Theodor Fontane.
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L'adultera.
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Titolo originale: L'Adultera. 1882.
Traduzione di: Angelo Treves. 
1935. Rizzoli Editore, MILANO. 
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: CATIA RIGHI per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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Presentazione.
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Pubblicato nel 1882 questo breve romanzo, il cui titolo  in italiano anche nell'originale tedesco, e ricorda il famoso quadro del Tintoretto, inaugura in Germania una narrativa che ha per protagonista quell'alta borghesia dell'et di Bismarck, di cui Thomas Mann descriver successivamente la decadenza ne "I Buddenbrook".
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L'Autore.
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Einrich Theodor Fontane (Neuruppin, 30 dicembre 1819. Berlino, 20 settembre 1898)  stato un farmacista, scrittore e poeta tedesco, considerato un importante rappresentante del realismo poetico.
Era figlio del farmacista Louis Henry Fontane, ugonotto, nato in Guascogna, e francese era anche la madre, nata nelle Cevenne. Il nonno paterno, Pierre Barthelemy Fontane, era pittore e musicista e fu segretario di gabinetto della regina Luisa di Prussia, prima consorte di Federico Guglielmo Terzo. "Come sono poco tedesco!" scriver Theodor, "In ogni momento sento le mie origini latine, e sono orgoglioso". La sua vita fu ricca di vicissitudini e si dedic ai romanzi solo dopo il successo commerciale dei sui scritti descrittivi delle bellezze naturali e architettoniche di varie localit turistiche prevalentemente tedesche.
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L'ADULTERA.
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Indice.
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Prefazione.
1. IL CONSIGLIERE DI COMMERCIO, VAN DER STRAATEN.
2. L'ADULTERA.
3. UN OSPITE.
4. IL CIRCOLO STRETTO.
5. A TAVOLA.
6. SULLA VIA DEL RITORNO.
7. EBENEZER RUBEHN.
8. SUL PRATO DI STRALOW.
9. IL CAFF LBBEKE.
10. DOVE ANDIAMO?
11. DAL MINISTRO.
12. SOTTO LE PALME.
13. NATALE.
14. DECISIONE.
15. I VERNEZOBRES.
16. CONGEDO.
17. DELLA SALUTE.
18. RITORNO IN PATRIA.
19. INCOGNITO.
20. LIDIA.
21. NELLA CHIESA DI SAN NICOL.
22. RICONCILIATI.
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Fine Indice.
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Prefazione.
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L'autore di questo romanzo, Teodoro Fontane, occupa un posto eminente nella letteratura tedesca. L'industriosa citt della Marca di Brandeburgo, Neu-Ruppin, che gli diede i natali, gli eresse, nel nono anniversario della sua morte, cio nel 1907, un monumento in una delle sue piazze. In questo monumento, il Fontane  rappresentato in atto di fissare con la penna sulla carta le impressioni ricevute dal paesaggio e le figure di cui la sua fantasia lo animava.
Nato in umile stato, dovette la sua vasta cultura ad una incrollabile forza di volont, ad un appassionato amore allo studio. Ai libri dedicava, giovinetto, tutte le ore che gli lasciava libere il suo modesto impiego di commesso di farmacia. Sognatore e quasi mistico, poneva ogni suo diletto nell'aggirarsi fantasticando per le campagne e per i paesi del Brandeburgo nativo.
Aveva gi trent'anni e s'era gi creata una sua propria famiglia, quando volt coraggiosamente le spalle al piccolo negozio ereditato dal padre ed emigr in Inghilterra e in Iscozia, dove trov lavoro in qualit di giornalista. Vi si trattenne un decennio. Trascorso questo periodo, si trasfer a Berlino, e vi si impieg come redattore della "Vossische Zeitung", ma iniziando ben presto la sua attivit di scrittore di romanzi e di poeta lirico.
Prese parte alla guerra franco-germanica del 1870. Fatto prigioniero dai Francesi a Domremy, liberato da Gambetta che ne ammirava l'ingegno, scrisse, appena rimpatriato, uno dei suoi pi noti libri, "Prigioniero di guerra", improntato a tanta serenit che fu lodato anche in Francia e tradotto in francese insieme con l'altra sua opera "La Guerra contro la Francia".
Fu il capo riconosciuto della scuola naturalistica germanica. La sua passione per la storia lo spinse a cercare in questo campo i soggetti di numerosi suoi romanzi, fra i quali ottennero particolare successo "Schach von Wuthenow", "Graf Pretfi", "Fnf Schlsser", "Frau Jenny Treibel". Nel volume "Gli anni della mia infanzia" descrisse la sua vita di giovane studioso in lotta con la povert.
Eccelse pure nel genere letterario del romanzo di costumi, al quale appartengono quello che presentiamo (che in alcune edizioni originali porta appunto il sottotitolo "romanzo della societ berlinese"), e l'altro, non meno celebre, "Irrungen und Wirrungen".
Tratt anche la critica nel suo libro "C. F. Scherenberg e la Berlino letteraria". Le sue "Ballate", in parte originali in parte imitate dall'inglese, gli assicurano durevole fama tra i lirici del suo paese.
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L'ADULTERA.
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Capitolo 1. IL CONSIGLIERE DI COMMERCIO, VAN DER STRAATEN.
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Il Consigliere di commercio, Van der Straaten, abitante nella Grosse Petristrasse, 4, era uno dei pi cospicui finanzieri della capitale. Questo fatto era poco alterato dalla circostanza che la considerazione di cui godeva era piuttosto commerciale che personale. In Borsa era apprezzato in modo assoluto, in societ in modo relativo. A quanto si diceva, il motivo principale di ci era questo, ch'egli era stato troppo poco "all'estero" e aveva trascurato l'occasione di acquistarsi un'educazione mondana di valore generale o anche solo di appropriarsi i modi convenienti alla sua posizione sociale. Certi viaggi a Londra e a Parigi, intrapresi di recente e che non erano durati mai pi d'un paio di settimane, non avevano notevolmente mutato questo stato di cose. In ogni caso, non gli avevano tolto la sua specifica impronta berlinese n la sua predilezione per i modi di dire un po' crudi e per le sentenze grossolane. Egli (per presentarlo con una delle sue espressioni favorite) "non voleva fare del suo cuore una spelonca di assassini"; figlio di ricchi genitori, sin dalla giovinezza s'era avvezzato a fare e dire tutto ci che aveva voglia di dire e di fare. Due cose odiava: prendersi soggezione, e cambiare s stesso. Non gi perch, in teoria, credesse di non aver bisogno di migliorarsi; ma perch, in pratica, contestava di averne particolare necessit. Nelle spiegazioni che era sempre disposto a dare, sosteneva che la maggior parte degli uomini  semplicemente miserabile e tanto cattiva che egli, al loro confronto, era quasi un angelo. Quindi non vedeva ragione di trasformarsi e procurarsi noie. Soggiungeva, che ogni giorno si pu riconoscere, da qualsiasi bigotto o aspirante allo stato ecclesiastico, che ci non conduce a nulla.  sempre la vecchia storia: per scacciare il diavolo si evoca Belzeb. Perci preferiva lasciare le cose come si trovano.
Quando aveva parlato cos, si guardava attorno soddisfatto e concludeva, lietamente e dando prova di coltura: "Deh, non toccate, non toccate questo soggetto!", perch gli piaceva introdurre nel discorso citazioni liriche, soprattutto quelle che davano espressione alla sua propensione, schiettamente berlinese, per il comodo sentimentalismo. Come ben s'intende, egli faceva dell'ironia anche su questa propensione.
Da quanto s' detto appare che Van der Straaten era un temperamento umoristico-sentimentale: le sue espressioni berlinesi e ciniche non erano altro che manifestazioni alquanto brutali del suo senso d'indipendenza e di un umore sempre sereno. In realt, a nulla al mondo egli si applicava con tanta costanza quanto nel trovare motti di spirito e repliche scherzose: e perfino nel fare presentazioni in societ soleva rivelare questo tratto del suo carattere. Quando, in queste o in simili occasioni, taluno gli chiedeva se fosse parente prossimo o lontano del Vanderstraaten di Gutzkow, prontamente e invariabilmente rispondeva che doveva declinare qualsiasi parentela col Manasse Vanderstraaten illustratosi sulla scena, per due motivi: primo, perch egli scriveva il proprio nome non in una parola sola, ma in tre; secondo, perch egli, nonostante il suo nome di Ezechiele, non solo era battezzato, ma aveva perfino avuto la fortuna, non concessa ad ogni Prussiano, di essere accolto nella comunione cristiana da un vescovo evangelico, e precisamente dal vecchio vescovo Ross; terzo ed ultimo, perch da molto tempo godeva il privilegio di poter far fare gli onori di casa sua non da una Giuditta ma da una Melania; da una Melania che, inoltre, non era sua figlia, ma sua "sposa". E proferiva questa parola con una certa solennit, in cui si mescolavano abilmente la gravit e lo scherzo.
Ma la gravit, la seriet, prevaleva: almeno nel suo cuore. N poteva essere altrimenti, perch la giovane moglie costituiva quasi pi il suo orgoglio che la sua felicit. Essa, figlia primogenita di Giovanni de Caparoux, gentiluomo della Svizzera francese, che, in qualit di console generale, aveva trascorsa una lunga serie d'anni nella capitale tedesca, era cresciuta come la bambina viziata di una famiglia ricca e nobile e aveva ricevuto un'educazione perfetta e conforme alle sue naturali disposizioni. La sua serena grazia era ancor superiore al suo spirito, e la sua amabilit sorpassava questo e quella. In lei parevano adunati tutti i privilegi del temperamento francese. Ed anche le debolezze? Su questo punto non si diceva nulla. Suo padre mor giovane; in luogo dello sperato grosso patrimonio, lasci solo una gran quantit di debiti.
Verso quel tempo, Van der Straaten, gi in et di quarantadue anni, fece la corte alla diciassettenne Melania, e ne ottenne la mano. Naturalmente, alcuni amici di entrambe le famiglie non mancarono di fare ogni sorta di brutte profezie. Ma parve che il tempo desse loro torto. Da allora, erano passati dieci anni felici, felici per ambe le parti; Melania viveva come una principessa di fiabe, e Van der Straaten dal canto suo portava con gioiosa rassegnazione il suo nomignolo vezzeggiativo di "Ezel", in cui la giovane donna aveva trasformato il lungo e alquanto sospetto nome di "Ezechiele". Non mancava nulla alla loro letizia: c'erano anche figli: due bambine, di cui la pi giovane era il ritratto del padre, la primogenita quello della madre: quest'ultima era gi alta, slanciata, e i neri capelli le cadevano sciolti sulle spalle. Ma, mentre gli occhi della madre ridevano sempre, quelli della figlia erano seri e melanconici, come se vedessero nel futuro.
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Capitolo 2. L'ADULTERA.
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I Van der Straaten solevano passare i mesi d'inverno nel loro appartamento di citt, che, sebbene fosse arredato alla moda antica, era fornito di tutte le comodit, ed offriva alla vita di societ maggiori agi di quanti offrisse la loro villa, situata, a valle della Sprea, sul margine nord-ovest del Giardino zoologico.
Il primo ballo al teatro dell'Opera aveva avuto luogo, due giorni prima, e Van der Straaten e sua moglie stavano, come al solito, facendo colazione insieme nel salotto del primo piano, dalle pareti rivestite di legno. Dal campanile della chiesa di San Pietro, sorgente quasi di fronte alla loro finestra, squillarono le ore nove; e la piccola pendola francese son puntualmente la medesima ora, ma con tanta fretta che i suoi tocchi terminarono molto prima di quelli, cupi e lenti, che provenivano dall'esterno. Tutto respirava il benessere, specialmente il padron di casa che, disteso in una sedia a dondolo e tenendo in mano un giornale del mattino, sorbiva alternamente il suo caff e il resoconto del ballo dell'Opera. Di quando in quando lasciava cadere la mano che teneva il giornale, e rideva.
Che hai di nuovo da ridere, Ezel?, domand Melania, movendo in qua e in l, con aria civettuola, la pantofola sinistra. Che hai ancora da ridere? Scommetto quell'abito che mi comperai oggi stesso, contro la tua brutta sciarpa rossa e, a mio dispetto, annodata per istorto, che non hai trovato altro se non un paio di espressioni ambigue.
Egli scrive troppo bene, rispose Van der Straaten senza rilevare il guanto di sfida lanciatogli dalla moglie. E ci che mi rallegra di pi  questo, che essa prende tutto sul serio.
Ma chi?
Chi? La Maywald, la tua rivale. Ed ora, ascolta. O piuttosto, leggi tu stessa.
No, non ne ho voglia. Non mi piacciono questi resoconti pieni di abiti scollati e di lettere iniziali.
E perch? Perch non  ancora stato il tuo turno. S, Lanni, egli passa fiero davanti a te.
Io gli vieterei di parlare di me.
Vietare! Che significa vietare? O credi forse che le figlie d'un console generale attraversino la vita inaccessibili, come le sacerdotesse di Vesta, o siano sacrosante come gli ambasciatori e le ambasciate? Voglio dirti un proverbio che voi, a Ginevra, non conoscete.
Quale proverbio?
Questo: "Anche un cane pu guardare un re". E io ti dico, Lanni, che si ha diritto di descrivere ci che si ha diritto di guardare. E desideri che io lo sfidi alla pistola?
Melania rise.
No, Ezel, io morrei se tu restassi sul terreno!
Senti, dovresti riflettere a questo. Il meglio che possa capitare ad una giovane signora come te  lo stato vedovile, o "le Veuvage", come mi assicurava la mia padrona di casa a Parigi. Questa padrona, sia detto incidentalmente,  il mio miglior ricordo di viaggio. Avresti dovuto vederla: una signora piccola, grassa, nera...
Non sento nessun desiderio di vederla. Preferisco sapere che et aveva.
Cinquant'anni. Non sempre l'amore cade su un petalo di rosa...
Quand' cos, si pu perdonare a te e a lei.
Cos dicendo, Melania si alz dal suo seggiolone dall'alta spalliera, depose il suo ricamo, e s'appress all'ampia finestra centrale.
Sotto, ferveva il variopinto movimento d'una giornata di mercato; piaceva alla giovane signora contemplarlo; soprattutto, in quel brulicho la interessavano i contrasti. Presso la porta della chiesa sedeva, ad un piccolo e basso tavolo, una donnina che vendeva miele liquido entro vetri grandi e piccoli, avvolti in carta merlettata e legati con un filo di lana rossa. Accanto a lei sorgeva la baracca di un mercante di selvaggina: le sei lepri che vi stavano appese guardavano Melania con mesti volti, mentre sul davanti della baracca una bambina, il gelido viso avvolto in un cappuccio, correva su e gi e, come all'epoca del Natale, offriva a buon prezzo i suoi agnellini ai passanti. Su tutto ci guardava un cielo grigio, e qualche fiocco di neve danzava nell'aria: quando i fiocchi cadevano verso terra, le correnti d'aria li riafferravano e li facevano di nuovo turbinare in alto.
Alla vista di questa danza di fiocchi, Melania fu colta come da una nostalgia, quasi dovesse essere bello il salire e scendere cos, e poi di nuovo cadere. Stava per voltarsi indietro, verso la stanza, per scherzare leggermente, come le piaceva fare, su se stessa e sul suo accesso di nostalgia, quando vide provenire dalla Brderstrasse uno di quei lunghi veicoli, marcianti su ruote basse, che si chiamano camions. Questo camion si ferm; esso poteva realmente passare per un modello del suo genere, perch nulla mancava. Posteriormente, la doppia sbarra servente allo scarico era, come vuole il regolamento, drizzata ad angolo retto; sul davanti stava il cocchiere, uomo con la barba piena e col grembiale di cuoio, e nel mezzo correva qua e l un piccolo bastardo di cane lupo e di cane acchiappatopi, abbaiando contro chiunque facesse atto di appressarsi a cinque passi dal carro. Non aveva per nessun diritto a queste manifestazioni di esagerata vigilanza, perch in tutto il lungo carro si trovava un solo "collo", che ora il cocchiere prese fra le sue gigantesche mani e introdusse nel portone della casa di Van der Straaten, come se si fosse trattato d'una scatola di cartone.
Frattanto, Van der Straaten aveva terminata la sua lettura e s'era avviato ad un leggo, posto presso la finestra d'angolo, di cui si serviva per scrivere.
Quanto  bella questa gente!, disse Melania. E quanto  forte! E che magnifica barba! Cos doveva essere Sansone.
Io non me lo figuro cos, rispose, seccamente, Van der Straaten.
Oppure Wieland, il fabbro.
Piuttosto. E credo che presto o tardi potr dare la misura della sua forza. Perch scommetto dieci contro uno che, come nella leggenda di Wieland, il "maestro" lo metter sotto il martello, o, meglio, sopra l'incudine...
In quel momento, taluno picchi all'uscio, ed uno dei giovani scritturali comparve sulla soglia, fece un inchino a Melania, e consegn al suo capo una polizza di carico, sulla quale era scritto a grandi caratteri e in lingua italiana: "A proprie mani del destinatario".
Van der Straaten lesse, e rimase tosto come elettrizzato.
Ah, viene da Salviati!  bello,  grazioso da parte sua... Portate subito qui la cesta! E tu rimani, Melania... Ha tenuto parola... Ne sono lieto, realmente lieto. E ne avrai piacere anche tu. Qualcosa di veneziano, Lanni... Ti trovavi cos bene a Venezia...
E mentre continuava a proferire queste brevi frasi, trasse da un cassetto del suo tavolo da lavoro uno scalpello e, quando la cesta fu apportata, lavor con tanta abilit e sicurezza come se lo scalpello fosse stato un cavatappi o qualche altro arnese di uso quotidiano. Sollev agevolmente il coperchio al quale era avvitato un quadro; e colloc questo quadro sopra una specie di cavalletto che da un angolo della stanza aveva spinto presso la finestra. Il giovane impiegato s'era allontanato, e Van der Straaten, conducendo con alquanta solennit Melania davanti al quadro, disse:
Ebbene, Lanni, come lo trovi?... Voglio venirti in aiuto:  un Tintoretto...
Una copia?
Certo!..., balbett Van der Straaten, un po' imbarazzato. Gli originali non vengono venduti. E se fossero venduti io non sarei abbastanza ricco per comprarli. Tuttavia credo che...
Melania esamin col suo occhialino le principali figure del quadro e disse:
Ah, l'"Adultera"! Ora la riconosco. Ma perch hai scelto proprio questa?  un quadro pericoloso, quasi cos pericoloso come il versetto... Come dice quel versetto?
Chi di voi  senza peccato...
Giusto. E non posso a meno di trovarvi alcunch di incoraggiante. Ed anche quel birichino di Tintoretto l'ha preso in questo senso. Guarda!... Essa ha pianto!... Certamente... Ma perch? Perch le fu sempre ripetuto che essa era cattiva. Ed ora lo crede anche lei, o almeno lo vuol credere. Ma il suo cuore si ribella a ci, non lo pu ammettere... Ti confesso che produce su me un effetto che mi conturba. C' tanta innocenza nella sua colpa... E tutto  come predestinato.
Melania, mentre parlava cos, s'era fatta seria e aveva indietreggiato. Domand:
Hai gi trovato un posto al quadro?
S, qui.
E indic un tratto della parete accanto al suo leggo.
Credevo, riprese Melania, che l'avresti mandato nella galleria. A dirla schiettamente, far una figura bizzarra qui, appeso a questo pilastro. Provocher...
Non interromperti!
Provocher i motti di spirito e la malignit. Mi par gi di udire Reiff e Duquede parlar male, malignare, forse a tue spese e certo a spese mie.
Van der Straaten appoggi il braccio al leggo e sorrise.
Tu sorridi! Del resto, tu ridi pi di quanto  bene, e soprattutto pi forte di quanto si deve. Qui gatta ci cova. Dimmi, che hai contro di me? So benissimo che non sei cos ingenuo come vuoi parere. E so pure che vi sono stati d'animo sorprendenti. Una volta lessi d'un principe russo, credo si chiamasse Suboff. Veramente erano due, due fratelli. Giocarono alle carte, poi assassinarono l'imperatore Paolo e quindi ripresero a giocare alle carte. Sono quasi convinta che tu potresti fare qualcosa di simile! E tutto con coscienza tranquilla e senza perdere il sonno.
Dunque per questo re Ezel, rispose ridendo Van der Straaten.
Oh no. Non per questo. Quando ti diedi questo nome, ero ancora una mezza bambina. E allora non ti conoscevo ancora. Ma adesso ti conosco, e soltanto non so se in te sia nascosto qualcosa di molto buono o di molto cattivo... Ma ora vieni. Il nostro caff  diventato freddo.
Lasci il posto che occupava presso la finestra, torn a sedere sulla sua poltrona dall'alta spalliera, prese l'ago e il canevaccio e fece in fretta un paio di punti. Ma non distolse l'occhio dal marito, perch voleva sapere che cosa succedesse nell'anima di lui.
Ed egli non lo volle nascondere pi a lungo. Non aveva veri amici n confidenti, e al cospetto di quel quadro si sent spinto a sfogarsi una buona volta.
Io non ti ho mai tormentata con la mia gelosia, Lanni...
Ed io non te ne ho mai data occasione...
No. Ma oggi si sta bene e domani si  morti. Ossia, tutto cambia nella vita. Vedi, quando, l'estate scorsa, eravamo a Venezia ed io vidi questo quadro, ad un tratto tutto si present chiaro ai miei occhi, E fu allora che pregai Salviati di farmi fare una copia del quadro. Voglio averlo presente, come i Cappuccini, che del resto non sono di mio gusto, hanno sempre presente il "Memento mori". Perch, vedi, Lanni, gli uomini si differenziano anche nella loro paura. Alcuni fanno come lo struzzo, nascondono il capo nella sabbia e non vogliono saperne di nulla. Altri hanno tendenza a vedere sempre davanti a s la loro sorte e a famigliarizzarsi con essa. Sanno esattamente che il tal giorno morranno, e si fanno fabbricare una bara e la contemplano spesso. Il rappresentarsi costantemente la morte finisce col togliere ogni terrore alla morte. E vedi, Lanni, anch'io voglio fare cos, e il quadro mi aiuter a farlo... Perch  cosa ereditaria nella nostra casa... ed  certo che questo ammonitore...
Ma, Ezel, lo interruppe Melania, che hai? Dimmi, dove vuoi andar a parare con questi discorsi? Se vedi cos le cose, non so perch tu non mi faccia rinchiudere oggi o domani in un convento.
Ho anche pensato a questo. E riconosco che "suor Melania" non sonerebbe male: ci si potrebbe scrivere sopra una ballata. Ma non servirebbe a niente. Perch non ti immagini a quali espedienti sappiano ricorrere amanti di buona volont. E gli amanti hanno sempre buona volont.
Oh, lo credo!
Dunque vedi!, replic ridendo Van der Straaten, al quale la scherzosa replica di Melania fece di colpo ricuperare il buon umore. Mi piace sentirti parlare cos. Per premiarti, far appendere il quadro non nel pilastro d'angolo ma nella galleria. Contaci sopra. E per non tacerti nulla, ti dir che su tutto ci ho certe idee mie, variabili e contrastanti, e che talora penso che ne morr. E questo sarebbe il meglio. Chi guadagna tempo guadagna tutto, dice un proverbio che non  nuovo: ma i proverbi pi volgari sono sempre i pi giusti.
Ebbene, non dimenticare quello che dice che non si deve dipingere il diavolo sulla parete!
Egli fece un cenno di assenso.
In ci hai ragione. E noi non lo vogliamo dipingere, anzi, vogliamo dimenticare quest'ora. Completamente. E se mai io te la rammenter, la rammenter con spirito di pace e in segno di riconciliazione. Non ridere. Succede quello che deve succedere. E poi, come dicesti? Che vi  tanta innocenza nella sua colpa...
...e che tutto era predestinato, dissi. Predestinato! Ma oggi  predestinato che noi usciamo in carrozza; e questo  l'essenziale. Perch io ho molto, molto pi bisogno dell'abito nuovo che tu del Tintoretto. Sono proprio stata una bambina e una pazza a prendere ogni cosa tanto sul serio, e a credere ad ogni tua parola! Tu hai voluto possedere il quadro, ecco tutto. Ed ora addio, mio Amleto, mio sognatore! Essere o non essere... Variazioni di Ezechiele Van der Straaten!
E si alz e rise e sal la scaletta che dal gabinetto da lavoro di Van der Straaten conduceva alla camera da letto del secondo piano.
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Capitolo 3. UN OSPITE.
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Come dicemmo, Van der Straaten amava il contrasto fra grossolano e sentimentale, e i contrasti in genere. Perci non  meraviglia che la conversazione svoltasi davanti al Tintoretto non abbia trovato lunga eco nel suo cuore. E, certo, non ne trov nemmeno nel cuore di sua moglie. Finch la conversazione era durata, Melania era rimasta realmente sorpresa non gi del tono sentimentale, che ben conosceva, ma dal fatto che il discorso aveva presa una piega assai pi personale che in precedenti occasioni. Ma ora l'impressione era passata. Il quadro ottenne il suo posto nella galleria, non lo si vide pi, e Van der Straaten, quando per caso i suoi occhi lo incontravano, sorrideva con rassegnazione quasi serena. Egli possedeva quel carattere fatalistico degli umoristi, che si rafforza ancora quando essi sono dei gaudenti.
La "stagione" era stata animata; la Pasqua era gi passata, ed erano giunte le settimane in cui si discuteva il problema: quando andremo in villa?
Presto, disse Melania, che contava gi i giorni.
Ma i "tre santi di ghiaccio" non sono ancora arrivati.
Non tarderanno molto, e passeranno presto.
D'accordo, rispose, ridendo, Van der Straaten. Ci vado tanto pi volentieri, in quanto che solo cos trovo garantita la mia posizione di padron di casa. Per lo meno, mediatamente. Ed  sempre meglio regnare debolmente che non regnare affatto.
Queste parole furono scambiate in uno degli ultimi giorni di aprile, durante la colazione. Verso mezzogiorno, il Consigliere di commercio, dal suo ufficio, mand a pregare sua moglie di voler aspettare un quarto d'ora ad uscire perch egli, prima, le doveva fare una comunicazione. Melania fece rispondere che "era lieta di vederlo e che sperava ch'egli l'avrebbe accompagnata".
Da anni i Van der Straaten s'erano abituati a scambiarsi cortesie di questo genere, che, in certe occasioni, avevano per il loro rovescio. Specialmente lui, che assicurava di "ritenersi in dovere di trattare cavallerescamente la nobile casa de Caparoux", e poneva fra questi doveri cavallereschi, in prima linea, la puntualit, il non farsi mai aspettare.
Cos, anche quel giorno, poco dopo essersi fatto annunziare, comparve nella camera di sua moglie.
Questa camera era grande come quella del marito, ma assai pi chiara e ridente, perch mancavano l'alto rivestimento in legno alle pareti e i molti quadri dalle tinte oscure. In luogo di questi molti quadri, nella camera di Melania ce n'era uno solo: il ritratto di lei, in tutta la persona; nello sfondo, c'era un campo di ondeggianti spighe di grano; essa era rappresentata in atto di appuntarsi al cappello un paio di papaveri. Nei punti dove le pareti erano libere si vedeva una tappezzeria di seta bianca; nelle nicchie delle finestre stavano piante di giacinti: davanti ad una di queste, su un grazioso tavolino di marmo, si trovava una lucida gabbia, dentro la quale un "cacad", il vero tiranno della casa, conduceva la sua esistenza odiata e in pari tempo invidiata dalla servit.
Melania stava parlando con questo bizzarro volatile, quando Ezechiele entr: egli era in preda ad una certa umoristica esaltazione: fece un rispettoso inchino al cacad, e condusse al divano sua moglie, perch vi prendesse il suo solito posto. Poi avvicin una poltrona e sedette accanto a lei. La solennit con cui tutto ci fu fatto provoc una risata di Melania.
Hai l'aria d'esserti preparato ad una singolare confessione. Voglio agevolarti la cosa.  qualcosa di vecchio? di appartenente al tuo oscuro passato?
No, Lanni,  qualcosa di attuale.
Allora, aspetter a concedere il perdono. Ora parla: di che si tratta?
Di una bagatella.
Non si direbbe, a vederti cos imbarazzato.
Eppure  cos. Riceveremo una visita, o, piuttosto, avremo un ospite; se cos posso dire, un ospite permanente. In poche parole, tanto vale dirlo subito: avremo un coinquilino!
Melania, che frattanto aveva sbocconcellato un biscotto rimasto sul piatto, pos il dito indice sulla mano di Van der Straaten e disse:
E questo tu chiami una bagatella? Sai benissimo che  cosa molto seria. Io non ho la fortuna di essere figlia di questa vostra citt, ma mi trovo in mezzo a voi da un tempo sufficiente per sapere che cosa significhi l'avere in casa un forestiere. E che cosa  mai un semplice forestiere di fronte ad un coinquilino?... Si tratta di una signora?
No, di un signore.
Un signore?... Ti prego, Ezel...
Un volontario, il figlio maggiore d'un banchiere di Francoforte mio buon amico.  stato a Parigi e a Londra, naturalmente, ed ora arriva da New York per fondare qui una filiale della sua banca. Ma prima, desidera imparare a casa nostra i costumi del paese, o, dir meglio, impararli di nuovo, perch, all'estero, li ha per met dimenticati. Questo,  un atto di particolare fiducia. Inoltre, io ho obbligazioni verso suo padre; perci ti prego vivamente di volermi evitare un imbarazzo. Potremo dargli le due camere vuote che danno sul corridoio di sinistra.
Lo costringeremmo cos a guardare per tutta l'estate le pietre del nostro cortile e i vasi di geranio di Cristina.
Non si pu dare pi di quanto si ha. Nemmeno egli lo pretender. Tutti coloro che hanno molto girato il mondo, sono, di solito, indifferenti a queste cose. Certo, il nostro cortile non offre nulla di bello; ma che cosa vedrebbe, se le sue camere si trovassero sulla facciata? Il cancello d'una chiesa, un cespuglio di sambuchi, e, i giorni di mercato, la baracca delle lepri.
Ebbene, Ezel, proviamo! Spero, che non ci sia sotto nulla di male, nessuna cospirazione, nessun piano che tu mi tenga nascosto. Perch tu sei un temperamento chiuso. E, se ci non disturba i tuoi segreti, vorrei infine udire almeno il nome del nostro futuro coinquilino...
Ebeneger Rubehn...
Ebeneger Rubehn, ripet Melania lentamente, accentuando ogni sillaba. Ti confesso schiettamente che avrei preferito un nome cristiano, tedesco. L'avrei preferito assai. Come se non avessimo abbastanza del tuo nome di Ezechiele! E adesso anche Ebeneger. Ebeneger Rubehn! Ti prego di dirmi perch poni l'accento sull'ultima sillaba, perch pronunzi Rubhn? Ci  sospetto, molto sospetto!
 lui a scrivere il suo nome con quell'h.
Con un'h! Non pretenderai gi ch'io ritenga autentica e originaria questa h? Essa fu interpolata,  un tentativo di negare la realt,  un velo teso di proposito, dietro il quale io vedo nientemeno che tutti e dodici i figli di Giacobbe, col nostro futuro ospite alla testa.
Eppure sei in errore, Lanni. Che diremo allora di Rubens, del grande pittore Pietro Paolo Rubens? Certo, aveva una s nel nome; ma se  lecito aggiungere una s,  pure lecito aggiungere un'h. In poche parole: egli  battezzato. Non so se da un vescovo: non lo so e non lo desidero; perch vorrei essergli superiore in qualche cosa. Ma, parlando sul serio, tu gli fai torto. Egli  non solo cristiano ma anche protestante, proprio come te e me. E se ancora ne dubiti, te ne convincerai coi tuoi occhi.
Cos dicendo, Van der Straaten fece per togliere da una piccola busta gialla, che teneva gi pronta, una fotografia di formato biglietto da visita. Ma Melania, non lasci fare, e gaiamente disse:
Non hai detto New York? Non hai detto Londra? Mi aspettavo un gentiluomo, un uomo di mondo, ed ecco, egli manda il suo ritratto, come se si trattasse d'un convegno! Giardino di birreria, con un fidanzamento nello sfondo!
Eppure egli non ha colpa. Credimi. Volli essere sicuro, sicuro per amor tuo, perci scrissi al vecchio Gsesche, della Ditta Gsesche, Goldschmidt e compagnia: un vecchio e discreto signore. Da lui proviene il ritratto. Io ho colpa, non Rubehn: te ne do la mia parola d'onore.
Melania prese la busta, e gett una fugace occhiata sul ritratto. Di colpo, i suoi lineamenti si cambiarono ed essa disse:
Ah, mi piace! Ha qualcosa di distinto: ha l'aria di un ufficiale in borghese o d'un addetto d'ambasciata.  di mio gusto... E porta perfino un nastrino all'occhiello.  la Legion d'onore?
No: osserva meglio. Appartenne al quinto reggimento dei dragoni, e si guadagn la croce a Chartres e Poupry.
 questa una battaglia inventata da te?
No. Cose simili succedono, e tu, nella tua qualit di libera svizzera, dovresti sapere che non sempre le lingue straniere usano il dovuto riguardo a forme di suoni proscritte da un'altra. S, Lanni, io talvolta sono migliore della mia fama.
Per quando dobbiamo aspettare il nostro nuovo amico di casa?
Coinquilino, corresse Van der Straaten.  vero ch'egli ha un grado nell'esercito. Ma non  questa una ragione per promuoverlo senz'altro di grado. Del resto,  fidanzato, o quasi fidanzato.
Peccato!
Perch peccato?
Perch i fidanzati sono, per lo pi, noiosi. Se si trovano insieme sono teneri, opprimenti per il resto della compagnia; e se sono divisi, si scrivono lettere o, nel loro pensiero, si preparano a scriverle. E il fidanzato  sempre il peggiore dei due. E se una donna vuole innamorarsi di lui, rovina due vite...
Due?
S, quella del fidanzato e quella della fidanzata.
