella del cugino, i due
cominciano a cantare sussurrando, come chi ha ben
imparato la lezione della segretezza:

Zu Mantua in Banden
der treue Hofer war,
in Mantua zum Tode
fhrt ihn der feinde Schar.
Es blutete der Brder Herz,
ganz Deutschland, ach, in Schmach und Schmerz.
Mit ihm das Land Tirl,
Mit ihm das Land Tirl.

A Mantova era in catene
il coraggioso Hofer,
a Mantova alla morte
lo porta la schiera nemica.
Sanguina il cuore dei fratelli,
la terra tedesca intera ahim nella vergogna e nel
dolore,
con lui il Tirlo, con lui il Tirlo!

Finito di cantare Hella si guarda intorno come se
avesse commesso una marachella, sussulta vedendo
la mamma che la osserva, poi le fa un largo sorriso.
Rosa non pu evitare di sorriderle di rimando ma
ha il cuore oppresso da un presagio: questa sua figlia
si metter nei guai.

Pinzn, 23 marzo 1924,
domenica pomeriggio.

I miei ragazzi oggi sono andati a Entiklar, io
sono seduta un momento per conto mio e posso
seguire liberamente i miei pensieri. L'inverno
ci ha lasciato da alcune settimane ed i mandorli
sono al punto pi bello della fioritura. Oh, primavera,
che bella stagione! Tutto  pieno
dell' eccitazione che segna l'uscita dal lungo
sonno invernale. C' desiderio di nuova vita
fuori, nella natura donataci da Dio, perch dentro
le mura di casa si fa sentire il peso opprimente
delle preoccupazioni quotidiane.
Da quando qui si sono stabiliti i Welschen sembra
tutto morto, solo quando siamo barrati
dentro casa osiamo cantare una canzone tedesca.
I Welschen vogliono sopprimere tutto ci
che  tedesco, perfino gli impiegati pubblici tedeschi
sono stati lasciati senza il pane. Le scuole
sono solo italiane e perfino l'ora di religione
deve essere tenuta in italiano. Mirano a distruggere
tutti i proprietari terrieri cos che la
nostra patria sia ben presto italianizzata. Ci
piovono tasse tra capo e collo e siamo costretti a
prendere in prestito denaro, quando le banche
sono abbastanza disposte a stare al nostro fianco
e aiutarci. Oh bei vecchi tempi, quanto siete
distanti, quanto siete lontani!
La nostra piccola Helene potr fare la prima
comunione a Pasqua. Che Ges Bambino faccia
s che i Welschen non ci portino via la nostra
fede, quella che a noi tirolesi viene inculcata
fin dalla culla. Purtroppo abbiamo dovuto
rinunciare alla nostra terra e ognuno qui ha
nostalgia del bel Tirlo. Ma non pu sempre
restare cos, la vita vuole cambiamenti. Io spero
che ai miei figli siano risparmiati tempi di
paura e di ansia come questi. La nostra fattoria
l'abbiamo affittata quasi tutta, a parte qualche
propriet, perch i vecchi contadini non erano
pi in condizione di lavorare tutti i terreni.
Berta frequenta il secondo anno della scuola
commerciale e gli altri cinque figli per il momento
sono a casa. Anche se le preoccupazioni
per gli affari qualche volta mi fanno versare
calde lacrime, ringrazio Dio perch abbiamo la
salute, che  un tesoro prezioso.

Rosa entra nella stanza di Elsa, sfuggendo per un
attimo ai mille doveri di quella giornata di festa.
Vorrebbe stringere sua figlia tra le braccia, ma ha
paura di stropicciare il magnifico abito di seta color
crema. Sui capelli neri tagliati a caschetto secondo
la moda, la ragazza sta fissando con le forcine la
cuffietta di tulle bassa sulla fronte, da cui ricade
sulle spalle il velo da sposa. I suoi occhi azzurri
scintillano di gioia.
Che cosa c', mamma, sono in ritardo? chiede
con voce ridente.
Altroch, se sei in ritardo! Le donne sono sempre
in ritardo quando la felicit le aspetta.
Sono pronta. Elsa getta un'ultima occhiata
allo specchio. Ho promesso a Franz di non fumare
prima di andare in chiesa, ma ho una voglia matta
di accendermi una sigaretta!
Non ti azzardare la ammonisce Rosa. Si sente
in colpa per non essersi opposta fin dall'inizio alla
cattiva abitudine che Elsa ha preso da ragazzina. La
sua primogenita e la sorella Gusti hanno cominciato
ad apprezzare il tabacco molto giovani, in quella
casa ospitale sempre piena di studenti e di ufficiali
austriaci. Loro volevano essere gentili, certo,
offrendo sigarette alle sue figlie. Ma adesso Elsa fuma
come una ciminiera.
Rosa precede Elsa lungo la scalinata di casa e la
aiuta a salire sull'auto che le condurr a Neumarkt.
Sono tanti anni che sogna questo giorno e adesso 
arrivato, il 25 maggio 1925. Vuole che quelle nozze
siano indimenticabili. Di fronte alla chiesa del
paese le attende un giovane slanciato con il naso
dritto e lineamenti fini. Stranamente, anche se ha
solo trentatr anni, i suoi capelli sono tutti bianchi,
e quel particolare gli conferisce un'aria di maturit
e seriet che a Elsa  subito piaciuta. Si chiama
Franz Deutsch ed  figlio di una rispettabile famiglia
di Neumarkt, suo fratello maggiore  ispettore
generale delle Poste a Innsbruck e lui  ingegnere
forestale.
Le famiglie degli sposi e gli invitati hanno preso
posto sulle panche. A officiare  il parroco di Pinzn,
il reverendo Dosser. Rosa  seduta in prima
fila e segue con emozione la cerimonia. Sembra
cos giovane si dice guardando Elsa ventiduenne
che s'inginocchia ai piedi dell'altare, accanto
all'uomo che sta per diventare suo marito nella
buona e nella cattiva sorte. Eppure ero poco pi
grande di lei quando ho sposato Jakob. Spera di
essere stata una buona madre e di essere riuscita ad
insegnarle la pazienza e il coraggio.
Jakob la aiuta a rialzarsi e Rosa gli avvicina le
labbra all'orecchio: La sposa abbandoner la casa
del padre e della madre per seguire il suo sposo
mormora.
Amen. Che Dio benedica i nostri figli!
risponde lui guardando Mariedl, Josef e Berta in piedi accanto
alla madre. Gusti  subito dietro e tiene d'occhio
Hella, cercando di evitare che si stropicci troppo
il vestitino. Silenziosamente, Jakob ringrazia il
Signore per la bella famiglia che gli ha regalato, e
stringe forte la mano di Rosa.
Al termine della cerimonia gli invitati si dirigono
in piccoli gruppi all'hotel Post, dove sta per avere
inizio una sontuosa festa di nozze nella migliore tradizione
sudtirolese. Si danzer fino a notte inoltrata,
cantando a squarciagola in tedesco, in barba al
nuovo ordine sociale e politico.

Vado a trovare mio zio Norbert nella sua casa di
Signt, sull'altopiano del Renon, bella zona di
villeggiatura di mezza montagna ad una quindicina di
chilometri da Bolzano. Dalla terrazza di legno, ornata
con magnifici gerani, si gode l'intero panorama
della val d'Isarco e una splendida vista sulle Dolomiti.
 una giornata di luglio, ma fin dal mattino il
tempo  stato variabile: siamo passati dal temporale
al sole pi caldo. Il cielo  azzurro, striato di nubi
bianche. Guardo i pendii coperti di boschi e penso
che per molti sudtirolesi sono stati amici e salvatori.
 facile perdersi nel fitto degli alberi, nascondersi
quando si  in fuga da un nemico.
Norbert, come suo padre Franz, ha percorso da
sempre i boschi del Sudtirlo. Padre e figlio erano
ingegneri forestali, il loro compito era inventariarli,
albero per albero, e tenerli sotto controllo. La foresta
era per loro una passione divorante, come
l'oceano per i marinai.
Franz Deutsch, mio nonno, era nato nel 1892 a
Neumarkt. Cittadino austriaco, aveva studiato a
Vienna, ma la Grande Guerra lo aveva costretto ad
abbandonare l'universit e a partire per l'Ungheria,
dove aveva combattuto contro i cosacchi. Non dimenticher
mai la storia che mi raccontava da bambina
per spiegarmi come i suoi capelli erano diventati
precocemente bianchi. La battaglia era finita, e
noi avevamo perso. Ci avevano presi prigionieri, me
ed i miei compagni. Alcuni erano feriti a morte. Io
ero tra i fortunati che se l'erano cavata con qualche
graffio. I cosacchi hanno ordinato di sdraiarci a
terra a faccia in gi. Hanno sguainato le sciabole e
hanno cominciato a menare terribili fendenti alla
testa, sfondandoci il cranio uno dopo l'altro. Ecco,
era venuto il mio turno. Ero alla merc del cosacco
che stava gi per darmi il colpo di grazia. Non potevo
fare nulla. Ho sentito il fischio dell'aria mentre la
lama calava, il colpo violento sul mio elmetto.
Forse il boia aveva il braccio stanco? Forse l'elmetto
aveva deviato il fendente? Fatto sta che mio nonno 
sopravvissuto, con una ferita alla testa. Ho aspettato
che se ne andassero. Poi, lentamente, mi sono rimesso
in piedi. "C' qualcuno ancora vivo?" Solo
uno dei miei uomini si  alzato. E mi ha informato
che i miei capelli erano diventati tutti bianchi.
Cessate le ostilit, Franz Deutsch rientra a Neumarkt,
poi riparte per Vienna e finisce gli studi.
Dopo la laurea, nel 1923, comincia a lavorare per il
servizio forestale di Brunico. E due anni pi tardi
prende moglie.
Mi piace pensare a mio nonno come al giovane
orgoglioso e felice di fianco alla sua sposa, in quel
giorno di festa del 1925. La vita non gli risparmier
delusioni e sofferenze e io lo ricordo come un uomo
serio e un po' burbero, anche se capace di gesti di
generosit. La sua vera passione erano le carte ed
insieme a mia nonna costringeva mio fratello,
ragazzino, a interi pomeriggi di canasta. Vinceva
sempre Elsa, la sigaretta in mano e una battuta spiritosa
sulle labbra. Sua madre magari le aveva insegnato
la pazienza, ma lei rimase uno spirito libero
fino alla fine.
Nelle pagine del diario del 1922 Rosa non scrive
nulla degli avvenimenti politici che hanno sconvolto
il suo mondo. Passa sotto silenzio la marcia
su Bolzano, la marcia su Roma subito successiva e
la conquista del potere da parte dei fascisti. Cerca
di ignorare una realt che non riesce ad accettare.
Annota invece che la sua vita  giunta ad una svolta
importante, lei ha compiuto quarantacinque anni
e prega il cielo di farla arrivare al mezzo secolo.
Da quando dodici anni prima si  dovuta sottoporre
a un'operazione che avrebbe potuto essere
fatale, Rosa non d pi niente per scontato. Era il
1910 ed era stata ricoverata all'ospedale di Innsbruck
per farsi rimuovere dei calcoli biliari. Ho
visto in faccia l'angelo della morte annotava nel
suo diario. E da Innsbruck non aveva alcuna certezza
di tornare viva. La mattina dell'operazione,
il 3 marzo, aveva ricevuto i sacramenti nella piccola
cappella dell'ospedale. Insieme a lei c'erano
Jakob e suo cognato, il dottor Sembianti, accompagnati
dal chirurgo che l'avrebbe operata, il dottor
Hlavacek. Signore, mi rimetto nelle vostre
mani aveva pregato Rosa prima di scivolare in un
sonno profondo indotto dall'etere. L'operazione
era andata bene, ma la convalescenza era durata
due lunghi mesi.
Per anni Rosa non ha pi pensato a quell'incontro
ravvicinato con la morte ma ora, ai primi di
marzo del 1925, avverte il bisogno di sbrigare una
formalit importante: fa testamento. La sua et matura
coincide con una situazione politica sempre
pi pericolosa. La sua prima bambina se ne va di
casa. E qualunque cosa cpiti non vuole che si ripetano
nella sua famiglia le brutte scene seguite alla
scomparsa di suo padre Johann.

Oggi, libera e senza costrizioni, in pieno possesso
delle mie facolt mentali, esprimo le mie ultime
volont. Desidero e prego con tutto il cuore
che dopo la mia morte non nasca alcuna discordia
tra gli eredi, ma che essi accettino con gratitudine
e soddisfazione quello che toccher loro.
Quella di accontentare tutti  un'arte che non
conosce nessuno.
1. Il mio corpo dovr essere sepolto nel cimitero
di Pinzn accanto ai miei avi.
2. Dispongo che ogni anno, per sempre, nella
cappella della Madonna di Loreto venga celebrata
una messa di suffragio per la salvezza della
mia anima. Le tombe devono essere sempre tenute
pulite ed in buono stato dai miei successori.
3. A mio figlio Josef lascio in eredit la casa al
nr. 15 incluso quello che contiene, cos come il
fienile, l'Ansetz [la cantina dove si mette il
mosto a fermentare, NdR], il pascolo con il
frutteto e la vigna di Slderle che gli diedi in
anticipo in dono. I restanti vigneti, prati, campi,
terreni dovranno essere valutati dai periti giurati
e ripartiti insieme tra i miei 6 (sei) figli. Josef
dovr rilevare il tutto e pagare le sorelle come gli
 possibile, contribuendo loro per l'interesse
annualmente. Anche i crediti e i debiti devono
essere sostenuti insieme.
4. La casa al nr. 14, con il fienile, la stalla, la
cantina e il pascolo in alto, l'ho donata il 20
novembre 1911 al mio caro marito e spero che
dopo la sua morte andr di nuovo ai miei amati
figli.
5. La vecchia usanza di offrire la colazione dopo
la messa celebrata dal clero di Montan dovr
essere mantenuta.
6. Le mie figlie hanno il diritto di restare in
casa fino a quando si sposeranno.
7. I miei successori non dovranno lesinare l'aiuto
ai poveri affinch la benedizione di Dio sia
sempre con loro.
8. I figli dovranno comportarsi bene con il loro
caro padre, non dargli la minima preoccupazione
ed assisterlo con amore ed attaccamento nella
vecchiaia e nella malattia. Onora tuo padre e
tua madre affinch si prolunghino i tuoi giorni
sulla terra che il Signore tuo Dio ti d.
9. Il mio ultimo desiderio  che i miei figli mantengano
la loro religione e la trasmettano a loro
volta, perch la fede  il nostro passaporto sicuro
per l'eternit. Nell'affidare i miei cari figli
alla protezione del Signore ed augurare loro fortuna
e felicit infuturo, li benedico in nome del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

In fede e di mio pugno
Rosa Rizzolli nata Tiefenthaler
Pinzn, 1 marzo 1925.
...
10. Italiani o tedeschi?

Dopo la messa del mattino Rosa si  seduta all'ombra
del tiglio che svetta nella piazza di Pinzn. Indossa
un lungo abito leggero di stoffa grigia con il
colletto bianco, e si  annodata intorno alla vita un
grembiule candido. Ha con s i giornali e la posta
degli ultimi giorni, che non ha ancora trovato il
tempo di leggere.  luglio, tra poco gli operai cominceranno
la raccolta del mais e ha intenzione di
andare a vedere come procedono i lavori. Anche a
settembre per la vendemmia far qualche visita
nelle vigne: sono tempi duri, il vino si vende male,
bisogna essere pi attenti del solito. Non  il momento
di scherzare con il denaro.
Lei cerca di aiutare la sua gente quanto pu, ma
la coperta  sempre troppo corta. E poi gli incessanti
appelli alla sua generosit non vengono tutti
da persone pronte a fare altrettanto. Domenica,
come d'abitudine, ha invitato il parroco di Montan
alla prima colazione dopo la messa. C'era anche sua
figlia Gusti e il discorso  caduto sulla terribile crisi.
Il religioso sottolineava l'importanza della carit
cristiana, un implicito invito per una donazione alla
sua chiesa.
Rosa, la cui porta  sempre aperta ai bisognosi,
stavolta ha taciuto. A un certo punto si  scusata, si
 alzata da tavola ed  uscita. Pochi minuti dopo
qualcuno ha bussato alla porta d'ingresso e una cameriera
 andata ad aprire. Sulla soglia c'era un'anziana
mendicante che chiedeva l'elemosina, ha riferito
a Gusti. Mandala via ha risposto la ragazza, e
il curato le ha fatto eco. Ma la stracciona  entrata
in casa, si  fatta strada verso la Stube. Che cosa
vuoi, vecchia? ha chiesto irritato il sacerdote.
Non abbiamo niente per te. Alla fine Gusti si 
lasciata commuovere e le ha dato qualche soldo. Il
prete no. E la vecchia se n' andata borbottando.
Nel giro di alcuni minuti  riapparsa Rosa, indossando
ancora gli stracci con i quali si era travestita
per recitare la parte della mendicante. Ebbene,
stimato padre? ha chiesto. Lei predica la carit
cristiana ma non si sogna neppure di praticarla.
Come la mettiamo?
Rosa sorride tra s e s ricordando come il viso
del prelato era avvampato di vergogna. Ben gli sta!
Volta il capo sentendo dei passi, il suo fedele amministratore
sta salendo veloce lungo la strada che
porta al fienile: Buongiorno, Gndige Frau.
Buongiorno a voi. Rosa gli sorride ma poi nota
la sua espressione. C' qualcosa che non va?
In quel luned 28 luglio 1928 l'uomo sembra ancora
pi tetro del solito. Si rigira nelle mani il cappello
di feltro, c' una linea ben visibile sulla fronte
dove il cranio calvo che cerca di tenere coperto incontra
il viso riarso dal sole. Gli occhi chiari hanno
un'espressione pensosa, e ha addirittura dimenticato
di riaccendere la cicca di tabacco nero che fa capolino
sotto i baffi.
Succedono brutte cose in citt. Scuote il capo
e Rosa capisce di che cosa sta parlando. La sua
prima reazione  di sollievo: non  successo niente
alle sue propriet. Poi la invade la tristezza, stava
cercando di non pensare alla notizia di cui tutti parlano
da mesi. Nella sua Stube le consuete discussioni
politiche si sono fatte addirittura incendiarie su
quell'argomento. I fascisti hanno costruito a Bolzano
un Monumento alla Vittoria, scegliendo come
sito proprio le fondamenta del monumento che
l'Impero austroungarico aveva cominciato a costruire
dopo Caporetto, in onore dei Kaiserjger
caduti nella Grande Guerra. Oggi ci sar l'inaugurazione.
Rosa non vuole parlarne, cerca per di mostrarsi
rassicurante: Io mi ricordo ancora del giorno
in cui hanno portato via le campane di Pinzn
per fonderle e farne cannoni dice. Per mi ricordo
anche del giorno in cui hanno montato quelle
nuove, e abbiamo risentito la loro voce nella valle.
Ci sono voluti cinque anni, ma le campane le abbiamo
riavute. Dio ci aiuter a superare anche questa
nuova prova.
Che l'Onnipotente la ascolti. I Welschen ci portano
via tutto. Presto verranno a mancarci perfino le
forze per coltivare le nostre terre. Io divento vecchio,
poco importa, ma che cosa ne sar dei nostri figli?
Non potranno che chinare la testa o andarsene.
Rosa vorrebbe tranquillizzarlo, ma che cosa pu
rispondere? L'anno precedente lei stessa ha dovuto
vedere suo figlio Josef partire per il servizio militare
con l'uniforme italiana. Sotto la bandiera tricolore,
la bandiera del nemico. Per fortuna non lo hanno
mandato troppo lontano: ha servito per sei mesi a
Innichen, in Val Pusteria. L'amministratore ha ragione,
che cosa riserva il futuro? La piccola Herlinde,
che Elsa ha avuto l'anno prima, sar costretta a
vivere in esilio nella sua stessa patria?
Lo sa che cosa ha detto questo Mussolini? Ha
detto che Bolzano si  sempre chiamata Bolgiano, e
che  sempre stata una citt "italianissima". Ha
detto che i tirolesi sono italiani che hanno dimenticato
di essere tali e che devono ritrovarsi! Italiani...
noi?
Anche Rosa ha letto il discorso dell'uomo che
chiamano il Duce. L'anno prima ha ripetuto, dal
suo seggio alla Camera dei deputati, che la frontiera
tra l'Italia e l'Austria in corrispondenza del passo
del Brennero  sempre esistita. Ci fossero nell'Alto
Adige centinaia di migliaia di tedeschi puri al
100 per cento, il confine del Brennero  sacro e inviolabile
ha sentenziato quell'uomo basso dall'aria
tronfia che guida i destini degli italiani.
Lo so, lo so annuisce Rosa con un filo di impazienza.
Che cosa pu farci? Sono dieci anni che la
sua patria  passata in mani straniere, dieci anni di
crisi economica e di pessime notizie. Ormai sente il
peso del tempo sulle spalle. Ha da poco compiuto
cinquantun anni e Dio non l'ha risparmiata. Sa che
dovr ancora battersi, ma in certi giorni le cpita di
perdersi d'animo.
Mamma, mamma! chiama Hella uscendo di
corsa dalla porta di casa. Corre sempre, quella sua
ragazzina tutta gambe ed occhi. Ha solo dodici anni
ma a volte le sue domande la sorprendono, e ha
uno sguardo penetrante e pensoso molto pi adulto
della sua et.
L'amministratore la guarda con tenerezza, Hella
cos espansiva e allegra  molto amata da tutti nella
propriet.
 ora che io torni al lavoro conclude. E che
Dio ci aiuti. Frulein Helene, non dimentichi di venire
a controllare se le mele sono mature strizza
l'occhio a Hella che sorride radiosa.
Verr presto! esclama. Ama molto andare nei
frutteti e rubare le mele dagli alberi. Non  un
comportamento da signorina, ma Rosa chiude un
occhio. Il suo dipendente gira sui tacchi, si calca il
cappello sulla testa e si avvia verso le vigne.
Che cosa  successo, mamma? Perch sono
tutti cos tristi stamattina? vuole sapere Hella. Si
siede accanto alla madre e fa scivolare una mano
nelle sue. Rosa ripiega il giornale che teneva sulle
ginocchia. Passa le dita tra i capelli castani della
piccola. Da tempo ha stabilito che ai bambini bisogna
rispondere sempre, anche quando fanno domande
imbarazzanti o dolorose.
Vedi, a Bolzano  successa una cosa che ha rattristato
molte persone. Il re d'Italia  venuto a inaugurare
un grande monumento. Lo hanno costruito
sulla riva del Talvera e lo hanno finito in questi
giorni comincia a spiegare. Hella la ascolta con
un'espressione seria. Adora le storie che racconta
sua madre, soprattutto quelle in cui compaiono
streghe, principesse ed animali parlanti. Capisce gi
dall'inizio per che questa non sar una fiaba.
Che monumento? Come  fatto?
Per gli italiani  un monumento che celebra
una vittoria. Ma per noi  il ricordo di una grave
sconfitta.
Riprende il giornale e mostra a sua figlia la fotografia
in prima pagina. La figura prende quasi tutto
lo spazio, un arco di trionfo di marmo bianco. La
didascalia recita: Il Monumento alla Vittoria. Il
testo cita l'iscrizione latina che campeggia sull'architrave:
HIC PATRIAE FINES. SISTE SIGNA. HINC CETEROS
EXCOLVIMVS LINGVA LEGIBVS ARTIBVS.
Che cosa vuol dire? Il latino non  ancora alla
portata di Hella. Rosa traduce per lei anche se le
costa moltissimo. Quelle parole sono come uno
schiaffo: Qui sono i confini della Patria. Pianta le
insegne. Da qui educammo tutti gli altri alla lingua,
al diritto, alle arti.
Ed  per questo che il signor amministratore
era cos arrabbiato?
S, cara. Vedi, sono stati gli italiani a costruire
quel monumento e a scolpire quella frase. Noi, a
differenza loro, non abbiamo proprio nulla di cui
essere contenti.
 stato Mussolini in persona a volerlo, rigirando
il coltello in una piaga ancora aperta. La vittoria
in questione  quella del 1918 contro l'Impero
austroungarico. In un primo tempo il Duce aveva
pensato di dedicare il monumento alla memoria
di Cesare Battisti, l'eroe dell'irredentismo italiano,
arrestato e giustiziato dagli austriaci. La vedova
di Battisti, per, ha chiesto ai fascisti di lasciare
in pace l'anima di suo marito, che era anche un
fervente socialista. Per questo le autorit hanno
optato per una dedica di riserva: Alla Vittoria.
E nell'iscrizione Roma ha aggiunto al danno la
beffa, spacciandosi come una potenza civilizzatrice
venuta a portare la luce a quei ceteros che in
una versione precedente della scritta sarebbero
dovuti essere addirittura barbaros. I barbari del
Sudtirlo.
Che cosa possiamo fare, mamma? chiede Hella.
Rosa pensa al quarto di secolo trascorso al fianco
di Jakob, alle nozze d'argento che hanno celebrato,
ancora innamorati, l'anno precedente. Come assicurare
a Hella, che non le stacca gli occhi di dosso,
una felicit paragonabile a quella? Si alza. Prende
per mano la ragazzina e si avvia per il sentiero sterrato
che porta a Glen. Il cielo  azzurro, il sole 
caldo e l'aria profuma. Tutto intorno la natura  un
tripudio di bellezza.
Hella, quello che puoi fare  svolgere al meglio
il tuo lavoro, essere generosa con il tuo prossimo e
avere fede.
Ma se la fede non basta? Se bisogna fare la
guerra? Josef si  vestito da soldato.
Josef  andato a imparare a fare il soldato ma 
tornato. Non c' nessuna guerra.
Rosa prova un senso di disagio. Ha detto la verit?
Quella dei fascisti contro di lei e contro i suoi
non  una guerra, in fondo?
Tesoro, cantiamo la canzone dell'allegria, vuoi?
Hella  ancora pensosa ma capisce che sua madre
vuole smettere di discutere. E la canzone dell'allegria
le piace molto. Allunga il passo e unisce la sua
voce a quella di Rosa:

Hab ein Lied auf den Lippen,
hob stets frohen Mut,
bab Sonne im Herzen,
und alles wird gut.

Abbi una canzone sulle labbra,
sii sempre di buon umore,
nel tuo cuore splenda il sole
e tutto andr bene.(1)

Ma tu ti senti pi italiana o pi tedesca?  tutta
la vita che me lo chiedono e non sar mai abbastanza
grata ai padri fondatori dell'Unione Europea
perch oggi posso affermare: Sono e mi sento cittadina
d'Europa, una soluzione che trovo perfetta.
C' per anche un'altra risposta, altrettanto vera:
sono sudtirolese. E in quanto tale ho vissuto confrontandomi
ogni momento, su qualunque questione,
con un problema: c'era sempre un punto di
vista tedesco e uno italiano su tutto. E ovviamente
ognuna delle due comunit perpetuava i pi vieti
stereotipi sull'altra. Gli italiani descrivevano i sudtirolesi
come montanari nazisti e ritenevano che non
avessero diritto all'autonomia stabilita dalla legge.
Viceversa i tedeschi consideravano gli italiani dei
bifolchi fascisti, sempre in agguato per minare le
basi dell'identit e della cultura locale. Anche i rispettivi
organi di informazione erano intrisi di questi
pregiudizi, tanto sul passato quanto su come veniva
gestito il presente. I mostri generati dal ventennio
fascista erano duri a morire.
Per questo nel 1981 il primo censimento etnico
organizzato in Sudtirlo scaten tante polemiche.
L'articolo 89 dello Statuto speciale per il Trentino-
Alto Adige, tuttora in vigore, statuiva che i posti
pubblici nella provincia di Bolzano fossero distribuiti
tenendo conto della cosiddetta proporzionale
etnica, rappresentando cio il peso dei rispettivi
gruppi di appartenenza tedesco, italiano o ladino.
Per dirla facilmente: se la popolazione germanofona
 il 70 per cento della popolazione, deve ricevere
il 70 per cento dei posti, il 26 per cento agli italiani
e il 4 per cento ai ladini. Lo stesso principio si applica
alle case popolari e altri tipi di sussidi e benefci.
Ovviamente non  cos semplice, la burocrazia
non lo  mai, ma il concetto  quello.
Il problema diventava quindi come stabilire
quanti tedeschi, quanti italiani e quanti ladini ci
fossero in Sudtirlo. La risposta fu: chiedendoglielo.
Ciascuno dovette dichiarare a quale gruppo
etnico-linguistico apparteneva. Considerando che
cominciavano anche a esserci nuove minoranze
grazie alle migrazioni, si trattava di una vera e propria
scelta di campo. Poteva avere ragioni ideologiche
o anche di comodo, perch aveva effetti molto
concreti. Da essa poteva dipendere il lavoro che
avresti trovato, il tuo intero futuro. La dichiarazione
valeva dieci anni. Oggi  sufficiente una dichiarazione
di appartenenza che viene fatta una volta
per tutte, ma  modificabile in qualsiasi momento.
Per accedere ai posti pubblici, per, occorre anche
un patentino di bilinguismo, che si ottiene superando
un esame.
Nel 1981 fui fra quanti, assieme al carismatico e
influente leader dei Verdi, il pacifista Alexander
Langer, si espressero contro il censimento. Non gridai
all'orrore della schedatura etnica come Langer,
che scrisse parole di fuoco: Mettiamo in guardia
contro le "nuove opzioni", contro l'imposizione
delle "gabbie etniche". Mi pare di capire con assoluta
lucidit che si tratta del pi grave attentato alla
democrazia, del pi grave avvelenamento dei rapporti
inter-etnici nel Sudtirlo dall'accordo Hitler-Mussolini
e le "opzioni" dal 1939 in poi. [...] Sono
angosciato per questa grande operazione di razzismo
legale. Io trovavo il paragone storico un po'
estremo. Ma concordavo che costringere i cittadini
a fare una simile scelta approfondisse la frattura tra
le etnie, anzich cercare di ricomporla.
Nel tempo ho dovuto rivedere la mia posizione,
proprio come mi  capitato con la questione delle
quote rosa per le donne. Quando uno squilibrio
nato da un'ingiustizia si perpetua per cos tanto
tempo, e si radica cos in profondit, una forzatura
temporanea  necessaria per mettere in moto il
cambiamento. Nel caso delle donne, lo squilibrio 
dato da secoli di dominazione maschile che le
hanno escluse dalla gestione del potere. Nel caso
dei sudtirolesi, era stato creato da vent'anni di dittatura
fascista che aveva fatto esattamente la stessa
cosa: rimuovere i cittadini di etnia tedesca da tutti i
posti di responsabilit e di comando. Per riportare
l'equilibrio, la proporzionale etnica e il relativo
censimento erano una soluzione certo non perfetta,
ma forse necessaria. Non mancarono ovviamente
obbrobri e soprusi. Ma con una storia del genere
alle spalle sarebbe stato ingenuo pretendere che le
cose si sistemassero da sole, senza alcun intervento
legislativo.
E cos, quello  stato il giorno in cui mi sono ufficialmente
dichiarata tedesca. Quando mi venne
chiesto di scegliere la mia appartenenza la mia
prima reazione fu di rifiuto, per una domanda che
ritenevo lontana dalla mia educazione. La mia famiglia
non era certo ossessionata dal problema identitario,
anzi per i parenti il nostro nucleo familiare
era troppo contaminato dai rapporti con gli italiani.
Eravamo quelli un po' Welschen, soprattutto
dopo che per otto anni, a met dei Sessanta, avevamo
abitato a Verona dove mio padre aveva trasferito
la sua attivit. Ovviamente per non potevo che
decidere per il gruppo tedesco.
Certo, la croce su quel foglio nel 1981 non fu
priva di conseguenze. Non lo avevo previsto, anche
perch non pensavo di lavorare nella pubblica amministrazione
e nemmeno di restare in Sudtirlo. E
invece, qualche problema sul lavoro ci fu.
All'inizio degli anni Ottanta lavoravo per la televisione.
Si cominciava ad avvertire il bisogno di una
nuova generazione di giornalisti, nati in un tempo
in cui i traumi dell'occupazione fascista fossero storia,
e non cronaca. Anche per questo, nel 1984, la
redazione del Tg3 dell'Alto Adige richiese, con una
mozione al caporedattore votata all'unanimit, che
fossi assunta io, che lavoravo per il canale di lingua
tedesca della Rai. Il loro timore era di vedere arrivare
l'ennesimo raccomandato, spedito a caso a occupare
il posto vacante. In genere queste perle giunte
da Roma non parlavano la lingua e piombavano
nella contrastata realt locale preparati e pertinenti
come abitanti della luna. Io ero giovane, donna,
perfettamente bilingue, e fui assunta anche con una
sorta di funzione-ponte tra i gruppi etnici.
La mia era stata una scelta strana, succedeva di
rado allora che si passasse da una pubblicazione o
televisione tedesca ad una italiana, o viceversa. Tanto
 vero che alla notizia della mia assunzione alcuni
italiani insorsero perch avevo occupato un posto
loro. Che tornassi dai miei tedeschi, dicevano.
Invece rappresentare entrambi, e rendere giustizia
a tutti, mi stava molto a cuore. Sia che percorressi le
vette a caccia di epigoni di Andreas Hofer, sia che
mi aggirassi per Bolzano a intervistare le donne in
occasione dell'8 marzo. Per fortuna ebbi in tutte le
redazioni grandi maestri, come Silvano Faggioni,
Piero Agostini e Hansjrg Kucera che mi insegnarono
non solo il mestiere ma anche il rigore professionale.
L'amore per le frontiere sarebbe diventato
una costante del mio lavoro giornalistico. Viene da
l, dalla frontiera che avevo dentro.

Due anni dopo la triste giornata in cui i sudtirolesi
hanno visto scoprire il Monumento alla Vittoria, che
provocher tante polemiche anche negli anni a venire,
Hella parte per un anno di studi in un collegio di
Salisburgo. L'Italia che nell'agosto del 1930 si lascia
alle spalle salendo sul treno  un Paese ormai soggiogato
dal regime fascista. E anche la morsa sul Sudtirlo
si  stretta. Gi dalla met degli anni Venti,
l'unico mbito in cui la lingua tedesca viene tollerata
sono le funzioni religiose. La Chiesa cattolica ha
fatto e continua a fare moltissimo per permettere la
sopravvivenza della cultura perseguitata. La casa
editrice Tyrlia ha ottenuto il permesso di continuare
le pubblicazioni in tedesco, ma per adeguarsi alla
censura che proibiva l'uso della parola Tirlo si
era dovuta rinominare Athesia. Con l'appoggio del
Vaticano i parroci sono stati ritirati dalle scuole, dove
l'insegnamento della religione si deve svolgere in italiano,
e sono invece state istituite le Pfarrschulen,
scuole parrocchiali, dove si prega e si fa lezione in
tedesco. I fascisti sono costretti a tollerarle: nel 1929
c' stato il Concordato e non possono certo rifiutare
che ai bambini venga impartito il catechismo. Anche
se sanno benissimo che sotto lo schermo dell'insegnamento
religioso si trasmettono la lingua e la cultura
tedesche. Quindi si accaniscono con pi foga in
tutti gli altri mbiti della vita civile. Nel 1926, i sindaci
sono stati sostituiti dai podest, di nomina governativa.
Ovviamente, italiani. Non mancano alcune
eccezioni, ci sono sindaci di etnia tedesca che
hanno deciso di collaborare ed hanno mantenuto il
loro posto.
I bambini sono stati inquadrati nella Giovent
fascista, i maschi si vestono da balilla e le femmine
da piccole italiane. Per loro  un gioco, fanno ginnastica
e cercano di divertirsi, ma a casa queste
divise non piacciono affatto. Molti genitori si ribellano,
e per i piccoli non  una vita facile. Quando
passa da Neumarkt il cinema ambulante, durante
l'estate 1926, i ragazzini aspettano entusiasti
che venga montato il palco, con le sedie e lo schermo,
nella piazza del paese. Si proietta La montagna
sacra, un film con Leni Riefenstahl, un'attrice
e regista che si sta facendo un nome in quegli anni
e che pi tardi diventer la creatrice dell'immagine
potente e suggestiva del regime nazista.  una
storia d'amore, non di politica. Ma i genitori tedeschi
scelgono di boicottare lo spettacolo, perch
si rifiutano di cantare l'inno fascista prima della
proiezione.
Molti non rinunciano a protestare. Bruciano bandiere
italiane, cantano inni tedeschi e manifestano
pubblicamente la propria ostilit al regime. Pagano
con il carcere o l'esilio, sempre pi spesso. Hans, il
figlio di Luise, ha rischiato grosso quando ha accompagnato
i suoi figli dal podest restituendogli le
divise da balilla con cui sono tornati a casa da scuola.
I miei figli mai le indosseranno ha detto chiaro
e tondo nel suo italiano dal forte accento. Il podest,
temendo una reazione dell'intero paese, ha lasciato
correre. La famiglia Tiefenbrunner-Tiefenthaler 
molto influente. Ma  ormai finita sotto la lente del
regime e pagher lo scotto di questa resistenza.
Sempre nel 1926, un regio decreto ha approvato
la cosiddetta re-italianizzazione dei cognomi tedeschi
che a detta di Ettore Tolomei sono di presumibile
origine italiana. Questo lavacro dei nomi mira
a coinvolgere l'80 per cento dei cognomi della popolazione
che, secondo i deliranti progetti, devono ritornare
alla loro presunta originaria forma latina. Nel
giro di qualche anno, ben quattromila saranno cambiati
forzatamente, in qualche caso con risultati
grotteschi. Ci sono casi di fratelli che, italianizzati
presso uffici diversi, riceveranno cognomi differenti
a seconda della traduzione scelta dall'impiegato. I
criteri sono a volte una traduzione letterale, ma
spesso puramente fonetici: Fuchs diventa Volpi ma
Gogl viene trasformato in Golfi, Bernlochner in
Baldi, Bischof in Bisofi.
Tra il 1926 e il 1928 tutto il Parlamento italiano
 stato fascistizzato e le minoranze tedesche e slave
sono state le prime vittime: da quel momento, non
avranno pi alcuna rappresentanza nell'assemblea
nazionale.
Alla fine del 1926, la censura ha messo a tacere
tutti gli organi di stampa sudtirolesi, esclusi quelli
cattolici. Ma il quotidiano Der Tirler  stato costretto
a ribattezzarsi Der Landsmann ed esce
sempre pi spesso con ampi spazi vuoti in prima
pagina a causa della censura. Infine, adducendo
motivazioni legate alla sicurezza dello Stato, si  disposto
lo scioglimento dei partiti tedeschi e di ogni
associazione, anche quelle religiose o sportive.
Anche l'Austria che Hella, quattordicenne, ha
modo di conoscere nel corso del suo anno di studi
salisburghese, nel 1930,  molto diversa da quella
descritta nei libri che le presta il cugino Hans.
Salisburgo  la citt di Mozart, e per lei che viene da
una famiglia cos amante della musica i concerti
sono la prima attrattiva. Ed  bella, con il fiume che
l'attraversa scintillando, le montagne che la circondano,
le cupole barocche delle chiese ed i palazzi
moderni. Ci sono parecchie automobili per strada,
pi di quante ne abbia mai viste. Ma sui marciapiedi
si incontrano molti mendicanti, la gente non 
sempre disponibile a dare indicazioni, si respira
una forte tensione. Il sabato e la domenica non di
rado ci sono grandi manifestazioni operaie, migliaia
di persone in piazza che urlano e protestano. Spesso
la polizia  costretta ad intervenire, a picchiare i
pi facinorosi.
Hella si accorge come il fascismo sia presente
anche nell'Austria che considerava un'isola felice.
Per strada, si incontrano squadracce di miliziani.
Da anni il fascismo italiano le finanzia per tenere a
bada tutti coloro che spingono verso l'Anschluss,
l'annessione alla Germania. Dai fascisti  vista come
il primo passo per annettere anche il Sudtirlo.
Hella scrive spesso a casa, ma la corrispondenza
ci mette tanto ad arrivare e le buste sono sempre
aperte dalla censura, che legge tutto. Si parla quindi
solo delle vicende familiari, delle novit nel
paese, senza alcun riferimento alla situazione politica
o alle difficolt economiche. La disciplina nell'internato
 molto rigida, non sono tante le occasioni
di svago. Hella cerca di studiare, di capire, di confrontarsi
con le altre sue compagne. Quelle tedesche
le raccontano di una Germania in difficolt,
dell'inflazione, della povert in aumento. Berlino 
piena di straccioni e ubriaconi. Hella a sua volta
parla delle sue montagne, di Pinzn e di Entiklar,
ma anche del fatto che lei e i suoi sono costretti a
parlare la loro lingua di nascosto. Persino le iscrizioni
sulle tombe devono essere scritte in italiano.
Le sue amiche non riescono a credere che al Comune
le abbiano cambiato il nome in Elena.
Le cose per si stanno muovendo. Vedrai, tutto
si sistemer le dice una sera un'amica che fa gi
l'ultimo anno.
E come? Il fascismo  fortissimo e noi non possiamo
difenderci.
Ci penseremo noi, la Germania, a salvarvi. Il
Sudtirlo torner tedesco come  sempre stato.
E come?
C' un uomo in Germania. L'ho sentito parlare
una volta, a Monaco, un giorno che ero uscita con
mia madre. Stava su un palco, con dietro delle bandiere
rosse, nere e bianche. Dovevi vedere quanta
gente c'era! Diceva che la Germania deve tornare
grande, potente. Quanto sudava! Mia madre poi si
 informata, ha chiesto chi era.
E chi era? chiede Hella che ha ascoltato col
fiato sospeso.
Si chiama Adolf Hitler. E ci tirer tutti fuori dai
guai.
Un anno passa in fretta. Nonostante la nostalgia
della sua terra, a Hella sembra che il tempo trascorso
a Salisburgo le abbia aperto gli occhi. Le pare di
capire molto meglio, ora, cosa sta succedendo a
casa. E cosa dovr fare appena tornata.

