CAMILLE FLAMMARION.
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URANIA.
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Traduzione di: Diego Sant'Ambrogio.
1928. Casa Editrice Sonzogno, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da Paolo Alberti e Catia Righi per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Presentazione.
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L'Autore.
Camille Flammarion fu un sensibile scrittore francese nato il 1842 e morto nel 1925.
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Indice.
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PARTE 1. LA MUSA DEL CIELO.
1. SOGNO D'ADOLESCENZA.
2. LA MUSA DEL CIELO. - VIAGGIO FRA GLI UNIVERSI E I MONDI. - LE UMANITA SCONOSCIUTE.
3. VARIETA INFINITA DEGLI ESSERI. - LE METAMORFOSI.
4. L'INFINITO E L'ETERNIT. - IL TEMPO, LO SPAZIO E LA VITA. - GLI ORIZZONTI CELESTI.
5. LA LUCE DEL PASSATO. - LE RIVELAZIONI DELLA MUSA.
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PARTE 2. GIORGIO SPERO.
1. LA VITA. - LE INDAGINI. - LO STUDIO.
2. L'APPARIZIONE. - VIAGGIO IN NORVEGIA. - L'ANTELIA. - UN INCONTRO NEL CIELO.
3. TO BE OR NOT TO BE. - CHE COS' L'ESSERE UMANO? - LA NATURA, L'UNIVERSO.
4. AMOR. - ICLEA. - L'ATTRAZIONE.
5. L'AURORA BOREALE. - ASCENSIONE AEROSTATICA. - IN PIENO CIELO. - CATASTROFE.
6. IL PROGRESSO ETERNO. - SEDUTA MAGNETICA.
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PARTE 3. CIELO E TERRA.
1. TELEPATIA. - L'IGNOTO D'IERI E IL PATRIMONIO SCIENTIFICO. - FENOMENI INESPLICATI. - LE FACOLT PSICHICHE. - L'ANIMA E IL CERVELLO.
2. ITER EXTATICUM CLESTE.
3. IL PIANETA MARTE. - APPARIZIONE DI SPERO. - LE COMUNICAZIONI PSICHICHE. - GLI ABITANTI DI MARTE.
4. IL PUNTO FISSO NELL'UNIVERSO. - IL DINAMISMO.
5. ANIMA VESTITA D'ARIA.
6. AD VERITATEM PER SCIENTIAM. - IL TESTAMENTO SCIENTIFICO DI SPERO.
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FINE Indice.
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PARTE 1. LA MUSA DEL CIELO.
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1.
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SOGNO D'ADOLESCENZA.
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Io avevo diciassette anni: Lei si chiamava Urania.
Urania era dunque una giovinetta bionda dagli occhi azzurri, un sogno primaverile, un'ingenua ma curiosa figlia d'Eva? No, ella era semplicemente, come negli antichi tempi, una delle nove Muse, e precisamente quella che presiedeva alla Astronomia e il cui sguardo celeste animava e dirigeva il coro delle sfere; essa era l'idea angelica che si libra al di sopra delle terrestri plumbeit, e non aveva n il cuore i cui palpiti si comunicano a distanza, n il tepente calore della vita umana, ma esisteva nondimeno in una specie di mondo ideale, sidereo e sempre puro, ed era ad un tempo abbastanza umana pel nome e la parvenza, s da produrre sopra un'anima d'adolescente un fascino vivo e indefinito e indefinibile d'ammirazione e quasi d'amore.
Il giovinetto la cui mano non s' ancora appressata al frutto divino dell'albergo del Paradiso e di cui le labbra rimasero balbettanti nell'ignoranza, n il cuore parl per anco, mentre i sensi gli si vanno risvegliando in mezzo a un turbinio di nuove aspirazioni, sente ben egli, quel giovinetto, nelle ore di solitudine e perfino in mezzo ai lavori intellettuali di cui l'educazione contemporanea opprime il suo cervello, sente ben egli il culto a cui porger quanto prima olocausti, e, divinando il futuro, personifica sotto forme svariate l'essere seducente che si libra blandamente nell'atmosfera de' suoi sogni. Egli vuole, egli desidera ardentemente di raggiungere quell'essere sconosciuto, e forse non l'oserebbe mai nel candore della sua ammirazione, se qualche benefica fata non gli venisse in aiuto. Se Cloe non  istrutta, bisogna bene che l'indiscreta e curiosa Licenione s'incarichi d'istruire Dafni.
Tutto ci che ne parla dell'attrazione ancora sconosciuta pu dilettarci, scuoterci e trascinarci alla perfine in sua bala. Una fredda incisione che ci offra sott'occhio l'ovale d'un puro volto, una pittura sia pure antica, una scoltura - una scoltura in ispecial modo - risveglia un moto nei nostri cuori, e il sangue si precipita o s'arresta d'un tratto, e l'idea attraversa come un lampo la nostra fronte corrugata e si sofferma ondeggiante nel nostro spirito vago di sogni e di fantasie.  l'inizio dei desiderii,  il principio della vita,  l'aurora d'una bella giornata d'estate che annuncia il sorger del Sole.
Per me, il mio primo amore, la mia gran passione di adolescente aveva, non certamente per oggetto, ma per causa determinante... un orologio, a pendolo!...  una bizzarria, non v' dubbio, ma la  cos. Calcoli abbastanza insignificanti mi occupavano durante le ore del pomeriggio dalle due alle quattro, e si trattava di correggere con essi le osservazioni delle stelle o dei pianeti fatte nella notte precedente, applicando loro le riduzioni provenienti dalla rifrazione atmosferica, la quale. dipende alla sua volta dall'altezza del barometro e della temperatura. Questi calcoli non sono meno semplici di quel che noiosi, e si fanno macchinalmente col sussidio di tavole gi predisposte, e pensando a tutt'altro.
L'illustre Le Verrier era allora direttore dell'Osservatorio di Parigi(1). Pur non essendo artista, affatto, teneva egli nel suo gabinetto da lavoro un pendolo di bronzo dorato, opera d'assai pregevole fattura e di certo carattere, della fine del primo Impero, dovuta al bulino di Pradier. Lo zoccolo di quel pendolo rappresentava, in bassorilievo, la nascita della astronomia nelle pianure dell'Egitto. Una massiccia sfera celeste, cinta del circolo zodiacale e sostenuta da sfingi si levava al disopra del quadrante e alcune divinit egizie ne ornavano i fianchi. Ma la bellezza di quel lavoro artistico consisteva specialmente in una sorprendente statuetta d'Urania, nobile, elegante, direi quasi maestosa.
La Musa celeste stava ritta in piedi, e colla mano destra misurava con un compasso i gradi della sfera stellata, mentre la sinistra cadente lungo la persona portava un piccolo cannocchiale astronomico. Panneggiata con garbo squisito, essa dominava d'ogni intorno in atto di eletta nobilt e grandezza, n mai mi era stato dato d'incontrarmi in un volto del suo pi bello. Rischiarato di fronte, quel viso dolce e puro si appalesava grave ed austero; quando invece riceveva la luce obliquamente diventava piuttosto mesto e pensieroso. Ma se la luce pioveva dall'alto e da quel lato, quel viso celestiale s'illuminava di un sorriso misterioso, il suo sguardo diventava quasi carezzevole, e una serenit sovrumana vi teneva luogo della manifestazione d'una specie di gioia, di piacevolezza e di felicit, che era una delizia il contemplare. Era come un canto interiore, quasi una specie di poetica melodia. Questi cangiamenti d'espressione facevano veramente vivere la statua, e, musa e dea, essa appariva piena di vezzi, ammirabile.
Ogni volta ch'io venivo chiamato presso l'insigne matematico, non era la sua gloria universale che pi mi scoteva, ma dimenticavo le formule dei logaritmi e perfino l'immortale scoperta del pianeta Nettuno per subire la malia affascinante dell'opera di Pradier. Quel bel corpo cos meravigliosamente modellato sotto i suoi panni antichi, quell'aggraziata attaccatura del collo, quella figura piena d'espressione attraevano i miei sguardi e tenevano incatenato il mio pensiero. Assai spesso, allorch verso le quattro noi lasciavamo l'ufficio per rientrare in Parigi, io spiavo dall'uscio semiaperto l'assenza del direttore. Il luned e il mercoled erano i giorni pi opportuni, il primo pel motivo che si tenevano in quel giorno le sedute dell'Istituto a cui egli non mancava mai, il secondo per le sessioni dell'ufficio delle longitudini, ch'egli schivava col massimo disdegno, e che gli facevano abbandonare a bella posta l'Osservatorio per mettere meglio in luce lo sprezzo che ne sentiva. Allora, io mi ponevo bellamente in faccia alla mia cara Urania, la contemplavo a piacer mio, m'estasiavo della bellezza delle sue forme, e me ne andavo poi pi soddisfatto, ma non felice. L'incanto dei suoi vezzi mi seduceva, non senza lasciarmi per tristezze e rammarichi.
Una sera - la sera in cui m'avvidi dei suoi cangiamenti di fisonomia a seconda dell'illuminazione - io avevo trovato il gabinetto spalancato, e una lampada posta sul camino illuminava la Musa sotto uno degli aspetti pi seducenti. La luce obliqua le accarezzava dolcemente la fronte, le gote, le labbra, il petto, e la contemplai dapprima immobile; - poi mi venne l'idea di spostare alquanto la lampada e di farle piovere la luce sulle spalle; sulle braccia, sul collo e sulla capigliatura. La statua sembrava vivere, pensare, risvegliarsi e sorridere quasi. Sensazione bizzarra e strano sentimento! io ne ero sedotto per davvero, e da ammiratore divenni un innamorato. Mi sarei sorpreso grandemente se mi si fosse affermato che non era quello il vero amore, e che quel platonismo altro non era che un sogno infantile. Giunse frattanto il Direttore, e non parve cos sorpreso della mia presenza quanto avrei potuto temerlo, non senza osservare che vi passava di frequente da quel gabinetto per recarsi nelle sale dell'Osservatorio. Ma, nel momento in cui stavo posando la lampada sul camino: "Siete in ritardo, per Giove", mi diss'egli. E mentre poi varcavo la soglia: "Sareste per avventura un poeta?" aggiunse egli con cert'aria di profondo disprezzo, appoggiando enfaticamente e a lungo la voce sull'ultima sillaba.
Io avrei potuto citargli in risposta gli esempi di Keplero, di Galileo, di D'Alembert, dei due Herschel, e d'altri illustri scienziati, che furono nel tempo stesso poeti ed astronomi, e mi sarebbe stato facile richiamargli alla mente il ricordo del primo Direttore dell'Osservatorio stesso, Gian Domenico Cassini, che cant Urania in versi latini, italiani e francesi; ma gli allievi dell'Osservatorio non avevano l'abitudine di replicare checch si fosse al Senatore-Direttore. I senatori apparivano in quei tempi veri e propri personaggi, e il Direttore dell'Osservatorio era allora inamovibile. E poi, senza dubbio, il nostro gran geometra avrebbe considerato il pi meraviglioso poema di Dante, dell'Ariosto e di Vittor Hugo colla stessa aria di profondo dispregio con cui un cane di Terranuova sogguarda un bicchiere di vin generoso che gli sia appressato alla bocca. E d'altra parte ero io, senz'ombra di contrasto, che mi trovavo dal lato del torto.
Eppure quella vezzosa figura d'Urania mi perseguitava accanitamente con tutte le sue deliziose espressioni di fisonomia! Com'era grazioso il suo sorriso! I suoi occhi di bronzo possedevano la malia d'un vero sguardo: non le mancava che la parola.
Ora, nella notte seguente, m'ero appena addormentato ch'io la rividi a me dinnanzi, la sublime dea, e questa volta mi parl!
Oh! essa era ben vivente! E quale bocca piena di vezzi e di garbo! oh! io avrei baciato ogni suo motto!... "Vieni, mi diss'ella, vieni nel cielo, l in alto, lungi dalla Terra; tu dominerai questo basso mondo, e contemplerai l'immenso Universo nella sua sterminata grandezza. Ecco, guarda!"

 II.
LA MUSA DEL CIELO. - VIAGGIO FRA GLI UNIVERSI E I MONDI.
LE UMANITA SCONOSCIUTE.
Allora vid'io la Terra che s'affondava nella profondit senza limiti dello spazio immenso; le cupole dell'Osservatorio, e Parigi illuminato, si sprofondavano rapidamente, e, pur sentendomi immobile, ebbi una sensazione analoga a quella che si prova in un pallone aerostatico allorquando, elevandoci nell'aria, si vede la Terra inabissarsi sotto di noi. Io salii, salii a lungo, spinto da un magico impulso verso l'inaccessibile zenit. Urania era presso di me, d'alcun poco pi in su, guardandomi con dolcezza e additandomi i regni del soggiorno terrestre. Il giorno era ricomparso, ed io riconobbi la Francia, il Reno, la Germania, l'Austria, l'Italia, il Mediterraneo, la Spagna, l'Oceano Atlantico, la Manica, l'Inghilterra. Ma tutta questa lillipuziana geografia illanguidiva ben presto, e in breve il globo terrestre fu ridotto alle dimensioni apparenti della Luna nel suo ultimo quarto, e poi d'una Luna piena, ma di piccolissime proporzioni.
- Ecco! - mi diss'ella, - quel famoso globo terrestre su cui s'agitano tante passioni e che racchiude nel suo ristretto cerchio il pensiero di tanti milioni d'esseri la cui vista non si estende pi in l d'esso. Guarda in qual modo tutta la sua apparente grandezza diminuisce di mano in mano che il nostro orizzonte si amplifica! Non distinguiamo gi pi l'Europa dall'Asia. Ecco il Canad e l'America del Nord. Come tutto ci  cosa minuscola!"
Passando in vicinanza della Luna, io avevo osservato i paesaggi montuosi del nostro satellite, le cime radianti, di luce, le profonde valli d'ombra, e avrei voluta soffermarmi a studiare un po' pi da vicino quel soggiorno a noi prossimo; ma, sdegnando di darvi fosse pure un semplice sguardo, Urania mi trascinava, con un volo rapido, verso le regioni siderali.
Noi salivamo sempre. La Terra, diminuendo sempre pi di grandezza a misura che da lei ci scostavamo, giunse al punto d'essere ridotta all'aspetto d'una semplice stella, che brillava per effetto della illuminazione solare in seno all'immensit vacua e nera. Noi drizzavamo il nostro cammino verso il Sole che risplendeva nello spazio senza rischiararlo, e vedevamo, con lui, le stelle e i pianeti che la sua luce pi non nascondeva dal momento ch'essa non rischiarava pi l'essere invisibile. L'angelica divinit mi mostr Mercurio in vicinanza del Sole, Venere che brillava dal lato opposto; la Terra eguale a Venere per aspetto e splendore, Marte di cui riconobbi i mediterranei e i canali, Giove colle sue quattro lune enormi, Saturno e Urano. "Tutti questi mondi, mi diss'ella, sono sostenuti nel vuoto dall'attrazione del Sole, intorno al quale roteano velocemente.  un coro armonioso che gravita intorno al centro. La Terra non  che un'isola galleggiante, un borghetto di questa gran patria solare, e questo impero solare non  egli stesso che una provincia in seno all'immensit siderale!"
Noi salivamo sempre. Il Sole e il suo sistema si allontanavano rapidamente; la Terra non era pi che un punto, e Giove stesso, questo mondo cos colossale, si mostr rimpicciolito, come Marte e Venere, fino a non essere pi che un punto minuscolo affatto, superiore d'alcun poco appena a quello della Terra.
Passammo in vista di Saturno, cinta dei suoi anelli giganteschi, e la cui sola presenza basterebbe a provare l'immensa e non immaginabile variet che regna nell'universo. Saturno, un vero sistema per s solo, coi suoi anelli formati da corpuscoli trascinati a viva forza in una rotazione vertiginosa, e coi suoi otto satelliti che l'accompagnano come un celeste corteo!
Di mano in mano che salivamo, il nostro sole diminuiva di grandezza, e bentosto egli scese nell'ordine delle stelle, e poi perdette ogni maest e qualsiasi superiorit sulla popolazione siderea, e non fu pi che una stella appena pi brillante delle altre. Io contemplai tutta quell'immensit stellata in seno alla quale noi ci andavamo elevando senza posa, e mi sforzai di riconoscere le costellazioni; ma esse, incominciavano a cangiare sensibilmente di forma in causa della differenza di prospettiva cui aveva dato luogo il mio viaggio. Credetti ravvisare il nostro sole divenuto insensibilmente una stella piccolissima, riunirsi alla Costellazione del Centauro, mentre una nuova luce, pallida ed azzurrognola, abbastanza strana, mi giungeva dalla regione verso cui Urania mi trascinava seco. Questo chiarore non aveva nulla di terrestre, e non mi rammentava alcuno degli effetti da me ammirati nei paesaggi terrestri o fra i tni s cangianti dei crepuscoli dopo le bufere, e neppure fra le nebbie indecise del mattino e fra le ore calme e silenziose del chiaro di luna sullo specchio del mare. Quest'ultimo effetto di luce  quello che forse pi gli si avvicinava, ma quello strano chiarore si faceva sempre pi azzurrino veramente, e non gi d'un azzurro quasi riflesso del cielo o d'un contrasto analogo a quello che produce la luce elettrica paragonata a quelle del gas, ma azzurro come se il Sole stesso fosse stato di colore azzurro!
Quale non fu il mio stupore allorch m'accorsi che noi ci avvicinavamo realmente ad un sole assolutamente azzurro, quasi un disco brillante che fosse stato frastagliato da uno dei nostri pi bei cieli azzurrini, e si staccasse luminosamente sopra un fondo nero affatto e tutto cosparso di stelle! Questo sole di zaffiro era il centro d'un sistema di pianeti rischiarato dalla luce, e noi stavamo per passare vicino appunto ad uno di quei pianeti. Il sole azzurro si ingrandiva a vista d'occhio, ma, novit non meno singolare della prima, la luce con cui rischiarava quel pianeta si complicava in certo lato d'una colorazione verdognola. Guardai di nuovo nel cielo e scorsi un secondo sole, e questo d'un bel verde smeraldo! V'era di che non credere pi ai miei occhi!
- Noi attraversiamo - mi disse Urania - il sistema solare di Gamma d'Andromeda, di cui tu non vedi ancora che una parte, dacch si compone in realt, non di quei due soli, ma di tre, uno azzurro, uno verde, e uno d'un color giallo aranciato. Il sole azzurro, che  il pi piccolo, gira intorno al sole verde, e questo grvita col suo compagno verso il gran sole aranciato che ti si offrir dinanzi quanto prima",
E ben tosto io vidi infatti apparire un terzo sole, colorato da quell'ardente irradiazione il cui contrasto coi suoi due astri compagni produceva la pi bizzarra delle illuminazioni. M'era ben noto questo curioso sistema siderale per averlo pi d'una volta osservato al telescopio, ma non sognavo neppure il suo splendore reale! Quali fornaci di luce e calore! Quali abbagliamenti! Qual vivacit di colori in quella strana sorgente di luce azzurra, in quell'accensione verde del secondo sole, e in quell'irradiazione d'oro biondo del terzo!
Ma noi ci eravamo avvicinati, come dissi, ad uno dei mondi appartenenti al sistema del sole di zaffiro. Tutto era azzurrino, paesaggi, acque, piante, scogli, leggermente rinverditi dal lato rischiarato dal secondo sole, e appena toccati dal sole di colore arancio che si levava nel lontano orizzonte. A misura che penetravamo nell'atmosfera di quel mondo, una musica soave si diffondeva nell'aria, a guisa di profumo, come un sogno fantastico. Io non avevo udito mai alcunch di simile, e la dolce melde, profonda, lontana, sembrava venire da un coro d'arpe e di violini sposato ad un accompagnamento d'organo. Era un canto di squisito sentire, che affascinava fin dal primo istante, che non aveva bisogno d'essere analizzato per essere compreso, e che riempiva l'anima di volutt. Mi pareva che sarei restato l un'eternit intera per porgervi orecchio, e non osavo quasi indirizzare la parola alla mia guida tanto mi crucciava il pensiero di perdere una sola nota. Urania se ne avvide; stese la mano verso un lago e mi design col dito un gruppo d'esseri alati che si libravano al disopra delle acque azzurrine.
Essi non avevano per nulla la forma umana terrestre, ma apparivano d'un organismo foggiato a bella posta per vivere nell'aria. Sembravano tessuti di luce, e da lontano li presi a tutta prima per libellule, e ne avevano infatti le forme svelte ed eleganti, le ampie ali, la vivacit, la leggerezza. Ma, esaminandoli pi dappresso, m'accorsi della loro statura che non era inferiore alla nostra, e riconobbi dall'espressione dei loro sguardi che non erano animali. Le loro teste avevano qualche rassomiglianza con quelle delle libellule, e al pari di quegli esseri aerei non avevano gambe. La musica tanto deliziosa che io ascoltavo non era che il frmito del loro volo. Stavano col in grandissimo numero, pi migliaia fors'anco.
Si vedevano sulle cime delle montagne piante che non erano n alberi, n fiori, elevanti a prodigiose altezze esili steli, e questi steli ramificati portavano, quasi tendessero le braccia, larghe coppe in forma di tulipani. Queste piante erano animate, quanto le nostre sensitive almeno e ancor pi, e come suol fare il desmodio dalle mobili foglioline, manifestavano per mezzo di movimenti le loro sensazioni interne. Quei boschetti formavano vere citt vegetali, e gli abitanti di quel mondo non avevano altre dimore da quei boschetti in fuori, ed  in mezzo a quelle olezzanti sensitive che si riposavano allorch non svolazzavano per l'aria.
- Questo mondo ti parr fantastico - disse Urania - e ti vai chiedendo quali idee possano avere quegli esseri, quali costumi, qual storia, quali specie d'arte, di letteratura e di scienze. Sarebbe troppo lungo il rispondere a tutti i quesiti consimili che tu fossi per fare, e sappi solo che i loro occhi sono superiori ai vostri migliori telescopi, che il loro sistema nervoso vibra al passaggio d'una cometa e scopre elettricamente fatti reconditi che voi non conoscerete giammai sulla Terra. Gli organi che tu vedi loro sotto le ali servono ad essi quali mani pi abili assai delle vostre, e invece della stampa hanno essi la fotografia diretta degli avvenimenti e la fissazione fonetica delle parole stesse. Non si occupano d'altro quei felici che di ricerche scientifiche, ossia dello studio della natura. Le tre passioni che assorbono la maggior parte della vita terrestre, il cocente desiderio della fortuna, l'ambizione politica e l'amore sono ad essi sconosciute, perch non hanno bisogno di nulla per vivere, n vi sono divisioni internazionali n altro governo all'infuori d'un consiglio di reggenza, e perch sono androgini.
- Androgini? - scattai a dire, e osai aggiungere: - Forse che ci val meglio?
-  altra cosa, e v'hanno in un'umanit di simil fatta assai minori scosse e disordini.
"Bisogna - continu essa - spogliarsi completamente delle sensazioni e delle idee terrestri per essere in grado di comprendere la diversit infinita manifestata dalle differenti forme della creazione. Allo stesso modo che sul vostro pianeta le specie cangiarono d'et in et, dagli esseri s bizzarri delle prime epoche geologiche fino all'apparizione dell'umanit, e come del pari anche attualmente l popolazione, animale e vegetale della Terra  composta di forme diversissime fra di loro, dall'uomo fino al corallo, dall'uccello fino al pesce e dall'elefante, fino alla farfalla, cos pure, e sopra un'estensione incomparabile della natura pi vasta, fra le innumerevoli regioni del cielo, le forze della natura hanno dato nascimento ad una diversit infinita di esseri e di cose. La forma degli esseri , in ogni mondo, il risultato degli elementi speciali a ciascun globo: sostanze, colore, luce, elettricit, densit, gravit.
"Le forme, gli organi, il numero dei sensi - voi non ne avete che cinque, e ben meschini - dipendono dalle condizioni vitali d'ogni sfera. La vita  terrestre sulla Terra, marziana in Marte, saturnia in Saturno, nettuniana in Nettuno, ossia appropriata ad ogni soggiorno, o per dir meglio e con termini pi strettamente rigorosi, prodotta e sviluppata in ogni mondo a seconda del suo stato organico e dietro le norme d'una legge primordiale a cui obbedisce la natura tutta quanta: la legge del Progresso".
Mentre essa mi parlava, io avevo seguito collo sguardo il volo degli esseri aerei verso la citt fiorita, ed avevo visto con stupore le piante muoversi, ergersi o chinarsi per riceverle nel loro grembo; il sole verde era sceso al disotto dell'orizzonte e il sole aranciato si levava allora nel cielo, e il paesaggio appariva irradiato dagli splendori d'una colorazione da fate su cui si librava una luna enorme, per met di color arancio e per met verde. Allora l'immensa melodia che riempiva l'atmosfera cess alquanto, e in mezzo ad un profondo silenzio io udii un canto che si levava con una voce cos pura che nessuna voce umana avrebbe potuto esserle pareggiata.
- Quale meraviglioso sistema - esclamai io - non  mai un mondo consimile illuminato da tali fari di luce! Sono ben quelle le stelle doppie, triple, multiple, vedute da vicino!
- Quali splendidi soli sono esse invero queste stelle! - rispose la dea. - Associate vagamente nei vincoli di una mutua attrazione, voi le vedete dalla Terra, cullate a due a due in seno ai cieli, sempre belle, sempre luminose, sempre pure. Sospese nell'infinito aere, esse s'appoggiano l'una all'altra senza mai toccarsi, come se la loro unione, pi morale che materiale, fosse retta da un principio invisibile e superiore, e seguendo armoniose curve paraboliche, gravitano in cadenza l'una verso l'altra, coppie celesti che si schiusero nella primavera della creazione fra le campagne costellate dell'immenso etere. Mentre i soli semplici come il vostro brillano solitar, fissi, tranquilli, nei deserti dello spazio, i soli doppi e multipli sembrano animare coi loro moti, colla loro colorazione e colla vita loro, le regioni silenziose del vuoto eterno. Questi orologi siderei segnano per voi i secoli e le ore degli altri Universi.
"Ma - aggiunse ella - continuiamo il nostro viaggio, ch noi non siamo che ad alcuni trilioni di leghe dalla Terra.
- Alcuni trilioni?
- S. Qualora noi potessimo sentire di qui i rumori del vostro pianeta, i suoi vulcani, le sue cannonate, i suoi tuoni o le vociferazioni delle grandi folle nei giorni di rivoluzione, o infine i pii cantici delle chiese che si levano verso il Cielo, la distanza  tale che ammettendo che questi rumori potessero valicarla colla velocit del suono nell'aria, non impiegherebbero quelle voci meno di quindici milioni d'anni per giungere fino a noi. Non udremmo oggid naturalmente che ci che avveniva sulla Terra quindici milioni d'anni or sono.
"Tuttavia noi siamo ancora, relativamente all'immensit dell'Universo, vicinissimi alla patria.
"Tu riconosci pur sempre il vostro sole laggi, piccolissima stella, n siamo ancora usciti dall'Universo a cui esso appartiene col suo sistema di pianeti.
"Quest'Universo si compone di pi miliardi di soli, separati gli uni dagli altri da trilioni di leghe.
La sua estensione  cos ragguardevole che un baleno, avente la velocit di trecento mila chilometri per secondo, impiegherebbe quindicimila anni per attraversarlo.
"E dovunque, dovunque dei soli, da qualsiasi parte rivolgiamo gli sguardi, e dovunque fonti di luce, di calore e di vita, fonti d'una variet inesauribile, soli d'ogni grandezza e d'ogni et, sospesi nel vuoto eterno, nell'etere luminoso dall'attrazione mutua di tutti e dal mondo d'ognuno. Ogni stella, sole enorme, gira su s stessa come una sfera di fuoco, e voga verso una meta. Il vostro sole cammina e vi trasporta verso la costellazione d'Ercole, quella di cui abbiamo test attraversato il sistema, si drizza verso il sud delle Pleiadi, Sirio si precipita verso la Colomba, Polluce si slancia verso la Via Lattea, e, tutti questi milioni e tutti questi miliardi di soli corrono attraverso l'immensit con velocit che raggiungono due, tre e quattrocentomila metri per secondo!  il Moto che sostiene l'equilibrio dell'universo, che ne costituisce l'organismo, l'energia e la vita".
 III.
VARIETA INFINITA DEGLI ESSERI. - LE METAMORFOSI.
Da lungo tempo gi il sistema tricolore s'era involato nella foga del nostro volo, e noi passammo in vicinanza d'un gran numero di mondi assai differenti dalla patria terrestre. Gli uni mi parvero intieramente coperti d'acqua e popolati da esseri acquatici, gli altri popolati unicamente da piante. Ci fermammo presso taluno d'essi, e quale variet fuor d'ogni immaginazione!
Su uno di quei mondi, tutti gli abitanti mi parvero in particolar modo belli. Urania mi apprese che l'organismo loro  differente affatto da quello dei figli della Terra, percependo quegli strani esseri umani le funzioni fisico-chimiche che si compiono per mantenere in vita il corpo. Nel nostro organismo terrestre, non vediamo in qual modo, per esempio, gli alimenti assorbiti si assimilino, e in qual modo il sangue, i tessuti, le ossa si vadano rinnovando, compiendosi tutte le funzioni istintivamente senza che il pensiero le percepisca. Di qui mille malanni da subirsi, la cui origine ci rimane nascosta e la cui causa  spesso irreperibile. L invece l'essere umano sente l'avvicendarsi dei suoi atti vitali, allo stesso modo che noi sentiamo un piacere od un dolore. Da ogni molecola del corpo parte, per cos dire, un nervo che trasmette al cervello le impressioni variate che riceve. Se l'uomo terrestre fosse dotato d'un egual sistema nervoso, ficcando il suo sguardo nel proprio organismo per mezzo dei suoi nervi, vedrebbe in qual maniera l'alimento si trasforma in chilo, questo in sangue, il sangue in carne, in sostanza muscolare, nervosa, ecc.: vedrebbe infine s stesso. Ma noi siamo ben lontani da ci, risultando il centro animico delle nostre percezioni imbarazzato dai nervi moltiplicati dei globi cerebrali e degli strati ottici.
Sopra un altro globo che noi attraversammo durante la notte, ossia dal lato del suo emisfero notturno, gli occhi umani sono organizzati in modo tale da riescire luminosi e da rischiarare e dar luce come se qualche emanazione fosforescente irradiasse dal loro strano focolare. Una riunione notturna composta d'un gran numero di persone offre un aspetto veramente fantastico, pel motivo che la chiarezza luminosa non men che il colore degli occhi cangiano secondo le passioni diverse che li animano. Aggiungasi inoltre che la potenza di quegli sguardi  tale da esercitare essi un'influenza elettrica e magnetica d'un'intensit variabile, s che in taluni casi ponno fulminare e far credere morta issofatto la vittima su cui si fissa tutta l'energia della loro volont.
Un po' pi lungi, la mia guida celeste mi mostr un mondo in cui gli organismi godono di una facolt preziosa, e cio di poter l'anima cangiare di corpo senza passare pel fatto transitorio della morte, spesso ripugnante e triste sempre. Uno scienziato che siasi affaticato l'intera vita per l'istruzione della Umanit e veda approssimarsi la fine dei suoi giorni, senza aver potuto compiere le sue nobili intraprese, pu cangiare di corpo con un giovinetto e ricominciare una vita nuova, pi utile ancora della prima. Basta per questa trasmigrazione il consenso dell'adolescente e l'operazione magnetica d'un medico competente. Si vedono pure talvolta due esseri uniti dai vincoli s dolci e saldi dell'amore, condurre in atto un simile scambio di corpi dopo molti anni di unione, e l'anima dello sposo viene a soggiornare nel corpo della sposa, e cos reciprocamente pel resto della loro esistenza. L'esperienza della vita diviene incomparabilmente pi perfetta per ognuno d'essi. Si vedono altres scienziati e storici, desiderosi di vivere due secoli invece d'uno solo, immergersi in sonni fittiz d'ibernazione artificiale che sospende per essi la met d'ogni anno ed anche pi. Alcuni giungono perfino a vivere tre volte pi a lungo della vita normale dei centenari.
Pochi istanti dopo, attraversando un altro sistema, noi ci abbattemmo in un genere d'organismo assai diverso esso pure dal nostro, e indubbiamente ad esso superiore. Fra gli abitanti del pianeta che noi avevamo allora sotto gli occhi, mondo rischiarato da un fulgido sole idrogenato, il pensiero non  obbligato a manifestarsi col mezzo della parola. Quante volte non ci  occorso, allorch un'idea luminosa o ingegnosa viene a formarsi nel nostro cervello, di voler esprimerla o scriverla, e durante il breve tempo in cui facciamo per esporla a voce o per tradurla in iscritto, di sentir gi l'idea dissiparsi e svanire, oscurata o metamorfosata? Gli abitanti di questo pianeta hanno un sesto senso che si potrebbe chiamare autotelegrafico, in virt del quale, allorch l'autore non vi si oppone, il pensiero si comunica all'esterno e pu leggersi sopra un organo che occupa press'a poco il posto della vostra fronte. Queste conversazioni silenziose sono spesso le pi profonde e le pi precise; e sempre poi le pi sincere.
Noi siamo sinceramente disposti a credere che l'organismo umano non lasci nulla a desiderare sulla Terra. Tuttavia, non abbiamo noi pi d'una volta rimpianto d'essere obbligati ad ascoltare contro ogni nostra voglia parole disaggradevoli, un discorso assurdo, un sermone gonfio di vacuit, qualche squarcio di cattiva musica, maldicenze o calunnie? I nostri rtori hanno un bel dire che noi dobbiamo "chiudere le orecchie" a questi discorsi; non giova a nulla. Non vi  possibile di turare le orecchie come potete chiudere gli occhi, e vi  in ci una lacuna. Nondimeno io fui ben meravigliato di notare un pianeta in cui la natura non ha trascurato questo caso particolare. Soffermandoci un istante in quell'astro, Urania richiam la mia attenzione su quelle orecchie che si chiudevano come pupille. "Vi sono quivi - mi diss'ella - assai meno collere sorde di quel che fra voi, ma le divisioni fra i partiti politici vi sono molto pi vive e profonde, rifiutandosi gli avversar di nulla intendere, e riuscendovi realmente nonostante la loquacit dei pi valenti avvocati".
Sopra un altro mondo nel quale il fosforo ha grande parte ed importanza, e la cui atmosfera  costantemente elettrizzata, e altissima la temperatura, n gli abitanti vi hanno ragione sufficiente qualsiasi d'indossare abiti, talune passioni si manifestano mediante l'illuminazione di una porzione del corpo.  su pi vasta scala ci che si osserva in piccolo nelle nostre praterie terrestri, allorquando si vedono, durante le blande sere d'estate, le lucciole consumarsi silenziosamente in una fiamma amorosa. L'aspetto delle coppie luminose  curioso ad osservarsi la sera nelle grandi citt. Il colore della fosforescenza differisce secondo i sessi, e l'intensit varia secondo l'et e i temperamenti. Il sesso forte arde d'una fiamma rossa pi o meno vivida, e il sesso debole d'una fiamma azzurrognola, talvolta pallida e discreta. Le nostre lucciole soltanto sarebbero atte a darci un'idea, assai elementare, della natura delle intime sensazioni di quegli esseri speciali, n io credevo ai miei occhi allorch attraversavamo l'atmosfera di quel pianeta. Ma pi sorpreso ancora fui io allorquando giunsi nel satellite di quel mondo singolare.
Era una luna solitaria, rischiarata da una specie di sole crepuscolare, e una tetra vallata s'offerse ai nostri sguardi. Dagli alberi disseminati sui due fianchi della valle pendevano esseri umani avvolti nel loro sudario. Attaccati tutti ai rami per mezzo della loro capigliatura, dormivano col nel pi profondo silenzio. Ci ch'io avevo preso pel sudario non era per ognuno d'essi che un tessuto formato dall'allungamento dei loro capelli aggrovigliati e incanutiti. Alla mia meraviglia per quel fatto, Urania mi apprese che era quello il loro modo di sepoltura e di risurrezione. S, su quel globo gli esseri umani godono della facolt organica degli insetti che hanno il dono di addormentarsi allo stato di crisalide per metamorfosarsi in farfalle alate. Vi  l quasi una duplice razza umana e i viandanti della prima fase, gli esseri pi grossolani e pi materiali, non vi aspirano che a morire, per risuscitare nella pi splendida delle metamorfosi. Ogni anno di quel mondo rappresenta all'incirca duecento anni terrestri. Vi si vivono due terze parti dell'anno nello stato inferiore, una terza (l'inverno) allo stato di crisalide, e nella primavera susseguente, gli appesi sentono insensibilmente la vita far ritorno nelle loro carni trasformate, e s'agitano, si risvegliano, lasciano il loro vello all'albero e uscendone fuori esseri alati meravigliosi, trasvolano nelle regioni aeree, per vivervi un nuovo anno fenicio, ossia duecento anni del nostro rapido pianeta.
Noi attraversammo cos un gran numero di sistemi, e mi sembrava che l'eternit tutta quanta non sarebbe stata abbastanza duratura per concedermi di godere di tutte quelle creazioni sconosciute sulla Terra, ma la mia guida mi lasciava a malapena il tempo di riflettere un momento, e sempre nuovi soli e nuovi mondi apparivano senza tregua. Noi avevamo quasi urtato nella nostra traversata alcune comete trasparenti che erravano come soffi da un sistema all'altro, e pi d'una volta altres m'ero sentito attratto verso pianeti meravigliosi dai paesaggi pieni di frescura e le cui Umanit sarebbero state nuovi soggetti di studio. Tuttavia la Musa celeste mi trascinava seco senza fatica, sempre pi in alto, sempre pi lunge, fino a che giungemmo a lungo andare a ci che mi parve formasse i sobborghi quasi dell'Universo. I soli diventavano pi rari, meno luminosi, pi pallidi e le tenebre apparivano pi fitte nello spazio fra gli astri, ed ecco che in breve ci trovammo in mezzo ad un vero deserto dopo essersi da noi allontanati i miliardi di stelle che costituiscono l'universo visibile della Terra, ed essersi ogni cosa ridotta ad una piccola Via Lattea isolata nel vuoto senza fine.
- Eccoci dunque ai limiti del creato! - esclamai io.
- Guarda! - rispose ella, mostrandomi lo zenit.
 IV.
L'INFINITO E L'ETERNIT.
IL TEMPO, LO SPAZIO E LA VITA.
GLI ORIZZONTI CELESTI.
Ma che? Era dunque vero? Un altro universo discendeva verso di noi! Milioni e milioni di soli aggruppati insieme si libravano, nuovo arcipelago celeste, e andavano svolgendosi come una vasta nube di stelle di mano in mano che noi salivamo. Io tentai di scrutare d'ogni intorno collo sguardo lo spazio infinito in tutte le sue profondit, e dovunque io scorgevo luccicori analoghi, e ammassi di stelle disseminate a tutte le distanze.
Il nuovo universo nel quale penetravamo era in ispecial modo composto di soli rossi, di color di rubino e di granato. Molti avevano assolutamente il colore del sangue.
La sua traversata fu una vera folgorazione. Rapidamente noi trapassavamo di sole in sole, ma incessanti commozioni elettriche ci raggiungevano e ci scuotevano di tratto in tratto come i fuochi d'un'aurora boreale. Quali strani soggiorni quei mondi illuminati unicamente da soli rossi! Poi, in un distretto di quell'universo, noi osservammo un gruppo secondario composto d'un gran numero di stelle rosee e di stelle azzurrine. Tutto ad un tratto, un'enorme cometa la cui testa rassomigliava ad una rossa fauce colossale si precipit su di noi e ci avvolse nel suo nembo. Io mi strinsi con terrore contro i fianchi della dea che, per un istante, disparve per me in una nebbia luminosa. Ma poi ci ritrovammo di nuovo in un deserto oscuro, perch quel secondo universo s'era allontanato come il primo.
- La creazione - mi disse ella - si compone di un numero infinito di universi distinti, separati gli uni dagli altri da abissi di nulla.
- Un numero infinito?
- Obbiezione matematica - rispos'ella. - Senza dubbio un numero, per quanto grande esso sia, non pu essere attualmente infinito, dacch si pu sempre col pensiero aumentarlo di un'unit, oppure raddoppiarlo, triplicarlo, centuplicarlo. Ma, ricrdati che il momento attuale non  che una porta attraverso la quale l'avvenire si precipita verso il passato. L'eternit  senza fine, e il numero degli universi sar, egli pure, senza fine.
"Contempla! Tu vedi ancora, e sempre e dovunque, nuovi arcipelaghi d'isole celesti, e nuovi universi!
- Mi sembra, o Urania! che gi da gran tempo e con una gran velocit, noi saliamo nel cielo senza limiti!
- Noi potremmo salir sempre cos - replic ella - e non mai raggiungeremmo un termine definitivo!
