DELLY.

Fatalit.
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1963. Casa Editrice Salani, Firenze.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Giovane e ardente, Bruno Fervires incontra sul suo cammino la bella Floriana Jarlier.
Che importa se non ha le sue stesse idee, i suoi stessi principi? Sapr ben lui plasmare la sua Flory! L'amore, un amore come quello che li unisce,  capace di tutto...
La penna magistrale del grande Delly descrive vividamente la storia di un grande amore.
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Notizie su Delly.
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Delly  in realt uno pseudonimo collettivo, adottato da Jeanne-Marie Petitjean de la Rosire, nata ad Avignone il 13 settembre 1875, e suo fratello Frdric Petitjean de la Rosire, nato a Vannes nel 1876. 
I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i pi grandi successi editoriali dell'epoca. 
Jeanne-Marie e Frdric erano figlia e figlio di Ernest Petijean, militare di carriera, e di sua moglie Charlotte Gaultier de la Rosire. Trascorsero la loro infanzia a Vannes, trasferendosi poi a Versailles quando il padre and in pensione. 
Marie consacr la propria vita alla scrittura, dando il via a una notevole produzione letteraria , la cui pubblicazione inizi nel 1903 con il romanzo Dans les ruines. Il contributo del fratello Frdric fu fondamentale, oltre che nella scrittura, nell'abile gestione dei contratti di edizione con le varie case editrici. Il ritmo di produzione dei romanzi - ne furono pubblicati pi di uno all'anno fino al 1925 - e l'ottimo ricavo delle vendite assicurarono ai due una vita agiata, che per non imped loro di restare nell'ombra, sconosciuti al pubblico e alla critica. L'identit di Delly, infatti, fu rivelata solo dopo la morte di Marie, nel 1947, due anni prima di quella del fratello. 

Marie e Frdric Petijean lasciarono una parte delle loro ricchezze e tutti i loro manoscritti alla Socit des gens de lettres, per fini assistenziali rivolti agli scrittori malati e in difficolt. Una sala dell'Htel de Massa, sede della Socit des gens de lettres, porta il nome di "Sala Delly". 

Il romanzo rosa,
Quello di Delly  stato considerato il prototipo del romanzo popolare, soprattutto di romanzi rosa. Lo stile  considerato piatto dalla critica, gli intrecci ripetitivi e costruiti su un modello immutabile: l'opposizione fra una protagonista che simboleggia la purezza ed altri personaggi che cercano di ostacolare la sua ricerca dell'amore perfetto. Tutta l'opera di Delly porta l'impronta della struttura sociale e della moralit degli inizi del secolo, restando impermeabile ai mutamenti sociali e culturali che attraversarono l'epoca in cui vissero i due autori. 
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Capitolo 1.
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Il caldo venticello di giugno entrava, dalle
tre vetrate nella grande sala rettangolare
resa un po' buia dai vicini ippocastani. L'ombra
mobile del fogliame danzava sugli armadi
a muro di legno verniciato, sulla tavola
coperta di tagli di stoffa, di forbici, di
rocchetti, sui visi delle donne intente al lavoro
e sui capelli neri, biondi, grigi. Erano
in dodici: alcune vecchie, come la signora
Aug che aveva quasi ottant'anni; altre giovanissime,
come Clara Fervires il cui visetto
tondo e ridente, incorniciato di capelli
castano-chiari, non dimostrava pi di diciotto
anni. Vedove, spose, ragazze, giovani
e vecchie zittelle si riunivano ogni sabato a
lavorare per i poveri, sotto la direzione della
signora Fervires, moglie del notaro.
Ella era seduta in capo di tavola. Bench
fosse prossima alla cinquantina conservava
ancora i lineamenti delicati e la figura
snella, giovanile e agile. Elisabetta Fervires
possedeva quel fascino segreto, fatto di
sfumature, che per certune nell'autunno della
vita  la rivincita della giovent durante la
quale sono passate inosservate, ignorate, accanto
ad altre molto pi brillanti, alle quali
gli anni tolgono poi ogni seduzione.
In lei nulla colpiva l'attenzione, ma tutto
invece la tratteneva: la grazia tranquilla dei
gesti, la piega di dolce bont che aveva sempre
sulla bocca, la pensosa serenit degli
occhi color nocciola, il sorriso fuggevole che
dalle labbra saliva agli occhi, e la voce pura,
dolcemente vibrante.
I caratteri fisici corrispondevano al valore
morale. Nella signora Fervires l'affinata intelligenza
si univa a una bont instancabile
e alla carit pi riservata. Durante quelle
riunioni settimanali che venivano tenute al
pianterreno di un padiglione adiacente alla
casa notarile, ella, col suo tatto e le sue
virt, esercitava una certa autorit da cui
la buona riputazione del prossimo attingeva
vantaggi, poich non permetteva discorsi da
cui trapelasse la maldicenza, e con pacata
fermezza tagliava corto a ogni pettegolezzo.
Le signore del laboratorio lo sapevano; perci
le incorreggibili serbavano per migliori
occasioni le chiacchiere che la loro presidentessa
detestava.
Una giovane donna aveva finito allora la
lettura spirituale fatta a ogni riunione e
scelta dalla signora Fervires tra i capolavori
della letteratura cattolica. Ora le conversazioni
riprendevano: alcune riflessioni
sulla lettura, poi qualche scambio d'idee pi
profane.
- La Hermellire sar di nuovo abitata.
Lo sapevate, mia cara? - chiese la signora
Aug a una delle sue vicine.
- Io no. Dagli eredi di quel bravo signor
di Glamont?
- S; sono parigini: i Jarlier. Ci porter
un po' di movimento in paese, si dice
che siano molto mondani. -
La voce fresca di Giara Fervires si alz.
- Il signor Jarlier ha scritto al babbo
che arriveranno fra otto giorni.
- Tutto dunque  in ordine alla Hermellire?
- Ma certo! Il babbo era stato incaricato
dal signor Jarlier di fare eseguire alcune riparazioni
necessarie. -
La giovane donna che aveva fatto la lettura
dichiar:
- Una mia amica ha incontrato i Jarlier
a Parigi in casa di conoscenti comuni. Secondo
lei hanno un patrimonio mediocre, ma
spendono molto. Le ragazze si fanno notare
per i loro modi un po' liberi. -
La signora Fervires sospese per un istante
l'agile movimento delle dita per rivolgere lo
sguardo calmo verso colei che parlava.
- Aspettiamo di vederle, per giudicare,
cara Luisa. E anche allora non affrettiamoci
troppo. -
La signora Aug, chinandosi per scegliere
un gomitolo di filo da una scatola posata davanti
a lei, osserv:
- Voi, Elisabetta, sarete una delle prime
a riceverne la visita, come moglie del loro
notaro.
-  probabile. Vorrei che non si affrettassero
troppo, giacch non ho nessun entusiasmo
per le nuove conoscenze. Tanto pi
che queste saranno senza dubbio conoscenze
di passaggio.
- Infatti  poco probabile che delle persone
giovani vogliano sotterrarsi d'inverno
alla Hermellire... seppure non vi siano costrette
per economia.
- Il signor di Glamont lasci un bel patrimonio,
- disse la signora Harte, una brunetta
vivace, moglie del medico pi quotato
di Sarg. - Non  vero?
- S, quel brav'uomo non spendeva quasi
niente e ha messo da parte per questi cugini
che veramente dovevano curarsi poco di lui,
perch non sono mai venuti alla Hermellire. -
La signora Fervires faceva correre di
nuovo l'ago nel percalle nero di un grembiule
da bambino. Il fogliame, smosso da
una ventata pi forte, mise per un istante
in piena luce il viso pallido che sotto il chiarore
improvviso prese un tono di avorio; i
capelli castani furono punteggiati d'oro, e
nei suoi occhi, che si alzarono un momento,
sembr raccogliersi tutta quella luce.
Alle cinque le signore smisero di lavorare
e si accomiatarono dalla padrona di casa.
Una ragazzona bionda e robusta usc per ultima
dopo avere abbracciato affettuosamente
la signora Fervires e Clara: era Marta Loberel,
la fidanzata di Luigi Fervires, figlio
maggiore e futuro successore del notaro.
Nell'ampia sala da cui il sole si ritirava,
madre e figlia si trattennero a riporre negli
scaffali profondi le pezze di stoffa e le forniture
di merceria. La signora Fervires
aveva gesti esatti e lievi, senza lentezza. Ogni
tanto per osservare meglio una stoffa chinava
un po' la testa e il suo profilo spiccava,
giovane ancora e finissimo, sul legno giallo
scuro dell'armadio.
- Ho paura che questa lana non sia forte,
Clara.
- Credi, mamma? -
Clara si accostava, guardava anche lei.
Cos i due visi si trovavano vicini. Accanto
ai lineamenti un po' forti e al colorito
bruno della fanciulla, il viso della madre
sembrava ancora pi sottile e di un pallore
pi delicato. Clara somigliava alla madre
soltanto nel colore degli occhi; ma la differenza
di espressione faceva passare inosservata
quella rassomiglianza: Clara, vivace e
allegra, sempre in movimento, non aveva
niente del carattere ponderato della madre;
con lo sguardo o con la parola essa esprimeva
tutti i suoi sentimenti, con grande esuberanza
temperata soltanto da un'educazione
seria e da una innata distinzione.
Alcuni passi fecero scricchiolare la ghiaia
del giardino; un'ombra s'interpose tra la
luce di fuori e le due donne.
- Ah!  Bruno! - esclam Clara.
Una voce maschile dal timbro sonoro e
piacevole rispose:
- S, sorellina,  Bruno. -
La signora Fervires sorrise al figlio Egli
le si avvicin, le prese la mano e la port
alle labbra. In quel gesto vi era ben pi
della deferenza convenzionale. Vi si sentiva
l'affetto profondo espresso anche dallo
sguardo col quale il giovanotto fissava la
madre.
- Non credevo che tu finissi tanto presto
le tue commissioni ad Angers, ragazzo mio.
- S, mamma; ho fatto presto per tornar
prima. -
Lo sguardo della signora Fervires raggiava
di tenerezza profonda. Su quel viso di
giovanotto ella, ritrovava i propri lineamenti,
resi un po' pi virili, e in tutta la
persona di Bruno quella grazia fine che la
distingueva. Ma neppur lui aveva il suo
sguardo. Gli occhi azzurri, bellissimi, nei
quali si rifletteva un'anima seria, pura e
buona, erano sempre un po' sognanti, e non
avevano la luminosa profondit che illuminava
quelli della signora Fervires.
- Vedo che avete lavorato molto, - disse
con un sorriso alla madre e alla sorella additando
i vestitini e la biancheria preparati
con cura sulla tavola.
- Ti pare? I tuoi poveri hanno bisogno
di qualche cosa?
- Hanno sempre bisogno, cara Clara.
- Allora mi indicherai quello che occorre,
e io andr a portarlo. -
La signora Fervires aveva aperto un altro
armadio. I palchetti erano pieni di barattoli
di marmellata., di bottiglie di vino,
di pacchetti con cartellini.
Bruno si avvicin.
- Mamma cara, vorrei un po' di marmellata
per la mia vecchia Marianna.
- Gliela porter io domani. -
La signora Fervires chiuse l'armadio e
infil la chiave in una borsetta posata sulla
tavola. Clara, con gesti svelti, rimetteva a
posto le seggiole. La signora Fervires prese
a braccetto il figliuolo e insieme con lui si
diresse verso una delle porte a vetri.
- Sono ritornato da Angers con Giacomo
e l'ho condotto con me. L'ho incontrato davanti
al vescovado di dove usciva; verr a
farti visita tra poco, mamma.
- Bene. Ho da chiedergli un' informazione
su quel tale protetto dal signor di Marges. -
Scendevano lentamente gli scalini di pietra
che dal pianterreno conducevano in giardino.
La madre e il figlio avevano la stessa
statura poco al disopra della media, ma sembravano
pi alti perch entrambi erano snelli
e agili, ed era avvantaggiata dal taglio semplice
ma senza difetti del vestito marrone
della signora Fervires, e da quello grigio
scuro di Bruno. Avevano anche lo stesso
portamento elegante, senza gesti troppo vivaci,
e tutti e due inclinavano la testa in
modo particolare quando stavano zitti e
quando pensavano.
Il padiglione era vicino alla casa e collegato
a questa da degli ippocastani che formavano
una vlta. Il signor Fervires aveva
detto ripetutamente: Bisogner tagliare
quelli che sono troppo vicini, ma non sapeva
decidersi a farlo, e i figliuoli lo supplicavano
di non toccare quei magnifici alberi
che essi chiamavano gli avi.
La signora Fervires si ferm per mostrare
al figlio un rosaio rampicante lungo la facciata.
- Vedi,  ingiallito, intristisce. L'ombra
lo uccide.
- Bisogna sacrificare il rosaio o gli alberi,
mamma. -
La signora Fervires disse pensosa:
- Bisogna sempre sacrificare qualche cosa
nella vita. - E con una sfumatura di pacata
fermezza nella voce, soggiunse: - Soltanto
il dovere non deve essere mai sacrificato. -
La cameriera comparsa sulla porta della
casa annunzi:
- Il conte e la contessa di Marges attendono
la signora in salotto. -
La signora Fervires guard il figliuolo.
- Vieni anche tu, Bruno?
- S, s; non ho nessun lavoro urgente,
per il momento. -
Si diressero verso una delle vetrate del
pianterreno che la signora Fervires apr.
Nel salottino dove venivano ricevuti soltanto
gli amici intimi Enrico di Marges e
sua moglie, seduti sul divano, discorrevano
a bassa voce. Lui, trentenne, era il vero tipo
del gentiluomo di antico lignaggio, che aveva
saputo conservarsi sano di anima e di corpo,
serbando intatte le tradizioni di energia, di
distinzione fisica e morale, di fede profonda,
tramandate dagli avi, quei nobili angioini
che durante la Rivoluzione si erano uniti ai
loro contadini per la difesa della religione
e del Re. Lei, figlia di un francese e di una
greca, aveva appena vent'anni. Gli occhi
neri, bellissimi, velati di cigli biondi come
i capelli, illuminavano di dolce luce il viso
fine, di un delicato candore. Educata da genitori
atei era stata convertita dal signor di
Marges. La loro unione perfetta si poteva
riassumere in questa frase detta un giorno
da Enrico: Abbiamo un solo pensiero e
un'anima sola.
Mentre il signor di Marges s'intratteneva
con la signora Fervires, Bruno parlava di
letteratura con la giovane contessa. Questa,
di mente acuta e aperta, aveva fatto tesoro
dei consigli del marito, e gli uomini pi intelligenti
trovavano in lei un' interlocutrice
coltissima, che sapeva riflettere e osservare.
Parlava a Bruno della sua opera uscita
recentemente. Brillante allievo dell'Universit
di Angers, da poco laureato in lettere,
egli si sentiva molto attirato dalla carriera
letteraria. Il padre invece lo spingeva verso
l'insegnamento. Tuttavia il successo di quel
primo lavoro, L'ombra che viene, romanzo
mistico di una grande delicatezza di stile e
di un profondo spirito di osservazione, pareva
avesse un po' cambiato le idee del signor
Fervires su questo punto, come Bruno
stava spiegando alla signora di Marges.
La giovane donna disse sorridendo:
- S, vostro padre prevede in voi un vanto
per la sua famiglia. Credo che non abbia
torto. Questo vostro lavoro annunzia un bell'ingegno
che verr rinvigorito dallo studio
e dall'esperienza. Sicch noi conteremo tra i
nostri scrittori cattolici un grande nome di
pi. -
Bruno rimase un istante assorto, poi disse
pensosamente:
-  un bellissimo apostolato questo.
- Uno dei pi belli, ai tempi nostri.
- Credete che potr riuscirvi?
- Lo credo. Ed  anche il parere di mio
marito. La signora Fervires v'incoraggia su
questa via?
- S, come pure il curato. Essi dicono
come voi, signora, che le buone penne non
devono arrugginire sulla scrivania e che
ognuno ha il dovere di combattere secondo
i propri mezzi. -
Clara entr portando un vassoio con bibite
ghiacciate. La conversazione divenne generale.
Venne poi don Giacomo Rivors, un nipote
della signora Fervires, da un anno vicario
a Santa Cecilia, la principale parrocchia di
Sarg. Il signor di Marges lo trasse un momento
in disparte per chiedergli alcune informazioni
su uno dei suoi protetti. La testa
del sacerdote arrivava appena alla spalla di
Enrico, suo antico compagno di collegio, al
quale era rimasto legato da forte amicizia.
Nel viso olivastro, gli occhi infossati scintillavano
di vita e di squisita intelligenza. Quell'uomo
piccolo, asciutto e svelto sembrava
sempre infaticabile. Niente ne arrestava lo
zelo e ne stancava la pazienza. Sapeva discernere
e ricordare con sommo tatto ci che
nei metodi degli avversari poteva essere
utilizzato con frutto nel suo ministero. Il
vecchio curato diceva:
Io non posso pi cambiare, ma don Rivors
 il prete del momento.  giovane e
audace. Il dogma, la morale sono immutabili,
ma la maniera di predicarli alle folle cambia.
A tempi nuovi, uomini nuovi.
Bruno si avvicin al sacerdote e a Enrico.
Pi giovane di loro, se ne proclamava discepolo.
Infatti Giacomo e il signor di Marges
avevano orientato fin dall'adolescenza la sua
anima verso le opere di carit e l'apostolato
degli umili. Egli andava a visitare i
poveri, teneva conferenze ai giovani del Patronato,
conduceva una vita esemplare e frequentava
poco la societ. La gente diceva:
Entrer in seminario. Ma aveva compiuto
venticinque anni senza che quell'avvenimento
si fosse prodotto.
- Non ti si vede pi a Varlaumont, Bruno,
- osserv il signor di Marges.
- Sono stato molto occupato in ricerche
negli archivi per il nuovo lavoro che ho in
mente.
- Un lavoro storico?
- S, episodi che si riallacciano alla storia
del nostro Angi.
- Benissimo! Che ognuno faccia conoscere
la propria provincia, canti le vecchie
glorie della Francia e difenda le nostre tradizioni.
Tu sarai uno di questi cavalieri della
penna, caro Bruno. -
La bella fisonomia virile del signor di
Marges fu animata da un sorriso.
Bruno disse con un accento di entusiasmo
nella voce:
-  il mio sogno! -
Il sacerdote gli batt sulla spalla.
- Puoi effettuarlo, caro cugino. Hai abbastanza
ingegno per questo. Usalo per il
bene, giacch altrimenti sarebbe meglio che
tu fossi idiota. -
Bruno disse gravemente:
- Sai che non c' niente da temere da
questo lato.
- S, lo sappiamo, amico mio. In te  il
meglio dell'antica razza: tu hai attinto a
quella sorgente la nostra morale cattolica,
e le nostre tradizioni francesi. E di tutto questo patrimonio, tu sarai il campione. -
Le tre signore parlavano della Hermellire. Elena di Marges
diceva il suo dispiacere di vedere abitata
da estranei quella dimora
cos vicina a Varlaumont, la tenuta
del signor di Marges.
- Quel buon signor di Glamont era un
vicino tanto simpatico! Sapete qualche cosa
di questi Jarlier, cara amica?
- Pochissimo. Il padre occupava un posto
privilegiato nell' industria, ma affetto da
grave nevrastenia ha dovuto lasciare tutto
per curarsi. Ci sono due ragazze, di cui una
molto delicata di salute, e un figlio, avvocato
a Parigi. Si dice che le signore siano molto
mondane; ma non so altro in proposito.
- Vedremo dunque da noi quando il momento
sar venuto. Enrico sarebbe ora di
ritornare a Varlaumont. Il nostro Robertino
deve aspettare la mamma con impazienza. -
Don Rivors osserv, sorridendo:
- E anche voi avete una gran fretta di
rivederlo, signora. Sappiamo che siete una
mammina perfetta. -
Elena disse quasi con fervore:
-  cos bello dare al proprio bambino
tutto ci che si pu di noi stessi!
- S,  bello.  una delle nostre felicit. -
Il limpido sguardo della signora Fervires
si posava su Clara, indugiava pi a lungo
su Bruno. Questi era stato per molto tempo
piuttosto delicato di salute e la madre gli
aveva dedicato pi di se stesso, del suo tempo,
della sua salute, e forse anche del suo
cuore.
Clara e Bruno riaccompagnarono gli ospiti
fino alla macchina che li attendeva davanti
alla casa notarile.
Bruno ritorn solo in salotto dove la madre
discorreva con don Rivors che stava per
andar via anche lui.
- Sempre simpatici i nostri cari amici,
- disse il prete con un sorriso. - La signora
di Marges cos attaccata ai suoi doveri
di sposa e di madre, fa un gran bene
in paese col suo esempio. -
La signora Fervires approv col gesto, e
soggiunse:
- S,  un esempio vivente per tutte le
giovani spose. -
Bruno disse pensosamente:
- Che compito magnifico, per un uomo,
condurre cos la moglie alla conoscenza della
verit! -
Il sacerdote scosse la testa.
- Ma non  un compito senza pericoli. Ci
vogliono nature eccezionali come le loro. Ci
vuole fiducia, rettitudine, purezza di cuore
nella donna, e nell'uomo fede profonda, riflessiva,
praticante, oltre un tatto e una
energia morale che gli permettano di elevarsi
al disopra delle debolezze del cuore per
vedere prima di tutto, nella sua compagna,
l'anima della quale  responsabile. Enrico e
sua moglie rispondono a tutte queste condizioni.
Ma in tesi generale, io non conosco
apostolato pi pericoloso di quello. -
La signora Fervires riordinava i bicchieri
sopra il vassoio, con mano leggera. Il sole,
insinuandosi tra le persiane socchiuse, batteva
sui cristalli, faceva scintillare l'argento
dei cucchiaini, avvolgeva di luce le rose bianche
che languivano in un vaso lungo e sottile.
La signora Fervires si chin per prendere
una bottiglia di vino di Spagna, e i suoi
capelli, il suo viso, si trovarono per un
istante in piena luce. Bruno, che la guardava,
disse vivamente:
- S, per un credente  molto pi sicuro
scegliere una donna che abbia le stesse convinzioni,
una donna come te, mamma. -
Ella si volt e lo guard, ritto davanti a
lei, giovane e piacente, col suo sguardo
franco. Gli occhi le si illuminarono in un
sorriso affettuoso che parve riflettersi in
quello di Bruno.
- Desideri sposarti, ragazzo mio?
- Ma no, non ci penso neppure! E non
so neanche se ci penser mai.
- Hai soltanto venticinque anni. Hai
tempo! -
Bruno ripet con un sorriso tranquillo:
- Oh, s! Ho tempo. -
 
Capitolo 2.

All'orologio di Santa Cecilia sonarono le
cinque. Ora che il sole declinava, l'ombra
invadeva il boschetto di faggi e la luce del
giorno si attenuava, nel sentiero su cui
Bruno camminava di passo svelto, chiacchierando
con uno dei suoi protetti, incontrato
poco prima. Questi era un ragazzone alto,
dinoccolato, dal viso lentigginoso. Le palpebre
pesanti, lasciavano scorgere, alzandosi,
due occhi di colore indefinibile, mobilissimi.
Bruno calmo lo redarguiva con paziente severit.
L'altro brontolava:
- Non dico di no, signor Fervires... non
dico di no... -
Ma una ruga di ostinazione gli solcava la
fronte mezza coperta dai capelli rossi.
- Mi prometti di correggerti, Pietro? Altrimenti
non potremo pi tenerti al Patronato. -
Il ragazzo dondol il corpo magro e sbatt
le palpebre socchiuse.
- Il Patronato non  pi per me, signor
Fervires. A san Michele compir vent'anni.
- Che importa? Potete restare tutti fino
al giorno del vostro matrimonio, ora che abbiamo
istituito il Circolo degli anziani. -
Una leggera smorfia torse le labbra carnose
di Pietro. Ma non ribatt. Tuttavia
Bruno cap il significato del suo silenzio sornione.
Trattenne un gesto scoraggiato. Anche
questo disertava. Eppure aveva curato
con tanto zelo quell'anima adolescente che
egli raffigurava a un giardino incolto. E l'erba
maledetta soffocava di nuovo i pallidi fiori
sbocciati con tanta difficolt.
Uscendo dal bosco, il sentiero continuava
tra i frutteti, poi allargandosi diventava
una strada ancora stretta., fiancheggiata
dalle prime case di Sarg, villette chiare disseminate
tra il verde e i fiori dei recinti.
Giunti l, Pietro si accomiat da Bruno,
goffamente, con una fretta che cercava di
rendere insolente. Bruno, tentando di fissare
gli occhi che si sottraevano sotto le palpebre
senza ciglia, disse con calma:
- Arrivederci, Pietro. Se hai bisogno di
me, mi troverai sempre pronto ad aiutarti. -
Il ragazzo mormor un vago addio, si
calc sugli ispidi capelli rossi il cappello che
aveva sollevato con mano fiacca, e si allontan
in un sentiero trasversale.
Bruno continu per la sua strada tra le
villette bianche. Rumori di voci e risate venivano
dai giardini, e dietro i cancelli si
intravedevano figure di donne e di bambini.
Nell'aria calda fluttuavano i profumi dei
fiori. Ora il sole carezzava le cime degli alberi
e la sua luce giungeva impallidita sui
prati, sui ciuffi di gerani e di eliotropi, sulle
facciate chiare delle case.
Bruno non vedeva niente, pensava all'anima
di quel giovane, un tempo strappata al
vizio e che ora vi ritornava. Diceva tra s:
Gli ho letto la diffidenza, quasi l'odio
nello sguardo.
Il suo cuore sensibile provava un'acuta
sofferenza; egli si dava con entusiasmo all'apostolato,
dedicandovi senza limitazioni il
suo tempo e tutte le forze dell'animo, ma
l'insuccesso lo feriva crudelmente.
Assorto in questi pensieri giunse sulla
piazza della chiesa. L'ombra la invadeva, si
addensava sotto le arcate di pietra che fiancheggiavano
la vecchia casa del dottor Harte,
copriva la facciata gotica di Santa Cecilia.
Solo il campanile slanciato era ancora acceso
dalla luce del tramonto.
Bruno sal i tre scalini di pietra scura.
Sotto il portico, la porta, principale spalancata
lasciava vedere la navata oscura in
fondo alla quale scintillavano le vetrate del
XV secolo, la meraviglia di Santa Cecilia.
Bruno entr. Si inoltr in una delle navate
laterali, pass davanti alle cappelle immerse
nell'ombra. La figura di una statua,
la lunga forma bianca di un mausoleo, si
delineavano ogni tanto nella penombra. Nel
tardo pomeriggio l'oscurit quasi completa
regnava nelle navate laterali e non si distingueva
pi alcun particolare delle sculture
n delle antiche pitture poste sopra gli
altari. Ma la luce morente, passando attraverso
le tre vetrate dell'abside, spandeva nel
coro ricchi bagliori intrisi di porpora, d'oro,
di verde.
L'altare maggiore di marmo rosa, il tabernacolo
scolpito dalla mano pia di un artista
di altri tempi, il pavimento a mosaico del
santuario, parevano ricevere il riflesso di
enormi gemme ardenti. Quella luce misteriosa
e magnifica giungeva fino alla navata,
fino al sommo delle colonne, fino ai capitelli
sui quali un ignoto scultore aveva cesellato
nella pietra strane figure dallo sguardo estatico;
ma, per contrasto, lasciava vedere pi
buie le cappelle profonde, sotto la vlta abbassata
delle navate laterali, dietro le larghe
colonne che sostenevano una trifora,
dalla balaustra cos meravigliosamente lavorata
da sembrare una trina di pietra tesa
sopra le arcate ogivali.
Pi dolce, pi mistico era il chiarore che
dall'alto della vetrata rappresentante santa
Cecilia e il suo sposo Valerio cadeva sulla
cappella della Madonna, in fondo al transetto
settentrionale. S'intonava con i fregi
d'oro vecchio dei rivestimenti di legno delle
pareti, metteva in valore le sculture ingenue
e graziose del paliotto e dell'altare di legno,
entrambi dell'XI secolo. In quella luce quasi
celeste si ergeva una Vergine di legno dal
volto fine, dagli occhi di bambina, una Vergine
con in braccio un Ges Bambino, piccolino,
serio, dal gesto benedicente: antica
scultura di autore ignoto di una bellezza primitiva,
deliziosamente ingenua. Un riflesso
azzurrino coloriva una parte dell'abito di Maria,
e i secoli vi avevano dato una velatura
scura. Il Bambino poi sembrava immerso in
un bagno di porpora, la porpora cruenta del
Calvario. La testa della Vergine rimaneva
nell'ombra, ma si distingueva tuttavia, cos
fine, di un colore di vecchio avorio molto ingiallito,
con i grandi occhi pieni di candida
innocenza un po' abbassati verso la terra, per
vedere i poveri di questo mondo che venivano
a implorare l'Awocata onnipossente.
Bruno si ferm l. Non entr nella cappella,
ma s'inginocchi alla balaustra. Quelle
soste nella pace del santuario, quei momenti
d'intimo raccoglimento erano una consuetudine;
ma non ne sentiva mai tanto il bisogno
come quando una disillusione lo colpiva,
cosa molto frequente nel suo campo di
apostolato. Quelle anime di adolescenti, tra
i richiami della strada, l'ambiente troppo
spesso ostile o per lo meno indifferente del
focolare domestico, e i mille influssi soverchianti
la loro debole istruzione morale e religiosa,
spesso vacillavano, cadevano. Don
Rivors, con la sua energica bont, ne rialzava
un discreto numero; ma alcuni sprofondavano
nella colpa. Pietro Milon era uno
di questi.
Sull'altare alcuni ceri si consumavano con
un leggero crepitio. La loro fiammella tremolante
gettava delle luci mobili sul viso
dai lineamenti fini dal colorito di ambra
pallida, sugli occhi che pregavano. In quegli
istanti di raccoglimento Bruno interrogava
il cielo sull'orientamento che doveva
dare alla propria vita. Bambino, adolescente,
non aveva mai pensato al sacerdozio, nemmeno
nei suoi momenti di maggior fervore
mistico. Si contentava di essere un ragazzo
molto devoto, molto buono, l'esempio della
parrocchia.
Ma gi da due anni credeva di udire l'appello
divino. Niente nella sua vita n attorno
a lui si sarebbe opposto a quella vocazione.
Suo padre lo avrebbe approvato; sua madre
avrebbe detto con gioia: Dio mi ha mille
volte benedetta in uno dei miei figli. L'iniziazione
alla nuova vita sarebbe stata facile;
egli viveva gi quasi al di fuori del mondo.
Le fatiche dell'apostolato gli erano familiari;
e la sua parola facile, nonch le cognizioni
da lui acquistate all' Universit, gli
sarebbero state di grande aiuto. Neppure la
speranza di arrivare a essere un grande scrittore
sarebbe stata sacrificata: il suo ingegno
sarebbe potuto sbocciare al soffio ardente
della religione se egli ne fosse stato uno dei
ministri.
Cos pensava il giovanotto sotto gli occhi
candidi della Madonnina di legno. L'anima
sua s'inalzava in uno slancio mistico verso
Dio di cui aspirava a diventare l'apostolo.
Come Andrea, come Simone, i pescatori di
Galilea, si sentiva pronto ad abbandonare
tutto per seguire Cristo. L'appello si era
fatto udire, ma a Bruno non pareva ancora
abbastanza chiaro, e temendo d'ingannarsi
interrogava ancora il suo cuore rimasto puro.
Quando usc di chiesa la piazza era tutta
in ombra. Il sole sfiorava i vecchi tetti e i
piani superiori delle case. La tranquillit del
caldo pomeriggio finiva, e l'inizio del fresco
faceva uscire gli abitanti dalle case, dove le
finestre si spalancavano a una a una sotto
le persiane rialzate. Il vecchio curato che andava in chiesa
dette passando un amichevole
colpetto sul braccio di Bruno.
- Tutti bene a casa?
- Bene, grazie, signor curato. E i vostri
reumatismi?
- Ah, scellerati! Non me ne parlare. Se
potessi averli tra le mani!... -
Il viso buono cercava di prendere un'aria
terribile e invece si schiudeva a un sorriso.
Quel caro don Mimont era sempre pronto a
perdonare, anche ai reumatismi, che chiamava
spesso i suoi peggiori nemici.
Il dottor Harte, che tornava a casa, passando
strinse la mano a Bruno. Questi gli
chiese:
- Avete visto la mia vecchia Marianna,
dottore?
- S, s, ma non c' niente da fare, amico
mio: si tratta di vecchiaia, e contro quel
male non c' rimedio che tenga. -
Fece la sua solita risatina sarcastica che
gli rialzava, in modo buffo gli angoli della
bocca, e dopo avere stretto di nuovo la mano
a Bruno infil il portico di casa sua.
Che uomo insopportabile! pens il giovanotto,
un po' ridendo e un po' irritandosi,
poich il dottor Harte, tranne quando si
trovava davanti a un malato, aveva sempre
l'aria di prendere in giro la gente.
In fondo a una strada fiancheggiata da
palazzi antichi, c'era la casa Fervires; sulla
sua facciata grigia si arrampicavano alcuni
esili tralci di edera. Il sole che la illuminava
con i suoi ultimi raggi, faceva scintillare
in qualche punto l'oro opacato delle insegne
notarili. Una elegante automobile era
ferma davanti alla porta. Bruno, che conosceva
tutte le macchine dei dintorni, pens:
Di chi sar? Non la conosco. Forestieri,
senza dubbio.
Nel vestibolo, attraverso la porta socchiusa
del salotto, ud il suono di alcune voci. Interrog
la cameriera che passava:
- Chi c', Eugenia?
- I nuovi padroni della Hermellire, signorino.
- Ah, i Jarlier! - egli disse con indifferenza.
Dieci minuti dopo, vestito da casa, and
in giardino con la sua cartella di cuoio sotto
il braccio. Quella sera si sentiva ben disposto
per lavorare alla nuova opera cominciata. Un monte d'idee gli si affollavano
alla mente; ma la cameriera si era dimenticata
di chiudere le persiane della sua camera,
e c'era ancora un caldo soffocante. Si
rifugi dunque nel suo angolo preferito del
giardino: una lunga pergola ricoperta di
clematidi giganti dai fiori a colori degradanti
dal viola scuro quasi nero, al bianco
purissimo. Sotto la pergola c'era una tavola
con qualche seggiola. Bruno si sedette, apr
il quaderno davanti a s e cominci a scrivere.
Alcune api attardate ronzavano intorno.
I moscerini sfioravano le mani e la fronte
di Bruno. Attraverso i rami serrati delle
clematidi filtrava il sole, illuminando con
gli ultimi raggi i serici capelli bruni. Alla
fine di quella calda giornata l'aria era satura
del profumo delle corolle illanguidite.
Bruno lo aspirava con un incosciente piacere.
I delicati odori, i suoni armoniosi, i
colori fini, le belle linee, seducevano la sua
natura, poetica, raffinata, vibrante a tutte le
impressioni intellettuali della bellezza.
A un tratto nel giardino silenzioso trill
una risata dolce e leggera di donna. Bruno
tese l'orecchio. Non era la risata di Clara e
non era nemmeno la sua voce quella che diceva:
- Sono meravigliose! -
Clara apparve all'ingresso della pergola.
Accanto a lei era una ragazza pi alta, con
un vestito viola pallido, un cappello di paglia
leggera le ombreggiava il viso roseo.
Bruno alzandosi incontr uno sguardo punto
timido, anzi molto vivace.
- Ah, scusa, non sapevo che tu fossi qui!
- disse Clara. - Venivo a far vedere le
nostre clematidi alla signorina Jarlier. Signorina,
questo  Bruno, il mio fratello minore. -
La signorina Jarlier fece qualche passo
verso Bruno che s'inchinava.
- Mi dispiace molto di avervi disturbato
senza volere. - La voce era dolce, stranamente
attraente, musica soave per l'orecchio.
- Sarei desolata di avervi interrotto
nel concepimento di uno di quei pensieri
squisiti tanto apprezzati nell' Ombra che
viene. -
Lo guardava bene in viso senza il minimo
imbarazzo. Gli occhi avevano una tinta indefinita,
tra il verde e il marrone, e le lunghe
ciglia castane li velavano di un'ombra
mobile.
Una vita ardente si sprigionava da quelle
pupille che accarezzavano, sfioravano l'interlocutore
e davano alla fisonomia di Floriana
Jarlier un fascino particolare che colp
Bruno.
Egli disse, sorridendo:
- Davvero, signorina, mi fate l'onore di
apprezzare un poco quel lavoretto da principiante?
- Un principiante che sar presto un
grande autore. Trovai l'altro giorno il vostro
libro nella libreria della Hermellire e
lo lessi tutto d'un fiato, da cima a fondo.
E notate che non condivido le vostre idee
dal punto di vista religioso. Preferisco dirvelo
subito francamente, visto che con molta
probabilit, data la vicinanza, avremo occasione
d'incontrarci spesso. Mia sorella ed io
siamo battezzate, ma viviamo nella massima
indifferenza per tutto quello che riguarda la
religione. -
Diceva questo senza bravata, molto nettamente.
E quella semplice franchezza piacque
a Bruno, che pure diffidava delle libere pensatrici.
- Mi dispiace per voi, signorina; ma questa
circostanza d anzi un interesse speciale
al giudizio che avete espresso su un libro
che  opera di un credente, di un cattolico
convinto e praticante. -
Anche Bruno credette giusto di fare subito
fin da principio, la sua professione di
fede. Cos non ci sarebbero stati malintesi.
I Jarlier avrebbero capito che vi era un
abisso tra le loro idee e quelle della famiglia
Fervires.
Un sorriso fine e grazioso schiuse le labbra
di Floriana, che erano di un bel rosso
naturale.
- Spero che andremo d'accordo ugualmente,
vero? Mio padre ci ha abituati a rispettare
tutte le opinioni. E voi, nel vostro
libro, avete fatto delle vostre un quadro
ideale, tanto ideale che mi domando se anime
simili siano mai esistite.
- Ma s, signorina! Anime di santi.
- Ve ne sono anche oggi?
- S, grazie a Dio!
- Voi, forse? -
Ella rideva e i suoi occhi si illuminavano
di una luce gaia, abbagliante.
- No, purtroppo! Sono ben lontano dal
pretendere questo titolo. Non sono che un
pover'uomo molto imperfetto.
- Ma che sa descrivere ammirevolmente
le cose perfette. Quando verrete alla Hermellire
parleremo di tutto questo. Vostra
sorella mi ha detto che il tennis non vi piace
e che preferite la musica e la letteratura. Siccome
anch'io ho proprio gli stessi gusti, ci
intenderemo benissimo.
- Mi dispiace di dovervi dire, signorina,
che le mie occupazioni mi lasciano pochissimo
tempo libero per poter andare ai ricevimenti.
- Ma non daremo ricevimenti. La salute
di mia sorella richiede grande tranquillit,
e vivremo molto semplicemente. Alla Hermellire
ci saranno soltanto delle riunioni senza
pretese, dove ciascuno sar libero di distrarsi
a modo suo. Facciamo assegnamento su tutta
la famiglia Fervires, senza eccezioni. -
Lo sguardo di Floriana si volgeva a Clara,
poi tornava a Bruno e si fissava su lui con
dolcezza implorante.
Clara disse con la sua abituale spontaneit:
- Siete molto gentile, signorina. Io sar
felicissima di accettare il vostro invito. -
Bruno esitava. Il suo amor proprio era un
po' sollecitato dal vivo desiderio espresso con
tanta semplicit dallo sguardo della signorina
Jarlier. Quell'invito era rivolto a lui,
particolarmente. Alla Hermellire desideravano
ricevere il giovane scrittore che forse
sarebbe diventato uno dei grandi dell'avvenire.
E quella simpatica parigina glielo chiedeva
come una grazia.
Non posso rifiutare, pens, e rispose a
sua volta:
- Far il possibile per accompagnare mia
madre e mia sorella nella loro prossima visita,
signorina.
- Ah, benissimo!... Parleremo di tante
cose. Intanto vi lascio perch vi ho gi disturbato
anche troppo. -
Egli protest cortesemente:
- Ma no! Mia sorella vi mostrava le nostre
clematidi?
- S. Non ne ho mai viste di cos belle.
Che colori meravigliosi!
- Ve ne colgo una, - disse Clara.
Stese la mano per prendere un fiore di un
lilla pallidissimo, quasi bianco. Floriana la
ferm col gesto.
- Se mi permettete di esprimere il mio
gusto, preferirei quella... s, quella l. Quel
viola cupo, di un tono cos caldo,  incantevole. -
Accennava un fiore enorme sopra la testa
di Bruno.
Clara chiese al fratello:
- Ci arrivi, tu? -
Egli alz il braccio, colse il fiore e lo porse
a Floriana. Essa lo ringrazi con una parola
cortese e con quel sorriso incantevole
che dava al suo sguardo una grazia smagliante.
Con le dita affusolate appunt il
fiore alla scollatura piuttosto pronunziata
che scopriva una pelle liscia come il raso.
Aveva movimenti vivaci, ma il suo corpo
snello e agile serbava sempre una grazia un
po' languida. Il vestito di seta la drappeggiava
con pieghe leggiere. Alcune ciocche di
capelli ondulati, di un colore d'oro fulvo,
apparivano sotto l'ala del grande cappello
nero, che sarebbe sembrato eccentrico, indosso
a chiunque altro, ma che a lei si addiceva
moltissimo.
- Ecco fatto. Sta bene cos? -
La domanda era rivolta a Bruno.
-  un po' troppo sbocciata per tale uso,
mi sembra.
- Niente affatto. Ora  di moda cos, e
sta anche bene, non vi pare? -
Un movimento di Floriana aveva messo il
suo viso sotto il raggio di luce che filtrava
dalla vlta del pergolato. Il candore della
pelle divenne meravigliosamente vivo, il rosso
delle labbra sembr pi smagliante. La fanciulla
teneva la testa un po' piegata all'indietro
e i suoi occhi splendevano sotto la
luce bionda che li inondava.
Bruno rispose con slancio quasi incosciente:
- S, sta molto bene. -
Floriana si mosse di nuovo e il suo viso
torn in un'ombra relativa. Il lampo degli
occhi si addolc e le labbra si schiusero ancora
in un sorriso che le scopr i bei denti
bianchi.
Tese la mano a Bruno.
- Ora vi lasciamo. Vi abbiamo gi importunato
anche troppo! Ma prender la rivincita
quando verrete alla Hermellire. -
Bruno segu con gli occhi le ragazze che
si allontanavano. Floriana, accanto a Clara
piuttosto robusta, sembrava ancora pi snella,
pi elegante. La sua andatura aveva una
sveltezza graziosa che colpiva. Quando fu all'uscita
della pergola si volt e abbracci con
lo sguardo l'insieme.
La sua voce armoniosa esclam:
-  incantevole! -
E Bruno vide scintillare un attimo, mentre
si fissavano su lui per l'ultima volta, gli
occhi carezzevoli velati dalle lunghe ciglia
palpitanti.
Cerc di rimettersi al lavoro; ma ormai
era finita: le idee se ne erano andate. Richiuse
il quaderno con un gesto stizzoso.
Quell'estranea gli aveva fatto perdere un'ora
durante la quale avrebbe potuto mandare
avanti il suo lavoro. Inoltre, aveva dovuto
promettere di recarsi alla Hermellire. Evidentemente
non poteva esimersene senza essere
scortese, e una visita era una cosa svelta.
Dopo, si sarebbe sottratto a ogni altro invito.
E sua madre probabilmente avrebbe
fatto altrettanto. L'ambiente era senza dubbio
troppo diverso da quelli che essi erano
soliti frequentare, e quelle ragazze mondane,
libere pensatrici, non potevano avere nessun
punto di contatto con la societ cattolica di
Sarg.
Bruno appoggi la fronte sulla mano. La
breve apparizione di quella ragazza lo aveva
reso nervoso. Pens:
Deve essere una gran civetta. Ha un certo
modo di guardare le persone...
Ma un istante dopo, mentre errava con lo
sguardo sognante lungo il pergolato dove
qualche sprazzo di luce lottava ancora con
l'ombra invadente, ripens alla grazia languida
e naturale di una forma femminile in
atteggiamenti armoniosi, e gli parve di vedere
scintillare, fra i tralci delle clematidi,
gli occhi di colore mutevole, gli occhi meravigliosi
che riflettevano tanta vita, e un
po' di mistero.
 