Note.

1. Popolare canzone composta adattando i versi della poesia di Csar
Flaischlen.
...
11. Die illegale Zeit.

 il 24 agosto 1934, il giorno di san Bartolomeo. Il
sole splende sui prati e sulle vigne, le donne hanno
preparato favolosi dolci e fatto il pane, i mariti
stappano bottiglie di vino. In casa il camino  acceso,
non perch faccia freddo ma perch cos vuole
la tradizione. E con un moto di sfida Hella e sua
sorella Gusti hanno issato fuori casa drappi bianchi
e rossi e una bandiera austriaca. A Rosa vengono le
lacrime agli occhi vedendo sventolare nel cielo estivo
il vessillo del suo imperatore.
San Bartolomeo  una festa popolare tra le pi
antiche, legata alla transumanza. Sull'altopiano di
Renon si festeggia con canti e danze e si tiene un
mercato del bestiame. Naturalmente come tutte le
sagre ed i raduni  considerata sospetta dal regime.
Ma questo non ha impedito ai Tiefenthaler, Tiefenbrunner
e Rizzolli di radunarsi a Fennberg, una
delle propriet di famiglia, a mille metri di altitudine,
dove spesso vanno in villeggiatura. Si parla solo
tedesco e si approfitta per fare qualche lezione di
lingua ai bambini. Soprattutto, si canta:  venuto
apposta un artista che intona a cappella, in Hochdeutsch,
in tedesco colto, i canti tradizionali.
Come sono belle queste giornate. Guarda quanti
siamo sospira Rosa rivolta a sua sorella Luise, seduta
accanto a lei sull'erba. Osserva la figlia Elsa che gioca
poco distante con i suoi bambini, Herlinde, Hubert e
Norbert, e tiene in braccio il piccolo Heini. Suo marito
Franz prima di pranzo ha pronunciato un discorso
sulla loro Heimat, al termine del quale tutti i presenti
avevano le lacrime agli occhi. Per il fumo del
camino, non certo per la commozione, hanno sottolineato
goliardici i parenti maschi. Ma i magoni politici
sono tutt'altro che rari, di questi tempi.
Facciamo una preghiera, cari amici dice il parroco
di Kurtatsch, alzandosi in piedi. Rosa comincia
a recitare in tedesco il Padre nostro, assieme agli
altri.
Ringraziamo il Signore per questa giornata,
questo sole, cos tanti amici tutti assieme e preghiamo
sempre perch conservi noi e la nostra patria
conclude il sacerdote.
Amen rispondono tutti in coro.
All'improvviso la quiete  turbata da un allarme
generale:  arrivato il podest fascista. Per riguardo,
non  accompagnato dai carabinieri e non oser interrompere
quella festa di famiglia. Ma la sua presenza
 un chiaro avvertimento. E qualcuno viene
mandato in fretta e furia a far sparire le decorazioni
rosse e bianche e la bandiera austriaca.
Nella concitazione Hella e Josef, che per tutta la
giornata se ne sono stati un po' in disparte, ne approfittano
per dileguarsi.
Dobbiamo andare sussurra lei.  ora.
Si allontanano con disinvoltura, senza farsi notare,
e si incamminano nel bosco.
Quel Much Tutzer dice che vuole parlarci.
Hella e Josef procedono in silenzio fianco a fianco.
Gli uccellini cinguettano, in lontananza si avvertono
ancora le risate dei bambini, ma l'aria si 
fatta pesante.
Eccoli.
Cosa devo fare? chiede Josef.
Lascia parlare loro. Hella si dirige decisa verso
quello che sembra il capo. Ha diciotto anni,  una
ragazza alta, e i suoi acuti occhi castani fissano il
giovane da pari a pari. L'ovale del viso dagli zigomi
pronunciati, sotto i capelli scuri raccolti dietro la
nuca,  dolce e regolare, e le labbra sottili si aprono
spesso in un sorriso, ma in questo momento Hella 
seria e risoluta.
Much le dice il ragazzo dai capelli a spazzola.
Hella risponde lei.
Hai sentito parlare del VKS, vero?
S. Posso dare una mano?
Entrambi istintivamente si guardano attorno
furtivi. Sono in un bosco, nessuno in vista, tranne
lei, suo fratello, quest'uomo dall'aspetto carismatico
e un paio dei suoi.
Stai gi dando lezioni nelle scuole clandestine?
No, ma mi piacerebbe farlo.
Queste cose non bastano pi. Dobbiamo organizzarci
e attaccare, se vogliamo riconquistare la nostra
terra. Gamper non lo capisce.
Il canonico Gamper  l'unica persona che ha alzato
la testa quando nessuno ci provava ribatte Hella.
Ma sar Hitler a salvarci.
Hella non pu dargli torto. Anche lei, come molti
suoi coetanei, pensa che l'unica possibilit sia ormai
la Germania, e il nazismo che crede cos fortemente
nel Deutschtum, nel germanesimo, nell'identit tedesca.
Solo riunendosi al Reich i sudtirolesi potranno
liberarsi dal fascismo. Sua madre  molto dubbiosa,
le idee antireligiose di Hitler non le piacciono
per niente. Ma Rosa appartiene a una generazione
che non ha risolto nulla, pensa con amarezza Hella.
E del suo grande Impero austroungarico  rimasto
solo un piccolo Paese chiamato Austria, che non
pu certo aiutare il Sudtirlo. Negli ultimi anni le
cose non hanno fatto che peggiorare, ed  tempo di
rivolgersi a chi davvero potrebbe difenderli.
Cosa vi serve che faccia? chiede guardando
negli occhi il giovane capo del VKS, il neonato movimento
a cui appartiene anche il loro cugino Hans
Tiefenbrunner.
Che ci aiuti a creare la nostra cellula di Montan.
Tuo fratello invece pu essere il riferimento per
Pinzn. C' qualcun altro nella tua famiglia che
pu aiutarci? Il suo interlocutore sa che i Rizzolli-Tiefenthaler
sono un clan potente e possono essere
molto utili alla causa. Hella esita ed  Josef a rispondere:
Forse mio padre. Non ne pu pi di questa
situazione, ed  preoccupato per gli affari.
D'accordo. Ci facciamo sentire noi dice Much.
Dal suo tono Hella e Josef capiscono che il colloquio
 finito. Anche chiacchierare a lungo in un
bosco pu essere pericoloso, di questi tempi. Ciao,
Josef, ciao, Hella e con un cenno secco del capo si
allontana, seguito dai suoi.
Torniamo dagli altri. Josef la prende sottobraccio.
Si incamminano di nuovo senza fare commenti.
 stato un incontro cos breve, ma Hella ha
l'impressione che la sua vita stia per cambiare.
Il giovane che Hella ha incontrato, Much Tutzer, 
uno dei leader a Bolzano della formazione filonazista
pi importante del Sudtirlo, in cui presto confluiranno
tutte le altre: il Vlkischer Kampfring
Sdtirls (VKS), Fronte patriottico sudtirolese.
Viene fondato nel 1934 dall'unione di piccoli gruppi
giovanili clandestini nati per proteggere e diffondere
la cultura tedesca. Il suo obiettivo dichiarato  la riunificazione
di tutte le enclave tedesche in un unico
impero, e il suo credo  l'obbedienza al Fhrer. In
questa prima fase per, nonostante l'influenza ideologica,
non ci sono rapporti ufficiali fra il VKS e le
gerarchie della NSDAP, il Partito nazionalsocialista
tedesco.
Il VKS decide presto di dividersi in sezioni:
Bressanone, Merano, Val Venosta, Vipiteno, Val
Pusteria, Bassa Atesina e Oltradige. L'organizzazione
si diffonde rapidamente, i tempi sono maturi, la
gente  stanca di subire e nel giro di qualche mese i
gruppi superano gi il centinaio: fra gli altri, a Entiklar
viene nominato capo Hans Tiefenbrunner, a
Montan Hella Rizzolli e a Pinzn suo fratello Josef.
In quella met degli anni Trenta i giovani sudtirolesi
sentono pi che mai di aver bisogno di alleati.
Da anni Mussolini considera la loro terra come un
pericoloso ginepraio e non perde occasione per ricordare
che indietro non si torna. Quel territorio 
italiano e i tedeschi dell'Alto Adige non rappresentano
una minoranza nazionale, rappresentano una
reliquia etnica. Dopo le molte richieste a Germania
e Austria di offrire garanzie sul rispetto del confine
del Brennero, ha appoggiato in chiave antigermanica
le milizie austro-fasciste, le Heimwehren del
futuro cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss. Il
governo della Prima repubblica austriaca si  riavvicinato
cos all'Italia. Gli serve l'appoggio del governo
fascista per ottenere l'esonero dal pagamento
delle riparazioni di guerra. In cambio, si  impegnato
anche ufficialmente a non interferire nella questione
sudtirolese. L'accordo  stato sottoscritto nel
febbraio del 1930.
La notizia, chiaramente,  arrivata in fretta in
Sudtirlo. La delusione e lo sconforto per l'abbandono
dell'ex patria imperiale sono stati terribili.
Cos, pian piano, i nazisti hanno cominciato a rappresentare
una via d'uscita, e stanno guadagnando
consensi. Soprattutto i ragazzi osservano con entusiasmo
l'ascesa al potere di Hitler: il risultato elettorale
del suo partito in Germania, nel settembre del
1930, sembra indicare che tutto  possibile. Che un
gruppo povero di mezzi ma ideologicamente forte
pu arrivare a conquistare un Paese.
La crisi economica intanto inasprisce i conflitti, i
gruppi estremisti raccolgono la rabbia e la frustrazione
di tutti. E la repressione fascista non si ferma:
dal 1932, le persecuzioni contro l'insegnamento
clandestino vengono intensificate. Inoltre, alle minacce,
interrogatori e arresti si aggiungono incentivi
statali per gli insegnanti italiani che intendono
trasferirsi in Sudtirlo.
Ma il regime ormai ha capito che la colonizzazione
non sar n facile n rapida. La storia sta prendendo
un nuovo corso. Nel diario di Rosa, che pure
non approva il nazionalsocialismo, si insinua una
nota di speranza: Il desiderio che esprimo per il futuro
 che i bei tempi possano tornare.
I giovani sudtirolesi cominciano a organizzarsi. Si
incontrano sempre pi spesso per studiare una
nuova e pi forte forma di opposizione alle camicie
nere. Per loro  chiaro che il Deutscher Verband
del canonico Gamper  stato troppo timido. E non
 pi il momento di porgere l'altra guancia.
La propaganda che arriva dalla Germania si fa
pi intensa, sebbene sia clandestina. Gli anni tra il
1933 ed il 1939 diverranno tristemente noti come
die illegale Zeit, l'epoca illegale. L'atteggiamento
del fascismo all'inizio  ambiguo:  vero che c' una
notevole affinit ideologica con Hitler, ma il pangermanismo
 una caratteristica troppo forte nella
NSDAP e potrebbe avere implicazioni politiche
esplosive. Per tutto il 1932, il regime mantiene
come linea ufficiale una tolleranza controllata: i sostenitori
del Fhrer non vengono puniti, ma tenuti
d'occhio. Su La Provincia di Bolzano, giornale
che ben interpreta la linea ufficiale, un fondo di
prima pagina dal titolo Noi ed Hitler recita: Abbiamo
avuto recentemente occasione di precisare
che il nostro atteggiamento nei confronti di Hitler
 quello di una benevola neutralit. Abbiamo
anche spiegato che non abbiamo niente in contrario
a che i sudditi germanici dimoranti in Italia formino
i loro gruppi hitleriani, purch rispettino le
leggi italiane e non disturbino l'ordine pubblico: ,
del resto, quanto si chiede ai Fasci italiani in terra
straniera.
I sudtirolesi filonazisti mantengono comunque
la prudenza. Si incontrano in segreto e di nascosto
fanno proseliti fra la popolazione. Spiegano che
l'Austria  ormai uno Stato fantoccio nelle mani
del fascismo italiano, e che l'unica speranza  che
venga annessa alla Germania. Forse cos poi potrebbe
toccare anche al Sudtirlo. Potrebbero tornare
tutti tedeschi.
I pi anziani sono meno entusiasti, soprattutto
perch la dottrina nazista  cos violentemente nemica
della religione cattolica. Ma ci sono anche tentativi
di abboccamento ufficiali: l'avvocato Eduard
Reut-Nicolussi, storico patriota locale da anni rifugiatosi
oltreconfine, incontra Hitler chiedendogli
di considerare la questione sudtirolese. Il Fhrer
dichiara ancora una volta che  un problema di politica
interna italiana e che non vuole interferire.
I giovani non gli credono.  solo una strategia
sostengono, testardamente attaccati al loro nuovo
eroe. E all'inizio del 1933 esultano, quando arriva
la notizia che ha vinto le elezioni. La stampa locale
completamente controllata dal regime mantiene un
basso profilo: Adolfo Hitler assume in Germania il
cancellierato, titola La Provincia di Bolzano il 31
gennaio 1933. Ma la foto del suo arrivo alla Cancelleria,
in piedi nell'automobile scoperta, passa di
mano in mano. Comunica ai sudtirolesi una sensazione
di forza, di un destino che sta per compiersi
dando inizio a un'epoca nuova.
 solo questione di tempo.
Nel settembre dello stesso anno la situazione per
precipita. Viene nominato prefetto di Bolzano il giovane
e fascistissimo Giuseppe Mastromattei. Mette
fine alle ambiguit ordinando perquisizioni, fermi di
polizia, condanne al confino per chi porta croci uncinate,
espone bandiere tedesche o inneggia al Fhrer.
Nel luglio del 1934 il cancelliere austriaco Dollfuss
viene assassinato dai nazisti. Il fatto segna il punto
pi basso nei rapporti tra Hitler e Mussolini, da anni
in ottimi rapporti con Vienna.
Nello stesso anno il dittatore italiano incontra il
nuovo cancelliere austriaco Kurt von Schuschnigg
per siglare un altro accordo di collaborazione tra i
due Paesi. Fra le condizioni c' la non ingerenza nella
questione sudtirolese. I giornali italiani ne parlano
come dell'ennesimo successo diplomatico del Duce:
la rabbia e la delusione convincono molti dubbiosi
che la Germania di Hitler  l'unica salvezza.
La morsa del fascismo sulle attivit filonaziste si
stringe. I carabinieri fanno continue irruzioni alla ricerca
di riunioni e assemblee sovversive. Compaiono
le prime scritte sui muri che inneggiano al Fhrer,
nel giro di poche ore vengono cancellate con una
mano di intonaco e qualche giorno dopo vengono
ridipinte nello stesso posto. I successi politici di
Hitler non fanno che diffondere ottimismo.
Nel luglio del 1933 in Germania sono stati sciolti
tutti i partiti, tranne ovviamente la NSDAP. Il Parlamento
non esiste pi, neanche fisicamente dopo l'incendio
del Reichstag. Ancora una volta, i sudtirolesi
interpretano le notizie a modo loro: Hitler non
dovr mediare con altre forze politiche quando decider
di liberarli.
La svolta per  il plebiscito nella Saar, il territorio
istituito nel 1920 dal Trattato di Versailles e assegnato
alla Francia sotto il controllo della Societ
delle Nazioni. Il 13 gennaio 1935, con un referendum,
la popolazione pu decidere se tornare o
meno alla Germania. Il 91 per cento vota s. Oggi
la Saar, domani noi diventa il motto degli attivisti
sudtirolesi. Hitler  riuscito a riconquistare un
pezzo di patria al grande progetto del mondo germanico
unito, al Deutschtum, fa notare la propaganda
filonazista.
La notte del 13 gennaio 1935, drappelli di giovani
locali si organizzano in segreto.  il momento di
un gesto forte. Un messaggio per i fascisti: avete i
giorni contati. E uno per Hitler: Fhrer, vienici a
prendere.
Un razzo esplode nella notte, dalla riva dell'Adige,
e si alza brillante nel cielo.  il segnale.
La valle intera si sveglia. In ogni paese gli abitanti
escono dalle case, guardano le montagne, qualcuno
turbato, qualcuno entusiasta. C' chi intona un
canto. I pendii sono disseminati di fuochi brillanti.
A forma di enormi croci uncinate.
La mattina dopo i muri sono fioriti di scritte:
Oggi la Saar, noi tra un anno si legge dappertutto;
decine di pareti sono state dipinte coi colori del
Reich, come pure gli argini dell'Adige. Sui manifesti
con la faccia del Duce sono comparse grandi
svastiche.
...
12. La scoperta del Reich.

Hella si getta un'occhiata alle spalle prima di salire
su un tram alla fermata della Knigsplatz. Studia le
persone che la circondano, la gente che sale spintonando
sulla sua stessa vettura. In quel dicembre del
1934 la temperatura  particolarmente mite a Monaco,
il capoluogo bavarese dove Hella da qualche
mese frequenta un corso di formazione per insegnanti
clandestini sudtirolesi. Prima di lasciare
l'appartamento che condivide con due amiche nei
pressi del Giardino inglese, ha indossato un soprabito
di lana marrone e si  messa in testa un cappello
a cloche pi scuro.
Hella prende posto in fondo alla carrozza e guarda
scorrere i bei palazzi dalle facciate gotiche che
fiancheggiano le spaziose vie del centro di Monaco.
La citt dove nel 1920  stato piantato il seme del
nazionalsocialismo  ora tappezzata di enormi stendardi
con la croce uncinata. Si muovono lenti nel
venticello fresco e azzurrato dell'inverno, ed Hella
non si stanca di ammirarli. Per lei, ormai diciottenne,
significano la possibilit di un nuovo futuro per
il suo popolo.
Poco tempo prima ha assistito a un comizio di
Hitler, di passaggio a Monaco per commemorare il
suo primo, mancato tentativo di salire al potere, il
putsch del 1923 che gli era costato un anno di carcere.
Dovete essere dei combattenti! aveva declamato
il Fhrer arringando la folla raccolta di fronte
alla Feldherrnhalle. I nostri nemici sono legioni, e
non sono disposti a tollerare una Germania forte!
Non vogliono che il nostro popolo sia unito! Non
vogliono che il nostro popolo si difenda! Non vogliono
che il nostro popolo sia libero! A quelle
parole Hella non era riuscita a trattenere le lacrime.
E quando il Fhrer aveva invitato tutti i giovani a
mobilitarsi e a combattere per la salvezza della Germania,
aveva sentito di essere pronta a seguirlo
ovunque. Da allora non ha mai smesso di dedicarsi
alla causa. La militanza le ha anche donato una
nuova indipendenza. Per lei, come per molti giovani
cresciuti in famiglie ben pi conservatrici e cattoliche
della sua, il VKS significa nuovi incontri, ore e
giorni passati lontano dal controllo di genitori, parroci
e compaesani. A bere, fumare, flirtare con i camerati.
Libert personale, l'eccitazione del pericolo,
una figura carismatica da seguire: Hella  innamorata
della sua nuova vita.
Scende dal tram alla fermata di Marienplatz, si
dirige a passo tranquillo verso la Burgstrasse, e passando
accanto all'imponente municipio cittadino
alza lo sguardo sulla torre dell'orologio: le lancette
segnano mezzogiorno. Hella passeggia tra le bancarelle
del Christkindlmarkt, il mercato di Natale che
ogni anno, gi a novembre, invade il centro storico
della citt. La folla si accalca guardando i dolci, le
candele, i piccoli oggetti di artigianato, valutando
se comprare un nuovo paio di pantofole o una statuina
fatta a mano per il presepe di famiglia. La ragazza
pensa a Pinzn, dove sua madre sicuramente
sta decorando la casa in vista del Natale, il suo periodo
preferito. Quest'anno non le sar facile creare
un'atmosfera di festa. La situazione in Sudtirlo 
critica: il lavoro scarseggia e cos pure il denaro,
l'entusiasmo e la fiducia nel futuro. La crisi dilaga
ovunque, il vino non si vende. Con l'ascesa al potere
del nazionalsocialismo gli scambi con la Germania
si sono intensificati, grazie a facilitazioni commerciali
soprattutto per i produttori di vino e frutta,
ma non basta.
Hella si arrabbia quando vede sua madre sempre
pi stanca, con il viso pi segnato, che si rimette
alla volont di Dio e con pazienza cerca di andare
avanti. Non  pi il tempo della coraggiosa rassegnazione.
 il tempo della lotta.
Passando davanti a un gruppo di uomini che si
godono il tempo clemente con un boccale di birra e
una Bratwurst, Hella sente un richiamo, allegro e
sfacciato. Allunga il passo, non ha tempo da perdere.
Due gruppi di SS e SA in uniforme si incrociano
lanciandosi sguardi cupi. Da quando nel giugno
dell'anno precedente i loro ranghi sono stati decimati
in una sola sanguinosa notte, le SA sono state
costrette ad abbassare la testa. Le camicie brune
che hanno consentito a Hitler di conquistare il potere
hanno imparato una dura lezione: discutere
con il Fhrer non  pi permesso. Hitler si  circondato
di un'altra milizia, le SS, e d'ora in poi sar
quel corpo tutto vestito di nero a vegliare sul futuro
della sua dittatura.
Hella svolta nella Sparkassenstrasse, diretta alla
Mnzstrasse. Le strade di Monaco non hanno pi
segreti per lei, da quando ha cominciato a seguire i
corsi organizzati qui per eludere la sorveglianza dei
fascisti. Entra nella Hofbruhaus e si guarda intorno
nella sala rumorosa e piena di fumo, poi si fa
largo rapida tra i tavoli.
Buonasera, Othmar!
Il giovane ufficiale della Wehrmacht scatta in
piedi e batte i tacchi mentre le stringe la mano. Gli
occhi azzurri sono pieni di calore.
Hella, pensavo ti fosse successo qualcosa.
Lei ride, mentre si siedono uno di fronte all'altra
all'estremit del lungo tavolo. E che cosa mai dovrebbe
succedermi? Ordiniamo un po' di vino, dai.
Hella  decisa a sdrammatizzare ed a non lasciarsi
fare delle prediche. Othmar, figlio di sudtirolesi
emigrati che ha conosciuto in questa birreria, le fa
la corte, ma per lei  solo un amico. E ultimamente
lo trova un po' noioso, con le sue ansie.
Hella, la situazione non  buona. Il Fhrer e
Mussolini sono alleati e lo diventeranno sempre di
pi. E nessuno dei due vuole problemi per via del
Sudtirlo. Hitler ha ben altri obiettivi in mente,
credimi.
 solo una tattica del Fhrer, per tener buona
l'Italia mentre consolida il proprio potere, te l'ho
gi detto gli spiega Hella con una nota di impazienza
nella voce. Non pu non volere che tutti i
tedeschi si riuniscano al Reich.
Ma intanto tu e gli altri rischiate troppo. La
propaganda, le scuole clandestine... I fascisti sapranno
gi chi sei e cosa stai facendo, sanno di sicuro
di questi corsi. Non sar Hitler a salvarti, se ti
ficchi nei guai. Le prende la mano al di sopra del
tavolo.  diventato un gioco troppo rischioso per
una ragazza. Devi uscirne ora, finch sei in tempo.
Non dirmi quello che devo fare, Othmar.
Voglio che tu sia al sicuro.
E io voglio fare la mia parte ribatte lei, testarda.
Ne uscir, alle mie condizioni, quando avremo
trionfato sui nostri nemici.
Negli occhi del giovane soldato compare una riluttante
ammirazione, ma lui scuote la testa.
Hella, ti tengono d'occhio di sicuro. Metterai in
pericolo te stessa, e anche i tuoi.
A queste parole, Hella esita. Ama molto la sua
famiglia, non vorrebbe mai che succedesse loro
qualcosa. Ma ripete: Tutti dobbiamo fare la nostra
parte.

In famiglia Hella  sempre stata descritta come una
donna straordinaria. Non quanto Rosa, a cui non ho
mai sentito attribuire un difetto, ma nell'immaginario
di tutti la sua figura  indubbiamente positiva.
Anche quando viene citata dagli storici locali, si traccia
il profilo di una ragazza di grande coraggio, dedita
alla causa del Deutschtum. Senza macchia e senza
paura. Mi hanno raccontato di come organizzava il
coro dei bambini, una copertura per le lezioni clandestine
di tedesco, e di come li faceva cantare per gli
ospiti della casa di Pinzn, nella piazza, sotto il tiglio.
Mi hanno portato a vedere la sua tomba nel piccolo
cimitero, con la foto sorridente e le date che testimoniano
una vita breve, seppure molto intensa.
Mi hanno detto di quanto era amata da tutti per la
sua socievolezza, e della determinazione che aveva
dimostrato nell'opporsi al fascismo.
Non ricordo, per, che nessuno abbia mai approfondito
la sua collaborazione con il VKS. Dalle
sue lettere e cartoline che ho potuto leggere di recente
ho poi capito quanto fosse profonda la sua
adesione al nazionalsocialismo. Quando ho fatto
domande specifiche nessuno ha negato questo
aspetto, ma la questione  stata liquidata con una
frase che ho imparato a conoscere: Credeva nel
Deutschtum e lottava contro l'oppressione fascista.
Questi ideali, sembrano giustificare l'abbaglio
ideologico in cui precipitarono sia lei sia Gusti, l'altra
sorella filo-hitleriana.
Non posso affrontare qui il problema, drammatico
e trattato da ben altri studiosi, del rapporto tra
il Sudtirlo e la sua memoria sulle compromissioni
col nazismo. Per devo dire che con questa interpretazione
della vicenda della mia prozia non sono
d'accordo. Hella non segu una via obbligata, resa
inevitabile dalle persecuzioni, dall'epoca, dall'et
che aveva. Fece una vera e propria scelta di campo.
L'eroica insegnante delle catacombe dei racconti familiari
era parte di un gruppo che esponeva svastiche,
si richiamava al Fhrer tedesco e aveva l'obiettivo
programmatico di entrare a far parte del Reich.
Lo stesso Reich che gi si sbarazzava degli avversari
politici. Un errore del genere  comprensibile, ma
non giustificabile.
Quanto si sapeva nelle campagne della Bassa Atesina
di quello che si stava preparando in Germania?
Difficile dirlo. Ma non dimentichiamo che le prime
critiche mosse al nazismo verranno dai sacerdoti:
molti avevano informazioni pi dettagliate ed avevano
raccontato ai propri parrocchiani quello che succedeva
al di l del confine. Come vedremo, ci furono
sudtirolesi come Friedl Volgger che toccarono con
mano quale incubo fosse il sogno nazista. Inoltre, gi
in quella prima met degli anni Trenta l'antisemitismo
di Hitler era ben noto.
Infine, molti capirono fin da subito che Hitler
era un avversario e non un alleato. Tra loro c'era
per esempio il canonico Michael Gamper, fino al
1935 suo sostenitore ma che ne diventer presto
uno strenuo oppositore. Tanto da finire braccato
dai soldati nazisti sulle montagne e poi in esilio,
meno di un decennio dopo. Il Deutscher Verband
all'inizio collaborava con il VKS, ma ben presto si
accorse che cattolicesimo e nazismo non potevano
coesistere. Quando Berlino insister perch i due
movimenti si fondano, nel 1937, la formazione risultante,
il Deutsche Volksgruppe Sdtirl (DVS),
durer solo pochi mesi prima che le differenze inconciliabili
ne decretino la fine. E nell'anno terribile
1939, VKS e DV finiranno per trovarsi su fronti
opposti nella battaglia per l'anima del Sudtirlo.
Dunque era possibile, anche in questa terra oppressa
e tormentata, informarsi su cosa accadeva in Germania
e fare una scelta diversa. Ma Hella scelse Hitler.

Hella, seduta tra la folla,  come ipnotizzata. Non
riesce a distogliere lo sguardo dall'uomo in piedi
sulla tribuna, a pochi metri da lei. Le volge le spalle,
ben dritte nell'uniforme militare, e parla in due microfoni.
Anche se non lo vede in viso, Hella ne conosce
a memoria i pi piccoli dettagli. La ciocca
nera che ricade sulla fronte, pettinata verso destra,
i baffetti a spazzola, gli intensi occhi castani.  il
suo eroe, Adolf Hitler.
Hella si trova nella tribuna d'onore di un immenso
campo da parata, lo Zeppelinfeld. A destra e
a sinistra si stendono gradinate sulle quali hanno
preso posto decine di migliaia di militanti nazisti.
Sugli altri tre lati del grande rettangolo sono ammassati
altri spettatori curiosi e ammiratori del regime.
Sono 150000, venuti da tutto il Reich a Norimberga
per presenziare al Congresso annuale del
partito, che durer per tutta la settimana a partire
dall'8 settembre 1936. L'onore di sedere sulla tribuna
insieme al capo  riservato a sole 500 persone,
accuratamente selezionate, e tra i privilegiati c'
anche Hella.
Alle sue spalle si erge una lunga costruzione che
occupa un intero lato dello Zeppelinfeld. Ultimata
da pochi giorni,  stata costruita appositamente per
quel raduno. Le due ali laterali, ritmate da trenta
colonne, affiancano un corpo centrale dalle linee
pure e geometriche. L'insieme ricorda vagamente
un tempio greco, esattamente l'effetto ricercato
dall'architetto del regime, Albert Speer. La struttura
centrale  dominata da una colossale svastica di
calcestruzzo inscritta in un cerchio di rami di alloro.
Ogni volta che Hella solleva la testa, quel simbolo
di potere che la sovrasta le comunica un senso
di sicurezza. Non  pi sola di fronte al suo destino:
la guida un grande leader, e la accompagna un popolo
intero. Come  scritto sui volantini di propaganda
che distribuisce clandestinamente a casa:

Di fronte a noi si stende la Germania, in noi marcia
la Germania, e dietro di noi viene la Germania.

Davanti a lei e tutto intorno all'immenso campo
da parata, file e file di bandiere con la croce uncinata
garriscono nella brezza, riempiendo l'aria del
loro schiocco marziale. Da centinaia di altoparlanti
risuonano inni militari, che coprono il brontolio
impaziente che sale dalla folla in attesa che comincino
le sfilate e le manovre militari. Altre manifestazioni
avranno luogo l vicino, nelle strutture dedicate
agli incontri di coordinamento per le sezioni e i
dirigenti del partito.
E tu da dove vieni? domanda ad Hella il suo
vicino, che parla con un forte accento bavarese. La
sua voce si sente a stento sopra il rombo della folla
giubilante che saluta l'arrivo delle prime delegazioni
del movimento operaio, l'Arbeitsdienst, il Servizio
del lavoro. Hella risponde senza voltarsi, gli
occhi fissi sul campo.
Sono sudtirolese dice. Vengo dal Sudtirlo
occupato.
 la prima volta a Norimberga?
Questa volta Hella si volta a guardarlo e annuisce.
Il suo entusiasmo le brilla negli occhi e il giovane
seduto accanto a lei le sorride.
I grandi raduni del Partito nazionalsocialista si
tengono a Norimberga fin dal 1927. Dopo la presa
di potere del 1933 si sono trasformati in uno straordinario
strumento di propaganda e in una dimostrazione
di forza del Reich, sempre pi imponente
con il passare degli anni. I ministri e gli ambasciatori
seduti nella tribuna riservata ai dignitari stranieri
spalancano gli occhi, ma non vedono abbastanza.
Il Partito nazista fa sfilare una dopo l'altra
le truppe d'assalto, le SS, le SA, seguite dall'esercito
regolare. Sono mobilitati anche mezzi corazzati,
cannoni e aerei. Le esercitazioni militari permettono
di toccare con mano la preparazione impeccabile
dei soldati. La Germania uscita sconfitta dalla
Prima guerra mondiale, la Germania amputata,
umiliata e costretta a dissanguarsi per pagare sanzioni
gigantesche, ha rialzato la testa e si prepara a
consumare la sua vendetta.
Hai gi incontrato il nostro Fhrer? le chiede
di nuovo il giovane. Questa ragazza dal viso innocente
e dagli occhi coraggiosi lo ha affascinato, non
 neanche tedesca eppure  la pi entusiasta.
Certo. Hella  lieta di poter annuire con fierezza.
Ho assistito a un suo comizio a Monaco nel
1934.
 un grande uomo asserisce il giovane, e si presenta:
si chiama Gnther, lavora come ingegnere in
una fabbrica di aerei. La Junker, sai soggiunge a
mezza voce. Dal 1935 la Germania ha gettato la maschera,
e iniziative che prima si portavano avanti in
segreto ora si svolgono alla luce del sole. Una di queste
 la produzione massiccia di materiale bellico,
vietata da una clausola del Trattato di Versailles. Le
capitali europee hanno protestato per salvare la faccia,
ma hanno dovuto accettare il fatto compiuto. La
Junker, come le imprese sorelle Messerschmitt e
Henschel, sforna ogni anno centinaia di aerei da
combattimento.
Hitler ha capito tutto aggiunge Gnther. Hella
annuisce senza distogliere lo sguardo dai gruppi di
giovani che sfilano a torso nudo con la vanga in
spalla. Sono state le schiere dei lavoratori a consentire
di ricostruire la nazione tedesca, a farla uscire
dalla crisi, a sconfiggere la disoccupazione e l'inflazione
che avevano ridotto il Paese in ginocchio.
L'esercito degli operai, per,  stato mobilitato soprattutto
per uno sforzo clandestino di portata colossale:
la costruzione di gigantesche infrastrutture
al servizio delle ambizioni del Fhrer. Autostrade,
ferrovie, fabbriche, un'industria militare che funziona
a pieno regime.
Il Fhrer sa bene che la minaccia bolscevica 
alle porte. L'Europa e i nostri valori sono in pericolo.
Lui  il solo ad averlo capito continua il vicino
di Hella.
In Germania il bolscevismo ha i giorni contati
ribatte lei, a cui questo camerata comincia a sembrare
un po' pedante.  incredibile come la stampa
straniera faccia passare Hitler per un tiranno si
indigna poi.
E intanto lasciano crescere i loro partiti comunisti,
che li porteranno dritti tra le braccia di Stalin!
Ma non  troppo tardi perch capiscano il disegno
del Fhrer. Possiamo essere tutti alleati contro
il contagio bolscevico. Gnther le sorride di
nuovo, non cpita spesso di trovare una ragazza
cos carina e cos preparata. Forse un po' troppo.
In fondo di politica internazionale non pu saperne
quanto lui. Per fortuna almeno Mussolini si 
messo dalla parte giusta aggiunge, e abbassando
la voce in un tono da cospiratore: Non si pu ancora
dire, ma  ormai certo che presto ci sar un
patto con l'Italia.
Hella volta la testa di scatto e la fiammata di collera
che vede nei suoi occhi lo fa ritrarre, come un
colpo fisico.
Mussolini? Mussolini  un assassino! ruggisce
la ragazza. Vuole distruggere noi sudtirolesi! Vuole
scacciarci dalla nostra Heimat!
Gnther la fissa senza capire, ed Hella si rende
conto che sa poco di una lotta che per lei e molti
altri  una questione di vita o di morte. Neppure un
anno prima sua sorella Mariedl e il marito Toni,
sull'orlo della rovina, sono stati costretti a vendere
le propriet per un tozzo di pane. Sono dovuti fuggire
a Graz, dove hanno rilevato un ristorante. Possibile
che debba essere questo il destino di gente che
per secoli  nata, vissuta e morta nel suo Sudtirlo?
Il Fhrer non ci dimenticher aggiunge Hella
riportando lo sguardo sulla figura in piedi sul palco.
Il Fhrer pensa a tutti noi. Aspetta solo il momento
migliore per restituirci la nostra terra!
Migliaia di giovani uomini sono allineati in ranghi
perfetti sulla spianata dello Zeppelinfeld. Ciascun
gruppo rappresenta un settore dell'industria
tedesca. All'improvviso  calato il silenzio, e la voce
del capo dell'Arbeitsdienst, Konstantin Hierl, esplode
al di sopra della folla: Mein Fhrer! Quarantacinquemila
uomini del Servizio del lavoro sono oggi
riuniti davanti a te!.
Hella guarda Hitler che si china appena verso i
microfoni. Il Fhrer tace, attende che il silenzio sia
totale. E grida con voce stentorea: Heil! Salute a te,
popolo del lavoro!. Le sue parole risuonano nell'aria
calda. Le migliaia di giovani rispondono in coro con
fervore: Heil! Salute a te, nostro Fhrer!.
Una voce si leva nello stadio, amplificata dagli
altoparlanti: Forse qualcuno tra noi  troppo
importante....
Le falangi di lavoratori allineati sotto il sole
completano la domanda: ... per lavorare per la
Germania?.
Forse qualcuno tra noi  troppo insignificante...
... per lavorare per la Germania?
Abbiamo tutti il diritto e il dovere...
... di lavorare per la Germania!
Hella si sente trasportare dal potere quasi ipnotico
di quelle parole, che si susseguono come formule
magiche senza lasciare alcun dubbio. Solo
certezze. L'aria stessa sembra vibrare della passione
di migliaia di persone convinte che c' una battaglia
da intraprendere insieme. E pronte a versare il sangue
per il loro Paese. Anche Hella urla con gli altri,
a pieni polmoni: Viva la Germania! Viva la mia
patria!, Viva la Germania! Viva la mia patria!.
Per l'ultima volta echeggia la voce: Il Fhrer
vuole portare la pace nel mondo!.
E come un sol uomo, lo stadio intona la risposta:
E noi lo seguiremo ovunque vorr guidarci!.
Hella ha la pelle d'oca, il senso di comunione 
cos forte che gli occhi le si riempiono di lacrime.
Cos dovrebbe essere, pensa, tutti i tedeschi fratelli
in un unico sforzo collettivo per il lavoro, per la
vittoria sui nemici, per poter essere di nuovo grandi.
Forse pi tardi, in una delle cene ufficiali, riuscir
persino a incrociare lo sguardo del suo Fhrer.
Ma ecco calare il silenzio, lui sta di nuovo per
parlare. Si rivolge alla massa dei presenti, fusa ormai
in una sola unit.
Lavoratori! esordisce Hitler.
Hella si lascia attraversare dalle parole di quell'uomo.
Un nuovo popolo  nato scandisce lui. Quando
vi guardo, stento a trovare le parole. Voi riempite
i nostri cuori di gioia!
Hella lo fissa e si sente come se stesse parlando a
lei personalmente, come se invece di essere parte di
una folla oceanica lei si trovasse a tu per tu con il
Fhrer.
Siamo qui perch crediamo tutti in un'umanit
migliore, in un futuro migliore!
L'uomo in uniforme che catalizza l'attenzione di
quelle decine di migliaia di persone conclude il suo
discorso con uno stentoreo: Noi abbiamo fiducia
in voi!.
Nel boato degli applausi e degli Heil! che risuonano
da un capo all'altro dell'enorme campo da
parata, Hella mormora: E io ho fiducia in te!.

