Camille Flammarion.
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STELLA: ROMANZO DEL CIELO.
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1930. Casa Editrice Sonzogno, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da Gianluigi Trivia e Ruggero Volpes per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico.
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Presentazione.
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L'Autore.
Camille Flammarion fu un sensibile scrittore francese nato il 1842 e morto nel 1925.
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Indice.
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PREFAZIONE.
1. DOPO IL VALZER.
2. IL MONDO E LA CHIESA.
3. IL PRANZO D'EPICURO.
4. SPONSALI MONDANI.
5. IL REGNO DELL'IGNOTO.
6. MADAMIGELLA EVA.
7. PERIODO DI TRANSAZIONE.
8. I PIRENEI.
9. CRITICA E DISCUSSIONE.
10. IL SOLITARIO.
11. IL CIELO STELLATO.
12. GLI ALTRI MONDI..
13. LA SCINTILLA.
14. DUCA E DUCHESSA.
15. LA SCIENZA, L'ONORE E L'AMORE.
16. EROICA ABNEGAZIONE.
17. AD AUGUSTA PER ANGUSTA.
18. FELICIT SUPREMA.
19. LA VITA IN DUE.
20. LA VITA IN DUE CONTINUA.
21. LA VITA IN DUE SI PERPETUA.
22. OVE SI PARTE DA LOURDES PER SALIRE A DIO.
23. PIENO CIELO - NELL'INFINITO.
24. SCIENZA - VERIT - FELICIT.
25. VIAGGIO DI VACANZA.
26. SPIRITI CELESTI - POLVERE TERRESTRE.
27. ETERNIT - INFINITO.
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FINE Indice.
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PREFAZIONE.
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S'incontrano talvolta nella vita creature umane che fanno rimaner sorpresi per la perfezione delle loro idee, per la nobilt dei loro sentimenti, per la profondit e la vasta estensione del loro sapere, per la sicurezza infallibile quasi del loro giudizio, per la loro manifesta superiorit sui contemporanei che le circondano, e davanti alle quali si pensa inavvertitamente che si amerebbe di rassomigliar loro, di pensare come esse, di vivere com'esse, di essere felici infine della loro stessa felicit. Questi esseri privilegiati vanno di gran lunga innanzi al secolo in cui vivono, e stanno assai al disopra della razza umana che popola il nostro pianeta.
Essi sono grandi pei doni della mente, buoni ed indulgenti in cuor loro, e affatto estranei a tutte le vanit terrestri.
Uno degli eroi del romanzo che stiamo per intraprendere mi aveva offerto agli occhi un carattere consimile; egli possedeva al massimo grado la forza morale e intellettuale; s'era in ispecial modo consacrato allo studio del firmamento e aveva tratto dalle investigazioni astronomiche una filosofia religiosa, nella quale molti dei suoi discepoli hanno creduto di intravedere la religione dell'avvenire. Ascoltando la sua parola, leggendo i suoi scritti, vedendolo sopratutto, dicevo tra me:
"Ecco il filosofo, qual io vorrei esserlo."
Ella era pi sublime ancora. La sua infaticabile curiosit dei grandi problemi della vita, il suo sguardo aperto verso il mondo sconosciuto e certo non so qual garbo giovanile ed affascinante colpirono tosto quanti ebbero ad avvicinarla. Quanto lui, viveva ella pure nel cielo: ma possedeva in pi alto grado quella idealit sottile e misteriosa che l'uomo mai non tocca e che sembra riservata su questa terra alle delicatezze estreme del sistema nervoso della donna. La sua voce era una musica, la sua bellezza piuttosto angelica che materiale, e l'anima sua sembrava una luce eterea interiore che trasparisse attraverso il suo viso e irradiasse d'ogni intorno per vasto spazio.
Ella comprese la grandiosit, la magnificenza, lo splendore, diremo cos, dell'Astronomia.
Elevata nel mondo e pel mondo, dopo un'educazione religiosa in un convento fra i pi diletti dalla moda, s'accorse ella bentosto che le sue credenze non erano fondate sopra una base solida, che le scoperte della scienza le modificavano gradatamente e le trasformavano, e che, nel mondo, pressoch tutto era menzogna quanto la circondava, menzogna, intrigo, ignoranza e futilit.
La deficienza intellettuale pressoch assoluta delle persone di alta sfera che la circondavano, associata alla cinica adorazione del vitello d'oro, scosse fino alla nausea la sua coscienza di alto sentire.
Allora, ella non esit un istante ad abbandonare le sue prime idee, la fortuna, il lusso, i piaceri, l'ozio, le gioie mondane; a preferir loro una vita semplice e riempita di oneste occupazioni e a consacrarsi, nella solitudine, a colui che le apparve come l'apostolo della verit; e con lui ella visse inebriata della contemplazione delle meraviglie inenarrabili dell'universo.
Non conobbi esseri pi integralmente felici di Raffaello e di Stella. La mente loro era soddisfatta dalla scienza; i loro cuori battevano all'unisono e la loro vita fu un canto d'amore.
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Capitolo 1.
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DOPO IL VALZER.
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Giungendo nella sua camera, mentre il rumore della carrozza e il passo cadenzato dei cavalli si facevano ancora udire sotto il gran portone della casa, ella gett su una sedia la sua pesante mantellina di pelliccia, e si trov ritta in piedi davanti al camino sul cui focolare ardeva un gran fuoco di legna che aggiungeva i suoi toni caldi a quelli della camera illuminata da molteplici candele.
Bionda e cogli occhi neri, d'una statura media, ma piuttosto spigliata e d'una somma eleganza, ella era veramente bella.
N pot la vaga creatura trattenersi dal sorridere lievemente ammirando riflesse nello specchio le sue spalle d'una abbagliante bianchezza, il suo busto ammirabilmente disegnato, l'attaccatura s aggraziata del suo collo, e le ciocche alquanto molli e quasi vaporose della sua opulenta capigliatura, d'un biondo veneziano, sui cui rilucevano con rossi abbagli i toni fulvi dell'Oriente.
Ma, ad un tratto, un'immagine attravers il suo pensiero; ella sent che la sua fronte si colorava d'un subitaneo rossore, e port entrambe le mani al cuore come per sopprimerne i troppo spessi battiti. Poi, si trov seduta al piede del suo letto, e sostenendo la sua testolina pensosa col palmo della mano, appoggiato il gomito al cuscino di velluto gettato sulla spalliera di legno di rosa rimase cos ferma, dimenticando di vestirsi, immersa tutta quanta nella sua fantasticheria, ed abbandonata ad una specie di voluttuoso languore.
Quel lungo ballo, nel cui turbine era stata travolta per ben sei ore forse, non l'aveva per nulla affaticata, ed anzi eccitata di preferenza. Era la prima volta che ella aveva per davvero assaporate le ebrezze del valzer. S, per la prima volta s'era quella notte sentita trasportata da un essere di lei pi forte e nelle cui braccia ella aveva abbandonato una gran parte dell'essere suo.
Stante un uso mondano ben compiacente, e per effetto di una delle pi prodigiose menzogne convenzionali della nostra civilt, un uomo, uno sconosciuto, l'aveva presa, scollata come era, sotto gli occhi ciecamente imbambolati delle persone della sua famiglia, l'aveva serrata contro di s, fino a sentire scorrere, in certi movimenti, l'estremit dei suoi baffi sui ricciolini ondulati della sua nuca; poi l'aveva afferrata con energia e avrebbe potuto - e perch non s'era a ci avventurato? - far scivolare nella sua orecchia cos minuscola una sottile dichiarazione di amore.
La sua tutrice, prudente, pia ed asserragliata tutta quanta nei suoi rigidi princip, s'era sempre data la massima cura di tener lontane da lei le letture profane di qualsiasi genere; non mai un giornale s'era insinuato fino alla sala ove passava la giornata, n mai aveva assistito ad una rappresentazione teatrale di carattere leggero, n mai era uscita sola, foss'anche per andare a confessarsi od al bagno turco.
Questa bella ragazza di diciannove anni era un giglio verginale cresciuto sotto vigili occhi in un giardino chiuso d'ogni intorno scrupolosamente, a cui non potevano accedere n le celesti farfalle, n le pure api e nemmeno il soffio stesso del vento.
Ed ecco che, tutto ad un tratto, la si era portata in mezzo al mondo, ove le romanze che ella cantava narravano tutte istorie d'amanti maschili e femminili, e la si era gettata per di pi in mezzo ad un ballo risplendente per un'infinit di lumi, reso pi animato dalle penetranti melodie d'un'orchestra incantatrice, innocente pascolo cos agli appetiti sensuali di giovani signori eleganti che se l'erano fatta passare di mano in mano come un fiore pomposo d'un profumo delicato e delizioso da contemplarsi dappresso. Uno di essi in particolar modo l'aveva contemplata a lungo, sotto il pretesto delle figure del cotillon e degli incidenti della cena, e l'aveva in certo modo accaparrata per tutta quanta la sera.
Il giovane duca, che le era stato presentato solo quella sera, apparteneva a quel che si chiama "il gran mondo" e ne era indubbiamente uno dei campioni pi distinti ed apprezzati. Vestiva sempre all'ultima moda, ch'egli si preoccupava di oltrepassar sempre mediante qualche nuova ricerca di toelette sopraffine: faceva stirare la sua biancheria alla french-blanching-house di Londra, portava sparati di camicia pi bianchi della neve su cui brillavano grosse perle, e la sua cravatta era in qualsiasi ora della sera altrettanto fresca, quanto la gardenia che teneva all'occhiello dell'abito.
D'una taglia elegante, di statura di poco superiore alla media, coi capelli artisticamente pettinati, di una tinta di castagno cupo, e ricadenti con qualche ricciolino sulla fronte, aveva egli la barba fina e tagliata a punta, gli occhi neri brillantissimi, un colorito sano, bench lievemente pallido, le mani piccole e bianche, ed era oggetto d'attenzione e d'ammirazione per tutte le donne.
Aggiungasi a ci la qualit di un ballerino da valzer perfetto, il che  raro, e si pensi se egli non l'aveva trascinata tosto in un sogno da far rimanere inebetiti.
Ella aveva tutto osservato senza nulla trovare di che far oggetto di critica, quando si faccia eccezione, forse per un leggero vezzo, di rialzare di quando in quando l'estremit del labbro a sinistra, ci che del resto non gli stava male. La bocca era ben disegnata e metteva in mostra denti bianchissimi, n era certamente la prima volta che ella incontrava quel cavaliere.
Ella era anzi ben sicura d'averlo gi visto, ma dove? a qualche bazar di carit, in una serata precedente, all'Opra, al concerto, in chiesa forse? No, era stato al Bosco di Boulogne, a cavallo, un bel mattino dell'estate scorsa.
Egli le aveva a tutta prima poco parlato durante il ballo; tuttavia ella aveva indovinato ch'egli era al fatto di tutto e avrebbe potuto tutto raccontare, con un tatto squisito.
Una parola d'ammirazione sul suo abbigliamento l'aveva colmata di gioia.
Forse una donna di qualche maggior esperienza avrebbe notato alcune banalit nei suoi complimenti; ma essi erano inediti per lei e per lei sola li credeva dettati. E poi, durante la cena, egli aveva fatto le spese della conversazione con un brio inaudito, e, d'altra parte, senza veruna affettazione, discorrendo con una leale affabilit da vecchio camerata degli associati del suo circolo, mettendo in evidenza i quadri che sarebbero certamente pi osservati al salone dell'Esposizione annuale, commentando favorevolmente l'ultima commedia datasi al Teatro Francese, e che pur era stata s mal giudicata dalla stampa, raccontando un disastro avvenuto nella scuderia dell'amico suo il conte di Frascati, fornendo i pronostici per le vicine corse di cavalli, discorrendo intorno alla esagerazione economica dei prestiti russi e discutendo l'avvenire delle colonie francesi.
S, quest'uomo sapeva tutto. Per qual motivo non accettava egli d'entrare issofatto nell'arena politica, di divenir deputato e ministro, lui, i cui avi risalivano fino al tempo delle crociate?
 vero che la pi alta magistratura dello Stato non  assolutamente degna d'invidia, che l'indipendenza  bandita dal trono, e si pu anzi notare oggid che dei sei presidenti eletti dacch fu stabilito in Francia il governo repubblicano, quattro diedero le loro dimissioni e un quinto fu assassinato.
Tuttavia, evidentemente, ed ella comprendeva bene che era tale l'opinione di suo zio e della zia sua, le carriere tutte quante rimanevano aperte ad un tempo al giovane duca, la diplomazia non meno della politica, il giornalismo non meno del foro, quand'egli si fosse dato appena la briga di trar profitto de' suoi doni naturali e di fare qualche cosa, nonostante le sicure e laute rendite che gi gli appartenevano, senza tener conto delle speranze per l'avvenire.
Ma, pel momento, egli non si dedicava ancora ad alcunch di speciale, conduceva tranquillamente la vita mondana del rango suo, si levava alle dieci, faceva una trottata a cavallo, poi la colazione ad un'ora; impiegava il suo tempo dappoi in qualche visita, pranzava presso i suoi amici, passava la met delle sue notti al Circolo o nelle serate, giuocava somme abbastanza forti e si coricava infine verso le due.
Se qualche preoccupazione lo agitava, si era quella di triplicare la sua fortuna merc un buon matrimonio e di restaurare il vecchio castello riacquistato dal padre suo. Amava anche l'archeologia e ne parlava come se fosse stato Viollet-le-Duc o Carlo Garnier.
Stella era stata la regina di quel ballo. La sua bellezza, la sua giovent, un fascino particolare che spirava dalla sua persona, l'avevano fatta oggetto d'attenzione da tutti e da tutte. Le erano stati presentati, oltre all'elegante duca di Jumiges, il figlio di un banchiere ricchissimo ed un giovane deputato d'un grande avvenire. Tutti e tre parve se la fossero disputata, ma era palese che il duca aveva vinto la partita.  con lui ch'ella aveva parlato maggiormente, ed  ben lui quegli con cui s'era incontrata al Bosco di Boulogne. due volte almeno.
Pur fisso cos sempre il pensiero al suo bel cavaliere, la giovinetta si andava svestendo lentamente, macchinalmente, davanti il gran camino acceso, lasciando cadere i suoi abiti ad uno ad uno sul tappeto, sollevando alquanto, per meglio affrancarla, la lussureggiante capigliatura che le cadeva lungo le spalle, e a poco a poco sentendosi presa dal sonno.
Le quattro suonarono al suo piccolo pendolo nello stile di Luigi XV.
Le parve, nello stendere le membra nella soffice frescura del letto, che si sarebbe presto addormentata, e di riposare in mezzo a quell'alto silenzio, mentre la camera non restava rischiarata che dai tizzoni del focolare.
Ma, nulla di tutto ci.
Le sue pupille si riaprivano costantemente da s stesse, e no, in verit, ella non era stanca per nulla. In qual modo suo zio e la zia avevano potuto dire che quella serata era lunga e che era tempo di coricarsi?
Non aveva sonno. Il suo desiderio di chiudere gli occhi non era stato che un'illusione, che una passiva e vaga obbedienza ad un'abitudine.
Trasse allora le braccia fuori dal letto, e la loro bianchezza apparve illuminata dalla fiamma del focolare con una scialba tinta rossa tenerissima. Fra tanto fantasticare, ella s'era coricata, per la prima volta, colla sua camicia della giornata, la sua camicia da ballo dai pizzi fini e vaporosi. Scoperse allora che non s'era mai vista altrettanto bella nel suo letto, e questa scoperta non trasse seco il sonno.
Stella era una giovinetta mondana, uscita di fresco dal convento e ancora pia. Ripensando alle sensazioni provate durante il ballo, si ricord dei severi giudizi del suo confessore e le sembr che il degno sacerdote avesse pronosticato secondo il vero.
O valzer! danza voluttuosa e carezzevole, risveglio della carne nella viva luce e nel moto, non siete voi dunque, diletti inesauribili dell'essere vivente, non siete voi dunque, in realt, un primo peccato? Non  per esso che l'uomo e la donna si incontrano per la prima volta nell'aurora della vita? Tutti i nostri sensi non sono essi conquisi da quell'incanto? gli occhi per la bellezza delle forme; l'orecchio, merc la musica; l'odorato, da profumi esuberanti; il tatto, il tatto medesimo dal corpo tutto quanto, mediante il ritmo cadenzato che trascina una stessa coppia nelle sue spire ondeggianti?
La giovinetta danza, a tutta prima, pel solo piacere di danzare, di muoversi, di torneare rapita in un sogno, accettando per cavaliere una delle sue compagne di convento. Ma il suo piacere si trasforma e si sviluppa un giorno, allorch essa si sente scelta per la sua bellezza ed ammirata al braccio del suo ballerino. E poi, una certa sera, il piacere si metamorfosa ancora, e, questa volta, in una sensazione nuova affatto e che le sembra incancellabile. Il valzer ondeggiante e rapido sfoglia nella sua corsa impazzata, vergini e fiori.
Nella vita, tutto  contrasto e tutto si rassomiglia. L'impressione provata da Stella in quelle prime serate mondane era certamente ben lontana dalle emozioni religiose che ella aveva provato nelle cerimonie della chiesa; ma nondimeno, anche in esse del paro, tutti i suoi sensi erano stati accattivati: la vista dal maestoso stile gotico che eleva il pensiero verso le grandi altezze e dalla misteriosa luce che scende dalle vetrate ad ogiva, l'odorato dai profumi dell'incenso, l'orecchio dalla penetrante soavit di taluni canti religiosi e dalla melodia superumana degli organi, e tutto il suo essere idealistico da un complesso d'impressioni assai dottamente combinate nell'intento del maggior effetto.
Stella era pia, sincera, convinta, delicata di sentimento non men che di sensazioni. Nel convento era stata notata pel fervor suo, e si era abbandonata alle aspirazioni verso Dio, verso i misteri, verso l'ignoto, verso l'ideale, inebriandosi delle santificazioni della religione.
Questa stessa natura cos impressionabile provava ora emozioni affatto nuove al ricordo di quella riunione mondana, nella quale tutto sembrava esser stato organizzato per eccellenza allo scopo di piacere e sedurre.
E questo godimento, s differente dalla gioia interiore delle estasi mistiche, aveva nondimeno con essa segreti rapporti. I piaceri mondani sono qualche poco interdetti; il pudore della vergine si risente dei minimi avvertimenti e la sensibilit dell'anima ne  aumentata. Ne venne quindi che per un bizzarro contrasto, in quel letto a fini pizzi rischiarato dalla luce del focolare, la giovinetta associ ai primi fremiti di volutt ch'ella aveva creduto di provare, i consigli del suo confessore, l'imagine del suo angelo guardiano. E le parve anzi d'intendere una voce interiore che le ripetesse che la danza  un peccato... il valzer sopratutto.
A lungo andare s'addorment finalmente, e niuno ricevette confidenza qualsiasi de' suoi sogni.
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Capitolo 2.
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IL MONDO E LA CHIESA.
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Stella d'Ossian era ad un tempo pia e mondana. Educata in un convento, ella aveva passato la sua infanzia nella ridente casa di campagna d'Issy (test disparsa col suo parco per far luogo a nuove strade ed a fabbricati moderni), e allorch s'era fatta grande, aveva trasmigrato di l, colle sue compagne, fino al pensionato della strada di Svres, ove la sua giovinezza era trascorsa sotto l'austera ed oculata direzione delle religiose della Congregazione di Nostra Signora, canonichesse regolari di Sant'Agostino.
A Issy, le piccole, le violette, le portatrici di nastri, gli amaranti, come vengono chiamate in vista dei loro nastri, seguono abbastanza meccanicamente, come in tutti i collegi, le classi e gli esercizi quotidiani che occupano in modo perfettamente monotono le ore e le giornate quanto son lunghe.
A Parigi, ove esse giungono generalmente verso l'et di undici anni, le verdi, le azzurrine, le gialle e le rosse, incominciano a vivere e a pensare.
Non diremo nulla delle "bianche" che sono le pi grandi, poco numerose d'ordinario e pronte a lasciare il collegio da un momento all'altro.
All'infuori delle vacanze, tutti questi "uccelletti" hanno giorni prefissi d'uscita in seno alle loro famiglie e non si sentono mai interamente separati dal mondo. Vi si impara del resto, nel convento stesso, come comportarsi convenevolmente, e vi si apprendono la musica, il violino e perfino la danza.
Il quartiere degli Invalidi, in fondo al sobborgo San Germano, coi suoi tre grandi parchi degli Uccelli, del Sacro Cuore e dell'Arcivescovato, sembra, a dir vero, una solitudine remota, e altrettanto lontano da Parigi quanto la Bretagna o la Vandea; ma, non ci si sente stretti fra le mura d'un chiostro, vi si respira non so qual aria mondana, vi si discorre con amiche, si raccontano reciprocamente le impressioni avute al di fuori, le osservazioni fatte dalla giovane curiosit che si schiude allo spettacolo della vita, e si sa che si uscir dal convento in epoca prossima, che precede spesso di pochi mesi appena l'ora del matrimonio.
Gli stud non vi sono troppo faticosi; se ne fanno e se ne trascurano; gli eserciz religiosi procedono invece regolari come un orologio. Si dicono le preghiere tutte le mattine prima della pulizia quotidiana, tutte le sere prima di coricarsi; si recitano il Benedicite e l'orazione del perdono prima e dopo i pasti, nel gran refettorio ove ognuna ha il suo posto e la sua posata. Una preghiera vien recitata prima d'ogni corso scolastico, d'ogni studio, d'ogni esercitazione.
Si ascolta la messa tutte le mattine nella vasta cappella la cui alta torre quadrata domina il parco come una torre di cattedrale; vi si fa la confessione una volta al mese e la comunione cinque o sei volte all'anno; si ascoltano sermoni che mantengono lo spirito nella fede e confermano tutti gli insegnamenti ricevuti all'epoca della prima comunione; si sa che Ges Cristo  morto sulla croce per la remissione dei nostri peccati, che risuscit per la nostra glorificazione, che egli  seduto in cielo alla destra di Dio padre, che il beato corpo della Vergine Maria fu trasportato col dagli angeli il giorno dell'Assunzione, che gli angeli esistono nel cielo e sulla terra, che i santi e le sante soggiornano nel paradiso, che le nostre anime salvate da Ges Cristo, devono, dopo la morte, andare nel purgatorio per purificarsi delle ultime contaminazioni, a meno che incancellabili peccati non le piombino nell'inferno per l'eternit, e che alla fine del mondo, i nostri corpi risuscitati, che saranno degni del cielo per l'angelica purezza delle nostre anime, vivranno eternamente nella gloria del paradiso.
Stella, come le sue compagne, aveva cos vissuto, aveva cos pensato, fino alla sua uscita dal convento, fino all'et di diciotto anni. Ella era retta e pura nei suoi sentimenti e credeva con sincerit a tutto ci che le era stato insegnato. L'idea stessa d'un dubbio non si era mai affacciata alla sua mente. Ella viveva e pensava seriamente, non avendo n il temperamento, n la educazione delle nostre giovani della fine del secolo.
Era convinta che gli insegnamenti della religione erano altrettanto fondatamente sinceri quanto quelli della scienza; e teneva il catechismo per sicuro quanto il suo trattato d'aritmetica, la sua geografia o la sua cosmografia. Allorch ella recitava che 7 volte 12 fa 84, e che i tre angoli d'un triangolo sono eguali a due angoli retti, o che la Corsica  un'isola del Tirreno, a 180 chilometri dalla costa di Francia e a 77 chilometri dalla costa d'Italia, o che la terra  un pianeta che gira intorno al sole e in ventiquattro ore su s stessa, ella sapeva che le sue affermazioni riescivano in modo assoluto dimostrate e non le era nemmeno venuta l'idea che esse avrebbero potuto essere contestate da chicchessia. Era l'ugual cosa in tutto, per lei, delle affermazioni della religione.
Stella ammetteva del pari come dimostrato che Ges  sceso nell'inferno, che  salito al cielo, che  col seduto alla destra di Dio padre e che scender sulle nubi per giudicare i vivi ed i morti, che i demoni nell'inferno passano l'eternit a tormentare i dannati, che Giosu ha arrestato il Sole, e che il serpente ha tentato Eva parlandole, sospeso ai rami dell'albero del bene e del male.
Nel suo candore, ella non dubitava d'alcuna cosa che le venisse insegnata, e se anche le fosse venuta l'idea di stabilire un raffronto fra i due ordini di cognizioni, le verit della fede le sarebbero certamente sembrate pi assolute che non quelle della scienza.
Amava talvolta raccogliersi nel silenzio della chiesa e prediligeva di dire le sue preghiere nella cappella dei Santi Angeli. Ella credeva nel suo Angelo Custode, faceva ricerca nella sua coscienza di peccati imaginar, si accusava presso il confessore di qualche dissattenzione nella scuola, d'uno scatto d'impazienza con qualcuna delle sue compagne, d'una piccola ghiottoneria, e l'anima sua rimaneva pura come l'angelo dei suoi sogni.
Stella inclinava a pensare che risusciterebbe cos nel suo corpo verginale di diciotto anni, senza andare pi lungi nella sua curiosit, senza pensare in qual costume, e trovava bello il suo confessore calvo e cadente, e vedeva lui pure nel paradiso, coi vescovi, i pontefici, i martiri e i profeti.
Sembrava, per poco che si fosse insistito, ch'ella sarebbe stata felice di farsi monaca come le sue istitutrici, e di consacrare tutta la sua vita al buon Dio.
I giorni della santa comunione, a Pasqua, alla messa di mezzanotte, nelle grandi solennit, ella sentiva realmente che l'ostia, dopo aver toccata la sua lingua e discendendo nel suo petto, la inondava d'un sentimento di compenetrazione nella divinit. Che Ges fosse Dio e che ella se ne cibasse misticamente, non ne dubitava punto. Nelle messe in musica, taluni canti chiesastici, dolcissimi ed oltremodo soavi, quali il Panis angelicus o l'O salutaris, la trasportavano in un'estasi celeste.
Il suo confessore era un santo uomo, scelto con piena conoscenza da monsignor arcivescovo di Parigi, per la direzione di quelle anime femminili e che, circostanza abbastanza rara, a quanto sembra, nel clero parigino, di Madrid e di Roma, era un sacerdote senza macchia, sincero credente, semplice d'animo e convinto. Prudente e riservato, giammai non gli era toccato, nella confessione, di fare l'una o l'altra di qualcuna di quelle domande difficili per la giovinetta o il giovine, che fanno salire il rossore alla fronte innanzi di aver compreso, e che stornarono di buon'ora dal tribunale della penitenza pi d'un'anima pura, tratta bruscamente alle cose carnali merc una domanda maldestra, curiosa o criminale. Il padre Ildefonso congiungeva alle virt del buon sacerdote la noncuranza delle nature primitive e l'affettuosa bont di un nonno. Le piccole pensionanti costituivano le sue figliuole, ed il suo unico desiderio era di loro conservare la fede che, nella sua convinzione, poteva, essa sola, mantenerle caste ed oneste allorquando avrebbero abbandonato il convento per i liberi trattenimenti del mondo.
Dopo la sua uscita dal convento, non potendo pi conservare lo stesso confessore, ella scelse per suo consigliere, per direttore della sua coscienza, un padre gesuita rinomatissimo nella parrocchia di Santa Clotilde.
Orfana di padre e di madre, abitando il secondo piano della palazzina che suo zio e sua zia, il conte e la contessa di Noirmoutiers occupavano in via Vaneau, ella entrava nella vita colla indipendenza d'una grande fortuna e il sentimento d'una responsabilit personale.
Aristocratica al massimo punto nei suoi gusti, Stella si lasci facilmente trascinare nel mondo, specialmente pel piacere di essere fra le prime in mezzo all'eleganza parigina. Ella non avrebbe compreso come vi fossero uomini che non seguissero in tutto l'ultima moda, non tenessero una conversazione piena di motti di spirito, o non si affollassero intorno a lei, e che quei discorsi non le rivelassero immediatamente l'ultima nuova mondana degna d'essere appresa.
Non avrebbe compreso maggiormente che un pranzo non fosse squisito oltre ogni dire, o che tutti gli abbigliamenti di cui si faceva sfoggio in una serata non fossero freschi e di ottimo gusto.
Aveva conservato, delle sue affezioni del convento, tre amiche, l'una pi pia di lei e d'una natura cenobitica; l'altra, che incominciava ad occuparsi di scienza, di fisica, di chimica, di astronomia; la terza, pi artista, che s'era dedicata alla pittura. Stella era fra di loro la pi bella, la pi elegante, la pi mondana; fuori di ci abbastanza svogliata. Nessuna arte l'aveva estasiata e la letteratura l'attraeva di preferenza. Aveva imparato, con una notevole facilit, molte lingue straniere che leggeva e parlava quanto il francese; per quel che concerne le scienze, non vi aveva mai pensato, e, come la maggior parte degli abitanti della terra, viveva senza essersi mai chiesto su di che camminasse. Questa ignoranza normale le bastava, e le sue convinzioni religiose soddisfacevano sinceramente a quelle velleit di fantasticherie che talvolta l'elevavano un istante al disopra delle mondanit abituali della sua esistenza.
Gi nella fioritura del suo ventesimo anno, al momento in cui comincia questa storia, Stella recitava ancora le sue preghiere tutte le sere, ed era quella la prima volta ch'ella se ne era scordata dopo la lunga notte di ballo di cui narrammo test.
Tutte le domeniche la si vedeva prender posto colla zia ed assistere alla messa delle dieci a Santa Clotilde. I doveri religiosi e i piaceri mondani si associavano nella sua vita in un perfetto accordo, mantenuto d'altronde dal suo stesso direttore spirituale, l'abile gesuita a cui la societ del sobborgo San Germano doveva i suoi pi bei matrimoni.
Uomo di mondo fino alla cima delle unghie, l'abate Lafert era cercatissimo, eccellente convitato, piacevolissimo parlatore.
Si pretendeva perfino, con una grande esagerazione senza dubbio, che i matrimoni cos ben riusciti da esso combinati, gli rendessero, anno pi anno meno, qualche cosa come quaranta mila lire di rendita. Le sue qualit esteriori non gli toglievano d'essere come il padre Ildefonso, un onestissimo confessore. Stella gli confidava tutti i suoi progetti e non intraprendeva nulla senza sentir l'avviso del suo caro e venerato direttore spirituale.
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Capitolo 3.
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IL PRANZO D'EPICURO.
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Una quindicina di giorni dopo la festa che precede, venti convitati erano riuniti intorno alla tavola sontuosa della marchesa de la Rochelle.
Un lusso inaudito, non sempre congiunto ad un gusto perfetto, presiedeva quelle orgie gastronomiche. Dovunque un'argenteria solida e meravigliosamente cesellata, dovunque risplendenti cristallerie di Boemia dai caldi toni; sei bicchieri svariati davanti ad ogni convitato, e il mezzo della tavola occupato, quanto era lunga, da uno specchio intorno al quale s'allungavano, in una rossa fascia, ghirlande di garofani, di gerani e di camelie giunte da Nizza il mattino.
I servitori in alta livrea si tenevano immobili dietro a ciascun invitato, spiando il bench menomo segnale, tendendo l'orecchio in particolar modo alle conversazioni.
Fasci di luce si diffondevano dalle lumiere, dai gruppi di torce e dai candelabri pieni di candele, luce carezzevole e seducente per le bianche spalle e i freschi visi; quanto al gas e all'elettricit, erano stati relegati nelle sale di servizio.
Il profumo dei tartufi riempiva l'aria e lo sciampagna spumeggiava nelle coppe.
Un fuoco vivo di domande e di risposte, di giudiz e di riflessioni diverse non lasciava cadere un istante la conversazione, d'altronde mondana, spropositata e banale.
La giovinezza vi aveva il sopravvento, ma vi si notavano anche collari di commendatori, e le persone "d'una certa et" che occupavano il centro, non erano n meno gaie, n meno animate della giovent sbrigliata. Era vicino il momento degli ultimi serviz e del dessert, ma senza troppo affrettarsi, non dovendo susseguire al pranzo che una serata familiare, dedicata specialmente al giuoco e ad un po' di musica.
Ci che meravigliava di pi i servitori era l'addizione delle fortune. Fatte due o tre eccezioni, nessuno di quanti prendevano parte a quel banchetto contava nel suo attivo meno di cinquantamila lire di rendita; molti ne possedevano centomila; alcuni tre e quattrocentomila.
Tali fortune erano ben note e quotate, per cos dire, in precedenza. Addizionando i capitali, al tre per cento, si trovarono pi di centodieci milioni per quelle venti persone; n se ne parlava senza riempirsi la bocca di frasi ammirative.
La padrona di casa ne era altrettanto fiera quanto i suoi domestici, e la soddisfazione del pi nobile orgoglio brillava ne' suoi occhi, nel suo contegno, nel suo modo di mangiare, di bere e di parlare. Le sue dita apparivano ricoperte d'anelli; le sue orecchie, il collo, le spalle risplendevano di gioielli. Ella era, d'altronde, la pi ricca, inquantoch si valutava la sua fortuna a ben quattordici milioni.
Questo colossale patrimonio l'aveva accumulato lei stessa, sola o quasi, negli affari esteri, dei quali s'intendeva a meraviglia, associando successivamente la sua intelligenza a quella di cinque o sei capitalisti scelti a dovere, ed anche, dicevasi a bassa voce, mediante alcuni servizi diplomatici a profitto d'una vicina potenza. Ella era bellissima e d'una intelligenza di primo ordine, specialmente nelle combinazioni finanziarie.
Sposata una volta ad un diplomatico brasiliano, si era maritata in seconde nozze, all'et di cinquant'anni, ad un giovane deputato di destra, erede d'un gran nome, e riceveva presso di s ci che si chiama il "tutto-Parigi" del ceto dei buontemponi agiati.
La conversazione verteva in quel momento sopra un matrimonio celebratosi la vigilia alla chiesa della Maddalena.
-  la miseria a breve scadenza, al primo bambino venuto - diceva un panciuto signore dalle lunghe basette bianche, dalla tinta incarnata, dalle labbra grosse e sensuali. - Che volete che divenga una famiglia, a Parigi, con quarantamila franchi di rendita?
- Quanto a me, credo - susurr a parte il duca al collo della sua bella vicina Stella - credo - disse - che Enrichetta ami molto suo marito, e che essi saranno felici, perch non  il danaro che costituisce la felicit. L'amore...
- Che dite dunque, signor duca? - interruppe la padrona di casa.
- Dicevo, signora, che nulla vale una buona e sincera affezione, e che quando ci s'adora l'un l'altro, la vita deve essere ben gradevole, anche senza ricchezze.
- Sappiamo tutto ci - replic il generale, seduto alla destra della marchesa. - Allorch avevo l'et sua, mio caro duca, pensavo come lei, specialmente allorquando mi trovavo allato di una vezzosa vicina. Gli innamorati sono sempre disinteressati al massimo punto. Ma i proverbi non hanno torto. Quando non v' fieno nella mangiatoia... Per quel che mi riguarda, giudico quel matrimonio ridicolo. Una bella ragazza elegante innamorarsi d'un giovane che non ha nulla! Non si concepisce come i genitori si lascino cos condurre pel naso dal capriccio dei loro figli. Che volete! L'autorit paterna non esiste pi.
-  pur anche il mio avviso - disse lo zio di Stella. - Devono parificarsi le sostanze.
- Generale - ripigli il duca - quand'io fossi innamorato, non chiederei certo quanto abbia di dote la mia fidanzata. Comprendo dunque benissimo come una giovinetta agisca nell'egual modo rispetto ad un giovane, tanto pi quando questo giovane  di buona famiglia, intelligente e distinto quale  Herv.
- Comprendo - rimbecc il generale: - lei  del parere di Musset:
Impalmiamo la sposa - spoglia di tutto e pura
Qual dalle mani uscia - della vergin Natura.
- Lei vuol dire dell'avviso di Shakespeare nel Moro di Venezia. S, senza dubbio.
- Si  spesso ingannati dalle promesse di dote - replic un finanziere. - Le fortune non sono sempre quali sembrano da principio.
"Cos - chi lo crederebbe? - il barone Chirch, che ha reso or ora la sua bell'anima a Pluto e che si diceva ricchissimo, ebbene, non ha lasciato che sessanta milioni.
- Lo credevo assai pi ricco - soggiunse il deputato.
- Lei s'inganna. Egli lascia ottocento milioni.
- Quale uomo! - esclam la marchesa con entusiasmo. - Accumulare ottocento milioni! Questo si chiama essere veramente un genio.
- Senza dubbio, n avrebbe dato altrimenti centomila franchi per favorire il progresso delle scienze - interruppe il giornalista.
- Sapete dunque chi ha comperato i suoi cavalli?
- Ma, nessuno ancora e andranno venduti gioved al Tattersall.
- Mi prende un'invidia matta della sua bella coppia di sauri - disse la piccola contessa.
- Quanto a me - prosegu un bel giovanotto - non desidero che il record della bicicletta. Non sapete dunque che ho percorso gioved i miei ottanta chilometri?
- Mi si  assicurato che, la settimana scorsa, Arturo ne ha fatto due, sempre rinculando.
Strano divertimento! - esclam di ripicco la moglie del finanziere. - Nulla  del resto pi piacevole di spingersi innanzi, tutta sola, e di pedalare fino a perderne il fiato.
V' di meglio - disse una biondina grassottella, dalla capigliatura scarmigliata e vaporosa.
- Che dunque?
- Il tandem.
- Lo credo bene! - bisbigli in fondo alla tavola il capitano Lomond al suo vicino - il matrimonio in tandem non tarder molto.
- S, s; un evviva alle biciclette! abbasso i cavalli.
- Oh! le carrozze a vapore. Ne comandai una ieri.
- Sapete la nuova delle sette di sera? - disse un giornalista.
- Uno dei vostri amici fu arrestato e il ministero  caduto rispose il signor De Taupin.
- Benissimo; vi avete messo il dito sopra. Il ministero  caduto a motivo dell'imposta sui domestici.
- Non  che troppo giusto. Vi capacitate dunque che si abbia a imporre una tassa sui domestici?
- Si sottopongono bene ad imposta i cavalli, i cani, le porte, le finestre, l'aria, la luce, il pane, il vino, la casa vostra per intero, dalla cantina fino al tetto, tutta la vostra persona dalla suola delle scarpe fino al cappello c le strade su cui passate e i campi che vi mirate d'intorno, e l'aria che respirate, tutto, tutto e tutto infine.
"Perch non s'imporrebbe una tassa sui domestici? Il crescere perpetuo delle spese pubbliche e lo spreco ad occhi chiusi ci hanno condannati all'accrescimento senza fine delle imposte.  la sterilizzazione della nostra bella Francia;  la rovina generale,  il fallimento alle porte. Che s'ha a fare?
- In ogni modo il ministero  caduto. Sta bene, ma non  oramai da due mesi?
- Si dice che il presidente stia per rassegnare le dimissioni.
- Quanto sarebbe pi semplice avere un re - replic il deputato. Guardate l'Inghilterra.
- Politica ! politica ! - esclam la padrona di casa. - In guardia; stiamo per guastarci, e ognuno di voi conosce che ci  vietato.
- La politica - disse all'estremit della tavola il giovine avvocato gi corpulento, la politica  tutta qui: "Togliti di l che mi ci voglio metter io" a quel modo che si dice degli affari: " il denaro degli altri". Non v' in questo nulla d'immorale, dacch  cosa convenuta.
- Ha ragione la signora - replic il generale. - Quanto a me preferisco i pasticci del palcoscenico. Chi vi ha visto la nuova commedia dell'Opera buffa? Alla ripetizione di ieri sera la piccola Emma era pressoch svestita. S'indovinavano tutte le sue forme. A che pro oramai la censura? Ed  un bel pezzo di ragazza quella capricciosetta !
- Sfido io; crederebbesi dunque che, ove fosse diversamente, si mostrerebbe fra le quinte? Ma, generale mio, se si lasciasse libera la mano a tutte queste donnine del mondo equivoco!
- Ed anche del mondo che non lo  - rimbecc il signor De Taupin.
- Emma ha un bel paio di gambe, ci che non ha tolto al suo deputato di metterla in voga.
- Ed  poi vero che noi accoglieremo domani il viscontino nel Circolo? - domand una figura allampanata che non osava scuotere la testa per timore di far cadere dall'occhio sinistro la sua caramella. - Che ne pensi, tu, Jumiges?
- Ma, sicuramente - rispose un vicino la cui testa sembrava, essa pure, anchilosata, in causa d'un colletto che gli saliva fino alle orecchie; - i suoi padrini sono della massima distinzione.
- E poi, egli  dell'ultima infornata - disse il duca.
- E quel bravo Patarouf?
- Oh! no, grazie; quello  un dieci di coppe.
- E il barone di Hautecombe?
- Un po' grave, non sgrossato del tutto, un allevatore di cavalli. Ma v' in lui del sangue di razza. Lo si ricever tenendo ben alta la mano.
- Signora marchesa - disse il finanziere; - non la si  vista mercoled all'Opra, per la ripresa del Tannhaser?
- Oh! io non mi stipo come un'acciuga, lo sapete bene. Non sono cos snob! Sapreste dirmi per qual ragione le azioni della ferrovia di Orlans hanno subito ieri un s gran ribasso?
- Si scontavano gi le convenzioni del secolo venturo.
- Ho dei biglietti per la seduta di gioved all'Istituto - interruppe la signorina Cecilia Street. Chi vuol venirvi?
-  cosa noiosa fino a morirne - rispose il visconte di Valvin - ma  di certa eleganza quanto Wagner. Vi andremo indubbiamente.
- Per parte mia, sono sempre stato dell'avviso di Alfredo de Musset circa i discorsi accademici - disse il generale. - Ad una seduta dell'Accademia francese, preferirei una riunione del luned all'Accademia delle scienze.  assai pi sostanziale.
- E la signorina Stella, ama dunque gli scienziati?
- Non ne ho mai visti. Ah! s, un certo giorno, quando ero piccina, fui condotta a vedere Chvreul all'uscita da un banchetto. Com'era brutto!
- Ebbene - replic il suo vicino di tavola - di scienziati, a dir vero, ne conosco tre. Quanto sono sgradevoli, impacciati, noiosi! Nessuna maniera di attaccar discorso con essi: non vi rispondono nemmeno.
- Non fossero almeno che noiosi! ma, dopo tutto, quali e quante pretese da parte loro! Chi  dunque che scriveva l'altro d che i pi celebri sono quelli che fecero il maggior male al mondo? Non aveva torto. Cos, l'inventore della polvere...
- Oh! essi non hanno tutti inventato la polvere.
- E l'inventore della dinamite?
- Gli scienziati - interloqu la baronessa di Castelvieil - formano una casta speciale, che  chiusa al vero Parigi di cui noi facciamo parte. Ne ho spesso invitati a casa mia e non sono mai riescita ad averne uno solo fra le mie mura. Non ne invito pertanto pi, n nelle nostre possessioni nei Pirenei, n a Parigi. Del resto, sono tutti poveri e cos dimessi e ineleganti nell'abito!
Pi che poveri, dite, spesso miserabili come la maggior parte degli scrittori, degli artisti e dei poeti. Dopo tutto, che ne farebbero delle ricchezze? Non potrebbero che impacciarli. Sono operai quelli, autentici lavoratori. Le ricchezze non sono veramente utili che per coloro che non hanno nulla da fare.
- Non sono di questo avviso - interruppe il giornalista - e per quanto sta in me, a proposito di quel barone di cui si parlava test, morto con ottocento milioni in tasca, lo troverei molto pi stimabile se non ne avesse avuti che cento, e ne avesse consacrati settecento ai progressi della scienza!
- Non parlateci, per carit degli scienziati di qualsiasi risma. Viva chi gode!
- E poi, non sono essi abbastanza ridicoli, coi loro grandi pastrani e i loro berretti a visiera? - salt su a dire una vezzosa ingenua. - Ve n' uno che ha scoperto che le code di non so pi quale animale hanno il profumo dell'opoponax(1).
- Non  alla Facolt di medicina che ci avvenne signorina - replic il visconte -  al teatro delle Variet.
- La scienza e gli scienziati - riprese a dire il generale - non servono gran che nella vita, ne convengo; ma io sono d'avviso che si ha torto di metterli sempre in ridicolo sul teatro, nei romanzi e un po' dovunque. Si pu vivere benissimo ignorando la chimica, la storia naturale, la botanica, ccc.; si pu vivere del resto, anche tutto ignorando, e non si sta per questo meno bene; ma la scienza, nondimeno, ha reso dei serviz alla societ; e non dobbiamo ad essa le strade ferrate, i battelli a vapore, il telegrafo, il telefono, la fotografia e molte e molte altre cose dilettevoli, utili, necessarie e perfino indispensabili oggid? Giudico dunque che si dovrebbe render sempre la meritata giustizia agli scienziati. E non  per me che parlo, inquantoch, loro signori lo sanno, la mia massima  quella d'Epicuro: "Godiamo la vita!" ecco tutto. Carpe diem, se non ho dimenticato il latino.
- No, quest'ultimo detto  d'Orazio - soggiunse il duca. - Ma Orazio o Epicuro, si rassomigliano assai e confessiamolo che la loro maniera di comprendere la vita  pur quella della maggioranza degli uomini.
- Siamo tutti d'accordo. La scienza e gli scienziati: ecco quanto v'ha al mondo di pi noioso. Discorriamo di cose pi allegre. Tutti sanno che una scommessa magnifica ebbe luogo sulla pista di Catford da parte di Stocks. Durante un tentativo di record di 50 miglia, egli ha battuto una serie di records del mondo intero, compresivi quelli dell'ora, dei 50 chilometri e delle 10 miglia.
"Il primo miglio (partenza stabilita) fu percorso in 1 minuto, 59 secondi 2/5; il secondo miglio, in 3 minuti, 52 secondi 2/5; Stocks ha incominciato a superare i records fin qui conosciuti. Egli ha percorso le 10 miglia in 20 minuti e 10 secondi, e le 20 miglia in 40 minuti e 57 secondi.
"In un'ora, Stocks ha percorso 46 chilometri e 711 metri, sorpassando cos di 200 metri il risultato di Bouhours. Infiammato da questa velocit formidabile, Stocks s' arrestato toccando le 55 miglia, in un'ora, 34 minuti e 11 secondi 4/5.
-  meraviglioso! Ma, dite un po', chi ha assistito alla caccia del marchese?
"Saprete che una grossa preda, presso al "Grand Marchal" fu abilmente messa in vista dal primo battitore Renard, alle cinque, in vicinanza del prato del Razoir. Un magnifico cerviatto. Chiamata coi corni e distribuzione di selvaggina calda sul posto. Gli onori del piede a madama di Baisemont.
"Mercoled prossimo, caccia alla volpe nella foresta di Fontainebleau.
- Le passeggiate in drag(2) furono inaugurate marted scorso.
- Il visconte ha fatto la sua prima battuta sabato scorso. A tavola, cento ottantacinque pernici.
- Siete andati alla partita di lawn-tennis del parco? Era meravigliosa.
- No, ma sarei stato ben lieto di incontrarvi il duca di Leuchtenberg.
- Sapete - disse l'uomo dalla caramella, senza muovere la testa - che la casa di Leuchtenberg  la stessa di quella di Beauharnais, originaria dell'Orleanese, e che rannoda la sua provenienza a Guglielmo d Beauharnais, signore di Miramion e della Chausse nel 1308. Eugenio di Beauharnais, figlio del visconte Alessandro di Beauharnais e di Giuseppina Tascher de la Pagerie, dappoi imperatrice dei francesi, fu adottato da Napoleone I. Principe francese, fu creato duca di Leuchtenberg e principe d'Eischstaett. Suo figlio Massimiliano spos la granduchessa Maria, figlia dell'imperatore Nicol I di Russia e assunse il nome di principe Romanowski, colla qualifica d'altezza imperiale per tutta la sua discendenza.
- Ebbi una lunga discussione ieri sul blasone del fidanzato di Cila.
- Che ha dunque nello scudo?
- Inquartato; al 1 e al 4, d'azzurro, con tre soli d'oro; al 2 e al 3, partito d'oro e d'azzurro, con un albero d'arancio verde, dai frutti d'oro, che si stacca sulla partizione. Cimiero; una ninfa con carnagione al naturale che tiene nella destra un arancio d'oro e nella sinistra una banderuola ondeggiante al vento. Tenenti: due leoni uscenti dal campo rosso.
- E lei?
- D'argento, col capriolo di nero, accompagnato da tre teste di lupo dell'egual colore, cogli artigli e le lingue di color rosso.
- Non manca il rosso da ambo i lati - disse il generale.
- Cara baronessa, lei prende delle docce con questo freddo glaciale?
- Ma, s: tutte le mattine.
- Sempre coll'assistenza del dottore Calais?
- S; egli d la doccia egregiamente, e il suo getto d'acqua non lo si gradirebbe migliore.
- Quanto a me ho cambiato, e vado ora a Passy. Il dottor Chevreuse ha la mano pi dolce.
- Non comprendo le signore che vanno cos a mettersi nude davanti ad nomini che non conoscono - susurr il generale all'orecchio della sua vicina. - Ma confesso che non deve essere disaggradevole in tal caso di dar delle doccie.
- Ecco un'insalata deliziosa!
- Vergine affatto e di prima scelta! - disse il padrone di casa.
- Lei potrebbe anzi qualificarla di extra-vergine! - replic il generale - ed anche il vergine-nettare, inquantoch ha, credo, tre virt di prima qualit.
- Di chi parla?
- Dell'olio d'oliva.
- Si  ella recata al pattinaggio, questa mattina, signorina Stella?
- Lo credo bene! Con questi geli secchi non so ristarmene, Era cosa deliziosa. Ghiaccio eccellente con una superficie spazzata quanto il pavimento d'una sala. Si poteva pattinare stando in dieci di fronte.
- Molta gente, sempre? E il fior fiore della societ.
- Se noi vi andassimo tutti, domattina? - esclam il duca.
- S, s! Rimane inteso; alle dieci sul lago.
Non s'intendevano pi l'un l'altro. Tutti parlavano ad un tempo. Il duca ripigli a discorrere a voce bassa colla sua vicina a proposito della ghirlanda di fiori rossi che correva lungo la tavola, assicurandola che non amava quel colore e che gli aveva sempre preferito i fiori azzurri. Non amava parimente le donne brune perch d'aspetto troppo mascolino.
Per lui, la vera donna, l'incantatrice, la figlia d'Eva, la fata oltre ogni altra seducente,  la donna bionda, dagli occhi neri, visione di sogno deliziosa che fa obliare tutto quanto l'universo.
Aveva abbastanza visto il mondo per sapere apprezzare la vera bellezza e lo si accusava di aver fruito di molte buone fortune. Ma, si esagera sempre. A venticinque anni, ossia dopo sei anni d'osservazioni, s'era a malapena imbattuto in sette od otto donne veramente bionde, del biondo cui dava la preferenza, quello di Venezia, e in questo esiguo numero, una sola rappresentava perfettamente il suo ideale.
- Vi si accusa inoltre, signor duca, d'essere un forte giuocatore.
- Altra esagerazione. Non giuoco che per passatempo, in quanto non ho altra occupazione pi piacevole. A dir vero, non amo il giuoco.
- Ma, voi giuocate tutte le sere?
- S, press'a poco; al mio Circolo, come fanno tutti i miei amici.
- E, siete fortunato nel giuoco?
- In ispecial modo da quindici giorni. Ho con me un amuleto, un feticcio.
- Un feticcio?
- S, un pezzetto di nastro azzurro. Eccolo; guardatelo qui.
Stella sent istintivamente che doveva nascondere per un istante il suo viso allo sguardo indiscreto del suo vicino e fece finta di bere nel suo calice dello Sciampagna. Egli se ne avvide e le disse:
- Tutti credono che io non faccia nulla. Eppure, lavoro enormemente. Vado a cavallo il mattino ovvero mi esercito nella scherma quando piove. Continuo nello studio del pianoforte e mi si attribuisce al riguardo qualche valore; caccio per ben tre mesi all'anno ed ho composto una commedia col mio amico Serdo. Abbiamo tradotto insieme varie cose di Schiller, e l'anno scorso ho redatto la cronaca dello sport nel Gaulois. In questo momento sto leggendo Schopenhauer, ma per un tempo abbastanza lungo ho fatto molte investigazioni nella numismatica per classificare le mie monete romane, e mi recher questa estate a disegnare dal vero alcune facciate in istile Rinascimento pel castello. Mia madre m'ha spesso detto che non ha mai visto alcuno a lavorare quanto me.
- E la danza?
- Ah! questa poi la prediligo sopra ogni altra cosa.
- Per qual motivo non vi fate eleggere deputato?
- Non vi sono deputati seri, sulla strada di diventare ministri, che quelli che sono ammogliati. Un ministro celibe non sarebbe in grado di ricevere convenientemente. Loro signori mi risponderanno che ne conosciamo tutti uno almeno, ed  il pi valente di tutti, che non ha ancora preso moglie. Ma vi pensa.
"Quanto a me, non mi ammoglier giammai, a meno che...  la sola... Ma prover ella mai a mio riguardo i sentimenti che io tengo in cuore da lungo tempo per lei... dal giorno in cui l'ho incontrata per la prima volta? E poi il suo cuore le appartiene ancora?
In questo momento, la padrona di casa diede, levandosi da tavola, il segnale della fine del pranzo. I convitati si diressero verso i saloni risplendenti di candele, ove vedevansi preparate le tavole da giuoco intorno alle quali gi circolavano alcuni degli invitati.
Si udirono ben tosto annunziare i primi invitati:
- Il signor Aimelafille.
- Il signor Courdevache.
- Il signore e la signora della Mouchardire.
- Madama Ablard.
Il duca aveva offerto il braccio a Stella.
- Ahim! - disse con un sospiro - non si baller questa sera. Ha ella ballato molto in questi giorni trascorsi?
- No, dall'altra sera.
- Allora come me.
-  stato a teatro, signor duca? ed ha visto quella rappresentazione dell'Opera buffa di cui parlava il generale?
- No, signorina, ho passato tutte le mie serate al Circolo, e, come d'abitudine, ho giuocato e non ho fatto che guadagnare, grazie al mio feticcio che non mi lascier pi, nemmeno al campo, giacch ella sapr, signorina, ch'io sono militare. Anche se ci fosse la guerra, sono sicuro che non rimarrei ferito.
- Speriamo che non ci sar guerra.  cosa orribile.
- Ma, all'opposto, signorina, io spero che si far e ben presto. Credete che si possano lasciare a lungo 1'Alsazia e la Lorena nelle mani dei Tedeschi? E poi, vi sono dei momenti nella vita in cui non  sgradevole per nulla esporsi a qualche pericolo.
- Specialmente con un feticcio? - disse Stella.
- Il feticcio, signorina, non  solamente questo pezzetto di nastro azzurro conquistato in una figura di cotillon, ma  una imagine ben pi cara e che non abbandona mai il mio cuore...
- Il signore, prende una tazza di caff? - disse un maestoso servitore che li seguiva dalla loro uscita dalla sala da pranzo.
...
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Capitolo 4.
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SPONSALI MONDANI.
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Il duca e Stella si incontravano ad ogni pi sospinto in societ, e gi la cronaca annunciava la loro prossima unione. Sarebbe stato difficile trovare due esseri che meglio si convenissero l'un l'altro per condurre un'egual vita, mondana e gradevolissima.
Avendo un nome di prim'ordine, il duca aveva il suo blasone da ridipingere d'oro; erede di una vistosa sostanza, Stella era preparata, per l'educazione ricevuta, a divenire una piccola duchessa da strappar baci.
Le due famiglie accarezzavano questo progetto, ognuna dal proprio punto di vista, e spingevano dolcemente i due giovani l'uno verso l'altra. In realt erano le loro famiglie che li sposavano, ma essi tenevano per fermo di non seguire che il loro impulso personale.
S'amavano dunque? Un po', dal lato di Stella; nulla affatto da quello del duca.
Elegante, freddo, corretto e sapiente giuocatore, nell'amore come nel giuoco di carte o degli scacchi, ci cui egli mirava innanzi tutto era la dote. Quanto alla donna, per quanto appetibile fosse, ve ne erano ben altre nel suo attivo, ed egli ne era gi quasi un pochino ristucco.
Era insomma un eccellente commediante, quasi in buona fede d'altronde. Il suo titolo valeva bene una ricchezza, e d'altra parte la ricchezza gli era assolutamente necessaria, dapprima per soddisfare a debiti impellenti, poi per possedere nel mondo il posto che intendeva avere.
Stella vedeva in lui un giovanotto di perfetta educazione. Era il primo che occupava il suo pensiero, ed ella si sentiva, a poco a poco, attratta verso di lui dalla sua distinzione, dalle sue garbatezze, dal suo spirito, dalle sue attenzioni oltre ogni dire delicate.
Ella non aveva ancora sentito far parola di progetti di matrimonio, ma dato anche che le si fosse chiesto il sentimento suo di punto in bianco, non ne sarebbe rimasta sorpresa. Allorch vi pensava, niun ostacolo si ergeva davanti a lei, quando non fosse la passione del duca per il giuoco.
I tre mesi d'inverno passarono cos.
Nelle feste del capo d'anno, ella aveva ricevuto, col biglietto da visita del duca, dalle serre del Belgio, una gigantesca paniera di lill bianchi. Dopo il pranzo dell'Epifania, essendole toccata la fava, egli l'aveva proclamata regina. La mezza quaresima era stato un pretesto scelto dalle due famiglie per stringere dei legami gi assai stretti e questa volta aveva ricevuto il duca in casa sua, al ballo in costume organizzato dallo zio e dalla zia.
In una serata spettacolosa quanto mai, una di quelle che fecero maggior chiasso nel "tutto-Parigi" di quell'inverno, molte centinaia di persone si affollavano nei saloni magnificamente arredati, e tutte le toelette di quel curioso ballo in costume rivaleggiavano di originalit, di sfarzo e di freschezza. Il duca aveva scelto un costume del direttorio che gli stava a meraviglia; Stella aveva fatto disegnare espressamente per lei un delizioso costume veneziano.
Le sue amiche pi intime erano a quel ballo, fiori splendenti erranti qua e l come vispe libellule attraverso lo scintillar dei lumi, gli scopp di riso e le allegre canzoni.
L'orchestra aveva aperto la serata con una romanza della Carmen e le amiche di Stella dovevano tutte prender parte al concerto.
Fu Cecilia che nel suo vaghissimo costume di Colombina, diede il segno dell'inizio con una romanza allora assai in voga. Ella si accompagn egregiamente da sola colla cetra.
- Che si canta? - si vocifer intorno a lei.
-  una romanza che si intitola Un sogno - rispose ella. - Sar a tutti gi nota, e non la canter certo s bene quanto la contessa.
- S, s; canti.  bellissima.
Ed ella incominci:
Oh! ti sovvieni - de' dolci istanti
Di primavera - de' nostri canti,
De' tanto attesi - sogni diletti?
Oh! giorni santi - e benedetti!
Deh! non scordarti - della carezza
Del primo amor;
Di': tanta gioia - s calda ebrezza
Torner ancor?
Gli applausi coprirono le ultime parole, e diedero coraggio alla giovane cantante, la quale s'era ingegnata di porre un gran garbo nel modo di esprimere quelle cose galanti. Un poetuzzo critic quella parola "ebrezza" susurrando nell'orecchio del vicino, il quale scus quella parola un po' troppo spinta colla necessit della rima, aggiungendo che la musica d il passaporto a tutto. Ma, il silenzio s'impose di nuovo e la graziosa Colombina sottoline con maggior finezza ancora la strofa seguente:
I tuoi begli occhi - mandavan dardi
E il cor pendeva - da que' tuoi sguardi,
Leggendo in essi - dolce mala
Che raddoppiava - la febbre mia;
Oh! non scordarti...
L'uditorio era salito al diapason dell'entusiasmo e fu uno scoppio senza fine di "brava". Ella si ringagliard ancor pi e cant con energia l'ultima strofa, assai dottamente accompagnata dalle sue dita esperte a trarre dalla cetra suoni languidi ed amorosi:
Non pi parole - brevi e fugaci
Ma dolci strette - ma caldi baci;
Per inebriarsi - di folli ardori
Battono credilo - i nostri cuori;
Oh! non scordarti - della carezza
Del primo amor...
Cantato in modo squisito da quella testolina vaporosa, il ritornello fu salutato da un vero mormorio di approvazioni. Cecilia si fece rossa come un papavero, che mai s'era dessa trovata ad una festa di simil natura. Correva per l'atmosfera un fremito di simpatia. E il successo non dipende bene spesso dall'uditorio?
Ormai si teneva conversazione.
-  il momento opportuno per sposarla, la vezzosa Colombina, bisbigli un signore al suo vicino, seguendola cogli sguardi, mentre ella faceva ritorno al suo posto.
- Non ha ancora diciassett'anni.
- Lo crede?... - aggiunse egli sommessamente al di lui orecchio.
- Non ne dubito.  un'onestissima persona assolutamente ed  del resto mirabilmente educata.
-  curioso come le giovinette cantino certe romanze... Si direbbe veramente ch'esse se ne intendano un pochino. Ha lei notato con qual calore cant:
Per inebriarsi - di folli ardori
Battono, credilo - i nostri cuori.
- Crede dunque che non comprenda?
- Ne sono sicuro. Pura imaginazione. Non vorrebbe per sicuramente condannare quella ragazza a non cantare che salmi di chiesa!
- Sarebbe l'egual cosa; ma convenga che scelgono per altro certi argomenti abbastanza scabrosi, e poi, ci che conta si  che non hanno sembianza di cantare in cinese.
- Ah! ecco la signora Adriana d'Hauteville che siede al pianoforte. Ella adora le vecchie canzoni della sua nonna.
-  una piccola romanza composta da Gian Giacomo Rousseau - disse ella.
- Che vi dicevo?
Ella preludi lentamente. Poi cant con un sentimento di ardente passione:
Il cor mi palpita
Quando favelli;
Quando a me volgonsi
Quegli occhi belli;
Dischiudi tu la bocca?
Mi pare in ciel salir:
Se la tua man mi tocca
Mi pare di morir.
- Ah! Dio mio! - esclam il corpulento signore buontempone. - Che ne sar dunque in seguito poich si incomincia in tal modo?
- Eppure lei vede che non  cosa d'oggigiorno - replic il suo vicino, il visconte di Valvin - poich  una canzone di sua nonna.
- Le donne sono state sempre le medesime, e lei non mi dar a credere che essa non abbia scelto espressamente quella romanza, per motivo che la comprende troppo bene!
- Crede lei dunque, per davvero, ch'ella abbia un amico nelle braccia del quale si sente morire?
- Non dico questo, ma credo che non domanderebbe di meglio. E queste giovani signorine furono pregate di aprir esse la serata. Ma ci non conta; la signorina d'Ossian, che doveva incominciare per la prima, non ha osato. Ma dov' ella?
La cercarono cogli occhi ma non la trovarono.
Stella era salita nella propria camera accompagnata da Cecilia, per cangiare il suo abito da pranzo ed indossare il costume che s'era fatto fare espressamente per la serata.
Era un costume veneziano del XVII secolo, che dava un singolare risalto alla vivezza delle sue tinte e all'oro fulvo della sua capigliatura.
Pur spogliandosi davanti all'alto specchio a psiche della sua camera, discorreva coll'amica sua e rispondeva alle sue interrogazioni.
- Ma sai che tu sarai la pi bella duchessa che si sia mai vista a Versailles o a Venezia?
- Oh! non  ancora cosa sicura...
- Qual fortuna avere un corpo come il tuo: tutto ti va a pennello. Quanto sei pi avvenente senza corsetto! Ma, qual profumo hai dunque adottato? L'atmosfera della camera ne  tutta quanta invasa.
- Sai ben che io non amo i profumi n mai ne ho preferito alcuno.
- Non  possibile; allora sono io forse indiscreta?
- No, ti assicuro che non ho mai fatto acquisto d'una sola boccetta di profumo.
- Non vuoi dirmelo, cattivella.  ben curioso il fatto che le belle signore facciano un segreto di stato dell'acqua di toeletta di cui si servono! Ebbene; ho indovinato; ... aspetta!  il fiore di sambuco, il primo affatto, quello dello sbocciar della primavera. Lo riconosco.
- Ma, Cecilia, non sai quel che ti dici. Via; non avrei segreti per te specialmente in cose tanto insignificanti. Senonch noi perdiamo il tempo in chiacchiere - disse ella, gettando una mantiglia di seta dorata sulle sue braccia nude - e si sar notata la mia assenza dalla sala. Presto, ors; discendiamo.
La si cercava in realt.
Ella apparve, risplendente di bellezza, e, un momento dopo, era seduta al pianoforte.
Stella cant alla sua volta con una voce adorabilmente pura, bench un pochino tremolante:
Il labbro e il core, entrambi - sono da un nodo stretti,
Ed ha conforto in essi - qualunque uman dolor;
 il labbro il desiderio - che infiamma i nostri petti,
E l'arca  il cor de' nostri - voti d'occulto amor.
La musica di quella strofa era deliziosa e ognuno rimase affascinato da s soave armonia. L'austera rigidit della contessa di Noirmoutiers non scorgeva in quelle quattro linee un senso pi inquietante di quanto v'ha in tutte le romanze di convenzione delle serate musicali, e partecip all'ammirazione di tutti gli uditori per la sua bellissima nipote.
Un tenore succedette a Stella, poi venne il turno d'un cantante di canzonette comiche; poi una damigella dell'alta societ cant con molta finezza una canzone alquanto leggera che aveva per titolo:  il vento. Da ultimo incominciarono le danze.
Le amiche di Stella la circondavano in un piccolo gabinetto innanzi di lanciarsi nel turbine che gi faceva fremere i loro garretti. La curiosit per altro aveva il sopravvento.
- E cos,  deciso, Cecilia? Ti mariti?
- Non ho ancora detto s.
- E occorre s poco.  perfetto, sai.
- S; uomo di mondo, grande nobilt, elegante di persona, assolutamente distinto;  quanto ho sempre sognato. Sono del parer tuo. Ognuno di noi ha il suo tipo, il proprio ideale, ed io credo d'aver trovato il mio. E tu non hai mai fantasticato?
- Io? Io amerei sposare un ufficiale grande, smilzo di persona, con grande mustacchi e viaggiare con lui e percorrere, quanto  vasta, la Francia.  una vita piacevolissima. Si fa la pi bella figura ovunque come una regina, si sale a cavallo, non si prendono impegni con chicchessia, e si rimane libere e indipendenti. Solamente voglio un ufficiale che divenga generale. Quanto a ragazzi, non ne voglio.
- Bada; ecco il dottore Pusap, che prende un po' di svago dai suoi stud astratti, divertendosi a fare un tantino di chiromanzia. Cecilia, porgigli la tua mano sinistra.
- Volentieri, signorina. Udii teste il sogno dorato dell'amica sua e nulla mi toglie di poter confermarglielo.
- No, signor mio; dica francamente quel che trae dal suo oroscopo.
- Ebbene; lei sposer un uomo ben solido, anche un po' grassoccio, probabilmente della magistratura sedentaria, per cui non viagger e avr ragazzi.
- Quanti, signor indovino?
- Cinque.
- Le giuro di no, e non le credo una parola.
- E n'ha ben d'onde. Sogni pure, dorma in pace, balli e lasci che il destino faccia il cammin suo.
- Ed io, - disse una brunetta piena di brio, togliendosi il guanto; - pu dunque darsi che mio marito mi tradisca?
- Mi occorrerebbe, per risponderle, vedere la mano di questo suo marito. Me lo indichi.
- Mio marito? Ma, se non lo conosco ancora! Me lo pronostichi ugualmente dalla mia mano. Ci vuole la sinistra, non  vero?
- Vuole un marito della mano sinistra?
- Non ho mai detto ci. Voglio un marito della mano destra, che non s'occupi che di me, che non abbia nulla da fare, che non abbia grattacapi in testa e non me ne dia, che non viva negli affari, nella finanza specialmente, che viva delle sue rendite a Parigi, con un palco all'Opera ed all'Opera comica e dei buoni cavalli, e che ami i fiori, un marito tranquillo e innamorato di me sola, che non s'occupi che di me e mi faccia sempre dei bei regali.
- Bruno o biondo?
- Biondo, con la barba intera e degli occhi azzurrini. La vita in due. calma e tranquilla, in mezzo alla bambagia, come si suol dire.
- Vede lei quella linea, signorina, che parte dal monte di Venere?...
- Dov' questo monte di Venere?
- L, sul palmo, al disotto del pollice. Giove  alla base dell'indice. Saturno alla base del medio, Apollo all'anulare e Mercurio nel mignolo. La solcatura gira tutt'intorno, come ella vede, al palmo del pollice.
" la prima asta della lettera M; la seconda  la linea di testa, e la quarta, che attraversa la mano nel senso della larghezza,  la linea del cuore.
"Questa linea che discende dal dito di mezzo e attraversa la mano andando fino al pugno,  la linea della fortuna;  in qualche modo la terza asta della M di cui parlavamo. Lei l'ha ben rilevata, ma tagliata quass, e poi anche pi gi.
- Che significa ci?
- Che lei non avr per nulla la vita calma che si imagina. Il di lei marito...
- Ah! lei crede...
- Certo. Io credo; e lei pure... se non avesse dei princip... I di lei occhi sono nerissimi e oltremodo vivaci;  un fuoco che cova. Lei ha test mirabilmente espressa col canto la romanza di Rousseau.
Una terza amica s'era fatta avanti.
- Io - disse ella, - io non amo che mi si legga nella mano. Non mi mariter.
- Maria; hai paura! - disse la brunetta.
- Paura di che?
- Paura che s'indovinino dalle mani certe cose che nascondi.
- Oh! niente affatto. Non ho nulla da nascondere. Ma,  un peccato lo sforzarsi di leggere nell'avvenire.
- Non ho bisogno della vostra mano per indovinare che vi mariterete, signorina, e che farete anzi un matrimonio assai assennato. Ma, non raggiungerete per questo la piena felicit, nonostante la vostra prudenza.
In quel momento il giovane duca di Jumiges fece irruzione coi suoi amici multicolori in mezzo al gaio gruppo.
- Signorine; vi si cerca dovunque per il boston. Contano forse di passare la sera discorrendo fra di loro?
- Non chiacchieriamo, - replic Cecilia. - Il signore ci pronostica la buona ventura.
- E noi veniamo a rapirvi.
- Non certo prima che mi sia stata detta la mia - disse Stella.
Ed ella stese le sue mani al dottore.
- Signorina d'Ossian - sentenzi egli; - lei sar la pi felice di tutte.
- Ah! - esclam il duca avvicinandosi.
- S; ma, come per queste signorine, il di lei destino sar differente affatto da quello che lei crede avere davanti a s. La di lei vita sar anzi mutata per intero. Guardi questa linea che si rovescia all'indietro.  un sottosopra completo, una trasformazione radicale. Precisamente l'opposto delle di lei idee attuali. Ma, felicit perpetua, lo ripeto, ed  chiaro come la luce del sole.
- Per molto tempo?
- Ella sar assolutamente felice e non soffrir della tristezza d'invecchiare.
- E il signor duca?
- Non troppo felice. Vita agitata e rassomigliantesi un po' a tutte le esistenze solite.
- Ecco due oroscopi difficili a conciliarsi - disse il duca.
- Fortuna che non v'ha nulla di vero in tutto ci e che questa della chiromanzia  una maniera, come le altre, di passare il tempo. Ma, intanto il tempo passa e l'orchestra ci chiama. Al posto, nella sala bianca!
-  ben strano - pens Stella - mi si  gi fatta una predizione analoga or son quattro anni. La vita sarebbe forse prestabilita in anticipazione?
Il duca offr il braccio alla sua fidanzata, e tutti si recarono a prender posto al ballo ormai gi pieno di vivacit ed animazione.
Le serate si susseguirono le une alle altre durante tutta la primavera, n vi era ancora alcuna promessa formale fra coloro che si chiamavano ormai fidanzati. Stella non si decideva al gran passo.
Un certo giorno della settimana di Pasqua, dopo il mezzogiorno d'una bella giornata, la giovinetta era seduta in compagnia di suo zio e di sua zia, davanti al chiosco della cascata del Bosco di Boulogne. Ella amava quel cantuccio del bosco, s pieno di verde, s gajo, colle sue vicine prospettive, il verde prato di Longchamps, il molino di Bagatella, le alture di Saint-Cloud, i vapori azzurrognoli della Senna.
Scorsero il duca che passava rapidamente senza vederli, dall'alto di una bicicletta e che gir bruscamente, per sottrarsi alla vista come il lampo, nel gran viale delle acacie.
- Ebbene, Stella, tu fantastichi? - disse la contessa di Noirmoutiers.
- Effetto di primavera - replic lo zio.
- Non ti decidi dunque?
- Ne ho bene il tempo, e sono d'altronde cos felice con voi.
- Senza dubbio; ma ti mariterai bene un giorno!
Ed essi si misero a discorrere tutti e tre delle loro relazioni, degli ultimi matrimon, delle proposte che avevano gi ricevuto per lei. E Stella continu a rispondere che non aveva mai pensato ad abbandonarli.
La loro conversazione fu interrotta dall'arrivo d'una comitiva di nozze fragorosa che scendeva, correndo, dal monticello della cascata e si precipitava verso le tavole del terrazzo del caff. Lo sposo e la sposa soli non prendevano parte al trambusto e seguivano da lungi i loro invitati discorrendo assai seriamente.
Essi vennero a sedersi ad essi vicino, senza preoccuparsi della comitiva nuziale che si disperdeva in lontananza.
- Che sono mai le coincidenze! - disse lo zio. - Vuoi fare una piccola passeggiata intorno al lago?
N pi parlarono di matrimonio durante quel giorno.
Ma, un mese pi tardi, Stella d'Ossian e il duca di Jumiges erano in piena regola fidanzati coll'assenso delle due famiglie. Ella non aveva, a dir vero, dato assolutamente il suo assentimento, e si riservava - diceva - alcuni mesi ancora, fino all'estate, e allorch il duca le aveva parlato dell'anello degli sponsali, ella ne aveva rimandata la consegna, ridendo col suo riso spensierato: "Quando voi sarete rimasto otto giorni senza giuocare. Non voglio rivali; due passioni ad un tempo, ohib! Una  anche troppo". Ma quello non era che un vezzo femminile. Il matrimonio era pressappoco fissato dalle due famiglie pel settembre o per l'ottobre. E le feste proseguirono il corso loro.
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Capitolo 6.
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IL REGNO DELL'IGNOTO.
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Una sera d'inverno, dopo una bella giornata di gelo, secca e piena di sole, Stella, spogliandosi e infiggendo il pettine nella sua lussureggiante capigliatura, aveva udito lievi crepitii che ricordavano il picchiettare della neve fina e fitta spinta dal vento contro i vetri, e sentito nel tempo stesso un raddrizzamento abbastanza subitaneo dei suoi capelli alla loro radice.
Era stato nel convento, verso l'et di quattordici anni, ch'ella aveva fatto questa prima osservazione. Da quell'epoca, ne aveva frequentemente constatato il rinnovarsi. Abbastanza spesso la sua capigliatura, assolutamente imbizzarrita, s'era mostrata totalmente ribelle ad ogni tentativo di pettinatura e si era ostinatamente arruffata dopo aver perduta ogni morbidezza.
Talvolta, nel suo gabinetto di toeletta, in piena oscurit, ella aveva scorto nello specchio bagliori palpitanti per cos dire, che accompagnavano le crepitazioni al passare del pettine.
Una certa sera il suo abbigliamento pi intimo, di fina batista, s'era istantaneamente incollato lungo tutta la sua schiena aderendovi stranamente, ed essendosi sforzata di staccarlo, aveva sentito dei picchiettii sulle carni, udito non so quali crepiti e scorte qua e l alcune scintille.
Ella s'era allora divertita a far passare le sue mani lungo la leggera mussola su tutto il suo corpo, e aveva fatto scaturire bagliori abbastanza vivi rassomiglianti a luci fosforescenti; e quegli stessi crepiti e quelle scintille si producevano scuotendo un corpetto di lana rosa di cui s'era appena svestita. Si circondava di fiamme a voler suo. ed aveva perfino notato dei bagliori spontanei sulle sue carni, e talvolta fin anco degli effluvi luminosi che si sprigionavano dalle sue dita.
Talvolta, per di pi, le lenzuola del suo letto aderivano l'una all'altra, e allorch ella le separava, offrivano allo sguardo piccole scintille.
Allorch ella aveva parlato per la prima volta di quelle osservazioni alla zia. questa non aveva fatto che riderne, accusandola d'illusioni e quasi d'allucinazioni. Eppure, Stella aveva fatto ritorno pi d'una volta, in molte circostanze, sul medesimo soggetto, senza ottenere alcuna spiegazione.
Un giorno che suo zio imbarazzato la interrogava in modo discreto, su quelle diverse osservazioni, ella si accorse che, senza manifestare pienamente l'eguale incredulit, vi scorgeva specialmente effetti d'imaginazione, aggiungendo nondimeno che vi poteva essere frammisto qualche fenomeno elettrico.