Capitolo 3.

La signora Fervires, Clara e Bruno si recarono
alla Hermellire la settimana seguente.
Il signor Fervires, occupatissimo,
non pot accompagnargli. Del resto egli, insieme
col figlio Luigi, si trovava di continuo
in rapporti di affari con i Jarlier, per una
vendita di terreni che presentava alcune difficolt.
Entrambi non nascondevano la poca
simpatia che il nuovo proprietario della Hermellire
ispirava loro. Quel tipo di vecchio
gaudente non aveva niente che potesse attirarli.
Lodavano invece molto l'intelligenza
e l'intuito per gli affari di cui dava prova
Floriana. Questa, a quanto pareva, dirigeva
tutta la casa, e suo padre si consigliava con
lei nelle minime cose. Il signor Fervires dichiarava
che, per quel poco che l'aveva veduta,
gli pareva una donna notevole.
-  pi che bella, - soggiungeva.
- Molti farfalloni hanno dovuto bruciarsi le
ali al suo fascino pericoloso, alla sua calma
civetteria sicura di s e che pare naturalissima. -
Clara, affascinata dalla nuova venuta, si
ribellava a questo giudizio. La signora Fervires
e Luigi davano ragione al notaro.
Bruno non si pronunziava. Dall'apparizione
di Floriana sotto la pergola delle clematidi
era rimasta nel suo cervello di poeta sensibilissimo
il ricordo di una visione incantatrice
un po' conturbante. Ma egli non vi si
indugiava. Una forte disciplina morale lo
aveva abituato ad allontanare le impressioni
di questo genere.
Ma una curiosit sottile, del tutto cerebrale,
egli credeva, gli faceva desiderare di
rivedere l'estranea, di udire di nuovo quella
voce dalle intonazioni un po' basse, e cos
profonde.
La pioggia che era caduta per due giorni
consecutivi aveva inzuppato il viale della
Hermellire. Sulle foglie dei vecchi faggi scivolavano
ancora delle goccioline di acqua
svelate dallo scintillio iridato dovuto a un
raggio di sole. Il cortile della Hermellire
apparve in bell'ordine, ben pavimentato,
senza le cataste di legna, senza lo sgangherato
casotto del cane, n i diversi oggetti
eterocliti tollerati dal signor di Glamont che
lasciava tutto in mano alla servit poco numerosa
e negligente. La cancellata era stata
ridipinta; l'edera che prima invadeva disordinatamente
la facciata, si stendeva ora in
tralci ben disposti. Subito, prima ancora di
varcare la soglia della vecchia casa bassa e
un po' lunga, s'indovinava la presenza di
una mente direttiva salda e saggia.
Il signor Jarlier, un omaccione dal viso
stanco, li ricevette in salotto. Anche questo
sembrava trasformato. Vi erano sempre gli
stessi vecchi mobili, ma ora erano disposti
con arte; le tappezzerie stinte erano state
sostituite da altre, pi chiare, che s'intonavano
meglio con la mobilia.
Ogni particolare (i fiori ben accomodati
in un vaso antico, il modo con cui era messa
in luce una statuetta, la scelta dei colori),
denotava che una mano di artista aveva disposto
le cose. E anche il salottino che si
scorgeva dalla porta aperta aveva subito la
sua trasformazione.
Bruno fu presentato alla signora Jarlier,
una donna bruna, alta, insignificante, e a
Ismena, la sorella minore di Floriana. Piccola,
gracile, molto bruna di pelle e molto
imbellettata, con magnifici capelli neri,
lineamenti molto irregolari e un paio di occhietti
azzurri sempre ridenti, ella era, come
aveva dichiarato il signor Fervires dopo
averla vista la prima volta, la pi graziosa
e la pi indovinata donna brutta. Pareva che
non potesse star ferma, e appena Bruno si
fu seduto cominci a parlargli di tennis, di
equitazione, di canottaggio. Involontariamente,
egli guardava le mani diafane, i polsi
esili, il viso smunto. La vita mondana, gli
sports, il movimento continuo, fiaccavano
Ismena. Ora i genitori l'avevano costretta,
alla vita calma della Hermellire; ma era
una di quelle creature che anche in un deserto
riescono a far sorgere l'animazione e il
movimento.
- Mia sorella mi ha detto che voi, signor
Fervires, avete i suoi gusti, non i miei.
 vero?
- Verissimo, signorina.
- Peccato! Per fortuna a vostro fratello
piace il tennis; ma dovremo trovare qualche
altro compagno. -
La signora Jarlier obiett mollemente:
- Sai bene che il tennis ti  proibito. -
Ismena rise, ironica.
- S, mamma, lo so, ma preferisco morire
che rinunziarvi.
- Ma sentite come ragiona mia sorella! -
Floriana entrava, giungendo senza rumore
dal salottino.
Era vestita di bianco. Un nastro di velluto
viola le tratteneva i capelli ondulati di
un biondo cangiante, dorato e fulvo, secondo
le variazioni del tempo o della luce.
Rivolse una frase cortese di benvenuto alla
signora Fervires e a Clara, poi tese la mano
a Bruno dicendo:
- Siete stato gentile a lasciare le vostre
occupazioni per venire a trovare i solitari
della Hermellire. -
Egli ebbe un attimo di turbamento dinanzi
alla carezza scintillante di quegli occhi sorridenti
che lo fissarono a lungo. Con voce
incerta, rispose una frase qualunque. Poi
subito, scontento di se stesso, si riprese, ritrov
la sua presenza di spirito per unirsi
alla conversazione che Ismena e Floriana
dirigevano con brio.
Una cameriera port nel salotto vicino i
cocktails e il t: una concessione questa alle
abitudini dei Fervires. Le due sorelle servivano
gli ospiti. La vivacit dei gesti della
minore, la sua risata troppo acuta, facevano
risaltare l'armoniosa e calma eleganza della
maggiore, quella grazia indefinibile e affascinante
che emanava da tutta la sua persona.
Floriana si ferm di fronte a Bruno e disse
sorridendo:
- Mi ero ripromessa di parlare con voi
di letteratura, argomento che mia sorella
detesta. Venite dunque; ci terremo in disparte. -
Egli si alz e la segu nel salottino. Quella
disinvoltura lo urtava un poco. Bench nella
societ frequentata dalla madre e dalla sorella
non ci fosse pi tutto il riserbo di un
tempo, tuttavia ne sussisteva sempre un poco
nella maggior parte delle fanciulle. Floriana
gli indic col gesto un piccolo divano in angolo
e si sedette accanto a lui tenendo in
mano il bicchiere del cocktail. Lo interrog
sui suoi lavori letterari, con tatto, ma con
profondo interesse. Bruno comprese subito
di aver a che fare con un'intelligenza molto
coltivata e poco comune. Su ogni argomento,
Floriana dava giudizi originali, con gentile
semplicit. Ascoltava Bruno con sorridente
attenzione, bevendo a piccoli sorsi, con un
grazioso movimento delle labbra porporine.
Il suo sguardo esprimeva mille cose: approvava,
sorrideva, si commoveva, eloquentissimo,
e pareva emanare una vita intensa,
che si spandeva sul viso, il cui fine candore
era leggermente ravvivato da una delicata
tinta rosea.
Il salottino rotondo era intimo e piacevole,
con i suoi mobili antiquati e le tende
di un bianco crema sulle quali ricorrevano
pallide ghirlande.
Un piccolo lampadario di cristallo era
appeso al soffitto dove erano dipinti fiori
e colombe. Alcune verbene morivano in una
coppa di giada. Una Diana tutta bianca si ergeva
sul caminetto, tra due anfore di marmo
rosso.
Floriana appoggiava alla spalliera del divano
il braccio fine e bianco, velato da una
larga manica di seta leggera. Il busto esile
si abbandonava sui cuscini di broccato. I capelli,
nel chiarore velato del salottino, avevano
riflessi di oro pallido. Ella ripeteva a
Bruno il godimento delicato provato nel leggere
il suo primo lavoro. Le parole precise,
acute, eleganti le venivano spontaneamente
alle labbra, e davano un fascino maggiore al
bel timbro della voce che le pronunziava.
- Vi dissi l'altro giorno che non condividevo
la vostra fede. Che cosa ne pensaste? -
La domanda era stata fatta con semplicit.
Gli occhi interrogavano tranquillamente,
francamente.
- Ne provai una grande tristezza, signorina.
 sempre doloroso vedere gli altri privi
del bene inapprezzabile che noi stessi possediamo,
del bene che  al disopra di tutti i beni.
- Mi  stato insegnato che tutte le religioni
sono inutili o false.
- Penserete diversamente in certe ore
della vita. -
Essa mormor, pensosa:
- Non lo so. -
Le palpebre bianchissime si erano abbassate
sugli occhi pieni di pensieri. La guancia,
appena rosata, poggiava sulle dita fini
incurvate. Un profumo leggero, misto di ambra
e violetta, fluttuava intorno a lei, mescolato
all'aria fresca che veniva di fuori,
dalle finestre aperte.
Bruno si sent il cuore stretto da commossa
piet. Quell'anima femminile, privata
della fede che era ai suoi occhi la felicit
stessa, e un possente sostegno, gli faceva
l'impressione di un relitto sballottato, destinato
ad atterrare secondo il capriccio
delle onde... a quale riva? Disse a mezza
voce, con amorevole gravit:
- Come vi compiango! -
Le palpebre si sollevarono, gli occhi dal
colore indefinibile si illuminarono di un
lampo di dolcezza ardente.
- Siete molto buono. E mi piacerebbe
udirvi parlare della vostra religione. -
Egli si stup di quelle parole. Che cosa
voleva dire?
Si trattava di una curiosit semplicemente
umana, oppure ella provava il desiderio, l'attrazione
della verit?
Floriana prosegu, con la stessa voce calma
dalle vibrazioni suadenti:
- Nel vostro libro ne fate osservare tanto
bene tutta la bellezza, che viene il desiderio
di conoscerla e di mettersi alla vostra scuola.
Sapete che mentre leggevo ho rimpianto, in
certi momenti, di non avere quella fede, e
ho quasi pianto di sentirmi un'anima isolata
nella vita? -
Una gioia penetrante fece trasalire Bruno.
L'idea di aver potuto, col pensiero uscito
dal suo cervello, produrre un' impressione di
quel genere su un'anima miscredente, gli
riusciva infinitamente cara. Disse con vivacit,
ripetendo una parola dell'ultima frase
di lei:
- Isolata? Dunque sentite che la mancanza
di fede lascia nell'esistenza un vuoto
impossibile a esser colmato?
- S, sento questo vuoto, ma ignoro che
cosa lo produce.
-  la mancanza di Dio. Voi non lo conoscete.
Siete una pianta senza sostegno. -
Ella ripet:
- Ignoro... -
Rimasero per un momento in silenzio. Un
piccolo orologio a pendolo di marmo rosa
faceva udire un leggero tic-tac. Nella stanza
vicina la conversazione proseguiva, animata
tra le due ragazze e fiacca tra i genitori.
A ogni istante risonava la risata un po' stridula
di Ismena. Bruno pens che stava meglio
l, nella calma armoniosa che Floriana
creava attorno a s.
Un bel sorriso anim a un tratto gli occhi
pensosi.
- Che conversazione seria! Mi piace. E a
voi? -
Parlando ella si era alzata. Bruno la
imit, rispondendo spontaneamente:
- Anche a me.
- Vedo che abbiamo proprio gli stessi
gusti. -
Fece qualche passo, si ferm e prese tra
le dita una delle verbene che appassivano
nella coppa di giada.
- Piace anche a voi questo fiore?
- Molto.
- Come a me. -
Rise piano, con gli occhi e con le labbra.
Le dita strinsero il fiore, lo schiacciarono
per qualche istante, poi lo gettarono lontano,
fuori della finestra. Ella accost la
mano alle narici e aspir.
- Che buon profumo. -
Si diresse verso il salotto seguita da Bruno
e vi entrarono insieme proprio nell'istante
in cui la cameriera faceva passare i coniugi
di Marges, venuti anch'essi a rendere la visita
che i Jarlier avevano fatta ai loro vicini
e alle notabilit di Sarg. I giovani castellani
di Varlaumont si mostrarono piuttosto
riservati, perch gli abitanti della Hermellire
non erano rimasti loro simpatici. I Jarlier
invece, considerandoli come le persone
pi importanti del paese, si mostrarono premurosissimi
verso di loro.
Soltanto Floriana restava indifferente. Seduta
tra Elena di Marges e Clara, parlava
poco e sembrava osservare molto i nuovi arrivati.
L'attenzione di Bruno era continuamente
attratta, d'istinto, verso di lei. Non gli sfuggiva
un moto di quella fisonomia. Senza
averne coscienza, studiava con intensa curiosit
quel viso di donna. Osservava che,
accanto alla rara bellezza della contessa,
Floriana non perdeva niente del suo fascino,
quel fascino che emanava dallo sguardo, dal
sorriso, dallo splendore cangiante dei capelli,
da tutta lei stessa, come un profumo
dolcemente inebriante. Cerc di stabilire un
paragone tra loro, ma vi rinunzi subito.
Quasi della stessa et, probabilmente, entrambe
eleganti, entrambe dotate di un'intelligenza
pronta e di una grazia attraente,
apparivano tuttavia cos diverse che Bruno
pens:
Vi  un mondo tra loro. Perch?
La risposta gli venne istantanea. La luce
purissima che raggiava nei begli occhi neri
di Elena non illuminava lo sguardo di Floriana.
La dolcezza ardente di questo lasciava
un'impressione conturbante e si velava di
mistero. Bruno si sorprese a desiderare di
conoscerne l'enigma.
E pens:
Forse ella soffre di non aver fede.
I conti di Marges si accomiatarono insieme
con i Fervires.
Dopo averli accompagnati fino alle loro
macchine, Floriana ritorn nel salottino. Teneva
in mano tre rose che aveva clte passando.
Si ferm davanti allo specchio e se
le appunt nei capelli ondulati, con gesti
lenti, un po' distratti.
Ismena entr e le pass un braccio intorno
al collo.
- Per chi questa acconciatura, mia bella
civettuola? Il tuo flirt dai magnifici occhi
se ne  andato. Perch ha davvero degli occhi
magnifici. -
Floriana si sciolse dall'abbraccio con gesto
lento ma deciso, e alz le spalle.
- Non  tipo da flirt. Ma... -
S'interruppe, chin un poco la testa per
giudicare l'effetto delle rose nei capelli soffici
che avevano riflessi di seta.
- Ebbene, - chiese Ismena vedendo che
non continuava.
-  molto interessante.
- Ah! In che senso?
-  un uomo intelligente... e un credente
convinto.
- Una novit per te, Flory. Ma il babbo
ha sentito dire che vuole entrare in seminario.
- In seminario? -
Floriana si volt con vivacit. Nello
sguardo pass una sorpresa fuggevole. Poi,
quasi subito, ella proruppe in una risata:
una risata bassa, strana, piena di dolce sarcasmo.
Alz la mano fino ai capelli, ne tolse una
rosa, ne aspir lentamente il profumo. Un
sorriso misterioso le illuminava gli occhi che
parevano assorti in una visione piacevole.
E con voce sognante disse:
- In seminario? Oh, no! -
 
Capitolo 4.

Don Rivors occupava nella canonica di
Santa Cecilia una vasta stanza rivestita di
legno, un po' buia quando il sole levante
non la raggiungeva pi. L'arredavano alcuni
vecchi mobili, bei mobili di noce, reso
lucido dagli anni e dagli energici strofinamenti
della signorina Celestina, la sorella
del curato. In quell'austera cornice il sacerdote
riceveva ogni quindici giorni gli uomini
e i giovanotti della parrocchia che si occupavano
di carit o di opere sociali. L veniva
discusso, l venivano scambiate opinioni,
chiesti consigli.
Don Rivors era l'anello di congiunzione
necessario tra quelle buone volont un po' diverse
e quelle opinioni che, incontrandosi
sul terreno della fede, variavano tra loro in
quanto ai mezzi di apostolato, alle forme differenti
della carit. L'intelligenza lucida e
sicura del giovane prete metteva subito a posto
l'idea sbagliata, toglieva all'utopia i suoi
veli abbaglianti, smascherava il falso zelo che
nelle opere di carit cerca soltanto un profitto
personale di considerazione o di denaro. Quest'ultima
categoria non osava pi affrontare
don Rivors. Cos si era fatto dei nemici feroci
(per non parlare delle donnette bigotte
di cui era il terrore), i quali cercavano di
denigrarlo, invano s'intende, poich la bella
rettitudine del giovane vicario era pari alla
sua prudenza e alla sua abile chiaroveggenza
nello scoprire i tranelli che gli venivano
tesi.
A quelle riunioni quindicinali egli si sentiva
felice, in mezzo a uomini che costituivano
il fior fiore della parrocchia, che lo
amavano e lo sostenevano nell'arduo compito
il cui peso ricadeva quasi tutto su lui, poich
il parroco, per l'et e per la salute precaria,
esercitava ormai in modo ristretto il
suo ministero. Enrico di Marges ci andava
spesso, portando con i suoi modi cortesi di
gentiluomo, la salda decisione di una mente
retta, la fiamma ardente di un cuore vibrante,
la viva luce di un'intelligenza superiore.
Bruno poi era sempre l; Bruno, il
discepolo, amato con tenera predilezione e
per il quale ogni giorno don Rivors chiedeva
a Dio l'ingresso in quella via trionfale del
sacerdozio sulla quale egli stesso camminava
con austera allegrezza.
In quella sera d'estate le finestre erano
spalancate e nei profondi vani si erano disposti
qua e l, a gruppi, gli ospiti del giovane
prete per godere un po' di fresco. Nel
crepuscolo, la massa cupa di Santa Cecilia
si profilava, a destra, come un vascello immobile.
Ai suoi piedi si stendeva il giardino,
velato dall'ombra chiara della sera. Si udiva
soltanto la voce monotona della signorina
Celestina che parlava col fratello, sotto il
portico. Ma tutti i profumi concentrati nelle
corolle dei fiori in quella calda giornata, ne
esulavano ora, salivano fino alle finestre, si
effondevano nella grande stanza dove dieci
uomini parlavano con voce calma e cospiravano
per salvare delle anime.
Bruno gir il commutatore. Tir gi la
lampada posta in mezzo alla stanza, sopra
una grande tavola rotonda ricoperta da un
tappeto di velluto verde. Tutti si avvicinarono.
Alcuni sedettero, la maggior parte
rest in piedi, mentre il sacerdote leggeva
il resoconto delle diverse opere. Furono fatte
alcune domande, date delle spiegazioni.
La luce illuminava intensamente il viso
bruno e vivace di don Rivors, il bel profilo
energico di Enrico di Marges seduto accanto
a lui. Bruno, in piedi dietro a loro, rimaneva
nella penombra. Anche lui come al
solito partecipava alle discussioni e a una
domanda di Enrico narr della recente disillusione
nei riguardi di Pietro Milon. La
sua voce era commossa. A un certo momento
sporse la testa in avanti e la luce ne illumin
per un attimo il viso serio, gli occhi
che esprimevano tutta la tristezza che penetrava
il suo cuore di credente per quel naufragio
di un'anima.
Alle nove gli ospiti del sacerdote se ne
andarono. Rimasero soltanto il conte di Marges
e Bruno che si attardarono a discorrere.
Enrico raccontava che le signorine Jarlier
erano andate nel pomeriggio a trovare sua
moglie, e che quella relazione piaceva poco
a Elena.
- Ammetto che la minore sia un po' pazzerella, -
disse Bruno. - Ma credo l'altra
seria e intelligente.
- Intelligente, s. Seria... non nel senso
che noi attribuiamo a questa parola, temo.
Non nel senso cristiano.
- Non  credente. L'esempio e i consigli
prudenti di tua moglie potrebbero farle del
bene.
- Non credo.
- Perch? -
Enrico fece qualche passo, si appoggi un
istante alla ringhiera di ferro della finestra,
fissando lo sguardo nella notte illuminata
malinconicamente dalla luce diffusa di un
primo quarto di luna velata. Poi si volt
e Bruno incontr il suo sguardo fermo e
leale.
- Senti, caro mio, a me non piace giudicare
la gente alla prima impressione, specialmente
quando questa appare piuttosto
sfavorevole. Aspetter, per dirti il mio parere
sui nostri vicini, e in modo particolare
su quella ragazza, di conoscerli meglio. -
Il sacerdote approv:
-  giusto, Bruno. Del resto, anche la zia
non ne  entusiasta. Io non li conosco, ma
da ci che me ne ha detto tua madre, credo
non siano compagne adatte per Clara -
Bruno ribatt con leggera impazienza:
- Clara  seria.
- Ma le piacciono i divertimenti, le novit.
Forse si lascerebbe allettare dalle abitudini
d'indipendenza, dai modi liberi di
quelle ragazze. Ho approvato la zia che non
vuole rapporti troppo frequenti con la Hermellire. -
Bruno non rispose. Si curv per riunire
alcuni fogli sparsi sulla tavola, li pieg e
li pos sulla scrivania del cugino.
- Verrai domani alla passeggiata del Patronato? -
chiese il prete rimettendo rapidamente
a posto le seggiole in disordine.
- Credo di s. L'ho promesso ai ragazzi.
- Ti vogliono tanto bene quei poveri bambini
! Ma tu non sei abbastanza energico con
loro, lascia che te lo dica ancora una volta,
caro Bruno. Ed essi approfittano della tua
bont. Bisogna farsi temere un poco. -
Bruno scosse la testa sorridendo.
- Temere? Oh, no! Quel metodo di educazione
non si conf al mio carattere.
- Eppure devi usarlo. Un uomo che non
sa imporsi a chi  alle sue dipendenze  disarmato
nella vita. Per coloro che sono chiamati
a dirigere, la bont sola, senza fermezza,
varr soltanto a farne dei gabbati e
degli infelici. -
Pos una mano sulle spalle di Bruno e avvolse
in un lungo sguardo quel viso fine e
serio, al quale gli occhi pensosi davano una
grazia attraente.
- Dunque buona sera, amico mio. Ritorna
al tuo lavoro di scrittore. -
Fu bussato alla porta. Il prete and ad
aprire e si trov di fronte il viso largo della
signorina Celestina.
- Chiedono di voi in casa Vinailler, reverendo.
Il vecchio signore sta molto male.
Le figlie sono riuscite a persuaderlo a confessarsi.
- Dio sia lodato! Dite che vado subito,
signorina. -
Il signor di Marges chiese:
- Vuoi che ti accompagni in macchina?
- No, grazie,  tanto vicino. -
I tre uomini scesero in fretta le scale dai
gradini di pietra consumati. Faceva fresco
e buio nel vestibolo molto largo, dalle
volte sfogate, le cui spesse mura di pietra,
della stessa epoca di Santa Cecilia, non lasciavano
mai passare il caldo. Il sacerdote
e i due giovani presero i cappelli dall'attaccapanni,
poi Bruno apr il portone che cigol.
Fuori, la macchina del conte di Marges
attendeva. Il prete e Bruno salutarono
il giovane castellano e si allontanarono di
passo svelto.
Attraversarono la piazza. Il vago chiarore
della luna ammantava di mistero la facciata
di Santa Cecilia. Tutti i particolari delle
sculture, tutte le delicatezze di ornamentazione,
sfumavano in tocchi leggeri sotto il
velo della notte chiara. Le tenebre si addensavano
nelle profondit del portico, e, dirimpetto,
sotto le arcate della casa del dottor
Harte. Molte finestre erano ancora illuminate;
alcune ombre si sporgevano, rimanevano
affacciate. Sulle soglie dei portoni alcune
servette stavano a frescheggiare, in
gruppetti di due o tre, per fare quattro chiacchiere.
Ogni tanto una risata attraversava
l'aria. Gruppi di persone che cercavano un
po' di fresco andavano a zonzo qua e l,
stanchi del caldo della giornata.
I due cugini camminavano in fretta, senza
parlare. In una strada in discesa fiancheggiata
dalle pi vecchie case della citt, si
fermarono davanti a una porta aperta che
lasciava vedere il vano di un vestibolo illuminato.
Una donna, sulla soglia, sembrava
in attesa. Costei fece un gesto di sollievo ed
esclam:
- Ah, fate presto, signor curato!
-  sempre in conoscenza?
- S, ma pu andarsene da un momento
all'altro. -
Il prete strinse la mano al cugino ed entr
in casa seguendo la donna, che chiuse la
porta dietro di loro. Prendendo una strada
trasversa Bruno si diresse verso la sua casa,
che era vicinissima. Ora camminava di passo
pi lento. Nella notte tepida, imbalsamata
dagli innumerevoli profumi di fioriture invisibili,
egli pensava al suo sogno di apostolato,
all'appello divino verso un destino
straordinario. Immaginava il cugino chino
sopra il morente, in atto di perdonare, in
nome di Cristo, i peccati che insozzavano
come fetido fango l'anima del vecchio peccatore.
S'immaginava tutte le anime per le
quali il giovane prete, in soli cinque minuti
di sacerdozio, era stato strumento valido e
fedele della misericordia infinita. A questo
pensiero un entusiasmo mistico lo invadeva.
Ripet in cuor suo la parola malinconica del
Maestro: La msse  molta e gli operai
sono pochi. Ricord tutte le negazioni, tutte
le bestemmie udite durante le sue visite di
carit, tutti i vizi palesi o celati, tutte le
disperazioni conosciute o insospettate, tutta,
infine, l'immensa miseria umana. Un brivido
di fervente piet lo scosse.
Mio Signore e mio Dio, disse tra s e
s se avete bisogno di me per le anime, eccomi
qui.
La famiglia Fervires prendeva il fresco
in giardino, seduta davanti alle finestre del
salotto. Le lampade accese nell'interno illuminavano
il profilo pensoso della signora
Fervires, la fisonomia mutevole di Clara, il
viso magro del signor Fervires, e, pi lontano,
quello del suo figliuolo maggiore, quasi
simile al suo, forse ancora pi ossuto. Discorrevano
con animazione, a brevi frasi
staccate. Clara accarezzava con gesto distratto
il cane da caccia di Luigi. Il signor
Fervires fumava lentamente. Bruno apparve
sulla soglia del salotto, e osserv con
un sorriso:
- Si vede che il caldo  stato davvero opprimente
oggi. Perch Clara stia zitta... -
La ragazza si alz con vivacit e prese il
fratello a braccetto.
- Pensavo a cose serissime, signor mio!
Non me ne credete forse capace? -
Egli accarezz i capelli castani e ribatt
allegro:
- Ma s, ti credo molto assennata, certi
giorni.
- Oggi no, per! - intervenne la signora
Fervires. - Mi tormenta perch le permetta
di stringere amicizia con i Jarlier. Quella
pazzerella di Ismena le piace.
-  tanto divertente!
- Non ti ho educata per cercare il divertimento
nella vita, a scapito del bene dell'anima. -
Clara alz verso Bruno il visetto imbronciato.
- Anche tu pensi che sarebbe un male per
me diventare amica di quelle ragazze?
- Non posso pronunziarmi, perch non le
conosco abbastanza.
- L'altro giorno parlasti piuttosto a
lungo con la signorina Floriana. -
Il signor Fervires osserv:
- Appartandosi in quel modo, ha fatto
vedere che guarda poco alle convenienze,
tanto pi che vedeva Bruno per la seconda
volta soltanto. Non mi piacerebbe che ti venisse
l'idea di imitarla in questo, Clara, giacch
alla base della tua educazione noi abbiamo
posto il riserbo che  l'ornamento di
una vera fanciulla. -
Clara fece una risatina leggera, e ritir
la mano dal braccio del fratello per scacciare
una farfallina notturna che le sfiorava
il viso.
- Ma parlarono di cose molto serie, caro
pap... anche di religione, credo. -
Il signor Fervires sorrise guardando il
figlio con un misto di derisione e di compiacimento.
- Eccolo l, il nostro apostolo! Ha bisogno
di esercitare il suo ministero anche in
un salotto, su una bella donna.
- Non cominciai io. La conversazione
cadde sulla religione perch si parl del mio
libro. Mi parve di capire che quella ragazza
soffre, quasi incoscientemente forse, del vuoto
della propria anima.
- Non  impossibile. Non  frivola come
la sorella; la credo anzi molto riflessiva,
molto giudiziosa. Evidentemente in quanto
a facolt intellettuali non  la prima venuta.
Ma il resto, il fondo morale che si
nasconde sotto quell'aspetto seducente, 
ancora un'incognita per me. Poi, quell'educazione
libera...
- Ci sono anime oneste e rette che resistono
a ogni influsso sfavorevole. -
Dopo queste parole Bruno scese i due scalini
che dal salotto conducevano in giardino
e si avvicin alla madre.
- Ti do la buona notte, mamma, perch
ho da lavorare. -
Ella alz su lui lo sguardo dolce e sorridente.
- Ho letto ci che hai scritto fino a ora.
Va bene, molto bene. Ci metti tutta la tua
anima, il tuo cuore, la tua fede. Cos devi
fare sempre, ragazzo mio. -
Egli si chin e le prese una mano.
- Mamma, non scriver mai una parola
che tu possa disapprovare. Sei e sarai sempre
la mia seconda coscienza. -
Si chin pi profondamente. La signora
Fervires mise un lungo bacio sulla fronte
che le si offriva. Gli occhi della madre e del
figlio s'incontrarono, gravi e teneri. Come
ogni sera, la madre vide che nessuna ombra
offuscava lo sguardo puro del figliuolo.
 
Capitolo 5.

