GIOVANNI DESCALZO.
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Scogliere.
Racconti di mare.
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2000. De Ferrari Editore. GENOVA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: CaTIA RIGHI per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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PRESENTAZIONE.
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Il libro presenta  relazioni marinare di piccolo cabotaggio, poich le storie di mare che vengono raccontate non si allontanano mai da un settore di mare che per lautore era quello casalingo, tra il mar Ligure e larcipelago toscano.
Il  centro della narrazione  occupato dai gesti e dalle parole, talvolta dai ricordi degli uomini di mare, sempre presi dalla loro attivit quotidiana: trasporto di vino e zavorra nel piccolo cabotaggio sulle coste tirreniche, raccolta delle patelle, le battaglie con i delfini che distruggono le reti. Il passaggio dalla pesca tradizionale a quella con le lampare che dissangua le acciughe  visto con sospetto dai vecchi pescatori che sostengono che le acciughe non possono essere gustose come quelle pescate con i vecchi metodi e neppure adatte per essere conservate.
Descalzo non indulge a descrizioni dettagliate del paesaggio, che per prende comunque il sopravvento nella narrazione e gli sfondi dambiente risultano indimenticabili nella loro imprevidibilit, forse proprio perch sempre strettamente in connessione con la dimensione del lavoro e filtrati attraverso lattivit umana sul mare. Curiosit, viaggio e avventura quindi, ma insieme alla salda concretezza della tradizione ligure di faticosa e indefessa attivit.
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L'AUTORE.
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Giovanni Descalzo (Sestri Levante, 1 giugno 1902  Sestri Levante, 13 settembre 1951)  stato un poeta e scrittore italiano.
Marinaio, pescatore, contadino, operaio alla Fabbrica Italiana Tubi e infine impiegato comunale,  autore di romanzi, prose liriche e, per giornali e riviste, centinaia di racconti (molti dei quali per ragazzi), articoli e resoconti di viaggio.
Autodidatta nei disparati ambiti letterari, egli  per considerato, innanzitutto, un poeta ligure della seconda generazione.
La citt di Sestri Levante gli ha intitolato il Lungomare, la Scuola media statale e dedicato nel 1952, anno successivo alla morte e cinquantennale della nascita, un busto commemorativo opera dello scultore Guido Galletti, sulla cui targa campeggiano i versi:
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Amo la povert della mia terra
umile innanzi al mare che l'avvolge
e l'aspra vita dei figli partenti
ogni giorno coi remi e colla vela
(da "Paese e mito", 12).
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Scogliere. Racconti di mare.
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Indice.
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COL SAN MARCO.
PRIMO SOLE.
RADE FALSE.
BONACCIA.
IL DELFINO.
PER PATELLE ALLA CHIAPPA DEL LUPO.
IL FONDALE DEL MORTO.
LA RIVINCITA DEI VECCHI E LE LAMPARE.
IL ROVO.
L'ABBORDAGGIO.
TREGUA DEGLI ISTINTI.
GLOSSARIETTO MARINARO.
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Fine Indice.
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COL SAN MARCO.
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1. SPIAGGIA D'INVERNO.
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La spiaggia d'inverno sembra pi vasta.
L'han dilatata le libecciate novembrine che spazzano la riva rotolando i marosi sino ai piedi delle case e riducono gli spazi degli stabilimenti balneari a piazzuole sulle quali trovano posto i gozzetti e le lance in riparazione. I leudi, sul tumulto dei piccoli natanti pigiati l'un contro l'altro nella fretta di sottrarsi alla furia del mare, si levano alti, ingigantiti appunto dal confronto coi gozzi e coi latini, e spiccano contro le case come primitive abitazioni lacustri di popoli nomadi, arrestati sul lido in una pausa per la sosta di riposo dopo la sempiterna odissea dei vagabondaggi marinari.
Man mano che il mare s'acqueta, i gozzi ritornano alla riva, si rif spazio attorno ai leudi, e questi spiegano le maestose vele latine per liberarle dall'umido accumulato e aprono i polacconi che prima d'essere riposti in veleria animano festivi la rada. Si libera lo spazio per lasciar posto ai giovani e agli anziani che disputano accanite partite di bocce, si estende alfine anche il campicello arenoso e pesante dove i ragazzi si allenano al calcio. La spiaggia  tornata del tutto paesana, appartiene alla compatta trib dei pescatori che avevano dovuto abbandonarla perch sulla sabbia i bagnanti venissero ad arrostirsi o ad affittare l'ombra degli ombrelloni a tanto il metro quadrato.
Quasi tra i giardini, con la poppa sul viale delle palme, c' il brigantino che da tre anni nessuno pi vara. Gli han messo il lutto, come sogliano fare i marinai, lungo la linea degli ombrinali, quando in famiglia accade qualche disgrazia. A forza di restare in secco appare ormai cos deteriorato, col sartiame nero e consunto, che forse non otterr pi nemmeno la licenza di navigazione e saran costretti a demolirlo. D ombra alle giovani barche attive e ai giovani marinai che continuano a crucciarsi della sua inerzia.
Come non ce ne fosse abbastanza di una barca morta, ecco giungere nel porticciolo la Madonna del Monte. Di bocca in bocca corre voce che sar tirata in secco. "Un altro cavagno ad ingombrare!" mormora risentito il primo allarmato. Si preparano gli scivoli. La barca lenta sale tirata dai primitivi argani ad arcolaio alle cui aste, cadenzati, s'attaccano i vecchi, lieti di rivedere attivi i tardi mezzi di traino dopo l'arrogante invadenza dei verricelli elettrici che in un'ora esauriscono lo spettacolo.
Si ha tutto il tempo di osservare la nuova venuta. C' chi esclama: "Si chiama Madonna del Monte! perch non ci aggiungono: di Piet?". Fa pena infatti questa vecchia barca che spande acqua dal paramezzale mentre svolta lenta sui regoli e mostra il timone corroso e il fasciame sconnesso sotto la crosta d'alghe e di mitili che l'avvolge.
I commenti sono irritati. "Ma che proprio diventi la spiaggia delle demolizioni! Sapete?  la paranza di Prenzi. Dovevano lasciarla marcire dov'era. Proprio a Marciana si doveva comperare un'altra barca? Nel portarla sono andati a finire sulla secca di Livorno, perch non governava pi. Ha la pancia piena d'acqua..."
 una vecchia paranza, s; credo abbia sessant'anni, ed  napoletana di fattura, per di pi. L'anno armata a bove per economia di uomini e di vele da qualche anno, ma proprio non  da demolire. La linea  bella. Sarebbe dunque diventato pazzo Tunin?  lui che ha fatto l'acquisto e da buttarne via non ne ha. Sar meglio riparlarne fra qualche mese.  il miglior calafato del golfo, e l'orario di lavoro se lo fa col sole.
 cos che ai due estremi la spiaggia rizza gli alberi diritti di due natanti che nulla hanno a che fare coi leudi, grevi e pazienti, colorati di biacche vivaci, pronti a tutte le ore ad innalzare sull'albero inclinato a prua la gran vela latina per scendere a caricar zavorra, e pi ancora vino elbano, di cui sono sempre pi assetati i naviganti liguri.
Il S. Marco, fra i leudi nostrani, pur essendo il pi giovane, ha un po' l'aria del padre nobile, del capostipite. Ha anch'esso il lutto nel bordino sotto gli ombrinali, perch  morta Dominica, la mamma di tutti quegli affaccendati padroni che hanno in mare anche il S. Marco II, la nave a tre alberi che gareggia ormai fra i maggiori velieri superstiti della nostra marineria, e non riescono mai a far le feste insieme.
Quando uno  a Pachino infatti l'altro  a Portoferraio, e magari a due alla volta s'imbarcano quando il traffico di vino lo richiede e i noli consentono di tentare rapidi viaggi.
Di motori sui due S. Marco non se ne parla. Amerigo che presiede e ha il taglio dell'armatore di famiglia all'antica, ha orrore delle macchine, e finch navigher lui sar impossibile toccare il naviglio e perforare la chiglia per piazzarvi dei bulloni.
Mentre il tre alberi se ne va continuamente in giro, e per carenarlo occorre spingerlo in bacino, il leudo quasi ad ogni viaggio se ne risale paziente sullo scalo in faccia alla zona dei Balin, che  la pi resistente all'infiltrazione modernista, e mentre svuota i suoi quattrocento ettolitri di vino, c' subito chi provvede alla sua pulitura.
Non v' traccia di scolo sotto gli ombrinali. Il bagnasciuga resta invisibile dopo la prima risciacquata e l'opera viva non ha mai tempo di consentire alle bave d'alga di appendersi e farsi scarrozzare per il Tirreno. Quante volte l'anno il fasciame  carteggiato per accogliere un'altra verniciatura? Fatto  che lo vedete sempre lustro e le antenne luccicano d'olio di lino come fosse il giorno del varo. Se, profittando della lunga scala a pioli che ogni tanto v' appoggiata, siete ammessi a curiosare a bordo, abbiate cura di sbattere ben bene la sabbia dalle scarpe altrimenti Amerigo, pur accogliendovi con la massima cordialit, non vi considerer in cuor suo il ben venuto. Ha pronto,  vero, un grumo di filacce umide per cancellare subito ogni segno che incrini il nitore della coperta, e che far passare subito ove avete lasciato l'orma, ma vi sar ben grato se potrete avvedervi di colpo di essere non gi sopra un leudo zavorraio ma sopra una barca in tutto degna d'un iot per diporto.
E veramente  tale la pulizia e l'ordine che, anche curvandosi a bassa prua, vi sar impossibile percepire quel tanfo di stiva che i cordami incatramati finiscono sempre per farvi ristagnare. Nella camera poi, i lettucci sono a divano e il com vi conferisce un'aria di raccolta stanzetta, schiarita dalla tenue luce degli osteriggi per cui dimenticate persino d'essere a bordo, specie se avete qualche confidenza coi comuni velieri ove  sovente impossibile, anche per lo spazio, installarvi pi delle suppellettili indispensabili.
Il tempo, dopo una lunga inerzia e le incertezze di stagione, s' d'improvviso messo al buono. Maestrale secco che smeriglia le colline e brunisce l'orizzonte. I volti dei marinai si porgono alla brezza pungente interrogativi, si direbbe l'annusino per comprendere se  una finzione o una promessa. Si sono rassicurati? Forse s, perch innanzi al S. Marco cinque o sei scavano un alveo nelle sabbie accumulate dai marosi e liberano la via alla riva.
A che ora partite?
Appena pronti. Le provviste sono a bordo da un pezzo...
C' posto?
Se ti decidi, fatti vivo fra un paio d'ore.
Ci s'intende sempre cos, tutte le volte che si vuol davvero stare un po' coi marinai. Il tempo appena per non lasciare in sospeso troppe cose e imbottire il fagotto di lane che in inverno non saranno mai troppe nelle notte.
Un altro leudo  gi all'ancora quando il S. Marco riempie di s la baia vuota in questa stagione, issando intanto la vela per poterla subito spiegare appena l'equipaggio avr ultimato il riordino dello scalo. Corrono voci da bordo a bordo con il confratello.
Si va di conserva?
Noi siamo pronti... s...
C' dell'impazienza nei nostri compagni. Han voglia di precederci e infatti mentre a bordo del S. Marco v' ancora un po' di andirivieni e di tramesto, lento e sornione il leudo doppia la punta nella penombra del crepuscolo e prende il largo. L'equipaggio  finalmente radunato. Per non armeggiare subito in cucina quando tante cose nella partenza restano da fare cos che la coperta soffre dell'ingorgo d'ogni attrezzo non ancora sistemato, ognuno ha provveduto per lo stomaco in famiglia, quasi per prendere congedo con un ultimo quarto d'ora d'intimit.
La lancia si stacca da terra che  buio. Amerigo s'accorge solo allora che il compagno ha preso il largo. La vela  spiegata in un attimo e si gonfia subito mentre viene salpata l'ancora, cos che la doppia manovra non permette di indugiare un secondo a contemplare il golfo e le case che si punteggiano di lumi. Fuori del molo, sulla prossima punta, il residuo di luce consente di scorgere una vela che s'allontana come fuggisse. Amerigo fa forza alla scotta e anzich puntare nella sua scia, s'allarga, s'allarga, e a qualcuno che lo guarda incerto confida:
Domani all'alba ce li troveremo di poppa.
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2. SUL TIRRENO.
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Conosco uno scrittore marinaro straniero, i cui libri giustamente vanno anche per le mani dei nostri lettori, che confess di aver retto la barra d'un veliero per la prima volta a sessant'anni, mentre s'andava a diporto con un barchetto di quindici palmi lungo una baia di mezzo miglio, per godersi il bordeggio estivo. Aveva viaggiato a lungo e navigato assai, essendo nato nelle Indie, ma il gusto di reggere il timone non se l'era mai potuto prendere. Questa premessa l'ho fatta per non arrossire confessando che anch'io, sebbene non ancora sessantenne, rischio di avere la stessa sorte. Dopo che, giovinetto, una raffica mi prese accollo rischiando di mandarmi a bagno fra le beffe dei compagni concorrenti che scivolavano rapidi e sicuri in filo al vento, superandomi coi loro gozzetti, mentre mi pareva che dalle rive del golfo tutti gli sguardi mi fossero sopra canzonatori, m' rimasto in corpo un tale segreto timore che mi trovo quasi subito impacciato quando riprendo la barra e c' a bordo qualcuno troppo esperto, pronto a sindacare i miei gesti.
Confessata la debolezza, pi che l'imperizia, mi  pi facile, quando mi trovo a bordo, essere disinvolto e magari gioire poi contraddicendomi coi fatti. La barra, non la ruota, ch questa prova di per s che si naviga su barche di discreto e grosso tonnellaggio, d modo di sentire con la diretta pressione del timone contro l'acqua l'obbedienza e la sensibilit dello scafo, ci che consente di gustare sul serio la navigazione. Ci si poggia a volte con tutto il corpo per fare obbedire la barca, a volte ci si adagia con lieve insistenza e sovente si rimane a braccia tese per profittare d'ogni inflessione di vento, pronti ad allentare o irrigidire la scotta, cos che si diventa nervi e volont del natante il quale avanza e dirige col nostro criterio.
Questo segreto piacere s' rinnovato quando alla prima brezza notturna il S. Marco s' lasciato di poppa il suolo casalingo con la blanda luce verde del suo placido fanale. Vento leggero di maestra. L'enorme triangolo della vela latina issata sulla lunghissima antenna, gonfio e maestoso, nascondeva da poppa il polaccone anch'esso inturgidito, raccogliendo nella bianca tela gli ultimi riverberi del crepuscolo e i primi riflessi dei lumi che la costa ancora prossima cominciava ad accendere.
Ma non s'era d'accordo di andar di conserva?
Allargati, allargati. Se sar vento grosso domani saremo in vantaggio. Cosa vuoi temere col S. Marco! Se diminuisce, lontani dalle punte eviteremo la calma.
Il S. Erasmo che se n'era scivolato fuori del porticciolo in anticipo, senza aspettarci, stava sparendo con l'ultimo barbaglio di luce verso levante, tenendosi a terra. Dur poco il mio turno alla barra, che ogni tanto, greve e polputa come una coscia di gigante, dovevo cingere con tutto il braccio per far presa e rimanere in rotta senza farmi riprendere. Per quanto affrettata, la partenza era stata ordinatissima come accade di rado sui leudi dove nelle prime ore c' sempre tale ingombro e disordine che si  costretti a rassettare a tentoni fino a tarda notte, se si  salpato sull'imbrunire. Ma il S. Marco, chi non lo sa?  un jot, non un leudo. Sistemata anche la lancia, asserpolate le cime, liberata la coperta come non accade mai su queste bilancelle, vigilando padrone Amerigo sull'ordine scrupoloso d'ogni aggeggio, s'accost Tunin:
Tocca a me il primo turno. Rimarr con Amerigo.  una bella sera per essere d'inverno.
Mi sentii congedato. Era l'ora in cui a terra si va al caff, a fare i quattro passi serali o al cinema. Chi al mare non ci torna ch per quasi capricciose escursioni, pur ritrovandosi subito in armonia con le sue esigenze, la prima sera risente il distacco come nei tempi dell'iniziale tirocinio di bordo e tarda un po' a riprendere le abitudini sedentarie di coperta, indugiando a fissare i particolari della vita marinara con sensibilit di novizio.
I fanali, issati fuori, lasciano nell'aria brevi aloni rosso e verdi ai lati. Si riepilogano gli avvenimenti sostando un attimo a contemplare le stelle per interrogarle sul tempo finch, per essere pronti alla chiamata di turno, i marinai si calano a bassa prua. Ci siamo ormai cos allargati che s'avvistano solo i fari di due estremi promontori opposti. Cessato il tramestio, l'aria s' fatta acuta, frizzante. Nell'inverno le notti di coperta non favoriscono il favoleggiare estivo, n destano le nenie accordate con lo sciacquio della prua. Tunin, abbracciato, fuso con la barra, s' intabarrato in una mantellina che lo protegge dal vento sino al naso; alle mani ha infilato, come due guantoni da sciatori, calzetti di lana.
Buona guardia.
Buona notte!
La candela nel cavo della bassa prua resta accesa fintanto che i pi giovani hanno terminato il mozzicone di sigaretta e si sono ravvolti sul pagliericcio. Pochi esclamativi e finalmente il silenzio  ritmato dal ciangottio delle onde infrante dal tagliamare e dal cigolio d'un bozzello che scende per l'apertura del boccaporto semispalancato verso il cielo.
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In mare, al mattino, la visibilit  tale che se il cielo  limpido ci s'inganna di continuo sulle distanze, anche ad essere prevenuti.
Siamo sulla Gorgona? Se n' fatta della strada!
Non siamo ancora sul Tino!
Amerigo ha appena alzato il capo per giudicare e rispondere. Sorride, sorride sempre.  il contrario preciso del padrone di burbanzosa memoria, del capitano mugugno-a-rotazione. S' preoccupato lui stesso di riattizzare il fuoco, sempre in cova nella cucina di ferro addossata alla camera, e presso il quale vigila il bricco del caff. Il leudo, oltrepassando le quaranta tonnellate prescritte, pu approvvigionarsi di coloniali in porto franco evitando la dogana; perch dunque essere stiracchiati e avari? Una tazza di caff, specie di notte, durante la guardia, soprattutto d'inverno,  un cordiale rianimatore. Fortunato quindi chi sui velieri s'incontra in questi padroni.
Rassettata la coperta, provveduto al lavaggio, quando i marinai risalgono s'inizia la gara immaginosa sulla sorte del compagno che doveva navigare di conserva e che non s'avvista n verso la Gorgona, che intanto si appanna e quasi sparisce rivelando l'illusione ottica della visibilit mattiniera, n verso terra. Nei lontani golfi appiattiti dalla distanza s'ha l'impressione di scorgere qualche vela, ma chi pu giudicare se si tratti del S. Erasmo? Se si  tenuto a terra come mostrava intenzione alla partenza, ora deve ben rammaricarsi di non essersi consigliato meglio. Tutta la zona montuosa della costa argina il vento che per di pi  cambiato e le sue vele potranno s e no valersene fuori delle punte, per rimontare le quali l'equipaggio dovr armare i lunghissimi remi o mettersi a rimorchiare di prua con la lancia.
Manovre estive queste ultime, quando la calma bianca minaccia di prolungarsi senza fine. D'inverno prima o poi una raffica capita sempre. E capita anche a noi al largo, e s'intensifica talmente da mezzogiorno che occorre variare la rotta e metterci al bordeggio mentre il mare si agita e gli spruzzi cominciano a innaffiarci da prua a poppa senza scampo. Quasi vacante, il leudo inzavorrato d'acqua borbotta nelle botti che pigiano la stiva ad ogni balzo di beccheggio. Vento contrario, mare di prua. Mentre le vele si stirano, il S. Marco s'impenna e la danza di rullio e di beccheggio fiacca chi non ha consuetudine costante coi sui ritmi.
Durante un bordo la capacit di corridore del leudo  quasi aizzata dalle intemperie. La nostra  l'unica vela in vista per quanto  ampio l'orizzonte. Chi non  a ridosso, corre forse ad appoggiare, ma noi corriamo in filo con una baldanza stimolata da Amerigo che ogni tanto interrompe il suo continuo stare all'erta per esclamare:
Hai mai camminato in questo modo?