Nel suo desiderio d'istruirsi sopra un soggetto che la toccava cos da vicino e che, senza dubbio, a quanto ella pensava, non le era particolare, ne aveva fatto parola a tavola, a fianco del duca, raccontando la storiella quasich quelle stranezze fossero successe a una delle sue amiche.
Il giovane mondano, che non aveva mai inteso parlare di cose simili, accolse il suo racconto con un sorriso d'incredulit e afferm con una grande aria di disprezzo che la sua amica aveva una imaginazione fervidissima, ma che in quelle teorie non poteva esservi nulla di vero.
Tuttavia la giovinetta era certa delle sue constatazioni. La sua natura era oltremodo personale e non si perdeva fra le nubi. Ella amava il fantasticare, ma non vi si abbandonava a cuor perduto. I viaggiatori raccontano che, fra le rovine del vecchio castello di Baden, si odono la notte, al chiaro della luna, delle arpe eolie che risuonavano dolcemente al sodio dello zefiro.
Stella non era un'arpa eolia che vibrasse inconsciamente al passar del vento. Sentiva in s stessa un'energia che le era ben propria e si riconosceva ben differente dalle altre persone mondane, uomini e donne, insignificanti sotto ogni rispetto, con le quali era in relazione.
Ella si sentiva chiamata ad una vita ad un tempo pi originale e pi seria. Sotto la sua belt classica, in apparenza fredda, si celava un temperamento impressionabile al massimo grado. Era una Diana, ma una Diana che una scintilla avrebbe potuto un giorno animare ed infiammare d'un fuoco particolare. Pi ella vedeva il mondo e pi se ne trovava separata, per la sua natura, pei suoi gusti, per le tendenze del suo spirito, per le vibrazioni del suo cuore.
La risposta altezzosa e l'ignoranza evidente del duca l'avevano impressionata pi che mai, inquantoch ella si era rivolta a lui sopra una questione qualunque di scienza, n egli aveva saputo dare una risposta soddisfacente. Questi uomini del bel mondo, cos bei parlatori, cos pieni di brio, cos soddisfatti dell'esser loro, erano dunque sprovvisti d'ogni istruzione reale? Vivevano essi dunque la vita intiera senza nulla sapere, senza nulla apprendere?
In certi giorni di snervamento, ella amava darsi in balia ad una specie di vaga fantasticheria, e talvolta passava lunghe ore di ozio nella biblioteca di suo zio, a frugare qua e l, talvolta attraverso i romanzi, pei quali ella non sentiva d'altronde nessuna simpatia, ma pi spesso fra i libri di scienza o di storia.
Assai difficile nella sua scelta, le capitava raramente di trovare molti capitoli di seguito abbastanza interessanti per cattivare la sua attenzione, e generalmente sfogliava l'opera senza leggerla. Ma, allorch per caso qualche cosa da lei trovata aveva la prerogativa di piacerle, non abbandonava il libro fino a che non lo avesse terminato. Si stendeva allora quanto era lunga sull'immenso divano quadrangolare, colla testa e le braccia affondate nei cuscini, e si immergeva per intero nella lettura, dimentica delle ore e di qualsiasi altro progetto.
Un giorno che non aveva trovato nulla di suo genio, si disponeva a ridiscendere nella sala ed a recarsi ad una passeggiata nel Bosco di Boulogne, quando in vicinanza della porta, il titolo di un libro elegantemente rilegato in marocchino rosso, colp d'un tratto il suo sguardo.
Questo libro aveva per titolo: Il dominio dell'ignoto e non portava nome alcuno di autore. La prefazione sola dava l'indicazione in basso, anonima d'altronde e senza alcuna preoccupazione di gloria: Un solitario.
La prima pagina incominciava con questa frase: "Ci che l'uomo conosce pu essere rappresentato da un'isola minuscola, intorno a cui si stende all'infinito un oceano senza confini. Questo infinito  quanto ne rimane a conoscere".
Si  detto che l'uomo richiede talvolta la verit ad un libro, la donna gli chiede sopra ogni cosa le sue illusioni. Qui, ella trovava tutto. Era come una prima risposta ad una moltitudine di domande che s'era fatte.
Stella lo sfogli e not tosto dalle intestazioni susseguenti delle pagine, una grande variet di argomenti curiosi:
La vita e la morte - Il diavolo e i demoni - Le streghe del sabato - Il processo di stregoneria - Il mondo occulto - Il magnetismo - I sensitivi - L'aurora boreale e l'ago calamitato - Le apparizioni - I presentimenti - I sogni - Cosa  il tempo? - Il cielo - L'al di l - Le aspirazioni - Il corpo astrale, ecc.
Ma un titolo fra tutti gli altri ipnotizz il suo sguardo con queste due parole semplici affatto per altro: L'elettricit umana. Ed  da quel capitolo che incominci la sua lettura.
Fu per lei una rivelazione, un levar di sole, uno stendersi d'orizzonti senza fine. La crisalide che si sveglia sotto i raggi della primavera, s'agita febbrilmente e frange il suo involucro per librarsi a volo nello spazio libero d'ogni intorno, non subisce una metamorfosi pi completa della trasformazione provata in tutto l'esser suo da quella giovinetta, di mano in mano che svolgeva le pagine di quel libro. Le sembrava di aver tutto presentito d'essere preparata, merc la sua vita anteriore, la sua natura personale, le sue reticenze mondane, le sue simpatie affettive, le sue attitudini a bere a quella pura fonte di acqua viva.
Tutti i fenomeni ch'ella aveva sperimentato su s stessa vi erano descritti nei loro particolari e spiegati. Apprese cos, mediante quella lettura, quanto l'elettricit eserciti una parte importante, e ancora poco nota, nella esistenza di tutti gli esseri; com'essa si trasformi nel sistema nervoso, si manifesti nei fenomeni dell'ordine psichico medesimo, e come un magnetismo agisca fra le anime non men che dentro i corpi e come gli effetti gi per s curiosi da lei osservati, furono studiati in apparizioni incomparabilmente pi intense in altri esseri, quali, per esempio, Angelina Cottin che, secondo la relazione di Arago all'Accademia delle Scienze, attraeva a s i mobili come la calamita il ferro, oppure la veggente di Prevorst, le cui visioni da sonnambula erano tanto straordinarie.
I fenomeni elettrici che si sviluppano in talune condizioni soffermarono in particolar modo la di lei attenzione. Ella vi lesse che al Canad, durante le stagioni di freddo secco, le giovinette prendono diletto talvolta a baciarsi, tendendosi reciprocamente le labbra e che quel bacio d luogo ad una scintilla abbastanza pungente, e che, strofinando i piedi sul tappeto, si pu giungere ad accendere un becco di gas allugando il dito. Questioni consimili di fisica e di fisiologia, nuove per essa, destarono in cuor suo un grande interesse, facendole intravedere un nuovo mondo.
Non aveva appena terminato il capitolo dell'elettricit umana, che volle leggere il libro tutto quanto, dalla prima all'ultima pagina. Ella lo port nella sua camera e dimentic la passeggiata al Bosco di Boulogne, preventivamente fissata da pi giorni colle amiche sue.
Era la prima volta che Stella si appassionava per un libro, ed era per un libro di scienza. I romanzi che s'era provata a scorrere non l'avevano gran che appassionata, e in generale la finzione le dispiaceva. I romanzieri le sembrava raccontassero avvenimenti umani che tutti infine conoscono, parlassero per nulla dire, scrivessero per nulla insegnare, discutessero in fine di cose banali.
Qui, ella trovava un fondo sostanziale, una realt d'ordine superiore, la natura stessa coi suoi immensi problemi. L'autore studiava l'essere umano, il corpo, l'anima, le forze, lo spazio, il tempo, l'universo. Le pagine sulle radiazioni invisibili, le vibrazioni e le azioni a distanza l'imbarazzarono al massimo grado. Non sent suonare l'ora del pranzo, e occorse che la zia venisse a cercarla nella camera.
Non parl tuttavia del libro tolto a prestito dalla biblioteca dello zio e si ritir tosto, finito il pranzo, per continuare la sua lettura ch'ella non termin se non a notte assai tarda. All'indomani, a colazione, non pot trattenersi pi oltre e ne parl allo zio.
Egli la rimprover abbastanza vivacemente d'aver preso un libro nella sua biblioteca senza avergliene chiesto il permesso. Ella avrebbe potuto in tal modo, frugacchiando qua e l, metter gli occhi su opere che le ragazze non devono leggere o sopra edizioni che non devono nemmeno aprire. Quanto al libro in s stesso di cui le faceva parola, lo ravvisava troppo serio per lei.
- Supponiamo, per esempio - aggiunse egli, tendendole un esemplare in-18 pubblicato nel 1859, - che la tua scelta fosse caduta su questo libro.
Ella ne lesse il titolo: L'amore delle donne per gli sciocchi.
- Ah! - esclam. - Non penso che mi sarei nemmeno scomodata d'aprirlo a mezzo.
- La tesi pu nondimeno essere sostenuta e non  del tutto paradossale.  anzi un caso abbastanza generale. Napoleone fu incompreso dalle sue due consorti.
- Oh! non amerei certo uno sciocco.
- Ebbene; in fondo, io sono contento che tu abbia letto questa curiosa opera che aperse alla tua imaginazione orizzonti nuovissimi sull'al di l. Questo scrittore ha su molti altri il privilegio di non essere banale e di occuparsi dei problemi "suggestivi", come vengono chiamati.  uno de' miei autori preferiti e possiedo tutte le sue opere.
"Amo la sua scienza luminosa e viva per davvero n  assolutamente necessario d'essere oscuri per sembrar profondi, n d'esser noiosi per dirsi scienziati.
Essi s'intrattennero intorno ai singolari capitoli sul magnetismo terrestre, forza vitale misteriosa del nostro pianeta. Una bussola trovavasi nella stanza vicina. Dietro invito dello zio, Stella la pose sulla tavola e not la sua oscillazione s lieve e la sua direzione un po' all'ovest del Nord.
Il conte di Noirmoutiers le apprese che questa direzione varia a seconda dei paesi, ch'essa non  la medesima a Parigi come a Roma od a Madrid, che cangia di anno in anno, e che v'ha in quel piccolissimo ago magnetico la manifestazione di un'intensa vita planetaria. Le insegn altres che questa direzione dell'ago oscilla regolarmente in talune ore del giorno, e che questa oscillazione mantiensi in corrispondenza colle macchie del sole e perfino coi pianeti. Un vincolo magnetico collega il sole alla terra e i mondi fra di loro, nonostante la distanza e il vuoto che li separa.
Ella prese un coltello sulla tavola e present la lama al disopra della bussola; questa lama d'acciaio attirava le punte dell'ago, ma con maggior forza la punta nord della punta sud.
Si fece portare un paio di forbici e not che la punta respingeva da s l'estremit sud dell'ago e attraeva l'estremit nord, mentre gli anelli dell'impugnatura attiravano a loro l'estremit sud e ricacciavano indietro l'estremit nord.
Le due estremit d'una chiave attraevano le due punte della bussola, e quell'esile ago si mostrava mosso da una vita attiva, s'agitava febbrilmente sotto l'influenza del ferro e si lasciava attrarre con una specie di frenesia o si ritraeva subitamente con una specie d'orrore.
Esso sembra desiderare, volere un dato contatto, provocarlo con passione, mentre sdegnava, temeva e respingeva accanitamente il contatto opposto.
- Sono osservazioni che hai gi potuto fare in collegio disse il conte - ma m'accorgo che non ti avevano mai destato interesse, n ti avevano rivelato la vita magnetica del nostro pianeta. D'Alembert diceva con ragione che una pietra che cade rende pensoso il filosofo, richiamando la sua attenzione sull'attrazione della terra.
Vedendo quanto la curiosit della sua nipotina fosse eccitata da quelle prime esperienze, egli la condusse nel suo gabinetto di lavoro e le mostr una sbarra calamitata di una grande potenza. Essi sospesero una calamita d'acciaio ad un filo tenuto da un'assicella di legno assicurata ad uno dei plutei della biblioteca, e la tennero ferma senza contatti ad alcuni centimetri da una estremit della sbarra. Era cosa meravigliosa il vedere le agitazioni di quella penna, la sua tensione per raggiungere la calamita, il brusco scatto di ripulsione di quella personcina allorch le si presentava l'altro polo, le sue preferenze e i suoi rifiuti, e talvolta un tremito convulso s violento che, ad un dato momento, Stella, colta da una grande piet, grid:
- Basta, basta, zio; le fa male!
Quest'azione a distanza e senza contatto della calamita sul ferro o delle calamite le une verso le altre all'avvicinarsi di una sbarra calamitata, quelle linee di forza che tendono verso uno stesso punto del globo, la rotazione lenta di quel sistema nell'interno e sulla superficie della terra, la corrispondenza dell'ago calamitato coll'aurora boreale, quella luce polare che essa tramanda in fondo ad un baratro oscuro, e la comunicazione di tutti quei fenomeni magnetici col Sole; non v'era in tutto ci di che colpire l'imaginazione e scuotere pur la mondana fibra di una giovinetta che non aveva mai pensato ai grandi problemi della natura?
Quel giorno si parl molto di scienza e Stella s'avvide che la scienza  talvolta piena d'attraenza e desta nell'anima nostra idee ben degne di occupare la sua attenzione.
- L'elettricit - diceva il conte -  una forza immensa, ancora quasi inesplorata. Il Solitario ha ragione di proclamare ch'essa  l'agente supremo della vita. Essa agisce costantemente intorno a noi e su noi, non solo durante quei giorni o quelle notti di bufera che precedono gli scopp del fulmine e in cui tutti i nostri nervi trovansi in uno stato di agitazione che varia secondo i temperamenti, ma altres perpetuamente, pi o meno, non rist mai dal manifestarsi.
"L'elettricit crea ed uccide, benefica o danneggia, secondo la sua maniera di agire.
"Una pioggia torrenziale attira istantaneamente i fenomeni della vegetazione, risveglia la forza, la bellezza, i profumi dei fiori, mentre un improvviso squarcio del fulmine riduce la quercia in pochi stecchi carbonizzati e semina la morte colla rapidit del lampo.
" l'elettricit che circola nel nostro sistema nervoso e nei nostri muscoli, ed  per essa che noi operiamo, ed  essa che si rivela nel nostro gesto e brilla nei nostri sguardi.  dessa che collega l'anima al corpo, il quale , per parlar propriamente, la sostanza della nostra anima, e agisce l'elettricit fra le intellingenze e fra i cuori quanto fra i corpi.
"Leggesti in un articolo del Solitario che ognuno di noi irradia intorno a s onde elettriche invisibili. Le simpatie ed antipatie si spiegano con l'incontro di quelle onde, che possono paragonarsi alle onde sonore che emanano dalle corde di un violino, di un'arpa o del pianoforte. Facciamo vibrare una di quelle corde e produciamo un suono. "Se l'onda sonora incontra sul suo passaggio un'altra corda in grado di vibrare armonicamente con essa, questa seconda corda emetter un suono senza che niuno l'abbia materialmente toccata.
" un'esperienza che si pu fare ogni giorno. Emetti colla voce un suono in una camera, e gli oggetti in istato di vibrare con quella nota risponderanno; gli altri resteranno muti.
"Collochiamo due aghi calamitati simili che possano girare su di un perno, a qualche distanza l'uno dall'altro; tocchiamo uno di essi e facciamolo oscillare e l'altro far altrettanto.
"Se due anime vibrano all'unisono, o, spesso, meglio ancora, in accordo armonico, le loro onde mutue, incontrandosi, si associano, si sposano, ed ecco due esseri aggrovigliati l'uno all'altro da una catena pi forte ancora di quel che se fosse di ferro. Non sono unicamente i loro sguardi che si sono incatenati,  tutto il loro essere, e quanto si facesse per opporsi a quella unioni sarebbe tempo e lavoro sprecato. Si compir all'evenienza nella morte.
"Quando siavi cacofonia negli scamb di vibrazione, ne risulta l'antipatia. Non sappiamo perch, ma tutti i pi bei ragionamenti non conteranno nulla. Quest'uomo mi  antipatico; quella donna mi irrita i nervi; non datevi la pena di correggere la prima impressione; le nostre onde non sono in armonia fra di loro.
"I simili attirano i simili; i contrar si respingono; "Dimmi chi frequenti e ti dir chi sei". I buoni si accordano fra di essi ed  la stessa cosa dei cattivi.
"Le nostre anime non sono pari spiriti: essi agiscono e comunicano fra di loro con mezzi materiali, ma d'una materia sottile, invisibile, imponderabile.
"S, l'elettricit  un dominio ancora inesplorato, l'elettricit umana sopratutto. I crepitii ed i bagliori che osservasti su te stessa sono indizio di una sensibilit speciale, e sono sicuro che tu potresti riconoscere i due poli di una calamita. E, quanto a me, ho la certezza che collocandoti l, davanti al camino, e senza nemmeno vedermi e volgendomi anzi la schiena, mi basterebbe stendere il braccio fino alla tua spalla e volere fortemente perch tu non potessi pi tenerti ritta in piedi e fossi costretta a cadere all'indietro. Ma non tenter la prova.
- Tutto ci  assai curioso, - disse Stella, - ed  per me un nuovo mondo. Ma, sai ci che mi ha maggiormente impressionata in questo libro del Solitario?
- Le comunicazioni col pianeta Marte?
- No, non le ancor comprese. Tal cosa supera troppo la mia intelligenza. Ci che mi ha maggiormente impressionata, si  il capitolo delle apparizioni e quello delle trasmissioni dei pensieri a distanza, e fra l'altre la storia della beatificazione d'Alfonso Maria de' Liguori e la discussione fatta con prove in appoggio della di lui apparizione al pontefice.
"Conosci certamente il fatto. Questo santo vescovo, essendo a Scala, nel regno di Napoli, cadde un giorno in estasi, in uno stato di morte apparente, sulla poltrona su cui sedevasi di solito al suo ritorno dalla messa. Ripigliando la sua vita ordinaria, trova inginocchiati a s davanti i suoi servi che lo giudicavano morto. "Amici miei - disse egli: - il Santo Padre  test spirato". Due giorni dopo, un corriere conferm la notizia. L'ora della morte del pontefice coincideva con quella in cui il vescovo aveva fatto ritorno nel suo stato naturale.
Ora, durante siffatta assenza, Alfonso de' Liguori era apparso al papa, a Roma, gli aveva parlato, era stato visto ed udito, e aveva assistito il sovrano pontefice fino al momento in cui questi rese l'estremo sospiro. Nel processo di beatificazione, questo dono di bilocazione e d'ubiquit vien qualificato come un miracolo e offerto come una testimonianza di santit.
- S, me ne sovvengo; ma non v' in quel fatto un miracolo pi di quanto ve ne sia nello schiudersi d'una rosa o nello sgusciare d'un uccelletto dall'uovo; il fatto  pi raro, ecco tutto, altrettanto raro forse quanto un eclissi totale di sole per Parigi. Questa storia ha sempre colpito me pure, inquantoch non parrebbe contestabile, dal momento che avvenne in un pieno secolo d'incredulit, nel 1774, e che si riferiva alla morte di Clemente XIV (Ganganelli), l'anno che tenne dietro al Breve con cui quel papa aveva osato sopprimere l'Ordine dei Gesuiti.  nel nostro secolo medesimo, l'anno 1816, che ebbe luogo la beatificazione e si tratta dunque di cosa abbastanza recente. Liguori non mor che nel 1787 tredici anni dopo quella apparizione.
"Vi  per me, in fatti di simil genere, una prova in favore delle teorie del Solitario sulla elettricit umana e su ci che egli chiama il nostro "corpo astrale". Questo corpo etereo pu uscire dal corpo visibile e trasportare l'anima a distanza coll'istantaneit delle trasmissioni elettriche.
- Vi trovai l pure una storia pi recente, tratta da una inchiesta su quelle che si chiamano, non so bene perch, le allucinazioni telepatiche, scritta da una signorina il cui nome mi desta interesse, inquantoch si firma Stella, colla data del 18 gennaio 1884, e che m'ha destato non so quali brividi attraverso tutta la persona.
"Racconta questa signorina che una bella sera, mentre ella sedeva accanto al camino su cui ardeva una bella fiammata, leggendo un libro d'avventure svariate piuttosto briose che la facevano smascellare dalle risa, ud girare la maniglia della porta della sala in cui trovavasi e vide entrare suo cugino, che pareva avesse un gran freddo, e senza mantello bench nevicasse.
"Ella si lev da sedere per avvicinare una poltrona al focolare e lo rimprover d'essersi lasciato cogliere dal freddo in tal modo, ma invece di rispondere - continua - egli si port la mano al petto e scosse la testa, ci che sembrava indicare che non aveva freddo, ma soffriva piuttosto d'un'infreddatura di petto, e che aveva un abbassamento di voce, come gli era spesso occorso negli ultimi tempi.
"Gli rimproverai di bel nuovo la sua imprudenza, allorquando il dottore G..., mio ospite presso il quale abitavo allora con mia madre, entr e mi chiese con chi parlassi. Gli risposi: "Con quel noioso di mio cugino Alberto che s' ancora talmente costipato da non poter pi parlare; prestategli dunque un mantello e ingiungetegli di recarsi a casa".
"Non dimenticher giammai l'orrore e lo stupore che si dipinsero sul viso del buon dottore, inquantoch egli ritornava allora dall'aver assistito nei suoi ultimi momenti il cugino, morto da una mezz'ora ad un dipresso. La sua prima supposizione fu che io avessi appena sentita la catastrofe e che la mia intelligenza si fosse smarrita. Ma non se ne parl punto, e trattandomi da bambina ancora (avevo nondimeno gi quindici anni) mi fece uscir dalla sala dandomi una spiegazione scientifica delle visioni per mezzo di illusioni ottiche.
"La casa in cui Alberto era spirato, trovavasi ad un quarto d'ora di distanza quasi per chi vi si recasse a piedi, ed erano gi tre o quattro minuti che mio cugino era l allorch il dottore entr nella sala.
"Io avevo sentito girare la maniglia della porta, e avevo visto aprirsi e chiudersi quella porta; poi Alberto, attraversando la sala, s'era recato fino al camino e s'era seduto nella poltrona che io avevo spinto innanzi per lui.
"Avevo inoltre acceso un lume sul camino e parlato per qualche tempo senza ricevere, a dir vero, alcuna risposta, la qualcosa attribuisco al suo abbassamento di voce".
- Secondo questo racconto - soggiunse Stella - l'apparizione differirebbe da quella di Sant'Alfonso de' Liguori in ci che questi era vivo e continu a vivere, mentre il cugino della mia omonima gi era spirato; pensa, ella, zio, che si possa apparire ad altri una volta morti?
- Vi  al riguardo - rispose il conte - un mondo tutto quanto da studiare, e comprendo come il Solitario abbia messo innanzi tutti questi problemi nel suo "Dominio dell'ignoto". Ti confesser che mi sono sentito attratto io pure da qualche tempo da un simil genere di ricerche ed ho incominciato a radunare un gran numero di siffatte osservazioni nella speranza di coglierle in fallo e di poter attribuirle a coincidenze fortuite o ad illusioni; ma esse hanno resistito alla critica, inquantoch le inchieste furono eseguite in un modo assai esplicito. Si  indotti a contare sull'imaginazione, sulla suggestione - che so io? - ma tali spiegazioni non soddisfano punto.
"Ci che noi sappiamo  poca cosa; quel che ignoriamo immenso.
"Tutti questi fatti, - aggiunse il conte - mi sembrano altrettanto pieni d'interesse quanto inesplicabili, e comprende la scossa che ricevesti leggendo il libro del Solitario, tu in ispecial modo, piccola sensitiva. Ma riconosco con piacere che ragioni come un uomo - e, a dir vero, da un'ora noi discorriamo col raziocinio di due uomini.
"Quanto a me mi dichiaro francamente discepolo di questo emancipato dalle strettoie della scienza classica; nella maggior parte dei casi queste teorie elettriche trovano la loro applicazione. Le trasmissioni dei pensieri ed anche delle sensazioni a distanza sono certe: le apparizioni offrono aspetti molteplici e diversi. Senza dubbio gli scettici troveranno sempre il modo d'uscir d'imbarazzo, affermando che non v'ha nulla di vero e che si tratta di mere coincidenze, di illusioni e anche di storie inventate a capriccio. Si pu dir ci di tutto, e mi sovvengo di essermi divertito moltissimo colla lettura di uno spiritoso opuscolo scritto per dimostrare, assai ingegnosamente del resto, che Napoleone non  mai esistito.
Questo libro sul Dominio dell'ignoto e le conversazioni che Stella aveva collo zio, occupavano s fortemente la mente della nostra giovine eroina, che da otto giorni ella si sentiva diversa affatto, constatando che la sua vita, facendosi intellettuale dava soddisfazioni inattese e squisite. Nel tempo stesso il problema della elettricit umana le sembrava associare vagamente la sua persona al pensiero dell'autore che aveva scritto quella curiosa opera.
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Capitolo 6.
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MADAMIGELLA EVA.
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Stella era entrata nella scienza per una strada indiretta, e la sua curiosit una volta risvegliata, quasi a casaccio, merc fenomeni strani e poco studiati finora non doveva pi estinguersi.
Ella prendeva interesse ad ogni cosa, e voleva tutto apprendere, tutto sapere.
Le cose della vita mondana, le conversazioni dei salotti di ricevimento, le serate, i pranzi, il teatro si scolorivano ai suoi occhi e perdevano ogni attrattiva.
Aveva parlato al suo Direttore spirituale dell'opera del Solitario, dell'apparizione del Liguori a papa Clemente XIV e di alcuni dei fatti riferiti in quel libro. Il confessore aveva ammesso l'apparizione del santo, ma soggiungeva che gli altri casi erano assai probabilmente illusioni o fors'anche tentazioni del demonio. Egli non le proib del resto assolutamente la lettura delle opere del Solitario, pur mettendola in guardia tuttavia contro "i suoi errori teologici" che, aggiungeva d'altronde in tono benevolo, non avevano importanza per lei dacch non aveva la pretesa di occuparsi giammai di teologia.
- La signorina pu leggere i suoi libri - aggiunse egli; - essi elevano l'anima e combattono il materialismo; ma, non giunga fino a considerarli come parole del vangelo. Non  un vero scienziato, che i veri scienziati sono tutti cattolici che praticano gli atti di fede. Gli altri, gli indipendenti, sono mezzo scienziati, inquantoch due verit non possono essere opposte l'una all'altra, e poich la parola di Dio ci ha fatto conoscere la verit, ogni scienza che non s'accordi con la fede non pu essere che una falsa scienza.
" spesso il caso di questo autore, per cui diffidate della sua fantasia che potrebbe trascinarvi troppo oltre. In una parola, bench non sia un romanziere nello stretto senso della parola, leggetelo come si legge un onesto romanzo, senza credere che tutto quanto vi  scritto siasi avverato."
Era un permesso, incompleto ma sufficiente, ed ella non chiedeva di pi per continuare una lettura che l'attraeva oltremodo, ma avrebbe esitato, e forse se ne sarebbe astenuta del tutto, senza quella autorizzazione data a met. Suo zio le aveva formalmente promesso di prestarle un secondo libro del Solitario, che aveva per titolo: l'Aurora del nuovo giorno. Ella lo reclam il giorno stesso e si mise a divorarne le pagine.
Quest'opera principiava colla creazione della Terra. Le epoche successive erano chiaramente esposte merc i fossili caratteristici di ciascun periodo, e si assisteva allo sviluppo graduale della vita, degli esseri primitivi rudimentali, i molluschi, gli acefali, fino agli organismi superiori, fino all'uomo stesso.
L'uomo era poi descritto, dalle razze primitive dell'et della pietra fino alle conquiste intellettuali della civilt moderna.
L'albero genealogico della vita terrestre vi si svolgeva in tutta la sua ampiezza, colle lacune che le scoperte della scienza ricolmano a poco a poco; e vi ammiravi una legge semplice e provvidenziale di progresso manifestata coll'evidenza della piena luce. Nessuna deduzione che non fosse basata sopra fatti di osservazione, e le analogie del corpo umano con quello dei mammiferi superiori vi erano messe in chiaro.
Si risaliva insensibilmente dall'epoca nostra alle epoche anteriori e fino ai tempi primordiali in cui il nostro pianeta incominci a condensarsi nello spazio, ai lati della nebulosa solare.
Questa storia cosmografica fornita dalla scienza, fondata sull'astronomia, la geologia e la paleontologia non men che sulla fisiologia e sull'anatomia, parve evidente e semplice alla intelligenza della giovane lettrice.
Ella si mise allora, come altre volte nel convento, a fare un riassunto di quel primo capitolo, e le venne l'idea di confrontarlo col racconto della Genesi. Poi, per curiosit, si prefisse di trascrivere i due racconti su due colonne parallele. Le parve d'essere ancora per qualche istante nel collegio, di fare cio un componimento, e se ne compiacque ingenuamente.
Ne venne il piccolo riassunto seguente che metteva sotto i suoi occhi, da una parte gli insegnamenti presentati dalla scienza, e dall'altra l'istruzione religiosa del catechismo, della Bibbia e dell'evangelo.
Riproduciamo testualmente questo riassunto che non mancava d'originalit. Stella s'era ingegnata, dietro l'imitazione di Bossuet, di dividere in epoche questa piccola storia universale.
LA RELIGIONE
LA SCIENZA
Prima epoca.
Dio ha creato il cielo e la terra in sei giorni, con tutti gli esseri che in s racchiudono, e dopo aver condotto a fine tanti lavori, si ripos il settimo giorno.
Il sole, la luna e le stelle furono create il quarto giorno.
I primi esseri creati sono gli angeli che vengono a contesa fra di loro. I vinti sono i demoni; tale  l'origine del diavolo.
Prima epoca.
Appare il sistema solare uscito da una immensa nebulosa di cui il sole ed i pianeti sarebbero condensazioni.
La Terra stessa fu dapprima nebulosa, poi sole, e raffreddandosi divenne un corpo solido.
Elementi dell'atmosfera e delle acque preparano lentamente le condizioni della vita.
Seconda epoca.
Il sesto giorno, Dio fece gli animali che abitano la terra ferma, e disse in seguito: Facciamo l'uomo a nostra imagine e somiglianza.
Dio cre Adamo, modellando un uomo d'argilla e soffiandovi sopra. Era in un giardino.
Poi, gli tolse una costa durante il sonno e la metamorfos in donna.
E gli proib di mangiare i frutti d'un certo albero che era in mezzo al giardino.
Il diavolo, sotto le spoglie d'un serpente, le parl, assicurando la donna che precisamente l'albero in mezzo al giardino era il migliore.
E la donna si lasci tentare pel motivo che il frutto era bello e piacevole a vedersi, gust di quel frutto e ne diede al marito suo che ne mangi egli pure.
Allora s'accorsero entrambi che erano ignudi.
Seconda epoca.
I fossili ci mostrano, come i fogli di un libro degli annali della Terra, che la vita ebbe principio con esseri rudimentali ed imperfettissimi. I tre grandi periodi geologici potrebbero chiamarsi l'ra dei pesci, l'ra dei rettili e l'ra dei mammiferi.
Ognuna di queste re rappresenta milioni d'anni.
Si rinvengono i pesci in abbondanza in seno ai terreni cambriano, siluriano, devoniano e primo-carbonifero; i rettili nel trias, nel giurese e nel cretaceo; i mammiferi dall'eocene in poi.
Il mare prese pi volte il posto della terra e reciprocamente. Le specie proseguirono a differenziarsi pi e pi, perfezionandosi.
L'albero della vita dimostra l'unit genealogica e la trasformazione graduale delle specie.
Terza epoca.
Dio passeggiava nel giardino dopo mezzogiorno allorch si lev un venticello. Adamo ed Eva volevano nascondersi, ma Dio li chiam.
Adamo gli rispose:
"Ho udito la tua voce ed ho avuto paura, e poich ero nudo mi sono nascosto."
"E come sapeste voi che eravate nudi se non dal fatto che avete assaggiato il frutto proibito?"
"  Eva che me l'ha offerto."
Il Signore Iddio disse alla donna:
"Perch avete fatto ci?".
Essa rispose: " il serpente che m'ha tratta in errore".
Allora Dio disse al serpente: "Tu striscerai sul ventre, e mangerai terra tutti i giorni".
Dio disse parimenti alla donna: "Tu partorirai con dolore".
Il Signore Iddio fece allora per Adamo e per Eva abiti di pelle di cui li rivest. E li scacci dal giardino, mettendovi cherubini con spade di fuoco per custodirne l'entrata.
Terza epoca.
Verso la fine del periodo terziario, le specie animali e vegetali assomigliano gi a quelle dell'epoca nostra.
Lentamente, gradatamente, il nostro pianeta acquist le sue condizioni attuali d'esistenza, le sue stagioni e i suoi climi.
I primi esseri che meritarono il titolo di umani sembrano essere stati selvaggi primordiali che vivevano nudi e incolti nei boschi, disputando la loro vita contro le bestie feroci. L'anatomia dell'uomo rassomiglia a quella delle grandi scimmie; ma l'uomo non discende dalla scimmia. Egli  il perfezionamento di una specie scomparsa. La sua statura dimostra che il suo corpo appartiene all'ordine dei mammiferi.
Una ammirevole legge di progresso presiede allo sviluppo graduale degli esseri, dai pi umili fino all'uomo.
La vita terrestre  una grande unit e l'uomo ne  il coronamento.
Quarta epoca.
Per salvare la posterit d'Adamo dal peccato originale, Dio s'incarn nel seno d'una vergine che divenne madre merc l'intervento dello Spirito Santo, senza il concorso del proprio marito Giuseppe.
L'annunciazione ebbe luogo il 25 marzo e la nativit il 25 dicembre.
I profeti biblici annunciarono che il Salvatore doveva essere figlio di Davide, ed  perci che la genealogia di Ges Cristo vien data negli Evangeli, dimostrando che il padre di Ges, San Giuseppe, e l'avo suo Giacobbe, discendono da Davide per mezzo della donna d'Uria che il santo re ebbe a rapire.
Ges Cristo prov merc la sua missione, i suoi miracoli, la sua risurrezione, ch'egli era veramente Dio e l'umanit fu salvata.
Ges Cristo rivel la verit al mondo, e da diciotto secoli non v' pi nulla a cercare.
Quarta epoca.
Merc lo sviluppo graduale delle sue facolt fisiche e morali l'uomo  diventato sempre meno barbaro.
All'et della pietra grezza succedettero le et della pietra levigata, del bronzo e del ferro. Si inventarono successivamente gli indumenti, le abitazioni, gli istrumenti di lavoro, gli apparecchi della scienza e dell'industria, le arti della civilt.
Gli uomini divennero ragionevoli e pensatori. L'umanit ha potuto dar nascimento a intelligenze tali quali sono quelle d'Omero, di Socrate, di Platone, d'Archimede, di Ges, di Newton.
Tuttavia la stirpe umana  ancora oggid primitiva affatto. Essa continuer il suo cammino ascendente, d'ora innanzi in ispecial modo collo sviluppo delle scienze.
La scienza progredisce gradatamente e vi  sempre di che indagare.
Stella rilesse quel parallelo e, per la prima volta, alcuni dubbi religiosi si fecero strada nella sua mente. Ella lo rilesse una seconda volta e s'assicur che la sua copia era diligentemente corretta.
Il suo confessore le aveva consigliato di diffidare della fantasia del Solitario, e tutto ad un tratto ella s'accorse che nel parallelo precedente la fantasia  assolutamente a sinistra e non a destra.
La storia scientifica  fondata sull'osservazione diretta dei fatti della natura, mentre la storia religiosa non offre per base che finzioni, di un seducente simbolismo orientale, ma pure finzioni, indimostrabili e perfino contraddittorie.
La giovane investigatrice si chiese:
Se veramente il Sole, la Luna e le stelle fossero state create in un giorno, e nel quarto la Terra da quegli astri illuminata;
Se veramente Dio si fosse data la briga di modellare un corpo d'argilla per foggiare Adamo;
Se veramente Eva fosse stata tratta da una costa del primo uomo cos creato;
Se veramente il serpente avesse parlato.
Poi d'indagine in indagine, ella s'immerse nell'insegnamento biblico e convenne che l'autore del racconto trattava Dio alquanto familiarmente e non vedeva in lui che un uomo.
Stella rilesse pi volte nella sua bibbia che "Dio passeggiava nel giardino il dopo pranzo allorch sorse un venticello" e che "fece egli stesso degli abiti" per ricoprirne Adamo ed Eva.
Non aveva mai letto la bibbia con attenzione quanto allora, e non prestava fede ai suoi occhi. Allora, fu sorpresa d'altre singolarit, quali la condanna del serpente a strisciare da quel momento sulla Terra e si chiese, senza trovarvi adeguata risposta, quale fosse il modo di locomozione del serpente prima del peccato d'Eva.
E poi, per quanto innocente fosse, le sembr che Ges non dovesse esser figlio di Davide se Giuseppe non era suo padre, e che se Giuseppe era suo padre, la vergine Maria non era tale, e le sembr vi fosse in tutto ci una manifesta contraddizione.
Le parve in seguito che Ges non ebbe a salvare l'umanit, poich i tre quarti degli abitanti della Terra non conoscono l'evangelo o non vi credono.
Nelle sue perplessit, cerc qualche po' di logica, risal all'origine e s'accorse che la redenzione  fondata sulla colpa, la colpa sulla tentazione, la tentazione sull'esistenza del demonio, e quest'ultimo su una battaglia d'angeli prima della creazione dell'uomo.
Tutto questo edificio giudic pi che altro romanzesco; pass una festa inquieta e non dorm la notte seguente. In qual modo? E aveva vissuto s tranquillamente fino allora! I suoi pensieri, allorch ne aveva avuti, erano cos semplici, e la vita e la morte le erano del pari pienamente spiegati.
Ed ora, ella incominciava a dubitare, e pi s'approfondiva nello studio, pi leggeva la Bibbia e pi dubitava. Che v'era di vero? Nulla, forse?
Stella pass giorni, notti, settimane intiere in un gran turbamento di spirito che non aveva fin allora conosciuto. Era talvolta un'angoscia orribile. Era stata cos felice nella sua fede! E se non fosse vero? si chiedeva. Giunse fino al punto da chiedersi perfino se Ges fosse Dio, se ella avesse un'anima, se quest'anima era immortale, ci che diverrebbe dopo la sua morte... Tutto crollava in un medesimo istante.
E orribili dubb la martirizzavano atrocemente; non dormiva, non mangiava pi e deperiva a vista d'occhio.
Passarono settimane intere in quelle angoscie che si facevano sempre pi penose, inquantoch ella aveva un'anima pura e sincera. Alla perfine non reggendosi pi, and a consultare il suo direttore spirituale.
Egli la lasci tutto esporre per filo e per segno senza risponder motto: poi, alla fine, siccome ella aspettava schiarimenti: "Mia cara signorina, - le disse: - ella pecca per orgoglio. Simili questioni non sono per il suo sesso e per l'et sua. Con qual diritto pretende ella di scrutare la volont di Dio? I misteri della nostra santa religione sono indiscutibili; la rivelazione divina non si discute. Crede lei di essere superiore agli apostoli e ai padri della chiesa? E come supporre che santi ispirati da Dio, quali San Paolo, Sant'Agostino, San Tomaso d'Aquino o che uomini eminenti quali Pascal, Bossuet, Fnelon e molti altri siano stati impostori? Pensa lei che Nostro Signore Ges Cristo, che s' proclamato lui stesso figlio di Dio abbia peccato d'impostura? Simili dubbi sono sacrilegi.
"Pratichi i doveri del suo stato, segua i comandamenti di Dio e della chiesa, non dimentichi la sua preghiera della sera e l'esame di coscienza, ritrover allora i benefic della grazia e la tranquillit della fede. Si umil coi nostri pi grandi dottori che non esitavano a dire Credo quia absurdum. (Credo perch assurdo.)
"Noi non possiamo comprendere i misteri e faccia quindi in modo di non leggere libri che le turbano inutilmente lo spirito. Ella ha ben altro intento nella vita che dedicarsi a pretese ricerche scientifiche: lasci la geologia ai geologi e la teologia ai teologi.
"Credo che lei sia una buona musicista: non  un peccato e i sollazzi concessi da una societ onesta e distinta qual  il ceto a cui ella appartiene per la nascita, le daranno ben altre soddisfazioni di quelle vane querele rinnovellate dagli eretici e che furono condannate da tutti i concil.
"Ecco, quanto prima, la stagione dei viaggi. Vada a contemplare le meraviglie della natura, sulle rive del mare o fra i monti, ed ella adorer Dio nelle sue opere e ritorner sana di corpo e di spirito. Operando diversamente, lei finir per diventar pallida in quelle biblioteche di cui ciascun libro  pieno di polvere e di microbi.
"Ed ora, a rivederci, figlia mia; reciti un atto di contrizione e riceva la mia paterna benedizione."
Per la prima volta la giovane cristiana usc dal confessionale senza risentire la dolce emozione della grazia, la cui penetrazione aveva tante volte inondata l'anima sua d'una consolante luminosit. Credette di accorgersi che la sua fede vacillava, e, pur provando il desiderio di progredire nel sapere, si rammaricava d'avere incominciato.
Si ricord degli ineffabili godimenti della comunione e credette di ritrovare la grazia.
Prima di varcare la soglia della chiesa, era convinta che fosse preferibile non continuare in quelle letture inquietanti, e che il meglio a farsi era di non pi pensarvi. Ma, la luce del di fuori, la piena aria, il sole di maggio, le visite delle ore pomeridiane, fecero svanire quelle impressioni, e allorch ritrov l'Aurora di un nuovo giorno sul tavolino della sua camera azzurra, non pot astenersi dal riprendere il libro fra le mani, di sfogliarlo e di continuarne la lettura.
Dopo aver esposto la storia del nostro pianeta, il Solitario mostrava che l'umanit terrestre, nonostante i progressi che gi ha conseguiti, trovasi ancora nell'et dell'infanzia. "Essa  materiale, grossolana, inconseguente e brutale. Meno divisa che non nei tempi primitivi delle trib, in cui s'era costantemente in istato di guerra fra villaggio e villaggio, come verificasi ancora oggid nelle regioni dell'Africa centrale, meno divisa altres che non nei tempi pi recenti in cui il re di Francia, il duca di Normandia e il duca di Borgogna vivevano tuttora fra loro in lotte permanenti, in cui Parigi veniva a tenzone con Rouen e Digione, allo stesso modo con cui Firenze era in lotta con Venezia, Berlino contro Francoforte, Edimburgo e Dublino contro Londra, e allo stesso modo in cui, nei primi albori della monarchia francese, il re di Parigi si batteva contro il re di Soissons, questa povera umanit  tuttavia ben lontana ancora dall'essere affrancata dall'antico e barbaro errore delle nazionalit e non ha ancora quasi nulla guadagnato di vere libert, inquantoch tutte le sue risorse sono consacrate a mantenere fra alcuni gruppi, rinserrati in frontiere artificiali e variabili, sentimenti di rivalit, di eccitazione e di odio che la sfibrano e la rendono sterile d'ogni utile lavoro.
"L'intelligenza  ancora cos bruta, che i popoli onorano i diplomatici che, merc la menzogna e la frode seppero far dichiarare guerre rovinosissime per ricoprirsi di gloria e d'onore. Si vedono tuttod re ed imperatori assicurare i loro sudditi che la guerra  istituzione divina e che ci che hanno di meglio a fare  ancora di versare il loro sangue sull'altare della patria.
"Il militarismo  un'infamia, un'onta, una follia stupida ed idiota. Tutti i governi dell'Europa riuniti hanno minor intelligenza di quanto ne abbia un branco di segugi; oppure, quando veramente conformino al raziocinio la loro condotta, proclamano come principio il furto e l'assassinio. Amo meglio credere che essi siano incoscienti e vittime dell'atavismo.
"Gli uomini sono avvezzati dall'infanzia a portar armi micidiali per sgozzarsi reciprocamente come bruti. I soldati dell'Europa sprecano dodici milioni al giorno negli eserciz militari; dodici milioni al giorno, cio quattro miliardi quattrocentotrentacinque milioni per anno che  necessario far sborsare a quanti lavorano. L'Europa  attualmente indebitata di centoventun miliardi (e la sola Francia di trenta). I cani, i gatti, le talpe, le ostriche, i cavoli e le barbabietole financo sono meno stupidi.
"Nello stesso tempo - continuava l'autore - tutti questi esseri vivono senza sapere ove sono e senza chiederselo tampoco. La loro occupazione principale  il denaro, sia che lo acquistino, anche quando non ne hanno alcun bisogno e che la loro vita sia assicurata, sia che lo spendano in mille futilit superflue nelle quali dissipano la loro esistenza.
"Gli uni, costantemente pressati dalle esigenze della vita materiale, lavorano incessantemente senza poter disporre del tempo di pensare; gli altri, meglio privilegiati in apparenza, non sono per questo pi intelligenti. Niuno s'adopera per coltivare la propria mente ed istruirla intorno all'universo ed alla creazione. Essi sono soddisfatti della loro ignoranza nativa e non ne escono fuori che per eccezione. Le loro impressioni si soffermano alla scorza e gli scrittori pi popolari sono coloro che raccontano in uno stile imaginoso le funzioni dello stomaco e del ventre. Quanto al cervello, lettera morta.
"L'arte, il teatro, il romanzo non sono ispirati da alcun ideale. Il popolo pi spirituale della terra ascolta ed applaudisce canzoni non meno idiote che grossolane. La materia, crassa ed opprimente, domina tutto".
Ecco quanto ella leggeva, co' suoi occhi, e quanto sentiva di vero. L'umanit le appariva ben altra cosa da ci che aveva visto fino allora.
"Questa umanit - aggiungeva il Solitario - non ha che quattro o cinque anni. Essa non ha raggiunto ancora di certo l'et della ragione che si accorda generalmente ai fanciulli verso il settimo anno d'et. E, siccome ella data ormai gi da pi di centomila anni,  probabilissimo che non giunger al suo apogeo di forza intellettuale che fra molti milioni d'anni.
"Lo scopo del pensatore  di precederla. Le anime che pensano sono rare e formano un'eccezione di gente scelta, che mette la sua felicit nella ricerca pura della verit e nel disinteressarsi dalle passioni brutali e dalle vanit mondane. Il sentimento religioso costituisce il fondo di questa ricerca della verit. Ma il Dio presentito dal pensiero  un essere trascendentale, sublime e inconoscibile, altrettanto elevato al disopra della nostra facolt di comprensione quanto l'infinito sta al disopra del finito.
"Non  il mio Dio lo stesso - che tu pregando vai;
Oh! ben pi grande  desso - e comprender nol sai.
La mente regna s poco nell'umanit, che essa non crede ancora che alle apparenze. Non  molto ancora che tutti gli abitanti della Terra tenevano per certo di abitare su una superficie piana fissa alla base del cielo e che sopportava l'universo: la maggioranza degli uomini in Asia, in Africa, nell'Europa e nell'America, lo credono ancora e vivono come se vi credessero. Per essi la Terra  tutto, il cielo nulla.
"Non credono anzi che alla materia visibile. Per essi un blocco di ferro  solido, bench sia composto di molecole invisibili e impalpabili che non si toccano. Essi sanno che l'agente essenziale dell'universo consiste nella forza e non nella materia. La gravitazione universale che sostiene i mondi nello spazio  invisibile e imponderabile; quando noi la sopprimessimo col pensiero, il movimento dell'universo si arresterebbe e la vita scomparirebbe.
"Ci ch'essi chiamano il mondo visibile, d'altronde,  quasi un non senso. Sulla moltitudine dei raggi che il sole invia alla terra, ve n' appena uno su cento che sia accessibile alla nostra retina e faccia vibrare il nostro nervo ottico. Gli uni oscillano troppo rapidamente, gli altri troppo lentamente, e ci che noi vediamo non  quasi nulla a petto di ci che  in realt. Con tutto ci, i nostri letterati e i filosofi nostri parlano di queste impressioni incomplete e relative come se rappresentassero l'assoluto.
" la stessa cosa del corpo dell'uomo. Si vede in esso ci che l'anatomia e la fisiologia hanno fatto conoscere, e niuno s'avvede che quell'insieme di tessuti non costituisce l'essere umano. L'anima  invisibile. Le forze, mediante le quali essa agisce sul corpo non men che sul mondo esteriore sono invisibili.
"Si cerca di tutto spiegare merc il corpo visibile e le sue funzioni, e non si ottiene alcun risultato soddisfacente. Da qui le incongruenze e gli accecamenti delle scienze dette positive per tutto ci che appartiene all'ordine psichico, il quale  nondimeno quanto v'ha di essenziale nell'uomo.
"Incominciamo a riconoscere l'errore delle apparenze poich  tempo ormai che ci occupiamo delle cose reali.  l'ra nuova della scienza che s'apre oramai davanti al nostro orizzonte fattosi assai pi grande. Siamo nati or ora all'aurora di un giorno novello. Dischiudiamo le ali e voliamo nella luce e nell'infinito!".
Stella leggeva sempre. Foss'egli colle donne, coi re o col popolo, chi vuol regnare deve piacere, e quell'autore le piaceva per la sua originalit e per la sua indipendenza. Ella si sentiva, per la sua natura medesima, predisposta alle curiosit intellettuali, e se ella s'era talvolta smarrita, alcuni anni prima, nelle nubi del misticismo,  perch aveva creduto all'autenticit della rivelazione cristiana.
Ed ora incominciava ad avvedersi che se questa rivelazione s'era molto accostata alla verit, essa non la comprendeva per altro in s stessa, non essendo le vaghe funzioni del paradiso terrestre che un elegante simbolo d'un periodo della storia orientale.
Stella intraprese dunque la lettura di quella seconda opera col sentimento che, lungi dall'essere per s vietata, questa curiosit costituiva un dovere per la coltura della sua mente.
La stirpe umana le parve per davvero infantile e poco intellettuale, ed essa si sentiva al disopra delle volgarit universali per la sua intraprendenza spirituale e pel vivo desiderio che in s nutriva della scienza.
Lesse avidamente i vari capitoli e giunse a quello che ne era in qualche modo la conclusione e che portava per titolo: "L'affrancazione del pensiero per mezzo dell'astronomia".
L'autore mostrava la Terra come un'isola perduta nell'infinito. Miriadi di mondi si libravano nello spazio; gli uni abitati attualmente da stirpi umane analoghe alle nostre, altri di specie inferiori, da larve, da corpi elementari, da mostri, da animali, da embrioni di pensieri; altri da esseri d'altrettanto superiori all'uomo ed alla donna terrestri, quanto noi lo siamo in confronto dei pesci del mare o dei molluschi incoscienti; altri ancora, altre volte popolati, oggid deserti cimiteri di umanit defunte; ed altri infine in istato di preparazione per le glorie dell'avvenire.
Si comprendeva da s che il nostro mediocre pianetuzzo non  che un atomo dell'immensit e che la nostra esistenza attuale non  che un minuto secondo nell'eternit. I mondi si succedevano ai mondi, gli spaz agli spaz in tutte le direzioni, ovunque allo sguardo fosse dato di posarsi, senza fine, in ogni senso.
Il centro di questo infinito era dovunque e la circonferenza non era in alcuna parte. Sulla Terra od in Sirio si era sempre nel centro. Si poteva slanciarsi in linea retta verso una direzione qualunque, colla celerit del lampo, viaggiare con quella velocit per un milione d'anni senza cangiar mai di posto, senza avanzare d'un passo, senza avvicinarsi in niun modo a limiti che non esistono. Un dispaccio telegrafico spedito oggid alle frontiere dello spazio, non vi giungerebbe mai. E allora, su questa piccola terra, isola che si aggira intorno ai raggi del sole, ci si sentiva come perduti od abbandonati.
Commossa fino alle pi intime fibre da questo peso d'infinito che pesava sul suo cuore, Stella aperse la sua finestra che guardava verso gli ippocastani di un grande parco.
L'aria era fresca e profumata; la notte completamente silenziosa in quel quartiere deserto. La mezzaluna navigava come un leggero schifo luminoso sui vapori dell'orizzonte occidentale, vagamente rischiarato dalla luce effondentesi di Parigi; Venere e Giove brillavano nella costellazione dei Gemelli, al disopra di Castore e di Polluce; e le quattro stelle del Leone sembravano, in virt del loro allineamento, mostrare pi lungi, verso est, la Spiga della Vergine, al disopra della quale costellazione brillavano Arturo, il Bovaro e le stelline della Corona boreale.
Le stelle pi grandi scintillavano con maestosa solennit e attraevano a loro lo sguardo e il pensiero, e Stella, appoggiata coi gomiti alla finestra, le contempl, le riconobbe, le chiam a nome e la sua imaginazione s'inalz fino ad esse.
La bellezza della notte, la calma dell'aria, i fuochi vividi del cielo, l'immensit dello spazio, trasportarono il suo pensiero nelle alte regioni che gi aveva visitate mediante le sue letture. Parigi, immerso nel sonno, gli edific di cui si scorgevano alcune cupole nere, la torre quadrata del Convento degli Angeli, le chiese stesse le parvero cose inferiori, terrestri ed umane. Il mistero del cielo stellato trasport la sua anima nelle regioni di un sogno divino.
E, per la prima volta, ella sent che la verit  lass, che nessuno l'ha trovata qui in basso, che le religioni sono tentativi incompleti e che se una d'esse pretendesse di confiscare il Dio delle stelle, sarebbe giuoco e vittima di una bambinesca puerilit. Sent allora la sua anima farsi veramente gigante ed elevarsi nello spazio, verso le alture purissime dell'empireo, e le sembr di ricevere un nuovo battesimo, di divenire la neofita di una nuova religione che non aveva pi nulla di terrestre e che spaziava per davvero nelle plaghe sublimi ove mandavano guizzi e bagliori in quel momento le gemine stelle di Castore e di Polluce.
Poi, prov la sensazione di trovarsi sola nel mondo, che l'universo fosse troppo sterminato e troppo spaventevole il silenzio delle notti stellate, che infine Dio inaccessibile l'avesse abbandonata; ond' che all'entusiasmo e alla contemplazione del cielo stellato succedette l'emozione d'una immensit troppo vasta a comprendersi, e Stella si sent invasa da una profonda melanconia.
E, com'essa guardava le stelle, i suoi occhi si velarono di lagrime. Rimase nondimeno a lungo appoggiata alla sua finestra, e allorch se ne ritrasse, la mezzaluna, gi assai abbassatasi verso il lato destro, spariva dietro gli alberi e continuava a discendere fra l'ombre della notte, sospinta da quell'inesorabile movimento che trascina nella sua orbita astri e cose.
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Capitolo 7.
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PERIODO DI TRANSAZIONE.
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La contessa di Noirmoutiers riceveva tutti i mercoled sera, e da tre mesi il duca di Jumiges non era mancato ad una sola di quelle riunioni, talora mondane e strepitose, tal altra semplici e limitate a pochi invitati.
La sua visita era ogni volta preceduta da un mazzo di fiori del massimo gusto, composto di fiori oltremodo rari, e bench l'avvenente Stella non si fosse ancora dichiarata esplicitamente, sembrava che rimanesse solo a fissarsi la data del suo matrimonio, e le famiglie erano d'accordo.
Nelle feste da ballo, Jumiges e Stella non ballavano il valzer che insieme, e nelle serate intime egli impegnava assiduamente la sua partita di scacchi col conte, e si discorreva come fra buoni camerati delle ultime indiscrezioni della societ parigina.
Il duca era informato di tutto, sapeva tutto, e poteva tutto raccontare.
Non mancava mai ad una prima rappresentazione al teatro e conosceva fin nei pi intimi particolari tutte le nuove produzioni di moda e se ne faceva giudice immediato.
Scelto spesso quale arbitro in talune contestazioni, era stato testimonio in tre duelli dal principio dell'anno. Al Circo, la sua opinione costituiva legge per l'accaparramento d'una cavallerizza. La larghezza della sua cravatta non men di quella del suo cordone dell'occhialino erano prese per tipo di quel che convenisse adottare nel mondo elegante. S'era giunti al punto che, siccome egli s'era messo a rialzare l'estremit dei suoi pantaloni nei giorni di pioggia, bench non muovesse un sol passo a piedi, tutti i suoi giovani amici del Circolo s'erano dati a rialzare i loro, anche nei giorni di bel tempo, e non era raro incontrarli in tal guisa perfino in piena sala per effetto di una dimenticanza che, d'altronde, sembrava, essa pure, diventare di moda.
Nei caff-concerto, non v'era canzonetta, per nuova che fosse, la quale non fosse conosciuta, apprezzata e citata all'occasione da questo mondano, enciclopedico nel saper suo, che, pur non facendo nulla, non aveva un solo istante di libert. La maggior parte del suo tempo era occupato dalle visite e tutte le sue ore requisite dalle esigenze di quel mondo di suprema eleganza di cui era orgoglioso con ragione di dirsi il rappresentante per eccellenza.
Quella sera, non v'erano che una ventina di persone nella sala di ricevimento, e il duca teneva con inarrivabile correttezza il filo della conversazione. Egli parlava delle ultime canzoni uditesi a Parigi e si dilettava a parafrasarle con motti di spirito scoppiettanti. Ma, sotto questo spirito mondano di convenzione, Stella scoperse di nuovo qualche crepa e molta vacuit. Le sembr che quei giudiz non fossero che belle frasi. Nulla in realt nella midolla: bolle di sapone che una puntura di spillo squarcia e manda in fumo.
Ascoltando Jumiges, fu anzi nel tempo stesso scossa dalla volgarit delle idee che egli metteva in mostra; nessun sentimento intellettuale od estetico; tutt'al pi alcune osservazioni superficiali ed abbastanza ottuse.
Stella non conosceva la letteratura "naturalista" contemporanea, ma gliene giungeva, in quelle conversazioni di gala, un'eco che la feriva senza rendersene conto.
Nessuno si mostrava impacciato del resto nel raccontare gli ultimi successi del teatro o del romanzo, ed ella si meravigli di quella specie di propensione predominante per le cose abbiette ed idiote.
Si parl un po' di lutto. Un brillante ufficiale, il capitano Lomond, critic talune opere letterarie nuovamente apparse e ne lod altre, ma siccome la discussione incominciava a farsi alquanto vivace, la contessa domand un po' di musica.
I primi pezzi furono ascoltati senza entusiasmo e in mezzo ad una distrazione generale, bench il nuovo violinista avesse il talento di Sivori. Ma poco dopo, il duetto di Mirella, meravigliosamente cantato, con tenerezza unita ad una gran passione, accolse i suffragi di tutti, e il piccolo uditorio parve dimenticare, merc l'armonia, le discussioni semiletterarie che l'avevano tenuto diviso in due campi pochi momenti prima.
Ma la musica stessa non poteva essere che un intermezzo, ed i discorsi non tardarono a riappiccarsi. Stella aveva test accompagnato, sedendo al pianoforte, l'ideale e deliziosa serenata del Don Giovanni, egregiamente cantata dall'amica sua Cecilia, e, rimasta davanti al pianoforte discorreva a mezza voce con lei mentre la conversazione s'era riaccesa fra suo zio, il duca e l'ufficiale. Pur parlando, ella ascoltava con un orecchio quella conversazione fra uomini, e indubbiamente nessuno dei tre interlocutori s'imaginava di essere ascoltato da una donna, e in ispecial modo da una giovinetta.
- S - sosteneva l'ufficiale -  la letteratura nuova, della fin del secolo, come si dice; sono il romanzo ed il teatro nuovi, rispondenti ad un progresso letterario al quale non siamo ancora avvezzi, come non lo siamo alla musica di Wagner. Ma non v' a negare che siamo di fronte ad una evoluzione radicale. Non amiamo pi lo sciroppo d'orzata di Lamartine e di Gounod, n gli amori dalle gambucce rosee di Bouguereau.
- Apprezzo quanto voi la forza e la virilit - rispondeva il signor di Noirmoutiers. Tuttavia imagino che lo scrittore di cui parlavate test non se la diletterebbe altrettanto in un letamaio. Quando taluno di noi si abbatte in qualche cosa di schifoso in piena strada, schiva il passo e non vi mette il piede dentro. Per qual motivo ficcarvi il naso?
- Perch  cosa reale. Ci esiste quanto il resto. Una vera pittura deve tutto mostrare.
- Vediamo un po'! Scorrete i libri che citavate test, e non giungerete alla trentesima pagina senza trovarvi la parola maiale.
- Non usa dunque la gente bassa correntemente questa voce nelle sue liti ed anche nei suoi discorsi?
- Le persone di bassa lega, ma quale interesse hanno esse?  un fonografo od un fotografo l'amico di cui si fa menzione?
- Non  sempre un pornografo.
- Enrico lo chiamava l'altro d un porcografo; ma egli ignora il greco e incorre in barbarismi.
- Sono del parere del capitano - replic il duca. - Un autore deve far parlare alle persone la lingua che parlano. Per qual ragione gli storiografi di Waterloo non hanno osato ripetere la parola di Cambronne se non da quando comparvero I Miserabili di Victor Hugo?
- La trivialit non  necessaria per dipingere i caratteri, anche i pi rozzi. Osservisi Balzac.
- Altri tempi, altro linguaggio - riprese l'ufficiale. - Ci occorrono precisamente oggid parole che scuotano il borghese, e che lo feriscano, - aggiunger io. - Senza ci, nessuno leggerebbe pi e si sa che in generale il borghese non  che un ingrugnito qualunque.
- E gli altri, gli arricchiti di fresco, i Peruviani, e tutti. Grugni su tutta la linea! Ecco il teatro, - continu il duca.
- S; io sono andato colla contessa a vedere le tre ultime commedie. Ebbene; per parlare la nuova lingua francese, non trovo in realt che un'espressione sufficientemente appropriata, e oserei dire, per esprimermi colle frasi del giorno, che  una canagliata, o, se si preferisce, una "porcheria" in tutta l'estensione del termine. Bella evoluzione letteraria invero!
- Non v' libro che serva da sederino o da terzo posto di vettura;  il gusto attuale. Un mezzo milione d'incasso!
- Caro signor duca; si possono ben guadagnare centomila franchi con un pieno successo, senza aver speso per questo due soldi di valore reale. Quanto al gusto generale, lo nego. No, non  l, non sar mai l il gusto in Francia. Si leggono, cos, per pura curiosit; ma senza nessun entusiasmo. I francesi amano la finezza delle idee, la delicatezza delle sensazioni, il piacere, la facezia scollacciata, quanto si voglia e come la chiamavano i padri nostri, le raffinatezze, i racconti di La Fontaine, le storie galanti di Boccaccio o della regina di Navarra, le incisioni di Fragonard o di Moreau, tutto ci che si vuole, ma non amano la sconcezza, e sopratutto la sconcezza senza spirito, e non l'ameranno mai. Questi libri e queste produzioni teatrali dnno all'estero una cattiva riputazione alla Francia, n si pu vedere che con tristezza nelle appendici dei giornali questa letteratura prendere il sopravvento, inquantoch la morale di un popolo dipende molto dalla qualit delle sue letture.
- Oh! caro conte; ella non si sar fermata, spero, al Lago, alla Sera, e alla Grazia di Dio. Non si segue pi oggid la:
Luna, romita, aerea
Che veleggiando naviga
Pel vasto firmamento.
"L'amore non  un sogno, e s' fatta una grande evoluzione da un mezzo secolo in qua.  il progresso.
- I giovani, caro signor duca, non vedono molto lungi da loro, ed essi s'imaginano di ricominciare il mondo. Fui anch'io com'essi, ma ormai so che non facciamo che continuarne la trama. Gli autori "naturalisti" non paiono dubitar menomamente che essi rimettono a nuovo, con minore originalit, il nostro vecchio Rabelais, e risuscitano Aristofane. Nulla di nuovo sotto il sole. Essi ci riconducono a duemila anni indietro. E si chiama ci progresso? Strano errore!  la stessa cosa dei pittori che vedono luci violette dovunque. Questione di retina, daltonismo. I giovani credono rinnovellare la faccia della terra; i vecchi si lamentano d'una decadenza imaginaria; quanto a me, credo al progresso, ma scorgo sulla sua strada delle carreggiate melmose in cui il carro s'impiglia. La memoria umana  breve; ogni secolo s'imagina che la sua lotta sia la pi importante di tutte, ma vi sono sempre stati scrittori cos detti realisti. Credano, signori miei; il solo e vero progresso  quello della scienza. La letteratura e l'arte sono forme mutabili e non  in esse che fa d'uopo ricercare veruna ascensione. Mi si chiami Fidia, se si vuole; ma preferisco questa ingiuria alle incongruenze nauseabonde di quel grossolano campagnuolo a cui uno degli autori pi favoriti del pubblico oggid ebbe il buon gusto di dare il nome di Ges Cristo.
- Ebbene! signor conte - riprese il capitano; - ella giuoca secondo le regole antiche, ecco tutto. Non dico che nel ventesimo secolo non si far ritorno allo spolvero dell'ordine corinzio e di Omero; si ricorre ben di nuovo oggid a Napoleone, tanto vilipeso or son venti o trenta anni. Ma gli autori della nuova scuola non cercano perifrasi:  del Manet di buona lega. Guardi: non  molto che io leggevo un capitolo attraentissimo, e mi soffermai su questa frase allorch qualcuno venne a cercarmi: "Nin rifiutava quel posto nello studio pel motivo che la sua vicina trouillotait du goulot."(3) Non  espressiva al massimo punto simile frase?
- Che ha ella detto? - disse il conte.
L'ufficiale replic la frase, e si fece a spiegarne il senso ai due interlocutori, cui a tutta prima era rimasta oscura.
- Oh!  questo che s'intendeva di dire lo scrittore?  bellina, in realt - disse il conte.
- Approvo questo genere: Bernardino di Saint Pierre e Chateaubriand sono lontani da noi - aggiunse il duca. -  un grande errore l'imaginare che l'umanit attuale abbia bisogno d'ideale; essa ha ben altro in testa. In fondo, ecco: s il misticismo che l'idealismo non sono che posa;  una corsa all'al di l, un genere di sport come un altro. Niuno vi crede, niuno ne ha bisogno. Viva il realismo! Non v'ha che ci solo di vero. In materia di novit, chi ha sentito dunque l'ultima canzone dell'Alcazar? Oh! che furore!
- Non io, - replic il capitano. - Sono anni, secoli che non v'ho messo il piede.
- Ecco l'ultima strofetta. Dimenticavo di dirvi che si tratta d'un giovanotto che ha voluto sedurre una fanciulla, sorella d'un suo amico:
Oh! non temer si perda
La vezzosa zitella
Mi prega la sorella.
Di dirti dunque...
- Eh! questa  la vera letteratura naturalista. Che ne pensate?
- Non si supporrebbe - replic il conte - che la Francia abbia prodotto Molire, Voltaire, Beaumarchais, Crbillon ed alcuni altri scrittori delicati che seppero associare lo spirito alla gaiezza. Orbene, persisto nell'opinione che il valore di un popolo risiede nelle sue nature elette e non nei suoi spazzaturai d'ogni lordura.
Stella s'era rimessa a sedere al pianoforte e suonava un pezzo a quattro mani con Cecilia. I tre interlocutori avevano ripreso i loro posti accanto al fuoco.
- Chi ha visto il nuovo cavallo del Circo? - disse il duca. -  una meraviglia. Olga lo cavalca con una sveltezza da far raccapriccio ed  giunta a fargli eseguire il valzer sull'aria del Bacio. Siamo rimasti tutti a bocca aperta, ch, come tutti sanno, il vero valzer a tre tempi, con quattro piedi, non  cosa da poco. Una meraviglia! Un'eleganza di forme straordinaria. Danza per davvero quel cavallo, fa delle smorfie, saluta, va in collera, cade morto. Bisogna andare a vederlo venerd.
- E in piazza Blanche?
- Non vado pi che una volta per settimana al Gatto nero o al Molino rosso(4).
- Non m' mai venuta l'idea d'andare a fare un giro in quel quartiere, - riprese il conte.
- Eppure,  cosa divertente, - aggiunse l'ufficiale. - Grille d'Egout(5)  deliziosa.
- Che  dunque? - replic Madame di Noirmoutiers. - Corse una giumenta?
- No, signora. Una ragazza che balla, a dir vero, in un modo un po' troppo sbrigliato, e le cui gambe rivaleggiano in contorsioni e sgambetti fantastici con quelle dell'amica sua La Goulue. Esse sono incomparabili per la grande sparata tanto in uso, e cadono in terra di botto, col busto inarcato, come bambole a molla, senza nulla rompersi. Vi  pure Nini Patte-en-l'air.
- A proposito, sa nessuno che cosa ne sia del principe di Lonon?
- Eclissi totale. Rovinato dai debiti. Convenzione giudiziaria.
- Con centomila lire di rendita!
- Ne spendeva duecento. M'ha imbrogliato l'altro giorno per ben venticinque luigi.
- Si  recata, signora contessa, all'Esposizione dell'Impero?
- S, certamente, e ci siamo divertite tutte immensamente. Che tempi gloriosi quelli! I pi minuti ricordi ci commuovono profondamente. A proposito, mi si  mostrato a quell'esposizione una sciabola del generale Morland. La storia del barile di rhum  dunque autentica?
- Tutto quanto v'ha di pi vero. Allorch fu ucciso ad Austerlitz, Napoleone se ne mostr assai accorato, e ordin che il suo corpo fosse trasportato a Parigi; ma i chirurghi non avendo nulla di quanto occorreva per imbalsamarlo, lo rinchiusero in un barile di rhum, che fu dimenticato in una cantina della Scuola di Medicina fino al 1814. Si trov il corpo perfettamente conservato; ma il rhum aveva fatto crescer vigorosi i mustacchi in modo s straordinario, che cadevano gi pi in basso ancora della cintura.
- E che se ne  fatto del rhum?
- Pare che gli assistenti-infermieri se lo siano bevuto!
- La signora marchesa  tutta quanta invasata dell'impero, - riprese il signor di Noirmoutiers. - Essa ha rimesso a nuovo tutta la mobiglia della sala di ricevimento e non indossa che abbigliamenti nel costume del 1810. Non abbiamo potuto andare alla sua ultima serata, e pare che sia stata una delle pi riuscite.
- Specialmente verso la fine - ripigli il capitano. - Vi si sono cantate le ultime canzonette.
-  quanto ci fu detto ieri. Si direbbe che lei non s' per nulla annoiata.
- Oh! non  cosa tanto straordinaria. Una cosuccia leggera, ed ecco tutto. Ecco la strofetta che si  fatto ripetere.  una donnina maritata che parla della sua toeletta.
Bench s austera e seria
Gran cura ell' la mia,
Lo dico senza scrupoli
Di scelta biancheria;
Quando si cade o debbasi
Di vergogna arrossir,
L'aver trine finissime
Compensa il rio martir.
"Ci che ha divertito pi d'ogni altra cosa, si  che la canzone ha il suo compimento in un balletto birichino quanto mai, che ricorda una celebre quadriglia delle dame della Corte a Compigne, e che la graziosa donnina ha, nel suo ultimo movimento, fatto cadere fin sulle orecchie la sua corona nuziale di fiori d'arancio.
- Quand'anche - aggiunse il conte levandosi - la letteratura fosse l'espressione della societ, vi sarebbe di che disperare della Francia.
-  dunque al caff-concerto che si  veduto un simile spettacolo?
- Oh! niente affatto; lo si  visto alla veglia della marchesa. Noi eravamo seduti dietro otto file di signore assai scollacciate; un vero paniere di meraviglie. Tuttavia il mio vicino mi fece notare che, fatta eccezione di alcune rare personcine veramente eleganti, un gran numero di quelle signore avevano la schiena mal fatta.
- Come, mal fatta?
- Ma s; larga, a prominenze goffe, senza stile. Aggiungasi le acconciature del capo a rigonfi, e nemmeno un pezzettino d'orecchia che avesse un po' di garbo.
- E tutte queste canzoncine si cantano oggid davanti a giovanette?
- Oh! esse sanno ridere quanto noi e ne conoscono ben altre: la letteratura corrente non ha pi segreti per nessuno.
- Confesso per mia parte - replic il duca - che io non comprendo sempre i grandi capolavori della nuova letteratura. Potrebbe ella, caro capitano, tradurmi in vero e buon francese, il sonetto seguente che, senza ch'io lo ripeta per intero, ha la mirabolante quartina:
A des glaciers attentatoire
Je ne sais le naf pech
Que tu n'auras pas empech
De rire trs haut sa victoire.
Il conte si slanci dalla sua poltrona quasi spinto da una molla che scattasse d'improvviso.
- Chi ha commesso questa bricconata? - diss'egli.
- Il signor Stefano Bienarm.
- Ebbene, io d il mio voto perch lo si decori con la legion d'onore, ma si chiudano i suoi libri con fermagli irremovibili. Solo, quando vorr leggere un poeta, sceglier di preferenza nella mia biblioteca, Hugo, Musset, Byron, Lecomte de Lisle, Sully Prudhomme o Coppe. Confesso nondimeno che preferisco l'incoerenza e la divagazione al turpiloquio morboso ed impudente.
Questa serata presso la contessa di Noirmoutiers rivela, come le precedenti, l'ambiente in cui viveva Stella; societ banale e persone eleganti d'aspetto, ma pi o meno ineducate in fondo; ignoranti d'altronde e assolutamente sprovviste di ideale.
La deficienza di cognizioni di questi giovanotti disoccupati del ben mondo, quella del suo fidanzato in particolare, e la sua indifferenza per tutte le curiosit della natura e della scienza, erano per essa non lieve soggetto di disappunto che si aggravava e le cagionava una specie di umiliazione ogni volta che l'occasione si presentasse.
In molte circostanze Stella era stata condotta alle stesse riflessioni per tutti quei giovani di gran garbo di cui la sua esistenza era circondata. Essi non sapevano nulla, non si inquietavano di nulla e rimanevano soddisfatti della loro nullit intellettuale. Cos, fra l'altre, una bella sera delle fine di marzo, dopo una partita di caccia nella foresta di San Germano, mentre facevano ritorno in break e gi s'era fatta notte gradatamente innanzi che giungessero a Parigi, le stelle brillavano gi d'un vivo splendore e si poteva ammirare nel cielo del tramonto un bagliore abbastanza luminoso che si levava obliquamente dalla regione in cui il sole era scomparso e finiva in punta ad una grande altezza. Quel bagliore di un aspetto stellare, era mite e sereno e lo si sarebbe detto formatosi oltre gli astri.
Stella, che lo contemplava dal cader della notte, lo fece notare ai suoi compagni e a tutta l'allegra brigata. Ella s'inform, domand come si chiamasse quella luce, ci che fosse e se lontana dalla Terra, pensando a cose elevate per s stesse. Nessuno aveva saputo rispondere. Uno di essi s'era soltanto arrischiato di dire ch'era la Via Lattea. Ma si vide bene, poco dopo, che non lo era affatto, perch la Via Lattea si disegn in un altra direzione mentre il primo bagliore si estinse gradatamente. Non fu che all'indomani a pranzo che ella seppe dallo zio che quella era la luce zodiacale.
E siccome in quella luce, verso la sommit e nei dintorni, scintillanti stelle e pianeti attraevano gli sguardi, niuno parimenti di tutta quella comitiva mondana, niuno aveva saputo dare il nome ad una sola di quelle stelle e rispondere seriamente a veruna domanda. Si sarebbe potuto credere che niuno d'essi le avesse mai viste, elevando fino a quelle altezze il proprio pensiero, n si fosse mai domandato come si chiamassero quegli astri che brillano continuamente al disopra delle nostre teste.
La sua vicina Adriana non nascose anzi neppure la subitanea sorpresa che prov alle interrogazioni di Stella.
- L'astronomia - disse ella; - bah! chi pu esserne attratto? I pazzi! Guarda; io non so nemmeno che cosa sia la Grand'Orsa... e m' tutt'affatto eguale!
Un altro giorno, ella aveva sentito una specie di professione di fede fatta dal suo fidanzato ad uno dei suoi amici intimi. Un articolo della Revue des Deux Mondes, scritto da Renan, era stato l'oggetto della discussione di pochi momenti, e il duca aveva concluso con questa risposta: "Dopo tutto, la vera filosofia, sapete,  una sola: il non me ne importa un fico!" e ci nel momento stesso in cui la giovinetta entrava nella sala. Ella non aveva inteso che quella frase, ma talvolta una sola parola ne insegna pi di un lungo discorso.
E Stella leggeva, rileggeva e divorava le opere del Solitario.
Ella non aveva mai tanto bene sentita la banalit della vita mondana, la nullit delle persone disoccupate, la vacuit delle loro conversazioni, la piccineria del quadro in cui si svolgono le loro idee, l'estrema limitazione dell'orizzonte abituale di questi lillipuziani, la materialit delle loro sensazioni. Nessun ideale: nessuna grandezza. Cecit intellettuale. Le conversazioni di quegli uomini e di quelle donne dimostravano che essi scambiavano semplici granelli di sabbia per montagne. Idee da formica. Le sembrava, leggendo quei libri preferiti, di uscire da un antro, e di respirare l'aria e la libert degli altipiani alpestri. Era veramente un nuovo mondo che le si spiegava innanzi.