Tutto il pomeriggio i ragazzi del Patronato
avevano corso e giocato nella foresta.
Alle sei, un po' stanchi, tornavano verso la
citt, sotto la sorveglianza di Bruno e di
altri due giovani. La luce calma del giorno
che finiva si spandeva sulle colline, fitte di
vigneti che ne coprivano i fianchi di un bel
verde ravvivato dall'azzurro tenue del cielo.
Gli antichi camini, i tetti imponenti del castello
di Varlaumont, bella dimora del tempo
di Luigi XIII costruita a picco su una collinetta,
le vette degli alberi centenari del suo
parco, tutto imbiondiva sotto quella luce
dolce. Pi in basso s'intravedeva la Hermellire,
tra i salici che fiancheggiavano il
fiume, salici chiari che fremevano un poco
ricevendo la carezza degli ultimi raggi.
Bruno amava quei tramonti. La loro luminosit
riposante infondeva tanta calma
al suo temperamento troppo sensibile. Camminando
dietro i ragazzi che si sparpagliavano
lungo la strada, si compiaceva alla vista
di quel paesaggio semplice e bello, vero
paesaggio di Francia, di una grazia chiara
e fine. Amava il suo vecchio Angi, e voleva
che il secondo lavoro dovuto alla sua penna
fosse dedicato a celebrarne le bellezze e le
glorie.
- Sogni, Fervires? - gli chiese ridendo
uno dei suoi compagni.
- S, un poco. Guarda, Romieu, come questa
luce morente d grazia alle minime cose.
Quella capanna, per esempio... sotto un cielo
grigio  sordida, sotto il cielo di mezzogiorno
sembra una misera maceria calcinata. In
questo momento invece prende un'aria di mistero,
e le digitali purpuree che crescono
nelle fessure dei suoi muri hanno stasera un
tono pi fresco, sembrano pi vive.
- Dimentichi che non sono poeta, mio
caro.
-  vero. Io lo sono forse troppo. -
A destra si apriva un sentiero che si perdeva
nell'ombra costellata di luce di alcuni
vecchissimi castagni.
Vorrei arrivare
Bruno chiese:
- Posso lasciarti qui?.,
fino al Priorato.
- Ma certo! Basteremo noi per condurre
i ragazzi in porto. -
Bruno strinse la mano ai due giovani, rivolse
un amichevole saluto ai ragazzi e si
inoltr nel sentiero leggermente in salita.
Sbocc in un bosco di castagni, oltrepassato
il quale si trov davanti alle rovine del priorato
di San Giovanni.
Qualche ala di muro, l'abside della chiesa,
un lato del chiostro, ecco tutto quello che
rimaneva della vecchia casa dei Benedettini.
Una fitta vegetazione si annidava negli spazi
deserti, serrava le pietre mutilate avvolte
nella luce del tramonto. L'ombra si stendeva
sul chiostro, raggiungeva il muro rosso che
un tempo aveva racchiuso il refettorio dei
frati. In esso si vedevano larghe crepe che
lunghi tralci di piante parassite non riuscivano
a nascondere. Ben presto, sotto gli attacchi
della pioggia, sotto il morso del vento,
sotto la rabbia del sole, anche il vecchio
muro testimone delle agapi religiose sarebbe
crollato come gli altri. E sarebbe caduta anche
l'abside dal delicato rosone di pietra, avvolta nel suo mantello di edera dove nidificavano
le cornacchie. Dei figli di san Benedetto
scacciati dalla Rivoluzione non sarebbe
rimasto che il ricordo, e ben presto sarebbe
svanito anche quello.
Bruno si recava spesso l, specialmente in
quell'ora in cui la riposante luce del tramonto
dava alle vecchie pietre un incanto
malinconico. Si compiaceva di meditare sul
passato; pensava alle anime che avevano vissuto
in quel luogo, anime di santi, anime
ferventi, anime penitenti, anime tepide o
tormentate. Fronti di sapienti o di pensatori
si erano chinate sui manoscritti, menti
profonde avevano arricchito il patrimonio
intellettuale della umanit. I nomi di quegli
uomini erano per la maggior parte sconosciuti;
si erano persi nello stesso glorioso
anonimo nel quale si nascondevano umilmente
gli artigiani di genio che costruirono
le nostre cattedrali e gli artisti ignoti che,
in fondo ai chiostri, eseguivano le miniature
dei libri sacri, alcuni meravigliosi esemplari
dei quali sono giunti fino a noi.
Bruno non trovava mai nessuno alle rovine.
Ci che restava della costruzione un
tempo cos vasta era troppo poco per tentare
la curiosit dei turisti. In quanto agli
abitanti di Sarg, non apprezzavano affatto
quel luogo dall'aspetto un po' triste, e lo dichiaravano
pericoloso a causa delle pietre
che ogni tanto si staccavano per andare a
raggiungere quelle disseminate sul suolo.
Perci egli ebbe un gesto di sorpresa e di
contrariet vedendo che quel giorno le rovine
avevano una visitatrice. Era seduta sopra
un masso di pietra e disegnava. Alz la
testa udendo il passo di Bruno, e questi riconobbe
allora Floriana Jarlier.
- Ah, signor Fervires! -
La voce aveva un'intonazione di piacere.
Floriana si alz e fece qualche passo verso
Bruno che si lev il cappello.
- Venite anche voi a gustare l'incantevole
poesia delle vecchie pietre che il sole
indora e vivifica? -
Gli porse la mano. Egli incontr gli occhi
sorridenti, che splendevano alla luce serale.
- Venivo un po' a sognare, lo confesso.
- Come vi capisco! Ma allora vi dispiacer
di avermi trovata qui? Vado via subito
per non turbare la vostra meditazione poetica.
- Ma, signorina, scherzate! Dicendo cos,
costringete me ad andar via... giacch per
niente al mondo vorrei disturbarvi. Disegnavate? -
Ella alz la mano sinistra che teneva un
album.
- Ecco. Ve ne intendete? Sapete dirmi se
ci  passabile? -
Avvicin l'album agli occhi di Bruno. Egli
vide un disegno fatto di tratti leggeri, che
rendeva tutto l'incanto malinconico del vecchio
chiostro in rovina. Sinceramente egli
esclam:
- Come  reso bene! Siete una vera artista,
signorina.
- Sapete a che cosa stavo pensando
quando siete arrivato?... Cercavo d'immaginare
questo chiostro come doveva essere
prima della devastazione.
- Abbiamo in casa una vecchia stampa
che ce lo mostra qual era. Se vi interessa,
ve la far vedere.
- Certo! Portatemela uno di questi giorni.
Mi troverete sempre nelle prime ore del
pomeriggio. Del resto, esco poco. Quando
avete un'ora libera venite a fare un po' di
musica con me. Il mio violino richiede un
accompagnatore.
- Sono un pianista mediocre, signorina.
- Non ci credo. Voi dovete essere artista
in tutto. Venite dunque presto, e giudicher. -
Il sole le dava noia. Ella si trasse un
po' indietro verso gli archi del chiostro. La
luce ora illuminava soltanto il suo vestito
lilla, quello stesso che portava per la prima
visita in casa Fervires. La testa rimaneva
in ombra. Il viso, sullo sfondo della colonna
scura dal capitello finemente scolpito, appariva
di una bianchezza palpitante. I capelli
(giacch il cappello giaceva pi lontano,
sull'erba alta), avevano tocchi di grano
bruciato. Gli occhi scintillavano dolcemente
all'ombra delle ciglia.
- Se mi raccontaste la storia degli uomini
che vissero qui, signor Fervires? Sono
certa che la conoscete in ogni particolare. -
S, Bruno conosceva benissimo la cronaca
del priorato di San Giovanni.
E la raccont a Floriana da erudito e da
poeta. Parl delle virt dei monaci, delle
loro penitenze, dei loro studi e dell' impronta
che avevano dato alla Francia di quell'epoca.
Parlava con entusiasmo, con un ardore che
acuiva l'attenzione profonda degli occhi fissi
sopra di lui.
Egli pensava:
Se potessi farle capire la bellezza della
religione!
E descriveva le cerimonie liturgiche che
si erano svolte l, rievocava le ombre dei
frati scomparsi, esaltava la perennit di
quella fede, oggi ancora combattuta come
nei primi secoli della Chiesa.
La luce diminuiva sempre pi. Ora l'ombra aveva raggiunto
tutto il vecchio muro
rosso e si stendeva sulla vegetazione folle che
aveva invaso l'antico cortile dei frati. Floriana,
snella e flessuosa, stava appoggiata
a una colonna. Sotto la carezza del sole morente
la seta del suo vestito prendeva sfumature
di fiore. La vita le palpitava sul viso,
sulle labbra, negli occhi. E Bruno sentiva
salire dentro di s una vaga ebbrezza che lo
stordiva.
- Mi piace ascoltarvi, - disse con voce
bassa e soavemente ardente. - Mi fate del
bene. -
S'interruppe. Un'ombra di malinconia le
vel lo sguardo, rendendolo ancora pi affascinante.
- Non ho l'abitudine di essere intrattenuta
su simili argomenti. In societ sono
molto ricercata, ma tutti i giovanotti sono
tanto insignificanti... o tanto arditi! Niente
di serio, niente che elevi il cuore. Invece voi
mi svelate orizzonti magnifici... voi avete
un'anima. -
Bruno ebbe un fremito di felice commozione.
- Davvero, signorina, ho la fortuna di
toccarvi l'animo? -
Ella ripet, pensosa:
- Mi fate del bene. -
La luce diventava rosea, come un'aurora.
Sui muri, sulle colonne del chiostro, sugli
arbusti, stendeva grandi macchie chiare sulle
quali si moveva l'ombra vacillante del fogliame.
Il cielo era di un pallido color di lavanda.
Su quel fondo puro, il rosone dell'abside
spiccava nettamente, si disegnava come una
gemma superba incisa con arte paziente. Gli
uccelli pigolavano sotto l'ombra dei nocciuoli,
e le cornacchie, uscendo dai covi, si
inseguivano con grida stridenti.
Floriana disse a voce bassa, con lo stesso
tono assorto:
- Avrei bisogno di sentire spesso parlare
cos. -
S'interruppe, esitante. I suoi splendidi occhi
si addolcirono fino alla carezza, divennero
supplici.
- ...Se voleste... qualche volta... potremmo
parlare cos. Desidero conoscere la
vostra fede. Sento che siete molto leale e anche
molto fervente. Ho fiducia in voi, istintivamente. -
Egli rispose con slancio:
- Signorina, sarei troppo felice se potessi
esservi utile e insegnarvi ad apprezzare
tutto quello in cui noi crediamo.
- Ebbene, venite dunque alla Hermellire
ogni volta che potrete. Faremo un po' di musica
e discorreremo. Poi, nelle giornate belle
come questa, io verr a sedermi qui a quest'ora,
voi dal canto vostro cercherete di
avere un momento di libert, e parleremo
della religione che amate. Staremo tranquilli
in questo luogo cos adatto per colloqui seri.
- Far il possibile... e vi ringrazio della
fiducia che ponete in me.
- Oh, non mi costa sforzo, ve lo assicuro! -
Sorrise con gli occhi, poi lentamente si
raddrizz con un gesto di grazia indolente.
-  ora che ritorni a casa. E voi, signore?
- S, giacch le sette non devono essere
lontane.
- Infatti. Quanto vi ho disturbato! -
Egli protest ancora, con calore. Mentre
parlava, nei suoi occhi si accendeva una
fiamma di giovent e di sincerit. E Floriana
sorrideva ancora, guardandolo.
- Siete molto buono a dire cos. Cercher
di non annoiarvi troppo quando verrete alla
Hermellire. -
Fece qualche passo per andare a riprendere
il cappello, ma Bruno la prevenne e
glielo port. Ella disse allegramente, prendendoglielo
dalle mani:
- Qui vivo da campagnola, come vedete.
 piacevole, questa libert. -
La luce rosea l'avvolgeva. I suoi capelli
sembravano ora d'oro ardente, e la sua nuca,
il suo collo, illuminati dagli ultimi raggi,
avevano il soave candore dei petali dei gigli.
Alz le braccia lentamente, per rimettersi il
cappello. Questo proiett la sua ombra sul
viso sorridente. Bruno pens:
Come le sta bene, quel cappello!
Floriana si chin per prendere l'album posato
su una pietra e disse con lo stesso tono
allegro:
- Questo disegno sar un ricordo del nostro
incontro. Amo questo vecchio chiostro!
Ci torner spesso. -
Gett un lungo sguardo intorno, poi in
tono profondo e ardente mormor:
- Come tutto  bello qui! Che ora incan tevole!
Come si vive! -
Le sue labbra ebbero un fremito. Una vita
appassionata animava il suo sguardo, faceva
correre pi in fretta il sangue sotto l'epidermide
palpitante. Tutto il fulgore della
sera l'avvolgeva, come un'aureola trionfale.
Lo splendore conturbante degli occhi si ravvivava
sotto l'ombra leggera della paglia
morbida. Bruno ebbe un fremito di commozione.
Fu stupito. Gli parve che un soffio ardente
gli passasse vicino e che il cuore gli
bruciasse di una sete fino allora sconosciuta.
- S, tutto  bello, - disse con ardore.
- Tutto ci che  opera di Dio,  bello! -
Ella sorrise ancora tendendogli la mano.
- Poeta e credente! Siete perfetto. E le
persone perfette mi piacciono. -
Una risata leggera e fresca come quella
di un bambino le sfugg dalle labbra.
- A presto, vero? -
Egli rispose, stringendo la mano tepida e
vellutata che indugiava nella sua:
- S, a presto, signorina. -
Ella si allontan, passando abilmente tra
le pietre, le macerie ammucchiate, la vegetazione
folta che ingombrava il suolo. Quando
fu scomparsa, anche Bruno prese la via di
Sarg. La luce moriva lentamente, l'orizzonte
impallidiva, e in fondo in fondo prendeva
dei colori violacei. Il campanile di
Santa Cecilia spiccava con grazia aerea sul
cielo, si ergeva come il simbolo della preghiera,
dell'appello verso Dio, lanciato dalle
anime sofferenti o tentate. L'aria si faceva
pi fresca, un alito di vento portava gli
odori dell'erba medica e del trifoglio, del
grano maturo, della terra riscaldata, dei boschi
che il sole abbandonava, delle pianticelle
aromatiche nascoste lungo i fossati. Tra
i pioppi, il fiume, era roseo come il cielo.
Che tramonto meraviglioso!... pens
Bruno.
Ma non godeva della bellezza che lo circondava
con l'entusiasmo semplice e fervente
che gli era abituale. Provava l'impressione
strana di essere in preda a un'ebbrezza sottile
che cambiava un poco ai suoi occhi
l'aspetto delle cose e che si dissipava lentamente.
Pensava a Floriana e diceva tra s:
Come mi ascoltava! Sente il vuoto della
sua anima e la frivolezza della sua vita.
Cerca la verit. Sarebbe bello, sarebbe meraviglioso
condurre quell'anima a Dio!
Ricordava ogni sua parola, ogni espressione
della sua fisonomia. Era sincera? S;
aveva visto su quel viso il fremito della vera
commozione, e in quegli occhi un desiderio
sincero.
Si sent turbato. Perch?... Non lo sapeva.
Tutto era calino intorno a lui; e in lui, che
c'era dunque?... Soltanto l'allegrezza del credente
che intravede un'anima inclinata verso
la verit e che la invoca?
Quella sera, a pranzo, Bruno disse:
- Ho incontrato al Priorato la signorina
Floriana Jarlier. Mi ha chiesto di andare a
fare un po' di musica con lei. -
Il signor Fervires dichiar:
- Suona molto bene. L'ho udita stamattina
uscendo dallo studio di suo padre. Se
tu avessi pi tempo, e se la ragazza fosse
diversa, potresti profittare dell'occasione per
fare della buona musica. Ma quell'ambiente
non pu piacerti. -
La signora Fervires approv con lo sguardo
e con un moto delle palpebre.
Bruno si vers un bicchiere d'acqua, pos
la bottiglia e disse con una certa esitazione:
- Non posso fare a meno di andarci qualche
volta. Non avevo motivo di rifiutare. In
fondo sono persone per bene. -
Luigi osserv:
- Potevi prendere a pretesto le tue occupazioni.
- Sa benissimo che mi resta sempre un
po' di tempo libero.
-  vero. -
Clara chiese:
- Aveva quel cappello che le sta tanto
bene, quello grande, di paglia nera? -
Bruno fece un cenno affermativo. Guardava
sua madre. Perch quella ruga sulla
fronte, e quell'espressione attenta, un po' inquieta,
negli occhi?
- L'adoro, con quel cappello! - esclam
Clara.
Gli occhi della madre presero un'espressione
severa nel fissare la figlia.
- Ti prego, Clara, di non usare queste
espressioni esagerate. Oggi o si adora. o
si odia; non c' via di mezzo.  ridicolo
e del tutto sproporzionato. -
Luigi disse con un sorriso che gli raggrinz
il viso magro:
- Anche le signorine Jarlier si esprimono
cos. -
La signora Fervires ribatt con tranquilla
fermezza:
- Non permetter mai che Clara imiti
quel genere di ragazze. -
Durante il resto del pranzo Bruno non
parl pi, limitandosi a rispondere a monosillabi
quando gli veniva rivolta la parola.
Si sentiva nervoso, scontento: trovava la
madre severa nel giudicare quelle ragazze
che ancora conosceva cos poco. Quei giudizi
affrettati non erano nelle sue abitudini.
Perch non pensare che sotto i modi troppo
liberi dovuti all'educazione si nascondessero
delle virt che chiedevano soltanto di sbocciare,
non appena la luce le toccasse?
Dopo pranzo Bruno non si trattenne in
giardino. Era stato fuori tutto il pomeriggio
e aveva da lavorare. And come al solito a
offrire la fronte alle labbra materne. Il bacio
fu pi lungo, pi affettuoso quella sera.
A quel contatto Bruno sent svanire ogni
contrariet; ma non si accrse dell'angoscia
che attraversava lo sguardo della signora
Fervires.
Negli occhi del figlio la madre aveva visto
per la prima volta l'ombra sempre temuta.
 
Capitolo 6.

D'estate i castelli e le ville dei dintorni
di Sarg si popolavano. Venivano scambiate
molte visite, venivano dati dei balli alla
buona, combinate merende e passeggiate. Ma
le ragazze della Hermellire non vi prendevano
parte. Ismena era malata; Floriana
rifiutava ogni invito dicendo che dopo un
inverno troppo mondano aveva bisogno di
calma e di raccoglimento.
La contessa di Marges dava ogni stagione
due o tre ricevimenti nelle splendide sale
del vecchio Varlaumont. I Jarlier verso la
met di agosto ricevettero un biglietto di
invito per un garden-party che doveva aver
luogo alla fine del mese.
- Vi andrete? - chiese Floriana a Bruno.
Passeggiavano lentamente nel giardino
della Hermellire; la signorina Jarlier vi
aveva condotto il giovanotto per mostrargli
degli enormi papaveri rosa di particolare
bellezza. Avevano fatto un po' di musica insieme
per la quarta volta, dal giorno in cui
si erano incontrati al Priorato. Bruno era
ancora sotto l'impressione dello stile musicale
di Floriana. L'archetto della fanciulla
sapeva esprimere tutto, con infinite sfumature:
passava dalle sonorit dolci, carezzevoli,
agli accenti della passione pi ardente,
ed era sempre carezzevole come gli occhi
della musicista.
Quando non sonavano, Bruno e Floriana
discorrevano. Floriana lasciava capire la
sua stanchezza della vita mondana, il suo
gusto per i godimenti spirituali e le commozioni
dell'arte. Diceva:
Parlatemi di voi, delle vostre opinioni,
di come considerate la vita.
E lo ascoltava con fervore sorridente, tenendo
fissi su lui quegli occhi nei quali egli
credeva di scorgere l'appello di un'anima in
cerca della verit.
Non scopriva nessuna civetteria in lei. La
sua grazia gli appariva naturalissima, e il
fondo di seriet del suo carattere gli sembrava
ogni giorno pi innegabile. Pensava:
Che abbia la fortuna di aiutare l'evoluzione
di quest'anima?
E a questo pensiero si sentiva inondare
dalla gioia. Gi gli pareva di vedere Floriana
credente, Floriana inginocchiata in
preghiera sotto le vlte di Santa Cecilia. Che
perfetta cristiana poteva essere, con quel
temperamento ardente e riflessivo, quella
bella intelligenza lucida, quel desiderio di verit!
Si recava alla Hermellire con quel pensiero
di apostolato, e se ne inebriava. Non
voleva arrestarsi al turbamento provato qualche
'volta stando vicino a Floriana, n all'ebbrezza
che gli veniva dalla sua voce, dal
suo sguardo, dal suo sorriso. Pensava:
 la giovinezza. Non  niente. Sono forte
e faccio del bene alla sua anima.
Oltre che nelle sedute di musica si erano
gi incontrati due volte al Priorato, all'ora
del tramonto. I loro colloqui conservavano
sempre il tono serio ed elevato della prima
volta; ma lasciando Floriana, Bruno portava
con s, nel suo sguardo abbacinato, un riflesso
della luce ardente che illuminava gli
occhi della fanciulla.
Alla domanda che ella gli rivolgeva quel
giorno, rispose:
- S, vado sempre ai ricevimenti a Varlaumont.
Il signor di Marges  per me un
amico carissimo e un consigliere.
- Oh, un consigliere! Non ne avete bisogno,
serio come siete. -
Rideva piano, guardandolo.
- Ne abbiamo bisogno tutti, in certe ore.
- Il conte di Marges  molto simpatico:
un vero tipo di gentiluomo; e sua moglie 
di una bellezza rara. Vanno molto d'accordo,
ho sentito dire.
- Moltissimo. -
Floriana si chin per cogliere un iris
giallo. Alcuni punti luminosi che penetravano
in quel punto nell'ombra del viale, le
illuminarono per un attimo la nuca, ne dorarono
i capelli fulvi.
- L'ha convertita veramente?
- Oh, del tutto!
-  una cosa molto bella. -
Pronunzi queste parole in tono pensoso.
Il suo sguardo divenne chiaro, sognante.
- Un uomo deve essere fiero di una simile
vittoria.
- Non  vero? - disse Bruno con slancio.
-  magnifico poter dire che oltre al
cuore della propria compagna si  conquistato
un'anima.
- Lo invidiate?
- Per questo, s.
- Soltanto per questo?... Non per altro?
Non di avere una moglie graziosa, che egli
ama e dalla quale  amato? -
Bruno balbett:
- Non so... non credo. -
Floriana tacque. Con la punta delle dita
accarezzava delicatamente la corolla gialla
dell' iris. Bruno, un po' oppresso, guardava
diritto dinanzi a s. Si chiedeva con angoscia
perch nel rispondere aveva provato un
turbamento cos profondo. Qualcosa era dunque
cambiato in lui dal giorno in cui, spontaneamente,
senza alcun rimpianto, egli offriva
a Dio il suo cuore, tutto l'essere suo
per servirlo nella via del sacerdozio?
Floriana riprese:
- Credo che ci andremo anche noi. Ismena
sta meglio, e speriamo che tra quindici giorni
sia completamente ristabilita. -
Continuarono a parlare, vagando a passi
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lenti per il giardino ombreggiato. Le api, ebbre
del succo dei fiori, ronzavano intorno a
loro. Bruno le scacciava dalla sua compagna.
In quel gesto la mano sfiorava continuamente
i capelli color oro vecchio che si
scompigliavano un poco e che odoravano di
ambra mista a violetta. Floriana rideva e
protestava con gaiezza:
- Lasciatele stare, non mi fanno niente. -
Tornarono a sedersi nel salottino, sul canap
sparso di cuscini di seta dai ricami
multicolori. Le tende abbassate intercettavano
l'ardore del sole. Nella penombra Floriana
appariva pi bianca e i suoi occhi avevano
una luce dolcissima. Dietro sua domanda,
Bruno le parl del suo libro. Ne
tratteggi il piano generale, si sofferm su
alcuni particolari, le chiese consiglio sopra
un punto che lo lasciava perplesso. Ella lo
interrogava, lo approvava, discuteva. Bruno
ammirava la sicurezza di quella intelligenza,
la sua cultura brillante e quel modo di esprimere
le cose che dava a ogni sua parola un
fascino espressivo molto particolare.
- Come mi comprendete! - disse.
Ella sorrise. Tra le dita faceva oscillare
l'iris giallo. Il suo sguardo non lasciava
Bruno.
- Sono felice di sentirvelo dire. Vorrei
capirvi ancora meglio. -
E soggiunse dopo un breve silenzio:
- Un punto di contatto manca tra noi, -
Bruno esclam con slancio:
- Mi pare che gi intravediate la luce! -
Le ciglia leggiere si abbassarono. Un lampo
di passione pass sotto quel velo.
- S... forse, - mormor Floriana.
Le sue dita si lasciarono sfuggire il fiore.
Bruno si chin per raccoglierlo, ma lei lo
ferm, posandogli una mano sul braccio.
- Lasciatelo stare. Appassisce. A me
piacciono soltanto i fiori freschi, i fiori viventi.
Questo ha gi vissuto.
- Era bellissimo.
- S; ma ve ne sono altri... Come? Andate
gi via?
- Gi? Ma, signorina, mi sono trattenuto
oltre la discrezione!
- Oh! Non sarete mai indiscreto. -
Anche lei si alz. Il vestito bianco ricadendo
in morbide pieghe ne modell la figura.
- Verrete domani al Priorato?
- Con mio gran dispiacere non potr. Ho
una riunione del Patronato.
- Che peccato! Non vi annoiano queste
cose? -
Bruno sorrise.
- Il compito  un po' arido, a volte, ma
mi interesso molto a quei ragazzi, a quei giovani.
Sono felice quando mi  possibile fare
loro un po' di bene.
- Fare il bene...  la vostra missione. -
Un dolce sguardo di riconoscenza avvolse
Bruno. Egli trasal di una gioia segreta che
gli s'irradi sul viso.
- Davvero, signorina, posso pensare che
per voi...? -
Ella fece due passi e gli prese la mano.
Sotto le scarpine di camoscio bianco il fiore
ancor fresco si afflosci con un leggero rumore
di cosa contusa.
- Potete dubitarne? Credete dunque che
un cuore disilluso di tutto e che vuol vivere
tuttavia, non senta l'effetto benefico di
un'anima come la vostra? Siete molto modesto,
voi; ci nonostante devo dirvi che
siete un soccorso immenso per un'anima
stanca, che soffre di un vuoto che niente 
riuscito a colmare. -
La mano calda stringeva quella di Bruno.
Egli ebbe uno di quegli abbagliamenti che
diventavano sempre pi frequenti quando si
trovava in presenza di Floriana.
- Mi date una delle pi grandi gioie della
mia vita! - disse con un ardore che gli fece
tremare la voce.
- Oh, spero che ne avrete altre, ancora
pi belle! -
La risata di Floriana trill leggera, aerea,
con soave sonorit. Ella si ritrasse un poco,
lasciando la mano di Bruno. Con un movimento
distratto il suo piede allontan il
fiore irriconoscibile. Bruno, mentre si dirigeva
verso la porta, lo incontr col tacco e
lo schiacci.
Uscendo, and a salutare i signori Jarlier e Ismena, seduti sotto i tigli del giardino;
ma non si trattenne. Gli altri membri
della famiglia gli erano di gran lunga meno
simpatici di Floriana.
Anzi provava una specie di risentimento
verso quei genitori, quando pensava che
quella fanciulla con tante belle doti doveva
a loro il vuoto della sua anima, l'assenza di
quella incomparabile corona della donna: la
fede, la piet.
Uscendo dalla Hermellire torn in fretta
verso Sarg. Accanto a Floriana dimenticava
l'ora. Don Rivors lo aveva pregato di fare
un'inchiesta su una famiglia povera stabilitasi
da poco in paese, e gli restava appena
il tempo necessario per assolvere quel compito
prima di andare a pranzo.
Attraversando la piazza della chiesa vide
sua madre che usciva da Santa Cecilia insieme
a Marta Loberel, la fidanzata di Luigi.
La signora Fervires indossava un abito grigio
argento che la faceva sembrare molto
giovane, ma nei suoi occhi persisteva un'ombra
e un pensiero fisso le aggrottava la fronte.
Vedendo Bruno venirle incontro, un sorriso
le rischiar il viso.
Il giovanotto strinse la mano a Marta e
scambi con lei qualche parola. Poi la signorina
Loberel si allontan per tornare a
casa.
Bruno chiese:
- Vai a casa, mamma?
- S, e tu?
- Io vado in via dei Mercati. Una commissione
per Giacomo. E sono in ritardo. -
Si avviarono sulla piazza tutta bianca
sotto la luce scottante di un sole da burrasca.
Le case sembravano riarse. A un rosaio
lungo il muro le rose gialle penzolavano, appassite.
La signora Fervires apr l'ombrellino.
- Che cosa hai fatto oggi, Bruno?
- Un po' di musica alla Hermellire.
- Ah! - ella disse soltanto.
Sbatt leggermente le palpebre, volse un
poco la testa e guard Bruno che le camminava
accanto. Il bel profilo del giovanotto
si disegnava nettamente nella luce calda che
ne dorava la carnagione pallida. Il corpo
snello aveva un'eleganza naturale e nei suoi
movimenti vi era sempre un'armonia disinvolta,
non ricercata.
La madre pens:  un bel ragazzo, ma
il suo cuore non ne prov nessun orgoglio,
e un fremito turb il suo viso.
- Che cosa avete sonato?
- Beethoven e Schumann. La signorina
Floriana  veramente un'artista squisita,
cara mamma.
- Deve esserlo davvero, perch tu ti scomodi
tanto spesso per lei, tu che fino a ora
rifiutavi ogni impegno mondano. -
Sorrideva, ed egli non si accrse che quel
sorriso era forzato, n della leggera ansia
dell'accento.
- S, lo confesso,  un vero piacere accompagnarla
e udirla. Non conosco nessuno,
qui, che possieda a tal segno l'arte di esprimere
con la musica tutti i sentimenti.
- E discorrete insieme?
- S, di argomenti molto seri. La credo
attratta dalla nostra fede, mamma.
- Te lo ha detto?
- Me lo ha lasciato capire.  una bell'anima
sincera. -
La signora Fervires disse con una certa
ironia:
- La conosci da tanto poco, e sei gi cos
sicuro di questo? Ci vuole tempo per giudicare
un'anima, e soprattutto un'anima femminile. -
Bruno mormor, pensoso:
-  vero. Un'anima femminile... s, 
sempre un po' un enigma. -
Passavano dal sole accecante all'ombra di
una strada. Bruno guard la madre e sorrise
con tenerezza agli occhi limpidi alzati
verso di lui.
- Non la tua, per, mamma. Credo che
l'anima di una madre non abbia misteri per
i propri figli. -
Ella fece un leggero cenno con la testa.
- S. Ma sono altri misteri. -
Rimase un attimo in silenzio, poi soggiunse:
- Misteri che non nascondono pericoli. -
Altre parole le venivano alle labbra, ma
non le disse. Tuttavia in fondo allo sguardo
sereno rimase l'inquietudine, come una lampada
velata che il suo cuore di madre non
osava ancora scoprire, ma che vegliava.

Capitolo 7.

Il giorno del garden-party offerto dai castellani
di Varlaumont, molti vestiti chiari
rallegravano il vecchio parco. Risate argentine
risonavano sotto gli alberi folti, immersi
nell'oro ardente del sole estivo. Elena
di Marges, vestita di bianco, andava da uno
all'altro ospite, ammirata da tutti.
- La contessa di Marges  davvero ideale!
- disse Floriana alla piccola corte di giovanotti
che l'attorniava.
Un giovane ufficiale esclam:
-  ammirevole che ci sia detto da una
bella donna. -
Ella ribatt:
- Ci sono delle belle donne sincere, signore.
- Me ne accorgo, signorina, e questo 
per voi un pregio di pi. -
Ella sorrise sfiorando con uno sguardo indolente
i suoi ammiratori. Bruno non era
tra quelli. Arrivato un po' in ritardo, era
venuto a salutarla, poi, vedendola cos circondata,
si era ritirato. Ora stava parlando
in mezzo a un gruppo di uomini, o meglio
lanciava ogni tanto qualche monosillabo nella
conversazione. Suo malgrado la sua attenzione
non si distoglieva dal gruppo dove
ogni tanto trillava la deliziosa risata di Floriana.
Sentiva sorgere in s una specie d'irritazione.
Una volta ella gli aveva detto che
i giovanotti di quel genere l'annoiavano. Eppure
non faceva niente per sottrarsi ai loro
omaggi! Sorrideva, chiacchierava con brio,
li incantava tutti col suo fascino. Quel giorno
sua sorella e lei non erano in mezzo lutto.
La maggiore indossava un vestito bianco, leggero,
a grandi fiori color smeraldo; sui capelli
ondulati un cappellino di paglia verde
formava come due ali che dondolavano a
ogni suo movimento. Era il punto di mira
di tutti gli sguardi e le invitate della contessa
di Marges non lesinavano le critiche
su quell'abbigliamento eccentrico, tanto pi
che esso donava moltissimo a Floriana.
Bruno provava un'acuta sofferenza nel vederla
cos oggetto dell'attenzione generale.
Indovinava le riflessioni che venivano fatte,
alcune delle quali, del resto, gli erano gi
giunte all'orecchio. Ritornava col pensiero
agli ultimi quindici giorni trascorsi. Cinque
volte era andato alla Hermellire, tre volte
aveva incontrato Floriana al Priorato. Che
conversazioni piacevoli ed elevate! Che scambio
di pensieri intimi! Gli pareva di vedere
quell'anima fare ogni giorno un passo verso
la verit. Gli pareva di esserne in possesso,
di stare per condurla a Dio. Ella gli diceva:
Parlate ancora! Mi fa tanto bene ascoltarvi!.
Lo ascoltava infatti con una specie di
avido fervore, che le accendeva gli occhi come
una fiamma ardente. Ed egli si sentiva divorare
ogni giorno di pi dallo zelo. Quell'anima
egli la voleva! Che preziosa conquista
sarebbe!
Ma oggi la Floriana ch'egli conosceva sembrava
svanita. Egli aveva davanti agli occhi
una ragazza civettuola, vestita in modo ardito
che poco prima, quando si era inchinato davanti
a lei, lo aveva appena guardato. La
pretesa stanchezza della vita mondana era
dunque una menzogna? Erano menzogne le
aspirazioni a una vita seria e l'interesse apparentemente
ogni giorno pi vivo per le
questioni religiose? Menzogne anche le parole,
i sospiri, le confidenze?... Tutto, tutto?
Per lei tutto ci era stato soltanto un divertimento
di pi, un piccolo divertimento
da dilettante. E oggi ne era stanca. Con
calmo sprezzo metteva Bruno da parte.
Egli cercava di persuadersi.
No, non  possibile! Era veramente seria
quando mi parlava cos.
Ricordava le ore passate con lei nell'intimit
del salottino dove aleggiava il suo profumo,
rivedeva i moti della sua fisonomia, i
suoi sguardi, i suoi sorrisi. Guardandola,
ora s'inebriava di nuovo nel ricordo di tutto
quello che in ogni incontro con lei lo cullava
in una lenta e progressiva ebbrezza; e in pari
tempo tutto il suo essere sussultava sotto la
stretta, di una sofferenza sconosciuta.
- Caro amico, mi sembri molto distratto!
- gli disse il conte di Marges poco dopo,
quando si trovarono per un istante soli.
- No... s, pu darsi. -
Enrico lo fiss con uno sguardo penetrante.
- Che cos'hai?
- Ma... niente. -
Enrico fece un gesto incredulo, ma non
insist. Bruno si allontan, cammin per i
prati, fermato ogni tanto da amici con i
quali scambiava qualche parola, ma sempre
con la stessa aria assente e sempre seguendo
con lo sguardo le due alette verdi che si agitavano
sopra i capelli fulvi.
And infine a sedersi accanto a sua madre,
nel momento in cui i domestici circolavano
con i rinfreschi. Ella non gli chiese
come Enrico: Che cos' hai?, ma lo guard
con segreta commozione.
- Come sono graziosi tutti quegli abiti
chiari in mezzo al verde! - ella disse.
- Veramente graziosi. -
Il silenzio cadde tra loro. Troppi pensieri
occupavano la mente di entrambi; le frasi
comuni morivano prima di essere state pronunziate.
La signora Fervires conservava
tuttavia l'aspetto sereno. Tra le dita stringeva
un fazzolettino ricamato: unico segno
del turbamento interiore.
Enrico si era avvicinato al gruppo che circondava
Floriana. Questa lo chiam, ed essi
parlarono per qualche istante. La fisonomia
della signorina Jarlier manifestava una viva
attenzione. Si alz di colpo con un gesto
che voleva dire: andiamo, e si allontan
verso un viale del parco in compagnia del
castellano.
- Il signor di Marges far vedere alla signorina
Jarlier il laghetto delle fate, - disse
la signora Fervires.
Bruno mormor:
- Senza dubbio. -
Seguiva con gli occhi le due figure eleganti
che si movevano nel viale ombreggiato.
Il vestito bianco a fiori verdi ondeggiava in
pieghe armoniose al ritmo lento del passo.
Le ali verdi, a quella distanza, prendevano
toni pi pacati accanto all'oro ardente dei
capelli. Floriana e il conte di Marges discorrevano.
Spesso Enrico, pi alto di lei,
chinava l'agile figura verso la fanciulla.
Oppure ella alzava la testa, e allora il suo profilo
appariva per qualche istante.
Bruno li guardava e non vedeva pi che
loro. Si sentiva invadere da un'amara irritazione.
Pensava:
A me avrebbe dovuto chiedere di mostrarle
il laghetto. Gliene raccontai l'altro
giorno la leggenda! Ma no, preferisce avere
per cicerone il conte, quel gran signore tanto
seducente!
Mai pensieri simili erano venuti alla mente
di Bruno. Ma era troppo abituato a sorvegliare
la propria coscienza, per non riprendersi
subito e stupirsi di un simile traviamento.
Si chiese meravigliato:
Perch questo rancore contro di lei, contro
di lui?  naturalissimo che Enrico, come
padrone di casa, mostri a un' invitata la
sua dimora, ed  giusto che la signorina Jarlier
si sia rivolta a lui piuttosto che a un
altro, sapendo che un proprietario  sempre
contento che i suoi ospiti ammirino ci
che gli appartiene.
Sotto un boschetto, i musicisti preludiavano
un'aria di danza. Le coppie si formarono.
Luigi pass dando il braccio alla fidanzata.
Sorrideva. La stessa gioia tranquilla
illuminava la sua fronte e gli occhi
seri di Marta.
Bruno non ballava. Seguiva con sguardo
distratto le coppie che volteggiavano. Il suo
pensiero era lontano: cercava il significato
del malessere che da qualche istante gli torturava
l'anima.
Il conte di Marges e Floriana riapparvero
nel viale. Camminavano lentamente, sempre
discorrendo. La breve passeggiata aveva dato
un po' di colore alle guance di Floriana.
Enrico sembrava allegrissimo e aveva, quel bel
sorriso che rendeva ancora pi piacevole la
sua fisonomia, spesso un po' fredda se trattava
con persone estranee. Giunti presso le
altre coppie Floriana prese il braccio del giovane
castellano ed entrambi si unirono alla
danza.
Bruno non li lasciava con gli occhi. Osservava
con avida attenzione la loro grazia, la
loro elegante agilit. Le qualit fisiche di
Enrico non lo avevano mai colpito come quel
giorno. Senza dubbio Floriana doveva essere
orgogliosa di un simile cavaliere e il conte
non poteva fare a meno di apprezzare il fascino
di quell' intelligenza femminile, bench
egli disapprovasse i modi un po' troppo liberi
della signorina Jarlier.
Passarono un momento vicini alla signora
Fervires e a Bruno. Un raggio di sole fece
scintillare la collana di opali di Floriana.
Bruno chiuse gli occhi un istante. Il dolce
luccichio delle pietre lo aveva abbacinato?
Oppure lo sguardo scintillante che era filtrato
furtivamente tra le ciglia leggiere? Oppure
il sorriso enigmatico delle labbra rosse?
Si sent percorso da un brivido. Si chiese:
Che cosa mi succede?
E si alz, senza accorgersi che la madre lo
guardava. Aveva bisogno di muoversi, di calmare
i nervi tesi.
- Vado a fare due passi, - disse.
- S, fai bene. Vai pure, ragazzo mio. -
La signora Fervires lo guard allontanarsi.
Alcune piccole rughe si formarono attorno
ai suoi occhi tristi e inquieti. La vecchia
signora Aug, seduta accanto a lei, le
parl, ed ella rispose con voce calma, stringendo
sempre tra le mani il fazzolettino ricamato.
Sorrideva, ma soltanto con le labbra,
e con mlto sforzo. Aveva la mente
altrove.
Il dottor Harte passando prese Bruno a
braccetto.
- Andiamo a fare due passi? Ne ho abbastanza
di questa confusione; e voi?
- Io ne ho fin sopra i capelli. -
Il dottore lo guard ridendo.
- Lo avete detto con una tale convinzione!...
Decisamente, non siete mondano.
- Affatto. Queste feste sono proprio stupide,
e anch'io mi ero alzato per andare a
far due passi nel parco.
- Ebbene, andiamoci insieme, volete? -
Bruno assent subito. Preferiva non restare
solo con i propri pensieri, stordirsi
nella conversazione, rimettere a pi tardi
l'esame che sapeva ineluttabile: l'esame
della sua anima turbata e sconvolta da tutte
le strane impressioni di quel pomeriggio.
Quando ritornarono, dopo una lunga passeggiata
sotto gli alberi accarezzati dalla
luce morente, gli ospiti di Varlaumont cominciavano
ad andar via. Floriana rideva in
mezzo a un gruppo di giovani. Offriva tutto
il vivente candore del viso alla luce della
sera e al venticello fresco che portava gli
effluvi dei giardini. Scorgendo Bruno, gli
and incontro con quel passo deciso e indolente
nello stesso tempo, che le era particolare.
- Fate il bel tenebroso? - chiese con un
sorrisetto ironico.
Egli s'irrigid contro la commozione fremente
che lo invadeva e rispose piuttosto
secco:
- Affatto, signorina; ma i divertimenti
mondani non sono il mio forte, e preferisco
fare una passeggiata in questo parco meraviglioso
del quale non mi stanco mai.
- Meraviglioso davvero. Il conte di Marges
mi ha mostrato il laghetto di cui voi mi
raccontaste la leggenda. Abbiamo parlato
molto di voi. Mi ha detto anche che il vostro
nome, Bruno, che mi pare cos deliziosamente
antiquato, vi viene da un fratello
del signor Fervires che  frate. Non c'
nome che vi si addica meglio; siete quasi un
frate laico. -
Parlava in tono serio, ma aveva negli occhi
un lampo di leggero sarcasmo.
Bruno rabbrivid internamente. Abbass
un po' le palpebre come poco prima, e rispose,
cercando di prendere un tono indifferente:
- Esagerate. Ma vorrei che diceste il
vero. -
Ella fece un risolino che le socchiuse appena
le labbra. Sul candore palpitante del
collo lampeggi il riflesso bluastro delle opali.
Alz lentamente la mano e la pos sul
braccio di Bruno.
- Non lo vorrei, giacch allora trovereste
troppo profane le nostre simpatiche sedute
musicali e le nostre conversazioni. Verrete,
uno di questi giorni? -
Egli rispose evasivamente:
- Non so. -
Alz le palpebre quasi senza volerlo e trasal
di nuovo incontrando lo sguardo scintillante di Floriana.
- Come, non lo sapete? Ma io vi voglio!
Abbiamo dei nuovi brani da provare. Conto
su voi, signor Bruno. -
La mano si appoggiava un po' di pi, suadente.
Era calda sotto il guanto chiaro, e
Bruno ebbe l'impressione che quel calore,
penetrando attraverso la manica del suo
vestito, gli s'insinuasse nelle vene, fino al
cuore.
Floriana ripet con un sorriso pensoso:
- Signor Bruno... mi piace chiamarvi
cos. Il vostro nome mi piace. Non vorrei
assolutamente che ne aveste un altro. -
Il suo sguardo era tutto una carezza.
Quello di Bruno vi si perse per qualche
istante con ebbrezza; ed egli rispose come un
automa:
- Ma s, verr alla Hermellire, s'intende. -
Una pressione pi lunga della mano fine
lo ringrazi.
- Siete il pi simpatico degli amici. A presto. -
Si allontan per raggiungere la sorella
che, poco prima rossa e animata, ora sembrava
non potersi pi reggere in piedi. I Jarlier
si accomiatarono subito dai castellani.
Poco dopo questi si ritrovarono soli con
alcuni intimi, tra i quali i Fervires, che
restarono l a pranzo.
La signora di Marges si avvicin alla signora
Fervires, parlarono insieme un momento,
poi Enrico le raggiunse e scambi con
loro qualche parola. Bruno si era seduto
accanto al fratello e a Marta Loberel e li
ascoltava con aria distratta, prendendo parte
alla conversazione con qualche frase gettata
l ogni tanto.
Cercava di interessarsi ai loro discorsi per
non sentire quel malessere che aumentava,
che gli faceva battere febbrilmente le arterie,
come se un imminente pericolo lo sovrastasse.
Enrico si avvicin e si sedette accanto a
loro.
- Il ricevimento  andato bene, vero?
- Benissimo, - rispose Marta. - La signora
e voi avete un modo di ricevere veramente
squisito. Nessuno sa esercitare l'ospitalit
come a Varlaumont! -
Luigi soggiunse:
- Questo  anche il mio parere, ed  il
parere di tutti. Me lo diceva poco fa anche
il signor Jarlier.
- Avrei fatto volentieri a meno d'invitare
quei vicini.
- S, il padre non  simpatico, le ragazze
hanno modi troppo liberi e sono anche molto
civette, specialmente la minore.
- Specialmente? Credi davvero cos, mio
caro? S, in apparenza lo  forse di pi; 
pi pazzerella, pi frivola, molto maleducata
insomma. Ma la maggiore  infinitamente
pi pericolosa. Ho voluto studiarla
un poco: per questo le ho offerto di condurla
fino al laghetto. Abbiamo chiacchierato.
 molto intelligente, deve anche essere
seria quando vuole, e ha senza dubbio
una forte volont che sa osare tutto per raggiungere
uno scopo. Il giorno in cui quella
ragazza avr un'ambizione o una passione,
niente la tratterr. Possiede tutti i segni
della civetteria pi terribile: quella che si
nasconde. -
Il giorno, morendo, diventava roseo. Il
vestito bianco della signora di Marges prendeva
toni di aurora.
Il pallore della signora Fervires si illuminava
di un riflesso purpureo. Gli occhi
color nocciola, inquieti e teneri, tornavano
senza posa su Bruno. La madre non
capiva le parole che venivano scambiate, ma
pensava:
Che cosa dicono in questo momento? Il
signor di Marges parla forse di  lei ? Bruno
cambia viso... guarda il signor di Marges.
Ora parla... che dice?
Alle ultime parole di Enrico, Bruno era
arrossito, rispose quasi con violenza:
- Davvero, non ti riconosco pi! Non 
tua abitudine dare simili giudizi. E qui il
fatto  ancora pi strano perch si tratta di
una ragazza molto per bene. Nella sua condotta
non c' niente che possa autorizzare
un'accusa di questo genere. Che sia un po' civetta
pu darsi; l'educazione ricevuta, l'ambiente
nel quale  vissuta devono esserne la
causa, perch invece come carattere  seria,
sincera, e l'attirano molto le idee nobili e i
sentimenti elevati. Insomma  senza dubbio
una donna non comune, te lo posso affermare,
perch ora la conosco. -
Enrico rispose tranquillamente:
- No, non la conosci. -
Guardava l'amico con quell'aria sicura e
riflessiva che prendeva nelle ore gravi della
vita. E soggiunse, prevedendo il gesto di protesta
gi abbozzato da Bruno:
- Non sei fatto per conoscere le donne,
quel genere di donne, amico mio. Un antico
avrebbe detto che sono uscite dal connubio
della sfinge e della sirena. Ci le dipingerebbe
benissimo. Tu, che hai sempre sfuggito
il mondo, non puoi conoscerle. Credo
che costituisca un pericolo per chi non  destinato
a vivere nella solitudine di un chiostro.
 bene essere avvertiti del pericolo, per
diffidarne. -
Il rossore si accentu sul viso di Bruno.
Una commozione improvvisa, gli fece scorrere
pi forte il sangue nelle vene e tremare
le mani.
Disse con voce un po' roca:
- Credo che tu sbagli molto sul suo
conto. -
Il sangue si era gi ritirato dal suo viso
lasciandolo pallidissimo. Egli non prese pi
parte alla conversazione, e durante il pranzo
si sforz per pronunziare qualche parola, per
inghiottire qualche boccone. Non appena i
padroni di casa e gli ospiti furono passati
nel salotto o si furono dispersi sul piazzale
o nel parco, scivol fuori e s'inoltr per un
viale.
Si era alzato un po' di vento. Le foglie si
movevano con un rumore leggero, come un
fruscio di seta. Una luce incerta permetteva
di dirigersi nel buio, ma non raggiungeva il
folto dei boschetti che restavano oscuri.
Bruno si ferm in una piccola radura e si
sedette sopra una panchina. Chin il busto,
appoggi i gomiti sulle ginocchia e si copr
con le mani il viso scottante. Allora si pose
di fronte alla verit intravista poco prima,
quando Enrico aveva parlato. Un brivido di
ebbrezza fece tremare tutto il suo essere.
Mormor:
- Non  possibile! Non  possibile! -
E si sent stringere dalla paura, la paura
dell'amore che aveva fino allora ignorato e
che scopriva a un tratto nel suo cuore vergine,
di cui aveva fatto implicito dono a Dio.
 