Io avrei detto tre, replic ridendo Van der Straaten. Ma voi siete cos. Scommetto che hai dimenticato il terzo. In genere, i mariti non contano. E se si meravigliano di ci, si rendono ridicoli. Del resto, mi guarder bene dal voler raddrizzare le gambe ai cani, cio a voi, dal voler imbiancare i Mori. A proposito: conosci il quadro: "il bucato del Moro"?
Ah, Ezel, sai pure che io non conosco quadri. Tanto meno quadri vecchi.
Santa semplicit della casa de Capanoux! grid giubilando Van der Straaten, che non era mai cos felice come quando Melania diceva una sciocchezza o faceva apposta a dirla. Vecchio quadro! Non  pi vecchio di me.
In tal caso  abbastanza vecchio.
Ben detto! Cos mi piaci: impertinente e maligna. E ora dimmi, ti prego: dove andiamo? Propongo di andare a Haas a vedere un tappeto... Ma prima rispondi: come si chiama la pi bella donna della citt?
Melania!
E la pi cara, la pi savia, la migliore?
Melania, Melania.
Bene, bene... E adesso, addio, tu che conosci cos bene la gente!
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Capitolo 4. IL CIRCOLO STRETTO.
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I tre "santi di ghiaccio" erano stati molto rigorosi, il freddo era stato assai forte. Ma ci non era spiaciuto ai Van der Straaten, i quali, anzi, conclusero che ormai l'inverno aveva esaurite le sue frecce e, senza pi poter opporre resistenza, avrebbe tosto intrapresa la sua ritirata. Ormai si poteva andare in villa a cuor leggero, senza timore di mattinate gelide o di nevicate notturne. Tutti erano felici del trasloco, anche i bambini, ma pi di tutti Van der Straaten, perch come diceva, "fra tutte le nascite, la sola a cui gli piacesse assistere era la nascita della primavera". Ma prima doveva aver luogo un piccolo pranzo di congedo, al quale erano esclusivamente invitati gli intimi della casa.
Fra questi intimi, era in prima linea, e pi come parente che come amico, il maggiore von Gryczinski, abitante nella Alsenstrasse, un ufficiale ancora giovane, che portava fedine arricciate alla moda inglese e che circa tre anni prima aveva sposata la graziosissima Giacomina de Caparoux, sorella minore di Melania: non cos bella come Melania, ma bionda, il che agli occhi di taluno ristabiliva l'equilibrio fra le due sorelle. Gryczinski apparteneva allo Stato Maggiore e, come i suoi colleghi, era fermamente convinto che nel mondo intiero non vi fossero due colori cos diversi come il comune rosso militare prussiano e il rosso dello Stato Maggiore. Naturalmente, era un arrivista, ma, per la seriet di questa storia, conviene mettere fin d'ora in rilievo che egli, ci nonostante, non era troppo riguardoso e non considerava assolutamente la lotta per l'esistenza come un passaggio della Beresina. Al pari del suo grande capo, Moltke, era un taciturno, ma si distingueva da quello per un costante sorriso che incoraggiava gli interlocutori: evitando accortamente di prendere partito, egli faceva brillare quel sorriso tanto sul giusto quanto sull'ingiusto.
Gryczinski, come dicemmo, era pi parente che amico della casa. Fra gli amici, il pi cospicuo era il barone Duquede, consigliere di legazione a riposo. Aveva passati i sessant'anni, gi al tempo del padre di Van der Straaten faceva parte del gruppo, allora esteso, degli amici di famiglia, e, per altre due qualit ed anche in grazia dei suoi anni, poteva permettersi di abbandonarsi completamente al suo gusto caratteristico, quello di biasimare, rimpicciolire e contestare. In conseguenza di questa sua abitudine, gli era stato appioppato il soprannome di "consigliere di negazione" ma ci non era valso a modificare il suo spirito di contraddizione. Andava in furia a proposito di tutto, specialmente a proposito di Bismarck; dall'anno 1866, in cui aveva lasciato il servizio, non si stancava di assicurare che "Bismarck era stato sopravalutato". Uno sdegno quasi uguale nutriva contro la tendenza dei Berlinesi a francesizzare. I Berlinesi, in causa della sillaba "que" del suo cognome, lo consideravano come un francese germanizzato, e pronunziavano alla francese quel suo cognome di vecchia nobile famiglia dell'Alta Marca.
Ebbene, gli aveva detto un giorno Melania, sopportate questo di buon grado!
E da quel giorno era nata una tacita ostilit fra i due.
Prossimo per et e per considerazione al consigliere di legazione era il consigliere di polizia Reiff, un ometto grassoccio dagli zigomi rossi e lucenti, buongustaio e inesauribile raccontatore di storielle. Egli, finch le signore restavano a tavola, pareva incapace di far della maldicenza; ma, quando quelle si allontanavano, eccelleva nel narrare aneddoti, di quelli che, per il numero e per il contenuto, sono speciali a un consigliere di polizia. Allora, perfino Van der Straaten, che aveva propensione per quell'arte, prorompeva in applausi alti e talvolta fragorosi, oppure manifestava ai suoi vicini di tavola la sua ammirazione scevra d'invidia.
Di regola, questi vicini di tavola erano due pittori: il pittore di paesaggi Arnoldo Gabler che, come Reiff e il consigliere di legazione, era un'eredit dei tempi paterni, ed Elimaro Schulze, pittore di genere e ritrattista, che solo da pochi anni era diventato amico di casa. La sua appartenenza alla sopra descritta Tavola Rotonda era essenzialmente dovuta alla circostanza che egli era solo per met pittore, e per l'altra met musico e appassionato wagneriano; e per questo suo "titolo" (come diceva Van der Straaten) Melania aveva cercato e ottenuto di aggregarlo al gruppo degli intimi. In questa occasione, suo marito aveva osservato che "egli non aveva obiezioni da fare contro Schulze, e lo accoglieva volentieri, purch avesse voluto enunciare apertamente la sua competenza nella musica beatificante". Elimaro, sempre di buon umore, aveva risposto pregando di essere "dispensato da questo passo, perch ne sarebbe risultato l'opposto di quanto si desiderava; poich, adesso ch'egli faceva il pittore, tutti lo consideravano come un musico; e quando facesse il musico, sarebbe certamente considerato come un pittore, e quindi, dal punto di vista del signor consigliere di commercio, verrebbe di nuovo elevato ad un grado superiore".
Le persone invitate per le sette di quel giorno erano tolte da quella cerchia di parenti e di amici. Perch a Van der Straaten piacevano i pranzi che si prolungavano fino ad ora tarda; e talvolta egli faceva osservazioni abbastanza buone sulla notevole differenza che passa fra l'oscurit artificialmente creata alle ore quattro e quella che si produce naturalmente alle ore sette. Diceva, che l'oscurit artificiale delle quattro non  migliore di un vino giovane in bottiglie appese nella gola del camino e avvolte in tele di ragno per farle sembrare vecchie e rispettabili. Ma una lingua delicata sente il sapore del vino giovane, e un sistema nervoso delicato s'accorge della precoce oscurit. Di solito, Melania accompagnava con una cordiale risata queste osservazioni, specialmente le ultime parole accentuanti il "sistema nervoso delicato".
L'appartamento urbano dei Van der Straaten si distingueva dalla villa, situata nei pressi del Giardino Zoologico e arredata con ogni comodit, anche in questo, che non aveva una vera sala da pranzo. I due pranzi grandi e i quattro piccoli che avevano luogo nel corso dell'inverno dovevano essere dati nella prima stanza, servente da ingresso, della grande galleria dei quadri. Questa parte della galleria si trovava dietro la stanza di Melania, dalla quale perci si entrava non appena si spalancavano le larghe porte a due battenti.
Come al solito, cos anche oggi Van der Straaten prese il braccio della sua bionda cognata, Duquede quello di Melania, mentre gli altri quattro signori seguivano a due a due: era questa una tradizionale forma di marciare, nella quale il maggiore sapeva abilmente accompagnarsi con l'uno o con l'altro dei due pittori ed evitare il consigliere di polizia. Perch, per quanto fosse disposto e rassegnato a sorbirsi giorno e notte le storielle di Reiff, non poteva indursi ad offrirgli il braccio come ad un suo pari. Serbava il modo di vedere del suo ceto, e professava l'antico contrasto fra l'elemento militare e la polizia, con un'energia rafforzata dal suo sentimento personale.
Ognuno degli invitati era di casa, e non aveva pi occasione di stupirsi o di meravigliarsi. Ma chi entrava l per la prima volta, restava sorpreso di una bellezza che derivava appunto dal fatto che il locale servente da sala da pranzo non era propriamente una sala da pranzo. Un ricco lampadario a molti bracci, di bronzo francese, gettava le sue luci su una copia, di mano italiana, splendidamente incorniciata, delle "Nozze di Cana" del Veronese. Gli incompetenti potevano benissimo prenderla per l'originale. Accanto a questa, due nature morte stavano appese, in cornici di stile barocco, quasi ancora pi grosse e pi ricche. Astraendo da qualche aggiunta vegetale, erano aragoste, salmoni e sgombri azzurri; Van der Straaten ne aveva enunciata la perfetta verisimiglianza nella formula ammirativa coniata una volta per tutte che "gli pareva di aggirarsi senza fazzoletto nel mercato dei pesci di Colonia".
Al lato posteriore stava la dispensa, accanto alla quale si apriva la porta che formava un comodo collegamento con la cucina situata al piano terreno.
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Capitolo 5. A TAVOLA.
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Sediamoci, disse Van der Straaten. Mia moglie mi ha dispensato dalla fatica di indicare i posti, e ha messo cartoncini col nome al posto di ciascuno.
Prese in mano un cartoncino e vi lasci scorrere il suo occhio, buono per natura ed esercitato dal molto guardare.
Ah, ah, benissimo. Qui sta dipinto l'episodio di Guglielmo Tell. Mi congratulo con voi, Elimaro! Molto bello, molto bello! E c' l'amore che tira la freccia. Voi pittori non sapete rinunziare a questi eterni tiratori!
Noi protesteremmo solennemente, se essi fossero soppressi o congedati dal servizio, disse la bionda sorella.
Frattanto, ognuno occup il suo posto e risult che Melania, nel fissare l'ordine, aveva deviato dalla tradizione. Van der Straaten sedeva fra la moglie e la cognata, dirimpetto a lui stava il maggiore, affiancato da Gabler e da Elimaro. Alle estremit della tavola sedevano il consigliere di polizia Reiff e il consigliere di legazione Duquede.
La zuppa era appena consumata, il vino di Montefiascone, da gran tempo famoso, della casa Van der Straaten era stato appena mesciuto, quando il consigliere di commercio si volse a suo cognato, dall'altro lato della tavola.
Gryczinski, maggiore e cognato, cominci in tono di superiorit e di confidenza, entro tre mesi avremo la guerra. Ti prego di non dire di no e di non contraddirmi. L'esperienza insegna che voi, che dovete fare la guerra, siete sempre gli ultimi ad esserne informati. Scoppier in giugno o gi di l. Oggi, fa parte della singolarit della politica prussiana il rovinare la cura dei bagni o delle stazioni termali ai consiglieri segreti, tra i quali si debbono annoverare, per ci che riguarda Carlsbad e Teplitz, anche i consiglieri di commercio. Ti ripeto che fra due mesi saremo pronti e fra tre avremo la guerra. Si trover pure qualche cosa che ricordi l'ambasciatore Benedetti, e, in certi casi, Ems si trova in ogni paese del mondo.
Gryczinski si attorcigli con la sinistra una fedina e disse:
Cognato, tu sei troppo soggetto all'influenza delle voci di Borsa, per non dire della speculazione di Borsa. Io ti assicuro che non c' nessuna nube all'orizzonte: se  vero che noi attualmente elaboriamo un piano di guerra, esso si riferisce tutt'al pi alla determinazione ipotetica del punto in cui la Russia e l'Inghilterra si urteranno e combatteranno la loro grande battaglia.
Le due signore, che appartenevano decisamente al partito della pace, la brunetta, per timore di perdere il patrimonio, la bionda, per paura di perdere il marito, approvarono con gioia il maggiore, mentre il consigliere di polizia, facendosi sempre pi piccolo, osservava:
Prego mi sia concesso di esprimere al signor maggiore il mio rispettoso consenso, con tutto il cuore e con tutto l'animo.
Egli amava parlare del suo "animo". Prosegu:
In genere, nulla  pi falso ed errato che il raffigurarsi Sua Altezza il principe, uomo amico della pace, come un cannoniere con la miccia sempre accesa, sempre pronto a scatenare alla ventura una guerra europea. Dico che nulla  pi falso ed errato di ci. Il rischiare piace a chi non possiede nulla, n patrimonio n fama. E il principe possiede l'una e l'altra cosa. Scommetto che non sente la voglia di puntare sempre di nuovo sulla carta d'una guerra il doppio tesoro che ha accumulato. Vinse nel 1864 (solo una piccolezza), raddoppi il guadagno nel 1866 e lo triplic nel 1870, e si guarder bene dall'arrischiarlo.  un uomo molto colto e conosce certo la leggenda del "pescatore di sua moglie"...
...la cui piccante conclusione ci sar raccontata, speriamo, dal nostro consigliere di polizia, disse Van der Straaten, mentre il tono dei commensali cominciava a farsi pi allegro e pi ardito.
Ma il consigliere di polizia, inchinandosi alle signore come per assicurarle che non avrebbe raccontato quella conclusione, lasci stare la leggenda e si content di dire:
Chi vuol guadagnare tutto, tutto perde. La fortuna  ancor pi capricciosa delle signore. S, signore mie: delle signore. Perch io, che pure sono fortunato nel matrimonio, dico che la capricciosit  il privilegio e il fascino del vostro sesso. Il principe ha avuto fortuna, ma precisamente perch l'ha avuta...
...si guarder bene dal tentare ancora, concluse con ironica enfasi il consigliere di legazione. Ma se, tuttavia, egli tentasse? Il nostro amico Reiff ci assicura, con quella sua faccia innocente da consigliere di polizia, che il principe ha avuto fortuna. Certo, l'ha avuta. E non una fortuna semplice e comune, ma una fortuna stupenda, inaudita; tale, che nella sua colossale grandezza divora e inghiotte quello stesso uomo. Non sono disposto ad invidiargli questa fortuna, non conosco l'invidia, per mi irrita il vedere connesso con questa fortuna il culto d'un eroe. Bismarck  sopravalutato, vi dico. Credetemi, c' in lui del plagiario. Si possono trovare spiegazioni, e, se vi piace, scuse, ma certo  ch'egli  sopravalutato. S, amici miei, abbiamo il culto degli eroi e avremo il culto degli Dei. Vi sono gi le statue e i monumenti; verranno anche i templi. E in uno di questi templi ci sar la sua statua, ai cui piedi sar distesa la Dea Fortuna. E lo chiameranno tempio della fortuna perch dentro quello si giocher; e il nostro previdente amico Reiff ha detto giusto quando ha parlato di arrischiare tutto su una carta. Tutto  giuoco e fortuna, dico, e una totale mancanza di lumi, di pensieri e, soprattutto, di grandi idee creatrici.
Ma, caro consigliere di legazione, interruppe Van der Straaten, voi non tenete conto di alcune piccolezze: l'estromissione dell'Austria dalla Confederazione germanica, la fondazione dell'impero tedesco...
...lo schiacciamento della Francia e la detronizzazione del papa! Bah, Van der Straaten, conosco l'intiera litania. Ma se di ci dobbiamo essere grati a qualcuno, a chi lo dobbiamo essere? A chi? Ad un partito ostile a lui, a lui ed a me, ad un partito al quale egli ha preso il suo grido di guerra. Vi dico che  un plagiario: si  semplicemente appropriato le idee di altri, buone e cattive, e le ha tradotte in fatti, valendosi di mezzi presenti in gran copia. Ci potrebbe fare ognuno di noi: Gabler, Elimaro, tu, io, Reiff...
Vorrei pregarvi...
Ha tradotte le idee altrui in fatti, ripet Duquede: un affare di smercio e di cambio che io odio, se dietro di esso non si trova un'idea personale. Ma i fatti a cui manca ogni idea o le cui idee sono simulate o tolte a prestito, hanno qualcosa di rozzo e di brutale, sono degni di Gengis khan. Ripeto che odio fatti di questo genere: li odio soprattutto se confondono le nozioni e accumulano i contrasti, e se a noi tocca vedere un radicalismo rivoluzionario nascondersi dietro le vecchie venerabili forme dei principio che sostiene il nostro Stato, dietro la maschera del conservatorismo. Io ti dico, Van der Straaten, che egli naviga sotto falsa bandiera. Ma io l'ho riconosciuto, e so quale sia la sua vera bandiera...
Quale?
La nera.
La bandiera dei pirati?
S. E presto o tardi ve ne convincerete anche voi. Lo dico a te, Van der Straaten, e a voi Elimaro e a voi Reiff, che lo registrerete domani nel vostro libro nero, cosa di cui non m'importa nulla perch sono un gentiluomo della vecchia Marca e da lungo tempo ho lasciato il servizio di questo ripugnante egoista. Dico ad ognuno, giovane o vecchio: state in guardia! Vi metto in guardia contro la delusione, ma soprattutto vi ammonisco di non sopravalutare questo falso cavaliere, questo Templario della Fortuna, in cui la sciocca moltitudine ha fede perch egli ha espulso i Gesuiti. Ma quale vantaggio ne abbiamo? Ci siamo sbarazzati dei malvagi, ma il maligno  rimasto.
Gryczinski aveva ascoltato col sorriso d'un uomo superiore; Van der Straaten che, sebbene fosse entusiasta di Bismarck, nella sua qualit di berlinese sempre pronto a criticare non conosceva nulla di pi attraente che l'abbassare i grandi e il procedere ad un livellamento generale (purch restasse egli medesimo come un solitario monte sorpassante in altezza gli altri), fece un cenno d'assenso a Duquede e ordin ad un domestico di presentare ancora l'ultimo piatto al consigliere di legazione, che, per discorrere, non aveva mangiato.
Sono cipolle spagnuole, Duquede. Prendine. Sono roba per te: molto forti. Non faccio gran conto della Spagna, ma due cose le invidio: le sue cipolle e il suo Murillo.
Ci mi sorprende, disse Gabler. E pi di tutto mi sorprende l'ammirazione che ti sei lasciata sfuggire per Murillo, ossia per le Madonne.
Non me la sono lasciata sfuggire, Arnoldo. Dovresti sapere che io distinguo fra Madonne fredde e Madonne calde. Le fredde mi sono odiose; le calde mi piacciono, mi inebbriano, sento il loro fascino in tutto il corpo, come si trattasse di vecchio vino del Reno. E fra queste Madonne ardenti e sfavillanti io annovero tutte quelle Immacolate e Concezioni spagnuole dove la Madre di Dio  rappresentata col piede su una falce di luna, mentre attorno al suo oscuro abito splendono nubi d'oro e teste di angeli. S, Reiff, esistono cose simili. Ed ella guarda al cielo con tanto fervore, con tanto abbandono, che si direbbe che l'anima voglia mettere le ali in una incubatrice di santit.
In una incubatrice di santit? ripet il consigliere di polizia, i cui occhi ammiccavano furtivamente. In una incubatrice! Oh, questo  magnifico,  un accenno che ognuno di noi pu interpretare e svolgere a seconda delle sue cognizioni.
Le due signore, in certo modo sorprese al vedere il loro amico, di solito cos riservato, camminare sul filo di questo rasoio, si scambiarono un'occhiata. E Melania, rendendosi conto che da un momento all'altro poteva capitare una di quelle catastrofi che non erano troppo rare nei pranzi del consigliere di commercio, cerc anzitutto di uscire dallo scabroso tema di Murillo: cosa che, data l'ostinazione di Van der Straaten, poteva solo aver luogo in grazia di una abile diversione. E Melania riusc a trovare una momentanea diversione, osservando con apparente disinvoltura:
Van der Straaten rider di me, se pretendo di avere un'opinione in materia di quadri e di pittori. Ma debbo confessare apertamente che, se si deve accettare la sua ardita ripartizione delle Madonne, mi deciderei senz'altro per un gruppo intermedio da lui ignorato, cio per le Madonne n calde n fredde ma temperate. A me pare che quelle di Tiziano posseggano una tale moderata temperatura. Tiziano mi piace pi d'ogni altro.
Anche a me piace, Melania. Brava, brava! Ho sempre detto che io educo in te anche un professore d'arte. Nevvero, Arnoldo, che ho detto questo? Lo giuro. Non c' qui una Bibbia sulla quale giurare, ma abbiamo Reiff, e un consigliere di polizia vale quanto un Vangelo. Tu ridi, cognato? Naturalmente! Voi non ve ne accorgete, ma noi s. Del resto, il bicchiere di Reiff  vuoto. Ed anche quello di Elimaro. Federico, vecchia testa di merluzzo, non immergerti in amorosi pensieri. "Allons enfants". Dov' il Monet? Per le gambe dell'immortale Roller, a me non piace vedere il mio champagne spumeggiare negli ultimi cinque minuti in miserabile smargiassata, e, per di pi, in questi maledettissimi bicchieri, coi quali far ora pochi discorsi. Questi sono bicchieri da consigliere di Corte dei conti, non da consigliere di commercio. Del resto, in ci che dicesti di Tiziano hai torto. Cio, hai torto a met. Egli s'intende di tutto, ma non di Madonne. S'intende della signora Venere:  il pittore della carne. E sempre sta in agguato, in qualche luogo, il caro piccolo arciere. Scusami, Elimaro: io non parteggio per gli Amorini in massa sui cartoncini da tavola, io parteggio per il singolo Amorino, e in particolar modo per quello del rosso letto tizianesco dalle cortine di damasco verde tirate indietro. S, signori miei, qui l'Amorino  al suo posto, ed il suo fascino si rinnova sempre, sia ch'egli segga ai piedi o presso il capo di lei, sia che resti a spiare dietro il letto o la cortina, o che tenda il suo arco o abbia gi scoccata la freccia. E in quale di questi due atteggiamenti si deve preferire?  una domanda delicata, Reiff. Credo sia preferibile quando tende l'arco... E quella riposante mano sinistra di lei, con l'eterno fazzoletto di pizzi! Ah,  superbo! S, Melania, io celebrer il giorno della tua conversione, in cui ammetterai: "a ciascuno il suo; a Tiziano, Venere; e a Murillo, la Madonna".
Ho paura, Van der Straaten, che aspetterai a lungo; e ancor pi a lungo la mia conversione a Murillo. Perch quelle nuvole di gialli vapori da cui una fervida fede si eleva ad un'estasi dello spirito e dei sensi, mi turbano. Qui, i limiti dell'affascinante sono sorpassati, ed io non vi trovo incanto ma strategia.
Gryczinski fece un lieve cenno di assenso alla cognata; Elimaro alz il bicchiere e chiese il permesso di brindare alla salute della bella ed amabile padrona di casa, di questa autentica dama tedesca (francese!, grid Van der Straaten). E i bicchieri, toccandosi, tintinnarono. Ma nel loro tintinno c'era gi, per le orecchie acute, una specie di tremito, di disaccordo, e ancor prima che i generali sorrisi si dileguassero (e pi a lungo di tutti dur il sorriso del consigliere di polizia) Van der Straaten, che fino allora s'era contenuto, non si fren pi e riprese a parlare a modo suo. Cominci dicendo di non trovarsi, purtroppo, in grado di aderire all'approvazione concessa dal suo amico Elimaro Schulze (e nel dir questo, accentu ironicamente il nome e il cognome del pittore), alla "signora del consigliere di commercio": approvazione certamente preziosa per questa signora. Vi  bens (continu) un'opposizione fra incantesimo e stregoneria, ma, a questo mondo, molte cose che sono incantesimo passano per stregoneria, e numerose cose, che sono stregoneria, passano per incantesimo. E si faceva lecito dire che, per parte sua, ci teneva alla coerenza e a mettere le carte in tavola, e non gli piaceva parlare oggi in un modo e domani in un altro. E soprattutto lo irritava la doppia misura.
Qui s'interruppe un istante, e forse era disposto a non andare pi lontano di queste affermazioni generiche. Ma la giovane moglie di Gryczinski, che, come tutte le cognate, poteva permettersi qualche cosa, sent ad un tratto ridestarsi il suo coraggio e guard Van der Straaten arditamente e con aria confidenziale, e lo preg di non parlare cos misteriosamente e di fare dichiarazioni precise.
Certo, cara, disse Van der Straaten, scaldandosi sempre pi. Certo, mia diletta biondina. Sono ai tuoi ordini, e smetter di parlare come un oracolo e imboccher le trombe che vi sveglieranno dal vostro crepuscolo, o magari dal vostro crepuscolo degli Dei, come se passassero di qui i pompieri.
Ah, disse Melania, che ora cominciava a diventare inquieta anche lei; a questo volevi venire!
S, dolce angelo, a questo. Voi vi collocate, fiere e sentimentali, sulla vetta di ogni arte e marciate, come "Caste Dive", lungo il Cielo, come se voleste vivere di ozono e di castit. E chi  il vostro idolo? Il cavaliere di Bayreuth, uno stregone senza pari e senza esempio. In quest'uomo da Tannhuser e da Venusberg voi, come se foste per lo meno la Voggenhuber, ponete la felicit dell'anima vostra, e cantate e sonate musica sua la mattina, a mezzogiorno e la sera: tre volte al giorno, come sta scritto sulla scatola delle vostre pillole. E il vostro Elimaro vi accompagna. Non lo salver nemmeno il suo eterno abito di velluto: non salver n lui, Wagner, n voi. Volete forse presentarmi tutto ci come un fascino celeste? Un putrido fascino, vi dico. E a questo alludevo, parlando di doppia misura. Voi vorreste definire stregoneria il fascino di Murillo e trasformare in incantesimo la stregoneria di Wagner. Ma io vi dico che le cose stanno viceversa, o, se non stanno cos, voi dovete per lo meno astenervi dal fare distinzioni. Perch, in fin dei conti, tutto ci  indifferente,  una vecchia storia...
Le ultime parole di Van der Straaten si perdettero in un chiasso che il maggiore, combinando abilmente il rumore di bicchieri toccati con quello di sedie smosse, seppe inscenare. E il maggiore stesso prese a dire:
Egregi amici! Non parliamo pi di tutti questi Tannhuser, di cui ognuno pu pensare ci che vuole. Non stiamo a litigare sulla parola "stregoneria", perch ogni arte  stregoneria. Che cosa sono le parole? Suono e fumo. Facciamo un brindisi, tocchiamo i bicchieri. Evviva! Evviva!
E tutti, con uno sforzo benevolo in cui ora mancava ogni tono di tremito, assentirono; anche i due pittori; ed ognuno credette che si fosse felicemente scartato un pericolo. Ma a torto. Van der Straaten, da vero maleducato, non poteva (forse perch si rendeva conto di questo suo difetto) tollerare di essere rimproverato d'ineducazione. Dimentic completamente s stesso, e la sua presunzione di uomo ricco gli sal alla testa e lo travolse. Si alz e disse:
Il tagliare  cosa mirabile. Non c' dubbio. Io, per esempio, taglio coupons.  un mestiere inferiore, ma in certi casi d diritto ad essere assicurati contro il pericolo che altri ci taglino le parole e il discorso, soprattutto se questi altri si dnno l'aria di correggerci e di insegnarci l'educazione. Io ho gi imparata l'educazione.
Aveva parlato con voce tremante d'eccitazione, ma, con occhi socchiusi, aveva guardato fisso il maggiore. Questi, perfetto uomo di mondo, sorrideva, e si limitava a far segno con gli occhi alle due signore di calmarsi. Poi prese di nuovo il suo bicchiere, diede senza difficolt un'espressione cordiale ai suoi lineamenti e disse a Van der Straaten:
Si  troppo parlato di tagliare: tagliamo corto anche a questi discorsi. Sono fermamente convinto che...
Proprio in quel momento, salt il tappo di una delle bottiglie collocate nella cesta del ghiaccio, e Gryczinski, rendendosi rapido conto del vantaggio che poteva trarre da questo incidente, s'interruppe a met della sua frase, e, riempiendo con un lieve inchino il bicchiere di suo cognato, disse:
Pace sia la vostra prima parola!
Van der Straaten non era capace di resistere ad un simile appello.
Mio caro Gryczinski, riprese con un sentimentalismo bruscamente risvegliato, noi ci comprendiamo e ci siamo sempre compresi. Dammi la mano. Lacrymae Christi, Federico. Il meglio di questo vino  il suo nome. Ma ormai lo ha: ognuno ha il suo nome, chi questo, chi quello.
Certo, disse, ridendo, Gabler.
Ah, Arnoldo, tu lo sopravaluti. Credimi, ha ragione quel tale: l'oro  una chimera. Ed Elimaro te lo confermerebbe, se questa sentenza non provenisse da un'opera passata di moda. Debbo aggiungere purtroppo passata di moda. Perch a me piacciono le monache che ballano. Ma ecco, arriva la bottiglia. Lasciale la polvere e la tela di ragno. Deve restare nella sua non ripulita santit. Lacrymae Christi. Come suona bene!
E l'allegria di prima ritorn, o almeno sembr ritornare; Van der Straaten prosegu a parlare, dicendo vere mostruosit sulle lagrime di Cristo, sul sangue del Redentore e sul vino della riconciliazione; in ultimo, Melania si arrischi ad osservare:
Tu dimentichi, Ezel, che il consigliere di polizia  cattolico.
Prego, prego..., disse Reiff, come se fosse stato colto a fare alcunch di illecito.
Ma Van der Straaten giur solennemente che un servizio di sicurezza fedelmente prestato durante quarant'anni conta pi di ogni inezia confessionale e deve essere apprezzato dall'eterno Giudice.
Poco dopo, i bicchieri furono ancora una volta riempiti e vuotati; Melania spost la sua sedia, e tutti si alzarono per recarsi nella stanza attigua a prendere il caff.
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Capitolo 6. SULLA VIA DEL RITORNO.
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L'ora del caff pass senza incidenti, ed erano gi quasi le dieci quando un domestico annunzi che la carrozza era ferma davanti alla porta. Questo annunzio riguardava la coppia Gryczinski, che, nei giorni di pranzi, soleva tornarsene a casa nella carrozza del Consigliere di commercio, messa a sua disposizione una volta per tutte. Furono portati mantelli e cappelli, e la bella Giacomina, la testa e il collo avvolti in una sciarpa bianca, stette nel mezzo del gruppo, aspettando, ridente e paziente, i due pittori, ai quali Gryczinski aveva, all'ultimo momento, offerto di prender posto in carrozza. Su ci parlamentarono a lungo, la decisione fu presa solo quando tutti si trovarono in basso, allo sportello della carrozza. Allora Gabler si sedette senz'altro nel posto davanti, mentre Elimaro, con un balzo da ginnasta, salt a cassetta, col pretesto di usar riguardo a coloro che occupavano la carrozza, ma in realt per comodit propria e per soddisfare la propria curiosit. Perch aveva gran voglia di far parlare il cocchiere.
Il cocchiere, anch'egli ereditato dal vecchio Van der Straaten, portava il nome, non adatto ad un cocchiere, di Emilio; ma da gran tempo lo aveva adattato alla sua situazione abbreviandolo nel nome dialettale di Ehm: con tanto maggior diritto, in quanto che era realmente nato nella Germania Settentrionale e aveva sempre conservato, accanto al gergo berlinese, il dialetto della sua provincia natale. Elimaro, che era uno dei suoi favoriti, nel momento stesso in cui si accomodava sul sedile trasse di tasca un astuccio di cuoio, offr al vecchio uno dei sigari che quello conteneva e disse confidenzialmente:
Per quando tornerai indietro, Ehm.
Questi, in atto di ringraziamento, si tocc con la destra il cappello da cocchiere; e con ci furono conclusi i preliminari.
Quando, poco dopo, passarono davanti all'orologio della piazza del mercato e svoltarono in una delle male lastricate strade laterali, Elimaro credette arrivato il momento desiderato e disse:
 gi giunto il nuovo signore?
Quello di Francoforte? No, non ancora, signor Schulze.
Credo per che debba giungere presto.
S, presto. Forse la settimana prossima. E le stanze sono gi tappezzate; si direbbe che aspettino un principe, tanto il signore quanto la signora. Cristina dice che dev'essere un ebreo.
Ma ricco.  ufficiale. Ufficiale della riserva, o qualcosa di simile.
Possibile?
E credo anche che canti.
S, questo credo anch'io.
Elimaro fu cos vano da sentirsi urtato di questa ultima dichiarazione; e poich appunto in quel momento la carrozza svolt nella piazza dell'Opera, silenziosa ad ora cos tarda, tronc la conversazione, come se non volesse che fosse udita da quelli che sedevano dentro la carrozza.
Costoro, fino a quel momento, non s'erano scambiata parola; non gi perch fossero di cattivo umore, ma per riguardo alla giovane signora che, lieta che il posto davanti fosse rimasto a met libero, aveva posato il piccolo piede sul cuscino e s'era comodamente ritratta nel fondo. Era apparsa molto stanca fin da quando era salita; quasi per scusarsene, aveva parlato di champagne e di mal di capo, poi aveva tirata in alto la sciarpa e chiusi gli occhi. Solo quando passarono fra il Palazzo e il monumento di Federico essa si drizz, perch era una di quelle leali e patriottiche persone che si sentono felici al solo vedere una siluetta presso la tenda abbassata della finestra d'angolo. E in realt la vide e manifest la sua gioia al suo modo tra infantile e civettuolo.
Essa non aveva ancora finito di chiacchierare quando la carrozza si ferm alla Porta di Brandeburgo. I due pittori, il cui cammino qui divergeva, in un attimo scesero dai loro posti e salutarono, ringraziando, l'amabile coppia, che per proprio conto prosegu verso la Alsenstrasse.
Come giunsero alla piazza dove sorge il monumento della Vittoria, piazza illuminata da lampade di vari colori, la bella giovane donna si strinse teneramente al marito e disse:
Che giornata  stata questa, Otto! Ti ho ammirato.
La cosa mi  riuscita pi facile di quanto credi. Io giuoco con lui:  un vecchio bambino.
E Melania!... Credimi, essa ne soffre. Mi fa compassione. E a te no? Sorridi in un modo...
S e no, cara mia. In questo mondo, non si ha nulla gratis. Essa possiede una villa e una galleria di quadri...