In qual modo tanti esseri intelligenti possono vivere senza esercitare la loro intelligenza, senza giammai nulla apprendere, senza nulla leggere se non sciocchezze, senza libri di sorta? Era un problema per lei. S'accorgeva allora per la prima volta che gli appartamenti non hanno librerie, bench siano ingombri di numerosi mobili inutili.
Siccome suo zio non giurava mai che sulla parola del Solitario e la rinviava sempre ai suoi scritti per la soluzione di tutti gli enigmi, Stella fin un giorno per dirgli:
- Ma chi  questo Solitario? Le sue opere corrono per le mani di tutti e niuno lo vede mai. Non abita egli Parigi?
- Probabilmente, no. Non intesi mai parlare dell'esser suo.
- Egli deve nondimeno esistere, vivere in qualche parte. Non si vede il suo ritratto fra gli autori contemporanei di cui egli , senza opposizioni, il pi celebre.
"Trovai citazioni a iosa di lui nei giornali esteri, fra i nostri amici del Brasile, non meno che fra gli inglesi, gli americani ed i russi.
- Egli non abita forse in Francia.
- Eppure, il suo stile  francese.
- Forse  morto.
- Il suo ultimo libro non data che da sei mesi. In qual modo si hanno i suoi libri?
- A mezzo dei librai.
- Non si potrebbe, rivolgendosi a loro, venir a sapere del suo indirizzo? Caro zietto, amerei assai di possedere un autografo del vostro autore favorito.
- Per mezzo dell'editore forse. Ma quale curiosit! In che cosa puoi prendere interesse alla sua persona? Secondo ogni probabilit, tu non avrai mai occasione di incontrarti seco lui. E poi, voi altre donne, siete talvolta d'una singolare bizzarria !
- Appartiene forse all'Accademia?
- No certo. Allorch i cortigiani di Richelieu fondarono l'Accademia francese, vi erano tre grandi uomini in Francia, universalmente celebri: Descartes, il potente filosofo, Pascal, l'immortale pensatore, e Molire, il gran signore del teatro. Ebbene, queste tre glorie senza rivali furono dimenticate tutte e tre dai fondatori del Cenacolo.
-  egli deputato o senatore?
- Meno ancora. Vediamo un po', rifletti; perch vuoi tu ch'egli sia "qualche cosa" essendo "qualcuno"? Non stai tu per richiedermi se egli  giovane, vecchio, grande, piccolo, decorato o no? Accademie e nastri d'onore, non son dunque puerili cianfrusaglie? Mia cara, mettiti dentro nella testa che un autore  un autore, uno scienziato uno scienziato, un poeta un poeta, e che se egli  veramente grande ignora le ambizioni mondane. Egli parla impersonalmente all'umanit ed ai secoli. Non  un uomo; pu essere morto o vivo, poco importa. E poi, vuoi che lo confessi? Tutti gli scrittori, senza eccezioni, perdono se veduti da vicino.
"Per conto mio, deve essere un orso, un selvaggio, un druido delle foreste galliche. Non ti auguro di vedertelo piombare d'improvviso in piena conversazione; non saprebbe nemmeno attraversare la sala, e tu proveresti la pi completa disillusione. Non sa certamente n ballare, n chiacchierare, n far la corte alle signorine, n montare a cavallo, n andare in bicicletta. Farebbe una triste figura a fianco dei tuoi damerini eleganti e sarebbe di una inesperienza fenomenale nel dirigere il cotillon. Leggi i suoi libri per la maggior coltura della tua mente; ammira il pensatore, ma non far ricerca dell'uomo.
Lo zio e la nipote parlavano, cos, spessissimo del loro autore prediletto. Essi avevano adottati i suoi giudiz sugli uomini e sulle cose, si servivano delle espressioni speciali colle quali egli era uso specificare la civilt moderna, s'intendevano fra loro colle sue frasi in una data osservazione, pensavano come lui, parlavano come lui.
I suoi libri erano divenuti la loro societ intellettuale ed intima s esclusiva che in un viaggio che fecero l'estate susseguente fu constatato che la met delle opere del Solitario era stata posta nella valigia dello zio e la met corrispondente nel baule della nipote. Essi sentivano, come lui, che la scienza  la sovrana del mondo; che  in essa e per essa che fa duopo vivere e che essa non deve pi rimanere estranea alla direzione delle coscienze.
Questo apostolo della scienza era diventato un amico della loro intelligenza e quasi del loro cuore.
...
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Capitolo 8.
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I PIRENEI.
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Queste letture, queste fantasticherie, queste lotte colla sua coscienza, quest'agitazione interna, avevano alquanto affaticato Stella, e assai pi, indubbiamente, delle serate e dei pranzi dell'ultima stagione. I suoi occhi erano meno vivaci, il suo colorito aveva perduto la limpidezza e la sua andatura tradiva non so qual languore.
Era venuto il giugno; l'Esposizione di pittura era chiusa, finite le corse, e si parlava ogni d di progetti di viaggio, stando in forse fra Dieppe, la Svizzera e i Pirenei, allorch l'invito di una famiglia legata da una amicizia di vecchia data col conte di Noirmoutiers, la famiglia dei Castelvieil, giunse in via Vaneau, colla preghiera di recarsi a passare alcune settimane nelle montagne di Bagnres-de-Luchon.
Il castello di Castevieil non era da lungo tempo che una bicocca caduta in rovina, ma essi avevano costruito quasi di faccia, sull'altro versante della valle della Bourbe, un piccolo castello moderno, addossato ad una verde foresta e bagnato da un corso d'acqua, proveniente da un antro selvaggio, che, dopo aver attraversato il parco, formava una gran cascata in fondo ad un burrone.
La signora di Castelvieil invitava i suoi amici della via Vaneau a recarsi a riposare dalle fatiche di Parigi nella frescura dei monti. Quel posto offriva una prerogativa particolare che, diceva essa, doveva venir apprezzata grandemente dai parigini, e si  che quando si desiderasse trovare un po' di vita mondana e distrarsi dalla solitudine, si poteva verso mezzogiorno scendere al Casino di Luchon, ascoltarvi la musica sotto i viali verdeggianti, e fare un giro fra i magazzini forniti d'ogni ben di Dio dei viali d'Etigny. Quanto ai bagni, era agevole il prenderli tutti i giorni ed in qualsiasi ora.
Poi, ella si diffondeva sulle passeggiate dilettevoli da farsi nei dintorni, alla fonte d'Amore, al viale dei Sospiri, alla valle del Giglio, al baratro dell'Inferno, al ponte Nadi, alla cascata delle Damigelle, e descriveva con entusiasmo la bellezza delle montagne, il dolce mormorio delle cascate d'acqua, la freschezza dei boschi, il verde dei prati, l'atmosfera sana e profumata di quelle immense campagne e i panorami ammirabili che si hanno sottocchio ad ogni passo. Ella aggiungeva che se la signorina Stella gradiva le trottate a cavallo, non aveva che l'imbarazzo della scelta per le scampagnate da farsi in tutti quei bei luoghi dei Pirenei.
Non si dur fatica a decidersi, e prima della fine di giugno, il trio della strada Vaneau, noleggiava posti di prima classe nel treno diretto rapidissimo dei Pirenei.
Fu un viaggetto dilettevole oltre ogni dire di scolari in vacanza e vi si dimentic tutto, piaceri d'ogni sorta di Parigi, libri e filosofia. Era la prima volta che Stella se ne andava cos lontano. Il vagone-ristorante, davanti a cui i paesaggi si svolgono e passano rapidamente, fu per essa la pi curiosa distrazione della giornata, e le idee che l'avevano tutta invasa in quegli ultimi mesi si dissipavano come le imagini passeggere delle campagne appena intravedute.
Giunsero a Bordeaux senz'essersi quasi accorti della distanza; vi restarono due giorni, visitarono in seguito Bajona e Biarritz, si soffermarono un giorno a Pau, all'indomani a Lourdes, e scesero a Luchon coll'intenzione di restarvi alcuni giorni prima di stabilirsi definitivamente nel castello.
Ma, all'indomani stesso del loro arrivo, i loro amici venivano a toglierli di l.
Il castello occupava infatti una posizione meravigliosa sul versante della montagna, in mezzo a boschi ed a pascoli, con una vista estesissima sulla vallata, al di l dell'antica bicocca. Attraenti passeggiate a piedi, in vettura od a cavallo, consentivano di estendersi su vasto raggio mediante belle strade e sentieri alpestri che seguivano tutti i corsi d'acqua, risalendo la Pique, l'One, il Giglio e i loro numerosi affluenti.
Le escursioni incominciarono il giorno dopo. Si visitarono la cascata Sidonia, la chiesa di San Mamete, la cascata di Montalbano e si fece il giro intorno a Luchon. Nei giorni susseguenti s'and pi oltre fino alla valle dell'Arboust, e si passarono in rassegna Sant'Aventino colla sua chiesa dell'XI secolo, Cazarux, Garino, il lago d'Oro dominati dal picco di Nre.
E si continu cos ogni giorno.
Non sono i grandi laghi della Svizzera, n i ghiacciai prodigiosi dell'Oberland bernese: il panorama  meno vasto, meno elevato, se si vuole anche pi ristretto; ma le valli sono dovunque verdi al massimo grado, meno popolate, a vero dire, di casuccie o di villini, ma pi silvestri, pi deserte, assai ombrose, solcate da torrenti ad ogni punto e quasi ovunque rallegrate, massime in giugno, dal fracasso delle spumeggianti acque e delle cascate.
Ogni giorno d occasione a nuove escursioni che non rassomigliano in nulla a quelle della vigilia. In quell'aria frizzante delle montagne, le pi lunghe corse non affaticano punto, preparano un sonno riparatore, ed ogni mattina, col sole che sorge, ci si sente disposti a nuove corse verso tutti quei paesi incantati.
Era una quindicina di giorni che si viveva cos in piena natura, senza aver pensato un momento a metter piede nel casino di Luchon, e gi si era progettato un "viaggio di lungo corso" secondo l'espressione del signor di Castelvieil, toccando Arreau, Barge, Luz, San Salvatore, Gavarnie e Cauterets, allorch, contemplando la carta topografica, Stella esclam:
- Perch non andremmo in Spagna? Mi sembra che non sia troppo lontana da noi.
-  anzi vicinissima, - replic il signor di Castelvieil, e noi non faremmo, intraprendendolo, un "viaggio di lungo corso". Guardi,  anzi cos vicino che per quella via - disse egli avvicinandosi alla finestra e stendendo la mano verso la sinistra - noi possiamo andarvi a far colazione quando si voglia e ritornare per l'ora di pranzo a casa nostra con tutta tranquillit.
- Davvero? - ripigli Stella. - E perch non l'abbiamo fatto? E si pu anche recarvisi a pranzo?
- In una cittaduzza spagnuola, pittoresca e piena di moto, sulla Garonna, ove si pescano eccellenti trote. Aggiunger anzi che la via, fino alla cresta dei Pirenei, fino al Portillon (portello),  un vero viale da gran castello, ombreggiato da alberi secolari della nostra foresta d'Houeil de Hourtino, e che per effetto di un contrasto quasi teatrale, allorch si giunge sul versante spagnuolo, si ha tutto ad un tratto sotto gli occhi un paesaggio assolutamente differente, il calore in luogo della frescura montanina, la valle d'Aran invece della nostra foresta francese, un quadro di Filippo di Champagne o del Poussin, e per davvero, quasi d'improvviso ed a guisa di un magico cambiamento di scena, la Spagna invece della Francia. Nonostante Luigi XIV e Napoleone, i Pirenei non sono una vana parola.
- Oh! andiamoci domani! - grid Stella tutta contenta, - n indugiamo pi oltre. Il bel tempo dura da lungo e quando giungesse la pioggia, addio escursioni!
Il confine della Spagna non  che a cinque chilometri dal territorio di Hourtino, e la citt di Bosost non dista di l che tre chilometri. Si era intrapreso il cammino alle sette; la salita  un po' lenta, ma la discesa  rapida.
Alle dieci si giungeva in mezzo ad una popolazione vario-vestita e rumorosa. Era giorno di festa e di mercato. Le campane suonavano a distesa; per le piazze un via vai di merciaiuoli, di cavalli, di muli, di mercanzie e gli alberghi, colle loro terrazze d'ogni intorno, brulicavano d'un gran numero di persone affacendate, le interiezioni fragorose della lingua spagnuola s'incrociavano attraverso le strade piene di vita e moto; anche il sole prendeva parte alla festa, dardeggiando raggi di fuoco su tutti quei colori, mentre il fiume scintillava scorrendo con un gaio mormorio sopra i macigni del suo letto di corso rapido. Era ben quello un tutt'altro popolo, una tutt'altra natura, un altro mondo affatto.
Attendendo la colazione i nostri viaggiatori andarono a visitare la chiesa di stile romanico e giunsero proprio a mezzo di una messa cantata e d'un canto bizzarro che non aveva nulla della grandiosit del canto gregoriano. Uomini e donne in folla stavano in ginocchio sul nudo pavimento.
La comitiva rimase presso alla porta per non disturbare la funzione religiosa, e al momento della elevazione un fanciulletto del coro che si trovava sopra una tribuna sulla cantoria dell'organo, fece girare una ruota tutta munita di campanelli che tintinnarono in allegro metro, mentre i fedeli si prosternarono fino a terra.
I raggi del sole discendevano in obliqui getti di luce attraverso la chiesuola e venivano a gettare riflessi multicolori su tutta la gente che assisteva ai divini sacrifici. Al di fuori si udivano i muggiti dei buoi, il rumoreggiar confuso dei mercanti, le grida dei fanciulli, l'abbaiar dei cani, i gridi reiterati dei galli. Un'antifona chiesastica coll'accompagnamento di un oficleide venne bentosto a coprire ogni altro rumorio.
Al ritorno all'albergo non poterono, come avrebbero desiderato, trovare una tavola disponibile sul terrazzo che costeggiava il fiume; l'albergo appariva dovunque invaso dalla folla; ma siccome il calore era ardente e la luce accecante e brusca, e il sole dardeggiava in linea retta, non rimpiansero che a met d'essere obbligati a prender posto nella sala comune ove sedevano a tavola una cinquantina di mercanti e di accontentarsi dei piatti un po' volgari della cucina d'albergo. Quelle figure abbronzate dal sole e la piena aria libera, quelle fisonomie cos mobili ed animate, il correre ansimante delle cameriere che pi non sapevano a qual chiamata dar ascolto, i piatti sconosciuti che venivano serviti loro, il vino di Spagna un po' grave che dava un bel colore di rubino ai bicchieri, tutta questa variet infine di cose e di persone aggiungeva all'escursione un elemento imprevisto che dilettava infinitamente Stella, soddisfatta oltre ogni aspettativa di quella piccola punta in Spagna.
Il dopopranzo venne impiegato in una passeggiata lungo la riva sinistra della Garonna sotto i grandi alberi che la costeggiano, e allorch ritornarono per prender posto nel landau che li aspettava, il mercato era finito, cessato il frastuono delle ore precedenti e la piccola citt spagnuola sembrava matamorfosata in un calmo villaggio di provincia. Tutte quelle persone sono mattiniere, e allorch il tramonto del sole si avvicina, il tumultuoso movimento del giorno si acqueta e si estingue come suol avvenire nei nidi d'uccelli.
Essi ripresero la via della Francia per non rientrare troppo tardi a notte fatta e approfittare nondimeno della frescura della sera.
Siccome i cavalli rifacevano a passo la strada spagnuola del Portillon e si andava avvicinandosi al punto pi elevato, che forma la frontiera, Stella not, al di l d'uno spiazzo di terreno spoglio di vegetazione, una vecchia torre che dominava il vasto e grandioso panorama della valle d'Aran e che, rischiarata dai raggi del sole che tramontava, si staccava con un colore rosso cupo sulla foresta. Ella domand cosa fosse al barone di Castelvieil.
-  la Torre del Solitario, - rispose egli. - Essa  abitata da un famoso originale.
Questo nome di Solitario colp il cervello della giovinetta come un lampo.
- Si chiama la Torre del Solitario, - diss'ella. - Qual solitario?
- Un filosofo, un astronomo, un sognatore. Egli vive l tutto solo fra il cielo e la terra. E badi che noi siamo qui ad un'altezza di 1300 metri, e che quella torre domina ancora ad una discreta altezza il colle.
- Il Solitario! - riprese alla sua volta il conte di Noirmoutiers. - Aspetti! Non  dunque uno scrittore, un autore? Non pubblic forse molti lavori?
- Il Dominio dell'ignoto - aggiunse vivamente Stella - l'Aurora del giorno nuovo, Cosmos e molti altri...
- Precisamente, quello. Ha lei dunque letto le sue opere, signorina?
- Come! - grid Stella - il Solitario abita l? Oh! fate fermare la vettura, che io possa vedere! " una torre in rovina" - diss'ella.
- S - replic il barone. - Non si sa veramente come si possa abitare col esposti a tutti i venti. E in inverno non  cosa divertente, signorina, e non vi si trova che della neve... Tuttavia, quel filosofo ha impiantato col un osservatorio munito, dicesi, di eccellenti istrumenti ove egli studia costantemente il cielo.
Tutti si rimisero in cammino, confabulando gli escursionisti di mille cose diverse che la piccola sognatrice non intese.
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Capitolo 9.
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CRITICA E DISCUSSIONE.
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All'indomani, a colazione, Stella non ebbe nulla di pi urgente che di parlare dell'escursione della vigilia, di Bosot, della valle d'Aran, del Portello e... della torre del Solitario.
Il dottore Bernard, antico assistente dell'ospedale termale, era stato invitato quella mattina a colazione nel castello. Era un allegro convitato, d'una conversazione piacevolissima, eccellente cacciatore, scettico in tutto, e perfino nella medicina, un po' acerbo talvolta nella sua critica degli uomini e delle cose, niente affatto idealista, d'un positivismo irremovibile, e che non si dava mai a veruna specie di ammirazione quando si eccettui la musica di Wagner, inquantoch egli era melomane come la maggior parte dei medici, e di tutto giudicava con calma e circospezione.
Vi si trovava il curato di Bagnres, che frequentava il castello, e un maggiore del genio militare, antico allievo della Scuola politecnica e che veniva chiamato il Politecnista.
La colazione sotto il viale dei carpini, all'ombra di alte siepi, non lontana dalla fonte mormoreggiante intorno a cui cantavano gli uccelletti, trascorse in un conversar gaio e svariato. Stella non era per riuscita, nonostante un'abilissima diplomazia, ad ottenere che si andasse, dopo il caff, a fare una passeggiata a piedi dalle parti della torre del Solitario, che, mediante una porticina del parco, non era che ad una mezz'ora dal castello.
Quello scienziato, il signore e la signora di Castelvieil l'avevano visto molte volte e avrebbero potuto tentare l'escursione, ma non ne avevano in realt alcuna voglia, giudicando il di lui carattere insocievole quanto mai. Del resto,- aggiunsero essi, - una simile visita non potrebbe interessare menomamente la signorina.
- Non ho mai visto alcun Osservatorio.
- E poi, - aggiunse il signor di Noirmoutiers, - mia nipote non dice tutto. Il Solitario  il suo autore favorito, com' il mio del resto, lo confesso, e non sarebbe malcontenta di vedere un grand'uomo in veste da camera. Io l'ho del resto prevenuta che il suo ideale vi perderebbe indubbiamente. Le donne si appassionano per il tale o tal altro autore, ed esse s'imaginano ingenuamente di ritrovare il fascino, la vita, la seduzione dello stile nel viso, nella voce e nella persona stessa dell'individuo. Non  in questo senso che esse dovrebbero interpretare la definizione di Buffon: "Lo stile  l'uomo". Ma tutti sanno che le figlie di Eva sono curiose a dispetto di qualsiasi ostacolo e mia nipote ha in ci ereditato largamente dall'avola sua.
- Esse hanno talvolta ragione - disse il dottore - non sono sempre deluse nelle loro speranze. Cos, per esempio, niuno contester che il signor Guy di Maupassant che ebbimo occasione di vedere l'anno scorso a Luchon. non sia un uomo altrettanto piacevole a conoscersi quanto i suoi scritti a leggersi.
- Non sarebbe il caso del nostro Solitario, - ripigli il barone - inquantoch egli non , a dir vero, n grazioso, n amabile. Egli ha l'aria di tenere in dispregio il mondo intero. Non esce dal firmamento che studia, non s'occupa di nulla all'infuori della scienza, e non ama nulla.
- Io che ho molto letto - riprese il conte di Noirmoutiers - lo comprendo. Il pi nobile impiego che si possa fare della vita non si  di studiare l'enigma dell'universo? L'astronomia mi parrebbe una scienza s attraente da bastare per s sola ad assorbir per intero la vita d'un uomo.
- S, senza dubbio - disse il Politecnista - e mi chiedo perfino per qual motivo il Solitario si occupa di tanti studi disparati ad un tempo. L'astronomia non deve essere in realt una scienza abbastanza vasta per occupare tutti gli istanti dell'esistenza, quand'anche si lavorasse per diciotto ore al giorno, e si farebbe meglio anzi a non sceglierne che un ramo ed a specializzarvisi. Per qual motivo si frammischia egli dunque in indagini d'altronde differentissime e, a quanto mi sembra, poco scientifiche? Non s'occupa egli delle forze psichiche, di spiritismo, di magnetismo, d'ipnotismo, di telegrafia e di altre fantasie, che so io? Non passa, certo, per matematico.
-  la considerazione che feci io pure per qualche tempo leggendo taluni suoi libri - replic il conte - e credo di averne trovata la spiegazione. L'astronomia per lui non si limita alla misura matematica della rispettiva posizione degli astri.
"L'astronomia consiste per lui specialmente nella ricerca delle condizioni della vita alla superficie degli altri mondi. Questa vita, in Marte, Venere, Giove, Saturno, o negli altri sistemi solari, sia poi dessa attuale, passata o futura, ci interessa non solo in quanto pu rassomigliare alla nostra, ma ancora sotto il riflesso che essa trasfigura per noi l'aspetto del cielo stellato, mostrandoci in tutte le regioni dello spazio infinito sedi attuali, passate o future, di esseri viventi e pensanti in tutti gli stad dell'intelligenza.
"Questo nuovo cielo della scienza sostituisce l'antico cielo d'altri tempi, ed  quindi naturale associarvi il problema dei nostri destini; sono pertanto sicuro che il signor abate qui presente, non sar per contraddirmi, inquantoch l'antico cielo di Tolomeo, di san Tomaso e di Pascal, ha fatto luogo a quello di Herschel e di Le Verrier.
"Che v'ha dunque di sorprendente nel fatto che un astromo, che vive per abitudine in quel cielo, si chieda se le nostre anime sono immortali e se quei mondi sono soggiorni dell'immortalit?  il gran problema dell'al di l che ha bene la sua importanza.
"La ricerca delle attestazioni dell'esistenza dell'anima e della sua sopravvivenza non  forse il complemento logico dell'astronomia? Se ogni uomo muore per intero, in che l'immensit dell'universo pu dunque interessarci?
"Se nulla resta di noi, se noi siamo effimere apparizioni, funghi del globo della vita di un giorno, che pu importarci tutto quel corredo di cognizioni?
"La scienza non  che un inganno, come la nostra vita medesima; s, una burlesca ciurmeria da idioti.
"Ecco in qual modo io mi spiego queste preoccupazioni del Solitario che sembrano a lor signori, come ad altri del resto, poco scientifiche. Aggiunger ancora che se l'astronomia ci attrae per s stessa, esercita una tal azione ancor pi in vista degli orizzonti filosofici che ne discopre. Cos' l'Universo? Che v'ha in tutti quei mondi? Qual  il nostro vero posto, il nostro destino in quel piano meraviglioso? Ecco domande che acuiscono il nostro ingegno e ci stanno ben pi a cuore del calcolo logaritmico della posizione di una data stella.
- Non ho voluto interrompere il signor conte - disse il curato - ma avrei parecchie riserve a mettere innanzi. Non est hic locus. Dir solamente che la fede risolve taluni problemi inaccessibili alla ragione e che gli scienziati dovrebbero lasciare un tal compito ai teologi. La verit  una fiaccola che si arrischia di spegnere agitandola troppo.
- Ed ella, dottore, - disse il maggiore - che ne pensa? Ella non dice nulla.
- Oh! in simili argomenti non ho nulla da replicare. Lei conosce le mie idee, e morir, come dice il signor abate, nell'impenitenza finale,
- Oh! s, lo sappiamo - disse la baronessa - che il nostro garbato dottore non crede a nulla.
- Ma, signora; non si deve credere a nulla. La parola credenza  antiscientifica. Si ammette che sia dimostrato, ed ecco tutto.
- E che v' di veramente dimostrato - ripigli il sacerdote - di veramente conosciuto nell'essenza sua?
- La discussione ci trascinerebbe lontano - rispose il medico. - Ma indubbiamente, ci che non mi sembrerebbe dimostrato - e prego il signor abate di scusare la mia franchezza, ma non faccio che rispondere alla questione da lui messa innanzi -  l'esistenza dell'anima, non men di quella di Dio. E vuol ella che vada fino al fondo del pensier mio? Ebbene tutto il tempo che si occupa in quelle fantasticherie,  tempo perso.
- Come al biliardo o alla pesca all'amo? - disse ridendo il barone di Castelvieil.
- Molto pi. Si pu divertirsi col biliardo e si possono prender dei pesci colla canna, ma in queste questioni non ci si diverte e per di pi non si apprende nulla.
- Credo che il signor dottore si diverta egli stesso sul conto nostro in questo momento - disse l'abate con un sorriso mal dissimulato.
- Ma, no: la assicuro che tutte siffatte questioni insolubili non mi interessano punto. Non ho mai potuto comprendere, dal canto mio, che ci si possa dar pensiero dell'eventualit di ci che potrebbe esserci riservato dopo la morte. La vita e le sue preoccupazioni, ecco tutto. Ho visto ammalati a migliaia, vecchi e vecchioni non pochi, e moribondi in quantit. L'intelligenza  fragile, ed  una fiamma facile a spegnersi. Si estingue anzi per un nonnulla e duriamo spesso non poca fatica per riaccenderla.
- Scusi; lei non la potr riaccendere quando sia spenta.
- E quando salviamo un annegato? E quando riconduciamo in vita un asfissiato? E quando lo svenimento, la sincope, la febbre cerebrale o la febbre tifoidea dnno luogo al ritorno dell'intelligenza? Mi dica dunque, dov'era l'anima dell'ammalato? Mi dica, ov' quella del vecchio che ridiventa bambino, o dell'idiota, o del cretino, o del fanciullo atrofizzato? La mia esperienza non data da ieri. Per me, la facolt di pensiero  una propriet del cervello nell'uomo come nell'animale. Assenza di cervello sano, assenza di pensiero! N vi  altro a cercare!
- E questa dottrina lo soddisfa?
- Quanto a me, s. Ma non si tratta di questo. Chiedasi all'insetto se preferirebbe essere l'uccello che lo mangia o all'uccello se amerebbe meglio essere il cacciatore; chiedasi all'atassico se preferirebbe avere delle gambe, o alla signora di sessant'anni se non gradirebbe averne venti e le risposte affermative non significherebbero nulla. Non si tratta di ci che si amerebbe che fosse, ma di ci che . Se vi hanno cose imaginate che la realt non soddisfa, tanto peggio; la natura non ha che farvi.
"Ma io vado pi lungi, e dico che si pu essere intieramente soddisfatti di ci che esiste. Non solamente io non m'inquieto di ci che i psicologi chiamano l'"al di l", ma non concepisco nemmeno che si possa desiderare di ricominciare la vita sotto una forma o sott'un'altra. Se si facesse la domanda: "Che preferite voi, morendo, di dormire fra due guanciali, di non pi esistere affatto o di ricominciare esattamente la vostra vita quale fu in passato?" chi non sceglierebbe il nulla? La vita  piuttosto una fatica, e non  un male l'esserne liberati. I pi felici non lo sono realmente. Sono pi le cattive ore delle buone, pi le sofferenze, le noie, le disillusioni che non le soddisfazioni piene e perfette. Per parte mia, e bench non abbia troppo a lagnarmi della mia sorte, sarei desolato di vivere in tal modo eternamente. Oh! il riposo! come si potrebbe temerlo e non desiderarlo anzi?
- Non  il riposo, se lei non sente pi nulla;  il nulla, senza speranza.
- Qualunque sia il genere di vita che lei s'imagina dopo di questa, dal momento in cui vi fosse vita, vi sarebbe lotta. Ebbene! se n'ha gi abbastanza di aver lottato per sessanta e per ottant'anni. Preferisco l'annientamento, il riposo eterno, requiem aeternam, come lo dice ella stessa, signor abate.
- Ma no - replic la contessa. - Io preferisco la vita qualunque essa sia.
- Vivere, agire, sentire, amare, soffrire anche, meglio assai del nulla - disse la baronessa.
- E cos penso anch'io - aggiunse Stella.
- Oh! signore mie; loro sono libere di desiderare tutto quanto piace loro, ma i nostri sentimenti non cangiano nulla all'ordine prestabilito delle cose. Quanto a me, positivista, questi sogni dell'imaginazione, queste ricerche nell'ignoto non sono scientifiche, e desidero che uno scienziato non esca dai limiti della sua scienza. Sia egli medico, chirurgo, chimico, fisico, botanico, fisiologo, anatoma, archeologo, linguista od astronomo, pi esso si concentrer in una specialit e pi sar forte e potente.
"Ma non mi si parli di questi studiosi che generalizzano in ogni cosa.
- Lei preferisce l'analisi alla sintesi, caro dottore, e non ha torto. Riconosca, nondimeno che  utile avere di tempo in tempo dei concetti sintetici che abbracciano pi vasti orizzonti e combinano fra di loro molte attivit in favore del progresso generale dello spirito umano.
- Chi troppo vuole, nulla stringe - disse il Politecnista. - Era cosa possibile ai tempi di Aristotele, ma al giorno d'oggi, colla divisione del lavoro,  impossibile di rappresentare il complesso delle cognizioni umane.
- Oh! niuno ha questa pretesa. Penso solamente, a proposito del Solitario, che un astronomo potrebbe essere - dovrei dire piuttosto deve essere - un filosofo. L'astronomia  precisamente una scienza troppo immensa per non ingrandire d'assai le nostre idee. Un astronomo che non interpreti ci che vede non  che un automa e tanto vale una macchina da far calcoli od un apparecchio di fotografia.
"Non mi spiego maggiormente un astronomo meccanico da un astronomo cattolico. L'uno come l'altro sono incompleti.
- Grazie per noi - disse l'abate. - Per conto mio, confesso che il vostro Solitario non  un astronomo come gli altri, ma piuttosto un astrofilo.
- Oh! - esclam la baronessa -  un illuminato.
- Ed io ho un rimprovero molto pi grave da fargli - replic abbastanza vivacemente il Politecnista. -  un letterato. Egli ha scritto dei romanzi.
- Dei romanzi?
- Se non dei romanzi, per lo meno dei racconti letterar, delle storie. Uno scienziato si compromette sempre nello scrivere cose di tal genere.
- Lei giudica dunque che sono scritti male.
- No; riconosco all'opposto i pregi della sua estetica e d il giusto valore al suo stile. Amo la forma letteraria e concedo facilmente che pochi altri scrittori sono pi puristi di lui. Ma, precisamente per quella correttezza, per l'appunto egli  un letterato, un artista, e non  pi uno scienziato.
Uno scienziato deve scriver male? Il fatto  che in generale...
- Uno scienziato non dovrebbe scrivere del tutto. S'egli scrive, non deve per ci confondersi collo stuolo dei letterati, n elargire al pubblico opere di fantasia.
"Consento solo che uno scienziato scriva trattati tecnici speciali.
- Ne ha fatti, e pi d'uno, che sono classici negli osservator.
- Quei lavori sono logici, naturali. Gli altri sono errori, senza di che non li discuteremmo. Ha lei letto il suo Cosmos?
- Stavo giustamente per parlarne. Ebbene, a mio avviso, qucsto libro gli fa un grandissimo onore. Egli imagin con esso un racconto, una storia, come lei dice, un romanzo, se ama meglio, nel quale espose le sue idee sul cielo, le sue cognizioni su Marte, la sua dottrina palingenesiaca. Non si potr negare che, da alcuni anni, le nozioni astronomiche esposte in quest'opera non siano venute in possesso del pubblico. Questo pubblico conosce Marte oggid, parla delle sue nebbie polari, dei suoi canali, delle sue stagioni; sa che v', non lontano da noi nel cielo, un pianeta analogo alla Terra e che potrebbe essere abitato da esseri poco da noi differenti.
"Si guardino i giornali, ed anche i meno scientifici; vi si discorre di Marte oramai come d'un paese che interessa tutti pianti, come del Tonchino o del Madagascar. A che  ci dovuto? A quel libro del Cosmos che fu letto da centomila persone. Se il Solitario si fosse accontentato del suo grosso volume classico la Aerografia che fu stampato nel numero di mille duecento esemplari, e che non usc dalla sfera degli osservator, niuno, all'ora in cui siamo, avrebbe ancora sentito parlare delle meravigliose osservazioni fatte su quel globo vicino da tanti e tanti astronomi, lui compreso. Per me, l'approvo pienamente di saper farsi leggere, invece di lasciare il moccolo sotto lo staio, e parmi cosa sciatta il rinfacciarglielo.
"Amerei anzi che fosse un po' pi volgarizzatore, a guisa di Fontenelle, di Buffon, di Lalande, di Humboldt, di Arago, di Darwin e d'Haeckel. Ma egli non ci tiene al suffragio universale! Ci che scrive, scrive con cura, ed ecco tutto: con sincerit e colla fede. E glielo si rimprovera! In verit, giudiz consimili sono bizzarri! Sempre riparti separati, categorie, caselle a parte! Per essere logici, converrebbe rimproverare a Galileo, a Descartes, a Leibnitz, a D'Alembert, a Laplace, a Cuvier, d'aver saputo scrivere. E che! Si vorrebbe dunque che si fosse o letterato o scienziato! Detto con altre parole, fa duopo che un letterato sia ignorante, e bisogna che gli scrittori parlino per nulla dire, per rifriggerci sempre le medesime storie che non si sono cangiate dal diluvio in qua!
"Ecco ci che si chiama oggid la letteratura: prosa o versi che non insegnano nulla, romanzi che non hanno per meta se non ricominciare sempre gli eguali racconti di individui che si abbracciano prima, per ingannarsi tosto dopo, che vanno a nozze, mangiano e bevono, che si battono in duello o che commettono assassin; in una parola la solita descrizione delle azioni umane pi basse e volgari, e talvolta, ma troppo raramente, di azioni un po' pi raffinate e nobili!
" la stessa cosa del teatro. Sempre l'egual commedia, sempre l'adulterio; il marito, la moglie, l'amante. Sempre la camera da letto e la sala da pranzo. Ecco tutta l'umanit! Per molti, uno scrittore non deve uscire dall'involucro delle persone che vediamo viverci intorno, e sopratutto non deve insegnare nulla per quel che concerne le scienze esatte, e sarebbe anzi un delitto l'innalzare la mente degli uomini in pi alte sfere!
"Confesso che una simile classificazione mi sembra una pura stupidaggine, mi si passi la parola, ma non ne trovo di meglio, un'idiozia. Rimproverare ad un astronomo, ad un medico, ad un naturalista, ad un geologo, ad un chimico, di imaginare un quadro di certa eleganza per meglio diffondere le proprie idee e ci che crede la verit, non  che il frutto di un falso raziocinio. Che pu fargli tutto ci? Su che l'opinione di Pietro o di Paolo pu interessarlo? Egli non ha ambizione, non desidera nulla,  indipendente. Sa che agisce sulle intelligenze, nel mondo intiero, ne ha anzi le testimonianze irrefragabili, ed ecco quanto gli importa. Egli fa il bene e va diritto per la sua strada; non si seguono che coloro che camminano. Quest'uomo  un istrumento del progresso:  un precursore, un apostolo.
- Che valente avvocato, signor conte! V' del vero indubbiamente in quanto ella ha detto, e si ha forse torto di chiudere in un recinto gli autori come montoni o di relegarli in una fortezza da cui si vieta loro di uscir fuori.  un errore d'apprezzamento, e non vi sarebbe evidentemente alcun male quando gli scrittori fossero istruiti e gli scienziati sapessero scrivere ed avessero idee generali. Ma conservo per altro la mia opinione, che il genere romanzo non mi piace in un uomo di scienza.
- Tutti i generi sono buoni, ad eccezione del noioso - disse Voltaire.
- Non sono di questo parere e le far anzi una nuova obiezione al riguardo. Chi legge un trattato di fisica, di storia naturale, di geologia, d'entomologia, non  esposto ad ingannarsi, giacch s'inoltra nello studio a passo a passo e apprende in modo sicuro la scienza a cui prende diletto. Ma allorquando l'autore stempera, per cos dire, tutta questa scienza in un quadro che gli  estraneo, e vi aggiunge delle finzioni, chi pu garantire che il lettore sapr discernere sempre il vero dal falso e non s'inganner egli stesso? Un romanzo scientifico , a parer mio, pericolosissimo e continuo a pensare che val meglio scrivere o di scienza o di letteratura. Come  possibile che un ignorante sia in grado di fare le opportune distinzioni e non conservi idee false?
- Bisogna, io credo, che in un romanzo scientifico tutto ci che  scientifico sia assolutamente esatto, e fa duopo riconoscere che  il caso dei libri del Solitario. Sfido assolutamente chicchessia a scoprirvi un errore o una invenzione, una frase, o una parola che possa essere smentita. Tale affermazione, che pu sembrarvi arbitraria,  il risultato di un lungo lavoro e fondata sul calcolo, sull'osservazione e sull'esperienza, le tre grandi fonti delle nostre cognizioni positive. Fa duopo essere ben ingenui, ben poco preveggenti per non staccare da questo fondo scientifico incontestabile il racconto destinato ad inquadrarlo e a renderlo pi agevolmente leggibile. Confesso che questi intelletti ingenui esistono, ma in piccol numero, e molti fra di essi non comprenderebbero maggiormente un trattato tecnico: vi vedrebbero ci di cui non v' sillaba in essi. Conobbi un bravo uomo che dopo aver letto un trattato di astronomia benissimo fatto, quello di Delaunay, venne a dirmi che, da quanto aveva compreso, la Terra non girava punto. Ed  un libro di cosmografia pura.
- Ed io - replic il medico - ebbi un ammalato, un ammalato imaginario che passava il suo tempo a tastarsi il polso, a guardarsi la lingua, a studiare di che dovesse nutrirsi ed a leggere libri di medicina, e che, un bel giorno, dopo aver provato alcuni disturbi di cuore e non so quale imbarazzo gastrico, gli era parso di riconoscere in s stesso quasi tutti i sintomi della partorienza. Anch'egli aveva letto male e niuno pu lusingarsi d'essere compreso ad un egual modo da tutti i lettori. E sopratutto di piacere a tutti quanti.
- Tutto quel che lei vuole - riprese il Politecnista - ma con ci niuno riuscir a farmi amar mai questo cenobita della montagna. Egli abbraccia troppe cose ad un tempo.
- Ma - interruppe Stella - non  dunque utile per uno scienziato conoscere materie diverse in apparenza ma che si danno luce l'una l'altra reciprocamente? Potrebbe, per esempio, un filosofo ignorare l'astronomia e credere che la Terra esista essa solo nell'Universo? E in qual modo sarebbe concesso ad un fisico di ignorare la chimica?
- Senza dubbio, signorina; ma, lo ripeto, questo originale non  uno scienziato, ma un letterato, un poeta, un giornalista.
- Ebbene, quanto a me - disse il curato di Bagnres, che s'era trattenuto fin l con fatica, - andr pi lungi, e vi dichiarer che quest'uomo  uno scellerato.
A questa affermazione alquanto inattesa, nonostante il fuoco della discussione, il conte si dimen sulla sua poltrona.
- Uno scellerato un s gran scrittore, un dotto di quella sorta, quel genio!
- Genio del male, s, signor conte; uno scellerato. Egli turba coscienze, scalza la tradizione, distrugge l'opera secolare dei precettori dell'umanit. La rivelazione non ha nulla da temere, poich  d'istituzione divina e le porte dell'inferno mai non prevarranno contro di essa. Ma,  un demolitore. Che vi mette egli al suo posto?
- La verit, semplicemente - rispose il conte.
In quel momento, si aprirono le porte della gran sala ove ora preparato il caff. La baronessa si alz da tavola, l'abate le offr il braccio e tutti i convitati le tennero dietro.
- Vedo - disse Stella a suo zio - che non andremo a visitare quell'Osservatorio.
- Si parlava poco fa d'indipendenza, - soggiunse il barone. - Come si pu essere indipendenti senza ricchezze? Ecco un'altra questione. Il nostro Solitario  a questo riguardo d'una noncuranza e d'un disinteressamento straordinario.
- Oh, per questo - aggiunse la baronessa - egli  un vero tipo. Non  attaccato a nulla. Non prova alcun genere d'ambizione, neppur quello della gloria che  nondimeno tanto nobile, inquantoch i libri che egli ha dato alla stampa, s' dovuto, a quanto dicesi, strapparglieli dalle mani. Quanto al danaro, ne ha il pi assoluto disprezzo. Non  un po' tocco nel cervello? Niuno si isola impunemente in tal modo dall'umanit.
- Di che vive egli? - replic l'abate. - Perch infine primo vivere, deinde philosophare.
- Ci non lo inquieta menomamente. Si occupa di quanto gli piace; ecco tutto.
- Lo si dice di una sobriet pitagorica. Beve acqua e si nutre di fiori d'acacia.
-  un anacoreta, un vegetariano.
- Egli vive l, completamente solo?
- S, restando solitario, l'uomo rimane libero. L'ambizione  una schiavit e le affezioni stesse sono catene.
- Per me - replic il conte - non so astenermi dall'ammirare l'opera sua. La sua filosofia astronomica ha dischiuso nuovi orizzonti all'umanit, e seppe conquistarsi innumerevoli proseliti nel mondo intiero. Domandate a chi viaggia, e non v'ha paese della Terra, trattisi dell'America, dell'Africa o dell'Asia, ove, parlandosi del cielo, non si associ il suo nome, il suo pseudonimo anzi, inquantoch, nel suo disprezzo d'ogni cosa, non s' mai dato la briga di firmarsi col proprio nome.  "il solitario", come chi dicesse "lo sconosciuto".
-  un nome dacch  celebre. Tutti i nomi non furono dapprima dei nomignoli?
-  probabile anzi che non abbia nemmeno un nome.
- Ci fu detto che era un trovatello cresciuto e fatto grande nei dintorni di Luchon senza aver mai avuto famiglia.
- Che cuore! - esclamarono contemporaneamente la contessa e la baronessa!
-  un errore: si chiama Dargilan, - ripigli il dottore.
- Lo conosce dunque?
- Ma perfettamente. Lo vedo di quando in quando, bench non consenta in veruna delle sue idee.
- E lo conosce bene? - esclam Stella, i cui occhi neri brillavano come carbonchi.
- Ma, signorina, se lei lo desiderasse per davvero, io sarei ben onorato di presentarglielo un giorno, in compagnia del suo signor zio e di sua zia, oppure andremo tutti da lui ove lei lo preferisca. La passeggiata di qui a l  piacevolissima, come del resto avr potuto avvedersene ieri.
- Se vi andassimo questo dopo pranzo? - disse Stella. - Potrebbe venire da un momento all'altro il cattivo tempo ed io bramerei tanto di far qualche osservazione con un telescopio!
- Credo bene di avvertimela in anticipazione, signorina. Le si  detto che il carattere del Solitario non  dei pi facili e nulla di pi vero.  un originale e quasi un misantropo. Ma, siccome ho un ammalato da visitare in vicinanza dei doganieri, posso fare una piccola deviazione, recarmi fino alla torre e domandare di presentarvi domani, per esempio.
- Oh, no; non domani - disse la baronessa.
- Perch - replic il barone? - Ah! s; hai ragione; domani  venerd, giorno 13 del mese!
Nutrivano tutti e due un gran terrore per quel numero e per quel giorno, e non avrebbero osato pranzare, seduti in tredici a tavola, per tutto l'oro del mondo. Stella, che s'era gi accorta di certe debolezze dell'animo loro, non insistette.
- Dopodomani - disse ella, guardando il dottore.
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Capitolo 10.
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IL SOLITARIO.
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II posdomani, verso le quattro, la piccola carovana si recava a battere alla porta dell'osservatorio del Solitario. La vecchia torre era una rovina romana ancor solida, conglobata in un antico convento abbandonato da lungo tempo.
Questa propriet di angusti limiti era stata regalata, puramente e semplicemente, al giovane Dargilan da un nobile cittadino di Bordeaux che amava le scienze e le proteggeva. Un giorno, entusiasmato dalla lettura di un'opera dello scienziato, aveva fatto delle indagini per scoprirlo, e, appreso come egli abitasse un villaggio perduto nelle gole del Tarn, gli mand un notaio incaricato di consegnargli l'atto di donazione di quella cima dei Pirenei.
Dargilan aveva accettato, ed era andato a Bordeaux a ringraziare il suo generoso donatore, cosicch, alcune settimane dopo, s'era installato nel monastero, conservandovi ai propr serviz il vecchio giardiniere e sua moglie, che erano l da tempo immemorabile.
Il Solitario della torre era nato in una regione selvaggia delle Cevenne. Trovato in fasci un bel mattino in una piccola grotta che  diventata in seguito la famosa grotta di Dargilan, e che non era allora che una infrattuosit nella montagna del picco Nero, sull'orlo d'un sentiero da pastori, egli aveva passato la sua fanciullezza in quella valle pittoresca e solitaria della Jonte, perdendosi coi pastori nella grotta di Nabrigas ove aveva spesso trovato, in mezzo ai resti fossili dell'Ursus spelaeus, attrezzi ed armi preistoriche dei nostri antenati dell'epoca della pietra.
Un giorno, un pastore inseguendo una volpe, riconobbe che la grotta di Dargilan era molto pi estesa di quella di Nabrigas e da quell'epoca in poi pittoresche descrizioni l'hanno fatta rivaleggiare con quelle di Han e della Carniola. Paese perduto, se mai ve ne fu uno, sulla frontiera dell'Aveyron, e della Lozre, fra il picco Nero e il picco Mjean, non  ancora oggid attraversato che da una strada poco frequentata da Rozier a Meyrneis, e resta altrettanto selvaggio quanto un tempo. Rari villaggi, alcuni gruppi di case, alcuni cascinali, si mostrano qua e l nella campagna, sia che si attraversino gli altipiani deserti dei picchi, sia che si seguano le valli ombrose.
Il fanciullo aveva passato col i suoi primi anni, senza andar pi lungi dalle rocce ruiniformi di Montpellier-le-Vieux, in mezzo a pastori ed a contadini. Un giorno, la nutrice che lo aveva raccolto era stata nominata erede, senza che se ne conoscesse l'origine vera, d'una casetta, d'un giardino e d'un prato che scendeva fino al torrente. Alla morte di quella brava donna, il piccolo Raffaello ( il nome che s'era trovato affisso con uno spillo alle fasce) ne aveva raccolta l'eredit alla sua volta.
Egli s'era fatto grande in mezzo alla natura, in quei paesaggi pittoreschi e selvaggi delle Cevenne, e attraversava spesso la sera, o sul far della notte, gli altipiani solitari dei dintorni, ammirando il tramonto del sole, il sorger della luna, l'apparir delle stelle, mentre la brezza profumata delle montagne riempiva i suoi giovani polmoni che la respiravano con delizia.
Nelle notti di plenilunio, i fantastici profili delle rocce di Montpellier-le-Vieux sembrano una pietrificazione di fantasmi usciti fuori dall'inferno. Discendendo su una zattera le rapide del Tarn, si scorgono coll'imaginazione mille castelli fantastici appollaiati lungo erti dirupi, nidi d'aquila inaccessibili, ove per altro egli aveva talvolta disputato, coi suoi camerati, ai vampiri i piccini d'una nidiata.
Durante la calma delle notti silenziose, Raffaello aveva imparato a conoscere le stelle a cui i pastori avevano dato il nome; egli le contemplava, sentiva il suo pensiero elevarsi fino ad esse, e le interrogava amorosamente.
Il curato del vicino villaggio, a cui serviva la messa, gli aveva insegnato a leggere, a scrivere, a far i conti ed all'et di diciotto anni gi leggeva opere voluminose. Possedeva il curato un piccolo cannocchiale, con cui aveva il giovinetto contemplato le montagne anulari della luna, i satelliti di Giove ed alcune curiosit siderali il cui imperfetto esame costituiva uno stimolo al proprio ardore. Amava il firmamento con passione e non si augurava che una fortuna: di poterlo studiare.
Prima ancora d'aver toccato i vent'anni, Raffaello scrisse un poema che dapprima era stato diffuso manoscritto nei dintorni, e di cui il giornale di Millau aveva pubblicato brevi frammenti: esso gli era stato domandato un giorno dall'amico di un editore di Parigi in villeggiatura sulle rive del Tarn.
Allorch ebbe ricevuto, verso l'et di venticinque anni, il dono, altrettanto magnifico per lui quanto inatteso del vecchio convento dei Pirenei, aveva venduto la casuccia che abitava col giardino e il prato che le si stendeva d'ogni intorno, e fatto acquisto di una bella lente di cannocchiale astronomico, d'un tubo di rame e d'un movimento d'orologeria. Poi, s'era dato a costrurre un istrumento a suo piacimento, riescitogli a perfezione, e si era dato d'allora in poi, corpo ed anima, alla sua passione dominante: la contemplazione e lo studio delle meraviglie del cielo. Ecco tutta la sua vita.
Aveva riunito col, acquistandole d'occasione mediante i cataloghi, le opere pi importanti delle scienze contemporanee e della filosofia, e siccome s'era trovato ben presto in corrispondenza coi principali scienziati del mondo, aveva ricevuto le monografie originali, le ricerche e le annotazioni di tutti gli osservator, in maniera che la sua biblioteca era abbondantemente fornita di tutto ci che concerneva i suoi stud prediletti.
Non accarezzava alcun desiderio di spese, n per l'ammobigliamento del suo quartierino, n pei suoi abiti, n per la tavola, ed era di una grande frugalit, cosicch non si cibava mai di carni e preferiva l'acqua al vino;  alla sua biblioteca o ai suoi istrumenti ch'egli consacrava tutte le piccole somme che non erano assolutamente indispensabili alla sua vita materiale.
Il suo bilancio era modestissimo. Non possedeva che il denaro che guadagnava e nulla al mondo gli era altrettanto disaggradevole quanto il perdere il suo tempo a procurarsi del denaro. Tuttavia bisogna ben vivere. Il suo nome aveva rapidamente acquistato una grande celebrit fin dalla pubblicazione della sua prima opera, all'et di diciannove anni, e aveva spesso ricevuto proposte di direttori di giornali, tanto della Francia quanto d'altri paesi, chiedentigli una cronaca mensile sui pi interessanti argomenti d'attualit scientifica.
Ne aveva accettate due, l'una di Parigi e l'altra di Londra, a cui inviava nello stesso giorno press'a poco il medesimo articolo. Il giornale di Parigi pagava trecento lire, e quello di Londra duecento. Questo bilancio di seimila lire gli bastava, e vi si aggiungevano diritti circa la vendita delle sue opere che la libreria Hachette gli inviava ogni anno, opere poco popolari d'altronde, inquantoch non apprezzava per nulla il suffragio universale.
Le camere del vecchio convento erano semplici, malamente pavimentate, fredde, imbiancate di calce, ma convenientemente arredate. Erano passabili d'estate. D'inverno dovevano essere glaciali.
Abituata agli agi della vita, al lusso, all'eleganza, Stella fu sorpresa, un po' tristamente, entrando nella casa, all'aspetto di quella abitazione cos povera e cos umile. Il dottore la fece penetrare nella biblioteca e sal lui stesso sulla torre alla ricerca dell'astronomo che non si presentava, bench lo si attendesse.
Una porta spalancata mostr loro un gabinetto di fisica nel quale notarono la presenza di una grande macchina elettrica di antico modello.
- Tu vedi, mia bella nipote - disse il conte di Noirmoutiers - che il nostro Solitario non si d alcuna premura di venire a riceverci.
- Non vi avr pi pensato - aggiunse il barone. - Forse anche  uscito!
- Oh! si conosce l'originale per eccellenza; il mondo non esiste per lui!
- Quale singolare esistenza il passare cos la sua vita nell'astrazione!
- Non ho mai compreso le persone del bel mondo che vanno a far visita agli scienziati - replic la baronessa. - Non parliamo la stessa lingua. Or son due anni, allorch siamo venuti qui fu assolutamente l'ugual cosa. Egli era assorbito in un calcolo e ci ha fatto attendere una mezz'ora.
- Se noi andassimo a passeggiare nel bosco - aggiunse la contessa - ci troveremmo meglio di qui. Vi fa freddo come in una cantina. Col tuo corpetto cos leggero, prenderai un'infreddatura, Stella.
In quel momento, il dottore ridiscendeva.
- Il signor Dargilan  occupato lass - diss'egli - e ci prega di salire tutti quanti.
- Se ve lo dicevo io che non si sarebbe scomodato! - disse la baronessa alzando le spalle.
Essi attraversarono una vasta sala in rovina i cui mattoni del pavimento erano ineguali e disgiunti gli uni dagli altri, e passando sotto una postierla bassa, incominciarono a salire sui gradini d'una vecchia scala di pietra consunti dal tempo. In taluni luoghi, le pietre erano cadute e apparivano sostituite da semplici assiti. Eravamo ben lontani dai pavimenti di legno lustrati a cera e dai soffici tappeti degli appartamenti di Parigi e dei castelli moderni.
Allorch giunsero alla sommit della torre e penetrarono sotto la cupola, essi scorsero, accoccolato sopra un gran sgabello e coll'occhio intento ad un'osservazione astronomica, l'autore del Dominio dell'ignoto, vestito con negligenza d'un semplice camiciotto, che continuava tranquillamente nel lavoro suo.
- Prego lor signori di scusarmi - disse egli; - sono da loro fra un istante, ma mi  d'uopo terminare una osservazione.
E continu ad osservare come se fosse solo.
- Caro maestro - soggiunse il conte di Noirmoutiers, - non si disturbi per noi. Comprendiamo quel che  il lavoro e sappiamo rispettarlo. Noi altri siamo persone inutili che passiamo la nostra vita a non far nulla. Se non vi fossero al mondo che persone del nostro stampo, l'umanit si sarebbe fermata ancora al genere troglodita o scimmiesco, e non sapremmo nulla di nulla.
Dargilan, cui il rumore di quelle parole disturbava, aveva rinunciato a continuare l'osservazione e scendeva dal suo sgabello.
- Mio caro dottore - diss'egli stendendo la mano al medico; - la ringrazio di avermi qui condotti i suoi amici e sarei felice di poter mostrar loro qualche cosa. Ma - aggiunse egli un po' bruscamente - ella sa come le persone della buona societ nulla possano vedere nei nostri istrumenti.
Egli disse queste parole semplicemente, senza ombra alcuna di dispregio, ma Stella si sent lievemente contrariata. Ella era bella, aveva indossato uno dei suoi abiti pi eleganti ed egli non l'aveva nemmeno guardata di sfuggita.
-  proprio questo l'uomo - si chiedeva ella - che ha scritto s belle pagine e che m'ha trasportata nel cielo? Quel suo aspetto rude corrispondeva a puntino alla descrizione che aveva sentito farne: vestiti rozzi, andatura grave e goffa, capigliatura e barba incolte, tinta olivastra.
Al momento di oltrepassare la soglia del giardino dell'osservatorio, pensando che ella stava per trovarsi faccia a faccia col suo autore tanto amato, il cuore di Stella aveva battuto forte assai. Ed ora, ella vedeva in lui un uomo dall'aspetto volgare alquanto spiacevole. Ella gli parl per la prima e senza commozione alcuna.
- Signore - diss'ella; - noi l'abbiamo disturbata nelle sue osservazioni e la colpa ne  particolarmente mia. Son io che desideravo vedere il di lei osservatorio. Mi scusi dunque e ci permetta di ritirarci.
Mentre Stella parlava, egli l'aveva guardata, fissamente, tranquillamente, gli occhi negli occhi. Questo sguardo, d'una vivacit alquanto strana, l'impression talmente che non pot sostenere la vista, ed a malapena si sforz di terminare la sua frase. Abbass gli occhi e le parve che stesse per ricevere un ordine.
- Io amo il cielo - replic egli - e gli consacro la mia vita.
"Esso  tutto per me. Il resto non  nulla. D'altronde, tutto  nel cielo, compresa la Terra e tutto quanto essa porta. Ma poich, lei pure, signorina, ama le scienze, non  una straniera per me. Ella  qui giunta nel momento in cui io facevo un'osservazione abbastanza rara, e vuol ella prendere il posto ove io mi trovavo test e dirmi ci che vedr nel campo dell'istrumento?
Ella tent di nuovo di guardarlo per porgergli i suoi ringraziamenti, ma nel momento in cui i loro occhi si incontravano per la seconda volta, si sent attraversata dalla testa ai piedi da un guizzo elettrico rapido come un baleno. Le sue gambe vacillarono; si appoggi allo sgabello e vi sal lentamente. Tuttavia si rimise prontamente da una emozione cos subitanea ed esamin l'imagine celeste che brillava nel campo dell'istrumento.
- Vedo Venere - diss'ella.
L'astronomo parve sorpreso.
- La signorina sua nipote - disse egli al conte, -  pi istruita di quanto pensassi.
- Ella ha letto tutti i libri del Solitario - rispose il signor di Noirmoutiers, senza far finta d'accorgersi della poca opportunit e della sgarbatezza della riflessione.
- Ah! - diss'egli ancor pi sorpreso. -  perch in generale, perdoni, signor conte, la mia franchezza, ma in fatto di astronomia, gli abitanti della Terra non sanno nulla, non dubitano di nulla e vivono da ciechi in mezzo all'Universo. Essi non sanno nemmeno su che cosa camminano.
- La mezzaluna  nitidissima - disse Stella, che aveva pienamente ripreso possesso di s stessa. - La punta superiore  pi acuta di quella in basso. Venga a vedere, zio, come Venere  ammirabile in quel cielo azzurrino. - Signor Dargilan,  dunque cos che ci vedono gli abitanti di Marte?
- Lei deve riconoscere, caro maestro - disse il dottore - che io non avevo esagerato. Lei ha nella signorina un'allieva oltremodo convinta.
Il conte di Noirmoutiers aveva preso posto all'oculare e s'estasiava alla sua volta sulla bellezza del fenomeno.
- Sa che cosa mi colpisce di pi in tutto questo? - diss'egli - che gli astronomi sappiano sempre ove sono le stelle, s di giorno che di notte e che drizzino sempre a colpo sicuro i loro cannocchiali sulle loro ubicazioni precise.  in tal modo ch'essi possono calcolare in precedenza tutto quanto succede nel cielo. Io, lo confesso, ho le stesse idee di mia nipote ed ammiro l'astronomia.
Il viso di Dargilan si rischiarava. Non sapendo dissimulare alcuna impressione, egli lasciava generalmente scorgere la noia che gli recavano le visite, per quanto assai rare, che riceveva di tratto in tratto. Egli sapeva che non aveva generalmente a fare che con curiosi oppure con ignoranti, e che era tutto tempo perso. Ora, nulla gli era tanto spiacevole quanto far spreco del suo tempo.
Il signore, la signora di Castelvieil, e cos pure la contessa di Noirmoutiers, s'erano bene accorti delle nubi che la loro visita aveva aggiunto alla fisonomia del loro ospite gi s melanconica per s stessa. La baronessa che aveva incominciato da lungo tempo una collezione d'autografi che non giungeva che a stenti ad arricchire di quando in quando, aveva portato il suo album. Ma non osava aprire il fuoco. Essa s'indirizz al dottore per confidargli il suo desiderio e gli chiese di tastare il terreno.
Il dottore condusse la conversazione sull'argomento dicendo che una delle sue clienti di Luchon gli aveva mostrato la vigilia un bellissimo album nel quale si potevano vedere autografi di grande interesse di Victor Hugo, di Sully Prudhomme, d'Alfonso Daudet, di Anatole France, di Dumas, di Sardou; alcuni schizzi di Jean Paul Laurens, di Carolus Duran, di Benjamin Constant, di Bartholdy, di Rochegrosse, i pensieri musicali di Gounod, di Saint-Saens. di Massenet; sentenze scritte da Faye, Berthelot, Bourdel...
- Una collezione d'autografi! - interruppe Dargilan, - confessi che  una moda ben intempestiva. Ella ammette, senza dubbio, che gli uomini, di cui parl test, occupano utilmente il loro tempo pel bene dell'umanit, inquantoch  per ci appunto che noi li stimiamo. Ora, mi sembra che lo stornarli dai loro lavori per domandar ad essi di scrivere su un foglietto di albo,  un commettere una cattiva azione. Non comprendo menomamente Le Verrier che fornisce degli autografi invece di scoprire Nettuno; Darwin, che fa altrettanto, invece di dimostrare il principio di selezione naturale, e cos Hugo invece di scrivere la Leggenda dei secoli, Pasteur invece di trovare il microbo delle malattie contagiose, Edison e Graham Bell invece di inventare il fonografo e il telefono... No; io non approvo che si venga a defraudare del tempo gli scienziati, gli indagatori, i poeti, gli artisti per capricci di simil genere, invece di rispettarlo come si conviene e merita di esserlo.
"Comprendo fino ad un certo punto le collezioni di quadri, di disegni, di medaglie, di monete, di francobolli, di ventagli, di chimere chinesi, di tutto ci che si pu riunire senza scomodare anima viva, ma disapprovo la mana degli autografi che non si possono ottenere che facendo perdere un tempo prezioso ad uomini che devono occuparsi d'altro.
La signora di Noirmoutiers aveva inteso tutta l'arringa senza replicar motto, ma il suo viso gi discretamente turbato aveva molte volte cangiato di colore. Ella si sentiva sempre pi a disagio in presenza dell'astronomo e, prendendo il braccio del marito, si diresse verso una porta. La baronessa e Stella li seguirono, mentre il barone di Castelvieil e il dottore restavano con Dargilan.
La porta apriva il passo ad un ampio terrazzo da cui la vista si stendeva sopra un paesaggio ammirabile. Era il versante sud-ovest dei Pirenei, colle vaste pianure spagnuole della valle di Aran, dispiegantisi da lungi nelle nebbie del mezzod. Ai piedi del terrazzo, la foresta coi canti degli uccelli e il dolce rumore di una vicina cascata d'acqua. I profumi dei boschi riempivano l'atmosfera illuminata dai raggi del sole che declinava verso il tramonto. Era veramente un angoluccio da fate, perduto fra le selvagge solitudini dei Pirenei.
- Ecco un luogo incantevole - disse la baronessa - e il vostro Solitario  un poeta nei suoi libri - aggiunse ella indirizzandosi a Stella. - Ma fa duopo convenire che  anche uno zotico, d'una franchezza un po' troppo brutale. Preferisco ancora la societ, nonostante le sue commedie e le sue piccole perfidie. Le forme almeno sono gradevoli.  la seconda volta che vengo qui, ma  anche l'ultima. Francamente, no; non ci comprendiamo e il vostro Solitario  il mio antipodo. Egli non fa gran caso a noi, nonostante la nostra nobilt di vecchio rango.
- L'istruzione  una bella cosa - replic la contessa - ma io le preferisco nondimeno l'educazione.
- Sono del vostro parere - disse il signor di Noirmoutiers, ma credo per altro che non bisogna essere con lui troppo severi.  un uomo semplice, rustico, malaccorto, che dice ci che pensa a rischio di ferire le suscettibilit, ma che certamente sarebbe desolato di arrecare il bench menomo cruccio; ma , sopra ogni cosa, una gran mente. Noi lo abbiamo disturbato durante un importante lavoro del quale  tuttora oltremodo preoccupato, e ognuno avr potuto notare che egli non prestava che un orecchio alla nostra conversazione.
In quel momento il dottore giungeva alla sua volta sul terrazzo.
-  un cuore eccellente - aggiunse egli - ma di prima impressione e che pensa sempre in modo elevato. Ha delle idee non sradicabili ed una d'esse si  che ognuno deve lavorare ed occuparsi di qualche cosa. Le persone che non si occupano di nulla gli fanno venir la pelle d'oca.
- Ma dottore - replic la baronessa - che vorrebbe che facessimo? Impieghiamo il nostro tempo il meglio che si possa, ma in realt non possiamo fare gran che. Siam come tutti i possessori di rendite.
- Orbene, questo Solitario che lavora giorno e notte senza mai soffermarsi, che non ha mai gustato alcuna distrazione, n desidera verun piacere, e pel quale le ore, le giornate, le settimane, gli anni sono dieci volte troppo brevi, s'imagina che tutti gli esseri umani dovrebbero rassomigliargli.  un socialista nel suo genere, e non conosce e non comprende che il lavoro. Di l all'essere insocievole, per le persone della buona societ, non v' molto. E, sanno loro ci che fa in questo momento? Mentre noi eravamo restati, il barone ed io, intenti a discorrere per brevi istanti con lui, egli ci ha piantati l.
"Era tornato ad arrampicarsi sulla scala e s'era rimesso ad osservare Venere di cui sta prendendo uno schizzo.
Stella contemplava silenziosamente l'immenso paesaggio. Ella subiva impressioni sempre nuove per lei. Le sue letture recenti del libro del Solitario riapparivano fresche di sana pianta nella sua memoria; ella rimaneva meravigliata della grandezza delle concezioni e delle vedute sue sull'universo e si sentiva affascinata nell'udir parlare l'autore.
Quest'uomo che fino a quel giorno le era sembrato un mito, continuava per lei a rimaner differente da tutti gli altri. Per la prima volta in vita sua, non aveva avuto veruna parola amabile e graziosa, n ricevuto verun complimento; per la prima volta era stata personalmente disprezzata e non aveva prodotto alcun effetto di ammirazione. Quel Solitario era garbato fin quasi alla rudezza, ma ella ne aveva risentito una commozione straordinaria, di cui si era a malapena liberata.
Stella pensava a lui. Egli abitava l, isolato in mezzo ai suoi stud, fuori del mondo, privo di tutto quanto costituisce i piaceri della vita, dedito corpo ed anima ad una passione immateriale, sprovvisto d'ogni ambizione di ricchezza e di gloria, ed ella era in procinto di aver piet di quel suo stato e di ammirarlo. Gli abiti scoloriti e logori da lei veduti toccavano la sua bont femminea. La sua aria di tristezza e il suo vestir dimesso facevano un contrasto assoluto con quanto ella aveva osservato fin l intorno a s.
Quella solitudine, quelle vecchie mura, quella povert la colpivano assai pi vivamente di quanto avrebbe fatto un palazzo in mezzo ad una capitale. Ella sent agitarsi nel suo seno non so qual fibra materna e, pur contemplando il paesaggio, diceva a s stessa che colui che viveva col, perduto fra le montagne, era un essere degno di ammirazione, unico nel suo genere, strano e singolarmente dimenticato nell'abbandono dell'umanit.
Dargilan, dal canto suo, aveva continuato la sua osservazione e terminato il suo disegno. Giunse alla sua volta sul terrazzo nel momento in cui si cercava di riconoscere ed indicare col nome loro i luoghi pi incantevoli del paesaggio e le guglie di alcune cime dei Pirenei; parve fare uno sforzo su s stesso per sorridere e mettersi al livello dei suoi visitatori, e uscendo tutto ad un tratto dal suo abituale stato di assorbimento:
- Ella pu constatare una volta di pi, signora baronessa, - disse indirizzandosi alla signora di Castelvieil - che gli scienziati sono orsi in tutta l'estensione della parola.
"Bisogna perdonar loro; un osservatorio sarebbe una triste prigione per una signora dell'alta societ.
- Lo preferirei nondimeno ad un ospedale, e vale ancor meglio essere astronomi che non medici. Chi dice scienza dice studio, n i dotti passano la loro esistenza sdraiati su divani.
- I medici non sono per questo meno nel mondo - rispose Dargilan, mentre gli astronomi ne sono al di fuori. La umanit non li interessa che mediocremente e non ha ai loro occhi un gran valore intellettuale e morale.
"La nostra semplicit stona in mezzo a tutte le smorfie convenzionali che sono tanta parte se pur non costituiscono addirittura l'intera vita mondana. Che figura volete che faccia nel mondo un uomo che non  mai stato a teatro, che non sa n ballare, n giuocare a un giuoco qualsiasi, che non ha mai messo guanti, n cappelli di forma alta, e pel quale il tabacco  una spregevole miscela che guasta la bocca e l'odorato? Le ripeto, signora, che gli scienziati sono orsi e non hanno rubato la loro riputazione.
- Il tabacco rende un milione di lire al giorno al bilancio francese - replic il barone. - Ci vuol dire che in generale lo si trova gradevole.
-  quanto dico io pure - replic Dargilan. - Il suffragio universale  pel tabacco, la bicicletta, i giuochi di borsa, i cavalli, i teatri, i discorsi accademici, la Camera dei deputati, i caff-concerti, le serate di gala, i balli e mille altre cose mirabolanti di cui non si saprebbe far senza, e che io vedo talvolta sfilare davanti ai miei occhi, allorch apro un giornale. Noi altri, astratti manipolatori di quintessenza, non siamo propensi al suffragio universale e preferiamo la nostra solitudine a tutta questa follia complicata.
La conversazione si prolung cos alcuni istanti, ma bentosto gli ospiti dell'Osservatorio presero congedo dall'astronomo, scusandosi dell'incomodo che erano venuti ad arrecargli. Stella chiese di contemplare ancora Venere nel telescopio.
Dargilan verific che il pianeta non era anco uscito dal campo, e condusse la giovinetta al piede dello sgabello. Ella s'estasi di bel nuovo sulla bellezza meravigliosa della mezzaluna errante in mezzo all'azzurro.
Poi s'allontan quasi a malincuore e tese la mano al suo caro autore che ella non pensava di rivedere. Egli le prese le piccole mani nelle sue, guardandola ancora con quei suoi orchi brillanti di cui ella non poteva sostenere la vivezza. Si accorse nondimeno che non erano n neri, n azzurri, ma piuttosto verdi come l'orizzonte del mare, con qualche striatura di giallo s da ricordare gli occhi del gatto. Da quei punti gialli si sprigionavano non so quali specie di rapidi sfolgori. La scossa che ne prov fu s violenta, che ella ritrasse la mano con repentina mossa e si sent d'un tratto come un gran vuoto nel petto.
- Signor conte - disse Dargilan - poich la signorina di lei nipote prende interesse in modo s particolare alle cose del cielo, fra cinque giorni, marted, Saturno deve essere occultato dalla Luna, ed  uno spettacolo raro e degno d'essere osservato. Se il tempo  bello, la sollecito a ritornare qui; sar verso il far della notte, circa alle nove.
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Capitolo 11.
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IL CIELO STELLATO.
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Stella era ridiscesa al castello, immersa in mille sogni, silenziosa e coll'anima avvinta da un legame misterioso all'immenso panorama dei Pirenei, su cui i suoi sguardi avevano spaziato dall'alto terrazzo del Solitario.
La sera, dopo il ritorno da quella prima visita, durante l'ora del pranzo, la conversazione si aggir quasi esclusivamente sul Solitario e sul suo osservatorio. Se ne discusse anzi abbastanza vivacemente. Il barone e la baronessa di Castelvieil erano d'avviso di non pi farvi ritorno; essi dichiaravano l'astronomo un essere assolutamente antisocievole, rustico e sgarbato, degno della sua origine plebea e di bassa estrazione. Si mise in campo di nuovo la sua nascita misteriosa e la sua mancanza d'ogni famiglia.
Il conte di Noirmoutiers era il solo che lo sostenesse come un essere a parte a cui si doveva tutto perdonare. Stella rimaneva muta colla certezza intima in cuor suo di andare fra alcuni giorni ad osservare l'eclissi di Saturno. La contessa di Noirmoutiers era indecisa ed avrebbe fatto quel che avesse stabilito suo marito. Quanto al dottore, non aveva pi voce in capitolo, essendo ridisceso a Luchon per non far ritorno cos presto.
Nei giorni seguenti, a colazione e a pranzo, non si fece che parlare ancora dell'originale abitatore del vecchio convento della frontiera spagnuola, e quand'anche la giovine sognatrice avesse potuto dimenticarlo un istante, chi gli stava intorno glielo avrebbe rammentato senza tregua e compiacendosene quasi.
La sera dell'eclissi di Saturno, alle otto e mezza, il signore e la signora di Noirmoutiers, e la nipote loro giungevano all'osservatorio. Stella not che l'abbigliamento del Solitario non era n pi accurato, n meno povero, e che la sua capigliatura e la barba erano per davvero scompigliate e fitte come siepi arruffate. Non aveva fatto in realt alcuna spesa di toeletta per accoglierli.
- Ella vede, caro maestro - disse il conte - che non abbiamo messo in non cale il di lei invito. Sappiamo pur troppo che  indiscreto da parte nostra disturbarla di nuovo in mezzo ai suoi importanti lavori, ma mia nipote va assolutamente pazza per l'astronomia.
- La signorina ha ragione - disse Dargilan. - La scienza del cielo  sublime, e non le arrecher illusioni. L'atmosfera  purissima questa sera e si potr ammirare Saturno ben pi e meglio di quanto consenta una fredda incisione.  una delle pi stupefacenti meraviglie del cielo, e non rivedo mai io stesso quegli anelli senza commozione, bench li osservi ormai da molti anni. Desidera la signora contessa provarsi anche lei a contemplarli? L'astro  nel campo del telescopio.
"Se l'imagine non  perfettamente nitida - aggiunse egli - faccia girare leggermente questa manovella a ruota dentata per mettervela al punto giusto.
- Oh! veramente, lo confesso - disse la signora di Noirmoutiers -  cosa ammirabile! No; non mi sarei imaginata una cosa tanto bella, una tal luce. Questo anello celeste  veramente straordinario.
- Fra un quarto d'ora - riprese l'astronomo - la Luna gli passer per l'appunto davanti. Hanno il tempo, tutti e tre, di osservare tranquillamente quel curioso pianeta.
Il conte e Stella l'osservarono alla loro volta tranquillamente, pieni di stupore. Si parl degli anelli, della loro natura, del loro movimento. Poi Dargilan chiese il permesso di far egli l'osservazione precisa del contatto fra l'orlo oscuro della luna e l'anello, annunciato dal calcolo, e cos pure della riapparizione del pianeta sull'orlo rischiarato.
Venne in seguito la volta di Marte che aveva gi passato il meridiano, e l'astronomo cerc di far riconoscere le nevi polari e le principali macchie geografiche. Ma l'imagine mancava di nitidezza, essendo l'atmosfera della cupola alquanto riscaldata.
Si diresse poi il telescopio verso i principali circhi lunari visibili in quella sera, che era l'antivigilia del primo quarto. Il signore e la signora di Noirmoutiers vi si indugiarono anzi a lungo, ammirando gli effetti di luce argentina di quelle anfrattuosit lunari s curiosamente frastagliate.
Mentre lo zio e la zia osservavano col telescopio, Stella usc sul terrazzo per contemplare l'insieme della volta stellata del firmamento, e il Solitario non tard a raggiungerla.
Era una bella sera d'estate e la notte calma e silenziosa; le stelle risplendevano nel cielo, appena affievolite nella luce loro verso occidente per effetto della chiarezza della mezzaluna. Esse s'erano accese ad una ad una, ed oramai costellavano l'immensa cupola celeste.
Arturo dai raggi d'oro, Vega della Lira, d'una bianchezza s viva da sembrar quasi azzurra, Altai e i suoi due satelliti dell'Aquila, le sette stelle della Grand'Orsa, le quattro del carro di Pegaso, le tre scintillanti d'Andromeda, tutte le costellazioni dell'estate, la sedia di Cassiopea, Perseo colla sua testa di Medusa, il Delfino, il Cigno, la stella polare, la Corona boreale, attraevano una dopo l'altra lo sguardo ed il pensiero.
La montagna era queta e silenziosa e gli ultimi uccelli avevano cessato dai canti loro. Solo, l'usignuolo lanciava a brevi intervalli verso la luna i suoi trilli instancabili che sembravano, arrestandosi d'un tratto, far cadere la natura tutta quanta in un silenzio pieno d'attrativa.
E un lieve venticello, scendendo dalle alte siepi a scogliera del versante meridionale dei Pirenei, portava seco con un leggero fremito il sentore forestale delle querce, frammisto al lontano profumo delle acacie.
- Si pu provar diletto in questa solitudine - disse Stella.
