CORDELIA.
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CATENE.
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1903. FRATELLI TREVES EDITORI, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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            Testo fornito dal Progetto Manuzio.
           Associazione Culturale "Liber Liber".
              http://www.liberliber.it/
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Presentazione.
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Opera pubblicata nel 1882, e pensata per le lettrici, Catene tratta il tema della separazione coniugale e del divorzio, descrivendo la condizione femminile delle donne, mogli e figlie, su cui anche un marito e padre indegno mantiene diritti che ne condizionano la vita e la felicit.
Ne sono protagoniste Elvira e Laura, il cui marito e padre le ha abbandonate nella miseria finendo incarcerato per furto. Elvira lavora come istitutrice per una fanciulla tedesca, e mantiene Laura in collegio, alloscuro della sua triste situazione, rinunciando ad ogni possibilit di futuro per se stessa, purch la fanciulla cresca felice. Uscito dal carcere, il marito le cerca per tormentarle, invidioso della stabilit raggiunta dalle due donne; poi scompare nuovamente dalla loro vita per meglio organizzare la sua vendetta nei confronti della moglie. La vendetta arriver quando Laura, innamorata di un giovane, avr bisogno del consenso del padre per il suo matrimonio; e la conclusione sar tragica per tutte e due.
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L'AUTRICE.
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Virginia Tedeschi-Treves, nota anche con lo pseudonimo di Cordelia (Verona, 22 marzo 1849  Milano, 7 luglio 1916),  stata una scrittrice italiana.
Dopo il matrimonio nel 1870 con Giuseppe Treves, coproprietario col fratello Emilio della casa editrice Fratelli Treves, fu presidentessa del Comitato lombardo pro suffragio femminile, cofondatrice del Lyceum di Milano, contemporanea di Ibsen, di Flaubert, di Zola, Dostoevskij; nel suo salotto letterario accolse i massimi autori e intellettuali del tempo, da Verga a D'Annunzio, da Carducci a Freud.  stata fra le prime donne a parlare di divorzio, di Psicanalisi, di diritto all'istruzione; nel '16 scrisse il manifesto del femminismo tricolore. Contemporaneamente inizi una fortunata carriera di scrittrice per "signore" e bambini con lo pseudonimo di "Cordelia" e di direttrice di riviste di moda.
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1.
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Siamo in una villa deliziosa sul lago di Como, posta sopra unaltura fra Argegno e Tremezzina. Dietro ha un boschetto dabeti, davanti  ombreggiata da cespugli di piante esotiche che le fanno cornice, e le danno un aspetto romantico e misterioso; la casetta bianca colle persiane verdi e le finestre di stile moresco par quasi adagiata in mezzo a quelle piante; davanti c un zampillo dacqua; dai lati cespugli di fiori, un vero nido da invogliare a passarci la vita e a morirvi tranquilli. Allinterno la villa  altrettanto bella e piacevole quanto allesterno; non c quel lusso che abbaglia e mette soggezione, ma dovunque morbidi tappeti, soffici poltrone, ricchi panneggiamenti, fiori, oggetti darte sparsi per tutte le stanze, insomma quel buon gusto e quellagiatezza che ci rende lieti e contenti, ci fa prendere affezione ai luoghi e agli oggetti che ci circondano e produce in noi quel benessere che si prova in un ambiente comodo ed armonioso.
Entriamo in una stanza dangolo, una delle pi belle della villa.  un gabinetto di studio spazioso e pieno di luce. La parete di fronte alle finestre che guardano il lago  tutta coperta da una biblioteca di legno nero con immense invetriate, dalle quali si vedono schierati in bellordine dei grossi volumi legati in pelle ad uso antico, e dei volumetti civettuoli e graziosi, di gusto moderno, tutti fregi e dorature; nellangolo pi remoto c una colonnetta debano con sopra un busto di donna di marmo di Carrara scolpito egregiamente; davanti, un divano coperto di velluto turchino, un tavolino nero, e sopra alla rinfusa libri e giornali illustrati. Sulle pareti, quadretti dautore e mensoline con delle statuette, e finalmente nellangolo pi rischiarato e quello appunto collocato in mezzo alle due finestre che guardano il lago, uno scrittoio di legno nero posto quasi in una nicchia. Sopra lo scrittoio alcune carte, un calamaio di bronzo, due ritratti in fotografia, uno di donna e laltro di fanciulla, due busti di bronzo, Schiller e Goethe, e un vaso di fiori; vi  pure una lettera aperta, sulla busta della quale si legge: Al signor barone Federico Sterne.
Seduto davanti allo scrittoio coi piedi appoggiati sopra una pelle di tigre sta un uomo di circa quarantanni, alto, magro, coi baffi biondi, la carnagione rossa e gli occhiali legati in oro. Egli tien gli occhi fisi verso il lago, dove il sole presso al tramonto tinge i monti di una variet di tinte che in pochi istanti passano dal roseo al turchino, dal violetto al colore del foco, uno spettacolo veramente stupendo; ma quelluomo non lo vede: immobile e fiso, pare immerso in gravi pensieri, eppure non pensa a nulla, la sua mente divaga senza una meta fissa, forse sogna la patria lontana, oppure un amico perduto, forse fantastica sullultima pagina che ha scritto o sullultima lettera ricevuta che tiene ancora l sul suo scrittoio.
Un lieve rumore lo distoglie dalle sue fantasticherie, volge il capo verso luscio; e una fanciulla di forse nove anni, snella e flessibile come una canna, colla carnagione bianca, coi capelli biondi e gli occhi azzurri, tale che un pittore la chiamerebbe una sfumatura, e un poeta un tipo ideale, entra precipitosamente nella stanza, col respiro affannoso, colle guance tinte dun leggiero color di rosa, si getta nelle braccia del signore, esclamando:
Babbo, babbo, che paura abbiamo avuto.