- Noi potremmo vogare laggi, a sinistra o a destra, davanti a noi o dietro a noi, in basso o verso non importa quale direzione, e non mai, in nessuna parte, noi ritroveremmo verun confine.
"Non mai, non mai fine alcuna!
"Sai tu dove noi siamo? Sai tu qual via abbiamo percorso?
"Noi siamo... al vestibolo dell'infinito, come noi vi eravamo sulla Terra. Noi non abbiamo fatto un sol passo avanti!"
.  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  .  
Una grande commozione s'era impadronita del mio spirito! Le ultime parole d'Urania mi erano penetrate fin nelle midolla come un fremito glaciale "Non mai fine! non mai! non mai!" replicai io. E n potevo dire n pensare altra cosa, e tuttavia la magnificenza di quello spettacolo riapparve ai miei occhi e il mio annientamento fece posto all'entusiasmo.
- L'astronomia! - gridai io - ma essa  tutto! Sapete queste cose! vivere nell'infinito! O Urania! Che cosa  il resto delle idee umane al cospetto della scienza! Nulla; ombre, fantasmi!
- Oh! - fece ella - tu stai per risvegliarti sulla Terra, tu ammirerai ancora, e legittimamente, la scienza de' tuoi maestri; ma, sappilo bene, l'astronomia attuale delle vostre scuole e dei vostri osservator, l'astronomia matematica, la bella scienza dei Newton, dei Laplace, dei Le Verrier, non  ancora la scienza definitiva.
"Non  questo, o figlio mio, lo scopo che io perseguo dai giorni d'Ipparco e di Tolomeo. Contempla quei milioni di soli, analoghi a quello che fa vivere la Terra, e com'esso sorgenti di moto, d'attivit e di splendore; orbene, ecco l'oggetto della scienza ventura: lo studio della vita universale ed eterna. Fino a quel giorno non si sar penetrati nel tempio. Le cifre non sono uno scopo, ma un mezzo; esse non rappresentano l'edificio della natura, ma i metodi e i ponti di approccio. Tu stai per assistere all'aurora d'un giorno novello. L'astronomia matematica sta per far posto all'astronomia fisica, al vero studio della natura.
"S, - aggiunse ella - gli astronomi che calcolano i moti apparenti degli astri nel loro passaggio quotidiano al meridiano, essi che preannunciano il verificarsi delle ecclissi e dei fenomeni celesti o delle comete periodiche, essi che osservano con tanta cura le posizioni precise delle stelle e dei pianeti nei diversi gradi della sfera celeste, essi che scoprono le comete, i pianeti, i satelliti, le stelle variabili, essi che indagano e determinano le perturbazioni apportate ai movimenti della Terra dall'attrazione della Luna e dei pianeti, essi che consacrano le loro veglie a scoprire gli elementi fondamentali del sistema del mondo, essi tutti, osservatori o matematici calcolatori, sono i precursori della nuova astronomia. Sono lavori scientifici i loro, immensi lavori degni di ammirazione e opere trascendentali che mettono in luce le pi alte facolt dello spirito umano. Ma  l'armata del passato e non son altro quelli che matematici e geometri. D'ora innanzi il cuore degli scienziati batter per una conquista ancor pi nobile. Tutte quelle elette intelligenze, studiando il cielo, non sono in realt uscite dai confini della Terra. Lo scopo dell'astronomia non  gi quello di mostrarci la posizione apparente di punti brillanti, e neppur quello di calcolare il peso di pietre e rocce in movimento nello spazio o di far conoscere in precedenza le ecclissi, le fasi della Luna o le maree. Tutto ci  bello, ma non basta.
"Se la vita non esistesse sulla Terra, questo pianeta sarebbe assolutamente privo d'interesse per qualsiasi mente umana, e si pu applicare l'ugual riflessione a tutti i mondi che gravitano intorno a miliardi di soli negli abissi dell'immensit. La vita  lo scopo di tutta quanta la creazione, e qualora non vi fosse n vita, n pensiero, tutto ci sarebbe come se nullo e non avvenuto.
"Tu sei destinato ad assistere ad una totale trasformazione della scienza, e la materia sta per far posto allo spirito.
- La vita universale! - esclamai io; - ma sarebbero dunque tutti i pianeti del nostro sistema solare abitati?... Forse che i miliardi di mondi che popolano l'infinito sono abitati?... E rassomiglieranno quelle umanit alla nostra?... E non le conosceremo noi dunque mai?...
- L'epoca durante la quale tu vivi sulla Terra, e la durata stessa dell'umanit terrestre, non sono che un momento nell'eternit".
Ma io non compresi questa risposta alle mie interrogazioni.
"Non vi  alcuna ragione - aggiunse Urania - perch tutti i mondi siano abitati attualmente. L'epoca attuale non ha maggior importanza di quelle che l'hanno preceduta o che le terranno dietro.
"La durata dell'esistenza della Terra sar assai pi lunga - dieci volte forse pi lunga - di quella del suo periodo vitale umano. Fra una dozzina di mondi presi a casaccio nell'immensit, noi potremmo, a modo d'esempio, e secondo i casi, trovarne uno appena abitato al momento attuale da una razza intelligente. Gli uni lo furono un giorno; altri lo saranno in avvenire; questi sono in preparazione e quelli hanno percorso invece tutte le loro fasi; qui vedi culle e l tombe; e d'altronde, una variet infinita si rivela in tutte le manifestazioni della vita della natura, non essendo la vita terrestre in modo alcuno il tipo della vita extra-terrestre. Altri esseri ponno vivere, pensare con organismi differenti in tutto da quelli che voi conoscete sul vostro pianeta. Gli abitanti degli altri mondi non hanno n la vostra forma n i vostri sensi. Essi sono altra cosa.
"Verr il giorno, e sar assai prossimo dacch tu sei chiamato a salutarlo, in cui questo studio delle condizioni della vita nelle diverse provincie dell'universo sar l'oggetto essenziale - e il grande fascino - dell'astronomia. Quanto prima invece di occuparsi semplicemente della distanza, del movimento e della massa materiale dei vostri pianeti pi vicini, per esempio, gli astronomi scopriranno la loro costituzione fisica, i loro aspetti geografici, la loro climatologia, la loro meteorologia e penetreranno il mistero del loro organismo vitale o apriranno discussioni intorno ai loro abitanti. Essi troveranno che Marte e Venere sono attualmente popolati da esseri pensanti, che Giove  ancora nel suo periodo primario di preparazione organica, e che Saturno va roteando in condizioni affatto diverse da quelle che presiedettero allo stabilirsi della vita terrestre, e senza mai passare per uno stato analogo a quello della Terra, sar abitato da esseri incompatibili cogli organismi terrestri. Nuovi metodi faranno conoscere la costituzione fisica e chimica degli astri e la natura delle atmosfere, e istrumenti perfezionati ci porranno in grado di scoprire le testimonianze dirette dell'esistenza di queste umanit planetarie e di pensare a mettersi in comunicazione con esse. Ecco la trasformazione scientifica che segner la fine del diciannovesimo secolo, e inaugurer il ventesimo."
Io ascoltavo, rapito in estasi, le parole della Musa celeste che illuminavano per me d'una luce affatto nuova i destini dell'astronomia, e mi penetravano d'un ardore ancor pi vivo. Io avevo sott'occhi il panorama dei mondi innumerevoli che roteano nello spazio e comprendevo che lo scopo della scienza doveva essere quello di farci conoscere quegli universi lontani, e di farci vivere in mezzo a quegli immensi orizzonti. La bella dea continu:
"La missione dell'astronomia sar pi elevata ancora. Dopo avervi fatto sentire e avervi fatto conoscere che la Terra non  che una citt nella patria celeste, e che l'uomo  cittadino del cielo, essa andr ancor pi lunge. Discoprendo il piano su cui l'universo fisico  costrutto, essa mostrer che l'universo morale  stabilito su quello stesso piano e che i due mondi non ne formano che uno e lo spirito governa la materia. Ci ch'essa avr fatto per lo spazio, lo far pel tempo, e dopo aver apprezzato l'immensit dello spazio e aver riconosciuto che le stesse leggi regnano simultaneamente in tutti i luoghi e fanno dell'immenso universo una sola unit, voi apprenderete che i secoli del passato e dell'avvenire sono associati al tempo presente e che le monadi pensanti vivranno eternamente mediante trasformazioni successive e progressive e apprenderete altres che vi sono menti incomparabilmente superiori alle pi grandi menti dell'Umanit terrestre e che tutto progredisce verso la perfezione suprema, e apprenderete ancora che il mondo materiale non  che un'apparenza e che l'essere reale consiste in una forza imponderabile, invisibile e intangibile.
"L'astronomia sar dunque eminentemente, e prima d'ogni cosa, la norma direttrice della filosofia. Coloro che ragioneranno tenendosi estranei alle cognizioni astronomiche resteranno a fianco della verit, e quelli che seguiranno fedelmente la sua fiaccola si eleveranno gradualmente nella soluzione dei grandi problemi.
"La filosofia astronomica sar la religione delle menti superiori.
"Tu devi assistere - aggiunse ella - a questa duplice trasformazione della scienza, e allorch tu abbandonerai il mondo terrestre, questa scienza astronomica, che gi tu ammiri con s legittimo orgoglio, sar intieramente rinnovata tanto nella sua forma quanto nel suo spirito.
"Ma, non  qui tutto. Questo rinnovamento d'una scienza antica poco servirebbe al progresso generale dell'umanit se queste sublimi cognizioni che dnno incremento alla mente umana, rischiarano l'anima e la affrancano dalle tristi condizioni di mediocrit della vita sociale, rimanessero rinserrate nel circolo ristretto degli astronomi di professione. Anche quel tempo sta per passare. Lo scarso moggio va rovesciato e fa d'uopo afferrare la fiaccola in pugno, accrescere il suo splendore e portarlo sulle piazze pubbliche, nelle strade affollate e perfino nei crocivii delle citt. Tutti sono chiamati a ricevere la luce, tutti ne sono assetati e in ispecial modo gli umili e i diseredati d'ogni fortuna, poich quelli pensano maggiormente e sono avidi di scienza mentre i soddisfatti del secolo gaudente non dubitano neppure della loro ignoranza e sono quasi fieri della loro vacua esistenza. S, la luce dell'astronomia deve essere sparsa su tutto il mondo, e penetrare fino nelle masse popolari, illuminando le coscienze ed elevando i cuori. E sar quella la sua pi bella missione, e la sua grande opera benefica".
 V.
LA LUCE DEL PASSATO.
LE RIVELAZIONI DELLA MUSA.
Cos parl la mia guida celeste, e il suo viso era bello come il pieno giorno; brillavano i suoi occhi d'una fiamma luminosa, e la sua voce sembrava una musica divina. Io vedevo i mondi roteare intorno a noi nello spazio e sentivo che un'armonia immensa regge la natura.
- Ed ora - mi disse Urania designandomi col dito il luogo ove il nostro sole era scomparso - facciamo ritorno sulla Terra. Ma, guarda ancora. Tu hai ora compreso che lo spazio  infinito, e comprenderai adesso come il tempo  eterno!
Attraversammo un branco di costellazioni e ci drizzammo verso il sistema solare. Io vidi infatti il Sole riapparire sotto la forma d'una piccolissima stella.
"Io sto per darti per un momento almeno, fece essa, se non la visione divina, almeno la visione angelica. La tua anima sta per sentire le vibrazioni eteree che costituiscono la luce e conoscere in qual modo la storia d'ogni mondo  eterna in Dio. Vedere  sapere. Guarda!"
Allo stesso modo che un microscopio ci fa parere una formica grossa quanto un elefante, e allo stesso modo che, penetrando fino in seno agli infinitamente piccoli, sa rendere l'invisibile visibile; in quel modo cos, al cenno della Musa la mia vista acquist d'un tratto una potenza di percezione inattesa e distinse nello spazio, a fianco del Sole che s'ecliss, la Terra che, da invisibile divenne visibile.
Io la riconobbi, e di mano in mano che la contemplavo il suo disco s'ingrandiva, offrendo l'aspetto della Luna alcuni giorni prima della fase della luna piena. Bentosto io giunsi, in quel disco amplificantesi, a distinguere i principali aspetti geografici, la macchia di neve del polo nord, i contorni dell'Europa e dell'Asia, il mare del Nord, l'Atlantico, il Mediterraneo. Pi io fissavo la mia attenzione e meglio vedevo. Gli infimi particolari diventavano pi e pi percettibili come se avessi cangiato gradualmente d'oculari micro-telescopici. Riconobbi la forma geografica della Francia, ma essa mi parve interamente verde, dal Reno all'Oceano e dalla Manica al Mediterraneo, come se fosse stata coperta d'una sola ed immensa foresta. Riuscivo nondimeno a distinguere pi e pi e sempre meglio le particolarit di minor conto, inquantoch le Alpi, i Pirenei, il Reno, il Rodano, la Loira erano facili a riconoscersi.
- Fissa bene la tua attenzione - riprese la mia compagna. E, mentre pronunciava quelle parole, posava sulla mia fronte l'estremit delle sue dita affusolate, quasich avesse voluto magnetizzare il mio cervello e dare alle mie facolt di percezione una potenza ancor pi grande.
Allora io scrutai, e penetrai con maggior attenzione ancora nei particolari della visione, ed ebbi davanti agli occhi la Gallia al tempo di Giulio Cesare. Erano i giorni della guerra dell'indipendenza animata dal patriottismo di Vercingetorige.
Io contemplavo quelle scene dall'alto, a quel modo che vediamo i paesaggi lunari col telescopio, o miriamo un paese dalla navicella di un pallone aerostatico; ma riconobbi la Gallia, l'Alvernia, Gergovia, il Puy de Dme, i vulcani estinti, e il mio pensiero si raffigur facilmente la scena gallica di cui una immagine compendiosa giungeva fino al mio cervello.
- Noi siamo ad una tale distanza dalla Terra - mi disse Urania - che la luce impiega per giungere di l fin qui tutto il tempo che ci separa dall'epoca di Giulio Cesare. Qui noi riceviamo solamente ora i raggi luminosi partiti dalla Terra a quell'epoca. Tuttavia la luce viaggia nello spazio etereo colla rapidit di trecentomila chilometri per secondo. Essa  rapida invero, rapida oltremodo, ma non istantanea. Gli astronomi della Terra che osservano attualmente le stelle poste alla distanza in cui noi siamo adesso, non le vedono quali sono oggid ma quali esse erano al momento in cui sono partiti i raggi luminosi che giungono solamente in oggi, ossia quali esse erano or son pi di diciotto secoli.
"Dalla Terra - aggiunse ella - n da alcun punto dello spazio, non si vedono mai gli astri quali essi sono, ma quali sono stati. Si  tanto pi in ritardo intorno alla loro storia quanto pi si  da essi discosti.
"Voi osservate colla pi grande attenzione nel telescopio astri e stelle che pi non esistono, e molte financo delle stelle che vedete ad occhio nudo non hanno pi vita. Molte delle nebulose di cui voi analizzate la sostanza nello spettroscopio sono divenute soli. Molte delle vostre pi belle stelle rosse sono attualmente estinte, e, avvicinandovi ad esse, non le vedreste pi!
La luce emanata da tutti i soli che popolano l'immensit, la luce riflessa nello spazio da tutti i mondi rischiarati da quei soli, trascina seco attraverso il cielo infinito vere fotografie di tutti i secoli, d'ogni giorno, di tutti gli istanti. Osservando un astro, voi lo vedete quale esso era nel momento in cui s' dipartita la fotografia che voi ricevete, allo stesso modo che udendo il rintocco di una campana, il suono vi ferisce dopo che gi si  diffuso per l'aria, e tanto maggior tempo dopo quanto pi ne siamo lontani.
"Ne viene che la storia di tutti i mondi viaggia attualmente nello spazio senza mai sparire in modo assoluto, e che tutti gli avvenimenti passati sono presenti nel seno dell'infinito e indistruttibili.
"La durata dell'universo non avr fine, ma la Terra finir certo e non sar pi un giorno che una tomba. Ma vi saranno nuovi soli e nuove terre, nuove primavere e nuovi sorrisi, e sempre la vita fiorir nell'universo senza limiti e senza fine.
"Io ho voluto mostrarti - disse ella dopo un istante di pausa - io ho voluto mostrarti in qual maniera il tempo  eterno. Avevi tu ben sentito l'infinita estensione dello spazio e compresa la grandezza dell'universo, ma ora il tuo viaggio celeste  compiuto; avviciniamoci alla Terra e fa ritorno nella tua patria.
"Quanto a te - aggiunse ella di bel nuovo - sappi che lo studio  la sola fonte d'ogni valore intellettuale; non sii mai n povero, n ricco; gurdati da ogni ambizioso desiderio come da ogni istinto di servit e sii indipendente perch l'indipendenza  il pi raro e prezioso dei beni e la prima condizione della felicit."
Urania parlava colla sua voce soave: ma la commozione prodotta da tutti quei quadri straordinar aveva talmente scosso il mio cervello che fui preso ad un tratto da un gran trmito. Un brivido mi corse dalla testa ai piedi, e fu esso senza dubbio che provoc il mio subitaneo risveglio in mezzo ad una viva agitazione... Ahim! quel delizioso viaggio celeste era terminato.
Cercai Urania, e pi non la trovai. Un limpido raggio di luna, penetrando attraverso la finestra della mia camera, veniva ad accarezzare il lembo d'una tenda, e sembrava disegnare vagamente la forma aerea della mia celeste guida; ma non era che un raggio di Luna.
Allorch ritornai all'indomani all'Osservatorio, il mio primo moto fu quello di correre, con un pretesto qualunque, nel gabinetto del Direttore e di rivedere la Musa seducente che m'aveva beatificato d'un tal sogno...
L'orologio a pendolo era scomparso!
Al posto suo giganteggiava il busto, d'un bel marmo di Carrara, dell'illustre astronomo.
Cercai in altre camere, e colla scusa di mille pretesti, perfino negli appartamenti privati, ma esso era scomparso.
Per giorni e giorni, e durante settimane intiere ne feci ricerca, senza mai giungere a rivederlo e neppure a sapere ci che fosse avvenuto d'esso.
Io avevo un amico, un confidente press'a poco della mia et, bench d'aspetto men del mio giovanile per certo pizzo nascente che gli adornava il mento, egli pure, come me, fortemente innamorato dell'ideale e forse ancor pi sognatore, il solo del resto di tutto il personale dell'Osservatorio con cui mi fossi intimamente legato con vincoli d'amicizia. Egli partecipava in tutto alle mie gioie ed ai miei dolori, ed avevamo gli stessi gusti, le stesse idee, gli uguali sentimenti. Egli aveva compreso e la mia ammirazione da adolescente per una statua, e la personificazione di cui la mia immaginazione aveva vestita un'ideale creazione, e la mia melanconia d'aver perduto cos presto la mia cara Urania nel momento stesso in cui pi me le ero affezionato. Aveva egli pi d'una volta ammirato con me gli effetti della luce sulla sua celeste fisonomia, e sorridendo delle mie estasi come un fratello maggiore, e burlandomi un tantino e qualche volta con certa seriet per questa mia tenerezza verso un idolo, si spingeva fino a chiamarmi "Camillo Pigmalione". Ma, in fondo, vedeva bene che io l'amavo egualmente moltissimo.
Questo amico che ahim! doveva essere rapito dalla morte alcuni anni pi tardi in pieno fiore di giovinezza, questo buon Giorgio Spero, dotato di una intelligenza eminente e di un gran cuore, e la cui memoria mi rimarr eternamente cara, era allora segretario particolare del Direttore, e la sua affezione tanto sincera mi fu attestata in questa circostanza da un atto di gentilezza altrettanto cortese e gradito quanto imprevisto.
Un giorno, rientrando nella mia cameretta, io vidi, con uno stupore che rasentava quasi l'incredulit, il famoso orologio a pendolo sul mio camino, proprio l, a me davanti!...
Era ben esso! Ma in qual modo era col venuto? Qual via aveva tenuto per giungervi? D'onde giungeva? Appresi allora che l'illustre autore della scoperta di Nettuno l'aveva mandato per riparazioni da uno dei principali orologiai di Parigi: che questi aveva ricevuto dalla Cina un antico pendolo astronomico di grandissimo interesse e ne aveva offerto il cambio che era stato accettato, e che Giorgio Spero infine, incaricato dell'atto legale di trapasso, aveva ricomperata per suo conto l'opera di Pradier per offrirmela in ricordanza delle lezioni di matematica che gli avevo date un giorno.
Con che gioia non rividi io la mia Urania! Con che felicit non ne assaporai a saziet la cara visione! Questa vaga personificazione della Musa del Cielo non m'ha giammai abbandonato da quel giorno in poi! Nelle mie ore di studio, la bella statua si ergeva a me dinnanzi, quasich volesse rammentarmi i discorsi della dea, svelarmi i destini dell'astronomia e dirigere l'adolescente nelle sue aspirazioni scientifiche. Coll'andar del tempo passioni pi vive hanno potuto sedurre, affascinare ed anche turbare i miei sensi; ma io non dimenticher giammai il sentimento ideale che la Musa delle stelle m'aveva inspirato, n il viaggio celeste nel quale ebbe a trascinarmi seco, n i panorami inattesi ch'ella fece balenare ai miei sguardi, n le verit ch'essa mi rivel sull'estensione e sulla costituzione dell'universo, n la felicit ch'ella m'ha dato assegnandomi definitivamente come meta e carriera al mio spirito le calme contemplazioni della natura e della scienza.
 PARTE II
GIORGIO SPERO
 I.
LA VITA. - LE INDAGINI. - LO STUDIO
La luce calda ed afosa della sera si diffondeva nell'atmosfera a guisa di un prodigioso irradiamento di raggi d'oro. Dalle alture di Passy, la vista si estendeva sull'immensa citt che, allora pi che mai, era, non gi una citt, ma un mondo quasi. L'Esposizione Universale del 1867 aveva riunito in quella Parigi imperiale tutte le attrattive e tutte le seduzioni del secolo. I fiori della civilt vi facevano pompa dei loro pi smaglianti colori, e vi si consumavano nell'intensit stessa dei loro profumi, spirando nelle precoci febbri dell'adolescenza. I sovrani d'Europa venivano ad udirvi una strombazzante fanfara che fu l'ultima della monarchia; le scienze, le arti, l'industria parevano disseminare le loro creazioni novelle con una prodigalit inesauribile. Era come una ebbrezza generale degli esseri e delle cose. I reggimenti sfilavano a passo di marcia colla musica in testa; rapide carrozze e vetture d'ogni sorta s'incrociavano in ogni senso e milioni di uomini si agitavano nella polvere dei pubblici passeggi, dei lungo-Senna, delle grandi vie, dei boulevards; ma quella polvere stessa, dorata dai raggi del sole che tramontava, sembrava un'aureola che incoronasse la superba citt. Gli edifici pi alti, le cupole, le torri, i campanili s'illuminavano dei riflessi dell'astro infiammato; si udivano da lungi suoni d'orchestra frammisti ad un mormoro confuso di voci e di frastuoni diversi, e quella sera luminosa che poneva fine ad una abbagliante giornata d'estate, lasciava nell'animo un sentimento ineffabile di contentezza, di soddisfacimento e di felicit. Era quasi una specie di riassunto simbolico delle manifestazioni della vitalit d'un gran popolo giunto all'apogeo della sua gloria e della sua fortuna.
Dalle alture di Passy ove ci troviamo, dal terrazzo d'un giardino sospeso, come nei giorni di Babilonia, al disopra del corso mollemente neghittoso del fiume, due esseri appoggiati alla balaustra di pietra contemplano quel rumoroso spettacolo. Dominando quella superficie agitata del mare umano, e pi felici nella loro dolce solitudine di tutti gli atomi di quel turbino di gente, essi non appartengono pi al mondo volgare e si librano al disopra di quella agitazione nell'atmosfera limpida della loro felicit. Le loro intelligenze pensano, i loro cuori amano, o, per esprimere pi adeguatamente l'ugual fatto, le loro anime vivono.
Nella giovanile bellezza dei suoi diciott'anni, la giovinetta lascia errare il suo sguardo fantasioso sull'apoteosi del Sole che tramonta, felice di vivere, pi felice ancora d'amare. Essa non pensa punto a quei milioni d'esseri umani che s'agitano a' suoi piedi, ma guarda, senza vederlo, il disco ardente del Sole che discende dietro le nubi porporine dell'Occidente, e respirando l'aria profumata dalle ghirlande di rose del giardino, assapora in tutto l'essere suo quella serena calma di felicit intima che leva nel suo cuore un ineffabile inno d'amore. La sua capigliatura bionda disegna un nimbo intorno alla sua fronte un'aureola vaporosa e cade in ciocche opulente sulla sua personcina fine ed elegante; i suoi occhi azzurri frangiati di lunghe ciglia nere sembrano un riflesso dell'azzurro dei cieli; le sue braccia, il suo collo lasciano indovinare una carnagione d'una bianchezza lattea; le sue gote, le sue orecchie sono vivamente colorate, e nell'insieme della sua persona essa ricorda alcun poco quelle minuscole marchesine dei pittori del diciottesimo secolo, che nascevano per una vita sconosciuta di cui non dovevano godere per gran tempo. Ella sta ritta in piedi. Il suo compagno che poco prima stringeva col braccio la sua vita, contemplando con lei il quadro di Parigi e con lei ascoltando le onde d'armonia sparse nell'aria dalla musica della guardia imperiale, s' seduto ai suoi fianchi. I suoi occhi hanno obliato Parigi e il tramonto del Sole per non veder pi che la sua leggiadra amica e, senza accorgersene, la guarda con una fissit strana e dolce, ammirandola come se la vedesse per la prima volta, n potendo staccare i suoi occhi da quel delizioso profilo che egli ammalia quasi del suo sguardo con una magnetica carezza.
Il giovine studente rimaneva assorbito in quella contemplazione. Studente, lo era egli ancora a venticinque anni? Ma non lo si  dunque sempre in fin dei conti, e il venerato maestro d'un giorno, il signor Chevreul, non amava egli chiamarsi ieri ancora, a centotr anni d'et, il decano degli studenti di Francia? Giorgio Spero aveva compiuto giovanissimo quegli stud liceali che nulla insegnano all'infuori del metodo di investigazione, e continuava ad approfondire con un infaticabile ardore i grandi problemi delle scienze naturali. L'astronomia in ispecial modo aveva di primo acchito attratto potentemente il suo spirito, e io l'avevo precisamente conosciuto (come il lettore avr presente da quanto dissi nel racconto precedente) all'Osservatorio di Parigi, ove era entrato fin dall'et di sedici anni, e in cui s'era fatto notare per una singolarit abbastanza bizzarra, quella di non avere alcuna ambizione e di non desiderare veruna promozione. All'et di sedici anni, come a quella di venticinque, egli si credeva alla vigilia della sua morte, e giudicava forse che la vita passa rapidamente e che  cosa superflua il desiderare altra cosa fuorch la scienza, superfluo il bramare alcunch all'infuori del gaudio supremo di studiare e acquistare cognizioni. Era poco comunicativo, bench in fondo il suo carattere fosse quello di un fanciullo troppo accarezzato. La sua bocca piccolissima, e disegnata con grazia corretta, sembrava aprirsi ad un sorriso quando si fosse esaminato con attenzione l'estremo ciglio delle labbra, e non badando a ci sembrava piuttosto quella d'un uomo dedito ad alti pensieri e silenzioso. I suoi occhi, il cui colore indeciso, che ricordava l'azzurro verdognolo dell'orizzonte marino, cangiava spesso secondo la luce e secondo le interne commozioni dell'animo, erano ordinariamente d'una grande dolcezza; ma in talune circostanze si sarebbero potuti credere infiammati dalla scintilla del fulmine, o freddi come l'acciaio. Lo sguardo era profondo, talvolta resto ad ogni investigazione altrui e perfino strano, enigmatico. Le orecchie aveva piccole, aggraziatamente circonvolute, col lobo ben distinto e leggermente ripiegato, locch  indizio per gli specialisti di simili osservazioni di certa finezza di spirito. La fronte appariva vasta, bench la testa fosse piuttosto piccola, e solo di certo aspetto grandioso per la bella capigliatura dai ricci ondeggianti che la adornava. La sua barba era fine, di color castagno come i capelli, leggermente pettinata. Di statura media, l'insieme della sua persona risultava elegante, di un'eleganza innata, curata, senza pretese di sorta alcuna come senza affettazione.
Noi non avevamo avuto alcuna dimestichezza chiassosa con lui, n i miei amici, n io, in nessun'epoca. Nei giorni di vacanza e durante le ore di riposo, non lo si vedeva mai in nostra compagnia. Perpetuamente immerso nei suoi stud, si sarebbe potuto credere ch'egli si fosse dato senza tregua alla ricerca della pietra filosofale, della quadratura del circolo o del moto perpetuo. Non gli conobbi mai amici, da me in fuori, e non sono neppur io sicuro d'aver ricevuto tutte le sue confidenze. Forse, del resto, non vi ebbe mai altro avvenimento intimo nella sua vita eccetto quello di cui mi feci oggid lo storico, e che potei esattamente conoscere come testimonio almeno se non come confidente.
Il problema dell'anima era l'incubo e la preoccupazione perpetua del suo pensiero. Talvolta egli s'inabissava nella ricerca dell'incognito con una tale intensit d'azione cerebrale da sentire nel suo cranio quasi un formicolo incessante, sotto l'azione del quale tutte le sue facolt pensanti sembravano annientarsi. Era in ispecial modo dopo aver lungamente analizzato le condizioni dell'immortalit, ch'egli vedeva d'un tratto sparire da' suoi occhi l'effimera vita attuale, e aprirsi davanti al suo essere spirituale l'eternit senza fine. Di fronte a quello spettacolo dell'anima in piena eternit, egli voleva sapere. La vista del suo corpo pallido ed agghiacciato, ricoperto dal sudario e steso in un feretro, abbandonato in fondo ad una stretta fossa, ultima e lugubre dimora, sotto l'erba ove il grillo mormora, non costernava altrettanto il suo pensiero, quanto l'incertezza dell'avvenire. "Che diverr io dunque? Che diventiamo noi? - ripeteva egli col martellare d'una idea fissa nel cervello. - Se noi moriamo intieramente, quale inetta commedia la vita colle sue lotte e colle sue speranze! Se siamo immortali, che facciamo noi dunque durante l'eternit senza fine? Da oggi a cento anni in poi, ove sar io? ove saranno tutti gli abitanti attuali della Terra? e gli abitanti di tutti i mondi? Morire per sempre, sempre, e non aver avuto vita che un momento, quale derisione! e non varrebbe meglio le cento volte di non essere mai nato? Ma se il destino  di vivere eternamente senza mai poter nulla cangiare alla fatalit che ne travolge, e avendo sempre a noi dinnanzi l'eternit senza tregua, in qual modo sopportare il peso d'un simile destino? Ed  questa la sorte che ne attende? E quando mai fossimo stanchi dell'esistenza, ci sarebbe vietato di fuggirla, e ne riescirebbe impossibile di farla finita! crudelt pi implacabile ancora di quella di una vita effimera che svanisce come il volo di un insetto nella freschezza della sera? Per qual motivo siamo dunque nati? Per soffrire delle torture dell'incertezza? per non vedere una sola delle nostre speranze rimaner salda e ritta davanti alla critica? per vivere, quando non si pensi, come idioti, o, pensando, come pazzi? E se ci si parla d'un "buon Dio!". E vi sono religioni, sacerdoti, rabbini, bonzi! Ma l'umanit non  che una turba di ingannati e di ingannatori! Gli uomini di tutte le nazioni sono armati fino ai denti per scannarsi fra di loro come imbecilli! Oh!  quanto essi possono fare di pi assennato, ed il miglior ringraziamento che possono indirizzare alla Natura per l'inetto dono di cui li ha gratificati mettendoli alla luce!"
Io mi affaticavo di calmare i suoi tormenti e le sue inquietudini, essendomi foggiato da me solo una certa specie di filosofia che m'aveva relativamente soddisfatto! "Il timore della morte mi sembra assolutamente chimerico. Non vi sono che due ipotesi a farsi. Allorch noi ci addormentiamo ogni sera, possiamo anche non risvegliarci pi all'indomani, e questa idea, allorch per avventura ci passi pel capo, non ci toglie di addormentarci profondamente. Nondimeno o: l. tutto avendo fine colla vita, noi non ci risveglieremo affatto in nessuna parte; e in questo caso, si tratta d'un sonno che non fu compiuto e che, per noi, durer eternamente, n noi ne sapremo dunque mai nulla; oppure: 2 sopravvivendo l'anima al corpo, noi ci risveglieremo altrove per continuare la nostra attivit, e in questo caso, il risveglio non pu essere terribile, ma deve essere piuttosto piacevole e affascinante anzi, avendo nella natura ogni esistenza la sua ragion d'essere, e trovando ogni creatura, tanto l'infima di tutte quanto la pi nobile, la propria felicit nell'esercizio delle proprie facolt."
Questo ragionamento sembrava calmarlo, ma le inquietudini del dubbio non tardavano a riapparire pungenti come spine. Talvolta, egli errava solo nei vasti cimiteri di Parigi, cercando fra le tombe i viali pi deserti, ascoltando lo stormir del vento fra gli alberi, il mormoro delle foglie morte e secche lungo i sentieri. Talvolta se ne andava lontano, nei dintorni della gran citt, penetrando di l attraverso i boschi e camminando per ore intere in conversazione con se stesso. Tal altra invece rimaneva quanto  lunga la giornata nel suo studiolo della piazza del Pantheon; studiolo che serviva ad un tempo quale gabinetto di lavoro, camera da letto e camera da ricevimenti, e fino ad un'ora inoltrata della notte sezionava un cervello portato a casa dalla scuola di Clinica, studiando col microscopio le sezioni di lamelle esilissime della sostanza grigia.
L'incertezza delle scienze chiamate positive e la brusca fermata della sua mente nella soluzione dei problemi, lo gettavano allora in una violenta disperazione, e pi d'una volta lo trovai in uno stato di inerte abbattimento, cogli occhi sbarrati e lucenti, colle mani che scottavano dalla febbre, col polso agitato e intermittente. In una di queste crisi anzi, essendo stato obbligato ad abbandonarlo per alcune ore, credetti di non trovarlo pi vivo facendo ritorno verso di lui alle cinque del mattino. Egli aveva presso di s un bicchiere di cianuro di potassio che tent di nascondere al mio arrivo. Ma bentosto, riprendendo la sua calma con una grande serenit d'animo, ebbe un leggero sorriso: "A che gioverebbe? - mi diss'egli. - Se noi siamo immortali ci non servirebbe a nulla. Ma era per saperlo pi presto!" Egli mi confess in quel giorno d'aver creduto d'essere dolorosamente sollevato pei capelli fino all'altezza del soffitto per ricadere poi di pieno peso sul pavimento.
L'indifferenza pubblica per quel che concerne questo gran problema dei destini umani, questione che ai suoi occhi andava innanzi a tutte le altre, poich si tratta della nostra esistenza, o del nostro niente, aveva il dono di esasperarlo al massimo punto. Egli non vedeva ovunque che persone preoccupate d'interessi materiali e assorbite unicamente dall'idea bizzarra di "guadagnar denari" e intente a consacrare tutti i loro anni, tutti i loro giorni, tutte le loro ore e perfino tutti i loro minuti a quegli interessi mascherati sotto le forme pi svariate, senza trovar mai veruna mente libera e indipendente che vivesse della vita dello spirito. Gli sembrava che tutti gli esseri, pesanti potessero, dovessero, pur vivendo della vita del corpo, e dacch non si pu fare altrimenti, non rimanere almeno schiavi d'un organismo cos rozzo e materiale, e dedicare i loro migliori istanti alla vita intellettuale.
All'epoca in cui comincia questo racconto, Giorgio Spero era gi celebre, ed anzi illustre, pei lavori scientifici originali da lui pubblicati e per molte opere di alta letteratura che avevano legato il suo nome agli onori di un'universale acclamazione. Bench non avesse ancora compiuto il suo venticinquesimo anno, pi d'un milione di lettori aveva letto le sue opere ch'egli non aveva punto scritte pel gran pubblico, ma che avevano avuto il successo d'essere apprezzate e dalla maggioranza degli studiosi avida d'istruirsi e dalla minoranza delle persone pi colte. Lo si era proclamato il Maestro di una scuola nuova e critici eminenti, pur non conoscendo la sua individualit fisica e neppure la sua et, parlavano "delle sue dottrine".
In che modo, dunque, questa singolare filosofo, questo studente austero si trovava nell'ora del tramonto del Sole, ai piedi di una giovinetta, solo con essa, su quel terrazzo ove noi l'abbiamo test veduto? Il seguito di questo racconto ce lo far sapere.
 II.
L'APPARIZIONE. -
VIAGGIO IN NORVEGIA. - L'ANTELIA.
UN INCONTRO NEL CIELO.
Il loro primo incontro era stato veramente strano. Contemplatore appassionato delle bellezze della natura e sempre in cerca de' suoi variati spettacoli, il giovine naturalista aveva intrapreso l'anno precedente un viaggio in Norvegia, allo scopo di visitare quei fiordi solitar in cui il mare sembra inabissarsi e quelle montagne dalle cime nevose che innalzano al disopra delle nubi le loro fronti immacolate, e in ispecial modo col vivo desiderio di compiervi uno studio particolare del fenomeno delle aurore boreali, manifestazione grandiosa della vita del nostro pianeta. Io gli ero compagno in quel viaggio, e i tramonti di Sole al di l dei fiordi calmi e profondi non men che le albe e il sorger dell'astro splendido sulle montagne, dilettavano con un'indicibile commozione quella sua anima d'artista e di poeta. Rimanemmo col pi d'un mese, percorrendo la pittoresca regione che si estende da Cristiania alle Alpi Scandinave. Ora, la Norvegia era la patria di quella figlia del Nord, che doveva esercitare cos rapidamente tanta influenza sul suo cuore non per anco dischiuso alla vita. Essa era l ad alcuni passi da lui, e nondimeno fu soltanto il giorno della nostra partenza che il fato, questo dio degli antichi, si decise a metterli in presenza l'una dell'altro.
La luce del mattino dorava le cime lontane, e la giovine Norvegese era stata condotta da suo padre su una di quelle montagne ove una gran quantit di escursionisti si rendono, come al Righi di Svizzera, per assistere al levare del Sole che, in quel giorno, era stato meraviglioso. Iclea s'era allontanata d'alcuni metri, tutta sola sopra un monticello isolato, per meglio distinguere certe particolarit del paesaggio, allorch facendo ella ritorno col viso opposto al Sole, per abbracciare l'orizzonte tutto quanto, scrse, non gi sulla montagna n sulla terra, ma nel cielo stesso la sua immagine, e la sua persona per intero perfettamente riconoscibile. Un'aureola luminosa circondava la sua testa e le sue spalle d'una corona di gloria fiammeggiante, e un circolo aereo, leggermente tinto delle sfumature dell'arcobaleno, avviluppava la misteriosa apparizione. Stupefatta e commossa da quello spettacolo singolare, e ancora sotto l'incanto dello splendore del sorgere del Sole essa non rilev immediatamente che un'altra figura, un profilo di testa d'uomo accompagnava la sua, mistico profilo di viaggiatore immobile ed estatico nella contemplazione delle sue forme, che ricordava le statue di santi ritte in atto d'adorazione sui pilastri delle chiese. Quella figura mascolina e la sua erano incorniciate dallo stesso circolo aereo. Tutto ad un tratto essa vide quello strano profilo umano nell'aria, credette essere zimbello d'una visione fantastica e, meravigliata, fece un gesto di sorpresa e quasi di spavento. La sua immagine aerea riprodusse lo stesso gesto, ed ella vide lo spettro del viaggiatore portare la mano al suo cappello e scoprirsi il capo in atto quasi d'un saluto a cosa celeste, poi perdere la nitidezza dei suoi contorni e svanire insieme alla propria immagine.
La trasfigurazione del Monte Tabor, in cui i discepoli di Ges scorsero d'un tratto nel cielo l'immagine del divino Maestro accompagnata da quelle di Mos ed Elia, non invase chi ne era testimonio di maggior stupefazione di quella dell'innocente vergine di Norvegia dinanzi a quel fenomeno di antela, la cui teoria  nota a tutti i meteorologisti.