Il Congresso di Norimberga del 1936  una pagina
di storia molto inquietante. Scoprire che Hella vi
aveva partecipato mi ha turbato, devo ammetterlo.
Ho potuto immaginare quali devono essere state le
sue emozioni e le sue conversazioni perch lei stessa
ha raccontato quell'esperienza in una lettera alla
sorella Gusti che, per eludere la censura, affida alla
madre Rosa in partenza per una visita a Graz.
Questa lettera  un interessante documento storico,
anche perch di pugno di una giovane donna. Ed 
uno sguardo prezioso sul terribile abbaglio di cui
tanti furono vittima, all'epoca. Per questo mi sembra
importante riprodurla integralmente.

Cara Gusti,
ti devo sempre la lettera che ti ho promesso e
ora che siamo finalmente riusciti a convincere
la mamma a viaggiare posso affidare a lei queste
righe, perch  meglio che per posta. Non
credo di sbagliarmi se suppongo che tu abbia
gi saputo qualcosa direttamente da me sui
miei vagabondaggi. Hai ricevuto le cartoline?
Posso dirti solo che ho avuto una fortuna
incredibile. Non riesco ancora a capire bene
come sia potuto accadere. In un primo momento
dovevano essere solo quattro o cinque giorni
e l'obiettivo era: due giorni a Norimberga. Non
mi avevano detto niente di pi. A Monaco ad
attendermi e erano gi tre camerati che mi
hanno trascinato immediatamente con loro.
Cos gi la prima sera abbiamo fatto baldoria
fino alle due di mattina. Il giorno dopo in quattro
- io unica ragazza con quei tre - abbiamo
fatto ancora un pezzo di strada, fino a sopra
Daggendorf. Avete ricevuto cartoline anche da
l. Ci siamo fermati l tre giorni ed  stato davvero
piacevole, c'era un'atmosfera cameratesca.
Di l siamo poi andati in autobus a Erlangen
(Norimberga) passando per Regensburg. La
citt del congresso del partito era molto bella
con tutte quelle belle bandiere e la gente andava
di fretta. Fuori citt, nei diversi Z. Lager
[Zelt Lager, i campeggi per i partecipanti,
NdR], i giovani si preparavano per gli splendidi
giorni successivi. I treni arrivavano in stazione
e continuavano a portare gente. Proveniva
da ogni nazione del mondo e contemplava con
meraviglia lo spettacolo che aveva davanti.
Vuoi capire cosa succedeva dentro di me: pensavo
di scoppiare dalla gioia.
Il primo pranzo ha avuto luogo presso il Reichsjugendfhrer
[il comandante della Giovent tedesca,
NdR] nello Hajotlager [il campo della
Hitlerjugend, NdR], Lui era seduto di fronte a
me a un tavolo stretto, mi ha passato la sua
zuppa; accanto a me c'era il dr. Pedoth e dall'altra
parte avevo Gschwent Heini. Eravamo gli unici
di qui, per il resto il nostro gruppo era composto
da 65 uomini. Il mattino successivo  cominciato
il Congresso del partito. Fuori sulla Zeppelin wiese,
una colonna dopo l'altra sfilava marciando a
suon di musica davanti al Fhrer, i primi sono
stati quelli dell'Arbeitsdienst con le loro vanghe
lucide. Io sedevo nella tribuna principale, vicinissima
al Fhrer, tanto che non sapevo se guardare
sul campo o fissare il mio amato Fhrer, a
cui il cuore balzava in petto dalla gioia di fronte
alla grande opera che ha creato di sua mano. Il
mio vicino, dopo, mi ha detto che da tedesco del
Reich per lui era stato un piacere osservarmi.
Questo  stato l'inizio ed  andata avanti cos
tutti i giorni, perch quest'anno ho potuto vedere
tutto il Congresso: le manifestazioni della
Hitlerjugend, delle Forze armate, dei Vigili del
fuoco, della BDM [Bund Deutscher Mdel, la
Lega delle ragazze tedesche, NdR]. L'ultima
domenica ho ricevuto anche un biglietto per la
sfilata alla A. Hitlerplatz.
Dalle 12 fino alle 4 e mezzo di pomeriggio hanno
sfilato davanti al Fhrer - che  rimasto per tutto
il tempo sull'auto a salutare con il braccio levato
tutti i camerati che passavano davanti a lui - le
SA, alcune SS ed alcuni aviatori. Non si finisce
mai di ammirarlo, dove trova la forza di fare
tutto questo, di lavorare giorno e notte senza un
attimo di riposo? Non gli lasciano riprendere
fiato nemmeno a tavola, deve continuamente alzarsi
e mostrarsi alla finestra perch lo chiamano
e lo vogliono vedere da tutti gli angoli della strada
fino davanti al suo hotel. I bambini salgono
perfino sui tetti degli edifici vicini e si sporgono
per chiamare ed acclamare il loro Fhrer, e infine
arrivano uno dopo l'altro tutti i diplomatici stranieri
a batter cassa.  proprio un predestinato, ha
ricevuto una vocazione da un'istanza pi alta!
Durante il viaggio di ritorno mi sono fermata
altri due giorni a Monaco e vivo ancora di ci
che ho visto e ne faccio partecipi, per quanto
posso, anche i miei poveri cari che sono rimasti
a casa, e potrei mettermi a piangere in questo
momento perch anche a loro, che lottano
tanto, non  stato concesso di vedere tutto questo
e di goderne. Il tempo  troppo poco per poterti
raccontare di pi.
La mamma  gi pronta per partire. Vi saluto
tutti, Mariedl, Toni, i bambini e particolarmente,
mille e mille volte, te.
La tua Hella.
...
13. Addio a Vienna.

Rosa ha portato con s a Graz la lettera di Hella per
Gusti. Le due sorelle si scrivono spesso, condividono
la stessa fede politica. Gusti ha letto qualche
passo ad alta voce e Rosa si  sforzata di non commentare:
di questi tempi le discussioni politiche
con le figlie la stancano. Ha preferito godersi la
compagnia di Mariedl e Toni, che lavorano senza
risparmiarsi alla nuova attivit, dove le cose vanno
meglio del previsto. La figlia e il genero hanno rilevato
la Traminer Weinstube, un locale molto noto
in citt, dove si viene per mangiare, bere e parlare
di politica come nella tradizione di Pinzn. Mariedl
 soddisfatta di come vanno gli affari, nonostante la
crisi costringa a fare attenzione alle spese, e l'addio
alla Heimat sia una ferita non ancora rimarginata
nel cuore di tutti.
Il 16 novembre 1936 Rosa prosegue il viaggio alla
volta di Vienna. Sua figlia Berta, che il 29 febbraio
ha sposato un avvocato di nome Oskar Hammerle,
si  stabilita con lui nella capitale austriaca. Rosa
non pu ancora saperlo, ma sono le ultime nozze
che vedr: nei cieli dell'Europa si addensano nuvole
nere ed i giorni di festa finiranno presto.  stato un
bel matrimonio, per, nella chiesetta di Pinzn con
il ricevimento a Bolzano, all'hotel Greif. Rosa ripensa
alla poesia che lei stessa ha composto in onore
degli sposi: Il matrimonio  un grosso rischio, buio 
il futuro. Non c' giardino senza ortiche; non c' rosa
senza spine; non c' casa senza la sua croce!. Non 
esattamente un inno alla gioia, e le  dispiaciuto vedere
Berta rabbuiarsi leggendola. Ma Rosa  inquieta
per la pi spensierata delle sue figlie, Berta, con i
suoi vestiti eleganti e le mani sempre pronte a correre
al borsellino per spendere. Vuole che questo giorno
solenne non sia solo una bella festa, vuole che
rifletta. Sta andando lontana, in quella che un tempo
era la luminosa capitale dell'Impero. E che ora si va
popolando di forze oscure.
Rosa non  pi giovane ed  sopravvissuta al suo
mondo. Quello in cui Vienna era ancora il cuore
pulsante di una grande realt politica, in cui l'Ancien
Rgime con i suoi riti e le sue corti dominava
l'Europa, e il nome degli Asburgo incuteva rispetto.
Tutto questo  finito da decenni, in un giorno di
novembre del 1918, ma lei non  mai davvero riuscita
ad accettarlo. Forse in questo viaggio sar capace
di venire a patti col presente.
Chiss che cosa resta della gaia citt di allora?
Rosa attraversa in treno l'Austria, vede passare le
montagne, i chiari specchi d'acqua, le valli punteggiate
di campanili.  tutto cos familiare. Lo sar anche
Vienna? Per Rosa quel nome  simbolo di fascino e
cultura. I giornali che si fa mandare a Pinzn parlano
di opere liriche, balli e salotti letterari. Legge i
programmi dei concerti, i nomi dei grandi maestri
invitati a dirigere la celebre orchestra filarmonica,
articoli di cronaca sulle personalit mondane, sui
principi, gli artisti e gli scrittori che danno lustro
alla vita culturale.
Berta e Oskar sono venuti ad attenderla al binario
del Sdbahnhof, e Rosa si getta tra le braccia di
sua figlia.
Che bello rivederti, mamma! dice Berta con
un gran sorriso.  in forma ed elegante, gli occhi
luminosi e sui capelli un cappellino all'ultima moda
che deve essere costato parecchio. E ha delle novit
da raccontarle.
A quanto pare diventer di nuovo nonna dice
Rosa, sollevando un sopracciglio, e Berta scoppia
nella sua contagiosa risata.
Proprio cos, cara mamma! Volevo farti una
sorpresa! Si passa orgogliosa una mano sul ventre
tondeggiante di futura giovane madre.
Non c' niente di pi bello dei figli le assicura
Rosa prendendola sottobraccio. Nel frattempo Oskar
ha chiamato con un cenno un facchino che li segue
verso il taxi in attesa, le spalle cariche di valigie.
E quando...?
Ai primi di gennaio, se tutto andr bene.
E perch non dovrebbe andare tutto bene?
protesta Rosa. Speriamo che sia un bel maschietto.
Finalmente la figlia ha trovato la sua strada nella
vita, pensa, sollevata. Era ancora una ragazza quando
era partita per Trieste come istitutrice tedesca in
casa di una famiglia della borghesia cittadina. Poi si
era trasferita a Milano, una citt pi dinamica, pi
adatta al suo temperamento estroverso. Queste brevi
esperienze di lavoro sono preziose per una giovane
di buona famiglia, pensa Rosa. Hanno appagato la
sua curiosit e la sua sete di avventura e sono state
istruttive. Ma ora penser il bell'avvocato viennese a
renderla felice ed a non farle mancare mai pi nulla.
Se solo tutte le sue figlie fossero cos fortunate.
Bisogner che parliamo di Hella, cara. Sono
preoccupata per tua sorella sussurra Rosa all'orecchio
di Berta mentre prendono posto sul taxi.
Vienna  terribilmente cambiata, anche se non tutti
i mutamenti sono visibili, sotto il quieto fascino dei
palazzi imperiali, dei suoi ampi viali alberati e giardini
fioriti e del lento scorrere del Danubio. All'indomani
della sconfitta nella Prima guerra mondiale,
le poche pagine del Trattato di pace hanno trasformato
un Impero in una piccola repubblica di soli sei
milioni di abitanti. Nel 1927 le tensioni tra i partiti
di sinistra e i movimenti nazionalisti di destra sono
sfociate in episodi di violenza sanguinosa, che hanno
imperversato fino a che il cancelliere Dollfuss, giunto
al potere nel 1932, non  riuscito a imporre un
regime sempre pi autoritario. Prendendo le distanze
dal nazismo, nel quale scorgeva una minaccia al
proprio ambizioso progetto nazionalista, Dollfuss si
 avvicinato al fascismo italiano. Quando  stato assassinato
dai nazisti, il suo posto  stato preso da
Kurt von Schuschnigg, che in questo 1936, quando
Rosa scende dal treno,  ancora capo del governo.
Ma  ormai intrappolato tra Hitler e Mussolini.
Vienna  ancora relativamente immune, per il
momento, dal male terribile che ha contagiato
altre citt: l'antisemitismo, che in Germania sta divampando
con virulenza. La scena culturale cos
brillante che Rosa ammira  arricchita da molti artisti
ebrei in fuga che da Berlino vengono a stabilirsi
a Vienna. Pittori, cineasti, direttori di teatro
che scappano dalle persecuzioni di cui sono vittima
da quando Hitler si  impadronito del potere.
Il regime nazista impedisce loro di lavorare, e sequestra
tutti i loro beni prima di concedere un
visto di espatrio.
Gi nell'ultimo scorcio del XIX secolo alcuni
movimenti politici tedeschi premevano per l'abolizione
del principio di cittadinanza, che riconosceva
a tutti pari diritti. Ha preso forma la nozione di
una razza ariana la cui purezza, minacciata dagli
elementi semiti, va difesa a tutti i costi. E con
l'ascesa al potere del nazismo, le ideologie di matrice
antisemita hanno ispirato misure sempre pi
discriminatorie. Gli attacchi contro gli ebrei tedeschi
sono aumentati dopo l'elezione di Hitler, nel
gennaio del 1933. Nel 1935, il Congresso del partito
ha imposto al Parlamento addirittura un pacchetto
di leggi razziali. Ora in Germania sono vietati
i matrimoni tra ariani ed ebrei come pure i rapporti
sessuali tra ebrei e non ebrei; sono stati introdotti
diversi livelli di cittadinanza che privilegiano
gli ariani; gli ebrei hanno perso il diritto di voto e
l'accesso a determinate professioni tra cui il pubblico
impiego. Ed  solo l'inizio.
Nel 1936 Rosa  una signora dell'alta borghesia
rurale, ormai prossima ai sessant'anni. Non pu non
avere sentito parlare di un fenomeno che pochi anni
pi tardi precipiter l'Europa nella catastrofe. I
giornali hanno scritto per mesi delle polemiche sui
giochi olimpici di Berlino, prima e durante l'agosto
del 1936. I nazisti erano decisi a vietare la partecipazione
agli atleti ebrei e a quelli di colore. Federazioni
sportive e governi di tutto il mondo, frementi di
indignazione, avevano minacciato di boicottare
l'evento, convincendoli ad ammorbidire le loro posizioni.
Era addirittura circolato l'ordine di dissimulare
i segni pi tangibili della discriminazione: per
l'occasione erano spariti i manifesti di propaganda
antisemita, le stelle di Davide dipinte sulle facciate
dei negozi ebraici e i cartelli che vietavano loro l'accesso
a determinati luoghi pubblici. I giochi olimpici
si erano svolti regolarmente, e il regime hitleriano
aveva perfino concesso a un'atleta tedesca di origini
ebraiche di partecipare alle competizioni. Si trattava
della fiorettista Helene Mayer, che aveva vinto la
medaglia d'argento. Le olimpiadi del 1936 passeranno
anche alla storia per le quattro medaglie d'oro
conquistate dal campione di colore Jesse Owens:
uno schiaffo al razzismo nazista, ma anche a quello
degli Stati Uniti, dove la segregazione razziale era
ancora la norma.
L'auto attraversa il centro di Vienna e si ferma sul
Krntner Ring. Gli alberi che fiancheggiano il doppio
viale sono ormai quasi del tutto spogli, se non
per qualche ultima foglia ingiallita dall'autunno.
Uomini e donne eleganti nei loro cappotti e cappelli
invernali passano di fronte alla maestosa facciata
dell'hotel Imperial, ex palazzo ducale. Oskar apre
la portiera alla suocera e le d il braccio per gli ultimi
pochi metri, fino a una casa all'angolo della
Dumbastrasse.  un sontuoso edificio di quattro
piani, e Rosa pu immaginare quanto piacere provi
sua figlia, che ha il gusto delle cose belle, a viverci.
L'ascensore dalla tappezzeria in velluto rosso si
ferma al secondo piano, e con orgoglio Oskar apre
la grande porta d'ingresso sulla sinistra spiegando:
Qui abitiamo noi, e dall'altra parte del corridoio
c' il mio ufficio.
Rosa fa il suo ingresso in un fastoso appartamento
dai soffitti alti. Il pavimento  coperto di tappeti
persiani, e un enorme salone si affaccia sul Ring.
Rosa si avvicina ad una delle finestre e scosta la pesante
tenda color porpora. I rumori della strada le
arrivano attutiti e lontani. Guarda i tram che si incrociano
alle fermate e le automobili che sostano
all'angolo del Schwarzenbergplatz davanti a un semaforo
rosso. Dall'altra parte della strada alcune
limousine attendono di fronte all'ingresso dell'Imperial,
dove concierge in livrea marrone aprono la
portiera a giovani donne eleganti vestite all'ultima
moda. Da quass la vita sembra cos semplice,
pensa. Ma perch, allora, l'inquietudine che si  annidata
nel fondo del suo cuore non vuole darle
pace? Perch la danza tranquilla dell'esistenza quotidiana,
che guarda da quella finestra viennese,
dovrebbe fermarsi all'improvviso?
Rosa ha gi visto una guerra e ha provato sulla
propria pelle quanto in fretta possano cambiare le
cose. Ha letto molto sulle voci sempre pi insistenti
che si rincorrono da un capo all'altro dell'Europa,
minacciando un nuovo conflitto. Vorrebbe credere
di poter invecchiare in tempo di pace, ma sente che
intorno a lei il mondo intero grida pieno di odio.
Sono passati vent'anni dalla nascita di Hella, forse
l'ultimo suo momento di vera felicit. Rosa si strappa
a quelle meditazioni e raggiunge la figlia che la
chiama dal corridoio.
Berta l'accompagna da un ambiente all'altro senza
nascondere la sua contentezza. Ha ottenuto la vita
che ha sempre desiderato, da gran signora nel cuore
di una metropoli. Ama moltissimo il Sudtirlo e
Pinzn, ma  partita alla conquista di una vita pi
cosmopolita e brillante senza troppi rimpianti.
Vieni, mamma aggiunge. Ti faccio vedere la tua
camera.
Apre la porta della stanza degli ospiti, le mostra
il bagno e la lascia a rinfrescarsi. Quando avrai ripreso
fiato andremo a fare una passeggiata, magari
qualche acquisto? Dai, ci divertiremo! Il medico mi
ha raccomandato di camminare tutti i giorni dice
come per giustificare l'ennesimo giro di compere.
Ora andr subito a fare gli occhi dolci a Oskar, le ha
dato stamattina come sempre i soldi per le spese di
casa ma certo la visita di sua madre merita una piccola
elargizione in pi.
Rosa si cambia rapidamente e le due donne escono
a braccetto. Si avviano a passo tranquillo in direzione
dell'Opera, la cui sagoma spicca in lontananza
sull'Opernring. Risalgono la Krntner Strasse
guardando le guglie della cattedrale gotica di Santo
Stefano, in fondo.
Non riesco pi a capire tua sorella Hella
sospira Rosa.
Che cosa ha fatto? Berta aggrotta le sopracciglia,
vorrebbe che la sorella la smettesse di dare tante
preoccupazioni. La mamma non  pi giovane.
Da quando  andata in Germania non  pi la
stessa.
Puoi dirlo forte, trabocca di entusiasmo per il
Fhrer. Lei e Gusti sono convinte che ci salver
tutti. Oskar  di tutt'altra opinione.
Rosa tace, guarda la via affollata attorno a s, i
passanti che si affrettano, quelli che come loro si
attardano davanti alle vetrine. L'atmosfera viennese
 quella di sempre: leggera e viva.
Anch'io, una volta, ero convinta che l'imperatore
ci avrebbe salvati tutti. L'ho creduto fino all'ultimo.
E invece  morto, e poi l'Impero  crollato. Non
si pu non amare il Kaiser, ma ci ha scatenato addosso
forze da cui poi non ha saputo proteggerci.
Berta, esterrefatta, si ferma di colpo, rischiando
di far cadere anche la madre che tiene sottobraccio.
Non l'ha mai sentita parlare cos del suo idolo,
del Kaiser. Non ha mai sentito un tono cos amaro
nella sua voce. Fissa incerta Rosa, che a sua volta
guarda la cattedrale in lontananza. E decide che 
meglio distoglierla dai suoi pensieri. Riprendono a
camminare.
Sembra che Hitler non voglia la guerra. Lo dice
continuamente, lo ha ripetuto anche a Norimberga,
che il suo scopo  la pace. Che saranno i bolscevichi
a scatenare la rivoluzione se li lasciamo fare, e lui 
l'ultimo baluardo!
Lo so. Hella ripete le stesse cose da quando 
tornata da quel congresso. Hitler l'ha stregata, quando
l'ha visto parlare da quella tribuna ha perso la
testa. Addirittura un predestinato, lo ha chiamato.
Nella voce di Rosa c' una nota di diffidenza che
non sfugge a sua figlia.
A Vienna si discute molto, nessuno sa pi cosa
pensare spiega Berta. Alcuni temono che i nazisti
siano ancora pi violenti dei fascisti. Non si fermano
davanti a nulla. Gli altri hanno pi paura dei comunisti,
che vogliono portarci via tutto. Si appoggia
una mano sul ventre, protettiva: Vorrei solo che il
mio bambino non venisse al mondo in tempo di
guerra, e che Oskar non avesse problemi.
Quali problemi? chiede Rosa, preoccupata.
Ma Berta non risponde. Sono giunte sulla piazza
accanto a Santo Stefano, e preferisce dire: Guarda
quanto  bella, mamma. Sono davvero fortunata a
poterci venire tutti i giorni.
Attraversano l'alto portale. Gruppi di fedeli
percorrono nei due sensi l'immensa navata, e a
Rosa si apre il cuore in quello spazio maestoso e
sacro. Pensa alla sua piccola cappella di Pinzn,
alla bellezza semplice del suo campanile. Ricorda la
gioia che ha provato quando, tanti anni fa, sono
state montate le nuove campane. Era il 1923, quando
assieme agli abitanti del paese hanno fatto la
colletta per restituire la voce alla loro chiesa. Poi
ogni anno ha portato nuove disgrazie.  possibile
che ora questo Hitler restituisca loro i bei tempi
andati, una nuova et dell'oro? Rosa ne dubita da
sempre. Ora, di fronte a questo grande altare nella
casa del Dio che il nazismo nega e offende, si sente
certa del contrario.
Berta, non si pu servire Dio e il demonio
scuote la testa. La nostra causa  giusta, ma se per
raggiungere lo scopo vendiamo l'anima a Satana
non ne verr nulla di buono.
Sua figlia ha un moto di impazienza. Non vuole
che la visita sia turbata dalla nostalgia n dalle angosce
politiche. Vuole portarla all'opera, al cinema,
al caff Sacher, ha gi organizzato tutto. Vuole che
si svaghi, dimentichi i problemi di casa, i conti, i
fascisti.
Dai, mamma, non preoccuparti! Hella dice che
Hitler rimetter in riga Mussolini appena avr chiuso
il conto coi bolscevichi.
Ma Rosa non si lascia distrarre, ha lo sguardo
perso come se stesse prendendo una decisione. Poi
abbraccia la figlia e dice: Scusa, cara, ma devo fare
due passi da sola. Ci rivediamo da te tra un'ora.
Berta rimane attonita nel bel mezzo della navata
centrale e guarda sua madre uscire dalla cattedrale.
Quando le viene in mente di seguirla  troppo tardi.
Avr anche sessant'anni ma il passo alpino  ancora
vispo e veloce.
Rosa scompare nelle viuzze intorno alla piazza e
in breve raggiunge la sua meta. Si avventura lungo
una scalinata i cui gradini ripidi scendono sottoterra.
La luce  fioca e indistinta, le lampade proiettano
aloni chiari sui muri grigiastri. I suoi passi risuonano
sul pavimento di granito della Cripta dei cappuccini.
Tra quelle pareti sono sepolti da secoli i
membri della dinastia degli Asburgo.
Rosa passa in rassegna i sarcofaghi allineati nella
penombra, si sofferma davanti all'imponente sepoltura
dell'imperatrice Maria Teresa. Poi una
tomba pi discreta, in legno pregiato, posata su un
piedistallo di marmo, sul quale sono incisi solo un
nome e due date: Francesco Giuseppe, 1830-1916.
Qui giace l'imperatore, il Kaiser, l'uomo per il
quale suo marito Jakob sarebbe stato disposto a
dare la vita. La bara  coperta di fiori, e il pavimento
 cosparso di biglietti. Si china a raccogliere un
cartoncino e legge: Sempre fedeli nel ricordo del
nostro Kaiser.
Prima di andarsene, Rosa si fa un'ultima volta il
segno della croce. Il passato  morto e sepolto,
bisogna avere il coraggio di andare avanti. Ma cosa
riserva il futuro?
Scriver nel suo diario:

Mi ha fatto cos bene vedere la vecchia capitale
dell'Impero, ma la Cripta dei cappuccini mi ha
detto c'era una volta!  tutto passato,  passato,
la Hofburg  vuota, vuoto e solitario
Schnbrunn, la morte non risparmia nemmeno
la casa imperiale. Uomo, pensa che tu sei polvere!
Vienna, Vienna, sei unica, ma non vorrei
essere qui.

A distanza di settantasei anni dalla visita di Rosa mi
siedo in un locale in cui certamente  passata anche
lei. Il caff Landtmann ne ha viste delle belle, da
allora, ma in fin dei conti non  cos cambiato.
Quando l'Armata rossa nell'aprile del 1945 ha conquistato
Vienna, i soldati venuti dalle steppe asiatiche
hanno saccheggiato questo locale elegante.
Hanno frantumato gli specchi con il calcio del fucile
e lacerato i rivestimenti delle sedie con le baionette.
Per giorni hanno imperversato in tutta la
citt uccidendo gli uomini, violentando le donne, e
hanno stabilito il loro quartier generale proprio
all'hotel Imperial. Berta  sfuggita alla loro furia,
ma il suo bell'appartamento  stato confiscato dagli
invasori e per un po' lei e Oskar hanno dovuto cercare
un alloggio altrove. Poi gli specchi del Landtmann
sono stati sostituiti, i viennesi si sono sforzati
di dimenticare.
Oggi Vienna  una citt ricca. Ci sono stata molte
volte ma non ci venivo da anni, e in questo luglio
2012 cos difficile per tutta l'Europa mi sembra un
po' fuori dal tempo. Con il suo tasso di disoccupazione
sotto il 5 per cento, sembra immune dalla
crisi economica generale. Le piazze storiche, i vicoli,
le vie pedonali piene di negozi: tutto  lindo e
ben curato. Le automobili, i tram e i ciclisti convivono
in perfetta armonia. Certo non  solo questa la
realt della metropoli multietnica che  diventata.
La capitale dell'Impero mitizzato da Rosa non  rimasta
cos uguale a se stessa, anche se  ancora attaccata
al retaggio della sua antica grandeur.
Tra allora e oggi c' stato il trauma della Seconda
guerra mondiale, con il nazismo prima e l'occupazione
sovietica poi. Vienna, come Berlino, per anni 
stata divisa, spartita tra i vincitori. Durante la Guerra
fredda ha scelto una complicata neutralit, con la
minaccia comunista cos a ridosso dei suoi confini. Il
collasso dell'Urss e la costituzione dell'eurozona
hanno dato all'Austria un ruolo nuovo e nuove
possibilit. Il Paese  tornato a essere un partner
economico importante per le nazioni dell'ex blocco
orientale, le stesse che un tempo facevano capo
all'Impero austroungarico, come gli Stati dell'area
balcanica. E Vienna ha saputo trovare interlocutori
anche in Medioriente, soprattutto tra i maggiori
esportatori di petrolio che negli anni Settanta hanno
aperto qui i loro uffici.
 una citt che conosco bene. Non solo con la
mia famiglia siamo sempre venuti a trovare la zia
Berta, fin da quando ero bambina, ma mio fratello
Winfried ha pensato bene di trasferirsi qui da ragazzo,
per frequentare l'universit e perseguire la
sua carriera di architetto e musicista jazz.
La mia prima visita da zia Berta risale a quando
avevo quattro anni. Ricordo molti dei suoi consigli,
decisamente fuori dal mio tempo, che quasi sempre
avevano a che fare con il tema del matrimonio. Fu
questo l'argomento con cui cerc di guarirmi dalla
pessima abitudine che avevo allora di mangiarmi le
unghie. Se continui cos non troverai mai un marito
mi ammoniva. La terribile minaccia non fece
l'effetto sperato. Vorr dire che porter i guanti
risposi. Ma lei non rinunci mai a elargire le sue
raccomandazioni: Bisogna maritarsi ripeteva. 
sempre meglio essere divorziate che mai sposate.
Alla fine mi sono sposata, cara zia, e non mi mangio
pi le unghie da tempo. Hai vinto tu.
Ricordi di famiglia, frammenti di un'epoca in cui
non mi sarei mai immaginata di partire un giorno
alla ricerca del passato.
A Vienna capitai anche in veste professionale,
nel 1988. Un anno particolarmente significativo: il
cinquantesimo anniversario dell'Anschluss, l'annessione
dell'Austria da parte della Germania nazista.
Trascorsi allora una settimana nella capitale, il
mio primo incarico da inviata all'estero per il Tg2.
Nello stesso periodo infuriava di nuovo sui media il
caso Waldheim, scoppiato due anni prima. Nel
marzo 1986 un servizio del settimanale Profil
aveva denunciato Kurt Waldheim, per due mandati
segretario generale dell'ONU e candidato alla presidenza
della Repubblica austriaca, come un nazista
convinto. Non solo c'erano le prove della sua appartenenza
ad organizzazioni di regime, ma aveva
servito in Grecia agli ordini del criminale di guerra
Alexander Lhr. Waldheim si era dichiarato innocente.
Alla fine una commissione di storici aveva
confermato che lui non aveva avuto parte nelle stragi.
Ma non poteva non sapere cosa accadeva a pochi
metri dal suo reggimento. Fu eletto ugualmente
presidente, creando enormi problemi nelle relazioni
ufficiali con i governi di mezzo mondo. Quando
arrivai a Vienna nel marzo 1988 la ricorrenza
dell'Anschluss aveva riacceso le polemiche, la stampa
di tutto il pianeta era accorsa per riportare sotto
i riflettori l'Austria e il suo impresentabile capo
dello Stato. Waldheim resse alla prova, se ne sarebbe
andato solo nel 1992, ma lo scandalo aveva ricordato
al suo Paese che il passato non pu essere
cos frettolosamente rimosso.
Ebbi modo di riflettere molto su questi temi, una
volta di pi, in quella settimana. Si dice spesso che
gli austriaci sono noti per aver fatto diventare Beethoven
austriaco, e Hitler tedesco. L'Anschluss 
stato a lungo raccontato come un'occupazione straniera,
ma l'annessione fu acclamata da molti tra il
popolo, gli intellettuali e i politici. Proprio come in
Italia, dove Mussolini ebbe milioni di entusiastici
sostenitori, che si dissolsero dopo la sconfitta in
guerra lasciando un Paese all'apparenza abitato solo
da acerrimi nemici del regime.  come nel mio
Sudtirlo, dove l'adesione al nazismo fu velocemente
archiviata come difesa del Deutschtum, diretta
conseguenza degli anni di oppressione fascista.
Essere l a Vienna in quell'occasione mi ricord per
l'ennesima volta una verit semplice: il passato resiste,
ma la memoria  sempre troppo corta.
In quel 1988 intervistai un uomo che vedeva il
passato con chiarezza cristallina. Per lui i fatti esistevano
ed equivalevano a condanne. E le categorie
di giusto e di sbagliato erano una guida sicura
nell'implacabile lavoro del presente. Era il cacciatore
di nazisti, Simon Wiesenthal. Il centro di ricerca
da lui fondato, a Vienna, ha continuato a operare
anche dopo la sua morte nel 2005. Come tutti i
grandi uomini,  stato anche criticato, ma ricordo il
nostro lungo incontro come una grande emozione
professionale ed umana. Quest'uomo la cui storia
personale gi da sola testimoniava la tragedia
dell'Olocausto aveva ottant'anni ed era ancora lucidissimo.
La sua impresa, fare giustizia dei criminali
nazisti scampati ai processi di Norimberga, aveva
una biblica grandezza. Nel 1988 Wiesenthal era accusato,
da alcune organizzazioni ebraiche americane,
di non aver fatto ricerche abbastanza accurate
sul passato di Waldheim, per complicit o per incompetenza.
In una lettera al New York Times
dell'8 maggio dello stesso anno si sarebbe difeso sostenendo
di non avere ricevuto informazioni sufficienti
dall'Archivio di Berlino. La polemica infuri
a lungo. Ma Simon Wiesenthal rimarr un simbolo
incancellabile della tenacia del passato e del dovere
della memoria.
Per contrasto mi impression pochissimo la casa
di Hitler a Braunau am Inn.  un palazzo giallo di
tre piani dall'aria assolutamente anonima in una stradina
tranquilla. Il luogo  segnalato solo da una semplice
lapide di granito grigio. Quella pietra, messa l
il giorno del centenario della nascita di Hitler, viene
dal campo di sterminio di Mauthausen. L'iscrizione
recita: Per la pace, la libert e la democrazia. Mai
pi fascismi, ammoniscono milioni di morti. In
piedi davanti alla telecamera, pensavo che alle mie
spalle aveva visto la luce uno dei pi efferati assassini
della storia e la banalit del male, secondo la definizione
di Hannah Arendt, mi colpiva come uno schiaffo.
...
14. Hella la ribelle.

