Maurizio de Giovanni.

Vipera.
Nessuna resurrezione per il commissario Ricciardi.
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Einaudi.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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1.
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E dimmi: lo sai, tu, cos' l'amore?
Tu che lo vendi a due lire a incontro, cinque minuti per respirarti addosso, nemmeno il tempo di guardarti negli occhi, di mormorare il tuo nome, pensi di sapere che cos' l'amore? Che ne sai tu delle lunghe attese, dei silenzi sospesi nell'ansia di una parola, di un sorriso?
Con questo tuo corpo morbido che adesso sento muoversi frenetico sotto di me, con queste gambe lunghe e bianche che stringono i miei fianchi, pensi che l'amore sia questo?
Io l'ho visto, sai, l'amore. L'ho conosciuto, l'ho incontrato. E' fatto di dolore e di malinconia, di ansia e di ritorni. Non si consuma in un attimo; non nasce e muore in posti come questo, con la musica di un pianoforte al piano di sotto e nell'odore dei disinfettanti. L'amore  fatto di aria fresca e fiori, di lacrime e risate.
Tu, che mi pianti le unghie nella schiena e inarchi il bacino contro di me, pensi di conoscerlo ma non lo conosci, l'amore.
Tu fingi sempre, fingi anche il piacere che non provi. Fingi, con gli occhi bistrati di nero, la bocca disegnata a cuore, il neo sulla guancia. Tutto finto. Come gli abiti lussuosi di organdis, crpe e voile imprim, che qui dentro, nella cosiddetta casa dell'amore, puoi permetterti solo tu, come il profumo francese che appesta l'aria di questa stanza.
L'amore vero lo conosco io: ti sveglia di notte, col cuore pieno di speranza e disperato, coi pensieri che diventano sogni e i sogni che diventano pensieri. Non ha bisogno della musica dei negri, per farti scorrere il sangue pi veloce nelle vene, n del profumo per mescolarti i sensi.
Che mi risponderesti se ti chiedessi che cos' l'amore, tu che gemi tra le mie mani, tu che premi il tuo seno contro di me?
Forse rideresti, come hai riso poco fa, coi tuoi denti bianchi e gli occhi neri, la mano sul fianco di seta; e mi diresti che l'amore  questo, la stanza di un bordello, reggiseni di pizzo, candele, raso, boa di piume di struzzo. Che l'amore  il lusso, il benessere, il non dover pensare a come procurarsi da mangiare. O forse mi diresti che l'amore dura poco, il tempo di una marchetta: e che il resto della vita si deve trascorrere campando meglio che si pu.
Non temere, non te lo chieder cos' l'amore. Non aspetter dalla tua bocca dipinta altre bugie. Mi accontenter di sentire, come adesso, il tuo corpo caldo muoversi sotto la mia pelle, al ritmo del respiro. Sempre pi piano. Sempre pi piano.
E di non sentire pi i tuoi lamenti, sotto il cuscino che ti tengo in faccia.

2.

Fra la questura e Il Paradiso c'era qualche centinaio di metri, il pezzo finale di via Toledo e un tratto di via Chiaia. Ma l'ora era difficile: molta gente sui marciapiedi, i negozi aperti e l'aria dolce del primo pomeriggio di primavera a invogliare a una passeggiata. Ricciardi e Maione avanzavano a fatica nella folla, cercando di non perdere di vista la vecchia che li precedeva muovendosi sulle gambe storte con sorprendente agilit, seguiti dalle guardie Cesarano e Camarda che continuavano a scambiarsi occhiate complici. Avevano cominciato a farlo da quando Maione gli aveva comunicato l'indirizzo e non avevano pi smesso.
Ricciardi non si fidava della primavera. Non c'era di peggio dell'aria dolce, del profumo di bosco o di mare che il vento soffiava da Capodimonte o dal porto, delle finestre che si aprivano. Dopo l'inverno dei silenzi, delle vie gelide battute dalla tramontana, dei geloni e della pioggia fredda, le passioni hanno accumulato tanta di quell'energia distruttiva che non aspettano altro per eruttare il loro disordine.
Mentre si avvicinava all'angolo, dove la strada sfociava nella piazza Trieste e Trento e la gente si diradava, il commissario lasci correre lo sguardo sulle decine di teste che affollavano lo spazio antistante il Caff Gambrinus: giovani vestiti di chiaro, con i pollici nelle tasche dei panciotti e i cappelli all'indietro sulle nuche, conversavano in piccoli gruppi cercando di incontrare gli occhi delle signore che passavano in coppia, consapevoli dell'apprezzamento che era loro mancato nei tristi mesi precedenti. Qualcuno ripiegava sulle ragazze che servivano ai tavolini, posti finalmente all'aperto, apprezzandone le forme generose sotto i grembiuli. Gli ambulanti richiamavano l'attenzione sulla propria meravigliosa mercanzia gridando e fischiando. I bambini tiravano le gonne delle madri, chiedendo noccioline o palloncini. E poi automobili scoperte, carrozze, fisarmoniche.
Benvenuti in primavera, pens Ricciardi. Niente  pi pericoloso di tutta quest'apparente innocenza.
Proprio dietro l'angolo c'era il vecchio morto suicida. Il commissario ci and quasi a sbattere; fece uno scarto di lato e urt una balia con una carrozzina, che lo guard in cagnesco raddrizzandosi la cuffia per poi riprendere la marcia verso la Villa Nazionale. Ricord il rapporto, di un paio di giorni prima: un professore di liceo in pensione, che aveva perso la moglie quell'inverno. Una mattina si era svegliato, si era vestito di tutto punto, aveva salutato la figlia con un bacio sulla fronte e si era avviato per la solita passeggiata. Arrivato in piazza, rivolto verso il caff, aveva tirato fuori la pistola che conservava da quando era stato in guerra e si era sparato alla tempia. Il caso era stato rapidamente archiviato, c'era anche un biglietto di addio sulla credenza; ma il dolore del distacco era ancora l, sospeso nell'aria e perfettamente visibile per Ricciardi, in forma di un uomo di bassa statura ed esile, abbigliato in maniera dignitosa ma lisa, una giacca troppo grande le cui maniche lasciavano vedere solo la punta delle dita e una pistola. Il proiettile era entrato dalla tempia destra ed era uscito dalla fronte, aprendo la testa come un'anguria. Il terrore della morte imminente aveva indotto un fiotto di urina, che macchiava di umido il davanti del pantalone grigio. Sotto il sangue e il cervello che colavano sulla faccia, la bocca continuava a ripetere senza sosta: Il nostro caff, amore mio, il nostro caff, amore mio. Ricciardi si rivolse istintivamente verso il Gambrinus, di l dalla strada affollata: i tavolini brulicavano di vita e di umanit. Avrebbe percepito per giorni il dolore del vecchio, che non ce l'aveva fatta ad affrontare la prima bella stagione senza la compagna della sua vita. L'improvvisa fitta alla testa gli fece portare la mano alla cicatrice sulla nuca, ormai rimarginata. Magari potesse rimarginarsi anche la ferita della mia anima, pens; quella che mi fa arrivare addosso il mormorio dei morti, la consapevolezza del loro dolore.
Annot mentalmente di evitare quell'angolo e di passare dall'altra parte della via, nei giorni successivi. Almeno fino a quando l'eco della sofferenza del vecchio si fosse finalmente dissolta nell'aria fresca della nuova primavera.
Il brigadiere Raffaele Maione si faceva strada con difficolt: la sua mole non gli consentiva di passare velocemente tra tutta quella gente, e il tepore improvviso dell'aria lo aveva colto di sorpresa con la pesante divisa invernale, per cui si sentiva sudato e appiccicoso. La vecchia invece gli pareva una ballerina, per come saltellava tra piedi e carrozzine, sparendo ogni tanto dalla vista per poi ricomparire qualche metro pi in l.
Non che Maione avesse bisogno di indicazioni, per trovare l'indirizzo del Paradiso. Era il casino pi famoso della citt, quello per i ricchi, le cui finestre oscurate affacciavano sulla via del passeggio e sui negozi pi cari, dal quale veniva la musica del pianoforte e il suono delle risate dei clienti, e i passanti facevano l'espressione scandalizzata o divertita ma sempre un po' invidiosa.
La vecchia era giunta in questura trafelata. Era la guardiana del bordello, una vera istituzione, nota in tutto il quartiere per la forza delle braccia che contrastava con l'aspetto minuto e le consentiva di svolgere un attento servizio d'ordine, gettando per strada clienti ubriachi e molesti che non volevano saperne di andarsene quando il loro tempo si era concluso. Si chiamava Fusco Maria, detta Marietta 'a guardaporte, e si era rifiutata di parlare con l'appuntato in servizio, pretendendo di parlare con il brigadiere per denunciare "'o fatto che  succieso"; Maione l'aveva incontrata in un paio di occasioni e si era guadagnata la ruvida stima della donna. Quando se l'era trovata davanti, aveva capito che era davvero turbata: le guance arrossate, il fiato corto, il volto disperato.	,
- Brigadie', dovete correre, mo' mo'. E successo un fatto terribile.
Maione era riuscito a estorcere a Marietta solo che si trattava di un omicidio, per cui aveva mandato a chiamare Ricciardi, aveva fatto un cenno a Camarda e Cesarano e si era lanciato all'inseguimento della vecchia.
Continuando a camminare velocemente, tir fuori l'orologio dal taschino. Le quattro. L'attivit del casino doveva essere cominciata. Chiss quanta gente c'era, nella bella sala del Paradiso, ad ascoltare musica e a guardare il passeggio delle signorine discinte sul balconcino, in attesa della scelta.
All'improvviso la folla si dirad come se si fosse aperta una voragine per strada, e i quattro poliziotti si ritrovarono davanti all'ingresso. Marietta li aspettava sulla soglia, impaziente. Dall'altro lato della via, l'immancabile assembramento di curiosi, le teste verso le finestre chiuse e coperte dalle tende, il mormorio dei commenti e delle illazioni, il darsi di gomito all'arrivo della pubblica sicurezza. Maione sent una risatina femminile, che cess subito quando rivolse da quella parte il viso accigliato. La morte era la morte: esigeva rispetto, dovunque e comunque si presentasse.


A Ricciardi i bordelli non piacevano.
Non per una questione morale, beninteso. Era dell'opinione che ci che accadeva tra adulti consenzienti fosse affar loro, ognuno era libero di passare il tempo e spendere i propri soldi come preferiva, e quello era un modo migliore di tanti altri. Ma gli era toccato di vedere, in passato, come la passione che derivava dal sesso fosse un utensile difficile a maneggiarsi, che troppo spesso portava a farsi del male. Ricordava l'immagine di uomini accoltellati, di suicidi disperati, di padri di famiglia impiccati per i favori di una di quelle signorine che vendevano il piacere; e d'altra parte, lo sapeva fin troppo bene, l'amore contendeva alla fame il triste primato di maggior generatore di morte e delitto.
Ma sapeva altrettanto bene, pens mentre saliva la rampa di scale che portava all'anticamera del Paradiso, che l'amore era una malattia connessa all'essenza stessa del genere umano, e che nessuno, per quanti sforzi facesse, ne poteva essere immune. Neanche lui stesso.
Quando fu arrivata in cima alla scalinata, la vecchia custode si ferm, si gir verso i quattro uomini e annunci con voce cavernosa:
- Trasite. Hanno ammazzato a Vipera.

Quando era appena entrato in polizia si era trovato spesso a dover accorrere coi colleghi in case di infimo livello, dove a intervalli regolari si verificavano risse, ferimenti o casi di pesanti molestie.
Di norma ogni bordello si dotava di un servizio d'ordine, consistente in uno o due ex galeotti che per un piatto caldo e pochi spiccioli piazzavano i propri tatuaggi e i volti sfregiati sul muso dei facinorosi; era sufficiente per riportare la calma in un luogo fatto per il piacere e non per il sangue.
Ma il piacere  pur sempre una passione, e una passione chiama l'altra. A volte il guardiano non bastava, e anzi, nella maggior parte dei casi per i quali veniva chiamata la pubblica sicurezza, era tra i feriti, punito per aver creduto di poter ricondurre alla ragione qualcuno con un coltello in mano.
Quei bordelli, che Ricciardi ricordava, erano nascosti all'interno di edifici fatiscenti; ci si arrivava mediante scalinate ripide e buie, una stanza con un tavolino dietro cui sedeva una donna, una cassetta con un catenaccio per custodire i soldi. Lungo le mura, delle panche di legno, sulle quali si accomodavano in silenzio - lo sguardo nel vuoto e poca voglia di chiacchierare - operai, soldati, studenti.
Una scala portava alle camere, dov'erano le ragazze che spesso ragazze non erano affatto. Ricciardi ricordava una donna con uno sfregio sanguinante sulla guancia che avr avuto almeno cinquant'anni e non pi di una decina di denti: aveva suscitato in un diciottenne la voglia di tirar fuori il coltello per avergli chiesto pi soldi di quelli che le spettavano. In quelle case di basso livello, i clienti si disponevano sulla scala in fila indiana, cedendo il passo ai pi pronti perch il tempo della marchetta durava solo pochi minuti, altrimenti scattava il sovrapprezzo.
Il luogo che Ricciardi si ritrov davanti, quando la vecchia si fece da parte dopo il drammatico annuncio e li fece passare, era molto diverso. Percorsero dapprima un corridoio, arredato con sedie dallo schienale dorato e foderate di raso, una specchiera dalla cornice elaborata e seta rossa alle pareti. Un cartello invitava a depositare ombrelli e bastoni in una rastrelliera. In fondo c'era un'altra porta, vicino alla quale Marietta si arrest: evidentemente il territorio di sua competenza aveva quell'ultimo confine.
La sala era grande, quanto un salone da ballo, ed era immersa nella penombra. Le finestre erano chiuse da tende pesanti e l'enorme lampadario di cristallo era spento, come la maggior parte della dozzina di applique alle pareti. L'ambiente era dominato da un arazzo sul quale ninfe e satiri nudi si inseguivano gioiosi in un bosco.
L'atmosfera era per tutt'altro che allegra. I divani e le poltrone erano vuoti, il pianoforte a coda taceva; i parati e lo spesso tappeto attutivano il mormorio che proveniva dal piccolo assembramento in fondo, dal quale si stacc una donna che venne loro incontro.
Il personaggio era notevole. L'altezza e la figura imponente erano incrementate da un pennacchio nero che sormontava una sorta di diadema tra i capelli; l'abito scuro svolazzava velato, e uno strascico lungo un metro frusciava sul tappeto. Quando fu davanti ai poliziotti, si ferm compunta: il trucco pesantissimo non riusciva a nascondere l'espressione angosciata e gli occhi arrossati.
Si rivolse a Maione:
- Brigadie', siete arrivati. Mi dispiace assai di rivedervi in questa circostanza.
Camarda e Cesarano si scambiarono un sogghigno che non sfugg a Ricciardi e a Maione. Il brigadiere li guard storto e le due guardie abbassarono subito il capo.
- La signora Yvonne, la proprietaria dell'esercizio; signora, il commissario Ricciardi. Siamo venuti appena Marietta ci ha chiamati, potevate telefonare e avremmo risparmiato un poco di tempo.

La donna fece un gesto vago con la mano, facendo lampeggiare una decina di anelli.
- Non ci ho pensato, mi  venuto di mandare Marietta. Mi sembrava, e mi sembra ancora, cos assurdo quello che  successo. Questa disgrazia. Questo guaio.
Ricciardi aveva l'impressione che la donna recitasse un ruolo. I gesti esagerati, la voce impostata, l'attraversamento della sala per via centrale, incedendo come una nave di grosso tonnellaggio che entra in porto: tutto sembrava teatrale, finalizzato a lasciare impressionati.
- Buongiorno, signora. Il vostro vero nome, prego?
Dando per scontato che il nome riferito a Maione fosse quello usato in arte, volle invitare la donna a essere sincera. La sedicente Yvonne accus il colpo. Sbatt le palpebre, tir un sospiro e concentr la propria attenzione su Ricciardi.
- Fiorino Lidia, a servirvi. Ma tutti mi conoscono come Madame Yvonne, mi pare difficile che qualcuno vi pu dire di me se chiedete con il mio nome da ragazza.
Ricciardi non aveva smesso di fissare la donna.
- Mi piace conoscere il nome di chi incontro, tutto qui. Quello sui documenti. Allora, spiegateci cos' successo.
Madame Yvonne rivolse un rapido sguardo alle sue spalle, verso il gruppo nei pressi del pianoforte. Nella penombra, si intravedevano donne in vestaglia e si sentiva piangere sommessamente.
- Una delle mie ragazze... la pi cara, come una figlia per me... la pi bella, la pi dolce...
Si soffi rumorosamente il naso in un fazzoletto estratto dalla manica. Ricciardi attendeva, Maione sospir alzando gli occhi al cielo.
- Una delle mie ragazze ... Madonna santa, non riesco a crederci, che proprio qui, in casa mia... dove regnano l'amore, la serenit, il piacere...
Ricciardi fiss Maione con intenzione, e il brigadiere intervenne.
- Signo', vi prego. Lo sappiamo benissimo dove stiamo e che si fa qua dentro. Insomma, non ce lo dovete certo spiegare. Fatemi il piacere, raccontateci con poche parole che  successo.
Yvonne si asciug le lacrime e assunse un'aria vagamente offesa.
- Brigadie', voi lo dovete capire che significa per me, per noi questa cosa. E una tragedia. E morta Vipera.
Sentendo pronunciare per la seconda volta quel termine, Ricciardi ritenne di mettere in chiaro le cose.
- Il vero nome, per favore. E cominciamo dall'inizio: chi l'ha trovata? Quando? E dov', adesso? Avete spostato qualcosa?
La donna gir la testa verso il gruppo in fondo alla sala e fece un cenno; poi si rivolse a Ricciardi.
- Vipera  il nome con cui in tutta Napoli  conosciuta la migliore, la pi bella delle ragazze che fanno il mestiere, come diciamo noi. Il nome  Rosaria, Cennamo Maria Rosaria. Ma era Vipera per tutti. Nessuno l'ha spostata, sta nella camera, quella dove... dove lavorava, insomma.
L'altra domanda rimase sospesa, finch Ricciardi decise di ripeterla.
- Ho chiesto: chi l'ha trovata?
Madame esit, poi si gir verso le ragazze e chiam:
- Lily, vieni. Non fare finta di non capire.
Dal gruppo si stacc una giovane, a malincuore, e si avvicin. Il passo incerto era ben diverso dall'incedere maestoso di Yvonne, che la present:
- Lei  Lily. Palumbo Bianca, per la precisione: sapete, ai clienti piacciono i nomi un poco esotici. L'ha trovata lei a Vipera.

La ragazza era bionda. I lineamenti arrotondati, il volto segnato dall'orrore e dallo spavento. Stringeva i bordi di una veste da camera a fiori sul seno, che era molto grande, spropositato per la sua statura. A Cesarano sfugg un lieve fischio che provoc un'occhiata di fuoco da parte di Maione.
- Allora, signorina: l'avete trovato voi, il cadavere?
Lily guard Madame, quasi a chiedere il permesso di rispondere; quella abbass il capo leggermente, e la ragazza si rivolse a Ricciardi.
- S. Sono passata davanti alla porta, io... io avevo finito, e stavo andando sul balcone. E la porta di Vipera era aperta, cio un poco, come si dice... socchiusa. E lei stava sul letto, ho visto la gamba appesa, sul bordo...
Allung la mano tremante sul viso, come per scacciare l'immagine. Aveva una voce profonda, matura, che faceva contrasto con l'et evidentemente giovane e i tratti delicati.
Ricciardi chiese:
- E voi, che avete fatto?
La giovane esit, guard ancora la maitresse, poi si decise a rispondere.
- Mi sono affacciata dalla porta e ho chiamato Madame. Maione intervenne:
- E come avete capito che la Cennamo, Vipera insomma, era morta?
Lily si strinse nelle spalle.
- Teneva un cuscino sulla faccia. E non si muoveva.
A Ricciardi parve che nella voce della ragazza, e ancora di pi nelle reazioni, non ci fosse dolore ma solo spavento.
Volle confermare la propria impressione.
- Voi eravate amiche? Andavate d'accordo, con Vipera? Stavolta rispose Madame Yvonne:
- E certo! Qua siamo come una famiglia, commissa'. Le ragazze sono come sorelle, stanno sempre insieme, si vogliono bene, sia quelle che arrivano, stanno quindici giorni e poi se ne vanno sia quelle fisse. Lily poi, proprio come Vipera, sta qua sempre,  di quelle che non ruotano, quindi sono... erano pure pi legate. E vero? Rispondi!
Chiamata bruscamente in causa, Lily guard ancora la maitresse e assent piano. Ricciardi rimase fermo nella sua prima impressione: il rapporto tra Lily e la defunta Vipera era da approfondire.
- E poi voi, Madame, avete mandato Marietta a chiamarci. Va bene. E qui, oltre a voi e alle ragazze che vedo l in fondo, chi c'era?
Yvonne allarg le braccia.
- Commissa', c'erano i clienti, naturalmente. Amedeo, l, il nostro pianista che suonava per intrattenerli nell'attesa, il cameriere che serviva i liquori. Il solito movimento del pomeriggio.
- E i clienti, che fine hanno fatto?
La donna scosse la testa.
- E vi potete immaginare: appena hanno sentito Lily che piangeva e urlava, sono spariti. Certo, io non ho l'autorit di fermarli e dirgli di aspettare a voi, no?
Ricciardi annu.
- Certo. Ma almeno i clienti fissi ve li ricordate, e i nomi ce li potete indicare, credo. Cos, giusto per avere qualche riscontro.
Yvonne scambi con Lily uno sguardo che non sfugg al commissario.
- Certamente. Anche se qualcuno potr essermi sfuggito, nella confusione. Mica capita tutti i giorni, una disgrazia cos.
- Fortunatamente no, non capita tutti i giorni. Signorina, prima avete detto: avevo finito, e stavo andando sul balcone. Che volevate dire?
Lily rispose:
- Lo vedete quel passaggio l in alto con la ringhiera? Noi lo chiamiamo il balcone. Quando finiamo di lavorare con un cliente, ci siamo lavate e abbiamo messo a posto la stanza, ci affacciamo da l e ci facciamo vedere, cos i clienti che aspettano qua in sala capiscono che siamo libere e ci possono scegliere. Quella che gli piace di pi.
Camarda sospir, prendendosi una gomitata nelle costole da Cesarano. Ricciardi volle andare oltre.
- Va bene, ho capito. Magari vi chieder qualche altra cosa pi tardi. Ora, per cortesia, portateci nella stanza di Vipera.

3.

Che aria  questa, sulla mia faccia?
Che sono questi profumi, i fiori e il mare?
Che vuole da me la primavera, perch non se ne torna da dove  venuta?
Io sono morto, non lo capisci, primavera? Io sono morto.
Lo sono stato per tanti anni, eppure respiravo, lavoravo, mangiavo e dormivo. Parlavo con la gente che incontravo, forse per educazione ridevo pure, facevo finta di interessarmi: ma ero morto.
Se non ti batte il cuore in petto, allora sei morto. E a me il cuore non batteva. Non pi.
E meglio se nasci cieco. Non te li puoi ricordare, i colori, se non li hai mai visti. Se nasci cieco, il sole  soltanto un calore sulla pelle e il mare  soltanto acqua sui piedi; non immagini luccicare la luce sull'azzurro, mentre le nuvole si inseguono nel cielo e mettono e tolgono ombre al blu. E' meglio, se nasci cieco.
Ma se hai visto e ti tolgono la luce, puoi solamente ricordare. E ricordi solo, non vivi pi: sei morto.
Dio infame, perch mi hai fatto rinascere? Perch mi hai ridato la vista che mi avevi tolto, e la speranza che avevo dimenticato? Dio vigliacco, che mi hai fatto respirare ancora, e ridere, e battere il cuore, non era abbastanza la sofferenza che mi avevi dato? Lo sapevi, che mi avresti ucciso un'altra volta? Tu sai tutto, e allora perch? Che tu sia maledetto: mi hai messo all'inferno, mi hai tirato fuori e alla fine mi ci hai imprigionato per sempre.
Lasciando la mia anima chiusa in una stanza del Paradiso. Ferma, senza respiro, in attesa di una parola che non arriver dalla sua bocca.
Dalla sua bocca morta.

4.

In fondo al salone in penombra c'era una pedana sormontata da una specie di cattedra in legno scuro, dietro la quale una sedia dallo schienale altissimo dava l'idea di un trono.
Madame Yvonne, veleggiando verso la postazione, disse con malcelato orgoglio:
- Io sto l. Quello  il posto dove ricevo la clientela.
Ricciardi intravide sul ripiano del denaro, un blocchetto di fogli prestampati e un ventaglio aperto. Alle spalle della scrivania, attaccato al muro, un cartello con le tariffe.
SEMPLICE 2,50.
DOPPIA 3,50.
% ORA 5.
1 ORA 1O.
SUPPLEMENTO SAPONE E ASCIUGAMANO 1.
SAPONETTA cent. 10 ACQUA DI COLONIA cent. 25.

Di fianco alla cassa, una rampa di scale con una guida rossa, alla cui base due statue di legno raffiguravano due mori: uno reggeva un lume che illuminava il ripiano della scrivania, l'altro un vassoio dove si depositavano, prima di salire, i mozziconi spenti. Madame si avvi sulla scala, ma Ricciardi, prima di seguirla, si rivolse a Maione mormorandogli qualcosa. Il brigadiere disse:
- Cama', rimani vicino all'ingresso e sorveglia che nessuno entri e nessuno esca. Cesara', tu telefona subito in questura e dici di avvertire l'ospedale, mi raccomando, chiedi personalmente del dottor Bruno Modo, e di mandare il fotografo.
Poi mettiti qua e non fare salire nessuno.
In cima alle scale c'era un corridoio, illuminato da lampade a muro. Le porte delle stanze, una decina, erano quasi tutte chiuse, tranne una semiaperta in fondo.
Ricciardi la indic con un cenno del capo. - E quella, la stanza di Vipera?
Yvonne fece segno di s. Sembrava aver perso la sicurezza che aveva mostrato al piano inferiore; le mani le tremavano.
Quel commissario senza cappello, dalle pupille verdi penetranti, l'aveva messa a disagio fin dal primo momento, e ora, in prossimit del cadavere, irragionevolmente la spaventava. Maione intervenne chiedendo: - E la stanza di Lily qual ? 
Madame indic una delle pi vicine alle scale. - E questa.
Ricciardi fece un cenno al brigadiere, che disse:
- Restate qua, signo'. Non vi muovete.
I due poliziotti si separarono. Maione apr la porta della stanza di Lily, Ricciardi si avvi verso la porta semiaperta. Quando fu sulla soglia, guard dentro. Vide un comodino, un riflesso di luce su uno specchio, il bordo del letto. Una mano, con le punte delle dita rivolte verso l'esterno, era l'unico segno di presenza umana che si distinguesse dallo spiraglio.
Fece un passo avanti e varc la soglia.
Al solito, pi che guardare, lasci che i sensi si abituassero all'ambiente. Doveva entrare in contatto con l'atmosfera, con le emozioni sospese nell'aria. Tenne le palpebre chiuse.
L'odore, prima di tutto. Se nel resto del bordello predominava il fumo con un retrogusto di disinfettanti, detersivi e polvere, qui si sentiva il profumo francese, raffinato e penetrante; fiori che perdevano la freschezza; un vago aroma di lavanda; lo sgradevole sentore di sudore rappreso. Niente sangue.
Poi ascolt la pelle. La porta aperta aveva portato la temperatura allo stesso livello del corridoio, ma percep una lieve corrente d'aria che veniva dalla sua destra, forse uno spiraglio di finestra, forse semplicemente uno spiffero. La stanza era immersa nel silenzio, a parte un lento gocciolio.
Era venuto il momento.
Sollev le palpebre e guard, partendo volutamente dalla parete pi lontana dal letto. Nell'angolo vide il lavabo col rubinetto dal quale cadeva la goccia che aveva sentito, con una brocca e una bacinella; una toilette con una sedia, sulla quale era abbandonata una veste da camera di seta nera con disegni rossi; un com a cinque cassetti, col ripiano in marmo sul quale distinse un portagioie e una cornice con la fotografia di una donna matura e seria, seduta con in braccio un bambino vestito da marinaio; un vaso con dei fiori freschi; la finestra, oscurata' da una tenda rossa non completamente chiusa, dalla quale entrava l'aria della primavera.
Il suo sguardo era arrivato al letto.
Il cadavere giaceva scomposto in mezzo alle lenzuola sgualcite. Una delle gambe, come aveva detto Lily, penzolava nel vuoto, e le braccia erano aperte, come le ali di un uccello che non avrebbe volato mai pi. La sottoveste chiara era sollevata sul ventre, a scoprire la biancheria che la donna indossava. L'unico gioiello sul corpo era un bracciale d'argento a forma di serpente con due pietre verdi al posto degli occhi, sull'avambraccio sinistro.
Il volto, scoperto, esprimeva la sofferenza della fame d'aria, e dalla bocca spalancata spuntava una parte di lingua annerita.
Soffocata. La ragazza era stata soffocata.
A pochi centimetri dalla testa, un cuscino che recava tracce del trucco del viso e la macchia d'umido della saliva, nel punto in cui era stato violentemente premuto sulla bocca e sul naso, che a giudicare dalla linea doveva essersi fratturato nella circostanza. Pur nell'insulto della morte, il commissario intu che Vipera doveva essere stata bellissima.
Ricciardi segu lo sguardo vuoto della vittima, la direzione degli occhi nel momento estremo. Sospir a fondo.
Di fronte a uno specchio che non la rifletteva, l'immagine della donna, in piedi, le braccia lungo i fianchi, i capelli corti e scuri a incorniciarle il viso; le labbra stirate nell'ultimo respiro, la lingua nera penzolante.
Guardando il proprio cadavere, l'immagine ripeteva: Frustino, frustino. Il mio frustino.
Ricciardi si pass la mano sul volto. Forse mi immagino tutto, pens per la millesima volta. Forse  solo un'illusione della mia mente malata. Forse  un'eredit assurda, una forma strisciante e silenziosa di follia. Forse sono le mie cento paure, l'incapacit di vivere. Forse  una fuga dalla realt, forse non c' proprio nulla, davanti a me.
Fuori, due piani pi in basso, una fisarmonica attacc un tango. La vita in strada riprendeva ad attraversare il primo giorno di primavera.
Ricciardi abbass la mano.
Insieme al dolore per il distacco, alla nota sensazione di malinconia e di rimpianto, alla sorpresa della morte che conosceva fin troppo bene, gli giunse l'eco dell'ultimo pensiero di Vipera: Frustino, frustino. Il mio frustino.
Si gir di scatto e usc dalla stanza, andando incontro a Maione.

Lo capiranno. Per forza, lo capiranno.
L'ho fatto per te, per proteggerti. Perch tu capisca quanto sia io, quella adatta a te. Perch tu ti renda conto che io e solo io so quello che sei, quello che vuoi.
Io ti rivedo, quando sei entrato da me stringendomi il braccio fino a farmi male, fissando nei miei gli occhi pieni di lacrime, sussurrando tra i denti: non sono stato io. Non sono stato io.
Ma non mi importa. Vero o non vero, sei tu l'uomo mio come sono io la donna tua. Siamo noi insieme, che usciremo da questa cosa. Perch finalmente lo capirai che io sono quella giusta, vicino a te: perch ti ho protetto, ho pensato alla tua sicurezza.
Non come quella puttana maledetta, che ti ha rubato l'anima. Che ti ha accecato.
Perch una pu fare la puttana, o essere una puttana. Lei era puttana nell'anima.
Ma ora  morta.
Meglio per tutti.

5.

Augusto Ventrone fissava l'angelo negli occhi.
Ne ammirava la colorazione azzurra, l'espressione intensa, a un tempo commiserevole e decisa; pronto a soccorrere e a punire, ad annunciare e a sanzionare. Cos dev'essere, un angelo.
Ripose la statua sul ripiano, di lato alla porta d'ingresso del negozio, e guard all'esterno: la luce del pomeriggio invadeva la strada, e nel sole basso danzavano alcune mosche. La primavera era arrivata. Puntualissima.
Augusto si concesse un rapido sorriso. Non che gli fosse congeniale: era il ventenne meno sorridente del quartiere, e probabilmente dell'intera citt. E d'altra parte, perch avrebbe dovuto sorridere?
Prima di tutto, la merce che esponeva nel negozio andava venduta con compunta seriet, addirittura a volte con commozione: e lui era un venditore nato. La clientela entrava aspettandosi un consiglio mormorato, un'indicazione sussurrata. "Premiata Ditta di Arredi Sacri Vincenzo Ventrone e Figlio", recitava l'insegna. Arredi sacri. Niente di ludico o di divertente. I religiosi si aspettavano un consulente raffinato, i privati che volevano arredare la cappella di casa, la tomba di famiglia o anche solo il com della camera da letto volevano la comprensione di un professionista: per i sorrisi, si prega rivolgersi al negozio di biancheria intima, a venti metri sull'altro marciapiede.
N la vita aveva riservato ad Augusto particolari motivazioni di allegria. Una madre morta troppo presto, nessun fratello e un padre che si era completamente rimbambito nientemeno che per una puttana.
Per i primi tempi Augusto era stato addirittura tollerante. In, fondo, dopo cinque anni di vedovanza e di solitudine, era comprensibile che Vincenzo Ventrone, che non era cos vecchio da non sentire pi l'urlo della carne, avesse cercato conforto. E tutto sommato era meglio un casino, con un accesso discreto all'interno di un portone e col costo limitato a poche lire, che un'affamata signorina di buona famiglia in cerca di sistemazione, o peggio, un'avventuriera con figli che avrebbe sottratto a lui l'eredit dell'azienda di famiglia.
Poi per le cose avevano preso una strana piega. Le visite del padre al Paradiso (che ironia blasfema, quel nome: assurdo che le autorit lo consentissero!) si erano moltiplicate fino a diventare quotidiane, e a volte anche pi che quotidiane. Era fatale che qualche cliente, e addirittura alcuni prelati del vescovado, lo vedessero uscire dal bordello con un ebete, assurdo ghigno stampato sulla faccia' il colletto di celluloide sbottonato, la cravatta storta e segni di rossetto sbavato sulla guancia. E l'idiota, invece di nascondersi nell'ombra, si scappellava e salutava.
Con un brivido, Augusto ricord come aveva appreso che la relazione del padre con la puttana fosse ormai di pubblico dominio. Un giorno in negozio era entrata la contessa Flaco di Castelbriano, una vecchia cariatide di oltre cento chili che collezionava statue di sant'Antonio; si era fermata davanti al bancone, e per diversi minuti lo aveva fissato tacendo, l'espressione addolorata e partecipe. Lui aveva atteso, come si conveniva a un commerciante serio di fronte a un'ottima cliente. Alla fine, con la sua voce cavernosa, la contessa gli aveva detto: " La tua povera madre si rivolta nella tomba, per questo sconcio. Per la vergogna che tuo padre getta su di lei, fino all'altro mondo". Si era girata e se n'era andata.
A quel punto Augusto si era sentito in dovere di parlare al padre da uomo a uomo, anche perch negli ultimi tempi aveva notato una lieve diminuzione di clienti, e lui era molto attento a queste cose, avendo ereditato dalla madre una certa cura, per dir cos, dell'aspetto pratico della vita. Gli aveva detto, in sintesi: pap, se vi volete divertire sono affari vostri; ma la discrezione, per un commercio come il nostro,  necessaria. Perci, vi prego di smettere di farvi vedere entrare e uscire da quel posto, che oltretutto  a poche centinaia di metri dal negozio.
Quell'incosciente lo aveva guardato e gli aveva detto: figlio mio, non so proprio di che cosa parli. Io non faccio niente di male, spendo i soldi miei e vado dove voglio. E poi, gioco solo a carte. Lo sai bene che vivo nel ricordo della tua santa madre.
Ad Augusto non era restato che pregare perch Vincenzo rinsavisse, mentre sempre pi erano le persone che, fingendo compassione, venivano a riferirgli della relazione tra il padre e la famosa Vipera, la pi celebre prostituta della citt.
Quel giorno, per, qualcosa di nuovo doveva essere accaduto. Il padre era tornato assai prima di quanto facesse di solito, pallido come un morto e tremante, giusto il contrario di quando l'aveva visto uscire saltellante e profumato nell'aria nuova della primavera. Aveva farfugliato di non sentirsi bene e che doveva mettersi a letto (il proprio, una volta tanto). Augusto gli aveva risposto di non preoccuparsi, che al negozio pensava lui. Come se fosse una novit.
Spolverando angeli e santi, il ragazzo si concesse il secondo sorriso della giornata: un vero primato. E pens che qualche volta le preghiere vengono anche esaudite.
Soprattutto se ci si aiuta con le proprie mani.
Maione aveva compreso perfettamente cosa il commissario voleva che lui verificasse, quando gli aveva indicato con un cenno del capo la porta della camera di Lily, la donna che aveva detto di aver scoperto il corpo di Vipera; e quale dubbio il superiore avesse.
Scesero nel salone, seguiti da una Madame Yvonne sempre pi preoccupata. Si avvicinarono al gruppo che si era assiepato nell'angolo pi lontano dalla scala, come se la morte fosse contagiosa, come se il suo miasma potesse condannare.
Le ragazze erano una dozzina, di et variabile: c'erano giovanissime che non potevano avere pi di vent'anni e donne che superavano probabilmente la trentina, coi segni di una vita difficile che cominciavano ad affiorare sui volti, le espressioni dure e diffidenti.
Diverse nei tratti e nella provenienza, brune, bionde e rosse, tinte e naturali, formose e asciutte. Le vesti e il trucco che dovevano provocare e attrarre, in quel nuovo e terribile contesto sembravano un travestimento grottesco. Qualcuna piangeva sommessa, soffiandosi ogni tanto il naso.
C'erano anche tre uomini. Uno fu presentato da Yvonne come Amedeo, il pianista: un ometto dalle mani affusolate e nervose e i baffetti sottili, scosso da brividi di terrore. Un azzimato e attempato signore in marsina fu indicato come Armando, il cameriere, che fece addirittura un inchino compito, come se si trovasse a un ballo. Il terzo, un ragazzo robusto e sfuggente che grugn un saluto, era Tullio, il figlio di Madame Yvonne: la donna spieg che quest'ultimo aveva il compito di svolgere lavoretti di manutenzione alla struttura e si occupava pure della sorveglianza. Tutti asserirono di non essersi mossi dal salone per l'intera mattinata.
Quando ebbero preso i nomi e raccolto le scarsissime informazioni, Ricciardi chiam Lily.

La ragazza non aveva cambiato espressione n atteggiamento; ora che le aveva viste tutte, compresa la vittima, il commissario si era fatta l'opinione che la bionda fosse decisamente la pi attraente, eccettuata forse la sola Vipera: ma la bellezza faceva i conti coi lineamenti troppo duri e decisi della ragazza.
- Signorina, confermate quello che ci avete detto prima? Che avete trovato voi il cadavere, guardando dalla porta semiaperta della stanza della vittima, mentre stavate andando al balcone per un nuovo cliente?
La donna sostenne con fermezza lo sguardo di Ricciardi; non capitava spesso.
- S, cos  andata. L'ho trovata io. Verso le tre.
- E che avete subito chiesto aiuto, chiamando Madame? - Certamente.
Ricciardi scambi un cenno con Maione, che cercava disperatamente di non far cadere gli occhi sul seno spettacolare di Lily.
- Io non vi credo.
La ragazza non mostr alcuna sorpresa.
- Ah, no? E come mai, commissa', non mi credete?
- Primo: perch la stanza di Vipera  in fondo al corridoio, e nel tragitto dalla vostra camera al balcone non ci sareste passata. Secondo: perch avete detto che avevate finito e che usate rimettere a posto la stanza prima di far entrare un altro cliente, e Maione ha verificato che il vostro letto  sfatto e disordinato. Terzo: perch dallo spiraglio rimasto aperto non si vede la gamba penzolante dal letto, ma solo la punta delle dita di una mano.
Lily aveva ascoltato la tirata di Ricciardi senza battere ciglio, le mani sui fianchi.
Il commissario disse:
- Chi state coprendo, signorina? E perch?
L'interrogativo cadde nel silenzio. Le ragazze si guardavano e non piangevano pi. Madame Yvonne si torceva le mani, in preda all'ansia. Ricciardi disse ad alta voce:
- Se le cose stanno cos, l'esercizio rimarr chiuso e voi non uscirete da qui fino a quando non emerger chi davvero ha trovato il cadavere e in quali circostanze; si tratta di un'informazione necessaria, senza la quale l'attivit non potr essere ripresa. D'altra parte, vi preciso che aver trovato un cadavere non significa aver commesso un delitto, quindi questo atteggiamento magari crea sospetti su un innocente. Noi abbiamo tutto il tempo del mondo. Possiamo attendere.
Madame Yvonne fece un passo avanti guardando Lily, e disse con la voce rotta:
- Non lo posso permettere, se restiamo chiusi sar la rovina. Gi avere una morta qui dentro  una tragedia terribile, per il nome di questa casa: se abbiamo una speranza,  ricominciare subito a lavorare. Commissa', il cadavere di Vipera  stato trovato da un cliente: il cavalier Vincenzo Ventrone, il commerciante di arredi sacri.

6.

Il dottor Bruno Modo entr trafelato nel salone, il colletto sbottonato, il cappello storto e la borsa in mano.
- Eccomi qua, che  successo? Chi  la ragazza?
Ricciardi e Maione non poterono fare a meno di notare come, rispetto al solito, l'atteggiamento del medico fosse diverso: normalmente, anche in presenza dei delitti pi efferati, manteneva distacco e ironia, pur assicurando quell'enorme e partecipata competenza che faceva si che ogni volta i poliziotti richiedessero il suo intervento personale.
Stavolta la fronte del dottore era attraversata da una profonda ruga sotto il ciuffo di capelli bianchi come la neve. Pareva addolorato e impaurito, come quando si viene chiamati in soccorso di un famigliare.
Maione gli and incontro.
- Dotto', buonasera. Purtroppo non ci sta niente da correre, la ragazza ormai non va pi da nessuna parte. Il nome , era, Cennamo. Cennamo Maria Rosaria. Modo lo guard disorientato:
- Cennamo? E chi ?
Madame Yvonne fece un passo avanti come se stesse accedendo al proscenio, e disse con voce drammatica:
- Vipera, dottore. Vipera, la nostra Vipera,  morta. Il dottore si alz il cappello e si gratt la testa. - Vipera. Povera ragazza. Dove sta? Ricciardi si avvicin, lentamente.
- Ciao, Bruno. La conoscevi, questa signorina?
Il medico fece un'espressione stanca.
- Oh, ciao, Ricciardi. Almeno ci sei tu, per questa cosa, invece di qualche tuo collega incapace. S, certo che la conoscevo. La conoscevano tutti, in citt. A suo modo, era una celebrit. E poi, io sono uno di quelli che le conosce tutte, queste ragazze.
Fece un cenno al gruppo delle donne in vestaglia, che risposero affettuosamente al saluto.
Ricciardi sospir.
- Lo so bene, che questo posto ti  familiare.
Il dottore stava per replicare, quando Maione intervenne:
- A proposito di familiari, dotto', ma il famoso cane sta ancora con voi?
- E certo, brigadie'. Chi glielo farebbe fare di allontanarsi dal sottoscritto, con quello che gli d da mangiare? Certo, il suo pasto ideale sarebbe carne di poliziotto, ma gliene capita raramente, nella scodella.
Maione sbuff.
- Troppo dura, la carne mia, dotto' . Finisce che vi si scheggia il bisturi.
- Comunque il cane sta qua sotto. Lui  come Ricciardi, in questi posti non entra volentieri. Mi aspetta, e se faccio troppo tardi comincia pure a ululare. Mi sono messo una suocera, pi che prendermi un cane.
Ricciardi indic verso il piano superiore.
- Di, andiamo a dare un'occhiata alla signorina. In fondo  per lei, che viene dato questo bel ricevimento.

Mentre Modo si concentrava sul cadavere, Ricciardi esamin in maniera pi approfondita la stanza.
Sembrava non mancasse niente, n, a prima vista, si poteva sostenere che ci fosse stato l'intento di rubare. I cassetti erano chiusi, il portagioie sul com era pieno, e comunque i gioielli non erano certo di gran valore, perlopi paccottiglia, appariscente ma di metallo vile. Il disordine che l regnava non era causato da altro che non fosse la sciatteria della ragazza.
La sua ricerca si fece pi accurata.
Guard nei cassetti del com, rilevando soltanto un vasto campionario di biancheria raffinata, culotte, reggiseni, calze, sottovesti di ogni tipo e colore. Nessuna lettera, nessun documento.
E nessun frustino.
Guard a terra, sul tappeto, sotto il letto. Not che tutto era molto pulito. Ma non trov nulla.
Si rese conto che probabilmente c'era stata una breve colluttazione: quello che c'era sul comodino era stato spazzato via, forse dalla stessa donna scalciando scomposta, visto che la gamba sinistra vi era molto vicina; sul ripiano, eccetto qualche forcina e una limetta per le unghie, non c'era altro. Il rumore non doveva essere stato eccessivo, perch parte degli oggetti era caduta sul letto e parte sullo spesso tappeto che copriva il pavimento, e niente si era rotto.
Il commissario si concentr sugli oggetti caduti dal comodino, ma anche qui non riscontr alcunch di anormale: un flacone di glicerina, un contenitore di talco che non si era aperto cadendo; dello smalto, uno specchietto col manico, una boccetta di profumo con la scritta " Fleurs Parisiennes"; una scatoletta tonda di cipria senza coperchio ma quasi vuota; una spazzola in legno intagliato, un pettine e un portasigarette. Tutto sparso sul tappeto a eccezione di cipria, profumo e spazzola, che erano sul letto.
Ricciardi riflett su quanto fosse grottesca la presenza di tanti trucchi e belletti al cospetto della morte. La bellezza curata, coltivata ed estirpata con un unico gesto violento.
Not che sul cuscino con cui la ragazza era stata soffocata c'erano dei capelli biondi, e anche sulla spazzola; registr il particolare.
Modo lo chiam: aveva concluso il primo, sommario esame. Nel frattempo era arrivato il fotografo, al quale il commissario raccomand particolare cura nei rilievi.

7.

Modo scuoteva la testa, rattristato.
- Mamma mia, che peccato. Mi devi credere, Ricciardi, Vipera era bellissima. Bellissima. Mi dispiace tanto che tu l'abbia vista cos straziata. Aveva due occhi neri profondi, vivaci, le labbra carnose, una grazia nel muoversi che faceva davvero perdere la testa.
Ricciardi era colpito: non aveva mai sentito l'amico cos rapito in una descrizione.
- E tu, Bruno, eri... la frequentavi, insomma?
Sul viso di Modo spunt un'espressione malinconica.
- No, no. Io qui ci vengo per divertirmi, bere e giocare a carte, e le signorine che mi riscaldano la pelle sono pi allegre e modeste di Vipera. E poi, a quanto so, lei aveva pochissimi clienti. Per Madame Yvonne era una specie di rclame, un'insegna vivente. Certo, una perdita seria, per lei.
- S, me l'ha detto. E magari ti chieder ancora qualcosa, sulla vita in questo posto, cos ti eleverai da macellaio necrofilo a informatore della polizia. Dimmi, piuttosto: hai notato qualcosa, sul corpo della ragazza?
Modo, suo malgrado, fece una breve risata.
- Ecco, ora ti riconosco: il vero Ricciardi, quello che appena il discorso vira su argomenti lievi torna subito sul suo pianeta di sangue. Be', poco altro rispetto a quello che avrai intuito anche tu: la cosa dev'essere stata breve, l'assassino o l'assassina l'ha buttata sul letto e le ha messo un cuscino in faccia, tutto qui. Morta per soffocamento; setto nasale rotto, sanguinamento del labbro superiore e di quello inferiore per la pressione sui denti. Non ha fatto in tempo a chiamare nessuno. Ha scalciato un po': c' una piccola ecchimosi sul piede, deve aver colpito il comodino.
Ricciardi pens che il quadro che si era fatto corrispondeva.
- E le mani? Ha tentato di difendersi,  riuscita a...
- No, nessun graffio all'assassino, non c' pelle sotto le unghie. Purtroppo non ci sono impronte: ha tentato di togliersi il cuscino dalla faccia, ha toccato solo quello.
Modo aveva afferrato al volo il pensiero di Ricciardi: la presenza di graffi e ferite sulle mani o sugli avambracci avrebbe potuto aiutare nell'identificazione dell'omicida.
- Naturalmente mi riservo di darti qualche altra notizia dopo l'autopsia, che intendo praticare col massimo della cura: chi uccide una donna tanto bella, una che migliorava decisamente l'aria putrida di questa citt, merita la peggiore delle punizioni.
Ricciardi si strinse nelle spalle.
- E un'attenzione che siamo abituati a riservare a ogni assassino, noi. Un'ultima cosa, Bruno: ho sentito che in questi posti si fanno pure, diciamo cos, dei giochi un po' violenti. Che a qualcuno, insomma, piace utilizzare... cose che possono fare male. Certi giochi possono magari trascendere, e portare a una violenza incontrollata e addirittura alla morte.
Modo lo fissava a braccia conserte, con una luce d'ironia sul volto.
- Ma guarda guarda: il monastico Ricciardi, il sacerdote massimo dell'automortificazione, l'uomo che non si diverte mai nemmeno per errore, conosce anche le pratiche sadomasochiste. Ovvio che s, alla gente piacciono le cose pi strane: e in posti come questo si viene anche per provare esperienze che a casa non avresti mai il coraggio di proporre. E non escludo certo che la povera Vipera fosse una di quelle brave nel settore, anzi, credo anche di aver sentito qualcosa in questo senso, tempo fa, in sala d'attesa. Ma posso escludere che questa sia stata la circostanza del delitto.
- E come mai, questa esclusione?
- Semplice. Come hai visto, indossava ancora la biancheria. Non c'era nessun rapporto sessuale in corso, n c' stato dopo.
Scesero in sala. Ricciardi si rivolse a Madame.
- Signora, per adesso non dovete spostare niente, e naturalmente non potete riaprire. Una guardia rimarr qui fino all'arrivo dei necrofori. Nella stanza non potr entrare nessuno.
La donna si port una mano alla fronte e si aggrapp al bordo della scrivania, come se stesse per venir meno.
- Commissa', e voi cos mi rovinate! Gi  la settimana santa e viene pochissima gente, se chiudiamo perdiamo pure quei clienti ed  la fine! Che ci d da mangiare, io, alle ragazze e ai miei dipendenti?
Ricciardi non batt ciglio:
- Mi dispiace, ma cos  e cos dev'essere. Un omicidio  un fatto grave, sapete. Il pi grave che possa succedere. Mi servono altre informazioni: dovete fare una lista dei clienti che in quel momento erano presenti nella casa, oltre a questo Ventrone. Poi, ditemi: a parte l'ingresso che abbiamo utilizzato noi, ci sono altri accessi?
Yvonne fece di no con la testa, in un tintinnio di orecchini
- Solo quello dei fornitori, ma arriva direttamente in cucina. Usano il portoncino di lato, dal vicolo, per se uno sconosciuto o qualcuno di insolito fosse entrato di l, il cuoco e gli inservienti non avrebbero potuto fare a meno di vederlo.
Ricciardi assent.
- Bene. Nessuno pu lasciare la citt senza chiedere il permesso in questura, e voi, signorina Lily, non potete nemmeno allontanarvi dall'edificio n parlare al telefono. La guardia Cesarano rimarr qui a controllare, e tu, Maione, ricordati di mandargli un cambio almeno per la giornata di domani.
Questo fino a quando deciderete di dire la verit.
La donna sogghign ironica.
- Una specie di galera qui dentro. Sai che novit. Ricciardi osserv i lunghi capelli biondi legati a crocchia della ragazza.
- Ditemi una cosa, signorina: qualche oggetto di vostra propriet pu trovarsi nella stanza dell'assassinata?
Lily si strinse nelle spalle.
- Certo, ci scambiamo le cose, trucchi, spazzole, sapone.
Stiamo qua, facciamo le stesse cose.
Yvonne intervenne, enfatica:
- Ve l'ho detto, commissa' sono tutte figlie mie, e quindi sono come sorelle. Nessuna di noi avrebbe potuto fare del male a Vipera.
Ricciardi si avvi verso la porta, poi si ferm e disse:
- Un'ultima cosa. Voglio sapere chi erano i clienti di Vipera, quelli pi assidui.
Lily ridacchi e disse: - Questo  facile.
Madame Yvonne la fulmin con un'occhiataccia che non sfugg al commissario.

Appena furono in strada, Ricciardi disse a Maione:
- Domani mattina manda a prendere questo Ventrone, il commerciante di arredi sacri che ha trovato il cadavere. Con discrezione, mi raccomando: non alziamo polvere inutilmente.
Passando, lanci uno sguardo al vicolo che percorreva il palazzo di fianco e intravide il portoncino dei fornitori, proprio dove un suonatore cieco di fisarmonica cercava di attirare elemosine con la musica struggente del suo strumento.
La sera del primo giorno di primavera era ormai calata, ma i profumi dominavano ancora l'aria.
La gente si attardava, quasi spaesata dal clima dolce, affamata di ore all'aperto dopo un rigido inverno impietoso. I venditori ambulanti approfittavano della situazione, continuando i loro commerci ben oltre gli orari soliti.
Dopo due giorni la festa di San Giuseppe non era ancora finita, e i friggitori continuavano a distribuire zeppole fritte nell'olio nero; l'odore acre e le volute di fumo arrivavano in ogni angolo di strada, causando crampi allo stomaco a chi si affrettava a casa per la cena.
Si vedevano i venditori di uccelli, carichi di gabbie di ogni misura nelle quali i pennuti si agitavano impazziti sbattendo sulle pareti, alla ricerca della libert perduta; la tradizione che voleva si realizzasse una grazia in favore di chi acquistava un volatile per la festa del padre di Ges era ancora molto sentita, e con l'arrivo della primavera i balconi si riempivano di cardellini e canarini accecati con uno spillo per favorirne il canto disperato e bellissimo.
Ma l'aria era piena pure del suono fastidioso degli zerri zerri, gli infernali giocattoli costituiti da ingranaggi in legno che i bambini facevano ruotare su un manico producendo un crepitio come di nacchere.
Per gli strascichi della festa di San Giuseppe, per, la fine era segnata: l'animo del popolo era gi rivolto alla Pasqua, per la quale mancava ormai meno di una settimana. Le infinite tradizioni religiose e pagane avrebbero a breve reclamato spazio, assorbendo nel proprio incanto tutta l'attenzione della citt, in ciascuno dei tanti strati sociali che la componevano.
Modo si mise platealmente le mani sulle orecchie per ripararsi dal fischio acuto di un venditore di noccioline.
- Io mi domando che cosa tengano da festeggiare, questi pezzenti affamati, laceri e disgraziati. Eppure, per un motivo o per un altro, stanno sempre in mezzo alla strada a ridere e a ballare. Invece di capire che ormai stanno sotto il tacco di un dittatore, che li costringe pure a contare per dire che anno : ma ci pensi, Ricciardi? Anno decimo. Come se fosse rinato Cristo. Incredibile.
Fu il turno di Ricciardi di fingere disperazione e tapparsi le orecchie:
- Per carit, ti prego! La giornata  stata dura, non ti ci mettere pure tu.
Modo ridacchi indicando alle sue spalle, dove trotterellava un cagnolino bianco pezzato di marrone, con un orecchio basso e uno all'ins.
- Lo vedi? Anch'io ho i miei seguaci. Anzi, sai che ti dico? D'ora in poi costringer il cane a dire che questo non  il 1932, ma l'anno cinquantasei.
Maione gli diede di gomito.
- Dotto', quello secondo me il cane a voi non vi pensa proprio, figuratevi se sa quanti anni avete. Ma se nemmeno vi risponde quando lo chiamate!
Il dottore sbuff:
- Che c'entra? Noi siamo amici, mica  di mia propriet. Sta con me finch gli fa piacere, poi quando vorr se ne andr per la sua strada. Dovremmo fare cos tutti, in amore, in politica. Lasciare la scelta.
Maione ridacchi.
- Dotto', io posso scegliere, certamente. Ma se scelgo di non tornare a casa per cena e, che so, di andare in trattoria con qualche amico, mia moglie sceglie di accogliermi con una scarpa in fronte, al ritorno. Questo che vuol dire, che siamo due persone libere?
Modo si arrese, sfiduciato:
- Niente da fare, ci rinuncio. Pecore siete, e da pecore siete condannati a morire, e lo dico con perverso piacere adesso che si avvicina la Pasqua. Ma volete sapere a che punto siamo arrivati? Be', l'altro giorno in ospedale viene a farsi mettere due punti un avvocato. Aveva il labbro spaccato, uno schiaffone o un pugno. Entriamo in confidenza, cominciamo a chiacchierare, e quello mi dice che lo avevano aggredito fuori dal tribunale, alla luce del sole, un paio di questi fessi in camicia nera. E sapete perch?
Ricciardi fece di non con la testa.
- No, non lo sappiamo ma siamo sicuri che tu immediatamente colmerai questa nostra lacuna.
- Infatti, ve lo dico subito: perch aveva osato difendere... osato, capite?... un ragioniere accusato di "offesa all'onore del capo del governo". E in che consisteva quest'offesa, secondo voi?
Maione allarg le braccia.
- Dotto', questo sembra un gioco a premi. Che aveva fatto, 'sto ragioniere?
- Aveva rimosso dalla parete del suo ufficio nella Banca Provinciale il ritratto del testa di vacca che voi chiamate duce, ecco che aveva fatto. E solo per attaccare il calendario, perch non aveva altri chiodi a portata di mano. Ma vi rendete conto, a che punto siamo? Gi  assurdo accusare l'imputato, ma aggredire addirittura l'avvocato!
- Ne sentiamo di cose del genere, Bruno. Ne sentiamo. E possiamo farci poco, sai. Se decidono di istituire un nuovo reato, per assurdo che sia, con tanto di pena e rinvio a giudizio, noi dobbiamo far rispettare la legge. E' chiaro poi che certe cose si fanno con un particolare spirito e altre no: ci diamo delle priorit, insomma. Almeno questo vale per Maione e per me.
Il brigadiere ridacchi.
- Il che per non vuol dire, commissa', che se ci arrivasse l'incarico di arrestare un tale dottore per attivit sovversive, uno non ci metterebbe un piacere particolare. Magari per allora prevedranno qualche pena nuova, che so, la fustigazione o lo scorticamento.
Modo agit scherzosamente il dito sotto il naso di Maione.
- Al massimo mi dnno questo confino, e mi mandano al sole e al mare lontano dai vostri brutti musi, finalmente. Anzi, magari uno di questi giorni mi costituisco dopo qualche gravissimo reato, tipo un pernacchio o una scoreggia alla salute del vostro duce, e mi ci faccio mandare apposta. E sapete che vi dico, caro brigadiere? Il cane, qua, ve lo lascio in eredit. Il giorno che non mi vedete pi in giro, ci dovete pensare voi.
Maione, serissimo, si tocc la visiera del cappello.
- Va bene, dotto', state servito. E quando vi trovate, insegnategli pure come fare un'autopsia, al cane. Cos veramente possiamo fare a meno del vostro aiuto. Col vostro permesso e con quello del commissario, io vado a casa a cenare, che quest'odore di zeppole mi sta facendo impazzire. Domani mattina vi porto il commerciante in questura a prima ora, commissa'. Buona serata.
Modo diede una pacca amichevole sulla spalla di Maione e si rivolse a Ricciardi.
- Be', commissario funebre, ora che hai chiuso il posto dove avevo intenzione di passare la serata, almeno mi offri la cena?
Ricciardi guard l'orologio.
- Mi piacerebbe, Bruno; ma stasera devo rientrare presto. Ci sentiamo domani, magari.
Il dottore lo fiss a lungo.
- Non me la conti giusta, da qualche tempo. Torni a casa troppo in fretta. Il mio vecchio ma allenato naso sente odore di femmina. Vai, vai: di fronte a questo mi fermo. Vuol dire che io e il cane mangeremo da soli, in una trattoria di amici vicino al mare. Si sta abituando al pesce, un vero cane marittimo. Buona serata a te, amico mio.

