DELLY.

L'ESILIATA.
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1940. Casa Editrice Salani, Firenze.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
La bellissima Mirto, nella magnifica tenuta del principe Milcza, si trover avvolta da dolorose e difficili vicende che sapr affrontare con l'eroico coraggio che  una virt della sua stirpe. Riuscir a spezzare il cerchio che l'avvolge? Si lascer guidare dall'interesse o dall'amore?
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Notizie su Delly.
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Delly  in realt uno pseudonimo collettivo, adottato da Jeanne-Marie Petitjean de la Rosire, nata ad Avignone il 13 settembre 1875, e suo fratello Frdric Petitjean de la Rosire, nato a Vannes nel 1876. 
I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i pi grandi successi editoriali dell'epoca. 
Jeanne-Marie e Frdric erano figlia e figlio di Ernest Petijean, militare di carriera, e di sua moglie Charlotte Gaultier de la Rosire. Trascorsero la loro infanzia a Vannes, trasferendosi poi a Versailles quando il padre and in pensione. 
Marie consacr la propria vita alla scrittura, dando il via a una notevole produzione letteraria , la cui pubblicazione inizi nel 1903 con il romanzo Dans les ruines. Il contributo del fratello Frdric fu fondamentale, oltre che nella scrittura, nell'abile gestione dei contratti di edizione con le varie case editrici. Il ritmo di produzione dei romanzi - ne furono pubblicati pi di uno all'anno fino al 1925 - e l'ottimo ricavo delle vendite assicurarono ai due una vita agiata, che per non imped loro di restare nell'ombra, sconosciuti al pubblico e alla critica. L'identit di Delly, infatti, fu rivelata solo dopo la morte di Marie, nel 1947, due anni prima di quella del fratello. 

Marie e Frdric Petijean lasciarono una parte delle loro ricchezze e tutti i loro manoscritti alla Socit des gens de lettres, per fini assistenziali rivolti agli scrittori malati e in difficolt. Una sala dell'Htel de Massa, sede della Socit des gens de lettres, porta il nome di "Sala Delly". 

Il romanzo rosa,
Quello di Delly  stato considerato il prototipo del romanzo popolare, soprattutto di romanzi rosa. Lo stile  considerato piatto dalla critica, gli intrecci ripetitivi e costruiti su un modello immutabile: l'opposizione fra una protagonista che simboleggia la purezza ed altri personaggi che cercano di ostacolare la sua ricerca dell'amore perfetto. Tutta l'opera di Delly porta l'impronta della struttura sociale e della moralit degli inizi del secolo, restando impermeabile ai mutamenti sociali e culturali che attraversarono l'epoca in cui vissero i due autori. 
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Capitolo I.

Le nubi si erano un poco dissipate e un vivo
raggio del sole d'aprile batteva sui vetri della
veranda dove Mirto riposava, con la leggiadra
testolina appoggiata alla spalliera della poltrona,
nell'atmosfera tiepida e profumata dalle
violette e dai mughetti precoci che fiorivano
nei vasi, all'ombra delle palme e delle grandi
felci.
Era una piccola serra in miniatura. Fra i
vasi fioriti e le piante verdi, v'era appena il
posto necessario per la poltrona dove l'esile
personcina di Mirto riposava.
Ella stava a occhi chiusi. Le ciglia uree sfioravano
le guance vellutate di un pallore madreperlaceo,
e le piccole mani si abbandonavano
sulla veste bianca. I suoi lineamenti, di un'ammirevole
purezza, evocavano il ricordo di
quelle incomparabili statue dovute allo scalpello
degli scultori della Grecia, quantunque
non fossero definitivamente formati, perch
Mirto non toccava ancora i diciotto anni.
E quella estrema giovinezza rendeva pi
commovente la piega dolorosa della bocca di
perfetto disegno, il cerchio azzurrognolo che
circondava gli occhi della giovinetta e le lacrime
che scivolavano lentamente dalle sue palpebre
chiuse.
Sulla sua nuca ricadeva, in una pettinatura
quasi infantile, una folta chioma ondulata, di
un biondo caldo, che ora aveva riflessi quasi
fulvi, ora sembrava dorata e luminosa, e bene
incorniciava l'incantevole viso illuminato dall'allegro
raggio di sole apparso dopo un acquazzone.
Mirto se ne stava immobile, e tuttavia non
dormiva. Anche se la sua premura filiale non
l'avesse tenuta sveglia, pronta ad accorrere all'appello
di sua madre, la dolorosa angoscia
che le stringeva il cuore le avrebbe impedito
di addormentarsi.
Ben presto, domani forse, essa rimarrebbe
orfana e sola sulla terra. Nessun parente sarebbe
l ad aiutarla in quei terribili momenti
temuti da anime pi mature e pi temprate
della sua, nessuna famiglia l'accoglierebbe come
una figliuola di pi. Essa non aveva che la
madre, e scomparsa questa, restava sola, senza
risorse, perch l'assegno vitalizio di cui
godeva la signora Elyanni finiva con lei.
Mirto era figlia di un greco e di una ungherese
di nobile stirpe. La contessa Edvige Gisza
si era attirata il biasimo di tutti i suoi parenti
sposando Cristoforo Elyanni il cui vecchio stipite
ellenico non poteva far dimenticare ai fieri
magnati che i suoi genitori avevano derogato
occupandosi di commercio, e che egli stesso
era un semplice artista bisognoso.
Artista, lo era in tutta l'estensione della parola.
Innamorato d'ideali, viveva in un continuo
sogno dove fluttuavano visioni di bellezza
soprannaturale. La bella ungherese, vista un
giorno a Parigi, a una festa di beneficenza
dove Cristoforo si era lasciato trascinare da
un amico, l'aveva colpito per la sua grazia delicata,
un po' eterea, e per la radiosa dolcezza
dei suoi occhi azzurri. Anch'essa not quello
sconosciuto i cui lunghi capelli neri incorniciavano
un volto cos diverso da tutti quelli che la
circondavano, un volto da medaglia greca, a
cui lo sguardo, scintillante di un continuo pensiero
interiore, dava un fascino indefinibile.
Ella si fece presentare l'artista, ottenne dalla
vecchia cugina che la tutelava che Cristoforo
facesse il suo ritratto, e un giorno ella stessa
offerse la sua mano al giovane greco che aveva
fino allora sospirato in silenzio, senza osare di
dichiararsi.
Ella era maggiorenne, senza parenti prossimi,
e dotata di una ricchezza non ragguardevole,
ma di cui poteva disporre liberamente.
Divenne la signora Elyanni... E furono sposi
felici e infelici ad un tempo.
Felici, perch erano uniti da un amore profondo
e ciascuno vedeva con gli occhi dell'altro...
Infelici, perch avevano gli stessi difetti,
e i gusti troppo simili. Mentre l'indole sognatrice
e troppo idealista di Cristoforo avrebbe
avuto bisogno di trovare nella sua compagna il
contrappeso di una mente ferma, di un giudizio
maturo e di abitudini pratiche, non trovava in
Edvige che un adorabile uccellino, il quale
adorava i fiori, la luce, le stoffe chiare e lucenti,
incapace di un pensiero serio, e del tutto
ignara dell'andamento di una casa.
Dopo aver vissuto per due anni nella patria
di Cristoforo, essi erano venuti a stabilirsi a
Parigi. Il pittore prediligeva quella citt dove
egli era nato, dove era morta sua madre, una
francese. Egli sperava pi che altro di riuscire
a emergere, alfine, a conquistarsi una rinomanza,
a conseguire il sogno di gloria che
cantava nella sua anima.
Ma non cercava di far parlare troppo di s,
e i suoi lavori, per il loro carattere di alto
idealismo, non si adattavano alle tendenze moderne.
La rinomanza non venne, il patrimonio
di Edvige si dilegu a poco a poco, e il giorno
in cui Cristoforo mor di una malattia dovuta
allo scoraggiamento insinuatosi in lui, non rimase
alla signora Elyanni che un assegno vitalizio,
relativamente abbastanza considerevole,
lasciato al pittore, e dopo di lui alla sua vedova,
da un vecchio cugino morto qualche
anno prima nell'isola di Chio.
Mirto aveva in quel tempo dodici anni. Era
una fanciulla vivace e allegra, idolatrata dai
genitori estatici davanti alla sua bellezza e
alla sua intelligenza. Una fede ardente e profonda,
gli insegnamenti di una vecchia istitutrice,
donna eletta, l'avevano per fortuna preservata
dalle conseguenze che poteva avere l'educazione
datale da quella coppia tanto buona,
ma cos poco adattata ad allevare un figliuolo.
E alla morte di Cristoforo avvenne una cosa
commovente e squisita : la piccola Mirto, dominando
il dolore che provava per la perdita
di un padre carissimo e la vista della disperazione
di sua madre, si rivel a un tratto quasi
gi donna per seriet e per giudizio, sistem,
con l'aiuto di un vecchio amico di suo padre,
una nuova esistenza, e cur con tenera devozione
la signora Elyanni la cui salute sempre
delicata risentiva molto di questo dolore.
La madre e la figlia si stabilirono a Neuilly,
in un piccolissimo appartamento al quarto piano
di una casa abitata da modesti impiegati.
La signora Elyanni, alla quale l'esperienza non
aveva giovato, fece aggiungere alla finestra
della sua camera quella veranda, e volle che
fosse sempre piena di fiori.
- Farei a meno di mangiare, piuttosto che
non veder fiori intorno a me, - aveva risposto
al tutore di Mirto che accennava con discrezione
come le rendite non le permettessero
forse...
- Ah. signor mio,  impossibile privare dei
fiori la mamma! - aveva esclamato vivacemente
Mirto.
Bisognava altres che la signora Elyanni
avesse cibi delicati. Inoltre, ella detestava i
colori vivaci ed esigeva che la sua figliuola
fosse sempre vestita di bianco in casa, abitudine
poco economica, perch la fanciulla, che
accudiva coraggiosamente, con sorridente attenzione,
alle faccende domestiche, doveva cambiarsi
spesso il vestito che sua madre non poteva
vedere se non era lindo e fresco.
E cos accadeva di tante altre minuzie; e
nonostante i risparmi che Mirto, diventata una
perfetta massaia, riusciva a fare su certi punti,
il bilancio talvolta si equilibrava male.
V'era altres da contare le spese della sua
istruzione. Grazie a un'estrema facilit, alle
ammirevoli disposizioni di cui era dotata, essa
aveva potuto ridurle al minimo possibile. Aveva
ottenuto, l'anno prima, il suo diploma superiore,
e, prendendo di tanto in tanto qualche lezione
da un eccellente professore, era riuscita
un'esimia violinista.
Tale era Mirto, piccola anima squisita, ardente
e pura, cuore buono e devoto, cristiana
ammirevole : fanciulla per la sua candida semplicit,
donna per l'energia e la riflessione di
una mente gi maturata al soffio della sventura
e delle responsabilit.
Tutte le preoccupazioni erano sue. La signora
Elyanni, sofferente nel fisico e nel morale,
lasciava far tutto alla figliuola e dichiarava di
non poter pi occuparsi di niente. Da qualche
anno non voleva pi uscire, e passava le sue
giornate sdraiata, intenta in maravigliosi ricami,
o sognando dinanzi all'ultimo quadro dipinto
da Cristoforo, nel quale il pittore si era
raffigurato tra la sposa e la figlia, nel suo piccolo
studio pieno di sole.
Era intristita cos, affrettando il corso della
malattia che l'aveva infine abbattuta due giorni
prima. Nel veder l'espressione pensierosa
del medico subito chiamato, Mirto aveva compreso
che il pericolo era grande... E quando
aveva udito, la sera prima, sua madre chiamare
il prete, si era detta che tutto era finito,
giacch l'anima indolente della signora Elyanni
era di quelle che aspettano i sintomi di una
fine imminente per pensare a mettersi in regola
con Dio.
Quella mattina, le avevano portato il Viatico...
E, sia per lasciarle fare con tutta calma
il suo ringraziamento, sia per nascondere al
suo sguardo le lacrime difficilmente contenute
durante la cerimonia, Mirto si era rifugiata sulla
veranda.
Ella amava profondamente sua madre, con
una tenerezza che prendeva a sua insaputa una
sfumatura di protezione spiegabilissima con la
debolezza morale della signora Elyanni. Il
cuore di Mirto aveva bisogno di darsi, di effondersi
in sacrifici per altri cuori sofferenti,
deboli o scoraggiati. Venendo a mancarle la
madre, sarebbero finite quelle cure che essa richiedeva
di continuo, specialmente da qualche
mese. Nessuno avrebbe pi bisogno della sua
assistenza... se pure non si facesse monaca
per versare sopra i suoi fratelli in Ges Cristo
il tesoro di devota tenerezza racchiuso nel
suo cuore. Ma fino allora la voce divina non
aveva parlato, e Mirto ignorava se aveva la vocazione
religiosa.
Nel silenzio che regnava, interrotto solo di
tanto in tanto dal rumore del tranvai, una flebile
voce chiam :
- Mirto! -
La fanciulla si alz prontamente ed entr
nella camera dalla tappezzeria chiara, dai mobili
di lacca bianca. Piante verdi, fasci di fiori
ne ornavano gli angoli, guarnivano la tavola
e il caminetto... Sopra un tavolino coperto da
una tovaglia bianca altri fiori si ergevano tra
i candelabri dorati e il crocifisso.
Mirto si avvicin al letto, e si curv sul pallido
viso disfatto circondato dai capelli d'un
biondo ormai scialbo.
- Eccomi, mammina cara. Che cosa vuoi
dalla tua Mirto ? - le chiese, baciandola sulla
fronte.
- Voglio parlarti, piccina... ascolta. Ho capito,
da... da che sento venire la morte...
- Mamma! - mormor Mirto.
Gli occhi azzurri dell'ammalata avvolsero la
fanciulla con uno sguardo angosciato.
- Bisogna pure adattarsi a questo pensiero,
bambina mia!... Ho capito dunque che
non sono stata per te una buona madre...
- Mamma! - fece di nuovo Mirto con un
gesto di protesta.
- S, cara,  la verit. Ti ho voluto un bene
immenso,  vero; ma non ho compiuto nessuno
dei doveri materni. Ho lasciato alla tua cara
anima coraggiosa tutte le responsabilit, tutte
le preoccupazioni, e non ho saputo che racchiudermi
nel mio dolore e spendere egoisticamente
tutta la nostra piccola rendita, invece di
pensare a risparmiare per te.
- Era giusto, mamma, giustissimo. Io sono
giovane : lavorer.
- Lavorerai!... Povera piccina adorata, che
cosa puoi fare? Sono tanti oggi quelli che hanno
bisogno di lavoro... e poi, tu non puoi
vivere sola, Mirto. Ti ci vuole un asilo sicuro,
la protezione di una famiglia per bene. Ho
pensato dunque a mia cugina Giselda. Tu sai
come ella sia la sola, di tutta la mia famiglia,
che abbia continuato a corrispondere con me,
con una cartolina per Capo d'anno e con qualche
partecipazione. Essa spos, tre anni prima
del mio matrimonio, il principe Sigismondo
Milcza. Un figlio nacque da quell'unione. Pochi
anni dopo, essa mi comunic la sua vedovanza,
poi il suo secondo matrimonio, poi la
susseguente nascita di quattro figli, e infine
una nuova vedovanza. Ci volevamo molto bene,
e ho pensato che in memoria di me accetter
forse d'accoglierti. -
Mirto si raddrizz vivacemente.
- Vuoi dunque, mamma, che io vada a mendicare
la protezione e l'ospitalit di quei parenti
che sdegnarono sempre di riconoscere il mio
caro babbo?
- Oh, gli altri, no! Ma Giselda non ha mai
cessato di considerarmi come una della famiglia.
- Tuttavia, mamma, non mi pare ammissibile
di dover essere a carico della contessa Zolanyi! -
disse Mirto con vivacit.
- No; ma essa deve aver molte relazioni altolocate,
perch i Gisza, gli Zolanyi, e soprattutto
i Milcza appartengono alla prima nobilt
magiara. Questi ultimi sono di stirpe reale, e
la loro ricchezza  incalcolabile. Giselda potr
dunque meglio di ogni altra persona aiutarti a
trovare un posto sicuro, e avr sempre per te
una protezione, un consiglio... Vorrei che tu
le scrivessi da parte mia, perch io possa affidarti
a lei.
- Far come vuoi tu, mamma cara! -
mormor Mirto baciando la bella mano scarna
posata sopra il piumino di seta bianca un
po'ingiallita.
Sotto dettatura di sua madre ella scrisse infatti
un semplice e patetico appello a quella parente
sconosciuta. A fatica, la signora Elyanni
riusc a mettervi la firma... Mirto chiese:
- Dove devo indirizzare questa lettera?
- Dopo la sua seconda vedovanza Giselda
mi ha sempre dato il suo indirizzo al palazzo
Milcza, a Vienna. Suppongo che, morto il conte
Zolanyi, sia andata a vivere in casa del suo
figliuolo maggiore, che forse non si  ancora
ammogliato. Manda la lettera a questo indirizzo;
se Giselda non vi si trova, gliela faranno
pervenire. -
Mirto scrisse l'indirizzo con mano un po'tremante,
franc la lettera e, alzatasi, disse :
- Vado a portarla in casa delle signore Millon.
Una delle due avr di certo occasione di
uscire stamani e d'impostarla. -
Le signore Millon occupavano un appartamento
allo stesso piano della signora Elyanni.
La madre era vedova di un impiegato alle ferrovie,
la figliuola lavorava in casa per un magazzino
di fiori artificiali. Erano oneste e buone
creature, servizievoli e prudenti, che ammiravano
Mirto ed erano liete quando potevano
farle un piacere. La signora Elyanni non aveva
mai voluto far delle relazioni, e Mirto, isolata
com'era, aveva trovato pi volte un aiuto materiale
o morale nelle sue vicine, e serbava loro
una riconoscenza che si esprimeva con parole
gentili e con delicate attenzioni; perch Mirto
non era di quelle menti vanitose e grette che
considerano prima di ogni altra cosa il grado
sociale e la condizione del prossimo.
La porta le fu aperta dalla signorina Albertina,
una ragazza bruna, alta e bella, dal colorito
pallido e dallo sguardo dolcissimo.
- Oh, signorina Mirto!... Entrate, entrate
pure... -
E si scostava per lasciarla passare nel salotto
da pranzo, dove la signora Millon, una
donnina vivace e accorta, stava sgridando un
ragazzetto di cinque o sei anni, un orfano che
la morte della sua figliuola maggiore e del suo
genero aveva lasciato a carico suo.
Ella and incontro vivamente alla giovinetta
chiedendole :
- Ebbene, signorina Mirto?
-  cos debole, cos debole!... - mormor
la fanciulla.
E un singhiozzo le strinse la gola.
- Povera cara signorina! - disse la signora
Millon prendendole la mano, mentre Albertina
si voltava per nascondere una lacrima.
- Sono venuta a chiedervi un piacere, riprese
Mirto cercando di dominare il tremolio
della sua voce. - Quando uscirete, volete impostarmi
questa lettera?
- Ma certo! Albertina deve appunto uscire
fra cinque minuti per una commissione, e ve la
imposter, non dubitate!
- Anch'io andr ad impostare la lettera, -
disse il ragazzetto che si era avvicinato e appoggiava
carezzevolmente la guancia fresca
contro la mano di Mirto.
- S, bravo Giannetto... e poi dirai anche
una preghiera per la mia cara mamma, -
disse la fanciulla, accarezzando la testolina del
bimbo.
- Lo facciamo pregare per essa tutte le sere,
signorina Mirto. E ricordatevi che se avete bisogno
di qualsiasi cosa, siamo qui pronte a
servirvi.
- S, conosco il vostro cuore, - disse Mirto
porgendo la mano alle due donne. - Grazie,
grazie... E ora torno dalla mia povera mamma. -
Appena la fanciulla fu scomparsa, la signora
Millon pos la lettera sulla tavola, non senza
dare un'occhiata all'indirizzo.
- Contessa Zolanyi, Palazzo Milcza... Queste
signore non ci hanno mai detto niente di
s, ma ho idea che siano di grande famiglia.
L'altro giorno, mentre ero accanto alla signora
Elyanni, vidi sul suo bel fazzolettino fine una
corona ricamata.
-  innegabile che la signorina Mirto ha
modi innati da vera principessa. Se ella avesse
davvero dei parenti che l'accogliessero e l'amassero
come merita!... Purtroppo la povera
signora ne ha per poco!
- Ahim! Se passa la nottata sar un miracolo.
Povera piccola Mirto! Mi si spezza il
cuore, credi, Albertina! -
E la buona creatura tir fuori il fazzoletto,
mentre sua figlia, stringendo le labbra per frenare
la sua commozione, entrava nella stanza
attigua e si metteva il cappello.
In quel momento Mirto, ritornata in camera
di sua madre, era intenta a disfare il piccolo
altare. Camminava in punta di piedi, elegante
e snella, con movimenti di una grazia infinita.
- Mirto! -
Ella si avvicin al letto... La signora Elyanni
le prese la mano dicendo :
- Guardami, Mirto -
Gli occhi azzurri della madre si fissarono
nelle maravigliose pupille nere, vellutate, splendenti
di una pura luce interiore. Tutta l'anima
energica, ardente, verginale di Mirto vi si
rispecchiava.
La signora Elyanni mormor soavemente:
- Che li veda ancora, i tuoi occhi, i tuoi begli
occhi!... Mirto, luce mia!...
- Non parlare cos, mamma, - supplic la
fanciulla. - Non c' che una luce vera, ed 
Dio, e non bisogna...
- S, Egli  la luce; ma tale luce incorporea
si comunica alle anime pure, e queste la effondono
intorno a s... Non ti stupire di sentirmi
parlare cos, bambina mia. Da ieri, la tua povera
mamma ha riflettuto molto, ha capito ci
che sei stata per lei, ci che Dio le aveva concesso
dandole una figlia come te, e quanto le
sarebbe stato doloroso vivere senza quell'angelo che ha sempre avuto al suo fianco. Ti benedico,
Mirto, amore mio, ti benedico con tutta
la forza del mio cuore! -
Le sue mani si posarono sui capelli biondi
della fanciulla. Mirto, singhiozzando, era caduta
in ginocchio...
- Non piangere, cara. Pensa che vado a ritrovare
il mio caro Cristoforo. Tutti e due, di
lass, veglieremo su te... -
Ella s'interruppe, esausta, lasciando ricadere
le mani che Mirto si port alle labbra...
E rimasero cos, immobili, gustando la dolorosa
gioia di quelle ore supreme.


Capitolo II.

Avvolta nei veli da lutto, un po'curva sotto
il lungo scialle nero, Mirto camminava come
in sogno, in mezzo alle signore Millon. Ritornavano
verso la casa vuota da dove era uscita
poco prima la spoglia mortale della signora
Elyanni.
Ella si sentiva affranta, quasi senza pensiero.
Albertina le aveva preso dolcemente la mano
per passarla sotto il suo braccio... E questo
segno di affettuosa attenzione aveva recato un
leggero balsamo al cuore affranto della fanciulla.
Arrivate sul pianerottolo del quarto piano,
la signora Millon domand :
- Resterete a desinare e passerete il resto
della giornata con noi, signorina Mirto. E,
se volete, resterete anche a dormire, perch
sarebbe troppo triste per voi... -
Mirto le prese le mani e gliele strinse con
forza.
- Grazie, grazie, signora! Ma preferisco
tornare subito a casa mia, e assuefarmi a questa
solitudine, al pensiero di non vederla pi
l... -
La voce le si spezz in un singhiozzo.
- ... Domani, se volete, verr a condividere
la vostra tavola... ma oggi, non posso... Non
ve ne abbiate a male, vi prego...
- Oh, no davvero, povera signorina! Fate
pure quello che pi vi aggrada... Ma voglio
portarvi un po'di brodo...
- No, non ora... Non potrei... forse stasera... -
Tese loro le mani ed entr nell'appartamento
dove una donna era affaccendata per rimettere
tutto in ordine.
Mirto si rifugi in camera sua, una stanzetta
ammobiliata con estrema semplicit. Si tolse
il cappello, lo scialle, e sedette sopra una seggiolina
bassa, vicino alla finestra.
Poco prima, vedendosi sola dietro al carro
funebre, aveva avuto per la prima volta la
chiara percezione della sua dolorosa solitudine...
Ed ora questo senso si rinnovava, pi
vivo, nell'appartamento dove per anni e anni
ella si era prodigata a sua madre della quale
essa era l'unico affetto.
Appena il penoso evento si era compiuto,
Mirto aveva telegrafato al suo tutore. Questi,
vecchio artista celibe, viveva ritirato sulla costa
di Provenza. Aveva risposto con vive condoglianze,
adducendo il pretesto che i suoi reumatismi
gl'impedivano ogni viaggio. Nessuna
parola che fosse un'offerta d'aiuto per la sua
pupilla.
La contessa Zolanyi non aveva risposto. Forse
non era a Vienna... Mirto per altro non faceva
assegnamento alcuno su quella gran signora
che senza dubbio non si curava affatto
di una giovane cugina sconosciuta e molto povera
! Appena dominato quel primo scoraggiamento
che l'abbatteva, essa avrebbe esaminato
bene il suo caso e cercato, con l'aiuto delle
signore Millon, un mezzo per trarsi d'impaccio.
Ma oggi, no, non poteva! Si sentiva debole
come un fanciullo...
Uno squillo di campanello rison. La donna
and ad aprire, e Mirto ud un brusio di
voci... Poi un colpo fu battuto alla porta della
sua camera...
- Signorina, c' una signora che chiede di
parlarvi. -
Un desiderio folle la invase di rispondere :
Oggi no! Oggi no!
Ma si domin, e, alzatasi, entr nella stanza
attigua.
Una signora di bassa statura, in lutto leggero
e vestita con sobria eleganza, stava ritta
in mezzo al salotto da pranzo. Sotto la veletta,
Mirto scrse un viso un po'sfiorito, un paio
di occhi che le ricordavano quelli di sua madre
e che esprimevano una specie di stupore
ammirativo posandosi su lei.
La sconosciuta le mosse incontro dicendo in
francese, con un leggero accento straniero :
- Arrivo dunque troppo tardi?... La mia
povera Edvige?...
- S, tutto  finito, - disse Mirto.
E per la prima volta dopo due giorni, le lacrime
scaturirono dagli occhi della giovinetta.
- Povera piccina! - esclam la signora
prendendole la mano e guardandola con compassione.
- E dire che ero a Parigi, e che
potevo accorrere subito da Edvige!... Ma la
vostra lettera mi  stata respinta da Vienna e
l'ho ricevuta soltanto stamani...
- Come, eravate a Parigi? - disse Mirto
con rimpianto. - Se l'avessimo supposto!
Ma... accomodatevi, signora!... E permettetemi
di ringraziarvi d'essere subito accorsa all'appello
della mia povera mamma.
- Era una cosa naturale, - fece la contessa,
sedendosi sulla poltrona che Mirto le porgeva.
- Edvige ed io, bench cugine assai lontane,
fummo allevate in una grande intimit.
Ne ho sempre serbato memoria, nonostante...
nonostante quel matrimonio che scontent i
parenti. -
La fronte di Mirto si oscur un poco, mentre
la contessa continuava con un tono calmo, in
cui per altro alitava una certa commozione :
- Non ho dunque esitato a venire, sperando
di trovarla ancora in vita... Ma la portinaia mi
ha detto che... tutto  finito.
- S,  finito, finito! - disse Mirto.
Si era seduta di faccia alla contessa, e la
luce un po'scialba metteva un tono grigiastro
sul grazioso volto pallido e stanco, solcato da
calde lacrime.
La contessa parve intenerita, e il suo sguardo
si offusc un poco... Ella si curv e prese
la mano della fanciulla.
- Suvvia, piccina, non vi disperate. Per la
memoria di Edvige io sono pronta ad aiutarvi,
a proteggervi, come la mia povera cugina mi
chiedeva per voi... Raccontatemi un po' della
vostra vita, parlatemi di lei, e di voi... -
Non si poteva negare ch'ella non si mostrasse
benevola, sia pure con una sfumatura di
condiscendenza che non sfugg a Mirto. Tuttavia
la fanciulla, che aveva temuto d'imbattersi
nella fierezza di quella parente sconosciuta,
provava un senso di sollievo trovando in lei
una certa dose di amabilit e anche di simpatia.
Parl dunque brevemente della esistenza da
esse condotta dopo la morte di suo padre. Di
tanto in tanto la contessa le rivolgeva una domanda.
Fra le altre cose, s'inform delle condizioni
finanziarie dell'orfana. Mirto le disse
che non le restava niente all'infuori di un esiguo
capitale che le dava una rendita di quattrocento
franchi.
- S, me lo scriveste nella vostra lettera, ma
io credevo che possedeste qualche altra piccola
risorsa. Edvige aveva dei bellissimi gioielli,
mi ricordo, dei diamanti di un valore considerevole...
- Tutto fu venduto durante la malattia di
mio padre, tranne una croce di opali che era
molto cara alla mamma.
- S,  un gioiello di famiglia che proviene
da un'antenata. Dunque, non possedete niente,
bambina mia?... E non avete nessun parente
dal lato paterno?...
- Nessuno, signora. La famiglia di mio padre
era gi completamente estinta al tempo del
suo matrimonio. -
La contessa si pass lentamente sulla fronte
la mano elegantemente inguantata.
- In tal caso, piccina mia, parmi che il mio
dovere sia gi tracciato. Voi siete una Gisza
da parte di madre : questo  indiscutibile; avete
dunque diritto all'ospitalit in casa mia...
- Non chiedo che una cosa, signora! - interruppe
vivamente Mirto. - Ed  che mi aiutiate
a collocarmi in una famiglia per bene.
Giacch il mio solo desiderio  di guadagnarmi
la vita, e non accetterei mai di esservi a carico. -
La contessa aggrott leggermente le sopracciglia
bionde.
- Collocarvi, dite?... In qual modo?... Come
istitutrice o dama di compagnia?... Prima
di tutto vi dir che siete troppo giovane, e
che... avete un viso... e dei modi, insomma,
che renderebbero difficile per voi uno stato simile. -
Mirto arross e le lacrime le salirono agli
occhi. Era cos priva di civetteria, che il complimento
implicito contenuto nell'asserzione
della sua interlocutrice le aveva cagionato una
impressione penosa, facendole toccare con mano
l'ostacolo che si frapponeva tra lei ed i suoi
propositi di lavoro.
- Eppure, bisogna che mi guadagni la vita! -
ella esclam stringendosi inconsciamente le
mani.
- Permettete ch'io vi dica, bambina mia, che
non potrei davvero lasciarvi adempiere delle
funzioni subalterne, dal momento che siete mia
parente. Mi dispiacerebbe molto, lo confesso,
che una giovinetta che pu dirsi mia cugina
diventasse per esempio la dama di compagnia
d'una mia conoscente... No, via, non c' che
un mezzo, almeno per il momento : cio, che
voi accettiate il mio aiuto per vivere in una
pensione di signore dove vi troverete sicura... - 
- E in tal caso, di qui a due anni, di qui a
cinque anni, sar sempre alle solite! - esclam
Mirto. - No,  impossibile, bisogna che
lavori. Non voglio dover tutto alla vostra carit! -
La contessa, sorpresa, guard per qualche
istante la incantevole fsonomia che esprimeva
una cos fiera risoluzione.
- Allora, io mi trovo molto imbrogliata.
Non vedo davvero... Oppure... Ma s, tutto
sar accomodato! - esclam soddisfatta, battendosi
la mano sulla fronte. - Mi avete detto
che avete dei diplomi.
- S : due diplomi.
- Siete musicista?
- Violinista.
- Benissimo! Le mie figliuole adorano la
musica, e insegnerete il violino a Renato. Sapete
disegnare?
- S, un poco.
- Di bene in meglio, allora!... Conoscete
la lingua magiara?
- Come il francese. Parlavamo egualmente
il francese e il magiaro, la povera mamma ed
io. Parlo anche il greco, e un poco il tedesco.
- Ors, cara piccina, credo che tutto si accomoder! -
disse la contessa con compiacenza,
prendendo la mano della fanciulla. - Ecco
ci che vi propongo: Fraulein Loenig, l'istitutrice
bavarese dei miei figliuoli, deve lasciarci
l'anno venturo. Volete sostituirla? Siccome essa
 impegnata con me per un anno ancora, e
non ho nessun motivo per infliggerle il dispiacere
di un commiato anticipato, voi vivrete
frattanto con noi: darete delle lezioni di violino
al mio piccolo Renato, e vi occuperete un
po' di musica con le mie figliuole maggiori...
Infine, troverete da occuparvi, anche facendomi
della lettura, giacch, da un anno in qua,
i miei occhi sono molto stanchi.
- S, in questa maniera accetto con riconoscenza! -
disse Mirto con la fsonomia subito
rischiarata. - Vi ringrazio, signora.
- Non mi ringraziate ancora, piccina mia,
perch questo  un progetto tutto personale,
che desidero molto di veder riuscire, ma per il
quale mi occorre l'approvazione del principe
Milcza, il mio figliuolo maggiore. Io vivo in
casa sua, e non posso prendervi per cos dire
sotto la mia tutela, -senza sapere prima che
cosa egli ne pensa... Ma non temete:  molto
probabile che mi risponda che la cosa gl'importa
poco... Quanto al compenso, far come
per Fraulein Loenig... -
Un gesto di Mirto la interruppe :
- Prima di tutto, dovrete giudicare, signora,
se sono capace di sostituire l'istitutrice dei
vostri figliuoli. Tale questione potr dunque
sistemarsi pi tardi, mi pare.
- Oh, certo! Volete venire fin da ora con
me, se vi trovate troppo sola qui?
- Desidererei restare ancora in questa casa,
- disse Mirto con gli occhi pieni di lacrime.
- Come volete, bambina mia. Scriver dunque
immediatamente a mio figlio, per poter fissare
il pi presto possibile. Sperate molto. Gli
parler dell'obbligo nostro di non abbandonare
una fanciulla che ha nelle vene il sangue
dei Gisza.  la sola ragione capace di toccarlo,
perch cercare d'intenerirlo sarebbe fatica
sprecata... Ma, ditemi: quale  il vostro nome
di battesimo?
- Mirto, signora.
- Mirto! - ripet la contessa con un tono
sorpreso e scontento. - Perch Edvige non vi
ha messo un nome del nostro paese?... Siete
cattolica, almeno?
- Oh, s, signora, come la mia cara mamma...
E mi chiamo Giselda, Edvige, Mirto. Fu
mio padre che volle mi fosse dato abitualmente
questo nome.
- Insomma, ci importa poco, - disse la
ontessa alzandosi. - Poich preferite restare
qui, oggi, volete venire a colazione da me, domani?...
Non ci sar nessuno, non temete, -
soggiunse vedendo lo sguardo che la fanciulla
gettava sul suo vestito a lutto.
Bench Mirto avesse una gran voglia di rifiutare,
si sforz sennatamente ad acconsentire
e prese il recapito che la contessa le dettava.
- Ora mi recher al cimitero, - disse quest'ultima
porgendole la mano. - Voglio pregare
sulla tomba della mia povera Edvige...
A domani, cara.
- S, signora, e grazie della vostra simpatia
e della speranza che mi avete fatta intravedere, -
rispose Mirto commossa.
- Chiamatemi cugina; non ho l'intenzione
di farmi passare per un'estranea rispetto a voi.
Arrivederci dunque, Mirto... Venite qua, voglio
darvi un bacio in memoria di Edvige. -
E la baci lievemente sulle guance, quindi
usc, lasciando nel salotto da pranzo un sottile
profumo.
Mirto ritorn in camera sua, sedette di nuovo
vicino alla finestra e appoggi la fronte sulla
mano.
Quella visita sollevava un po' il grave peso
che le opprimeva il cuore. Aveva sentito nella
contessa Zolanyi una certa dose di simpatia,
e il desiderio sincero di aiutarla a trarsi d'impaccio.
E siccome essa aveva avuto timore di
imbattersi nella fiera nobilt di quella cugina
di sua madre, non rifletteva che la contessa
avrebbe potuto mostrarsi con lei un po'pi affettuosa,
insistere per toglierla alla sua solitudine,
per farle conoscere le sue figliuole, non
lasciarle tanto scorgere insomma che compiva
solo uno stretto dovere comandato dai suoi
legami di parentela con Mirto, forse un poco,
anche, dall'affetto conservato per sua cugina
Edvige.
No; Mirto ringraziava Iddio che le lasciava
intravedere un barlume di speranza nel dolore
in cui l'aveva gettata la perdita di sua madre,
e pensava che sarebbe per lei meno penoso, infine,
adempiere il suo compito d'istitutrice in
casa di parenti, piuttosto che presso estranei.
La consol altres il pensiero di andare forse
a conoscere il paese di sua madre, l'Ungheria,
sempre amata da Edvige Gisza.
 
Capitolo III.