 calata la notte, ed Hella sente il freddo pervaderla
a poco a poco. L'orologio della chiesa di Margreid
ha battuto da poco le sei, nel paesino immerso nel
silenzio. Si sentono in lontananza gli ululati dei
cani, di strada in strada, di giardino in giardino.
L'inverno  arrivato prima del tempo in quest'ultimo
scorcio di novembre del 1937, e nessuno si arrischia
all'esterno per sfidare il gelo.
Hella non muove un muscolo, protetta dall'ombra
di una viuzza cieca tra due edifici. Ha percorso
un lungo tratto a piedi evitando la strada maestra e
le sue guance sono arrossate. Lo sguardo ansioso,
quasi febbrile, degli occhi castani fissa gi da diversi
minuti una casa bassa di fronte a s, le due finestre
al piano terra sono accese di una luce fioca. Un
rumore quasi impercettibile le fa voltare la testa di
scatto, scruta le tenebre. Il suo cuore accelera i battiti:
un puntino rosso brilla nell'oscurit, effimero
come una lucciola.  la brace di una sigaretta. Laggi,
nascosto in un portone,  appostato qualcuno
- proprio come lei.
Sente lo scatto di un chiavistello. Un uomo ha
aperto una delle finestre della casa e si affaccia per
chiudere le persiane di legno. Poi la seconda finestra.
 il segnale che Hella attendeva, deve decidere
in fretta. Lancia di nuovo un'occhiata lungo la via,
nella notte impenetrabile. Il puntolino rosso  scomparso,
e anche il fumatore solitario, pare. Forse era
solo un passante? Ma se invece fosse stato uno degli
uomini che la stanno braccando?
Da quando  rientrata da Norimberga alla fine del
1936, Hella si  gettata anima e corpo nella resistenza
antifascista. Insegna nelle Katakombenschulen ed 
attiva anche nell'organizzazione: individuare case sicure
per le lezioni, formare le insegnanti, contrabbandare
materiale didattico dall'Austria e dalla Germania.
 iscritta al VKS e spesso e volentieri prende
la parola nelle riunioni. Fa propaganda, ovunque
pu, esortando i suoi concittadini a resistere alla colonizzazione,
a restare aggrappati alla loro lingua, a
boicottare le merci e le aziende italiane. E parla loro
di Hitler, del giorno in cui il Fhrer verr a liberarli
dal giogo italiano. Illustra i successi del regime in
Germania e invita tutti a non perdere la speranza.
La sua figura alta che cammina a passo rapido,
pedala in bicicletta o sfreccia sul sellino posteriore
della moto di un amico  diventata familiare a tutti,
nella valle. Anche ai fascisti, purtroppo. Ma con la
scusa di far visita ai numerosi membri della famiglia,
a conoscenti o mezzadri, lei non smette di andare di
paese in paese per la sua opera di proselitismo.
Hella  intirizzita, sente i piedi gelati nelle scarpe
robuste. Il tempo stringe, bisogna prendere una decisione.
Tornare sui suoi passi e recuperare la bicicletta
che ha lasciato alla stazione di Neumarkt oppure,
bussare a quella porta e sedersi accanto al fuoco nella
cucina di Mathilde, la moglie di Emil. Ancora una
volta il suo sguardo saetta nel buio. Inutile, non si
vede nulla. La strada sembra deserta. Le tornano in
mente le indicazioni di chi l'ha istruita sulle attivit
clandestine: pensare sempre al peggio e agire rapidamente.
Per quanto la riguarda, il peggio  gi arrivato.
I fascisti sanno tutto delle sue attivit. La considerano
una pericolosa sovversiva, una militante anti-italiana
da tenere d'occhio e forse da far tacere. Per
ora si limitano a pedinarla. Hella ha fatto il possibile
per arrivare a Margreid senza farsi seguire.
Si decide. In tre lunghi passi raggiunge la casa di
Emil, bussa piano, l'uscio si socchiude per lei fendendo
la notte con una lama di luce. Prima di entrare
nel tepore dell'atrio si guarda un'ultima volta alle
spalle. Davvero il puntolino rosso  sparito o i suoi
occhi stanchi le stanno giocando un brutto tiro? La
porta si richiude dietro di lei. La pendola appesa al
muro segna le sei e venticinque.
Buonasera, Emil, tutto bene? esordisce sfilandosi
il cappotto e appendendolo a un gancio fissato al
muro. Si sforza di assumere un tono calmo e cordiale.
Direi di s risponde lui. Mia moglie  salita a
mettere a letto i bambini.
Posso andare in cucina? Hella batte i piedi
per riscaldarsi, muovendo un passo oltre l'ingresso:
Sono congelata.
Posso offrirti un t caldo. Emil l'ha seguita in
cucina. Sembri preoccupata aggiunge.
Temo che la casa sia sorvegliata risponde lei.
Hai notato qualcosa di strano, in questi giorni?
Qualche faccia sospetta?
Emil ci pensa.  un commerciante di vino di
Margreid e Kreisleiter, ovvero caposezione, del VKS
per la Bassa Atesina. Lui ed Hella lavorano insieme
da tempo per rafforzare ed espandere la rete di
scuole clandestine e di propaganda.
Prima che possa rispondere, la conversazione
viene interrotta da un colpo secco alla porta. Emil
va ad aprire mentre lei prende posto al tavolo di
legno. Al piano superiore sente i passi dei due bambini
che la madre sta mettendo a letto. Quella famiglia
serena rischia di finire nei guai per la causa,
sarebbe un peccato ma non c' alternativa.
L'uomo rientra in cucina seguito da tre giovani
donne.
Avevo detto loro di venire ciascuna per conto
proprio osserva con uno scatto di collera, ma si
sono incontrate per strada e hanno fatto l'ultimo
pezzo insieme.
Hella sospira ma ormai la frittata  fatta. Se la
polizia sta davvero tenendo la casa sotto controllo,
verranno sicuramente segnalate attivit sospette.
Figurarsi: tre persone, che si avvicinano caute a
quell'ora della sera ad una casa di tedeschi. Scrolla
le spalle, non  certo la prima volta che rischia di
venire denunciata e finora ha avuto fortuna. Spera
di continuare a cavarsela anche se ha l'impressione
che qualcuno, nel gruppo, non sia pi affidabile
come una volta.
Buonasera esordisce tendendo la mano alle
giovani. Mi chiamo Hella, sono un'amica di Emil
e di sua moglie.
Le nuove arrivate si presentano e si accomodano
accanto a lei. Sui loro volti si legge la curiosit,
mista a diffidenza. Hella sa che Emil ha detto loro
il minimo indispensabile per farle venire a questo
appuntamento, contando sulla sua reputazione di
uomo onesto, buon vicino e buon tedesco. Ma ha
lasciato a lei il grosso del lavoro. Perch in questo 
la migliore.
Il padrone di casa  rimasto in piedi. Fa un cenno
con la testa e dice: Esco un attimo, scusatemi. Un
giro di ricognizione: Hella annuisce, e mentre la
porta si richiude comincia a parlare. Ha gi tenuto
pi volte quel discorso, da mesi organizza incontri
con le donne dei paesi per informarle e mobilitarle.
Una donna vale quattro uomini:  al cuore della famiglia
e al centro di una rete di relazioni sociali, e
spesso d meno nell'occhio perch le sue attivit
sembrano pi innocenti. Ogni donna conquistata
alla causa  preziosa. Ora Hella ha esteso la sua
opera anche a Margreid, il comune pi a sud del
territorio di cui  responsabile. Trento, dove si  insediata
l'amministrazione fascista,  a soli venticinque
chilometri.  da l che viene il pericolo.
Grazie per essere venute esordisce.
Non posso restare molto a lungo la interrompe
la pi giovane delle tre. Si chiama Paula ed  visibilmente
nervosa. Mia madre mi aspetta a casa.
Non preoccuparti, capisco, facciamo in fretta.
Emil dice che a casa parlate tedesco, giusto?
S rispondono loro. Quella che si  presentata
come Maria aggiunge:  la lingua dei nostri padri,
la nostra lingua.
Hella sorride. Maria ha gi capito tutto, potr
aiutarla lei a convincere le altre due.
Gli italiani hanno fatto di tutto per portarcela
via, ma noi ci siamo difesi dice decisa. Voi sapete
cosa sta succedendo in Germania, vero?
Questo  sempre un momento complicato, spesso
le sue interlocutrici sono piuttosto digiune di politica.
Ad alcune  difficile far capire il nesso tra la vita
quotidiana e le grandi cose che stanno accadendo
nel mondo. Ma proprio in questo Hella  diventata
maestra. Al piano di sopra  tornata la calma. I bambini
di Emil si sono addormentati e Mathilde attende
che le misteriose ospiti se ne siano andate per
scendere. Suo marito le ha raccomandato di non immischiarsi.
Meno cose vedi meglio  per tutti. La
pendola della cucina suona sette rintocchi lenti e
tranquilli.
Da quando Hitler ha preso il potere in Germania,
l'economia ha ricominciato a crescere spiega
Hella. Ora tutti hanno un lavoro, e il Paese  tornato
prospero.
Legge sui loro volti che l'argomento ha fatto
breccia. Liberarsi dalle ristrettezze economiche  il
sogno di tutte.
Con l'aiuto del Fhrer possiamo salvarci
incalza. Possiamo lavorare perch anche il Sudtirlo
diventi parte del grande Reich tedesco. Allora torneremo
padroni in casa nostra! Il primo passo 
rendere la vita difficile agli italiani.
E come?
Boicottando i loro prodotti. Impedendo che lavorino
nelle nostre aziende. Organizzandoci per
tenere viva la nostra cultura, cominciando con l'insegnare
il tedesco ai pi piccoli.
E se i fascisti ci scoprono? domanda la pi defilata
delle tre, che si chiama anche lei Maria. Ho
due bambini, non voglio che corrano dei rischi.
I tuoi figli sono gi in pericolo ribatte Hella,
che conosce bene quel tipo di argomenti. Quello
di crescere senza sapere chi sono. Schiavi di un potere
straniero che li priver di tutto: la loro lingua, la
loro fede e la loro terra.  compito di noi tutte difendere
quello che ci appartiene. Tocca alle madri, alle
donne del Sudtirlo. Sono i nostri uomini a darci i
figli, ma  compito nostro farli crescere liberi!
Le tre sono visibilmente colpite. Sono orgogliose
e quel discorso ha toccato le corde pi profonde.
Annuiscono, convinte. Ma all'improvviso una voce
femminile, dalla strada, lacera il silenzio.
Paula! Paula! grida. Vieni fuori! Hella  la
prima a scattare in piedi. Ha afferrato la situazione
ancora prima che Paula abbia aperto bocca.
 mia madre! balbetta la ragazza. Si sono alzate
tutte. L'incantesimo  rotto. Sui volti  dipinto il
panico. Anche Hella ha paura ma sa che deve restare
calma. Non  il momento di perdere la testa.
Le avevi detto che saresti venuta qui? Hella
non pu trattenere la collera.
Paula! Vieni subito fuori! urla ancora la voce.
Quando sono uscita mi ha chiesto dove andavo.
Non potevo mentirle! Paula si getta lo scialle
sulle spalle, guardando per terra con aria imbarazzata.
Le istruzioni di Emil erano chiare: nessuno
doveva essere informato di quella visita. Non vede
l'ora di andarsene, vorrebbe non essere mai venuta.
Prima di uscire si volta con gli occhi umidi. Grazie
sussurra.
Grazie di cosa? chiede Hella, secca. La resistenza
non  un passatempo, n un'opera di carit.
I militanti non sanno che farsene, della riconoscenza:
conta solo il risultato. Se la gente non trova da
sola il coraggio per vincere la battaglia, nessuno
pu farlo al posto suo.
Anche le altre due donne si sono infilate il cappotto.
Salutano con un cenno della testa e si defilano.
Hella resta in piedi in mezzo alla cucina da sola.
Il suo primo tentativo a Margreid  un fiasco totale.
Cattivi contatti, falsa partenza. Forse ha peccato di
leggerezza, avrebbe dovuto preparare l'incontro con
maggiore cura.
La porta d'ingresso si apre di nuovo, Emil entra
ansimando. Ho visto arrivare la madre di Paula,
ma non sono riuscito a fermarla. Mi dispiace! Ora
che facciamo? Hella vorrebbe sbottare anche con
lui, le guerre non si vincono scusandosi a destra e a
manca. Ma Emil  un buon camerata e val la pena
cercare di essere diplomatica.
Non ti preoccupare, non ci prenderanno neanche
stavolta. La via  sgombra?
Un vicino mi ha avvertito che due sconosciuti
vestiti da cantonieri sono appostati lungo la strada.
Qualcuno ha parlato. Una delle tre ragazze, di
sicuro. Ma non con sua madre deduce Hella. Deve
andarsene in fretta, ma ripartire a piedi  un rischio
troppo grande. Difficilmente la polizia si sar mossa
in forze per una riunione di donne, ma due agenti
bastano per tagliarle la ritirata. Se proprio devono
arrestarla  meglio che succeda davanti a tutti e sul
suo territorio.
Devi aiutarmi dice a Emil.
Dimmi solo come.
Porta la bicicletta in cortile. Vengo con te.
Hella accenna alla porticina a vetri che d sul retro
della casa.
Tornano a immergersi nella notte gelida. Si  alzato
un vento freddo, e lei si calca bene il berretto
in testa. Lui inforca la grande bicicletta nera ed Hella
monta in canna.
Andiamo! ordina a mezza voce. Portami alla
stazione di Neumarkt. Fai in fretta ma cerchiamo
di non cadere, temo ci sia gi del ghiaccio sulla
strada.
Emil parte senza esitazioni. Pedalando sente
bruciargli addosso gli sguardi dei vicini che spiano
da dietro le persiane.
Mi interrogheranno dice, quasi pi a se stesso
che a lei. Come tutti i militanti,  preparato a questa
evenienza. Ma ha lo stomaco chiuso dall'ansia.
Mentre andiamo pensiamo a cosa dire ai poliziotti
suggerisce pragmatica Hella. La voce  pi
fredda dell'aria che fischia intorno a loro, mentre la
nebbia di novembre li inghiotte.

In un rapporto della prefettura di Trento dell'agosto
1938 leggo:

Dalla revisione della corrispondenza diretta
dall'estero alla di lei madre [...]
si rilev che la Rizzolli veniva considerata
da elementi della zona, rifugiati
nella marca Austriaca, quale eroina, e
che questi elementi si rammaricavano di
non sapere come sostituirla specie nella
propaganda presso le giovani madri ed i
fanciulli! La Rizzolli, prima di dedicarsi
alla propaganda anti-italiana, si era
recata all'estero compiendo un lungo giro
e visitando Innsbruck, Monaco, Vienna e
Graz, ove ebbe abboccamenti con elementi
anti-italiani particolarmente interessati
ad agitare il problema delle minoranze
tedesche nella Provincia di Bolzano e
nella zona mistilingue di questa Provincia.
Ad Innsbruck essa poi, in una riunione
tenuta, giur fedelt alla causa
irredentista.

Si pu pensare che i fascisti esagerino, ma eroina
 una parola forte. Evidentemente, alla fine
degli anni Trenta Hella ricopre ormai un ruolo di
primo piano sul fronte caldo del Sudtirlo. Dalle
sue lettere, dai documenti ufficiali, da tutto ci
che le accadr nei mesi successivi, risulta evidente
che gi nel 1937 questa giovane donna intelligente
e decisa  sempre pi coinvolta nel
nazionalsocialismo.
Mentre mi chiedo se qualcosa non avrebbe potuto
aprirle gli occhi, mi torna in mente il giorno di
molti anni fa in cui ho intervistato Friedl Volgger.
Uno dei pi importanti intellettuali e politici sudtirolesi,
seppe combattere e soffrire per quello in cui
credeva. Faceva parte dell'entourage del canonico
Michael Gamper e fu un grande avversario del fascismo
che non manc di perseguitarlo. Ma come
Gamper, Volgger si allontan anche dal nazismo,
nel 1936, e si batt contro le opzioni nel 1939.
Tanto da finire internato nel campo di Dachau
dove rimase per ben due anni, dal 1943 fino all'arrivo
degli americani nel 1945. Dopo i fascisti e i
nazisti, lo avrebbero incarcerato anche gli italiani,
per qualche mese, ai tempi del terrorismo sudtirolese
degli anni Sessanta.
Era ancora attivissimo nella vita politica e culturale
quando all'inizio degli anni Ottanta lo intervistai
per la televisione, al Circolo della stampa di Bolzano.
Era stato direttore del Dolomiten e curava
le pagine politiche del Volksbote, il quotidiano
della SVP, la Sdtirler Volkspartei, partito di raccolta
di tutte le categorie sociali dei sudtirolesi fondato
subito dopo la guerra. Era stato anche parlamentare
della Repubblica, presidente della SVP,
che aveva rappresentato durante i dibattiti sull'Alto
Adige all'Assemblea Generale dell'ONU nel 1960 e
1961. Gi allora mi incuriosiva il suo profondo cambiamento
d'opinione politica: nel 1936 Volgger era
passato da attivo sostenitore del Reich ad antinazista
convinto. Cos'era successo? Un viaggio in bici,
fu la risposta, contenuta anche nel suo libro Sudtirlo
al bivio. Nell'agosto del 1936 aveva attraversato
in bicicletta il sud della Germania con due amici,
studenti come lui al seminario di Bressanone. Erano
andati fino a Lindau e ritorno, passando per Monaco
e dormendo perlopi in ostelli cattolici e conventi.
Come scrive: Anche se privi di esperienza, ci
accorgevamo che in quei luoghi l'atmosfera era veramente
opprimente. Alle nostre domande riguardo
alle condizioni di vita del Terzo Reich, ci veniva
risposto per in modo molto laconico. Solo dopo
aver ottenuto una lettera di raccomandazione dal
rettore del seminario maggiore di Freising nella diocesi
di Monaco [...] i nostri interlocutori si fecero
pi franchi, e l'immagine che avevamo del nazionalsocialismo
cambi radicalmente. Per dirla in breve
e con parole che mia madre in sguito continuava a
dire: "Il Friedl prima era un grande hitleriano, ma
dopo essere tornato dalla Germania di Hitler non
ha pi voluto saperne".
Lui, come Gamper, era stato in grado di accorgersi
di quel che avveniva nel Terzo Reich. Come
mai tanti altri sudtirolesi invece erano rimasti ciechi
e sordi di fronte alla realt?, gli chiesi. Come potevano
non sapere delle persecuzioni contro gli ebrei,
del fatto che quella nazista era una feroce dittatura,
e che del Sudtirlo non interessava niente a nessuno
se non come merce di scambio? Lui scosse la testa,
gli occhi dietro i grandi occhiali quadrati erano
acuti e comprensivi, con lo sguardo di chi ha molto
visto, sofferto, capito e perdonato. Le dico che invece
era possibile mi rispose. Le informazioni non
circolavano come adesso, mi spieg, e se lui non
avesse avuto la fortuna di fare quel viaggio in Germania,
probabilmente non avrebbe mai capito davvero
quel che l accadeva. Sempre nel suo libro si
legge: Quante volte nel 1939 ho desiderato che altri
sudtirolesi avessero modo di conoscere di persona il
Terzo Reich dei nazisti! Di nuovo a casa, noi studenti
di teologia abbiamo fatto di tutto per arginare
la crescente influenza del nazionalsocialismo nel
VKS. Tanto che per la sua attivit politica fu cacciato
dal seminario di Bressanone, dove il vescovo
Johannes Geisler e il vicario generale Alois Pompanin
erano vicini alla Germania, e propensi al compromesso
col nazionalsocialismo. Nel 1937 Bressanone
fu l'unica diocesi dove non venne letta pubblicamente
ai fedeli l'enciclica popola Mit brennender
Sorge che metteva cautamente in guardia contro il
regime hitleriano.
Oggi che ho scoperto che la mia prozia, tra le
altre cose, era una seguace del nazionalsocialismo,
il ricordo delle parole di Volgger mi conforta poco.
Hella non fece solo una gita in Germania: abit a
Monaco, and a Norimberga, vide Hitler da vicino.
Se qualcuno poteva toccare con mano la realt del
nazismo era lei. Ma non volle capire. Al contrario,
come tanti altri si lasci trascinare dall'ideologia,
dal culto del capo, dall'illusione che il potere illimitato
potesse essere usato per una giusta causa.
Pag molto cari i suoi errori.

 passata l'Epifania del 1938 ma la gaia atmosfera natalizia
vibra ancora nella grande casa di Pinzn. Rosa
ama quella festa di amore e speranza e ha insistito per
celebrarla con l'impegno di sempre, anche se quest'anno
la famiglia  un po' sparpagliata per l'Europa.
Alla cena della vigilia ha invitato i suoi dipendenti
pi anziani, i fratelli Waresk. Tutti e tre hanno passato
i settant'anni, ma seduti accanto all'albero illuminato
erano allegri come bambini. Si  parlato dei bei
tempi andati, non senza versare qualche lacrima.
Rosa ha sofferto per la lontananza delle sue figlie e
dei suoi nipotini. Berta  a Vienna, Mariedl e Gusti a
Graz, Elsa il 24  rimasta a Neumarkt con la famiglia
di suo marito Franz ed  venuta con i bambini il giorno
di Natale per una serata ricca di dolci e vin brl.
Insieme a Hella e Josef hanno cantato e suonato,
hanno pregato per tutti i loro cari assenti e per quelli
saliti in cielo. Quel mattino di Natale, Rosa ha incontrato
gli occhi di Jakob, che le ha mandato un rapido
bacio, come nei primi anni del loro matrimonio.
Quando la vita sembrava tanto pi facile.
Dopo l'ultimo dell'anno sono andati tutti a Fennberg
per qualche giorno. E ora  l'8 gennaio e Rosa
si accinge a lasciarsi alle spalle le piccole pigrizie del
periodo festivo, e a riprendere in mano i mille lavori
della casa e della propriet. Sono le otto del mattino
ed  appena rientrata dalla messa.
Bussano forte all'ingresso.
Dalla Stube al piano di sopra, Rosa sente la porta
che viene aperta e passi pesanti di stivali. Scende di
corsa le scale. I suoi occhi azzurri velati dall'et incontrano
quelli di un ufficiale dei carabinieri accompagnato
dai suoi uomini.
Signora, ho l'ordine di perquisire questa casa.
Ho un mandato annuncia l'uomo senza saluti n
preamboli.
Rosa ammutolisce.  la prima volta che qualcuno
le si rivolge in quel tono, e per di pi in casa sua.
Nessuno si era mai permesso di darle ordini sotto il
suo tetto. Jakob sta accorrendo, allarmato da quelle
voci imperiose.
Che cosa succede? chiede in italiano all'uomo
in divisa, mettendosi accanto a Rosa con fare
protettivo.
Siete voi Giacomo Rizzolli? abbaia per tutta
risposta il tutore dell'ordine.
Jakob si sente invadere dalla collera nel sentire il
suo nome storpiato. Vorrebbe prendere quei prepotenti
per il bavero e scaraventarli fuori. Giacomo
Rizzolli, proprio! Ma guarda la moglie e per la prima
volta in vita sua le legge la paura negli occhi. Rosa
che non ha pianto quando lui  partito per la guerra,
che ha ospitato per mesi ufficiali armati, che affronta
ogni giorno a testa alta le difficolt della crisi. La sua
coraggiosa Rosa ora se ne sta immobile, tra i cocci
della sua gioia natalizia infranta, come se all'improvviso
Dio l'avesse abbandonata.
S, sono io risponde calmo Jakob ingoiando la
rabbia.
Il carabiniere agita un documento e taglia corto:
Abbiamo l'ordine di verificare che in questa casa
non siano nascosti armi e materiale sovversivo.
Dalle scale arriva una voce chiara, forte, piena di
sfida.
 me che siete venuti a cercare?
Hella si avvicina alla madre. E Rosa, col marito
accanto e la sua bambina dall'altro lato, sembra ritrovare
se stessa.
L'ufficiale domanda, con la voce inespressiva di
chi deve riempire un modulo:  lei Elena Rizzolli?.
Perch perdete tempo a farmi domande? Sapete
benissimo chi sono. Sono mesi che mi pedinate!
Rosa guarda fiera sua figlia. La sua piccola sta
tenendo testa agli sbirri del regime fascista. Li provoca
addirittura. Vorrebbe raccomandarle di essere
pi conciliante, quella gente pu distruggerla. Si limita
a metterle una mano sul braccio, come per invitarla
alla prudenza.
Procedete! ordina il capo a quattro dei suoi
uomini, che cominciano ad aprire gli armadi e i
grandi bauli di legno dell'atrio. Rovesciano con
brutalit il contenuto sul pavimento, incuranti dei
danni che provocano. Hella passa un braccio intorno
alla vita della madre.
Sono queste le vittorie del grande Mussolini
osserva sprezzante. Sulle donne, sui vecchi e sugli
indifesi.
 cos che lo Stato fascista tratta i traditori! le
urla in faccia l'uomo. I sovversivi anti-italiani che
agiscono contro gli interessi della loro patria!
Io non ho proprio niente a che spartire con la
patria di cui lei parla! ora  Hella a gridare, il viso
incendiato dall'ira. Siete venuti a occupare la mia
terra, avete cercato di portarmi via la mia cultura, e
adesso invadete la mia casa. Siete voi i traditori, voi
i mascalzoni!
L'ufficiale la squadra dalla testa ai piedi. Ha letto i
rapporti su questa giovane donna, e non lo sorprende
trovarla cos combattiva. Non gli sembra neppure
tanto bella come gliel'hanno descritta, anche se quegli
occhi, in effetti... Ma non pu essere attraente una
donna cos poco sottomessa. Questa Rizzolli parla
con la superbia dei ricchi e potenti. Ma se  convinta
che il nome e la reputazione della sua famiglia basteranno
a salvarla si sbaglia di grosso. Questa volta ha
tirato troppo la corda! Il carabiniere sente il tramestio
dei suoi uomini che frugano al piano superiore.
Eccoli riapparire con un vecchio revolver ed alcuni
fasci di carte scritte in tedesco. Gli basta un'occhiata
per capire che non c' niente di interessante.
Hella li guarda fare con aria incurante. Gli
opuscoli propagandistici che ha redatto insieme a
suo fratello Josef sono nascosti nella chiesetta
dall'altra parte della strada, dove nessuno si sognerebbe
mai di andare a cercarli. Sotto le assi del
pavimento ci sono anche manuali di tedesco e volantini
politici.
Elena Rizzolli, ho con me un mandato di arresto
firmato dal procuratore di Trento. L'uomo,
tronfio, gioca il suo asso, un altro documento bollato.
Ho l'ordine di condurvi al commissariato di
Egna per un interrogatorio.
A quelle parole cala un silenzio di tomba. Hella
sente sua madre irrigidirsi, suo padre trattenere il
respiro. Quanto a lei, si sente invadere da uno strano
senso di sollievo. Si accorge di quanta tensione
la pervadesse solo ora che, all'improvviso, la sente
allentarsi. L'incertezza e la paura hanno lasciato il
posto alla realt. Dura ma tangibile, non un terrore
senza volto ma una prova da superare.
Jakob per non pu tacere: E di che cosa sarebbe
accusata mia figlia? ruggisce.
L'uomo declama compiaciuto dal documento:
Il 28 novembre scorso Elena Rizzolli ha organizzato
una riunione clandestina nel comune di
Magr allo scopo di creare una cellula sovversiva
e agire contro gli interessi e la sicurezza dello
Stato.
Mia figlia non ha fatto niente del genere! Segue
i bambini della regione, insegna loro a cantare, e
questo  tutto.
Nossignore, vostra figlia complotta contro l'integrit
dello Stato italiano nell'interesse di una potenza
straniera!
State cercando di dire che sono un'agente tedesca?
interloquisce Hella in tono sarcastico.
L'ufficiale esita un istante, comprendendo di essersi
inoltrato in un terreno pericoloso. Quello del
Reich  un regime amico. Senza sbilanciarsi, farfuglia:
Ne parlerete con il procuratore. La Germania
naturalmente  un Paese alleato e non nutre ambizioni
sul territorio italiano.
Hella sorride con un'espressione di indifferenza
sdegnosa.
Il Fhrer  un grande stratega. Sa che cosa fare.
E i suoi fedeli sanno qual  il loro dovere. La mia
nazione  la Germania, e io servo il mio Paese!
Rosa nel frattempo si  ripresa. Per un attimo si
era sentita svenire ma a queste parole, che rappresentano
per Hella una condanna sicura, sussulta e
cerca di intervenire.
Non potete arrestare mia figlia! Non ha fatto
niente di male.
Questo lo decider la giustizia replica l'ufficiale.
Non bestemmiate la giustizia lo zittisce Hella.
La giustizia, quella vera,  la forza che rende grandi
i popoli. E voi italiani non sapete nemmeno cosa
sia!
Rosa capisce che tutto  perduto. Hella non si
piegher e i fascisti non molleranno. Abbraccia la
figlia, ammettendo la sconfitta: quell'uomo in divisa
sta per portargliela via. E un altro uomo in divisa,
Hitler, l'ha gi condotta su strade pericolose. La
stringe forte al cuore, non la perder. Fosse l'ultima
cosa che fa, non lascer la sua bambina nelle mani
dei fascisti.
Hella senza parlare ricambia l'abbraccio della
madre, poi va a stringere la mano a suo padre in un
gesto stranamente formale.
Non vi preoccupate. Vinceremo noi gli dice,
seria. Ed esce dalla casa con passo marziale, precedendo
gli sgherri, verso l'automobile in attesa.
...
15. La trappola si chiude.

Arrivo a Castelluccio Inferiore, in Basilicata, in una
mattina di agosto del 2012. Sul paesino, aggrappato
al fianco della montagna, piove una luce addirittura
accecante. Pi in alto, sotto un cielo senza nuvole,
un secondo borgo sembra montare la guardia:
Castelluccio Superiore.  mezzogiorno e le strade sono
deserte, le saracinesche dei negozi abbassate, le persiane
chiuse. Ho immediatamente la sensazione che
quasi nulla sia cambiato da quando, settantaquattro
anni fa, Hella si  ritrovata qui, al confino, mille chilometri
a sud della sua casa di Pinzn.
Quando scendo dall'auto l'aria rovente mi sferza
il viso. La temperatura era senz'altro molto pi clemente
il 19 maggio 1938, all'arrivo di Hella. Anche
cos, per, lo shock deve essere stato violento per
una ragazza tanto giovane condannata a cinque
anni, il massimo della pena. Quattro giorni prima, il
15 maggio, ha festeggiato il suo ventiduesimo compleanno
in carcere a Trento. Scendendo dal treno
alla stazione di Castelluccio Inferiore, che si trova
leggermente pi in basso della strada principale, le
sembra di sbarcare su un altro pianeta. Gli agenti
che l'hanno scortata da Trento la affidano ai loro
colleghi del posto, incaricandoli di tenere d'occhio
la prigioniera politica, e ripartono verso nord. Hella
rimane sola in quello che per lei  a tutti gli effetti
un Paese straniero.
Dopo il suo arresto, l'8 gennaio, Hella  stata interrogata
a fondo, una prima volta al posto di polizia di
Margreid. Il 9 gennaio, secondo i verbali, confessa
al brigadiere Filippo Caleca di aver visitato tre o
quattro volte la casa dei Kobler a Margreid, ma
senza precisare quando o perch. Si guarda bene dal
citare date e dal fare nomi. Sa che il suo dovere 
cercare di impedire agli inquirenti, a tutti i costi, di
stabilire fatti certi. Vogliono indurla ad ammettere
di essere coinvolta in attivit anti-italiane, dimostrare
che il 28 novembre ha cercato di reclutare donne
del posto per avviare una cellula sovversiva. Per
tutta risposta Hella rivendica il suo impegno politico,
con una foga che mi sembra tradisca la sua ingenuit,
o la profondit delle sue convinzioni. Nella
deposizione si legge: Non posso dire chi mi ha
mandato. Ho fatto tutto di mia iniziativa. Di tutto
ne assumo la completa responsabilit. Io sono capace
di fare la propaganda che svolgo senza che nessuno
me ne dia le direttive in quanto conosco bene
queste terre, sono tedesche, io sono nata tedesca ed
il mio cuore rimane sempre tedesco. I poliziotti di
Margreid, per, non si accontentano di quelle professioni
di fede. Hanno bisogno di elementi molto
pi concreti per presentare un'accusa sostanziosa.
Sanno di avere a che fare con la rampolla di una
delle famiglie pi importanti della zona: imputazioni
generiche questa volta non basteranno.
A solo mezz'ora dal primo interrogatorio, il brigadiere
Caleca torna alla carica ed estorce a Hella
una confessione pi circostanziata. Per cominciare,
la ragazza precisa che le sue tre o quattro visite
in casa Kobler hanno avuto luogo tra l'agosto e il
novembre del 1937, per mette le mani avanti:
c'era solo la moglie di Kobler e i due figli. A quel
punto  chiamata a rispondere a una domanda
inattesa, prova lampante del fatto che il luogo era
davvero sorvegliato. Quella brace di sigaretta nella
notte, i due cantonieri di cui Emil aveva sentito
parlare: la polizia era alle sue calcagna. Le chiedono
proprio dell'incontro del 28 novembre. Quella
sera che il Kobler Emilio mi ha accompagnato in
bicicletta sino al passaggio a livello dello scalo ferroviario
di Magr-Cortaccia, io ero rimasta in casa
di lui circa un'ora assieme alla moglie ed ai due
bambini, non vi era nessun'altra persona, n uomini
n donne. Quando si era seduta in canna sulla
bici di Kobler sapeva in cuor suo che una simile
scena non sarebbe passata inosservata, neppure di
notte, ma non aveva avuto alternative. Tenta ancora
una volta di proteggere le persone che aveva cercato
di mobilitare: Insisto col dire che in casa del
Kobler quella sera di domenica degli ultimi di novembre
non vi era nessun estraneo alla famiglia,
non abbiamo parlato di politica come forse lei pu
pensare, ma solo di cose senza importanza. Non ho
altro da dire.
Hella non pu sapere che una giovane donna
sotto torchio nell'ufficio vicino ha gi cominciato a
confessare. Paula, la ragazza diciannovenne che la
madre era venuta a cercare vociando dalla strada,
ha ricordi molto precisi dell'incontro, e non esita a
raccontare quello che le forze dell'ordine vogliono
sentirsi dire. Ricorda di essere giunta dai Kobler
alle 18:45, precisando di essere stata invitata dal padrone
di casa. Riferisce che la porta le era stata
aperta dalla moglie, e che in cucina aveva trovato
altre tre donne: due compaesane di nome Maria e
una giovane sconosciuta, la signorina che adesso
mi  stata fatta vedere qui in caserma. La forestiera
-  sempre questo l'appellativo con cui Hella
viene indicata nei verbali dei carabinieri di Margreid -
aveva spiegato loro che bisognava parlare in
tedesco, boicottare i prodotti italiani e organizzare
altri incontri in casa Kobler. A quel punto spiega
che sua madre era venuta a cercarla e che al suo
arrivo se n'era andata senza perdere altro tempo.
Aggiunge per: La forestiera  rimasta ancora in
casa del Kobler. Come poteva saperlo la ragazza,
se era andata via in fretta e furia? Il dubbio che le
parole le vengano messe in bocca  inevitabile.
Altro dettaglio incongruo, secondo quel verbale
Paula  stata sentita dal brigadiere Filippo Caleca,
che per negli stessi minuti stava conducendo il
primo interrogatorio di Hella.
Paula non  la sola testimone interpellata quel
giorno: tutti gli adulti che il 28 novembre si erano
trovati a passare per casa Kobler sono stati fermati e
interrogati. La versione dei fatti data dalle tre donne
concorda almeno su un punto: la forestiera le ha
sobillate per cercare di mobilitarle in favore della
loro lingua madre. Una delle tre assicura addirittura:
Ci ha detto di imparare bene il tedesco per poi
poter istituire in Magr delle scuole clandestine tedesche.
Anche Emil Kobler  stato interrogato, ma
le sue risposte appaiono problematiche. Sono sia
compromettenti per Hella, sia stranamente lacunose.
Per esempio l'uomo assicura che soltanto una
delle tre donne fermate, una delle due Marie, era
venuta da lui quella sera. Non vi erano altre persone.
N Paula, n la seconda Maria. Io non sapevo
che la Rizzolli quella sera doveva venire in casa mia
aggiunge, pur ammettendo:  vero che io ho accompagnato
in bicicletta la Rizzolli allo scalo ferroviario.
Ma tiene a specificare: Mia moglie non ha
amicizia con la Rizzolli. La ha conosciuta nel mese
di novembre 1937 in casa mia a Magr. Non  vero
che sono amiche.  chiaro che Emil non vuole sbilanciarsi
troppo: ha una moglie, due bimbi e un lavoro
a cui pensare,  ricattabile. Hella si  fidata di
lui, ma ora pagher il prezzo dell'imprudenza e del
probabile tradimento di qualcuno. Perch i fascisti
sono andati a colpo sicuro, quella sera: qualcuno
deve aver parlato.
Il 10 gennaio Hella viene trasferita dalla cella
della caserma di Margreid alla prigione di Neumarkt,
dove sar nuovamente interrogata. Viene
affidata alle cure del capitano Giovanni Battista
Gandino che ha sicuramente avuto ordini precisi
dal procuratore di Trento: bisogna farla cantare.
Da questo momento la giovane comincia ad apparire
meno sicura di s. Ha capito che la polizia e la
magistratura fasciste fanno sul serio, non vogliono
solo spaventarla. Difficilmente i suoi potranno evitarle
la prigione o il confino. Non ci riuscir sua
madre, che si sta dando da fare in ogni modo; non
ci riusciranno gli altri suoi famigliari, che stanno
bussando a tutte le porte. Sono intervenuti persino
alti prelati, ma sar tutto inutile. Hella si ritrova
sola in fondo a una cella, e la sua fiducia nella grandezza
del Reich e del suo condottiero si appanna.
Dovr ingoiare un po' del suo orgoglio per ottenere
un castigo meno severo. Il 20 gennaio, nel faccia
a faccia con il capitano Gandino, il suo tono  gi
molto diverso: Non ho mai voluto fare propaganda
anti-italiana dichiara, dando finalmente soddisfazione
agli inquirenti. Ho soltanto esternato
quale  il mio pensiero nei riguardi dell'Italia.
Adesso  pronta ad ammettere che in casa Kobler
c'erano tre donne il 28 novembre 1937.  vero
che ho detto alle due giovani ed alla donna sposata
[...] di insegnare il tedesco (leggere e scrivere) ai
bambini e di riunirli, sempre che fosse stato possibile,
per fare con loro dei giuochi da ragazzi.
Gandino non attendeva altro. La polizia fascista si
sta impegnando a fondo per sradicare le
Katakombenschulen. Il regime di Roma scorge in quelle
pratiche un'ingerenza nefasta dell'alleato tedesco
nella politica interna italiana. Le rassicurazioni di
Hitler sulla questione sudtirolese non convincono
fino in fondo Mussolini. La rete di propaganda
pangermanista va sgominata, e l'arresto e la confessione
di Hella sono una vittoria significativa in
questa battaglia. La ragazza, dopo aver ammesso di
aver preso parte ad attivit illegali, dichiara ai carabinieri
di Neumarkt: Preciso che il mio pensiero
nei riguardi dell'Italia  che io mi sento di sentimenti
tedeschi e non posso perci sentirmi italiana
n avere sentimenti italiani.
Il rapporto conclusivo stilato dalle forze dell'ordine
di Neumarkt viene inoltrato al procuratore di Trento
il 21 gennaio. Corroborato dalle testimonianze
delle tre giovani presenti ai fatti la sera del 28 novembre
1937 e dalla deposizione di Emil Kobler, il
testo denuncia la propaganda velenosa e subdola
di cui Hella si  resa colpevole. Il rapporto se la
prende anche con il clan Rizzolli-Tiefenthaler, presentato
come la famiglia pi ostinatamente filo-tedesca
e anti-italiana della zona di Pinzn e Montan.

La Elena  di buona condotta morale e penalmente
incensurata. Non  iscritta al
Fascio femminile, n alle sue Organizzazioni.
Gode buona salute. Premesso quanto
sopra e poich sarebbe opportuno dare una
severa lezione non soltanto ai membri
della famiglia Rizzolli, ma ha [sic! NdR]
quanti altri hanno velleit propagandistiche
ai danni nostri, propongo che a
carico della Rizzolli Elena venga adotatto
il provvedimenti [sic! NdR] del confino
di polizia, per la durata massima.

Serve una punizione memorabile capace di far riflettere
le giovani teste calde tentate di seguire
l'esempio di questa ribelle. E cos Hella viene spedita
a Trento, e rinchiusa in cella insieme a detenute
comuni. Qui la ragazza di buona famiglia cresciuta
negli agi di una casa benestante scopre la dura realt
dell'universo carcerario. Nelle lettere a casa confida
alla madre la sua paura e il suo dolore. Ogni dettaglio
la ferisce. Innanzitutto le compagne di prigionia,
che sono quasi tutte agli arresti per prostituzione
e vengono da un mondo che non potrebbe esserle
pi lontano. Poi c' la nuda bruttezza della cella,
con i suoi muri spogli e la luce livida. Quando resta
sola Hella sente il peso del silenzio, ma lo rimpiange
la notte, circondata dalle compagne che russano e
tossiscono in continuazione. Si sente intrappolata
negli ingranaggi di una macchina che stritola anche
gli spiriti pi temprati. I cattivi odori, la promiscuit,
la volgarit la riempiono di disgusto. Per non lasciarsi
andare alla disperazione si aggrappa al ricordo
della grande casa di Pinzn. Ripensa alla calma
e alla dolcezza che si respira tra le pareti domestiche.
Si ripete che la sua famiglia di certo si sta adoperando
per strapparla a quell'incubo. Alla fine le
visite sono state autorizzate, e ogni luned Hella si
prepara per ricevere i suoi. Rosa, inutile dirlo, non
manca mai all'appello. Si presenta al parlatorio con
le mani cariche di pacchetti. L'indomabile figlia
sente il suo cuore spezzarsi quando vede sua madre
andarsene, sempre pi preoccupata.
Fra le molte lettere di Hella conservate con cura da
vari membri della mia famiglia, due in particolare,
scritte da Trento, raccontano bene il suo stato d'animo.