Dietro la fanciulla  entrata una donna, alta, giovane, bella, che si potrebbe prendere per sua madre, se il tipo non fosse tanto diverso da mostrar chiaramente che appartiene non solo ad altra famiglia, ma ad una diversa nazione. Essa ha gli occhi neri, grandi, profondi, capelli nerissimi e la carnagione pallida, ma di quel pallore languido e vigoroso che rende tanto interessanti le belle Andaluse; figlia duna Spagnuola e dun Italiano, ha in s riunita larmonia delle forme, il vigore di tinte proprie dei paesi meridionali.
Entrata in quella casa come istitutrice, tutti la chiamavano la signora.
Essa ha seguito la fanciulla e fatto di tutto per arrestarla, ma la giovanetta, snella come un capriolo, in pochi minuti sal la scalinata che conduce alla villa e si  gettata nelle braccia del padre come un uccelletto spaurito.
Il signor Federico volse unocchiata interrogativa alla signora.
 una cosa da nulla, essa disse, ma non poteva pi proseguire mancandole la voce per la rapida corsa che avea fatta, e faceva cenno alla fanciulla di non parlare.
Per la fanciulla o non vide quei segni o non li comprese, e continu:
Sai, babbo, un uomo ci ha seguite per tutta la strada, e noi siamo corse corse che non si avea pi fiato; ci ha fatto una paura.... ma ora  passata.
E s dicendo diede un gran sospirone.
Forse un malfattore, soggiunse il signor Federico.
No, babbo, era vestito come te, pareva un signore.
Sar stato un pazzo, disse la signora colla voce tremante. Ora  passata,  meglio non pensarci pi.
Il signor Federico le diede unocchiata, poi disse quasi parlando fra s:
Io sono un pazzo, che sempre in mezzo ai miei libri, alla mia scienza, voglio migliorare il mondo e intanto trascuro le mie cose pi care, e lascio due donne sole uscire a questora, sullimbrunire, per laperta campagna. Basta! ora avete bisogno di calmare i vostri spiriti agitati. Va, Sofia, disse alla fanciulla, dandole un bacio, unaltra volta far in modo che non accada pi una cosa simile. Poi rivoltosi alla signora, soggiunse: Andate anche voi a riposarvi un poco, ma quando Sofia sar coricata vi prego di scendere in salotto, ho da dirvi qualche cosa.
La donna e la fanciulla salirono nellappartamento superiore dove avevano le loro camere, ma se sulla faccia della fanciulla erasi gi dissipata ogni nube, quella della signora era pi cupa e pi rabbuiata di prima; essa quando fu nella sua camera si rivolse a Sofia e le disse:
Va, cara, va a giuocare; questa sera non faremo la nostra solita lettura, mi sento troppo stanca, ho bisogno di riposo.
E Sofia, tutta felice di quella vacanza inaspettata, corse a cercare la sua bambola e la port alla cameriera tutta allegra perch le facesse un vestito nuovo; ormai colla spensieratezza della sua et non pensava pi alluomo che laveva seguita alla passeggiata e ogni suo pensiero fu per la sua bambola che amava come una figlia.
La signora Elvira invece era ancora tutta sgomenta; gett il mantello e il cappellino sul letto, poi si sdrai in una poltrona e nascose il capo fra le mani.
La sua camera era appunto sopra il gabinetto da studio del barone e l dove egli avea la libreria essa aveva il letto e sopra lo scrittoio del barone essa teneva il tavolino da lavoro e una poltrona, quella appunto dove si sdrai appena fu sola.
Nella sua testa una folla di pensieri si urtavano, si accavallavano, si confondevano fra loro, tanto che le pareva di diventar pazza; qualche momento le sembrava di dover lasciare per sempre quella camera che amava tanto, quella casa per la quale provava tanto interesse come se fosse stata sua, poi il bellissimo lago che si compiaceva continuamente di contemplare; in quel punto la vita calma e tranquilla che conduceva da tre anni in quella casa le appariva come un bel sogno, che dovesse dileguarsi da un momento allaltro. Che mai le avrebbe detto il barone? Laveva pregata di scendere con unaria tanto solenne che certo erano cose gravi quelle chegli voleva dirle, e qualche momento era impaziente che il tempo passasse per togliersi da quellincertezza, qualche altro avrebbe preferito che le ore non passassero mai piuttosto di trovarsi faccia a faccia col barone che avea da parlarle di cose serie.
Il sole intanto tramontava, le montagne divenivano delle masse nere, il lago, cupo e tenebroso; ogni cosa perdeva il suo colore, e non si vedeva che qualche lumicino risaltare in mezzo a quelle montagne nere, come lucciola nei campi.
La cameriera era entrata e avea chiesto alla signora se volesse un lume.
No, grazie, fu lunica risposta che sebbe in cambio della sua premura.
C in aria temporale, avea detto la cameriera quando si trov assieme alle altre persone di servizio.
Come, se ci sono le stelle! le dissero.
Non parlo di ci che succede di fuori, io mintendo in casa. La signorina Sofia invece di studiare  nella mia camera che giuoca colla bambola, il padrone ha dato ordine di dire a chiunque venisse che questa sera non riceve. La signora  al buio e sola e non vuol la lucerna; vi dico io che c del torbido nellaria; purch poi non se la prendano con noi; io me ne lavo le mani, e lascio che se la sbrighino fra loro.
Purch non ne vada di mezzo listitutrice, disse un servitore, perch questa  delle buone, bada alla signorina e non simmischia nei fatti nostri; ma vi so dir io che sono stato in case dove cerano di quelle istitutrici pettegole, superbe, esigenti, peggio dei padroni; ma la signora Elvira  una vera dama, tutti lo dicono, e se andasse via chi sa come landrebbe in casa; a me le novit garbano poco.
Eh, anchio, soggiunse la cameriera, fin che la continua cos, sta bene, ma se ci fossero dei cambiamenti e che questi non mi garbassero, li saluto tanto.