Peccato davvero non aver maggior resistenza a questo sconvolgimento del rullio massacrato dal beccheggio che frantuma, in uno sballottamento sconcertante, ogni possibilit di equilibrio per chi ha troppo sedimentato a terra. Sino a mezzogiorno, sino al pomeriggio,  un bordeggiare oculato per guadagnar cammino, nonostante gli elementi contrari. Si fila a quindici miglia avanzando a uno o a due, finch il capriccio del vento che ci ha tenuto l'intera giornata in corsa ci lascia ancora al largo quasi in abbandono alle correnti, sopra un residuo di mare spesso e noioso che accresce il disagio.
Dove sar il S. Erasmo?  tornata la calma nella notte e l'aria, bench leggera, spinge di poppa rimettendoci sulla buona strada senza crucci. Barca da vento grosso, il S. Marco, s'adatta quasi a fatica al regime delle bave d'aria intermittenti. Aveva ragione Amerigo a rallegrarsi ogni tanto quando lo vedeva scattare come un cavallo focoso e tagliar l'onde aizzato come un corsaro che si lancia a speronare. La sua vita  col vento turbinoso, con le raffiche dure; ha bisogno di sentire la sua immensa vela latina gonfia e tesa. Quando le ricade su l'albero o si dilata a strattoni, la barca ha un movimento di culla che quasi vuol mostrare la sua noia sonnolenta.
Alla nuova alba, nitidissime e lontane, ecco, dietro la Capraia, le creste azzurrine della Corsica, tirrena e prossima come le terre dello sparso arcipelago toscano. Terra da ogni lato come entro un lago.  uno spettacolo che di primo mattino stupisce e che occorre sorprendere in tempo finch le nebbie salgono e le isole si distanziano e la costa si distacca e sfuma.
Il S. Erasmo  a poppa.
Tunin ha dato prima l'annuncio che sveglia la cordiale risata di Amerigo. Va elogiato il S. Marco o il suo capitano?
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3. CALMA INVERNALE.
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L'annuncio di Tunin nella piccola gara di bordo a chi prima avrebbe avvistato il S. Erasmo, appena riusc a scorgere di poppa una vela per la snebbiatura dell'alba, non pot essere smentito da chi avrebbe voluto precederlo. Aveva scrutato sornione tutto l'orizzonte e mentre qualcuno indugiava a numerare le nitide creste della Corsica emerse a cingere il Tirreno al di l della sonnolenta Capraia, con nascosto compiacimento aveva fatto la sua scoperta, rivelando un'acutezza di vista che bisogn subito riconoscergli.
Ma sar poi il S. Erasmo?
L'ultimo dubbio a contestargli il primato non fu sostenuto perch tutto l'equipaggio ormai, per imprecisabili segni e deduzioni, era certo che la vela appena intravista e ancora sparente ogni tanto, era davvero quella del leudo che doveva navigare con noi di conserva e che, partito poi in anticipo quasi alla chetichella, dopo averlo perso di vista, per un giorno e due notti di navigazione inquieta, era stato superato.
Orza, va', orza. Aspettiamoli.  meglio accordarci per l'arrivo.
Amerigo, da saggio padrone, anzich lusingare le ragazzesche velleit di chi avrebbe volentieri preceduto i compagni per gustarsi qualche battuta canzonatoria, dispose in modo che il S. Marco procedesse lemme lemme anzich profittare del vento ancora fresco della notte e avvicinarsi all'Elba.
Lavaggio mattiniero.  bello riprendere il bugliolo del mozzo, tuffarlo a volo fuori bordo e rovesciarlo a sguazzo sulla gobba della coperta sbarazzata d'ogni cima. L'acqua spazza le lievi appannature lasciate sulle vernici dal continuo calpesto e in pochi minuti la barca si ravviva ai barbagli del sole che l'investono, lucida e fresca. Gorgogliano gli ombrinali che riversano a rivi l'allegra cateratta;  come la sveglia di bordo, s che da bassa prua s'alzano anche quelli dell'ultima guardia notturna e vengono ad accendersi la sigaretta ai carboni della cucina.
La quale cucina, col focherello assopito, dopo la strigliata che toglie anche a lei residui di ceneri ingombranti, comincia a scoppiettare con la fiamma azzurrina del carbone dolce e fa borbottare la grossa cuccuma risciacquata da Amerigo per preparare ben fresco un tazzone di caff a quanti si sono svegliati e senza averne l'aria attendono la prima colazione.
Attizzato un secondo fornello mi riserbo la tostatura, opera che mi riprometto di compiere alla perfezione e che cerco di rendere importante per inserirmi in qualche modo tra i personaggi utili. I grani del caff nel brustolino scoppiettano: giro e apro lo sportelletto per farli fiatare e mentre si spande attorno un aroma sempre pi denso, il caff si colora e luccica trasudando un'oleosit che presto garantisce la giusta cottura e mi d la palma del perfetto torrefattore.
Il vento s'affioca sempre pi. La Gorgona s' quasi avviluppata nel grigio-azzurro della lontananza. L'eremo dei monaci Basiliani che vantavano una visita di S. Agostino, dei Benedettini, dei Certosini di Pisa e di Calci e dei Carmelitani, cui approd anche nella sua lucida breve vita l'inquieta Caterina da Siena, forse attratta un'ora dalla sua mistica e deserta solitudine, non  per i marinai da tempo altro che uno scoglio di relegazione e redenzione che quasi non osservano sorpassandolo.
Addio mio bel Livorno, lo piangerete Tappafiaschi!...
Con una fresca risata, Gianotto interrompe la pausa di contemplazione e di attesa. Rievoca Tappafiaschi col suo gozzetto, alla deriva, preso in una lingua di vento mentre se ne stava solo alla pesca, e in procinto di raccomandarsi l'anima.
Chi l'avr riportata la sua esclamazione, un tantino presuntuosa, se veramente l'han poi succhiato le onde? O Tappafiaschi  pi vivo di prima e continua a raccontar l'avventura sulle calate agli equipaggi delle barche d'appoggiata per aver diritto ad assaggiar una primizia del carico?
I vinacceri, si sa, per invitare a bere chi s'accosta quando son forzati a star a ridosso entro le gettate, non hanno bisogno di troppe lusinghe, ed  forse per questo che Tappafiaschi  una conoscenza comune sui leudi avviati a l'Elba. La bonaccia, coi personaggi da banchine, fa nascere anche qualche desiderio di novit. Puntano sulla nostra rotta due motopescherecci usciti appunto da Livorno e c' chi li tiene d'occhio quanto il S. Erasmo che intanto s'avvantaggia.
Lo tentiamo uno scambio alla prima calata che fanno?
Piegano verso Vada, si tengono troppo scostati.
Per andarci a bordo non basteranno due ore di voga.
La lancia  comunque sgombrata. Qualche fiasca  pronta sul pagliolo. C' vino dell'ultimo carico, il resto, che s' disposti a barattare con generosit in cambio di pesce, tanto la provvista sar presto rinnovata. Ma i pescherecci s'allontanano, paiono intenti a scandagliare in vista del Canale di Piombino, si allargano infine e il progetto decade insieme alla speranza d'una buona frittura di seppie o di un sapido ciupin.
A sporgersi di poppa ci s'accorge appena dal lieve solco del timone che il S. Marco scivola ancora nonostante la calma. A ridosso ormai della Capraia, anche il mare s' appiattito e nonostante la stagione invernale il sole  quasi caldo cos che un po' l'uno un po' l'altro dei marinai si sono scalzati e lavorano in maglia a maniche rimboccate come fosse gi la primavera.
Zene, patelle! (gennaio, si va per patelle).  proprio tempo da patelle, osserva Manuel. Si vede da come s' liberato della giacca, che se fosse a terra amerebbe armarsi di scalpello e battere le scogliere in cerca di molluschi, in mutandine da bagno, indifferente verso il leggero risucchio che lo spruzza e magari anche poco preoccupato di qualche scivolone che lo costringesse a tuffarsi.
Cacciatosi dabbasso a rivedere certi tubi per travaso da tener pronti, incuneato fra le botti che stipano il leudo non lasciando che qualche raro orifizio fra le connessure, Tunin d'un tratto tenta un allarme gridando:
C' acqua sul paramezzale.
D una scorsa all'allievo, s' ben sigillato, non pu venire che da quel tappo della malora, risponde affacciandosi al boccaporto Amerigo che non appare troppo inquietato dalla notizia.
Metto mano alla pompa?
 la mia volta. Mi improvviso meccanico e posso finalmente far della ginnastica attaccandomi alla leva e succhiando in pochi minuti la molesta inquilina della stiva. Sale un fiotto schiumoso, residuo di sentina filtrato appunto dal tappo, che Amerigo analizza con cura bench non tradisca preoccupazioni. E anche questo episodio  esaurito.
Il sole ormai alto ha circondato il mare di leggeri velari bianchi dietro ai quali traspaiono le ombre delle isole. L'Elba, assai vicina ormai, eleva la gobba del Monte Capanne come un masso isolato mentre le colline minori emergono appena, opache nella gran luce. Ogni tanto l'aria si desta ricordandoci con la sua freschezza l'inverno e la vela si stira trascinando la barca con risvegliato gorgoglio di scie. Pur nella forzata inerzia di certe ore, non ci si annoia mai sui velieri, anche se l'equipaggio  esiguo e gli avvenimenti i pi elementari, e mentre i pasti costituiscono sovente i fatti pi notevoli della giornata.
Il S. Erasmo, un po' per il proposito nostro di farci raggiungere ma soprattutto perch pi piccolo e quindi pi sensibile alle leggere bave d'aria della giornata, adagio adagio sta raggiungendoci mentre, abbassatosi il sole, sono improvvisamente diminuite le distanze e ci troviamo quasi a ridosso dell'isola a cui siamo diretti.
Carichiamo sulle punte o si fa scalo a Marciana?
Per noi  indifferente...
Con questo interrogativo ci ricongiungiamo mettendoci finalmente di conserva.
Sar necessario chiedere il nulla osta alla dogana per non aver guai. A Pomonte non c' mezzo di raggiungerla se non ce lo provvediamo in tempo.
Linaia, padrone del S. Erasmo, dal bordo ormai vicinissimo, d conversando il suo parere.
 da stamattina che ci trastulliamo per aspettarvi!
L'avevo in punto di lingua e non potevo pi tenerla. Doride: due baffoni ancora imponenti, mi risponde scrollando le spalle:
Noi  da due giorni che ci trastulliamo per raggiungervi...
Ciacena, dalla pasta cordialona, ride, mentre Linaia continua la conversazione interessata con Amerigo e il quarto dell'equipaggio non appare troppo soddisfatto della mia sortita da galletto marzolino.
"Beh, beh, se volete una cima", ha l'aria di borbottare fra s "sar bene che vi raccomandiate a noi prima di notte, con queste bave d'aria che non arrivano a stirare il vostro polaccone".
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4. DI CONSERVA.
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Comprendo perch i vecchi pescatori s'avviassero un tempo a l'Africa di conserva da quando, raggiunti dal S. Erasmo, il nostro S. Marco sembra diventato un punto fermo, una base, come una piazza di villaggio o un angolo della calata. I pescatori s'eran di reciproco appoggio e d'assistenza nella lunga e incerta navigazione; noi si diventa, coi compagni dell'altro leudo, alleati nei consigli e negli intenti e il procedere  pi tranquillo non tanto perch possa esserci un qualche pericolo, quanto perch, avendo la stessa meta, la consultazione da bordo a bordo semplifica il lavoro.
Il nostro barometro s' abbassato di due linee in giornata...
L'aria non  gi pi la stessa, ha risposto Doride. I baffoni di questo marinaio, che se ne sta ritto presso la soprastruttura della camera ed ha una quadratura di spalle che distingue meglio la sua figura, han subto da qualche anno l'amputazione imposta dalla razzia collettiva della moda. Un tempo  probabile che avrebbero ondeggiato al vento come quelli di certi camogliesi, costretti a fissarli ai lobi delle orecchie con un pizzico di pece per non subire lo scompiglio e l'arruffio nelle buriane, ed  appunto insinuando una tale allusione, sempre stuzzicante fra vecchi e giovani marinai, che riusciamo a vincere la sua tranquilla staticit.
La notte  calata in fretta e punge subito il gelo d'una corrente che soffia dal canale di Piombino costringendoci a dar di piglio ai giacchettoni. La chiara spettacolare del tramonto, che avvamp le isole rendendone le ombre cupe e smisurate sulla radura marina,  piombata a tramontana seguita da un grigiore che dopo aver fatto impallidire le acque ha finito per annerirle e inquietarle. Col rinfrescare del vento, mentre i leudi correvano distanziandosi, Amerigo che avrebbe volentieri puntato su Capo S. Andrea per trovarsi l'indomani sulle scogliere a compiere il carico senza troppe formalit, cominci a mutar consiglio.
Domani non sar pi la stessa giornata, grid a giustificazione dell'orientamento che prendevano i suoi pensieri.
Lo penso anch'io, rispose Linaia dal S. Erasmo.
Poco dopo, osservata la luna che veniva lestamente coprendosi di veli sempre pi fitti e grigi, il padrone del leudo di conserva che continuava a manovrare in modo da restare a portata di voce, osserv:
C' un maresciallo nuovo a Marciana. Non conviene comunque tirare diritto sulle punte. Potrebbe incapponirsi, e di noie ne abbiamo gi abbastanza per non accrescerle. Ti pare Merigo?
Le opinioni ormai concordavano. Con quest'intesa i due leudi, diversamente sensibili al vento fresco di prima sera, si svincolarono un poco per profittarne secondo l'opportunit. L'Elba aumentava di mole ma i lumi apparivano ancora cos lontani che non vi fu alcun mutamento dei turni e chi non era di guardia si cal a dormire.
Alzatomi alle due per la chiamata, appena sporto dal bordo mi trovai innanzi la curva delle luci di Marciana, cos prossime da poterle numerare.
Il S. Erasmo era tornato a fianco. S'era di cappa per l'ultimo consiglio.
Non conviene raggiungere Pomonte. C' forse da tribolare allo scoperto.
Risorgeva ancora, per amore di fretta, il proposito di cacciarsi subito sulle scogliere a compiere il carico alla svelta per profittare del buon tempo, lasciando che le autorit si adirassero per l'infrazione.
Il visto, prima o poi, che valore pu avere per chi deve tener conto anzitutto dei venti, cos capricciosi in inverno?
Sia il S. Erasmo che il S. Marco, avevano appuntamento tra Pomonte e Chiessi.  gi una tribolazione travasare il vino dalle scogliere alle botti di bordo quando il mare  calmo; ci s'immagini appena l'aria molesta gli ormeggi!
La solitaria Pomonte, isolata alle falde del massiccio Capanne, in un vallone che se spremesse di colpo i grappoli dei suoi vigneti creerebbe un torrente di mosto da inondarla,  tuttora fuori del mondo gi quasi rivierasco dell'Elba amata dai gitanti. Poche e tutt'altro che agevoli viottole la collegano a Marina di Campo ed a Marciana alta da cui dipende, e finch la rotabile, che pure  gi in cammino, non giunger ad allacciarla, i suoi prodotti potr smerciarli soltanto dal mare con chi ha l'audacia di attraccare ai piedi dei suoi dirupi.
La resa alle formalit dei visti preventivi di carico avvenne per l'ingrossare del vento e insieme delle onde.
Si potrebbe fare una corsa in terra dal sensale, mentre le barche incrociano nei paraggi prima di dar fondo. Il tempo non si pronuncia ancora bene...
Restava infatti la speranza che con l'alba il buon tempo tornasse a prevalere.
Andiamo con la vostra lancia?, fu risposto dal S. Erasmo.
La scialuppa venne issata e calata senz'altro indugio. Pedrin, stretta la cartella dei documenti di bordo, mi dette appena tempo di afferrarmi al tonneggio. Usciti ballonzolando dal gorgo del leudo, a quattro remi puntammo sul S. Erasmo dal quale salt a bordo Linaia, anch'egli munito delle sue carte. Un vecchio sapore di primitive avventure marine aveva per me l'aria umida e frizzante della notte alta mentre a tuffi cadenzati i remi spingevano la lancia al pontile. Eppure Marciana  un approdo di casa. Ognuno di noi conosceva persino il numero dei lumi visibili al largo, dalla massiccia torre col fanale verde a l'ultimo verso Procchio, dal cui golfo l'aria soffiava rinforzando.
Avrei volentieri indugiato, in quelle ore antelucane, sotto il viale delle robuste tamerici e ricercato la mia spavalderia di monello in vacanza d'altri tempi ma bisognava, coi marinai, non cedere ai sentimentalismi rievocativi per non scandalizzarli e perder la loro stima. Infilata una stradicciola sbucammo nella piazza vuota, assonnata e semibuia, in faccia alla chiesa. Le case di pietra, angolose e rigide, mi parvero di una severit e durezza mai percepita negli altri approdi.
Qui, qui a destra abita.
Linaia, praticissimo, non divag d'un passo e si fece avanti in un portone oscuro ove seguendolo tentoni perdemmo il collegamento. Ci attese sul ballatoio al secondo piano, presso una finestra spalancata a bere nello scialbore lunare che aumentava la singolarit della visita.
Chi dorme in terra, non  troppo assuefatto a queste sveglie, azzardai per giustificare il sensale, visto che Linaia insisteva a tormentare il campanello.
Ma lui ha da saperlo quando s'arriva. Non dubitare che il disturbo lo inquieta poco.
Semisveglio, aperse l'uscio senza esitazione, un uomo dal volto di vignaiolo trapiantato che sorrise anzich stupirsi.
V'ho aspettato ieri sera, poi son venuto a quietare perch da qui si vedeva che eravate rimasti in calma.
Allora, pensate voi a questi visti? Se il tempo ci d buono, si fece sotto Pedrin, non s'ha voglia di gingillarsi.
Qui l'ex vignaiolo si balocc con le parole. Che lui le sapeva s, le esigenze di chi naviga, ma valle a dire al maresciallo di Finanza. Per di pi ce n' uno nuovo, buon figliolo, come gli altri d'altronde, s'intende, ma che ha detto e non lo vuol ripetere, ch'egli noie non ne vuole, e che ha da far la sua strada, e pensare alla sua famiglia. Dunque se la legge prescrive che le barche devono provvedersi del visto prima del carico, bisogna osservare la legge.
Gi, ma se durava il tempo d'ieri!...
Non vuole conoscere eccezioni., E con sorrisi bonari, per addolcire la severit di chi s'era forse con lui pronunciato senza sottintesi, il sensale disse e ripet che bisognava ad ogni costo venire in porto e seguire le formalit richieste.
Linaia sul pianerottolo, a riepilogo della spedizione notturna, aperse le mani com' costume di chi dice: "Avevo ragione a insistere con Amerigo?" e alleggerito per questa piccola vittoria che risparmiava noie anche ai compagni, trov meno faticoso tornare a bordo a disporre com'era prescritto.
Me ne rimasi a terra sul molo, nel buio appena temperato dal lucore scialbo della luna nascosta e dai riflessi uscenti di sotto le tamerici. Un pescatore solitario gettava lenze con esca di acciuga, legandole alle bitte. Frugato e tormentato dalle mie domande accett la confidenza.
Tento se mi riesce di pigliare un totano per casa. Qui ce n' a volte.
Ne tir due fino sotto il pontile senza riuscire a trarli in secco nonostante le cure con cui si sdrai al suolo e vibr con la mano libera un colpo di fiocina. Non era troppo esperto e lo confess senza rammarico raccontando che il suo mestiere era quello di fuochista sulle "carrette". Distrasse il suo racconto un pescatore professionista che approd col lume e venne a dargli lezione, peggiorando del tutto la sorte dell'esca gi mordicchiata e consunta da chi aveva abboccato prima.
Ritorn col pensiero alle navi da carico mentre rientrammo fra le case.
Il suo cruccio era il turno d'imbarco. Quando gli sarebbe toccato? L'ultima navigazione l'aveva fatta da Trieste ed era rimasto lontano quasi tre anni. S'era sentito, s, sperso fuori di casa per tanto tempo; ma il mare non  mare in tutti i paesi? Parve concludere con un misto di nostalgia.
Per distrarlo chiesi di Pomonte, la borgata solitaria al di l della montagna che domina Marciana. Non c'era mai stato.
A piedi, quanto si impiega per raggiungerla attraverso le valli?
A piedi? Ma volete morire voi!, Oh, s, l'avevo ben capito, non c'era che il mare per lui!