Quest'apparizione si fiss nelle pi intime latbre del suo pensiero come un sogno meraviglioso. Ella aveva chiamato suo padre, rimasto a breve distanza dietro il monticello; ma allorch giunse, tutto era scomparso. Ella gliene chiese la spiegazione senza nulla ottenere da lui se non un dubbio e quasi una negazione della realt del fenomeno. Quell'uomo eccellente del resto, antico ufficiale superiore, apparteneva a quella categoria di scettici di primo ordine che negano con tutta semplicit ci che ignorano o non comprendono. La deliziosa creatura ebbe un bell'affermargli ch'ella aveva proprio visto la sua immagine nel cielo - e insieme quella d'un uomo che giudicava giovine d'anni e di nobile aspetto, - ebbe un bel raccontare i pi minuti particolari dell'apparizione e aggiungere che le figure le erano sembrate pi grandi del naturale e rassomiglianti a colossali profili di persone, ch il padre suo le dichiar con autorit, e non senza enfasi, che era la sua ci che si chiama un'illusione ottica, prodotto dell'immaginazione quando si  mal dormito, specialmente negli anni dell'adolescenza.
Ma, la sera dello stesso giorno, mentre stavamo per salire sul battello a vapore, io notai una giovinetta dalla capigliatura d'una tinta vaporosa che sogguardava l'amico mio con un'aria di aperta sorpresa. Ella era sull'imbarcadero, al braccio di suo padre, e rimaneva immobile come la moglie di Lot cangiata in statua di sale. La feci notare a Giorgio fin dal momento del nostro arrivo sul battello; ma, non appena ebbe egli volto la testa dalla sua parte, ch'io vidi le gote della giovinetta imporporarsi d'un subitaneo rossore, e tosto storn ella il suo sguardo per volgerlo sulla ruota del piroscafo che incominciava a mettersi in moto, n so che Spero vi abbia fatto attenzione. In realt, nel mattino di quel giorno, noi non avevamo nulla visto, n l'uno, n l'altro, del fenomeno aereo, al momento almeno in cui la giovinetta era giunta presso di noi, ed ella ci era anzi rimasta occulta da un piccolo gruppo di arbusti; era in particolar modo il lato d'Oriente e la magnificenza del sorger del Sole che ci aveva attratti. Tuttavia Giorgio salut la Norvegia, che stava per lasciare, con lo stesso gesto con cui aveva salutato il Sole nascente, e l'incognita prese quel saluto a lei diretto.
Due mesi dopo, a Parigi, il conte di K... teneva ricevimento in casa sua d'una societ numerosa per onorare un recente trionfo della sua compatriota Cristina Nilson. La giovine Norvegese e suo padre, venuti a Parigi a passarvi una parte dell'inverno, erano nel numero degli invitati, conoscendosi da lunga data col conte come compatrioti, essendo la Svezia e la Norvegia sorelle fra le nazioni. Quanto a noi, vi andavamo per la prima volta, e l'invito era anzi dovuto all'apparizione d'un nuovissimo libro di Spero, gi noto come uno dei pi grandi avvenimenti nel mondo delle lettere. Fantastica, pensatrice per istinto, istrutta dell'educazione soda dei paesi del Nord e avida di conoscere, Iclea aveva gi letto e riletto con curiosit quel libro un tantino mistico e nel quale il nuovo metafisico aveva esposto le ansiet della sua anima non soddisfatta dei Pensieri di Pascal. Aggiungiamo inoltre ch'essa aveva anzi superato gi da pi mesi e con gran plauso l'esame dell'istruzione superiore, e dopo aver rinunciato allo studio della medicina che a tutta prima l'aveva attratta, incominciava ad iniziarsi con qualche curiosit nelle indagini affatto nuove della fisiologia psicologica.
Allorch si era annunciato nella societ il signor Giorgio Spero, le era sembrato che stesse per entrare un amico incognito e quasi un confidente del suo spirito. Essa trasal quasich fosse colpita da una scossa elettrica. Egli, poco mondano, timido, confuso quasi nelle riunioni di persone a lui sconosciute, non amando n danzare, n giuocare, n conversare, era rimasto nello stesso canto della sala a fianco di alcuni amici, abbastanza indifferente ai valzer ed alle quadriglie, e prestando piuttosto la sua attenzione a due o tre capilavori della musica moderna interpretati con sentimento, e la serata intiera era trascorsa senza ch'egli le si fosse avvicinato, bench egli l'avesse notata e che, in tutta quella festa piena di incanti, non avesse anzi visto che lei sola. I loro sguardi si erano pi d'una volta incontrati, e alla fine, verso le due del mattino, allorch la riunione assumeva un carattere di maggiore intimit, egli os venire a lei vicino senza tuttavia rivolgerle la parola. Fu lei che, per la prima, gli parl per esprimergli un dubbio sulla conclusione del suo libro.
Lusingato, ma pi ancora sorpreso, di apprendere che quelle pagine di metafisica avessero una lettrice - e una lettrice di quell'et - l'autore rispose, abbastanza malaccortamente, che simili indagini erano un po' troppo serie per una donna. Ella replic che le donne e le giovanette non erano esclusivamente assorbite dalle cure dell'abbigliamento, e ch'ella da parte sua ne conosceva che pensavano per davvero, investigavano, lavoravano, studiavano. Parl anzi con qualche vivacit per difendere le donne contro le sprezzo scientifico di taluni uomini e sostenere la loro attitudine intellettuale, n dur fatica a guadagnare una causa della quale, d'altra parte, il suo interlocutore non era in guisa alcuna un avversario.
Quel nuovo libro, il cui successo era stato immediato e fragoroso, nonostante la gravit del soggetto, aveva circondato il nome di Giorgio Spero d'una vera aureola di celebrit, e nelle sale di ricevimento l'affascinante scrittore era accolto ovunque con una viva simpatia. I due giovani avevano appena scambiato alcune parole, ch'egli si trov preso di mira dagli amici della famiglia ospitale e fu obbligato a rispondere a diversi quesiti che vennero ad interrompere il loro intimo abboccamento. Uno dei pi eminenti critici del giorno aveva precisamente consacrato un lungo articolo alla nuova opera, e il soggetto stesso del libro divenne in un istante l'oggetto della conversazione generale. Iclea si tenne in disparte. Ella sentiva, e le donne non s'ingannano mai su quel punto, che l'eroe l'aveva osservata, che il suo pensiero era gi collegato al suo da un legame invisibile, e che, rispondendo alle questioni pi, o meno banali che gli erano indirizzate, il suo spirito non era intieramente inteso a quei discorsi. Questo primo trionfo intimo le fu bastevole, n ne desiderava altri. E poi, ella aveva riconosciuto nei tratti di lui il profilo misterioso dell'apparizione aerea e il giovine viaggiatore del piroscafo di Cristiania.
In quel primo incontro, egli non tard a manifestarle il suo entusiasmo pei siti meravigliosi della Norvegia e a raccontarle il suo viaggio. Essa ardeva dal desiderio d'intendere una parola, una allusione qualunque relativa al fenomeno aereo che l'aveva s vivamente colpita, e non comprendeva il suo silenzio e la sua discrezione in proposito. Egli alla sua volta, non avendo osservato l'antela al momento in cui Iclea in persona ne era rimasta proiettata, non era stato in modo singolare sorpreso d'un fenomeno ch'egli aveva gi pi volte, ed in migliori condizioni, studiato dall'alto della navicella d'un aerostato, e non avendo nulla osservato di speciale, non aveva nulla a dire in proposito. Il momento dell'imbarco sul piroscafo non gli si affacci parimenti alla memoria, e bench la bionda fanciulla non gli sembrasse in tutto straniera, tuttavia non si ricordava di averla mai veduta. Quanto a me, l'avevo riconosciuta di primo acchito. Egli parl dei laghi, dei fiumi, dei fiordi, delle montagne e apprese da essa che sua madre era morta giovanissima d'una malattia di cuore, che suo padre preferiva la vita di Parigi a quella d'ogni altro paese, e che senza dubbio ella non ritornerebbe pi che assai di rado nella sua patria.
Una notevole comunanza di gusti e d'idee, una viva simpatia mutua ed una stima reciproca li misero tosto in relazione fra di loro. Allevata secondo le norme dell'educazione inglese, ella godeva di quell'indipendenza di spirito e di quella libert d'azione che le donne di Francia non conoscono che dopo il matrimonio, e non si sentiva vincolata da alcuna di quelle convenzioni sociali che parrebbero destinate in altri paesi a proteggere l'innocenza e la virt. Due amiche della sua et erano perfino gi venute sole a Parigi per por fine alla loro educazione musicale, e vivevano insieme in piena Babilonia, e d'altronde in gran sicurezza, senza aver mai concepito ombra di dubbio sui pericoli di cui si pretende che Parigi sia tutta quanta un agguato. La giovinetta ricevette le visite di Giorgio Spero e suo padre lo accolse egli pure amichevolmente, cosicch in poche settimane l'affinit dei loro caratteri e dei loro gusti li aveva associati negli stessi stud, nelle stesse ricerche scientifiche e spesso negli stessi pensieri. Quasi ogni giorno, nelle ore dopo il pomeriggio, attratto da una segreta mala, Giorgio si dirigeva dal quartiere Latino verso le rive della Senna ch'egli seguiva fino al Trocadero, e passava molte ore con Iclea sia nella biblioteca, sia sul terrazzo del giardino, sia in una passeggiata nel Bosco di Boulogne.
La prima impressione, originata dall'apparizione celeste, era rimasta nell'anima d'Iclea, ed ella considerava il giovine scienziato, se non come un dio od un eroe, per lo meno come un uomo superiore ai suoi contemporanei. La lettura delle sue opere rese pi vigorosa quell'impressione e l'accrebbe ancora, ed ella risent per lui, pi che un sentimento d'ammirazione, una vera venerazione. Allorch ebbe stretta la sua conoscenza personale, il grand'uomo non discese dal suo piedistallo. Ella lo trov s eminente, cos trascendente nei suoi stud, nei suoi lavori, nelle sue indagini, e nel tempo stesso cos sincero, cos buono e cos indulgente verso tutti, che - cogliendo ogni pretesto per udir pronunciare il suo nome - ella dovette subire talvolta alcune critiche di rivali ingiusti verso di lui, e prese ad amarlo con un sentimento quasi materno. Questo sentimento d'affezione protettrice esiste esso dunque insitamente nel cuore delle giovinette? Pu darsi, ma comunque sia ella lo am a tutta prima in quel modo.
Credo di aver detto pi sopra che il fondo del carattere di quel pensatore era d'alcun poco melanconioso, di quella melanconia dell'animo di cui parla Pascal, che  come la nostalgia del cielo. Egli cercava infatti perpetuamente la soluzione dell'eterno problema, il To be or not to be "l'essere o non essere" d'Amleto. Talvolta lo si sarebbe potuto veder triste, abbattuto fino alla morte, ma, per un singolare contrasto, allorch i suoi negri pensieri s'erano per cos dire consumati di vibrante ricerca, e che il cervello spossato perdeva la facolt di vibrare ancora, vi era in lui come un riposo e quasi un rasserenamento; la circolazione del suo sangue vermiglio rianimava la vita organica, il filosofo spariva per far posto ad un fanciullo quasi ingenuo di gaiezza pronta e amabile, che si dilettava di tutto e di nulla, e aveva quasi dei gusti femminei, amando i fiori, i profumi, la musica, la fantasticheria e sembrando perfino talvolta d'una sorprendente sbadatezza.

 III.
"TO BE OR NOT TO BE".
CHE COS' L'ESSERE UMANO?
LA NATURA, L'UNIVERSO
Era precisamente questa fase della sua vita intellettuale che s intimamente associava quei due esseri. Felice di esistere e di essere nel fiore della giovinezza, di schiudersi alla luce della vita, arpa vibrante di tutte le armonie della natura, la bella creatura del Nord sognava talvolta ancora gli elfi e le fate del suo clima, o andava errando col pensiero dietro gli angeli ed i misteri della religione cristiana che avevano cullato la sua infanzia; ma la sua piet e la sua credulit fin dai primi giorni non avevano oscurato la sua ragione, ed ella pensava liberamente, cercava con sincerit di cuore la verit, e rammaricandosi forse di non prestar pi fede al paradiso dei predicatori, si sentiva nondimeno animata dal desiderio imperioso di vivere sempre. La morte le sembrava una crudele ingiustizia. Ella non rivedeva giammai sua madre stesa sul suo letto di morte, bella di tutto lo splendore del suo trentesimo anno e trasportata nella piena fioritura delle rose in un cimitero verdeggiante e rallegrato dagli olezzi dei fiori e dal canto di uccelli canori, poi cancellata d'un tratto dal libro dei viventi, mentre la natura intiera aveva continuato a cantare e a fiorire in tutta la sua pompa; non rivedeva mai, ripeto, il pallido viso di sua madre, senza che un fremito subitaneo non la scuotesse tutta quanta, dalla testa ai piedi. No, sua madre non era morta, n ella pure morrebbe, n a trent'anni n pi tardi. Ed egli? Egli morire! morire quella sublime intelligenza e annientarsi per l'arrestarsi improvviso dei moti del cuore o della respirazione? No, non era possibile. Gli uomini s'ingannano e lo si sapr un giorno.
Ella pensava inoltre a quei misteri, sotto una forma talvolta estetica e sentimentale piuttostoch scientifica; ma vi pensava. Tutte le sue questioni, tutti i suoi dubb, lo scopo segreto delle sue conversazioni e del suo attaccamento s rapido forse all'amico suo, tutto ci aveva per causa l'immensa sete di conoscere di cui l'anima sua era riboccante. Essa sperava in lui, perch aveva gi trovato nei suoi scritti la soluzione dei pi grandi problemi. Essi gli avevano insegnato a conoscere l'universo, e questa cognizione essa la trovava pi bella, pi viva, pi grande, pi poetica degli errori e delle illusioni antiche. Dal giorno in cui aveva appreso dalle sue labbra che la sua vita non aveva altro scopo che questa ricerca della realt, ell'era sicura ch'egli ne avrebbe trovato il segreto, e la sua mente si aggrappava, si legava alla sua, e forse ancora pi energicamente del suo cuore.
Erano all'incirca tre mesi ch'essi vivevano cos d'una comune vita intellettuale, passando quasi tutti i giorni molte ore nella lettura delle Memorie originali scritte nelle diverse lingue sulla filosofia scientifica, la teoria degli atomi, la fisica molecolare, la chimica organica, la termodinamica e le diverse scienze che hanno per scopo la conoscenza dell'essere, entrando in dissertazioni sulle contraddizioni apparenti o reali delle ipotesi, e trovando talora, negli scrittori d'indole puramente letteraria, rapporti e coincidenze abbastanza sorprendenti cogli assiomi scientifici o meravigliandosi invece di talune prescienze dei grandi autori.
Queste letture, queste ricerche, queste comparazioni avevano in ispecial modo destato la loro attenzione per la eliminazione che la loro mente sempre pi illuminata si vedeva indotta a fare dei nove decimi degli scrittori le cui opere sono assolutamente nulle e della met di quelli dell'ultima decina d'anni, i cui scritti non hanno che un valore superficiale, e, avendo cos sbarazzato il campo della letteratura, vivevano con certa qual soddisfazione nella societ ristretta delle menti superiori. Forse entrava in ci qualche leggiero sentimento d'orgoglio.
Un giorno, Spero giunse pi presto del consueto ed: Eureka - esclam egli. Ma, correggendosi ben tosto: - Forse...
Appoggiandosi alla spalla del camino su cui scoppiettava un fuoco ardente mentre la sua compagna lo contemplava coi suoi grandi occhi pieni di curiosit, egli si mise a parlare con una specie di solennit incosciente, come se si fosse intrattenuto col suo proprio spirito nella solitudine di un bosco:
- Tutto ci che noi vediamo non  che apparenza.. La realt  altra cosa.
"Il Sole sembra girare intorno a noi, levarsi il mattino e coricarsi la sera, e la Terra su cui viviamo sembra immobile. Ora  il contrario che  vero. Noi abitiamo intorno ad un proiettile che turbina incessantemente, lanciato nello spazio, con una velocit settantacinque volte pi rapida di quella che spinge innanzi una palla di cannone.
"Un armonioso concerto viene a dilettare le nostre orecchie. Il suono non esiste e non  che un'impressione dei nostri sensi, prodotti da vibrazioni dell'aria d'una certa ampiezza e d'una certa velocit, vibrazioni in s stesse silenziose. Senza il nervo auditivo ed il cervello, non vi sarebbero suoni, giacch in realt non vi ha l che moto.
"L'arcobaleno dispiega il suo circolo radioso, la rosa e il fiordaliso irrorati dalla pioggia scintillano al sole, e la verde prateria e i fiori d'un bel color d'oro seminano la pianura delle loro tinte smaglianti. Non vi sono colori, non vi  luce, non vi sono che ondulazioni dell'etere che mettono in vibrazione il nervo ottico. Apparenze ingannatrici! Il Sole riscalda e feconda, il fuoco arde, e non vi  calore ma sonvi soltanto sensazioni. Il calore, come la luce, non  che un modo di moto: moti invisibili ma sovrani, supremi.
"Ecco una robusta sbarra di ferro, di quelle che si impiegano oggid tanto comunemente nelle costruzioni. Essa  posta nel vuoto, a dieci metri d'altezza, sopra due muri su cui s'appoggiano le sue due estremit. Essa  "solida" certamente. Verso il suo punto di mezzo si  posto un peso di mille, duemila, diecimila chilogrammi, e questo peso enorme essa non lo sente nemmeno, ed  a stento che si pu constatare mediante il livello ad acqua un'impercettibile flessione. Nondimeno questa sbarra  composta di molecole che non si toccano, che sono in vibrazione perpetua, che si allontanano le une dalle altre sotto l'influenza del calore e si avvicinano invece sotto l'influenza del freddo. Sapete dirmi, in verit, in che consista la solidit di questa sbarra di ferro? Nei suoi atomi materiali? Indubbiamente no, dal momento che non si toccano. Questa solidit risiede nell'attrazione molecolare, ossia in una forza immateriale.
"Assolutamente parlando, ci che  solido non esiste. Prendiamo fra mani una grossa palla di ferro: ora questa palla  composta di molecole invisibili che non si toccano, le quali sono composte alla loro volta d'atomi che non si toccano affatto. La continuit che parrebbe avere la superficie di questa palla e la sua solidit apparente sono dunque pure illusioni. Per la mente che analizzasse la sua struttura intima,  un turbinio di moscerini che ricordano quelli che torneano a miriadi nell'aria nei giorni d'estate. Scaldiamo d'altra parte questa palla che ci sembra solida, ed essa si liquefer; scaldiamola maggiormente ed essa evaporer senza per questo cangiare di natura; liquido o gas sar sempre ferro.
"Noi siamo in questo momento in una casa. Tutti questi muri, questi pavimenti, questi tappeti, questi mobili, questo bel camino di marmo sono composti di molecole che non si toccano maggiormente. E tutte queste molecole costitutive dei corpi sono in un perpetuo moto di circolazione le une intorno alle altre.
"Il nostro corpo  nell'egual caso. Esso  formato da una circolazione perpetua di molecole e pu dirsi una fiamma incessantemente consumata e rinnovata;  un fiume, alle rive del quale si viene a sedersi credendo di rivedere sempre la stessa acqua, ma in cui il corso perpetuo delle cose richiama un'acqua sempre nuova.
"Ogni globulo del nostro sangue  un mondo (e noi ne abbiamo cinque milioni per millimetro cubo). Successivamente senza mai fermata n tregua, nelle nostre arterie, nelle vene, nella carne, nel cervello, tutto circola, tutto si mette in moto, tutto si precipita quasi in un turbine vitale proporzionalmente altrettanto rapido quanto quello dei corpi celesti. Molecola per molecola, il nostro cervello, il nostro cranio, i nostri occhi, i nostri nervi, la nostra carne tutta quanta, si rinnovano senza posa e cos rapidamente che in pochi mesi il nostro corpo  intieramente ricostituito.
"Per effetto di considerazioni fondate sopra le attrazioni molecolari, si  calcolato che in una minuscola gocciolina di acqua proiettata sul porta oggetti d'un microscopio col mezzo di una punta di spillo, gocciolina invisibile ad occhio nudo, e misurante un millesimo di millimetro cubo, vi sono pi di duecento venticinque milioni di molecole.
"Nella capocchia di uno spillo non vi sono meno di otto sestilioni d'atomi, ossia ottomila miliardi di miliardi, e questi atomi sono separati gli uni dagli altri da distanze considerevolmente pi grandi delle loro dimensioni, essendo quelle dimensioni d'altronde invisibili financo al pi potente microscopio. Quando si volesse contare il numero di questi atomi contenuti in una capocchia di spillo, staccandone col pensiero un miliardo per minuto secondo, sarebbe necessario continuare quest'operazione per lo spazio di duecento cinquantatremila anni per condurre a fine l'enumerazione.
"In una goccia d'acqua, in una capocchia di spillo, vi sono incomparabilmente pi atomi di quel che vi siano stelle in tutto il cielo conosciuto dagli astronomi armati dei loro pi potenti telescop.
"Chi sostiene la Terra nel vuoto eterno, il Sole e tutti gli astri dell'universo? Chi sostiene questa lunga sbarra di ferro gettata fra due muri e sulla quale si edificheranno poi pi piani d'abitazione? Chi sostiene la forma di tutti i corpi? La Forza.
"L'universo, le cose e gli esseri, tutto quanto noi vediamo  formato d'atomi invisibili e imponderabili. L'universo  un dinamismo. Dio  l'anima universale: in eo vivimus, movemur et sumus.
"Allo stesso modo che l'anima  la forza che muove il corpo, cos l'Essere infinito  la forza che muove l'universo La teoria puramente meccanica dell'universo rimane incompleta per lo spirito analitico che penetra nel fondo delle cose. La volont umana  debole,  vero, relativamente alle forze cosmiche, ma tuttavia, inviando un treno da Parigi a Marsiglia o un naviglio da Marsiglia a Suez, io sposto, di mio libero arbitrio, una parte infinitesimale della massa terrestre, e modifico il corso della Luna. O ciechi del diciannovesimo secolo, fate ritorno al cigno di Mantova: Mens agitat molem.
"Se io seziono la materia, trovo in fondo ad ogni cosa l'atomo invisibile: la materia scompare e si dissolve in fumo. Se i miei occhi avessero la potenza di vedere la realt, essi vedrebbero attraverso i muri, formati di molecole separate e attraverso i corpi, specie di vortici atomici. I nostri occhi di carne non vedono ci che esiste realmente, ed  coll'occhio dello spirito che fa duopo vedere. Non fidiamoci all'unica attestazione dei nostri sensi: vi sono altrettante stelle al disopra delle nostre teste durante il giorno quanto durante la notte.
"Non vi sono nella natura n astronomia, n fisica, n chimica, n meccanica; sono quelle scienze metodi soggettivi d'osservazione e nulla pi. Non vi  che una sola unit. L'infinitamente grande  identico all'infinitamente piccolo; lo spazio  infinito senz'essere grande e la durata  eterna senza essere una. Stelle ed atomi sono una cosa sola.
"L'unit dell'universo  costituita dalla forza invisibile, imponderabile, immateriale, che muove gli atomi. Se un solo atomo cessasse d'essere mosso dalla forza, l'universo s'arresterebbe. La Terra gira intorno al Sole, il Sole gravita intorno ad un focolare sidereo, mobile esso pure; i milioni e miliardi di soli che popolano l'universo corrono pi rapidamente dei proiettili spinti nell'aria dalla polvere di fuoco, e quelle stelle che ne sembrano immobili, sono soli lanciati nel vuoto eterno colla velocit di dieci, venti, trenta milioni di chilometri per giorno, correnti tutti verso una meta ignorata, soli, pianeti, terre, satelliti, comete vagabonde...; il punto fisso, il centro di gravit cercato dallo studioso analitico fugge a misura che lo si persegue e non esiste in realt in nessuna parte. Gli atomi che costituiscono i corpi si muovono relativamente altrettanto presto quanto le stelle nel cielo. Il moto regge tutto e tutto forma.
"L'atomo stesso non , lui pure, una materia inerte, ma un centro d forza.
"Ci che costituisce essenzialmente l'essere umano, ci che foggia il suo organismo, non  gi la sua sostanza materiale, e nol sono n il protoplasma, n la cellula, n quelle meravigliose e feconde associazioni che avvengono fra il carbonio e l'idrogeno, l'ossigeno e l'azoto;  la Forza animica, invisibile, immateriale.  dessa che aggruppa, dirige, e trattiene associate le innumerevoli molecole che compongono la mirabile armonia del corpo vivente.
"La materia e l'energia non sono mai state vedute seperate l'una dall'altra; l'esistenza dell'una implica l'esistenza dell'altra, e vi  forse identit sostanziale dell'una e dell'altra.
"Che il corpo si disgreghi tutto ad un tratto dopo la morte, come si disgrega lentamente e si rinnova perpetuamente durante la vita, poco importa. L'anima rimane. L'atomo psichico organizzatore  il centro di questa forza. Anch'esso  indistruttibile.
"Ci che noi vediamo  ingannevole. Il reale  l'invisibile."
Egli si mise a camminare a grandi passi. La giovinetta lo aveva ascoltato come si ascolta un apostolo, un apostolo adorato, e bench egli non avesse, in realt, parlato che per essa, non sembrava prestasse attenzione alla sua presenza, tanto s'era fatta immobile e silenziosa. Iclea gli si avvicin e gli prese una mano fra le sue. - Oh! - diss'ella - se tu non hai ancora conquistato la verit, essa non ti sfuggir certo.
Poi, infiammandosi alla sua volta e facendo allusione ad una riserva sovente da lui espressa: - Tu credi - aggiunse ella - che sia impossibile all'uomo terrestre raggiungere la verit, poich non abbiamo che cinque sensi, e una moltitudine di manifestazioni della natura riman quindi estranea al nostro spirito, non avendo alcuna via per giungervi. Nell'egual maniera che la vista ci sarebbe negata quando fossimo privi del nervo ottico, e cos l'audizione essendo privi del nervo acustico, ecc., cos del pari le vibrazioni e le manifestazioni della forza che passano fra le corde del nostro istrumento organico senza far vibrare quelle che esistono, ci rimangono sconosciute. Io concedo ed ammetto con te che gli abitanti di certi mondi ponno essere incomparabilmente pi progrediti di noi, ma mi sembra che bench abitante della terra, tu abbia trovato quanto ti stava a cuore.
- Diletta mia - replic egli sedendosi vicino ad essa sul vasto divano della biblioteca -  ben certo che la nostra arpa terrestre manca di corde, ed  probabile che un cittadino del sistema di Sirio riderebbe delle nostre pretese. Il minimo pezzo di ferro calamitato  pi forte di Newton e di Leibnitz per trovare il polo magnetico, e la rondinella conosce meglio di Cristoforo Colombo o di Magellano le variazioni di latitudine. Che dissi dunque test? Che le apparenze sono ingannatrici, e che attraverso la materia il nostro spirito deve vedere la forza invisibile.  quanto v'ha di pi sicuro. La materia non  ci ch'essa sembra, e niun uomo edotto dei progressi delle scienze positive, potrebbe pi oggid pretendersi materialista.
- Allora - replic ella - l'atomo psichico cerebrale, principio dell'organismo umano, sarebbe immortale, come tutti gli atomi d'altronde, quando si ammettano le asserzioni fondamentali della chimica. Ma esso differisce dagli altri per una specie d'ordine pi elevato, essendogli l'anima congiunta. E conserverebbe egli la coscienza della sua esistenza? L'anima sarebbe essa paragonabile ad una sostanza elettrica? Io ho veduto una volta il fulmine passare attraverso una sala e spegnere i lumi. Allorch vennero riaccesi, si trov che l'orologio a pendolo aveva perduto la doratura e che la lumiera d'argento cesellato era stata dorata su parecchi punti. Vi  dunque l una forza sottile.
- Non facciamo comparazioni: esse rimarrebbero tutte troppo lontane dalla realt. Noi sappiamo tutti che moriremo, ma non lo crediamo. Eh! in qual modo potremmo noi comprendere la morte che non  che un cangiamento di stato dal noto all'ignoto, dal visibile all'invisibile? Che l'anima esista come forza, niuno v'ha che possa metterlo in dubbio. Che essa non faccia che una cosa sola coll'atomo cerebrale organizzatore, possiamo senz'altro ammetterlo. Ch'essa poi sopravviva alla dissoluzione del corpo, lo concepiamo facilmente.
- Ma che diviene essa, e dove va?
- La maggior parte delle anime non dubita neppure intorno alla propria esistenza. Sui mille e quattrocento milioni di essere umani che popolano il nostro pianeta, i novantanove centesimi non pensano punto. Che farebbero essi, gran Dio! dell'immortalit? Come la molecola di ferro ondeggia senza saperlo nel sangue che batte sotto la tempia di Lamartine o di Vittor Hugo, oppure rimane fissata per un determinato tempo nella spada di Cesare; come la molecola d'idrogeno brilla nel gas dell'atrio risplendente del teatro dell'Opera, o s'immerge nella goccia di acqua inghiottita dal pesce nel fondo oscuro dei mari, cos sonnecchiano gli atomi viventi che non hanno mai pensato.
"Le anime che pensano restano l'appannaggio della vita intellettuale. Esse conservano il patrimonio dell'umanit e lo accrescono per l'avvenire. Senza questa immortalit delle anime umane che hanno coscienza della loro esistenza e vivono della vita dello spirito, tutta la storia della Terra non dovrebbe andar a finire che nel nulla, e la creazione tutta quanta, quella dei mondi pi sublimi non meno di quella del nostro infimo pianeta, sarebbe un'assurdit scoraggiante, pi miserevole e di minor entit dell'escremento d'un vermicciuolo terrestre! Quello almeno ha una ragione d'essere e l'universo non ne avrebbe punto! T'immagini tu i miliardi di mondi che raggiungono gli splendori della vita e del pensiero per succedersi senza fine nella storia dell'universo siderale, e che non vengono in fondo che a dar origine a speranze perpetuamente manchevoli, ed a grandezze perpetuamente annientate? Noi abbiamo un bel farci umili, ma non possiamo ammettere il nulla come scopo supremo del progresso perpetuo, provato da tutta la storia della natura. Ora, le anime sono le sementi delle Umanit planetarie.
- Ponno esse dunque trasferirsi da un mondo all'altro?
- Nulla  s difficile a comprendersi quanto ci che s'ignora, e nulla  pi semplice di quel che si conosce. Chi si meraviglia oggid di vedere il telegrafo elettrico trasportare istantaneamente il pensiero umano attraverso i continenti ed i mari? Chi si meraviglia di vedere l'attrazione lunare sollevare le acque dell'Oceano e produrre le maree? Chi si meraviglia di vedere la luce trasmettersi da una stella all'altra colla velocit di trecentomila chilometri per minuto secondo? Tutt'al pi, i pensatori soli potrebbero apprezzare la grandiosit di quelle meraviglie, ma l'uomo volgare non si fa sorpresa di nulla. Se qualche nuova scoperta ci permettesse di indirizzare domani avvisi e segnali agli abitanti di Marte e di riceverne risposte, i tre quarti degli uomini non ne sarebbero pi sorpresi al posdomani.
"S, le forze animiche ponno trasferirsi da un mondo all'altro, non ovunque n sempre, senza dubbio, e non tutte. Vi sono leggi e condizioni. La mia volont pu sollevare il braccio, lanciare una pietra col sussidio dei muscoli, e se io prendo un peso di venti chilogrammi, essa sar in grado di sollevare ancora il mio braccio; ma se voglio prendere un peso di mille chilogrammi, non lo posso pi. Alcune intelligenze sono incapaci affatto di qualsiasi attivit; altre acquistano invece facolt trascendentali. Mozart, a sei anni, imponeva a tutti i suoi uditori la potenza del suo genio musicale, e pubblicava a soli otto anni d'et le sue prime sonate, mentre il pi grande autore drammatico che sia esistito, Shakespeare, non aveva ancor scritto prima di trent'anni alcun dramma degno del suo nome. Non bisogna credere che l'anima appartenga a qualche mondo soprannaturale. Tutto  compreso nella natura. Non sono pi di centomila anni che l'umanit terrestre s' liberata della crisalide animale, e durante milioni d'anni, durante la lunga serie storica dei periodi primario, secondario e terzario, non vi era sulla Terra un sol pensiero per apprezzare quei grandiosi spettacoli, un solo sguardo umano per contemplarlo. Il progresso ha lentamente elevate le anime inferiori delle piante e degli animali, e l'uomo  di recente comparso sul pianeta. La natura  in progresso incessante; l'universo  un perpetuo divenire, e l'ascensione  la legge suprema.
"Tutti i mondi - aggiunse egli - non sono attualmente abitati. Gli uni sono nell'aurora della loro esistenza, gli altri nel crepuscolo. Nel nostro sistema solare, per esempio, Marte, Venere, Saturno e molti dei suoi satelliti appaiono in piena attivit vitale; Giove sembra che non abbia oltrepassato il suo periodo primario; la Luna non ha forse pi abitanti. La nostra epoca attuale non ha maggior importanza nella storia generale dell'universo del nostro formicaio nell'infinito. Prima dell'esistenza della Terra, vi furono in ogni eternit mondi popolati d'umanit e quando il nostro pianeta avr reso il suo ultimo sospiro e l'ultima famiglia umana s'addormir nell'ultimo sonno sulle rive dell'ultima laguna dell'oceano agghiacciato, soli innumerevoli brilleranno senza tregua nell'infinito, e sempre vi saranno mattinate e sere, primavere e fiori, speranze e gioie. Altri soli, altre terre, altre umanit! Lo spazio senza confini  popolato da tombe e da culle. Ma la vita, il pensiero, il progresso eterno sono lo scopo finale della creazione.
"La Terra  il satellite d'una stella, e tanto al giorno d'oggi quanto nell'avvenire, noi siamo e saremo cittadini del cielo. Lo si sappia e lo s'ignori, noi viviamo realmente nelle stelle.
Cos s'intrattenevano i due amici sui gravi problemi che preoccupavano i loro pensieri. Allorch conquistavano una soluzione, foss'ella pure incompleta, provavano essi una vera felicit d'aver fatto un passo di pi nella ricerca dell'ignoto e potevano pi tranquillamente discorrer poi delle cose abituali della vita. Erano due intelligenze egualmente avide di sapere, che s'immaginavano, con tutto il fervore della giovent, di poter isolarsi dal mondo, dominare le impressioni umane e raggiungere nel loro celeste ardore la stella della Verit che scintillava al disopra delle loro teste nelle profondit dell'Infinito.
 IV.
AMOR. - ICLEA. - L'ATTRAZIONE.
In questa vita a due, tutta intima, e per quanto attraente essa fosse, mancava qualcosa. Questi colloqu sui formidabili problemi dell'essere o del non essere, e gli scamb d'idee sull'analisi dell'Umanit, e le indagini sullo scopo finale dell'esistenza delle cose, e le contemplazioni astronomiche e le questioni ch'esse ispirano, appagavano talvolta la loro mente ma non il loro cuore. Allorch, l'uno vicino all'altro, essi avevano discorso a lungo, sia sotto il pergolato del giardino che dominava il panorama della gran citt, sia nella biblioteca silenziosa, lo studente indagatore non poteva staccarsi dalla sua compagna, e tutti e due rimanevano, tenendosi strette le mani, muti, attratti l'un dall'altro, trattenuti da una forza dominatrice. Dopo la partenza, l'uno e l'altra provavano un vuoto singolare, doloroso, nel petto, un malessere indefinibile, come se si fosse spezzato qualche ricordo necessario alla loro vita mutua; e s l'uno che l'altra non aspiravano che all'ora del ritorno. Egli l'amava, non per s, ma per essa, d'una affezione quasi impersonale, con un sentimento di profonda stima non men che d'ardente amore, e, per effetto di una lotta d'ogni istante contro le attrazioni della carne, aveva saputo resistere. Ma, un giorno ch'essi erano seduti l'uno accanto all'altra, su quel divano della biblioteca ingombro, come d'abitudine, di libri e di fogli volanti, e mentre rimanevano silenziosi, avvenne che, oppressa senza dubbio di tutto il peso degli sforzi concentrati da s lungo tempo per far contro ad un'attrazione troppo irresistibile, la testa del giovine scrittore si chin insensibilmente sulle spalle della sua compagna, e, quasi senza avvedersene... le loro labbra s'incontrarono.
Oh! gioie inenarrabili dell'amore condiviso! Ebbrezza insaziabile dell'essere invaso dalla felicit, trasporti senza fine dell'immaginazione irrefrenata, dolce musica dei cuori, a quali altezze eteree non avete voi sollevato gli eletti abbandonati in braccio alle vostre felicit supreme! Obliosi d'un tratto della bassa terra, essi s'involano librati sulle ali del desiderio nei paradisi incantati, si perdono nelle profondit celesti, e spariscono nelle regioni sublimi dell'eterna volutt. Il mondo colle sue commedie e colle sue miserie non esiste pi per essi; essi vivono nella luce, nel fuoco, salamandre, fenici, sciolte da ogni peso e rinascenti dalle loro ceneri, sempre luminosi, sempre ardenti, invulnerabili, invincibili.
L'espansione s a lungo contenuta di quei primi trasporti gett i due amanti in una vita d'estasi che fece loro obliare per un istante la metafisica e i suoi problemi. Questo istante dur sei mesi. Il pi dolce e nel tempo stesso il pi imperioso dei sentimenti era venuto a perfezionarli supplendo alle insufficienti soddisfazioni intellettuali dello spirito, e li aveva repentinamente assorbiti e quasi annientati. Dal giorno avventurato del primo bacio, Giorgio Spero non solamente disparve interamente dalla scena del mondo, ma cess altres di scrivere, e lo perdetti di vista io stesso, nonostante la lunga e provata affezione ch'egli m'aveva testimoniata. Una mente logica avrebbe potuto trarne la conclusione che, per la prima volta in vita sua, egli era soddisfatto e aveva trovato la soluzione del gran problema, lo scopo supremo dell'esistenza degli esseri.
Essi vivevano di questo "egoismo a due" che, allontanando l'umanit dal nostro centro ottico, diminuisce i suoi difetti e la fa apparire pi amabile e pi bella. Soddisfatti della loro affezione mutua, tutto innalzava per essi, nella natura e nell'umanit, un perpetuo cantico di felicit e d'amore.
Bene spesso la sera essi andavano, seguendo il corso della Senna, a contemplare fantasticando i meravigliosi effetti di luce e d'ombra che avvivano il cielo di Parigi, cos ammirevole nei crepuscoli, nell'ora in cui i profili delle torri e degli edifici si proiettano in nero sul fondo luminoso dell'occidente. Nubi rosee e porporine, illuminate dal riflesso lontano del mare su cui brilla il Sole scomparso, dnno al cielo di Parigi un carattere speciale, che non  pi quello di Napoli bagnato all'occidente dallo specchio del Mediterraneo, ma che sorpassa forse quello di Venezia, la cui illuminazione  orientale e d'una tinta pallida. Sia che, tratti verso l'isola antica della citt, discendessero il corso del fiume passando in vista della cattedrale di Nostra Signora e del vecchio Chtelet il cui nero profilo si staccava nel cielo ancora luminoso, sia che, attratti piuttosto dallo splendore del Sole cadente o dal fascino della campagna, fossero discesi lungo la Senna fino al di l dei bastioni dell'immensa citt e si fossero smarriti fino alle solitudini di Boulogne e di Tillancourt, delimitate dalle rive nerastre di Meudon e di Saint-Cloud, essi contemplavano la natura, dimenticavano la citt rumorosa perduta dietro ad essi, e camminando all'unisono, non formando che un essere solo, ricevevano nel tempo stesso le medesime impressioni, si nutrivano degli stessi pensieri, o parlavano, in silenzio, lo stesso linguaggio. Il fiume scorreva ai loro piedi, i rumori del giorno si estinguevano e le prime stelle brillavano nel cielo. Iclea amava indicarle col loro nome a Giorgio di mano in mano che apparivano.
Marzo ed aprile offrono spesso a Parigi blande serate nelle quali circola il primo soffio preannunziatore della primavera. Le vivide stelle d'Orione, l'abbagliante Sirio, i gemelli Castore e Polluce scintillano nel cielo immenso; le Pleiadi s'abbassano verso l'orizzonte occidentale, ma Arturo e Boote, pastore dei greggi celesti, fanno ritorno e alcune ore pi tardi la bianca e risplendente Vega si leva dall'orizzonte orientale, seguta bentosto dalla Via Lattea. Arturo dai raggi d'oro era sempre la prima stella riconosciuta, pel suo luccicore, che par trapassi il cielo e per la sua posizione nel prolungamento della coda della Grande Orsa. Talvolta, la mezzaluna argentea si librava nella parte occidentale del cielo e la giovine contemplatrice ammirava, come Ruth presso Booz, "quella falce d'oro nel campo delle stelle".
Le stelle avvolgono la Terra d'ogni intorno; la Terra  nel cielo. Spero e la sua compagna lo sentivano bene, e sopra verun'altra terra celeste forse, nessuna coppia viveva pi intimamente d'essi nel cielo e nell'infinito.