Il tempo era freddo e nebbioso, e cadeva
una pioggerella sottile quando Mirto prese, il
giorno dopo, il treno per Parigi. Un po' d'angoscia
la opprimeva al pensiero di trovarsi fra
gente sconosciuta che forse non avrebbe per lei
la stessa benevolenza della contessa Giselda.
Un tranvai la condusse nel quartiere di
Saint-Germain, in prossimit della strada dove
abitava la contessa... Quasi subito la fanciulla
si ferm davanti a un antico e maestoso palazzo
che aveva, inciso in uno scudo di pietra,
uno stemma complicato. Un domestico in livrea
nera fece attraversare a Mirto un sontuoso
vestibolo, poi un immenso salone decorato con
uno splendore severo e artistico, e la scort in
una stanza poco pi piccola, riccamente decorata
anche quella, ma che aveva un aspetto familiare
grazie a una cestina da lavoro, ad alcuni
libri sparsi qua e l, a un certo disordine
nella disposizione delle seggiole, e anche alla
presenza di un canino terrier acciambellato in
un'elegante cuccia.
Quella stanza era deserta... Il servitore si
ritir con un passo smorzato dai tappeti, e
Mirto gett un'occhiata intorno a s.
Il suo sguardo fu attratto da un quadro posto
in mezzo alla parete principale. Rappresentava
un giovane di alta statura, molto snello,
che portava con incomparabile eleganza il sontuoso
costume dei magnati ungheresi. La testa
un po' sollevata, dall'espressione altera, sembrava
fissare su Mirto i suoi grandi occhi neri,
fieri e carezzevoli, che scintillavano nel volto
olivastro, con lunghi baffi neri come l'ebano.
La mano, fine e bianca, di forma perfetta, era
posata sul kolbach adorno di uno spennacchio
con fibbia di brillanti. Tutto, nell'atteggiamento,
nello sguardo, nella piega delle labbra, rivelava
una grande fierezza, una volont imperiosa,
e la tranquilla superiorit di chi si sente
al disopra degli altri mortali.
Fu questa almeno la prima impressione di
Mirto... E tuttavia, qualche cosa in quella fisonomia
attraeva e affascinava. Mirto, per altro,
non seppe spiegarsi esattamente il carattere
di quel fulgore che l'artista aveva dato allo
sguardo del suo modello.
Una porta che si apriva, un passo leggero
nel salotto attiguo, fecero volgere Mirto che
vide una fanciulla alta e snella e una bimba
dall'aspetto gracile muovere incontro a lei.
Esse avevano gli stessi capelli di un biondo cinereo,
gli stessi occhi grigi molto grandi e un
po' malinconici, lo stesso ovale allungato del
viso e lo stesso colorito di un estremo pallore.
- Siate la benvenuta, cugina! - disse la
maggiore porgendo la mano a Mirto. - La
mamma, parlandoci ieri della sua visita, ci
fece desiderare di conoscervi... Ma bisogna
che anche noi ci presentiamo. Questa  la mia
sorellina Mitzi. Io sono Terka. -
Quasi subito apparve la contessa, seguita
dagli altri due figliuoli, Irene e Renato. Irene
era una giovinetta dai sedici ai diciassette anni,
piccola e robusta, di capello nero, pettinata con
civetteria; aveva un visino irregolare ma assai
spiritoso. Era vestita con eleganza parigina, e
sembrava caricata e superba.
Renato, un ragazzetto di dieci anni, le rassomigliava
molto, e dimostrava di avere un carattere
difficile, come Mirto pot osservare durante
il pranzo. La madre lo contentava troppo,
e Fraulein Loenig, una bionda alta, dall'aspetto
serio e pacifico, non aveva evidentemente nessuna
autorit su lui... Quel futuro scolaro prometteva
a Mirto duri momenti. Per fortuna la
bionda Mitzi sembrava molto pi calma e mite.
Mirto si sentiva un po' oppressa in quella
magnifica sala da pranzo, in mezzo a un lusso
raffinato del tutto nuovo per lei, al quale per
altro si adattarono subito benissimo i suoi
istinti aristocratici. Ella conosceva nelle sue
parenti la correttezza delle persone bene educate
che adempivano uno stretto dovere, ma
senza nessuno slancio verso lei, l'orfana, il cui
cuore affranto aveva sete di tenerezza. Essa veniva
accolta perch sua madre era stata una
Gisza, ma capiva che non sarebbe stata mai
trattata del tutto come una di famiglia.
Irene specialmente era fredda e altera. Prendeva,
rivolgendosi alla cugina, un'aria condiscendente,
alla quale Mirto preferiva la tranquilla
indifferenza che le pareva di scorgere
sotto il riserbo di Terka, La contessa Giselda
le appariva fra tutte la meglio disposta a suo
riguardo.
Frattanto una frase d'Irene rivel a Mirto
un fatto che mostrava chiaramente come la
contessa Zolanyi non avesse considerato sempre
Edvige Elyanni come persona a lei cara.
La giovinetta parlava di Parigi e dichiarava
che avrebbe voluto viverci sempre.
- I due mesi che vi passiamo ogni anno mi
consolano un poco del lungo soggiorno che
dobbiamo fare al castello di Voraczy, - soggiunse.
Due mesi!... E mai la contessa Giselda era
venuta a trovare sua cugina!
La penosa impressione provata da Mirto si
rifletteva senza dubbio nel suo sguardo, perch
la contessa guard con aria contrariata sua figlia
e svi la conversazione parlando di Voraczy,
la residenza del principe Milcza, dove,
coi suoi figliuoli, ella passava la primavera,
l'estate, e una parte dell'autunno.
- Se la risposta di mio figlio  favorevole,
vi condurremo l, Mirto, e vedrete il pi bel
possesso dell'Ungheria.
- Mi piacerebbe meno bello, e con qualche
festa, qualche riunione, delle grandi cacce come
un tempo! - sospir Irene. - Per fortuna
andiamo ai ricevimenti dei castellani vicini;
ma non possiamo contraccambiare le loro gentilezze
che con dei ricevimenti da nulla, mentre
Voraczy sarebbe il luogo adatto a feste incomparabili.
- A me piace, Voraczy, - disse Mitzi, che
fino allora non aveva parlato. - L'aria  cos
buona... e vi si sta' pi tranquilli che a Parigi,
a Vienna o a Budapest.
- Anche a me piace! - dichiar Renato.
- Mi ci diverto molto... quando per non devo
divertire Karoly. -
Le ultime parole furono dette a mezza voce,
come se il ragazzo temesse di essere udito da
qualche persona invisibile.
La fronte della contessa si aggrott un po',
mentre un leggero spavento passava negli occhi
di Mitzi.
- T'ho gi detto, Renato, che non bisogna
mai... mai... Lo sai bene, dunque! -
Lo sguardo audace del fanciullo si abbass
come sotto una misteriosa minaccia, che tuttavia
non consisteva certo nel tono quasi timoroso
di sua madre.
Nel salone, dopo il pranzo, parlarono ancora
un poco. Le abitudini e i gusti di Mirto erano
ben diversi da quelli delle sue parenti, molto
mondane, la contessa e Irene almeno, perch
Terka sembrava molto pi calma. Cosicch
Mirto non trov che una debole resistenza
quando si alz, poco dopo, per accomiatarsi.
- Aspettate ancora un poco, il tempo per
attaccare e condurvi alla stazione, - disse la
contessa. - E ritornate uno di questi giorni,
quando vorrete. Spero di aver presto una risposta
da mio figlio... e siccome la suppongo
favorevole, bisogner pensare fin da ora che
cosa farete dei vostri mobili, perch la nostra
partenza per Vienna  fissata fra una diecina
di giorni. Credo che dovrete venderli...
- Vorrei serbare la camera della mamma,
- disse Mirto con voce un po' tremante. -
Non ha molto valore, perch i mobili sono
vecchi e sciupati...
- Comprendo, bambina mia; ma che cosa
ne farete?... Ben volentieri io vi avrei detto di
metterli qui, in una camera del secondo piano,
ma questa casa appartiene al principe Milcza,
e l'intendente che amministra la propriet che
mio figlio ha in Francia rifiuter di certo il
suo consenso se non ha prima quello del padrone.
E n lui n io oseremmo scrivere al
principe per una cosa di s piccola importanza.
- Ci penser... vedr se posso trovare una
occasione... - disse Mirto.
- S, brava. Forse le vicine di cui mi avete
parlato vi daranno qualche idea... E se vi occorre
qualche cosa, figliuola, non vi peritate :
ditelo a me. -
Mirto arross un poco e replic con vivacit :
- Grazie, ma ho abbastanza, ve lo assicuro.
La mia povera mamma aveva ricevuto di recente
il trimestre dell'assegno. -
Un servitore venne ad annunziare che la carrozza
era pronta.
Mirto strinse le mani delle sue parenti, e fu
accompagnata fin nel vestibolo da Terka e
Mitzi...
Le due sorelle ritornarono nel salone proprio
mentre Irene diceva con tono cruccioso :
- Sar divertente avere quella ragazza per
istitutrice!... Non so che cosa vi passi per la
mente, mamma!
- In verit essa  di una bellezza incantevole,
- disse la contessa con rincrescimento.
- Fui forse un po' impulsiva l'altro giorno...
Ma la poveretta mi faceva compassione, cos
sola, cos triste... Poi infine, se  seria e pia
come sembra, il male non sar grande come tu
temi, Irene. Naturalmente la terremo lontana
da tutte le nostre relazioni, la relegheremo al
suo compito d'istitutrice...
- Lo spero bene!... Credete che mi farebbe
piacere presentare in societ quella cugina sconosciuta...?
- Cos carina e cos stupendamente aristocratica... -
soggiunse la voce calma di Terka.
Irene arross e lanci alla sorella un'occhiata
irritata.
- Io penso che potr fare con lei tutto quello che vorr, - dichiar Renato, intento a
guarnire gli orecchi del piccolo terrier con delle
matasse di seta tolte dal cestino da lavoro
della madre.
- Mi pare che tu abbia sempre fatto cos
anche con Fraulein Rosa, - osserv Terka
tranquillamente. - Suvvia, Mitzi :  l'ora della
tua lezione di disegno. Se Renato oggi ne ha
voglia, ci raggiunger.
- No, Renato non ne ha voglia! - rispose
il ragazzo sprofondandosi in una poltrona.
- Renato odia il disegno: non gli piace che la
musica, a lui!... Ma temo che la vostra Mirto
sia una cattiva maestra, mamma, - soggiunse
sdegnosamente.
Frattanto, la carrozza conduceva Mirto alla
stazione. Sarebbe parso naturale che una delle
cugine l'accompagnasse fin l; ma tale idea
non era certo venuta in mente a nessuna delle
contessine, e cos Mirto capiva gi che esisterebbe
per lei un limite nei loro rapporti e nella
loro simpatia.
Le era rimasta un po' d'amarezza di quei
momenti passati in casa Milcza. Per scacciarla,
essa entr in una chiesa e preg a lungo, aprendo
a Dio il suo cuore stanco e lasciando scorrere
le lacrime. Poi, riconfortata, torn a casa.
Sul pianerottolo del quarto piano, Albertina
chiacchierava col suo fidanzato che era stato
a colazione presso la sua futura famiglia e ritornava
ora a casa. Era un giovanottone biondo,
molto allegro, che si faceva una buona
strada nel commercio. Mirto lo conosceva gi
perch la signora Millon lo aveva presentato
alla signora Elyanni subito dopo concluso il
fidanzamento.
- E cos, signorina Mirto,  andato bene il
pranzo? - chiese Albertina dopo che la fanciulla
ebbe risposto con' garbo al profondo saluto
di Pietro Roland.
- S, benissimo. Soltanto sono contenta di
ritornare in... -
Stava per dire come per il passato : In casa
nostra... Trattenne le lacrime che le salivano
agli occhi pensando che non direbbe pi tali
dolci parole.
- Sono cos stanca moralmente e fisicamente,
che avevo fretta di tornar qui, di non dover
pi parlare e ascoltare.
- Ma verrete egualmente a prendere un boccone
da noi? - chiese la signora Millon apparendo
sulla soglia con Gianni per la mano. -
Non parleremo molto per non stancarvi.
- E non vi chieder di raccontarmi le novelle,
- soggiunse Gianni, con una generosit
cavalleresca.
Mirto avrebbe voluto rifiutare, ma non os,
temendo di offendere le ottime creature che
l'avevano circondata, durante tutti quei tristi
giorni, di attenzioni affettuose e delicate.
Si sedette dunque, la sera, alla tavola delle
signore Millon, e neppure un minuto la modesta
tovaglia d'incerato, i piatti comuni, i cibi
semplicissimi e il servizio fatto dalle sue stesse
ospiti le fecero rimpiangere la splendida tavola,
le vivande delicate e il servizio impeccabile di
casa Milcza.
Qui si sentiva sinceramente amata, laggi
soltanto accettata...
E Mirto era di coloro che considerano le
soddisfazioni del cuore molto al disopra del
benessere materiale e delle raffinatezze dell'eleganza.
Alcuni giorni dopo, un biglietto della contessa
Zolanyi informava Mirto come il principe
Milcza acconsentisse che sua madre prendesse
cura della figliuola della cugina. Bisognava
dunque che la fanciulla si preparasse subito
per la partenza e prendesse tutte le disposizioni
relative alla vendita dei suoi mobili.
Quelli che desiderava di serbare trovarono
posto da una vicina che accett, dietro un tenue
compenso, di conservarli in una stanza
della quale non faceva uso. Gli altri furono
venduti assai bene per mezzo della signora
Millon, alla quale Mirto affid alcuni ricordi
molto cari, ma troppo ingombranti per essere
trasportati.
- E avr molta cura dei vostri fiori, signorina
! - disse la buona donna allungando la
mano verso la veranda, il giorno in cui Mirto
lasci definitivamente il caro appartamentino.
Era una consolazione per la fanciulla pensare
che sarebbe sostituita dalle sue care vicine
le quali, in occasione del prossimo matrimonio
di Albertina, cambiavano il loro alloggio col
suo, che aveva stanze pi grandi.
Tutte e due, con Giannino, accompagnarono
Mirto alla stazione appena fu tornata dal cimitero
dove era stata a dire un'ultima preghiera
sulla tomba di sua madre. La fanciulla piangeva
silenziosamente separandosi dalle sue umili
ma sincere amiche, che trovarono il modo, fino
all'ultimo momento, di circondarla d'attenzioni.
- Ci scriverete qualche volta, signorina
Mirto? - chiese Albertina asciugandosi gli occhi
gonfi.
- Oh, s! Non dimenticher mai come siete
state buone tutte e due.
- Ah! Se avessimo potuto tenervi con noi! -
sospir la signora Millon.
Il treno si mosse, e Mirto vide ben presto
scomparire quelle facce amiche. Allora si rincantucci
in un angolo dello scompartimento
dicendosi che una nuova vita, piena d'incertezze,
cominciava per lei.
La famiglia Zolanyi partiva due giorni dopo,
e Mirto pass quella giornata e la seguente
nel palazzo Milcza. Il contegno delle sue parenti
si precis quale essa aveva gi presentito:
nella contessa, una benevolenza un po'
fredda; in Terka, un gentile riserbo; in Irene,
un'indifferenza leggermente sdegnosa e, in certi
momenti, un po' aggressiva. Quanto a Mitzi,
pareva che ella seguisse le orme della sorella
maggiore, mentre Renato, agitato dalla prospettiva
della partenza, aveva altre cose da fare
che occuparsi di quella che egli chiamava la sostituta
di Fraulein.
Mirto comprese altres fin dal primo momento
che sarebbe stata moralmente isolata in
quella famiglia, e che non doveva sperare di
trovare un'amicizia in quelle cugine della sua
stessa et le quali non l'accettavano affatto come
una loro pari.
Le Zolanyi si trattennero otto giorni a Vienna,
dove la contessa aveva qualche affare da
sistemare. Il principe Milcza possedeva in questa
citt un magnifico palazzo, decorato col
lusso pi squisito. Ma anche qui, come a Parigi,
niente rivelava la presenza consueta o anche
accidentale del padrone di casa. Terka, alla
quale Mirto fece questa osservazione percorrendo
dietro a lei i maravigliosi saloni, rispose
brevemente :
- No, il principe Milcza non lascia pi Voraczy. -
Nelle rare occasioni in cui la contessa e i
suoi figliuoli parlavano del principe, questi
ultimi nominavano sempre il fratello in una
maniera cerimoniosa, e tutti, anche l'indipendente
Renato, prendevano un tono in cui alla
deferenza si mescolava il timore.
Le viaggiatrici arrivarono in una bella serata
di maggio alla piccola stazione che serviva il
castello di Voraczy. Due carrozze aspettavano.
La contessa e le figliuole salirono nella prima;
Mirto, Fraulein Rosa e Renato nella seconda,
dove presero posto anche le cameriere.
Cadeva il crepuscolo, e Mirto non vide che
vagamente il bel paesaggio verdeggiante che
si stendeva ai due lati della strada.
- Tutto questo, tutto quello,  del principe
Milcza... tutto, tutto!... - diceva Renato stendendo
le mani da ogni parte verso le foreste
la cui linea oscura tagliava l'orizzonte. - Non
posso farvi vedere fino a dove, e vi occorrer
molto tempo per conoscere tutto. Andremo in
carrozza e mi divertir a farvi vedere... C'
un lago tanto carino!... E il Danubio non 
lontano, sapete!... Il principe Milcza ha un
piccolo yacht, sul quale naviga qualche volta
con Karoly.
- Chi  Karoly? - chiese Mirto.
- Karoly,  il suo figliuolo.
- Oh, il principe  ammogliato? - chiese
la fanciulla sorpresa, perch mai aveva udito
fare allusione a una principessa Milcza.
- No, non lo  pi... e lo  tuttavia, - rispose
il ragazzo.
- Che cosa ingarbugliate, Renato? - fece
ella sorridendo. - Volete dire che vostro fratello
 vedovo?
- Ma no! - protest il fanciullo con impazienza.
- Non capite niente! Voglio dire che...
Oh! Eccoci arrivati. Guardate, Mirto! - '
Le carrozze, uscendo da un magnifico viale
costeggiato da alberi enormi, varcarono un
immenso cancello i cui globi elettrici rischiaravano
il maraviglioso lavoro in ferro battuto.
Al di l della corte d'onore, degna di un palazzo
reale, s'inalzava un castello stupendo, dall'aspetto
maestoso e quasi severo. Una luce intensa
e tuttavia mite rischiarava la facciata,
ma pi che altro la scalinata monumentale, a
doppie rampe, sulla quale attendevano diversi
domestici in livrea bianca con galloni colore
smeraldo.
Nel vestibolo, alto come una chiesa, dal pavimento. di marmo e addobbato di magnifiche
tappezzerie, un individuo imponente, vestito di
nero, s'inchin davanti alla contessa, dicendo :
- Sua Eccellenza il principe Milcza mi ha
ordinato di augurare il benvenuto a Vostra
Grazia e d'informarla che verr a presentarle
i suoi omaggi subito dopo il pranzo.
- Ah, grazie, Vildy!... Su, presto, figliuoli,
non c' da perder tempo... Katalia, mostrate
alla signorina Elyanni la sua camera. -
Queste parole furono rivolte a una donna
alta e grossa vestita molto correttamente di
seta nera. Dietro invito di costei, Mirto la segu
al secondo piano, fino a una grande camera
molto bene ammobiliata e provvista di comodit
ignorate dalla giovinetta nella sua camera
di Neuilly. E tuttavia, come avrebbe desiderato
di trovarsi ancora laggi! Che cosa sarebbe
essa in quella sontuosa dimora, se non
quasi un'estranea, la cugina povera che si accetta
con disdegno?
Inghiott le lacrime che le gonfiavano le palpebre,
s'inginocchi ed elev il suo cuore in
un'ardente preghiera. Poi, ravviatasi in fretta,
cambiato il vestito da viaggio, scese, un po' a
caso.
Un servitore le indic la sala da pranzo : una
stanza elegantissima, ma le cui dimensioni, relativamente
ristrette, non armonizzavano con
l'apparenza del castello.
Il pranzo fu un po' affrettato. La contessa,
che sembrava nervosa, si alz senza aver finito
le frutta quando un domestico venne ad avvertirla
che Sua Eccellenza attendeva nel salotto
delle principesse.
- Presto, venite subito, ragazzi... Renato...
accomodati un po' il goletto. Lascia cotesta
crema, ragazzo mio : non bisogna far
aspettare il principe... Mirto, salite in camera
vostra e riposate bene. Vi presenter uno di
questi giorni; stasera non  necessario... -
Nel dir questo se ne and, seguita dai figliuoli...
E Mirto risal nella sua camera, molto
stupita di tanto cerimoniale tra madre e
figlio, tra sorelle e fratelli... Non era meglio
chiamarsi Millon e amarsi con semplicit?!...
Quel principe Milcza doveva essere un gran signore
pieno di superbia, che avrebbe considerato
dall'alto Mirto Elyanni, la sua umilissima
parente.
 
Capitolo IV.

Mirto si svegli la mattina dopo alla solita
ora, cio assai presto, e si alz rapidamente,
ben riposata della leggera fatica del viaggio e
rallegrata dalla vista di un bel sole che entrava
dalle due finestre.
Appena vestita, and verso una di esse e l'apr.
I giardini del castello si stendevano innanzi
a lei, maravigliosamente disegnati. Ma che
strani giardini erano mai! Per quanto lontano
essa spingesse lo sguardo, non vi scrse un fiore.
Le aiuole erano formate da fogliami di una
variet di toni inaudita, da piante verdi maravigliose
e rare. Nei bacini di marmo l'acqua
s'iridava e scintillava sotto i raggi d'oro che
vi battevano sopra.
- Nessun fiore! - mormor Mirto con tristezza.
Come sua madre, essa amava quei delicati
capolavori dati da Dio all'uomo per la gioia
degli occhi... E la vista di quei giardini senza
fiori metteva in lei uno strano senso di malinconia.
Una giovane cameriera in costume nazionale
le port la colazione. Dopo aver rapidamente
bevuto la cioccolata spumosa, Mirto scese per
l'immenso scalone, in fondo al quale trov un
servitore a cui chiese dove fosse la cappella.
Egli l'accompagn, attraverso larghi corridoi
pavimentati di marmo, fino a una porta di
quercia scolpita che apr, inchinandosi rispettosamente.
La cappella doveva far parte delle costruzioni
anteriori al castello odierno, perch sembrava
antichissima. Nella penombra, accentuata
dalle vetrate oscure, Mirto non vide da principio
che l'altare, dove un vecchio prete dalla
lunga barba bianca cominciava la Messa.
Ella s'inginocchi a caso sopra un'antica
panca scolpita. Solo alcuni servitori assistevano
al santo sacrifcio. Innanzi al coro, una fila
di poltrone e d'inginocchiatoi stemmati indicava
il posto della contessa e dei suoi figliuoli.
Ancora pi avanti, si vedevano due altri seggi
di una sontuosit severa, sormontati da una
corona principesca.
Finita la Messa, Mirto fece il giro della cappella,
ammir i tesori artistici di cui i principi
Milcza avevano ornato il piccolo santuario.
Quindi, dopo un'ultima preghiera, usc e si
trov in un' immensa galleria che precedeva
immediatamente la cappella.
La parete di sinistra era adorna di una sfilata
di stupende vetrate che spandevano sul
pavimento di marmo strisciate di porpora, di
indaco, e d'oro; quella di destra era coperta
di quadri sacri, opere di maestri, alternati con
antichi arazzi di un valore inestimabile... E
guardando quelle maraviglie che incantavano
la sua anima di artista, Mirto raggiunse l'estremit
della galleria.
Da una porta di quercia spalancata ella scorse una scalinata
di marmo rosso, che un domestico
in tenuta da lavoro era intento a spazzare.
Al di l si estendeva la prospettiva dei giardini
e del parco.
Ella discese con l'intenzione di vedere da vicino
quegli strani giardini e avvicinarsi alle
splendide serre le cui cupole scintillavano laggi,
fra gli alberi. Forse che i fiori si erano rifugiati
l?
Ma essa fu delusa: dietro le invetriate non
scorse che piante verdi, le pi rare, le pi
belle, e fogliame di tutti i toni, dalla porpora
intensa al verde pallido argentato.
Nonostante la sua delusione Mirto sentiva in
s un tale benessere, con quel sole cos allegro
e quella brezza mattutina cos fresca, che risolse
di fare una piccola esplorazione nel parco.
Si mise a camminare di passo svelto, e raggiunse
presto i grandi e annosi alberi che formavano
una volta maestosa sopra i viali, grandi
e piccoli, che s'incrociavano in ogni senso.
Quel parco stupendo doveva essere interminabile
e racchiudere mille cantucci incantevoli.
Soltanto, cosa singolare, Mirto non vi aveva
ancora scorto un fiore. Forse che quella terra
si rifiutava di produrne?
Ah, s, ecco... ne scopriva uno, nascosto
sotto le foglie: un piccolo giacinto che sembrava
vergognoso di trovarsi l! La vista di
quel fiore fece molto piacere a Mirto, la quale
si curv, lo colse e lo infil nel vestito.
Bisognava ora che pensasse al ritorno, bench
il fascino di quel bosco la spingesse sempre
pi avanti. La fanciulla prese un sentiero quasi
invaso dagli arbusti che vi crescevano follemente,
in piena libert. Un'erba fine e rara copriva
il suolo punteggiato d'oro dal sole che penetrava
attraverso la fresca volta formata dal fitto
fogliame.
A un tratto Mirto si trov in fondo al viale,
dinanzi a un'immensa prateria circondata di
alberi annosi. Due levrieri neri, abbaiando, le
saltarono incontro. Sorpresa e spaventata, essa
non pot trattenere un leggero grido...
- Hady, Lula, qua! - chiam una voce
breve.
I cani si fermarono, e Mirto, volgendo un po' la testa, vide a
qualche passo di distanza
un giovane alto e slanciato, vestito da cavallerizzo,
che si appoggiava al collo di un magnifico
cavallo baio, tutto fremente sulle sue gambe
nervose. Ella incontr due grandi occhi
profondi e irritati, e davanti a quello sguardo,
desider subito di sprofondare sotto terra.
Lo sconosciuto si tolse il cappello con un gesto
altero, e volse altrove la testa. Mirto rientr
precipitosamente nel viale coperto, ritorn
sui suoi passi e prese a caso una direzione che
per fortuna era la buona, perch raggiunse subito
i giardini e vide innanzi a s la massa imponente
del castello dorato dal sole che faceva
scintillare i vetri delle innumerevoli finestre.
Nell'istante in cui Mirto si avvicinava al castello,
il rumore del galoppo di un cavallo le
fece volgere la testa. Lo sconosciuto di poco
prima giungeva in linea retta facendo scavalcare
al cavallo gli ostacoli rappresentati dalle
aiuole di fogliame e dai sedili di marmo. Era
un perfetto cavaliere, di un'eleganza estrema,
assolutamente padrone dell'animale splendido
e focoso che montava.
A qualche metro dalla scalinata, il cavallo
si ferm di colpo. Il giovane salt leggermente
a terra, gett le redini a uno dei domestici che
si precipitavano verso lui e sal rapidamente gli
scalini.
Terka usciva in quel momento, con un ombrello
in mano. Lo sconosciuto si ferm vicino
a lei, le tese la mano e le disse qualche parola.
Mirto, che non osava pi farsi avanti, vedeva
benissimo l'espressione irritata del viso di lui,
di quel viso che aveva gli stessi lineamenti del
giovane magnate del palazzo Milcza, ma che
differiva nell'espressione, non avendone conservato,
sembrava, che l'altera fierezza.
Terka abbassava gli occhi, e sembrava molto
a disagio nel rispondere al suo interlocutore.
Questi entr nel vestibolo, e la fanciulla discese
lentamente la scalinata.
Allora essa videMirto che finalmente si avanzava.
- Venite forse dal parco, sciagurata fanciulla? -
ella chiese con un tono un po' agitato.
- Ma s... Ho forse commesso qualche cosa
di male? - fece Mirto, inquieta.
- Del resto, nessuno vi aveva avvertita, e
non potevate sapere...  l'ora della passeggiata
del principe, il quale vuole assolutamente
esser solo. Il minimo incontro lo contraria. La
gente di qui lo sa, e si allontana dalla sua strada
appena ode il galoppo di un cavallo.
- Mi dispiace di non essere stata avvertita.
Ho commesso senza volerlo un'indiscrezione
che ha senza dubbio contrariato vivamente il
principe Milcza, a giudicare dall'espressione
della sua fsonomia quando mi sono trovata
poco fa dinanzi a lui, nel parco. Ho avuto un
po' paura, lo confesso, e sono fuggita come
una bambina.
- Oh, non siete la sola! Quando il principe
 contrariato, lo sa mostrare in maniera tale,
che si desidererebbe di trovare una tana di topi
per rannicchiarvisi... Spero per che questa
volta non sar troppo adirato con voi: gli ho
spiegato che avete peccato per ignoranza, e mi
 parso che accettasse la scusa. Per maggior
sicurezza, per, potreste esprimergli voi stessa
il vostro dispiacere la prima volta che lo vedrete...
Come vi sembrano questi giardini, Mirto?
- Sarebbero maravigliosi se vi fossero dei
fiori, - rispose Mirto con franchezza.
Terka gett un'occhiata spaventata verso il
vestibolo dove era scomparso poco prima il
principe Milcza.
- Non parlate mai di fiori davanti a lui:
li odia, e qui non se ne vede uno. Le sue
guardie, per fargli piacere, spingono il loro
zelo fino a distruggere quei piccoli infelici che
oserebbero sbocciare nel parco. Ma anch'io
sono del vostro parere, Mirto, - soggiunse a
voce bassa.
Essa apr l'ombrello e si allontan verso i
giardini, di passo indolente e un po' stanco.
Mirto entr nel castello e riusc non senza fatica
a ritornare nella sua camera. Le occorreva
un po' di tempo prima di orientarsi in quell'immensa
dimora... e forse pi tempo ancora per
adattarsi ad abitudini cos nuove per lei, e conoscere
tutte le stranezze del signore e padrone
di Voraczy.
Tanto misantropo era dunque, cos giovane
ancora? Un grande dolore, forse, si era abbattuto
su lui, e non avendo egli saputo reagire
cristianamente, si racchiudeva in un'orgogliosa
malinconia...
Mirto cominci a disfare il baule. Un piccolo
giacinto cadde ad un tratto sulla biancheria.
- Oh! Il mio povero fiorellino! Per fortuna
il principe Milcza non ti ha veduto! Ti voglio
serbare preziosamente, poich non potr avere
altri fiori, qui. -
Apr il suo piccolo portafogli e vi pos il
giacinto, vicino al ritratto della cara scomparsa.
Fiss a lungo il viso fine dagli occhi bellissimi,
ma poco profondi...
- Mammina cara, come vorrei essere ancora
vicino a te, nel nostro umile nido!... - mormor
con un singhiozzo.
Fu Terka che assunse il compito di far visitare
il castello a Mirto. La sua freddezza non
era accompagnata da quell'aria sdegnosa che
aveva Irene, nella quale la freddezza sembrava
far parte inerente del suo carattere, mentre
invece la sorella minore sapeva benissimo,
secondo i casi, mostrarsi gentile e premurosa.
Mirto vide dunque in ogni particolare la magnifica
dimora, ammir da artista, senza l'ombra
d'invidia, le maraviglie che racchiudeva.
Contempl le rilegature antiche e inestimabili
dei volumi contenuti nelle biblioteche, le pitture
maravigliose dei soffitti dei saloni ammobiliati
con un lusso inaudito, l'argenteria incomparabile
racchiusa nella sala dei Banchetti, dove
avevano luogo, un tempo, sontuosi conviti,
come Terka spieg a Mirto.
- Ora questa sala non serve pi, perch il
principe prende i pasti nel suo appartamento,
insieme col figlio.
-  piccolino, il suo bimbo?
- S, ha cinque anni, ma ne dimostra tre.
 una povera creaturina gracile, la cui intelligenza
invece  molto sviluppata. E l'idolo di
suo padre, la sua consolazione.
- Non capii bene quello che mi disse Renato
il giorno del nostro arrivo... che suo fratello
non era pi ammogliato e lo era tuttavia.
Supposi che volesse dire con ci che il principe
era vedovo... -
Terka, che varcava in quel momento la soglia
della sala, volse verso Mirto un viso assai
mesto.
- No, non  vedovo:  divorziato.
- Ah! - esclam Mirto con tristezza.
- Ha ottenuto il divorzio in Francia, dove
risiedeva frequentemente, dopo non so quali
formalit e difficolt inaudite. Anch'essa, come
lui, era accanita a volerlo per riconquistare la
sua libert... Dunque, agli occhi di certa gente
egli non  pi ammogliato, mentre per noi
lo  sempre. Ma non parliamo mai di queste
cose tristi che non abbiamo potuto impedire...
purtroppo!... - disse Terka, e sospir.
- E ha tenuto con s il fanciullo?
- S, grazie a Dio! Se non lo avesse ottenuto,
non so a quali estremi sarebbe giunto!...
Povero Arpad, la fede  morta in lui I - mormor
Terka con malinconia.
Mirto scosse la testa.
- Muore forse completamente, la fede? Mi
pare che in ogni anima ne resti una scintilla
nascosta, capace di scaturire un giorno.
- Non so... comunque, nessuno qui oserebbe
tentare in lui questa resurrezione morale.
- E perch? - disse Mirto con sorpresa.
Terka la guard con aria stupefatta.
- Perch?... Non vi bast dunque vederlo
l'altro giorno, per capire che mai non sopporterebbe
una parola su questo soggetto?... No,
nemmeno da padre Joaldy, che pure gli ha fatto
fare la sua prima comunione... Oh, voi non
sapete ancora com', altrimenti non mi avreste
rivolto una domanda simile!
-  che - rispose Mirto con dolcezza - io
non capisco come si possa vivere vicino a un'anima
sofferente e lontana da Dio, senza cercare
di guarirla e di ricondurla a Lui.
- Un'altra, forse... ma quella del principe
Milcza, no! Ne converrete conoscendolo. -
La fine della visita al castello non procur
pi a Mirto lo stesso piacere. Ella guard distrattamente
la sala dei Magnati, dove si vedeva
la poltrona principesca sollevata di diversi
scalini; la sala delle Feste, il giardino d'inverno,
tutte maraviglie che la lasciavano singolarmente
fredda. Pensava al padrone di quelle
magnificenze, a quell'uomo che soffriva forse
acerbamente, tanto pi che la speranza divina
aveva lasciato il suo cuore.
Una piet immensa invadeva Mirto per quel
gran signore che era in tal modo pi povero,
pi misero di lei, l'umile orfana costretta a
guadagnarsi il pane.
A che cosa gli servivano le sue immense ricchezze,
quella dimora pi che regale, quella
scorta di servitori diretta da Vildy, il maggiordomo,
e da Katalia, la direttrice? Un po' di
fede, un po'd'amore divino, sarebbero un balsamo
infinitamente pi dolce sulle ferite da lui
ricevute.
Mirto non l'aveva pi rivisto. Egli viveva col
figliolino, del tutto separato dagli Zolanyi. La
contessa Giselda non esercitava nessuna autorit,
tranne che sul suo personale di servizio
privato, perch Vildy e Katalia continuavano a
dirigere tutto; e Mirto osservava talvolta come
la contessa e i suoi figliuoli sembrassero impacciati
e poco a loro agio in quella dimora.
Renato aveva cominciato le sue lezioni di
violino. Dopo aver udito Mirto eseguire ammirevolmente
una sonata di Beethoven accompagnata
da Terka, aveva dichiarato che accettava
sua cugina come insegnante. Siccome amava
la musica, non aveva per Mirto gli scatti di
carattere che riservava per Fraulein Rosa le
cui lezioni lo infastidivano, diceva.
La fanciulla si occupava di musica anche con
le cugine; e la contessa, apprezzando la grazia
squisita della sua voce e della sua purissima
dizione, ne aveva fatto la sua lettrice.
Non mancava dunque di occupazioni, Mirto,
tanto pi che accompagnava spesso le cugine
nelle loro passeggiate a piedi e in carrozza.
Irene la caricava sempre di tutto ci che le dava
noia: ombrello, mantello, borsa da lavoro.
Mirto, era evidente, sostituiva per lei una cameriera.
Renato, a poco a poco, imitava la sorella,
cos bene che la fanciulla ritornava talvolta dal
parco stanchissima, e con le braccia rotte dalla
fatica.
La contessa e le sue figliuole avevano ripreso
le loro relazioni coi castellani della contrada,
e ricevevano numerose visite; ma Mirto era tenuta
completamente in disparte e restava invisibile
per gli estranei ricevuti a Voraczy.
Le piccole spine della sua situazione erano
compensate dalla possibilit di assistere ogni
giorno alla messa, e dall'appoggio spirituale
che ella trovava in padre Joaldy, il cappellano
di Voraczy, prete pio e istruito, anima serena
che si santificava nel raccoglimento e nella carit
apostolica esercitata verso i poveri, numerosissimi
sui domini del principe Milcza, dove
gli intendenti erano spesso duri e rapaci.
Un pomeriggio, le fanciulle si attardarono a
lavorare nel parco, e tornarono via in fretta
per giungere in tempo all'ora del t. Mirto
disse indicando un viale del parco:
- Io mi domando perch non passiamo mai
di qui. Questo cammino dovrebbe essere molto
pi diretto.
- S, ma ci condurrebbe al tempio greco vicino
al quale Karoly passa le sue giornate.
- Ebbene? - chiese Mirto guardando sorpresa
Irene.
- Ebbene, io non ambisco affatto che un
capriccio del figlioletto o del padre di lui ci
fermi l! Noi non ci rechiamo presso Karoly
che dietro un ordine... e ci basta, ve lo assicuro!
- Oh! Il vostro nipotino, Irene! - esclam
spontaneamente Mirto, quasi scandalizzata.
- Irene! - mormor nello stesso tempo
Terka, gettando intorno a s un'occhiata piena
di spavento.
Irene replic, abbassando la voce:
- Non temere, non c' nessuno. Ma a quanto
parrmi voi pensate, o candida Mirto, che noi
si possa agire verso Karoly come fanno di solito
le zie verso i nipoti, non  vero? -
Essa guardava la cugina con un'aria tra il
serio e il beffardo.
- Perch no?... - fece Mirto.
- Perch?... Ebbene, perch quello  il figlio
del principe Milcza! -
E dette in un piccolo scoppio di riso ironico
incontrando lo sguardo sorpreso di Mirto.
- Non capite?... Ve lo spiegher pi tardi,
ora non abbiamo tempo. Camminiamo pi
svelte. -
In pochi momenti arrivarono vicino alla
grande terrazza di marmo sulla quale si apriva
il salotto dove stava di solito la contessa Zolanyi.
Irene, salendo la scala, esclam:
- Sono un po'spettinata, ma pazienza: non
salgo. Ho sete, e voglio subito bere una tazza
di... -
S'interruppe bruscamente e si ferm di
colpo.
Due levrieri neri apparvero sulla soglia del
salotto e si slanciarono verso lei...
- Cielo!... C' il principe!... - mormor
con voce soffocata. - E siamo anche in ritardo...
E i miei capelli...
- Torna gi, e corri in camera, - consigli
piano Terka.
- Per farlo aspettar dell'altro?... E poi mi
avr gi vista di certo... Ebbene, dove andate,
Mirto? Venite, anzi: servirete forse a fugare
l'uragano. -
Mirto entr dopo le cugine. In faccia alla
contessa, il principe Milcza, vestito di flanella
bianca, adagiato in una poltrona, sfogliava distratto
una rivista. Egli volse verso le ragazze
quello sguardo oscuro che aveva tanto spaventato
Mirto.
- I vostri orologi vanno indietro, contessine,
- disse con un tono glaciale.
In quell' istante vide Mirto che si nascondeva
dietro alle cugine, e, alzatosi, s'inchin per salutarla.
La contessa si affrett a presentarla, certamente
con l'intenzione di fugare l'uragano, come
diceva Irene.
Il principe rivolse qualche parola gentile e
fredda a Mirto, che riusc a rispondere senza
troppo turbarsi, nonostante la strana timidezza
da cui si sentiva invasa.
Il principe Milcza stese la mano alle sorelle,
e torn a sedersi di faccia a sua madre. Irene
si avvicin al tavolino da t per compiere il suo
solito servizio; ma la voce breve del principe
rison...
- Lasciate servire il t a Terka, e andate
a pettinarvi, Irene. Sembrate una pazza con
quei capelli arruffati. -
La fanciulla divent rossa e usc senza protestare...
Mirto si era seduta vicino al tavolino
da t, e vedendo che la contessa lavorava, prese
essa pure un ricamo cominciato.
Il principe Milcza sfogliava di nuovo la rivista,
con altera indifferenza. Parve appena accorgersi
che Renato, entrato adagio adagio
contro sua abitudine, si avvicinava a lui e gli
baciava la mano.
Mirto sentiva intorno a s un'insolita atmosfera.
Uno strano disagio gravava sulla contessa
e sui suoi figliuoli. Renato, il turbolento Renato,
stava seduto accanto alla madre, quieto
come la calma Mitzi. La cura meticolosa che
metteva sempre Terka per la preparazione del
t, sembrava essersi duplicata, come se dovesse
assolutamente raggiungere la perfezione.
E ritornata in salotto, Irene, sempre cos ricca
di parole, raggiunse in silenzio il suo posto
volendo senza dubbio evitare di attirare su di
s l'attenzione del fratello.
Era dunque la presenza del principe Milcza
che produceva su tutti loro quello strano effetto...
Anche Mirto lo provava, ma non c'era da
stupirsi, perch essa non conosceva il principe,
ed era per lui semplicemente un'estranea, come
egli aveva fatto ben rilevare chiamandola
poco prima signorina, mentre gli altri figliuoli
della contessa non le avevano rifiutato
il titolo di cugina.
Vedendolo in piena luce, Mirto aveva osservato
l'estrema rassomiglianza del principe col
ritratto da lei visto nel palazzo Milcza. V'era
solo, tra l'originale e il dipinto, la differenza
che separa un uomo in tutto lo splendore della
giovinezza e della felicit, da colui che ha vissuto
ed ha sofferto. Il bel viso del principe aveva
una espressione dura e fiera, accentuata
dalla piega sdegnosa delle labbra; e bisognava
convenire che il contegno altero, il silenzio glaciale
o le brevi parole di quel figlio e di quel
fratello, non erano tali da incoraggiare la confidenza
dei suoi cari.
I due levrieri, che si erano accovacciati ai
piedi del loro padrone, si drizzarono a un tratto
e si slanciarono verso la vetrata. La contessa,
alzando gli occhi, esclam con vivacit:
- Ah! Ecco Karoly! -
Una donna bruna e forte, ancora giovane,
in un ricco costume nazionale, apparve sulla
soglia del salotto. Teneva in braccio un fanciullo,
una gracile creaturina vestita di bianco,
che sembrava avesse tre anni appena.
La contessa si alz premurosamente, e, avanzatasi,
prese il fanciullo dalle braccia della domestica.
Terka, le sue sorelle e Renato si avvicinarono
e sfiorarono con una carezza i capelli neri
del ragazzo, con l'aria di compiere un rito
d'indispensabile cerimoniale. La contessa stessa
non si mostrava maggiormente espansiva
verso il nipote.
Karoly volse verso suo padre gli occhioni neri
troppo grandi; il pallido visino sofferente e
un po'imbronciato si rischiar subito, ed egli
stese le mani verso il principe... Questi si alz,
and incontro al fanciullo e lo prese in braccio.
Il suo viso duro e oscuro si era subito addolcito,
e i suoi occhi magnifici rifulsero di una
carezzevole tenerezza posandosi sulla creatura
che stringeva al suo petto... Non sembrava pi
lo stesso uomo: in quel momento era proprio il
giovane magnate del ritratto visto da Mirto.
Karoly, con la testa appoggiata alla spalla
di lui, lo contemplava con adorazione.
Le sue dita esili carezzavano con dolcezza i
capelli neri e straordinariamente folti e ricciuti,
che davano alla fisonomia del principe
una singolare espressione...
Lo sguardo del fanciullo cadde a un tratto
su Mirto che era rimasta seduta e lo guardava
con amorevole attenzione. La fiss un istante,
poi tese il dito verso di lei.
- Chi , pap? -
Aveva una vocina soave e armoniosa, che
ben si addiceva al suo aspetto delicato.
- Va'a domandarlo a lei, caro piccino, -
rispose il principe Milcza.
Lo mise in terra, e il fanciullo fece qualche
passo verso Mirto.
Come era piccino e delicato!... Il cuore di
Mirto si strinse di piet. Ella si alz, e curvandosi
verso Karoly, lo prese in braccio.
- Mi chiamo Mirto Elyanni, e vengo dalla
Francia, - ella disse avvolgendo il ragazzo
col dolce sguardo delle sue pupille vellutate.
- Mirto... Mirto... - ripet Karoly passando
la sua manina su quella della fanciulla.
-  carino... E voi restate qui?
- Credo di s...
- Sono contento... Voglio stare con voi,
oggi! -
E con gesto fiducioso, il fanciullo pass il
braccno intorno al collo di Mirto.
- Ecco una simpatia spontanea, insolita in
Karoly, - disse il principe che seguiva quella
scena con uno sguardo enigmatico. - Forse
voi volete molto bene ai fanciulli, signorina,
e questo lo ha intuito.
- Infatti, principe, voglio un gran bene a
queste care creaturine, e sono un po' solita a
star con loro, perch a Neuilly mi occupavo
molto di un patronato vicino a casa nostra.
- Potete ritirarvi, Marsa, - disse il principe
rivolgendosi alla domestica rimasta vicino
alla porta. - Serviteci il t alla svelta, Terka.
Siete di una lentezza esasperante, oggi. -
Si sedette di nuovo, mentre Mirto riprendeva
il suo posto tenendo Karoly sopra le ginocchia.
Il fanciullo si stringeva a lei e stava zitto, ma
il suo sguardo non lasciava mai il padre i cui
occhi, ogni volta che incontravano quelli di
Karoly, prendevano quella espressione di carezzevole
dolcezza che contrastava tanto con
la loro durezza abituale, e la voce breve, fredda
e imperiosa, aveva intonazioni incredibilmente
amorevoli rivolgendosi al fanciullo.
Il principe per altro parlava poco, e il salotto
della contessa Zolanyi non pareva pi il solito:
Irene e Renato non lo animavano con la loro
vivacit e col loro chiacchierio. Anche la contessa,
che parlava volentieri, pareva durasse
fatica a trovare soggetti di conversazione, subito
esauriti dal laconismo del figlio.
Il maggiordomo port per Karoly del latte
in un bricco cesellato che era una vera maraviglia.
Il fanciullo volle che Mirto stessa glielo
versasse in una tazza, e che gliela sostenesse
mentre egli beveva lentamente.
- Avete ottenuto un ottimo resultato, signorina, -
disse il principe con tono soddisfatto.
- Da qualche giorno Karoly non voleva pi
prendere il latte, e non osavo forzarlo, temendo
che ne risultasse pi male che bene. Ma
questo capricciosetto oggi si decide... in onore
vostro, pare.
- Io voglio bene a Mirto, pap, - disse la
vocina di Karoly.
- Potete esserne fiera, Mirto, poich le simpatie
di Karoly non sono mai cos pronte, - le
disse sorridendo la contessa Giselda.
- Per ora lo lascio fare. Sapr insegnargli
pi tardi a essere diffidente, - replic il principe
con un tono duro che spiacque a Mirto.
Egli si alz, usc sulla terrazza, accese un
sigaro e si mise a camminare in lungo e in
largo.
Irene e Renato osarono allora muoversi un
poco, e cominciarono a parlare con voce smorzata.
Ma la contessa si mise quasi subito un
dito sulla bocca indicando con lo sguardo Karoly.
Il fanciullo si addormentava tra le braccia
di Mirto.
Il principe Milcza rientr silenziosamente, si
sedette e si mise a leggere. Appena Karoly si
svegli, egli prese il fanciullo e lo port via
ancora un po'insonnolito, mentre questi ripeteva,
rivolgendosi a Mirto con dei piccoli gesti
della mano:
- Vi voglio bene, Mirto. Verrete a divertirvi
con me, a raccontarmi delle novelle. Mi piacciono
molto le novelle... -
Quando la porta si fu chiusa dietro il principe,
il silenzio regn ancora per qualche istante
nel salotto. Poi Renato si alz, si stir bruscamente
e si slanci fuori, mormorando:
- Non ne posso pi! -
Irene tir fuori un fazzoletto di batista e se
lo port alla fronte dicendo con voce dolente:
- Ho un'emicrania atroce!  una cosa orribilmente
faticosa doversi sorvegliare cos,
quando si sa che una parola, un semplice movimento
pu essere oggetto di rimproveri severi...
e ingiusti.
- Irene! - ammon la contessa volgendo
un'occhiata piena di spavento verso la porta.
- Suvvia, mamma, non supporrete mica che
il principe Milcza ascolti dal buco della serratura!
- replic la giovinetta con un risolino
ironico.
- Ma pu udire un domestico... E se un discorso
simile arrivasse alle sue orecchie!...
Non badi mai alle tue parole, Irene.
- Talvolta  pi forte di me, mamma. Ho
dei momenti di ribellione... Basta, voglio imitare
Renato e fare una passeggiatina nel parco
per calmarmi i nervi... Anche voi, Mirto? -
disse vedendo che la fanciulla si alzava.
- No, vado a fare una preghiera in cappella,
Irene. -
Un lampo ironico e un po'cattivo guizz nellosguardo della cugina. Essa usc insieme con
Mirto, e nel corridoio pos per un secondo la
mano sul braccio della fanciulla.
- Fate bene: andate ad acquistar forza,
Mirto, perch, se non sbaglio, dovrete fra poco
esercitar tutta la vostra pazienza e la vostra...
come potrei dire... abnegazione. Karoly vi ha
in grande simpatia... Ora imparerete che cosa
costi avere la simpatia di Karoly.
- Che cosa volete dire, Irene? - esclam
Mirto, guardandola con sorpresa.
- Lo saprete presto... e vi auguro caritatevolmente
che la vostra schiavit non duri pi
della mia. -
Si mise a ridere con aria canzonatoria, e si
allontan lasciando Mirto stupita e perplessa.


Capitolo V.