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FINE.
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PRIMO SOLE.
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Si trovarono riuniti lungo la strada del porto al tocco come se fosse stato convenuto d'organizzare una di quelle furibonde partite di calcio durante le quali, appallottolate e distribuite le giacche sulla sabbia per segnare i limiti del campo e le porte, riempivano d'urla e di schiamazzi la spiaggia sgombra presso la capitaneria, prima di correre a scuola arruffati.
L'aria intiepidita da qualche giorno li infiacchiva presto. Accaldarsi in quel gioco era quasi penoso. La giornata limpidissima li aveva indotti a spingersi pi in l della riva, quasi ad osservare il miraggio del golfo immobile che rifletteva case, alberi e navi.
Facciamo una vogata sin dietro alla Punta?, propose il Galletto.
E la barca?
Ce ne sono tante al pontile!
Avviandosi senz'altro, il giovinetto tir dietro i cinque o sei compagni e matur l'impresa senza prendersi la briga di esporla.
Proprio tutti per non erano ugualmente disinvolti. Turiggia, sempre timido e un po' spaurito, si cacci a bordo soltanto perch temeva di essere deriso e anche perch, mancando un'ora alla scuola, era persuaso di potersela godere riuscendo sempre a farsi sbarcare in tempo.
Tu stamane te ne sei gi preso un anticipo, vero?, disse proprio a lui il Galletto.
Le fai senza dirle.
Avrebbe voluto insuperbire per l'osservazione e atteggiarsi almeno una volta a spregiudicato, ma la sua timidezza lo trad.
Stamattina c'era un mortorio e mia madre mi ha mandato in chiesa. Al chierichetto toccano due lire... e poi il parroco ti fa un biglietto di scusa...
E tu l'hai avuto il biglietto?
Lo costrinsero ad estrarlo. Piegato in quattro, sbuc da una tasca, ove era riposto con ogni diligenza, il biglietto giustificatore: "Prego scusare l'assenza di Torriglia Giovanni perch ha servito in Chiesa. Il Parroco D . G. Torf...".
Potrebbe servirci a tutti se qualcuno avesse una gomma.  scritto a lapis...
Per fortuna nessuno era stato tanto previdente da uscire con la gomma in tasca, altrimenti la povera giustificazione sarebbe stata resa inservibile e Turiggia avrebbe dovuto spasimare d'angoscia.
Accosta vicino al Tignoso, ordin d'un tratto il Galletto improvvisatosi capitano a chi reggeva i remi alla meglio.
Ci sono delle patelle?
Va l, si vede proprio che sei di S. Antonio (localit a duecento metri dalla spiaggia). Vuoi che le patelle siano su quello scoglio? Mangeresti una bella porcheria. Guarda sul fondo: qui arriva tutto il brattume della chiusa e sembra che gli scogli abbiano la rogna. Accostate adagio, badava intanto a raccomandare ai vogatori, divenuti due, perch cominciavano a nascere le rivalit e s'era gi sentito il bisogno di spostare i remi spaiandoli. Il risoluto capitanello si curv fuori del bordo facendo occhiali d'asino con le mani, per evitare che l'acqua calmissima e liscia formasse specchio.
C', c', l'avevo ben visto fermarsi qui a mezzogiorno. Manun non cambia mai il posto alle sue seppie. Di un po' a sinistra... sterratore, ti credi di zappare? Non fate mulinelli, imbecilli., Si alz di scatto, corresse lui la giusta direzione e rimboccata una manica si sporse fuori sino a mezza cintola per tuffare il braccio.
 ancora viva, Teneva in pugno un sassetto dal quale pendeva uno spago che salp lentamente fino a quando non risal una seppia che sbavava appena movendo sfinita le parti molli.
Andiamo a seppiare, dichiar subito ridendo, Chi ha un berretto? Ci potrebbe servire da reticella se i maschi si attaccano. Tu intanto sca con quel remo, e non portarci a investire. Costeggiate sempre perch le seppie si nascondono pi volentieri tra gli scoglietti.
Il sole della Riviera, schiarita dai precedenti giorni d'acqua e tramontana, brillava lustro e gioioso sulle colline ove il verde di certe pinete incupiva tra la distesa cinerina degli ulivi. Tutte le barche in secco, cautamente a ridosso quasi tra le case, sventagliavano pavesi di vele bianco-grigie, pendule dalle antenne issate sul pennone altissimo per arieggiare la tela e liberarla dall'umidit che la macera.
Nell'ansa luminosa cerchiata dal verde intenso dei lecci, come in un atollo, proprio nel centro, si specchiava immobile sul fondo aurato di alghe, la Sirenetta.
Aveva avuto tanta impazienza quel flemmatico artista nordico quest'anno? Possibile che ignorasse a quali guai si espone chi vara un navicello da diporto con troppo anticipo sull'estate in una rada indifesa dal libeccio e mal protetta dallo scirocco? Ma no, che non era pi del lungagnone straniero la Sirenetta. Bisognava proprio essere di S. Antonio per ignorare che lui era andato a Gibilterra a prendersi una grossa goletta da crociera comperata ad Amsterdam l'anno scorso per vivere sempre sul mare, e che quel barchetto troppo piccolo per le sue esigenze l'aveva venduto a un professore di violino! Ma se tutti ormai si interessavano alla sorte del natante, e persino Chilin che va al porticciolo soltanto per leggere il giornale e non vede altro, sapeva che il nuovo padrone  un fiorentino impiegato a Bolzano, in vena di fare il navigatore solitario!
Proprio cos. Ha comperato la barca, s' svincolato da ogni impegno e appena il calendario ha segnato l'arrivo della primavera, via di corsa a fare il marinaio. Persino il Babanin che l'aveva in consegna e s'intende di navigazione come un contadino di bussole, l'avrebbe sconsigliato quando gli disse di cavarla fuori e vararla, perch era un po' presto, ma riflettuto che caso mai sarebbero tornati a tirarla e quindi a rimettere in acqua, con suo discreto profitto, si tenne il consiglio in bocca e prefer rischiare d'essere ritenuto ignorante piuttosto che perdere la prospettiva del doppio guadagno.
Si vede per che i fiorentini, anche quando si mettono in testa di fare il marinaio, debbono avere fortuna. Non sarebbe il primo caso. Infatti, da una settimana il tempo era d'oro, e il navigatore solitario felice. Non navigava,  vero, ma a bordo c'era, e doveva starci bene perch non scendeva mai.
Alla trattoria del porto l'han tenuto d'occhio a lungo, spiato, sorvegliato ad ogni approdo col guscetto. Gli hanno dato persino alcuni "buon giorno" cerimoniosi: nulla. Scappa in paese pochi minuti, torna con un involtino, spinge il dingo in acqua e torna ad amoreggiare in solitudine con la sua Sirenetta.
Mangia, beve e dorme a bordo, dice con una certa aria quasi di rancore l'ostessa, non darebbe nemmeno di quello che...
 seduta a rammendare una piramide di maglie e calzoncini estivi per la trib dei suoi frugoli che reclamano urgentemente indumenti leggeri e vanno gi sperdendosi sulla scogliera, ignari d'ogni legge, d'ogni disciplina e d'ogni scuola.
Dove s' seduta lei, han posto l'accampamento i marinai del barco bestia arrivato carico di rottami di ferro un mese fa e ancora in attesa di ripartire perch il primo tempo buono esce adesso. Han cavato dalla bassa prua vele, velacci, fiocchi, rande, quadre, tutta la tela nuova e logora stivata da basso nel gavone e, agli ordini del velaio, procedono alle riparazioni. Nel rettangolo solare la luce  abbacinante. Il biancore delle vele stese sullo spiazzo del pontile deserto la riflette inesorabile e gli occhi dei rari passanti devono proteggersi facendo solecchio. Non la temono i marinai per, n disturba la patrona del porto che si sente sempre in famiglia tra quella gente. Racconta appunto a loro l'inverosimile vita del professore di violino che mangia, beve e dorme a bordo, cucinandosi da solo le vivande e lavandosi i piatti e forse anche le calze.
Ma temo che mangi sempre asciutto. Non si vede mai fumo...
Il velaio, come tutti i personaggi di qualche autorit, specie a bordo di piccoli bastimenti e quando sono nella loro funzione, ascolta con un orecchio solo e svia pi che pu le conversazioni. Scruta ogni tanto di sottecchio i suoi uomini sparsi al bordo del rettangolo abbagliante, armati di robusti aghi, con la mano inguantata di cuoio ove una rosellina metallica consente di spingere l'acciaio nella durissima tela senza infiggerlo nel palmo, e bada a non lasciarli inattivi.
Se  un professore di violino, azzarda il pi giovane sollevando il capo forse per bearsi con tutto il viso del sole che lo investe, suoner qualche volta. Non lo abbiamo ancora sentito.
Vorrebbe che l'ostessa raccontasse qualcos'altro, invece lei  fissa l e ha bisogno di far sentire il suo cruccio. A un tentativo di deviazione del pi ciarliero, il velaio si fa sotto:
Non far come le donne di Savona che quando ciarlano posano la rocca...
Beati i fannulloni, i pigri, gli svogliati, i vagabondi, le leggere, gli strafottenti, i meninpippo... tutto il sole  per loro, ma siamo giusti, almeno il velaio questa volta ha scelto bene l'ora e il giorno per questo lavoro e quando ci si pu sentire avviluppati in un tepore cos morbido dopo l'invernata, ci si deve anche raddolcire se proprio tutte le cose non vanno per il miglior verso. Per quell'ostessa se la smettesse col violinista! Non ha proprio altro da raccontare ai marinai che domani saranno chiss dove e ai quali non importa proprio nulla degli affari altrui...?
La comitiva capitanata dal Galletto ha svoltato dietro al molo da due ore e non rispunta ancora. Turiggia s' provato a dire che non  bene andare troppo lontani, che lui veramente aveva anche da andare a casa; non si azzard a ricordare la scuola per non rabbuiare nessuno e messa in pace l'ansia quando sent al lontano campanile battere le tre, tanto a quell'ora non era pi possibile entrare in classe, al sicuro per la sua giustificazione, si sent allegro come gli altri e partecip alle imprese suggerite dal Galletto quasi con entusiasmo. Doppiato il molo strisciando lentissimi lungo la gettata, badarono tutti a scrutare se qualche seppia venisse ad attaccarsi a quella tenuta per la lenza dal Galletto. Stavano due ad ogni lato, col viso curvo su l'acqua, mentre i rematori, continuamente redarguiti, badavano a informarsi ogni tanto:
C'? Ne vedete?
Vi furono parecchie grida d'allarme, alcuni furiosi dietrofront, parecchi indugi in diversi luoghi ove i pi allucinati scorgevano delle seppie che non erano se non sassi, alghe o detriti. Il Galletto, sempre cauto e guardingo, distribuiva patenti di contadino o pastore ad ogni falso allarme e fin per legare la seppia a rimorchio anzich reggere lo spago con le mani, stufo della mala sorte.
Fuori del molo si distrassero a guardare una nave da guerra che correva a levante. Tentarono un primo sbarco sulla Latina e si spinsero finalmente nella Cala Grande verso il mare aperto, per buona parte del giovanissimo equipaggio luogo favoloso. Apparve lo scoscendimento da dove un giorno precipit la tomba del canonico Ravenna, ripescato con la fiocina, avevano sentito dire, quando nella antica fortezza soprastante c'era ancora il vecchio cimitero. D'un tratto, nel mezzo delle rievocazioni, il mare si mise ad agitarsi misteriosamente, senza che soffiasse ombra di vento. Il Galletto afferr un remo e si destreggi con l'altro mettendo la prua alle onde. Impallid ma si riebbe in un attimo e mentre la serie delle ondate andava a slavare la scogliera biancheggiando e frantumandosi, vista con sollievo tornare la calma, si volt ai suoi "contadini" per commiserarli con pi disprezzo.
 la sca della nave passata al largo. Lo sapevo io che avrebbe mandato del mare...
Tornarono nella baia con quella sola emozione, fiacchi e sazi anche di sole. Le meraviglie del fondo sottomarino non avevano pi attrattiva: occorreva giocare, muoversi meglio, fare qualche cosa di diverso. Riapparve, immobile come vi fosse murata, proprio al centro della baia, la Sirenetta.
Andiamo a vedere che cosa fa sempre a bordo quel foresto?
Al Galletto non spiacque la proposta. S'accostarono adagio, cauti, sfiorando senza il minimo urto la pulitissima barca di lusso. Quando il Galletto os cacciarsi a bordo, fece capolino dalla camera una testa arruffata che lo indusse a risaltare con un balzo nella lancia pesante.
 vero che a Firenze il pescecane si chiama palumbo? Li mandano tutti al vostro paese quando ne pescano. La volete comperare una seppia? Dicono che mangiate a bordo.
L'ingenuit e l'insolenza del ragazzo sgoment il professore di violino. Gli vennero in mente i monelli della sua citt, ebbe timore che fossero loro degni camerati e, prevedendo chiss quali future molestie, si affrett ad accogliere la proposta gentilmente, pur non avendo alcun bisogno di seppie n sapendo come farle entrare nel suo pasto ordinario.
Trov nel portamonete due lire, lo spicciolo minore, e fece il generoso con disinvoltura per darsi un atteggiamento:
Qua il pesce, basta che sia vivo e fresco per., Aggiunse per per darsi l'aria di condizionare l'acquisto.
Il Galletto, visto il cavurrino e capito che per amore o per timore il violinista faceva il generoso, tuff in fretta la mano e tir su la povera seppia morta, sfilacciata dal lungo logorio del rimorchio sulle secche, strappando lo spago che la teneva prigioniera. Volle anche lui essere generoso e porgere la merce decorosamente, sicch ficc la mano nel taschino di Turiggia senza incomodarlo, estrasse la famosa giustificazione e col foglio largo appunto quanto il pesce molliccio, si sporse verso il professore e ritir il doppione.
Manun cerc inutilmente il suo richiamo dato fondo sul Tignoso per le scorribande mattiniere. Misantropo e scontroso, anzich chiedere informazioni agli altri pescatori sulla sorte della sua seppia, si rassegn a stramaledire in tutte le direzioni, pensando appunto che qualcuno gliel'aveva rubata. L'ostessa, notato l'armeggio dei monelli col suo violinista, piant il velaio e gli aiutanti. Cominci a far la voce grossa coi ragazzi per via della barca presa senza permesso, finch non ebbe le ultime preziose informazioni. Turiggia, irritato e pieno di rimorsi, dovette far buon viso alle acidole del Galletto, corso dal pasticcere appena a terra, e raddolcirsi la bocca amara con quanto gli tocc per la sua parte di guadagno.
...
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...
FINE.
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RADE FALSE.
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Ci siamo?
Manca da fumare...
Il pi alto e asciutto, Cidela, scatt via difilato e corse dal tabaccaio. Conosceva cos bene i gusti di tutti che non sbagli per nulla. A chi porse le sigarette, a chi i sigari, a chi il trinciato; ognuno intasc e sal sulla lancia.
Li vuoi proprio tutti, tu; non ti basta la tubifera?
Sul gozzetto accosto alla lancia lungo la riva, un giovane sistemava i tramagli aiutato dalla moglie, una ragazza dall'aria innamorata come molte sposine che tardano a divenire madri e si compiacciono della loro giovinezza.
A te ora fila sempre la paga, ma non lasci gli incerti lo stesso...
Il giovane, rifugiato in fabbrica forse per l'insistenza della moglie, non si scompose. Sorrise e lasci dire. Le donne, si sa, non amano i marinai che da giovanotti e appena li hanno, se possono, li strappano al mare per evitar le incertezze e cominciare a fare i conti sicuri. Guard la sua donna sorridendo ed essa fingendosi indispettita volse le spalle agli insolenti. Mentre la lancia degli zavorrai raggiungeva il leudo, il gozzetto si stacc da riva e rasentando gli scogli si diresse fuori del molo. Era ancora la passeggiata di due innamorati e certo le reti non erano che un pretesto per isolarsi.
Gli zavorrai dimenticarono presto l'ex compagno divenuto operaio. Il leudo si chiamava Mery, nome dato dal giovane padrone alla barca subito dopo l'acquisto, in ricordo certo di una Maria incontrata nelle terre lontane del Nord America dove un giorno s'era calato in cerca di miglior fortuna dopo viaggi e viaggi in tutte le latitudini.
La camera ormai  sacrificata. Se l' presa il motore. Bisogna dormire tutti sul rancio.
Ci pensi tu?
In sei: molti per poterci stipare a bassa prua e rannicchiarci alla meglio in attesa dell'alba se avessimo dovuto stare all'ancora di notte.
Se far buon tempo caricheremo subito perci si dormir a turno, disse conciliante Zanin.
Il motore cominci a pulsare comunicando un sussulto ritmico alla barca vacante. A prua l'oscillazione imprimeva al bompresso una scossa leggera senza scricchiolii che dava un tremito continuo alla murata. Non si poteva rimanervi accostati e qualcuno prefer stendersi sul tavolone di carico che, rimanendo appoggiato alle estremit, si bilanciava paralizzando i sussulti.
L'abitudine di lasciare il paese all'imbrunire non fece volgere a guardare il volto delle case arrossate dal sole, a contare i riflessi accesi dei vetri che sprigionavano da ogni finestra bagliori accecanti. Doppiato il molo, il padrone fece cerchio anche lui con l'equipaggio.
Ci sar mare lungo; la rada non  sicura; chiss se potremo fare il carico.
Dopo questa osservazione fatta a mezza voce il suo pensiero devi.
La conosci l'America? Questa di partire ogni giorno  ancora una grande soddisfazione, non ti pare? La casa, i bambini... ci si lega alla terra... ma non si resiste sempre!
Il volto del marinaio, illuminato dal sole che andava sparendo, apparve senza una ruga. I segni duri della volont sempre tesa davano solo rilievi ombrosi a due solchi che rigando le guance raggiungevano la bocca, per cui ad ogni leggero contrarsi il viso appariva quasi sorridente.
Non ci si stanca di navigare...
Si lasci trasportare a espansioni nuove. I giovani ascoltavano con apparente indifferenza, in realt bevendo la suggestione dei suoi ricordi come il fumo che dopo il pasto leggermente intorpidisce e predispone la fantasia a corse inconsuete.
Storie di carrette e di petroliere, di velieri e di pacchetti; sui quarant'anni quanto si pu gi aver vissuto navigando sempre!
Scoppiata la guerra potevo restare lontano, ma si torna, vedi, si ha bisogno sempre di tornare. Mi sono poi stancato e ho ripreso. New York bisogna ben conoscerla oggi.
Parlava di quelle lunghe strade, di quelle alte case, di quella vita piena di fremiti meccanici come chi l'ha vista con occhi di cercatore della sua via, sfacchinando di continuo. Ci s'era imbattuti un giorno in fabbrica, in una di quelle prigioni di ferro chiuse all'entrata da cancelli vigilati e sbarrate in alto da severe capriate d'acciaio sotto le quali corrono rumorose le gru.
Come avrebbe potuto viverci lui? Era una pausa. Torn poco dopo nostromo sulla pi maledetta carretta del porto e decise, dopo lo sbarco, di far da s. Ora il suo leudo aveva anche il motore sebbene non possedesse pi la tuga, e ogni lavoro era buono: vino o zavorra, noli o imprese proprie. Dai giovani dell'equipaggio non aveva pi bisogno di farsi obbedire a parole; intuivano.
Troppe cose evocavano i pochi accenni ai viaggi incessanti.
Fa fresco, qualcuno vada a riposare, fu la conclusione.
La bassa prua sui leudi  un tronco di piramide capovolta con due metri di lato in alto e un triangolo equilatero di un metro sul pagliolo.
Prendi il mio rancio, c' anche l'imbottita se non hai paura delle pulci...
Cidela, generoso, affacciato allo sportello assegnava i posti. Si tent di accendere la candela ma i sussulti del motore, essendo nella parte pi alta, la staccarono e spensero. Sulle tre tavole a panca fissate a met, si trov modo di stenderci e ravvolgerci nelle coperte. L'oscillazione incessante dava alla voce un tremito che impediva ogni discorso; trovata una discreta sistemazione di fianco e assicurato il ventre contro le scosse che lo facevano traballare, il sonno arriv presto.
Dopo qualche ora una mano esperta frug sotto il rancio, tra il groviglio del fiocco avvoltolato e delle cime.
Cerchi il frgou?
L'ho trovato, dormi.