La signora Elvira, cosa rara per unistitutrice, si faceva amare dai servi, quantunque avesse, dietro preghiera del barone, presa la direzione della casa, ma era di quelle donne che inspirano rispetto, e si servono con piacere; i suoi modi, il suo fare, le sue parole, erano di persona affatto superiore, e la sua autorit era stata subito riconosciuta in casa come la cosa pi naturale del mondo. Del resto era molto esigente per il servizio della casa, ma non voleva nulla per s, non faceva rimproveri inutili, era giusta, e, se poteva, faceva qualche piacere, aiutava le persone a lei soggette, e non negava loro i suoi consigli; indulgente per le piccole mancanze, cercava di nasconderle; era inesorabile coi colpevoli e malvagi. Teneva per s tutte le noie domestiche, e non andava ad annoiare il barone con chiacchiere e avvenimenti da donnicciuole, tanto chegli si lodava sempre daver in casa una donna simile, che faceva andare tutto in perfetto ordine, ed egli, sicuro daver bene appoggiata la casa e la sua cara figliuola, poteva darsi interamente ai suoi studi prediletti.
Era gi pi dunora che la signora Elvira se ne stava sulla poltrona, col capo nascosto fra le mani; la sua testa era tanto affaticata, che non pensava pi a nulla; essa sentiva nella stanza vicina Sofia che parlava alla sua bambola, e in quella sottoposta il barone che andava avanti e indietro misurando con passi eguali la stanza come se non potesse trovar riposo; qualche volta udiva i passi fermarsi davanti alla finestra, sollevava il capo e vedeva unombra nera disegnarsi nel giardino nel vano della finestra illuminata.
Sio ho la febbre, egli non  pi tranquillo di me, pensava; chi sa che cosa avr da dirmi! Quando Sofia si sar coricata, mi far coraggio e scender; in ogni modo  meglio uscire da questincertezza.
Pochi minuti dopo entr infatti Sofia a darle la buona notte, ed essa si alz risoluta dalla poltrona, prese un lavoro alluncinetto tanto per darsi una posa e scese nel salotto di conversazione che era vicino al gabinetto da studio del barone.
Era un salotto ben illuminato da una lampada appesa nel mezzo al soffitto; i divani, le poltrone, i tavolini erano sparsi qua e l in un disordine un po studiato, ma piacevole allocchio; sulle pareti stavano dei quadri ad olio rappresentanti le migliori vedute del lago; sui tavolini, vasi di fiori e giornali.
Quando la signora Elvira entr nel salotto il barone era seduto accanto ad un tavolino e leggeva o meglio fingeva di leggere un giornale; essa and in punta di piedi a collocarsi in una poltrona accanto al caminetto dove ardeva unallegra fiammata; pareva che avesse un lavoro molto di premura da fare, perch si mise subito a lavorare senza aprir bocca.
Il barone dopo pochi minuti gett il giornale sul tavolino, saccost al caminetto, e sedette proprio dirimpetto alla signora Elvira.
Sentite, le disse, voi sapete che mi piace lasciare le inutili circonlocuzioni e venir subito al mio scopo. Il fatto avvenuto questoggi mha aperto gli occhi e mha persuaso che voi siete troppo giovane e bella per poter fare a meno duna persona che vi protegga, vi difenda e che abbia il diritto di farlo.
Il barone avea detto queste parole pacatamente, con lentezza e quasi sottolineandole.
La signora Elvira si sent salire le fiamme al viso e con voce tremante rispose:
Era un pazzo.
Che labbiate fatto credere a Sofia sta bene, ma a me no, non sono nato ieri, e poi la vostra agitazione vi tradisce.
 vero, s, quellincontro questoggi mha agitata, ma vi prego, signor barone, non parliamone pi.
Questa sera, giacch siamo soli, desidero terminare questo discorso, sar breve, abbiate pazienza. Voi sapete chio ho lasciato la Germania, e il mio paese colla mia figliuola molto malandato in salute e collanimo straziato dai dispiaceri. In questo luogo ho ritrovato la calma, e questaria mite mha ridonato la vita; merc le vostre cure ho veduto quasi rinascere la mia figliuola, ed essendovi voi assunte tutte le brighe per landamento della mia casa, ho potuto tranquillamente dedicarmi ai miei studii lasciati da tanto tempo; io vi debbo molto, siete per la mia Sofia pi che una madre, per me foste la provvidenza, eppure sono inquieto; mi pare che da un minuto allaltro possa accadere qualche avvenimento che vi separi da me; e questo non deve accadere, ne sarei troppo addolorato, perch, vedete, ho preso tanto la consuetudine di vedervi tutti i giorni, ho per voi tanta stima, che vorrei foste legata alla mia famiglia da legami pi stretti di quelli di semplice istitutrice; ve ne prego, acconsentite a divenire mia moglie, siamo liberi tutte e due, ci conosciamo abbastanza e siamo responsabili delle nostre azioni; non rifiutatemi questa cosa o almeno pensateci e lasciatemi con un po di speranza.
Durante questo discorso la signora Elvira avea cambiato parecchie volte di colore, ed era tanto agitata che avea dovuto lasciare il lavoro sul tavolino, e sera messa colle molle a tormentare il fuoco; qualche momento avrebbe voluto interrompere il barone, qualche altro quelle parole le facevano leffetto duna musica soave e avrebbe desiderato che continuasse senza fermarsi mai.
Quando egli ebbe finito, essa lo guard in volto cogli occhi pieni di lagrime, e gli disse:
Grazie, siete assai generoso, queste parole mhanno fatto bene, perch vedo che mi stimate, e mi fanno assai male perch ho rimorso di non aver avuto in voi piena fiducia, di aver lasciato nellinganno un nobile cuore come il vostro. Debbo dirvi tutta la storia della mia vita; dopo forse andr via da questa casa, e tanto lontano che non udrete pi parlare di me.
No, piuttosto non ditemi nulla, ripigli il barone, se ci che avete da dirmi  tanto terribile, e restiamo come siamo stati finora, due buoni amici; soltanto rispondete a quello che vi ho chiesto, non vi domando che un s o un no.
 impossibile, debbo dirvi tutto, e, vedete, soltanto ascoltare la vostra proposta  per me un delitto, perch quelluomo che questoggi mha seguita, quelluomo.... qui sinterruppe, le pareva che una morsa le chiudesse la gola.