Gli occhi dell'astronomo, rischiarati dalla Luna, brillavano d'un vivo splendore. Essa s'accorse che poteva accostumarsi a quello sguardo, ma che per altro, ogni qualvolta i loro occhi s'incontravano, un leggero fremito elettrico le attraversava il corpo.
- Ed io pensavo - rispose egli - che la signorina preferisse senza dubbio Parigi a queste montagne.
- Per viverci, certamente - replic ella. - Ma questa tranquillit della natura  gradevole quanto mai dopo i piaceri mondani dell'inverno.
- Non vidi Parigi ed alcune grandi citt che di passaggio - aggiunse il Solitario - e non posso comprendere che si possa vivere in mezzo a quel cumulo di pietre. Muri, finestre, marciapiedi, botteghe, bulvardi, grandi viali, strade e piazze pubbliche, ed ogni cosa formicolante di persone affaccendate: quale vita fittizia, artificiosa e superficiale! E i saloni di ricevimento, e le visite e i teatri, v' in essi qualche cosa pi di vero?
"Quei quartierini con tappezzeria, racchiusi fra vie e corti mancano d'aria affatto!
"Quanto preferisco loro uno sguardo su questi versanti, queste foreste, queste praterie, un paesaggio, un bosco, una sorgente, un ruscello, piante, fiori ed uccelli e in ispecial modo un'aria s pura!
"Qui, su questa altezza si vive in piena natura e davanti all'immensit.  una gran calma pel pensiero. Non pi agitazioni, tormenti, sciocche vanit, bassi interessi o piccinerie volgari, non pi ipocrisia, menzogna, invidia o la bile del veleno. Ci si sente svincolati dall'umanit; tutto  grande. La natura vi  consolatrice, la foresta un riposo e dai nidi escono cinguettii d'amore.
"Le ginestre, i muschi, le felci, le eriche formano tappeti sterminati negli spaz dei boschi, al disotto delle querce, degli olmi, dei carpini e dei faggi. Sotto i pini dai rami potenti, ove il suolo rimane arido v' ancora un tappeto muscoso ove si ama sdraiarsi e sognare.
"Sente l'usignuolo? Esso canter fino a che i gigli saranno fioriti. Si respira ora qui l'odor lontano dei sambuchi in fiore; fra alcuni giorni saranno le acacie che gi incominciano a fiorire e vedremo in pieno sviluppo; poi verranno i tigli e le rose. Tutto vi  bello, perfino la pioggia, perfino l'uragano, perfino la neve invernale.
"La cascata d'acqua il cui rumore si ode da questa terrazza, non rist mai, e nei boschi le fonti mormorano; si direbbe che i fiorellini vaneggiano ai piedi dei grandi alberi, e al disopra di questa decorazione grandiosa si stende l'immensit dei cieli.
"Ma, signorina - aggiunse egli; - io le parlo come se la conoscessi da molto tempo.
Stella pens che ella infatti lo conosceva da molto, molto tempo.
- Questo cielo stellato  meraviglioso - riprese ella facendosi alquanto pi ardita. - Amai sempre l'astronomia e comprendo che la si adori. Che v'ha di pi attraente al mondo? E mi sembra in questo momento, come del resto a lei pure, che per ben comprenderla, non  da una gran citt che fa duopo contemplare il cielo, ma da una calma solitudine come questa. Ho letto tutti i suoi libri, ma questo silenzio non  tuttavia fatto per rattristare il pensiero?
- Il silenzio del cielo  pi eloquente di tutte le voci umane, e mi sentirei sacrilego se gli mettessi a raffronto i discorsi del pi eloquente avvocato, o le arringhe del pi focoso dei tribuni. Questi giuochi da polmone non mi toccano punto, ed amo meglio l'usignuolo! Oh! questi oratori che sostengono il falso quanto il vero, e le cui belle parole non sono che ciurmerie e che per di pi sono spesso vendute a colui che meglio le paga! Essi mettono sossopra l'umanit con parole e fanno salire la mota per intorbidare l'acqua. Tutti questi bei parlatori che agitano le classi popolari mi destano in verit un santo orrore.
- Sono stato deputato anch'io - disse il signor Noirmoutiers, il quale giungeva in quell'istante sul terrazzo.
- Ve ne sono, senza dubbio, di sinceri ed onesti - continu Dargilan - parlo in generale ed esprimo francamente il mio pensiero. Che vuole? L'aspetto di questa volta celeste mi trasporta l'anima e mi colma d'ammirazione. Forse tanta sublimit mi rende ingiusto pel resto e la signora d'Ossian mi diceva che il cielo  silenzioso, ma quale eccelso linguaggio quel suo silenzio!
"Le impressioni che qui si risentono non sono quelle di un circolo di Parigi e d'una sala di spettacolo!
L'astronomo alz la mano nella direzione delle sette stelle del Nord, e continu con un tono dolcissimo, senza esaltazione apparente.
- Penso in modo elevato quanto lor signori - diss'egli.
- Noi siamo della vostra famiglia intellettuale - rispose il conte - e ci professiamo anzi umili discepoli. Ammiriamo noi pure il cielo e ameremmo conoscerlo quanto lei.
- Vedano tutte queste stelle, perdute nelle profondit dell'infinito. In qual modo contemplarle senza sovvenirci che brillano lass fin dal principio del mondo e che i nostri padri dei secoli trascorsi, che sono morti da s lungo tempo, le hanno salutate come noi facciamo oggid, nel silenzio delle notti d'altri tempi? Queste sette stelle della Grande Orsa hanno guidato la spedizione degli Argonauti alla conquista del vello d'oro. Giobbe, Omero, Esiodo e il mite Virgilio le hanno cantate: Ges le ha contemplate nelle notti del deserto. Tutte queste lontane stelle furono associate agli avvenimenti dell'umanit. Esse hanno visto le Piramidi nei tempi di Cheope non men che nei giorni di Bonaparte, e brillarono tanto sugli ateniesi quanto sui romani. Quanti sguardi si sono incrociati in quelle elevate plaghe! Quanti giuramenti ricevettero esse! Gli occhi umani sono chiusi; i cuori pi non lottano, ma quegli occhi del cielo, quei cuori della vita infinita sono sempre l, brillano, palpitano sempre!
"Non posso contemplare quelle stelle senza sentirmi associato a tutta la storia dell'umanit e senza pensare che tutto passa, fuorch esse, tutto: nazioni, patrie, linguaggi, religioni, idee, generazioni, passioni, esseri e cose, tutto, esse eccettuate, simboli della eternit. Ed  un'altra vita che si svolge in quelle lontananze, una vita alla quale noi siamo ad un tempo estranei ed associati. Come vuole ella che non le ami?
- Non avevo mai visto il cielo come questa sera - esclam Stella. -  lei, signore, che mi ha insegnato a leggere in quel gran libro, ed  in questo momento soltanto che io credo di comprenderlo. Mi sembra che le stelle mi parlino per la prima volta. Sarebbe una cosa bella, dolce, ma triste forse, una Terra su cui incombesse una perpetua notte.
L'astronomo parve scosso da quest'idea e contempl la giovinetta con attenzione.
- Amerei scegliere una stella - disse ella. - Guardi! quella l.
- La bianca stella della Lira, Vega.  una delle pi belle del cielo.
- Ebbene la scelgo e le confider i miei pensieri. E quell'altra, meno bianca,  Arturo, non  vero?
- S, Arturo dai raggi d'oro, di una et ben pi remota di Vega che  giovanissima: il rosso Aldebaran ha gi un'et rispettabile. Quanto ad Arturo, la costellazione di cui  il diamante, pare custodisca il branco dei sette buoi del Nord, e lo si chiama per tal motivo il Bovaro.
- I sette buoi? - disse il signor di Noirmoutiers.
- S, i latini chiamavano quelle stelle della Grande Orsa i septem triones. Da ci ne venne la voce settentrione per designare il nord.
- E cos' dunque, - disse la contessa, che giungeva alla sua volta sul terrazzo - cos' dunque quella specie di nido, quell'ammasso di stellucce, l, tra quella bella stella e la Grande Orsa?
-  la chioma di Berenice. Ne conosce la storia?
- No.
- Si ricorda indubbiamente di Berenice, sorella e moglie del re...
- Sorella e moglie?
- S. In quei tempi, in Egitto, era questa un'usanza della pi eletta societ. Essi erano giovani e innamorati l'uno dell'altra. Tolomeo Evergete era andato a combattere il suo vicino Seleuco II, re di Siria. Nella sua tristezza Berenice, la cui capigliatura era meravigliosa, credette rendersi propiz gli di facendo un gran sacrificio e fece giuramento a Venere di tagliarsi la chioma se il suo diletto fosse ritornato vincitore.
"Il re ritorna vittorioso e trova Berenice spoglia del suo pi bell'ornamento, e, per colmo di sventura, la chioma deposta sull'altare di Venere era stata rubata.
"La disperazione del re non fu calmata, a quanto pare, che dall'astronomo Conone che, la sera stessa, mostr ai giovani sposi la chioma di Berenice che brillava nel cielo, ove era stata trasportata per comando di Venere. Callimaco ne fece un poema che Catullo tradusse in un'elegia.
-  un grazioso episodio - soggiunse il signor di Noirmoutiers - n mi sorprendo pi oltre che il cielo vi desti tanto interesse, dacch  pieno di storie, di ricordi e di leggende.
- E di verit - rispose Dargilan. - L'episodio della chioma di Berenice  una fanciullaggine. Si incontrano nel cielo fatti d'ogni natura e tragici financo, quando si voglia andare fino al fondo delle cose.
"Guardino, per esempio, queste stelle di Cassiopea. Orbene, l'anno della notte di San Bartolomeo, tutta l'Europa ha veduto col un fenomeno straordinario: un mondo in fiamme.
- L, vicino a quella piccola stella, brill tutto ad un tratto un astro risplendente, immenso. Era l'11 novembre 1572. La nuova stella era cos luminosa che restava visibile in pieno giorno. Per lo spazio di cinque mesi essa domin tutti gli astri di prima grandezza, poi, s'affievol gradatamente per sparire nel termine di sette mesi. Fu una grande emozione in tutta la cristianit, ch si credeva allora ancora la Terra nel centro della creazione. L'osservatore Tycho-Brah combatteva l'ipotesi del canonico Copernico. Gli astrologi imaginarono che quella apparizione misteriosa fosse la stella dei Re Magi e annunciasse il ritorno dell'Uomo-Dio sulla terra e la fine del mondo. Non la si  pi rivista d'allora in poi, ma forse assisteremo di bel nuovo un qualche giorno ad altra conflagrazione di quel genere, n perdiamo di vista il posto di quell'incendio celeste che ha segnato forse la fine di un mondo o di tutto un sistema di mondi.
"Il cielo  ben lungi dall'essere un quadro di silenzio e di morte. Ovunque in quello spazio immenso, lo storico della natura assiste a spettacoli prodigiosi. Ecco, anche l in Cassiopea, non si distingue forse quella piccola stella appena visibile ad occhio nudo?... Ebbene, essa viaggia nel cielo con una velocit di oltre duecento chilometri per minuto secondo. Or sono quattromila anni, essa era vicina alla stella Alfa, e in seimila anni raggiunger quest'altra stella verso l'est. Si pensi quel che pu essere una velocit di dodicimila chilometri per minuto! Fortuiti incontri non sono possibili affatto ed essi spiegherebbero quelle conflagrazioni temporanee di cui gi se ne osservarono venticinque e che darebbero ragione altres della risurrezione dei soli estinti. Quali proiettili!...
"E guardisi ancora lass, sempre in quella stessa regione del cielo, la brillante stella di Perseo!  Algol, la stella del diavolo, la testa di Medusa. Anche essa  ben curiosa, ch ogni due giorni cade dalla seconda alla quarta grandezza.  un'eclissi prodotta dal passaggio d'un corpo dinanzi a quel lontano sole. Il minimum non dura che sei minuti. Ecco un sistema che gira nel piano del nostro raggio visuale, ed  in virt di quella coincidenza che noi lo conosciamo.
- Cos gli astronomi gi conoscono sistemi solari differenti dai nostri?
- S. Molti, come quello di Algol, della stella detta di Cefeo, che scorgesi l pure, della stella U d'Ofiuco, non furono scoperti se non perch gravitano nel piano del nostro raggio visuale. Altri, come quelli di Sirio, di Procione, di Castore lo furono per gli spostamenti della stella dovuti all'attrazione dei suoi satelliti. N ci  pi dato di pensare che il nostro sistema planetario sia un'eccezione nell'universo.
- Oh, che bella stella filante! - esclam Stella.
- Essa s' formata - rispose l'astronomo - vicino ad una stella assai curiosa, essa pure della costellazione di Cefeo, che Guglielmo Herschel chiamava Garnet sidus, l'astro di granata, e che  d'un rosso lucidissimo meraviglioso.  quasi un carbone ardente. Varia dalla quarta alla sesta grandezza e noi vediamo in essa un sole che s'estingue. Egli ha vissuto nei secoli trascorsi, ha brillato sulle primavere e sui fiori di un tempo, ed ora getta gli ultimi bagliori di una lenta agonia.
"Non mai l'osserver senza pensare ai morti che vi sono pure in cielo. Quell'occhio estinto del passato ci sogguarda senza vederci, povero cristallino gi offuscato dall'agonia. Egli  stato giovane prima di noi;  un astro del passato.
- Il cielo ha, esso pure, i suoi drammi e le sue tragedie - disse il conte.
- Le mostrer col telescopio stelle d'un rosso s vivo da credere di vedere in esse gocce di sangue, gioielli di rubino, brillanti nell'immensit.  uno scrigno d'una variet infinita.
"Il cielo, imagine della Notte e della Morte! Questa immobilit apparente delle stelle del firmamento!... Questo silenzio secolare e questa antica solitudine della profondit, stellata!... Non v' al mondo pi ingenuo errore dell'impressione nostra personale! Non si comprende il cielo. Egli  la vita, il moto, la potenza;  l'energia, la luce, il calore, il Sole! Che dico mai, il sole?  un turbino di soli senza numero precipitantisi attraverso gli abissi dell'infinito;  una fantastica conflagrazione di mondi sconosciuti travolti nell'immensit, e le nostre rivoluzioni umane, i nostri terremoti, le nostre tempeste e i nostri tuoni sono sorrisi di bimbi a paragone di quel dispiegarsi di forze colossali.
"Il cielo  la Terra moltiplicata miliardi di volte per s stessa, e la Terra  un angolo del cielo. Noi vi siamo, nel cielo, e la Terra che noi abitiamo ne fa parte.  un pianeta, un globo sospeso nello spazio, come la Luna, come Marte, Venere o Giove. Ecco la verit! Tutte le idee umane di cui la vita  riempita sono false. L'Umanit se ne accontenta perch ignorante.
- Caro maestro - disse il conte - lei  il vero poeta della notte. Lessi ed ammirai nella mia infanzia le Notti di Young, e mi sovvengo ancora della sua invocazione: "O notte maestosa, augusto antenato dell'Universo, tu che, nata prima dell'astro del giorno, devi sopravvivergli, da dove comincier io e dove finir la tua lode? La tua fronte tenebrosa va coronata di stelle, le nubi ombreggiate dalle tenebre e cincischiate in mille contorni compongono l'immenso manto della tua veste."
"S,  una bella invocazione, ma mi sembra che quanto egli canti sia una notte artificiale foggiata di mano degli uomini. Non vi dice egli che "il firmamento rassomiglia alla stola del sacrificatore cosparsa di pietre preziose vaticinatrici degli oracoli?" Non vi dice che "la notte  un velo che la Provvidenza stende fra l'uomo e la sua vanit?" Preferisco l'Universo reale, preferisco l'astronomia, in una parola, di cui ella s' fatta il rivelatore.
- Non sono, signor conte, n poeta n rivelatore. Esprimo ci che sento, umilmente, senza la menoma pretesa. Davanti all'infinito, noi siamo cos interamente schiacciati che non v' alcun posto per ombra qualsiasi di fierezza. Un astronomo pieno di vanit mi farebbe l'effetto dell'asino carico delle reliquie.
"E poi, quale umiliazione  la nostra! Non si pensa dunque alla materialit del nostro miserabile organismo umano? Obbligati a mangiare? No, in verit, quanto all'essere organismi riesciti non lo siamo certo, fa d'uopo confessarlo. Fortunatamente, l'anima domina il corpo e la scienza ci purifica. E poi, la vita passa presto per lo studioso del cielo.
- Ma, lei ha sempre cose nuove da apprendere in questo cielo?
- Si vivesse centomila anni non si saprebbe tutto, non se ne saprebbe anzi nemmeno la met, non un quarto e neppure la centesima parte.  l'infinito da conquistare. Si ricorda ella dell'enigma che Timeo da Locri proponeva or son duemila anni: "Cos' un circolo il cui centro  dovunque e la circonferenza in nessuna parte?" La risposta era Dio. Noi possiamo, con Pascal, attribuire questa stessa definizione dell'universo all'infinito.
"E quali grandezze, quali meraviglie, quali ricchezze! Il presente, il passato, l'avvenire, tutto  in esso. Vede lei quelle stelle della costellazione di Ercole?  l che noi andiamo, che la terra ci porta, come passeggeri sopra un bastimento. Vede lei quella parte della Via Lattea che sembra suddivisa in due fiumi celesti? Vi  l un'apertura nel cielo stellato: ora vada il nostro pensiero a fondo e guardi di l la terra e vedr il nostro pianeta non gi quale  oggid, ma quale esso era or son cinquecento anni. Guardi questa terza stella d'Andromeda, e la si direbbe bianca e semplice; ma, quando si voglia, la faccio passare nel campo del mio telescopio e potrebbe allora vedere coi suoi occhi quale meraviglia  dessa:  un sole d'oro intorno a cui gira lentamente un sole d'un bel verde smeraldo, intorno al quale va torneando rapidamente un sole d'un intenso color azzurro di zaffiro. Si pensi alle colorazioni fantastiche dei mondi illuminati da quel triplice sole. Oh! quanto il nostro povero sole terrestre  pallido a petto di quelle ricchezze!... Guardi nel Cigno quella bella stella;  Albireo; vi  l un connubio di due astri splendidi, l'uno che lancia tutt'intorno a s i razzi accecanti d'una luce dorata, l'altro, stella azzurrina che irradia fasci di luce dorata, l'altro stella azzurrina che irradia fasci di luce d'una colorazione di zaffiro. E l, nel Delfino,  un topazio che frammischia i suoi fuochi a quelli d'un vivo smeraldo. E pi oltre ancora, guardisi;  Mizar, i due diamanti celesti che lasciano di mille miglia lontano e nell'ombra i pi fulgidi diamanti della Terra.
"E notisi che nel Cigno, che osservavamo test e che s'allunga, d'una bianchezza luminosa, in piena Via Lattea, si trova la prima stella, la cui distanza dalla Terra non ha potuto essere calcolata, ed  una delle pi vicine a noi, dacch giace a settantamila miliardi di chilometri da qui, e il dardo della luce che valica lo spazio colla velocit del lampo e percorre trecentomila chilometri per minuto secondo, vola con questa rapidit per lo spazio di sette anni innanzi di giungere fino a noi, in modo che il raggio che noi riceviamo in questo momento  partito di l or son sette anni e noi vediamo questa stella non gi quale essa  attualmente, ma qual'era all'epoca in cui si stacc dall'astro la fotografia che ne giunge oggid... Merc l'astronomia noi viviamo nel tempo e nello spazio, nell'infinito e nell'eternit!
"E tutto ci corre, voga, si slancia nel mistero, nell'ignoto, e con quale velocit! con quali vertigini! cento, duecento, trecentomila metri per minuto secondo!  una follia?  sapienza? Ove vanno tutti quei soli, tutti quei mondi? Quale ne  lo scopo? Quale la meta? Ov' il principio? E dove andiamo noi stessi col nostro sole? Ove dunque tutto quanto esiste nella creazione intiera, astri, soli, pianeti, anni, giorni, stagioni, primavere, profumi, nidi dei boschi, parvoli delle culle, vegliardi con un piede nella tomba, ove dunque corre tutto ci s presto? Abisso! Profondit inesplorate!
Egli s'infiammava, egli dimenticava la terra, e si levava e spaziava nel cielo stesso, e senza pensarvi descrisse cos alla sua compagna di studio le scoperte della scienza, che hanno veramente del prodigioso, e che talvolta resero piena di stupore la giovane ascoltatrice, sopratutto allorch egli venne a parlare dell'analisi chimica dei mondi merc l'esame della loro luce e dei movimenti vertiginosi che sospingono tutti quegli astri attraverso l'immensit, gli uni avvicinandosi a noi, altri rifuggendone invece rapidamente, e tutti roteando nell'infinito come una pioggia di meteore spinte in turbini vorticosi dai venti del cielo, mediante la potenza dell'attrazione.
Essa ascoltava, interrogava, ammirava, passava di sorpresa in sorpresa e nel suo abbagliamento perdeva di vista, ella pure, la terra, il genere umano e comprendeva che la pi nobile missione dell'intelligenza dell'uomo si  la ricerca della verit. Tutti gli appetiti materiali della vita volgare, tutte le vanit del mondo, tutte le glorie, tutte le ambizioni, tutti gli interessi cadevano a' suoi piedi nella loro reale nullit d'ogni significato, e una sola luce le sembrava degna di accattivare l'anima: la luce della Scienza.
Ridiscendendo dall'Osservatorio al Castello, l'umanit le parve ben poca cosa e il Solitario, povero ed isolato, brillare nel cielo come un puro spirito avvolto in un'aureola luminosa. Lui, il silenzioso, il muto, l'astratto da ogni cosa, s'era lasciato trascinare dalla sua passione dominante e aveva cantato il cielo a quel modo che canta il poeta l'amore.
S, era un essere, nei suoi primi contatti, quasi brutale; ma, sotto quella rude scorza, quale anima appassionata, quale ebrezza di scienza, quale intelligenza superiore, quale franco spogliarsi di tutto quanto  falso ed incerto pel culto puro della Verit!
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Capitolo 12.
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GLI ALTRI MONDI.
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Alcuni giorni dopo la conversazione che precede, verso la fine del pranzo, all'ora in cui il sole, che non era ancora calato sull'orizzonte, faceva rifrangere in riflessi d'oro, per mezzo delle finestre d'un lontano villaggio, i raggi del suo disco in fuoco, Stella disse tutto ad un tratto allo zio:
- Il cielo mi sembra bello stasera. Sarebbe forse il miglior momento per vedere Marte nel telescopio. Tu sai che l'altra sera, nonostante tutte le insinuanti descrizioni dell'astronomo, non potei in realt giungere a conoscere veruno dei particolari della sua carta di Marte, e cos n i canali, n i laghi. Distinsi abbastanza bene i continenti, i mari, e la neve del polo. Ma  qui tutto.
- Vi acconsento; ma non credi tu che noi finiremo per divenire un po' seccanti? Non scordarti che allorch lo si distoglie dai suoi lavori, non  in verit troppo galante. E poi, nulla che prema, e la notte non  del resto ancor prossima.
- Oh! il tempo di salire fin lass, e sar quasi notte. Ma, a proposito, non ci diceva egli che si distingue assai meglio la geografia di Marte prima del calar del sole e nell'ora del crepuscolo che non durante la piena notte?
- Come vorrai; e poich sei sulla via di imbrancarti tu pure fra gli astronomi, non domando di meglio che di fare come te. Crederebbesi d'esser lontani da Parigi e dalle sue pompe. Vedi dunque che non ci si annoia sempre in campagna.
Ella era gi in piedi, colla mantellina sulle spalle, e giunsero all'Osservatorio prima del tramontar del sole.
Mentre attraversavano, condotti dal giardiniere, la vasta sala quadrata del pianterreno, il rumore di una caduta d'acqua attrasse la loro attenzione verso una porta rimasta aperta e scorsero una specie di cascatella scendente da un dirupo.
-  una sorgente - disse il giardiniere - ed  qui che il mio padrone prende la sua doccia tutte le mattine. Egli ama l'acqua fredda. Guardino! Talvolta egli si tuffa in questa vasca e si pu star sicuri che  d'un freddo ghiaccio. Non  che nell'inverno che egli ce la lascia riscaldare per la sala da bagno.
- Vi  dunque qui una sala da bagno? - replic il conte.
- S, signore, dietro quella porta, e si dice anzi che dati dal tempo dei romani, come quella di Luchon.
E il buon servitore fu felicissimo di mostrar loro la saletta contigua al dirupo, in vicinanza della sorgente.
- Non  infine tanto selvaggio come lo vogliono - disse Stella. - I romani non erano barbari e molti parigini non hanno questo lusso dell'acqua fredda. Zio mio, il nostro Solitario non  poi un cappuccino del tutto. Ma il sole sta per sparire e mi premerebbe veder Marte mentre v' ancora un po' di luce.
"Vi ringraziamo - disse ella al giardiniere. - Conosco la scala e noi saliamo dritti all'Osservatorio.
Ella vi giunse per la prima, un po' sudata.
- Non la disturbiamo, signor Dargilan?
- Per nulla affatto, signorina. Abbiano solo la compiacenza di attendere un istante, inquantoch sto terminando un disegno del lago del Sole. Furono ben ispirati nel far qui ritorno stasera; le osservazioni riesciranno egregiamente fra una mezz'ora. E mi sembra che il tempo sia per cangiarsi domani.
Lo zio e la nipote si ritirarono, ci che permise loro di ammirare uno dei pi bei spettacoli di tramonto avutisi in quell'anno.
L'enorme disco rosso scendeva lentamente dietro le montagne, lasciando dietro di s sul suo solco un fascio di luce vivissimo a guisa d'aureola, e nei boschi frattanto, vicini a loro, gli uccelli cinguettanti si sarebbe detto celebrassero su tutti i toni la loro felicit di goder la vita. Nessuna nube in cielo. Rossa, luminosa, risplendente nell'orizzonte occidentale e d'un azzurro quasi cupo allo zenit, la celeste cupola, non ancora trapunta da alcuna stella, passava insensibilmente per tutte le gamme di quella translucida colorazione che fonde tutte le tinte nell'immenso azzurro. Era come un'apoteosi universale che si estingueva lentamente per far posto alle rivelazioni della notte.
Allorch fecero ritorno all'equatoriale, l'astronomo era disceso dallo sgabello d'osservazione.
- Ecco, signore - diss'egli: - il pianeta  nel campo dell'istrumento che cammina in senso contrario al movimento della terra. Se il contorno del disco di Marte non le sembra sufficientemente netto, fa d'uopo mettere l'oculare al giusto segno, com'ella sa benissimo.
- La neve del polo superiore  d'una bianchezza abbagliante - disse il signor di Noirmoutiers - molto pi nitida dell'altra sera.
- Osservi, un po' pi basso, una macchietta di color cupo, circondata d'un orlo d'un grigio perla.
- S; la vedo;  distintissima e di forma circolare. No, anzi, un po' ovale.
-  il lago del sole.
"E vede anche, a sinistra, una striscia di color cupo che discende obliquamente, dapprima assai larga, e che sembra finire in punta?
- Perfettamente. Sarebbe dunque quel mare del Sablier di cui si parla s spesso?
- No, signore; la rotazione l'ha gi tolto alla nostra vista. La piccola punta che scorgesi ora  il golfo delle Perle.
- Ma, zio - disse Stella - oramai tu hai guardato abbastanza. Spetta a me adesso, che, dopo, il cielo potrebbe oscurarsi.
- No, cara mia, no; nessun pericolo a questo riguardo, ch non v'ha una nube in cielo. Tu puoi bene attendere cinque minuti ancora ed io, che non ho mai visto i famosi canali, voglio tentare di scoprirne uno almeno. Ecco, signor Dargilan; mi sembra di scorgere una linea che si eleva obliquamente a destra del lago del Sole.
- Vediamo un po'.
L'astronomo risal sullo sgabello e riconobbe la linea.
- Ebbene - disse egli; - lei ha ragione, signore,  proprio un canale;  l'Araxe che va a gettarsi nel mare delle Sirene. Lo distingueremo meglio fra qualche momento, inquantoch il pianeta, nel suo movimento di rotazione, sta per condurlo per l'appunto davanti ai nostri occhi.
- Esso gira dunque con tanta velocit da poterlo scorgere cos presto?
- Lei sa che questa rotazione diurna  determinata oggid fino al centesimo di minuto secondo.
- Quale meravigliosa precisione! Il giorno non vi  dunque un po' pi lungo che da noi?
- Questa rotazione  di 24 ore, 37 minuti primi, 22 secondi e 65 centesimi di secondo - rispose Stella.
- La signorina merita davvero un premio - disse l'astronomo.
- Ebbene, caro zio, hai dunque osservato a tuo piacimento?  venuto il mio turno?
- S, carina mia. Ecco, ti cedo il posto.
Stella non si fece pregare, adatt rapidamente l'oculare alla sua vista e cerc dal canto suo di farsi addentro nei particolari della geografia di Marte. La prima cosa che la colp fu la neve s bianca del polo australe.
- Ma  davvero la stessa neve come da noi?
- S, signorina, e lei sa che noi la vediamo dileguarsi e fondersi letteralmente al sole di mano in mano che l'estate si fa innanzi...
- L'estate... degli abitatori di Marte.
- Naturalmente. Le nostre stagioni sono per essi cosa estranea affatto; ma possiedono ad un dipresso le medesime stagioni nostre come intensit, ed ella sa, quanto me, che esse sono soltanto due volte pi lunghe di quelle della Terra.
- Ed  forse ci che fa s che la neve si dilegui interamente, come ella ci diceva l'altro giorno. Esse sono veramente abbaglianti di candidezza queste nevi di Marte, e i continenti sono ben gialli in paragone ad esse. Come sarebbe interessante conoscere ci che vi ha col... forse l'egual natura che fra di noi.
- Probabilmente tutt'altra cosa. Non v' alcuna ragione perch le nostre specie, animali e vegetali, esistano in quel mondo. Per quanto sia il medesimo sole che rischiari quel pianeta e il nostro, non  la stessa aria che lo involge, n vi si hanno le stesse condizioni di vita. La temperatura pu esservi a un dipresso identica alla nostra, ma quante altre differenze! Non vi piove quasi mai.
- Ah! vedo il lago del Sole: esso rassomiglia in ogni menomo particolare al disegno fattone nella carta geografica. Non  pi sulla linea centrale, ma a sinistra. Ah! ecco, scorgo il canale, ma non uno solo, anzi due.
- E ove vede il secondo?
- Al disotto dell'...Araxe - come lo chiama lei? - partendo dal medesimo punto, ma divergendo alquanto a destra.
- Sta bene. Non avevo voluto prevenirnela, ma lo si distingue in realt assai bene questa sera.  il canale delle Eumenidi. In fondo all'Araxe, vedr ella un piccolo mare che ricorda un po' l'Adriatico.  il mare delle Sirene.
- Ma quei canali sarebbero essi dei fiumi che avrebbero le loro foci in quei mari?
- No, signorina; non principiano mai nella terra ferma, ma vanno da un mare all'altro.
- Oh! quanto sono contenta di osservare tutto ci! E potr venire di spesso?
- Ogni volta che lei lo desidera, signorina. Ma io temo che il tempo si cangi. Si provi intanto a fare un disegno di quel che vede.
- Oh! non lo potr mai.
- Perch? Non ha che da tentare. Guardi, ecco un foglio di carta circolare gi predisposto e alcune matite.
Stella prese il foglio e una matita e segnando innanzi tutto il posto s evidente della neve polare disegn il lago nero circolare del sole, il terreno grigiastro che lo circonda, il mare superiore, i due canali che ella scorgeva, il mare delle Sirene. Lo schizzo difettava d'esattezza, di nitidezza e di precisione, ma rassomigliava nondimeno abbastanza bene all'imagine telescopica, perch si riconoscesse in esso un disegno di Marte e non quello di un altro pianeta. Ella fu lusingata dell'apprezzamento che ne fece l'astronomo e della critica severa che si diede la pena di manifestarle, e promise a s stessa di riuscir meglio una prossima volta. Aveva tracciato egli stesso un disegno assai preciso un'ora prima, e il raffronto fra i due disegni dimostrava che il secondo non era da disprezzarsi.
Stella aveva notato, appesa al muro, una carta geografica di Marte, un mappamondo su cui i mari, i continenti, i canali, i laghi, le rive, i golfi, le isole stesse erano rappresentate nei minimi particolari. Si avvicin ad essa, la esamin a lungo ed esclam:
- Ecco indubbiamente quanto si osserva ora nel telescopio.
- Per l'appunto - replic il Solitario. - Lei sa dirigersi a perfezione.
- Ma noi non vediamo tutta questa rete di canali minori!
- No, signorina, e per pi ragioni. Innanzi tutto occorrono circostanze atmosferiche eccezionali per distinguerli; poi, bisogna avere un occhio addestrato ed una grande abitudine alle osservazioni astronomiche. E l'astro  ad una lontananza non lieve da noi! Il pianeta  stasera a novantacinque milioni di chilometri: un treno diretto che corresse colla velocit d'un chilometro per minuto, impiegherebbe novantacinque milioni di minuti a percorrerli, il che d ad un dipresso una cifra di 66.000 giorni o 180 anni.
"Abbiamo davanti a noi un oculare il quale ingrandisce cinquecento volte e cos riduce tal distanza a 910.000 chilometri, ossia alla met della distanza che v' dalla Luna vista ad occhio nudo. Siamo ancora un po' lontani per distinguere i minimi particolari.
"Per di pi - aggiunse l'astronomo - questi canali non sono permanenti. In talune stagioni i migliori istrumenti non potrebbero rivelarli. Essi non si riempiono d'acqua che al fondersi delle nevi e dirigono quest'acqua a scopo d'irrigazione nei continenti. Non vi sono col n piogge, n sorgenti, n fiumi. I canali soli danno agio a che le acque abbiano a circolare.
- Quale ammirabile tracciato geometrico! - disse il conte che da un istante esaminava la carta. - Ecco un bel lavoro di drenaggio a cielo aperto.
- Non  l'acqua che noi vediamo - replic Dargilan - ma il prodotto dell'acqua; sono praterie che crescono in pochi mesi sotto l'influenza dell'umidit, nel modo stesso che vediamo dalla navicella d'un pallone i corsi d'acqua disegnati dalle praterie che li circondano. L'acqua non  che un esiguo filo mediano.
- Quando si pensa che possono, che devono esistere l pure degli abitanti - disse il signor di Noirmoutiers - degli esseri umani che pensano come noi, meglio di noi e che, chiss? non si chiedano essi pure, vedendo la nostra terra nel loro cielo, se noi esistiamo...
- Per parte mia, non ne dubito - replic il Solitario. - Marte  pi antico e pi progredito della Terra nel suo ciclo vitale; esso  anche, possiamo ben dirlo, meglio riescito del nostro pianeta per quel che concerne il complesso delle condizioni di abitabilit e la durata dei periodi che misurano la vita, inquantoch, essendo in Marte gli anni due volte pi lunghi che da noi, dnno un maggior agio dei nostri alla fecondit del lavoro intellettuale...
- Qual' la loro durata?
- Gli anni su quel mondo vicino sono quasi di 687 giorni.
- Di 686 giorni, 23 ore, 30 minuti primi e 41 secondi - interruppe Stella.
- Quale memoria! - disse il Solitario sorridendo... - Come si vede,  quasi due volte pi lento del nostro, n vi sarebbe anzi nulla di sorprendente che si vivesse col pi a lungo che fra noi. Ma - aggiunse egli - dicevo che quel pianeta  sotto taluni rispetti pi perfetto, pi elevato del nostro. Cos, fra l'altro, io stimo che i corpi essendovi meno pesanti, vi siano meno grossolani, pi delicati, pi sensibili, pi eterei, pi puri. Non voglio fare il processo degli organismi terrestri, ma non vi  bisogno d'una lunga riflessione per accorgersi che la specie umana  ancora troppo vicina al mondo animale e ben goffa. Il peso della materia ha una gran parte nel suo organismo e in tutti i suoi appetiti. Si pensi che quando si facesse un calcolo in chilogrammi su Marte, si constaterebbe che esso non pesa che 376 grammi. La signorina d'Ossian pesa, suppongo, 60 chilogrammi, e trasportata qual' su Marte, non ne peserebbe che 22. Mi sembra che questa umanit marziana debba possedere gusti assai superiori ai nostri.
"Nulla ci autorizza a pensare che l'evoluzione della coscienza nell'universo abbia dato tutta la misura sua nella mentalit umana terrestre, ed ogni cosa ci invita, all'opposto, a credere che sianvi esseri incomparabilmente pi perfetti di noi come organismo e come mentalit.
- Ci che mi colpisce maggiormente nell'astronomia vivente dell'epoca nostra - disse il signor di Noirmoutiers -  da una parte la sua precisione matematica, e dall'altra l'immensa luce che essa diffonde nella nostra visione sull'universo. Il cielo non  pi un enigma oscuro.
- E per me, quanto mi sorprende pi che altro - disse Stella -  la stupidit della maggioranza di questa goffa razza umana di cui parla il maestro, di questa razza poco intelligente che, non solo non conosce alcuna delle sue verit scientifiche, ma che per di pi, quand'anche le vengano esposte, non vi prende alcun interesse, o le giudica pure invenzioni dell'imaginazione. Quanti esseri umani hanno visto Marte, fosse pure come l'abbiamo veduto noi stasera?
- Uno sopra un milione, signorina.
- Uno soltanto!  una minoranza di gente eletta, e ringrazio mio zio di avermi concesso di far parte io pure di essa.
- Si, un milionesimo, e parliamo della popolazione totale del globo. Vi sono forse un po' pi di 38 francesi e di 336 europei che abbiano veduto Marte come noi facemmo test; ma non vi sono certamente pi di 1500 persone sulla Terra intera. Non se ne contano forse quindicimila che siano al corrente di simili questioni, che potrebbero discorrerne con noi, come facciamo ora, e che siano in grado di comprendere con esattezza quanto diciamo, senza rimpicciolire od esagerare le nostre idee. E la Terra ha mille e cinquecento milioni di abitanti. Ecco perch il pensatore  isolato. Pi egli s'eleva e pi  isolato, ed egli non trova pi ben presto mente alcuna che sia preparata a comprenderlo. E, bene spesso, coloro che l'hanno udito non riferiscono di lui che stravaganze, perch essi non parlano il suo linguaggio.
- Non sono ben sicura di comprenderla io pure - disse Stella - e talvolta, allorch sono sola nella mia camera e procuro di ricordarmi quel che ho udito, mi sembra di fare una traduzione. E poi, anch'io ho delle idee mie proprie, e non ne dir verbo perch ella non rida.
- Si hanno talvolta delle intuizioni - rispose gravemente l'astronomo.
- Ecco, pensando a tutti quei mondi innumerevoli che popolano lo spazio, mi chiedevo se non ne esisterebbe uno che, per caso, fosse esattamente simile alla Terra.
- Esattamente simile?
S, maestro; che si sarebbe formato come la Terra, con un sole simile al nostro e ad un'egual distanza, cogli stessi elementi, in circostanze identiche, nello stesso numero d'anni e di giorni, colla stessa temperatura, l'eguale storia geologica, gli eguali continenti; e cos successivamente colle identiche specie vegetali, animali ed umane, ed avesse perci lo stesso genere umano, le stesse razze, le stesse nazioni, la identica evoluzione e lo stesso sviluppo fisico ed intellettuale, e, per conseguenza, che fosse popolato esattamente come la Terra di esseri identici a noi, abitanti identici paesi, portanti i nostri nomi, viventi esattamente come noi, riproducenti in fac-simile sopra un'altra terra del cielo tutto ci che noi facciamo, tutto ci che diciamo e perfino tutto ci che pensiamo su questa terra.
- Un mondo Sosio?(6)
- S; un viaggiatore che vi si recasse in questo momento troverebbe Parigi quale  ora, ogni villaggio della Francia quale lo si vede oggid e ci troverebbe seduti tutti e tre occupati a confabulare sul terrazzo d'un'Osservatorio dei Pirenei.
- E l pure - replic lo zio - Luigi XIV avrebbe inalzato la cupola degli Invalidi per ricevere la tomba di Napoleone, e questi avrebbe abbandonato l'isola d'Elba per andare a morire a Sant'Elena passando per Waterloo.
- S; tutto vi si verificherebbe come qui.
- E una bella giovinetta, chiamata Stella d'Ossian, si farebbe ella pure il quesito, l, in questo stesso momento, se non ci fosse in un'altra terra del cielo un'altra Stella, il cui cuore batterebbe esattamente come il suo e che senza dubbio altres indosserebbe l'eguale veste, foggiata dalla stessa modista!
- Sapevo bene che si sarebbe scherzato su questa mia idea, ma ne avevo altre ancora. Non dir pi nulla.
- Signorina - replic il Solitario non  impossibile che tra i miliardi e miliardi di terre abitate che esistono, hanno esistito od esisteranno nell'immensit dell'universo, le forze della natura abbiano dato vita ad un mondo identico al nostro!
- Lo vedi, zio mio.
- Non  impossibile; ma  improbabile. Che molti fra di essi, ed anzi un gran numero di tali mondi abbia incominciato come la Terra,  probabile, quasi certo, una volta ammessa la unit di sostanza e l'unit di forza. Ma le biforcazioni sono inevitabili. Tuttavia, stringendo il ragionamento pi da vicino, ci accorgiamo che non  impossibile che vi sia nello spazio un sistema solare analogo al nostro e in questo sistema un pianeta che avrebbe seguito esattamente l'eguale evoluzione del nostro. No, nell'infinito degli spaz non  impossibile.
- E - aggiunse Stella - questo mondo-sosio potrebbe essere un po' pi progredito del nostro, per esempio, di uno o di dieci anni?
- Indubbiamente, ci potrebbe darsi.
- In maniera che in questo momento Stella-sosio sarebbe ci che io sar l'anno prossimo o fra dieci anni?
- Curioso davvero! - disse lo zio.
- Oh! zio mio; non , a dir vero, troppo gaio quel che sar fra dieci anni. Ma, veramente, l'astronomia  un nido pieno d'uccelli; uno se ne vola, un altro gli tien dietro, poi un terzo e cos senza fine. E notisi che pensando a questo mondo-sosio, mi trovai indotta a chiedermi se noi facciamo ci che vogliamo, se noi siamo liberi...
- Grave problema - rispose l'astronomo. -  ben certo che l'avvenire  in germe nel presente, che non sonvi effetti senza cause e che l'intelligenza che conoscesse le cause potrebbe scrivere anticipatamente la storia.
"Ed ora, signor Dargilan, - chiese Stella che aveva fatto ritorno all'osservazione di Venere - lei ha detto in uno de' suoi libri che quelle nevi che vediamo l intorno al polo si dileguano nell'estate. Esse sono dunque in questo momento nel periodo invernale?
- Sono in primavera, e quando lei osservasse di nuovo il pianeta fra alcuni mesi, vedrebbe quelle nevi pressoch interamente scomparse.
- Le stagioni vi sono le medesime di qui e due volte pi lunghe?
- S, signorina.
- E l'atmosfera?
- Pi leggera, pi pura. Vi fa quasi sempre bel tempo.
- E vi si  pi leggeri che qui. Deve essere un mondo piacevolissimo.
- E pensa lei che tutti questi altri mondi sieno abitati come la Terra? - disse il conte.
- S e no. S, quando si consideri l'immensa durata dei tempi; no, quando non si abbia riguardo che all'ora presente. Non v' alcuna ragione perch tutti i mondi siano abitati attualmente. La nostra epoca non ha maggior importanza di quelle che l'hanno preceduta e di quelle che le terranno dietro.  un orgoglio infantile l'imaginarsi che, pel motivo che noi sentiamo di vivere in questo momento, la nostra epoca abbia un valore speciale. Essa passer come le altre.
"Prendiamo una data di cento milioni di secoli indietro di noi. Questa data  altrettanto importante quanto la nostra. La Terra non esisteva allora, ma vi erano altri mondi abitati, altre forme, viventi, altri esseri, altre intelligenze.
"Prendiamo una data di cento milioni di secoli nell'avvenire. Allora la Terra non esister pi, ma vi saranno altre terre, altri soli, altri giorni, altre notti, altri pensieri ed altre anime.
"Le forze della natura non possono rimanere inattive. Nulla si perde: nulla si crea; tutto si trasforma. La vita, il pensiero, sotto forme conosciute o sconosciute, risultano dalle manifestazioni dell'energia.
"Per concepire esattamente l'insieme della vita universale, bisogna considerare il tempo quanto lo spazio. Vi sono nel cielo tombe e culle; qui dei cimiteri, l dei germi galleggianti.
"Pare che fra i pianeti del nostro sistema, Venere, Marte e la Terra siano i soli al giorno d'oggi abitati, Venere essendo d'altra parte meno progredita del nostro mondo, mentre Marte lo  di pi. Osservinsi queste fotografie della Luna, questi crateri, questi circhi, questi deserti. Non  l'imagine della morte? Ma ben altra cosa sono Marte e Venere! Guardino - aggiunse egli mettendo il dito sulla gran carta di Marte: - ogni estate, al dileguarsi delle nevi, ecco in qual modo l'acqua viene distribuita alla superficie delle terre mediante la rete geometrica dei canali.
"Quei due mondi sono altrettanti vivi quanto la Terra.
- Quanto sarebbe attraente poter entrare in relazione con quei vicini del cielo, corrispondere con loro per mezzo di segnali qualsiasi!
-  quanto ne sar concesso un giorno; non disperiamone. La mente umana che ha saputo inventare gli strumenti d'ottica, la fotografia, l'analisi spettrale, la telegrafia, il telefono, il fonografo, trover sicuramente una chiave di corrispondenza con Marte o Venere. Forse non sar per mezzo di apparecchi ottici; e rimangono ancora molte forze a scoprirsi. Il magnetismo interplanetare potr esercitare un grande ufficio in quei futuri modi di comunicazione. Gi il Sole ci manda delle specie di dispacci cosmici e i pianeti stessi agiscono sull'ago calamitato.
- Ma noi non potremo mai comunicare in persona con Marte e Venere, ed esservi trasportati in carne ed ossa?
- No, sicuramente.  una delle rare affermazioni che possiamo metter fuori. Lo spazio interplanetare non  valicabile ai nostri corpi terrestri. L'atmosfera circonda d'ogni intorno il nostro globo come il sottile guscio l'uovo e cammina con esso nello spazio. L'etere  il vuoto, l'imponderabile. Ma se noi possiamo essere certi che non mai verun mezzo verr scoperto per viaggiare corporeamente da un mondo all'altro, sarebbe temerario il negare che non mai quei viaggi possano essere fatti realt da esseri spirituali ed imponderabili, da anime, da anime umane, e che una comunicazione non possa essere stabilita un giorno fra Marte e la Terra per mezzo di forze psichiche.
Cos si intrattenevano di sovente, il Solitario, Stella e il conte di Noirmoutiers. La diversione apportata alla solitudine e ai lavori assorbenti dell'astronomo-filosofo per mezzo di quelle visite un po' mondane, non gli era riuscita tanto disaggradevole quanto l'avrebbe lasciato supporre dapprima il suo carattere originale e misantropo.
La prima visita l'aveva distolto dalle sue abitudini e non gli aveva cagionato alcun diletto; la seconda gli era stata abbastanza indifferente: la terza gli era sembrata quasi naturale, e le susseguenti erano entrate nella sua vita come uno svago fuor d'uso che lo riposava dalla sua lunga c solitaria tensione di mente.
Il conte e la di lui nipote, che gi da molto tempo s'erano assimilate le sue idee e la sua maniera speciale di contemplare la natura, non erano persone estranee per lui; essi facevano parte della famiglia intellettuale dei suoi numerosi lettori e si trovavano associati alle sue ricerche e alle sue speranze.
L'intelligenza di Stella, il suo desiderio di scienza, la sua curiosit filosofica gli destavano vivo interesse, e senza dubbio cos, a sua insaputa, sentiva egli il fascino giovanile di quel fiore del sole, che veniva ad apportare un s delizioso raggio di luce nella sua vita fin l monotona, tranquilla e tetra, come quella di un anacoreta. Se quelle visite fossero bruscamente cessate, qualche cosa sarebbe indubbiamente venuta a mancare all'atmosfera nuova di quell'osservatorio, fattosi un po' pi animato, un po' pi vivente, un po' meno silenzioso.
Gradatamente, naturalmente affatto, gli ospiti del castello, il medico di Luchon, un chimico che erborizzava sui monti, presero l'abitudine di venire a passare, una volta o due nella settimana, alcune ore nell'osservatorio, sia nelle ore di sera, allorch il cielo stellato invitava all'osservazione delle sue infinite curiosit, sia nelle ore del pomeriggio.
Si facevano alcune passeggiate nella foresta, o si andava a riunirsi nella biblioteca, sfogliando dei libri o esaminando a piacimento disegni e fotografie celesti; si facevano degli esperimenti di elettricit nel gabinetto di fisica e la sensibilit particolare di Stella aveva messo lo scienziato sulle peste di una scoperta nuova; si discorreva, si discuteva, si dimenticavano perfino le ore.
Il signore e la signora di Castelvieil che, essi stessi, pei loro pregiudiz sociali e per le loro opinioni religiose, si sentivano agli antipodi dallo scienziato, erano talvolta della partita, e avevano finito per abituarsi alle sgarberie di cui erano stati dapprima fatti oggetto, e a prendere perfino interesse a talune osservazioni telescopiche.
Ci costituiva per essi tutti una vita nuova, una vita intellettuale che rappresentava, per Stella specialmente, la perfetta felicit della mente e ch'ella si augurava di veder durare per sempre. Le descrizioni celesti dell'astronomo, le sue viste verso orizzonti infiniti, la immergevano nel sogno, in un sogno ad occhi aperti che la turbava talvolta durante notti intiere.
S, ella sognava. Sognava attratta verso gli splendori della verit astronomica, e pensava nel tempo stesso all'astronomo. Egli le appariva circondato da un'aureola, superiore pel suo valore personale, per la sua scienza, pel suo carattere a tutti gli uomini che ella aveva avuto occasione di incontrare nel mondo dopo la sua uscita dal convento.
Nonostante le previsioni dello zio, lo scrittore nulla aveva perduto nell'essere visto da vicino; la sua semplicit eguagliava la sua grandezza d'animo. Ella ammirava la sua vita di lavoro, la sua devozione, s assolutamente priva d'ogni mira di interesse, per la scienza e personificava per lei la gloria pi pura dell'umanit. Ella lo associava al cielo stesso, n poteva pi contemplare una stella senza vedere apparire la sua imagine, e pensava a lui senza tregua.
Com'erano differenti queste impressioni da quelle che aveva provate vagamente allorch il giovane duca di Jumiges l'aveva trascinata seco nel turbine di un ballo! Un serio e profondo sentimento nasceva ora nel suo cuore, e le dava coscienza di una dignit nuova. Ella sentiva la sua anima fatta pi grande e nobilitata, e le sembrava di riconoscere d'essere destinata per sua natura ad amare una grande intelligenza o a non amare del tutto. Il Solitario l'attirava, checch ella facesse in contrario, come la calamita che tende attraverso le muraglie la sua irresistibile rete d'attrazione e che impone l'obbedienza. E, spesso, in momenti dolorosi in cui una sensazione di vuoto attraversava d'un tratto l'essere suo, e in cui ella sentiva tosto dopo affluire il sangue al cuore, ripeteva in s stessa la domanda che aveva fatto al giovane filosofo: Siamo noi liberi?
Le ore che ella passava vicino a lui, erano oramai le sole sue ore di felicit.
Ma gi, nelle conversazioni di suo zio e di sua zia, si incominciava a parlare del ritorno a Parigi.
Stella a Cecilia.
Castello di Hourtino, 1 settembre.
Non ti ho scritto da quindici giorni, mia cara, nonostante le tue due lettere, e sono sicura che tu hai indovinato il tumulto dell'anima mia, giudicandone dalla piccola confidenza che gi versai nel tuo cuore, sollecitata dalle tue domande, poich tu leggi veramente nel mio pensiero.
Oggi voglio farti la mia confessione per esteso, n so resistere pi oltre. Non sei tu la sorella mia? Ebbi io mai alcunch di nascosto per te? E, del resto, tu che sei dotta, tu che hai la passione della scienza, mi comprenderai. M'imagino nondimeno che tu stia per darmi della pazza, perch ti so burlona e scettica.
Tanto peggio, o tanto meglio, inquantoch mi domando ci che sia il vero. Ma, quanto so bene, mia cara, si  che tu non mi rifiuterai giammai la tua amicizia, la tua affezione, la tua tenerezza. Me l'hai giurato un giorno, come se tu avessi indovinato in precedenza ci che mi succede in questo momento.
Colla tua natura piuttosto mascolina, colla tua logica e la tua ragione, tu non sei mai stata... Cosa stavo per scrivere? Chi lo sa? Forse il tuo cuore ha anch'esso palpitato talvolta con qualche ardore. E cos anche il mio, se ben mi riconosco! Tu m'hai vista in mezzo alla societ.
Sono io abbastanza fredda, abbastanza ritrosa, abbastanza superba financo? Ma s; sono ancora pi indipendente di te. Solamente, i proverbi hanno talvolta ragione, e non bisogna mai dire: Fontaine...(7).
Infine, ecco di che si tratta. Tu mi domandi di bel nuovo, nella tua ultima lettera, notizie d'un certo progetto di matrimonio fra un certo duca e me. Ebbene! per me non vi sar mai che un uomo al mondo...
Che ho mai scritto? Tanto peggio. Pi non lo cancello. Forse avrei dovuto scrivere: non vi ha che una verit, s, una sola verit, quella della scienza.
Tu sei filosofa. Tu sei dotta. Il tuo brevetto dei corsi superiori non  stato che un berretto d'asino per te. Tu sai l'algebra e la geometria, il che mi ha sempre sconvolto il cervello e anche ora. Non sei tu forse licenziata negli stud? Ma s, Ebbene, non  di questa scienza che ti voglio parlare, ma tu mi comprenderai.
Tu ti sei occupata di fotografia, di chimica, di fisica e di meccanica. Non hai tu quanto ti occorre nel tuo gabinetto? Ebbene, no: non  di tutto ci che ti voglio parlare.
Ah! se tu la ascoltassi! Ma cos' che dico? S,  questo appunto. Non hai tu mai pensato al cielo?
Non il cielo di cui si parlava in collegio. Paradiso, angeli - ti ricordi della piccola cappella dei Santi angeli custodi, ove noi recitavamo le nostre preghiere? - cherubine, serafini, santi e sante, vergini martiri (sono sempre martiri le vergini del Paradiso), apostoli, profeti, ecc. Era il cielo empireo dei cristiani, ma ci non ha mai esistito.
Vi credi tu ancora? Non te l'ho mai richiesto. Quanto a me, vi credevo ancora l'anno passato.
Sai tu quel che sia il cielo?  il luogo in cui noi siamo.
Non hai tu mai visto Marte nel telescopio? Non hai tu visto, coi tuoi occhi, quei continenti, quei mari, quelle nevi, quei laghi, quei canali straordinar? Sai tu che vi sono nello spazio mondi simili in tutto a quello che noi abitiamo? e che  l che noi dobbiamo andare?
Hai tu visto, visto coi tuoi occhi, l'anello di Saturno? E le nubi di Giove, e la grande macchia rossastra, e la nebulosa di Andromeda, e le stelle colorate, pietre preziose del cielo, diamanti bianchi e gialli, smeraldi, rubini, zaffiri? Sei tu mai stata trasportata in piena Via Lattea?
Hai tu compreso l'infinito? hai tu compreso l'eternit?
La vita intellettuale, comprendi, mia cara: ecco la sola vita, la sola vita possibile.
Ebbene, tu sai; i tuoi duchi, i tuoi principi, i tuoi marchesi, i tuoi conti, e poi i tuoi deputati, i tuoi senatori, i tuoi ministri, e poi i tuoi milionar, i tuoi borsisti, i tuoi damerini, i tuoi vagheggini, i tuoi pattinatori, i tuoi ciclisti, i tuoi appassionati dello sport e poi i tuoi giornalisti, i tuoi attori, i tuoi commedianti, i tuoi uomini chic di tutti i generi... ebbene, tutto ci  la Terra.
Ah! s, egli pu ben continuare a domandarmi in matrimonio per un mezzo secolo, quel caro duca, il mio leggiadro ballerino del valzer. Se ne resti al Circolo, o al Circo o fra le quinte. Se mai mi mariter, non sar sicuramente con lui. Pensando a tutti i miei spasimanti (come tu li chiami) dell'inverno scorso, canto con Carmen:
E l'altro egli  che preferisco omai;
Non disse nulla, ma mi piace assai.
Tu andrai almanaccando che io sia innamorata, e stai per chiedermi che ti dipinga il mio eroe, che ti dica se  bello o brutto, grande, piccolo, di statura media, bruno, biondo, amabile, pieno di attenzioni; quale sia il colore dei suoi occhi, se abbia le sopracciglia sottili o fitte, se i suoi capelli sieno arricciati, se il suo naso sia greco o spagnuolo, se bianca la sua mano, piccolo il suo piede; infine, per tutto dire, vorresti avere la sua fotografia in piedi. Orbene, non te la invio e v' il suo buon motivo; egli non l'hai mai fatta fare. Mia zia lo trova brutto; la baronessa lo trova ridicolo. Tutti mi mettono in disgusto con lui, ma io non m'occupo n del suo viso, n del suo corpo;  la sua anima che mi piace. Se tu potessi vedere l'espressione dei suoi occhi, specialmente in taluni momenti... allorch parla del cielo!... Come sono semplici i grandi uomini! Allorch gli paragono i nostri piccoli campioni di tanta posa!
Dovrei dirti che ne sono innamorata matta? no. Non vi ho mai pensato, n mai mi ha fatto la bench menoma dichiarazione. E Dio sa se ne ho ricevute dagli altri delle dichiarazioni! Gi sei almeno. Egli talvolta mi parla, mi sogguarda, m'ha perfino sfiorato la mano senza neanche accorgersene, ma non mai m'ha detto che mi amasse. E non lo credo nemmeno, inquantoch egli  tutto intento alla sua scienza e si vede bene che le donne non esistono per lui.
Dirti che non ne diverr mai innamorata, oh! quanto a questo, non lo so. Ma, ancora una volta, non  la sua persona, il suo corpo, il suo viso che amo; ma  la sua anima, la sua intelligenza, il suo cuore, la sua scienza.  in tutto e per tutto un uomo di sentimento e niuno lo metterebbe in dubbio.
Ah! mia cara, io non sono innamorata, ma in gran turbamento! E sono assai brutta oggi! Del resto, egli non mi vedr.
 un bellissimo paese questo in cui ci troviamo, e ti assicuro che per un nonnulla vi resterei. Tutto  qui bello e mi domando perch non s' costrutto Parigi a Luchon.
Ecco otto pagine piene delle mie zampe di mosca. E che lettera scucita! Sono abbastanza chiacchierona? Ti abbraccio mille volte e straccia tosto questa lettera, pazzerella. Non dovrei nemmeno inviartela, ma il mio cuore era troppo pieno. E, tu sai, tu sei ormai il mio confessore; l'altro  morto. Non ebbi mai segreti per te, ma non farti beffe dell'amica tua.
Ancora un bacio.
STELLA.
Cecilia a Stella.
Monte San Michele, 5 settembre.
Mia Stella, tu puoi vantarti d'essere bella e spedita, tu, la fredda Stella! Non ti riconosco pi. E parli di rimanere laggi! Un ratto, per carit, mentre vi sei. Io spero almeno che non sar un ratto di minorenne. Tu non mi dici la sua et, l'et del tuo Romeo, o Giulietta! Tu hai vent'anni; ne ha egli almeno sedici?
Hai avuto un nuovo accesso d'elettrizzazione alla pelle, mia cara.  il momento di moltiplicare le doccie. Gi ebbi occasione di vedere la tua camicia in fuoco, ma non avevo ombra di dubbio d'una febbre di simil natura. Le vostre onde elettriche si sono incrociate; poi il colpo di fulmine, ecco tutto.
Chi  dunque e cos' questo signore? Non mi dici nemmeno il suo nome.
Da quanto mi scrivi circa l'opinione di tua zia e della signora di Castelvieil deve essere persona assai ordinaria e abbastanza brutta. Non ti riconosco pi, tu, che possedevi un gusto s squisito!
Peuh! come t'innamori presto del primo venuto! Che vuol dire la malinconica solitudine della campagna! Nel regno dei ciechi, i monocoli sono re. Credo bene che il tuo eroe farebbe una triste figura a Parigi: egli non ha certamente n eleganza, n chic.
Passer come  venuto, e, sopra tutto, non commettere imprudenze.
Tu non mi domandi notizie n di me, n di mia madre, n dei nostri amici del Monte San Michele. Mia madre  in questo momento assai sofferente, e mi cagiona delle inquietudini.
Imaginati che abbiamo avuto ultimamente la visita del duca di Jumiges che era venuto a visitare l'abbazia. Che giovane attraente! Quanta distinzione in tutti i suoi modi e ci che non guasta nulla per una donna, che bel nome! Se fossi bella e ricca...
Egli era accompagnato dal suo camerata, il visconte di Valvin. Che bel giovane anche quello! Tutti si soffermavano dopo il loro passaggio per ammirarli.
Tu riconosci in me un giudizio abbastanza sicuro, e sai tu perch non mi inganno che difficilmente sui caratteri? Si  che quando taluno parla, uomo o donna, io non guardo soltanto gli occhi ma ancora e sopra ogni cosa la bocca. L'espressione dell'angolo delle labbra tradisce quasi sempre il pensiero intimo che la parola od anche gli occhi vorrebbero mascherare. Ebbene, sono sicura che se il duca non ti piace, il visconte sarebbe un eccellente marito.
Ne discorrevo l'altra sera con mia madre. Sembra che siano l'uno e l'altro assai pi istruiti di quel che ne abbiano l'aria. Sai che nel mondo in cui vivono non si ama di darsi delle pose per la scienza.
T'ho narrato che l'altro giorno, cercando delle conchiglie fra gli scogli, a marea bassa, al disotto del boschetto, tu sai, vicino alla cappella di Sant'Uberto, il piccolo Renato ha corso rischio di annegarsi. Era caduto in una buca e il mare incominciava a salire. Fortuna volle che la signora Poulard, che ci aveva accompagnati per mostrarci la via, se ne sia accorta a tempo e che si sia potuto arrampicarci di nuovo attraverso il boschetto recinto di muro di cui ella aveva la chiave.
Noi ci divertiamo moltissimo in una grrr...ande societ di primo ordine! La settimana prossima andremo a fare una escursione a Jersey. Viva il piacere! Abbasso la melanconia, l'eccessivo sentimentalismo e le solitudini!
Commetteresti una vera follia e te ne dir il perch.
Mille cose tenere dalla tua amica sincera
CECILIA.
Stella  a Cecilia.
Castello di Hourtino, 7 settembre.
Come sei scortese! Ecco, ti apro il mio cuore, ti faccio la confidente dei miei pi intimi sentimenti e tu ti fai gabbo di me! Non sta bene, mia piccola Tototte. Quanto ti dissi  cosa assai seria, ma non sono ancora del tutto liquidata: pensa che ho vent'anni e che non sono pi una ragazzetta. Ho molto riflettuto da un mese, e la mia convinzione si  che nell'Umanit si hanno due buone cose: la mente e il cuore, o, in altri termini, la scienza e l'amore. Ecco la gran parola buttata fuori! Ma tu t'inganni quando ne sorridi.
Per me l'amore, non  il contatto di due epidermidi, come diceva Stendhal; io credo, nel libro che Margherita ci ha prestato.  un'onta il profanare questa parola divina come si suol fare, e lo scambiare per amore sensazioni e non sentimenti.
L'amore  l'eterno bacio di due anime;  la poesia dei sensi, lo ammetto anche, ma  pure e sopra ogni cosa, quella dell'anima.
Ti assicuro che la mia vita si disegna abbastanza chiaramente e sicuramente a me dinanzi. Io voglio vivere una vita intellettuale, ch le gloriole effimere della politica, le pretensioni burlesche del denaro, le vanit della nobilt antica o moderna, e tutti quei nuovi titoli di contee di cui fanno sfoggio da due anni in qua molti dei nostri amici d'origine onesta e plebea, e tutte quelle ricchezze pi o meno scandalose carpite in modi diversi dagli uomini e dalle donne, tutto ci, mia cara, mi muove l'animo a piet. Non vorrei, neppure per un impero, esservi mai frammischiata, e divengo filosofa come te, ma per un'altra causa.
"E poi, veramente, credi tu sul serio, tu, la logica in persona, credi tu che vi siano in ci che noi chiamiamo il bel mondo, sentimenti veri e vera felicit? Ne ho viste abbastanza, ne ho sentite abbastanza per sapere, e te lo dico in un orecchio, ch fremerei quando potessi udir uscire dalla mia bocca simili parole, per sapere che in questa garbata societ che ci mettono dinanzi come un modello d'ogni virt, quasi tutti i mariti hanno la loro ganza, e quasi tutte le donne un amante. Ed  cosa proprio per bene!
"E, nonostante i loro "piaceri" e i loro intrighi, essi hanno tutti l'aria di annoiarsi questi uomini e queste donnine di garbo, ch la loro esistenza vacua non  la vera vita.
"E poi, vuoi che ti dica tutto? Ebbene: io professo una religione nuova.
La religione del cielo, dell'astronomia, dell'infinito, della eternit.
 cosa grave e se la mia vita non diventasse ci che voglio essa sia, sarebbe infelicissima e ne morrei.
Tu ti accingi a dirmi di bel nuovo che io mi esalto la testa, e stai per tacciarmi di sensitiva, di eccessivamente fantasiosa e infine di nevrotica. T'inganneresti, perch sono molto pi seria di quel che ne abbia avuto sembianza fin qui.
Leggo nel tuo pensiero. In questo momento tu ti chiedi se io sono sveglia o addormentata, se non faccio un sogno alle volte, se ho veramente un movente determinato, una base sicura, per decidere in tal modo della mia vita, io sola, senza ascoltare i consigli di mio zio, di mia zia, dei miei parenti quali essi si siano, s, sola, ahim! perch, te lo confesso, egli non m'ha ancora lasciato intravedere il menomo indizio d'amore... bench m'accorga che io non gli dispiaccio.
Cos, per dartene un'idea, l'altra sera io era vicinissima a lui, in alto dello sgabello su cui si sale per osservare gli astri nell'equatoriale, allorch non sono troppo alti sulla linea dell'orizzonte. Il telescopio era quasi orizzontale, avevamo spenta la lampada per osservare meglio. Mio zio che era ai nostri piedi non avrebbe potuto veder nulla. Questa parte superiore dello sgabello non  fatta che per una persona sola, e pensa dunque se eravamo vicini l'uno all'altro, tutti e due. Egli mi teneva perfino stretta alla vita per evitare che potessi scivolare in basso sui gradini. Ebbene! durante tutta la mia osservazione, che dur per cinque buoni minuti, mentre la sua barbetta strisciava sul mio collo, egli non ha nemmeno avvicinato le sue labbra, neppure alle estreme punte dei miei capelli che pur dovevano infastidirlo.
Come trovi tu il mio semidio? Ti pare abbastanza corretto? E non lo  forse assai pi dei nostri ballerini con cui danziamo il valzer?
Sono sicura inoltre che egli non  insensibile ai profumi, e ci mi fece ricordare quello che avevi osservato tu stessa nella mia camera, mentre mi vestivo il giorno della mia serata di gala. Ho notato che le sue narici sono talvolta di una mobilit singolare, cosa che, in un uomo ordinario, sarebbe forse un indizio di sensualit. Ma egli ha sempre la mente s lontana dal suo corpo!
Sotto il punto di vista dell'amore,  di una freddezza da spazi celesti... 273 gradi sotto zero.
Riconoscerai che egli  un vero scienziato, intieramente assorbito dalla sua scienza, che il genere umano non esiste per lui, e credo anzi che lo disprezzi.
Val quanto dirti, mia cara, che io ordisco il mio sogno da sola affatto e che egli non m'incoraggia per nulla. Ma pi lo frequento e pi lo stimo, pi l'ammiro e pi... no, tu non comprenderesti. Ti giudico un po' sensuale.
A proposito, cosa hai voluto dirmi scrivendomi che commetterei una vera follia amandolo e che mi dirai poi il perch? Tu mi chiedi s'egli ha sedici anni; ne ha quasi trenta.
Ricevi carezze in abbondanza.
STELLA.
Cecilia a Stella.
Monte San Michele, 13 settembre.
Ebbene, s; poich me lo domandi, ti assicuro che commetteresti una vera follia. Ne parlai, senza aver l'aria di nulla, ben inteso, con persone che conoscono il tuo eroe, il tuo preteso solitario (confessa che non durai fatica a indovinarlo!), che lo hanno visto da vicino, con amici suoi e perfino con due colleghi che l'altro giorno pranzavano ad Avranches con noi.
Egli ha una reputazione detestabile. A Luchon faceva la corte a tutte le signore, e declamava dei versi in tutti i salotti. Misogino, lui? Ma egli fu sempre circondato da giovani e belle signore, e farai ben l'onore al sesso nostro di pensare che non sono mai le donne che incominciano. Abbiamo tutte troppa timidezza per far questo, senza contare il pudore e l'innocenza. Non facciamo mai proposte incoraggianti, e guarda al ballo, per esempio. Si  forse mai vista una giovinetta che vada ad invitare un giovanotto a ballare con lei? Mi risponderai forse che i nostri abbigliamenti da ballo sono essi soli proposte formali - ed anche assai attraenti. - Ma, no;  l'uso che cos vuole, ecco tutto.
Se il tuo damo  altrettanto discreto quanto lo descrivi, cos santo, cos "casto Giuseppe", si  che egli nasconde il suo giuoco. Sai tu quel che vuole? Addottrinarti per le sue buone ragioni e sposarti pel tuo denaro, inquantoch egli  povero. Calcolo d'interesse, ed  presto detto.
Guarda! non pi tardi della settimana scorsa, ne appresi una bellina a proposito di questi matrimoni fatti per interesse, novantanove su cento, d'altronde. Facevo la finta di nulla nella mia qualit di giovinetta, e si parlava a me davanti come se fossi stato un giovane. Si crede che noi non si comprenda, o che, quand'anche si comprende, non se ne ricavi nulla. E poi, ho venticinque anni, ho visto molto il mondo e non mi mariter giammai. Tu conosci De la Grange, che ha sposato, or son quattro mesi, la nostra vezzosa amica, la vedova bionda, come la chiamavano, la bella contessa di Balady. Eccola vedova per la terza volta, e il lutto le sta a meraviglia, sempre con quei suoi capelli d'oro e la sua pelle s bianca.
Orbene, il suo ultimo marito, cos elegante, cos pieno di distinzione, cos largo di attenzioni costanti per lei, a tavola quanto nei salotti od al teatro, quel bel giovane che le fu rapito all'et di quarant'anni, non l'aveva sposata che pel suo denaro e aveva cos mirabilmente rappresentata la sua commedia che ella, cos fina ed accorta, vi si  lasciata prendere come una beccaccina. Innanzi tutto egli aveva un'amante riconosciuta da venti anni; poi ne coltivava tre altre nel tempo stesso. Gli occorrevano seicento mila franchi a breve scadenza, e in lega colla sua amante di vecchia data, fece ricerca di quello che essi chiamavano nel gergo loro, un uccelletto da spennacchiare (ho perfin detto la parola test), stringono conoscenza colla contessa, e il nostro bel giovane la sposa, davanti al notaio in piena regola. Ed ecco l'affare conchiuso.
Se non fosse morto improvvisamente, ella non avrebbe mai scoperto la chiave del segreto. Non ripeteva ella a tutti quanti che era un marito modello e squisito quant'altri mai?
Non diceva ella ch'egli l'amava molto? E quest'avverbio aggiunto al verbo m' sempre parso diminuirne il valore. Mi sembra che la parola basti e contenga gi in s stessa il proprio superlativo. Ma non devo intendermi della partita, non essendo maritata, n avendo il desiderio di mai esserlo, perch vedi, mia cara, quel che sono i matrimon d'oggid.
Giungiamo or ora da Jersey.  l'isola dove si fanno dichiarazioni d'amore a cielo aperto, ma, ci nonostante, il soggiorno non  spiacevole. Tuttavia ci si sente come fatti prigionieri. Non se ne pu uscire a volont; bisogna attendere il battello. Avevo sempre un gran desiderio di scapolarmela... e pensavo a te che mi dicevi una sera, al chiaro di luna, che la Terra  un'isola galleggiante nello spazio. E ci nondimeno non proviamo alcun desiderio di andarcene.
Il duca  partito pei suoi poderi. Il deputato della sua circoscrizione essendo venuto a morte, egli si presenta come candidato, e la sua elezione  assicurata. Egli sar repubblicano, bench nobile, ma assai moderato, e il consigliere generale d'Avranche ci assicurava che egli potrebbe ben diventare ministro fra alcuni anni. Fors'anco presidente della Repubblica, chi lo sa? Basta all'uopo avere una maggioranza d'amici nel Senato o alla Camera o non lasciar intravedere una personalit capace d'eclissare i capi gruppo. Sarebbe proprio il caso suo, inquantoch egli non pu dar ombra a chicchessia. Starebbe bene un duca presidente, e sai tu che deve essere ben gradevole l'abitare all'Eliseo?
Per far ritorno al poeta pireneano, mia madre ricevette da tua zia una lettera che le narra della vostra visita al Molino a vento del tuo astrologo. Non voglio essere "una spia" come dicevamo in collegio.
Ma, sai bene, il tuo illustre  un trovatello... un fanciullo trovato... o perduto... non si sa dove. No, davvero: non vedo la mia affascinante Stella che regna sopra una montagna fra le quattro mura di un convento. Sposare un solitario? Non ti ricordi di avermi dati a prestito i suoi libri?  un mistico. Mettiamo che sia pure intelligente quanto i solitar di Porto Reale o quanto Pascal in persona. Cattivo marito. Persone consimili non sono che ammalati. Qual mosca t'ha ferita col suo pungiglione? Ma la cosa sar finita all'ora che ti scrivo, almeno suppongo. Tu hai molto buon senso e non farai un matrimonio disadatto e di rango inferiore.
Quando ritorni, cara mia? Noi facciamo le nostre valige domani. Fra dieci giorni saremo a Dinard, fra quindici a Parigi.
Ti abbraccio stretta, stretta.
CECILIA.
Stella  a Cecilia.
7 settembre.
Quanto t'inganni, mia cara. Il mio Solitario non ha mai abitato Luchon, n ha mai declamato versi. Tu lo confondi con un poetino che ebbe, in realt, molto successo, ma che non gli rassomiglia in alcun modo. Il mio autore favorito non  mondano per nulla e non si  mai mostrato in un salotto. Egli rappresenta per me il vero tipo dell'uomo intelligente. Fatti beffe di me quanto vorrai, ma per conto mio  quello veramente l'uomo. Qual significato ha in s un titolo di nobilt? Che si hanno degli antenati, ma che colui che lo porta non ha alcun merito. Dir di pi, che quando si volesse risalire all'origine di certi nobilumi, si troverebbero molto sovente cose assai poco pulite. Dunque, su questo punto, pi nessuna illusione, non  vero? Lasciamo questi fantocci agli americani, e ci per quel che concerne la nobilt.
Passiamo alla ricchezza. Che rappresenta essa pure? Genitori od antenati che hanno guadagnato molti denari, ed anche talora che se ne sono appropriati, inquantoch anche sotto questo rispetto le origini non sono sempre di una angelica purezza.
Un giovinotto ricco non ha per ci solo un valore personale; ed anzi avviene l'opposto, inquantoch, non avendo mai compreso la necessit del lavoro, non acquist durante i suoi stud il metodo, senza di che l'intelletto rimane vuoto e superficiale. Un giovinotto ricco non lavora, non pu lavorare, va oziando qua e l da semplice dilettante, non ha alcuna seriet e non far giammai nulla, tenuto conto di qualche rara eccezione.
Dunque, tanto la ricchezza quanto la nobilt non provano nulla in favore di coloro che la possiedono. L'ignorante, foss'egli milionario,  il vero povero: vuoto e privo di mente.
Vuoi tu passare ora ad altre qualit? La bellezza, per esempio. Ma, cosa  la bellezza per un uomo?
Io preferisco di gran lunga la forza, in confronto della grazia e la salute, invece dell'eleganza. Un bel giovane? Ma ci mi dice men che nulla! Andr pi lungi ancora. La forza e la salute non mi sembra che neppur esse, pi della nobilt e della ricchezza, costituiscano una personalit, inquantoch una malattia pu farle sparire. Ci che voglio si  che un uomo sia intelligente, istruito e buono. Ecco tutto.
Il valore di un uomo  il suo valore personale, e non quello dei suoi antenati, dei suoi parenti o dei suoi amici.
Tuttavia, confesso che il suo naso ben disegnato mi piace e che i suoi occhi non mi dispiacciono. Ed ora, sei soddisfatta?