La mano s'era presto ritirata e il padrone era risalito, seguito per dall'interrogatore. Mentre il primo fissava l'arpione all'asta e assicurava questa a una fune, il secondo s'affacci sul tagliamare:
Ci sono, ci sono...
Siamo gi sul Tino; vedrai che deviando li perdiamo. Gareggiano da un'ora.
Sotto la prua due delfinotti tracciavano la strada alla barca che pareva avanzare sulla loro scia. L'isolotto del Tino mostr il candelabro del suo faro con tre raggi ben distinti, ora immobili, ora semoventi nell'oscurit notturna, cacciati a disperdersi sullo sconfinato orizzonte, chiari e silenziosi.
L'arpione vibr nell'aria e affond sibilando mentre la barca nell'avanzare tra le isole si lasciava dietro i corridori. Nessuna preda.
Senza rammarico il padrone sfil l'arma mentre la vedetta indugiava a guardare la luce di una lampara da scoglio che illuminava le rupi e le cavit della Palmaria.
Li lasciano pescare in queste acque?
Avranno il permesso...
Torn la quiete di prima.
Nessuno ormai a bassa prua s'accorgeva pi dei sussulti che il motore trasmetteva alla parte alta della barca vacante ma la sveglia non tard a lungo.
Sono le tre. C' troppa risacca per tentare il carico al buio.
Il motore s'era chetato. Emergeva poco lontana l'ombra di Capo Corvo lunga e incombente, e da presso la sottile ossatura d'una goletta all'ancora, anch'essa in attesa. Qualche lume rivelava lungi delle case e la terra si sentiva vicina per l'ansito del risucchio.
Riposiamo due ore, a giorno vedremo.
La candela ora trov posto nell'angolo ove i ranci s'univano e l'angusto dormitorio, nel quale nessuno avrebbe potuto star ritto senza sporgere il capo allo sportello, mostr l'ossatura dei travi robusti.
Vedrai, c' sempre modo di aggiustarci.
Ci staremo tutti?
Due rimasero sui tavolati laterali e il Pin e Cidela, lunghi e magri, poterono sistemarsi su quello trasversale. Quando lo spazio parve tutto colmato, si cal Caviggin col mozzicone acceso, stip i piedi in un angolo e cacci la testa sotto il rancio facendo posto a Zanin-piccolo che riusc a incastrarsi al suo fianco senza l'ombra di disagio.
La candela rimase accesa finch le sigarette non furono consumate. Sei volti dagli angoli vivi e dalla pelle lucida e oscura, per nulla crucciati, si sorrisero, mentre i corpi andavano avvolgendosi con cautela nelle abbondanti coperte per difendersi dal fresco che scendeva dall'alto dello sportello, dal quale, volgendo il viso, ognuno poteva scorgere almeno una stella.
...
Il primo a otturare il quadrato del boccaporto per affacciarsi a guardare la riva, dopo le placide ore di sonno, fu Caviggin. Tarchiato, con le spalle sode, blocc l'apertura, riusc ad accenderne mezza, poi bofonchi prima di decidersi a salire in coperta:
Troppa stiassa...
Zanin-piccolo, incastrato sotto i ranci, strisci secondo. Cidela e il Pin, legati in senso opposto nella stessa coperta e sul medesimo giaciglio, si dimenarono un po' finch fecero capolino tutti e la bassa prua rimase deserta.
Il sole si sarebbe mostrato assai pi tardi se le nubi che frangiavano i pizzi delle Apuane glielo avessero concesso. Vicino al leudo, una goletta sonnolenta che aveva trascorsa anch'essa la notte all'ancora, non parve disposta a incomodarsi col tempo incerto. Si tenne consiglio.
C' del mare, ma se aspettiamo crescer ancora e addio carico per oggi.
Essendo bene a ridosso del Capo Corvo non si avvertiva alcun rullio; per, fuori del riparo, le onde lunghe si vedevano correre a riva cercando di superarsi. Bisognava indovinare dove il risucchio avrebbe morso meno per avvicinarsi e tentare il carico.
Profittando della prossimit alla terra, sul Capo che leggende dantesche hanno immortalato, mentre la luce schiariva le cose attonite nel lento risveglio mattutino, qualcuno cerc con lo sguardo, tra gli scogli della Bianca, la caverna del mostro marino. Anche qui come nell'altro Capo di Portovenere, contadini e pescatori ricordano la storia del terribile mostro che desolava la terra, ma la tradizione cristiana accenna alla sua scomparsa facendo risorgere S. Venerio, la cui memoria  sempre viva fra le isole e i promontori che conobbero la sua vita di asceta.
Pi delle caverne interessano per in questa parte le tracce dell'antico convento degli agostiniani, fondato nel 1176 dal vescovo di Luni. Santa Croce, piccolo villaggio che vigila su l'estuario del Magra, ne conserva le memorie.  qui che Dante, in un crepuscolo pieno di tristezza, si sperse trasognato. Luni nel vallone sottostante mostrava ancora le ultime tracce della sua opulenza, gi assediate dalle alluvioni, distrutte dagli invasori, depredate dagli ultimi abitanti che la rifuggivano. Al frate pietoso che gli chiese cosa cercasse, assorto nei suoi pensieri Dante non poteva che rispondere:
La pace!
Salpata l'ncora, il leudo cominci a scorrere parallelo alla costa. La fiumana del Magra, incontrato il promontorio di Capo Corvo, devia la corrente a sinistra e crea lungo il litorale, per qualche miglio, un fondo incerto che richiede ad ogni approdo accurati scandagli.
Ciazze false; quando c' un po' di mare, sarebbe meglio dormire!
Le onde lunghe, correndo verso la spiaggia, imprimevano ora alla barca lenti e gravi rullii; bisognava seguirle per vedere dove rifrangevano meno e dove avevano scavato meglio. Cidela e Zanin-piccolo saltarono nella lancia con l'asta e si spinsero a riva. Da bordo ogni tanto, con richiami e segnali, venivano avvertiti sul punto migliore intravisto, finch si raggiunse l'accordo e il leudo cominci ad avvicinarsi.
Due ncore gettate a una certa distanza l'una dall'altra fecero buona presa. Appena vicini alla riva, altre due cime volarono a terra insieme a travicelli e a qualche zappa.
Date una mano, eih...
Quattro giovanotti di Marina di Carrara, nonostante la mattinata grigia e il tempo incerto, erano venuti a perlustrare la spiaggia assai per tempo. S'eran messi a seguire le nostre manovre e attendevano da un momento all'altro il richiamo, pronti a lanciarsi per fare qualche cosa e guadagnare mezzo scudo. Appena invitati si afferrarono ai cavi e, gi pratici, tirarono il leudo nel punto dove il risucchio lo avrebbe tormentato meno. Legati i travicelli e sepolti in fosse scavate parallele alle ncore lontane, la barca si trov a beccheggiare all'ormeggio sicuro.
Il ponte di tavoloni fu stabilito in pochi minuti e la trincea nella sabbia sterminata del litorale apuano fu subito aperta dalle zappe che cominciarono ad affondare svelte per ricolmare le coffe. Giunsero altri marinai.
Ci vuole del fegato, con questo tempo.
Ragionavano tra loro senza sfiduciare chi lavorava e senza azzardare l'elogio.
A uscire poi non sar altrettanto semplice...
Tra un caricatore e l'altro, salirono a bordo, presero l'asta e scandagliarono:
Mezzo metro d'acqua! A carico fatto, la chiglia sar insabbiata.
Ridiscesero senza osare fare osservazioni troppo precise. C'era in loro un misto di ammirazione e di compatimento.
Rade false! Bisogna saper lavorare se non si vogliono danni.
Con questa conclusione, detta a modo di saluto, ritornarono al porticciolo di Marina di Carrara dove la loro barca non avrebbe temuto di incagliarsi, all'ormeggio sicuro, ma dove il carico non si sarebbe fatto tanto facilmente, nell'attesa di tempo migliore.
Rovesciata la coffa nella stiva, ogni zavorraio pareva indugiasse tutte le volte a sentire gli strattoni della maretta. Quando la sabbia cominci ad affiorare dal boccaporto di poppa, si sent ad ogni vuoto lasciato dalle onde pi alte, il contatto della chiglia col suolo.
Picchia!!
Due sostarono a bordo per distribuire il carico lavorando febbrilmente di zappa, mentre gli altri due continuarono a portare. La buona riuscita dipendeva da un equilibrio sul quale dovevamo vegliare tutti. La barca fu presto colma, ma ora ad ogni maroso si adagiava sulla sabbia. Il marinaio, quando la barca tocca sul fondo o scontra o striscia un ostacolo, sente su di s l'urto, non solo perch  trasmesso da ogni trave, ma perch, facendo presagire guasti irreparabili, desta subito allarmi e timori che non sono mai troppo esagerati.
Da terra, sfilando lentamente le funi, fu secondata la manovra per il rilascio. Afferrati in otto alla cima dell'ancora maggiore, in fila sulla coperta, unendo in uno tutti gli sforzi tesi alla voce, s'inizi l'alaggio per allontanarci. La barca resistette a lungo e fece raddoppiare gli strappi. La durissima altalena segava le dita di chi non abbandonava il cavo teso, ma, centimetro per centimetro, unendo sforzo a sforzo, la chiglia cominci a strisciare sul fondo falso dell'incerto piano inclinato e trov finalmente la via libera grazie al sopraggiungere di due alti cavalloni che sollevarono la barca quando lo strappo era dato con maggiore violenza.
C' un altro banco A prua, attenti...
Si devi, mentre l'altalena delle onde ormai non creava pi vuoti preoccupanti. Sudato e insabbiato Caviggin dovette buttarsi a nuoto con l'ultima fune, finch si pot sbarcare i giovani saliti per rinforzo ai quali, nella fretta, non s'era potuto offrire che un sorso di caff freddo e della galletta.
Bello riguardare la Apuane quando il carico  fatto, anche se i profondi valloni sono intasati da banchi di nebbie. Spiragli tra le nubi proiettavano luci bianche sui picchi e illuminavano il mare con riflessi di stagno liquido, opacati da ombre mobili.
Il Golfo della Spezia, appena imboccato, apparve chiuso tra Maralunga e Portovenere da un nembo grigio che ci corse addosso con voce di temporale, ma il motore e la vela spinsero il leudo oltre la nuvolaglia e ci condussero al di l della Palmaria, sull'orlo della burrasca, in tempo per evitare uno dei proverbiali acquazzoni spezzini.
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FINE.
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BONACCIA.
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Io sono stufo, me ne vado da basso e al primo che mi sveglia avvento un cavicchio sulle corna...
Ed io metto la prora al largo e ti porto in Corsica, disse il timoniere ridendo.
La colpa  di quell'idiota l; si pu sapere dove hai dormito ieri sera? Se si fosse usciti dal porto con quel vento di terra a quest'ora si sarebbe a casa...
Ti  venuto di colpo l'affetto per la famiglia?
A poppa si continuava a parlottare recriminando e inveendo, mentre la goletta, senza un fiato d'aria, ballonzolava priva di direzione.
Si pu sapere perch tieni tanto a non giustificarti? Lo capivi benissimo che si sarebbe partiti appena scarichi, come pure sapevi che senza di te non si poteva tornare. Perch sei rimasto a terra due giorni?
L'interpellato faceva spallucce.
Sdraiato sul boccaporto del centro, guardava la randa abbattersi ora a destra ora a sinistra e il pennone oscillare pesantemente.
La bonaccia sfibrava tutti. Usciti di buon mattino dal porto, avevano cominciato a bordeggiare profittando dell'unico vento, lo scirocco, e al terzo bordo non era stato percorso un miglio. Anche lo scirocco poi era cessato e la goletta era rimasta a dondolarsi sulle onde lunghe che venivano dal largo in faccia al litorale.
Il promontorio di Portofino si allungava di fronte e tutte le previsioni erano per la bonaccia, quindi impossibile rimontarlo e profittare del Lavagna, quel comodo venticello del Tigullio che pare scenda con la Fiumana Bella, per raggiungere l'altro porto in giornata. Un po' di corrente, inoltre, faceva scarrocciare verso la riva.
Il timone era legato e abbandonato del tutto, inutile reggerlo intanto. Qualcuno fumava, qualcun altro dormicchiava sdraiato, uno si ritirava a bassa prua e il Moro, senza afferrare mai un'aria possibile, emetteva un po' di fiato dalla fessura delle labbra strette, generando uno zufolio monotono.
Ma Beppe non poteva star fermo; era proprio dannato. Visto che nessuno badava alla sua stizza ed esasperato per il silenzio di Giacomo, quegli che veramente aveva la colpa di tale situazione, per non trascendere and borbottando nella cuccetta.
Si volt e rivolt senza riuscir a trovare una posizione. Marco, che dormiva da alcune ore, gli grid un moccolo e stiracchiandosi sal in coperta. Considerata l'immobilit e visto che non si era fatto alcun cammino, seccato anch'egli cominci a pigliarsela con la guardia e perch non avevano saputo montare la punta e perch il vento non sapevano nemmeno da dove spirasse, ecc. tanto che il Marco cess di zufolare per dirgli:
Sei venuto a dargli il cambio?
Lontano s'avvist un rimorchiatore. Marco aguzz bene la vista, lo vide diretto alla loro volta, intu che si recava alla Spezia riconoscendolo della R. Marina, e allora si rincuor. Affacciandosi subito a bassa prora, diede l'annuncio allegramente:
O Beppe, vedrai che ci arriveremo lo stesso a casa questa sera, vieni su che c' un rimorchiatore sulla rotta e ci facciam dare una strappata per superare almeno Portofino. Mi par gi di vedere la processione dell'Ottava, alla quale avevo quasi rinunciato!...
Marco ci teneva, e come, ad arrivare a casa in serata e tutti sapevano perch. Aveva sposato da poco la Luisa e voleva vedersela passare in quella solenne processione notturna, col cero, non pi tra le Figlie di Maria, ma tra le Madri cristiane, con la sua veletta scura e quell'aria gi di mamma che assumono ben presto le sposine.
Beppe non ebbe bisogno d'altro invito; salt su come un gatto, si un a Marco per cercare un buon tonneggio e lo caric sulla lancia; afferrati i remi si diressero quindi verso terra per attendere da vicino il passaggio del rimorchiatore e tentare di gettargli il cavo per farsi tirare.
Qualcuno si era unito a loro e gli altri cercavano di assettare la barca, fiduciosi della riuscita. Solo Giacomo, quasi fosse diventato la statua dell'indolenza, guardava tutti quei preparativi senza parteciparvi, anzi con una punta di contrariet. Segu le manovre della lancia e la vide avvicinarsi al rimorchiatore che si appressava a discreta velocit. Quando fu a buona portata, Beppe dette il primo grido:
Ce la date una strappatina per farci almeno pigliare la punta?...
Dal rimorchiatore avevano perfettamente intuito il desiderio, e si preparavano a rispondere negativamente. Il maresciallo che lo comandava, rispose col megafono:
Ho un ufficiale nella camera e non posso. Passerei qualche guaio.
Dalla goletta avevano udito e, meno Giacomo, un po' tutti parteciparono alla delusione di Beppe e Marco.
Quei due, borbottando peggio di prima, ritornarono a bordo ricominciando a pigliarsela colla vittima.
Il Moro, pi anziano di tutti, al quale non premeva gran che di arrivare per la processione dell'Ottava, poich eran passati i tempi che amava guardarsi la sua Maddalena nel corteo, visto che non la finivano mai, cominci lui. D'altra parte era il suo turno (essendo il mugugno un diritto riconosciuto) e l'attacc per davvero.
Pezzi di scamosciato (era il suo aggettivo fisso) rimestatela ancora un po' e poi vedrete che cosa succede...
Ne sarebbe certo uscita una baruffa, ma la passivit di Giacomo che accettava tutti gli epiteti e tutte le insinuazioni, anche le pi maligne, senza reagire o ribattendo solo a modo, faceva escludere tale pericolo; per il Moro ne aveva le saccocce piene per conto suo.
Gi, tu non l'hai vista ancora questa tua Luisa, hai proprio necessit di ammirartela questa sera... comprendo meglio Beppe (e qui fece cascare un po' d'ironia). La Mariangela infatti non era ancora cos ben legata e, chiss, un merlo di pi a fischiettare...
Beppe scoperto e punto, si sarebbe volentieri scagliato sul Moro, ma sapendo che le avrebbe buscate se ne torn a basso invelenito. Marco allora fin per riderne anche lui e notando l'effetto di quell'accenno, essendo ancora meglio informato, si avvicin a Giacomo ch'era silenzioso presso la mastra e gli sussurr:
Non dovrebbe sospirare solo lui per la Mariangela!
Giacomo lo guard fisso e severo; gli offerse una sigaretta e, saltato l'argomento, disse:
Chiss che nella notte non faccia nuovamente scirocco.
Marco desistette dal fare altre allusioni; si un a quelli rimasti in coperta e continu a fumare mentre il Moro, dopo aver bevuto due lunghe sorsate al purone, cominciava a dipanare la sua matassa di lamentele, monologando come tutte le sere verso il tramonto.
L'attacc prima col vino cattivo, poi col tempo, colle provviste, pessime e insufficienti:
Bisognava prevedere che ci saremmo trovati in calma bianca, al dondolo per due giorni; domani non ci sar che galletta e stoccafisso...
Bofonchiando misurava la suola per tutta la lunghezza e sostava solo per mordere pi duramente la porzione di tabacco, o passarla da una gengiva all'altra, senza per cessare mai di rotolar parole.
Lentamente imbruniva e dopo il pasto ognuno cercava di ritirarsi. Giacomo, quasi solo, si sedette al timone continuando a guardare il litorale ove si accendevano i lumi e all'orizzonte dove si attardava il crepuscolo.
Quando, gi a notte, si lev un po' di vento, diresse al largo, deciso a montare il promontorio ad ogni costo.
...
Le Figlie di Maria, col loro bell'abito bianco e lo scapolare chi azzurro e chi rosa, si erano radunate nell'ampio cortile del convento per mettersi in fila e raggiungere la chiesa onde partecipare alla Processione dell'Ottava del Corpus Domini.
Le compagne si cercavano a vicenda per appaiarsi e fu allora che qualcuna chiese della Mariangela, domandandone alle amiche: una, che era non mai l'ultima a conoscere le notiziole pi saporose, raccont in segreto quanto ne sapeva:
Sai che la Mariangela non pu venire perch da qualche tempo  stata diffidata? Era stato riferito alla Superiora ch' vanesia e perci ammonita, ma... c' anche dell'altro, e aggiunse in tutta segretezza:, Da ieri sera  fidanzata con Carlino, quello del colletto a punte!
Ogni compagna all'oscuro interrog:
Ma Beppe non era per chiederla?
Non solo Beppe, ma pure Giacomo ed  stato questi a farle il gioco.
Davvero, e come and?
And che sapendoli lontani, sulla goletta, trov comodo di amoreggiare con Carlino, ma a quanto pare Giacomo ebbe buon fiuto. Giunto in porto, torn a casa in treno, la pedin, la sorprese e non da solo, ma col fratello, che sai di che tempra sia... Il resto puoi immaginarlo; Carlino ha trovato necessario far l'innamorato e ha dovuto fidanzarsi. Chiss che questa sera non facciano la prima sortita.
Luisa, la moglie di Marco, aveva guardato per un certo tempo se la goletta arrivava, poi, visto che oltre il promontorio non appariva alcuna vela, s'era preparata come le altre, rassegnata.
La bella processione fece il suo giro. Sost agli altarini eretti sulle piazze, si attard alla marina, pass tra le case illuminate recando la sua nota sacra e portando le sue benedizioni. Quando sul tardi si sciolse e le compagne rifecero capannelli per i commenti, le amiche di prima si ritrovarono per tornare su l'argomento.
L'hai vista? Te l'ho detto che sarebbe avvenuta la sortita?
Lui per avrebbe voluto essere altrove, per essere sinceri!
E anche lei trovava comodo genuflettersi sovente e far la devota per avere il capo chino!...
...
La goletta, sospinta dallo scirocco che nella notte aveva ricominciato a soffiare, all'alba si trov al largo, tanto che, girando, fu possibile doppiare il promontorio e con un solo bordo raggiungere il porto. Beppe, indispettito, non si era alzato e in compenso Giacomo, non sentendo sonno, aveva fatto doppio turno.