Ebbene, quelluomo? disse il barone con impazienza.
Quelluomo, ella rispose con un filo di voce,  mio marito.
Il barone a queste parole si alz di scatto come se una bomba fosse scoppiata in sala, e guard sorpreso la signora Elvira collo sguardo di chi non ha capito bene.
Vi prego, ascoltatemi, voglio dirvi tutto, poi mi giudicherete, ella soggiunse; ho fatto male a lasciarvi nellinganno. Quando la contessa della Somasca, mia buona amica, mi raccomand a voi, vi disse che io ero sola al mondo con una figliuola; voi avete creduto che io fossi vedova ed io ve lo lasciai credere; ho fatto male, ora me ne accorgo, dovevo invece dirvi sinceramente chio era soltanto divisa da mio marito, ma speravo di non sapere pi nulla di lui e di passare il resto della mia vita, se non felice, almeno tranquilla.
Pronunci queste parole tutta tremante, colla faccia sconvolta; era tanto pallida che faceva piet.
Il barone nebbe compassione e avvicinandosele disse:
Povera donna, dovete essere molto infelice; ditemi tutto, forse potr esservi utile, in ogni modo vi far bene confidarvi con un amico.
Grazie, grazie della bont che avete dascoltarmi, parler a voi col cuore aperto come se parlassi ad un confessore, per quanto mi costi evocare ricordi assai dolorosi.
Il barone sedette al suo posto di prima, e:
Sono pronto ad ascoltarvi, le disse, per calmatevi, riordinate le vostre idee, io intanto legger.
Prese in mano un giornale, ma quantunque volesse mostrarsi tranquillo, non ci riusciva; ogni minuto alzava gli occhi e dava unocchiata a quella donna che stava l col capo fra le mani, come una colpevole; poi prendeva le molle e attizzava il fuoco: era nervoso e irrequieto come non era stato da molto tempo.


2.
Ci fu qualche minuto di perfetto silenzio, interrotto solo dal tic-tac della pendola posta sulla caminiera. Finalmente la signora Elvira sollev il capo, ricacci con la mano una ciocca di capelli che le era scesa sullocchio, e disse:
 meglio chio parli, che vi racconti subito tutto; dopo mi trover pi sollevata, come se mi fossi tolta un peso enorme dal cuore.
Vascolto, disse il barone, smettendo la sua lettura.
Essa si tocc la fronte come per concentrare le idee, guard il fuoco quasi per cercare unispirazione e cominci:
Non conobbi mia madre che mor nel mettermi al mondo; mio padre, il generale Del Colle, che avrete certo udito nominare....
Uomo integro e valoroso che ho imparato ad amare ed a stimare, interruppe il barone.
Dunque il generale del Colle, mio padre, prosegu la signora Elvira, non potendomi condurre con s nelle sue peregrinazioni, maffid piccina ad una vecchia parente; poi mi mise in collegio. Della mia vita di collegio non ho molto da dirvi, fu pressa poco quella di tutte le fanciulle nella mia condizione; ogni giorno si faceva la stessa cosa, si passava da una lezione allaltra con una regolarit meccanica, che qualche volta mi riesciva uggiosa; per non mi trovavo male; mi ricordo soltanto che tutto il tempo dellanno pensavo al mese di vacanza che io soleva passare in campagna con mio padre. Era quello un mese delizioso; egli, tanto severo coi suoi soldati, era dolce e carezzevole con me e appagava tutti i miei desiderii; io imparava pi in quel mese nella societ di mio padre che in tutto il resto dellanno; egli minsegnava il coraggio e la fermezza, a seguire la via dellonore e della virt, mi narrava le vicende della sua vita e mi parlava della mia mamma; so che quel mese mi passava in un lampo, uscivo dalle mura del collegio allegra come un uccellino e rientravo colle lagrime agli occhi, posso dire che passavo una parte dellanno a rammentare tutti i piccoli incidenti avvenuti durante il mio mese di vacanza, e laltra parte a pregustare colla mente quelli che mi aspettavano pochi mesi dopo.
Un giorno, che non dimenticher mai, dovessi vivere centanni, la direttrice mi fece chiamare in direzione; io, che non avevo nulla a rimproverarmi, corsi a lei vispa, allegra, colla foga dei miei quindici anni.
La direttrice aveva laspetto serio, solenne; non era mai allegra e non ci feci gran caso; quello che mi sorprese fu il modo con cui mi prese fra le braccia e il bacio che mi diede sulla guancia; non era di un carattere troppo espansivo e in tutti quegli anni non credo che mavesse baciata mai; il mio cuore batteva forte forte a quelle insolite carezze, ma non dissi nulla. Fu essa a rompere prima il silenzio.
 Bisogna farsi coraggio, fanciulla mia, mi disse, ed essere preparati a tutto; gi a questo mondo non si vive che per soffrire, e Dio mette alla prova quelli che ama di pi.
Io non capivo nulla, e la guardavo sgranando tanto docchi.
 Ho una cattiva notizia da darti, soggiunse.
 Il babbo  forse ammalato? voglio vederlo, voglio partir subito, dissio, che mi pareva dindovinare dalle sue insolite dimostrazioni daffetto e dalle sue reticenze.
  inutile, rispose, tuo padre non  pi su questa terra,  lass, e addit il cielo.
 Morto! dissi, non  vero, impossibile, mavrebbe chiamata se si fosse sentito morire.
 Non ne ha avuto il tempo, ha potuto appena mandarti le sue cose pi care e le sue ultime volont. S dicendo mi consegn una cassetta e una lettera.
Io stava immobile, mi pareva di perder la testa, non capivo nulla, ma non potevo piangere.
 Via, disse la direttrice, fatti coraggio, colla tua faccia e coi denari che ti ha lasciato tuo padre, non sei poi tanto da compiangere.