1 febbraio 1938.
Mia carissima mamma,
quando la chiave gir per la prima volta scricchiolando
nella serratura e io mi trovai rinchiusa
in questo tetro buco, dal profondo del mio
cuore proruppe solo questa breve preghiera:
Signore, fa che non diventi codarda. A te,
cara mamma, queste poche parole non sembreranno
abbastanza, ma posso assicurarti che
sono state la mia forza e la mia arma nella lotta
che infuriava dentro di me, e questa luce la porter
con me ovunque mi possano mettere e mi
rischiarer anche nella cella pi buia. Perci,
mamma, non aver paura! Che gioia ho provato
nel poter vedere per la prima volta dopo cos
tanto tempo qualcuno del paese, e con le calze
che mi hai fatto tu a maglia. Una cosa che qui 
sprecata  il tempo: mi sembra come se a voi, l
fuori, debba sfuggire di mano mentre qui, dietro
le mura del carcere, si accumula fino a diventare
un peso, una cosa che molte persone
felici l fuori vorrebbero fermare e noi invece
lasceremmo correre volentieri.
Ma il tempo non conosce n piet n riguardo!
Mamma, tu crederai che dia spesso libero sfogo
alle lacrime, invece accade proprio il contrario:
non riesco a piangere anche se lo vorrei. Sarebbe
un sollievo, ma sono come un involucro
vuoto e le lacrime che a casa mi rigano di frequente
le guance sono prosciugate e non scendono.
Ho lasciato tutto da voi, il mio cuore, i
miei pensieri e i miei sentimenti. Dovreste scrivermi
pi spesso anche se poche righe. Mi d
una tale gioia! Di salute sto bene, la fame infine
si  fatta sentire di nuovo e nella mia cella,
che ci dividiamo in otto, le linguacce hanno
smesso un po' di parlare di quello che gi si
legge loro in fronte, dello sporco delle strade e
della polvere. Di me ammirano e osservano
tutto con meraviglia e non mi posso lamentare,
si controllano molto e se solo riescono mi fanno
un favore. Io cerco di indirizzare alla meglio i
loro pensieri su altre cose e poi non sono sempre
qui, inoltre lavoro e pianto qualche fiore
nel mio giardinetto. Presto torner la primavera
e spero che per allora potr essere anch'io di
nuovo a casa e tutto sar com'era un tempo a
maggio.
Vi mando tutti i saluti che il postino riuscir a
portare. Mamma e pap, vi abbraccio mille volte
con affetto e gratitudine,
la vostra Hella.

3 febbraio 1938.
Mia carissima mamma,
quattro settimane fa, pi o meno a quest'ora,
mi hanno prelevata da casa. Mi sembrano passati
mesi! Mamma, i mendicanti che sostano
ogni giorno davanti alla porta della tua cucina
non sono di gran lunga le persone pi misere.
Bussare alle altrui porte  duro, s, ma quelle
porte si aprono e loro ricevono ci che desiderano
tanto. Il carcere invece  una bestia tremenda,
che esige sempre nuove vittime e tiene la
bocca costantemente aperta per ingoiarne quante
pi pu. Al suo interno devono essere digeriti
buoni e malvagi, ma poi quella grande bocca,
prima spalancata, si serra e resta a lungo chiusa.
Spesso, mamma, ho creduto che la nostalgia
fosse cos forte da far saltare muri e portoni!
Quante cose ci saranno da raccontare, dovr
sempre chiedere di questo e quello, ma quando
arriver quest'ora felice? Mi accontento per di
sperare che stiate tutti bene. Ringrazia moltissimo
la cara Elsa per tutte le sue attenzioni, che
di certo non dimenticher mai, lo stesso vale
per Mariedl per il buon Gugelhupf.
Mi daresti una grande gioia, mamma, se mi
scrivessi, non ho ancora ricevuto una riga da
nessuno. Perch aspettate cos a lungo?
Mamma, pap, Elsa, Josef grandi e piccini, vi
saluto tutti, vi stringo forte tra le braccia e vi
bacio con tutto il cuore,
la vostra Hella.

La penna gratta e qui intorno c' un tale rumore
che non si riesce a scrivere.
Spero di essere a casa a maggio, scrive Hella, ma il
tempo passa e l'agognata libert non arriva. Le ore
diventano giorni, poi settimane, e lei rimane sotto
chiave. A volte viene accompagnata nell'ufficio del
procuratore che cura l'istruzione del processo. A
poco a poco si rassegna: la macchina del regime fascista
 pi potente della sua famiglia. I Tiefenthaler
non possono avere la meglio nel braccio di ferro
che hanno ingaggiato con le autorit per causa sua.
Il primo round, in ogni caso,  perduto.
Il 28 marzo 1938 il procuratore di Trento Feliciangeli
indirizza al prefetto il suo rapporto definitivo,
aggiungendo una lettera di una pagina e mezza
con le sue raccomandazioni. Per prima cosa assicura
che l'inchiesta ha definitivamente appurato l'esistenza
a Margreid di un centro di propaganda anti-italiana
e anti-fascista, avente per sede l'abitazione
di Emil Kobler. E che uno dei membri pi
assidui della cellula era proprio Hella. A quel punto
riassume i dettagli incriminanti di quella sera del 28
novembre. Feliciangeli aggiunge una considerazione
personale che aggrava la situazione: Al momento
dell'arresto si legge nel rapporto, la Rizzolli si
 mostrata arrogante ed irrispettosa. Non ha esitato a
proclamarsi apertamente anti-italiana e a dimostrare
ancora una volta quanto le sue convinzioni personali
siano pericolose per il sentimento nazionale
in questa regione. Il caso  chiuso, e il procuratore
chiede alla commissione presieduta dal prefetto di
votare una sanzione severa. Il verdetto giunger nel
giro di qualche giorno: Hella  condannata a cinque
anni di confino.
Il 13 aprile la prigioniera presenta regolare ricorso
al Ministero dell'Interno.  un documento protocollato,
dall'italiano cos perfetto che di sicuro la
sua famiglia lo ha fatto scrivere da qualche avvocato.
La voce di Hella  totalmente assente, nell'umilt
che permea questo appello. Sostiene di aver solo
parlato con delle donne del luogo della bellezza
della lingua tedesca e della necessit di aiutare i negozianti
locali, e che le sue chiacchiere sono state
fraintese. Addirittura si legge: Essa si dichiara pentita
del danno involontario che ha arrecato con le
sue parole sconsiderate al suo Paese e maggiormente
si addolora di avere, contro la sua volont, menomato
di fronte ai suoi compaesani la lingua italiana e il
bel nome d'Italia. No, non  l'indomabile Hella
questa.  un estremo tentativo, probabilmente voluto
da Rosa, per evitare che lei parta. Ma Hella viene
portata via lo stesso.
La sua nuova casa sar in un paesino che fino
allora nessuno di loro ha mai sentito nominare,
Castelluccio Inferiore, in Basilicata, in provincia di
Potenza.

Al contrario di Hella, io conoscevo l'esistenza di
Castelluccio Inferiore. Ma solo perch il paese 
noto da sempre nelle cronache familiari come il
luogo remoto in cui i fascisti la confinarono. Non
avevo mai pensato di andarci. E invece, la mia ricerca
mi porta anche qui. Nella primavera del 1938
Hella impieg tre giorni per giungere a destinazione,
facendo tappa a Roma e a Salerno. Il mio viaggio
 stato pi rapido, ma fatte le debite proporzioni
probabilmente pi scomodo del suo. Il divario
che gi ai suoi tempi esisteva tra Nord e Sud Italia
non  stato colmato, al contrario.
Parto in treno con mio marito Jacques dalla stazione
Termini di Roma poco dopo le nove del mattino,
sperando di raggiungere Maratea nel primo
pomeriggio e di fermarci l per la notte. Il nostro
vagone sembra una caricatura dei treni italiani come
li descrivono i turisti prevenuti: sedili scomodi,
corridoi sporchi, bagni nauseabondi. Un uomo che arranca
con due grandi borse di plastica in mano si
ferma accanto a noi. Due bottigliette d'acqua e un
tramezzino al prosciutto ci vengono a costare dodici
euro. L'uomo non porta una divisa n esibisce un
contrassegno, e palesemente non  impiegato da alcuna
compagnia di ristorazione al mondo. Ma quel
convoglio non prevede affatto una carrozza bar o
almeno un carrello dei rinfreschi. L'alternativa
all'abusivismo, quindi,  il digiuno. E sarebbe anche
il meno:  la sete.  l'estate pi calda del decennio e
qua dentro ci sono circa cento gradi percepiti.
Partiamo in orario verso il Sud. Fino a Napoli
nessun problema. Poi, in prossimit di Salerno, ci
fermiamo. Dopo venti minuti di inspiegabile attesa,
una voce metallica annuncia che il convoglio effettuer
una sosta di dieci minuti per lasciar passare
un altro treno. Di l a poco un forte rumore rompe
il silenzio campestre del nostro scompartimento: 
il rantolo sferragliante del condizionatore che ha
terminato la sua lunga agonia.
Con l'aumentare della temperatura persino i pi
flemmatici compagni di viaggio cominciano a innervosirsi.
Il sole a picco arroventa il vagone. Di
quando in quando Jacques alza gli occhi dal libro e
fissa il mare lontano con gli occhi nostalgici dell'emigrante,
asciugandosi il sudore. All'improvviso l'oracolo
parla di nuovo: il treno  fermo a causa di un
furto di materiali lungo i binari. Qualcuno ha trafugato
i cavi di rame.
Il termometro  salito ancora e nel vagone serpeggia
il panico. Jacques mi raccomanda di stare
tranquilla perch agitandomi il caldo peggiora. Ma
la sua camicia  fradicia, come la mia. E se uno dei
passeggeri avesse un malore? Siamo capitati per in
uno scompartimento di veri pionieri, nessuno vuole
svenire per primo. La coppia di canadesi addirittura
 allegra, forse anche perch dispone di un piccolo
ventilatore a batteria. Per loro  tutta un'avventura:
 questa l'Italia che si aspettavano di trovare!
Inefficiente, disorganizzata, scomoda e per
giunta insolente. Ecco un'esperienza memorabile
da condividere con i vicini lass a Toronto. Vuoi
mettere se invece il treno fosse stato in orario, che
noia?
La voce metallica, di cui abbiamo imparato a diffidare,
ci aggiorna sulla situazione. La locomotiva 
in panne e ne stiamo aspettando una di ricambio.
Manca l'assalto dei pellerossa e poi le avremo dette
tutte. Jacques che guarda il mare in lontananza 
ormai come Mos con la Terra Promessa: comincia
a dirsi che non lo raggiunger mai.
Ma infine ci si muove, scricchiolando: Il treno
ha accumulato 140 minuti di ritardo, ma ripartir
con mezzi propri. Strano che non ci abbiano chiesto
di scendere a spingere. Alla stazione di Salerno
verranno distribuiti beni di conforto aggiunge la
voce. Jacques e io decidiamo di non lasciarci tentare
da questa lussuosa promessa, e a Salerno abbandoniamo
al loro destino quel disperante convoglio
e i suoi passeggeri. Jacques mi prende per mano e
marcia fuori.
Noleggiamo una macchina decreta. Guido io.
Mentre usciamo inseguiti dalle voci degli altoparlanti
penso che anche Hella ha percorso quei
binari. E che, poche settimane prima di lei, un altro
convoglio aveva attraversato l'Italia diretto verso
sud. Firenze, Roma, Napoli, tappe di un viaggio ufficiale.
I tre treni speciali portavano Hitler e il suo
stato maggiore.

Che cosa devo fare secondo voi, barone Longo?
Elsa  arrabbiata ma non  una sprovveduta, sa
che la situazione  seria. Tra una settimana, il 3
maggio 1938, Hitler passer il Brennero in treno,
diretto a Roma per una visita ufficiale. Le maestre dei
suoi figli hanno deciso di portare i loro alunni alla
stazione a salutare il convoglio che passa, tutti schierati
a dimostrare il loro entusiasmo all'importante
ospite straniero. Ovviamente in divisa: balilla per i
maschietti, piccole italiane per le bimbe. Solo che
Elsa e Franz Deutsch, come il loro cugino Hans Tiefenbrunner,
hanno restituito con sdegno le divise
fasciste dei figli, dichiarando che non avrebbero
mai permesso loro di indossarle.
Ora come fare per evitare che Herlinde, Hubert
e Norbert passino dei guai a scuola per non essersi
presentati in divisa, e che magari la famiglia passi
dei guai ben peggiori con le autorit? Tre anni
prima, nel 1935, Franz ha perso il lavoro al servizio
forestale di Brunico. Come tutti i funzionari pubblici
gli era stato chiesto di italianizzare il suo cognome.
All'inviato del ministero venuto a sollecitarlo
ha detto chiaro: La richiesta  inammissibile.
Si pu cambiare il proprio nome, ma non si pu
cambiare il proprio sangue. Nel giro di poche settimane
 arrivata la lettera di licenziamento per
diminuite esigenze di lavoro.
E ora ci mancava anche la divisa dei bambini. 
un grave problema ed Elsa ha poco tempo per risolverlo.
 gi stata dal commissario fascista ma non capiva
quello che le diceva nel suo linguaggio burocratico.
Lei si  sempre rifiutata di imparare l'italiano e
lui certo non parla tedesco. Dopo un breve dialogo
tra sordi, Elsa ha sentito la collera nella sua voce, ha
girato i tacchi e se n' andata. Ha deciso di chiedere
consiglio a Felix von Longo, figlio di quel barone von
Longo che anni prima il regime ha costretto a scappare
in Carinzia, dove  morto. Assieme alla moglie
Helene e alla famiglia, Felix  tornato a casa nel 1932.
 un politico acuto e un uomo saggio e molti si rivolgono
a lui nelle infinite difficolt della convivenza
con il regime. Nel 1943 verr nominato sindaco di
Neumarkt e lo sar fino alla fine della guerra.
Lui non risponde subito. Capisce ed apprezza l'orgoglio
di questa donna e dei suoi, che rifiutano di
chinare il capo di fronte ai fascisti e sono disposti a
pagarne il prezzo. Ma stavolta bisogna cambiare
atteggiamento.
 la visita del Fhrer, Frau Deutsch dice infine.
 un evento troppo importante, non possono
permettersi di perdere la faccia.
Elsa ha uno scatto di rabbia.
Non hanno una faccia da perdere. Sono dei
buffoni. Pericolosi buffoni.
Ci sono di mezzo i bambini, Frau Deutsch.
Elsa annuisce.
E suo marito ha gi perso il lavoro. Potrebbe
anche doversene andare dal Paese.
In questo periodo  molto comune che ai sudtirolesi
invisi al regime venga imposto di lasciare
l'Italia entro ventiquattro ore.  una soluzione pi
facile e rapida del carcere o del confino, e molto pi
economica. Tanti hanno parenti e amici in Austria e
in Germania, e come ha fatto Gusti trovano rifugio
da loro, aspettando che passi la tempesta. Ma la
tempesta si fa sempre pi cupa.
Vada a richiedere la divisa, Frau Deutsch. La
voce del barone von Longo  comprensiva, ma
ferma. Ed Elsa sa che  la voce della ragione.
Non sar facile ma far cos.
Coraggio. Verranno tempi migliori.
La mattina dopo, Elsa  in piedi assieme a Herlinde
di fronte all'insegnante, la schiena dritta, lo
sguardo duro.
Dietro ordine della maestra Lodi, io sono venuta
a ritirare la divisa delle piccole italiane per mia
figlia scandisce chiara con il suo forte accento. La
Lodi  il capo della scuola, la pi fascista di tutte.
Lo sguardo della maestra di Herlinde si illumina.
Ma certo, signora Deutsch pronuncia il suo
nome sbagliato apposta, leggendo il dittongo all'italiana,
deuc. Vieni, Herlinde. Puoi scegliere l'uniforme
pi bella.
E cos, la mattina del 3 maggio, i tre fratelli
Deutsch indossano i costumi da balilla e da piccola
italiana. Fa ancora abbastanza fresco per poterci aggiungere
un cappotto. Che li copre dalla testa ai piedi.
Io lo tengo bello abbottonato dice Hubert
sulla porta di casa. Ha solo dodici anni ma capisce
benissimo che la famiglia  stata umiliata.
Anch'io. Per in stazione ce lo faranno togliere
gli ricorda Herlinde, di un anno pi piccola.
E allora lo toglier. Ma non mi ci vedono, in
paese, vestito cos.
Almeno vedremo passare il Fhrer, per. Ci saluter
dal finestrino, vedrai.
Cos, quando il primo treno di Hitler con la grande
svastica sulla locomotiva arriva in vista della stazione
di Neumarkt, i tre figli maggiori dei Deutsch
sono tra i bambini disposti lungo i binari. A ognuno
sono state date due bandierine, una italiana e una
del Reich. Come molti altri, i Deutsch approfittano
della confusione e delle molte mani alzate nel saluto
per tenere la bandierina italiana bassa, all'altezza
della vita. E con il braccio destro agitano forte, alta
sopra la testa, la bandiera della Germania che sperano
li salver.
Il treno passa. Ma le tende ai finestrini sono
chiuse. Non si spostano di un millimetro mentre il
convoglio sferraglia sui binari tra quelle due ali di
folla festante e speranzosa, seguito dagli altri, su cui
viaggiano la scorta e gerarchi nazisti con le loro famiglie.
E infine i bambini guardano l'ultimo vagone
di coda allontanarsi, il fumo si disperde nel vento.
Torna il silenzio.
Non ci ha salutato.
Non ci ha neanche guardato.
Sono molto delusi. Tanta fatica e umiliazione per
niente. Il capostazione, nell'uniforme della festa
con il mantello scuro e il chep rosso, comincia a far
circolare la folla, ci sono altri treni a cui pensare.
Tutto come prima, tutti di nuovo nei ranghi, tutti a
lavorare. Chi era arrivato con gli striscioni li ripiega,
qualcuno getta a terra una bandierina con rabbia.
Il Fhrer ha attraversato il Sudtirlo, e ha ignorato
i sudtirolesi. Non sembra il comportamento di
un liberatore.

Hitler  entrato a Vienna il 13 marzo 1938, solo
poche settimane prima di questo viaggio in Italia.
L'Anschluss, l'annessione dell'Austria al Terzo Reich,
 compiuto. In Sudtirlo  una festa ancora pi grande
che dopo il referendum nella Saar. I prossimi
sono loro, di sicuro. Molti ignorano, e chi sa tace, che
Hitler non ha alcuna intenzione di occuparsi della
questione sudtirolese. Eppure lo aveva scritto persino
nel Mein Kampf, pubblicato nel 1925:

Non solo considero impossibile riconquistare il
Sudtirlo con una guerra, ma rifiuterei con determinazione
l'idea nella convinzione che non sia possibile,
su questa questione, suscitare nell'intero popolo
germanico un entusiasmo spontaneo sufficiente a costituire
la precondizione necessaria per la vittoria. Al
contrario, penso che se un giorno sar necessario
versare del sangue sarebbe criminale fissare la posta
a 200000 tedeschi quando oltre 7000000 languiscono
sotto il dominio straniero.

Pi chiaro di cos. Ma  solo una strategia per tenersi
buono Mussolini, insistono i sudtirolesi. Il 14
marzo, appena un giorno dopo l'Anschluss, il VKS
si affretta a diramare resoconti e direttive. Parlano
di un sogno diventato realt, di un popolo tedesco
che progressivamente si unisce. Invitano alla pazienza
per ragioni di politica internazionale, per
ogni riga trasuda ottimismo. L'annuncio del viaggio
del Fhrer in Italia non fa che aumentarlo.
Il 7 maggio 1938 per le loro speranze subiscono
un grave colpo.
Di questo passaggio cruciale della storia ho parlato
spesso con il mio amico Gerhard Mumelter,
giornalista e intellettuale che vive da tanti anni a
Roma e fa il corrispondente per il quotidiano ausiriaco
Der Standard. Secondo me, questo era il
momento in cui i sudtirolesi avrebbero dovuto capire
che il loro prezioso Fhrer non li avrebbe salvati
affatto. Eppure cos non fu. Perch?
Se ne parlo in particolare con Gerhard  perch
suo padre era l, a Roma, in quel fatidico 7 maggio.
Molti anni pi tardi consegner il suo diario al giovane
storico Gnther Pallaver. Norbert Mumelter
era uno dei fondatori del VKS e non poteva mancare
dalla capitale in quell'occasione.
Nel 1938  ufficiale riservista presso l'esercito
italiano in una caserma all'Aquila, e chiede un permesso
per poter assistere alla parata militare. Nel
suo diario, nella pagina del 4 maggio, scrive: Mi
siedo davanti alla radio e la accendo. C' una voce
che descrive in italiano il viaggio del Fhrer. [...] Io,
al mero ascoltare, mi sento gi un altro.
Il 7 maggio si aggira per Roma sulle tracce di
Hitler per poterlo vedere, ma coglier solo un'immagine
fugace con un'uniforme marrone, e un
lungo mantello a ruota nero sulle spalle.  per in
piazza Venezia quando finalmente sentir la sua
voce. Cosa dir? Parler del Sudtirlo? Purtroppo
s. E pronuncia parole che sono come una pietra
tombale sui sogni di liberazione dei conterranei di
Mumelter: Ora voi e io, che adesso condividiamo
un confine e che siamo figli di esperienze millenarie,
riconosciamo ufficialmente la frontiera naturale
che la provvidenza e la storia hanno palesemente
tracciato ai nostri popoli. Essa assicurer all'Italia e
alla Germania la fortuna di una collaborazione pacifica,
e offrir un ponte per una reciproca assistenza
e collaborazione.  il mio testamento politico.
Tradotto: la frontiera del Brennero non si discute.
La prima reazione di Mumelter, che senza dubbio
rispecchia molto fedelmente quella di decine di
migliaia di sudtirolesi,  di disperazione: Cos, il 7
maggio 1938 in piazza Venezia io ho perso la mia
patria e con essa le mie speranze per il futuro. [...]
Finito, tutto finito, finito - e la mia vita, ossia le mie
speranze, l'unica cosa positiva della mia vita,
distrutte! Il mio corpo rimane immobile come vittima
di un incantesimo e vedo tutto il resto come in un
incubo.
Ma cos  deciso e non ci sono discussioni possibili.
Nello stesso incontro Hitler chiede ufficialmente
a Mussolini: Duce, vi domando di trasferire
in Germania tutti i cittadini di lingua tedesca
dell'Alto Adige. Una richiesta che avr conseguenze
drammatiche.
Il giorno dopo aver sentito il suo Fhrer rinnegare
il Sudtirlo, Mumelter  gi venuto a patti con
la nuova situazione. Scrive l'8 maggio: Per una
grande Germania bisogna essere pronti a sacrificare
la propria patria. Sono parole pesanti, per uno
che ha sempre messo la patria al di sopra di tutto.
...
16. Confinata dai fascisti.

Tra Maratea e Castelluccio Inferiore la strada tutta
a tornanti e piena di buche non  un gran divertimento.
Il panorama, in compenso, mi fa dimenticare
tutte le tribolazioni del viaggio. La strada si inerpica
tra chine boscose che si aprono per lasciar intravedere,
all'orizzonte, le vette di roccia grigia che
si stagliano contro il cielo azzurro. Sono sicura che
Hella ha provato sensazioni simili alle mie quando
ha scoperto quel Sud sconosciuto. In questa zona la
vita dell'uomo  dominata dalle montagne, proprio
come tra le strette valli del suo paese natio. Anche
Castelluccio, quando ci arriviamo, mi appare subito
stranamente familiare.  nato e cresciuto intorno
a un'unica via principale. Ma  circondato da ogni
lato da frutteti e vigneti, una vista che certo Hella
ha trovato rassicurante.
Il municipio si trova nei locali di un ex convento,
vado a presentarmi al sindaco, Roberto Giordano.
Mi riceve in compagnia di due assessori ed  generoso
di indicazioni utili per la mia ricerca. Mi fa i
nomi degli anziani del paese, che avranno sicuramente
ricordi da condividere. Non carte d'archivio
ma memoria ancora vivente, che salva i luoghi senza
pi nome ed i tempi ormai lontani. Inoltre, per una
fortunata coincidenza che sembra dettata dal destino,
negli uffici del Comune conosco il signor Giuseppe
Pitillo, che mi accompagner in un inatteso
viaggio nel passato.
Nell'archivio del commissariato di Castelluccio
Inferiore  conservata una scheda di colore verde
chiaro con il nome di Hella e la data del suo arrivo
in paese: il 19 maggio 1938. Un carabiniere ha trascritto
a penna il suo nome e cognome ed ha indicato
come luogo di nascita Pinzolo, che in realt 
un paese in provincia di Trento. Leggendola capisco
che Hella non  intervenuta per rettificare l'errore.
Pinzano o Pinzolo, poco importa: per lei nessuno
dei due era il nome della sua casa, e per lui il
Sudtirlo era un'espressione geografica senza significato.
Alla voce occupazione/professione si
legge: Casalinga. Anche qui, che dire? Maestra
clandestina? Ribelle, sovversiva o resistente?
Certo che no. L'epoca dell'azione politica 
momentaneamente sospesa per Hella, che per
prima cosa deve abituarsi al nuovo ambiente ed al
nuovo ritmo di vita.
Le autorit le hanno assegnato una stanza in una
casetta a due piani molto semplice al numero 294 di
via Roma. Nelle prime settimane riceve anche, per
una svista, un sussidio di 9 lire al giorno che per le
verr presto revocato, con la seguente motivazione
contenuta in un messaggio del prefetto di Roma al
Ministero dell'Interno, il 17 luglio:

Poich la Rizzolli appartiene a famiglia
molto facoltosa che possiede immobili per
un valore di oltre 200000 lire, un ben
avviato s redditizio commercio di vino e
frutta e molto contante, segnalo il caso
all'Onorevole Ministero, cui propongo la
sospensione del sussidio in parola.

Questa faccenda del sussidio diventer per Hella,
col passare dei mesi, una specie di questione d'onore.
Il suo fascicolo conservato al Ministero dell'Interno
contiene diversi appelli perch le sia restituito,
con le relative corrispondenze, valutazioni e motivazioni
contrarie a cui costringeva la burocrazia fascista.
Ho l'impressione che da un certo punto in poi
diventi quasi un modo per infastidire e sfidare il nemico.
Me lo fa pensare questa lettera piena di ironia,
del 6 ottobre, scritta di suo pugno nel suo italiano
alquanto incerto.  una cosa che non ha mai fatto
nelle sue comunicazioni con l'autorit costituita.

All'Eccellenza Vostra mi rivolgo per chiedere:
che devo fare senza denari? Sono passati tre mesi
lunghi luglio, agosto e settembre e io ancora
sempre senza sussidio! La spesa ho dovuto fare
adesso per me le botteghe sono chiuse, non mi
danno pi niente, la padrona di casa, una povera
vedova con una famiglia numerosa, vuole essere
pagata o mi mette in mezzo alla strada e da casa
mia non mi mandano niente! I miei genitori
vecchi non sono pi obbligati a mantenermi, io
non sono pi sotto i ventun anni! Ragazza, lontano
di casa, abbandonata da tutti, senza possibilit
di guadagnare, che devo fare? Cos non si
pu pi andare avanti. La responsabilit non 
pi mia, se succede un guai!

Hella abita al primo piano in una camera che d
sulla strada, e ha l'obbligo di rientrare per il coprifuoco
e di passare la notte in casa. I carabinieri vengono
a verificare la sua presenza, la sera e nel cuore
della notte deve uscire sul balcone per mostrarsi ai
tutori della legge. Racconter in una lettera:

Di sera, a letto, leggo un po', fin verso le dieci e
mezza. A quell'ora si sente il campanello e comincia
la rappresentazione serale: io mi affaccio
al balcone ed i miei due visitatori notturni
tengono costantemente il capo voltato all'indietro
fino a quando arrivano alla curva. Vanno
fatica a staccarsi da me. Tiro su immediatamente
la corda perch altrimenti i giovanotti del
luogo, quei birbanti che se ne vanno a zonzo
per tutta la notte e si divertono in modo particolare
a svegliarmi, suonano spesso. Ma sono
riusciti a tirarmi fuori dal letto e farmi uscire
sul balcone solo una volta, all'1  del mattino,
perch pensavo fossero gli agenti in divisa. Li
vidi che se la davano a gambe, uno  anche caduto,
si  strappato i pantaloni su un ginocchio
e si  ferito. Infatti se n' poi andato in giro
zoppicando per alcuni giorni. Adesso li riconosco
gi al suono della campanella e poi sento i
loro passi allontanarsi in fretta, cos non accendo
nemmeno la luce, mi volto dall'altra parte e
continuo a dormire.

Sebbene il mobilio della sua stanza sia spartano e le
limitazioni alla sua libert personale siano dure, sul
finire degli anni Trenta Castelluccio non  certo il
paesino di barbari che Hella probabilmente aveva
immaginato. L'ingegner Biagio Aiello, che mi riceve
nel suo bel palazzo in via Roma, non lontano da
dove stava lei, si ricorda molto bene di quei tempi.
Allora era adolescente, un ragazzo di buona famiglia
rimasto orfano a quattordici anni. L'elettricit
 arrivata nel 1902. Passava il treno, ma avevamo
anche un servizio di corriere. La prima radio  stata
installata nel 1928 mi spiega. Allora il borgo contava
qualche centinaio di abitanti in pi dei circa
2200 di oggi. La gente viveva di agricoltura, allevamento
e macellazione del bestiame e del lavoro garantito
da tre filande.
Ma l'impatto di Hella con la realt locale  un
vero e proprio shock culturale, come racconta in
una delle prime lettere a casa.

19 giugno 1938.
Cari tutti,
oggi  domenica, quando da noi si respira pace
e tranquillit. Qui invece la differenza tra la
domenica e i giorni feriali si sente poco. In
paese e nei campi ferve sempre la stessa attivit
come durante la settimana. I negozi sono tutti
aperti, alcun fino a mezzogiorno, altri fino a
sera. Il calzolaio risuola le sue scarpe; muratori
e falegnami martellano che  un piacere. Gi la
mattina presto una schiera di persone va nei
campi, dove si annaffia, si d lo zolfo o si fanno
i lavori di stagione. La sera quella divertente
carovana fa ritorno: ci sono asini stracarichi su
cui siedono ancora le donne con i bambini,
seguono pecore, capre con peli cos lunghi che ci
si potrebbero fare delle trecce e maiali, alcuni
trascinati con le corde. Qualche madre, che ha
dovuto star fuori tutta la giornata nei campi e
ha un bambino piccolo, lo porta sulla testa insieme
alla culla (un lungo cesto) e spesso ha
anche una fascina di legna in braccio. Il velo
nero non manca mai, sopra ci mettono un fazzoletto
arrotolato in modo da mantenere stabile
sul capo il pesante fardello, cos non  pi
necessario far soste. Le donne in questo modo
portano a casa tutte le cose pesanti, mentre figli
e mariti camminano leggeri accanto a loro.
Non badano tanto ad andare a messa. Ne dicono
tre, ma n la mia affittacamere n alcuno dei
suoi figli, grandi o piccini, hanno voglia di
andarci.
Io vado tutte le domeniche a quella delle 8,
perch in chiesa  pi tranquillo, sono tutte donnette
anziane. Al momento della consacrazione
una volta sono quasi scoppiata a ridere ad alta
voce perch accanto, davanti e dietro di me, ho
sentito battere cos forte che all'inizio non capivo
cos'era. Ma mi sono resa conto subito che si
battevano il petto, con un tale impeto che il
suono riecheggiava. E che sospiri! Una volta
che celebravano la messa sull'altare laterale,
alcune hanno preso i banchi e li hanno girati di
lato, per essere pi vicine all'altare. Bene, a
poco a poco mi sono abituata che nella casa del
Signore ci sia tutto quel baccano, ma mi sono
chiesta spesso se l'ira divina non le avrebbe presto
colpite scacciandole dal tempio. Ah, che nostalgia
del mio tranquillo paesello e dei cantori
sotto il tiglio! La domenica la nostalgia si fa pi
forte che mai: le ore scorrono cos lente e sembra
non debba arrivar mai sera.
Oggi sono qui da un mese e tutte le persone di
casa dicono che gli sembra che io sia sempre
stata con loro, segno che ormai mi sono adattata
meglio che ho potuto, almeno esteriormente. Il
resto lo sanno gli spiriti che leggono nel nostro
cuore. Due volte al giorno mi devo far vedere in
Comune e di notte i fedeli custodi della legge si
presentano sotto il mio balcone e vogliono che io
dica loro buonasera.  capitato spesso di dover
fare qualche visita e anche di riceverne. Visto
che al momento non ho niente da fare mi hanno
prestato dei libri. Ho terminato da un bel po'
entrambi i lavori di cucito e non so ancora che
biancheria riuscir a procurarmi, perch qui non
si trova il bel lino di Bolzano.
Adesso avrei cos tanto tempo per i lavori manuali.
Mi piacerebbe ricamare una tovaglia, ma
come trovo tela e filo da ricamo? Tu mamma
hai qualche idea di come dovrei fare? Se s, te
ne sarei grata perch passare le giornate a non
far niente non mi piace, e qui ridono gi di me
perch chiedo continuamente se c' qualche faccenda
da sbrigare, visto che di lavorare loro non
ne vogliono sapere.  per questo che le donne
sono tutte grasse. Ce n' una che avr circa ventidue
anni e io gliene davo quaranta tanto 
grossa, quasi come la Helmin; potete immaginare
quanto lavorino! Cucinano sedute perch
il fuoco  sul pavimento e per ogni minimo movimento
che richieda stare in piedi gemono e si
lamentano con sant'Antonio, che di certo non
sa pi come aiutarle se deve dar retta a tutte. Le
donne sono come schiave degli uomini, perch
devono sempre star chiuse in casa e non parlare
con un uomo che non sia loro marito, altrimenti
in paese comincia a girare ogni genere di
pettegolezzi. Con usi e costumi cos diversi sono
proprio finita in un altro mondo. Speriamo di
venir liberata!
Mi auguro che voi a casa e in paese restiate sani
e manteniate il buon umore. Saluti di cuore a
tutti, vecchi e giovani.
A te, mamma, a pap e a Josef dalla gamba storta
mando un bacio, con amore e gratitudine,
la vostra Hella.

Dopo gli ultimi anni emozionanti di viaggi e attivit
politica, la calma piatta di Castelluccio deve essere
stata una vera prova. Il 17 luglio scrivendo a sua
madre mostra un entusiasmo incontenibile per un
semplice pacco di quotidiani:

Mi sono subito buttata sui giornali e li ho divorati
immediatamente. Ero cos affamata di notizie!
Ho anche gi cominciato a lavorare all'incantevole
tovaglia, ma mandami 2 colori, il
rosso e il marrone. Ti scrivo i numeri: rosso, nr.
666 (filo D.M.C.); marrone, n. 938; 14-15 matassine
per ciascuno; se non mi bastano, poi te
lo dico.
Sono talmente felice di questo lavoro che il pomeriggio
non mi viene pi sonno. Oggi  arrivato
il terzo pacco. Grazie mille, mamma, di
essere stata cos puntuale nello spedirlo.

Qualche problema c' anche con la gente del posto,
forse all'inizio la straniera  oggetto di grande curiosit
ma poca simpatia. Ed  probabile che in
paese non mancassero i bravi cittadini fascisti pronti
a riferire sulle sue eventuali trasgressioni. A
fine luglio si sfoga, sempre con la madre:

Tengo duro e resisto con il bello e il cattivo
tempo, non mi perdo d'animo cos in fretta. [...]
Lo sai mamma come non sopporto il modo di
fare ipocrita, solo che qui bisogna abituarsi.
Non so, mi riesce sempre difficile riconoscere
gli ipocriti per quello che sono. Continuo a credere
di poter trovare anche qui delle persone
perbene, ma  davvero quasi impossibile.
Almeno, quelli di casa hanno dimostrato che non
gli si pu credere e questo mi mette in uno
stato, non so come descriverlo, ma tu mi capisci.
Ho perso la fiducia, ma so per certo che una
volta tornata a casa, trover quello che qui ho
perduto. Mi sorrideranno di nuovo le buone
qualit che in questo paese cerco inutilmente e
potr essere di nuovo una persona fidata fra
persone fidate.

Ma che altro faceva Hella, oltre a cucire? L'ingegner
Aiello, che porta assai bene i suoi novant'anni, mi
racconta: Il centro era pi animato di oggi. La strada
principale era il regno degli artigiani e dei piccoli
commercianti. Le distrazioni accessibili a una
giovane donna erano per ben poche. C'era un circolo,
il a ira, ma era frequentato solo da uomini
che venivano per giocare a carte, e l'unico caff, il
Brandi, non era certo un posto adatto a una ragazza
sola. Per fortuna, il 6 settembre 1938 il podest di
Castelluccio Inferiore Ernesto Catalano conceder ad
Hella un ambito permesso. Recita il documento:

Il podest permette alla signorina Rizzolli
Elena di recarsi alle poche Fiere e
Mercati che si tengono nel territorio del
Comune; e di recarsi a passeggio, per ragioni
di salute, nelle campagne del territorio
del Comune stesso, nelle ore e
nei termini assegnati dalle disposizioni
di Legge di P.S., e dagli Art. speciali
riguardanti i Confinati Politici.

Per la verit, da una lettera del 31 luglio possiamo
dedurre che Hella non avesse aspettato il permesso:
Oggi qui ricorre una specie di Kirchtag [sagra, NdR]
ma non c' paragone con quelli di casa! Questa settimana
c' stata anche la fiera, era appena fuori del
paese ed  durata due giorni, ma io non avevo il permesso
di andarci perch i miei confini sono molto limitati.
Ma potete bene immaginare cosa sia successo.
Insomma, l'indomabile figlioletta di Rosa ancora
una volta elude la sorveglianza dei fascisti.
Stavolta con uno scopo frivolo.
In realt, in questa mezza estate le cose cominciano
a cambiare. Le lettere si fanno pi allegre e
spunta fuori un giovanotto:

In questi ultimi giorni ho ricevuto una visita davvero
gradita.  venuto uno sloveno di Gorizia
che mi ha regalato qualche ora lieta e interessante.
Suo padre  anche lui sistemato in un paese
qua vicino. Il giovanotto - alto biondo occhi azzurri -
e sua madre gli facevano compagnia. Mi
ha detto di aver saputo che c'era qui un ragazzo di
Bolzano e voleva conoscerlo. Mi  venuto da ridere
e gli ho risposto che purtroppo non ci posso
fare niente se invece sono una ragazza!
Non sembrava particolarmente irritato. Parla
molto bene il tedesco e anche l'italiano,  stato
a Vienna, a Monaco e suo padre ha studiato a
Graz. Ci siamo capiti al volo, abbiamo chiacchierato
del pi e del meno, ci siamo scambiati
le novit di cui siamo al corrente. Gli ho prestato
la Bibbia illustrata per suo padre e lui mi
porter un libro, tedesco naturalmente. Cos a
volte anche qui arriva un raggio di luce a rischiarare
il buio. Poi, ci sarebbe ancora qualcosa,
ma non ve la rivelo ancora, lo far pi tardi.

Purtroppo, se lo aveva rivelato, la lettera  andata
perduta. In compenso, solo quattro giorni dopo arriva
a casa una nuova missiva, breve ma vivace, in cui
si capisce che pian piano Hella  rifiorita. Assieme,
pare, al suo stomaco, dopo che ha cominciato a cucinare
personalmente cibi pi vicini alle sue abitudini:

4 agosto 1938.
Miei amatissimi genitori,
adesso sono una donnina di casa con tutte le
preoccupazioni di economia domestica, cucio e
rammendo, mi sento benissimo. C' pi variet,
i giorni passano in fretta... in un baleno.
Che gioia mi ha dato il pacco di ieri e che sorpresa!
[...]  bello non venire dimenticati,
quando la fedelt supera le montagne e non
permette di perdersi d'animo a chi  costretto a
stare tra estranei.
Di salute sto di nuovo proprio bene, con il cibo
di casa lo stomaco  andato a posto, e adesso di
notte dormo come un ghiro. Quando vado a
passeggio ho sempre il mio codazzo di ammiratori
e spesso mi viene da ridere: stuoli di studenti
mi stanno alle calcagna e mi sussurrano
di tutto; altri si accontentano di fissarmi e lanciarmi
occhiate ardenti che mi trafiggono come
frecce. Ma non mi feriscono affatto! Tutto quello
che faccio desta stupore ed ammirazione, per
loro vengo da un altro mondo.