Di cui non si fa niente. Sai pure che ci tiene poco...
E ha due incantevoli bambine...
Per le quali la invidio...
Il maggiore rise e prosegu:
Ebbene, vedi, ognuno deve imparare l'arte di limitare i propri desiderii. Se io fossi mio cognato, direi...
Ma essa gli chiuse la bocca con un bacio; un momento dopo, la carrozza si ferm.
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I consiglieri, quello di legazione e quello di polizia, all'angolo della piazza di san Pietro salirono in una carrozza per recarsi alla Porta di Potsdam. Di l si proponevano di fare a piedi il resto della strada, per godersi la fresca aria della sera. Ma in realt facevano questo per attenersi alla massima: "Si deve risparmiare nelle spese piccole per poter spendere nelle grandi occasioni". Purtroppo, per, o le "grandi occasioni" non erano mai venute per loro, o essi se le erano lasciate regolarmente scappare.
Cammin facendo, finch dur la scarrozzata, non dissero parola; solo quando scesero iniziarono una conversazione di cui sembrarono soddisfatti essi, ma non il cocchiere. Perci i due consiglieri si guardarono bene dal cercarlo con gli occhi; soprattutto Duquede, che attraversava mal volentieri le piazze percorse dai trams e fu solo tranquillo quando ebbe raggiunta felicemente la via Bellevue, dove gli alberi mettevano gi le gemme.
Reiff gli tenne dietro, si colloc rispettosamente alla sinistra del consigliere di legazione, e disse bruscamente:
Anche oggi,  stata una penosa storia. Non vi pare? A dirla schiettamente, io non comprendo quell'uomo. Eppure, ormai ha varcati i cinquant'anni e dovrebbe aver messo giudizio. Ma  e rimane uno sciocco.
S, disse Duquede, fermandosi un istante per prendere fiato. C' in lui della tracotanza. Ma, caro amico, perch non l'avrebbe? Io gli attribuisco una sostanza d'un milione, senza tener conto dei suoi quadri, e non vedo per qual ragione un uomo, in casa sua e alla sua tavola, non dovrebbe parlare come meglio gli talenta. Vi confesso, Reiff, che provo sempre piacere quando egli fa di quelle sortite. Anche suo padre era cos, ma molto pi cattivo; e gi allora, quarant'anni fa, si diceva che quella era una casa strana, da non doversi frequentare. Ma tutti la frequentavano. Cos era, e cos  ancora.
Ha realmente poca educazione, poco tatto...
Ah, vi prego, Reiff, non parliamo di educazione e di tatto! Parole moderne, che il "grand'uomo" potrebbe avere introdotte, tanto io le odio! Educazione e tatto. Con ci non si  detto nulla, e queste cose contano poco. Credetemi, sono sopravalutate. E siamo soltanto noi a dar loro importanza. E perch? Perch non abbiamo nulla di meglio. Chi non ha niente,  "bene educato". Ma chi ha tanto quanto Van der Straaten, non ha bisogno di tutte queste sciocchezze. Egli possiede un buon intelletto e uno spirito brillante, e, ci che conta ancor pi, un buon credito. Educazione, educazione! C' da riderne!
Non so se abbiate ragione, Duquede. Avreste ragione se le cose fossero rimaste quali erano una volta. Vita da scapolo. Ma ora ha sposato la giovane signora, giovane e bella e giudiziosa...
Evvia, Reiff! Non siate stravagante. Le cose non sono al punto che credete; essa  una straniera, una svizzera francese, e i Berlinesi vanno pazzi per tutto ci che  straniero.  cosa risaputa. Essa ha una certa eleganza ginevrina. Ma che significa ci, in fin dei conti? Tutto ci che i ginevrini hanno, l'hanno solo di seconda mano. Poi, avete detto che essa  giudiziosa. Che volete dire con questo? Egli  assai pi giudizioso di lei. O forse credete che abbia importanza un vocabolo francese? Ammetto che essa ha modi graziosi e sa, in certi casi, darsi un'aria. Ma dietro questa aria non c' molto, tutto  frascheria; essa  enormemente sopravalutata.
Eppure non so ancora se abbiate ragione, ripet il consigliere di polizia. E, infine, essa  di nobile famiglia.
Duquede rise.
No, Reiff, non lo . E vi dico che questo  il punto sul quale io non ammetto scherzi. Caparoux! Ha una certa aria, questo nome, lo riconosco. Ma qual' il suo significato? Cappa rossa, o cappuccio rosso.  un nome di fiaba, non un nome di nobili. Ho fatto indagini in merito. E in confidenza, Reiff, non esiste nessun de Caparoux!
Ma pensate un po' al maggiore! Ha ogni genere di superbia, e non permetterebbe certo si dicesse che ha sposato una donna non del suo ceto!
Io lo conosco meglio di voi.  un arrivista. O diciamo semplicemente:  un membro dello Stato Maggiore. Io odio tutto quel gruppo, e credetemi, Reiff, so perch. I membri del nostro Stato Maggiore sono sopravalutati, enormemente sopravalutati.
Ancora non so se abbiate ragione, ripet per la terza volta il consigliere di polizia. Pensate a ci che disse Stoffler: e le cose andarono come egli aveva predetto. Ma io mi limito a parlare di Gryczinski. Anche oggi si comport molto amabilmente e con molta distinzione.
Ah, bah, con molta distinzione! M'immagino che sappiate che cosa significhi "distinto". E vi dico, Reiff, che la distinzione  tutt'altra cosa. Distinto! Egli  un furbacchione e niente altro. O forse credete che abbia sposata la biondina dall'occhio eternamente languido perch si chiamava Caparoux, o magari, se volete, de Caparoux? L'ha sposata perch  sorella di sua sorella. Buon Dio, tocca proprio a me insegnare queste cose ad un consigliere di polizia!
Il consigliere di polizia, che aveva un debole per le cose erotiche, interpret queste parole come un accenno ad una relazione amorosa fra il maggiore e Melania, e, impressionato, guard di sbieco il lungo e magro Duquede.
Ma questi rise e disse:
Non  questo, Reiff, non  questo: quelli che vogliono fare carriera sono solo dei corteggiatori. E niente di pi. Oggi, vi sono persone (e anche questo dobbiamo al grande edificatore dell'impero tedesco, che elimina o lascia da parte i soliti lavoratori) alle quali tutto serve di mezzo per raggiungere un fine. Anche l'amore. Una di queste persone  il nostro amico, il maggiore. Io non avrei dovuto dire che ha sposato la biondina perch  sorella di sua sorella, ma perch  cognata di suo cognato. Egli ha bisogno di questo cognato, ed io vi dico, Reiff (perch conosco le alte sfere) che poche cose servono, pi di questa, di buona raccomandazione presso tali sfere. Un cognato consigliere di commercio vale quasi quanto uno suocero consigliere di commercio, e pu far attribuire il titolo che viene subito dopo. In ogni caso, i consiglieri di commercio sono come i titoli di Stato, coi quali si pu sempre trovare credito. Servono da copertura...
Dunque volete dire...
Non voglio dire nulla, Reiff. Enuncio solo un'opinione.
Cos parlando giunsero alla Rendlerstrasse, e col si separarono. Reiff si avvi al ponte Von der Heydt, mentre Duquede prosegu il suo cammino in linea retta.
Egli abitava presso il Viale dei Cacciatori, molto in alto, ma in una casa assai distinta.
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Capitolo 7. EBENEZER RUBEHN.
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Pochi giorni pi tardi, Melania lasci l'appartamento di citt e si trasfer alla villa nei pressi del Giardino zoologico. Van der Straaten invece non cambi dimora; amava molto la villa, ma solo in settembre vi si stabiliva. E vi si stabiliva a quell'epoca soltanto perch aveva non minor passione per la frutticultura che per la collezione di quadri. Fino al settembre compariva alla villa ogni terzo giorno, quale ospite, e assicurava a chi voleva udirlo che ci rappresentava per lui una comoda luna di miele. Melania si guardava bene dal contraddirlo, anzi, era l'amabilit in persona, e negli intervalli godeva la felicit di essere libera: felicit molto maggiore di quanto si sarebbe potuto credere tenendo conto della sua posizione cos libera e dominante. Perch essa dominava solo perch sapeva farsi forza; ma desiderava costantemente, anelava a liberarsi da questa costrizione. Ora, nei giorni d'estate il suo desiderio si adempiva: poteva astenersi dalle attestazioni d'amore, non sempre, ma nel maggior numero di quei giorni, e la coscienza di ci le dava un senso di infinito benessere.
Questo sentimento di benessere era rafforzato dalla bella vita tranquilla, quasi indisturbata, che conduceva in villa. Le piacevano bens la citt e la societ e il tono del gran mondo, ma quando le rondini ricominciavano a cinguettare e il sambuco a mettere le gemme, essa amava uscire nella solitudine del parco, che per non era una solitudine, perch, accanto alla Natura di cui comprendeva bene il linguaggio, aveva libri e musica, e le figlie: le sue bambine, che spesso, durante la stagione, non vedeva per giorni intieri, mentre in villa si occupava assai del loro sviluppo e della loro istruzione. S, le aiutava, anzi, personalmente ad imparare le lingue, soprattutto la francese, e sfogliava con esse atlanti e libri di storia. E raccontava storielle che s'imprimevano nella memoria delle bambine. Perch era molto abile e aveva il dono di dare un'idea chiara e perspicua di tutto ci di cui parlava.
Erano giorni felici e tranquilli.
Forse per erano fin troppo tranquilli: poich in essi restava insoddisfatto il pi profondo bisogno della natura femminile, quello di chiacchierare. Ma si provvide a soddisfarlo. Come quasi tutte le case ricche, cos anche i Van der Straaten avevano un seguito di signore vecchie o semivecchie, che a Natale ricevevano regali e nel corso dell'anno venivano invitate a prendere il caff o a gite in campagna. Queste signore erano sette od otto, ma due di esse occupavano una posizione preminente ed erano intime di Melania: la piccola sgraziata damigella Federica von Sawatzki, e l'alta e robusta signorina Anastasia Schmidt, abile nel cantare e nel sonare. In conformit con la loro posizione privilegiata, ogni anno, il secondo giorno di Pasqua, venivano solennemente pregate da Van der Straaten di voler tenere compagnia a sua moglie in villa, nei mesi d'estate. Ed ogni volta, a questa domanda veniva risposto con un inchino e con un cordiale: "s". Non troppo cordiale per, perch non si voleva rivelare che la domanda era attesa.
Anche quest'anno, seguendo la tradizione, le due signore erano state insediate come "dame d'onore", avevano aiutato a fare il trasloco, e ogni mattina comparivano sulla veranda, per fare alle nove la prima colazione con le bambine e alle dodici la seconda con Melania.
Erano comparse anche oggi.
Verso l'una, la colazione era terminata, ma la tavola non era ancora sparecchiata. Una lieve corrente d'aria, che si andava rafforzando perch tutti gli usci e le finestre stavano aperte, agitava la tovaglia a ricami rossi. Dalla stanza della musica, situata all'altra estremit del corridoio, proveniva il suono d'un esercizio del Cramer, che la signorina Anastasia Schmidt si sforzava di far sonare in tempo.
Uno, due, uno, due...
Ma nessuno poneva mente a questi sforzi, meno di tutti Melania, che se ne stava seduta in una poltrona di vimini, accanto alla signorina Federica, e di quando in quando alzava gli occhi dal suo lavoro d'ago per ammirare la splendida vista del parco circostante, sebbene ne conoscesse da tempo ogni minimo particolare.
Quello era, naturalmente, il punto pi bello del giardino. Perci, di cento ospiti che venivano a trovare Melania, novantanove si contentavano di contemplare e giudicare il parco da quel punto.
Al termine del sentiero principale, fra gli alberi gi in fiore, si scorgeva il tremolo e lo scintillo del fiume; dalle zolle erbose sorgevano aloe e globi di vetro e bacini di fontane. Sull'orlo di un'ampia vasca sedeva un pavone e pareva sorbire con le sue penne il sole meridiano. Piccioni e galline faraone erano venute fino sotto la veranda, dalla quale Federica gettava loro briciole di pane.
Tu le abitui troppo a questo posto, disse Melania. Avremo una guerra con Van der Straaten.
Mi batto gi con lui, lo metter fuori di combattimento, rispose la piccola creatura.
S, almeno puoi credertene capace. In realt, Federica, io potrei diventare gelosa, tanto egli ti predilige! Credo che tu sia l'unica persona che possa permettersi di dirgli tutto; per quanto so, non  mai andato in collera con te. Forse tu ti imponi a lui con la tua antica nobilt? Dimmi per esteso il tuo nome e i tuoi titoli. Mi fa sempre piacere udirli, e li dimentico sempre.
Aloisia Federica Sawat von Sawatzki, Sattler von der Hlle, canonichessa del convento di Himmelpfort nella Marca dell'Ucker.
Meraviglioso!, disse Melania. Se potessi io chiamarmi cos! E credimi, Federica,  questo che fa impressione su lui.
Tutto ci fu detto in tono gaio e sereno, e Federica rispose nello stesso tono. Poi avvicin la sua sedia alla poltrona di Melania, prese la mano della giovane donna e disse:
Dovrei essere in collera con te, perch ti fai beffe di me. Ma chi potrebbe essere in collera con te?
Non scherzo, rispose Melania. Devi ammettere tu stessa che egli tratta te con maggior riguardo e amabilit che ogni altra persona.
S, disse la povera signorina, la cui voce tremava di agitazione. Mi tratta bene perch ha il cuore buono, assai migliore di quanto pensino altri e forse tu medesima. E non  affatto indelicato: solo non pu soffrire che altri lo disturbi o lo sfidi, soprattutto se si tratta di persone che non abbiano diritto di farlo. Allora egli non riesce a dominarsi; non gi perch non possa, ma perch non vuole. E non ha bisogno di volerlo; e se si vuol essere giusti, non pu volerlo. Perch  ricco, e tutti i ricchi imparano a conoscere la gente dal suo lato peggiore. Tutti si precipitano loro incontro ad offrire i loro servizi; e poi, non serbano loro nessuna gratitudine. E il raccogliere ingratitudine non  una buona preparazione alla tenerezza e all'amore. Perci i ricchi non credono che vi sia al mondo nulla di sincero e di nobile. Ma io ti dico, e ti debbo sempre ripetere, che il tuo Van der Straaten  migliore di quanto pensino altri e tu stessa.
Segu una breve pausa, non priva d'imbarazzo; poi Melania fece un amichevole cenno alla vecchia damigella e disse:
Parla ancora. Mi piace sentirti parlare cos.
Parler ancora, disse Federica. Come ti ho detto, egli mi tratta bene perch ha il cuore buono. Ma questo non  ancora tutto. Se  tanto cordiale con me,  anche perch sente compassione. E l'essere compassionevoli  molto pi che essere semplicemente buoni;  la miglior dote degli uomini. Anche egli ride ogni qual volta ode il mio lungo nome, come ridi tu, ma mi piace sentirlo ridere cos perch capisco quello ch'egli pensa e sente...
Che cosa pensa e sente?
Egli sente il contrasto fra un nome cos pretenzioso e la mia attuale condizione: io sono ora povera e vecchia e sola, una semplice comparsa. E dicendo comparsa, mi adulo ancora e mi uso fin troppo riguardo.
Melania si premette agli occhi il fazzoletto di batista e disse:
Hai ragione. Tu hai sempre ragione. Ma dov' Anastasia? Questa lezione non finisce mai! Essa tormenta troppo la Lidia, e cos infonde alla bambina repulsione allo studio. E allora sar finita: perch senza voglia e senza amore non si riesce a nulla; soprattutto non si riesce nella musica... Ma ecco che Teichgrber viene ad annunziarci una visita. Che seccatura! Avrei preferito seguitar a chiacchierare con te.
In quel momento il vecchio custode del parco, che aveva invano cercato di vedere qualche domestico, si appress egli stesso alla veranda e porse un biglietto da visita.
Melania lesse: "Ebenezer Rubehn (Ditta Giacomo Rubehn e figli), tenente della Riserva nel 5 reggimento Dragoni".
Ah, benvenuto! Fallo entrare...
E mentre il vecchio si allontanava, Melania disse alla damigella, vivacemente:
Eccone un altro! E, per di pi, della Riserva! Mi ripugna, questo eterno tenente. Non esistono pi altri uomini che i tenenti!
Avrebbe probabilmente continuato a fare queste considerazioni, se non si fosse udito scricchiolare la ghiaia del sentiero: segno certo che il visitatore si avvicinava. E realmente, un istante dopo, l'annunziato si trovava davanti alla veranda e si inchinava alle due signore.
Melania s'era alzata e gli era andata incontro d'un passo.
Sono lieta di vedervi. Permettetemi anzitutto di farvi conoscere la mia cara amica e ospite... Il signor Ebenezer Rubehn... La damigella Federica von Sawatzki!
Una fugace sorpresa si rispecchi nel volto di Rubehn: se Melania la interpret giustamente, questa sorpresa si riferiva piuttosto alla piccola sgraziata damigella che a lei stessa. Ma Ebenezer era abbastanza uomo di mondo per dominare rapidamente la sua sorpresa; facendo un nuovo inchino all'amica, chiese scusa di aver differita fino ad oggi la sua visita alla villa.
Melania pass oltre, e preg da parte sua Ebenezer di scusare la semplicit di quell'accoglienza campagnuola e il fatto che la tavola non era ancora sparecchiata.
Ma, soggiunse, "alla guerra come alla guerra!". Del resto, non mi propongo affatto di connettere discorsi guerreschi a questo guerresco proverbio!
Certo, replic ridendo Rubehn, voi vorreste essere garantita da discorsi di questo genere! Ebbene, non abbiate paura. Io so che, in fatto di guerra, le signore si infervorano solo quando si tratta di curare i feriti. A partire dal momento in cui l'ultimo malato lascia l'ospedale, il loro fervore guerresco  spento. E le donne, che hanno ragione in tutto, l'hanno pure su questo punto.  la cosa pi triste del mondo il dover sempre udire una storia di eroismi di dubbio valore e di ancor pi dubbia verit; mentre il prestare aiuto, il curare gli infermi,  la pi bella delle cose.
Mentre egli parlava, Melania aveva posato in grembo il suo lavoro d'ago, fissando amichevolmente Rubehn.
Queste cose mi piace udirle. Ma chi sa parlare cos fervorosamente del servizio negli ospedali e delle cure prestate, che si convengono tanto bene a noi donne, deve avere personalmente sperimentato questo beneficio. E cos voi, senza volerlo, gi dopo cinque minuti che ci conosciamo, mi rivelate i vostri segreti. Non cercate di contraddirmi: non vi riuscireste; e poich sembrate conoscere cos bene il cuore delle donne, conoscerete pure, naturalmente, i nostri due lati pi forti: la nostra ostinazione e la nostra capacit di indovinare enigmi. Noi indoviniamo tutto...
E sempre giusto?
Non sempre, ma quasi. Ed ora raccontatemi come trovate Berlino, la nostra buona citt, e la nostra casa, e se sperate di non diventare melanconico nel vostro carcere che guarda sul cortile e al quale manca solo una griglia di ferro. Ma non avevamo di meglio da offrirvi. E, come dice il proverbio, dove non c' nulla...
Oh, voi mi confondete, signora! Solo ora, dopo che sono arrivato, conosco la grandezza del sacrificio che avete fatto per me. E posso dire con ragione che, conoscendo meglio...
S'interruppe per tendere l'orecchio verso la casa, dalla quale (l'ora di lezione era gi terminata) proveniva e giungeva fino alla veranda una musica sonata con grazia e abilit perfetta, riconoscibile in tutte le sue sfumature. Era il "congedo di Wotan", e Rubehn appariva cos rapito, che durava fatica a sottrarsi all'incanto e a riprendere la conversazione. Infine si riprese e, con un nuovo inchino a Federica, disse:
Scusate, madamigella. Ho udito bene? Signorina von Sawatzki?
La damigella fece cenno di s.
Io ho trascorso un'estate a Wildbad-Gastein con un ufficiale di questo nome. Subito dopo la guerra. Un giovane e amabile cavaliere. Forse parente vostro?...
 mio cugino, riprese Federica. Vi sono pochi del mio nome, e siamo tutti parenti. Sono lieta di udirvi parlare di lui. Fu ferito nell'ultimo periodo della guerra, quasi l'ultimo giorno. Presso Pontarlier. E molto gravemente. Da molto tempo non ne ho udito parlare.  guarito?
Credo di poter dire che  guarito perfettamente. Ha ripreso servizio nel reggimento, come potei convincermi recentemente per un caso fortunato... Ma, signorina, dobbiamo cambiare argomento. La signora sorride gi e ammira l'abilit con cui io, introducendo nel discorso il vostro signor cugino, miro a sboccare nelle avventure di guerra con tutte le loro conseguenze. Perci mi permetto proporre di prestare, piuttosto, ascolto alla meravigliosa musica che... Oh peccato! la musica s' interrotta!
Tacque, e solo quando nella casa continu il silenzio riprese con un'enfasi a cui non era avvezzo ma che in quel momento era completamente sincera:
Oh, signora, quale giardino incantato  questo in cui vivete! Un pavone che prende il sole, piccioni numerosi e addomesticati come se questa veranda fosse Piazza San Marco o l'isola di Cipro! E questo zampillo chiacchierante, ed ora questo motivo musicale... In verit se l'applauso, anche il pi sincero, non fosse importuno e fuori di luogo...
S'interruppe perch si ud l'appressarsi di passi dal corridoio; e Melania disse, voltandosi a met:
Ah, Anastasia! Arrivi proprio a proposito per ricevere il plauso e l'ammirazione del nostro caro ospite e nuovo coinquilino. Permettetemi di presentarvi reciprocamente: il signor Ebeneger Rubehn, la signorina Anastasia Schmidt... E questa  mia figlia Lidia, soggiunse Melania, indicando la bella bambina che s'era fermata sulla soglia accanto alla sua maestra di musica e squadrava il forestiero con aria seria e quasi ostile.
Rubehn not quello sguardo. Ma si trattava d'una bambina, ed egli si volse senz'altro ad Anastasia, per farle ogni sorta di complimenti sulla sua abilit e sul suo gusto.
Anastasia fece un inchino. Melania, a cui non era sfuggita nemmeno una parola, riprese con grande vivacit:
Se ho inteso bene, voi siete dei nostri? Anastasia, questo andrebbe bene! Perch dovete sapere, signor Rubehn, che qui noi siamo divisi in due campi diversi, e che la casa Van der Straaten (che ormai  pure casa vostra) si divide in Montecchi, fanatici per i quadri, e Capuleti, fanatici per la musica. Io, sono interamente Capuleto, e Giulietta. Ma con un esito non tragico. Aggiungo, bench sia superfluo, che noi, Anastasia ed io, apparteniamo a quella piccola comunit di cui non occorre che io vi faccia il nome e vi indichi il centro. Una sola cosa voglio sapere subito, in forza del mio femminile diritto di curiosit. Quale fra le sue opere vi sembra la pi perfetta? In quale vi appare pi significativo e pi singolare?
Nei Maestri Cantori.
D'accordo. Ed ora che siamo d'accordo, potremo, alla prima occasione, far saltare per aria Van der Straaten e Gabler, e soprattutto il lungo e noioso consigliere di legazione, il lungo Duquede. Oh, costui scatter come un razzo! Nevvero, Anastasia?
Rubehn prese il suo cappello. Ma Melania, insolitamente lieta ed eccitata da quell'incontro, soggiunse con crescente fervore:
Questi, per ora, sono soltanto nomi: ma fra una settimana o due avrete imparato a conoscere il nostro piccolo mondo. Desidero che se ne presenti presto l'occasione, e che voi non la rimandiate. Oggi, la nostra veranda ha dovuto rappresentare l'intera casa. Ricordate che abbiamo anche un pianoforte, e sperimentate, presto e sovente, se va bene per voi. Arrivederci.
Egli baci la mano della bella dama, fece un inchino a Federica e ad Anastasia, e si allontan. Fece mostra di non vedere Lidia.
Ma questa guard lui.
Tu lo segui con gli occhi, disse Melania. Ti  piaciuto?
No.
Tutti risero. Ma Lidia torn in casa, e nel suo grande occhio c'era una lagrima.
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Capitolo 8. SUL PRATO DI STRALOW.
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Dalla prima visita di Rubehn erano passate settimane, e la favorevole impressione fatta da lui sulle signore era rimasta sul rialzo, come il barometro. Egli compariva ogni due o tre giorni in compagnia di Van der Straaten, il quale, dal canto suo, partecipava alla generale predilezione per il nuovo coinquilino, e non dimenticava mai di offrirgli un posto quando usciva nel suo biroccino ad alte ruote, per recarsi alla villa.
In quelle settimane, un cielo senza nubi stette sulla villa, dentro la quale si rideva e si chiacchierava, si faceva della maldicenza e della musica, pi che non si fosse fatto da molto tempo. Certo, anche ora Van der Straaten non poteva riconciliarsi con la musica, e non mancava di manifestare il desiderio di "trovarsi con l'equipaggio del Vascello Fantasma". Ma, in fondo, era pi soddisfatto di quel "rumore senza pretese" di quanto volesse ammettere, perch il culto di Wagner, entrato ormai in una nuova e pi fervida fase, gli offriva materia inesauribile per le sue forme favorite di conversazione. Sigfrido e Brunilde, Tristano e Isotta, quali piacevoli arene per farvi esercizi di equitazione! E quando egli, nel trattare questi soggetti, allentava la briglia al suo corsiero, appariva dubbio se fossero pi felici i musici seduti al piano o lui nella sua petulanza.
L'estate volgeva al suo termine, quando, in un meraviglioso pomeriggio d'agosto, Van der Straaten propose di fare una gita in campagna e sull'acqua.
Da tre mesi Rubehn si trova nella nostra citt e non ha visto altro che quel che c' fra il nostro ufficio e questa villa.  tempo che conosca i tesori delle nostre campagne; i nostri specchi d'acqua, le rive del fiume, vere meraviglie della Natura, a petto delle quali scompare tutto il vantato splendore del Meno e del Reno. Andiamo dunque a Treptow e a Stralow, e presto, perch fra otto giorni avr luogo la grande pesca di Stralow, che  una graziosa festa di fiori ma alquanto grossolana e poco favorevole alla fresca erba dei prati. Quindi propongo una gita per il pomeriggio di domani. Accettato?
Grida di giubilo accolsero la fine dell'allocuzione; Melania balz in piedi per dargli un bacio, e la signorina Federica raccont che erano passati precisamente trentatr anni dall'ultima volta ch'essa era stata a Treptow, un giorno in cui c'erano stati grandi fuochi d'artificio inscenati da Dobremont, quello stesso Dobremont che pi tardi salt in aria con tutto il suo laboratorio.
E perch salt in aria? Perch quelli che giocano col fuoco sono sempre troppo sicuri e dimenticano sempre il pericolo. Tu ridi, Melania? Eppure  cos: dimenticano sempre il pericolo.
Si pass subito a prendere gli accordi necessari, e fu convenuto che l'indomani a mezzogiorno si sarebbe andati in citt, vi si sarebbe fatta una piccola colazione "alla forchetta" e subito dopo avrebbe avuto inizio la gita: le tre signore in carrozza, Van der Straaten e Rubehn o a piedi o in battello. Tutto fu regolato in fretta: sola parve suscitare piccole difficolt la domanda, chi altri si dovesse invitare.
I Gryczinski? chiese Van der Straaten; e fu contento quando tutti tacquero. Perch egli provava grande simpatia per la bionda cognata, nella quale venerava un piccolo ideale di donna; ma ne provava poca per il maggiore, il cui atteggiamento di superiorit lo urtava.
Duquede? riprese Van der Straaten tenendo fra le labbra la matita per prendere, eventualmente, nota del nome del consigliere di legazione.
No, disse Melania. Duquede, no.  troppo noioso. A Stralow comincerebbe a dimostrare che Treptow  sopravalutato; a Treptow dimostrerebbe che sopravalutato  Stralow; e per constatare ci non abbiamo bisogno n d'un consigliere di legazione a riposo n di un nobile della Vecchia Marca.
Sta bene, rispose Van der Straaten. E Reiff?
S, Reiff! fu risposto con gioia. Le tre signore applaudirono e Melania disse:
Ha belle maniere, non  un guastafeste, e porta i bagagli altrui. E poi, siccome tutti lo conoscono,  come se noi viaggiassimo sotto buona scorta: tutti salutano rispettosamente, e talvolta m' perfino sembrato che la guardia della porta di Brandeburgo mi dovesse gridare: Presentate le armi!
Ah, ci non avviene per amore del vecchio Reiff, disse Anastasia, che amava cogliere tutte le occasioni per adulare Melania. Avviene per amor tuo. Ti hanno presa per una principessa.
Prego di non divagare, interruppe Van der Straaten, e tanto meno di lusingare le vanit femminili, che potrebbero svilupparsi in modo mostruoso. Ho preso nota di Reiff, e, ben s'intende, di Arnoldo e di Elimaro. Una gita sull'acqua senza canto,  cosa assurda: lo ammetto anch'io. Ed ora domando: chi ha altre proposte da fare? Nessuno? Bene. Cos ci limiteremo a Reiff, Arnoldo ed Elimaro; io li avviser di trovarsi per le cinque. E dir che li aspettiamo laggi, da Lbbeke.
L'indomani la villa era tutta movimento ed eccitazione, molto pi che se si fosse trattato d'un viaggio a Teplitz o a Carlsbad. Naturalmente, una gita a Stralow era cosa eccezionale: i bambini dovevano essere della partita; c'era posto sufficiente in carrozza, ma Lidia fu irremovibile e dichiar recisamente che non voleva andare. Per evitare scenate si dovette cedere; anche la sorella minore rest a casa, perch s'era abituata a seguire in tutto e per tutto l'esempio della sorella maggiore.
Come era convenuto, in citt si fece colazione alla forchetta, nella stanza di Van der Straaten. Egli voleva che tutto avesse l'aria d'un viaggio e d'una caccia, ed era di ottimo umore. E il suo umore non fu turbato nemmeno quando fu portata, nel momento stesso in cui sedettero a tavola, una lettera in cui il signor Reiff declinava l'invito. Il consigliere di polizia scriveva:
"Il mio capo ha avuto con me, or ora, una conversazione confidenziale. Oggi stesso parto, alle undici e cinquanta.  un affare di cui non posso informarti. Tuo Reiff.
"Proscritto: Chiedo il permesso di baciare la mano alla bella signora e di dirle che sono inconsolabile...".
Van der Straaten ebbe un violento accesso di tosse, perch, mentre leggeva, aveva imprudentemente centellinato il suo sherry. Tuttavia continu, tossendo e ridendo, a parlare, e si pose a raffigurarsi le grandi gesta di Reiff.
In missione politica. Meraviglioso! Oh, cara patria, puoi essere tranquilla! Ma conosco uno, che pu essere ancor pi tranquillo: quello sventurato di cui egli va in cerca: l'attentatore sulle cui tracce egli va a mettersi. Perch, infine, deve trattarsi di delitto di Stato o di alto tradimento se si ricorre ad un uomo come Reiff in persona! Non  vero, signorina Federica? E lo si fa partire stasera stessa! Come nella ballata: "Noi montiamo in sella a mezzanotte". Oh, Leonora! Oh, Reiff, Reiff!
E rise convulsamente.
Anche Arnoldo ed Elimaro, coi quali era convenuto d'incontrarsi fuori, non furono risparmiati: finalmente la pendola son le quattro e ammon di far presto. La carrozza aspettava gi; le signore vi salirono e presero posto: la signorina Federica a fianco di Melania, Anastasia sul sedile davanti. E, salutando coi ventagli e con gli ombrellini, s'avviarono per piazze e per strade alla porta di Stralow.
Van der Straaten e Rubehn tennero loro dietro, un quarto d'ora pi tardi, in un fiacre di secondo ordine, ma ne scesero appena fuori di citt, per fare a piedi il resto della strada nelle praterie fiancheggianti il fiume.
...
Scoccavano le cinque quando i nostri pedoni raggiunsero il villaggio. Nel mezzo di questo, furono scorti da Ehm, che stava sulla sinistra col suo veicolo, un po' in disparte, e aveva posto un sacco di biada davanti al suo florido cavallo. Stava di fronte una casetta, simile alla casa di pan pepato della fiaba, bruna e attraente, cos bassa che si poteva toccare con la mano la gronda del tetto. La porta era appena alta come un uomo, e su questa, in un'insegna azzurra, era scritto: "Caff Lbbeke". Dirimpetto alla casa sorgevano tre o quattro tigli mozzati, che separavano il marciapiede dal mezzo della strada, sul quale centinaia di passeri saltellavano e cinguettavano e beccavano i granelli smarriti.
Questo  il Grand Htel di Stralow, disse Van der Straaten in tono di Cicerone; e stava per entrare nel caff quando Ehm attravers la strada e gli rifer confidenzialmente che "le signore erano gi andate avanti, verso i prati. Ed anche i signori pittori. Prima il signor Gabler e poi il signor Schulze. Ed essi avevano comprato palle di gomma e palloni per giocare. Ed anche cerchi e un piccolo tamburo e ogni sorta di roba. E avevano condotto con s un ragazzo incaricato di portare i cerchi e il tamburo. E il signor Elimaro sempre davanti, con una fisarmonica".
Per amor di Dio! grid Van der Straaten; una fisarmonica da tirare?
No, signor consigliere di commercio; una da fiato.
Dio sia ringraziato! E ora venite, Rubehn. E tu, Ehm, non aspettarci e vattene... Hai inteso?
Ehm s'era tolto il cappello. Ma nella sua faccia si poteva leggere chiaramente: io aspetter.
Al termine del villaggio c'era una magnifica prateria che si stendeva fino al muro del cimitero. Nei pressi di questo muro le tre signore s'erano sedute a terra e chiacchieravano con Gabler, mentre Elimaro si faceva correre sul braccio e sulla spalla una delle sue grosse palle di gomma, a modo d'un atleta da fiera.