Via, per davvero; ero nata per comprendere un uomo intelligente. Egli era necessario per l'anima mia e l'ho trovato. Eureka!
Che vai tu raccontandomi che i filosofi sono ammalati? Credi tu che non vi siano che gli imbecilli che godono di perfetta salute?
Non dirai pi che non ragiono o che son pazza. Vedi all'incontro che faccio uso d'una logica altrettanto fredda e stringata quanto la tua, e tu devi dunque approvarmi. E la conclusione si  che io non sono punto innamorata, dappoich l'amore non ragiona. Lo sanno tutti e per poco che continui di questo passo sto per dimostrarti che mi accingo a fare un matrimonio di raziocinio.
Un matrimonio... certamente. E perch no? Soltanto ritengo che egli non vi pensi punto; sempre cos freddo, cos corretto, e non mai la bench menoma dichiarazione!
Talvolta mi viene la tentazione di fuggire. Ma, siccome si va incontro spesso al proprio destino merc i mezzi appunto che si impiegano per evitarlo, cos credo che la cosa pi semplice si  d'essere orientali, fatalisti senza altri soprappensieri e di lasciar agire la provvidenza di Marc'Aurelio e dei filosofi.
Figlio naturale, dici tu? E io? Tutti i fanciulli non sono dunque naturali? D'Alembert fu trovato sui gradini d'una povera chiesa, e credi tu che mi sarei rifiutata di sposare D'Alembert?
Mi rimproveri di fare un matrimonio con persona di condizione inferiore alla mia. La vera disparit nuziale non  quella dei corpi, sibbene quella delle anime.
Ti stringo fra le braccia con tutto l'amore
la tua STELLA.
...
.
...
Capitolo 13.
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LA SCINTILLA.
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All'indomani del giorno in cui la lettera precedente veniva scritta, era stato fissato un ritrovo al vecchio convento per l'osservazione di Venere in piena luce durante un bel dopopranzo d'estate.
Il pianeta era allora nel suo massimo splendore e offriva alla visione nel telescopio una fase elegante analoga a quella della mezzaluna lunare nel quarto giorno della lunazione.
Stella, la cui imaginazione si aggirava ormai, s il giorno che la notte, attraverso gli spaz celesti, saliva allegra e contenta la collina ombreggiata, sentendosi felicissima di vivere in quella splendida giornata d'estate.
Ella aveva indossato un abito chiaro e leggero; aveva le mani e le braccia garantite dalla caldura dell'atmosfera mediante lunghi guanti bianchi che tutte le ricoprivano, e una mantellina le cadeva sulle spalle e sulle braccia, lasciando liberi i contorni della sua personcina elegante stretta alla vita da una fascia con una coda.
Vedendola da lontano col suo piccolo ombrello rosso salire il sentiero ondulato sotto le fitte fronde, si pensava ad una di quelle brillanti farfalle del tropico che passano aggraziatamente da un fiore all'altro e sembrano pi non aver vincoli con la Terra che merc i colori ed i profumi.
Ella trov l'astronomo sul suo sgabello, assorbito in un disegno dei corni della mezzaluna di Venere, ma non appena egli la ud venire, tosto ne discese, dimenticando la Venere del cielo per la sua stella terrestre.
Il suo abbigliamento lo colp alquanto e dur fatica a frenare il complimento sincero che gli veniva sulle labbra; ma le tese dopo la mano e le parl del pianeta, senza allusioni mitologiche.
Siccome ella osservava al telescopio, quasi in cima allo sgabello, in una posizione obliqua e che l'avrebbe presto affaticata, egli le prese il braccio per sostenerlo un pochino, ma, d'improvviso, ritir poi la mano, inquieto oltremodo e manifestamente in grave imbarazzo.
Stella per altro non sembrava essersene minimamente accorta.
Il guanto, che andava oltre il gomito, cessava a quell'altezza e lasciava il braccio nudo fino alla spalla, esteriormente nascosta dalla mantellina ricadente a larghe pieghe. Raffaello aveva creduto di prendere un braccio ricoperto dal guanto e dall'abito, il che era per lui una grande temerariet, ed ecco che nella sua mano aveva sentito la dolce carne liscia d'un braccio nudo ch'egli afferrava per di pi precisamente in alto.
La sensazione voluttuosa e subitanea provata dalla mano si sparse istantaneamente in tutto il suo sistema nervoso e gli percorse tutte le membra come un fremito di fuoco. Il suo primo movimento fu di riafferrare quel braccio di squisita perfezione, ma non os e discese dallo sgabello per andare a guardare alla finestra.
- Signor Dargilan, lei osserva spesso Venere! - disse ella, senza malizia d'altronde. - Essa deve interessarla meno di Marte e Giove. L'ha ella ispezionata nel telescopio al giusto punto? Mi sembra di ravvisarne l'imagine alquanto confusa.
Era un richiamare l'astronomo al suo posto. Egli ritorn lass, fece girare leggermente la ruota dentata e si assicur che l'imagine fosse nitidissima per l'occhio di Stella. Ma egli aveva il pensiero altrove che non al telescopio. Il contatto test provato, la necessit di tenersi vicino alla giovinetta per fissare la sua attenzione sui particolari del disco di Venere che desiderava di esplorare, l'eleganza di quel leggero abbigliamento d'estate, la colorazione delle sue gote, ravvivata dalla recente passeggiata e che metteva in maggior risalto la bianchezza del suo collo, e poi non so qual profumo nuovo per lui che sembrava emanasse da quel fiore di bellezza e inebbriava assolutamente il suo odorato, tutta questa sinfonia d'impressioni lo mise in uno stato di tumulto antiscientifico e d'imbarazzo tanto insostenibile, che dovette mettere innanzi una scusa qualunque e preg Stella di concedergli di finire un calcolo.
Egli sedette ad un tavolino e scrisse alcune cifre. Ma, vicinissimo a lui, sullo sgabellino, davanti ai suoi occhi due piedini apparivano, calzati di scarpette nere svasate, e dei quali si intravedeva, attraverso calze di seta rosa con ricami trasparenti, la pelle bianca e vellutata.
L'amore fa divenire le donne pi ardite, pi avventurose, pi intraprendenti e rende, in senso opposto, gli uomini timidi e maldestri. Questo effetto contrario di un medesimo sentimento su ciascun sesso pu sembrare bizzarro, ma  troppo facile ad osservarsi per aver esso colpito tutti, e sotto tal rispetto, i nostri due innamorati non facevano eccezione alla regola generale.
E poi l'amore fa altres che la donna diventi pi gaia e l'uomo invece serio.
Stella pareva non aver notato l'agitazione subitanea e straordinaria del suo compagno, e in quel momento stesso sembrava occupatissima e intenta tutta quanta alla sua osservazione astronomica.
Il suo leggiadro abbigliamento d'estate non aveva, per l'eleganza a cui era accostumata, nulla di particolare: essa non comprese, senza dubbio, l'effetto che il contatto del suo braccio aveva prodotto su di lui, e fu con la massima innocenza che si affatic per indovinare le asperit montuose dell'orlo interno della mezzaluna di Venere, impazientandosi talvolta della mancanza di nitidezza delle imagini nell'aria surriscaldata dall'abbagliante luce del sole, e, nei suoi cangiamenti di posizione, levando alquanto il braccio o scoprendo il collo del malleolo.
Raffaello stava per cercar salvamento di nuovo, allorch la figura bonaria dello zio Noirmoutiers apparve alla sommit della scala.
- Ebbene, Stella! - diss'egli; - tu ci hai preceduti di un buon quarto d'ora. Ecco tua zia che riporta al signor Dargilan il nuovo libro di Giovanni Rameau. Quale delizioso poeta, e come comprende bene l'anima della natura!
- Guarda, zio mio, - replic Stella discendendo dallo sgabello; - Venere ha essa pure una mezzaluna bella quanto mai. Osserva;  assai pi elegante di quella della Luna.
Dargilan, al piede dello sgabello, tese la mano alla giovinetta per aiutarla a discendere gli ultimi gradini, e Stella, abbandonando su di essa il peso del suo corpo, sent che quella forte mano tremava; allora guard il Solitario e vide il suo viso tutto sconvolto e d'una estrema pallidezza. Il giovane scienziato era preso, cattivato da un'invisibile rete che avviluppava oramai per intero il suo corpo e l'anima sua. Allo stesso modo che due elettricit contrarie determinano col loro avvicinarsi una scarica fulminea, il contatto provato pochi istanti prima dalla mano di Raffaello che toccava d'improvviso il braccio nudo della giovinetta, aveva in qualche maniera confuso i loro due fluidi che, simili all'elettricit in istato di tensione delle nubi temporalesche, non tendevano da lungo tempo che a scoppiare.
La scintilla aveva messo il fuoco alla polvere.
Da molte settimane, egli osservava quella bella giovinetta, non solo per la sua bellezza e la sua eleganza, ma altres e in particolar modo, fin dal principio, per la sua curiosit scientifica, per la sua intelligenza cos meravigliosamente aperta allo studio dei grandi problemi, e altres in vista della bont dell'animo suo, inquantoch non l'aveva mai sentita pronunciare una sola parola malevola a carico di chicchessia. Era stato a tutta prima colpito da quel bel carattere, e un primo amore vago e indefinito era nato nel suo cuore.
Egli aveva vissuto fin allora intieramente dimentico della sua persona; lo studio aveva assorbito i suoi giorni e le sue notti, ed assorbito altres le forze della sua giovinezza. Egli passava le notti davanti all'oculare dei suoi telescop e le sue giornate sopra le tavole dei logaritmi, dei libri o delle memorie scientifiche. Null'altro gli importava fuorch della scienza, e all'infuori d'essa nulla gli sembrava degno di occupare, foss'anche per brevi istanti, l'attenzione di una mente seria. Cos' l'universo? Quali sono i nostri destini? Ecco l'immenso problema aperto a s dinanzi e che occupava costantemente il suo pensiero. Il poco che egli aveva visto del genere umano gli aveva rivelato esseri incoerenti poco ragionevoli, spesso cattivi, esseri viventi sulla terra senza saper come n perch ed alle spalle gli uni degli altri, ed esseri d'altronde destituiti d'ogni qualit. Senz'essere misantropo, era rimasto straniero agli uomini e aveva osservato il mondo da lontano assai e come un semplice spettatore. L'umanit non gli destava assolutamente verun interesse.
Ed ecco che, tutto ad un tratto, un raggio di sole aveva rischiarato il paesaggio umano, raggio dolcissimo, d'una luce celeste, vaporoso, inafferrabile, ma reale. Questo raggio teneva ad un tempo del cielo e della terra, e il suo occhio vi si era assuefatto. Stella era una luce che gli faceva presentire una luce ignota, di cui non aveva mai dubitato.
La sua curiosit, la sua ignoranza non gli erano parse disprezzabili. Egli si dilettava ad ascoltare la sua voce cos chiara che suonava come una musica; amava vedere quello sguardo limpido, spalancato davanti all'infinito; dilettava nel rispondere alle sue interrogazioni ingenue, e allorch ella restava pi giorni senza venire, gli sembrava che qualche cosa gli mancasse e la sua abituale melanconia si faceva pi profonda.
S, da alcune settimane egli si sentiva attratto da quel fascino, da quella grazia, da quella belt e aveva voluto resistere all'infatuamento. Egli si credeva forte, intieramente preso dalla scienza, non aveva mai pensato all'amore e si imaginava invincibile. Ma l'attrazione agiva. La soave imagine di Stella diventava la luce della sua vita. Durante le sue osservazioni, i suoi calcoli, le sue ricerche, i suoi lavori pi ardui, quella dolce imagine gli appariva ad un tratto, il suo cuore batteva precipitosamente, i suoi pensieri scientifici cadevano come messi falciate ed ogni lavoro gli diveniva impossibile.
Egli voleva scacciare questo sentimento che gi l'assorbiva come l'acqua s'insinua in tutti i pori della spugna, e non lo poteva. Era delizioso l'abbandonarvisi, ma la sua cara scienza era sacrificata. Alcuni stud incominciati da lungo tempo sul movimento delle diverse zone degli anelli, s'erano arrestati d'improvviso e gli era impossibile mettere insieme acconciamente due ragionamenti. Egli aveva sperato di resistere facendosi glaciale, insensibile, quasi brutale verso Stella, ma invano. Eros stava per vincere, Eros aveva vinto.
Mentre la scienza aveva trasformato Stella, l'amore, alla sua volta, trasformava Raffaello. Pi l'anima  elevata e pi essa contiene raggi di cielo e pi  capace d'amore.
La sera di quel giorno egli non pot fare osservazioni, non si occup di nulla, non seppe fare alcun lavoro e pass la notte nella febbre senza poter gustare un'ora di sonno. I giorni seguenti, il suo stato di agitazione e di sovreccitazione non fece che peggiorare.
Dargilan innamorato era il pi infelice degli uomini. Egli aveva perduta ogni attitudine al lavoro intellettuale ed era incapace di concentrare la sua attenzione cinque minuti di seguito su uno stesso argomento. Un solo pensiero, una sola imagine occupava l'anima sua notte e giorno. Era come una nuova atmosfera pel suo respiro.
Fin l egli aveva vissuto in mezzo alle stelle che egli conosceva tutte col loro nome e per la storia; l'universo celeste era stato la sua vita, l'aveva occupato senza tregua, e fra gli splendori stellati, la sua anima aveva preso l'abitudine di viaggiare, di dimorarvi e di vivere, ma tutto ad un tratto, a quel modo che lo splendore dell'aurora fa svanire le stelle, il pensiero luminoso di Stella veniva a cancellare tutta la sua vita anteriore e a penetrare tutto quanto l'essere suo di una luce nova. Luce ineffabile e divina che lo estasiava magicamente e nella quale tutto il suo essere si tuffava quasi con delizie inaudite in una espansione di gioia sovrumana.
Egli non pensava pi che a lei; Stella era diventata sua per davvero, il suo complemento, qualche cosa che gli apparteneva in tutto e per tutto. Oh! quanto la desiderava quell'adorabile creatura, e avrebbe voluto quasi attrarla a s col suo respiro e assorbirla in una aspirazione frenetica, afferrarla tra le sue braccia e avvolgerla tutta quanta d'una immensa carezza e annientarla in s stesso, non formando pi dei due che un unico essere che li associasse e li confondesse in s, e di due fiamme, una sola, ardente, inestinguibile. Cielo d'aurora, di luce e di eterna primavera, ma attraversato d'un tratto da una fitta nube temporalesca; l'amore, l'amore assoluto senza speranza di felicit!
Questa parigina elegante e delicata, questa mondana dal lusso raffinato, questa donnuccia da salottino, non era fatta, diceva a s stesso, per la vita semplice, seria, severa dello scienziato, per la semplicit, per la povert, pel lavoro.
Era il capriccio d'un istante che l'aveva attratta alla scienza, ma non poteva essere che un capriccio, e sarebbe stato un'ingannarla il lasciarle credere che potesse essere durevole. Far di lei la compagna di un solitario indagatore sarebbe stato un seppellirla viva. E poi, quale ambizione? L'amerebbe ella mai? Non era dunque gi fidanzata? Ella  bella,  adorabile, divina. Bisogna dimenticarla. E perch averla conosciuta, perch averla veduta? Fatalit! La vita  assurda.
Cos, per lo spazio di un'intera settimana, notte e giorno, quest'anima fu agitata in preda alla passione pi disordinata che mai l'avesse colta, incapace di sprigionarsi dallo scrigno d'oro che ve la teneva rinserrata. Svegliandosi in quelle notti d'insonnia, era l'imagine di Stella che gli appariva; l l per cedere alla stanchezza in un sonno di brevi istanti, era lo stesso pensiero che lo agitava; accostandosi durante i silenz della notte al balcone del suo terrazzo, era la sua forma bianca ch'egli vedeva disegnarsi, voluttuosamente adagiata fra i candori della Via Lattea, e quando apriva un libro durante la giornata, non ne aveva ancor letto una mezza pagina senza provare tutto ad un tratto un gran vuoto in tutto l'esser suo e senza averne interrotto il respiro come se l'aria gli fosse improvvisamente venuta a mancare.
Egli non aveva ancora raggiunto l'et in cui spesso, nella donna amata, ci che l'amante ama  s stesso. Egli aveva studiato, analizzato fin anco, specialmente nei primord, quella vezzosa sconosciuta.
Tre motivi interponevano, a parer suo, tra le loro due esistenze un abisso insormontabile. Il primo era la sua grande ricchezza, ch parevagli inaccettabile che la donna fosse pi ricca dell'uomo e non aveva mai potuto comprendere l'esistenza di ci che si chiama la dote. Accettare del danaro da una giovinetta che si ama, che si stima, che si associa alla propria esistenza, gli pareva una mostruosit e nel tempo stesso una umiliazione per entrambi. Quando pertanto egli fosse giunto a sposarsi, la prima condizione sarebbe stata naturalmente quella di condurre in moglie una ragazza senza dote.
Il secondo motivo che teneva discosta dalla sua l'esistenza di quell'adorabile fanciulla, era la sua educazione mondana, ed erano le idee leggere di cui il suo cervello doveva essere tutto quanto impregnato, la sua probabile incapacit a comprendere per davvero la scienza e la filosofia, le sue abitudini di grandi agi e di gran lusso, in una parola un complesso di condizioni intieramente opposte a quelle della propria sua vita.
Infine, un terzo motivo, ma quest'ultimo non personale a Stella, l'aveva sempre tenuto lontano da ogni idea di matrimonio; e cio perch giudicava che le donne non amassero la solitudine, il silenzio, la vita laboriosa in s, e che nessuna di esse avrebbe potuto trovar diletto nella sua Tebaide.
S'egli era felice di amare Stella, se provava un sentimento pi soave, pi delizioso, una felicit pi grande d'assai di quanto avesse fin'allora commosso il suo cuore, anche nelle sue estasi in seno alle meraviglie infinite del creato, questa felicit gli sembrava nascondere per altro un abisso. Dubitava innanzi tutto che ella non avesse a partecipar mai all'amor suo, - ch gli uomini non sanno indovinare in proposito, - e pensava in seguito che, quand'anche giungesse a dichiarare il suo interno ardore e ad essere ascoltato, non oserebbe, n vorrebbe andar pi lungi.
La sua anima si trovava cos imprigionata in un terribile labirinto, dal quale gli pareva assolutamente impossibile di trovar la via d'uscita.
Molte volte fu sul punto di scendere fino al castello, n mai lo os.
Otto giorni erano trascorsi in questa dolorosa tenzone allorch Stella fece ritorno, sola ancora, precedendo di poco suo zio e la zia. Passando davanti la porta spalancata della biblioteca, e mentre si dirigeva verso la scala della cupola, aveva ben essa udito un grosso sospiro e se n'era ritornata sui suoi passi, ch l'astronomo era l, seduto innanzi alla sua tavola di lavoro colla testa appoggiata e nascosta anzi fra le sue mani.
Ella buss alla porta aperta, ma egli non la ud e Stella entr quindi nella camera.
- Buon giorno, caro maestro - disse. - Spiacemi disturbarla nelle sue meditazioni, ma, del resto, a che pensa?
Dargilan s'era levato in piedi, e, alla voce di Stella, il suo cuore aveva preso a pulsare con violenza. Il suo viso appariva pallido e quasi disfatto. Egli le prese la mano e vi appoggi a lungo le sue labbra ardenti.
- Io pensavo al... all'attrazione, - rispose egli. - L'attrazione regge l'Universo e lei, signorina, ne  la vivente testimonianza, e lo comprova con maggior evidenza di quanto abbia fatto Newton.
Stella non parve comprendesse questo genere di dichiarazione astronomica.
- Maestro, lei ha la febbre - disse - e si affatica troppo. Perch stancarsi a quel modo?
- No, signorina, non ho troppo lavorato, ed anzi all'opposto, - rispose egli, serrando fra le sue la piccola mano calzata di guanto che a lui s'abbandonava; - la mia mente non  pi per la scienza. Un'immensa tristezza ha invaso l'anima mia...
Egli s'arrest, non osando dire una sillaba di pi. Ma ella era cos vicina a lui e i loro sguardi s'incontrarono con tanta tenerezza, e i loro respiri erano s vicini l'uno all'altro che, tutto ad un tratto, egli la strinse fra le sue braccia e coperse la sua bocca d'un lungo bacio.
- Vi amo - esclam egli... - e sono pazzo. Perdonatemi, non ho pi la mia ragione.
Egli dischiuse le braccia e s'arretr come stesse per fuggirsene lontano.
Stella rimaneva immobile e silenziosa, colle mani incrociate.
Egli fece ritorno subitamente e inchinandosi umilmente a lei dinanzi:
- Mi perdonate?
- O mio Solitario, lei vive nel cielo. Che pu lei desiderare di meglio? Quanto a me, invidio la di lei esistenza.
Egli s'era rialzato e la contemplava con maggior calma.
- S, io vivo nel cielo, nel cielo splendido ed infinito. No, nulla v'ha di pi bello, nulla di migliore. Ma, io mi sento solo.
- Questa solitudine assoluta,  dunque indispensabile ai suoi stud?
- Chi dunque consentirebbe mai a dividerla meco?
- Sono tre mesi che sono qui, e mi sembra da ieri.
-  la durata normale d'un soggiorno nei Pirenei - replic Dargilan, che non comprese o non volle comprendere. - Lei non vi resterebbe un anno, signorina; lei, la bellezza parigina per eccellenza.
- Vi resterei... sempre - aggiunse ella tranquillamente.
Impigliato nella sua opinione diametralmente contraria, Dargilan non comprese l'amore nascosto sotto le parole della giovinetta, che erano nondimeno le pi dolci ch'egli potesse intendere. Egli si teneva ritto in piedi, silenzioso davanti a lei, come se, alla sua volta, ella lo avesse ipnotizzato.
- Signorina Stella - riprese il giovine; - lei  ancora una fanciulla. Rimanendo qui, sarebbe ella per me il mio vero cielo, il mio perpetuo inebbriamento, la mia sola felicit possibile al giorno d'oggi. Ma ci costituirebbe la di lei infelicit, educata come fu nel mondo e pel mondo. Parigi le  altrettanto indispensabile quanto l'aria che respira. Ahim! non v'ha nulla di perfetto al mondo. L'attrazione,  lei! il cielo  lei! O Stella mia adorata; lei mi far dimenticare l'astronomia e tutte le scienze!
- Che dice mai, maestro? - soggiunse ella con vivacit.
L'astronomia non  dunque tutta la sua vita?
- Oggi non pi.
In quel momento il signore e la signora di Noirmoutiers giungevano alla loro volta nella biblioteca.
- Zio mio - disse Stella - il signor Dargilan  qui che mi mostra dei libri; non vada pi oltre.
- Come sei rossa, nipote mia! Perch dunque corri sempre con tanta foga? Ti buscherai delle palpitazioni di cuore.
E Stella, per darsi certa aria contegnosa, si mise a sfogliare un libriccino del XVII secolo che le si era offerto a caso sott'occhi a portata di mano sopra un pluteo della biblioteca.
Alla prima pagina aperta a caso, ella aveva letto queste due parole: Sete d'amore: al disopra d'una incisione rappresentante due amorini intenti ad estrar l'acqua da un medesimo pozzo e che portava per epigrafe queste parole del vangelo: Non sitiet in ternum.
Essa fece proponimento di continuare per alcuni giorni nella lettura di quel libriccino, e staccando una margherita dai fiori di campo annodati alla sua cintura, ne contrassegn con quel fiore la pagina aperta cos a caso.
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Capitolo 14.
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DUCA E DUCHESSA.
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Mentre questi avvenimenti si succedevano nei Pirenei, il duca di Jumiges che noi abbiamo lasciato nell'oblio a Parigi, preparava il suo matrimonio pel mese di settembre, non mettendo un solo istante in dubbio le sue elevate qualit personali e l'amore di Stella per lui.
Tenendosi sicuro d'essere ben accetto, egli aveva scontato anticipatamente una parte della dote di colei ch'egli considerava oramai come la sua fidanzata. Un posto di deputato s'era fatto vacante nel suo dipartimento; egli s'era dichiarato repubblicano, aveva gettato una sessantina di mila franchi nell'arena, ed era stato nominato con una debole maggioranza: infine il mese di settembre si faceva vicino col termine delle sue speranze.
Egli non aveva ombra di dubbio al riguardo, e ignorava affatto che, per regola generale, in amore non  l'uomo che sceglie.
Tuttavia, la prima lettera che egli aveva scritta al conte, verso la fine di giugno, tosto dopo la partenza da Parigi, era rimasta senza risposta (il che egli aveva attribuito alle peripezie del viaggio) e le risposte ricevute tanto alla seconda quanto alla terza delle sue missive erano ben lungi dal fissare la data desiderata.
Alle interrogazioni che le erano indirizzate da suo zio e dalla zia, Stella rispondeva ogni volta che lei non aveva alcuna fretta di maritarsi, che il duca non le piaceva che cos e cos, e che non voleva per cosa alcuna decidere della sorte della sua vita senza avervi maturatamente riflettuto sopra.
A tutta prima, durante il trascorso inverno e nell'epoca delle feste in cui il giovane duca tutti abbagliava col fasto della sua pompa, ella aveva creduto di amarlo. L'idea di chiamarsi "la signora duchessa di Jumiges" le era riuscita gradevole. Aveva intravisto allora in una rosea prospettiva i suoi ricevimenti in un sontuoso palazzo del sobborgo San Germano, il suo palco all'Opra e al teatro della Commedia Francese, il suo equipaggio al bosco di Boulogne, il suo villino in riva al mare nell'estate, il suo castello e le ambite sue cacce nell'autunno, i terrazzi di Monte Carlo nel dicembre e nel gennaio.
Ma poi, a poco a poco, il niun valore intellettuale del bel giovanotto l'aveva colpita e i suoi desider s'erano calmati.
Dapprima, la lettura delle opere del Solitario, e poscia la conoscenza personale che aveva fatta, in modo s inatteso, del suo autore prediletto, avevano dato alle sue idee, come vedemmo, una direzione diversa affatto. Ed ora, ella amava il Solitario non men di quel che lo ammirasse, e sentiva che apparteneva, anima e corpo, alla misteriosa possanza ch'egli esercitava su di lei.
Il conte e la contessa, suoi tutori, non dubitavano naturalmente di nulla, e cos il signore e la signora di Castelvieil. Caddero pertanto tutti letteralmente dalle nuvole allorch, dopo una quarta missiva del duca, piena zeppa di interrogazioni che la riducevano agli ultimi baluardi, Stella dichiar che definitivamente non si voleva maritare.
Fu un colpo di fulmine per le due famiglie e il subitaneo annientamento d'un sogno gi da lungo tempo accarezzato.
Essi misero in opera tutti i mezzi per scongiurare una simile determinazione: le fecero toccare con mano, quasi, merc il ragionamento e la persuasione, tutti i vantaggi di una unione che essi consideravano come mirabilmente combinata; il duca aveva tutti i punti d'oro fra le sue carte; egli era test stato nominato deputato, s'era collegato alla Repubblica, e poteva diventare un giorno ministro, ecc., ecc. Ma non ottennero da Stella alcuna attenuazione alla sua decisione che ella dichiar assolutamente irrevocabile.
- Capriccio da giovinetta! - esclam il barone, allorch Stella ebbe fatto ritorno nella sua camera - e non insistiamo ulteriormente per oggi, giacch non otterremmo nulla. Ella  aggrappata ad un'idea qualunque.
- Un cos bel matrimonio! - riprese la contessa. Era la sua felicit assicurata per sempre. Oh! ella ha ben cambiato dall'inverno in qua.
- Semplice capriccio, vi dico - aggiunse il barone. - Non sar rientrata in Parigi da otto giorni che ritorner al primitivo progetto. Lasciamola che faccia ed aspettiamo. Non occorre dar avviso di un tal rifiuto al duca! Sarebbe un mandar tutto a monte.
- Oh! certamente - disse il conte. - Gli risponder che Stella non si decide ancora, che ella si crede troppo giovine per maritarsi e che aspetta pazientemente il nostro prossimo ritorno a Parigi.  di qualche dilazione che ci fa d'uopo per il momento.
E, in realt, fu in questi termini vaghi che il conte di Noirmoutiers credette ancora di dover rispondere, per la terza volta, al duca di Jumiges. Costui, che contava in modo categorico su quel matrimonio per l'autunno, era, come lo si  visto, di un carattere abbastanza fatuo. E si sarebbe detto piuttosto vanit che non orgoglio o piuttosto orgoglio volgare che non una nobile fierezza di stirpe.
Questa terza risposta ebbe per effetto di ferirlo profondamente e di gettarlo in una collera estrema. Egli non era rimasto a Parigi che pel motivo che reputava pi conveniente di non procrastinare i preparativi del suo matrimonio, e si era accontentato, a titolo di vacanza, di andare a passare una decina di giorni a Granville.
La vigilia egli aveva perduto una forte somma al giuoco, e allorch, alle dieci del mattino, il suo servitore, scostando le tende della finestra della camera, gli aveva consegnato la lettera col timbro della posta di Bagnres-de-Luchon, il duca usciva da una notte o piuttosto da una mattinata d'insonnia.
Egli si lev, pass nel suo stanzino da toeletta, di cui l'acqua gelata non temper punto l'agitazione disordinata del suo cervello, fece ritorno nella sua camera, che si mise a percorrere a grandi passi, rilesse la lettera, la spiegazz, la strinse a pi riprese con rabbia e la gett nel cestino. Poi, chiam il suo servitore, con una lunga suonata del campanello elettrico.
- Battista, tu preparerai la mia valigia, la mia piccola valigia delle escursioni di otto giorni. Prenderemo questa sera, alle dieci e ventidue minuti, il treno diretto a Bordeaux.
Il cielo si andava coprendo di nubi e il tempo era minaccioso. Egli mont a cavallo, and a fare un giro nel Bosco, fece colazione al Circolo, pass poscia dal suo banchiere, regol il suo debito di giuoco della vigilia, fece una visita alla dama del suo cuore, che danzava la sera nel balletto della Maledetta, pranz con essa, e giunse un quarto d'ora prima della partenza del treno alla stazione d'Orlans. All'indomani mattina, egli scuoteva il campanello al cancello del piccolo castello moderno dei Castelvieil.
- Andate a chiedere al signor conte di Noirmoutiers se pu ricevermi - disse egli porgendo il suo biglietto da visita ad un domestico.
Cinque minuti dopo, essi erano in presenza l'uno dell'altro.
- Come, lei, caro duca?
- Il signor conte non mi attendeva certamente, ma ho pensato che una visita valesse meglio di una quinta lettera.
- Noi siamo ben felici di riceverla in casa nostra, mia moglie ed io, lei non  certamente un estraneo pel barone e la baronessa di Castelvieil.
- E la signorina d'Ossian?
- Non  qui. Essa  in escursione nella montagna.
- Sola?
- Con una delle sue amiche.
- Ah! - diss'egli, guardando fisso il conte negli occhi. - Pu spiegarmi la ragione del suo cangiamento? Che v' stato di mezzo?
- Ma, caro duca; lei ha venticinque anni, ed io ne ho cinquanta. La vedo in certo stato di eccitazione e quanto lei mi chiede, lo domandiamo noi pure tutti i giorni a nostra nipote. Non ne sappiamo pi di quel che lei ne sappia. Non ha alcuna fretta di maritarsi; ecco tutto, a quanto credo.
- Ed io non le credo per nulla. Mi ricordo di quel ch'ella era nella primavera scorsa, n si inganna un innamorato. Ella ne ama un altro! Voglio parlarle, voglio sentirla, e voglio che mi ascolti.
- Lei vuole, lei vuole... Ma non vorr rivolgersi a lei con forza, suppongo?
- Signor conte, ella m'aveva data la sua parola.
- Mia nipote non  una schiava. Il suo cuore le appartiene, e gi dissi alla S. V. quel che ne pensi. I di lei desider erano pure i miei e non ho cangiato. Se Stella  capricciosa, non si decide ancora e vuol attendere, che vuol che ci possa fare?
- Lei pu consigliarla, signor conte. Quando non ascolti alcun avviso, lei pu richiederla di una spiegazione sincera. Lei  suo zio e tutore, ed ella  in minore et.
- Le assicuro, duca, che lei non ha migliore amico di me, n migliori alleati di noi tutti. Ma in questo momento Stella non vuol intender parlare di matrimonio. Questa idea non durer a lungo e converr attendere il nostro ritorno a Parigi.
- Non posso io vederla e parlarle?
- Ella  assente.
- Per quanto tempo? Aspetter. Sono a Luchon e far qui ritorno domani. Voglio assolutamente abboccarmi con Stella, n essa pu rifiutarmi il chiesto incontro.
- Ebbene, caro duca, ritorni domani. Ella sar certamente qui fra noi;  partita questa mattina e non ha passato mai una notte fuori di casa. A domani.
- A domani, dunque! I miei omaggi, la prego, alla signora contessa.
Non appena era il duca partito che la contessa di Noirmoutiers entrava nella sala, seguita subito dopo dal signore e dalla signora di Castelvieil. La visita del duca era stata come un colpo di fulmine per gli ospiti del castello. Che aveva detto? che cosa contava di fare? Il conte espose la conversazione avuta e dichiar che era assolutamente necessario dare una risposta formale per il domani.
Dopo una discussione un po' lunga, si decise che conveniva avvertire Stella, farla scendere dabbasso e interrogarla.
Ella vi giunse, pallida oltremodo nella sua vestaglia bianca del mattino, e si sedette come un'accusata davanti ai suoi giudici. Il conte le raccont la visita del suo fidanzato, il suo stato di sovreccitazione, la sua minaccia di ritorno pel domani.
- Merc il mio piccolo sotterfugio - aggiunse egli - il duca credette o parve credere alla tua assenza. Ma per domani non v' maniera di ritirarsi. Tu sai, fanciulla mia, quanto noi t'amiamo tutti, e quest'unione che tu rifiuti  desiderabile sotto ogni aspetto. Non troverai mai pi un partito altrettanto conveniente sotto tutti i punti di vista. Non incominceremo del resto il ragionamento dell'altro giorno e tu non sei pi una fanciulletta. Sai ci che perdi rifiutando quel titolo e quel nome e riflettivi dunque bene. Non commettere follie, hai ancora fino a domani per deciderti; sei del resto gi un pochino impegnata, agli occhi del mondo, almeno.
- Sono pienamente decisa - rispose Stella - e non cangier da oggi a domani. Non amo il duca, e non mi mariter che per amore.
- L'amore, l'amore... ma siamo in pieno romanzo.  cosa buona nei racconti da fate. Niuno si sposa pi per amore. Speri forse di trovare sui tuoi passi un pomo perfetto, della perfezione che tu desideri e degno della tua fiducia?  assai dubbio.
- Ho molto riflettuto da tre mesi. Il duca  un libertino e un giuocatore...
-  un uomo del bel mondo, e del migliore: n tu hai la pretesa di riformare l'umanit.
-  un ignorante.
- Sa quel che occorre sapere e ci che tutto il mondo conosce. Una persona del bel mondo non ha bisogno di essere un professore della Sorbona.
- Infine, zio mio: gi lo dissi l'altro giorno; egli non mi piace. Sarei infelice tutta la mia vita quando lo sposassi, e lei non vuole certo la mia infelicit.
- Mia cara fanciulla; tu sai quanto noi ti amiamo, e siamo, credilo bene, i tuoi migliori amici.
- "Suvvia, faremo quel che vorrai; ma hai tu pensato a qualche altro partito? Nella bella serata dell'inverno scorso, in cui tu apparisti la vera regina della festa mi ricordo bene che due altri giovani signori t'hanno fatto una corte altrettanto assidua quanto quella del duca. Preferivi tu l'uno o l'altro? L'impressione che tu hai prodotto su di essi non  un mistero per alcuno, e tu li hai visti alle nostre riunioni.
- So sopra ogni cosa che essi mi ricercano tutti quanti per la mia dote e non per me stessa. D'altronde, non voglio maritarmi in niun modo.
- Il duca tiene in modo reciso ad avere un abboccamento con te.
- Spero, zio, che lei mi eviter questa scena disgustosa. A che servirebbe siffatto colloquio? Pu benissimo incaricarsi lei della mia commissione.
La conversazione si prolung ancora per qualche tempo su tal tono, senza modificare in nulla le risoluzioni di Stella, e la giornata trascorse abbastanza tristemente, essendo i nervi di tutti oltremodo sovreccitati.
Stella non si mostr che a tavola, il tempo appena necessario pel pasto, e rimase tappata nella sua camera.
- Un matrimonio di convenienza! - andava ripetendo fra se stessa. - Dare in bala il mio corpo a quell'estraneo! Giammai! giammai!
Ed il domani mattina durante la visita del duca, ella si rifiut di scendere per dargli una spiegazione qualsiasi.
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Capitolo 15.
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LA SCIENZA, L'ONORE E L'AMORE.
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Alcuni giorni dopo, il dottore Bernard giungeva presso Dargilan, col viso inquieto e l'aria grave e tutto sossopra.
- Vengo oggi - egli disse - a visitarla in veste da ambasciatore, ma altres quale amico. Mi si interroga; non so cosa rispondere. La nipote del signor conte di Noirmoutiers ha test rifiutato un matrimonio applauditissimo, pel quale s'era gi a mezzo impegnata nello scorso inverno. Al castello sono tutti in subbuglio e nessuno dorme pi. Questa mattina mi si  fatto chiamare per la signorina d'Ossian che ha la febbre. Io indovino o credo di indovinare. Non v' effetto senza causa. Mi sembra, caro astronomo, che lei non sia estraneo a tutti questi motivi d'agitazione.
"Non vengo a chiederle confidenze di sorta qualsiasi, ma faccio appello ai di lei sentimenti d'onore e di lealt.
"Rifiutando quel matrimonio, questa signorina si direbbe stia per spezzare la sua esistenza.
- Mio caro dottore - rispose Dargilan; - non voglio n devo aver nulla di nascosto per lei. S; ho molto notato la signorina d'Ossian ed ella  entrata a far parte della mia vita. S, io provo per lei un profondo sentimento d'ammirazione, e - perch non confessarvelo? - un attaccamento serio assai. Ella m'ha sedotto coi suoi incantevoli vezzi, s nuovi per me, colle delicate attenzioni del suo spirito, coll'elevazione dell'anima sua, colla sua bont ed anche colla sua radiosa bellezza. Da quindici giorni non vivo pi, u nel cielo, n sulla terra, e il mio intelletto non m'appartiene pi.  la pi grande felicit che io abbia mai provato e, - aggiunse egli con una voce scossa e turbata, -  la pi grande sventura della mia vita.
"Non devo amare quella signorina, ma ella, del resto, non ne ebbe sentore o dubbio alcuno.
- Tutto quanto lei mi dice, l'avevo indovinato. Ma non pensa, Dargilan, che la signorina d'Ossian abbia potuto sognare un istante un matrimonio con lei?
- Un matrimonio! - replic l'astronomo, - slanciandosi dalla sua sedia. - Quale idea folle e chimerica! Io non posso, io non devo amarla.
- E perch?
- Perch la stimo, perch la rispetto, perch non mi sento alcun diritto di modificare in checchessia la direzione della sua vita. Sono stupefatto di quanto lei mi narra. Che mi dice? Ella s'era promessa?
- Sono in ispecial modo le due famiglie che desideravano quell'unione, d'altronde pienamente giustificata almeno dal punto di vista delle apparenze mondane. La signorina d'Ossian non s'era definitivamente impegnata, ma ella non aveva rifiutato le proposte preliminari, ed oggid le respinge invece recisamente.
- Ci che lei mi racconta, mi spaventa.
- Mi sembra nondimeno che se lei la ama, quanto ha test fatto la signorina non debba riuscirle disaggradevole.
- Oh! lei non comprende. Non indovina ci che possa essere una passione ispirata da una simile creatura? Non sa qual lotta atroce squarci l'anima mia? S, io l'amo, io l'amo alla follia, l'amo tanto da morire e...
- Ma che... che ha dunque? In verit, non mi ci raccapezzo pi. Chi  che la irrita, e contro chi  lei in collera? Ebbene... se  questo l'amore!...
- No; lei non comprende. Bisogna mettere i punti sugli i. Orbene, se ha fatto quanto lei mi riferisce, ella mi ama allora!
- Ed  ci che la mette in simile stato di furore?
- No, dottore, e creda che il suo non veder nulla in tutto ci mi fa piet. Non comprende dunque, primo - m'intende lei? s, primo, che la signorina d'Ossian non pu divenire la mia fidanzata; e secondo, intende bene! che io non posso sposarla. Ha lei compreso dunque che in tutto ci v' di che divenir pazzi?
Dargilan camminava in su e in gi, cogli occhi smarriti e con dei gesti da allucinato.
- Lei non potrebbe sposarla? - rispose il dottore con calma. - E perch?
- Non siamo d'ugual razza.
- Non comprendo un'acca di pi. Infine, lei sta per perdere la ragione.
- No; mi ascolti. Ella  bella ed elegante;  ricca, e fu elevata nel mondo e pel mondo. La sua divina persona, il suo carattere, le sue attitudini ereditarie, tutto il suo essere si trova agli antipodi della mia posizione. Io non sono che un rude contadino; sono povero per di pi e vivo nel deserto. La scienza , era, la mia sola passione. La pi grande follia che potremmo commettere l'uno o l'altra sarebbe quella di unire le nostre esistenze s disparate. Quanto a me, giammai la spinger in quel baratro.
- Ma lei l'ama?
- Oh! s immensamente. Il mio amore  sincero e profondo al punto che  lei che io amo e non me, e che voglio la felicit sua prima della mia. Io debbo sacrificarmi.
- E lei non la sposerebbe, Dargilan, anche se ella la amasse quanto lei, ed anche se lei stessa lo desiderasse?
- No;  impossibile! La vita su questa montagna sarebbe per lei un esilio, un esilio di tutta la sua fastosa esistenza, che non tarderebbe a rimpiangere amaramente.
- La sua dote  di sessanta mila lire di rendita.
- Allora  cosa impossibile pi che mai. Del denaro qui, dell'oro... le ricchezze? Sposare una signorina con una dote! E lo pensa lei?
- Ci si verifica per altro, e non  un delitto infine. La celebrit di cui lei gode non val dunque qualche cosa? Per qual motivo rifiutare le ricchezze?
- Perch... perch io amo lo studio. Non conosco alcuna felicit dello spirito superiore a quella dello studio, n penso ve ne siano altre.
"La scienza... la scienza... la scienza!... - aggiunse egli, continuando a camminare e levando la mano destra con un gesto imperioso.
- Ma in che la fortuna le impedirebbe di soddisfare alla di lei passione dominante?
- In tutto. Ebbene, guardi, discorriamo. Ora sono pi calmo. Lei diceva?... Rispondo che la ricchezza ed il lavoro non vanno di conserva. Innanzi tutto, il solo fatto di essere ricchi ci offre un buon guanciale per dormire, e lei sa altrettanto bene quanto me che, in generale, le persone che sono nate fra gli agi non lavorano punto, non amano la fatica e sono incapaci d'azione. Non deve essere oltremodo difficile prendere dei gusti di lusso e abituarsi a certo ozio.  un declivio pericoloso, e la ricchezza , pur sempre, una cattiva consigliera. Aggiungo, e lei lo ammetter, che se si ha del denaro si  per servirsene, inquantoch, allorch lo si serbi, non vale a nulla ed  inutile possederlo. Siamo dunque d'accordo su questo punto, non  vero? che ognuno si serve del proprio denaro.
- Evidentemente; non so spiegarmi pi di lei l'avarizia degli esseri che passano la loro vita ad accumulare titoli di rendita per morirvi poi sopra.  il colmo della stupidaggine.
- Dunque, me ne servo. Ora, mi dica, a qual uso si impiega il proprio denaro? ad amministrare la propria fortuna nel legittimo desiderio di non venirla a perdere... Ad occuparsi del valore dei titoli di rendita?... A far acquisto di propriet?... A fondare degli Istituti di carit?... All'obolo di San Pietro?... A mantenere ballerine o attrici?... A far correre dei cavalli?... Vediamo a che, secondo il parer suo?
- Ma... a ci che si vuole.
- Infine, bisogna innanzi tutto stabilire un genere di vita in relazione col proprio stato di fortuna. Quando si abbiano sessanta od ottantamila lire di rendita, non  conveniente vivere in una stamberga come questa. Occorre un certo impianto di casa, l'inverno a Parigi, a Nizza, a Roma, o a Napoli, l'estate in un castello... poi qualche viaggio...; occorre, sotto pena di essere altrimenti giudicati inetti, un assetto di casa degno di voi, una cuoca, un servitore, un cocchiere ed altri domestici ancora, allorch si sia coniugati. Lei sta per rispondermi che non  disaggradevole l'essere ben alloggiati e il godere di tutti i comodi. Ma aspetti! Ragioniamo un po' giacch siamo su tale argomento.
"Abitiamo, supponga, una propriet di alcuni ettari soltanto - semplifico quanto pi  possibile - adorna d'un bel parco, di laghetti, d'un buon frutteto, d'un'eccellente ortaglia. Gi prevedo fin d'ora le domande quotidiane: Signore! v' una vasca che lascia sfuggir l'acqua; devo far venire il muratore? Signore, la vettura si  ribaltata in causa del nuovo cavallo che  ombrosissimo: parrebbe che anche l'avena sia guasta... La signora chiedeva ieri ci che ne  stato delle pesche presso la torricciuola del castello;  il vento che le ha fatte cader tutte... Devo inoltre avvertire il signore che l'uva moscatella ha l'oidio. Il muro di chiusura in fondo al parco fu demolito da bricconi notturni; non pensa la Signoria Vostra, che sarebbe meglio far costruire laggi un salto di lupo e mettervi una inferriata?... Bisogna far uscire ancora soli i cavalli? Il signore non si decide mai a dar l'ordine di attaccare i cavalli alla carrozza... L'architetto chiede di vedere Vossignoria pel nuovo camino... La cuoca avverte la signora che  assolutamente necessario cambiare il macellaio. Il signore non pu uscire con quel cappello... Signore, il cocchiere  ubriaco fradicio ed  impossibile uscir di casa. E potrei facilmente continuare questa litania, parlare dei giorni in cui la signora, stanca alla perfine di tante pretese, di tanti furti, licenzia tutti i domestici ad un tempo, e delle noie che ebbe a soffrire apprendendo che la moglie del giardiniere  conosciuta in tutto il paese per la sua condotta scandalosa, o che il cocchiere e la domestica se la intendono oltre i limiti di quanto  consentito. Questi signori padroni sono dunque ciechi e imbecilli, per non accorgersi ch'essi sono derubati da persone che per di pi si fan beffe di loro? Di che si occupano essi dunque, se non  dei loro interessi e della condotta de' loro domestici?
"Vediamo un po', caro dottore; come vuol ella che uno scienziato lavori in siffatte condizioni? Sono tutte preoccupazioni inutili al normale funzionamento del cervello, accettabili tutt'al pi da uomini che non hanno nulla a fare o che si interessano alla riuscita dei cavoli o delle barbabietole. Pi si hanno domestici e pi si hanno noie quotidiane, e si ricorda lei del proverbio: "Chi ha terra, ha guerra?" Ora, io non amo la guerra e reputo la tranquillit e l'indipendenza della mente il massimo dei beni. Dove trovare l'indipendenza con la ricchezza? Io non vi scorgo che una felicit mascherata. Non si pu far colazione n desinare pi di una volta al giorno, e allora a che giova tutto il resto?
"Ella giudica tutti questi particolari insignificanti, ma la vita si compone di essi, a quel modo che l'ora si compone di minuti. Che dir poi io della vita reale e fatale d'un signore o di una signora del gran mondo? La ricchezza trae con s i suoi doveri: le relazioni, le visite, i pranzi, le serate di ricevimento, le lettere. Ecco in quali minuzie la mia esistenza si frantumerebbe. Ove trovare il tempo allora per lavorare? E non parlo, n degli intrighi mondani, n delle vanit o delle questioni d'amor proprio o delle ambizioni che ne derivano.
"Bisogna tenere un posto in quel che si chiama il mondo, essere almeno d'una delle cinque accademie dell'Istituto, dare un giorno o due alla settimana, se non tre, alle esigenze della piccola gloria, appartenere a qualche consorteria, perdere, in una parola, la propria indipendenza. Non dimentichiamo inoltre che fa duopo darsi alla caccia, e uccidere di tratto in tratto delle innocenti bestiuole.
"Riassumendo, l'uomo e la donna del bel mondo dissipano la loro vita e perdono il tempo loro.
"Orbene, nulla mi sembra altrettanto stupido quanto il perdere il proprio tempo. La vita  breve; trascorriamola secondo i nostri gusti,  il meno che possa farsi, e godiamone ognuno a seconda delle nostre facolt. Ma, non sprechiamola in cose da nulla. Perch crearsi mille impicci? L'indipendenza; ecco il maggiore di tutti i beni. Che coloro che amano il lavoro, vi si consacrino a tutt'uomo; da ci il pi gran vantaggio dell'umanit. Lasciamo i piaceri del mondo e i suoi tripud dorati o argentati che siano ai disoccupati ed agli intriganti. Chi non ha presente la storia di Similis, cortigiano di Traiano? Dopo aver lasciato la Corte ed abbandonato tutti i suoi uffic per andare a vivere pacificamente in campagna, fece incidere queste parole sulla tua tomba: "Passai trentasei anni sulla terra, e ne ho vissuti sette."
"Vivere colla natura,  fruire dell'Universo intero, senza affanni, senza rivalit, senza guerre, senza grattacapi, nella piena felicit, specialmente allorch questa vita  intellettuale e noi siamo circondati dalle pi belle produzioni della mente umana, dalla scienza e dalla filosofia.
"E poi, infine, a che cercare la ricchezza quando si vive s breve spazio di tempo e si muore tanto facilmente?
- Eppure la ricchezza non  sempre un imbarazzo e si pu benissimo prendersi un amministratore e non occuparsi di nulla.
- S, un amministratore, un gerente che vi sostituisca e vi mandi in rovina, pur imponendovi le sue idee e le sue preferenze. Allora,  con lui che avrete a che fare ed egli non vi prender per questo meno la maggior parte del vostro tempo. Quando vogliasi trar profitto della propria ricchezza non  possibile esimersi dall'occuparsene personalmente.  un vero legame.
- I suoi argomenti, Dargilan, non difettano di logica, ma non ho mai incontrato in vita mia un carattere come il suo. Preferisce lei dunque la povert alla ricchezza?
- Oh! no; n povert, n ricchezza, n miseria, n opulenza. La semplicit; nulla d'inutile. La felicit che la mano non riesce ad afferrare  chimerica. Desidero di nulla sacrificare alla vita materiale, e non voglio che essa preponderi d'uno iota sulla mia vita intellettuale che io pongo a cento cubiti al disopra di essa; voglio infine conservare la mia libert.
- Allora, lei non ama la signorina Stella, o, per lo meno, non vuole sacrificare la sua indipendenza?
- All'incontro,  per lei specialmente che io parlo. Colla sua ricchezza, colle sue abitudini, colla sua educazione, coi suoi gusti, ella sarebbe oltre ogni dire infelice in una posizione sociale come la mia. Si figura lei la signorina d'Ossian relegata in questo deserto?
- Ancora una parola, mio caro astronomo. Lei consacra la sua vita allo studio delle meraviglie del cielo. Non amerebbe possedere un istrumento superiore a quello che ha attualmente, un osservatorio meglio provvisto d'istrumenti, un assistente preparatore che le eviterebbe le fatiche pi comuni, e lo aiuterebbe ne' suoi calcoli, e, perfino un osservatore che lavorerebbe di concerto con lei, potrebbe fare esso pure delle scoperte recando alla scienza risultati utili?
- Mio caro dottore, potrei benissimo, quando ne ravvisassi l'utilit, guadagnare due volte, tre volte, quattro volte, fors'anche dieci volte di pi di quanto mi sia dato oggid, e mi basterebbe per ci rispondere alle domande dei giornali che desiderano pubblicare articoli miei o scrivere opere destinate alla maggioranza dei lettori. Lascio ai commercianti i piaceri pecuniar che loro interessano.
- Eppure, se qualche ammiratore della scienza le portasse centomila lire, le rifiuterebbe lei?
- No; le consacrerei ben lieto alla scienza. Ma diventare ci che lei chiama ricco, sposare una giovinetta con dote, cangiare di metodo di vita, giammai! L'uomo deve avere la fierezza di non farsi comperare da una donna, deve guadagnare per mantenere egli la moglie sua e i suoi figli: deve essere il padrone. Allorch penso che vi sono a Parigi uomini che pagano i loro affitti, le loro vetture, i loro piaceri col denaro della loro moglie, la nausea mi sale fino alla gola, e non  fuor del caso l'incontrare donne che tengono aperto il borsellino, sia pel loro marito che pel loro amante. I matrimon moderni sono, al pari di talune unioni libere, ci che v'ha di pi immorale al mondo. Sono veri mercati, e spesso mercati in senso inverso.
- Ebbene, lo ammetto. Si tratta di un sentimento accettabile, e, dopo tutto,  una fierezza come un'altra. Ma, se lei  convinta che la fortuna pu nuocere alla tranquilla felicit d'un essere puramente intellettuale, ella pu sposare la signorina Stella senza dote. Nulla di pi semplice che il rifiutare una dote.
- Rifiutare la sua dote? E lei? Non sono qui in giuoco io solo. Non voglio fruire della sua fortuna, ed  cosa che mi riguarda; ma con qual diritto la priverei io della sua? Con qual diritto le toglierci il benessere della vita a cui  abituata? Sarebbe un precipitarla nell'ignoto, un preparare la sua infelicit. E poi, la sua educazione, le sue abitudini di eleganza, i suoi bisogni di lusso, le sue idee, i suoi pregiudiz, che ne so io?
"Non ho mai pensato ad ammogliarmi, e la storia della scienza ne offre modelli che ponno assumersi ad esempio. Newton e Pascal non conobbero mai donne. Occorre, del resto, all'uomo di scienza una donna creata in qualche maniera espressamente per lui. Uno scienziato, un filosofo, un pensatore che avesse per compagna una donna che non lo comprendesse, n dividesse interamente la sua vita intellettuale, sarebbe pi disgraziato, pi miserabile, pi diserto d'ogni bene d'un forzato. Ora, la donna intellettuale  un uccello raro.
- Mi sembra, per altro, che lei l'abbia rinvenuto questo uccellino raro. Ella ha respinto tutte le sue credenze d'un tempo per adottare le sue: ella ama la scienza ed ha un vero culto per l'astronomia... e per lei.
- Parlo, mi comprenda bene, della sua educazione mondana. Ella non potrebbe essere felice qui, rinunciando a tutto ci che costitu un giorno il grande fascino dell'esistenza. La mia vita non  la sua: sarebbe come l'unire un abitante di Mercurio con un Nettuniano. Il mondo  necessario, ed io sono un selvaticone, un barbaro. Povero fiore! consentire a trapiantarlo nella sabbia del deserto, sarebbe un condannarlo a morte, ed io non sono un assassino.
- Ma, caro Dargilan, io la trovo di una esagerazione fantastica! Per qual motivo un uomo ed una donna che si amino non sarebbero dissimili fra di loro? Lei sa bene, d'altronde, che lo sono sempre. L'uomo e la donna sono due esseri differentissimi, sia per la mente come per il corpo, ed  questa appunto una condizione di felicit. Essi si completano l'un l'altro.
Il cervello maschile e quello femminile non funzionano per nulla nell'egual modo.
- Ma, di grazia, mi faccia il favore di non parlar qui di maschio e di femmina. Loro, signori medici, sono abbominevolmente volgari a tale riguardo.
- Grazie per loro.
- No, via; che vuol concludere insomma coi suoi cervelli maschile e femminile?
- Ebbene, s; mi spiace contraddire uno scienziato qual' la signoria vostra, ma l'uomo e la donna non pensano menomamente nell'egual modo. La donna non ha alcuna logica ed  tutta dedita al sentimento, e si provi lei a ragionare col sentimento! Vada dunque a dirle che due e due fanno quattro! Essa non lo creder, e cosa pu importarle, del resto, che due e due facciano quattro? I suoi nervi non vi entrano in ci per nulla. Essa sente; ecco tutto. Essa sa che in amore uno e uno fanno uno o fanno tre, giammai due. E vado pi oltre. Crede lei che sia per mezzo del cervello che le donne sentono? Ha mai fatto esercitazioni d'anatomia? Ebbene, io voglio dirle ora con qual mezzo esse sentono e in che differiscono assolutamente da noi.
- No, mio caro dottore,  inutile affatto. Lei esce dai termini della questione, ed io le dico che un negro non sposa una svedese.
- Sempre dell'esagerazione. - Si giudica lei infine d'essere qualcosa come un negro?
- S; ella  bianca ed io sono nero; ella  bella ed io sono brutto; ella non ha ancora vent'anni ed io sono vicino ai trenta; ella  un fiore ed io sono un orso. Ella  la gaiezza ed io sono la melanconia; ella la luce ed io la notte.
- Ma, per bacco, dal momento che ella l'ama quale !
- No,  impossibile. Quando lo credesse, si ingannerebbe lei. Ch'io l'ami, che l'adori, che ne sia pazzo invasato,  naturale; ch'io ne muoia,  ancor possibile. Ma ella amarmi? Che errore! L'uccello del paradiso pu amare la prigione? Ella  il mio sogno d'amore e rimarr l'angelo del mio cielo.
- E cos, ecco una giovinetta pura e assolutamente adorabile, ma lei sta per fare come tanti altri, e cio per lasciar passare la felicit senza afferrarla.
- Io non voglio essere causa della sua infelicit.
- Allora,  dunque ben inteso; lei non consentir giammai che le vostre esistenze si uniscano?
- Giammai. Io l'amo troppo e non darei la mia adesione.
-  tutto quanto volevo sapere. A rivederla.
E il dottore si lev in piedi, dirigendosi verso la porta.
- Che va a fare?
- A partecipare la di lei risposta alla signorina d'Ossian, inquantoch ebbi l'onore di ricevere le sue confidenze. Gi glie lo dissi, ella  a letto indisposta.
- E allora?
- E allora... lei non la rivedr mai pi.
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Capitolo 16.
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EROICA ABNEGAZIONE.
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Il giorno che tenne dietro a quello della conversazione test narrata, il conte e la contessa di Noirmoutiers decisero, assai bruscamente, che si facesse ritorno immediatamente a Parigi. Stanca, snervata, sofferente, Stella non aveva lasciato la sua camera da oltre una settimana. Il dottore assicur nondimeno che ella era in grado di sopportare le fatiche del viaggio, aggiungendo che fors'anco la distrazione di un cambiamento d'aria le tornerebbe favorevole. Egli consigli di far anzi una punta fino a Royan, ma Stella vi si rifiut in modo assoluto e la partenza venne fissata per l'indomani mattina.
Ella non pensava che a Lui: egli non pensava che a Lei. S, i loro fluidi non meno delle anime loro s'erano associati, ed oramai viveano tutti e due della medesima atmosfera. L'astronomo non sognava che della sua stella, e la stella non brillava che per l'astronomo. L'amore,  l'esser due e non fare che una persona sola. Egli sentiva che una giovent senza amore  come un mattino senza sole. Bench ella non gli avesse restituito il suo bacio, l'aveva per ricevuto deliziosamente; essi erano legati l'un l'altro per sempre. Ella era assorbita in lui; egli in lei. Ma la sua mente scientifica aveva perduta la facolt del lavoro che fin allora aveva costituita la sua vita. Egli era infelicissimo.
Tent nondimeno di riprendere i suoi stud su Saturno. Quelle ultime notti di settembre erano tanto belle! Tent; ma i suoi pensieri distratti aprivano le loro ali e trasvolavano lontano.
La sera della decisione presa al castello circa la partenza, l'abbagliante luce della luna piena impediva ogni osservazione telescopica, e il contemplatore se ne stava appoggiato coi gomiti alla balaustrata del terrazzo, non pensando che alla sua adorata, non vedendo che lei. L'agreste profumo, delle vicine praterie, falciate di fresco, impregnava l'atmosfera, diffondendosi come un soffio imbalsamato. Il paesaggio era silenzioso e solitario.
- Se ella venisse qui, in questa notte tanto meravigliosa, - disse a s stesso - come ne sarei felice!
E pens di chiamarla, merc la sola forza psichica, della quale aveva rivelato una scienza profonda nell'opera letta per prima da Stella. Egli si volse nella direzione del castello e tese le braccia.
- Vieni! - disse egli nel suo fervente amore, - vieni mia diletta. Restiamo un momento insieme davanti a questo bel cielo. Io ti amo, ti voglio, e non posso vivere senza di te. Vieni a me vicino; ti voglio sentire, voglio respirar teco, soli, soli in questa solitudine!
Stella, dopo aver compiuti i suoi preparativi di viaggio si era coricata e dormiva. Ella si lev, si vest, s'avvolse in un mantello, scese la scala, aperse una porta ed usc nel parco. Il suo essere tutto quanto era quasi assorbito in una specie di stato sonnambolico. Percorse lentamente il sentiero che conduceva alla porticina di comunicazione colla montagna. Dargilan la vide arrivare attraverso la corte del giardino, l'ud sulla scala e attese. Il suo cuore batteva s fortemente che pareva gli si spezzasse.
Ella apparve davanti a lui, bianca e pura come una visione celeste e si sofferm. I suoi occhi erano aperti ed egli sapeva che il sonno normale aveva ceduto il posto al sonno ipnotico. Aveva davanti a s un soggetto che avrebbe obbedito ciecamente a tutti i suoi ordini, ma non gradiva di possedere un automa. Allora, senza toccarla, e ponendo soltanto il suo braccio dietro a lei per il timore d'una caduta, le soffi fortemente sulla fronte e la prese tosto nelle sue braccia.
Stupefatta di trovarsi col, ella cerc innanzi tutto, ma inutilmente, di ricordarsi della causa che ve l'aveva condotta. Ma tutte le cose che vedeva a s d'intorno riescendole familiari, non prov alcuna sorpresa nel ritornare in s. Egli la teneva fra le sue braccia e la copriva di baci: non era assolutamente sveglia ma rimaneva in uno di quegli stati superficiali dell'ipnosi che rassomigliano a un mezzo sogno.
- Voi mi avete chiamata - disse - ed io vi ho inteso. Stavo per addormentarmi e mi sembra di ricordarmi di aver sentito un violento fremito elettrico, come in taluni istanti in cui mi guardate fissamente. Ma, in qual modo sono io venuta?
- Non posso vivere senza di voi e voi siete l'angelo del mio cielo. Non fui mai cos felice come in questo momento. Oh! restiamo insieme!
La luna silenziosa rischiarava il paesaggio dormente quasi ai loro piedi. I loro sguardi si volgevano a tratti dalla terra alle stelle e percorrevano insieme la vasta immensit. La creazione sembrava un sogno divino dispiegato davanti ai loro occhi per loro soli.
Essi rimasero col a lungo, s vicini l'uno all'altra che a qualche distanza non si sarebbe ravvisata che un'ombra, poco parlando, pressoch silenziosi. L'eloquenza dell'amore non si proclama; si susurra. In amore pi si parla sommessamente, e meglio ci si intende:
Chiuse le labbra, ascoltano
Il core favellar.
Cos ha detto il poeta, ed erano in realt i loro cuori soli che parlavano, e questo dolce e misterioso linguaggio, questo pensiero in due davanti al cielo sterminato, in quella notte di estate calma e soavissima, costituiva una volutt infinita. Il loro amore era un profumo puro che s'inalzava al cielo come quello d'un giglio silvestre sulla cima d'una montagna solitaria.
Tutto ad un tratto una stella filante pass rapida nel cielo, e parve andar a cadere sul castello.
- Ho fatto il mio voto - diss'ella.
Egli pos prontamente due dita su quelle labbra amate.
- Ahim! - sospir egli - io sono il pi infelice degli uomini.
- E voi eravate s felice or  appena un istante!
- Il pi felice degli uomini, in quanto vi conosco e vi amo... il pi infelice in quanto non sono degno di voi e mi  giuocoforza perdervi.
- Che dite?
- Silenzio! L'amore  la pi grande contraddizione sociale del nostro miserabile pianeta. Voi non mi siete destinata.
Egli la stringeva con passione contro il suo petto.
- Sono pazzo - diss'egli: - io voglio e non voglio e vi amo troppo! Sentimento divino e diabolico! Il cielo e l'inferno sono in lotta fra di loro.
Non posso vivere senza di voi, n vivere con voi Stella, oh! quanto siete bella e pura! La vostra presenza qui, a quest'ora, sta per consacrare la mia vita d'anacoreta. Un angelo mi  apparso, e voi sarete eternamente per me un angelo disceso dal cielo, e la vostra aureola si librer sempre qui d'ora innanzi come una luce celeste, e d'ora in avanti sarete voi che ispirerete tutti i miei pensieri. Ma, Stella, amor mio, che avete? Voi piangete! - esclam egli, baciando i suoi occhi e le sue lagrime.
- Mi si riconduce domani a Parigi, - soggiunse ella, - ed io avrei amato rimaner qui. I miei genitori sono ben crudeli!
- Domani mattina! fra alcune ore.
- S.
- Essi non ti porteranno via! tu resterai. Son io che ti tengo - aggiunse egli, stringendola smarrito fra le sue braccia.
Ma, tutto ad un tratto, e poich una imperiosa sensazione s'era impadronita dell'esser suo tutto quanto, si sbarazz d'un subito del contatto di quel giovane corpo, tiepido e profumato.
- Io t'amo! - diss'egli. - Io t'amo per sempre.
E, di nuovo le pos lungamente le labbra sulla bocca.
Ella gli restitu il bacio e lo recinse con le sue braccia amorose.
- Anch'io - diss'ella - vi amo da molto tempo.
Raffaello era in quel momento agitato da una emozione violentissima, e sospinto qua e l come il naviglio nel pi forte della burrasca. Due determinazioni assolutamente contrarie lo dominavano di quando in quando. Alla fine una trasfigurazione che sembrava scendere dal cielo calm subitamente il suo viso. Il volto dell'eletta del suo cuore, di quella divina compagna, era reclinato sulla sua spalla, avvolto nell'ombra, e il suo era illuminato completamente dal bianco chiarore lunare.
- Ponete le vostre mani fra le mie - diss'egli - e contemplatemi.
Non appena ella ebbe ricevuto il lampo del suo sguardo e della sua volont, ricadde di nuovo in un sonno ipnotico; alcune lagrime si soffermarono tra le sue pupille che parvero appiccicate alle sue lunghe ciglia nere.
- Andate! - diss'egli, - Fate ritorno alla vostra camera e riposatevi in una poltrona. Allorch la vostra pendola suoner le ore della mezzanotte, vi sveglierete e allora soltanto andrete verso il vostro letto. Andate!
La bella statua si rimise in moto e segu puntualmente gli ordini del suo signore. Si svegli in realt allorch suonavano le dodici e si credette il trastullo d'un sogno. Un intenso chiaror di luna illuminava la sua camera. Rivide allora, ma come in una visione confusa e fosca, la scena test seguita e nella quale ella non era stata intieramente liberata dal suo stato di ipnosi. Ma, quasich obbedisse ad un determinato impulso si rimise automaticamente a letto e s'addorment d'un sonno regolare.
Vedendola partire, discendere lentamente come un'ombra bianca il sentiero della montagna, il Solitario sent, lui pure, qualche lagrima venirgli agli occhi e oscurarsi la vista.
- Bisogna essere forte! - diss'egli. - Il mio santuario  benedetto dalla sua presenza. La felicit dominer il dolore. Ella m'ama e noi saremo uniti in Dio. Cielo eterno ed infinito, ti prendo a testimonio del mio amore!
Poi, un istante appresso, fu sul punto di precipitarsi sulle sue tracce e di ricondurla a s.
- No! - aggiunse poscia: - la verit deve essere pura.
E prosegu poi, levando gli occhi verso la stella della Lira:
- Forse, ell' inaccessibile!
Alcune ore pi tardi, il treno di Parigi trasportava seco i tre viaggiatori dei Pirenei, ma, giungendo in via Vaneau, Stella si mise a letto.
...
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Capitolo 17.
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AD AUGUSTA PER ANGUSTA.
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Una malattia di languore s'impadron del corpo affievolito della povera Stella. L'amore le parve la sola cosa seria, il solo bene della vita. Ella aveva trovato la luce, e si vedeva entrar ora nelle tenebre. Il medico non pot fare alcuna diagnosi e cerc solamente di vietarle di rimanere a letto e di restituirle un po' di vigoria ordinando le venissero apprestati taluni cibi atti a risvegliare il suo appetito scomparso. Nulla le piaceva; tutto le riesciva grave e affaticante. Fior languente e scolorito, ella era d'una dolcezza estrema, aveva preso in orrore tutti i piaceri mondani, non usciva pi dalla sua camera, ricevendo appena alcune delle sue migliori amiche, cessando perfino ogni e qualsiasi confidenza con la sua cara Cecilia.
Tuttavia quest'amica a lei devotissima e che l'amava d'una sincera affezione continu a venire assiduamente a vederla e cerc di stornare in altre direzioni il corso delle sue idee persistenti. Ma ella non tard a riconoscere che tutti i suoi sforzi riescivano inutili, e credette allora pi opportuno di combattere direttamente e con tutte le armi quella passione, per essa inesplicabile, assurda, funesta.
Le discussioni divennero frequenti. Un giorno ella s'imagin, da talune parole, che Stella stesse per fuggire e per fuggire presso di lui forse, ed ebbe allora una crisi di nervi che termin con le lagrime. Ma la collera s'addens di nuovo e folgor dai suoi occhi.
- Non comprendo - prese a dire Cecilia - quello che a te accade, e si hanno ragioni a josa per dire che le ragazze sono folli. Scegliere quel selvaticone! In qual modo vuoi tu che ti si approvi? Tu, che non hai che a levare il dito per essere duchessa o marchesa, regina della societ pi elegante che si conosca!
- Tu non hai amato.
- S, l'amore  cieco:  cosa nota. Ma qui si tratta un po' pi che d'un accecamento.  una sciocchezza che far di te la pi infelice delle donne e di cui ti pentirai per tutta la vita. Tu preferire la miseria alla ricchezza?
- E cos?
- S, la miseria. Tu non ne dubiti nemmeno. Non pi domestici, giacch infine quel vecchio giardiniere e la sua moglie o nulla,  press'a poco l'egual cosa. Non stai tu per metterti a far cucina con quelle mani?
- E perch no?
- Lavare bicchieri e bottiglie, lucidare le scarpe!
- Maria Maddalena non ha forse asciugato i piedi del Cristo coi suoi capelli, e Ges stesso non lav i piedi degli apostoli?
- Tu hai perduto davvero la ragione. E t'imagini tu che egli ti amer con le mani rosse e vestita dimessamente? E poi, tu cadrai ammalata, ti affaticherai, ti stancherai, diventerai brutta, morrai. O mio Dio! Suvvia, Stella, te ne supplico; sei ancora in tempo, ragiona, rifletti:  cosa seria,  la tua vita! la tua morte forse, Stella mia; io veggo pi lungi di te, e quanto ti compiango!
E la prese fra le sue braccia singhiozzando.
- Lui o il convento! - replic Stella. - La verit o il nulla.
- Il convento? - esclam Cecilia. - Carmelitana? Ebbene, io verr con te.
Queste discussioni fra le due amiche avevano luogo di frequente, senza trar seco verun cangiamento nello stato d'animo di Stella.
Durante i due primi mesi, ella scrisse di tratto in tratto al dottor Bernard, sotto pretesto di consultazioni mediche, ma piuttosto nella speranza di udire l'eco lontana di una voce amata. Non ricevette alcuna linea di scritto da Lui, ma solamente, all'indomani del suo ritorno a Parigi, una rosa e una viola del pensiero legate insieme.
L'autunno era ornai venuto colle sue giornate grigiastre del cielo di Parigi e la tristezza degli addii al sole. Una lettera le apprese che il Solitario era stato ammalato, che era ora in convalescenza, rinchiuso pi che mai nella cerchia dei suoi stud, e che preparava un libro sull'Amore al di l della vita.
Possiamo ben noi tentare di scrutare questo abisso vivente che si chiama il cuore umano, ma giammai non troveremmo n una gioia, n un dolore simili a quanto pu procurare il sentimento dell'amore.
Bentosto, i genitori di Stella credettero di comprendere che ella s'era decisa a prendere il volo. La giovinetta sentiva che, per amare la vita, bisogna essere in due, e avrebbe trovato la morte meno spaventevole della eterna solitudine del cuore. Ella paragonava talvolta il mondo all'Oceano. Diceva a s stessa che le onde ne sono amare ed agitate, ma che l'acqua divien poi dolce e pura elevandosi verso il cielo nell'evaporazione solare. Avrebbe voluto evaporare ella pure nello spazio.
Dargilan, dal canto suo, aveva avuto tutte le sue forze abbattute dalle emozioni e dalle lotte della sua coscienza ed era stata necessit, per lui pure rimanere a letto per molte settimane, in preda ad una febbre violenta. Egli era rimasto in uno stato di torpore incosciente: poi, gradatamente, alcuni lavori intellettuali ed ardue ricerche scientifiche assorbirono il suo pensiero per buona parte del giorno.
Nelle sere di bel tempo, osservazioni astronomiche d'incalzante urgenza richiedevano parecchie ore di tempo, ed egli trovava cos una specie di oblo. In faccia a quelle sublimi grandiosit il cuore si calma. Ma, verso la mezzanotte, allorch faceva ritorno nella sua camera, dimenticava i suoi lavori, sfogliava libri o riviste, e si metteva a letto per dormire. Ogni notte allora, inevitabilmente, il sonno rifiutavasi di venire a visitarlo e l'imagine adorata di Stella, evocata dalla sua ardente passione, si presentava a lui davanti, circondata d'un'aureola bionda.
Egli conobbe le lunghe e crudeli insonnie, l'ossessione delle idee fisse che tormentano come tenaglie il cervello, le tetre ore di disperazione, gli abissi del cuore di cui non si conosce il fondo, le torture delle angoscie morali, le tristezze desolanti dell'anima disorientata.
Notte e giorno il suo pensiero se ne andava svanendo nel vuoto, e solo allorch la fatica gli aveva spezzato i nervi e condotto seco un po' di sonno, allora l'anima sua si spogliava dei suoi impacci corporei, trasvolava liberamente e andava a visitare la sua adorata.
Ora avvenne, verso la met dell'inverno, che tutte le notti, allorch l'una del mattino, preceduta dai quattro quarti d'avviso, rintoccava sulla campana sonora d'un vecchio orologio del castello, in un giardino della via Vaneau, Stella, fosse ella addormentata o sveglia, vedesse apparire al piede del suo letto, il viso di Raffaello che la contemplava fissamente. L'apparizione durava alcuni minuti secondi, poi la figura amata svaniva a guisa di una pallida luminosit fosforescente. E Stella sentiva d'essere adorata.
Talvolta altres, durante la notte, un soffio leggero veniva a sfiorarla, ed ella si risvegliava sotto l'impressione di un bacio di cui le sue labbra immobili conservavano a lungo la squisita dolcezza.
Ella viveva come in un sogno perpetuo, attraversato talora da abbagli luminosi. Il lavoro misterioso della sua carne le faceva presentire una vita sconosciuta, che le sembrava ad un tempo fatata ed inaccessibile. Ma essa si rinchiudeva in s stessa, avvolgendosi nel velo delle fidanzate dell'al di l, intenta a conservarsi come un tesoro in uno speco tombale.
I pranzi e le serate dell'anno trascorso avevano ripreso l'aire loro; ma tutte le sollecitazioni di suo zio e della zia erano riuscite a vuoto. Ed apprese anche con soddisfazione il matrimonio del duca di Jumiges con una delle sue amiche altrettanto ricca quanto lei.
Rinchiusa sempre pi nel suo isolamento, si rimise a leggere le opere del Solitario, quelle di Pascal, di D'Alembert, Rousseau, Goethe, Shakspeare, Ossian, Lamartine, Musset.
Per quali ramificazioni occulte i conventi e gli istituti religiosi sono tenuti cos al corrente e con tutta esattezza delle sostanze private, delle doti e delle eredit?  quanto il narratore di questo racconto ignora. Ma, per una coincidenza straordinaria, non erano ancora tre mesi che la signorina d'Ossian aveva manifestato al alcune care persone la sua intenzione di abbandonare il mondo, che gi sua zia aveva ricevuto la visita di diversi ecclesiastici che, sotto pretesto di questue per opere buone, avevano vantati, davanti alla giovinetta, i vantaggi di certe case religiose, nelle quali erano entrate test la figlia del generale X..., la nipote del ministro Y... o la nipotina della duchessa usufruttuaria di Z...
Il conte e la contessa di Noirmoutiers non prestavano fede ancora ad una tale determinazione.