Nondimeno, insensibilmente e senza forse accorgersene egli stesso, il giovine filosofo riprese gradualmente, e per frammenti staccati, i suoi stud interrotti, analizzando oramai le cose con un profondo sentimento d'ottimismo ch'egli non aveva ancora conosciuto nonostante la sua bont naturale, eliminando le conclusioni crudeli perch gli sembravano ascrivibili ad una cognizione incompleta delle cause, e contemplando i panorami della natura e dell'umanit sotto una nuova luce. Anch'ella aveva ripreso, almeno parzialmente, gli stud da lei incominciati in unione a Spero; ma un sentimento nuovo, immenso, riempiva la sua anima, e la sua mente non aveva pi la stessa libert pel lavoro intellettuale. Assorbita in quell'affezione di tutti gli istanti per un essere che Iclea aveva intieramente conquistato, essa non vedeva pi che coi suoi occhi, non agiva pi che per mezzo suo. Durante le ore calme della sera, allorch ella sedeva al pianoforte, sia per suonare un preludio di Chopin ch'ella si meravigliava di non aver mai compreso prima d'amare, sia per accompagnare col canto della sua voce s pura e s estesa le romanze norvegesi di Grieg e di Bull, o le melodie del soave Gounod, le sembrava, a sua insaputa forse, che il suo diletto fosse il solo auditore capace di intendere quelle ispirazioni del cuore. Quali ore deliziose non pass egli, in quella vasta biblioteca della casa di Passy, steso sopra un divano, seguendo talvolta collo sguardo le capricciose spire del fumo d'una sigaretta orientale, mentre, abbandonata alle reminiscenze della sua fantasia, essa cantava il dolce Saetergientes Sondag del suo paese, la serenata del Don Giovanni, il Lago di Lamartine, oppure, lasciando scorrere le sue agili dita sul clavicembalo, faceva risuonare nell'aria il melodioso sogno del Minuetto di Boccherini!
La primavera era venuta. Il mese di maggio aveva visto inaugurarsi a Parigi le feste dell'Esposizione Universale di cui parlammo nel principio di questo racconto, e le alture del giardino di Passy costituivano l'Eden della coppia amorosa. Il padre d'Iclea, che era stato chiamato improvvisamente in Tunisia, aveva fatto ritorno con una collezione di armi arabe pel suo museo di Cristiania. La sua intenzione era di ritornare quanto prima in Norvegia, ed era stato stabilito di comune accordo fra la giovine Norvegese e il suo amico che il loro matrimonio avrebbe avuto luogo nella sua patria e nel giorno che costituiva l'anniversario della misteriosa apparizione.
Il loro amore era, per la sua stessa natura, assai discosto da tutte quelle unioni banali fondate, le une sul grossolano piacere sensuale, le altre su interessi pi e meno mascherati che rappresentano la maggior parte degli amori umani. La loro intelligenza nutrita di buoni stud li isolava nelle regioni superne del pensiero, la delicatezza dei loro sentimenti li manteneva in un'atmosfera ideale in cui tutte le gravezze della materia erano dimenticate, e l'estrema impressionabilit dei loro nervi e la squisita finezza di tutte le loro sensazioni li immergevano in estasi la cui volutt sembrava infinita. Quando si ami in altri mondi, l'amore non pu esservi n pi profondo, n pi squisito. Essi sarebbero stati entrambi, per un fisiologista, l'attestazione vivente del fatto che, contrariamente ad ogni apprezzamento volgare, tutti i godimenti vengono dal cervello, corrispondendo l'intensit delle sensazioni alla sensibilit psichica dell'essere.
Parigi era per essi non gi una citt, non gi un mondo, ma il teatro della storia umana. Essi vi vissero i secoli scomparsi. I vecchi quartieri, non ancora distrutti per le trasformazioni moderne, la citt antica colla chiesa di Nostra Signora, San Giuliano dei Poveri, i cui muri ricordano ancora Chilperico e Fredegonda, le antiche case ove abitarono Alberto il Grande, Dante, Petrarca ed Abelardo, la vecchia Universit anteriore alla Sorbona, e, degli stessi secoli scomparsi; il chiostro San Merry colle sue tetre stradicciuole, l'abbazia di San Martino, la torre di Clodoveo sulla montagna di Santa Genoveffa, San Germano dei Prati, ricordo dei Merovingi, San Germano 1'Auxerrois, la cui campana suon a stormo nella notte di San Bartolomeo, l'angelica Cappella del palazzo di Luigi IX, tutti i ricordi della storia di Francia furono l'oggetto dei loro pellegrinaggi. In mezzo alla folla, essi s'isolavano nella contemplazione del passato e vedevano ci che niuno quasi sa vedere.
Cos l'immensa citt parlava ad essi il suo linguaggio d'un giorno, sia che, perduti fra le chimere, i grifoni, i pilastri, i capitelli e gli arabeschi delle torri e delle gallerie di Nostra Signora, vedessero ai loro piedi l'alveare umano addormentarsi nelle tenebre della sera, sia che, elevandosi pi oltre ancora, cercassero, dall'altezza del Panteon, di ricostituire l'antica forma di Parigi e il suo sviluppo secolare, dal tempo degli Imperatori romani che abitavano le Terme fino a Filippo Augusto e ai suoi successori.
Il Sole primaverile, i lill in fiore, le gaie mattinate di maggio piene di canti d'uccelletti e di eccitamenti nervosi, li spingevano talvolta lontano da Parigi, erranti a caso fra le praterie e i boschi. Le ore scorrevano come il soffio degli zefiri d'aprile: la giornata spariva come un sogno, e la notte continuava il divino sogno d'amore. Nel mondo turbinoso di Giove, in cui i giorni e le notti sono pi di due volte pi rapidi che fra di noi, e non durano nemmeno dieci ore, gli amanti non vedono le ore trascorrere pi presto. La misura del tempo  in noi.
Una sera, essi erano seduti tutti e due sul tetto senza parapetto della vecchia torre del castello di Chevreuse, serrati l'uno presso all'altro nel centro della torre, da cui si domina senza ostacolo tutto il paesaggio circostante. L'aria tepente della valle saliva fino ad essi, tutta impregnata dei profumi silvestri dei boschi vicini; l'allodola cantava ancora e l'usignolo inviava alle stelle, nell'ombra nascente dei boschetti, il suo cantico melodioso. Il Sole era tramontato in un bagliore d'oro e di porpora, e l'occidente solo rimaneva illuminato di una luce ancora intensa. Tutto sembrava addormentarsi in seno all'immensa natura.
Un po' pallida, ma rischiarata dalla luce del cielo occidentale, Iclea appariva quasi penetrata dalla luce e illuminata internamente, tanto la sua carnagione era chiara, delicata, ideale. Con gli occhi madidi d'un vaporoso languore, la piccoletta bocca infantile leggermente dischiusa, ella sembrava perduta nella contemplazione della luce occidentale. Appoggiata contro il petto di Spero, e colle braccia avvinte intorno al suo collo, ella si abbandonava alle sue fantasticaggini allorch una stella filante venne ad attraversare il cielo precisamente al disopra della torre. Ella trasal, presa da un senso di superstizione. Gi le pi brillanti stelle apparivano nella profondit dei cieli: in alto, quasi allo zenit, Arturo, d'un giallo d'oro folgorante; verso Oriente, abbastanza in alto, Vega, d'una bianchezza immacolata; al nord, Capella; all'Occidente, Castore, Polluce e Procione. Si incominciavano pure a distinguere le stelle della Grande Orsa, la spiga della Vergine, Regolo. Insensibilmente, ad una ad una, le stelle venivano a smaltare di punti luminosi il firmamento. La stella Polare rivelava il solo punto immobile della sfera celeste. La Luna si levava e appariva il suo disco rossastro leggermente intaccato della fase decrescente. Marte brillava fra Polluce e Regolo al sud-ovest; Saturno al sud-est. Il crepuscolo faceva posto lentamente al regno misterioso della notte.
- Non trovi - disse ella - che tutti questi astri sono come occhi che ci guardano fiso?
- Occhi celesti come i tuoi. Che possono essi vedere sulla Terra di pi bello di te... e del nostro amore?
- Eppure... - aggiunse ella.
- S, eppure, il mondo, la famiglia, la societ, le usanze, le leggi della morale, che so io ancora? oh! io comprendo bene il pensiero tuo. Noi abbiamo dimenticato tutte queste cose per non obbedire che all'attrazione, come il Sole, come la Natura tutta quanta. Bentosto noi daremo a questi usi sociali la parte che loro spetta, e noi potremo proclamare altamente il nostro amore. Saremo noi allora pi felici?  dunque possibile essere pi felici di quello che noi siamo in questo momento stesso?
- Io sono tua - riprese ella. - Per me, io non esisto, e sono annientata nella tua luce, nel tuo amore, nella tua felicit, e non desidero nulla, nulla di pi. No, io pensavo a quelle stelle, a quegli occhi che ci sogguardano, e mi chiedevo ove sono al giorno d'oggi tutti gli occhi umani che le hanno contemplate, or son migliaia d'anni come noi facciamo questa sera, dove sono tutti i cuori che hanno battuto come batte in questo momento il nostro cuore, ove sono tutte le anime che si sono confuse in baci senza fine nel mistero delle notti scomparse.
- Essi esistono tutti. Nulla pu essere distrutto. Noi associamo il cielo e la terra e abbiamo ragione. In tutti i secoli, fra tutti i popoli, fra tutte le credenze religiose, l'umanit ha sempre chiesto a quel cielo stellato il segreto dei suoi destini. Era quella una specie di divinazione. La Terra  un astro del Cielo, come Marte e Saturno, che noi vediamo l basso, terre del cielo, oscure, rischiarate dal medesimo nostro sole, e come tutte quelle stelle che sono lontani soli. Il tuo pensiero traduce ci che l'umanit ha pensato dacch esiste. Tutti gli sguardi hanno cercato nel cielo la risposta al grande enigma, e fino dai primi giorni della Mitologia,  Urania che ha risposto.
"Ed  dessa, questa divina Urania, che risponder sempre. Essa tiene nelle sue mani il cielo e la terra; essa ci fa vivere nell'infinito... Ed oltre a ci, personificando in s lo studio dell'universo, il sentimento poetico dei nostri padri non parrebbe dunque aver voluto integrare la scienza mediante la vita, la grazia e l'amore? Essa  la Musa per eccellenza. La sua bellezza sembra dirci che per comprendere veramente l'astronomia e l'infinito, bisogna... essere invasi dall'amore".
La notte stava per scendere e la Luna, elevandosi lentamente nel cielo orientale, spandeva nell'atmosfera un chiarore che insensibilmente si sostituiva a quello del crepuscolo, e gi nella citt, ai loro piedi, al disotto dei boschetti e delle rovine, alcune luci apparivano qua e l. Essi s'erano rialzati tenendosi ritti in piedi al centro della sommit della torre, strettamente allacciati l'un altro. Essa era bella, incorniciata nell'aureola della sua capigliatura le cui ciocche ondeggiavano sulle spalle, e intanto ondate d'aria primaverile, impregnate di profumi di violette, di garofani, di lil, di rose di maggio salivano dai giardini in vicinanza. La solitudine e il silenzio li circondavano. Un lungo bacio, il centesimo almeno, di quella carezzevole giornata di primavera, riun le loro labbra.
Ella sognava ancora. Un sorriso fuggitivo illumin repentinamente il suo viso, e spar dissipandosi come un'immagine che passa.
- A che pensi? - disse egli.
- Oh! non  nulla. Un'idea mondana, profana, un po' leggiera. Non  nulla.
- Ma che? - soggiunse egli, riprendendola fra le braccia.
- Ebbene! io mi chiedevo se.., in quegli altri mondi si ha una bocca... poich, vedi tu, il bacio! le labbra!...
Cos passarono essi le ore, i giorni, le settimane, i mesi, in una unione intima di tutti i loro pensieri, di tutte le loro sensazioni, di tutte le loro impressioni. Il Sole di giugno brillava gi nel suo solstizio, e il momento della partenza per la patria d'Iclea era arrivato. All'epoca fissata, ella part con suo padre per Cristiania.
Spero li segu alcuni giorni pi tardi. Era intenzione del giovine scienziato di soggiornare in Norvegia fino all'autunno e di continuare gli stud ch'egli aveva intrapresi l'anno precedente sulle aurore boreali, osservazioni d'interesse particolare per esso e ch'egli aveva avuto appena il tempo d'incominciare.
Questo soggiorno in Norvegia fu la continuazione del pi dolce dei sogni. La bionda figlia del Nord circondava il suo amico d'un'aureola di seduzione perpetua che gli avrebbe forse fatto obliare per sempre le attrazioni della scienza, se ella stessa non avesse avuto, come abbiamo visto, una propensione personale insaziabile per lo studio. Le esperienze che l'infaticabile scrutatore aveva iniziate sull'elettricit atmosferica, l'interessarono quanto lui. Anch'ella volle rendersi conto della natura di quelle fiamme misteriose dell'aurora boreale che vengono la sera a palpitare nelle altitudini dell'atmosfera, e siccome la sequela delle sue indagini lo traevano a desiderare un'ascensione in pallone destinata ad andare a sorprendere il fenomeno fin nelle sue sorgenti, anch'ella prov il medesimo desiderio. Egli tent di dissuadernela, non essendo queste esperienze aeronautiche senza pericolo. Ma l'idea sola d'un pericolo a cui partecipare, sarebbe bastato per renderla sorda alle supplicazioni del suo diletto. Dopo lunghe esitazioni, Spero si decise a condurla seco e prepar all'Universit di Cristiania, un'ascensione per la prima notte d'aurora boreale.

 V.
L'AURORA BOREALE. - ASCENSIONE AEROSTATICA.
IN PIENO CIELO. - CATASTROFE.
Le perturbazioni dell'ago calamitato avevano annunciato il sorgere dell'aurora prima ancora del tramonto del Sole, e si era incominciato il gonfiamento dell'aerostato a gas idrogeno puro, allorch infatti il cielo lasci scorgere nel nord magnetico quella colorazione d'oro verde trasparente che  sempre l'indizio certo d'un'aurora boreale. In alcune ore i preparativi furono terminati. L'atmosfera, intieramente sbarazzata d'ogni nube, era d'una perfetta limpidit, le stelle scintillavano nel cielo, in seno ad una oscurit profonda, senza chiaro di luna, attenuata solo verso il nord da una luce mite elevantesi a foggia d'arco al disopra d'un segmento oscuro, e lanciando nelle altezze supreme dell'atmosfera leggieri sprazzi rosei e un po' verdognoli che sembravano le palpitazioni di una vita sconosciuta. Il padre d'Iclea, che assisteva al gonfiamento dell'aerostato, non dubitava punto che sua figlia avesse a partire; ma, all'ultimo momento ella entr nella navicella quasi per visitarla, Spero fece un segno e l'aerostato s'elev lentamente, maestosamente al disopra della citt di Cristiania che apparve rischiarata di migliaia di lumi, al disotto dei due viaggiatori aerei, e diminu di grandezza allontanandosi nella, nera profondit.
Bentosto l'areostato, spinto in un'ascensione obliqua, si libr al disopra delle nere campagne e i pallidi chiarori disparvero. Nel tempo stesso essendosi il rumore della citt allontanato, un profondo silenzio, il silenzio assoluto delle grandi altezze, avvolse lo schifo aereo. Turbata da questo silenzio senza eguale, e forse sopra ogni cosa dalla novit del momento, Iclea si serr contro il petto del suo temerario amico. Essi salivano rapidamente. L'aurora boreale sembrava panneggiamento di seta dalle tinte d'oro e di porpora, percorso da fremiti elettrici. Coll'aiuto d'una piccola sfera di cristallo piena di lucciole, Spero osservava i suoi istrumenti e inscriveva le indicazioni corrispondenti alle altitudini raggiunte. L'areostato saliva sempre. Quale immensa gioia per l'indagatore! Egli si sarebbe trovato fra alcuni minuti librato sulla cima dell'aurora boreale, e avrebbe risolto il quesito dell'altezza dell'aurora vanamente posta da tanti fisici, e specialmente dai suoi amati maestri, i due grandi "psicologi e filosofi" Oersted e Ampre.
L'emozione d'Iclea s'era calmata. - Hai tu dunque avuto paura? - le chiese il suo amico. - L'aerostato  sicuro, n lascia temere di verun accidente. Tutto  calcolato. Noi discenderemo nello spazio di un'ora. Non vi  ombra di vento a terra.
- No - disse ella, mentre un chiarore celeste l'illuminava d'una trasparente luce rossa; - ma  s strano, cos bello, cos divino! Ed  s grande per me cos poca cosa! Ebbi un istante un lieve fremito, ma mi sembra di amarti pi che mai..."
E gettando le sue braccia intorno al collo di Spero lo abbracci con una stretta appassionata, lunga, senza fine.
L'aerostato solitario vogava in silenzio nelle alture aeree, sfera di gas trasparente racchiusa in un esile inviluppo di seta di cui si potevano scorgere, dalla navicella, le zone verticali che andavano a congiungersi alla sommit, al circolo della valvola, rimanendo la parte inferiore del pallone largamente aperta per la dilatazione del gas. Il fosco chiarore che piove dalle stelle e di cui parla Corneille, sarebbe bastato, in mancanza dei bagliori dell'aurora boreale, per permettere di distinguere il complesso dello schifo aereo. La navicella sospesa alla rete che avviluppava la sfera di seta, era attaccata col mezzo di otto corde solide avvolte replicatamente intorno ai giunchi della navicella e che passavano sotto i piedi degli aeronauti. Il silenzio era profondo, solenne, e si sarebbe potuto udire il bttito dei loro cuori. Gli ultimi rumori della terra si erano dissipati, e si vogava a cinquemila metri di altezza con una velocit sconosciuta, trasportando il vento delle alte zone il naviglio aereo senza che si risentisse il bench menomo soffio nella navicella, dacch il pallone era immerso nell'aria che trasvolava come una semplice molecola relativamente immobile nella corrente che lo trascinava seco. Soli abitanti di quelle regioni sublimi, i nostri due viaggiatori godevano di quella felicit squisita oltre ogni dire che solo gli aeronauti conoscono allorch hanno respirato quell'aria vivificante e leggera, dominato le regioni basse, e dimenticato in quel silenzio degli spazi superni tutte le volgarit della vita terrestre; ed essi apprezzavano meglio di quanti li avessero preceduti questa felicit unica dal momento che la raddoppiavano e la decuplavano quasi col sentimento della loro gran gioia interiore. Parlavano a voce bassa come se avessero temuto di essere intesi dagli angeli e di veder svanire l'incanto magico che li teneva sospesi in vicinanza del cielo... Talvolta bagliori subitanei dell'aurora boreale, venivano a colpirli, e tutto ripiombava poscia in una oscurit pi profonda e assolutamente imperscrutabile.Vogavano cos nel loro sogno stellato allorch un rumore subitaneo venne a ferire le loro orecchie come un sordo sibilo. Essi l'udirono, si spinsero in fuori dall'orlo della navicella e tesero l'orecchio. Quel rumore non veniva dalla Terra. Era un mormorio elettrico dell'aurora boreale? Era forse qualche tempesta magnetica nelle grandi altezze? Rapidi baleni sembravano giunger loro dagli abissi dello spazio, avvolgerli e svanire. Ascoltarono ansanti, ma il rumore si manifestava vicino affatto a loro... Era il gas che sfuggiva dall'aerostato. Sia che la valvola si fosse aperta da s stessa, sia che nei loro movimenti essi avessero esercitato una pressione sulla corda, il gas fuggiva via!
Spero s'accorse tosto della causa di quel rumore inquietante, ma fu con terrore dappoich riesciva impossibile il chiudere la valvola. Egli esamin il barometro che incominciava a risalire lentamente. L'aerostato principiava dunque a discendere, e la caduta, dapprima lenta, ma inevitabile, doveva andar crescendo in una proporzione matematica. Scrutando lo spazio inferiore, vide le fiamme dell'aurora boreale riflettersi nel limpido specchio d'un lago immenso.
Il pallone scendeva con velocit, e non era a pi di 3000 m. dal suolo. Conservando in apparenza tutta la sua calma, ma non facendosi illusione sull'imminenza della catastrofe, l'infelice aeronauta gett successivamente fuori della sponda i due sacchi di zavorra che rimanevano, le coperte, gli strumenti, l'ancora, e spogli la navicella d'ogni cosa; ma questo alleggerimento insufficiente non serv che a rallentare per un istante la velocit acquisita. Discendendo o piuttosto cadendo oramai con una rapidit inaudita, il pallone giunse presto a qualche centinaio di metri solamente al disopra del lago. Un vento intenso si mise a soffiare dal basso in alto ed a fischiare nelle loro orecchie.
L'aerostato gir su se stesso come travolto da una tromba. Tutto ad un tratto, Giorgio Spero sent una stretta violenta, un lungo bacio sulle labbra: - Maestro mio, mio Dio, mio tutto, io t'amo! - grid essa. E, facendosi largo fra due corde, si precipit nel vuoto.
Il pallone, spoglio di zavorra, risal come una freccia; Spero era salvo.
La caduta del corpo d'Iclea nell'acqua profonda del lago produsse un rumore sordo, strano, terribile in mezzo al silenzio della notte. Pazzo di dolore e di disperazione, sentendo i suoi capelli irti sul capo e spalancando gli occhi per nulla vedere, trascinato dall'aerostato a pi di mille metri di altezza, egli si sospese alla corda della valvola nella speranza di ricadere verso il punto della catastrofe; ma la corda non riesc a funzionare. Egli cerc qua e l e tast senza risultato. Sotto la sua mano egli incontr il piccolo velo della sua diletta ch'era rimasto attaccato ad una delle corde, piccolo e leggero velo profumato, ancora tutto impregnato del profumo inebbriante della sua bella compagna; egli guard ben bene le corde, credette ritrovare l'impronta delle sue mani increspate e, posando le sue mani l dove Iclea aveva posto le sue alcuni minuti secondi prima, si lanci nel vuoto.
Per un istante il suo piede rimase preso in un cordame, ma egli ebbe la forza di liberarsene e cadde turbinando nello spazio.
Un battello da pescatori che aveva assistito alla fine del dramma, s'era spinto a vele spiegate verso il punto del lago ove la giovinetta s'era precipitata, ed era giunto a trovarla ed a raccoglierla. Ella non era morta, ma tutte le cure che le furono prodigate non tolsero che la febbre la assalisse per farne la sua preda. I pescatori giunsero nel mattino ad un piccolo porto del lago e la trasportarono nella loro modesta capanna senza che riprendesse i sensi. - Giorgio! - diceva ella, aprendo gli occhi - Giorgio! - ed era tutto. All'indomani ella ud la campana del villaggio che suonava a morto. - Giorgio! - ripeteva ella - Giorgio! - Si era rinvenuto il suo corpo, allo stato di materia informe, a breve distanza dalla riva; la sua caduta, da pi di mille metri d'altezza, aveva incominciato al disopra del lago, ma il corpo serbando la velocit orizzontale acquisita dall'aerostato, non era caduto verticalmente, ma disceso obliquamente come se fosse scivolato lungo un filo che seguisse il pallone nella sua marcia, ed era piombato, massa precipitata dal cielo, in una prateria costeggiante le rive del lago, segnando una profonda impronta nel suolo dopo essere stato sbalzato a pi d'un metro dal punto della caduta; ma perfino le sue ossa medesime erano state ridotte in polvere, e il cervello era uscito fuori dalla calotta cranica. La sua fossa era appena chiusa, che si dovette scavare a fianco d'essa quella d'Iclea, morta ripetendo con voce fioca: - Giorgio! Giorgio!
Una sola pietra ricopr le loro due tombe, e lo stesso salice stese la sua ombra sul loro ultimo sonno. Anche al giorno d'oggi i rivieraschi del bel lago di Tyrifiorden conservano nei loro cuori il melanconico ricordo della catastrofe divenuta quasi leggendaria, e non si mostra mai la pietra sepolcrale al viaggiatore senza associare alla loro memoria il rimpianto di un dolce suono dileguatosi.
 VI.
IL PROGRESSO ETERNO. - SEDUTA MAGNETICA
I giorni, le settimane, i mesi, le stagioni, gli anni passano presto sul nostro pianeta, e cos senza dubbio negli altri mondi. Pi di venti volte gi la Terra ha percorso la sua annuale rivoluzione intorno al Sole dal giorno in cui il destino chiuse s tragicamente il libro che i miei due giovani amici leggevano da meno d'un anno; la loro felicit fu rapida, il loro mattino si dissip, come un'aurora. Io li avevo se non dimenticati(2), almeno perduti di vista, allorch di recente affatto, in una seduta d'ipnotismo a Nancy, ov'io mi fermai alcuni giorni recandomi nei Vosgi, mi prese desiderio di interrogare un medium coll'aiuto del quale i dotti esperimentatori dell'Accademia Stanislao avevano ottenuto alcuni di quei risultati veramente stupefacenti di cui la stampa scientifica ci tiene informati da alcuni anni. Io non so pi in qual modo avvenne che la conversazione si stabilisse fra di lui e me intorno al pianeta Marte.
Dopo avermi fatto la descrizione d'una regione costeggiante un mare conosciuto dagli astronomi sotto il nome di mare di Sablier e d'un'isola solitaria che s'eleva in seno a quell'oceano, dopo avermi descritto i paesaggi pittoreschi e la vegetazione rossastra che abbelliscono quelle rive, le scogliere flagellate dai flutti e le spiaggie arenose su cui vengono a spirare le onde, quel medium o soggetto, d'una sensibilit estrema, impallid tutto ad un tratto e si port la mano alla fronte; i suoi occhi si chiusero e le sue sopracciglia si corrugarono; pareva ch'egli volesse afferrare un'idea capricciosa che s'ostinasse a fuggire. - Osservate! - grid il dottore B... ponendosi dinanzi a lui coll'imperiosit d'un ordine ineluttabile. - Osservate! lo voglio.
- Voi avete l degli amici - mi disse egli.
- Ci non mi sorprende affatto - replicai io sorridendo. - Mi sono adoperato abbastanza per essi.
- Due amici - aggiunse egli - che in questo momento parlano di voi.
- Oh! oh! persone che mi conoscono.
- S.
- E in qual modo?
- Essi vi hanno conosciuto qui.
- Qui?
- Qui, sulla Terra.
- Ah! ed  molto tempo fa?
- Non lo so.
- Abitano essi Marte da lunga pezza?
- Non lo so.
- Sono giovani?
- S, sono due innamorati che si adorano.
Allora le immagini seducenti dei miei rimpianti amici si affacciarono vive affatto al mio pensiero. Ma io non li ebbi appena riveduti che il medium grid, questa volta con una voce pi sicura
- S, sono essi!
- In qual modo lo sapete?
- Lo vedo. Sono le stesse anime ed hanno gli stessi colori.
- In qual modo, gli stessi colori?
- S, le anime sono luce. - Alcuni istanti dopo egli aggiunse: - Per altro, vi  una differenza.
Poi rimase silenzioso colla fronte pensosa in atto d'indagine. Ma, riprendendo poi il suo viso tutta la sua calma e serenit, aggiunse: - Egli  divenuto lei, la donna. Ella  ora lui, l'uomo. E s'amano ancora, pi che mai.
Ora, quasich non avesse compreso egli stesso quanto aveva appena finito di dire, sembr cercare una spiegazione, fece penosi sforzi, a giudicarne almeno dal raggiungimento di tutti i muscoli del suo viso, e cadde in una specie di catalessia, da cui il dottore B... non tard a liberarlo. Ma l'istante di lucidit era svanito e non ritorn pi.
Riassumendo, confido infine ai lettori di questo racconto quest'ultimo fatto quale s' verificato sotto i miei occhi, e senza commenti di sorta alcuna. Secondo l'ipotesi attualmente ammessa da molti ipnotisti, il soggetto aveva egli subta l'influenza del mio stesso pensiero allorch il professore gli ordin di rispondere? Oppure, pi indipendentemente, s'era egli per davvero "sciolto da ogni vincolo umano" e aveva visto al di l della nostra sfera? Non mi assumer certo di risolvere la questione, e lo si sapr forse nel seguito di questo racconto.
Tuttavia, confesser con tutta sincerit che la risurrezione del mio amico e della sua adorata compagna nel mondo di Marte, soggiorno vicino al nostro e s mirabilmente consimile a quello da noi abitato, ma pi antico e pi inoltrato senza dubbio nella via del progresso, pu sembrare agli occhi del pensatore la continuazione logica e naturale della loro esistenza terrestre s fulmineamente spezzata.
Senza dubbio, Spero era nel vero allorch dichiarava che la materia non  ci ch'ella sembra essere, che le apparenze sono menzognere, che il reale  l'invisibile, che la forza animica  indistruttibile, che nell'assoluto l'infinitamente grande  eguale all'infinitamente piccolo, che gli spaz celesti non sono insuperabili, e che le anime sono i semi delle Umanit planetarie. Chi sa se la filosofia del dinamismo non riveler un giorno ai suoi apostoli nei campi dell'astronomia la religione dell'avvenire? Urania non porta essa la fiaccola senza di cui ogni problema  irresolvibile, senza di cui tutta la natura rimarrebbe per noi in un'impenetrabile oscurit? Il cielo deve spiegare la Terra, l'infinito spiegar l'anima e le sue facolt immateriali.
L'ignoto dell'oggi  la verit del domani, e le pagine che seguono stanno forse per farci presentire il legame misterioso che riunisce il transitorio all'eterno, il visibile all'invisibile e la Terra al cielo.
 PARTE III.
CIELO E TERRA
 I.
TELEPATIA. - L'IGNOTO D'IERI E IL PATRIMONIO SCIENTIFICO.
FENOMENI INESPLICATI. - LE FACOLT PSICHICHE.
L'ANIMA E IL CERVELLO.
La seduta magnetica di Nancy mi aveva profondamente scosso, ed io pensavo con certa frequenza al mio amico scomparso, alle sue investigazioni nei domin inesplorati della natura e della vita, alle sue ricerche analitiche sincere e originali intorno al misterioso problema dell'immortalit. Non potevo per altro pensare a lui senza associare alla sua memoria l'idea di una reincarnazione possibile nel pianeta Marte.
Quest'idea mi sembrava ardita, temeraria, puramente immaginaria, se si vuole, ma non assurda. La distanza dalla Terra a Marte  eguale a zero per quanto concerne la trasmissione dell'attrazione; essa  quasi insignificante per quella della luce, dacch pochi minuti secondi bastano ad un'ondulazione luminosa per attraversare quei milioni di leghe. Io pensavo al telegrafo, al telefono, al fonografo, alla trasmissione della volont di un magnetizzatore al suo soggetto attraverso una distanza di molti chilometri, e giungevo talvolta a chiedermi se qualche progresso meraviglioso della scienza non getterebbe tutto d'un tratto un ponte celeste fra il nostro mondo e i suoi congeneri dell'Infinito.
La sera seguente non osservai Marte nel telescopio che distratto da mille idee estranee. Il pianeta era nondimeno ammirabile, come lo fu durante tutta la primavera e tutta l'estate del 1888. Vaste inondazioni s'erano prodotte su uno dei suoi continenti, la Libia, la qual cosa gli astronomi avevano osservato nel 1882 e in circostanze diverse. Si riconosceva che la sua meteorologia e la sua climatologia non sono le stesse della nostra, e che le acque che ricoprono la met all'incirca della superficie del pianeta subiscono bizzarri spostamenti e variazioni periodiche di cui la geografia terrestre non pu dare idea alcuna. Le nevi del polo boreale erano di molto diminuite, locch prova che l'estate di quell'emisfero era stato abbastanza caldo bench meno elevato per quanto concerne la temperatura di quello dell'emisfero australe. Vi erano state del resto ben poche nubi intorno a Marte durante tutta la serie delle nostre osservazioni. Ma, cosa appena credibile, non erano gi questi fatti astronomici pur s importanti e base di tutte le nostre congetture, che mi destavano maggior interesse; era quanto il magnetizzato mi aveva detto di Giorgio e di Iclea. Le idee fantastiche che attraversavano il mio cervello mi toglievano di fare un'osservazione veramente scientifica e mi chiedevo con tenacia se non potesse esistere comunicazione fra due esseri assai lontani l'uno dall'altro ed anche fra un morto ed un vivente, ed ogni volta rispondevo a me stesso che una tale questione era per s stessa antiscientifica e indegna d'uno spirito positivo.
Tuttavia cos', dopo tutto, ci che noi chiamiamo "scienza?" Che v'ha mai che non sia scientifico nella natura, e dove sono i limiti dello studio positivo? La carcassa d'un uccello ha essa, a vero dire, un carattere pi "scientifico" delle sue piume dai luminosi colori e del suo canto dalle modulazioni s delicate? Lo scheletro d'una bella donna  dunque pi degno d'attenzione della sua struttura complessa di nervi e muscoli e della forma vivente? L'analisi delle commozioni dell'animo non  dessa "scientifica"? Non  scientifico l'indagare se veramente l'anima pu vedere da lungi e in qual modo? E poi che cos' mai questa strana vanit, questa ingenua presunzione d'immaginarci che la scienza abbia detto l'ultima sua parola, che ormai si conosca tutto ci che v'ha di adeguato alla nostra mente, e che sieno i nostri cinque sensi sufficienti per apprezzare la natura dell'universo? Dal fatto che noi annoveriamo fra le forze che agiscono intorno a noi, l'attrazione, il calore, la luce, l'elettricit, si pu forse dedurre che non sianvi altre forze che sfuggono alla nostra attenzione pel solo motivo che non abbiamo sensi per percepirle? Non  quest'ipotesi che  assurda;  la scipitaggine dei pedagoghi e dei classici. Noi sorridiamo delle idee degli astronomi, dei fisici, dei medici, e dei teologi d'or son tre secoli, e fra altri secoli, i nostri successori nelle scienze non sorrideranno alla loro volta delle affermazioni di coloro che pretendono tutto conoscere?
I medici a cui comunicavo, or son quindici anni, i fenomeni magnetici da me stesso osservati in talune esperienze, negavano tutti con convinzione la realt dei fatti osservati. Incontrai recentemente uno d'essi all'Istituto: - Oh! esclam egli - non senza certa arguzia: altre volte era il magnetismo, ed ora  la volta dell'ipnotismo, e siamo noi che lo studiamo.  una cosa ben diversa adesso!
Morale della favola: non neghiamo nulla per partito preso. Studiamo, constatiamo; la spiegazione verr pi tardi.
Io versavo in queste condizioni d'animo, allorch, passeggiando in lungo ed in largo nella mia biblioteca, i miei occhi caddero sopra un'elegante edizione di Cicerone che non avevo notato da lungo tempo. Ne presi un volume, l'aprii macchinalmente alla prima pagina che mi si aperse sott'occhi, e vi lessi ci che segue.
"Due amici giungono a Megara e vanno ad alloggiare separatamente. Appena l'uno dei due s' addormentato ecco vede davanti a s il suo compagno di viaggio il quale gli annuncia con aria triste che il suo ospite ha formato il divisamento di assassinarlo, e lo supplica di venire al pi presto in suo soccorso. L'altro si risveglia, ma, persuaso che fu ingannato da un sogno, non tarda a riaddormentarsi. Il suo amico gli appare di nuovo e lo scongiura ad affrettarsi perch gli assassini stanno per entrare nella sua camera. Pi scosso e turbato allora, egli fa le meraviglie della persistenza di quel sogno e si prepara per andare a trovare il suo amico; ma il ragionamento e la fatica finiscono per trionfare, e si ricorica. Allora il suo amico si mostra a lui per la terza volta, pallido, sanguinolento, sfigurato. - Infelice - gli dice egli - tu non sei venuto mentre io t'imploravo! Ormai tutto  finito, ed ora vendicami. Allo spuntar del Sole tu incontrerai alla porta della citt un carro pieno di letame; fermalo e ingiungi che sia scaricato; vi troverai il mio corpo nascosto nel mezzo, e tu fammi rendere gli onori della sepoltura e perseguita i miei assassini.
"Una tenacia s grande e particolari cos minuziosi non lasciano pi luogo ad alcuna esitazione; l'amico si leva, corre alla porta indicata della citt, vi trova il carro, arresta il conducente che si confonde, e, fin dalle prime ricerche, il corpo del suo amico viene rinvenuto".
Questo racconto sembrava venire appuntino a sostegno delle mie opinioni sulle incognite del problema scientifico. Senza dubbio, le ipotesi non mancano per rispondere al punto d'interrogazione. Si pu dire che il fatto non avvenne forse precisamente quale l'ha narrato Cicerone; ch'esso fu amplificato, esagerato; che due amici giungendo in una citt straniera ponno sempre temere qualche accidente; che, temendo per la vita di un amico, dopo le fatiche di un viaggio e in mezzo al silenzio della notte, si pu giungere a sognare ch'egli  la vittima d'un assassino. Quanto all'episodio del carro, i viaggiatori ponno averne visto uno nella corte dell'oste, e il principio dell'associazione delle idee venne a collegarlo al sogno. S, si ponno fare tutte queste ipotesi esplicative, ma non sono che ipotesi. Ammettere che vi sia stata veramente una comunicazione fra il morto e il vivo  un'altra ipotesi essa pure.
I fatti di quest'ordine sono dunque molto rari? Non sembra. Mi ricordo, fra l'altre cose, d'un racconto che mi venne narrato da un vecchio amico della mia giovent, Giovanni Best, che fond il Magazzino Pittoresco nel 1833, col mio insigne amico Edoardo Charton, e che  morto or sono alcuni anni. Era un uomo grave, freddo, metodico (abile incisore-tipografo e amministratore scrupoloso); e tutti quelli che l'hanno conosciuto sanno quanto il suo temperamento fosse poco nervoso, e in che modo la sua mente fosse lontana dalle cose dell'immaginazione. Ebbene il fatto seguente  occorso a lui stesso fanciulletto, dell'et di cinque o sei anni.
Trovavasi allora a Toul, suo paese nativo. Egli era una certa sera coricato nel suo lettuccio e non dormiva, allorch vide sua madre entrare nella camera, attraversarla e recarsi nella sala vicina, di cui la porta era semiaperta ed ove suo padre giuocava alle carte con un amico. Ora, sua madre ammalata era in quel momento a Pau. Egli si lev tosto dal suo letto e corse dietro sua madre fino alla sala ove la cerc invano. Suo padre lo rimprover con una certa impazienza e lo rimand a letto, assicurandolo che aveva fatto un sogno.
Allora il fanciullo, credendo di aver per davvero sognato, tent di riaddormentarsi. Ma, alcuni minuti pi tardi, tenendo gli occhi aperti, vide una seconda volta assai distintamente, sua madre che passava di bel nuovo vicino a lui, e questa volta egli si precipit verso di lei per abbracciarla, ma ella scomparve issofatto. Egli non volle pi coricarsi e rimase nella sala ove suo padre continuava a giuocare.
Nello stesso giorno, e in quell'ora istessa, sua madre moriva a Pau.
Io sentii questo racconto dal signor Best in persona, che ne aveva conservato imperituro ricordo. Ora, come spiegarlo? Si pu dire che il fanciullo, sapendo sua madre ammalata, vi pensava sovente, e che ebbe un'allucinazione che coincidette casualmente colla morte di sua madre.  impossibile. Ma si pu pensare altres che vi fosse un vincolo di simpatia fra la madre e il fanciullo, e che in quel momento solenne l'anima di quella madre fu realmente in comunicazione con quella del proprio figlio. In qual modo? chieder taluno. Non ne sappiamo nulla, ma quel che non sappiamo , in confronto di quanto sappiamo, nella proporzione dell'oceano verso una goccia d'acqua.
Allucinazioni!  presto detto. Eppure quante opere mediche scritte su questo argomento! Tutti conoscono quella di Brierre de Boismont. Fra le innumerevoli osservazioni in essa registrate citiamo, a questo proposito, le due seguenti:
"Osserv. 84. - Allorch il re Giacomo venne in Inghilterra, all'epoca della peste di Londra, trovandosi in campagna presso sir Roberto Cotton col vecchio Cambden, vide in sogno il suo figlio maggiore, ancor fanciullo, che abitava allora in Londra, con una croce sanguinosa sulla fronte, come se fosse stato ferito da una spada. Spaventato da questa apparizione, egli si diede a pregare e si rec alla mattina nella camera di sir Cambden a cui raccont l'avvenimento della notte; questi rassicur il monarca dicendogli che non si trattava altro che d'un sogno e che non era il caso di preoccuparsene. Nel giorno stesso, il re ricevette lettera da sua moglie con cui gli si annunciava la perdita di suo figlio morto di peste. Allorch il fanciullo si rivel a suo padre, aveva la statura e le proporzioni d'un uomo fatto".