Van der Straaten e Rubehn udirono gi di lontano gli applausi e le grida di: bravo!, e gridarono anche loro. Allora furono scorti, e Melania salt in piedi e lanci al marito, a guisa di saluto, una delle grosse palle. Ma non prese la mira giusta, la palla and da parte e Rubehn la colse a volo. Un momento dopo si scambiarono i saluti, e la giovane signora disse:
Siete svelto! Sapete pigliare la palla al balzo!
Vorrei saper pigliare al balzo la fortuna.
Forse, avete colto la fortuna.
Van der Straaten, che ud, preg di rinunziare a questi intriganti giuochi di parole, minacciando, in caso contrario, di telegrafare alla fidanzata di Rubehn o magari di spedire Reiff in missione confidenziale. Allora Rubehn per la centesima volta lo scongiur di lasciare finalmente stare la "eterna fidanzata", la quale, almeno per ora, si trovava ancora nel regno dei sogni. Ma Van der Straaten fece una faccia furba e assicur che "sapeva quel che diceva".
Si ritorn all'accampamento, che si trasform tosto in un campo di giuoco. I cerchi e le palle volavano; e piacendo alle signore che si variasse il divertimento, in un'ora e mezzo si mise in scena una quantit di giuochi: la "mucca cieca", e il "ladro di oche" e "alberelli, alberelli, scambiatevi!". Questo ultimo giuoco trov grazia pi di tutti, specialmente presso Van der Straaten, che si divertiva cordialmente a vedere il tagliente profilo di Federica, col suo occhio affabile e tuttavia un po' pungente, guardare di qua e di l dai tronchi d'albero. Perch essa aveva, come molte persone quasi deformi, un viso da civetta.
E cos si cammin fin verso il tramonto del sole. Schulze, sonando la fisarmonica, guidava di nuovo la marcia, e accanto a lui marciava Gabler, che sonava il piccolo tamburo proprio come un tamburino militare. Lo batteva con le nocche delle dita; lo scagliava in alto e lo afferrava, Poi veniva la coppia Van der Straaten, quindi Rubehn e la signorina Federica, mentre Anastasia, fantasticando e cogliendo fiori, chiudeva il corteo. Ella si faceva mentalmente dolci domande, dolci idee, perch, durante il giuoco della mucca cieca, Elimaro, nell'inseguirla, aveva lasciato cadere parole il cui significato era chiaro, a meno che egli fosse un uomo duplice, un bugiardo. E, certo, egli non era tale... L'uomo che poteva, con aria cos pura e infantile, camminare alla testa di questo corteo sonando la fisarmonica, non poteva essere un traditore.
Ed ella si chin e, per la centesima volta, si mise a sfogliare un ranuncolo e a numerare le sue probabilit di fortuna.
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Capitolo 9. IL CAFF LBBEKE.
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Nelle ultime due ore, nulla era mutato davanti al caff Lbbeke, eccezion fatta dei passeri che ora stavano non pi in mezzo alla strada ma sui tigli mozzi, e frullavano. Ma nessuno poneva mente alla loro musica, e meno di tutti Van der Straaten, che aveva passato il braccio di Melania in quello di Elimaro e aveva presa la testa del corteo.
Attenzione!, grid, e si curv per varcare senza pericolo la bassa porta.
Tutti seguirono il suo consiglio e il suo esempio.
Dentro, si dovette scendere un paio di scalini, perch il pavimento del caff era alquanto pi basso della strada; per la qual cosa chi entrava era accolto da una cupa aria di cantina mista ad un acre odore di birra. Nel mezzo dell'andito si vedeva a destra una nicchia con un focolare e una cappa di camino, mentre a sinistra un banco di mescita sporgeva dalla parete. Stava dietro questo un cosidetto scaffale, sul quale erano collocati, in alto, piatti e tazze, e in basso, vecchie bottiglie di liquori d'ogni genere. Fra il banco e lo scaffale troneggiava la signora di questi dominii, una grossa e forte bionda sui trentacinque anni, che si sarebbe potuto senz'altro prendere per una belt se non fossero stati i suoi occhi. Eppure, erano occhi belli, ai quali nulla si poteva obiettare, se non questo, che si erano abituati a dividere gli uomini in due classi: la classe di quelli che l'ammiccavano: "ci troveremo ancora", e la classe di quelli che beffardamente le gridavano: "vi conosciamo bene!". Tutti coloro per che non appartenevano a queste due classi erano solo oggetto di compassione, e le facevano crollare le spalle.
Dobbiamo purtroppo dire che anche Van der Straaten fu accolto con un crollo di spalle. Non per i suoi anni: anzi, essa sapeva apprezzare gli anni, ma unicamente perch egli aveva da gran tempo la debolezza di volersi rendere "popolare". E questa era per la biondina la cosa pi spregevole del mondo.
All'uscita del locale si vedeva una porticina ancor pi bassa, dietro la quale c'era un giardino contenente una dozzina di tavolini tinti di verde, disposti attorno ad alberi stentati, e sedie dello stesso colore, obliquamente appoggiate ai tavolini. A destra si stendeva un giuoco delle bocce, la cui parte anteriore non era visibile ma probabilmente giungeva fino alla strada. Van der Straaten accenn in tono ironico a tutti questi splendori, si diffuse sui privilegi della gente senza pretese, e poi scese ad un passaggio che dal giardino conduceva ad una balconata a vetri vasta, situata in riva alla Sprea e attrezzata a modo di una serra. La compagnia spinse due o tre tavolini ad uno dei punti aperti della balconata; ebbe allora davanti a s un sottile e fragile ponticello, e, a sinistra di questo, una zattera saldamente ancorata ma gi appartenente alla casa vicina, alla quale solevano approdare i piccoli piroscafi della Sprea.
A Rubehn fu assegnato senz'altro il posto migliore, perch nella sua qualit di straniero avesse lo sguardo libero sulla citt che giaceva, a valle del fiume, nei rossi e dorati vapori ardenti d'una calda giornata estiva. Elimaro e Gabler scesero al ponticello. Tutti si compiacevano della bella vista, e Van der Straaten disse:
Guarda, Melania. La cupola del castello. Non somiglia a quelle di Santa Maria della Saluta?
Della Salute corresse Melania, accentuando l'ultima sillaba.
Vada per Salute rispose Van der Straaten. Per parte mia... Non pretendo di essere il vecchio cardinale poliglotta, di cui ho dimenticato il nome. Salus salutis, terza declinazione, o quarta; ci mi basta perfettamente. Per me, fra Saluta e Salute non c' differenza. Ma lasciamo gli studi linguistici, e studiamo piuttosto la carta dei cibi. Qui, naturalmente, la carta dei cibi viene comunicata di bocca in bocca, e nel dir questo mi sbarazzo di ogni biondo ricordo. Non  vero, Anastasia?
Al signor consigliere di commercio piace scherzare rispose Anastasia, piccata. Non credo che una carta di cibi si possa comunicare di bocca in bocca.
Si potrebbe tentare; io, per parte mia, mi vorrei impegnare a risolvere il problema. Ma solo quando la luna si sar levata e avr poi castamente nascosto il suo volto tra veli di nuvole. Fino allora aspetteremo; e sia pace fra noi. Ed ora, Arnoldo, ti nomino capocuoco e pongo fiduciosamente nelle tue mani il nostro benessere corporale.
Accetto con riconoscenza rispose Gabler a patto che tu (per parlare come il nostro, purtroppo assente, amico Gryczinski) mi dia qualche direttiva.
Volentieri disse Van der Straaten.
Dunque, comincia.
Bene. Propongo anguille e insalata di cetrioli... D'accordo?
S gli fu risposto in coro.
Poi, polli e patatine novelle... D'accordo?
S.
Resta il problema delle bevande; che in certi casi  importante. Io avrei potuto risolverlo in anticipazione con l'aiuto di Ehm e della nostra cesta da carrozza, ma detesto le gite in cui ci si trascina dietro una cantina. Anzitutto, si offende la gente di cui in certo modo si  ospiti, e in secondo luogo si resta nella cerchia della vecchia tradizione dalla quale appunto si vuole uscire. A quale scopo si fanno gite? A quale scopo, domando io? Non per trovarsi meglio ma per trovarsi diversamente, per conoscere i costumi e le usanze di altre persone, le produzioni locali dei villaggi. E poich qui non ci troviamo nella terra di Canaan, dove Kaleb port la grossa uva, propendo per il prodotto locale di questi paesi, per una fresca birra bionda. Niente denaro, niente svizzeri; niente birra bianca, niente Stralow. Scommetto che perfino Gryczinski non ha dato mai direttive migliori. Ed ora va, Arnoldo. E per Anastasia un'anisetta... Fresca bionda! Che appartenga a questa categoria anche la nostra biondina che se ne sta fra il banco e lo scaffale?
Frattanto, Elimaro aveva ammirato lo spettacolo del tramonto del sole, e, a modo di un ginnasta che si dispone a saltare con le ginocchia piegate, aveva piegate e poi irrigidite le ginocchia sul fragile ponticello meccanicamente, senza pensare a nulla. Ad un tratto, mentre egli ancora si dondolava in qua e in l, l'assicello scricchiol e si ruppe, e solo la presenza di spirito con cui egli afferr uno dei pali imped che cadesse nell'acqua, molto profonda in quel punto d'approdo dei piroscafi. Le signore gettarono un alto grido, e Anastasia tremava ancora quando il salvatore di s comparve con un sorriso di vittoria che, invece di sparire, si rafforz sotto i violenti rimproveri di "temerariet" e di "indifferenza per i sentimenti degli altri".
Naturalmente, un episodio come questo non pot verificarsi senza essere accompagnato da una quantit di commenti e di ipotesi, in cui si ripetevano senza fine le parole "se" e "che cosa". Che cosa sarebbe successo se Elimaro non si fosse aggrappato in tempo al palo? Che cosa, se egli tuttavia fosse caduto in acqua, e, infine, che cosa, se egli per avventura non fosse stato un buon nuotatore?
Melania, che da lungo tempo aveva ricuperato il suo equilibrio, sostenne che Van der Straaten avrebbe in ogni caso dovuto saltare anch'egli in acqua, anzitutto come promotore della gita, poi come uomo risoluto, e infine come consigliere di commercio, perch, secondo tutti i dati della storia, nessun consigliere di commercio  mai annegato: nemmeno nel diluvio universale.
A Van der Straaten piaceva molto l'essere cos stuzzicato da sua moglie; tuttavia, pur ringraziando dell'eroismo che gli era attribuito, fece le sue riserve circa le conseguenze da trarre.
Disse di non essere n l'antico Leandro n il moderno capitano Boyton; e soggiunse che, in tutto ci che  eroismo, seguiva piuttosto la scuola del suo amico Heine il quale, in ogni occasione, aveva data una leale e franca espressione alla sua estrema avversione contro le maniere tragiche.
Ma obiett Melania le maniere tragiche sono appunto quelle che noi donne desideriamo in voi.
Ah, bah, maniere tragiche! disse Van der Straaten. Voi esigete da noi maniere allegre, non tragiche, e volete un giovane vagheggino che vi tenga la matassa mentre filate e pieghi il ginocchio su un cuscino sul quale, cosa strana!, ogni volta  ricamato un cagnolino: probabilmente, come simbolo della fedelt. E allora l'adoratore, il giovanetto supplicante, sospira, e fa occhi di triglia e vi assicura della sua profonda simpatia. Perch voi dovete essere infelici. Poi sospira di nuovo e fa una pausa. Certo, certo (soggiunge), vostro marito  buono (tutti i mariti sono buoni), ma, infine, un marito non deve soltanto essere buono, deve anche comprendere sua moglie. Questo  l'importante; altrimenti, il matrimonio  una cosa bassa, abbietta. E qui l'adoratore sospira per la terza volta. Quando egli ha finito di parlare, quando ha dipanato tutto il filo della sua matassa, voi credete a quel che ha detto. Perch ognuna di voi  nata almeno per un principe indiano o per uno Sci di Persia.
Mentre Van der Straaten si esprimeva in questa forma tutta sua, Melania dondolava la testa; da ultimo, sdegnosetta e con qualche alterigia, rispose:
Non so perch, Ezel, tu parli sempre di filo. Io dipano la seta.
 probabile che a questa osservazione non sarebbe mancata una replica arguta, se appunto allora una robusta ragazza, dalle maniche corte, non si fosse mostrata, richiamando su di s l'attenzione generale gi per il modo sgarbato e chiassoso con cui spieg la sua tovaglia. E poco dopo lei comparvero pure i piatti fumanti e gli alti boccali di birra: e non era stata dimenticata nemmeno l'anisetta per Anastasia. Ma di anisette ce n'erano molte, perch Gabler, esperto della vita e della societ, s'era ricordato in tempo della posizione assunta da tutte le signore di fronte al problema dell'anisetta. In realt dovette sorridere e (Van der Straaten sorrise con lui) quando, subito dopo l'arrivo dei vassoi, vide anche Federica centellinare e i suoi occhi di civetta farsi sempre pi grossi e amichevoli.
Frattanto era giunto il crepuscolo, e con esso la frescura. Gabler ed Elimaro si alzarono, per andar a prendere nella carrozza una quantit di coperte e di panni e portarli alle signore. Melania, quando si fu avvolta nel mantello rigato di bianco e di nero e si fu graziosamente tirato il cappuccio sul capo, apparve ancor pi seducente di prima. Uno dei fiocchi di seta le pendeva sulla fronte e si moveva qua e l quando essa parlava o seguiva vivamente le parole altrui. La conversazione, che fino allora s'era aggirata nel dir male dei Gryczinski e soprattutto del consigliere di polizia e della nuova congiura di Catilina, prese finalmente a volgersi a temi pi importanti ed anche pi innocenti; per esempio alla costellazione del "Carro", che splendeva nel cielo.
Splende quasi come la Grande Orsa disse piano Federica, che non era molto forte in astronomia. Allora taluno ricord che quelle erano appunto le notti delle stelle cadenti; e Van der Straaten non solo si pose a contare gli astri che cadevano, ma si elev fino a proferire questa sentenza, che "a dir vero, nell'Universo tutto esiste solo per cadere: le stelle, gli angeli: sole fanno eccezione le donne".
Melania trasal; ma nessuno se ne accorse, tanto meno Van der Straaten. Dopo che ancora per qualche tempo si noverarono le stelle e si discusse (e frattanto la sera era diventata sempre pi fresca), tutti convennero che per combattere il freddo c'era un solo mezzo: una coppa di vino bollente. Van der Straaten lo propose e diede questa definizione: "il vino caldo  quella forma di vino in cui il vino non c'entra per nulla e le droghe sono tutto". La bevanda fu ordinata. Ed ecco, dopo un tempo relativamente breve, comparve la bionda ostessa in persona a deporre con cautela la coppa in mezzo alla tavola.
Poi alz il coperchio e si compiacque, ridendo, delle esclamazioni di gioia con cui i suoi ospiti aspiravano il caldo e ristorante vapore. Era venuto con lei un bellissimo ragazzo biondo, che si teneva aggrappato al grembiule della madre.
 vostro? domand Van der Straaten, con un amabile cenno della mano.
E di chi deve essere? rispose la biondina freddamente; e cerc di scambiare un paio di occhiate con Rubehn. Non essendo riuscita, afferr i biondi riccioli del suo ragazzo, gioc con essi e disse:
Vieni, Paolino. Questi signori preferiscono restare soli.
Elimaro, turbato, la segu con gli occhi e si gratt la fronte. Infine grid:
Dio sia lodato! Ora mi ricordo. Sapevo di averla gi vista. In qualche luogo. Corteo trionfale di Germanico: Tusnelda, in carne ed ossa.
Non mi sembra, rispose Van der Straaten che era fanatico di Piloty. E non concorda con le proporzioni del corpo, dato che sia lecito parlare di queste cose in presenza delle nostre signore. Ma Anastasia mi perdoner; e per meglio accentuare la differenza principale dir che, da Piloty, Thusvelicus  ancora di l da venire, mentre qui lo vedemmo gi aggrappato al grembiule di sua madre: al grembiule pi bianco ch'io abbia mai visto. Ma "quand'anche tu sia pi bianco della neve, la calunnia ti colpir".
Pronunzi questa massima con una cantilena volutamente beffarda, e Rubehn, al quale ci non piacque, volt la faccia e guard a sinistra, sul fiume tutto splendente di lumi. Melania se ne avvide e il sangue le sal alla testa, con tanta violenza come non le era salito mai. I modi e i discorsi di suo marito l'avevano, durante tutti questi anni, centinaia di volte messa in imbarazzo, talvolta in duro imbarazzo, ma niente di pi. Oggi, per la prima volta, ebbe vergogna di lui.
Ma Van der Straaten non s'accorse di questo stato d'animo e seguit a parlare di Tusnelda, riconoscendo a ragione di non poter trovare nulla che meglio si confacesse ai suoi gusti.
Domando a tutti se questa sia una Tusnelda? Pi in alto, amici miei! La Dea Afrodite, la Venere di queste contrade, la Venere della Sprea, da poco emersa da quella stessa acqua che poco fa tent di rapirci il nostro caro Elimaro. L'acqua. L'acqua mormora, l'acqua gonfia.  emersa dalla Sprea, dico. Ma se tutto non m'inganna, qui abbiamo di pi, amici miei. Se le mie osservazioni o, per dir meglio, i miei presentimenti sono giusti, qui abbiamo una unione di antico e di moderno: Venere della Sprea e Venere Callipige. Parola audace, questa, lo ammetto. Ma in greco e in musica si pu dire tutto. Non  vero, Anastasia? Non  vero, Elimaro? E poi, per mia giustificazione, dir che ricordo un meraviglioso epigramma sulla Callipige... No, non epigramma... Come si chiama un componimento di due righe non rimate?
Distico.
Giusto. Dunque, rammento un distico... Bah, l'ho dimenticato!... Melania, com'era? Allora tu lo recitavi cos bene e ridevi cos di cuore! E adesso, anche tu l'hai dimenticato. Oppure vuoi semplicemente averlo dimenticato? Ti prego... questo non mi piace... fa di ricordarti. Vi si parlava di susine, ed io dicevo "lo si sente proprio". E anche tu trovavi che era cos, ed eri d'accodo con me... Ma i bicchieri sono vuoti...
E credo che li lasceremo vuoti disse Melania aspramente, e mut colore agitando il suo ombrellino. Il vino caldo d alla testa. Credo che li lasceremo vuoti.  tempo di andarcene,  gran tempo concluse accentuando le parole.
Andiamo pure rispose Van der Straaten, ma in un tono che lasciava chiaramente conoscere che il suo buon umore s'era mutato in umor cattivo. Io consento, e solo mi rammarico di avere di nuovo, a quanto pare, urtato qualcuno e di avere contrariata nelle sue pi alte aspirazioni la nobile casa de Caparoux.  sempre la vecchia canzone, che a me non piace di udire. Ma quando la voglio udire, invito a pranzo il maggiore mio cognato, primo ciambellano presso il trono del Galateo e della Noia. Oggi egli non  presente, ed io avrei rinunziato volentieri a vederlo sostituito dalla sua signora cognata. Odio l'esagerata pudicizia e quella pretesa d'una morale superiore dietro le quali non si trova nulla. Nel migliore dei casi, non si trova nulla. Posso e voglio dir questo, e ci che ho detto ho detto.
Nessuno rispose. Un debole tentativo di Gabler di cambiar discorso fall; in un tono quasi commerciale, ma diventato pi calmo, furono presi gli accordi ancora necessari per il tragitto a Treptow in due piccoli battelli. Ehm doveva servirsi del prossimo ponte e aspettare i signori all'altra riva. Tutti si dissero d'accordo, tranne la signorina Federica, che, con un certo imbarazzo, dichiar che "fin da bambina il rullo dei battelli era stata la sua morte". Allora Van der Straaten, in un accesso di cavalleria, si offr di restare con lei nella balconata a vetri ad aspettare l'approdo del prossimo piroscafo che doveva arrivare dalla "Casetta delle ova".
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Capitolo 10. DOVE ANDIAMO?
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Poco tempo dopo, da un oscuro punto della riva, alquanto a valle della Sprea, due lance s'incamminarono sul fiume; ciascuna di esse con un lanternone a prora. Nella lancia pi piccola sedeva quello stesso ragazzo che gi, nel pomeriggio, aveva portato i cerchi dalla prateria del cimitero; la lancia pi grossa, vuota e rimorchiata, marciava nella sca dell'altra. Quando i due battelli si fermarono, vi balzarono dentro, dalla zattera, quelli che li aspettavano con impazienza: Rubehn e Melania nel canotto pi piccolo, i due pittori e Anastasia nel pi grosso. Questa ripartizione ebbe luogo spontaneamente, perch Gabler ed Elimaro erano buoni canottieri e potevano far a meno di altri che guidasse la loro imbarcazione. Presero la testa del corteo, e il ragazzo col canotto pi piccolo tenne loro dietro.
Van der Straaten li segu per qualche minuto con gli occhi, e poi disse alla signorina:
Ho piacere, Federica, che noi siamo rimasti qui ad aspettare il piroscafo. Da un pezzo vi volevo domandare: come vi piace il nostro nuovo coinquilino? Voi non parlate molto, e chi non parla molto osserva bene.
Oh, egli mi piace.
E a me piace, Federica, ch'egli piaccia a voi. Solo rammarico che abbiate detto: "oh", perch esso toglie buona parte della lode; dire "oh, egli mi piace",  quasi come dire: "oh, egli non mi piace". Come vedete, non vi lascio ancora andare. Dite chiaro il vostro pensiero. Quale difetto gli trovate? in che vi spiace? Diffidate delle sue arie di tenente dei dragoni nella Riserva? Lo trovate troppo cavalleresco, o troppo poco? troppo rumoroso o troppo silenzioso, troppo modesto o troppo superbo, troppo caldo o troppo freddo?
Forse, in questo avete colpito giusto.
In che cosa?
Nel parlare di "troppo freddo". S, lo trovo troppo freddo. Quando lo vidi la prima volta, ne riportai una buona impressione, sebbene non cos buona come quella che ne riport Anastasia. Naturalmente perch Anastasia canta ed  eccentrica e cerca marito.
Ogni donna lo cerca.
Anch'io? chiese ridendo Federica.
Chiss?...
Dunque, la prima impressione fu questa: egli mi piacque. Lo vidi la prima volta nella veranda, subito dopo la seconda colazione; mi pare che sia stato ieri. Venne il vecchio Teichgrber e port il suo biglietto di visita. Poi venne egli stesso. Ha un'aria distinta e si vede al primo sguardo che non ha mai conosciuta una vita disagiata. Questo  sempre bello. Ma ha pure qualcosa di riservato. E dicendo "qualcosa di riservato", dico poco. Perch il riserbo  bello, decoroso. Ma egli esagera. In principio credetti si trattasse di quella timidit nel trovarsi fra la gente che abbellisce tutti, anche l'uomo di mondo; e che pi tardi se ne sarebbe liberato. Per, potei accorgermi presto che non era timido. All'opposto,  orgoglioso. Ha una certa sicurezza americana. Ed  tanto freddo quanto  sicuro di s.
S, Federica,  rimasto troppo tempo laggi, e laggi non s'imparano la modestia n i caldi sentimenti.
Questi sentimenti non si possono imparare; ma, purtroppo, si possono disimparare.
Disimparare? obiett, ridendo, Van der Straaten. Prego, Federica: egli  nato a Francoforte!
...
Mentre nella balconata a vetri si svolgeva questa conversazione, i due canotti si dirigevano nel mezzo del fiume. Su quello pi grosso si scherzava e si rideva, ma su quello pi piccolo, che seguiva, tutto era silenzio; Melania s'era curvata sulla sponda e lasciava che l'acqua le scorresse fra le dita.
Porgete sempre la mano soltanto all'acqua, amica mia?
Essa rinfresca. Ed io sento cos caldo...
Deponete il mantello...
E si alz per aiutarla.
No disse lei in fretta, respingendolo. Ho freddo.
E allora egli vide che realmente essa rabbrividiva di freddo.
E continuarono a tener dietro in silenzio all'altro battello, tendendo l'orecchio alle canzoni che da quello provenivano. Prima era "Long, long ago", e quando giungeva il ritornello, Melania univa la sua voce e lo canticchiava. Poi, laggi risero, ed altre canzoni furono intonate e tosto abbandonate, finch sembr che tutti si fossero messi d'accordo su una: "Oh, s'io guardo col su quella landa...". E in realt, persistettero in questa sino alla fine, e ne cantarono tutte le strofe. Ma Melania non l'accompagn pi per non rivelare la sua commozione col tremito della sua voce.
Ora si trovavano nel mezzo del fiume, e quelli del canotto che precedeva non li potevano udire; il ragazzo che guidava i due tir i remi in barca, si coric comodamente, e lasci che il canotto andasse, seguendo la corrente.
Anch'egli guarda le stelle disse Rubehn.
E conta quante ne cadono soggiunse, con un amaro riso, Melania. Ma non dovete guardarmi con tanto stupore, caro amico, quasi io avessi detto alcunch di strano. Questo, come sapete, o, almeno, come dovete sapere da oggi,  il tono della nostra casa. Un po' spiritoso, un po' equivoco, e sempre sconveniente. Io cerco di imitare il modo di esprimersi di mio marito. Ma, senza dubbio, resto indietro da lui. Egli  inarrivabile, e sa, in modo meraviglioso, trovare tutto ci che offende e compromette e svergogna.
Non vi dovete arrabbiare...
Non mi arrabbio. Ma sono amareggiata. E parlo cos perch sono amareggiata e vorrei non esserlo pi. Van der Straaten...
 diverso dagli altri. Ma vi ama, credo, ed  buono...
Ed  buono ripet Melania in fretta, con un riso quasi convulso. Tutti i mariti sono buoni!... Ed ora manca solo la matassa di filo e il cuscino con sopra il simbolo della fedelt, e poi avremo messo insieme tutto. O amico mio, come avete potuto dire questo e, per giustificarlo, assumere il suo tono!
In qualunque tono mi fossi espresso, vi avrei urtata...
Forse... O piuttosto, certamente. Perch era troppo, quell'eterno accenno a cose che appena si possono dire a quattr'occhi. Ma egli non conosce segreti, perch nulla gli sembra meritare il segreto. Perch per lui nulla  sacro. E chi non pensa cos,  impostore o ridicolo. E questo, davanti a voi...
Egli le prese la mano e sent ch'essa aveva la febbre.
Ma le stelle scintillavano e si specchiavano nell'acqua e danzavano qua e l, e il canotto si dondolava e scivolava sul fiume, e nel cuore di Melania una voce chiedeva sempre pi forte: dove andiamo?
Ed ecco, parve che il ragazzo fosse inquietato dalla stessa domanda, perch ad un tratto balz in piedi e si guard attorno, e accortosi che avevano sorpassato di molto il punto giusto, pose mano ad ambi i remi e gett a sinistra il canotto, per uscire al pi presto possibile dalla corrente ed appressarsi all'altra riva. Vi riusc, e prima che fossero passati cinque minuti diventarono visibili i gruppi di alberi del parco di Treptow, illuminati da innumerevoli luci, e Rubehn e Melania udirono Anastasia ridere sul canotto che precedeva. Poi il riso tacque e il canto ricominci. Ma era un'altra canzone, e sull'acqua echeggiarono le note di "Rotrant, bel Rotrant...", prima forti e gaie; poi finirono mestamente nelle parole: "taci, chtati, o cuor mio".
Taci, chetati, cuor mio ripet Rubehn, e soggiunse sommessamente: deve essere cos?
Melania non rispose. Il canotto corse alla riva, dove Elimaro e Arnoldo aspettavano gi, pronti ad offrire i loro servigi. Poco dopo arriv il piroscafo, dal quale scesero Federica e Van der Straaten. Quest'ultimo era ilare e loquace.
Prese il braccio di Melania, e parve aver completamente dimenticata la scena che aveva disturbata la serata.
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Capitolo 11. DAL MINISTRO.
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Dove andiamo? aveva chiesto una voce nel cuore di Melania, ed essa aveva dimenticata la domanda. Ma s'era liberata dalla febbrile eccitazione di quell'ora, e nei giorni che seguirono aveva ricuperata la padronanza di s.
Questa padronanza le rimase. Essa trasal solo un attimo quando, trascorsa una settimana, vide Rubehn fermarsi al cancello della villa e tosto avviarsi alla veranda.
Come al solito, gli mosse incontro d'un passo e disse:
Quanto sono lieta di rivedervi! Prima vi vedevamo ogni terzo giorno, ma stavolta avete lasciato passare una settimana senza venire, quasi una settimana. Ma ne sarete subito punito. Trovate in casa soltanto Anastasia e me. La nostra Federica, che voi sapete apprezzare (ma non abbastanza), ci ha lasciati per un intiero mese ed  andata in villeggiatura a educare sette suoi piccoli cugini. Tutti autentici Sawatzki e veri diavoletti.
Ah, Federica come governante e precettore! Sapr tenerli in briglia?
Voi non la conoscete bene: sa farsi rispettare.
Eppure non mi piacerebbe vedere la disperazione del giardiniere per le aiuole calpestate, n quella del guardaboschi per i danni arrecati alla foresta. Perch un piccolo gentiluomo prussiano rovina tutto. E sono sette! Ma dimenticavo di fare la commissione di cui sono incaricato. Van der Straaten... il vostro signor marito... vi prega di non aspettarlo a tavola.  stato convocato dal ministro, a proposito di un'inchiesta. La convocazione  per domani, ma oggi ha luogo il preludio: il pranzo. Come sapete, egregia signora, ora non c' altro che inchieste.
Vi sono ancora inchieste, ma non vi  pi una "egregia signora". Per lo meno, non qui e fra noi. Solo in casa di Gryczinski io sono un'egregia signora: per voi, sono una buona amica e niente altro. Non  vero?
E gli tese la mano, ch'egli prese e baci.
Prosegu:
Non voglio che noi abbiamo vissuto questi sei giorni unicamente per dare alla nostra amicizia la data di sei settimane addietro. Dunque, non si parli pi di una "egregia signora".
Ella si sforz di guardarlo in faccia: ma il cuore le batteva e la voce le tremava al ricordo della serata che le stava fin troppo chiara davanti all'anima.
S, caro amico, riprese dopo una breve pausa. Io dovevo chiarire fra noi questa cosa. E poich stiamo mettendo in chiaro, debbo dirvi anche dell'altro, qualcosa di personale, di difficile a dirsi. Debbo, finalmente, darvi un nome. Perch voi, propriamente, non avete un nome, o almeno non ne avete uno che possa servire.
Credevo invece..., disse Rubehn con un'ombra d'imbarazzo e di malumore.
Credevo invece..., ripet, ridendo, Melania. Ah, anche i pi savi sono sempre suscettibili su questo punto! Ma vi prego di volervi sbarazzare di ogni suscettibilit. Dovete decidere voi stesso. Rispondetemi sulla vostra coscienza: Ebenezer  un nome? Voglio dire un nome per la casa, per la conversazione, per le chiacchiere, che sono ci che abbiamo di meglio. Ebenezer! Oh, non guardatemi con quella aria cattiva. Ebenezer  un nome adatto ad un Grande Sacerdote o a chi vuole diventare tale: mi par di vederlo brandire il coltello del sacrificio. E, vedete, ci mi d i brividi, io l'ho in orrore. In fondo, Ebenezer non  migliore di Aronne. E non se ne pu far nulla: di Ezechiele ho potuto fare Ezel, in grazia di una contrazione. Ma Ebenezer!
Anastasia se la godeva dell'imbarazzo di Rubehn, e disse:
Io saprei come fare.
Oh, saprei anch'io. E potrei enunciare la mia idea in una proposizione generale e di tono quasi grammaticale. Questa proposizione sarebbe: trasformare l'astruso cognome di Rubehn nel vecchio nome di Ruben, che mi  sempre piaciuto.
Stavo appunto per dire questo! esclam Anastasia.
Ma l'ho detto io.
E in questa disputa sulla priorit Melania scherz con sempre crescente disinvoltura, e infine, volgendosi a Rubehn, soggiunse:
E sapete, caro amico, che per me questa attribuzione d'un nome ha realmente un significato? Come vi dissi, Ruben fu sempre per me il pi simpatico dei dodici. Aveva quel carattere generoso che si incontra sempre nel primogenito, semplicemente perch  il primogenito. Riflettete, e vedrete che ho ragione. La naturale posizione di predominio che spetta al primogenito lo garantisce dalla meschineria e dall'intrigo.
Ogni primogenito vi sar grato di questa glorificazione, e particolarmente ogni Ruben. Eppure vi confesso apertamente che io, fra i dodici, avrei fatto un'altra scelta.
Ma non una scelta migliore. E spero di potervelo dimostrare. Non perdiamo parola sui sei a met legittimi; voi fate cenno di s, dunque siamo d'accordo. Consideriamo anzitutto, i preferiti, i vecchi della famiglia. Si d loro torto, ma voi ammetterete che non senza necessit la futura Eccellenza egiziana fu messa nella cisterna. Egli era semplicemente un ragazzo terribile. Quanto all'ultimo nato, era viziato e capriccioso. Ho anch'io una bambina piccola, e ne so dire qualche cosa. Ci restano solo i quattro vecchi brontoloni, figli di Lea. Certo, tutti e quattro hanno i loro meriti. Ma bisogna fare una distinzione. In Levi spunta gi il levita, e in Giuda la regalit, un frammento di slealt, che a me, libera Svizzera, ripugna. Ed eccoci posti di fronte al resto, ai due ultimi, che sono, naturalmente, i due primi. Ebbene, io non voglio cercare il pelo nell'uovo e sofisticare: voglio lasciare a Simeone ci che gli spetta. Era un carattere, e come tale voleva la morte del ragazzo. I caratteri non sono mai per le mezze misure. Ma allora intervenne Ruben, il mio Ruben, e salv il ragazzo, perch pensava al vecchio padre. Egli era sentimentale e pietoso e magnanimo. Di ci che era debolezza, non dico nulla. Aveva i difetti delle sue virt, come noi tutti. E niente altro. Per questo, Ruben  sempre Ruben. E nessun appello e nessun rifiuto. Anastasia spezzer da quel frassino, laggi, un ramo col quale vi battezzeremo e vi coroneremo.