Se sapeste la mia indignazione di quel momento! quando io avrei avuto bisogno di qualcuno che piangesse con me, quelle parole fecero al mio cuore leffetto duna lama dacciaio.
Per aprire la lettera dove stavano scritte le ultime volont di mio padre e la cassetta che conservava le sole reliquie che mi rimanevano di lui, avevo bisogno di esser sola o almeno lontana da un occhio indifferente come quello della direttrice. Presi con me quegli oggetti, andai nella mia camera, dove fui raggiunta dalla sola amica che avessi in collegio, la Bice, quella che ora  la contessa della Somasca che voi ben conoscete. Essa aveva sentita la notizia e mabbracci cogli occhi pieni di lagrime; nel vedere quellanima sensibile piangere per me mi commossi cos, che finalmente ruppi in un pianto dirotto e ci mi fece bene; da quel giorno noi fummo amiche come a questo mondo se ne trovano di rado; quelle lagrime avevano suggellato la nostra amicizia. Quando fui pi calma lessi la lettera scritta da mio padre e inviatami dallamico che aveva raccolto le sue ultime volont.
Egli desiderava chio rimanessi ancora un anno in collegio, poi chio andassi per qualche tempo ad abitare colla famiglia dun lontano parente che io non conosceva, ma chegli aveva istituito mio tutore, e l mi consigliava di restare fino che trovassi un buon collocamento; egli mi consigliava il matrimonio, dicendo che unorfana non pu trovarsi bene che fra le braccia dun buon marito, gli dispiaceva non poter vivere tanto da vedermi ben collocata, ma sperava nel mio buon senno e nellassistenza de miei parenti.
Nella cassetta mi mandava le cose pi care, perch le serbassi per sua memoria. Le sue armi, le sue decorazioni e alcuni gioielli che avevano appartenuto a mia madre.
Lanno che passai in collegio dopo la sua morte fu ben triste; solo mio conforto, contemplare quelle memorie che mavea mandato, e laffetto della mia amica Bice, ormai la sola persona che io amassi al mondo; per lidea di andare ad abitare in mezzo a persone che non conoscevo mi spaventava ancora di pi e piuttosto sarei rimasta in collegio tutta la vita; ma mio padre aveva deciso altrimenti e io per nulla al mondo non avrei voluto trasgredire alle sue ultime volont.
La famiglia dei miei parenti era composta di marito, moglie e tre figlie; due avevano circa la mia et ed una pi piccola. Il mio tutore non era un uomo cattivo, ma, senza energia, si lasciava condurre in tutto e per tutto dalla moglie, donna piuttosto frivola e vana, le ragazze poi esseri insignificanti, n belle n brutte, e tali quali dovevano essere educate da una madre simile e da un padre senza energia; meglio di tutto mi trovavo colla piccina.
E poi appena entrata in casa, quantunque il mio tutore mavesse accolta a braccia aperte, mi faceva leffetto di essere unintrusa: ci sono delle cose che si sentono senza poter farsene una ragione, e questo infatti era il caso mio. In casa facevano dei discorsi che non capivo, parlavano di persone che non conoscevo e mi toccava o star l muta come una sciocca o fingere dinteressarmi a cose che mi erano affatto indifferenti; e poi io era triste e le mie cugine non pensavano che a divertirsi, comera naturale, e ci mi recava pi tristezza. Io faceva del mio meglio per rendermi utile a tutti e compensarli in parte dellospitalit che mavevano accordata; mi mostravo rassegnata, ma nel mio cuore desideravo ardentemente che mi capitasse unoccasione per lasciare quella casa, tanto pi perch sentivo che questa cosa la desideravano tutti. Le ragazze non mi vedevano di buon occhio, e se venivo in societ ammirata e festeggiata era come se i miei trionfi fossero rubati a loro; la madre poi credo che non mi potesse soffrire, tanto che, eccetto il mio tutore e la bimba piccina che mi amava perch avevo la pazienza di vestire le sue bambole, mi pareva desser in mezzo a degli estranei, e poi ero spiata, le mie parole venivano commentate: se restavo a casa e gli altri andavano in societ, si seccavano poich tutti chiedevano di me, se andavo era peggio, perch ero festeggiata, tanto che non sapevo pi cosa fare.
Era passato pi dun anno che mi trovavo in quella casa quando un giovane chio aveva incontrato in societ chiese la mia mano.
Era un giovane comunissimo, che non inspirava molto interesse, ma il mio tutore e sua moglie erano impazienti di liberarsi di me, ed io lo ero altrettanto davere una casa mia senza essere di carico a nessuno.
Egli era di Firenze e si chiamava Ernesto Berletti. Il mio tutore chiese informazioni in quella citt e furono soddisfacenti; bisogna per sapere, che era avvenuto per mia disgrazia un equivoco. In quella citt cera appunto un cugino del giovane che avea chiesto la mia mano, aveva il suo stesso nome, era il pi conosciuto e avevano dato informazioni di lui.
Lo sbaglio non fu scoperto che troppo tardi, quando non cera pi rimedio. Io naturalmente avendo inteso che le informazioni erano state buone, accettai, quantunque non sentissi per lui alcuna attrazione; speravo che in seguito conoscendolo e stimandolo lavrei anche amato, e in ogni modo lo feci per uscire da una posizione falsa ed incerta.
Pochi giorni dopo il mio matrimonio, compresi daver fatto con cuor troppo leggero una cosa molto grave.
Mio marito non seppe fingere nemmeno nei primi momenti del nostro matrimonio, e capii che linteresse e la voglia dimpadronirsi della mia dote ne era stato lo scopo principale; egli aveva saputo far credere desser ricco, ma avea sciupato il suo patrimonio, e alcune possessioni che gli rimanevano erano gravate di debiti.