La mattina dopo, uscendo dalla cappella,
Mirto trov alla porta Costanza, la cameriera
parigina della contessa Zolanyi, che la inform
come la sua padrona desiderasse parlarle.
Mirto, un po'sorpresa, la segu fino alla camera
della contessa. Questa era ancora a letto.
Essa stese la mano alla fanciulla, esclamando:
- Venite qui subito, bambina. Mio figlio
mi ha scritto due righe... Me lo aspettavo, del
resto, dopo quello che accadde ieri. Pare che il
bambino non abbia fatto che parlare di voi
tutta la serata, e anche stamattina, appena sveglio.
Il principe chiede che passiate la mattinata
e il pomeriggio vicino a suo figlio.
- Se ci fa piacere al piccino, ben volentieri!
Ma stamani ho la lezione con Renato... -
La contessa alz le mani.
-  proprio il caso di parlar di Renato! Karoly vi vuole con
s, e il principe Milcza ordina
di esaudire il desiderio del figliuolo, giacch
la parola chiedere non significa altro nella
sua penna e nella sua bocca, dovete mettervelo
bene in testa, Mirto. N voi n io siamo padrone
di rifiutare... Andate dunque subito dal
bambino. Lo troverete nel parco vicino al tempietto
greco. Per ordine del medico, egli trascorre
l tutte le sue giornate quando il tempo
lo permette. Prendete un libro, un lavoro per
non annoiarvi troppo... Cielo!... Stavo per dimenticare
che mio figlio chiede che non vi mettiate
un vestito nero: non gli piace di vedere
dei colori scuri vicino al fanciullo.
- Ma non posso... sono in lutto grave! -
mormor Mirto.
La contessa fece un gesto d'impazienza.
- Mettetevi un vestito bianco quando andate
da Karoly e levatevelo subito dopo. Ve lo ripeto,
non c' da discutere una richiesta o un
desiderio del principe Milcza. Spicciatevi; Karoly
vi attende con impazienza. -
Mirto ritorn in camera sua e tir fuori uno
dei suoi vestiti bianchi che portava a Neuilly.
Mentre lo indossava, le vennero le lacrime agli
occhi al ricordo di colei che aveva voluto sempre
vederla vestita cos. Essa aveva accondisceso
per affetto filiale a quella esigenza puerile e
spesso imbarazzante. Ma oggi un'autorit estranea
le imponeva lo stesso obbligo, e Mirto
aveva sentito a un tratto la sua condizione dipendente,
quando la contessa le aveva fatto
capire come non vi fosse possibilit di discutere
l'ordine che la concerneva.
Tuttavia l'anima fiera ed energica di Mirto
non si sarebbe cos facilmente sottomessa se
non si fosse trattato di evitare un'impressione
spiacevole a un fanciullo malato. Soltanto per
un motivo di questo genere, essa poteva trasgredire
esteriormente al grave lutto di cui il
suo cuore risentiva ancora il doloroso strazio.
Mezz'ora dopo, la fanciulla s'inoltrava nel
parco. Non conosceva ancora il tempio greco
al quale le contessine evitavano con cura di avvicinarsi,
e si ferm, in ammirazione davanti
alla piccola maraviglia che le apparve a un
tratto, in fondo a una vasta radura. Il tempio
di marmo s'inalzava, sullo sfondo verde degli
alberi che lo circondavano, tutto bianco, di
una purezza di linee ideale. A destra, fra il fogliame,
scintillava l'acqua azzurra di un laghetto
sul quale nuotavano alcuni cigni.
In fondo agli scalini del peristilio stava steso
su una poltrona a sdraio il piccolo Karoly. A
pochi passi da lui, Marsa, la domestica che
era stata nutrice, lavorava a un ricamo. Pi
lontano, sopra uno degli scalini, era seduto
un ragazzetto di una diecina d'anni, un biondino
dall'aspetto timido e pensoso, vestito di
un ricco costume ungherese.
Karoly volse la testa, scrse Mirto e gett
un grido di gioia stendendo le braccia verso lei.
- Oh, venite, venite, Mirto!... Sono tanto
contento!... -
Commossa da quella gioia infantile, ella si
sedette vicino a lui, e accarezz con tenerezza
la testolina che si appoggiava alla sua spalla.
Il fanciullo, rapito, ripeteva:
- Sono tanto contento!... Sono tanto contento!...
E avete un vestito bianco! Non mi
piace il nero:  brutto,  triste! -
Mirto dovette raccontargli una novella. Poi,
stanco, il bimbo si addorment, stretto alla fanciulla,
la quale, non osando fare il minimo movimento
per timore di svegliarlo, rimase senza
far niente... in apparenza almeno, perch mentalmente
pregava per le anime che la circondavano,
per quella povera creaturina cos gracile
la cui debolezza e il cui affetto spontaneo
facevano vibrare in lei gli istinti di amor materno
molto sviluppati nel suo cuore. I fanciulli
del patronato di Neuilly sapevano quanta bont
e gentile gaiezza aveva per loro la cara signorina
Mirto, e il figlio del principe, il piccolo
magnate, l'aveva subito intuito nel solo sguardo
della fanciulla.
Karoly si svegli nel momento in cui appariva
il maggiordomo seguito da diversi domestici
che portavano una tavola e gli accessori
per apparecchiare. Quando il tempo era bello,
il principe e suo figlio mangiavano l, spieg
Karoly a Mirto.
- E resterete a pranzo con noi!... - esclam
il fanciullo prendendole la mano.
- Oh, no davvero, caro piccino! - rispose
Mirto con vivacit. - Io mangio con la vostra
nonna e le zie...,
- S, s, io voglio, e anche il babbo vorr,
se glielo dico io.
- Via, siate ragionevole, Karoly! - disse
Mirto con dolcezza. - Ritorner subito dopo,
ve lo prometto. -
E si allontan, incerta di essere riuscita a
persuadere il fanciullo.
La contessa e i figliuoli erano gi a tavola
quando Mirto entr nella sala da pranzo. Irene,
avvolgendola con un'occhiata gelosa che le
era abituale verso quella cugina troppo bella,
le chiese con ironia:
- Vi siete divertita, Mirto?
-  raro che il dovere sia un divertimento, -
rispose Mirto con freddezza. - Sono stata
semplicemente contenta di aver recato un po' di
gioia a quel povero malatino.
- Ah! Se avete degli istinti di suora di carit,
tanto meglio per voi! - disse Irene.
- Non vi saranno di troppo, in questa occasione.
- Ma Irene!... Irene!... - esclam la contessa,
scontenta.
- Ebbene, mamma, che ho detto di tanto
terribile? - replic la fanciulla. - Mirto non
tarder ad accorgersi della verit delle mie parole,
e forse la sua bella serenit non durer
a lungo... Io credo che siate un po'presuntuosa,
Mirto. Vedremo se avrete pi resistenza
di me. -
Gett un'occhiata intorno, e vedendo che i
domestici si erano in quel momento allontanati,
si curv verso lei.
- Due anni fa, - le sussurr - il fanciullo
aveva per me tutte le sue simpatie. Non potevo
lasciarlo un momento: dovevo piegarmi a tutti
i suoi capricci, ridere quando egli voleva, restare
in altri momenti immobile senza far niente.
Quando mia madre si prepar a partire per
passare come di solito l'inverno a Vienna, il
principe dichiar che io sarei rimasta a Voraczy
per tener compagnia a Karoly. Quanto
piansi a veder partire tutti!... Ma dovevo essere
allegra davanti al fanciullo e a suo padre,
sopportare senza lamentarmi quell'obbligo continuo,
quella noia tremenda. Mi ammalai, e il
principe dovette rimandarmi a Vienna. Ma non
me lo ha pi perdonato.
-  inutile scoraggiare Mirto raccontandole
certe cose, - disse la contessa con un tono di
disapprovazione. - Infine, essa pu essere pi
paziente di te... -
L'entrata di un domestico fece cambiare il
discorso. Finito il pranzo, Mirto si diresse di
nuovo verso il tempio greco. Karoly l'accolse
con le stesse dimostrazioni di gioia, ed essa
dovette cominciare subito una grande partita
di una specie di giuoco dell'oca che appassionava
il fanciullo. Un terzo giocatore si un ad
essi: Miklos, il piccolo ungherese, figlio di un
intendente del principe, che doveva far divertire
Karoly.
Mirto si accorse allora che il principino non
era sempre buono e docile come si era mostrato
la mattina. Autoritario e capriccioso, e talvolta
anche sgarbato, egli era un vero piccolo
tiranno per Miklos umile e sottomesso davanti
a lui. A un dato momento, senza alcuna ragione,
egli diede perfino uno schiaffo al piccolo
servitore. Mirto esclam con vivacit:
- Oh, Karoly, che fate! Non siete punto
gentile! -
La nutrice interruppe il suo lavoro e la guard
spaventata. Il piccolo Miklos rimase un
istante a bocca aperta, e Karoly spalanc gli
occhi esclamando:
- Ma, Mirto, non c' che il babbo, sapete,
che ha il diritto di sgridarmi!... E voi, voi
siete qui per divertirmi, per raccontarmi delle
belle novelle. Raccontatemene una. Vattene,
Miklos: non voglio che tu ascolti!
- Lasciate ascoltare anche il povero piccino,
invece: ci lo distrarr, - disse Mirto
commossa dall'aria infelice del ragazzetto che
si alzava per allontanarsi.
- No, no, non voglio!... Vattene, Miklos! -
disse Karoly con collera.
Mirto pos la mano su quella del fanciullo e
lo avvolse con uno sguardo penetrante di rimprovero.
- Mi fate molto dispiacere, Karoly. Fate
male ad esser cos duro verso questo povero
piccino che sembra mite e buono, e che deve
esservi tanto affezionato. In questo modo offendete
anche il buon Dio che ci ha comandato
di esser buoni gli uni con gli altri.
- Il buon Dio! - fece Karoly, pensieroso.
- Pap non me ne parla mai: Marsa mi fa
dire una piccola preghiera, e padre Joaldy viene
qualche volta a sedersi vicino a me e mi
parla di Ges bambino e della Madonna. Mi
piace ascoltarlo... Ma non dovete dire che io
vi faccio dispiacere, Mirto, - soggiunse appoggiando
con un gesto carezzevole la guancia
alla mano della fanciulla.
- S, lo dico perch  la verit. Mi promettete
di esser pi buono col povero Miklos, Karoly? -
Il fanciullo alz su Mirto i suoi occhioni neri
simili a quelli del padre, e disse gravemente:
- Mi ci prover... E poi domander a pap
se permette che mi sgridiate, perch lo fate cos
bene! -
Mirto non pot trattenersi dal ridere e si
pieg per baciare Karoly in segno di riconciliazione.
Il fanciullo chiam Miklos vicino a s,
ed ella cominci una bella novella.
Nel momento pi patetico, Marsa balz in
piedi esclamando:
- Ecco Sua Eccellenza!
- Oh! Il babbo! - disse Karoly con gioia.
Il principe Milcza, seguito dai due levrieri,
giungeva costeggiando il tempio. Karoly esclam
allegramente:
- Fate presto, pap, mettetevi a sedere, cos
Mirto continua la novella. -
Il principe si avanz, s'inchin davanti alla
fanciulla e si sedette sopra una poltrona ai
piedi della seggiola a sdraio, dicendo con altera
tranquillit:
- Continuate pure, signorina... -
Egli apr un libro e parve assorbirsi nella
lettura, con grande consolazione di Mirto. Ella
riusc a scuotere il disagio cagionatole dalla
venuta del signore, e fin la novella con 'completa
soddisfazione di Karoly.
- Com' carina, Mirto!... E voi raccontate
cos bene!... Non  vero, pap?
- Benissimo, - rispose il principe, distratto,
senza alzare gli occhi dal libro.
- Ditemene un'altra, Mirto, - continu il
fanciullo.
- Credo, caro piccino, che per oggi basti.
Siete un po' agitato; aspettiamo a domani, e
ve ne racconter un'altra molto divertente.
- No, subito, Mirto! -
Il principe interruppe la lettura e disse, con
freddezza:
- Potete contentare il desiderio di Karoly,
signorina. -
Il suo tono significava chiaramente: Voglio
che lo contentiate.
Mirto cominci allora un'altra novella. Poi
il fanciullo, soddisfatto, le lasci un istante di
riposo, ed ella pot prendere un poco il suo lavoro.
Alle cinque fu portato il caff e latte del
piccolo principe. Il principe Arpad pos il libro
vicino a s e disse con fredda cortesia:
- Posso chiedervi di servirci, signorina? -
In verit, la contessa Zolanyi non aveva torto
dicendo a Mirto che le parole prese a prestito
dal vocabolario della cortesia mondana
acquistavano in bocca al principe un imperioso
significato che non ammetteva rifiuti.
Mentre la fanciulla si avvicinava alla tavola,
il principe si alz, e curvandosi sulla poltrona
a sdraio, prese in braccio il piccino e si mise
a passeggiare in lungo e in largo, tenendo
stretta a s la creaturina che appoggiava la
testa alla sua spalla.
- Ah! Pap, ho da chiedervi una cosa! -
disse a un tratto Karoly. - Permettete a Mirto
di sgridarmi, qualche volta?
- Non lo permetto a nessuno... La signorina
Elyanni non deve che distrarti e divertirti;
il resto riguarda me. -
Queste parole caddero nette e glaciali dalle
labbra del principe Arpad... Mirto si volse
leggermente per nascondere il rossore che le
era salito al viso, e con mano fremente prese il
bricco.
- Mi dispiace, perch mi sgrida cos bene! -
continu il fanciullo. - Pare che io sia stato
cattivo con Miklos. Non me l'avevate mai detto,
pap.
- Non occuparti di questo, e fa'di Miklos
quello che vuoi, - disse il principe con un tono
breve.
Si sedette di nuovo tenendo il fanciullo sulle
ginocchia. Mirto port il latte di Karoly, pos
in silenzio, sopra un tavolino vicino al principe,
un vassoio col caff, e riprese il suo posto
e il suo lavoro.
- Ebbene, non vi siete servita, signorina? -
disse questi dopo un istante.
- Non ho l'abitudine di prendere il caff.
- Che idea! - egli fece con un tono di
disapprovazione. - Anche Irene diceva di non
poterlo soffrire, ma sono riuscito a farle prendere
un po'l'abitudine. Provate anche voi, signorina. -
Mirto, non avendo ragioni plausibili per rifiutare,
si alz e and a mescersi un po'di caff.
Ma dunque il principe Milcza aveva la pretesa
d'imporre a coloro che lo circondavano perfino
i suoi minimi gusti personali?
Bevuto il caff, egli pos in terra il fanciullo
e si alz dicendo:
- Cammina un poco, Karoly; io arrivo al
castello, ma torner presto qui. -
Il fanciullo, dopo qualche passo indolente intorno
alla seggiola a sdraio, and a rifugiarsi
tra le braccia di Mirto e rest cos, calmo e
quieto, fino alle sette, ora in cui comparve di
nuovo suo padre.
- Marsa, prendete il principe Karoly...
Siete libera, signorina Elyanni. A domani,
non  vero? Karoly vi aspetter con impazienza. -
E senza attendere una risposta che forse
giudicava superflua, il principe salut Mirto e
si allontan, seguito da Marsa che portava il
fanciullo.
- A domani, Mirto! - disse Karoly, agitando
le manine. - Volevo che restaste a
pranzo con noi, ma il babbo non vuole. -
Mirto riprese lentamente la strada che conduceva
al castello. Quella serata le faceva provare
uno strano senso. Le pareva che una
morsa la stringesse, o che legami invincibili
tentassero d'impedirle i movimenti.
Tale singolare senso era dovuto senza dubbio
alla stanchezza da cui era invasa. Avvezza a
una vita attiva, a passeggiare ogni giorno con
le cugine, era estremamente stanca di quella
giornata passata nell'immobilit.
Eppure il giorno dopo accadrebbe lo stesso.
Il principe Milcza lo aveva detto senza ambagi:
essa era destinata a divertire Karoly. Fino a
che il fanciullo non se ne fosse stancato, Mirto
doveva stare a sua disposizione e piegarsi a
tutti i suoi capricci.
S, lo aveva capito chiaramente, quella sera,
dalle parole del principe... E sapeva altres
che le era proibito di sgridare il fanciullo, di
rivolgergli il minimo ammonimento.
- Non potr mai adattarmi a questo!... -
essa mormor. - Sar pi forte di me...
Peggio per lui se  scontento! -
Ma non pot trattenere un leggero brivido
al pensiero d'incontrare quello sguardo scuro,
scintillante di collera.
In prossimit del castello la fanciulla vide
Terka che attraversava il prato di passo svelto.
Questa si ferm vicino alla cugina e chiese a
voce bassa:
- Il principe Milcza  gi rientrato in casa,
non  vero?
- Credo di s.
- Va bene... Vado a eseguire un ordine,
Mirto. La mamma ha ritrovato stamani, dentro
il cassetto di un mobile, una miniatura della
madre di Karoly. Tutti i ritratti di costei,
per ordine del principe, furono distrutti al momento
del divorzio... Non so come questo sia
rimasto... Vado a gettarlo nel laghetto, giacch
se egli ne trovasse un frammento...!
- Vi dispiace di farmelo vedere, Terka? -
La fanciulla gett un'occhiata timorosa intorno,
indi porse a Mirto una miniatura rappresentante
una giovane donna bionda, di una
bellezza scultoria. Alcuni fiori le ornavano i
capelli, e coprivano il vestito di velo verde
pallido. Gli occhi, bellissimi, avevano un'espressione
indefinibile che produsse in Mirto
una spiacevole impressione.
- Era vestita cos quando egli la vide per la
prima volta a un ballo in costume all'ambasciata
di Russia. Essa era russa e cugina dell'ambasciatore.
La sua famiglia era nobile ma
decaduta. Il principe Milcza, che tuttavia non
era un ingenuo, si lasci commuovere da una
abile commedia di semplicit e di dolcezza.
Lei, intelligentissima, aveva compreso come,
sotto un'apparenza estremamente mondana,
egli nascondesse un'anima troppo seria perch
la civetteria e la frivolezza avessero la fortuna
di riuscire a bene con lui. Ella seppe lusingarne
anche l'orgoglio, mostrandosi donna istruita,
cognita d'arte e di letteratura; non trascur
nulla, infine, di ci che poteva piacere a
quell'uomo brillante e serio ad un tempo, a
quel gran signore artista, a quel fino parlatore...
- Lui? - disse Mirto, incredula.
- Non parrebbe, oggi, non  vero? Eppure
egli era l'idolo dei salotti aristocratici di
Parigi e di Vienna; la sua eleganza dava il
tono alla moda maschile. Con la sua nobile
nascita, la sua ricchezza, le sue qualit fisiche
e intellettuali, poteva aspirare ai matrimoni pi
brillanti. Scelse Alessandra Ouloussof, ed ella
divent la principessa Milcza... E da quel momento
tutto cambi. Costei si rivel assetata
di lusso e di piaceri, cuore duro, priva di ogni
pregio morale. Il principe non si  mai confidato
a nessuno, ma di certo ha sofferto amaramente
della sua delusione, perch dopo sei
mesi di matrimonio non era gi pi lo stesso.
Il suo sguardo aveva un po'di quella durezza
che oggi ha per tutti, fuori che per suo figlio.
Pare che siano avvenute tra loro diverse
scenate terribili. Bench voi lo conosciate ancor
poco, potete ben supporre come non sia
uomo da lasciarsi dominare. Egli le inflisse
una delle pi dure punizioni che potessero colpirla,
obbligandola a seguirlo qui e privandola
delle distrazioni mondane che formavano la
sua vita.
Da principio ella si ribell, poi cerc di vincerlo
con la dolcezza, si fece umile, pentita;
ma egli non si fidava: la conosceva ormai troppo
bene.
Tuttavia, la nascita del figlio lo ammans
un poco. Egli fu meno severo e permise a sua
moglie qualche relazione coi castellani vicini;
ma si rifiut in modo assoluto di ritornare a
Vienna o a Parigi.
Le distrazioni che la principessa poteva trovare
a Voraczy non erano per sufficienti alla
sua anima frivola e avida di brillare nel gran
mondo. Per un anno, essa fece di tutto per indurre
il marito a cedere; ma si urt contro una
volont inflessibile. Il principe non voleva lasciare
Voraczy: ne aveva abbastanza della societ,
diceva, e intendeva di vivere tranquillo
nei suoi domini occupandosi dell'educazione di
suo figlio.
Allora, quando ebbe capito che niente riuscirebbe
a piegare la risoluzione di suo marito,
Alessandra fu presa da un' ira sorda, e un
giorno che il principe le rifiutava il permesso
di andare a una festa data a Budapest, ella
fece una scenata spaventosa. Non abbiamo mai
potuto sapere esattamente quello che accadde
tra loro. Quando la cameriera, accorsa allo
squillo del campanello, entr nell'appartamento
della padrona, la trov sola, in preda a una
crisi di nervi e proferendo delle minacce contro
il marito.
Il giorno dopo la principessa era scomparsa,
e con lei il piccolo Karoly.
La disperazione e il furore del principe
quando apprese questa notizia, furono indicibili.
Ordin immediate ricerche in tutte le direzioni,
e non fu molto difficile rintracciare la
fuggitiva: ella si era rifugiata a Parigi, e confess
cinicamente che aveva agito cos, col solo
scopo di vendicarsi di lui togliendogli il fanciullo
che sapeva come fosse il suo unico affetto.
In che modo il principe, col suo carattere
impulsivo e ardente, riuscisse a non abbandonarsi
con lei a qualche terribile estremo, non
so! Egli port via il fanciullo, che avendo preso
freddo nel precipitoso viaggio con sua madre,
fu cos gravemente ammalato nel palazzo
Milcza, che un momento si temette di perderlo.
Sopravvisse tuttavia, ma  rimasto debole in
modo eccessivo, come avete potuto vedere. E
io credo, Mirto, che il motivo dell'odio, la parola
non  troppo forte, del principe Milcza
per quella creatura senza cuore n anima, stia
soprattutto in questo. Vedendo ogni giorno
il suo diletto figliuolo in quello stato, egli pu
dirsi:  per colpa di sua madre.
- E fu allora che chiese il divorzio?
- S... Padre Joaldy cerc di dissuaderlo,
ma si trov di fronte a un'anima ribelle che
non aveva pi la guida della fede.  molto improbabile
che egli pensi a riammogliarsi; ma
ella si  sposata di nuovo con un banchiere
americano ed  una delle regine di Boston...
Capirete dunque come mi affretti a fare sparire
quest'ultima traccia della presenza di quella
donna nefasta.
- L'ultima?... No: rester sempre suo figlio, -
disse Mirto gravemente. - Essa non
ha mai cercato di rivederlo?
- Mai! La fibra materna non esisteva in lei.
- Il fanciullo non le rassomiglia, - disse
Mirto, restituendo la miniatura alla cugina dopo
avervi gettato un'ultima occhiata.
- No,  un vero Milcza, per fortuna! Suo
padre ha per lui una tenerezza appassionata
che talvolta mi spaventa, perch non posso
davvero pensare che se un giorno... -
Ella scosse la testa e si allontan verso il
parco, mentre Mirto continuava nella direzione
del castello.
Quantunque la luce del giorno si fosse appena
dileguata, la stupenda residenza era gi
tutta scintillante di lumi. Laggi, verso destra,
un chiarore intenso sfuggiva dall'appartamento
del principe Milcza che occupava tutta quella
parte del castello... E un'immensa piet invase
il cuore di Mirto pensando alle sofferenze
di quell'anima straziata e ribelle, che non aveva
saputo cercare la sua consolazione presso
il Consolatore unico, e si attaccava con passione
intensa, esclusiva, a una sola creatura, al
povero piccolo Karoly, cos fragile, cos esile,
la cui vista aveva stretto il cuore di Mirto quando
le era apparso per la prima volta.
 
Capitolo VI.

Mirto si trov dunque adibita al servizio di
Karoly per volont del principe Milcza, senza
che questi le avesse rivolto l'ombra di una
preghiera. Servizio non  parola troppo rude
per esprimere la sua sottomissione presso
il fanciullo male avvezzo ed esigente: Mirto
non aveva pi un momento di libert; tutte le
sue giornate, all'infuori delle ore dei pasti,
appartenevano a Karoly.
Essa capiva ora la paura che quella fragile
creatura ispirava alle contessine. Per Irene soprattutto,
cos vivace, cos incline al chiasso
e all'allegria, e cos poco portata, pareva, a sacrificarsi,
il pensiero di una tale schiavit doveva
essere insopportabile.
E tuttavia bastava un capriccio di Karoly per
imporglielo. Per questo, pi ancora della madre
e delle sorelle, essa vedeva con soddisfazione
l'entusiasmo del piccolo principe per
Mirto.
- Per ora egli non pensa pi a noi, diceva
allegramente. - Non abbiamo mai avuto tanta
libert. Per l'addietro, invece, chiedeva sempre
dell'una o dell'altra per tenergli compagnia,
e il povero Renato ha passato laggi certe
giornate di cui ben si ricorda!... Io poi!... Voi
siete la nostra salvazione, Mirto, - soggiungeva
con tono beffardo.
Essa era sempre aggressiva con la cugina
e non tralasciava occasione per lanciarle qualche
parola pi o meno spiacevole.
Mirto sopportava tutto pazientemente, e
adempiva con coraggio il compito che le era
imposto vicino al fanciullo, compito reso pi
dolce via via che cresceva l'affetto pieno di
compassione ispiratole da quel bamberottolo
capriccioso, ma singolarmente attraente nella
sua debolezza, e che le dimostrava una tenerezza
ardente.
Ma quella tenerezza non uguagliava ancora
l'affetto appassionato di Karoly per suo padre,
affetto reciproco del resto. Era evidente che
il principe Milcza non vedeva altro al mondo
che il suo figliuolo. Tutto convergeva verso
quel fanciullo; tutti dovevano inchinarsi davanti
alla sua volont, tutti, salvo suo padre.
Perch, cosa singolare, quell'uomo che non
ammetteva alcuna resistenza a un desiderio di
Karoly, si riserbava poi in faccia a lui la propria
autorit.
Il fanciullo gli obbediva istantaneamente,
e non insisteva mai quando suo padre aveva
detto: No, non voglio, Karoly.
Cos, anche riguardo a suo figlio, il principe
Milcza conservava quell'autorit assoluta che
era talvolta, bisognava riconoscerlo, un vero
dispotismo, il quale, gravando su tutti quelli
che si trovavano al suo servizio, si estendeva
perfino su sua madre stessa.
Mirto da principio si era chiesta perch la
contessa e i suoi figliuoli si sottomettevano benevolmente
a tutte le volont del giovane magnate.
Ma a poco a poco, da qualche parola di
Terka, d'Irene, di Renato, il mistero si chiar.
La contessa era stata completamente rovinata
dal suo secondo marito, ed essa e i suoi figliuoli
dovevano tutto alla generosit del principe,
che passava loro una lauta rendita e li lasciava
liberi di godere dei suoi palazzi di Parigi e di
Vienna. Quella dipendenza dorata, per quanto
penosa fosse durante il soggiorno a Voraczy,
era preferibile tuttavia alla vita ristretta che
avrebbero dovuto condurre con le esigue risorse
della contessa, e tutti piegavano la testa
a quella tirannica autorit, temendo di dispiacere
a colui che procurava il loro lussuoso benessere
ritenuto indispensabile.
Mirto, come tutti, sentiva gravare su di s
quella volont imperiosa che la incatenava al
fanciullo, che le impediva d'insorgere contro i
capricci o gli atti ingiusti del piccolo principe.
Quest'ultimo obbligo era il pi duro, ed ella
non poteva .astenersi dal mancarvi talvolta,
sempre per con prudenza. Di solito una semplice
parola, uno sguardo, bastavano. Karoly
sembrava leggere negli occhi espressivi di Mirto,
la sua Mirto, diceva con un tono carezzevole
e imperioso.
Ma in presenza del principe Arpad, ella doveva
astenersi dall'ombra stessa di un rimprovero
alle esigenze pi irragionevoli del fanciullo.
Il principe aveva .un certo modo di dire:
Io permetto questo a Karoly, signorina, che
non invitava davvero alla discussione.
Egli veniva regolarmente ogni giorno verso
le quattro, e aspettava che Mirto gli avesse
servito il caff. Si mostrava freddo e laconico
sempre come il primo giorno, e quando non si
occupava del fanciullo, si assorbiva nella lettura.
Faceva solo eccezione se Mirto prendeva
il violino dietro richiesta di Karoly che la musica
estasiava. Allora, con lo sguardo un po'addolcito
e sognante, egli ascoltava quella musica
delicata e profondamente espressiva. Egli era,
asserivano le sorelle, un abile musicista, componeva,
ma per s solo, ed era quella una delle
rare distrazioni della sua vita solitaria.
- Siete dotata di un vero temperamento di
artista, signorina! - aveva detto a Mirto la
prima volta che la ud, con l'aria di un uomo
obbligato per cortesia a rivolgerle un complimento.
Le giornate passavano cos, tutte uguali,
tranne quando il principe Milcza conduceva
suo figlio dalla contessa, all'ora del t. Due
o tre volte, anche, egli fece fare al fanciullo, in
una piccola carrozza che guidava da s, una
passeggiata attraverso l'immenso parco. Karoly
aveva voluto condurre Mirto, e Terka era
stata invitata a unirsi a sua cugina. I gitanti
si erano fermati in un angolo selvaggio del
parco; il principe Arpad si era seduto, aveva
tirato fuori di tasca un giornale, e le fanciulle
si erano occupate a far divertire Karoly. Poi,
senza che il principe avesse quasi aperto bocca,
avevano ripreso tutti la via del ritorno.
Ma quelle passeggiate erano rarissime, perch
agitavano il fanciullo, gi troppo nervoso.
Karoly doveva contentarsi di lunghe soste nel
parco, all'aria pura vivificata dal sano aroma
degli abeti che circondavano il tempio.
Mirto, priva di movimento, diventava un
po' anemica e perdeva l'appetito. Dietro consiglio
di padre Joaldy, essa dovette indursi a
non assistere pi alla messa quotidiana, per
fare una passeggiata mattutina. Questa aveva
di solito uno scopo caritatevole, perch il cappellano
di Voraczy indicava alla fanciulla le
famiglie povere da visitare.
Una mattina, tornando da una di quelle passeggiate
attraverso la campagna coperta di magnifiche
messi, Mirto, entrando nel grande vestibolo
del primo piano, fu investita da Renato
che correva come un pazzo.
- Ebbene, Renato, che cosa vi succede? Per
poco non mi avete fatta cadere! - esclam
Mirto, riprendendo l'equilibrio.
- Che me ne importa! - esclam il ragazzo
con rabbia. - Quella stupida di Macri ha fatto
morire i miei uccellini: io vado a fare i conti
con lei. Perch vi mettete davanti a me, per
prima cosa?... Tanto peggio per... -
Le parole morirono sulle sue labbra. Nel
gran corridoio principale sul quale si aprivano
tutte le stanze era comparso il principe Milcza
in costume da cavallerizzo. Il folto tappeto che
copriva l'impiantito aveva smorzato il rumore
dei suoi passi, in modo che n Mirto n Renato
lo avevano udito.
- Ecco un ragazzo bene educato! - disse
freddamente a suo fratello, che, pallidissimo,
aveva abbassato gli occhi sotto lo sguardo glaciale
che lo avvolgeva. - Stendete le mani! -
Il fanciullo obbed.
Il principe alz il frustino, e questo ricadde
sulle dita di Renato, lasciandovi una traccia
rossa.
- Oh! No, no, questo no! - esclam Mirto
congiungendo le mani. - Basta, vi prego! -
Il principe parve non udirla, e il frustino si
abbatt una seconda volta sulle dita del ragazzo.
Renato strinse le labbra per soffocare
un grido di dolore, e gli occhi di Mirto si riempirono
di lacrime.
- Oh! Vi prego!... - mormor ancora.
- Vi faccio grazia del rimanente, per questa
volta; - disse il principe con un tono breve
- ma alla recidiva sar senza piet...; Ed ora
chiedete scusa alla signorina Elyanni. -
Il fanciullo si scus con aria sottomessa. Il
principe s'inchin leggermente davanti a Mirto
e si diresse di passo rapido verso le scale.
Appena fu scomparso, Renato alz gli occhi
sulla cugina il cui viso recava le tracce di una
viva commozione.
- Ah! Avete pianto! Allora capisco!... Altrimenti
avrei avuto la mia punizione fino in
fondo. Ma  stato cos contento...
- Perch, contento?... - interruppe Mirto
sorpresa.
- Ma s, sentii che lo diceva una volta al
conte Vidervary, nostro cugino, molto tempo
fa, quando avevo circa sei anni. Avrei un'infinita
soddisfazione a far versare tutte le lacrime
del loro cuore a quei demoni che si chiamano
donne!... Perci, vedendovi piangere,
 stato cos contento che mi ha fatto la grazia...
E ai suoi occhi non siete che un demonio,
Mirto! - concluse trionfalmente Renato.
Come doveva aver sofferto,, quell'uomo, per
giungere a tal grado di amaro disprezzo, di
diffidenza quasi piena di odio!.,. Mirto aveva
gi avuto l'intuizione da questo sentimento, ma
le parole di Renato glielo rivelavano pi intenso,
quasi selvaggio.
Ed  sua moglie che lo ha reso cos... sua
moglie, vale a dire colei che avrebbe dovuto
essere la luce, la dolcezza e la consolazione
della sua vita! pensava Mirto con tristezza,
dirigendosi verso il tempio.
Ora non si stupiva pi alla vista di quei giardini
dall'aspetto severo. Un tempo il loro splendore
era rinomato in tutta l'Ungheria. Ma se
il principe Milcza odiava oggi i fiori e li bandiva
dalla sua vista, era perch la principessa
Alessandra li amava con passione e ne era ricoperta
il giorno nefasto in cui egli l'aveva vista
per la prima volta.
Il pomeriggio di quello stesso giorno, il tempo
minaccioso costrinse Marsa e Mirto a ricondurre
precipitosamente Karoly al castello.
Esse lo portarono nella gran sala tutta bianca,
molto aereata, attigua allo studio del principe.
Il fanciullo passava quivi le giornate piovose,
ma la notte dormiva in una camera vicina a
quella del padre, al primo piano, perch il
principe esercitava da se stesso sul suo diletto
fanciullo una stretta sorveglianza.
Quel giorno c'era anche Mitzi, perch Karoly
l'aveva richiesta, e la fanciulla si prestava pazientemente
a un nuovo giuoco inventato dal
nipotino. Essa era di un carattere calmo e
chiuso, che pareva un po' freddo; ma Mirto si
chiedeva se quell'apparenza non nascondesse
invece un cuore molto pi caldo di quello delle
sue sorelle.
- Ecco pap, col padre Joaldy! - annunzi
allegramente Karoly.
Il cappellano veniva talvolta a sedersi vicino
al fanciullo, gli parlava con dolcezza, mettendosi
all'unisono con quella intelligenza infantile
per gettare nella sua piccola anima un seme di
educazione cristiana. Il principe Milcza non si
opponeva all'azione del vecchio prete, come
non proibiva a Mirto di mischiare nei suoi racconti
qualche insegnamento religioso.
- Mi fate un racconto, Padre? - chiese
Karoly carezzevole, appena questi fu seduto
vicino a lui.
Il padre Joaldy sapeva scegliere nelle pagine
del Vangelo ci che poteva interessare e istruire
il fanciullo. La storia del buon Zaccheo, narrata
con fine gaiezza, entusiasm Karoly.
- Oh! Come dev'essere stato contento, Zaccheo,
quando il Nostro Signore lo chiam! Se
ci fossi stato io, sarei salito sopra un albero,
perch sono troppo piccino... Oppure il babbo
mi avrebbe preso in collo e mi avrebbe sollevato
in alto in alto, perch potessi vedere Ges. -
Il principe Milcza, seduto in disparte, seguiva
distrattamente con gli occhi i movimenti
dei suoi levrieri che scherzavano l fuori, davanti
alla porta aperta. Aveva ascoltato anche
egli il pio racconto che doveva ricordargli gli
insegnamenti della sua infanzia?... Alle ultime
parole di Karoly, volt un poco la testa e avvolse
il fanciullo d'uno sguardo pieno di tenerezza
appassionata, quasi dolorosa per la sua
intensit.
- E ora, Mirto, prendetemi sulle ginocchia
e raccontate al Padre la leggenda della piccola
Hell, - continu Karoly tendendo le manine
verso la fanciulla.
Ella prese il povero corpicino che ogni giorno
diventava pi magro, le pareva, e cominci
il racconto richiesto. Era una maravigliosa leggenda
greca che l'aveva affascinata durante
l'infanzia...
E Mirto, la cui pura voce aggiungeva nuova
grazia all'espressiva lingua magiara, sapeva
ridire, con penetrante e squisita commozione,
la infelicit, la conversione, la morte angelica
di Hell, la piccola pagana divenuta la fidanzata
di Cristo.
- Com' bella, non  vero, Padre? - disse
Karoly rapito.
- Molto bella, infatti, e capisco come siate
felice di aver con voi la signorina Mirto, che
sa cos bene distrarvi, - disse il vecchio prete
accarezzando con dolcezza i capelli neri del fanciullo.
- Le voglio molto bene, - mormor Karoly
alzando gli occhi verso Mirto che gli sorrideva.
- Mi pare, Padre, che Hell debba rassomigliarle.
-  probabile... Anche la signorina Mirto
 una piccola greca, a met per lo meno, -
disse sorridendo padre Joaldy.
- Io sono un magiaro, tutto magiaro! -
disse Karoly con tono fiero.
Mirto represse un fremito. Il fanciullo ignorava
che un sangue straniero correva nelle sue
vene, che non era soltanto l'erede dell'antica
razza magiara dei Milcza, ma anche il figlio di
Alessandra Ouloussof, la discendente dei boiardi
moscoviti.
La voce del principe Arpad si alz imperiosa
come il solito, ma un po' fremente...
- Mitzi, serviteci il caff. -
La fanciulla si alz e si sent in dovere di
eseguire l'ordine del fratello. Essa aveva di solito
dei graziosi movimenti pieni di abilit, ma
senza dubbio oggi temeva l'occhio severamente
osservatore del principe, perch sembrava impacciata.
Il silenzio regn per alcuni istanti nella grande
sala tappezzata di bianco, dove solo la tonaca
del padre Joaldy metteva una nota scura.
Mirto errava, coi suoi grandi e luminosi occhi
un po'sognatori, verso i giardini rattristati
dalla pioggia fine che cominciava a cadere.
- Mi piacciono i vostri occhi, Mirto! -
disse a un tratto la vocina di Karoly.
Ella abbass lo sguardo e sorrise al fanciullo
che la guardava con una specie d'estasi.
- Non voglio che mi lasciate... mai, mai! -
egli riprese stringendosi a lei. - Vi voglio
tanto bene, Mirto! -
Una commozione profonda .invase il cuore
della fanciulla. L'affetto di quella fragile creatura
faceva vibrare la sua anima fatta di tenerezza
e di devozione, e piena di un particolare
amore per coloro a cagione dei quali il Maestro
disse: Lasciate i pargoli venire a me.
Ella si curv e sfior teneramente con le labbra
la fronte del fanciullo. Ma, sollevandosi,
incontr uno sguardo che esprimeva una tale
irritazione, una collera cos orgogliosa, che
sent un fremito passarle sotto la pelle.
Un pensiero sorse subito in lei: il principe
Milcza, tanto appassionato per il figlio, era
geloso dell'affetto troppo ardente del fanciullo
per quell'estranea.
E, data l'indole fiera e vendicativa di quell'uomo,
era indubitato che mai perdonerebbe a
Mirto una simile cosa.
Tuttavia, che colpa aveva ella di ci? Lui
stesso l'aveva posta vicino al fanciullo, e Mirto
aveva amato il figlio di quel principe come
aveva amato i figliuoli degli operai, dei quali
un tempo si occupava; e il cuore di Karoly era
venuto spontaneamente a lei perch aveva intuito
nella sua anima quella compassione amorevole
e quella abnegazione che non esistevano
nel cuore delle giovani zie, e neppure in quello
della sua nonna.
Marsa, seduta in un angolo della stanza, abbassava
gli occhi sul ricamo e Miklos si faceva
piccino piccino. Sua Eccellenza aveva la fisonomia
dei giorni cattivi, e non restava che da
chiedersi su chi sarebbe scoppiato l'uragano.
Fu la povera Mitzi che ne sub gli effetti.
A una dura osservazione fattale dal fratello,
essa prov una commozione cos viva, che la
caffettiera le vacill tra le mani e lasci cadere
il liquido sulla tovaglietta.
- Che sbadata! Che v'insegnano dunque,
se non siete capace di fare la minima cosa? -
esclam il principe con un glaciale disprezzo
che era in lui peggiore della collera.
Mitzi abbass la testa, e grosse lacrime le
salirono agli occhi... Il padre Joaldy tent di
intromettersi...
- Il male non  grave, principe, e di solito
Mitzi sa far bene le cose.
- Oggi, per, il fatto esiste. Potete ritirarvi,
Mitzi: la signorina Elyanni far per voi. -
Non c'era da discutere, il tono era perentorio,
e neppure il padre Joaldy poteva dire una
parola di pi.
Mentre Mitzi si allontanava soffocando i singhiozzi,
Mirto si alz per eseguire l'ordine dato
dalla voce imperiosa del principe. Ma Karoly
protest: non voleva lasciare Mirto...
- Voglio io! - disse suo padre con un tono
che non ammetteva repliche. - Datelo a me,
signorina, e serviteci alla svelta, vi prego, perch
Mitzi ci ha fatto aspettare. -
Prese il bambino sulle ginocchia, lo circond
con le braccia tenendo lo Sguardo su lui. E
Mirto pens che egli aveva colto la prima occasione
per togliere il figliuolo a colei che dava
ombra alla sua gelosa tenerezza paterna.


Capitolo VII.

Alcuni giorni dopo, mentre Mirto, una sera,
si accomiatava dai suoi parenti per salire in
camera sua, la contessa Zolanyi le disse:
- Venite un momento da me, figliuola: ho
da darvi qualcosa. -
Mirto la segu al primo piano, fino al salottino
che precedeva la camera. La contessa apr
un cassetto della scrivania e vi prse un elegante
portamonete di cuoio fulvo.
- Il principe Milcza ha stabilito da s il
compenso che vi deve per i servigi da lui richiesti
per suo figlio. Mi ha dato questo per
voi... -
Il viso di Mirto avvamp, e con gesto spontaneo
ella respinse il portamonete che la contessa
le porgeva.
- No, non posso accettare!... Voi mi nutrite
e mi ospitate, e questo basta. Io non voglio esser
pagata per la distrazione e il sollievo che
posso dare a quel povero malatino... che gli
do con tutto il cuore!... - concluse commossa.
La contessa la guard con intensa sorpresa.
- Ma, bambina mia, io non capisco... voi
accettaste di sostituire presso i miei figliuoli
Fraulein Rosa, e tra noi fu parlato di un compenso
senza che voi rifiutaste, tanto la cosa era
naturale. Niente  cambiato, perch voi adempite
il vostro compito presso Karoly invece
che presso Mitzi e Renato.
- No, non mi pare che sia la stessa cosa...
Io compio una missione di carit presso un povero
bambino malato e triste, e mi  assolutamente
impossibile accettare del denaro! - rispose
la fanciulla con indignazione.
- Che idea, Mirto!... Comunque questo
compito  grave, e la vostra abnegazione 
abbastanza grande perch possiate senza scrupolo
ricevere una ricompensa. Mio figlio, se
esige molto da coloro che lo circondano, li sa
contraccambiare in modo principesco, vedrete. -
E cercava di mettere il portamonete nelle
mani di Mirto.
Ma la giovinetta indietreggi con un gesto
di energica ripulsa.
- Ve lo ripeto, cugina mia,  impossibile!
- Che significa tanta ostinazione, Mirto? -
disse la contessa scontenta. - Non potete rifiutare;
egli non accetter mai...
- Gli direte le mie ragioni...
- Io?... Credete dunque che, per compiacere
i vostri scrupoli esagerati, io voglia espormi
alla sua collera? No davvero, figliuola...
neppur per sogno!... Ieri mi disse molto categoricamente:
Vi prego di consegnar questo
alla signorina Elyanni in ringraziamento della
distrazione che procura a mio figlio. Io l'ho
fatto: sono in regola; il resto vi riguarda. Fategli
le vostre obiezioni se lo credete necessario.
- Ebbene, s, lo far! - esclam Mirto risoluta.
La contessa la guard con stupore.
- Avreste davvero questo coraggio? Non ve
lo consiglio, perch dal momento che egli ha
giudicato opportuno di agire cos, non sopporter
che vi ribelliate a una sua determinazione.
In ogni modo, ora prendete questo, poi v'intenderete
con lui, ma senza nessuna mia responsabilit. -
Mirto prese il portamonete e, arrivata in camera,
lo mise subito in un cassetto della scrivania.
Le pareva che quel cuoio morbido e
liscio le bruciasse le dita... Ah, come l'orgoglioso
magnate aveva saputo trovare il modo
d'infliggere un'umiliazione a colei che aveva
il torto imperdonabile di esser troppo cara a
suo figlio! Come le mostrava chiaramente che
ai suoi occhi essa era soltanto una mercenaria
verso la quale egli si disobbligava facendole
rimettere una grossa somma di denaro!
S, era generoso... generoso in modo principesco,
come aveva detto sua madre!
L'amor proprio ferito si sollevava nell'anima
di Mirto e copriva il suo viso di un cocente rossore...
A un tratto essa alz gli occhi verso il crocifisso
le cui braccia si stendevano al disopra
del suo letto, e mormor:
- Mio Dio, perdonatemi se pecco d'orgoglio!...
Forse, dopo tutto, egli non aveva l'intenzione
che io gli attribuisco. Mi ha trattata
alla stessa stregua di Fraulein Rosa. Non mi
ha considerata mai come una sua parente...
Ma per l'affetto stesso che ha per me quel povero
Karoly, e che io contraccambio con tutto
il cuore, non posso accettare d'esser pagata
cos. -
Si avvicin alla finestra aperta e porse la
fronte al fresco della sera... S, gli renderebbe
quel denaro, spiegandogli le sue ragioni, e se
egli era veramente un gentiluomo comprenderebbe
la sua invincibile ripugnanza a ricevere
una rimunerazione in compenso della devota
tenerezza della quale essa circondava Karoly.
Ma si chiese subito con qualche perplessit
se avrebbe il coraggio di parlare in faccia a
quello sguardo glaciale, a quella fisonomia altera
e sconcertante.
Eppure era necessario. Vorrebbe ella, come
tutti gli altri, lasciarsi invadere da quel timore
servile di dispiacere al principe Milcza? No.
Gli parlerebbe quella sera stessa, al momento
di lasciare Karoly nel parco.
Nonostante tutto, la prospettiva di quel colloquio
la teneva pensierosa. Pavida, essa vide
giungere il pomeriggio, e quando fu presso a
Karoly, dovette fare uno sforzo per concentrare
la sua attenzione su ci che leggeva al fanciullo.
La lettura fu interrotta ben presto dall'arrivo
di una compagnia di zingari che venivano
a dare un concerto al principino.
Era uno dei grandi divertimenti di Karoly,
e suo padre glielo procurava spesso.
Il capo, un vecchione robusto, sapeva trarre
dal suo violino suoni maravigliosi. Quel giorno
poi, sorpassava se stesso, e Mirto, dimenticando
per un istante la sua ansiet, ascoltava, rapita.
Karoly appoggiava su lei la testina delicata,
e tutti e due, vestiti di bianco, Mirto con
lo splendido viso illuminato dal riflesso di un
raggio di sole che guizzava sulle colonne del
tempio, formavano il pi bel quadro che si
possa immaginare.
Hady e Lula, i levrieri, balzarono a un tratto
in mezzo alla radura... L'incanto era rotto. I
musicisti s'interruppero, e un'ombra vel lo
sguardo di Mirto.
Il principe Milcza si avanz, di commiato
agli zingari gettando loro una moneta d'oro,
e si sedette vicino a suo figlio. Mirto osserv
che la sua fisonomia era ancora pi oscura,
pi dura del solito. Il momento era poco favorevole
per la comunicazione che essa doveva
fargli.
I levrieri vennero a porgere la loro testa fine
alle carezze di Mirto, poi si stesero ai suoi
piedi. Essi pure testimoniavano alla fanciulla
un attaccamento sempre pi grande, ed anche
quel giorno trascuravano per lei il padrone di
cui fino allora erano gl'inseparabili.
- Qui, Hady, Lula! -
Che irritazione vibrava nella sua voce!...
Era dunque geloso anche dell'affezione dei suoi
cani?
Hady e Lula andarono docilmente ad accucciarsi
ai suoi piedi, ma i loro occhioni affettuosi
rimasero rivolti alla giovinetta.
Karoly, forse snervato dall'atmosfera pesante,
era nei suoi giorni di capricci. Miklos ne
subiva gli effetti, e non riusciva a soddisfare
le esigenze fantastiche del piccolo principe...
Mirto, che si sforzava a trattenersi dall'intervenire,
sentiva salire in s una sorda irritazione
vedendo la sdegnosa impassibilit del
principe Milcza.
Non si sa quale idea passasse a un tratto
nel cervello di quel fanciullo capriccioso. Stanco
dei diversi esercizi che faceva eseguire a
Miklos, esclam a un certo punto indicando il
prato sul quale si era seduto il piccolo magiaro
che aveva la fronte coperta di sudore:
- Ecco, ora devi fare il bove, Miklos. Sar
molto divertente!... Mangia l'erba, Miklos...
Suvvia, presto! -
Questa volta un lampo di resistenza pass
negli occhi chiari del fanciullo.
- Via, che cosa vi salta in mente, Karoly? -
disse Mirto, dimenticando tutto. - Questo
non potete esigerlo da Miklos. -
Il principe Arpad abbass il libro, e la sua
voce si alz, imperiosa e dura:
- Obbedisci al tuo padrone, Miklos. -
Il fanciullo, rosso in volto, ebbe ancora una
esitazione nello sguardo.
- Ebbene? - chiese la voce minacciosa del
principe.
Mirto si alz bruscamente, in uno slancio di
rivolta che non pot dominare.
- Ci  odioso!... Non dovete imporgli una
cosa simile. Quel ragazzo ha un'anima come
voi, e vi  proibito di trattarlo come una bestia. -
Uno sguardo scintillante, dove si alternavano
lo stupore e la collera, si fiss sulla fanciulla
rossa di sdegno.
- Con quale diritto osate biasimarmi? -
disse il principe con un tono fremente di collera
intensa. - Avete una singolare audacia,
voi; ma vi assicuro che io non sono tale da
sopportarla.
- E io, non posso veder commettere un'ingiustizia
senza protestare! - esclam Mirto
fermamente, sostenendo con intrepida fierezza
quello sguardo che avrebbe fatto tremare tutti
gli abitanti di Voraczy.
Pallidissimo, con le vene della fronte subitamente
enfiate, il principe si ailz con un brusco
movimento.
- Ritiratevi! - esclam con violenza, tendendo
la mano nella direzione del castello. -
Non sopporter mai che si discuta la mia volont,
e meno ancora che qualcuno mi sfidi.
- Non vi aspettate tuttavia di vedermi chinare
la testa davanti alla vostra volont quando
essa sar contraria alla mia coscienza! - disse
Mirto con fierezza.
E a fronte alta, senza abbassare gli occhi
davanti a quello sguardo oscuro che sembrava
volerla annientare, Mirto si allontan di passo
rapido, senza ascoltare la vocina implorante di
Karoly che chiamava:
- Mirto! Oh, Mirto! -
Essa prese a caso un sentiero del parco.
Le tempie le battevano con violenza; il suo
cuore traboccava ancora d'indignazione.
Bisognava davvero che un sentimento potente,
la carit di un cuore cristiano, la compassione
della sua anima femminile per quel
fanciullo trattato con tanta durezza, l'avesse
a un tratto dominata del tutto perch simili
parole le fossero sfuggite dalle labbra rivolgendosi
al principe Milcza, a quegli che sapeva
far piegare tutte le fronti!
Si era creata un nemico spietato... E un
po'd'angoscia le strinse il cuore pensando che
egli l'avrebbe fatta scacciare da Voraczy, e
avrebbe di certo proibito a sua madre di occuparsi
della fanciulla audace che aveva osato,
sola fra tutti, biasimarlo e sfidarlo.
Ma non deplorava il suo atto: aveva fatto
il suo dovere.
Dio sarebbe sempre con lei e provvederebbe
a tutti i suoi bisogni.
E camminava pregando, rimettendosi come
una bambina fiduciosa nelle mani della divina
Provvidenza, cercando di calmare l'agitazione
e l'ansiet della sua anima.
Riprese ben presto la strada del ritorno. Pi
calma, considerava con coraggiosa rassegnazione
il futuro inevitabile... perch sapeva che
l'orgoglioso principe non le avrebbe mai perdonato
la sua rivolta.
Si ferm a un tratto con un leggero grido
di sorpresa: a qualche passo da lei stava Miklos,
seduto ai piedi di un albero, con la testa
tra le mani e tutto il corpicino scosso dai singhiozzi.
- Che hai, povero piccino? - ella esclam
avanzandosi vivamente e chinandosi su lui.
Egli scost le mani, mostrando un visino disperato
e coperto di lacrime.
- Sua Eccellenza mi ha scacciato, - balbett
- e in casa mia saranno furibondi!... Il
babbo mi picchier di certo! -
E i singhiozzi ricominciarono, pi forti.
Mirto si sedette vicino a lui, e cerc di consolarlo.
Ma il piccino ripeteva:
- Sar picchiato... sar picchiato tutti i
giorni, signorina Mirto! Il babbo mi ha sempre
detto: Se ti fai mandar via, avrai da
fare con me, te lo assicuro, e non ti perdoner
mai!
- I tuoi genitori abitano lontano, Miklos?
- No, non tanto lontano.
- Ebbene, ti accompagner io, spiegher
loro quello che  accaduto e pregher tuo padre
di non picchiarti. -
Il fanciullo alz su lei uno sguardo di ardente
riconoscenza.
- Grazie!... Grazie!... Come siete buona! -
Ella lo prese per la mano, e se ne andarono
ambedue per il parco, prendendo un sentiero
che conduceva pi presto all'abitazione dell' intendente
Buhocz.
Era una casetta dall'aspetto ridente, circondata
da un giardino ben coltivato. Sulla soglia,
una donna bionda e grossa, dalla fisonomia risoluta
e un po' dura, cullava un bimbo.
- Miklos!... Che cos' successo? - domand
inquieta, salutando Mirto.
- Una cosa molto seccante, ma per fortuna
non grave, - si affrett a rispondere la fanciulla.
Sulla soglia appariva l'intendente, un ometto
dai lineamenti accentuati e dalla fisonomia dura
che Mirto si ricord di avere incontrato due
o tre volte al castello.
Anche lui la riconobbe e s'inchin premurosamente.
- Quale circostanza ci procura l'onore della
visita di Vostra Grazia?
- Ve lo spiegher... Suvvia, Miklos, non
aver paura, - disse Mirto posando la mano
sulla testa del ragazzo tutto tremante.
- Paura?... Perch?... Ha dunque fatto
qualche sciocchezza? - disse l'intendente, minaccioso.
Mirto narr allora che cosa era successo...
L'intendente scatt, con lo sguardo furibondo,
mentre sua moglie esclamava con collera:
- Scacciato!... Ah, sciagurato figliuolo! Sar
la nostra rovina, il nostro disonore!
- Briccone! - grid il padre tendendo i
pugni verso il fanciullo. - Non dovevi che obbedire...
solo questo dovevi fare, capisci, scellerato? -
E si avanz verso Miklos, con la mano alzata.
Mirto si pose risoluta davanti al ragazzo.
- No, non voglio che lo picchiate! - disse,
posando sull'intendente il suo bello sguardo severo.
- Non lo merita. Di quanto  accaduto,
la colpa  mia pi che di altri. Mi promettete
di non batterlo?
- Ah, no davvero! Ne avr per oggi, per
domani, e per pi tardi ancora... E sar una
fortuna se questo miserabile non mi far cadere
in disgrazia presso Sua Eccellenza! Se perdo il
posto, che cosa faremo coi nostri cinque figliuoli? -
Mirto non si scoraggi dinanzi a quell'uomo
irritato.
Essa discusse, supplic, e la sua dolce eloquenza,
i suoi ragionamenti persuasivi, calmarono
a poco a poco la collera dell'intendente
e di sua' moglie.
- Vi prometto di non punirlo per questa
volta, signorina, - disse il padre gettando uno
sguardo ancora pieno di rancore verso il povero
Miklos tutto impaurito. - Ma so di fare
una cosa... una cosa ridicola, ecco! E una debolezza,
semplicemente una debolezza.
- Certo! - soggiunse sua moglie. - Soltanto,
 strano, non si pu resistere a Vostra
Grazia. Se Ella volesse intercedere per Miklos
presso il piccolo principe...?
- Mi prover. Infatti non c' che il fanciullo
che possa, forse, pregare il principe
Milcza. -
Ma in cuor suo Mirto pensava:
Non so neppure se lo rivedr, povero Karoly!
Lasci i coniugi Buhocz e Miklos che le baciava
le mani con un fervore riconoscente, e di
un passo un po'stanco riprese il sentiero che
conduceva al castello.
...Attraversando i giardini, le giunse all'orecchio
il suono di un organo proveniente dall'appartamento
del principe. Era un'armonia
tormentata, oscura, e tuttavia magnifica...
Quale artista faceva vibrare in quel modo
l'istrumento? Il principe senza dubbio... l'uomo
dal cuore indurito, dall'anima spietata. Perch
egli aveva sofferto, nel suo cuore o nel suo
orgoglio, occorreva dunque che immolasse al
suo risentimento selvaggio tutti coloro che lo
circondavano?
Lo sdegno sorse di nuovo in lei, che scosse
risoluta la testa mormorando:
- No, non rimpiango niente! Vedr almeno
che tutti non piegano la fronte davanti alle sue
ingiustizie. -
 
Capitolo VIII.