Capitolo 8.

La settimana che segu fu particolarmente
calda e bella. Bruno fece due lunghe escursioni
con i giovani dei quali si occupava, e
il resto del tempo lo pass lavorando, con
una febbre da lui sconosciuta fino ad allora.
Non voleva pensare. Il suo cuore sconvolto
chiedeva il silenzio della solitudine interiore,
dove Dio solo doveva avere accesso.
Non era ritornato alla Hermellire e aveva
deciso di trovare un pretesto qualsiasi per
evitare di essere presente alla serata che sua
madre avrebbe dato otto giorni dopo il ricevimento
di Varlaumont. Era necessario che
non la rivedesse prima di aver rafforzato
l'anima sconvolta da quella crisi morale.
Ma la visione conturbante, scacciata quasi
con facilit i primi giorni, ritornava pi frequente.
Un certo passo del lavoro in via di
esecuzione era stato sottoposto al giudizio di
Floriana; una certa idea era stata discussa
con lei. Quando dalla finestra aperta entravano
gli effluvi dell'estate, egli involontariamente
pensava al profumo penetrante cos
spesso respirato vicino a lei. Allora riviveva
le ore dolci trascorse a parlarle, ad ascoltarla,
a guardarla. Durante quelle conversazioni
intime il cui tono serio ne celava il
pericolo, egli s'inebriava senza accorgersene.
Un giorno pens:
Forse, se avessi potuto continuare l'avrei
condotta a Dio. Checch ne dica Enrico, la
credo sincera e di animo elevato. Poi, mi
ascoltava con tanta attenzione!
Soffriva, senza voler guardare in faccia la
propria sofferenza e confidarla a coloro che
l'amavano. Questa volta la sua abituale confidenza
nella madre, in don Rivors, nel vecchio
curato di Santa Cecilia suo confessore,
gli faceva difetto. Ritardava l'ora in cui
avrebbe dovuto render conto di quella sorpresa
del cuore e dire: Ho peccato per
presunzione. Mi credevo forte e ho trascurato
gli avvertimenti dei nostri Libri Santi.
Eppure sentiva che solo quella confessione
gli avrebbe reso la pace, dissipando il fantasma
incantato.
Lo sguardo chiaroveggente della madre
leggeva nell'anima di Bruno. La conosceva
bene, quell'anima limpida e vibrante da lei
stessa modellata alla virt, fervente, fattiva,
e orgogliosa. S, sottilmente orgogliosa. Una
donna era venuta e l'aveva a poco a poco
inebriata di parole adulatrici, di sorrisi, di
fascino subdolo. Negli occhi del figlio la signora
Fervires aveva seguito quasi giorno
per giorno, e specialmente in quell'ultima
settimana il cammino della sua anima. Allora
aveva confidato i propri timori a don
Rivors e a Enrico di Marges. Questi aveva
detto:
- Lo sospettavo; ma penso io ad aprirgli
gli occhi. Se vede il pericolo, lo fuggir. -
Era fatto. La signora Fervires aveva sperato
che allora Bruno si confidasse con lei,
cercasse un aiuto contro se stesso in quel
cuore materno al quale fino ad allora non
aveva nascosto niente. Ma egli taceva. Non
confidava alla madre il segreto sorpreso da
lei la sera in cui, dopo aver incontrato per
la prima volta Floriana al Priorato, era tornato
a casa ancora abbagliato dalla lucentezza
ardente del suo sguardo.
La signora Fervires racchiuse nel suo intimo
il dolore causato da quella mancanza
di confidenza del figlio prediletto che un
giorno le aveva detto (ed era trascorso cos
poco tempo!): Tu sei la mia seconda coscienza!.
Soltanto una leggera alterazione
del viso, un riflesso di malinconia negli occhi,
potevano denunziare il suo dispiacere a
uno sguardo molto osservatore. Luigi se ne
accrse, ma non disse niente. Anche lui aveva
capito ci che avveniva nel fratello. Tuttavia
al suo carattere serio, capace di grande
dedizione ma un po' chiuso nella vita corrente,
ripugnava di provocare delle confidenze
che egli stesso non avrebbe fatte volentieri,
neppure a un fratello. Eppoi, lui che
era sempre stato molto calmo nei suoi affetti,
giudicava che quella fosse soltanto una nube
nel cuore di Bruno, una nube che la piet
fervente del fratello minore sarebbe bastata
a dissipare ben presto.
La signora Fervires non si trovava nelle
migliori disposizioni per occuparsi dei preparativi
della serata, data ogni anno nell'anniversario del suo
matrimonio. Era una
tradizione alla quale il signor Fervires teneva
molto. E fino ad allora sua moglie,
bench non amasse la vita mondana, aveva
appagato con poca fatica questo desiderio
del marito. Per la prima volta quell'obbligo
le parve molto pesante; ma vi si pieg col
suo solito calmo coraggio, pensando soltanto
con terrore che sarebbe stata costretta a invitare
gli abitanti della Hermellire e che
Floriana sarebbe certamente venuta.
Due giorni prima della serata, Bruno,
avendo finalmente trovato il pretesto cercato
per non assistervi, and a tavola con l'intenzione
di avvertire di ci i genitori. Accanto
a lui sua madre spiegava con gesto
distratto il tovagliolo. Suo marito chiese:
- Dov' Clara?
-  ritornata in questo momento e sta
cambiandosi il vestito. Le avevo detto che
ritornando da Varlaumont si fermasse alla
Hermellire per chiedere notizie della signorina
Ismena. L'hanno un po' trattenuta e ha
fatto tardi.
- Quella pazzerella  ancora ammalata?
- S, anzi  molto ammalata. Si stanc
molto a Varlaumont. Stamattina ho ricevuto
un biglietto della sorella, in cui mi informa
che n sua madre n lei potranno
venire alla nostra serata. Per questo, non
potendo andare io stessa, alla Hermellire,
ho mandato Clara.
- Ah, ah! Non avremo dunque la bella
Floriana? Ebbene, non me ne dispiace. Non
 tipo per noi. Il padre poi, non mi piace
affatto. -
La signora Fervires lanci uno sguardo
di sottecchi verso Bruno. Questi mangiava
la minestra con calma e sembrava indifferente
a ci che si diceva. Ma pensava:
 inutile che me ne vada, giacch lei non
ci sar.
Due giorni dopo, in piedi accanto al padre
e a Luigi, accoglieva insieme con loro gli
invitati dandosi premura del benessere di
tutti con quella cortesia tranquilla che aumentava
l'attrattiva della sua persona.
- Caro Bruno, conducetemi in un cantuccio
dove non si balli, - gli chiese la signora
Aug.
- Volete venire nel salottino, signora? Ci
starete benissimo. -
Con la vecchia signora al braccio egli entr
nella stanza debolmente illuminata, dove
le sedie erano disposte per la conversazione
intima. La signora Aug lo trattenne a lungo.
Lo aveva visto nascere e gli voleva molto
bene. Bruno, dal canto suo, ne apprezzava
la bont, lo spirito originale e divertente e
l'animo soccorrevole verso ogni miseria. Si
attard dunque con lei. Quando a malincuore
lasci il sadottino, gi erano cominciate le
danze nella stanza vicina e perfino nella sala
del biliardo.
Tuttavia, arrivava ancora qualche persona.
La signora Fervires, in piedi, stringeva
la mano ai nuovi venuti. Le sue labbra
avevano un leggero tremito nervoso che si
accentu quando vide Bruno fermarsi e cambiar
viso nello scorgere Floriana accanto a
suo padre.
Egli and loro incontro, s'inchin dinanzi
a lei e prese la mano che ella gli porgeva,
senza stringerla.
- Non vi aspettavamo... non speravamo
di vedervi.
- Ismana sta un po' meglio da stamattina
e ha voluto assolutamente che si venisse.
Cos, temendo che le tornasse la febbre se
rifiutavamo di appagare il suo capriccio, mio
padre ed io ci siamo decisi a fare una breve
apparizione da voi. -
S'interruppe un istante, poi soggiunse:
- Vi ho aspettato tutta la settimana. -
Il rimprovero dello sguardo era dolce come
il tocco leggero di un fiore.
Bruno si turb, balbettando la scusa preparata:
- Ho avuto molte occupazioni urgenti
che non prevedevo. Non mi  stato possibile.
Mi  dispiaciuto molto, credetelo. -
Ella sorrise ed ebbe uno sguardo che voleva
dire: Ne riparleremo. Clara le veniva
incontro. Le due ragazze si allontanarono
insieme, e Bruno and a rifugiarsi nello
studio del padre trasformato in sala da
giuoco.
Alcuni giocatori erano seduti intorno ai
tavolini di bridge. Il dottor Harte alzandosi
chiese:
- Volete prendere il mio posto, Bruno? -
Accett volentieri. Cos la mente intenta
alle combinazioni del giuoco non avrebbe vagato
altrove. Ma non riusciva a coordinare
le idee, tanto che alla fine suo padre, che
era suo compagno di giuoco, fin col dirgli
spazientito:
- Mio caro, stasera hai la tua nebbia di
poeta negli occhi.  una cattiva disposizione
per giocare a bridge come si deve. Fai degli
sbagli colossali! -
Bruno si scus e poco dopo smise di giocare.
Entrando nella sala del biliardo vide
Floriana seduta in disparte, che discorreva
senza brio con due giovani signore. Non ballava.
A ogni invito rispondeva:
- No, grazie, oggi no; sono ancora preoccupata
per mia sorella. Eppoi andiamo via
tra poco. -
Il suo viso rimaneva serio, quasi pensieroso.
Era vestita molto pi semplicemente
del solito, con un abito di morbida seta
bianca, e non portava gioielli. Cos aveva
l'aria pi giovane e meno appariscente.
Con un gesto leggero chiam Bruno.
- Siete occupato?
- Veramente... no, signorina.
- Accompagnatemi dunque in giardino.
Qui si soffoca! -
Egli trasal leggermente.
- Ma... stasera fa fresco; prenderete
freddo.
- Oh, non mi fa paura! Andate a prendere
la mia sciarpa in anticamera, per favore.
Una sciarpa di velo rosa ricamata a
fiori d'argento. -
Egli si allontan pensando con angoscia:
Come rifiutare? Impossibile.
Ma sapeva, dal battito del suo cuore, di
andare incontro al pericolo.
Mentre ritornava con la sciarpa in mano,
incontr Enrico di Marges. Questi lo ferm.
- Dove vai, Bruno?
- A portare questa alla signorina Jarlier
che vuole andare in giardino. -
Enrico appoggi la mano sul braccio di
Bruno, guardandolo bene in faccia.
- Stai attento! -
Bruno arross, si sent ferito nell'amor
proprio e rispose secco:
- Non sono un bambino e so quello che
faccio. -
Si allontan da Enrico ed entr nella sala
del biliardo. Floriana, vedendolo, si alz,
prese la sciarpa e se la mise lentamente sulle
spalle bianche che presero un riflesso roseo.
- Andiamo, - disse prendendo il braccio
di Bruno.
Da una delle vetrate uscirono nel giardino
illuminato da lanterne multicolori. Alcune
coppie, che desideravano sfuggire il caldo
dei salotti, li avevano preceduti. Floriana
disse:
- Andiamo pi lontano; staremo meglio. -
Giunsero alla pergola ricoperta di clematidi.
Clara vi aveva disposto soltanto qualche
lampioncino rosso, e quella luce, attenuata
da un raggio di luna, produceva un
effetto suggestivo.
- Come si sta bene qui! - disse la voce
profonda di Floriana.
Si sedette su una panchina, in fondo alla
pergola. La luce giungeva l come un riflesso.
Bruno, in piedi davanti a Floriana,
mormor:
- Sembrate un'apparizione irreale, in
questa luce di sogno. Siete tutta bianca;
anche i vostri capelli hanno un colore pi
tenue, dei riflessi di chiaro di luna un
po' rosei.
- O poeta! -
Fece quella risatina leggera, dolce, che egli
aveva udito l per la prima volta. Per un
momento rimase zitta, con gli occhi alzati
su Bruno, sorridente, lasciandosi contemplare.
Poi tese la mano verso il posto libero
accanto a lei, sulla panchina.
- Sedete qui. Vorrei parlarvi. -
Egli obbed. Una gioia inebriante e il terrore
di provare un simile turbamento si mescolarono
in lui, serrandogli il cuore in una
stretta che non avrebbe saputo definire se
di dolore o di gioia.
- Ora guardatemi, signor Bruno... cos,
bene in faccia, e ditemi perch questa settimana
non siete venuto. -
Egli cerc di distogliere lo sguardo, ribattendo
con voce cambiata:
- Ve l'ho detto, signorina,... le mie occupazioni...
-
Essa lo interruppe posandogli una mano
sulla sua.
- No, non ripetete questa frase. Non perdete
la vostra bella abitudine di sincerit.
Le occupazioni non sono state pi numerose
di quelle delle settimane precedenti; ma a
Varlaumont avete creduto di scoprire una
Floriana diversa da quella che conoscevate,
una Floriana civettuola, che non vi  piaciuta.
E vi siete allontanato da lei.
- Signorina!
- Lasciatemi parlare. Voglio che non ci
siano malintesi tra noi e sar molto franca.
Civetta sono stata prima di conoscervi, come
sono tutte le ragazze molto mondane, educate,
come fui educata io, senz'altra guida
che una certa onest di principii, sufficiente
talvolta a evitare gravi passi falsi, ma non
a dare a tutta la vita quella bella dignit
di cui mi parlavate un giorno, riferendovi
a vostra madre. Vi ho incontrato, ho parlato
con voi, e il desiderio indefinito di qualche
cosa di pi perfetto, di migliore, che era
dentro di me sotto la frivolezza esteriore, si
 rivelato nettamente. La mia vita anteriore
mi si  svolta dinanzi agli occhi, con le sue
meschinerie, la sua vacuit, il vano bisogno
di omaggi. Voi mi avete svelato la mia miseria,
mi avete dischiuso la porta dell'Eden,
e, guidata da voi, ero pronta a penetrarvi.
Poi, l'altro giorno, a Varlaumont, non so
quale spirito infernale mi ha spinta, a ritornare
a quelle abitudini che credevo ormai
vinte per merito vostro. Sono stata un poco
leggera, e voi mi avete subito disprezzata;
avete pensato: Non  la donna che credevo. -
La mano di Bruno afferr quella di Floriana
e la strinse.
- Oh, s, s, siete come credevo!... Per
dirmi tutto cos semplicemente, con questa
incantevole sincerit! Vi ho disprezzata? Ah,
no! Ma ho sofferto. Mi facevate cadere dall'alto
del mio sogno, del mio bel sogno.
- Quale? -
Con un movimento appena percettibile
essa gli si avvicin.
Il velo rosa ondeggi e i fiori d'argento
scintillarono come stelle. Bruno disse a voce
bassissima:
- Quello di condurvi alla mia fede. -
Sent trasalire la mano di Floriana nella
sua.
- Era questo che volevate?... S, avreste
potuto farlo. A contatto con la vostra anima
fervente, la mia gi sbocciava. Sono cos
stanca a volte! Ho sete di felicit. E vi conobbi.
Voi portavate la gioia scritta, sulla
fronte, la gioia che io sognavo, che non 
quella del mondo in cui ho vissuto fino ad
ora. Mi parlaste della vostra fede, mi diceste:
Se sapeste come sono felice!.... Vi
ascoltavo, ed ero conquistata ogni giorno
di pi. Capivo che se aveste voluto sarei diventata
vostra discepola. Poi, a un tratto,
mi avete abbandonata. Quegli otto giorni in
cui non vi ho visto n udito, ho avuto l'impressione
di essermi sperduta per sempre in
un'arida solitudine. Dopo avermi mostrato
un angolo di cielo, dopo avermi abbeverata
con un po' d'acqua pura... vi ritirate lasciandomi
nella miseria. -
Parlava lentamente. La sua voce aveva
delle inflessioni profonde, di una dolcezza
vellutata, che a volte si spezzavano. La sua
mano tremava nelle mani di Bruno, e sotto
le ciglia un po' abbassate il fulgore dello
sguardo appariva come velato di lacrime.
Bruno, sconvolto dalla commozione, balbett:
- Signorina!... Ma no, io non mi ritiro.
Sono sempre pronto ad aiutarvi... Anzi, ne
sono felicissimo.
- Come siete buono a dirmelo! -
Le ciglia si alzarono e Bruno si accrse di
non essersi ingannato: vide che i begli occhi
di Floriana erano pieni di lacrime.
- Io, io vi faccio piangere?... Oh, signorina! -
Floriana sorrise con le labbra e con gli
occhi, e fu come una subitanea aurora nel
cielo nebbioso.
- Che importa! Ora tutto  passato, giacch
voi mi restate. Senza di voi mi sento debole
e infelice. Quando penso che quest'inverno
dovr stare senza vedervi per mesi e
mesi! Che cosa sar di me? Voi siete ora
la mia coscienza, Bruno. Mentre vi guardo
leggo nei vostri occhi ci che  bene e ci
che  male. Quando non ci sarete pi, dove
cercher la mia vita? -
Il viso alzato verso Bruno era fremente,
gli occhi erano accesi di un'angoscia appassionata.
Ella ripet in un singhiozzo soffocato:
- Quando non avr pi voi! -
Pieg un po' la testa sulla spalla di Bruno
e i suoi capelli gli sfiorarono la guancia. Inebriato,
pazzo di amore e di compassione, egli
mormor con ardore:
- Ma voi mi avrete sempre, se volete! -
Ella rialz la testa e lo guard con rapimento.
-  vero, Bruno?... Mi ami? Oh, s, te
lo leggo negli occhi! E io... io non avrei potuto
vivere senza di te! -
Chin di nuovo la testa e offr il viso alle
labbra di Bruno.
Dando il primo bacio d'amore il giovanotto
ebbe un lungo brivido. In una visione
fuggevole rivide tutto il suo passato, le promesse
fatte, il dono offerto. Si era ripreso,
aveva preferito una creatura a Dio.
A contatto di quella freschezza di fiore le
sue labbra divennero ardenti. Cerc di scostarsi.
Floriana disse:
- Che hai? -
Lo guardava con tenerezza infinita. Egli
la sentiva palpitante di felicit e tutta sua,
e una gioia inebriante gli riemp di nuovo il
cuore. Pens:
Mi ama. La convertir. Non c' niente
di pi meraviglioso che salvare un'anima.
- Che hai, amore?... - chiese di nuovo
Floriana.
- Sono felice. Ti amo.
- Dimmelo ancora. Dimmelo sempre! -
Egli ripet:
- Ti amo. -
Il suono dell'orchestrina arrivava a loro
molto attutito. Il silenzio li circondava.
I lampioncini di carta rossa vacillavano e
spandevano una luce mobile su Bruno, su
Floriana, il cui vestito bianco prendeva dei
riflessi purpurei.
- Bicordi il nostro primo incontro al
Priorato, Bruno? Mi parlasti dei frati con
s calda eloquenza, che da quel giorno mi
sono stati cari.
- Accetterai d'imparare a conoscere e
praticare la nostra religione?
- S, carissimo mio. Da te accetter tutto.
Ma voglio soltanto te per maestro. -
Gli sorrise, poi domand in tono di tenera
inquietudine:
- Non hai pi paura che sia civetta? Non
lo sar pi che per te.
- No, no, mia amatissima, non avr pi
paura. Ho fiducia in te. Far di te una cristiana
fervente, come mia madre
- Come tua madre... s. -
Sorrise ancora guardandolo con un'ironia
carezzevole che a lui sfugg.
- Ora bisogna ritornare in casa. Non voglio
far tardi per via d'Ismena e mi ci vorr
un po' di tempo per staccare mio padre dal
tavolino di bridge.
- Domani parler ai miei genitori e verranno
a chiedere la tua mano, Floriana. -
Ella si alz lentamente, rimettendosi sulle
spalle la sciarpa che era scivolata. Il vestito
frusci e le ondeggi intorno nella luce rosea.
I capelli ritornarono fulvi, quasi ardenti.
Ella disse con voce bassa, piena di
rimpianto:
- Che peccato! Stavamo cos bene qui!
- Cos bene! - ripet Bruno.
Le prese la mano e s'inclin per baciarle
i capelli.
- Sei incantevole, Bruno!
- E tu, mia Floriana!
- Ebbene, ammirami. Sono la tua fidanzata,
ed  permesso. Mi piace molto essere
ammirata... ma da te. -
Egli mormor:
- Mi abbagli! -
Ella ebbe un lieve sorriso di trionfo. Passando
il braccio sotto quello di Bruno rispose:
- Allora, chiudi gli occhi: ti guider io.
- Preferisco guardarti.
- Sia pure, ma ti guider ugualmente. Un
uomo abbagliato non trova la sua strada. -
Ritornarono a passi lenti, quasi senza parlare.
Rruno aveva l'impressione di vivere in
sogno, un sogno di angosciose delizie. La
mano di Floriana gravava dolcemente sul
suo braccio, il profumo che esalava da lei
a ogni suo minimo movimento lo stordiva
nonostante la freschezza dell'aria; il fruscio
del suo vestito faceva vibrare stranamente
i suoi nervi.
Qualche cosa era cambiato in lui. Pens
a un tratto:
Ero un essere eccezionale. Non conoscevo
l'amore. Ora sono come gli altri.
Abbass un po' la fronte, con la sensazione
di subire un decadimento, di perdere una
corona.
Quando giunsero davanti alle vetrate aperte
e illuminate, Floriana si ferm.
- Ci rivedremo domani, non  vero,
Bruno?
- S. Al Priorato?
- No. Ritroviamoci invece a Santa Cecilia.
Ci sono gi stata, ma vorrei che tu, che
ne conosci ogni pietra, me la mostrassi in
tutti i particolari.
- Molto volentieri. Sar una gioia per me.
- Alle cinque, va bene?
- Benissimo. Pregheremo insieme, Floriana.
- Non so pregare!... Ma tu pregherai
per me.
- T'insegner.
- Bruno mio! -
Una gioia improvvisa lo sommerse. L'angoscia
scomparve. Egli non vide pi, non
volle pi vedere che la conquista di quell'anima,
la risposta ai suoi sogni di apostolato.
Domani, sotto le volte di Santa Cecilia,
avrebbe detto a Dio:
Ecco la mia fidanzata. Ecco colei che condurr
alla verit.
Nella sala, la signora Fervires discorreva,
si occupava di tutti. Ma un'ombra le vagava
negli occhi. Alla vista del figlio e di Floriana
s'interruppe per un attimo in mezzo a una
frase e guard Bruno, rapidamente. Poi riprese
il discorso. Ma la sua voce aveva un
tono diverso, un po' sordo, e delle piccole
rughe di sofferenza le si formarono intorno
agli occhi.
Quando, molto tardi, tutti gli ospiti furono
andati via, i tre giovani andarono a
dare la buona notte alla madre. Bruno per
ultimo offr come al solito la fronte. Ella
disse:
- No, dammi un bacio, tu. -
I loro sguardi s'incontrarono. Quello di
Bruno si turb. Il giovane obbed, ed ella
sent che le labbra del figlio posandosi sul
suo viso fremevano. Il profumo di Floriana,
quel profumo leggero che le mani, il vestito,
i capelli, avevano lasciato sulle mani e sui
vestiti di Bruno, giunse alle narici della madre
La signora Fervires si scost un poco
e disse
- Buona notte, ragazzo mio. -
Lo guard mentre si allontanava. Un dolore
immenso e calmo la sommerse. L'anima
del suo figliuolo non era pi il chiaro santuario
che ella amava contemplare con il tenero
rispetto di madre credente. Come lui
poco prima, pens.
 finita. Ora  come gli altri.
E pianse sul sogno svanito, su Bruno che
si dava all'amore umano, lui che Dio chiamava
al servizio pi sacro. Giacch prima
che egli conoscesse Floriana, la madre aveva
indovinato in lui l'attrazione per il sacerdozio
e aveva capito che Dio chiedeva, perch
fosse tutta sua, l'anima fervente del suo ragazzo.
 
Capitolo 9.