Che vuoi tu dalla primavera?
Che cosa chiedi a questa stagione, che ti regala nuovi fiori e nuove idee, prese dal profumo del mare?
Forse di abbandonare il freddo e l'umido dell'inverno. Forse solo questo. Togliere i grigi soprabiti, le soprascarpe, deporre gli ombrelli dopo averne cerato la tela un'ultima volta. Coprire i pantaloni con fogli di giornale perch non prendano pieghe.
O di mangiare nuova frutta e ritrovare sapori attesi come parenti in viaggio, nuovi e dimenticati ma familiari.
Cosa chiedi in regalo alla primavera?
Di non rivedere per mesi i guanti pesanti, un po' consumati sulle dita, e le calze di lana con un buco impertinente che resiste a ogni rammendo. E magari di scovare un foulard allegro o un cappello di paglia che hanno resistito alle tarme.
La primavera ti potr forse regalare il nuovo respiro profondo, col sapore delle foglie appena nate nel bosco di Capodimonte, se il vento trova il giusto verso; o l'immagine di un cocchiere addormentato sul sedile della carrozza, con un sorriso vago sulla bocca sdentata, perso dietro un sogno di giovent, indifferente alle mosche attirate dall'odore del suo cavallo.
E anche gli scugnizzi appesi a grappolo dietro i tram che risalgono via Medina ti sembreranno pi allegri in primavera, mentre urlano apprezzamenti osceni alle ragazze che escono dal collegio in piazza Dante con i libri silenziosamente legati da una cinghia. E i loro compagni, che ne sono perdutamente innamorati, scuoteranno i pugni e li inviteranno a
duelli sanguinosi, ma quelli ridendo saranno gi in fondo a via Toledo, nella corsa giornaliera verso il mare.
Che cosa chiedi alla primavera, mentre ti sciogli in nuove speranze che non credevi di avere, mentre cominci a pensare che forse una vita felice possa esserti ancora riservata?
Chiedi alla primavera, e forse lei nella sua follia ti accontenter.
Chiedile la morte.

8.

Curando di evitare l'angolo dal quale il suicida chiamava il suo amore perduto, nel tornare a casa Ricciardi tributava la propria silenziosa stima al naso del dottor Modo, il quale aveva ragione: si trattava di donne. Ma la questione era assai pi complessa.
La vigilia del precedente Natale aveva cambiato molte delle carte in tavola per quanto riguardava i rapporti tra lui ed Enrica Colombo, la ragazza che abitava nel palazzo di fronte. Dopo tanto tempo passato a guardarla dalla finestra - prima per il fascino di una normalit dalla quale si sentiva escluso, poi attirato dalla delicatezza un po' nascosta dei tratti di lei e dal ricordo della voce che aveva sentito per caso in un interrogatorio - le cose avevano preso un'accelerazione improvvisa.
Un'ora prima che le campane delle chiese festeggiassero la nascita di Nostro Signore, mentre stanco e triste si apprestava a rientrare nella propria solitudine, se l'era trovata davanti al portone come un sogno, mentre cominciava a cadere una neve sottile; gli era venuta vicino e, come in sogno, l'aveva delicatamente baciato.
Quel bacio, niente pi di un soffio leggero sulle labbra, aveva dato carne e sangue al pensiero, scatenando una tempesta perenne nella sua anima. Ricciardi era un uomo di poco pi di trent'anni, condannatosi alla solitudine perch consapevole della maledizione che si portava addosso; ma questo non significava che la sua pelle e le sue mani non avessero voglia di sentire e di muoversi al ritmo del battito del suo cuore.
Da quella strana notte di Natale, la razionalit aveva iniziato a soccombere lentamente all'emozione. Giorno dopo giorno, al commissario capitava sempre pi spesso di immaginar come sarebbe stato ripetere quell'esperienza, o anche solo rivedere Enrica da vicino; per comprendere il sentimento di lei, e anche un po' il proprio.
Mentre risaliva via Santa Teresa, andando incontro al profumo del bosco che si mescolava a quello del mare alle spalle, Ricciardi pens a Rosa, la sua tata, che come sempre capiva molto prima e meglio quello che lui stesso desiderava. Chiss come, Rosa aveva stretto con la ragazza una strana amicizia, in base alla quale Enrica andava a farle visita e si tratteneva a volte fino a quando lui rientrava; magicamente, riusciva a incrociarlo spesso sulle scale o sul portone, salutandolo con un sorriso e una parola.
Ormai Ricciardi, terrorizzato dall'amore poich ne vedeva quotidianamente gli effetti mortali, lo stesso Ricciardi che aveva ritenuto impossibile avere una donna vicino in quanto avrebbe dovuto condividere la sua bestemmia, l'uomo che non vedeva il proprio futuro al di l dei giorni necessari per concludere un'indagine, aveva preso a vivere per il momento in cui, tornando a casa, si sarebbe forse incontrato con Enrica. Ignorava quello che sarebbe potuto succedere, n se quella emozione avesse un domani; sapeva soltanto che vivere senza quel barlume di tenerezza in fondo alla salita ripida che era la sua giornata, adesso gli sarebbe stato quasi impossibile.
Guard l'orologio e affrett il passo.

Rosa depose la tazza, che teneva con la mano che le tremava meno; eppure la porcellana tintinn contro il piattino, facendo cadere qualche goccia di liquido sul tovagliolo. Enrica abbass il capo sul suo t, mostrando di non accorgersi della cosa; la tata apprezz molto la delicatezza, quella ragazza le piaceva sempre di pi.
Riprese il discorso interrotto:
- Signori', dovete tenerlo bene a mente: la cosa veramente importante, in un pranzo di Pasqua cilentano,  il primo piatto. Tutte sono capaci di cucinare un bel pezzo di carne o un cosciotto d'agnello, anche se poi dovremo parlare del capretto, che pure vuole la sua attenzione; ma il primo piatto , come si dice, fondamentale. E va curato in ogni singola parte.
Enrica ascoltava, concentrata. Le piaceva cucinare, lo faceva ogni giorno per la sua famiglia ed era sinceramente convinta che fosse un modo per dimostrare amore; ma sentire Rosa descrivere la cucina del suo paese, il rigore col quale rispettava le proprie tradizioni, in un certo senso la commuoveva. Capiva che non era solo una maniera di assicurare la piena soddisfazione ai propri cari nutrendoli e dando loro contemporaneamente piacere, ma anche di stabilire un legame intimo con generazioni di donne innamorate che di s avevano lasciato non parole, bens profumi e sapori.
E comprendeva come l'anziana tata, che sapeva di essere malata, sentisse il bisogno di garantire una prosecuzione al suo modo di amare quello che era stato il suo bambino, e che ora era l'oggetto dei sogni di lei.
- ... e quindi, - prosegui la tata, - la scelta di quale pasta fare col rag diventa importantissima. Potete scegliere i cavatelli o i fusilli, l'impasto  lo stesso. Certo, i cavatelli sono pi facili; ma al signorino mio piacciono i fusilli, quindi vi consiglio di preparare questi. Primo: vi dovete procurare qualche asta di ombrello rotto; chiaramente le pulite bene, nell'aceto e nell'acqua bollente. Poi mettete la farina sullo scannaturu, che sarebbe il ripiano di legno, come dite voi?
Il tagliere. Fate una specie di vulcano, col buco in mezzo, e versate acqua tiepida un poco alla volta, fino a quando si fa un panetto liscio liscio, morbido sotto le dita. A quel punto, - e mim il gesto con le mani, - schiacciate e arrotolate i salamini di pasta attorno alle aste di ombrello.
Enrica, soddisfatta, accenn di s con la testa.
- Ma non  questo, il segreto. L'abilit della cuoca sta nel fare in modo che i fusilli siano tutti uguali, perch cos la cottura viene uniforme; se ci stanno quelli pi doppi e quelli pi fini,  praticamente impossibile che vengano cotti bene, certi saranno crudi in mezzo e altri troppo cotti. Serve pazienza: quelli venuti male vanno arrotolati un'altra volta. Ma quando si prende la mano, non ci stanno problemi e ci riuscite al primo colpo. Per voi, figlia mia, secondo me di pazienza ne tenete assai,  overo?
Enrica sospir.
- S, signora, ne ho di pazienza. Mio padre la chiama capa tosta, a dire la verit; ma quando lo dice sorride e mi fa una carezza.
Rosa fece una bella risata contagiosa.
- E proprio cos, la pazienza da un certo punto di vista si pu pure chiamare capa tosta. E col signorino mio ci vuole tanta pazienza. Il punto  che lui non lo sa quello che vuole. Gli uomini non lo sanno mai quello che vogliono, e sapete perch? Perch si pensano che il mondo finisce domani, e allora si occupano solo di quello che succede oggi. Siamo noi donne che vediamo chiaro come il sole quello che succeder, e ce ne dobbiamo fare carico. E un poco alla volta...
Enrica continu:
-.. . un poco alla volta li dobbiamo portare a fare quello che vogliamo noi, facendogli credere che lo hanno deciso loro.
Rosa batt le mani, contenta.

- Proprio cos, brava, figlia mia! E mo' per andatevene, che sta per arrivare e se no non lo riuscite a incontrare per le scale. Quello ormai si  abituato, sapeste che faccia di cadavere fa, quando non vi acchiappa per un minuto.
La ragazza si alz e diede un bacio alla donna anziana, correndo verso la porta. Le parole di Rosa la inseguirono per le scale:
- E domani parliamo del rag!

Era appena uscita dal portone quando gli apparve davanti, come se avessero preso un appuntamento. Buonasera, gli disse. Buonasera, lui rispose.
Le piaceva anche la voce, profonda, piena di sentimento. Lo trovava irresistibile, comprendeva bene come una donna come la signora del Nord, quella ricca, elegantissima e sfrontata che girava con la macchina con l'autista, si fosse incapricciata di lui, pur potendo avere tutti gli uomini che voleva. Ma era anche convinta che la via che aveva scelto per arrivare al suo cuore fosse quella giusta.
Esit, poi si ferm e disse:
- Sapete, la signora Rosa... il tremito della mano sta peggiorando, mi sembra. Scusate, lo so che non sono fatti miei, ma...
Lui la interruppe, triste:
- Non dite cos. Le vostre visite le fanno un enorme piacere,  cos contenta, io la lascio sola per troppo tempo. Lo so, non sta bene. Ma non  facile per me pensare che stia invecchiando. Sapete, io... io ho solo lei.
Avrebbe voluto abbracciarlo forte, urlandogli che non era cos, che non era solo e non lo sarebbe stato mai pi, se soltanto lo avesse voluto.
Invece disse solamente: buonasera.

9. 

La mattina del 22 marzo la primavera decise la sua precoce inversione d'atteggiamento. Il cielo si fece grigio e si alz il vento, un vento caldo che mescolava i profumi ai fetori che venivano dai vicoli del porto e dei Quartieri Spagnoli, disorientando cani, cavalli e persone che avevano creduto che ormai la stagione fosse cambiata.
Ricciardi, come al solito, arriv in questura molto presto. Aveva avuto una notte agitata; il pensiero del peggioramento della salute di Rosa gli stringeva il cuore in un pugno d'angoscia. Le poche parole di Enrica sul portone lo avevano fatto riflettere su quanto spesso la mente costringa a non vedere ci che si teme; di quanto si sia impreparati alla vecchiaia e alla malattia delle persone care.
E come sempre, a contribuire ai sonni agitati c'era il delitto che aveva incontrato. Nei sogni si era visto di fronte al cadavere di quella che era stata una ragazza meravigliosa, piena di vita e forse di speranze per il futuro, che dalla bocca morta continuava a far riferimento a chiss quale perversione. Il commissario si chiedeva, mentre percorreva gli ultimi metri di via Toledo prima di svoltare per la stretta via che conduceva all'ufficio, quale passione corrotta avesse portato qualcuno a soffocare quella vita e quelle speranze in un cuscino.
All'ingresso c'erano due uomini ad attenderlo. Il piantone lo salut toccandosi il cappello e disse: 
- Commissa', buongiorno. Ci stanno questi due, qua, che vi aspettano da un pezzo, era notte quando sono arrivati. Li faccio aspettare ancora o ci volete parlare?
Ricciardi si avvicin. Uno era biondo, due profonde occhiaie intorno alle pupille azzurre e il volto segnato da un'evidente sofferenza. L'altro era poco pi che un ragazzo, molto somigliante all'altro nei tratti e con le stesse pupille azzurre, ma con i capelli neri.
Il biondo si fece avanti.
- Siete voi il commissario Ricciardi? Quello che... che si occupa dell'omicidio del Paradiso?
Ricciardi conferm, senza togliere le mani dalle tasche del soprabito. La voce dell'uomo era bassa, raschiante.
- Io, s. E con chi ho il piacere di parlare?
- Sono Coppola Giuseppe, e questo  mio fratello Pietro. Credo di essere l'ultimo ad aver visto...
Si pass una mano sulla faccia. Il labbro inferiore gli tremava, lo ferm con i denti; sembrava in preda a una commozione fortissima. Riprese:
- Ero nella camera di Rosaria, prima che... prima che succedesse quello che poi  successo. L'ultimo che l'ha vista viva. A parte l'assassino. Ricciardi fece un cenno verso le scale e si avvi al suo ufficio seguito dai due uomini. Prima, per, raccomand al piantone di avvertire Maione di attenderlo in un'altra stanza col commerciante di arredi sacri. Aveva la sensazione che per il momento convenisse evitare confronti.
Indic ai Coppola le due sedie che stavano davanti alla scrivania, poi apri la finestra sulla piazza immersa nella luce grigia di quella mattina, coi lecci che agitavano inquieti le foglie al vento. Strano tempo, per la giovane primavera; e strano anche non avere quell'attimo di solitudine per il quale era solito arrivare presto al lavoro, e che gli serviva
per riordinare le idee e stabilire i movimenti della giornata. Ma i due uomini che stava ricevendo potevano avere notizie molto importanti sull'omicidio di Vipera.
Li osserv con attenzione. Giuseppe era pi vecchio di qualche anno, poteva averne una trentina al massimo, ma il lavoro e le privazioni spesso rendevano le stime sull'et clamorosamente sbagliate; aveva bei lineamenti, pure se l'evidente dolore e l'agitazione gli sfiguravano il volto. Non era alto, e il fisico asciutto e muscoloso raccontava di un duro lavoro quotidiano, come le mani nodose e piene di segni che continuava a torcersi.
Il fratello aveva rifiutato la sedia e se ne stava in piedi, come se volesse esprimere anche con la posizione un ruolo subalterno. Era un ragazzo alto e robusto, con l'aria non proprio intelligente, a disagio come spesso succedeva in questura.
Ricciardi si sedette sulla sua poltrona e disse:
- Allora, a quanto avete detto, voi siete stato l'ultimo cliente di Vipera. E cos?
Coppola impallid ulteriormente.
- Commissa', vi devo pregare di non chiamarla con quel nome. Lei non si chiama cos, si chiama Maria Rosaria, e tutti quelli che l'hanno conosciuta la chiamano Rosaria. Se la chiamate Vipera, le fate un torto.
Era stato un sibilo, mormorato con voce rotta. Pietro, alle spalle del fratello, abbass imbarazzato la testa. Giuseppe riprese:
- E un'altra cosa: io non sono un suo cliente. Pago,  vero, se no non ci fanno stare insieme; ma non sono un cliente.
Ricciardi non si fece intimidire.
- Coppola, se dobbiamo parlare sperando di arrivare a qualche risultato, questa vostra ostilit  inutile. Io ho interesse a trovare presto l'assassino di quella povera ragazza, e assicurarlo alla giustizia. Se voi avete lo stesso obiettivo, bene. Altrimenti vi dovr interrogare in altra maniera e in altra sede. Decidete voi.
La tensione abbandon visibilmente il corpo di Coppola, che curv le spalle e si pass di nuovo le mani sulla faccia. Dopo un attimo disse:
- Avete ragione, commissa'. Scusatemi. E che questa cosa... questa notizia, lo capite, mi ha sconvolto. Non solo sconvolto, mi ha ucciso. Perch da ieri sera, quando me lo hanno detto, sono morto pure io.
- Come e quando avete saputo della morte della ragazza?
- Il cuoco. Noi forniamo la verdura e la frutta al Paradiso, la portiamo la sera tardi cos hanno il tempo di preparare ogni mattina. Hanno una ghiacciaia grande e preferiscono cos. Mio fratello, qua, fa l'ultimo giro: noi siamo ambulanti, abbiamo una ditta abbastanza grande, teniamo carri coi cavalli e camion. Il cuoco gli ha dato la notizia e lui me l' venuto a dire. E vero, Pietro?
Il ragazzo assent; Giuseppe non si gir nemmeno a guardarlo e continu:
- Era tardi, tardissimo. Ma io sono andato di corsa lo stesso. Dovevo vedere... Non mi hanno fatto passare. Mi hanno detto che per ordine vostro il bordello era chiuso, e che comunque lei... l'avevano gi portata via. E allora ho deciso di venire qua, da voi, per cercare di capire. Vi ho aspettato tutta la notte.
Ricciardi fece cenno di aver compreso. - Ora raccontatemi tutto.
Coppola fece un sorriso amaro, che sul volto segnato ebbe l'effetto di una smorfia.
- Ci vorrebbero due vite intere per raccontarvi tutto, commissa'. Due vite, finite insieme ieri. Ve la sentite? Ricciardi allarg le braccia.
- Sono qui proprio per capire. Ditemi.
Giuseppe parve voler raccogliere i ricordi, perso nel vuoto dietro immagini dolorose.
Fuori, un colpo di vento pi forte scosse la finestra. Il tempo aveva proprio deciso di cambiare umore.

10.

L'uomo cominci a parlare, e la voce sembrava venire da lontano.
- Io sono del Vomero, vicino ad Antignano. Ora ci sono ville, i signori vengono a respirare l'aria buona d'estate; e da quando, due anni fa, ha aperto la funicolare, ci sta pure chi c' venuto a vivere. Ma quando ero piccolo io ci stavano solo le frasche, qualche orto e quattro case di contadini. I giovani erano pochi, tutti se ne andavano presto per cercare lavoro nelle fabbriche, all'acciaieria di Bagnoli, addirittura all'estero, in America. La fame, commissa'. La fame  una brutta bestia, che di notte ti viene a cercare e non ti fa dormire e di giorno ti leva le forze e ti fa dormire in piedi, da sveglio.
Fece una pausa.
- Tra i pochi ragazzi c'eravamo noi, io e i miei fratelli. Mio padre  morto giovane: io che sono il maggiore a stento me lo ricordo, mio fratello Pietro che ha vent'anni praticamente non lo ha mai visto. Mia madre tirava fuori dalla terra il mangiare, di notte a turno stavamo svegli per sorvegliare che nessuno rubasse quelle quattro cose che coltivavamo nell'orticello che tenevamo. E vicino a noi c'era la famiglia Cennamo. E c'era Rosaria.
Ricciardi, ascoltando, not la reverenza con la quale l'uomo nominava la ragazza: come se fosse una divinit.
- E sempre stata bella, commissa'. Pure nella fame, nelle privazioni, con la faccia sporca di terra e le unghie spezzate, con le gambe ferite dalle ortiche era bella. Tiene come una luce dentro, quando arriva lei non si pu guardare nient'altro. E sempre stata bellissima.
Si scosse, come colpito da un terribile pensiero, e si volt verso il fratello.
- Era. Devo dire "era bellissima". Perch  morta, no? E morta, Pietro, e io non la vedr mai pi, quella luce che teneva dentro.
Ebbe uno strano singulto, un rumore di ventre cupo e acuto allo stesso tempo, che diede un brivido a Ricciardi. Il ragazzo, in piedi alle spalle di Giuseppe, mise una mano sulla spalla del fratello e sussurr:
- Continua, Peppi'. Continua, il commissario sta ascoltando.
Coppola prosegu.
- Per quanto mi ricordo siamo sempre stati insieme, io e Rosaria. Ci siamo innamorati subito, e tutti lo sapevano che la vita nostra sarebbe stata insieme. Immaginavamo i figli, la casa che ci saremmo costruita, le cose che dovevamo fare. Passavamo le giornate immersi nel pensiero del nostro futuro. Ma a mano a mano che il tempo passava, fu chiaro che c'era un problema, commissa'. C'era un pericolo che metteva a rischio tutti i sogni nostri. Il pericolo della bellezza di Rosaria.
Un tuono brontol fuori, verso il mare.
- Rosaria era bella, e pi bella si faceva giorno dopo giorno. Nessuno tra quelli che passavano per le masserie, i commercianti che venivano a comprare i broccoli, i macellai che portavano i maiali da allevare, riusciva a guardarla senza allungare le mani. Io tenevo sedici anni e lei quattordici, e non vi so dire le volte che mi dovevano mantenere, per evitare che mi facevo portare in galera per aver usato il coltello. Ma oggi capisco che una donna cos bella non pu nascere in un posto come a quello. Non  adatta. La bellezza, commissa', uno se la deve poter permettere.
Qualche goccia cominci a picchiettare sulla lastra.
- I villaggi come il nostro hanno sempre un signore. Uno ricco, un nobile o un violento che si compra il mondo a fucilate. Da noi c'era uno cos: era riuscito a diventare sindaco con la paura. Era sposato, con tanti figli, e tanti ancora ne teneva sparsi per le contrade, aveva il vizio delle femmine belle. Una debolezza. Un giorno, passando con la carrozza vide Rosaria che camminava scalza per strada, con un cesto in testa; era lacera, affamata, sporca. Ma come al solito, era bellissima. Quello poteva essere suo padre, forse suo nonno: teneva figli assai pi grandi di lei. Ma la vide, e la volle. E se la prese.
Le ultime parole raccontavano di una ferita antica e tutt'altro che rimarginata. L'uomo tacque e poi sospir:
- Nessuno ci poteva fare niente. Certo, lo potevo ammazzare e poi sarei morto io: e alla mia famiglia dopo chi ci pensava? Mio fratello era ancora un bambino, le mie sorelle pure. Mia madre mi guard in faccia e mi preg in ginocchio. Cos la persi, la prima volta. Non la vidi per anni, quello l'aveva mandata lontano dalla moglie. Aveva perso la testa pure lui: la bellezza di Rosaria  come il vino novello, quando ancora fa caldo, che vi lascia a terra tramortito senza che ve ne accorgete. Era. Era come il vino novello.
Parve sconfitto dall'incapacit di prendere atto che Vipera era morta.
- Venni a sapere che aveva avuto un figlio, un maschio. Capii allora che l'avevo perduta per sempre. Quel bambino era la distruzione definitiva dei sogni nostri, dei pomeriggi passati a immaginare, seduti sulla paglia sotto il sole. E allora mi misi a faticare, sul serio: non mi restava altro.
Pietro, alle spalle del fratello, gli disse sussurrando:
- Tenevi a noi, Peppi'. La tua famiglia.
- S, tenevo a voi. E per voi mi misi a fare sul serio. Presi un cavallo e un carretto, commissa'. Portavo gli ortaggi in citt. Pensai: perch venderli a due centesimi ai grossisti, quando lo posso fare direttamente? Non  stato facile, non ti fanno entrare sul mercato: si tengono le zone divise fra di loro. Un paio di volte mi sono trovato con un coltello di faccia, e ho dovuto reagire. Forse lo sapete, commissa', quando uno alla vita non ci tiene diventa difficile da convincere. Non ho ammazzato a nessuno, ma qualche testa l'ho dovuta rompere per forza. Per alla fine lo spazio mio me lo sono procurato.
Pietro, in piedi, ebbe un accenno di orgoglio che non sfugg a Ricciardi. Il rapporto tra i fratelli, pur nell'evidente subalternit del pi giovane, doveva essere fortissimo.
- Stavo tutto il giorno sul carretto, mi erano sempre piaciuti i cavalli, perci mi chiamano come mi chiamano fin da bambino. Appena Pietro, qua, fu abbastanza grande ne prendemmo un altro, di carretto: e poi coi soldi comprammo un altro orto, che le mie sorelle cominciarono a coltivare. E poi un altro carro e un altro orto, fino a diventare quello che siamo adesso: l'azienda pi grossa di frutta e ortaggi di tutto il Vomero.
Ricciardi ascoltava con estrema attenzione.
- E Rosaria? Quando l'avete rivista?
La momentanea distrazione nel raccontare la propria attivit fu spazzata via come una nuvola dal vento, e sul viso dell'uomo torn il dolore.
- Da un paio d'anni non avevo pi notizie. Avevo saputo che quel bastardo aveva fatto la fine che si meritava: qualcuno lo aveva spanzato col coltello. Rosaria se n'era andata, nessuno sapeva dove; aveva affidato il bambino alla madre,  ancora con lei su al villaggio. Io avevo preso clienti importanti, quando gli portate voi la roba fino a casa sono disposti a pagare meglio; uno di questi era il bordello. Un giorno che stavo scaricando, in cucina entra una donna che dice: ne', ci sta una mela buona come se ne mangiano dalle parti mie? Commissa', mi dovete credere: se non avesse parlato, non l'avrei mai riconosciuta. Era sempre stata bella, ma quella ragazza che tenevo davanti non era solo bella, era un miracolo. Per la voce, quella voce, io la conoscevo. E dissi: Rosa', sei tu?
Sopraffatto dall'emozione del ricordo, non riusc a parlare. Il fratello, imbarazzato, gli mise di nuovo una mano sulla spalla e lui riprese.
- Mi guard, e chi se lo scorda quello sguardo. E scoppi a piangere, e se ne scapp al piano di sopra. Io per ve l'ho detto, commissa', che tengo la capa tosta; e allora mi feci coraggio e una sera entrai dalla porta principale, salii le scale e mi misi ad aspettare. Ogni tanto la signora mi chiedeva: giovino', ma state aspettando il treno? E io dicevo: no, signo', aspetto una ragazza che mi piace, queste che vedo sono scarti. Finch sul balconcino dove sfilano le signorine esce lei, la mia Rosaria. E mi guarda, non dice una parola. Io mi alzo in piedi, aspetto fino a quando mi fa un cenno, io pago quello che devo pagare per un'ora e salgo da lei. Per alcuni minuti, commissa', non diciamo niente: ci guardiamo solo in faccia. Poi, cominciamo a piangere come due scemi, e ci abbracciamo.
La pioggia, ormai battente, rigava i vetri come di lacrime. La piazza si andava popolando di persone che guardavano il cielo spaesate, reggendo con due mani gli ombrelli che il vento cercava di rubare.
- Sono passati sei mesi. Io i soldi ce li ho, non tengo vizi e l'azienda va bene. Ci andavo ogni giorno, da Rosaria: il suo tempo me lo compravo. Mi stendevo sul letto, con lei, e parlavamo; tante erano le cose che ci dovevamo raccontare. E ci baciavamo, certo. Quella cosa l per no, non la facevamo. Io volevo aspettare.
Ricciardi pensava ai capelli biondi sul cuscino che aveva ucciso Vipera, uguali a quelli dell'uomo che aveva davanti.  - Che cosa volevate aspettare, Coppola?
- Io avevo ritrovato l'amore della vita mia, commissa'. L'unica donna che volevo vicino a me, la compagna che mi ero scelto quando ero ancora un bambino. Secondo voi, che potevo volere? Le avevo chiesto di sposarmi. Di lasciare quel mestiere, quel posto infame, e venire con me a fare la regina della mia casa, il posto che le spettava.
- Quando glielo avete chiesto? E lei, che vi aveva risposto?
Coppola si pass la mano tra i capelli del colore del grano.
- Molte volte gliel'ho chiesto, in questi mesi. Ne avevamo discusso, ne abbiamo parlato tanto. Lei era vaga, diceva che ormai tutti sapevano il mestiere che aveva fatto in questi anni, che mi avrebbe messo la vergogna in faccia, che tutti ci avrebbero riso appresso. Io le dicevo che per lei avrei anche cambiato citt, ce ne saremmo andati dove nessuno ci conosceva; e avrei preso con me suo figlio, che avrei cresciuto come se fosse stato mio. L'avevo convinta, io lo so che aveva deciso di sposarmi. Mi aveva chiesto proprio ieri qualche ora ancora, per prendere una decisione definitiva.
Ricciardi era attento a cogliere ogni sfumatura.
- Quindi non vi aveva ancora risposto. E l'ultima discussione com' stata? Avete litigato?
Giuseppe rispose con veemenza:
- No, assolutamente no! Mi ha baciato con tenerezza e mi ha detto: stai senza pensiero. Domani torna, e ti dir quello che ho deciso. Ma sorrideva, e io la conoscevo benissimo: aveva deciso di s, vi dico. Mi avrebbe sposato. L'hanno ammazzata per questo, non lo capite? Proprio perch aveva deciso di sposarmi e di lasciare quel posto infame!
Si accasci sulla sedia, sconvolto, singhiozzando senza ritegno, le mani sulla faccia. Il fratello, abbracciandogli le spalle, si rivolse a Ricciardi:
- Mio fratello  innocente, commissa'. Non avrebbe mai alzato un dito su Rosaria. Morendo lei,  morto pure lui; non avr mai una moglie, un figlio, un futuro. Tocca a noi, alla famiglia sua, stargli vicino, adesso.
Ricciardi si alz in piedi.
- Vi devo comunque chiedere di restare a disposizione e di non lasciare la citt senza la nostra autorizzazione. Da parte mia, vi posso solo promettere che faremo di tutto, di tutto dico, perch l'omicidio di questa ragazza non resti senza punizione.
Giuseppe si alz, senza smettere di piangere. Il fratello lo accompagn verso la porta, tenendolo abbracciato. Ricciardi fu intenerito da quell'immenso e disperato affetto.
- Un'ultima cosa, Coppola: avete detto che avete un soprannome, fin da bambino. Qual ?
Giuseppe non ce la faceva a rispondere, per cui fu il fratello che, fermandosi sulla soglia e girandosi a mezzo verso Ricciardi, disse:
- Siamo una famiglia che dipende dai cavalli, commissa'. A mio fratello tutti lo chiamano Peppe ' a frusta.


11.

La pioggia improvvisa colse Livia di sorpresa. La sera precedente aveva fatto preparare alla cameriera un vestito leggero a fiori, con una gonna e una giacca in tinta che faceva un bel contrasto coi suoi capelli, tagliati corti secondo la moda; ma ora che sembrava pi autunno che primavera, le pareva del tutto inadeguato.
Non che avesse voglia di uscire, in verit. Forse era meglio restare a casa a leggere un buon libro, per distrarsi senza cercare compagnia o rumore in un caff fumoso.
Transit davanti allo specchio e si guard: la vestaglia di seta fasciava il seno ampio e i fianchi morbidi. Si mangiava troppo bene, in quella citt: non era ancora il caso di preoccuparsi, ma doveva stare attenta; altrimenti sarebbe diventata grassa e brutta, e non avrebbe avuto pi chance.
In realt, pens passandosi una mano tra i capelli al cui taglio tardava ad abituarsi, a giudicare dai mazzi di fiori che le arrivavano quotidianamente, quella era una preoccupazione piuttosto lontana: l'interesse degli uomini non le mancava come non le era mai mancato. Sposati o celibi, soldati o nobili, funzionari o gerarchi, proponevano con costanza i propri servigi a quella che era di certo la pi affascinante tra le dame che frequentavano la migliore societ. Ma a lei importava poco. Molto poco.
Perch sei qui, Livia Lucani vedova Vezzi?, si chiese guardandosi nello specchio. Non dovresti piuttosto essere a Roma, il centro del mondo, a coltivare amicizie importanti e magari procurarti un uomo di enorme prestigio, al quale legare le tue fortune? Non dovresti, come tutte le donne nella tua condizione, pensare al futuro, in questi tempi cos difficili?
D'altra parte, le sempre pi rare conversazioni telefoniche con le amiche nella capitale le offrivano un quadro che le appariva, da lontano, insopportabile. La corsa alla contiguit con i nuovi potenti, personaggi volgari e pieni di s che sfidavano senza vergogna il ridicolo, non faceva prigionieri. Mettersi in gara con decine di oche per guadagnarsi il letto di qualche bavoso fascista non era certo la migliore delle prospettive.
E allora, cosa vuoi? Come la vedi la tua vita, Livia Lucani vedova Vezzi, tra qualche anno, quando il tuo fascino non sar pi cos imperioso, quando gli uomini smetteranno di guardare ogni tuo singolo gesto?
Prese una spazzola in argento e cominci pigramente a pettinarsi.
La risposta alla sua domanda si materializz nell'immagine di due occhi verdi, trasparenti come il vetro, che la guardavano febbrili dalla penombra.
Ricciardi.
Era quello il motivo per il quale era venuta in citt; quello l'obiettivo che si era prefisso, quello lo scopo da realizzare, la cima da scalare, il porto da raggiungere.
Non sapeva perch quell'uomo, meno bello di tanti altri, meno potente, meno ricco di quelli che avrebbe potuto avere con uno schiocco di dita, le avesse preso il cuore. Ma il pensiero di lui le stringeva il ventre come mai le era accaduto, e come mai le sarebbe accaduto ancora. E mai avrebbe accettato l'idea di non poterlo avere.
Gli ultimi mesi erano stati difficili. Era da Natale che lui cercava di evitare le occasioni d'incontro, e quando si ritro12vavano faccia a faccia abbassava la testa. Era di certo successo qualcosa.
Ma, pens rimirandosi allo specchio, non era da lei deporre le armi. Non era da lei mollare. Proprio qualche giorno prima la sua amica Edda, la figlia del duce, le aveva detto al telefono che, pur soffrendo la sua mancanza, doveva ammettere che sentiva nella sua voce una nuova, affascinante determinazione. Se lo diceva lei, doveva essere cos.
Osserv il suo viso pi da vicino, alla ricerca di rughe che non trov. Apr il portagioie e cerc qualcosa di bello da mettere: basta con gli oggetti in oro giallo, le avevano detto da Roma; ora prevale il colore bianco, platino e diamanti. A Parigi non si indossa altro.
Punt di nuovo le pupille nere allo specchio e sorrise accentuando la fossetta sul mento. Attento, Ricciardi: Livia Lucani vedova Vezzi non molla. Niente casa, oggi, e niente libro.
Oggi, pranzo al Gambrinus.

12.

Ricciardi si diresse verso il salottino dove ormai il brigadiere doveva essere arrivato con Vincenzo Ventrone, il commerciante di arredi sacri che Lily aveva coperto.
Il colloquio con Coppola e il suo dolente racconto lo avevano lasciato perplesso. Altre volte gli era capitato di interrogare assassini efferati che avevano rimosso cos bene la propria colpa da convincersi di non aver commesso il delitto, pur in presenza di prove evidenti. E la dichiarazione di non colpevolezza del fratello pi giovane, quando nessuno aveva accusato Giuseppe del reato, era suonata come una giustificazione non richiesta dettata dalla preoccupazione. Del resto, si trattava di un uomo che, per sua stessa ammissione, aveva con la violenza una certa consuetudine, e quindi un simile coinvolgimento emotivo lasciava immaginare una reazione forte a un eventuale rifiuto della proposta di matrimonio.
D'altra parte, la disperazione dell'uomo, il suo immenso dolore non potevano essere una finzione. Giuseppe Coppola era stato davvero pazzamente innamorato di Cennamo Maria Rosaria, detta Vipera.
Maione era in piedi nei pressi della porta: Nell'espressione semiaddormentata e nei tratti distesi, Ricciardi riconobbe la particolare maniera del brigadiere di non far trasparire la rabbia.
- Commissa', buongiorno. Il signore, qua, ...
Il signore l schizz in piedi come una molla. La giacca annerita dalla pioggia, i capelli bagnati, il cappello zuppo e i baffi spioventi davano un tocco di ridicolo all'espressione rabbiosa dell'uomo, che digrignava i denti strabuzzando gli occhi.
- Finalmente un essere senziente, almeno spero: signore, mi dovete non una, ma moltissime spiegazioni. Un energumeno in divisa si presenta all'alba in casa di una famiglia pi che rispettabile, con amicizie, sia chiaro da subito, molto, molto altolocate, mi preleva praticamente dal letto dove, per inciso, giaccio ammalato e mi porta con la forza, preciso: con la forza, dove? Dove? Nientemeno che in questura! Come un criminale da strapazzo, come un rapinatore, come un borseggiatore, come un ladro, come un...
Ricciardi, che aspettava a braccia conserte la fine della tirata, colse il momento di indecisione per intervenire.
-... come uno che, per oltraggio a pubblico ufficiale, sta per essere incriminato e accompagnato in cella.
La frase, pronunciata in tono sommesso e appena udibile, ebbe l'effetto di un ulteriore getto d'acqua fredda su Vincenzo Ventrone, titolare della premiata e omonima ditta.
L'uomo, un cinquantenne azzimato di bassa statura, perse ogni baldanza.
- Io, io... ma come. ,. io non volevo mancare di rispetto a nessuno, ma capirete che... insomma, un povero disgraziato se ne sta a letto in una mattina di pioggia, a smaltire un'influenza... e si ritrova in questura, a parlare con... Con chi ho l'onore, signore?
Di fronte alla precipitosa retromarcia, Ricciardi ebbe un minimo di piet.
- Commissario Ricciardi, della squadra mobile. Il signore che, su mio ordine,  venuto a pregarvi di venire in quest'ufficio per un colloquio,  il brigadiere Maione, e si deve alla sua sensibilit e alla sua cortesia se la cosa  stata fatta con discrezione: fosse stato per me e per quanto impongono le procedure, avremmo dovuto venire, con la macchina e con due guardie di accompagnamento. E la prassi, quando ci si occupa di un omicidio.
Maione adorava Ricciardi, quando faceva cos. Ventrone sbatt le palpebre e divent pallido come un lenzuolo. Poi disse:
- Vi chiedo scusa. Non avevo idea. Posso sedermi? Non mi sento molto bene.
Ricciardi fece un cenno e si sedette a propria volta.
- Come sapete, ieri presso la casa di tolleranza denominata Il Paradiso, in via Chiaia,  stata uccisa una delle ragazze che lavorano l. Il nome dell'assassinata  Cennamo Maria Rosaria.
Ventrone mormor:
- Come sapete, dite? Io non so niente. E non conosco questa donna, come avete detto? Cennamo? Anzi, io non conosco nessuno che si chiami cos.
Ricciardi non devi di un millimetro.
- Ventrone, non giochiamo a nascondino. Non vi consiglio di seguire questa linea, che non vi porter a niente di buono se non a un processo per reticenza nel corso del quale verranno messe in piazza un sacco di cose che, sono sicuro, nuoceranno e molto alla vostra reputazione e a quella della vostra famiglia; sempre che, naturalmente, non decidiamo di procedere con ben altre e pi gravi accuse. Il nome d'arte, diciamo cos, della ragazza era Vipera. Questo vi dice qualcosa?
L'uomo pieg la testa come se il commissario l'avesse colpito con una clava. Biascic un che di incomprensibile, toss, si pass un fazzoletto sulla faccia e infine rispose, a voce bassa:
- Vipera. S, la conosco. E faccio appello alla vostra discrezione, al fatto che ci troviamo tra uomini di mondo, perch quello che ci diremo in questa stanza resti riservato.
Ricciardi non faceva sconti.
- Questo non ve lo posso promettere. Se le cose che direte avranno rilevanza per le indagini, dovranno essere rese pubbliche. Posso per assicurarvi la nostra personale discrezione.
Ventrone annu. Era gi qualcosa.
- Io frequento quel posto, s. Un uomo, dopo una vita di lavoro, ha anche diritto a qualche svago. E io, purtroppo, sono rimasto vedovo molto giovane. E ho incontrato questa donna, Vipera, appunto, che aveva... iniziativa, e molta. E ci divertivamo insieme. D'altronde pago, io, e anche bene. Non mi sembra ci sia niente di male, no?
Maione intervenne:
- Ad andare a zoccole no, non ci sta niente di male. Ma ad ammazzare persone s.
L'uomo protest:
- Io non ho ammazzato nessuno, ma come vi permettete?
Ricciardi lo fiss.
- A quanto ci risulta, voi siete stato l'ultimo cliente della donna. Un'altra prostituta, Palumbo Bianca detta Lily, ha cercato di coprirvi asserendo di aver rinvenuto per prima il cadavere, ma l'abbiamo smentita. Per quale motivo?
Ventrone parve colpito dalla dichiarazione di Ricciardi. Esit, poi decise di parlare.
- Davvero? Proprio non saprei. Lily ... qualche volta vado da lei, quando Vipera  impegnata. Immagino che mi abbia voluto salvaguardare. Ma io non sono stato l'ultimo cliente di Vipera: lo  stato chi l'ha uccisa. Io ho pagato il tempo, sono arrivato nella stanza e ho trovato la porta socchiusa: all'interno c'era Vipera riversa sul letto, con un cuscino in faccia. Ho creduto che mi stesse facendo uno scherzo, sapete, tra noi a volte giochiamo. Ho spostato il cuscino e ho visto... ho visto che non scherzava, ecco. Maione incalz:
- E allora, che avete fatto?
- Allora sono corso fuori senza toccare altro, e ho chiamato aiuto.
- Chi vi ha risposto?
- Per prima Lily, che  uscita dalla stanza insieme a uno che era con lei e se ne stava andando. E venuta verso di me e mi ha accompagnato da Madame Yvonne. Poi mi hanno consigliato entrambe di andarmene subito, per evitare pettegolezzi e maldicenze.
Ricciardi scosse la testa.
- Non  stata una buona scelta, come vedete. Ditemi esattamente quello che avete visto nella stanza di Vipera.
Ventrone si concentr, e descrisse uno scenario che sostanzialmente corrispondeva a quanto rilevato da Ricciardi nel suo sopralluogo.
- Eravate a conoscenza del fatto che Vipera aveva ricevuto una proposta per lasciare quel lavoro? Che un uomo le aveva chiesto di sposarlo?
Maione guard sorpreso il commissario. Ventrone sbuff, stringendosi nelle spalle.
- S, l'avevo saputo. Le altre ragazze e Madame non parlavano d'altro, da qualche giorno. Ma lei non avrebbe mai accettato.
- E perch ne  cos convinto?
- Semplice: perch le piaceva la vita che faceva. I soldi, il lusso, e pure il divertimento, l'ambiente allegro. E gli uomini, naturalmente, che le piacevano e molto, anche. Credetemi, la conoscevo bene.
Per quanto disgustoso, Ventrone sembrava convinto di quello che diceva.
Il commissario fece un'altra domanda:
- Ancora una cosa. Che intendete quando dite: "tra noi a volte giochiamo "?
Il commerciante arross fino alla radice dei capelli.
- Commissario, ognuno ha i suoi gusti. Io mi diverto... insomma, cerco di mettere un po' di sale e pepe nei passatempi, ecco. Non c' niente di male,  per questo che si va in certi posti, no? A volte, con Vipera, giocavamo innocentemente, lei era la mia maestra e mi puniva. Per scherzo, naturalmente. E io reagivo, sempre per scherzo, e la sculacciavo. Aveva un... insomma, era bellissima, sapete.
Maione e Ricciardi avrebbero molto gradito sbattere in galera quell'uomo, ma sapevano di non averne motivo.
Il commissario si alz.
- Potete andare. Non allontanatevi e tenetevi a disposizione. E vi  interdetta, per ora, la frequentazione del Paradiso.

13.

Quanto sei bella. Solo quando sto con te, sto bene.
Quanto mi piace accarezzarti il collo, vedere che socchiudi gli occhi al tocco della mia mano. Passerei ore, a farlo.
Ci avrebbe tolto tutto. Un po' alla volta, sarebbe venuta a galla la sua natura. Lui era gi suo schiavo, lo sarebbe diventato sempre di pi.
Il tuo respiro caldo, che meraviglia sentirlo sul viso.
Lei conosceva il modo di cancellare il bene. Dove passava non esisteva pi nessuno, rimaneva lei con le sue voglie, i suoi capricci.
Non era pi lui, lo hai visto. Non capiva pi nulla. Era diventata l'unica proprietaria del suo sorriso; per il resto del tempo era svagato, distratto, non si occupava pi di niente. La sua vita era un intervallo di lei, una brutta parentesi da abbreviare, qualcosa di inutile.
La senti, la mia mano, vero? Ne senti la leggerezza, su di te. Perch ti amo, e ti rispetto. Quando si ama, la mano  leggera. Sei tranquilla, con me. Serena. Serena. Perch non sai che la mia mano pu portare la morte.

14.

Ricciardi aggiorn Maione sul racconto di Giuseppe Coppola. Il brigadiere, guardando la pioggia scagliata dal vento sulla finestra dell'ufficio del commissario, mormor:
- Certo che ne faceva di scompiglio, 'sta Vipera. E questi sono solo due clienti, figuratevi se faceva lo stesso effetto anche su altri.
Ricciardi non era convinto.
- No, non credo ne avesse molti. Coppola e Ventrone, da quello che mi  parso di capire, tendevano a prendersi tutto il tempo possibile. Certo, dobbiamo approfondire. Bisogner passare di nuovo dal bordello, e fare due chiacchiere con Madame Yvonne.
Maione disse:
- E pure con la signorina Lily, commissa'. Io mica ho capito perch ha voluto coprire Ventrone. Non c'era niente di strano a dire che l'aveva trovata lui, la ragazza. Perch farsi carico di dire una bugia, col rischio di trovarsi in mezzo ai guai, come poi  successo?
Ricciardi concord.
- Hai ragione,  stata una mossa apparentemente avventata da parte di una che avventata non mi sembra affatto. Ci dev'essere qualche altro motivo. Il problema  che sia Coppola sia Ventrone, volendoci limitare ai due che abbiamo sentito, per motivi diversi potrebbero aver effettivamente ucciso la ragazza.

Maione fece una smorfia:
- A me, lo avrete capito, Ventrone non piace proprio. E' un malato, questo fatto del giochino della maestra magari gli pu essere scappato di mano. Quelli che hanno queste tendenze prima o poi qualcosa di sbagliato lo fanno, perch spostano il limite continuamente: e una volta, due, tre, e magari dopo quello della maestra fanno il gioco del cuscino.
Ricciardi approv.
- Infatti. E anche Coppola, pazzo d'amore com'era, come avrebbe preso un rifiuto? Nel suo passato, per sua stessa ammissione, ci sono stati momenti di violenza, anche se comprensibili. Mi ha pure detto che se non fosse stato per gli obblighi che aveva nei confronti della famiglia avrebbe ucciso l'uomo che aveva violentato Vipera da ragazzina. Potrebbe aver coltivato il desiderio di vendetta per tutto il tempo, chiss.
Maione sospir:
- Niente da fare, quando ci stanno le donne di mezzo  sempre un casino, e in questo caso i casini sono due, compreso Il Paradiso. A proposito, commissa', perch non approfittiamo del fatto che piove di meno e ci facciamo un salto? Io prima di salire qua ho mandato Piro a dare il cambio a Cesarano, ma non possiamo tenerli chiusi per molto tempo, e poi, lo sapete, con la Pasqua che si avvicina non abbiamo molti uomini disponibili.
- Hai ragione. Ma per ora, finch non abbiamo chiare le dinamiche, preferisco che non ci siano elementi di disturbo. Facciamoci questa passeggiata. E per piacere, telefona al dottor Modo, fai venire anche lui. Mi sa che abbiamo bisogno di un Virgilio, in quell'inferno che chiamano Paradiso.

Nessuno lo avrebbe ammesso, in strada, ma la pioggia di quel marted santo era stata una cocente delusione. Tutti avevano fatto la bocca al profumo, al calore del sole sulla pelle, alla luce nuova: e invece ecco di nuovo il vento, l'acqua e il sapore di terra bagnata.
Per di pi, quelli che ottimisticamente avevano riposto gli abiti invernali erano impreparati e si stringevano al collo i baveri delle giacche leggere, cercando di reperire qualche sciarpa e camminando sulle punte per non rovinare le scarpe. I riparatori di ombrelli avevano invece riguadagnato fervore, anche perch la pioggia era accompagnata da un forte vento, flagello di aste e manici, e urlavano il proprio richiamo: "'O conciambrelle, 'o conciambrelle! " Avevano sostituito i venditori di palloncini e di giocattoli in legno che la festa di San Giuseppe aveva fatto sciamare nella Villa Nazionale e nei giardini, nella tristezza dei bambini ai quali la Quaresima sottraeva i dolciumi.
Ricciardi e Maione arrivarono alla meta non eccessivamente zuppi, sia per la breve strada percorsa sia per essersi mossi per quanto possibile sotto i cornicioni. Il portoncino era chiuso, e alcuni uomini vestiti elegantemente conversavano a bassa voce sotto gli ombrelli, proprio l davanti; appena videro la divisa di Maione si dileguarono in fretta. Ricciardi pens che Madame Yvonne aveva ragione, quando lamentava i danni che la prolungata chiusura dell'esercizio avrebbe causato.
Saltellando tra le pozzanghere, dopo qualche minuto arriv anche il dottor Modo, riparando in fretta nell'andito del palazzo; il cane lo segu, scrollandosi l'acqua di dosso e accucciandosi a qualche metro.
- Allora, amici, eccovi qua. Avete deciso di divertirvi, finalmente? Ho capito perch avete disposto la chiusura del Paradiso: lo volete tutto per voi. Grazie di avermi invitato alla festa, in questo caso.
Maione rise.
- No, dotto', e quando mai! Ci faceva solo piacere che condividevate la pioggia con noi, ci dispiaceva di bagnarci da soli. Grazie, mo' che vi siete inzuppato e rovinato le scarpe bicolori, potete andare. Non ci servite pi.
Il dottore agit l'indice sotto il naso del brigadiere:
- Questione di tempo, brigadie'. Questione di tempo. Prima o poi ci arrivano tutti, sotto il mio bisturi: e allora me lo levo, qualche sfizio con voi!
Mentre Maione si produceva in plateali scongiuri, Ricciardi and al sodo.
- Bruno, mi serve qualche informazione sul funzionamento di questo posto, e sei l'unico di mia conoscenza che ammetta di frequentarlo. Vorrei sapere bene che cosa chiedere, per evitare risposte false che non saprei individuare.
- Capisco, e sono a tua disposizione. Tra l'altro, approfittando del turno di notte, ho finito l'autopsia sulla povera Vipera e ti posso anticipare il referto, che poi ti mander per le solite simpatiche vie burocratiche. Se mi offri la colazione, naturalmente.
Ricciardi sospir:
- Figurati, sei nel mio stato di famiglia. Pranzo al Gambrinus, appena finiamo qui. Ma ora dimmi, che dovrei sapere di come funziona questo posto, soprattutto in rapporto a chi ci lavora?
Modo si strinse nelle spalle.
- Prima di tutto,  un errore pensare che un bordello sia solo un posto dove andare a comprare sesso; almeno, non uno di classe come questo. Generalmente  proibito, ma qua si mangia, c' un'ottima cucina, si beve, si gioca a carte. Ci vengono anche uomini anziani che da molti anni non sono pi interessati alle donne, ma  sempre un piacere vedersi intorno qualche bella ragazza.
Maione ridacchi.
- Ah, adesso ho capito perch ci venite, dotto'; questa cosa degli anziani che guardano mi era sfuggita.
Modo pest il piede in una pozzanghera, inzaccherando il pantalone della divisa del brigadiere.
- Uh, scusate, brigadie'. Sapete com', sono anziano, ho la gamba che fa movimenti incontrollati.
Ricciardi cerc di tornare al punto:
- E le ragazze? Dove le prendono?
- La maggior parte cambia posto ogni quindici giorni. La cosa serve per due motivi: primo, per evitare che i clienti si affezionino troppo, che nascano rapporti che possano dar luogo a gelosie e violenze; secondo, per creare aspettative e novit, del tipo: andiamo a vedere che c' di nuovo al Paradiso. Alcune invece rimangono pi a lungo, a volte per anni.
- E il caso di Vipera e Lily, no? E per quali motivi?
Modo ci pens su.
- Per Vipera te l'ho gi detto, era famosa e Madame se ne serviva per attirare la curiosit dei clienti. Costava assai di pi, aveva una tariffa tutta sua, e molti venivano solo per vederla passeggiare sul balconcino. Io ci avr parlato un paio di volte, era simpatica e bellissima. Lily pure, a modo suo, ha fascino. Quel seno, lo hai visto, gli manca la parola! Non  certo Vipera, ma ha i suoi estimatori.
- E che tu sappia, il rapporto tra le due com'era?
Il dottore cerc di ricordare:
- Non mi pare di averle mai viste molto insieme, e d'altronde in presenza dei clienti le signorine interagiscono poco. Per, se sopporti la confidenza senza scappare urlando, ti dico che a un tale gli amici, per il compleanno, regalarono un paio d'ore con entrambe, e a quanto raccontava il tizio, fra le due non c'erano apparenti situazioni di frizione. Anzi. Il festeggiato continu a ridere come un ebete per due giorni.
Maione continu a spazzolarsi i pantaloni.

- E cos, giusto per sapere, quanto viene a costare una cosa
di queste? Per capire quanto dura lo stipendio di un medico. Ricciardi cerc di non incentivare le divagazioni. - E gli orari? Come funzionano, gli orari? Modo enumer:
- Dunque... la mattina in genere le ragazze sono libere fino all'ora di pranzo. Qualcuna riceve il fidanzato, ti sorprenderebbe sapere come molte facciano una vita normale; raramente escono per comprarsi qualcosa, il pi delle volte chiedono a chi lavora nel bordello di comprargli cosmetici, biancheria, cose cos. Verso le tre cominciano a prepararsi, dopo una mezz'ora il bordello apre e loro si mettono a passeggiare sul balconcino che sai.
- Quindi, - not il commissario, - l'omicidio della ragazza  avvenuto all'apertura. Questo limita le possibilit a chi c'era in quel poco tempo.
Maione precis:
- E perci ai due ultimi clienti: Coppola, che dice di averla lasciata viva, e Ventrone, che dice di averla trovata morta. Ricciardi aggiunse:
- Non solo... Nella stanza avrebbe potuto entrare chiunque del personale, delle altre ragazze e perfino il cliente di qualcun'altra. Il cerchio  ancora troppo largo.
Modo intervenne:
- Hai ragione, Ricciardi. Anche perch un cuscino in faccia a tradimento non ha bisogno di grande forza, e le lesioni che ho trovato sono compatibili con quelle inferte da una donna.
Infatti, pens Ricciardi.
- Va bene, Bruno. Io vado su a fare due chiacchiere con signore e signorine. Tu aspettami tra mezz'ora al Gambrinus: ti ho promesso il pranzo, no? Vieni, Maione. Andiamo a divertirci.

15.

Nella grande sala del Paradiso, il clima era ben diverso dall'ultima volta. L'angoscia, la paura e il dolore avevano lasciato il posto alla noia e alla preoccupazione.
La noia era tutta dalla parte delle ragazze, che ciondolavano fumando e chiacchierando tra un divanetto e l'altro. Il pianista Amedeo strimpellava senza voglia un valzer, e un paio di signorine fingevano di ballare disegnando sghembe traiettorie sul tappeto.
La preoccupazione invece era tutta nell'imponente figura di Madame Yvonne, che appena li vide arrivare corse loro incontro.
- Commissa', voi ci dovete far riaprire, subito! Non vi rendete conto del danno che stiamo subendo! Ieri abbiamo buttato un sacco di roba da mangiare, quelli i fornitori continuano a venire, non li possiamo certo mandare indietro. E abbiamo ricevuto un sacco di telefonate, i clienti andranno altrove, non vi immaginate quanto poco ci vuole a perdere un cliente, basta che va da un'altra parte e si trova bene una volta, e qua non ci viene mai pi! E poi...
Ricciardi ferm il flusso di parole alzando una mano:
- Signora, calmatevi. Abbiamo bisogno di qualche informazione e poi, se tutto andr bene, riaprirete. In fondo siete stati chiusi solo ieri e c'era una morta in una stanza. Non mi pare troppo, no?
Madame non era disposta a smettere coi lamenti.
- E vi pare poco, la perdita che abbiamo subito? A parte il dolore che vi ho detto, che Vipera era come e pi di una figlia, ma era anche la stella del Paradiso. Per lei, anche solo per vederla, veniva un sacco di gente! Non solo non c' pi e chiss chi mai la potr sostituire, ma ci tenete pure chiusi.
Ricciardi ascolt impassibile, poi disse:
- Mi rendo conto. Quindi sar ancora pi importante per voi fornirci le informazioni che ci servono, prima possibile.
Yvonne allarg le braccia, rassegnata.
- Chiedete pure, commissa'. Siamo qui per servirvi.
- Ieri vi ho chiesto chi erano i clienti pi assidui di Vipera, e la signorina Lily comment che questo era facile. Che significa?
La donna rispose subito:
- Non c' niente da nascondere, anche se noi cerchiamo sempre di evitare queste situazioni che possono diventare pericolose. Vipera aveva solo due clienti: due persone che compravano tutta la sua disponibilit.
- E questa cosa era costosa?
- Certo, era molto costosa. La tariffa di Vipera era ben diversa da quella che avete vista attaccata al muro, commissa'. E diversa era pure la percentuale, si teneva quasi tutto per lei, a stento ci uscivo con le spese per la stanza, il mangiare e i cosmetici.
Ricciardi ascoltava con interesse.
- E allora, cosa ci guadagnavate?
- Ve l'ho detto, Vipera era importante. La gente veniva apposta, sapeste quanti turisti di passaggio per la citt. Chiedevano in albergo: ma qual  la puttana pi bella di Napoli? E tutti avevano una sola risposta. Poi, una volta che si trovavano qua, si sceglievano un'altra delle ragazze e lasciavano i soldi. In quanto ad averla, c'erano quei due e soltanto loro.
- E questa cosa non vi indispettiva?
Madame si strinse nelle ampie spalle.
- E perch avrebbe dovuto? Pagavano, lei era contenta, e in un certo senso era affascinante vedere una cos bella e non poterla avere. Gli altri si sfogavano bevendo, mangiando e andando con ragazze diverse da lei.
Ricciardi decise di tentare l'affondo.
- Eravate al corrente che Vipera aveva ricevuto una proposta di matrimonio da uno dei due clienti?
Madame non si scompose.
- Certo. Ce l'aveva detto lei stessa che il biondo, Peppe 'a frusta, il fornitore di frutta e verdura, se la voleva sposare. Ci siamo fatte tante di quelle risate!
- Risate? E perch?
- Perch figuratevi se Vipera, la puttana pi famosa della citt, lasciava i suoi guadagni, la venerazione degli uomini e la bella vita per andare a fare la moglie in una baracca del Vomero, ad allevare bambini in mezzo alla merda di cavallo. Non avrebbe accettato mai.
Ricciardi voleva capire:
- Eppure non mi risulta che avesse risposto subito di no. Pare che avesse chiesto a Coppola qualche giorno per pensarci.
- Non avr voluto dargli un dispiacere, si conoscevano da ragazzini, Vipera mi aveva raccontato questa storia. Ma lui  pur sempre un fornitore, anche se qua dentro spende, anzi, spendeva, tutti quei soldi. Forse Vipera, prima di mandarlo a quel paese, voleva spremergli altro denaro, temeva che quando gli avesse dato la sua risposta negativa lui non sarebbe tornato pi. Ma sicuramente avrebbe rifiutato.
Il commissario ripens a Coppola che singhiozzava.
- E l'altro cliente, quel Ventrone?
- Ah, lui s che  un vero signore. Un uomo discreto e stimato, sempre beneducato. E poi, tiene un sacco di soldi; il suo commercio di santi e madonne rende bene assai e la sua ditta  famosa. Era nostro cliente da molti anni, poi da quando ha visto Vipera non ha voluto pi andare con altre, se non saltuariamente.
- Quindi, voi avevate perso un cliente importante. Yvonne rise:
- Commissa', voi per forza mi volete fare dire che ce l'avevo con la povera Vipera, ma non  cos. Prima di tutto, il cavalier Ventrone portava un sacco di amici suoi, quindi io ci guadagnavo bene. Poi, noi lavoriamo per la soddisfazione della clientela, e se lui era contento cos, ero contenta pure io. Infine, per stare con Vipera Ventrone finanziava delle belle feste qua, col godimento di tutti. Insomma, a me mi poteva fare solo piacere, che si attaccava alla casa sempre di pi; noi mica guadagniamo solo con le ragazze, sapete.
Ricciardi non moll la pista.
- E che mi dite del rapporto tra Ventrone e Lily? Perch pensate che l'abbia voluto coprire sul fatto di aver trovato il cadavere per primo, col vostro aiuto?
La donna accus il colpo:
- Lo so, ho sbagliato. Ma ho pensato che non contasse molto, chi l'aveva trovata. Lily  con noi da anni, stava qua prima di Vipera e al cavaliere lo conosce bene, sono stati insieme tante di quelle volte, e ancora adesso, quando Vipera stava indisposta, lui andava con lei. Lo avr fatto per amicizia. Per tenerlo fuori. Sapete, il cavaliere  una persona molto rispettata in citt, se si fosse saputo che stava qua... in fondo, tra i suoi clienti ci stanno tanti preti. Un conto  vederlo entrare e uscire, un altro  sapere che ha trovato una puttana morta ammazzata. Poi c' il figlio...
Ricciardi drizz le orecchie:
- Il figlio di chi?
- Del cavaliere. Proprio l'altro giorno mi diceva che era preoccupato perch il figlio, un ragazzo di vent'anni che manda avanti il negozio insieme a lui, gli aveva fatto capire che in giro si parlava della storia che il padre veniva qua. Insomma, era preoccupato.
Interessante, pens Ricciardi.
- Grazie, signora. Se avr bisogno di altre informazioni, vi chiamer. Potete mandarmi la signorina Lily, per favore?