Tuttavia, molte volte Stella aveva fatta menzione della sua maggiore et e s'era informata dell'entit e dello stato delle sue sostanze. Ella aveva appreso che le sue sessantamila lire di rendita rappresentavano un capitale di pi di due milioni.
Un giorno si rec ella in persona dal vecchio notaio della famiglia e gli espose che era suo desiderio di far rinuncia della sua sostanza.
- Farne rinuncia! - esclam egli. - Ma che cosa mi dice, signorina?
- S, farne dono.
- Ma a che, ed a chi? con quali intenti?
- Desidero di ritirarmi dal mondo.
La conversazione si aggir intorno a un tal argomento per oltre un'ora di discussione animatissima.
L'eccellente uomo, presentendo che v'era sotto qualche mistero, fece divisamento tra s di tenerne parola collo zio Noirmoutiers e conged la sua originale cliente promettendole di occuparsi della quistione e di stabilire innanzi tutto una valutazione dell'aver suo.
E, in realt, alcuni giorni dopo, apprendeva dal conte la storia dei Pirenei.
Stella aveva per davvero deciso di rinchiuder la sua esistenza fra le mura di un convento? Essa aveva ben udito parlarne di molti, e s'era inoltre informata delle varie esercitazioni spirituali che occupavano le giornate, ma lasciava che le cose andassero per le lunghe, senza mai decidersi a nulla, e il mese d'aprile, il mese in cui toccava la sua maggior et, giunse senza che avesse ancor manifestato una determinazione qualsiasi.
Insensibilmente, per altro, la sua volont era stata irrevocabilmente fissata. Ella aveva risolto di essere povera, e, dopo non poche discussioni, diede l'ordine al suo notaio di vendere tutti i suoi titoli e di distribuirne il prodotto secondo il giudizio suo e i lumi della sua esperienza.
L'uomo di legge e il tutore ebbero allora frequenti interviste per l'esecuzione di questo strano volere.
Essi stabilirono di vendere i titoli secondo le intenzioni formali della giovinetta, a cui si mostrerebbero i registri di vendita, ma di riacquistarne immediatamente altri al portatore e di depositarli alla Banca di Francia sotto il nome di conte di Noirmoutiers, di cui Stella era d'altronde l'erede. Nel pensiero dei due valentuomini, quella sostanza sarebbe rimasta cos a disposizione di Stella il giorno prossimo a quello in cui ci che essi chiamavano la sua folla avrebbe fatto posto al ritorno della ragione. Ma le si lascerebbe credere che le sue intenzioni erano state nella loro integrit condotte ad effetto e le si indicherebbero perfino l'impiego e la distribuzione delle somme.
- Tant' - disse il conte - e fa duopo confessare che l'amore  ben ci che v'ha al mondo di pi irragionevole e di pi pazzo.
- Se fosse ragionevole, non sarebbe pi amore - replic il vecchio notaio. Ma ci si dissiper; tutto passa.
- Non ha lei oservato, del resto - aggiunse il conte, - che in generale le donne non ragionano?
- Non come noi, in tutti i casi. Ma  probabile che esse credano di ragionare e lo fanno al modo loro. Non parlo delle innamorate: in tal caso evidentemente, esse non vi pensano nemmeno.
- E gli innamorati dunque!
- Zitto, or fa una trentina d'anni... Ma gli uomini sono da scusarsi: le donne sono tanto belle!
- Guarda! guarda! - disse il notaio.
Sei lunghi mesi erano trascorsi. I parenti e le ultime amiche di Stella si aspettavano di ricever notizia della sua decisione sulla scelta di un convento. Si parlava di Lourdes e di Pau, ma ella not che dal giorno in cui la sua ricchezza aveva cessato di appartenerle, gli ecclesiastici si erano astenuti dalle loro visite.
Nella solitudine dei Pirenei, Dargilan, dal canto suo, era caduto in una nera melanconia. Fu gi gran cosa se, nel corso dell'inverno, egli giunse a scrivere alcune lettere alle elevate intelligenze con cui era in rapporti epistolari. Ne aveva indirizzato due a Victor Hugo, e, senza dubbio, manifest egli, senza avvedersene forse, uno stato della mente assai turbato, inquantoch la risposta del poeta (una delle ultime lettere che egli ebbe a scrivere, alcuni mesi prima della sua morte), terminava con questo motto dei congiurati d'Ernani, di cui riproduciamo il facsimile:
Ad augusta per angusta.
VICTOR HUGO.
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Capitolo 18.
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FELICIT SUPREMA.
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Una sera del principiar di maggio, mentre Dargilan osservava nel suo telescopio un magnifico ammasso di stelle situato nella costellazione d'Ercole ed era occupato, in mezzo al silenzio assoluto della notte, ad ascoltare e noverare i battiti del pendolo per determinare la distanza, in confronto di quell'ammasso, di una stella vicina che brillava un po' all'est, un leggero rumore, che ricordava quello del frusco della seta, colp il suo orecchio intento a quel suono, e, volgendosi indietro dal lato da cui sembrava essergli giunto, scorse la forma di Stella ad alcuni passi da lui.
Ella s'avvicinava lentamente e sembrava scivolasse sul pavimento di legno. La sua bianchezza era simile a quella di una lievissima nuvola per met trasparente, rischiarata dalla luna, ma il viso non era altrettanto bianco ed appariva leggermente tinto in rosa.
Gli occhi di lei a mala pena si potevano riconoscere, ma per altro essi guardavano fissi a loro innanzi, e allorch la forma gli pass davanti, l'astronomo ravvis che la testa si volgeva indietro e che gli occhi continuavano a guardarlo intensamente. Egli sent sulla fronte come il soffio del bacio di un angelo e vide l'apparizione svanire, dissolvendosi a poco a poco, s che non rest pi in breve che un lieve chiarore al posto del cuore, e questo bagliore s'inalz dolcemente verso il cielo attraverso la finestruola aperta della cupola.
Raffaello ebbe un moto di paura, e credette che siffatta apparizione annunciasse la morte di Stella, discese dal suo sgabello d'osservazione e si mise a singhiozzare nella sua poltrona.
La sua natura troppo impressionabile e da s lungo tempo sovreccitata da una serie di agitazioni violente, aveva confuso la duplicit d'un essere vivo col fantasma d'un morto, bench egli conoscesse esattamente le differenze oltremodo caratteristiche che distinguono tali due ordini di apparizione.
Il corpo astrale ha in realt, in siffatti due stati contrar, aspetti assai dissimili - ma, abbandonandosi alla sua disperazione, Dargilan non dubit punto d'una catastrofe e allorch la notte ebbe a cedere il posto all'aurora, il sole sorgente lo trov prostrato nel suo dolore e in una desolazione senza fine.
Incapace di darsi ad alcuna occupazione, egli scese nel pomeriggio nella sua biblioteca e si mise a sfogliare alcuni libri. La sua mano cadde, fra l'altre, su di un'opera del XVII secolo, rilegata in cartapecora e che portava per titolo: Gli emblemi riuniti dell'Amore divino ed umano, pubblicatasi a Parigi l'anno 1631, con privilegio dei dottori in teologia, e che portava ad ogni pagina una bella figura incisa in legno e rappresentante tutti i sentimenti dell'amore sotto imagini religiose, col commento per ciascuna figura in una breve poesia di dodici versi.
Egli guard macchinalmente tutte quelle ingenue incisioni, e, ad un tratto, fra due fogli scorse un fiorellino appassito. Si sovvenne allora che all'epoca della penultima visita di Stella, il giorno in cui, trasportato dalla sua foga, le aveva dato quel bacio che aveva deciso del loro destino, ella aveva preso un libro sopra un pluteo a s davanti. S, quel fiore era di Stella, non poteva essere che di lei, e si mise a baciarlo teneramente senza poterselo staccare dalle labbra.
S, era di Stella quel fiorellino. Ella lo aveva toccato, lo aveva messo col e vi aveva attaccato il pensier suo. Povera Stella, s teneramente, s appassionatamente amata! Ove era mai? Che ne era di lei? S, anch'ella lo amava. Ma, dopo tanti e tanti mesi, sapendo che egli non voleva, che egli non poteva sposarla, non s'era ella decisa per il duca o per qualche altro partito accetto alla sua famiglia? Era assurdo quel ch'ella aveva fatto in tal modo! Ella gli apparteneva, gli aveva dato l'anima sua, il suo cuore, il suo amore. Perch non se l'era presa tutta quanta? Quali strani scrupoli, per lui, il Solitario, per lui, il dispregiatore di tutte le convenzioni mondane, l'apostolo dell'assoluto!
Ed era per eccesso d'amore ch'egli l'aveva rispettata! e non averla richiamata! e tenerla omai per perduta! Quale follia! La rivedrebbe egli mai? E perch rivederla, se non poteva essere la sua compagna nel cammino della vita, se era condannato ad una solitudine eterna? Rivederla, correre a Parigi, giungere in via Vandeau, cercare il profilo dell'ombra sua, la sera, alla sua finestra, spiare il suo uscir di casa, seguirla, presentarsi tutto ad un tratto a lei davanti...
E la frase ch'egli s'era tante volte ripetuta per giustificare la sua condotta faceva ritorno di bel nuovo sulle sue labbra: "Ella credeva di amarmi, la vezzosa parigina; s'imaginava di poter divider meco la mia vita di lavoro e il mio deserto; ma ella stessa s'ingannava, e sarebbe stata l'infelicit sua. Ho agito bene, ho agito bene!"
Sdraiato nel suo vecchio seggiolone, con la testa appoggiata sulla mano, egli pensava, fantasticava e tutto rimpiangeva, il passato, il presente, l'abbandono dell'avvenire e le lagrime offuscavano i suoi occhi sbarrati.
Ma, ecco che un leggero rumore si fa ancora udire, simile a quello della notte antecedente.
- Stella !
- Raffaello!
Essi si gettano nelle braccia l'uno dell'altro e si coprono di baci.
- Stella! Sei tu, tu, tu! Non sei dunque morta?
- Morta? No, te lo assicuro, n ho desiderio veruno di morire.
- Ma, come sei tu qui?
- Arrivo da Luchon... o, per meglio dire, da Parigi.
- In qual modo?
- Sola.
- Sola?
- S, e voglio vivere della tua vita. Il cielo con te, sempre; con te l'oblio del mondo, delle sue vanit, delle sue menzogne. Io sono degna di te, e sono finalmente povera, dacch abbandonai ogni mio avere. La mia passata educazione l'ho cancellata; a te il rifarla a tua imagine. Sono tutta per te, per la tua scienza, pel tuo cielo, e tu sei il mio maestro, il mio dio, ogni cosa. Il resto pi non esiste. Raffaello, io t'amo.
Ed ella si gett di bel nuovo al suo collo, lasciando la sua bellissima testolina abbandonata sul robusto petto dello scienziato.
- Oh, mia Stella diletta!  dunque possibile? No, non posso credere all'immensit del mio tripudio. Tu per sempre con me! Oh! vieni; ma sta attenta, perch ti divorer coi baci e non rester pi nulla di te.
E ricopriva di baci la sua fronte, i suoi occhi, le sue gote, il suo collo, le sue labbra.
Essi erano l, stretti nelle braccia l'uno dell'altro, come due affamati, due affamati d'amore, inebriati d'una gioia fantastica, pazzi d'una ebrezza infinita, trasportati in quelle regioni trascendentali da dove l'universo diviene invisibile per l'essere che perde la facolt di vedere, rimanendo assorbito nella sua stessa felicit. Certamente, in quel momento, nulla all'infuori d'essi medesimi pi esistette nel loro pensiero. Strettamente avvinti, le bocche loro pi non si staccavano l'una dall'altra e Stella s'era abbandonata, voluttuosamente annientata nel suo amore.
Ma l'esaltazione della commozione di Stella oltrepass le sue forze fisiche e Raffaello sent il peso del suo bel corpo irrigidirsi fra le sue braccia. La sua testa era rovesciata all'indietro e i suoi occhi chiusi; ella non parlava pi.
Egli la sostenne con vigoria, le imped di cadere, e dolcemente, con mille precauzioni, la trasport nella sua camera, e la depose sul suo letto.
Ella non si risvegliava. Inquieto ed agitato, ricercava le cause di quella sincope e pens di chiamare in soccorso il vecchio giardiniere e sua moglie; ma prima di ci aperse le finestre quanto erano grandi e fece penetrare nella camera l'aria imbalsamata dei boschi. Ma il soffio uscente da quelle labbra adorate era appena sensibile e le mani incominciavano ad ingelidirsi.
Pens allora che era forse troppo stretta nei suoi abiti, e colle sue mani inabili e febbrili, si mise a sbottonarle il corsetto, a staccarle la cintura, a svestirla infine. Poi, temendo ch'ella prendesse soverchio freddo, richiuse le finestre, ma la bella fanciulla non si risvegliava. La sua magnifica capigliatura s'era sciolta e si stendeva su tutto il guanciale come un'aureola di seta.
Egli giunse infine, dopo molti sforzi infruttuosi, a ritirare l'abbominevole corazza con la quale la maggior parte delle donne si sformano il corpo da molti secoli. Allora soltanto il petto della svenuta si riemp d'aria e, con un sospiro, Stella si svegli e aperse gli occhi.
Quale supplizio era stato una consimile inquietudine per Raffaello! Ma altres, quale compenso, quale prova deliziosa, quale ricchezza di rivelazioni, quanti tesori scoperti! Lui che non aveva mai visto che incisioni e statue! Quelle forme squisite, quella bianchezza lattea, tutta un'atmosfera di volutt lo immergevano in un'estasi inebriante ed appassionata! Quella incantevole creatura gli apparve pi bella che non tutte le stelle del cielo, e giudic che era quanto Iddio aveva formato di pi splendido e meraviglioso. La visione dell'infinito nei cieli pass davanti ai suoi occhi come un lampo fuggitivo e il suo amore per Stella gli sembr pi immenso dell'infinito medesimo.
E poich ella aveva aperto gli occhi e gli sorrideva, tranquillizzato sul suo stato, l'abbracci teneramente. Ella era pressoch intieramente svestita, ed egli si mise allora a contemplarla e ad adorar quella sua splendida bellezza.
Angeli del paradiso, giammai voi assisteste intorno al trono dell'altissimo ad una adorazione pi fervente di questa contemplazione della donna da un tal amante estasiato! Forse in altre sfere, ha Dio creato esseri pi perfetti, ma in tutti i suoi viaggi immaginar di stella in stella e in tutti i suoi sogni di popolazioni extraterrestri, non mai l'astronomo aveva nulla concepito di somigliante.
Egli s'era messo in ginocchio davanti al letto per adorare la sua divinit tanto a lui cara, aveva preso la sua mano per appoggiarvi le labbra ferventi e poscia i suoi baci avevano accarezzato il suo braccio, la sua spalla, il suo petto...
L'amore non  soltanto il pi ideale dei sentimenti, il pi grande e il pi sublime: egli  altres la pi deliziosa delle sensazioni e la pi violenta delle passioni. Si appressano le labbra al divino nettare, si beve nella coppa incantata e ci si abbevera d'una ebrezza infinita. I due amanti conobbero ci che non avevano mai conosciuto, e dimentichi della terra oscura, si trovarono trasportati in una regione di delizie, ove, inondati di luce, credettero di addormentarsi in un'aureola di eterni splendori.
Allorch si svegliarono, la notte era profonda e costellata. Una bella stella bianca, Vega, della Lira, inviava attraverso la finestra, come un saluto, i suoi raggi scintillanti.
- Ecco! guarda, - disse Stella: -  il mio astro, tu sai, quello che io ho scelto.
- La Lira - replic egli, troncando il suo dire con un bacio. - Orbene, io conosco ora una Lira pi incantatrice e pi melodiosa che potrebbe ben farmi dimenticare quella di Pitagora.
- Non osserverete voi dunque pi il cielo, astronomo mio?
- Quale, amor caro? Mi sembra adesso che ve ne siano due. E l'altro  si lontano... e s freddo!
Quella notte, per la prima volta, il Solitario obli completamente le stelle e l'astronomia.
All'indomani soltanto essi ebbero il tempo di parlare. Ella gli raccont i suoi dolori, i suoi crucci, le sue inquietudini, le sue lotte colla famiglia, la sua determinazione irremovibile, la sua partenza da Parigi, il suo viaggio. Ella lo amava e glielo aveva test provato; ma amava altres la scienza, la natura, la poesia delle cose, i misteri della creazione. Oh! come sarebbe stata felice di dividere la sua vita, di lavorare con lui, di pensare come lui! Per questo aveva a lungo esitato e lungamente sofferto. La sua attrazione aveva avuto il sopravvento su tutto il resto. Vane esitazioni! La mente indaga;  il cuore che trova.
- Tu non sai quel che ho sognato l'altra notte, tanto io penso a te! Ebbene, avant'ieri sera, ero appena arrivata da alcune ore a Luchon che mi misi a letto verso le undici, sperando d'addormentarmi e di riposare (ch il mio bagno m'aveva assolutamente prostrata): tento di scacciare tutte le idee che mi passano per la testa; ma tu sei l, sempre tu! Alla fine mi addormento, e poco dopo io sono qui, sotto la tua cupola, ove tu stavi facendo osservazioni astronomiche. In quel momento ho visto che non pensavi a me, e io credo, diletto mio, che la donna ama meglio dell'uomo. No, tu mi dimenticavi, tu eri interamente occupato in una osservazione senza dubbio attraente quanto mai. Finalmente per ti avvedesti della mia presenza e ti degnasti di guardarmi. Sai tu che io sarei oltremodo gelosa della tua scienza, quando non facessi d'ora in poi un solo essere con te? Io ti seguir dovunque, come la tua ombra, o anche pi, perfino la notte.
- Perfino la notte?
- Maliziosetto! Non  menomamente a ci che io pensavo. Sono pi ideale di te nel mio amore.
- Lo credi.
- Ne sono sicura, e vi  una differenza fra noi due.
- Te ne duole? Preferiresti essere tu Raffaello? Io sarei rapito d'essere Stella; tu sei bella!
- No; ci che rimani sei, mio bel Raffaello, sempre, per cento anni.
E continuarono a favellare e a dirsi quelle mille cose deliziose cui gli amanti si dilettano di porgere orecchio. Dargilan raccont ch'egli l'aveva veduta, veramente veduta, la penultima notte avanti, ma che aveva paventato una catastrofe; ci che dava spiegazione delle sue prime parole al suo arrivo.
Era rimasto sotto l'impressione dell'apparizione notturna e pensava costantemente alla sua cara Stella, e l'amava assai pi fortemente, pi appassionatamente, pi seriamente altres di quanto ella potesse fare, inquantoch l'uomo sa certamente meglio amare della donna.....
- Oh! quanto a questo  impossibile. Tu non puoi sapere come io ami poich non sei nel mio cuore.
La giornata pass fra dolci parole d'amore, fra carezze senza fine; il giorno e la notte... Per la seconda volta l'astronomo dimentic ancora intieramente il cielo e le stelle.
 cosa dolce l'amare, in ispecial modo per lo scienziato, pi che tutto pel poeta. Pi  vasta la sfera delle contemplazioni intellettuali, e pi si espande altres la capacit d'amare. L'amore  sopra ogni cosa ci che noi portiamo ad esso: la sua ricchezza  quella della nostra anima.
Raffaello amava Stella a quel modo che amava il cielo, immensamente. E siccome la scienza  fredda, silenziosa, senza eco, trovava egli nella sua divina Stella tutto il complemento d'amore che la scienza in s stessa non gli aveva potuto dare. Ai gaudi della sua mente si aggiungevano le emozioni del suo cuore, alle sue soddisfazioni intellettuali le delizie di un sentimento d'affetto profondo e senza riserve. La sua anima inebriata, smarrita quasi, non aveva mai supposto una s grande intensit di gioia e di felicit, e gli sembr di aprire allora soltanto gli occhi alla vita reale e d'avere atteso fino a quel momento, senza mai trovarla, la felicit che finalmente possedeva.
I primi giorni di questa vita in due s affascinante e s nuova pel Solitario, trascorsero in una perpetua carezza delle loro anime e dei loro corpi. Davanti a quella bellezza femminile, ad un tempo casta e inebriante e quasi inconscia dei suoi fascini, egli rimaneva in uno stato di deliziosa estasi, senza posa rinnovantesi. Tutta la sua giovent, s a lungo repressa, si svegliava in una fiamma inestinguibile.
Egli assapor gli inenarrabili gaudi di vedere, di possedere una bellezza perfetta in bala a tutti i suoi desider. Quelle forme svelte e pure, s armoniose e quasi di marmo vivente che, dai piedi alla testa gli apparivano nella loro nobile castigatezza di linee, dilettavano il suo sguardo d'artista e stimolavano non meno la sua amorosa passione.
Erano moti di trasporto senza fine e la sua ardente imaginazione moltiplic le volutt. Stella moriva e rinasceva, animata ella pure da un ardore fatato e tutta la sua carne in fremito cadeva in deliquio sotto quei baci ardentissimi. Egli voleva ad un tempo non lasciare alcun senso inesaudito, e rifiut, fin dalla seconda sera, di spegnere la lucerna per nulla perdere dei piaceri della vista. Una sera, tuttavia, ella ridomand l'oscurit completa della prima notte, "per assaporare nuovi diletti in modo diverso, per annientarsi pi completamente" pens ella, ed ebbe ad esigere che anche le imposte medesime venissero chiuse. Ma Stella aveva dimenticato gli effetti elettrici altre volte notati nel suo corpo, e furono essi per Raffaello una rivelazione nuova, cosicch pot fare quella notte stud che egli non aveva preveduti nelle sue indagini scientifiche fin allora un po' fredde sull'elettricit umana.
Si definisce l'eternit come la negazione del tempo, niuna misura di durata potendo in quella aver luogo. Anche per Stella e Raffaello ogni nozione di tempo appariva annientata. I giorni e le notti fuggivano via come ore, come minuti, come istanti inafferrabili. Eternit in ogni bacio! Il calendario era soppresso. Non fu che l'ottavo o il nono giorno che, al mattino, gi a cert'ora abbastanza inoltrata, Stella disse tutto ad un tratto, cercando di dare ai suoi occhi non so qual languidezza: "Ma, amor mio; sono io ben sicura d'aver sposato un astronomo?"
Dal giorno dell'arrivo della sua amata Stella, Dargilan aveva intieramente perduto di vista la sua scienza, che gli era nondimeno tanta cara, n aveva pensato un solo istante ai suoi lavori abituali, che fin l avevano costituito d'occupazione esclusiva ed assidua della sua vita tutta quanta.
La riflessione posta innanzi dalla sua compagna lo risvegli come da un sogno.
- In che giorno siamo noi dunque? - disse egli.
Essi cercarono, calcolarono, ma invano, e fu loro assolutamente impossibile stabilire da quanti giorni erano in braccio l'una dell'altro. Conclusero per un periodo di otto giorni, ma il giardiniere, interrogato durante l'ora della colazione, assicur che ne erano trascorsi sicuramente dieci.
Allora soltanto lo scienziato si ricord della osservazione astronomica che era stata interrotta dall'apparizione notturna di Stella. Una pioggia temporalesca rovesciatasi a catinelle per pi di un'ora, aveva purgato mirabilmente l'atmosfera e si poteva sperare in un bel cielo perfettamente puro per la notte vegnente. Fu stabilito pertanto che si riprenderebbe insieme l'osservazione sospesa, e Stella trasal di gioia all'idea di essere associata allo studio delle meraviglie siderali in compagnia del suo diletto. Ella lo abbracci di nuovo.
- Se tu m'abbracci sempre, non potr mai pi rimettermi al lavoro.
- Ti prometto di non pi toccarti...
...
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Capitolo 19.
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LA VITA IN DUE.
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Alla sera, l'equatoriale fu diretto verso un magnifico ammasso di stelle della costellazione di Ercole che si chiama Messier (Guardiano) 92.
- Perch questo nome? - domand Stella. - Bisogner che tu mi insegni tutto quello che sai.
- Questo nome  quello d'un osservatore modesto che passava le sue notti sopra una torre del convento o palazzo di Cluny, a Parigi, fra le rovine dell'antico edificio delle Terme di Giuliano. Questi fabbricati esistono tuttora, e sono venerabili. Messier rimaneva l tutte le notti a far ricerca di comete, e, cercando comete, trov altres nebulose, delle quali pubblic, nel 1783 e 1784, il primo catalogo elevantesi ad una cifra di 103. Ecco; guarda per l'appunto l'esemplare dello stesso Messier colle sue note manoscritte.
Ed egli tese a Stella un libriccino rilegato in rosso.
- Oh! che vecchia scrittura! - ella esclam. - Provo non so quale emozione a sfogliare queste pagine secolari.
- Guarda al numero 92.
- Eccolo;  benissimo scritto: "18 marzo 1871. Nebulosa assai apparente e d'una grande luce, fra il ginocchio e la gamba sinistra d'Ercole. Essa non contiene alcuna stella. Il centro ne  brillante, circondato di nebulosit, e rassomiglia al nocciolo di una cometa. Essa  ad un dipresso dell'egual luce e dell'egual grandezza di quella che scorgesi sulla cintura d'Ercole e porta il N. 13 del mio catalogo".
"Sai tu quel che mi colpisce maggiormente in questa descrizione? Sono il ginocchio e la gamba sinistra di Ercole. Si possono dunque vedere simili cose in cielo?
- Guarda tu stessa. Vieni a vedere.
Egli la condusse sul terrazzo e le mostr quella costellazione.
- Guarda;  vicina al mio astro.
- Precisamente, vicino alla Lira. La coincidenza  abbastanza curiosa, ed  per l'appunto in quella direzione che avevo fissi gli occhi al momento della tua apparizione. Ebbene, vedi tu Ercole?
- Dove dunque?
- Guarda quella stella brillante, rossastra; essa indica il posto della testa. Quella stella si chiama alfa.
- S, la vedo. Allora quella stella l  alfa di Ercole?
- Essa ha tutta una storia, fra le pi bizzarre, per effetto della natura stranissima della sua luce. Te la racconter pi tardi. Ed ora, vedi tu l una stella altrettanto brillante, ma pi bianca: essa porta la lettera greca beta e segna la spalla destra del corpo di Ercole. Dall'altro lato, quella seconda stella, s, essa per l'appunto, segna la spalla sinistra e si chiama delta. Quella terza  l'anca e si chiama zeta. Poi procedi via difilata: quell'altra stella  la coscia...
Mentre le mostrava quella stella, ella gli pos un lungo bacio sulla bocca.
- Oh! se tu non sei seria, non proseguiremo pi oltre. M'hai promesso di non distrarmi.
- E lo riprometto.
- Ove eravamo noi dunque?
- Alla coscia d'Ercole. T'ho ben imbarazzato... Continua.
- S,  la stella eta. Poi la gamba si ripiega con quella direzione di allineamento, in modo che l'uomo  in ginocchio. Guarda adesso l, vicino a delta; quell'altra sfilata di stelle disegna il braccio sinistro che tiene un ramo, mentre il destro impugna una clava. Orbene, con queste stelle tu puoi tracciare lo schizzo di un uomo inginocchiato.
- Rovesciato allora, colla testa in basso?
- Precisamente e vedo che te ne intendi. Non bisogna aspettarsi di rinvenire nelle costellazioni pitture di Raffaello, di Michelangelo o di Rubens.
"No, sono semplici allineamenti, schizzi quali ne possono disegnare i fanciulli, che, con due tratti di matita, fanno due gambe, con quattro un corpo, con due altri tratti due braccia, con un circolo la testa. Ecco tutto. Tracciando questo schizzo e ravvisando in questi allineamenti rappresentazioni d'esseri reali o imaginari, la fantasia dei nostri antenati ha popolato quegli spaz silenziosi di una vita extra-terrestre, pi o meno bizzarra e singolare.
"Essi vivevano ben pi di noi, meglio assai di noi, colla natura. La solitudine delle notti, il vento, la bufera, lo zigzag del fulmine, la fecondit del fiore o della donna, le fantasticherie del sogno, il mormorio del ruscello, i fremiti del fogliame agitato, le fonti ombrose, le quete fontane, tutto si popolava per essi di una specie di vita aerea fuggitiva e inafferrabile, e perfino nelle profondit dei cieli, essi avevano trovato, inventato, indovinato forme pi o meno straordinarie.
"S, guardandovi con attenzione e seguendo quegli allineamenti, quando tu pensi che non v'era nulla col, che le costellazioni non esistevano in realt, e che i nostri antenati vollero disegnare con esse figure qualsiasi, tanto per meglio intendersi, tu troverai quello schizzo del corpo di Ercole o dell'Inginocchiato, come lo chiamavano i Greci, a quello stesso modo che, un po' di fianco, nella tua cara Lira, indovinerai uno strumento di musica allungato di cui Vega segna il manico, la sommit, lira, cetra o arpa che siasi, allo stesso modo che in quelle stelle della Corona, l, dall'altro lato di Ercole, tu vedi una corona assai nettamente delineata, e cos pure laggi, indovini un delfino ed un uccello portati da due ali librate.
"Questi nomi, questi paragoni, queste creazioni mitologiche sono graziose e poetiche. I moderni hanno voluto dar loro compimento disponendo figure negli spazi lasciati inoccupati dagli antichi. Ma quanta scarsa inspirazione ebbero essi, e come riescirono pesanti e noiosi con le loro barocche invenzioni! Lo studio dello scultore, il fornello chimico, il cavalletto del pittore, l'orologio, la macchina pneumatica, il sestante, il settore e fin anco la volpe, l'oca ed il gatto. Tutto ci  artificiale e sembra messo insieme con l'aiuto di cordicelle. Quanto pi viva era la mitologia pagana coi suoi dodici segni dello zodiaco inoltrantisi gravemente lungo la sfera, con la Vergine portante la spica, Andromeda incatenata, Cassiopea sul suo trono o il cavallo Pegaso slanciantesi nello spazio e il giovane Perseo che teneva nella mano la testa sanguinolenta di Medusa!
"Ma noi dimentichiamo il nostro ammasso di stelle di Messier. Vieni dunque ad ammirarlo nel telescopio.
-  come una nuvoletta luminosa, - diss'ella - una polvere di piccolissime stelle. Oh! io lo vedo bene adesso!  una agglomerazione di soli come il nostro. Il pi piccolo di quei punti luminosi  d'un milione di volte pi grande della Terra.
- Possibile? Migliaia di soli? Ma allora questo ammasso deve occupare uno spazio immenso.  esso luminoso nel centro?  lontano da qui?
- Occorrerebbero indubbiamente pi di trecento milioni d'anni ad un treno diretto per giungere fin l. Quanto alla sua estensione,  tutto un universo. La Terra non  che un granello di polvere in suo confronto.
- Lo spazio  fosco tutto all'intorno.  il fondo del cielo?
- Il fondo del cielo? Che vuoi dire?
-  vero; lo spazio non ha limiti. E quelle stelle che si osservano col, di tutte le grandezze, a diverse distanze dall'ammasso, sono esse pi vicine rispetto a noi o pi lontane?
- Pi vicine, senza dubbio. Non ne vedi tu una abbastanza brillante, un po' verso la destra?
- No, non vedo bene - diss'ella, scostando la testa dall'oculare.
Dargilan si avvicin per guardare nell'equatoriale. Stella si teneva ritta in piedi vicino a lui e le loro due teste si sfioravano.
- Tu odori troppo di gradevoli profumi - diss'egli, cingendole le braccia intorno al collo. - Io cercavo... ma, no, il sambuco non  ancora fiorito.
- Mio Raffaello; ti amo!
- Carina mia, oh! mia incantatrice, vuoi tu che ti dica quel che ne penso? Ebbene! Guarda: non v'ha nulla di pi bello di una bella fanciulla.
- Signor astronomo... e le stelle?
Quella prima sera, la loro osservazione astronomica, appena incominciata, fu d'un subito troncata.
...
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...
Capitolo 20.
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LA VITA IN DUE CONTINUA.
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All'indomani sera, la notte era altrettanto bella quanto la vigilia.
- E il gruppo d'Ercole? - disse Stella. - Ieri sera tu hai tutto d'un tratto interrotta l'osservazione che stavamo facendo, ed io lo rimpiango.
- Veramente? lo rimpiangi per davvero, fortemente?
- Tu non vuoi comprendere che io adoro l'astronomia. Ebbene; questa sera stessa io risalgo nella mia cupola, e chi mi ama mi segua.
Un momento dopo, il magnifico ammasso di stelle era di nuovo nel campo dell'equatoriale.
- Tu mi dicevi che vi ha una piccolissima stella vicina meno brillante. La vedo.
- Ebbene, mia cara; allorch il tuo duplice  passato di l l'altra notte, ero occupato ad ascoltare i battiti del pendolo ed a contare per sapere quanti minuti secondi di distanza vi erano tra l'ammasso e la stella.
- Con quale scopo?
- Con quello di sapere innanzi tutto e di determinare in seguito la posizione esatta dell'ammasso: poi per scoprire se questa distanza ha variato.
- La si  dunque misurata?
- S, ed  uno dei fascini dell'astronomia. I nostri occhi si fissano oggid sopra punti celesti sui quali gi si sono arrestati intelletti di persone che noi veneriamo. Cos Messier ha osservato e descritto questo ammasso il 18 marzo 1781; Guglielmo Herschel il 15 agosto 1783; Lalande il 25 maggio 1795 (nel momento pi burrascoso delle giornate tumultuose di Pratile dell'anno III); Bode l'aveva gi osservato nel 1777; un astronomo poeta, osservatore esatto e preciso nel tempo stesso, Danest, l'ha in ispecial modo misurato e minuziosamente descritto il 23 ottobre 1863; egli va in estasi sulla sua splendidezza e, nella sua bella lingua latina, lo chiama: "acervus adspectu jucundissimus." Ebbene; in quell'anno, la distanza fra l'ammasso e la stella era di trentatr minuti secondi e mezzo. Se lo vorrai, noi la misureremo insieme questa sera.
- E in qual modo?
- Oh!  cosa semplicissima! Tu non avrai che ad ascoltare i battiti di questo pendolo e a contare a voce alta allorch io te lo dir.
- Questo pendolo? Ma, esso segna le diciassette!
-  un pendolo siderale. Anche sotto questo rispetto tu vedi che gli astronomi vivono all'infuori del mondo, n hanno le ore volgari. Se volessi sapere che ora  al presente pel pubblico, consultando questo orologio, bisognerebbe fare all'uopo tutto quanto un lunghissimo calcolo. Quella che tu vedi segnata su quel pendolo  l'ora delle stelle, l'ora del loro passaggio sul meridiano.
- Come  dilettevole! Cos, noi non abbiamo l'ora degli altri!  quanto pare anche da undici giorni, a quanto sembra, da che sono qui venuta. Il nostro cuore  un pendolo siderale. Hanno dunque tutti gli astronomi quell'ora ad un tempo?
- S; osservisi il cielo in America, nell'Africa, in Asia e in Europa,  quella l'ora che ci regge. Noi siamo una societ a parte. E, come te lo dicevo poco fa, questa societ vive attraverso i secoli.  l'identica ora che Herschel ha consultato allorch, or son pi di cento anni, osserv quello stesso ammasso nel cielo. Sia che si ispezioni il cielo dall'Inghilterra, come Herschel, dalla Danimarca come Danest, dalla Germania come Bode, da Parigi come lo faceva Messier, o dai Pirenei come noi facciamo questa sera, siamo sempre nel cielo e non conosciamo, n mai abbiamo conosciuto, n mai conosceremo le divisioni delle frontiere...
- Viva l'astronomia! Gli astronomi sono fortunati mortali. Ma, per qual motivo non si adotta nel pubblico questa divisione del giorno in ventiquattro ore, in luogo di quella di due volte dodici ore, come fanno i fanciulli?
- Pel motivo che sarebbe cosa troppo semplice, troppo ragionevole. Vuoi tu noverare i battiti del pendolo?
- S. Uno, due, tre, quattro...
- Aspetta. Tu incomincerai nel momento preciso in cui io dir top.
- Ecco: sono pronta...
- Top!
- Uno, due, tre, quattro... trentatr, trentaquattro.
- Top!
- Trentaquattro e mezzo. Vi  un minuto secondo di pi che nel 1893.
"Bisogner ripetere l'osservazione un gran numero di volte per accertarsi della sua precisione. Supponiamo che questa differenza di un minuto secondo sia certa. Parrebbe che un minuto secondo non dovesse contare per nulla! Ebbene;  invece una differenza enorme! Questa differenza ci farebbe edotti che l'ammasso, o la stella vicina, o tutti e due, si sono spostate nella direzione est-ovest. E, con elementi sufficienti di calcolo, troveremmo senza dubbio col un movimento ragguardevole, non soltanto di centomila chilometri all'ora, come la Terra nella sua traslazione annua intorno al Sole, ma di duecento, trecento, quattrocentomila chilometri all'ora e pi. La misura in s stessa sembra alquanto prosaica. Contare uno, due, tre, quattro, non  un'operazione trascendente. Ma quanto il risultato  attraente allorch ne mostra in tal modo tutti i soli lanciati nello spazio con una velocit vertiginosa!
- Oh, per parte mia, non trovo le cifre noiose quanto si dice, ed io ho risolto in collegio molti problemi e vi ho imparato la geometria. Sto anche per imparare i logaritmi.
- Oh! quanto a questo, signorina, angelo mio, mi vi oppongo in modo assoluto. Le matematiche non sono studio da donnicciuole.
- Gi, tiranno!
- S, cara mia. Gustate della scienza tutto quanto essa ci d di piacevole, ma evitate di diventare troppo tecniciste, ch vi verrebbe in uggia. Mi stupisce che tu non abbia le cifre in orrore, ma non essere una matematica; ci non  indispensabile alla nostra felicit.
- Sar quel che tu vorrai. Sai tu ci che amerei vedere stasera? Ne ho fantasticato pi d'una volta. L'anno scorso tu mi parlasti di stelle colorate, belle come pietre preziose, veri smeraldi, zaffiri, rubini, granati, topaz, ametiste. Le ho appena intraviste. Vorresti tu mostrarmene qualcuna?
- Benissimo, e vi pensavo per l'appunto. Mi accingo a presentarvi, signora, la stella R della Lepre e la stella R del Leone. Eccola: guarda!
- Quale strana colorazione su quello sfondo di cielo pressoch nero!  un rubino, una goccia di sangue luminoso! Ne ho quasi paura.
-  un sole che si estingue.
- Tutte le stelle diventeranno rosse estinguendosi?
- Probabilmente.
- Allora, questa  vecchissima. Essa non fu creata nel medesimo tempo delle stelle bianche, della mia bella Vega, per esempio!
- Oppure essa  invecchiata pi rapidamente. Ma tu non credi pi oramai che tutte le stelle siano state create nel giorno medesimo - aggiunse egli sorridendo.
- No. I tuoi libri mi hanno fatto comprendere l'eternit. Si conoscono molte stelle rosse?
- Tu hai davanti agli occhi un catalogo che ne contiene 766.  una minoranza nel cielo. In generale le stelle sono bianche.
- Non si tratterebbe dunque d'una prima creazione, d'un primo tentativo che non sarebbe riescito?
- Perch non riescito?
- Perch sono gi pressoch morte.
- Ma se esse datano da una eternit prima delle altre? E poi, tutte le stelle che noi vediamo nel cielo saranno estinte un giorno, tutte, senza eccezione.
- E allora?
- E allora il cielo rimarr costellato come oggid, e non saranno pi le medesime stelle.
- E chi avr creato le nuove?
- Ecco; contempla!
Durante questa conversazione, l'astronomo aveva diretto il telescopio verso una nebulosa gasosa che si trova nella costellazione del Drago, precisamente al polo dell'eclittica e che  la prima di cui l'analisi spettrale abbia provato la costituzione gasosa.  una nebulosa senza alcun dubbio e non gi un ammasso di stelle che la distanza renderebbe nebuloso;  un universo in formazione, una genesi di mondi in via di formazione.
- Pallido fiocco di gas! - disse ella.
- Con condensazione centrale: il sole di quel futuro sistema.
- Essa  un po' azzurrognola.
- S;  una nebbia cosmica.
- Piccina e stentata.
- Pi vasta che non tutto il nostro sistema solare, bench l'orbita di Nettuno misuri quasi nove miliardi di chilometri di diametro. Noi assistiamo da qui alla sua creazione.
- A quale distanza?
- Ancora sconosciuta. Ma la luce impiega forse migliaia, milioni d'anni a giungerci di l.
- Allora, noi la vediamo quale era nel momento in cui  partito il raggio luminoso che ci arriva oggi. Forse, nel momento attuale, essa  trasformata in sole ed in pianeti. Ma, noi vediamo quel ch'era allora e non ci che  oggigiorno.
- S; sono le voci del passato che noi intendiamo.
- Come se noi parlassimo con un essere che fosse morto da centomila anni!
- E se i suoi pianeti sono abitati, si vede di laggi la Terra e tutto il nostro sistema solare quali erano prima della creazione dell'uomo.
- Amor mio, incomincio a comprendere ci che tu dicevi, che cio gli spettacoli della Terra non sono che un segno in confronto a quelli dell'eterno universo. Ma, bisogna che ti faccia una confessione. Questi abissi dell'tere celeste mi dnno le vertigini, quali provai l'anno scorso in cima al picco di Paujaston.
Ella era tutta commossa e tremante.
- Non ero mai andato s lontano col pensiero - aggiunse.
- Vuoi tu vedere un quadro ancor pi meraviglioso? Osserva!
- Oh!  cosa inaudita. Quale immensit!  una nebulosa essa pure! Che meraviglia!
- S, una vera meraviglia, una delle pi ammirabili del cielo tutto quanto.
- E anch'essa  altrettanto lontana?
- Ad una distanza sconosciuta. Nell'infinito.
- Ti ho promesso delle pietre preziose. Guarda queste dunque.
- Topazio e smeraldo. Quale splendore! ...
- La stella doppia gamma di Andromeda.
- Ne vedo anzi tre; una piccolissima azzurra a fianco della verde.
- Guarda ora questa.  la stella doppia Albireo.
- Oh! - ella esclam; - riescirebbe impossibile rappresentare con la pittura quei colori luminosi... a meno che non si potesse immergere un pennello nell'arcobaleno e dipingere su una lastra d'avorio translucida.
- E questa? la si chiama pulcherrima "la pi bella".  il nome che avrebbe dovuto darti la tua madrina.
- Non ti piace dunque Stella?
- Ho spesso associato i due nomi pensando a te ed al cielo. Non sei tu per me la pi bella delle stelle?
- Mostrami ancora una stella doppia.
- Eccone una minuscola, delicatissima.  eta di Cassiopea.
- Oh, che vaghissima miniatura! Com' bella!
- Ebbene, rifletti, guardandola, che un milione e quattrocentocinquantamila terre come la nostra rappresentano appena il peso di quella graziosa coppia, in apparenza s minuscola e s modesta. Come la goccia di rugiada che riflette in s l'universo, questo piccolo diamante doppio perduto nell'immensit dei cieli riassume in s l'universale attrazione dei mondi e la vita infinita.
Essi continuarono, in quella prima sera, a fare un viaggio nel cielo telescopico, e fu con gioia che l'apostolo del cielo dischiuse davanti agli occhi meravigliati della sua compagna l'opulento scrigno delle curiosit siderali. Poi essi ragionarono di quella infinit di soli, dei sistemi che gravitano intorno ad essi, degli esseri che possono esistere in quegli innumerevoli soggiorni.
Stella si preoccup di quegli esseri sconosciuti. Ella sapeva gi per mezzo dei libri del suo caro autore che la forma umana terrestre  una conseguenza delle condizioni della vita alla superficie del nostro globo. Apprese per di pi che la vita incominci sulla Terra merc una combinazione del carbonio coll'idrogeno, l'ossigeno e l'azoto; che gli organismi sono tutti qui composti di carbonio, ma che si possono imaginare esseri diversamente costituiti che sarebbero, per esempio, combinazioni della silice coll'ossigeno, formati di cellule organiche assolutamente diverse dalle nostre.
Essa lo interrog sui sensi extraterrestri di cui questi esseri possono essere dotati, ed egli le narr della variet gi tanto curiosa degli esseri del nostro mondo, delle formiche a cui la natura d le ali il giorno del loro matrimonio e che si elevano nell'atmosfera elettrizzata per amarsi e morire; delle piante che, in altri mondi, potrebbero essere dotate di un'anima e pensare; degli esseri che, formati d'amianto, sarebbero incombustibili; di paesaggi che possono essere luminosi nelle ore notturne merc la fosforescenza; degli occhi il cui sistema ottico differente dal nostro, vedrebbe ci che noi non vediamo e non vedrebbero quel che noi osserviamo, ecc. Conclusero che gli abitanti degli altri mondi non ci rassomigliano e Stella ne prov qualche rammarico.
- Vuoi tu vedere Giove? - diss'egli. - Siccome egli passa per l'appunto nel meridiano, mi affretto a collocarlo nel campo del telescopio e potrai esaminarlo a tuo agio. 1 suoi quattro satelliti sono opportunamente collocati, due a destra ed uno a sinistra, e, se osservi con molta attenzione, uno  davanti, accompagnato dalla rispettiva ombra nera.
-  su quel globo, mille e duecento volte pi voluminoso della Terra, che io peserei trentasei chilogrammi, mentre non ne peserei che ventidue su Marte?
- Or vedi quali differenze, soltanto su tre mondi del nostro sistema e dal solo punto di vista della gravit. Bisogna rassegnarci alla conclusione che gli abitanti degli altri globi non ci rassomiglino, e al fatto che noi cangeremmo di forme quando li abitassimo un giorno.
- Cos' che s'ode?
-  il movimento d'orologeria.
Un rumore sordo, leggermente cadenzato, derivava dal procedere del congegno d'orologeria racchiuso nel piede del telescopio. Quest'ultimo, trainato da quel movimento come un ago colossale, girava in senso contrario alla rotazione della Terra e conservava l'astro immobile nel suo campo. L'osservatore occupato nello studio d'un astro segue quell'astro nel suo corso apparente, e la Terra gira in qualche modo sotto i suoi piedi senza ch'egli se ne accorga.
Quel rumore, monotono come il mormorio dell'acqua di un fiume, sembra mettere in evidenza il silenzio piuttosto che diminuirlo.  la calma, l'isolamento, il raccoglimento d'un santuario. Ci si sente lontani da tutto. Talvolta l'osservazione  penosa, difficile. Trattasi, in posizione spesso faticosa, di attendere che si verifichi un fenomeno celeste, di coglierlo al volo, di determinare il momento preciso del passaggio di un punto dietro un filo di ragnatela teso sull'oculare del telescopio, di misurare una distanza infinitamente piccola in apparenza, infinitamente grande in realt.
L'astronomo, in seno alla notte silenziosa,  ad un tempo giudice e sacerdote, giudice delle leggi dell'Universo, sacerdote dell'Eterno. Isolato in faccia dell'infinito, egli vede roteare intorno a s i cieli e i mondi, e, tentando di soffermare il suo pensiero sull'ordine invisibile che regola il cosmos, si sente trascinato egli stesso nell'inesorabile movimento delle cose. Allorch il movimento d'orologeria si arresta, il silenzio assoluto che gli tien dietro sembra talvolta immergere il contemplatore nell'immensit dello spazio e abbandonarlo al nulla.
Raffaello e Stella uscirono sul terrazzo per contemplar Giove ad occhio nudo in mezzo alle stelle.
- Guarda che luce subitanea! Guarda, presto.
- Un bolide. Non ne avevo mai visti.
- Osserviamo, e sopratutto non una parola.
Un magnifico bolide, infatti, attraversava lentamente il cielo dall'est all'ovest. Essi ebbero il tempo, senza perderlo di vista, di vederlo farsi grande ancora fino ad eguagliare in grandezza il quarto del diametro della Luna, di veder cangiare il suo colore da verde smeraldo in un bianco abbagliante, e scoppiare poscia dopo di aver gettato una luce vivissima su tutto il paesaggio.
- Zitto - disse Raffaello ponendo due dita sulle labbra di Stella che incominciava ad esprimere la sua ammirazione. Ascolta; non una parola!
In un batter d'occhio, un rumore sordo risuon alle loro orecchie, susseguito da un lungo rombo di tuono. Si vedeva ancora, sotto la forma d'una leggera nuvola bianca, il posto in cui il bolide era scoppiato.
- Ottantuno.
- Ottantuno cosa?
- Ottantuno minuti secondi. In questa atmosfera, la velocit del suono  di 330 metri per minuto secondo. Il bolide  scoppiato a 26.700 metri da qui, a circa 22 chilometri di altezza.
- Hai fatto bene ad impedirmi di parlare - esclam ella. - Dio mio! che bello spettacolo! Quale maest nel suo percorso celeste! Mi sarei estasiata s da non porvi mai fine. Tu non avresti allora inteso il rumore dell'esplosione. Cos' un bolide?
- , in generale, un minerale nel quale il ferro domina, il quale, attraversando lo spazio celeste, ci incontra sulla sua strada e penetra nella nostra atmosfera. Tu sai che il nostro pianeta voga nell'immensit con una velocit di trenta chilometri per minuto secondo; la velocit dei bolidi  dai quaranta ai cinquanta chilometri. Allorch essi incontrano il nostro pianeta di fronte, le due velocit addizionandosi rappresentano dunque da settanta a ottanta chilometri per minuto secondo.
- Per minuto secondo?  incredibile.
- Ed  appunto questo che causa la loro esplosione per effetto della spaventevole compressione d'aria che il bolide determina davanti a s. Generalmente esso scoppia come hai visto test.
- Se giungessero fino alla superficie della Terra, potrebbero cagionare degli accidenti.
- E se ne hanno esempi. Il palazzo di giustizia di Parigi and bruciato nel 1618 per la caduta di un bolide.
- Sono essi talvolta molto grossi?
- Alcuni pesano migliaia di chilogrammi, ma non sono che piccoli frammenti. Vado a cercartene alcuni campioni che posseggo nella mia collezione.
- Oh! - diss'ella, prendendoli religiosamente l'uno dopo l'altro fra le mani - non  senza emozione che tocco questi messaggeri del cielo. Da dove vengono essi?
- Da diverse fonti senza dubbio. Dalla Luna... dai pianeti... da antichi vulcani della Terra, inquantoch il calcolo mostra che, lanciati con una certa violenza, taluni proiettili potrebbero scostarsi a distanze immense e non ricadere che dopo migliaia d'anni, ed anche viaggiare senza mai far ritorno verso la Terra... fors'anche dalle esplosioni solari che noi osserviamo da qui, come sai. Alcuni possono venire dalle stelle e portarcene le notizie. Oh! notizie in verit molto antiche. Per giungere dalla stella pi vicina, una cometa, un bolide, un uranolito non impiegherebbe meno di sette milioni d'anni.
- Sette milioni d'anni! oh! come sarebbe bello star coricati tutti due in un bolide per tutto quel periodo di tempo!.. O mio Solitario, abbracciami! Tu mi dimentichi.
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Capitolo 21.
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LA VITA IN DUE SI PERPETUA.
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Stella s'era di continuo, con amore, con passione, associata interamente e senza riserve alla vita del Solitario, vita laboriosa di cui ella non aveva avuto alcuna idea e che tutto ad un tratto s'era sostituita all'oziosaggine mondana d'altri tempi. Ella aveva sentito la sua vita affermarsi, accumularsi, traboccare nella felicit e nella gioia. Le parve fin anche di non avere fin allora vissuto.
Innamorati come due pazzi, essi lavoravano altres come due saggi. Ella lo aiut nelle sue indagini, lesse austeri libri di scienza, divenne il suo segretario, tradusse per lui memorie scientifiche inglesi, tedesche, italiane, spagnuole che egli non aveva il tempo di scorrere, fece osservazioni con lui, disegn le curiosit del cielo, e prov perfino piacere a mettere insieme delle cifre.
Ma non divent mai una donna scienziato, un'affettata scrittrice, un critico letterario, e rimase sempre femminina, fantasiosa, artista elegante, graziosa, senza ambizione intellettuale apparente, e, tuttavia, sempre pi appassionata per le scoperte cos essenziali e tanto rapide della scienza contemporanea.
A poco, a poco, nella sua mente, ella aveva diviso l'Umanit in due categorie, coloro che conoscono le nozioni essenziali dell'astronomia, e coloro che le ignorano.
I primi, si diceva ella, sanno dove sono e vivono nella luce: i secondi sono ciechi, e tutta la creazione rimane per essi lettera morta. Questa divisione era altrettanto assoluta per lei quanto quella che esiste fra il giorno e la notte.
Stella scoperse che il Solitario melanconico dell'anno precedente aveva un carattere assai allegro, giocondo e infantile. Le nubi della sua fronte si erano dileguate al suo sole: il giovine filosofo era felice, pienamente felice. Giammai infatti non aveva ella notato su alcun volto umano una cos luminosa serenit. Si sentiva che la noia, l'invidia, l'ambizione, un rammarico qualunque non avevano mai sfiorato, offuscato, lasciato rughe su quella pura fisonomia. Senza dubbio, il sognatore rimaneva talvolta pensoso per ore ed ore, ed ella vedeva passare sulla sua fronte le idee profonde che si associavano sempre in lui alla ricerca dei grandi problemi. Ma quella fronte era calma, quegli occhi apparivano brillanti e chiari, le estremit della bocca si volgevano al riso esse pure, e da quella fisonomia aperta e tranquilla, traspariva la felicit interna della mente, costantemente occupato in ricerche d'ordine intellettuale.
- Sai tu, Raffaele mio - le diceva ella un giorno - che senza di me la scienza ti avrebbe divorato?
- In qual modo?
- S e vi ho pensato spesso durante il lungo inverno della mia attesa. Per gli scienziati come te, onesti, disinteressati, pei quali la scienza  uno scopo sublime e non un mezzo per conquistare posti ed onori, la vita  una devozione perpetua, un'abnegazione assoluta di tutto. Io lo vedevo bene: essa ti aveva inglobato, per cos dire, intieramente, e tu non godevi pi affatto della vita.
"La scienza, vedi,  una bella donna, una donna ammirevole, dal viso seducente, che si fa adorare dal suo amante, lo appassiona nel massimo grado, gli fa tutto abbandonare, tutto dimenticare, tutto sprezzare per essa. Egli l'ama, gli d la sua vita intiera, le sue forze, l'anima sua.
"Poi, un giorno, egli sente un leggiero impaccio ai suoi piedi, intorno alle sue caviglie. Questo avvolgimento sale, sale, intorno alle gambe, intorno al corpo, fino al cuore, fino alle braccia paralizzate nelle sue spire, fino alle spalle, fino al collo, e il serpente dal viso sorridente rinserra sempre pi il povero amante, lo soffoca, lo schiaccia e lo maciulla tutto quanto s che la vittima cade ipnotizzata sorridendo ancora al divino mostro... Mio povero amico, se io non fossi venuta, non avresti tardato a scendere sotterra, senza aver visto il Sole. Tu eri nato per la felicit, ma ti mancava qualche cosa, un nonnulla, ti mancava Stella.
- Caro nonnulla, tu sei il mio tutto. Tu sei venuta ad illuminare ed a coprire di fiori il mio deserto.
Egli la prendeva fra le sue braccia e la copriva di baci.
- Mio diletto, io sono cosa tua. S, come me lo avevi fatto presentire, l'amore  una schiavit. Ma  s dolce l'essere la tua schiava.
E cos, costantemente, si comunicavano tutte le loro impressioni. L'antico silenzio del chiostro aveva fatto luogo ad un cicaleccio d'uccelli in tripudio. Ognuno dei due pensava apertamente, e, per di pi, entrambi notarono spesso che i loro pensieri erano s vicini che s'intendevano senza parlare. E anzi un egual sentimento parve svegliarsi nei loro cuori, quello cio d'aver gi vissuto, d'aver conservato talune idee, talune preferenze acquistate in un'esistenza anteriore e d'essersi gi conosciuti. Un'affinit misteriosa sembrava avvincerli l'uno all'altra per mezzo di vincoli predestinati. Ella lo amava senza alcuna riserva: lo aveva nella sua anima; lo aveva nel suo sangue. Ella viveva in lui, egli in lei. E per lo scienziato era davvero diventata la sua atmosfera, l'aria che egli respirava.
Un altro giorno, alcune settimane dopo il suo arrivo, disse a lui d'improvviso:
- Amor mio, quando ci sposiamo?
- Quando tu vorrai.
- In chiesa od al municipio soltanto?
- Come preferisci. Negli Stati Uniti ed in Inghilterra, ci si accontenta spesso d'una brevissima cerimonia presso un pastore protestante, e la si celebra talvolta nella casa stessa, a mezzanotte. Lessi anzi, l'altro giorno, il resoconto di un matrimonio religioso fatto col mezzo del telefono. In qualche caso si va semplicemente a far la propria firma da un console. Tutte queste convenzioni sono degne di rispetto, ma non sono che convenzioni sociali. Potremmo cos anche noi andare un giorno a sposarci a Bosost.
- In Spagna?
-  pi vicino di Luchon.
- Ma... sei tu dunque spagnuolo?
- No.
- Sei francese?
- Certamente; ma sono piuttosto europeo che francese, e piuttosto cittadino del globo che europeo, e piuttosto anzi cittadino del sistema solare, e piuttosto, meglio ancora, cittadino del cielo. La Terra  angusta e il nostro sistema solare, di cui il nostro pianeta  un formicaio  abbastanza mediocre esso stesso.
- Conosco le tue idee internazionali... e interplanetarie.
- Per l'astronomo, non vi sono frontiere sul nostro globuccio, n ve ne possono esistere. Del resto, le pretese frontiere non esistono che sulle carte, sui fogli. I campi non cambiano di luogo, e cos pure i coltivatori e i villaggi. Sono i politicanti viventi d'imposte che fanno credere alle frontiere. Quanto a noi, possiamo ben dire che viviamo in cielo.
- Non si pu per andare a celebrare la nostra unione sopra Marte o su Vega. Sai dove mi piacerebbe un giorno trasvolare in tua compagnia?
- Non indovino.
- Che penseresti di Ceylan?  il paese pi bello di tutto il mondo e lo si chiama il paradiso terrestre.
- Noi vi siamo gi nel paradiso, ed ho per fermo che non ve ne sia veruno di pi gradevole del nostro. La Francia, la Spagna e l'India sono tutta una cosa per gli innamorati. Far tutto ci che vorrai, mia cara, e quando tu lo vorrai, sopratutto se...
Egli non termin la sua frase. Il suo pensiero l'aveva penetrata con l'espressione del suo sguardo: ella comprese, divenne rossa come un papavero e si gett al suo collo.
- Come l'ameremmo - diss'ella. - E quanto sarebbe bello quel piccolo amorino ricciuto.
- Per davvero, mia cara, tu hai pensato a... regolare, come si dice, la nostra posizione sociale?
- No; ma io prendo diletto a discorrere con te ed amerei anzi di discutere. Sgraziatamente noi siamo sempre dello stesso parere. Tu mi dici sempre s.
"Ebbene! mi sembra altres che noi siamo un po' maritati, e assai seriamente per di pi, e, vuoi tu che ti manifesti il mio pensiero per intero?... santissimamente? Noi viviamo di carit.
"La nostra religione mi sembra pi vera di quella di papa Alessandro VI e di sua figlia Lucrezia Borgia.
"Essa mi parrebbe altres incomparabilmente pi degna di stima di quella del cardinale Dubois, confidente del Reggente, del vescovo Cauchon, che fece abbruciare come eretica l'ammirabile Giovanna, e di Monsignor Talleyrand-Prigord, vescovo d'Autun.
"Il tuo cielo  pi sicuro di quello di Giosu e del tribunale pontificio che condann Galileo dichiarando eretica la credenza del moto della Terra.
"Mi sento pi vicina al Dio infinito, degli antropofaghi che hanno l'inconcepibile audacia di invaginarsi di crearlo e di cibarsene.
"Posso camminare colla testa pi alta e col cuore pi puro della pia regina Caterina de' Medici e della regina vergine Elisabetta d'Inghilterra.
"E poi, il nostro matrimonio, quale esso , ha questo di particolare che... non pu venirci pel capo l'idea di divorziare.
Nondimeno, un giorno, egli le fece menzione delle leggi necessarie al buon governo della societ, e della necessit che si obbedisca a tali leggi, ed ella s'avvide che poteva essere ad un tempo l'amante e la sposa del suo diletto, e che il suo amore non sarebbe diminuito sottoponendosi a una formalit speciale, cosicch, qualche tempo dopo, il sindaco di Luchon li dichiarava "uniti in nome della legge", essi che lo erano sopratutto e indissolubilmente per mezzo del cuore.
Essi s'amavano. Ci fu chi disse che l'amore nasce da un nonnulla e muore di tutto. E ci  vero quando il fuoco acceso alla celeste scintilla non basta a s stesso. Ma il vero amore si alimenta e si rinnova senza tregua al suo proprio focolare senza mai esaurirsi. Ella provava per lui una passione violenta, e talvolta le contrazioni nervose delle sue mani che stringevano quelle di Raffaello, sembravano comunicargli tutta la sua anima e tutta la sua vita lasciandola dopo un parossismo d'amore, morta e inanimata. Ma l'amore non  forse perpetuamente il sole dell'anima, luce, calore e creazione? Essi erano entrambi quasi in una regione paradisiaca e vivevano in un cielo ideale e divino.
Gli innamorati non sono sempre un pochino dementi? L'ardente e inestinguibile passione potrebbe essa esistere senza mille follie dello spirito e dei sensi? Deliziose fanciullaggini e stravaganti carezze, non siete voi ci che la vita ha di migliore? Questa vita umana passa s presto ed  s facilmente spezzata, che val dunque la pena di darsi tante brighe nel lavoro delle scienze, delle arti, della politica?
A che dunque tutto questo tramesto? Non val dunque meglio il non far nulla e l'amare e il coglier fiori? Tale  la riflessione che si sarebbe presentata all'intelletto d'un filosofo epicureo assistendo ai giuochi di Raffaele e di Stella in quelle "hours of idleness" cantate da lord Byron, il voluttuoso poeta.
Il nostro filosofo un tempo austero, nascondeva tesori di sensibilit che si rivelavano di giorno in giorno, ed era una natura tenera e carezzevole fin l incompresa da lui medesimo.
I loro trastulli amorosi si rinnovellavano senza tregua e si associavano con molta grazia ai loro lavori. Essi non dovevano mai conoscere n la noia, n la stanchezza. Un giorno, dopo la colazione, alle frutta, ella gli porse, con l'estremit delle sue labbra rosee, una bella ciliegia purpurea di cui teneva il picciuolo fra i denti. L'invito era attraente, ed egli le tolse la ciliegia dalle labbra con un bacio. E poi dopo un altro, e un altro ancora.
Non imagin egli, alla sua volta, di togliere poi i nocciuoli dalle ciliegie per piantarli nella terra? Essi uscivano dalla bocca di Stella e gli sembravano pi preziosi dei diamanti. E, una volta messosi in questo ordine di idee, non concep egli il progetto di formare, nel gran giardino incolto dell'antico convento, un piccolo frutteto esclusivamente piantato coi frutti che avessero toccato il suo corpo, il suo corpo adorato? I noccioli di pesche e di albicocche, di ciliegie o di prugne della Regina, le mandorle, le noci, le nocciuole ricevettero una specie di consacrazione amorosa dal contatto di quelle carni amate e furono successivamente confidate, nel corso di quella prima estate, in seno alla terra generatrice. Quale incanto sar il vedere spuntar dal suolo quegli arboscelli nella ventura primavera e il seguire il loro progresso ogni anno man mano che si faranno grandi e si svilupperanno e assaporarne un giorno i frutti!
- Raffaello mio, tu sei veramente pazzo sotto ogni rapporto! - ella diceva.
Stella lasciava ch'egli facesse a piacer suo, e quei frutti preziosi producevano dal contatto del suo corpo idolatrato una specie di parentela con lei e fu con raccoglimento, con una cura gelosa, ch'egli cerc nell'antico frutteto del convento i migliori luoghi per affidare alla terra vergine i suoi semi nuziali. Egli scorgeva gi nell'avvenire quei ciliegi, quei peschi, quegli albicocchi, quegli alberi di prugne e di nocciuole, quei noci, fremere coi loro rami al soffio dei venti primaverili, e dar fiori e frutti.
"Ma - pens egli - amerei avere altres un boschetto che mi venisse da Stella per coricarmi un giorno alla sua ombra, un boschetto di alberelli!" - e una bella sera egli le port castagne, marroni, ghiande di quercia da lui racimolati nella foresta, diede ad esse pure il battesimo del contatto carnale, e in un altro lato del giardino, le piant a foggia di boschetto. E, senza ben calcolare il numero degli anni che sarebbero stati necessari perch si avessero alberi veri d'una certa dimensione, prov una felicit squisita nel mettere l pure qualche cosa della sua diletta, un dolce ricordo che prenderebbe corpo e vivrebbe nell'avvenire, conservando segreti fatali, come gli alberi antichi di Dodona che rinserravano oracoli!
Il suolo era eccellente ed egli scelse per ogni specie di albero una posizione appropriata alla sua natura vegetale, releg le querce e i vegetali pi rustici proprio vicini all'Osservatoria, sulla gelida altezza, e riserv gli albicocchi e le piante di pesche per un recinto al piede del dirupo, ove il sole di Spagna le maturerebbe indubbiamente.
Stella gli porgeva ascolto non senza un segreto godimento; ella era felice di sentire che egli voleva circondare interamente la sua vita e il suo soggiorno di tutti gli echi possibili della loro dolce musica d'amore.
E gi colla primavera seguente essi scorsero in realt spuntar da terra piccole quercie e prugnoli, e minuscoli alberi di ciliegie e di noci. E poich un giorno egli contemplava con amore quel piccolo vivaio, pensando all'origine sua:
- Paradiso! - esclam egli. - Sai che paradiso vuol dire giardino. Giardino di delizie! Questo vecchio convento non aveva pi nome; noi lo chiameremo "il Paradiso."
Essi vivevano in particolar modo per l'intelligenza, per l'imaginazione, per l'arte d'amarsi, poco si curavano dei materiali piaceri della tavola che occupano un s gran posto nella vita degli uomini in generale, e non pensavano menomamente a tutto ci che concerne gli agi della vita. Pur restando accuratissima in tutto quanto riguardava la sua persona, ed avendo conservato con cura il suo corredo nuziale di biancheria d'una estrema finezza, Stella s'era assuefatta alla semplicit ed alla frugalit del Solitario. Come lui, ella non aveva mai sorseggiato n caff, n liquore qualsiasi, e queste specie di esigenze moderne non le cagionavano veruna privazione.
Essi continuavano a vivere al di l delle nubi, librandosi nel cielo luminoso ed infinito. Si sarebbe potuto credere che fossero le due ali di una stessa anima.
Mille fatti, in apparenza insignificanti, davano a tutti e due le prove costanti della pi profonda tenerezza. Eccone, per esempio, alcune manifestazioni.
Un giorno, mentre facevano colazione in faccia l'uno all'altro (i primi anni, non avevano potuto esimersi dal restare invece a fianco l'uno dell'altra, ma, dopo aver ricevuto alcune persone, s'erano adattati a conformarsi all'uso), ella era stata allegrissima e aveva molto riso durante tutto il tempo del loro pasto, allorch d'improvviso il suo volto si fece convulso, i suoi occhi si empirono di lagrime e scoppi in singhiozzi.
- Che hai dunque? - diss'egli. - Ho gi notato altre volte questi tuoi cangiamenti d'umore subitanei senza poterne comprendere sillaba.
- Ti contemplavo - ella rispose. - Vedevo i tuoi occhi brillare...
E scoppi di nuovo in singhiozzi nascondendo fra le mani la sua testa.
- Tu hai non so che di straordinario! - esclam egli.
- Oh! amor mio! tu lavori troppo! Oh! quegli occhi! se mai li perdessi! Quando penso che tu morr...
Non pot terminare la sua frase e il viso apparve inondato di lagrime.
Talvolta ella lo guardava in silenzio o meglio lo contemplava e poi si precipitava su di lui, lo stringeva con violenza fra le sue braccia e copriva il suo viso, i suoi occhi, la sua fronte di baci reiterati.
Ed egli non passava mai vicino a lei senza farle una tenera carezza, n usciva mai, foss'anche per un'ora, senza baciarla, n mai s'addormentava, n si svegliava mai senza che il suo ultimo pensiero della sera, il suo primo pensiero di ogni nuovo giorno fossero esclusivamente per lei.
Una vita siffatta era seria ed era gradevole, piena d'incanti. L'amore  per davvero una luce celeste.
L'ammirabile natura che li circondava era un quadro degno di quel delizioso idillio. Essi comprendevano e amavano tutti e due quei grandi spettacoli. Nelle loro passeggiate sotto i boschi, i loro cuori cinguettavano coi nidi, si aprivano coi raggi del sole, si elevavano coi profumi delle piante e dei fiori.
Le forme contorte delle nubi che corrono nel cielo, trasportate dalle correnti piovose del sud-ovest, il sano e penetrante odore degli alberi dopo la pioggia, i tepidi soff che sussurrano attraverso i rami, il rischiararsi del paesaggio al calar del sole, il venticello che olezza e purifica, il mormorio lontano dei torrenti, il trillar sordo e monotono dei grilli al cader nella notte, il richiamo dei cuculi, il grido stridente dell'uccello canzonatore che fugge via, le farfalle che s'inseguono, tutta questa vita intensa e perpetua dell'immensa natura s'associava alla loro, e talvolta essi si sentivano i padroni di quei superbi Pirenei che aprivano ad essi tutti i loro tesori di vitalit, ai due amanti, signori della terra e del cielo.
Essa amava il chiaro di luna, questa dolce e verginale luce che sembra riunire la Terra al cielo e che, penetrando l'atmosfera d'una specie di vapore etereo, versa un fascino s misterioso sul sonno della natura. Le bianchezze sono pi candide, le ombre pi nere. Figure fantastiche si disegnano negli alberi lungo la via, e abissi si aprono ai piedi dei dirupi.
Sopra la strada biancastra, le loro due ombre non ne facevano che una, un'ombra doppia capricciosa, variante. Nelle sere d'estate, l'aria rimaneva ancora intiepidita dai calori del giorno. Essi andavano spesso silenziosi, lungo la strada bianca, fra gli alberi, seguendo muri e muricciuoli, producendo un giuoco di profili ammirabile.
- Guarda ! - diceva egli - si crederebbe che io t'abbracci, e non ti tocco nemmeno. Ecco l'imagine della storia. Si crede di saper tutto e non si sa nulla del fondo delle cose.
- Osserva come camminiamo bene insieme! - rispondeva ella. - Vuoi ch'io sia pi piccola? Non ho che da abbassarmi un poco. Ti riconoscerei da lontano, da null'altro che dal profilo della tua ombra.
Ed egli si volgeva indietro per contemplarla. La carnagione del suo collo era bianca come il latte; il suo braccio, ch'ella aveva appena alzato, e di cui la manica cadeva in basso, era un marmo di Paro; i suoi occhi mandavano scintille e i suoi dentini parevano perle candidissime.
Occorreva fermarsi? E l'amoroso scienziato la prendeva fra le sue braccia e la copriva di baci. Ella era troppo bella in quella luce celeste, n mai il suo bel corpo gli era parso d'una bianchezza cos abbagliante. Egli avrebbe voluto vederla tutta, come Venere uscente dalle onde, in quel chiarore irradiante.
- Eh! via, signor Astronomo, non si pu mai fare con lei una passeggiata sentimentale. Voialtri uomini, ci amate coi sensi.
- Noi altri uomini? Si crederebbe che tu ne abbia conosciuto una brigata intera.
- Raffaello!
- Ebbene, s; noi siamo uomini. Non io per; tu sai bene che io ti amo coll'anima mia.
- Non ti credo pi. Tu non puoi mai restare tranquillo, e sai, Raffaello mio, che tu mi rappresenti tutti gli uomini sotto un aspetto pi perfetto. Orbene, il pi perfetto fra di voi  ancora troppo materiale. Quanto a me, non ho bisogno di siffatte dimostrazioni. Sarebbe tanto bello andare cos, la mano nella mano, tranquillamente, senza...
- Senza?... senza baciarci?
- No; baciandoci pure, se cos ti piace, ma piano, con gentilezza, senza quel fare selvaggio che tu assumi talora come se volessi divorarmi.
- O mia adorata Stella, tu parli come una donna.
"Sai tu solamente a che pensavo togliendoti poco fa di dosso la spilla? Non a te.  detta; sei contenta ora? Pensavo alla bella Elena.
- Cosa vai raccontandomi?
- S: non so se ella fosse altrettanto elettrica quanto lo sei tu, ma mi ricordo che i greci davano il nome di elettrono ad un metallo, lega d'oro e d'argento, e che Elena aveva fatto fare una coppa di quel metallo modellata sul suo seno, per offrirla a Paride.
- Mio poeta, lei dimentica l'astronomia. Ma no, guarda; le stelle impallidiscono al chiaror della luna, ma la mia non s'affievolisce punto. Guarda, la vedi tu? Non mi hai mai detto perch la si  chiamata Vega.
- Osserva, l in alto, quella stella scintillante e cos pure le due meno brillanti che l'accompagnano. Gli arabi paragonavano quello loro disposizione ad un vampiro che chiude le ali come se volesse lasciarsi cadere in basso, ed  per questo motivo che la chiamavano cadente, Waki. Questa voce  divenuta Wega poi Vega.
- Ed  verissimo. Allorch Vega  al disotto delle due stelle, par proprio un uccello che cada colla testa in avanti e le ali all'indietro. Al suo fianco invece l'Aquila ha le ali spiegate librantisi sulle rive del fiume latteo.
Nelle loro passeggiate, nei loro discorsi, nelle loro letture, ella s'inizi gradatamente a tutte le curiosit dell'astronomia; poi divenne essa medesima osservatrice eccellente. Dopo aver ammirato i prodigiosi effetti di luce che si ripercuotono sulle montagne della luna in conseguenza del levare e del tramontar del Sole e i meravigliosi merletti dei circhi lunari, le belle sere in cui il primo quarto della Luna riceve l'illuminazione obliqua che d tanto rilievo ai paesaggi del nostro satellite, ella volle altres osservare le macchie del sole e tent di disegnarle. Un giorno, una di quelle macchie era cos grande, che si poteva scorgerla senza l'aiuto del telescopio, se si provvedeva a salvaguardare la vista con un semplice vetro d'un azzurro cupo. Era un bel giorno d'estate e l'ardore del sole intenso.
- Quella macchia, che parrebbe un punto - diss'egli -  quattro volte pi larga dell'intero diametro della Terra.
- Il sole  caldo! - ella esclam. - Tu dici, non  vero, che noi siamo a 149 milioni di chilometri di distanza. Gli abitanti di Mercurio, i quali gli sono quasi tre volte pi vicini di noi, devono esserne arrostiti. Quand'ero fanciulla, chiedevo mi fosse concesso di toccar la Luna con le mani, ma non domanderei certo di toccare il sole.
- Se tu avessi il braccio sufficientemente lungo per giungere fino ad esso, mia bella amica, non ne sentiresti la scottatura.
- In qual modo?
- L'impressione nervosa non  istantanea: essa si trasmette lungo i nervi con una velocit di 28 metri per minuto secondo. La sensazione dell'ustione non giungerebbe al tuo cervello che fra 167 anni.
- Veramente? Oh! nulla eguaglia l'astronomia per piombarci ad ogni istante negli abissi del tempo e dello spazio.
L'innamorato scienziato, come vedemmo, non si concedeva alcun tempo per pensare ai particolari della vita materiale. Assorbito dalla sua scienza, assorbito doppiamente dal suo amore, dimenticava di preoccuparsi dell'avvenire e viveva colla noncuranza dei fanciulli. La sua giovane compagna non vi pensava maggiormente. Due esseri si attaccano forse assai pi l'uno all'altro quando sono in condizioni modeste che non nel lusso e nell'abbondanza.
Un giorno, per altro, un sentimento doloroso lo invit bruscamente a scendere dalle grandi altezze. Era un bel pomeriggio d'estate, e i due avevano fatto un'escursione fra i monti in cerca di fossili dei quali formavano un'ammirabile collezione.
La luce era viva e metteva in rilievo tutti i toni, e la natura inneggiava al creato con un'adorabile sinfonia.
Uscendo dalle ombre del bosco e giungendo sulla strada, il filosofo si accorse che i guanti di Stella erano rotti, che il velluto del suo colletto era ingiallito, e che aveva il manico dell'ombrellino spezzato.
Gi, alcuni mesi prima egli era stato colpito da un atto di abnegazione oltremodo commovente. Stella aveva ereditato da sua madre due brillanti di gran pregio che egli le aveva visto talora alle orecchie. Una certa sera, volendo fare un'esperienza sulla rifrazione, glieli domand.
Ella parve molto imbarazzata e gli rispose a tutta prima che non sapeva ove fossero; poi arross e rimase confusa. Tuttavia egli sapeva bene che Stella glieli avrebbe portati con gioia, quando anche fosse stato per ridurli mediante il fuoco allo stato di carbonio.