Ero tanto sola al mondo che mi sarebbe bastato un po daffezione per essere felice, ma una volta chegli mebbe fatta sua non si cur pi di me, soltanto si mostrava gentile, quando voleva chio gli dessi il mezzo di pagare i suoi debiti; mi sentivo troppo giovane per lottare con un uomo simile e purch mi lasciasse in pace per qualche tempo, sottoscrivevo obbligazioni, mettevo la mia firma sotto alle sue cambiali e cos gli abbandonai senza lotte parte della mia dote.
Per quando fui madre, pensando allavvenire della mia creatura, mi ribellai e feci tutto il possibile per salvare il poco che mi rimaneva. Allora cominci una vita di lotte terribili, che raccapriccio al solo pensarci. Egli non era privo dingegno e qualche volta anche riusciva a far dei buoni affari: in quelle occasioni spendeva allegramente e in casa non mancava nulla; qualche altra volta invece non si sapeva come si avrebbe potuto mangiare il giorno appresso, e si andava avanti a furia di ripieghi, di debiti. Che vita orribile abbiamo condotta per qualche tempo! lunico conforto era la mia figliuola, ma era anche ci che mi crucciava per lavvenire. Mi pareva che se mio marito avesse trovato da occuparsi, le nostre condizioni si sarebbero migliorate, ho insistito tanto affinch avesse un impiego che finalmente appag questo mio desiderio e trov un posto presso il banchiere S., uno dei pi ricchi della citt.
Aveva una posizione onorifica, ma non era molto pagato; per, con un po pi dordine e un po meno di vizi, si avrebbe potuto vivere senza lusso, ma tranquillamente. Io faceva tutto il possibile per fare economia, ma egli giocava sempre e tutte le sere passava parecchie ore intorno al tavolino verde e la nostra famiglia si risentiva delle vicende del giuoco. Quando vinceva era di buon umore, si nuotava nellabbondanza, quando perdeva, era dumore nero, si stizziva per la pi piccola cosa, giungeva fino a battermi, e in casa mancavano le cose pi necessarie; insomma una vita chio non la desidererei al mio peggior nemico. Avevo un bel predicare, un bel persuaderlo ad abbandonare il giuoco e a pensare una volta alla sua famiglia, ma non avevo alcuna influenza sullanimo suo, non mi dava retta.
Ci fu per qualche tempo un po di sosta, e si tir innanzi alla meglio senza gli alti e bassi di prima; io sperava che avesse messo giudizio, ma non sapevo nulla perch in casa era sempre taciturno e non ci restava che lora del pranzo, poi se nandava e non ritornava che a notte molto tardi, quando io era coricata. Un giorno terribile, che non dimenticher mai, mi venne una lettera anonima duna persona che si diceva piena dinteresse e di stima per me: mi annunciava essere stato scoperto che mio marito con una chiave falsa rubava quasi tutti i giorni dei denari che il direttore teneva alla rinfusa in un cassetto; me ne avvertiva perch il giorno dopo doveva esser palese la cosa e potessi a tempo prendere dei provvedimenti. Pensate il mio stato a quellannuncio;  vero che volevo persuadermi che una lettera anonima non merita fede, ma sentivo dentro di me qualche cosa che mi diceva che, col carattere di mio marito, un tal fatto non era poi impossibile, e lo stimavo tanto poco da crederlo capace duna simile azione. Risolsi di accertarmene. Quandegli venne a casa gli dissi:
 So tutto. E fissandolo in volto gli raccontai ci che sapevo, tacendogli per il mezzo col quale lavevo saputo.
Dalla sua confusione, dalle sue parole interrotte, dal suo pallore compresi che pur troppo era vero.
 Ma non sai, dissi, che sei scoperto?
 E che cosa devo fare? rispose.
Appunto cosa cera da fare? Non lo sapevo nemmeno io.
 Se tu tentassi di restituire quello che hai preso e pregare il signor S. di mettere la cosa in silenzio?
In quel momento non pensavo che a salvare lonore del padre della mia Laura, e nella mia ingenuit credevo che una sincera confessione e la restituzione potessero salvarlo; dopo sarebbe andato lontano a cominciare una nuova vita.
 S, rispose, ma come faccio! non ho nulla.
 Mi rimane poco ancora, dissi io, ma quello che ho puoi prenderlo, andr a lavorare;  meglio la miseria che linfamia.
E gli abbandonai tutto quello che possedevo, fino i miei gioielli pi cari.
Egli prese tutto con s e invece di recarsi dal signor S. tent di fuggire, ma lautorit era gi stata avvertita, lo teneva docchio, e lo colse appunto quando stava per partire per la Svizzera. Questa circostanza aggrav la sua condizione; del resto cerano testimoni che lavevano veduto, ed egli dovette confessar tutto; il suo principale, volendo dare un esempio, fu inesorabile, e dopo un processo infamante, dopo esser stato la favola di tutto il paese, venne condannato a tre anni di carcere.
Il mio stato era orribile, ormai non possedevo pi nulla, ero disprezzata o compianta da tutti e senza speranza per lavvenire. Vi assicuro che giunsi al punto di caricare una rivoltella che, mi avea lasciato mio padre, per togliermi la vita ormai divenuta insopportabile; lidea dabbandonare la mia figliuola sola al mondo, mi trattenne, e soltanto per amor suo pensai a far qualche cosa per guadagnarmi lesistenza. Venne in mio aiuto la mia amica dinfanzia, la contessa della Somasca; per suo consiglio ed anche perch ormai non volevo aver pi nulla di comune colluomo chera stato mio marito, chiesi di essere da lui divisa legalmente, e che la mia figliuola fosse lasciata a me sola; causa la sua condanna ci mi venne accordato con tutta facilit; poi la mia amica mi consigli a procurarmi una posizione per me e per lavvenire della mia figliuola. Essa mi aiut a seppellire il passato, mi fece venire a Milano; lontana dal paese dove erano avvenuti tanti tristi avvenimenti, sentii rivivere il mio coraggio, misi in collegio la mia Laura e adottai ancora il mio nome di fanciulla, nome senza macchia. Il resto, lo sapete. Siete venuto in Italia e cercavate una istitutrice per la vostra figlia. La contessa della Somasca, vostra conoscente, mi propose a voi e mi accettaste senza chieder nulla del mio passato. Vi assicuro che in questi tre anni passati in casa vostra fu come se rivivessi a nuova vita, furono i migliori della mia esistenza. Qualche volta mi sognavo che il passato non avesse nemmeno esistito, e pensavo: ora non sono pi ricca, quando mio marito uscir di prigione non si curer pi di me, e poi non mi sapr trovare. Invece mi sono ingannata, e questoggi, quando lho veduto, quando mha inseguita, non vi so dire cosa abbia provato, non ho saputo che correre e rifugiarmi in questa casa....  inutile che ve lo dica; lavete veduto coi vostri occhi in che stato mi trovavo quando siamo entrate.