Il giorno seguente, Mirto prolung dopo la
messa la sua sosta alla cappella. Aveva bisogno
di acquistare, nella preghiera, una riserva di
forza e di fiducia, per l'avvenire che ora le si
presentava angoscioso.
Nell'istante in cui si preparava a ritirarsi,
vide, volgendo la testa, la cameriera della contessa
Giselda.
- Che volete, Costanza? - ella mormor.
- La signora contessa prega la signorina di
andare da lei. -
Mirto s'inchin davanti all'altare e sal al
primo piano... In camera sua, la contessa,
ancora a letto, parlava animatamente con la figlia
minore seduta vicino a lei.
- Venite, sciagurata! - esclam vedendo
Mirto. - Che voce corre mai fra la servit,
sparsa da Marsa, secondo la quale voi avreste
rivolto dei rimproveri al principe Milcza, a
proposito di Miklos?...
-  la verit, cugina mia, - rispose la fanciulla
con fermezza.
- Voi avete osato?... Ma ci  inaudito!...
E per un motivo simile! Eravate pazza dunque?
- No, affatto. Ho creduto di obbedire a un
dovere... Ora, sar quello che Dio vorr, -
disse Mirto con calma.
La contessa alz le braccia.
- Cio, mio figlio mi obbligher a non occuparmi
pi di voi, che dovrete lasciare Voraczy!...
Francamente, Mirto, non so come
qualificare il vostro atto! Nella vostra condizione,
dovreste, pi di ogni altra, far tacere
il vostro amor proprio, la vostra suscettibilit...
- Non per suscettibilit, ho agito cos, cugina
mia! Io non potevo lasciar trattare quel
fanciullo con tanta durezza, con tanto disprezzo,
senza protestare per difenderlo! -
Irene sogghign ironicamente.
- Sembrate un'amazzone! Se foste un uomo,
v'immaginerei vestita da cavaliere in procinto
di partire per una crociata in difesa dei
deboli e degli oppressi contro lo spietato tiranno.
Nel caso odierno, questi  rappresentato
dal principe Milcza. Ma resterete sconfitta
voi, intrepida guerriera! Vi siete con molta
presunzione battuta con uno assai pi forte di
voi.
- Lo so, e sono pronta a subirne le conseguenze, -
rispose Mirto con freddezza.
- Ma siete audace davvero! - esclam la
contessa irritata. - E sono io la responsabile
in faccia a mio figlio, perch vi ho condotta
qui! -
Il cuore di Mirto si serr. Pareva davvero
ch'ella avesse commesso un fallo irreparabile!...
Le lacrime le riempirono gli occhi, ed
ella usc precipitosamente non volendo lasciarle
scorgere dallo sguardo malevolo d'Irene.
- Chi avrebbe mai creduto che quella fanciulla
mi desse tante noie? - gemette la contessa.
- Sembrava cos mite, cos sottomessa!
- Oh, non tanto, mamma! Io l'ho sempre
creduta molto fiera, molto energica per tutto
ci che ella considera come un dovere... E
questa parola dovere racchiude talvolta per
lei degli scrupoli esagerati o delle incredibili
audacie: ne abbiamo avuto oggi la prova.
- Insomma, essa mi mette in grave impaccio.
Non so in quale maniera Arpad giudicher
la cosa!
- Sar un brutto momento da passare,
mamma. Arpad capir infine che non potevate
conoscere il vero carattere di quella ragazza
che  quasi un'estranea. E devo confessarvi che
l'incidente, assai increscioso sulle prime, mi
pare debba resultare ottimo per noi.
- Che cosa vuoi dire, Irene?
- Non avete mai pensato, mamma, come
il crescente affetto di Karoly per Mirto fosse
inquietante? Il fanciullo non avrebbe certo voluto
separarsi da lei durante l'inverno, e, non
potendo Mirto restar sola qui, il principe ci
avrebbe costrette a restare con lei... Un inverno
a Voraczy, in completa solitudine, ci
pensate, mamma?
-  vero, Irene, - disse la contessa con
costernazione.
Affond la testa nel guanciale, poi riprese,
con voce esitante e un po' commossa:
 Comunque, mi dispiace per quella fanciulla
che mi  stata raccomandata da sua madre,
e che  davvero molto simpatica. -
Irene scosse leggermente le spalle.
- Che volete, mamma, la colpa non  n
vostra n mia, ma soltanto sua! Ora, il male
 fatto; noi non possiamo mettervi riparo, e
tutte le nostre preghiere riunite non peserebbero un grammo sulle deliberazioni del principe
Milcza.
- No, purtroppo! - sospir la contessa.
Frattanto Mirto, tornata in camera sua, piangeva
in silenzio. La fredda ironia d'Irene, la
irritazione e i rimproveri della contessa, le
avevano chiaramente dimostrato che essa non
doveva aspettarsi dalle sue parenti n sostegno
morale n affetto sincero. Era proprio sola sulla
terra... in apparenza soltanto, per, poich
possedeva Colui che non abbandona le sue
creature, il Dio pieno d'amore che ha detto:
Io sar con voi fino alla consumazione dei
secoli.
Coraggio! Ora bisognava cercare un'altra
strada. Avrebbe subito fatto domandare al
padre Joaldy se potesse riceverla. Il buo
prete le darebbe di certo utili consigli, e saprebbe
guidare la sua povera pecorella un po'
smarrita...
Un colpo leggero fu battuto alla porta...
Era Thylda, la giovane cameriera ungherese
addetta al servizio di Fraulein Rosa e di Mirto.
- Marsa avverte Vostra Grazia che il principe
Karoly l'attende con impazienza e che si
agita molto non vedendola giungere. -
Mirto sussult leggermente dallo stupore.
Era evidente che Marsa agiva dietro un ordine.
Doveva essa dunque pensare che il principe
Milcza considerasse come non avvenuto l'incidente
del giorno prima?
La cosa pareva tanto inverosimile, dato ci
che era stato detto a Mirto e ci che ella stessa
aveva osservato nell'indole del giovane magnate,
che ella rimase alquanto incerta, chiedendosi
se dovesse o meno accorrere al richiamo
del fanciullo.
Infine si risolvette, e toltosi il vestito nero,
prese la strada per il tempio greco.
Karoly l'accolse con effusione di gioia. Il
suo visino pi pallido, pi stanco del solito,
splendeva di felicit.
- Oh, Mirto mia, credevo che non voleste
venire!... E ho pianto tanto, stanotte, perch
il babbo era in collera con voi, ieri! Mi disse
che era finita, che non vi avrei pi vista!... E
ci mi addolor in modo tale, che ho avuto la
febbre alta, e allora il babbo ha permesso che
ritornaste tutti i giorni, ma fino alle quattro
soltanto. -
Fino alle quattro... cio un po'prima del
suo arrivo. Per suo figlio malato, acconsentiva
a passar sopra al suo risentimento, ma non fino
al punto di ritrovarsi con Mirto.
Ella ne prov un profondo sollievo... Dopo
la scenata del giorno prima, un incontro tra loro
non poteva essere che eccessivamente spiacevole.
La contessa e le sue figliuole, quando Mirto
rec, a pranzo, tale notizia, dettero in esclamazioni
di sorpresa.
- Avete fortuna, cara cugina,- disse Irene
con tono acerbo. - Se Karoly non aveva per
voi tanto affetto da ammalarsi soltanto a sentir
dire che doveva rinunziare alla vostra compagnia,
non l'avreste passata cos liscia! Ma confesso
che sono inquieta per quest'inverno, -
soggiunse volgendosi alla madre e alle sorelle.
Queste abbassarono la testa preoccupate, e
Terka mormor:
- Non ci possiamo far niente, Irene.
- No, niente! - esclam la minore con
rabbia, lanciando a Mirto un'occhiata malevola.
... Dopo questo incidente, la vita riprese per
Mirto come prima, con tre ore di libert di pi
ogni pomeriggio. Essa le impiegava facendo un
po' di moto, visitando alcune famiglie povere
dei dintorni, alle quali dava consigli e prestava
le sue cure, bench il denaro non abbondasse
affatto nella sua magra borsa. Era per lei una
gran pena non potere alleviare tanta miseria.
Il principe Milcza non si curava punto di coloro
che vivevano nei suoi domini... E Mirto
pensava con qualche irritazione come gli sarebbe
stato facile fare del bene intorno a s.
Ma no: egli preferiva farsi temere da tutti,
esercitare uno spietato dispotismo su quanti lo
circondavano. Importava infatti cos poco, a
quell'orgoglioso, di essere amato e benedetto
dagli umili!
Una sera Mirto, tornando da un misero villaggio
slovacco, incontr il padre Joaldy, di ritorno
egli pure da una visita di carit, e parlando
entrambi della povera gente che avevano
visitata, si avviarono lentamente verso il castello.
- Oh, Padre, quanta miseria! - esclam
Mirto con voce fremente. - Non credete, davvero,
che se ne parlaste al principe Milcza, egli
verrebbe in aiuto di questi infelici? -
Il vecchio prete scosse la testa.
- Ogni anno mi d una somma considerevole
per le elemosine; ma all' infuori di questo,
non devo parlargli di niente... Povero principe
! Povero caro principe! - disse con subita
commozione.
-  duro e spietato! - esclam Mirto in
uno slancio di rivolta.
- Ahim! Il suo cuore si  indurito in seguito
alla sua crudele delusione! Ma io, figliuola,
l'ho conosciuto molto diverso. Al tempo
della sua prima comunione, era un fanciullo
dall'anima delicata e affettuosa, gi un po' orgoglioso
e autoritario, a cagione delle adulazioni
di coloro che lo circondavano, ma infinitamente
attraente e incantevole. Aveva un
grande affetto per me e da me solo prendeva
i rimproveri. Pi tardi, lanciato nel gran mondo,
nascondeva sotto uno scetticismo apparente,
sotto un'altera indifferenza, le aspirazioni
di un cuore appassionato, di un'anima i cui
istinti elevatissimi, la cui delicatezza innata
lo preservavano da sbagli pericolosi. Tuttavia
mi accorgevo con dolore che la profonda devozione
della sua infanzia non esisteva pi,
che la sua fede era minacciata da quell'atmosfera
di frivolezza e d'incredulit mondana in
cui viveva. Io anelavo ch'egli s'imbattesse in
una donna cristiana e seria che sapesse sorreggere
verso il bene e la verit quella bell'anima
che minacciava di perdersi... Purtroppo incontr
invece quella russa, quella perversa
creatura! -
Il vecchio sospir dolorosamente.
- ...In un cuore come il suo, la delusione
doveva essere ancora pi terribile e lasciar delle
tracce pi profonde che in ogni altro. L'ultima
azione di quella sciagurata, che mise in
serio pericolo la vita del figliuolo, la debolezza
persistente del fanciullo, il timore continuo
di perdere quella creaturina s cara, una
specie di arcigna diffidenza dell'umanit e in
particolare del sesso femminile, forse anche
una profonda ferita al suo orgoglio nel verificare
come si fosse lasciato attrarre da false apparenze,
tutto ci ha contribuito a fare di quell'uomo
non ancora trentenne e dotato di tanti
pregi, quasi un misantropo dal cuore duro,
dall'anima chiusa a tutto ci che non riguarda
suo figlio, il suo unico amore. In poche parole,
il principe Milcza  un malato morale. Il solo
rimedio sarebbe per lui un ritorno alla fede...
Ma dopo le sue disgrazie, invece, egli si  purtroppo
allontanato completamente dalla religione! -
Il prete e Mirto camminarono per qualche
istante in pensoso silenzio,... Poi il padre
Joaldy domand a un tratto:
- Il piccolo Miklos  ritornato da Karoly?
- Disgraziatamente no! Karoly lo ha chiesto
a suo padre, ma si  urtato contro un categorico
rifiuto... E voi dite che quell'uomo 
stato buono, Padre mio! - esclam Mirto con
un tono di protesta.
- Via, via, non indignatevi tanto, cara figliuola! -
disse il vecchio prete paternamente.
- Ve lo ripeto,  un malato morale; la sua generosit
di un tempo, i suoi istinti elevati e cavallereschi
sono stati travolti dalla tormenta
passata sul suo povero cuore. Ma non sono
morti; io non lo credo... non voglio crederlo!
Ogni giorno prego Iddio perch faccia risplendere
su quell'anima la sua luce benefica.
- Allora, la sua freddezza verso la madre,
la sua indifferenza e durezza verso il fratello
e le sorelle, devono attribuirsi solo a una selvaggia
misantropia?
- S, tutto ci deriva da questo. Bisogna
che vi dica, per, che la contessa Giselda non
ha mai avuto nessuna autorit sul figlio, e lo
ha anche conosciuto poco. Annichilita dal principe
Sigismondo, suo primo marito, non aveva
nessun diritto sul fanciullo che il padre, carattere
ardente e dispotico, voleva educare da solo.
Quando mor, la tutela del giovinetto fu affidata
al principe Andrea Milcza, suo zio, che
lo idolatrava e che ne fece una specie di piccolo
sovrano assoluto. E sua madre, anche allora,
non aveva nessuna voce in capitolo: le era soltanto
permesso di ammirare suo figlio. Un'altra
donna avrebbe sofferto profondamente di
un simile stato di cose: la principessa Giselda
seppe invece accettarlo con facilit. Tuttavia
nessuno si stup che in tali circostanze ella
accettasse un secondo matrimonio: nessuno,
tranne suo figlio. Egli si mostr vivamente
scontento, non tanto per il fatto di quella seconda
unione, quanto per la profonda antipatia
che gli ispirava il conte Zolanyi. Il tempo
dimostr che la sua precoce intelligenza ben si
appose in quanto al valore morale di quell'uomo...
e da allora vi fu un allontanamento tra
madre e figlio. I rapporti, gi poco intimi, divennero
freddissimi, cerimoniosi. Poi venne la
morte del conte, la rovina di sua moglie e dei
suoi figliuoli. Il principe Arpad, che si era sposato
da poco e cominciava gi a sentire le acute
spine della delusione, prest loro aiuto senza
esitare, con una generosit perfetta, senza una
parola che potesse parere un rimprovero, ma
senza nessuno slancio affettuoso. Gi il suo
cuore si dibatteva stretto dalla sofferenza...
E pi tardi, sulle sorelle e sulla madre stessa,
ha riversato un po' della sua universale e amara
diffidenza, mentre i suoi istinti autoritari,
gi sviluppati dal sistema di educazione di suo
zio, si trasformavano in quello strano dispotismo
che non risparmia nessuno. Ma forse, se
avesse trovato nella madre e nelle sorelle uno
spirito meno mondano e pi forti virt cristiane,
la loro vicinanza avrebbe a lungo andare
attenuato almeno quella triste disposizione d'animo.
- Forse! - disse Mirto, pensierosa. - Ma
come mai, data questa freddezza di rapporti, la
contessa viene a vivere una parte dell'anno a
Voraczy?
- Soltanto per Karoly. Il soggiorno della
nonna e delle zie porta di solito un cambiamento
nella vita del fanciullo. Quest'anno invece
lo avete portato voi, signorina Mirto...
Ma... non  l'intendente Buhocz quello laggi
che ci viene incontro?
- S, mi sembra, Padre. -
Era infatti Casimiro Buhocz. Si ferm vicino
al prete e a Mirto e li salut dicendo:
- Ho avuto una cattiva notizia, Padre.
- Quale?...
- Alcuni zingari, ritornando dalle loro peregrinazioni
in Oriente, hanno portato qui i
germi di una malattia terribile e ancora poco
conosciuta, una febbre che  quasi sempre
mortale soprattutto per gli adulti, la cui salute,
quando riescono a cavarne la pelle, resta profondamente
scossa: rimane loro sempre qualche
penosa infermit, oppure, caso pi frequente,
rimangono col volto deturpato.
- Una specie del vaiuolo, dunque? - osserv
Mirto.
- Gli somiglia da certi lati, ma  peggio
ancora. La malattia  meno pericolosa per i
fanciulli, e quando sono robusti si salvano con
facilit.
- Non ne ho ancora sentito parlare! - disse
il padre Joaldy sorpreso.
- Gli zingari cercavano di occultarlo, ma
un uomo del villaggio di Lohacz  stato colpito
dalla malattia, e lo spavento si  subito dilagato.
Stasera lo sapranno tutti. Sono stato ora ad
avvertire al castello di Voraczy perch Sua Eccellenza
prenda le misure necessarie. -
L'intendente salut e si allontan.
- Un'epidemia simile sar una cosa terribile
fra questa povera gente! - disse il padre Joaldy
con dolorosa commozione. - Ma  necessario,
figliuola mia, che sospendiate le vostre visite
di carit.
- S, per riguardo al piccolo Karoly...
Chiss come tremer il principe Milcza!
- Oh, gli abitanti del castello non avranno
nulla da temere! Il principe prender le pi
severe misure: nessuno potr andare oltre il
parco, e il minimo oggetto che entrer a Voraczy
sar sottoposto a rigorosa disinfezione...
Il fanciullo non ha nulla da temere, no: sar
tenuto lontano dall'epidemia, come lo  da qualunque
pericolo. -
Ritornata al castello, Mirto si tolse il vestito
da passeggio e scese nel salotto dove stavano
abitualmente la contessa e i suoi figliuoli. In
fondo alle scale incontr Terka e Mitzi, le inseparabili.
- Ebbene, la sapete la notizia? - disse la
maggiore. - Siamo minacciate da una spaventosa
epidemia.
- S, il padre Joaldy ed io abbiamo incontrato
l'intendente Buhocz che ce lo ha detto.
- Qui per non avremo nulla da temere:
il principe Milcza prender delle misure draconiane.
Sar una cosa interessantissima!... Ma
per la circostanza ci sottomettiamo volentieri:
tutto  preferibile al rischio di prendere simile
malattia. -
E un lungo fremito scosse Terka.
Le fanciulle si diressero verso il salotto...
La contessa e Irene, curve sopra un giornale,
alzarono vivamente la testa udendole entrare.
- Tieni, leggi questo, Terka! - esclam la
contessa porgendo il giornale alla giovinetta.
- Uno spaventoso incendio in un teatro di Boston...
Fra le vittime, la signora Burnett, nata
Alessandra Ouloussof... -
Terka afferr svelta il giornale, mentre dall'anima
di Mirto, piena di tristezza cristiana, saliva
una preghiera per la sciagurata che aveva
disertato tutti i suoi doveri e che una morte
terribile aveva colta all'improvviso.
- Arpad lo sapr mai? Egli legge i giornali
tanto di rado... e nessuno si azzarderebbe a
pronunziare tal nome davanti a lui, - fece osservare
la contessa.
- Che lo sappia o no, ci non ha importanza, -
replic Irene. - Il principe Milcza, quale
ormai lo conosciamo, non avr mai l'idea
di riprendere moglie. -


Capitolo IX.

L'epidemia si era abbattuta sopra un villaggio
vicino a Voraczy, e mieteva con violenza
nelle case dei poveri, spesso mal tenute, dove
le prescrizioni igieniche dei medici rimanevano
lettera morta. Molte bare, piccole e grandi,
avevano gi preso la strada del cimitero, e poche
erano le case in cui uno dei membri della
famiglia non fosse stato colpito dal flagello capriccioso,
che lasciava talvolta il pi debole,
per impadronirsi del pi vigoroso, che risparmiava
un fanciullo per colpire la madre.
La pace a Voraczy era poco turbata. Il principe
Milcza aveva preso tali misure, da rendere
impossibile il minimo timore. Gli abitanti di
Voraczy erano in certo modo prigionieri, e tutti
gli oggetti che entravano nel castello, perfino le
lettere, erano sottoposti a una rigorosa disinfezione.
Chiunque varcava il limite del parco
era certo di non rimettere pi piede nel castello...
Ma nessuno aveva il desiderio di arrischiarvisi,
nessuno desiderava attentare alla sicurezza
di cui si godeva a Voraczy.
Nessuno tranne il padre Joaldy e Mirto. Tante
sofferenze l vicino a loro rendevano penosa,
alle loro anime altruiste, quella stessa sicurezza.
Ma il ministero del prete lo legava al
castello, e Mirto non era libera di seguire l'impulso
caritatevole della sua anima intrepida.
Karoly, da che aveva avuto paura di perderla,
si attaccava appassionatamente a lei.
Ogni pomeriggio gli dispiaceva di vederla andar
via, e cercava di trattenerla...
- Restate, restate, Mirto! Il babbo non s'inquieter;
gli dir che sono stato io che vi ho
pregata... -
Ma essa non aveva nessuna velleit di ritrovarsi
in presenza del principe, e si regolava in
modo da schivare d'incontrarlo nel tornare al
castello.
Le sue giornate erano ora pi occupate che
mai. Renato, non potendo pi far visita ai suoi
piccoli amici n riceverli, si annoiava molto e
aveva voluto riprendere le sue lezioni di violino.
Le giovani contesse, ugualmente private
delle loro consuete relazioni, chiedevano l'ausilio
di Mirto per occuparsi di musica appena
essa aveva terminato il suo compito presso Karoly.
Queste sedute musicali si protraevano fino
a tardi la sera, poich Terka era una musicista
appassionata, e Irene godeva perfidamente
a imporre a sua cugina un obbligo
qualunque.
Mirto, gi indebolita dal dolore della morte
di sua madre, si sentiva ogni giorno pi stanca,
e anelava sempre il momento in cui le era permesso
di prendere un po'di riposo.
Una sera la seduta musicale si prolung pi
tardi del solito. Terka aveva voluto eseguire
diverse sonate di Beethoven, e Irene dei pezzi
moderni dalle sonorit bizzarre, che avevano
penosamente teso i nervi stanchi di Mirto. La
fanciulla, appena salita in camera, disse la sua
preghiera e si affrett a sciogliersi i capelli e
a farne una treccia per coricarsi.
A un tratto un colpo fu bussato alla porta...
Era Thylda, col viso sconvolto:
- Signorina!... Oh, signorina, il principino!...
- Che cosa?... Che cosa c', Thylda? -
esclam Mirto, ansiosa.
-  malato... Si crede sia la febbre cattiva...
- Oh, Dio!... Ma non aveva niente, oggi!
- Gli  venuta un'ora fa, a un tratto... E
vi chiama, signorina Mirto, non smette un momento
di chiamarvi. Sua Eccellenza fa chiedere
se volete...
- S, ci vado! - disse Mirto senza un attimo
di esitazione. - Povero il mio piccolo
Karoly! -
Si slanci fuori, dimenticando la sua pettinatura,
non pensando pi che al fanciullo colpito
forse dalla terribile malattia.
Incontr la contessa un po'affannata che si
dirigeva verso l'appartamento del figliuolo.
- Oh, Mirto, che cosa terribile!... O com'
andata?... - gemette. - Ma forse si sbagliano?
- Dio lo voglia! mormor Mirto con fervore.
Entrarono tutte e due nel salotto che precedeva
la stanza dove il fanciullo stava tutto il
giorno. Il principe Milcza, in piedi, parlava col
medico che abitava sempre nel castello, addetto
al principino. Il giovane magnate volse
la testa, e Mirto si sent stringere il cuore vedendo
la spaventosa alterazione dei suoi lineamenti,
la cupa angoscia delle sue grandi pupille
oscure.
- Arpad,  proprio quella? - domand
con voce affannosa la contessa.
Il volto del principe si contrasse, e la sua
voce, quasi rauca, rispose:
- S,  quella.
- Dio, Dio! - mormor la contessa congiungendo
le mani.
Lo sguardo del principe si pos su Mirto che
restava immobile vicino alla porta, non osando
avanzare.
- Karoly chiede di voi, signorina. Avreste
il coraggio di rischiare il contagio?
- S, principe, con l'aiuto di Dio, - ella
rispose semplicemente facendo qualche passo
verso la porta della camera del fanciullo.
Un gesto del dottore la ferm.
- Signorina, dovete prima sapere le conseguenze
possibili di un tale atto. Questa malattia,
se si riesce a scamparla, lascia delle tracce
spesso terribili... sfigura atrocemente...
- Poco importa, - disse Mirto con la stessa
tranquilla semplicit. - Nessuno ha bisogno
di me sulla terra, nessuno soffrir se io
morir, o se rester inferma... E in quanto al
mio viso,  destinato a vedere la morte, ancor
pi ributtante, impadronirsi di lui. Queste considerazioni
non possono dunque fare indietreggiare
una cristiana, ed io sono pronta, dottore,
a prestar le mie cure al fanciullo. -
La contessa fissava su Mirto uno sguardo
stupefatto. Quel tranquillo eroismo, quella noncuranza
di una sorte pi terribile della morte
per le donne fiere della loro bellezza, le riuscivano
incomprensibili.
Il vecchio medico considerava con commossa
ammirazione quella giovane la cui maravigliosa
bellezza era resa ancora pi commovente,
quella sera, dalla pettinatura infantile, dalla
magnifica treccia dai riflessi dorati che ricadeva
sul vestito nero che nella fretta essa non
aveva potuto togliersi.
Il principe avvolse Mirto con un lungo sguardo,
e disse in tono reciso e freddo:
- Io voglio, signorina, che siate libera di
scegliere. Se temete, ritiratevi pure, e lo comprender,
perch le conseguenze, come vi ha
detto il dottore Hedai, sono terribili, soprattutto
alla vostra et... E poi, nessun dovere vi
obbliga...
- Vi chiedo scusa: - ella disse tranquillamente
- io sento un dovere verso quel fanciullo che mi vuol bene e che chiede di me. Del
resto, ve lo ripeto, non temo niente e mi sottometto
in anticipo alla volont di Dio. -
E si avanz verso la camera di Karoly. Il
principe fece qualche passo e si trov vicino a
lei: la sua mano le sfior il braccio...
- Aspettate... Riflettete ancora... -
Ella alz gli occhi, sorpresa dall'accento pieno
di angoscia della voce di lui, e lo vide pallidissimo,
coi lineamenti sconvolti.
- Ma ho gi riflettuto I... Se fossi stata libera,
sarei andata a curare quegl'infelici privi
di tutto, nelle loro povere case. Perch dunque
dovrei esitare ad espormi per questo fanciullo
al quale voglio tanto bene? -
E apr la porta, risoluta.
Karoly giaceva nel suo lettino tutto bianco.
Aveva il viso gonfio, coperto di macchie violacee,
il respiro affannoso...
Mirto vide con sorpresa che il fanciullo era
solo.
- Ebbene, dov' Marsa? - disse dietro a
lei la voce del principe Milcza. - Cinque minuti
fa, quando sono uscito per parlare col
dottore, l'ho lasciata qui, seduta vicino al letto...
Come ha osato allontanarsi? -
Appoggi a lungo un dito sul campanello elettrico,
mentre Mirto si avvicinava al letto e posava
la sua piccola mano soave sulla fronte di
Karoly.
A quel contatto, le palpebre gonfie del bambino
si sollevarono e i suoi occhi neri si posarono
sulla fanciulla con avidit.
- Ah, Mirto mia, eccovi finalmente! - disse
una vocina soffocata. - Mi farete guarire, non
 vero?
- Lo spero, caro, se sarete bonino e se farete
tutto quello che il dottore ordiner, -
ella rispose con tenerezza.
- S, s... Ma voi non mi lascerete, Mirto!
- No, mimmino mio, non abbiate paura! -
Si sedette accanto al letto e prese nella sua
mano quella del fanciullo... Il principe era
tornato nella stanza attigua. Attraverso la porta,
Mirto udiva la sua voce breve, che a poco
a poco diventava irritata...
La porta si apr a un tratto, ed egli entr,
con la fronte corrugata...
- Non hanno potuto trovare quella donna,
- disse a voce bassa. - Sar fuggita vedendo
il bimbo malato... la qual cosa prova fino
all'evidenza che era lei la colpevole. Stasera
infatti mi pareva che avesse un'aria strana:
non osava alzare gli occhi!... La miserabile,
sfuggendo qualche momento alla mia sorveglianza,
sar riuscita a comunicare con qualcuno
dei suoi. Macri mi ha detto ora che sua
madre e uno dei suoi figliuoli sono malati. Non
occorre pi, ormai, indagare come Karoly abbia
potuto prendere il contagio. -
La voce gli si spezz un poco... Si avvicin
al letto, si curv verso il fanciullo, e l'avvolse
con un lungo sguardo...
- Amor mio, Karoly adorato, noi ti salveremo,
- mormor con un tono sordo e appassionato.
- E non ti lascer pi, mio diletto,
non temere!
- Pap... Mirto... - mormor il fanciullo.
- S, mio caro, anch'essa rester vicino a
te... E il dottore Heda'i. ti guarir subito, vedrai. -
Quali inflessioni carezzevoli e calde sapeva
prendere quella voce di solito cos imperiosa e
dura! Quanta amorevole dolcezza potevano riflettere
quelle splendide pupille!
Il dottore entr e consigli a Mirto diverse
precauzioni igieniche da prendere. Poi esamin
di nuovo il piccolo malato.
La sua fisonomia tradiva qualcosa della sua
profonda inquietudine. Il principe, afferrandolo
per un braccio, lo scost dal letto e gli chiese
con voce fremente:
- Lo salverete, dunque? Lo salverete?...
- C' ancora speranza, Eccellenza...
- Speranza!... Soltanto speranza!... Ma
voglio la certezza, io I - disse il principe a
denti stretti.
- Nessuno pu darla a Vostra Eccellenza, -
replic il vecchio medico con tristezza.
- Io far tutto il possibile, non oso dire di pi.
Ho telegrafato a Budapest, e uno dei miei colleghi
sar qui domani. Ma, come ho gi detto a
Vostra Eccellenza, sar troppo tardi. Domani
il fanciullo sar salvo o... -
Non fin... ma il principe aveva compreso.
Con passo d'automa ritorn verso il letto e si
sedette vicino al capezzale fissando lo sguardo
ardente sul viso sfigurato del fanciullo.
Il dottore, ritiratosi nella stanza vicina, si
sdrai sopra un divano per tenersi pronto alla
prima chiamata. Vicino al fanciullo restarono il
padre e Mirto, soli, ascoltando in silenzio e con
l'anima straziata la respirazione sempre pi affannosa
del malatino.
L'alba illumin tristamente l'agonia del fanciullo.
Gli sforzi della scienza erano stati impotenti
a salvare la creaturina troppo debole
per sopportare un attacco simile.
Il padre Joaldy era venuto a condividere la
veglia dolorosa. Seduto vicino a Mirto egli pregava,
come la fanciulla, con tutta l'anima, meno
per il fanciullo che per il padre, la cui fisonomia
portava le tracce di una disperazione
tanto pi spaventosa perch era contenuta.
La contessa Zolanyi, cercando di sormontare
il suo terrore per l'epidemia, era apparsa un
istante sulla soglia della camera. Mirto per,
vedendola livida, tutta tremante, si era alzata
precipitosamente mormorando:
- Oh, non entrate, vi prego! Se avete paura,
non c' disposizione pi favorevole per il
contagio... E dovete tenervi lontana, per i vostri
figliuoli.
- Ma Karoly... Sono la sua nonna... -
aveva balbettato gettando sul visino irriconoscibile
uno sguardo spaventato.
- Ahim! Che cosa potete fare, ormai, per
il povero angiolo! - aveva replicato il padre
Joaldy. - La signorina Mirto ha ragione: non
vi esponete, per riguardo ai vostri figliuoli.-
La contessa si era ritirata dopo aver gettato
un'occhiata ansiosa sopra suo figlio. Ma sembrava
che questi non si fosse nemmeno accorto
della presenza di lei. Fino dall'istante in cui
aveva compreso che Karoly era irrevocabilmente
perduto, sembrava non vedesse n udisse
pi.
Il giorno sorgeva, radioso. Il sole batteva
sui vetri della vasta camera bianca dove il piccolo
principe moriva. Uno dei primi raggi guizz
sul viso pallido, desolato di Mirto, poi sulla
faccina sfigurata di Karoly.
Il fanciullo apr gli occhi, e il suo sguardo,
gi velato, si pos su Mirto, le sue esili braccia
cercarono di tendersi verso lei...
- Mirto... un ba...cio... -
Ella, pi che capire, indovin le parole che
sfuggivano dalla gola rantolante. Si chin, e
le sue labbra si posarono sul viso coperto di
macchie spaventose della terribile malattia...
Davanti all'atto sublime di quella fanciulla
che offriva cos la sua giovinezza e la sua radiosa
bellezza al contatto mortale, il principe
Milcza si scosse dal suo selvaggio torpore. Egli
stese la mano per respingere Mirto...
- No, non voi, non cos! - disse con voce
soffocata.
- Oh! Rifiutargli questo conforto!... Vi pare?... -
ella esclam con un gesto di protesta.
Egli volse la testa e si assorb di nuovo nella
contemplazione di suo figlio... Il dottore era
entrato piano piano e stava in piedi dietro a
Mirto, fissando sul principe uno sguardo desolato.
Il fanciullo ebbe a un tratto una breve convulsione,
sollev le manine, e le sue labbra
mormorarono:
- Pap... Mirto... -
Il principe si curv sul figlio, e appoggi le
labbra sulla sua fronte.
Karoly rese l'ultimo respiro sotto il bacio appassionato
di suo padre.


Capitolo X.

Il principe Milcza seppell lui stesso suo figlio,
senza voler accettare altro aiuto che quello di Mirto. Il piccolo principe, a cagione del
contagio, non poteva essere esposto nella grande
galleria della cappella come lo erano stati
tutti i Milcza.
Rest dunque nella sua grande camera bianca,
circondato di luce, con la testa sopra un
guanciale di velluto bianco, e le manine congiunte
sopra un crocifisso d'argento che gi
aveva raccolto l'ultimo respiro della signora
Elyanni. Appena le care spoglie erano state ricomposte,
Mirto aveva cercato nella stanza un
crocifsso, ma non aveva trovato che una statuetta
della Madonna, una piccola maraviglia
d'avorio; allora, senza esitare si era tolta dal
seno quel sacro ricordo e l'aveva messo tra le
manine che le dita frementi del principe avevano
congiunte.
Il fanciullo, i cui lineamenti si erano distesi,
aveva ripreso la sua effigie, e per la prima volta
Mirto si accorse, ora che i grandi occhi neri
erano chiusi, come il ragazzo somigliasse a sua
madre.
Il padre Joaldy, il dottore, Katalia, la direttrice
di casa, che non temevano il contagio, si
succedettero nella veglia funebre. Mirto, annientata
dalla stanchezza e dalla commozione,
dovette cedere alle insistenze del prete e andare
a riposare per qualche ora. Ma torn ben presto
a riprendere il suo posto presso la creaturina
alla quale la dolorosa notte d'agonia
l'aveva unita con legami indistruttibili.
Il principe Milcza non usc un momento dalla
camera mortuaria, depose egli stesso nella bara
imbottita di raso bianco il corpo di suo figlio.
Nel suo viso rigido e pallido come quello
del morticino, gli occhi soli lasciavano scorgere
la spaventosa disperazione che doveva sconvolgere
quel cuore umano.
I funerali si svolsero con la debita pompa
nella cappella del castello. Per la prima volta
Mirto vide occupata una delle poltrone principesche...
per la prima volta, altres, vide il
principe Milcza vestito di nero.
Gli occhi della fanciulla, gonfi di lacrime, si
fissavano con ardente compassione sull'alta figura
in piedi davanti a tutti. Neppure in quel
giorno in cui era stato cos profondamente colpito,
il principe Milcza piegava la testa davanti
a Dio.
Dal cuore di Mirto sal una preghiera fervida
e dolorosa:
- Mio Dio, abbiate piet di lui!... Dategli la
forza, dategli la fede! -
La piccola bara fu calata nella cripta dove
riposavano gi tanti principi Milcza, e il principe
Arpad la cosparse lentamente di acqua benedetta...
Poi, voltatosi, allontan con un gesto
imperioso i presenti: la famiglia, la servit,
gl' intendenti, e usc rapidamente, senza aspettare
che tutti, secondo l'uso, sfilassero davanti
a lui.
Mirto, con uno sforzo supremo di energia, si
era sostenuta fino allora. Ma risalita in camera
sua cadde sopra una poltrona, stanca moralmente
e fisicamente in seguito a quelle tre
giornate dolorose nelle quali, dopo l'agonia del
fanciullo, aveva assistito a quella del padre,
muta ma spaventosa.
Nel suo cervello affaticato, nel suo cuore penosamente
stretto, dominava un solo sentimento:
una piet immensa, desolata, piena di
angoscia, per quel padre di cui essa aveva
compreso lo spaventoso dolore, per quell'uomo
che stava per trovarsi solo nella lotta contro
lo strazio atroce della separazione... troppo
solo, ahim, perch si era allontanato da
Dio!
E nessuno poteva tentare di toglierlo alla sua
terribile solitudine, nessuno poteva cercare di
parlargli di rassegnazione... No, nemmeno
sua madre. Egli aveva dato tutto il suo cuore
al figlio diletto, e ora che Karoly era scomparso,
il principe Milcza doveva considerare
l'esistenza come uno spaventoso deserto.
Un rimorso sorse a un tratto nella mente di
Mirto al ricordo d'un lieve incidente della sera
prima. Al momento di mettere il fanciullo nella
bara, il principe aveva tolto il crocifisso posto
tra le mani di Karoly e aveva chiesto, alzando
verso Mirto gli occhi che esprimevano un'intensa
disperazione:
- Questa croce  un caro ricordo per voi?
- S, principe: fu nelle mani di mia madre
morta.
- Ah! - egli aveva mormorato, porgendogliela.
Ora pensava che egli avrebbe di certo voluto
tenere quel crocifisso in memoria di suo
figlio, e che essa avrebbe dovuto lasciarglielo.
La cara morta, dall'alto del cielo, avrebbe benedetto
quel sacrificio di sua figlia in favore
di un infelice miscredente a cui la divina immagine
poteva recare una forza e una consolazione
nella tenebra spaventosa nella quale si
dibatteva la sua anima dolorante.
Questo pentimento divent per Mirto una
vera sofferenza. Il giorno dopo avrebbe dato la
croce alla contessa Zolanyi, pregandola di consegnarla
a suo figlio.
Se avesse osato, l'avrebbe fatta portare quella
sera stessa al principe Milcza.
Ma Katalia, venuta da parte della contessa a
chieder sue notizie e ad offrirle i suoi servigi,
le disse che il principe si era chiuso nel suo
studio e aveva proibito di disturbarlo per qualsiasi
motivo.
Mirto si coric rifiutando ogni cibo. Inghiott
a stento, con la gola stretta dalla stanchezza e
dal dolore, la infusione calmante che Katalia
le port... E le ore passarono, lentissime, non
recandole che l'insonnia, popolando il suo cervello
di angosce indefinibili.
All'alba, il suo corpo era un po' riposato, ma
il suo cervello era pi stanco della sera prima.
Una specie d'inquietudine nervosa agitava
tanto Mirto, di solito cos calma, cos equilibrata,
da costringerla infine ad alzarsi dal letto.
Essa apr la finestra, e l'aria della mattina,
fresca e leggera, le fece bene. Pens allora che
una passeggiata mattutina calmerebbe forse i
suoi nervi sovraeccitati dopo la penosa tensione
dei giorni precedenti. Si vest, si gett un
mantello sulle spalle, e scese, senza incontrare
nessuno nel castello ancora addormentato, fino
a una porticina di servizio dalla quale usciva
sempre quando la contessa Zolanyi aveva ospiti
e Mirto voleva evitare d'incontrarli.
La luce rosata dell'alba si dileguava lentamente;
il sole cominciava a splendere, dolcissimo,
facendo scintillare le gocce di rugiada
sparse sulle foglie del parco e i vetri delle serre.
La fresca brezza vivificava un po'i nervi
stanchi di Mirto, attenuava la sofferenza del
cerchio doloroso che le stringeva le tempie...
Ella s'inoltrava, cos, verso il tempio greco.
L, pi che altrove, rivivrebbe il ricordo di
colui che era ora un angiolo vicino a Dio. L,
potrebbe rievocare con dolorosa dolcezza le
ore, talvolta penose, ma spesso piene di conforto,
trascorse presso il fanciullo capriccioso
e amorevole, sul quale aveva esercitato, col
solo fascino del suo sguardo, del suo sorriso,
della sua affettuosa fermezza, un potere ogni
giorno pi forte, e che l'aveva amata al punto
da morire col suo nome sulle labbra, unito a
quello del padre.
Mirto aveva preso un sentiero che conduceva
alla riva del lago. Lo costeggi, e giunse alla
parete di marmo del tempio... Sul suolo coperto
di un folto prato vellutato il suo passo
leggero scivolava senza rumore...
Percorse la base del peristilio, e si ferm di
colpo... Qualcuno l'aveva preceduta nel luogo
caro a Karoly. Il principe Arpad era l, in
piedi, appoggiato a una delle colonne del tempio,
con le braccia incrociate, gli occhi fissi
sul punto del prato dove stava di solito la sedia
a sdraio di Karoly. Un raggio di sole, guizzando
sulle colonne, gli illuminava il viso, solcato
da un dolore senza nome...
A un tratto egli allarg le braccia, e il sole
fece corruscare nella sua mano destra un oggetto.
Mirto aveva visto e compreso... Si slanci,
salendo gli scalini, con un grido d'angoscia...
Egli si volse bruscamente e indietreggi un
poco, vedendola sorgere innanzi a s, con gli
occhi dilatati di terrore e di rimprovero.
- Voi!... Voi! - esclam con sordo accento.
- Principe!... Che volevate fare? - mormor
la fanciulla con un'indicibile espressione
di dolore.
Un lampo di collera pass nello sguardo del
giovane magnate.
- Che cosa venite a far qui? - egli disse
con violenza. - Lasciatemi... Andatevene!...
- Dovrei lasciarvi compiere questo delitto? -
ella disse, con un grido d'indignazione.
- No, no, non sar.
- Sar, invece, perch cos voglio, perch
la vita non  pi nulla per me, ormai. Credete
forse che possa vivere senza lui, senza il mio
tesoro?...  impossibile. Voglio morire anche
io. Andatevene subito... Se non foste giunta,
tutto sarebbe gi finito.
- Vi supplico! - esclam -Mirto congiungendo
le mani, sconvolta da quell'accento di
appassionato dolore in cui sentiva un'irrevocabile
decisione. - Siete cristiano: non dimenticate
l'anima vostra. Deh, ve ne prego!... -
implor in un singhiozzo.
Un lungo fremito scosse il corpo del principe,
i suoi lineamenti si sconvolsero un istante...
Ma subito uno spaventoso lampo di collera
guizz nei suoi occhi...
- No, no, non mi vincerete! Voglio morire.
Voi non sarete pi forte di me... Ritiratevi, vi
dico! -
Ella si drizz, con gli occhi scintillanti, la
testa alta.
- No, rester!... Vedremo se avrete il coraggio
di uccidervi davanti a me! Credete forse
di raggiungere con questo delitto vostro
figlio presso Dio?... E non pensate che facendo
cos siete un vile?... -
Un'esclamazione di furore sfugg dalle labbra
del principe. La sua mano destra si alz,
e si ud una detonazione.
Mirto si era rapidamente scansata, e la palla
la sfior soltanto... Mezza svenuta dallo spavento
e dalla commozione, la fanciulla cadde
sull'ultimo gradino del peristilio.
- Mirto! -
Era vicino a lei, inginocchiato sugli scalini
di marmo; le sue mani stringevano quelle della
fanciulla, e lo sguardo pieno d'angoscia e di
terrore si fissava sul viso di lei bianco come le
colonne di marmo...
- Mirto, siete ferita?
- No, grazie a Dio! - ella rispose debolmente.
- Che miserabile sono! - egli esclam con
cupa disperazione. - Voi... voi che avete fatto
tanto per il mio figliuolo!... Voi che avete rischiato
La vostra vita per lui!... Mirto, perdonerete
mai a questo pazzo infelice?... Perch
ero pazzo di dolore, poco fa, dopo questa notte
atroce in cui ho rivisto di continuo il mio amore,
il mio Karoly!
- S, eravate fuori di voi, l'ho compreso,
- ella disse con dolcezza. - Io non ho niente
da perdonarvi... Voi non avete offeso me nel
vostro accesso di disperazione, bens Dio.
- Non credo pi, - egli disse con un tono
in cui Mirto sent passare una profonda amarezza.
Gli occhi le si empirono di lacrime, e le sue
mani fremettero in quelle del principe...
- Eccola, la vostra grande infelicit! -
esclam con voce soffocata dalla commozione.
- Se aveste la fede, il vostro dolore sarebbe
sopportabile... Ma io non posso credere veramente
che voi, allevato da buon cristiano, non
ne abbiate conservato in cuore almeno una
scintilla... -
Egli si era alzato, tenendo sempre una delle
mani della fanciulla, e il suo sguardo ammansito
avvolgeva il bel viso triste in cui splendeva
l'anima fervida e ardentemente cristiana di
Mirto...
- Non so! - mormor pensieroso. - Il
mio cuore si  indurito, la mia anima oscurata...
Ma abbiamo parlato fin troppo di me: bisogna
pensare a voi. Siete ancora tutta tremante,
povera creatura!
- Non  niente... Sono molto pi impressionabile
da qualche giorno, per via della stanchezza,
credo.
- S, avete prodigato le vostre forze per
lui, ed ecco come suo padre vi ringrazia!...
Mirto, vado a chiamare il dottore Hedai...
- Oh, no, davvero! - ella disse con vivacit.
- Non  necessario che si risappia ci
che  accaduto.
- Siete troppo generosa, - egli disse con
commozione. - Ma io non posso permettere
che la vostra salute ne soffra. Il dottore sar
segreto.
- Vi assicuro che  inutile. Rientrer zitta
zitta nel castello... -
E parlando cos, si drizz in piedi. Ma vacill
un poco  si appoggi al braccio che il
principe stendeva verso lei.
- Vedete, non siete ancora abbastanza forte.
Permettetemi almeno di offrirvi il mio braccio
per ritornare al castello. -
Ella lo guard con aria perplessa.
- Ma si chiederanno che cosa significhi ci.
E se mi faranno delle domande?... -
Egli ebbe un gesto di protesta e un impaziente
inarcare delle sopracciglia.
- Li manderete a spasso, ecco tutto!
- E se  vostra madre?
- Mia madre dorme sempre a quest'ora. I
domestici saranno appena alzati e i giardinieri
non hanno ancora cominciato il lavoro. Eppoi,
debole come siete, non vi lascer davvero ritornare
sola, quando anche dovessi raccontare
davanti a tutti l'accaduto. -
Soggiogata dalla fermezza del suo accento,
essa appoggi la mano sul braccio che le veniva
offerto, e, sostenuta da lui, scese lentamente
gli scalini.
A un tratto sussult. A pochi passi di distanza
aveva scorto la rivoltella gettata via
dal principe nell' istante in cui si slanciava verso
lei.
- Oh! Scusate, avrei dovuto nasconderla! -
egli disse.
La raccolse e se la mise in tasca. Incontr
allora lo sguardo intensamente doloroso e supplice
di Mirto.
- S, vi prometto di non pi servirmi di
quest'arma per tale motivo. Ma voi pregherete
per me, Mirto, perch soffro tanto! -
La fanciulla si mise una mano in seno e tir
fuori il crocifsso d'argento... I suoi grandi
occhi commossi e soavi si alzarono verso il
principe.
- Se non mi sono ingannata, - ella disse
timidamente - mi  parso di capire che avreste
tenuto volentieri questa croce in memoria
del vostro caro piccino. Volete accettarla?
- No, no! - egli esclam con vivacit. -
Siete molto buona e generosa, ma rifiuto questo
sacrificio.
- Accettate, ve ne prego! Mi far molto
piacere pensare che portate come egida questo
simbolo della Redenzione, che ha raccolto l'ultimo
respiro della mia cara mamma e del vostro
adorato piccino! -
E dolcemente ella mise la croce nella mano
di lui.
- Ma voi... voi, Mirto! - egli disse con la
voce soffocata dalla commozione.
- Io penser con letizia che questa croce vi
aiuter forse a trovare la rassegnazione e la
pace, - rispose gravemente la fanciulla.
Il principe si apr la giacca e mise la croce
in una tasca interna.
- Non ho parole per ringraziarvi, Mirto!
Ma ricordatevi che fin da ora potete chiedere
tutto quello che volete a vostro cugino. -
Egli le porse di nuovo il braccio, e tutti e
due s'incamminarono verso il castello.
Come aveva detto il principe, i giardini erano
deserti, il castello ancora addormentato.
Prima di giungervi, Mirto si ferm.
- Posso rientrare sola in casa. Vi ringrazio,
principe.
- Principe! - egli disse con tono di rimprovero.
- Non volete trattarmi come un cugino,
Mirto?  vero che fino ad oggi il triste
misantropo ch'io sono non aveva rivendicato i
privilegi di questo nostro legame di parentela.
Ma tale legame  ormai ribadito dall'ammirevole
abnegazione di cui avete circondato mio
figlio... E mi dimostrereste veramente in tal
modo che mi avete del tutto perdonato il tremendo
atto di follia, il quale rester uno dei ricordi
pi dolorosi della mia vita.
- Non ci pensate pi, ve ne prego!... Io
sono ben lieta che Dio, nella sua misericordia,
mi abbia permesso di giungere in quel terribile
istante!... No, no, rassicuratevi: non vi
serbo rancore, cugino mio! -
Con un gesto timido essa gli stese la mano.
- Grazie, Mirto! -
Egli si pieg, sfior con le labbra le dita
della fanciulla, e si allontan lentamente, non
senza volgersi indietro diverse volte per assicurarsi
che Mirto non aveva pi bisogno del
suo aiuto.
La fanciulla sal con facilit in camera sua.
Ma appena entrata, fu presa da uno svenimento,
e non ebbe che il tempo di lasciarsi cadere
sopra una poltrona. Fu l che Thylda la trov
due ore dopo, andando a fare la camera... E
la giovane domestica scese precipitosamente, e
sparse la notizia che Mirto era colpita dalla
malattia che aveva ucciso il principino.