- Tu m'hai nascosto qualche cosa - diss'egli.
- S...
- Ti ricordi tu, l'anno scorso, del tuo gran desiderio di far acquisto per la tua biblioteca delle "Memorie della Societ astronomica di Londra?" Io vidi quanto tu lo desideravi e compresi altres che tu vi rinunciavi a motivo dell'alto prezzo di quella bella collezione.
- Duemila e cinquecento franchi.
- S. Ebbene, ti feci credere allora che quella Societ di dotti te la regalava, e tu m'incaricasti di ringraziameli come segretario. Ci ch'io non feci, inquantoch... ero andata un giorno a Luchon coi miei diamanti... un orefice mi offerse per essi per l'appunto duemila e cinquecento franchi, ed io glieli ho lasciati. Non  un gran sacrificio, dato che non li porto. I miei diamanti... sono i tuoi occhi.
Un'altra volta, durante una malattia della moglie del giardiniere, che reclamava vicino a s le cure assidue del proprio marito, gi vecchio e logoro di salute, egli aveva sorpreso Stella che spazzolava i loro abiti, e scorto sopra un'asse le loro scarpe che erano state poco prima da lei lucidate.
Egli prov, per la prima volta, il sentimento d'un nuovo dovere e sent che aveva un imperioso compito di pi. I grandi giornali dei paesi stranieri gli avevano spesso indirizzato domande, da lui lasciate senza risposta, pel fatto che egli preferiva lavorare intorno alle sue predilette ricerche scientifiche, anzich aumentare i propr redditi. Gli sembr ora di dover accettare e di consacrare alcune ore di pi ogni mese a questa questione, disaggradevole per esso, degli interessi materiali. La sua Stella, s piena d'amore e s a lui devota, soffriva forse in silenzio del suo cambiamento di posizione, di cui aveva avuto il brutale acciecamento di non accorgersi. "Angelo adorato! L'uomo  un mostro d'egoismo!"
Da quel momento, la sua decisione fu presa. Invece di inviare il suo articolo mensile soltanto a Parigi ed a Londra, egli lo indirizz nel tempo stesso al Secolo di Milano, ai Novoi-Vremia di Pietroburgo, al Pesti-Hirlap d'Ungheria, all'Aftonbladet di Stoccolma, alla Nacion di Buenos Ayres, all'Universal del Messico, e invece di cinquecento franchi per mese ne ricevette d'allora in poi mille e duecento, senza perdere pi di tre giorni per quel molteplice lavoro.
Talvolta chiese a s stesso se non avesse torto di rifiutare una fortuna; ma sentiva che l'obbligo del lavoro  una legge naturale, utile, necessaria financo al mantenimento della attivit del cervello, e non rimpianse nulla.
Del resto, egli era felice d'essere, per cos dire, forzato a redigere quelle annotazioni sui grandi fatti della scienza contemporanea, e, nel tempo stesso, di diffondere nel mondo le cognizioni scientifiche per inalzare le menti al culto della verit pura. Ci nondimeno lasci inesaudite altre domande di Atene e Costantinopoli, di Berlino, di Vienna e d'Amsterdam, riconoscendo il suo bilancio pi che sufficiente.
D'allora in poi la loro vita materiale fu per entrambi pi provvista d'agi, pi accurata, pi gradevole. Egli prese un servo ed una cuoca, ordin a Stella di rinnovare la sua guardaroba, si occup perfino dei suoi abbigliamenti, volle che ella riprendesse l'abbonamento al suo antico giornale di mode e fece fare i di lei abiti a Parigi. Ma la vita intellettuale rimase sempre in prima linea.
In memoria dei suoi diamanti s generosamente e con tanta semplicit d'animo sacrificati, egli le procur la sorpresa d'un eccellente e magnifico pianoforte d'Ehrard, che ella trov un bel giorno a far pompa di s nella biblioteca. Con qual gioja riprese la sua cara musica, assolutamente trascurata! Nel suo oblo di tutto ella non aveva nulla rimpianto, ma l'apparizione del pianoforte fu come lo schiudersi d'una nuova vita.
Ella sapeva interpretare con un sentimento squisito le ispirazioni musicali, che sono una poesia dell'anima, ed egli l'ascoltava con la gioia intima che si prova a contemplare l'armonia serena d'un bel tramonto di sole. Quali ore deliziose passarono l'uno e l'altra nell'audizione delle celesti sinfonie dei grandi maestri che seppero tradurre in sonorit meravigliose le forze della natura e le passioni dell'umanit!
La loro vita scientifica ne fu ancora pi abbellita, pi dilettata.
Un gran chimico ha detto che la vera felicit gli appariva sotto la forma dello scienziato che consacra le sue vigilie a penetrare i segreti della natura ed a scoprire verit nuove. Come il chimico, come il fisico, come il naturalista, il geologo e l'astronomo fruiscono di quella felicit perfetta ancor pi profondamente, il primo risalendo il corso delle ere mondiali, il secondo penetrando nell'infinito dello spazio, e la loro vita intellettuale si estende per cos dire in una immensit sempre nuova.
Insensibilmente, gradatamente, la felicit di Raffaello era diventata la felicit di Stella.
- Amor mio - gli diceva ella sovente: - mi si offrissero tutti i tesori della terra, tutti i piaceri imaginabili, e mai io non consentirei a tentare di cambiare la mia vita, foss'anco con quella della regina pi invidiata. Il cielo, la scienza, la natura, gli scritti degli uomini superiori, la nostra affezione che ha un non so che d'infinito e che ci inebria... ecco la vera felicit!  troppo, e pavento talvolta che ci non abbia a durare.
...
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Capitolo 22.
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OVE SI PARTE DA LOURDES PER SALIRE A DIO.
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Il dottor Bernard, nelle sue corse nei dintorni di Luchon, veniva di quando in quando a passare un'ora con essi, a discorrere delle novit scientifiche e a portar loro altres una debole eco del mondo dei fannulloni. Egli era sempre lo scettico che abbiamo conosciuto e i pi bei spettacoli telescopici non facevano vibrare in lui veruna corda sensibile d'ammirazione per una causa intellettuale.
Uno dei fatti che avevano pi fortemente agito sulla sua intelligenza per rafforzare e cristallizzare in qualche maniera il suo ateismo, era la storia di Lourdes che aveva avuto luogo nelle vicinanze del sito ove abitava e sotto i suoi occhi. Egli confondeva le religiosi e i sistemi teocratici che, in tutti i paesi, hanno per s lungo tempo asservito le coscienze senza illuminarle, colla religione, col sentimento religioso medesimo, col deismo puro. Non potendo essere cattolico, si credette in diritto, come gi vedemmo, di essere ateo.
Spesso il dottor Bernard discuteva col filosofo, e un certo giorno la discussione si accalor d'improvviso per aver egli, giungendo nella camera degli sposi, ove era famigliarmente ricevuto, scorto un'opera intitolata: Nostra Signora di Lourdes, di Enrico Lasserre.
- Come, signora, legge libri simili lei?
- Leggo un po' di tutto. Questo libro mi ha infatti destato interesse e non sono la prima. Guardi:  giunto al suo trecentesimo migliaio di copie.
-  il pi gran successo librario dall'invenzione della stampa in qua - aggiunse Dargilan.
- E lo sfruttare l'apparizione della signora P... alla piccola idiota  uno dei migliori affari commerciali dell'epoca nostra - replic con certa acredine il dottore.
" l'ufficiale che ha dovuto ridere! - aggiunse egli - specialmente quando vide scolpite in lettere d'oro sopra una lastra di marmo le parole dell'amica sua a Bernardette: "Va a lavarti e mangia dell'erba", confidenza veramente divina e che meritava sicuramente d'essere religiosamente conservata.
"Non trova lei che l'origine di Lourdes ricorda un po' quella del romanzo della signorina della Meslire alla Salette?
- L'amore ha spesso avuto gran parte nelle pratiche di devozione - disse Dargilan. - Possiamo ricordarci altres della storia di Maria Alacoque a Paray-le-Monial e del Padre de la Colombire, allorch si tratt della fondazione del Sacro Cuore. Checch ne sia, la signora P... ebbe un'ispirazione che ha reso milioni e milioni al suo paese, dottore, che deve essergliene ben riconoscente.
- Certamente; non si fu ingrati con essa e tutti parlano a mezza bocca su questo punto. Ma, come si pu supporre che i protestanti non facciano le grasse risa del culto moderno della Vergine Maria? Ma ci che avviene a Lourdes  assolutamente quanto si verificava or son duemila anni nel tempio d'Esculapio a Epidauro. Si hanno le stesse credulit, gli stessi fenomeni nervosi, lo stesso diffondersi della superstizione popolare a cura di sacerdoti preposti a custodia dell'idolo.
- La menzogna religiosa mi indispone quanto voi, - replic Dargilan - ed  per ragion sua che un onesto uomo, il quale faccia uso della sua intelligenza, non pu rinserrarsi nelle formole di veruna religione, inquantoch in tutto s' infiltrata la menzogna.  cosa umana, e d'altronde confessiamo che l'umanit ama di essere ingannata;  quasi un bisogno per essa. Le occorrono illusioni e coloro che mentono a suo riguardo, le rendono servigio. Si abbiano presenti quei vescovi che, dopo la guerra del 1870, fecero inalzare delle statue alla Vergine vicino ai villaggi in cui i Prussiani non erano entrati, Langres, Le-Havre, Poitiers, eec., assicurando che era essa che li aveva protetti. Essi sanno nondimeno altrettanto bene quanto lei e me che non  vero.
"Si guardino gli ex-voto e i ceri di Nostra Signora delle Vittorie perch escano dei buoni numeri nelle lotterie e per il buon esito degli esami!
"E queste superstizioni ingenue sono ancora altrettanto vive quanto lo erano al tempo della dea Cibele. I sacerdoti ne traggono profitto.
"E l'audacia del preteso "Voto nazionale," a Montmartre!
"Ma questi errori della nostra povera specie umana non m'impediscono di credere al Dio assoluto ed integro di Ges, di San Paolo, di Platone, di Marco Aurelio, di Keplero, di Newton, di Pascal, di Linneo, d'Eulero, d'Hugo, pi di quanto vi abbia influenza al riguardo l'errore degli adoratori di Budda, d'Osiride, di Giove, di Teutats e di tante altre divinit imaginarie. L'inconoscibile  pi alto assai.
- La credenza  un sentimento, non scienza. Lalande e Laplace erano atei, e Dargilan  un poeta.
Mio caro dottore: l'astronomo che non vede nel cielo che masse e distanze non dubita della realt, perch la realt  la vista universale irradiantesi nello spazio attraverso l'eternit. Rifiutare alla scienza il sentimento poetico,  ignorare il cuore di tutti gli scienziati che lo provano;  come non aver letto n Keplero, le cui elevazioni sono cos sublimi, n Linneo "che vedeva l'ombra di Dio passare davanti la faccia della natura," n Eulero che consigliava ai pastori d'anime di fare i loro sermoni sulle meraviglie dei cieli, n Pascal intento a perdersi in seno all'infinito fino alla follia, n la maggior parte degli scienziati in tutti gli ordini.
"Senza dubbio vi furono e vi sono specialmente oggi, scienziati assolutamente scettici, e aridi quanto il legno morto; ve ne sono altri che sono antireligiosi per protesta contro i culti, ed altri se ne riscontrano che si occupano della scienza come farebbero di mansioni da drogheria e che non vedono come scopo della vita che il denaro, gli impieghi e gli onori.
"Che prova tutto ci? Nulla contro la scienza in s stessa, la quale li annega nella sua grandezza, e non pi di quel che la dichiarazione fantastica della signora P... e l'intontimento della piccola Bernadette provino alcunch contro il creatore della Via Lattea.
"La scienza, all'incontro,  la sovrana ispiratrice inquantoch essa ha estesi fino all'infinito gli orizzonti del nostro pensiero. L'emozione dell'anima davanti al cielo stellato  ben altrimenti profonda per lo spirito che vede l'isolamento dell'Uomo e della Terra in seno all'immensit senza confini popolata di miliardi d'altri mondi di quel che per l'occhio ignorante che non scorgeva che punti brillanti attaccati ad una gran volta. Non vi  nemmeno alcun paragone possibile fra i due sentimenti, e bisogna non aver mai sentito il fremito dell'infinito e dell'eternit, questo fremito da cui s' talvolta sorpresi d'uscirne fuori vivi per esserne stati presi, per osare accusare la scienza di essere agli antipodi colla poesia.
"Lo studio del cielo mi d di Dio una idea pi alta e pi sublime quale non hanno potuto dare tutte le definizioni umane. L'infinito prova Dio. Ma il Dio degli astronomi non pu essere il Dio degli eserciti, di Filippo II, di Maometto; non versa il sangue n in nome della Croce, n in nome della Mezzaluna, n conduce alle infamie della Inquisizione, n fa abbruciar vivo alcun eretico, n approva la notte di San Bartolomeo, n sostiene l'errore, n condanna Copernico e Galileo, inquantoch egli  la suprema giustizia e la suprema verit e si libra impeccabile nella sua pura luce.
" perch io credo in Dio che non sono cristiano. Tutte queste povere cose mettono nausea al mio sentimento di adorazione. Sarei stato cristiano al tempo delle Crociate, allorch alla voce di Pietro l'Eremita tutti i cuori battevano per la tomba di Cristo; allorch il santo Re Luigi simboleggiava pel suo candore e per la sua piet lo stato d'animo dei credenti; allorch nella irradiazione della fede divina, gli uomini si immolavano con convinzione pel possesso del cielo. Sarei stato cristiano nel tempo in cui la preghiera elevava nell'estasi le vlte gotiche delle tetre cattedrali e si spandeva come un incenso puro nel santuario delle chiese. Sarei stato cristiano coi martiri delle catacombe, allorch le aspirazioni della religione nuova santificavano la umanit e che la parola divina veniva a lavare le anime dalla turpitudine della decadenza romana.
"S, io sar cristiano con Vincenzo da Paola, con Francesco d'Assisi, con Ambrogio da Milano, con Fnelon, colle menti elevate e coi pi grandi cuori; ma non lo sono con san Domenico l'inquisitore, col papa Urbano VIII, che condanna Galileo, con Alessandro VI Borgia, coi massacratori della notte di San Bartolomeo, col vescovo Chancon, che accende il rogo di Giovanna d'Arco, col pidocchioso Benedetto-Giuseppe Labre, cogli amministratori della grotta di Lourdes.
- Ma - replic il dottore - lei potrebbe esserlo altres con Napoleone e col Concordato!
- Lei vuol dire, dottore, che la religione pu essere considerata come un'organizzazione sociale utile ai buoni costumi e al funzionamento d'un governo ben ponderato.  questa l'opinione generale. Il papa, i vescovi, la disciplina ecclesiastica sono gli utili ausiliar del potere, e l'educazione cristiana dei fanciulli li mantiene a lungo in una sana concezione del dovere. Ve l'accordo. Si dice: Siamo cattolici in Francia, protestanti in Inghilterra, musulmani in Egitto, buddisti nel Giappone ed in Cina, come noi diremmo: Siamo buoni cittadini e obbediamo alle leggi.
"Ma, per me, non  quella la religione. Si tratta di essere sinceri. Io non stimo in nessun modo colui che va in chiesa per mostrare ch'egli  "un ben pensante" e per essere scelto dalla madre di una ricca ereditiera. Ho la religione in assai pi alta stima della funzione di una semplice convenienza sociale.
"Il sentimento religioso risiede nell'aspirazione dell'anima verso la verit, nella sete di conoscere i nostri destini futuri, nelle convinzioni spirituali che la scienza fu in grado di fornirci. Il sentimento religioso  essenzialmente personale ed  sincero o non lo . E siccome due verit non possono essere contrarie l'una all'altra, bisogna innanzi tutto che le nostre credenze si accordino con ci che  conosciuto, e sopratutto con ci che noi sappiamo sulla costruzione dell'universo.
"Non  niente affatto sotto la veste di teosofo che le parlo, mio caro dottore;  da uomo di scienza. Disprezzo quanto lei gli uomini che speculano sulla debolezza e sull'ingenuit umana, siano essi sacerdoti o politicanti; abborro l'ipocrisia. Ma, per me, lo spettacolo della natura dimostra la esistenza di una mente direttiva.
"Non vi  il caso cieco; ogni fenomeno  l'effetto d'una causa.
"I fatti osservati, i nidi degli uccelli, il coraggio della madre, lo sbocciar d'una mosca o d'una farfalla, l'allattamento d'un agnello, l'attrazione dei sessi, l'organizzazione del corpo umano, tutto prova uno scopo, un piano nello stato attuale delle cose terrestri.
"L'immensit del cielo, il numero incalcolabile dei soli e dei sistemi, fanno attestazione d'una grandezza davanti alla quale l'uomo non  che un atomo.
"La giustizia esiste nella meccanica celeste, n vi  possibile alcun errore.
"La storia della vita terrestre, dalle pi antiche epoche geologiche fino ai giorni nostri, mostra un progresso graduale e costante. Questo progresso  una legge a cui la natura intera obbedisce ed  legge d'ordine intellettuale.
"Le matematiche, la geometria, la fisica, l'ottica, che opprimono in formole lo stato delle cose esistenti, rivelano una organizzazione intellettuale dell'Universo.
"La nostra facolt di contare, d'astrarre, il nostro sentimento del giusto e dell'ingiusto, del vero e del falso, la bont, la malvagit non possono essere prodotti della chimica cerebrale. Il mondo psichico ha una esistenza altrettanto certa quanto il mondo materiale."
Cos parlava il filosofo, e, una volta lanciato nella sua via, diceva tutto ci che aveva a dire e generalmente lo si lasciava parlare senza interromperlo. Tuttavia il dottore aveva manifestato pi d'una volta segni d'impazienza.
- Mio caro amico - diss'egli tutto d'un tratto, con una grande aria di sdegno - siamo ben vicini al lasciar andare vostra moglie a messa.
- Non sono intollerante e se ella lo desiderasse...
- Raffaello mio, che dici mai! - esclam Stella.
-  una convenzione come un'altra - replic dolcemente l'astronomo. - La signora Littr va a messa e Littr, ateo, la lascia fare.
Ma la bella Stella ne parve contrariata.
- S - ella esclam; - la maggior parte delle donne vanno a messa e vi conducono le loro figlie e i figli, anche quando sanno d'essere in contraddizione assoluta con le idee dei loro mariti.  precisamente questa incoerenza che impedir per molto tempo al progresso di farsi innanzi. I filosofi lavorano a vuoto, dacch le loro compagne distruggono esse medesime la opera loro. Esse disprezzano in conclusione l'uomo di cui portano il nome. I preti lo sanno bene e sorridono con aria di superiorit. Ora, io non sono di quella schiera di donne, e quando non avessi gi apprezzato la tua straordinaria bont, la tua domanda mi avrebbe fatto cader dalle nubi. L'amore rende gli uomini deboli; la donna deve essere superiore all'uomo nel suo amore.
Cos dicendo s'era avvicinata a lui; egli si alz, strinse la sua snella personcina fra le braccia e le pos le labbra sul collo profumato. Il sole lanciava raggi d'oro attraverso le vetrate e la sua luce sembrava cingere dell'aureola d'un nimbo aereo la capigliatura vaporosa di Stella.
- Tu non m'ami solamente pel cuore - diss'egli - ma m'ami anche per la mente. Ero sicuro della tua risposta, ma ho voluto sentirla con le mie orecchie. Mio caro dottore - aggiunse egli - lei vede che noi siamo tutti e tre del medesimo parere su questo punto e che non andremo a messa.
- Signor Bernard - riprese Stella; - mio marito  un angelo. Io ho la sua religione n un'altra ne professo.
- Non comprendo, mio caro dottore - prese a dire Dargilan - che lei non ammetta, come me, che il mondo visibile non sia che un'apparenza che nasconde il mondo invisibile. Lei sa nondimeno che un'incudine  un blocco inscindibile d'atomi collegati fra di loro merc la forza dell'attrazione. Il vero essere umano non  il corpo che noi vediamo che da s stesso d'altronde  composto di particelle invisibili in circolazione perpetua.  una sostanza d'ordine psichico, che differisce essenzialmente dai prodotti fisiologici, che percepisce e agisce diversamente e che, d'altra parte, obbedisce come la natura intiera alla legge suprema del progresso. Si pu ben mangiare quanto si voglia, bere o respirare non importa che, e lo stomaco, i polmoni, il cuore e il cervello abbiano pure un attivissimo funzionamento, ma non daranno mai origine ad un teorema di geometria o ad una ricerca metafisica come quelle che hanno appassionato tutte le grandi intelligenze, o ad un atto di devozione.
"Il ragionamento merc cui si constata che i quadrati dei tempi delle rivoluzioni dei pianeti stanno fra di loro come i cubi delle distanze, l'analisi delle facolt dell'anima o il sentimento che, in un pericoloso istante, fa scegliere la morte per salvare un essere amato, non hanno nulla di comune colle secrezioni organiche.  altra cosa.
"Lei mi obietter, dottore, che non si vede l'anima, e glielo accordo; ma le ripeto che noi non vediamo nulla di quanto esiste realmente. Vedesi forse la forza che sostiene la terra nello spazio? Vedesi la gravitazione universale? Vedesi il magnetismo cosmico? Vedesi il magnetismo umano?
"La questione  la seguente: l'anima esiste? sopravvive alla morte del corpo e che diviene essa? Ove saremo, che saremo noi, fra cento anni, fra mille anni, durante l'eternit?
"Non vi  altra questione fuorch quella, ed  appunto quella che tutte le religioni pretendono di risolvere. Essa fu il grido supremo del cuore umano in tutti i secoli, presso tutte le stirpi umane. I teologi affermano che la religione cristiana ha risolto il problema e che la scienza  venuta meno alla sua missione di risolverlo, ma sono in errore.
"Quanto agli scienziati che rispondono, sono in errore ancor pi profondo. I primi mettono almeno innanzi il problema e dogmaticamente proclamano che  risolto. I secondi, che si intitolano rappresentanti della scienza, non lo intavolano neppure e sembrano ignorarlo. Essi ammettono che noi possiamo essere soddisfatti dei progressi materiali e sociali dell'umanit, e risolvono a loro piacimento i nostri desider d'immortalit predicendo un'era di felicit pei nostri discendenti sulla scena del mondo. Che ne sapremmo noi? per qual motivo non esisteremmo? La solidariet umana, il regno della giustizia dell'avvenire; ecco, secondo essi, la grande soddisfazione morale che la scienza pu darci. Quanto all'immortalit personale, o la negano assolutamente, affermando che la facolt di pensare non  che una funzione del cervello e sparisce col funzionar suo, oppure dichiarano che la scienza positiva non pu nulla indagare in quel dominio, che le rester sempre chiuso e che v' in tutto ci dell'agnosticismo.
"Ecco l'errore: ecco il folle ed inqualificabile errore s degli scienziati che dei teologi. Questi ultimi credono di tutto sapere e ignorano tutto: quegli altri sanno qualche cosa e non imaginano che la scienza possa andare pi lungi. Se noi consideriamo questi dottrinar in blocco, vediamo che i credenti sono semplici illuminati che tutto ammettono senza prove, e che gli scienziati d'una data categoria sono atei e materialisti pi o meno convinti. Ma la verit non la trovo n presso gli uni, n presso gli altri.
"Se le scienze esatte, l'osservazione, lo studio dei fenomeni nulla ci insegnano sull'esistenza dell'anima e sulla sua immortalit, noi non sapremo mai nulla di pi, inquantoch, va ripetuto ancora una volta, non si pu sapere che quello che si  appreso. Non vi  rivelazione soprannaturale. Che Mos, Ges, Maometto, Brahma, Budda, Confucio, Platone, o un ispirato qualunque ci affermi tutto ci che vuole, ma un uomo sensato non pu ammettere le sue affermazioni se non quando esse siano conformi al saper suo. Se gli sembrassero inaccettabili, non le accetter certo, che fa duopo sempre, per una credenza qualunque, partire da un primo punto, ammesso dalla ragione.
" dunque, in ultima analisi, la ragione che giudica, e nessuno contester che la ragione illuminata non sia superiore alla ragione destituita di sufficiente cognizione. Che un teologo ci insegni, come si  fatto per molti secoli, che il cielo  una volta solida, al disopra della quale regna la Trinit circondata da angeli e da santi, e che le nostre anime vanno in quella regione dopo la morte, oppure nel purgatorio o nell'inferno, sta bene, ma noi sappiamo che una consimile concezione dell'Universo  falsa e non l'accettiamo.
"Le nostre idee e le nostre credenze devono, innanzi tutto, accordarsi colla verit scientifica dimostrata. L'antica concezione geocentrica e antropocentrica della creazione  irrimediabilmente condannata oggid. Ma, non  gran tempo che il dibattito ebbe fine.
"La questione dell'anima  la prima di tutte. Essa va innanzi perfino a quella dell'esistenza di Dio. Fra la nostra esistenza in genere e quella di Dio, ci interessa pi di tutto la nostra esistenza personale. Si vive ed  la cosa principale per noi, e sar lo stesso fra cento o fra mille anni. Quanto a Dio, si pu discuterlo, affermarlo o negarlo, ma non lo si sente come ci sentiamo noi stessi. Lo ripeto; non vi  per davvero che una questione capitale per noi, che domina tutte le altre, ed  quella del nostro essere individuale.
"Ecco dunque ci che dobbiamo studiare; noi, innanzi tutto, ed in seconda linea l'Universo.
"In qual modo agisce l'anima?
- Se lei pu dirmelo - disse il dottore - le far elevare una statua mentre  ancora in vita.
- Lei sa, quanto e meglio di me - continu Dargilan - che l'elettricit esercita un'azione immensa, appena intravista, che, per l'essere nuovo, incomincia colla generazione stessa... lei m'intende...
"Un'atmosfera d'elettricit ci circonda.
"Il sistema nervoso non  circoscritto al nostro cervello, al nostro midollo spinale, ai nostri nervi; esso irradia tutto intorno a noi. Il nostro pensiero agisce a distanza, non solamente colla nostra voce e col nostro sguardo, ma assai pi lungi e silenziosamente. La nostra anima risiede in un corpo astrale che pu liberarsi del corpo terrestre. Lei non si  mai preso la briga di spiegare le simpatie e le antipatie? Azioni dell'anima a distanza, armonie e cacofonie di vibrazioni.
"E i presentimenti e i sogni premonitor e i fatti psichici, e la telepatia?
"La scoperta dell'attrazione delle sensibilit e delle volont, della penetrabilit delle coscienze, sar, nel secolo prossimo, ben altrimenti importante e feconda di quella di Newton per i corpi celesti. Ed essa fonder la psicologia scientifica. La scienza si raffina.
"L'essere psichico si svilupper, nelle sue sensazioni e nella conoscenza di s, come fece l'essere fisico. Apransi le pagine della storia geologica della Terra. Dapprima, la luce brill senza che un solo occhio fosse aperto per mirarla. Dopo milioni di secoli, il nervo ottico, rudimentale, informe, quasi insensibile, del trilobita si manifest. Insensibilmente l'occhio si rischiara, si appura, si perfeziona per giungere alla trasparenza cristallina dell'occhio umano e alla sua potenza ottica. Ebbene; la nostra umanit  ancora animale e il nostro essere psichico si sveglia appena. Egli sente s stesso, cerca, fantastica.  un occhio interno lento a svolgersi, ancora cieco, ma che cerca, che vuole la luce. Egli andr perfezionandosi senza tregua e allora si sapr.
"Ma, non fidiamoci delle apparenze: esse sono false e ingannatrici.
"Senza dubbio, ci sembra che la nostra facolt di pensare sia nata col nostro corpo e debba morire con esso. S, ci sembra ma  un errore.
"Se il bruco pensasse, sarebbe sicuro di morire per sempre, n pu indovinare che la farfalla e lui sono un solo ed identico essere. I suoi occhi vedono financo la farfalla?
"Lei parla sempre di non ammettere che quel che vediamo. E allora, a che servirebbero la mente, la riflessione, l'intelletto, la ragione? Sa lei ci che noi vediamo, anche in fisica, nell'ordine della luce? Nulla o quasi nulla.
"Le vibrazioni eteree capaci di colpire la nostra retina e d'essere sentite dal nostro nervo ottico, sono comprese fra due limiti ristrettissimi. Lei conosce lo spettro solare, dal rosso al violetto, e sa che tutti i raggi visibili agli occhi umani sono compresi in quello spettro. Lei sa parimenti che i raggi hanno continuazione al di l del violetto e cos pure al di l del rosso; che i primi, invisibili, ma d'una grande potenza chimica, sono visibili all'occhio fotografico e furono fotografati colle loro striscie spettrali, e che i secondi, egualmente invisibili per noi, sono calorifici e furono fotografati essi pure con l'aiuto del bolometro. Ora,  necessario essere logici e confessare che il mondo visibile  lontano dal rappresentare il mondo reale.
"Ecco; guardi lo spettro attualmente conosciuto; esso misura un metro. Vede lei nel mezzo una zona bianca?  lo spettro visibile, e misura cinque centimetri. Tutti gli altri raggi passano invisibili per noi. Non siamo dunque tanto "positivisti".
"Per qual motivo vediamo noi s poco nel mondo fisico stesso? Perch siamo troppo vicini al sole.
"Il nostro occhio formato in questo ambiente s luminoso, ne  quasi acciecato; la nostra sensazione ottica  rude, brutale, grossolana, e la scala delle vibrazioni accessibili al nostro nervo ottico brevissima.
"Noi non vediamo pressoch nulla di quanto esiste. Allorch, uscendo dalla viva luce d'una bella giornata d'estate, entriamo in una cantina, non possiamo pi nulla distinguervi. Ah! se il nostro occhio si fosse sviluppato in seno ad una luce pi dolce, pi temperata, come su Urano, Nettuno, per esempio, il suo campo d'apprezzamento sarebbe incomparabilmente pi esteso. Ma,  cos; siamo sulla Terra. Non  una corda vibrante di arpa o di violino che possiede il nostro organismo; ma una spranga di ferro. Noi non vibriamo ed era questo punto che chiamiamo notte lo stato reale dell'Universo. Siamo bruciati nella vicinanza del nostro sole.
"Si dia uno sguardo a questo piano del sistema planetario. Mentre Giove, Saturno, Urano, Nettuno e i pianeti transnettuniani svolgono con maest le loro orbite immense, Mercurio, Venere, la Terra e Marte roteano nell'irradiamento stesso dell'astro abbagliante, ed  molto se si distinguono. Il nostro modo di percezione  ristretto ed incompleto, ma la scienza lo sviluppa rivelando alla nostra ragione il mondo invisibile, immensit nella quale il mondo visibile non  che una leggiera e fragile bolla di sapone.
"Paradosso altrettanto bizzarro quanto incontestabile; la notte  la fiaccola della scienza. Senza la notte, non conosceremmo l'Universo n avremmo mai visto le stelle. Il giorno occulta l'immensit dei cieli.
"E i nostri occhi, formati in quella luce solare, non vedono nulla, quasi nulla, non percepiscono che alcune vibrazioni sopra cento.
"S, il mondo invisibile  alla base di tutto. Ma  un mondo reale, aperto alla scienza e non un mondo imaginario e soprannaturale. Il soprannaturale non esiste: la religione dell'avvenire sar la religione della scienza, della scienza che non mente mai.
"Coloro che dubitano della scienza sono su falsa strada. Non si sa che quel ohe si  appreso, e non si sapr mai che quel che si sar appreso. Per insegnarci alcunch, non v'ha che la scienza e null'altro.  una grande illusione imaginare altre fonti reali di cognizioni.
- Evidentemente - replic il dottore - non vi ha che la Scienza. Noi non dobbiamo n possiamo affermare che quel che sappiamo: ecco perch io non ho il temperamento religioso. Non dubito della scienza, ma affermo che essa non ci prova n l'anima, n l'immortalit.
- La sua missione non  al suo termine: essa incomincia appena.  un'illusione il giudicarla da quel ch'essa ci ha dato fino ad oggi. L'Umanit  giovane, giovanissima, ancor bambina ed essa ha migliaia, milioni d'anni davanti a s. Quando paragonassimo la sua vita alla durata di una vita normale, potremmo stimare la sua et attuale come quella di quattro o cinque anni al pi. Essa raggiunger l'et della ragione, ossia il suo settimo anno d'et, allorch sapr pensare, e siamo ancor lontani da ci. Si amano le barbarie, la rovina e la miseria; sono piaceri per la maggioranza degli uomini. Non si pensa; non si ragiona ancora. Se abbiamo cinque anni d'et,  gi molto.
"Mio caro Bernardo, lei imita gli scrittori che pretendono giudicare una razza a quell'et.  alquanto ingenuo.
"La coscienza, la ragione  ancora allo stato rudimentale nella nostra umanit terrestre. Non possiamo formarci un'idea di quel che sar l'umanit allorch, fra milioni d'anni, la coscienza avr raggiunto tutto il suo sviluppo. Vi sar altrettanta distanza fra il nostro stato attuale e quello stato futuro quanto ve n'ha attualmente fra gli animali inferiori e l'uomo.
"No; la scienza non ci ha ancora dato il segreto della vita e della morte, ma essa ce lo dar. Se non vi pervenisse, ci vorrebbe dire che l'umanit terrestre sarebbe condannata ad un'eterna incapacit.  cosa poco probabile, inquantoch se il nostro sapere attuale  ancora ristretto, fa duopo confessare che ci offre gi dei bei dividendi, che incomincia a penetrare l'invisibile, che gi i suoi frutti sono meravigliosi, e che noi abbiamo pi d'un diritto per contare sull'avvenire.
"La scienza ci salver dalla bancarotta delle religioni.
"Constato che lei, dottore, s' urtato, come molti altri, contro questa bancarotta delle religioni; ma bisogna vedere le cose da pi in alto. Il cielo di Mos, di Ges, di Budda, di Maometto non esiste; i dogmi sono errori. Che prova tutto ci?
"Ci prova che gli uomini si sono ingannati, che le religioni che ci avevano promesso (e che pretendono di averci dato) la verit hanno fatto fallimento; ecco tutto. Ma ci non prova nulla contro le nostre sorti.
"Non si poteva indovinare la natura reale del cielo, la costituzione dell'universo infinito, prima delle scoperte della astronomia.
"L'astronomia  la fiaccola, la sola, che possa rischiarare le nostre nozioni sul cielo.
" dunque agli astronomi che spetta di gettare le basi della religione dell'avvenire.
- Ammiro s salde convinzioni, Raffaello - replic il dottore - ma non sar fatto certo della loro verit se non quando lei verr a ripetermelo dopo la di lei morte, che non le auguro davvero avendo venti anni di et pi di lei.
- Verr io - disse Stella. - Raffaello non morir.
- Non parliamo di ci, mia cara - replic Dargilan - e facciamo ritorno a quel che dicevamo. L'esistenza degli altri mondi, sconosciuta dai fondatori di religioni, apre alle nostre anime gli orizzonti dell'invisibile. Noi abitiamo attualmente un astro del cielo e continueremo nell'esistenza nostra. Ognuno di noi  la parca di s stesso e fila il proprio avvenire. La nostra vita presente  il seme della nostra vita futura. Saremo ci che avremo voluto essere e meritato d'essere. Ogni coscienza sente bene che non pu essere diversamente.
"Lei non vuol tenere alcun conto delle aspirazioni della umanit intiera di tutti i tempi e di tutte le razze; lei non d alcuna spiegazione dell'ordine delle cose. N ragione, n scopo nella creazione! E lei pretende che allorch ci addormentiamo "d'un buon sonno" come si suol dire, noi non ci svegliamo pi; che il grande "forse"  un grande "nulla affatto". In questo caso, la nostra esistenza sarebbe senza una meta.
- Lo scopo della vita  di goderla e di procreare. Questa  la verit - aggiunse il dottore; - si esamini bene l'umanit, si studino gli animali - oppure i fiori, quando si preferisca la poesia - si esamini bene tutto, si indaghi, ed ecco lo scopo della vita, ecco l'intuizione della natura.
- E poi dopo?
- Ebbene; i fanciulli si fanno grandi alla loro volta e continuano l'opera della carne.
- Ed  tutto?
- V' forse qualche altra cosa da scoprire? Aggiungasi, quando si voglia, che le generazioni successive trarranno seco loro un progresso dell'umanit.
- L'avvenire della razza non pu essere uno scopo, perch l'umanit finir colla Terra, e forse prima ancora di essa.
- Ebbene, non vi  uno scopo.
- E lei ammette dunque che sia la stessa cosa naturalmente, per lutti i mondi dell'infinito?...
- Certamente; la legge  la stessa per tutti. Se esistessero, in qualsiasi mondo, creature dotate del privilegio dell'immortalit, noi vi potremmo aver pretesa quanto esse.
- E cos, a parer suo, dottore, l'universo intero non serve a nulla?
- Serve a quel che . Il sole fa sbocciare i fiori, fa maturare i frutti e illumina la vita terrestre. Gli altri soli rischiarano, hanno rischiarato o rischiareranno altre esistenze. Si vive per vivere, ecco tutto. Vedasi la nostra stessa umanit. In che essa  occupata? A disputare intorno al suo posto al sole. Ognuno cura i suoi interessi e non pensa, in generale, che al denaro che li rappresenta. Con quali intenti gli uomini passerebbero la loro vita eterna, non importa su qual mondo? A lottare per la vita, a stringere affari, a svaligiare il vicino, esattamente come qui? Non ne varrebbe la pena. E dir di pi. Dio non sarebbe intelligente a concedere l'immortalit ad esseri della nostra specie a meno che non prendesse diletto alla nostra stupidit.
- Lei non ha bisogno affatto di un Dio, dal momento che non riconosce alcun piano, alcuno scopo nella natura.
- Cos la penso io e lei lo sa. Vede lei altra cosa? Ma gi, si ama il mistero.
- Io non nego il mistero - aggiunse il filosofo, levandosi in piedi. - Esso  in ogni cosa. La nostra vita  una preparazione inintelligibile ad un destino sconosciuto che incomincia nella tomba. Io ammetto questo mistero, e sono pieno di speranza in Dio. D'altronde, cosa parla lei dell'umanit e della vita? L'umanit  pi ricca di morti che di vivi.
"In seno ad un oscuro caos popolato d'ombre incerte, la nostra razza cerca di risolvere l'enigma del suo destino, e non vi  ancora giunta. Ma un lieve chiarore incomincia ad apparire che annuncia l'aurora e mette in fuga le ombre. Questa luce si fa pi viva e prepara il sorgere di un sole risplendente. Io saluto in essa la luce dell'astronomia, all'infuori della quale la umanit ha vissuto da cieca fin qui, luce che  chiamata a rivelarci gli arcani della creazione, a discoprire il vero, a sviluppare davanti alle nostre anime gli orizzonti celesti aperti alla realizzazione di tutte le nostre speranze.
"Mentre gli uomini si agitano in mezzo alle loro ambizioni infantili, alle loro vane querele politiche, e ai loro interessi effimeri, la scienza, calma e tranquilla, prosegue l'opera sua e si eleva, di conquista in conquista, verso la cognizione della verit.
...
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Capitolo 23.
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PIENO CIELO - NELL'INFINITO.
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Raffaello e Stella vivevano in pieno paradiso e la loro felicit era senza nubi. Il cielo, la scienza, l'amore riempivano le loro anime. Gli anni passavano come mesi, i mesi come giorni, i giorni come minuti. Essi si interessavano a tutte le scoperte molteplici ed ingegnose della scienza moderna e rimpiangevano gi la brevit di questa vita fuggitiva che li trasportava nel suo vortice rapido ed impediva loro di godere lungamente delle cose.
Le osservazioni astronomiche attraevano entrambi ogni qualvolta la purezza del cielo appariva sufficiente, e talora anzi spiavano per ore intiere un subitaneo rischiararsi di cielo che permettesse loro di osservare un fenomeno raro e passeggero, come un'eclisse di luna, una scomparsa dei satelliti di Giove, un minimum di stella variabile, una cometa che strisciasse attraverso le stelle.
Pur osservando, essi discorrevano, si comunicavano le loro impressioni e animavano il cielo dei loro pensieri.
Una sera d'ottobre, dopo una settimana di pioggia e di freddo, l'atmosfera s'era tutto ad un tratto calmata, purificata e come intiepidita, e gi faceva quasi caldo. La notte era risplendente di stelle innumerevoli. Le Pleiadi, prenunziatrici delle costellazioni d'inverno, gi si mostravano all'est, tremanti come pulcini in un nido, e strette intorno ad Alcione. La Via Lattea attraversava il cielo, scendendo verso ovest, portando la croce del Cigno nelle sue nubi d'opale. L'astronomo e la sua compagna osservavano, sotto la cupola silenziosa, un gruppo di stelle di dodicesima grandezza, perduto in fondo all'infinito e che si mostrava come in un foro al centro di un deserto nero.
Un po' affaticati dei particolari di un'osservazione attenta e scrupolosa poco prima terminata, essi uscirono sul terrazzo e rimasero meravigliati dello splendore straordinario delle stelle.
- Quanto  bella questa notte! - esclam Stella con entusiasmo. - Le stelle sono cos luminose che paiono a noi vicinissime. Mi sembra di distinguere la nebulosa di Andromeda.
-  la Via Lattea! - replic Raffaello; - le sue due branche si staccano l'una dall'altra come i due bracci di un fiume, di un fiume di diamanti. Vedi tu la Freccia e il Delfino? Quale magnifica limpidezza questa sera!
"Ma, a che pensi? - aggiunse egli un istante dopo. - Tu te ne stati tutta silenziosa. Cosa fantastichi?
- Pensavo che la Terra in cui noi siamo  uno di quegli astri, un astro oscuro, minuscolo e che questo cielo stellato ci circonda da tutte le parti; pensavo alle stelle che sono al disotto de' nostri piedi. Quali sono le costellazioni che brillano l in basso in questo momento?
- Quelle che sono all'opposto delle presenti. Vedi tu quella brillante stella rossastra, quasi all'orizzonte sud?  Fornalhaut. Camminando in questa direzione e facendo il giro del mondo, troveremmo pi lontano, nel cielo australe, Achernar, che  al disotto del nostro orizzonte, il Tucano, la Croce del Sud, il Centauro, l'Idra, la Vergine.
- Ebbene, io pensavo che noi siamo in mezzo al cielo, che vi sono stelle al disotto di noi come al disopra, e che noi abitiamo un astro.
- S, come se noi abitassimo Venere, Marte, Giove o Saturno. Se noi fossimo laggi in Andromeda o nelle Pleiadi, saremmo egualmente in mezzo al cielo. Siamo sempre in mezzo al cielo; il centro dell'infinito  ovunque.
- Se la Terra fosse trasparente, noi vedremmo in questo momento le costellazioni che sono al disotto dei nostri piedi, e la Via Lattea ci circonderebbe come un nastro. Noi siamo veramente, assolutamente nel cielo.  appunto questa idea che mi colpiva allorch tu m'hai domandato a che io pensavo.
"E noi siamo l, nel vuoto, portati come sopra una navicella.
"Ognuna di quelle innumerevoli stelle  un sole e la nostra situazione  modesta al massimo grado. Quale immensit! Forse che in questa armata di soli le stelle pi brillanti sono le pi vicine?
- No. Tutti quei lontani soli differiscono gli uni dagli altri nelle dimensioni, nel loro splendore, nella natura della luce, in et, in forza, in potenza.
- Si conosce la distanza della mia stella?
-  una di quelle che si  tentato di misurare. Si sono trovati 204 trilioni di chilometri.  la distanza del sole aggiunta a s stessa, un milione trecentosettantacinquemila volte.
"Un treno diretto, spinto a una velocit di un chilometro al minuto, che impiegherebbe 270 anni per raggiungere il Sole, correrebbe per lo spazio di 371 milioni d'anni prima di giungere a Vega.
"Il raggio luminoso che noi ne riceviamo, viaggia con la velocit inimaginabile di trecentomila chilometri per minuto secondo. Indovina quale et tu avevi allorch questo raggio ha abbandonato la sua fonte per slanciarsi verso di noi?
- Sai che non sono forte nel calcolo, ma posso dirti che compio fra breve venticinque anni.
- Ebbene; quando quel raggio che noi riceviamo in questo momento  partito, tu avevi tre anni e quattro mesi. Questo raggio corre pel cielo in linea retta da quel momento per venire oggid a toccare i tuoi occhi.
" una delle stelle pi vicine a noi.
"A questa distanza, che ci sembra spaventevole, non riceviamo il suo calore. La sua attenzione si combina con quella del sole, come quella degli altri soli vicini, di Sirio, di Procione, d'Aldebaran, d'Alfa del Centauro, d'Arturo, per costituire in qualche modo la base fondamentale della nostra regione siderale. I soli sono i cardini dell'universo.
"Il nostro sole e tutti i suoi vicini si sostengono fra di loro per mezzo della attrazione mutua, e ognuno circola nello spazio obbedendo all'insieme delle attrazioni. Il nostro pianeta, esso solo,  in balia a dodici diversi movimenti. Noi abitiamo un astro mobile come tutti gli altri, bilanciato nel vuoto per effetto della forza universale.
-  per l'appunto quest'idea che mi colpisce davanti a quel cielo stellato.
"Noi abitiamo un astro - aggiunse Stella, scandendo lentamente ogni sillaba. - Sai tu che si ha bisogno di ripeterselo per esserne convinti? Le apparenze sono s contrarie alla realt! Noi abitiamo un astro; noi siamo nel cielo!
"Nella luce di tutti quei soli gravitano terre abitate come la nostra, n posso pi contemplare le stelle senza pensare a quegli esseri sconosciuti, a quella vita lontana e misteriosa, cosicch questa notte stellata diviene viva davanti alla mia anima.
"Oh! quanto amerei sapere in qual modo, e da chi, quei milioni di mondi sono popolati! Quegli esseri sconosciuti possono essi rassomigliarsi? Hanno essi i nostri sensi? Pensano come noi? Allorch penso a questa vita universale, formidabile, ne sono tutta commossa. Quanto sarebbe attraente comunicare foss'anco solo con Marte, cos vicino a noi! In qual modo ci non avviene?" 
Ella parlava con fervore, come altre volte allorch diceva le sue preghiere; si sentiva in comunicazione con la natura, guardava alle stelle con amore e le sembrava di potere aprire le ali per trasvolare fino ad esse. La sua anima vibrava nella luce celeste di cui i raggi attraversavano l'immensit dello spazio e credeva, essa pure di subire l'universale attrazione. I suoi sguardi affascinanti andavano da Vega alle Pleiadi, da Altar a Cappella, soffermandosi sulle stelle pi brillanti, contemplando le costellazioni, confondendo il suo pensiero nell'abisso siderale, e si sentiva tanto lontana da ogni cosa da dimenticare perfino il suo pi caro, il suo maestro adorato, il suo divo terrestre. Poi ella divenne silenziosa, quasi ipnotizzata dal cielo e tacque a lungo con gli occhi fissi nella sua stella preferita.
Ma, d'improvviso, senza uscir fuori dal suo sogno, essa ripet con voce grave, parlando quasi con s stessa:
"Noi siamo nel cielo! Che si cerca dunque? Eccola la realt, la realt sublime!
"O mie dilette! io vi vedo, vi amo, e sento che vi appartengo. Perch far indagini a fianco della verit? Per qual motivo inventare sistemi? Io sono piccina, minuscola, invisibile, ignorata - ma esisto per altro, e penso, e amo. La mia anima brilla;  un'altra luce; si vede dunque l'attrazione?
"Eccola la vita, la vita universale, eterna. Che si cerca? Eccoli, i soggiorni dell'immortalit.  un arcipelago d'isole celesti, e gi noi lo abitiamo questo arcipelago. Noi non siamo a fianco del cielo, n al di fuori n al disotto: noi vi siamo dentro. Quando si viva dopo la morte,  l che noi viviamo, n vi sono favole e racconti da inventare. Quando pi non si viva, se gli abitanti di tutti i mondi non vi nascono che per morire, la vita  senza scopo, l'Universo non serve a nulla.  una lanterna magica sciocca e burlesca. Vega o mia Vega! e voi tutte, stelle scintillanti, soli dell'infinito, voi siete le fiaccole dell'eternit!
"Noi siamo qui - continu ella - e potremmo essere l, nel Cigno, nell'Aquila, nella Lira; il nostro sole potrebbe essere una di quelle stelle, esso ne  un'altra, ecco tutto. Noi viviamo nell'irradiazione di una stella; il nostro sole  una stella come le altre e noi siamo nel cielo.
"L'umanit  cieca! Ed  nondimeno ben chiaro tutto ci, evidente, incontestabile! Ecco l'universo; non lo si inventa.
"L'umanit s'imagina di non essere nel cielo. Ove dunque le grandi intelligenze che l'hanno guidata avevano rivolti gli occhi? Che videro dunque i fondatori di religioni, per aver messo la terra in basso e il cielo in alto, per aver separato il nostro pianeta dal resto dell'universo, la vita in basso e la morte in alto, e per aver supposto che il nostro punto impercettibile era lo scopo della creazione? In qual modo non si sono essi spogliati dell'errore volgare delle apparenze per vedere semplicemente la realt?
"La vita non si estingue, n mi si far mai credere che la nostra esistenza sia senza scopo alcuno, e che tutte le esistenze innumerevoli che si succedono di stella in stella attraverso tutta questa immensit siano anch'esse senza scopo alcuno. No; io ho visto ora la verit; ho visto la luce. Sento pi che mai il mio nulla, ma non  un nulla assoluto. Noi siamo esseri infinitamente piccoli in un tutto infinitamente grande!
Stella pose fine al suo dire, collo sguardo sempre perduto in piena Via Lattea.
- Amor mio - mormor; - allorch trasvolo verso quelle sfere sublimi, mi sembra che l'anima mia cammini sopra polvere d'astri!
Raffaello l'aveva ascoltata senza interromperla, felice di vedere che la contemplazione di quel cielo meraviglioso l'aveva condotta, come per un'intuizione naturale, alla dottrina religiosa da lui desunta dalle sue analisi scientifiche. Egli s'avvicin dolcemente a lei, la prese teneramente nelle sue braccia, e le disse, senza cercare di dissimulare la propria emozione:
- Tu hai test fatto un bel viaggio nel cielo, mia cara. Come lo comprendi a meraviglia!
- Raffaello - riprese ella, come se continuasse ancora nel filo dei suoi pensieri - vuoi che ti dica ci che mi colpisce in questo momento, al ritorno di questo viaggio di cui mi parli? Orbene: alla partenza era un fatto chiaro, evidente, incontestabile che la Terra  un astro del cielo: al ritorno ... un altro fatto, non meno chiaro, non meno evidente, non meno incontestabile...
- Quale?
-  l'ignoranza, l'indifferenza, la scioccheria dell'umanit. E come  singolare nel tempo stesso la razza umana! A che pensano tanti e tanti esseri?
- A nulla, o ad un dipresso.
- La Terra  un astro del cielo; noi siamo attualmente nel cielo; niuno ne dubita; niuno ne sa nulla. La Terra ci trasporta nel suo corso, ed ogni mattino allorch il giorno riappare, questo globo ha fatto un giro di pi. Il pensiero lo vede tornare e niuno vi presta attenzione e il nostro pianeta  popolato di persone che non sanno ove sono.
- E che non se lo chiedono! Ci  per loro inconcludente affatto!
- Credi tu che gli abitanti di Marte e di Venere siano altrettanto... indifferenti quanto quelli della Terra?
- L'ignoranza nativa e soddisfatta dei Terricoli deve essere un caso particolare, una specie d'anemia prodotta dalla natura del terreno, come il gozzo ed il cretinismo in talune valli delle Alpi. Il fatto  che essi vivono senza avere alcuna idea della realt; n sanno punto che abitano nel raggio di una stella. Se talvolta alcuni di essi contemplano il cielo non vi scorgono che un soffitto; per loro la scienza non esiste, e gli scienziati sono esseri originali. Hai tu notato com'essi distribuiscono la gloria e gli onori? Innanzi tutto a coloro che li uccidono, poi a quelli che li divertono, e un po', ma per eccezione a quelli che sono loro utili. Ma, sai, potrebbero in realt essere ancora molto pi... inintelligenti, per esempio effettivamente ciechi.
- La differenza ne  molto grande?
- S; un giorno essi sapranno servirsi dei loro occhi. Noi possiamo scusarli, inquantoch i loro interessi materiali, i loro affari, come essi dicono, li occupano siffattamente che non possono quasi pensare ad altra cosa e passano la loro vita a correr dietro alle ricchezze e muoiono durante la corsa.  poco spirituale tutto ci, senza dubbio, ma che vuoi? La vita terrestre  cos fatta. Gli uomini non hanno il tempo di pensare.
- Eppure  bello questo grande spettacolo della notte stellata! Quale pace profonda! quale tranquillit! qual grandezza! Oh! le Pleiadi si sono molto inalzate nel cielo dacch noi discorriamo; esse scintillano meno vivamente di poco fa e sembrano pi calme. Ne annovero sette.
- Tu vedi quella che gli antichi avevano creduto di veder scomparire al tempo della guerra di Troia.  la pi fioca di luce, e coloro di vista non molto acuta non riescono a scorgerla. Gli occhi dotati d'una gran facolt visiva ne contano otto, nove, dieci, talvolta perfino di pi.
- Quante se ne contano in realt?
- Molte migliaia. Il telescopio ne scopre di minuscole, di quindicesima, sedicesima, diciassettesima grandezza. La fotografia ne rivela altre pi impercettibili ancora, poich l'occhio fotografico, la lastra sensibile, retina nuova dell'astronomo, rimanendo aperta sul cielo per lo spazio di pi ore, finisce per vedere ci che il nostro occhio non vedrebbe mai. Queste Pleiadi sono tutto un universo.
- Esse sembrano isolate. Parrebbe che l'anima potesse trasmigrarvi a volo facilmente, come un uccello sopra un albero. Talvolta mi imagino di trasvolare fin l e di contemplare a me d'intorno l'abisso dell'infinito. Ma talvolta ho paura e mi sento attraversata da un brivido di sgomento. L'anima pu avere le vertigini? Io lo provai per mezzo della sensazione dell'infinito, come l'avevo risentito per quella dell'eternit. Dovetti chiudere gli occhi del mio spirito, non pi guardare, astenermi dal pensare. Oh! l'infinito, io lo sento, ma non arrivo a comprenderlo...
- Esso  nondimeno pi facile a concepirsi del finito. Sforzati di rappresentarti uno spazio finito; tenta di supporre un limite, una frontiera qualunque a questa immensit e tu non lo potrai; la tua imaginazione oltrepasser la barriera. Lo spazio  infinito.
"Tu vedi quel punto del cielo, l in alto. Trasvoliamo, come tu dicevi, trasvoliamo col pensiero fin l. Il baleno va rapidamente. Ebbene, io suppongo che si viaggi con una velocit pi rapida ancora, con quella della luce. Ci occorrerebbero, con questa velocit di trecentomila chilometri per minuto secondo, quaranta minuti per toccare Giove, un'ora per giungere a Saturno, quattro ore per toccare Nettuno, trentasei anni per raggiungere la stella polare e cento anni per arrivare al gruppo delle Pleiadi.
"Continuiamo il nostro volo in linea retta, al di l di questa stella, per altri cento anni ancora, e, sempre pi lungi, per lo spazio di mille anni, diecimila anni, centomila anni, senza mai fermata, sempre avanti, con questa stessa velocit di trecentomila chilometri per minuto secondo.
"Noi abbiamo allora perduta di vista la Terra, il sistema solare, il sole medesimo, diventato stella e, a poco a poco scomparso; noi abbiamo perduto altres di vista le principali stelle che noi osserviamo dalla Terra e tutte le costellazioni si sono gradualmente dislocate merc il cangiamento di prospettiva; abbiamo attraversato regioni stellari sconosciute al nostro pianeta, poi immensi deserti sprovvisti di soli; sfiorammo leggermente nel nostro volo mondi pi meravigliosi degli anelli di Saturno, fantastiche comete, pipistrelli del cielo, soli sfolgoranti di luce, fari abbaglianti che lanciano tutti i colori del prisma attraverso la cieca immensit; indovinammo soggiorni strani popolati d'esseri soprannaturali per noi, extrasolari; ma nessuna attrazione ci ha arrestati e abbiamo continuato il nostro volo in linea retta per lo spazio di centomila anni, per cinquecentomila anni, per un milione, per dieci milioni, per cento milioni d'anni, sempre con questa stessa velocit di trecentomila chilometri per minuto secondo.
"Ove siamo noi? Qual cammino abbiamo percorso? Ov' dunque la frontiera? Ove finisce l'universo?
"Noi non ci siamo inoltrati d'un solo passo; noi siamo al vestbolo dell'infinito!
"Potremmo viaggiare cosi, in quella stessa direzione, o in tutt'altra, per tutta quanta l'eternit, e non ci avvicineremmo mai al termine.
"Che v' al di l? Nuovi cieli. E al di l? Nuovi cieli ancora.  l'infinito. Senza fine. N alto, n basso; lo zenit eguaglia il nadir. N sinistra n destra, e neppure direzione alcuna. Le stelle sono per noi punti d'orientamento, specie di segnali miliari sulla strada eterna, merc i quali possiamo fare una specie di triangolazione dei cieli; ma non v' un solo punto fisso nell'immensit, a cui queste posizioni possano essere riportate.
"Questo viaggio che noi abbiamo fatto test, le stelle lo fanno esse pure: esse cadono in tutti i sensi con velocit prodigiose. Noi stessi, noi viaggiamo nello spazio da un tempo immemorabile, e viaggeremo senza fine. Prima di nascere, la Terra viaggiava gi, poich faceva parte della nebulosa solare, in cammino verso il suo destino. Dopo la fine del mondo terrestre, le rovine del nostro pianeta continueranno a viaggiare nelle loro nuove associazioni solari. Se lo spazio  infinito, il vuoto  indistruttibile.
"Guarda quella stella, Alfa del Cigno; essa  lanciata verso di noi, cade direttamente su di noi, potremmo dire, con una velocit di due miliardi di chilometri all'anno. Ma essa non ci raggiunger mai, pel motivo che voliamo noi pure verso la costellazione di Ercole.
"Arturo si precipita verso il sud con una velocit di tre miliardi di chilometri all'anno.
"Vi  l nella Grande Orsa, una stella che vola colla velocit di ventotto milioni di chilometri per giorno, ossia dieci milioni di chilometri per anno.
"Tutto ci corre, cade, circola attraverso l'immensit senza confini.  polvere, vera polvere celeste, una pioggia di diamanti trasportata in un soffio divino... ed una pioggia d'anime, inquantoch si tratta di popolazioni innumerevoli.
"E che cosa  il nostro sole? Un atomo!
"E cos' la Terra? Un nulla.
- E che siamo noi?
- Che siamo noi, amor mio?... Emanazioni di Dio allorch comprendiamo quegli splendori.
"Sai tu l'idea che mi  venuta test girando gli sguardi su quella moltitudine innumerevole di stelle?
"Esse ci sembra si tocchino, nella Via Lattea, per esempio.
"Nel telescopio, le regioni pi povere del cielo si riempirono quasi per incanto.
"Mediante la fotografia celeste, ci basta di lasciare una lastra esposta cinque o sei ore perch si copra di punti luminosi. Lasciandola abbastanza a lungo, si otterrebbe una vera superficie solare, poich tutti i punti luminosi si toccano fra di loro.
"Ebbene, io penso che in realt tutte le stelle sono legate l'una all'altra, vicine, contigue, come le molecole della nostra carne.
- In qual modo ci pu essere? La stella pi vicina  a quaranta miliardi di chilometri dal nostro sole!
- Questa distanza non  nulla. I loro raggi di luce, di calore, di elettricit, le loro attrazioni, il loro magnetismo si combinano. Ci sembra che di qui al Sole ci sia un vuoto di centoquarantanove milioni di chilometri, e di qui alla Luna un vuoto di trecento ottantaquattromila chilometri;  un errore, il vuoto non esiste. Il Sole tiene la Terra nello spazio, la rischiara, la riscalda, la feconda. Legami invisibili collegano fra di loro tutti i mondi.
"Il nostro universo siderale deve formare un gran corpo, un immenso organismo di cui i soli e i mondi sono le molecole, gli atomi materiali.
"Non vi  lontananza fra i mondi. Essi sono fra di loro nella medesima relazione degli atomi di un pezzo di ferro, d'un albero o d'un corpo umano, che non si toccano maggiormente e vibrano parimenti, agitandosi in un moto perpetuo.
L'universo  un essere vivente; ogni mondo  una molecola del gran corpo.
"E le anime circolano da un mondo all'altro come effluv che avvivano l'universo. Senza esse, i mondi sarebbero inanimati. Le forze psichiche, come le forze fisiche attraversano quelle distanze che non sono quel che ci appariscono.
"Ecco la grande unit fisica e psichica. Contempla la Via Lattea: tutte le stelle si toccano.  l'universo siderale visto da lontano.
"Il poeta ha detto:
I mondi nella notte - che voi chiamate il cielo,
Stan anime gettandosi - l'un l'altro nel lor volo,
" E:
Le tombe sono i fori - del vaglio-cimitero,
Da cui - semente oscura! - cade in un campo nero
Lo spaventevol turbo - dell'anime immortali.
"Questo campo tenebroso  la notte. Le anime non fanno che attraversarla per passare da un mondo all'altro. Questi mondi sono gli atomi del corpo dell'universo, e noi abbiamo sott'occhi una grande unit vivente.
- E, che cos' la morte?
- La morte  la porta merc la quale l'anima giunge al suo destino. Non hai mai visto un morto? Quale ineffabile sorriso su quel volto riposato! Non  soltanto la soppressione dei patimenti dell'agonia; non  soltanto il riposo dei muscoli e dei nervi, come dicono i medici. V' qualche cosa di pi: un'espressione di allievamento della vita, di soddisfazione intima, di disdegno della materia, d'uno stato trascendente che rimane sul viso immediatamente dopo la partenza dell'anima. Trasmigrando a volo, essa ha gi intravisto la luce eterea.  un'impressione analoga a quella che prova l'aeronauta in pallone allorch giunge al disopra delle nubi, ch non vorrebbe allora pi ridiscendere sulla Terra. Cos, e pi libera ancora sfavilla l'anima all'uscir dalla vita. In un istante essa ha visto la luce e l'impressione resta a lungo sul viso inanimato, mentre il lutto e le lagrime circondano il defunto d'una pompa funebre.
"La vita  come un sogno. Le realt che noi crediamo di vedere intorno a noi non sono che apparenze menzognere; l'astronomia, la fisica e la chimica lo provano. Durante la vita, noi non abbiamo coscienza delle nostre esistenze anteriori, a quel modo che nel sogno non ci ricordiamo dei nostri sogni precedenti. Ma, uscendo dalla vita, siamo liberati del velo sensuale e ci risovveniamo del passato.
L'astronomo si sofferm, contemplando silenziosamente quella magnifica notte stellata. Poi, volgendosi d'un tratto verso la sua compagna:
- Guarda - diss'egli: - mi sono dimenticato di dirti che domani sera vi  una elegantissima serata al Casino di Luchon. Gli artisti della Commedia francese vengono a recitarvi una delle migliori loro produzioni, e l'occasione  rara oltre ogni dire. Vuoi venirvi?
- Raffaello - diss'ella chiudendogli la bocca con la mano - non prendi a gabbo la tua piccola moglie, non  vero? Vieni a parlarmi del teatro, degli uomini mentre noi abbiamo questo spettacolo pi grandioso davanti ai nostri occhi!
...
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Capitolo 24.
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SCIENZA - VERIT - FELICIT.
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Essi conducevano una vita assai appartata e la loro mutua felicit bastava ad entrambi. Tuttavia, la fama universale del Solitario arrecava talvolta, nell'estate specialmente, inattese diversioni.
Gli scienziati illustri, i grandi scrittori, i filosofi di tutti i paesi che facevano un viaggio in Francia o in Spagna, si stornavano dalla loro via diretta per venire a fargli visita ed a passare alcune ore nell'Osservatorio dei Pirenei.
Un giorno, un celebre fisico inglese venne espressamente da Londra per fare con lui e Stella alcune esperienze sulle forze occulte. Un altro giorno, uno dei pi famosi inventori degli Stati Uniti si rivolse a lui per consultarlo circa la fondazione di un osservatorio magnetico agli antipodi. Un re celebrato pei suoi gusti scientifici volle passare da Luchon a Bosost per visitare l'autore del Dominio dell'ignoto e intrattenersi con lui. Un altro anno, uno dei suoi antichi compagni di collegio dell'Aveyron, diventato deputato e ministro, venne ad offrirgli, in nome del governo, la croce della Legione d'onore. Dargilan non avrebbe sollecitato una consimile distinzione; ma l'accett e Stella la mise in un cassetto a fianco delle insegne di commendatore della Stella Polare e d'una ventina d'altri ordini.
- Ecco che ci mi riconcilia alquanto con la politica - diss'egli al suo amico ministro - e sono ben lieto di vedere che vi si possa aver talvolta una iniziativa personale. Ma, confesso che di solito le cose non avvengono in tal modo. Io leggo tre giornali di indole diversa, e mi sembra che sotto la repubblica quanto sotto l'impero e sotto la monarchia, e all'estero d'altronde non men che in Francia, i ministri siano costantemente tirati qua e l da una folla d'intriganti pei posti, gli onori, le decorazioni, e si strappano loro quei gingilli senza che abbiano veramente la libert di scegliere essi medesimi e di cercare di ricompensare il vero merito.
"Osserva bene che io non parlo per me, che non merito nulla affatto e che vidi tutti i miei voti soddisfatti, e al di l di quel che aspettavo, perch la mia felicit  senza nubi. Ma, in generale, gli uomini del potere non mi sembrano liberi e si lasciano guidare da altri. Se avessi, quanto a me, l'onore o la sfortuna d'essere al governo, incomincerei col non mai decorare coloro che giuocano di gomiti per farsi innanzi, per sopprimere gli alberi della cuccagna ed i mortaretti e per tentare di scoprire io stesso i veri valori intellettuali. Ma, ci sarebbe logico e tu, amico mio, mi risponderai che la logica non  di questo mondo.
- Spero che la mia amministrazione si distinguer dalle precedenti sotto questo rispetto - replic il ministro - e che sapr trovare gli uomini di merito dovunque si nascondano... qualora io resti abbastanza a lungo in seggio per tale bisogna, - aggiunse egli sorridendo. - So bene, per quanto ti riguarda, che non di grande importanza a queste specie di attestazioni.
- Fra noi, questi nastri di diversi colori e questi dischetti d'argento smaltato sono per vero giuocattoli un po' infantili.
- Ed  il solo mezzo di cui possono valersi i governi per dimostrare la loro stima ad uno scienziato, ad un'artista, ad un inventore, ad un grande cittadino, ad un soldato che ha versato il suo sangue per la patria. E poi,  per un gran numero di persone, un'emulazione certamente utile al progresso.
- S, ma poich si sono inventate tali distinzioni, converrebbe almeno distribuirle con equit.
Un giorno, il Venerabile della Loggia d'una citt vicina era venuto a fargli visita, quale ambasciatore del Grande Oriente di Parigi, per invitarlo ad entrare nella massoneria. Egli rifiut con molta semplicit, dichiarando che preferiva la libert di spirito a tutti i riti; che alla nostra epoca ognuno ha il diritto di dire quel che pensa e di camminare in avanti, e che un indipendente non deve essere n framassone n clericale.
Una visita pi inattesa di tutte le altre gli tocc un bel giorno d'estate, nelle prime ore del mattino. Era quella di un sacerdote, facilmente riconoscibile, bench fosse vestito con abiti da borghese. Del resto, egli si svel fin dal primo momento.
- Mio caro maestro - diss'egli; - io abbandono la Francia; vado ad esercitare il mio ministero in Svizzera e sono venuto a chiedervi la vostra benedizione.
- La mia benedizione?
- S; io ho fatto abiura de' miei errori ed ho riconosciuto la verit di cui lei  il pontefice.
- Ma, io non sono menomamente pontefice.
- Oh! lei lo , quanto Ges, ed io faccio ritorno alla religione dei primi Cristiani.
- Io non credo n ai sacerdoti, n al culto. Per me, la religione dell'avvenire sar senza culto.
-  quella che Ges ha proclamato al pozzo della Samaritana. Egli pure non credeva ai sacerdoti della Legge, e li ha scacciati, cogli altri venditori, dal tempio.
- Non mi diceva lei, che andava ad esercitare il suo ministero in Svizzera? Rimane dunque sacerdote?
- S e no. Torno al "vecchio cattolicesimo" che non aveva inventato la confessione, le indulgenze ed il purgatorio. Se non fosse per quel che penso, sceglierei la religione dei Copti.
- Che bisogno ha lei dunque di rinchiudersi nella stretta cerchia d'un sistema religioso?
- Caro maestro; io la considero come un Padre della Chiesa, e saluto in lei il cardinale di Cusa(8) reincarnato. La di lei religione, che  la vera, che  quella di Budda e di Ges, non  ancora l'eletta che dalle intelligenze superiori, dalle anime illuminate e delicate che comprendono la scienza, la natura, la grandezza di Dio. Ma, attendendo la venuta di questa religione pura, l'uomo volgare ha ancora bisogno di finzioni e di forme.  un avviamento a cui vorrei consacrarmi.
"Appresi - aggiunse egli - per effetto delle mie stesse predicazioni, che l'uomo pi assoluto nei suoi giudiz, che scioglie le questioni col tono pi autoritario, non pu in fondo essere che un ignorante, inquantoch dacch si analizzano le cose, non s' pi sicuri di nulla nella maggior parte dei problemi della vita.
Essi ragionarono e discussero a lungo, ma, tutto ad un tratto, il prete si sofferm, come se non avesse detto abbastanza presto ci che era venuto ad esporre.
Stella entrava nella sala in quel momento.
Bench sei anni fossero trascorsi dalla sua ultima visita al confessore, ella lo aveva riconosciuto immediatamente.
- S, signora... s, signora - diss'egli levandosi in piedi e salutandola con rispetto. Sono io.
"Professo la religione di suo marito - aggiunse egli - e sono venuto a confidarglielo, n sono del resto il solo sacerdote di cui l'astronomia fin per modificare la teologia.
- Signor Lafert - soggiunse Stella; - ebbi sempre per lei una grande riconoscenza. L'ultima volta che, giovinetta ancora, lei ebbe a rimproverarmi s fortemente, in quel tetro confessionale di Santa Clotilde, mi consigli di cambiar via; di viaggiare e di recarmi a respirare l'atmosfera pura delle montagne. Fu seguendo quel consiglio, ch'io venni qui.
- Lo seppi ben presto - replic egli - e conobbi altres, l'autunno seguente, le sue velleit d'entrare in convento e poi, in primavera, la sua fuga che fu un grande avvenimento parigino. Se ne  parlato per lo spazio almeno di otto giorni e mi sono chiesto poi sovente se lei fosse pienamente felice, e confesso pure che ebbi l'indiscrezione di venire a constatarlo in persona.
"Ebbene; loro due sono entrambi nel vero, e ne sono ricompensati da una perfetta felicit.
- Lei non  dunque pi sacerdote, signor abate?
- No e s. Lei sa, signor Dargilan, che il celibato dei preti non  una questione di dogma, ma di semplice disciplina ecclesiastica, e le confesso che sto per imitare il suo esempio. Dopo aver fatto molti matrimoni per conto degli altri, scivolo anch'io su quella china, e sposo una delle mie antiche penitenti.
- Lei ha, io credo, una certa indipendenza di fortuna?
- Tutti lo sanno nel quartier mio, e non sono del legno di cui si fabbricano i vescovi.
Essi discorsero per qualche tempo ancora. L'abate chiese di vedere un libro filosofico nuovo che faceva un gran rumore e che l'astronomo aveva test ricevuto dalla Germania. Mentre Dargilan era andato a prenderlo nella camera vicina, l'abate si lev dalla sua poltrona e venne a sedersi sul divano su cui sedeva Stella.
- Sia attento, signor abate! - diss'ella arretrandoci alquanto e tirando a s un cuscino di velluto ricamato, lei si  seduto sui capelli di mio marito.
- Sui capelli di suo marito?
- S, per l'appunto; questo cuscino  riempito dei suoi ricci. Sono io che gli taglio i capelli e la barba: nessun altro mette mano alla sua testa, e questo bel cuscino che lei vede ne  la prova. Ma ora, non v' pi posto; egli ha una vitalit straordinaria e i suoi peli crescono con una grande rapidit!...
- Ah! - diss'egli, prendendo il cuscino. - L'idea  peregrina e si tratta di una originalit che la signora Lafert non avr certamente.
- Tanto pi, signor abate - riprese ella, sogguardando la sua fronte calva e il suo viso sbarbato - che lei non ha gran ricchezza sotto quel rispetto.
- Oh! - replic egli sorridendo; - la mia felicit non  sospesa ad un capello. E cos,  vero dunque che lei condivide assolutamente tutte le idee del di lei illustre signor marito?
- S, assolutamente. Esse stanno radicate a tal punto nell'anima mia, signor abate, che subirei il martirio per esse, e con vera gioia - aggiunse con gli occhi infiammati.
Dargilan rientrava, portando il libro che si misero insieme a sfogliare; poi l'abate richiese se non si potesse visitare l'osservatorio. Egli percorse con sempre maggior interesse i diversi plutei della biblioteca e, al momento di prendere congedo, trasse dalla sua tasca l'ultima opera del Solitario: Le regioni dell'Immortalit, chiese una dedica sulla prima pagina e preg il signor Dargilan di aggiungervi la sua firma.
La vettura che lo aveva condotto, stava per ridiscendere a Luchon; egli prese congedo da loro e strinse fortemente nelle sue le mani che l'astronomo gli stendeva.
- Questa stretta di mano - diss'egli -  la benedizione che ero venuto a domandarle.
Tolte queste visite diverse, abbastanza rare d'altronde. l'Osservatorio rimaneva generalmente solitario e degno delle contemplazioni e degli stud dei nostri due astronomi, attesoch, come la sorella di Guglielmo Herschel, la sposa di Dargilan era, da quanto vedemmo, presa da una vera passione per la scienza.
La loro vita continu a svolgersi in pieno cielo, in mezzo alle armonie della natura.
Essi conoscevano inoltre tutti e due - ed  cosa rara nella donna - la felicit della bibliofilia. Prendere fra le proprie mani un bel libro, d'una edizione accurata, piacevole a leggersi dal punto di vista tipografico, ben stampato, dai larghi margini, dalla buona carta, dalla rilegatura elegante, adorno d'incisioni da maestro e che non sia troppo pesante - poi guardare quel libro prima di leggerlo, appoggiata la schiena in un comodo seggiolone, con la lucerna dietro le spalle - percorrerne le pagine, prenderne possesso e leggerlo in seguito a proprio piacimento assaporandone tutti i pregi di pensiero e di stile; poi ritrovarlo pi tardi sui plutei di una libreria non chiusa, accessibile a tutti i capricci della mano, in compagnia d'una quantit di altri libri non meno altamente apprezzati; ecco un piacere squisito dell'intelligenza che rendeva sempre troppo brevi e troppo fuggitive le ore passate nella biblioteca.
Oh! quali buoni amici i libri! Noi li scegliamo a nostro gusto, li consultiamo, ed essi ci sono fedeli, ci istruiscono, ci rischiarano, ci guidano, ci consolano.  una compagnia intellettuale, intelligente, distinta, di tutti i tempi, di tutti i paesi che noi associamo al nostro spirito nelle nostre ore dedite al fantasticare, alla meditazione ed al riposo.
Durante i primi anni della loro felicit, non era mai venuta loro l'idea di fare un sol piccolo viaggio, se si eccettui qualche escursione nei dintorni di Luchon, alla valle del Giglio, al lago nero, al lago verde, al lago azzurro, al lago d'Oo, al porto di Venasque, a Bosost, alla valle d'Aran, alla Maledetta. Una volta soltanto essi s'erano spinti fino a Cauterets, e al circo di Gavarnie e avevano ammirato nella loro grandiosit le montagne boscose, i corsi d'acqua torrenziali, il gran circo coronato di neve e le cime superbe che essi avevano tentato di raggiungere per mezzo di un'ascensione fino alla breccia di Rolando. Ma, non s'erano portati lontano fino a Pau e avevano fatto ritorno al loro nido senza perderlo di vista.
Il quarto anno, essi risolvettero di andare fino a Bordeaux e di dimenticare il cielo per lo spazio di quindici giorni. Per una fortunatissima combinazione, un'ascensione in pallone aveva luogo a Luchon: presero posto nella navicella, e l'aerostato li trasport in quella direzione e li deposit non lontano da Bajona, Si fermarono allora a Biarritz, che parve loro un paradiso creato appositamente per gli innamorati. Dopo la catena grandiosa dei Pirenei, che, durante il percorso, s'era svolta sotto i loro occhi in tutta la sua lussureggiante bellezza, essi erano giunti d'improvviso su una spiaggia incantevole, davanti ad un mare altrettanto grazioso e calmo quanto il Mediterraneo, nella baia di Monaco, proprio nei bei giorni di primavera. Se Bordeaux non fosse stato la meta del loro viaggio, essi si sarebbero di buon grado addormentati al rumore carezzevole delle onde che venivano dolcemente a stendersi sulla sabbia d'oro.