Probabilmente, queste chiacchiere scherzose sarebbero proseguite, se, proprio in quel momento, non fosse diventato visibile il ben noto biroccino a due ruote, dal cui alto sedile Van der Straaten salut di lontano con la frusta. Il veicolo si ferm, e il consigliere di commercio e d'inchiesta comparve nella veranda, raggiante di felicit e di gaia eccitazione. Baci Melania in fronte, e assicur ripetutamente che non aveva voluto privarsi del piacere di passare in seno alla famiglia la mezz'ora che gli restava libera prima del pranzo ministeriale.
Prese posto, e grid in direzione della casa:
Lidia, Lidia! Presto! Vieni! Svelta! E anche Heth, la povera piccina che viene trascurata perch somiglia a me...
E della quale stavo dicendo che  infinitamente viziata.
Le bambine accorsero, e il felice padre si trasse di tasca un elegante pacchetto, avvolto in pizzi di carta, e lo porse a Lidia. Questa lo prese e lo pass alla piccina:
Ecco, Heth.
E tu, non ne vuoi? chiese Van der Straaten. Almeno guarda questi confetti: sono Pralines e Sarotti!
Ma Lidia lanci un'occhiata di sbieco a Rubehn, e disse:
I confetti sono per i bambini. Io non ne voglio.
Tutti risero, compreso Rubehn, sebbene questi sentisse di essere la ragione del rifiuto. Van der Straaten si prese in grembo la piccola Heth e disse:
Tu sei la piccina del tuo pap. Senza tante smorfie. Lidia fa gi la Caparoux.
Lasciala in pace, disse Melania.
Dovr lasciarla in pace!  strano: io odio le maniere distinte soltanto per me stesso. Le trovo a posto nella mia famiglia, almeno in certe occasioni, astraendo dal fatto che anche per la mia persona si preparano mutamenti d'ogni genere. Perch nella mia qualit di membro d'una commissione d'inchiesta mi sono assunto l'obbligo di pi elevate forme sociali. Se le cose continuano cos, Melania, fra sei settimane avrai nelle mani una specie di Maestro delle cerimonie. Gi, fin da principio nelle sei settimane ha sonnecchiato qualcosa che ha un misterioso significato.
Queste tue ultime parole, caro Van der Straaten, provano che per ora sei molto lontano dalla tua nuova carica.
Certo, certo! rispose, ridendo, Van der Straaten. Per fare bene le cose ci vuol tempo, e Roma non fu edificata in un giorno. Ed ora, poich mi restano solo dieci minuti, dimmi come ti proponi di passare il pomeriggio e di far divertire il nostro amico Rubehn. Perdonami questa domanda; ma conosco la tua indifferenza per le gioie della tavola, e faccio in fretta il calcolo che i tuoi fagioli e le tue costolette di montone, anche se sono dure da masticare, non possono far durare il pasto pi di mezz'ora. Nemmeno con l'aggiunta di fragole e di cacio. Perci sono in pensiero per voi, tanto pi che non avete la minima probabilit di rivedermi qui prima delle nove.
Non t'affannare, disse Melania.  certo che soffriremo della tua assenza. Tu ci mancherai, tu ci devi mancare. Perch, per citare una cosa sola, nessuno potrebbe sostituire per noi i voli della tua colta fantasia. Voli che siamo appena capaci di seguire. E tuttavia m'impegno a far passare queste povere ore perdute, che ti preoccupano tanto. Anzi, voglio farti conoscere il mio programma.
Ne sono curioso.
Anzitutto, canteremo.
Tristano?
No. E Anastasia ci accompagner. E poi, avremo il nostro pranzo o ci che terr luogo di pranzo. E ci troveremo bene. Perch, quando non ci sei tu, noi cerchiamo sempre di consolarci con qualche buon piatto di pi.
Lo credo, lo credo. E poi?
Poi ho in animo di far conoscere i tesori e le bellezze della nostra villa al nostro caro amico. A proposito: in forza d'un accordo test concluso, ti presento questo nostro amico col nome di Ruben, perch abbiamo cancellata l'h di Rubehn. Egli  stato gi nostro ospite innumerevoli volte (per non abbastanza spesso) e tuttavia non conosce, di tutta questa meraviglia, altro che la nostra sala da pranzo e il salotto da musica e la veranda col pavone che stride e che gli fa orrore. Ma oggi stesso, deve essere umiliato il suo orgoglio di cittadino d'una libera citt imperiale e di uomo che ha dimorato oltremare. Ho il progetto di cominciare col tuo frutteto, e di passare poi nella serra delle palme, e da questa all'acquario.
Il programma  buono; per, il tuo ultimo numero mi fa un po' paura, o almeno mi induce a consigliarti la prudenza. Dovete sapere, Rubehn, che l'estate scorsa a noi  capitata brutta in questa pietosa raccolta di casse di vetro che porta il fiero nome di acquario. Nientemeno che uno scoppio, un'eruzione, e io odo ancora il grido di terrore di Anastasia e lo udr sino alla fine dei miei giorni. Pensate: una delle grosse lastre di vetro scoppia: causa sconosciuta; probabilmente per, perch Gryczinski ha dato alla sua sciabola una direttiva falsa; ed ecco prima che noi potessimo contare fino a tre, tutto il nostro acquario  sotto un palmo d'acqua, tutti i mostri degli abissi sguazzano qua e l, e un grosso luccio fiuta le caviglie di Melania, trascurando di proposito Federica. Evidentemente, era un buon intenditore. Io, in un accesso di folle gelosia, lo feci uccidere e gli divorai il fegato.
Anastasia conferm l'esattezza della descrizione, e la stessa Melania, che da molto tempo mostrava una visibile avversione per queste sortite di suo marito, prese parte all'ilarit generale.
Essa, poco prima, nella conversazione avuta con Rubehn s'era talmente sfogata, che era come intellettualmente ebbra e quasi indifferente a considerazioni e a riguardi che ancora recentemente l'avrebbero fatta soffrire. Di nuovo vedeva le cose dal loro lato ridente, perfino le pi audaci, e, senza rendersene conto, aveva fatto proponimento di finirla con la ipersensibilit nervosa delle ultime settimane e di tornare a vivere, ardita e disinvolta, fra la gente.
Ma Van der Straaten, felice di aver trovato un buon modo di congedarsi bene con la storiella del luccio dell'acquario, prese cappello e guanti e promise di far presto.
Furono le sue ultime parole. Poco dopo si ud lo scricchiolo delle ruote, e di l dal cancello del parco, giunse un saluto, di volutamente esagerata solennit, in cui si esprimeva l'importanza d'un uomo aspettato da un ministro: anzi, dal ministro delle finanze, che, come  noto,  sempre un doppio ministro.
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Capitolo 12. SOTTO LE PALME.
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Passarono le ore del pomeriggio, nel modo progettato da Melania e approvato da Van der Straaten. Si fece musica per un'ora e mezzo; segu il piccolo pranzo, pi opulento di quanto s'era detto; il sole stava ancora sopra il boschetto quando tutti si alzarono per andar a cogliere frutti nel frutteto.
Questa parte del parco, destinata alla coltivazione d'ogni genere di alberi fruttiferi, occupava uno spazio soleggiato lungo il fiume e consisteva in un lunghissimo sentiero coperto di ghiaia, aperto verso la Sprea ma chiuso da spalliere verso il parco. Contro queste spalliere, che erano trattate artisticamente e dove ogni singolo ramo era ben curato, maturavano le pi fini variet di frutti. Altre variet, poco meno pregevoli, erano coltivate su basse tavole, al modo delle fragole-ananas.
Melania aveva preso il braccio di Rubehn; Anastasia seguiva lentamente, a distanza sempre maggiore. Heth, sul suo velocipede, accompagnava la mamma, ora precedendola ora camminandole al fianco; spesso si voltava, senza sospettare che le sue sottanine, rovesciandosi, svolazzavano comicamente e senza soggezione. Melania, quando Heth si voltava, cercava di nascondere il suo piccolo imbarazzo accelerando la conversazione; infine, Rubehn le prese la mano e disse:
Lasciamo stare la bambina. Essa  felice, di una felicit invidiabile. E, vedete, amica, io non rido nemmeno.
Avete ragione, rispose Melania. Folla e niente altro. Il nostro pudore  la nostra colpa. Ed  cosa commovente e nello stesso tempo affascinante.
In quel momento, la piccola demonietta si avvicin di nuovo, e Melania stessa ordin:
Gira a destra. E non avvicinarti troppo alla Sprea! Guardate come vola via! Da quando il mondo esiste, nessuna cavalleria ha mai attaccato con bandiere cos sventolanti!
Cos parlando giunsero al luogo dove, partendo dal parco, una larga strada sboccava nel lungo e sottile sentiero delle spalliere. L, nel centro di tutto il giardino, sorgeva, conforme al modello del famoso giardino inglese di Kew, un paio di alte terre da palme, con la cupola di vetro. Ad una di queste si appoggiava una serra bassa e di vecchia moda, che una volta apparteneva al podere ma poi era passata, con le sue piante ornamentali e da vaso, nelle mani del giardiniere. A fianco di questa serra il giardiniere aveva la sua dimora, una casetta a due sole finestre tutta rivestita di edera, sulla quale una vecchia acacia stendeva obliquamente i suoi rami. Pochi gradini di pietra conducevano all'interno; e accanto a questi gradini stava una panca la cui spalliera era pure coperta di edera.
Sediamoci, disse Melania. S'intende, se ci  lecito. Perch questo nostro vecchio amico non sempre  di buon umore. Nevvero, Kagelmann?
Queste parole furono rivolte ad un ometto piuttosto brutto che, sebbene calvo (del resto, il berretto copriva la calvizie), aveva per alle due tempie un paio di lunghe ciocche di capelli, scendenti fin sulle spalle. Tutto in lui era sproporzionato; e quindi, nonostante la sua piccola statura, o forse appunto a causa di questa, tutto, in lui, pareva troppo grosso: il naso, le orecchie, le mani. Le mani si vedevano solo quando egli, come spesso avveniva, si toglieva gli occhiali completamente logori. Era una caratteristica figura di giardiniere: burbero, rozzo e avaro, anche di fronte al suo benefattore il consigliere di commercio; e solo quando vedeva la "signora consigliera" si mostrava condiscendente e di buon umore.
Cos, anche oggi prese ridendo il "se  lecito" che Melania gli gett scherzosamente. Con la destra, in cui teneva un vasetto di primule, si spinse indietro il berretto dalla larga visiera e disse:
Se  lecito, signora consigliera? Una signora come voi pu tutto. E perch? Perch a voi tutto sta bene. Ci che importa,  che una cosa stia bene. C' della gente che dice che i fiori rendono ottusi e sciocchi. Ma i fiori insegnano che l'importante  che una cosa stia bene.
Sempre il mio galante Kagelmann! riprese sorridendo Melania. Si capisce che non siete ammogliato, che siete scapolo. Eppure avete avuto torto, Kagelmann, a restare cos. Voglio dire, a restare scapolo. Un uomo come voi, cos sano e fresco, e con un commercio cos buono! E tanto ricco! La gente sostiene che voi possedete una tenuta. Ma io non lo voglio sapere, Kagelmann. Io rispetto i segreti. Questo per  vero, che la vostra casa d'edera  troppo piccola se cambiate idea e prendete moglie.
S,  piccola. Ma per me solo  abbastanza grande. Altrimenti... Ma io ho gi sessant'anni compiuti.
Sessanta. Mio Dio, sessanta! Non siete vecchio.
No, disse Kagelmann. Propriamente, non sono ancor vecchio. E tutto va ancora bene. E le gambe mi portano ancora bene. E, infine, chi dovrei sposare? Vedete, signora consigliera: quelle che fanno per me non mi piacciono, e quelle che mi piacciono non fanno per me. Io vorrei una donna di trent'anni: e questa andrebbe bene con un uomo di trent'anni, ma non con uno di sessanta; perch in tal caso la donna dice: io mi faccio un amico.
Melania rise.
Ma Kagelmann prosegu:
Ah, signora consigliera, voi non sapete com' il mondo e quali cose succedono. C'era un uomo, laggi, da Flatow, Cohn e Flatow, grande Ditta di cuoio (debbono venire dall'America; ma a me non importa); quest'uomo era pure un giardiniere, e aveva cinquantasei anni. O forse soli cinquantacinque. Egli spos una signora, sui trent'anni, ma vedova, graziosa, sempre tutta nera. E che ne ha avuto? Niente. La signora lo piant solo con tre bambini. E con chi se ne and? Con uno sbarbatello, che non aveva ancora vent'anni: anzi, Teichgrber dice che ne aveva diciotto soli. Pu darsi. Bench fosse di Rathnow, aveva un tipo di italiano: e due occhi!
Ci  triste per quell'uomo, disse ridendo Melania. Ma  ancor pi triste per la donna. Perch quando uno ha simili occhi...
E cose come queste succedono ogni giorno, concluse il vecchio, che non aveva fatto attenzione all'osservazione di Melania e riprese a mettere in ordine i suoi vasi.
Ma Melania non lo lasci tranquillo.
Ogni giorno..., disse. Naturalmente, ogni giorno. Naturalmente, tutto succede. Ma ci non pu impedire ad un uomo di prender moglie: altrimenti non vi sarebbe pi vita, l'umanit sarebbe finita. E figliuoli di giardinieri se ne trovano dappertutto.
Questo  vero, signora consigliera. Ma sposarsi? Io non ci tengo ad essere compianto.
In quel momento fu visto arrivare dal viale principale un veicolo tirato da un solo cavallo. Il veicolo fece una svolta e si ferm davanti alla panca sulla quale Rubehn e Melania avevano preso posto. Aveva le ruote basse, e serviva al commercio della piccola serra privata con la citt.
Kagelmann fece qualche domanda al cocchiere seduto sul davanti, chiam un operaio, e poi tutti e tre si posero a scaricare una bigoncia di palme. Le palme, sebbene fossero solo di mediocre altezza, sorpassavano di molto l'orlo della cassa e gi di lontano facevano, col loro scuro fogliame, l'impressione di splendidi pennacchi mossi al vento.
I tre uomini attesero per qualche minuto, alacremente, al lavoro; quando tutto fu scaricato, Kagelmann si volse di nuovo alla "signora consigliera" e, picchiando le mani sulle due palme pi belle, disse:
S, signora, queste sono le due colonne della mia bottega. Sempre in marcia, come un portalettere di campagna. Anzi, per il portalettere c' la domenica, per le mie palme non c' niente. Talvolta, non vedo le mie palme durante l'intera settimana.
Perch?
Perch la palma va bene dappertutto: tanto per lo sposalizio quanto per la sepoltura. E molti battezzano anche con la palma. E quando dico palma, potrei anche dire alloro o albero della vita, quello che noi chiamiamo: tuia. Ma la palma, s'intende,  sempre la pi fine.
Se un giorno, Kagelmann, prenderete moglie e celebrerete le nozze (ma non in questa casetta:  troppo piccola) faremo una gran festa, e ci saranno molte palme. Perch senza palme una festa non  abbastanza solenne. Andremo nella serra grande e faremo un meraviglioso altare sotto la palma pi bella. E l voi sarete sposato. E noi staremo lass nella cupola e canteremo una bella canzone, un corale, io e la signorina Anastasia, e il signor Rubehn qui presente, e il signor Elimaro, che voi conoscete pure. E a voi parr di essere gi in cielo e di udire gli angeli cantare.
Lo credo, signora consigliera. Lo credo.
Intanto, per ringraziarci di tutti questi futuri splendori, voi dovete, caro Kagelmann, guidarci nella serra delle palme. Perch io non sono pratica e non conosco i nomi, e questo signore che ha fatto due volte il giro del mondo e ha, per cos dire, studiate le palme alla loro fonte, vuol vedere che cosa abbiamo noi in fatto di queste piante.
A dir vero, ci non veniva molto a proposito al vecchio, perch egli avrebbe voluto ritirare nella piccola serra i suoi vasi di fiori prima che si facesse notte. Ma si fece forza, spinse di nuovo indietro il suo berretto come in segno d'assenso, e disse:
La signora consigliera non ha altro che da comandare!
Ed ora camminarono fra lunghe e basse stufe di mattoni, e percorsero un passaggio centrale poco largo, finch giunsero al punto dove questo passaggio sboccava nella grande casa delle palme. Dopo pochi passi, parve loro di trovarsi all'ingresso d'una foresta tropicale. La possente costruzione di vetro s'incurv sopra loro. L si trovavano i pi splendidi esemplari della collezione di Van der Straaten: palme, drachee, felci gigantesche; una scala a chiocciola serpeggiava fino alla cupola, poi attorno a questa, e conduceva ad una delle alte gallerie della grande navata.
Cammin facendo, tutti erano rimasti silenziosi.
Quando, ora, si trovarono sotto l'alta volta, Kagelmann si ramment di aver dimenticata una cosa importante. In realt per, quello fu un pretesto per tornare indietro. Disse:
Ora la signora consigliera  pratica e conosce la galleria. Dove c' il tavolino e le piccole sedie, l  il miglior posto,  come un folto pergolato. L si siede sempre il signor consigliere di commercio. E nessuno lo vede. E questo gli fa piacere.
E ci detto il vecchio si conged; ma prima di uscire si volse ancora una volta per domandare:
Debbo mandare la signorina?
Certo, Kagelmann. Noi aspettiamo.
E quando rimasero soli Rubehn, precedendo Melania, sal la scaletta e quando fu in alto si affrett a tendere la mano a lei, che stava ancora salendo. Allora proseguirono sui piccoli assicelli di legno, scricchiolanti, che servivano da pavimento, e arrivarono al luogo descritto da Kagelmann. Era un fantastico pergolato formato da corone di foglie, tutto chiuso: ai fianchi della cupola si avviticchiavano orchidee, che riempivano il luogo del loro profumo. In quel pergolato l'aria era gradevole ma pesante; inoltre, sembrava che col cento segreti parlassero, e Melania sentiva che quell'inebbriante profumo le faceva quasi perdere i sensi. Essa era uno di quei temperamenti che hanno bisogno di impressioni esterne, di aria, di luce, di frescura, per essere alla loro volta freschi. Sopra un campo di neve, al freddo vento dell'est, avrebbe rapidamente ricuperata la sua serenit e il suo coraggio; ma quella molle e languida aria rendeva lei stessa languida e molle, e l'armatura del suo animo si allent e si sciolse e cadde.
Anastasia ci trover.
Non sento la sua mancanza.
Eppure la voglio chiamare.
Non sento la sua mancanza, ripet Rubehn, e la sua voce tremava. Sento solo la mancanza della canzone che essa cant quel giorno che percorremmo in battello il fiume. Indovinate quale?
"Long, long ago...".
Egli scosse la testa.
"Oh, s'io vedessi l su quella landa...".
Nemmeno questa, Melania.
"Rottrant...", disse ella a bassa voce... e fece per alzarsi. Ma egli non lo permise e pieg il ginocchio e la tenne ferma, ed essi sussurrarono parole calde e dolci come l'aria che respiravano.
Infine giunse il crepuscolo, e larghe ombre caddero sulla cupola. E quando tutto ancora restava silenzioso, scesero la scala e brancolarono in un groviglio di palme finch giunsero al passaggio centrale e di l uscirono all'aperto.
Fuori, trovarono Anastasia.
Dove sei rimasta? chiese, imbarazzata, Melania. Ho avuto paura per te e per me. Proprio cos. Domanda se non  vero. Ed ora ho mal di capo.
Anastasia prese, ridendo, il braccio dell'amica e disse solo:
E tu ti meravigli di aver mal di capo! Non impunemente si passeggia sotto le palme!
Melania si fece rossa fino alle tempie. Ma l'oscurit la aiut a nascondere il suo rossore. Cos si avviarono alla villa, nella quale erano gi accesi i lumi.
Tutte le porte e le finestre stavano aperte, e dai prati falciati di fresco veniva un'aria balsamica. Anastasia sedette al pianoforte, e cant e scherz con Rubehn, che si sforz di assumere lo stesso tono di lei. Ma Melania guardava nel vuoto e taceva ed era molto lontana di l. Era in alto mare. E nel suo cuore una voce chiedeva di nuovo: "dove andiamo?".
Un'ora pi tardi comparve Van der Straaten. Gi dal corridoio grid loro, in tono gaio e beffardo:
Ah, la comunit dei santi! Non vorrei disturbare. Ma porto buone notizie!
Tutti si alzarono, sia che fossero realmente curiosi, sia che si dessero l'aria di esserlo; ed egli prosegu nella sua relazione:
Sua Eccellenza  stato molto amabile. Tutto  stato scrutato e concluso. Ci che ancora  da concludere,  pura forma, inezie; oggetto d'una seduta e di scrittura. Melania, oggi abbiamo fatto un buon passo innanzi. Non rivelo altro. Ma credo di poter dire questo: da questo giorno comincia una nuova era della casa Van der Straaten.
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Capitolo 13. NATALE.
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I giorni successivi, che portarono molte visite, ristabilirono in apparenza il tono disinvolto delle settimane anteriori: di quel poco imbarazzo che rimase nessuno, tranne l'amica, si accorse, e meno di tutti Van der Straaten, il quale perseguiva pi che mai le sue grandi e piccole vanit.
Cos s'appress l'autunno, e il parco divenne pi bello di mano in mano che le sue foglie si coloravano; e finalmente, verso la fine di settembre, giunse quel tempo che, secondo la vecchia tradizione, poneva fine al soggiorno nella villa.
Gi nei giorni immediatamente precedenti il trasloco, Rubehn non era pi comparso, perch improrogabili doveri lo avevano trattenuto in citt. Un suo fratello minore, accompagnato da un vecchio procuratore della Casa, era giunto per fondare rapidamente una succursale. E in realt i loro comuni sforzi riuscirono a dar vita, nei primi giorni d'ottobre, ad una filiale della grande Casa bancaria di Francoforte.
Van der Straaten prese molta parte a queste vicende, e vide un buon segno e una garanzia di efficace direzione degli affari nel fatto che le visite di Rubehn si fecero pi rare e nelle settimane di novembre cessarono quasi del tutto. In realt, il nuovo "direttore di filiale", come al Consigliere di commercio piaceva di chiamarlo, si presentava solo nei giorni in cui c'era poca societ, e avrebbe volentieri rinunziato anche a questi. Perch non gli poteva sfuggire, e realmente non gli sfuggiva, la circostanza che Reiff e Duquede, ma pi di tutti Gryczinski, lo trattavano con cortese ma ostile freddezza.
Certo, la bella Giacomina tentava di rimettere le cose in equilibrio per mezzo di semifurtive amabilit, e lo scongiurava di non trascurare completamente la casa di suo cognato, per amore di lei se non per amore di Melania. Ma essa, ogni qual volta pronunziava il nome di sua sorella, abbassava, con aria imbarazzata, gli occhi e s'interrompeva bruscamente, perch Gryczinski le aveva dato precise istruzioni di evitare ogni conversazione con Rubehn o almeno di limitarla a poche parole.
Tanto pi gaie erano le piccole riunioni, quando i Gryczinski mancavano, e, in loro vece, erano soli presenti i due pittori e la signora Anastasia. Allora si scherzava di nuovo e si rideva, come quel giorno nel caff di Stralow, e Van der Straaten, che frattanto aveva udito parlare di frequenti visite fatte da Rubehn nella abitazione di Anastasia, nello sfruttare questo fatto a lui riferito si abbandonava alla sua vecchia inclinazione di mettere in ridicolo le persone interessate e di farne oggetto delle sue canzonature. Diceva di non vedere per qual ragione egli personalmente non dovesse rallegrarsi di una relazione pura e fondata sulla identit di opinioni musicali. Anzi, gli sarebbe parso di avere il dovere di compiacersene, se, d'altro lato, non constatasse che si verificava sempre il vecchio proverbio, che ogni nuovo diritto pu solo nascere a scapito di diritti vecchi. Nel caso presente, soggiungeva, il nuovo diritto era rappresentato dal suo amico Rubehn, quello vecchio dal suo amico Elimaro. Concedeva volentieri che Elimaro in molte cose era rimasto fedele a s stesso, anzi, a tavola aveva accresciute le proprie capacit: ma appunto in questo si trovava un incontestabile pericolo. Perch questo aumento di cibo corrispondeva ad un aumento del fuoco interno che divorava Elimaro. Ma solo Colui che vede negli abissi poteva sapere se il nome di questo fuoco fosse amore, odio o gelosia.
Cos cianciava Van der Straaten e lanciava i suoi frizzi; e, cosa strana, il suo spirito scintillante mordeva meno di tutti coloro ai quali i suoi frizzi erano destinati. Ma le cose erano ben diverse da quanto supponeva, coi suoi fuochi d'artificio, il consigliere di commercio. Elimaro, che nella gita di Stralow si era compromesso assai pi di quanto avesse voluto, in grazia della pretesa rivalit di Rubehn aveva ricuperata una libert a cui teneva molto pi che all'amore di Anastasia, e Anastasia alla sua volta dimenticava la propria fortuna, evidentemente in decadenza, nella felicit di vedere svilupparsi, sotto i suoi occhi e sotto la sua protezione, un'altra relazione amorosa di alto interesse. Ogni giorno pi assumeva la parte di confidente; e possedendo in misura eccezionale la vecchia inclinazione di Eva per ci che  segreto e vietato, non solo noverava quelle settimane invernali fra le pi emozionanti della sua vita cos ricca di emozioni, ma godeva anche l'indescrivibile volutt di potere ridere cordialmente di Van der Straaten (che in fondo non le piaceva, anzi le ripugnava) precisamente quando questi, col suo umore da Sultano, si credeva obbligato a fare di lei l'oggetto dell'ilarit propria e generale.
In realt, il nostro amico consigliere di commercio, se fosse stato pi attento e avesse avuto minore amor proprio, avrebbe dovuto adombrarsi e perdere la sua impassibilit di fronte al sorriso e all'impassibilit di Anastasia. Viceversa, si abbandonava ad una beata fiducia che, dato il suo carattere sospettoso e pessimista, sarebbe stata inesplicabile se egli, in certi casi ed anche ora, non fosse stato uomo pieno di prevenzioni. Aveva buona vista, ma spesso vedeva cose inesistenti o non ne vedeva altre nettamente visibili. Viveva nella superstiziosa paura che un colpo mortale distruggesse la sua felicit, non per oggi n domani; e con quanta maggior decisione e inevitabilit si aspettava questo colpo dal futuro, con tanta maggior sicurezza e spensieratezza guardava al presente. Non presentiva nessun pericolo da quella stessa parte da cui il pericolo lo minacciava ed era riconosciuto da tutti gli altri. Ma anche a questo proposito egli era dominato da un'opinione preconcetta: si era costruito artificialmente un Rubehn che col vero Rubehn aveva solo una parentela molto superficiale. Che vedeva in lui? Niente altro che il figlio d'un patrizio di Francoforte, un temperamento tutto decoro e onore famigliare, capace di commettere una folla giovanile ma non di tradire la fiducia e di distruggere la pace di una casa. Per di pi, Rubehn era fidanzato e lo era tanto pi, quanto pi negava di esserlo. E la sera, mentre si prendeva il t e Anastasia era presente e una volta di pi si dibatteva il tema del fidanzamento, egli diceva, in tono gaio e confidenziale:
Voi donne sentite crescere l'erba, e solo l'erba. Ma io sarei curioso di sapere di chi s' incapricciato. Ho un sospetto, e scommetto dieci contro uno che si tratta d'una baronessa di vecchia nobilt tedesca.
Le due signore lo contraddicevano, ma cos accortamente e con tanta prudenza che la loro contraddizione, invece di dimostrare qualche cosa, serviva solo a rafforzare sempre pi Van der Straaten nella sua preconcetta opinione.
Cos venne la vigilia di Natale. Nella prima sala della galleria dei quadri tutti i nostri amici, eccettuato Rubehn, erano adunati attorno all'albero ardente. Elimaro e Gabler avevano voluto contribuire anch'essi ai regali: una gigantesca casa da bambola, alta tre piani, avente nel sotterraneo una lavanderia, con focolare e caldaia e mangano. Un mangano di vecchia moda con cassa di pietra e matterello. La casa da bambola costitu il grande successo della serata e rese felici le due bambine. Perfino Lidia mise da parte la sua distinzione di modi e permise ad Elimaro di gettarla in aria e poi di riprenderla a volo. Perch Elimaro era anche ginnasta ed acrobata. La stessa Melania rise, e parve compiacersi della felicit degli altri o magari condividerla. Ma chi avesse guardato pi attentamente avrebbe constatato che essa si faceva forza; talvolta pareva che avesse pianto. C'era nell'espressione dei suoi occhi qualcosa di infinitamente languido e mesto; e il consigliere di polizia disse a Duquede:
Guardate, amico mio: non la trovate pi bella che mai?
 pallida e abbattuta, rispose questi. Certa gente trova belle le donne pallide e abbattute. Io no. Essa, in generale,  sopravalutata; in tutto, e specialmente nella sua bellezza.
Alla festa dell'albero segu un pranzo, e si termin con un punch. Tutti erano allegri e di buon umore. Melania si rianim, riprese colori freschi; e quando accompagn fino alla scala Federica ed Anastasia, rimaste sino alla fine, grid a Federica con quella sua voce cordiale e amabile:
Fa attenzione, Federica! Cristina mi dice che si scivola.
E si curv sulla ringhiera e salut con la mano.
Oh, io non cado! le grid Federica. Le persone piccole generalmente non cadono. Specialmente se sono bene equilibrate...
Ma Melania non ud altro di ci che Federica disse. Il guardare in basso dalla ringhiera le aveva dato il capogiro, e sarebbe caduta se Van der Straaten non l'avesse sostenuta e condotta in camera sua. Egli voleva sonare e mandar a chiamare il medico. Ma essa lo preg di non farlo. Disse che non era niente, o almeno niente di grave; e che il medico non ci poteva far nulla.
E poi disse che cosa era.
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Capitolo 14. DECISIONE.
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Ci vollero tre giorni perch Melania si ristabilisse abbastanza per poter fare una visita nella Alsenstrasse dove non era stata da settimane. Ma prima volle passare da Madame Guichard, una francese da poco stabilita a Berlino, di cui Anastasia le aveva molto vantate le confezioni e i fiori artificiali. Poich essa era ancora un po' abbattuta, Van der Straaten le consigli di prendere una vettura, ma Melania insistette nel voler andare a piedi.
Indoss l'abito che aveva ricevuto in dono per Natale, una pelliccia di martora e un cappello di castoro con piume di struzzo. Come giunse in fondo alle scale, s'imbatt in Rubehn che aveva appresa la sua indisposizione e veniva ad informarsi del suo stato.
Ah, sono contenta che veniate, disse Melania. Cos avr compagnia nella mia passeggiata. Van der Straaten voleva a tutti i costi ch'io prendessi la sua carrozza, ma io ho gran voglia di aria e di moto... Sento come un peso, un'angoscia...
Poi s'interruppe e prosegu rapidamente:
Datemi il braccio. Voglio andare da mia sorella. Ma prima vado a comprare fiori da ballo, e mi dovete accompagnare. Sar affare d'una mezz'ora: poi vi lascer libero, completamente libero.
Non avete diritto di far questo, e non lo farete.
Ma...
Io non voglio essere congedato.
Melania rise.
Voi siete cos: tirannici e prepotenti anche quando fate la corte, anche quando ci volete servire. Ma venite; mi aiuterete a scegliere i fiori. Io mi fido completamente del vostro gusto: fiori di melograno, nevvero?
Cos scesero l'ampia via di San Pietro, attraversarono la piazza e un groviglio di stradicciuole, finch, presso la via dei Cacciatori, scoprirono il negozio di Madame Guichard, una piccola bottega nella cui vetrina stava esposta una parte dei suoi fiori francesi.
Entrarono. Furono loro mostrate alcune scatole, e prima che molte parole fossero scambiate la scelta era fatta. Rubehn si decise realmente per una guarnizione di melograni; una direttrice che era presente promise di mandarla a casa. Melania diede alla francese il suo biglietto da visita. Costei cerc di fissarsi in mente il lungo nome e il titolo, e un sorriso le illumin il volto quando lesse: "ne de Caparoux". I suoi lineamenti si trasfigurarono ad un tratto, e disse con una indescrivibile espressione di gioia e di melanconia:
Madame est Franaise!... Ah, notre belle France!...
Questo piccolo incidente non lasci indifferente Melania, la quale, allorch fu uscita e prese il braccio del suo amico, disse:
Avete udito? "Ah, notre belle France!". Quanta nostalgia in questo grido! S, essa soffre di nostalgia. Tutte ne soffriamo. Ma nostalgia di che?... Della nostra felicit... Nessuno conosce e vede la propria felicit. Come dice la canzone di Schubert?
Dice: "La felicit  nel luogo dove tu non sei".
Nel luogo dove tu non sei, ripet Melania.
Rubehn era turbato, e, senza volerlo, la guard negli occhi. Ma si volt per non vedere la lagrima che in quegli occhi brillava.
Si separarono nella grande piazza a cui la via mette capo. Egli le avrebbe volentieri tenuto ancora compagnia, ma essa non volle e disse a bassa voce:
No, Rubehn, mi avete gi accompagnata abbastanza. Non dobbiamo sfidare prima del tempo le cattive lingue: le cattive lingue, delle quali, a dir vero, non ho diritto di parlare. Addio.
E si volt ancora una volta e salut con un lieve movimento della mano.
Egli la segu con gli occhi, e fu colto da una sensazione di terrore e di enorme responsabilit per la felicit da lui turbata; e questa sensazione gli emp all'improvviso tutto il cuore. Si chiese: che cosa capiter? Ma poi il suo volto riprese un'espressione calma e serena, ed egli mormor tra s:
Io non sono un pazzo che parla di angeli. Essa non era e non  un angelo. Certo, no.  una bella figura, una creatura cos simpatica e amabile come non vi  stata mai sulla terra... Ed io l'amo, assai pi di quanto avessi creduto di poter amare. Coraggio, Melania; soltanto coraggio! Verranno giorni difficili, io li vedo gi librarsi sul tuo capo. Ma mi sembra pure che, dopo di essi, il cielo si rischiari. Oh, solo coraggio, coraggio!
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Mezza settimana pi tardi fu San Silvestro, e nel piccolo ballo che i Gryczinski diedero, Melania fu la pi bella. Giacomina si trasse nell'ombra e non invidi alla sorella maggiore il suo trionfo.