Povera donna, disse il barone che aveva ascoltato attentamente quel racconto, dico sempre che al mondo ci sono molte vittime.
E guardava quella vittima con uno sguardo compassionevole. Poi soggiunse con accento indignato:
E non basta le ingiustizie che ci sono al mondo, ma gli uomini le hanno rese pi gravi colle loro leggi ancora pi ingiuste. Io amo questa Italia tanto ridente, questaria che ha ridato la salute a me e alla mia figliuola, ma in quanto a leggi stiamo noi assai meglio; se foste stata in Germania a questora avreste avuto il divorzio, e quelluomo non vanterebbe pi alcun diritto sopra di voi, invece....
 meglio non pensarci, disse la signora Elvira, io sono legata indissolubilmente ad un uomo che non stimo e non amo, ad un uomo che si  vilmente disonorato; perch, vedete, posso comprendere quello che acciecato dallira, dalla passione, diviene un assassino, ma una bassezza simile non la posso capire, non mentra, mi fa raccapriccio;  il mio destino di non trovar mai pace; per quanto mi dolga, mi toccher lasciare la vostra casa e andar per il mondo, nascondermi, se mi  possibile, ma non voglio esser causa di scompiglio in questa pacifica villa dove ho passato i tre anni pi calmi della mia vita e che non dimenticher mai.
E perch volete lasciarmi? non lo permetter, disse il barone; sarei un vile se vi lasciassi partire sola, senza protezione, mentre vi sovrasta un pericolo. Non conoscendo la vostra vera situazione in faccia alla societ, speravo di poter diventare il solo che avesse il diritto a proteggervi e difendervi; fate conto chio non vabbia detto nulla, e permettetemi di accordarvi quella protezione che un uomo deve sempre alla donna. Io quando sono venuto in Italia avevo lanimo straziato per una recente sciagura; la mia salute era mal ferma, la mia figliuola anchessa sofferente, la casa in mano di servi infedeli e prepotenti; voi siete venuta e avete ridonato la calma alla mia casa, a me la tranquillit, e merc le vostre assidue cure ho veduto rinascere la mia figlia a nuova vita; se vi offro la mia protezione  il meno che possa fare per una donna che ha fatto tanto per me. Continuiamo a vivere come finora da buoni amici.
Grazie della vostra bont, grazie, rispose la signora Elvira, ma egli mha trovata, mha riconosciuta, e se vi procurasse delle noie non vorrei che per causa mia....
Non temete, finch siete qui siete sicura, non potr farvi nulla. Segli avesse tanto ardire da venirmi ad importunare, invocher la legge, e per me sar pi giusta che per voi. Voi state tranquilla e non agitatevi inutilmente, siate calma e non crucciatevi di quello che accadr; intanto andate a riposare e procurate di calmare il vostro spirito, ch anchio procurer di fare altrettanto; e sopratutto coraggio.

3.
Il barone di Sterne era un filosofo umanitario, e viveva ritirato nella sua villa appunto per portare a compimento unopera grandiosa, che, secondo lui, doveva recare immensi benefizii allumanit. Per terminarla ci sarebbero voluti degli anni, ma non gli mancava n la pazienza, n la volont, e sperava di poter vivere tanto da vedere i suoi sforzi incoronati. Molti dicevano che il suo voler fare da dotto e da scienziato era una posa, altri unoriginalit da gran signore; tutti per cercavano di non parlargli della sua opera, perch quando cominciava a discorrerne non finiva pi e riusciva ad annoiare mortalmente delle persone che sinteressavano fino ad un certo punto alle sue teorie. Per in paese era ben veduto, ed ogni sera le persone pi rispettabili, e dautunno parecchi villeggianti, andavano alla villa dove erano certi di trovare buona accoglienza, una squisita tazza di t, e il modo di passare piacevolmente un paio dore con una partita alle carte, chiacchierando o facendo un po di musica. Quella sera chegli avea voluto restar solo colla signora Elvira avea fatto dire che non riceveva, e dopo la sua conversazione collistitutrice sera ritirato nel suo studio ed aveva aggiunto un capitolo alla sua opera: Sulle ingiustizie e perversit umane.
La signora Elvira sera coricata e continuava a pensare in che modo suo marito avesse potuto venirla a cercare fin l. Quantunque rassicurata dalla protezione che le avea promessa il barone, essa tremava allidea che suo marito fosse tanto vicino, perch lo conosceva capace di ogni perversit. Poi pensava alla proposta che le avea fatta il barone ignorando chessa fosse legata ad un altro uomo, e si figurava come avrebbe potuto esser felice unita ad un uomo tanto rispettabile assieme alle loro due figliuole che si sarebbero amate come sorelle, in quella casa tranquilla; era il paradiso chegli le avea mostrato, era un sogno che le faceva sembrare pi triste la realt.
Il giorno appresso fu in apparenza una giornata come tutte le altre. La mattina si trovarono riuniti tutti e tre a colazione; Sofia parlava della sua bambola, il barone della sua opera filosofica, e la signora del sole che quella mattina era splendido, dei villeggianti che venivano a frotte sul lago.