"Osserv. 87. - La signorina R..., dotata di un eccellente raziocinio e religiosa senza bigotteria, abitava, prima d'essere maritata, la casa di suo zio D..., celebre medico, membro dell'Istituto. Essa viveva separata da sua madre che era stata colpita, nella sua provincia, da una malattia abbastanza grave. Una notte, questa giovine signora sogn di vedersela dinnanzi, pallida, sfigurata, in atto di rendere l'ultimo sospiro, e attestante in ispecial modo un vivo dolore di non essere circondata dai suoi figli, uno dei quali, curato in una parrocchia di Parigi, era emigrato in Ispagna, e l'altra rimaneva a Parigi. Bentosto ella l'ud chiamarla pi volte col suo nome di battesimo, e vide, nel suo sogno, che le persone che circondavano sua madre, immaginandosi che essa chiedesse della sua nipotina che portava l'egual nome, andavano a farne ricerca nella camera vicina, ma un segno dell'ammalata fece loro cenno che non si trattava d'essa, ma di sua figlia che abitava Parigi e ch'ella desiderava di vedere. La sua figura esprimeva il dolore che provava della sua assenza: poi ad un tratto i suoi lineamenti si scomposero, si coprirono del pallore della morte, e la moribonda ricadde senza vita sul suo letto.
"All'indomani, la signorina R... comparve assai triste davanti a D... che la preg di farle conoscere la causa del suo cordoglio, ed ella gli raccont in tutti i suoi particolari il sogno che l'aveva s fortemente angustiata. D..., trovandola in quella disposizione di spirito, la strinse contro il suo petto confessandole che la nuova era pur troppo vera, e che sua madre era morta infatti il giorno prima, senza diffondersi in ulteriori spiegazioni.
"Alcuni mesi dopo, la signorina R..., approfittando dell'assenza di suo zio per mettere un po' d'ordine fra le sue carte alle quali, come molti altri scienziati, non amava si mettesse mano, trov una lettera che narrava a suo zio le circostanze della morte di sua madre. Quale non fu la sua sorpresa leggendovi tutte le particolarit del suo sogno?"
Allucinazione! coincidenza fortuita!  questa una spiegazione sufficiente? In tutti i casi,  una spiegazione che non spiega nulla.
Una folla d'ignoranti, d'ogni et e professione, gente che vive di rendite, commercianti e deputati, scettici per temperamento o per vezzo, dichiarano semplicemente ch'essi non credono a tutte queste storie e che non vi  in tutto ci nulla di vero. Non  questa per maggiormente una soluzione abbastanza seria. Le intelligenze avvezze allo studio non possono accontentarsi d'una denegazione cos superficiale.
Un fatto  un fatto. Non si pu non ammetterlo, quand'anche, nello stato attuale delle nostre cognizioni, riesca impossibile lo spiegarlo.
Certamente, gli annali della medicina attestano che vi sono veramente allucinazioni di pi d'un genere, e che taluni organismi nervosi ne sono le vittime. Ma da ci al conchiudere che tutti i fenomeni psico-biologici non spiegati sono allucinazioni, vi ha di mezzo un abisso.
Lo spirito scientifico del nostro secolo cerca con ragione di trar fuori tutti questi fatti dalle nebbie ingannatrici del soprannaturalismo, ritenuto che nulla v'ha di soprannaturale e che la natura, il cui regno  infinito, tutto abbraccia. Da alcuni anni specialmente, una societ scientifica speciale s' istituita in Inghilterra per lo studio di questi fenomeni, la Society for Psychical Research; ed essa ha alla sua testa alcuni dei pi illustri scienziati d'Oltremanica, e gi ebbe a dare alla luce importanti pubblicazioni. Questi fenomeni di visioni a distanza sono classificati sotto il titolo generale di Telepatia (t??e, lontano, p?d?? sensazione). Inchieste rigorose vengono fatte per controllare le attestazioni, e la variet ne  ragguardevole. Sfogliamo insieme per qualche istante una di quelle raccolte(3) e stacchiamone alcuni documenti accertati in modo debito e affatto scientificamente. Nel caso seguente, osservato recentemente, l'osservatore era assolutamente sveglio come voi e come me in questo momento. Si tratta d'un certo signor Roberto Bee, abitante a Wigan (Inghilterra). Ecco questa curiosa rivelazione, scritta dall'osservatore in persona.
"Il 18 dicembre 1873 ci recammo, mia moglie ed io, nella famiglia di mia moglie a Southport, lasciando i miei parenti in perfetta salute secondo ogni apparenza. All'indomani, nel pomeriggio, eravamo partiti per una passeggiata sulla riva del mare quando in breve io fui colto da s profonda tristezza da riescirmi impossibile di prendere interesse a checch fosse, in maniera che non tardammo a ritornarcene.
"Tutto ad un tratto mia moglie manifest un certo senso d'angoscia e mi disse che si recava nella camera di sua madre per alcuni minuti. Un istante dopo, mi levai anch'io dal mio seggiolone e passai nella sala pi grande.
"Una signora, vestita in tutto punto come se stesse per uscir di casa, venne a porsi al mio fianco uscendo dalla vicina camera da letto. Io non notai i lineamenti del suo viso inquantoch essa non guardava dalla mia parte; ma nondimeno le rivolsi tosto la parola salutandola, senza per che mi sovvenga di ci che le dissi.
"Nello stesso istante e mentre ch'ella passava in tal modo davanti a me, mia moglie ritornava dalla camera di sua madre e s'incrociava precisamente al posto ove io vedevo quella signora senza sembrare di ravvisarla. Io gridai tosto con gran senso di sorpresa.
"- Chi  dunque quella signora con cui voi vi siete incontrata test?
"- Ma io non mi sono incontrata con anima viva! disse mia moglie ancor pi meravigliata di me.
"- In qual modo - replicai io - potete non aver visto or ora la signora che  passata test precisamente ove voi siete, che esce senza dubbio dalla camera di vostra madre e che deve essere ora nel vestibolo?
"-  impossibile - rispose ella, - non siamo assolutamente in questo momento che mia madre ed io nella casa.
"E per verit, nessuna persona straniera era venuta e le ricerche che noi facemmo immediatamente non condussero ad alcun risultato.
"Erano allora le otto meno dieci minuti.
"All'indomani mattina un telegramma ci annunciava la morte subitanea di mia madre in seguito ad una malattia di cuore, precisamente nella stessa ora. Essa era allora nella via e vestita precisamente come la sconosciuta che mi era passata davanti agli occhi."
Tale  il racconto dell'osservatore, e l'inchiesta fatta dalla Societ delle Indagini Psichiche ha dimostrato la piena autenticit e la concordanza delle testimonianze.  quello un fatto altrettanto positivo quanto un'osservazione meteorologica, astronomica, fisica o chimica. In qual modo spiegarlo? Mera coincidenza, si dir, ma una rigorosa critica scientifica pu essere per vero soddisfatta di quella parola?
Ecco un altro caso:
Il signor Federico Wingfield, abitante a Belle-Isle in Terra (coste del Nord), scrive che il 25 marzo 1880, essendosi coricato assai tardi dopo aver letto una parte della sera, sogn che suo fratello, abitante la contea d'Essex in Inghilterra, era presso di lui, ma che invece di rispondere ad un'interrogazione che egli gli indirizzava, scosse la testa, si lev dalla sua sedia e se ne and. L'impressione era stata cos viva che il narratore si lanci, per met-assonnato, fuori del suo letto, e si risvegli nel momento in cui metteva il piede sul tappeto accanto al letto e chiamava suo fratello. Tre giorni dopo, egli riceveva la notizia che suo fratello aveva incontrato la morte in conseguenza di una caduta da cavallo nello stesso giorno 25 marzo 1880, e precisamente la sera (otto e mezza), alcune ore prima del sogno test riferito.
Un'inchiesta ha dimostrato che la data di questa morte  esatta e che l'autore di questo racconto aveva scritto il suo sogno sopra un agenda alla data stessa dell'avvenimento, e non dopo.
Ecco un altro caso:
Il signor S... e il signor L..., impiegati tutti e due in un'amministrazione, erano da otto anni in intima relazione d'amicizia. Il luned 19 marzo 1883, L..., recandosi al suo ufficio, ebbe un'indigestione, ed entr allora in una farmacia ove gli si diede un medicamento. Il gioved seguente, non stava ancora meglio, e al sabato di quella stessa settimana era ancora assente dall'ufficio.
Nel giorno di sabato sera, 24 marzo, S... trovavasi in casa, afflitto da un'emicrania. Egli disse a sua moglie che aveva troppo caldo, ci che non gli era occorso da due mesi; poi, dopo aver fatto quest'osservazione, si coric, ed un minuto dopo vide il suo amico L... ritto in piedi davanti a lui, vestito dei suoi abiti consueti. S... not perfino questo particolare dell'abbigliamento di L... che cio il suo cappello aveva un velo nero, che il suo soprabito non era abbottonato e che teneva un bastone in mano. L... guard fissamente S... e pass oltre. S... allora si ricord la frase che leggesi nel libro di Giobbe: "Uno spirito pass davanti al mio viso, e i peli della mia carne si fecero irti" In quel momento, egli sent un fremito pel corpo e i capelli gli si drizzarono in testa. Chiese allora a sua moglie: "Che ora ?" Questa gli rispose: "Le nove meno dodici minuti". Egli disse: "Se ve lo chiedo,  perch L....  morto, ed io l'ho visto test". Essa tent di persuaderlo che si trattava di una mera illusione, ma egli assicur nel modo pi formale che verun ragionamento avrebbe potuto farlo cangiare d'opinione.
Tale  il racconto fatto dal signor S... Egli non apprese la morte del suo amico L... che all'indomani, una domenica, alle tre dopo mezzogiorno.
L... era effettivamente morto il sabato sera verso le ore nove meno dieci minuti.
Si pu ricollegare con questa relazione l'avvenimento storico riferito da Agrippa d'Aubign, al momento della morte del cardinale di Lorena:
"Essendo il re in Avignone, il 23 dicembre 1574, vi mor Carlo, cardinale di Lorena. La regina (Caterina de' Medici) s'era messa a letto pi presto del consueto, avendo presso di s fra altre persone di distinzione, il re di Navarra, l'arcivescovo di Lione, le grandi dame di Retz, di Lignerolles, e di Saunes, due delle quali hanno confermato questo discorso. Sollecitata com'era a dare la buona sera, si gett di soprassalto sul suo capezzale, mise le mani davanti al viso e con un grido violento chiam in suo soccorso quelli che l'assistevano, volendo mostrar loro ai piedi del letto il cardinale che le teneva la mano. Essa esclam pi volte: "Ma, signor cardinale, io non ho nulla a che fare con lei!" Il re di Navarra invi nello stesso tempo uno dei suoi gentiluomini all'abitazione del cardinale, e questi rifer come quegli fosse spirato nel medesimo punto".
Nel suo libro sulla Umanit postuma, pubblicato nel 1882, Adolfo d'Assier si fa garante dell'autenticit del seguente fatto, che gli  stato raccontato da una persona di Saint-Gaudens quale era occorso a quella stessa persona.
"Ero ancora giovinetta, racconta essa, e dormivo con mia sorella, maggiore a me d'et. Una sera ci eravamo appena coricate e stavamo per spegnere il lume. Il fuoco del camino, imperfettamente spento, rischiarava ancora debolmente la camera. Volgendo gli occhi dal lato del focolare, io scorsi, con mia gran sorpresa, un prete seduto davanti al camino che stava scaldandosi. Corpulento di forme, aveva i lineamenti e la figura d'uno dei nostri zii che abitavano nei dintorni e che fungeva da arciprete. Feci parte tosto della mia osservazione a mia sorella e quest'ultima, avendo guardato verso il camino, ebbe l'uguale apparizione. Anch'ella riconobbe nostro zio arciprete. Un terrore indicibile s'impadronisce allora di noi e gridiamo con quanto fiato ci rimaneva in gola: "Aiuto, aiuto!" Mio padre, che dormiva in una camera vicina, risvegliato da quei gridi disperati, si leva in tutta fretta, e giunge tosto con una bugia nella mano. Il fantasma era scomparso n noi vedevamo pi alcuna persona nella camera. All'indomani, apprendemmo per mezzo d'una lettera che nostro zio arciprete era morto nella sera precedente".
Un altro fatto riferito dallo stesso discepolo d'Augusto Comte, e da lui trascritto durante il suo soggiorno a Rio Janiero,  il seguente.
"Si era nel 1858, e tutti, nella colonia francese di quella capitale, discorrevano d'una apparizione che aveva avuto luogo alcuni anni prima. Una famiglia alsaziana, composta del marito della moglie, e d'una fanciulletta ancora in tenera et, faceva vela per Rio Janeiro, ov'essa andava a raggiungere alcuni dei suoi compatrioti stabiliti in quella citt. La traversata essendo lunga, la moglie inferm e, per mancanza senza dubbio di opportune cure o di una conveniente alimentazione, soccombette prima del suo arrivo. Il giorno della sua morte ella cadde in uno stato di sincope, e vi rimase a lungo, ma riprese poscia i suoi sensi e disse a suo marito che vegliava al suo fianco: "Io muoio contenta, perch ora sono rassicurata sulla sorte di nostra figlia. Venivo da Rio Janeiro e mi sono abbattuta nella strada e nella casa stessa ove abita il nostro amico Fritz, il legnaiuolo. Egli era sulla soglia della porta; io gli presentai la nostra piccina, e sono sicura che al tuo arrivo egli la riconoscer e ne avr cura". Il marito fu sorpreso di quel racconto, senza tuttavia attribuirgli soverchia importanza. Lo stesso giorno, alla stessa ora, Fritz, il legnaiuolo, l'alsaziano di cui ho test parlato, si trovava sulla soglia della porta della casa da lui abitata in Rio Janeiro, allorch credette di veder passare nella strada una delle sue compatriote che teneva fra le braccia una fanciulletta. Ella lo guardava con aria supplichevole, e sembrava presentargli la bambina che portava al collo. La sua figura, che appariva d'una grande magrezza, ricordava nondimeno i lineamenti di Latta, la moglie del suo amico e compatriota Schmidt. L'espressione del suo viso, la singolarit del suo modo di comportarsi, che aveva pi della visione che della realt, fecero grande impressione su Fritz. Volendo assicurarsi che non era lo zimbello d'un'illusione, chiam uno dei suoi operai che lavorava nel negozio e che era anch'esso alsaziano e dello stesso paese.
"- Guarda - gli disse - non vedi tu passare una donna nella strada, che tiene un fanciulletto tra le braccia, e non si direbbe che  Latta, la moglie del nostro compaesano, Schmidt?
"- Non vi posso dir nulla, giacch io non la distinguo - rispose l'operaio.
"Fritz non disse di pi; ma le diverse circostanze di questa apparizione reale o immaginaria rimasero impresse fortemente nel suo spirito, e in ispecial modo l'ora e il giorno. Di l a qualche tempo egli vide arrivare il suo compatriota Schmidt che portava una fanciulletta fra le sue braccia. La visita di Latta gli si affacci allora al pensiero, e prima che Schmidt avesse aperto bocca, gli disse:
"- Mio povero amico, so tutto; tua moglie  morta durante la traversata, e prima di morire  venuta a presentarmi la sua fanciulletta perch ne prendessi cura. Ecco la data e l'ora.
"Ed erano precisamente il giorno e il momento notati da Schmidt a bordo del bastimento."
Nella sua opera sui grandi fenomeni della Maga, pubblicata nel 1864, Gougenot des Mousseaux riferisce il fatto seguente, ch'egli certifica come assolutamente autentico.
"Sir Roberto Bruce, dell'illustre famiglia scozzese di questo nome  comandante in secondo grado d'un bastimento. Un giorno egli voga presso il Banco di Terra Nuova, e, mentre trovasi intento ad alcuni calcoli, crede vedere il proprio capitano seduto al suo tavolino da lavoro, ma guardando poi con maggior attenzione riconosce essere desso uno straniero il cui sguardo freddamente fisso su di lui lo fa strabiliare. Il capitano, vicino al quale risale a bordo, s'accorge del suo intontimento, e lo interroga:
"- Ma chi v' dunque al vostro tavolino da lavoro? - gli dice Bruce.
"- Nessuno.
"- S; vi  qualcheduno; ed  dunque uno straniero?... e in qual modo vi si trova?
"- Voi sognate... o scherzate, Bruce.
"- Per nulla affatto; abbiate la compiacenza di discendere e vedrete.
"Si scende, e nessuno sta seduto davanti al tavolino del capitano. Il naviglio viene assoggettato a ricerche in tutti i sensi e non vi si rinviene alcun straniero.
"- Eppure ho veduto uno scrivere sulla vostra lavagnetta, e la sua scrittura deve esservi rimasta - dice Bruce.
"Si guarda la lavagnetta, ed essa porta queste parole: Steer to the north-west, ossia: Manovrate al nord-ovest.
"- Ma questa scrittura  vostra o di qualcheduno di bordo?
"- Mia, no.
"Ognuno  invitato a scrivere la stessa frase, e nessuna scrittura rassomiglia a quella della lavagnetta.
"- Ebbene, obbediamo al senso di quelle parole; manovrate il naviglio al nord-ovest, che il vento  favorevole e permette che si tenti l'esperienza.
"Tre ore dopo, il marinaio di sentinella segnalava una montagna di ghiaccio e vedeva, raggiungendola, un vascello di Quebec, smantellato, coperto di gente, e diretto a Liverpool, i cui passeggeri furono salvati dalle scialuppe del bastimento di Bruce.
"Nel momento in cui uno dei naufraghi raggiungeva il fianco del vascello liberatore, Bruce trasal ed arretr grandemente commosso. Egli aveva riconosciuto in lui lo straniero ch'egli aveva visto tracciare le parole sulla lavagnetta, e racconta tosto al capitano il nuovo incidente.
"- Compiacetevi di scrivere: Steer to the north-west sopra questa lavagna dice al nuovo venuto il capitano, presentandogli il lato che non porta alcuna traccia di scrittura.
"Lo straniero scrive le parole richieste.
"- Bene, riconoscerete dunque che  questa la vostra calligrafia? - disse il capitano, colpito dalla identit delle due scritture.
"- Ma, non m'avete veduto voi stesso a scrivere? Vi sarebbe possibile di dubitarne?
"Per tutta risposta il capitano volge di punto in bianco la lavagna e lo straniero rimane confuso vedendo la sua scrittura da entrambi i lati.
"- Avevate voi forse sognato di scrivere su questa lavagna? - disse a chi aveva appena scritto il capitano del vascello naufragato.
"- No, o almeno io non ne ho alcun ricordo.
"- Ma che faceva a mezzod questo passeggiero? - domanda al suo collega il capitano salvatore.
"- Essendo oltremodo stanco, questo passeggiero si addorment profondamente, e, per quanto me ne sovviene, ci fu qualche tempo prima del mezzogiorno. Un'ora dopo al pi si svegli,e mi disse: "Signor capitano, noi saremo salvati oggid stesso!" aggiungendo: "Ho sognato che ero a bordo d'un naviglio e ch'esso veniva in nostro soccorso." Egli descrisse il bastimento e il suo corredo di bordo, e fu con nostra grande sorpresa, allorch faceste rotta verso di noi, che riconoscemmo l'esattezza della descrizione. Infine questo passeggiero disse a sua volta: "Ci che mi par strano, si  che tutto ci che qui vedo mi sembra famigliare, e nondimeno non vi sono mai venuto."
Il barone Dupotet, nel suo corso di Magnetismo animale riferisce d'altra parte alla sua volta il fatto seguente, pubblicato nel 1814 dal celebre Jung Stilling, che l'aveva saputo dall'osservatore stesso, il barone di Sulza, ciambellano del re di Svezia.
Rientrava egli nella propria casa, d'estate, verso la mezzanotte, ora nella quale vi  ancora abbastanza luce in Svezia perch si possa leggere la scrittura pi minuta. "Giungendo, dice il narratore, nel mio possedimento, mio padre venne ad incontrarmi all'ingresso del parco: egli era vestito come il consueto, e teneva in mano una canna che mio fratello aveva scolpita. Lo salutai e conversammo a lungo insieme. Giungemmo cos fino alla casa e, alla soglia della sua camera, vidi nell'entrare mio padre gi spogliato e nello stesso tempo l'apparizione era svanita. Poco tempo dopo mio padre si svegli e mi guard come in atto d'interrogazione: - Mio caro Edoardo - mi disse egli - Dio sia benedetto che mi  dato di vederti sano e salvo mentre fui in mille pene, a cagion tua, nel mio sogno; mi sembrava che tu fossi caduto nell'acqua e ti trovassi in pericolo di annegarti. - Ora, in quel giorno, aggiunge il barone, m'ero recato con uno dei miei amici al fiume per pescarvi dei gamberi e corsi rischio di essere trascinato dalla corrente. Raccontai dunque a mio padre d'aver visto la sua apparizione all'ingresso del parco, e d'aver avuto seco lui una lunga conversazione, ed egli mi rispose che fatti consimili si verificavano con certa frequenza."
Si vedono in questi diversi racconti far capolino apparizioni spontanee ed apparizioni per cos dire provocate dal desiderio o dalla volont. La suggestione mentale pu dunque andare fin l? Gli autori del libro "Phantasms of the Living" di cui parlavamo pi sopra, rispondono affermativamente con sette esemp sufficientemente attestati, fra i quali ne offrir uno ancora all'attenzione dei miei lettori. Eccolo:
"Il Rev. C. Godfrey, abitante a Eastbourne nel cantone di Sussex, avendo letto un racconto d'apparizione premeditata, ne fu s scosso che risolvette di farne alla sua volta esperimento. Il 15 novembre 1886, verso le ore undici di sera, volse egli tutta la sua forza d'immaginazione e tutta la tensione della volont di cui era capace allo scopo di apparire ad una signora di sua conoscenza, tenendosi ritto in piedi in fondo al suo letto. Lo sforzo dur all'incirca otto minuti, dopo di che il signor Godfrey si sent affaticato e si addorment. All'indomani, la signora che era stata oggetto della esperienza venne di suo proprio moto a raccontare al signor Godfrey ci che aveva visto. Invitata a fissarne il ricordo per iscritto, essa lo fece in questi termini: - La notte scorsa mi svegliai d'un tratto colla sensazione che qualcuno fosse penetrato nella mia camera. Udii anche un rumore, ma supposi che fossero gli uccelli che stormissero nell'edera fuori della finestra. Provai in seguito come un senso d'inquietudine e un vago desiderio di uscir fuori dalla camera e ridiscendere al pianoterreno. Questo sentimento si fece cos forte che mi levai alla perfine, accesi una candela, e discesi coll'intenzione di prendere qualche ristoro per calmarmi. Risalendo nella mia camera, vidi il signor Godfrey, in piedi sotto la gran finestra che rischiara la scala. Era vestito come di consueto e aveva l'espressione che noto in lui quando osserva con grande attenzione qualche cosa. Egli era l immobile, mentre io, tenendo il lume alzato, lo guardavo colla pi viva sorpresa. Ci dur lo spazio di tre o quattro minuti secondi, dopo di che, continuando io a salire, egli disparve. Non ero spaventata ma assai agitata, e non potei pi riaddormentarmi."
"Il signor Godfrey pens giudiziosamente che l'esperienza a cui s'era applicato assumerebbe assai maggiore importanza quando si ripetesse. Un secondo tentativo venne a mancare, ma un terzo riusc. Rimane ben inteso che la signora su cui egli agiva non era prevenuta della sua intenzione pi di quanto nol fosse stata la prima volta.
"La notte passata, scrive ella, marted 7 dicembre, salii nella mia camera alle dieci e mezza circa per mettermi a letto, e mi addormentai ben presto. Tutto ad un tratto udii una voce che diceva: - Svegliatevi! - e sentii una mano che si posava sulla parte sinistra della mia testa. (L'intenzione del signor Godfrey questa volta era stata quella di far sentire la sua presenza colla voce e col tatto.) Fui tosto sveglia del tutto, e udii nella camera un suono curioso, simile a quello d'una zampogna da fanciulli. Sentivo nel tempo stesso come un freddo vento che mi avvolgeva tutta quanta. Il mio cuore si diede a battere violentemente e vidi distintamente una figura china su di me. La sola luce che rischiarasse la camera era quella d'una lampada posta all'esterno che formava una lunga striscia luminosa sulla muraglia al disopra della tavoletta, e questa striscia era in modo particolare oscurata dalla figura. Io mi volsi subitamente e la mano ebbe l'aria di ricadere dalla mia testa sul capezzale, lungo la mia persona. La figura era china a me disopra, ed io la sentivo appoggiata contro la sbarra del letto, e vidi il braccio che rimase tutto il tempo sull'origliere. Dovevano essere le dodici e mezza all'incirca ed io scorsi il contorno del viso, ma come velato di una nebbia. La figura aveva leggermente sollevato la tenda, ma mi avvidi al mattino ch'essa pendeva in basso come di consueto. Nessun dubbio che la figura non fosse quella del signor Godfrey, e ben lo riconobbi dalla configurazione delle spalle e dai lineamenti del viso. Durante tutto il tempo ch'egli rest col, spirava una corrente d'aria fredda attraverso la camera, come se le due finestre fossero state, aperte."
Sono questi veri fatti.
Nello stato attuale delle nostre cognizioni, sarebbe assolutamente temerario il cercarne la spiegazione. La nostra psicologia non  abbastanza progredita, e vi sono cose che noi siamo forzati d'ammettere senza potere in modo alcuno spiegarle. Negare ci che non si pu spiegare sarebbe pura demenza. Si spiegava dunque il sistema del mondo mille anni or sono? Oggid stesso, spieghiamo noi l'attrazione? Ma la scienza cammina sempre, e il suo progresso sar senza fine.
Conosciamo noi tutta l'estensione delle facolt umane? Che vi siano nella natura forze ancora per noi sconosciute, come lo era per esempio l'elettricit or  meno d'un secolo? Che vi siano nell'universo altri esseri, dotati d'altri sensi e d'altre facolt,  cosa di cui il pensatore non pu menomamente dubitare un solo istante. Ma lo stesso uomo terrestre ci  desso noto perfettamente e in ogni sua parte? Non sembra.
Vi sono fatti di cui noi siamo costretti a riconoscere la realt senza potere in modo alcuno spiegarli.
La vita di Swedenborg ne offre tre di questo genere. Lasciamo da parte per un momento le sue visioni planetarie e siderali che sembrano pi soggettive che oggettive, e notiamo di sfuggita che Swedenborg era uno scienziato di primo ordine in geologia, mineralogia, cristallografia, membro delle Accademie delle Scienze di Upsala, Stoccolma e Pietroburgo e accontentiamoci di ricordare i tre fatti seguenti:
"Al 19 luglio 1759, ritornando da un viaggio in Inghilterra, questo filosofo prese terra a Gottemburgo e and a pranzare da un certo Guglielmo Costel, presso di cui trovavasi raccolta una numerosa societ. Alla sera, verso le sei, il signor Swedenborg, che era uscito, fece ritorno nella sala pallido e costernato, e disse che in quell'istante medesimo un incendio era scoppiato a Stoccolma, al Sdermoln, nella strada da lui abitata, e che il fuoco si estendeva con violenza verso la propria casa. Egli usc di nuovo e ritorn, lamentando che la casa d'uno dei suoi amici veniva allora allora ridotta in cenere, e che la sua correva grandissimo pericolo. Alle otto, dopo essere uscito nuovamente, disse con gioia: - Grazie a Dio, l'incendio s' estinto alla terza porta che precede la mia.
"La nuova si sparse in tutta la citt la quale si commosse tanto pi in quanto il governatore stesso vi aveva fatto attenzione e moltissime persone erano in pena per le loro propriet o pei loro amici... Due giorni dopo, il corriere reale port da Stoccolma la relazione sull'incendio, e non vi era alcuna differenza fra le indicazioni ch'essa forniva e quelle date da Swedenborg: l'incendio era stato estinto alle ore otto."
Questa relazione fu scritta dall'illustre Emanuele Kant, che aveva voluto fare un'inchiesta sul fatto, e che aggiunge: "Che si pu allegare contro l'autenticit di questo avvenimento?"
Ora Gottenburg  a duecento chilometri da Stoccolma.
Swedenborg era allora nel suo settantaduesimo anno.
"Nel 1761, la signora De Marteville, vedova di un ambasciatore d'Olanda a Stoccolma, riceve da un creditore di suo marito l'ingiunzione di pagamento d'una somma di venticinquemila fiorini d'Olanda (cinquantamila franchi) ch'ella sapeva essere stata pagata da suo marito e il cui nuovo versamento, la metteva nelle pi grandi angustie e la rovinava quasi. Le riesciva per impossibile di rinvenire la quietanza.
"Ella si reca a render visita a Swedenborg e, otto giorni dopo, vede in sogno suo marito che le indica il mobile dove si trovava la quietanza con una spilla da testa adorna di venti diamanti ch'ella credeva parimenti perduta. Erano le due del mattino. Piena di gioia essa si leva da letto e trova tutto al posto indicato. Essendosi ricoricata, essa dorme fino alle nove. Verso le undici, il signor Swedenborg si fa annunciare, e innanzi d'aver nulla appreso di quanto era avvenuto, racconta che nella notte precedente egli aveva visto lo spirito del signor De Marteville che gli aveva dichiarato che si recava presso la sua vedova."
Ecco il terzo fatto.
"Nel mese di febbraio 1772, essendo a Londra, egli sped un biglietto al Reverendo Giovanni Wesley (fondatore della Societ dei Wesleiani) per dirgli che sarebbe stato ben lieto di fare la sua conoscenza. L'ardente predicatore ricevette quel biglietto nel momento in cui stava per partire per una missione, e rispose che approfitterebbe di quella gentile concessione per rendergli visita al ritorno da quella gita per cui doveva rimaner assente sei mesi all'incirca. Swedenborg rispose: che in tal caso non si sarebbero pi visti al mondo, giacch il prossimo 29 marzo doveva essere il giorno della sua morte.
"Swedenborg mor infatti nel giorno da lui indicato pi d'un mese prima."
Sono questi tre fatti di cui non  possibile negare l'autenticit, ma che, nello stato attuale delle nostre cognizioni, nessuno vorr certamente assumersi di spiegare.
Noi potremmo moltiplicare indefinitamente queste relazioni autentiche. I fatti analoghi a quelli che furono riferiti pi sopra di comunicazioni a distanza sia al momento della morte, sia nello stato anormale della vita, non sono pi talmente rari - senz'essere nondimeno frequenti - che ognuno dei lettori di quest'opera non ne abbia udito far menzione, o non ne abbia osservati egli stesso, in pi d'una circostanza. D'altronde le esperienze fatte nei domin del magnetismo attestano esse pure che in certi casi psicologici determinati, un esperimentatore pu agire sul suo soggetto a distanza, non solo ad alcuni metri, ma a molti chilometri e perfino a pi di cento chilometri di distanza, secondo la sensibilit e la lucidit del soggetto, e, senza dubbio, secondo pure l'intensit del magnetizzatore. D'altra parte, lo spazio non  ci che noi crediamo. La distanza da Parigi a Londra  grande per un camminatore, ed era anzi insuperabile prima dell'invenzione dei battelli; ma  nulla per l'elettricit. La distanza dalla Terra alla Luna  grande pei nostri modi attuali di locomozione; ma  nulla per l'attrazione. E per vero, sotto il rispetto dell'assoluto, lo spazio che ci separa da Sirio non  una maggior parte dell'infinito di quel che lo sia la distanza da Parigi a Versailles o dall'occhio destro al sinistro dello stesso viso.
V' di pi ancora; la separazione che ci sembra esistere fra la terra e la Luna, o fra la Terra e Marte, oppure fra la Terra e Sirio, non  che una illusione dovuta all'insufficienza delle nostre percezioni. La Luna agisce costantemente sulla Terra e la agita perpetuamente. L'attrazione di Marte  pure sensibile pel nostro pianeta, e alla nostra volta noi disturbiamo Marte nel suo corso, subendo l'influenza della Luna. Noi esercitiamo la nostra azione perfino sul Sole stesso e lo facciamo muovere come se lo toccassimo. In virt dell'attrazione, la Luna fa girare mensilmente la Terra intorno al loro centro comune di gravit, punto che viaggia a 1700 chilometri al disotto della superficie del globo; la Terra fa girare il Sole annualmente intorno al loro centro comune di gravit, posto a 456 chilometri dal centro solare, e tutti i mondi agiscono perpetuamente gli uni sugli altri in maniera che non vi  isolamento, o separazione reale fra di essi. Invece d'essere un vuoto che separa i mondi gli uni dagli altri, lo spazio  piuttosto un veicolo di comunicazione. Ora, se l'attrazione stabilisce in tal modo una comunicazione reale, perpetua, attiva e indiscutibile, constatata dalla precisione delle osservazioni astronomiche, fra la Terra e le sue sorelle dell'immensit, non si vede troppo con qual diritto taluni pretesi positivisti si prendano l'arbitrio di dichiarare che nessuna comunicazione sia possibile fra due esseri pi o meno discosti l'uno dall'altro, sia sulla Terra, sia pure su mondi differenti.
Due cervelli che vibrano all'unisono, a molti chilometri di distanza, non ponno dunque essere commossi da una stessa forza psichica? La commozione partita da un cervello non pu forse, attraverso l'etere, come l'attrazione, andare a colpire il cervello che vibra ad una distanza qualsiasi, come fa un suono che, attraverso una camera, va a far vibrare le corde d'un clavicembalo o d'un violino? Non dimentichiamo che i nostri cervelli sono composti di molecole che non si toccano e che sono in vibrazione perpetua.
E per qual motivo parlare di cervelli? Il pensiero, la volont, la forza psichica, qualunque sia la sua natura, non pu dunque agire a distanza sopra un essere che gli  congiunto pei vincoli simpatici e indissolubili della parentela intellettuale? Le palpitazioni d'un cuore non si trasmettono esse subitamente al cuore che batte all'unisono col nostro?
Dobbiamo noi ammettere, nei casi d'apparizione citati pi sopra, che lo spirito del morto abbia realmente preso una forma corporea in vicinanza all'osservatore? Nella maggior parte dei casi quest'ipotesi non parrebbe necessaria. Durante i nostri sogni, noi crediamo di vedere cose e persone che non stanno per nulla davanti ai nostri occhi, d'altronde chiusi. Noi le vediamo perfettamente, come in pieno giorno e parliamo ad esse, e le ascoltiamo e conversiamo a lungo con loro. Certamente non  n la nostra retina n il nostro nervo ottico che le vede, come non sono le nostre orecchie che ce le fanno intendere. Solo le nostre cellule cerebrali sono in giuoco.
Talune apparizioni possono essere obbiettive, esterne, sostanziali; altre possono essere soggettive, e in quest'ultimo caso l'essere che si manifesta agirebbe a distanza sull'essere che vede, e quest'influenza sul suo cervello determinerebbe la visione interiore, la quale parrebbe esteriore, come nei sogni, ma pu essere puramente soggettiva e interiore.
Allo stesso modo che un pensiero, un ricordo risvegliano nella nostra mente un'immagine che pu essere assai evidente e vivissima, cos del pari un essere che agisce sopra un altro pu far apparire in lui un'immagine che gli dar per un istante l'illusione della realt. Si ottengono al giorno d'oggi sperimentalmente questi fatti negli stud d'ipnotismo e di suggestione, stud che non sono ancora neppure iniziati e danno nondimeno risultati certamente degni della maggior attenzione, tanto dal punto di vista psicologico quanto da quello fisiologico. Non  gi che la retina sia colpita da qualche cosa di effettivamente reale, ma sono gli strati ottici del cervello che appaiono eccitati da una forza psichica.  l'essere mentale stesso che riesce impressionato, ma in qual modo, lo ignoriamo.
Tali sono le condizioni pi razionali che parrebbero essere le naturali conclusioni dei fenomeni dell'ordine di quelli di cui abbiamo discorso, fenomeni inesplicabili ma antichissimi, inquantoch la storia di tutti i popoli, fino dalla pi remota antichit ce ne ha tramandato esemp che riescirebbe difficile il negare o il togliere di mezzo.
Ma che, si dir, dobbiamo noi, possiamo noi, nel nostro secolo di metodo sperimentale e di scienza positiva ammettere che un morente, od anche un morto, possa comunicare con altri?
E che cos' un morto? Muore un essere umano ad ogni minuto secondo su tutta la faccia del globo terrestre, ossia all'incirca 86400 per giorno, ossia, ad un dipresso, 31 milioni per anno, o pi di 3 miliardi per secolo. Nello spazio di dieci secoli, pi di 30 miliardi di cadaveri furono affidati alla terra e resi alla circolazione generale sotto forma di prodotti diversi, acqua, gas, vapori, ecc. Quando si tenga conto della diminuzione della popolazione umana a misura che noi risaliamo lungo le et storiche, noi troviamo che da diecimila anni duecento miliardi di corpi umani almeno sono stati formati dalla terra e dall'atmosfera mediante la respirazione e l'alimentazione, e vi sono ritornati. Le molcole d'ossigeno, d'idrogeno, d'acido carbonico, d'azoto che hanno costituito quei corpi concimarono la terra e furono rese alla circolazione atmosferica.
S, la Terra che noi abitiamo  oggid formata in parte di quei miliardi di cervelli che hanno pensato, di quei miliardi d'organismi che hanno vissuto. Noi camminiamo sui nostri avi com'essi si librano su di noi. Le fronti dei pensatori, gli occhi che hanno contemplato, sorriso, pianto, le bocche che si schiusero ad inni d'amore, le labbra rosee e i seni di una bianchezza di marmo, le viscere delle madri, le braccia degli operai, i muscoli dei guerrieri, il sangue dei vinti, i fanciulli e i vecchi, i buoni e i cattivi, i ricchi e i poveri, tutto quanto ha vissuto, tutto quanto ha pensato, giace nella medesima terra. Sarebbe difficile in oggi il fare un solo passo sul pianeta senza camminare sulle spoglie dei morti, come riescirebbe difficile il mangiare ed il bere senza assorbire ci che gi fu mangiato e bevuto le migliaia di volte, e respirare senza incorporarsi il soffio dei morti. Gli elementi costitutivi dei corpi tolti alla natura fecero ritorno alla natura, e ognuno di noi porta in s stesso atomi che appartennero precedentemente ad altri corpi.
Orbene, pensate voi che sia quella tutta l'Umanit? pensate voi ch'essa non abbia nulla lasciato di pi nobile, di pi grande, di pi spirituale? Ognuno di noi non rende dunque all'universo, esalando l'ultimo sospiro, che da sessanta a ottanta chilogrammi di carne e d'ossa che si disaggregheranno e faranno ritorno agli elementi? L'anima umana che ci d vita non dimora essa in noi all'ugual titolo d'ogni molecola d'ossigeno, d'azoto o di ferro? E tutte le anime che vissero non esistono esse sempre?
Noi non abbiamo alcun diritto d'affermare che l'uomo sia unicamente composto d'elementi materiali, e che la facolt di pensare non sia che una propriet dell'organismo. Abbiamo, all'incontro, le ragioni pi intime e prevalenti per ammettere che l'anima  un'entit individuale, e che  dessa che regge le molecole per organizzare la forma vivente del corpo umano.
Che divengono le molcole invisibili e intangibili che hanno composto il nostro corpo durante la vita? Esse vanno ad appartenere ad altri corpi. Che divengono la anime egualmente invisibili e intangibili? Si pu pensare che esse pure si reincarnino in nuovi organismi, ognuna secondo la sua natura, le sue facolt il suo destino.
L'anima appartiene al mondo psichico. Senza dubbio vi sono sulla Terra innumerevoli serie d'anime ancor rozze, ottuse e appena digrossate dalla materia, incapaci di concepire le realt intellettuali. Ma ve ne sono altre che vivono nello studio e nella contemplazione, intente a riprodurre ed a svolgere in loro il mondo psichico o spirituale. Quelle anime non possono rimanere imprigionate sulla Terra, ed  loro destino di vivere della vita uranica.
L'anima uranica vive, anche durante le sue incarnazioni terrestri, nel mondo dell'assoluto e del divino. Essa sa che, pur abitando la Terra, vive in realt nel cielo, e che il nostro pianeta  un astro del cielo.
Qual' la natura intima dell'anima, quali sono i suoi modi di manifestarsi, quand' che la sua memoria diviene permanente e mantiene con certezza l'identit cosciente? Sotto quali diversit di forme e di sostanze pu essa vivere, quale estensione di spazio pu essa valicare, qual' l'ordine di parentela intellettuale che esiste fra i diversi pianeti d'un egual sistema, qual  la forza germinatrice che dissemina i mondi? quand' che potremo metterci in comunicazione colle patrie vicine o ci sar dato di penetrare nei profondi segreti dei destini umani? Mistero e ignoranza su tutto ci al giorno d'oggi. Ma l'ignoto dell'ieri  la verit del domani.
Fatto d'ordine storico e scientifico assolutamente incontestabile, e in tutti i secoli e fra tutti i popoli, e sotto le apparenze religiose le pi diverse, l'idea dell'immortalit riposa invulnerabile nel fondo della coscienza umana. L'educazione le ha dato mille forme, ma non l'ha inventata, ch questa idea incancellabile esiste per se stessa. Ogni essere umano, venendo alla luce porta seco, sotto una forma pi o meno vaga, questo sentimento intimo, questo desiderio, questa speranza.