Lily arriv ciabattando, senza timore di mostrare la propria ostilit a Maione e Ricciardi. Il commissario non pot non rilevare ancora una volta la stridente differenza fra l'et dimostrata dai lineamenti delicati, ulteriormente ringiovaniti dai lunghi capelli biondi e dagli occhi azzurri, e quella che emergeva dall'espressione stanca e disincantata.
- Buongiorno, signorina. Ancora qualche domanda, se non vi dispiace.
- E perch mi dovrebbe dispiacere, commissa'? Qua dentro quando non entrano uomini ci si annoia solamente. Voi siete un diversivo. E mo' che vi guardo bene non siete nemmeno male, magari potrei pure vedere se riesco a farvi sorridere. Che dite, ci proviamo? O siete di quelli che le donne non ci piacciono?
Maione fece un passo avanti:
- Ne', piccere', statti al posto tuo che non ci metto un minuto a portarti in galera, hai capito o no?
Ricciardi alz la mano.
- Non ti preoccupare, Maione. I miei gusti non sono in discussione, signorina:  in discussione il fatto che ci avete mentito sul ritrovamento del cadavere, e se non ci spiegate bene perch e ci convincete, in galera ci andate davvero e per questioni ben pi gravi.
La ragazza non si era lasciata intimorire.
- Non avete proprio il senso dell'umorismo. Io con un poliziotto non ci andrei nemmeno per il doppio della tariffa, stavo scherzando. E per il ritrovamento del cadavere, io l'ho visto subito dopo che Enzo... che il cavalier Ventrone ha chiamato aiuto. Quindi, io o lui, l'importante  che l'abbiamo trovata, no?
- La differenza sta nel fatto che Ventrone potrebbe essere l'assassino.
La frase di Ricciardi ebbe l'effetto di uno schiaffo sul volto della ragazza. I tratti dolci si deformarono in un'espressione di rabbia e offesa.
- Ventrone non ha ucciso nessuno. Lui era legatissimo a Vipera, e poi non  capace di far male a una mosca.
Ricciardi attacc la preda ferita.
- Eppure, a quanto mi risulta, i gusti di Ventrone sono particolari. Diciamo che, almeno con Vipera, gli piaceva l'uso della violenza.
Lily arross.
- Quello che facciamo coi clienti in camera non  affar vostro. E se Vipera non si era mai lamentata, vuol dire che non le dispiaceva neppure a lei. Che comunque ci guadagnava, e pure bene.
Ricciardi tacque. Poi disse:
- Signorina, ve lo chiedo ancora una volta e vi prego di pensare alla risposta che darete: quali erano i vostri rapporti con Vipera?
- Stiamo qua dentro, commissa'. Chi per un motivo, chi per un altro. Non  una vita facile, si passa il tempo assieme, si parla. E come la galera, quando la gente capita insieme senza averlo scelto. Io e Vipera eravamo diverse, ma ci rispettavamo. In qualche modo eravamo pure amiche. Mi dispiace per quello che le  successo: ma  una cosa che, quando fai un mestiere cos, devi pure mettere in conto.
Corrug la fronte, guardando nel vuoto. La sua voce profonda sembr andare dietro i ricordi.
- Certi pomeriggi, quando pioveva forte e non c'era nessuno, ci mettevamo a chiacchierare, stese sul letto da lei o da me. Tutti i sogni che avevamo buttato via, tutte le cose che potevano succedere e che non erano successe. Aveva un figlio, sapete? Non lo vedeva mai, perch non voleva che si sapesse che la mamma del ragazzo era una puttana. Mandava a sua madre quasi tutti i soldi che guadagnava, per il figlio. Povera Vipera, se avesse saputo che finiva cos, magari lo andava a vedere, il bambino. Anche di nascosto. E qualche volta ci facevano pure lavorare insieme, la bionda con le zizze grosse e la bruna con la bocca di fuoco; gli uomini so' fessi, commissa'. Si immaginano le cose e poi pensano di vederle. Che risate che ci facevamo, alle spalle di quei fessi.
Si riscosse.
- Non ci volevamo bene, commissa', questo no. Qua dentro non ci si pu volere bene, si pu soltanto fare finta. Ma Vipera non era cattiva, era come me: una che cercava di campare il meglio possibile. E sicuramente non si meritava la fine che ha fatto. Mo' posso andare?
Ricciardi fece un cenno col capo.
- S, signorina, potete andare. Ma ricordatevi di rimanere a disposizione, se servissero altre informazioni.
Quando la ragazza si fu allontanata, chiam Madame Yvonne.
- Signora, allora da domani potrete riaprire. Naturalmente la stanza del delitto deve rimanere chiusa, e non dovete toccare niente.
La donna sospir, evidentemente sollevata.
- Grazie, grazie, commissa'. Mi salvate la vita! La Madonna ve lo rende!
Maione ridacchi.
- Lasciate stare la Madonna, signo', che magari da queste parti non ci passa.

Prima di andar via, Ricciardi sal al piano superiore e si avvicin alla porta di Vipera. Apri ed entr. Tutto era tale e quale al giorno prima, tranne il cadavere che era stato rimosso insieme al cuscino, l'arma del delitto. Come un alito freddo, senti la voce raschiante della ragazza, in piedi davanti allo specchio, che gli fece rizzare i peli sulla nuca: Frustino, frustino. Il mio frustino. Che cosa hai visto, Cennamo Maria Rosaria del Vomero, detta Vipera? A che cosa hai pensato mentre stavi morendo? Mentre il tuo corpo meraviglioso, la fantasia di centinaia di uomini, lasciava andare il tuo estremo respiro?
Coppola era chiamato Peppe 'a frusta, fin da bambino: fin da quando, con la sua amichetta del cuore, correva nei campi e negli orti ridendo e immaginando di avere un futuro felice. Ma Ventrone, il laido commerciante di arredi sacri, aveva la passione per i giochi violenti, e forse il frustino era uno strumento di folle piacere, per lui. Uno dei due, Vipera? O tutti e due?
C'erano capelli biondi sul cuscino e sulla spazzola. Biondo Coppola, bionda Lily, e nessuno dei due aveva negato la promiscuit con la stanza di Vipera.
Chi c' stato, per ultimo, qui?, chiese Ricciardi al fantasma che sentiva nella stanza. Perch, una volta che hai deciso di ammorbarmi l'esistenza come le altre centinaia di morti che incontro per la strada, non mi dici pure chi  che ha deciso di ridurti in quello stato?
Ma la donna fissava lo sguardo morto sullo specchio che non la rifletteva, e ripeteva: Frustino, frustino. Il mio frustino. E cos avrebbe fatto fino a quando l'aria avrebbe dimenticato la sua emozione, e sarebbe scomparsa nel vento.


16.

Scesi in strada, si accorsero che la pioggia era stata sconfitta dal vento. Le nuvole si inseguivano veloci, creando un alternarsi di luci e di ombre sulla strada bagnata.
All'angolo del vicolo, il fisarmonicista cieco approfittava dell'intensificarsi del passeggio e faceva correre le dita sui tasti, in una mazurka che strappava risolini alle balie intente a fare un po' di spesa con l'ombrello a portata di mano.
Ricciardi e Maione osservavano il portoncino laterale, quello che a detta di Madame Yvonne conduceva in cucina.
- Il fatto, commissa', - disse il brigadiere, -  successo all'apertura pomeridiana. Sinceramente, non credo che ci fosse gi tanto movimento da poter approfittare della confusione per fare questa cosa. E nemmeno che dalla cucina uno si possa essere introdotto nelle stanze senza essere notato.
Ricciardi si accarezzava il mento, pensoso.
- Non hai torto, sarebbe stato difficile. E comunque, di sospetti ne abbiamo gi abbastanza da verificare, senza doverci mettere a cercarne altri. Madame, per esempio, mi parlava anche di un figlio di Ventrone che ce l'ha con il padre per questa fissazione col bordello. Un ragazzo di vent'anni; credo che lo avrebbero visto se si fosse presentato, ma pu aver finto di essere un cliente di un'altra delle ragazze. Andrebbe verificato, no? A quell'ora il negozio era chiuso, quindi il giovane sarebbe stato libero di muoversi, anche se avrebbe corso il rischio di essere visto dal padre.
Maione ascoltava con attenzione.
- E se vi devo dire la verit, pure quella Lily mi pare che una cosa dice e un'altra ne pensa.
Il commissario si fidava delle intuizioni di Maione.
- Hai avuto quest'impressione, eh? Anche a me qualcosa suona strano, e la stessa Yvonne... Sai che penso, Raffaele? Che sia il momento di aprire una crepa in questo muro. Dovresti farti una passeggiata dalla tua amica, quella che sa tutto di tutti.
Maione s'indign:
- Commissa', ma quale amica e amica! Prima di tutto, non  nemmeno una femmina. E poi non siamo certo amici: mi deve un favore perch non l'ho sbattuto in galera a suo tempo, e...
Ricciardi alz le mani.
- Per carit, per carit, hai ragione, ho sbagliato. E allora, vai da questo tuo nemico, mancato ex galeotto, e vedi di capire se sa qualcosa di quello che succedeva al Paradiso quando Vipera era viva.
Un rumore metallico attir la loro attenzione: un uomo con un cagnolino al guinzaglio aveva lasciato cadere qualcosa nel piattino del suonatore cieco, il quale, senza smettere di suonare con una mano, con l'altra alz a mezzo le lenti scure, constat che nel piattino non c'era una moneta ma un chiodo, bestemmi a bassa voce all'indirizzo del passante che si era allontanato e riprese la propria finzione con accompagnamento musicale.
Maione esclam divertito.
- Ma guarda che figlio 'e ndrocchia! Ricciardi guard l'orologio.
- Devo raggiungere Modo al Gambrinus, altrimenti dir a tutto il mondo che non gli ho pagato il pranzo. Tu fatti subito la tua passeggiata, ci vediamo dopo in ufficio.
Pioggia o no, il Gambrinus era comunque una meta per quelli che volevano mangiare bene senza allontanarsi dal centro, per cui i tavoli all'interno erano tutti occupati.
D'altra parte, pur nella sua incertezza, il clima non era per nulla freddo, per cui erano stati sistemati anche dei tavolini all'esterno e dalle vetrate aperte arrivava la musica del pianoforte; perci Ricciardi trov Modo accomodato nel posto pi riparato dal vento, intento a leggere il giornale e a godersi il passaggio delle belle ragazze. A qualche metro da lui, come al solito accucciato sulle zampe posteriori quasi dovesse partire di corsa da un momento all'altro, il cane senza nome.
- Ah, eccoti qui. Mi stavo rassegnando all'ennesimo appuntamento disatteso da parte tua, mio fosco amico. Per stavolta ti avrei perdonato, perch mi piace questa tua nuova consuetudine col bordello. D'accordo, per ora si tratta di lavoro: ma magari, col tempo, ti affezioni e diventi un cliente.
Ricciardi si sedette in maniera da dare le spalle alla strada: il suicida continuava a mormorare, con la faccia insanguinata: Il nostro caff, amore mio, il nostro caff, amore mio, e lui sapeva che a lungo andare gli avrebbe portato un'emicrania fastidiosa.
- Io non ci conterei, sai. Non sono posti per me.
- Perch ci si diverte? Ma dove passi le serate, tu, al cimitero a chiacchierare con chi ci abita?
Il commissario non gli diede corda.
- Tu scherzi, e va bene. Ma dovresti sapere, col mestiere che fai, che succede a chi prova forti passioni. Coltelli, pugni di ferro, manganelli e rivoltelle in s, lasciati nel cassetto di una scrivania, sono innocenti. Le mani, quelle sono colpevoli: e le mani sono mosse dal ventre, dal cuore e proprio da quelle emozioni che vai cercando in posti come questo tuo Paradiso.

Modo stese le gambe.
- Ecco il punto. Lo so che la pensi cos; e che  questo a farti sembrare un personaggio saltato fuori da uno di quei romanzi gotici del secolo scorso. Ma sai anche tu che il principale motore dell'umanit  proprio il sentimento, e che alla fine il sentimento  solo una maniera raffinata di chiamare il sangue che scorre e alimenta le voglie. Siamo animali, amico mio, e non ce ne dobbiamo dimenticare. Nonostante la chiesa, che vuole convincerci che siamo puro spirito, o questi vostri simpatici governanti che ci vedono come numeri in fila su un foglio di carta.
Ricciardi consider la questione.
- Quindi, per te il bordello  un luogo di emancipazione,  cos? E a queste ragazze che ci lavorano, non ci pensi? Ai loro sogni, alle loro speranze. Al fatto di dover assecondare chiss quali perversioni, anche violente.
Modo divent serio.
- Le ragazze sono l per loro volont. Nessuno le costringe, e credo che la libert di scegliere quale vita fare sia anche un fatto di civilt. E credimi, sono pi sicure l dentro, con un costante controllo medico, un minimo di servizio d'ordine e condizioni sanitarie decenti, che per strada. Ho visto molte volte buttare fuori a calci qualche ubriaco che si era preso qualche confidenza di troppo, e ho contribuito anch'io. Che credi, che io sia uno che si approfitta di povere ragazze indifese?
Ricciardi scosse il capo con vigore.
- No, no, Bruno. So chi sei e come la pensi, figurati. Ma sta di fatto che questa ragazza, Vipera,  stata uccisa mentre lavorava. E che uno dei clienti faceva spesso ricorso a giochini violenti.
- S, lo so che c' gente cos. Ma credimi, sono pi quelli che si fanno picchiare che quelli che non lo vogliono. E comunque le ragazze esperte, e Vipera sicuramente lo era, mantengono la situazione sotto controllo. Ma ora vuoi farmi mangiare, o speri che le tue divagazioni mi facciano passare la fame?
Richiamarono l'attenzione di un cameriere e ordinarono.
, Modo sbuff.
- Il fatto che non siamo liberi di mangiare carne in questa settimana mi opprime. Io rispetto i cattolici, perch loro non debbono rispettare me? Una bella bistecca preclusa per tutta la maledetta Quaresima, compreso l'osso che avrei passato al mio amico a quattro zampe, l.
Ricciardi, che al solito aveva preso due sfogliatelle e un caff, si strinse nelle spalle.
- Di, che qualcosa da mangiare la trovi. E al tuo amico non dispiaceranno, per una volta, gli avanzi; magari gli ricorderanno la giovent, quando razzolava nella spazzatura.
Il dottore, nel frattempo, stava elencando al cameriere i piatti su cui aveva deciso di ripiegare in assenza della bistecca: timballo di maccheroni, dentice con acciughe e capperi, fragole.
- E una bottiglia di vino bianco, da stappare qui davanti a noi se no ci aggiungete l'acqua.
Il cameriere, un ometto azzimato con pochi capelli pieni di brillantina, lo guard offeso e se ne and impettito.
Ricciardi disse:
- Allora, Bruno, che mi dici dell'autopsia?
- Niente come un cadavere per trovare l'appetito, eh? Be', nulla di nuovo rispetto a quello che si intuiva. Il naso rotto senza traumi, per la pressione del cuscino e non per un colpo. L'assassino ha stretto il corpo di Vipera tra le gambe, e a un certo punto deve averle messo un ginocchio sull'addome perch un paio di costole erano incrinate. La cosa  durata poco, forse l'assassino ha colto la ragazza di sorpresa e lei non ha fatto in tempo a tirare un respiro lungo. Le mani non recavano tracce, ti confermo che deve solo aver cercato di allontanare il cuscino dalla faccia.
- E nient'altro?
- No. Lo stato di salute di Vipera era buono, aveva venticinque anni e ne dimostrava anche meno. E per quello che pu servire, anche da morta era bellissima.
Ricciardi ricord il corpo sinuoso scomposto sul letto sfatto.
- E la bellezza  stata la sua rovina. Senti, Bruno, non aveva... intendo, non c'erano tracce di...
Modo scoppi a ridere, spargendo maccheroni sulla tovaglia.
- Ti rendi conto che non riesci nemmeno a dirlo? Ma quanti anni hai, ottanta? E comunque  una domanda sciocca, scusami, se tieni presente il mestiere della ragazza. Ma anche una domanda sciocca pu avere una risposta inattesa: no, Vipera non aveva avuto rapporti sessuali vaginali o anali recenti. Almeno da diverse ore.
Ricciardi lanci una rapida occhiata in giro, per assicurarsi che nessuno attorno avesse sentito quelle parole.
- Considerando che avevano aperto da poco, forse la cosa non  poi cos strana. Vipera aveva avuto il tempo per un solo cliente, al massimo due. E con entrambi i clienti fissi che aveva, a quanto pare, non sempre c'era un rapporto completo. E siamo punto e a capo.
Modo smise di masticare, fissando un punto alle spalle di Ricciardi. Il viso gli si riemp di sconfinata ammirazione, e disse:
- A proposito di bellezza, guarda che spettacolo! Ricciardi si gir e, dallo sportello posteriore di una macchina scura tenuto aperto dall'autista, vide scendere Livia.
Il vento, nella parte alta di via San Nicola da Tolentino, si sentiva di pi man mano che i palazzi si diradavano. Maione camminava tenendosi il cappello con una mano, per impedire che volasse insieme agli stormi di rondini che disegnavano enigmatiche traiettorie in cielo.
Il brigadiere, sudato, si chiedeva per quale arcano motivo l'essere che pi era addentro alle questioni della citt, un vero e proprio ragno al centro della ragnatela come aveva sempre immaginato Bambinella, dovesse abitare in un posto cos isolato. Gli sembrava un contrasto stridente.
E d'altra parte la cosa gli faceva anche comodo: le possibilit di essere visto, mettendo nei guai l'uomo oltre che perdendo la sua principale fonte d'informazioni, diminuivano sensibilmente in quella parte liminare dei Quartieri, a ridosso del corso Vittorio Emanuele che si perdeva tra le frasche del Vomero.
Il ragno al centro della ragnatela apr la porta e lo aspett in cima alle scale, affacciato vezzoso dal ballatoio.
- U, ma che bella sorpresa! Il mio corteggiatore preferito che corre da me il primo giorno di primavera: la cosa pi romantica del mondo. Mo', se stavamo in una pellicola al cinematografo, sapete che bella canzone di sottofondo, che suonava il pianoforte!
Sbuffando sull'ultima rampa, Maione rispose:
- Secondo me, ti sei messo all'ultimo piano proprio per farmi restare senza sufficiente fiato da prenderti a calci. Ma dico io, non bastava la salita appesa che si deve fare, pure le scale ci volevano?
Bambinella si produsse nella sua risata simile a un nitrito:
- E gi, mi ero scordata, brigadie': la prossima volta mi avvisate e io mi faccio trovare nuda a pianterreno, cos lo capiscono tutti che ci amiamo.
Il brigadiere allung uno schiaffone al femminiello che lo scans agevolmente.
- Che bello, quando passate al contatto fisico. Accomodatevi, accomodatevi, brigadie', che metto a fare il surrogato. Come state?
Maione si accasci su una poltroncina di bamb, prova della passione di Bambinella per tutto quanto fosse di origine o imitazione cinese. La struttura della sedia gemette disperata.
- Ah, guarda, Bambine', staremmo pure bene; ma non c' niente da fare, appena si avvicinano le feste succede sempre qualcosa che ci costringe a correre. Siamo privi di farci una festivit tranquilli, in famiglia.
Il femminiello si gir a mezzo, mentre armeggiava con tazze e cucchiaini nel lavatoio.
- Uh, parlate dell'omicidio di Vipera, eh? Mamma mia, che impressione che mi ha fatto!
Maione allarg le braccia.
- E figurati se non lo sapevi gi. Del resto, quello  ambiente tuo, no?
- Non esattamente, commissa', come sapete. Io lavoro in proprio, tutte le volte che ho provato a entrare in un posto come a quello le cose non sono andate bene. Le vogliono, a quelle come me, sia chiaro: anzi,  un'offerta in pi per la clientela, e io, modestamente, sono famosa. Dovete sapere che faccio una certa cosa, in un modo che...
Maione alz la voce:
- Per carit, Bambine', non ti permettere di raccontarmi quello che fai tu! Non lo voglio sapere e non me lo voglio nemmeno immaginare, ch io ci ho una fantasia enorme. Finiscila subito, e promettimi che non ne parli, se no me ne vado immediatamente!
Bambinella nitr di nuovo.
- Brigadie', io mica vi volevo turbare. Lo so che poi entro nei vostri sogni e non vi accontentate pi della vita normale: secondo voi non mi rendo conto che io divento un'ossessione, per gli uomini?
- Nessuna ossessione, si chiama schifo, per essere precisi. E vai avanti, per piacere. Che stavi dicendo, di quel posto?
- Che non  proprio il posto adatto a me, ecco. Tengono una clientela troppo normale, gente che di cose nuove non ne vuole provare. Ma ci lavorano diverse amiche mie, gente che ho conosciuto... in altre circostanze, insomma, e per questo so la situazione che c' l dentro. Tutto qua.
Reggendo la tazza con entrambe le mani, si avvi ancheggiando verso il brigadiere. Il kimono di seta nera a fiori rossi lasciava intravedere due lunghe gambe inguainate da calze color carne, e una sottoveste di pizzo era visibile sul petto, sotto le due ampie spalle. Il viso lungo, dai lineamenti marcati, era impreziosito da due grandi occhi castani, liquidi ed espressivi, pesantemente tinti.
- Mi avete colta impreparata, brigadie', mi stavo finendo di truccare. Il movimento, qua da me, comincia pi tardi sotto le feste. Non avete idea di quanto alla gente, durante la settimana santa, venga voglia di fare qualcosa di divertente. Sar il contrasto con tutte le penitenze che il parroco dice di fare.
Maione ironizz:
- E le penitenze, alla fine, le vengono a fare qua da te.
- Infatti. Allora, brigadie', se non  per amore che siete venuto fino a qua, di che avete bisogno?
Il poliziotto sorb un sorso della bevanda che c'era nella tazza, con un'espressione disgustata.
- Mamma mia, e che schifo, 'sto surrogato... Lo sai, mi servono informazioni. Al commissario e a me ci pare che la maitresse, quella Yvonne, e una delle ragazze, una certa Palumbo Bianca detta Lily, dicano meno di quello che sanno. Forse tu sai qualcosa che ci pu aiutare a capire il perch di questa nostra impressione, tutto qua.
Bambinella assunse un'aria pensosa.
- Eh, mi parlate di due belle figure, Yvonne e Lily. Io le conosco poco, perch sono sempre state l e io, come vi ho detto, con quel posto non ci ho mai avuto molto a che fare. Per qualche notizia mi  arrivata lo stesso, anche se di sguincio.
- Cio?
Il femminiello giunse le mani con le lunghe unghie rosse davanti alla bocca, concentrandosi.
- Allora, a quanto si sente in giro, il bordello non naviga in acque tranquille. Madame Yvonne tiene qualche problema a pagare i fornitori, me l'ha detto un cliente mio che fa il pescivendolo e per questo, che non ha avuto quello che doveva avere per la merce, mi ha chiesto di fargli il servizio a grats. Io ci ho risposto: ne', guaglio', ma che mi hai preso, per la beneficenza fascista? Ma lui mi ha pregato talmente tanto che io...
Maione fece per alzarsi.
- No, Bambine', se cominci a divagare io preferisco andarmene. Oggi non ce la faccio proprio a sentire la storia della tua vita.
- Eh, ma che maniere, brigadie', se una non parla con gli amici delle avversit della vita! Comunque, l'amico mio mi ha detto che Madame Yvonne l'ha ricevuto personalmente, cosa che non ha mai fatto prima, per chiedergli di aspettare un poco di giorni che forse il problema si risolveva. E lui ha sentito che tutti i fornitori stanno nelle stesse condizioni, tranne quello della frutta che viene dal Vomero, Peppe 'a frusta, che non si fa pagare per via di Vipera. Ma questa  un'altra questione.
- Aspetta, prima finiamo di parlare di Madame. Quindi, tengono pochi soldi. Strano, perch a quanto so lavorano a pieno regime.
Bambinella conferm:
- S, brigadie', quanto a questo non c' dubbio,  uno dei bordelli pi famosi di Napoli. Ma c' il figlio di Madame, l'avete visto, un ragazzo mezzo scemo che gli piacciono le carte, e lei fa fronte ai debiti perch, lo sapete, se si sparge la voce che non paga le perdite al tavolo qualcuno lo fa fuori. E lei, che ha gi perso il marito cos, spanzato fuori una taverna al Vasto tanti anni fa, non vuole che il figlio fa la stessa fine. E questo ci porta alla questione di prima, che  la pi importante: lo sapete che Peppe 'a frusta, il capocarrettiere del Vomero, aveva fatto a Vipera una proposta di matrimonio?
Maione sospir, rassegnato.
- Io s, lo so. Il punto : come lo sai tu?
Bambinella schiocc le labbra.
- Io lo so perch me lo ha detto una mia amica che ogni tanto lavora l, per non come puttana ma come cameriera, ma lei ci spera ancora a diventare proprio puttana perch  bellina assai per un poco cafoncella perch  appena arrivata a Napoli da Frattamaggiore; io ci ho detto: non disperare, perch l'importante  la passione e avere un bel paio di zizze, e lei... Vabbe', vabbe', brigadie',  inutile che vi incazzate! Comunque, fatto sta che Peppe, che era il fidanzato di Vipera quando erano creature, era innamorato pazzo di lei e le ha chiesto di lasciare il mestiere e di sposarlo. Lei per era incerta. Ha detto vicino all'amica mia, mentre stava rassettando: se me lo sposo, avr una casa mia e potr tenere pure vicino a mio figlio. Perch lo sapete, lei tiene un figlio... Ah, lo sapete gi. Ma se me lo sposo, perdo tutto quello che ho e che guadagno, e magari finisco pure con uno che si ubriaca o si fa ammazzare su una via nuova. Insomma, non era affatto sicura, e diceva che ci voleva pensare. E proprio mentre ci pensava, l'hanno ammazzata.
- Tu la conoscevi, a Vipera?
- Solo di vista, brigadie'. Era bellissima ma un poco se lo credeva, non era una molto simpatica, insomma. Le femmine belle sono cos, pensano che la cosa, l, sia il modo di comandare il mondo, e invece, credete a me, se ne pu pure fare a meno.
- Non lo metto in dubbio. Ma la proposta di matrimonio, in che cosa pu avere portato all'omicidio?
Bambinella spieg con aria furba:
- Eh, questo ci porta all'altra persona che avete nominato, l'altra puttana, Lily. Qui entra in gioco la posizione sua. - In che senso?
- Dovete sapere, anzi, probabilmente lo sapete gi, che Vipera teneva due soli clienti, pure se un sacco di gente l'andava a vedere al bordello per curiosit. Uno era Peppe 'a frusta, che ne era gelosissimo ma si doveva pure rassegnare al mestiere che lei faceva, almeno fino a quando se lo sposava e se ne andava di l. L'altro, che sicuramente avete gi conosciuto, era il cavaliere Ventrone, il commerciante di santi e madonne di via Chiaia. Avete presente, no?
Maione fece una smorfia.
- E come no, lo sono andato a prendere io perch  lui che ha trovato il cadavere.
- Precisamente. Mo' dovete sapere che prima che Vipera arrivava al Paradiso, la puttana preferita di Ventrone, che l sopra spende tutti i soldi suoi, era appunto Lily. Quando uno tiene il vizio di Ventrone, allora deve entrare in sintonia con la puttana per trovarsi bene: e Lily, che  una forte e sbrigativa, per chiavare mazzate era perfetta. Poi per  arrivata Vipera, bella com'era e pure intelligente, e glielo ha tolto. Lily, per, come ha confidato alla mia amica, non si era rassegnata e ci sperava sempre a farlo tornare sotto a lei: quello  una rendita!
Maione si illumin.
- Non ci avevo pensato. Perci ha detto di aver trovato lei il cadavere, e non lui.
Il femminiello batt le mani.
- Bravo, brigadiere! Ecco perch, secondo me, il vero motivo della morte di Vipera  la proposta di matrimonio di Peppe 'a frusta.
- E perch, sentiamo?
Bambinella si accomod e disse:
- Facile. Se aveva deciso di dire di s inguaiava a Madame, che rimaneva senza l'attrazione principale del bordello proprio quando teneva pi bisogno di soldi; e pure Ventrone rimaneva senza la puttana preferita, e magari nella rabbia di perderla gli  venuto un brutto pensiero. Ma se aveva deciso di dire di no, allora Peppe 'a frusta, geloso com'era, magari ha perso la testa e l'ha ammazzata; o Lily, che sperava di levarsela davanti una volta per tutte, non si  rassegnata al fatto che rimaneva a toglierle la polpetta dal piatto.
Maione lo guard con rinnovata ammirazione.
- E da dove ti  uscita, questa capacit di deduzione? Che vuoi fare, mi vuoi levare il posto?
Bambinella scoppi a ridere, con la mano davanti alla bocca.
- Uh, Madonna, brigadie', che dite, voi mi siete tanto caro. Per me siete come un nonno, non vi farei mai questo torto!
- Un nonno, eh? Mo' vedi come questo nonno ti sbatte in galera e butta la chiave. E comunque, se senti qualche altra cosa interessante sul fatto, mandami a chiamare. Mi raccomando: tira diritto, che ti tengo d'occhio.
Il femminiello si alz per accompagnare Maione alla porta.
- Brigadie', io tirerei pure diritto, ma non ho mai capito da che parte si va.

18.

Come diretto da un regista teatrale, il sole si fece largo tra le nuvole proprio nel momento in cui Livia usc dalla macchina, proponendosi allo sguardo dei passanti in tutto il suo splendore.
Ricciardi incass la testa nelle spalle, volgendo la schiena alla donna e sperando di non essere visto; Modo, dal canto suo, non prov nemmeno a distrarsi dalle splendide forme di lei.
- Scusa, Ricciardi, ma quella meraviglia della natura non  la vedova del tenore, quello che fu ucciso giusto un anno fa?
Il commissario non fece in tempo a imbastire una qualsiasi risposta, perch Livia venne proprio verso il loro tavolo. Era uscita dalla vettura da pochi secondi e gi almeno tre uomini convergevano verso di lei da punti diversi della piazza, ansiosi di proporle compagnia: anche quello era un effetto della primavera.
La donna indossava un tailleur spezzato, con un vestito in lana leggera su due toni di grigio che la fasciava morbido, e una blusa di seta blu guarnita di rosa lampone. Sui capelli corti portava un basco di lana, graziosamente appoggiato sul lato destro; un filo di perle e degli orecchini di platino e diamanti completavano un abbigliamento di assoluta eleganza.
Ma non era certo per la bellezza degli abiti che tutti i presenti, maschi e femmine, si concentrarono su di lei: la sua maniera di muoversi, di guardarsi attorno aveva qualcosa di felino, suscitava attrazione e timore insieme. Si capiva subito che era una donna in grado di determinare quello che le accadeva, con un minimo margine di errore.
Livia ci mise un attimo a riconoscere la nuca di Ricciardi, per il semplice motivo che lo cercava. Lo cercava sempre, dovunque andasse, in ogni luogo si trovasse in quella citt: c'era andata a vivere apposta.
Si avvicin e disse, rivolgendosi a Modo:
- Posso disturbarvi, dottore? So che non vi ricorderete di me, ci siamo conosciuti un anno fa in tragiche circostanze. Vedo che avete compagnia, e che la vostra compagnia  nota anche a me.
Modo era balzato in piedi, facendo cadere tovagliolo e forchetta a terra e traballare il tavolino.
- Signora, e come potrei dimenticarvi? Che immenso piacere rivedervi. Prego, fateci l'onore di accomodarvi con noi. Lei si volse verso Ricciardi.
- Se il vostro compagno non ne ha fastidio, mi siederei volentieri con voi. Volevo appunto pranzare.
Il commissario si alz, con un mezzo inchino.
- Non credo di avere pi di tanto voce in capitolo, visto l'entusiasmo del dottore. Prego, Livia, accomodati. Sono contento di vederti.
Il cameriere azzimato plan con una sedia e Livia si sedette.
- Davvero? - disse. - Non sembri proprio contento, ma voglio credere alle tue parole pi che all'espressione del tuo viso. D'altra parte, il nostro Ricciardi non consente molto alle sue emozioni, no, dottore?
I tre aspiranti accompagnatori, senza nascondere il disappunto, rivolsero altrove le proprie attenzioni. Modo, che avrebbe dato ragione a Livia anche se avesse detto che il sole sorgeva a ovest, si affrett a confermare:
- Non avrei saputo dire meglio, signora: non c' che il buon Ricciardi, se si vuole soffrire. Stavamo appunto dicendo che...
-... che questo , anzi, era un pranzo di lavoro, - interruppe Ricciardi. - E stavamo parlando di una questione che stiamo seguendo, in questura, e che il dottore ha esaminato proprio ieri.
Livia sbatt le lunghe ciglia.
- Ah, ecco. E credo che non sia nulla che una ragazza annoiata possa ascoltare, vero?
Ricciardi fece un vago gesto con la mano.
- No, non credo proprio. Sono questioni di ufficio, sai...
A Modo non pareva vero di attirare l'interesse della donna, in qualsiasi maniera:
- E invece si tratta proprio di un caso interessante, signora. Un omicidio, e di una donna bellissima.
Livia spalanc la bocca, portando al viso una mano guantata.
- Mio Dio! E chi , la donna uccisa? Non ho visto il giornale, stamattina, e...
Ricciardi fulmin Modo.
- Perch le indagini sono ancora in corso. Il dottore mi stava appunto dicendo dell'autopsia, ma non  davvero il caso di parlarne.
Livia guardava Ricciardi ma si rivolse al medico.
- Vedete, dottore? Ricciardi mi nega non soltanto la sua compagnia, ma anche una normale conversazione. Che dite, perch si comporta cos?
- Signora, solo un pazzo potrebbe negarvi qualcosa, credetemi. Vi dico io: hanno ucciso una prostituta, in una casa abbastanza nota non lontano di qui, in via Chiaia. Era una donna celebre nel suo campo, famosa col nome di Vipera, come il personaggio della canzone, sapete? - E inton, a mezza voce: - "Vipera... vipera, sul braccio di colei c'oggi distrugge tutti i sogni miei sembravi un simbolo, l'atroce simbolo della sua malvagit... "
Livia lo guard affascinata:
- Che bella voce, dottore! Sapete, sono stata una cantante lirica e so giudicare l'intonazione, siete proprio bravo!
Modo arross come uno scolaretto.
- Grazie, davvero. E comunque questa donna  stata soffocata con un cuscino, e Ricciardi  incaricato di trovare chi sia stato. Da parte mia, ho potuto solo verificare le ragioni della morte. Tutto qui. Avevamo finito e stavamo mangiandoci sopra.
La donna si rivolse a Ricciardi.
- Un lavoro come questo lo pu anche far passare, l'appetito, no? E hai gi un'idea, di chi possa essere stato? Ricciardi fece segno di no.
- No,  presto, la cosa  successa solo ieri. Stiamo battendo diverse piste. Certo, attorno a una donna come lei c'erano tante passioni, emozioni forti;  difficile determinare quale di queste sia stata la pi letale.
Modo aveva ripreso a masticare, essendosi procurato una nuova forchetta. La punt verso il commissario.
- Ecco, vedete? La colpa dev'essere per forza delle emozioni. Il nostro Ricciardi ne farebbe volentieri a meno, le cancellerebbe. Proprio di questo discutevamo, quando siete arrivata.
Livia non se ne meravigli:
- Conosco le opinioni di Ricciardi sulle emozioni; sul fatto che sia importante allontanarle dalla propria vita. E magari ha anche ragione, dai sentimenti pu venire dolore, tanto dolore. Io lo so bene: il saldo tra l'amore e la sofferenza  sempre passivo, purtroppo. Ma penso che sia impossibile evitarlo, l'amore. Non credete?
Il commissario taceva, guardando nel vuoto. Modo comprese molto pi di quello che Livia aveva detto.
- Avete ragione, signora. Io dalla mattina alla sera, in ospedale, vedo persone combattere contro la malattia e la morte solo per amore. E tanti vengono in lacrime a chiedermi di salvare la vita al loro amore, perch da questo dipende la sopravvivenza di loro stessi. L'amore pu distruggere,  vero: ma pu anche salvare.
Ricciardi fiss l'amico. Alle sue spalle il vecchio suicida ripeteva, solo per le sue orecchie: Il nostro caff, amore mio, il nostro caff, amore mio, senza sosta. Il ricordo dell'amore, riflett, gli  sopravvissuto.
- Quello che so  che forse senza l'amore Cennamo Maria Rosaria, in arte Vipera, sarebbe ancora viva. E sentirebbe sulla sua pelle la primavera, invece del marmo del tuo tavolo da lavoro, Bruno. E comunque, non  rilevante cosa io pensi dei sentimenti: rilevante  trovare chi si sia sentito cos importante da poterle togliere la vita, con un cuscino in faccia.
Il tono era stato duro e perentorio. Livia rivolse a Ricciardi uno sguardo di infinita tristezza: e pens che avrebbe dato tutto, che era disposta a dare qualsiasi cosa per portare un po' d'amore nella vita di quell'uomo.
Dopo un attimo, per condurre la conversazione su altri binari, Modo disse:
- Pare che il tempo voglia dimostrare la follia del mese di marzo, non vi pare? Adesso fa addirittura caldo, e stamattina pareva inverno di nuovo.
Livia fu grata al dottore per il tentativo.
- E che fate di bello, per Pasqua? So che c' una festa al San Carlo, mi piacerebbe proprio andarci ma non ho un accompagnatore.
Modo si rammaric:
- Purtroppo, cara signora, ho una certa idiosincrasia per le occasioni mondane. Anche perch di questi tempi gli spaventapasseri in camicia nera non evitano nemmeno i luoghi della cultura, pur non possedendone, e vedere i pavimenti meravigliosi del nostro teatro reale calpestati da quei brutti stivaloni mi farebbe troppo male al cuore.
Con feroce ironia, Ricciardi disse:
- Attento, Bruno. Magari la signora Livia, qui, con le amicizie che ha, riferisce le tue parole e ti fa deportare.
Si pent subito di quello che aveva detto, appena si rese conto del gelo che era calato. Livia fu scossa da quell'offesa inattesa e gratuita, e strinse le labbra. Modo lo guard disgustato.
- Sai, Ricciardi, a volte non ti capisco. Io parlo troppo e non nascondo le mie idee,  vero. Ma certamente ognuno pu avere gli amici che vuole.
Livia lo guard con simpatia.
- Caro dottore, io sono amica di alcune persone che hanno una posizione politica,  vero. Ma vi posso assicurare che non  la politica l'argomento che anima le nostre conversazioni, e che le mie conoscenze, in proposito, sono troppo limitate per avere un'opinione; e che mai, in nessun caso, mi farei carico di una cosa cos orribile come una delazione. Io sono soltanto una stupida donna che ama le cose belle e la musica lirica; e che, per sua sfortuna, crede ancora che l'amore non sia una sciagura, pur avendo ottimi motivi per pensare il contrario. Mi scuserete, non ho pi fame. Buongiorno.
Si alz, non riuscendo a trattenere lacrime di frustrazione, e se ne and verso la vettura presso la quale l'autista l'aspettava fumando.
Ricciardi, mortificato, fece per alzarsi e trattenerla, ma ricadde sulla sedia.
Modo lo osservava con espressione addolorata: l'amico non gli aveva mai ispirato una cos forte tristezza.
Un cameriere, per guardare dalla loro parte, inciamp in un tappeto, lasciando cadere il vassoio.

19.

Maione trov in questura un Ricciardi di pessimo umore.
Non ne fu particolarmente sorpreso: conosceva quanto un delitto, soprattutto di una persona debole e non protetta come un bambino, una donna o un vecchio, lasciasse nell'anima del suo superiore una ferita profonda, che continuava a sanguinare per giorni. Ma stavolta coglieva una tristezza diversa che gli sembr venire da pi lontano, da un luogo pi profondo.
Raccont diffusamente dell'incontro con Bambinella, comprese le considerazioni del femminiello sulle ipotesi di colpevolezza e sul movente probabile dell'omicidio.
- E insomma, avete capito, commissa'? Si  messo l e ha cominciato a dirmi secondo lui chi poteva essere stato e perch. Non che abbia espresso un parere, per.
Ricciardi rifletteva.
- Interessante lettura della situazione. Praticamente, la risposta di Vipera alla proposta di Coppola era determinante. Ma la questione  un'altra: la ragazza, questa risposta l'aveva data o no? Al di l della decisione, bisogna scoprire quello che aveva detto, e a chi.
Maione agit la mano davanti a s.
- Io comunque, se devo esprimere non un parere n una sensazione, ma un desiderio, vorrei che fosse stato il commerciante di santi e madonne. Mi ha fatto schifo dal primo momento, e sapere che lo sfizio suo era la violenza mi fa sospettare ancora di pi. Chi lo fa per gioco, poi lo fa pure seriamente, commissa'.
Ricciardi si alz e si mise a guardare dalla finestra; il tardo pomeriggio si era liberato definitivamente della pioggia, ma il cielo era rimasto velato. Il traffico era scarso e incerto, e i pochi passanti portavano con s gli ombrelli chiusi.
- Primavera. Il tempo cambia ogni cinque minuti. Quando le cose cambiano in continuazione, come si fa a prevedere o a fare programmi?
Maione attese in silenzio, non sapendo dove il commissario volesse andare a parare.
Ricciardi si volt verso di lui.
- Qualche elemento ancora ci manca. Vorrei guardare in faccia il figlio di Ventrone, per esempio, che a quanto pare ce l'aveva col padre, e quindi anche con la ragazza per la relazione che aveva col vecchio. Non  troppo tardi, il negozio sar ancora aperto. Andiamo a dare un'occhiata.
Fuori dall'ufficio incontrarono il vicequestore Angelo Garzo, il superiore diretto di Ricciardi, che saliva le scale fischiettando mentre andava nella sua stanza al piano superiore.
- Oh, Ricciardi e Maione. Come va? Che combinate qui?
Maione pens che l'uomo era molto pi insopportabile quando era allegro che quando era arrabbiato. Un burocrate carrierista incapace, buono solo a curarsi i baffetti e a leccare i piedi ai potenti, riflett; e a mettere ostacoli sulla strada di chi tentava di lavorare sul serio.
Ricciardi rispose:
- Molto poco, temo. Stiamo indagando sull'omicidio di via Chiaia, una ragazza che...
Garzo lo interruppe:
- Ah, s, s, ho sentito, una puttana, vero? Bellissima... me l'hanno detto, naturalmente. Una celebre, anche, come la chiamavano? Aspide, mi pare... no, Vipera, ecco, Vipera!
Conosco anche il posto, ne ho sentito parlare, Il Paradiso. Ora che ci penso, ieri qualcuno a casa del barone Santangelo si lamentava del fatto che fosse stato chiuso, appunto a seguito dell'omicidio, e ho promesso che avrei verificato. Com', la situazione?
Maione osserv Ricciardi; quando parlava col vicequestore, pur non dicendo nulla di offensivo, tradiva la disistima con ogni minimo atteggiamento, dall'espressione del volto alla postura. Garzo non se ne accorgeva, pens il brigadiere, solo perch era troppo stupido e pieno di s.
- Abbiamo dovuto eseguire i rilievi necessari, dottore. Come ben sapete, era opportuno assicurarsi di aver raccolto tutte le informazioni. Il tempo di fare un sopralluogo, poi il medico legale, il fotografo. Abbiamo rispettato le procedure.
Come ogni volta in cui si trovava a parlare con Ricciardi, Garzo cominci a sentirsi a disagio. Quell'individuo dall'aria beffarda e gli strani occhi verdi non gli era mai piaciuto, n gli piaceva ci che sentiva di lui: un uomo senza vizi, senza una vita sociale. E poi, mai una volta che dicesse: sissignore. Certo, risolveva i casi, e quindi andava incentivato adeguatamente; ma a volte non capiva proprio quando fosse il momento di obbedire.
- Su, Ricciardi, era una puttana, no? Sono donne che vivono nel peccato, e quindi anche nella violenza. Vanno incontro pure a queste cose. Certo, bisogna fare le indagini, ma non  come se fosse morta una persona perbene. Comunque, il bordello ha riaperto?
Ricciardi sospir, rassegnato.
- Non ancora, dottore. Da domani per potr riaprire, ho dato il permesso.
Garzo ne fu soddisfatto:
- Bene, cos potr dire a quel vecchio satiro di Santangelo che ho fatto in modo che Il Paradiso riaprisse. Grazie,
Ricciardi, e mi raccomando: discrezione. Sempre la massima discrezione.
E che c'entra?, pens Maione. Poi, a mezza voce, lungo la rampa di scale:
- Ma che strunz' 'e vicequestore, che c' capitato.
Ricciardi non diede segno di aver sentito.
Camminando per via Toledo e poi lungo via Chiaia per arrivare al negozio di Ventrone, Ricciardi pens che la settimana che precede la Pasqua era il momento pi strano dell'anno. Da una parte c'erano il raccoglimento, la preghiera e la condivisione della sofferenza di Cristo da parte dei cattolici pi osservanti, che guardavano alla dolorosa fine del passaggio in terra del figlio di Dio come a un'occasione di penitenza e di maggior rigore; dall'altra i goderecci agnostici, che mal sopportavano le restrizioni e cercavano ossessivamente il modo, pi o meno clandestino, di divertirsi lo stesso come al solito, nel proliferare di bordelli e bische nascoste nei mille vicoli della citt.
In mezzo, gli altri, e cio la gran parte della popolazione, sospesa fra la ritualit della Passione e la preparazione della festa, con tutte le tradizioni gastronomiche che essa comportava.
Transitarono davanti al Paradiso, ancora chiuso; ma intravidero, sul portoncino, Marietta 'a guardaporte mentre dava informazioni a due uomini che annuivano contenti.
Il suonatore di fisarmonica cieco che ci vedeva benissimo suonava a pieno regime una polka, con piena soddisfazione di un gruppo di scugnizzi che danzavano.
Un prete grasso con tanto di paramenti, seguito da due chierichetti, si affannava da un portone all'altro, nel proficuo rito della benedizione delle case; uno dei bambini tentava di mettersi al passo, costretto a tenere in equilibrio il secchiello dell'acqua santa e l'aspersorio; l'altro lo derideva, potendo molto pi agevolmente portare solo la borsa di stoffa per le offerte.
Da molte finestre le donne percuotevano col battipanni i cappotti e i soprabiti che sarebbero stati riposti definitivamente, o almeno si sperava, quando l'incertezza del tempo fosse terminata.
Da alcuni balconi arrivava il lamento innocente degli agnelli e dei capretti da latte, il cui sacrificio sarebbe avvenuto di li a poche ore tra le calde lacrime dei bambini, che in un mese si erano affezionati a quelle bestiole tenere e inconsapevoli del loro destino; sugli stessi balconi frullavano le ali degli uccelli di San Giuseppe, con il loro canto bellissimo e disperato.
La vita continua, pensava Ricciardi. La vita non si ferma. Tranne che per te, Vipera, o per te, vecchio innamorato suicida davanti al Gambrinus. E per i tanti come voi, la cui estrema passione ancora aleggia sospesa nell'aria, a cantare solo per me la sua canzone triste.

20.

La premiata ditta Ventrone e figlio operava in un bellissimo negozio a tre vetrine, proprio alla fine di via Chiaia.
Gli altri esercizi specializzati si erano concentrati nelle strade adiacenti al palazzo del Vescovo, a largo Donnaregina, nei paraggi del Duomo: invece il nonno di Ventrone aveva intuito che il maggior numero di cappelle private fosse all'interno dei palazzi nobili del quartiere pi ricco della citt, e aveva deciso di aprire proprio l. L'idea si era rivelata vincente, e tre generazioni consecutive di Ventrone avevano prosperato sulle coscienze di capifamiglia titolati che compensavano con una nuova statua o un ex voto la necessit di autoassoluzione per una ricchezza troppo spesso indifferente all'altrui sofferenza.
Ricciardi e il brigadiere si soffermarono sugli oggetti disposti nelle vetrine. In una, un Cristo crocifisso alto circa due metri campeggiava al centro, con angeli dal volto addolorato che lo sorvolavano appesi alla parete sovrastante. L'espressione dell'uomo era di immensa sofferenza e sacrificio. Nelle altre esposizioni, le statue dei santi si alternavano a varie raffigurazioni della Vergine, ritratta col mantello azzurro e la corona sul capo, e a molti ex voto in argento che facevano riferimento a tutti i drammi umani per i quali si poteva richiedere l'intervento divino, incluse le pene d'amore per cui si offriva un cuore trafitto da una o pi spade.

I due poliziotti entrarono, e si ritrovarono in un vasto ambiente in cui erano esposte centinaia di oggetti riferibili alla religione cattolica, inclusa l'inquietante presenza di molte statue a grandezza naturale i cui occhi addolorati, severi e supplichevoli si appuntarono su di loro. Maione, piuttosto irrazionalmente, si tolse il cappello e abbozz un segno della croce.
Un ragazzo magrissimo e alto, vestito di scuro, stava servendo una donna anziana con un cappello sormontato da una lunga piuma nera. Con aria compunta e voce suadente, stava dicendo:
- ... assolutamente, duchessa: il vostro povero marito, che era come ricorderete un nostro affezionato cliente, gradir moltissimo. In una cappella gentilizia come la vostra, cos ampia ed elegante, un angelo col candelabro a quattro fiamme  un arredo bellissimo. Vi assicuro che, dall'altro mondo, non potr che mandarvi un sacco di benedizioni.
La duchessa alz una mano tremante e guantata sulla guancia del ragazzo, che abbozz un inchino, poi disse:
- Sei proprio un bravo ragazzo, Augusto. La tua compianta mamma sarebbe fiera di te. Ti meriti tanto: vedrai che tutto si metter a posto, ora che... mi capisci, no?
Ricciardi not un improvviso rossore sul volto di Augusto, che comunque fece un sorriso tirato e baci la mano della vecchia, che usc.
Quando furono rimasti soli, si avvicin ai due poliziotti. - Buonasera, signori. Cosa posso fare, per voi? Maione rispose:
- Buonasera, il signor Ventrone figlio, vero? Noi siamo il brigadiere Maione e il commissario Ricciardi, della squadra mobile. Siamo qui per farvi qualche domanda, se per voi va bene.
Il giovane si irrigid.
- A me? Forse cercate mio padre, che non c': in questi giorni non  stato bene. Se volete, posso avvertirlo e farvelo trovare quando preferite.
Ricciardi fece un passo avanti.
- No, non cerchiamo vostro padre. Non in questa circostanza, almeno. Volevamo proprio parlare con voi, se avete qualche minuto da dedicarci.
Ventrone esamin la questione in fretta, e comprese di non avere modo di evitare il confronto. Consider che la strada ormai era quasi deserta e il negozio vuoto.
- Va bene. Ma se entrer qualche cliente, dovrete scusarmi.
Ricciardi cap di trovarsi di fronte a un ragazzo riflessivo e intelligente.
- Certamente. Come mai siete solo? Vostro padre...
Augusto lo fiss.
- Mio padre, lo sapete bene, ha subito un trauma. E di certo non l'ha aiutato essere portato in questura la mattina presto, come se fosse stato un criminale di bassa lega. E ormai da qualche mese non ci possiamo permettere un commesso in negozio, abbiamo gi troppi operai in fabbrica, e comunque la nostra clientela deve essere assistita in maniera adeguata. Preferisco pensarci io stesso.
Ricciardi fece spallucce.
- Vostro padre, giacch ne parlate liberamente, ha trovato un cadavere. Avrebbe dovuto relazionarci subito in merito e non l'ha fatto: andarlo a prendere in maniera riservata, credetemi,  stato un riguardo. E anche adesso, il fatto che siamo qui e non nel mio ufficio  in considerazione del vostro buon nome.
Il ragazzo accus il colpo, battendo le palpebre.
- Certo, certo. Vi ringrazio. Capite bene che il nostro commercio ... particolare, e ha bisogno di buona fama e discrezione. Ditemi, in che cosa posso esservi utile?

Oh, finalmente, pens Maione: la gente, prima di collaborare, ha sempre bisogno di essere un poco scrollata. Ricciardi cominci:
- Come vanno le cose? Gli affari prosperano, in questo periodo di Pasqua, immagino.
Augusto fece una smorfia.
- Non direi. La crisi si sente, e anche i santi sono diventati qualcosa di cui, in casa, si pu fare a meno. Le famiglie ricchissime sono sempre di meno, i grandi appartamenti vengono divisi e dati in affitto, e a farne le spese sono le cappelle. Le offerte sono diminuite, e anche i parroci preferiscono utilizzare paramenti e stole fino a quando sono diventati un velo, prima di acquistarne di nuovi.
Ricciardi finse meraviglia.
- Ma guarda! E io che ero sicuro che vostro padre disponesse di molto denaro.
Il ragazzo colse l'allusione e arross violentemente. La sua voce per non trad l'emozione.
- Non ho detto che siamo in rovina, per. Gi da tre anni abbiamo avviato una produzione, diciamo cos, parallela che ci sta dando molte soddisfazioni: confezioniamo bandiere, gagliardetti, gonfaloni e drappelle per reggimenti e brigate. In questo momento c' grande richiesta, e cos compensiamo il calo del mercato religioso.
Maione sottoline:
- Quindi i militari e la guerra sostengono la chiesa. Qua ci vorrebbe il dottore, sai che si farebbe uscire dalla bocca. - Prego? - chiese Ventrone.
Ricciardi lanci un'occhiataccia al brigadiere.
- Niente, questioni d'ufficio. Dunque, in assenza di vostro padre, nel negozio ci siete solo voi.
- Purtroppo s. Per la maggior parte del tempo, almeno. - E perci, non avete molto tempo libero.
Ventrone sospir.
- Non molto. Certo, qualche volta, per esempio, se proprio debbo andare alla ritirata, chiudo provvisoriamente la porta con la chiave e mi allontano: non abitiamo distante da qui, casa nostra  a met di via Filangieri, ci metto pochi minuti, al massimo mezz'ora.
Ricciardi chiese:
- E ci sono occasioni in cui avete bisogno di vostro padre?
- Pu capitare. Purtroppo la firma per ritirare la merce dai fornitori ce l'ha solo lui.
- Capisco. Insomma, dovete andarlo a chiamare.
- S, - mormor il ragazzo. - Lo devo andare a chiamare. C' di buono che so dov'. Almeno, fino a ora.
Il tono, freddo e tagliente, fece drizzare le orecchie a Ricciardi.
- Perch dite: fino a ora?
Il ragazzo rispose storto:
- Commissario, parliamoci chiaramente. Mio padre, per quella donna, aveva un'ossessione. Non riusciva a farne a meno. Negarlo sarebbe inutile, e farebbe pensare a una protezione di cui non ha bisogno. Scappare quando l'ha trovata morta  stato un errore, io gliel'ho detto. Ma non l'ha uccisa lui, non l'avrebbe mai fatto. Col tempo magari l'avrei convinto dell'assurdit di quella relazione.
Ci fu un silenzio imbarazzato. Poi Ricciardi disse:
- E adesso?
- E adesso, spero proprio che sia finita. L'ha sempre frequentato, quel posto, e immagino lo far ancora; ma in maniera meno intensa, questo  certo. A me gi basterebbe. Non  soltanto questione di nome, sapete, ma anche di soldi. Non potete immaginare quanto desse a quella donna.
Ricciardi osservava il ragazzo.
- Voi la odiavate, vero?

Augusto si rattrist.
- No, odiarla no. Ma non posso negare di essere sollevato, per il destino della nostra famiglia, dal fatto che... non ci sia pi. Vedete, io ho un'amicizia. Si tratta della nipote della duchessa Ribaldini, la signora che avete visto uscire prima. Non siamo fidanzati, anche se io spero che un giorno... insomma, se la cosa fosse andata avanti, io non avrei nemmeno potuto sperare. Quindi s, sono contento che sia finita, anche se avrei voluto con ben altre modalit.
Ricciardi pensava alla forza dell'amore, e ai soldi. Disse:
- Voi dove eravate, quando avete saputo del delitto? E in che modo siete stato informato?
Ventrone corrug la fronte.
- Non capisco la vostra domanda, commissario. E non mi piace. Io ero qui, al negozio, dove sono sempre, come vi dicevo. E l'ho saputo dall'unico che avrebbe potuto dirmelo: mio padre, che  tornato qui pallido come un morto.
- Capisco. Per adesso non abbiamo bisogno di ulteriori informazioni, signor Ventrone. Scusate il disturbo, e buona serata.