La signora Fervires faceva colazione al
ritorno dalla Messa, quando Bruno entr e
and a baciarle la mano come ogni mattina.
L'occhiata materna vide la stanchezza del
caro viso, gli occhi cerchiati, la luce un
po' febbrile dello sguardo. Un leggero fremito
le agit le mani. Il cucchiaino d'argento
sbatt contro la tazza di porcellana con un
rumore secco.
- Non hai dormito, Bruno?
- No, mamma. -
Esit, poi soggiunse:
- Non potevo. Avevo troppi pensieri. -
Le labbra della signora Fervires rimasero
chiuse, ma i suoi occhi chiesero:
Quali?
- Vorrei parlarti, mamma. -
Ella rispose col gesto: Ti ascolto. Il
suo viso era tirato, quasi rimpiccolito. Respinse
la tazza ancora piena e si appoggi
alla spalliera della seggiola per ricevere il
colpo previsto.
Bruno prese una sedia, si sedette, e si
chin per prendere la mano della madre.
- Mamma, - disse con voce bassissima
- amo la signorina Floriana Jarlier. -
Ella non sussult; soltanto divent un
po' pi pallida, e mormor:
- Tu, Bruno! -
Egli arross. C'era una sorpresa tanto dolorosa
in quelle due parole e nello sguardo
della madre!
- Mamma, ti assicuro che ella ne  degna.
- Una donna che non ha la tua fede!
- L'avr. Essa  gi disposta a lasciarsi
istruire da me.
- Per sposarti! -
Egli fece un gesto brusco di protesta.
- Perch metti in dubbio la sua lealt?
Oh, mamma, credo in lei!... So che  sincera.
- Speriamolo. Ma anche ammesso questo,
non ti vedo felice con una donna educata
come  stata educata lei, con idee cos diverse
dalle nostre. Uno dei due naturalmente
sar trascinato nella strada dell'altro. E se
fossi tu?
- Che cosa ti metti in mente?
- Ci che  verosimile, ci che  accaduto
pi di una volta. Quella donna che
tu ami... - la parola le si strozz nella
gola - ...avr un grande potere su di te,
poich tu hai un cuore sensibile, e lei  intelligente,
civetta.
- No, non  pi civetta. E con me non lo
 mai stata. -
La signora Fervires pos una mano sulla
spalla del figlio e avvicin il viso al suo.
- Ah, bambino, bambino che non sei altro
! Come sei poco adatto per capirla! Come
sar forte lei contro di te! Non la sposare!
Ascolta: pu essere la tua perdizione, figlio
mio caro!
- Mamma, non dire queste cose!
- S, devo dirtele.  mio dovere tentare
tutto per risparmiarti un errore terribile, e
l'infelicit.
- L'infelicit con Floriana! -
Fissando lo sguardo negli occhi in cui
lampeggiava la passione:
- Ah, - ella mormor in tono spaventato
- come ti ha gi preso! Come ti ha
preso, Bruno mio, figlio mio! -
La sua mano si contraeva sulla spalla del
giovanotto. Egli abbass le palpebre. La signora
Fervires lo sentiva vibrare, giovane
e forte, e le pareva che un sangue pi ardente
fluisse sotto la pelle color avorio.
Ella riprese con uno sforzo:
- Le parlasti ieri? -
Egli accenn di s con la testa.
- Ti sei impegnato con lei? -
Egli ripet ancora di s, poi soggiunse:
- Non posso pi ritirarmi, e neppure vorrei.
Floriana conta su me per orientare la
sua vita verso sfere migliori. Si  affidata a
me, e mai abbandoner quell'anima. -
La signora Fervires ritir la mano e disse
con dolcezza:
- Rifletti bene. Ne parler a tuo padre. -
Si alz, e Bruno le chiese:
- Non finisci di far colazione?
- No, non ho pi appetito. -
Ella rimase per un istante in silenzio.
Nella sala da pranzo si udiva soltanto il
battito dell'orologio a pendolo. Madre e figlio
si guardarono. Bruno, vedendo tanta
tristezza in quegli occhi nei quali aveva imparato
a leggere la vita, si turb di nuovo
e balbett:
- Mamma, non ti preoccupare per me.
Sar felicissimo.
- Te lo auguro. Ma c' una cosa che rester
sempre come una delle grandi pene
della mia vita: ed  che mio figlio, che si 
sempre confidato con me, non lo abbia fatto
questa volta che era in giuoco tutto il suo
avvenire.
- Ma non sapevo... non mi ero reso conto
dei miei sentimenti. Soltanto ieri...
- S, ella volle restar sola con te per
costringerti a una dichiarazione. E sei tu,
Bruno, che ammiri, fino a volerne fare la
compagna della tua vita, una donna i cui
modi e la cui educazione sono cos contrari
a tutto ci che hai visto finora intorno a te?
- Non  colpa sua;  stata educata cos;
e ha ancora pi merito se  rimasta onesta.
 molto semplice, molto franca. Prender le
nostre abitudini, si modeller su te, mamma
cara. -
La signora Fervires scosse la testa.
- Ha ventisei anni, una personalit gi
formata; potrebbe cambiare soltanto adottando
la nostra fede... adottandola non soltanto
esteriormente, ma con tutta l'anima.
- Cos far.
- E Dio voglia che sia cos!
- Mamma, perch diffidi tanto di lei? -
Ella sospir senza rispondere. Prese dalla
tavola i guanti, con un gesto distratto, uno
di quei gesti che si fanno nei momenti pi
pensosi, per forza di abitudine.
- Vado da tuo padre... Hai pensato che
lei ha qualche anno pi di te?
- Un anno. Poca cosa.
- Secondo. Tu sei molto giovane, e lei no.
- Come puoi dir questo? Se dimostra
vent'anni!
- Non parlo del fisico. Moralmente non
 una fanciulla e credo anzi che non lo sia
mai stata! - 
- Molte ragazze sono cos al giorno
d'oggi.
- S, ma non credevo che il mio Bruno
potesse scegliere una di quelle. -
Egli mormor:
- Non  che io abbia scelto. L'ho vista,
l'ho amata. Mi pare ancora di sognare! -
Ella gli mise le braccia intorno al collo e
avvicin il viso al suo.
- Allora, svegliati! Ti smarrisci nel cedere
a questa passione. Tu non sei fatto per
lei. Bruno, mi hai sempre ascoltata. -
Egli si sciolse con dolcezza, dalle braccia
materne, che scivolarono sul suo petto e ricaddero
con lentezza, come gravate da tutto
il dolore che Bruno le cagionava.
- Te l'ho detto, mamma, sono impegnato
con la signorina Jarlier. Non contrastare la
mia felicit. -
Ella cap che tutto era finito, che tutto
sarebbe stato vano. Negli occhi di Bruno
fluttuava un pensiero lontano, simile a un
velo torbido. Col cuore e con la mente egli
era vicino a lei.
La voce della madre diventava importuna.
Egli non udiva pi che quella dell'amore,
quella di Floriana. La signora Fervires si
scost un poco dicendo:
- Non te la contrasto. Temo che tu debba
conoscerne soltanto l'ombra. -
Bruno entr in Santa Cecilia un po' prima
delle cinque. Qualche spirale d'incenso finiva
di dissolversi sopra al tabernacolo, profumo
di preghiera che sussisteva ancora,
mentre gli ultimi suoni dei canti liturgici
erano svaniti e i pochi fedeli della funzione
di quella sera se ne andavano a uno a uno
lasciando vuota la navata gotica resa grigiastra
da una giornata senza sole. Il sagrestano,
un vecchio zoppo, stendeva sull'altare,
con gesti lenti, la sopratovaglia di broccato
intessuta di grandi gigli d'oro. Il corpo
curvo faceva un lieve inchino ogni volta che
passava davanti al tabernacolo. Sul marmo
degli scalini il suo passo strisciante frusciava
nel silenzio del santuario.
Bruno raggiunse la cappella della Madonna.
Quel giorno la Madonnina di legno non
era pi soffusa dalla porpora e dall'azzurro
delle vetrate; ma tutta una fila di ceri di
diverse dimensioni gettava luci tremolanti
sul viso soave dagli occhi di bambina. In un
vaso d'argento ai piedi dell'altare si ergeva
un fascio di gigli, e accanto, sullo stesso scalino,
giacevano tre rose: tre rose bianche,
piccoline, che sembravano tre fiocchi di neve.
Bruno cerc di raccogliersi. Ma troppi
pensieri lo assalivano. Ricordava il colloquio
con la madre, e tutte le parole che ella aveva
dette. Pensava:
Floriana non le piace, per questo ella 
ingiusta con lei.
Tuttavia era troppo abituato a venerare
la virt incrollabile della madre, a confidarsi
senza riserva a quella tenerezza lucida
e forte, a quella prudenza sempre in atto,
per non risentire un certo malessere per la
sua disapprovazione, per la sua diffidenza
verso Floriana.
Il signor Fervires, bench molto lontano
dal mostrarsi entusiasta di questo matrimonio,
non nutriva una cattiva opinione della
ragazza. La credeva seria di fondo e suscettibile
di diventare una buona moglie. Non
dubitava che Bruno non riuscisse a convertirla
alle sue idee. Tuttavia, bench per motivi
diversi da quelli della moglie, tent
anche lui di distogliere il figlio da quell'unione.
La famiglia non gli piaceva, per
le sue abitudini e le sue opinioni. Inoltre,
le condizioni finanziarie non sembravano
floride. Il signor Jarlier gli aveva detto
causalmente che avrebbe potuto dare alle figliuole
soltanto una rendita.
Questi motivi, specialmente l'ultimo, non
facevano nessun effetto su Bruno. I Fervires
erano ricchi, e a lui si apriva un bell'avvenire
letterario. Riguardo alla famiglia Jarlier,
riconosceva francamente che anche a lui
non piaceva per niente. Ma nessuno poteva
contestarne l'onorabilit, e il padre, nonostante
la vita un po' disordinata che conduceva,
aveva sempre mantenuto un'apparenza
corretta. Del resto Floriana, che sembrava
cos diversa dai suoi, moralmente e intellettualmente,
senza dubbio non chiederebbe
di meglio che di avvicinarsi alla nuova famiglia,
di adottarne a poco a poco tutte le
opinioni.
Bruno ribatteva sempre su questo argomento,
e il padre non discuteva quella sua
opinione, che gli pareva molto logica. Ma la
signora Fervires, pi perspicace, e che a
ogni incontro con Floriana aveva studiato
tutti i particolari di quella fisonomia, tornava
alle sue obiezioni sui pericoli di una
unione di quel genere. Cercava di precisare
la sua impressione sulla signorina Jarlier,
di mostrarla a Bruno come ella la indovinava,
e a un certo momento egli aveva sentito
un gran freddo insinuarsi nel suo animo.
Si era chiesto:
Se fosse vero?... Pu anche esser vero.
E subito aveva pensato: Che importa? La
convertir.
Rivedeva ancora lo sguardo della madre
quando, alla fine del colloquio, egli aveva
dichiarato al signor Fervires:
- Babbo, salvo naturalmente una formale
opposizione da parte tua, sono deciso a questo matrimonio. La
signorina Jarlier ha la mia promessa e non vedo nessuna
ragione per mancarvi. -
Quanta inquietudine, quanta tristezza, e
quanto amore profondo aveva scorto negli
occhi materni! E con che voce lenta, spezzata.,
la mamma aveva detto:
- Ebbene, allora, domani... se non cambi
idea. -
No, non avrebbe cambiato, non poteva
cambiare. Floriana si affidava a lui; egli
non avrebbe abbandonato quell'anima. Giacch
lo amava, si sarebbe lasciata guidare da
lui. Del resto, egli ne riparlerebbe di nuovo,
tra poco, quando fosse giunta sotto le volte
del tempio che aveva visto passare tante generazioni
di Fervires, tutte impregnate di
cattolicesimo, tutte indefettibili nella loro
fede.
Appoggi la fronte sulla mano, che aveva
arida e calda come quella di un febbricitante.
Fin dal giorno prima, fin da quando
aveva rivisto Floriana, le sue impressioni
formavano un insieme sconvolgente di gioia,
di rimorsi, di dubbi, di speranze. In quel
momento, solo davanti a Dio, dopo aver finalmente
calmato il tumulto dei suoi pensieri,
tornavano ad assillarlo i rimorsi e il
dolore e s'imponevano al suo cuore turbato
da cui la gioia fuggiva.
Come aveva ceduto presto a quell'amore!
Due begli occhi di donna, un sorriso, qualche
lacrima, erano bastati per sconvolgere in
poco tempo la sua vita. Prima di conoscerla,
egli non pensava al matrimonio e quando uno
di famiglia o qualche amico gliene parlava,
rispondeva: C' tempo, oppure: Credo
di non esser fatto per il matrimonio. Gli 
che il pensiero del sacerdozio era in lui da
molto tempo, allo stato latente, e stava per
sbocciare quando Floriana era apparsa.
E questa preferenza da lui data all'amore
umano, invece che all'appello di Dio, riempiva
ora di angoscia l'anima di Bruno. Ma
la forza conturbante di quell'amore, quelle
sensazioni sconosciute lo spaventavano, e pur
inebriandolo egli provava una certa umiliazione
nel sentirsi cos debole accanto a lei.
Ebbe una vertigine. L'odore dei gigli era
troppo forte. Si alz e si diresse di passo
lento verso il fondo della chiesa.
Una porta venne spinta piano piano. Un
fruscio leggero, il picchiettio dei tacchi sulle
pietre ruppero il silenzio. Bruno si ferm.
Per qualche istante gli parve che il sangue
scorresse tumultuosamente fino a soffocarlo.
Pens:
Se fuggissi? Dalla sagrestia... le scriver,
le dir...
Ella venne. La figura snella si disegn in
fondo alla navata laterale. Quel giorno, per
la prima volta, era vestita di nero, e molto
semplicemente. Nell'ombra delle colonne, il
suo viso appariva di un candore appena
rosato, che tuttavia lasciava indovinare la
vita ardente che palpitava sotto quella pelle
bianca e fine. Avvicinandosi, sorrise a Bruno,
timidamente, a fior di labbra. I suoi occhi
dicevano: Eccomi qui, sono felice. E avevano
uno splendore velato che li rendeva un
po' misteriosi, ma dolcissimi.
Bruno avanz di qualche passo. Si accrse
che ella l'osservava; sent che doveva avere
un viso diverso dal solito. Con gesto esitante
prese la mano che la ragazza gli tendeva. Fu
lei che strinse la sua, in una stretta rapida
e calda che lo fece fremere.
- Credo di essere in ritardo, - disse a
bassa voce.
- Ma no, affatto.
- Mi sono affrettata; temevo di farti aspettare.
Agli uomini piace la puntualit. -
Lo sguardo aggiunse:
E poi, avevo fretta di rivederti.
Bruno balbett, quasi senza sapere quello
che diceva:
-  buio stasera; vedremo poco.
- Tra un istante verr fuori il sole. Poco
fa ho visto che le nuvole si diradavano. Mi
mostrerai tutto, mi spiegherai tutto, vero? -
Egli rispose affermativamente. Vedendola
l, accanto a s, incontrando il suo sguardo,
dimenticava tutti i dubbi angosciosi. La gioia
lo riafferrava.
Floriana lo amava e guidata da lui avrebbe
raggiunto la verit. Non era gi un pensiero
delicato da parte sua quella visita fatta insieme
a Santa Cecilia, la chiesa di Bruno,
che ella sapeva essergli tanto cara? Non voleva
cos consacrare in certo qual modo il
loro fidanzamento, in quel luogo sacro dove
tutti i Fervires avevano pregato?
Percorrevano le navate, a passo lento, fermandosi
a lungo. Bruno conosceva ogni particolare
della sua vecchia chiesa, sapeva parlarne
da erudito e da poeta. Floriana, molto
artista, si mostrava intenta, ammirava con
qualche parola appropriata, interrogava sulle
figure simboliche moltiplicate nelle sculture.
- Vedi, tutto ha un significato, - diceva
Bruno. - Osserva quelle foglie di vite; si
ritrovano continuamente. Il paragone della
vite  uno di quelli che ricorrono pi frequenti
nel Vangelo di Nostro Signore. Egli
 il ceppo, noi siamo i rami che prendiamo
vita da Lui stesso, e moriamo se ne siamo
separati. -
Floriana domand:
- Io dunque sono uno di quei rami morti?
- Ah, no! La tua anima pu riprendere
forza e vita. Vedrai, Floriana! Che gioia ricondurti
a Dio! -
Ella sorrise guardandolo.
- Questo pensiero ti rende felice?
-  per me una felicit senza pari. -
Floriana sorrise di nuovo, con un sorriso
leggero, tenero, e un po' ironico, oh cos
poco e cos finemente! Le ciglia velarono per
un istante lo sguardo che rideva dolcemente.
Nei capitelli delle colonne, le piccole figure
alzavano verso la volta gli sguardi estatici.
Bruno spieg che lo scultore aveva
voluto rappresentare le anime in preghiera.
- Osserva la intensit dell'adorazione,
dell'amore umile e fiducioso che l'artista
ignoto ha saputo dare a queste fisonomie di
pietra! Sono la personificazione della preghiera,
quale deve essere. E osserva anche
questo: nessuna  assolutamente uguale a
un'altra.
-  vero. Che artigiani meravigliosi vi
erano una volta!
- Questa sorride. Sembra che dica a Dio:
So che sar esaudita. Quell'altra ha un
viso di angoscia; ma essa spera, supplica. -
Dietro al coro le vetrate s'illuminavano.
Lunghi getti di luce arancione o azzurrognola
o verde si spandevano nella navata, coloravano
la pietra annerita dei pilastri. Sopra
all'altare un pulviscolo multicolore ondeggiava
attraversato da un raggio di sole. Floriana
e Bruno sostarono a lungo davanti al
coro inondato di luce. La fanciulla guardava,
lasciando parlare Bruno che con voce profonda
e calda esaltava le bellezze della dottrina
cattolica. Pieno di felicit la vedeva,
commossa e attenta, cercare sempre il suo
sguardo che non poteva staccarsi dal suo.
E si esaltava di questo pensiero:
La sua anima  nelle mie mani. Dio mi
ha inviato per salvarla.
Sopra la cappella della Madonna la vetrata
mandava una luce blanda. Santa Cecilia,
in atteggiamento modesto e grazioso,
stava dinanzi a Valeriano. Il giovane medico,
vestito da cavaliere del Medio Evo, le
tendeva la mano. Senza dubbio suggellava
cos la promessa di vedere in Cecilia soltanto
la giovane vergine che lo aveva convertito,
una sorella in Cristo, giacch una
gioia soprannaturale era espressa sul suo
viso e gli occhi pareva guardassero molto
lontano, molto al disopra della figlia dei Cecilius,
esile figura quasi eterea che sorrideva
a una visione misteriosa.
- Questa vetrata  la pi bella di tutte, -
disse Floriana. - L'avevo gi ammirata
nella mia prima visita. Santa Cecilia  incantevole!
Guarda il bel movimento della
sua tunica, la grazia del suo atteggiamento.
Quanto a Valeriano, trovo che ti assomiglia,
Bruno.
- Che idea!
- Ma s. Anche tu devi avere quell'aria,
quando hai i tuoi grandi pensieri di credente.
Allora ti libri molto in alto, al disopra dei
poveri mortali come me. Ma non devi volare
troppo lontano, Bruno, perch ancora non
riesco a seguirti. -
Bisbigli quelle parole in un dolce mormorio
malinconico, con uno sguardo implorante.
- Ma io ti trasporter in alto con me,
Floriana! -
Una commozione ardente come un fuoco
che si attizzi gli accelerava i battiti del cuore.
Nel vedere Floriana accanto a s, in quella
chiesa, tutte le sue speranze di conversione
si esaltarono. Si chin verso di lei e le loro
teste si trovarono nello stesso fascio di luce
che penetrava dalla vetrata.
- Dimmi, vorrai, vero? Avremo la stessa
fede, lo stesso Dio. Floriana, Cecilia convert
Valerio, io ti convertir. -
Ella rispose:
- S, Bruno mio. -
La sua mano s'insinu in quella del giovanotto.
Ella alz lo sguardo e incontrando
gli occhi candidi della Madonnina di legno,
i suoi ebbero un lampo fuggitivo che sembrava
una sfida trionfante.
-  questo il tuo posto preferito per pregare,
Bruno?
- S, vengo qui molto spesso. Quando sarai
mia moglie ci verremo insieme.
- S, sempre insieme... Non ti lascer
mai. -
Ella s'inclin un poco, appoggiando la
mano destra sulla balaustra, e aspir l'odore
dei gigli. Un pulviscolo d'oro sprizz intorno
a lei, sul suo profilo chino, sui suoi capelli
ardenti che una striscia di luce azzurra vel
per un attimo quando ella si raddrizz.
Insieme ritornarono verso l'uscita. In
fondo alla chiesa, Floriana si volse e guard
a lungo l'abside illuminata di azzurro e
d'oro, l'altare dove i marmi prendevano tinte
sontuose e gli ori corruscavano. Sottovoce
ella disse:
- Qui diventerai mio marito, Bruno. -
Egli ebbe un lieve sussulto. Era assorto in
un'altra visione: un giovane sacerdote che
saliva quei gradini per la prima volta, con
tutto il fervore del sacerdozio novello.
Sent freddo. Ma quando fu fuori sotto il
portico, quando Floriana gli disse arrivederci,
con una lunga pressione della mano
e uno sguardo tenero che si attardava nel
suo, quella nube incresciosa si dissip. Bruno
non vide che gli occhi di Floriana e il suo
sorriso.
Rimase un momento sotto il portico dove
i santi scolpiti sfilavano in processione nella
pietra, e la segu con lo sguardo mentre si
allontanava. Poi scese anche lui i due scalini
e si trov sulla piazza. Sent una voce che
lo chiamava:
- Bruno! -
Volt la testa e scrse don Rivors che tornava
in canonica.
Bruno gli and incontro senza slancio. Il
prete gli strinse la mano, la trattenne un
istante nella sua e disse:
- Sali con me, vorrei parlarti.
- Devo andare a casa,  tardi.
- No, vieni. -
Bruno lo segu senza pi opporsi.
Entr dopo di lui nella grande vecchia
stanza che il sole al tramonto riempiva di
luce. E disse in fretta:
- Vedo dalla tua ansia che sai tutto; ma
non cercare di distogliermi da questo matrimonio.
So quello che faccio, e la conosco. -
S'irrigidiva, raddrizzava la snella persona
con l'oscuro desiderio di dominare il sacerdote,
di imporgli fin dal primo momento la
certezza che tutte le obiezioni sarebbero state
vane, anche se fatte da lui, che aveva avuto
tanta parte nella sua formazione e che era
il suo cugino prediletto.
Il sacerdote gett con gesto vivace il cappello
sulla tavola e si piant davanti a
Bruno, a braccia conserte.
- Ah! Tu la conosci? Ebbene, caro mio,
io l'ho vista due volte sole e non pi di cinque
minuti quando sono stato alla Hermellire per la moglie del
portiere, ammalata;
le ho rivolto soltanto dieci parole: eppure
sono sicuro di conoscerla meglio di te.
- Questa  una pretesa che mi permetterai
di trovare piuttosto strana!
- No, perch io ho un'esperienza molto
superiore alla tua. Bruno, quella ragazza
non  fatta per te. Ti illudi con l'idea della
conversione, di cui mi ha parlato tua madre.
Unioni come queste sono pericolosissime.
- Come puoi dire cos, quando hai sotto
gli occhi l'esempio di Enrico?
- Oh, Enrico  un'altra cosa! Prima di
tutto, lascia che te lo dica anche se il tuo
amor proprio dovesse soffrirne, tu non hai
la sua tempra di carattere n l'energia delle
sue convinzioni. Non che con queste. parole
io voglia mettere in dubbio la forza della
tua fede! Ma una certa debolezza esiste in
te, allo stato latente; in Enrico no. E poi la
signora di Marges non pu essere paragonata
alla signorina Jarlier.
- Perch? - chiese bruscamente Bruno.
- Devi capirlo meglio di me, tu che le hai
viste una accanto all'altra. -
Bruno arross. S, ricordava di aver avuto
l'impressione di un contrasto morale assoluto
tra le due giovani; ma gli secc che il
cugino glielo ricordasse.
- Questo, per, non significa niente, -
rispose secco. - La signorina Jarlier non
si atteggia a santa, nemmeno in potenza; n
io le chiedo questo. Ma  attratta dalla nostra
fede e pronta a essere guidata da me.
La sua anima  retta; ella mi ha sempre
parlato con piena lealt, anche nel confessarmi
ieri di essere stata civetta, non in
modo reprensibile, del resto.
- Questo lo dice lei.
- Non ti permetto di dubitare delle sue
parole. -
Il prete scosse la testa fissando lo sguardo
acuto sul viso di Bruno.
- Senti, amico mio, tu non puoi impedirmi
di dirti ci che penso; nessuno ha potuto
mai impedirmelo, quando vedevo in ci
il mio dovere. Quella ragazza  intelligente,
forse seria, forse sincera; vedi che non ho
nessun partito preso; ma un'unione di questo
genere, dato il tuo carattere, dato quello
che suppongo sia il suo, e la mancanza di
fede che  in lei, sarebbe un'avventura terribile
dove tu rischieresti pi della vita:
l'anima!
- Ma Giacomo! -
Il prete si avvicin e appoggi le mani
sulle spalle di Bruno.
- Ascoltami: temo sia di quelle donne che
danno non la felicit, ma l'ebbrezza. Temo
che ti ami soltanto per asservirti. E tu vali
molto pi di questo. Il tuo cuore non  stato
fatto per la schiavit, ma per servire Dio
avanti a tutto, al disopra di tutto. -
S'interruppe per qualche secondo, poi ripet,
calcando le parole:
- Al disopra di tutto. -
Bruno distolse gli occhi da lui e le sue
labbra fremettero.
- Lo servir nel matrimonio e salver
quell'anima. Compir presso di lei un'opera
di apostolato. -
Il sole era calato. La stanza era quasi buia
ora, e soltanto i due visi restavano chiari
nella penombra dove i loro occhi scintillavano.
- Un'opera di apostolato! - ripet lentamente
il sacerdote. - S, con queste parole
tu addormenti la tua coscienza., scusi
la tua passione. E anche il tuo orgoglio si
compiace nell' idea di essere arbitro della salute
di quell'anima. Ma io ti dico: prima
di tutto pensa alla tua. Non metterla in pericolo
unendoti con una donna che non ha
niente della tua fede, niente delle tue tradizioni,
che ti ha stordito col suo fascino, e che
tu ami sragionatamente, come un cieco, come
un pazzo. -
Bruno indietreggi un poco, sciogliendosi
dalla stretta del cugino.
- Ebbene, s, l'amo cos!... - disse con
forza. - E perch no? So a che cosa pensi.
Anche tu avevi sognato per me un'altra vocazione.
Sogni ne facciamo tutti! Viene un
giorno per in cui si comprende il nostro errore,
in cui una strada diversa, quella vera,
si apre dinanzi a noi. Follia sarebbe ostinarsi
nel sogno, quando il nostro dovere 
altrove. -
Il prete alz la mano con un gesto di autorit.
- Io non discuto la tua vocazione, Bruno.
 il segreto di Dio. Forse mi ero ingannato,
forse tu eri destinato al matrimonio: ma
non a questo matrimonio. Ecco quello che
voglio dire, ecco quello che ti ripeto. Ora,
rifletti. -
Bruno si volt e si avvicin alla finestra.
La fronte aggrottata induriva un poco la
sua fisonomia. Ascolt per un momento il
fruscio delle foglie, guardando i muri di
Santa Cecilia, le vecchie pietre screpolate,
striate di nero e di giallo rossigno. Si rivedeva
con Floriana nella navata semibuia, davanti
alle vetrate rifulgenti. Il suo pensiero
si smarriva. Trasal udendo accanto a s la
voce del cugino.
- Tua madre  molto preoccupata per
questo matrimonio, Bruno. -
Si volse un poco per trovarsi di fronte al
giovane sacerdote.
- Ella considera il modo di fare un po' libero,
il genere di educazione della signorina
Jarlier. Non conosce le rare qualit nascoste
sotto quella esteriorit che la urta.
- E tu, non ne sei urtato? -
Le nuvole diventavano diafane, prendevano
toni madreperlacei; formavano uno
schermo chiaro attraverso il quale il sole
spandeva ora, su quella fine di giornata, una
luce raddolcita che s'insinuava tra le chiome
folte dei vecchi alberi della canonica e veniva
a illuminare i visi dei due uomini: uno
energico e preoccupato, l'altro fremente, con
gli occhi turbati che cercavano di sottrarsi
all'altro sguardo.
- S, qualche volta. - disse Bruno con
voce cambiata. - Ma sono fatti del tutto
esteriori. Bisogna considerare sopra ogni
cosa l'interiore, l'anima. E questa  buona
e leale.
- L'anima  sconosciuta. E non  l'anima
che ti attira. -
Bruno mormor:
- Ma s, te lo assicuro. -
Il sacerdote scosse la testa.
- No. Tu cerchi d'illudere te stesso, e non
vi riesci completamente. Sii dunque franco,
mettiti in faccia alla tua coscienza, studia
l'origine e i motivi di questo sentimento che
a poco a poco ha penetrato tutto il tuo essere.
Il bene della sua anima  stato soltanto
un paravento che ha celato, forse a tua insaputa,
l'attrazione del tutto umana che ti
spingeva verso di lei. Sei giovane, sensibile,
orgoglioso. Ella deve avere un grande fascino,
deve saper dire le parole che
intorpidiscono i cuori degli uomini ed esaltano
l'amor proprio. Tu le hai udite, e ora sei inebriato.
Bruno, ascoltami, ascolta tua madre
e tutti quelli che ti vogliono bene. Quel matrimonio
ci fa paura per te. -
Aveva messo una mano sulla spalla di
Bruno e la premeva con forza. I suoi occhi
vivaci di uomo di azione esprimevano tutto
l'affetto profondo, energico e inquieto che
egli provava per il giovane cugino, e anche
tutta la triste sorpresa che la defezione del
discepolo prediletto gli cagionava. Sotto
quello sguardo, gli occhi di Bruno si velarono
di ombra. Vi fu un silenzio tra loro.
Dal basso sal la voce acuta della signorina
Celeste:
- Non ci sar temporale stanotte. I piselli
li coglier domani. -
Al campanile di Santa. Cecilia una campana
grave e pesante son tre tocchi. Le
onde vibrarono e si allargarono, riempiendo
il silenzio intorno ai due uomini.
Il sacerdote alz la mano, si segn e
disse:
- Angelus domini nuntiavit Mariae... -
Bruno rispose, e le parole sublimi del saluto
angelico si alternarono tra loro. La campana
sonava ora a doppio, col suono fiero e
profondo dei vecchi bronzi. Bruno, con la
testa un po' piegata, l'ascoltava, socchiudendo
le palpebre. La mano che teneva appoggiata
al davanzale della finestra aveva un
leggero tremito.
Il sacerdote disse: Amen, si raccolse
un momento e soggiunse:
- Lei non sapr pregare con te.
- Le insegner.
- Oppure far dimenticare anche a te. -
Bruno si raddrizz con un gesto di irritazione.
- Anche tu hai questa idea?
- Questo timore, s.
-  una cosa pazza e ingiusta. -
S'interruppe, dette un lungo sguardo distratto
sul giardino che la luce abbandonava
pian piano, poi lo fiss di nuovo sul
sacerdote.
- Non sai oppormi che ipotesi, dubbi vaghi.
Mi sono promesso a lei e manterr.
- Aggiungi anche che non hai la forza di
resistere a questo amore! Si legge bene nei
tuoi occhi, che non sono pi quelli del nostro
Bruno. Ah, povero ragazzo, che Dio ti
preservi da veder finire in un'atroce delusione
i tuoi sogni temerari del pericoloso
salvataggio di quell'anima! -
Don Rivors prese le mani del cugino, lo
strinse al suo petto, ripetendo con voce dolorosa:
- Non sei pi il nostro Bruno! -
 
Capitolo 10.

Bruno era fidanzato. I coniugi Fervires
avevano fatto la domanda, accolta dai Jarlier
con palese soddisfazione. Quel bel giovanotto, di famiglia
distinta, ben provvisto
di beni di fortuna e di intelligenza, gi avviato
verso un bell'avvenire letterario, rappresentava
un partito magnifico per una famiglia
a cui gli affari andavano piuttosto
male.
Bruno pranzava tutti i giorni alla Hermellire.
Con suo gran sollievo, per (giacch
la sua futura famiglia gli piaceva sempre
meno, via via che la conosceva di pi), Floriana
faceva sempre in modo da trovarsi sola
con lui, dopo il pranzo. Facevano lunghe
conversazioni serie, che cominciavano e finivano
con parole d'amore. Legami sottili
stringevano Bruno ogni giorno un po' di pi.
Comprendendo di essere amato con passione
da quella donna seducente, desiderata, ammirata,
sentendola, lei cos intelligente e cos
indipendente di spirito, chiedere con tenerezza
la sua approvazione e dirgli: Mio
diletto, non voglio avere altro pensiero che
il tuo, il suo orgoglio si esalt, e da allora
Floriana divenne padrona assoluta del suo
cuore.
Ogni tanto qualche apprensione attraversava
la sua folle gioia.
Anche il vecchio curato aveva cercato di
persuaderlo, poi, vedendo vani i suoi sforzi,
lo aveva abbracciato e gli aveva detto scotendo
la testa:
- Ragazzo mio, ragazzo mio, ho paura che
tu stia per commettere una sciocchezza! -
Enrico di Marges aveva talvolta un modo
di guardarlo che lo irritava sordamente, perch
gli pareva di scoprirvi una impietosita
disapprovazione. Ma specialmente in sua madre
sentiva qualche cosa di nuovo, di indefinibile:
era affettuosa come sempre e la limpidezza
serena del suo sguardo rimaneva la
stessa; tuttavia Bruno sapeva che un'ombra
esisteva tra loro. Non cercava di darle
un nome, anzi ne distoglieva in fretta il pensiero.
Siccome la signora Fervires, ora che
il fatto era compiuto, non gli diceva pi
niente delle sue inquietudini, egli si persuadeva
che queste fossero scomparse e che la
madre rendesse finalmente giustizia alle serie
qualit di Floriana.
Si rallegrava a quest'idea, poich, pur
non avendo seguita l'opinione materna nell'impegnarsi
con la signorina Jarlier, ne
aveva ascoltato troppo a lungo la voce per
trascurarla con indifferenza, e non soffrire
di essere biasimato da lei.
Il contegno di Floriana nei confronti della
futura famiglia, non dava appiglio a biasimi
di sorta. Ella non si mostrava affettuosa
n premurosa, ma era sempre di una amabilit
riservata che faceva dire al signor Fervires:
- Pare che abbia buon carattere. -
In ogni caso possedeva un tatto perfetto,
un raro intuito, che le permetteva di assuefarsi
presto ai nuovi ambienti, di non urtare
mai le opinioni altrui, pur conservando le
proprie, di mostrarsi condiscendente con tutti
senza perdere un atomo della propria volont,
tenace, calma, irresistibile.
Tra la signora Fervires e lei, i rapporti
erano corretti, senza effusioni, senza nessun
segno di simpatia n da una parte n dall'altra.
La madre dissimulava la sua latente inquietudine,
reprimeva il sussulto di angoscia
che provava ogni volta che si trovava in presenza
di Floriana, ogni volta soprattutto
che vedeva Bruno accanto a lei inebriarsi del
suo fascino e affondare sempre pi nella
schiavit che l'amore di una donna come Floriana
avrebbe esercitato sul suo cuore tenero
e debole.
Ella diceva a don Bivors:
- Lo credevo pi forte. Ora mi rimprovero
di non aver diffidato fin dal primo momento.
Ma come potevo pensare che il mio
Bruno, cos serio, si sarebbe lasciato prendere
fino a questo punto? -
Il sacerdote rispondeva:
- L'incontro con quella ragazza  stato
per lui la pietra di paragone, cara zia. E voi
non potevate impedire niente. Ammettendo
che aveste messo Bruno in guardia contro
di lei, e avreste potuto avere un risultato
diverso da quello che vi proponevate, la signorina
Jarlier, innamorata di lui, avrebbe saputo
trovare senza dubbio il modo di rivederlo.
Egli  cos debole, e anche, purtroppo,
cos orgoglioso! Col suo fascino e con la sua
intelligenza ella era fatta per soggiogarlo.
Ma io pensavo che Bruno avrebbe dato ascolto
alle nostre osservazioni, ai nostri timori, che
la sua coscienza si sarebbe ribellata all'unione
con una donna atea. Invece, niente di
tutto questo; e ci mi spaventa maggiormente.
-
La vigilia del matrimonio, al ritorno dalla
cerimonia civile, la signora Fervires si trov
un momento sola con Floriana nel salottino
dove la ragazza l'aveva condotta per chiederle
un'informazione. Cominciava il crepuscolo
e la stanza diventava buia. Tuttavia si
distinguevano ancora le rose e le ortensie
bianche, i ciuffi di tulle, i nastri di broccato
della cestina di fidanzamento, alcuni oggetti
di argento, degli astucci aperti, regali
ricevuti da poco e che non avevano ancora
raggiunto gli altri nella biblioteca riservata
all'esposizione dei doni.
Fuori, davanti alla porta aperta, passavano
e ripassavano due figure: Luigi e Marta,
sposati gi da un mese e ritornati dal
viaggio di nozze per assistere alla cerimonia
del giorno seguente.
- Dunque, Floriana, domani sarai mia
figlia! - disse la signora Fervires.
Era proprio accanto alla signorina Jarlier
e posava la mano sul braccio bianco che
spiccava nella penombra. La sua voce aveva
vibrazioni commosse, un po' tremanti. Ella
pensava:
Domani, questa estranea, che non ha
niente delle nostre credenze, mi prender il
figliuolo. Essi saranno una persona sola, e
davanti a Dio niente potr disgiungerli.
Floriana rispose con calma:
- S, signora, domani sar la moglie di
Bruno. -
Fece un leggero movimento e la mano della
signora Fervires le scivol sul braccio. Dopo
una breve pausa soggiunse:
- Avremo finalmente la nostra felicit.
- Cercherai di fare la sua, non  vero,
figliuola? Giacch lui ti render felice, lo
so. Ma tu, Floriana... tu che non hai la sua
fede... -
Lo sguardo della signora Fervires era
fisso sul bel viso dagli occhi che lucevano
nell'ombra.
- Non l'amer meno per questo, signora.
- L'amore non  tutto. Bruno soffrirebbe
nel sentirti, non dico ostile, ma anche soltanto
indifferente alla sua religione.
- Non sar mai indifferente a ci che egli
ama, a tutto ci che egli crede. -
Bruno entr e chiese allegramente:
- Che cosa complottavate qui, voi due?
- Parlavamo di te, - rispose Floriana.
- La signora Fervires mi chiedeva di renderti
felice.
- Oh, mamma, lo sono gi tanto! Floriana
non ha che da continuare cos, per fare
di me il pi felice degli uomini! -
Si avvicin alla madre e l'abbracci. Il suo
viso era raggiante.
- Sono cos contento di vedervi insieme!
Vorrei tanto, Floriana mia, che tu diventassi
in tutto simile a mia madre! -
Floriana fece una risatina bassa e dolce.
Con un movimento lento, agile, ondeggiante,
si avvicin a Bruno, gli infil la mano sotto
il braccio.
- Simile in tutto,  chiedere molto, caro.
Non essere troppo esigente. Sono molto imperfetta
e non diventer mai una santa. Mi
amerai ugualmente, sempre? -
Egli mormor:
- Amor mio, perch questa domanda? Lo
sai bene, no? -
Nel salotto accanto qualcuno accese la luce
che penetr anche nel salottino buio. I visi
s'illuminarono; i capelli di Floriana ripresero
il loro colore ardente. Il suo sguardo
incontr quello della signora Fervires e si
anim di quella stessa espressione di sfida
trionfante che aveva avuto una volta, a Santa
Cecilia, fissandosi sulla Madonnina di legno.
Il tempo piovoso oscurava la vecchia chiesa
nell'ora in cui il vescovo di Angers bened
l'unione di Bruno Fervires e di Floriana
Jarlier.
I colori delle sontuose vetrate erano malinconici
e le colonne sembravano quasi nere.
I lumi dell'altare scacciavano l'ombra dal
coro e dalla prima arcata, ma tutto era di
nuovo grigio in fondo alla navata e nelle
profondit collaterali dove s'internavano le
cappelle deserte.
Il vestito viola del vescovo richiam in
Bruno per un istante qualche ricordo importuno.
L'ultima volta che aveva visto il presule,
era stato qualche mese prima a una
ordinazione. Egli stendeva le mani sopra i
giovani preti prosternati, e Bruno aveva pensato:
Vorrei essere anch'io tra loro.
Prov un certo malessere e chiuse gli occhi
per non vedere pi la striscia violetta
che oltrepassava la trina del camice. Poi li
riapr per guardare Floriana. Era inginocchiata
e teneva gli occhi fissi sul libro da
Messa. Leggeva? Pregava? Quali pensieri si
nascondevano sotto quella fronte bianca? Lo
amava, ne era sicuro. Ma perch la felicit
dovuta a questa certezza si mescolava a volte
con una certa ansiet? L'indifferenza religiosa
di Floriana lo rattristava, certo, ma
Bruno sapeva che a poco a poco l'avrebbe
vinta. Ella gli aveva detto: Mi metter alla
tua scuola. Spesso, durante il fidanzamento,
egli le aveva parlato della propria fede o ricordato
ci che ella aveva imparato nell'infanzia
e aveva ben presto dimenticato nell'ateo
ambiente familiare. Floriana lo aveva
sempre ascoltato con attenzione, e quando
egli s'interrompeva gli diceva con un tenero
sorriso:
Non mi stancherei mai di ascoltarti,
Bruno mio!
Ma s, l'avrebbe convertita molto presto.
E allora perch quella inquietudine indefinibile?
La questione religiosa era il solo punto
nero tra Floriana e lui, giacch per il resto
la fanciulla si rivelava in possesso di tutte
le serie qualit indispensabili, ed entrambi
si amavano.
Sull' inginocchiatoio la signora Fervires
piegava la testa tra le mani gelide. Anche
lei pensava a una cerimonia diversa: Bruno
sacerdote, Bruno che riceveva gli Ordini dalle
mani di quello stesso vescovo venuto oggi
per il matrimonio. Gli occhi le si empirono
di lacrime. Pens:
Era troppo debole.
E le lacrime le scesero sulle dita, sulla
trina del vestito.
Bruno e Floriana si alzarono e si avvicinarono
alla grata del coro. Attorno alla giovane
sposa la seta morbida rabbrivid con
un dolce splendore perlaceo, e la trina del
velo si apr lasciando intravedere per un attimo
l'oro rosso dei capelli. S'inginocchiarono
uno accanto all'altro. La signora Fervires
tese avidamente l'orecchio per udire
le parole definitive. Quando ci fu fatto, si
premette le mani sul petto, in un gesto di
pacato sgomento, e preg, senza lacrime, tremando
un poco.
 
 Capitolo 11.

Sono felice, troppo felice!
Era il ritornello ripetuto continuamente
nelle lettere di Bruno alla famiglia, durante
il viaggio di nozze in Asia Minore. Egli v' insisteva
specialmente indirizzandosi alla madre,
che gli premeva in modo particolare di
rassicurare, giacch la vigilia del matrimonio
aveva ancora notato in lei un'ansia che
lo aveva stupito, imbarazzato, e anche un
po'irritato come un'offesa a Floriana e un
rimprovero a lui. Asseriva infatti il vero riguardo
alla sua felicit. Ma la madre, leggendo
quelle righe che esaltavano Floriana,
non sentiva svanire la propria inquietudine:
tutt'altro! E le rughe leggiere che negli ultimi
mesi le avevano solcato la fronte, ora si
moltiplicavano.
Intanto Floriana e Bruno continuavano il
loro viaggio, sotto il cielo di Asia. La duttile
intelligenza, della giovane donna, la sua comprensione
vivissima, il suo gusto raffinato,
incantavano Bruno. Non si stancava di ripeterle
che era la compagna ideale di un artista
e di un poeta. Floriana rispondeva con
la sua aria leggermente appassionata:
- E tu sei il marito che sognavo. Sei
l'unico che io possa amare. Ora senza di te
la vita mi sarebbe impossibile. -
Quest'ultima frase provocava una fiacca
protesta da parte di Bruno.
- Flory, non parlare cos, - diceva. -
Non  da cristiani. -
Un bacio gli toglieva la parola. Floriana
rideva e cambiava argomento. Ma l'orgoglio
di Bruno e il suo amore ricevevano un nuovo
stimolante da tutti questi fatti, da tutte le
parole di questo genere che gli provavano
fino a che punto fosse amato.
Essa lo accompagnava compiacentemente
in chiesa, anche quando, per discrezione, egli
non glielo chiedeva. Ma ora ella non portava
mai la conversazione sul terreno religioso.
Bruno non se ne accorgeva. Quando se ne
presentava l'occasione diceva, s, qualche parola
su questo argomento... ma poco, giacch
voleva procedere piano piano in quell'opera
di conversione e non rischiare di comprometterla
per zelo intempestivo. Floriana
lo ascoltava senza impazienza, sorrideva e
mormorava con tenerezza:
- Come parli bene, Bruno! -
E questo era tutto. Ma egli non si preoccupava.
Un'anima educata nella indifferenza
non torna alla fede tanto facilmente. Bruno
preferiva vedere nella moglie quel contegno
freddo e corretto in tema di religione, piuttosto
di dover pensare che potesse fingere,
per compiacerlo, una fede che ancora non
esisteva in lei.
Tuttavia provava sempre un'impressione
penosa, quasi una sofferenza, quando le circostanze
lo portavano a toccare con mano una
divergenza di idee, tra lei e lui. Come pure,
quando assisteva alla Messa, gli era doloroso
vedere Floriana che non pregava, indifferente
e lontanissima, nascondendo forse la noia
sotto quell'aria di calma fantasticheria, mentre
Bruno avrebbe voluto scorgere un'attenzione
raccolta e compunta ai santi misteri
che si celebravano dinanzi a lei. Oppure
quando egli emetteva una opinione francamente cristiana su un
fatto del giorno o su
un avvenimento qualsiasi, e lei diceva con
aria stupita: Oh, tu esageri!, provava un
colpo interiore un po' doloroso. Impressione
fuggevole, del resto, che Floriana si dava
premura di far dimenticare.
La grazia agir su lei, egli pensava.
Le conversioni non si compiono in un giorno.
A poco a poco cambier le sue idee, conoscer
meglio la sua anima e potr parlarle
pi direttamente.
Si rassicurava cos allorch in mezzo alla
gioia un'inquietudine lo sfiorava. Floriana
del resto non gli lasciava la libert di riflettere.
- Non voglio che tu mi lasci mai, nemmeno
col pensiero, - gli aveva detto il giorno
del matrimonio.
Bruno aveva soltanto rari momenti di solitudine,
durante i quali l'immagine di Floriana
rimaneva presente, turbando i suoi
sforzi di raccoglimento.
- A chi hai pensato? - gli chiedeva la
giovane donna rivedendolo. - A me? -
Egli poteva rispondere senza mentire:
- S, a te. -
E lo sguardo di gioia che lo ringraziava
scacciava i rimorsi dalla sua anima, per un
istante spaventata di trovarsi cos distratta
dinanzi a Dio.
Un giorno, verso la fine del viaggio, Bruno
chiese:
- Floriana, vuoi che andiamo a Gerusalemme? -
Erano seduti in un piccolo cimitero mussulmano
che dominava il mare. Le tombe,
bianche o grige, quasi modeste, si stendevano
nell'erba, sotto i cipressi la cui ombra nera
ondeggiava nella luce del tramonto. Rose tardive
profumavano l'aria leggera; tra gli alberi
il golfo risplendeva di un'ardente luce
azzurra.
Floriana, con gli occhi smarriti in qualche
sogno meraviglioso, si appoggiava alla spalla
di Bruno.
- No, restiamo qui, invece.
- Mi sarebbe piaciuto condurti alla culla
della nostra religione. Giacch  anche la tua,
non  vero, Flory?
- Non ancora.
- Un pochino s, per. Dimmi, mia Flory?
Tu l'ammiri, ne senti il fascino? -
La interrogava con gli occhi inquieti che
cercavano di penetrare il mistero di quel viso
di donna.
Ella sorrise rispondendo:
- Te lo dir un'altra volta. Non interrogarmi
ancora su questo argomento. -
Egli baci la bella guancia cos vicina alle
sue labbra e mormor:
- S, pi tardi... Ne sar molto felice,
Floriana.
- E non sei gi felice?
- Vuoi che ti ripeta come tu sei la mia
felicit, la gioia dei miei occhi e del mio
cuore? -
I loro sguardi si persero uno nell'altro in
una contemplazione appassionata. Intorno a
loro la solitudine era completa. La luce dell'oriente,
leggera e dorata, li avvolgeva. Un
rosaio si arrampicava intorno a uno stele,
e sfogliava le sue rose rosse sul vestito di
Floriana. Un leggero venticello sfiorava i
cipressi, curvava leggermente l'erba alta e
faceva svolazzare la sciarpa di velo bianco
avvolta intorno alle spalle della giovane
donna.
- Come tutto  bello qui! - disse Floriana.
- Ci rimarrei volentieri. Ma  ragionevole
terminare il nostro viaggio.
Anderemo un'altra volta a Gerusalemme. -
Guard un istante davanti a s, nelle profondit
soleggiate del golfo e sorrise ripetendo:
- Ma s, una volta ci anderemo, caro,
quando tu vorrai. -
Allorch, all'inizio del fidanzamento, era
stato parlato della futura residenza dei giovani
sposi, Floriana aveva dichiarato che per
la carriera letteraria di Bruno era necessario
vivere a Parigi. L'opinione contraria
della signora Fervires non era riuscita a
vincere il parere della fidanzata. Bruno,
tanto innamorato del suo Angi, era ancor
pi innamorato di Floriana. Confidando nella
sua intelligenza, si lasciava persuadere che
soltanto a Parigi avrebbe trovato i mezzi per
perfezionare la sua arte e arrivare alla celebrit,
grazie alle relazioni che avrebbe potuto
fare.
Si riservava soltanto di passare diversi
mesi a Sarg. E Floriana non aveva detto
di no.
Appena di ritorno a Parigi, si misero in
cerca di un appartamento. Quello che Floriana
scelse era nuovo e grazioso, ma un
po' troppo piccolo, secondo Bruno.
- Non avremo una camera per gli ospiti,
- osserv. - Dove metteremo i miei genitori
quando verranno?
- Infatti,  un po' ristretto; ma il prezzo
 buono, e da principio abbiamo bisogno di
badare alle spese. Tra qualche tempo, quando,
come spero, tu sarai lanciato, potremo
cambiare.
- Ma ti assicuro, Flory, che il nostro bilancio
ci permetterebbe... -
Lo interruppe ridendo:
- Tu non t'intendi affatto di bilancio familiare,
lascia che lo dica, caro. Io so di che
si tratta, giacch dirigevo la casa dei miei
genitori, e ti assicuro che per cominciare bisogna
andar piano. Qui accanto c' un'ottima
pensione familiare. Quando i tuoi genitori
verranno, fisseremo l una camera per
loro e verranno poi a mangiare da noi.
- Non  pi la stessa cosa. Avrei voluto
averli sempre qui. E so che a mia madre
non piacerebbe questa soluzione.
- Ebbene, prendiamo un appartamento
pi grande se vuoi, Bruno, ma io dico che
non  una cosa giudiziosa. -
Come sempre, il giudizio - e Floriana -
prevalsero. Presero in affitto un piccolo appartamento
che Floriana ammobili in modo
grazioso, senza spese esagerate, con quel gusto
e quel senso pratico che essa possedeva
in misura notevole.
Le stesse qualit si manifestarono nella
direzione della casa, nella scelta dei suoi
vestiti, nell'ordinamento della sua vita. Soltanto
una piccola parte di questa fu riservata
alle esigenze mondane. Tutto il resto
apparteneva al marito.
Lo studio di Bruno era stata la stanza
maggiormente curata, quella arredata con
pi amore. Ella era sempre l accanto a lui,
prendeva appunti per il suo lavoro, ricopiava
i fogli volanti sui quali egli scriveva. Bruno
terminava i suoi Bozzetti di Angi, e nello
stesso tempo gettava le basi per un nuovo
lavoro.
Si sentiva particolarmente in vena in quella
grande stanza chiara, dai mobili eleganti,
di forma nuova e bella. Vi aleggiavano sempre
dei profumi: profumo di fiori, spesso
dominato dal profumo penetrante di cui s'impregnava
tutta la persona di Floriana. Ma
ci che costituiva per lui lo stimolo pi efficace
era la presenza continua della giovane
moglie. Ella si mostrava per Bruno una
vera collaboratrice, sempre piena di tatto, di
mente vivace e acuta. Eppoi, quale dolcezza
inebriante vederla sempre l, cos innamorata,
cos affascinante, sfiorare i mobili con i panneggi
leggeri dei suoi vestiti chiari, riordinare
gli oggetti con gesti delicati, o chinarsi
verso di lui in un atteggiamento di abbandono
che curvava il suo corpo morbido come
un ramo flessibile.
Bruno le diceva:
- Ora, mi domando come potevo lavorare
quando non avevo te! -
Ella rispondeva:
- E io mi domando come potevo vivere
quando non ti conoscevo. -
Nelle lettere alla famiglia, Bruno continuava
a esaltare la moglie. Gli mancavano
le parole per esprimere la propria felicit.
Floriana non gli dava nessuna delle delusioni
preannunziate. La questione religiosa
non lo preoccupava: ogni domenica la moglie
lo accompagnava alla Messa e le prescrizioni
della chiesa erano osservate a tavola senza
alcun contrasto da parte sua. La sua anima
era certamente ben disposta; ascoltava sempre
con piacere il marito parlare di religione,
e presto, egli lo sperava, il dono della fede
le verrebbe concesso.
Verso la met di gennaio il signor Fervires
e sua moglie andarono a Parigi. Non
presero alloggio alla pensione di famiglia,
ma presso una cugina della signora Fervires
che abitava in un quartiere assai lontano
da quello dei giovani sposi. Ogni giorno
andavano a colazione da Bruno. Floriana si
mostrava cortese e pacatamente premurosa.
Il signor Fervires la trovava perfetta. La
signora Fervires osservava con segreto spavento
il suo potere su Bruno. Bruno non
aveva pi altra volont che quella della moglie.
Nei rari momenti in cui pot trovarsi sola
con lui, la signora Fervires si accrse di
non aver pi nessun potere sul cuore del figlio
e che i ricordi della sua vita a Sarg
svanivano tutti davanti a Floriana.
Chiese bens, con una certa premura, dei
suoi giovani protetti. Sua madre gli domand:
- Ti iscriverai anche qui alle opere della
tua parrocchia, non  vero?
- Certo, ma non subito. -
Floriana, che era presente, soggiunse:
- No, non ancora. Un marito giovane deve
essere tutto della moglie nel primo anno della
loro unione.
- S,  naturale. Ma pi tardi...
- Oh, pi tardi, certamente! Bruno far
come creder meglio. -
Tutto questo era molto ragionevole e
anche naturale, come la signora Fervires
stessa dovette riconoscere. E pareva naturale
anche la risposta data da Bruno alla madre
che si stupiva di vedere abbandonate alcune
abitudini di devozione.
- Ho visto che ci contrariava Floriana,
bench per delicatezza non me lo abbia mai
detto. Credo dunque pi ragionevole diminuire
un poco le mie pratiche religiose, finch
lei stessa non condivider tutta la mia
fede. -
La signora Fervires trattenne la risposta
che le veniva alle labbra: Se tu avessi sposato
una donna credente non saresti costretto
a questi compromessi cos pericolosi
per te. Disse soltanto:
- Prima che alla sua anima, devi pensare
alla tua, ragazzo mio.  il tuo primo dovere.
Non sopprimere niente di ci che capisci
possa esserti necessario. Hai bisogno
di una vita cristiana intensa, pi ancora di
molti altri. -
Egli confess:
-  vero. Riprender a poco a poco le mie
abitudini. -
Ma la promessa non bast a dissipare l'ombra
di angoscia che velava lo sguardo della
signora Fervires. Pareva che la madre vedesse
in anticipo ci che sarebbero diventate
le risoluzioni di Bruno dinanzi alla dolce
disapprovazione di Floriana, al suo timore
che egli si stancasse, alle sue tenere esigenze
che lo trattenevano sotto pretesti diversi.
- Non esagerare, caro, - ella diceva.
Quella parola troncava tutte le esitazioni
di Bruno. Esagerare! Ma ci sarebbe stato
deplorevole per lo scopo che egli perseguiva:
la conversione della moglie! Bisognava prcedere
lentamente, iniziarla a poco a poco,
fare qualche concessione sui punti che non
erano assolutamente indispensabili.
Dopo una timida prova di ritorno alle abitudini
di fervore, queste sparivano per sempre.
Bruno, sempre pi preso da Floriana,
prov solo un vago rimpianto sul quale non
ferm il pensiero.
 