Donna superba! Figlia d'un re egiziano! borbott il capitano di cavalleria von Schnabel, che, in grazia della sua alta persona di Ulano, dalla provincia era stato trasferito nella capitale, e del quale Gryczinski soleva dire:
 il ballerino nato per principesse. Peccato che non vi siano pi principesse!
Ma Schnabel non fu l'unico ammiratore di Melania. Nella nicchia dell'ultima finestra stava tutto un gruppo di giovani ufficiali: Wensky, dei bruni ussari di Ohlau, sportman e cavaliere di steeple-chase arrabbiato (s'era rotto il femore tre volte, sempre nel medesimo punto); accanto a lui, il capitano ingegnere Stiffelius, celebre calcolatore, magro e secco come le sue equazioni; e fra essi il tenente Tigris, piccolo e tozzo ufficiale dei fucilieri del reggimento Zanche Belzig, che per motivi non conosciuti da nessuno era stato per molti anni addetto all'ambasciata di Parigi, e da allora si considerava un mezzo francese, un libertino e un conquistatore di donne. Per lui, le fanciulle erano "ridicole". Quantunque avesse veri occhi di lince, si aggiustava appunto allora l'occhialino ad un breve nastro di seta e diceva:
Wensky, voi qui siete di casa, conoscete tutti. Ditemi, chi  quella splendida testa coi fiori di melograno? Giurerei di averla gi vista. Ma dove?  per met la duchessa di Mouchy e per met la Beauffremont. Una tinta di giglio e di rosa, e una grande distinzione.
Avete colpito abbastanza giusto, mio caro Tigris, disse ridendo Wensky.  la sorella della nostra Gryczinski,  nata de Caparoux.
Ah! Anche per questo!  francese dalla testa ai piedi. Io non potevo sbagliare. E come ride!
S, in realt Melania rideva.
Ma chi l'avesse vista nei giorni seguenti, non avrebbe pi riconosciuto in lei la bella trionfatrice di quel ballo, e non l'avrebbe pi vista sorridere. Se ne stava distesa sul sof sofferente e triste, in collera con s stessa e col mondo; leggeva un libro, e dopo averlo letto tornava a sfogliarlo, per richiamarsi in qualche modo ci che aveva letto. I suoi pensieri divagavano. Rubehn venne a chiedere sue notizie, ma essa non lo ricevette; era arrabbiata con lui come con tutti. Si sent pi sollevata solo quando pot piangere.
Cos pass un paio di settimane; e quando essa si alz e ricominci a parlare e ad occuparsi delle figlie e della casa, con pi alacrit di prima, aveva gi ripresa l'energia e il coraggio d'una volta, ma non l'umore. Era eccitabile, violenta, aspra; e, ci che era peggio, anche capricciosa. Van der Straaten intraprese una campagna contro questo nemico dalle molte teste; in certi punti ebbe buon successo, ma non nel punto principale. Mentre, prudentemente, rispondeva con l'arrendevolezza all'irritabilit di Melania, imprudentemente tentava, quando essa faceva capricci, di vincerli con la tenerezza. E ci decise di lui e di lei. Ogni giorno era per lei pi tormentoso; la donna gi cos fiera e sicura della vittoria, che per molti anni aveva giocato con l'uomo di cui sembrava e diceva di essere il trastullo, ora trasaliva ed era colta da un tremito nervoso quando udiva di lontano i suoi passi nel corridoio. Che voleva? Per che cosa veniva? E le pareva di dover fuggire e gettarsi dalla finestra. E quando egli realmente veniva e le prendeva la mano per baciarla, essa diceva:
Va. Te ne prego. Desidero restar sola.
E quando poi era rimasta sola, si precipitava fuori, spesso senza mta, ancor pi spesso alla tacita e appartata dimora di Anastasia; e quando infine l'atteso giungeva, la sofferenza del suo cuore scoppiava in lagrime amare, ed essa gemeva e singhiozzava, dicendo di non poter pi sopportare tutte quelle finzioni, quelle menzogne.
Assistimi, aiutami, Ruben; o non mi vedrai pi a lungo! Debbo andarmene, andarmene, altrimenti morr di vergogna e di dolore.
Ed egli si turbava e diceva:
Non parlare cos, Melania. Non parlare come se io non volessi tutto ci che vuoi tu. Io ho distrutta la tua felicit (dato che fosse una felicit) e voglio riedificarla. Dovunque tu voglia andare, e come vorrai. Ogni ora, ogni giorno.
E allora essi costruivano castelli in aria e sognavano, e l'avvenire appariva loro ridente. Ma formarono anche piani reali e si separarono con lagrime di gioia.
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Capitolo 15. I VERNEZOBRES.
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E ci che avevano progettato, era la fuga. Convennero d'incontrarsi l'ultimo giorno di gennaio in una stazione ferroviaria, nelle prime ore del mattino, e partire per terre lontane, verso il sud, di l dalle Alpi.
S, di l dalle Alpi, disse Melania traendo un respiro di sollievo.
E le parve che comincerebbe per lei una nuova vita quando il grande bastione delle montagne la separasse e la proteggesse da coloro tra cui ora viveva. E discussero pure su quello che dovrebbero fare se Van der Straaten per avventura tentasse di ostacolare il loro piano.
Non tenter, disse Melania.
Perch no? obiett Rubehn. Non sempre  uomo da usare delicati riguardi e talvolta gli piace di sfidare il mondo e le sue chiacchiere.
Eppure risparmier a s stesso e a noi ogni tentativo di ostacolarci. Tu chiedi perch? Perch mi ama. Certo, io l'ho rimunerato male del suo amore. Ah, Rubehn, amico mio, di quali torti ci macchiamo! Di ingratitudine, di infedelt, cose che mi ripugnano tanto! E tuttavia... io lo farei di nuovo, tutto, tutto... E non vorrei che le cose fossero diverse da quelle che sono.
Cos trascorsero le settimane di gennaio. E giunse la notte precedente il giorno fissato per la fuga. Melania si coric di buon'ora e ordin alla sua vecchia cameriera di svegliarla alle tre in punto. Poteva fidarsi interamente di costei, sebbene Cristina, per i suoi anni di servizio (e certamente solo per questi) facesse parte di quegli elementi ereditari della casa che, sotto la guida di Duquede, si compiacevano di svolgere una tacita opposizione a Melania.
Alle tre in punto Cristina si present, ma trov la sua padrona gi alzata, e pot solo aiutarla a vestirsi. E questo aiuto fu scarso, perch le tremavano le mani, ed aveva, come essa medesima disse, "scintille davanti agli occhi". Infine tutto fu finito, le solide scarpe di cuoio furono infilate, e Melania disse:
Cos va bene, Cristina. Ora dammi la borsa, la chiuderemo.
Cristina prese la borsa che si trovava su una mensola a specchio, presso la finestra, e apr la serratura.
Metti dentro questo. Ho preso nota scritta di tutto ci che voglio prendere con me.
Cos dicendo, Melania strapp un foglio dal suo taccuino e lo porse alla vecchia. Questa tenne il foglio presso la luce e lesse e croll la testa.
Ah mia buona, cara padrona, questo  troppo poco... Ah mia buona, cara signora, voi siete cos...
Cos viziata, vuoi dire. S, Cristina. Io sono viziata; ma ci non costituisce la felicit. Voi avete qui un proverbio che dice: "con l'amore si fa poco". E la gente ne ride. Ma si ride sempre di ci che  vero. Del resto, non andiamo gi fuori del mondo: facciamo semplicemente un viaggio. E nel viaggiare conviene portare con s pochi bagagli. Dimmi tu stessa: posso forse uscir di casa con un enorme baule? Ah, mancano ancora i miei gioielli e la cassetta.
Nel parlare cos, Melania tenne le mani sul camino a met spento. Perch faceva freddo, ed essa gelava. Poi sedette in una vicina poltrona e guard alternamente i carboni ardenti e Cristina, che ripose nella borsa il poco che stava scritto sul foglio e seguitava a borbottare tra s e a piangere. Quando tutto fu messo nella borsa, la chiuse e la colloc a terra, davanti a Melania.
Pass un breve tratto di tempo. Nessuna delle due donne parl. Infine Cristina si appress, dalle spalle, alla sua giovane padrona e disse
Mio Dio, cara, buona padrona,  proprio vero che... Restate! Io sono soltanto una vecchia stupida donna. Ma talvolta gli sciocchi non sono tanto sciocchi. E vi dico, mia cara signora, che voi non potete credere a quante cose si possa abituare una persona. Mio Dio, una persona si abitua a tutto. E chi  cos ricco e possiede tanto, pu anche sopportare molto. Come vanno le cose? Come vive la gente? Oggi, si suol dire che in ogni casa c' uno spettro:  un nuovo modo di parlare, ma esprime il vero. E in certe case ve ne sono due, e fanno rumore cos che possono essere uditi anche di chiaro giorno. Era cos anche in casa dei Vernezobres. Io ho solo cinquant'anni, e da ventitr mi trovo in questa casa. Prima, passai sette anni in casa dei Vernezobres. Anch'egli era consigliere di commercio, e tutto era come qui. Voglio dire, press'a poco...
E come stavano le cose dai Vernezobres? chiese sorridendo Melania.
Mio Dio, come stavano? Come stanno sempre. Lei aveva trent'anni e lui cinquanta. Ed essa era molto bella: formosa e bionda. Ed egli? Gi, non voglio ripetere ci che la gente diceva di lui. Ma non ne diceva molto bene... E naturalmente, si trov anche un architetto, anzi, non un vero architetto, ma uno di quelli che fabbricano ponti per ferrovie, muniti di griglie e di buchi obliqui, attraverso i quali si pu guardare. E costui la accompagnava sempre ai concerti e nelle gite, e le teneva sul braccio la giacca e le portava il ventaglio e l'ombrellino e andava a cogliere per lei le fragole. E il mio padrone era preoccupato e pensava sempre che sarebbe capitato qualche cosa. E gli altri mormoravano...
E si separarono? O restarono insieme, i Vernezobres? chiese Melania, che solo a met aveva prestato orecchio alle parole di Cristina.
Naturalmente, restarono insieme. Un giorno udii lui dire: Hulda, cos non va! Perch lei si chiamava proprio Hulda. Ed egli volle farle rimproveri; ma male glie ne colse, perch essa gli rispose: "che cosa vuoi? quanto a me, voglio andarmene". E disse che amava l'altro, e non amava lui, e che non ci pensava affatto ad amare lui. Ah, era cosa da ridere! Ed essa, realmente, rideva. Ed egli si fece tutto umile e si limit a dirle di pensarci su. E alla fine di maggio venne il dottore dei Vernezobres, un uomo che sapeva esattamente tutto, e disse che lei doveva andare ai bagni, in un paese di cui ho dimenticato il nome. E ci avvenne all'epoca in cui fu costruito il grande ponte sospeso in quel paese di bagni, e il nostro consigliere di commercio si recava col soltanto il sabato. Ed essi avevano la settimana libera. E verso la fine d'agosto essa torn in citt, ed era tutta fresca e allegra e aveva le guance rosse e vezzeggiava il marito. E di quell'altro non si parl pi.
Melania, mentre Cristina parlava, aveva gettato sul fuoco dei pezzi di legno per ravvivarlo. Disse:
Tu parli a fin di bene. Ma le cose non vanno cos. Io sono diversa, o, almeno, mi figuro di essere diversa.
Mio Dio, rispose Cristina, le cose sono sempre un po' diverse. E lei era nativa di Colonia, dove un orologio suona l'aria "sii fedele e onesto...".
Ah, mia buona Cristina, tutti quelli che sono completamente cattivi anelano a serbarsi fedeli e onesti! Ma, sai, si pu anche essere fedeli pur essendo infedeli. Pi fedeli che nella fedelt.
Ah, cara signora, non dite questo. Io non lo capisco. E debbo dirvi che quando taluno dice cose simili ed io non le capisco,  brutto segno. E voi dite di essere diversa. S, ci  esatto, almeno per met. E l'essenziale, cara padrona,  questo, che voi avete il cuore buono, e siete sempre disposta a donare e ad aiutare la povera gente. E quanto ai Vernezobres, lei non faceva altro che aggiustarsi e stava sempre davanti ad uno specchio che abbelliva ogni cosa, e sembrava un figurino di giornale di mode, ed era proprio sciocca: sciocca come una testa di legno, diceva la gente. Non era certo una signora distinta come la mia cara padrona, e voi siete tutt'altra da lei: voi siete generosa, e parlate schiettamente, e non sapete rifiutare nulla, e a Natale date doppia paga...
Melania fece cenno di s.
Cara padrona,  bene che voi approviate ci che dico, e se continuerete ad approvare tutto andr bene, e disfaremo i bagagli e voi tornerete a letto e dormirete fino a giorno inoltrato. E a mezzogiorno io vi porter il vostro caff e il vostro cioccolatte su un vassoio, e se, allora, vi racconter che siamo state qui e vi ripeter ci che abbiamo detto, a voi parr di sognare. Perch insisto nel dire ch'egli  un uomo buono, molto buono, e solo un po' bizzarro. E la bizzarria non  cattiveria. E, infine, un uomo ricco ha diritto di essere alquanto strano. Se io fossi ricca, sarei ancor pi bizzarra. Certo, egli parla a modo suo, si esprime come se non avesse una buona educazione o se fosse un contadino; ma, buon Dio, perch non dovrebbe farlo, se gli piace? Ama il gergo berlinese. E non  forse nato a Berlino? E, infine...
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Capitolo 16. CONGEDO.
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Cristina s'interruppe e scapp nella stanza attigua, perch Van der Straaten era entrato. Vestiva ancora lo stesso abito di societ col quale era rincasato all'una dopo mezzanotte, e sui suoi lineamenti si leggevano lo spossamento e l'eccitazione. Non si seppe mai da qual parte fosse stato informato del progetto di Melania. Ma appariva chiaro ch'egli s'era ripromesso di lasciar andare le cose per il loro verso. Se era venuto da Melania, non si proponeva gi di usare la violenza, ma solo di fare certe rimostranze e di pregare. Quello che entrava, non era un furibondo ma un innamorato.
Spinse un seggiolone presso il fuoco, sedette, cosicch ora si trov dirimpetto a Melania, e disse a bassa voce, come se parlasse di affari:
Vuoi partire, Melania? Vuoi andartene?
S, Ezel.
Perch?
Perch amo un altro.
Questa non  una ragione.
S,  una ragione.
Ed io ti dico che ti passer, Lanni. Credimi, io conosco le donne. Voi non potete sopportare l'uniformit, nemmeno l'uniformit della felicit. E soprattutto vi  odiosa la vera, la pi alta felicit, ossia la calma, il riposo, la pace. Siete fatte per l'inquietudine, per l'agitazione. Preferite una coscienza un po' cattiva ad una buona coscienza che non prude, e per voi il pi curioso e ridicolo dei proverbi  quello che dice che la buona coscienza  il miglior cuscino per riposare bene. Voi non volete riposare. Bisogna sempre che qualche cosa vi pizzichi e vi irriti, e avete la capacit eroica di saper trovare il lato dolce del dolore.
Pu darsi che tu abbia ragione, Ezel. Ma, quanto pi hai ragione, tanto pi giustifichi me e il mio proponimento. Se fosse veramente come tu dici, noi saremmo giocatori d'azzardo nati, e la nostra vera natura sarebbe quella di giocare il tutto per il tutto. Quindi, naturalmente, anche la mia.
A lui piacque sentirla parlare a questo modo; le parole di Melania gli parvero venire da un buon vecchio tempo; avvicin confidenzialmente la sua poltrona e disse:
Non facciamo i piccoli borghesi, Lanni. Si dice che io sia un borghese, e forse  vero: ma non sono un piccolo borghese. E se non prendo le cose della vita in modo troppo grande e troppo ideale, non le prendo per in modo troppo piccolo e meschino. Ti prego, non avere troppa fretta. I corsi delle mie azioni sono ora assai bassi, ma risaliranno. Non sono cos fatuo da figurarmi che tu, creatura bella e amabile, viziata e ammirata dai pi accorti e dai migliori, mi abbia sposato per pura inclinazione o per amore. Mi hai preso perch eri ancora giovane: e non amavi nessuno, e il tuo acuto e sano giudizio ti permise di riconoscere che i giovani addetti d'ambasciata non sono n eroi n semidei. E perch la Ditta Van der Straaten era ben quotata. Dunque, non per amore. Ma anche non avesti nulla contro me e non mi trovasti volgare e hai chiacchierato e riso e scherzato con me. E poi avemmo le bambine, che, infine, sono graziosissime bambine, certo per merito tuo. E, infine, durante questi dieci anni di convivenza hai visto e sperimentato che non  una gran brutta cosa l'essere una giovane signora vivente negli agi, padrona di fare e non fare ci che vuole, senza esser tenuta ad altro che a mostrare una faccia cordiale, quando le conviene. E, vedi, Melania, ora non voglio dire altro; o, piuttosto, non dir altro anche in avvenire. Perch in questo momento a te il poco ch'io chiedo sembra troppo. Ma le cose cambieranno, debbono cambiare. Ed io ti ripeto che mi contento di pochissimo. Non domando un amore appassionato. Non pretendo che tu mi consideri come un Leone Leoni o qualche altro grande eroe di romanzo per amor del quale le donne bevono bicchieri di veleno come fosse latte di mandorle e muoiono sorridendo, solo per veder lui sorridere ancora una volta. Io non sono Leone Leoni; sono semplicemente tedesco e d'origine olandese, questa origine non rende migliore il germanesimo, e ho i grossi zigomi propri della mia razza. Non mi faccio illusioni, almeno sugli uomini, e non mi aspetto da te eroismi amorosi. E nemmeno rinunzie. Le rinunzie, in ultimo, si fanno da s, e queste sono le migliori. Le migliori, perch spontanee e appunto per questo durevoli e attendibili. Non avere troppa fretta. Tutto andr ancora a posto.
Si alz, afferr la spalliera della poltrona, la fece dondolare in qua e in l. Riprese:
Ed ora, un'ultima cosa, Lanni. Io non sono uomo troppo riguardoso, anzi odio i noiosi "riguardi". Per ti dico: usa riguardo a te stessa. Non  bene pensare sempre a ci che dice la gente, ma  ancor peggio non curarsene affatto. Ne ho fatto personalmente l'esperienza. Ed ora rifletti. Se te ne vai adesso... Sai che cosa voglio dire. Adesso non puoi andare; adesso, no!
Appunto per questo me ne vado, Ezel, rispose essa a bassa voce.  necessario che ci spieghiamo. Ne ho abbastanza di questa turpe menzogna.
Egli aveva aspirato avidamente ogni parola; poich in momenti decisivi si vuol udire tutto, anche ci che d la morte. Ed ora, la cosa era detta, le parole erano proferite! Egli lasci andare la poltrona e vi si gett dentro, e per un istante credette di perdere i sensi. Ma si riprese rapidamente, si pass la mano sulla fronte e sulle tempie, e disse:
Bene. Anche questa. Mander gi anche questa. Discorriamo fra noi; discorriamo anche di questo. Come vedi, io soffro: pi di quanto abbia sofferto mai. Ma so pure che cos va il mondo e che non ho diritto di predicarti la morale. Quante cose ho dietro di me!... Doveva capitare cos, cos voleva la legge della casa Van der Straaten (perch non dovremmo avere anche una legge della casa?), lo sapevo fin da giovane.
Dopo una pausa continu:
Un proverbio dice che i molini di Dio macinano adagio. Vedi, quand'io ero ancora ragazzo, udivo spesso ripetere questo proverbio dalla nostra vecchia governante, e ogni volta ne provavo pena. Era un presentimento... Ora mi trovo fra le due macine, e mi sembra di stritolare e di essere stritolato...
Stritolare?
Con la mano destra si percosse la sinistra e ripet:
Stritolare!  comico. Il diavolo si porti tutti i vigliacchi! Io non voglio tormentarmi pi a lungo. Mi indigno di me stesso e delle mie azioni. Bah, i predicatori pomeridiani della storia mondiale dnno troppa importanza a ci, e noi siamo cos stupidi da ripetere le loro ciance. E sempre si dimentica come furono e sono e saranno sempre le cose. O forse andavano meglio ai giorni del mio patrono Ezechiele? O quando Adamo zappava ed Eva filava? Forse che l'intero Vecchio Testamento non  un romanzo sensazionale? I segreti di Paride, moltiplicati per tre! Ed io ti dico, Lanni, che noi, al confronto, siamo puri agnellini, bianchi come la neve. Ascoltami. Nessuno deve sapere ci, e io lo terr come se fosse un mio figlio.  tuo, e questo  l'essenziale. Perch, se non te la prendi a male, io ti amo e ti voglio tenere. Resta. Non sar nulla. Non deve essere nulla. Ma rimani.
Quand'egli cominci a parlare, Melania s'era sentita profondamente turbata; ma egli stesso, di mano in mano che proseguiva, scacci questa sensazione. Perch era sempre la stessa canzone. Tutto ci ch'egli diceva proveniva da un cuore pieno di bont e d'indulgenza, ma la forma che questa indulgenza rivestiva, offendeva. Egli trattava alla leggera l'accaduto, sebbene ne fosse scosso, lo trattava con un tono di cinico umorismo. Lo faceva con buone intenzioni, e desiderando che la donna da lui amata ne traesse vantaggio. Ma il delicato temperamento di lei si ribellava a questo modo di trattare la cosa. Ella sapeva che l'accaduto significava la sua condanna da parte del mondo, la sua mortificazione; ma sapeva pure che era il suo orgoglio questo mettere in giuoco la propria esistenza, questo dichiarare apertamente la propria inclinazione. Ed ora, ad un tratto, tutto ci doveva essere niente, o poco pi di niente, una cosa comune, volgare, che si poteva trascurare. Ci le ripugnava. E sent chiaramente che l'accaduto era pi perdonabile della posizione che egli assumeva di fronte all'accaduto. Egli non aveva Dio n religione, e una sola era la sua scusa: la supposizione che il suo desiderio di fare a lei ponti d'oro, di giungere ad ogni costo ad una conciliazione, lo avesse fatto parlare diversamente da come pensava. S, certo era cos. Ma se era cos, essa non poteva accettare questo grazioso dono. In ogni caso, non lo voleva accettare.
Tu parli a fin di bene, Ezel, disse. Ma non pu essere cos. Tutto ha le sue conseguenze naturali; e la conseguenza che qui si avvera, ci separa. Io so che avviene anche diversamente, ogni giorno; appena mezz'ora fa, Cristina mi raccontava qualcosa di simile. Ma ognuno porta scritta in cuore la sua legge, ed io sento che la mia legge mi impone di andarmene. Tu mi ami, e perci vuoi passar sopra a ci che  stato. Ma tu non hai diritto di farlo, e non lo puoi fare. Perch tu non sei ad ogni ora il medesimo; nessuno di noi  sempre il medesimo. E nessuno pu dimenticare. I ricordi sono potenti, e la macchia  macchia, e la colpa  colpa.
Tacque un istante e si volt a destra per gettare qualche pezzo di carbone nella fiamma che ora divampava. Ma ad un tratto, come se le fosse venuta un'idea nuova, disse con la sua vivacit d'una volta:
Ah, Ezel, io parlo di colpa, e ci mi d l'aria di voler fare la Maddalena pentita. Io ho vergogna delle parole grosse. Ma  certo che non vi sono nella vita situazioni in cui non si inganni se stessi e non si rappresenti la commedia. Come stanno ora, propriamente, le cose? Io voglio andarmene, non per colpa ma per orgoglio, e voglio andarmene per riabilitarmi ai miei propri occhi. Non posso sopportare pi a lungo quei meschini sentimenti che si accompagnano ad ogni menzogna; voglio vedere di nuovo una situazione chiara e voglio poter di nuovo alzare gli occhi. E ci posso solo fare andandomene, separandomi da te e proclamando apertamente, di fronte a tutti, quello che faccio. Vi saranno molte chiacchiere, e i virtuosi e i giusti non mi perdoneranno. Ma al mondo non ci sono soltanto virtuosi e giusti, ci sono anche persone che considerano le cose umane da un punto di vista umano. Io spero in queste, di queste ho bisogno. E soprattutto ho bisogno di me stessa. Voglio vivere di nuovo in pace con me stessa, o se non in pace, almeno senza discordia e senza infingimenti.
Van der Straaten fece atto di rispondere, ma essa non lo permise e prosegu:
Non dire di no.  cos, e non diversamente. Voglio di nuovo tenere la testa alta e sentire me stessa. So bene che sarebbe cosa migliore e meno egoistica se io mi facessi forza e restassi, dato ch'io potessi cominciare col ritornare quella che ero e col pentirmi. Ma questo non posso. Ho solo una coscienza esteriore di aver peccato, e se la mia testa ammette la colpa il mio cuore la nega.  un cuore caparbio, lo riconosco, e non tento nessuna giustificazione. Ma non lo posso cambiare. Una sola cosa ancora mi sorride e mi trae fuori di me stessa: una nuova vita, e, in essa, ci che  mancato nella prima: la fedelt. Lasciami andare. Non voglio palliare nulla, ma lasciami dire questo:  bene che la legge che ci separa e la mia propria aspirazione coincidano.
Egli si alz per prendere la mano di lei, ed essa lo lasci fare. Ma quando egli fece per chinarsi e baciarla in fronte, essa si ritrasse e scosse la testa:
No, Ezel, non cos. Fra noi, non pi nulla che disturbi e confonda e dia tormento e angoscia: ci non potrebbe altro che rendere pi penosa la situazione, ma non potrebbe pi mutarla... Io sono aspettata. E non voglio cominciare la mia nuova vita con una mancanza di puntualit. Chi non  puntuale  disordinato. Io debbo guardarmi dal disordine. Deve venire ordine nella mia vita, ordine e unit. Ed ora, addio e dimentica!
Egli la lasci fare, ed essa prese la piccola borsa che le stava vicina, e se ne and. Quando giunse all'uscio che dava nella stanza delle sue figliuole, si ferm e gir gli occhi attorno. Egli interpret questo come un buon segno e disse:
Vuoi vedere le bambine?
Era questa la parola che aveva temuta, la parola che parlava in lei stessa. E sbarr gli occhi, e la sua bocca si contrasse, ed essa non ebbe la forza di dire no. Ma si fece violenza, e si limit a scuotere la testa e prosegu verso il pianerottolo.
Qui stava Cristina con una candela in mano, per togliere la borsa alla sua padrona e accompagnarla nello scendere le due scale. Ma Melania la mand indietro e disse:
Lascia stare, Cristina; ora debbo trovare da me la mia strada.
E gi sulla seconda scala, che era buia, cominci a marciare a tastoni e a brancolare.
Si comincia presto, disse.
Il portone era gi aperto. Fuori, veniva dalla Brderstrasse un vento freddo, e la neve turbinava lievemente nell'aria. Ella ramment allora il giorno (era quasi passato un anno) in cui il camion s'era fermato davanti alla porta di casa sua: anche quel giorno i fiocchi di neve turbinavano come adesso... E Melania fu colta dal puerile desiderio di salire e di cadere come essi.
Si ferm sul ponte che conduce alla piazza dell'Ospedale. Non vide altro che l'accenditore di fanali del suo quartiere, che con la sua scala lunga e sottile correva sempre davanti a lei, e, quando era in alto, guardava a lei curioso e beffardo senza potersi spiegare la sua presenza in istrada, a quell'ora.
Di l dal ponte, una vettura pubblica veniva lentamente alla volta di Melania. Il cocchiere dormiva, il cavallo pareva dormire anch'esso; non essendoci nulla di meglio in vista, Melania tir per il mantello il cocchiere e sal in carrozza e disse a colui di portarla alla stazione. Sembr che il cocchiere avesse capito e consentito: ma non appena essa fu seduta, egli si volt e borbott che faceva servizio notturno, che era intirizzito, aveva fame e voleva andare a casa. Ella dovette mettersi a pregare, e l'altro finalmente cedette. Sferz il povero animale che scese zoppicando la lunga strada.
Melania si gett indietro e appoggi i piedi sull'opposto sedile. Ma i cuscini erano umidi e freddi, e la piccola lampada che stava spegnendosi empiva la carrozza di un torbido e denso fumo. Essa sentiva una crescente oppressione alle tempie, si sentiva male e nauseata in quell'atmosfera da povera gente. Fin con l'aprire il finestrino; entr un'aria fresca che le fece piacere. Vide con gioia ridestarsi la vita della citt; avrebbe voluto salutare ogni garzone di fornaio che le passava davanti fischiettando e portando sulla testa la sua cesta colma di pane. Il suo abbattimento trovava conforto in quel tono sereno.
Giunsero all'ultima strada traversale; essa continu a guardare fuori dal finestrino, sempre pi nervosa; e le pareva che tutti i veicoli percorrenti la sua stessa strada si affrettassero a sorpassare la sua miserabile carrozza. Prima alcuni, poi molti. Essa picchi, grid; ma invano. E da ultimo prov l'impressione che ci avvenisse per causa sua, che a lei mancassero le forze e che essa dovesse essere l'ultima, oggi e domani e sempre. La colse una sensazione di infinita miseria. "Coraggio, coraggio!", grid a se stessa; e ritir i piedi dal sedile e si drizz. Allora si sent meglio. Riprendendo il suo portamento esterno, riprese pure il suo contegno interiore.
Finalmente la carrozza si ferm. Poich n sopra questa n a cassetta si vedeva traccia di bagagli, nessuno accorse ad offrire i suoi servigi e ad aprire lo sportello. Dovette aprirlo lei dall'interno; si guard attorno cercando. "Se egli non fosse venuto!". Ma non ebbe tempo di fermarsi in questa ipotesi. Gi un istante dopo emerse da uno dei pilastri dell'ingresso Rubehn, e si appress a lei e le offr la mano per aiutarla a scendere. Essa, posando il piede sul predellino fasciato di paglia, pieg la testa sulla spalla di lui e mormor:
Dio sia ringraziato! Ah, che ora ho passata! O mio unico amato, sii buono e insegnami a dimenticarla!
Egli alz il caro peso e lo depose a terra, le prese il braccio, le tolse la borsetta, e cos scesero la scala conducente al marciapiede e al treno che gi aspettava.
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Capitolo 17. DELLA SALUTE.
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Verso il sud!
In brevi tappe, spesso interrotte per parecchi giorni come esigeva la salute scossa di Melania, superarono il Brennero, e alla fine di febbraio arrivarono a Roma, per aspettarvi le feste di Pasqua e "notizie dalla patria". Avevano scelto di proposito questa espressione indifferente, sebbene in realt si trattasse di notizie decisive per la loro vita, che tardavano a giungere pi di quanto si sarebbe desiderato. Ma finalmente giunsero, queste "notizie dalla patria", i documenti attesi, e l'indomani Melania e Ruben si trovarono all'ingresso di una piccola cappella inglese, di cui conoscevano gi il vecchio "Reverendo", al quale si erano confidati, attratti dalla debolezza del suo carattere. Erano presenti anche due amici. Subito dopo l'ufficio divino partirono per andare a respirare fuori dalle mura e godere lo splendore dei fiori di Villa d'Este, dopo esser stati tanto tempo rinchiusi in citt. Tutti erano realmente di ottimo umore, specialmente Melania, che si sentiva felice, infinitamente felice. Tutto ci che le aveva oppresso il cuore, era sparito ad un tratto, ed essa tornava a ridere, come una bambina, ingenuamente. Ah, chi possiede questo riso lo conserva; esso, se spar, ritorna; sopravvive ad ogni colpa e costruisce davanti e dietro a noi, ponti verso un tempo migliore.
Ella s'era sentita cos libera, quel giorno! Volle sentirsi ancor pi libera; e quando, venuta la sera, torn alla sua abitazione dove l'ottima padrona di casa, romana, aveva gi acceso il fuoco nel camino e il lampadario a tre bracci, risolse di scrivere, quella stessa ora, a sua sorella Giacomina per farle una quantit di domande e parlarle del suo viaggio e della sua felicit.
E scrisse:
"Cara Giacomina,
oggi  stato un vero giorno di festa, e, quel che  pi, anche un giorno felice, e vorrei dare espressione alla mia riconoscenza verso Dio; perci ti scrivo. A chi scriverei pi volentieri che a te, mia amata sorella? Oppure non vuoi pi sentirti chiamare cos? O non ti  pi permesso?
"Ti scrivo queste righe in Via Catena, una stradicciuola conducente al Tevere: se guardo in istrada, vedo splendere due lumi all'altra riva del fiume. Questi lumi vengono dalla Farnesina, la celebre villa, dove Amore e Psiche guardano, per cos dire, da tutte le finestre. Ma non dovrei parlare cos scherzosamente di queste cose, e non lo potrei, se oggi non ci fossimo recati alla cappella. Finalmente, finalmente! E sai chi c'era fra i testimoni? Il nostro capitano von Brausewetter, il tuo antico ballerino di Dachrden.  simpatico e buono e punto altero. Quando si  un po' messi al bando, si hanno occhi per accorgersi se si  trattati o no sprezzantemente; e non mi vuol uscire di mente quel quadro, ricordi?, sul quale un giorno ho tanto scherzato. Sempre la stessa cosa "cuori di pietra!". E tace quella voce che al cospetto dei Farisei pronunzi la celeste parola.
"Ma basta di ci; preferisco chiacchierare d'altro.
"Abbiamo viaggiato a piccole tappe. In principio, io ero mesta e angosciata; se talora mi mostravo gaia, era solo per amore di Ruben. Perch egli mi faceva compassione. Una donna piagnucolosa!  la peggiore delle cose. Soprattutto in viaggio. Dopo una settimana, arrivammo alle Alpi. L mi sentii meglio, e quando incontrammo l'Inn spumeggiante, e, il pomeriggio di quello stesso giorno, trovammo a Innsbruck un meraviglioso quartiere, mi pass la melanconia e potei di nuovo respirare.
"Ruben, vedendo che mi sentivo bene e rinfrancata, risolse di fermarsi col anche il giorno successivo; e con me visit tutte le chiese e i castelli; anche la chiesa dove  sepolto l'imperatore Massimiliano, quello che visse al tempo di Lutero, da vecchio signore, e fu celebrato da Grr come "l'ultimo dei cavalieri", forse con qualche esagerazione. Perch non credo ch'egli sia stato l'ultimo cavaliere. Era troppo forte e pingue per un cavaliere: senza volerti adulare, trovo che Gryczinski  pi cavalleresco.