Quando furono all'aperto si accorsero che i negozi erano quasi tutti chiusi.
Maione comment:
- Eccone un altro che se la povera Vipera avesse detto di no a Coppola avrebbe avuto buoni motivi per volersela togliere dai piedi. Il padre, oltre a rovinare l'azienda, gli stava pure spegnendo le speranze di un bel matrimonio, al guaglione.
Ricciardi camminava, le mani affondate nelle tasche del soprabito, col vento che gli scompigliava il ciuffo di capelli sulla fronte.
- Infatti. E siccome andava spesso e volentieri a prendere il padre al Paradiso, magari nessuno avrebbe fatto caso al suo passaggio. Pare incredibile, ma con chiunque parliamo troviamo nuove ipotesi di moventi per quest'omicidio.
- Proprio cos, commissa'. E mo', come procediamo?
Ricciardi cambi marciapiede per evitare il suicida del Gambrinus, e Maione soprappensiero lo segu.
- Dobbiamo fare una gitarella al Vomero, domani. Andiamo a vedere la famiglia della morta, e anche la ditta di Coppola un po' pi da vicino. Credo che a questo punto siano gli elementi che ci mancano, no?
Maione sospir:
- E s, sperando che non piove, con questo tempo pazzo non si pu mai dire. Se mi sporco un'altra volta gli stivali, mia moglie mi spara con la rivoltella di servizio, cos almeno qualcuno la usa. Buonanotte, commissa'.

21.

Camminava controvento, Ricciardi; e rifletteva su come la lieve pendenza della strada che faceva per tornare a casa sembrasse cambiare di volta in volta, diventando un giorno un'agile discesa e solo il giorno dopo una salita ripida e scoscesa come una montagna da scalare.
Il destino di Vipera, la fine di una vita cos giovane, ora pareva quasi segnato. Pi procedevano nelle indagini, pi sembrava che la proposta di matrimonio di Coppola, apparentemente un regalo della sorte, avesse avuto in realt l'effetto di una condanna.
Come sempre, al cospetto di una morte per mano umana, Ricciardi pensava alla fame e all'amore, gli antichi nemici che si alleavano facendosi ombra a vicenda, fornendo alibi l'uno all'altra, nascondendosi tra loro e confondendo le idee a chi scavava alla ricerca del colpevole.
L'amore, le sue molteplici corruzioni e le passioni figlie del contagio che lo rendeva la peggiore delle malattie: Coppola di fronte a un rifiuto, Ventrone davanti a un possibile addio. Ma anche l'affezione di Lily per il commerciante, e la speranza di Augusto in un futuro. La fame, l'interesse, i debiti e il bisogno cieco e disperato di denaro: quindi Madame Yvonne, il suo figlio giocatore e la prospettiva di perdere la migliore cavalla della scuderia; e Lily, che forse da Ventrone voleva solo gli stessi soldi che garantiva a Vipera. E chiss chi altro ancora, che si nascondeva nell'ombra.
A volte, pensava il commissario, meglio sarebbe non vedere. Meglio sarebbe far finta di essere cieco, come il mendicante musicista seduto all'angolo del Paradiso.
Il Paradiso, che suprema ironia. Un luogo abitato dalle passioni dell'inferno, col nome dell'Eden. Ma forse, riflett,  giusto. Forse il paradiso e l'inferno esistono apposta, per scambiarsi di ruolo e fingere di essere la perfetta abitazione per ognuno.
Il frustino, aveva detto Vipera in forma di immagine, sussurrando all'orecchio della maledizione di Ricciardi. Il mio frustino. Un vezzeggiativo per l'antico innamorato, al quale forse indirizzava compatimento per averlo respinto? O un'estrema ricerca di uno strumento di difesa, per sottrarsi alla furia cieca di Ventrone?

Per tutto il pomeriggio, Rosa aveva tenuto a Enrica un seminario sul rag alla cilentana.
Aveva cominciato col dire:
- Signori', voi lo sapete fare il rag napoletano? S? E scordatevelo subito. Cancellate tutto quello che sapete, qua si tratta di una cosa diversa, e se vi volete cimentare lo dovete immaginare come una maniera di dire " Ti voglio bene"; voi state facendo nascere un'espressione, l'uomo vostro deve fare: Mmm!, e poi vi deve guardare sorridendo. Gli uomini cilentani non fanno troppe chiacchiere, vi dovete accontentare di quel sorriso. Avete capito bene?
A Enrica, Rosa faceva tenerezza e incuteva un po' di timore, con in mano la cucchiarella di legno come un direttore d'orchestra tiene la bacchetta. L'utensile tremava un po' seguendo la mano incerta, ma si muoveva secondo la straordinaria sicurezza di quello che la donna stava facendo.
Enrica aveva seguito il racconto del rag: gli occhi e le parole avevano disposto nella pentola carne di castrato con l'osso e non di agnello, fette di carne di maiale stesa sul tagliere sulle quali dovevano essere disposti pezzi di caciocavallo e di prosciutto, prezzemolo ("Col gambo! " aveva detto Rosa risoluta), uva passa, sale, pepe e aglio, successivamente arrotolate, legate con lo spago e poi rosolate per qualche minuto in un tegame con un po' di cipolla.
- Signori', non vi pensate che questo  il secondo piatto! Ci sta il capretto, poi.
Si era fermata, a quel punto. Aveva fissato la ragazza, le lenti con la montatura di tartaruga, un ricciolo ribelle sfuggito al fermaglio dietro l'orecchio, le guance arrossate dalla vicinanza al fuoco; e per la prima volta aveva intuito il fascino della giovane, quella silenziosa e subacquea grazia che aveva incantato il suo signorino al di l di due lastre di vetro. Poi aveva preso tutto quello che aveva preparato e lo aveva riposto in uno stipo, e aveva detto:
- Adesso tocca a voi. Vediamo se avete capito quello che dovete fare.
Sul viso di Enrica si dipinse un'espressione di terrore.
- Signora, io? Ma io non lo so fare come lo fate voi. Io cucino in un modo diverso, io... non me la sento. Rosa si intener.
- Voi pensate troppo, signori'. Invece di pensare, amate. Non perdete tempo. E poi io sono stanca, mi fanno male le gambe: mi siedo qua, vedete? E non dico niente. Gli ingredienti stanno tutti nella ghiacciaia e nella dispensa, cucinate senza testa. Cucinate col cuore.
E si era seduta.
Ed Enrica aveva cominciato a preparare il pranzo di Pasqua per Ricciardi.

Quando stava per affrontare l'ultimo tratto della strada, Ricciardi si rese conto che la sua mente si dedicava al pensiero di Vipera per evitare un'altra immagine, che gli dava profondo disagio: quella di Livia che lo guardava ferita, cercando disperatamente di non piangere.
Per certi versi le due figure, la prostituta che mormorava del suo frustino e la donna che serrava scossa le labbra al tavolino del Gambrinus, davano al suo cuore la stessa pena: qualcosa di spezzato, di inutilmente ferito.
Era stato davvero un bastardo, pens. Non sapeva come e perch avesse partorito quella cattiveria inopportuna, e soprattutto per quale motivo l'aveva espressa, schiaffeggiando moralmente una persona che aveva l'unica colpa di volergli bene.
Analizz quello che provava per Livia. Non poteva negare di esserne attratto, in un modo che aveva poco di mentale, di sentimentale. Lei era la pelle, il richiamo animale al ventre e al sangue; la bellezza, la grazia di lei lo facevano uscire dalla stanza silenziosa in cui si era ritirato da ragazzo, quando aveva compreso chi fosse e quale fosse la condanna che lo rendeva diverso da chiunque, e lo portavano al centro del vortice delle passioni. Proprio ci che lo terrorizzava.
Ed Enrica? Anche lei lo chiamava fuori da quella stanza; e lei era la dolcezza, l'incanto forse illusorio di una vita normale, fatta di piccole, dolci cose, di carezze, di intese semplici e meravigliose.
Entrambe lo amavano, forse. Ognuna a proprio modo. E lui? Che cosa sentiva lui, al di l del velo di paura dietro il quale si trovava, non riuscendo a guardare in faccia l'amore?
Rivide il volto di Livia, bellissimo e addolorato, mentre si mordeva il labbro per non piangere, il basco di lana graziosamente appoggiato sul lato destro dei capelli corti. Mentre attorno a lei il mondo si fermava, e lui ascoltava il battito del proprio cuore e la voce del suicida che ripeteva: Il nostro caff, amore mio, il nostro caff, amore mio.

Rallent il passo e poi si ferm, a un centinaio di metri da casa.

Enrica pens: amami.
Mentre le mani, con quieta determinazione, stendono le fette di manzo sul tagliere, e le dita spargono un pizzico di sale. Amami.
Rosa, seduta a un metro di distanza, le aveva detto: col cuore, non con la testa. E lei aveva lasciato la cucina, il suo tempo e il mondo, ed era andata incontro al suo amore per parlargli con la voce del sentimento sempre pi grande che le riempiva l'anima, col coraggio che non aveva.
Amami.
Mentre le mani sminuzzano con attenzione i pezzi di caciocavallo, il formaggio stagionato tipico della terra che aveva visto crescere il suo amore.
Dammi la vita che voglio, gli diceva; dammi una casa nostra, che non assomigli alla mia o alla tua, che conosca gli spazi del nostro muoverci e del nostro stare.
Dammi le mura e le stanze, e io ti dar tende e tappeti. Riempiamo insieme i nostri ricordi, portiamo le cose che abbiamo avuto quando ci attendevamo senza saperlo, e quelle nuove che troveremo insieme: che ognuna di esse, una cornice, un vaso, una sedia, ci ricordino per tutta la vita l'attimo in cui l'abbiamo scelta, guardandoci in silenzio.
Amami.
Mentre le mani accarezzano il prosciutto, cercando i frammenti col giusto mezzo di magro e di grasso, col nutrimento e il sapore.
Amami.
Perch io sono quella che dar pace al tuo dolore, qualunque sia, da qualsiasi posto buio e lontano nel tempo venga. Io sono quella che ti guarder dormire agitato, e ti accarezzer la fronte in silenzio finch vedra spianarsi la ruga, regolarizzarsi il respiro.
Mentre le mani puliscono con attenzione i malevizzi, i piccoli tordi teneri catturati sulle fronde degli ulivi in mezzo ai quali il suo amore, bambino, giocava.
Amami.
E dammi due figli, che non siano soli per tutta la vita. Che abbiano i tuoi occhi, quei meravigliosi occhi del colore del mare sulle rocce in una giornata di sole, ma senza dolore. Che abbiano le tue mani sottili e delicate, e la mia serenit, la mia fiducia nel futuro. Che abbiano la tua sensibilit e la mia dolcezza. Che abbiano la tua acutezza, e la mia apertura al mondo.
Amami.
Mentre le mani dispongono una foglia di alloro e una fetta sottile di lardo attorno ai malevizzi, e li cospargono della salsetta di olio d'oliva, succo di limone e aceto bianco che hanno preparato prima.
Perch sono io quella che custodisce la tua felicit. Quella
che combatter per la tua felicit.
Amami.
Rosa, fingendo di riposare, sorrise.

Ricciardi attese in un portone finch vide Enrica uscire da casa sua. Solo quando lei, un po' triste dopo essersi guardata attorno, rientr nel suo palazzo chiudendosi dietro la porta, si mosse.

22.

Proprio mentre stavano preparandosi a partire per il Vomero, dove risiedeva la famiglia di Vipera, Ricciardi e Maione ricevettero l'inattesa visita di Vincenzo Ventrone.
Nell'atteggiamento e nei tratti, l'uomo era molto diverso dall'individuo baldanzoso e aggressivo della mattina precedente. Teneva il cappello tra le mani, che ne tormentavano la tesa nervosamente. Il volto, pallido e febbricitante, portava i segni di due notti insonni. I baffi pendevano inerti attorno a labbra esangui.
- Ho saputo che siete stati al negozio, ieri sera. Mi dispiace di non essermi fatto trovare, ma mi sento davvero un po' stanco e preferisco non mostrarmi ai clienti, in questi giorni. Del resto mio figlio, che avete conosciuto,  ampiamente in grado di portare avanti l'azienda. Per la verit, certe volte penso che se non ci fossi io sarebbe addirittura meglio.
Maione, che pure aveva provato un'istintiva antipatia per l'uomo, ne ebbe piet.
- Un ragazzo in gamba, il vostro, comunque. Ci potete contare.
- S. Fortuna che c' lui. Io ho molto pensato, sapete. Lo so che dal vostro punto di vista io... insomma, potrei essere stato anche io. Ma non sono stato io, e lo vedrete: ho fiducia in voi. Ma non sono qui per questo.
Ricciardi e Maione attesero che il commerciante se la sentisse di continuare. Sembrava davvero sconvolto.
- Lei... Vipera, sapete. Io non so proprio come descriverla, che donna era. Uno in quei posti ci va per curiosit e per divertirsi. Per non pensare. Poi ti scopri a comprare il tempo,  l'unico posto dove il tempo si compra, e si compra anche il tempo di una persona perch ti ascolti. E cos si comincia a parlare. Una volta per un minuto, una volta per cinque. E poi succede pure che ti ritrovi solo a parlare.
Lo sforzo era evidente; doveva essere difficile esprimere quello che sentiva, l in questura, al cospetto di due poliziotti. - Per me, e non sar sorpreso se non mi crederete,  stata una perdita. Non voglio dire che si trattasse di una persona cara, io ho un figlio, lo sapete. Ma Vipera... Maria Rosaria, era un'amica. Una cara amica.
Maione intervenne, in tono sommesso e diffidente: - E come mai ce le venite a dire a noi, queste cose? - Giusto. Giusto. Perch ve le vengo a dire a voi? La domanda fatta a s stesso cadde nel silenzio. Poi:
- Madame Yvonne mi ha spiegato, ieri, che il dottore...
insomma, che col cadavere avete finito, nel senso che si pu
procedere al seppellimento della salma. E cos, no? Ricciardi rispose, incerto.
- S, immagino di s. Il dottore ha completato l'autopsia, me lo ha detto ieri, quindi credo che si possa, certamente. Ventrone annu.
- Come sapete, io lavoro coi religiosi, quindi ho amici che possono spiegarmi le cose. Il rituale nega la sepoltura religiosa ad alcune categorie: i massoni e gli appartenenti a sette eretiche; i suicidi; chi muore in duello; i peccatori pubblici e manifesti. In questa ultima categoria, purtroppo, rientra Vipera.
Ricciardi interloqui:
- Ventrone, io non vedo proprio noi cosa possiamo... Il commerciante alz una mano:
- Vi prego, non mi interrompete, per me  gi abbastanza difficile. Stanotte ho dormito pochissimo; a un certo punto per mi sono assopito, e ho visto Vipera, com'era quando... quando l'ho vista l'ultima volta, insomma. E mi ha parlato, mi ha chiesto di essere sepolta cristianamente. Proprio cos, cristianamente, mi ha detto. E ho capito che devo fare qualcosa per lei, perch non venga gettata in una fossa, chiss dove.
Sospir, poi riprese:
- Domani, lo sapete,  gioved santo, l'inizio del triduo pasquale. E impensabile un corteo funebre normale, i cosiddetti benpensanti protesterebbero. Io ho parlato con alcuni amici, coi quali ho rapporti di lavoro da decenni, che mi devono fra l'altro dei soldi: una confraternita, una congrega che  disposta a ospitare la salma, in una cappella collettiva, ma col suo nome. Cristianamente.
Ripet l'avverbio, come una parolaccia.
- Il corteo deve avere luogo di mattina, molto presto, per passare inosservato. Ci saranno, ci vogliono essere, le ragazze che lavoravano con lei, che erano la sua famiglia. E Madame, naturalmente. Io pagher tutto, ho gi disposto quello che c'era da disporre, ma non potr esserci: ho dei doveri nei confronti di mio figlio, della mia azienda, della memoria di mia moglie. Non potr esserci. Ma glielo devo, che sia sepolta come voleva lei. E una questione di misericordia e di umanit.
Sembr che stesse per scoppiare a piangere. Maione e Ricciardi si guardarono, ma non trovarono le parole. Quando Ventrone si fu ripreso, continu:
- All'arrivo al cimitero verr presa in consegna dagli uomini della congrega, che provvederanno al resto. Ci sar anche un prete, che rimarr all'interno della cappella per non essere visto e che dar la sua benedizione. Ho pagato pure lui. E bastato pagare, sapete? Sempre, basta pagare.
L'amarezza era palpabile, nella voce dell'uomo.
- Tuttavia, mi hanno spiegato che per il movimento anomalo delle ragazze, tutte insieme,  necessaria un'autorizzazione della questura. Si tratta di prostitute, e il fatto che scendano in strada potrebbe configurare un adescamento. Noi sappiamo per che non  cos, no? Si tratta solo di amiche che accompagnano una donna nel suo ultimo viaggio. Vi prego, commissario: vi prego come non ho mai pregato nessuno. Fate in modo che non sia sola, in questo cammino. Era una donna che non ha mai fatto del male, nella sua vita troppo breve. Non se lo merita.
Ricciardi, dopo aver riflettuto, disse:
- Non temete, Ventrone. Sar presente. Nessuno fermer il corteo funebre di Vipera.

Mentre si avviavano verso il capolinea del tram che li avrebbe portati al Vomero, Maione disse:
- Commissa', ma siamo sicuri che sia una buona idea? Dico, presenziare al corteo funebre di una puttana. Va bene, molte sono brave ragazze; ma sempre puttane sono. E se vi vede qualcuno, e lo riferisce a quel fesso di Garzo? Ci manca solo che proprio voi venite accusato di essere un frequentatore di bordelli.
Ricciardi camminava con le mani in tasca, gli occhi fissi di fronte a s.
- Quello che ha detto Ventrone mi ha colpito, sai? Noi stiamo indagando sugli altri, tutti quelli che avrebbero potuto uccidere la ragazza, ma poco su di lei. Che voleva, dalla vita? Che cosa aveva deciso, in merito alla proposta di Coppola? E lo stesso Coppola, chi era e cosa voleva davvero, dalla ragazza? Stiamo andando per questo al villaggio dove sono cresciuti: per capire chi sia stata Cennamo Maria Rosaria, prima di diventare Vipera.

Maione non si convinceva.
- Scusatemi, commissa', ma continuo a non capire che c'entra il corteo delle sette di mattina, e per quale motivo ci dovete essere pure voi.
Ricciardi fece una smorfia.
- Lo sai, Raffaele. Niente come un funerale, per comprendere chi sia stata una persona. Le facce di quelli che ci saranno, e i nomi di quelli che non ci saranno, mi diranno qualcosa di interessante. Almeno lo spero.
Arrivarono a piazza Dante, dalla quale partivano i tram per le principali destinazioni.
Nonostante l'ora non fosse avanzata, il largo spazio si andava riempiendo di persone dirette un po' ovunque, ispirate anche dalla giornata che, al contrario della precedente, si presentava calda e luminosa. C'erano studenti universitari e graziose signorine che si apprestavano a prendere il tram numero 2, che li avrebbe portati nelle discrete vie verso il mare del capo di Posillipo dove conversare e baciarsi di nascosto; venditori di latticini e di tegami che stipavano la propria merce sul numero 6, diretti al mercato della Torretta; scugnizzi che si preparavano ad aggrapparsi alla parte posteriore del numero 21, diretto a Portici e alle scure spiagge di quella zona.
Maione si era preparato:
- Commissa', abbiamo una scelta tra due possibilit: possiamo pigliare il 7 rosso, che ci porta ad Antignano salendo per l'Infrascata, e il 18 che va all'Arenella attraverso via della Salute, ma poi dobbiamo fare un pezzo a piedi. Che dite, quale vogliamo prendere?
Ricciardi si strinse nelle spalle.
- Quello che parte per primo, chiedi ai conducenti. Non conosco la zona, quindi non saprei. Piuttosto, informati sugli orari del ritorno, non vorrei metterci tutta la giornata.
- Commissa', e quando mai in questa citt si sono saputi gli orari di partenza e di arrivo dei tram? Secondo me, non si sapranno mai. Dev'essere un segreto di stato. E comunque, se voi una volta per tutte vi faceste sentire con quel deficiente di Garzo e vi faceste dare la macchina... siamo o non siamo la squadra mobile? Ma mobile come, sui tram?
Ricciardi adorava Maione, ne apprezzava tutte le qualit comprese quelle che il brigadiere stesso non sapeva di avere, ma era consapevole dell'unico suo grave difetto: l'incapacit di ammettere di non essere in grado di guidare l'automobile, al volante della quale era un serissimo rischio per la salute pubblica.
Decise di lasciarlo nell'ignoranza.
- Lascia stare, Raffaele, lo sai che dopo l'incidente del giorno dei morti mi  rimasta un po' di nausea per l'automobile. Facciamoci una tranquilla passeggiata in tram.
E poi,  una cos bella giornata, pens con tristezza; e senza una ragione precisa, gli si materializz davanti l'espressione desolata di Livia.

23.

A partire per primo fu il 7 rosso, che lasciatosi indietro il Museo Archeologico si inerpic lungo via Salvator Rosa, per poi affrontare la salita della via dell'Infrascata, da cui partivano stradine secondarie che conducevano a trattorie e masserie.
Dal finestrino del tram, reggendosi forte per i sobbalzi provocati dalle giunture delle rotaie, Maione e Ricciardi osservavano il paesaggio che andava cambiando, coi palazzi popolari che lasciavano il posto alla disordinata vegetazione mediterranea.
Il Vomero, dalla guerra in poi, non era cambiato molto: per certi versi, anzi, rappresentava la continuit dall'inizio del secolo, in una citt sempre in caotica evoluzione. La collina sormontata da Castel Sant'Elmo, l'ultima dolorosa immagine negli occhi degli emigranti in partenza a sparire col porto, era ancora per la massima parte solo verde. Le rade palazzine costruite nel civettuolo stile floreale, o a imitazione degli stili romanico e gotico, erano fiancheggiate da strade in terra battuta che attraversavano orti e giardini, e solo poche di esse erano aperte al traffico. Un nucleo di costruzioni simili a quelle del centro, alti palazzi austeri e anonimi, era spuntato come una vegetazione atipica nei pressi delle stazioni delle funicolari, ma attorno la campagna era rimasta uguale.
Nella salita, Ricciardi intravide di sfuggita pastori e contadini, qualche muratore all'opera e, come spesso gli toccava, ai piedi di un'impalcatura percep l'immagine di due uomini, uno con una vasta depressione al lato della cassa toracica e l'altro con l'evidente frattura della colonna vertebrale, che mormoravano il terrore estremo della caduta. Si costruisce anche sul sangue, pens con amarezza. Uno dei prezzi del benessere, ma non l'unico.
L'autista avvert della fermata di Antignano, e il tram si ferm con un sobbalzo. Brigadiere e commissario scesero, trovandosi in uno slargo che da un lato aveva una parete di intricata vegetazione e dall'altro un agglomerato di casupole. Alcuni ragazzi seminudi e dalla pelle nera come il cuoio vecchio giocavano con una palla di pezza tenuta insieme da uno spago.
Maione richiam l'attenzione di un paio di loro che, contrariamente ai coetanei del centro storico, non si diedero alla fuga alla vista della divisa, e chiese dove poteva trovare la famiglia Cennamo.
Ricevuta l'indicazione, i due si avviarono all'interno del villaggio. Ai lati delle strade, poco pi che piste, le palazzine erano piuttosto ben tenute e quasi tutte di recente realizzazione, e si alternavano a baracche precarie. L'aria della primavera portava gli odori del bosco vicino, e alle finestre, anche le pi povere, spuntavano dai vasi gerani di tutti i colori. Insieme ai bambini si vedevano gli animali, cani e galline, e in bassi recinti maiali, capre e pecore. L'atmosfera era ben diversa da quella del resto della citt.
Si ritrovarono davanti a un edificio che, pure se in una parte povera del villaggio, tradiva una condizione economica differente, con l'intonaco rosa e le persiane in legno nuovo verniciate di verde, i balconi panciuti in ferro battuto e addirittura un'ulteriore sopraelevazione in corso di costruzione. Ricciardi e Maione si guardarono, pensando che, per una suprema ironia della sorte, il denaro delle famiglie pi bigotte e devote del quartiere nobile era confluito, attraverso i perversi piaceri di Ventrone, nell'abitazione della famiglia d'origine di una prostituta.
Ed entrambi pensarono, con malinconia, che la donna aveva pagato quel benessere non solo col proprio corpo, ma anche con la vita.
Bussarono al portone e venne ad aprire una ragazza molto giovane, con un grembiule bianco. Pure la serva, pens Maione.
La cameriera li fece accomodare in un salotto arredato in maniera pacchiana, che a Ricciardi ricord il bordello stesso, se non fosse stato per una statua di san Gennaro con la tiara e il bastone vescovile alta mezzo metro, sotto una campana di cristallo al centro di una mensola. Nessuno dei due poliziotti dubit dell'origine dell'omaggio.
La ragazza si affacci alla porta e disse:
- La signora mo' scende, - rimettendosi a spazzolare con vigore, sulle ginocchia, il tappeto all'ingresso.
Qualche minuto dopo entr una donna. Non doveva essere particolarmente anziana, e la vita che aveva fatto non era stata di sicuro sempre agiata. Il viso era rugoso e la bocca aveva pochi denti, ma la schiena era dritta e forte. Era vestita di nero, con un'ampia gonna e uno scialle leggero sulle spalle; i capelli tinti erano sormontati da un fermaglio di corno.
Li apostrof in tono brusco, dopo aver fissato con intenzione la divisa di Maione:
- Che volete, da noi? Siamo gente onesta, non abbiamo fatto niente.
Maione era abituato a quel genere di reazioni.
- Signo', qua nessuno vi accusa di niente. Io sono il brigadiere Maione della squadra mobile, questo  il commissario Ricciardi. Voi siete?
La donna non batt ciglio.
- Io sono Cennamo Concetta, la padrona di questa casa.
E siete voi che siete venuti qua, che cercate?
Ricciardi decise di intervenire.
- Signora, voi siete la madre di Cennamo Maria Rosaria? La donna si irrigid.
- Ero la madre, s.
- Quindi sapete che...
Annu di nuovo, una volta sola. E disse:
- Le donne come lei, questa fine fanno. Io non la vedevo
da anni, per me era gi morta quando si mise a fare la donna di strada, invece di pensare ad allevare il figlio come una persona rispettabile.
Il tono era tagliente e duro, le parole sputate con un disinteresse freddo che dava i brividi. Quella donna non provava nessun dolore.
Maione disse:
- Signo', posso sapere come siete venuta a conoscenza del fatto che riguarda vostra figlia?
Concetta spost l'attenzione sul brigadiere.
- Me l'ha detto Peppe, Peppe 'a frusta. Abitano qua vicino, stanno in fondo alla strada. L'ho dovuto consolare, piangeva come un bambino, era disperato. Le voleva ancora bene, come se fosse stata la stessa. Come se non fosse diventata chi era diventata.
Dalla strada venivano risate di donna e belati di agnelli.
La Pasqua si avvicinava anche l.
Dopo una pausa, Ricciardi si guard attorno:
- Avete una casa bellissima, signora. Posso chiedervi quale attivit svolgete, nella vostra famiglia?
Maione trattenne a stento una risata: era proprio curioso di sentire quello che avrebbe risposto la madre di Vipera, che si raddrizz orgogliosa sulla sedia.
- Mio marito, che si chiamava Gennaro, - e indic la statua del santo, come se fosse la raffigurazione del consorte scomparso, -  morto giovane. Io ho allevato quella svergognata e i suoi fratelli pi piccoli da sola. I figli hanno il dovere di aiutare la madre, specialmente se  una come me, che ha sacrificato tutta la vita per loro.
Ricciardi non si allontan dal punto.
- Quindi i fratelli di Maria Rosaria vi aiutano, economicamente?
La donna fece una risata beffarda.
- Magari. Sono io che li aiuto, praticamente li devo ancora mantenere, e sono tre. I maschi lavorano a giornata, la femmina ha sposato un disgraziato pi disgraziato di lei.
- Quindi questa casa, i lavori che state facendo, il mantenimento vostro e dei vostri figli con quali soldi li finanziate?
Maione se la godeva un mondo. Concetta per non si mostr in difficolt.
- Con me ci sta il figlio di quella puttana. I soldi servono per fare stare bene il figlio. Vorrei vedere pure che non pagava, e se li mangiava solo lei.
Il brigadiere intervenne.
- Il bambino sta con voi, dite? E dov'?
Senza girarsi, la donna batt le mani, e alla cameriera che arriv solerte, ancora con la spazzola tra le mani, disse: - Fai venire la creatura.
Dopo un attimo di silenzio ostile, entr di corsa un bambino di circa otto anni, col viso e le mani sporche di fango e le guance rosse. Sotto un ciuffo di capelli neri come la notte brillavano due pupille bellissime. A Ricciardi ricord con una fitta di compassione i tratti della madre, delicati e fini anche nella morte; e paradossalmente quelli della nonna, anche se in lei erano velati dalla durezza.
- Come ti chiami?
Il bambino guard la nonna, che gli fece un cenno. Poi disse:
- Cennamo Gennarino, a servirvi.
Ricciardi fece segno alla donna, che lo mand via con uno sguardo.
- E un bambino bellissimo, - disse.
Concetta rispose:
- E un bambino disgraziato, nato da una donna di malaffare che non ha saputo tenersi il proprio uomo, il padre della creatura; che non  riuscita a farsi sposare e che non  riuscita nemmeno a farsi sposare da un altro uomo; che ha saputo fare solo la puttana, e non ci stanno soldi che bastano, per lavare la vergogna che ha messo in faccia al figlio e a tutta la famiglia. Io preferirei campare ancora nel fango, e rubare il mangiare ai cani e ai maiali, ma non tenere addosso la vergogna che quella mi ha fatto sentire per tutta la vita.
Aveva pronunciato quella tirata senza variare il tono, senza mostrare rabbia. Nel cuore della donna non c'era una goccia d'amore o di dolore per la figlia uccisa.
Ricciardi disse:
- Non sapete chi possa aver fatto questa cosa? Non avete notizia di qualche nemico, qualche donna gelosa, per esempio, o un uomo che possa aver provato odio per lei?
Durante il silenzio che segu la donna non mostr alcun sentimento o incertezza. Poi disse:
- Quelle come a lei qualcuno che le odia lo tengono sempre. Era cos pure da ragazzina, troppo bella. La bellezza, sapete,  una colpa. Mica se la possono permettere tutti quanti, la bellezza. Se sei troppo bella, te ne devi andare, se no questa  la fine che fai. Io comunque non ho idea di chi possa essere stato, mandava i soldi per posta, non si faceva vedere da anni. Il figlio nemmeno sa chi . Chi era.
La correzione fu l'unica incertezza.
Ricciardi disse:
- Un'ultima cosa, signora. Sapete che Coppola Giuseppe, che voi conoscete come Peppe 'a frusta, aveva fatto a vostra figlia una proposta di matrimonio?
- S, lo sapevo. Era venuto prima da me, a chiedermi il permesso, ci pensate?
Il commissario fu sorpreso dal fatto che la donna sembrasse divertita all'idea.
- E voi che avete detto?
- Io gli ho detto che secondo me era pazzo, che era una cosa che non poteva mai succedere; che avrebbe perso il buon nome e che la famiglia sua non glielo avrebbe perdonato. Peppe  un bravo guaglione, non se la meritava questa maledizione.
Maione era disgustato. I due uomini si alzarono.
- Signo', grazie per la collaborazione. Vi informiamo che domani, alle sette, da... da via Chiaia, parte il corteo funebre di vostra figlia.
Concetta lo guard freddamente.
- E da quando, quelle come a lei hanno un funerale? La butteranno in una fogna, come si merita. Ricciardi non resistette:
- Signora, ma vi rendete conto? Parlate di vostra figlia, generata da voi. Di una ragazza che aveva venticinque anni, che era quasi una bambina quando  stata violentata. Non credete che abbia diritto a un po' di piet?
Concetta si rizz in piedi con sorprendente agilit. Fiss Ricciardi e disse:
- Io so solo che era una puttana. E che adesso ci ha lasciato pure coi debiti. Me lo dite adesso questi lavori chi li finisce di pagare?

24.

Non pensava che sarebbe stata tanto male. Ancora a letto, con le imposte chiuse, al buio della sua stanza, col cuscino intriso di lacrime. Non lo avrebbe mai detto. Non pi.
Aveva un passato, una vita che era stata difficile in molti momenti. La perdita del figlio, a un anno, per difterite, era stato il momento pi doloroso, al quale si era abituata a paragonare ogni evento negativo che era accaduto poi.
La personalit prevaricante e violenta del marito, il tenore pi apprezzato del paese, amico personale del duce, al cui genio corrispondeva il pi marcato egoismo che avesse mai visto: aveva sofferto, per i suoi continui tradimenti, per l'abbandono al quale l'aveva costretta, per il silenzio nel quale l'aveva lasciata.
Si era aggrappata a s stessa, alla sua bellezza, a una vita sociale della quale era diventata il centro per l'avvenenza, la grazia, la classe; gli stessi motivi per i quali aveva poi subto voltafaccia, maldicenze, calunnie e altri tradimenti. La bellezza  un delitto che non si perdona.
Non aveva pi cercato l'amore. Non che ci avesse rinunciato, no: semplicemente aveva relegato quel sentimento a un rango inferiore nel proprio spirito. Uomini ce n'erano stati, quando aveva deciso di accettare la corte di qualcuno che riusciva ad affascinarla o almeno a incuriosirla, promettendosi diverso dagli altri, salvo poi rivelarsi perfettamente uguale a chiunque.
E poi c'era stato quell'incontro, quella conoscenza assurda, che aveva scardinato ogni proposito di solitudine e di serenit, di rinuncia al futuro. Un incontro avvenuto nella pi illogica delle circostanze, l'indagine sull'assassinio del marito.
Le era bastato incontrare quegli occhi, quei cristalli di mare nei quali affondava e non riusciva a riemergere. Livia si era innamorata di Ricciardi appena l'aveva guardato negli occhi, ora lo sapeva. Certe emozioni lasciano l'impronta, penetrano in un territorio inesplorato dell'anima, accedono a un suolo sconosciuto nel cuore e ne prendono possesso per sempre.
Livia piangeva: perch mai nessuno prima di lui aveva acceso un'emozione che non si sarebbe ripetuta e della quale non poteva fare pi a meno.
Si era trasferita per lui in quella citt che aveva imparato ad apprezzare, ma nella quale sarebbe stata sempre forestiera; la capitale, che la vedeva una delle pi ammirate regine della vita sociale, dove aveva amicizie al massimo livello politico ed economico, le era sembrata il palcoscenico vuoto di un teatro di provincia.
Aveva scelto una casa, l'aveva arredata come se fosse il luogo dove andare a vivere da sposa. Aveva di nuovo accolto la speranza, lei che si credeva ormai morta.
Lo aveva avuto tra le braccia, in quella casa, in una notte di febbre e di pioggia, quando le eterne difese di lui erano cadute di fronte ai colpi di una solitudine pi forte, di una delusione o di chiss che altro, a lei non importava: quello che sapeva era che l'aveva avuto, sulla pelle, nel corpo. Che i baci, le carezze e l'impronta di lui dentro di s non erano stati uno dei tanti sogni o l'immaginazione con cui accompagnava il proprio piacere solitario, ma una meravigliosa realt.
Aveva sperato di sgretolare piano le sue difese, di far emergere quello che aveva dentro e che portava sul suo viso un perenne dolore, di aiutarlo a cancellare quella pena; aveva sperato in un futuro, che la sorte le avesse riservato in cambio di tante lacrime; aveva creduto di poter di nuovo immaginare che l'amore esistesse, e che esistesse anche per lei.
Contro le sue abitudini e la sua natura aveva insistito, lo aveva corteggiato. Lei, che era avvezza a scegliere tra tanti; lei, che veniva guardata con venerazione dagli uomini e con sospetto dalle donne quando entrava a teatro, da sola; lei, che ogni giorno riceveva fiori da ammiratori di ogni et. E non si era scoraggiata di fronte alla porta chiusa del cuore di lui, che si diceva impegnato: ma Livia, era convinta che non fosse cos. Che lo dicesse soltanto per tenerla lontana, forse per preservarla da chiss quale terribile segreto.
Non poteva esserci un'altra. Lo avrebbe sentito, lo avrebbe visto. Era sempre ritirato nella sua vita fatta di lavoro e di casa, con la vecchia tata con cui viveva e che aveva incontrato in occasione dell'incidente di lui, all'ospedale, con un'altra parente, una giovane alta che era andata subito via.
Tutto questo, prima di ieri. Vederlo le aveva fatto saltare il cuore in petto, come sempre; ed era stata lieta di incontrare il dottore, un uomo simpatico e intelligente e amico di lui. Amava condividere ogni aspetto della sua vita, tanto pi una delle rarissime amicizie. E poi quell'inutile, violenta cattiveria.
Non erano state le parole, quel riferimento fuori posto e volgare alle sue amicizie. E nemmeno il tono, piatto e freddo come purtroppo era spesso. A ferirla era stata la palese volont di farle del male. E l'imbarazzo del dottore le aveva confermato quella terribile sensazione.
Aveva cominciato a piangere in automobile, non rispondendo alle discrete parole del suo autista che le chiedeva se avesse bisogno di qualcosa; aveva pianto arrivando in casa, allontanando la cameriera che le domandava se stesse male; aveva pianto per tutta la notte, a letto, senza toccare cibo.
Piangeva sulla speranza morta, sul miraggio dell'amore perduto, sul silenzio che avrebbe di nuovo accompagnato la sua vita. Sulla solitudine, che era tornata per non lasciarla pi.
Aveva deciso che se ne sarebbe andata. Che non avrebbe potuto sopportare di rimanere ancora in quella citt, dove ogni giorno avrebbe rischiato di incontrare quegli occhi che le avevano fatto pensare che la sua vita non fosse finita, per poi deluderla in maniera cos cocente.
Sarebbe tornata a Roma, ricostruendo, frammento dopo frammento, un minimo di fiducia in s stessa. A Roma, dove era apprezzata e forse, in qualche strana e insoddisfacente maniera, anche amata. Dove qualche amicizia le era rimasta. Sarebbe stata di nuovo Livia Vezzi, padrona della notte, la pi bella. Almeno questo.
Mentre la primavera, oltre le imposte chiuse, tramava i propri cambiamenti, Livia pens che subito dopo le feste sarebbe partita, disponendo successivamente il trasporto delle proprie cose.
Voltando le spalle all'amore.

25.

Ricciardi e Maione erano abituati: nel loro mestiere, arrivare inattesi e di sorpresa non era possibile.
Nella migliore delle ipotesi venivano preceduti da un passaparola fatto di sussurri e spiate da dietro le imposte, mentre il suono degli stivali e delle scarpe riempiva il silenzio di vicoli solitari. Nella peggiore, stuoli di scugnizzi vocianti li precedevano come una fanfara irriverente.
Successe cos anche quella volta, con una piccola mandria di bambini scalzi che sguazzavano nel fango e nelle pozzanghere attorno, ridendo e cantando ritornelli in dialetto e tentando scherzosamente di togliere la pistola dalla fondina al fianco del brigadiere, che cercava di scacciarli senza convinzione come un bue con uno sciame di mosche fastidiose.
In fondo alla strada, a poche centinaia di metri dalla palazzina in costruzione dei Cennamo, c'era una palizzata con un cancello spalancato. Sulla terra si distinguevano i segni di innumerevoli passaggi di carri, e proprio mentre arrivavano entr un carico di broccoli trainato da un mulo, con un contadino che seguiva il carretto. L'uomo li osserv diffidente, senza salutarli n toccarsi il berretto.
Si ritrovarono in un cortile ampio. L'odore della stalla vicina era penetrante, come quello degli ortaggi stivati in un locale dove videro accedere il carretto dei broccoli. Venne loro incontro una donna dalle spalle larghe e l'aria decisa, che si puliva le mani su un grembiule; dai capelli biondi e dagli occhi azzurri capirono subito trattarsi di una consanguinea dei Coppola.
- Volete qualcosa?
Il tono non era ostile, piuttosto sbrigativo: l si lavorava, e non si poteva perdere tempo. Maione disse:
- Signo',  qua che lavora Coppola Giuseppe? Siamo della squadra mobile, brigadiere Maione e commissario Ricciardi. Ci possiamo parlare?
La donna non parve per nulla impressionata dalla presenza di poliziotti nel suo cortile. Li fiss, asciugandosi la fronte con un fazzoletto che aveva tirato fuori da una tasca nella gonna.
- Io mi chiamo Caterina, sono la sorella di Coppola Giuseppe. E che volete da lui?
Non sarebbe stata brutta, la sedicente sorella di Coppola Giuseppe: i colori erano bellissimi, le pupille brillavano nel sole come i capelli di grano maturo; ma i lineamenti erano induriti da un carattere autoritario e volitivo, con due rughe profonde agli angoli della bocca. Le braccia, forti, erano abituate al lavoro duro.
Maione mise in chiaro i ruoli:
- Signo', se dobbiamo parlare con lui allora sono fatti che non vi riguardano, altrimenti parlavamo direttamente con voi, vi pare? Abbiate pazienza: se ci sta, andatelo a chiamare, per cortesia.
La donna fiss il brigadiere a lungo: sembrava sul punto di dargli uno spintone. Maione assunse l'aria assonnata che gli era abituale quando non voleva dare adito a discussioni.
- Io non lo so, dove sta mio fratello. In questi giorni non si capisce mai dove se ne va. Speriamo che si sveglia presto, ch qua se no va tutto in rovina. Andate a vedere l, nelle stalle. Io devo controllare gli scarichi dei broccoli.
Si volt verso il carrettiere che avevano visto entrare e diede un ordine incomprensibile in dialetto stretto. L'uomo si ferm con un gran fascio di broccoli tra le braccia, come raggelato dall'urlaccio, e rimise la merce sul carretto in attesa di nuove disposizioni, chiaramente intimorito dalla donna che si avvicinava a lui a grandi passi.
Il brigadiere disse:
- Una signora energica, eh? Questa  peggio di un uomo.
Facendo attenzione a scansare il letame di cavallo che punteggiava il cortile, nel quale razzolavano una decina di galline, si addentrarono nella fattoria.
Al contrario di quanto affermato da Caterina, l'azienda dei Coppola pareva funzionare egregiamente. Su un lato della grande rimessa erano allineati una decina di carri dipinti d'azzurro, e c'era ancora posto per almeno altrettanti, che in quel momento dovevano essere fuori. Alcuni uomini, tutti con un cappello di feltro scuro e un fazzoletto annodato al collo, si davano da fare attorno ai carri, controllando le giunture e oliando i mozzi. Dalla parte opposta si vedeva l'entrata delle stalle, un grande arco dal quale provenivano nitriti. A Maione venne in mente la risata di Bambinella.
Quando li videro entrare, i lavoranti, preoccupati, mostrarono maggiore concentrazione in ci che stavano facendo: in quella citt non c'era nessuno che non avesse niente da temere incontrando le guardie. I poliziotti si avviarono in direzione dei cavalli.
All'interno trovarono un ambiente pulito e ordinato, nel quale lavoravano tre uomini e due donne, impegnati a lustrare e accudire gli animali. Anche qui si capiva che erano presenti solo alcuni dei cavalli, meno di dieci. Il grosso era al lavoro.
Un uomo si stacc dal gruppo e venne loro incontro: si trattava di Pietro, il pi giovane dei fratelli Coppola, che Ricciardi aveva incontrato in questura.

- Commissa', buongiorno. Vi ricordate di me?
Ricciardi annu, e lo present a Maione.
- Siamo venuti ad Antignano per incontrare la signora Cennamo, la madre di Maria Rosaria. E abbiamo pensato di allungarci fin qua, giusto per conoscere il posto e per vedere vostro fratello.
Maione pens che, a parte i capelli scuri, il ragazzo avrebbe potuto essere il gemello di Caterina, ma che della sorella non aveva la muscolatura possente, pur mostrando comunque due belle spalle. Il carattere doveva per essere migliore, perch Pietro sorrise e alz le mani in cui teneva una spazzola e una pezza.
- Scusatemi, brigadie', non vi posso dare la mano: stavo pulendo la cavalla saura che vedete l. Bella, eh?
In effetti l'animale era splendido: alto e flessuoso, con la criniera e la coda che sembravano di seta beige, gli occhi profondi ed espressivi. Maione comment ammirato:
- Bella, s. E non sembra che abbia bisogno di essere pulita. Me li immaginavo diversi, i cavalli da carretto.
Pietro rise ancora:
- Avete ragione. E infatti, ce ne vuole a convincerla che deve tirare il carretto come a tutti gli altri... Ditemi, commissa', che vi posso servire?
Ricciardi si guard attorno: Peppe 'a frusta non si vedeva nemmeno l.
- Ma vostro fratello? La signora all'entrata, che ha detto di essere vostra sorella Caterina, ci ha indicato di vedere qui, ma non mi pare che ci sia.
La risata scomparve dal volto del ragazzo.
- No, infatti non c'. Sta in casa. Esce poco da... da qualche giorno. Aspettate, ve lo mando a chiamare.
Fece un cenno e si avvicin una bella ragazza bruna, giovane e non molto alta.
- Vi presento Ines, la mia fidanzata. Ines, vai a chiamare a Peppe, in casa.
La ragazza fece un breve accenno di inchino e si allontan. Pietro sospir.
- Sapete, avevamo in programma di sposarci tra qualche mese, pensavamo a giugno. Stiamo insieme da tanto tempo. Ma con mio fratello cos... io non me la sento, e abbiamo rimandato a quando sar. Ines ha una sorella pi grande, si chiama Ada,  da tanto che guarda a mio fratello, fa la maestra dei bambini, qua ad Antignano, e ci tenevamo tutti una speranza. Ma lui ha incontrato un'altra volta a Maria Rosaria, e non ha guardato pi niente e nessuno.
Maione si asciug la fronte col fazzoletto.
- Ditemi, Coppola, come siete organizzati, qua?
- Facile, brigadie'. Io mi occupo dei cavalli e seguo le forniture. Mia sorella Caterina controlla la merce, gestisce i contadini e gli ortolani, il carico e lo scarico dei carretti. L'altra sorella, la pi giovane, che non avete incontrato, Nicoletta, va nei nostri orti, segue la coltivazione degli ortaggi e della frutta. E mio fratello il movimento dei soldi, lui  il maggiore, capite, ha inventato lui l'azienda e la comanda. Perci siamo in difficolt, adesso: andiamo avanti, ma se non si ripiglia lui, qua le cose non vanno bene.
Alle parole corrispondeva un tono preoccupato. La ditta dipendeva molto da Peppe; e sia Caterina sia Pietro speravano in una veloce ripresa del morale dell'uomo.
Ricciardi disse:
- Domani alle sette ci sar il corteo funebre di Vipera. Volevamo avvertire vostro fratello.
Il ragazzo si agit.
- Per carit, commissa', non glielo dite! Quello fa uno sproposito, per com' ridotto. Non dorme da due giorni, beve, non mangia: e chi lo pu prevedere che pu fare, se si ritrova davanti a quelli che frequentavano a Maria Rosaria! E se...
Si interruppe bruscamente quando vide arrivare il fratello, accompagnato da Ines. Aveva la barba lunga e l'andatura incerta, i capelli sporchi e impregnati di sudore, la camicia stazzonata. Fu subito chiaro a Ricciardi e Maione che aveva bevuto, e parecchio, nonostante non fosse ancora ora di pranzo.
- Commissario, salute a voi-. Avete novit? Qualche sospettato?
La voce impastata tradiva la grande pena che l'uomo aveva nel cuore. E non solo quella.
- Salve, Coppola. Stiamo indagando. E a voi,  venuto in mente qualcosa?
Peppe si guard attorno, minaccioso. Ines si allontan subito, tornando alla fontana e alla pulizia dei cavalli. Pietro invece rimase nelle vicinanze, sedendosi a terra e mettendosi a intagliare un pezzo di legno mentre fissava con preoccupazione il fratello ubriaco. Maione pens che il ragazzo doveva provare per Peppe un affetto che sconfinava nella venerazione, e vederlo in quello stato doveva essere per lui un vero dolore.
- Commissa', io ci ho pensato molto, e per me non ci sono dubbi: a uccidere Maria Rosaria dev'essere stato quel bastardo del commerciante di santi e madonne, Ventrone.
Ricciardi chiese:
- Perch pensate questo? E come sapete di Ventrone?
- Me ne parlava Rosaria, e io sapevo da quello che mi dicevano sulla casa che a parte me l'unico suo cliente era lui. Un uomo senza sangue, con le mani pulite e la cravatta; ma pieno di soldi. Finch ci stava lui, lei guadagnava troppo. Io ce l'avevo detto di non preoccuparsi, che i soldi per finire la casa della madre, l'avete vista, no?, ce li davo io. Io lavoro, lo vedete, commissa'? L'azienda va bene. Lei veniva a fare la regina, se mi diceva di s. La regina.
Il fratello si alz e fece per avvicinarsi, ma Peppe lo gel.
Ricciardi chiese:
- Quindi, che motivo avrebbe avuto Ventrone di uccidere la ragazza?
Una rabbia immensa sfigur il volto di Coppola in una terribile smorfia.
- E me lo chiedete, commissa'? Perch l'avrebbe persa. Lei aveva deciso di sposarmi, io lo so, me lo sento. Doveva solo avere il tempo di dirlo a tutti quanti. Come l'ho capito io, l'ha capito lui e l'ha ammazzata. E io, vedrete, lo ammazzer con le mani mie.
Pietro gli corse vicino, in lacrime:
- No, no, Peppi', non lo dire nemmeno! E a me, a noi, non ci pensi? Alla vergogna della famiglia, alla fine dell'azienda che tu hai creato, non ci pensi? E che ti credi, che se ti sporchi le mani di sangue e vai in prigione o, peggio, ti fai ammazzare pure tu, Maria Rosaria torna a vivere?
Maione mise una mano sulla spalla di Peppe.
- Vostro fratello ha ragione, Coppola. Vi rovinate la vita e rovinate quella di chi vi vuole bene. Lasciate fare a noi, vedrete che il commissario, qua, lo trova il colpevole. E' una questione di tempo. Non vi compromettete.
Peppe continuava a mormorare frasi sconnesse. Un filo di bava gli pendeva dalle labbra, sul viso scendevano incontrollate le lacrime. I lavoranti avevano smesso di strigliare e lavare i cavalli e fissavano inorriditi la scena. Pietro, anche lui in lacrime, teneva il braccio attorno alle spalle del fratello.
La prima a riscuotersi fu Ines, la fidanzata di Pietro, che batt le mani verso gli uomini e, con un tono che a Maione ricord quello usato da Caterina, disse loro di riprendere il lavoro.

Ricciardi fece un cenno al brigadiere e si rivolse al giovane:
- Coppola, noi andiamo via. Mi raccomando, per il bene di vostro fratello, non lo perdete di vista: se dovesse succedere qualcosa di brutto a qualcuno, lo dovremmo ritenere responsabile. Sono stato chiaro?
Sospingendo il fratello verso la casa, il ragazzo rispose:
- State senza pensiero, commissa'. Io non lo lascio mai, a mio fratello. E domani... un fiore per lei, da parte sua.

Seduti sulla panchina vicino alla fermata del tram, Ricciardi e Maione approfittarono dell'attesa per fare il punto sulle indagini.
Il brigadiere, sventolandosi col cappello, disse:
- Certo che  curioso, curioso assai. Abbiamo parlato con un sacco di gente, e tutti quelli che la conoscevano, per una ragione o per l'altra, potrebbero averla ammazzata, e pure chi non la conosceva. Ma la cosa curiosa  che tutti dicono di averle voluto bene: Coppola, Ventrone, Lily e Madame. L'unica che l'odiava era la madre, che per dipendeva da lei economicamente e quindi non credo che tirava il collo alla gallina dalle uova d'oro. Una bella sciarada, eh, commissa'?
Ricciardi guardava nel vuoto, con le mani in grembo.
- Una situazione complessa, s. E nemmeno ci aiuta il luogo del delitto, n il cadavere, senza segni o tracce. L'occasione poi l'avrebbero avuta tutti e quattro: uno l'aveva appena lasciata, un altro l'ha trovata, le due donne stavano gi dentro. Certo, i sospettati principali rimangono Coppola e Ventrone.
Maione fece una smorfia.
- S, ma per un motivo o per l'altro, vi devo dire la verit, a me  Ventrone che non mi convince. Per la reazione di Coppola, soprattutto: lo avete visto,  impazzito. Uno non fa una cosa come quella e poi finisce di campare, no? Il commerciante, invece, potrebbe pure voler nascondere la colpa facendo vedere che si preoccupa della sepoltura.
Il commissario fece un mezzo ghigno.
- Ti  proprio antipatico, Ventrone, eh? Io invece non vedo chiaro nemmeno qui, al Vomero. La madre di Vipera, per esempio, mi pare troppo determinata: il suo odio  eccessivo, tenendo conto del fatto che ha sfruttato il mestiere della figlia. E anche Coppola, ha delle reazioni esagerate, a volte. Hai visto il fratello come lo controlla? Come se potesse esplodere da un momento all'altro. C' qualcosa che ancora non  chiaro.
Dall'angolo della strada spunt sferragliando il tram, uno di quelli nuovi a otto ruote, dipinto di due tonalit di verde. Maione rise:
- In mezzo a tutte queste piante, il tram non si vede arrivare, verde com'. Fortuna che fa tutto questo rumore!
Ricciardi si riscosse e sali sul predellino.
Il sole stava cominciando lo spettacolo del tramonto.


26.

Notte di primavera.
Che vuoi tu, da una notte di primavera?
Tu che sei una donna vecchia, che senti fuori della porta il respiro della morte che attende di entrare, che chiedi alla notte di primavera?
Che ti porti il tempo di fare quello che devi fare, forse. Che quello che non dipende da te si realizzi, che qualcuno trovi il coraggio di parlare e qualcun altro di dire di s. Che chi ami non si condanni alla solitudine, quando tu te ne sarai andata. Che la primavera faccia scorrere il sangue pi veloce nelle vene, che l'incoscienza vinca sulla paura.
Questo vorresti, dalla notte di primavera che sparge profumo per la strada.
E tu, che vorresti dalla notte di primavera?
Tu che affoghi il silenzio nel vino, e guardi le tue mani al pensiero di quello che hanno fatto e nel timore di quello che potrebbero fare, che chiedi alla notte di primavera?
Che ti riporti davanti a quel sorriso, forse. Anche solo un'altra volta, anche solo per un misero istante. Per ascoltare la parola che ti avrebbe detto, e capire, e sentire, per poter sognare. Per poter respirare di nuovo.
Questo vorresti, dalla notte portatrice di vento.
E che vorresti tu, dalla notte di primavera?
Tu che guardi alle donne del tuo passato, cos diverse, cos belle. Cos morte. Coi loro corpi hai cercato di saziare il tuo, dalle loro mani hai desiderato il piacere che hai avuto solo da una, che non c' pi. Che chiedi tu, alla notte di primavera?
Che spazzi dalla tua mente il suo ricordo, forse. Di poter seppellire dietro l'immagine del suo cadavere questo lato della tua mente, questo lato oscuro, questo lato buio. E di ritrovare il rispetto nello sguardo della gente, e in quello di tuo figlio.
Questo chiederesti, alla notte dei nuovi odori.
E tu? Tu che vorresti, dalla notte di primavera?
Tu che continui a piangere nel cuscino, senza trovare pace nel sonno. Tu, che sei ricca, e bella, e desiderata, e amata, e ti senti la donna pi brutta, misera e disperata della terra. Che domandi tu, alla notte di primavera?
Che ti faccia dimenticare l'amore, forse. Che allontani dalla tua notte quegli occhi verdi che ti fissano dal buio, rimescolandoti il ventre e ferendoti il cuore. Che ti faccia rassegnare alla perduta speranza.
Vorresti questo, dalla notte della spuma sul mare.
E tu, invece. Che vorresti tu, dalla notte di primavera?
Tu che vegli col corpo dolente, per i mille piccoli traumi e le minuscole ferite che conosci cos bene. Che hai vissuto un altro primo giorno di questo terribile mestiere, accogliendo su di te il vizio di tanti che non hanno il coraggio di cercare dalle mogli quello che veramente desiderano. Che vorresti tu, dalla notte di primavera?
Forse un uomo. Un uomo solo. Per quanti vizi abbia, per quanto sia disperato. Per quanto male voglia dare, per quanto male voglia ricevere. Un uomo solo, che resti a dormirti al fianco, quando ha finito di cercare con rabbia cieca il proprio furore. Un uomo solo, che al risveglio ci sia ancora.
Chiederesti questo, alla notte delle foglie appena nate.
E tu? Che cosa chiedi, alla notte di primavera?
Tu che hai cercato per tutto il giorno di mettere riparo alla malattia, al dolore, alla gelosia, alla rabbia. Tu che hai somministrato medicine, che hai ricucito strappi e ferite. Che quando ti sei messo a letto credevi di crollare addormentato, e invece sei ancora l a fissare il soffitto che fa da schermo nero ai tuoi ricordi. Dimmi, che vuoi dalla notte di primavera?
Un mondo nuovo, forse. Un mondo diverso, dove causare sofferenza non sia un merito, un traguardo da perseguire. Dove la patria sia l'universo, dove i confini non debbano essere allargati con le armi. Dove si possa star male solo perch lo vuole la natura, e non per mano umana. E forse, non sentire tue le sofferenze di tutti.
Vorresti questo, dalla notte delle nuove magie.
Tu, tu: che vorresti tu, dalla notte di primavera?
Tu che sei cos eccitata da non riuscire a dormire. Tu che vai conoscendo gli odori, gli spazi, i territori abitati dall'uomo che ami, bevendone i movimenti, figurandoti le espressioni. Tu che ne accarezzi i tessuti, le tende, le poltrone, assorbendo gli sguardi di quegli occhi che hanno preceduto il tuo tocco. Che desideri tu, da questa notte di primavera?
Forse che lo spazio si riempia, nella tua giornata e nella tua vita. Che capisca lui come lo hai capito tu che il tempo  venuto, che ormai i giorni delle mani che si sfiorano e dell'amore stanno arrivando, come arriver l'estate della luce e dei sogni.
Questo vorresti avere, dalla notte dei mille inganni.
E tu? Tu, che vuoi, dalla notte di primavera?
Tu che ne hai sentito l'impronta nel ventre, e adesso  morta. Tu che l'hai vista camminare il primo passo e dire la prima parola, che ne sei stata orgogliosa per quanto era bella. Che l'hai immaginata sposa, e non l'hai mai vista. Che l'avresti aiutata a partorire tenendole la mano, e ti  stato negato. Che vai dicendo che la odi, che non le hai perdonato la vergogna che ti ha messo in faccia, che non riconosci la puttana che era diventata. Perch allora non dormi, in questa notte di primavera?
Forse perch adesso che  morta te la ritrovi l, seduta sul bordo del tuo letto morbido, che ha pagato lei in silenzio, senza mai vedere quello che aveva comprato. Perch il suo cadavere ti guarda e non ti parla, ti guarda senza rimprovero e senza amore, ti guarda e basta. E aspetta una parola che non puoi pi dirle, perch i cadaveri non ascoltano, perch i cadaveri non hanno orecchie. E nella notte senza sonno, tu non puoi nemmeno pensarla, quella parola.
Vorresti questo, dalla notte del triste silenzio.
E tu? Tu che non chiedi mai niente, cosa chiedi alla notte di primavera?
Tu che non sei nuovo a fissare la notte inseguendo un sonno senza sogni che tarda sempre a venire. Tu che senti risuonare nel petto la voce dei vivi e quella dei morti, che insegui una logica senza trovarla, che cosa cerchi e che cosa trovi, in questa notte di primavera?
Forse cerchi un volto e ne trovi un altro. Forse vorresti ritrovare l'immagine che ti d pace, una dolce figura mancina che si muove tranquilla nei suoi spazi, sognando che diventino i tuoi. E invece vedi gli occhi neri, profondi, che si riempiono di lacrime per una tua offesa gratuita. E cogli questa nuova debolezza, l'incrinatura in un'anima che credevi forte e indipendente, e fai i conti con una nuova tenerezza.
E forse quegli occhi si trasformano in un volto morto, senza espressione, con un vago ricordo di bellezza nei tratti, che ti chiede giustizia senza chiedertela, o vendetta per la vita sottratta, per il futuro sconosciuto.
Vorresti un po' di pace, dalla notte del sangue che si rimescola.
E infine tu.
Tu che hai ucciso. Tu che sei tra questi o sei altro ancora, tu che hai aspettato che non ci fosse pi respiro sotto il cuscino, che il corpo che era stato caldo si raffreddasse, che il sangue smettesse di percorrere le sue vie.
Tu, che cosa chiedi, alla notte di primavera?
Forse che cancelli un'ombra di rimorso. Che ti dia ragione, quando hai pensato che non ci sarebbe stata vita, con lei nel mondo. Che non ci sarebbe stata speranza, n pace, con lei. E che ti convinca che senza di lei sar possibile vivere, che non hai sbagliato, che tutto andr a posto.
Che non  stata vendetta, che non  stata rabbia. Ma necessit. Non disperazione, ma speranza.
Che ti convinca, la notte di primavera, che c'era un solo modo, e tu hai fatto quello che dovevi fare.
Che per poter rinascere, si deve per forza morire.
Questo vorresti sentire, dalla notte che non pu dare pace.
Perch non ne ha.