Capitolo 12.

I Jarlier di solito abitavano a Parigi durante
l'inverno e la primavera. Quell'anno
invece trascorsero qualche mese nel mezzogiorno,
a causa della salute di Ismena, e ritornarono
soltanto alla fine di marzo. Ismena
si sentiva meglio. Scendendo dal treno, annunzi
che era pronta a riprendere la vita
turbinosa che le pareva la sola possibile.
- Ma sai bene che i medici ti hanno raccomandato
una vita calma! - obiett la
signora Jarlier.
- I medici? Carissima mamma, sai bene
in quale profonda considerazione io li tenga
e come mi curi delle loro prescrizioni. Se
accetto di curarmi per qualche mese,  per
vivere dopo: vivere, cio muovermi, divertirmi.
Altrimenti, al diavolo tutte le medicine
e tutte le cure! -
Dopo questa professione di fede Ismena
prese a braccetto la sorella e le mormor all'orecchio:
- Ebbene, il tuo devoto sposo ti ha convertita,
Flory? -
Floriana fece una risatina ironica.
- Non sai dunque, piccina, che salvo rare
eccezioni,  la moglie che converte il marito? -
Ismena si mise a ridere, dando un'occhiata
a Bruno che discorreva con il suocero.
- S, s. Sicch sei tu che...?
- Sono io che lo converto, - dichiar
calma Floriana.
- Tanto meglio. Figurati che temevo un
poco, oh, ben poco, che fosse il contrario!
- Mi conosci dunque cos male?
- Sai, si vedono tante cose straordinarie!
Il conte di Marges ha pur convertito sua
moglie, lui! -
Floriana sorrise ancora, con la stessa dolce
ironia, ribattendo:
- Cara, io non sono la signora di Marges...
e Bruno non  il signor di Marges. -
La presenza a Parigi della famiglia Jarlier
non port nessun cambiamento nella vita
dei giovani sposi. Floriana aveva per i suoi
un affetto molto calmo, che si contentava di
una visita o due la settimana e di un pranzo
ogni tanto. A volte li incontrava a qualche
serata o a qualche ricevimento, perch Bruno,
consigliato da lei, faceva vita di societ
e annodava utili relazioni. Floriana conosceva
a fondo l'arte d'insinuarsi dappertutto,
di imporsi ovunque con la bellezza e
con l'intelligenza.
Per mezzo dei conti di Marges, che l'inverno
abitavano a Parigi, riusc anche a penetrare
nel quartiere di San Germano. La
prima opera di Bruno aveva fatto conoscere
favorevolmente il suo nome. Lui stesso piacque
per la sua distinzione, per le sue qualit
intellettuali e per la bellezza espressiva dei
suoi occhi azzurri. La nuova opera, Bozzetti
di Angi, appena pubblicata, ebbe un gran
successo. Fu dichiarato, senza grande esagerazione,
che la Francia possedeva un altro
grande scrittore.
- A quando un nuovo lavoro? -. chiese
un giorno il signor di Marges a Bruno.
Sua moglie e lui pranzavano in casa dei
giovani sposi Fervires, pochi giorni prima
di ripartire per l'Angi dove si recavano sempre
verso Pasqua. Floriana ed Elena discorrevano
nel salotto, mentre i due uomini, che
non fumavano, s'intrattenevano in piedi,
nello studio di Bruno.
- Sar pronto alla fine dell'estate e penso
che uscir verso la met di autunno.
-  permesso chiederti il soggetto?
- Il soggetto? ... Ma no, vedrai. Non
voglio dirti niente in anticipo. -
A Enrico parve di sentir trapelare un certo
imbarazzo nel tono brioso. Pens:
Che abbia gi cambiato?
Ma non disse niente di questa sua impressione
alla signora Fervires quando la rivide
a Sarg. Era gi abbastanza penoso doverle
confermare che suo figlio non sarebbe venuto
prima del mese di agosto. Il lavoro lo tratteneva
a Parigi, e, inoltre, Floriana non
stava tanto bene. Queste ragioni, date da lui
per lettera ai suoi, furono ripetute da Enrico
ed Elena, che non ci credevano appieno.
La signora Fervires non fece nessuna riflessione
a questo proposito; ma neanche la probabilit
di essere presto nonna cancell la
ruga di preoccupazione che le incideva la
fronte.
Bruno non aveva rinunziato senza rimpianto
a quel viaggio. Restava attaccato da
fibre molto intime ai suoi cari, al paese
nativo. Provava anche come un vago bisogno
di respirare l'atmosfera familiare, di ritemprarvisi
l'anima intorpidita. Ma Floriana gli
aveva mostrato che non sarebbe stato ragionevole
lasciare Parigi nel momento in cui gli
riusciva tanto facile lavorare. Eppoi lei si
sentiva sempre pi esaurita, si stancava facilmente.
Quel viaggio, quel breve soggiorno
sarebbero stati una fatica. Bruno,  vero,
poteva andar solo; ma per lei ci sarebbe
stato ben duro.
- Oh, no, senza di te no, mia Flory! -
egli esclam. - Non anderemo per Pasqua
a Sarg, ecco tutto, ma ci resteremo pi a
lungo questa estate. -
Deciso questo, Bruno si rimise con maggior
lena al lavoro. Il piano primitivo della
sua opera subiva, durante la stesura, notevoli
variazioni ispirate da Floriana. Questa,
con le sue graziose risatine, rimproverava al
marito ci che ella chiamava il suo puritanismo.
- Sei un delizioso puritano, mio caro, e
mi piaci cos. Ma nei tuoi libri sii un po' pi
audace. Ti assicuro che sar meglio. -
Gli citava il parere di celebrit letterarie
che giudicavano Bruno Fervires uno scrittore
che poteva arrivare molto lontano purch
non si impaniasse in scrupoli retrogradi.
Bruno resisteva, come aveva resistito i
primi tempi quando si era trattato di ascoltare,
al teatro, certi lavori che la sua coscienza
di credente condannava. Continuava
l'opera secondo la propria idea. Floriana,
senza rancore, lo abbracciava dicendo:
- Oh! Il mio caro esagerato! -
Qualche giorno dopo le pagine gi scritte
sparivano, e una nuova stesura sviluppava
l'altra idea, quella di Floriana. Bruno cedeva,
come aveva ceduto per il teatro, come
cedeva per tutto, illudendosi nell' idea che
per il bene di Floriana doveva anzitutto evitare
ogni apparente intransigenza.
E il suo accecamento era tale, che egli non
pensava nemmeno di preoccuparsi del basso
livello morale che i gusti e le idee della giovane
donna troppo spesso testimoniavano.
Non soffriva di essere incompreso da lei nella
delicatezza dei propri sentimenti cristiani.
Questi, per, pure smussandosi un poco ogni
giorno, esistevano ancora; ma la passione
copriva di un velo l'anima di Bruno e la
rendeva sempre pi insensibile a ci che non
era Floriana.
In agosto i due sposi arrivarono alla
Hermellire. La signora Fervires avrebbe voluto
ospitarli in casa sua per riprendere col
figlio, almeno in parte, i rapporti di prima.
Ma non poteva obiettare nulla al desiderio
di Floriana di trovarsi presso la madre, specialmente
nello stato in cui si trovava.
- Vi avremmo disturbati, - disse Floriana
con la grazia calma che le era propria,
quando la signora Fervires espresse a Bruno
il suo rimpianto.
- Il nostro figliuolo e la moglie del nostro
figliuolo non ci disturberanno mai.
- Mia madre desiderava molto avermi con
s. Ma verremo spesso a trovarvi, e voi verrete
alla Hermellire. -
Lo sguardo perspicace della madre scrse
in Bruno un cambiamento che non esisteva
ancora quando lo aveva rivisto a Parigi. Le
sembr meno semplice, meno affettuoso, un
po'lontano da tutto quello che fino all'anno
prima gli faceva vibrare il cuore. E osserv
con angoscia che non rimaneva pi niente
della espressione che le era tanto piaciuta
negli occhi del figlio.
Sperava di vederlo spesso durante il suo
soggiorno alla Hermellire, di studiarlo, di
interrogarlo cautamente per rendersi conto
del suo stato morale, per capire fino a che
punto fosse giunto il potere di Floriana. Ma
fu presto delusa. La nuora, che si sentiva
molto stanca, diceva, non usciva mai dalla
Hermellire, e tratteneva il marito accanto
a s. Bruno subiva allegramente tutte le sue
esigenze. Parenti, amici, occupazioni, contavano
ben poco davanti a un desiderio di Floriana.
E quando la signora Fervires andava
alla Hermellire, la giovane sposa, senza affettazione,
riusciva a non lasciare quasi mai
soli la suocera e il marito.
Ella accompagn Bruno quando si rec
dal curato di Santa Cecilia e da don Rivors,
qualche giorno dopo il loro arrivo. Il vecchio
prete, quando essi si ritirarono, disse
stringendo con forza la mano di Bruno:
- Ti vedr uno di questi giorni, vero?
- Ma s, signor curato. -
Mentre ritornavano verso la Hermellire
nella macchina del signor Jarlier, Floriana
disse con un sorrisetto ironico:
- Il curato ti aspetta per confessarti?
- S, Flory. -
Ella fece una leggera spallucciata.
- Mio povero caro, che cosa puoi avere
da dire? La tua vita  esemplare. Confessarti
di che cosa? Me lo domando! -
Egli mormor:
- Di amarti troppo, forse. -
Ella fece una risatina allegra, un po' sarcastica.
Pos la mano su quella di Bruno e
la strinse teneramente.
- Oh, il mio caro pazzerello! Si ama mai
troppo? Ti proibisco di amarmi meno, hai
capito? E non voglio che tu vada a trovare
il curato che ti potrebbe montare la testa a
questo proposito.
- Ma, cara, io devo...
- Devi far piacere a me, prima di tutto.
Un giorno mi dicesti che non potevi rifiutarmi
niente;  vero?
-  vero.
- Ebbene, devi promettermi di non tornare
dal curato di Santa Cecilia.
- Mi chiedi una cosa impossibile! Io ho
l'abitudine di... -
Ella lo interruppe mormorando in tono di
caldo rimprovero:
- Oh, tu non mi ami come ti amo io! Io
sacrificherei tutto per te. E tu mi neghi questo,
una cosa da niente!
- Flory!... Ma no, non ti nego niente.
Non andr a trovarlo, poich vuoi cos, ma
il povero vecchio ne sar molto addolorato. -
Ella ebbe un sorriso di trionfo, mentre
Bruno le prendeva le mani e gliele stringeva
guardandola con amore.
- Sar pi che altro seccato di non poterti
fare la predica, e persuaderti che sei
un grande peccatore.
- Oh, che idea!... L'eccellente uomo non
vuole che il mio bene, stai sicura.
-  possibilissimo; ma probabilmente non
lo vuole nella stessa maniera che lo voglio
io. E non sopporter mai che mi venga tolta
una minima parte di te, della tua mente, del
tuo cuore. -
 
Capitolo 13.

Don Rivors, durante la prima visita del
cugino, non aveva potuto parlargli da solo.
Sperava di rivederlo presto. Ma i giorni passavano
senza che Bruno si facesse vedere in
canonica.
Il prete si rec allora alla Hermellire.
Floriana era l e rimase sempre con loro.
Bruno rispose con una spiegazione vaga, imbarazzata,
al cugino che gli chiedeva perch
non si fosse fatto pi vivo. Il prete cap.
Quando usc dalla Hermellire l'angoscia gli
stringeva il cuore. Ci che aveva tanto temuto
in quel matrimonio, si effettuava molto
prima di quanto avesse creduto.
Era necessario veder Bruno da solo. Dai
genitori, a Varlaumont, in qualsiasi posto,
non andava mai senza la moglie. Il curato
lo invit a pranzo, ma egli rifiut, adducendo
come pretesto la salute di Floriana.
Allora don Rivors gli scrisse, chiedendogli
di andare da lui.
Lo vide arrivare il giorno dopo, un po' freddo,
un po'impacciato.
Dopo avere scambiato qualche parola banale
il sacerdote disse:
- Il nostro buon curato  rimasto molto
dispiacente che tu non sia potuto venire.
-  dispiaciuto anche a me... ma Floriana
si sentiva poco bene, era inquieta...
mi preg di non lasciarla. Era mio dovere
restare. -
Il prete mormor:
- S... tuo dovere. -
Nella grande stanza buia entrava l'aria
umida di pioggia di un giorno senza luce.
I mobili luccicavano nell'ombra. Sulla tavola
era posata una logora cartella di pelle aperta,
dalla quale sfuggivano alcune carte. Il
prete le indic a Bruno.
- Siamo in trattative con Enrico di Marges
per la sua casa di via di Angers. Egli
ce l'affitta, a un prezzo irrisorio, per il Patronato
che dobbiamo ingrandire.
- Davvero? I tuoi giovani sono dunque
pi numerosi? -
Il sacerdote ebbe un impercettibile sussulto.
Il tono indifferente di Bruno, l'espressione
distratta, lasciavano capire chiaramente
che egli non sentiva pi nessuna attrattiva
per quell'opera che aveva tanto
amata.
- S, abbiamo fatto progressi. Ho avuto
molte soddisfazioni col piccolo Arnaldo. -
Il prete parl dei suoi ragazzi, di quei giovani
che il cugino conosceva, di cui si era
occupato assiduamente, con zelo entusiasta.
Bruno lo ascoltava con la stessa aria indifferente
un po'lontana, mormorando parole
vaghe:
Ah, davvero? Bene... S, mi ricordo.
Il sacerdote a un tratto smise di parlare,
guard un istante il cugino negli occhi e
disse:
- Tutte queste cose non ti interessano
pi. -
Bruno arross.
-  un po' vero, caro amico. Capirai...
ho altri doveri, altre preoccupazioni...
- Quando uno  stato come te, zelante e
fervente, non si disinteressa cos delle anime
che ha amate e guidate, per le quali ha sofferto
le prime delusioni e conosciuto le prime
gioie dell'apostolato.
- L'apostolato? Ma io non ero fatto per
questo. Mi ingannavo. -
Il prete tentenn la testa. Tacquero per un
istante. Nel silenzio si udiva soltanto il rumore
sordo dell'antico orologio a pendolo.
Poi una mosca ronz e sfior i capelli di
Bruno.
- E la missione alla quale ti dovevi dedicare?...
La conversione di tua moglie?... -
chiese il sacerdote.
- Quella  un'altra cosa. Ci penso sempre,
credimi.
- Ci pensi... senza avanzare di un passo.
Al contrario...
- Che cosa vuoi dire?
- Sei tu che indietreggi, tu che discendi.
Floriana  rimasta tale e quale come l'hai
sposata. Sei tu che sei cambiato.
- Tu sogni! - disse Bruno un po' irritato.
- Floriana non ha ancora la fede, infatti,
ma sai meglio di me quanta prudenza
esiga un'opera di conversione. Le parlo poco
di questo argomento; preferisco che il tempo
e la riflessione agiscano su di lei. -
Si alz, fece qualche passo verso la finestra
e si volt chiedendo in tono un po' secco:
-  per questo che mi hai fatto venire?
- Questo e altro. -
Alzatosi a sua volta, il sacerdote si avvicin
a Bruno. Fu accolto da uno sguardo
cupo che egli non aveva mai veduto fino a
quel momento.
- Puoi assicurarmi con tutta sincerit
che la tua vita cristiana non ha subito nessun
cambiamento? -
Bruno alz le spalle rispondendo con freddezza:
- Ho conservato intera la mia fede, compio
ci che  di stretto obbligo. In quanto
al resto, ho creduto ragionevole rinunziarvi
per ora al fine di non urtare le idee di Floriana,
che una devozione troppo spinta spaventerebbe.
- Il resto... cio quello che sosteneva la
tua debolezza. Povero ragazzo! -
La voce del sacerdote tremava. Qualcosa si
distese nella fisonomia di Bruno. Prese la
mano del cugino e la strinse con forza.
- Giacomo, che cosa ti immagini? La mia
anima non  in pericolo. Non posso dire di
avere ancora tutta la devozione che avevo
prima del matrimonio... no, non  pi la
stessa cosa. Ma resto tuttavia un cristiano
praticante.
- Fino a quando?
- Per sempre, diamine! Via, Giacomo,
che cosa ti prende? Sei prevenuto contro Floriana,
lo so; ti immagini che io debba perdere
la mia anima accanto a lei.  una pazzia!  un' ingiuria che
fai a lei!
- Mio caro ragazzo, lascia che ti chieda
soltanto questo: non senti un vuoto nella
tua vita spirituale? Non hai coscienza che
ammetti in te e attorno a te cose che poco
tempo fa avresti condannate? -
Successe un silenzio piuttosto lungo. Bruno
stringeva le labbra distogliendo lo sguardo
esitante.
- Che cosa prova questo?... - disse alla
fine. - Che ero uno scrupoloso e che ora
non lo sono pi, ecco tutto.
- Uno scrupoloso?... - ripet il sacerdote.
Il suo viso esprimeva un doloroso stupore.
- Scrupoloso, perch rifuggivi da tutto
quello che offendeva la morale e vegliavi
sulla tua anima per preservarla dal male?
Ah, povero figliuolo, povero figliuolo, che
dici mai! -
Una commozione improvvisa sconvolse la
fisonomia di Bruno. Si pieg verso il cugino,
mettendogli un braccio sulla spalla col gesto
che gli era familiare fin da quando era
ragazzo e voleva chiedere un consiglio a Giacomo,
maggiore a lui di et.
- Caro Giacomo, mio caro amico, non voglio
che tu creda... Io conservo tutti i buoni
principii, sono sempre quello di un tempo,
ma non posso vivere come un anacoreta. Non
per questo approvo ci che  cattivo. Ti prego,
non avere di queste idee, Giacomo, e non
pensare male di Floriana! Mi daresti un
gran dispiacere.
- Povero figliuolo!... - ripet il sacerdote.
Il suo sguardo affettuoso, ma sempre pieno
di angoscia, fiss il giovane viso cos vicino
al suo, i bellissimi occhi che la commozione
rendeva pi lucenti e nei quali anche lui,
come la signora Fervires, cercava invano un
riflesso dell'espressione di un tempo.
La signorina Celestina chiam di fuori:
- Reverendo, sono venuti a chiamarvi per
il vecchio Rolin.
- Bene, signorina. Ci vado subito. -
E rivolto a Bruno il prete soggiunse:
-  il vecchio che tu andavi a trovare
come visitatore della Conferenza, ti ricordi?
- S, s! Credi forse che abbia dimenticato
tutto?  malato?
-  moribondo. Vado ad amministrargli
i sacramenti. Mi parla sempre di te e mi domanda
se potr rivederti.
- Povero vecchio!... Era un buon uomo,
specialmente da quando lo avevo persuaso
a smettere di bere. Ci ander domattina, Giacomo,
puoi dirglielo. Stasera non posso poich
Floriana mi aspetta per fare una passeggiata
prima di cena.
- Lo troverai ancora in vita domani, molto
probabilmente. La tua visita sar un'ultima
gioia per lui. E la gioia degli altri, credimi,
vale ancor pi della nostra. - Il sacerdote
si interruppe un istante. - Tornerai a trovarmi?
- chiese poi.
- Certo. Appena potr. Floriana  un
po'esigente... e non posso lamentarmene,
giacch lo fa per l'affetto che mi porta. -
Senza dire una parola il prete prese il cappello
e si diresse verso la porta. Arrivato
sulla soglia, pos la mano sulla maniglia e
si volt per guardare il cugino che lo aveva
seguito.
- Sei felice di essere presto padre?
- Felicissimo, naturalmente. Ti dir che,
oltre tutto, confido molto in quella creaturina
per inclinare maggiormente Floriana
verso le nostre credenze.
- Certo, sar un beneficio per lei... e per
te. Diventando madre, non sar pi occupata
esclusivamente del marito e tu ti troverai
libero, pi padrone di te. -
Bruno ebbe un moto d'amor proprio offeso.
- Non so davvero che cosa ti sei messo
in mente! Nessuna donna pi di Floriana sa
rispettare la libert del marito. Se io cedo
ai suoi desiderii  perch mi piace di farlo,
perch l'amo. La nascita del bambino non
cambier niente in questo. Mia moglie rester
sempre il mio primo pensiero, il mio
primo amore.
-  una cosa lodevolissima. Ma ci sono
molte maniere di amare!
- Io ne conosco soltanto una, - rispose
secco Bruno.
Il prete apr la porta. Scesero entrambi
le scale buie; nel vestibolo il curato discorreva
con un vecchio infermo. S'interruppe
e and incontro a Bruno.
- Ebbene, figliuolo,  cos che manchi di
parola al tuo vecchio curato? Bravo!
- Signor curato, mi dispiace, ma mia
moglie...
- S, s, lo so: sei un marito esemplare
e me ne rallegro. Ma insomma non bisogna
dimenticare i vecchi amici che in certe circostanze
della vita sono quanto c' di meglio.
Vieni a trovarmi uno di questi giorni,
figliuolo mio.
- Far di tutto, signor curato. -
Bruno strinse la mano contorta dai reumatismi.
Una certa commozione gli stringeva
la gola. Guard il buon viso dagli occhi dolci
e gravi, e disse in un soffio:
- Vi voglio sempre bene. Siete il mio migliore
amico. -
Usc seguito da don Rivors. Sulla piazza
questi lo salut.
- A presto, vero? -
Bruno rispose affermativamente e riprese
la strada della Hermellire. Passando, salutava
con gesto distratto le persone di conoscenza.
Si sentiva moralmente stanco, impacciato,
scontento di s e del cugino. Pensieri
torbidi, che avevano tutta l'apparenza di rimorsi,
sembravano pronti a rinascere. Commozioni
dimenticate risorgevano. Le parole
del sacerdote, l'ansiet e il rimprovero profondo
espressi dallo sguardo retto, a lui cos
noto, gli avevano sconvolto l'anima.
Pens:
Forse Giacomo ha ragione, per certe
cose. Cedo troppo facilmente... e lascio un
po' troppo Floriana a se stessa, dal punto di
vista religioso.
Entrando nel salottino della Hermellire
trov la moglie seduta sul divano, intenta
a un lavoro di ricamo. Sorrise appena lo
vide e i suoi occhi, nell'ombra, scintillarono
di dolce ironia.
- Ebbene, hai avuto il tuo predicozzo, povero
caro? Lo vedo dal tuo viso. Avevo ragione
di dirtelo. -
Egli le sedette accanto e le baci la mano.
- Un ottimo predicozzo, Floriana.
- Davvero? Vale a dire cose terribili contro
la povera Flory?
- Oh, cara! -
Ella scosse la testa e le sue labbra presero
una piega sarcastica. Con gesto languido
mise un braccio attorno al collo di Bruno.
- Credi che non sappia di che si tratta?
Hanno paura di me perch non sono credente.
S'immaginano che cerchi di distoglierti
dalla religione.
- No, Floriana; si preoccupano soltanto
di vedere che tu resti lontana da questa religione
che non  soltanto la loro, ma la mia,
e che sar quella del nostro bambino. Dimmi,
mogliettina cara, non mi darai presto la gioia
di vederti pensare come me, come tutti i
miei? -
Ella scosse piano la testa.
- No,  impossibile. Non devi chiedermi
questo, amico mio. Devi contentarti della tua
Floriana, com'. Non ti basta cos?
- Sai bene che  orribile per me pensare
che potremmo esser divisi pi tardi, nel
l'eternit! E anche in questo mondo  pur
sempre un'ombra tra noi, un punto dove non
c'incontriamo. -
Ella appoggi la fronte alla guancia di
Bruno mormorando:
- Che importa? Ci amiamo, questa,  la
cosa principale. Noi due, Bruno... noi due
soli sulla terra.
- Floriana, non deve essere cos!
- Eppure cos . Il nostro amore ci basta.
Non voglio che nessun'altra persona
venga a mettersi tra noi, col pretesto della
religione.
- Nessuno ha questa idea, Flory. Ti assicuro
che Giacomo mi ha detto delle cose
molto giuste. -
Ella rise con sarcasmo.
- Oh, me le immagino! Si vede dal tuo
viso, dal tuo contegno impacciato. Vorresti a
tua volta farmi la predica. A un tratto, perch
tuo cugino ha spaventato la tua anima
timorata, ti accorgi che io ti faccio dimenticare
molte cose e in modo particolare il
compito di convertirmi. Dimmi, non  forse
cos?
- All' incirca. Ho perso alcune buone abitudini...
e noi non parliamo pi molto spesso
della questione religiosa, cara.
- Non occorre. Abbiamo il nostro amore.
Confesso che questo  tutto per me. E per
te, Bruno?
- Oh! Io non posso dire ci, Floriana.
Anche tu non devi...  un'offesa a Dio.
Dimmi, cara, sei dunque ancora cos lontana
da Lui? -
Cercava di leggere negli occhi scintillanti
che lo fissavano, che lo sommergevano in una
gioia radiosa.
- Credo di s. Vedi, sono franca. Me ne
serbi rancore?
- Rancore?... A te?... Oh, no! Ma  un
dispiacere per me, Floriana. Speravo tanto
di ricondurti a Dio!
- Povero caro, sono desolata. Sicch tutta
la mia tenerezza non ti basta? -
Pronunzi queste parole con voce bassa e
un po'tremante. Gli occhi le si empirono di
lacrime e Bruno la sent rabbrividire.
Con gesto appassionato la strinse tra le
braccia.
- Che dici? Che cosa pensi mai? Tu, la
mia felicit, la mia vita!
- Oh, dillo ancora! Dimmi che sono la
tua vita e che mi ami, che mi ami pi di
tutto!
- S, sei la mia vita e ti amo.
- Pi di tutto? -
Lacrime leggiere scendevano lungo le guance,
tremavano sull'orlo delle ciglia. Bruno
baci a lungo gli occhi umidi e disse senza
esitare:
- S, pi di tutto. -
La domenica seguente, quando Bruno e
Floriana andarono a pranzo in casa Fervires,
vi trovarono don Rivors invitato dalla
signora Fervires.
Il prete, dopo avere scambiato qualche parola,
chiese a Bruno:
- Non potesti poi andare dal vecchio Rolin? -
Bruno rispose con un certo imbarazzo che
non sfugg al cugino:
- Non mi fu possibile.  morto?
- Mor nella giornata. Aveva conservato
piena conoscenza e ti aspett fino all'ultimo
momento, tutto felice, poveretto, all'idea di
quella gioia promessagli. Sentii che diceva,
poco prima di morire: Non verr. Mi ha
dimenticato e piangeva. -
Il viso di Bruno si contrasse leggermente.
- Mi dispiace davvero... ma non mi fu
possibile. -
La voce era incerta, lo sguardo turbato.
La signora Fervires, che entrava in salotto
ritornando dalla cucina dove era stata,
a dare un ordine, disse, rivolgendosi al figlio
e a Floriana insieme:
- Siete stati alla Messa presto, stamattina?
Non vi ho visti a quella delle dieci.
- Infatti non ci eravamo, mamma. Floriana
non era pronta, e io l'ho aspettata;
ma al momento di uscire ci siamo accorti
che, anche affrettandoci, saremmo arrivati
soltanto a Messa finita.
- Come, non siete stati alla Messa? -
Floriana disse con la solita calma:
- No, mamma. Ci  stato impossibile.
 un grave peccato, cugino? -
Si rivolgeva a don Rivors. Un sorriso le
schiudeva le labbra. Ci voleva proprio l'attenzione
acuta del sacerdote per scoprire
tutta l'ironia trionfante contenuta in quelle
parole e in quel sorriso.
Egli rispose con freddezza:
- S, quando l'astensione  volontaria,
senza seri motivi.
- Oh, non lo abbiamo fatto apposta!...
Stavamo discorrendo; lui ha dimenticato
l'ora e io pure. Dimentichiamo sempre l'ora
quando parliamo tra di noi. -
Rise allegramente guardando il marito.
Sul viso di Bruno si leggeva un certo imbarazzo.
Aveva coscienza della sorpresa di tutti
per quella negligenza, straordinaria in lui,
che prima era stato cos attaccato ai doveri
religiosi, il pi attaccato di tutta la famiglia,
anzi.
- Ne sono stato molto dispiacente... ma
era impossibile ormai riparare. -
Il prete e la madre percepirono l'imbarazzo
del tono. Capirono che Floriana si era
voluta prendere una rivincita su don Rivors
e che Bruno pagava con una nuova capitolazione
di coscienza le sue velleit di rimorso.
Quindici giorni dopo i due giovani partirono:
andavano a finire l'estate su una spiaggia
della Bretagna, giacch, essi dissero, il
clima dell'Angi non si confaceva a Floriana.
La signora Fervires pot vedere il figlio
da solo soltanto per un breve momento. Egli
si mostr affettuoso, ma senza l'espansione
di un tempo, che lo univa cos intimamente
all'anima della madre. Ella gli disse con
grande tenerezza:
- Sono addolorata di vederti partire tanto
presto. Avevi bisogno di ritemprarti a lungo
nell'atmosfera del tuo paese nativo. Parigi ti
ha gi cambiato, Bruno. -
Diceva Parigi, ma un altro nome era
sulle sue labbra.
Bruno fece un gesto di protesta.
- Ma no, mamma! Che idea! -
Ella scosse la testa guardandolo pensosa.
Egli sorrise con sforzo e si chin per abbracciarla.
- Sono sempre il tuo Bruno... e ti voglio
tanto bene! -
La madre se lo strinse al cuore.
- Non dimenticare mai ci che ti ho insegnato:
Dio deve essere servito prima di
tutto e amato pi di tutto. -
Lo sent trasalire e vide che distoglieva lo
sguardo. Egli ripet con voce cambiata:
- Pi di tutto... S, lo so. -
Poi si sciolse lentamente e soggiunse, senza
guardare la madre:
- Non ti preoccupare per me, mamma.
Sono molto felice. -
 
Capitolo 14.