Capitolo XI.

Le paure di Thylda, per fortuna, non erano
fondate. Il dottore Heda'f non trov nessun sintomo
del male: Mirto non aveva che una febbre
nervosa dovuta alla stanchezza e alle ansie di
quei giorni.
Katalia giunse subito, e inform la malata
come Sua Eccellenza l'avesse fatta chiamare e
le avesse ordinato di lasciare ogni suo ufficio
per occuparsi esclusivamente di lei. Vi si dedic
infatti con uno zelo, una premura tacita
e rispettosa, che attestavano l'importanza e la
severa precisione delle istruzioni del principe.
Fino allora la direttrice di casa, bench compitissima,
aveva, come tutto il resto della servit,
considerato Mirto come una quantit trascurabile.
Ma quel breve colloquio col padrone
sembrava aver completamente modificato le
idee di Katalia.
Durante gli otto giorni che Mirto rimase a
letto o in camera, il dottore and a visitarla
mattina e sera. Dopo tre giorni, sentendosi un
po'meglio, ella gli disse:
- Vi assicuro, dottore, che  inutile che vi
disturbiate cos. Non sono ammalata al punto
da visitarmi due volte al giorno...
- Ordine del principe Milcza, signorina, -
rispose il vecchio dottore. - E uscendo di qui,
devo andare ogni volta a recargli vostre notizie...
Francamente,  il meno che egli possa
fare per colei che ha tanto rischiato per suo
figlio.
- Come esagerate, dottore! - rispose la
fanciulla con un tono di protesta.
- No, no, so benissimo quello che dico!...
E per fortuna il principe Milcza non  uomo
da dimenticare ci che deve. -
La contessa Zolanyi e Terka, quando furono
ben sicure che non c'era nulla da temere della
terribile malattia, salirono pi volte a trovare
Mirto e passarono con lei qualche momento.
Anche Renato e Mitzi vollero accompagnarle.
Ma Irene se ne astenne, col pretesto che non
era ben sicura che non vi fosse pi pericolo di
contagio, ma in verit perch poco le premeva
di dare una prova di simpatia a quella cugina
di cui invidiava la bellezza e la grazia irresistibile,
e che, con la sua abnegazione al capezzale
del principino, si era acquistata un'aureola
di pi.
Anche il padre Joaldy and a trovare l'ammalata,
e un giorno le port uno scrigno di
cuoio bianco, nel quale Mirto trov la stupenda
statuetta della Madonna che era in camera
di Karoly.
- Il principe Milcza desidera che l'accettiate
per ricordo di suo figlio,- le spieg il prete.
- Oh, con piacere!... Ringrazierete il principe
da parte mia, Padre, - rispose Mirto
commossa.
E ora, ogni volta che il suo sguardo incontrava
la statua d'avorio, aveva un ricordo per
il fanciullo e una preghiera per il padre.
Un po' di rassegnazione era discesa infine
in quell'anima straziata e ribelle?... Mirto se lo
chiedeva con angoscia; ma non poteva saperlo,
perch la contessa non aveva pi rivisto suo
figlio dal giorno dei funerali, e il padre Joaldy
non aveva potuto ottenere la minima effusione
quando aveva ricevuto la visita del principe, il
giorno in cui questi gli aveva portato la statua.
Mirto sapeva soltanto che egli mostrava a tutti
un viso impassibile e glaciale, che si chiudeva
per lunghe ore nel suo studio, mangiava appena
e faceva nel parco cavalcate fantastiche e
addirittura spaventose.
Cercher ancora la morte, dunque? pensava
Mirto con terrore.
Essa aspettava con segreta impazienza il momento
in cui le sarebbe permesso di riprendere
la sua vita normale. Forse, allora, essa lo
incontrerebbe, e potrebbe capire ci che passava
in quell'anima.
Ma la sua speranza fu delusa. Nel castello,
nei giardini, nel parco, il principe Milcza restava
invisibile.
- Andr a finir pazzo, - mormorava Terka,
scotendo la testa.
- Ma infine, chiese un giorno Mirto, spinta
dalla sua franchezza - non potreste cercare,
con molta discrezione e tenerezza, di toglierlo
alla sua solitudine? -
Terka e Irene rimasero un istante mute dallo
stupore.
- Che dite?... - esclam infine la maggiore.
- Povera Mirto, anche il vostro cervello 
forse un po'scosso... Perch io non posso ammettere
che non conosciate ancora il principe
Milcza e non sappiate quale accoglienza farebbe
a una simile audacia.
- Perch non lo curate abbastanza... perch
egli sa bene che avete paura di lui, -
disse Mirto risoluta. - Ma se osaste, se egli vedesse
in voi l'ardente desiderio di consolarlo,
di aiutarlo nel suo dolore...
- Oh! Oh! - interruppe Irene con un risolino
ironico. - Voi fate l'intrepida, perch
egli si compiacque, dietro preghiera di suo figlio,
di dimenticare le audacie di linguaggio
alle quali vi lasciaste trasportare un certo giorno!...
Ma una cosa simile non si rinnoverebbe
impunemente, credetelo... E noi stesse, sue sorelle,
saremmo male accolte se cercassimo di
cambiare il suo umore solitario!
- Francamente, Mirto, al nostro posto, osereste,
voi? - chiese Terka.
- Oh, s! Mi sarebbe impossibile di saper
che mio fratello soffre, senza cercare di consolarlo,
di guarirlo... s, anche a rischio d'irritarlo
e di dispiacergli! -
Irene lanci un' occhiata malevola sul bel
viso splendente di un segreto e caritatevole ardore,
e disse con ironia, alzando un po' le
spalle:
- Siete proprio una bambina, Mirto, e avete
delle idee molto esaltate. Manca poco che non
ci chiediate di convertire il principe Milcza!
- Sarebbe appunto vostro dovere il provare,
- replic Mirto con freddezza.
E lasciando la cugina tutta stupita di queste
parole, usc dal salotto dove aveva avuto luogo
questo dialogo.
In quel pomeriggio essa voleva andare a visitare
un fanciullo malato nei dintorni di Voraczy.
L'epidemia era in completa decrescenza;
la contessa e i suoi figliuoli riprendevano a
poco a poco le loro relazioni, e Mirto le sue
visite di carit. Il padre Joaldy le indicava le
case dove il flagello non era passato, perch
essa non rischiasse di riportare al castello
qualche germe funesto.
Dopo aver recato il conforto, il buon consiglio,
e lasciato un'elemosina, molto meschina
purtroppo, nella misera casa, Mirto se ne ritornava
lentamente attraverso il parco. Ben presto,
un po' stanca, perch non aveva ancora
ripreso del tutto le sue forze, ella si sedette vicino
a un piccolo stagno dinanzi al quale delle
grandi quercie abbattute di recente formavano
un'alta barricata.
Mentre cercava il fazzoletto per asciugarsi
le tempie che il caldo soffocante imperlava di
sudore, si trov sotto mano un portamonete di
morbido cuoio... Da qualche tempo lo portava
sempre, nella speranza di potersi infine spiegare
col principe su quel soggetto. L'incidente
relativo a Miklos, e, pi tardi, il doloroso evento,
avevano ritardato quella spiegazione che
tuttavia era indispensabile.
Ma quando lo avrebbe rivisto, il principe, se
egli si chiudeva ognor pi nella sua solitudine
selvaggia?
Pensierosa, la fanciulla vagava con lo sguardo
sul piccolo stagno che il sole chiazzava di
macchie iridescenti. Nessun rumore, in quell'angolo
remoto del parco: solo un cinguettio
d'uccelli, o il tuffo di un ranocchio nell'acqua...
Eppure... il galoppo di un cavallo ruppe a
un tratto il silenzio... Un cavaliere apparve
al di l degli annosi alberi che circondavano
lo stagno. Prima che Mirto potesse fare il minimo
movimento, il cavallo si slanciava con un
salto superbo al disopra dello stagno e degli
alberi ammassati, e ricadeva, con le gambe rigide
e frementi, a qualche passo da lei.
Ella sorse in piedi con un grido di spavento.
Un'esclamazione sfugg dalle labbra del cavaliere
che, saltando con leggerezza a terra, si
avvicin vivamente a lei.
- Vi ho fatto paura, Mirto?... Non vi avevo
vista: eravate nascosta da questi alberi... -
Si curvava, fissando sulla fanciulla il suo
sguardo inquieto.
-  spaventoso quello che fate! - ella disse
cercando di comprimere il tremolio della voce.
- Si direbbe davvero che... cercaste la morte, -
concluse in un mormorio.
Egli le prese la mano.
- Che cosa pensate mai, Mirto?... Oh, no,
noi... Ho sempre amato e praticato questo genere
di esercizi da quel vero magiaro che sono.
Ora cerco d'ingannare cos il dolore che
mi tortura, m'inebrio d'aria e di velocit...
Ma sono desolato di avervi spaventata.
- Oh,  gi passato, sapete! - ella rispose
con un leggero sorriso, e stese la mano, carezzando
il muso del cavallo baio che spingeva in
avanti la sua bella testa fine.
- Abdul vi chiede scusa, come il suo padrone,
Mirto... Ma ditemi un po', come state, ora?
Ho avuto regolarmente vostre notizie dal dottore,
tuttavia sono lieto di verificare io stesso,...
Direte che potevo farlo prima. Devo confessarvi
che sono stato in preda a una forte
crisi di misantropia. -
Si pass la mano sulla fronte solcata da profonde
rughe.
Mirto mormor commossa:
- Dovevate dominarvi... e venire da vostra
madre, dalle vostre sorelle...
- S, avrei dovuto... Ma talvolta ho dei
momenti terribili in cui la mia energia morale
 molto scossa. Avevo bens l'intenzione di venire
qualche giorno da mia madre, all'ora
del t.
- Oggi? - chiese la fanciulla timidamente.
Egli ebbe un vago sorriso, uno di quei sorrisi
che ella gli aveva visto rivolgere talvolta a
Karoly.
- Oggi... sia pure. Dunque anche a voi,
come a me, Mirto, piacciono le passeggiate
solitarie? Perch non siete con le mie sorelle?
- Sono stata a visitare una famiglia povera,
all'entrata del villaggio di Selzy.
- E Terka e Irene, naturalmente, non vi
accompagnano mai in queste visite di carit? -
egli disse con ironia.
- Hanno i loro poveri ai quali fanno l'elemosina
ogni settimana! - protest Mirto con
vivacit.
Un lampo sarcastico guizz nello sguardo
del principe.
- S, qualche povero scelto, di quelli la cui
miseria non offende troppo gli occhi!... La
conosco, la carit mondana!... L'ho vista da
vicino e ho potuto studiarla... La vostra, per,
deve essere l'altra, la vera. E senza dubbio i
poveri vi vogliono molto bene, eh?
- Credo che non mi detestino, - ella rispose
con un sorriso. - Ho molto affetto per
essi, e mi dispiace solo di non poter sollevare
tutte le loro miserie, cos terribili talvolta.
- S, voi siete un raggio di sole per costoro...
per tutti gl'infelici, - egli mormor
con un accento indefinibile.
Si volse un poco, gettando un'occhiata al
sole che calava all'orizzonte, e chiese:
- Ritornate al castello, Mirto?
- S,  l'ora, credo.
- Volete accettare la mia compagnia e
quella di Abdul?
- Volentieri... tanto pi che devo parlarvi.
- Sono a vostra disposizione, - disse il
principe prendendo le briglie del cavallo.
S'inoltrarono entrambi nel largo viale attraverso
grandi e magnifici alberi che abbellivano
quella parte del parco. Dopo qualche
istante egli chiese:
- Di che cosa si tratta, Mirto? -
Ella si spieg allora, con poche frasi chiare,
ripetendo a lui ci che aveva gi detto alla
contessa Zolanyi...
Il principe si ferm di colpo, coi lineamenti
contratti, e afferr il portamonete che la fanciulla
gli porgeva.
- Oh, scusate! - disse con voce un po'soffocata.
- Del denaro a voi!... A voi che avete
prodigato a mio figlio il vostro affetto, la vostra
abnegazione inapprezzbile!... Perdonatemi,
Mirto! Vi offesi, non  vero?
- Un poco, sul momento, - ella rispose con
franchezza. - Ma in seguito ho riflettuto che
non potevate aver l'intenzione di offendermi. -
Egli volse altrove la testa e si rimise a camminare.
E per un pezzo procedettero cos, in
silenzio... Il principe disse infine, a voce bassa,
con accento di preghiera:
- Mi perdonerete, Mirto?
- Non ne dubitate, ve ne prego!... - rispose
la fanciulla con vivacit.
- Grazie. E se vi chiedessi di distribuire
questo denaro ai vostri poveri, lo accettereste?
- Per essi, s, con gioia! Lo dar a nome
vostro, e pregheranno per voi! - ella disse,
con gli occhi raggianti di felicit.
Di nuovo ripresero a camminare in silenzio.
Lo sguardo del principe, meno oscuro del solito,
si perdeva nella profondit del bosco screziato
di luce dai raggi del sole che penetrava
attraverso il fitto fogliame.
Giunti al castello, egli chiam un domestico
e gli consegn il cavallo. Poi s'inchin davanti
a Mirto, dicendo:
- Vado a cambiarmi il vestito, poi verr
da mia madre. Potete intanto avvisarla. -
La fanciulla, toltosi l'abito da passeggio, scese
dalla contessa. Appena essa annunzi la visita
del principe, vide i visi oscurarsi. Renato
smise di trastullarsi sul tappeto col cagnolino
di sua madre, Terka si affrett a verificare se
la tavola da t era in perfetto ordine, e Irene,
dietro un'osservazione della contessa, cerc di
attenuare l'eccentricit della sua pettinatura.
- Ed  gi una bella cosa che non capiti
all'improvviso, come suol fare, - ella osserv.
-  una fortuna che lo abbiate incontrato,
Mirto, e che si sia degnato di comunicarvi la
sua intenzione.
- Siete ritornata con lui, figliuola? - disse
la contessa. - Era molto triste, molto accigliato?
- Veramente no, cugina. Ma si capisce che
la sua pena  immensa.
- In tal caso, era proprio il momento di
tentare quell'apostolato che predicate cos bene!
- esclam Irene con ironia. - E giacch
lo compiangete tanto... -
S'interruppe, udendo sulla terrazza un passo
ben noto. E per tutto il tempo che dur la
visita del principe Milcza, ella aperse appena
la bocca, tenendo un contegno calmo e timido,
che contrastava con la sua consueta vivacit e
il suo temperamento risoluto. Irene, cos spavalda
in famiglia, al cospetto del fratello maggiore
era la pi sottomessa, la pi umile e deferente...
E Mirto si domandava se non fosse
appunto quello il motivo per cui il principe
Milcza le dimostrava una specie d'antipatia.
Da quel giorno in poi, egli torn quasi ogni
pomeriggio da sua madre, all'ora del t. Parlava
pochissimo, ma in cambio apprezzava molto
la lettura che sua cugina faceva di solito
alla contessa. La voce pura, cos profondamente
armoniosa di Mirto, la sua ottima dizione,
aggiungevano un fascino alle pagine che essa
leggeva.
- Vi ascolterei fino a stasera, Mirto, - le
disse un giorno. - Ma temo che abusiamo di
voi. Da ora in poi non leggerete pi cos tanto. -
Ella sentiva in lui un cambiamento indefinibile.
Freddo e taciturno come sempre, indifferente
con le sorelle e con Renato al punto
da far credere talvolta che ignorasse la loro
presenza, semplicemente corretto con Mirto,
aveva, tuttavia, rivolgendosi a lei, una certa
dolcezza nello sguardo e nella voce... E in taluni
momenti ella aveva l'impressione di essere
per lui oggetto di un particolare interessamento,
di un'austera premura derivante forse dalla
riconoscenza che le serbava.
La contessa e le sue figliuole s'impensierivano
ogni giorno pi vedendo avvicinarsi l'inverno.
Il principe Milcza non faceva pi allusione
al soggiorno abituale di sua madre a Vienna,
e sembrava assuefarsi ormai a quella visita pomeridiana
nel salotto della contessa, la quale,
come le figliuole, vedeva con spavento 'la prospettiva
di un inverno a Voraczy.
Quando Mirto le udiva lamentarsi su questo
soggetto, tratteneva a stento le parole indignate
che le salivano alle labbra. Non dovevano
invece esser felici di vederlo a poco a poco
riattaccarsi alla vita? Non dovevano esser pronte
a sacrificare i loro piaceri futili a quell'uomo
cos crudelmente provato, che un po'di affetto
sarebbe forse riuscito a poco a poco a sollevare?
- Io sarei pi contento di restare a Voraczy, -
disse Renato. - Resteremo noi due,
volete, Mirto?
- Noi tre, - soggiunse Mitzi appoggiando
la testolina bionda sul capo della cugina.
La grazia di Mirto agiva sui due fanciulli, essi
si affezionavano sempre pi a lei, e l'impulsivo
Renato le obbediva pi che ad ogni altro.
Un pomeriggio, mentre la contessa e le figliuole
maggiori erano andate a un castello
vicino, Mirto condusse i fanciulli lontano nella
campagna, Lasciando Fraulein Rosa occupata
nella sua corrispondenza. Dopo aver camminato
per un pezzo, si fermarono tutti e tre
sulla riva di un piccolo ruscello. Le guardie del
principe Milcza non erano passate di l, perch
le rive erano coperte degli ultimi fiori della
stagione... Mirto si sedette sul tronco di un
albero abbattuto e tir fuori il lavoro, mentre i
ragazzi coglievano dei gran mazzi di fiori che
andarono a deporre ai piedi della cugina.
- A che cosa vi serviranno tutti questi poveri
fiori, miei cari? - ella osserv. - Non
potrete davvero portarli al castello...
- Oh, no! - disse Mitzi con spavento. - Il
principe si adir tanto con Terka, due anni fa,
un giorno che essa aveva dimenticato di togliersi
dal giacchetto una rosa regalatale in
casa Boldy!
-  peccato; son cos belli! - esclam Renato
con rimpianto. - Toh! Un'idea, Mitzi:
ne faremo un'acconciatura per Mirto! Sar la
fata dei fiori. -
Mitzi batt le mani, e Mirto si prest, compiacente,
al capriccio dei fanciulli... Ben presto
fu letteralmente coperta di fiori.
- Ho visto nel bosco vicino delle campanule
color di rosa molto carine, - disse Renato.
- Vieni, Mitzi, andiamo a coglierle.
- Non vi allontanate tanto, - raccomand
Mirto - e ritornate subito appena vi chiamer.
-
Essi se ne andarono correndo e Mirto si rimise
al lavoro.
Un pallido sole autunnale l'avvolgeva. I suoi
capelli, attraverso i fiori leggeri di cui erano
cosparsi, prendevano dei riflessi di rame. Una
corona di fiorellini viola le circondava la fronte,
gettando un po'd'ombra sugli occhi bassi,
velati dalle lunghe ciglia dorate.
Finita la gugliata, ella alz la testa per cercare
il filo che i ragazzi avevano senza dubbio
fatto cadere sull'erba.
Ma un'esclamazione di spavento le si soffoc
in gola...
Quasi difaccia a lei, in piedi, appoggiato al
tronco di un albero del boschetto, stava il principe
Milcza. Era pallidissimo, quasi tanto pallido
quanto Mirto lo aveva visto al momento
dell'agonia di suo figlio, e i suoi lineamenti
erano un po'contratti...
Mirto, con un gesto quasi incosciente, si port
la mano sulla testa per togliersi i fiori e
gettarli a terra...
Ma egli stese la mano dicendo con una voce
singolarmente cambiata:
- No, lasciateli, vi prego! -
E fatti alcuni passi, fu presso di lei. La
fanciulla balbett, abbassando gli occhi:
- Perdonatemi... i ragazzi si sono divertiti...
- Che cosa volete mai che vi perdoni, povera
Mirto? Non avete fatto nulla di male. Io
solo sono stato fino ad oggi un terribile egoista...
poich penso che i fiori debbano piacervi
molto.
- S, molto. Somiglio in questo a mia madre,
che non poteva vivere senza esserne circondata.
- E qui, ve ne siete dovuta privare! Anche
io, una volta, li amavo con passione... -
Si pass una mano sulla fronte e mormor
con un'amarezza che fece trasalire Mirto:
- Il mio torto  stato di considerarli tutti
con lo stesso disprezzo. Non ho voluto riflettere
che se esistono fiori velenosi, ve ne sono altri
buoni, e taluni incantevoli. Lo compresi finalmente
un giorno; e bench mi sia proibito di
cogliere quello il cui delicato effluvio mi ha fatto
ricredere dalla mia ingiusta prevenzione, non
v'impedisco di adornarvene, Mirto, perch i fiori
sono l'ornamento naturale delle fanciulle. -
Cercava di parlare con calma, ma Mirto,
sorpresa, sentiva vibrare in lui un' intensa commozione,
un po' dolorosa, le parve.
Egli si chin per raccattare il ricamo che la
fanciulla, nella sorpresa, aveva lasciato cadere
a terra, e si allontan quasi in fretta.
Quando i fanciulli tornarono, trovarono Mirto
inattiva, non ancora rimessa dalla sua commozione.
Ella ripose il lavoro e s'incammin subito
con essi verso il castello.
Il principe Milcza arriv molto in ritardo al
t. Si scus, con aria distratta, e appena seduto
vicino alla contessa le chiese tranquillamente,
come se continuasse una conversazione
gi cominciata la mattina:
- Suppongo, mamma, che pensiate al vostro
consueto soggiorno a Vienna. -
La contessa, sorpresa, balbett:
- S, ci abbiamo pensato... ma per voi, Arpad,
se la nostra presenza qui vi fa piacere...
- Non lo metterete in dubbio, spero! - egli
disse con fredda cortesia. - Ma non voglio
cambiar nulla alle vostre abitudini n imporvi
un inverno a Voraczy.
- Lo faremo molto volentieri per voi, Arpad! -
ella disse con uno slancio sincero.
- Vi ringrazio, - rispose il principe con
la stessa freddezza, - ma non accetto questo
sacrificio. Io sono destinato alla solitudine:
essa  e rester la sorte della mia vita. -
Sotto la sua calma altera, Mirto intu una
immensa amarezza, una specie di disperazione.
Col cuore stretto, essa pens che quell'uomo
ricadrebbe nella sua selvaggia misantropia, e
prov un vero sdegno alla vista del lampo di
gioia che era guizzato negli occhi di Irene,
della contenuta soddisfazione che esprimeva la
fisonomia di Terka... Oh, no, essa non avrebbe
agito cos verso un fratello, neppur se questi
fosse stato cos freddo, cos poco affettuoso
come il principe Milcza. Ella gli avrebbe detto:
Voi soffrite, il dolore vi strazia... non vi
lascer, Arpad. Che m'importano le feste, le
distrazioni mondane, purch io possa, non fosse
che per qualche istante ogni giorno, allontanare
le nubi dalla vostra fronte!
Ma non era sua sorella, purtroppo, e le contessine
non avrebbero mai parlato cos al principe
Milcza!
Miirto non si era ingannata indovinando in
lui una recrudescenza di sofferenza morale,
perch fin da quel giorno egli parve ripreso dal
suo desiderio di completa solitudine. Non si
rec pi dalla madre, n fu pi incontrato nel
parco. In compenso, egli si dava molto alla
musica, e Mirto, attraversando i giardini, udiva
il suono del pianoforte o dell'organo.
I preparativi della partenza furono fatti lentamente:
la contessa non voleva mostrare troppa
fretta di allontanarsi dal figlio. Nonostante
il desiderio che aveva di riprendere la vita
mondana degli inverni precedenti, questa partenza
la soddisfaceva poco, come un giorno
confid a Mirto.
- Sto in pensiero per Arpad. Temo che si
lasci riprendere dalle sue idee nere...
- Perch non restate, dunque? - disse semplicemente
la fanciulla.
- Restare?... Dopo che mi ha espresso il
suo desiderio d'esser solo!...
- Oh! Credete che abbia proprio voluto
dir questo?...
- Non ne dubito. Per cortesia, non me lo
ha detto chiaramente, ma io lo conosco abbastanza
per capire ci che si nasconde sotto le
sue parole corrette. -
Il giorno prima della partenza, Mirto, nonostante
il tempo nebbioso e freddo, si spinse
fino alla dimora dell' intendente Buhocz per dire
addio a Miklos. Essa era andata qualche
volta a trovarlo, ed era un raggio di sole nella
vita del fanciullo poco felice in casa sua, perch
il padre non gli aveva mai perdonato di
essere stato licenziato, e i fratelli maggiori ne
facevano il loro zimbello.
Mirto lo trov tutto in lacrime, e la notizia
della partenza di lei aument il dolore del poverino.
- Ora sar sempre triste, perch voi non
verrete pi ogni tanto a consolarmi, - disse
singhiozzando. - Oh, signorina Mirto, se potessi
avere un piccolo posto al castello!... Mio
padre non direbbe pi, allora, che io sono un
fannullone, non mi rinfaccerebbe pi il pane
che mangio! -
Un posto?... A chi chiederlo?... Se Mirto
avesse potuto vedere il principe Arpad, si sarebbe
interessata della sorte di Miklos. Non le
aveva detto che poteva chiedergli qualunque
cosa?... Ma egli restava invisibile, e di certo
non potrebbe parlargli prima di partire. Non
le restava che la risorsa di pregare il padre
Joaldy d'intercedere per Miklos.
Dopo avere abbracciato il ragazzotto dicendogli
di scriverle, ella si allontan, col cuore
angosciato al pensiero di lasciare quelle persone
delle quali si era occupata con tutto l'ardore
della sua anima caritatevole, e quel Voraczy
che da qualche mese le era diventato
singolarmente caro.
Come tutto era triste, oggi!... Il cielo nebbioso,
il parco spoglio del suo fogliame, quei
giardini gi preparati per l'inverno... tutto
parlava di malinconia, di rimpianto, di sofferenza...
Mirto, la coraggiosa Mirto, risentiva gli effetti
della tristezza del luogo, e a poco a poco
alcune lacrime le riempirono i grandi occhi...
Ella sal lentamente i gradini della scalinata
ed entr nel vestibolo, ma si ferm un istante
sulla soglia. Il principe Milcza era l, in piedi,
con le braccia incrociate, davanti a uno degli
arazzi magnifici che adornavano le pareti. Vicino
a lui, un uomo vestito di nero gli parlava
a voce bassa, pieno di deferenza.
Mirto si avanz col suo passo leggero, con
l'intenzione di passare inosservata. Ma egli si
volse e la scrse.
- Buon giorno, Mirto... Sono qui occupato
a esaminare questo arazzo che ha subito, non
so come, una leggera deteriorazione. -
Fissava, parlando, lo sguardo triste e freddo
sulla fisonomia della fanciulla. Vide forse le lacrime
che brillavano ancora nei suoi occhi? In
ogni modo una commozione breve ma intensa
gli attravers lo sguardo.
- Vi far sapere fra poco quello che ho
deciso per questa riparazione, - disse, rivolgendosi
all'individuo vestito di nero, che s'inchin
profondamente e disparve.
Il principe fece qualche passo verso la scala
chiedendo con voce turbata:
- Perch avete pianto, Mirto? -
Ella abbass la testa, rispondendo:
- Credo che sia la tristezza di questa giornata
grigia... e anche il pensiero di lasciare
Voraczy.
- Vi piace questa tenuta?
- S, molto... E v' tanto bene da fare
dappertutto! -
Egli volse la testa, e la fanciulla non vide
l'espressione dolorosa del suo sguardo.
- A proposito, cugino, avrei un piacere da
chiedervi...
- Che cosa? - egli disse con vivacit.
- Si tratta di Miklos. Da quando lo mandaste
via il ragazzo subisce rimproveri e maltrattamenti
in casa sua. Anche poco fa l'ho trovato
che piangeva... Se ci fosse un posto qualunque,
per lui, qui, non vorreste concederglielo?
- Anche se non c', possiamo trovarlo, Mirto.
S, penser al vostro protetto, ve lo assicuro.
- Vi ringrazio! - ella disse con un accento
pieno di gioia. - Siete molto buono, cugino.
- Io? - egli disse con amarezza. - Potevo
diventarlo, vicino a un cuore elevato e veramente
cristiano. Ma purtroppo non ho trovato
che cattiveria e miserabile vanit, e sono diventato
invece duro e spietato!
- Ma non del tutto, vedete, giacch mi avete
promesso di occuparvi di Miklos, - ella disse
con un tono di commossa protesta.
Egli mormor con fervore:
- Voi siete buona... cos buona, che i pi
spietati sono vinti dalla vostra carit. Siate
benedetta, Mirto, per il bene che mi avete fatto,
e... pregate per me. -
Si volse bruscamente e si allontan di passo
rapido, lasciando Mirto in preda al pi vivo
stupore.
Non lo rivide pi prima della partenza. La
sera stessa egli and a dire addio alla madre e
alle sorelle nell'appartamento della contessa, e
la mattina dopo non si fece vedere quando i
partenti lasciarono Voraczy.
Dalla carrozza che li conduceva alla stazione
Mirto pot per qualche tempo ancora scorgere
la magnifica residenza circondata da boschi
secolari, sulla quale sventolava la bandiera
bianca e verde annunziante la presenza del padrone.
E una tristezza profonda discese nella
sua anima al pensiero di quell'altra anima che
aveva intuito elevata e ardente, e che restava
sola coi suoi rimpianti e i suoi dolorosi ricordi,
senza la luce confortante della fede.
Mio Dio, fate soffrire me, se  necessario,
ma concedetegli questo dono senza il quale non
pu essere salvato! ella disse fra s, in uno
slancio di tutto il suo giovane cuore fervente.


Capitolo XII.