27.

Per il gioved santo la primavera scelse l'abito grigio.
Il mattino si present velato, con un sole pallido e malato che non se la sentiva di fare il proprio mestiere. Una nube lattiginosa abbozzava i contorni, immergendoli in una vaga nebbia. I rari passanti della prima mattina si muovevano lungo i muri, intimiditi da un'aria umida e incomprensibile: la primavera continuava a illudere e disilludere, fingendo s stessa senza esserlo ancora.
Ricciardi aveva anticipato di mezz'ora la propria uscita quotidiana, per essere puntuale come aveva promesso al corteo funebre di Vipera. La comunicazione dell'ospedale, che aveva trovato la sera prima sulla scrivania, di ritorno dal Vomero, informava dell'avvenuto rilascio della salma all'unica persona che l'aveva reclamata, la signora Fiorino Lidia, nota come Madame Yvonne; quindi tutto era andato come previsto, e lo strano funerale ci sarebbe stato.
Se avesse richiesto l'autorizzazione per via gerarchica, ne era consapevole, ci sarebbero voluti giorni e probabilmente la domanda si sarebbe arenata sulla scrivania di qualche funzionario bigotto che, inorridendo, avrebbe sancito l'impossibilit di avere un gruppo di prostitute per strada in piena settimana santa. Magari sarebbe stato proprio Garzo quel funzionario, a onta dell'amicizia coi fruitori del bordello. Una cosa  mantenerlo aperto, un'altra  acconsentire che una ragazza privata della vita con violenza fosse sepolta.
Nulla come l'ipocrisia disgustava Ricciardi. La violenza perfino, lo scoppio d'ira che generava il delitto, faceva parte della natura umana: il mascherare, il nascondere, il fingere erano delle costruzioni erette in nome delle convenzioni, e puntavano sul vantaggio personale e sulla comodit. Nulla di naturale.
Molto meglio, perci, essere presente per risolvere eventuali questioni sul posto. Un commissario era un'autorizzazione vivente. Maione non aveva torto, la partecipazione alla irrituale cerimonia era un pericolo e un'irregolarit grave, sotto l'aspetto burocratico; ma Ricciardi aveva visto l'immagine della ragazza, bella e morta, in piedi davanti a uno specchio che non la rifletteva, mentre ripeteva all'infinito il suo ultimo, incomprensibile pensiero. In un certo assurdo e inspiegabile senso, la conosceva: non poteva consentire che venisse sepolta come un animale randagio, senza nome, in una fossa comune.
Mentre i suoi passi risuonavano sul selciato umido della via deserta, il commissario rifletteva sugli incontri del giorno prima. C'era qualcosa che gli sfuggiva, una sensazione acuta di disordine; in quella brutta storia i suoi occhi non avevano ben guardato, le sue orecchie avevano ascoltato male. Attorno a Vipera si catalizzavano emozioni fortissime, e una di esse aveva causato il delitto: ma quale? A volte la soluzione era proprio la pi semplice, e per questo non la si vedeva. L'omicidio era una cosa talmente grave e grande da rendere inconcepibile l'ovviet.
Magari Vipera aveva detto di no a Coppola, e lui in uno scatto di rabbia l'aveva uccisa; e ora si ubriacava per dimenticare di aver finito con le proprie mani la sua principale ragione di vita. Magari la madre non aveva pi sopportato la vergogna, o non aveva ottenuto ulteriori risorse economiche, e aveva ucciso la figlia. Magari il figlio di Ventrone aveva
inteso liberare il padre. Magari lo stesso Ventrone, di fronte alla prospettiva di perdere la propria fonte di piacere, l'aveva soffocata in un ultimo, terribile gioco erotico.
E magari no.
Incroci, all'angolo di via Toledo, un gruppo di donne vestite di nero che si avviavano alla funzione col capo coperto; una di esse portava una bacinella di grano del sepolcro. Una tradizione tra le pi antiche e pittoresche del periodo pasquale: semi di grano e di ceci venivano fatti germogliare al buio, dentro cassepanche, nella stoppa di ginestra per crescere rigorosamente bianchi, e cos adornare i sepolcri, gli altari allestiti nelle chiese per celebrare la sepoltura di Ges.
Ricciardi ricordava che un professore all'universit aveva fatto risalire l'usanza alle celebrazioni pagane per la fertilit, all'inizio della primavera. Quell'accostamento lo port a riflettere su quanto le limitazioni, le penitenze e le costrizioni possano produrre lo scoppio di violenza incontrollato e quindi il delitto: da un lato la penitenza, la commemorazione della morte in croce, e dall'altro la primavera, il rifiorire della vita. Forse Modo non aveva tutti i torti, ad augurarsi nelle sue interminabili tirate politiche una liberazione da ogni forma di imposizione sociale.
Sotto il palazzo del Paradiso, un furgone nero attendeva il proprio triste carico. Il veicolo era anonimo, privo di contrassegni o abbellimenti: poteva essere adibito al trasporto di qualsiasi merce. Ricciardi apprezz la cura di Ventrone a che la cosa potesse essere compiuta senza attirare pi di tanto l'attenzione.
Non c'era ancora nessuno, era in anticipo di circa mezz'ora. Si ferm dall'altra parte della strada, al riparo di un portone. La citt si andava risvegliando, non c'era molto tempo se si voleva passare pi o meno inosservati. Facendo vagare lo sguardo sui palazzi circostanti, vide un paio di donne che recitavano orazioni sul balcone, il rosario in mano e le labbra in perenne mormorio; un uomo che sorbiva una tazzina di caff, l'espressione assonnata; due serve che facevano prendere aria a coperte e cuscini, scrutando accigliate il cielo per capire se e quando avrebbe potuto piovere.
Una voce lo fece sobbalzare:
- Buongiorno, commissa'. 'Sta primavera non vuole proprio dichiararsi, eh?
Lo aveva sempre sorpreso la capacit di Maione di muoversi in maniera celata, quando camminava per la citt. Come facesse un uomo delle sue dimensioni a spostare un metro e novanta e centoventi chili in divisa in modo da comparire all'improvviso senza che nessuno lo avesse visto arrivare, per Ricciardi era un mistero; ma la cosa tornava talmente comoda per gli appostamenti e i pedinamenti che era inutile approfondire.
- E tu che ci fai, qui? Non avevi detto, e giustamente, che era pericoloso essere presenti senza la famosa autorizzazione scritta?
Il brigadiere replic:
- E che vi devo dire, commissa': vuol dire che non siete l'unico incosciente della questura. E poi, a sentire quelle parole della madre, ieri, 'sta ragazza mi ha fatto ancora pi pena. Non mi pareva giusto che se la portassero cos: magari il padre, se fosse stato vivo, starebbe qua, adesso. Puttana o non puttana. E non sono nemmeno l'unico, a quanto vedo.
Ricciardi segu l'indicazione di Maione e vide un cane bianco pezzato di marrone, accucciato. Dopo un attimo comparve, mani in tasca e cappello spostato all'indietro, un fischiettante dottor Modo.
- Oh, la polizia che veglia sulla pubblica sicurezza nell'ombra di un portone. Ora s, che mi sento tranquillo. Ricciardi era sorpreso:
- Anche tu qui? Insomma, credevo di essere solo stamattina, e invece era stata indetta a mia insaputa una riunione di insonni. Va bene che gli anziani dormono poco, ma non credevo proprio di vedere anche te, Bruno.
Modo fece una smorfia.
- Questione di punti di vista, mio tenebroso amico. Io a dormire non ci sono proprio andato, ho lavorato fino a tardi mentre tu sognavi i tuoi incubi, e mi sono concesso un bicchiere di vino nell'ultima taverna a chiudere e poi un caff nel primo bar ad aprire, quasi in contemporanea. E ho pensato: non posso certo mancare all'ultima passeggiata di una vecchia amica. Il cane era d'accordo con me, e siamo venuti. E nemmeno siamo gli unici, vedo: brigadie', non  una vostra cara amicizia, quella l?
Maione guard bene, poi si avvicin sconsolato alla figura alta e vestita di nero con uno scialle dello stesso colore in testa, ma con un paio di scarpe rosse dal tacco vertiginoso e le calze a rete.
- Bambine', e che ci fai qua, si pu sapere?
Il femminiello scopri solo gli occhi dalle lunghissime ciglia e mormor:
- Brigadie', abbassate la voce, non vi fate sentire! E perch, non ci posso venire pure io, a un funerale?
- Prima di tutto non  un vero e proprio funerale, poi si vorrebbe una cosa discreta, e certo tu non sei uno che passa inosservato.
Bambinella si port sul volto una mano guantata:
- Ma se mi sono messa l'unico vestito nero che tengo! Solo che mi sono dovuta portare lo scialle, perch cappellini col velo non ne ho. L'amica mia, quella che lavora qua come cameriera e che, possibilmente, vorrebbe diventare puttana, mi ha detto del corteo funebre di stamattina e che Madame ha organizzato insieme a Ventrone, il commerciante che per non ci viene perch ha paura di quello che poi la gente dice, e...
Maione alz la mano:
- Per carit, Bambine', io a prima mattina non ce la faccio a starti a sentire, hai mai fatto caso che da te vengo quasi sempre la sera? Non mi interessa come l'hai saputo, voglio solo sapere che ci fai qua.
Bambinella fece una risatina, sommessa nelle intenzioni ma simile al nitrito di un cavallo rauco.
- No,  che chi fa il mestiere nostro deve dimostrare solidariet. E' successo a lei, poteva succedere a una di noi, in un bordello o in una casa o per strada. E allora, sono venuta pure io.
Maione comment sfiduciato:
- Ecco. Solo il sindacato delle puttane ci voleva, stamattina. Vabbe', stattene buono l indietro e non parlare. E soprattutto, non far vedere che ci conosciamo.
- Brigadie', come volete voi. Ogni grande amore  contrastato. Va bene, mi metto indietro a tutto e non vi d fastidio.
Per un attimo il brigadiere valut l'opportunit di dare un calcione al femminiello, poi decise di soprassedere e si riavvicin al dottore e al commissario.
Modo disse:
- Non potete continuare a incontrarvi cos, brigadie'. Prima o poi questo vostro rapporto lo dovrete portare alla luce del sole.
- Dotto', vi prego, non vi ci mettete pure voi. Io sto facendo pari e dispari se fare una bella retata, mo' che mi trovo qua, e cos mi libero di quell'essere una volta per tutte!
In quell'istante si apr il portone, e il pianista, il cameriere, il figlio di Madame e l'autista del furgone portarono fuori la cassa col corpo di Vipera.

28.

Ricciardi verific quello che temeva: ai balconi e alle finestre dei palazzi circostanti cominciarono ad affacciarsi donne e ragazzini incuriositi dall'insolito movimento.
Il palazzo del Paradiso, come si conveniva a un'attivit come quella che si svolgeva nella casa, era tollerato perch discreto: le finestre oscurate, gli ingressi riservati, i fornitori che accedevano lateralmente, le ragazze che si mostravano solo ai clienti, non uscendo se non di rado, da sole e in orari particolari. La stessa musica veniva suonata in una sala interna, e non se ne sentiva il suono all'aperto. Tutti sapevano dell'esistenza del bordello, ma nessuno ne faceva parola o lo nominava: quello era un quartiere rispettabile.
Naturalmente tutti avevano sentito del delitto, anche se i giornali, che erano da anni tenuti al silenzio sulle questioni di cronaca che implicavano fatti di sangue, non ne avevano fatto menzione; ma le notizie correvano, e Il Paradiso era costantemente sorvegliato dalle pettegole del vicinato per carpire qualche pruriginosa notizia.
Ora, addirittura, ci si permetteva un funerale. Certo, non c'era un prete e ci sarebbe mancato altro, n un carro nero trainato da cavalli bardati con un alto pennacchio: ma era pur sempre un corteo funebre, anche se l'ora era tale da non esserci ancora negozi aperti e gente per strada.
In tutta fretta, le madri cacciarono i figli all'interno degli appartamenti perch non vedessero e sbatterono ostentatamente le imposte, salvo poi mettersi a sbirciare da dietro le tende scostate. Qualche uomo si affacci, scuotendo il capo, e ci fu perfino una risata da un balcone.
La cassa fu deposta con delicatezza nel furgone; gli uomini si misero di lato, e dal portone, in fila per due come monache che uscivano in processione da un convento, vennero fuori Madame Yvonne e quelle che erano state le colleghe di Vipera.
Non si sarebbe potuto eccepire nulla sulla sobriet con la quale le donne erano abbigliate. Vestiti neri, cappelli con velette o scialli appoggiati sulla testa a coprire i capelli. Nessuna tintura, nessun vestito scollato, nessuna gamba lasciata scoperta da audaci spacchi nelle gonne; nessuna scarpa dal tacco alto, nessun trucco pesante. A parte Bambinella, che peraltro se ne stava seminascosta all'ombra del palazzo, e a parte la scarsa presenza maschile, si sarebbe detto il normale funerale di una persona rispettabile che non si era potuta permettere un servizio costoso.
Il silenzio era totale, gli sguardi taglienti dalle finestre creavano una tensione palpabile. Una delle ragazze si avvicin alla cassa in legno scuro e l'accarezz col guanto, piano. Dopo di lei tutte, una alla volta, fecero il proprio personale saluto a quella che era stata la pi celebre delle prostitute: forse, come Bambinella aveva accennato a Maione, ognuna pensava che la sorte della ragazza avrebbe potuto toccare a loro, o forse era la malinconia per una giovane vita spezzata.
Ricciardi osserv che Ventrone, come aveva avvertito, era assente, e che Pietro Coppola era riuscito a mantenere lontano il fratello, come aveva promesso di fare. Della madre di Vipera nemmeno l'ombra: il commissario aveva sperato in un ripensamento della donna.
Il dottore si avvicin al suonatore di fisarmonica, che per mantenere il posto evidentemente remunerativo era gi l di primissima mattina, e gli mormor qualcosa all'orecchio; diede all'uomo una banconota, e quello ringrazi alzando il cappello. Poi attacc a suonare un famosissimo tango.
La melodia, incongrua per l'ora e l'occasione, caus un moto di sorpresa nel piccolo corteo e anche nelle poche persone che erano rimaste a guardare, affacciate alle finestre; qualche imposta si apr, mostrando volti meravigliati. La melodia era bellissima, e la situazione, la luce grigia di quella mattina umida e triste, i volti bianchi delle ragazze poco avvezzi al sole sotto i cappelli neri, la rendevano struggente.
Il dottore si avvicin a Maione e a Ricciardi e si strinse nelle spalle:
- La musica che vorrei io, al mio funerale. La conosci, no?
Ricciardi annu, vago.
- L'ho sentita alla radio, certo. Ma perch questa?
- Perch parla proprio di un bordello, un luogo dove ci si scambia l'amore di nascosto, un appartamento al secondo piano di un palazzo di Buenos Aires. Si chiama A media luz. A mezza luce, nella penombra.
Quando la canzone giunse al ritornello, il dottore si mise a cantare a mezza voce:
- "Y todo a media luz, que es un brujo el amor, I a media luz los besos, a media luz los dos. I Y todo a media luz, crepsculo interior. i i Qu suave terciopelo la media luz de amor! "
Molte delle ragazze si girarono verso il dottore, il cui canto era poco pi di un mormorio. Una di loro gli mand un bacio sulla punta delle dita. Il dottore rispose con un lieve inchino.
Maione chiese:
- Dotto', che significano quelle parole?
Modo si pass una mano sul viso. Sembrava commosso.
- Parole, brigadie'. Nient'altro che parole. Significano: "E tutto a mezza luce, perch l'amore  uno stregone, a mezza luce i baci, a mezza luce noi due. E tutto a mezza luce nel crepuscolo interiore. Che morbido velluto  la mezza luce dell'amore! "
Da un balcone, impossibile capire quale, vol un geranio rosso. Due imposte si chiusero con rabbia, un suono secco come uno schiaffo. Era morta una ragazza. Era morta una puttana.
L'autista si volt verso Ricciardi, che fece un cenno col capo. L'uomo si avvicin a Madame Yvonne, che sembrava una montagna vestita di nero, e le sussurr qualcosa all'orecchio. La donna si gir verso le ragazze e batt le mani per segnalare che la funzione era terminata.
Proprio mentre le donne si radunavano per rientrare nel palazzo, dall'angolo del vicolo spunt un gruppo di quattro uomini; erano vestiti di scuro, e stavano ridendo sguaiatamente per qualche motivo, prendendo in giro il pi robusto che aveva un atteggiamento contrariato.
Portavano la camicia nera.
Sull'abbrivio della discesa si ritrovarono quasi addosso al piccolo corteo di ragazze; si guardarono disorientati, evidentemente ubriachi e reduci da una notte di bagordi. Uno dei quattro, riconoscendo il personale di un luogo che forse frequentava, disse:
- Ma... sono le puttane del Paradiso? E tutte qui fuori? Che ci fanno, qui?
Un altro di loro diede uno spintone al fisarmonicista, mandandolo a gambe all'aria con un suono disarticolato. Lo strumento si schiant al suolo, nonostante il tentativo di ammortizzare l'urto dell'uomo, che fece un urlo strozzato.
Un altro, il pi malfermo sulle gambe, fece una risata e con un volgare apprezzamento palp il sedere della ragazza pi vicina a lui, che grid. Da una finestra si sent un: " Bravo! " e l'uomo ringrazi con un inchino sghembo.
Gli altri, per non essere da meno, allungarono le mani, rapaci come volpi in un pollaio. Le donne si strinsero l'una all'altra e Lily diede una manata al fascista che per primo aveva toccato una ragazza, il quale, colto di sorpresa, scivol e cadde. Gli amici cominciarono a deriderlo, e lui, offeso, si alz e diede uno schiaffone in pieno viso alla donna.
Era successo tutto in pochi secondi.
Il dottor Modo fu il primo a reagire: stratton il pi prossimo, che cadde trascinando al suolo uno dei suoi camerati. Gli altri due spostarono la propria attenzione dalle donne e si fecero incontro al dottore, minacciosi.
Fu allora che il cane si frappose tra Modo e i fascisti, scoprendo le zanne, i peli ritti sul dorso, ringhiando sordo. Uno degli uomini trasse un coltello: la situazione era critica.
Dall'ombra del portone di fronte si stacc la considerevole mole del brigadiere Maione, che fino all'ultimo aveva sperato che la situazione rientrasse senza doversi manifestare. Prima di muoversi aveva mormorato a Ricciardi, che si era gi fatto avanti:
- Commissa', aspettate, vi prego. Fate fare a me.
Si colloc davanti al dottore, e avvicin la mano alla rivoltella che portava al fianco. Disse, rivolto ai quattro:
- Signori, calma... Siete sicuri che vi conviene andare avanti?
Ci fu un terribile attimo di silenzio: dalle finestre e dai balconi ormai gli spettatori erano qualche decina, e le ragazze e Madame Yvonne si erano ritirate nel portone dal quale osservavano la scena. Ai fascisti seccava dover fare marcia indietro, ma l'enorme poliziotto sembrava risoluto a prendere le parti del dottore.	
Dopo un lungo momento di indecisione, il pi alto ripose il coltello con ostentata lentezza. Il pi anziano, che manifest una maggiore autorit, si rivolse al medico:
- Vi conosciamo. Voi siete quel dottore dei Pellegrini. Quello che d aria alla bocca e dice sempre fesserie. Vi piace la politica, eh, dotto'? Ma dovete fare attenzione, per. A farla dalla parte sbagliata, la politica, si pu pure fare una brutta fine.
Modo lo fiss a lungo. Poi sput a terra, a pochi centimetri dalla punta degli stivali dell'uomo, che salt indietro disgustato, rosso di rabbia e di umiliazione. Il fascista assent col capo, ostentatamente, senza distogliere lo sguardo dal viso di Modo, come a volerlo imprimere nella memoria.
Fece un cenno agli altri e si avvi lungo la strada, seguito dai tre.
Dopo una pausa, l'autista del furgone, in tutta fretta, chiuse le porte, si mise alla guida e part alla volta del cimitero. Le donne rientrarono, non senza avere inviato segnali di apprezzamento e gratitudine al dottore.
Bambinella si avvicin a Maione:
- Che uomo! - esclam con tono adorante. - Mi avete fatto morire, sto piena di brividi!
Il brigadiere finse un ceffone e il femminiello, con una risatina, si allontan per i vicoli.

29.

Tra tutte le feste dell'anno, quella che Lucia Maione amava con pi trasporto era la Pasqua.
Certo, il Natale aveva il suo fascino, con le pizze di cipolla e acciughe e quelle di scarole da preparare, col presepe col fiume che scorreva davvero grazie a un clistere nascosto dietro la cartapesta, coi dolci e la bella tavola, e le letterine dei bambini coi propositi per l'anno nuovo; e il giorno dei morti, col torrone; e la meravigliosa Piedigrotta, ricca di musica e canzoni. Ma la Pasqua, la Pasqua era la primavera, le finestre che si aprivano e lasciavano tornare il sole e il profumo del mare.
Per Lucia, come per tutte le madri di famiglia della citt, la Pasqua cominciava col Carnevale, quarantuno giorni prima; e quindi con la preparazione del pranzo del marted grasso, per il quale, modestamente, andava celebre in tutto il quartiere: sua maest la lasagna, il piatto dei re, col rag e le polpettine; le salsicce e i friarielli, i fegatini nella rezza, la reticella fatta con l'intestino del maiale e l'alloro, e soprattutto il sanguinaccio, la crema di cacao, latte e sangue di maiale guarnita col cedro candito che i bambini aspettavano tutto l'anno.
Era il pranzo di Carnevale quello al termine del quale, accasciandosi sulla poltrona dopo aver mangiato due porzioni di ogni pietanza, Raffaele esclamava la frase di rito: "Luci', tu accuss me fai muri': ma che bella morte, per!"
La successiva Quaresima prevedeva mortificazione e penitenza. Pur non essendo certo una bizzoca, una di quelle donne che passavano ogni momento libero in chiesa a recitare orazioni, lei voleva che i figli avessero ben chiare le tradizioni che derivavano dalla religione. Cos erano cresciuti loro, cos dovevano crescere i ragazzi. Quindi, per quaranta giorni la carne veniva sostituita dai legumi, che poco spazio lasciavano alla fantasia di una cuoca raffinata; Lucia si limitava alla preparazione saltuaria dei quaresimali, i biscotti secchi con frutta candita e mandorle impreziositi da un pizzico di cannella, che facevano compagnia ai bambini per un periodo che sembrava ancora pi lungo di quello che era.
Poi arrivava la primavera, e la settimana santa che culminava nella Pasqua. Quando non giungevano insieme bisognava mordere il freno, con la natura che si risvegliava e il sole nuovo che solleticava la pelle e mal si coniugava con l'ultima parte del periodo di penitenza; ma quando, come quell'anno, primavera e settimana santa coincidevano alla perfezione, allora la festa era doppia.
Lucia, mentre percorreva largo della Carit verso il mercato della Pignasecca, pens che era pronta: aveva preparato la batteria delle proprie armi con largo anticipo. I tegami erano lucidi, i coltelli affilati, gli ingredienti che potevano essere conservati erano gi stati acquistati, i menu erano stati ampiamente pianificati. Non restava che attendere.
Gli ultimi giorni erano stati dedicati a un altro rituale domestico di grande importanza: le pulizie di primavera. Per la prima volta aveva coinvolto la figlia pi grande, Maria, che aveva appena compiuto dieci anni, e Benedetta, che era sua coetanea.
Al pensiero della bambina, Lucia sorrise. Raffaele l'aveva portata a casa la sera della vigilia di Natale, quando lei aveva temuto che fosse andato a fare una cosa terribile che per fortuna non aveva fatto. Si era presentato invece con quella piccola donna dal volto serio, dai modi educatissimi e dalla voce pacata: Benedetta aveva perso entrambi i genitori in un modo tragico, e il cuore di Raffaele non poteva fare festa sapendo che quella bambina avrebbe dovuto restare da sola, in un collegio. Da quella sera era rimasta con loro. I Maione ne avevano ottenuto l'affidamento, e ora avevano richiesto l'adozione. Dove mangiamo in sette, aveva detto Lucia al marito, mangiamo pure in otto, e poi questa bambina consuma quanto un uccellino.
Quindi Lucia, Maria e Benedetta si erano date da fare per le grandi manovre delle pulizie di primavera: battitura e spazzolatura di tappeti, tende e indumenti invernali, ricordando di rovesciare le tasche per togliere la lanugine bianca dall'interno; riparazione dei piccoli danni, occhielli e asole consumati e tasche da rinforzare, bottoni penzolanti da riattaccare, fodere da ricucire; smacchiature e sgrassature di colli e polsi con crusca calda. E poi la conservazione vera e propria nei cascioni, i capaci bauli da riporre in soppalchi e soffitte, senza dimenticare naftalina, canfora e pepe, armi necessarie contro tarme e tignole.
Ma ora l'attesa stava finendo, e le donne di casa Maione si sarebbero misurate col banco di prova pi serio e impegnativo della cucina napoletana: il casatiello e la pastiera. Lucia avrebbe iniziato le due bambine ai segreti pi intimi e custoditi della famiglia, quelli che avrebbero poi utilizzato per fare in modo che i loro uomini le guardassero con riconoscenza e beatitudine per ogni Pasqua della vita.
Prima per c'era il gioved santo, il giorno dello struscio e dei sepolcri, il giorno in cui si ricordava l'ultima cena del Signore. La tradizione gastronomica imponeva, in nome di quella commemorazione, la zuppa marinara, il primo squillo del cibo pasquale.

Quando si trattava di cozze, vongole e fasolari, Lucia invece di comprarli direttamente dai pescatori preferiva un pescivendolo della Pignasecca, che conosceva bene e che, in considerazione del consolidato rapporto di clientela, non le avrebbe mai venduto merce meno che freschissima. La zuppa prevedeva anche seppioline e polpi, e gli acquisti avrebbero comportato una lunga e attenta selezione.
Il mercato era grande e frequentato: si articolava in una moltitudine di banchi, banchetti e carretti che invadevano il labirinto di vicoli intorno alla grande struttura dell'ospedale dei Pellegrini. Lucia ci si tuff, con la perizia di un capitano di lungo corso in un arcipelago di cui conosce a memoria scogli e secche. I capelli biondi che uscivano dal fazzoletto legato in testa, l'andatura sicura e i begli occhi azzurri attirarono l'attenzione e i saluti di diversi commercianti, ai quali dedic un cenno del capo: mai lasciarsi attirare da quello che non serve, pens. Diritto all'obiettivo; il pescivendolo era in fondo alla strada, bisognava passare davanti all'ingresso laterale dell'ospedale.
Transitando, gett uno sguardo nel cortile; temeva quel luogo da moglie di poliziotto che ogni giorno, recitando istintivamente un'Ave Maria, vedeva il marito uscire per andare al lavoro: ricordava la degenza del commissario Ricciardi, a seguito di quel brutto incidente di macchina il giorno dei morti, e la preoccupazione di Raffaele. Lei stessa era andata a trovarlo, portandogli il torrone preparato con le sue mani.
Mentre stava per allontanarsi, intravide un movimento curioso: un cagnolino, legato col guinzaglio a un palo, tentava furiosamente di liberarsi. Dall'altro lato del cortile, due uomini stavano conversando animatamente accanto a un'automobile scura, ferma col motore acceso. Uno aveva il camice e i capelli bianchi, doveva essere un dottore; Lucia si chiese se non fosse il dottor Modo, il medico di cui il marito parlava sempre con grande stima e affetto. L'altro uomo attir l'attenzione della donna, perch era vestito con eleganza, abito a doppio petto, cappello in tinta; al contrario del medico, che gesticolava arrabbiato, l'altro era fermo, impassibile, le braccia lungo i fianchi.
Lucia si ferm, incuriosita. La distanza le impediva di cogliere il contenuto della conversazione, ma il dottore sembrava furioso. Il cane abbaiava disperato. Curiosamente nessuno passava per il cortile, di solito molto frequentato, e le finestre dell'ospedale erano chiuse. All'entrata del cortile c'erano due bancarelle, ma i negozianti ostentavano indifferenza, continuando a ordinare la merce nelle cassette.
A un certo punto, dalla macchina uscirono altri due uomini e si posero ai fianchi del dottore; lo trascinarono velocemente all'interno della vettura mentre l'individuo elegante, quello che fino a quel momento aveva sostenuto la discussione con il medico, faceva il giro ed entrava dallo sportello anteriore. L'automobile part a velocit sostenuta, passando vicino a Lucia.
Il dottore guard fuori, incrociando per una frazione di secondo lo sguardo della donna. Il viso era rosso, concitato, gli occhi pieni di rabbia e anche di qualcosa di diverso, che a Lucia sembr malinconia.
Quando la vettura ebbe svoltato l'angolo, la donna si riscosse e fece per chiamare soccorso, ma uno dei due commercianti che avevano finto indifferenza le si avvicin:
- Signo', sentite a me: lasciate stare. Se non volete mettere in pericolo qualcuno, non dite niente a nessuno, di quello che avete visto. Questi sono tempi difficili.
Nel cortile il cane era riuscito finalmente a liberarsi, ed era partito di corsa all'inseguimento della macchina che era ormai scomparsa.

30.

Dal suo punto di osservazione, quello che era successo alla fine dello strano rito funebre di Vipera aveva fornito a Ricciardi molti spunti di riflessione. Il primo riguardava Modo. Il suo atteggiamento nei confronti di chiunque rappresentasse il regime, anche solo di qualche ragazzaccio che approfittava di una blusa scura per fare un po' di confusione, lo avrebbe portato prima o poi ad avere gravi problemi. Magari soltanto, e questa volta ci era andato vicinissimo, a essere oggetto di un pestaggio.
Dopo che le donne si erano ritirate e che lui, Maione e il commissario erano rimasti soli in strada, il dottore non aveva accettato rimostranze e anzi aveva rimproverato a Ricciardi di non essere intervenuto.
Il brigadiere aveva risposto in luogo del superiore:
"L'ho detto io al commissario, dotto', di starsene da parte. Eravamo qua senza autorizzazione, ci mancava solo una rissa per strada e il vicequestore, quel farabutto di Garzo, ci sbatteva in cella a tutti e due. Io posso sempre dire che passavo per caso, il commissario no".
Maione aveva ragione, ma non era questo che a Ricciardi premeva chiarire.
" Il punto, Bruno,  che tu andando avanti cos ti metterai in una situazione dalla quale sar impossibile tirarti fuori. Il problema non sono quattro teste calde ubriache in cerca di guai, ma chi le dirige. Io ci ho avuto a che fare, l'estate scorsa, per via dell'omicidio della duchessa Musso, e ti posso assicurare che sono in grado di fare cose che non possiamo nemmeno immaginare. Ti prego, se non vuoi farlo per te stesso, fallo per tutti quelli che puoi aiutare. Controllati".
Modo si era rivolto a Ricciardi inviperito.
"Mi vuoi dire che dobbiamo accettare le cose che abbiamo visto? Che un piccolo idiota, solo perch ha addosso una camicia nera e un paio di stivali, si senta in diritto di mettere una mano sul sedere di una donna che sta piangendo al funerale di un'amica? Io no, non lo accetter mai: e se mi vogliono fucilare per questo, che lo facciano pure. Io, - e si era battuto l'indice sul petto pi volte, - io l'ho difeso, questo paese, sul Carso. A ricucire ferite col filo di ferro, a tagliare braccia dal tronco con le baionette. E non glielo lascio ridurre a una merda, io! "
Si era girato per andarsene, poi si era fermato, come pentito, ed era tornato indietro.
" Io lo so che sei mio amico, Ricciardi. E pure io ti voglio bene, anche se sei un silenzioso, taciturno bastardo che non si sa mai esattamente cosa stia pensando. Ma io sono me stesso, sai. Non posso cambiare a comando. Se dovessero portarmi via, lasciaglielo fare: vuol dire che era destino ".
E se ne era andato. Il cane, dopo aver fissato per un attimo Maione e Ricciardi, lo aveva seguito, come al solito a un paio di metri di distanza.
Maione aveva commentato:
"A me questo cane mi fa impressione, commissa'. Pare proprio un cristiano muto".
Ricciardi aveva detto:
"Che ti devo dire, Raffaele: speriamo che il nostro dottore non si metta nei guai. Speriamo".
Dal portone del Paradiso era uscito Tullio, il figlio di Madame. Si era fermato un attimo per accendersi una sigaretta e si era avviato a testa bassa, controvento, verso piazza Trieste e Trento.
Ricciardi, dopo un momento, aveva detto:
"Ecco: quello  un tassello del mosaico che non abbiamo curato abbastanza, mi sa. Vedi un po' dove va, Raffaele: e poi vieni a riferire, ti aspetto in ufficio ".

Maione si era mosso dal lato opposto della strada, approfittando secondo abitudine dell'ombra intermittente dei portoni. L'esperienza gli aveva insegnato che questo riduceva di gran lunga il rischio di essere notato. Non che temesse l'attenzione del ragazzo: si era guardato attorno uscendo dal bordello, ma non aveva nemmeno visto il brigadiere e Ricciardi che, senza nascondersi, chiacchieravano nell'atrio del palazzo di fronte.
Osserv le spalle di Tullio, la testa che appariva e scompariva dalla folla del gioved santo che invadeva via Toledo. Poteva avere una ventina d'anni o poco pi, il viso deturpato dal vaiolo, le ampie spalle un po' curve, i capelli tendenti al biondo, non ne aveva mai sentito la voce. Bambinella era stato chiaro, in merito: un giocatore, schiavo del miraggio di un guadagno facile che non avveniva mai. Quanti ne aveva visti, Maione, di sogni cos, finiti sulla punta di un coltello. Debiti, e altri debiti fatti per cancellare i debiti.
A un certo punto il ragazzo vir con decisione in un vicolo. Maione non si lasci cogliere impreparato perch conosceva l'ubicazione delle principali case da gioco clandestine, attivissime anche durante la settimana di Pasqua. Aveva gi notato un paio di guide, personaggi pi o meno loschi che avevano la duplice funzione di fare da vedetta in caso di arrivo della polizia e di allettare i potenziali giocatori di passaggio. Da lontano, cap che il ragazzo cercava di introdursi in una casa che gli era nota, quella di Luigino della Speranzella, il cui buttadentro era Simoncelli, un ex galeotto che lui stesso aveva arrestato un paio di volte per borseggio.
Ci fu una discussione tra i due, breve e concitata. Maione avrebbe potuto riferirla parola per parola: Tullio voleva entrare a giocare e Simoncelli gli interdiceva l'ingresso, fino a quando non avesse visto il contante. Era chiaro che il giovane aveva terminato il credito che gli era concesso.
La discussione tendeva a degenerare, il ragazzo era robusto e disabituato ai rifiuti, il custode ben conscio della sua funzione. Poi si vide brillare qualcosa nella penombra, e Maione decise che era tempo di intervenire; ma l'esibizione della lama era bastata perch il ragazzo si allontanasse impaurito.
Il brigadiere lo vide tentare un altro paio di porte, ottenendo un rifiuto altrettanto fermo anche se meno violento, e alla fine mogio mogio si avvi verso il bordello.
Maione torn alla casa da gioco della Speranzella e, giunto di soppiatto alle spalle di Simoncelli, mormor dall'ombra:
- U, Simonce', come andiamo?
L'uomo diede un balzo e un urletto stridulo, e si volt aggressivo. Era un individuo smilzo, dall'aria malaticcia e infida, con le guance scavate e gli occhi piccoli e mobilissimi. Portava una ridicola marsina logora e un paio di scarpe mezzo sfondate. Aveva infilato la mano nella tasca interna; la stessa da cui Maione l'aveva visto tirare fuori il coltello.
- Ah, brigadie', siete voi, buonasera. Mi avete spaventato. Sentite il cuore come mi sbatte, un altro poco e mi facevate morire.
Maione fece un passo avanti, uscendo dall'ombra.
- E tu, per tenere il cuore pi al sicuro, ci tieni un coltello sopra, eh? Chi c' dentro, come va la partita oggi?
L'uomo alz le mani, come per difendersi:
- Quale partita, brigadie'? Io, lo sapete, sto qua perch mi piace una signorina che abita nel palazzo di fronte, non...

Con un gesto rapido, Maione prese il polso di Simoncelli e cominci a stringerlo, senza diminuire di un millimetro la dimensione del sorriso che aveva in volto.
- S, vero? Proprio una bella signorina deve essere, se non ti muovi da qua per tutta la giornata sette giorni alla settimana. Che grande amore! Io sono un romantico, Simonce', e ti voglio credere. Mo' mi metto qua insieme a te e cantiamo una bella serenata, va bene? Canta, canta, Simonce', che io ti vengo appresso.
L'uomo era sbiancato per il dolore.
- No, no, brigadie', cos me lo rompete, il braccio! E va bene, va bene, sopra ci sta pochissima gente, lo sapete che nella settimana di Pasqua non ci sta tanto movimento. Lasciatemi, vi prego, brigadie'. . .
Maione moll il braccio e, con un'espressione delusa, sfil il coltello dalla tasca di Simoncelli.
- Che peccato, e io che credevo che tu veramente ti fossi innamorato. Lo vedi che il tuo cuore per me  importante? Meglio che questo lo tengo io, se no finisce che dove non  riuscita la signorina di fronte riesci tu da solo, a spezzarlo. Magari facendoti aiutare da qualcuno, come il ragazzo di prima. A proposito, perch non mi racconti la sua storia? Mi inteneriscono, le storie dei giovani; pu essere che mi commuovo e non ti porto in galera.
Il pregiudicato sudava copiosamente:
- Chi, il figlio di quella del bordello? No, brigadie', figuratevi,  una mezza calzetta, nessun problema. Io lo volevo solo spaventare, se no si metteva nelle orecchie e non la finiva pi.
Maione riprese il braccio dell'uomo, ma senza stringere.
- Ah,  cos? E come mai non lo hai fatto salire, se c' poco movimento? Uno in pi a mollare soldi non gli fa comodo al tuo padrone?
Simoncelli guard l'enorme mano di Maione sul suo avambraccio e scelse di dire la verit. E di dirla con estrema velocit.
- No, brigadie', quello, il ragazzo, di soldi non ne tiene. Anzi, a quanto so deve dare denaro a tutti, nella zona. Il gioco  cos, lo sapete, no? Quando uno comincia a perdere, poi continua e non si ferma pi. Quindi n noi n gli altri lo facciamo giocare. Se no, poi, si rovina sempre peggio.
Maione si mostr intenerito. E strinse il braccio.
- Oh, che bellezza vedere come siete coscienziosi, e come vi sta a cuore il benessere dei giovani. Vi devo proporre per una medaglia, secondo me ve la dnno subito.
L'uomo piagnucol per il dolore.
- No, no, brigadie', vi prego... E va bene, l'ordine  di non farlo giocare pi se non porta il contante e non lo fa vedere qua, all'ingresso. E anche se lo porta, una quota va per il debito vecchio. Se no, non deve entrare. A costo di... di prenderlo a schiaffi.
- Con questo lo prendi a schiaffi, eh? - chiese Maione, agitando il coltello sulla faccia dell'uomo. - Ti prenderei a schiaffi io, ti prenderei. Allora, Simonce', sentimi bene: se qualcuno trova questo ragazzo in questi vicoli con una ferita qualsiasi, io ti vengo a pigliare fino a dentro il tuo letto e ti sbatto dove la prima signorina, per cantarle una serenata, la vedi dopo trent'anni. Hai capito, s o no?
L'uomo annu pi volte, massaggiandosi freneticamente il braccio.
- S, s, brigadie', ho capito. Ma io posso rispondere per me stesso, non per gli altri. Quello deve dare soldi a mille persone, qua attorno! Che posso fare, mica sono il suo angelo custode, abbiate pazienza!
Maione gli spolver il braccio, con ostentata grazia.
- Io ti ho avvertito, poi non dire che non te l'avevo detto. Buona Pasqua, Simonce'. Vedi di non rovinarti le feste.

In questura, quando Maione ebbe riferito a Ricciardi dell'esito del pedinamento, il commissario gli chiese:
- E secondo te, la madre conosce tutto della situazione del figlio? I rischi che corre, il fatto che ancora provi a giocare?
Il brigadiere si strinse nelle spalle.
- Non lo so, commissa'. Penso che sappia che il figlio tiene i debiti, forse non quanti ne tiene in realt. Certo la situazione del ragazzo non  buona, secondo me da un momento all'altro qualcuno almeno un mazziatone glielo fa,  questione di tempo. C' di buono che, dall'idea che mi sono fatto, essendo giovane e giocando in case di basso bordo, non si deve trattare di grossissime cifre: quelli credito assai non ne fanno ai ragazzi.
- Ma c' sempre la questione del bordello alle spalle. Tutti sanno che la casa  di livello alto, e quindi pensano che la madre prima o poi coprir i debiti del figlio; e invece, a quanto ti ha raccontato Bambinella, non paga bene nemmeno i fornitori. E se Vipera avesse deciso di andarsene, per Il Paradiso sarebbe stato un problema grave.
Maione ribatt:
- S, ma perch ammazzarla? Non la perdevano lo stesso, cos?
- Non sono proprio convinto. In tanti hanno chiesto la riapertura urgente del casino, magari ora ci vanno ancora pi persone proprio per andare a vedere il posto dov' successa la tragedia. Sai, la testa funziona in maniera strana, a volte. Dobbiamo riflettere sulle diverse piste, mi sa che ci sta sfuggendo qualcosa.

31.

Palumbo Bianca.
E chi , questa Palumbo Bianca? Chi era, anzi. Se c' mai stata.
Lily ripensava al momento in cui quello strano commissario con gli occhi verdi aveva voluto sapere il suo nome. Ci ripensava mentre drappeggiava la veste di seta sull'ampio seno, quell'enorme seno bianco che aveva cambiato la sua identit.
Perch era da quando aveva tredici anni, da quando era diventato cos evidente che aveva smesso di essere Palumbo Bianca, la bambina di Porta Nolana che giocava coi piccioni e la bambola di pezza nel sottotetto dove viveva con la madre e gli otto fratelli. Da quando un fruttivendolo, che passava col carretto mentre lei andava a zonzo per i vicoli per passare la giornata, le offr di fare un giro a cassetta.
Non erano poi tanti, i destini possibili per una bambina di Porta Nolana; non se era graziosa, coi capelli biondi, il naso impertinente e il seno enorme. Non le era poi andata peggio che a tanti altri.
Usc dalla stanza, senza guardare in fondo al corridoio, e si avvi al balconcino che dava sulla sala. Amedeo, il pianista, arpeggiava sulla tastiera un jazz ritmico e veloce: la musica che gli piaceva di pi, anche se Madame avrebbe voluto pi valzer e tango che quella "musica da negri" che faceva storcere il naso ai fascisti; ma quelli non venivano poi in tanti, al Paradiso. Preferivano posti pi semplici, dove non ti guardavano male se ridevi forte, alzavi il gomito o non sapevi tenere le mani a posto.
Amedeo guard tenero il cameriere Armando, che ricambi svolazzando con un vassoio in bilico sulla mano. Lily pensava che fosse una bella ironia, che l'unico vero amore nella casa dell'amore senza amore fosse appunto l'amore di due uomini. Stavano insieme di nascosto da anni, si cercavano sempre, erano dolcissimi tra loro e timidissimi col resto del mondo.
Come al solito negli ultimi due giorni, la sala era piena. Vipera aveva portato pi clienti da morta che da viva: chi lo avrebbe detto? Agli abituali si erano aggiunti quelli che volevano vedere e sapere, respirare l'aria di un posto dove, insieme a tutti i soliti altri liquidi, era scorso anche il sangue.
Per la verit, pens Lily mentre ancheggiava davanti a tutte quelle bocche aperte, sangue non ce n'era stato. C'era stato un cuscino che aveva tolto il respiro. Tutto qui. E anche quella era una bella ironia, no? Una puttana uccisa con un ferro del mestiere, un cuscino. Da ridere.
Sta di fatto che venivano in massa. Magari, tra le tante perversioni, una era vedere la morte. O saperne di pi.
Scelse fra tutti un ragazzo alto e bruno coi baffi sottili. Magari quell'apparente timidezza, quell'aria sperduta nascondevano una piacevole sorpresa. Tanto lui non c'era, se n'era accorta subito.
E d'altronde lui non passava mai per la sala. Conosceva benissimo la merce, non aveva bisogno dell'esposizione. E acquistava a prezzi maggiorati, per avere la primariet della scelta e l'esclusiva.
A Lily era piaciuto questo di lui, all'inizio. La decisione, la sicurezza, il sapere quello che voleva e come averlo. E poi, in camera, diventava l'opposto: debole, tremante, e forte al momento giusto.
Mentre aspettava che il ragazzo, con mano malferma, acquistasse la marchetta da Madame, fingendo un'impazienza che non provava affatto, ricord quello che le diceva la maitresse del primo casino dov'era finita, a sedici anni: devi esercitare la tua arte, e non rifiutare nessuno degli ospiti. Sii cordiale e servizievole, ricorda che il tuo unico scopo  farlo tornare, e farlo tornare chiedendo di te. Capisci i suoi gusti e assecondali, senza nessuna resistenza: fai come se stessi facendo la pi bella scopata della tua vita, gemi, sospira, rotolati, chiedi piet, fai complimenti per le dimensioni, per il vigore. Fingi di venire, pi volte, e vieni insieme a lui; non farlo mai davvero, sii lucida, ma fingi. E siccome sei cos giovane, racconta che ti trovi qui per qualche terribile disgrazia, perch sei stata rovinata da un vecchio, che eri pura come un giglio. Ti renderai conto, le diceva, che scopare  solo uno dei motivi per cui siamo qui. E che tra tutti questi motivi, non c' il tuo piacere.
Prese la mano al ragazzo, non smettendo di ricordare. Da allora, da quelle parole, c'erano stati tanti uomini. Non aveva mai dovuto sforzarsi, Lily, per non godere; n per trovare subito e facilmente la via del cuore del cliente. Ascoltava quelli che volevano parlare, ed erano parecchi, i pi redditizi, quelli che acquistavano ore del suo tempo per raccontare in maniera confusa e noiosa la propria vita, distesi coi pantaloni sbottonati sul letto a guardare il soffitto; attendeva quelli che non riuscivano ad avere un'erezione, facendogli capire che il segreto della loro impotenza sarebbe rimasto nella stanza; si masturbava, fingendo le vette del piacere, con cetrioli e bastoni, mentre anziani con pance sporgenti e lenti cerchiate in oro la guardavano dalla poltrona, con la bocca spalancata.
Dopo solo un anno, di Palumbo Bianca non c'era pi traccia. Esisteva solo Lily, la puttana dal seno enorme e senza cuore, che non perdeva mai la lucidit e sbuffava ai racconti d'amore delle colleghe dall'anima tenera. Tutto tranne l'amore, pensava. La peggiore delle iatture, la bestemmia definitiva.
Chiusa la porta alle sue spalle, slacci la veste di seta e la lasci cadere. Il ragazzo la guardava attonito, non riuscendo a distogliersi da quelle splendide mammelle, ferme e dritte nonostante la dimensione. Lo condusse verso il lavabo, iniziando a sbottonargli i pantaloni.
Quando aveva conosciuto Enzo, era al Paradiso da poco. Faceva parte di una quindicina, pensava di dover andar via in breve tempo. E invece era stato lui a trovarla, a sceglierla, a far capire a Madame, a forza di soldi, che non voleva che lasciasse la casa insieme alle altre dopo due settimane.
Si erano capiti subito. Lei ne aveva avuti di simili, uomini abituati a comandare, ricchi e potenti, che nella stanza da letto tornavano bambini e volevano giocare: non le dispiaceva se volevano un paio di schiaffoni o una bruciatura di sigaretta sulla coscia. Anzi, a dire il vero era l'unica cosa che le piaceva; quei bastardi se lo meritavano. Ma lui non era cos. Lui cercava un altro posto, la vetta di una montagna, un abisso in fondo al mare. Per lui il dolore era qualcosa da dire, un modo di parlare. E Lily aveva scoperto che anche per lei era cos. Esattamente cos.
Estrasse il pene floscio del ragazzo e cominci a far scorrere l'acqua, mormorandogli parole rassicuranti. Lui non le aveva tolto gli occhi dal seno.
Ne aveva sentito parlare dalle puttane pi anziane, ma non ci aveva mai creduto: si poteva trovare qualcuno che avresti pagato tu, invece di farti pagare. Non per una questione di bellezza, che a lei non faceva n caldo n freddo, n per tenerezza, sentimento che non aveva mai provato; era proprio per una ragione sessuale. Lily godeva, con Ventrone. Era come se lui conoscesse i tasti pi nascosti del suo piacere, quelli che Lily non sapeva di avere; e saltava ogni volta che lei, all'improvviso, lo sorprendeva con un morso o un pizzico, sorridendole con gratitudine.
Asciug il pene del ragazzo, dopo averlo lavato. Nessun segno di erezione.
Con lui, in un modo assurdo e cerebrale, Lily faceva l'amore. Ne era diventata la schiava, e lui di lei. Le pareva quasi assurdo che Ventrone pagasse per farla felice. Aveva trovato una serie di varianti che lo facevano impazzire: oggetti, posizioni. In lei si era risvegliata una creativit insospettabile e meravigliosa.
Finch.
Finch era arrivata lei.
Vipera.
Il ragazzo la guard in faccia, per la prima volta.
- Sei tu, quella che l'ha trovata? Ho sentito dire che sei tu.
Non aveva mai saputo che cosa Ventrone avesse trovato nella stanza di Vipera, che lei non aveva saputo dargli. Era bastato un giorno in cui era stata indisposta per perderlo: aveva voluto provare "quella bella", la donna di cui tanto aveva sentito parlare, e non era pi tornato da lei se non saltuariamente, quando quella non gli apriva le cosce.
Lily non gli aveva chiesto niente. Sarebbe stata una debolezza, un difetto di quella volont che lui amava. Ma non riusciva proprio a immaginare, e allora aveva chiesto a Vipera, in una mattinata di pioggia, mentre si smaltavano le unghie fumando in attesa dell'apertura. La troia le aveva detto: magari un giorno t'insegno.
Adesso lui non veniva, al Paradiso.
Erano gi due giorni. Da quando era successo il fatto.
Ma Lily sapeva che sarebbe tornato da lei. Non avrebbe fatto l'errore di andarlo a cercare, bastava aspettare. Lui sarebbe tornato. Ora che era finito l'incantesimo, ora che quella non lo avrebbe pi irretito, fingendo le cose che invece per lei erano naturali.
E quando fosse tornato, lei lo avrebbe guardato negli occhi, e sarebbe stato tutto chiaro. In fondo, lo aveva fatto per lui. Solo per lui. E un atto d'amore cos non poteva passare inosservato.
Perch era negli occhi, che gli aveva letto il terrore. Il terrore per quello che era successo. Il terrore di vederla morta. Morta.
Dio, quanto sapeva essere infame. Era proprio vero, una pu fare la puttana o essere una puttana: non  la stessa cosa.
Ma adesso era morta. Era fredda e immobile, in una cassa, sottoterra, con la lingua nera che spuntava dalla bella boccuccia di rosa.
- S, - disse al ragazzo. - L'ho trovata io.
Nelle sue mani il pene ebbe un fremito, come un pesce morente.
- Se vuoi ti racconto, mio bellissimo amico. Se compri almeno mezz'ora, ti racconto tutto.

32.

Ricciardi guardava la sera scendere sulla citt, dalla finestra del suo ufficio.
Il rumore delle troccole, penetrante e ripetitivo, riempiva senza sosta l'aria, di nuovo fresca e frizzante. I bambini aspettavano le feste proprio per tirare fuori quegli aggeggi infernali, nati per sostituire le campane legate nell'annunciare le funzioni del gioved e del venerd e diventate un giocattolo di legno e ferro, per dare il tormento a chi come lui cercava di concentrarsi.
Non riusciva a venire a capo del delitto di Vipera.
Pi rifletteva, pi ogni passione suscitata dalla ragazza in chi le stava intorno gli sembrava un pi che plausibile motivo per volerla morta.
Sempre se lo ripeteva che la genesi di ogni delitto risiede in due passioni primarie: la fame e l'amore. Essi si declinano, mescolandosi all'infinito, diventando l'una brama di potere, prevaricazione, invidia; e l'altro gelosia, solitudine, disperazione. E armano le mani, generando una confusa voglia di sangue e di giustizia che si spegne solo nella morte.
Fame e amore danzavano anche attorno al cadavere di Vipera, e in ogni forma: fame era quella di Madame Yvonne e di suo figlio; fame generata dai debiti di gioco, dalla paura di perdere la maggiore tra le opportunit di reddito; fame era quella della madre della ragazza, abituata a fruire del denaro che proveniva da una fonte cos disprezzata alla quale, forse, la stessa Vipera aveva deciso di porre fine; fame, in un certo senso, era quella di Augusto, il figlio di Ventrone, che temeva per la fine della propria azienda a causa dell'incuria e della dilapidazione del padre, e qualcosa di simile aveva anche letto in Caterina, la muscolosa sorella di Coppola, che a sua volta era schiavo dell'amore per la ragazza. E amore era quello che, in una forma perversa e per Ricciardi incomprensibile, aveva provato Vincenzo Ventrone, che si era perfino sentito in dovere di provvedere allo strano funerale della donna; e amore, forse, era quello che aveva portato Lily, la prostituta bionda, ad attribuirsi la scoperta del cadavere al posto dello stesso Ventrone. O c'entrava la fame? E chiss quanti altri sentimenti, quali passioni e quali emozioni si erano aggirati come lupi attorno a Vipera, attirati dall'odore della sua bellezza. Passioni, emozioni e sentimenti di cui non aveva trovato traccia. Non ancora, almeno.
Ripass nella mente la stanza dove era avvenuto il delitto. Il contenuto dei cassetti, che non diceva nulla; gli oggetti sparsi sul letto e a terra, l'argento dei flaconi, del portasigarette. Il pettine di corno, la spazzola di legno intagliato coi capelli biondi che probabilmente erano di Lily, e i capelli biondi sul cuscino che probabilmente erano di Coppola.
Il frustino, di cui parlava il cadavere, che non c'era; ammesso che ci fosse mai stato.
Il Fatto, come Ricciardi chiamava tra s l'insieme delle sue percezioni, troppo spesso ingannava: forniva un riflesso, un'eco confusa dell'ultimo frammento di un'esistenza che si affacciava sul buio della morte guardandosi indietro. Erano pi le volte che il Fatto lo aveva allontanato dalla verit, di quante fossero state le occasioni in cui quello che aveva sentito lo aveva aiutato a raggiungerla: molte di pi. Per questo teneva marginale l'indicazione, la parola che percepiva, salvo vederla spiegata solo alla fine, quando il quadro degli eventi si completava, un po' per il duro lavoro di indagine e un po' per caso e per fortuna.
Per stavolta il frustino che veniva dalla bocca morta di Vipera era ancora pi equivoco. Uno strumento di lavoro della prostituta, un vezzeggiativo rivolto all'antico fidanzato? E anche in quest'ultima eventualit, un pensiero d'amore rivolto al proprio carnefice o un'ultima invocazione prima di essere uccisa da un'altra mano, come una richiesta di aiuto?
Cosa avresti risposto, Vipera, alla proposta di Coppola?, chiese Ricciardi alla finestra. Che aspettavi, per rispondere? Forse la Pasqua, per celebrare la tua profana resurrezione?
Le troccole in strada crepitavano, sempre pi fastidiose, legno contro ferro. Ricciardi aveva sentito dire che il suono di quell'antico giocattolo serviva in origine a scacciare gli spiriti maligni. Pens con amarezza, per l'ennesima volta, che a fare paura non sono certo gli spiriti, ma i vivi.
Lui lo sapeva fin troppo bene.

33.