Amanti appassionati della natura, la grande citt attiva, fragorosa, affaccendala, dest in loro minor interesse delle verdeggianti montagne e del mare. Era quello, per essi, un mondo affatto nuovo. L'immenso ponte sulla Garonna, il fiume solcato da navigli, il porto, le strade, le piazze piene di gente in moto, gli edific infine richiesero il loro tempo per poterli visitare e vi si trattennero tre giorni.
Una delle cose che colp maggiormente la loro attenzione fu la visita alla catacomba di San Michele, ove mostrasi una sessantina di cadaveri collocati in piedi contro il muro del sotterraneo e conservati come mummie d'Egitto in sorprendenti pose. Sono esseri umani sottratti alla decomposizione dalle propriet della terra del cimitero in cui furono inumati. Vennero ritrovati quasi intatti, dopo secoli d'inumazione, e sono esposti col a titolo di curiosit. La pelle, i capelli, la barba, tutto hanno conservato. Vi si notano vecchi, fanciulli, una donna incinta, un uomo che appare essere stato sepolto vivo. Questa specie di esposizione macabra di cadaveri incartapecoriti caus nella giovane donna, non solo un certo terrore, ma un vero disgusto. Il pensiero di Stella corse al proprio corpo, e, la notte appresso ella sogn i vermi delle tombe e fu assalita da uno spaventevole incubo.
E volle abbandonare Bordeaux l'indomani stesso: scesero la corrente della Gironda fino a Rovan, rividero il mare luminoso, respirarono gli effluv dei boschi di abeti, andarono a visitare l'isola di Jeu e la penisola di Noirmoutiers, ove Stella ritrov le origini della famiglia di sua madre. Poi, pensarono al ritorno, ai loro libri amati, alle loro osservazioni astronomiche, e si fermarono soltanto alla piccola stazione di Montrjean, ove visitarono il posto in cui, il 9 dicembre 1858, cadde dal cielo una pietra della quale l'astronomo conservava gelosamente un frammento nelle sue collezioni. Ed  con gioia nuova affatto che ripresero entrambi le loro care abitudini.
Alcuni giorni dopo, essa fece un testamento in cui chiedeva di essere cremata.
Ci che essi amavano sopra ogni cosa, dopo il lavoro intellettuale, che d allo spirito i suoi pi eletti tripud, si era la contemplazione della natura. Stella si abbandonava talvolta, davanti l'immenso paesaggio che si estendeva d'ogni intorno a mezzod della torre, a interminabili fantasticherie. Le forme cangianti delle nubi che trapassano nell'atmosfera sospinte dal vento attiravano i suoi sguardi e i suoi pensieri; ella le contemplava in silenzio e le vedeva procedere verso il lontano orizzonte.
L'impassibilit tranquilla della natura nell'eterno movimento delle cose comanda la meditazione: l'anima si ripiega in qualche modo su se stessa e sembra subire una legge fatale. "Qual mistero la vita! - diceva sovente a se stessa, quale imperscrutabile mistero! Le nubi passano, la Terra gira, le stagioni e gli anni si succedono, gli esseri nascono, vivono, s'agitano, muoiono. Tutto ci perch? Che siamo noi? Nubi fors'anco."
E la sua anima si perdeva in fantasticherie senza fine.
E cos passavano gli anni.
Un giorno d'autunno, mentre assaporavano le frutta in un gradevole intimo asciolvere, Raffaello sembrava pi scherzoso del solito.
- Come trovi queste pesche, amor mio?
- Eccellenti, deliziose. Quale succo! qual profumo!
- V' un po' di te dentro esse.
- Che vai tu raccontandomi?
- Non indovini?
- Ma no, no certo. Esse non sono grossissime, ma le giudico veramente eccellenti.
- Sono i nostri figli.
- Raff... tu parli sempre per mezzo d'enigmi.
- Cerca un po'...
- Ah! i nostri arboscelli? I fiori della scorsa primavera? Sono essi? E gi adesso? Ma mi sembra sia di ieri il tuo amoroso capriccio del battesimo dei noccioli di ciliegie e di pesche.
- Ebbene! hanno sette anni i nostri arboscelli. E sai quali sono quelli che crebbero pi rapidamente?
- Gli alberi di pesco.
- Ci non mi meraviglia. Con te da sette anni! Ma mi pare impossibile! Il mio cuore dice sette giorni.
- Per verit, la pesca  un gran buon frutto ed anzi il migliore fra tutti: queste hanno non so qual lieve sapore di musco abbastanza curioso. Non credi tu che nel paradiso terrestre Eva dovette essere tentata da pesche anzich da mele?
"E i nostri altri alberi da frutta? I ciliegi, gli albicocchi, i pomi, le nocciuole? E i noci, i castagni, le quercie?
- Non vi sono fin qui che gli alberelli di pesco che abbiano dato fiori e frutti: gli altri si tengono in serbo per gli anni venturi, e sono gi per altro grandicelli. Mi sono divertito a mirarli. Gli alberi di pesco hanno gi due metri e cinquanta di altezza; i prugnoli li oltrepassano ma non hanno avuto ancora fiori; un noce misura due metri, una quercia ed un albero di castagno due metri e mezzo.
"Coricandosi ai piedi di quegli arboscelli, si ha gi un po' d'ombra sul capo e la natura cammina e prosegue nell'opera sua. Il sole, la pioggia, il suolo pieno di succhi nutritivi agiscono sull'essere vegetale, lo fanno crescere e lo sviluppano. Questi alberi vivono e vivranno al di l di noi su questa terra, e nei secoli venturi, forse, il viaggiatore smarrito in queste montagne, verr a riposarsi al piede di una vecchia quercia dai rami sterminati, senza che l'incolga dubbio alcuno dell'ora d'amore a cui quest'albero secolare dovette il nascer suo. Ma la sua ombra consacrata serber nei suoi fremiti qualche ricordo del nostro mistero; essa sar dolce e benefica allo stanco viaggiatore e se qualche coppia amorosa verr a sedersi sotto il suo folto fogliame, si sentir sfiorare da un soffio di volutt, delle nostre ombre leggiere che verranno a rivedere questi cari ricordi.
- Non parlar di morte, Raffaello mio: noi siamo cos vivi! Noi non morremo e tu, tu non morrai mai. Su, su, non nutrire di queste idee s melanconiche e dammi ancora una pesca.
Il filosofo amoroso aveva chiamato quei piccoli arbusti "gli alberi stellati" e li curava con amore. L'ottava annata, una primavera mite e piovosa li fece germogliare con un grande sviluppo; essi colsero allora, oltre le pesche, albicocche e ciliege. Le nocciuole, le prugnole, le mandorle, i marroni, i frutti della quercia, le noci erano maturati, ognuno secondo la sua specie. Nel decimo anno erano gi veri alberi.
Stella era rimasta in relazione con molte delle sue amiche, e specialmente con Cecilia, Adriana e Solange, che gi ebbimo ad incontrare in principio di questa storia. Esse s'erano maritate tutte e tre, dopo aver fatto quelli che diconsi nel bel mondo brillanti matrimon, ed avevano sposato uomini ricchi, mondani, senza professione determinata.
Il marito di Cecilia non aveva altra cura che di amministrare la sua sostanza che si elevava ad un'alta cifra: la loro vita incominciava e finiva nei saloni dell'eleganza parigina. Il marito di Adriana s'era gettato negli affari e nella finanza; il terzo era un deputato militante assai in vista nell'aula parlamentare.
Esse erano tutte in corrispondenza abbastanza frequente con Stella, perch fra di loro erano rimaste legate da amicizia anche dopo la soluzione irregolare del suo romanzo: l'amavano per la sua sincerit, per la sua originalit e avrebbero tutto scusato in lei. Tuttavia, da lungo tempo ella non aveva ricevuto alcuna comunicazione da parte loro, quando, per una coincidenza abbastanza bizzarra, tre lettere le giunsero in un medesimo giorno, e queste lettere sono sufficientemente curiose perch qui le riproduciamo.
Gli uomini che esse avevano sposato si trovavano ad essere uno rispetto all'altro d'un tipo diametralmente opposto a quello ch'esse avevano sognato allorch erano fanciulle.
Cecilia a Stella.
Parigi, gioved.
"Carissima mia; mi annoio. Ecco tre mesi che non t'ho scritto pel solo motivo che non avevo nulla di attraente da raccontarti. Ma tu, cattivaccia, perch non mi scrivi? Le tue lettere hanno tanto fascino! Tu vivi, d'altronde, in un mondo a parte. Quanto a noi,  la vita di fin di secolo che tu conosci.
"Mio marito conserva sempre il privilegio del ciuffetto. Abbiamo dato due grandi pranzi l'inverno scorso e quattro grandi serate, ma non nei medesimi giorni, inquantoch sarebbe stato troppo faticoso. Parrebbe tuttavia pi logico dare una pomposa serata di divertimento dopo un pranzo di lusso, per far divertire gli alti personaggi che si  in obbligo di ricevere. Ma vi ho rinunciato.
"Ero condannala a rimanere in piedi, o ad un dipresso, dalle cinque della sera alle cinque del mattino, e m'era rimasta per pi giorni una spaventevole emicrania. Non si pu pi fidarsi dei domestici; essi non pensano a nulla se non a loro stessi e sono vere macchine o da meno ancora. Fui obbligata a cambiare due volte la domestica e tre volte la cuoca, cosicch mio marito pensa oramai come me, che cio non bisogna mai prendere al proprio servizio camerieri, marito e moglie, pel motivo che se si  contenti dell'uno e poco soddisfatti dell'altro, ci si trova in un bell'impiccio. E poi s'intendono come i ladruncoli sulla fiera.
"La mia piccola Luisa fu assai sofferente per mal di denti. Essi sono veramente una cattiva invenzione del buon Dio. Si soffre per averli, si soffre per conservarli, si soffre per perderli. All'infuori di ci, essa cresce del resto assai bene e sar, a quanto credo, assai bellina. Essa prese molto del padre suo che, come tu sai, ha i pi begli occhi del mondo. Ma sar meno corpulenta di lui, s'intende.
"Quanto a mio marito, io l'amo sempre assai; egli  s buono!  per davvero il migliore degli uomini! Ma, la gestione della nostra sostanza, coi tempi che corrono, lo tien molto occupato, bench non abbia nulla da fare. Tutti i gioved egli riceve; non altro che uomini e l si fuma, si discorre, e sopra tutto vi si passa del tempo inutilmente e non altro.  come una fiera ed io ricevo con lui; non  un gran divertimento, ma una cosa obbligatoria. Egli va a caccia altres una volta per settimana, spesso col signor Presidente, e noi riceviamo molta selvaggina che spediamo a tutti i nostri amici. Andiamo abbastanza spesso a teatro, ma non sei del mio giudizio tu che tutte le commedie in fondo si rassomigliano? Sempre l'adulterio. Cos pure nei romanzi  sempre la stessa storia.
"Orbene! io non sar mai un soggetto da romanzo, non ho mai ingannato mio marito n lo inganner giammai. D'altronde, non ne ho gran desiderio, perch - in qual modo dirtelo? - non trovo nulla di meraviglioso in piaceri di questa fatta. Finch la nostra luna di miele dur, feci i maggiori sforzi per scoprire in che poteva consistere questa sensazione tanto straordinaria di cui si parlava tanto, vi mettevo la miglior volont del mondo e attendevo con confidenza l'ispirazione. Essa non venne, e restai altrettanto fredda quanto prima del matrimonio. Dopo la nascita di Giorgetta, non vi penso quasi pi, n comprendo come si possa ingannare il proprio marito per quel gusto. Gli uomini sono sciocchi e vanitosi. E impertinenti! Il miglior amico di mio marito non mi diceva l'inverno scorso, al ballo, che era un vero peccato per una signora ben fatta come me porgere il seno alla propria creatura? Non ebbi l'aria di comprendere quel che dicesse, e poi in fondo, non so precisamente ci che volesse esprimermi, a meno di imaginarmi che un uomo di quarantanni, e con quella barba...  cosa burlesca.
"Si dice che vi sono donne del bel mondo che si divertono enormemente. Non io, e queste conversazioni nostre sono d'una vanit...! Chiacchiere, toelette, domestici: ecco ci che ne forma il fondo, n frequentiamo, a dir vero, che i colleghi del circolo di mio marito.
"Hai tu notizie d'Adriana? Mi sembra che si goda la vita abbastanza gaiamente. Essa deve scriverti, mi diceva nell'ultima sua lettera che data da un mese.
"So che tu rimani perfettamente felice, contrariamente a tutte le mie previsioni. Ti approvo adesso e ti abbraccio di pieno cuore.
"CECILIA".
" P.S. - Si dice che il duca di Jumiges sia stato ucciso alla caccia dall'amante di sua moglie, che , a quanto pare, il colonnello Lomond."
Adriana a Stella.
Parigi, venerd 14.
"Mia cara Stella; mi annoio tanto da morire. Alfredo mi ha ingannata. Tu lo conosci, e ti ho gi parlato di lui, o piuttosto ti confessai che tu avevi indovinato. Era il compagno di mio marito, nella finanza come lui, e io l'avevo gi notato fin da prima del mio matrimonio.
"Conosci per qual serie di fatalit mi sono lasciata trascinare al mal passo; lo credevo s cavalleresco, s nobile, s leale! E lo amavo per davvero!
"Io ero il suo tipo di donna. Per lui la mia capigliatura di un nero di ala di corvo, i miei occhi neri e sempre orlati di nero, la mia taglia snella, la mia nervosit un po' fantastica erano l'ideale della donna ardente per eccellenza. Giammai mio marito mi aveva detto tanto, e noi fummo felici come pazzi per tre mesi. Ettore non si  accorto di nulla giacch non vi sono uomini altrettanto occupati quanto i finanzieri. E sai tu quel che m' occorso or son otto giorni?
"Andavo dalla tuia modista in via della Pace, in carrozza chiusa. Sulla piazza del Teatro Francese, vedo una gran folla di gente. Un cup dalle tendine abbassate si ferma precisamente di fianco alla mia vettura, ed io ascolto una voce che riconosco d'un tratto. Ah! il miserabile! Porgo orecchio; nessun dubbio. Il mio sangue si mette in ebollizione, e d al mio cocchiere l'ordine di tener dietro a quella vettura fin dove essa vada. L'assembramento ingombrante continua, ed io ascolto il loro dialogo. Imbecilli! Essi credevano di essere in casa loro e non so chi mi ha trattenuta dal fare a pezzi la tendina della vettura col mio ombrello.
"Tengo loro dietro e vedo scendere di carrozza i miei due piccioni all'Albergo Continentale. Lei una bionda, dai capelli di un biondo sfogato, brutta, dal viso pienotto, tozza, cascante, un mostro. La pelle bianca,  vero, ma non potei vedere i suoi occhi. Infine tutto l'opposto di me! E andate a credere poi agli uomini!
"Io avevo ben notato che da qualche tempo mi trascurava alquanto, ma attribuivo ci ai suoi affari. Tre giorni dopo quell'incontro avevamo un abboccamento, ma io non mi ci recai. All'indomani egli mi giunse in casa con fare meravigliato.
"Crederesti dunque che non volle mai convenire della verit dell'accaduto? A sentir lui, sono io che mi sono ingannata.  un caso di rassomiglianza sosia. Egli non and mai all'Albergo Continentale; infine ha mentito con audacia, Che piet! Invece di confessarmi semplicemente che ha cessato d'amarmi!
"Ma v' di pi. Pur stando sulle negative con una sicurezza imperturbabile ed assicurandomi che il suo amore per me non ha mai variato, non ebbe egli la sfrontatezza di sostenere in faccia mia una teoria abracadabrante? Egli pretende che un uomo pu molto bene amare due donne ad un tempo, ci che non fa al caso suo stantech ha in avversione le bionde per la loro insulsaggine, ma che uno dei suoi amici aveva l'anno scorso due ganze che amava con egual trasporto s l'una che l'altra, l'una rossa e l'altra bruna, e che non poteva pi far senza di loro. Ognuna esercitava su di lui un influsso distinto, che agiva altres, a dir suo, sopra sensi differenti.
"Io gli ho lasciato spifferare le sue divagazioni psicologiche. fisiche, ottiche od olfattive, ed incomincio a credere che, in fatto di sensi, egli non abbia il senso morale. Non lo amo pi n potrei pi abbracciarlo come facevo una volta: no, voglio un uomo che sia mio.
"Che pu egli trovare di seducente in quella bionda insipida? Essa deve avere dei viz nascosti. Le donne sono birbaccione.
"Come vedi, non mi diverto troppo, e per alcuni istanti di piacere rubacchiati, la vita non offre che disillusioni. Comprendo benissimo come si possa fare un bel tuffo nella Senna.
"E poi, tutto l'inverno scorso non ebbi che seccature di domestici. Il cocchiere accampava sempre dei pretesti per non uscire di casa; i cavalli erano stanchi oppure avevano avuto freddo la vigilia; il selciato era troppo viscido, la pioggia pericolosa. Che so io? Ad ogni bel tempo, gli era impossibile venire a prenderci a teatro; infine ci siamo decisi di non tener pi cocchiere in casa e di noleggiare una vettura di rimessa. Non si ha almeno da preoccuparsi di nulla, e se il cavallo si rompe una gamba, lo si sostituisce con un altro; ma non mi si diceva l'altro d che anche accordandosi con un cocchiere assai caro, non si pu mai contare su di esso per le ore di sera dopo il pranzo?
"Gi sai che ho incominciato ad andare in bicicletta:  una vera delizia. Siamo andati ieri, gioved, al concorso del Ciclodromo: imaginati che dopo cinquanta chilometri sulla pista, Giorgio, che era terzo, ha guadagnato la corsa d'una mezza ruota!
" Ricevo sempre il mercoled al mio five o' clock, ma ti confesso che quelle chiacchiere intorno al t delle cinque non mi trasportano menomamente. Non si parla che di toelette, di cavalli, di domestici, ed  quello il fondo del discorso;  per vero che noi non si frequenta che uomini d'affari e banchieri.
"Te beata che sei felice sempre! Ti auguro un grosso premio di lotteria e mille baci.
"CECILIA".
Solange a Stella.
Lilla, mercoled sera.
"Carina mia; bisogna che ti dica innanzi tutto che non credo pi alla politica. Il mio diletto marito, che ha tanto talento ed era cos ben riescito fin qui,  stato sbalzato di sella da un commediante di bassa lega, da un intrigante, da un furbo della peggiore specie, e ci proprio nel momento in cui noi si sperava un ministero.  proprio un cader dalle nubi!
"Or son tre mesi, per effetto di venticinque voti di spostamento nella votazione delle colonie, il ministero fu rovesciato e mio marito entrava a far parte della nuova combinazione. Egli avrebbe avuto sia il Commercio che i Lavori Pubblici, oppure l'Agricoltura o l'Istruzione pubblica. Tutti riconoscono ed apprezzano le sue doti eccezionali e niuno dubita ch'egli non sia atto ad occupare qualsiasi sorta di posto, fatta eccezione della Finanza, dell'Interno, della Giustizia e della Guerra, che richiedono persone specialmente versate in materia. Anche la Marina  a tutti accessibile e se ne  test assegnato il dicastero ad un letterato, un giornalista, parente di Vittor Hugo, io credo, che gi aveva avuto il Commercio e l'Istruzione pubblica. Un celebre chimico  diventato di punto in bianco diplomatico e ministro degli Affari esteri; nulla infine  pi facile pei francesi, bench in Inghilterra le cose camminino in modo differente.
"Pare che l si scelgano uomini di speciale competenza, per la diplomazia in special modo, e che la loro politica estera non abbia variato da duecento anni. Ma, in Francia, non ci si imbarazza tanto per questo, e basta essere deputato o senatore per divenir atti a tutte le alte funzioni dello Stato. D'altronde, come mi diceva Giulio, i ministri hanno i loro direttori pel disbrigo di tutte le faccende.
"Ed ecco che le recenti elezioni non lo hanno pi riportato al posto di deputato!  una cosa insensata. Bisogna proprio dire che il suffragio universale sia cieco e si lasci guidare dal primo venuto. Ritengo per parte mia che Giulio abbia avuto torto di lesinare e di fermarsi sulle cinquantamila lire; il suo concorrente che non gli giunge alla caviglia, che non ha alcun valore, ne ha spese sessantaseimila.
"Stiamo ora per prenderci la rivincita col Senato, ma nell'attesa, il mio povero marito non  nulla. Lui, s attivo, s irrequieto! Ne sono desolata, ma colpa sua. Quanto a me, avrei dato tutto, fino alla camicia, pur che si avesse in modo sicuro un ministero pel prossimo anno.
"All'ultimo momento, per altro, come manovra dell'ultima ora, gli elettori di Giulio avevano avuto cura di serbare pel colpo di grazia di far affiggere un manifesto dove era scritto che il suo concorrente fu compromesso in passato negli affari dell'Honduras, che ricevette una buona mancia di duecentomila franchi per le forniture del Panama, che ebbe un assegno bancario di ottantamila franchi per opera di Reinach, e che rub per lo meno trecentomila franchi nelle miniere d'oro del Transvaal. Ebbene! giudica tu della corruzione elettorale, quell'affisso non gli fece perdere un voto. Ci fu risposto che tutto ci si sapeva da lungo tempo, e quel ladro pretende nientemeno di intentare una causa a mio marito per diffamazione! Ce ne vuole della sfrontatezza! Oramai non si arrestano pi i bricconi, e quanto prima non si potranno nemmen pi ghigliottinare gli assassini!
"Quanto prima fonderemo un giornale, ed anche ci mi annoia. Ti scriver spesso, ma tu, perch non mi scrivi mai? Ti compiaci dunque per davvero della tua vita in codesto deserto, senza veder mai anima viva? In tutti i casi mi felicito con te che non hai sposato un deputato.
"La tua vecchia amica, che ti ama teneramente.
"SOLANGE".
...
.
...
Capitolo 25.
.
VIAGGIO DI VACANZA.
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Raffaello e Stella vivevano cos da dieci anni in una felicit perfetta, incomparabilmente pi felici, come vedemmo test da alcune lettere, di tutti coloro ch'essi conoscevano. La loro felicit era assoluta.
La contemplazione della natura, l'aspetto sempre vario dei paesaggi, le fantasticherie in faccia all'infinito, l'osservazione telescopica degli altri mondi, dei disegni di Marte, di Giove, di Saturno, lo studio dei curiosi ammassi di stelle, i problemi senza fine dell'astronomia, e inoltre, nella natura terrestre, osservazioni piene d'interesse sui nidi degli uccelli, sulle date dello sbocciar delle foglie e dei fiori sugli alberi, sui fiori, sulle stagioni, e, nelle lunghe sere d'inverno, la lettura degli autori prediletti, le cernite negli scaffali della biblioteca secondo il gusto o il capriccio del momento, la musica, nella quale Stella sapeva animare con gran sentimento i capolavori dei maestri, avevano occupato l'esistenza loro gi assorbita quasi intieramente dall'espansivo sentimento di mutuo amore che scaldava perpetuamente i loro cuori.
Essi vivevano con le grandi menti che hanno illuminato l'umanit, o si divertivano talvolta merc letture profane che li distraevano dalle elevate contemplazioni del pensiero. La biblioteca era diventata sempre pi svariata ed essi vi ricorrevano l'uno e l'altra a seconda della loro mobile fantasia, talch si sarebbero potuto scorgere spesso rimosse dal luogo loro, tutte le pi belle produzioni della mente umana.
Vivevano cos entrambi nell'atmosfera del loro amore, in mezzo ai fiori di un giardino di natura complessa, sempre occupati, senza aver mai conosciuto la noia, liberi da ogni cruccio come da ogni disillusione, stranieri ad ogni ambizione e cos pure ad ogni desiderio esteriore, non conoscendo dell'Umanit che quello ch'essa ha di buono e amabile, abitatori piuttosto del cielo che della Terra. Quei dieci anni di felicit erano passati come dieci giorni.
Dall'epoca del loro primo viaggio a Bordeaux, essi avevano preso diletto ogni anno a trasmigrare alcune settimane lontano dal loro nido dei Pirenei.
Avevano innanzi tutto visitato la Svizzera nell'intento di avere una impressione comparativa delle Alpi e dei laghi relativamente ai paesaggi pireneani, che eran loro familiari; s'erano spinti fino in Italia, avevano ordito dolci sogni sulle rive del lago di Como, e s'erano fermati alcuni giorni a Venezia ove indimenticabili impressioni avevano riportato le loro anime estasiate.
II cullarsi voluttuoso delle gondole sull'acqua, le serenate sul Canal Grande, il chiaro di luna sulla laguna, i vecchi palazzi di marmo uscenti dalle acque, la piazza San Marco, la basilica orientale, d'un misticismo sensuale nella sua luce multicolore, l'elegante palazzo dei dogi, il ponte dei Sospiri, fanno di Venezia un soggiorno che si direbbe preparato a bella posta pel piacere degli amanti.
L'anno seguente essi avevano visitato la Spagna, a loro vicina; percorsero in seguito in Scozia, la pittoresca citt d'Edimburgo, i laghi e le montagne d'Ossian che li avevano attratti.
Un altro anno preferirono di non uscire dalla Francia e percorsero l'Alvernia, le gole del Tarn, paese nativo di Raffaello, facendo poi ritorno per la via di Parigi allo scopo di abitare per alcuni giorni nel quartiere ove Stella aveva passato la sua infanzia.
I grandi formicai umani, Parigi, Londra, Madrid, Lione, Marsiglia avevano destato il loro interesse senza sedurli, e facevano ritorno ogni volta con sempre nuova felicit nel loro caro paradiso, ove la contemplazione del cielo riservava ad essi costantemente nuove meraviglie.
In questo decimo anno della loro felicit, essi decisero di spingersi in un viaggio fino al Tirolo, di andare a visitare le montagne dell'Arl-Berg e del Brennero, Innsbrck, Hall, Salisburgo, Ischl, Gmnden, Hallstadt, i laghi ed i ghiacciai di quella pittoresca regione.
Innsbrck li trattenne molti giorni. Le sue contrade bizzarre, cos differenti da quelle delle citt francesi, la sua posizione ai piedi delle Alpi germaniche, i canti tirolesi, il vecchio castello d'Amras, tutto riempito d'antiche armature e di collezioni, la chiesa dei Francescani con la tomba di Massimiliano e le sue statue colossali di bronzo nel costume e colle armature dei tempi scomparsi da Clodoveo, Teodorico, Arturo d'Inghilterra fino a Carlo il Temerario, Filippo il Buono, Eleonora di Portogallo e Giovanna la Pazza, madre di Carlo Quinto, eccitarono al massimo grado la loro curiosit. Essi trovarono quella chiesa straordinaria e assolutamente fantastica la sera, al pallido chiarore delle lampade delle cappelle, e non sarebbero stati che mediocremente sorpresi, allorch erravano sotto quelle tetre vlte, di vedere quelle statue d'eroi scendere dal loro piedestallo ed andare a svegliare Massimiliano nella sua tomba.
Quei viaggi erano pei due amanti un argomento di delizioso svago nel loro eterno tema d'amore. Essi andavano per le strade, pei campi e pei boschi, per le montagne o lungo le spiagge, senza preoccuparsi del resto dell'umanit, come se fossero stati soli al mondo, e, ovunque si trovassero, a casa loro.
Vedendoli passare, si supponeva fossero in viaggio di nozze, senza dubitare che esso durava da dieci anni. Le ore fuggivano per essi rapide e piene d'incanti; non erano mai pronti, a veruna ora del mattino, per la colazione o per avviarsi alla ferrovia, perdevano le corse dei treni e poscia, dopo essersi recati per qualche po' a passeggio, dimenticavano parimenti l'ora del pranzo, altrettanto innamorati l'uno dell'altra, altrettanto pieni d'ardore e folli di volutt e infine cos lieti di vivere e tanto giovani quanto il primo giorno della loro unione. Allorch le loro mani pi non si toccavano, i loro occhi parlavano ancora: tutti si voltavano indietro a vederli passare, li seguivano con lo sguardo, li invidiavano: essi poi non vedevano alcuno.
Visitarono in tal modo il Tirolo come avevano visitato l'Italia, la Spagna e la Scozia, felici a tutta prima di correre pel mondo insieme, di respirare uniti un'altra aria che sembrava fosse prodotta per essi soli, di ammirare insieme nuovi siti, di vivere insieme in nuovi quadri scelti a meraviglia per gli innamorati, i cui occhi, del resto, abbelliscono e fan poetico quanto li circonda. Questa vita in due era tutto per essi e le citt e i paesaggi rimanevano in seconda linea.
Da Ragatz a Innsbrck, la strada ferrata, proveniente da Zurigo, percorre a tutta prima in discesa la valle del Reno superiore dirigendosi verso il nord e il lago di Costanza; poi gira all'est e risale per la vallata dell'Ill sui declivi dell'Arl-Berg, che essa ascende lentamente fino al tunnel, a mille e trecento metri di altezza.
Da una parte e dall'altra della strada v' una lunga valle assai larga, con belle praterie e verdi pascoli al confluente dell'Ill e del Reno, e che va rinserrandosi gradatamente fino alle cime dell'Arlesberg. Di grado in grado che si sale, ci si aspetta di veder sparire villaggi ed abitazioni umane, ma essi si succedono all'opposto di continuo e si stendono lungo i torrenti, cosicch si prova meraviglia nel vedere fino i pianori pi elevati, come per esempio a Sant'Antonio ed a Landeck, in regioni ove l'inverno dura tre quarti dell'anno, graziosi villaggi, verdi pascoli, chiese dai campanili alti e snelli e vaghi villini sospesi quasi in alto sul declivio dei monti.
Alla discesa dell'Arl-Berg, fino ad Innsbrck si segue ancora una valle, quella dell'Inn e la si continua al di l per molte ore. La gran vettura a vetriate messa in coda ai treni che attraversa senza tregua questa pittoresca regione permette di ammirare a proprio piacimento il sontuoso paesaggio, le montagne lontane, le citt che passano, i prati, i boschetti d'alberi e tutte le curiosit della strada.
La valle dell'Inn si allarga gradatamente, poi la si abbandona per prenderne altre in mezzo a montagne dirupate, e si costeggia in seguito il torrente impetuoso di Salzbach che cade in cascate molteplici e corre con impeto attraverso le rocce franate. Passano sotto gli occhi cascate d'acqua, torrenti, foreste e un vecchio castello appollaiato sulla sommit d'un immenso dirupo a picco sembra guardare dall'alto le piccole cose che avvengono ai suoi piedi. La valle si allarga, la pianura si apre; ecco Salisburgo.
I nostri viaggiatori vi si trattennero alquanto. Poche citt, del resto, possono esserle paragonate per la bellezza del luogo. Il fiume Salzbach che l'attraversa, le due montagne del Monchsberg e del Capuzinerberg che la fiancheggiano da una parte e dall'altra, la sua alta e formidabile cittadella, le facciate bianche esposte al pieno sole, i giardini in fiore, i terrazzi, le cupole delle chiese e dei conventi, i viali d'alberi secolari, le passeggiate che si stendono lontano, la grandiosit unita alla grazia dei paesaggi cui fanno sfondo a poca distanza superbe montagne, e tutti i suoi dintorni magnifici e pittoreschi li avevano trasportati in un racconto da fate. Il vitto vi  ottimo, i vini sceltissimi; cosicch i nostri viaggiatori si sarebbero dimenticati del cielo se non lo avessero portato con loro. E sembr ad essi, dopo alcuni giorni che vi risiedevano, di possedere non so qual tendenza a divenire un po' sibariti.
Essi furono soddisfatti sopra ogni cosa da una escursione al lago del Re, al Koenigs-See, in Baviera, quasi alle porte di Salisburgo, il pi bel lago della Germania che rivaleggia in grandezza con quelli della Svizzera e dell'Italia, offrendo un carattere molto pi selvaggio pel fatto che le montagne che lo rinserrano da tutte le parti sono vere muraglie insormontabili.
L'immenso lago, d'un verde cupo, giace in fondo a quella conca di rocce, che l'imprigionano, e vi conservano l dentro un'invariata frescura, che si mantiene inoltre merc la profondit delle acque. Uno dei decliv  un po' meno verticale e boscoso fino alla superficie del lago. Verdi fronde cadono come capigliature nell'onda che li bagna.
In fondo al lago, la barca che li trasportava raggiunse un promontorio dedicato a San Bartolomeo ove si trovano un antico maniero da caccia ed una cappella, e, attraversando un'esile striscia di terra, giunsero ad un secondo lago tutto recinto da un circo grandioso che ricord loro il circo di Gavarnie colla sua cascata.
La strada da Salisburgo al lago li aveva dilettati d'altronde quanto il lago stesso.  una delle pi pittoresche che si possano vedere, bench corra in pianura. Il villaggio di Berchtesgaden, colle sue case all'italiana, i suoi portici, i suoi costumi dai colori spiccati, i suoi magazzini di piccoli oggetti di legno e di avorio, getta i toni di una fioritura pomposa in mezzo al verde dei prati e dei boschi.
Nel primo villaggio bavarese da loro attraversato si erano fermati per visitarne la vecchia chiesa.
Erano discesi dalla vettura e vedendo sulla piazza un piccolo monumento coperto d'iscrizioni, vi si erano avvicinati. Vi lessero che era stato inalzato in memoria dei soldati del paese morti durante la guerra del 1870. Il sole era radioso nel cielo azzurro e i fanciulletti giuocavano a rincorrersi presso il portone d'un casa. La natura era in festa.
Povero villaggio! Alcuni metri di differenza nel tracciato della frontiera l'avrebbe dato all'Austria, piuttostoch alla Baviera, e quei giovanotti non sarebbero andati a versare il loro sangue per una causa sconosciuta in terra straniera. Alcuni atomi di buon senso e di onest nella testa di Bismarck avrebbero lasciato l'Europa in pace, n fatto retrocedere la civilt di un secolo indietro!
Raffaello e Stella furono quasi tentali di inginocchiarsi davanti a quel piccolo monumento di villaggio per dare un'attestazione di rimpianto alle vittime dell'ambizione di alcuni malfattori e domandare a Dio di trattenere d'allora in poi le guerre nel loro primo germe merc il granello di sabbia di Cromwell.
Facendo ritorno all'albergo, essi trovarono sopra una tavola della sala di lettura, un'opera, l dimenticata senza dubbio da qualche inglese, dello scienziato sir Humphry Davy, il cui titolo dest in loro qualche impressione: Gli ultimi giorni di un filosofo, e, nello sfogliarlo, i loro occhi caddero sopra una stupenda descrizione delle Alpi Illiriche, che Stella prese diletto a leggere ad alta voce a Raffaello.
- Come  curioso! - disse Stella; - noi facciamo lo stesso viaggio che quel grave scienziato ha compiuto or son tre quarti di secolo. Quale simpatia! e non vi  nulla a dire, noi la pensiamo esattamente come lui.
- Se tu avessi letto ancora alcune pagine, saresti stata informata che egli fu ad un pelo dalla morte. Spero che noi non l'imiteremo fino alla conclusione del viaggio.
- Perch no? Egli corse pericolo di morte dicesti? Sai che, quanto a me, fui sempre del parere degli antichi che non amavano diventar vecchi e che assicuravano che "gli dei chiamano in cielo coloro che essi prediligono".
- Stella ti amo!
- Non ci ameremo noi sempre? sopra Marte o in Vega?
- Un bel possiedo, vai meglio di due l'avrai, dice il proverbio. E tu sai quanto mi stai nel cuore.
- Oh! s! Ma tu mi ci avrai sempre. Lo voglio.
- Non ti piacerebbe essere uomo alla tua volta, in una esistenza futura, mentre io sarei invece la diletta tua; esser me, per esempio, mentre io sarei te?
- S, sarebbe una cosa originale.
- Allora noi non abbiamo alcuna fretta di cambiar di corpo. Ma, sai tu, come lo dicevi un giorno, che noi giungeremo ben presto al nostro meridiano, e sar una piacevole cosa il discenderne?
- Tu non hai trent'anni, ed io ne ho quaranta.  la giovinezza. E poi, col nostro amore, invecchieremo noi?
- Quale astro pu restare al meridiano senza scenderne? Qual' il Giosu che lo soffermer?
- Giosu? Sei tu.
- Oh! io sento bene che ti amer sempre e sempre maggiormente. Ma tu? E se non mi amassi pi o se mi amassi meno? Si dice che gli uomini non sanno amare come noi, ed io avr un giorno delle rughe e dei capelli bianchi. La giovent non pu essere eterna. Orbene, se tu mi amassi soltanto un po' meno, ne soffrirei tanto che preferirei esser morta.
- Stella, perch queste strane idee?
- Perch sono troppo felice. Raffaello mio, ti amo immensamente.
Ed ella gli si gett al collo e i suoi occhi si riempirono di lagrime.
- S; t'amo - riprese - e fui e sono troppo felice. So inoltre, s, so che questa felicit avr fine. Vi  un segreto che non ti ho mai confessato.
- Un segreto?
- S, pel motivo che esitai sempre e rinunziai anzi a parlartene. Eppure, non  cosa grave. Non tormentarti.  anzi semplicissimo, ed ecco di che si tratta.
"Ero ancora in convento, ed avevo sedici anni. Un giorno d'uscita, mia madre, gi in preda alla malattia che doveva toglierla di vita, era andata con mia zia a consultare una specie di sonnambula di cui si parlava allora molto. Chiesi alla mia volta il permesso d'interrogarla; ebbene ella mi predisse la mia vita quale precisamente  trascorsa fin qui. S; grande amore, grande dolore. Cambiamento di esistenza; vita intellettuale; felicit perfetta. E...
- E?
- E la morte durante un viaggio.
- E tu vi credi?
- S, perch tutto quello ch'ella mi ha annunciato s' avverato alla lettera. Ma anche tu, mio caro, credi alla visione dell'avvenire, ai presentimenti, ai segni ammonitori. M'hai anzi detto spesso che colui che conoscesse le cause delle nostre determinazioni potrebbe con altrettanta facilit veder l'avvenire come noi vediamo il passato.
- Certamente, non vi  effetto senza causa, ma esso non pu averti annunciato l'epoca della tua morte. T'inganni indubbiamente.
- No; essa m'ha vaticinato che la mia felicit sarebbe finita con un gran viaggio, e noi non abbiamo mai fatto un viaggio tanto lungo quanto l'attuale.
- Oh! e Edimburgo! Se tu contassi i chilometri! E poi, non dobbiamo recarci l'anno venturo in Egitto?
-  vero - ella disse. - Ero pazza.
- Se tu m'avessi confidato quel famoso segreto or son due anni in Scozia, ti saresti gi creduta alla vigilia della tua morte.
- Non vi ho neppure pensato, ma perch me ne venne ora qui il ricordo?
- La colpa ne va data a sir Humphry Davy.
- S; dimentichiamo questi terrori imaginar.
All'indomani, essi erano sul lago della Traun, a Gmnden.
Il corso cos rapido del fiume al suo uscire dal lago; il lago stesso, ridente e grazioso nel gran bacino di Gmnden, severo e quasi triste nel piccolo bacino di Ebensee, l'enorme massa calcarea del Traunstein, la strada che risale la Traun, dal lago di Ischl, e lo splendido soggiorno d'Ischl nel suo quadro di colline, montagne e ghiacciai, portarono ancora alle delizie del loro viaggio nuove impressioni, gradevoli e svariate.
Di l, continuarono a risalire la Traun, lungo il lago di Hallstadt, fino ad Aussee.
La strada ferrata si fa innanzi in una serie di tetri burroni che sembrano ad ogni istante rinchiuderla in un antro senza uscita, e a misura che si procede inalzandosi in quella stretta vallata scavata dal torrente, pare di allontanarsi gradatamente dal mondo dei viventi, per smarrirsi in inospitali regioni che la specie umana non ha ancora abitate. La gola selvaggia in fondo alla quale spumeggia la Traun, finisce per aver shocco in una specie di triplice vallata superiore, in mezzo a cui se ne sta sonnacchioso il bel villaggio di Aussee.
Vi si trovano i costumi pittoreschi delle fanciulle d'Ischl, ma non si pu credersi per questo all'estremit del mondo.
L, tre laghi attrassero ancora i nostri viaggiatori, il Grundlsee, che si raggiunge dopo la traversata di un bosco, e che appare incorniciato da montagne sparse di villini e con una infinit di capanne da pescatori e per bagni tutt'intorno alla riva; pi lontano, sempre risalendo la Traun, il lago di Toplitz, selvaggio, tetro, solitario, e al di l, perduto ancor pi nel cuor dei monti, il piccolo Kammersee ove il torrente ha la sua sorgente.
I nostri viaggiatori non si stancavano di ammirare, di contemplare, di fantasticare, specialmente durante la traversata del melanconico lago di Toplitz, che sembra s lontano da tutto e da tutti, s estraneo ad ogni animazione di viventi che si potrebbe credersi tanto nella Luna che sulla Terra.
Nella montagna boscosa che chiude i tre laghi, essi erano ad una altezza di 600 metri. Attraversando l'Arl-Berg avevano raggiunto i 1.300 metri: sul monte Pilato erano rimasti due giorni a pi di 2000 metri. Quest'aria leggera delle montagne inebria per la sua purezza al modo stesso che la vista delle grandi altezze affascina per la sua grandezza.
Ben sovente, da alcuni giorni sopratutto, fra le cime dei monti coperte di boschi, essi avevano scoperto il bianco ghiacciaio del Dachstein che, nelle Alpi del Salzkammergut, leva la sua cima nevosa a 2900 metri di altezza. Essi avevano una vivissima ambizione d'andare fin l, e ascoltavano con entusiasmo i racconti dei turisti che ne erano scesi.
La loro intenzione era di salirvi da Hallstadt. Hallstadt  un piccolo villaggio accoccolato sul fianco d'un dirupo isolato in fondo al lago, un po' come Venezia nelle sue lagune, silenzioso e solitario, ove la strada ferrata non passa e ove non si arriva dalla stazione che per mezzo di battelli. Un'immensa cascata d'acqua si precipita proprio in mezzo al villaggio, dietro le modeste abitazioni dei terrazzani, non lungi dalla chiesa e dal cimitero, o, per meglio dire, delle due chiese e dei due cimiteri, inquantoch questa povera popolazione di 1400 anime  divisa fra due religioni rivali, il cattolicismo e il protestantesimo. Hallstadt  collocata in modo cos singolare in fondo al lago e al piede settentrionale delle montagne, che non vede il sole dal 17 novembre al 2 febbraio. Gli archeologi conoscono l'antico cimitero celtico che vi  stato scoperto, e per vero questo povero sobborgo  abitato da secoli e secoli specialmente a motivo dell'industria di sale.
Anche l, in quella solitudine alpestre, in faccia al lago e alle montagne, essi avrebbero voluto rimanere a lungo, ma il tempo era splendido e la cima nevosa del Dachstein li attirava sempre.
E poi, una grave e appassionante questione astronomica teneva occupato gi da tempo il pensiero dello scienziato e sollecitava altres le fantasticherie della sua compagna.
Egli aveva calcolato che le stelle filanti della notte del 10 agosto dovevano essere estremamente numerose quell'anno e che una cometa, essendo stata originariamente associata alla terza cometa dell'anno 1862, doveva incontrare la Terra e seminare una vera pioggia di stelle nelle altitudini dell'atmosfera. Era uno spettacolo celeste che non aveva veduto che una sola volta ed in condizioni infelici, allorch il 25 novembre 1872, i resti della cometa di Biella incontrarono il nostro globo e solcarono il cielo d'Italia d'una tal quantit di meteore, da venir paragonati ad una caduta di fiocchi di neve di cui taluni osservator valutarono il numero in pi di sessantamila. Stella ardeva essa pure dal desiderio di assistere a quello spettacolo, e pi si fossero portati a grande altezza nelle montagne, e migliore sarebbe stato il posto d'osservazione. Il loro progetto di fare la ascensione del Dachstein s'associ ben presto a quello dell'osservazione delle stelle filanti; ma era dunque possibile passar la notte sul ghiacciaio?
La questione fu esaminata colle guide, e, dopo poche combinazioni discusse e respinte, convennero di condurre quattro guide, di portar con s coperte, viveri ed una tenda, e di stabilirsi sulla sommit della montagna a meno che la neve o il vento non vi si opponessero assolutamente.
Dopo alcuni giorni di preparativi, essi si decisero a intraprendere l'ascensione e lasciarono Hallstadt prima del levar del Sole, accompagnati dalle loro guide.
In sette ore, attraverso l'Echernthal, l'Alte-Herd, il Tropfevand, il Thiergarten e l'Ochsenwies-Hhe, essi raggiunsero il belvedere di Simony-Hut, a duemila metri d'altezza.
La vista si estendeva meravigliosa su tutto quell'ammasso delle Alpi orientali, ma l'ascensione era stata faticosa, ed essi decisero di passarvi la serata e la notte, tanto pi che si era levato un vento violento. La capanna nella quale essi avevano sperato di dormire era squassata dalla tempesta che url tutta la notte e interd loro il minimo istante di riposo.
Si sarebbe potuto credersi alla sommit di un picco deserto, o sopra un bastimento coll'ancora abbandonata in pieno Oceano. Il mattino eransi levati prima del sole coll'intenzione di ridiscendere senza continuare l'ascensione. Ma il vento essendosi tutto d'un tratto calmato e un radioso sole avendo ricondotto la gioia nell'atmosfera intiepidita, si rimisero in marcia con le guide, attraversarono il ghiacciaio d'Hallstadt e giunsero in due ore al piede del Dachsteinwand.
Allora, con l'aiuto di cunei di ferro piantati nella viva roccia e della corda metallica, essi raggiunsero la cima in un'ora e mezza di cammino. Il panorama si svolse splendido sotto i loro occhi meravigliati: la vista si estendeva dallo Schneeberg alla foresta di Boemia, al disopra delle cime, delle montagne e dei colli. L'aria era d'una grande purezza, secca e fredda, e rimasero col a lungo in contemplazione, nell'ebrezza delle alte cime, immersi nella pi viva ammirazione.
Il tempo era veramente splendido. L'uragano della vigilia aveva trasmigrato lontano e tutto annunciava una bella sera ed una notte assolutamente propizia alle osservazioni. Le guide si misero in grado d'installare sul ghiaccio una tenda sotto la quale i due turisti potessero dormire. Una leggera anfrattuosit si prestava precisamente a quella installazione, e in poche ore la tenda fu solidamente ammarrata, numerose pelli di capriolo e d'antilope furono sovrapposte le une alle altre e ricoperte di pelliccia, e infine si accesero i fuochi.
Il Sole tramont in un letto di porpora e d'oro. I suoi ultimi raggi avvolsero l'immenso panorama d'una luce fantastica che dolcemente, insensibilmente si estinse come un addio della luce alla natura. L'ombra della Terra sal lentamente dall'orizzonte orientale, traendo seco il crepuscolo e le prime stelle si accesero qua e l. Raffaello e Stella erano soli sulla cima della montagna; le guide s'erano ritirate prima del tramonto del sole in una vecchia capanna scavata al disotto della cima, dal lato di levante; essi cenavano alla lor volta, spossati dalla fatica, e dovevano, all'indomani mattina, innanzi il levar del Sole, andare a svegliare i due turisti, smontare la tenda e preparare il ritorno.
In quella solitudine delle grandi altezze e nel profondo silenzio della natura, i due contemplatori commossi della grandezza e della magnificenza del tramonto del sole ed in ammirazione delle sfumature meravigliose della Terra e del Cielo che succedono alla scomparsa dell'astro sovrano, si trovarono bentosto avvolti dalle tenebre della sera, temperate da un mite chiaror di luna, senza essersi accorti della fuga dell'ora. Ed era loro rimasto il tempo appena di pensare alle stelle filanti ed alla cometa, allorch la loro attenzione fu attratta dal lato delle costellazioni di Andromeda, di Cassiopea e di Perseo, da grandi raggi celestiali, preludi di un fuoco d'artificio del firmamento.
Fulgide stelle filanti incominciarono ad attraversare l'atmosfera e l'astronomo riconobbe tosto che non s'era ingannato ne' suoi calcoli e che il punto d'irradiazione corrispondeva perfettamente colle coordinate dell'orbita della cometa. Del resto, non appena la notte fu completa, un focolare d'una vaga luminosit apparve nelle profondit del ciclo, precisamente al posto calcolato.
L'astro cometario di cui le stelle filanti costituivano la disgregazione, giungeva dunque egli stesso spingendosi direttamente verso la Terra, come lo stato maggiore d'un'armata in mezzo all'armata stessa.
La pioggia delle stelle era incominciata, e gradatamente esse diventavano cos numerose che sarebbe riescito impossibile il contarle. Nonostante il chiaro di luna, che ne eclissava un gran numero, il paragone loro con fiocchi di neve non era esagerato: solamente si intuiva che erano assai lontane. Tuttavia alcune stelle si mostrarono cos fulgide di luce che sembravano giungere fino alla montagna e s'era costretti a chiedersi se l'una o l'altra non fosse per cadere fin sulla Terra.
Risplendenti bolidi provenivano dalla stessa regione, si facevano grandi, diventavano rossi e verdi e poi scoppiavano.
L'atmosfera, bench interamente pura, sembrava temporalesca e satura d'elettricit.
Il focolare cometario era ora assai pi esteso ed occupava una parte della costellazione di Cassiopea.
Assorbiti l'uno e l'altro nella loro osservazione celeste, i due amanti si erano da alcuni istanti separati cercando, per cos dire, di osservare tutto il cielo in un tempo. Essi non s'erano guardati l'un l'altro, mandavano esclamazioni ripetute e non abbandonavano cogli occhi le stelle. I loro cervelli si sovreccitavano senza che se ne avvedessero, sia per effetto dello spettacolo insolito straordinario che andava svolgendosi al disopra di essi nello spazio, sia fors'anche in causa dell'elettrizzazione intensa dell'atmosfera che faceva passare nelle loro vene una nuova corrente di vita.
Tutto ad un tratto, volgendosi dalla parte di Stella per seguire la caduta di un astro che pareva scendere lentamente fino a terra come un razzo di fuoco artificiale, gett un grido:
- Stella che hai? Tu bruci!
E si precipit su di lei.
- Tu pure - ella grid.
E, per vero, pennacchi luminosi si elevavano dalle loro teste, dalle loro spalle, dalle loro mani alzate.
Precipitandosi istintivamente su di essa per estinguere le fiamme ottenne lo scopo di farle convergere tutte sul proprio capo che dominava quello della compagna sua. I suoi capelli si drizzarono e si prolungarono in filamenti infiammati.
Stella ebbe paura e pos vivamente le sue mani sulla testa di Raffaello; quelle mani, alla loro volta, si ricoprirono di fiamme, e un vivo bagliore di ponce fiammeggi sulla testa del suo diletto.
Tuttavia essi non ne risentirono il calore, ma la loro carne aveva fremiti continuati.
Raffaello prese Stella nelle sue braccia e depose un bacio sulla sua bocca.
Allora il contatto dei loro corpi diede ad essi una sensazione nuova che non avevano ancora provata in tutte le loro follie amorose e ognuno dei due fu invaso da un immenso desiderio di sostituzione. Stella prov che allora, pi che mai, ella gli apparteneva per intero, non esisteva pi che nella felicit d'essere di lui, di non vivere pi che in una fusione con lui stesso. Egli la stringeva fra le sue braccia; il loro bacio non aveva mai fine ed egli prov la stessa sensazione che cio ella l'assorbisse alla sua volta in s e che la sua personalit stesse per sparire e per fondersi con la sua diletta, in un solo essere.
Frequenti lampi solcavano l'atmosfera e il cielo tutto quanto era attraversato da palpitazioni magnetiche dell'aurora boreale. La neve era rosea e sembrava calda, ch, in quella notte del 10 agosto, s'era prodotta, come avviene talvolta nelle montagne, un'inversione di temperatura. La frescura era discesa nella pianura e vampate di calore passavano sui due amanti, accrescendo vieppi la tensione elettrica dei loro nervi.
La cometa, penetrando nell'atmosfera, aveva determinato un'elettrizzazione prodigiosa di quella cima elevata delle Alpi, delle alture aeree, e dei due esseri che stavano librati su quella sommit.
Le fiamme continuavano a volteggiare sulle loro teste, sulle loro spalle, sulle loro braccia, sulle loro mani.
Essi entrarono nella tenda e la rinchiusero per di dentro.
Coricandosi sulle pellicce, ne videro sprizzar fuori migliaia di scintille; la natura intiera era satura d'elettricit.
La carne di Stella ne era impregnata: luci fosforescenti la percorrevano in ogni senso e la sua capigliatura era abbagliante. Tutto il suo corpo, su cui ella aveva altre volte scoperto le curiose manifestazioni dell'elettricit umana, era in un parossismo indescrivibile.
- Amor mio, amor mio, amor mio! - diceva circuendo colle braccia il collo del suo diletto e attirando con violenza la sua bocca contro la sua; non ti ho mai amato come questa sera. Dammi la tua vita, com'io ti d la mia!
Il cielo era infuocato, e la sua luce fiammeggiante d'un color rosso di fuoco faceva capolino attraverso gli interstiz della tenda.
...
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Capitolo 26.
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SPIRITI CELESTI - POLVERE TERRESTRE.
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Il dottor Bernard terminava di pranzare tranquillamente nel casino di Luchon, allorch, leggendo il suo giornale, le linee seguenti lo colpirono come se scritte con lettere di fuoco:
Austria. - La notte straordinaria del 10 agosto, di cui gi parlammo ieri, e che fu segnalata in tutto il Tirolo da fenomeni elettrici bizzarrissimi, da baleni di calore senza tuono, da una vera pioggia di stelle e dall'apparizione d'una luce vivissima nelle altezze celesti, verso le due ore del mattino, fu sgraziatamente contrassegnata altres da un ben triste accidente.
Due francesi, uno scienziato di grande notoriet, Raffaello Dargilan, e la sua giovane signora, che avevan lasciato Hallstadt l'antivigilia di quel giorno e compiuta l'ascensione del Dachstein, vennero trovati morti sulla cima della montagna.
Essi avevano voluto passare la notte sul ghiaccio per assistere al levar del sole. Le guide che avevano dormito a cento passi al disotto di essi, li rinvennero inanimati sotto la loro tenda.
Tutti si perdono in congetture sulla causa di questa morte.
A questa notizia, il dottore si lev di soprassalto dal suo seggiolone, attravers come un lampo la sala di lettura, discese la scalinata, giunse nel parco, percorse un viale, poi l'altro, ritorn sui suoi passi, err sulla pubblica strada, ritorn di bel nuovo a casa sua e prese il treno di Tolosa. Una volta in treno stabil il suo itinerario: Nmes, Lione, Ginevra, Zurigo, Innsbrck Salisburgo, Ischl. Aveva perfettamente calcolato e al posdomani della sua partenza, giungeva all'albergo del Lago.
Egli si fece raccontare tutti i particolari dell'accaduto.
Il capo delle guide avendoli chiamati senza ricevere alcuna risposta, era penetrato nella tenda e, a tutta prima, li aveva creduti profondamente addormentati; ma, avvicinandosi, si accorse che i loro occhi erano aperti. Essi riposavano l'uno a fianco dell'altra e mentre il braccio sinistro di Raffaello appariva steso sotto la svelta figura di Stella, la sua mano destra teneva la mano sinistra della sua diletta creatura. Un lembo di tela di canape s'era staccato dalla tenda ed era caduto su di essi.
Si erano ricondotte le due salme ad Hallstadt, ma era stato impossibile staccare le loro mani, e, senza separarli l'uno dall'altro, si erano deposti i due corpi sul letto ove, tre giorni prima avevano dormito. Una donna aveva posto presso al loro capo due candele sopra un tavolino coperto d'una tovaglia bianca che portava due rami di bosso benedetti.
Il dottore s'install vicino ad essi, volle vegliarli da solo ringraziando gli albergatori delle cure postume che essi davano pietosamente ai due sfortunati.
Sedette ai loro piedi e li contempl con profondo affetto: se non fosse stato il pallore a segnarne la morte, si sarebbe potuto credere che dormissero. Una tranquilla espressione di felicit sembrava ravvivare le loro labbra leggermente semiaperte e Stella appariva bellissima.
Stesi sul candido letto, avvinti in un ultimo abbraccio che sopravviveva alla morte, parevano felici.
Il dottore pensava alla rara felicit di quell'uomo, ch'era stato amato da uno spirito e da un corpo vergini, da una creatura unicamente invasa da un perpetuo amore; alla felicit di quella donna d'essere stata alla sua volta adorata in modo esclusivo, e riconosceva che una siffatta esistenza aveva favorito d'un raro privilegio quella coppia innamorata che s'era test addormentata nella piena gloria dell'amore, nella piena felicit, e che sembrava ancor sorridere al suo beato destino.
Egli non giunse a chiudere le loro pupille, e gli occhi dei due amanti restarono ostinatamente fissi verso il cielo.
Davanti a quei resti immobili, egli pens che aveva il dovere di agire come un esecutore testamentario, ch si sovvenne l'aver pi volte sentito dire da Stella che essa aveva preso delle disposizioni relativamente alla sua ultima ora e che aveva fatto un testamento che teneva sempre presso di s.
Una gran valigia da viaggio era l fra le due finestre della camera. Il dottore cerc, trov un mazzo di chiavi e l'aperse.
Essa conteneva vestiti, biancheria, fotografie del Tirolo e alcuni libri pubblicati di recente. L'idea che un testamento potesse esservi l dentro perdeva ai suoi occhi la sua probabilit primiera, ma, avendo incominciato delle ricerche, le continu, senza per altro nutrire grandi speranze.
Tutto ad un tratto, la sua mano urt contro un oggetto proprio in fondo alla valigia, e lo trasse a s. Era un cofanetto di legno rosa, e qualche cosa gli parve fosse scritto sul coperchio. Egli si avvicin alle due candele accese presso al capezzale del letto funerario e lesse, scritte con matita d'un azzurro cupo, e di mano di Stella, queste tre parole: "La mia sostanza".
Quel cofanetto stava sempre con lei e Stella lo conservava nel cassetto della sua tavola da lavoro; aveva per preso l'abitudine di portarlo seco nei suoi viaggi, a quel modo che gli avari portano con s ovunque il loro tesoro.
Assai imbarazzato da quelle tre parole, il dottore non sapeva se aprire il cofanetto o risolversi ad ignorarne l'esistenza. Egli si ricord dell'antica sostanza di Stella e pens ai due milioni che, dieci anni prima, rappresentavano la sua dote. Allora egli lo ricolloc scrupolosamente nel luogo da cui l'aveva tolto, ma rimase agitato da molti pensieri contradditori.
Una decisione era nondimeno urgente. Doveva egli limitarsi a trasportare quei poveri corpi a Luchon ed a condurli al cimitero? Una voce interna sembrava dirgli che l'amico doveva fare qualche cosa di pi.
Egli contempl i cadaveri, imaginandosi che forse qualche segno poteva manifestarsi su quei visi addormentati. Dargilan lo aveva tanto di frequente intrattenuto intorno alle comunicazioni d'oltre tomba!... Ma, nulla; impassibilit assoluta. I due visi pallidi restavano l, immobili, cogli occhi aperti verso la eternit.
D'improvviso per egli ud un leggero rumore; volse la testa, e scorse il mazzo delle chiavi lasciato nella serratura della valigia, che oscillava e mandava un tintinnio. La sua vista si port allora sopra un punto brillante che non era altro se non una piccolissima chiavetta d'oro. Egli prese l'intero mazzo. La chiavetta apriva il cofanetto.
Non vi era in esso alcun titolo di rendita, ma solo modesti e cari ricordi; una rosa ed una viola del pensiero legate insieme, i fiori che Raffaello le aveva inviati dopo la sua partenza da Luchon il primo anno del loro incontro; un portacarte di raso di color arancio, su cui essa aveva ricamato le loro cifre con alcuni capelli di Raffaello destinati a fissare i frammenti angolari; alcune reliquie preziose, un arancio disseccato, un piccolo mazzetto di fiordalisi, tre ritratti di Raffaello, un fazzoletto e alcuni altri nonnulla deliziosi pel suo cuore. In fondo al cofano era una soprascritta chiusa su cui leggevasi:
"Questo  il mio testamento."
Egli ruppe la busta e lesse:
" Io amo Raffaello.
"Non amo che lui al mondo.
"Noi crediamo all'indistruttibilit della forza psichica che ci anima; noi crediamo alla risurrezione dei corpi; il corpo  polvere e fa ritorno alla polvere.
"Spero ritrovare Raffaello nell'esistenza che tien dietro a quella mondana dopo la morte, e proseguire insieme la nostra vita intellettuale, felice e piena d'amore; vorrei altres che i nostri corpi non fossero separati.
"Col mio diletto, alle vicende della decomposizione dei nostri poveri corpi nell'orribile notte della tomba, preferisco la incenerazione.
"Desidero che le nostre ceneri siano intimamente confuse e riunite in una stessa urna.
"Se morissi prima idi lui - il che chiedo a Dio tutti i giorni - prego il mio Raffaello di fare incenerire il mio corpo, di conservare le mie ceneri e di ordinare per testamento di venir cremato egli pure, come egli ne ha manifestato l'intenzione, e di riunire le sue ceneri alle mie in un'intima miscela, in una stessa urna.
"Se egli morisse prima di me, mi si troverebbe morta alcune ore dopo: sopravvivergli sarebbe al disopra delle mie forze. Riescirebbe dunque facile, in tal caso, essere cremati insieme e soddisfare la mia volont.
"Scritto di mia mano, nel nostro paradiso terrestre, il 2 novembre 189...
"STELLA DARGILAN".
In quel medesimo cofanetto, il dottore rinvenne una boccettina piena d'un liquore verde trasparente in cui egli riconobbe uno dei veleni pi infallibili della farmacopea.
- Povera giovane ! - diss'egli - quanto lo amava! Quale tenerezza e quale sincera semplicit! Non siamo noi altri uomini che sappiamo amare in quel modo. Ed ella lo avrebbe fatto come lasci scritto!
"Infine! essi sono morti insieme: ella non aveva previsto il caso.
Il dottore non pens pi, da quel momento, che ad eseguire le volont s nettamente manifestate in quel testamento. Egli pass la notte insonne intento a vegliare i due corpi. Non si udiva in quel tetro silenzio, che il mormoro delle acque del lago al piede del balcone. Lontani lampi gettavano talvolta una subitanea luce attraverso le finestre e gi s'incominciavano a sentire sordi brontolii di tuono. Si avvicinava un uragano, uno di quegli uragani terribili delle montagne i cui tuoni rumoreggiano fragorosamente ripercuotendosi d'eco in eco senza fine, e che d'un tratto trasformano tutti i corsi d'acqua in torrenti impetuosi.
I bagliori divennero sempre pi vivi e illuminarono repentinamente di un chiarore violaceo sinistro i due visi pallidi che sembravano riflettere la luce di un altro mondo. La folgore squarci le nubi e si precipit in saette folgoranti, tosto seguite da esplosioni formidabili. Una pioggia diluviale si scaric sul lago: sembrava che il mondo materiale opponesse un'ultima volta le sue forze cieche e violente contro il mondo intellettuale simboleggiato nella vita e nel pensiero dei due esseri che col dormivano.
All'indomani mattina, con un cielo rasserenato, il sole brill in tutto il suo splendore al di sopra delle montagne. Il dottore si disponeva a prendere le disposizioni per la sepoltura allorch ud battere alla porta.
Era l'albergatore, accompagnato da due signori vestiti di nero, che erano giunti allora ma non volevano entrare n l'uno n l'altro per i primi sembravano schivarsi a vicenda.
- Possono entrare insieme, signori - disse il dottor Bernard, - tanto pi che non avr da parte mia nulla a domandarvi. Ognuno di voi  il ministro di una religione degna di rispetto, ma i miei amici non erano n cattolici, n protestanti. Non si far alcun servizio religioso.
II sacerdote cattolico si ritir tosto senza risponder verbo; rimase per il pastore protestante.
- Comprendo benissimo - diss'egli - che non si sia cattolici, ma si pu esser cristiani. Ges  la pi nobile figura dell'Umanit e noi pure non ammettiamo il culto delle imagini, le cerimonie infantili e le superstizioni romane. Ma, non si pu pregar Dio?
- Non  qui il luogo di intavolare una discussione - replic il dottore. - Le due religioni che ella e l'altro signore e sacerdote sono qui venuti a rappresentare, collimano, mediante un sentimento comune, con una terza dottrina, pi vasta, colla religione naturale, collo spiritualismo puro che non riconosce nessun culto. Tale era la religione dei miei amici e debbo rispettarla, ed ella avr indubbiamente, egregio signor Pastore, l'egual rispetto che sento io pei due sventurati.
Il pastore comprese pienamente il pensiero del dottore e si ritir alla sua volta.
I corpi dei due amanti, sempre inseparabili, furono avvolti in un unico lenzuolo e deposti nella stessa bara. Una barca fu predisposta per trasportarli al di l del lago alla stazione della ferrovia, di dove il dottore aveva risoluto di condurli a Zurigo ove i loro corpi avrebbero potuto venir cremati.
Era la strada che essi avevano percorsa s allegramente pel viaggio d'andata, quindici giorni prima.
Il treno in corrispondenza coll'espresso d'Oriente doveva passare a mezzanotte, e, verso le undici, la barca funeraria si mise in moto. Due rematori occupavano ciascun lato e un barcaiuolo stava seduto presso al timone; il dottore si teneva ritto in piedi, colla fronte scoperta e un fanciulletto sulla prora portava un fanale.
Un semplice drappo nero ricopriva la bara, e il dottore lo aveva sormontato d'uno scudo che portava, su un fondo nero, due grandi stelle tagliate a bietta, in un pezzo di sale della vicina miniera che ricorda per la sua bianchezza il marmo di Paro.
La barca s'inoltrava in silenzio sul lago solitario, rischiarato solamente dalla luce rossastra del fanale e da quella chiara della luna piena che si rifletteva in mille luccichi sulle faccette bianche delle stelle. Si sarebbe creduto di veder scivolare una stella doppia d'una bianchezza celeste preceduta da una cometa rossastra.
I barcaiuoli remavano silenziosi, con movimento regolare e monotono, non osando alzare la voce e pensando all'inesorabile potenza della morte, che regnava al disotto d'essi nelle profondit del lago, ove pi d'uno dei loro era stato inghiottito, non men che al disopra d'essi, nei ghiacciai della montagna, ove si incontrano qua e l rozze croci di legno piantate in memoria di passati disastri.
In quel lago tetro, i cui confini non apparivano segnati che dall'irregolare e lontano profilo delle montagne nere, la natura, calma e raccolta quasi in s, sembrava ora associarsi al lutto di quel convoglio funebre. Non una voce si faceva udire, non un canto d'uccelli, non un ronzo d'insetti, non rumore qualsiasi all'infuori del ritmo cadenzato dei rematori.
Essi giunsero cos all'altra riva e poco dopo per l'appunto il treno uscito fuori dalle strette gole delle montagne venne a fermarsi in stazione. Pietosamente e senza pronunciare una parola, i barcaiuoli deposero nella vettura il feretro, e allorquando il convoglio si rimise in marcia, il dottore chiese a s stesso se egli non fosse da quattro giorni in preda ad uno spaventevole incubo.
A Zurigo, una volta avvenuta la cremazione, raccolse egli stesso le ceneri dei suoi due amici, le frammischi intimamente e le ripose in una stessa urna d'argento. Il voto di Stella veniva cos religiosamente osservato.
Egli si ricord dell'osservatorio di Dargilan, della cima boscosa dei monti pireneani chiamata il loro "paradiso", delle gradevoli passeggiate serali che avevano fatto insieme, del paesaggio che preferivano aver davanti a loro, del piccolo boschetto d'alberi "stelleani" piantati da Raffaello, delle ore deliziose che avevano passate in quel giardino campestre e solitario, e port col devotamente l'urna contenente le loro ceneri.
Un vecchio che sembrava accasciato da un profondo dolore, si trov a lui davanti nel momento in cui giungeva all'osservatorio. Era lo zio di Stella, il conte di Noirmoutiers che a tutta prima egli non riconobbe.
Alla nuova della morte dei due sposi egli era accorso, ignorando d'altronde i particolari della catastrofe. Il conte non aveva riveduto la nipote dal giorno della sua fuga da Parigi, essendosi la moglie sua rifiutata di rispondere alle lettere che Stella aveva scritte dopo il suo matrimonio; ma non aveva mai cessato d'amare quella pazzerella, com'egli la chiamava, e di stimare Dargilan.
Il conte veniva ora ad abbracciare l'urna contenente le loro ceneri ed a pregare il dottore di intendersi con lui per assicurare la continuazione e lo sviluppo dell'opera fondata dall'astronomo, mediante la rendita d'un capitale di tre milioni, risultato dagli interessi accumulati da dieci anni della sostanza abbandonata dalla giovane innamorata.
Alcuni giorni dopo, essi rinchiusero l'urna funebre in un dado di pietra e fecero suggellare quella pietra nella roccia.
Niuna iscrizione vi fu scolpita ma solo le due iniziali collegate. Gli alberi dell'amore si sono fatti grandi: la quercia, al piede della roccia, ha ora rami verdeggianti; la natura regna sovrana in seno a quella solitudine: il vento soffia nella foresta, gli uccelli cantano presso ai nidi, il ruscello mormora, la natura continua il suo corso eterno, il Sole del mezzogiorno vi spande tepidi raggi stacciati dal fogliame, e la sera la bianca Luna viene ad accarezzare dolcemente coi suoi raggi argentei quell'angoletto di terra ove la vita di due esseri beati ebbe a trascorrere in una s perfetta felicit.
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Capitolo 27.
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ETERNIT - INFINITO.
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La polvere rimane alla terra; l'anima fa ritorno al cielo.
Nell'estasi d'una suprema stretta, mentre l'apoteosi aerea illuminava la montagna e la natura intiera aveva ricevuto dal passaggio della meteora una tensione elettrica che era parsa incendiarli, i due amanti s'erano sentiti morire in un rapido annientamento. Ma le loro anime erano sopravvissute, ed erano trasvolate dalla Terra, roteando nello spazio con la cometa che aveva appena toccato il globo terrestre con la sua ala e continuava il suo corso celeste verso le costellazioni.
Come due uccelli librantisi al disopra delle cime, e pi intimamente ravvicinati ancora, allacciati in una coppia inseparabile, si sarebbe detto dormissero o fantasticassero, adagiati sulla nuvola risplendente che saliva verso il cielo siderale.
Raffaello si risvegli per primo e si accorse che trasportava Stella fra le sue braccia. Essi avevano un corpo rassomigliante a quello terrestre ma imponderabile, sostanza elettrica, corpo fluido, astrale a cui l'anima  attaccata e che, durante la vita terrestre, serve d'unione fra lo spirito puro e l'organismo materiale.
Stella apr gli occhi alla nuova luce sorridendo nell'aurora che tutta ravvolgeva, inconsciente della trasformazione che avevano test subta. Niuno d'essi seppe d'altronde che fosse una cometa quella che li trasportava nel suo seno. Allo stesso modo che, nella navicella dell'aerostato si viaggia colla velocit del vento sentendosi assolutamente immobili, cos la velocit del loro volo celeste rimaneva sconosciuta ai due viaggiatori ed essi si credevano riposati entrambi nell'immobilit di un sogno eterno.
L'astro cometario, la cui capigliatura aveva per un istante avvolto la terra, s'allontanava rapidamente dal nostro globo e si dirigeva verso il nostro vicino, il pianeta Marte. Ne venne che, per effetto della combinazione dei movimenti celesti, l'astro vaporoso avvolse Marte come aveva avvolto la Terra, e non fu senza sorpresa che i due amanti videro avvicinarsi ad essi un mondo che non era pi il nostro.
Ivi, vaste pianure rossastre, grandi linee di verdura, canali innumerevoli, abitazioni aeree, esseri leggeri volanti nell'aria.
Si sentirono calar col assai dolcemente, come quelle stelle filanti che sembrano talvolta s lente e scivolano via lasciando nell'atmosfera una traccia luminosa quasi immobile.
Il corpo astrale ha la propriet, su taluni mondi, di condensare i fluidi dell'atmosfera e di costruire per essi nuovi corpi organici. Uno dei vantaggi di questa facolt  quello di non obbligare gli esseri a nascere infanti nel seno d'una madre. Si nasce, non gi infanti, ma in piena adolescenza.
 l che Raffaello e Stella vivono attualmente e, prima tappa dopo la Terra, Marte forn loro un delizioso soggiorno.  un mondo poco differente dal nostro, ma pi progredito e un soggiorno assai pi gradevole pel fatto che non va soggetto alle intemperie, alle tempeste, agli sconvolgimenti atmosferici che agitano perpetuamente il nostro e ci dnno periodicamente s violenti contrasti di climi e di stagioni.
L'aria vi si conserva pressoch sempre pura e senza nubi; l'atmosfera  nutritiva. Non vi si mangia, non vi si uccide. I giorni e le notti vi si succedono come qui, ma gli anni vi trascorrono quasi due volte pi lentamente e le condizioni generali della vita vi sono pi dolci e pi larghe.
Talvolta essi contemplano di l il nostro pianeta, brillante stella della sera, che segue lentamente nel cielo il Sole dopo il suo tramonto. Essi si ricordano di avervi vissuto, ma non ne rimpiangono punto la loro dipartita. Il loro corpo terrestre non era che un vestito che essi hanno abbandonato; essi sentono, essi sanno che la vita  eterna e che i mondi sono le tappe di questa esistenza senza fine, la cui variet  infinita quanto l'eternit stessa.
Di l pure essi riconoscono Vega, la loro stella scintillante, ed hanno il presentimento che un giorno vivranno insieme, a lungo, in un paradiso pi perfetto ancora. Essa  per le anime loro il simbolo della felicit eterna.
Vi sono verit superiori alla Terra; vi sono sentimenti superiori alla vita. La felicit di contemplare l'Universo, di studiare la natura,  sentita negli altri mondi quanto nel nostro, e la scienza regna col come fra di noi. L'amore, vincitore della morte, si perpetua nelle esistenze successive e continua a brillare al di l della terra in una luce inestinguibile. La vita terrestre passa come un'ombra.
Le religioni hanno risposto alle aspirazioni delle nostre anime, ognuna secondo la sua epoca e con la sua ignoranza. Nate e svoltesi prima della scoperta della verit astronomica, dell'immensit dei cieli, dell'insignificante pochezza del nostro pianeta, esse hanno creduto che la Terra e l'uomo fossero il centro e lo scopo della creazione, e sorsero sulle basi di questo errore fondamentale. Esse non hanno potuto che preparare la vera religione, che sar pi elevata, pi vasta, pi pura dei sistemi antichi, e in perfetto accordo colla scienza e colla ragione.
Ges non fu che un precursore. S'egli fosse venuto al mondo dopo Copernico e Galileo, egli ci avrebbe forse aperto veramente il cielo. Alla stregua dell'accrescersi graduale del sapere sul nostro pianeta, la religione essa pure si accrescer e si svilupper, e grandi intelligenze sorgeranno nell'avvenire pel progresso dell'umanit.
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N. B. - Non v' che una verit, la verit astronomica, la realt universale dei mondi e degli esseri. La religione dell'avvenire sar la religione della scienza; essa riunir nel suo seno tutti gli esseri pensanti, e sar la medesima sulla Terra, su Marte e su tutti i mondi abitati. Raffaello e Stella oggi lo sanno.
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FINE.
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Note al testo.
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(1) Pastinaca opoponax od erba costa, ombrellifera, che fornisce dalla radice incisa una gommaresina fetida detta per l'appunto opoponax.
(2) Specie di carrozza a molti posti usata in Inghilterra per le partite di caccia a cui intervengono anche signore.
(3) Qualche cosa di pi significativo del nostro bere sconciamente a cannello.
(4) Celebri luoghi di sbrigliati divertimenti in Parigi.
(5) Letteralmente "Inferriata di fogna". Soprannome tolto, cogli altri che seguono, ad esempio di quelli delle tante cantanti di bassa lega dei caff-concerti di Parigi.
(6) I Sosio erano due fratelli in Roma antica, librai ed editori di Orazio, somigliantissimi fra di loro, s da essere scambiati l'uno per l'altro.
(7) Il proverbio, cui qui si allude,  quello francese: Fontaine, je ne boirai pas de ton eau, che accenna al concetto che val meglio astenersi da ogni inizio quando si abbia il timore di non saper poi resistere ad una forte tentazione.
(8) Vescovo di Bressanone, insigne politico e filosofo, fatto cardinale da Nicol V nel 1450, e morto poi a Todi. Fu egli in cosmologia uno dei precursori di Copernico.
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FINE.