I ceppi del caminetto scoppiettavano allegramente,
e le grandi lampade velate di seta
verde pallido effondevano la loro luce attenuata
sopra una parte del vasto salone dalla tappezzeria
scura, dai mobili sontuosi e severi. Quel
mite chiarore illuminava altres, vicino al caminetto,
il viso calmo,, i capelli di un biondo
cinereo di Fraulein Rosa, e faceva spiccare,
sullo sfondo scuro del salotto, il fino profilo di
Mirto dando alla sua folta capigliatura una delicata
tinta d'oro pallido.
L'istitutrice leggeva... o pi esattamente
credeva di leggere. In realt sonnecchiava, e
Mirto sorrideva di tanto in tanto vedendola
sussultare, riprendere il libro, poi, un istante
dopo, lasciarlo ricadere.
La fanciulla, sveglia del tutto, lavorava alacremente
a una sottanina di soffice lana che
avrebbe rallegrato il giorno dopo, che era
Natale, un fanciullo povero. Bisognava spicciarsi:
la sera inoltrava, e ben presto doveva
prepararsi per la messa di mezzanotte.
Essa rievocava, lavorando, gli ultimi mesi
trascorsi, che le avevano recato molte piccole
amarezze... Prima per via d'Irene, la cui gelosia
e la cui malignit si erano accresciute
fin dal giorno in cui Mirto, ritornando da una
cerimonia celebrata nella cattedrale, si era imbattuta
in un gruppo elegante che usciva dal
salotto della contessa. Questa, davanti alla sorpresa
dei suoi ospiti, si era creduta in dovere
di presentarla. C'era, fra costoro, un giovane
ufficiale che si chiamava Gisza. Udendo la contessa
Zolanyi dire: La signorina Elyanni, figlia
della mia povera cugina Edvige Gisza,
egli aveva esclamato:
- Ma allora, noi siamo cugini, signorina!...
Ne sono felicissimo, e spero di aver di nuovo
il piacere di presentarvi i miei omaggi. -
Appena Mirto si fu allontanata, essi complimentarono
molto la contessa per la bellezza,
l'aristocratica grazia, e la naturale disinvoltura
della sua giovane parente. Il conte Mattia Gisza
non si era mostrato il meno entusiasta, e Irene
aveva riversato su Mirto la collera ispiratale
dall'ammirazione di suo cugino per quella
estranea, come la chiamava in cuor suo.
Terka, fino allora benevola riguardo a Mirto,
aveva cambiato a poco a poco accorgendosi che
Mitzi, la sua preferita e inseparabile, si affezionava
molto alla cugina. Anche lei, per un
altro motivo, era diventata gelosa della fanciulla
e le testimoniava una grande freddezza, penosa
quasi quanto le parole pungenti o acerbe
d'Irene.
La contessa Giselda, per fortuna, restava
sempre la stessa, ma non si accorgeva, o non
voleva accorgersi, dell'ostilit delle sue figliuole
verso Mirto. La sua indole tepida e indifferente
non si preoccupava se la fanciulla ne soffrisse,
e d'altra parte la sua debolezza di fronte
ai figliuoli le proibiva di rivolgere loro il minimo
biasimo.
Qualche compenso era per riserbato a Mirto
nell'esistenza quasi austera, priva di distrazioni,
che menava nel palazzo Milcza, accanto
alla vita mondana delle cugine. Oltre l'affetto
di Mitzi, aveva quello di Renato, sul quale esercitava
una vra autorit. Di pi, si era acquistata
le simpatie di Fraulein Rosa, eccellente
e tranquilla creatura, con la quale si perfezionava
nella lingua tedesca e parlava frequentemente
di letteratura, soggetto caro alla bavarese
che aveva fatto studi molto seri.
Da quattro giorni la famiglia Zolanyi si era
stabilita a Budapest, come faceva di solito ogni
anno, per le feste di Natale. Avevano preso dimora
nel vecchio palazzo del principe Milcza
che egli metteva a loro disposizione, come gli
altri palazzi di Parigi e di Vienna. Quella mattina,
la contessa e i figliuoli erano partiti per
passare la vigilia e il giorno di Natale al castello
di Selzy, a qualche chilometro da Budapest.
Non si era neppur per ombra parlato di
condurre anche Mirto, bench i castellani di
Selzy fossero suoi parenti, dei Gisza... E la
fanciulla restava sola in quella festa di Natale
con Fraulein Rosa, nel vecchio palazzo austero
dove aleggiava il ricordo degli antenati del
principe Arpad.
Il suo pensiero andava naturalmente verso
Voraczy. Che cosa sarebbe per lui quella
solennit tanto soave, cos piena d'infinito conforto
per i cuori cristiani? La sua anima era
ancora sconvolta, oppure si calmava a poco a
poco?
Le notizie da Voraczy erano brevi e rare.
La contessa aveva scritto diverse volte a suo
figlio, ed egli aveva risposto con brevi biglietti,
senza dare alcun particolare di s. Soltanto da
una lettera inviata da Katalia a Thylda, sua nipote
e figlioccia, gli Zolanyi e Mirto avevano
saputo che le relazioni tra il principe e il padre
Joaldy si facevano pi frequenti, come pure le
escursioni del giovane magnate attraverso il
dominio di Voraczy, e le istruzioni date agli
intendenti per migliorare le sorti di coloro che
vivevano l. La direttrice, molto prudente per
natura, e altres conoscendo l'avversione del
principe Milcza per i pettegolezzi, si dilungava
poco su queste notizie. Ma, cos com'erano,
avevano messo nel cuore di Mirto una gioia e
una speranza. Se il principe dimenticava un
poco se stesso, occupandosi degli altri, degli
umili e dei miseri di cui era responsabile davanti
a Dio, era quasi salvo.
Miklos, secondo la promessa, aveva scritto
a Mirto, informandola come il principe Milcza
lo avesse preso al suo servizio particolare e come
ora egli fosse felice, tanto felice! Il suo padrone
era molto buono con lui, e non lo trattava
pi con la durezza di un tempo.
E vi ringrazio di tutto cuore, signorina Mirto,
concludeva il fanciullo. Io prego tutti i
giorni perch il buon Dio vi renda felice, e perch Sua Eccellenza diventi meno triste.
Triste lo era di pi, senza dubbio, in quei
giorni di festa familiare, povero principe, solo
nella sua magnifica dimora! Il ricordo del piccolo
Karoly doveva farsi pi intenso, pi straziante...
A un tratto Mirto tese l'orecchio. La porta di
comunicazione del salotto con la stanza era rimasta
aperta, e dal vestibolo un brusio di voci
giungeva fino a lei.
- Ascoltate, Fraulein!... Si direbbe quasi...
si direbbe proprio la voce del principe
Milcza! -
L'istitutrice, tolta alla sua dolce sonnolenza,
sussult un poco e si mise in ascolto.
- Ma non so... Sarebbe inverosimile. Eppure!... -
Mirto si alz con vivacit, attravers la stanza
attigua e apr la porta che dava nel vestibolo...
S, egli era l, con la faccia irritata, ascoltando
le spiegazioni impacciate che gli dava
un vecchio domestico chino davanti a lui, mentre
dietro a questi stavano altri servitori, dalla
fisonomia umile e inquieta.
Ma il suo viso si rischiar subitamente, ed
egli and verso Mirto con le mani stese...
- Voi almeno ci siete, Mirto!... Macri mi
diceva appunto che mia madre e le mie sorelle
non ci sono, e stavo per domandare se eravate
con loro... Ma siete qui, invece! - disse con
un accento di gioia contenuta, chinandosi per
baciarle la mano.
- Che sorpresa! - mormor la fanciulla
con una commozione che non riusciva a reprimere.
- Pensavo proprio ora come questo
giorno di festa sarebbe stato triste per voi,
laggi...
- S, immensamente triste, se ieri una rivelazione
dell'ottimo padre Joaldy non fosse venuta
a togliermi il peso opprimente che mi
teneva prigioniero. Deliberai subito questo
viaggio nell'intenzione di passare il Natale in
famiglia. Ma arrivando ho trovato un vestibolo
male illuminato, appena riscaldato, e punti domestici...
Suono, nessuno viene; suono ancora,
e finalmente questa gente si decide a farsi
viva... - E con un gesto di disprezzo indic
i servitori il cui aspetto era poco rassicurato.-
Essi credono, a quanto pare, che nell'assenza
di mia madre possano permettersi delle negligenze
e una trascuratezza incredibile...
- Bisogna essere indulgenti, oggi, cugino:
 la vigilia di Natale! - disse Mirto con dolcezza.
- Va bene: per questa volta perdoner...
Serestely, andate a preparare il mio appartamento,
- soggiunse rivolgendosi al suo cameriere
che gli stava dietro con la valigia in
mano.
Indi si tolse la pelliccia, la di a un servitore,
e rivolto a Mirto chiese:
- Ma vi hanno lasciata sola, qui?
- No, anche Fraulein Rosa  rimasta. -
Egli aggrott le sopracciglia e disse con un
tono di scontento:
- Mia madre doveva evitarvi questa solitudine
in un giorno di festa... soprattutto questo
primo anno dopo il vostro doloroso lutto...
E poi, se  andata a Selzy, perch non vi ha
condotta?... I Gisza sono vostri parenti...
- Senza dubbio essi non vogliono riconoscermi
come tale,  disse Mirto pensierosa.
- Del resto preferisco che sia cos, per via del
mio lutto. Vi saranno forse grandi ricevimenti,
a Selzy, e il mio posto non era l.
- Sempre la saggezza in persona, Mirto!...
Ma non abbiate timore: i Gisza non avranno
presto che simpatia e sorrisi per la loro giovane
cugina.
- Ne dubito assai!
- Ed io ne sono certo! - egli disse in
tono perentorio.
Si avanz per salutare Fraulein Rosa che
appariva, tutta stupita da quell'arrivo inatteso.
Poi entr con l'istitutrice e Mirto nel salotto,
e disse gettando uno sguardo incantato intorno
a s:
- Avete saputo ambedue rendere ospitale
e deliziosamente intimo questo grande e vecchio
salone troppo maestoso... Avete l'intenzione
di andare alla messa di mezzanotte, cugina?
- S. Fraulein ed io ci proponiamo di assistervi
nella vicina cappella.
- Sarei felice di accompagnarvi, se me lo
permettete.
- Volentieri! - ella disse, mentre una gioia
improvvisa le riempiva l'anima. -
Da molti anni il principe Milcza non aveva
assistito alla messa. Se questa festa di Natale
potesse essere per lui il principio di una redenzione?
- Dunque, passer la serata con voi? -
egli disse tirando a s una poltrona. - Ma
restate pure, Fraulein Rosa! - soggiunse vedendo
che l'istitutrice prendeva il libro e faceva
un movimento per allontanarsi. - Continuate
la vostra lettura... E Mirto lavorava per
qualche povero, senza dubbio? -
Prese la sottanina che ella aveva gettata
sulla tavola per slanciarsi nel vestibolo, e disse
con commozione:
- Sempre la stessa, Mirto!... I poveri, questi
infelici di corpo e di spirito, sono sempre i
vostri preferiti!... Ed anche a Vienna continuate
le vostre visite di carit?
- Oh, ben poco, per sfortuna! Laggi non
posso uscir sola. Thylda  anch'essa molto
giovane, e, inoltre, sempre occupata. Fraulein
Rosa mi accompagna talvolta, quando ha un
po' di tempo libero... Andiamo molto bene
d'accordo... - soggiunse con un sorriso rivolto
all'istitutrice.
- Chi non andrebbe d'accordo con voi, Mirto! -
replic la bavarese con una vivacit insolita
nella sua indole tranquilla.
- Fraulein dice bene! - esclam il principe
con un lieve sorriso. - Suvvia, non arrossite,
Mirto: non canteremo le vostre lodi
davanti a voi! Datemi notizie di mia madre e
delle mie sorelle... e vostre, naturalmente. Mi
sembra che non abbiate buona cera... Non 
vero, Fraulein?
- Oh! Mi sento benissimo! - protest Mirto.
- Ma il soggiorno in citt mi fa sempre
impallidire un poco.
-  evidente... ma temo che lavoriate troppo.
Raccontatemi quello che fate, parlatemi delle
vostre occupazioni. -
Un interessamento profondo si leggeva nel
suo sguardo, nella sua voce che si addolciva rivolgendosi
alla cugina. No, non erano in lui le
comuni frasi di cortesia. Mirto sentiva che egli
desiderava veramente di sapere quale era stata
la sua vita in quei due mesi.
E osservava altres, con una dolcissima
gioia, che egli era molto cambiato. Certo, il
suo bel viso pallido recava sempre le tracce
delle sofferenze morali provate; le sue labbra
riprendevano, in certi momenti, la loro abituale
piega d'amarezza; ma non si poteva negare
che vi fosse in lui un cambiamento, qualche
cosa che Mirto non sapeva ben definire,
e che somigliava forse alla gioia contenuta di
un prigioniero i cui legami sono caduti e che
non osa ancora credere del tutto alla sua felicit.
Ella gli narrava con naturalezza la sua vita
di Vienna, una vita semplice, quasi severa.
Quella creatura giovane e bella non aspirava
affatto alla vita mondana la cui eco giungeva
fino a lei.
- Dite la verit, Mirto: non invidiate davvero
le mie sorelle? - chiese il principe curvandosi
un po' verso lei come per meglio scrutare
la sua fisonomia.
Ella pos su lui i suoi grandi occhi gravi,
splendenti di sincerit.
- Oh, no, ve lo assicuro! Quella vita mi
pare cos vuota, cos assolutamente inutile!,
- Ma la vostra non  troppo seria?
- S, abbastanza, - ella disse con un sorriso.
- Ma la preferisco mille volte a quella
delle mie cugine. -
Egli appoggi il mento sulla mano e mormor:
-  davvero un peccato che le mie sorelle
abbiano dei gusti cos frivoli. Non possono
essere una compagnia piacevole per voi, Mirto. -
La fanciulla abbass la testa e si assorb
nel suo lavoro.
Il soggetto diventava delicato; il principe
aveva forse idea d'interrogarla sui rapporti di
lei con le cugine?
Ma egli si content di chiedere:
- Date sempre lezione a Renato?  sempre
capriccioso?
- No davvero. Anzi, di solito,  gentilissimo
con me.
- Non lo dicevamo anche poco fa? Nessuno
pu resistervi! - esclam commosso, con
un po'di malizia. - Ma queste lezioni non vi
annoiano n vi stancano?
- Affatto... e del resto, se anche mi stancassero
sarebbe lo stesso, perch pi tardi,
quando avr qualche anno di pi, quando avr
un aspetto meno infantile come dice Irene,
dovr pur vivere dando lezioni! - soggiunse
Mirto con un tono tra il serio e il faceto.
- S, pi tardi... vedremo... - fece il principe,
e sorrise, mentre in fondo alle sue pupille
nere guizzava un lampo di commozione e di
leggera ironia.
Fraulein Rosa, dato uno sguardo all'orologio,
annunzi che era il momento di andar via.
Mirto sal con lei per mettersi il cappello e indossare
un mantello morbido e grave. Scendendo,
trovarono nel vestibolo, ora splendente di
luce, il principe Milcza pronto anch'egli per
uscire.
La cappella vicina faceva parte di un convento
fondato da un antenato del principe Arpad.
Per questo i principi Milcza avevano sempre
i loro posti riservati nel coro, presso il posto
dei preti; ma da anni ed anni quei posti
non erano stati pi occupati.
Ed ecco che quella sera i fedeli della piccola
cappella videro l un'alta e snella figura. Nella
viva luce proiettata dalle candele dell'altare,
spiccava una bella testa altera, un profilo pallido
e grave.
Mirto, inginocchiata nei posti riservati alla
contessa e ai suoi figliuoli, era assorta in una
ardente preghiera, in un fervido rendimento di
grazie. Non era forse un primo passo, per quell'anima
gi annientata e ribelle?... Che dolcezza
vederlo l, in quell'atteggiamento grave e
raccolto! Tutti i ricordi di un tempo, il pio ricordo
della sua infanzia e della sua adolescenza,
dovevano affluire in lui, e, sotto la loro azione
benefica, l'uomo ieri indifferente ritrovava
forse le dolci preghiere di un tempo.
Quando i fedeli si avvicinarono alla Santa
Mensa, il principe Arpad volse la testa da quella
parte. Una commozione profonda, appena
contenuta, si leggeva sulla sua fisonomia. Il
suo sguardo si pos per alcuni istanti su Mirto.
Con gli occhi sollevati verso l'ostia presentata
dal prete, ella sembrava trasfigurata sotto l'impressione
di un fervore angelico.
La commozione si accentu nello sguardo del
principe, che esprimeva un rimpianto profondo,
una tristezza immensa ma priva di amarezza,
e nello stesso tempo una gioia religiosa
e una speranza... Egli segu, nella folla, la
snella figurina di Mirto che tornava al suo posto,
e le sue labbra mormorarono, come se
ella avesse potuto udirlo:
- Pregate per me, Mirto, voi che avete la
felicit di possedere Iddio! -
All'uscita, vicino alla pila dell'acqua santa,
Mirto e Fraulein ritrovarono il principe Milcza.
Egli porse loro l'acqua benedetta e aiut la
cugina ad avvolgersi nel suo gran mantello,
con gesti dolcissimi, quasi religiosi, con un'aria
di grave e intenso rispetto, come l'avrebbe
fatto un credente per un oggetto consacrato.
Fuori, vicino alla porta, un povero vecchio
coi piedi nella neve tremava sotto il vestito
stracciato implorando la carit, circondato da
quattro creature non meno lacere di lui. Mirto
mormor con compassione:
- Lo riconosco:  un vecchio al quale il
portiere del palazzo d un po'di pane tutte
le settimane. In casa loro, a quanto pare, regna
la pi squallida miseria. -
E dicendo questo, si mise la mano in tasca.
Ma il cugino la ferm con un gesto:
- Lasciate: faccio io. -
Mise una moneta d'oro nella mano di ciascun
fanciullo e si allontan con Mirto e con l'istitutrice
dopo aver detto all'uomo stupefatto:
- Tutte le settimane troverete un'elemosina
al palazzo Milcza.
- Grazie per essi, cugino, - mormor Mirto
fremente di commozione.
- Io ringrazio voi per avermi insegnato la
dolcezza di far del bene, - egli replic gravemente.
Nel vestibolo, dove ora i domestici si affaccendavano
premurosi, il principe tolse il mantello
alla cugina chiedendole:
- Avete preparato il rinfresco, Mirto?
- S... ma essendo cos semplice non osavo
pregarvi di assistervi.
- Osate, Mirto! - egli disse sorridendo.
- Accetto con riconoscenza, tanto pi che ho
appetito, avendo mangiato presto e poco. -
Nel gran salotto tiepido e bene illuminato
egli rimase in piedi vicino al caminetto, guardando
Mirto andare e venire, tutta occupata a
preparare il t, per il quale sapeva che suo cugino
era particolarmente difficile. La luce smorzata
dalla seta verde rischiarava con dolcezza il
suo profilo squisito e la sua magnifica capigliatura
avvolta con una semplicit tale, che
sarebbe parsa in altre civetteria, tanto faceva
rilevare la forma perfetta di quella testa di giovane
greca. La sua figura elegante, i suoi movimenti
disinvolti e di una grazia squisita, d'espressione
incantevolmente grave e attenta del
viso mentre ella adempiva con cura il suo compito
di massaia, tutto, in lei, formava un insieme
cos fino e armonioso, che la stessa Fraulein
dimenticava di sedersi, contemplandola.
- Data la cura che ci mettete, suppongo che
questo t sia perfetto, - disse il principe sorridendo.
- Me lo auguro... senza osare di sperarlo
tuttavia. Terka lo fa cos bene!... Eppure non
eravate mai soddisfatto, cugino mio!
- Ecco un'asserzione che somiglia un po' a
un rimprovero, non  vero? Suvvia, d'ora in
avanti vi prometto di esser meno difficile... Ma
ditemi: non vi pare che quel cugino mio sia
molto cerimonioso? Se mi chiamaste Arpad
come le mie sorelle?
- Ma... non so... - ella disse con un'aria
perplessa.
- S, s, sar meglio, ve lo assicuro. Ed
ora, beviamo questo t che vi  costato tanta
fatica, Mirto! - egli esclam allegramente, vedendo
la fanciulla prendere la teiera.
Fra tutte le cene date quella notte in Budapest,
non ve ne fu una, probabilmente, cos calma,
cos felice come quella. Dietro richiesta del
cugino, Mirto parl delle sue feste di Natale
di un tempo, con sua madre; della sua vita
piena di occupazioni, a Neuilly; delle sue consolazioni
e delle sue tristezze; dell'aiuto affettuoso
che aveva trovato nelle buone signore
Millon. Essa narrava tutto ci con una semplicit
e una confidenza assoluta, ed egli, non
meno semplicemente, con la voce un po'alterata
dalla dolorosa commozione, ricordava a
sua volta le feste di Natale del suo piccolo Karoly,
e certi particolari della breve vita di lui...
- Siete la sola, Mirto, dinanzi alla quale io
possa evocare senza troppo dolore, anzi, con
un certo conforto, il ricordo del mio angiolo.
 perch sento che l'avete veramente, profondamente
amato;  perch lui, il mio Karoly,
vi voleva tanto bene... quasi quanto a suo padre!
- Ne siete stato un po'geloso, non  vero? -
Le sue labbra si contrassero lievemente, ed
egli mormor:
- Perdonatemi, Mirto!... Sono stato freddo
con voi... anzi, perfino rude talvolta... e siete
stata cos buona da dimenticarlo subito! Ma di
questo riparleremo; debbo spiegarvi molte cose... -
Rest per qualche tempo in silenzio, con gli
occhi fissi sul camino dove scoppiettavano i
ceppi incandescenti. Mirto, con le mani incrociate
sulla gonnella nera, fissava uno sguardo
vago su Fraulein Rosa, seduta in disparte e
apparentemente assorta nella sua lettura, ma
in realt sonnecchiando, cullata dagli accenti
della lingua magiara che essa non comprendeva
abbastanza bene per seguire la loro conversazione.
Due rintocchi dell'orologio fecero sussultare
il giovane magnate.
- Oh, Mirto, come rubo il vostro sonno!
E quella povera Fraulein che si  addormentata! -
Svegliata a un tratto dall'esclamazione del
principe, l'istitutrice si raddrizz spalancando
i suoi occhioni insonnoliti.
- Scusate, principe!... Credo... s, credo
davvero di essermi addormentata, - ella disse
con aria confusa.
-  colpa mia, Fraulein: vi ho fatto far
tardi... Andate subito a riposare, Mirto. Vi rivedr
domattina prima della partenza?
- Come, partite domani? - ella esclam
stupita.
- S, sono venuto soltanto per la messa di
mezzanotte. Ci vi sorprende, a quanto pare?
Che volete? Ho fama di uomo bizzarro, - egli
disse con un sorriso lievemente ironico.
- Ma non avete visto ancora vostra madre
n le vostre sorelle!
- Credete che importi loro molto? - egli
esclam con un lampo canzonatorio nello
sguardo. - La mia presenza avrebbe guastato
la loro festa di Natale...
- Arpad!... -
Egli le prese la mano e disse sorridendo:
- Siete molto gentile di protestare, Mirto.
Ma verificherete che non sbaglio, dal modo
in cui le mie sorelle almeno accoglieranno la
notizia. Vorreste dirmi forse che mi merito
questo? No, non osate? Ma so che lo pensate...
Certo, non sono stato un fratello amoroso...
Ma se avessi sentito in esse l'energia,
il coraggio cos intrepido e soave ad un tempo
di una piccola anima che ora conosco, invece
di vederle piegare servilmente sotto le mie volont
pi ingiuste, credete, Mirto, che la mia
stima e il mio affetto per esse sarebbero aumentati,
e che le vedrei oggi sotto un aspetto
molto pi benevolo, molto pi fraterno. -
L'allusione del cugino aveva fatto salire al
viso della fanciulla un lieve rossore e messo nel
suo sguardo un po'd'imbarazzo. Ella disse per
cambiar soggetto:
- Dunque, siete proprio deciso di partire
domattina?
- In modo assoluto... Ho dei grandi progetti,
Mirto. Sono venuto qui solamente per
cercare un po'di luce, e me ne torno via col
cuore radioso. Ho passato ancora laggi delle
terribili crisi morali che mi avrebbero annientato
se non avessi sentito intorno a me come
un dolce raggio e un'atmosfera di preghiere:
quelle del padre Joaldy e le vostre. Ho il cuore
radioso, ora! - egli ripet in tono giulivo.
Quando, due giorni dopo, la contessa e le
sue figliuole ritornarono a Budapest, caddero
dalle nuvole alla notizia della singolare comparsa
del principe Milcza nel vecchio palazzo
dove non aveva messo pi piede da molti anni.
-  proprio una cosa da lui! - esclam
la contessa alzando le braccia. - Arrivare all'improvviso,
sorprendere la gente e gustare
il piacere del loro impaccio!... E che cosa ha
detto, non trovandoci qui?  stato scontento?
- Ma, veramente no, cugina. Avrebbe avuto
torto di esserlo. La colpa era sua di non avervi
annunziato il suo arrivo.
- Eh, se credete che egli si prenda questo
disturbo... - disse Irene. - Colpevole o no,
non  mai lui che ha torto.
- Ma infine, che strana idea gli  saltata
in mente! - esclam la contessa che sembrava
del tutto stupita. - Lui che non ha lasciato
Voraczy da anni e anni!... E per passare qui
soltanto qualche ora!
- Per andare alla messa di mezzanotte, lui
che aveva disertato la chiesa! - soggiunse
Terka. -  quasi inverosimile quello che raccontate,
Mirto, e se Fraulein Rosa non fosse
stata presente, direi che avete sognato.
-  sempre cos triste e cupo? Vi  parso
un po'sollevato dal suo grande dolore? - chiese
la contessa.
- S, abbastanza. Si capisce benissimo che
soffre sempre profondamente, ma sa reagire,
e la sua fsonomia non  pi quella di una
volta... Anche Fraulein Rosa lo ha osservato.
- S,  vero, - conferm l'istitutrice.
- Ed ha accettato di mangiare con voi? -
disse Irene con un tono di grande sorpresa.
- Dovr dunque sentir dire anche che  stato
gentile e che ha parlato molto?
- Proprio cos: avete colto nel segno! -
replic l'istitutrice con calma.
La fanciulla lasci cadere le braccia.
- No, Fraulein, questo  inaudito!... Quale
fata l'ha dunque trasformato con un colpo di
bacchetta?
- Ma infine vi ha dato una spiegazione plausibile
di questo suo viaggio improvviso? -
chiese ancora la contessa.
- Ha detto che gli  saltato in mente di
venire a passare in famiglia la notte di Natale,
- rispose Mirto.
- Ma allora sar stato deluso, scontento!...
Credo piuttosto che non abbia avuto il coraggio
di restare a Voraczy in questa festa di Natale
che gli ravviva forse pi crudelmente il
ricordo di suo figlio. Il bimbo in tale occasione
otteneva il permesso di andare a letto un
po' pi tardi; suo padre lo prendeva sulle ginocchia,
vicino al caminetto scoppiettante di
ceppi, e il padre Joaldy andava a raccontargli
le leggende di Natale.
- S, avete indovinato, mamma! - disse
Terka. - Di certo la nostra assenza gl'importava
ben poco. E bisogna convenire... che la
nostra veglia di Natale non sarebbe stata cos
piacevole come laggi, se fossimo rimaste a
casa.
- Solo Mirto e Fraulein, dunque, hanno
avuto l'onore e il piacere della sua rapida visita,
- soggiunse Irene con ironia. - Ma non
ne sembrano affatto commosse!... Eppure, soltanto
a vederlo un po'animato, c'era da non
credere ai propri occhi!
- Sono stata soddisfatta per lui! - rispose
Mirto con freddezza.
Era molto irritata dalle maligne insinuazioni
di Irene, e forse pi ancora dalla palese soddisfazione
che vedeva sulla fsonomia delle cugine...
E tuttavia quel lussuoso benessere,
tutti quei piaceri che erano loro indispensabili,
li dovevano alla generosit del principe! Questi,
 vero, era stato duro e autoritario... Ma,
come lo provavano le parole dette da lui stesso
a Mirto, egli avrebbe forse potuto agire altrimenti
se avesse trovato in esse dei caratteri
seri e fermi, nell'intento di addolcire col loro
affetto la triste esistenza di lui, ed era logico
che non serbasse loro riconoscenza per la supina
arrendevolezza che avevano a suo riguardo.
L'ra delle sorprese continuava per la contessa
Zolanyi e le sue figliuole. Il principe
Milcza prediligeva ormai le risoluzioni improvvise
e misteriose... Una lettera di Katalia alla
sua figlioccia rec al palazzo Milcza questa stupefacente
notizia: il principe aveva lasciato Voraczy,
accompagnato dal suo cameriere particolare
e da Miklos, per viaggiare, si diceva.
Un mese dopo la contessa ricevette da suo
figlio un biglietto, laconico come sempre, proveniente
da Parigi. Al ritorno di un viaggio
in Spagna e in Algeria, il principe Arpad si
era stabilito nel suo palazzo dove per tanto
tempo non aveva abitato.
Per mezzo dei loro amici di Parigi le contesse
Zolanyi seppero ben presto che egli era
ricomparso nei salotti aristocratici, nei circoli
artistici e letterari che un tempo frequentava,
e che lo accoglievano di nuovo con la pi lusinghiera
premura.
-  inaudito! - esclam la contessa Giselda
a quell'annunzio. - Chi avrebbe mai
immaginato una simile cosa?... Si direbbe
davvero che la morte del figlio l'ha distolto
dalla sua misantropia!... Eppure, doveva essere
il contrario, mi pare! Quando penso come
era ancora triste e strano alla nostra partenza
da Voraczy!
- S,  incomprensibile! - dichiar Irene.
- Io lo credevo disperato... e invece egli torna
a nuova vita. Se mi dicessero ora che pensa
a un secondo matrimonio, non me ne maraviglierei. -
Queste parole furono pronunziate con una
sorda irritazione, di cui Mirto non seppe spiegarsi
la ragione, ma che sarebbe stata compresa
da chiunque avesse pensato questo: il
principe Milcza, senza figliuoli, aveva per eredi
naturali il fratello e le sorelle; e ammettendo
che il suo patrimonio ritornasse alla famiglia
paterna, gli restava ancora abbastanza per appagare
i sogni pi ambiziosi di Terka e d'Irene.
Questo splendido miraggio si sarebbe dileguato
dinanzi alla prospettiva di seconde
nozze.


Capitolo XIII.

Un dolce sole primaverile scaldava i campi
gi verdeggianti, illuminava il fogliame scuro
delle foreste, iridava il ruscello che scorreva
lungo la strada maestra, fra cespugli fioriti.
Gli effluvi agresti, soavi e sani, rendevano aulente
la brezza leggera che carezzava il volto
di Mirto e ne sollevava gli aurei capelli.
Ah, come le piaceva l'aria di Voraczy! Eppure
la fanciulla veniva da Napoli, dove la
contessa, in seguito a una bronchite di cui
non poteva rimettersi, aveva dovuto finir l'inverno
nel palazzo di una sorella del defunto
conte Zolanyi. Ma la citt incantevole, il suo
sole, le maraviglie dei suoi dintorni non avevano
impedito a Mirto di aspirare segretamente
al giorno in cui rivedrebbe Voraczy.
Stava per giungervi, ora. Come l'anno precedente,
la carrozza che seguiva quella della
contessa e delle sue figliuole, la conduceva
verso il castello in compagnia di Fraulein Rosa
e di Renato.
Il principe non era ancora giunto a Voraczy.
Dopo un nuovo viaggio, questa volta nei paesi
scandinavi, egli era tornato a Parigi. Di l
aveva scritto a sua madre chiedendole quando
si proponeva di partire per il castello, dove
egli stesso aveva intenzione di tornare immediatamente.
Questa lettera aveva fatto affrettare
un po' la contessa Giselda, che si sarebbe
Volentieri fermata a Vienna al suo ritorno da
Napoli.
Ma qualche giorno prima della partenza, percorrendo
un giornale, il suo sguardo era caduto
su questo trafiletto:
Ieri, al Bosco di Boulogne l'abilit di un
cavaliere imped una grave sciagura. Il conte
di Lorgues e sua figlia, la graziosa vedova del
visconte di Soliers, il ben noto sportman, facevano
una passeggiata a cavallo in compagnia
del principe Milcza, il giovane magnate ungherese
la cui ricomparsa nel gran mondo  stata
accolta con gioia da tutta l'alta societ parigina.
Alla svolta di un viale, il cavallo della signora
di Soliers, che dava gi qualche segno
di agitazione, si adombr davanti a un palo
e si di alla fuga. Il principe Milcza, la cui
maravigliosa abilit di cavallerizzo  ben nota,
si slanci dietro a lei, riusc a raggiungere
il cavallo imbizzarrito e a fermarlo, a rischio
di essere lui stesso travolto. La signora di Soliers
se l' cavata con una grande paura; ma
il suo salvatore ha avuto la spalla sinistra violentemente
contusa nello sforzo fatto per tener
fermo l'animale imbizzarrito.
La contessa aveva subito telegrafato a suo
figlio, e ne aveva ricevuto questa risposta:
Soffro molto, ma non ho niente di grave.
Sar a Voraczy per il giorno fissato.
Ma la contessa, arrivata allora allora alla
piccola stazione, aveva ricevuto dalle mani di
un servitore un telegramma giunto la mattina,
nel quale il figlio la informava che sarebbe arrivato
a Voraczy due giorni dopo.
- Che stia peggio?... Forse il giornale non
era bene informato, e Arpad avr avuto qualcosa
di pi grave. -
I timori della contessa erano condivisi da
Mirto, e amareggiavano la sua gioia di quel
ritorno a Voraczy.
Come l'anno precedente, tutta la servit era
riunita sulla grande scalinata, una parte in
costume nazionale, l'altra, vestita dell'elegante
livrea bianca a galloni verdi di casa Milcza.
Mentre stava per varcare la soglia del vestibolo,
la contessa Giselda si ferm, mormorando:
- Sogno forse?... Dei fiori, qui!
- Che novit! - mormor la voce stupita
d'Irene.
Il vestibolo era davvero tutto adorno con una
grande profusione di fiori dagli effluvi penetranti.
E fra quei fiori venuti senza dubbio dal
littorale mediterraneo, eliotropi, garofani enormi,
narcisi, anemoni, fra le delicate eriche rosee
e bianche, le grandi violette dal lieve profumo,
le orchidee stupende, dominavano i mughetti
e le rose... rose variegate, rose tea, rose
color porpora: una profusione di corolle odorose,
vellutate, dalle squisite sfumature. Lo stupore
della contessa Zolanyi era tale, che ella
balbett questa domanda, tuttavia inutile:
- Ma, Vildy,  stato proprio Sua Eccellenza
che ha dato quest'ordine?
- S, Vostra Grazia, - rispose il maggiordomo,
simulando, da persona bene educata,
lo stupore suscitatogli da una simile domanda.
La contessa, riuscendo a dominare la sua
sorpresa, si diresse con le figliuole verso le
scale. Mirto le segu e, al primo piano, si ferm
per domandare:
- Avr sempre la stessa camera, non  vero,
cugina?
- Senza dubbio... Credo che Katalia l'abbia
fatta preparare. -
La direttrice, che saliva le scale dietro a
Mirto, si avvicin alla contessa:
- Sua Eccellenza ha dato ordine di preparare
per la signorina Elyanni l'appartamento
dei Fiori.
- Come avete detto?... L'appartamento dei
Fiori? - esclam la contessa con intensa sorpresa.
- Che follia! - mormor Irene a denti
stretti. - Uno dei pi belli appartamenti del
castelloI... La sua riconoscenza per questa figliuola
lo fa delirare, si vede! -
Mirto segu Katalia, che la fece entrare in
un salotto tappezzato di seta, a fondo bianco
cosparso di grandi fiori a tinte delicate. I mobili,
di forma squisita, erano di un legno giallo
pallido con incrostazioni leggiere, e la loro apparenza
semplice nascondeva a occhi inesperti
un valore che sorpassava di parecchio quello
d'una decorazione pi sontuosa. Quel lusso sobrio,
quell'eleganza raffinata, si ripeteva altres
in tutti i particolari dell'arredamento di quel
salotto e della camera attigua, verso la quale
Katalia scortava Mirto.
Un delicato profumo riempiva la prima
stanza. In una cestina di Svres si sfogliavano
dei fiori: rose e mughetti, i preferiti da Mirto.
- Credo che Vostra Grazia si trover bene
qui. L'appartamento  uno dei meglio esposti
del castello, e la vista  stupenda. -
Essa apr una delle finestre e Mirto si affacci
al largo balcone di pietra. Un'esclamazione
di sorpresa sfugg dalle sue labbra. Dinanzi
a lei si stendevano i giardini; non pi
col severo aspetto che dava loro il fogliame,
ma adorni di una maravigliosa profusione di
fiori... E nei bacini di marmo, i getti dell'acqua
ricadevano iridati dal sole.
- Ci sono fiori dappertutto, dunque? - mormor
Mirto.
- S, tutto  cambiato, - disse Katalia con
un tono di viva contentezza. - Anche le serre
hanno riavuto i loro fiori... Capisco lo stupore
di Vostra Grazia, perch anche noi cademmo
dalle nuvole quando Sua Eccellenza, prima di
partire, di questi nuovi ordini... Ed ora la
tomba del piccolo principe  sempre coperta di
fiori... eguali a questi, - soggiunse indicando
i mughetti e le rose. - Sua Eccellenza deve
preferirli agli altri, perch la settimana scorsa
telegraf espressamente per dare l'ordine di
metterne dappertutto. -
...Il giorno dopo, finita la messa, Mirto entr
in sacrestia dove il padre Joaldy si toglieva
i paramenti sacerdotali.
- Ah! Ecco la mia pecorella! - egli disse
con un tono di soddisfazione. - Ebbene, come
state, cara figliuola? Come avete passato l'inverno?
Siete contenta di rivedere Voraczy? -
Mirto rispose alle domande del vecchio prete;
poi, scusandosi di disturbarlo, gli chiese
la chiave della cripta: il cappellano ne teneva
una, e l'altra la teneva il principe Milcza.
- Dopo Dio, desidero che la mia prima visita
a Voraczy sia per il mio caro piccolo Karoly, -
disse la fanciulla.
-  un pensiero degno del vostro cuore,
fanciulla. Eccovi la chiave. Quante volte il nostro
povero principe vi  disceso, quest' inverno!
Bisogna proprio credere che delle anime
angeliche intercedessero per lui quando il suo
cuore si dibatteva nelle tenebre! Ma ora troverete
i fiori anche sulla tomba di Karoly, sapete?
- S, lo so. Egli  molto cambiato, dunque,
Padre? -
Un impercettibile sorriso schiuse le labbra
del vecchio.
- Non l'ho pi visto dal mese di gennaio...
Ma tutto fa pensare infatti che si sia operata
in lui una grande trasformazione. -
Al ritorno dalla sua visita alla cappella funebre
dei Milcza, Mirto trov sulla scrivania una
lettera portata l da Thylda. Essa riconobbe a
prima vista la larga calligrafa della signora
Millon. La buona donna e la sua figliuola le
avevano scritto diverse volte, ed ella aveva potuto
convincersi che non era stata dimenticata
dalle sue vicine.
La fanciulla si sedette vicino a una finestra
aperta e strapp rapidamente la busta di un
color viola acceso, che era il colore preferito
dalla signora Millon, poich spesso lo sceglieva
per guarnire i suoi cappelli.
Cara signorina Mirto,
Sono gi pi di otto giorni che volevo scrivervi,
ma Albertina si  messa a letto con la
febbre e sono stata in tale apprensione, che non
sapevo pi dove avevo la testa; ma ora la mia
cara figliuola sta meglio, ed io vengo a narrarvi
della visita che avemmo, una diecina di. giorni
fa: quella del principe Milcza vostro cugino.
Figuratevi la nostra sorpresa, da principio!
Ah, che bell'uomo!... E come si capisce,
vedendolo, che cosa sia un vero gran signore!
Ma egli fu con noi cos gentile, cos semplice,
che il nostro impaccio dilegu subito. Ci disse
che, essendo stato a visitare la tomba della signora
Elyanni prima di partire per l'Ungheria,
aveva pensato di venir da noi per portare nostre
notizie alla sua cugina che ci  tanto affezionata.
Parlammo a lungo di voi, signorina
Mirto! Vi devono esser fischiati gli orecchi,
costaggi!
Gli feci vedere l'antica camera della vostra
povera mamma, e si ferm un istante, pensieroso,
nella piccola veranda dove sono sempre
le vostre rose e dove, ad onor vostro, coltivo
in una cassetta i mughetti che vi piacevano
tanto. Raccontai tutto ci a vostro cugino, dicendogli
anche come lavoravate coraggiosamente
e come eravate premurosa con la vostra
cara mamma. Egli mi porgeva viva attenzione,
e capii che apprezza sua cugina nel suo giusto
valore...
Sulle prime, la vista del nostro Giannino gli
riusc penosa: capii benissimo che pensava al
suo angioletto, e cercai di allontanare il fanciullo.
Ma egli lo prese sulle ginocchia e lo
fece parlare, con molta dolcezza. Il bambino 
entusiasmato del mio principe come dice;
non fa altro che parlare di lui, e ho dovuto
promettergli solennemente di fare un viaggio
in Ungheria... quando avremo fatto fortuna!
Come sa conquistare la gente, il principe
Milcza! Figuratevi che mio genero, un terribile
democratico a parole, mi dichiar dopo la sua
visita:
- Che bellezza, se tutti i nobili fossero come
quello!  molto gentile, quel principe, nonostante
la sua eleganza e la sua aria di gran
signore! -
E si affrett ad andare a spargere nel quartiere
la notizia che avevamo ricevuto la visita
di un principe ungherese, cos ricco, che non sa
nemmeno l'ammontare di tutte le sue rendite!
Ma bisognava vederlo come si pavoneggiava
mentre raccontava tutto ci!... Ah, come son
buffi, questi democratici!
Il giorno dopo ci pervenne un bel balocco
per il fanciullo, con un biglietto del principe.
Siccome Albertina si sentiva gi male, il mio
genero and solo col piccino al palazzo Milcza,
di dove ritorn addirittura entusiasta per l'accoglienza
cordiale ricevuta.
Una vicina che  stata in questi giorni al
cimitero, mi ha detto che la tomba dei vostri
genitori era coperta di magnifici fiori.  stato
lui, senza dubbio, a farla ornare cos.
Mirto smise di leggere perch le lacrime le
velavano gli occhi... Come era buono e delicato!
Come sapeva trovare tutto ci che poteva
pi profondamente toccarle il cuore!
Era davvero lo stesso uomo cos glaciale,
cos indifferente, che non si era nemmeno degnato,
l'anno prima, di accoglierla come una
cugina, che le aveva imposto, vicino a Karoly,
quella specie di schiavit che solo la sua abnegazione
cristiana, la sua piet e il suo affetto
crescente per il fanciullo avevano reso sopportabile,
e ben presto piena di dolcezza?
Era quell'uomo sdegnoso di tutto e di tutti,
quel misantropo, quel despota che piegava
tutte le volont intorno a s e non aveva neppure
uno sguardo di piet per le sofferenze degli
umili?
- Dio, siate benedetto! - ella esclam in
uno slancio di ardente riconoscenza. - Siate
benedetto per averlo tolto dalle tenebre, per
aver fatto risplendere nella sua anima la vostra
benefica luce, o Signore! -
Il principe Milcza giunse, preceduto da un
telegramma che annunziava alla madre, la mattina
stessa, il suo arrivo.
- Non fate tardi, Mirto, - disse Terka vedendo
sua cugina uscire verso le due, col cappello
 in testa. - Il principe sar qui prima
delle cinque.
- Ma... suppongo che la presenza di Mirto
non sia indispensabile al suo arrivo! - replic
Irene con ironia.
- Oh, no certo! - rispose l'altra rimettendosi
a leggere.
La fanciulla usc dal castello, dove i servi in
livrea di gala si affaccendavano, e di passo
svelto si diresse verso il villaggio. Qualunque
cosa ne pensassero le sue cugine, Mirto voleva
che al suo arrivo il principe la trovasse insieme
con la famiglia. Egli le aveva troppo bene dimostrato
che ne faceva parte, aveva avuto per
lei troppe delicate attenzioni, perch ella non
si sentisse in dovere di dargli questa prova di
deferenza.
Al villaggio di Lohacz rivide i suoi cari poveri
dell'anno precedente, che l'accolsero con
gioia. Pot verificare che la sorte di molti era
migliorata, e che il nome del principe non era
pi proferito col timore di prima.
- Sua Eccellenza ha licenziato diversi intendenti
che erano stati accusati di troppa durezza,
- fu detto a Mirto - in modo che gli
altri sono diventati molto pi umani. E si dice
che il principe abbia intenzione di fare parecchie
riforme e dei miglioramenti. -
L'ultima visita di Mirto fu a una misera
casupola dove vivevano a stento una giovane
vedova, sempre malata, e due sue figliolette.
Il medico era l, e cercava di persuadere la
maggiore, che si rifiutava assolutamente, a lasciarsi
fare un'indispensabile operazione a un
dito malato. Quella si rotolava per terra gridando,
e sua madre, desolata e stanca, dopo
vane insistenze, era caduta sfinita sopra una
seggiola.
- Che posso farci? Torner domani! - disse
il medico. - Ma sar forse troppo tardi. -
Mirto tent a sua volta di persuadere la piccola
furia. La sua voce severa e soave calm
a poco a poco la piccina, che acconsent all'operazione
solo a patto che Mirto la tenesse
sulle ginocchia.
La fanciulla non esit a rimanere, quantunque
sapesse che le restava appena il tempo indispensabile
per tornare a Voraczy e cambiarsi
il vestito. Appena la bimba fu. medicata e del
tutto rassicurata, ella si allontan affrettando il
passo.
Ma quando fu vicina al castello, alz gli occhi,
e scrse la bandiera principesca che s'inalzava
lentamente sopra Voraczy. Il principe
Milcza era arrivato.
Mirto rallent il passo. Era inutile, ormai,
ch'ella corresse: non poteva presentarsi vestita
da passeggio, un po'polverosa, davanti a lui
che guardava tanto al pi stretto decoro.
Entr per la porta di servizio e giunse nel
suo appartamento... Un quarto d'ora dopo fu
bussato alla sua porta ed ella vide apparire la
contessa Zolanyi in persona.
- Ebbene, che cosa vi  successo, Mirto?
Mio figlio  stato molto sorpreso e scontento di
non vedervi con noi...
- Sono desolata, cugina. Ma ho fatto tardi.
- Vi spiegherete con lui. Per altro, egli ha
detto subito: Mirto non pu essere trattenuta
che da un dovere... se pure non si senta male!
E per accertarmi che quest'ultimo motivo
non esiste, sono entrata qui, passando... Sono
ancora tutta stupita, Mirto! Egli  tanto cambiato!
 ritornato il principe Milcza di una volta,
il principe azzurro, come lo chiamavano a
Parigi e a Vienna. Sembra pi giovane, non ha
pi quell'aspetto glaciale che ci era tanto penoso;
e si  mostrato molto gentile con noi
tutti. Credo che Irene abbia indovinato...e che
l'idea di un secondo matrimonio non sia estranea
a questa trasformazione. Forse la viscontessa
di Soliers... E molto bella, e soprattutto
intelligentissima, dotata di uno spirito arguto...
Infine, vedremo. Per il momento mi basta
di osservare i cambiamenti di cui sono ben
lieta. Mio figlio mi ha informata che da ora
in poi il pranzo, al quale prender parte, avr
luogo nella sala dei Banchetti, come un tempo,
ma non in abito da sera finch saremo fra noi,
perch ambisce, mi ha detto, a conservare un
carattere d'intimit. Potrete dunque vestirvi
come il solito. -
L'avviso era superfluo, perch la fanciulla
non aveva che un solo vestito un po'elegante,
che ella indossava ogni giorno per il pranzo e
che avrebbe fatto una magra figura vicino a
quelli scollati delle cugine, se il principe Arpad
avesse voluto mantenere il grande apparato
che presiedeva un tempo ai pasti della sera.
Ella scese un po'prima di pranzo, con l'intenzione
di riporre il suo lavoro che aveva lasciato
nel salotto della contessa e dei figliuoli
di lei. Quella sera la stanza era debolmente illuminata.
Il salone vicino, quello delle Principesse,
come lo chiamavano, era invece sfolgorante
di luce.
Mentre Mirto finiva di riporre il suo ricamo
in una borsa da lavoro, il rumore di una porta
che si apriva nel salotto la fece volgere un poco:
il principe Milcza entrava...
Non il principe Milcza fino allora da lei conosciuto,
bens quello del ritratto visto a Parigi.
Sua madre aveva ragione: egli sembrava
ringiovanito. Quella impressione era forse
dovuta al taglio elegante dei suoi capelli, prima
un po'strano, alla sobria ricercatezza del
suo vestiario, prima semplicemente corretto e
del tutto fuori moda, al suo incedere pi vivo,
pi risoluto?... Oppure all'espressione addolcita
della sua fisonomia e all'assenza di quella
piega amara delle labbra, di quella oscura
tristezza dello sguardo che Mirto aveva scorto
di nuovo, bench attenuate e intermittenti, durante
la notte di Natale?
Essa poteva osservarlo a suo agio, perch
il principe si era fermato in mezzo alla sala
gettando un'occhiata intorno a s... Ed ecco
che essa non osava avanzare, invasa da uno
strano impaccio dinanzi a quell'uomo cos diverso
da colui che, sofferente e ribelle, aveva
profondamente commosso la sua anima caritatevole.
Ma egli vide a un tratto la snella figurina
vestita di nero che spiccava nel mezzo della
stanza attigua, nel chiarore velato. Gli sfugg
un'esclamazione di gioia e si fece subito avanti,
con le mani tese...
- Mirto, finalmente!... Sapete che ho una
voglia matta di rimproverarvi? -
Mentre parlava cos con un tono di allegrezza
contenuta, s'inchinava portandosi alle labbra
la mano della giovinetta.
- ...Ma vi lascio il tempo di difendervi,
cugina, non volendo condannarvi prima di
avervi ascoltata. -
La guardava, sorridendo con dolcezza... Ed
ella ritrovava in quello sguardo, ma pi intenso
ancora, lo splendore che l'aveva colpita nel
ritratto del palazzo Milcza.
Dominando la commozione profonda che la
invadeva, essa narr allora il fatto che aveva
cagionato il suo ritardo.
- Gi supponevo che doveva esistere un
motivo di questo genere, piccola Santa Elisabetta.
Dunque, non posso pi lamentarmi della
mia delusione di poco fa.
- Ma dite, Arpad: la vostra spalla?
- Sto benissimo, ora. Ho sofferto molto
questi ultimi giorni, e ho dovuto ritardare di
quarantott'ore il mio arrivo... Ors, venite un
po' in piena luce, Mirto: voglio vedere se la
vostra cera  migliorata da Natale in qua!
S: mi pare che il soggiorno a Napoli vi abbia
giovato... Se pure non  invece l'aria di Voraczy
che produce gi il suo effetto! - Pu darsi, - ella rispose sorridendo.
- Ho provato tanta gioia ritrovandomi qui.
- Anch'io, Mirto. Avevo fretta di lasciare
Parigi, di ritornare in questa casa... nonostante
gli atroci ricordi che vi ritrovo. -
La sua voce si alter un poco, e un lampo
doloroso guizz nel suo sguardo.
Anche gli occhioni di Mirto espressero una
commozione profonda a quell'evocazione di un
passato tanto prossimo e alla vista di quel dolore
paterno, ora addolcito e rassegnato, ma
che esisteva sempre nel cuore del suo cugino.
La fisonomia oscurata del giovane magnate
si rischiar bens subito dinanzi a quello sguardo
luminoso. Egli disse, stringendo la mano
della fanciulla che teneva sempre tra le sue:
- Mi fate del bene, Mirto! Nelle mie ore di
scoraggiamento, di cupa tristezza, pensavo alla
mia cuginetta cos coraggiosa, cos serena e
allegra nonostante le prove dolorose che hanno
oscurato la sua giovinezza. Dio vi ha concesso
un gran dono: ha fatto di voi una di quelle
fate benefiche dalle quali emana la luce: la
dolce e fulgida luce della loro anima pura. I
poveri cuori che soffrono ne sono tutti illuminati...
Ed  per questo che gli infelici vi
vogliono tanto bene, Mirto. -
Ella mormor, arrossendo:
- Dite delle follie, Arpad! -
Il giovane sorrise, commosso, e replic:
- E sia: ammettiamolo pure! Ora, bisogna
che vi faccia l'imbasciata di cui sono incaricato.
Le signore Millon vi hanno forse gi
scritto che io sono stato a trovarle?
- S; come siete stato buono, Arpad! -
ella disse, con uno sguardo raggiante di riconoscenza.
- ...Avete pensato anche alla tomba
dei miei cari genitori.
- Era il meno che potessi fare, mi pare!
E ho provato molto piacere a conoscere la casa
dove avete vissuto per tanti anni, quelle care
persone che vi erano tanto affezionate... che
lo sono tutt'oggi, del resto. Esse provano una
ammirazione entusiasta per la loro signorina
Mirto, e mi hanno pregato di recarvi il loro
affettuoso saluto. Giannino mi ha detto che
verr a trovarvi.  un caro fanciullo, un po'
gracile, un po' pallido... Mi ha fatto pensare
al mio bambino, che avrebbe ora la sua et. -
Un'ombra dolorosa vel di nuovo le pupille
del principe Milcza.
Mirto seppe con pietosa abilit allontanare
il pensiero penoso che riapriva la ferita appena
chiusa.
Quando la contessa e i suoi figliuoli entrarono,
trovarono il principe Arpad appoggiato al
caminetto, che ascoltava con piacevole interessamento
ci che Mirto, seduta di faccia a lui,
narrava degli entusiasmi democratici del
genero della signora Millon.
La fanciulla pot verificare ben presto, come
le aveva detto la contessa Giselda, il cambiamento
del principe di fronte alla sua famiglia.
Soltanto con Irene conservava ancora un po'
della sua altera freddezza di un tempo. Non
che fosse affettuoso, perch i rapporti cerimoniosi
esistenti fino allora tra lui e gli altri non
erano propizi al fiorire di questo sentimento,
ma non mostrava pi la glaciale indifferenza
di un tempo, anzi, dimostrava verso tutti un
gentile interessamento... Renato poi fu oggetto
di un'attenzione particolare. Arpad chiam
vicino a s il ragazzo, e disse posandogli la
mano sulla spalla:
- Mi occuper di te, ora, Renato. Voglio
che tu diventi un uomo serio, degno del nome
che porti. -
Renato abbass gli occhi con aria timorosa,
e la contessa Giselda, la cui fisonomia esprimeva
una specie di spavento, balbett:
- Ma, Arpad, temo che sia un gran disturbo
per voi... Inoltre credo che, data l'et di
Renato, io possa ancora... -
Il principe sorrise con lieve ironia.
- La vostra tenerezza materna non ha nulla
da temere, mamma. Non user con Renato le
correzioni di un tempo... ove egli non mi ci
costringa con mancanze gravi. Sono invece dispostissimo
a trattarlo con dolcezza e a conquistarmi
il suo affetto... Hai davvero paura di
me, Renato? - soggiunse scorgendo l'aria impaurita
del ragazzo.
- S... un poco, - balbett il ragazzo.
- Che sciocchino! - disse il principe dando
un buffetto amichevole sulla guancia del
fratello. - Sono sicuro invece che ci comprenderemo
perfettamente. Che ne dite, Mirto?
- Sono dello stesso parere, - rispose la
fanciulla con un sorriso incoraggiante rivolto
a Renato.
La contessa Giselda non sembrava punto
persuasa, ma non os protestare. Tuttavia,
mentre il maggiordomo veniva ad annunziare
che il pranzo era pronto, essa mormor, posando
la mano sul braccio che le porgeva il suo
figliuolo maggiore:
- Non lo metterete mica in collegio, Arpad!
- Ma no, mamma, non si tratta affatto di
questo! Vi prego, non abbiate timore... Credo
soltanto che sia opportuna, per un carattere
difficile come quello di Renato, la guida di una
mano maschile. Ma non mi permetterei mai di
prendere a suo riguardo una determinazione
importante, senza il vostro consenso. -
La fsonomia della contessa si rasseren a
siffatta dichiarazione che non si aspettava davvero
dal figlio, dato il suo fiero dispotismo.
La sala dei Banchetti era splendidamente illuminata.
La tavola adorna di fiori era apparecchiata
con maravigliose porcellane di Svres,
cristallami finissimi, argenteria cesellata
con ammirevole arte.
Mirto stava per mettersi modestamente in
fondo alla tavola, accanto a Fraulein Rosa ed
ai fanciulli, come era solita in casa della contessa
Giselda, quando il maggiordomo la ferm
con un gesto rispettoso.
- Il posto di Vostra Grazia  qui... -
E indicava la sedia posta alla destra del
principe Milcza.
Mirto esit un istante. Si sbagliava, forse?
Chi aveva dato quell'ordine?... E la contessa
Giselda non si sarebbe offesa vedendo al posto
d'onore la giovane cugina sempre trattata da
subalterna?
Ma Terka si sedeva gi alla sinistra del fratello
e Irene, con le labbra strette, alla destra
della madre. Mirto si mise dunque accanto al
cugino, e la sua semplicit, la sua innata disinvoltura
vinsero presto quell'istante di confusione,
cagionato dalle attenzioni di cui il
principe Milcza onorava la parente povera che
viveva sotto il suo tetto.
Come era cambiato! Egli parlava, ora, e con
quanta piacevolezza! Narrava le impressioni
dei suoi viaggi, parlava del suo soggiorno a
Parigi, delle relazioni riannodate, dei libri letti,
della musica udita... Mirto l'ascoltava con
un piacere infinito, bench ignorasse la maggior
parte delle persone e dei fatti di cui parlava.
Ma egli se ne accorgeva subito, e la informava
con poche parole. Voleva, evidentemente,
che sua cugina prendesse parte alla conversazione. Fu fatto il nome della viscontessa di Soliers,
che il principe aveva quasi salvata da una
disgrazia. Egli disse con un leggero movimento
di spalle:
- Queste donne giovani non hanno paura
di niente! La viscontessa aveva scelto un cavallo
difficile, per mettersi in evidenza, probabilmente.
E sono imprudenze che possono
avere conseguenze gravi, non solo per s, ma
anche per gli altri.
- Eppure la viscontessa di Soliers  una
donna intelligentissima, - disse la contessa
Giselda.
- S, abbastanza, credo. Pi che altro, essa
ha uno spirito vivace e pronto, e parla bene.
E poi,  una brava musicista, dotata di una bella
voce molto espressiva.  una donnina piacevole...
per coloro che apprezzano le donne
mondane. Avremo senza dubbio la visita di lei
e di suo padre quest'estate. Fanno un viaggio
in Austria, e si spingeranno fin qui... per ringraziarmi
ancora, dicono. Mi hanno gi colmato
di tante prove di riconoscenza, che sono
veramente confuso. -
Ma il suo sguardo non esprimeva affatto
questa confusione. Un osservatore vi avrebbe
scorto invece una buona dose di allegra canzonatura...
Ed egli accolse con un sorriso enigmatico
questa riflessione di Terka:
- E ben giusto che vi siano riconoscenti,
Arpad, dopo l'immenso favore che avete reso
loro, e credo che non possano non fare abbastanza
per provarvelo.
- Infatti, la riconoscenza  una grande virt,
e non vorrei distoglierne nessuno, giacch
la mia anima ne  profondamente penetrata,
- egli disse con subita gravit.
E nel dire queste parole, guard la cugina.
Un lieve rossore sal alle guance bianche e
delicate di Mirto, le cui lunghe ciglia si abbassarono
velandone lo sguardo confuso.
Ella non vide l'occhiata malevola che le lanciava
Irene... Ma qualcuno la scrse... Il principe
Milcza doveva essere ora cognito dei sentimenti
di sua sorella per la cugina.
Egli rimase alcuni istanti silenzioso, con le
sopracciglia aggrottate, e quando la sera gli
capit di rivolgere la parola a Irene, la sua
voce aveva ripreso per lei l'antica durezza, e
il suo sguardo la glaciale indifferenza di un
tempo.