Maione si era ritagliato un pomeriggio di libert, come da tradizione il gioved santo. Era una ritualit imprescindibile, alla quale nessuno avrebbe mai rinunciato: lo struscio per i sepolcri.
Dopo il pranzo - incentrato sulla celeberrima zuppa marinara di Lucia - e il necessario riposino, tutti i Maione si vestivano per bene, con le toilette primaverili approntate per l'occasione, e uscivano: davanti, la mamma sottobraccio al brigadiere, con la divisa linda e stirata e gli stivali lucidi; dietro, tenendosi per mano a coppie, i figli, eleganti e pettinati: i maschi con i pantaloni alla zuava a coprire le ginocchia perennemente sbucciate, le femmine con le gonne a pieghe inamidate. Quell'anno il rito vedeva il debutto di Benedetta, la sorellina adottiva, la pi felice.
In realt l'uscita consisteva in una semplice passeggiata, nobilitata dalla visita a un numero dispari di chiese in cui si rendeva omaggio a un altare laterale, sontuosamente addobbato per ricordare la deposizione dalla croce e la sepoltura di Ges. I Maione ne visitavano cinque, completando il tragitto da piazza Trieste e Trento a via Pessina, dopo piazza Dante: meno di due chilometri, per percorrere i quali ci voleva l'intero pomeriggio e parte della serata, perch in quell'occasione si guardavano le vetrine allestite per la bella stagione in arrivo, si prendeva nota dei nuovi modelli di cappelli o di vestiti, e i ragazzi studiavano i negozi che esponevano ci che avrebbero desiderato ricevere per Natale o per il compleanno, uniche occasioni in cui era previsto un dono personale. Anche se, il pi delle volte, il regalo sarebbe consistito in un meno ludico ma ben pi necessario capo d'abbigliamento.
Il tempo, durante la passeggiata detta struscio per l'ormai perduto ricordo di un'andatura penitenziale dei pellegrini, che appunto camminavano trascinando i piedi, si andava dilatando anche per gli incontri che si facevano. Era tutto uno scappellarsi e un inchinarsi, un sorridersi e un salutarsi, anche tra chi si incrociava ogni giorno nella normale attivit; ma lo struscio era lo struscio, un'occasione speciale, una festa prima della festa.
Il commercio scendeva in campo in forze, e a ogni livello. Avere una vetrina lungo il tragitto era un'occasione da non perdere, ed era spettacolare lo sfavillare di luci e ottoni dei caff e delle pasticcerie come Caflish, coi camerieri sulla porta, o la Fiorentina, che prometteva sapori esotici; delle librerie come Sandron, Treves e Vallardi, dalle cui vetrine spiccavano copertine brillanti di volumi d'avventure che raffiguravano tigri e pirati; dei negozi di articoli per viaggi, come Anselmi, che disponeva valige in un finto paesaggio tropicale, facendo sognare altri mondi. I bambini si fermavano a bocca spalancata davanti a pappagalli impagliati e a riproduzioni in scala di treni che attraversavano piccole citt, e i genitori dovevano spesso tornare indietro a schiodarli con un benevolo strattone.
Non c'erano solo gli esercizi a posto fisso; quella era la citt del commercio mobile, e gli ambulanti non si facevano certo pregare ad aggiungere confusione alla confusione, coi banchetti su ruote colorati e profumatissimi, o anche solo con una tovaglia o un cestino. Accettavano la sfida delle vetrine luccicanti, ribattendo punto su punto con le solite due armi: il prezzo pi basso e il richiamo a voce. L'aria era squarciata da fischi, vocalizzi e suoni prodotti dai pi svariati strumenti, oltre che da colorite espressioni riferite alla merce in vendita, perlopi di carattere stagionale. Le viole, le erbe aromatiche, il grano per la pastiera, i mandarini; ma anche lo spassatiempo, un misto di pistacchi, ceci tostati e semenze varie che in coppetielli fatti coi fogli di giornale accompagnava la passeggiata dei bambini, e poi l'immancabile pizza, con un pugno di alici e uno schizzo di pomodoro.
Maione stanziava una piccola cifra dall'asfittico bilancio familiare per una sosta alla pasticceria Denozza, una delle pi economiche, ma non meno apprezzabile delle altre sotto il profilo della qualit, situata nella parte alta di via Toledo. L'esercente lo conosceva e gli riservava un tavolino, dove la famiglia si sistemava per un caff e uno spumone al cioccolato per i bambini, per i quali quella era la vera meta della passeggiata.
Una volta seduti, il brigadiere dedic la propria attenzione alla moglie, che stava raccomandando ai figli di non sporcare i vestiti. Aveva avuto, sin dal pranzo, la spiacevole sensazione che Lucia lo evitasse, limitando la conversazione allo stretto indispensabile; perfino i complimenti per la sua cucina straordinaria, che di norma le strappavano un sorriso anche quando era arrabbiata, stavolta sembravano averla lasciata indifferente.
Maione sapeva che chiederle spiegazioni sarebbe servito soltanto a farla chiudere ancora di pi in s stessa; ci aveva provato, e a lungo, dopo la morte di loro figlio, prima che decidesse da sola di ricominciare a vivere, e non aveva sortito alcun effetto. Sentiva che non ce l'aveva con lui, e questo in un certo senso lo preoccupava ancora di pi: che pensiero poteva avere, sua moglie, da non voler condividere?
Lo terrorizzava l'idea che potesse avere qualche problema di salute. Mentre la guardava avvicinare il cucchiaino al viso della figlia pi piccola, tenendole una salvietta sul collo e mimando il gesto dell'inghiottire con la propria bocca, pens a quanto l'amava: era quasi un dolore, una stretta al cuore, un'ansia disperata. Nella sua mente semplice di marito e di padre, il brigadiere sentiva mescolarsi l'esigenza di proteggere con tutte le forze la propria primaria ragione di vita e il terrore di essere inadeguato a quel compito.
Da parte sua, mentre imboccava la figlia, Lucia avvertiva addosso gli occhi del marito. Non aveva bisogno di voltarsi per averne conferma: sapeva sempre quando la guardava, e questo fin da ragazza, quando nemmeno lui, come d'altronde accade a ogni uomo, si era ancora reso conto di essere attratto da lei. Ma stavolta fingeva di non accorgersene, per evitare le domande che le avrebbe fatto e soprattutto le risposte che avrebbe dovuto dargli.
Non sapeva cosa fare. Era stata testimone di qualcosa di doloroso, l'aveva capito subito; qualcosa che di certo riguardava un uomo che il marito stimava, addirittura forse un suo amico: la descrizione corrispondeva, e lei stessa lo aveva intravisto in occasione della visita all'ospedale a Ricciardi. Ma di che cosa si trattava? Non era in grado di comprenderlo.
Un arresto? Ne aveva l'aria, ma allora il marito gliene avrebbe parlato o avrebbe cambiato umore, e non era stato cos.
Un rapimento? In pieno giorno, e dopo un'accesa discussione? Le sembrava impossibile. E poi il dottore non aveva gridato aiuto, e ne aveva avuto l'occasione, anche se era chiaro che non andava di propria volont con quegli uomini.
Quello che Lucia aveva ben presente era l'espressione del commerciante che le aveva consigliato, per il proprio bene e soprattutto per quello di chi amava, di tacere. Con chiunque. Era un'espressione di consapevolezza piena, e di paura. Un'espressione che sapeva, e diceva molto pi di quelle poche parole sussurrate in mezzo alla strada.
Lucia non si interessava di politica, per lei uno valeva l'altro, ma adesso le cose stavano cambiando. Ogni giorno giungeva la notizia di un pestaggio, di un ferimento, di un arresto. Si diceva che le spie erano dovunque, che se si parlava male di un funzionario, di un'istituzione, c'era chi andava a riferire e subito arrivava qualcuno a chiedere ragione di ci che si era detto. Lucia si era convinta che era meglio starsene zitti e guardarsi i fatti propri.
Il marito, poi, da quel punto di vista era pericoloso: se pensava una cosa la diceva, senza pentirsene. Se gli avesse riferito quello che aveva visto, lui se ne sarebbe fatto carico, sarebbe partito a testa bassa e si sarebbe ritrovato nel bel mezzo di un guaio, e lei si sarebbe macerata nel rimorso di averlo messo in quella condizione.	.
Pul col tovagliolo la bocca della bambina, sempre sentendo addosso gli occhi di Maione e facendo finta di non accorgersene.
D'altra parte, riflett, non dirglielo sarebbe equivalso a mentirgli; e Lucia a suo marito non aveva mentito mai. E magari alla fine non si trattava di una faccenda politica, e Raffaele avrebbe potuto fare qualcosa per quel povero dottore.
Senza voltarsi, sussurr:
- Rafe', quando torniamo a casa ti devo dire una cosa. Una cosa importante.
Il cuore di Maione salt un battito.
- Luci', mi devo preoccupare? E' successo qualcosa di brutto? Dimmi solo questo, ti prego.
Si gir verso il marito, sapendo che solo guardandole dentro lui si sarebbe rassicurato.
- No, stai tranquillo. Ti devo raccontare una cosa che ho visto, tutto qua.
Il brigadiere la scrutava.
- Ma tu stai bene, Luci'? E i bambini, stanno bene?
Lei rise.
- E non ci vedi, tutti qua, davanti a te? Stiamo bene, benissimo. Quando andiamo a casa, ti racconto.
Vedendola ridere, serena e allegra, Maione sent finalmente sciogliersi in petto quel nodo di apprensione. La moglie e i figli stavano bene; nient'altro poteva oscurargli lo struscio del gioved santo.
- E allora andiamo. Ci mancano ancora due chiese, per finire i sepolcri. Benedetta, vieni qua, ch ti devo raccontare la storia della pastiera; i tuoi fratellini gi la sanno.

34.

Ci manc poco che non lo vedesse. Che non si accorgesse di quei due occhi castani, dolci e intelligenti, fissi sul portone ad attenderlo.
Ricciardi usc dalla questura abbastanza tardi, ma in strada c'era ancora tanta gente che preferiva la visita delle chiese quando i negozi erano chiusi, per privilegiare l'aspetto religioso, che rischiava di ritrovarsi accessorio a quello mondano. Al commissario, che non era interessato n all'uno n all'altro, premeva solo andare a casa, per sottrarsi all'angoscia di un delitto del quale non riusciva a venire a capo.
Scambiato un saluto col piantone, percorse in fretta la breve salita che portava a via Toledo; all'angolo si ferm per allacciarsi la scarpa, e lo vide.
Il cane.
Il cane bianco pezzato di marrone, con un orecchio all'ins, accucciato sulle zampe posteriori, immobile come una statua. In una rientranza del muro di un palazzo, una posizione che gli consentiva di evitare il flusso della folla che gli passava accanto senza perdere di vista l'ingresso della questura. Senza il rischio di perdere l'uscita di Ricciardi.
Rimasero a guardarsi, Ricciardi e il cane. Curiosamente in una posizione simile, accucciati, uno in attesa, l'altro per allacciarsi la scarpa; al di l di molte gambe a passeggio tra una chiesa e l'altra, tra un'orazione e l'altra. A guardarsi, parlandosi senza parlarsi di una comune amicizia.
Il commissario ricord la prima volta che aveva visto quel cane, su un gradino dello scalone monumentale di Capodimonte, vicino al cadavere di un bambino. Ricord come si fosse convinto subito che la morte fosse accidentale, giacch il suo senso nascosto non gli rimandava l'immagine del bambino come invece gli accadeva quando la fine era stata violenta e improvvisa. E come proprio il cane, seguendolo dovunque e comparendogli davanti sotto la pioggia, lo avesse obbligato a una pi approfondita indagine, conducendolo a un'atroce scoperta.
E ora eccolo di nuovo l, fuori contesto.
Ricciardi cerc la figura dinoccolata del dottor Modo, per essere rassicurato dalla sua presenza; ma qualcosa sulla pelle gli diceva che non l'avrebbe visto.
Attravers la strada e si avvicin al cane. L'animale non si mosse finch Ricciardi gli arriv al fianco, accorgendosi che non aveva pi il collare di cuoio che l'amico gli aveva messo per evitare che fosse catturato e abbattuto perch randagio, come si usava. Poi si alz, come rispondendo a un comando, e si avvi risalendo via Toledo in senso contrario rispetto alla corrente prevalente della folla; di tanto in tanto si fermava per consentire a Ricciardi di raggiungerlo.
Il commissario a dire la verit si sentiva un po' stupido a seguire il cane; in fondo, Modo lo aveva sempre lasciato libero, e quindi l'animale poteva seguire l'istinto del momento, percorrendo strade a caso. Ma qualcosa gli suonava strano: l'ora tarda, per esempio; e soprattutto la mancanza del collare. Cos come il dottore non l'avrebbe mai legato a un guinzaglio, mai lo avrebbe messo a rischio di essere preso dall'accalappiacani e soppresso.
Il cane si diresse verso l'ospedale, con Ricciardi alle calcagna. All'altezza dei vicoli bui della Pignasecca, deserti a quell'ora, si ferm, gua e poi cominci ad abbaiare insistentemente; quando l'uomo lo raggiunse, entr senza esitazione nel cortile avvicinandosi alla catena dalla quale penzolava il collare che si era sfilato, quando si era lanciato all'inseguimento vano della macchina che portava via Modo.
Ricciardi, che non poteva sapere quello che era successo, stacc dalla catena la sottile cinghia di cuoio e la rimise al collo del cane, che si accucci di nuovo. A quel punto, decise di entrare nell'edificio, per assicurarsi che Modo stesse lavorando e per tranquillizzarlo sulla buona salute del suo amico a quattro zampe.
Ma Modo non c'era. Al suo posto incontr un medico giovane, che stringendosi nelle spalle gli rifer di essere stato convocato da un funzionario dell'amministrazione per coprire un turno.
Ricciardi si avvi negli uffici, al piano superiore, dove fu accolto da un impiegato che si present come Montuori Egidio, applicato di segreteria dell'ospedale dei Pellegrini. Il commissario si qualific, registrando l'immediato irrigidimento dell'uomo, un quarantenne piuttosto ridicolo, con il colletto di celluloide che gli arrivava quasi alle orecchie e un paio di mezze lenti da lettura sulla punta del naso lungo.
- Cercavo il dottor Modo, Bruno Modo. Si tratta di importanti questioni di pubblica sicurezza, e ho necessit di incontrarlo.
Montuori si guard rapidamente attorno, come per cercare aiuto; poi disse:
- Il dottor Modo? Non  qui. E'... se n' andato, qualche ora fa.
- Se n' andato? E dove se ne sarebbe andato?
Il tono di Ricciardi era perentorio, per cui Montuori fu ancora di pi in difficolt.
- Lui... non l'ha detto, e poi io non c'ero. Noi, sapete, dipendiamo da una congregazione religiosa, e a quell'ora, quando l'hanno... quando se n' andato, c'era un prete, non so quale. Credo che sia andato... in vacanza, ecco. E andato in vacanza. Ha detto che andava fuori per Pasqua.
Ricciardi pens che quell'uomo era falso come una moneta da una lira e cinquanta. Lo fiss e gli disse, deciso:
- Signore, voi sapete che se mentite a un funzionario di pubblica sicurezza commettete un reato, vero? Ve lo chiedo di nuovo, per l'ultima volta: dov' il dottor Bruno Modo?
A Montuori cominci a tremare il labbro inferiore:
- Commissario, io qui mi occupo di contabilit. Mi hanno solo detto che da oggi il dottor Modo  in vacanza, e che ci faranno sapere se e quando rientrer al lavoro. Io questo so, e questo vi dico.
Ricciardi si pass una mano sulla fronte. Non capiva.
- Scusate, ma non mi avevate detto che  fuori per la Pasqua? Ora invece mi dite che non sapete quando rientrer.
Montuori allarg le braccia.
- Proprio cos, commissario. Non lo sappiamo, quando rientrer. Vi prego, non vi posso dire altro perch non so altro. Io ho una moglie e due figli piccoli.
Adesso Ricciardi era davvero preoccupato. Se ne and senza salutare, e usc dal cortile camminando in fretta.
Il cane lo segu.

A volte, e contro la sua natura, Ricciardi veniva coinvolto da Modo in qualche serata a base di chiacchiere e birra.
Il commissario cedeva controvoglia all'allegro e reiterato invito del dottore, ma poi finiva per esserne contento: era un'altra maniera di vivere la citt, nelle notti d'estate, quando un'enorme luna rossa pendeva dal cielo come se fosse di cartone, o quando le fumose osterie offrivano un riparo gradevole dal freddo e dal vento. Invariabilmente, le serate si concludevano con una lunga passeggiata durante la quale i due uomini conversavano sulla vita, che vedevano in maniera cos diversa; e si accompagnavano a casa pi volte l'un l'altro, per prolungare la chiacchierata quando erano infervorati nella discussione, finch, esausti, finalmente si salutavano.
Ricciardi, mentre seguito dal cane si affrettava verso la casa dell'amico, si rese conto di quanto gli fosse affezionato. Quell'affrontare le cose con apparente superficialit, il coinvolgimento profondo nelle sofferenze altrui, l'allegria un po' volgare ma colta, l'ironia intelligente gli erano entrati nel cuore, e il pensiero che il dottore potesse ritrovarsi in qualche problema lo angosciava.
Magari esagero, riflett. Magari ha preso qualche giorno di vacanza per riposarsi, e ora  in qualche orribile osteria vicino al porto a bere vino scadente e a cantare canzoni sconce, e domani rider delle mie preoccupazioni. O verr ad aprirmi la porta in camicia da notte, e far qualche battutaccia a sfondo sessuale sulla mia insonnia.
Modo abitava nei pressi di piazza del Ges, in un palazzo antico che aveva visto tempi assai migliori. "Come me, in fondo, no? " amava dire, ridendo. Ricciardi non aveva mai oltrepassato il portone, ma stando alle descrizioni dell'amico l'appartamento era da sempre della famiglia Modo e ormai era fin troppo grande, per lui.
In prossimit del palazzo il cane lo sorpass con un guaito, e il commissario sper che avesse sentito la presenza del dottore: ma a camminare avanti e indietro davanti al portone, scarmigliato e preoccupatissimo, non c'era Bruno Modo.
C'era il brigadiere Maione.

35.

- Come sta?
- Bene, mi pare. Ora dorme. - E come dorme?
- Come deve dormire? Dorme. Si agita. Mormora, piange. Ma dorme. Come sempre, da... come sempre.
- Si sta bene, qua fuori. Guarda che luna, che c'. Per la
prima volta, si capisce che  venuta la primavera.
- Io non ti capisco. Ma ti rendi conto di come sta la situazione? Tu pensi alla luna, alla primavera. E tutto il mondo ci sta crollando addosso.
- Sei tu che non ti rendi conto. Non  successo proprio niente. Tutto  normale, normalissimo. Solo cos potr riprendersi e tornare a fare quello che faceva prima. E la situazione si sistemer.
- Vorrei essere come te. Vorrei pensare sempre al meglio.
Invece no; io penso che tutto andr a rotoli. La polizia...
- Ma figurati, la polizia! Quelli non capiscono niente, non hanno mai risolto un bel niente, ti pare che proprio stavolta...
- A me, quello non piace. Il commissario, quello con gli occhi strani. Tu parli e lui ti guarda, fisso, senza espressione. Come se ti scavasse in corpo.
- Ti ripeto, non hanno mai risolto niente. Se non ti fai impressionare, se mantieni l'equilibrio, non ti possono accusare di niente. Devi fare come quelli che giocano a carte, lo sai, no? Come quando si ha un punto in mano e non lo si deve far capire.
- Ah, ah... Come sei divertente. Tanto non sei tu, che ti devi preoccupare.
- Ah, no? E perch? Non siamo tutti e due sulla stessa barca? Se affondiamo, affondiamo tutti, sai? Non  che c' chi si salva e chi no.
- Pure il brigadiere mi preoccupa. Mi pare una vecchia volpe. Uno di quelli che fanno gli scemi per non andare alla guerra, ma che al momento buono...
- Brigadiere, commissario, fosse pure il duce in persona: se non tengono niente, non tengono niente. E di niente ti possono accusare.
- Forse hai ragione. La cosa brutta  la faccia, la faccia di lei. Non mi passa dalla mente.
- E perch, perch l'hai voluta guardare? Non potevi...
- Certo, potevo pure lasciarla come stava. Ma all'ultimo, non so... mi pareva troppo, lasciarla cos. E ho tolto il cuscino.
- Una piet inutile. Per una puttana, una semplice stupida puttana che ci avrebbe rovinato la vita e il futuro. Un futuro che abbiamo meritato, e costruito giorno dopo giorno.
- Ma io la rivedo, e la rivedr sempre. Non da pentirsi,  chiaro. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare. Ma vederla cos, dopo... dopo,  stato terribile.
- Adesso  una guerra di nervi, e non ti puoi permettere debolezze. N tu n io possiamo permetterci debolezze. Dobbiamo proteggere il nostro futuro. Per questo dobbiamo stare tranquilli e sereni. Senza preoccuparci di niente e di nessuno, tantomeno della polizia, che non troverebbe un colpevole manco a sbatterci il muso.
- Tu dici? Per, sai, il commissario...
- Te l'ho detto, niente di niente. Nessuna preoccupazione. Piuttosto, siamo sicuri di non avere fatto errori? Per esempio, c' qualcuno che potrebbe, che so, aver visto per caso, o aver...
- No, te l'ho detto. Ho fatto attenzione, nessuno potrebbe risalire a me. Visto da fuori, quel giorno non  successo niente di diverso dal solito. I clienti c'erano, e lo sai, giovani e vecchi,  un andirivieni continuo. C'era la musica, ognuno pensava a... insomma, ognuno si faceva i fatti suoi, quello  un posto creato per questo.
- E allora, come ti ho detto un sacco di volte, dobbiamo solo stare sereni e tranquilli, e aspettare che il tempo passi e curi tutte le ferite. A quel punto, quando tutto sar di nuovo a posto, ricominceremo a guardare avanti. E sar come se quella puttana non fosse mai esistita.
- Aveva detto che avrebbe dato quella risposta il giorno di Pasqua. Ci pensi? Il giorno di Pasqua!
- Te lo ripeto: sar come se non fosse mai esistita.
- Ma esister ancora, ogni volta che prover a dormire.
- No. Perch lo dovevamo fare. Respira, adesso. E guarda che luna meravigliosa c' stasera.

36.

Maione and incontro a Ricciardi, agitatissimo.
- Commissa', allora lo sapete pure voi! Vi stavo venendo a chiamare a casa, pure se  passata la mezzanotte. Come dobbiamo fare, adesso? A chi ci rivolgiamo? Ammesso e non concesso che non c'entri quella canaglia di Garzo, che in queste cose  un maestro, quel deficiente...
Ricciardi era cos sorpreso dalla presenza del brigadiere che tard a fermare quel flusso di parole:
- Aspetta, aspetta, Raffaele. Io non so proprio nulla, spiegami: che ci fai qui a quest'ora?
Maione si blocc, perplesso:
- Scusate, commissa', ma se non sapete, allora come... Ricciardi indic il cane.
- Ho trovato lui, accucciato a via Toledo, quando sono uscito dalla questura. Come se mi aspettasse. Allora sono andato a vedere in ospedale, ma un impiegato mi ha detto che Bruno era in vacanza, per Pasqua. Mi  sembrato che avesse paura di qualcosa, era incerto, si contraddiceva e mi pareva preoccupato, a un certo punto ha perfino detto che aveva i figli piccoli, come se io dovessi capire per quale motivo non diceva di pi. Allora mi sono preoccupato io, e sono venuto qui.
- Non c', il dottore;  da mezz'ora, che suono alla porta.
- E tu, invece? Mi vuoi dire perch sei qui? Magari ci stiamo preoccupando inutilmente, e Bruno sar in qualche posto tipo Il Paradiso a bere e giocare a carte.
Maione si sistem il colletto. Per qualche motivo, il fatto di essere in borghese davanti al commissario lo metteva a disagio.
- Commissa', non credo proprio che il dottore sia da qualche parte a divertirsi; qua il fatto  serio. Molto serio. Probabilmente, il nostro amico  stato preso dai fascisti.
La frase cadde nella notte solitaria come una bottiglia da un balcone. Pur avendo appena sussurrato, lo stesso Maione si guard attorno nella strada deserta per essere sicuro che nessuno avesse ascoltato.
- Come sarebbe, dai fascisti? E tu come lo sai?
Continuando a sussurrare, Maione raccont quello che Lucia aveva visto accadere nel cortile dell'ospedale.
- ... e quindi, come capite bene, si  trattato di un arresto in piena regola. Con una macchina senza contrassegni, con personale in borghese, forse addirittura con armi nascoste. Proprio come in quelle pellicole americane, sapete? Quando la musica si fa pi forte.
Ricciardi cercava di schiarirsi le idee.
- E dici che tua moglie li ha visti discutere, ma non ha sentito quello che si dicevano,  cos?
- S, commissa'. Stava distante, loro erano in fondo al cortile e lei fuori al cancello, e poi c'era il cane legato che abbaiava.
- Infatti, ho trovato il collare ancora attaccato alla catena. Lo devono aver legato quando sono arrivati, altrimenti avrebbe fatto come al funerale di Vipera, difendendo Bruno. E questo mi fa pensare che quella discussione c'entri qualcosa: devono essere stati quei quattro idioti, a denunciarlo.
- Voi dite, commissa'? Io avevo pensato che qualcosa la sapessero pure da noi, in questura. Magari quel fesso di Garzo tiene qualche pezzo di carta sulla scrivania e non ci ha detto niente. Forse pure quel leccapiedi di Ponte, il suo cane da passeggio, sa qualcosa. Se  cos, giuro che gli d tanti di quei paccheri che gli faccio scordare la strada di casa! Io...
Ricciardi fece cenno di no con la testa.
- Non credo che da noi qualcuno sappia qualcosa. Quelli si muovono per altre vie. Dobbiamo capire esattamente che  successo, e se le cose stanno come pensiamo noi, si deve sapere dove lo tengono e per quanto tempo...
Maione concord, cupo.
- Lo so. Li portano sulle isole. Ponza, Ventotene, l'Elba. Chiss dove. I pi fortunati... Lo dobbiamo trovare, commissa'. Subito. E lo dobbiamo liberare.
Ricciardi strinse il braccio del brigadiere.
- S,  cos. Ma dobbiamo muoverci con molta attenzione, perch questi non scherzano. Tu hai dei figli, non ti devi esporre. Lascia fare a me.
Maione si svincol, indignato.
- Commissa', ma come la potete pensare, questa cosa? E io, che uomo sarei? Mia moglie mi ha detto che, quando  successo il fatto, un commerciante l vicino, un ambulante, le ha detto: signo', fatevi i fatti vostri. E lei perci ha ritardato a raccontarmi, perch si preoccupava che io mi mettevo in mezzo ai guai. Ma uno, nella vita, quanti amici ha? Amici veri, dico. Quanti? Due, tre? Il dottore, per me,  un amico. E se un amico sta in questa situazione, io non me ne vado a casa a dormire e a fare finta di niente. Fascisti o non fascisti. E per i figli, commissa': se uno gli insegna a campare in una maniera, poi non pu dare l'esempio opposto. O no?
Il ragionamento non faceva grinze, e Ricciardi sapeva che razza di testa dura avesse Maione. D'altra parte, il rischio di trovarsi coinvolti in un'accusa di favoreggiamento, o peggio, di complotto c'era, e lui non poteva consentire che il brigadiere mettesse a rischio la propria libert. Cerc allora di coinvolgerlo in un modo che non gli nuocesse troppo.
- Va bene. Allora facciamo cos: tu domani mattina presto, prima di venire in ufficio, fai un salto dall'amica tua che sa tutto e il contrario di tutto, e cerchi di capire dove lo tengono. Io vado a fare un controllo in un certo posto, magari riesco ad avere notizie.
-Sissignore, commissa'. E mi raccomando, non fate imprudenze: mica ci sono solo io, che mi butto a capa sotto nelle cose. Per quanto riguarda il cane, me lo porto da me, per ora. E un impegno che ho preso col dottore.

37.

Un po' di notte, per non dormire.
Notte di capelli bianchi scomposti su un tavolo di legno, al buio, insieme ad altri fiati in una stanza grande, chiss dove e chiss perch.
Notte di pensieri scompigliati, di idee ferme e di paure grandi, di sfide e di sconfitte e di sensazioni ferme in mezzo al cuore.
Notte di coscienza pulita, di fronte alta e schiena dritta, di convinzioni confermate da ci che  successo: e notte di coscienza sporca per la sofferenza degli amici, e per quella dei malati lasciati in mani rozze e inesperte.
Notte di timori per il giorno che arriver, per la strada che porter lontano, per le battaglie che non potranno essere combattute.
Un po' di notte, quella che rimane.
Notte di occhi verdi spalancati nel buio, di fronte a un sentimento che non si sapeva di coltivare.
Notte di strategie e movimenti, notte di silenzio con immagini che urlano nella memoria.
Notte di ricerca di visi e nomi, da poter fermare nella mente per chiedere e perfino supplicare.
Notte di timori per il giorno che arriver, per i vicoli da percorrere, per le battaglie che dovranno essere combattute. Un po' di notte, nell'attesa.
Notte di una mano addormentata appoggiata sul torace, come ogni notte, per essere sicura di trovarti ancora al risveglio.
Notte attorno ai letti dei figli, a guardarne il sonno perfetto, le bocche semiaperte sulle nuvole e sulle stelle e sul futuro che le tue mani sapranno fabbricare.
Notte di incertezza, di inadeguatezza di fronte al dolore possibile di un amico, del silenzio che forse lo circonda.
Notte di timori per il giorno che arriver, per una salita ripida da percorrere a prima mattina, per una battaglia che dovr essere vinta.	
Appena finisce questo po' di notte che rimane.

38.

Il sole era sorto da meno di un'ora, quando il brigadiere Maione buss alla porta dell'ultimo appartamento all'ultimo piano dell'ultima palazzina di via San Nicola da Tolentino.
Ci vollero quasi due minuti perch la porta si aprisse, lasciando emergere dalla penombra gli occhi gonfi e cisposi di Bambinella.
- Ma chi... Uh, Madonna santa, brigadie', siete voi? E che  successo, chi  morto?
Maione scalpitava.
- Presto, Bambine', fammi entrare: E svegliati, buttati un secchio d'acqua in faccia e svegliati, ch mi servi limpido e reattivo.
Il femminiello si fece da parte per far entrare il brigadiere, rassettandosi i capelli in fretta e furia.
- Dite la verit, vostra moglie vi ha cacciato di casa,  overo? E non sapete dove andare, e avete pensato a me. Che cosa romantica! Ma non vi preoccupate, qua da me un posto per mangiare lo trovate sempre. E quanto al letto, vi assicuro che non sarete mai stato cos comodo. Io tengo due piazze e mezza, si possono fare certe acrobazie...
Maione giunse le mani.
- Bambine', ti prego: lo vedi, ti prego. Io non ho mai pregato a nessuno, prego a te stamattina: ti devi stare zitto, e mi devi ascoltare. Perch oggi non c' tempo per pazziare,  successa una cosa gravissima e tu ci devi aiutare, che poi  il motivo per cui non ti ammazzo stesso mo', come avrei voglia di fare. Mia moglie non mi ha cacciato e io, per trasferirmi da te, dovrei non aver trovato posto in nessun portone o vicolo di Napoli. Ti devo solo chiedere aiuto, e tu mi devi stare a sentire.
Bambinella era decisamente colpito dal tono di Maione.
- Brigadie', mo' mi fate preoccupare veramente. Fatemi preparare il surrogato, ci sediamo e parliamo.
- No, niente surrogato. Ti devo chiedere un'informazione che mi serve con la massima urgenza. Siediti e stammi a sentire.
Bambinella si sedette con grazia sulla solita poltroncina di bamb, drappeggiando la vestaglia di seta. Sul volto aveva un velo scuro di barba e gli occhi recavano le tracce di un trucco sbavato; ritenne di giustificarsi col brigadiere:
- Non mi guardate, vi prego, brigadie'. Il cliente mio se n'era appena andato, manco mezz'ora, e io pensavo di rifarmi il trucco dopo aver dormito almeno un'oretta. Quello  terribile, un muratore del quartiere San Lorenzo, dice alla moglie che fa pure la guardia notturna per arrotondare, e invece quando mai, non so quella come fa a crederci... Vabbe', vabbe', tenete ragione,  urgente. Ditemi pure.
Maione lo guardava idrofobo.
- Stammi bene a sentire: te lo ricordi il dottor Bruno Modo? Stava ieri al funerale, diciamo cos, di Cennamo Maria Rosaria, a via Chiaia.
Bambinella fece una risatina.
- Uh, Ges, e ci voleva che lo vedevo al funerale di Vipera, per conoscerlo, al dottor Modo? Quello tutta Napoli lo conosce, per quanto  bravo e attento ai bisogni della povera gente. Senza contare la frequentazione, diciamo cos, affezionata dei bordelli migliori della citt. Quella ci sta una compagna mia, al Pendino, che praticamente lo 
vedeva quasi ogni giorno... Eh, brigadie', mamma mia, che impressione!
Maione aveva estratto la rivoltella e l'aveva appoggiata con delicatezza al centro di un tavolino.
- Io non posso morire di mal di fegato, e allora  meglio che muori tu, Bambine'. La vedi, questa? E' carica. E ti giuro che la prossima volta che ti metti a raccontare la tua vita, o quella degli altri, ti sparo e mi levo il pensiero. Anche perch posso sempre dire che ero venuto ad arrestarti e tu mi hai aggredito, cosa che in un certo senso  vera, perch se non ti stai zitto e mi ascolti, io prima ti sparo e poi ti arresto. E' chiaro?
Il femminiello fissava spaventato la pistola, e fece cenno di s con la testa. Maione ne fu soddisfatto.
- Oh, finalmente. Dunque, hai visto che c' stata una discussione con quattro fascisti, tra il dottore e il sottoscritto. Ora, ci risulta che ieri stesso, nella tarda mattinata, il dottore sia stato prelevato all'ospedale contro la sua volont da una macchina scura senza contrassegni, con almeno tre uomini a bordo. Io devo sapere chi erano questi e dove hanno portato il dottore, e possibilmente pure perch.
Le domande di Maione caddero in un insolito, profondo silenzio. Bambinella indic l'arma sul tavolino; poi port due dita dalle unghie lunghissime al centro della bocca e fece un cenno che mostrava un sopravvenuto, spaventato mutismo.
Maione sospir, prese la rivoltella e la ripose nella fondina.
- Ma guarda che la ripiglio immediatamente, se ricominci. Parla.
Bambinella afferr un ventaglio decorato dall'elaborato disegno di un dragone e prese a sventolarsi.
- Madonna, e che spavento! Mi avete tolto dieci anni di vita, brigadie', lo sapete che io tengo paura assai delle pistole!
Maione rugg:
- Tu non li tieni, altri dieci anni di vita, Bambine'.
- Io non li... Ah, ho capito. Veniamo al sodo, allora: mi dovete dare qualche ora di tempo, brigadie'. Da quello che mi dite, qua la cosa  seria, avete ragione a parlare di urgenza. Perch se le cose sono legate e il dottore  stato pigliato dai fascisti, quelli dopo un giorno al massimo li mettono in treno o su una nave e li portano lontano, i prigionieri. E in questo caso mi pare proprio che il dottore  stato pigliato dai fascisti.
Maione annui.
- Pure a me, pare cos. E come intendi procedere, Bambine'? Quello non  territorio tuo, e siccome io ti devo ammazzare con le mani mie, non posso consentire che corri rischi.
- Oh, finalmente una parola dolce: vi preoccupate per me, eh, brigadie'? Ma dovete stare tranquillo, i fascisti sono assai, e qualcuno con qualche vizietto si trova sempre. Io, per esempio, ne conosco uno che ci piace assai quando... vabbe', mo' non c'entra. Comunque gi tengo qualche idea su come muovermi, e state tranquillo, lo far con molta attenzione. Mi dovete solo dare qualche ora.
Maione si alz.
- Ci vediamo qua da te verso mezzogiorno, allora. Mi raccomando, Bambine': non  mai stato cos importante, il favore che mi devi fare.
Il femminiello si alz con grazia ed eleganza.
- Non temete, brigadie'. Lo faccio volentieri, quello il dottore  un brav'uomo e si merita tutto l'aiuto del mondo. Per prima mi devo truccare, e togliere dalla faccia questa sfaccimma di barba: per ottenere le informazioni che ci servono, devo essere bellissima.

39.

Ricciardi aspettava, nascosto in una rientranza fra due palazzi.
Quando aveva capito che sarebbe stato inutile cercare un po' di sonno, si era alzato, si era vestito ed era uscito di casa che la notte era ben lungi dal cedere il posto all'alba.
Le strade deserte avevano accompagnato il suo passo cadenzato nell'aria fresca e umida che non aveva ancora un'identit, con quell'indecisione tipica della primavera quando si sentiva sospesa tra inverno ed estate. Di tanto in tanto, Ricciardi incontrava qualche nottambulo al rientro, alticcio e ridanciano, oppure operai mattinieri su biciclette sgangherate.
I morti non mancavano, e del resto non mancavano mai. Un ragazzino alla fine di via Foria, caduto dal tram dietro il quale si era attaccato per raggiungere a scrocco chiss quale inutile destinazione, con una vasta depressione sulla nuca e una larga ferita sanguinante sulla schiena per il trascinamento, che mormorava profetico: Maronna, Maronna, mo' caro 'nterra. Un motociclista vicino all'incrocio di Sant'Anna dei Lombardi con via Toledo, con un casco di cuoio e un paio di occhialoni dai quali scendeva una nera lacrima di sangue, che rideva oscenamente dicendo: Pi veloce, ancora pi veloce. Pi di cos si muore, gli rispose amaramente tra s Ricciardi.
Il commissario conosceva bene quell'ora che non era niente, che sembrava non passare, che non era pi notte e non era ancora mattina. Quell'ora era un territorio, con un suo clima e un suo popolo, con confini e luci e ombre che sarebbero scomparsi di li a poco senza lasciare segni. La conosceva, perch spesso i sogni non gli lasciavano respiro e doveva avventurarsi per strada, alla ricerca di una pace che sapeva essere solo un miraggio per la sua anima tormentata. Il dolore degli altri diventava suo. La maledizione era solo questo: l'impossibilit di rinchiudersi in quel confortevole bozzolo di egoismo che tutti avevano in dotazione alla nascita. Tutti, tranne lui.
Per quale motivo gli fosse toccata quella sorte, non lo avrebbe mai saputo. Il motociclista che aveva corso troppo, il ragazzino incosciente che era caduto dal tram e i mille altri come loro erano ormai liberi: lui no. E non lo sarebbe stato mai.
Gli venne in mente Vipera. Da quando aveva saputo di Modo non ci aveva pensato pi, ma la questione dell'amico era terribilmente urgente e per quel giorno le indagini avrebbero dovuto attendere.
Era strano, quel delitto. Di solito si doveva cercare un movente, un motivo per il quale qualcuno era arrivato a compiere un gesto atroce e contronatura; qui di moventi ce n'era una giungla.
Un delitto dettato dalla passione, ma compiuto in maniera razionale: altrimenti l'assassino avrebbe lasciato una traccia dietro di s, un elemento, un oggetto; avrebbe fatto un errore, come sempre quando ci si lascia condurre da un'emozione che annebbia la mente fino al delitto. E invece, niente. Non c'era niente.
Forse l'assassino era stato bravo. O forse, era stato solo fortunato. Ricciardi non riusciva a capire.
Alla fine, aveva trovato il posto e si era sistemato in attesa.
Mentre aspettava di essere ricevuto da Achille Pivani, ricord le circostanze che lo avevano portato a conoscerlo.

L'estate precedente, durante le indagini per l'omicidio di una nobildonna, si era ritrovato a fare una scoperta casuale sull'amicizia intima che il figliastro di questa aveva con uno strano funzionario del partito, un settentrionale che svolgeva mansioni molto riservate e che sapeva moltissime cose di chiunque: anche dello stesso Ricciardi.
In quell'occasione aveva compreso che il fascismo era una realt assai complessa, e che quanto si favoleggiava sull'Ovra, la famigerata polizia segreta che contrastava con nascosta brutalit le attivit antifasciste vere o presunte, era addirittura riduttivo. Attraverso una fitta rete di informatori - per la maggior parte formata da persone comuni, ambulanti e portinai, impiegati e serve -, raccoglieva dati e notizie sulla base dei quali ricostruiva gli atteggiamenti sociali e politici di quasi tutti, in primis dei soggetti di maggiore visibilit. E quando il quadro era completo, colpiva spietata.
Pivani era un uomo sottile e azzimato, pi o meno quarantenne, dalla voce pacata, colto e intelligente; il confronto tra loro era sembrato a Ricciardi un duello col fioretto, una sorta di danza a due, senza sfiorarsi ma in bilico su un destino potenzialmente mortale. In altre circostanze e in un altro universo, al commissario quell'uomo dolente e introspettivo sarebbe forse piaciuto; ma aveva il fascino sinuoso e letale di un serpente a sonagli.
Ricciardi ricordava bene che al termine dell'unica discussione che aveva avuto con Pivani, proprio nella sede del partito davanti a cui si trovava ora, l'uomo gli aveva raccomandato di far s che Modo controllasse quello che diceva in pubblico. Non aveva dimenticato quelle parole, che gli erano risuonate nella mente come una minaccia retrospettiva quando aveva saputo da Maione come era stato arrestato l'amico. Adesso avrebbe chiesto ragione di ci che era accaduto, a costo di mettere s stesso a rischio.
Un uomo in camicia nera arriv fischiettando, apr il portone e si colloc su una sedia all'ingresso, cavando di tasca un foglio e un mozzicone di sigaro. Altri due sopraggiunsero di li a poco, e dopo qualche battuta scherzosa si avviarono per la scalinata; una finestra si apr al quarto piano, dove Ricciardi ricordava esserci la sede della sezione.
Aveva deciso di muoversi solo quando avesse visto arrivare Pivani, per non ritrovarsi per troppo tempo in mezzo a fascisti ostili. Non ebbe bisogno di attendere: dopo due minuti, una voce sommessa, proveniente dall'ombra dietro di lui, disse:
- Buongiorno, commissario. Molto mattiniero, vedo; com' vostro costume peraltro, a quanto mi risulta.
Senza voltarsi, Ricciardi rispose:
- Buongiorno a voi, Pivani. Chi ha tempo non aspetti tempo, si dice. Devo parlarvi, con urgenza.
La voce dall'ombra mormor:
- Mi rendo conto. Devo dirvi che aspettavo la vostra visita, magari pi tardi; e che ho pensato che sar bene, sia per voi che per me, non parlare nel mio ufficio. C' un caff, qui all'angolo, che apre presto. Avviatevi voi, io vi raggiungo fra qualche minuto: meglio non farsi vedere insieme per strada.

40.

Ricciardi scelse un tavolino all'interno, e ordin un caff. Il locale era piccolo e non interamente esposto sulla via principale, offrendo un certo riparo alla vista dei passanti.
Pivani lo raggiunse quasi subito, sedendosi di fronte a lui e facendo un cenno al cameriere per un altro caff.
- Devo dirvi, Ricciardi, che se dovessi andar via da questa citt il caff sarebbe il pi grande rimpianto. E' talmente superiore agli altri, che sarei costretto a non berne mai pi.
Il commissario lo fissava senza parlare: non aveva intenzione di condurre un'amabile conversazione con l'uomo che, probabilmente, teneva il suo amico sotto chiave.
Pivani ne intu il pensiero, perch disse:
- Vedo che siete arrabbiato con me. Vi capisco. Anch'io lo sarei al posto vostro. Ma vi assicuro che avete torto.
Ricciardi non cambi espressione.
- Dovrei prenderla sportivamente, dite? Accettare che un'automobile anonima, con a bordo tre energumeni, prelevi una delle persone migliori che conosco, un professionista che dedica la propria vita ad aiutare chi soffre, e lo porti chiss dove con la violenza?
Pivani agit la mano con noncuranza.
- Quanta imprecisione. In macchina c'erano quattro persone e non tre, considerando l'autista. L'automobile era anonima perch noleggiata, e l'organizzazione che ha provveduto alla cosa non mette certo insegne sugli automezzi. Infine, non c' stata alcuna violenza. Il vostro amico, che  impulsivo ma anche intelligente, ha capito che tentare di liberarsi non avrebbe avuto alcun esito e ha rinunciato.
Ricciardi si sporse in avanti e sibil:
- Pivani, non tentate di indorare la pillola: io voglio che il dottor Bruno Modo venga liberato immediatamente, e restituito alla sua importantissima funzione sociale. Questo  ancora un paese libero, e...
L'uomo fece una risatina.
- Davvero? Sono onorato che lo pensiate, commissario. Non tutti sono d'accordo. Il vostro amico, per esempio, non lo . E perdonatemi, ma non credo affatto che siate nella posizione di esigere qualcosa. Noi non siamo qui, non ci conosciamo e questa conversazione non  mai avvenuta e non avverr mai, lo sapete. Del resto, vi rendete conto da solo. Mi basta fare un fischio.
Dicendo questo, fece un cenno verso la vetrina, e Ricciardi vide due uomini ben vestiti che chiacchieravano appoggiati a un muro, in strada.
Pivani continu:
- Se siamo qui  perch io lo consento. E lo consento per curiosit, soprattutto. Mi interessano gli aspetti umani della mia... della mia professione: mi aiutano a capire meglio quello che succede, a interpretare. E ad agire di conseguenza.
Ricciardi era una maschera impassibile.
- Dunque siamo un esperimento,  cos? Topi da laboratorio. Insetti in un labirinto. Ma starei attento, al posto vostro, Pivani. I topi e gli insetti, se in gran numero, possono essere pericolosi.
L'uomo rise, divertito.
- Ecco, adesso mi minacciate, addirittura! Davvero interessante. Ma non  per litigare con me, che siete venuto, vero? Siete venuto per liberare il vostro amico. Eppure non avete intenzione di pregarmi o supplicarmi, ma mi minacciate. E che cosa sperate di ottenere, cos?
Ricciardi lo fissava senza battere le palpebre.
- Non vi minaccio, Pivani. Spero di ottenere che qualcuno, anche in un'organizzazione brutale e strisciante, si assuma la responsabilit di rimettere un uomo speciale in condizione di svolgere il proprio lavoro. Tutto qui.
Pivani riflett, assorto.
- Brutale e strisciante, dite. Lo so, pu sembrare anche cos. Eppure, credetemi, al confronto con le paritetiche organizzazioni degli altri paesi noi siamo una specie di banda musicale. Ho visto accadere cose, altrove, che non riuscirei nemmeno a descrivervi, tale  l'orrore che, come sapete, mi ispira ogni forma di violenza gratuita.
Ricciardi non voleva perdere d'occhio il centro della questione:
- E non credete che sia la pi insopportabile delle violenze, privare della propria libert un uomo che non ha fatto niente, che non ha fatto del male a nessuno?
Pivani allarg le braccia:
- Sul fatto che non abbia fatto niente, mi scuserete, ma ho un'opinione diversa. Voi siete un uomo di legge, no? E allora sapete che tutte le norme, per quanto possano sembrare ridicole e assurde, vanno rispettate. Ma stiamo perdendo tempo.
Ricciardi lo fiss, perplesso.
- Come sarebbe, stiamo perdendo tempo? Che volete dire? Pivani fin il caff, con un'aria beata. - Mmm, che buono. Dunque: la nostra struttura  piuttosto articolata. Ci sono competenze diverse, per branche che si occupano di cose differenti. Quella che mi riguarda non  quella che ha... prelevato il nostro dottore. Ricciardi era disorientato:
- Ma come sarebbe? Se sapevate tutto, per filo e per segno!
- Questo  un altro discorso. E' il mio mestiere, sapere tutto per filo e per segno. Quanto ad aver prelevato il dottore, no, non siamo stati noi. Ci  stato segnalato quello che  successo ieri mattina, durante quella triste parodia di funerale della puttana uccisa; uno dei ragazzi, quello pi ottuso per la precisione,  figlio di un gerarca in ascesa, che lavora a Roma. Ha telefonato al padre, che si  mosso, e l'arresto del dottore  la conseguenza della telefonata. La macchina anonima coi quattro individui a bordo  partita dalla capitale. Ecco ci che  accaduto.
Ricciardi cercava di raccogliere le idee.
- Quindi Modo  stato portato a Roma?
- Non ho detto questo. Forse  ancora qui; ma non ci rimarr per molto.
Il commissario voleva altro.
- E io a chi mi posso rivolgere? Come mi posso muovere, per aiutare Bruno?
Pivani gli rivolse un'espressione triste.
- Voi non immaginate quante volte io riceva segnalazioni, e quante ne abbia ricevute sul dottore. Ho voluto perfino indagare di persona: sono andato a vederlo lavorare, ho mangiato dove mangiava lui, l'ho pure seguito in quel posto l, dov' morta la ragazza. Vi ho visto anche insieme. E mi sono convinto che  un uomo di valore, buono, retto e sensibile -. Fece una pausa e continu a bassa voce: - Che lo crediate o meno, ho scritto una mia opinione. In sintesi dicevo che era controproducente per l'immagine del fascismo perseguire persone come lui, che si creano dei martiri e che i martiri sono sempre pericolosi. E passato per le maglie di un setaccio che per ora sono ancora abbastanza larghe. Ma ieri...  stato sfortunato. Ha incontrato le persone sbagliate. 
E il brigadiere, tirando fuori la rivoltella, non  stato molto furbo: per c'era stato anche un coltello, e chi ci ha informato lo ha detto, e questo va per quello, cos il vostro Maione se l' cavata, perch cerchiamo di non sollevare polvere con le forze dell'ordine. Per il dottore, per, non ho potuto fare niente.
Il commissario attendeva. Nel caff entrarono due ragazze, che ridevano di qualche scherzo fra loro. Pivani le guard immalinconito.
- Beata la giovent, soprattutto in primavera, no, commissario? La stagione dei fiori. La stagione dell'amore, per qualcuno. Ma non per tutti.
A Ricciardi venne in mente il dolore con cui Pivani era costretto a vivere il proprio sentimento, come aveva scoperto casualmente mesi prima. Il funzionario tacque per un attimo, poi riprese:
- Fermo restando che questa conversazione non  mai avvenuta, vi voglio dire che tra le vostre molto ristrette conoscenze non lavorative c' una persona. Questa persona, che voi tenete pi lontana di quanto lei vorrebbe, ha un certo potere. Io non credo che ne sia consapevole, per  molto amata da una donna importantissima, che  sua amica intima. Sono come sorelle.
Davanti a Ricciardi comparve un volto bellissimo e addolorato, mentre si mordeva il labbro per non piangere. Pivani continu:
- Io non so quello che questa signora prova per voi, Ricciardi. Ma credo, a giudicare dai comportamenti e in primis dal trasferimento in citt, che sia qualcosa di molto forte. La signora  sottoposta, per volere superiore, a un controllo stretto al fine di proteggerla da tutto ci che possa nuocerle. Nell'ambito di questo controllo, le  stato assegnato un... un funzionario, diciamo cos. Questo signore, per certi versi
un mio collega, potrebbe avere una via preferenziale rispetto alla vicenda che vi interessa. Mi sono spiegato?
Ricciardi assent, piuttosto incerto.
- Quindi io dovrei, attraverso Livia, entrare in contatto con questa persona,  cos? Prendendo un appuntamento, parlandogli...
Pivani rise:
- No, no, avete capito male, malissimo! Lui non esiste, come non esisto io. Non parlerebbe mai con voi, negherebbe perfino di avere avuto in passato contatti con la vostra amica. Voi non dovete nemmeno cercare un incontro, che anzi avrebbe un effetto molto negativo sulla sorte del dottore, perch mostrerebbe una falla nel sistema, il che  impossibile. L'unica via che avete  fare in modo che gli parli la signora. Lui ... come un angelo custode, pu avere rapporti solo con lei, e con nessun altro.
Ricciardi pensava in fretta.
- E se lei non volesse aiutarmi? Se avesse... dei motivi di astio nei miei confronti?
Pivani si strinse filosoficamente nelle spalle.
- E allora, la sorte del dottore sarebbe segnata. A me non viene in mente nessun'altra maniera di salvarlo.
Il commissario si alz, lasciando una banconota sul tavolo.
- Il caff lo offro io, Pivani. Voi continuate a dimostrarvi diverso da come dovreste essere. E vi devo ringraziare per il consiglio. Un'ultima domanda: quanto tempo ho?
Pivani tir fuori l'orologio dal taschino e lo colloc a una certa distanza.
- Mio Dio, sto diventando cieco, con la vecchiaia; direi una mezza giornata, forse una intera. E grazie a voi, Ricciardi, per il caff: se l'avessi davvero bevuto, qualora ci fossimo davvero incontrati, cosa che ovviamente non  accaduta, l'avrei trovato ottimo.

41.

A Maione sembrava impossibile che fosse passato solo un giorno dal funerale di Vipera, anche per la notte insonne che aveva trascorso.
Il cane non aveva voluto salire in casa; si era accucciato nel cortile, fermo, come in attesa, e cos il brigadiere l'aveva trovato la mattina dopo, con la scodella dell'acqua e il cibo intatti, quando era uscito prestissimo per andare da Bambinella. L'animale gli si era subito messo al seguito, a una ventina di metri di distanza, e l'aveva accompagnato verso la questura, fermandosi all'angolo tra via Imbriani e via Toledo, nel medesimo punto in cui la sera precedente aveva aspettato Ricciardi.
Per il brigadiere, la presenza del cane era un costante, urgente richiamo alla condizione di prigionia del dottore; L'animale, con quello sguardo fermo e intenso, sembrava dire: come osi fare le solite cose, occuparti del tuo lavoro normalmente, quando "lui" in questo momento forse viene portato lontano, in catene? Come puoi consentire che tutti preparino la festa, cucinando e comprando dolci, quando "lui" forse passer la Pasqua in una cella?
Le finte liti, i continui sfott col dottore gli mancavano. Non era per niente disposto a farne a meno, e avrebbe spaccato il mondo a mani nude: ma doveva far finta di niente, perch non poteva sapere se i fascisti avessero spie anche all'interno della questura, e quanto potessero affrettare le operazioni di trasferimento del dottore se avessero pensato che il commissario e Maione erano in azione per impedirlo.
Alle undici, quando l'ansia e la preoccupazione per Ricciardi che non si vedeva e per il tempo che trascorreva inesorabile gli rendevano ormai difficile la respirazione, decise di anticipare la propria visita a Bambinella.
In genere faceva in modo di percorrere la strada fino a via San Nicola da Tolentino la sera tardi, per diminuire le possibilit di essere visto mentre si recava dal femminiello. Lo faceva per cautelare lui, consapevole che in quella citt anche un vicolo deserto aveva centinaia di occhi e di orecchie aperti, e soprattutto centinaia di bocche pronte a riferire alle persone sbagliate di un grosso brigadiere che andava a prendere informazioni. Quel giorno, per, avrebbe corso il rischio: la situazione lo imponeva.
Per fortuna Bambinella era gi pronto a riceverlo e lo aspettava alla finestra. Appena lo vide arrivare cominci ad agitare le lunghe dita dalle unghie smaltate, sibilando come un'aquila; Maione pens che quel deficiente avrebbe attirato l'attenzione dell'intero quartiere e gli fece un brusco cenno perch tacesse, entrando poi nel portone e inerpicandosi per le scale. Le percorse a due gradini alla volta, mettendoci la met del tempo e perdendo il doppio del respiro, e una volta in cima non riusciva ad articolare nemmeno una parola.
- Eccovi qua, brigadie', fortuna che siete arrivato prima, da un momento all'altro viene quel cliente mio che fa il pescivendolo, sapete, quello che porta le alici fresche quando non tiene soldi e cio sempre, la moglie  un'arpia che si piglia fino all'ultimo centesimo, certo  la moglie, e tiene pure il diritto, ma lui  proprio innamorato di me e non resiste, e una che deve fare, non avere piet? E allora vanno bene pure le alici, tanto qualcosa ci dobbiamo mangiare, no? Ma state bene, brigadie'? State bianco bianco. Sedetevi, che vi piglio un bicchier d'acqua. Tengo grandi novit per voi. Quella, Bambinella, quando si mette in moto arriva sempre dove deve arrivare. Per questo stamattina vi ho detto che mi dovevo preparare: non si trattava di informazioni da trovare per il tramite di qualche compagna mia, ma direttamente da un cliente. Ecco, tenete qua, bevete. Vi sentite meglio, adesso?
Maione tracann l'acqua d'un fiato, e finalmente sent il cuore scendergli dalle orecchie e riprendere il proprio posto. Con voce roca disse:
- Bambine', te lo dico una volta e una volta sola: non divagare. Capito? Non divagare, perch bada che ti faccio la pelle, a costo di rimanere senza informazioni. Dimmi, allora, chi  questo cliente tuo? E uno attendibile? E che ti ha detto?
- Brigadie', va bene, non divago: ma voi mi dovete fare parlare come so parlare, se no poi salto qualche particolare importante che vi pu servire. Siete d'accordo?
Maione sospir, rassegnato.
- Vai avanti. Fallo per Ges Cristo, che tra poco risorge: vai avanti. Ma fallo prima di Pasqua, per favore.
Bambinella fece una risatina.
- Voi scherzate sempre! Allora, io un annetto fa ho conosciuto quest'uomo, non proprio giovane, uno di Taranto. Vestito bene, un signore. L'ho incontrato in un negozio di una compagna mia che... vabbe', vado avanti. Questo si avvicina e mi d un pizzicotto sul sedere, faceva caldo e io tenevo quel vestitino mio leggero, quello nero coi disegni rossi, lo tenete presente? No? Ve lo faccio vedere? Vabbe', vado avanti. Insomma, io stavo nervosa, e invece di farmi una risata, gli azzecco uno schiaffone a cinque dita, pam! Scende il silenzio, tutti ci guardano, e lui, con la mano in faccia, che fa? Mi fa un sorriso largo e mi dice: "Che temperamento! "
Maione si pass una mano sul viso.
- Bambine', ho deciso. Ti ammazzo. Abbi pazienza, io ti devo ammazzare per forza.
Bambinella alz una mano.
- No, brigadie', non mi potete ammazzare, devo prima finire di raccontare. Allora, ci cominciamo a vedere e diventa mio cliente. Dovete sapere che da me quasi tutti vengono pure per parlare, perch le mogli non li stanno a sentire e invece io, come sapete bene, sono una che ascolta.
Maione cominci a tossire con violenza.
- U, brigadie', per carit, non vi strozzate! E insomma, questo comincia a raccontare che prima stava nella milizia e poi lo hanno fatto venire qua e lo hanno incaricato di un'altra cosa, me lo dice pure ma io l per l mi scordo. Invece proprio ieri, che doveva venire, passa qua a dirmi che non pu perch tiene che fare. E che doveva fare? Dite, dite: che doveva fare?
Maione sollev gli occhi al cielo, rassegnato, e cantilenando con una passabile imitazione della voce del femminiello, ripet:
- Che doveva fare?
- Mi ha detto: devo prendere in consegna un carico che mi devono portare certi che vengono da Roma. Da Roma, capite?
Il brigadiere si fece attentissimo.
- E che significa? Potrebbe essere qualsiasi cosa.
- No, brigadie'. Non pu significare qualsiasi cosa. Perch io mi sono ricordata, quando voi siete venuto qua, a quale incarico era stato destinato l'amico mio. E sapete a quale incarico  stato destinato?
- Bambine'!
- Ve lo dico, ve lo dico:  il responsabile dello stazionamento provvisorio dei fermati per reati politici. In pratica,  il sovrintendente della milizia del reparto segreto, lui dice "riservato", della caserma dove tengono quelli che poi mandano al confino, a Ponza o a Ventotene. Me lo ha raccontato un sacco di volte, per io lo sento con una recchia sola perch mi metto a pensare ai fatti miei... Ma per voi, solo per voi, quella recchia funziona benissimo!
- E come puoi avere la conferma che il dottore sta l? Se il carico veniva da Roma non pu essere lui, perch lo hanno preso qua.
Bambinella fece una risatina, con le dita davanti alle labbra.
- Bravo, brigadie', io pure ho pensato questa cosa. Ma ho pure pensato che qualche informazione l'amico mio me la poteva pure dare. Dovete sapere, e questo  importante, che a lui ci piace una certa cosa che gli faccio, diciamo una cosa che riguarda tutte e due le mie nature, quella di femmina e... Maione schizz in piedi:
- Alt! Fermati qua! Io non voglio sapere quello che fai con i tuoi amici, mi interessa solo quello che ti ha detto.
Bambinella finse di sventolarsi:
- Uh, mamma mia, brigadie', e come siete pesante! E allarghiamole un poco queste vedute, che siamo nel 1932, non nel Medioevo! Comunque, ci  voluto poco, data la mia bellezza e le mie particolarit, per sapere che quelli erano venuti da Roma proprio per prelevare uno a Napoli. E che questo uno era proprio il nostro caro dottore.
- E tu come fai a esserne certo?
Bambinella assunse un'aria solenne.
- Brigadie', non vi permettete di dubitare delle mie capacit. Vi dico che lo so, perch gli ho fatto controllare il nome sui documenti: quello se li porta appresso in una cartellina perch dice che si mette paura che dove lavora lui se li fottono.
Maione lo guardava terrorizzato.
- E non ti rendi conto del rischio che hai corso? Se quello pensa che tu sei, che so, uno che vuole scoprire i segreti o qualcosa del genere?
- No, brigadie', figuratevi. Io non arrivavo a quest'et in mezzo alla strada in una citt come questa, se non ero una che sapeva come farsi i fatti suoi. Gli ho detto che una mia compagna domani doveva essere operata all'ospedale dei Pellegrini proprio da questo dottore, che era l'unico di cui si fidava perch il sostituto  un ignorante, e che invece ci avevano detto che Modo se l'erano portato con una macchina nera. E poi, credetemi: in quei momenti l, se voglio, a uno come a quello ci faccio dire pure la ricetta del casatiello tutta al contrario.
- Che ti devo dire, Bambine'? Sei la mia salvezza. Ti ammazzer prima o poi, ma nel frattempo sei la mia salvezza. Mo' mi devi dire solo due cose: dove sta, e quanto tempo se lo terranno.
Bambinella fece la faccia triste.
- Qua viene il brutto, brigadie'. Lo tengono insieme a una decina di altri, che hanno preso negli ultimi quindici giorni, alla caserma della milizia portuaria. Dice che c' uno stanzone apposta nel sotterraneo. Li trattengono fino all'arrivo della nave che se li porta a Ventotene.
Maione si freg le mani.
- Brutto fino a un certo punto. Sta ancora qua, io la caserma la conosco pure, ci siamo stati a Natale insieme col commissario per un'indagine. Basta solo avere il tempo per decidere come muoversi.
Bambinella sospir.
- La cosa brutta, brigadie',  che la nave arriva dopodomani. Proprio il giorno di Pasqua.