L'attenzione dei giovani uomini locali non finisce
con l'estate. Mesi pi tardi, il 14 novembre, Hella
racconter alla sorella Elsa, non certo alla madre,
un altro aneddoto divertente che la dice lunga sulla
sua civetteria:

Anche qui il tempo  cambiato di nuovo ed 
tornato a splendere su noi poveri mortali un
sole caldo che fa s che la gente non se ne stia in
casa, ma esca all'aria aperta. Recentemente,
mentre tornavo dalla campagna con la figlia
sposata dei miei padroni di casa, ci si  fatta
incontro una motocicletta e l'uomo alla guida,
un cinquantenne, ha gridato, quando eravamo
ancora un po' lontane: Oh, guardate che bellezza!.
Ci sono poi passati accanto andando
piano, entrambi con il capo voltato verso di
noi. Poi, non contenti, sono tornati indietro,
mi hanno affiancato e quello pi vecchio mi ha
rivolto la parola dicendo: non dovevo essere
cos seria, il giovanotto dietro di lui era innamorato
di me e quell'incontro era destino.
Noi due non abbiamo potuto far altro che ridere,
Teresina portava un cesto sul capo e non riusciva
nemmeno a guardarsi intorno. Hanno
perfino cercato di sbarrarci la strada, ma per
fortuna  sopraggiunta un'auto, hanno fatto dei
segni ed  finito tutto. Il vecchio aveva il volto
in fiamme come se avesse la febbre. Gi: l'et
non mette al riparo dal fare sciocchezze. Teresina
dice che mi porta sempre volentieri con s,
perch ogni volta succede qualcosa di simile e
per lei sono un sollievo.
Andar fuori da sola dal paese non sarebbe
consigliabile per me. Qui gli uomini sono veri e
propri diavoli. Ieri ho trascorso un pomeriggio
piacevole con un avvocato e alcune altre persone.
Abbiamo riso, soprattutto io, perch cercavano
di non lasciarmi andar via. Non posso
scendere in particolari perch porterebbe troppo
lontano, ma credo che abbiano fatto una
scommessa su come farmi perdere la testa. [...]
I ragazzi si lamentano, dicono che sono orgogliosa,
che non rispetto chi porta i pantaloni,
ma qui mi salutano persone che non ho mai
visto e non so chi siano.

Hella comincia a ripensare alle frivolezze, si  un
po' ripresa dall'esperienza del carcere. Sta tornando
la giovane donna sana e curiosa che :

Mille grazie per il denaro. Per favore, mamma,
mandami il vestito verde scuro, perch ha le
maniche lunghe e va bene per andare in chiesa,
e 3-4 paia di calze bianche, che qui non se
ne trovano. Mi raccomando, impacchetta bene
la mia borsetta di rafia e la mia macchina
fotografica.

La principessina sudtirolese ha anche imparato a
prendersi cura di se stessa, e la cosa le ha fatto bene:

Non mandare pi denaro, adesso che sbrigo io le
faccende domestiche non me ne serve molto. 
arrivato anche il pane ed il giorno dopo ho subito
fatto gli Kndel con un finto brodo di carne, e
ho anche invitato a mangiarli i padroni di casa,
che non avevano mai visto niente di simile. Sono
riusciti molto bene e sono piaciuti.

A quanto pare, la socievole confinata fa in fretta
delle amicizie in paese. E qui mi cpita una cosa
curiosa. Rientra in scena Giuseppe, l'impiegato
conosciuto in Comune. Mi racconta che da bambino
ha sentito parlare molto della giovane donna
venuta dal Nord che viveva da reclusa a Castelluccio.
Per sfuggire alla noia Hella aveva stretto amicizia
con Rita Lauria, di dieci anni pi grande,
sposata con il signor Conte. Rita abitava nei pressi
del Palazzo Marchesale, la dimora dei marchesi di
Pescara, che sorge al centro del paese, a due passi
dalla chiesa dove Hella andava a messa. Come racconta
lei stessa alla madre:

Passo gran parte del mio tempo con la famiglia
C. Ho visto come portano l'uva in cantina e pestano
i grappoli con i piedi. Vado con la signora
a raccogliere i fichi (e non ne ho mai mangiati
cos tanti in vita mia), oppure me ne sto seduta
con loro accanto al camino, a fare le caldarroste
e a raccontare di quei giorni che sono passati
cos in fretta.

Lo stesso giorno, scrive alla sorella Elsa:

Molto spesso trascorro l'intero pomeriggio, fino
alle 8, dalla fam. Conte che mi rimpinza sempre
di ogni sorta di buone cose. Sovente ci
causa gelosia perch preferisco loro, ma la mia
padrona di casa non la posso sopportare, non
tollero i suoi modi di fare invadenti e la sua
falsit. Sto con loro la sera ogni morte di papa e
mi sembra di avere a che fare con una strega.
Vorrebbe che stessi con lei anche di giorno e mi
chiama continuamente, ma trovo sempre una
scusa per non farle quel piacere, perch quella
zingara mi d davvero il disgusto. Con sua figlia
invece vado d'accordo e faccio sempre un
salto a trovarla quando posso.

Sono grata a questa donna, oggi defunta, che
evidentemente ha alleviato il confino di Hella, tanto da
diventare quasi un'amica di famiglia a distanza,
visto che Rosa le manda i saluti. Il 14 novembre
Hella scrive a Elsa: La vostra foto formato cartolina
 arrivata e qui si sono affezionati tutti a voi anche
senza conoscervi di persona. E alla madre:

I saluti li ho trasmessi e dovr mandarne ancora.
La signora ha promesso a sant'Antonio, a
cui qui sono tutti molto devoti, di fare il pane
per ipoveri e di far dire una messa per i defunti,
se io potr tornare presto a casa e il marito,
tutti e due avevano le lacrime agli occhi, vuole
offrire un banchetto! Se un giorno non passo da
loro, si chiedono sempre: Perch non viene?,
e dicono che quando non mi faccio vedere il
giorno sembra non finire mai. Devo essere qui,
devo essere l: tutti vogliono avere il piacere
della mia compagnia. Al povero camerata nel
paese vicino, invece, le cose vanno male: non
pu frequentare nessuno, niente posta ecc. Gli
ho fatto avere qualcosa da leggere, altrimenti
non sa come far passare il tempo. Il podest
vorrebbe ordinare una macchina fotografica
come la mia a Bolzano, tramite me. Gli piace
molto, solo che non so che fare: devo ordinarne
una da Knopp? Chiedigli se desidera venderne
una qui, pagamento anticipato, naturalmente.

Insomma, perfino il podest fascista alla fine  stato
ammaliato dalla vivace signorina sudtirolese. Sempre
a caccia di elementi che completino il quadro
gi molto vivo di queste lettere, vado a casa di Giuseppe,
che ha alcune fotografie di quegli anni.
Provo una certa emozione quando me le mostra.
Altre meteore che hanno attraversato il tempo,
messaggi in bottiglia che arrivano nelle mie mani
come il diario di Rosa, come le lettere e le cartoline,
il libro degli ospiti. Ma queste sono arrivate cos
lontano, e ritrovarle mi sembra una grande fortuna.
In due delle vecchie immagini in bianco e nero riconosco
Hella com'era in quei mesi di esilio del
1938. Porta un abito bianco con le maniche corte,
di foggia molto semplice. Ha i capelli legati, il bel
viso ovale  serio ma splende di salute nonostante il
confino. Alla sua destra c' un uomo in doppiopetto
grigio. Il marito di Rita mi spiega Giuseppe.
Ha i capelli neri, un naso prominente e fuma una
sigaretta. Ad attirare la mia attenzione, per,  la
donna alla sinistra di Hella. Probabilmente si 
mossa al momento dello scatto, perch il volto risulta
leggermente sfocato. Porta un elegante cappellino
e un tailleur di ottimo taglio che devono
essere stati assai fuori luogo in quello scenario campestre.
Tipico:  la zia Berta!
 un nuovo elemento che si aggiunge a un'altra
delle storie predilette tramandate nella mia famiglia
da decenni: quella del viaggio di Berta ed Elsa a
Castelluccio nell'ottobre del 1938. In gran segreto,
ovviamente. Per ogni evenienza hanno preparato
una storia da propinare alla polizia: se verranno fermate
si spacceranno per due giornaliste tedesche
che stanno preparando un servizio sull'Italia. Certo,
non sar facile spiegare perch le loro valigie sono
piene di viveri, e persino nelle immancabili cappelliere
di Berta trova posto qualche marmellata di
lamponi e altri sapori di casa. Ma se capitasse inventeranno
qualcosa. Una mattina, poco dopo le
sei, sono salite sul primo treno con il biglietto solo
per la prima tappa, da Ora a Bologna, perch in
caso di controlli non vogliono rivelare la loro destinazione.
Hanno raggiunto Roma nel pomeriggio, la
mattina dopo sono ripartite per Salerno. Solo al
terzo giorno sono arrivate a Castelluccio, un viaggio
assai stancante: almeno quattro treni e almeno
due con la sola terza classe, a guardare gli orari
dell'epoca.
Berta ed Elsa si sono trattenute solo tre giorni.
Era troppo pericoloso restare pi a lungo. Hella
non aveva certo il permesso di ricevere visite. Ma
sappiamo della sua gioia nel rivedere le sorelle da
una lettera a casa di poco tempo dopo:

15 ottobre 1938.
Che sorpresa quando Elselein e Berta sono arrivate
qui senza dirmelo! Non sapevo cosa fare
dalla gioia. Non ho chiuso occhio per tutte e 3
le notti e di giorno ero cos sovreccitata che nessuno
poteva parlarmi senza che io scoppiassi in
lacrime. Non sono stata in grado di scrivere una
letterina da portare a casa, e staccarmi da loro 
stato difficile. Adesso la mia cella  vuota e mi
sento ancora sola,  passato tutto troppo in fretta,
sono rimaste solo due giorni e mezzo.
Entrambe non hanno trovato il posto cos male e
hanno subito familiarizzato con gli usi locali:
Elsa non ha potuto trattenersi dal soffiare sul
fuoco nel camino con una specie di lungo cannocchiale,
e ho dovuto fare un disegno per
immortalarla.
Entrambe poi hanno avuto l'onore di sedere sul
mio incantevole vaso da notte, perch il gabinetto
qui c' solo nelle case molto eleganti!!
Sotto la cucina c' la stalla e i padroni di casa si
servono di quella!
Sono solo contenta che dall'inizio di agosto cucino
per conto mio, perch se aveste visto che
cosa dovevo mandar gi prima... Ho di nuovo
messo su peso, i vestiti mi sono tutti troppo
stretti,  una vera croce. Le mie sorelline sostenevano
che avrei esagerato nel descrivere le
condizioni di qui. Io ho detto che s, gli occhi ce
li avrebbero anche, ma che per molte cose sono
cieche e poi sapevano gi tutto da me, sapevano
com'era questo posto. Mentre io me l'ero immaginato
migliore, e non ho trovato nemmeno
l'indispensabile. E poi, se anche trovassi qualcosa
di bello, che cosa sarebbe in confronto a
quello che mi circondava prima? Conosco solo
una terra di cui preferisco ogni angolo, anche il
pi abbandonato e solitario, al pi incantevole
paradiso di qui. Naturalmente restare solo
qualche giorno  molto interessante, se si trovano
anche persone che ti aspettavano e si sa
gi come stanno le cose; ma quando si  stranieri,
soli e si deve prima cercare in giro tutto e
non si sa cosa si nasconde dietro la maschera
della gentilezza! Io purtroppo non riesco a vedere
tutto incantato come don Chisciotte. Lui
naturalmente crederebbe di camminare sui
tappeti persiani, quando invece sprofonda fino
alle ginocchia nel fango delle stradine, e per la
sua Dulcinea gli piacerebbe un trono come il
mio vaso da notte. In una malga sulle nostre
montagne sarei dieci volte pi felice, ma tutto
finir un giorno, i poveri giovanotti mi fanno
pena, anche loro hanno il cuore traboccante di
nostalgia.
Adesso  sera tardi e per oggi smetto. Se riceverete
queste due lettere, mettete un! sulla cartolina/sul
biglietto od in un angolo della lettera di
risposta, per farmelo sapere.

Mi domando che cosa abbia spinto le due donne a
lanciarsi in una simile avventura. All'epoca Berta
abitava a molte centinaia di chilometri di distanza,
a Vienna, una giovane madre con una figlia di soli
due anni. Elsa di bambini ne aveva ben quattro,
mia mamma Herlinde e tre maschi. E i tempi erano
grami in Sudtirlo. La fatica di un viaggio simile
per un soggiorno cos breve  quasi insensata, per
tacere dei gravi rischi. Eppure sono andate. A me
sembra di riconoscere in quel gesto, oltre all'affetto
di due sorelle, la mano di Rosa. L'idea di essere impotente
le riusciva insopportabile. Non poteva certo
andare di persona, ma aveva bisogno di far arrivare
a Hella in qualche modo una carezza di conforto.
Voleva capisse che stavano facendo di tutto per riportarla
a casa. Probabilmente, voleva anche comunicarle
le loro mosse, e non avrebbe potuto farlo per
iscritto. Il post scriptum di Hella  chiaro, la censura
fascista imperversava. Quasi meno pericoloso
muoversi di persona.

I tentativi della famiglia per ottenere la grazia
finora infatti non avevano avuto successo. Dalla
quantit di documenti che riportano parere contrario
alla liberazione di Hella si deduce che devono
essere stati molti, e da diverse parti. Si era interessato
alla sua causa l'alto clero locale, ma invano.
I motivi delle autorit fasciste per mantenere le
loro posizioni si leggono chiaramente in una lunga
informativa dei carabinieri di Bolzano, del luglio
1938, sulle attivit politiche della famiglia Rizzolli-
Tiefenthaler:

Un eventuale atto di clemenza in favore
della Rizzolli costituirebbe un vero
danno per la tranquillit politica di
questa regione e darebbe la dimostrazione
che effettivamente la Rizzolli gode di
forti protezioni presso il governo del
Reich e che della sua liberazione si sarebbe
veramente interessato personalmente
il Fhrer. Questo  quanto vanno da
tempo dicendo i familiari, che attorno
alla Elena vorrebbero creare l'aureola
della martire.

Nell'agosto del 1938, Hella prende la faccenda
nelle proprie mani e scrive al Duce. L'indirizzo
sulla busta recita: A Sua Eccellenza Benito Mussolini,
Duce del Fascismo, Roma.  una lettera in
cui sostiene di essere stata fraintesa dalle troppo
zelanti Commissioni provinciali e si rimette alla
generosit del dittatore per essere liberata. Ma in
questo appello battuto a macchina su tre fogli
protocollo mi sembra risuoni chiara una presa in
giro:

Dagli interrogatori non  emerso altro che la
ventenne imputata d continue prove del suo
carattere ingenuo, privo di qualsiasi infingimento,
e questo carattere unito alla pi florida
salute dimostra che non pu ella nutrire dei
sentimenti antifascisti, data l'armonica funzione
dei suoi organi e specie del fegato!

Il fegato? Con tanto di punto esclamativo? L'argomento
 cos assurdo che l'effetto comico  assicurato.
Forse non per caso proprio questo passo 
evidenziato a lato dal tratto deciso di una matita
rossa. Mussolini? Pi probabilmente, un funzionario.
La conclusione, poi, gronda una retorica
pseudo-fascista cos pesante che posso quasi vedere
Hella sorridere mentre scrive:

Restituitela Eccellenza all'affetto della sua famiglia
straziata dal dolore, fate che possa dare
vita alla vecchia madre, seconda vittima del
processo, ammalata e in procinto di perdere la
vita, fate che il vostro nome sia benedetto ed
amato perch  sinonimo di giustizia e di piet
e non sar mai ricordato dalla sottoscritta con
l'angoscia del terrore.

Non sorprendentemente, non sar questa lettera a
sbloccare la situazione. Ma lo far un altro messaggio,
consegnato in circostanze ben pi singolari.

A pochi giorni dalla sua avventura a Castelluccio,
Berta  rientrata a Vienna. Viene a sapere che  atteso
in visita ufficiale un personaggio importante: il
ministro degli Esteri italiano, conte Galeazzo Ciano,
genero del Duce. Ciano arriver all'inizio di novembre
1938 per un vertice con il governo dell'Austria
ora tedesca. E naturalmente come tutti i dignitari
allogger all'hotel Imperial, proprio di fronte
alla casa di Berta.
Non ci si pu lasciar sfuggire l'occasione.
Oskar, tocca a noi dichiara Berta al marito avvocato
una mattina al tavolo della colazione. Lui la
guarda perplesso.
Cosa pensi di fare? L'agenda di Ciano  parecchio
piena, non credo di riuscire a farti ricevere.
Una lettera! si illumina Berta. Una supplica
per la liberazione di Hella!
Oskar annuisce ma non sembra convinto.
Tu mi aiuterai, sei bravissimo in queste cose
incalza sua moglie, mettendogli una mano sul
braccio con affetto. Come se dovessi perorare
una causa, no?
E a chi vorresti indirizzarla, questa supplica?
chiede lui, ma ha gi capito.
Al Duce, ovviamente! Gli occhi di Berta brillano
di ostilit per l'uomo che tiene tra le mani il
destino di sua sorella. Ma anche di entusiasmo per
la possibile via d'uscita.
L'indomani  gi tutto pronto. Per l'intera giornata
Berta sorveglia dalle finestre il sontuoso ingresso
dell'hotel Imperial, per vedere arrivare il sguito
ufficiale del ministro italiano. Ha studiato il
da farsi con Oskar, che le ha consigliato di comprare
la complicit del concierge con una lauta mancia.
Basta affidare a lui la lettera per il ministro italiano,
che a sua volta la recapiter al Duce. A Berta, per,
sembra rischioso: come essere certi che la busta arriver
davvero nelle mani di Ciano? La posta in
gioco  altissima, troppo per affidarsi a un servitore
venale. Sarebbe da vigliacchi e Berta non lo .
Ha gi indosso un abito sobrio ma elegante che
mette in risalto la sua figura sinuosa. Ora sceglie il
cappotto pi lussuoso, stretto da una cintura attorno
alla vita sottile e con un morbido collo di zibellino
che le accarezza il viso. Arriva a met polpaccio e
lascia scoperte le caviglie ben tornite negli stivaletti
chiusi da piccoli bottoni. Si aggiusta sulla testa un
cappellino all'ultima moda, inclinandolo in modo
civettuolo su un orecchio, e si passa un po' di cipria
sul viso. Si guarda allo specchio nell'ingresso ed
esce. In un minuto coi suoi passi rapidi e leggeri ha
attraversato la via e varca la porta dell'Imperial con
un cenno ai portieri. Ha fortuna: Ciano e i suoi sono
ancora nell'atrio. Riconosce facilmente il ministro,
dalle foto e dall'alta uniforme, ma per un attimo la
quantit di camicie nere che lo circonda le fa mancare
il cuore. Ma alza il mento, e va verso di lui.
Signor conte! Vi scongiuro! Concedetemi una
parola. La sua voce alta e chiara sovrasta il brusio e
fa cadere il silenzio. Tutti si voltano. Berta si sente
come su un palcoscenico. E la parte che deve recitare
 forse la pi importante della sua vita.
Muove ancora due passi verso Ciano, fissandolo.
Lascia che i grandi occhi azzurri le si riempiano di
lacrime, Berta  sempre stata capace di piangere a
comando, fin da bambina. Solo quel tanto da farli
luccicare e renderli irresistibili, per. Ha conquistato
qualche metro, ora pu parlargli senza alzare la
voce, ma il sguito comincia a chiudersi attorno al
suo capo per allontanare l'intrusa. Lei non pu fare
niente, per un attimo la situazione  in bilico. Ma
poi Ciano ferma i suoi sgherri con un gesto della
mano. Va pazzo per le belle donne e Berta, con il
suo italiano dal lieve accento straniero,  affascinante.
Il conte si inchina: Per servirvi, signora.
Berta tenta il tutto per tutto. In privato, vi prego
dice.  una richiesta audace e sa benissimo che tutti
sospetteranno un intrigo sentimentale. Probabilmente
anche Ciano, all'inizio. Spera solo che la delusione
non lo indisponga verso la sua richiesta.
Sulle labbra del conte, infatti, compare un mezzo
sorriso. Con un gesto elegante le indica un salottino
ai piedi dello scalone centrale, e si avvicina per porgerle
il braccio. Un inserviente in livrea si affretta a
precederli e due uomini della scorta li seguono,
tenendosi per a distanza con discrezione. Berta,
tutta sorrisi, scompare dietro la porta in compagnia
del ministro degli Esteri italiano.

La ricostruzione dell'evento  mia, ma la storia della
supplica della zia Berta  un'altra delle preferite di
famiglia. Le versioni, per la verit, divergono leggermente:
c' chi dice che la lettera fu in effetti consegnata
al concierge assieme alla mancia, chi che
Berta addirittura si gett piangente ai piedi del dignitario.
Tutti concordano sul tono della missiva,
veramente toccante.
Purtroppo, quel pezzo di carta  andato perduto.
Ma ho recuperato altri documenti che mi danno
la misura di quello che il fascino e l'audacia possono
ottenere. Il primo  la copia di un telegramma
datato 13 novembre 1938. Viene da Roma ed  indirizzato
al procuratore di Trento.

Il Duce dispone che la confinata politica
Rizzolli Elena di Giacomo sia prosciolta.
Punto.

L'intestazione del secondo documento dice:
Foglio di via. Porta la data del 18 novembre 1938 e la
beneficiaria  Rizzolli Elena. Dopo sei mesi dal suo
arrivo a Castelluccio, Hella ha il permesso di tornare
a casa.
Pi tardi Rosa annoter nel suo diario:

Pinzn, 1939.
Il 20 novembre 1938 nostra figlia minore Hella
 tornata dal confino, e nessuno era pi felice
dei suoi genitori. Ma anche tutti gli abitanti del
paese e dei dintorni erano raggianti di gioia.
Nessun sacrificio  stato troppo grande per prepararle
un'accoglienza davvero solenne. Alla
stazione l'aspettavano alcune automobili, ed 
stata accompagnata a casa con i cari parenti, la
sorella e il cognato Deutsch. La nostra Stube
sembrava un giardino fiorito e il tavolo era coperto
di regali e prelibatezze. Il momento culminante
 stato quello in cui madre e figlia
hanno potuto stringersi e piangere l'una nelle
braccia dell'altra. Tutti i presenti hanno dato
sfogo alle lacrime: La gioia condivisa  gioia
doppia, il dolore condiviso  mezzo dolore.
I giovani hanno recitato dei bei versi ed erano
davvero uno spettacolo incantevole, i grandi
hanno cantato belle canzoni. S, in cielo e in
patria ci s'incontra ancora!
Dopo il duro pagliericcio Hella ha potuto di
nuovo dormire nel suo morbido letto con le
lenzuola bianche, e avere ancora accanto a s le
mani della mamma a benedirla. La cara Berta a
Vienna non ha lasciato nulla di intentato e in
effetti le ha fatto ottenere la libert dopo solo
dieci mesi, invece di cinque anni.
Che Dio ci liberi da questo male!
...
17. Notte e nebbia.

Rosa ha consultato i medici del Kurhaus di Merano,
che le hanno proposto un trattamento a base di
acque radioattive. Il ritorno di Hella l'ha riempita
di gioia, ma la battaglia per ottenerne il rilascio ha
logorato le sue forze. La salute ne ha risentito, e i
medici non sono stati troppo ottimisti: le propriet
curative delle acque del posto sono rinomate, per
per il suo caso non potranno fare molto. Forse almeno
nell'intellettuale e cosmopolita Merano riuscir
a distrarsi un po' dalle sue preoccupazioni,
una cura migliore di molte medicine.
Rosa si lascia alle spalle il centro termale e si
avvia verso la passeggiata che costeggia il torrente
Passirio.  pensierosa e inquieta. L'idea della sofferenza
fisica e della malattia non le fa paura. Ma se
sta male, come potr proteggere la sua famiglia? In
lontananza, sul fianco della montagna, Castel Tirlo
torreggia su Merano. Per secoli ha montato la
guardia alle porte della provincia, ma le sue spesse
mura non possono pi arginare la marea dei pericoli
che incombono.
Rosa si sente chiamare da una voce cortese e si
volta. Cara signora Rizzolli, che bella sorpresa!
Impiega qualche istante a riconoscere l'uomo distinto
che l'ha appena salutata, togliendosi il cappello
e chinandosi a baciarle la mano.
Signor Katz! si illumina poi, riconoscendo
uno dei sarti pi in vista della citt. Mi scusi se
non l'ho salutata, ero persa nei miei pensieri.
Niente di grave, spero risponde l'altro con un
sorriso stanco, rimettendosi il cappello. Sotto il soprabito
di loden verde porta un completo di fine
lana grigia dal taglio impeccabile. Al collo ha un
cravattino di seta blu.
Be', abbiamo avuto tempi migliori osserva Rosa.
Lei lo sa anche meglio di me.
Conosce Rudolf Katz da quando l'anno prima,
nel 1937, ha aperto bottega nel centro di Merano
e lei ha visitato il suo atelier.  stata perfino sul
punto di ordinargli un abito, ma nel dubbio ha
rinviato: il suo stile  un po' troppo moderno per
lei. Ammira per il suo talento e la sua seriet. Ha
sentito raccontare la storia: il signor Katz, tedesco
di origini ebraiche, ha abbandonato la Germania
per sfuggire ai soprusi nazisti. Come decine di
perseguitati, ha scelto Merano, luogo di ritrovo e
soggiorno di intellettuali, industriali, alta borghesia
di tutta Europa.
Sbaglio o viene dal Kurhaus? Il signor Katz le
d il braccio e riprendono la passeggiata.
Mi sono fatta visitare per un piccolo problema
si limita a dire Rosa. E lei che cosa mi racconta?
Sto rincasando, ho preso un caff con un parente
che  appena arrivato dall'America.
Dall'America? Alle terme di Merano? Rosa 
incuriosita, l'America le sembra irraggiungibile.
Le risponde un silenzio cos lungo che quasi si
sente a disagio. Getta un'occhiata di sbieco al profilo
dell'uomo azzimato che le cammina accanto. 
impassibile.
Sarebbe un viaggio un po' lungo, per una cura
termale, vero? dice infine con voce strana. No,
non  venuto per le terme, signora.  venuto a dirmi
di scappare finch posso.
Rosa rimane interdetta e si ferma di scatto. 
inutile far finta di non sapere di cosa parla Katz.
Siamo gi arrivati a questo punto? domanda a
mezza voce.
Ha letto sui giornali che i fascisti, come i nazisti
tre anni prima, hanno fatto dell'antisemitismo una
legge. La stampa, sempre pi assoggettata, decanta
come progressi della civilt le nuove discriminazioni
ai danni degli ebrei. Tutto intorno a lei, perfino
in casa sua a Pinzn, le persone discutono e si accapigliano.
I pareri sono discordi: c' chi approva e
chi nutre riserve. Negli ultimi tempi la sua attenzione
 stata monopolizzata dalla battaglia per la liberazione
di Hella ed  cos stanca che fa fatica a seguire
tutto quello che succede. Ma gli articoli sui
disordini della notte tra il 9 ed il 10 novembre hanno
spaventato anche lei.
Disordini antiebraici in Germania come rappresaglia
per l'assassinio del diplomatico Vom Rath titolava
il Dolomiten il 12 novembre. A quanto pareva,
l'omicidio a Parigi del diplomatico nazista,
da parte di un giovane ebreo polacco di nome Herschel
Grynzspan, aveva scatenato nella notte tra il
9 ed il 10 novembre manifestazioni di massa e violenze
contro gli ebrei. Per fortuna Josef Goebbels,
il ministro della Propaganda tedesco, aveva diramato
subito un comunicato per fermare i disordini,
non solo in tutta la Germania, ma anche in Austria.
 questo che le ha fatto pi male: Innsbruck,
la sua Vienna, non vuole immaginarle come teatro
di scontri simili. I familiari per fortuna stanno tutti
bene, ma un'amica le ha scritto che molti, nella capitale
austriaca, pensano che sarebbe meglio se gli
ebrei se ne andassero. E ora ecco che il signor Katz
le dice la stessa cosa. Ma a Merano certo non ci
sono problemi, non ce ne sono stati neanche a Bolzano.
La strada alberata sembra riempirsi all'improvviso
di ombre.
Giudichi lei stessa. Rudolf toglie dalla borsa di
cuoio dei fogli piegati. Rosa si ritrova sotto il naso la
prima pagina di un quotidiano che non conosce. La
testata  in inglese: The New York Times.
Questo, signora Rizzolli,  il pi importante
giornale americano, il numero dell'11 novembre
- esattamente due settimane fa. C' scritto che cosa
 successo davvero in quei giorni. Quando i nostri
giornali titolavano "disordini spontanei", e Goebbels
parlava di azioni giustificate e comprensibili.
Hanno assalito gli ebrei in ogni citt, ne hanno uccisi
a decine. Hanno saccheggiato i loro negozi, le
loro case, appiccato il fuoco alle sinagoghe. Ne
hanno rastrellati a migliaia per mandarli in campi di
concentramento. Questi non sono disordini spontanei,
 una caccia all'uomo! Il sarto, normalmente
cos compunto, sembra un altro, il viso acceso di
collera e paura.
Ma perch? Rosa fissa i grossi caratteri neri
dei titoli, incomprensibili nella lingua straniera. Si
rende conto che di fronte agli orrori che le racconta
Katz dovrebbe dire di pi. Ma quella domanda le
viene dal cuore.
Lui cerca di calmarsi, con un respiro profondo.
La signora Rizzolli, come lui, non  pi giovane e
non vuole turbarla. Batte un colpetto confortante
sulla mano appoggiata al suo braccio.
Mia cara signora, non c' una vera spiegazione.
Ma per gli ebrei  cos da secoli, mi creda. Il problema
 che nessuno, qui da noi, sa nulla. La stampa  addomesticata
dal regime: chi sa tace, perch  d'accordo o
per vigliaccheria. Soltanto gli stranieri capiscono davvero
che cosa sta succedendo nel Reich. Il mio parente
mi ha portato questa pagina per convincermi.
Ma anche a Vienna  stato cos terribile? non
riesce a impedirsi di chiedere Rosa.
Rudolf annuisce, il viso velato da un'indicibile
tristezza: A Vienna hanno bruciato le sinagoghe. E
la polizia non ha difeso gli ebrei, anzi ha dato manforte
agli assalitori.
 orribile dice Rosa con forza.
Anche in Italia gli ebrei rischiano grosso. Katz
scuote la testa.
Per via dei fascisti? Ho saputo delle nuove leggi
che hanno promulgato. "Leggi per la difesa della
razza" le chiamano, vero?  stato nei giorni in cui
mia figlia era al confino, non ho letto bene aggiunge
quasi in tono di scusa.
Rudolf scuote la testa: Non abbiamo pi diritti.
Chi  dipendente viene licenziato. Chi ha un'impresa
o un'attivit come la mia non pu pi lavorare.
Le banche non ci fanno credito, ci  vietato perfino
possedere beni di valore. Lo sa che adesso un ebreo
non pu neppure pi sposare una non ebrea?.
 vero quello che dicono? Che gli ebrei stranieri
devono andarsene dall'Italia? incalza Rosa.
Verissimo. Hanno cominciato a farcelo capire
due mesi fa, in settembre. Mussolini diceva sempre
di non avere nulla contro di noi, ma ora ha dichiarato
che gli ebrei non italiani hanno sei mesi per
fare i bagagli e lasciare il Paese.
Ma lei  tedesco, e in Germania  la stessa cosa.
Dove andr?
Vender il negozio e la casa. Ci rimetter un sacco
di soldi, probabilmente, ma non ho altra scelta.
Quel suo parente americano pu aiutarla?
chiede Rosa. Signor Katz, c' qualcosa che posso
fare? Di fronte all'enormit della storia che il sarto
le ha raccontato si sente impotente. Ma anche aiutare
una sola persona sarebbe qualcosa, pensa.
Lui la guarda con uno stupore che le sembra
quasi eccessivo. Poi scuote la testa.
Non sa quanto mi fanno bene queste parole,
Frau Rizzolli. Ma per ora non mi serve niente, grazie.
Sono cinquant'anni che una parte della mia famiglia
si  stabilita a New York. E il mio parente...
Rudolf si guarda rapidamente attorno: Lui  membro
di un'associazione che aiuta gli ebrei a lasciare
l'Europa. In qualche modo faremo.
Tra i due scende il silenzio. Quell'ultimo incontro
 finito. Rudolf Katz si solleva nuovamente il
cappello e si congeda da Rosa. Lei gli tende la mano,
e il sarto la tiene per qualche istante tra le sue. Mi
sento vecchio, sono stanco di scappare le confida.
Se fosse soltanto per me, resterei qui. Mi affiderei
alla misericordia di Dio. Ma ho una moglie, e i miei
figli hanno solo vent'anni. Devo pensare a loro.
Rosa lo guarda allontanarsi. Per lunghi minuti
rimane l, in piedi a fissare la corrente del Passirio.
Si sente pervadere da una stanchezza sconfinata.
Cos'altro deve ancora succedere? si domanda,
avviandosi verso la stazione di Merano.

L'incontro tra Rosa e il sarto Rudolf Katz  finzione
narrativa, i fatti raccontati nel loro dialogo purtroppo
no. Gli atti di violenza ai danni degli ebrei del 10
novembre 1938 passeranno alla storia con il nome
di notte dei cristalli, Kristallnacht. L'allusione  al
lugubre fracasso dei vetri infranti che per ore ha riempito
le strade delle citt tedesche, mentre le squadracce
naziste sfondavano vetrine e finestre. L'articolo
del Dolomiten del 12 novembre, che Rosa potrebbe
aver letto, cita come fonte il Volksbote del
giorno 10. E recita:

In tutto il Paese si  scatenata una tempesta di
odio antiebraico, e in quasi tutte le grandi citt
si sono tenute manifestazioni di massa contro
gli ebrei.
Per le strade di Berlino si sono osservati grossi
assembramenti gi dopo la mezzanotte. Tra le
4 e le 5 antimeridiane hanno avuto inizio gli
assalti pi violenti ai danni degli edifici e dei
negozi di propriet di ebrei. Nella mattinata 
divampato un incendio nella principale sinagoga
della capitale tedesca, quella della Fasanenstrasse,
ed un secondo incendio nella nuova sinagoga
di Prinzregentenstrasse, ancora pi
grande e spaziosa. Nove delle dodici sinagoghe
berlinesi sono state date alle fiamme. I vigili
del fuoco sono dovuti intervenire per porre fine
al dilagare degli incendi dolosi.
Le vetrine di alcuni negozi di propriet di ebrei
sono state distrutte. Le forze dell'ordine hanno
dovuto arrestare in via precauzionale diversi
ebrei, per proteggerli dalla furia della folla
inferocita.
A Lipsia  stato incendiato un magazzino di
sartoria di propriet di un ebreo. Si  poi saputo
che il fuoco  stato appiccato dal proprietario
stesso, che sperava cos di incassare i danni
dell'assicurazione. L'uomo  stato arrestato, e
soltanto il pronto intervento dei vigili del fuoco
ha impedito all'incendio di propagarsi agli edifici
vicini.
Anche in altre citt tedesche, tra l'altro a Monaco
e a Costanza, sono bruciate sinagoghe.
Alle ore 17:00  stato diffuso il seguente appello
del ministro della Propaganda, dottor Goebbels:
Questa notte la giusta e comprensibile indignazione
del popolo tedesco nei confronti del vile sicario
ebreo, macchiatosi dell'assassinio di un diplomatico
tedesco a Parigi, ha trovato sfogo in
vari modi. In molte citt e in diversi centri del
Reich si sono verificate azioni di rappresaglia contro
edifici e negozi di propriet di ebrei. Da oggi,
per, l'intera popolazione ha l'ordine categorico
di desistere immediatamente da ulteriori iniziative
dimostrative di qualunque natura ai danni
degli ebrei. La risposta definitiva all'attentato
ebraico di Parigi giunger per via di legge, sotto
forma di speciali restrizioni imposte agli ebrei.

Una di queste restrizioni sar il divieto di portare
armi da fuoco, l'infrazione  punibile con vent'anni
di carcere. Il giorno dopo, in una grande manifestazione
antisemita sulle gradinate del circo Krone a
Monaco, prender la parola davanti a cinquantamila
persone il Gauleiter Adolf Wagner. Il discorso
viene trasmesso mediante altoparlanti anche in una
ventina di birrerie della citt, stipate di gente. Riporta
sempre il Dolomiten del 12 novembre:

Il discorso del Gauleiter bavarese  stato interrotto
quasi in continuazione da urla e insulti
all'indirizzo degli ebrei. Tutte le sue dichiarazioni,
in compenso, sono state accolte da lunghe
ovazioni, soprattutto quando il Gauleiter
ha affermato che il popolo tedesco deve risolvere
una volta per tutte il problema degli ebrei.
[...] La lotta contro gli ebrei avr fine soltanto
con il loro definitivo annientamento, ha concluso
il Gauleiter.

Ho cercato anche l'articolo del corrispondente del
New York Times a Berlino, Otto Tolischus. La
Germania e l'Europa, scriveva il giornalista, non assistevano
a simili manifestazioni di violenza dai
tempi della rivoluzione bolscevica del 1917. Solo a
distanza di molti anni sarebbe stato tentato un bilancio
di quella furia devastatrice. Duecento sinagoghe
date alle fiamme in tutta la Germania,
migliaia di botteghe distrutte, un centinaio di ebrei
uccisi e 30000 arrestati e internati in campi di prigionia.
Sarebbero poi stati man mano liberati, ma
circa 2000 morirono per le percosse e le privazioni.
Quella tempesta omicida voluta da Hitler ha segnato
un punto di svolta nella storia dell'antisemitismo
tedesco: da quel momento la caccia agli ebrei sarebbe
proseguita alla luce del sole, senza alcuna misura
o ritegno. Anzi, sarebbe diventata la politica ufficiale
e conclamata dello Stato nazista. I fatti di quelle
giornate di novembre preludevano all'annientamento
sistematico degli ebrei europei, che qualche anno pi
tardi sarebbe stato disposto dalle autorit del Reich.
Lo sterminio programmato di un intero popolo.  facile
oggi dirsi che i fatti parlavano chiaro, che era impossibile
nutrire ancora illusioni sulla bestialit del
regime hitleriano. Eppure i governi di tutto il mondo
stavano mostrando la stessa cecit. Poche settimane
prima, alla conferenza di Monaco, l'Europa aveva
chiuso gli occhi sull'annessione dei Sudeti. Ora, il
primo atto di una tragedia che culminer nell'Olocausto
lasciava indifferente l'opinione pubblica.
Sempre la prima pagina del Dolomiten del 12
novembre, accanto all'articolo sulle violenze in Germania
e a uno che riportava i dettagli delle nuove
Leggi per la difesa della razza, aggiungeva un trafiletto
molto rivelatore: Attenzione agli ebrei che si mimetizzano!,
era il titolo.