"Strano! Io mi sento pi prussianizzata di quanto avrei creduto, cosicch anche la statua di Andrea Hofer mi  piaciuta poco. Egli porta la classica cintura tirolese attorno al corpo; fu fucilato a Mantova, come forse saprai. Alcuni lo biasimano di aver avuto molta paura. Per parte mia, non ho mai potuto capire come si possa far torto ad un uomo di non essersi lasciato fucilare volentieri.
"Quindi varcammo il Brennero; questo monte era tutto coperto di neve; faceva un effetto meraviglioso il vedere, nella stessa pendice del monte sulla quale il nostro treno si arrampicava, due, tre altri treni moderni molto al disotto di noi, piccoli come le cassette del cibo nella gabbia di un lucherino. La sera stessa eravamo a Verona. Quando vi ero stata l'ultima volta, l'avevo solo vista di passaggio: ma ora vi sostammo una giornata, perch Ruben mi volle mostrare l'antico teatro romano che si trova in quella citt. La giornata era fredda, il vento gelido mi intirizziva; tuttavia sono contenta di aver visto quel teatro. Come descrivertelo? Figurati il teatro dell'Opera, ma non in un giorno comune, sibbene in una serata di ballo: il teatro per si arrotondisce anche nel punto dov' l'orchestra.  un anfiteatro di forma ovale, ha per tetto il cielo: avrei goduto assai pi a lungo lo spettacolo, se non mi fossi lasciata indurre ad andare a mangiare il salame in un ristorante vicino.
"La settimana successiva arrivammo a Firenze; se io fossi Duquede, direi: Firenze  sopravalutata.  piena di inglesi e di quadri: non si  mai liberi dai quadri! Poi vi sono le "Cascine", qualcosa come il Tiergarten o il Viale dei Cacciatori di Corte a Berlino: i fiorentini ne sono molto fieri; vi si vedono equipaggi con sei e dodici e perfino ventiquattro cavalli. Io per non li ho visti. Sull'Arno  gettato un ponte con botteghe, a modo di quello di Rialto. Se non si tiene conto delle molte chiese e dei chiostri, il vecchio palazzo ducale  il monumento pi notevole della citt. Bellissima  considerata la piccola torre che si eleva dal mezzo del palazzo, simile ad un comignolo con una corona e una galleria attorno.  molto originale. Nei pressi si trova una via lunga e stretta che corre a fianco della strada principale: ivi si fanno costantemente arrostire quaglie allo spiedo. E tutto ha odore di grasso; e frammezzo c' strepito e fiori e formaggi accumulati l'uno sull'altro: tanto che non si sa dove restare e se si debba divertirsi o spaventarsi. Si finisce col divertirsi, e questa  davvero la cosa pi graziosa ch'io abbia vista nel mio viaggio: eccettuata, naturalmente, Roma. Ed ora sono a Roma.
"Ma, carissima Giacomina, di Roma oggi non ti posso scrivere, perch sto gi scrivendo la quarta pagina e Ruben diventa impaziente e dal suo oscuro angolo mi scaglia confetti, sebbene Carnevale sia finito da molto tempo. Perci smetto; ma prima ti voglio ancora rivolgere un paio di domande.
"Certo, le domande che voglio fare non mi escono facilmente dalla penna, e tu le devi indovinare. Non sono enigmi. Nel rispondermi, risparmiami, ma non tacere nulla. Debbo imparare a sopportare ci che  spiacevole e doloroso. Non pu essere altrimenti. A questo proposito non mi faccio pi illusioni. Chi va al molino s'infarina. Il mondo proferir sentenze ancor pi oltraggiose di questa. Vorrei solo che nel condannarmi mi si concedessero le "circostanze attenuanti". Io non potevo fare diversamente. E ho solo il desiderio che mi sia concesso di dimostrarlo. Per, non potr adempiere questo desiderio, e dovr cercare e trovare ogni conforto nella mia felicit e ogni felicit nel mio riserbo. E cos far. Ho conosciuto abbastanza il tumulto della vita, ne sono sazia, e anelo solo al silenzio e ad un'esistenza appartata. Qui la trovo. Ah, quanto  bella questa citt; talora mi sembra che sia proprio vero, che ogni rimedio e ogni conforto ci venga da Roma e unicamente da Roma. Ci si aggira beati in questo luogo, si vede e si ode come in sogno.
"Ed ora, mia dolce Giacomina, addio, scrivimi molto e minutamente. Tutto mi interessa, sono avida di notizie, soprattutto di notizie... Mu tu sai gi. Di ci, pi nulla. La sempre tua
Melania R.".
Questa lettera fu messa alla posta la sera stessa, con l'oscura sensazione che una pronta domanda producesse una rapida risposta. Ma questa non venne, e l'offesa della mancata risposta sarebbe stata risentita molto dolorosamente, se Melania, pochi giorni dopo aver spedita la lettera, non fosse ricaduta nella sua melanconia di prima. Essa era convinta di dover morire; tentava di sorridere e, bruscamente, scoppiava in un torrente di lagrime. Perch ci teneva alla vita, e, pur nel suo dolore, godeva un'immensa felicit: la vicinanza dell'uomo amato.
Ed aveva ben ragione di rallegrarsi di questa fortuna: perch le virt di Rubehn si rivelavano tanto pi chiare quanto pi torbidi erano i giorni. Egli era tutto riguardi: non si mostrava mai di malumore, non si lagnava mai, e la distinzione del suo temperamento si rivelava ad ogni istante.
Passarono torbide settimane.
Infine un medico tedesco, consultato, dichiar che Melania non doveva fermarsi molto in un luogo, anzi, doveva procurarsi costantemente nuove impressioni. In altri termini, consigli di cambiare spesso aria e luogo: disse che, certo, un simile vagabondaggio era brutta cosa, ma rappresentava un male minore, l'unico modo di curare l'inquietudine e la nervosit di Melania.
Cos si foggiarono piani di nuovi viaggi, che la malata accett con apatia.
A brevi tappe, evitando accuratamente la ferrovia e le grandi strade, percorsero l'Umbria, risalirono la costa orientale italiana, e ad un tratto constatarono di trovarsi a sole dieci miglia di distanza da Venezia. Allora venne a Melania un profondo, un nostalgico desiderio di aspettare col l'ora del parto. E fu come trasfigurata e rise di nuovo e disse:
Della Salute! Ricordi ancora?... Ci mi rammenta la patria, mi ristora...  il benessere, la salute! Oh, vieni! Andiamo a Venezia!
E vi andarono, e l giunse l'ora penosa. Per un giorno intiero, Melania stette fra la vita e la morte. Ma quando, la sera, dall'altra parte dell'acqua, giunsero meravigliosi suoni, Melania, mortalmente stanca, chiese donde provenissero. Le fu risposto: dalla chiesa della Salute; allora essa si drizz e disse
Ora io so che vivr.
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Capitolo 18. RITORNO IN PATRIA.
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La sua speranza non la ingann. Guar, e quando giunse l'autunno, e la salute della piccina e quella della madre permisero di partire, lasciarono la citt alla quale si sentivano avvinti da ore gravi e da ore liete, e andarono in Svizzera. Era loro progetto fare una sosta nella pi bella delle valli, nella valle "fra i laghi" (Interlaken).
Ed ivi trascorsero settimane calme e felici. Solo quando un frizzante vento di nord-ovest soffi dal lago di Thun verso quello di Brienz e, l'indomani, la neve cadde cos alta da coprire interamente non solo la Iungfrau ma anche le cime minori, Melania disse:
Ora  tempo. Non ad ogni persona la vecchiaia sta bene, e non ad ogni paesaggio sta bene la neve. In questa valle l'inverno non  al suo posto, o, almeno, qui non  bello. Io vorrei andare nei paesi dove si  famigliarizzati con l'inverno e lo si comprende.
Credo, rispose Rubehn ridendo, che tu aneli all'isola di Rousseau, a Ginevra!
S. disse lei. E a molte altre cose ancora. Di qui, potrei essere in tre ore a Ginevra e rivedere la casa dove sono nata. Ma non ne provo il desiderio. Mi sento attratta verso il nord, nel quale sento ogni giorno pi la mia patria del cuore. E tale rester, checch avvenga.
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E in un mite giorno di dicembre Rubehn e Melania erano tornati a Berlino, e con essi la Vreni, una vigorosa fantesca svizzera che avevano presa al loro servizio in Interlaken, perch custodisse la bambina. Scelta eccellente.
Li aspettava alla stazione il fratello minore di Rubehn che li accompagn alla loro dimora e ve li introdusse: un incantevole alloggio all'angolo orientale del Tiergarten, elegante e arredato con buon gusto, quasi attiguo a quello di Duquede.
Saremo buoni vicini con lui? si chiesero nell'entrare, ed entrambi proruppero in una risata.
Melania fu molto contenta dell'appartamento e del mobilio, e, in genere, di tutto. Il pomeriggio del secondo giorno, trovandosi sola, sedette in una delle profonde nicchie delle finestre e guard gli alberi del parco imbiancati dalla brina e alcuni scoiattoli che saltellavano, rincorrendosi, di ramo in ramo. Quante volte aveva assistito a questo spettacolo nel passeggiare con Lidia e Heth per il giardino zoologico! Ad un tratto, tutto stette di nuovo davanti a lei, ed essa sent un'ombra scendere sulle serene immagini dell'anima sua.
Ma infine usc anche lei, e volle rivedere la citt e i suoi conoscenti. Ma chi? Poteva solo passare dalla sua amica, la maestra di musica. E pass difatti; ma non ne trasse nessuna gioia. Anastasia si mostr con lei confidenziale, con una certa aria di superiorit; Melania torn a casa di cattivo umore. Anche a casa non tutto andava come doveva: Vreni era arrabbiata, la stanza era troppo calda. Melania si rasseren solo quando ud la voce di Rubehn, fuori, sul pianerottolo.
Egli entr.
Era l'ora del t, l'acqua bolliva gi; essa prese il braccio dell'uomo amato, e, chiacchierando, s'avanz con lui sullo spesso tappeto turco. Ma egli soffr del troppo caldo, e invano essa gli fece vento col fazzoletto.
E adesso siamo nel nord! disse Rubehn ridendo. Dimmi: abbiamo mai sentito tanto caldo nel sud?
Oh s, Rubehn! Non rammenti la prima volta che andammo al Lido? Io, almeno, non la dimentico. Non ho mai sofferto tanto quanto quel giorno sul battello: prima l'afa e poi l'uragano. E, frattanto, il fulmine. E se almeno fosse stato un fulmine! Ma cadde dal cielo come un lenzuolo di fuoco. E tu eri cos calmo...
Io sono sempre calmo, cuor mio, o almeno cerco di esserlo. La nostra inquietudine non cambia nulla e non migliora nulla.
Non so se hai ragione. Quando siamo preoccupati e angosciati preghiamo anche noi, che nei giorni lieti ci dimentichiamo di pregare. E ci riconcilia gli Dei. Perch essi vogliono che noi impariamo a conoscere la nostra meschinit, il nostro bisogno di aiuto. Non hanno forse ragione?
Io so solo che tu hai ragione. Sempre. E per amor tuo anche gli Dei debbono aver ragione. Sei contenta?
S e no. Ci che in queste tue parole  amore,  buono, o almeno io lo odo volentieri. Ma...
Lasciamo stare i "ma" e prendiamo il nostro t, che ci aspetta. Esso giova sempre e contro tutto: ci giover pure contro questo caldo africano. Ma per esserne pi sicuro aprir la finestra.
E l'apr, e di sotto la persiana arrotolata a met penetr nella stanza una mite aura notturna.
Quanto  mite e molle! disse Melania.
Troppo molle, rispose Rubehn. Dovremo abituarci a correnti d'aria alquanto fredde...
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Capitolo 19. INCOGNITO.
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Melania era lieta di ritrovarsi in patria.
Si rendeva conto di ci che necessariamente le sarebbe capitato, e condivideva il timore enunciato da Rubehn. Ma, d'altro lato, era abbastanza di temperamento sanguigno per vivere con la speranza di superare le avversit che l'aspettavano. E perch non le avrebbe superate? A lei l'accaduto pareva pressoch accomodato, di fronte alla societ. Si erano rispettate le convenienze, osservate le forme; quindi Melania credeva di non dover incontrare una severit a cui di regola il mondo ricorre solo quando crede di esservi obbligato, forse perch si rende conto che chi abita in una casa di vetro non deve scagliare pietre.
Melania non s'attendeva di essere trattata con rigore. Nondimeno accett la proposta di serbare l'incognito almeno durante le prossime settimane e di cominciare solo dopo capodanno a fare le visite indispensabili.
Cos avvenne che si pass in una stretta cerchia di amici la vigilia di Natale. Soli Anastasia, il fratello di Rubehn e il vecchio procuratore di Francoforte, uno scapolo chiuso e taciturno, la cui lingua si scioglieva solo dopo il terzo bicchiere, comparvero per veder ardere i lumi dell'albero di Natale. Quando questi arsero, fu fatta venire anche la piccola Annina, e Melania prese in braccio la piccina e gioc con lei e la tenne alta. E la piccina pareva felice e rideva e tendeva la manina verso i lumi.
Felici erano tutti, in particolar modo Rubehn; chi l'avesse visto quella sera l'avrebbe trovato gaio e tenero: non c'era pi in lui nulla di americano.
Nella stanza attigua fu servita una piccola cena. Prima Anastasia e poi il fratello di Rubehn fecero brindisi scherzosi; quindi si alz il vecchio procuratore, per bere "con pieno bicchiere e con pieno cuore" alla salute degli ospiti. Disse di sapere per esperienza propria che nella vita la miglior cosa  l'incognito. Tutto ci che si espone sulla strada o sulla piazza non ha valore, o ha solo un valore comune, volgare; ci che ha vero valore si apparta, si ritrae nel silenzio, si nasconde. Il fiore pi amabile , senza dubbio, la viola; e non  dubbio, altres, che il frutto pi poetico sia la fragola del bosco. Perci egli brindava all'incognito, o agli incogniti, perch per lui singolare e plurale erano indifferenti:
Singolare o plurale,
Alzo il bicchiere a Melania;
Plurale o singolare,
Bevo alla salute di Ebenezer!
E si pose a cantare.
Si separarono ad ora tarda, e Anastasia promise di venire a pranzo l'indomani. Un giorno pi tardi (Rubehn era andato in citt) la Vreni comparve ad annunziare, nel suo tedesco svizzero, e con visibile eccitazione, la visita del consigliere di polizia Reiff. Essa si calm solo quando la sua giovane padrona rispose:
Ah, benvenuto! Pregalo di entrare.
Melania gli mosse incontro. Reiff non era punto cambiato: la stessa serenit nel viso, lo stesso frac nero, lo stesso panciotto bianco.
Quale gioia provo nel rivedervi, caro Reiff! disse Melania, indicando con la destra una poltrona vicina alla sua. Siete stato sempre mio buon amico, e credo che lo siate ancora.
Reiff assicur che la sua devozione era immutata, e fece domande su domande. Ma in ultimo, per caso o di proposito, si lasci anche sfuggire il nome di Van der Straten.
Melania non si turb e disse solo:
Non dovete pronunziare questo nome, caro Reiff, almeno non ora. Non gi perch desti in me immagini penose: no, oh no! Se cos fosse, ve lo lascerei pronunziare. Ma appunto perch quel nome non mi evoca nulla di penoso, e perch io so soltanto di aver fatto del male all'uomo che lo porta, quel nome mi fa soffrire. Esso mi ricorda un torto, che non  diminuito dal fatto che io, in cuor mio, non lo considero tale. Dunque non parliamo di lui. E nemmeno...
Tacque. Dopo una pausa, riprese:
Adesso sono felice, realmente felice; ma bisogna pagare tutto, e pagare due volte la nostra felicit! Il consigliere di polizia balbett confuse parole di assenso, perch non aveva compreso bene.
Melania riprese:
Caro Reiff, dobbiamo trovare un terreno neutrale. E lo troveremo.  questo uno dei vantaggi delle grandi citt. Vi sono sempre cento cose di cui si pu chiacchierare: e non solo per proferire parole, ma anche col cuore. Non  vero? Ed io spero di rivedervi.
Poco dopo Reiff si conged, per non fare troppo aspettare la vettura da piazza con cui era venuto. Melania lo segu con gli occhi e fu contenta di vedere che egli, a breve distanza dalla casa, aveva incontrato Rubehn. I due uomini si salutarono.
 stato qui Reiff, disse Rubehn, entrando un minuto dopo. Come l'hai trovato?
Immutato. Ma pi imbarazzato di quanto dovrebbe essere un consigliere di polizia.
 venuto con cattive intenzioni: per farti cantare.
Credi?
Certo. Sono tutti eguali. Solo le loro maniere sono diverse. E Reiff si d delle arie d'innocenza. Ma da gente di questa specie si deve stare doppiamente in guardia. Dir una cosa ridicola, ma non posso reprimere l'idea che noi domani saremo iscritti nel libro nero.
Tu gli fai torto. Egli ha affezione per me. O forse  questa soltanto vanit e immaginazione mia?
Forse. Forse anche no. Ma questi buoni signori... il loro migliore amico, il loro pi caro fratello, non  mai sicuro di loro. E a chi si stupisce o si lagna, rispondono ironicamente, scotendo le spalle: " il mio mestiere".
*
Una settimana pi tardi il nuovo anno era cominciato ed era giunto il momento fissato dalla giovane coppia per uscire dal suo incognito. Melania, almeno, voleva uscirne. Non era ancora stata in casa di Giacomina; e sebbene, ricordando la sua lettera rimasta senza risposta, non si ripromettesse molto di buono da questa visita, era pure necessario farla, ad ogni costo. Voleva avere la certezza dell'atteggiamento che i Gryczinski intendevano assumere.
E cos si avvi alla Alsenstrasse.
Con cuore oppresso sal le scale guernite di tappeto, e son. Tosto pot riconoscere un andare e venire dietro la parete di vetro del corridoio. Finalmente, la porta fu aperta.
Ah, Emma!  in casa mia sorella?
No, signora... La mia padrona sar molto spiacente. Ma la signora von Haysing  venuta a prendere la padrona per andare con lei a vedere il gran quadro: credo, la "Fiaccola di Nerone".
E il signor maggiore?
Non so, disse, imbarazzata, la ragazza. Voleva uscire, ma andr a vedere...
Oh no, Emma, non andare. Va bene cos. Di' a mia sorella, o alla tua padrona, ch'io sono stata qui. O piuttosto, ecco, prendi il mio biglietto di visita...
Fece un breve saluto e se ne and.
Sulla scala, mormor fra s:
 lui che vuole questo. Lei  una buona creatura e mi vuol bene.
Poi si premette la mano sul cuore e disse sorridendo:
Taci, sta calmo, cuor mio!
Rubehn fu poco sorpreso all'udire l'esito della visita; e lo fu ancor meno quando, l'indomani, giunse una lettera, le cui cifre leggiadramente intrecciate, G. v. G., non lasciavano dubbio sulla speditrice, Giacomina von Gryczinski. E in realt proveniva da costei.
Giacomina scriveva:
"Mia cara Melania, come m' dispiaciuto che non ci siamo incontrate! E dopo tanto tempo! E dopo che io ho trascurato di rispondere alla tua cara, lunga lettera! Essa era molto interessante, e ne fu entusiasta perfino Gryczinski, che pure  di spirito critico e giudice rigoroso. Un solo punto lo urt, quello in cui dici che, dopo come prima, ogni rimedio e ogni conforto deve provenire da Roma. Questo gli spiacque, e disse che cose simili non si debbono dire nemmeno per ischerzo. E non diede valore alla mia difesa. Perch i pi dei Gryczinski sono ancora cattolici, ed io credo ch'egli sia cos severo e suscettibile perch egli, personalmente, vorrebbe liberarsene. In alto, sono tuttora molto difficoltosi, e tu sai che Gryczinski  troppo furbo per volere una cosa che non  voluta in alto. Ma forse le cose cambieranno. E ti confesso apertamente che troverei giusto (e non avrei nulla in contrario) che essi tornassero a parlare d'altro. Perch, infine,  proprio, questo, un problema cos importante e cos urgente? Se in guerra molti non restassero morti e feriti, io augurerei una nuova guerra. (Del resto, si dice che vi contino sopra). Se venisse la guerra, per noi il problema sarebbe risolto e Gryczinski sarebbe tenente colonnello. Perch  il terzo nell'elenco. E un paio di vecchi generali, o almeno dei pi vecchi, dovr pur finire col ritirarsi!
"Ma io ciancio di pace e di guerra e di Gryczinski e di me, e mi dimentico di chiedere di te e della tua salute! Sono persuasa che tu ti trovi bene e che, in tutto ci che  essenziale, sii soddisfatta del cambiamento. Egli  ricco e giovane, e, date le tue idee, credo che il fatto ch'egli non  titolato non possa renderti infelice. Infine, chi  giovane pu ancora sperare. Ed ora Francoforte  citt prussiana, e vi si pu trovare un titolo.
"Ah, cara Melania, con quanto piacere sarei venuta personalmente da te, a guardare a casa tua le cose grosse e le piccole, s, anche la piccina, a vedere a chi questa somigli. Ma egli me l'ha proibito ed ha detto al servitore che "noi non siamo mai in casa". E tu sai ch'io non ho il coraggio di contraddirlo: di contraddirlo sul serio. Perch, un poco l'ho contraddetto, ma egli m'ha risposto, irritato:
"Questo  escluso. Non ho nessuna voglia di essere messo da parte in causa di queste sciocchezze che non mi riguardano. E tu, Giacomina, sta in guardia: perch sei una donnina incantevole (ha proprio detto cos) ma voi due siete come gemelle, e qualcosa di simile ribolle anche nel tuo sangue. Ma io non sono Van der Straaten e non faccio la commedia della generosit. Tanto meno a mie spese.
"E, dall'alto in basso, m'ha baciato la mano ed  uscito dalla stanza.
"Ed io, mia cara Melania, che cosa ho fatto? Ah, non ho fatto niente. Non ho nemmeno pianto. Ero solo spaventata. Perch sento ch'egli ha ragione e che c' in me una strana curiosit. Hanno ragione i preti, che tante cose imputano alla nostra curiosit... Una volta Elimaro, che, certo, non  un uomo di chiesa, mi disse: "La cosa pi bella  il poter paragonare". Credo che parlasse dell'arte. Ma da allora questo problema mi interessa, e credo che la sua portata non si limiti all'arte. Del resto, nel corrente inverno o in primavera Gryczinski dovr intraprendere un viaggio per incarico dello Stato Maggiore. Allora ti vedr. E quando ritorner, gli confesser tutto. Allora potr farlo, perch, quando ritorna da un viaggio,  sempre molto tenero. E, dopo tutto, egli non  un Barbableu! In attesa, addio.
Tua Giacomina".
Melania lasci cadere il foglio, e Rubehn lo raccolse. Lesse anch'egli e disse:
S, cuor mio, questi sono i giorni penosi. E purtroppo cominciano solo ora. Ma non ti preoccupare: tutto ha un termine; e principalmente queste cose finiscono presto.
E si pose al pianoforte e son, forte e con una traccia di gaia esagerazione, l'aria "Col mio mantello io ti proteggo dalla tempesta...".
Poi si alz e la baci e disse:
Su, allegra, cara!
...
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Capitolo 20. LIDIA.
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Su, allegra, cara, aveva gridato Rubehn a Melania; e questa volle seguire il consiglio. Ma non riusc a rasserenarsi, non poteva riuscire, perch ogni giorno portava nuove offese. Nessuno era in casa per lei; il suo saluto non era ricambiato; e prima che l'inverno fosse finito essa seppe che, per un tacito accordo, la gente l'aveva messa al bando. Era morta per la societ, e la profonda depressione del suo spirito l'avrebbe spinta alla disperazione se Rubehn non le fosse stato al fianco. Non solo cordiale e innamorato, ma di quella serena calma che, di solito, o si comunica agli altri o per lo meno esercita su questi una tacita influenza.
Conosco questo, Melania. Quando, a Londra, succede qualcosa di eccezionale, si suol dire: "la meraviglia durer nove giorni"; questi nove giorni sono la pi alta durata che si assegni alla pubblica emozione. Ci avviene a Londra. Qui, l'emozione dura un po' pi a lungo, perch noi siamo alquanto pi piccoli. Ma la legge  la medesima. Ogni tempesta si esaurisce. Un bel giorno avremo di nuovo l'arcobaleno e la festa della riconciliazione.
La societ  irreconciliabile.
All'opposto. Per lei non  comodo funzionare da tribunale. Ed essa sa perch. Quindi attende solo un cenno per riporre nel fodero la grande spada delle esecuzioni capitali.
Ma perch sia cos, bisogna che succeda qualche cosa.
E succeder.  raro che non succeda; e nei casi meno gravi succede sempre. Abbiamo fatto una determinata impressione: dobbiamo sforzarci di farne un'altra. Un'impressione opposta. Ma nel medesimo campo... Comprendi?
Ella fece cenno di s, gli prese la mano e disse:
E ti giuro che lo voglio. Dove ci fu il peccato, ci sar l'espiazione. O, dir meglio, il risarcimento. Anche questa, spero,  una legge. La pi bella delle leggi. Non  necessario che tutto sia tragedia.
In quel momento, il domestico apport un biglietto di visita: "Federica Sawat von Sawatzki".
Oh, lasciaci sole, Ruben, preg Melania alzandosi e andando incontro in anticamera alla vecchia signora.
Ah, mia cara Federica! Come sono felice che tu sia venuta, che tu sia qui! Quanta pena deve averti fatto... Non alludo solo alle tre scale... Una mezza canonichessa, che va ogni domenica alla chiesa di San Matteo! Ma le persone pie, quando sono realmente tali, sono sempre le migliori. Ed ora siedi, mia unica, mia cara Federica, mia buona vecchia amica!
Mentre cos parlava, cercava di aiutarla a togliersi il mantello di seta e ad appenderlo ad un uncino al quale Federica, troppo piccola, non arrivava.
Mia buona, vecchia amica, ripet Melania. Tale eri, tale sei rimasta. Una sincera amica, che mi incit sempre al bene e non mi lusing mai. Ma ci non valse, ed io non ho mai compreso come si possano avere norme fondamentali o principii, ci che in fondo  la stessa cosa: una cosa che a me  sempre parsa difficile e non necessaria. Io ho sempre fatto quello che volevo, quello che mi piaceva, e come volevo. E non posso trovare ci tanto brutto. Nemmeno adesso. Concedo per che  pericoloso, e voglio tentare di agire diversamente. Voglio imparare. Decisamente. E ora racconta. Cento domande mi bruciano le labbra.
Federica, entrando, era imbarazzata e tale rimase; ma ora, abbassando gli occhi e poi alzandoli, cordiali e fermi, su Melania, disse:
Ho voluto vedere una buona volta... E non mi trovo qui di nascosto da lui. Egli lo sa e mi ha approvata.
Melania rispose vivacemente
 in collera? Dillo, lo voglio sapere. Dalla tua bocca posso udire tutto. Nei giorni di Natale, Reiff  stato qui. Non potei sopportarlo.  diverso che sia una persona o un'altra a parlare; che parli la curiosit o il cuore. Dimmi,  esasperato?
Federica dondol la testa e disse:
Esasperato? Se egli lo fosse, io non sarei qui.  stato infelice e lo  ancora. E si rode dentro di s. Ma ha ripresa la sua calma. Almeno davanti alla gente. Cos ; egli  stato molto buono con te, Melania, quanto si pu essere buoni con una persona. E tu eri il suo orgoglio, ed egli si rallegrava nel vederti.
Melania approv col capo.
Vedi, cara, tu non hai potuto fare altrimenti, perch non hai mai imparata l'altra cosa, quella che importa, e perch non sapevi che fosse la seriet della vita.  vero: Anastasia cantava sempre: "Chi non mangi mai il suo pane inaffiato con lagrime...", e allora Elimaro voltava la pagina. Ma altro  cantare, altro  vivere. E tu non hai mangiato il pane imbevuto di lagrime, e Anastasia non lo ha mangiato, e nemmeno Elimaro. Cos  avvenuto che tu hai fatto solo quel che t' piaciuto o come ti suggeriva il tuo capriccio. E hai abbandonate le tue figliuole, quelle care bambine tanto belle e delicate, e non hai voluto nemmeno vederle prima d'andartene. Hai rinnegato la tua carne e il tuo sangue. Ah, mia povera cara amica, ci  imperdonabile agli occhi di Dio e degli uomini.
Pareva che Federica volesse proseguire; ma Melania balz in piedi e disse:
No, Federica, questo non merito! Qui, tu mi fai torto. Tu mi conosci bene e da gran tempo; ed io stessa ero quasi ancora una bambina quando entrai in quella casa. Ma questo devi ammettere: che io non ho mai mentito n simulato; anzi, mi fu sempre odioso l'atteggiarmi a migliore di quanto sono. Anche oggi mi  odioso. E perci ti dico che non  giusta l'accusa che mi fai a proposito delle mie bambine, della mia piccola dolce Heth, che somiglia a suo padre, ma ride ed  volubile come sua madre.
Per te ne sei andata senza vederle, senza congedarti...
S, ho fatto questo, e so benissimo che molte altre non lo avrebbero fatto. Ma, se si ha diritto di essere fieri d'una cosa per s stessa triste, io sono fiera di questa cosa. Volevo andarmene; questo era stabilito. Ma se avessi vedute le bambine, non avrei potuto andarmene. Dovevo scegliere. Posso aver scelto male, agli occhi del mondo  certo cos, ma almeno  stato un giuoco chiaro, aperto e leale. Chi rompe il vincolo matrimoniale senz'altro motivo che l'amore per un altro uomo, rinunzia al diritto di fare la tenera madre. Tale  la verit. Me ne sono andata senza vederle e senza salutarle perch mi ripugnava mescolare le cose sacre alle profane. Non volevo smancerie sentimentali. Non spetta a me vantarmi della mia virt: ma una cosa almeno io ho, Federica: so distinguere bene, delicatamente, ci che conviene da ci che  sconveniente.
E adesso, vorresti vederle?
Meglio oggi che domani! In qualsiasi momento. Me le porterai tu?
No, no, Melania, tu corri troppo. Ma ho foggiato un progetto. Se riesce, sentirai ancora parlare di me. O verr, o scriver io o scriver Giacomina. Perch Giacomina ci deve aiutare. Ed ora addio, mia cara, cara Melania. Non curarti della gente. Tu sei una cara creatura. Un po' leggera, ma col cuore al posto giusto. Addio, tesoro!
E se ne and e ricus di mettersi il mantello perch voleva scappare in fretta. Ma, quando ebbe scesa una scala, si ferm e, a fatica, pass da s le braccia nelle piccole maniche.
...
Melania fu lietissima di quella visita, e, nello stesso tempo, ne rimase piena di nostalgia e di aspettazione. Talvolta le pareva che la piccina giacente accanto a lei nella culla fosse sospinta indietro, allontanata, da quella nostalgia. Melania era una di quelle nature nel cui cuore una sola cosa predomina sempre.
Cos passarono settimane, e Pasqua era gi vicina quando, finalmente, le fu consegnato un biglietto che essa ritenne apportatore del buon messaggio. Proveniva dalla sorella; e Giacomina scriveva:
"Mia cara Melania! Siamo sole, e siano benedetti gli strumenti trigonometrici! Sono questi, come forse sai, le alte costruzioni su tre piedi che quando si viaggia in ferrovia s'incontrano dappertutto; e allora i viaggiatori chiedono: "mio Dio, che  questo?". Hanno l'aspetto di un cavalletto da pittore; ma, per servirsene, il pittore dovrebbe essere molto alto. Ancor pi alto di Gabler, e con gambe pi lunghe. Ed egli torner indietro fra quindici giorni: il che mi fa molto piacere. Aspetto cos il suo ritorno, perch egli, decisamente, ha ci che piace a noi donne. Una volta piaceva anche a te; s, cuor mio, non lo puoi negare, e talvolta ero gelosa, perch tu sei pi furba di me, e ci piace agli uomini. Ma non ti scrivo per questo. Federica  stata qui e si  raccomandata a me; quindi io credo bene che non si perda pi nemmeno un momento: vieni da me domani, a mezzogiorno. Esse saranno qui, e ci sar pure Federica. Ma non abbiamo detto loro nulla; sar, per esse, una sorpresa. Io sono felice di potermi prestare ad una cosa tanto commovente. Perch credo che l'amor materno sia ancora la cosa pi bella... Ah, mia cara Melania!... Ma taccio. Gryczinski dice ad ogni tratto che nella vita importa dominare i propri sentimenti... Non so per se abbia ragione. Ed ora, addio. Sempre tua
G. v. G.".
Melania, dopo che ebbe ricevuta questa lettera, fu colta da un'agitazione che non pot n volle celare. Rubehn la trov in questo stato e ne fu molto impensierito, sapendo per esperienza che a queste esaltazioni seguiva sempre una reazione, e a queste intense attese una delusione. Cerc di distrarla e fu lieto quando giunse il giorno seguente.
Era una giornata chiara, l'aria era tiepida; solo qualche nuvoletta si librava alta nell'azzurro. Melania usc di casa prima dell'ora convenuta e s'avvi alla Alsenstrasse.
Ah, quanto le faceva bene quell'aria! Si fermava spesso per aspirarla avidamente e godersi il silenzioso spettacolo della vita che si ridestava e della Natura che gi cominciava a rifiorire. Le siepi erano orlate di verde; e nei punti dove le foglie cadute erano state rastrellate e ammucchiate in disparte germogliavano gi le foglioline verdi dell'edera; e ad un tratto le parve che una rondine le guizzasse davanti, rapidissima, con un grido stridulo ma gaio. Cos attravers il Tiergarten in tutta la sua larghezza, e giunse alla piccola piazza che mette nell'Alsenstrasse, chiamata "piccola piazza reale". Qui sedette in una panca e si fece vento col fazzoletto e ud chiaramente il suo cuore battere.