Quando gettarono l'ncora nel porticciolo era suonato mezzogiorno e Beppe non volle saperne di attendere la cottura dello stoccafisso, che solo il Moro ora trovava eccellente; si cal sulla banchina e si diressero a terra mantenendo il broncio.
Dopo le manovre di ormeggio e il pasto discesero tutti, e siccome il nuovo carico non sarebbe stato pronto che dopo due giorni, ciascuno cont di far vacanza.
Quando bisogn ricominciare, il Padrone diede l'annuncio che Beppe voleva sbarcarsi. L'equipaggio era cos ben legato e in armonia che quella notizia fece male a tutti. Si congettur parecchio sulle ragioni che potevano averlo indotto a far quella sciocchezza, ma il Moro che aveva ben intuito, si impegn di riaggiustare le cose, non potendo rinunciare ad avere Beppe tra i piedi, non fosse altro che per contraddirlo. Prese quindi Giacomo a braccetto e si propose di rimorchiare a bordo il disertore.
Prima che si facesse buio infatti fu possibile veder tornare il Moro in mezzo ai due marinai. Giunto a bordo nessuno accenn alla questione per non umiliare il compagno. Il vecchio per, nel suo monologo serale, trov modo di inserire pi di una saggia osservazione sulla bonaccia e sui buoni marinai che sanno capirla ed evitare le tempeste.
I due avversari fumavano, mentre l'acqua cominciava a sciabordare presso gli ombrinali e il paese rimpiccioliva. Intanto che il Moro continuava a rotolare parole, ora vuote ora assennate, nel testone buono ma sodo di Beppe tutto veniva chiarendosi. Capiva finalmente quanto gli era giovata quella bonaccia che gli aveva per lo meno fatto evitare un fattaccio, a lui cos sbraitone e manesco, e, pi di tutto, gli aveva scansato un brutto guaio, perch era proprio deciso a sposarla.
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FINE.
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IL DELFINO.
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L'idillio era nato quasi inavvertitamente, forse per la vicinanza continua e per la comunanza di lavoro. Si era formato in modo timido da prima con qualche parola cortese, con qualche attenzione particolare e infine con gesti di simpatia, per svilupparsi poi in lunghe scene mute, nel medesimo ambiente di attivit e nella stessa operosa vita, per intere stagioni.
Berto era un bel giovanotto, robustissimo e alto, quasi elegante, nonostante non avesse forse mai indossato un abito decente e si coprisse solo di quelle rozze tele da marinai che l'uso e le intemperie rendono incolori e grigie prima di essere logore. Era un pescatore da giornata perch i suoi non avevano mai posseduto nemmeno un gozzo, vivendo continuamente del lavoro ottenuto presso gli altri, e da quasi tre anni si era allogato col latino di Matteo, esercitando con lui ogni genere di pesca a seconda delle stagioni.
La permanenza continua con Matteo, che non era certo il pi bel grugno di padrone, non sorprendeva pi nessuno dei suoi compagni i quali preferivano mutar barca ogni mese, perch sapevano che Nia, la figlia di quel brontolone, lo aveva legato lentamente, con vincoli saldissimi, a quegli arnesi sempre pi invecchiati e scadenti, a quei remi contorti e nodosi, e a quelle reti che bisognava salpare con cura particolare perch non si strappassero, tanto il filo era vecchio e logoro dal continuo bagni-asciuga.
La Nia era anch'essa una bella e buona creatura e la sua presenza alla spiaggia era pi che bastevole per Berto a compensarlo di tutte le villanie e i mugugni di quel vero lupo di suo padre, che cento superstizioni rendevano ancora peggiore, tanto che nessuno rimaneva con lui a bordo pi del convenuto, non intendendo irritarsi per ogni bazzecola, n sentire continue invettive se altri li precedeva, n tanto meno lavorare pi che altrove con minor compenso.
Nia era sempre alla riva ogni mattina e appena il latino superava la punta del molo, sapeva indovinare com'era andata la pesca e preparare i cesti adeguatamente. Quando la barca giungeva alla spiaggia, gli scivoli, accuratamente spalmati di sevo, erano in gradinata gi pronti, sicch i pescatori, con lieve fatica, issavano il legno asciutto.
Il buon giorno di Nia, la sua allegria ad ogni buona nottata, la sua presenza previdente alla riva ad ogni arrivo, mentre erano una necessit imperiosa per Matteo, per Berto invece costituivano qualche cosa di pi, perch si sentiva sparire di dosso ogni fatica ed ogni stanchezza, dimenticando i brontolii e le recriminazioni del vecchio, che pareva lo tollerasse appena, mentre senza di lui avrebbe per lo meno dovuto rifar tutto nuovo.
Afferrate le reti, il giovane se le caricava attorno alle spalle come un enorme cercine e si sentiva felice se la ragazza, qualche volta, gli porgeva le cime che scivolavano, e quindi le svolgeva lentamente sulla sabbia, stendendole per tutta la lunghezza, e le stirava ai lati perch asciugassero bene e fossero visibili gli strappi frequenti che Nia avrebbe poi riparati. Lui stesso le preparava gli aghi incidendo una specie di erica durissima col suo coltello di marinaio, lisciandoli con cura perch il refe scorresse agilmente nelle biforcazioni.
Gli strappi facevano dannare Matteo che vedeva ogni giorno rovinarsi le reti decrepite, e lo facevano bestemmiare orrendamente contro i delfini, nei quali, come tanti pescatori, era ben convinto che fossero rifugiate le anime dei cattivi, morti in perdizione. Infatti per la loro agilit e l'astuzia che parrebbe quasi una fine malizia, con nessun mezzo era possibile catturarli o impedire loro di far scempio delle reti, per cui diventavano una vera tribolazione. Il giovane pescatore invece si sentiva lieto tutte le volte che poteva mettere un certo numero di filacce bianche attraverso le maglie rotte, per identificare poi il guasto, perch durante l'occupazione di Nia egli avrebbe goduto il suo paradiso.
Nell'estate, quando la spiaggia pare arsa dal sole che da tutte le profondit assorbe l'umido, generando quel fenomeno di evaporazione che i marinai chiamano il ballo della vecchia, Berto preparava il velario stendendo il telo maggiore lungo l'antenna issata un metro su l'albero, e tirando il lembo estremo del triangolo con una fune, annodata alle bitte di qualche barca vicina, per fare un suo nido di frescura. Aggomitolava le reti nell'angolo in basso, sotto la poppa, nel punto pi aerato, in modo che si potessero svolgere e passare agilmente, e poi steso sopra la suola del latino stava a godersi il suo riposo come un animale felice, beandosi del suo sogno.
La ragazza, annidata tra le reti, le svolgeva lentamente e le riparava con diligenza, felice di sentirsi quasi protetta da quell'amore muto che spesso non si rivelava neppure con una parola, ma tutto nei gesti e nelle azioni.
Per quelle ore di riposo meridiano ambedue avrebbero dato tutto, e ogni sacrificio sarebbe parso un regalo pur di meritarle e goderle, ma il vecchio, un giorno che Berto tent vagamente di alludere al suo sogno, raddoppiando di pazienza, di attivit e di fatica, irruppe in tali ingiurie e parl tanto chiaro che fu la fine:
Ah, brutta canaglia, non ti basta rubarmi il pane e vorresti anche la mia figliola... Credi forse che voglia darla a un sughero come te?, e lo dileggi, e lo schern con gli altri marinai al punto che il giovane, per non reagire e non irritarsi oltre misura, s'imbarc su un veliero diretto a l'Elba a caricar vino, per dimenticare e stordirsi.
...
Il dissidio era giunto a stagione morta, sicch il vecchio a principio non parve sentirne la conseguenza, ma quando si approssim la nuova un altro fatto era sopraggiunto, e tanto grave, che il mite cuore di Nia per poco non cess di battere e rimase poi chiuso per sempre ad ogni sorriso.
Il brigantino sul quale Berto si era imbarcato, in uno dei brevi viaggi, a causa di una burrasca, naufrag presso Livorno, e l'equipaggio, rimasto in acqua per alcune ore, fu salvo dopo non poche peripezie. Berto, il pi povero e solo dei naufraghi, appena giunto a terra, visto inutile fermarsi in quella citt dove tanto non avrebbe potuto far nulla, e gli sarebbe ancora toccato spendere denaro, appena rimasto libero, se n'era tornato in paese in treno. Le lunghe ore estenuanti di bagno forzato lo avevano reso fiacco, ma non avendo mai avuto nessun malanno, aveva mutato abiti solo alcune ore per attendere che i suoi asciugassero alla meglio. Indossatili quindi nuovamente, se ne era venuto via cos, fiducioso di cavarsela come quando sotto l'infuriare del libeccio traeva la barca in porto, fradicio. Le cinque ore di treno per gli parvero interminabili; si sent preso da brividi strani, gli sembr persino di vaneggiare. Ogni volta che qualcuno apriva uno sportello gli pareva di sentire alle spalle come un morso, mentre un dolore acuto gli serrava il respiro.
Quando giunse in paese pot appena trascinarsi a casa dove una vecchia zia, che lo amava come una mamma, vedendolo febbricitante, lo aiut a svestirsi e gli scald il letto perch le pareva ghiacciato.
Cominci subito a tossire convulsamente e quando il dottore, chiamato in fretta, lo visit, non pot che pronunciare il nome di un malanno fulmineo che se lo port via.
Nia pianse tanto, per tante notti, che quando il padre che la scrutava scotendola da quel dolore che non ammetteva, le impose di uscire per le consuete fatiche, la sua bella personcina, frustata da quella prepotenza e stroncata dall'angoscia, parve curva e sgraziata come quella di una deforme.
Matteo intanto s'era venuto accorgendo che a salpare le sue reti non ci voleva che la mano di Berto. Tutti quelli che veniva provando avevano cos poco garbo che i suoi arnesi pareva si sfaldassero nelle loro mani. La sua voce acre aveva tentato di riprenderli, inveendo pi del solito, ma la pazienza di costoro aveva un limite cos esiguo che una brutta sera, in cui soffiava un gelido vento di terra e la manovra era penosa, alle invettive uno ebbe l'arroganza di rispondere afferrando le reti gi salpate in parte e ributtandole in mare.
Tutte le superstizioni riaffiorarono intanto nel suo animo rozzo e primitivo e con la morte di Berto cominci il suo martirio. Era in pieno sviluppo la stagione delle acciughe e tutti i latini tornavano a terra stracarichi, taluni persino con cento rubbi di pesce. La prima sera d'abbondanza Matteo trov nella propria cala un delfino cos imbizzito che salp in fretta per evitare la rovina delle sue manaite e quando le rigett gli altri avevan gi fatto il colpo migliore.
La seconda sera, in un altro punto, lo stesso gioco. Tent resistere alla paura dei danni che ne avrebbe avuti ma il delfino, che a volte si divertiva persino a volteggiare attorno alla barca, si cacciava tanto capricciosamente nelle reti che Matteo se ne dann.
E poi mi dicono sciocco quando affermo che i delfini sono le anime dei disperati... Quello l, vedete,  l'animaccia di Berto, che conosce tutte le mie cale e mi perseguiter sempre. Guardate se quella canaglia doveva proprio capitare tra i miei piedi!
Giunto a terra con danni e poco pesce, la sua anima biliosa erutt fiele, verde di rabbia contro tutti quelli che facevano a gara per enumerare il proprio bottino mentre lui, che si riteneva uno dei pi esperti, non poteva numerare che gli strappi.
Questa sera avr da fare con me quell'animaccia, disse infine. Fatte riparare le reti alla meglio, non volendo mancare in quei giorni di abbondanza, la sera stessa prese un vecchio fucile e lo caric, persuaso di far la vendetta. Quando, gettate le manaite, per quel destinaccio che lo perseguitava davvero, si trov un delfino tra di esse, prese la mira e scaric ripetutamente la sua arma nell'acqua, con ferocia, mentre il mammifero insolente, vedendo biancheggiare tra le maglie le acciughe, compiva il suo pasto senza darsene per inteso, traversando anzi la rete con tutta la lunghezza del suo corpo e strappandola quasi interamente. Dalle barche vicine, i marinai divertiti se la ridevano e aizzavano l'arrabbiato urlandogli una serqua di sciocchezze.
Quando torn a terra la sua anima era pi nera di quelle che guazzano nella palude del quinto cerchio infernale. Siccome nessuno voleva pi sentirlo n seguirlo per la sua jettatura e per le sue reti decrepite, ma soprattutto per le superstizioni e i rimbrotti incessanti, si sfog con la piccola, buona e paziente Nia che ancora l'attendeva ogni mattina, piena tutta della sua infinita tristezza.
Le reti, questa volta davvero inservibili, non si poteva raffazzonarle alla meglio e allora Nia, riprendendo la sua fatica, pens e credette anch'essa che certamente Berto le infliggeva quella pena per trovarsi solo con lei, e ritrov in quella certezza un po' di serenit per il suo lavoro divenuto tanto penoso e solitario.
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FINE.
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PER PATELLE ALLA CHIAPPA DEL LUPO.
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Zen, Frev: patell. Gennaio e febbraio, tempo di patelle. Ma chi le trova le giornate di calma bianca in quei mesi, necessarie a questo diporto marino? Le patelle vengono alla superficie o meglio, essendo pi sensibile la bassa marea nell'inverno, si scoprono con pi facilit, ed  per questo che molti le ritengono migliori:, Sono pi tenere, dicono i profani, ma Rib  pronto a ribattere:, Eh s, sono state a bagno un po' di pi!
La stagione per lui dura dodici mesi e, proprio in gennaio, sono parecchi i bagni che gli capita di fare. Sugli Scoglietti del Portobello, tondi e muscosi, se si incaparbisce per una patella troppo al fondo, non sente pi l'acqua al disopra del ginocchio, gi nei calzoni rimboccati; urla al custode del gozzo che lo segue qualche breve comando, si torce e spesso scivola gi nella pozza emettendo un grau grau, gorgogliato con la gola piena d'acqua.
Negli scogli isolati, sui quali non c' spazio per puntare i piedi, si corica a gambe all'aria, col viso in gi e allora, se le patelle sono basse, lo spettacolo delle sue acrobazie  dei pi rari. Scivola lentamente, allunga le braccia sino a snodarle, finch il petto non fa pi nessun attrito per l'eccessiva inclinazione e tutto il peso del corpo coopera a spingerlo in acqua. Se il gozzo  lontano, i monosillabi gutturali negli sforzi per restare fuori dell'acqua, gli escono con le contrazioni pi buffe. Qualche volta il compagno lo estrae tirandolo per i piedi quando gi il varo  avvenuto e la testa sta per essere immersa.
Tutto questo preoccupa soltanto d'inverno, ch nelle altre stagioni un bagno di pi o di meno non conta. Vi sono due categorie di patellari tra gli specializzati che si dedicano a raccogliere quelle di fondo: i tuffatori e gli altri armati di secchio a cristallo, salario e scalpello. Rib  rimasto a lungo tra i primi. Vederlo sgusciar sotto come un ranocchio col suo coltello e arrivar su con cinque grosse conghiglie dalla polpa viva, non  una cosa insolita, sebbene anche i pi provetti non arrivino a pi di tre per ogni tuffo. Tutti gli arnesi di cui si armano gli altri, lo lasciavano scettico, forse lo impacciavano. Ma una sfida perduta con Vittorio, lo ha fatto ricredere.
Quest'altro, nonostante lo scetticismo di noi tutti, s'era impegnato a provvederci una mangiata dei saporosi molluschi da solo, con tutti quei complicati aggeggi. Scegliendo a preferenza le secche, se n'era rimasto a lungo col viso tuffato nel secchio appeso al collo e le mani armate l'una di scalpello a manico di scopa e l'altra di reticella a sacco. Ogni colpo una. Dal cristallo il fondo marino traspariva limpido, la mano lavorava sicura e la reticella insaccava le vittime.
C'era bullezzumme quel giorno e l'acqua rimossa impediva la visibilit del fondo per cui Rib doveva calarsi a cercarle anzich dirigersi sulle pattelle dopo averle viste e numerate dalla superficie. Ne usc sconfitto e d'allora anche lui armeggia coi nuovi arnesi ma solo per giovarsene quando le marezzature nascondono il fondo o quando l'acqua fa specchio.
Gli schizzinosi fanno delle distinzioni sulle patelle:, Sono di chiappa, dicono quando le vedono liscie, e torcono la bocca mettendole da parte; ma Rib osserva subito:, Son pi buone, le mangio io, quasi per piccatura. Per, intendiamoci, ama anche lui soprattutto quelle d'arziglio che hanno la conchiglia ricoperta da un ciuffetto d'alga bionda, perch pi profumate, ma non pu ammettere che qualcuno disprezzi le altre per una ragione estetica.
Conduciamo un po' il lettore sulla Chiappa del Lupo, a una di queste mangiate solenni. La cornice della scogliera, il profumo d'arziglio intorno, i frutti raccolti freschi e tenuti sino alla grande ora in un cesto affondato, l'appetito che cresce, la libert in cui si pu rimanere senza gli abiti noiosi e ingombranti, fanno s che i raffinati apprezzino la patella soltanto l. E non bisogna contraddirli perch anche gli stomachi pi delicati, in quell'ambiente non s'accorgono della loro faticosa funzione
La Chiappa del Lupo  un masso di roccia ampio come una piazza, che degrada lentamente in mare sotto la Punta Manara e consente di tirarvi le barche come sopra una spiaggia. Perch del Lupo? C' ancora in giro tra i vecchi il ricordo del beu main. Il bue marino, o foca mediterranea,  l'animale favoloso di cui ogni tanto si discorre. Questo mammifero veniva forse sulla Chiappa dove poteva stendersi con facilit al sole che ama non meno dei fondi, e trovare tane per i piccoli, ma chiss quando, poich ormai il suo regno, tutt'altro che inviolato, si  ridotto al triangolo tirreno: Capraia, Corsica, Sardegna.
Fatevi raccontare la storia di Terrun da chi la sa bene, quando ne cattur uno e lo tenne nel fondaco a purgare qualche tempo per addomesticarlo. Persuaso poi di poter fare fortuna come nei circhi, mostrando la rarit, si era dato a girare per le campagne:, Eccovi il bue marino che mangia l'uva alli paisani e le pesche alli villani..., annunciava come ogni industrioso banditore. Non era una frottola quella della ghiottoneria dell'anfibio, ma chi non sa che i contadini non amano sentirsi chiamare paisani e villani e temono sempre di essere gabbati? Per questo l'impresa fall sotto la minaccia delle legnate.
L'origine del nome risale certamente ai lontani ospiti. Sulla Chiappa del Lupo, a chi sa dove scovarla, capita persino di trovare una fontanella, una specie di lento filtro. Si pu immaginare quanto sia preziosa l'acqua su quel paesaggio arido, lontano un'oretta di lenta voga dalle case. Le comitive s'accordano presto: ci sono i patellari specializzati e quelli in erba. I novizi battono i pendii facili delle scogliere, si fanno depositare sulle secche quasi affioranti, mentre i provetti, indifferentemente, rivedono con fortuna il gi visitato o si cimentano nei posti meno accessibili. Pane, vino e vino, si sa, piuttosto in abbondanza, sono le uniche provviste del gozzo. Un po' di frutta talvolta, e persino qualche palamito munito d'esca coi resti di pescagione trovati a bordo dei latini di ritorno dalle manaite, s'aggiungono per completare il banchetto e la partita, ma, se non si parte per il ciupin, gli ami sono quasi sempre trascurati.
Fra tutti i diporti marini, questo che ci costringe alla pi ardita ginnastica e ci fa studiare onde e risucchi in ogni loro rifrangersi per farci intuire l'attimo in cui si scopre il frutto e l'altro che ci consente di curvarci per staccarlo con un colpo netto, sempre in giornate terse,  per chi lo conosce, tra i pi belli e i pi sani.
Prima guida agli inesperti  il tatto. Le mani imparano a scorrere sullo scoglio sommerso, a palparne le protuberanze, a intuire nelle disparit la forma, finch l'occhio s'aguzza e impara a scorgerle sotto i muschi, tra le alghe, nei cespi spugnosi, facilitando il compito. Quando si fa cerchio intorno alla cesta profumata d'alghe, le gambe essiccandosi s'incrostano di sale e le barzellette e i tiri mancini non sono meno salati e salaci.