Verso la met di novembre Floriana dette
alla luce una bambina. Ella aveva sempre
dimostrato una soddisfazione molto moderata
all'idea di esser madre. Il successo del
nuovo lavoro di Bruno, pubblicato nello
stesso periodo, parve causarle una gioia ben
pi grande di quella nascita. La bambina
fu affidata a un'ottima bambinaia, e Floriana
sorvegli personalmente, giorno per giorno,
acciocch fossero seguiti tutti i precetti igienici.
Fatto questo, pot continuare a lavorare
con il marito, a seguirlo dappertutto, a
non lasciarlo mai a se stesso.
In risposta al volume inviato da Bruno,
la signora Fervires scrisse (e la calligrafia
ben ferma di solito era un po' tremolante):
Ho trovato nel tuo libro delle pagine veramente
notevoli. Ma ve ne sono altre che
non mi sono piaciute, e che, essendo tue, mi
hanno urtata e sorpresa dolorosamente. Nella
tua anima sta accadendo una evoluzione, ragazzo
mio. Stai attento! Questo libro non 
degno di un credente quale tu sei.
Riprenditi, dacci una di quelle opere che il tuo
primo lavoro pareva promettere. Pensa al
male che puoi fare con un libro simile, nel
quale la gramigna  mescolata cos abilmente
con il buon grano. Ricordati degli insegnamenti
dei tuoi educatori e di tua madre.
Quando Bruno ricevette quella lettera era
nello studio, insieme con Floriana. La giovane
donna apriva i biglietti di congratulazione
inviati al giovane scrittore diventato
improvvisamente celebre. Con la coda dell'occhio
guardava il marito. Le labbra di
Bruno ebbero un leggero fremito, il suo viso
si turb e la lettera gli oscill tra le dita.
Senza dire una parola la pos sulla scrivania,
davanti a s.
- Tua madre ti scrive qualche cosa di
spiacevole? -
Floriana si chin e gli mise una mano
sulla spalla, guardandolo teneramente.
- S... e forse ha ragione. -
La giovane donna afferr la lettera con la
mano libera. La scorse con un'occhiata e lasci
sfuggire una risatina ironica.
- Carina, questa! Povero caro, hai avuto
un bel successo in famiglia! Tutto questo,
per qualche piccolo tocco audace che d tono
al libro. Tua madre  una cara donna, ma la
sua educazione l'ha impastata di scrupoli
ridicoli. E vorrebbe imporli anche a te. -
Bruno ribatt vivacemente:
- Mia madre  una vera cristiana. Ho
sempre avuto fiducia nella rettitudine del
suo giudizio, nella ferma lucidit della sua
intelligenza.
- Sono assolutamente d'accordo con te,
ma mantengo ci che ho detto: la sua educazione
l'ha abituata a vedere il male dove
non esiste, come nel tuo lavoro.
- Eppure, Flory, ci sono certe cose!...
Sai bene che volevo toglierle... ma tu insistesti...
- E feci bene. Era indispensabile. Tieni,
leggi questo. Le pagine di cui parli sono proprio
quelle che la critica indipendente e i
maestri della letteratura, dichiarano notevoli...
quelle insomma che hanno deciso il
tuo successo. -
Faceva passare sotto gli occhi del marito,
oppure leggeva lei stessa con la sua voce vibrante,
le lettere di elogio. L'ebbrezza saliva
al cervello di Bruno. Di nuovo soggiogato,
dimenticava la lettera della madre sparita
tra le dita di Floriana. Questa diceva:
- Vedi come tutti ti apprezzano. Un avvenire
magnifico ti si apre dinanzi. Io lo
avevo indovinato sotto le adorabili ingenuit
mistiche del tuo primo lavoro. -
Il suo entusiasmo appassionato esaltava
in Bruno la gioia orgogliosa, eccitava ambizioni
lungamente sconosciute, cacciava ben
lontano ogni inquietudine, ogni dubbio. Ma
s, sua madre esagerava. Menti nobilissime
non trovavano niente da ridire nelle pagine
da lei incriminate. Non bisognava spingere
niente all'estremo, n rischiare di cadere in
una ritrosia spiacevole. Floriana aveva ragione
di dire che l'educazione della signora
Fervires le aveva un po' ristretto le idee.
Mentre si alzavano per andare nella stanza
da pranzo, egli chiese:
- Dov' la lettera della mamma? -
Floriana si scost un poco e mostr sul
tappeto un foglio sgualcito, arrotolato, come
strappato da unghie acute che vi si fossero
accanite con pazienza, schiacciato come se
l'elegante scarpina di Floriana si fosse compiaciuta
a compiere l'opera di distruzione.
- Credo che sia quella. Non ci ho fatto
attenzione... Volevi conservarla?
- No. Ma non vorrei che i domestici...
- Oh!... Non potrebbero pi leggerci
niente. -
Un sorriso dischiuse appena le labbra della
giovane donna e accese nei suoi occhi un
lampo di ironico trionfo. Disse calma:
- Mandala verso il cestino dei fogli: poi
Gianna la raccatter. -
Con gesto macchinale, Bruno sospinse col
piede, insieme con altri fogli strappati e
sparsi sul tappeto, quella che era stata la
lettera di sua madre.
La piccola Elisabetta fu battezzata verso
la fine di dicembre. La signora Fervires, che
doveva fare da madrina, and a Parigi per
qualche giorno. Era un po' invecchiata, le
rughe si facevano pi visibili, gli occhi erano
velati da una profonda malinconia. Il cambiamento
morale del figliuolo la teneva in
uno stato di continua angoscia. Rivedendolo,
prov una penosa scossa interna: la sua fisonomia,
il suo contegno, le fecero capire che
egli era molto lontano da lei e che le loro
anime non s'incontravano pi.
Quell'impressione si conferm nei giorni
seguenti. Ella sent in lui un imbarazzo che
lo rendeva un po' freddo, e la volont di evitare
ogni colloquio intimo. Del resto lo vide
poco. Floriana e lui conducevano adesso una
vita molto mondana nelle ore non dedicate
al lavoro. Bruno, diventato celebre, era molto
ricercato e i salotti pi eleganti della capitale
si contendevano la sua presenza. Floriana,
gi festeggiata per se stessa, come
moglie del giovane scrittore si vedeva ora
circondata da nuovi omaggi che eccitavano
ancora la sua civetteria raffinata, abile a na
scondersi sotto un riserbo distratto o sorridente,
secondo le circostanze. Bruno, in casa
o fuori, viveva in una perpetua ebbrezza. Non
gli restava pi il tempo di sentire i rimorsi.
La presenza della signora Fervires suscitava
in lui soltanto un' impressione spiacevole che
di solito riusciva a soffocare. Di sua spontanea
volont questa volta, senza che se ne ingerisse
Floriana, egli evit di incontrarsi
spesso con la madre.
Un giorno ella volle parlargli del suo lavoro.
Egli la interruppe alle prime parole.
- Cara mamma, non abbiamo lo stesso
modo di vedere su questo argomento. Perch
discutere? Lasciamo andare,  meglio.
- No, giacch debbo dirti il mio modo di
pensare, che  anche quello di tuo padre e
di Luigi, quello di Giacomo e di tutti i veri
credenti. Nel tuo libro ci sono delle pagine
cattive, Bruno.
- Me lo hai scritto; ma questo non  il
parere generale. Non si pu contentare tutti,
mamma. -
Ella lo guard con doloroso stupore.
- Sei tu che parli cos? E che cosa ne fai
della morale, della religione?
- Non ho offeso n l'una n l'altra nel
mio lavoro, ch'io sappia.
- Ah! Ti pare? La tua coscienza si  atrofizzata
in modo strano! Un anno fa avresti
detto di questo libro, scritto da un altro:
 un'opera pericolosa.
- Un anno fa giudicavo secondo un punto
di vista ristretto. Oggi ho idee pi larghe.
- Vale a dire che segui la corrente, come
tanti altri, e perdi la fede.
- Prego, io conservo intatta la fede. Ma
non voglio nuocere alla mia carriera letteraria
per scrupoli eccessivi. -
L'entrata di Floriana con in braccio la
bambina interruppe questo colloquio che la
signora Fervires non riusc pi a riprendere.
Del resto ora era convinta che tutti i
suoi rimproveri sarebbero caduti nel vuoto.
Bruno, dominato dalla moglie, scivolava
verso un abisso che l'occhio spaventato della
madre non osava sondare.
La signora Fervires tent un ultimo sforzo
con Floriana. La vigilia della partenza, trovandosi
sola con la giovane donna nel grande
studio convertito in nursery, le parl dell' infanzia
di Bruno, della sua inclinazione alla
piet, del suo buon carattere.
- Ora lo trovo cambiato, - soggiunse con
commozione. - Cara figliuola, lascia che ti
dia un consiglio: se lo ami, non distoglierlo
dalla sua religione. Faresti la sua infelicit,
giacch egli soffrirebbe atrocemente se si allontanasse
da Dio. -
Floriana ascoltava con calma, passando
le lunghe dita bianche sulla testolina della
bimba che teneva sulle ginocchia. Una vaporosa
vestaglia di un verde pallido l'avvolgeva
in morbide pieghe, i capelli le ricadevano
sulla nuca in riccioli leggeri e incorniciavano
con i loro riflessi fulvi la bianchezza
ardente di quel viso in cui gli occhi splendevano
di una vita intensa. Quello sguardo
non lasciava la signora Fervires mentre ella
parlava. La madre fremeva pensando:
Quello che dico, devo dirlo. Ma so che 
inutile.
Alle ultime parole della suocera, Floriana
rispose tranquillamente:
- Io non mi occupo della religione di
Bruno, mamma. Egli fa assolutamente ci
che vuole a questo riguardo. Dite di avere
trovato un cambiamento in lui: bisogna attribuirlo
a una evoluzione naturale in un
uomo della sua et, della sua intelligenza,
che passa da un ambiente dalle idee... antiquate,
di tendenze mistiche, a un altro
in cui prevalgono le opinioni pi moderne.
Quanto a soffrire, permettetemi di rassicurarvi.
Bruno non cessa di ripetermi che 
felice, che gli ho fatto conoscere la felicit,
che non desidera niente di pi. Vedete dunque
quanto sono vani i vostri timori? -
Come doveva essere sicura dell'anima di
Bruno, per non aver pi alcun timore, per
sfidare cos la madre che aveva avuto tanto
potere su quell'anima! La signora Fervires
ebbe un sussulto di doloroso sdegno.
- Non desidera niente di pi? Te lo ha
detto? -
Floriana chin un poco la testa, carezz
con la punta delle dita la fronte della piccina
e rispose con un sorriso leggero:
- Molto spesso.  una gioia per me sentirglielo
ripetere, giacch il mio unico scopo
 di costituire io sola la sua felicit
- Tu sola? Ma tu sei soltanto una creatura
caduca, e dimentichi che Dio ha dei
diritti imprescrittibili su di lui, sulla sua
anima. -
La voce della signora Fervires si spezzava.
Floriana sorrideva sempre. Ella disse
in tono quieto e freddo:
- Bruno non appartiene pi a Dio; appartiene
a me. -
La signora Fervires rimase muta. Provava
un senso di terrore davanti a quella giovane
donna cos calma, cos sicura di s, che
proclamava apertamente il suo completo possesso
dell'anima di Bruno. La madre ebbe
la visione di quell'anima perduta, trascinata
per sempre verso il male dalla volont onnipossente
di Floriana. Rabbrivid incontrando
quello sguardo che aveva soggiogato il figlio,
che lo asserviva a scapito di tutti i suoi doveri.
Le salivano alle labbra parole di protesta;
ma la porta che dava sulla camera si
apr e Bruno entr dicendo col tono di una
persona che osserva un fatto insolito:
- Ah! Sei qui con la bambina, Flory? Ti
cercavo di l. -
Si avvicin alla madre, le baci la mano,
e mostrandole la piccina:
- Vero che  carina la nostra Lisetta?
- S,  graziosa; un po' gracile forse.
- I bambini gracili sono i pi resistenti,
si dice. Ha un'ottima bambinaia che ne ha
la massima cura. -
Floriana si alz e fece qualche passo verso
la culla. Bruno la ferm.
- Lascia che la guardi un poco. Non ne
ho spesso l'occasione, giacch la vedo assai
di rado, la mia Lisetta. -
Floriana alz le spalle.
- I bambini di questa et non interessano
un uomo.
- Quelli degli altri, forse; ma per la propria
figlia la cosa  diversa. -
Senza dar segno di averlo udito Floriana
depose la bambina nella culla e son per la
bambinaia. Poi torn verso Bruno e disse
alla suocera:
- Volete venire in salotto, mamma? -
Quella scenetta conferm nella mente della
signora Fervires, ci che aveva gi indovinato.
Floriana non avrebbe mai permesso
che Bruno si attaccasse alla bambina. Voleva
occupare lei sola tutto il cuore, tutto
il pensiero del marito.
Partendo da Parigi la madre portava con
s questa volta la terribile certezza della
prossima apostasia del figlio, voluta e preparata
da Floriana.
Appena arrivata, lo disse a don Rivors, e
soggiunse:
- Ora non mi resta che pregare ed espiare
per lui, affinch si penta un giorno. Ecco le
mie sole armi in questo duello contro quella
donna per l'anima di mio figlio. -
 
Capitolo 15.

Bruno e Floriana continuarono per tutto
l'inverno la loro vita mondana. Intanto lavoravano
a una nuova opera, ispirata completamente,
questa volta, dalla giovane donna.
L'immoralit sottile, elegante, ne era la
base. Idee sottilmente perverse s'insinuavano
qua e l, un po' velate dalla grazia delicata
dello stile, sotto il riserbo voluto delle
parole. Il motivo predominante era un inno
al diritto di vivere liberamente, alla passione,
presentata come un dovere: il primo dovere
della vita.
Bruno si ribellava debolmente, con qualche
obiezione sempre pi rara. Il senso morale
si pervertiva in lui. I ragionamenti di
Floriana, i suoi sarcasmi leggeri e teneri, il
potere della sua volont, il contatto frequente
con una societ poco scrupolosa dal
punto di vista morale, tutta l'atmosfera nella
quale viveva deformavano la sua coscienza,
smantellavano le sue credenze, lo distaccavano
da tutto ci che egli aveva amato.
Le lettere alla madre, alla quale fino ad
allora egli aveva scritto ogni settimana, cominciarono
a farsi pi rade verso la fine di
quell' inverno, nel momento in cui lasci passare
il tempo pasquale senza compiere i doveri religiosi. Suo fratello, suo cugino, gli
amici di Sarg non ricevettero pi che rare
notizie: due righe di convenienza scritte in
fretta sopra un biglietto da visita. Era oppresso
dal lavoro, egli assicurava. Ma nelle
cronache mondane dei grandi quotidiani, nei
resoconti delle prime rappresentazioni e degli
avvenimenti parigini un po'importanti,
figurava sempre il nome di Bruno Fervires
e di sua moglie.
Anche Enrico ed Elena li vedevano raramente. Bruno evitava il
signor di Marges.
Tuttavia un giorno fu costretto a recarsi a
casa sua per un'informazione che il padre,
in un biglietto ricevuto la mattina, lo pregava
di chiedere al giovane conte. Fu un
sollievo per lui trovare soltanto la contessa
di Marges. Espose lo scopo della visita, scambi
con la signora qualche parola di cortesia
e si alz per accomiatarsi. Elena gli domand:
- Disertate dunque in modo assoluto Sarg?...
Neanche un breve soggiorno a Pasqua?
- No, e molto probabilmente non ci andremo
neanche quest'estate. A mia moglie
non piace il clima.
- Ma ci passerete almeno qualche giorno
per vedere i vostri genitori?
- Non so... non credo... -
Si turb un poco sotto lo sguardo limpido
di Elena. Questa disse in tono di commosso
rimprovero:
- Sar un gran dolore per loro. Don Rivors
ha scritto a Enrico che vostra madre
non sta bene e che  molto cambiata fisicamente.
- Lo dice anche a me nella sua ultima
lettera. Cercher di andarvi. -
Usc dal palazzo di Marges in uno stato
d'animo molto penoso, Il passato, che egli
riusciva a mantenere nell'oblio, lo riassaliva
ora con ricordi potenti. Ebbe un attimo di
vertigine paurosa dinanzi all'abisso che oggi
lo separava da esso. Quando entr nello studio
dove Floriana lo attendeva, aveva il viso
disfatto.
Ella chiese, inquieta:
- Ti senti male? -
Egli rispose di no ed ella non insistette.
Sapendo della visita in casa di Marges cap
che cosa accadeva nell'anima di Bruno, ma
sicura del suo dominio non se ne preoccupava.
Sapeva benissimo che egli leggeva appena
le lettere di tutti i suoi che contenevano
prudenti consigli e parlavano di tutto
quello che egli aveva amato, persone e cose
di quel paese che gli era stato caro e dal
quale pareva ora del tutto distaccato. Sapeva
che non entrava pi in chiesa, se non quando
vi era costretto da qualche obbligo mondano.
Ancora un po' di tempo, e le ultime velleit
di rimorso, gli ultimi turbamenti della coscienza
sarebbero spariti. Bruno, tolto a Dio,
alla famiglia, sarebbe stato convertito al solo
culto di Floriana.
La piccola Elisabetta, rimasta un po' gracile,
non sopravvisse. Una sera, dopo due
giorni di malattia, si spense nelle braccia
della bambinaia, mentre i genitori in casa
di una gran dama straniera assistevano a
una festa orientale che alcuni giornali, di solito
poco severi in materia, definirono un
po'ardita in alcuni numeri. Ritornando a
casa trovarono il corpicino senza vita della
loro creatura disteso nella culla. Bruno, con
gli occhi pieni di lacrime, la prese tra le
braccia e avvicin le labbra al visino gelido.
Ma le labbra non lo toccarono. Una certa
vergogna dolorosa lo trattenne. Quel padre,
uscito da una festa che aveva insozzato il
suo sguardo e il suo cuore, in un ultimo sussulto
della sua coscienza quasi atrofizzata si
sentiva indegno di baciare i resti mortali di
quell'angelo che ora si trovava accanto a Dio.
Una tristezza profonda grav su lui per
qualche giorno. Bench avesse visto poco la
bambina, l'aveva amata, e quella morte lo
colpiva molto pi di Floriana in cui il sentimento
materno era poco sviluppato. Poi la
vita riprese, e ben presto Lisetta non fu pi
che un caro ricordo lontano, che nessuno intorno
a lui risvegli pi.
Vedeva spesso i parenti di sua moglie, che
l'opprimevano di premure adulatrici. Ismena,
sempre avida di movimento e di
divertimenti, aveva ballato tutto l'inverno
ed era passata di distrazione in distrazione.
Ai primi giorni della primavera si gett a
corpo morto all'aviazione e all'automobilismo.
Prese freddo, trascur di curarsi, e alla
fine si mise a letto con una polmonite doppia.
Floriana si trovava a Londra con Bruno
che dava una serie di conferenze, quando ricevettero
questo telegramma:
Ismena gravissima.
Quando arrivarono il signor' Jarlier annunzi
loro che la fine era prossima.
Floriana entr sola nella camera della sorella.
Dalle porte semiaperte giungeva il respiro
affannoso della morente, che si sentiva
soffocare. Alcune parole giunsero all'orecchio
di Bruno.
- Ho paura... Flory... Oh, morire!...
Ho paura. -
L'accento era cos terrorizzato che Bruno
rabbrivid.
- C' stato il prete? - chiese al signor
Jarlier.
Quella domanda, un tempo tanto semplice
per lui, ora gli bruciava le labbra.
Il signor Jarlier alz le spalle.
- Ma no, non lo ha chiesto.
- Forse fareste bene... un prete la rassicurerebbe,
le renderebbe la morte pi facile.
- Caro mio, io non glielo propongo certo.
Non  coerente alle mie idee. -
La voce oppressa continuava:
- Flory, aiutami... ho paura. Dove andr?
Ho paura. Oh, mio Dio! -
Questa volta Bruno non pot trattenersi.
And alla porta, l'apr e fece cenno a Floriana.
La giovane donna si avvicin. Egli
disse a voce bassa:
- Ci vorrebbe un prete. Soffre troppo.
- Non te ne occupare, caro.  un momento
dal quale bisogna passare; dopo trover
la calma, povera Ismena!
- Ma Floriana, bisogna pensare alla sua
anima.
- Lascia in pace la sua anima. Non ha
avuto bisogno del prete durante la vita, 
inutile condurgliene uno alla sua morte. Del
resto, non ne chiede.
- Non  abituata a vederne; forse non
potrei...
- Non ne ha nemmeno l'idea, ne sono
sicura. Lasciamola morire in pace.
- In pace? Tu chiami questo in pace? -
Ismena si lamentava angosciosamente. Le
stesse parole le ritornavano alle labbra, tra
i soffocamenti sempre pi frequenti.
- Ho paura. Non voglio morire.
- Floriana, bisogna domandarle... -
La giovane donna sospinse il marito verso
il vestibolo.
- Vai via,  meglio, caro. Non sei ancora
del tutto guarito dei tuoi vecchi scrupoli. Se
tu stesso hai riconosciuto di poter fare a
meno dei preti, perch vuoi condurne uno a
Ismena?  illogico al massimo grado. -
Ritornando verso casa egli ripeteva tra s:
Ha ragione. Se io stesso ho riconosciuto
di poter fare a meno dei preti...
Rabbrivid. Tutto il passato gli sfil dinanzi
in una visione rapida. Misur la strada
percorsa in cos poco tempo. Lui, Bruno Fervires...
lui, devoto tra i devoti. Lo strazi
la paura. Rientr in casa in uno stato di
vertigine spaventosa e si gett su un divano
dello studio, stringendosi la fronte tra le
mani. La morte di Ismena ravvivava i rimorsi
nella sua anima colpevole, in cui la
fede non era morta.
Un raggio di sole tardivo spandeva una
luce bionda nella grande stanza, chiara dove
fluttuava il profumo di Floriana. Accanto a
Bruno, sul divano, era rimasta una di quelle
lunghe sciarpe di velo che la giovane donna
amava gettarsi sulle spalle. Tutto la ricordava,
l; il pi piccolo mobile, il minimo oggetto,
era stato scelto da lei o per lei; e
Bruno era cos abituato ad averla vicina,
che, anche assente, ella era sempre l.
S, ella era l. La visione di lei, il suo ricordo
riprendevano possesso dell'anima per
un istante atterrita dal pensiero della caduta.
Tuttavia in Bruno persisteva un malessere
profondo. Cerc invano di lavorare.
Gli pareva ancora di udire la respirazione
rauca della morente e le sue parole angosciose.
E pensava:
E io?... Che cosa far in quel momento?
E dopo?...
Tremava di orrore e si sforzava di allontanare
quelle ossessioni, di assorbirsi nella
lettura. Ma esse tornavano sempre.
Floriana torn a casa un'ora dopo e disse
in tono di pacata tristezza:
-  finita. -
Bruno chiese, reprimendo la commozione:
Ha sofferto molto?
- Non credo. Poco dopo che tu sei uscito
ha perduto la conoscenza. -
Bruno aiut la moglie a togliersi il mantello.
Floriana lo scrut con una rapida occhiata
e disse in tono di rimprovero:
- Hai avuto dei cattivi pensieri mentre
io non c'ero? -
Egli fece un gesto vago.
- La morte della povera Ismena ne 
stata la causa, vero? Tu immagini cose spaventose,
cose che la tua religione insegna e
che tu non hai ancora dimenticate. Ah, ti
conosco bene, va! E non voglio di queste reminiscenze.
Voglio che tu sia il mio Bruno e
basta. Giurami che sei mio e che dimentichi
tutto il resto per me! -
Si appoggiava contro di lui, in un atteggiamento
di tenero dominio. Gli occhi non
supplicavano, ma accarezzavano ed esigevano.
Bruno rinneg tutto di nuovo, pronunziando
con accento appassionato:
- Sei il mio unico amore, sei tutto per me!
 
Capitolo 16.

Quell'estate Bruno e Floriana viaggiarono
molto. Erano richiesti un po' dappertutto, in
Francia e all'estero. Floriana sosteneva a
meraviglia la parte di donna fatale sulle
scene mondane. Bruno faceva delle conferenze
assai apprezzate. Erano ricercatissimi
entrambi e il successo pi lusinghiero li accoglieva
ovunque.
L'Angi non li rivide. Bruno ormai non
scriveva pi che raramente, e lettere brevissime.
La signora Fervires, senza che nessuno
lo sospettasse, conduceva una vita di
espiazione per la salvezza del figlio. Gridava
il suo dolore e le sue suppliche ai piedi della
Madonnina di legno. Il suo viso fine prendeva
una tinta cerea come quella di una
vecchia statua; delle rughe minutissime vi
s'intrecciavano, e gli occhi, sempre illuminati
da una luce interiore, sembravano pi
infossati e pi grandi, perch un cerchio
azzurrino li contornava.
Quando fece il solito viaggio a Parigi in
gennaio, vi trov soltanto Floriana. Bruno,
disse la moglie, era stato chiamato in Germania
per un contratto di traduzione. La
signora Fervires non si lasci ingannare:
suo figlio la sfuggiva. Temeva i rimproveri
o forse soltanto i ricordi che ella portava
con s.
Suo marito la ricondusse a Sarg malata.
Verso quella stessa epoca usc il nuovo libro
di Bruno. La signora Fervires lo lesse
subito, e quando ebbe finito molte pagine
erano macchiate di lacrime. Scrisse al figlio,
esprimendogli il suo cuore di madre e di cristiana.
Bruno apr la lettera, lesse le prime
righe. Mio caro e disgraziato ragazzo, vengo
a supplicarti di ascoltarmi... Con gesto violento,
sgualc la lettera, e la strapp, mormorando:
- Questo  il passato. Che nessuno me ne
parli pi. -
Conduceva un'esistenza mondana veramente
febbrile, si stordiva nel lavoro e nei
divertimenti per non pensare pi a ci che
lasciava dietro di s. Il suo ultimo libro
otteneva un'accoglienza entusiastica. Personalmente,
egli era oggetto di un fanatismo
che finiva per esaltarlo. Solo ogni tanto un
incidente qualunque risvegliava i ricordi
spiacevoli o faceva sorgere qualche visione
minacciosa. Ma egli voleva dimenticare, e
quasi vi riusciva.
Si allontanava da Enrico di Marges nonostante
gli sforzi di questi. Si allontanava da
tutti coloro che avevano conosciuto e amato
il Bruno di altri tempi. Il suo orgoglio si
rifiutava di affrontare il loro giudizio, e la
sua anima decaduta aveva paura delle impressioni
che avrebbe provato presso di loro.
Verso la met di febbraio don Rivors and
a Parigi deciso a vedere il cugino, a tentare
tutto per ricondurlo a Dio. Senza avvertire,
una mattina son alla porta del bellissimo
appartamento che da qualche mese i due
sposi occupavano. Il cameriere, squadrandolo
con una rapida occhiata, rispose che il
signore era uscito.
- Quando ritorner? - chiese il prete.
- Non lo so, signore.
- Non verr a colazione?
- Non posso assicurarvelo.
- Ebbene, aspetter, - disse deciso il sacerdote.
-  impossibile. Il signore mi ha proibito...
- Sono suo cugino. -
Scartando con un gesto il domestico molto
imbarazzato, entr in anticamera.
- Aspetter qui. Non vi occupate di me,
- disse sedendosi in una poltrona.
Il cameriere se ne and. Qualche minuto
dopo, una porta fu aperta alle spalle del
sacerdote e un leggero rumore si fece udire.
Egli si alz, si volt, e vide davanti a s Floriana,
in una vestaglia a lunghe pieghe fluttuanti.
- Voi, cugino? Che bella sorpresa! -
Egli rispose secco, facendo finta di non
accorgersi della mano che essa gli stendeva:
- Sono venuto a trovare Bruno.  in
casa, vero?
- No, non c'.
- Lo aspetter quanto sar necessario.
-  inutile.
- Perch?
- Venite, devo parlarvi. -
Apr una porta ed entr dietro a lui in
un salottino dove il suo gusto raffinato si
notava in ogni particolare. La giovane donna
indic una sedia al prete, e si sedette di
fronte a lui.
- Non vedrete Bruno perch io non voglio,
ecco tutto, - disse senza preamboli.
- Mi permetterete di credere mio cugino
libero di ricevere chi gli pare e piace, -
rispose con freddezza il sacerdote.
- Chi gli piace?  che, appunto, non gli
piace affatto di vedervi.
- Ve lo ha detto lui?
- Certamente. Sa in anticipo ci che gli
direste, e non vuole ascoltarvi.
- Poco importa. Almeno avr fatto il mio
dovere.
- No, non voglio che lo annoiate con inutili
prediche: inutili, capite? Giacch ormai
 cos lontano da voi, cos lontano da ci che
gli avete insegnato! E anche se riusciste a
cambiare per un istante le sue idee, a che
cosa vi servirebbe questo leggero successo?
Un momento dopo io lo avrei gi ripreso.
No, no, non cercate di lottare contro di me.
Sua madre non c' riuscita, eppure egli
l'amava! Ebbene, oggi non legge nemmeno
pi le sue lettere. -
Il prete mand un'esclamazione.
-  possibile?
- Assolutamente certo. Mi ha sacrificato
tutto: famiglia, religione, paese nativo. Rassegnatevi.
Bruno  perduto per voi. Non ve
lo render mai. Per tutta la vita egli  mio.
- Per tutta la vita!... -
Il prete si alz abbassando lo sguardo doloroso
e sdegnato sulla giovane donna che gli
appariva addirittura spaventosa nella sua
calma appassionata.
- Ma dopo? Non pensate a questo, voi
che non credete. Ma lui  diverso. Verr un
momento in cui non gli basterete pi... presto,
forse. Una fede come la sua non muore
mai completamente. Un nulla pu bastare
per farla rinascere. Allora vedr il vuoto
della sua anima, conoscer la tortura del rimorso,
e tutta l'ebbrezza che voi gli versate
oggi sar impotente a calmare i suoi tormenti;
giacch Colui che egli cercher nelle
tenebre del peccato sar Iddio da cui voi lo
avete allontanato. -
Floriana si sprofond nella poltrona con
un grazioso movimento felino e rispose con
calma:
- Prendo su di me tutta la responsabilit
presente e futura.
- Infatti la maggior parte sar vostra.
Ma anche quella di Bruno  terribile. Per
questo devo parlargli.
- Sospettava che sareste venuto e mi ha
pregata di dirvi che non vi vuol vedere.
- Ha paura di me? Buon segno. Lo vedr.
- No. -
Ella si alz guardandolo con aria di sfida.
- Anche voi dunque avete paura di me,
per lui? - disse il prete.
- No, oggi non vi temo pi. Se Bruno
non mi avesse esternato la sua volont di
non vedervi, vi lascerei entrare. Potreste
giudicare fin dal primo sguardo che perdereste
il vostro tempo predicando a lui. -
Don Rivors disse in tono di severa tristezza:
- Voi fate l'infelicit di colui che pretendete
di amare, signora. -
Ella scosse la testa piano piano, sorridendo.
- Io sono la sua gioia.
- Tutte le gioie di questo mondo sono
caduche.
- Noi berremo la nostra fino all'ultima
goccia. -
Parlava sempre con la stessa calma, ma gli
occhi esprimevano una prepotenza appassionata.
Il prete si sent stringere il cuore. Quella
donna gli sbarrava la strada; si rivelava
onnipossente, e l'anima di Bruno era diventata
un trastullo nelle sue mani. S, capiva
che lei diceva la verit assicurandogli che sarebbe
fallita qualunque cosa avesse tentato
presso il cugino.
- Che Dio abbia piet di voi, signora! -
disse soltanto.
Usc, accompagnato fino in anticamera da
Floriana. Ella s'inchin e richiuse la porta
dietro di lui, lentamente, senza rumore, come
faceva tutte le cose, come aveva preso Bruno.
Nonostante quello smacco e la poca speranza
che gli restava, il sacerdote non voleva
rinunziare a vedere il cugino da solo. In
casa sua era impossibile. Enrico di Marges,
al quale chiese consiglio, gli disse:
- Probabilmente stasera egli sar al Rite
a un pranzo offerto dal poeta Carlo Evrard,
uno dei pi caldi ammiratori di Bruno, per
festeggiare il suo ottantesimo anniversario.
E ci andr solo. Dovresti trovarti verso le
otto all'entrata dell'albergo e cercare di parlargli.
- S,  l'ultima risorsa che mi rimane. Vi
ander per compiere sino in fondo il mio dovere.
Ma purtroppo... povero ragazzo! -
Il tempo era freddo; un vento tagliente
gelava il viso del prete mentre questi passeggiava
avanti e indietro davanti all'albergo.
Per non farsi notare non portava la
veste talare.
E pensava a tutto il passato: al giovane
Bruno fervente e affettuoso, agli entusiasmi
ardenti dell'anima che aveva conosciuti cos
bene. Povera anima orgogliosa e debole! Una
profonda compassione stringeva il cuore del
sacerdote al pensiero di ci che era diventata.
Le automobili si fermavano di continuo
davanti all'albergo. I servitorelli in livrea
si precipitavano, aprivano gli sportelli. Uomini
in abito da sera scendevano ed entravano
nel vestibolo illuminato. Il sacerdote,
ora fermo, spiava, sorvegliava ogni arrivo.
Bruno non era ancora comparso.
A un tratto una macchina si ferm rasente
al marciapiede, proprio davanti al prete. Una
mano nervosa apr lo sportello, un uomo giovane
e snello discese.
Il prete si fece avanti di scatto.
- Bruno! -
Bruno sussult e fece un passo indietro.
Il cugino gli afferr una mano.
- Devo parlarti! -
Bruno si era gi ripreso.
- Impossibile, - rispose con freddezza.
- Sono atteso ed  tardi.
- Ci che devo dirti  pi importante di
questo pranzo in cui si festeggia un poeta
denigratore della tua religione. -
Bruno ritir bruscamente la mano.
- Non una parola di pi! Non ti ascolter,
Giacomo.  inutile. Rester ci che
sono. -
Uno stupore doloroso si era impossessato
del sacerdote davanti al cambiamento fisico
di cui tuttavia il conte di Marges lo aveva
avvertito. Il viso fine, molto dimagrato, sembrava
pi lungo, la bocca aveva una piega
di stanca ironia, gli occhi, i begli occhi azzurri
cos puri un tempo, erano pieni di ombre
inquietanti. L'abbigliamento, di un'eleganza
raffinata, non ricordava pi in niente
quello sempre corretto ma semplice del Bruno
di una volta. Cap allora le parole della moglie:
Vi accorgereste al primo sguardo che
perdereste il vostro tempo con lui.
- Amico mio, ascoltami! -
Un gesto secco lo interruppe.
-  inutile, ti ripeto! Ci che  fatto 
fatto. Non parlare, non ricordarmi niente.
Lasciatemi tutti. Mi sono separato da voi;
ormai non sono pi dei vostri. Addio. -
Si allontan in fretta ed entr nel vestibolo.
Il prete segu con lo sguardo doloroso
la sua magra figura. Altri invitati gli andavano
incontro a mani tese. Poi tutti scomparvero
in uno dei salotti. Don Rivors se ne
and, nella sera umida, verso il palazzo di
Marges. L'energico sacerdote piangeva, perch
Bruno aveva fatto ormai il passo definitivo
che lo separava dai suoi.
 
Capitolo 17.