Riceviamo notizia da Roma che diversi negozianti
e industriali ebrei stanno sostituendo le
insegne delle loro attivit con insegne nuove dal
suono italiano, per camuffare la loro appartenenza
alla razza ebraica, spesso servendosi di ariani
poveri come prestanome. La stampa romana stigmatizza
il comportamento degli elementi ariani
che si prestano a questi turpi maneggi.

Ho incontrato a Merano Federico Steinhaus, ex presidente
della comunit ebraica cittadina. Suo padre
Carlo, cartolaio viennese di origini boeme, aveva
aperto bottega nella citt termale nel 1908, ma nel
1939, proprio come Rudolf Katz, fu costretto a cessare
l'attivit. La licenza gli fu ritirata nel mese di
giugno per decreto della giunta comunale fascista.
Carlo Steinhaus fu internato in un campo di prigionia
in provincia di Potenza e poi trasferito a Crotone
nel 1943. Qui riusc a fuggire, e si nascose in un villaggio
di montagna fino alla fine della guerra.
Il presidente Steinhaus  la nostra guida d'eccezione
nella mostra a Castel Tirlo che, in quest'estate
2012, commemora le vittime meranesi della persecuzione
antisemita. Mentre lo seguo lungo i camminamenti
di pietra e di legno che hanno resistito ai
secoli, mi spiega che gli ebrei di Merano avevano
capito subito, fin dalla promulgazione delle leggi
razziali del 1938, che le autorit fasciste avrebbero
reso loro la vita impossibile. Eppure la citt, dove la
prima sinagoga era stata inaugurata nel 1901, era
considerata un'oasi di tolleranza. Merano era un
centro di cure termali, di turismo, di villeggianti,
dove esercitavano medici ebrei e circolava tutto
l'anno una clientela internazionale. Da sempre vi
abitava una nutrita comunit che aveva contribuito
al successo e alla fama della cittadina, costruendo
impianti e strutture turistiche per sfruttare le propriet
curative delle acque. Alla fine degli anni
Trenta erano circa 900 gli ebrei di Merano, dottori,
commercianti, un noto banchiere di nome Baderman,
e albergatori nei cui fastosi esercizi si dava appuntamento
l'intellighenzia culturale d'Europa.
Il primo avvertimento era giunto il 14 luglio
1938, quando l'organo ufficiale del regime, il Giornale
d'Italia, aveva pubblicato il Manifesto della
razza, un documento in dieci punti firmato da scienziati
italiani. Il principio numero 9 recitava: Gli
ebrei non appartengono alla razza italiana. Poi, in
settembre, erano stati annunciati decreti antiebraici,
in particolare il n 1381, che disponeva l'espulsione
degli ebrei non italiani. Gli stranieri avevano
sei mesi per andarsene. Sei mesi che sarebbero
diventati 48 ore in Sudtirlo ai primi del 1939,
quando venne adottato un regolamento speciale.
Quell'improvvisa svolta colse di sorpresa una comunit
con la quale la storia era sempre stata pi clemente
che altrove. La dinastia degli Asburgo si era
mostrata tollerante nei confronti degli ebrei, molti
dei quali erano caduti per l'imperatore ai tempi della
Prima guerra mondiale. Anche il Regno d'Italia era
un'oasi felice. Gli ebrei, circa 60000 secondo il censimento
dell'agosto 1938, erano perfettamente integrati
nel tessuto sociale. Il numero di matrimoni interconfessionali
era relativamente elevato.
Per gli ebrei di Merano le cose erano cambiate
pi che per altri correligionari, quando il nazionalsocialismo
aveva iniziato a prendere piede in Germania
e Hitler era salito al potere nel 1933. Gli statuti
delle prime cellule filonaziste, mi spiega il presidente
Steinhaus, non prevedevano l'antisemitismo
organizzato. L'ostilit contro gli ebrei era circoscritta
a singoli casi individuali. La regione,
tuttavia, si sarebbe rivelata terreno fertile per l'antisemitismo.
Non ultimo perch la Chiesa cattolica,
al cui interno operava una fronda antigiudaica, era
da sempre l'istituzione pi influente in Sudtirlo.
Steinhaus mi conferma inoltre che era stata una
combinazione di fattori come l'antifascismo, la nostalgia
per l'Impero austroungarico e un certo nazionalismo
germanico a coinvolgere la popolazione
nell'ideologia nazista. La popolazione non ha subito
preso coscienza della dimensione antisemita
del nazismo, e lo ha assimilato in blocco. Non 
stato l'antisemitismo a indurre la popolazione ad
avvicinarsi al nazismo, ma viceversa: l'antisemitismo
 stato una conseguenza. Resta il fatto che la
popolazione locale  stata complice, e dopo l'armistizio
dell'8 settembre 1943 alcuni hanno collaborato
attivamente alle deportazioni.
Furono un centinaio gli ebrei deportati dalla regione
Trentino-Alto Adige, la met morti in campi
di concentramento. Tredici furono uccisi nel campo
di transito di Bolzano, attivo dall'estate del 1944
fino alla fine della guerra.
...
18. Strappati dalla Heimat.

Il rombo di una motocicletta rompe la calma del
pomeriggio, fa vibrare il cielo azzurro di aprile appena
lavato da un temporale, e come al solito spaventa
le galline.
Hella! Vieni, andiamo! Il giovane biondo suona
il clacson con allegra impazienza.
Hella si precipita fuori casa reggendo con una
mano le pieghe della gonna rosso scuro. Come vorrebbe
poter indossare un paio di pantaloni, quando
parte per quelle spedizioni con Walter. Sente dietro
di s i passi della madre.
Torni presto, tesoro?
Ma certo, mamma. Hella fa un cenno vago di
saluto senza neanche voltarsi, e si sente un filo di
insofferenza nella sua voce. Era tanto pi serena e
rispettosa, prima della sua brutta avventura nel sud
d'Italia, riflette Rosa. La guarda raggiungere la
moto in attesa sotto al tiglio. Walter d gas e schizzano
via lungo la strada per Neumarkt.
Rosa si siede sulla panca, un po' faticosamente. Ha
sessantadue anni e ogni giorno porta nuove preoccupazioni.
I mesi del confino di Hella hanno scavato
altre rughe profonde sul suo viso, attorno alla
bocca e agli occhi.
Le sembra che il clima politico che segna l'inizio
del 1939, cos frenetico e minaccioso, le stia portando
via la sua famiglia. Prima Gusti, le cui idee politiche
sono molto radicali, si  dovuta rifugiare a
Graz, dove dal 1935 vive con Mariedl e Toni, tornando
a casa solo molto saltuariamente. Poi Josef
ha cominciato a farsi notare con i suoi discorsi contro
i fascisti, e lei non riesce pi a stare tranquilla
quando non lo ha sotto gli occhi. Persino suo marito
Jakob  entrato a far parte del VKS. Lei  perplessa.
Riunire il Sudtirlo alla grande patria tedesca,
far cessare le persecuzioni fasciste,  un nobile
obiettivo. Ma non crede che allearsi con un partito
di senza Dio sia una buona idea.
Dopo l'arresto di Hella, l'anno prima, la loro
casa e tutte le loro propriet sono state perquisite
dai carabinieri, e tanto suo marito quanto suo figlio
sono stati fermati pi volte. Vale la pena fare
una vita cos? Hitler li ha gi delusi una volta,
secondo lei non ha veramente a cuore il destino dei
sudtirolesi. Conosce altre donne che la pensano
cos.
Mamma, devi smetterla di vivere nel passato
ripete sempre Hella, che  stata cittadina austroungarica
soltanto fino ai due anni. Il futuro  la Germania.
Il Fhrer ci salver.
Il Fhrer  passato col treno senza neanche salutarci
non pu fare a meno di risponderle Rosa.
Le ansie maggiori gliele d sempre lei, la figlia
pi piccola, che  tornata a casa ma  come se fosse
ancora via. Passa tutto il giorno fuori. Spesso la
viene a prendere questo Walter che, dice lei,  solo
un amico. Ma ai suoi tempi non si scorrazzava cos
per le valli con una ragazza, se non si avevano intenzioni
serie.

Mentre Rosa sospira seduta davanti a casa, Hella
e Walter si sono fermati per una sosta tattica. Stanno
proseguendo nel loro giro di propaganda politica
presso le famiglie dei paesi pi remoti, e prima di
presentarsi al prossimo appuntamento devono consultarsi
sulla strategia migliore.
 gi passato un anno da quando, nel marzo
1938, un evento straordinario ha galvanizzato Hella
e i suoi amici attivisti: l'Anschluss, l'annessione
dell'Austria alla Germania.
Ora l'obiettivo  convincere quante pi persone
possibile a sostenere il VKS, riorganizzare e rafforzare
la resistenza al fascismo in attesa degli sviluppi.
Presto ci saranno, e saranno grossi.
Questi contadini hanno un figlio grande, che
deve partire militare le ricorda Walter. Di sicuro
preferirebbe servire sotto la Wehrmacht che sotto
gli italiani. A lui ci penso io.
Io parlo con la madre annuisce Hella. Da quel
primo incontro con Much Tutzer ha fatto molta
strada. La sua parlantina e socievolezza sono assai
utili alla causa. Mi chiedono sempre tutti se il Fhrer
annetter l'Italia come ha fatto con l'Austria
aggiunge.
A volte ho la tentazione di rispondere che lo far,
che a Berlino si stanno facendo piani. Walter vede
lo sguardo di rimprovero della ragazza e aggiunge in
fretta:  molto utile per dar coraggio alla gente.
Ma non  vero protesta Hella. Hitler non rischier
mai l'alleanza con il Duce. Certo, in molti
casi sarebbe facile anche mentire. Tante delle famiglie
che incontrano non hanno la radio, non leggono
i giornali. Si pu raccontare qualsiasi cosa.
Dobbiamo dir loro la verit insiste Hella. Spiegare
cosa sta succedendo, e aiutarli a entrare nella
nuova ra.
Per a volte il fine giustifica i mezzi dice Walter,
strappando un filo d'erba e portandoselo alle labbra.
Ne trae un breve suono lamentoso, come la promessa
di una melodia.
Non  una buona strategia. Le bugie vengono
scoperte, e allora nessuno si fida pi. Hella scuote
la testa. Baster spiegare che non siamo come
l'Austria ma possiamo fare come la Saar, riunirci
alla Germania con un referendum. E allora i fascisti
dovranno andarsene.
Walter cambia argomento. L'altro giorno i carabinieri
hanno beccato Karl con dei volantini. E l'hanno
lasciato andare. Hanno solo sequestrato il materiale.
Un tempo l'avrebbero spedito dritto in galera.
Dopo la visita del Fhrer le cose sono cambiate.
Quel verme di Mussolini non vuole creare incidenti
politici. Ma ha dato ordine ai podest di tenerci
d'occhio, a noi attivisti.
Hella sa che continuano a sorvegliarla. Un amico
le ha fatto avere una copia di un rapporto su di lei,
inviato qualche mese prima dai carabinieri della
Rgia questura di Trento, che sarebbe ridicolo, se
non la facesse infuriare.

13 dicembre 1938.
Fino ad oggi la Rizzolli, col suo comportamento,
non ha dato luogo a rimarchi.
Appena giunta a Montagna, ha visitato i
propri parenti e le famiglie amiche. Ha
avvicinato e ricevuto in casa persone del
luogo, di sentimenti pangermanisti, senza
aver provocato dimostrazioni di sorta.
Il 23 novembre, si  recata con la madre
a Niclara (Cortaccia), per visitare la
zia materna, Tiefenthaler Luisa in
Tiefenbrunner, rientrando a Montagna in
giornata.
Il 26 successivo si rec a Bolzano presso
il dentista Grones, rientrando in sede
alle ore 20 dello stesso giorno.
Uguale viaggio, e per lo stesso motivo,
effettu il 3 del mese corrente.

Il pensiero di essere continuamente seguita  fastidioso.
Ma d'altro canto le d una certa euforia sapere
che pu eludere i loro controlli. In questi anni
ha imparato molto sull'arte della dissimulazione e
della fuga. I fascisti possono sapere quante volte va
dal dentista, ma non sanno a cosa servono davvero
le sue visite di cortesia ai possidenti delle valli vicine.
Non sanno quanto accese sono le discussioni
politiche nella Stube di Pinzn. Non sanno che le
gite con Walter sono tutt'altro che scampagnate
romantiche.
Non vuol dire che non dobbiamo stare attenti
la avverte il giovane.
No, certo. Ma adesso devono stare attenti anche
loro. Molto attenti.
Pochi mesi dopo il padre di Hella, Jakob, viene
arrestato. A un funerale, dicono, ha dichiarato che
non porterebbe mai la bara di un fascista.  il 15
luglio 1939.

La storia del funerale circola da sempre in famiglia
per spiegare perch, nell'estate del 1939, il mio bisnonno
Jakob fu incarcerato. Ma cos'era successo in
realt? Per capirlo bisogna fare un passo indietro di
qualche mese.
Nel maggio del 1939 viene siglato tra Italia e
Germania il Patto d'acciaio, in cui tra l'altro il Terzo
Reich si impegna ancora una volta a rispettare il
confine del Brennero. Ora pi che mai i buoni rapporti
tra i due Paesi non possono rischiare di essere
messi in crisi da una remota regione di montagna.
Urge quindi una soluzione. L'ipotesi di cedere il
Sudtirlo alla Germania chiaramente viene esclusa
fin dall'inizio. E si ripensa a quello che Hitler ha
chiesto a Mussolini, nella visita dell'anno precedente.
Acconsentirebbe al trasferimento dei sudtirolesi
alloglotti nei territori del Reich?
Anche questa volta risulta subito evidente che n
Hitler n Mussolini hanno intenzione di consultare
i diretti interessati. Non viene loro data alcuna possibilit
di partecipare alle trattative che li riguardano.
E prende forma un piano destinato a dilaniare
il popolo sudtirolese per generazioni.
L'idea  in astratto semplice, in realt terribile:
diventer nota come opzione. I cittadini di etnia
tedesca e ladina della provincia dovranno scegliere
se rimanere, e rinunciare a qualsiasi tutela per la
loro minoranza, oppure trasferirsi nel Reich e ricominciare
l una nuova vita. Per i due governi in questo
momento sembra la quadratura del cerchio:
l'Italia si libera di un'opposizione interna che non
riesce a gestire, e la Germania acquisisce forze
nuove. Soprattutto per la guerra, che Hitler sta pianificando
da diversi anni e che ormai sa essere
imminente.
Si tratta di una proposta mostruosa. Restare e rinunciare
alla propria cultura, abbracciando proprio
quell'Italia contro cui da anni si combatte?
Oppure andarsene e separarsi dalla propria terra e
da tutti i propri averi, per affrontare un destino sconosciuto
in una nuova patria? Rinunciare al passato,
o ipotecare il futuro?
Il 23 giugno le delegazioni italiana e tedesca raggiungono
un accordo formale. Che prevede, in sintesi:
1) il trasferimento coatto dei circa 10000 cittadini
del Reich, ed ex austriaci divenuti tali dopo
l'Anschluss, dimoranti in Alto Adige, domiciliati o
senza permesso di soggiorno; 2) l'opzione volontaria
dei cittadini italiani di lingua e di razza tedesca
per l'acquisto della cittadinanza germanica, la perdita
di quella italiana e il trasferimento nel Reich;
3) misure legislative ed amministrative per facilitare
e rendere pi rapide le procedure; 4) misure economiche
adeguate per risarcire i proprietari di beni
immobili che si trasferivano nel Reich; 5) l'istituzione
a Monaco di Baviera di un ufficio competente al
rilascio, con procedure abbreviate, della cittadinanza
germanica; 6) l'apertura a Bolzano di un Ufficio
tedesco per l'immigrazione e rimpatrio nel Reich,
Amtliche Deutsche Ein und Rckwanderungsstelle
(A.D.E.u.R.St.) con sedi staccate a Merano, Bressanone,
Vipiteno e Brunico; 7) l'affidamento degli
studi, per l'applicazione pratica degli accordi, al
conte Magistrati dell'Ambasciata italiana a Berlino
e all'SS-Obergruppenfhrer Ulrich Greifelt in Germania,
e al prefetto di Bolzano Giuseppe Mastromattei
e al console generale Otto Bene in Italia.
Nel luglio del 1939, quando Jakob viene arrestato,
la notizia di questa proposta si  sparsa da poco.
Nelle case e nei negozi di sicuro non si parla d'altro,
e la confusione  grande.
Negli atti giudiziari e negli interrogatori non
viene menzionata alcuna dichiarazione di Jakob a
un funerale, ma risulta che i fascisti lo accusarono
di propaganda a favore delle opzioni. Scrive il podest
di Montan Otto Tommasini alla Prefettura di
Trento, il 14 luglio, il giorno prima della cattura:

Rizzolli Giacomo da Montagna, frazione
Pinzone, padre della ex confinata Elena
Rizzolli, da qualche giorno si aggira fra
i "masi" presso gli agricoltori pi abbienti,
consigliandoli a vendere test i
loro beni e emigrare in Germania, asserendo
che diversamente verranno trasferiti in
altra regione del Regno. Tale attivit genera
un grave allarme nella popolazione.

Nella sua deposizione, Jakob rifiuta ogni addebito.
Ammette di aver discusso l'argomento in un negozio
di ottica di piazza delle Erbe, la cui proprietaria
viene anch'ella interrogata. Ma nega di aver mai
percorso la vallata per convincere i contadini a vendere
i loro masi e trasferirsi in Germania. E di aver
sostenuto che potrebbero essere costretti a cederli
a un prezzo assai pi basso del loro valore. Escludo
di avere detto che sarebbero potuti giungere
nella zona eventuali profittatori o accaparratori
dichiara nel verbale.
L'accusa in effetti suona labile. Che bisogno
aveva Jakob di mettere in guardia i suoi vicini dai
profittatori? Tutti sanno che ci sono, sono molti,
e fanno parte di una precisa strategia politica.
Da anni ormai  stata avviata in Sudtirlo quella
che lo storico Claus Gatterer definir una colonizzazione
in grande stile. I nuovi arrivati italiani
hanno occupato le amministrazioni e i ruoli pubblici
dirigenziali. Per non parlare delle aree industriali:
quella di Bolzano  stata costruita a partire
dal 1935. La sua creazione ha accresciuto non poco
la presenza e le propriet italiane in citt. Ma le
imprese sono estranee al tessuto economico locale,
e i quadri dirigenti sono stati importati da altre
province, come pure la forza lavoro, in gran parte
dal Veneto. E i profitti, come accade a tutte le colonie,
non vengono investiti in Sudtirlo ma finiscono
altrove.
Ironia della sorte, tutto questo non  servito a
creare una comunit italiana vera e propria. E non
 bastato a radicare i nuovi venuti in un territorio
che non  affatto facile da capire. Anche tantissimi
contadini e proprietari terrieri sudtirolesi,
schiacciati dalle tasse ed esclusi dai prestiti bancari, sono
stati costretti a svendere i loro masi, e i nuovi padroni
sono italiani. Ma bisogna conquistare l'anima
di questa terra, prima di poterne mietere i frutti,
e per una simile conquista un ventennio non
basta di certo.
Sono passati infatti quasi vent'anni dall'ascesa
del fascismo, e i risultati sono scoraggianti per il regime:
le menti e i cuori dei sudtirolesi sono tutt'altro
che italianizzati, le persecuzioni sono servite
solo a renderli pi uniti.
Jakob, pi probabilmente, finisce in cella in quanto
antifascista e possibile elemento sovversivo. In una
situazione politica e sociale delicata non  sorprendente
che il regime voglia toglierlo dalla circolazione,
acquistando anche uno straordinario potere di ricatto
sui suoi cari. Pochi giorni dopo l'arresto, viene portato
nel carcere di Trento dove molti membri della
mia famiglia ricordano di essere andati a trovarlo. A
cominciare da mio zio Hubert che assieme a suo
padre Franz gli portava spesso qualche leccornia da
casa. Rosa non andava ogni settimana, come si deduce
da questa lettera, un po' sgrammaticata e molto
tenera, che il marito le scrive dalla prigione:

Carissima Madre,
durante i nostri quasi trentasette anni di matrimonio
non siamo mai stati per cos tanto tempo
separati l'uno dall'altra come adesso, anche se
in realt la distanza  relativa. Quanto durer
ancora? Non lo sappiamo. I giorni passano,
come pure le settimane ed i mesi. Questo mese
per non mi posso assolutamente dimenticare
che il 30 agosto  l'onomastico della mia cara
moglie Rosa, davvero non me lo posso dimenticare.
Perci mia cara moglie, vieni qui, sono
seduto sul pagliericcio. Ti accoglier con baci
focosi e con affetto, per augurarti qualcosa che
il futuro di certo porter, cio tanta, tantissima
felicit. Te la meriti, vedrai che dopo questo periodo
difficile le cose andranno meglio.
Vorrei aggiungere che penso alla povera Gusti,
anche lei ha un suo onomastico, come pure Mariedl,
Toni e i bambini: saluti dal nonno.
La cara Berta  ancora l? Il giovane ed orgoglioso
Josef ed Hella mi hanno fatto visita qui a
Schnbrunn, sono stato davvero contento.
Ho sentito che anche tu vorresti venire a trovarmi,
ma non ti dar pena. Avresti delle difficolt
a venire, magari... Aspetta distare meglio,
va bene?
S, cara Madre ho fatto un po' di sogni...
Ancora saluti e baci affettuosi a te ed ai bambini,
vi prometto ci rivedremo presto,
Pap.

Mi fa sorridere l'ironia con cui si riferisce alla prigione
con il nome della residenza imperiale di Vienna,
Schnbrunn. Ma soprattutto mi colpisce che,
dopo trentasette anni di matrimonio, ancora le
mandi heisse Ksse. Mia madre ricorda che tra
loro in pubblico si chiamavano Mutter e Vater,
madre e padre, ma evidentemente c'era anche
molto calore nel loro rapporto. Era un matrimonio
pieno d'amore, me lo hanno ripetuto tutti. E lo rimase
fino alla fine.
Posso quindi capire la gioia di Rosa quando, la
sera del 5 ottobre, bussano alla sua porta e sulla
soglia c' suo genero Franz. Con Jakob.
Scrive Hella a sua sorella il giorno dopo:

Carissima Gusti,
non ti puoi immaginare la nostra gioia: eravamo
gi a letto quando abbiamo sentito bussare
lievemente alla porta, come solo pap pu fare,
e all'improvviso lui stava l, bello dritto, davanti
a noi. Franz lo aveva accompagnato e sipotevano
vedere lacrime di gioia negli occhi di tutti.
Ci  voluto molto tempo, e poteva finire certo
peggio, ma grazie a Dio lui  qui, a casa, da sua
moglie e dai figli.
Lo aspetta un lavoro enorme, la vendemmia 
dietro l'angolo e Josef ha avuto per alcuni giorni
l'influenza.

Perch Jakob sia stato liberato non  chiaro, ma probabilmente
con un'accusa cos inconsistente non era
possibile trattenerlo. In un documento della questura
di qualche anno dopo, nel febbraio 1943, si legge
che il sovversivo in oggetto indicato ha serbato regolare
condotta in genere in questi ultimi tempi e
non ha dato luogo a rimarchi di sorta.  chiaro che
Jakob, come tutta la famiglia Rizzolli, fu un sorvegliato
speciale fino alla caduta del fascismo.
La storia del suo arresto  emblematica di un
aspetto storicamente importante. I fascisti, nonostante
il Duce avesse preso accordi con Hitler per
l'espatrio di tutti i cosiddetti alloglotti sudtirolesi,
in realt non volevano che se ne andassero tutti.
E cercavano di impedire la propaganda in tal senso,
punendola persino con la prigione.
Perch?
...
19. Il patto col diavolo.

Sul tavolo della colazione nella Stube di Pinzn, tra
le tazze di caff, le fette di pane nero e i barattoli di
miele e marmellate,  appoggiato il giornale del
mattino. In prima pagina su pi colonne c' una
notizia che non sorprende pi nessuno, ma annuncia
per tutti l'ora della verit. Il 21 ottobre 1939 i
negoziatori italiani e tedeschi, riuniti a Roma, hanno
definito gli ultimi dettagli dell'accordo sul Sudtirlo.
Gli abitanti della regione avranno tempo fino al
31 dicembre per decidersi: Germania o Italia, bisogna
scegliere.
Finalmente! esclama Hella, entusiasta. La Germania
ci apre le braccia. Dobbiamo partire!
Per lei  la fine del tempo dell'esilio e delle limitazioni
che hanno segnato quasi tutta la sua vita.
Basta preghiere per ottenere il passaporto, regolarmente
rimbalzate dalle autorit fasciste: ora lei e i
suoi potranno avere documenti tedeschi. Basta sotterfugi
e paure.  la soluzione a tutti i problemi.
Jakob sorseggia il caff e non dice nulla. Posa la
tazza con un gesto misurato e aggiunge qualche
goccia di latte caldo, senza distogliere lo sguardo
dal quotidiano. Il suo cappello  posato sulla panca.
Fuori lo attendono gli ultimi giorni di vendemmia.
 la fine dell'incubo!  incredibile, ma ce l'abbiamo
fatta insiste Hella. Si aspettava pi entusiasmo.
Non riesce a spiegarsi la diffidenza che legge
negli occhi del padre.
Tesoro, non sappiamo nulla di quello che ci
aspetta l fuori risponde infine Jakob. Nella sua
voce risuona tutta la perplessit verso un accordo
che sembra l'ennesima presa in giro.
Per che cosa ci aspetta qui lo sappiamo bene,
no? ribatte Hella, un po' sarcastica. Non ti  bastata
la prigione? Jakob  tornato a casa solo due
settimane prima. E continuano le perquisizioni in
casa, i fermi di polizia, le diffide, i controlli? Qui
non si pu pi vivere.
Lo so, lo so! Lui, sentendosi contrastato, alza
la voce. Ma non ho nessuna intenzione di abbandonare
tutto, prima di sapere che cosa mi aspetta
dall'altra parte!  tentato di ricordare a sua figlia,
cos impaziente di fare fagotto, che Pinzn e
le sue terre la nutrono e le danno rifugio da quando
 nata.
Ma Hella conosce la risposta, la ripete da mesi
nei suoi pellegrinaggi propagandistici: Il Reich ha
assicurato che ciascuno di noi, giunto in Germania,
ricever la stessa casa, gli stessi campi e le stesse
vigne.
Rosa entra nella Stube seguendo le voci alterate
dalla discussione. Quel battibecco la rattrista profondamente.
I dolori allo stomaco hanno ricominciato
a tormentarla, e le tensioni che regnano in famiglia
la fanno sentire ancora peggio. Vorrebbe restare
in silenzio, ma non pu sopportare la venerazione
cieca di sua figlia per Hitler. Il Fhrer ha appena
dichiarato guerra alla Francia e all'Inghilterra.
Le ostilit aperte non sono ancora cominciate, ma
Rosa ricorda con angoscia l'inizio della Prima guerra
mondiale. Sa quanto in fretta gli entusiasmi e le
promesse di una facile vittoria sono stati annegati in
un bagno di sangue.
Tu ti fidi troppo di questo Hitler.  un miscredente
avverte per l'ennesima volta.
Hella, per, ha sempre la risposta pronta.
Milioni di tedeschi si fidano ciecamente di lui, non
sono l'unica.  un predestinato, Dio  dalla sua
parte e gli regaler la vittoria.
Come puoi dire cose del genere, Hella? ribatte
Rosa, ma sa che  impossibile farla ragionare. Da
anni ormai ha deciso in cosa credere. Hai perso la
testa. Hitler perseguita la Chiesa.
Mamma, se dai retta a tutto quello che si sente
in giro... Hella scuote la testa, con un po' di compassione.
La mamma  proprio vecchia, non  colpa
sua se non capisce. La sua voce si addolcisce e le
tende la mano: Queste sono persecuzioni immaginarie,
 la stampa straniera che cerca di confonderci
e dividerci. Noi invece da anni siamo oppressi
davvero. Hanno incarcerato pap! E il prossimo
potrebbe essere Josef....
Suo fratello, finora,  rimasto in silenzio, assorto
nel giornale. Ha parlato a lungo della questione delle
opzioni con i suoi amici. Molti, praticamente tutti i
possidenti come lui, sono della stessa opinione. Sulle
persecuzioni hai ragione, Hella dice. Ma due mesi
per decidere sono davvero pochi. Perch tanta fretta?
chiede. Vediamo prima che cosa fanno gli altri.
Che altri? tuona Hella. Sa che Josef  dalla sua
parte ma  cos posato e prudente. Troppo. Non  il
momento di esitare.
I nostri genitori. Gli amici. I vicini elenca Josef.
Non vorrai partire da sola? Se fossero in tanti a
decidere di restare, sar meglio fare lo stesso. Bisogna
essere uniti!
Hella si sforza di rimanere calma. Deve mantenersi
lucida e seguire il filo dell'argomentazione.
Quella situazione  fin troppo familiare, i dubbi dei
suoi sono quelli di tutti. Ha gi avuto discussioni
simili con degli sconosciuti. E se  riuscita a convincere
loro, perch non la sua stessa famiglia? E tu
credi che baster cos poco per fermare i fascisti?
ribatte in tono persuasivo. Quando decideranno
di portarvi via la casa e spedirvi in Sicilia, non chiederanno
il vostro permesso, statene certi.
Ma non possono mica spedirci in Sicilia tutti
quanti. Nella voce di Josef per si  insinuato il
dubbio. Se ci rifiutiamo di andarcene, capiranno
una volta per tutte che non possono separarci dalla
nostra Heimat. E allora...
Ma  proprio questo il punto! interrompe Hella,
che sente sotto i piedi un terreno pi sicuro. Optando
in massa per la Germania manderemo ai fascisti
un messaggio chiaro: vogliamo essere tedeschi. E allora
vinceremo comunque. Se ci fanno partire, otterremo
terre altrettanto belle nella nostra nuova patria.
E se decidessero di farci restare, dovranno cedere il
Sudtirlo al Reich!
Assurdit. Jakob li ha ascoltati, ma gli sembra
che nessuno dei due figli abbia le idee molto chiare.
Mussolini non rinuncer mai all'accordo che ha
firmato con Hitler, e che non prevede certo di regalare
il Sudtirlo alla Germania. E Hitler ha altro a
cui pensare, ora che la guerra  cominciata. Siamo
l'ultimo dei suoi pensieri.
Forse hai ragione tu, pap risponde Hella in
tono conciliante. Ma anche in questo caso, non
credi sia meglio battersi al fianco dei nostri fratelli
tedeschi? Se anche l'Italia entrasse in guerra, vorresti
che tuo figlio vestisse la loro divisa, proprio tu
che hai indossato quella dell'Impero? Uniamoci a
Hitler, partecipiamo al suo trionfo, e a guerra finita
ci sar finalmente un futuro anche per noi!
Vede che questo colpo  andato a segno. Jakob ha
ancora nell'armadio l'uniforme della sua giovinezza.
Josef ricorda l'umiliazione di aver dovuto servire
sotto l'esercito italiano. Persino Rosa ha l'aria colpita.
Ma non c' alcuna garanzia. Chi ci dice che
avremo in indennizzo altre terre cos fertili dopo
aver rinunciato alle nostre? borbotta infine Jakob.
Ci faranno almeno vedere dove pensano di mandarci,
prima?
Hella sa che a questo punto ha vinto lei. Ma
certo che lo faranno dichiara rassicurante. Molto
probabilmente ci manderanno in una regione della
vecchia Austria aggiunge con un'occhiata a sua
madre. Mamma, pensa, sarebbe come tornare a
casa! Saremo di nuovo un unico popolo. Si china
sul tavolo, lo sguardo appassionato. Lei sa cosa 
meglio per tutti, deve convincerli. Mamma, pap,
dopo vent'anni di fatiche avete diritto di invecchiare
in una terra dove ci siano onore e libert. Qui
ormai  l'inferno, i Welschen ci sbattono in prigione
quando gli fa comodo, lo hanno fatto con me e
con pap e continueranno a farlo.
Jakob prende tempo, sminuzza il tabacco biondo
nel fornello della pipa, e la accende. Tira qualche
boccata e si rigira il cappello nelle mani. La moglie
si siede accanto a lui.
Ma anche l'Austria ora appartiene al Reich, e il
Reich  in guerra dice Rosa con voce grave. Il suo
sguardo  perso nel vuoto, sembra inseguire un'ombra
che lei sola riesce a vedere. Tu non sai cosa
vuol dire la guerra, Hella le dice in tono dolce. E
sei fortunata a non saperlo. Ma a quel tempo, quando
sei nata tu, la nostra famiglia si  salvata perch
 rimasta unita. Tutti insieme in questa casa che ci
ha protetti.
Hella le vuole bene ma quelle chiacchiere nostalgiche
proprio non le sopporta. Quelli erano i suoi
tempi, e ora sono cambiati. Mamma, quella guerra
l'abbiamo persa e gli italiani ci hanno portato via
tutto le ricorda con decisione. La loro zona, la
Bassa Atesina,  stata la pi colpita dall'accanimento
dei fascisti. Questa casa non  pi il nostro rifugio,
 la nostra prigione.
Josef annuisce. Lui  il prossimo nell'elenco dei
fascisti, di sicuro. Vogliono spaventarli e piegarli e li
colpiranno uno per uno. Se scegliamo di andarcene,
per, dobbiamo farlo tutti insieme ribadisce.
Ma certo! Sono d'accordissimo. Dobbiamo optare
per la Germania tutti quanti, restare uniti.
Hella batte un pugno sul tavolo, proprio come un
uomo, pensa sua madre con disapprovazione.
Rosa azzarda un'ultima preghiera: Io sono nata
e cresciuta qui. Non voglio andare a morire in un
altro Paese. Jakob sente la tristezza nella sua voce
e le posa una mano sulla spalla, protettivo.
Non prenderemo decisioni affrettate. Non
preoccuparti, ora le dice.
Ma chi parla di morire? esclama Hella con
una punta di esasperazione. Qui si parla di vivere,
del nostro futuro.
Jakob si alza da tavola e si calca il cappello in
testa. Non pu pi restare, i vigneti lo attendono,
ma soprattutto ha bisogno di respirare la pace della
natura, di calpestare la terra soffice dei suoi campi.
Ne parleremo ancora decreta. Se i ragazzi sceglieranno
di partire, per, non potremo fare molto
per trattenerli aggiunge rivolto a Rosa.
E se tutti gli altri decidono di andarsene, noi
non resteremo certo qui da soli aggiunge Josef alzandosi
per seguire suo padre.
Rosa abbassa lo sguardo, piena di stanchezza:
Siamo nelle mani di Dio.
Anche Hella si alza, non riesce a stare ferma. Sa
che da oggi in avanti la battaglia per il futuro della
sua terra sar ancora pi intensa. Deve uscire,
convincere quante pi persone possibile.
Non dovete avere paura dice. Vivremo tutti
molto meglio in un Paese dove si pu camminare a
testa alta.
Si precipita alla porta e la apre per suo padre e
suo fratello, aggiungendo: Bisogna andare presto
in Comune a ritirare il modulo da firmare. Il tempo
dell'umiliazione  finito!.