Ogni comitiva fa da s. Se sono molte, quelle arrivate in ritardo, scelgono i Forni, la Punta, la Nera, le Tenaglie, e si chiudono anch'esse nei loro accampamenti. Avvengono incursioni piratesche tra l'una e l'altra per far sparire la cesta o sostituire l'acqua al vino, ma c' chi tra gli scogli utilizza un occhio per sventare le beffe. L'ultima prova di bravura  la maratona, quando si sospende un attimo, compiuta sul rovinio di massi butterati e taglienti. I piedi bisogna che siano induriti per bene; vi sono anche danze indigene e gare a gallo-zoppo, per partecipare alle quali occorre assolutamente essere degli iniziati come, per ammirarle,  indispensabile prenotarsi alla Chiappa del Lupo.
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FINE.
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IL FONDALE DEL MORTO.
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Dodici casse, il primo.
Diciassette noi.
Le lance pesanti s'erano avvicinate a un mozzicone di pontile da carico incastrato nella scogliera sotto la strada del molo e mentre un marinaio si teneva accostato, altri due facevano passare in terra il prodotto della pesca.
Gi da un'ora la notte aveva mascherato l'aspetto del porticciolo ingrandendolo. Per un estraneo, quel movimento di pescatori e la dozzina di bilancelle, bovi e golette rannicchiate nell'unico spazio a ridosso, in quell'ora avrebbe potuto anche apparire un centro marino notevolmente importante.
Scaricate le casse del pesce e consegnatele a uno spedizioniere, le lance si staccarono per dirigersi ai due piropescherecci ancorati fuori dei natanti all'ormeggio. Si videro sulle oscure coperte dei vaporetti dei lumi muoversi, poi su ciascuno si pot distinguere un cerchio calmo di uomini che consumavano il pasto.
Il piccolo crocchio che aveva assistito all'operazione si sciolse: vecchi marinai inabili, passeggiatori malinconici, pescatori e qualche sognatore. Un venticello di Provenza, fresco anzichen, riusciva a rompere l'immobilit dei velieri. Preso dal bisogno di respirare un po' di vento e ritrovarmi almeno con la fantasia sdraiato sulla coperta a godere il dondolio delle stelle, ritrovai un cantuccio sotto l'unica gru che si erge impassibile all'estremit di un ponte di ferro tenuto sospeso nell'acqua da un pilone isolato.
 un cantuccio che in certe serate autunnali ha sempre il potere di ridar vita alla fantasia inerte.
Dormite a bordo stanotte?, chiese una voce dal basso.
Mi sporsi a guardare. Due metri sotto, da un brigantino ben guernito, un marinaio mi guardava incerto.
Non sono dell'equipaggio, ma viene qualcuno con delle provviste. Partite domani?
Forse...
E tacque. Il marinaio avvistato sotto l'ultima lampada fu presto sopra il ponte col suo enorme cesto dal quale sporgevano cose varie. S'incurv presso la gru e trovata la scaletta a tastoni discese sul pilone e a passo sicuro travers la passerella recandosi a bordo. S'ud la voce di prima scambiare brevi domande poi i due sparirono nella camera e, unico segno di vita di bordo, rimase una luce blanda filtrata dall'osteriggio.
La pipa divent nella solitudine completa una piccola compagna preziosa. Il vento disperdeva l'esile striscia di fumo acre continuando a fare una leggera altalena sulle antenne e sui pennoni. M'accorsi allora che una lunga canna fissata tra le connessure del pontile si sporgeva sul Fondale del Morto. La palpai per sentire se qualche pesce aveva abboccato e rimasi l presso.
Sul piropeschereccio s'era ormai spento il lume e sciolto il cerchio; vegliavano soltanto i fanaletti. Dietro al molo le onde frullavano senza spruzzi. Come un grande amico che vuol riempire il vuoto di chi si sente solo e sperduto, il mare issava ogni tanto la voce smorzandola poi leggermente, in accordo col vento.
Giunse una figura d'anziano: il pescatore sedentario. Borbott un saluto poi si sedette e sciolse un polentino con ami multipli. Durante l'operazione d'innesco, lunga e meticolosa, arriv un compagno che si accoccol vicino.
Due orette eh! come al solito. Ma non siete sempre fortunato per.
 un passatempo.
Prima che l'osteria chiuda, ci sta anche la vostra partitina, ogni sera...
Dall'Osteria del Porto, duecento metri in fondo, il pescatore di canna infatti avrebbe potuto sorvegliare gli arnesi, ma nessuno si sogna di far dispetti a un vecchio pensionato che occupa tanto innocentemente il suo tempo.
 qui il Fondale del Morto?
I pescatori locali a quei due avrebbero senz'altro dato il nome di foresti bench abitanti in paese da forse vent'anni. Li ascoltavo in silenzio e data l'incertezza che vi fu nella risposta, fui io a chiarire:
Il Fondale del Morto  proprio quello su cui si sporge la canna.
E perch lo chiamano cos?
Ritrovai d'improvviso la spiegazione come m'era stata data quand'ero ragazzo e mi piaceva discorrere a lungo coi pescatori vecchissimi, abbandonati a terra per l'et, niente affatto diffidenti verso quel giovanetto che mostrava di non impaurirsi ai racconti pi strambi.
"Molti, molti anni fa, il mestiere del pescatore dava assai meno delusioni di oggi. Mancava per allora chi potesse consumare il pesce. Chi m'ha raccontata la storia lavorava ogni tanto di fantasia, ma deve esserci stato qualche cosa di vero.
Viveva in paese un pescatore che tutti conoscevano come dei pi abili e che nessuno poteva mai vantare d'aver avuto a bordo come compagno. Andava alla pesca sempre solo e riusciva a calare e salpare da s tramagli e palamiti. Quando qualcuno dei pochi signori che allora abitavano nel borgo aveva ospiti o doveva dare qualche pranzetto, ricorreva a lui:
Mi occorrerebbe un dentice, un nasello, un'ombrina, una murena...
Di che peso?, rispondeva invariabilmente come avesse la pescheria ove sceglierlo.
Per quanto il mare fosse meno povero e i pescatori in numero infinitamente minore, pure, anche allora una risposta di quel genere impressionava. Sta di fatto per che il misantropo arrivava puntuale e l'impegno di procurare un dato pesce era assolto anche circa le proporzioni.
Dormiva nel suo magazzino fra gli arnesi ma pi spesso, in estate, si adagiava sul pagliolo del gozzetto alla fonda. Nessuno si curava di lui, n lui degli altri. La vista della sua barca inerte in un dato punto non destava curiosit. Uno dei luoghi preferiti, perch a ridosso dei venti, era proprio questo fondale ormai quasi colmato.
Il mio vecchio informatore non m'ha saputo dire sul suo umore altro che spesso cantava da solo nenie malinconiche imparate sulle coste d'Africa, in dialetti ignoti ai pi. Un giorno il suo gozzetto non torn a terra. Fu visto ballonzolare vuoto e qualcuno fin per accostarlo.
Lenze, nasse, fiocine, tutto era in ordine. L'ancorotto pareva ben fisso; non era possibile che avesse arato sul fondo trascinando con s la barca. Dov'era il pescatore? Come poteva aver raggiunto la terra? Non osarono subito indagare, ma dopo due giorni, non avendolo scorto in nessun luogo, alcuni si decisero a tirare in secco la barchetta, in attesa di chiarire il mistero.
Salpata l'ancora, scopersero con terrore la verit. Venne su, gi in putrefazione, il cadavere del solitario imbracato per i piedi. La fune faceva un giro complicato attorno alle gambe e un nodo stretto avvinceva il collo proprio all'altezza dell'anello. Per tema di non annegare bene, aveva voluto tuffarsi di testa col peso assicurato alla gola...".
I due ascoltatori erano rimasti muti. Il pi loquace, non avendo lenze sulle quali vigilare, spar nel buio e ritorn in paese prima dell'ora consueta. La pipa, trascurata, s'era spenta. M'alzai per cercare un punto fuori del vento. Ripulirla, ricaricarla, riaccenderla, non fu affar da nulla. Passando all'Osteria del Porto, feci sosta. Nell'angolo in fondo sotto il pergolato, il pescatore di canna era gi al tavolo. Con enorme meraviglia dei compagni aveva con s il sacchetto delle lenze ravvolte e i cannelli smontati.
Cos presto?, interrogavano., Avete gi ritirato tutto stasera? Come mai? Che succede?...
Molto incerto, il mio silenzioso ascoltatore guard verso il tavolo ove sedevo appartato.
Sar l'esca cattiva forse, o questo venticello di Provenza, ma stasera al Fondale del Morto non ci danno...
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FINE.
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LA RIVINCITA DEI VECCHI E LE LAMPARE.
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Le acciughe corrono a levante quest'anno.
L'avvertimento corre a sua volta di bocca in bocca. Si citano le localit da dove vengono annunciati quintali di pescagione, nomi di marinai che stanno facendo una mezza fortuna. E tutti a levante allora. La vasta spiaggia, deserta di latini, gozzi e gozzetti, non conserva che i grossi leudi dei vinacceri torreggianti in fondo, verso le case. Cos sgombra, appare ancora pi grande. Son partiti a flottiglie, decisi a rimanere al sud, dormire e cucinare a bordo finch il pesce non piglier altra direzione.
In qualche angolo  rimasto in secco un vecchio latino che non scende in mare da un paio d'anni, un gozzo che non sar mai stagno perch ha bisogno del calafato, un gozzetto che per tenerlo a galla occorrer aggottare ogni mezz'ora: sembrano relitti abbandonati. Occorrono barche in ordine per uscire dalle cale solite e nessuno si  curato di quel fricciame.
Che proprio siano andate tutte a levante?, obbiett la prima sera il Meja, rosicchiatore di pipe e biascicatore di mugugni e di cicche.
Si va dove corrono meglio...
Eppure non vorrei nemmeno correre tanto io... qui, dietro l'Isola vorrei prenderle.
 vecchio, anzi, stravecchio, come tutti i suoi compagni, gli unici rimasti a riva a far pronostici. Di e insisti, tra un mugugno e una osservazione assennata, fece la sua proposta:
Ci sono ancora delle vecchie manaite nei cassoni...
La nostalgia del mare, il bisogno di tornare a prendere un po' di fresco notturno al largo, si fece sentire nei vecchi pescatori, alcuni al sicuro con quei quattro soldi di pensione della marina mercantile, altri appoggiati alla meglio alle famiglie dei figli.
Con calma, che fretta c' quando si fa quasi per diporto?, estrassero le vecchie manaite, vararono i vecchi natanti distribuendosi le fatiche da buoni camerati in grado di misurare forze e capacit, e vogando lentamente andarono a calar le reti proprio a quattro passi, dietro la penisola, in vista di S. Nicol, come loro vecchio e in disparte col suo campanile smangiato dalla salsedine. S. Pietro li protesse e volle anzi premiarli. Per salpare quelle scucite ragnatele dovettero far forza in tre. Da anni nessuno ricordava una calata simile. Tornarono a terra subito: impossibile smagliare a bordo, cos impigliati com'erano e affaccendati per non andare a fondo in quel benedetto cavagno. Il Meja trionfava. Svegli tutti:
Vegnine a da' na man, ch nu ga femmu ci... ("Venite ad aiutarci che non reggiamo pi...").
I famigliari un po' inquieti per l'impresa temeraria, che non avevano potuto impedire, s'eran fatti vivi subito, alquanto allarmati.
Eh, s, vanno a levante, hanno i motori, hanno le lampare, hanno le nuove reti, e ci metteranno anche la radio poi... Intanto le acciughe sono in casa, ballano nella Cala Grande e nessuno ne piglia!
L'indomani sera la penisola pareva illuminata per la sagra di un santo nuovo tanto la cerchia delle lampare distese a corona l'abbagliava. Ai vecchi  bastato aver data la lezione: gli unici che avessero caricato, e il prezzo era ancora sostenuto. In quella notte hanno guadagnato da fumare per tutto l'anno e quando a una certa et si pu contare su questa provvista, si rinuncia volentieri anche alla gloria.
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Non molti anni fa, appena poco prima della guerra, la pesca con le lampare era quasi ignota, specie sulla Riviera. Si sapeva che su qualche litorale alcuni la praticavano: v'era anche chi, specie tra gli appassionati, continuando un antico costume tramandato dai vecchi, perlustrava gli scogli reggendo fuori bordo un trespolo sul quale ardeva legna resinosa dalla fiamma bianca per pescare con la fiocina, ma i marinai erano diffidenti, increduli sull'effettiva praticit del nuovo mezzo, come in genere un po' tutti i lavoratori, in qualsiasi categoria.
La prima ragione derivava dal fatto che, introdotto l'uso, tutti sarebbero stati costretti ad abbandonare il mestiere (corredo di arnesi e reti) e a provvedersene uno nuovo. Per chi lavora, i tempi di qualsiasi epoca sono sempre duri e nessuno poteva rassegnarsi ad abbandonare le manaite ancora utili, sapendo che si sarebbero deteriorate nei cassoni e sarebbero presto diventate inservibili. Acquistare nuovi arnesi? E chi poteva prevedere che con le lampare la pesca sarebbe stata sufficiente ai bisogni?
Cominciarono in qualche piccolo borgo ove non si vive che di pesca, quando si accorsero che per andare avanti coi tempi che corrono e le cresciute esigenze, era necessario fare qualche cosa di pi del solito lavoro. Uscirono coi lumi, fecero presto la pratica, s'accorsero di non averla sbagliata.
Gli altri borghi pescherecci vegliavano. Impossibile prendersela coi vicini isolati e fuori mano, che avevano cale proprie e non davano noia a nessuno. Si sarebbero,  vero, incolpati volentieri per le cattive annate e non mancarono i sussurri:
Da che  cominciato l'uso dei lumi il pesce viene sterminato,  sparito, non c' pi verso di vederne l'ombra. Discorsi da nottate di magra, quando si torna senza neanche marcare, come se la cosa fosse nuova.
Pescano, pescano, ma si provino a salarle le acciughe, se ne accorgeranno. Rimangono senza sangue per lo spavento; il lume le terrorizza e non hanno pi nessun sapore.
Le bagarine nel gridare la loro mercanzia avevano sempre cura di precisare: "Sardine di manaite, non sono di lampara, merce antica la nostra!"
Le chiacchiere si sa che non fanno farina e alla lunga non persuadono neanche chi le spaccia. Quanti avevano a parte il denaro sufficiente, appena occorse rinnovare le manaite si guardarono bene dal comperarne delle nuove. Fecero acquisto della lampara, imbastirono una sacca con passanti scorrevoli adattando come poterono le vecchie reti e cominciarono a infischiarsene dei pregiudizi, dei rimbrotti, dei loro stessi timori e delle maledizioni di chi non poteva ancora fare altrettanto.
Ora da qualsiasi riva si guardi, nelle notti illuni, si scorge l'altra riviera mobile di lumi curvi sulla superficie lucente che si spostano con le correnti o si ncorano alle cale, e lo spettacolo, da qualche anno comune su tutto il litorale, non sorprende pi nessuno.
Le barche in poco tempo hanno subto anch'esse trasformazioni radicali. Il gozzo sul quale si depongono le reti e dove rimane l'equipaggio tra una calata e l'altra, ha il suo motore fuori bordo. Visto anzi che per i latini, troppo voluminosi, il rendimento fuori bordo  minimo, qualcuno ha sventrato la carena e l'ha collocato in un pozzetto a cubo verso il centro, di fianco, per non indebolire l'ossatura intaccando la chiglia. Pensa poi il timone a correggere la rotta. Quest'altra innovazione ha suscitato l'ironia e i mugugni dei vecchi che han bisogno di trovare ovunque segni di decadenza.
Che razza di giovent! Per andare alla cala attaccano il tricche-tracche. Non c' pi forza nelle loro braccia, non hanno pi nessun coraggio. Se dovessero sopportare le nostre nottate con lo scirocco e il libeccio di prua da l'amae (largo mare) per cinque, otto, dieci ore, senza mollare un remo il tempo di soffiarsi il naso, perderebbero la pelle. Cosa guadagnano poi? Il frutto non basta per la benzina.
Il gozzetto ove rimane la guardia ha ormai un supporto fisso per reggere il braccio che solleva la lampada sull'acqua. Un po' tutti cominciano a intendersi di pistoni, cilindri, bielle, di leve, di pressione, di gasificatori, di oggetti meccanici che intimidiscono i vecchi i quali si rassegnano a malincuore a smetterla di dar consigli e non possono pi far prevalere la loro autorit. In compenso per reclamano il vecchio diritto al mugugno sicch guai a sbagliare e farsene accorgere perch allora diventano acri e pungenti come le scorpene.
Lasciamo dunque sfogare il Meja ora che li ha potuti ancora una volta battere con delle ragnatele, un cavagno sfondato e quattro compagni carichi di artrite e di arteriosclerosi. Non darebbe la sua vittoria per un anno di meno. Accosta tutti i gozzi, ha un frizzo mordace pronto. La tirata pi feroce, che ripete con pi gusto quando li vede tornare senza pesce, sapendo che il motore e la lampara bevono pi dell'equipaggio,  quella divenuta proverbiale:
L'avete almeno fatta la calata per Paolo? (Paolo, per chi non lo sapesse,  il venditore di benzina).
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Chi capita in Riviera fresco fresco, passeggiando sulla spiaggia nelle serate senza luna si sente attirato da tutti quei lumi vivissimi e mobili che si avvistano lontani sull'acqua. Una volta destata la curiosit difficilmente si rinuncia ad appagarla, ma come soddisfarla se quasi tutti, appena a bordo, si trovano in tale imbarazzo da maledire cento volte la loro smania e procurano al presentatore serie di rimbrotti tali da scoraggiare i santi?
I marinai non amano troppo avere a bordo chi non si sa destreggiare, farsi piccino, togliersi di mezzo, quasi sparire quando hanno da lavorare. Se poi per disgrazia a bordo c' qualche anziano, la tortura procurata dalla filza di mugugni che infiorano le sue osservazioni, tutte a scapito del malcapitato che non afferra un'acca delle parole chiuse e sorde sciorinate al suo indirizzo, non  paragonabile a nessun'altra. Il disgraziato si sente inetto, impotente, incapace com' a muoversi e per qualche ora rischia di dubitare anche delle sue attitudini terragne.
Tenuto conto della speciale psicologia marinara, pi propriamente peschereccia, conviene andare guardinghi nel raccomandare i novizi. Meglio iniziarli direttamente. Se poi l'entusiasmo non si smorza, l'esperienza baster a guidarli nelle prove future.
Facciamo da guida a un milanese che vuol riabilitare il personaggio ferravilliano. Rib, alleato compiacente nelle scorrerie notturne,  ai remi, sa come regolarsi, come consigliare e, quando  necessario, come battere in ritirata. L'apparire del suo viso poi non desta diffidenza perch non gli accadr mai di essere importuno, sapendo mantenersi discreto anche quando  lecita una malignit all'indirizzo di chi  lontano.
Partiamo che gi la linea dell'orizzonte  fregiata da una luminaria fitta. L'intenzione  di passare in rivista le barche e soffermarsi a guardare il lavoro da lungi. C' maretta. La prudenza e l'esperienza m'insegnano a non arrossire, sul guscetto che arranca e ballonzola sotto la spinta dei remi, annunciando che al mal di mare non c' rimedio e la serata sar poco indulgente.
La linea retta dei lumi si rivela presto un puro effetto ottico e la supposta vicinanza un effetto del miraggio. Rib punta sul pi vicino e si tiene largo per non entrare nel raggio luminoso, sapendo che a sentirli sacramentare per il minimo disturbo ci vuol poco.
Accostiamo il latino del Paolotto il quale ci invita e ci fa posto a bordo.
S' portato anche il fiasco, elemento utile in certe escursioni, per dare e avere il benvenuto, e la cordialit  immediata anche se non se ne fa uso. In piedi sulla barca, il compagno un po' in imbarazzo per il dialetto chiuso che non faccio sempre in tempo a tradurgli, guarda il gozzetto che dondola e rischia ogni tanto di sommergere anche la lampada. Ha voglia di piantarcisi anche lui sull'altalena perch gli pare di non vedere abbastanza bene le raggere impazzite delle acciughe che convergono verso la sorgente luminosa, si fondono e sciolgono come razzi silenziosi di fuochi artificiali.  meglio aspettare l'invito.
Il Paolotto, sulla panca del centro, addossato all'alberetto porge il purone.
Si balla un po'. La serata non  delle migliori.
Sempre pessimisti voialtri vecchi, pare impossibile...