42.

Quando giunse trafelato in questura, Maione trov Ricciardi ad attenderlo nei pressi del portone.
- Vieni, andiamo. Ti offro il pranzo.
Il brigadiere comprese subito che il superiore non voleva parlare in ufficio di quanto era avvenuto al dottor Modo; da un lato apprezz la prudenza, dall'altro si preoccup ulteriormente: il commissario di solito non era cos circospetto.
Quando giunsero all'angolo di via Toledo, il cane, accucciato nell'ombra, si alz e li segu. Dirigendosi verso il Gambrinus, Ricciardi disse:
- Da stamattina non si muove da li. E come se sapesse. Maione brontol:
- E magari lo sa veramente, quello che  successo. E ce lo vorrebbe dire, ma non pu.
Arrivati al caff, scelsero uno dei tavoli all'interno. Era ormai ora di pranzo e c'erano molti avventori. Il pianoforte taceva, per il venerd santo, ma l'accompagnamento musicale era fornito da un violinista ambulante che chiedeva l'elemosina proprio fuori la veranda del locale. L'aria era dolce e profumata, e il sole caldo e luminoso.
Ricciardi e Maione ordinarono rapidamente per liberarsi del cameriere e iniziarono a scambiarsi le informazioni ottenute.
Il brigadiere raccont a Ricciardi dei due colloqui con Bambinella.
- ... e quindi sappiamo tre cose, commissa' : che il dottore  stato preso dai fascisti, ma che non erano fascisti di qua e si dovrebbe capire come mai; che lo tengono alla caserma della milizia portuaria, che io e voi conosciamo bene; e soprattutto che teniamo oggi e domani per fare qualcosa, perch domenica prossima arriva la nave e se lo portano a Ventotene.
Ricciardi aveva ascoltato con la massima attenzione, sporto in avanti per non perdere una parola.
- Giusto. Io invece ho fatto una passeggiata in quel posto dove andai per verificare la posizione di Ettore Musso di Camparino, ricordi, l'omicidio della scorsa estate.
Maione sobbalz.
- Commissa', ma come? Di nuovo da solo, e in quel posto? Ma perch non me l'avete detto, saremmo andati insieme e...
Il commissario si aspettava la reazione di Maione, e aveva preparato una giustificazione:
- Quello che volevo interrogare non avrebbe mai parlato con due persone; non avrebbe corso il rischio che si potesse confermare quello che mi diceva. E poi, mi aspettava. Pensa che non ha nemmeno voluto parlarmi in ufficio, siamo andati al caff.
- E che vi ha detto, commissa'?
Ricciardi riassunse le notizie che aveva avuto, tacendo soltanto dell'accenno fatto da Pivani alla partecipazione dello stesso Maione alla rissa del funerale.
- Questo  dunque il motivo per cui sono arrivati direttamente da Roma, per prelevarlo.
- E cos il tizio vi ha pure dato un consiglio, commissa'. Certo, che voi avete un ascendente sulla signora Vezzi  abbastanza chiaro; anzi, se mi posso permettere giacch ne stiamo parlando, mi sono sempre augurato che la vostra amicizia potesse crescere,  una donna bellissima e mi pare pure una brava persona. Che pensate di fare, adesso?
Ricciardi guardava nel vuoto. Sembrava perso dietro un ricordo doloroso. Il violino attacc il tango che Modo aveva voluto per accompagnare l'ultimo viaggio di Cennamo Maria Rosaria, in arte Vipera.
Un uomo, seduto con due ragazze a un tavolo non lontano dal loro, inton con voce tenorile:
-" Y todo a media luz, que es un brujo el amor, i a media luz los besos, a media luz los dos. i Y todo a media luz, crepsculo interior.  Qu suave terciopelo la media luz de amor! "
Ricciardi ricord il dolente canto dell'amico, e sent sul cuore il morso feroce della nostalgia. In strada, in un punto dal quale poteva vederli ed essere visto, il cane lo fissava con un orecchio teso.
Gli venne per alla memoria anche l'ultima occasione in cui aveva incontrato Livia, proprio li al Gambrinus, e quanto l'avesse offesa ricevendo il rimprovero del dottore. Amicizia, amore, passione, penombra. Come morbido velluto, diceva la canzone.
- So che devo andare a parlarle, e so che devo farlo subito. Ma credimi se ti dico, Raffaele, che  pi difficile fare questa cosa che andare da solo in mezzo ai fascisti per prendere per il bavero il loro ducetto. Stamattina non avevo paura, e ora s.
Maione non comprendeva le ragioni di quel timore:
- E perch, commissa'? La signora  una bravissima persona, vedrete che capir il problema e ci dar una mano. Volete che vi accompagno pure io?
- No. E' una cosa che devo fare da solo. Prima di tutto perch  giusto; poi perch se c' una possibilit che Livia dica di s  proprio che sia io a supplicarla. E una cosa complicata.
- Quando mai, commissa'. Il bene che si vuole  una cosa semplice, e fa parte della natura umana. Se io voglio bene a una persona, la voglio vedere felice. Se una cosa la rende infelice, e io la posso risolvere, non ci sta forza al mondo che possa trattenermi dal farla. Vedrete, la signora, appena sentequello che  successo, sar la prima a volerci dare una mano. Ricciardi avrebbe voluto condividere l'ottimismo del brigadiere.
- No, Raffaele. Purtroppo la cosa  complicata, perch l'ho complicata io. L'ultima volta che ho visto Livia  stato proprio qui, e c'era anche Bruno: ho fatto una battuta infelice, l'ho offesa.
Forse volevo punirla, pens. O screditarla. - E perch l'avete fatto, commissa'? Ricciardi si strinse nelle spalle.
- Forse perch eravate un poco geloso di lei? Ricciardi tacque ancora. Poi disse: - Ci vado subito, meglio non perdere tempo. Ci vediamo pi tardi in ufficio.

43.

Rosa impartiva la sua lezione dalla sedia, accostata al tavolo della cucina.
- La minestra strinta, quella gli piace assai. Gli ingredienti sono quelli qua sopra, li ho preparati apposta per farveli vedere uno per uno: la cicoria, le bietole, e questi sono i cardi. Mo' li mettiamo a lessare, poi li scoliamo bene e alla fine li asciughiamo in questo panno qua, vedete? Stringiamo forte, perci si chiama minestra strinta, minestra stretta, strizzata. Poi mettiamo tutto nel tegame con l'olio caldo, l'aglio, il peperoncino e le patate, che abbiamo lessato prima e schiacciato ben bene. Avete visto? Tutto chiaro?
Enrica guard le verdure e gli altri ingredienti, poi rispose dolcemente.
- S, signora. Tutto chiaro. Come al solito, una cosa semplice e buona, come tutta la vostra cucina. E se dite che gli piace, allora la imparer. Il problema  se tutto questo serva a qualcosa, oppure no.
- E questo che vorrebbe dire, signori'?
- Vorrebbe dire che io a quest'uomo non lo capisco, signora. Non ho nessuna esperienza,  vero: ma ho una sorella sposata, delle amiche, e vado qualche volta al cinematografo. Sento le canzoni, parlo con le persone. E mia madre... mia madre parla solo di questo, di quanto sia importante avere un uomo vicino, che ormai mi sto avviando a essere una zitella, eccetera. E se un uomo  veramente interessato a una donna, allora si fa avanti. Cerca di incontrarla, le parla, si avvicina. Manda fiori, parla coi genitori, cerca amicizie comuni. Invece lui niente.
- Ma non  vero! Non vi ha scritto una lettera, a voi? E non  vero che da tanto ogni sera si mette alla finestra per guardarvi?
- S, questo  vero. Ed  vero pure che io lo sento, che gli interesso e che gli piaccio. Lo vedo. Non sono bellissima, e come ho detto non tengo esperienza: ma una donna lo sa, quando piace a qualcuno.
- Ecco. E allora?
- E allora, c' qualcosa che non va. Ci dev'essere un motivo che gli impedisce di farsi avanti. E timido,  vero; ed  anche riservato, lo capisco. Ma  passato troppo tempo, anche un timido a questo punto avrebbe trovato un modo, pure indiretto, di fare un discorso diverso, di uscire insieme. C' qualcosa che non va, vi dico.
Rosa sospir. I suoi occhi vagavano nel vuoto.
- Era un bambino strano, sapete? Giocava sempre da solo. Bambini nel castello ce n'erano: i figli dei fattori, delle domestiche, una confusione che non potete avere idea, facevano pi chiasso loro delle galline nel pollaio. Lui no. Era bellissimo e, lo sapete,  molto intelligente. E con me e con la madre parlava, parlava; ci raccontava le sue fantasie e noi lo stavamo a sentire, le ore sane a sentirlo. Ma con gli altri bambini no, non ci giocava -. Fiss Enrica. - Ha qualcosa, s. Qualcosa nella testa, nell'anima, non lo so. Un segno, una specie di marchio, che lo costringe a stare da solo. Io sono ignorante e vecchia, ma non sono rimbambita e so bene che c' qualcosa. Ma il signorino mio  buono e gentile, dolce, e sensibile. Non  giusto che soltanto perch pensa di dover stare solo, ci deve stare veramente.
Enrica ascoltava, giocherellando con una bietola.
- E io che dovrei fare? Se lo aspetto, corro il rischio di aspettare all'infinito, perch magari non riuscir mai a superare questa barriera. Se non lo aspetto, rinuncio all'uomo della mia vita. Perch io lo so che  lui, l'uomo della mia vita. Me lo dice la pancia, che si annoda ogni volta che ci penso. Me lo dicono le gambe, che tremano quando lo vedo.
Rosa batt la mano aperta sul ripiano del tavolo, facendo sobbalzare i limoni.
- E fatevelo dire dalle gambe e dalla pancia, quello che dovete fare! Se lui tiene qualche cosa nella testa, e ha difficolt a muoversi, sta a voi prendere l'iniziativa.
- Se gli piaccio perch sono come sono, perch dovrei cambiare? Io sono una persona riflessiva, normale. Ci ho provato, la notte di Natale, lo sapete. Non so nemmeno cosa mi sia preso, io queste cose non le faccio. Ma ho sentito la necessit di dare gli auguri all'amore della mia vita, e l'ho fatto. E da allora lo sento pi vicino, mi pare pi... sorridente, anche se magari non sorride nemmeno. Ma lui non mi ha chiesto di uscire. Ho l'impressione che la sera, quando torna e mi trova che esco da qui, sia contento, ma non basta.
Senza accorgersene, aveva cominciato a piangere. Le lacrime le scorrevano lungo le guance e le lenti si appannarono' un po'. A Rosa si strinse il cuore.
- Signori', vi prego, non fate cos; non le dovete nemmeno pensare, queste cose. Secondo voi, perch vi sono venuta a cercare? Secondo voi, io non penso giorno e notte a quello che succeder al signorino, quando io non ci sar pi? E ancora secondo voi, sono scesa in strada e ho agganciato la prima che passava? Lui vuole a voi, solo a voi. E se voi volete a lui, ve lo dovete prendere. Prima che si faccia avanti qualcun'altra, e approfittando di qualche sua debolezza se lo piglia e ne fa un infelice per tutta la vita.
- Ma se lui vuole me, come farebbe a cedere a un'altra?
- Il pericolo, signori', c' sempre. Certe donne hanno... risorse, diciamo. E se una di queste, come quella vedova settentrionale che gira con l'autista, sapete di chi stiamo parlando, trova la via, lui  perduto. Per esempio, il signorino  buono: molto buono. La sua coscienza  un pericolo; se lei gli fa pensare che soffre troppo senza di lui, magari a lui gli vengono gli scrupoli di coscienza. Questo  un pericolo. Enrica si asciug le lacrime. - E io che posso fare, per impedirlo?
- Bella mia, vi dovete muovere. Cuciniamo questo pasto: lui domenica  di turno, nelle feste lavora sempre, e voi cos il pranzo di Pasqua lo potete fare con la famiglia vostra. La sera, invece, venite a cena qua. Mangiate con lui, le cose che avete cucinato voi per lui. Cos quella capa tosta comincia a capire che significa avere una persona vicino, e voi cominciate a mettere, come si dice, il cappello sulla sedia.
La ragazza rimase a bocca aperta.
- Io? A cena, qui? Impossibile, come potrei? E poi, non sono stata invitata. Non lo farei mai.
Rosa assunse un'aria offesa:
- E io? Non sono nessuno, io? Abito qua, posso pure invitare una persona a cena. Vi invito io, e se mi dite di no mi offendete e non posso pi parlare con voi. Mi volete offendere? Enrica balbett:
- Io, a voi? No, mai, assolutamente. Ma...
- Allora  deciso: a cena, il giorno di Pasqua. E diamoci da fare, mancano meno di due giorni.

44.

Dobbiamo darci da fare, pens Ricciardi. Abbiamo poco tempo.
Due giorni al massimo, e il dottore sarebbe stato caricato su una nave e portato a Ventotene. Quante volte, scherzando con lui e Maione, aveva detto: magari, mi mandassero al confino; sole e mare, e basta coi vostri brutti musi.
Mentre risaliva via Monteoliveto, andando verso casa di Livia, sentiva nel cuore emozioni contrastanti; prima o poi forse avrebbe comunque cercato la donna, per scusarsi della battuta che l'aveva offesa. Ma soprattutto si chiedeva quale fosse la risposta alla domanda di Maione: perch aveva detto quelle parole a Livia? Che cosa provava per lei?
Scacci dalla testa ogni pensiero: doveva concentrarsi sulla libert del suo amico.
Non gli era nota la vera natura dei rapporti di Livia con le sue conoscenze romane. Non sapeva che esito avrebbe avuto la sua richiesta di aiuto, qualora fosse riuscito a convincerla. Non sapeva quanto ci sarebbe voluto per individuare la strada da percorrere. Non sapeva come stesse Modo, e se non fosse gi troppo tardi.
Non sapeva niente di niente.

Livia non riusciva a ritrovare la voglia di alzarsi.
Ce l'aveva con s stessa, e molto. Da tempo aveva giurato che non avrebbe lasciato tanto di s in balia altrui e che mai un'altra persona avrebbe avuto potere assoluto sulla sua libert.
Quando era successo, era stata vicina a morire.
Ricordava, chiusa al buio nella sua stanza da letto.
Ricordava i mesi successivi alla morte di suo figlio, quando non riusciva a trovare una sola ragione per ricominciare a camminare nel mondo. Quando aveva avuto bisogno del conforto di suo marito, un uomo duro ed egoista che aveva saputo solo dirle: non sei stata buona nemmeno per questo. Dandole la colpa, lui che non c'era mai, lui che non aveva saltato una tourne nemmeno per stare al capezzale del bambino malato, n aveva mai rinunciato a un viaggio, a una serata, inseguendo l'immenso e immeritato talento che aveva avuto in dono. Accusandola di non aver avuto abbastanza cura, di non aver seguito con sufficiente attenzione l'evoluzione del male che si era portato via quel dolce angelo.
Allora era stata chiusa al buio per settimane, desiderando con tutte le forze una morte che non aveva saputo procurarsi con le sue mani, mille volte vicina a prendere un intero flacone di sonnifero e dormire, dormire, dormire senza svegliarsi mai pi.
Ricordava, Livia. Ricordava bene.
Quando si era alzata e aveva aperto le imposte era primavera, proprio come adesso. Si era trascinata davanti a uno specchio, si era vista e aveva giurato che mai pi sarebbe arrivata a tanto. Aveva bandito dalla sua anima la sofferenza; in cambio, aveva acconsentito a una durezza che non era mai stata sua. Era diventata un'altra donna, in grado di attraversare sicura la vita, di passare indenne in un mondo di pescicani.
Ce l'aveva fatta.
Allora cosa la teneva di nuovo chiusa al buio nella sua stanza, senza mangiare e senza sapere se fuori era notte o giorno?
Ce l'aveva con s stessa, per quella debolezza che credeva perduta nelle nebbie del passato.
E ce l'aveva con Ricciardi, col suo freddo disinteresse, con quello che aveva visto nei suoi occhi verdi e sofferenti e che forse aveva solo immaginato.
Era ormai determinata a tornarsene a Roma, ma aveva paura di ricominciare la vecchia vita. Non ne aveva l'energia: le sembrava di dover scalare una montagna.
Ma ce l'avrebbe fatta. Lo doveva alla memoria del suo Carletto, perch se non era morta allora, non poteva morire adesso. Anche se ora era morta per lei l'immagine di quell'inganno che era chiamato amore.
Sent bussare alla porta. Disse: lasciatemi in pace. La cameriera pronunci un nome.

In un salotto graziosamente arredato, Ricciardi attendeva di sapere se Livia lo avrebbe ricevuto. Ricordava quella casa.
Aveva avuto una stretta al cuore, quando si era ritrovato davanti al portone. Ricordava una notte di pioggia incessante, il peso immenso del suo dolore, il solito dolore che quella notte era diventato insopportabile. Ricordava i brividi di febbre, il senso distorto della realt, la solitudine mortale che lo uccideva. Ricordava una porta che si apriva, e poi un letto, una mano fresca sulla fronte bollente.
E ricordava il profumo, un profumo di spezie, selvatico e sofisticato insieme. E una pelle morbida, accogliente, umida. Odori e sapori, una caduta lenta come una piuma che arriva in fondo a un abisso. E due occhi grandi e felici, una bocca morbida che si apriva in un sorriso, mentre lui si rendeva conto con nuovo dolore di non poter mantenere quella promessa, di aver tradito due volte: la fiducia di chi non c'era, la speranza di chi c'era.
Si chiese cosa lo portasse di nuovo l. E gli venne in mente la risata franca e sgangherata del dottore, il cappello all'indietro sulla nuca a lasciar libero il ciuffo di capelli bianchi, la mano di lui sulla sua spalla. Ecco, che cosa ci faceva l.
La cameriera gli aveva risposto che la signora era malata, facendogli sentire il cuore stretto in un pugno. Aveva insistito. Quella gli aveva detto di aspettare l.
E aspettava ormai da dieci minuti, quando la porta si apr e Livia entr.

45.

Con una fitta al cuore, Ricciardi si ritrov davanti a una donna diversa da quella che era scappata via dal Gambrinus solo due giorni prima.
Livia non era truccata e i capelli erano ravviati frettolosamente. Indossava una veste da camera rosso scuro, legata in vita da una cintura, e un paio di scarpe basse. Ma non furono l'abbigliamento e la mancanza della solita cura con cui si presentava, a colpire il commissario nell'anima.
Furono gli occhi.
Nello sguardo della donna non c'era nulla.
Si era abituato a vedere attraverso quegli occhi l'allegria, la passione, la sicurezza e anche la rabbia, in lampi improvvisi. Ne conosceva la sfida, l'inquietudine. Vederli ora svuotati, stanchi, privi di ogni speranza lo colp come un ceffone in pieno viso.
In piedi, l'uno davanti all'altra, si fissarono per qualche attimo. Poi Livia fece cenno a una poltrona, sedendosi con grazia nell'angolo di un divano, non vicino a lui.
- Che sorpresa. Direi che non ti aspettavo, oggi. A che devo, questa visita?
A Ricciardi manc il coraggio di parlare. Vederla in quello stato lo disarmava: era abituato a difendersi da lei, ad alzare barriere contro la sua irruenza, e ora ce l'aveva davanti fredda e distante.
Di fronte al suo silenzio, Livia disse:
- Scusami se ti ricevo in queste condizioni. Ho una fortissima emicrania che non mi abbandona da... da due giorni, ed  la prima volta che esco alla luce da quando mi ha assalita. Non sono proprio la migliore delle padrone di casa, oggi.
Ricciardi si riscosse.
- Scusami tu, invece. Io mi presento qui senza nemmeno avvertire; neanche per lavoro, faccio irruzioni come questa. Ma dovevo... ti devo parlare, Livia. Di una questione molto importante.
Sul viso della donna non ci fu alcun barlume di interesse.
- Ti ascolto. Immaginavo che, per venire qui, la spinta dev'essere stata molto forte.
Il commissario lasci cadere l'ironia che vibrava nella frase di lei. Si aggrapp di nuovo all'immagine dell'amico e trov il coraggio di proseguire.
- Hai ragione. E hai ragione ancora di pi a essere arrabbiata con me: il mio comportamento dell'altroieri non ha giustificazioni. Io stesso non me lo spiego, e credimi, ci ho provato a capire che mi sia preso.
Livia lo guardava inespressiva.
- Lascia perdere. Io non ci ho trovato niente di strano; forse la novit era solo costituita dal fatto che era presente un'altra persona, ma il comportamento era quello che hai sempre mantenuto nei miei riguardi. in questo, nulla da dire: sei un uomo coerente.
- Non  cos. Mi rammarica che tu pensi questa cosa, che  molto lontana dalla realt. Capisco che possa sembrare cos, ma devi credermi: non  vero. E che io... io sono una persona strana, ecco tutto. Uno che non si apre. Che non si pu aprire a nessuno. Tantomeno a una donna, e a una donna come te, che avrebbe diritto ad avere ogni felicit. Se ti tengo lontana  per il tuo bene.
La donna fece una risatina ironica.
- E chi saresti, tu, per arrogarti il diritto di decidere qual  il mio bene? Dio, forse? Lascia perdere, Ricciardi. Sono abbastanza vecchia per capire quando non piaccio a un uomo, senza dovermi umiliare di pi davanti a lui. Dimmi piuttosto per quale motivo sei qui, in realt. Non ho dubbi che sia una cosa grave, altrimenti non ci saresti mai venuto.
Ricciardi trasse un profondo sospiro.
- S,  cos. Ho un motivo, ed  grave. E riguarda proprio la persona che era con noi, l'altro giorno; l'uomo davanti al quale ti ho stupidamente offesa.
Livia corrug la fronte.
- Il dottore? Perch, che gli  successo?
Il commissario le raccont gli avvenimenti, non tacendole nulla. Le disse quello che Maione aveva saputo dalla moglie e da Bambinella, e della sua visita a Pivani.
- ...  stato lui, in maniera riservata, a dirmi che l'unica persona alla quale avrei potuto rivolgermi per avere aiuto sei tu. E io sono qui, appunto per chiederti aiuto.
Livia aveva ascoltato con crescente interesse, e ora era decisamente adirata.
- Ma per chi mi hai presa? Pensi che io sia, che so, una spia del duce o un gerarca fascista? Mi dispiace per il dottore, che mi  simpatico e mi sembra un'ottima persona, ma che accidenti pensi che io possa fare?
Ricciardi sub quella sfuriata come si fa con un temporale estivo.
- So benissimo che tu non hai nessun rapporto politico. Perci quella dell'altro giorno era una battuta idiota, detta appunto da uno stupido. Ma questo Pivani mi ha detto che tu, magari inconsapevolmente, sei molto cara a qualcuno di importante a Roma; e che per questo ti  stato assegnato, per la tua sicurezza, un uomo che appartiene proprio alla stessa struttura che sta per trasferire Modo al confino.
Davanti a Livia si present l'immagine di un uomo distinto, di mezza et, con una cartella di pelle in mano. Mormor a mezza voce:
- Falco.
Era il nome che lui le aveva dato, insieme a un indirizzo al quale, se avesse avuto bisogno di qualcosa, far consegnare una busta con un foglio di carta bianco. Ne aveva paura, dietro quell'aspetto anonimo nascondeva una mente fredda e oscura, e la conoscenza perfetta di notizie sconosciute anche a lei stessa. Era da lui che aveva saputo tutto di Ricciardi, non resistendo alla tentazione di informarsi, pur volendo mantenere la massima distanza tra s e quello strano uomo.
Ricciardi annu.
- Ti prego, Livia: io ti prego. Se fosse per me, ti giuro, non sarei qui; ma Bruno  una persona meravigliosa, che fa per il prossimo pi di quanto facciano tutti i gerarchi di Roma messi insieme. Non dobbiamo, non devi consentire che sia sbattuto chiss dove solo perch ha le sue idee. Ti prego.
Il ghiaccio del quale era avvolta Livia non si sciolse. Ma la donna disse:
- Non credo di avere il potere che mi accrediti; l'amicizia romana alla quale probabilmente faceva riferimento il tuo Pivani  una persona con cui, per la maggior parte del tempo, parlo di vestiti e gioielli, con qualche pettegolezzo sui nuovi amanti delle comuni amiche. E s, effettivamente in alcune circostanze  comparso un uomo, di cui non so nemmeno se quello che mi ha dato sia il nome, il cognome o un soprannome, che misteriosamente sembra sempre informato alla perfezione su tutto.
- E tu sapresti come rintracciarlo? Non c' tempo, la nave partirebbe, a quanto abbiamo saputo, domenica. Il giorno di Pasqua.
Livia ribatt amara:
- Non  l'unica a partire, a Pasqua. Ho deciso di andarmene anch'io. Ti libero della mia fastidiosa presenza. .
La notizia colp Ricciardi come un soffio d'aria gelida. Comprese in un attimo che non voleva che Livia partisse.
- Tu... se hai deciso cos per te, non posso dirti nulla. Ma se  per me che vuoi partire, non farlo. Non farlo. Io... non so proprio che dire, ma ti prego, non farlo.
Livia lo fiss a lungo, interdetta. Cercando di capire se quello che il suo cuore le stava dicendo era figlio di ci che sentiva o di ci che avrebbe voluto sentire.
Poi disse:
- Cercher di mettermi in contatto. Lo faccio per il dottore, per l'impressione che ne ho avuto e per quello che mi dici di lui. Non credo proprio di riuscirci, e se ci riuscissi sarai due volte contento: perch il tuo amico sar libero, e perch l'altra mattina al Gambrinus avrai avuto ragione.
Ricciardi si pass una mano sul volto.
- Ti ringrazio. Questa faccenda per me, ora, viene prima di ogni altra. Ma se si dovesse risolvere, come spero, io ti parler, te lo prometto. E prover a convincerti che non pensavo quello che ho detto, che sono solo uno stupido idiota. E che so apprezzare la sensibilit e la bont, le rare volte che le incontro.
Livia tacque, cercando di respingere la commozione che l'aggrediva alla gola. Dio solo sapeva quanto avesse sognato di sentire quelle parole, di avere almeno una speranza con quell'uomo. Ma la ferita era troppo recente.
Si alz in piedi.
- Lascia perdere, non  una questione tra noi due. Mi hai chiesto una mano, e io te la dar. Spero di poterti far sapere qualcosa a breve, nel caso ti far chiamare al telefono. Tu tieniti pronto.
Anche Ricciardi si alz.
- A prescindere dal risultato, io ti ringrazio, Livia. Avresti potuto cacciarmi via in malo modo, e me lo sarei meritato: venire qui, dopo averti insultata, a chiederti di aiutarmi proprio con le amicizie a cui il mio stupido insulto si riferiva. E invece tu hai deciso di ascoltarmi ugualmente. Non lo dimenticher.
Fece per andarsene, poi si ferm sulla soglia e disse senza girarsi:
- E non dimentico nulla, di quello che  successo in questa casa l'ultima volta che ci sono stato. Nulla. E' la seconda volta che tra queste mura trovo una speranza che non avevo quando ci sono arrivato.
E usc, lasciando Livia in bilico tra passato e futuro.

46.

Guardi la notte in faccia, dottore.
Senti che attorno qualcuno dorme, addirittura. Ti meravigli sempre, quando vedi a che cosa riescano ad abituarsi gli esseri umani; quanto riescano a sopportare.
Guardi la notte in faccia, e lei ti ricambia, impassibile. E abituata a ben altro, la notte. E passata su ben altri dolori, ha coperto ben altre nostalgie.
C' un professore di liceo, pi in l, un calabrese. E' omosessuale, perci  li. Dice di non avere idee politiche, ma magari  fascista e lo hanno preso lo stesso. Non vuole dire come lo hanno scoperto, ma da alcuni accenni pensi che lo abbiano trovato con un allievo, nella ritirata. Dorme e russa, con la bocca aperta. Quando si dice: il sonno del giusto.
E c' uno studente universitario - gli hai medicato alla bell'e meglio una ferita sulla fronte - che parla a monosillabi.
E c' un pastore di Avellino che ha bestemmiato all'inaugurazione di una statua del Testa di Vacca.
E altri, che pensano cose che ora sono un reato da punire col campo di concentramento.
Perch, dici alla notte, di questo si tratta: di un campo di concentramento. E tu sei in corso di trasferimento in uno di quei campi.
Chiss quando hai detto ad alta voce qualcosa, chiss che hai fatto e in che momento, davanti a orecchie vigliacche che sono andate a riferire. Magari proprio l'altra mattina, quando al funerale di Vipera hai parlato a quei quattro ragazzi ubriachi. Non conta il bene che hai fatto, non conta chi sei stato o chi sei.
Ti ricordi la notte, dottore? Te la ricordi sul Carso, quando il sole freddo trovava a terra nuovi corpi, quando il mortaio segnava le ore con pi precisione dell'orologio? Forse faceva meno paura la notte, allora.
Allora sapevi chi era il nemico, e combattevi. Oggi magari qualcuno si leva il cappello al tuo passaggio e ti denuncia.
Qualcuno piange sommesso. Moglie, figli: almeno tu questo scrupolo non ce l'hai. Almeno tu non lasci nessuno.
Chiss perch pensi al cane, dottore. E speri che Maione se ne prenda cura, come provvidenzialmente gli hai chiesto di fare.
Maione, Ricciardi. Il sole e la gente.
Dio, quanto ti manca la tua vita, dottore.
Ora che te la tolgono.
Pensi che sei vicino al mare, ne senti l'odore. L'aria sa anche della nafta dei piroscafi, e qualche volta senti dei richiami. Il porto, forse. Allora sar una nave, a portarti via insieme al professore di liceo, al pastore di Avellino e agli altri poveri disgraziati.
Senza un perch ripensi a Vipera, alla sua risata e alla bellezza perduta. Sette giorni fa eri al Paradiso, a bere e a ridere e a giocare, e lei passava e tu le mandavi un bacio in punta di dita. Peccato lei, e peccato tu.
Che nostalgia.
Nostalgia di un mondo che non pensavi di amare cos tanto.
La notte, dottore.
La notte che non passa.

47.

Livia si era messa subito in moto.
Non voleva pensare alle implicazioni personali di quello che Ricciardi aveva detto, n coltivare speranze da calpestare quando erano appena germogliate; ma si sentiva presa da una nuova euforia.
E poi aveva detto la verit: il dottore le era simpatico. Le era stato istintivamente simpatico quando lo aveva conosciuto, insieme a Ricciardi, in occasione dell'omicidio del marito, e la simpatia si era confermata nei pochi minuti del loro sfortunato incontro al Gambrinus.
Livia non si sentiva fascista, e nemmeno antifascista. La politica, come aveva detto anche in quell'occasione, non la interessava; ogni volta che durante le feste o a teatro i suoi accompagnatori si mettevano a discuterne, si astraeva e pensava ad altro. Per era convinta che ci fosse qualcosa di sbagliato se un uomo come Modo, aperto, intelligente e, come diceva Ricciardi, buono col prossimo fosse incarcerato, mandato al confino o quello che era.
Aveva preso una busta, ci aveva scritto sopra il proprio nome e dentro, secondo le istruzioni che le erano state date, aveva messo un foglio bianco. L'aveva affidata alla cameriera e le aveva detto in quale palazzo portarla, poco lontano, consegnandola al portinaio.
Era andata poi allo specchio, e lo spettacolo che aveva visto le aveva fatto orrore; si era quindi attivata per un capillare restauro di s stessa, non sospettando minimamente che Ricciardi non l'avesse mai trovata cos bella.
Non era passata nemmeno mezz'ora che sent la cameriera bussare di nuovo alla porta. C'era una visita, e il signore non aveva voluto lasciarle il nome.
Trov Falco in piedi vicino alla finestra, che guardava in strada. Quando lei fu entrata, disse senza voltarsi:
- Quanto pu essere bella, la primavera. Anche in citt, l'aria  nuova e si sente. E' l'aria della speranza, non trovate? Livia si sedette in poltrona.
- Buonasera, Falco. Grazie di essere venuto subito; non che dubitassi della vostra sollecitudine, naturalmente. L'uomo fece un mezzo inchino col capo. Era di media statura, molto elegante e sobrio in un doppiopetto gessato scuro; emanava un lieve sentore di lavanda. I radi capelli brizzolati erano pettinati all'indietro, e pareva appena sbarbato. - Signora, di tutte le incombenze del mio lavoro, la vostra chiamata  di sicuro la pi gradita. E con l'occasione, consentitemi di complimentarmi per il nuovo taglio di capelliche mette in risalto i vostri splendidi lineamenti.
Livia, suo malgrado e malgrado la tensione che provava, scoppi a ridere.
- Attenzione, Falco! Dalle fessure della corazza filtra della galanteria! Finir per credere che siete umano.
Falco le si sedette di fronte.
- Finalmente, verrebbe da dire. Non mi capita spesso, purtroppo, che si creda che siamo umani. E comunque, a che debbo l'invito?
Livia agit l'indice:
- Devo rimproverarvi, per: non vi vedo preoccupato, nonostante sia la prima volta che ci vediamo su mia richiesta.
Avrei potuto aver bisogno di voi per qualcosa di brutto, no?
L'uomo scosse il capo.
- L'ultimo rapporto  dell'altro ieri, e siete rientrata in casa con l'automobile senza nessun problema. Al limite potevate avere un malessere, ma nulla di grave. Mi sbaglio?
Livia cambi atteggiamento, rabbuiandosi.
- Non mi piace ricordare di essere spiata in ogni momento. N da parte vostra  bello ricordarmelo.
- Avete ragione. Ma  anche vero che io ho particolare cura di voi, e che volevo solo rassicurarvi: non vi pu succedere nulla di male, finch noi, con discrezione, vegliamo sulla vostra tranquillit.
Purtroppo non  vero, pens Livia. Ma disse:
- Saprete dunque che ho ricevuto una visita, oggi. Falco si alz di nuovo, guardando dalla finestra.
- S, avete ricevuto una visita. Sono stato informato da chi mi ha detto del vostro invito. Spero che la persona che  venuta qui non vi abbia dato fastidio. La donna rispose tagliente:
- Continuo a credere che non siano cose che vi riguardano, Falco. E non riguardano nemmeno chi vi ha chiesto di occuparvi di me. La persona che  venuta a trovarmi, per inciso col mio pieno gradimento, mi ha rappresentato una questione della quale io sento l'esigenza di parlarvi, e con urgenza. Questo  il motivo della mia chiamata.
Falco non smise di guardare dalla finestra, e tacque. Poi disse:
- Come credete, signora. Sono qui per ascoltarvi e, se posso, per esaudire ogni vostro desiderio.
Livia trasse un respiro profondo.
- Ho idea, Falco, che sappiate gi quello che ho da dirvi. Se volete sentirlo esplicitamente, allora io vi devo chiedere di adoperarvi per liberare il dottor Bruno Modo, che trattenete senza motivo in qualche posto di vostra conoscenza.
Falco si volt verso di lei.
- Allora, signora, dovremo parlare per congetture. Ammettiamo che io conosca la persona di cui parlate, e ammettiamo che io sappia che  trattenuto e che sia in un posto di mia conoscenza: come fate a dire che ci accade senza motivo? Non pensate che ci possano essere ragioni, anche importanti, perch ci avvenga?
La donna sbuff:
- Vi prego, Falco. Sappiamo bene tutti e due quali siano queste ragioni. Il mio amico, il mio visitatore, mi ha raccontato tutto, e io di lui mi fido. Ciecamente.
- Vi fidate. Ciecamente. Tanto da trasferirvi qui da Roma per lui, e da cercarlo senza temere di perdere il vostro orgoglio. Da consentirgli di essere cos incurante per il vostro stesso dolore.
Livia balz in piedi, furiosa. L'impressione felina che dava sempre, con la grazia elastica dei movimenti, si accentu nella rabbia.
- Dovrei buttarvi fuori di qui, - sibil, - e chiamare subito Roma, dicendo chiaro e tondo quello che vi siete permesso di dire. Non osate mai pi, capite? Mai pi!
L'uomo batt le palpebre.
- Scusatemi. Vi prego di scusarmi. Non  professionale dirlo, ma credo che una persona come voi non meriti di soffrire, con la vita che ha avuto. E per la donna che .
Livia si calm, e si risedette.
- Allora capirete che il fatto di chiamare voi, e di non telefonare direttamente a Roma,  una scelta che vi dice quanto io creda anche nella vostra sensibilit di uomo.
- S, e ve ne ringrazio. Inoltre, devo ammettere che apprezzo il lavoro del dottore, e il cuore che ci mette nell'aiutare la gente. Questa  pur sempre l mia citt. E il motivo per cui abbiamo chiuso un occhio su certi comportamenti, e su tante dichiarazioni che non si  mai astenuto dal fare in pubblico. Ma stavolta la cosa, come avete saputo, si  mossa al disopra delle nostre teste.
Livia si sporse in avanti.
- Lo so, Falco. Ma forse non  tardi per porvi rimedio. E vero che il trasferimento  previsto per domenica mattina?
L'uomo la fiss senza rispondere. Poi disse:
- Ignoro come il vostro amico abbia avuto quest'informazione, che non ho nemmeno io. Ma  possibile, s. La nave... il veicolo che dovrebbe trasferire i fermati potrebbe arrivare in qualsiasi momento tra domani e domenica, in effetti.
- Quindi abbiamo solo poche ore. Devo sapere se posso contare su di voi, Falco: altrimenti dovr ricorrere a Roma, direttamente; ed  una cosa che non vorrei fare. Significherebbe dover spiegare troppe cose, e utilizzare un credito di cui non so se posso disporre. Alle bambole come me, sapete, non si perdona di parlare di argomenti seri.
- Voi non siete una bambola, signora. Siete una persona meravigliosa, dotata di un incredibile talento: io vi ho sentita cantare, a suo tempo, e lo so.
Fu la volta di Livia, a rimanere sorpresa:
- Davvero? E quando? Io non canto pi da...
-... da quando  successa la tragedia di vostro figlio, s. Ma, in un'altra vita, mi concedevo anche il piacere del teatro. E ho avuto questa fortuna.
Segu un silenzio carico di ricordi. Poi lei disse:
- E dunque, in nome del piacere che avete avuto allora, e in nome di... questa nostra strana, segreta amicizia, se potete aiutarmi, aiutatemi. Vi prego.
Falco tacque di nuovo, pensoso.
- D'accordo. Non so questa cosa quali effetti potr avere: vi assicuro che abbiamo degli interlocutori dalle reazioni imprevedibili. E non so nemmeno se abbiamo qualche possibilit di riuscita: ma ci proveremo. Con la massima buona volont, ci proveremo.
- Vi ringrazio, Falco. Vi ringrazio sin d'ora. Lo capisco che non  facile, e capisco quanto possa essere complesso un lavoro come il vostro. Come intendete fare?
- Non so ancora. Devo cercare i contatti giusti, e devo preparare qualche motivazione che renderebbe pi oneroso trattenere il dottore che liberarlo. Magari la testardaggine del vostro amico e del suo brigadiere, una loro eventuale insistenza, saranno argomenti validi. Non so. Voi attendete mie notizie che, vi assicuro, vi raggiungeranno, ma non prima di ventiquattr'ore. E nel frattempo, per carit: non prendete iniziative. Promettete?
Livia lo fiss; era il momento di decidere se fidarsi di quell'uomo o no. Decise per il s.
- Va bene. Vi aspetter qui, in casa. E aspetter che mi diciate dove venire a prendere il dottore. Poi, dovrete soltanto dirmi come potr sdebitarmi per questo immenso favore che mi farete.
Falco prese la cartella di pelle e il cappello che aveva appoggiato su una mensola.
- Se riuscir in questa che, credetemi,  un'impresa, vi chieder di cantare per me. Solo una volta.

48.

A Ricciardi il telefono non piaceva.
Non era mai riuscito a familiarizzare con quello strumento, che restituiva una voce metallica e inespressiva e non consentiva di capire dai mezzi toni, dalle incertezze e soprattutto dagli occhi quello che si celava dietro le parole. E poi, la consapevolezza che le conversazioni erano a disposizione delle centraliniste, che teoricamente mettevano in comunicazione le linee ficcando uno spinotto in un buco ma che in realt potevano inserirsi a piacimento, gli sembrava togliere ogni riservatezza al dialogo.
Ma a volte era necessario: era stato sollevato dalla chiamata di Livia. Aveva detto sussurrando che "la lettera era stata consegnata" e che "c'era da attendere la risposta". Lo aveva rassicurato sul fatto che lui " sarebbe stato il primo a sapere" e che lo avrebbe raggiunto tramite "una visita del suo autista" in questura, ma non prima della serata di sabato. Nel frattempo, "non era necessario che si sentissero o vedessero".
La voce della donna, oltre che metallica, gli era sembrata piatta e inespressiva. Era rimasto sorpreso e rattristato per la distanza nel tono di lei: era evidente che la ferita dell'offesa non si era rimarginata, anche se gli aveva concesso l'aiuto che le aveva chiesto.
Ricciardi si domand se la decisione di andarsene dalla citt, che Livia gli aveva comunicato prima che lui le parlasse di Modo, fosse definitiva. E si chiese anche perch questo gli procurasse una fitta di malinconia.
Non si era augurato che la donna capisse che aveva il cuore impegnato? Non aveva sperato che lo dimenticasse, e che si rivolgesse a una persona che le fosse pi compatibile?
Il pensiero lo riport a Enrica, al lento ma univoco avvicinamento in corso con lei, ai pomeriggi che la ragazza passava con Rosa e al suo incontrarla sul portone, la sera. Come concordava quel desiderio, quella dolce inquietudine con la malinconia per la partenza di Livia? Cosa gli stava accadendo?
Era sempre stato convinto di essere alieno dall'amore, di esserne lontano come dalla Luna, e ora si trovava di fronte non a una, ma a due emozioni che non sapeva spiegare.
All'improvviso si sent soffocare, e decise di uscire dall'ufficio. In quel momento, le campane di tutte le chiese cominciarono a suonare, e a esse si unirono le sirene delle navi alla fonda nel porto. Le undici del sabato santo.
La Pasqua era ufficialmente arrivata in citt.
Ricciardi si avvi verso via Chiaia. Avvicinarsi al luogo del delitto di Vipera forse gli avrebbe dato qualche nuova idea, o almeno avrebbe contribuito a distrarlo da altri pensieri.
La strada tradiva come sempre lo spirito della citt, che era cambiato come se qualcuno avesse girato un interruttore: alla contrizione, alla mortificazione era subentrata un'euforia carica di attesa. Il suono delle campane, silenziose per giorni per riguardo a Cristo morto in croce, aveva avvisato il mondo che ci che era fatto era fatto, e adesso bisognava aspettarsi grandi cose: il Salvatore sarebbe risorto, avrebbe salvato l'umanit dal suo infernale destino e tutto sarebbe andato bene.
Le campane, risuonando festose, avevano voluto dire alla citt che la crisi economica che aveva messo in ginocchio centinaia di aziende, la povert che attanagliava quasi tutte le famiglie e le malattie dovute alle precarie condizioni sanitarie sarebbero finite, prima o poi; e che i brutti pensieri potevano aspettare due giorni, in attesa della scoperta del sepolcro vuoto.
Le radio continuavano a trasmettere solo musica classica, come facevano da quasi una settimana e come avrebbero fatto fino all'indomani, ma alla sobria e triste melodia sacra si erano sostituite impetuose sinfonie.
Gli ambulanti avevano ricominciato a chiamare a s l'attenzione delle donne con rinnovato vigore, e adesso si vedevano in strada i macellai ambulanti, dal camice macchiato di sangue e il carrello con coltelli e mannaie, pronti ad ammazzare a domicilio agnelli, capretti e galline destinati alle tavole pasquali. Dalle ringhiere dei balconi e dalle imposte socchiuse, i bambini, che in quel mese di allevamento si erano affezionati agli animali, guardavano con terrore quei portatori di morte che con fischi acuti e allegri richiami avvertivano che ormai il tempo era venuto.
L'aria stessa aveva nuovi profumi: arrivavano dalle cucine, nelle quali l'attivit era febbrile. L'acqua di fiori d'arancio, la cannella e la vaniglia, il grano cotto, i limoni si facevano largo a gomitate tra gli aromi del caff, del pesce cotto sul carbone e delle mille fritture che in genere imperavano, insieme al letame dei cavalli da tiro e ai gas di scarico di furgoni e automobili. Su tutti il profumo dominante era quello che veniva dai forni, dove le donne portavano a cuocere le pastiere e i casatielli, regine e re della festa che stava arrivando.
Non si udivano le urla e i giochi dei bambini, anche degli scugnizzi, ancora costretti al silenzio per rispetto della ricorrenza: se non per il metallico risuonare di qualche isolata troccola, i loro giochi rumorosi non erano ammessi. Ma mancavano ormai poche ore, e poi sarebbero sciamati in strada a decine, coi palloni fatti di carta di giornale o di pezze legate con lo spago, a rappresentare meglio di chiunque la nuova stagione che era arrivata.
Il commissario registr distratto il cambiamento, rilevando che il suicida del Gambrinus, incongruamente vestito con la giacca pesante, continuava imperterrito a chiamare il suo perduto amore, anche se andava sbiadendo come una vecchia fotografia. Certe cose non se le porta via il vento, purtroppo, pens il commissario.
In compenso, all'angolo del Paradiso, in prossimit del vicolo dal quale passavano i fornitori, il suonatore di fisarmonica aveva ripreso l'attivit a pieno regime. Lo strumento, rotto dai fascisti ubriachi la mattina del funerale di Vipera, era stato riparato alla bell'e meglio e suonava come prima, sotto le agili dita del proprietario. Ricciardi ne fu contento, e gett una moneta nel piattino: un piccolo crimine da incentivare. Divertito, il commissario not quanto fosse abile l'uomo a fingere un'attenzione richiamata dal rumore della moneta e non da due occhi che ci vedevano benissimo sotto le lenti scure.
Mentre stava per passare oltre, si accorse che qualcuno stava uscendo dal portoncino laterale e si ritir nell'ombra per vedere chi fosse. La sagoma ampia e l'andatura matronale gli fecero subito riconoscere Madame Yvonne, che si avviava spedita nella direzione opposta a quella da cui proveniva Ricciardi.
Il commissario attese qualche attimo, poi si mise a seguirla. Nei pedinamenti non era certo abile come Maione, ma la donna non aveva alcuna circospezione e quindi non si accorse di lui. Camminava in fretta, lungo il muro; un cappello nero con la veletta che le copriva il volto, passi brevi e veloci con un secco rumore di tacchi sulle pietre larghe. Incroci due donne che si guardarono con intenzione e un uomo che le rivolse un mezzo sorriso, badando che la signora al suo braccio non se ne accorgesse. In nessuno dei due casi Yvonne diede segno di accorgersene. Ricciardi riflett che forse loro due avevano in comune molto pi di quanto sembrasse: entrambi vivevano sul sottile confine che separava la luce dall'ombra. Lei, che aveva a che fare con le puttane senza esserlo; lui, coi criminali.
Non passeggiava, ma era diretta da qualche parte: l'andatura era troppo decisa. Ricciardi ne cap la meta quando la vide rallentare e accostarsi al muro, osservando le vetrine del negozio di Vincenzo Ventrone.

49.

Rimasero cos per un po', condividendo l'atteggiamento a qualche metro di distanza: Ricciardi osservava Yvonne, che osservava l'interno del negozio di Ventrone cercando di migliorare la visuale con piccoli spostamenti.
Poi la donna si dovette rassegnare; le spalle si abbassarono sotto il peso della delusione, e lentamente riprese in direzione opposta la strada che aveva percorso.
A quel punto il commissario le si affianc. La maitresse gli lanci uno sguardo in tralice, senza rallentare.
- Pure voi, adesso. Che volete, ancora? Una povera femmina non pu nemmeno fare due passi, senza avere la polizia tra i piedi?
Ricciardi regol l'andatura su quella della donna.
- Figuratevi, signora. Ma vi ho vista da lontano, e ho pensato di salutarvi.
Yvonne fece una smorfia.
- E che bel saluto. Scusatemi, commissa', ma oggi non  proprio giornata, con tutti i problemi che teniamo. A proposito, quand' che potremo utilizzare di nuovo la stanza di Vipera? Sapeste quanti clienti chiedono di vederla, e io invece devo tenerla chiusa a vostra disposizione.
Ricciardi rispose con sicurezza:
- Signora, per ora il permesso non ve lo posso dare. Fino a quando non avremo capito quello che  successo,  importante che tutto rimanga com'era al momento del fatto.
La donna sbuff.
- Commissa', a me mi dispiace per quello che  successo a Vipera. Mi dispiace assai, veramente. Ma la vita deve continuare, e io non mi posso permettere di fare a meno di nessuna risorsa, in questo momento.
- Nessuna risorsa, eh? E Ventrone era una bella risorsa, che a quanto pare vi  venuta meno.
Yvonne si ferm e sollev la veletta.
- E che volete dire, commissa'? Che ne sapete voi, che il cavaliere non viene a trovarci lo stesso, dopo la morte di Vipera?
- Semplice, signora. Che bisogno avreste avuto di andare al negozio sperando di incontrarlo, se lui venisse ogni giorno al Paradiso come prima? E siccome a quanto mi risulta il cavalier Ventrone sta poco bene, o cos dice, e non sta andando nemmeno al negozio...
La donna si pass una mano guantata sul volto.
- Tutto, sapete. E allora che mi venite a chiedere? Ricciardi si strinse nelle spalle.
- Niente, signora. Mi domandavo solo quale fosse la necessit di parlare con Ventrone, da parte vostra. Magari mi aiutava a capire se c' qualche motivo per cui quell'uomo  sparito dalla circolazione.
Erano arrivati al palazzo del Paradiso. Madame cominci a piangere. Non singhiozzava, n la voce le si ruppe; semplicemente, le lacrime presero a rigarle le guance, senza che lei le asciugasse.
Ricciardi si guard attorno, a disagio, e gli torn in mente l'immagine di Livia al Gambrinus; aveva un talento per far piangere le donne, evidentemente.
Madame apr la porta con una chiave che portava attaccata a una catenella sotto lo scialle, e si avvi per la scala; il commissario la segu. Data l'ora e il giorno, il bordello era immerso in un insolito silenzio venato di lisoformio e fumo stantio. Quando fu nei pressi della sua postazione dominata dalla cassa, Yvonne si sent a proprio agio:
- Commissa', voi non lo sapete. Non lo potete sapere. Io facevo il mestiere, come tante; l'ho fatto fino a quando ci sono rimasta secca, e il bello  stato che non mi  successo durante il lavoro. Lui, il padre di Tullio, era... non lo ha mai tenuto, un lavoro. E non aveva i soldi per me; ma era simpatico, allegro. Quanto mi faceva ridere... La vita della puttana non  certo da ridere, sapete, commissa'. E invece lui diceva barzellette, faceva un sacco di scene, imitava la gente tale e quale, e io mi divertivo assai, e se si avvicinava, non gli dicevo di no. E quando  successo che sono rimasta gravida, non se n' andato. Lo poteva fare facile facile, no? Io facevo la puttana, chi sa chi poteva essere stato. E invece lui  rimasto.
Ricciardi trasse un fazzoletto e lo pass a Madame, che si asciug distrattamente le lacrime.
- E voleva una casa, per nostro figlio; solo che non sapeva come fare i soldi, e siccome era bravo a giocare ci prov e cominci a vincere. Ma poi cominci a perdere, fino a quando lo ammazzarono. Di pomeriggio, lo ammazzarono. Ma si  mai visto, commissa', che gli strozzini ammazzano a uno di pomeriggio?
Un agnello, su un terrazzo l vicino, emise un belato acuto che sembrava il pianto di un bambino.
- E ora ha cominciato pure il figlio, da dove il padre aveva finito. Invece di ringraziare Iddio di come  andata, di come ce l'abbiamo fatta da soli. E io non posso sopportare l'idea che vada a finire nella stessa maniera.
Ricciardi ascoltava, attento.
- E come pensate di impedirglielo, signora? Continuando a pagare i suoi debiti, facendovi dare soldi da quelli che potete ricattare?
- Commissa', io non ricatto proprio a nessuno. E vero, approfitto un poco dell'amicizia dei clienti pi affezionati, mi faccio anticipare qualche cosa; ma alle ragazze la parte loro ce la d di tasca mia, vi assicuro che loro non ci rimettono proprio niente.
- E il principale tra questi clienti, quello che era pi disponibile a queste, come dite voi, anticipazioni era Ventrone,  cos? Guarda caso, proprio quello il cui commercio era a maggior rischio di pettegolezzo e di maldicenza.
- Voi davvero pensate che io lo ricatto, a Ventrone? No, commissa', ve lo ripeto: io non ricatto a nessuno. Il cavaliere  un vecchio cliente, forse uno dei pi cari, ed  un amico. Solo che il figlio... voi lo avete conosciuto, no? E' giovane, ma ha una mentalit da vecchio. A forza di avere a che fare coi preti, fin da piccolo, forse  diventato un poco prete pure lui. Io sono sicura che  lui, che ha chiuso il padre in casa per non farlo venire da noi.
Ricciardi cercava di capire il senso di quelle parole.
- Perch, voi credete che senza Vipera il cavaliere verrebbe lo stesso?
Yvonne rise, beffarda.
- Commissa', voi mi dovete stare a sentire: se uno ha la tendenza a venire qua, ci viene e basta. Non  questione di questa o quella puttana,  il fatto in s. Ventrone, come tanti, veniva qua pure quando la moglie era viva, anzi, quando la moglie  morta lo sono venuti a chiamare in questo salone. E non ci sta niente di male, se ci pensate: uno proprio nel dolore cerca un posto dove pu concentrarsi su altre cose. Non  il sesso,  un fatto di testa. Ventrone se potesse starebbe qua, come ci stava prima di Vipera, come ci star quando il piacere del corpo sar soltanto un ricordo. Voi non siete uomo da venire qua, lo so. Se ci veniste, vedreste quanta gente ci viene lo stesso che ormai il coso gli serve solo per pisciare, e paga un sacco di soldi per mettersi dietro una tenda o sotto un letto, per sentire e vedere e soprattutto per ricordare. E che ci sta, di male? Mica si deve soffrire solamente, in questa vita.
Magari si potesse evitarle, certe sofferenze, pens Ricciardi. Magari bastasse pagare qualcuno, per poter non vedere. Anche solo per un momento.
- E allora perch siete andata a cercare Ventrone? Se siete sicura che torner, che  questione di tempo, perch stamattina siete andata al negozio?
- Speravo proprio di non vederlo, al negozio. Perch se non c'era, significava che aveva ancora paura di farsi vedere qui. E se c'era, si vede che sta andando da un'altra parte. Quelli come lui, commissa', al casino non ci rinunciano. Non per molto.
Ricciardi cap che dalla donna non avrebbe tratto altre informazioni.
- Signora, come ci sono uomini che non rinunciano al casino, ce ne sono altri che sono schiavi del tavolo da gioco. Vostro figlio, lo sapete,  avviato su questa strada, e deve pure delle somme a gentaglia, che per fortuna, data la giovane et, non lo accetta pi; ma se quella  la strada, e ve lo dico per esperienza, prima o poi si ricade. Tenetelo chiuso, per ora. Meglio che in certe zone non si faccia vedere.
La donna sospir.
- E che vi credete, commissa', che non ci ho provato? Si sta facendo grande, sono anni ormai che ha l'et per entrare in posti come il nostro. E un uomo. Una madre non pu fare molto, in queste condizioni. Non lo posso tenere chiuso in una stanza.
E Ventrone, con i suoi anticipi, aiutava a pagare i debiti da tavolo verde del giovane Tullio, pens Ricciardi.
- Un'altra cosa, Madame: Coppola, il fruttivendolo,  tornato? L'avete rivisto, dopo il fatto?
- No, commissa'. Lui veniva solo per Vipera, non  uomo da frequentare Il Paradiso o qualsiasi altro casino. E' un altro genere di persona, per lui esiste il lavoro, ed esiste la famiglia. Anzi, lui non veniva nemmeno per Vipera: veniva per Maria Rosaria, la guaglioncella del Vomero che conosceva da piccolo e che voleva sposare. Pagava il suo tempo solo per poterla incontrare. Non ci veniva nemmeno per portare la frutta, prima di incontrarla qua per caso una volta che appunto era venuto lui. E meglio sarebbe stato per tutti, che non l'avesse mai incontrata.
- E perch dite questo?
- Perch l'unica cosa nuova che era successa era proprio la proposta di matrimonio di Peppe a Vipera. Se lei  morta,  morta per questo. E nessuno sa che cosa aveva deciso di rispondere. Comunque lui no, qui non  pi tornato. Non appartiene al genere di uomo che non pu stare senza andare con le ragazze, pure solo per divertirsi. Cos, per trovare un ambiente leggero, divertente. Per non pensare ai guai. Dovreste venirci pure voi, qualche volta, commissa', lo fanno tanti vostri colleghi della questura. E poi, ci potreste venire con l'amico vostro: col dottore.
Ricciardi tir fuori l'orologio e si chiese con angoscia, per la millesima volta, se l'azione di Livia avrebbe sortito l'effetto che sperava e che cosa avrebbe escogitato, nel caso contrario.
E all'improvviso, la piccola finestra che si andava faticosamente aprendo nella sua mente sull'omicidio di Vipera, di colpo si richiuse.

50.

Come sempre, Maione aveva fatto in modo di non essere di turno per il sabato e la domenica di Pasqua: i bambini tenevano molto a quella festa, e la famiglia aveva le sue piccole tradizioni. Il brigadiere, per, non aveva previsto che sarebbe stato attanagliato dall'ansia per l'attesa di notizie sulla sorte del dottor Modo, ed era distratto e insolitamente taciturno.
Lucia, che conosceva il motivo del malumore del marito, lo guardava preoccupata cercando di non cambiare nulla di quello che era abituata a fare il sabato santo, anche perch era la prima Pasqua in cui la piccola Benedetta era con loro. Aveva pure sussurrato a Raffaele, mentre per la centesima volta tirava fuori l'orologio dal taschino, di dare pi attenzioni alla bambina, la quale era legatissima a lui che l'aveva portata con s a casa, il precedente Natale; lui le aveva accennato di s, soprappensiero, poi aveva chiamato i bambini prendendo la pi piccola in braccio.
- Allora, mentre mamma la prepara, vi racconto la storia della pastiera. Volete sentire?
Come a un segno convenuto, Lucia cominci a disporre sul tavolo gli ingredienti necessari alla preparazione del dolce: la pasta frolla, preparata nelle prime ore della giornata quando tutti ancora dormivano; la ricotta di pecora, in un cestino di paglia intrecciata; il grano, cotto nel latte fresco; lo zucchero bianco raffinato; lo strutto, le uova, la cannella, il limone; il cedro e la cucuzzata, zucca candita per la quale 
Lucia andava famosa; e la delicatissima acqua di fiori, preparata infondendo in acqua calda, poi filtrata, i fiori dell'albero di arance amare, il vero profumo della primavera.