Un pomeriggio della fine di dicembre Bruno,
uscendo dalla casa di un collega in letteratura
che abitava in piazza Delfino, entr
nel Palazzo di Giustizia per cercare Edoardo
Jarlier, suo cognato. Nella sala dei Passi
Perduti, difensori e avvocati circolavano in
un movimento incessante. Bruno, subito riconosciuto,
si vide salutato e osservato. L'avvocato
Berlier, una celebrit del Foro, gli
and incontro a mani tese.
- Meraviglioso, il vostro ultimo libro!...
Presto all'Accademia, vero? -
Una giovane signora, lasciando il suo avvocato
col quale stava parlando, si avanz
facendosi largo con grazia tra i gruppi. Era
una delle amiche pi intime di Floriana. Moglie
di un medico di bell'avvenire, stava facendo
le pratiche per divorziare. Tutti i torti
erano dalla sua parte, a quanto si diceva.
Bellissima, audacemente civetta, si era messa
in testa di conquistare Bruno. Questi, lusingato
dall'ammirazione dimostratagli da una
donna nota come una delle pi brillanti di
Parigi, si lasciava incensare prestandosi con
compiacenza ai tentativi di flirt della signora,
senza accorgersi del malumore di Floriana.
Vedendola, le and incontro e le strinse
la mano.
- Che cosa venite a fare in questo antro? -
ella gli chiese ridendo.
- Cercavo mio cognato...
- Jarlier  alle Assise; sta patrocinando
un giovanotto che ha ucciso un vecchio entrando
in casa sua di notte, mi ha detto l'avvocato
Berlier. Un fatto comune. Avr presto
finito.
- Andr ad ascoltarlo allora, per passare
il tempo. -
La signora Dorquier esclam:
- Bene, vengo anch'io. Per oggi ho finito
con l'avvocato. Che gioia quando questa
procedura sar finita! Ma quando si decideranno
a semplificarla? -
L'avvocato Berlier scosse la testa.
- Semplificarla? Uhm! Credo che non ci
sia da augurarselo. I divorzi si moltiplicano
gi un po'troppo.
- Mai troppo. Non pi catene, questa 
la mia divisa, ed  perfetta. Che ne dite, signor
Fervires? -
Gli occhi grigi ridevano nel bel viso di
bruna, leggermente imbellettato.
Bruno rispose sorridendo:
- Perfetta come voi. -
Chiacchierando giunsero nella sala dove
Jarlier stava perorando. Molto alto, magrissimo,
il giovane avvocato parlava con voce
secca in stile corretto, ma senza calore. Bruno,
che aveva una simpatia molto limitata
per il cognato, arrivista senza scrupoli, gli
lanci una rapida occhiata; poi volse lo
sguardo sull'uditorio, sugli avvocati venuti
ad ascoltare il collega, e sull'imputato immobile:
vide una testa dai capelli rossi insaccata
tra le spalle.
Un turbamento lo invase. Conosceva, quel
giovane, quel criminale. Pietro Milon!... Era
proprio lui. Bruno ritrovava sul banco degli
assassini colui che aveva per tanto tempo
redarguito, ammonito, colui di cui aveva cercato
di trattenere la povera anima sulla
china del male.
Prov un' impressione strana. Guardava
l'accusato con una sorpresa piena di terrore,
come se si fosse trovato davanti a un fantasma.
Infatti non era forse un morto che
tornava, quell'uomo mescolato al suo passato,
a quel passato ancora tanto prossimo
e tuttavia tanto lontano, col quale aveva
rotto ogni rapporto e che cercava di dimenticare
stordendosi in una vita agitata?
La vista di Pietro Milon glielo riportava
davanti agli occhi. Si rivide nella corte del
Patronato, sotto il grosso tiglio dal tronco
tagliuzzato dai temperini dei piccoli vandali.
Camminando avanti e indietro, egli parlava
a Pietro; cercava di far scaturire una scintilla
in quell'anima ingrata che non si lasciava
toccare. A volte si scoraggiava. Don
Rivors diceva: Prova ancora. Ed egli ritornava
alla terra arida per lavorarla di
nuovo. Poi un giorno aveva capito che Pietro
gli sfuggiva completamente. Ricordava bene
il giorno: era quello in cui aveva visto per
la prima volta Floriana.
Chiuse gli occhi un momento. No, no, non
voleva pi pensare a tutto ci! Che cosa gli
importava di Pietro Milon? Che cosa gli importava
di tutto?
La signora Dorquier gli disse all'orecchio:
- Quel ragazzo ha tutta l'aria del delinquente. -
Egli rispose, assorto:
-  vero. -
L'avvocato Jarlier raccontava in poche parole
l'infanzia di Pietro, tra un padre alcoolizzato
e una madre pigra, disonesta, leggera.
Lo mostrava abbandonato a se stesso,
agli esempi della strada, alle sollecitazioni
del vizio.
E Bruno rivedeva il misero abituro dove
andava a scovare il ragazzo, la faccia abbrutita
del padre, il ghigno subdolo della
madre alla quale Pietro somigliava, e che
girellava tutto il giorno in abiti vistosi, calze
di seta e scarpette fini. Egli usciva sempre
da quella casa col cuore rattristato e in
preda al disgusto.
Quale pensiero lo faceva trasalire a un
tratto come una bruciatura segreta? Perch
gli veniva l'idea imperiosa, irresistibile, di
paragonarsi a Pietro Milon?
Ud una voce dentro di s che diceva:
Questo delinquente, con la sua ereditariet,
 assai meno colpevole di te agli occhi
di Dio, di te, Bruno Fervires, che hai
avuto una madre perfetta, che sei vissuto in
un ambiente virtuoso e hai ricevuto tutti i
doni dello spirito... di te, Bruno Fervires,
il rinnegato.
S'irrigid, cerc di pensare ad altro; ma
una forza sconosciuta lo riportava l, davanti
a quell'uomo dalla fronte china, la cui vista
faceva rivivere tutta la sua giovinezza fervente,
pura, entusiasta.
Ricord a un tratto che sua madre aveva
cercato di ricondurre sulla retta via la madre
di Pietro. Per mesi e mesi aveva compiuto
con pazienza la sua opera di apostolato,
con quella carit riservata che le era
abituale.
Sua madre!
Una sofferenza profonda gli strinse il cuore.
Rivedeva il caro viso, gli occhi teneri e
fermi, cos pieni di luce. Per dimenticarli
meglio, quegli occhi materni, aveva rinchiuso
il ritratto della signora Fervires in
un cassetto che non apriva mai. Tuttavia li
aveva troppo consultati e troppo amati, un
tempo, per non rivederli sempre, non pi dolcemente
approvatori come nel passato, ma
con l'espressione di calmo e disperato rimprovero
che aveva visto loro pi tardi, la
espressione che avrebbero avuto soprattutto
ora, se la madre e il figlio si fossero incontrati.
L'afflusso dei ricordi velava ai suoi occhi
la sala delle Assise, i giudici, il pubblico.
Tutti i visi di una volta ritornavano: suo
padre, Luigi, Enrico, don Rivors, il vecchio
curato, tutti. Si ritrovava sotto le vlte di
Santa Cecilia, rivedeva tutti i particolari
della vecchia chiesa. La voce maestosa dell'organo
risonava. L'incenso saliva in lunghe
spirali attraversate da un raggio di sole. Il
prete s'inchinava dinanzi all'altare e gli ori
della pianeta mandavano mobili bagliori.
Bruno trattenne un gesto di dolorosa impazienza.
Perch quelle reminiscenze? La vista
di quel giovane ne era la sola causa. Si
chin verso la signora Dorquier.
- Non  molto interessante. Voi rimanete?
- No, no, non ci tengo. Non volevate parlare
con vostro cognato?
- Ander a casa sua domani,  pi semplice.
- Ebbene, allora andiamo via. -
Uscirono dal Palazzo di Giustizia. Fuori
attendeva la macchina della signora Dorquier.
Questa chiese:
- Andiamo a prendere una tazza di t
insieme? -
Egli esit un istante, poi accett. Provava
il bisogno di distrarsi per scacciare l'impressione
fortissima che lo aveva colpito in
modo strano. La signora Dorquier, come se
avesse indovinato il suo stato d'animo, si mostr
di un'allegria folle, di un brio indiavolato,
che stordirono la mente di Bruno e
gli comunicarono una eccitazione fittizia, la
sola che egli conoscesse, del resto, gi da
qualche tempo. Perch egli provava una stanchezza
profonda di tutto e a volte anche di
Floriana. Tuttavia non voleva metter freno
all'agitazione della sua vita; l'avrebbe piuttosto
accresciuta. Temeva sopra ogni cosa di
riflettere, di tornare col pensiero verso il passato,
di scorgere la decadenza della propria
anima. Doveva andare avanti sempre, di piacere
in piacere, di vanit in vanit, e dissetarsi
fino all'ebbrezza a tutte le coppe malefiche
che la vita gli porgeva.
Ascoltando le risa della signora Dorquier,
s'indugi al bar dove essa lo aveva condotto.
Quando usc, invece di prendere un
tass, si avvi a piedi verso casa con la speranza
di far passare un mal di testa incipiente.
Dapprima cammin di passo svelto,
poi a poco a poco rallent. I suoi occhi si
erano fermati sulle vetrine addobbate per il
Natale, e tutte le visioni del passato ritornavano.
Il passato! Ma era ieri!
Ieri, che in quella notte benedetta egli riceveva
Dio dalle mani del vecchio prete; ieri,
che egli usciva da Santa Cecilia dando il
braccio alla madre, tutti e due pi intimamente
uniti dall' invisibile presenza del
Signore dentro di loro.
Ieri!
Rabbrivid. Nel bar faceva molto caldo, e
quella sera fuori l'aria era umida e gelida.
Ma era soprattutto al cuore che egli aveva
freddo.
Floriana lo aspettava nello studio leggendo.
Disse in tono di rimprovero:
- Come torni tardi! Mi avevi detto che
avevi da fare soltanto una commissione... -
Egli si avvicin, baci distrattamente la
fronte che si offriva a lui.
- Sono entrato al Palazzo di Giustizia
per cercare tuo fratello. L ho incontrato la
signora Dorquier che mi ha chiesto di accompagnarla
al bar. Poi sono tornato a
piedi. -
Nello sguardo di Floriana pass un lampo
di contrariet.
- Avresti potuto lasciare la signora Dorquier e venire prima a casa. -
Egli rise con lieve sarcasmo.
- Gelosa!
- S, gelosa... gelosa di tutto! Ti vorrei
sempre vicino a me e soltanto per me, anche
nei minimi pensieri. Non posso sopportare
che Lucia Dorquier ti faccia la corte, come
fa da qualche tempo. -
Ella indicava, una seggiolina bassa ai suoi
piedi. Quante volte Bruno si era seduto l per
ripeterle che l'amava pi di tutto, che ella
era tutto per lui! Ella esigeva che glielo ripetesse
continuamente e che rinnovasse in
perpetuo la sua apostasia. Lo esigeva specialmente
da qualche tempo, come se avesse
indovinato un' incrinatura nell'amore di suo
marito.
Egli rispose, lasciandosi cadere su una
poltrona:
- Cara, non mi sento bene. Non m'importunare
con le tue piccole gelosie, senza
ragione, te ne prego.
- Non ti senti bene?... - ella chiese inquieta..
- Che cosa hai?
- Credo di aver preso freddo. Oh, non
sar niente! - soggiunse mentre la moglie
gli afferrava la mano che bruciava un poco.
Non volle andare a letto e rimase nello
studio pregando Floriana di non parlargli.
Lui, che non voleva pi riflettere, quella sera
aveva fame di riposo e di silenzio. Anche il
fruscio del vestito di Floriana gli dava noia.
Rimase immobile, sprofondato nell'ampia
poltrona, con gli occhi semichiusi. Sentiva
di aver la febbre; la gola gli bruciava. Cercava
di non pensare, di annientarsi nel sogno;
ma i ricordi tornavano ancor pi numerosi,
pi tenaci, spaventevoli: ricordi della
sua giovent fervente e degli insegnamenti
ricevuti; ricordi delle promesse fatte a Dio,
degli slanci mistici, della felicit gustata
nella pace di una coscienza pura. Il viso sereno
della madre appariva di nuovo, poi gli
occhi affettuosi e fermi di don Rivors e il
viso buono del curato di Santa Cecilia.
No, no! Non voleva pensare! Non voleva,
giacch ora lo spavento lo attanagliava dinanzi
all'abisso che gli si apriva dinanzi:
l'abisso nel quale da due anni stava sprofondando
la sua anima decaduta. Era riuscito
per lungo tempo ad addormentare i rimorsi;
ma gi da qualche mese, forse perch la sua
salute era un po'alterata, qualche rimpianto,
vago ancora e tuttavia penoso, una specie
di angoscia, un disgusto ognor crescente
lo perseguitavano. La sua passione per Floriana,
seguendo il solito corso delle passioni
umane, entrava in una fase d'indebolimento,
non bastava pi a mascherare il vuoto spaventoso
del cuore, dal quale Dio si era ritirato:
riusciva appena a intorpidirlo ancora,
quel cuore che aveva preteso di trovare in
lei la sua sola vita, la sua unica gioia. Ma i
rimorsi, nonostante tutto, compivano la loro
opera in quell'essere che non aveva mai cessato
di credere, in colui che trasaliva sempre
di un'oscura commozione alla vista di
un prete e provava una specie di supplizio
ogni volta che un obbligo mondano lo costringeva
a entrare in una chiesa.
Mai, per, aveva ancora sofferto tanto
quanto in quella sera e pensato a tutto... a
tutto!
Si chin, tendendo avidamente l'orecchio.
I tre tocchi dell'Angelus risonarono. Bruno
si rivide in camera di don Rivors il giorno
in cui il cugino lo supplicava di rinunziare
a Floriana. Entrambi avevano interrotto il
colloquio per dire l'Angelus. E il prete
aveva soggiunto:
Lei non sapr pregare per te.
Lui, Bruno, aveva risposto:
Le insegner.
Insegnarle!
Ah, le belle illusioni di apostolato!... Folli
illusioni!
Le campane sonavano ora per il Natale.
Avevano un suono profondo e pesante come
quelle di Santa Cecilia. Anche laggi, nel
campanile della vecchia chiesa, dondolavano,
le campane di Natale! Il vecchio curato,
Giacomo, si rinchiudevano nei confessionali.
Tra i pilastri, nelle navate buie, passavano
delle ombre; le voci bisbigliavano, i rosari
si sgranavano nel silenzio. Il coro era avvolto
nell'ombra. In fondo alla cappella della
Madonna i ceri luccicavano dinanzi alla Vergine
dagli occhi di bambina che s'illuminava
al loro bagliore tremolante. La signora Fervires era l
inginocchiata, come le piaceva
fare a quell'ora. Pregava... pregava
per Bruno.
Egli si pass una mano sulla fronte che
scottava. Era dunque impossibile frenare
quel ritorno verso il passato? Era impossibile
vincere quei rimorsi, quel terrore disperato
che s'insinuava in lui all'idea di ci
che era stato, di ci che era diventato?
C'era Floriana: avrebbe scacciato i fantasmi,
avrebbe allontanato le ombre importune,
come tanto spesso aveva fatto Floriana
a cui aveva dato tutto.
Alz le palpebre stanche e la guard. Era
seduta di fronte a lui in un'ampia poltrona.
Un vestito da casa di seta crema intessuta
a fiori di tinte smorte l'avvolgeva in morbide
pieghe. Un braccio nudo, liscio e bianco, era
appoggiato a un bracciolo della poltrona. La
testa china, ella leggeva. La luce della lampada
posata sulla scrivania cadeva sui suoi
capelli che prendevano una tinta d'oro chiaro,
e sul viso bianco in cui, nonostante la
completa immobilit, palpitava una vita intensa.
Era sempre l'affascinante Floriana
che Bruno aveva adorata e che non aveva
smesso di amarlo, con un tenace dispotismo
al quale egli si era sottomesso con gioia.
Ma l'appello che stava per rivolgerle non
usc dalle sue labbra. Consider a lungo la
donna di cui aveva fatto l'idolo della propria
vita, e sent che l'ardente fuoco stava
spengendosi nel suo cuore. Floriana non
avrebbe avuto pi il potere di addormentare
i rimorsi. Egli sarebbe rimasto solo con essi
per tutta la vita.
Tutta la vita! E dopo?
Trem di terrore, nel profondo dell'essere.
Un'ondata di disperazione lo travolse. I suoi
occhi, sotto le palpebre brucianti, si fissarono
sulla giovane donna cos graziosa in
quella posa di abbandono. E a un tratto, in
un fiotto di rancore, egli pens:
 lei che mi ha perduto!
 
Capitolo 18.

Bruno si rimise abbastanza presto, in apparenza,
della bronchite che lo tenne per
diverse settimane a letto. Era soltanto un
po' dimagrito, un po' pallido, quando riprese
la solita, esistenza febbrile. Fu rivisto in
tutti i luoghi mondani, con la solita piacevole
conversazione, con la sua grazia un
po'languida, con quel sorriso scettico che
aveva da qualche tempo. Cercava pi che mai
di stordirsi, di affogare nei divertimenti i rimorsi
che lo torturavano e contro ai quali il
suo orgoglio e la sua debolezza insorgevano.
Ma non riusciva a sfuggire l'ossessione del
passato: esso ritornava senza tregua, e l'immagine
di Floriana impallidiva, perdeva una
parte del suo potere. Nelle ore d'insonnia,
sempre pi frequenti, pensava alla madre, a
lei sola, di continuo. Provava una sete ardente
di rivederla, di appoggiare la fronte
stanca alla sua spalla, di udire la sua voce
ferma e tranquilla dirgli:
Mio diletto! Bambino mio!
In quei momenti, avrebbe dato tutto, anche
Floriana, per sentire la dolce stretta del
braccio materno, per gridare perdutamente:
Mamma, salvami!
Ma non era pi l, colei che era stata l'appoggio,
la guida della sua giovent!... Lui
stesso l'aveva abbandonata, quando non voleva
che Floriana.
Ora l'idolo affascinante al quale aveva sacrificato
tutto non bastava pi a intorpidirlo.
Capiva che l'amore, l'amore folle e
cieco che lo aveva ubriacato un tempo, non
lo possedeva pi e che l'indifferenza s'infiltrava
nel suo cuore stanco.
Indifferenza... e risentimento. Senza voler
confessare la propria debolezza egli si convinceva
che Floriana sola lo aveva portato
allo stato morale in cui si trovava, all'abbandono
di tutti i suoi cari. Allora, freddo,
irrequieto, cercava di respingere la moglie
e provava un piacere malvagio a eccitarne
la gelosia.
Floriana era troppo intelligente per non
aver sentito gi da qualche mese il lento distacco
dell'uomo che aveva spezzato ai suoi
piedi tutta la sua vita interiore, tutto il suo
avvenire di cristiano; lo conosceva troppo
bene, anche, per ingannarsi a questo proposito.
Nonostante le apparenze, sapeva bene
che non un'altra donna prendeva il cuore di
Bruno, ma tutto il suo passato, tutti i suoi
ricordi di giovent, i suoi rimorsi... e sua
madre.
Sua madre pi che altro. Ella era stata
la coscienza vivente di Bruno, fino al giorno
in cui si era innamorato di Floriana. Ora
lo riprendeva a poco a poco. La giovane
donna lo sentiva, e sapeva che se la madre
avesse vinto, sarebbe stato finito il suo dominio
su lui, finito tutto quell'amore del
quale avevano vissuto.
Ebbene, avrebbe lottato contro quei ricordi
invadenti. Con la passione tenace che aveva
messo per conquistare Bruno, giurava a se
stessa di riprenderlo.
Verso la fine di marzo egli smise di lavorare.
Si sentiva molto stanco, moralmente e
fisicamente. Una tossettina secca non voleva
lasciarlo. Tuttavia continuava la solita vita
agitata, senza riposo. In estate si recarono
prima a Saint-Moritz, poi a Deauville, e infine
a Biarritz. Si era messo a giocare, lui
che detestava il giuoco. La fortuna lo favoriva
in modo straordinario. Del resto, tutto
gli andava bene. Era l'uomo incensato da
tutti, di cui tutti cercano di attirare l'attenzione.
Ma in mezzo a quell'esistenza febbrile,
egli sentiva nascere dentro di s un profondo
disprezzo di se stesso, una scontentezza di
tutto. Anche lui gettava ora il gran grido
dell'uomo saturo di tutte le ebbrezze umane:
Vanit delle vanit, tutto  soltanto vanit!.
Ma non ritornava a Dio. L'orgoglio lo
sprofondava sempre pi nella colpa e lo invischiava
nella disperazione.
Floriana lo seguiva nei frequenti viaggi,
circondandolo di quella tenerezza, carezzevole
che un tempo aveva sopito tutte le ribellioni
della sua coscienza. A volte le pareva
di poterlo riprendere, di ritrovare il
suo Bruno di un tempo, ciecamente innamorato.
Ma. erano soltanto brevi sussulti di
un amore agonizzante. E divenivano via via
pi rari.
Alla met di settembre andarono entrambi
a Dinard, ospiti di uno scrittore inglese con
il quale Bruno aveva fatto amicizia. Una sera
il loro ospite li condusse in casa di una sua
compatriotta, lady Ernolds. che riuniva nella
sua villa una societ scelta e alla quale piaceva
ricevere le celebrit letterarie. Bruno,
che si sentiva molto stanco quella sera, riusc
a uscire dai salotti senza essere osservato,
e costeggiando un prato illuminato
dalla luce dell' interno, and ad appoggiarsi
a una terrazza che dominava il mare.
Una notte limpida si stendeva sull'acqua,
di cui Bruno distingueva le piccole onde corte
che riflettevano le stelle. L'aria odorava di
salmastro e di pini, ma Bruno non l'aspir.
Niente in lui ora risvegliava una sensazione
piacevole. Era stanco, stanco di tutto. In
quel momento voleva riposarsi un poco, appena
qualche istante, per non sentire troppo
a lungo quella sete inestinguibile di cui la
sua anima ardeva e che le distrazioni continue
calmavano in modo fittizio.
Era tanto stanco quella sera, che s'intorpid
in quell'immobilit. Le immagini familiari
allora accorsero a frotte, le immagini
di un tempo, tra le quali dominava il caro
viso della madre.
Un rumore di passi e di voci lo tolse da
quella fantasticheria. Si volt e vide una
coppia che si dirigeva dalla sua parte. Riconobbe
un cugino di Enrico di Marges, il signor
di Vrign, che possedeva una villa a
Dinard e che aveva conosciuto a Varlaumont.
La signora vestita di bianco che lo accompagnava
era la contessa di Marges.
Bruno aveva rotto alla chetichella ogni relazione
con i suoi amici, oltre che con la
sua famiglia. A Parigi, quando capitava loro
d'incontrarsi, fuori o in casa di conoscenze
comuni, si salutavano, scambiavano qualche
parola, senza nessun richiamo al passato,
come estranei. Ma Bruno evitava le occasioni
di quel genere che gli lasciavano un'impressione
spiacevole, giacch sapeva troppo bene
quello che Enrico ed Elena pensavano di lui,
e il fermo sguardo dell'amico gli era insopportabile.
Tuttavia, siccome quella sera non poteva
passare inosservato, si avanz e s'inchin
davanti alla signora, che ebbe un leggero
moto di sorpresa.
- Ah, signor Fervires! - esclam.
Non gli porse la mano. Bruno strinse
quella del signor di Vrign, dicendo con voce
che si sforzava di rendere indifferente:
- Non sapevo che foste a Dinard, signora.
- Siamo qui con i bambini per quindici
giorni, ospiti di nostro cugino.
- Enrico sta bene?
- Benissimo, grazie. -
Mentre gli rispondeva, ella l'osservava di
sottecchi, e nonostante la poca luce che c'era
fu colpita dal cambiamento fisico del giovane
scrittore. Quel viso solcato, quegli occhi infossati
e febbrili erano quelli di un malato!
Con voce improvvisamente meno fredda essa
domand:
- E voi, signore, come state? -
Egli fece un gesto vago.
- Non lo so. Non mi occupo della mia salute.
- Fate male.
- Secondo. -
Ella non insistette, e parl della serata di
lady Ernolds, amica intima della signora di
Vrign. Bruno ascoltava e rispondeva evasivamente.
La signora disse a un tratto:
- Roberto, per favore, mi andate a prendere
il mantello? Sento un po'fresco, e tuttavia mi piacerebbe
restare ancora un po' qui,
giacch il caldo dei salotti mi stanca. -
Il signor di Vrign si allontan. Elena
si avvicin allora a Bruno e gli pos una
mano sul braccio.
- Vostra madre  stata molto malata
quest' inverno, - disse con gravit.
Egli trasal, rimase un momento silenzioso;
poi balbett:
- Sta meglio?
- S, ma soffre molto moralmente. -
Egli non rispose. La signora di Marges si
accrse che tremava.
- Non andate a trovarla? -
Egli fece un passo indietro.
- A trovarla? No,  impossibile.
- Vi aspetta tutti i giorni. Dice: Ritorner.  impossibile che il mio ragazzo si
perda irrimediabilmente. Ed espia duramente
per voi, io lo so, me ne sono accorta. -
Un rauco singhiozzo sfugg al colpevole.
Davanti a lui, nella penombra, si disegnava
il bel viso di Elena nel quale gli occhi splendevano
di una dolce luce. Si accrse che ella
piangeva. Piangeva su lui, immiserito e rinnegato,
la giovane donna pura e fervente, colei
che egli non aveva mai osato paragonare
a Floriana, colei che completava cos bene,
in un'ammirevole unione cristiana, la forte
personalit di Enrico di Marges. Una commozione
violenta lo sconvolse. Si chin davanti
a Elena mormorando:
- Ah, se lei fosse stata come voi! -
Il signor di Vrign ritornava. La signora
di Marges chiese con voce soffocata dalle lacrime:
- Che cosa devo dire a vostra madre? -
Egli rispose in un soffio, con accento disperato:
- Ditele che soffro... che soffro come tutti
i dannati insieme... e che le voglio sempre
bene. -
Si allontan e rientr nei salotti. Ma poco
dopo si ecliss senza avvertire Floriana ed
err sulla spiaggia per tutto il resto della
notte. Il vento del mare gli asciugava sulle
guance le lacrime cocenti, ma non poteva
calmare, quel dolore disperato che si rifiutava
di volgersi a Dio, di cui aveva paura.
Rientr in casa all'alba. Floriana lo aspettava,
ancora alzata. Gli si slanci incontro.
- Finalmente! Che cosa hai fatto? Perch
mi lasci in questa inquietudine? -
Egli rispose in tono stanco:
- Ho dimenticato,  vero...
- Hai dimenticato che ti aspettavo? Che
stavo in pena? Ma dunque, tu non pensi pi
a me? -
Gettava quelle parole in un grido di sorpresa
dolorosa. Teneva una mano appoggiata
alla spalla di Bruno, il suo viso si avvicinava
all'altro viso, emaciato, livido, accanto al
quale risaltava la bianchezza della sua pelle.
Cercava avidamente di leggere negli occhi
stanchi.
Ma quegli occhi si distolsero da lei. Bruno
non aveva nemmeno trasalito a quell'appassionata
domanda.
- Via, non vorrai mica farmi una scena,
Floriana? Sarebbe ridicolo!
- Ridicolo? Ridicolo stare in pena, chiederti
se sono ancora la tua Flory, unicamente
amata? Ah, un tempo non mi avresti
risposto cos! Dimmi dunque a chi pensi,
giacch non pensi a me. Voglio saperlo. -
Egli si ritrasse un poco, rispondendo con
freddezza:
- Non puoi esigere niente. Se io manco
ad miei doveri, sei tu che mi ci hai spinto
togliendomi il sostegno della fede, separandomi
da tutti i miei cari.
- Era perch tu mi amassi di pi, perch
tu amassi me sola, pi di tutto, come mi
dicevi spesso, ricordi? -
Si era fatta avanti, avvicinava il suo viso
a quello di Bruno.
Questi rispose con voce aspra, senza guardarla:
- S, ricordo.
- Dillo ancora! Dillo ancora, Bruno! -
Egli si ritrasse di nuovo e questa volta la
guard. La sua fisonomia non ebbe un fremito
davanti a quel viso di donna palpitante
di supplica appassionata. Disse in tono stanco,
spezzato:
- Non posso pi. Non sarebbe vero. S,
tu sei stata tutto per me. Ora sei soltanto
un'abitudine, un ricordo... un rimorso. -
Ella gli afferr il braccio e glielo strinse
con forza, incoscientemente.
- Chi ami? Chi ti toglie a me? -
Egli si sciolse e rispose:
- Mia madre. Stanotte ho pensato a lei,
e verso lei il mio cuore stanco si  slanciato.
- Tua madre! Ah, me lo immaginavo! Ti
riprende a me, con il suo solo ricordo. Sicch,
dopo avermi tutto sacrificato, ora ti allontani
da me, Bruno? -
Egli grid con dolore:
- Ah, non ricordarmi pi quei sacrifici!
Essi mi rodono, mi uccidono. Come sono potuto
giungere a questo punto? Ti ho dato la
mia anima, Floriana, e tu l'hai perduta.
Che cosa vuoi ancora? -
Si prese la fronte tra le mani, soggiungendo:
- Lasciami! Ho la febbre, ho bisogno di
star solo. Vai, Floriana, vai a riposare. Mi
dispiace che tu sia stata in pena per colpa
mia, ma hai fatto male ad aspettarmi. -
Ella rispose con sorda veemenza:
- Ti aspetter tutti i giorni... ti aspetter
fino a che non ritornerai a me. -
 
Capitolo 19.

La porpora e l'azzurro luminoso si stendono
come tappeti sulle lastre di pietra e
sui vecchi pilastri anneriti; l'oro pallido dell'altare
si accende al riflesso del sole in un
raggio color smeraldo. L'organo suona.  un
canto dolcissimo che culla Bruno, e assopisce
la sua sofferenza. Egli  a Santa Cecilia,
inginocchiato al suo posto abituale, e
segue la Messa sul vecchio libro col fermaglio
di acciaio che appartenne a Giuseppe
Fervires, l'avo il cui nome figura con onore
negli annali della guerra di Vandea. L'officiante
 Giacomo. Il vecchio curato, nel suo
stallo,  avvolto in una luce arancione che si
riverbera sui suoi capelli bianchi. Il vestito
rosso dei bambini del coro mette una nota
vivace nella delicatezza dei colori delle vetrate
e degli ori impalliditi. Ecco il piccolo
Arnaldo che avanza col turibolo in mano.
Tra i ragazzi del Patronato  il preferito
di Bruno. Il cielo  nei suoi occhi puri e la
sua anima ha conservato il candore battesimale.
Il prete si  voltato. Bruno vede il viso
energico e serio che si china un poco mentre
la mano attenta mette i grani d'incenso
sulla brace accesa. Il fumo odoroso si inalza.
Bruno cerca di aspirarlo.
Ma no, questo profumo non  quello dell'incenso.
 l'altro quello che egli aborre
ora, quel profumo di ambra e di violetta che
l'ha inebriato per tanto tempo.
Il sogno era finito. Egli sentiva accanto a
s la presenza di Floriana. Sollev con sforzo
le palpebre pesanti.
No, non si trovava a Santa Cecilia. Dinanzi
a lui si ergeva l'armadio fiammingo
di camera sua. Si trovava nel suo letto, molto
malato perch aveva preso freddo al ritorno
da Dinard. Quella mattina aveva capito, dal
modo con cui il medico lo aveva visitato, di
essere ammalato gravemente.
L'affanno lo soffocava, la febbre lo consumava;
ma quelle sofferenze fisiche erano
niente in confronto al tormento dell'anima.
Vedeva nettamente tutte le colpe della sua
vita e fremeva di spavento. Le sue dita si
agitarono, sgualcirono il lenzuolo.
- Vuoi qualche cosa, caro? -
Floriana si curvava su di lui, premurosa
e inquieta.
- No, grazie. -
Ella insistette:
- Dimmi che cosa desideri, caro. -
Gli occhi azzurri, che lucevano dalla febbre,
la fissarono.
- Desidero una cosa sola: vedere mia madre.
Scrivile che sto molto male e che chiedo
di lei. -
La giovane donna sussult.
- Ma no, non stai tanto male!  inutile
disturbarla.
- S, voglio vederla prima di morire.
- Morire! Ma che cosa ti viene in mente?
No, no, tu vivrai, vivrai, mio Bruno adorato!
Ti salver, ti contender alla morte.
Giacch ti amo sempre, io. -
Si chinava su di lui, lo circondava con le
braccia. Ma Bruno la respinse. Con voce oppressa
mormor:
- No, no, basta con queste gioie menzognere!
Come si giudicano diversamente,
quando siamo a questi momenti! -
Sembr l l per soffocare. Floriana chiam
l'infermiera. Era una suora, come Bruno
aveva voluto. Quando la crisi fu passata,
ella si allontan a un cenno del malato. Floriana
rimase in piedi accanto al letto, tenendo
la mano del marito. Questi rimase per
un lungo momento silenzioso, con gli occhi
chiusi. Col pensiero era a Sarg, accanto a
tutti i suoi. E vi si trovava bene.
Alz le palpebre.
- Hai telegrafato?
- A chi?
- A mia madre!
- Vuoi assolutamente?
- S, voglio! Telegrafa subito. -
Ella non rispose. Bruno credette che volesse
rifiutare, e disse con asprezza:
- Che cosa temi ormai? Sto per morire,
mi perderai ugualmente.
- Vorrei avere il tuo pensiero fino all'ultimo
momento! -
Egli distolse lo sguardo dagli occhi in cui
ardeva quella passione che lo aveva incatenato
per tanto tempo.
- Il mio pensiero? Non  gi pi tuo. Appartiene
al passato, a mia madre. Ti ripeto
che ormai non hai pi niente da perdere,
Floriana. -
Ella si raddrizz, si ritrasse, e disse con
voce che tremava:
- Va bene. Vado a fare il telegramma. -
La notte era stata lunga, nell'insonnia interminabile
intramezzata da accessi di soffocazione,
attraversata da angosciose riflessioni.
Bruno tuttavia attingeva conforto da
questo pensiero:
La mamma viene! Domani la vedr.
Gli pareva che tutto il suo spavento, tutte
le sue sofferenze fisiche sarebbero scomparse
quando lei fosse stata l ed egli avesse
potuto rifugiarsi tra le sue braccia, come
un tempo.
All'alba si assop. Quando riapr gli occhi
vide ai piedi del letto sua madre e il
curato di Santa Cecilia.
Balbett con gioia:
- Mamma! Signor curato! Sono salvo! -
La signora Fervires, trattenendo le lacrime,
prese tra le braccia il torso magro
del figlio, ne appoggi contro il suo petto la
bella testa che non aveva forza di stare
eretta, e baci il povero viso terreo, con gli
occhi stanchi e infossati nell'orbita. Suo figlio!
Ecco in che stato lo ritrovava! Il misero
corpo morente tremava di febbre e di
felicit sul suo seno.
- Baciami ancora, mamma!... Che dolcezza, che dolcezza! -
Le si abbandonava tra le braccia, ascoltava
con delizia le parole affettuose che ella
gli diceva, e ripeteva:
- Tu sei qui. Sono salvo.
- Mio bambino caro! Bruno mio!
- Mamma, mamma! Avevo tanta sete di
vederti!... Eppure non ne sono degno! Sono
un miserabile. -
Il vecchio prete si chin su di lui. Le mani
contorte dai reumatismi strinsero le mani
ceree dalle ossa sporgenti. Con voce rotta
disse:
- Povero figliuolo! Povero figliuolo!
- Siete venuto per me, signor curato?...
Avete fatto questo viaggio?
- Ma s, ragazzo mio. Purificai la tua
anima il giorno del battesimo, e siccome
strada facendo si  un po' sporcata, voglio
oggi purificarla di nuovo. -
Due grosse lacrime caddero dagli occhi di
Bruno, che balbett:
- S, s... presto!... Quanta strada ho
fatto! Quale terribile strada! Non ne posso
pi. -
Qualche istante dopo la signora Fervires,
lasciando il figlio solo col prete, entr nella
stanza vicina che era lo studio di Bruno.
Floriana era l. Seduta davanti alla scrivania
del marito, le mani appoggiate alle tempie,
teneva gli occhi fissi su un libro aperto
davanti a s. Quando la suocera entr ella
si volse e si alz. Il suo viso aveva la solita
ardente bianchezza. Soltanto, un cerchio
sotto gli occhi accusava la stanchezza, l'ansiet.
Ella chiese:
- Come lo trovate? -
La voce della madre si spezz nel rispondere:
- Molto male. -
Rimasero un istante in silenzio, a guardarsi.
La signora Fervires cercava di trattenere
le lacrime che le salivano agli occhi, e
le rughe minute del suo viso invecchiato si
accentuavano. Floriana conservava la sua
aria di calma, senza commozione apparente.
Ma le sue spalle fremevano.
La signora Fervires disse in tono soffocato:
- Quanto lo hai fatto soffrire!
- L'ho amato.
- Lo hai distaccato da tutto quello che
era la sua vera vita. Ed egli ne muore. Te
lo avevo detto, Floriana, ricordatene, nel
salottino della Hermellire, la vigilia del vostro
matrimonio; e poi a Parigi...
- Ricordo, ma non mi pento di niente.
- Non ti penti? -
Una dolorosa sorpresa vibr nell'accento
della signora Fervires.
Floriana scosse lentamente la testa.
- No. L'ho voluto per me, l'ho avuto
tutto mio, capite? Per mesi e mesi egli mi
ha sacrificato tutto: Dio, famiglia, paese nativo.
Vi ha abbandonati, dimenticati; vi ha
ferito il cuore... per me, per me! Muore,
ora, ma voi non potete impedire che mi abbia
amata pi di voi, pi di tutto! -
La sua voce si conservava bassa, calma.
Ma la signora Fervires sapeva quale forza
tenace e ardente si nascondeva sotto quella
calma. E gli occhi dall' indefinibile colore si
accendevano di una fiamma di gioia trionfante
che fece trasalire la madre.
- Credi dunque che egli ci abbia davvero
dimenticati del tutto?... No, no, io lo so,
ne sono sicura! Non si dimentica un passato
come il suo. Un giorno esso ritorna con tutti
i suoi ricordi e riprende l'anima smarrita.
Floriana, non vuoi capire? -
La giovane donna la interruppe con un
gesto secco.
- No, mai. Ho adorato Bruno. Questo
amore  stato la mia gioia, ed  diventato
la mia tortura da quando si  allontanato da
me. Ma non chiedetemi altro. Odio la sua religione,
la sua famiglia, tutto quello che ha
formato la sua vita prima che io lo conoscessi,
tutto quello che  ritornato per togliermelo
sotto la forma del ricordo. Odio
tutto ci che non  lui e me.
- Povera figliuola! -
La signora Fervires considerava con immensa
piet la giovane donna ritta davanti
a lei, con la sua bella figura snella che s'inclinava
un poco mentre parlava, con le sue
pupille ardenti di vita.
Floriana disse con freddezza:
- Non mi compiangete. Ho avuto ci che
volevo, per troppo poco tempo... ma l'ho
avuto. Tutto il resto non conta. -
Un po' di sole entrava nella stanza, si
spandeva in strisce luminose sulla grande
tavola dove Bruno non avrebbe lavorato mai
pi, e ravvivava l'oro fulvo dei capelli di
Floriana. La signora Fervires guard a
lungo la nuora e sospir. Comprendeva che
quell'anima senza elevazione, quell'anima
egoista e appassionata, sarebbe rimasta inaccessibile
al pentimento e al richiamo del bene.
 
Capitolo 20.

Il giorno declinava, ma la camera rimaneva
luminosa, perch il sole tramontava da
quella parte. Una luce pallida accarezzava i
vetri dai quali erano state rialzate le tende
mentre Bruno riceveva l'Estrema Unzione.
Sua madre era china su di lui, offriva al
contatto dell' Olio Santo quelle membra formate
dalla sua carne e dal suo sangue che
la morte stava per afferrare e che la resurrezione
attendeva. Di fronte a Bruno, in
piedi, stava Floriana. Egli aveva voluto che
fosse presente. Mentre il sacerdote gli faceva
le unzioni, il moribondo la guardava. I suoi
occhi dicevano: Per te, per colpa tua io ho
peccato. Ma il viso bianco non aveva espressione
e le lunghe ciglia rosse non palpitavano
nemmeno, sullo sguardo che esse velavano.
Quando fu finito, Bruno la chiam con un
gesto. Ella si avvicin e gli prese la mano.
Il malato ebbe un gesto come per ritirarla,
ma si contenne, e con quella voce fischiante
che faceva male a udirsi disse:
- Ti perdono. -
Ella rispose in fretta:
- Non hai niente da perdonarmi. Io ti ho
dato la felicit.
- La felicit! Oh, no... non  quella...
non  quella! L'ombra s... l'ombra della felicit... -
S'interruppe. Un silenzio pass nella camera
dove la signora Fervires e suo marito,
Luigi e Marta arrivati poco prima, il
curato di Santa Cecilia ed Enrico di Marges
stavano in piedi, guardando colui che li
lasciava per entrare nell'eternit.
Bruno mormor:
- Chinati, voglio dirti una cosa. -
Floriana avvicin l'orecchio alla bocca che
si apriva con fatica. Bruno disse qualche
parola che nessuno ud. I suoi occhi si illuminarono
di un ultimo lampo di vita guardando
Floriana, supplicandola. Ella distolse
lo sguardo, si raddrizz e disse in tono
calmo:
- Non mi chiedere questo. La tua religione
non sar mai la mia. L'ho sempre sentita
fra te e me, che appannava con una
vena di malinconia tutte le tue gioie. Nemmeno
per amor tuo andr verso di essa. -
Dagli occhi di Bruno due lacrime scesero
lente sul viso livido.
- Povera Flory! - egli sussurr.
Un leggero miglioramento si manifest durante
la notte e il giorno dopo, ma nessuno
dei familiari s'illuse.
La signora Fervires non abbandonava mai
Bruno, godendo dolorosamente di quelle ultime
ore in cui il figlio era tutto suo, come
un tempo. Floriana si teneva in disparte ed
egli non chiedeva di lei, ma voleva costantemente
vicina la madre.
- Come mi fa bene, mamma cara, averti
qui. Tu sai confortarmi, dirmi ci che fortifica
in ore come queste... ore in cui si vede
tutto sotto una luce diversa! -
Voleva che ella gli parlasse di Sarg, che
tornasse ai ricordi della sua infanzia. Le
chiese di pregare ad alta voce, e diceva con
un sorriso felice:
- Oh, com' bello avere la pace, essere
perdonato! -
Verso sera ebbe una soffocazione, ma non
era ancora la fine. Tuttavia Bruno non si
mosse pi e le palpebre ceree rimasero chiuse.
Conservava una semicoscienza, senza soffrire.
Visioni del passato svanivano come in
una nebbia. Rivedeva la sua camera nella
vecchia casa, la tavola dove studiava, dove
aveva scritto L'Ombra che viene, la sua opera
prediletta. La finestra molto larga lasciava
entrare il sole declinante. Che profumo delizioso!
Erano le rose e il glicine della facciata
che mandavano a Bruno il loro saluto profumato.
E la mattina egli usciva al fresco
dell'alba per andare a servire la Messa di
Giacomo. La chiesa era ancora buia. Bruno
la preferiva nelle ore del pomeriggio, quando
le vetrate fiammeggiavano e le navate restavano
vuote. Ma gli era cara sempre, in qualsiasi
momento, la sua vecchia chiesa dove
aveva pregato tanto!
Ogni tanto nella sua mente si facevano dei
grandi vuoti. Poi si ritrovava seduto ai piedi
della madre, nel salottino con i vecchi
mobili di mogano. Una mano dolce gli accarezzava
i capelli, mentre egli raccontava le
impressioni della sua giornata, chiedeva consigli,
diceva le sue gioie e i suoi scoraggiamenti.
Oh, il caro sguardo degli occhi limpidi
nei quali si rifletteva tanta vita nobile
e pura e che infondeva un po' di quella vita
in lui!
Ora, non vedeva pi che attraverso un velo
fitto il viso amato. Che cosa accadeva? Aveva
paura... soffocava. Alcune voci dicevano:
- Ave Maria, gratia plena. -
A un tratto una gran calma subentr in
lui. Il viso di avorio ingiallito della Madonnina
di legno apparve splendente alla luce
di innumerevoli ceri. Poi fu l'ombra, e il
buio...
L'ultimo legame si spezz e Bruno vide
la Luce del mondo.
Nel suo testamento egli chiedeva che i suoi
resti mortali fossero sepolti a Sarg nella
tomba di famiglia. Floriana non oppose nessuna
resistenza a quella volont. Del resto
ella si mostr correttissima, senza abbandonare
mai la sua aria di calma freddezza. La
signora Fervires non l'aveva vista piangere
sul corpo del marito, ma osservava che i suoi
occhi diventavano sempre pi incavati e che
il bel rosso delle sue labbra non aveva pi
quella freschezza palpitante di fiore.
Quando il feretro fu partito per la stazione,
dopo una breve cerimonia religiosa, la
signora Fervires si accomiat dalla nuora.
Si trovavano tutte e due nello studio di
Bruno. Il crepuscolo avviluppava di ombra
i mobili finemente scolpiti, le statue bianche,
il verde delicato delle tende e le due
donne vestite a lutto, in piedi presso la scrivania.
Alcuni giaggioli bianchi, i fiori preferiti
dal giovane morto, ergevano i loro lunghi
steli in un vaso di cristallo. I libri, i fogli
erano disposti con la solita cura; la
penna stilografica si trovava al solito posto,
come se lo scrittore l'avesse lasciata l per
una breve assenza.
La signora Fervires disse a Floriana:
- Non vuoi serbare questo per ricordo? -
Le porgeva il crocifisso su cui Bruno aveva
posato l'ultimo bacio. Le era doloroso separarsene,
ma ne faceva volentieri il sacrificio
nella speranza che quel sacro ricordo potesse
un giorno toccare l'anima chiusa della giovane
donna.
Floriana fece un gesto di rifiuto, rispondendo
freddamente:
- No, grazie. Il suo Dio non  mai stato
il mio Dio e me lo ha preso negli ultimi
giorni della sua vita.
- Povera figliuola, che vedi soltanto la
terra e le sue gioie caduche! -
Lo sguardo triste della signora Fervires
avvolse la giovane donna., le sue dita strinsero
pi forte il crocifisso sul quale le labbra
di Bruno si erano purificate.
- Addio, Floriana.
- Addio. -
Ella usc, esile negli abiti da lutto, sotto
il lungo velo che nascondeva i capelli grigi.
Floriana rimase sola nella stanza ormai semibuia.
La bianchezza fremente del suo viso,
lo splendore dei suoi occhi, rischiaravano il
vestito nero e l'ombra in cui si trovava. Si
chin, prese un giaggiolo e lo avvicin alle
labbra. Non piangeva; sbatteva soltanto un
poco le palpebre. Ma pensava:
Non potr vivere senza di lui.
Attraverso Parigi, la signora Fervires se
ne andava verso la stazione da cui sarebbe
partita per riportare a Sarg il corpo senza
vita di colui che era stato, in quegli ultimi
anni, la tortura del suo cuore materno.
Una gioia soprannaturale si mescolava tuttavia
al suo dolore, giacch ella portava con
s, riconquistata all'estranea, l'anima purificata del figlio.
...
.
...
FINE.