L'esperienza mio caro, serve bene a qualche cosa. Voi non potete ricordarne nulla che siete nati ieri, ma ai nostri tempi, quando si partiva per l'Africa, l'allegria la conoscevamo anche noi.
Basta con questa benedetta Africa. E perch non ci si torna?
A far che cosa? A vederci bruciar le reti, sequestrare i barili, buttare in mare il frutto della stagione? Credi che si sia smesso appena  comparsa la legge a proibirci di tornare? Lo sai per quanti anni si  durato? Insisti e di; anni da cani gli ultimi ti dico. Dopo le fatiche della traversata, bisognava vegliare con lo schioppo...
Il vecchio sempre vegeto e pronto alle nuove fatiche,  ora ripreso dai ricordi e non bisogna n frenarlo n contraddirlo.
Un po' a tutti  andata male;  per non tornare a casa nudi come vermi, disperati e senza neanche pi la barca che qualcuno  stato costretto a vendere a causa delle multe e dei sequestri e abbiamo dovuto finirla con la Tunisia e l'Algeria. Ci tenevamo al largo, fuori delle acque proibite, ma a terra ogni tanto bisognava pure andarci per l'acqua, per il sale, per le provviste. E allora i francesi capitavano a bordo e facevano l'inquisizione come se i pesci l'avessero scritto sulla pancia il luogo di nascita.
Chi cadeva in disgrazia ed era colto sul posto cercavamo di aiutarlo alla meglio, ma non tutti per. Qualcuno se ne infischiava della mala sorte degli altri e si teneva al largo per non offrire nulla.
Affiorano dei nomi: gente ormai scomparsa, e il risentimento del vecchio a certi ricordi di ingiustizie, riemerge con indignazione.
Una notte, eravamo appena arrivati, ti acchiappano il Golla. Non ne aveva salato ancora un barile. Pigliano tutte le reti e gli fanno un fal sulla spiaggia. Uno spianto ti dico. Ci siamo passati la voce; io ero un giovinetto allora, ma certe cose le capivo bene. Dovevamo essere tutti compatti, aiutarlo, perch guadagnasse almeno tanto da tornare a casa. C' stato chi ha fatto finta di non capire ed  sparito. Mio padre era fuori della grazia di Dio. Prese la manaita migliore, nuova di trinca, e la fece passare a bordo del Golla: "Se non ne avrai altra, gli grid, divideremo anche il resto". Cos era mio padre: povera gente!
Il compagno non ha capito nulla di questo racconto, riprodotto alla meglio perch  impossibile penetrare in lingua, traducendo, nella concisa e maschia espressione del dialetto ligure, tanto pi che quello di bordo, in certi tipi  asintattico e occorre completare con aggiunte interpretative le lacune che lascerebbero disorientato il lettore.
Ormai siamo di casa sul latino e possiamo prenderci ogni libert. Accompagnamo dunque l'amico sul gozzetto sebbene dalla barca grande, che di necessit rimane dietro, nell'ombra, sia pi agevole e meno imbarazzante, dato il beccheggio ostinato del guscio, seguire la ridda di guizzi che i pesci abbaglianti per le squame forbite, fanno sotto il lume, non si sa se ubriachi di luce o prigionieri impotenti di quel fatale incantesimo.
Occorre togliersi le scarpe. Il minimo rumore interrompe la danza ebra dello sciame lucente e lo ricaccia al fondo, nel buio, in salvo. Se nel bel mezzo di una rotazione vorticosa piomba un totano, sbucando dalla lontananza bigia, lanciato con avida violenza come un proiettile ad afferrare la preda, lo sciame scompare e per qualche minuto il terrore lo tiene lontano, sovente lo disperde. Chi veglia ha al suo fianco la fiocina, pronta a far la vendetta del nemico che pu nel pi bello, quando gi la rete  pronta per accerchiare lo sciame ammassato sotto il lume, guastare la possibilit di una calata.
I dannati delfini, nemici dichiarati di tutti i pescatori, in poco tempo hanno imparato anch'essi ad orientarsi per i pasti. Prima laceravano le reti dove il pesce biancheggiava impigliato, ora trovano pi comodo piombare ove si aduna, e contro costoro  sempre pi difficile difendersi. Il compagno  fisso, abbagliato anche lui, sullo specchio di smeraldo che degrada in turchese e ha tutta la gamma degli azzurri marini nel breve pozzo luminoso tracciato dalla grande lampada. Il gozzo sbatacchia; lo specchio si deforma ad ogni istante e d il capogiro. C' maretta; corichiamoci prudentemente sul pagliolo. Certi spettacoli, per quanto sempre bellissimi a rivedersi, bisogna goderli con parsimonia. I consigli all'amico non servono.
Da bordo al latino chiamano:
Ce ne sono? Mi pare che sarebbe l'ora.
Ne avremo sotto da quattro a cinque rubbi.
Manun ha gi salpato; anche alla destra si muovono.
I pescatori si consigliano; nessuno vuol rimanere indietro, nessuno vuole ignorare ci che fanno gli altri anche se poi, interrogati, non sapranno mai nulla di nulla.
Mi pare che non spessiscano troppo, son sempre gli stessi. Se volete pigliarli...
La guardia ha dato il suo parere che concorda con quello del latino. Alzandomi dal pagliolo per osservare la manovra, vedo il mio compagno che ora ha il volto bianco come la carta. Annaspa con le mani diacce lungo il bordo, si volta quasi a interrogarmi.
Sento una certa cosa...
Lo sapevo, lo sapevo, c' poco da fare., Tenta di coricarsi anche lui, ma troppo tardi. Si rialza di colpo, sporge il capo fuori e mentre tutto gli ridda innanzi, offre generosamente ai pesci la sua cena.
Lo spettacolo pi bello  perduto. La rete che circuisce il pozzo luminoso ove il pesce impazzisce prigioniero, la scena nelle luci violente, i pescatori sul bordo inclinato della barca, il bottino lucente e guizzante che sale, non lo interessano pi. Vorrebbe essere a riva, a Milano, in ufficio, sotto terra, in un posto insomma ove le cose non ballassero pi con questa furia allucinante. Rib ha gi qualche esperienza; vogando in fretta per tornare alla sponda pi presto che sia possibile, esclama per consolarlo:
Effetti del mal di mare; fra pochi minuti non ve ne ricorderete pi. Purtroppo non si guarisce che camminando sul sodo!
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FINE.
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IL ROVO.
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La casa ove abitava il Rovo sull'istmo, verso la spiaggia di levante, proprio sull'angolo tra i due mari,  ancora tale e quale. La piazza per ha gi mutato aspetto e pi ancora lo muter, volendo il borgo peschereccio imbellettarsi come i confratelli della riviera. Il muricciolo scalcinato, sul quale i vecchi si raggruppavano,  scomparso, e sono stati abbattuti i platani contorti. Dove prima le immense vele dei leudi e dei latini venivano stese per le riparazioni e dove, nell'ombra, le rammendatrici di reti sedevano tra cumuli di manaite, sono state costruite due specie di aiuole a zatterone, con entro una brancatina di terra per farvi crescere l'erba e qualche palma nana, e sono state aggiunte quattro panchine senza spalliera, di stile tedesco.
Il Rovo certamente non ci si ritroverebbe. Egli lasciava scorrazzare sulla piazza il suo esercito di galline, tenendole d'occhio mentre, non sembri strano, ricamava biancheria finissima o intesseva pizzi rari con una abilit e una pazienza che diremmo da certosino se nel nostro caso non fosse pi giusto dire da ergastolano. Tra i ciottoli i ragazzi frugavano con uno sterpo per cavarvi i "sigaruin" (cantaridi) e farli volare come le "bazure" (cetonie), divertendosi a fare indispettire il Rovo. Una pecora del branco allevata nella villa della penisoletta, per chiss quale odorato sopraffino, a volte calava anch'essa sulla piazza e con grave scorno delle galline del Rovo, casualmente distratto, divorava l'abbondante pastone di crusca e patate.
Il vecchio, trascinandosi una gamba in malo modo, l'inseguiva senza mai riuscire a raggiungerla e finiva poi per isfogar la sua bile con imprecazioni all'indirizzo del proprietario. Quel modo sciancato di camminare non era certo l'ultima delle sue caratteristiche.
O Rovo, come mai vi trascinate quella zampa dietro peggio che se foste zoppo, mentre non avete nemmeno un'unghia arricciata?
A interpellarlo cos c'era qualche volta, secondo la sua stranissima luna, la possibilit di sentirne la storia.
 la cate...rina, rispondeva, e allora era possibile, con una certa cautela, proseguire.
La cate...rina era la catena dei forzati, che lo aveva serrato alla caviglia per molti anni. Ormai, bench scomparsa da tempo, continuava a trascinarsela dietro come il suo incubo notturno che, a sentirlo, spesso lo travagliava impedendogli di dormire.
Ma, dite un po', che tipo era quel padrone?
Egli era un marinaio, come del resto tutti nel borgo, compreso l'allevatore di pecore, e aveva quasi sempre navigato.
Quel padrone?, Un cane! E non sapeva far altro che abbaiare e mordere e pensare a s.
La stizza si riaccendeva e riaffiorava la brutalit vendicativa, pur essendo ormai trascorsi tanti anni. A questo punto il racconto fluiva da s. "Eravamo in nove su quella dannata feluca, pi un ragazzo che pareva scemo e al quale nessuno badava pi di quanto si badi a un mozzo.
Si caricava pozzolana, formaggi, vini o terraglie, passando da Napoli a Venezia, da Pechino a Savona e qualche volta si giungeva in porti stranieri. Li conoscevamo bene e la vita non era n dura n cattiva. Un giorno il capitano si sbarc per passare sopra una nave diretta alle Americhe e l'armatore, dopo aver pensato e ripensato, mand quello, che era riuscito ad aver le carte da padrone in chiss che modo.
Il contratto d'imbarco mut completamente e fu escluso del tutto il vino che prima veniva passato una volta al giorno in misura tollerabile. Sapevamo per che l'armatore ne aveva fatto imbarcare una certa quantit con l'ordine di somministrarlo almeno la domenica.
Subito al primo viaggio, che fu l'ultimo, ci accorgemmo che chi ci guidava era assai meno esperto di noi e che non gli riusciva di tenere una rotta costante, non sapendo calcolare le deviazioni. Questo non ci riguardava, ma v'era il resto. La prima domenica dopo quel sacrificio del vino, che non potevamo quasi tollerare, costringendoci a masticar tabacco tutto il giorno e la notte per sentire qualche cosa di acre in bocca e digerire il pasto che s'era fatto scadente, il vino non ci fu passato. Il marinaio che fungeva da nostromo fece qualche rimostranza e allora si sent dire:
Il vino? Siete matto. Se ne volete un bicchierino voi, posso offrirvelo, ma quello  per me.
La risposta non si pot mandar gi, neppure ingoiando una porzione doppia di tabacco masticato. Il "mugugno" e le proteste furono certamente violente ma il principio della disciplina ci tenne dal far pazzie. Si decise di scrivere all'armatore al primo porto.
Proprio in quel dannato viaggio eravamo diretti a Cadice. Non finiva mai, mentre la nostra tolleranza diminuiva ogni giorno.
Giunti nella Spagna, appena attraccati, il padrone scese dando ordine a noi di rimanere a bordo fino al suo ritorno. E sapete che cosa fece? Si rec al Consolato e sporse denuncia contro tutti per non so quali ragioni, incolpandoci per soprappi di minacciato ammutinamento.
Per tale denuncia ci fu interdetto di scendere a terra. Dovemmo rimanere consegnati a bordo per punizione, e non so se poteva trovarne di peggiore, tanto pi che non ci fu possibile far le nostre ragioni, n scrivere come avevamo deciso all'armatore.
Pensate che si era con la poppa sulla calata e con quattro passi si poteva essere in citt e cercare almeno per quei giorni di stordirci in qualche modo. Abbiamo dovuto invece guardar la terra peggio che da una galera.
Come il diavolo volle il carico di sale fu terminato e si riprese il mare con un animo che non poteva essere pi nero. Inutile dire che i cibi ci parevano sempre peggiori e sempre pi insufficienti e l'acqua ci sembrava sempre pi insipida e sudicia. Soprattutto per ci bruciava l'avvilimento sofferto in porto e la taccia di canaglie inflittaci con la punizione.
Col tabacco masticavamo tutti rabbiosamente la nostra bile, anche perch la tracotanza del padrone aveva sempre modo di colpirci e di frustarci. Un fatto nuovo aggrav poi la situazione. Un violento fortunale, che tutti noi prevedevamo per quell'istinto del tempo che si acquista navigando e che potevamo evitare con una lieve deviazione di rotta appoggiando in uno dei tanti porti della costa, per la cocciutaggine del padrone ci fu addosso ponendoci in tale pericolo che fu vera fortuna l'esserne usciti.
Si tent di stare alla cappa, ma le vele ci furono portate via con un'antenna; si rischi di rimanere disalberati e pi volte fummo l l per naufragare. Durante il fortunale, per la salvezza comune, nessuno si lament mai e tutti, fradici e senza coricarci un'ora, rimanemmo in piedi per quasi tre giorni e tre notti. Cessato il pericolo, quando sentivamo la necessit di essere ristorati e di avere un po' di riposo, quel bruto, che durante il fortunale, temendo ci ribellassimo all'eccesso di lavoro, era stato vile al punto di offrirci un bicchierino di rum, che tutti rifiutarono, fece l'ultima che ci port al disastro.
Sballottati fuori rotta e costretti a inalberare un numero limitato di vele per le avarie subte e perch alcune ci erano state strappate dall'uragano, il nostro viaggio avrebbe dovuto prolungarsi. Visto che le provviste non sarebbero forse state sufficienti, data l'interessata economia che praticava, ci mise a razione.
Questa colm la misura e fu l'ultima. Decisi a fargliela smettere, esasperati sino alla pazzia, subito la prima sera di quella nuova tirannia imponemmo al mozzo di portare anche a lui il cibo destinato a noi, nelle stesse proporzioni e condito allo stesso modo.
Il ragazzo obbed, temendo le nostre minacce, ma appena si present presso la tuga dove il padrone rimaneva costantemente, fu ricevuto con un calcio che lo mand a ruzzolare contro la murata. Il poveraccio, impaurito e mezzo ammaccato, tra due minacce non seppe far altro che piangere. Quel demonio allora gli fu sopra con una corda e lo staffil, bestemmiando contro di noi.
La scena brutale, non del tutto prevista, ci fece perdere la ragione. Agguantammo quella belva, scagliandola nella camera ove la rinchiudemmo dopo averla malamente ferita. Purtroppo non fu che l'inizio. Quella ribellione fece divampare tutti gli istinti vendicativi.
Sconquassata la cambusa, ne fu tratto il vino che bevemmo, dopo tanti giorni di privazioni, fino all'ebbrezza, e allora la sete di vendetta, non certo minore di quella fisica, ingigant al punto che diventammo dei bruti, di gran lunga peggiori di lui.
Giunto a questo punto del racconto, il Rovo era difficile che proseguisse, ma qualche volta si poteva farlo arrivare sino alla fine.
Nessuno era certo pi in grado di dominarsi in quell'ebbrezza e in tale apparente libert. Quella canaglia, rinchiusa nella camera, martellava furiosamente le pareti, vomitando minacce e urlando che ci avrebbe buttati in galera come tanti assassini.
Con quel tipo non c'era da aspettarsi giustizia. L'idea della galera accec tutti. Fu tenuto un consiglio nel quale, eccitandoci vicendevolmente, ne decidemmo la fine, pensando poi che con un falso verbale, firmato in comune, si sarebbe giustificata la sua morte, tanto pi che il recente fortunale ci offriva una sufficiente giustificazione.
S'era fatto buio e non si trovavano i fanali, la nave era in bala della corrente e degli ultimi cavalloni del fortunale; ogni cosa pareva disposta per la tragedia. Quando riuscimmo ad accendere due lanterne e ci presentammo al prigioniero, il nostro aspetto doveva essere cos brutale che lo sciagurato ne ebbe terrore. -
Il vecchio galeotto, nel narrare, assumeva un aspetto di tanta ferocia e la mimica era cos brutalmente espressiva, che si comprendeva benissimo come rivivesse quella scena di odio, che per un momento soverchiava ogni rimorso per il delitto compiuto e ogni ritegno e lo mostrava in tutta la sua degradante bassezza di assassino.
Ognuno volle la sua parte di vendetta e quel corpo fu ridotto a tale cosa che sarebbe stato arduo identificarvi un essere umano. Taluni, aperta la cassa degli arnesi, estrassero tanaglie, aghi da vele e quante ferraglie si trovavano, iniziando un'opera di devastazione impossibile a dirsi. Quel dannato, reso vile, s'era dato a implorare, ma era troppo tardi. Non pot pi che urlare di terrore. Con le tenaglie gli furono strappate le unghie e bocconi di carne per tutto il corpo, gli furono bucati gli occhi con gli aghi, gli fu cucita orrendamente la bocca, fu martoriato in tale maniera che quando venne appeso a una corda e issato per il collo all'albero maestro era forse gi morto dagli spasimi.
Il resto della storia  pi lungo ma pi facile a capirsi se pensate che nessuno aveva badato al mozzo, il quale, con la strana curiosit dei ragazzi, accucciato presso l'osteriggio, aveva vista quella scena demoniaca ed era rimasto ammalato di spavento tanto che, in seguito, appena interrogato per le formalit consuete, svel tutto, costringendoci alla confessione.
La giustizia fu molto severa con noi, perch trent'anni sono lunghi. -
Come and poi che ne faceste soltanto venticinque?
La galera insegna pi di quel che non pare, soleva dire., Imparai a ricamare e a fare pizzi, torcendomi le dita indurite e costringendole a quell'esercizio. Inoltre, dato che la cosa pi abbondante che ci veniva passata era il pane, ed avevo notato come la mollica indurita si faceva quasi sasso, con tale pasta cominciai a modellare, finch mi venne in mente di riprodurre quel principio di galera ch'era stata per me la feluca, in tutti i particolari pi minuti e con tutte le caratteristiche, studiandomi di essere esatto, facendovi anche le vele di pizzo per farla apparire cosa degna e graziosa.
Fu la piccola feluca gradita dalla Regina, che mi aperse prima del tempo l'anello della catena, forse in riparazione di quelle cinque settimane nelle quali mi aveva aperto anticipatamente l'inferno.
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FINE.
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L'ABBORDAGGIO.
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Bisogna convenire che la provocazione era forse un po' troppo spavalda. Il piropeschereccio ogni sera, immancabilmente, da molte settimane appoggiava nel porticciolo e, staccata la lancia, inviava a terra una quantit cos grande di pesci che i poveri pescatori del borgo, attaccati ancora ai vecchi sistemi, eran costretti a rodersi dalla rabbia e a sbarazzarsi in fretta della loro scarsa merce per riuscire a venderla ed evitarne il deprezzo.
Da qualche tempo era cominciata in certe zone della riviera l'uso della pesca con le lampre.
Le favolose stagioni delle acciughe, pane e ricchezza di tutta quella trib di refrattari, che non avrebbe mai posto piede in una sudicia fabbrica a costo di dover render commestibili le alghe, si approssimavano, si inoltravano e finivano, quasi senza segnare. Il pesce era scomparso o compariva cos scarsamente che anche i pi tenaci e irriducibili se ne preoccupavano non riuscendo a guadagnare il bastevole per passare da una stagione a l'altra.
Bisognava quindi che ogni pescatore pensasse ad altro lavoro, che si rompesse le ossa in tutti i mestieri pi cani, spingendosi pi del consueto a trafugar sabbia coi leudi, di notte, in tutte le piccole rade deserte del litorale, rischiando di esser fucilati senza piet dai preposti alla vigilanza costiera e dover nel buoi magari abbandonare coffe, zappe e tavolacci, per mettersi in salvo, scappando fradici e gelati senza una palata di sabbia sul paramezzale.
I pescatori di S. Fruttuoso che non avevano neppure la possibilit di far gli zavorrai, e all'infuori delle reti non potevano sperare di trarre il pane da altra fatica, avendo la terra ostile quasi ad ogni cultura, cominciarono a trasformarsi e furono tra i primi ad adottare il nuovo mezzo. Insensibili alle ingiurie e alle calunnie (si ripeteva persino che il pesce catturato con le lampare rimaneva dissanguato... e comunque non adatto alla salagione!) adottarono il lume tirando a galla tanto pesce da vivere, incuranti degli altri che assumevano atteggiamenti da derubati.