Capitolo XIV.

Irene doveva restare ben presto, in Voraczy,
la sola persona che non cedesse al fascino di
Mirto, alla quale si volsero tutte le simpatie,
dopo un incidente che poteva avere conseguenze
molto gravi.
Alcuni giorni dopo l'arrivo del principe, Terka,
Mirto e Mitzi ritornavano da una passeggiata
nel parco, quando da un sentiero trasversale
sorse un uomo cencioso e dall'aspetto selvaggio
che si slanci su Terka con un coltello
in mano. Era un pazzo furioso, il quale, riuscito
a sfuggire alla sorveglianza delle guardie
di Voraczy, erasi rifugiato nel parco.
Ma prima che costui avesse potuto toccare
Terka, Mirto si era posta davanti alla cugina,
e fu lei che ricevette la lama nel braccio.
Una guardia che inseguiva lo sciagurato
giunse per fortuna in quel momento e lo fer
con un colpo di rivoltella. La fanciulla, sostenuta
dalla guardia stessa e da Terka, pot tornare
a piedi al castello, ma giunta nel vestibolo,
si svenne dall'emozione e dalla debolezza.
Il principe e sua madre accorsero immediatamente,
e il dottore Hedai fu chiamato... Per
fortuna la ferita non era grave! La fisonomia
angosciata del principe Arpad si spian un poco
a questa asserzione del medico, ed egli baci
la mano della cugina, mormorando:
- Volete dunque che tutti vi dobbiamo qualche
cosa, Mirto? -
La contessa Giselda aveva ringraziato con
ardore la sua giovane cugina, e Terka, il cui
cuore era buono e affettuoso, non aveva saputo
in che modo testimoniarle la sua gratitudine.
Mirto diventava a Voraczy una persona sempre
pi importante, senza che la sua semplicit,
la sua ammirevole modestia ne fossero
alterate. Non si trattava pi per lei di sostituire
Fraulein Rosa: il principe Arpad si era
espresso a tal proposito in modo molto categorico
un giorno in cui ella si trovava insieme
con lui e con sua madre.
- Permetter ancora, per farvi piacere, le
lezioni di violino, ed anche, se volete, la lettura
a mia madre. Ma in quanto al resto, mi
oppongo in modo assoluto, e mia madre  dellostesso parere.
- S, cara, voglio ormai considerarvi come
una mia quarta figliuola, - soggiunse la contessa
stringendole affettuosamente la mano.
- Siete troppo buona, - disse la fanciulla
commossa. - Ma come posso accettare di esservi
tutta a carico?
- Siete una piccola orgogliosa, Mirto, -
disse il principe con dolce ironia. - Sapete
benissimo che fate parte della famiglia, che ci
siete infinitamente cara, e che vi dobbiamo
tanta riconoscenza. Ed ora lasciamo questo argomento.
Ecco Terka gi pronta, che spalanca
gli occhi chiedendosi che cosa abbiamo da tramare
cos, invece di vestirci per andare a cavallo. -
Mirto imparava l'equitazione e il principe era
il suo maestro. Molto abile e svelta, ella aveva
fatto rapidi progressi, e poteva ora accompagnare
il principe e le cugine nelle loro passeggiate.
Era la pi incantevole amazzone che si potesse
immaginare, e quando appariva sulla scalinata
del castello con la elegante figurina modellata
dal vestito di panno nero regalatole
dalla contessa, il cappello dalla lunga piuma
posato sui capelli dai riflessi maravigliosi, Irene
durava fatica a nascondere il lampo furibondo
del suo sguardo. Ma doveva contenersi in
presenza del fratello, perch, avendo egli sorpreso
due o tre volte i modi acerbi e malevoli
che ella usava con Mirto, ne era stata rimproverata
con tale aspra durezza, ch'ella ne risentiva
ancora una cocente ferita d'amor proprio.
La sua animosit verso la fanciulla si era con
questo accresciuta, ma ella la simulava, o credeva
di simularla, perch al penetrante sguardo
del principe niente passava inosservato.
I castelli dei dintorni si popolavano a poco a
poco, ed ora il principe Milcza acconsent a
riannodare le relazioni. Furono dati a Voraczy
alcuni ricevimenti e organizzate delle passeggiate...
Niente di molto mondano, tuttavia.
Il principe aveva dichiarato alla madre che intendeva
soltanto adempiere agli obblighi del
suo grado, e non voleva che i futili divertimenti
del bel mondo occupassero una parte della
sua vita.
Mirto prendeva parte a tutte le riunioni: era
stata presentata dovunque, e l'ammirazione di
cui era oggetto avrebbe inebriato qualunque
anima meno fermamente cristiana della sua.
Ma a questi trionfi pieni di lusinghe ella preferiva
cento volte le sue sedute musicali con Terka
e il principe Arpad, oppure le passeggiate
a piedi, a cavallo o in carrozza durante le quali
essa e il cugino, parlando di qualunque soggetto,
s'incontravano negli stessi pensieri elevati,
vibranti di ammirazione per ogni bellezza.
Il principe Milcza pareva apprezzasse molto
lo spirito delicato di Mirto, la finezza e la
sicurezza dei suoi giudizi, la profondit della
sua intelligenza. Aveva accettato con premura
di darle qualche consiglio dal punto di vista
intellettuale, come ella stessa gli aveva chiesto
un giorno con la sua incantevole modestia.
- Sono molto ignorante su parecchie cose,
ve ne sarete accorto, e non vorrei che questa
cugina vi facesse scomparire.
- Se non vi conoscessi bene, Mirto, penserei
che volete un complimento, - egli aveva
replicato, sorridendo. - Mi metto a vostra
completa disposizione, felicissimo della fiducia
che mi dimostrate. -
Mirto aveva infatti un'assoluta fiducia in lui.
Conosceva ormai l'elevatezza della sua anima,
la delicatezza del suo cuore, per qualche tempo
oscurate dal suo doloroso accasciamento morale...
Sapeva altres che le parole da lui dette
un giorno, quel giorno il cui ricordo la faceva
fremere ancora: Potete chiedere tutto
quello che volete a vostro cugino, non avevano
nulla d'esagerato.
Tutto, anche il perdono per Marsa, la vecchia
nutrice che aveva recato la morte al piccolo
Karoly. La sciagurata, scacciata con la
sua famiglia dalla dimora dovuta alla generosit
del principe, errava in piena miseria. Era
venuta a supplicare la contessa Zolanyi, ma
questa, spaventata, non aveva voluto neppure
ascoltarla e l'aveva respinta dicendo:
- Se mio figlio la vede,  capace di commettere
qualche follia. -
Marsa aveva incontrato Mirto, si era gettata
ai suoi piedi, e la fanciulla, commossa, aveva
promesso d'intercedere per lei. Tuttavia prov
qualche apprensione nell'adempiere alla promessa:
ella stava per risvegliare dei dolorosi
ricordi, e urtarsi forse in un violento risentimento...
Infatti il principe, pallidissimo, con
lo sguardo duro, l'aveva interrotta alle prime
parole.
- Tutto conceder, Mirto, tranne questo!...
Per colpa di quella sciagurata io perdei il mio
piccino.
- Un cristiano deve perdonare. Pensate che
la povera donna non aveva notizie di sua madre,
del suo bambino malato...
- Basta, Mirto, basta, vi prego!... Non capite
che mi fate male? - egli aveva replicato
con voce alterata.
La fanciulla non aveva insistito e si era contentata
di pregare... La mattina seguente, dopo
averla aiutata a montare in sella per la
passeggiata a cavallo, ormai quasi quotidiana,
egli le aveva detto, trattenendo la mano di lei
nella sua:
- Ho dato ordine perch la famiglia di Marsa
ritorni nella casa che abitava in passato.
Siete contenta, Mirto?
- Oh, Arpad! -
Il suo sguardo lo ringraziava pi di ogni
parola, e la ruga profonda che la lotta contro il
proprio risentimento aveva scavata sulla fronte
del principe, si spian subito davanti alla
radiosa luce di quelle pupille vellutate.
Durante le passeggiate in cui accompagnava
le sorelle e la cugina, il principe si fermava
talvolta dinanzi alla porta di qualche tugurio.
I fanciulli fuggivano spaventati, ma ritornavano
subito alla voce di Mirto, quella voce ben
nota a tutti. I pi grandi badavano ai cavalli,
mentre i gitanti entravano nella triste dimora.
Il principe interrogava gli abitanti sulle loro
necessit, sulle loro attitudini, carezzava i piccini
e mostrava una bont cos grande, che lo
spavento cagionato dalla sua apparizione si
dissipava a poco a poco, grazie anche, bisogna
dirlo, alla presenza di Mirto, che tutti quegli
infelici chiamavano il nostro angiolo.
Ella restava molto confusa alle dimostrazioni
di gratitudine di cui era oggetto, ma in compenso
il principe Milcza provava un gran piacere
nell'udir le sue lodi. Vi contribuiva egli
stesso, del resto, facendo passare una parte
delle sue elemosine dalle mani di Mirto.
- Tenete, cugina mia, date questo al tale... -
egli le diceva entrando nel salotto di sua
madre. - Se non  abbastanza, ditemelo...
E ho pensato che si potrebbe dare quella casupola
in riva al lago, al vecchietto che ha
l'aria cos onesta e rassegnata. Che ne dite?-
Niente si faceva senza il suo parere, ed ella
aveva voce in capitolo sulle determinazioni del
cugino. Insieme col padre Joaldy, e talvolta
anche con Terka la cui indifferenza diminuiva
a poco a poco al contatto di Mirto, questa discuteva
per la fondazione di scuole rurali, di
case operaie, di ricoveri per i vecchi e gli infermi.
Il principe aveva tracciato il piano di
un istituto che porterebbe il nome di suo figlio,
destinato a raccogliere i fanciulli abbandonati.
Il padre Joaldy moltiplicava i suoi rendimenti
di grazie, e il suo sguardo splendeva di gioia
ogni volta che, entrando la domenica in cappella
per dire la messa, vedeva occupata la poltrona
del principe, che era stata vuota per tanto
tempo... Tutto il castello sorgeva con allegrezza
dal torpore in cui lo aveva gettato la
misantropia del padrone.
Verso l'estate i ricevimenti si fecero pi frequenti.
Il principe Milcza aveva invitato qualche
ospite a Voraczy e, fra gli altri, suo cugino
Mattia Gisza. Il giovane conte era pieno
di premure per Mirto, con grande dispetto di
Irene, ancor pi esasperata dalle maliziose allusioni
delle sue amiche.
-  ridicolo trattare come una di noi quella
ragazza destinata a una vita pi che modesta,
mamma! - ella disse un giorno vedendo Mirto
pi carina del solito in un vestitino bianco,
semplicissimo, regalatole dalla contessa Giselda.
Questa guard sua figlia sorpresa.
- Come una di noi?... Sai bene che ella
stessa mi ha pregato di non darle niente di
molto elegante, e non  colpa mia se la sua
bellezza fa risaltare la pi semplice acconciatura.
In quanto alla sua futura esistenza modesta...
Irene, ella far un matrimonio molto
brillante, credi a me. -
Le labbra della fanciulla si strinsero nervosamente.
- Oh! Ne  capacissima! - mormor a
denti stretti. - Mattia... o Arpad forse...
- S, Arpad... - mormor la contessa. -
Soltanto lei, con la sua grazia irresistibile, pu
aver distrutto cos presto la selvaggia diffidenza
di lui. Essa lo renderebbe felice. -
Irene scatt:
- Come? Voi accettereste un fatto simile,
con tanta semplicit? Quella ragazza povera,
figlia di un povero artista...
- Sei ridicola, Irene! - esclam la contessa
irritata. - Tua cugina  una Gisza, e suo
padre era di famiglia nobile, bench decaduta.
Mirto  una ragazza distintissima, incantevole
tanto per le sue doti fisiche quanto per le sue
doti morali. Non biasimerei davvero Arpad se
volesse darmela per nuora.
- Tutti in ammirazione davanti a lei! -
esclam la fanciulla con rabbia. - Ah, sapeva
bene ci che faceva, quell'intrusa, con la sua
aria umile e pia, con la sua affettata abnegazione!
Nonostante la sua esperienza, Arpad si 
lasciato prendere di nuovo al laccio!
- Non devi parlare cos, Irene, - disse la
contessa con un tono severo insolito in lei.
- Mirto ha salvato la vita a tua sorella a rischio
della sua, ed  affezionata e devota a tutti
noi... -
Un rumore di passi la interruppe. Il principe
Milcza entr col cugino e domand, sedendosi
presso la madre:
- Mirto non  ancora scesa?
- S,  nella sala da musica, con Terka...
Eccole...
- Presto, signorine! - disse allegramente il
conte Gisza andando incontro alle fanciulle.
- Il principe ha due importanti notizie da dare.
- Oh! Importanti poi!... - questi replic
scotendo leggermente le spalle.
- Ora fa lo sdegnoso! Che cosa vi ci vuole,
dunque, mio caro?
- Ben altro, ve lo assicuro!... Suvvia, non
voglio far languire la curiosit che avete svegliata.
Ecco le notizie... Prima di tutto, l'arciduca
Francesco Carlo, che mi onorava un tempo
della sua amicizia e che ritrovai quest'inverno
a Parigi, m'informa che, ritornando fra
una quindicina di giorni nel suo dominio di
Sehancz, si fermer una giornata qui...
- Davvero? Sua Altezza accondiscende?... -
esclam la contessa Giselda con entusiasmo.
- La seconda notizia, - continu il principe
con la stessa tranquillit -  che il conte di
Lorgues e sua figlia saranno qui la settimana
ventura.
- Ne godo! - esclam Irene con viva soddisfazione.
- Avremo un po'di movimento a
Voraczy, e voi dovrete dare qualche festa, Arpad.
- Non vi rallegrate tanto, Irene! - disse
il principe con un accento ironico. - Dar un
gran ricevimento in onore di Sua Altezza, questo
 quasi obbligatorio, ma null'altro, mettetevelo
bene in testa. Il signor di Lorgues trover
modo di soddisfare la sua mentalit di
erudito nella biblioteca di Voraczy, e la signora
di Soliers si contenter di qualche piccola
riunione e di qualche passeggiata. Non ho mai
avuto l'idea di cambiare per essi le nostre abitudini.
- Voi fate disperare la povera Irene, Arpad! -
disse il conte Mattia con un sorriso
malizioso. - Certo, in questo stupendo sfondo
di Voraczy le feste riuscirebbero bene. Che ne
dite, Mirto? -
E attirando a s una seggiola, si sedette vicino
alla cugina.
Il principe Milcza corrug le sopracciglia,
e prima che la fanciulla potesse rispondere,
disse con una freddezza imperiosa:
- Mirto non ha gusti mondani, per fortuna!
Essa non desidera che la pace... Del resto,
il suo lutto non  ancora finito, e non potrebbe
partecipare a questi grandi ricevimenti
che a quanto pare voi, Mattia, desiderereste al
pari di Irene.
- Oh, non tanto, no! - disse il giovane
ufficiale senza accorgersi dell'ironia contenuta
nel tono del cugino. - Io mi contento anche
cos, dal momento che cos piace a voi tutti.
Con le feste o senza, Voraczy  per me un
Eden. -
Le labbra del principe Arpad fremettero un
poco, ed egli si volt per fare un'osservazione
impaziente a Renato che entrava... E siccome
gli altri ospiti di Voraczy giungevano per
il t, la conversazione cambi argomento.
Mirto fu pregata di sonare. Il principe si alz
subito dicendo che l'accompagnerebbe lui.
Si avviarono insieme verso la sala da musica,
e Mirto aperse uno stipo antico per scegliere
un pezzo...
- Che cosa dobbiamo sonare, Arpad?
- Quello che volete, cugina. Abbiamo gli
stessi gusti, lo sapete... -
S'interruppe, e il suo volto si contrasse dolorosamente.
Un pezzo di musica era scivolato
a terra, ed era quello preferito dal piccolo Karoly,
quello che egli chiedeva sempre prima di
ogni altro.
- Tesoro mio... mio diletto! - mormor.
Il dolce sguardo di Mirto avvolse la sua fisonomia alterata, e la manina della fanciulla cerc
la sua... Ma egli la respinse dicendo con un
tono sordo e irritato:
- Mi compiangete, lo so... s: non  altro
che compassione la vostra! -
Stupita, pallidissima, ella lo guard senza
capire... Ma a un tratto il principe le afferr
le mani mormorando:
- Perdonatemi, Mirto; ma soffro tanto I...
Sono un ingrato, perch, qualunque cosa avvenga,
voi siete stata per me una benefica luce. -
S'interruppe. Terka e il conte Gisza entravano.
Mirto prese a caso un pezzo di musica e
si diresse verso il pianoforte, con l'anima commossa
e un po' angosciata.


Capitolo XV.

Gi da otto giorni la signora di Soliers e suo
padre, ospiti del principe Milcza, ammiravano
le maraviglie di Voraczy: il vecchio erudito
quasi sempre nella biblioteca o nella galleria
che conteneva collezioni inapprezzabili; la signora
nei saloni da ricevimento, ebbra di quel
lusso artistico, e deplorando, con Irene e con
qualche altra signora del bel mondo, che il
principe non si risolvesse a dare una di quelle
maravigliose feste che avevano quivi riunito,
al tempo della principessa Alessandra, la nobilt
austriaca e ungherese.
- A quanto pare, ora, egli non vuol nemmeno
festeggiare la visita dell'arciduca, - diceva
Irene. -  molto serio da qualche giorno.
- Ed  impossibile vincere la sua volont, -
soggiunse la viscontessa, desolata. - Io gli
ho fatto capire che sarei ben lieta di assistere
a una di queste feste, ma egli mi ha risposto
freddamente che non gli piacciono pi i grandi
ricevimenti mondani. Non ho osato insistere,
perch, a dirlo con franchezza, quando vostro
fratello ha quell'aria, si diventa timidi in faccia
a lui!
- A chi lo dite! - mormor Irene con sorda
collera.
-  vero, cara contessina, mi pare che non
siate affatto nelle sue grazie. Non  molto gentile
con voi, l'ho osservato.
- S... per via di Mirto! - disse Irene con
rabbia.
- E perch questo? - interrog la viscontessa
con una premura non scevra di curiosit.
- Io ho dimostrato troppo apertamente la
mia poca simpatia per lei, e ci  bastato per
uscir dalle grazie del principe, il quale non vede
che per gli occhi della cugina. Ella esercita
su lui il potere che un tempo aveva il piccolo
Karoly, ma un potere pi forte ancora, perch
egli resisteva al fanciullo e gl' imponeva all'occorrenza
la sua volont, mentre a lei non
ricusa niente. Ah! Basterebbe una sua parola
per ottenere tutte le feste che desideriamo! Ma
ella se ne guarda bene, perch sa che solo con
la sua affettazione di modestia, di piet e di
seriet, pu attrarre il principe Milcza. -
La giovane vedova scosse la testa:
- Affettazione,  dir troppo, contessina! Per
vostra disgrazia la signorina Elyanni  sincera,
perfettamente sincera, e la sua forza e il
suo fascino consistono appunto in ci. Non v'
da sperare, credetemi, che il principe cambi
parere. Mi sorprende soltanto che il loro fidanzamento
non sia gi avvenuto.
- Ma forse, nei riguardi di mio fratello, si
tratta soltanto di dimostrazioni esagerate di riconoscenza
per gli obblighi che egli crede di
avere verso lei! -
La signora di Soliers ebbe un risolino ironico.
- Non cercate di cullarvi nelle illusioni. La
riconoscenza ha poco che vedere nei sentimenti
di vostro fratello per la cugina. Avrete di certo
osservato voi pure come il suo sguardo prenda
un'espressione tutta particolare quando si posa
su lei, e la intonazione particolare che ha la
sua voce quando egli le rivolge la parola. Ieri,
non ricordo a qual proposito, un'ombra gli
oscurava il viso e una ruga gli solcava la fronte:
Mirto entr e lo guard. Che begli occhi
ha quella fanciulla, profondi e pieni di luce!
Subito, l'ombra scomparve dal volto del principe,
che si rischiar... Altro sintomo: egli
cambia fsonomia ogni volta che vede aggirarsi
intorno a lei il conte Gisza o Michele Donacz,
il vostro giovane e gi celebre poeta nazionale
che ha celebrato Mirto con versi incantevoli.
Infine mille particolari mi hanno rivelato in
questi otto giorni ci che voi sapete bene quanto
me: l'amore profondo e assoluto del principe
Milcza per sua cugina. -
Mentre saliva nel suo appartamento dopo
questa conversazione con Irene, la viscontessa
pensava, con un sorriso ironico sulle labbra:
Eh! Irene  terribilmente gelosa di sua cugina!...
Ha fortuna, la graziosa Mirto! Essa pu
scegliere tra il poeta, il conte Gisza e il principe
Milcza! Naturalmente sceglier quest'ultimo...
Una leggera piega di amarezza incresp le
labbra della signora di Soliers mentre mormorava:
-  un cos grande, un cos perfetto signore!...
Principessa Milcza... con una ricchezza
favolosa!... Ma  inutile lottare contro lei: lo
capii fin dal primo giorno vedendo quella giovane
cos affascinante sotto ogni riguardo.
Aspetter la visita dell'arciduca, poi lascer
questa casa, perch mi riuscirebbe penoso...
molto penoso, restar qui senza speranza. -
Mirto, seduta davanti alla sua scrivania, aveva
terminato la lettera scritta alle signore Millon...
E ora, appoggiata alla spalliera della
seggiola, guardava in lontananza, con gli occhi
fissi all'orizzonte che si stendeva oltre la finestra
aperta.
Essa provava gi da qualche tempo un po' di
esaurimento pi che altro morale. Un'atmosfera
di mondanit regnava a Voraczy, e Mirto,
che fino allora vi era stata cos poco abituata,
ne risentiva in certi momenti una vera stanchezza.
Essa riusciva a simularla, salvo forse
allo sguardo perspicace e sempre attento del
principe Milcza; ma ora riposava nervi e spirito
fantasticando tranquillamente.
Pensava ai suoi cari poveri, al vecchio Casimiro
che stava per morire, alla piccola Marcra
la cui salute cagionevole sarebbe presto migliorata
grazie alla generosit del principe Arpad...
E un'ombra le velava gli occhi mentre
pensava alla ruga che solcava da un po' di tempo
la fronte di suo cugino visibilmente preoccupato,
il cui sguardo veniva talvolta traversato
da una viva angoscia. Egli soffriva sempre,
e lottava certo contro i suoi strazianti ricordi...
Un colpo leggero battuto alla porta fece trasalire
Mirto. Era la contessa Zolanyi, e appariva
commossa e rapita.
- Ho da parlarvi, cara figliuola, - ella disse
lasciandosi cadere sopra una poltrona dopo
aver fatto segno a Mirto di non disturbarsi. -
Vengo qui come ambasciatrice... o, pi esattamente,
sostituisco la vostra cara mamma, poich
si tratta di due chieste di matrimonio. -
Mirto fece un vivace movimento di sorpresa
e arross un poco.
- Due chieste di matrimonio? Per me? -
ella disse con un tono incredulo.
- Ma s, per voi! Perch siete cos stupita?
- Perch io sono una ragazza senza dote,
cugina mia, e credevo...
- Vi sono ancora uomini disinteressati che
apprezzano la bellezza morale e fsica al disopra
del denaro. Michele Donacz si  confidato
col principe, il quale mi manda a presentarvi
la domanda del giovane poeta, che  gi
una delle nostre glorie nazionali e che sarebbe
felice di condividere con voi gli onori che
lo attendono.  un nobile carattere, avrete potuto
verificarlo, credo. Egli  molto ricco, appartiene
a una vecchia e onorata famiglia, ed
 un cristiano fervente.
- S, lo so, e lo stimo moltissimo per le sue
grandi qualit, - mormor Mirto.
Ma perch ella fu a un tratto invasa da una
strana tristezza, da una misteriosa angoscia?
- L'altra chiesta  stata fatta a me dal conte
Gisza. Avete potuto studiare e giudicare anche
lui.  un simpatico ragazzo, ricco, abbastanza
serio, molto stimato come ufficiale. Egli
vi ammira e vi ama, Mirto, e suo zio, che gli
ha fatto da padre, gli d il suo consenso, dopo
avermi scritto in proposito. -
Mirto, ora un po'pallida, abbassava gli occhi,
sgualcendo con un movimento incosciente
delle mani la sua gonnella bianca.
- Non vi chiedo una risposta immediata,
figliuola. Rifletterete con comodo, - continu
la contessa - e sceglierete a vostro talento. Io
credo che l'uno o l'altro di questi due partiti
sarebbe stato pienamente approvato da vostra
madre. -
Mirto alz gli occhi e disse calma e risoluta:
- Stimo inutile, cara cugina, lasciare il signor
Donacz e il conte Gisza nell'incertezza,
mentre io so gi che domani come oggi risponder
loro con un rifiuto.
- Mirto!...  mai possibile! - balbett la
contessa. - Dovete assolutamente riflettere,
figliuola! Che cosa rimproverate loro, sentiamo?
- Niente, oh, niente! Ammiro il loro disinteresse,
e vi prego di dirlo loro, ringraziandoli...
ma debbo confessarvi, cugina, che io non
sento proprio nulla per essi...
- Piccola ingrata!... Ed essi vi amano tanto!...
Povero Mattia!... Volete dunque farlo disperare,
Mirto?
- Mi dispiace... Ma egli si consoler... E
pi leale togliergli fin d'ora ogni speranza.
- Non oso insistere, cara... Se il vostro
cuore non parla, capisco!... Ci nonostante mi
accoro del dolore che proveranno.
- Anch'io, - disse Mirto commossa.
- Tuttavia non posso agire diversamente... Perdonatemi,
mia buona cugina, la noia che vi cagiono.
- Non ho niente da perdonarvi, povera
bambina! Sono soltanto desolata che non possiate
trovare la vostra felicit in uno di questi
eccellenti partiti... Suvvia, cara, abbracciatemi
e non ne parliamo pi. Mattia partir stasera,
e cos non avrete l'imbarazzo di rivederlo. -
E dopo aver baciato in fronte la fanciulla, la
contessa la lasci.
Mirto rimase per qualche tempo immobile e
pensierosa... La strana angoscia provata poco
prima non si dileguava... Perch la notizia recatale
dalla cugina le produceva un effetto simile,
quando la domanda dei due giovanotti,
bench molto lusinghiera per una ragazza povera,
la lasciava del tutto indifferente?
Mirto si alz con un gesto risoluto. Era solita
a reagire contro le impressioni vaghe, e
a non lasciarsi trasportare da fantasticherie
inutili... Dopo aver gettato uno sguardo alla
sua pettinatura, ella scese: l'ora del t si avvicinava.
Ma invece di andare direttamente nel salotto
delle Principesse, dove a quell'ora si riunivano
tutti gli ospiti del castello, Mirto entr nella
sala di musica per cercare una Berceuse composta
dal principe Milcza, che ella aveva sonata
la sera precedente insieme con lui per la
prima volta, e che desiderava di ripassare da
sola per meglio gustarne le delicate bellezze e
la penetrante espressione.
In piedi presso una vetrata aperta sulla terrazza
stava Irene, cupa e accigliata. Essa rivolse
uno sguardo alla cugina e le disse con
asprezza:
- Ebbene, a quanto pare voi fate la sdegnosa,
signorina Elyanni! Un Michele Donacz, un
conte Gisza non vi bastano? Sognate dunque
qualche cosa di meglio?
- Non sogno proprio niente, - replic la
fanciulla con freddezza. - Finora non avevo
mai pensato al matrimonio, essendo troppo
giovane e sapendo altres che il non aver dote
poteva essere un ostacolo... ma quello che so,
 che il signor Donacz e il conte Gisza, nonostante
le loro palesi qualit e la stima che nutro
per essi, mi sono troppo indifferenti perch
io abbia avuto un solo istante di esitazione. -
Irene fece un risolino sardonico.
- Meritava davvero lo scomodo che vi circondassero
di tanti omaggi, che Michele Donacz
cantasse la giovane Greca e i suoi occhi
di luce, che il conte Mattia lasciasse per voi il
castello di suo zio, dove si danno bellissime feste!
Siete un cuore di pietra, Mirto! -
Ella rise di nuovo e si avanz lentamente in
mezzo alla sala, mentre Mirto, dominando il risentimento
che la invadeva, si piegava verso
un porta-musica.
- Infine, in mancanza del vostro matrimonio,
credo che ne avremo un altro, - continu
tranquillamente Irene. - Ho l'idea che il principe
Milcza... E andato ora verso le serre in
compagnia della signora di Soliers, con la scusa
di mostrarle non so quale pianta che essa
desiderava conoscere. Ma era molto commosso,
molto ansioso... Io credo, Mirto, che stasera
ci sar un fidanzamento a Voraczy. -
La fanciulla si raddrizz bruscamente, bianca
in volto come il suo vestito, e i suoi occhi
un po' dilatati si posarono sopra Irene.
- Ma certamente! Perch sembrate cos stupita?
Non vi pare che sar una principessa
proprio carina?  molto graziosa, e poi, cos
intelligente!... Mi spiego ora il soggiorno del
principe a Parigi e la sua completa trasformazione.
- Eppure, non mi sembrava... era piuttosto
freddo con lei... Ed essa ha gusti molto
mondani. -
La sua voce le sembrava strana, quasi lontana,
mentre gli occhi le si annebbiavano.
- Oh, egli sapr piegarla ai suoi gusti! E
siccome la signora ne  innamoratissima, far
volentieri tutto quello che egli vorr. Credo
che mio fratello sar felicissimo, e che avremo
una simpatica cognatina la quale rallegrer
alfine questa casa. -
Mirto si pieg di nuovo verso lo scaffale e
prese a caso qualche pezzo di musica. Irene
l'avvolgeva con uno sguardo di malvagia soddisfazione,
e osservava il pallore di quel viso
maraviglioso, il fremito di quelle mani, delle
quali aveva tanto spesso invidiato la finezza e
la forma perfetta.
Ma un richiamo di sua madre la fece uscire
dal salotto... Mirto allora rimise al posto i
pezzi di musica che sfogliava macchinalmente,
non ricordandosi nemmeno pi di quello che
cercava... Usc sulla terrazza, scese gli scalini,
e sempre di passo automatico si diresse verso
il parco...
Le parole d'Irene le ronzavano stranamente
nel cervello: Io credo, Mirto, che stasera ci
sar un fidanzamento a Voraczy. Essa non lo
avrebbe mai pensato... no, mai!
Perch dunque quella supposizione d'Irene
l'aveva tanto sorpresa e turbata? Non c'era davvero
da stupirsi che il principe Milcza, guarito
della sua lunga crisi morale, cercasse di rifarsi
una famiglia... Soltanto, le pareva strano
che avesse scelto una donna cos mondana.
Era stato certamente attratto dalla bella intelligenza
di lei, dal suo riso vivace, dal suo
spirito piccante, dai vezzi che essa gli prodigava.
Tuttavia, egli si mostrava con lei, come con
tutte le ospiti di Voraczy, un padrone di casa
molto cortese, e null'altro. Nessuna premura, e
neppure nessuna simpatia.
Ma forse a lui non piaceva di lasciare scorgere
i suoi sentimenti: li farebbe conoscere soltanto
all'eletta...
Mirto se ne andava come in sogno, e mille
idee s'incrociavano nella sua mente... Si trov
a un tratto dinanzi al tempio greco, ne sal i
gradini e si ferm sul peristilio.
Era vicino alla colonna dove egli si era appoggiato
nell'istante in cui stava per suicidarsi...
E il pensiero di quella scena, della dolorosa
commozione di quei momenti, invase Mirto
penetrandola di dolcezza e d'immensa amarezza...
Apr la porta del tempio. Un antenato del
principe Arpad aveva trasformato l'interno in
un santuario dedicato ai santi patroni dell'Ungheria.
La loro effigie era l, scolpita nel marmo...
Mirto venerava molto la santa duchessa
di Turnigia, e and a inginocchiarsi davanti a
lei sollevando verso quel dolce viso i suoi occhi
supplichevoli.
Che cosa le chiedeva? Non lo sapeva bene:
ella soffriva e implorava un aiuto.
A poco a poco la pace scese in lei. Il pietoso
sguardo di santa Elisabetta versava un
balsamo nel suo cuore sconvolto da una misteriosa
commozione... La fanciulla congiunse le
mani, mormorando con fervore:
- Mia cara Santa, pregate per lui... Che
egli sia felice, e, soprattutto, che la sua anima
sia salvata... La sua felicit  la mia felicit,
e sento che la riscatterei con gioia a prezzo di
una grande sofferenza. -
Si alz e usc dal piccolo tempio. L'ora avanzava,
e si sarebbero stupiti della sua assenza.
Ma si sofferm sul peristilio. Di nuovo, il ricordo
di ci che era avvenuto l la stringeva
soave e doloroso a un tempo.
Quante volte, da allora, egli aveva, con tanta
delicatezza, saputo dimostrarle la sua riconoscenza!...
Perch ella aveva compreso che
non la ringraziava soltanto della sua abnegazione
verso suo figlio, ma anche, e pi forse,
di esser sopraggiunta nel tragico momento in
cui egli stava per decidere della sua esistenza.
Era dunque per riconoscenza che la circondava
di gentili attenzioni, premuroso di prevenire
ogni suo desiderio di carit, era per riconoscenza
che metteva tanta penetrante dolcezza
nello sguardo e nella voce quando si rivolgeva
a lei, nello stesso modo in cui, un tempo, si
rivolgeva a Karoly!
Ella gli aveva fatto del bene, il principe glieloaveva detto diverse volte. Non doveva ringraziare
Iddio di essere stata scelta come l'istrumento,
molto umile e imperfetto, di cui
Egli si era servito per dare un po'di pace a
quell'anima ribelle?... Ora un'altra donna continuerebbe
il suo compito. La sposa amata potrebbe
far molto per lui, se sotto il suo aspetto
altero e freddo sapesse discernere l'anima vibrante,
il cuore appassionato, che univa ad una
virile energia delicatezze quasi femminee e immensi
tesori di tenerezza, come aveva provato
il suo ardente amor paterno...
Alla mente di Mirto si deline la snella figurina
della signora di Soliers, il suo fine volto
sorridente e brioso, dallo sguardo vivace, spesso
canzonatorio...
Sapr ella comprenderlo?... Lo render felice?...
Restava in lei lo stupore che il principe avesse
scelto quella donna... E tuttavia Irene aveva
ragione: ci spiegava il suo soggiorno a
Parigi e quel cambiamento che aveva fatto del
padre disperato un uomo giovane e affascinante
come era stato in passato.
Ella lo rivedeva l, seduto in fondo alla scalinata
del tempio, vicino alla seggiola a sdraio
di suo figlio. Com'era silenzioso e freddo!... E
quella volont tirannica di cui Mirto aveva come
gli altri sentito cos spesso il peso!... E
quella scenata a proposito di Miklos!...
Tutti i ricordi di quei diciotto mesi vivevano
in lei, dolorosi e soavi ad un tempo, mentre le
lacrime le salivano lentamente agli occhi... E
di nuovo essa dimenticava l'ora, e lasciava che
i minuti trascorressero in questa sua evocazione
del passato.
Il sole, gi basso all'orizzonte, avvolgeva di
una luce rosata la fanciulla vestita di bianco
che si appoggiava alla colonna di marmo, evocando,
nella sua pura bellezza greca, l'immagine
di una giovane sacerdotessa di Minerva
Atena. Nelle grandi pupille nere fluttuava una
sofferenza profonda, ma anche una calma rassegnazione.
Un leggero cerchio si era formato
sotto i suoi occhi e la sua bella testolina si piegava
un po'all'indietro, come per il peso della
folta capigliatura che i raggi del sole facevano
rilucere come oro fulvo.
Intorno a lei il suolo era coperto di un'erba
folta che smorzava il rumore dei passi... Qualcuno
appariva inaspettatamente, come Mirto
era apparsa un giorno alla svolta del tempio...
Ma questa volta era lui.
Ella fece un brusco movimento e divenne ancora
pi pallida... Egli saliva gi i gradini e
si avvicinava a lei...
- Che cosa vi  successo, Mirto? Stavamo
in pensiero laggi, ed io sono venuto a cercarvi... -
S'interruppe e guard a lungo la fanciulla.
- Avete pianto, Mirto?... Che avete? -
La interrogava ansiosamente, curvandosi verso
lei e prendendole la mano.
- Non  nulla!... Idee nere che passano... -
mormor la fanciulla cercando di sorridere.
Ma non era il suo solito sorriso luminoso e
pieno di grazia.
- Idee nere?... Quali?... Ditele a me, Mirto!... -
Ella abbass gli occhi per evitare quello
sguardo dolcemente imperioso, e disse, con voce
un po' tremante:
- Non merita... no, davvero, Arpad.
- Non volete dirmi ci che vi tormenta?
Non avete dunque fiducia in me, Mirto?... Eppure
io l'ho, questa fiducia in voi... -
Le labbra pallide della fanciulla fremettero
un poco... Qualche cosa egli aveva nascosto
anche a lei, come agli altri.
- Non volete proprio, Mirto? -
Ella scosse negativamente la testa, incapace
di parlare, perch la gola le si serrava.
Il volto del principe Milcza si contrasse un
poco, ed egli rimase un istante silenzioso, fissando
il pallido viso circondato da una luce
rosea.
Poi le disse a un tratto, e la sua voce era
molto alterata:
- Mia madre vi ha fatto una comunicazione
relativa... a delle chieste di matrimonio?
- S, - ella disse con un tono pieno di stanchezza.
- Mi dispiace molto che il conte Mattia
Gisza e il signor Donacz abbiano pensato
a me... Sono confusa di esser fatta oggetto di
un tale disinteresse e di non poter risponder
loro che con un rifiuto...
- Un rifiuto? - egli mormor.
La sua fisonomia si rischiarava, il suo sguardo
inquieto e oscuro s'illumin a un tratto.
- Non avete riflettuto?... Avete detto di no
subito?
- S. - ella rispose con lo stesso accento
di stanchezza. - Non ho affatto idea di maritarmi...
in verit non ho esitato un istante e
non rimpiango niente.
- Mirto... sentite... -
Ella alz gli occhi e lo vide in preda a una
commozione a stento contenuta.
- ...Dovevo parlarvi domani, dopo aver
saputo la vostra risposta a quelle domande.
Ma giacch la so fin da ora, posso dirvi che un
altro sollecita la felicit di diventare vostro marito...
un altro che vi ama, ve lo pu assicurare,
sopra ogni cosa al mondo. Siete stata per
lui il raggio di luce, la tacita consolatrice; ma
egli ambiva a qualcosa pi della vostra compassione,
e si  sforzato di ritornare giovane
per non offrire ai vostri diciotto anni un fidanzato
vecchio moralmente e fisicamente. Ecco
perch si  imposto quell'esilio di diversi mesi
lontano da voi col fine di mostrarvi un principe
Milcza trasformato... E se ho atteso tanto tempo
prima di parlarvi cos, Mirto, se ho sofferto
le pi dolorose angosce lasciando che altri
chiedessero prima di me la vostra mano,  stato
perch volevo permettervi di confrontare, di
scegliere a piacer vostro,  stato perch non
volevo impormi alla vostra inesperienza della
vita, al vostro cuore tanto caritatevole e capace,
per compassione di un'anima sofferente, di
compiere un sacrificio... -
Con gli occhi bassi, le cui lunghe ciglia sfioravano
le guance diventate rosse, ella ascoltava.
Credeva di sognare e si domandava se era
proprio la sua voce calda e vibrante che pronunziava
quelle parole ognuna delle quali faceva
trasalire il suo cuore.
- Ed ora, Mirto, ditemi se volete diventare
mia moglie... Ditemelo francamente... non
voglio n piet n sacrifci, capite?
- Arpad! -
Nessun'altra parola sarebbe potuta uscire
dalla sua gola, stretta da un'intensa commozione,
da una felicit inesprimibile che la invadeva
a un tratto; ma i suoi grandi occhi alzati
verso il principe gli rivelavano, meglio di qualsiasi
parola, come il cuore di Mirto gli appartenesse
intero.
- Grazie, Mirto... Mirto mia. -
Pos a lungo le labbra sulle mani della fanciulla,
e rimasero qualche istante silenziosi,
troppo commossi e felici per poter dire una parola.
- Mirto, mia luce! -
Aveva lo stesso accento fervente della signora
Elyanni quando essa aveva chiamato cos
sua figlia il giorno prima di morire. E come allora,
la fanciulla protest:
- Non dite questo, Arpad!... Non sono
niente, io.
- S, lo dico e lo ripeto. Dio ha messo in
voi, nella vostra anima pura, un maraviglioso
riflesso della sua luce. Egli vi ha mandata come
sua intermediaria vicino a un povero peccatore
che si era ribellato a Lui. Io sentii il
vostro potere fin dal primo momento in cui
vi conobbi: esso penetrava in me a poco a poco,
ed io, che avevo giurato un'eterna diffidenza
per tutte le donne, cercavo di sottrarmici
creando con la mia durezza una pi grande distanza
tra noi. Mi diceste, Mirto, che ero geloso
dell'affetto di mio figlio per voi. Era vero...
Ma pi che altro mi ribellavo dinanzi a
quel fascino che attirava a voi tutti i cuori, dinanzi
alla rettitudine, alla incantevole semplicit,
alla bont incomparabile della vostra piccola
anima coraggiosa... E sapete che cosa
ho ammirato soprattutto in voi? La vostra intrepidezza
di fronte a me, che non vedevo che
fronti curve e adesioni servili a tutte le mie volont,
anche se queste erano ingiuste.
- Eppure avevate voglia di cacciarmi da
Voraczy, - disse Mirto con un dolce sorriso
un po'malizioso. - Senza Karoly...
- Come fui cattivo con voi, quel giorno!
Che ingiustizia, che durezza! Ma non avrei
avuto il coraggio di andare fino in fondo, anche
se il mio bimbo adorato non mi avesse supplicato
per voi. Nella mia collera vi rivedevo
cos buona, cos piena di tenerezza materna con
lui!... No, in verit, non avevate nulla da temere...
E come dirvi ci che siete stata per me
in quei giorni di dolore, di strazio spaventoso?...
Vicino a lui, al mio caro piccino, e dopo...
Ma soltanto il giorno in cui vi sorpresi
tutta coperta di fiori come una fata candida e
radiosa, compresi la profondit, la forza del
sentimento che mi riempiva il cuore... E provavo
un intimo schianto pensando che non ero
libero, che l'altra si metteva ancora attraverso
la mia intraveduta felicit. Ignoravo che
fosse morta. Per fortuna il padre Joaldy fin
con l'indovinare ci che si agitava in me, e mi
rese noto il fatto. Ecco perch mi vedeste a
Natale, Mirto... E per quanto poco mi piacesse,
volli subito rientrare nel mondo, ritornare
giovane per voi, riprendere interesse alla vita,
ai mille particolari dell'esistenza, alle cose belle
e buone che Dio ha create nel mondo, e che
non sapevo pi comprendere nella mia sofferenza
di orgoglioso ribelle... Oh, s, Mirto,
voi siete stata per me la luce, la radiosa luce
destinata dalla Provvidenza a fugare le tenebre
dalla mia .povera anima! -
Egli la contemplava con una grave tenerezza,
e l'anima di Mirto era invasa da una felicit
cos intensa, che quasi la spaventava.
- Sono troppo felice, Arpad! - ella mormor.
- Ripetetelo, Mirto mia... ditemi che vi
rendo felice io, che non rimpiangete niente!
Vi ricordate come il nostro piccolo Karoly ci
ha uniti nelle ultime sue parole? Dio ci destinava
cos l'uno all'altro, per la bocca di quell'angioletto. -
Il sole declinante avvolgeva di una luce rosea
i fidanzati in piedi sul peristilio del tempio.
Una calma impressionante, quasi religiosa, regnava
in quell'angolo del parco che era stato
il luogo prediletto da Karoly.
- E bene, non vi pare, esserci scambiati la
nostra promessa di matrimonio in questo stesso
luogo che rievoca un s terribile ricordo!... Oh,
mia diletta, che cosa stavo per fare, allora?
Quando penso al colpo che vi sfior...
- Lasciate stare questi ricordi, Arpad! -
ella disse posando con dolcezza la mano sul
braccio del principe. - Dio, nella sua bont,
ha permesso che tutto volgesse per il vostro
bene... per il nostro bene. Ma temo che sia
gi tardi, e che presto vengano a cercarci; che
ve ne pare?
- S, bisogna tornar laggi, - egli disse
con rincrescimento. - Appena mia madre sar
sola, andremo ad annunziarle il nostro fidanzamento...
E stasera lo renderemo noto a
tutti gli ospiti di Voraczy. -
Scesero gli scalini e presero lentamente la
strada del castello. Mirto si appoggiava al braccio
del suo fidanzato. Il principe Arpad, con
quella voce calda e carezzevole che aveva un
tempo per suo figlio, rievocava i ricordi dei
mesi precedenti, le diceva le sue speranze e i
suoi timori... A un tratto le domand:
- Ed ora, Mirto, non potete dire al vostro
fidanzato perch poco fa piangevate?... -
Ella arross, esit alquanto, poi rispose con
voce un po'tremante:
- Mi avevano detto... credevano che la signora
di Soliers... -
S'interruppe impacciata... Il principe si ferm
bruscamente...
- La signora di Soliers?... Forse che qualcuno
ha supposto scioccamente che io pensassi
a lei?...
- S. -
Un leggero scoppio di risa sfugg dalle labbra
del principe. Egli afferr le mani della
fanciulla esclamando con dolce ironia:
- Oh, mia cara piccola cieca, come avete
potuto crederlo per un istante? Qualche cosa,
nel mio contegno, vi aveva dunque fatto credere
che io avessi una simile idea?
- No, niente assolutamente, - ella disse
senza esitare. - Ma infine non era una cosa
inverosimile... ella  molto carina... e tutta
vezzi...
- Oh, certo! Ella dimostrava anzi un po'
troppo il suo desiderio di diventare la principessa
Milcza, - egli disse con un sorriso ironico.
- E chi dunque, Mirto, chi vi ha insinuato
un'idea cos strana?
- Che ve ne importa, Arpad?
- Ma s, desidero di saperlo. Deve esser
qualcuno assai sciocco... o molto malevolo,
perch altrimenti nessuno, qui, avrebbe avuto
simile idea, data la freddezza con la quale ho
sempre risposto alle profferte della viscontessa
e di suo padre... Ditemi il nome di questa persona,
Mirto!
- No, Arpad, non posso! - ella replic con
fermezza.
- Ma perch? Avrei forse indovinato nell'ammettere
che vi sia della malevolenza?... Devo
dunque pensare che qualcuno ha cercato di
farvi soffrire? -
Ella non rispose e riprese il cammino. Il
principe rifletteva, corrugando le sopracciglia.
- Credo di aver trovato, - disse dopo un
istante. - So chi vi detesta, qui. Ma sapr
punirla, ve lo prometto.
- Oh, no, Arpad, ve ne supplico! - ella
esclam alzando verso lui uno sguardo implorante.
- Non dite niente... Siamo cos felici,
ora, che bisogna che tutti gli altri lo siano intorno
a noi. -
Egli la guard con commossa dolcezza.
- Non vi preoccupate di ci, mia piccola
santa. Le ferite fatte all'orgoglio sono salutari,
e sono quelle che destino all'anima gelosa che
vi ha fatta soffrire. Non ne parliamo pi, Mirto, -
egli soggiunse vedendo il gesto di protesta
della giovinetta: - Se c' una cosa che
posso difficilmente perdonare,  la perfidia e
la mancanza di cuore... verso voi principalmente,
che siete buona con tutti. -
In quell' istante giungevano ai giardini. Passando,
il principe Milcza colse due rose bianche:
ne infil una nella cintura di Mirto, mentre
la fidanzata gli metteva l'altra all'occhiello.
- Porto le vostre insegne, mia fata dei fiori,
- egli disse allegramente baciando le piccole
dita che lo avevano insignito.
Girando intorno alla serra scrsero da lontano
Renato che sgambettava con Hady e Lula,
mentre Mitzi camminava tranquillamente con
un libro in mano. I cani si slanciarono e si
misero a saltare intorno al principe e a Mirto.
Renato, cessando le sue evoluzioni, si avvicin
dietro a Mitzi. Per quanto la fermezza del
fratello a suo riguardo non somigliasse alla dura
severit di un tempo, egli lo temeva ancora
molto e non era tranquillo che in presenza di
Mirto, perch non gli era sfuggito il potere che
esercitava la cugina sul principe Milcza.
In quanto a Mitzi, ella era diventata la preferita
del fratello maggiore, come gi lo era
di Mirto. La sua indole amorevole si affezionava
fortemente a coloro che si degnavano di
studiarla sotto la sua apparenza un po' fredda.
- Studi sempre, Mitzi? - disse il principe
Arpad accarezzando i capelli biondi della sorella.
- Non  il momento. Bisogna profittare
della ricreazione e correre e saltare come questo
diavoletto. -
E il suo sguardo sorridente si posava su Renato
che aveva preso la mano di Mirto e vi
appoggiava le labbra.
- Vuoi molto bene a tua cugina, Renato?
- S, oh, s! - rispose il fanciullo con calore.
- Allora sarai contento della notizia che ti
daremo tra poco.
- Quale notizia? - disse vivamente il fanciullo.
- Lo saprai stasera.
-  una cosa che fa felice Mirto, perch i
suoi occhi brillano... brillano come le stelle! -
I fidanzati si misero a ridere.
- Guardate un po'che osservatore!... Per
dare una tregua alla tua curiosit, mi dirai
Renato, e tu pure, Mitzi, che cosa volete che
vi regali in occasione di questa grande felicit.
Vi prometto di esaudire i vostri desideri...
purch siano ragionevoli, s'intende. -
Renato, con gli occhi lucenti, esclam senza
esitare:
- Io vorrei un cavallo, Arpad. Un bel cavallino
nero come quello di Bla Dovanyi. E un
desiderio ragionevole, dite, Mirto? - domand
inquieto, alzando gli occhi verso la fanciulla.
- Molto ragionevole, mi pare, non  vero,
Arpad?
- Certo! Avrai il cavallo, Renato... E tu,
Mitzi, che cosa vuoi? -
La fanciulla arross e rispose timidamente:
- Io vorrei molto, ma molto denaro!
- Del denaro?... Saresti forse avara, Mitzi? -
esclam il principe, sorpreso.
Ella arross ancora di pi e balbett:
- Ci sono tanti bambini che hanno fame,
ed altri che non hanno mai avuto n dolci n
balocchi. Vorrei poterne dare a tutti! -
Il principe, profondamente commosso, distolse
lo sguardo dalla fanciulla per posarlo
su Mirto, e le sue labbra mormorarono:
-  proprio la vostra discepola, Mirto! -
Si curv verso la piccina e le disse con tenerezza:
- Dammi un bacio, Mitzi; sono felice di saperti
buona e caritatevole. Ti dar quello che
vorrai per i tuoi piccoli protetti... tutto quello
che vorrai, capisci?
- Oh, Arpad, - ella esclam con voce soffocata
dalla gioia - come siete buono, come
vi voglio bene!
- Anch'io, cara, ti voglio molto bene. E lo
voglio anche a Renato... quando ha giudizio,
s'intende! - soggiunse il principe Milcza sorridendo.
Renato, che aveva sempre qualche peccatuccio
sulla coscienza, abbass per un istante il
viso; ma lo rialz subito, e prendendo Mirto
a braccetto le disse con un tono di mistero:
- Ora lo so perch i vostri occhi brillano, e
perch il principe ha un'aria tanto contenta.
- Davvero, caro? E perch? -
Renato lanci un'occhiata timorosa al fratello.
- Non mi sgrider mica se ho indovinato?
- No, no, non aver timore! - ella disse
con un sorriso. - Che cos'hai indovinato?
- Che vi sposerete col principe Milcza! -
esclam trionfalmente il fanciullo.
- Hai colto nel segno! - disse il principe
con allegria. - Ma non ne farai parola con
nessuno fino a che io ti permetta di parlarne.
Sai che non sopporto i chiacchieroni.
- Non parler! - rispose Renato gravemente.
- Ma sono contento... felice! -
E fece una bella piroetta, mentre Mitzi, appoggiando
con un gesto carezzevole la guancia
contro la mano del fratello maggiore, diceva
in tono gioioso:
- Oh, che felicit, Arpad! Voglio tanto bene
alla nostra Mirto, io!
- La nostra Mirto! - ripet il principe con
dolce fervore.
Ritornarono tutti e quattro verso il castello...
E Irene, affacciata alla balaustrata della
terrazza, impallid, scorgendoli.
- Le ho dato ad intendere che stasera ci
sarebbe un fidanzamento a Voraczy... Avrei
per caso predetto il vero? - mormor a denti
stretti.