Ah, in quali imbarazzi cadiamo quando abbandoniamo le strade tradizionali e deviamo dalla regola e dalla legge! Non ci giova a nulla l'assolverci da noi. Il mondo  pi forte di noi e finisce col vincerci nel nostro proprio cuore. Io credetti di far bene andandomene senza vedere e salutare le mie bambine, non volli scene di commozione, pensai: "le cose debbono essere in un modo o in un altro: bisogna decidersi". Ed ancor oggi credo di aver pensato giusto. Ma a che mi serve? Qual' la fine? Una madre, che ha paura delle sue bambine!
Questa parola la fece scattare in piedi. Quella sfidante fierezza che, nonostante le sue debolezze, era nel suo temperamento, la incit di nuovo, ed essa si incammin in fretta alla casa di Gryczinski.
I portinai, marito, moglie e due figlie giovinette, dovevano aver gi avuto sentore, dalla servit, dell'avvenimento che si preparava, perch si erano appostati nella semiaperta porta del sotterraneo e guardavano l'uno sopra la testa dell'altro. Melania se ne accorse e disse fra s:
Una meraviglia che durer nove giorni! Io sono diventata una rarit.  la cosa che ho sempre odiato di pi.
E sal le scale e son. Federica era gi arrivata; le sorelle si baciarono e si compiacquero a vicenda del loro buon aspetto. E tutto rivelava animazione e gioia.
La sala in cui ora entrarono era un locale ampio ed aerato, ma troppo stretto in rapporto alla sua profondit. Le sue due grandi finestre, senza pilastro frammezzo, formavano una sporgenza che aveva l'aria di una nicchia. Il locale aveva un aspetto solenne, e dalle cortine rosse trapelava una strana luce smorzata, che si rifletteva sulla tappezzeria bianca. Di fronte alla nicchia delle finestre si notava un'alta porta conducente alla sala da pranzo, situata dietro il salotto.
Melania prese posto in un piccolo sof presso una finestra; le altre due signore sedettero accanto a lei, e Giacomina, come era suo costume, tent di avviare una conversazione. Essa non provava nessuna profonda commozione e considerava tutto ci dal punto di vista d'uno spettacolo drammatico. Ma Federica, che s'era accorta che gli sguardi di Melania erano sempre fissi ad un solo punto, interruppe la conversazione e disse:
Ora smetti, Giacomina. Vado a prenderle.
Segu un penoso silenzio; Giacomina non sapeva pi che dire e fu sinceramente lieta quando giunse dalla piazza il suono della fanfara d'un reggimento della Guardia, che passava in quel momento. Si alz, tir una tenda e guard a destra.
Sono gli Ulani, disse. Non vuoi anche tu?...
Ma prima che essa potesse finire la frase, i battenti della grande porta si spalancarono e Federica, tenendo per mano le due bambine, entr.
Fuori, la musica si dilegu.
Melania si alz di scatto e mosse incontro alle bambine stupefatte e quasi spaventate. Ma quando vide Lidia fare un passo indietro, si ferm anche lei e fu colta da un senso di mostruosa angoscia. Con grande sforzo riusc a balbettare:
Heth, mio dolce, piccolo amore... Vieni... Non conosci pi la tua mamma?
E, raccogliendo tutte le sue forze, si trascin fin presso la porta e si chin per sollevare Heth con ambe le mani. Ma Lidia le lanci un'occhiata d'odio, tir indietro la piccina e disse:
Noi non abbiamo pi mamma.
E, sempre tirando la piccina che a met resisteva, la costrinse ad uscire con lei dalla porta, rimasta socchiusa.
Melania, perduti i sensi, stramazz a terra.
Mezz'ora pi tardi essa si era riavuta abbastanza per poter tornare in carrozza a casa sua. Non permise che nessuno l'accompagnasse. Nel suo stato d'animo, le sagge sentenze di Federica e le insulse chiacchiere di Giacomina le apparivano egualmente intollerabili.
Quando essa fu uscita, Giacomina disse a Federica:
Eppure, la scena mi ha fatto molta impressione. Gryczinski non ne deve sapere nulla. A lui non piacciono i bambini. Certo, mi direbbe: "Ecco, vedi che cosa si trova nei figli? Ingratitudine e mostruosit".
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Capitolo 21. NELLA CHIESA DI SAN NICOL.
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Sonavano le due all'orologio della torricella della casa attigua, quando Melania rientr nella sua dimora. Il cuore le batteva cos forte da scoppiare. Sentiva il bisogno d'una spiegazione: sapeva che solo allora le sarebbero venute le lagrime e, con le lagrime, il conforto.
Ma quel giorno Rubehn tardava pi del solito a rincasare, cosicch alle altre angoscie del cuore di lei si aggiunse il timore, la preoccupazione per l'uomo amato. Finalmente, egli giunse; era gi tardi nel pomeriggio, e il sole tramontante dietro gli alberi brulli lanciava una cruda luce dalla piccola finestra. Ma faceva freddo, regnava una grande tristezza, e Melania, movendo incontro al marito, disse:
Tu porti con te un gran freddo, Rubehn. E io ho tanta voglia di luce e di caldo!
Ecco come sei tu!, rispose Rubehn visibilmente distratto, pur cercando di far mostra della sua solita serenit. Ecco come sei! Io non vedo altro che luce, luce a profusione su ogni cuscino del sof, su ogni spalliera di sedia, e la latta della stufa splende e scintilla, come se fosse d'oro. E tu aneli alla luce! Io ne sono abbagliato, e vorrei che ce ne fosse meno o si spegnesse.
Non dovrai aspettare molto.
Egli passeggiava su e gi per la stanza. Ora si ferm e disse, con interessamento:
Dimenticavo d'informarmi della cosa principale. Scusami. Sei stata da Giacomina. Com' andata? Temo che non sia andata bene. Lo leggo nei tuoi occhi. E ne avevo il presentimento, proprio stamane nell'andare in citt. Oggi non  stato un giorno fortunato.
Nemmeno per te?
Non merita di parlarne.
Si abbandon su una vicina poltrona e prese meccanicamente un album che stava sul tavolino. Egli aveva spesso enunciata l'opinione che lo sfogliare un album fosse la forma pi bassa dell'occupazione intellettuale; quindi non fu cosa sorprendente che, mentre voltava le pagine, guardasse fuori del libro e ripetutamente chiedesse:
Com' andata? Sono curioso di sapere...
Ma essa s'avvide troppo bene che Rubehn non era curioso di sapere. Mentre prima aveva desiderato il momento di parlare, ora non riusc a proferire parola; e si confuse pi d'una volta quando, per compiacerlo, raccont la profonda umiliazione che aveva dovuto subire dalle sue proprie figliuole.
Rubehn si alz e cerc di calmarla gettandole un paio di parole, ma con l'aria di chi recita frasi convenzionali.
E questo  tutto ci che mi sai dire? chiese essa. Rubehn, mio unico amore, debbo perdere anche te?
E si piant davanti a lui e lo fiss negli occhi.
Oh, non parlare cos. Perdere! Noi non ci possiamo perdere. Non  vero, Melania, che noi non ci possiamo perdere?
E, istantaneamente, la sua voce si fece pi affettuosa e pi tenera.
Dopo una pausa, prosegu:
Quanto alle tue figliuole, ebbene, i bambini sono bambini. Prima che siano grandi, molta acqua passer sotto i ponti del Reno. E poi devi tener presente che le due signore che s'incaricarono dell'incontro non sono molto brillanti nel mettere in scena. La nostra Federica  cara e buona, e tu le vuoi bene, forse troppo bene; ma non vorrai sostenere che abbondi di saggezza. E Giacomina! Scusami, essa mi ha l'aria d'una principessa, ma di una principessa guardiana di agnelli.
Ah, Rubehn! disse Melania. Tu dici molte cose alla rinfusa: ma non dici la parola giusta. Non dici nulla che mi possa rimettere in equilibrio, che mi possa raddrizzare ai miei propri occhi. La mia bambina mi ha voltate le spalle. E il terribile  appunto questo, che essa  ancora una bambina. Questo mi giudica.
Egli scosse la testa e disse:
Tu dai troppa importanza alla cosa. Credi dunque che il padre e la madre si sottraggano ad ogni critica?
Per lo meno, alla critica dei loro figli.
Nemmeno a questa. All'opposto: i figli ci giudicano costantemente, silenziosi e implacabili. E Lidia fu sempre, in piccolo, un Grande Inquisitore di stampo ginevrino; si pu studiare in lei la teoria dell'atavismo. Il suo antenato deve aver approvato il supplizio di Servet. Avrebbe visto volentieri me sul rogo, questo  certo. Ma ora non parliamone pi. Debbo tornare in citt.
Ti prego, dimmi, che c'? che succede?
Ho un convegno d'affari. E non  escluso che, quando sar finito, noi restiamo ancora insieme. Non inquietarti e non aspettarmi. Non posso vedere le giovani donne che stanno sempre alla finestra ad aspettare "se egli viene". Va a letto di buon'ora, e addormentati:  il meglio che tu possa fare. Quando ci rivedremo domani mattina, forse converrai con me che Lidia deve imparare l'educazione e che le sciocchine di dieci anni, compresa Lidia, non sono al mondo per impancarsi a giudici della moralit della loro signora mamma.
Ah, Rubehn, tu parli cos ma pensi altrimenti, e sei troppo savio e giusto per non sapere che la bambina ha ragione.
Pu darsi che abbia ragione. Ma pu anche darsi che abbia ragione io. In ogni caso, vi sono cose pi gravi di questa. E ora, addio.
Prese il cappello e usc.
Quando torn a casa, Melania era ancora sveglia. Ma solo l'indomani gli chiese notizie del convegno d'affari, e si sforz di scherzare a proposito di esso. Egli rispose nello stesso tono e, come il giorno prima, visibilmente si sforz di innalzare, mediante animate parole, uno schermo dietro il quale potesse nascondere quello che realmente avveniva in lui.
Cos passarono giorni. La sua vivacit aumentava, ma con essa anche la sua distrazione; e avvenne che egli domandasse pi volte la stessa cosa. Melania scoteva il capo e diceva:
Ma, Rubehn, dove hai la testa? Dimmelo!
Egli assicurava:
Non  niente, e tu scruti l dove non c' nulla da scrutare. La distrazione  ereditaria nella mia famiglia; non  cosa bella, ma  cos; tu devi capacitartene e abituarti.
E poi egli usciva, ed essa si sentiva meno oppressa quando egli usciva. Perch la parola giusta non veniva proferita, ed egli, invece di scemare il peso della solitudine di Melania, lo raddoppiava con la sua presenza.
E giunse la Pasqua. Anastasia venne a passare mezz'ora, la domenica di Pasqua, con Melania, ma questa fu contenta quando la conversazione fin e l'amica, che diventava sempre pi incomoda, se ne and. E venne anche il luned di Pasqua, senza feste, e triste come il giorno precedente. Verso mezzogiorno, Rubehn annunzi di "avere un altro convegno"; allora Melania, col cuore pieno d'angoscia, non pot resistere pi a lungo e risolse di andare in chiesa ad ascoltare una predica. Ma in quale chiesa? Essa aveva conosciuto predicatori solo in occasione di battesimi e di nozze, quando, accanto a credenti e a miscredenti, aveva partecipato a banchetti, e nel tornare a casa aveva sempre detto:
Andate a quel paese, voi e il vostro anticlericalismo! Non mi sono mai intrattenuta cos volentieri con un uomo come oggi col pastore Kpfel. Che simpatico vecchio! E cos allegro e spiritoso! Non fa altro che mescere vino e brindare e bere anche lui, e dice cose lusinghiere. Io non vi comprendo. Egli  ben pi interessante di Reiff o di Duquede.
E adesso, una predica! Dai giorni della sua cresima non ne aveva pi sentite.
Infine ricord che Cristina le aveva parlato di uffici divini serali. Ma dove? Nella chiesa di san Nicol. Giusto. Era lontano, ma tanto meglio. Disponeva di tanto tempo, e da settimane il muoversi all'aria fresca era il suo unico balsamo.
Si pose in cammino, e nel percorrere l'ampia via di San Pietro alz gli occhi alle finestre illuminate del primo piano. Ma le sue finestre erano buie, e, davanti, non c'erano fiori. Affrett il passo e si guard attorno come se fosse inseguita, e infine svolt nel cimitero di San Nicol. Poi entr nella chiesa di questo nome.
Un paio di candele ardeva nella navata centrale, ma Melania percorse il lato che era nell'ombra e si trov di fronte al pulpito riccamente addobbato. Col erano posti tre o quattro banchi, sui quali sedevano bambine dell'orfanotrofio, ragazze in abiti azzurri e pettorine bianche, e in mezzo ad esse vecchie donne nascondenti i grigi capelli sotto bende nere. La maggior parte di esse aveva un bastone in mano o una gruccia accanto a s.
Melania sedette sull'ultimo banco e vide le ragazzine sorridere e urtarsi col gomito e guardare sempre alla volta di lei: esse non potevano capire come mai una signora tanto distinta venisse ad un ufficio divino come quello. Perch quello era un ufficio per povera gente; per questa ragione le candele accese erano cos scarse.
Ed ora tacquero il canto e l'organo, e sul pulpito comparve un ometto che Melania ricordava benissimo di aver visto in certe grandi e fastose esequie di ricchi borghesi, e di cui essa aveva, pi d'una volta, petulantemente assicurato che "parlava, gi in anticipazione, in stile da lapide funeraria. Ma non cos brevemente".
Per egli, quel giorno, parl brevemente, e non lod nessuno, tanto meno esageratamente; era stanco e depresso, perch quella era la sera del secondo giorno festivo. Quindi Melania non pot trovare nelle parole del predicatore nulla che andasse bene per il suo cuore. Finalmente quello disse:
Ed ora, o pia comunit, canteremo la penultima strofa del nostro inno pasquale.
Nello stesso momento l'organo riprese a ronzare e a tremolare, come per farsi animo o prendere lo slancio. Finalmente, i concenti salirono pieni e possenti all'alta vlta, e le donne dell'orfanotrofio intonarono un canto con le loro tremule voci. Allora due delle ragazzine si avvicinarono, alquanto intimidite, a Melania e le porsero il loro libro di canti e le indicarono il luogo. Ed essa cant con loro:
Tu vivi, tu nella notte sei il mio lume,
Il mio conforto nella miseria e nei dolori,
Tu sai di che io abbia bisogno
E tu non me lo rifiuterai.
Cantate le ultime righe, ella restitu alle bambine il libro e le ringrazi cordialmente e volt la faccia per nascondere la sua commozione. Poi mormor parole che avrebbero dovuto essere una preghiera, e in realt erano una preghiera all'orecchio di Colui che ode i battiti del nostro cuore, e usc di chiesa silenziosamente, per la navata laterale, cos come vi era entrata.
Tornata nella sua dimora, trov Rubehn seduto alla sua scrivania. Stava leggendo una lettera che mise da parte quando Melania entr. Le and incontro e le prese la mano e la condusse al suo posto, sul sof.
Sei stata fuori? domand sedendosi di nuovo.
S, amico mio. In citt... in chiesa.
In chiesa? In cerca di che?
Di conforto.
Egli tacque e sospir. Ed ella vide che il momento decisivo era giunto. E balz in piedi e corse a lui e gli s'inginocchi davanti e gli pose le braccia sulle ginocchia:
Dimmi, che c'? Abbi piet di me, del mio povero cuore. Vedi, la gente mi ha ripudiata e le mie figlie mi hanno voltata la faccia. Ah, questo  terribile, ma io avrei potuto sopportarlo. Ma non posso sopportare che tu, tu, ti distolga da me.
Io non mi distolgo da te.
Non distogli da me il tuo occhio, sebbene esso non mi veda pi, ma il tuo cuore. Dimmi, mio unico amore, che c'? Non  gelosia quella che mi tormenta. Non potrei pi vivere nemmeno un'ora, se avessi motivo di gelosia. Ma un'altra cosa mi angoscia, un'altra cosa non molto migliore: io non ho pi il tuo amore. Lo vedo chiaramente: ma non vedo che cosa lo abbia spento. Forse il bando nel quale vivo e che tu devi condividere con me? O forse il fatto ch'io ho portato cos poco sole nella tua vita e ho tramutata in tristezza la nostra solitudine? O diffidi di me? E pensi: "oggi a te domani a me"? Oh, parla! Io non voglio vederti soffrire. Sar meno infelice, se sapr che tu sei felice. Anche separata da te. Ad ogni ora voglio andarmene. Dimmi che vuoi che me ne vada, ed io andr. Ma toglimi da questa incertezza. Dimmi che cosa avviene, che cosa ti opprime, che cosa ti amareggia la vita e te la avvelena. Dimmelo. Parla.
Egli si pass la mano sulla fronte e sugli occhi, poi prese la lettera che aveva messa da parte e disse:
Leggi.
Melania spieg il foglio. Chi scriveva era il vecchio Rubehn, di cui essa conosceva benissimo la calligrafia. Diceva: "Francoforte, domenica di Pasqua. Il concordato  naufragato. Salva ci che puoi salvare. Fra otto giorni al pi tardi dovr annunziare che sospendiamo i pagamenti. M. R.".
Mentre essa leggeva, il volto di Rubehn rivelava che egli si aspettava una nuova scena di disperazione. Ma egli non conosceva bene Melania. Essa era molto di pi e di meglio che una viziata beniamina della societ. Ancor prima ch'egli avesse tempo di riconoscere il proprio errore, Melania s'era alzata con un grido di gioia e aveva baciato e abbracciato Rubehn e poi l'aveva abbracciato ancora.
Oh,  solo questo!... Ah, tutto andr di nuovo bene! Ci che significa sventura per la vostra casa significa fortuna per me, ed ora io so che tutto torner a posto, di l da ogni mia speranza e aspettazione... Il giorno che io me ne andai ed ebbi con lui l'ultimo colloquio, parlai dei pi umani fra gli uomini. Mi pare che sia stato ieri. E su questi umani costrussi il mio avvenire e calcolai che l'avvenire li avrebbe riconciliati con me: io ti amavo! Ma fu un errore, ed anche gli umani mi piantarono in asso. E ora debbo dire che ebbero ragione. Perch l'amore non fa questo e non lo fa nemmeno la fedelt, intendo dire la fedelt volgare, che non sa far di meglio che guardarsi dall'infedelt. Non  molto l'essere fedeli, quando si ama e il sole splende e la vita si svolge comoda e non esige nessun sacrificio. No, no, la semplice fedelt non fa questo: ma lo fa la fedelt messa alla prova. Ed ora io posso essere messa alla prova, ora mostrer chi sono, ora viene il mio tempo. Far vedere che cosa posso, e che quanto  successo avvenne perch doveva avvenire, perch io ti amavo, e non gi perch io vivessi, frivolamente, alla giornata e mi proponessi solo di mutare una vita comoda in un'altra ancor pi comoda.
Egli la guard felice, e il disinteresse che si esprimeva nelle parole e nell'aspetto di Melania lo strapp dalla depressione in cui giaceva l'anima sua. Ricuper la speranza, ma senza potersi liberare dal timore e dal dubbio; e, commosso, disse:
Ah, mia cara Melania, tu sei sempre stata una bambina e tale sei anche in questo momento. Una bambina viziata e buona, ma pur sempre una bambina. Da quando sei nata non hai mai conosciute le privazioni, non solo, ma non hai mai visto inadempiuto un tuo desiderio. E hai vissuto come nella fiaba del desco sempre pronto, e il desco si forn di tutto ci che volevi, di tutto ci che ha la vita, comprese le adulazioni e le carezze. Fosti vezzeggiata come un cagnolino di gran pregio, ti fu messo un nastro azzurro dal quale pendeva un campanello. E tutto ci che facesti, lo facesti giocando. S, Melania, giocando. E ora vuoi, giocando ancora, imparare ad accettare le privazioni e pensi: vi riuscir. O forse pensi che la povert sia cosa bella e singolare e sei entusiasta della capanna dei poeti, che ha, o almeno dovrebbe avere, spazio per una coppia di amanti felici. Ah,  bello leggere del lindo desco e dei mazzi di fiori in ogni angolo e del lucherino che da s si avvicina il piattino del becchime.  esatto: l'indigenza dipinta ha un aspetto cos bello come la dipinta ricchezza. Ma quando cessa di essere quadro e fantasia e diventa realt e regola, la povert  un pane amaro, il bisogno rende dura la vita.
Tutto ci fu inutile. Essa si limitava a scuotere sempre la testa e a dire in quel suo tono insinuante che era tanto difficile ribattere:
No, no, hai torto. Le cose stanno diversamente. Ho letto un giorno in un libro, in un libro non cattivo, che i fanciulli, i pazzi e i poeti hanno sempre ragione. Forse in ogni cosa; ma certamente dal loro punto di vista. Ed io sono tutti e tre: bambina, pazza e poeta: da ci puoi concludere quanta ragione io abbia. Tre volte ragione. Tu dici che io voglio, giocando, imparare ad accettare le privazioni. S, caro,  cos, e cos debbo fare. E tu credi semplicemente ch'io non lo possa fare. Lo posso, lo posso certamente, come  certo che alzo questo dito; e ti voglio anche dire perch lo posso. Una delle ragioni l'hai indovinata da te: perch mi figuro la cosa tanto romantica, bella e singolare. Bene, bene. Ma avresti anche potuto dire, perch io ho altre idee della felicit. Per me, la felicit  qualcos'altro che un titolo o una bambola da vestiti. Essa  qui, o in nessun luogo. Cos ho sempre pensato e sentito, cos fui sempre e sono ancora. Ma quand'anche fosse altrimenti, se ci tenessi ai falsi splendori dell'esistenza, troverei la forza di rinunziarvi. Un solo sentimento  sempre il dominante, e per amore del proprio amore si pu tutto, tutto. Almeno noi donne; e certamente io. Ho fatto gioiosamente tanti sacrifici, e non potrei sacrificare un tappeto o un mobile di lusso?
Egli non era convinto. Il suo temperamento pratico-aristocratico non credeva alla durata di simili esaltazioni; tuttavia disse:
Ebbene, sia. Tentiamo. Cominciamo una nuova vita, Melania!
Una nuova vita! In primo luogo rinunzieremo a questo alloggio e ne cercheremo uno pi modesto. Io ho studiato poco, ho imparato poco, e questa  una fortuna, perch, come quasi tutti quelli che non hanno imparato nulla, io so un po' di tutto. Cominceremo col dare lezioni di musica; no, di francese: fra una settimana, o al pi tardi fra un mese, sar in grado di dare la prima lezione, dopo avere rinfrescate le mie cognizioni. Non per niente sono una ginevrina. Ed ora dimmi: vuoi? credi?
S.
Basta!
E lo prese per mano e lo trasse, ridendo e scherzando, nella camera attigua, dove la Vreni, in assenza del domestico, aveva preparata la tavola del t.
E in quei giorni di sventura ebbero di nuovo una giornata felice.
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Capitolo 22. RICONCILIATI.
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E Melania prese sul serio ogni parola che aveva proferita. Ricuper tutta la sua freschezza, e prima che fosse passato un mese l'appartamento arredato con modernit ed eleganza era stato mutato con un altro pi semplice, ed ella aveva iniziate le sue lezioni. La sua conoscenza del francese e il suo eccellente talento musicale, magnificamente perfezionato dal lato tecnico, le agevolarono l'acquisto di una posizione. Fu accolta in due grandi case slesiane, abbastanza nobili e cospicue per poter ignorare i pettegolezzi del giorno.
E ben presto apparve quanto fossero necessari questi passi rapidi e risoluti, perch il crollo della banca Rubehn di Francoforte si verific pi presto di quanto si fosse creduto, e ogni forma di restrizioni si impose imperiosamente, se non si voleva che, con la reputazione finanziaria della grande Ditta, andasse perduta anche la reputazione civile e sociale. Ogni nuova notizia proveniente da Francoforte confermava questo fatto, e Rubehn, che in principio era fin troppo disposto a prendere lo zelo di Melania per una semplice mana di sacrificio, si vide presto costretto a seguirne l'esempio. Si impieg, in qualit di corrispondente americano, in una banca, con uno stipendio iniziale modesto; e fu sorpreso e felice nello stesso tempo di vedere adempiersi in lui stesso la famosa saggezza poetica della "piccola capanna".
Allora giunsero settimane idilliache. Ogni mattina, nel fare la loro strada, partendo dalla loro nuova dimora e costeggiando il Tiergarten, passavano davanti alla loro abitazione di prima. Alzavano gli occhi all'elegante appartamento ed emettevano un sospiro di sollievo pensando ai duri e penosi giorni che vi avevano trascorsi, giorni pieni di preoccupazioni. Svoltavano chiacchierando negli stretti ombrosi passaggi del Parco, e infine sboccavano nell'ampia Tiergartenstrasse. C'era in quel punto un albero, cresciuto obliquamente, che pareva sbarrare loro la strada; essi lo chiamavano per ischerzo la loro barriera doganale, perch dietro quell'albero s'era appostato un sonatore d'organetto al quale dovevano pagare ogni giorno il loro pedaggio. Quest'uomo li conosceva gi, e mentre seguiva con uno sguardo collerico e sprezzante i pi dei passanti, quasi fossero frodatori di imposte, si toglieva il berretto militare di fronte alla nostra giovane coppia. Non riusciva per a farsi interamente forza ed a smentirsi nemmeno per riguardo a loro; ed essi, se, un giorno, dimenticavano di pagare o, forse, non pagavano di proposito la tassa gi diventata un obbligo, lo sentivano girare rabbiosamente la manovella dell'organetto e poi interrompersi cos bruscamente che gli ultimi suoni echeggiavano loro dietro come ringhi e ingiurie. E Melania diceva:
Non dobbiamo guastarci con nessuno, Rubehn; quest'anno, l'amicizia  cosa rara.
E si voltava indietro e andava dal vecchio e gli faceva l'elemosina. Ma questi non ringraziava, perch era tuttora a met furioso.
Cos pass l'estate e venne l'autunno; e quando le foglie cominciarono a colorarsi e, negli aceri e nei platani, a cadere, per la coppia che ogni giorno passava sotto questi alberi molte cose erano mutate, e mutate in meglio. Certo, quando passavano davanti al vecchio invalido, si dicevano fra loro che "non erano ancora abbastanza sicuri delle nuove amicizie per poter rinunziare a quelle vecchie e provate"; ma queste nuove amicizie c'erano, almeno al loro inizio. La gente si occupava di nuovo di loro, li faceva rivivere socialmente, e perfino certe persone che s'erano malignamente compiaciute del crollo dello splendore finanziario di Rubehn e, a seconda della loro coltura classica o cristiana, avevano parlato della "Nemesi" o del "Dito di Dio", ora si adattavano a riconciliarsi con la giovane coppia "che era tanto felice e assennata e non si lagnava mai e si amava tanto". S, si amava tanto. Questa era la cosa decisiva; e se prima la loro reciproca simpatia aveva solo destato invidia e dubbio, ora provocava sensazioni opposte. E non c'era da stupirsene; perch nella condanna e nel perdono aveva sempre sentenziato un solo e medesimo sentimento; e quelli che una volta si compiacevano di mostrarsi, nelle loro conversazioni, indignati, ora provavano una gioia non minore nel parlare degli "inseparabili" e nel poter sentimentaleggiare sul loro "fedele amore". Certi esoterici spiegavano il caso con le affinit elettive, e stabilivano scientificamente che si trattava semplicemente di questo: l'elemento pi debole era stato soppiantato da quello pi forte e quindi pi legittimo. Una volta di pi aveva vinto ci che era pi conforme alle leggi della Natura.
Di questo parere fin per essere anche Van der Straaten, che durante un inverno era stato portato sugli scudi e che, come  destino di tutti i favoriti d'una stagione, era stato dimenticato ancor pi presto di quanto fosse stato esaltato. S, adesso lo scherno e la malignit cominciarono a scagliare contro lui le loro frecce, e se, per eccezione, si ricordava ancora l'accaduto, si soleva dire:
Se l' voluto e meritato. Come gli venne in mente di sposare una fanciulla di diciassette anni? Mettiamo pure che a suo tempo egli sia stato un conquistatore, un "lion"; ma quando va troppo bene per il leone...
E ridevano e se la godevano che le cose fossero andate com'erano andate.
Ebbe notizia, Van der Straaten, di questi e di altri analoghi discorsi? Forse. Ma non glie ne import nulla. Aveva frugato dentro s con troppo scetticismo, con troppa implacabilit, per sorprendersi, neppure un istante, delle variazioni dei gusti della societ, della rapidit con cui il gran mondo crea e abbatte idoli. Cos si pot dire che egli "udiva ci che si diceva, sebbene non lo udisse". Se non gli importava il giudizio degli uomini, ancor meno gli importava la loro compassione. Era stato sempre una natura indipendente dagli altri, libera e salda; e tale era rimasto. E aveva pure serbato immutate la sua indulgenza e la sua bont.
E venne il giorno in cui queste sue virt dovevano mostrarsi, e Melania ne doveva aver sentore.
Era la fine di ottobre; sole poche foglie gialle e rosse pendevano ancora dalle piante gi a met brulle. La maggior parte delle foglie giaceva a terra, e nei punti asciutti del suolo era stata rastrellata e ammucchiata, perch dalla vigilia il tempo era cambiato, e dopo lunghi giorni di tempesta e di pioggia, splendeva un meraviglioso sole autunnale. Forse, l'ultimo di quell'anno.
Anche la piccola Annina Rubehn fu mandata a passeggio, e quel giorno tardava a rincasare. Finalmente, verso le quattro, la servetta, Vreni, torn a casa tutta eccitata, e raccont nel suo gergo un incidente che le era capitato. Stava seduta su una panca, presso i quattro leoni del ponte, e aveva detto alla piccina: "Vedi, Annina, questo  l'estate di San Martino, ma non durer a lungo", e l'Annina rideva, quando varcarono il ponte due signori sui cinquanta anni, e uno di essi, magro e lungo, disse: "Guarda, questa ragazza porta una catena d'argento;  una svizzera, e scommetto che questa  la piccina dell'ambasciatore svizzero". Ma l'altro disse: "No, io conosco l'ambasciatore svizzero; non ha figli"; e poi mi domand: "Dite, di chi  questa bambina?". E io risposi: " del signor Rubehn, e si chiama Annina". E allora vidi che quel signore impallid e guard altrove. Ma non a lungo: subito dopo, si volse di nuovo a me e disse: " tutta sua madre, e ride come lei, e ha i suoi capelli neri.  una bella bambina. Non trovi anche tu?". Ma l'altro non volle dire di s e si limit a rispondere: "Non la sopravalutare! Ce ne sono molte cos:  una bambina come un'altra". Ma il signore buono le prese la manina e la carezz. E ha lodato me, che sono cos brava e giudiziosa. S, ha detto cos. E poi se ne andarono.
Questo racconto non manc di fare impressione, e nei giorni che seguirono Melania ritorn sempre su quell'incontro. La Vreni dovette ripetere sempre di nuovo ogni particolare, e descriverlo, e cos restarono le cose per settimane, finch, nei preparativi grandi e piccoli per le feste, l'episodio fu dimenticato.
E giunsero i giorni solenni, la vigilia di Natale, e alla festa furono invitati, anche quella volta, il fratello minore di Rubehn e il vecchio procuratore, i quali non avevano saputo risolversi a tornare a Francoforte. E fu pure invitata Anastasia.
Melania che, prima dell'arrivo di Anastasia, doveva ancora mettere in ordine una quantit di cose, si turb e quasi si spavent quando, s'era appena fatta sera e l'ora fissata era molto lontana, ud squillare il campanello. Se fossero gi gli invitati! O anche solo uno di essi! Ma la sua paura non dur molto, perch ud uno scambio di domande e di discussioni in anticamera, e poco dopo comparve la Vreni portando una cassetta di media grandezza, sulla quale non c'era indirizzo ma stava scritta la sola parola: "Dono natalizio".
 proprio per noi, Vreni?, domand Melania.
Certo. Gli ho detto: "Qui abita il signor Rubehn. E la signora Rubehn". Ed egli ha detto: "Bene; il nome  questo". Allora io ho presa la cassetta.
Melania scosse la testa e and nella stanza di Rubehn, dove si posero insieme ad aprire la cassetta. C'erano, dentro, tutti gli ingredienti natalizi; in fondo stava una grossa mela; Melania disse: "dev'essere qui". Ma non si trov nulla, e Melania stava gi per mettere da parte la mela come tutto il resto quando, per un movimento involontario della mano di lei, le due met della mela, abilmente avvicinate, si separarono.
Ah, ecco!
E in realt, nel centro del frutto, donde erano stati scavati i semi, si trovava un minuscolo pacco avvolto in fogli di carta di seta. Essa lo prese, tolse, lentamente e ansiosamente, un involucro dopo l'altro, e infine tenne in mano un piccolo medaglione, semplice, senza fregi. Premette la molla e vide una piccola immagine e la riconobbe, e il medaglione le cadde dalle mani. Conteneva. una miniatura di quel quadro del Tintoretto che essa, quel giorno, aveva contemplato ridendo e la cui figura principale le aveva suggerite queste sole parole: "Guarda, Ezel, essa ha pianto: ma non sembra che non si renda conto della propria colpa?".
Ah, ora sentiva che queste parole erano state dette anche per lei; raccolse il medaglione cadutole di mano e lo porse a Rubehn, e arross.
Questi giocherell col gioiello e poi, richiudendolo, disse:
Re Ezel in tutta la sua gloria! Sempre il medesimo. Bonario e indelicato. Lo porter io, lo appender come ciondolo alla catena del mio orologio.
No, lo porter io. Ah, tu non sai quante cose significhi per me. Mi ricorder e mi ammonir... in ogni ora...
Per parte mia, fa come vuoi. Ma non prendere la cosa troppo sul tragico e non almanaccare troppo sul vecchio noioso tema della colpa e dell'espiazione.
Sei altezzoso, Rubehn.
No.
Ebbene, sei superbo.
S, lo sono, mia dolce Melania. Sono superbo. Ma di che cosa? di chi?
E si abbracciarono e si baciarono, e un'ora pi tardi i lumi di Natale ardevano, per essi, di un non turbato splendore.
...
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...
FINE.