I giornali, i quali spesso trovano il rimedio... per rovinare del tutto certe situazioni, intanto cominciarono ad infarcire colonne di parole sul preoccupante "Problema della pesca", per... pescare anche tra quei disgraziati qualche lettore.
Un mericano, quasi arricchito in chiss quale repubblica del nord o del sud, messo in ozio dai quattrini gi guadagnati, non facendo pi il mestiere, fu il teorico adatto in quel pelago di erudizione. Si prese l'incomodo di leggere, sottolineare e commentare le chiacchiere stampate, distribuendo gratuitamente epiteti di ignoranti e idioti a quanti si azzardavano chiedergli una spiegazione su quell'impasto verboso e inconcludente. Di tutte le cose che si venivano stampando, le pi convincenti, anzi, quelle che davano credito da Vangelo agli scritti, erano su per gi queste: "Il pesce non  pi abbondante come prima perch vi sono troppe lampare che lo abbacinano e lo fanno fuggire... perch le barche a motore, pescando con le reti a strascico, rastrellano il fondo e ne asportano i... nidi, impedendone cos la fecondazione e lo sviluppo, ecc. ecc."
Siccome questi e consimili argomenti si aggiustavano perfettamente ai concetti della loro mentalit, e di conseguenza accrescevano il loro livore, ritennero senz'altro autori della loro miseria quanti praticavano tali sistemi di pescagione. Il malumore nel marinaio, che  mormoratore per istinto e per lunga consuetudine, e non rinuncia al suo classico mugugno a costo di rimetterci del sodo, soffiato in tal modo dall'alto, doveva quindi esplodere in qualche maniera.
I pescatori di S. Fruttuoso, avendo cale proprie, erano fuori tiro e perci con loro correva soltanto qualche ingiuria a portata di voce, nelle lunghe notti di veglia, quando si trovavano negli stessi paraggi, ma il piropeschereccio che aveva l'audacia insolente di approdare ogni sera nella calanca per mandare a vendere e a spedire il pesce proprio in paese, dava una sfida troppo temeraria.
Cominci a spuntarla una sera, di ritorno con solo qualche dozzina di sardine, il Picca, mentre entrava nel porticciolo, stracco, dopo una lunga e feroce lotta di remi contro lo scirocco. Vedendo sbarcare in fretta dalla detestata barca varie ceste di quella grazia di Dio ch'egli non era riuscito ad avere e osservando il padrone che se la fumava incurante e soddisfatto, non pot dominarsi:
Ve la daremo noi qualche volta...
Un marinaio ebbe l'imprudenza di rispondergli: Imparate a pescare prima.
Bisogna sapere che il Picca non solo era tra i pi forti ma era anche il pi abile e audace pescatore, tanto che si potrebbero narrare infiniti particolari sulla sua bravura; non  quindi necessario dire che era tra i pi avviliti ed arrabbiati e che rispose da par suo a quella osservazione che lo colpiva nel suo orgoglio e nella sua dignit professionale.
L'alterco, travisato, esagerato, fu ripetuto dai pi giovani dell'equipaggio gi accaldati, ed eccit una masnada di giovinastri. L'indomani, dopo un'altra cruda giornata di lavoro e di delusione, ritornando al porticciolo dalle cale, in diverse barche, lo riaccesero. Da terra allora, come a un segnale, si staccarono alcune lance con ragazzacci e alle male battute dei foresti, bersagliarono con una sassaiola il piropeschereccio finch, senza ritegno, fu dato l'abbordaggio.
La parola abbordaggio ha un significato un po' acre, quasi di ferocia, ci che non fu negli intenti degli assalitori, ma  impossibile trovare un termine pi blando per definire il gesto inconsulto.
Le ceste pronte del pesce gi scelto e separato per essere calate in paese, furono abbrancate, il pesce rimasto nell'incerata fu rovesciato in acqua, le sciabiche maltrattate subirono la stessa sorte e fu battuto in mare quanto si trov a portata di mano sulla coperta.
L'equipaggio, impaurito da quell'assalto, s'era rinchiuso nella tuga aspettandosi ormai di peggio, senza pi ardire rispondere alle ingiurie ed alle insolenze dei devastatori. Partiti che furono, salp alla lesta per tenersi pronto e quindi url la sua denuncia invocando col megafono l'intervento dei carabinieri.
Quella per tutto il paese fu veramente una nottaccia.
Il maresciallo della stazione, informato di ogni cosa, annus ovunque, interrog, ferm, fece minacce, volle sapere, conoscere, arrestare ma non gli riusc di venire a capo di nulla.
Si port sulla barca assalita per constatare la violazione e i danni, fece il verbale raccogliendo tutte le testimonianze possibili, mentre il padrone gli gridava:
Vedrete sor maresciallo: i naselli, i calamari e le triglie che erano nelle ceste gi scelti, li ho visti io, quelli sono stati rubati, non vi potrete sbagliare sequestrandoli perch a terra non v'era nemmeno un bianchetto...
Il maresciallo s'illuse di avere una base sulla quale fondare le proprie ricerche. Inizi le perquisizioni, soprattutto dal Picca e poi in tutti i fondi e nei magazzini bui, andando anche alla ferrovia nel caso qualche cesta fosse partita.
Era ormai tardissimo e nessuna prova aveva potuto ancora rintracciare del furto quando una donna, che a quell'ora chiss perch era ancora levata e che tremava come tanti altri in quella nottaccia, uscendo da un andito oscuro lo avvicin timorosa. Era la bagarina pi strillona, ch'egli aveva gi notato altre volte nelle vie del paese a vender pesce, vedova con due bambini.
Il pesce, signor maresciallo (ed era davvero impaurita) l'hanno mandato a me per un ragazzo perch lo porti alle povere orfanelle...
Il diligente funzionario volle vedere a fondo ogni cosa e verificare la verit e cos sal anche al piccolo convento per interrogare le timide suore dell'istituto di carit, intimorite da quella visita notturna e del tutto ignare, gi sorprese per l'invio di tanta buona grazia a quell'ora tarda, dopo tanto tempo ormai che i pescatori non mandavano pi nulla alle orfanelle, che esse facevano pregare ogni giorno perch Dio li aiutasse.
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FINE.
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TREGUA DEGLI ISTINTI.
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Vi sono tra i pescatori quelli che nel loro mestiere hanno quasi il gusto delle avventure e del rischio. Taluni vanno a tuffare alle occhiate quando il mare  in burrasca, percorrendo larghi tratti del litorale; rasentando le scogliere col mare agitato pur di raggiungere le cale migliori, ed altri praticano di preferenza generi di pesca trascurati dai pi perch duri e poco redditizi, e limitano quasi sempre ad essi la loro attivit.
Trovarsi a bordo con costoro, un po' misantropi, gelosissimi delle loro particolarit e orgogliosi del mestiere di eccezione, vuol dire sovente penetrare nell'intimit di essi, sempre ricchi di fantasia ma chiusi, e scoprirvi, direi di frode, bont e gentilezze insperate e talvolta idealit e sentimenti insospettati.
Varammo un pomeriggio di maretta per fare la cintura agli scogli pi prossimi, quelli emergenti appena intorno alla baia, ricciuti di spume per il frangersi continuo delle onde inquiete e spesso sommersi per il sopraggiungere di qualche cavallone. Un ragazzetto, un vecchio navigante e il padrone costituivano l'equipaggio del gozzo, governato da quest'ultimo che non avrebbe ceduto i remi a chicchessia sapendo che razza di lavoro bisognava compiere. In quelle circostanze basta il cedere di uno stroppo perch non sia pi possibile il governo della barca e questa venga gettata a fracassarsi sulle rocce, preda dei rigurgiti.
Furon gettati due brevi tramagli alternati da rezzole, formando una vera cintura attorno al primo gruppo di scoglietti, aperta soltanto verso terra, poich non si poteva chiudere del tutto. Tornati un po' fuori del frangente, ci demmo a picchiare sul pagliolo producendo rumori, ampliati dai flutti per impaurire i pesci e cacciarli alla cieca contro le maglie tese. Girammo presso la rete per quanto era lunga, ripetutamente, ma quando la salpammo, unico bottino, apparvero due sarpe, tutte frementi, lucide, con striature dorate, belle veramente ma... troppo poco.
Ci allontanammo dai primi scogli passando all'altro lato della baia, sotto il convento dei Cappuccini. Inutile osservare che qualche volta i marinai sono un po' superstiziosi, o meglio, hanno le loro credenze, forse pi pratiche che sentimentali.
Fallita quindi la prima calata pi prossima alla riva, gi indizio evidente di scarsezza di pesce, se ne tenta una seconda; se va meglio si prosegue, altrimenti si desiste. In questa seconda, se alla migliore posizione si pu aggiungere qualche simbolo propiziatore, tanto meglio; si potr avere un motivo di pi di fede o di sfiducia per gli immancabili mugugni.
Circuimmo altri scogli avventurandoci con sicurezza tra i rigurgiti grazie all'abilit eccezionale del manovratore, riuscendo a sfiorare creste e secche senza fare il minimo graffio alla vernice della barca. Ripetemmo i rumori per far fuggire i pesci e cacciarli negli scogli o stanarveli, finch risalpammo. Comparve primo uno sparo.
Ah, ci sei, borbott il vogatore, questa volta te l'abbiamo fatta noi. Sparagiun, Sparagiun..., e fin il ritornello tra i denti., Lo dico io adesso: a porto sun...!
Vista la loquacit, nonostante la disdetta, azzardai una domanda:
Pare che l'abbiate con lo sparo che, se non va meglio,  l'unica vittima di quest'altra calata...
Non proseguii n insistetti temendo di rabbuiare il pescatore, tanto pi che, tolte due mormore nel cestello non saltarono davvero altri pesci nemmeno questa seconda volta.
Non c' nulla,  meglio andarcene...
Con l'aggiunta di un po' di fatalismo e poche altre osservazioni, ritornammo a terra.
Andiamo a prendere un bicchiere?
I pescatori attesero prima a mettere in ordine la barca, riassettare ogni arnese, caricar d'ogni oggetto asportabile il mozzo perch lo trasportasse al magazzino, finch si decisero:
Andiamo.
Mentre dalla mezzina di Albisola gorgogliava il vino rosso, scendendo nei bicchieri, si ud la voce baritonale dello strillone lungo la marina:, Lupinaioo, Lupinaioo...
Voce sonora, piena di echi musicali, capace di costituire da sola una fortuna, per chi l'avesse saputa usare opportunamente da cantore o da banditore, altrove s'intende, non gi in paese.
Sgusciammo anche noi, lentamente, qualche lupino, mentre io riosservavo i pochi pesci, divenuti mia propriet, ancora inquieti e lucidi, con gli ultimi fremiti e gli ultimi sobbalzi. Sollevai lo sparo rigirandolo per ammirarne la forma affusolata, tornita, quasi perfetta, e lo misi sotto gli occhi del pescatore che aveva salutato con ironia la sua cattura. Ogni contrariet per la cattiva pesca era gi svanita e quindi sorridendo gli osservai:
A che cosa alludeva con quel ritornello?
Tent schermirsi, ma siccome il vecchio compagno interveniva a spiegare il significato, forse annientando in poche parole l'effetto della narrazione, compiaciuto di espormi un racconto fantasioso che ignoravo, accondiscese a soddisfarmi, continuando a sbucciare ogni tanto qualche lupino e a lambire ad ogni pausa il bicchiere.
...
Vi sono nel mare giornate di festa come in terra, durante le quali i pesci, come gli uomini, si compiacciono di far giochi, di giostrare, di mettere in mostra le loro abilit e le loro virt, e di far conoscere le loro prodezze.
In quelle giornate vi  tra i pesci la tregua degli istinti peggiori. Il polpo non guata pi nascosto tra gli scogli come una castellina, il granciporro lascia il suo nascondiglio e convive con le meduse. Queste, vanitose, sfilano come palloncini variopinti per adornare le solitudini madreperlacee, si sfilacciano in trine, in canutiglie lucenti e brillano come fiocchi tra i damaschi negli addobbi delle sagre.
Tutto il mondo dei sommersi, dalle larghe e sottili razze ai tondi naselli, dalle donzelle striate ad orifiamma e variopinte alle rosse triglie di fondo, alle asterie ruvide e pittoresche, convivono pascolando senza temere insidie. Il sole dona per tutti le sue lucentezze negli abissi opachi e anche gli squali tenebrosi e gli audaci corridori s'accostano alle scogliere senza turbare la tregua degli istinti e senza recar danno e rovina.
In uno di quei giorni un delfino, incapricciato di giochi e di guizzi, venne a dare spettacolo di s sotto la punta Manara, presso la Chiappa del Lupo, ove i pesci si adunarono subito per godersi le acrobazie.
Uno sparo al vedere le evoluzioni agilissime, i tuffi, i rimbalzi, lo sprofondarsi e le corse, fu preso dalla gioia infantile del gioco e gareggi col delfino. Da prima lo rincorse, poi l'attorni roteandogli attorno senza mai sfiorarlo, circuendolo, indi prese a imitarlo sorpassandolo, sfidandolo, riuscendo sempre a deludere i suoi inseguimenti e a svoltare agilmente senza mai lasciarsi cogliere n superare.
Pareva il gioco di un moscerino con un'aquila in cui il re dei pennuti, impacciato dall'ampiezza delle sue stesse ali, non riuscisse pi ad aver ragione dell'insetto.
Le praterie sommerse furono invase da spettatori abissali, lieti e gai per il nuovo gioco, n il delfino parve contraddetto. Fatto temerario dalla sua stessa audacia, il minuscolo sparo continu a torneare con pi insistenza pavoneggiandosi in saggi di bravura sempre diversi, finch accett fiero la proposta di un muggine il quale, per essergli un po' simile e aver fama di astuto, non sentendosi da tanto, sugger una gara.
Dovreste fare una corsa tra la Punta Manara e la Punta di Portofino; noi tutti saremo i vostri giudici.
Il delfino accett divertito e lo sparo lusingato. Filosofo sedentario e sornione il granciporro rimase a dare il "via" presso la sua tana. Tutti gli altri pesci remeggiando con pinne, cheli o ventose, pleiade innumerevole e multiforme, lucente e gaia, si port sulle rocce a mosaico sotto lo scoglio della Madonnina vegliata dal faro, sulla punta di Portofino, per presenziare l'arrivo.
Quando il crostaceo dette il "via", il delfino diede un guizzo e velocissimo tagli il Golfo Tigullio in linea retta come tracciasse la corda di un arco tra le due punte. Lo sparo al primo balzo si cacci sulla coda del corridore e morse le squame si tenne ben saldo riuscendo a non staccarsi, nonostante la furia che lo trascinava sballottandolo.
Giunto al traguardo, il delfino si volse e chiam:
Sparagiun, Sparagiun...
Una vocetta esile, appiattata tra gli scogli, quella del beffardo competitore, tosto staccatosi e rifugiatosi al sicuro, rispose:
A porto sun...
Inutile, credo, tradurre l'intelligibile (almeno questa volta) amaro gergo ligure dei pesci.
Sestri Levante, 1928-1939.
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FINE.
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GLOSSARIETTO MARINARO.
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AGGOTTARE: togliere l'acqua entrata in un'imbarcazione e rigettarla in mare.
ALAGGIO: azione del trascinare in mare con un canapo disteso orizzontalmente.
ALLIEVO: valvola sul fondo dell'imbarcazione.
ANTENNA: lunga pertica di legno che sorregge la vela latina.
ASSERPOLARE: ripiegare le cime in modo circolare a forma di serpi.
BAGNASCIUGA: in un'imbarcazione la linea compresa tra la parte sommersa e quella sopra il pelo dell'acqua.
BARCO BESTIA: nave goletta, in dialetto genovese.
BARRA: manovella per manovrare il timone.
BECCHEGGIARE: l'oscillare ripetuto di un'imbarcazione da poppa a prua.
BILANCELLA: barca da pesca con una vela sola.
BISCAGLINA: scaletta di corda usata per salire sulle navi.
BITTA: colonnina bassa di ferro cui si avvolgono i cavi per ormeggiare le navi.
BOCCAPORTO: porta che nelle imbarcazioni consente il passaggio dalla parte superiore (ponte) a quella inferiore o interna (stiva).
BOMPRESSO: albero che sporge oltre la prua.
BONACCIA: stato tranquillo del mare.
BORDEGGIARE: avanzare della nave a zig zag per raccogliere meglio tutto il vento.
BOZZELLO: carrucola.
BRIGANTINO: nave a vela con due alberi.
BUGLIOLO: piccolo secchio con manico di corda.
BULLEZZUMME: maretta, in dialetto genovese.
CALAFATARE: mettere la stoppa nelle connessure dei bastimenti per evitare la penetrazione dell'acqua.
CAPPA (essere di): procedere a velocit minima.
CARENA: la parte sommersa del naviglio.
CARRETTA: piroscafo da carico, lento e di forme sgraziate.
CAVO: fune, corda.
CIMA: parte estrema del cavo.
COFFA: piattaforma circolare al congiungimento dell'estremit dell'albero col troncone superiore.
DINGO: grafia italianizzata della parola inglese "dinghy" che significa piccola barca a vela da regata o diporto.
FASCIAME: le tavole di legno che formano la parte esterna dello scafo delle imbarcazioni.
FELUCA: piccolo bastimento a vela con due alberi.
FILACCIA: file di cavo stracciato o male intrecciato.
FIOCCO: vela triangolare.
FRGOU: arpione, in dialetto genovese.
GAVONE: deposito.
GOLETTA: piccola nave a vela con due alberi.
GOMENA: grosso cavo, formato da cavi meno spessi attorcigliati insieme, utilizzata per legare la nave alla terraferma.
GOZZO: piccolo battello da pesca, a remi o con un albero e piccola vela.
IOT: grafia italianizzata della parola inglese "yacht" che indica barca a vela da diporto.
LATINO: barca da pesca con vela triangolare.
LEUDO: imbarcazione a vela da trasporto, a forma di liuto e senza la prua tagliente.
MAESTRALE: vento di nord-ovest, freddo e secco.
MANAITA: rete a maglie fitte, lunga tra 80 e 100 metri, trascinata da due barche da pesca che avanzano di conserva.
MAREZZATURA: ondeggiamento.
MURATA: fianco della nave, tra la linea di galleggiamento e il parapetto.
OMBRINALI: fori praticati nella murata per fare uscire l'acqua.
OPERA VIVA: parte sommersa della carena.
ORZARE: mandare la prua a fare con il vento l'angolo pi piccolo possibile.
OSTERIGGIO: abbaino che permette di dar luce ai locali della tolda e alle cabine.
PACCHETTO: piroscafo da passeggeri.
PADRONE: proprietario di un bastimento, oggi detto armatore.
PAGLIOLO: tavolato di legno dolce coperto di stuoie.
PALAMITO: strumento da pesca steso orizzontalmente tra due punti di appoggio e dal quale pendono numerose lenze con ami.
PARAMEZZALE: trave che corre da poppa a prua sopra la chiglia per consolidare e collegare le parti che formano la chiglia stessa.
PARANZA: piccola nave a vela da pesca.
PENNONE: antenna trasversale dell'albero che regge il lato superiore delle vele quadre.
POLACCONE: vela triangolare, detta anche di trinchetto.
PURONE: recipiente a cono con beccuccio verso la base contenente vino o acqua; per la sua forma permette di bere anche con forte rullio (dialetto genovese).
RANDA: vela a forma trapezoidale o triangolare nelle imbarcazioni pi moderne.
RUBBIO: unit di peso che indica grande quantit.
RULLIO: oscillazione dell'imbarcazione lungo l'asse longitudinale, con inclinazioni alternate a destra e a sinistra.
SARTIA: grosso cavo per sostenere gli alberi di un bastimento.
SCIABICA: rete da pesca.
SCOTTA: fune per distendere al vento le vele.
STIASSA: risacca, cio ritorno dell'onda imbattutasi in un ostacolo.
TAGLIAMARE: parte della prua che fende l'onda.
TONNEGGIO: cavo lungo, sottile e robusto per trascinare piccole navi all'interno del porto e per rimorchiare una nave che non pu avanzare.
TRAMAGLIO: rete sottile da pesca.
TUGA: cameretta ricavata nell'ultimo angolo della prua o della poppa dei piccoli bastimenti.
VELA: pu essere quadra, latina (triangolare) e aurica (trapezoidale).
VINACCERA: nave adibita al trasporto di vino.
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FINE.