 II.
"ITER EXTATICUM CLESTE".
Le ore e i giorni ch'io consacravo allo studio di queste questioni di psicologia e di telepatia non mi impedivano di osservare Marte al telescopio e di redigerne disegni geografici ogni volta che la nostra atmosfera cos nubilosa me ne dava agio. Si pu riconoscere d'altronde che, non solamente tutte le questioni si toccano, nello studio della natura e nelle scienze, ma che inoltre e l'astronomia e la psicologia, sono solidali l'una con l'altra, ritenuto che l'universo psichico ha per habitat l'Universo materiale, e che l'astronomia ha per oggetto lo studio delle regioni della vita eterna, e che infine non potremmo formarci alcuna idea di quelle regioni quando non le conoscessimo astronomicamente. Sia che lo si sappia o meno, noi abitiamo in realt, in questo momento stesso, una regione del cielo, e tutti gli esseri quali essi siano, sono eternamente cittadini del Cielo, n  senza una segreta divinazione delle cose che l'antichit aveva fatto di Urania la Musa di tutte le scienze.
Il mio pensiero era adunque stato a lungo intento intorno al nostro vicino, il pianeta Marte, allorch un giorno in una passeggiata solitaria sul limitare d'un bosco, dopo alcune calde ore di luglio, essendomi seduto a' piedi d'un boschetto di quercie, non tardai ad assopirmi.
Il calore era soffocante, il paesaggio silenzioso e la Senna sembrava essersi soffermata come un canale in fondo alla valle. Io fui stranamente sorpreso, risvegliandomi dopo un istante di sonnolenza, di non pi riconoscere quel tratto di paese, n gli alberi vicini, n il fiume che scorreva ai piedi della costiera, n la prateria ondulata che andava a perdersi nel lontano orizzonte. Il Sole tramontava pi piccolo di quanto siamo soliti a vederlo; fremiti armoniosi sconosciuti alla Terra scorrevano per l'aria, e insetti grandi come uccelli si aggiravano e volteggiavano su alberi senza foglie, coperti di giganteschi fiori rossi. Io mi levai scattando dalla meraviglia a guisa di una molla d'acciaio, e in modo s energico da trovarmi d'un subito in piedi, sentendomi d'una singolare leggerezza. Avevo appena fatti alcuni passi che pi della met del peso del mio corpo parvemi fosse evaporata durante il sonno; e questa sensazione intima mi colp ancora pi profondamente della metamorfosi della natura che si stendeva davanti a miei occhi.
Non  che a stento ch'io credevo ai miei occhi ed ai miei sensi. D'altronde, io non avevo pi assolutamente gli stessi occhi e non udivo pi alla stessa maniera, e mi accorsi fino da quei primi istanti che il mio organismo era dotato di molti altri sensi nuovi, differenti tutti da quelli della nostra arpa terrestre, e specialmente di un senso magnetico, mediante il quale si pu mettersi in comunicazione fra un essere e l'altro senza che siavi bisogno di tradurre i propri pensieri in parole atte all'audizione: senso che ricorda quello dell'ago calamitato che, dal fondo di una cantina dell'Osservatorio di Parigi, si riscuote e vibra e freme quando un'aurora boreale si accende in Siberia o quando un'esplosione elettrica avviene nel Sole.
L'astro del giorno s'era appena occultato spegnendosi in un lago lontano, e i rossi bagliori del crepuscolo si scorgevano erranti in fondo al cielo come un'ultima visione di luce. Due lune si fecero visibili a diverse altezze, la prima in forma di mezzaluna al di sopa del lago in seno al quale il Sole era scomparso; la seconda in forma di luna al primo quarto assai pi alta nel cielo e dal lato d'oriente. Esse erano piccolissime e non ricordavano che assai da lunge l'immenso disco lunare delle notti terrestri. Sembrava che dessero a malincuore quasi la loro chiara ma scarsa luce ed io le contemplai e l'una e l'altra con vero stupore. La cosa pi strana ancora, forse, fra tutte le stranezze di quello spettacolo, si  che la luna occidentale che era all'incirca tre volte pi voluminosa della sua compagna dell'est, pur essendo cinque volte meno larga della nostra Luna terrestre, procedeva nel cielo con un moto facilissimo a seguirsi coll'occhio, e sembrava correre con velocit dalla destra verso la sinistra per andare a raggiungere nell'oriente la sua celeste sorella.
Si notava inoltre, negli ultimi bagliori del Sole che si eclissava, una terza luna, o, per meglio dire, una stella scintillante oltre ogni dire. Pi piccola assai del minore dei due satelliti, non offriva in vista un disco sensibile, ma la sua luce appariva fulgidissima. Dominava essa nel cielo occiduo come Venere nel nostro cielo allorch nei giorni del suo maggior luccicare "la stella del pastore" regna sovrana nelle indolenti serate della primavera dai dolci sogni.
Gi le stelle pi scintillanti si accendevano negli spaz celesti, e vi si riconoscevano Arturo dai raggi d'oro, Vega, cos bianca e pura, i sette astri del settentrione, e molte costellazioni zodiacali. La stella della sera, il nuovo Espero, mandava i suoi raggi allora nella costellazione dei Pesci. Dopo aver studiato per alcuni istanti la sua posizione nel cielo, ed essermi orientato io stesso dietro la scorta delle costellazioni, dopo aver esaminato i due satelliti e riflettuto sulla leggerezza del mio peso, non tardai a farmi convinto che io mi trovavo sul pianeta Marte e che quella vaghissima stella della sera era... la Terra.
I miei occhi s'arrestarono su di essa, impregnati di quel melanconico sentimento d'amore che stringe le fibre del nostro cuore allorch il nostro pensiero trasvola verso un essere prediletto da cui ci separa una crudele distanza, e contemplai a lungo quella patria in cui tanti sentimenti diversi si avvicendano e si urtano nelle fluttuazioni della vita, e pensai:
"Com' deplorevole che gli innumerevoli esseri umani che abitano in quel piccolo globo non sappiano ove sono! Essa  pur bella, questa minuscola Terra, cos rischiarata dal Sole, colla sua luna pi microscopica ancora che sembra un punto a fianco d'essa! Portata nell'invisibile dalle leggi divine dell'attrazione, atomo errante nell'immensa armonia dei cieli, essa occupa il proprio posto e si libra nelle regioni aeree come un'isola angelica, ma i suoi abitanti lo ignorano. Singolare Umanit! Essa ha trovato la terra troppo vasta, s' divisa in gruppi, e passa il suo tempo a combattere, uccidendosi gli uni gli altri come se nulla fosse. Vi sono in quest'isola celeste altrettanti soldati quanti abitanti! Essi sono tutti armati gli uni contro gli altri, mentre sarebbe stata cosa s semplice il vivere tranquillamente, e trovano glorioso il cangiare di tratto in tratto i nomi dei paesi e il colore dei vessilli.  questa l'occupazione favorita delle nazioni e la prima educazione dei cittadini: e da ci in fuori impiegano la loro esistenza ad adorare la materia. Essi non apprezzano il valore intellettuale, rimangono indifferenti ai pi meravigliosi problemi della creazione e vivono senza scopo. Peccato davvero! Un abitante di Parigi che non avesse mai udito pronunciare il nome di questa citt n quello di Francia, non sarebbe pi straniero d'essi nella loro stessa patria! Ah! s'essi potessero vedere la Terra da qui, con qual piacere vi ritornerebbero e quanto ne andrebbero trasformate tutte le loro idee generali e particolari! Conoscerebbero essi almeno il paese che abitano, e sarebbe gi un buon principio: studierebbero progressivamente le realt sublimi che li circondano invece di vegetare sotto una nebbia senza confini, e vivrebbero bentosto della vera vita, della vita intellettuale!"
- Quali onori gli rende! Si direbbe davvero ch'egli abbia lasciato pi d'un amico in quel bagno da forzati laggi!
Io non avevo parlato punto, ma udii assai distintamente quella frase che sembrava rispondere alla mia conversazione interiore. Due abitanti di Marte mi stavano guardando, e mi avevano compreso in virt di quel sesto senso di percezione magnetica di cui si  detto pi sopra. Io fui alcun poco sorpreso, e, lo confesser dunque, piuttosto ferito dell'apostrofe: "Dopo tutto, pensai io, amo la Terra;  il mio paese ed ho una certa dose di patriottismo!" I miei vicini risero questa volta tutti e due insieme.
- Sicuro - riprese l'un d'essi con una bont inattesa - voi avete del patriottismo, e si vede bene che voi venite dalla Terra.
E il pi anziano aggiunse:
- Lasciate dunque laggi i vostri compatrioti! essi non saranno mai n pi intelligenti n meno ciechi d'oggid. Sono ben ottantamila anni che si trovano a quel punto. E, l'avete confessato voi stesso, non sono ancora capaci di pensare!... Voi siete veramente ammirabile nel guardare la Terra con occhi cos inteneriti, ma via, c' in ci soverchia ingenuit!
Non vi siete mai, lettori, incontrati talvolta con qualcuno di quegli uomini tutti invasi d'un imperturbabile orgoglio e che si credono sinceramente e in modo irremovibile al disopra di tutto il resto del mondo? Allorch questi fieri personaggi si trovano in faccia a una persona di merito superiore, essa riesce loro esternamente odiosa, e non ne sopportano la presenza. Ebbene! durante il ditirambo che precede (e di cui non venne data poco fa che una pallida traduzione), io mi sentivo assai superiore all'umanit terrestre dappoich prendevo a commiserarla ed invocavo per essa giorni migliori. Ma allorch quei due abitanti di Marte sembravano commiserarmi alla loro volta, ed io credetti riconoscere in essi una fredda superiorit a mio riguardo, fui per un istante uno di quegli inetti orgogliosi, e pur contenendomi per certo resto di garbatezza, aprii la bocca per dir loro:
- Dopo tutto, signori, gli abitanti della Terra non sono cos stupidi quanto voi sembrate crederlo e valgono forse assai meglio di voi.
Sgraziatamente, essi non mi lasciarono nemmeno incominciare la mia frase, poich l'avevano indovinata mentre si formava per mezzo della vibrazione del midollo del mio cervello.
- Permettetemi innanzi tutto di dirvi fin d'ora, fece il pi giovane, che il vostro pianeta  assolutamente deficiente, per effetto di una circostanza che data da una decina di milioni d'anni. Era nel tempo del periodo primario della genesi terrestre. Vi erano gi piante e piante ammirabili in gran numero, e nel fondo dei mari come sulle rive apparivano i primi animali, i molluschi senza testa, sordi, muti e sprovvisti di sesso.  noto che la respirazione basta agli alberi pel loro integrale nutrimento e che le quercie pi robuste e i cedri pi giganteschi del soggiorno terrestre non hanno mai nulla mangiato, ci che non tolse loro di farsi grandi e vigorosi, - nutrendosi essi per mezzo della loro respirazione. Disgrazia e fatalit vollero che un primo mollusco avesse il corpo attraversato da una goccia di acqua pi densa dell'ambiente in cui viveva, e forse ci riesc di suo genio. Fu l'origine del primo tubo digestivo, che doveva esercitare un'azione s funesta sull'animalit tutta quanta, e pi tardi sulla stessa umanit. Il primo assassino fu il mollusco che ebbe a mangiare.
"Qui non si mangia, non si  mai mangiato, n si manger mai. La creazione vi si  svolta gradatamente, pacificamente, nobilmente com'essa aveva incominciato. Gli organismi si nutrono, o come si dice altrimenti rinnovano le loro molecole per mezzo di una semplice respirazione, come lo fanno i vostri alberi terrestri, ogni foglia dei quali  un piccolo stomaco. Nella vostra cara patria, voi non potete vivere un sol giorno se non uccidendo. Fra di voi la legge della vita  legge di morte; qui invece non  mai venuto a nessuno l'idea di uccidere neppure un uccelletto.
"Voi siete tutti, dal pi al meno, veri macellai. Avete le braccia piene di sangue e i vostri stomachi sono rimpinzati di cibo. In qual modo volete voi che, con organismi cos grossolani quali i vostri, possiate avere idee sane, pure, elevate - e dir anche (vogliate perdonare la mia franchezza) idee pulite? Quali anime potrebbero abitare corpi consimili? Riflettete dunque, un istante, e non cullatevi pi di cieche illusioni troppo ideali per un tal mondo!
- Come! - scattai io interrompendo - ci rifiutate voi dunque la possibilit di avere idee pulite, e prendete forse gli esseri umani per animali? Omero, Platone, Fidia, Seneca, Virgilio, Dante, Colombo, Bacone, Galileo, Pascal, Leonardo, Raffaello, Mozart, Beethoven, non hanno essi mai avuto alcuna aspirazione elevata? Voi trovate i nostri corpi rozzi e disaggradevoli, ma se aveste visto passare a voi davanti Elena, Frine, Aspasia, Saffo, Cleopatra, Lucrezia Borgia, Agnese Sorel, Diana di Poitiers, Margherita di Valois, la Borghese, la Tallien, la Rcamier e le sue meravigliose rivali, pensereste forse in modo differente. Ah! caro Marziano, permettetemi alla mia volta di rimpiangere che non conosciate la Terra che assai da lunge.
- V'ingannate; io ho abitato cinquant'anni in quel mondo; ci mi  bastato, e non vi far certo ritorno. Tutto vi  mal riescito, perfino... quel che vi sembra pi seducente. Vi immaginate voi dunque che su tutte le Terre del Cielo, i fiori diano vita ai frutti nello stesso modo? Non sarebbe cosa un po' crudele? Quanto a me, amo le margherite e le rose in bocciuolo.
- Ma - ripresi io - vi furono nondimeno, e contro ogni malvolere, grandi intelligenze sulla Terra e creature veramente sorprendenti. Non  lecito forse cullarsi nella speranza che la bellezza fisica e morale andr perfezionandosi sempre pi, come fece sin qui, e che le menti umane si faranno progressivamente sempre migliori? Non si passa tutto il tempo della vita intenti a mangiare, e gli uomini finiranno pure, nonostante i loro lavori materiali, per consacrare ogni giorno alcune ore allo sviluppo della loro intelligenza. Allora, senza dubbio, non continueranno pi a fabbricare piccoli di a loro immagine, e fors'anche sopprimeranno essi le loro puerili frontiere per lasciar regnare l'armonia e la fraternit.
- No, amico mio, giacch se lo volessero, essi lo farebbero gi fin d'ora. Ora essi se ne guardano bene! L'uomo terrestre  un animaletto che da una parte non prova pi il bisogno di pensare, non avendo neppure l'indipendenza dell'anima, e che, d'altra parte, ama battersi e fonda netto e schietto il diritto sulla forza. Tale  il suo buon piacere, e tale  la sua natura. Non farete mai che una fronda di biancospino abbia a portare pesche.
"Pensate dunque che le pi vaghe ed incantevoli bellezze terrestri a cui faceste allusione test, non sono che mostri grossolani a petto delle nostre aeree donne di Marte che vivono dell'aria delle nostre primavere, dei profumi dei nostri fiori, e sono s voluttuose, nel solo fremito delle loro ali, nel bacio ideale d'una bocca che non mangi mai, che se la Beatrice di Dante fosse stata di tale natura, non mai l'immortale fiorentino avrebbe potuto scrivere due cantiche della sua Divina Commedia: egli avrebbe incominciato il suo poema dal Paradiso e non ne sarebbe mai disceso. Pensate dunque che i nostri adolescenti hanno altrettanta scienza innata quanto Pitagora, Archimede, Euclide, Keplero, Newton, Laplace e Darwin dopo tutti i loro laboriosi stud; i nostri dodici sensi ci mettono in comunicazione diretta coll'universo; noi sentiamo di qui, a cento milioni di leghe, l'attrazione di Giove che passa e vediamo ad occhio nudo gli anelli di Saturno: indoviniamo l'approssimarsi d'una cometa e il nostro corpo  impregnato dell'elettricit solare che mette in vibrazione tutta la natura. Non vi sono mai stati qui n fantasmi religiosi, n carnefici, n martiri, n divisioni internazionali, n guerre; ma, fin dai suoi primi tempi, l'umanit, naturalmente pacifica e affrancata da ogni bisogno materiale, ha vissuto indipendente di corpo e di mente, in una costante attivit intellettuale, elevandosi senza tregua nella cognizione della Verit. Ma venite piuttosto fin qui."
Io feci alcuni passi coi miei interlocutori sulle cime della montagna, e giungendo in vista dell'altro versante, scorsi una moltitudine di luci dai diversi colori che danzavano vagamente nell'aria. Erano gli abitanti che, nelle ore di notte, divengono, quando lo aggradiscano, luminosi. Carri aerei, che parevano formati di fiori fosforescenti, traevano seco orchestre e cori, e venendo uno d'essi a passarci vicino, vi prendemmo posto in mezzo ad una nube di profumi. Le sensazioni ch'io provavo erano in modo singolare estranee a tutte quelle da me gustate sulla Terra, e quella prima notte su Marte pass come rapido sogno, inquantoch, all'aurora io mi trovavo ancora nel carro aereo intento a discorrere coi miei interlocutori, coi loro amici e colle loro indefinibili compagne. Quale panorama allo spuntar del Sole! Fiori, frutti, profumi, palazzi da fate si ergevano sopra isole dalla vegetazione aranciata; le acque si stendevano quali limpidi specchi e gaie coppie aeree discendevano danzando a volo su quelle rive incantatrici. L, tutti i lavori materiali sono compiuti da macchine e diretti da alcune razze animali perfezionate, la cui intelligenza  press'a poco della stessa natura di quella degli abitanti umani della Terra. Gli abitanti di Marte non vivono che di puro spirito e per lo spirito; il loro sistema nervoso  giunto ad un grado tale che ognuno di quegli esseri, ad un tempo oltremodo delicato e di gran vigoria, sembra un apparecchio elettrico, e che le loro impressioni d'ordine sensitivo, risentite assai pi dalle loro anime che non dai loro corpi, sorpassano del centuplo tutte quelle che i nostri cinque sensi terrestri possano mai offrirci... Una specie di palazzo d'estate, illuminato dai raggi del Sole sorgente, s'apriva al disopra della nostra gondola aerea, e la mia vicina, le cui ali fremevano d'impazienza, pos il suo piede delicato su un cespo di fiori che si levava tra due zampilli di profumi.
- Ritornerai tu sulla Terra? - disse ella tendendomi le braccia?
- Giammai! - gridai io... E mi lanciai verso di essa...
Ma, in quel medesimo istante, mi ritrovai solitario, presso il bosco, sul versante della collina ai cui piedi serpeggiava la Senna dai giri tortuosi.
Giammai!... ripetei io, cercando di raccogliere il dolce sogno dissipatosi. Ov'ero io dunque? Oh! era pur bello!
Il Sole era appena tramontato, e gi il pianeta Marte, allora splendidissimo, s'accendeva nel cielo.
"Ah! - feci io, attraversato quasi da un baleno fugace - io ero l! Cullati dalla medesima attrazione, i due pianeti vicini si guardano attraverso lo spazio trasparente. Non avremmo noi, in questa fraternit celeste, una prima immagine dell'eterno viaggio? La Terra non  pi sola nel mondo. I panorami dell'infinito incominciano a dischiudersi, e si soggiorni qui od altrove, noi siamo, non i cittadini d'un paese o di un mondo, ma, per vero, i cittadini del Cielo."
 III.
IL PIANETA MARTE. - APPARIZIONE DI SPERO.
LE COMUNICAZIONI PSICHICHE. - GLI ABITANTI DI MARTE.
Ero io stato il giuoco d'un sogno?
Il mio spirito aveva trasvolato realmente sul pianeta Marte, od ero dunque la vittima, e nulla pi, d'una illusione assolutamente immaginaria?
Il sentimento della realt s'era manifestato cos vivo, cos intenso, e le cose ch'io avevo vedute si trovavano conformi in s perfetto modo colle nozioni scientifiche che noi gi possediamo sulla natura fisica del mondo marziano, che non potevo nutrire alcun dubbio a questo riguardo, pur rimanendo stupefatto di quel viaggio estatico, e mulinando entro di me mille questioni che facevano a cozzo le une colle altre.
L'assenza di Spero, in tutta questa visione, m'imbarazzava alquanto. Mi sentivo sempre cos intimamente attaccato al suo caro ricordo, che mi sembrava proprio che avrei dovuto indovinare la sua presenza, volare direttamente verso di lui, parlargli e udire la sua voce. Ma il magnetizzato di Nancy non era stato forse egli stesso giuoco della sua immaginazione, o della mia, o di quella dell'esperimentatore? D'altra parte, pur ammettendo che realmente i miei due amici fossero reincarnati sopra quel pianeta vicino, rispondevo alle mie obiezioni dicendomi che si pu benissimo non incontrarsi percorrendo una stessa citt, e che ci pu avvenire quindi, a ben pi forte ragione, per un mondo. E nondimeno, non  certamente il calcolo delle probabilit che bisognerebbe qui invocare, perch un sentimento d'attrazione simile a quello che ci univa, doveva modificare l'eventualit degli incontri fortuiti e gettare nella bilancia un elemento preminente su tutti gli altri.
Discorrendola fra me e me, rientrai cos all'Osservatorio di Juvisy ove avevo preparate alcune batterie elettriche per una esperienza d'ottica in corrispondenza colla torre di Monthry. Allorquando mi fui assicurato che tutto era in buon ordine, lasciai al mio aiutante la cura di fare i segnali convenuti, dalle dieci alle undici ore, e partii io stesso alla volta della vecchia torre, sulla quale mi allogai un'ora pi tardi. La notte era venuta, e dall'alto dell'antico maniero, l'orizzonte era visibile in tutta la sua estensione circolare, e pienamente libero su tutta la circonferenza che si estende sopra un raggio dai 20 ai 25 chilometri d'ogni intorno a quel punto centrale. Un terzo posto d'osservazione, entro Parigi, trovavasi in comunicazione con noi. Scopo dell'esperienza era quello di sapere se i raggi dei diversi colori dello spettro luminoso, viaggino tutti colla medesima velocit di 300,000 chilometri per minuto secondo, e il risultato fu affermativo.
Terminate le esperienze verso le ore undici pomeridiane, siccome la notte stellata era di una bellezza meravigliosa e la Luna incominciava a levarsi, dopo aver messi gli apparecchi a riparo nell'interno della torre, risalii sulla piattaforma superiore per contemplare l'immenso paesaggio rischiarato di raggi della Luna nascente. L'atmosfera spirava calma, tiepida, quasi calda.
Ora, il mio piede era ancora sul pi alto gradino quando m'arrestai, impietrito dallo spavento, gettando un grido che parve rimaner strozzato nelle mie fauci. Spero, s, Spero in persona era l a me dinnanzi seduto sul parapetto della torre. Levai le braccia verso il cielo e mi sentii vicino a svenire; ma egli mi disse colla sua voce dolcissima ch'io ben conoscevo:
- Ti faccio forse paura?
Non ebbi la forza n di rispondere, n di fare un movimento innanzi, ma osai nondimeno guardar fisso il mio amico, che sorrideva. Il suo caro viso, rischiarato dalla Luna, era quale l'avevo visto alla sua partenza da Parigi per Cristiania, coi lineamenti giovanili, amabile, pensoso, con lo sguardo vivacissimo. Lasciai il gradino su cui gi avevo posato il piede, ed ebbi per un istante l'impulso intimo di precipitarmi verso Spero per abbracciarlo, ma non lo osai, e restai dritto davanti a lui a contemplarlo.
Avevo per ripreso l'uso dei miei sensi, e: - Spero!... Sei tu!... - gridai.
- Ero quivi durante la tua esperienza - rispose egli - sono io stesso che t'ho dato l'idea di paragonare l'estremo violetto coll'estremo rosso per quanto concerne la velocit delle onde luminose. Solamente, rimanevo invisibile, come i raggi d'un ultravioletto.
- Via!  dunque possibile? Lascia ch'io ti guardi e ti tocchi.
Passai le mani sul suo viso, sul suo corpo, nella sua capigliatura, e sentii assolutamente la stessa impressione che s'egli fosse stato un essere vivente. La mia ragione si rifiutava di prestar fede all'attenzione dei miei occhi, delle mie mani e delle mie orecchie e tuttavia non potevo dubitare che egli non fosse lui, proprio lui. Non vi fu mai altro Sosia consimile.(4) E poi, i miei dubb si sarebbero dissipati fin dalle sue prime parole, poich aggiunse tosto:
- Il mio corpo dorme in questo momento in Marte.
- Cos, replicai io, tu esisti sempre, tu vivi ancora.... e tu conosci finalmente la risposta al gran problema che t'ha tanto tormentato... E Iclea?
- Ne parleremo or ora - aggiunse egli - giacch ho molte cose a dirti.
Io sedetti vicino a lui, sull'orlo del largo parapetto che domina la vecchia torre, ed ecco ci che intesi.
Breve tempo dopo l'accidente del lago di Tyrifierden, gli era sembrato di risvegliarsi quasi da un lungo e grave sonno. Comprendeva di essere solo, nella notte fosca, sulle rive di un lago, si sentiva vivente, ma non poteva n vedersi, n toccarsi. L'aria non lo toccava in verun modo, e s'accorgeva di essere non solamente leggero, ma imponderabile. Ci che gli pareva sussistesse di lui, era unicamente la sua facolt di pensare.
La sua prima idea, raccogliendo i suoi ricordi, fu che egli si risvegliava dopo la sua caduta nel lago di Norvegia. Ma, allorch si fece giorno, s'accorse che si trovava sopra un altro mondo. Le due lune che s'aggiravano rapidamente nel cielo, in senso contrario l'una dall'altra, gli fecero pensare ch'egli si trovava sul nostro vicino, il pianeta Marte, e altre testimonianze non tardarono a provarglielo.
Egli vi dimor un certo tempo allo stato di spirito e vi constat esistervi una umanit di grande eleganza, nella quale il sesso femminile regna da sovrano, in forza d'una superiorit incontrastata sul sesso mascolino. Gli organismi sono leggieri e delicati, la densit dei corpi  debolissima, la gravit pi debole ancora, cosicch alla superficie di quel mondo la forza materiale non ha che un ufficio affatto secondario nella natura, di tutto decidendo con evidente preponderanza la finezza delle sensazioni. Vi sono in Marte, oltre ad un gran numero di specie animali, molte razze umane. In tutte queste specie e in tutte queste razze, il sesso femminile  pi bello e pi forte del sesso mascolino (consistendo la forza nella superiorit delle sensazioni), ed  desso che regge il mondo.
Il suo gran desiderio di conoscere la vita che aveva davanti a s lo decise a non rimanere pi a lungo nello stato di spirito contemplatore, ma a rinascere sotto una forma corporea umana, e, data la condizione organica di quel pianeta; sotto la forma femminea.
Gi, fra le anime terrestri ondeggianti nell'atmosfera di Marte, egli aveva incontrato (poich le anime si sentono) quella d'Iclea, che l'aveva seguito, guidata da un'attrazione costante. Ella, da parte sua, s'era sentita inclinata ad un'incarnazione mascolina.
Erano cos riuniti l'una e l'altro, in uno dei paesi pi favoriti d'ogni dono nell'Universo, vicini e predestinati ad incontrarsi di nuovo nella vita e a partecipare alle stesse emozioni, agli stessi pensieri e alle medesime opere. Cos, bench la memoria della loro esistenza terrestre rimanesse velata e quasi cancellata dalla trasformazione novella, un vago sentimento per altro di parentela spirituale, e un vincolo di simpatia immediato li aveva riuniti dacch s'erano riveduti. La loro superiorit psichica, la natura dei loro pensieri abituali, lo stato del loro spirito avvezzo a cercare il fine e le cagioni delle cose avevano dato a tutti e due una specie di chiaroveggenza intima che li rendeva immuni dall'ignoranza generale dei viventi. Essi s'erano amati cos issofatto, ed avevano subto cos passivamente l'influenza magnetica del colpo di fulmine del loro incontro, che non formarono bentosto che un solo ed identico essere, uniti fra loro come nel momento della separazione terrestre. Essi si ricordavano d'essersi gi incontrati ed erano convinti che ci s'era avverato sulla Terra, su quel pianeta vicino che brilla la sera d'uno splendore s vivo nel cielo di Marte, e talvolta, nei loro voli solitar al disopra delle colline popolate di piante aeree, contemplavano "la stella della sera" cercando di riannodare il filo spezzato di una tradizione interrotta.
Un avvenimento inatteso venne a spiegare le loro reminiscenze ed a provar loro ch'essi non s'ingannavano.
Gli abitanti di Marte sono d'assai superiori a quelli della Terra pel loro organismo, pel numero e la finezza dei sensi, e per le loro facolt intellettuali.
Il fatto che la densit  debolissima alla superficie di questo mondo e che le sostanze costitutive dei corpi sono in Marte meno gravi e pesanti che non sulla Terra, ha permesso la formazione d'esseri incomparabilmente meno pesanti, pi aerei, pi delicati, pi sensibili. Il fatto che l'atmosfera  nutriente ha affrancato gli organismi marziani dalla grossolanit dei bisogni terrestri.  uno stato del tutto diverso. La luce vi  meno viva, perch questo pianeta  pi lontano dal Sole di noi, ma il nervo ottico vi  pi sensibile. Intensissime poi rivelandosi le influenze elettriche e magnetiche, gli abitanti possiedono sensi ignoti agli organismi terrestri, sensi che li mettono in comunicazione con quelle influenze. Tutto avviene nei limiti della Natura, e gli esseri sono dovunque appropriati agli ambienti ch'essi abitano e in seno ai quali ebbero nascimento. Gli organismi non possono essere su Marte terrestri, allo stesso modo che non possono essere aerei in fondo al mare.
Aggiungasi a ci che lo stato di superiorit preparato da quest'ordine di cose, s' sviluppato da s stesso per la facilit con cui ebbe a realizzarsi ogni lavoro intellettuale. La natura sembra obbedire al pensiero. L'architetto che voglia innalzare un edificio, l'ingegnere che si prefigga di modificare la superficie del suolo, sia che si tratti di scavarlo o di elevarlo, di tagliare i monti o di colmare le valli, non si urtano menomamente, come qui in Terra, col peso dei materiali e con difficolt d'ogni specie. Ne viene da ci che l'arte vi ha fatto fin dall'origine progressi rapidi oltre ogni previsione.
V'ha di pi ancora, e cio che, essendo l'umanit marziana di molte centinaia di migliaia d'anni anteriore all'umanit terrestre, essa ha percorso anteriormente a quest'ultima tutte le fasi del suo sviluppo. I nostri progressi scientifici attuali pi trascendentali non sono che giuochi puerili quando si paragonino alla scienza degli abitanti di questo pianeta.
In astronomia particolarmente, essi sono incomparabilmente pi progrediti di noi e conoscono assai meglio la Terra di quel che noi conosciamo la loro patria.
Essi hanno inventato, fra l'altre cose, una specie d'apparecchio telefotografico, nel quale un rotolo di stoffa riceve perpetuamente, svolgendosi, l'immagine del nostro mondo e la fissa inalterabilmente. Un immenso museo, consacrato specialmente ai pianeti del sistema solare, conserva nell'ordine cronologico tutte quelle immagini fotografiche impresse per sempre. Vi si ritrova tutta la storia della Terra; la Francia nei tempi di Carlomagno, la Grecia del tempo d'Alessandro, l'Egitto all'epoca di Ramsete. Appositi microscopi permettono di scorgervi perfino i particolari storici, quali Parigi durante la Rivoluzione francese, Roma sotto il pontificato Borgia, la flotta spagnuola di Cristoforo Colombo che giunge in America, i Franchi di Clodoveo che prendono possesso delle Gallie, l'armata di Giulio Cesare arrestata nella sua conquista dell'Inghilterra dalla marea che travolse i suoi vascelli, le truppe del re Davide, fondatore delle armate permanenti, e cos pure la maggior parte delle scene storiche, riconoscibili a certi caratteri speciali.
Un giorno che i due amici visitavano quel museo, la loro reminiscenza, fin l vaga e confusa, s'illumin come un paesaggio notturno solcato da un vivido lampo. Tutto ad un tratto essi riconobbero l'aspetto di Parigi durante l'Esposizione del 1867. Il loro ricordo venne a farsi preciso, e ognuno di essi sent separatamente ch'era vissuto col, e sotto questa impressione s viva, furono d'un sbito dominati entrambi dalla certezza di avervi vissuto insieme. La loro memoria si rischiar gradatamente, non pi a scatti interrotti, ma piuttosto come alla luce che si fa sempre pi viva dal principio dell'aurora in poi.
Essi si ricordano allora, l'uno e l'altro, come per ispirazione, di questo detto dell'Evangelo:
"Vi sono molte dimore nella casa di mio padre."
E di quest'altra frase detta da Ges a Nicodemo:
"In verit ti dico che se un uomo non nasce di nuovo, non vedr il regno di Dio... Bisogna che voi nasciate di nuovo."
Da quel giorno essi non conservarono pi alcun dubbio sulla loro esistenza terrestre anteriore, e rimasero intimamente convinti ch'essi continuavano sul pianeta Marte la loro vita precedente. Essi appartenevano al ciclo delle grandi intelligenze di tutti i secoli, le quali sanno che il destino umano non si sofferma gi nel mondo attuale ma continua nel cielo e sanno altres che ogni pianeta, Terra, Marte o altro  un astro del cielo.
Il fatto abbastanza singolare del cangiamento di sesso, che mi sembrava avesse certa importanza, non ne aveva invece, a quanto appariva, veruna. Contrariamente a quanto  ammesso fra di noi, esso m'apprese che le anime sono senza sesso ed hanno un destino eguale. Appresi inoltre che su quel pianeta, meno materiale del nostro, l'organismo non assomiglia in nulla a quello dei corpi terrestri. Il concepimento e le nascite vi hanno luogo in tutt'altro modo, il quale ricorda, ma sotto una forma spirituale, la fecondazione dei fiori e il loro aprirsi alla luce. Non vi si conoscono punto i gravi compiti terrestri, n gli strappi del dolore: tutto vi  pi aereo, pi etereo, pi immateriale. Si potrebbero chiamare i Marziani: fiori viventi, alati e pensanti. Ma, in realt, nessun essere terrestre ci pu servire quale termine di paragone per aiutarci a concepire la loro forma e il loro modo d'esistenza.
Io ascoltavo il racconto di quell'apparizione funebre, senza quasi interromperla; poich mi sembrava sempre ch'essa stesse per sparire a quel modo ch'era venuta. Tuttavia, al ricordo del mio sogno che m'era richiamato alla mente dalla coincidenza delle descrizioni precedenti con quanto avevo veduto, non potei trattenermi dal far parte al mio celeste amico di quel sogno s sorprendente e di esprimergli la mia sorpresa di non averlo riveduto in quel viaggio sopra Marte - ci che mi faceva dubitare della realt, di quel viaggio.
- Ma - replic egli - io t'ho perfettamente veduto, e tu pure m'hai veduto e m'hai parlato... Perch ero io...
L'intonazione della sua voce fu cos strana a queste ultime parole ch'io riconobbi d'un subito in essa la voce s melodiosa di quella bella Marziana che m'aveva s vivamente colpito.
- S, - riprese egli - ero io e cercavo di farmi conoscere; ma, abbagliato da uno spettacolo che teneva tutto in s assorto il tuo spirito, tu non ti spogliavi delle sensazioni terrestri, rimanevi sensuale e terrestre sempre, e non sei pervenuto ad elevarti verso la percezione pura. S, sono io che ti tendevo le braccia per farti discendere dal carro aereo verso la nostra dimora, allorch repentinamente ti sei svegliato.
- Ma, allora - esclamai io - se tu sei quella Marziana, in qual maniera mi apparisci tu qui sotto la forma di Spero che non esiste pi?
- Non  sulla tua rtina, n sul tuo nervo ottico ch'io agisco - replic egli - ma sul tuo essere mentale e sul tuo cervello. Io sono in questo momento in comunicazione con te, ed esercito un'influenza diretta sulla sede cerebrale della tua sensazione. In realt, il mio essere mentale  senza forma, come il tuo e come quello di tutte le anime. Ma, allorch io mi metto, come in questo momento, in relazione diretta col tuo pensiero, tu non puoi vedermi che quale mi hai conosciuto. Avviene l'egual cosa durante il sogno ossia durante pi d'una quarta parte della vostra vita terrestre - durante venti anni sopra settanta; - voi vedete, udite, parlate, toccate colla stessa impressione, colla stessa nitidezza e coll'eguale certezza della vita normale, e nondimeno i vostri occhi sono chiusi, il vostro timpano  insensibile, la vostra bocca  muta, le vostre braccia sono stese senza movimento. Si verifica la egual cosa negli stati di sonnanbulismo, d'ipnotismo e di suggestione. Tu mi vedi, mi ascolti, mi tocchi per mezzo del tuo cervello influenzato. Ma io non ho la forma che tu vedi, non pi di quel che l'arcobaleno esista davanti a colui che lo guarda.
-  potresti tu dunque apparirmi anche sotto la tua forma marziana?
- No; a meno che tu non sia realmente trasportato in ispirito sul pianeta. Sarebbe quello un modo diverso affatto di comunicazione. Qui nel nostro abboccamento, tutto  soggettivo per te. Gli elementi della mia forma marziana non esistono nell'atmosfera terrestre, e il tuo cervello non saprebbe raffigurarseli. Tu non potresti rivedermi che per mezzo del ricordo del tuo sogno odierno, ma, quando tu cercassi di analizzarne i particolari, l'immagine svanirebbe. Tu non ci hai visti esattamente quali noi siamo, perch la tua mente non pu giudicare che mediante i tuoi occhi terrestri che non sono sensibili per tutte le radiazioni, e perch inoltre non possedete tutti i nostri sensi.
- Confesso - replicai io - che non concepisco la vostra vita marziana allo stadio di esseri con sei membra.
- Se queste forme non fossero estremamente eleganti, esse ti sarebbero apparse mostruose. Ogni mondo ha i suoi organismi appropriati alle proprie condizioni d'esistenza, e ti confesso alla mia volta che per gli abitanti di Marte, l'Apollo del Belvedere e la Venere de' Medici sono vere mostruosit, per effetto della loro obesit animale.
"Fra di noi, tutto  d'una squisita leggerezza, e bench il nostro pianeta sia molto pi piccolo del vostro, tuttavia gli esseri vi sono pi grandi di qui, perch la pesantezza  minore, e gli organismi ponno elevarsi pi in alto senza provar impedimenti pel loro peso e senza che la sensibilit loro corra pericolo di sorta alcuna.
"Essi sono pi grandi e pi leggieri perch i materiali costitutivi di questo pianeta hanno una densit scarsissima. Ne venne ci che si sarebbe verificato sulla Terra se la gravit non vi fosse cos intensa. Le specie alate avrebbero dominato il mondo in luogo di atrofizzarsi nell'impossibilit di uno sviluppo. Sopra Marte, lo sviluppo organico s' verificato nella serie delle specie alate. L'umanit marziana  infatti una razza d'origine sestupede; ma essa  attualmente bipede, bimane, e la si potrebbe chiamare altres dittera, dacch questi esseri hanno due ali.
"Il genere di vita  differente affatto dalla vita terrestre, dapprima perch si vive tanto nell'aria e sulle piante aeree quanto sulla superficie del suolo, e poi perch non si mangia, essendo l'atmosfera nutritiva. Le passioni non vi sono le stesse, e il delitto vi  ignoto. Essendo l'umanit senza bisogni materiali, non vi si  mai vissuto, neppure nelle et primitive, nella barbarie della rapina e della guerra, e le idee e i sentimenti vi sono d'un ordine puramente intellettuale.
"Nondimeno si rinvengono nel soggiorno di questo pianeta, se non rassomiglianze, almeno analogie. Vi si verifica, come sulla Terra, una successione di giorni e di notti che non differisce essenzialmente da quanto esiste fra di voi, essendovi la durata del giorno e della notte di 24 ore, 39 minuti e 35 secondi. Siccome vi sono 668 di questi giorni nell'anno marziano, ci rimane, pi di voi, maggior tempo pei nostri lavori, per le nostre ricerche, pei nostri stud e pei nostri godimenti. Le nostre stagioni sono quasi due volte pi lunghe delle vostre, ma hanno la medesima intensit. I climi non sono molto differenti, e v'ha qualche regione di Marte, sulle rive del mare equatoriale, che differisce meno dal clima di Francia di quel che la Lapponia differisca dalla Nubia.
"Un abitante della Terra non vi si trova troppo fuor di paese, e la pi forte dissimiglianza fra i due mondi consiste certamente nella grande superiorit della nostra umanit sulla vostra.