Nello stesso giorno e in quelli che seguono, discussioni
simili si svolgono in tutte le case sudtirolesi. E
col passare delle settimane diventeranno sempre
pi accese, fino a separare i genitori dai figli, i
fratelli tra loro, dilaniando le famiglie.
All'indomani della firma dell'accordo del 21 ottobre,
infatti, comincia la deriva che spezzer il popolo
sudtirolese in due fazioni inconciliabili. Da una parte
gli Optanten, optanti, coloro che decidono formalmente
ed irrevocabilmente, per s ed i suoi familiari
qui appresso indicati, di voler assumere la cittadinanza
germanica e di volersi trasferire nel Reich,
come sar scritto nel modulo arancione di opzione
distribuito alla cittadinanza. Dall'altra i Dableiber,
coloro che restano, e consegnano il modulo bianco
in cui dichiarano, sempre senza possibilit di revoca,
di voler conservare la cittadinanza italiana.
Negli anni successivi questa separazione si aggraver
e si approfondir, assumendo quasi le caratteristiche
di una guerra civile.
Quando a maggio 1939 si comincia a parlare di
trasferimenti il VKS, come il Deutscher Verband, 
contrario all'emigrazione. Significherebbe perdere
terra tedesca e tradire il principio di Einheit von
Blut und Boden, l'unit di sangue e suolo. I capi di
entrambe le formazioni politiche tentano di ottenere
udienza da Himmler ma il gerarca nazista, cos
come Hitler, rifiuta di riceverli. In una riunione,
VKS e DV decidono di restare alla finestra e di pensare
intanto a tranquillizzare la popolazione.
Ma a luglio, quando la notizia delle opzioni viene
ufficializzata, il VKS ha gi operato un inspiegabile
voltafaccia. E d avvio a un'intensa propaganda per
convincere i sudtirolesi a votare per il trasferimento
in Germania. Qui comincia il processo che porter
i movimenti politici a prendere posizioni diametral mente
opposte con il DV, in particolare i cattolici
con il canonico Michael Gamper, schierati a favore
dei Dableiber.
La campagna del VKS gioca con intelligenza
sulle paure e sulle aspirazioni dei sudtirolesi. Si fa
credere, per quanto suoni assurdo, che potranno
ricostruire tutti insieme la loro regione, uguale,
spostandosi al di l del confine. Il Reich doner a
tutti una casa in un luogo quasi identico a quello di
provenienza. Questo concetto, il cosiddetto
trasferimento chiuso, ha un forte potere di attrazione.
Sul lato del timore, poi, si getta sul tavolo un'altra
carta vincente: chi rimane, dicono, sar trasferito
in altre regioni d'Italia, a sud. Addirittura in Sicilia.
 un pensiero terribile, ritrovarsi in un villaggio
sperduto del meridione italiano: nessuno lo conosce,
ma tutti lo considerano l'anticamera dell'inferno.
 l che vengono mandati, per punizione, i confinati.
Anche i pi dubbiosi cominciano a cedere.
A questo punto, prima ancora che la notizia
venga pubblicata sui giornali, il prefetto di Bolzano
Mastromattei comincia a sentirsi inquieto. All'inizio
era convinto che avrebbero votato per l'espatrio
solo i fanatici e i nullatenenti, ma ora sente che la
situazione gli sta sfuggendo di mano. Ed  preoccupato
per due motivi. Questa fuga di massa non fa
bene all'immagine internazionale dell'Italia fascista.
Ma, soprattutto, la gestione di una simile impresa
sul piano economico e organizzativo fa tremare
le vene ed i polsi. La minaccia siciliana, che
in estate  solo una voce tra le tante, in autunno
preoccupa i funzionari del regime. Mastromattei
smentisce. Dichiara che l'opzione  totalmente su
base volontaria e non ci saranno deportazioni. In
un articolo che compare su La Provincia di Bolzano
dell'8 ottobre 1939, Serenit operosa, illustra
ancor pi chiaramente il concetto: Nessuno sar
obbligato a lasciare l'Alto Adige, e chi sceglier di
restare non sar spostato in altre province.
Ma quale credibilit pu avere Mastromattei, o
qualunque altra figura del regime? I sudtirolesi ne
subiscono gli abusi da quasi vent'anni, ora dovrebbero
credere alle sue parole? No davvero. Anche
perch lui stesso peggiora le cose riferendosi a chi
resta, i Dableiber, come a coloro che sono rimasti
fedeli allo Stato fascista. Dunque, conclude la
popolazione, non esiste l'opzione di rimanere a casa
ed essere tedeschi: chi resta dovr essere assimilato.
Italiano, e in camicia nera.
Tra l'altro, la smentita ufficiale di Mastromattei
arriva troppo tardi in un'epoca in cui, a parte la popolazione
alfabetizzata, le informazioni circolano
principalmente attraverso il passaparola.  cos che
riescono a diffondersi, e a fare danni, moltissime
voci, dicerie e falsit sui reali termini di una questione
tanto decisiva. Ed  per questo che vincer chi
dispone della macchina di propaganda pi efficiente.
Per tacere delle intimidazioni, che nei mesi e negli
anni successivi non mancheranno. Si comincer con
gli insulti ai Dableiber per poi passare ai pestaggi, ai
boicottaggi dei negozi, agli incendi dei masi.
Alla fine di ottobre comincia la vera battaglia. Il
26 La Provincia di Bolzano dedica tutta la prima
pagina a Le norme per il rimpatrio dei cittadini
tedeschi e per l'emigrazione di allogeni tedeschi
dall'Alto Adige in Germania. Il comunicato, firmato
dal prefetto Mastromattei e dal console generale a
Milano Otto Bene, recita che entro il 31 dicembre
tutti i nativi e originari dell'Alto Adige dovranno,
dunque, in modo inequivocabile ed irrevocabile,
decidersi secondo libera coscienza se rimanere italiani,
fratelli fra fratelli con gli altri cittadini del Regno, o
diventare cittadini germanici per intimi radicati sentimenti
ed emigrare conseguentemente in Germania,
ove troveranno tutti insieme pieno riconoscimento
morale e degna e conveniente sistemazione
economica. Nello stesso numero del quotidiano, si
riporta in sintesi il commento dell'Osservatore romano
che giudica l'accordo un esempio di equit
su un problema tutto proprio dei giorni nostri e che
non ha nella storia precedenti.
Hanno diritto di voto i capofamiglia, che decidono
per i figli minorenni e per le mogli. Le donne
possono pronunciarsi autonomamente, se maggiorenni,
non sposate e possidenti. Chi non consegna
alcuna scheda, automaticamente, rester italiano.
Possono votare solo i cittadini di etnia tedesca e ladina,
ma sono gli stessi votanti a dichiarare la propria
appartenenza. Dunque un italiano pu dichiararsi
tedesco e andarsene in Germania. Chiaramente, per
emigrare nel Reich occorre essere di pura razza
ariana e anche questo va dimostrato, producendo i
certificati di nascita e matrimonio dei propri antenati.
Il tutto confluisce in un libretto chiamato Ahnenpass,
passaporto genealogico, che in Germania  utilizzato
fin dal 1933 e necessario per poter accedere a
posti nella pubblica amministrazione. Il livello di
dettaglio della ricerca non  lo stesso per tutti,
dipende probabilmente dalle aspettative dei singoli.
Quello di mia madre, compilato dai suoi genitori, risale
indietro fino ai bisnonni. Quello di Hella, che
forse pensava di fare carriera politica nel Reich, va
ben pi indietro: gli ultimi antenati citati sono nati
nel 1645.
 importante ricordare che non si tratta di un
voto come quello elettorale, in cui ci si esprime tutti
insieme in una consultazione di uno o due giorni.
Quello delle opzioni  un lungo processo di discussioni
e scelte. Si pu decidere per la Germania e poi
scoprire, la settimana seguente, che il vicino od il parente
hanno scelto di restare, e pentirsi. Si passano
giorni e giorni a mettersi d'accordo per darsi coraggio
a vicenda e optare compatti. Si finisce persino
con l'optare per sbaglio, per mancanza di informazioni
precise, per un equivoco sulla posizione di
qualche familiare.
Il termine per la consegna dei moduli compilati
 il 31 dicembre 1939, tranne che per i sacerdoti
per i quali sar prorogato fino al 30 giugno 1940.
Il termine per l'espatrio, che inizialmente deve avvenire
entro il 31 dicembre 1942, verr poi prorogato.
Ma per allora le cose saranno radicalmente
cambiate.
Il VKS intensifica le pressioni perch la popolazione
voti unita a favore del Reich. Il Deutscher Verband
ritiene invece che le due dittature, quella fascista
e quella nazista, stiano per cadere e invita alla
pazienza, per evitare un pericoloso salto nel vuoto.
Nello stesso giorno in cui Mastromattei prova a
smentire la leggenda siciliana, Michael Gamper
scrive sul Volksbote un articolo in cui ricorda:
Attraverso gli usci, che solcano oggi i contadini,
sono passati i nostri antenati e gli antenati dei nostri
antenati e rappresentano carne della nostra carne,
sangue del nostro sangue. Le sue parole hanno sicuramente
un impatto sulla popolazione che per 
spaventata: se tutti se ne vanno, cosa faremo qui da
soli in balia dei fascisti? In particolare molti anziani
vedono i figli determinati a partire e temono di essere
abbandonati.
 importante ricordare il fattore tempo: stiamo
parlando di due mesi, da fine ottobre a fine dicembre.
In poco pi di otto settimane si chiede ai sudtirolesi
di prendere una decisione che, almeno sulla
carta, cambier completamente la loro vita e la storia
della loro terra. Dopo generazioni passate in un
maso, ci sono sessanta giorni per decidere se lasciarlo
per sempre. Inoltre, questa scelta terribile
deve essere fatta dal solo capofamiglia per la moglie
e per tutti i figli minorenni. Infine c' la responsabilit
di convincere gli amici, le persone vicine che si
vorrebbe portare con s. E poi bisogner pensare al
trasloco, cercando di prevedere che cosa servir e
cosa no. Ma senza avere la pi pallida idea del luogo
in cui comincer la nuova vita.
 il caos.
Dopo tante richieste di chiarimento, il primo a
menzionare possibili destinazioni  il capo delle SS,
Heinrich Himmler, referente ultimo del processo
delle opzioni nel suo ruolo di commissario del Reich
per il rafforzamento della Nazione germanica. Menziona
la Galizia, dimenticando che proprio l molti
sudtirolesi hanno perso la vita durante il primo conflitto
mondiale.  un punto a favore dei Dableiber,
la cui propaganda commenta: La Germania ci ha
oggi promesso di darci la Galizia. Si dovr vivere in
baracche da cui sono stati cacciati i polacchi, e lavorare
su campi per i quali i proprietari hanno combattuto
insieme a donne e bambini. Negli anni successivi,
man mano che la politica di Hitler e la guerra
cambiano la situazione in Europa, verranno menzionate
altre zone: la Borgogna, il sud della Carinzia
e della Stiria, la Crimea.
Tutti cercano di capirci qualcosa ma  una vera
impresa. La maggior parte dei parroci, per esempio,
sceglier di rimanere: il nazismo con la sua ideologia
pagana non  amico della Chiesa, le persecuzioni
contro i preti dissidenti, in Germania, sono all'ordine
del giorno. Le posizioni comunque sono molteplici
anche all'interno del clero: il vescovo di Bressanone,
Johannes Geisler, dopo una finta neutralit
sceglie di optare con la giustificazione che il pastore
segue il suo gregge. Sotto l'influenza di uno dei
pi accesi sostenitori della Germania, il vicario generale
della diocesi Alois Pompanin.
I membri del VKS intanto vanno di casa in casa
descrivendo il Reich come il paradiso terrestre, l'insediamento
all'estero come la soluzione ideale, ricordando
gli anni di persecuzione e giocando sulla
voglia di tutti di liberarsi dal fascismo, in qualunque
modo. Si discute moltissimo, si litiga, ci si logora
e a parte qualche eccezione, la maggior parte in
fondo non  convinta. Chi sceglie di optare spera
che la guerra impedisca la partenza, chi decide di
rimanere si chiede se non stia commettendo l'errore
della sua vita. Tutti puntano sul fattore tempo.
Alla fine partiranno circa in 70000, la maggior
parte nel 1940.

Incontro Leopold Steurer, stimato storico sudtirolese
che si  occupato molto di quel tragico periodo,
e mi spiega alcuni dettagli importanti. Per
esempio, i ragazzi che sarebbero dovuti partire militari
nell'odiato esercito italiano, o quelli che gi si
trovavano sul fronte africano, si affrettarono a optare
per tornare a casa. I genitori, davanti alla prospettiva
di perdere per sempre i loro figli, optavano
a loro volta. Le donne erano molto pi difficili da
convincere: se avessero potuto esprimersi autonomamente
anche le mogli, osserva Steurer, la percentuale
degli optanti sarebbe stata sicuramente
pi bassa. Avevano vissuto un conflitto pochi anni
prima, e non volevano trasferirsi in un Paese gi in
guerra, lasciando un'Italia ancora non belligerante.
Tanto meno erano disposte ad abbandonare la loro
casa e le propriet.
Molte furono anche le cosiddette schede grigie:
tedeschi che non votarono non perch volessero restare
italiani, ma per protestare contro questa decisione
che spaccava in due un popolo.
Il 31 dicembre 1939, giorno in cui si chiude il periodo
concesso per la scelta, La Provincia di Bolzano
riporta:

Ieri sera, in Bolzano (al Circolo ufficiali), ha
avuto luogo un pranzo seguito da un ricevimento,
al quale hanno preso parte, oltre tutti i rappresentanti
della Delegazione germanica, il
Sottosegretario di Stato all'Interno, i Prefetti e
i Federali di Bolzano e Trento, nonch le autorit
civili e militari della Provincia. [...] All'ingresso,
nella sala dei trattenimenti [...] l'orchestrina
ha intonato gli inni germanici e italiani,
salutati romanamente. Indi hanno avuto inizio
le danze, che si sono protratte animatissime
fino alla mezzanotte.

 un'ultima serata di allegria per il regime fascista
in Sudtirlo. Dopo questo turbinio di danze e saluti
romani, all'inizio del 1940, saranno resi ufficiali i
risultati, e sar un grave smacco. Mastromattei
aveva garantito al Duce un massimo del 50 per
cento di optanti, mentre nella realt saranno pi
dell'87 per cento. Certo, non si tratta di risultati
scritti nella pietra. L'argomento rimarr sempre
controverso. Tanto per cominciare siamo all'inizio
di una guerra mondiale. In secondo luogo, la convivenza
di nazisti e fascisti d luogo a una grande
confusione burocratica.
Quel che  certo  che nel volgere di poche settimane
Mastromattei perder il posto. E che il contraccolpo
propagandistico sar devastante: ci stiamo
ricomperando, si dice a Roma, un territorio
nostro che abbiamo conquistato nella Prima guerra
mondiale col sangue di 600000 fanti morti. Con
una migrazione cos massiccia i costi da affrontare
saranno spaventosi, proprio quando l'Italia si appresta
ad entrare in guerra.
Ma anche tra gli optanti non c' allegria. Sta per
aprirsi la stagione delle partenze. La parola d'ordine
diventa: andarsene il pi tardi possibile.

Rosa  ancora sveglia.  seduta al tavolo della Stube
e mette ordine nelle sue carte, dividendole con
cura. Di fronte a s ha il diario. Ora non deve pi
temere le perquisizioni dei fascisti. Ma ha ben altri
timori.
L'anno sta finendo, e il Natale appena trascorso
potrebbe essere stato l'ultimo nella grande casa di
Pinzn. La notte  calata da un pezzo e il freddo ha
depositato sulle finestre una sottile patina di brina.
I campi e i boschi sono coperti di neve. I rami gelati
degli alberi si stagliano contro il cielo plumbeo
come braccia scarnite di supplici.
La grossa stufa di ceramica presidia come sempre
il suo angolo e la vecchia pendola segna i passi
del tempo. Di quando in quando il silenzio  rotto
dallo scricchiolio del legno vivo della casa. Ogni
gradino di legno, ogni asse dell'impiantito ha una
musica diversa da tutte le altre. Nella serenit della
notte Rosa riconosce ognuna di quelle voci, che le
si fanno intorno come per rassicurarla. Mentre
legge e rilegge le carte che ha davanti.
Jakob ha optato per la Germania, come pure i
loro figli e i parenti di Entiklar. Sono rimasti uniti.
Ma a che prezzo? Josef ha insistito molto per andare
tutti insieme a firmare. Per lui la cosa importante 
non separarsi: non solo la famiglia, ma tutti i sudtirolesi.
Hella e Gusti sono entusiaste, nemmeno
l'ombra di un dubbio turba la loro certezza che il
Reich sia la Terra Promessa dove finalmente trionfer
il Deutschtum, l'unit del popolo tedesco. Berta e
Mariedl, dalla loro nuova patria, li hanno esortati a
raggiungerle presto. Il futuro dei figli, si sono detti
Rosa e Jakob, conta pi del passato dei vecchi.
Rosa piega in quattro un documento dall'aspetto
ufficiale e lo fa scivolare in una busta, dietro cui
scrive: Jakob. Il testo lo conosce a memoria. In
applicazione degli accordi italo-tedeschi [...]
dichiaro che intendo [...] trasferirmi in Germania ed
acquistare la cittadinanza germanica. Firmato:
Jakob Rizzolli. La data, apposta con un timbro, 
quella del 27 dicembre 1939.  la certificazione
della richiesta di trasferimento che Jakob  andato
a compilare al Comune di Montan. La presenza e la
firma di Rosa non sono state necessarie.  bastata la
parola di suo marito, e lei ne  lieta: non avrebbe
mai potuto risolversi a tracciare il suo nome sotto le
parole che la condannano all'esilio.
Rosa sceglie una penna e avvicina il calamaio.
Scrive con mano ferma, gli occhi asciutti. I dolori
terribili che le divorano i fianchi si sono calmati,
come se la rassegnazione avesse dissolto anche
loro. Appoggia la mano sulla copertina di pelle del
suo diario, fa scorrere il pollice sul taglio delle pagine,
che ha gi cominciato a ingiallire. Le sfoglia
rapidamente con un crepitio di vecchia carta. Da
qualche parte l in mezzo c' quella che segna l'inizio
di tutte le sventure: novembre 1918. Il grande
strappo.
E questa  la fine si dice Rosa. La battaglia
volge al termine, lei ne  uscita sconfitta e lo sa.
Apre il diario. Traccia la parola che ha dato senso
a tutta la sua vita: Pinzn. Poi la data dell'ultima
catastrofe: 1939. E comincia a scrivere, lentamente,
con amore, cullata dal fruscio della penna che scorre
sulla carta come l'ultimo sospiro di un cuore
spezzato.

La vigilia e il Natale sono trascorsi in un'atmosfera
triste, e Stille Nacht  risuonato con mestizia
tra occhi colmi di lacrime.
Dobbiamo abbandonare la nostra terra natia,
la nostra amata, splendida Heimat, perch qui
ormai devono restare solo Welschen e chi non
si riconosce in questa nazione deve sparire
entro due anni ed essere trasferito nel Reich.
Noi poveri sudtirolesi ci troviamo di fronte a
un grave conflitto, dobbiamo offrire un sacrificio
senza precedenti.
Ma siamo preparati alpeggio, perch siamo tedeschi
e vogliamo restarlo fino alla fine dei nostri
giorni. I nostri genitori, nonni, bisnonni e
trisnonni ci hanno insegnato il tedesco, e la
scuola e la Chiesa hanno contribuito anch'esse
a quest'opera. Cos saluteremo per sempre il
luogo dove siamo nati, dove riposano i nostri
cari defunti. Portiamo con noi nella nuova patria,
una patria in cui  ancora incerta la destinazione,
tutto ci che  sacro alla nostra memoria.
Via dalla razza Welsche, che per vent'anni
ci ha mentito e ingannato. Il Signore ci ha dato
la forza di dichiararci tedeschi.
Es ist ein nettes Pltzchen auf der Welt, wo uns der
Herrgott hat hingestellt.
Schon die Ahnen in uralter Zeit, bauten ihr Nest hier
und haben sich gefreut.
Und waren auch nicht alle begtert und reich,
Heimaterde ist immer so mild und so weich.
Schon das Glcklein im Turm hat seinen eigenen
Klang, hier bleib und arbeite Dein heben lang.
So haben  die Alten als Erbstck vermacht und alles
o sonnig fr die Zukunft gedacht.
Doch die bsen Geister konnten das nicht sehen, alles
was einst war soll jetzt vergehen!
Schnre Dein Bndel und reise nur aus, hier kommen
Andere und bewohnen Dein Haus.
Andreas Hofer, steig heraus aus Deinem Grab, es
geht wieder um unser Gut und unser Hab.
Und wenn Trnen wie Bche so rinnen, es kommt
vom Volk in Sdtirl drinnen!

 un bel posticino quello che il Signore ci ha dato su
questa terra.
Gi gli antenati in tempi remoti, costruirono qui il
loro nido, contenti.
E anche se non erano tutti ricchi e benestanti, il suolo
natio  sempre cos dolce e soave.
Anche la campana della chiesa ha un suono tutto suo:
qui resta, dice, e lavora per tutta la tua vita.
E i vecchi ce l'hanno lasciato in eredit pensando a un
roseo futuro.
Ma gli spiriti malvagi non potevano capirlo e tutto
quello che era un tempo ora deve finire.
Fai il tuo fagotto e parti, qui arriva altra gente e si
prende la tua casa.
Andreas Hof er, vieni fuori dalla tomba, ne va ancora
della nostra terra e dei nostri beni.
E se le lacrime scorrono a fiumi,  il popolo sudtirolese
che piange!

Presto l'anno vecchio terminer e siamo felici
di lasciarci ancora una volta alle spalle molta
sofferenza e sospiri. Mi meraviglio che non mi
abbiano ceduto i nervi, devo averli proprio
d'acciaio. [...]
La cara chiesetta, la casa di Dio, mi ha dato la
forza e la salute necessarie per affrontare la situazione.
Cos, ora, attender con pazienza cosa
ci riserva il 1940.
...
L'ultima pagina di Rosa.

Nel luglio del 1940 la malattia costringe Rosa a
mettersi a letto nella sua casa di Pinzn. Non si alzer
pi. Si spegne il 25 settembre, i medici non
hanno potuto pi fare nulla per lei. Nel frattempo,
lontano da l, l'Europa  sprofondata nella guerra.
La Germania nazista ha aggredito l'Inghilterra, e la
battaglia infuria nei cieli.
Mentre scrivo l'ultimo atto di questa storia,
penso che mi sarebbe piaciuto trovarmi al capezzale
di Rosa nei suoi ultimi istanti di vita. Le avrei tenuto
la mano, avrei potuto ascoltarla. Sicuramente
aveva ancora molte cose da dirmi. Ma ho potuto
leggere solo le parole che aveva raccolto per tutta la
vita, e che chiudendo gli occhi ha lasciato ai suoi
discendenti. Mentre Dio la chiamava a s, deve
averla confortata la certezza che la sua voce le sarebbe
sopravvissuta.
Rosa se ne  andata da sola, come sola si era battuta
nell'Europa sconvolta degli anni tra le due guerre.
Il marito tanto amato le ha dato quello che desiderava:
il calore e l'impegno di una famiglia. Ma poi
i suoi figli si sono lasciati trascinare via dalle onde
turbinose della Storia. Soprattutto Hella. Rosa ha
cercato di istruirli attingendo alla saggezza del passato,
ma i giovani pensavano soltanto a immaginare
un futuro. Se ne sono andati tutti, tranne il posato
Josef, l'erede, e l'ironica e saggia Elsa, che le  rimasta
vicina fino alla fine.
Rosa  morta perch non sapeva pi come vivere
in un mondo impazzito. Secondo la storia di famiglia
a portarla via  stato un tumore al fegato. Aveva sofferto
per tutta la vita di calcoli biliari, era di salute
cagionevole. Eppure qualcosa mi dice che la verit 
pi complessa. Nel dicembre del 1939 Rosa aveva acconsentito
ad abbandonare la sua Heimat. Sarebbe
stata costretta a recidere con le sue stesse mani le
radici che la tenevano ancorata alla sua terra natale.
Ha preferito morire. Forse anche per non vedere la
sua patria e l'Europa intera sprofondare in un nuovo
conflitto, pi terribile di quello della sua giovent.
E cos, alla fine  riuscita a restare nella sua casa
di Pinzn.  sepolta accanto alla cappella della Vergine
di Loreto, all'ombra del suo campanile, assieme
al padre Johann, al suo amato Jakob, alla sua
piccola Hella. Molti anziani, tra le case, i campi e i
vigneti intorno a Pinzn, la ricordano ancora. Il
Sudtirlo ha visto sfilare sulle sue alture le truppe
italiane sconfitte, i nazisti vittoriosi e infine gli Alleati
trionfanti. La famiglia Rizzolli-Tiefenthaler ha
conservato le sue terre, nessuno di loro ha dovuto
emigrare. Dei sudtirolesi che sono partiti con le opzioni,
molti hanno fatto ritorno al termine delle
ostilit, salvati dall'esilio quando l'Europa  stata
liberata dall'incubo nazista.
Rosa ha chiuso gli occhi pensando che i suoi
sogni fossero morti, ma in realt erano solo sospesi.
I suoi sogni vivono ancora, e la storia non  finita.
...
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...
FINE.
...
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...
Le parole di questo libro.
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Termini specifici e sigle.
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Ahnenpass: letteralmente passaporto genealogico, era
un documento personale che certificava l'identit
ariana e la purezza del sangue del titolare e conteneva
una minuziosa descrizione del proprio albero genealogico.
Questo certificato divenne necessario nella Germania
nazista e anche per chi, durante le opzioni, aveva
deciso di trasferirsi nel Reich.

Bassa Atesina: in tedesco Bozner Unterland o Sdtirler
Unterland,  un territorio dell'Alto Adige che comprende
la zona tra Branzoll e Salurn.  attraversata
dal fiume Adige, dall'autostrada e dalla ferrovia del
Brennero.

Deutscher Verband (DV): fu la novit politica in Sudtirlo
nel periodo successivo alla Prima guerra mondiale,
un'unione di due partiti, la Deutschfreiheitliche
(liberal-nazionali) e la Tirler Volkspartei (partito popolare
tirolese). Non si tratt di una fusione tra i due partiti
ma di una coalizione in cui entrambi mantennero la
loro autonomia. Arriv cos a rappresentare la quasi totalit
dei sudtirolesi, come fu confermato dalle elezioni
del 1921. Tra i suoi leader ci furono personalit molto
popolari nella provincia, tra cui il borgomastro di Bolzano
Julius Perathoner, Friedrich Toggenburg, gi ministro
a Vienna, Eduard Reut-Nicolussi, gi deputato
all'Assemblea Nazionale austriaca e Wilhelm Walther,
che sar deputato a Roma dal 1921 al 1924.

Deutsche Volksgruppe Sdtirl (DVS): fu un'organizzazione
dalla vita brevissima, dal marzo del 1937 al novembre
dello stesso anno. Fu il prodotto della collaborazione,
per ordine di Berlino, del Deutscher Verband
(DV) e del Vlkischer Kampfring Sdtirls
(VKS). La rottura sar quasi immediata: pi moderato
il primo, apertamente filonazista il secondo, si troveranno
troppo divisi sulle questioni fondamentali per
poter convivere.

Deutschtum: traducibile con carattere tedesco o germanicit,
 una parola connotata da un forte senso di
appartenenza alla nazione tedesca. Verr strumentalizzato
dal nazismo in senso nazionalistico.

Gauleiter: era il titolo che designava il pi alto rappresentante
sul territorio del partito nazionalsocialista tedesco.
Il Gauleiter si occupava di organizzare e far crescere
il partito nella sua circoscrizione (detta Gau) e di rispondere
alle richieste ed ai bisogni dei cittadini. I Gauleiter
venivano scelti personalmente da Hitler tra i sostenitori
pi fedeli, e rispondevano solo a lui. Costituirono
il nucleo originario del Partito nazista e col tempo
acquisirono sempre pi autonomia.

Heimat: si pu tradurre a grandi linee patria, ma in realt
questa parola non ha un corrispettivo preciso in lingua
italiana. Ha una spiccata connotazione affettiva che richiama
il territorio dell'infanzia, della famiglia, degli affetti
e della lingua d'origine. Il concetto di Heimat affonda
le proprie radici nella questione identitaria del popolo
tedesco fin dall'Ottocento, quando la nascente industrializzazione
costrinse i contadini a trasferirsi nelle citt,
allontanandosi dalle proprie comunit d'origine.

Heimwehren: organizzazione paramilitare austriaca sorta
negli anni Venti. Erano squadre di combattimento di
cittadini armati contro i socialdemocratici. Si richiamavano
ai princpi dell'austrofascismo allontanandosi dalla
democrazia e dal parlamentarismo. Ebbero il sostegno
non solo politico ma anche economico di Mussolini.

Kaiser:  un titolo imperiale germanico, deriva dal titolo di
Cesare (in latino Caesar) proprio degli imperatori romani.
Fu utilizzato dai sovrani del Sacro Romano Impero,
dell'Impero austriaco, di quello austroungarico e
della monarchia tedesca Hohenzollern. I Kaiser pi famosi
furono Guglielmo II di Prussia e Francesco Giuseppe
d'Austria-Ungheria.

Kaiserjger: detti anche cacciatori imperiali austriaci,
erano un reparto di fanteria leggera dell'esercito imperiale
austriaco, poi austroungarico.

Kaiserlich und Kniglich (K und K): letteralmente
imperiale e regio, era il prefisso di tutti gli apparati
statali che facevano capo all'amministrazione pubblica
austroungarica dal 1867 al 1918. Per esempio la Marina
era denominata kaiserliche und knigliche Kriegsmarine
(abbreviata in k.u.k. Kriegsmarine).

Katakombenschulen: letteralmente scuole delle catacombe,
furono l'unica opportunit per i bambini del Sudtirlo
di imparare il tedesco durante le repressioni fasciste.
Erano scuole clandestine, che operarono con l'incubo
delle perquisizioni e di pene severe per gli insegnanti.
A soffrire per le persecuzioni fasciste della popolazione
germanofona all'epoca delle Katakombenschulen,
dal 1923 al 1939, fu soprattutto la Bassa Atesina.

Kreisleiter: erano i sottoposti dei Gauleiter, ai quali rispondevano
direttamente e di cui erano il braccio operativo
sul territorio.

Maso:  un'abitazione rurale tipica del Trentino-Alto
Adige, che comprende anche una stalla e un fienile. Per
maso chiuso si intende invece l'antica consuetudine
di non dividere la propriet tra gli eredi, ma di assegnarla
al primogenito maschio allo scopo di non frazionare
nel tempo i possedimenti di famiglia.  un istituto
legale proprio del Tirlo ed  stato per secoli fortemente
penalizzante nei confronti delle donne, fino al 2001,
quando una legge ha sancito l'uguaglianza tra eredi maschi
e femmine.

Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei (NSDAP):
Partito nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi, meglio
conosciuto come Partito nazista.

Opzioni: secondo Hitler e Mussolini sarebbero state la soluzione
al problema sudtirolese. Nell'ottobre del 1939
concordarono che ai sudtirolesi di lingua tedesca dovesse
esser data un'opzione: potevano lasciare la patria dove
avevano vissuto per circa milletrecento anni e reinsediarsi
nel Reich oppure rimanere nella loro terra d'origine
e rinunciare a ogni tutela per le proprie minoranze.
La popolazione si divise tra Optanten, chi scelse di
partire, e Dablaiber, chi decise di restare. Pi dell'80
per cento del gruppo, circa 200000 persone, optarono
per lasciare il Paese, ma a causa dell'andamento della
Seconda guerra mondiale solo 75000 emigrarono e
molti di loro fecero ritorno clandestinamente.

Schtzen: detti anche bersaglieri tirolesi, tra il XVI e il XX
secolo sono stati un corpo paramilitare volontario formato
da cittadini tirolesi e preposto alla difesa della
regione. In continuit con la tradizione, esistono ancora
e sono ben presenti sul territorio. Promuovono e tutelano
gli usi e costumi locali e hanno funzioni di rappresentanza
nel corso di eventi e manifestazioni.

SS-Obergruppenfiihrer: grado delle Waffen-SS corrispondente
nelle nostre forze armate a generale di corpo
d'armata, ma che nelle Allgemeine SS e nella polizia
poteva corrispondere a un altro incarico.

Stube:  una stanza tipica delle abitazioni rurali delle zone
alpine del Trentino-Alto Adige e della Valtellina, diffusa
anche in Austria e Germania.  completamente rivestita
in legno e accoglie tradizionalmente la stufa di
casa, da cui prende il nome.

Sdtirler Volkspartei (SVP):  un partito etnico e di raccolta,
nella prassi politica di ispirazione cristiano-sociale,
che fino a pochi anni fa rappresentava pi dell'80
per cento della popolazione di lingua tedesca e ladina
del Sudtirlo, mentre alle elezioni provinciali del 2008
 sceso al 65 per cento circa di rappresentanza etnica.
Fondato nel maggio del 1945, rivendic l'esercizio del
diritto all'autodeterminazione, e in una seconda fase
l'autonomia, per il Sudtirlo. Fino al 1964 era l'unico
partito di lingua tedesca a livello provinciale e regionale.
Sin dalle prime elezioni regionali del 1948 esprime il
presidente della provincia autonoma di Bolzano, detiene
la maggioranza assoluta di seggi nel consiglio provinciale
ed  l'unico partito della minoranza tedesca
rappresentato al Parlamento italiano ed europeo.

Vlkischer Kampfring Sdtirls (VKS): letteralmente
Fronte patriottico sudtirolese. Ha le sue origini in
alcuni piccoli gruppi giovanili clandestini (che annoveravano
molti studenti) sorti negli anni tra il 1928 e il
1933 e determinati a proteggere ed a diffondere la cultura
tedesca. Il partito venne fondato nel 1934 ed era
in opposizione sia ai funzionari del Deutscher Verband,
considerati troppo inclini al compromesso politico
con il loro nemico, sia alle organizzazioni cattoliche,
anch'esse reputate troppo accondiscendenti nei
confronti dello Stato italiano. Anche se non si rifaceva
esplicitamente al Partito nazista, ne condivideva il tipo
di organizzazione gerarchica e i fondamenti del
programma.

Welscher: nei Paesi di lingua tedesca designa il cittadino
di nazionalit e lingua italiana, e dopo il fascismo ha
assunto valore spregiativo. Welschtirl si usa semplicemente
per definire il Tirlo italiano, cio il
Trentino.

Cibi e prodotti tipici.

Apfelstrudel: dolce da forno tipico del Tirlo e dell'Alto
Adige a base di pasta sfoglia e mele, dalla forma allungata.
La farcitura oltre alle mele comprende pinoli, uva
sultanina, cannella e rum. Si mangia solitamente tiepido
e con una spolverata di zucchero a velo.

Bratwurst:  una salsiccia composta da carni suine, bovine
o - meno spesso - di vitello. Il nome in tedesco indica
la modalit di preparazione: braten significa arrostire.
 spesso accompagnato con senape, ketchup o
altre salse.

Gugelhupf:  uno dei dolci da forno tipici dell'Austria,
Sudtirlo, Germania e Paesi dell'Est Europa, ma  diffuso
e apprezzato anche in Italia. Ha la forma di una ciambella
alta, con un impasto soffice contenente mandorle,
uvetta e talvolta frutta candita. Viene aromatizzato con il
Kirschwasser, l'acquavite di ciliegia locale. Si mangia di
solito a colazione o durante la giornata con il caff.

Kndel: in italiano canederli, sono grossi gnocchi composti
da un impasto di pane raffermo, uova, latte, cipolle ed
erbe. Sono un piatto tipico della cucina tedesca sud-orientale,
austriaca, ceca, slovacca, polacca, trentina e
altoatesina.

Schttelbrot: letteralmente pane scosso poich l'impasto
viene tradizionalmente fatto a mano e sbattuto fino
a ottenere una forma piatta,  un pane di segale speziato
e dorato.

Weinsuppe: primo piatto tirolese,  una zuppa cremosa
a base di vino, brodo di manzo, tuorlo d'uovo, panna
e insaporita con un pizzico di cannella. Si serve accompagnata
a cubetti di pane leggermente fritti nel
burro.
...
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Toponimi.
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Ahrntal/Valle Aurina.
Aue/Avio (Tn).
Bergisel/Monte Isel.
Bozen/Bolzano.
Brenner/Brennero (passo del - Comune).
Brixen/Bressanone.
Bruneck/Brunico.
Castelfeder  una collina che sorge tra i comuni di Ora,
Egna e Montagna in provincia di Bolzano. D il nome
ai ruderi di fortificazioni risalenti a epoche diverse presenti
sulla collina.
Dolomiten/Dolomiti.
Eisacktal/Val d'Isarco.
Entiklar/Niclara.
Etsch/Adige.
Etschtal/Valle dell'Adige.
Fennberg/Favogna.
Fleimstal/Val di Fiemme.
Glen/Gleno.
Glockenkarkopf/Vetta d'Italia.
Halla/Ala (Tn).
Innichen/San Candido.
Innsbruck (solo tedesco).
Kalditsch/Doladizza.
Krnten/Carinzia.
Kufstein (solo tedesco).
Kurtatsch/Cortaccia.
Margreid/Magr.
Marling/Marlengo.
Meran/Merano.
Montan/Montagna.
Moor In Tirl/Mori.
Neumarkt/Egna.
Nonsberg/Val di Non.
Passeiertal/Val Passiria.
Passer/Passirio (fiume).
Pustertal/Val Pusteria.
Ritten/Altopiano del Renon.
Salurn/Salorno.
St. Michael an der Etsch/San Michele all'Adige (Tn).
Signat/Signato.
Sterzing/Vipiteno.
Sdtirl/Sudtirlo
Talver/Talvera (torrente).
beretsch-Unterland/Oltradige-Bassa Atesina.
Vinschgau/Val Venosta.
Vorarlberg ( il pi occidentale degli Stati federati dell'Austria).
...
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Ringraziamenti.
.
Questi ringraziamenti sono i pi lunghi che io abbia mai
scritto. Ma non mi era mai capitato di intraprendere una
ricerca che coinvolgesse cos tante persone, e cos tanta
memoria e passioni. Sar quindi minuziosa fino alla noia.
C' un motivo se in ogni libro il primo ringraziamento
va a mio marito, Jacques Charmelot: il suo eroismo al servizio
della causa non conosce confini. Quest'anno, infatti,
abbiamo fatto insieme una sola, lunga vacanza. Nel Sudtirlo
di inizio Novecento. Non  stata proprio una crociera
di tutto riposo, e dall'inizio alla fine Jacques non si 
mosso dal mio fianco. Grazie, Jakob.
Devo ringraziare molto anche la mia famiglia, prima di
tutto mia madre Herlinde. Senza il suo aiuto nel ritrovare
parenti, dissotterrare ricordi, indagare misteri del passato, e
senza il suo appoggio costante al progetto non ce l'avrei mai
fatta. Un grazie davvero affettuoso a mia sorella Micki per
l'indispensabile e partecipe collaborazione, e a mio fratello
Winfried per aver condiviso i suoi ricordi. Una menzione
d'onore va a Gerlinde Rizzolli e Graziella Rizzolli, e Hansjrg
Rizzolli che nel frattempo purtroppo ci ha lasciato, per
avermi aperto le porte della grande casa di Pinzn e aver
condiviso con me un tesoro di documenti, lettere, fotografie.
Gerlinde ha anche sopportato l'invasione della troupe
per un'intera giornata di servizio fotografico, per regalarci
l'immagine che compare sul retro della copertina. Davvero
il sangue non  acqua. Come hanno dimostrato anche i
molti altri membri della famiglia che mi hanno sostenuto,
con entusiasmo e generosit, nella mia ricerca: innanzitutto
i miei zi Hubert, Norbert e Heinrich Deutsch, e poi Herbert
e Hilde Tiefenbrunner, le loro figlie Margaret e Christine
che mi hanno accolto al castello di Entiklar; la figlia di
Berta, Sigrid Hammerle; il figlio di Hella, Gnther Brenner;
le figlie di Mariedl, Waltraud e Rosemarie
GruberWenzer.
Un libro su cui si lavora per due anni richiede un editore
paziente, e tengo a ringraziare la Rizzoli che ha dimostrato
grande disponibilit. In particolare Paolo Zaninoni,
e l'infaticabile Michela Gallio, molto pi di un'editor dal
passo alpino. Ma anche tutti i collaboratori di una squadra
redazionale splendidamente incurante di orari, domeniche,
vacanze. Le due colonne della mia ricerca storica e
archivistica, Francesco Caslo e Davide F Jabs, i due pilastri
della traduzione, Chicca Galli e Francesco Peri, e
l'architrave del coordinamento redazionale, Silvia Rossetti.
E poi il nostro esperto storico-ferroviario Silvio Gallio,
la lettrice dal corsivo tedesco Annette Hbner, i traduttori
Chiara Voleno, Tiziana Sterza e Patrick Baumann, le eccellenti
cure redazionali di Sara Grazioli e dello Studio Littera
di Michela Cosili.
Un paragrafo a parte lo meritano gli storici, giornalisti
e intellettuali sudtirolesi, tassello fondamentale del mio
tentativo di raccontare la storia familiare senza recare offesa
alla controversa Storia collettiva sullo sfondo. A Gnther
Pallaver va un applauso per la dedizione e l'amicizia,
oltre che la rapidit, con cui ha letto tutto il libro e mi ha
fornito indispensabili consigli e osservazioni. Ma devo
anche ringraziare di cuore Leopold Steurer, Federico
Steinhaus, Florian Kronbichler, Gerhard Mumelter, Germana
Nitz e suo marito Hans Schmieder, e il direttore del
Dolomiten Toni Ebner nonch l'indispensabile Paolo
Pagliaro. Un ringraziamento un po' speciale al mio amico
Franz Haas per l'impagabile consulenza enologica. Grazie
alle persone che ho intervistato e a cui ho chiesto lumi sui
diversi aspetti della storia: monsignor Josef Gelmi, l'ambasciatore
italiano a Vienna Eugenio DAuria, la scrittrice
Sabine Gruber, la storica Alessandra Tarquini.
Sono stati preziosi i molti volenterosi negli archivi d'Italia,
Austria, Germania. Grazie a tutti: il direttore Hannes
Obermair dell'Archivio Storico della citt di Bolzano e
Andrea Di Michele dell'Archivio Provinciale, il direttore
Harald Toniatti e Pietro Vezzani dell'Archivio di Stato di
Bolzano, Carlo M. Fiorentino dell'Archivio Centrale dello
Stato di Roma, Andrea Edoardo Visone e Stefania Ruggeri,
dell'Archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri,
Niccol Tognarini degli Archivi Storici dell'Unione Europea,
Clemens Mayer Wolthausen del Zentrum fr
Antisemitismusforschung, Ivan Tognarini dell'Universit di
Siena, Margherita D'Egidio e Antonino di Bartolo per le
ricerche fatte a Vienna.
Grazie anche a Cesare Cicardini, Gianluca Crivellin e
Valentina Marzona che per realizzare il servizio fotografico
hanno sfidato gli elementi, e a Giorgio Armani che ha
messo a mia disposizione le creazioni sartoriali della casa,
con la collaborazione di Stella Giannetti.
Ho sicuramente dimenticato qualcuno. Perch  un'intera
provincia che dovrei ringraziare. Il Sudtirlo che, mentre
lo percorrevo in lungo e in largo per questo lavoro, mi
ha restituito legami e memorie.
...
.
...
FINE.