Capitolo XVI.

Lo splendido ricevimento dato dal principe
Milcza in onore dell'arciduca Francesco Carlo,
offr occasione alla presentazione solenne della
sua fidanzata a tutta la nobilt accorsa all'invito
del giovane magnate. Mirto, di una bellezza
affascinante, in un vaporoso e semplicissimo
vestito bianco, riport un vero trionfo
atto a inebriare ogni altra creatura, ma non
quella testolina seria e sensata. L'arciduca e
tutti gl' invitati, maravigliati di quella splendida
bellezza unita alla pi incantevole modestia,
si rallegrarono calorosamente col principe Arpad
il cui sguardo esprimeva una gioia intima,
profonda.
Dopo quella festa nella quale il principe aveva
profuso tutti gli splendori di un tempo, Voraczy
ritorn nella calma e nella tranquillit.
I fidanzati, accompagnati dalla contessa Giselda,
da Terka e da Mitzi, andarono per qualche
giorno a Parigi al fine di scegliere il corredo
per la futura principessa, ed anche per assistere
al battesimo della bambina di Albertina.
La signora Millon aveva scritto a Mirto pregandola
d'essere la madrina e dicendole velatamente
che non sapeva chi scegliere come padrino
essendo la sua parentela molto ridotta.
Il principe Arpad aveva detto subito:
- Se vogliono, lo far io. -
Nessuno aveva detto di no... neppure Pietro
Roland che avrebbe dovuto fremere nell'uno
del suo cuore di focoso democratico al pensiero
di dare un principe per padrino a sua figlia.
Si mostr invece entusiasta, e pieno di orgoglio
e di gioia.
Il principe Milcza fu il pi munifico dei padrini.
Oltre a un bel regalo alla madre, leg
alla piccina un piccolo capitale la cui rendita
doveva servire alla sua educazione... e ben si
sa, democratici o no, l'interesse avanti tutto!
In quanto alla madrina, essa ricevette in
quell'occasione il pi splendido diadema che
abbia mai ornato la fronte di una principessa.
- Per la vostra presentazione a Corte, Mirto,
- le disse il fidanzato nel darglielo.
Egli le aveva regalato, relativamente, pochi
gioielli, all'infuori di quelli inerenti alla sua
condizione sociale, perch conosceva i gusti di
Mirto. Ma aveva per essa mille delicate attenzioni
che la facevano pi felice di tutte le maraviglie
del mondo. Per esempio, avendo saputo
come i mobili della signora Elyanni fossero
sempre in deposito presso una vicina dei
Millon, il principe li aveva fatti trasportare
segretamente in una stanza del suo palazzo, e
vi aveva poi condotto Mirto, che fu commossa
fino alle lacrime dinanzi a quei cari ricordi, ed
anche alla nuova prova del delicato affetto di
cui il principe la circondava.
I fidanzati ritornarono con gioia a Voraczy,
che era caro a entrambi. Qualche giorno dopo
il suo arrivo, il principe chiese un colloquio a
sua madre, e le comunic le sue intenzioni riguardo
alle sorelle e al fratello. A Renato
avrebbe dato, alla sua maggiore et, la tenuta
dei conti Zolanyi, da lui riscattata dopo la
morte del secondo marito della contessa. A
Terka e Mitzi donava ingenti doti.
- In quanto a Irene, - soggiunse il principe
- mi riserbo di farle sapere io stesso come
intendo regolarmi a suo riguardo. Volete
farmi il favore, mamma, di dirle che l'aspetto
domattina per parlarle? -
La fanciulla pass il resto della giornata e
tutta la notte in una vera ansia. Non era certo
un trattamento di favore che le riserbava il
fratello. Da quando si era fidanzato, egli aveva
tenuto con lei un contegno del tutto indifferente.
Non le rivolgeva mai la parola, e mentre
aveva colmato di regali Terka e Mitzi durante
il loro soggiorno a Parigi, non aveva portato
nulla a Irene, rimasta in quel tempo al
castello di Selzy, dalla sua madrina, la contessa
Sarolta Gisza, mentre lo stesso Renato aveva
visto giungere al suo indirizzo un carrozzino
e un poney che avevano effettuato il pi caro
sogno del ragazzo.
Sembrava che il principe volesse farle comprendere
che essa non esisteva per lui. E l'amarezza
si accumulava nell'anima d'Irene, non
contro il fratello ma contro Mirto, un'amarezza
ancora pi intensa perch non osava pi
farla sentire alla cugina.
Fu dunque con l'animo pieno di una sorda
angoscia che essa entr il giorno dopo nello
studio del principe. Questi, intento a scrivere,
le indic una seggiola, dicendo freddamente:
- Sedetevi, Irene, fra cinque minuti avr
fatto. -
Cinque minuti!... Erano cinque secoli per
l'ansiet crescente nel cuore della ragazza, alla
vista della fsonomia glaciale di suo fratello.
Sulla scrivania c'era un grande ritratto rappresentante
Mirto vestita di bianco e coperta di
fiori, come il giorno in cui il principe Milcza
l'aveva scorta nel boschetto... E quella vista
fece salire al cervello d'Irene una vampata di
collera gelosa.
Il principe pos finalmente la penna e si tir
un po'indietro sulla poltrona per fissare sulla
sorella quello sguardo che soltanto per lei riprendeva
la durezza di un tempo.
- La mamma vi avr detto, credo, quello
che ho in mente di fare per facilitare l'avvenire
di Terka, di Mitzi e di Renato, non  vero? -
Ella rispose affermativamente, con voce soffocata
dalla commozione.
- Qualche mese fa, avevo anche per voi
eguali intenzioni, nonostante l'impressione poco
favorevole prodotta su me dalla vostra malignit
verso colei alla cui infinita bont noi
tutti dobbiamo tanto. Ma dopo  accaduto un
fatto che mi ha dimostrato come non si trattasse
soltanto di una gelosia, di un'antipatia
passeggera. Quando una donna, freddamente,
deliberatamente, infligge una profonda ferita
a un'altra donna che non le ha fatto che del
bene, quando non ha nessuno scrupolo, nella
sua rabbia gelosa, di farle credere ci che sa
non esser mai esistito, per avere il piacere
atroce di farla soffrire, non ho che una parola
per qualificare una tale azione: io la chiamo
una perfida vigliaccheria... E allora venni nella
determinazione che colei la quale ne era colpevole
non doveva esser trattata come una sorella. -
Pallida e tremante, Irene abbassava gli occhi.
Le pareva a un tratto che tutto crollasse
intorno a s...
- ... Ci nonostante, dietro le insistenti preghiere
di Mirto, la cui carit non conosce limiti,
ho acconsentito a recedere dalla mia determinazione.
Avrete dunque la stessa dote di Terka e
di Mitzi... Ma voglio farvi sapere che la
dovete a Mirto... soltanto a Mirto. -
Le labbra serrate d'Irene si schiusero per
lasciare sfuggire queste parole:
- In tal caso, non accetto...
- Come volete! - egli disse in tono breve
e glaciale. - Ma non  cos che troverete con
facilit il matrimonio ricco e brillante sognato
dalla vostra mente futile. Rifletterete, e domani
mi darete la vostra risposta. -
Ella si alz bruscamente. La collera le saliva
al cervello con tale veemenza da farla delirare.
- Oggi stesso... non domani!... Non voglio
niente da lei. Io la odio, quell'ipocrita,
quell'intrigante... -
Ella lo vide alzarsi di colpo, e il suo polso si
trov stretto in una dura morsa, mentre un
paio di occhi scintillanti si posarono su lei facendole
abbassare i suoi. '
- Osate insultarla!... Miserabile invidiosa,
vi costringer ben io a chiederle perdono in
ginocchio!
- Mi fate male!... - balbett Irene.
Egli allent la stretta e, ritornato subito padrone
di s, disse con calma glaciale:
- Penso infatti che non avete nessun bisogno
del mio aiuto per il vostro avvenire. Fate
quello che pi vi aggrada: io mi disinteresso
completamente di una creatura ingrata e senza
cuore. -
Ella usc dallo studio, tutta fremente e quasi
livida. Le ronzavano agli orecchi le ultime parole
di suo fratello...
Giunta in salotto, si lasci cadere sopra una
poltrona, perch le gambe tremanti si rifiutavano
di portarla.
Dei sussulti nervosi la scotevano dalla testa
ai piedi. Con la fronte appoggiata alla spalliera
della poltrona, essa piangeva convulsamente,
torcendosi le mani...
A un tratto la porta si apr. Era Mirto, con
le braccia piene di fiori per disporli nelle giardiniere
del salotto.
- Irene! - ella esclam, sorpresa.
La fanciulla si raddrizz bruscamente, come
se un insetto velenoso l'avesse toccata, mostrando
il suo viso congestionato coperto di lacrime,
e i suoi occhi scintillanti di furore.
- Voi!... Ancora voi!... Non vi  bastato di
umiliarmi... di farmi gettare in faccia un'elemosina
da lui!... Bisogna altres che veniate
a godere di ci che avete fatto.
- Irene!... Ma, Irene! - mormor Mirto,
pallidissima.
- Vi odio! - continu la fanciulla con esaltazione.
- Siete un'abile commediante, avete
recitato bene la vostra parte!... Ed ora fate di
lui ci che volete, e ne profittate per eccitarlo
contro me, che detestate...
- Oh, Irene! Io ho fatto invece tutto il contrario
per... -
Un riso convulso scosse la fanciulla.
- Ah! Sperate che io ci creda? Ci sono tanti
modi per far cadere la gente dalle grazie di
qualcuno anche avendo l'aria di parlare in loro
favore!... E lui, nonostante la sua intelligenza,
cade facilmente in trappola... Guardate, ecco
quello che devo al vostro benefico intervento
presso mio fratello... -
Ella stese il polso, su cui si vedevano i segni
delle dita del principe Milcza.
- Mi ha fatto questo perch vi davo i titoli
che meritate!... E, per un istante, ho creduto
che mi uccidesse. E voi credete che io non debba
odiarvi? -
Si torse le mani con violenza e si rovesci
sulla poltrona in preda a una terribile crisi
nervosa. Mirto, spaventata, lasci cadere i fiori
e si precipit a sonare il campanello. Poi ritorn
vicino alla cugina e cerc di calmarla,
ma invano.
La contessa Giselda e Terka arrivarono poco
dopo, poi il dottore Hedai... Irene si calmava
a poco a poco, ma tutto il suo corpo restava
agitato da un tremito, ed era in preda a una
febbre violenta. Sua madre, sua sorella e Mirto
si succedettero vicino a lei durante quel giorno
e la notte seguente. Ella delirava e, con gesti di
spavento, mormorava:
- Mi uccide... ho paura! -
Mirto le posava allora la mano sulla fronte,
e la malata si calmava un poco. All'alba si addorment
sotto la dolce carezza di quella lieve
mano instancabile, e il dottore Hedai dichiar
con un tono di viva soddisfazione:
- Suvvia, la mia inquietudine sparisce: non
avremo le-complicazioni cerebrali che temevo.
La contessina ha dovuto provare una violenta
commozione morale, e siccome  molto nervosa,
ne  risultato un eccessivo squilibrio che si
calmer a poco a poco. -
La febbre, infatti, diminuiva, l'agitazione si
calmava, comparendo soltanto a intervalli sempre
pi rari. Ma la malata restava silenziosa e
triste: un rumore di passi nel corridoio la faceva
trasalire, e udendo pronunziare da Terka
il nome d'Arpad, fu ripresa da una recrudescenza
di febbre.
- Vi fu una scenata terribile tra loro, me lo
disse ieri, - spieg Mirto a sua cugina sorpresa
dell'effetto prodotto.
Dopo qualche giorno, il male era scomparso.
Irene riprendeva a poco a poco le sue forze,
abbattute dalla febbre e dalla stanchezza nervosa.
Ma restava pensierosa e triste, e, nonostante
tutti gli sforzi di sua madre, di Terka e
di Mirto, sembrava poco desiderosa di uscire
dalle sue stanze per riprendere la vita normale.
Si era lasciata curare dalla cugina, dapprima
inconsciamente, nel suo delirio; poi non
aveva affatto protestato quando, ritornatale la
ragione, aveva riconosciuto Mirto nella vigile
infermiera la cui dolce mano aveva calmato i
suoi pi penosi accessi. Da qualche giorno sembrava
riflettesse molto, e la sua parola si faceva
meno breve, il suo sguardo si addolciva
per colei che non cessava di circondarla di premure
e di affetto.
In un pomeriggio pieno di sole Mirto entr
col cappello in testa e disse in tono risoluto:
- Coraggio, Irene: venite a fare una passeggiatina
con me. Diventerete anemica qui;
bisogna assolutamente ricominciare a uscire. -
Irene scosse la testa.
- Non ancora, Mirto; non mi sento abbastanza
forte... -
Mirto si chin verso lei e le prese la mano,
guardandola con un sorriso.
- Dite piuttosto che avete ancora paura...
una paura irragionevole, infantile? -
Irene arross un poco.
- S,  vero, - mormor.
- Che follia, Irene!... Egli mi ha detto di
esprimervi tutto il suo dispiacere e il suo desiderio
che non sia fatta pi allusione tra voi e
lui di ci che  stato..,. Oh, l'ho ben rimproverato,
ve lo assicuro, per avervi trattata cos!
- Lo meritavo, - rispose la fanciulla con
franchezza. - Vi ha detto come vi trattai?
- Non ho saputo niente, non voglio saper
niente!
- S, voglio dirvelo io! Vi chiamai intrigante
e ipocrita. E fui cos cattiva verso voi dicendovi
quella menzogna a proposito della signora
di Soliers! Oh, capisco come io debba
fargli orrore!
- Tacete, Irene, non agitatevi di nuovo rimestando
queste cose ormai vecchie. Sapete
bene che tutto  dimenticato. Suvvia, venite con
me: voglio mostrarvi la nuova disposizione
della serra grande. -
Irene, dopo una breve esitazione, si mise il
cappello e usc fuori con la cugina. Appoggiata
al suo braccio, cammin lentamente verso la
serra principale, la meta indicata da Mirto.
Ma si ferm a un tratto e impallid. A qualche
passo dalla serra il principe Milcza conferiva
col capo giardiniere... Scorgendo la sorella
e la fidanzata, and loro vivamente incontro,
con le mani tese verso Irene.
- Mia povera Irene, eccovi alfine! Avevo tanto
desiderio di vedere da me stesso come state! -
Colpita da quella insolita cordialit, la fanciulla
balbett, arross, poi scoppi in lacrime.
Mirto la condusse verso una panchina e la
fece sedere tra il principe e lei. Irene singhiozzava
sulla spalla della cugina, ma si calm ben
presto alle affettuose parole del fratello e di
Mirto, e sorrise infine attraverso le lacrime
quando il principe Arpad le disse allegramente:
- Credo che ora saremo tutti molto uniti.
- S, grazie a Mirto! - replic Irene con
vivacit, gettando uno sguardo riconoscente
verso la cugina.
- Volete dunque bene, ora, alla nostra Mirto? -
egli chiese commosso.
Irene sorrise e appoggi di nuovo la testa alla
spalla della fanciulla.
- Che volete, faccio anch'io come gli altri! -
disse con affettuosa gaiezza.
- Irene, questa  la parola che scaccia le
ultime nubi tra noi! -
E il principe Arpad, chinandosi verso la sorella,
le pos le labbra sulla fronte. Era il suo
primo bacio fraterno, da anni e anni, e Irene,
commossa, lo tenne come un pegno di completo
perdono.
Il matrimonio del principe Milcza e di Mirto
fu celebrato verso la met di settembre, in una
giornata cos bella, cos piena di sole, come se
il cielo stesso avesse voluto festeggiare i giovani
sposi e contribuire allo splendore della cerimonia.
Nella cappella troppo piccola, e adorna di
fiori con maravigliosa profusione, si affollavano
i nobili invitati, fra i quali tutti i Gisza, salvo
il conte Mattia, non ancora consolato. Il sole,
attraversando le vetrate, mondava di luce
gli apparati sontuosi, metteva un'aureola sulla
testa della giovane sposa, di una bellezza eccezionale
nel suo vestito tessuto d'argento, e avvolgeva
di luce il principe Milcza che portava
con incomparabile eleganza il suo stupendo
costume di magnate.
All'altare, il padre Joaldy diceva la messa.
L'arcivescovo di G... zio del principe Arpad e
parente lontano di Mirto, aveva dato la benedizione
nuziale dopo aver pronunziato un bel
discorso sui doveri coniugali, sulla felicit, superiore
a tutte le avversit, che attende gli sposi
uniti nella stessa fede, nella stessa celeste
speranza.
E mentre Mirto pensava con raggiante allegrezza:
 cos che saremo, mio Dio, poich
avete ben voluto ricondurlo a Voi, egli, distogliendo
lo sguardo dal caro viso trasfigurato
dal fervore, e fissandolo sulla croce inalzata al
disopra del tabernacolo, diceva dal fondo del
cuore: Grazie, mio Dio, di avermi dato quest'angelo
per illuminare la mia vita!
Dopo la cerimonia, gli sposi novelli andarono
nella sala dei Magnati, e l tutti gl'invitati
sfilarono davanti a loro: parenti, amici, impiegati,
servitori... Anche tutti i poveri soccorsi
da Mirto erano presenti, e divoravano con gli
occhi la giovane principessa raggiante di gioia.
Si avanzavano ad uno ad uno, baciavano la
mano a lei e al principe Arpad, mormorando
auguri di lunga felicit... E per costoro, Mirto
aveva il suo pi bel sorriso, il suo sguardo
pi dolce.
Una donna ancor giovane, coi capelli neri
un po'brizzolati, si avanz per ultima, tremante,
a occhi bassi. Alla sua vista il principe sussult
violentemente e il suo volto si contrasse.
La donna era davanti a lui, curva, quasi inginocchiata.
Con un supremo sforzo su se stesso
egli tese la mano a Marsa, che la sfior con
le labbra.
- Grazie, signore! - ella sussurr.
E alzandosi, avvolse con uno sguardo di ardente
riconoscenza la giovane principessa che
le sorrideva.
Poi vi fu il pranzo nella sala dei Banchetti,
un pranzo sontuoso al quale parteciparono, oltre
i nobili invitati, tutti gli alti impiegati di
Voraczy.
Terminate le frutta, l'arcivescovo si alz e
prese dalle mani del padre Joaldy una coppa
di lapislazzuli cerchiata d'oro e adorna di gemme
magnifiche. Da tempo immemorabile essa
aveva servito ai matrimoni di tutti i principi
Milcza... Il prelato la emp di vino del Tokai,
la benedisse, e andando verso gli sposi la present
al principe Arpad.
Secondo il rito tradizionale di Voraczy, lo
sposo doveva per il primo bagnarvi le labbra,
affermando cos la sua supremazia coniugale,
e porgerla dopo alla sposa. Vi fu dunque nell'assemblea
un vivo, movimento di sorpresa
quando si vide il principe, con un gesto di cavalleresco
rispetto, curvarsi verso Mirto e avvicinare
egli stesso alle labbra di lei la coppa
splendente. Poi bevve egli pure, mentre i presenti,
alzatisi in piedi, acclamavano gli sposi.
Gl'invitati si sparsero nei salotti. Il principe
e Mirto andarono a fare il giro delle lunghe
tavole apparecchiate nei giardini per gl'intendenti
e i poveri del paese. Entusiasti evviva
li accolsero, e gl' infelici salvati dalla miseria
o dalla disperazione da colei che era chiamata
comunemente il nostro angiolo baciavano il
vestito di Mirto...
Il principe, visibilmente lieto, condusse via
per altro la sua giovane sposa, perch questa,
nonostante la sua energia, non poteva nascondere
la stanchezza che la invadeva dopo la lunga
cerimonia della mattina, e il pranzo interminabile
come voleva la tradizione.
- Ed ora potrete riposarvi, mia cara Mirto.
Mia madre e le mie sorelle si occuperanno dei
nostri ospiti. Volete che andiamo nel parco?
Un po'd'aria dissiper forse il vostro mal di
testa.
- Volentieri. Ma non avevate qualcosa da
domandare a monsignor Gisza prima che egli
parta?
-  vero! Vedete come ho bisogno di aver
vicino a me la mia cara sposina per ricordarmi
tutto!... Andate avanti, cara Mirto: vi raggiunger
fra un istante. -
L'attir a s, la baci in fronte e si allontan
di passo rapido.
Un senso strano invase Mirto a un tratto.
Fu presa da un desiderio pazzo di richiamarlo,
di gridargli:
No, no, restate vicino a me!
Ma via, era la stanchezza che la rendeva cos
nervosa!... Avrebbe confidato poi ad Arpad
quell'idea singolare, e avrebbero riso insieme
di quella paura infantile.
Si diresse lentamente verso il parco.
La fine di quel pomeriggio era di una dolcezza
penetrante, improntata di quel fascino
singolare delle prime giornate d'autunno.
Le foglie prendevano gi qualche tinta calda;
il sole morente effondeva un dolce tepore
nell'atmosfera.
Mentre la sposina passava vicino a un boschetto,
vide muovere il fogliame e non pot
trattenere un gesto di spavento quando una
donna, coperta da un mantello nero col cappuccio,
si eresse a un tratto dinanzi a lei.
- Che cosa fate qui? - esclam Mirto rimettendosi
subito.
La sconosciuta, invece di rispondere, chiese
in tedesco, ma con accento straniero:
- Avete mai visto un ritratto della principessa
Alessandra?
- S... Ma che significa ci? -
Con un gesto brusco la donna si tolse il cappuccio,
e un'esclamazione si soffoc nella gola
di Mirto...
Essa aveva dinanzi a s Alessandra... S,
erano i suoi lineamenti, il suo sguardo...
Parve a Mirto che il cuore le cessasse di battere...
La straniera avvolgeva con uno sguardo
pieno d'odio la giovane sposa pi bianca del
suo vestito nuziale...
- Non ve l'aspettavate questa resurrezione,
principessa? - ella disse infine, con un tono
mordace.
- Dunque voi... vivete ancora? -
Le parole sfuggirono macchinalmente dalle
labbra pallide di Mirto; ella non aveva pi coscienza
di quello che diceva: un velo le copriva
lo sguardo, uno schianto si faceva in lei...
- Pare di s, poich eccomi qui davanti a
voi. E una vera sorpresa, eh? La povera signora
Burnett era creduta morta e sotterrata. Per
disgrazia ella  sopravvissuta, e, venuta a conoscenza
del secondo matrimonio del principe
Milcza, ha avuto la curiosit di conoscere colei
che la sostituiva, questa giovane greca che le
dicevano tanto bella... La fama non ha mentito.
Bella lo siete davvero! - ella disse con uno
sguardo pieno d'invidia. - E si dice anche che
siete molto amata... da lui specialmente. Avete
tutte le felicit; la vita si annunzia radiosa per
voi... eppure una mia parola pu togliervi
ogni cosa. -
Il suo sguardo, un po'velato sotto le palpebre
abbassate, cercava di scrutare la fisonomia
rigida di Mirto.
- ...Quando si sapr che sono ancora in
vita, tutto cambier per voi. La chiesa annuller
il vostro matrimonio; coloro che oggi vi circondano
di omaggi, si allontaneranno da voi.
Ecco ci che vi attende, principessa Milcza, se
Alessandra Ouloussof si dichiara vivente...
Ma dipende da voi che ella resti nella sua tomba...
Per questo, vi baster... -
S'interruppe un istante. Mirto la guardava
fissamente.
- ... Baster che mi aiutiate nel grande imbarazzo
finanziario in cui mi trovo. Per delle
ragioni che  superfluo io vi spieghi, mi sono
separata dal mio secondo marito, e mi trovo
quasi alla miseria. Voi siete la moglie del pi
ricco magnate dell' Ungheria. Vi sar facile
darmi la somma di denaro necessaria,... oppure
qualcuno dei gioielli che vi sono stati donati.
Allora vi far il giuramento di tacere... -
La giovane sposa sussult violentemente.
Fino allora le parole della sconosciuta erano
arrivate alle sue orecchie come una specie di
ronzio. Nello spaventoso smarrimento del suo
spirito, nella tortura del suo cuore, essa non
riusciva ad afferrarne esattamente il significato.
Ma questa volta aveva compreso.
- Tacete!...  odioso! - ella esclam con
voce strozzata, stendendo la mano. - Per chi
mi prendete?... Credete che la mia coscienza
possa esitare dinanzi a questo inganno sacrilego?...
Se ci che dite  vero, io stessa lo far
sapere a tutti... e non vi sar pi una principessa
Milcza, - ella disse con voce spezzata.
Un lampo di viva contrariet balen negli
occhi di Alessandra.
- Suvvia, non lascerete uno stato cos brillante
per dei semplici scrupoli di coscienza! -
ella disse alzando le spalle. - E che cosa avverrebbe
del principe Milcza, senza voi? Credete
forse che egli possa sopportare questa nuova
disgrazia? -
Oh, che atroce dolore sconvolgeva il cuore
di Mirto!...
- E voi stessa che dovete amarlo tanto, voi
che siete cos giovane e la cui vita si troverebbe
in tal modo spezzata, quando la pi inebriante
felicit vi  promessa?... Tutti questi sacrifici,
tutte queste sofferenze saranno evitate... dal
silenzio e da un po'di denaro. -
Mirto si raddrizz bruscamente e stese le mani
in uno slancio di tutta la sua giovane anima
leale e pura...
- Tacete!... Andatevene, miserabile tentatrice!
Non voglio ascoltarvi un istante di pi.
Monsignor Gisza  ancora qui: andate a dirgli
la verit. E poco dopo io partir, ritorner
Mirto Elyanni come ieri... e Dio ci conceder
la grazia della rassegnazione,.- concluse con
voce soffocata.
La straniera non pot trattenere un gesto di
furore.
- Siete pazza, voi!... Bisogna che accettiate:
lo voglio, capite? -
Aveva afferrato ai polsi la giovane sposa e
la stringeva con violenza, mentre i suoi occhi
di un celeste pallido l'avvolgevano con uno
sguardo irritato.
- Lasciatemi o chiamo aiuto! - disse Mirto
con fermezza. - La mensa delle guardie forestali
non  lontana di qui, e udranno subito...
E se il principe vi vede, non rispondo di niente. -
I bei lineamenti della straniera erano sconvolti
dall'ira. Lasci tuttavia i polsi doloranti
di Mirto, e disse con sordo furore:
- Siete una stupida... Ma sapr ben io arrivare
al mio fine! Udrete ancora parlare di
me, principessa Milcza! -
Si rimise con gesto brusco il cappuccio e si
allontan di passo rapido.
Mirto rimase un istante immobile, pietrificata
nel suo annientamento spaventoso. Poi, passandosi
con un gesto macchinale la mano sulla
fronte, s'inoltr a caso nel parco...
Lasciava trascinare per terra il suo lungo
strascico che i raggi del sole morente facevano
scintillare... Non le riusciva pi pensare. Sentiva
le idee vacillare nella sua mente sconvolta
da una spaventosa angoscia...
A un tratto si trov vicino al tempio greco.
Un dolore atroce le mordeva il cuore... L era
avvenuto il loro fidanzamento, l essa aveva
appreso quanto egli l'amasse.
Una grande debolezza invase a un tratto la
sposina. Le sue gambe si piegarono, ed ella
non ebbe che il tempo di lasciarsi cadere sopra
uno scalino del tempio.
L, con la fronte tra le mani, si sprofond
in un dolore silenzioso, nell'agonia della sua
anima alle prese con l'atroce realt.
Ella non pensava a s, alla sua vita spezzata,
come aveva detto quella sconosciuta. No. Pensava
a lui, a lui solo, che avrebbe l'anima sconvolta,
disperata forse. Si era rassegnato da cos
poco tempo!!!... Oh, il pensiero del suo dolore,
della sua ribellione!...
Si ricord a un tratto che per due volte essa
aveva offerto a Dio di farla soffrire, purch Egli
concedesse al principe Milcza la felicit terrestre,
e soprattutto quella eterna.
- Oh, mio Dio, fate di me quello che volete!
Ma lui... lui che ha gi tanto sofferto! -
Come una mordace ironia, il suono di un'orchestra
di zingari giungeva fino a lei; in onor
suo tutto Voraczy era in festa... per quel matrimonio
di cui tutti quella sera stessa avrebbero
saputo la nullit. Di quella cerimonia commovente
e magnifica, di tutto quel giubilo, di
tutta quella felicit non restava pi niente...
E ci sarebbe di nuovo a Voraczy un uomo
dallo sguardo oscuro, che se ne andrebbe solitario
attraverso il suo immenso dominio, con
l'anima piena di ricordi dolorosi... e forse di
odio contro l'altra.
- Mio Dio, abbiate piet! - gemette Mirto.
Ella si sentiva mancare sotto la morsa di quel
martirio morale. E pensava con terrore che stava
per vederlo, che avrebbe dovuto rivelargli
l'atroce verit, assistere alla sua rivolta, alla
sua disperazione, lottare, forse, per far prevalere
i diritti imprescrittibili della legge divina....
- Oh, no, non posso!... - ella mormor
stringendosi le mani al seno dove il cuore batteva
a gran colpi precipitosi. - Bisogna che
parta... gli scriver... -
Non pensava a tutti gli ostacoli che si ergevano
davanti a lei. Una paura irragionevole,
uno straziante timore di vedere il dolore di lui
la facevano alzare, la spingevano a fuggire a
caso...
Ma era troppo tardi: un passo ben noto si
faceva udire... il principe appariva, affrettandosi,
col viso radioso...
- Eccomi, Mirto, finalmente! Il mio eccellente
zio mi ha un po'trattenuto... Ma che avete? -
Disse queste ultime parole con un tono di
terrore, slanciandosi verso la giovane il cui viso
era scomposto e gli occhi quasi truci.
Ella stese le mani balbettando:
- Andate via, Arpad... lasciatemi... Vi
spiegher... non sono vostra moglie...
- Mirto! -
Ella comprese, dalla sua fisonomia e dal
suono della sua voce, che la credeva impazzita.
- No, non sono pazza! - ella disse con voce
spezzata. - Bisogna separarci, Arpad. Dio
non permette che io adempia presso di voi ai
doveri che avevo accettati con tanta felicit...
- Che cosa volete dire, Mirto? - egli esclam
con spavento, afferrandole una mano.
Ella mormor, con una voce cos flebile che
il principe la ud appena:
- Alessandra vive... l'ho vista...
- Alessandra? -
Egli la guardava con stupore, e di nuovo ella
vide riapparire sulla sua fisonomia il timore
di poco prima.
- No, non sono pazza, ve lo assicuro, Arpad! L'ho vista poco fa nel giardino; mi ha
detto che  sfuggita alla morte, che si  separata
dal suo secondo marito, e ha avuto il cinismo
di offrirmi il silenzio dietro compenso di
denaro. -
Il principe la interruppe bruscamente.
- Una giovane donna che somigliava ad
Alessandra?
- S... Oh, era lei, proprio lei I Avevo visto
il suo ritratto, e l'ho subito riconosciuta. -
Il principe lasci la mano di Mirto, e tirando
fuori di tasca un fischietto d'oro che gli serviva
a chiamare le sue guardie quando aveva una
comunicazione da fare durante le sue passeggiate
nel parco, ne emise un suono prolungato.
Poi si volse verso Mirto stupefatta, e le prese
le mani posando il suo sguardo pieno di tenerezza
sul viso della giovane.
- S, s, voi siete la mia sposa dinanzi a Dio
e dinanzi agli uomini, mia diletta! Siete stata
vittima di una miserabile avventuriera... -
Un grido sfugg dalla gola contratta di Mirto.
- Oh, Arpad!... Sarebbe dunque vero?
- S,  l'assoluta verit. Colei che avete veduta
 Fedora, essa pure una Ouloussof, sorella
minore di Alessandra, che le rassomiglia
in una maniera straordinaria, bench coloro
che hanno conosciuto la maggiore possano a
prima vista notare qualche differenza. Comprendo
benissimo che voi, non avendo visto che
un ritratto, ne siate rimasta colpita... Questa
Fedora, maritata e divorziata in seguito come
sua sorella,  diventata una specie di avventuriera,
sempre alla ricerca di espedienti. Avendo
letto su qualche giornale l'annunzio del nostro
matrimonio, avr avuto l'idea di tentare
qualche ricatto... Ma non temete, Mirto: sua
sorella  morta di sicuro. Ho preso tutte le mie
informazioni, tutte le mie precauzioni perch
non potesse esistere il minimo dubbio. Ella sopravvisse
un'ora alle sue spaventose bruciature,
e rese l'ultimo respiro circondata dalla famiglia
Durnett. Non c' nessun dubbio... nessuno,
ve lo ripeto, Mirto! -
Una gioia immensa, sovrumana, invase la
giovane. Ella mormor:
- Arpad... mio sposo!  e si accasci mezza
svenuta.
Egli la ricevette nelle sue braccia, e la fece
sedere vicino a s sui gradini. Mirto riprendeva
gi i sensi, e coi nervi un po' calmati si mise
a singhiozzare dolcemente sulla spalla di suo
marito, che la consol con amorevoli parole.
Ben presto essa smise di piangere, e sent che,
con la felicit, le forze le ritornavano a poco a
poco...
A un tratto, sul limite della radura, apparve
un uomo nella divisa delle guardie forestali del
principe. Dietro un segno del suo padrone, costui
si avanz fino al peristilio.
- Dulby, fa'fare immediatamente una battuta
nel parco e nei dintorni del castello. Bisogna
trovare e arrestare una donna che ha spaventato
la principessa e ha tentato di estorcerle
del denaro. Ella  giovane, alta, biondissima,
coi lineamenti belli e gli occhi di un celeste pallido...
Potreste indicarmi, presso a poco, come
era vestita, Mirto?
- Aveva un lungo mantello col cappuccio...
Ma non saprei dire quale direzione ha preso...
perch ero cos sconvolta!...
- Poco importa: cercheranno dappertutto.
Non pu essere ancora molto lontano... Hai
capito, Dulby?
- S, Eccellenza.
- Va', e non perder tempo.
- Volete farla arrestare, Arpad? - disse
Mirto appena la guardia si fu allontanata.
- Certamente!... Seppi tempo fa che era ricercata
come colpevole di un recente ricatto, e
ieri mi pervenne un rapporto sulla sua presenza
nei dintorni. Ebbi il torto di non prestarvi
l'attenzione necessaria... Che sofferenza vi
avrei evitata, Mirto mia! -
Egli contemplava con dolore il caro viso sul
quale rimanevano le tracce della spaventosa angoscia
che aveva sconvolto il cuore della giovane
sposa.
- Oh!  tutto passato, ora! - ella disse
sorridendo per rassicurarlo. -  finito, mio
caro Arpad! Ormai so che tutto ci  stato
un brutto sogno. -
Ma un fremito la scosse ancora.
- Se vi sentite abbastanza forte, torneremo
a casa, cara. L'aria si fa fresca e non siete abbastanza
coperta.
- S, camminer appoggiandomi a voi, Arpad. -
Ritornarono lentamente verso il castello. Ella
era ancora debole dopo quella terribile scossa
morale.
Nei salotti, nei giardini, si ballava al suono
delle orchestre degli zingari. Nessuno supponeva
il breve dramma svoltosi pi che altro nel
cuore di Mirto.
Evitando quella parte del giardino dove le
coppie danzavano, il principe condusse la sposa
nel suo appartamento. La fece entrare nel
suo studio, l'adagi in una poltrona vicino alla
finestra, e chiam Miklos per far portare il t.
La calma scendeva sempre pi in Mirto sotto
l'azione di quell'affettuosa premura, nell'atmosfera
tranquilla di quella stanza arredata con
una sontuosit artistica e severa, e adorna a
profusione di fiori maravigliosi. Al disopra
della scrivania di suo marito, ella vedeva l'ultimo
quadro dovuto al pennello di Cristoforo
Elyanni, quello che lo rappresentava tra sua
moglie e sua figlia. D'accordo con Mirto, il
principe l'aveva fatto mettere in quella stanza
dove egli e la sua sposa starebbero spesso.
- In questo modo, poich non ho avuto il
piacere di conoscere i vostri cari genitori, li
avr spesso sotto gli occhi, insieme con voi,
mia piccola Mirto, - aveva detto alla sua fidanzata.
Come sarebbero stati contenti della felicit
della loro figliuola! Quella mattina Mirto aveva
provato un senso di profonda tristezza pensando
alla loro assenza... Ed anche ora una lacrima
brillava nei suoi occhi fissi sul quadro...
Ma una mano strinse la sua, e una voce calda,
la cara voce che aveva creduto poco prima
di non dover pi udire, le sussurr:
- Non piangete, mia adorata sposina, perch
oggi essi sono felici della vostra gioia, e
vi benedicono... vi benedicono, mia cara piccola
Mirto. -
Ella alz su lui il suo sguardo splendente,
dove si rifletteva sempre la sua anima pura,
coraggiosa e tenera, ed egli mormor:
- Mi piacciono i vostri occhi, Mirto!... Vi
ricordate quando il nostro piccolo Karoly vi diceva
cos?... Anche lui era stato attratto dalla
luce di questi occhioni... -
Miklos entr, portando il t, e annunzi che
la guardia Dulby era l, pronta a rispondere
degli ordini ricevuti.
- Di gi? Benone! Fallo entrare, Miklos.-
La guardia apparve, coperta di polvere, e
fece qualche passo in mezzo alla stanza.
- Ebbene? E fatto, Dulby?
- S, Eccellenza, ella  stata arrestata. Ma
era armata e ha tirato un colpo di rivoltella a
Mihacz, che temo sia gravemente ferito.
- Ah! Povero giovane! - esclam Mirto.
- Andiamo a vederlo, Arpad!
- Voi no, Mirto; avete avuto abbastanza
emozioni, oggi. Restate qui tranquilla: ritorner
appena avr saputo il responso del dottore
sulla ferita. -
Ella rimase sola nella grande stanza dove
fluttuava un leggero profumo, e chiudendo gli
occhi cerc di rievocare con calma lo spavento
provato. Dio l'aveva esaudita: ella aveva sofferto
una breve ma dolorosa agonia, ed egli,
suo marito, di cui aveva detto un giorno: La
sua felicit  la mia felicit era stato risparmiato
dalla misericordia divina.
Un inno di riconoscenza saliva dall'anima
di Mirto, dove la calma era adesso ritornata
completa.
Un po' curva, con le mani congiunte, ella
pregava per il pover'uomo colpito mentre
adempiva al suo dovere, e per la sciagurata assassina
che l'aveva fatta tanto soffrire...
Il principe Milcza ritorn dicendo con un tono
allegro:
- State tranquilla, non c' niente di grave,
assolutamente niente. Quel bravo Mihacz sar
in piedi fra qualche giorno e avr un aumento
di salario che sar bene accolto dalla sua numerosa
famiglia. -
Egli sedette vicino alla sua sposa e la baci
in fronte, dicendo con commozione:
- Ed ora scacciate tutte le nubi che hanno
tentato di oscurare il primo giorno del nostro
matrimonio, Mirto mia. Voi continuerete ad essere
per me la cara, la radiosa fata dei fiori...
giacch  stato per il potere delle vostre virt
che il pentimento, la fede e la carit, questi
fiori celesti, sono sbocciati nell'anima, un tempo
ribelle e indurita, nella povera anima malata
del principe Milcza.
...
.
...
FINE.