"Questa superiorit  dovuta principalmente ai progressi realizzati dalla scienza astronomica e alla propagazione universale, fra tutti gli abitanti del pianeta, di questa scienza senza di cui  impossibile il pensare con giustezza, senza di cui non si hanno che idee false sulla vita, sulla creazione e sui destini umani. Noi siamo assai favoriti, tanto per l'acume dei nostri sensi quanto per la purezza del nostro cielo, giacch vi  su Marte assai minor quantit d'acqua di quel che sulla Terra, e vi sono altres meno nubi.
"Il cielo vi  quasi costantemente bello, in ispecial modo nella zona temperata.
- Tuttavia, non avete voi spesso delle inondazioni?
- S, e anche recentemente i vostri telescop ne segnalarono una assai estesa, lungo le rive d'un mare a cui i tuoi colleghi hanno dato un nome che mi rester sempre caro anche lungi dalla Terra. La maggior parte delle nostre rive sono spiagge e pianure estese e liscie. Abbiamo pochi monti, i mari non sono profondi, e gli abitanti si valgono di quegli straripamenti per l'irrigazione delle vaste campagne. Essi hanno rettificato, allargato, incanalato i corsi d'acqua, e costrutta sui continenti tutta una rete di canali immensa. Questi continenti stessi non sono, come quelli del globo terrestre, irti di sollevamenti alpestri, ma pianure immense, attraversate in tutti i sensi da fiumi incanalati e da canali che mettono in comunicazione tutti i mari gli uni cogli altri.
"Altre volte vi era, relativamente al volume del pianeta, quasi altrettanta acqua su Marte quanto sulla Terra. Insensibilmente, di secolo in secolo, una parte dell'acqua delle pioggie ha attraversato gli strati profondi del suolo, e non  pi venuta alla superficie. Essa si  combinata chimicamente colle roccie e s' eliminata dal corso della circolazione atmosferica. In tal modo, di secolo in secolo, le pioggie, le nevi, i venti, i geli dell'inverno, le siccit dell'estate, hanno disaggregato le montagne e i corsi d'acqua traendo i loro detriti nei bacini dei mari di cui essi hanno grandemente rialzato il letto. Noi non abbiamo pi grandi oceani n mari profondi, ma solamente mediterranei, e cos molti stretti, golfi e mari analoghi alla Manica, al mar Rosso, all'Adriatico, al Baltico, al Caspio. Sono spiagge ridenti, seni tranquilli, laghi e larghi fiumi, flotte aeree pi che acquatiche, cielo quasi sempre puro in special modo la mattina. Non vi sono mattinate terrestri altrettanto luminose quanto le nostre.
"Il regime meteorologico differisce sensibilmente da quello della Terra, perch, essendo l'atmosfera pi rarefatta, le acque aventi tutte vasta superficie, evaporano pi facilmente, e perch inoltre, condensandosi di nuovo, in luogo di formare nubi durevoli, ripassano quasi senza transizione dallo stato gasoso allo stato liquido. Poche nubi del resto e poche nebbie.
"L'astronomia vi  in onore stante la purezza del cielo. Abbiamo due satelliti il cui corso parrebbe bizzarro agli astronomi della Terra, perch mentre l'uno ci d mesi di centotrentuna ore, o di cinque giorni marziani pi otto ore, l'altro, per la combinazione del suo movimento colla rotazione diurna del pianeta, si leva ad occidente, e tramonta ad oriente, attraversando il cielo dall'ovest all'est cinque ore e mezza, e passando da una fase all'altra in meno di tre ore!  questo uno spettacolo unico in tutto il sistema solare e che ha molto contribuito ad attrarre l'attenzione degli abitanti verso lo studio del cielo. Abbiamo per di pi eclissi di lune quasi tutti i giorni, ma non mai eclissi totali di Sole, pel motivo che i nostri satelliti sono troppo piccoli.
"La Terra ci appare come Venere appare a voi stessi. Essa  per noi la stella del mattino e della sera, e negli antichi tempi, prima dell'invenzione degli istrumenti d'ottica che ci hanno appreso che Venere  un pianeta abitato come il vostro - ma di grado inferiore - i nostri antenati l'adoravano salutando in essa una divinit tutelare. Tutti i mondi hanno una mitologia durante i loro secoli d'infanzia, e questa mitologia ha per origine, per base e per oggetto l'aspetto apparente dei corpi celesti.
"Talvolta la Terra, accompagnata dalla Luna, passa per noi davanti al Sole e si proietta sul suo disco come una piccola macchia nera accompagnata da un'altra pi piccola. Qui tutto il mondo segue con curiosit quei fenomeni celesti e i nostri giornali s'occupano molto pi di scienza che di teatri, di fantasie letterarie, di querele politiche o di tribunali.
"Il Sole ci sembra un po' pi piccolo, e riceviamo da esso un po' meno di luce e di calore. I nostri occhi, pi sensibili, vedono meglio dei vostri. La temperatura  d'alquanto pi elevata.
- Come - esclamai io - voi siete pi lontani dal Sole, e avete pi caldo di noi?
- Chamounix  un po' pi lontano dal Sole del mezzod della sommit del Monte Bianco - riprese egli. - La distanza del Sole non regola essa sola la temperatura, ma bisogna tener conto, nel tempo stesso, della costituzione dell'atmosfera. I nostri ghiacci polari si fondono molto pi dei vostri sotto il nostro Sole d'estate.
- Quali sono i paesi di Marte pi popolati?
- Non vi sono che le regioni polari (ora voi vedete dalla Terra le nevi e i ghiacci fondersi ad ogni primavera) che siano inabitate. La popolazione delle regioni temperate  assai densa, ma sono ancora le terre equatoriali le pi popolate - la popolazione  ivi altrettanto densa quanto in Cina - e in ispecial modo le rive dei mari nonostante gli straripamenti. Un gran numero di citt sono quasi costrutte sull'acqua, e sospese in certa maniera nell'aria, dominando cos le inondazioni calcolate in precedenza e attese.
- Le vostre arti e le vostre industrie rassomigliano alle nostre? Avete voi ferrovie, navigli a vapore, il telegrafo, il telefono?
- No;  tutt'altra cosa. Noi non abbiamo mai avuto n vapore, n ferrovie, perch abbiamo conosciuto sempre l'elettricit e la navigazione aerea ci  per cos dire connaturata. Le nostre flotte sono mosse dall'elettricit, e sono pi aeree che acquatiche. Noi viviamo in ispecial modo nell'atmosfera e non abbiamo case di pietra, di ferro o di legno. Non conosciamo i rigori del verno perch niuno vi rimane esposto, e quelli che abitano i paesi equatoriali emigrano ogni autunno, come fanno i vostri uccelli. Ti sarebbe assai difficile il formarti un'idea esatta del nostro genere di vita.
- Esiste ora su Marte un gran numero d'esseri umani che gi hanno soggiornato sulla Terra?
- No. Fra i cittadini del vostro pianeta, i pi sono o ignoranti, o indifferenti, o scettici, e non preparati alla vita dello spirito. Essi sono attaccati alla Terra e per lungo tempo. Molte anime sonnecchiano in modo da non svegliarsi mai. Quelle che vivono, che agiscono, che aspirano alla cognizione del vero sono le sole che siano chiamate all'immortalit consciente, le sole a cui il mondo spirituale sta a cuore e che siano atte a comprenderlo. Queste anime possono abbandonare la Terra e rivivere in altre patrie. Molti vengono ad abitare per qualche tempo Marte, prima tappa d'un viaggio ultraterrestre, allontanandosi dal Sole, o Venere, primo soggiorno al di qua; ma Venere  un mondo analogo alla Terra e meno privilegiato ancora, in conseguenza delle sue troppo rapide stagioni che obbligano gli organismi a subire i pi bruschi contrasti di temperatura. Talune intelligenze trasvolano immediatamente fino alle regioni stellate. Come tu sai, lo spazio non esiste. Riassumendo, la giustizia regna nel sistema del mondo morale come l'equilibrio nel sistema del mondo fisico, e il destino delle anime non  che il risultato delle loro attitudini, delle loro aspirazioni e conseguentemente delle loro opere. La via uranica  dischiusa a tutti, ma l'anima non  veramente uranica che allorch s' spogliata interamente del peso della vita materiale. Verr giorno in cui non vi sar pi, anche sul vostro pianeta, altra credenza n altra religione fuorch la comprensione dell'Universo e la certezza dell'immortalit nelle sue regioni infinite, nel suo dominio eterno.
- Quale strana singolarit - diss'io - che nessuno sulla Terra conosca queste verit sublimi! Nessuno contempla il cielo. Si vive quaggi come se l'isolotto terrestre fosse il solo che esista al mondo!
- L'umanit terrestre  giovane - replic Spero - n bisogna disperare. Essa  ancora nell'infanzia dell'ignoranza primitiva. Si diletta d'un nonnulla e obbedisce a padroni che s' data essa stessa. Voi amate dividervi in nazioni e camuffarvi di costumi nazionali per sterminarvi reciprocamente a suono di musica, salvo elevar poi statue a quelli che vi conducono al macello. Voi vi rovinate e vi suicidate, e nondimeno, non potete vivere senza strappare alla Terra il vostro pane quotidiano.  per davvero un triste stato di cose, ma che basta largamente alla maggior parte degli abitanti del vostro pianeta. Se alcuni, d'aspirazioni pi elevate, hanno talvolta pensato ai problemi d'ordine superiore, alla natura dell'anima, all'esistenza di Dio, il risultato non ne  stato migliore, perch hanno messo le anime fuori della natura, ed inventano divinit bizzarre e perfino infami che non sono mai esistite, che nella loro immaginazione pervertita, e in nome delle quali hanno commesso tutti gli attentati possibili verso la coscienza umana, benedetto tutti i delitti e tratto gli spiriti deboli in un servaggio da cui riescir difficile l'affrancarsi. L'infimo fra gli animali su Marte  migliore, pi bello, pi dolce, pi intelligente e pi grande del dio degli eserciti di Davide, di Costantino, di Carlomagno, e di tutti i vostri assassini coronati. Non v' dunque di che far le meraviglie sulla goffaggine e sulla grossolanit dei Terriani, ma fa duopo tener conto che la legge del progresso governa il mondo. Voi siete pi progrediti di quel che foste al tempo dei vostri antenati della pietra, la cui miserabile esistenza trascorreva nel disputare i loro giorni e le loro notti agli assalti delle bestie feroci. Fra alcune migliaia d'anni, voi sarete pi progrediti d'oggid, e Urania regner allora nei vostri cuori.
- Ci vorrebbe un fatto materiale, brutale, per istruire gli essere umani e convincerli. Se, per esempio, noi potessimo entrare un giorno in comunicazione colla Terra vicina che tu abiti, e non gi in comunicazione psichica con un essere isolato come lo faccio io in questo momento, ma col pianeta stesso per mezzo di centinaia e migliaia di testimoni, sarebbe quello un passo da giganti verso il progresso.
- Voi lo potreste fin d'ora quando lo voleste, giacch quanto a noi, in Marte, vi siamo preparati da tempo, e l'abbiamo anche tentato pi d'una volta. Ma voi non ci avete mai risposto! Riflettori solari che disegnano sulle nostre vaste pianure figure geometriche vi provano che noi esistiamo. Voi potreste risponderci per mezzo di figure consimili tracciate parimente sulle vostre pianure, sia durante il giorno, alla luce del Sole, sia durante la notte al lume della luce elettrica. Ma voi non vi pensate nemmeno, e se qualcuno fra voi proponesse di tentarlo, i vostri giudici lo colpirebbero d'interdizione, dappoich questa sola idea  inaccessibilmente al disopra del suffragio universale dei cittadini del vostro pianeta. Di che si occupano le vostre assemblee scientifiche? di conservare il passato. Di che si curano le vostre assemblee politiche? di accrescere gli uffici pubblici. Nel regno dei ciechi i monocoli sono re.
"Ma non c' da disperare del tutto! Il progresso vi trascina anche contro voglia, e un giorno voi pure saprete che siete cittadini del Cielo. Allora, voi vivrete nella luce, nella scienza, nel vero mondo dello spirito!"
Mentre l'Abitante di Marte mi faceva cos conoscere le necessit principali della sua nuova patria, il globo terrestre si era girato verso l'oriente, coll'inclinazione dell'orizzonte, e la Luna s'era levata gradatamente nel cielo ch'essa illuminava del suo splendore. Tutto ad un tratto, abbassando i miei occhi verso il posto ove Spero stava seduto, non potei reprimere un movimento di sorpresa. Il chiarore della Luna spandeva la sua luce tanto sulla sua persona quanto sulla mia, e nondimeno, mentre il mio corpo mandava ombra sul parapetto, il suo rimaneva senz'ombra.
Mi levai bruscamente per meglio verificare il fatto, e mi volsi tosto stendendo la mia mano fino alla sua spalla, seguendo sul parapetto il profilo che si delineava coll'ombra del mio gesto. Ma, istantaneamente quasi, il mio visitatore era scomparso. Io ero solo assolutamente sulla torre silenziosa. La mia ombra assai netta, si proiettava chiaramente sul parapetto; la Luna appariva nel suo fulgore, il villaggio dormiva ai miei piedi, e l'aria era tepente e senza alcun zeffiro.
Tuttavia mi parve udire il rumoro di alcuni passi. Tesi l'orecchio, e udii in realt il suono di passi abbastanza gravi e misurati che si avvicinavano sempre pi. Evidentemente qualcuno saliva nell'interno della torre.
- Il signore non  ancora disceso? - domand il guardiano giungendo alla sommit. - Stavo sempre in attesa di chiudere la porta, e, se non erro, le esperienze devono pur esser finite!"
 IV.
IL PUNTO FISSO NELL'UNIVERSO. - IL DINAMISMO.
Il ricordo d'Urania, del viaggio celeste nel quale ella mi aveva trasportato, della verit che mi aveva fatto presentire, la storia di Spero, delle sue lotte nella ricerca dell'assoluto, la sua apparizione, il suo racconto d'un altro mondo, non cessavano di preoccupare il mio pensiero e di porre di nuovo perpetuamente davanti al mio spirito gli stessi problemi, in parte risolti, in parte velati nell'incertezza delle nostre scienze. Io sentivo che gradatamente m'ero elevato alla percezione della verit, e che in fondo l'universo visibile non  che una apparenza che  necessario attraversare per giungere alla realt.
Tutto non  che illusione nella testimonianza dei nostri sensi. La Terra non  per nulla ci che ne sembra essere, n la Natura quel che noi crediamo.
Nello stesso universo fisico, ov' il punto fisso su cui la creazione materiale  in equilibrio?
L'impressione diretta e naturale dataci dall'osservazione della natura si  che noi abitiamo sulla superficie d'una Terra solida, stabile, fissa nel centro dell'universo. Occorsero lunghi secoli di stud ed un'audace temerit di mente per giungere ad affrancarsi da questa impressione naturale e a riconoscere che il mondo in cui viviamo  isolato nello spazio senza sostegno di sorta alcuna, in un moto rapido su s stesso e intorno al Sole. Ma, pei secoli anteriori all'analisi scientifica, pei popoli primitivi, o ancor oggi pei tre quarti del genere umano, noi abbiamo i piedi appoggiati sopra una terra solida, fissa alla base dell'universo e le cui fondamenta devono estendersi fino all'infinito in profondit.
Dal giorno tuttavia in cui fu riconosciuto che  il medesimo Sole che tramonta e si leva tutti i giorni, che  la medesima Luna, che sono le medesime stelle, e le medesime costellazioni che girano intorno a noi, si fu per ci solo indotti ad ammettere, con una irrefutabile certezza, che vi ha al disopra della Terra lo spazio vuoto necessario per lasciar passare tutti gli astri del firmamento dal loro tramonto fino al sorger loro. Questa prima ricognizione di fatto era d'un'importanza somma. L'ammissione dell'isolamento della Terra nello spazio  stata la prima grande conquista dell'Astronomia. Era il primo passo e il pi difficile in verit. Pensate dunque! Sopprimere le fondamenta della Terra! Una tale idea non avrebbe mai germinato in alcun cervello senza l'osservazione degli astri, e senza, per esempio, la trasparenza dell'atmosfera. - Sotto un cielo perpetuamente nubiloso, il pensiero umano sarebbe rimasto fisso al suolo terrestre come l'ostrica al banco roccioso.
Una volta la Terra isolata nello spazio, il primo passo era fatto. Prima di questa rivoluzione, il cui valore filosofico eguaglia quello scientifico, tutte le forme erano state immaginate pel nostro soggiorno sublunare. E dapprima, s'era considerata la Terra come un'isola emergente al di sopra di un oceano senza delimitazioni, avendo quest'isola radici senza fine. In seguito s'era supposto che la Terra tutta quanta, coi suoi mari, avesse la forma d'un disco piatto, circolare, d'ogni intorno al quale veniva ad appoggiarsi la volta del firmamento. Pi tardi s'erano immaginate per essa forme cubiche, cilindriche, poliedriche, ecc. Tuttavia i progressi della navigazione tendevano a rivelarne la natura sferica e, allorch il suo isolamento fu riconosciuto colle sue incontrastabili testimonianze, questa sfericit fu ammessa come un corollario naturale di questo isolamento e del movimento circolare delle sfere celesti intorno al globo supposto centrale.
Una volta riconosciuto isolato nel vuoto il globo terrestre, non era pi difficile lo smuoverlo. Un tempo, allorch il cielo era considerato come una gran cupola che coronava la Terra massiccia e indefinita, l'idea stessa di supporla in movimento sarebbe stata altrettanto assurda quanto insostenibile. Ma dal giorno in cui la vediamo, in ispirito, posta come un globo nel centro dei movimenti celesti, l'idea d'immaginare che forse questo globo potrebbe roteare su s stesso per evitare al Cielo intiero, all'universo immenso, l'obbligo di compiere quell'operazione quotidiana, pu affacciarsi naturalmente alla mente del pensatore, e per vero, noi vediamo l'ipotesi della rotazione diurna del globo terrestre farsi strada nelle antiche civilt fra i Greci, fra gli Egiziani, fra gli Indiani, ecc. Basta leggere alcuni capitoli di Tolomeo, di Plutarco, del Surya-Siddhanta, per rendersi conto di quei tentativi. Ma questa nuova ipotesi, bench preparata quasi dalla prima, non era meno audace e contraria al sentimento nato dalla contemplazione diretta della natura. L'Umanit pensante ha dovuto giungere fino al sedicesimo secolo della nostra ra, o, per meglio dire, fino al diciassettesimo secolo, per conoscere la vera posizione del nostro pianeta nell'universo e sapere, coll'appoggio di testimonianze, ch'essa si muove con un duplice movimento, quotidianamente su se stessa, annualmente intorno al Sole. Da quell'epoca solo, e cio dopo Copernico, Galileo, Keplero e Newton, la vera astronomia  stata fondata.
Non si trattava per ancora che d'un principio, perch il grande rinnovatore del sistema del mondo, Copernico in persona, non dubitava menomamente n degli altri movimenti della Terra, n delle distanze delle stelle. Non  che nel nostro secolo che le prime distanze delle stelle poterono essere misurate, e non  che ai nostri giorni che le scoperte siderali ci hanno offerto i dati necessar per permetterci di tentare di renderci conto delle forze che mantengono l'equilibrio della Creazione.
L'idea antica delle radici senza fine attribuite alla Terra lasciava evidentemente molto a desiderare alle menti vogliose d'andare fino in fondo alle cose. Ci  assolutamente impossibile il concepire un pilastro materiale, abbastanza compatto e largo quanto lo si voglia (del diametro della Terra, per esempio) affondantesi fino all'infinito, allo stesso modo che non si pu ammettere l'esistenza reale d'un bastone che non abbia che un capo. Per quanto lungi il nostro spirito discenda verso la base di quel pilastro materiale, viene pur sempre un punto in cui ne vede la fine. Si era dissimulata la difficolt col materializzare la sfera celeste e porvi dentro la Terra, in modo da occupare tutta la sua regione inferiore. Ma, da una parte i moti degli astri diventavano difficili a giustificarsi, e dall'altra, questo stesso universo materiale, chiuso in un immenso globo di cristallo, non era tenuto da nulla poich l'infinito doveva estenderglisi d'ogni intorno, tanto al disopra quanto al disotto d'esso. Le menti indagatrici dovettero a tutta prima affrancarsi dall'idea volgare della gravit.
Isolata nello spazio come il pallone di gomma elastica che il fanciullo lancia nell'aria, e ancor pi assolutamente d'esso poich quel pallone  portato dalle onde aeree, mentre i mondi gravitano nel vuoto, la Terra  un vero giuoco per le forze cosmiche invisibili a cui obbedisce, vera bolla di sapone sensibile al minimo soffio. Noi possiamo del resto giudicarne facilmente considerando con un solo colpo d'occhio gli undici movimenti principali da cui  animata. Forse ci aiuteranno essi a trovare quel "punto fisso" che reclama la nostra ambizione filosofica.
Lanciata intorno al Sole, alla distanza di 37 milioni di leghe, e percorrendo, a quella distanza, la sua rivoluzione annua intorno all'astro luminoso, essa corre per conseguenza colla velocit di 643.000 leghe al giorno, ossia 26.800 leghe all'ora, ossia 29.450 metri al minuto secondo. Questa velocit  mille e cento volte pi rapida di quella d'un treno lampo lanciato alla velocit di 100 chilometri all'ora.
 una palla di cannone che corre con una rapidit di settantacinque volte superiore a quella di un obice, procedendo incessantemente e senza mai raggiungere la sua meta. In 365 giorni, 6 ore, 9 minuti primi e 10 secondi il proiettile terrestre ha fatto ritorno allo stesso punto della sua orbita relativamente al Sole, e continua a correre. Il Sole dal canto suo si sposta nello spazio, seguendo una linea obliqua al piano del movimento annuale della Terra, linea diretta verso la costellazione d'Ercole. Ne risulta che, invece di descrivere una curva chiusa in se stessa, la Terra descrive una spirale e non  mai passata due volte sulla stessa via dacch esiste. Al suo moto di rivoluzione annua intorno al Sole, si aggiunge dunque perpetuamente, come secondo movimento, quello del Sole stesso che la trascina seco, con tutto il sistema solare, in una caduta obliqua verso la costellazione d'Ercole.
Durante questo tempo, il nostro globo danza velocemente intorno a s stesso nello spazio di ventiquattro ore, e ci d la successione quotidiana dei giorni e delle notti. Rotazione diurna; terzo movimento.
Questo nostro globo poi non gira su s stesso dritto come una trottola che si trovasse in posizione verticale sopra una tavola, ma  invece inclinato, come ognuno sa di 23. 27. Quest'inclinazione non  maggiormente stabile, ma varia d'anno in anno, e di secolo in secolo, oscillando lentamente per periodi secolari ed  questo un quarto movimento.
L'orbita che il nostro pianeta percorre annualmente intorno al Sole non  circolare, ma ellittica. Questa ellissi varia essa pure d'anno in anno, di secolo in secolo, ed ora si avvicina alla circonferenza d'un circolo, ora s'allunga invece fino ad una forte eccentricit.  come un cercine elastico che si sformasse pi o meno. Quinta complicazione nei movimenti della Terra.
Questa ellissi stessa non  fissa nello spazio, ma gira nel suo proprio piano in un periodo di 21,000 anni. Il perielio che, nel principio dell'ra nostra, era a 65 gradi di longitudine, prendendo quale punto di partenza l'equinozio di primavera,  ora a 101 gradi. Questo spostamento secolare della linea degli apsidi porta seco una sesta complicazione nei movimenti del nostro soggiorno.
Eccone ora una settima. Abbiamo detto test che l'asse di rotazione del nostro globo  inclinato, e ognuno sa che il prolungamento ideale di questo asse va a finire verso la Stella Polare. Quest'asse medesimo non  fisso: egli gira in 25,765 anni conservando la sua inclinazione da 22 a 24 gradi: in maniera che il suo prolungamento descrive sulla sfera celeste intorno al polo dell'ellittica, un circolo da 44 a 48 gradi di diametro, secondo le epoche.  per effetto di questo spostamento del polo che Vega diventer una stella polare fra dodicimila anni, a quel modo che essa lo  stata or son quattordicimila anni. Settimo genere di movimento.
Un ottavo movimento, dovuto all'azione della Luna sul rigonfiamento equatoriale della Terra, quello della mutazione, fa descrivere al polo dell'equatore una piccola ellissi di 18 anni e 18 mesi.
Un nono, dovuto parimente all'attrazione del nostro satellite, cambia incessantemente la posizione del centro di gravit del globo e il posto della Terra nello spazio: quando la Luna  davanti a noi, essa accelera il cammino del globo; quand'essa  dietro, essa ci trattiene all'incontro a guisa d'un freno: complicazione mensile che viene essa pure ad aggiungersi a tutte le precedenti.
Allorch la Terra passa fra il Sole e Giove, l'attrazione di quest'ultimo, nonostante la sua distanza di 155 milioni di leghe, la fa deviare di 2' 10" al di l della sua orbita assoluta. L'attrazione di Venere la fa deviare di 1' 25" al di qua. Saturno e Marte agiscono in tal modo, ma pi debolmente. Sono quelle perturbazioni esterne che costituiscono un decimo genere di correzioni da aggiungersi ai moti del nostro schifo celeste.
Siccome i pianeti tutti quanti insieme, pesano all'incirca la settecentesima parte del peso del Sole, cos il centro di gravit intorno al quale la Terra circola annualmente non  mai al centro stesso del Sole, ma lontano da questo centro e spesso all'infuori del globo solare. Ora, assolutamente parlando, la Terra non gira intorno al Sole, ma i due astri Sole e Terra girano intorno al loro centro comune di gravit. Il centro del movimento annuo del nostro pianeta cambia dunque costantemente di posto, e possiamo aggiungere quest'undicesima complicazione a tutte le precedenti.
Ne potremmo anzi aggiungere molte altre ancora; ma ci che precede basta per far apprezzare il grado di leggerezza e di sottigliezza della nostra isola galleggiante, sottomessa, come si vede, a tutte le fluttuazioni delle influenze celesti. L'analisi matematica penetra assai lungi al di l di questa esposizione sommaria, e, per darne un esempio, per la Luna sola, che sembra roteare con tanta calma intorno a noi, essa ha scoperto pi di sessanta cause distinte di movimenti differenti!
L'espressione non  dunque esagerata, e il nostro pianeta non  che un trastullo per le forze cosmiche che lo traggono nei campi del cielo, ed  la stessa cosa di tutti i mondi e di tutto quanto esiste nell'universo. La materia obbedisce docilmente alla forza.
Dov' dunque il punto fisso su cui noi siamo orgogliosi di appoggiarci?
In realt, il nostro pianeta, supposto altre volte alla base del mondo,  sostenuto nel vuoto a distanza dal Sole, che lo fa gravitare intorno a s con una velocit corrispondente a questa distanza. Questa velocit, prodotta dalla massa solare stessa, mantiene il nostro pianeta alla stessa distanza media dall'astro centrale. Una velocit minima farebbe dominare la forza di gravit, e sarebbe causa della caduta della Terra nel Sole; una velocit maggiore, all'incontro, allontanerebbe progressivamente e infinitamente il nostro pianeta dal focolare che lo fa vivere. Ma, per la velocit risultante dalla forza di gravit, il nostro soggiorno errante rimane sostenuto in una stabilit permanente. Parimenti la Luna  sostenuta nello spazio per mezzo della forza di gravit della Terra che la fa circolare intorno a s colla velocit richiesta per mantenerla costantemente alla stessa distanza media. La Terra e la Luna formano cos nello spazio una coppia planetaria che si sostiene in un equilibrio perpetuo sotto il dominio supremo dell'attrazione solare. Se la Terra esistesse sola al mondo, essa rimarrebbe eternamente immobile al punto del vuoto infinito ove essa sarebbe stata posta, senza mai potere n discendere, n salire, n cangiare di posizione in qualsiasi maniera si fosse, non avendo queste stesse espressioni di discendere, di salire, di destra o di sinistra, alcun senso assoluto. Se questa stessa Terra, pur esistendo sola, avesse ricevuto un impulso qualunque e fosse stata lanciata con una velocit qualsiasi in una direzione qualsiasi, fuggirebbe essa eternamente in linea retta in quella direzione, senza mai potere n arrestarsi, n rallentare, n cangiar di movimento. Sarebbe ancora la stessa cosa se la Luna esistesse sola con essa; girerebbero allora entrambe intorno al loro centro comune di gravit, compiendo il loro destino nello stesso luogo dello spazio; fuggendo insieme secondo la direzione verso la quale sarebbero state proiettate. Esistendo invece il Sole ed essendo il centro del suo sistema, la Terra, tutti i pianeti e tutti i loro satelliti dipendono da lui ed hanno il loro destino irrevocabilmente legato al suo.
Il punto fisso che noi cerchiamo, la base solida che noi sembriamo desiderare per assicurare la stabilit dell'Universo  dunque in questo globo cos colossale e cos massiccio del Sole che lo ritroveremo?
Certamente no, poich il Sole stesso non  in riposo dacch ci trascina seco con tutto il suo sistema verso la costellazione d'Ercole.
Il nostro Sole gravita dunque intorno ad un sole immenso la cui attrazione si estenderebbe fino ad esso e reggerebbe i suoi destini a quel modo ch'egli regge alla sua volta quello dei pianeti?
Le investigazioni dell'Astronomia siderale ne inducono forse a pensare che, in una direzione posta ad angolo retto del nostro cammino verso Ercole, possa esistere un astro d'una tale potenza? No. Il nostro Sole subisce le attrazioni siderali; ma niuna d'esse sembra dominare tutte le altre e regnare sovrana sul nostro astro centrale.
Bench sia perfettamente ammissibile, o per meglio dire certo, che il sole pi vicino al nostro, la stella Alfa del Centauro, e il nostro stesso Sole, sentano la loro attrazione mutua, tuttavia non si saprebbero considerare questi due astri come formanti una coppia analoga a quelle delle stelle doppie, dapprima perch tutti i sistemi di stelle doppie conosciuti sono composti di stelle molto pi vicine l'una all'altra, e in seguito perch nell'immensit dell'orbita descritta secondo quest'ipotesi, le attrazioni delle stelle vicine non saprebbero essere considerate come fenomeni privi d'influenza, e infine perch le velocit reali da cui due soli sono mossi, sono molto pi grandi di quelle che risulterebbero dalla loro attrazione mutua.
La piccola costellazione di Perseo, in ispecial modo, potrebbe bene esercitare un'azione pi potente di quella delle Pleiadi e di ogni altra riunione di stelle, ed essere il punto fisso, il centro di gravit dei movimenti del nostro Sole, di Alfa del Centauro e delle stelle vicine, ritenuto che gli ammassi di Perseo si trovano non solo ad angolo retto colla tangente della nostra traslazione verso Ercole, ma altres nel gran circolo delle stelle principali, e precisamente al punto d'intersecazione di quel circolo colla Via Lattea. Ma interviene qui un altro fattore, pi importante di tutti i precedenti: quella Via Lattea, coi suoi diciotto milioni di soli, di cui sarebbe senza dubbio inaudita audacia il cercare il centro di gravit.
Ma che  la stessa Via Lattea tutta quanta, rimpetto ai miliardi di stelle che il nostro pensiero contempla in seno all'universo sidereo? Questa Via Lattea, non si sposta dessa pure come un arcipelago d'isole galleggianti? Ogni nebulosa risolvibile, ogni ammasso di stelle non  forse una Via Lattea in movimento sotto l'azione della gravitazione degli altri universi che la chiamano e la sollecitano attraverso la notte infinita?
Di stella in stella, di sistema in sistema, di plaga in plaga, il nostro pensiero si trova trasportato in presenza di grandezze inesplorabili, in faccia a movimenti celesti di cui si  incominciato a calcolare la velocit, ma che sorpassano gi ogni concezione. Il moto proprio del sole Alfa del Centauro sorpassa i 188 milioni di leghe per ogni anno. Il moto proprio della 61a del Cigno (secondo sole nell'ordine delle distanze) equivale a 370 milioni di leghe all'incirca per giorno. La stella Alfa del Cigno giunge su di noi in dritta linea con una velocit di 500 milioni di leghe per anno. Il moto proprio della stella 1830 del Catalogo di Groombridge si eleva a 2590 milioni di leghe per anno, ci che rappresenta 7 milioni di leghe per giorno, 115.000 chilometri all'ora o 320.000 metri per minuto secondo!... Sono calcoli e estimazioni fatte al minimum, stantech noi vediamo gi di faccia, ma obliquamente, gli spostamenti stellari cos misurati.
Quali proiettili! Sono soli migliaia e milioni di volte pi pesanti della Terra, lanciati attraverso le vacuit incommensurabili con velocit ultra vertiginose, circolanti nell'immensit sotto l'influenza della gravitazione di tutti gli astri dell'Universo. E questi milioni, e questi miliardi di soli, di pianeti, di gruppi, di stelle, di nebulose, di mondi che incominciano e di mondi che finiscono, si precipitano con velocit analoghe verso mete ch'essi ignorano, con un'energia e con un'intensit d'azione davanti a cui la polvere e la dinamite sono simili ai vani sforzi ed ai conati di bambini in culla.
E cos, essi tutti corrono, per l'eternit forse, senza mai potersi avvicinare ai limiti inesistenti dell'infinito... e ovunque  movimento, attivit, luce e vita, fortunatamente senz'ombra di dubbio! Se tutti questi innumerevoli soli, e pianeti, e terre e lune e comete, fossero fissi, immobili, re pietrificati nelle loro eterne tombe, quanto pi formidabile ancora, ma pi triste e desolante sarebbe l'aspetto d'un tale universo! Potete voi supporre tutta la creazione arrestata d'un tratto, irrigidita, mummificata? Una tale idea non  dessa insostenibile e non ha dunque qualche cosa di funebre?
E chi produce quei movimenti? chi li perpetua? chi li regge? La gravitazione universale, la forza irresistibile, a cui l'universo visibile (ci che noi chiamiamo materia) obbedisce. Un corpo attratto dall'infinito per opera della Terra raggiungerebbe una velocit di 11,300 metri per minuto secondo; e cos pure un corpo lanciato dalla Terra con questa velocit non ricadrebbe giammai. Un corpo che il Sole attraesse dall'infinito, raggiungerebbe una velocit di 608,000 metri, e cos pure un corpo lanciato dal Sole con questa velocit non farebbe mai ritorno al suo punto di partenza. Gruppi interi di stelle possono determinare velocit ancor pi ragguardevoli, ma che riescono spiegabili per la teoria della gravitazione. Basta gettare gli occhi sopra una carta dei movimenti propri delle stelle per rendersi conto della variet di questi movimenti e della loro grandezza.
Cos le stelle, i soli, i pianeti, i mondi, le comete, le stelle filanti, gli uranoliti e in una parola tutti i corpi costitutivi di questo vasto universo riposano non su basi solide, come sembrava lo esigesse la concezione primitiva ed infantile dei nostri padri, ma sulle forze invisibili e immateriali che reggono i loro movimenti. Questi miliardi di corpi celesti hanno i loro movimenti rispettivi per ragione di stabilit e si appoggiano mutualmente gli uni sugli altri attraverso il vuoto che li separa. L'intelligenza che sapesse far astrazione dal tempo e dallo spazio vedrebbe la Terra, i pianeti, il Sole, le stelle piovere da un cielo senza confini in tutte le direzioni immaginabili, come goccie travolte dai turbinosi soff di una gigantesca tempesta, e attratte non da una base ma dall'attrazione di ognuna e di tutte; ognuna di quelle goccie cosmiche, ognuno di quei mondi, ognuno di quei soli  spinto con una velocit tale che il volo delle palle da cannone non  in paragone che riposo, e non si tratta n di cento n di cinquecento, n di mille metri per minuto secondo, ma di mille, ventimila, cinquantamila, centomila e persino di due o trecento mila metri per minuto secondo!
In qual modo non avvengono scontri in mezzi a consimili movimenti? Se ne producono fors'anche, ed anzi le "stelle temporanee" che sembrano rinascere dalle loro ceneri, parrebbero dinotarlo. Ma, in realt, veri scontri non potrebbero avvenire che difficilmente, perch lo spazio  immenso relativamente alle dimensioni dei corpi celesti, e perch il movimento da cui ogni corpo  animato gli toglie precisamente la facolt di subire passivamente l'attrazione d'un altro corpo e di cadere su di esso: conserva egli il suo movimento proprio, che non pu essere distrutto e scivola intorno al focolare che l'attira come una farfalla che obbedisce all'attrazione d'una fiamma senza esserne bruciata. D'altronde, assolutamente parlando, questi movimenti non sono "rapidi".
E per vero, tutto ci corre, vola, cade, si avvolge o si precipita nel vuoto, ma a tali distanze rispettive che tutto sembra essere in riposo! Quando noi volessimo porre in un quadro della dimensione di Parigi, gli astri la cui distanza fu misurata fino ad oggi, la stella pi vicina sarebbe posta a 2 chilometri dal Sole, da cui la Terra sarebbe discosta di un centimetro, Giove di 5 centimetri e Nettuno di 30. La 61a del Cigno si troverebbe a 4 chilometri, Sirio a 10 chilometri, la Stella Polare a 27 chilometri, ecc.; e l'immensa maggioranza delle stelle rimarrebbe al di l del Dipartimento della Senna. Orbene, animando tutti quei proiettili dei loro movimenti relativi, la Terra dovrebbe impiegare un anno a percorrere la sua orbita d'un centimetro di raggio, Giove dodici anni a percorrere la sua di cinque centimetri, e Nettuno centosessantacinque anni. I movimenti propr del Sole o delle Stelle sarebbero del medesimo ordine.  quanto dire che tutto parrebbe in pieno riposo, anche col microscopio alla mano. Urania regna con calma e serenit nell'immensit dell'universo.
Ora, la costituzione dell'universo siderale  l'immagine di quella dei corpi che noi chiamiamo materiali. Ogni corpo, organico o inorganico, uomo, animale, pianta, pietra, ferro, bronzo,  composto di molecole in movimento perpetuo, e che non si toccano mai. Ognuno di quegli atomi  infinitamente piccolo e invisibile, non solamente agli occhi, non solamente col microscopio, ma persino col pensiero, inquantoch  possibile che questi atomi non sieno che centri di forze. Si  calcolato che in una testa di spillo, non vi sono meno di otto sestilioni d'atomi, ossia ottomila miliardi di miliardi, e che in un centimetro cubo d'aria non vi  meno d'un sestilione di molecole. Tutti questi atomi, tutte queste molecole sono in movimento sotto l'influenza delle forze che le governano, e, relativamente alle loro dimensioni, grandi distanze intervengono fra di loro. Possiamo supporre persino che non vi  in principio che un solo genere di atomi, e che  il numero degli atomi primitivi, essenzialmente semplici od omogenei, e sono i loro modi di disporsi e i loro movimenti che costituiscono la diversit delle molecole, e cos una molecola d'oro o di ferro non differirebbe da una molecola di zolfo, d'ossigeno, d'idrogeno, ecc., che pel numero, la disposizione e il movimento degli atomi primitivi che la compongono, ed ogni molecola sarebbe un sistema, un microcosmo.
Ma, qualunque sia l'idea ch'ognuno si faccia della costituzione intima dei corpi, la verit oggid riconosciuta e oramai incontrastabile si  che il punto fisso cercato dalla nostra immaginazione non esiste in nessuna parte. Archimede pu reclamare invano un punto d'appoggio per sollevare il mondo. I mondi, come gli atomi, riposano sull'invisibile, sulla forza immateriale; tutto si muove, sollecitato dall'attrazione e quasi alla ricerca di quel punto fisso che si nasconde a misura che lo si persegue, e che non esiste pel motivo che nell'infinito il centro  dovunque e in nessuna parte. Le pretese intelligenze positive, che affermano con tanta baldanza che "la materia regna sola colla sua propriet" e che sorridono disdegnosamente delle indagini dei pensatori, dovrebbero dirci innanzi tutto ci ch'essi intendono con questa famosa parola "materia". Se costoro non s'arrestassero alla superficie delle cose, o supponessero che le apparenze nascondono realt intangibili, sarebbero senza dubbio un po' pi modesti.
Quanto a noi, che cerchiamo la verit senza idee preconcette e senza spirito di sistema, ne sembra invero che l'essenza della materia rimanga altrettanto misteriosa quanto l'essenza della forza, non essendo per nulla l'universo visibile quale esso appare ai nostri sensi. Quest'universo visibile  infatti composto d'atomi invisibili; esso riposa sul vuoto, e le forze che lo governano sono esse stesse immateriali ed invisibili. Sarebbe minor arditezza il pensare che la materia non esiste e che tutto  dinamismo, anzich pretendere d'affermare l'esistenza d'un universo esclusivamente materiale. Quanto al sostegno materiale del mondo esso  scomparso, osservazione abbastanza curiosa, precisamente colle conquiste della meccanica che proclamano il trionfo dell'invisibile. Il punto fisso scompare nell'universale ponderazione delle forze e nell'ideale armonia delle vibrazioni dell'etere, e pi lo si cerca, e meno lo si trova, e l'ultimo sforzo del nostro pensiero ha per ultimo appoggio, per suprema realt l'Infinito.