Ogni rumore, ogni motore di automobile portava Livia ad avvicinarsi alla finestra per scrutare se qualcuno si avvicinasse al portone con notizie di Falco. Da ore la donna si aggirava per casa come una leonessa in gabbia; l'ansia le cresceva in petto minuto dopo minuto.
Aveva raccomandato a Ricciardi di aspettare senza farsi vivo. Ma ora avrebbe desiderato averlo vicino, non per affetto ma per sostegno.
Si chiedeva una volta al minuto se Falco avrebbe avuto successo, e anche se c'era da credergli, se ci avrebbe effettivamente provato. Lei si era fidata, ma probabilmente, si diceva, era stato il bisogno di farlo pi che la reale convinzione.
Spense l'ennesima sigaretta nel posacenere di cristallo. La mancanza di sonno e di cibo si univano alla tensione, facendole girare la testa. Il futuro era pieno di incertezza.

Enrica guardava al futuro con una fiducia nuova. Per la prima volta da quando aveva capito di essere innamorata di Ricciardi, aveva la speranza di poterlo convincere ad aprirsi a un rapporto vero, dando corpo e parole agli sguardi teneri di ogni volta che si vedevano.
L'invito di Rosa per la cena della domenica, dopo un'iniziale angoscia, adesso le dava eccitazione. Ci sarebbe andata, s. Si sarebbe seduta davanti a lui, avrebbero mangiato e conversato, e alla fine si sarebbero salutati con un arrivederci.
Aveva preso una decisione: voleva preparare qualcosa con le proprie mani. Voleva che quella Pasqua fosse diversa dalle altre, per lei e per lui. Avrebbe dimostrato il suo amore in silenzio, senza parole ma con un sapore: il sapore migliore che era capace di dare.
Avrebbe preparato la sua pastiera.

Mentre i bambini di casa Maione spalancavano gli occhi davanti a tutto il ben di Dio che Lucia aveva disposto sulla tavola, il brigadiere disse:
- Molto, molto tempo fa, quando la citt era giovane, c'era solo un piccolo villaggio di pescatori vicino al mare. E dal mare veniva quasi tutto quello che c'era da mangiare, il pesce, i crostacei, le cozze, tutto. Un giorno per venne una tempesta, e le barche dei pescatori non potevano uscire pi; la tempesta non finiva, passavano le settimane e ormai le riserve erano finite, non c'era pi niente.
Maione punteggiava il racconto imitando gli effetti sonori, tuoni, fulmini, le onde alte del mare. Anche i figli maggiori, che avevano ascoltato la storia decine di volte, erano affascinati e seguivano a bocca aperta.
Sorridendo, Lucia manipolava sapientemente gli ingredienti.

Sorridendo, Enrica mescolava nella casseruola il grano cotto, lo strutto, il latte e la scorza grattugiata del limone.
Pensava che il senso dell'amore  proprio nella condivisione. Non che fosse un'esperta, ma chi ha detto, riflett, che per conoscere a fondo una cosa bisogna averla vissuta?
Lei, per esempio, aveva molto letto e molto sognato, in merito all'amore. E aveva ascoltato le confidenze delle amiche e della sorella, e aveva visto le pellicole romantiche accompagnate da musiche struggenti al cinematografo vicino a piazza Dante, e nelle sere calde d'estate aveva udito le dolcissime serenate degli innamorati. Sapeva tutto, dell'amore.
E sapeva, mentre mescolava metodica nell'attesa che si formasse una crema priva di grumi, attenta all'orologio sulla parete mentre trascorrevano i dieci minuti prescritti dall'antica ricetta, che le delusioni allontanavano dall'amore; che l'amore non ha bisogno di esperienza, per formarsi e consolidarsi, anzi, forse l'esperienza indurisce e rende amari.
Meglio essere inesperte, forse.
Proprio cos, pens togliendo la casseruola dal fuoco.

- Proprio cos, - disse il brigadiere Maione ai figli. - Il mare non ne voleva sapere, di calmarsi. E siccome ormai era arrivata la primavera e i bambini avevano fame, i pescatori decisero di uscire lo stesso, anche se la tempesta urlava ancora. Le mogli e i bambini erano disperati, al pensiero dei pap che affrontavano quelle onde alte pi delle case. Ogni sera si riunivano sulla spiaggia, sotto la pioggia, e pregavano e piangevano e si disperavano, perch il mare cattivo restituisse i pap con le loro barche. Che faccio, mi fermo o vado avanti?
Con sapienza, teneva l'attenzione dei bambini mentre con altrettanta sapienza le veloci mani di Lucia componevano la propria sinfonia, amalgamando la ricotta con le uova, la vaniglia, la cannella, lo zucchero e l'acqua di fiori d'arancio. Si accorse con una punta d'orgoglio che Maria e Benedetta, pur ascoltando il racconto di Raffaele, non si perdevano un suo gesto.
Avanti, pens lei.
Avanti, dissero i bambini in coro.

- Avanti! - disse Livia sobbalzando al leggero bussare alla porta del salotto.
Si era appena assopita sulla poltrona, vinta dalla stanchezza. Il cuore le era saltato in gola, gli occhi erano corsi all'orologio a pendolo attaccato al muro. Presto, pens. Ancora presto.
Si affacci la cameriera, incerta. - Signo', scusatemi. Posso?
- S, che c'? - disse Livia bruscamente.
- Mi dovete perdonare, signo'. Voi non mangiate da due giorni, e... Io mi faccio i fatti miei, lo sapete, ma mi dispiace assai di vedervi cos, proprio mo' che sta venendo Pasqua.
Allora ho pensato, siccome io a casa mia la preparo un giorno prima perch poi vengo al lavoro e non ci ho il tempo, allora ho pensato...
Livia era esasperata dall'indecisione della donna. - Clara, parla tranquillamente: che hai pensato?
- Ho pensato: quest'anno ne voglio fare una piccolina per la signora mia. E ve l'ho portata.
- Che cosa, hai portato?
La domestica trasse un piccolo involto, che arrossendo porse a Livia.
- La pastiera, vi ho portato, signo'. Un dolce tipico della nostra citt.

- La nostra citt, - disse Maione, - era piccola, ve l'ho detto. Ma i bambini e le donne erano come adesso, quando piangevano lo facevano a voce cos alta che era impossibile non ascoltarli. E alla fine una sirena, che sarebbe una donna con una lunga coda di pesce che vive sotto il mare, di nome Partenope, venne fuori e disse: ma perch piangete e strillate giorno e notte, e non mi fate dormire?
La bambina che gli stava in braccio disse, stringendosi a lui:
- Perch volevano i pap!
- E brava, proprio cos risposero i bimbi alla sirena Partenope. E lei, che era una sirena buona, si commosse e disse: mo' ci penso io. E si inabiss di nuovo per andare a parlare a suo padre, il Mare. Per dirgli che c'erano tutti quei bambini e quelle mogli che aspettavano il ritorno degli uomini per poter mangiare e riabbracciarli.
Lucia un l'impasto al grano cotto nel latte, aggiungendo la cucuzzata e il cedro candito tagliato a dadini. Il figlio allung la mano per ghermirne un pezzo, e lei rapidissima gli diede uno schiaffetto dicendogli: - Non ancora!

Non ancora, si disse Enrica a mezza voce. Non  ancora il tempo.
Pensava di aver capito com'era fatto Luigi Alfredo: era controproducente strapparlo fuori da s stesso, costringerlo a gesti o azioni che non gli venivano naturali.
Non voleva applicare strategie, e non ne sarebbe stata nemmeno capace. Mentre stendeva la pasta frolla nella teglia, attenta a non superare il mezzo centimetro di spessore, creando il cratere che come un ventre di donna avrebbe accolto il composto di grano e ricotta e mille profumi, pens a s e all'uomo che amava come al dolce che stava preparando: qualcosa di complesso, articolato e difficile che avrebbe dato luogo a qualcos'altro, che sarebbe stato molto pi della somma delle parti.
Enrica sorrise.

Livia sorrise, un po' tesa, ringraziando la domestica. Il breve sonno aveva lasciato uno strascico di nuovi pensieri, densi come nuvole cariche di pioggia.
Non era solamente il dottore, ad angustiarla; c'era anche l'incertezza del futuro, di quello che avrebbe dovuto fare l'indomani, se partire, come aveva deciso dopo la notte insonne, o rimanere, e darsi un'altra chance di conquistarsi un destino.
Guard la fetta di quella strana torta che le aveva preparato la cameriera, e per un attimo pens di rovesciarla nella spazzatura: non aveva certo voglia di mettersi a mangiare. Poi alle narici arriv il dolce profumo di fiori d'arancio, e il suo stomaco vuoto brontol.

- Il Mare brontol, - disse Maione, - perch non voleva consentire alle barche di rientrare a casa, si stava divertendo troppo con quella tempesta. E poi aveva fame, ed era di malumore. Partenope, che lo conosceva bene, and a dirlo alle mamme e ai bambini sulla spiaggia, e loro si riunirono per decidere cosa fare. Fu allora che alla bambina pi piccola venne in mente un'idea: siccome era primavera, e il Mare non lo sapeva, pens di dirglielo facendogli vedere tutte le belle cose che la stagione portava. Cos prepararono tante scodelle con le bont della terra: la ricotta e la farina, simbolo della campagna fertile; le uova, simbolo della vita che si rinnova; il grano bollito nel latte e l'acqua di fiori d'arancio, simbolo dell'incontro delle piante e degli animali; lo zucchero, simbolo della dolcezza, e le spezie, simbolo dei popoli lontani affratellati proprio dal mare. E misero tutto l, vicino alla spiaggia.
Lucia cominci a tagliare in listarelle la sfoglia residua, che aveva tenuto da parte proprio per quello, ascoltando la voce piena e rotonda del marito e pensando a quanto lo amava.
- Durante la notte, le onde portarono i doni in fondo al mare; Partenope, che aspettava, un tutto e prepar una torta che diede al padre. Lui se la mangi una fetta alla volta, e la fame gli pass, e insieme alla fame gli pass la rabbia e si calm, diventando una tavola. Cos le barche poterono rientrare, cariche di pesce, e i bambini riabbracciare i propri padri. Da allora, ogni volta che viene la primavera, le mamme ripensano a quel giorno e preparano la torta che prepar Partenope. E noi ce la mangiamo.
Lucia guard Raffaele che abbracciava tutti i bambini; Benedetta le si avvicin e le diede un bacio, cos lei le consent di applicare l'ultima listarella sulla pastiera che sarebbe stata portata al forno.
Le sorrise, e pens che era meravigliosa.

Meravigliosa, pens Enrica guardando la pastiera che l'indomani avrebbe portato a casa di Ricciardi, per la loro prima cena insieme.
Meravigliosa.

Meravigliosa, pens con sorpresa Livia, assaporando l'ultimo pezzetto della fetta che le aveva dato la cameriera. Questa torta  la cosa pi buona che abbia mai assaggiato. E per un attimo sent la morsa dell'ansia che si allentava. Forse si poteva anche guardare all'indomani con un po' di ottimismo.
Meravigliosa.

Meravigliosa, pens Maione guardando la moglie abbracciare la loro nuova figlia. E una madre meravigliosa.
E riflettendo su quanto fosse intollerabile l'idea di poterla perdere, la sua mente and al dottore e alla solitudine straziante che forse stava vivendo in quello stesso momento; tir fuori l'orologio dal taschino, e si chiese quanto ci sarebbe voluto, e che cosa avrebbero fatto se l'amico di Livia non fosse riuscito nell'intento.
C'era solo da aspettare.

Nella penombra della sera che scendeva, Ricciardi sedeva sulla poltrona nel suo ufficio, gli occhi verdi spalancati sul nulla davanti a s.
Quanto ci sarebbe voluto? E, soprattutto: come sarebbe andata?
C'era solo da aspettare. Solo da aspettare.

Fuori, la Pasqua irrompeva silenziosa nella primavera.

51.

Livia aveva fatto in modo che il portone del palazzo fosse presidiato dall'autista fin dalla chiusura della portineria, per essere certa che l'attesa chiamata di Falco sarebbe stata subito ricevuta; tuttavia, la precauzione si rivel inutile: attorno alle tre del mattino, squill il telefono vicino al quale, accoccolata in poltrona, era caduta in un sonno lieve e agitato.
Sobbalz e usc di botto dal sogno confuso che stava facendo. Rispose al secondo squillo, la gola attanagliata dall'angoscia.
Dall'altro lato, una voce maschile fredda e metallica disse:
- Il collo che attendete verr consegnato tra un'ora al molo San Gennaro, al porto. Trovatevi l per ritirarlo.
Non fu in grado di distinguere se fosse la voce di Falco, ma sospettava di no. Riattaccarono senza darle modo di rispondere. Si alz di scatto, e la schiena si lament dolorosamente; massaggiandosi, and a chiamare l'autista.

Il secco bussare alla porta dell'ufficio trov Ricciardi perfettamente sveglio, tutti i sensi vigili, in preda a una tensione che non aveva smesso di crescere minuto dopo minuto. All'uscio socchiuso si affacci uno scarmigliato Maione.
- Raffaele? E tu che ci fai qua, se non sei di turno?
- Commissa', io non ce la facevo a stare a casa. Lucia a un certo punto, la centesima volta che mi rigiravo nel letto, mi ha detto: senti, vattene in questura, cos almeno fai dormire a me. E poi c'era il cane, in cortile, che ogni tanto ululava, come un lupo. E allora mi sono vestito e siamo venuti qua, il cane e io.
Ricciardi era gi col soprabito addosso:
- Ci sono notizie?
- S,  appena arrivato l'autista della signora. Dice che dobbiamo trovarci entro un'ora al molo San Gennaro del porto,  quello vicino alla caserma della milizia, ve lo ricordate? L'uomo non sa altro. Se n' andato, ha detto che doveva tornare subito dalla padrona sua.
- Va bene, andiamo. E speriamo che Livia se ne stia a casa, non ha senso che corra rischi.
Maione fece una smorfia:
- Se la conosco un poco, mi sa che la signora non  una che se ne sta per i fatti suoi.
Il tragitto dalla questura al porto era breve, ci misero meno di un quarto d'ora. Decisero di non portare nessuna guardia: o le cose sarebbero andate lisce, o non sarebbero andate affatto. Dietro di loro, alla solita distanza, il cane li seguiva silenzioso con un orecchio ritto, muovendosi lungo il muro.
Maione disse:
- Buona Pasqua, commissa'. Buona Pasqua.

Ancorch immerso nel buio, il porto aveva delle attivit in corso. Due navi stavano caricando merce, con gruppi di operai che si inerpicavano sulle passerelle con enormi casse di legno in spalla, mentre dai fumaioli dei piroscafi usciva il vapore dei motori in pressione. Un altro vascello stava attraccando, fra le urla degli ormeggiatori. Alcuni pescherecci rientravano dalla battuta, raccogliendo le reti lasciate fino all'ultimo fuori bordo.
La caserma della milizia portuaria, intitolata a Benito Mussolini, era immersa nel buio, fatto salvo l'ingresso e due finestre al pianterreno. Da lontano si distinguevano le sagome rigide dei due uomini di guardia, ai fianchi del portone.
Maione e Ricciardi si disposero in una rientranza della banchina, a met fra la costruzione e il molo numero 2, al quale era attraccata un'imbarcazione di medie dimensioni, coi motori che giravano al minimo ronfando nella notte, come un vecchio catarroso immerso in un sonno pesante. Non si vedevano segni di attivit a bordo, ma in coperta era accesa una luce.
Ricciardi si guard attorno. A breve distanza, nello specchio d'acqua dove generalmente venivano completate le operazioni di carico e scarico, intravide l'immagine di un giovane sotto la superficie del mare, il braccio impigliato in una gomena che lo aveva tenuto fermo il tempo necessario a morire affogato. L'uomo si era quasi completamente dissolto, il fatto doveva essere avvenuto parecchio tempo prima. Dalla bocca nera, spalancata alla ricerca di un sorso d'aria che non era arrivato, il ragazzo ripeteva la parola: Birra! In tono imperativo, come se si trovasse in osteria e ordinasse al cameriere. Il commissario si chiese come mai, mentre l'acqua sporca del porto gli riempiva i polmoni, nella mente dell'uomo fosse passato il nome della bevanda. Non cerc risposta: erano decenni che aveva smesso di tentare di comprendere il processo dell'ultimo pensiero; avrebbe solo voluto non ascoltarne pi. Mai pi.
Dopo qualche attimo, a un centinaio di metri, videro giungere un'automobile che fece scendere qualcuno per poi ripartire. Il brigadiere fece un cenno al commissario, lasciando intendere: visto? Io l'avevo detto. Dopo poco Livia si avvicin.
Pur dopo quasi due giorni passati senza chiudere occhio, era incantevole. Portava un paio di pantaloni, scarpe basse e un sottile maglione di lana scura; i capelli corti e un basco in testa avrebbero voluto accentuare un'impressione maschile, ma le forme morbide e l'andatura flessuosa non lasciavano dubbi: era pi femminile lei, vestita da uomo, di quasi tutte le donne in abito da sera che riempivano il San Carlo nelle serate di gala.
- Ancora niente, vero? Siamo in anticipo, dovrebbe essere qui tra mezz'ora.
Ricciardi l'apostrof con durezza:
- Che ci fai qui, Livia? Non avresti dovuto venire. Pu essere pericoloso, te ne rendi conto? In piena notte, al porto,  gi rischioso normalmente: stasera, poi, con questa cosa in atto...
La donna rispose a muso duro:
- Non credo che sia tu a dovermi dire cosa fare e cosa non fare. Poi, il contatto l'ho preso io e il dottore, se dovesse andare tutto bene e me lo auguro ma non ne sono ancora certa, verrebbe rilasciato solo se vedranno me. Quindi, al limite, dovresti ringraziarmi per essere qui; per quanto riguarda il piacere di vedermi, be', a quello ci ho rinunciato.
Maione tossicchi imbarazzato. Ricciardi rispose, in tono pi pacato:
- Io ti sono grato, e molto, moltissimo. Ti sono grato per esserti fatta carico di tutto, e per aver messo te stessa in gioco. Non credere che non lo sappia, e mi dispiace per questa rabbia che hai nei miei confronti. Anche se non posso certo darti torto.
Il brigadiere richiam la loro attenzione.
- Attenti, ci sta un poco di movimento in caserma.
Livia si guard attorno e indic alcune casse vuote:
- Presto, nascondiamoci l dietro.
Il portone si era aperto, e ne stava uscendo una fila di persone. Non riuscivano a distinguere i volti, anche perch la luce era fioca. Dalle braccia incrociate in avanti, si comprendeva chiaramente che il gruppo al centro era in manette o catene, e quelli intorno, che si guardavano in giro con circospezione, dovevano essere i sorveglianti. Gli operai che stavano completando il carico su una delle navi, appena videro uscire gli uomini dalla caserma, mollarono le casse e si dileguarono all'interno dell'imbarcazione in tutta fretta; Maione pens che doveva essere una salutare abitudine, per loro, evitare di essere testimoni di quei passaggi.
Ricciardi era agitatissimo: se Modo fosse stato in quel gruppo, allora il tentativo di liberarlo era fallito. Livia si rese conto dei suoi pensieri, e gli appoggi una mano guantata sul braccio, stringendolo piano.
Ad avvisarli fu il cane, che si era nascosto a qualche metro da loro, vicino a un ammasso di corde. Emise un guaito breve, attirando l'attenzione su una coppia che era appena uscita da un ingresso laterale della caserma, avviandosi nella loro direzione.
Ricciardi fece per sollevarsi e uscire dal nascondiglio, ma Livia lo ferm con una stretta, sussurrando:
- Non muoverti. Devo andare io, altrimenti avranno paura e non lo lasceranno andare.
Si alz e usc incontro ai due uomini, mentre gli altri salivano in fila indiana sulla nave in attesa.

52.

Gli uomini si fermarono a una decina di passi. Uno dei due - ora era chiaro sia a Livia ferma davanti alle casse sia a Maione e Ricciardi ancora accucciati dietro di esse - era il dottor Modo.
I capelli bianchi scoperti erano illuminati da un lampione, il viso pareva segnato da una profonda sofferenza. Le braccia erano incrociate davanti al corpo, il camice bianco a coprire le mani come un soprabito ripiegato. Il colletto della camicia aperto, senza cravatta, lasciava vedere una gola pulsante, come per una costante deglutizione.
L'uomo al suo fianco era alto e grosso, e portava un elegante abito gessato a doppio petto e un cappello a tesa larga che non lasciava vedere il volto. Teneva il dottore sottobraccio, come un vecchio amico che ne sostiene un altro un po' brillo.
L'imbarcazione aveva completato il carico, e tre uomini scesero attraversando la passerella che fu subito ritirata dietro di essi.
L'uomo si rivolse a Livia, con una voce dall'accento forestiero che a Ricciardi sembr toscano.
- Buonasera. Voi siete...
Livia stava ferma, tesa, le gambe leggermente allargate. A Ricciardi sembrava che da un momento all'altro sarebbe balzata alla, gola dell'uomo.
- Lo sapete chi sono io, credo. Sono qui per fare compagnia al dottore, quando ve ne sarete andato. Presto, spero.
L'individuo fece una risatina beffarda.
- S, so chi siete. Me l'hanno detto, chi siete. Complimenti, signora: voi non lo potete sapere, ma siete riuscita in una piccola, grande impresa, stasera. Ma vi dico una cosa, e la dico anche al vostro amico, qui: certe cose si possono fare una volta sola. Una sola. E la sorte non va sfidata.
Il tono minaccioso rese il sussurro dell'uomo agghiacciante come un urlo. Modo gir la testa di scatto verso di lui, un lampo di rabbia negli occhi, e Ricciardi dal buio si augur che per una volta non facesse sciocchezze cedendo al suo temperamento, mandando all'aria tutto quello che avevano fatto per liberarlo.
Come se lo avesse ascoltato, il dottore abbass di nuovo il viso a terra. Livia fece un passo avanti.
- Avete intenzione di insegnarci a vivere ancora per molto, o lo lasciate andare?
L'uomo fece un'altra risatina e con un gesto rapido cav dalla tasca una chiave, liber il dottore dalle manette e gli diede una spinta verso Livia. Modo barcoll, cercando di non perdere l'equilibrio.
Il cane usc dall'ombra ringhiando e si avvent sull'uomo col cappello, strappandogli con un secco colpo delle mandibole un largo pezzo di stoffa dei pantaloni. L'uomo bestemmi e port una mano alla tasca.
In quel momento nel campo visivo di Ricciardi si materializz la figura imponente e in divisa di un brigadiere di pubblica sicurezza che, uscito agilmente dall'ombra, fece qualche passo verso i tre:
- Ah, e che abbiamo qui? Uno fa la ronda sul molo, di prima mattina, rassegnato a una passeggiata solitaria, e si ritrova in mezzo a una bella riunione di amici. Come state, signo'? Oh, che bella sorpresa, il dottor Modo! Avete portato un poco il cane a passeggio,  cos? Lo conoscete voi, al signore, dotto'?
La tensione era palpabile. Il cane continuava a guardare l'uomo ringhiando, il pezzo di stoffa dei pantaloni che gli penzolava dalla bocca come una lingua finta. Livia sorrideva nervosa. Il dottore teneva una mano sulla schiena dell'animale, accarezzandolo piano.
La nave emise il breve suono di sirena che preavvisava la partenza, e si stacc dal molo.
Dopo un lungo attimo, l'uomo col cappello tir fuori la mano dalla tasca, con molta calma. Poi disse:
- No, brigadiere. Io sono uno che lavora da queste parti, e stavo prendendo un po' d'aria. E il dottore no, non lo conosco; quindi, nemmeno lui conosce me. Me ne torno in caserma, tanto quello che avevo da dire l'ho detto. Un consiglio ancora, per: tenetelo al guinzaglio, questo cane. Buonasera.
L'annegato, alle spalle di Ricciardi, esclam debolmente: Birra! Livia scoppi in un pianto liberatorio.

Come se avesse ascoltato anche lui l'indicazione del morto che Ricciardi sentiva, Modo aveva chiesto a tutti di seguirlo in un'osteria che non chiudeva mai, proprio li vicino.
Quando l'uomo col cappello se n'era andato, era rimasto a guardare la nave che avrebbe dovuto portarlo via lasciare il porto, senza parlare. Maione sosteneva Livia, che si andava calmando, e Ricciardi si era avvicinato piano. Quando la nave era stata inghiottita dal buio, aveva detto all'amico:
"Come ti senti, Bruno? Sei ferito?"
Modo lo aveva guardato come se si fosse reso conto solo allora della sua presenza, e aveva detto:
"In un certo senso, Ricciardi. E molto ".
Ora, riscaldato da un ambiente noto e al terzo bicchiere di vino, si andava sciogliendo.
- Non ci credevo pi, sapete. Pensavo che quei figli di cagna mi avrebbero portato via, levandomi la vita come hanno fatto con quei poveracci che erano rinchiusi come me. Bastardi, maledetti.
Maione gli mise una mano sul braccio:
- Dotto', prima di tutto vi dovete calmare, perch  tutto passato. Poi dovete pure capire la lezione, per: questi vi tengono puntato, avete sentito a quel brutto muso con la pistola, no? Se non fosse stato per la signora Livia, qua, che  riuscita a fare in maniera che vi liberassero, non avremmo saputo pi niente di voi.
Modo sorrise a Livia, l'unica che beveva con lui. Le tremava ancora un po' la mano, ma gli occhi avevano ritrovato l'abituale sicurezza.
- Io ho fatto solo quello che dovevo, dottore. Ma il brigadiere ha ragione: questi sono individui pericolosi. Sanno tutto di tutti, sono capaci di risalire a ogni informazione che gli serve per rovinare la gente. Dovete stare attento.
Il dottore le accarezz la mano.
- Signora bella, io vi sar grato in eterno. Ho avuto paura, s. Mi dispiaceva da morire lasciare la mia vita, i miei amici, anche se sono di scadente qualit e puzzano di poliziotto. Ma se quest'esperienza mi ha insegnato qualcosa,  proprio che le idee vanno coltivate, se confermate dai fatti: e le mie sono state pienamente confermate.
Ricciardi sospir:
- Bene, ora stiamo tranquilli che se non ti vediamo pi, dalla sera alla mattina, potremo trovarti in fondo al mare con una bella pietra legata alle caviglie. Hai sentito quello che ha detto il tizio? Ma ai tuoi malati, alla gente che ha bisogno di te, a noi che non si capisce per quale arcano motivo teniamo a te, non pensi?
Modo lo guard con tenerezza:
- Batte un cuore, quindi, in quella cassa da morto in cui vivi. Sarei tentato di dirti che  stata tutta una recita per farti dimostrare un'emozione, ma non mi crederesti perch tu sei diffidente nell'anima, come tutti i provinciali.
E anzi, sai che nel gruppo dei disgraziati che stava con me nello scantinato della caserma c'era uno delle tue parti, vicino a Benevento?
Ricciardi protest:
- Guarda che io sono cilentano, alla fine della provincia di Salerno. Con Benevento non c'entro proprio niente. Modo agit la mano in un gesto vago.
- S, s, vabbe', da quelle parti, un provinciale di campagna come te, insomma. E sai perch lo portavano al confino? Il commissario sospir:
- Io non sono di campagna ma di montagna, comunque di' pure.
- Perch aveva raccontato in pubblico, al suo paese, la seguente barzelletta: un operaio, andato a comprare delle mele, si accorse che sul giornale in cui erano avvolte c'era la fotografia di Mussolini; allora, preoccupato, chiese di cambiare la carta, perch se no lui si mangiava pure la frutta. Ricciardi fece per protestare, poi sospir perch Livia e
Maione erano scoppiati a ridere.
- Di, Bruno, non  possibile che era stato arrestato per questo.
Modo era serissimo. Si chin in avanti e disse:
- Ricciardi, non ti rendi conto: la situazione  terribile.
Si chiama danno all'immagine del capo del governo, si comportano come se fosse un reato gravissimo perch dicono che nuoce all'immagine dell'Italia intera. Sono impazziti. E non  la cosa pi comica che ho sentito l dentro!
Maione si asciugava le lacrime.
- Davvero, dotto'? Ne tenete ancora, di barzellette come quella?
Ricciardi rimprover il brigadiere:
- Raffae', ti prego, non lo incoraggiare, altrimenti questo non lo fermiamo pi e si fa mettere in galera una volta per tutte.
Livia era felice di lasciar sciogliere la tensione, anche perch
ne sentiva una nuova nello stomaco pronta a sostituire l'altra: - S, dottore, raccontate: che altro ridicolo motivo avevano, per tenere la gente rinchiusa? Modo bevve un lungo sorso.
- Dunque, c'era un tizio, un carrettiere. Un povero cristo con l'unico problema di portare avanti i dieci figli che ha. Be', questo frequenta il dopolavoro dei ferrotranvieri, sapete, quello che sta a Monteoliveto, perch col suo carretto trainato da un'asina porta il carbone alla stazione. Dunque, un giorno, il mese scorso, al circolo inaugurano con tutti gli onori un nuovo busto in gesso al nostro Testa di Vacca, e il povero cristo si trova a vedere tutti in alta uniforme che applaudono la scopertura del capoccione calvo. E lui pensa: forse i soldi non sono bastati per fargli pure i capelli. Capite? Non aveva idea di chi fosse, il modello del busto.
Maione e Livia avevano cominciato a ridacchiare. Modo continu:
- Be', lui voleva fare felice il capo del circolo, che al busto ci teneva assai; e allora, di notte, decide di sopperire alle carenze economiche del circolo e, tagliata la coda all'asina, prepara uno splendido toupet per il capoccione, e glielo colloca proprio qua, al centro della testa. La mattina dopo il custode apre il circolo, e ti ritrova il Mascellone con un meraviglioso parrucchino di asina, tutto pettinato e spazzolato a dovere. Naturalmente, arresto immediato e confino.
Maione scoppi a ridere.
Livia scoppi a ridere.
Ricciardi capi chi aveva ucciso Vipera.

53.

All'improvviso, tutto era perfettamente chiaro. Chiari i collegamenti, chiari gli eventi, chiare le modalit.
Ricciardi dovette fare un grande sforzo per non balzare in piedi e scappare verso la questura; ma non c'era fretta. E poi, non voleva alterare il primo momento di serenit da tre giorni per Modo, Maione e Livia, e anche per s stesso.
Quando uscirono dall'osteria ormai era giorno fatto, ed era il giorno di Pasqua. Le campane, finalmente libere, riempirono l'aria col loro richiamo e per strada cominciarono a sciamare le vecchiette in scialle nero, dirette alle chiese dove avrebbero presenziato a tutte le celebrazioni.
Modo si pass una mano sulla faccia, dove un'ispida barba reclamava attenzione.
- Mamma mia, signora, in che brutto stato mi sono lasciato vedere. Dovete scusarmi, davvero. In genere ho maggiore cura di me.
- Figuratevi, caro dottore. Prima di tutto avete la migliore giustificazione che si possa immaginare; poi io stessa non sono certo al meglio delle mie possibilit. Ho avuto qualche giorno abbastanza duro, anche se non paragonabile all'esperienza che avete vissuto voi.
Maione soggiunse:
- A me, poi, di botto,  scoppiata una fame enorme. Fortuna che oggi  Pasqua, se era ancora Quaresima facevo peccato e me ne andavo al ristorante. Anzi, dotto', vi volevo dire che tra me e me, stanotte, ho fatto un voto: se il dottore viene liberato, allora viene da noi a pranzo. Quella, mia moglie, Lucia, ha fatto una pastiera che parla, tanto  buona.
Livia si illumin:
- Ecco, la pastiera! Il dolce che mi ha portato ieri la mia domestica, preoccupata perch avevo mangiato poco negli ultimi giorni: una cosa meravigliosa, questa torta. Anche con l'angustia ne ho mangiate due fette, e non vedo l'ora di mangiarne ancora.
Erano arrivati sotto casa del dottore, a piazza del Ges. La grande chiesa dalla parete diamantata era addobbata per la festa, e i fedeli si assiepavano per la prima funzione.
Modo disse:
- Non credevo di rivederla cos presto, la mia casa. E vi sono grato, veramente grato, amici miei. Se non fossi il vecchio medico di guerra che sono, con la brutta scorza che ho, mi metterei a piangere. Ma siccome so che se facessi una cosa del genere mi riportereste subito in caserma, evito. Brigadie', grazie per aver tenuto il mio amico, mi pare che sotto quel pelo sia addirittura ingrassato. E grazie per l'invito, che accetto molto volentieri: faccio un paio d'ore di sonno, mi rado e mi lavo adeguatamente, e ci vediamo pi tardi a casa della bella signora Lucia.
Dopo di che si avvicin a Ricciardi e, dopo averlo fissato a lungo negli occhi, lo abbracci.
- Mi dispiace, Ricciardi. Questo abbraccio te lo devi proprio sopportare -. Poi fece un inchino a Livia: - I miei ossequi, madame: e tutta la mia gratitudine. E una fortuna doppia, essere cos devoto a una donna di tale bellezza: ci si ha solo da guadagnare. Vi rivedr presto, spero.
La donna ricambi con una graziosa riverenza.
- E stata una gioia, dottore. E chiss, magari prima o poi ci rivedremo.
Quando Modo fu scomparso nel portone seguito dal cane, Ricciardi si rivolse a Livia:
- Ci scuserai, Livia: io e Maione dobbiamo scappare, abbiamo un'importante questione da risolvere. Ti ringrazio anch'io, e molto. Ti rimarr obbligato per sempre, per questo gesto che hai avuto e che non mi meritavo.
- Sono molto contenta di come sia andata, e lo sono per il dottore che davvero  un uomo straordinario. Per quanto riguarda te, spero che quello che  successo ti abbia fatto capire qualcosa in pi di me, e anche di te stesso. Buona Pasqua.
Si gir per andarsene, ma Ricciardi la chiam, d'impulso:
- Livia, ascoltami. Hai parlato di una festa, una rappresentazione per la Pasqua stasera al San Carlo. Se hai ancora intenzione di andarci, sarei felice di accompagnarti.
Rimase ferma, di spalle. Non era sicura di aver sentito bene; e poi aveva deciso di partire, no? Di mollare quell'assurda illusione, di non continuare a umiliarsi per un uomo che non la voleva. E anche quell'invito, pens in un secondo, non era frutto della gratitudine per aver contribuito a liberare il dottore? Non era davvero troppo poco, per un nuovo inizio?
No, si rispose. Non era troppo poco.
- Lo sai, Ricciardi, avevo deciso di partire, e quindi avrei dedicato la serata alla preparazione dei bagagli. Ma tutto sommato,  una cosa che posso fare anche domattina; magari dopo un'altra fetta di quel meraviglioso dolce. Va bene, accetto il tuo invito. Ti aspetto a casa mia, alle nove.
E se ne and, curando che i due uomini non si accorgessero della gioia che le illuminava il volto.
Rimasti soli, Maione si rivolse subito a Ricciardi:
- Commissa', quale sarebbe questa importante questione da risolvere? Io non sono nemmeno di turno, se faccio tardi al pranzo di Pasqua Lucia  la volta buona che mi ammazza e mi serve a tavola con le patate, al posto del capretto.

Ricciardi camminava veloce verso l'ufficio.
- Ho capito, Raffaele. Ho capito tutto. Ho capito quello che  successo, e perch. Ho capito chi ha ucciso quella povera ragazza, e come, e pure che errori ha fatto. Mi servono delle conferme, ma ho capito.
Maione faticava a stargli al passo.
- Commissa', e fatemi capire pure a me, allora. Ditemi che dobbiamo fare.
E Ricciardi glielo disse, continuando a camminare svelto, scansando tutti quelli che arrivavano in strada per festeggiare la Pasqua e la primavera, i madonnari che dipingevano coi gessetti colorati Mussolini benedetto da Ges sui marciapiedi, i mendicanti col mandolino, l'ocarina e le bende nere sugli occhi, i mille ambulanti che prendevano posizione fuori le chiese.
Gli disse tutto, parlando di passioni, emozioni, denaro. Gli disse tutto, del delitto sospeso come sempre tra la fame e l'amore.
Gli disse tutto, e quando furono arrivati all'ingresso della questura erano entrambi pieni di forza e di energia, come se non avessero passato due notti insonni, come se non avessero affrontato una sconcertante esperienza. Erano cani da caccia, e dopo essersi aggirati senza meta nei campi, finalmente avevano annusato la preda, ventre a terra, pronti a saltarle alla gola.
Maione si fregava le mani.
- Bene, commissa'. Cos tutto si spiega. Allora, come ci muoviamo?
Ricciardi seguiva il corso dei suoi pensieri.
- Ci muoviamo cos: tu con due guardie vai a prendere l'assassino, senza fare troppo chiasso. Fai molta attenzione,  facile che se lo aspetti, anche se ogni giorno che  passato gli ha dato tranquillit.
- E voi, commissa'? Che fate, voi?
Ricciardi fece una smorfia.
- Io me ne vado un po' al bordello. Tutti mi invitano a farlo, e stavolta lo faccio davvero. Magari trovo qualche conferma. Ci vediamo dopo, in questura; e fai presto, cos arrivi puntuale per il pranzo e tua moglie non ti cucina.

54.

Ancora una volta, Ricciardi percorse via Toledo e poi via Chiaia, in direzione del Paradiso.
La primavera aveva deciso di incontrare la Pasqua col suo vestito migliore. L'aria era frizzante come un vino novello e altrettanto ubriacante e traditrice, piena di profumi e di promesse che non aveva intenzione di mantenere. Si sentiva cantare dall'interno degli appartamenti che affacciavano sulla via, donne intente all'ultima preparazione della festa o al completamento delle pulizie, e uomini che si radevano alla luce del sole, lo specchio appeso a un gancio sul balcone per ricevere il primo vero soffio della nuova stagione: voci stonate o intonate, profonde o acute, tutte a parlare d'amore.
Il commissario provava a immedesimarsi in chi aveva ucciso Vipera. Ora che era sicuro dell'identit dell'assassino, poteva escludere quella che era stata la prima ipotesi, uno scatto d'ira o una situazione contingente: il delitto era stato premeditato, preparato e pianificato. Quindi l'omicida aveva percorso proprio quel tragitto, tranquillo, identico ai passanti che ora gli camminavano affianco in quella splendida domenica mattina.
Ricciardi riflett su quante volte capitava vicino a qualcuno che stava meditando di porre fine a una vita. Transit nei pressi dell'immagine del suicida del Gambrinus che mormorava: Il nostro caff, amore mio, il nostro caff, amore mio. Andava sbiadendo, tra non molto sarebbe scomparso
come il suo ricordo, sostituito da qualche nuova emozione disperata. Meglio i morti, si disse Ricciardi: il loro pensiero  ottuso e ormai inutile, ma manifesto.
Giunse al Paradiso, ma non entr; fece qualche altro passo e si ferm all'angolo del vicolo che dava sul portoncino di fianco, quello dei fornitori. Si ritrov all'impiedi, di fronte al suonatore di fisarmonica con le lenti nere e il piattino di metallo davanti.
L'uomo accompagnava la musica che le abili dita traevano dallo strumento con qualche parola della canzone, modulata dalle labbra socchiuse. La posizione della testa, rivolta verso un punto indistinto tra il tetto del palazzo di fronte e il cielo, era l'immagine stessa della cecit. Niente da dire, pens Ricciardi: era davvero abilissimo, nella sua finzione.
Accortosi del commissario in piedi, fermo davanti a lui, il suonatore alz la voce e si mise decisamente a cantare, con un bel tono baritonale: - "T'aggio vuluto bbene, a tte, i tu m'e vuluto bbene, a mme.  Mo' nun ci amamm' cchi, ma 'e vvote tu distrattamente pienz' a mme! "
La canzone fin con un arpeggio e una signora lasci cadere una monetina nel piatto; senza cambiare la direzione degli occhi ciechi, l'uomo ringrazi. Ricciardi non si mosse.
L'uomo continu a suonare, ma dava chiari segni di disagio. A un tratto si ferm, le lenti scure rivolte in un punto lontano davanti a s. Ricciardi disse, a bassa voce:
- Dobbiamo parlare.
L'uomo accenn di s col capo ma non si alz. Allora Ricciardi prese posto su un gradino, vicino a lui.
- Non perdiamo tempo. Io so che non siete cieco, e vi prego di non insistere nella finzione, che comunque non mi interessa e vi prometto che non mi interesser nemmeno in futuro. Mi serve altro.
Il mendicante annu.

- E io so chi siete voi, commissa'. Aspettavo l'occasione per ringraziare voi e il brigadiere per averci difeso, l'altro giorno, con quei fascisti che per poco non mi rovinavano la fisarmonica, e io come avrei fatto? Per fortuna il danno  lieve e l'ho potuta riparare.
- Come vi chiamate?
La conversazione veniva sussurrata e l'uomo non aveva cambiato nulla nella postura.
- Lo Giudice Francesco, detto Ciccillo. Ciccillo 'o cecato, per la precisione.
-'O cecato, eh? Da quanto tempo fingete di essere cieco?
- Da bambino ho avuto una malattia e per un certo periodo non ci ho visto bene. Proprio allora ho imparato a suonare la fisarmonica, appresso a un mio zio che faceva il suonatore ambulante. Mi portava con lui, cos la gente si impietosiva per il bambino con la benda sugli occhi e faceva l'elemosina pi volentieri. Poi sono guarito, ma se ti vedono normale dicono: vai a lavorare. Come se suonare la fisarmonica e allietare la gente non fosse un lavoro.
Ricciardi consider la cosa e in cuor suo concord.
- Questo  il vostro posto, vero? Vi mettete sempre qua?
- S, commissa'. E un buon posto. Le guardie, col fatto che ci sta un bordello proprio qua, ti lasciano stare; passano molte persone, e si fermano a guardare le vetrine; e poi c' un ristorante, l, con una cameriera gentile che mi d sempre quello che rimane.
- E stavate qua pure luned scorso, quando...
- Quando  successo il fatto di Vipera, s. Che peccato. Non avete idea di quanto era bella, quando usciva e mi passava davanti la tentazione di voltarmi a guardarla pure da dietro, mi dovete credere, era quasi irresistibile.
Suo malgrado, Ricciardi comprese quanto fosse difficile essere un cieco professionista.
- Allora forse vi ricordate chi  entrato o uscito dal portoncino laterale del casino.
Ciccillo sogghign.
- Commissa', io sar pure cecato: ma modestamente ho una memoria di ferro, e quello che vedo non me lo scordo. E rifer a Ricciardi quello che lui voleva sapere.

Il Paradiso era chiuso per la Pasqua, e a Ricciardi sembr una bella ironia.
Madame Yvonne l'aveva accolto all'ingresso in vestaglia, spettinata, il viso senza il solito trucco pesante. Stancamente lo aveva accompagnato fino alla porta della stanza di Vipera, aprendola con una chiave scelta tra le tante legate a un anello di ferro.
- Commissa', scusatemi se ve lo chiedo un'altra volta: quando potremo cominciare di nuovo a utilizzare questa stanza? La vorrei dare a Lily, perch si  sparsa la voce che  stata lei a trovare... a vedere per prima Vipera, e ci stanno persone disposte a pagare bene, per fare... per sentire il racconto.
- Immagino. Non vi preoccupate, signora: manca poco, pochissimo. Ora, se permettete, vorrei entrare da solo.
- Come comandate, commissa'. Io vi aspetto qui.
All'interno tutto era come Ricciardi ricordava, la sua consegna era stata rispettata e nessuno aveva spostato nulla. L'odore di chiuso, con le pesanti tracce del profumo francese e del disinfettante su cui dominava la decomposizione dei fiori che stavano marcendo, lo prese alla gola; apr la finestra, lasciando entrare l'aria della primavera.
Con un brivido lieve, gli arrivarono le parole del cadavere della ragazza che, in piedi davanti allo specchio, ripeteva: Frustino, frustino. Il mio frustino. Il frustino che avevano cercato, senza trovarlo. Anche questo, forse, adesso si spiegava.

Ricciardi guard gli oggetti sul com, quelli sparsi sul letto e a terra. Il cuscino che aveva dato la morte alla ragazza. Il portagioie. La cornice con la fotografia, che ora sapeva essere della madre e del figlio della ragazza. All'improvviso sul cuore di Ricciardi pes la conoscenza che ora aveva della vita della morta, le sue tristezze e le sue gioie; non era pi la stanza di un'estranea, di un cadavere sconosciuto, ma il luogo dove una persona aveva vissuto dolori e passioni e sentimenti.
Prese quello che gli serviva, e usc in fretta.

55.

Non attese a lungo, Ricciardi, una volta rientrato in questura. Era seduto alla scrivania, i pensieri persi dietro la ricostruzione degli eventi, quando Maione buss alla porta.
- Commissario, sta qua fuori. Quando ci ha visti arrivare ha pure provato a scappare, ma io mi ero portato appresso la guardia scelta Palomba, lo conoscete, quello  guaglione e corre veloce, subito l'ha preso. Un poco di macello l'ha fatto la gente, quelli, lo sapete, sono una trib. Abbiamo dovuto sparare un paio di colpi in aria e si sono calmati.
Ricciardi disse:
- Me lo aspettavo. Portalo qui.
La porta si apr e due guardie introdussero nella stanza, in catene, Pietro Coppola, il fratello minore di Peppe 'a frusta.
Appena vide il commissario, l'uomo disse:
- Commissa', che cosa significa tutto questo? Venire a prendere una persona perbene a casa, il giorno di Pasqua, ma che, siamo al cinematografo? E poi, io non mi sono mai sottratto a niente, mi spiegate...
Ricciardi alz una mano, per fermare il flusso di parole.
- Coppola, non perdiamo tempo, saltiamola la parte dell'indignazione. Pi chiaro parliamo, meno dolorosa sar la faccenda. Capite che per avervi fatto portare qui e in catene abbiamo i nostri riscontri.
- Commissario, voi state prendendo un abbaglio! Io non c'entro niente, ho protetto solo a mio fratello, che...

Ricciardi apr un cassetto della scrivania e pos al centro del ripiano vuoto un oggetto. L'uomo tacque; le labbra si muovevano come se mormorasse qualcosa, ma senza voce.
Segu un lungo silenzio, alla fine del quale Coppola si afflosci, come svuotato dell'anima. La guardia al suo fianco lo sostenne e, a un cenno di Ricciardi, lo fece sedere sulla sedia pi vicina.
Lo sguardo dell'uomo non lasciava quello che c'era sulla scrivania: la spazzola di legno intagliato, nella quale erano impigliati quelli che sembravano lunghi capelli biondi.

56.

Commissa', voi a mio fratello, in realt, non l'avete mai conosciuto. La persona che era, l'uomo, il lavoratore che  stato. Non lo avete conosciuto.
E il ragazzo migliore del mondo, anzi, era. Sempre allegro, sempre a pensare all'azienda, il mestiere nostro se l' inventato lui. Noi eravamo poveri, ci morivamo dalla fame; tenevamo un orto che non bastava manco per noi. E finch Peppe stava appresso a Maria Rosaria, quando erano ragazzi, si accontentava di quello che arrivava.
Quella donna, commissa', gli toglieva la volont, a mio fratello. Se teneva a lei, non voleva nient'altro.
Poi, quando quello l se la prese e ci fece un figlio, lui si rassegn e si mise a lavorare, e ci cambi la vita a tutti quanti.
Io non lo so se lo faceva per non pensare a lei, o perch senza di lei trovava altri motivi, come l'amore per la famiglia sua: ma era un altro uomo. Un poco alla volta, col lavoro e col sudore, siamo diventati quello che siamo. Ci lavoriamo tutti, all'azienda, l'avete vista mia sorella, e l'altra che non avete conosciuto, io che mi occupo dei carretti e degli animali: ma chi decide, chi fa le scelte, chi indica la strada a tutti  mio fratello; senza di lui non siamo niente. Senza di lui ritorniamo i miserabili bifolchi che eravamo.
Io a Ines l'ho incontrata tre anni fa, eravamo poco pi che ragazzini. Lei non  delle mie parti,  venuta con la sorella che come vi dissi fa la maestra dei bambini. Ci siamo innamorati subito, ma non abbiamo niente, lei vive con quel misero stipendio e io dipendo dalla famiglia. Ma poi ho convinto a mio fratello a 57.prendere Ines con noi per dare una mano, e abbiamo cominciato a sperare. Avevamo fissato una data, all'inizio stavamo da me e poi avremmo costruito una casa nostra.
Tutto andava bene, commissa'. Tutto.
E poi, per una volta che non ho fatto io il giro delle forniture e lo ha fatto mio fratello,  successo che si sono rivisti.
Sfortuna, commissa'. Sfortuna nera. Sfortuna per mio fratello, che ha finito di starsene tranquillo; sfortuna per Ines e per me, che ci siamo dovuti scordare il matrimonio; e sfortuna pure per lei, per Maria Rosaria, visto com' andata a finire.
Lui non ha capito pi niente, ha ricominciato proprio dove si era interrotto quando l'aveva persa. Non lavorava pi, spendeva tutti i soldi nostri per lei, per stare con lei, per fare regali a lei. La nostra fatica la vedevamo nella casa della madre di Maria Rosaria, che cresceva una stanza alla volta; mentre a me, che sono il fratello, diceva che di soldi per farci sposare, a me e a Ines, non ce ne stavano, che dovevamo aspettare. Per una puttana, commissa'. Perch questo era: una semplice puttana.
Non era colpa sua, la colpa era di mio fratello. Si era fissato che senza di lei non poteva campare, che non la poteva perdere di nuovo; e ha deciso che se la sposava, addirittura.
Voi non capite che signific sentirselo dire, una domenica a pranzo: se la voleva sposare. Non ci saremmo sposati pi, io e Ines; e l'azienda sarebbe andata in rovina, tutto si sarebbe perduto, perch mio fratello vedeva solo a lei e non si sarebbe curato pi di niente.
Proprio quella domenica, dopo mangiato, io e Ines abbiamo deciso. C'era solo un modo, per salvare il nostro futuro. Solo un modo.
Io potevo passare tranquillamente dal portoncino laterale, mi conoscevano tutti sia perch portavo la frutta e la verdura, sia perch spesso andavo a chiamare a mio fratello, quando perdeva la cognizione del tempo e si scordava dell'umanit intera. Era l'apertura, quando tutte le ragazze sono impegnate e nessuno si accorge di niente. Ho aspettato che mio fratello usciva e mi sono subito infilato nella stanza.
Volevo sapere che aveva deciso, Vipera. Se gli diceva di no, a mio fratello, campava ancora.
E invece, quando mi ha visto ha detto: gli voglio fare una sorpresa, a tuo fratello. Gli rispondo il giorno di Pasqua, tra meno di una settimana. Gli dico di s il giorno di Pasqua. Lo faccio aspettare solo per arrivare alla festa, e cos ci riprendiamo il futuro che ci avevano tolto.
Capite, commissa'? Loro si ripigliavano il futuro, e a me e a Ines ci toglievano il nostro. Finalmente l'amore, mi ha detto: tu lo sai, cos' l'amore? A me, proprio a me l'ha chiesto. Una puttana che mi voleva insegnare che cos' l'amore.
E allora ho preso il cuscino.
Di aver perso la spazzola per i cavalli non me ne sono accorto subito, quando non l'ho trovata pi ho pensato che mi era caduta mentre portavo il carretto, mi  successo gi altre volte.
Io a Maria Rosaria le volevo bene, sapete. Mica sono un infame. Quando ero bambino, siccome stavo sempre appresso a Peppe, lei mi trattava come un fratello piccolo, io me lo ricordo.
Per prenderci in giro diceva: eccoli qua, Peppe 'a frusta avanti e 'o frustino appresso. Cos mi chiamava, commissa': il mio frustino.
Io le volevo bene, a Maria Rosaria.
Ma quello che ho fatto lo rifarei. Cento volte, lo rifarei.

57.

Quando le guardie lo ebbero portato via, Maione e Ricciardi rimasero in silenzio. Fuori, il sole calava sulla prima domenica di primavera.
Il brigadiere disse, grattandosi la testa:
- Che assurdit, eh, commissa'? Quando uno sente i motivi per cui si uccide, sembrano sempre assurdi. Magari bastava che parlava col fratello, gli diceva quello che voleva, trovavano un accordo e mo' stavano tutti bene attorno a una bella tavola di Pasqua, beati loro.
Ricciardi sobbalz:
- Oh, Raffaele, scusami, mi era sfuggito che oggi  Pasqua! Ti ho fatto saltare il pranzo!
- State senza pensiero, commissa', quando sono partito per andare a prendere Coppola, mi sono fatto due conti e ho capito che non avrei fatto in tempo; allora ho mandato ad avvertire sia Lucia che il dottor Modo di rimandare a stasera a cena, e quindi sono pienamente in orario, il lavoro  lavoro, e pure quella povera ragazza si merita rispetto. Ma levatemi una curiosit: come avete fatto? Che cosa  stato che vi ha fatto capire che l'assassino era Pietro Coppola?
Ricciardi sospir, agitando vagamente la mano.
- Fortuna. Solo fortuna. Hai presente ieri, quando il dottore ha raccontato quella storia della parrucca di crini d'asina per il duce?
- E come no, io stamattina ancora ridevo da solo.
- Appunto. A me invece  venuto in mente che quelli che sembravano lunghi capelli biondi sulla spazzola, che avevo pensato fossero di Lily, l'altra prostituta che scambiava gli oggetti da toletta con Vipera, magari non erano nemmeno capelli. E li avevamo gi visti, proprio mentre venivano spazzolati sulla cavalla saura che Coppola stava pulendo, quando siamo andati ad Antignano a interrogare la madre di Vipera.
- Vero, proprio cos. E poi lui si mise a intagliare un pezzo di legno, mentre noi parlavamo col fratello, mi ricordo.
- Esatto. Allora mi sono ricordato del cieco perfettamente vedente che suona la fisarmonica vicino al Paradiso, proprio sul lato dove entrano i fornitori, ricordi?
- E come no, quello che i fascisti gli ruppero la fisarmonica, l'altra mattina. E che vi ha detto?
- Mi ha detto che il pomeriggio di luned ha visto uscire Peppe 'a frusta, felice come ogni volta che veniva dall'aver visto la ragazza; e che dopo un attimo  entrato Pietro, e lui si  chiesto come mai questi avesse cercato di evitare di incontrare il fratello. Ma siccome appunto  cieco, non ha detto niente a nessuno per non rivelarsi e perdere la sua fonte di reddito; e poi lo vedeva entrare spesso, era uno dei principali fornitori del ristorante del casino, e non ci ha fatto caso pi di tanto.
Maione scosse il capo.
- Incredibile. Se non gli fosse caduta la spazzola, magari l'avrebbe fatta pure franca. E forse in galera ci mandava il fratello, che era pur sempre l'ultimo ad averla vista viva, la ragazza. Per questo lo difendeva con tanta foga.
Ricciardi guard l'ora.
- Sono quasi le sette. Vattene subito a casa, Raffaele, e fai gli auguri da parte mia a Lucia e ai ragazzi.
- Grazie, commissa'. Ma voi che fate? Non ve ne andate a casa, a festeggiare?

Il commissario sospir:
- No, io scrivo il rapporto dell'arresto di Coppola e faccio giusto in tempo per andare a prendere Livia e portarla a teatro, come ho promesso di fare. Glielo dobbiamo, no? Se non fosse stato per lei, il buon dottore invece di mangiare il casatiello di Lucia, beato lui, sarebbe stato in viaggio per qualche isola sperduta a pane e acqua.
Maione si fece una risata.
- Proprio cos, commissa', glielo debbo proprio dire, stasera. Sai come si arrabbia! E per quanto riguarda il casatiello di Lucia, una bella fetta  per voi. Per, come fate con la signora Rosa? Avr preparato la cena, voi dovevate finire il turno di pomeriggio, o sbaglio?
- Rosa  abituata, non sar la prima volta che salto una cena. Lo sa che se non torno per una certa ora deve mettere da parte quello che ha preparato. Lo manger domani. Maione si tocc la visiera del cappello, e salut. - Allora buona Pasqua, commissa'. - Buona Pasqua a te, Raffaele.


58.

La primavera non ha piet.
Si specchia nell'ultimo pezzo di tramonto, drappeggiandosi la notte sulle spalle come il pi bello dei mantelli; si guarda e si ammira, ricca di fiori e foglie appena nate, e non ha piet.
Non ha piet per la donna anziana che aspetta seduta davanti ai piatti coperti, che pensa che forse  l'ultima Pasqua della sua vita e la trascorre in attesa di un passo per le scale che non sente, il cuore stretto nella morsa della paura della propria e dell'altrui solitudine. Un cuore che perde forza, in silenzio, nel chiuso del petto. Battito dopo battito.
Respira il soffio dell'aria del mare, la primavera. E non ha piet.
Non ha piet per la ragazza dalle gambe lunghe e gli occhiali di tartaruga, che ha passato la mattina in fila al forno di Santa Teresa per ritirare la pastiera che ha preparato per lui e il pomeriggio a scegliere fra i tre vestiti buoni; e si  fatta forza per chiedere alla madre gli orecchini della nonna, ricevendone in cambio un milione di domande alle quali non ha risposto; e passer la sera a guardare l'ora, seduta su una fredda sedia di una casa che non  la sua, perdendo ogni certezza, e pianger nel cuscino tutta la notte. Credendo che il cuore le si sia spezzato per sempre, provando un dolore acuto e disperato. Battito dopo battito.
Cammina nella lieve brezza del bosco, la primavera. E non ha piet.

Non ha piet per la donna che di nuovo accoglie il battito del cuore in gola, mentre indossa un meraviglioso vestito di seta e guarda allo specchio un topazio luccicare tra i seni, sperando che in un cuore vicino abiti un sentimento che non sia soltanto di gratitudine. Che quel cuore impari ad amare, anche soltanto un po' alla volta. Battito dopo battito.
Rimescola il sangue in ogni vena, vecchia o giovane che sia, la primavera. E non ha piet.
Non ha piet delle famiglie intere, raccolte attorno a una tavola ricca di cibo, amore e amicizia; di tutti quelli che si abbracciano e si baciano, nell'incanto di una festa di uomini che passer e torner, e qualcuno arriver e qualcun altro se ne sar andato. Cuori da soli e cuori insieme. Cuori che si guardano e si sorridono. Battito dopo battito.
Rimesta nella vita e nel ricordo della morte, la primavera. E non ha piet.
Non ha piet per chi attraversa la citt fatta di vivi e di morti, cercando di non ascoltare le proprie emozioni, sperando di non sbagliare in quello che fa e in quello che non fa. Scrollandosi di dosso il dolore proprio e quello degli altri. Pensando che l'amore porta la morte, e sperando che non sia solo quello, il dono dell'amore. E sperando di poter un giorno ascoltare ogni singolo sussulto del proprio cuore, senza averne paura. Battito dopo battito.
Ma la primavera non ha piet.
Nessuna piet.
...
.
...
FINE.