 V.
ANIMA VESTITA D'ARIA.
Essa se ne stava ritta in piedi, nella sua casta nudit, colle braccia alzate verso la capigliatura di cui avvolgeva in spire le ciocche morbide ed opulente, che si sforzava di riunire al sommo della testa. Era una bellezza giovanile che non aveva ancora raggiunto la perfezione e l'ampiezza delle forme definitive, ma che vi si avvicinava, radiante quasi nell'aureola del suo diciassettesimo anno.
Figlia di Venezia, la sua carnagione d'un candore leggermente rosato, lasciava indovinare la sua trasparenza e la circolazione d'un sangue ardente e vivo; brillavano i suoi occhi d'uno splendore misterioso e affascinante, e il cinabro vellutato delle sue labbra leggermente dischiuse faceva gi sognare al frutto non meno che al fiore.
Ella era meravigliosamente bella in quell'istante, e se qualche Paride avesse ricevuto la missione di decretarle la palma d'onore, non so s'egli avrebbe messo a' suoi piedi quella della grazia, dell'eleganza o della bellezza, tanto sembrava la bella creatura riunire in s stessa la grazia vivente della seduzione moderna e le corrette perfezioni della bellezza classica.
Il pi singolare, il pi inatteso dei casi ci aveva tratti davanti a lei, il pittore Falero e io. In un pomeriggio della primavera scorsa, passeggiando lungo le rive del mare, noi avevamo attraversato uno di quei boschi d'olivi dal triste fogliame che si incontrano fra Nizza e Monaco, e senza accorgercene, eravamo penetrati in una propriet particolare aperta dal lato della spiaggia. Un sentiero pittoresco saliva serpeggiando verso la collina. Avevamo di poco oltrepassato un boschetto d'aranci i cui pomi d'oro ricordavano il giardino delle Esperidi; l'aria era profumata, il cielo d'un azzurro profondo e noi ci intrattenevamo intorno ad un parallelo fra l'arte e la scienza, allorch il mio compagno, arrestato d'un tratto quasi da un fascino irresistibile, mi fece segno di tacere e di contemplare.
Dietro i cespi di cacti e di fichi di Barberia ed a pochi passi a noi dinanzi, una sala da bagno sontuosa, che aveva la sua finestra aperta dal lato del Sole, ci lasciava vedere, non lontano da una vasca di marmo nella quale uno zampillo d'acqua ricadeva con un dolce mormoro, la giovinetta sconosciuta, ritta in piedi davanti ad una gran Psiche, che rifletteva la sua immagine dalla testa ai piedi. Senza dubbio fu il mormoro del getto d'acqua che le tolse di udire il nostro avvicinarsi. Discretamente - o meglio indiscretamente - noi rimanemmo nascosti dietro i cacti, guardando muti, immobili.
Ella era bella e sembrava dimentica di s stessa. Tenendo i piedi sopra una pelle di tigre, mostrava chiaramente di non aver punto fretta. Trovando la sua lunga capigliatura ancora troppo umida, ella la lasci ricadere lungo il suo corpo, si volse dal nostro lato e venne a cogliere una rosa sopra una tavola vicina alla finestra; poi, ritornando verso l'immenso specchio, riprese l'opera della sua acconciatura, la condusse a fine tranquillamente, pose la piccola rosa fra due cespi, e, volgendo il dorso al Sole, s'inchin, senza dubbio per prendere il suo primo abito. Ma tosto si raddrizz, gett un grido acuto e si nascose la testa nelle mani, mettendosi a correre verso un cantuccio oscuro.
Abbiamo sempre pensato che un movimento delle nostre teste avesse tradito la nostra presenza, o che ella ci avesse scorto per effetto d'un giuoco dello specchio. Checch ne fosse, noi credemmo cosa pi prudente di far ritorno sui nostri passi, e lungo lo stesso sentiero ridiscendemmo verso il mare.
- Ah! - disse il mio compagno - ti confesso che fra tutti i miei modelli, non ne vidi mai alcuno di pi perfetto, anche pel mio quadro delle "Stelle doppie" e per quello di Celia.
"Che ne pensi tu stesso? Questa apparizione non ci  stata largita per darmi appunto ragione? Tu hai un bel celebrare con eloquenza le delizie della scienza, ma devi pur convenire che anche l'arte ha il suo fascino. Le stelle della Terra non rivaleggiano forse vantaggiosamente colle bellezze del cielo? Non ammiri tu dunque, come me, l'eleganza di quelle forme? Quali toni sorprendenti! Quali carni!
- Non avr certo il cattivo gusto di non ammirare ci che  veramente bello - replicai io - e ammetto che la bellezza umana (e, te lo concedo senza esitazione alcuna, la bellezza femminile in particolar modo) rappresenta veramente ci che la natura ha prodotto di pi perfetto sul nostro pianeta. Ma sai tu ci che pi ammiro in quell'essere? Non  gi il suo aspetto artistico o estetico, ma bens la testimonianza scientifica che ci d d'un fatto che  per s semplicemente meraviglioso. In quel corpo avvenente io vedo un'anima vestita d'aria.
- Oh! tu ami il paradosso. Un'anima vestita d'aria!  ben idealista questo concetto per un corpo tanto reale! Che quella vaghissima creatura abbia un'anima, non ne dubito punto ma bisogna bene che tu consenta all'artista di ammirare il suo corpo, la sua vita, la sua solidit, il suo colore... Io direi volontieri, col poeta delle Orientali:
Poich  un astro fulgente
La fanciulla fiorente
Che dal bagno esce fuor;
Spia che niun s'approssimi,
Rorida ancor, fremente
Nel mattutino albor.
- Non te lo interdico punto, ma  precisamente questa bellezza fisica che mi fa ammirare in essa l'anima, la forza invisibile che l'ha formata.
- In qual modo, e come intendi tu ci? Si ha certamente un corpo; ma l'esistenza dell'anima  meno palpabile.
- Pel senso s, per lo spirito no. Ora i sensi ci ingannano assolutamente, sul movimento della Terra, sulla natura del Cielo, sulla solidit apparente dei corpi, sugli esseri e sulle cose. Vuoi seguire per un istante il mio ragionamento?
"Allorch aspiro il profumo di una rosa e ammiro la bellezza delle forme, la soavit del colorito e l'eleganza di quel fiore nel suo primo sbocciare, ci che mi colpisce maggiormente  l'opera della forza nascosta, sconosciuta, misteriosa che presiede alla vita della pianta, che sa dirigerla nella sua esistenza, che sceglie le molecole dell'aria, dell'acqua, della terra convenienti per la sua alimentazione, e in ispecial modo che sa assimilare queste molecole e aggrupparle delicatamente al punto da formarne quello stelo aggraziato, quelle piccole foglie verdi cos fine, quei petali d'un rosa s tenero, quelle tinte d'una squisitezza suprema, e quei deliziosi profumi. Questa forza misteriosa  il principio animico della pianta. Mettete nella terra, a fianco l'un dell'altro, un seme di giglio, una ghianda di quercia, un chicco di frumento e un nocciolo di pesca, ed ogni germe si costituir il proprio organismo.
"Ho presente tuttora certo acero che moriva fra i rottami d'un vecchio muro, a pochi metri dalla ferace terra del fossato, e che, disperato, spicc lunge da s una radice avventurosa, raggiunse il suolo tanto agognato, vi si fiss e vi prese solido piede tanto bene che insensibilmente, lui, l'immobile, si spost, lasci morire le sue radici primitive, abbandon le pietre, i rottami e visse risuscitato, trasformato sull'organo liberatore. Ho conosciuto certi olmi che andavano a mangiare la terra sotto un campo fertile, i quali, privati un giorno dei loro viveri per l'escavo di un largo fossato, ebbero l'ispirazione di far passare al disotto del fossato le loro radici non tagliate, e vi riescirono, e si assisero cos di nuovo alla loro tavola succulenta, con gran meraviglia dell'orticoltore. Ho conosciuto un gelsomino eroico che attravers otto volte una tavola perforata che lo separava dalla luce, e che un osservatore ostinato rivolgeva di nuovo verso l'oscurit nella speranza di stancare alla perfine l'energia di quel fiore senza mai riescirvi.
"La pianta respira, beve, mangia, sceglie a suo arbitrio, rifiuta, cerca, lavora, vive ed agisce secondo i suoi istinti; e l'una cresce "piena di vezzi e d'incanti, l'altra  sofferente ed altra ancora  nervosa od agitata". La sensitiva freme continuamente e cade affranta al minimo tocco di chi l'avvicina. In certe ore di benessere, l'aro  caldo, il garofano fosforescente, e la vallisneria fecondata discende essa stessa in fondo alle acque a maturarvi il frutto dei suoi amori. Sotto queste manifestazioni d'una vita sconosciuta, il filosofo non pu esimersi dal riconoscere nel mondo delle piante un inno del coro universale.
"Non vado pi lungi per ora per quanto concerne l'anima umana, bench essa sia incomparabilmente superiore all'anima della pianta e bench abbia creato un mondo intellettuale altrettanto elevato al disopra del resto della vita terrestre quanto le stelle sono elevate al disopra della Terra. Non  gi sotto il rispetto delle sue facolt spirituali che io mi faccio a considerarla, ma solamente come forza che anima l'essere umano.
"Ebbene!  mirabile il vedere che questa forza aggruppi gli atomi che noi respiriamo, o che noi ci assimiliamo per mezzo della nutrizione, al punto da costituire quell'essere avvenente. Vi si affacci al pensiero quella giovinetta il giorno della sua nascita, e seguite col pensiero lo sviluppo graduale di quel piccolo corpo, attraverso gli anni dell'et ingrata, fino alle prime grazie dell'adolescenza ed alle forme venuste della giovinezza. In qual modo l'organismo umano si conserva, si sviluppa o si compone? Tu lo sai, per mezzo della respirazione e della nutrizione.
"Gi per mezzo della respirazione l'aria ci nutre per ben tre quarti. L'ossigeno dell'aria mantiene il fuoco della vita, e il corpo  paragonabile ad una fiamma incessantemente rinnovata dai princip della combustione. La mancanza d'ossigeno estingue la vita allo stesso modo che estingue la lampada. Per mezzo della respirazione il sangue venoso bruno si trasforma in sangue arterioso rosso e si rigenera. I polmoni sono un fine tessuto perforato da quaranta a cinquanta milioni di piccole aperture, troppo piccole perch da esse abbia a filtrare il sangue, e abbastanza grandi perch l'aria possa penetrarvi. Un perpetuo scambio di gas si fa tra l'aria e il sangue, fornendo la prima al secondo l'ossigeno ed eliminando il secondo l'acido carbonico. Da una parte l'ossigeno atmosferico abbrucia nel polmone certa quantit di carbonio, e d'altra parte il polmone esala acido carbonico, azoto e vapore acqueo. Le piante respirano (durante il giorno) per mezzo di un processo contrario, assorbono carbonio, ed esalano acido carbonico, mantenendo merc questo contrasto una parte dell'equilibrio generale della vita terrestre.
"Di che si compone il corpo umano? L'uomo adulto pesa in media 70 chilogrammi, e su questa quantit, vi sono quasi 52 chilogrammi, d'acqua nel sangue e nella carne. Analizzate la sostanza del nostro corpo e vi troverete l'albumina, la fibrina, la caseina e la gelatina, ossia sostanze organiche composte originariamente dai quattro gas essenziali l'ossigeno, l'azoto, l'idrogeno e l'acido carbonico. Vi si trovano altres sostanze sprovviste d'azoto, quali la gomma, lo zucchero, l'amido, i corpi grassi, e queste materie passano pure attraverso il nostro organismo, essendo il loro carbonio ed idrogeno consumati dall'ossigeno aspirato durante la respirazione ed esalati in seguito sotto forma d'acido carbonico e d'acqua.
"L'acqua, e niuno lo ignora,  una combinazione di due gas, l'ossigeno, e l'idrogeno; l'aria, una mescolanza di due gas, l'ossigeno e l'azoto, a cui si aggiungono, in proporzioni pi esigue, l'acqua sotto forma di vapore, l'acido carbonico, l'ammoniaca e l'ozono, il quale  del resto ossigeno condensato.
"Cos, il nostro corpo non  composto che di gas trasformati.
- Ma, interruppe il mio compagno, noi non viviamo solamente dell'aria del tempo. Ci  necessit, in certe ore indicate dal nostro stomaco, aggiungervi alcuni supplementi che hanno pure il loro valore, quali un'ala di fagiano, un filetto di sogliola, un bicchiere di Chteau-Laffitte o di sciampagna, oppure, secondo i vostri gusti, asparagi, uva o pesche saporite...
- S, tutto ci passa attraverso il nostro organismo e ne rinnova i tessuti, ed anche abbastanza rapidamente giacch in pochi mesi (non pi in sette anni come si credeva un giorno) il nostro corpo  intieramente rinnovato. Ma facciamo ritorno di bel nuovo a quell'essere attraente che pos test dinanzi a noi! Ebbene, tutta quella carne che noi ammiravamo non esisteva, solo tre o quattro mesi or sono: quelle spalle, quel viso, quegli occhi, quella bocca, quelle braccia, quella capigliatura, e fino quelle unghie stesse, tutto quell'organismo infine non  altra cosa fuorch una corrente di molecole, una fiamma senza tregua rinnovata, un fiume che si contempla durante l'intiera vita, ma nel quale non si  mai vista la stessa acqua. Ora, tutto ci  ancora null'altro che gas assimilato, condensato, modificato ed  sopra ogni cosa aria. Quelle ossa medesime, oggid solide, si sono formate e solidificate insensibilmente. Non dimenticate che tutto quanto il nostro corpo  composto di molecole invisibili che non si toccano e che si rinnovano senza posa.
"E per vero, sia pure la nostra tavola servita di legumi o di frutta, e siamo anche vegetariani, noi assorbiamo sostanze tolte quasi intieramente dall'aria; questa pera, quell'uva, quella mandorla non sono altro che aria od acqua con pochi elementi gasosi o liquidi chiamativi dal vigore vegetativo, dal calore solare o dalla pioggia. Si tratti d'un asparago o d'insalata, di piccoli piselli o di grossi cavoli bianchi, di lattuga o di cicoria, di ciliegie, di fragole o di lamponi, tutto questo vive nell'aria e per l'aria. Ci che la terra d, e ci di cui va in cerca l'insito vigore vegetativo, sono pur sempre gas, e i medesimi sempre: azoto, ossigeno, idrogeno, carbonio, ecc.,
"Sia poi che la nostra attenzione si rivolga sopra una bistecca o sopra un pollo o su qualsiasi altro alimento "carneo", la differenza non  ragguardevole. Il montone e il bue si sono nutriti d'erba, e vuoi che si gusti una pernice guernita di cavoli, una quaglia arrostita, un tacchino coi tartufi o un intingolo di lepre, tutte queste sostanze, in apparenza cos diverse, non sono che vegetale trasformato, il quale alla sua volta non  esso pure che un raggruppamento di molecole tolte dai gas di cui abbiamo test parlato, aria, elementi dell'acqua, molecole ed atomi, pressoch imponderabili in se stessi e d'altronde assolutamente invisibili ad occhio nudo.
"Cos qualunque sia il genere di nutrimento, il nostro corpo formato, mantenuto e sviluppato dall'assorbimento delle molecole acquistate per mezzo della respirazione e dell'alimentazione, non  in ultima analisi che una corrente incessantemente rinnovata in virt di quest'assimilazione, diretta, retta e organizzata dalla forza immateriale che ci anima. A questa forza noi possiamo con certezza accordare il nome di anima. Essa raggruppa gli atomi che le si confanno; elimina quelli che le tornano inutili, e movendo da un impercettibile, da un germe inafferrabile, giunge a costruire qui l'Apollo del Belvedere, e l la Venere del Campidoglio. Fidia non  che un grossolano imitatore, in confronto di quella forza intima e misteriosa. Narrava la Mitologia che Pigmalione divenne amante della statua di cui fu il creatore. Errore! Pigmalione, Prassitele, Michelangelo, Benvenuto, Canova, non hanno creato che statue, e pi sublime  la forza che sa costruire il corpo vivente dell'uomo e della donna.
"Ma questa forza  immateriale, invisibile, intangibile, imponderabile, come l'attrazione che culla i mondi nell'universale memoria, e il corpo, per quanto materiali ci sembri, non  esso stesso altra cosa fuorch un armonioso raggruppamento formato dall'attrazione di quella forza interna. Vedi dunque che io rimango strettamente nei limiti della scienza positiva col qualificare quella giovinetta del titolo di anima vestita d'aria, come lo siamo del resto, n pi n meno, e tu ed io.
"Dalle origini dell'umanit fino a questi ultimi secoli, si  creduto che la sensazione fosse percepita nel punto stesso in cui la si risentiva. Un dolore provato al dito, era considerato come avente la sua sede nel dito stesso, e i fanciulli e molte altre persone lo credono ancor oggi. La fisiologia ha dimostrato che la sensazione dolorosa  trasmessa dall'estremit del dito fino al cervello merc la via intermediaria del sistema nervoso. Quando si taglia il nervo, si pu abbruciarsi il dito impunemente e la paralisia  completa. Si  perfino gi potuto determinare il tempo che la subitanea sensazione impiega per trasmettersi da un punto qualunque del corpo al cervello, e si sa che la velocit di quella trasmissione  di circa vent'otto metri per minuto secondo. Fin d'allora s' attribuita la sensazione al cervello, ma poi ci si  fermati per via.
"Il cervello  materia come il dito, e per nulla una materia stabile e fissa.  una materia essenzialmente cangiante, rapidamente variabile e che non forma punto un'identit.
"Non esiste, n pu esistere in tutta la massa encefalica un solo lobo, una sola cellula, una sola molecola che non cangi. Una breve sosta di movimento, di circolazione, di trasformazione, sarebbe una condanna di morte. Il cervello non sussiste e non sente che a condizione di subire, come tutto il resto del corpo, le trasformazioni incessanti della materia organica che costituiscono il circuito vitale.
"Non  dunque, n pu essere menomamente in una determinata materia cerebrale, e in certo speciale raggruppamento di molecole che risiede la nostra personalit, la nostra identit, il nostro io individuale, questo nostro io che acquista e conserva un valore personale, scientifico e morale, che giganteggia collo studio, questo nostro io che  e si sente responsabile degli atti da esso compiuti un mese prima, un anno, due anni, vent'anni, cinquanta anni prima, durata nel cui corso il raggruppamento molecolare pi intimo, s' pur cangiato molte volte!
"I fisiologi che affermano che l'anima non esiste assomigliano ai loro antenati che sostenevano di sentire il dolore al dito od al piede. Essi sono un po' meno lungi dal vero, ma arrestandosi al cervello e facendo risiedere l'essere umano nelle impressioni cerebrali, essi si fermano a met strada. Quest'ipotesi  tanto meno scusabile inquantoch questi stessi fisiologi sanno perfettamente che la sensazione personale  sempre accompagnata da una modificazione della sostanza. In altri termini, l'io dell'individuo non persiste che quando non persista pure l'identit della sua materia.
"Il nostro principio di sensibilit, non pu dunque essere un oggetto materiale. Esso  posto in relazione coll'Universo per effetto delle impressioni celebrali e delle forze chimiche che si svolgono nell'encefalo in seguito alle combinazioni materiali, ma  altra cosa.
"E perpetuamente si trasforma la nostra costituzione organica sotto la direzione d'un principio psichico.
"Una data molecola, che  ora incorporata nel nostro organismo, sta per uscirne per effetto della espirazione o della traspirazione, ecc., per appartenere poi all'atmosfera durante un tempo pi o meno lungo, ed essere infine incorporata in un altro organismo, pianta, animale o uomo. Le molecole che costituiscono attualmente il vostro corpo non facevano ieri tutte quante parte integrante del vostro corpo, e nessuna anzi di esse vi si trovava alcuni mesi or sono. Ove erano dunque quelle molecole? Sia nell'aria, sia in altro corpo. Tutte le molecole che formano attualmente i vostri tessuti organici, i vostri polmoni, i vostri occhi, il vostro cervello, le vostre gambe, ecc., hanno gi servito a formare altri tessuti organici... Noi siamo tutti morti risuscitati, fabbricati colla polvere dei nostri antenati. Se tutti gli uomini che vissero fino ad oggi risuscitassero, ve ne sarebbero cinque per piede quadrato su tutta la superficie dei continenti, e obbligati altres per restarvi a salire sulle spalle gli uni degli altri; ma non potrebbero risuscitare tutti integralmente, inquantoch miriadi di molecole servirono successivamente a molti corpi. Cos del pari i nostri organi attuali, divisi un giorno nelle loro ultime particelle, si troveranno incorporati nei nostri successori.
"Ogni molecola d'aria passa dunque eternamente di vita in vita e sfugge di morte in morte; e volta per volta vento, flutto, terra, animale o fiore, essa  successivamente incorporata alla sostanza degli innumerevoli organismi. Sorgente inesauribile da cui tutto ci che vive prende lena, l'aria  ancora un serbatoio immenso in cui tutto ci che vi muore versa il suo ultimo sospiro, ed  sotto il suo assorbimento che vegetali e animali e organismi diversi nascono e poi si spengono. La vita e la morte stanno entrambe nell'aria che respirano e si succedono perpetuamente l'una all'altra mediante lo scambio delle molecole gasose. La molecola d'ossigeno che si sprigiona da quella vecchia quercia trasmigra nei polmoni del fanciulletto in cuna, e gli ultimi sospiri d'un morente vanno ad intessere la pomposa corolla di un fiore o a spandersi come un sorriso sulla verdeggiante prateria, e cos, per un concatenamento infinito di morti parziali, l'atmosfera alimenta incessantemente la vita universale manifestatasi alla superficie del mondo.
"E se alcuno architettasse ancora qualche obbiezione, andrei pi lungi ancora e aggiungerei che i nostri vestiti stessi, non men che i nostri corpi, sono composti di sostanze che, originariamente, furono tutte gasose. Prendi quel filo e tiralo, la resistenza  minima! Eppure quanti tessuti, di lino, di seta, di tela, di cotone, di lana non form l'industria col mezzo di quelle trame e di quelle catene! E che cosa sono infine quei fili di lino, di canape o di cotone? globuli d'aria sovrapposti e che non stanno uniti che per la loro forza molecolare! Che  quel filo di seta o di lana? un'altra sovrapposizione di molecole. Convieni dunque tu pure che i nostri stessi vestiti non sono infine che aria, gas e sostanze tolte in principio dall'atmosfera, ossigeno, azoto, carbonio, vapore acqueo, ecc.
- Vedo con piacere - riprese il pittore - che l'arte non  cos lontana dalla scienza quanto lo si suppone in talune sfere. Se la teoria  per conto tuo strettamente scientifica si risolve per me in arte e della pi eletta. E, d'altra parte esistono forse nella natura tutte queste distinzioni? No: non vi ha nella natura n arte, n scienza, n scoltura, n pittura, n decorazione, n musica, n fisica, n chimica, n meteorologia, n astronomia, n meccanica. Questo bel cielo che ammiriamo, questi contrafforti delle Alpi, quelle nubi rosee della sera, quelle prospettive luminose verso l'Italia, tutto ci forma una cosa sola. Tutto  uno. E poich la fisica molecolare ci dimostra che non vi sono pi corpi, e che in una sbarra d'acciaio e financo di platino gli atomi non si toccano, ci rimangano almeno le anime e nessuno avr di che perdervi.
- S,  un fatto contro il quale nessun pregiudizio saprebbe prevalere e gli esseri viventi sono anime vestite d'aria... Compiango invero i mondi sprovvisti d'atmosfera.
Noi avevamo fatto ritorno, dopo una lunga passeggiata lungo la spiaggia del mare, ad un luogo non lontano dal nostro punto di partenza, e passavamo davanti al muro merlato d'una villa, dirigendoci da Beaulieu verso il capo Ferrat, allorch ci incrociammo con due signore elegantissime. Erano la duchessa di V... e sua figlia, con cui ci eravamo incontrati il gioved precedente al ballo della Prefettura. Le salutammo e sparimmo poscia sotto gli oliveti. Inconsciente figlia d'Eva, la giovinetta, si volse verso di noi, e mi parve che un subitaneo rossore avesse imporporato il suo viso, quantunque ci non fosse forse che l'effetto dei raggi del Sole che tramontava.- Credi tu forse coi tuoi ragionamenti di aver sminuita la mia ammirazione per la bellezza? Orbene io l'apprezzo ancor meglio, e saluto in essa l'armonia, e, te lo confesser dunque? il corpo umano, considerato in tal modo come la manifestazione sensibile di un'anima direttiva, mi sembra acquistare per ci solo maggior nobilt, maggior bellezza e pi luce."
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6.
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"AD VERITATEM PER SCIENTIAM".
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IL TESTAMENTO SCIENTIFICO DI SPERO.
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Lavoravo nella mia biblioteca intorno ad uno studio sulle condizioni della vita alla superficie dei mondi governati e illuminati da molti soli di grandezze differenti, allorch, levando gli occhi verso il camino, fui scosso dall'espressione, e direi quasi dall'improvvisa animazione del viso della mia cara Urania. Era la stessa espressione aggraziata e vivente d'un tempo - oh! come gira velocemente la Terra e com' breve un quarto di secolo - s d'un tempo - e mi sembra fosse ieri! - di quel tempo in cui nei bei giorni dell'adolescenza s rapidamente trascorsi, Urania aveva sedotto il mio pensiero e infiammato il mio cuore. Non potei esimermi dal guardarla ancora e dal far riposare su di lei i miei sguardi. E, per vero, ella era sempre assai bella, e i miei sentimenti non avevano cangiato: Urania mi attraeva ancora come la luce attrae l'insetto. Mi levai dalla mia tavola per avvicinarmi a lei e rivedere quello strano effetto della irradiazione della luce sulla sua fisonomia cangiante, e mi sorpresi poi ritto in piedi davanti a lei, dimentico del mio lavoro.
Il suo sguardo sembrava errar lontano, ma nondimeno prendeva vita sempre pi e andava fissandosi. Su di che? su chi? Ebbi l'intimo senso ch'ella vedeva realmente, e, seguendo la direzione di quello sguardo fisso, immobile, solenne, bench non severo, i miei occhi incontrarono il ritratto di Spero, posto a certa altezza dal suolo, fra due scaffali di libri.
E, in verit, Urania lo guardava fissamente!
Tutto ad un tratto, il ritratto si stacc dal muro e cadde, andandone in frantumi la cornice.
Mi precipitai a quella volta, ma il ritratto giaceva sul tappeto e la dolce figura di Spero stava verso di me. Sollevando il quadro, trovai una gran carta ingiallita, larga quanto tutto il vano del quadro, e che appariva scritta, da entrambi i lati, colla scrittura di Spero. In qual modo non avevo io mai notato quella carta?  vero ch'essa aveva potuto rimaner nascosta nel vano del quadro, mascherato sotto la copertura esterna, e sta di fatto che allorch io avevo portato quell'acquarello da Cristiania, non m'era venuto in mente di esaminare il congegno del quadro. Ma chi dunque aveva avuta l'idea bizzarra di collocare quel foglio in modo siffatto? Non  senza un vivo stupore che riconobbi la scrittura dell'amico mio. Percorsi quelle due pagine. Secondo ogni apparenza esse erano state scritte l'ultimo giorno della vita terrestre del giovine pensatore, il giorno della sua ascensione verso l'aurora boreale, e senza dubbio il padre d'Iclea aveva voluto conservare in modo pi sicuro questi ultimi e supremi pensieri inquadrandoli insieme al ritratto di Spero. Egli aveva dimenticato di parlarmene allorquando mi offr in seguito come ricordo quell'immagine s cara, in occasione del mio pellegrinaggio alla tomba dei due amanti.
Checch ne fosse, fatto sta che, ponendo con precauzione l'acquarello sulla tavola, io provai una vivissima commozione riconoscendo ogni pi minuto particolare di quella figura amata. Erano ben quelli i suoi occhi s dolci e s profondi, sempre enigmatici; erano ben quelle la sua fronte vasta, s calma d'aspetto almeno, la sua bocca fine e d'una sensualit piena di riservatezza, e suo era quel colorito chiaro del viso, del collo e delle mani. I suoi sguardi mi seguivano in qualunque modo venisse girato il ritratto, e si dirigevano essi pure verso Urania, e nel tempo stesso verso tutte le direzioni. Strana idea d'artista! Non potei astenermi allora dal pensare agli sguardi della dea che m'era sembrato contemplassero ardentemente con senso di dolorosa tristezza l'immagine del suo giovine adoratore, e come il crepuscolo viene a rattristare un giorno sereno, una divina melanconia si spandeva su quel nobile viso.
Ma io pensavo al foglio misterioso. Esso era scritto con una calligrafia nitida, precisa, senza alcuna cancellatura. Lo trascrivo qui tale e quale l'ho rinvenuto e senza cangiarvi una parola n una virgola, inquantoch appare la conclusione pienamente naturale dei racconti che furono oggetto di questo libro.
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Eccolo testualmente:
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Questo  il testamento scientifico di una mente che, anche sulla terra, ha volto tutti i suoi sforzi all'intento di restar sciolto dal peso della materia, e che spera esserne affrancato.
Vorrei lasciare, sotto forma d'aforismi, il risultato delle mie ricerche. Mi sembra che non si pu giungere alla verit che per mezzo dello studio della Natura, ossia mediante la scienza. Ecco le induzioni che sembranmi fondate su questo metodo d'osservazione.
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1. L'universo visibile, tangibile, ponderabile e in moto incessante,  composto d'atomi invisibili, intangibili, imponderabili e inerti.
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2. Per costituire i corpi e organizzare gli esseri, questi atomi sono retti da forze.
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3. La forza  l'unit essenziale.
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4. La visibilit, la tangibilit, la solidit, la durezza e il peso sono propriet relative e non realt assolute.
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5. L'infinitamente piccolo:
Le esperienze fatte sulla riduzione in lamine delle foglie d'oro mostrano che diecimila di quelle foglie sono contenute nello spessore di un millimetro. - Si  giunti a dividere un millimetro, sopra una lastra di vetro, in mille parti uguali, ed esistono infusor tanto piccoli che il loro corpo tutto quanto posto tra due di quelle divisioni, non le tocca, quantunque le membra e gli organi di questi esseri siano composti di cellule, queste cellule di molecole, e queste molecole di atomi. - Venti centimetri cubi d'olio stesi sopra un lago giungono a coprire 4000 metri quadrati, in maniera che lo strato d'olio cos sparso, non misura che una duecentomillesima parte di millimetro di spessore. - L'analisi spettrale della luce rivela la presenza di un milionesimo di milligrammo di sodio in una fiamma. - Le onde della luce sono comprese fra 4 e 8 decimillesimi di millimetro, dal violetto al rosso. Si richiedono 2300 onde di luce per riempire un millimetro. Nella durata di un minuto secondo, l'etere che trasmette la luce, eseguisce settecentomila miliardi di oscillazioni, ognuna delle quali  matematicamente definita. - L'odorato percepisce  di milligrammo di mercaptan(5) nell'aria respirata. - La dimensione degli atomi deve essere inferiore ad un milionesimo di millimetro di diametro.
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6. L'atomo, intangibile, invisibile, appena concepibile per la nostra mente avvezza ai giudiz superficiali, costituisce la sola vera materia, e ci che noi chiamiamo materia non  che un effetto prodotto sui nostri sensi dal movimento degli atomi, ossia una possibilit incessante di sensazioni.
Ne viene che la materia, e cos le manifestazioni dell'energia, non sono che un modo di movimento. Se il moto si arrestasse, se la forza potesse essere annientata, se la temperatura dei corpi fosse ridotta a zero assoluto, la materia, quale noi la conosciamo, cesserebbe dall'esistere.
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7. L'universo visibile  composto di corpi invisibili. Ci che si vede  fatto di cose che non si vedono.
Non vi ha che una sola specie di atomi primitivi; e sono dessi le molecole costitutive dei differenti corpi: ferro, oro, ossigeno, idrogeno, ecc.: le quali non differiscono fra di loro che pel numero, pel raggruppamento e pei movimenti degli atomi che le compongono.
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8. Ci che noi chiamiamo materia svanisce allorch l'analisi scientifica crede di afferrarla. Ma noi troviamo come sostegno dell'universo e principio di tutte le forme, la forza, l'elemento dinamico. Colla mia volont io posso stornare la Luna dal suo corso.
I movimenti di ogni atomo, sulla nostra Terra, sono la risultante matematica di tutte le ondulazioni eteree che gli pervengono col tempo, dagli abissi dello spazio infinito.
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9. L'essere umano ha per principio essenziale l'anima. Il corpo  apparente e transitorio.
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10. Gli atomi sono indistruttibili. L'energia che muove gli atomi e regge l'universo  indistruttibile. L'anima umana  indistruttibile.
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11. L'individualit dell'anima  recente nella storia della Terra. Il nostro pianeta  stato nebulosa dapprima, poi Sole, poi caos, e niun essere terrestre esisteva allora. La vita ebbe principio per mezzo degli organismi pi rudimentali: essa ha progredito di secolo in secolo per raggiungere il suo stato attuale, che non  l'ultimo. L'intelligenza, la ragione, la coscienza e ci che noi chiamiamo le facolt dell'anima sono moderne. Lo spirito s' gradatamente sprigionato dalla materia come - se il paragone non fosse troppo grossolano - il gas si svolge dal carbone fossile, il profumo dal fiore, la fiamma dal focolare.
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12. La forza psichica incomincia ad affermarsi da trenta o quaranta secoli, nelle sfere superiori dell'umanit terrestre, e la sua azione non  che nello stadio dell'aurora.
Le anime, conscienti della loro individualit o ancora inconscienti, sono per loro stessa natura, all'infuori delle condizioni di spazio e di tempo. Dopo la morte dei corpi, come durante la vita, non occupano alcun posto. Alcune vanno forse ad abitare altri mondi.
Non hanno coscienza della loro esistenza extra-corporea e della loro immortalit che quelle che sono sciolte intieramente dai vincoli materiali.
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13. La Terra non  che una provincia della patria eterna; essa fa parte del Cielo; il Cielo  infinito; tutti i mondi fanno parte del cielo.
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14. I sistemi planetar e siderali che costituiscono l'universo sono a gradi diversi d'organizzazione e di progresso. L'estensione della loro diversit  infinita; gli esseri sono ovunque in rapporto coi mondi.
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15. Tutti i mondi non sono attualmente abitati. L'epoca presente non ha una importanza maggiore di quelle che l'hanno preceduta e di quelle che la seguiranno. Alcuni mondi furono abitati nel passato, or son miliardi di secoli; altri lo saranno nell'avvenire fra miliardi di secoli. Un giorno nulla rester della Terra e le sue ruine stesse si ridurranno ad un ammasso di macerie.
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16. La vita terrestre non  il tipo delle altre vite. Una diversit sconfinata regna nell'universo. Vi sono soggiorni in cui la gravit  intensa, in cui sconosciuta  la luce, e il tatto, l'odorato e l'udito sono i soli sensi esistenti, e in cui, non essendosi ancora formato il nervo ottico, tutti gli esseri sono ciechi. Ve ne sono altri in cui la gravit  appena sensibile e in cui gli esseri sono s leggeri e di tanto poca entit da riescire invisibili ad occhi terrestri, e in cui i sensi d'una delicatezza squisita rivelano a spiriti privilegiati sensazioni precluse all'umanit terrestre.
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17. Lo spazio che esiste fra i mondi sparsi nell'immenso universo non li isola gli uni dagli altri. Essi sono tutti in comunicazione perpetua gli uni cogli altri per mezzo dell'attrazione, che si esercita istantaneamente attraverso tutte le distanze e che stabilisce un vincolo indissolubile fra tutti i mondi.
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18. L'universo forma una sola unit.
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19. Il sistema del mondo fisico  la base materiale, l'habitat del sistema del mondo morale o spirituale. L'astronomia deve dunque essere la base d'ogni credenza filosofica o religiosa.
Ogni essere pensante porta in s il sentimento, ma l'incertezza, nel tempo stesso, dell'immortalit. Ci dipende dal fatto che noi siamo gli ingranaggi microscopici d'un meccanismo sconosciuto.
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20. L'uomo si crea egli stesso il proprio destino. Egli si eleva o cade in basso secondo le sue opere. Gli esseri attaccati agli interessi materiali, gli avari, gli ambiziosi, gli ipocriti, i mentitori, i figli di Tartufo, rimangono, come i perversi, nelle zone inferiori. Ma una legge primordiale e assoluta regge la creazione: la legge del progresso. Tutto si eleva nell'infinito. Le colpe sono caduche.
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21. Nell'ascensione delle anime, le qualit morali non hanno minor valore delle qualit intellettuali. La bont, la devozione, l'abnegazione, il sacrificio purificano l'anima e l'elevano, ci che fanno altres lo studio e la scienza.
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22. La creazione universale  un'immensa armonia di cui la Terra non  che un frammento insignificante, abbastanza massiccio ed incompreso.
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23. La natura  un perpetuo divenire. Il progresso  la legge. La progressione  eterna.
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24. L'eternit d'un'anima non sarebbe sufficiente per visitare l'infinito e tutto conoscere.
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25. Il destino dell'anima  di sbarazzarsi sempre pi del mondo materiale,  di appartenete definitivamente alla vita uranica superiore, in cui si domina la materia e pi non si soffre. La fine suprema degli esseri  il perpetuo avvicinarsi alla perfezione assoluta e alla felicit divina.
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Tale era il testamento scientifico e filosofico di Spero. Non sembra ch'esso sia stato dettato da Urania in persona?
Le nove muse dell'antica mitologia erano sorelle, e le concezioni scientifiche moderne tendono alla loro volta all'unit. L'astronomia o la conoscenza del mondo, e la psicologia o la conoscenza dell'essere, s'uniscono oggid per stabilire la sola base su cui possa essere edificata la filosofia definitiva.
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FINE.
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Post Scriptum.
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Gli epsod che precedono e le indagini e le riflessioni, che li accompagnano, si trovano riuniti qui in una specie di Saggio il cui scopo  di portare qualche pietruzza alla soluzione del pi grande fra i problemi che possono interessare la mente umana.  sotto questo rispetto che la presente opera vien offerta all'attenzione di coloro che, qualche volta almeno "in mezzo a quel cammino della vita" di cui Dante fa cenno, si soffermano un breve istante e si chiedono ove sono, ci che sono e quel che cercano, pensano e sognano.
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(1)  e questo insigne scienziato, successo nel 1854 a Francesco Arago quale direttore dell'Osservatorio di Parigi, e morto poi il 23 settembre 1877, che l'astronomia va debitrice della scoperta di Nettuno, pianeta la cui esistenza nel mondo degli astri fu rivelata dal mero calcolo.
Nettuno  assolutamente invisibile ad occhio nudo, ma le perturbazioni constatate nel moto del pianeta Urano, indussero Le Verrier ad argomentare che dovesse pur esistere un pianeta incognito, cagione di quelle oscillazioni ed alterazioni altrimenti inesplicabili. L'osservazione diretta conferm poi le deduzioni teoriche dello studioso, e la scoperta di Nettuno costitu quindi uno dei maggiori trionfi delle discipline astronomiche e valse a Le Verrier come imperituro titolo di gloria.
Veggasi, per maggiori notizie, la precedente opera dello stesso Flammarion L'Astronomia popolare, di cui lo stabilimento Sonzogno pubblic una fedele ed accurata traduzione.
(2) Vi sono talvolta bizzarre coincidenze. Il giorno in cui Spero esegu l'ascensione che doveva tornargli cos fatale, io seppi che egli s'era librato nell'aria dall'agitazione straordinaria dell'ago calamitato che, a Parigi, ov'io ero rimasto, annunciava l'apparire dell'intensa aurora boreale cos lungamente da lui attesa.  noto infatti che le aurore boreali si manifestano da lungi per mezzo delle perturbazioni magnetiche. Ma ci che mi sorprese maggiormente, e di cui non so darmi una spiegazione neppur oggi,  che nell'ora stessa della catastrofe provai un malessere indefinibile e poscia una specie di presentimento che gli era toccata qualche sventura. Il telegramma che mi annunci la sua morte mi trov quasi preparato all'orribile catastrofe. (N d. A.)
(3) Phantasms of the living, per E. Gurney e Fr. Myers, professori all'Universit di Cambridge, e Frank Podmore, Londra, 1886. Presidente della Society for Psychical Research  il professore Balfour Stewart, della Societ Reale di Londra.
(4) Allusione dell'autore al Sosia dell'Anfitrione di Plauto e di Molire, personaggio che ha una perfetta rassomiglianza con altro. (Nota del Trad.).
(5) Mercaptan. - Termine di chimica. Radicale particolare di una classe di Idracidi.
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FINE.