Poi il barone fece un giro nel giardino, e port, assieme alla sua figliuola, delle briciole di pane ad alcuni uccelletti dalle penne azzurre e a dei topolini bianchi che teneva chiusi in una gabbia di ferro. Egli da filosofo umanitario proteggeva tutte le vittime delluniverso, fossero uomini o bestie, perci amava i sorci e avea un grandissimo orrore pei gatti, non avrebbe ucciso una mosca e calpestava i ragni.
Per molto tempo era stato addetto ad una setta di cos detti vegeteriani, la quale esiste in Germania, ed  composta di persone che hanno fatto giuramento di nutrirsi soltanto di vegetali per non uccidere animali innocenti. Per qualche anno era riuscito a vivere soltanto di legumi e di latticini, ma poi i medici gli avevano proibito assolutamente quel regime che non saddiceva al suo stomaco, abituato da giovane ad un cibo animale e pi sostanzioso.
Egli aveva ubbidito, ma ogni volta che metteva in bocca un pezzo di carne faceva un discorso sulla barbarie degli uomini e sulla sciocchezza di non abituare il nostro corpo ad un cibo esclusivamente vegetale.
Sofia, danimo per natura gentile e collesempio del babbo, era divenuta la protettrice di tutte le bestie, si divertiva a spargere sul balcone e nel cortile granelli per gli uccelletti vagabondi, dare colle sue manine da mangiare ai topi che si moltiplicavano a vista docchio in quella gabbia di ferro; essi serano a poco a poco addomesticati e venivano a togliere le briciole dalle mani, sporgendo i loro musetti dai piccioli fori del graticcio.
Dopo essere andata, come al solito, col babbo a fare un giro pel giardino, fece una corsa nel boschetto e and colla signora sotto un capanno di verdura per prendere la sua lezione; poi prese la lezione di musica, dedic unora ad un piccolo ricamo, una sorpresa che preparava al babbo per il suo onomastico, fece tutto come al solito, soltanto and a passeggio con Maria, la cameriera, perch la signora non si sentiva voglia di passeggiare.
Hai forse paura delluomo dieri? disse la bimba.
Potrebbe darsi; oggi non mi sento di uscire.
Resto anchio a casa, mi annoio a passeggiare senza di te.
No, cara, tu devi andare perch alla tua et una passeggiata  necessaria alla salute; invece io ho bisogno di riposo.
Sofia and al passeggio colla cameriera, ma quando venne a casa le raccont che avea veduto luomo del giorno prima, ma che non le aveva seguite.
La signora Elvira a quellannuncio si sent la faccia in fiamme, ma non disse nulla e cerc di mostrare una calma che non provava certo nellinterno dellanimo suo.
La sera i soliti amici vennero alla villa, anzi ai soliti sera aggiunto qualche altro, venuto a villeggiare di recente in quei dintorni. I soliti erano: il dottore, un vecchio misantropo che sera ritirato lass per fuggire il mondo, ma che la sera aveva assolutamente bisogno di scambiar le sue idee con qualcuno, magari colloste o col farmacista del paese, un colonnello in ritiro che assieme al barone facevano la solita partita a whist, e la maestra comunale che ordinariamente si sedeva col lavoro in un angolo del salotto assieme alla signora Elvira e le raccontava le chiacchiere del paese.
Quella sera cerano poi tre o quattro villeggianti venuti da Milano, fra i quali il signor Carlo, un buontempone che metteva allegria colla sua faccia rubiconda. Colle sue barzellette egli divertiva il barone, che la sera amava ordinariamente star di buon umore perch, diceva, ci fa bene alla digestione.
Era la prima volta che in quellanno il signor Carlo si faceva vedere e la sua comparsa fu salutata da una esclamazione di gioia e di meraviglia.
Stettero un po a chiacchierare tutti insieme, poi il barone si mise a fare la sua partita coi tre soliti compagni di giuoco, e mentre gli altri facevano in un angolo una discussione di politica, il signor Carlo savvicin alle due donne che stavano lavorando sedute sopra un divano.
Sa, signora Elvira, egli disse, che in questi ultimi giorni ho parlato molto di lei?
Essa in quei giorni avea fatto un grande studio per padroneggiarsi e non mostr alcun turbamento.
Ah s! disse, e un inchino termin la frase.
E non desiderate sapere chi era che sinteressava tanto di voi?
Non sono curiosa.
 una rarit in una figlia dEva e voglio ricompensarvi col dirvi il nome del mio amico, che si occup di voi.
Ah!  un vostro amico?
Un signore che ho conosciuto in viaggio quindici giorni fa.
Unamicizia di data recente! rispose la signora.
Anchegli  stato come me abbandonato dalla moglie e la comune sventura ci ha riuniti.
La signora Elvira cominciava a non sentirsi pi a suo agio e cerc di non farsi scorgere; voltando in ischerzo quel discorso, soggiunse ridendo:
Eh via!  una sventura che sopportate con molta filosofia.
Dovrei ammazzarmi per questo? fossi pazzo! oppure dovrei piangere se mia moglie, che non ha trovato in me il suo ideale, un giorno pens di lasciarmi? Non dir che mabbia fatto piacere, ma rimorsi non ne avevo, perch ero un buon marito. Lei ha creduto bene dandarsene, buon viaggio, ed io mi sono rassegnato, ecco tutto; non mi  rimasto che un solo rimorso, quello dessermi andato ad imbarazzare con una donna.
A questo punto la maestrina, che avea sempre taciuto ed era stata tranquilla, alz gli occhi e gli diede unocchiata furiosa.
I presenti sono sempre esclusi, soggiunse il signor Carlo.
Ed anche gli assenti; se vostra moglie non fu come doveva essere, le altre non centrano per nulla, una rosa non fa primavera.
 che ne ho trovati molti nella mia condizione, anche lamico di cui vi parlavo.
S eh! voi ne sapete qualche cosa di quellamico? chiss che cosa vha fatto credere; era forse quello che passeggiava questa mattina con voi, quel signore coi baffetti neri?
Precisamente.
 una faccia che non promette nulla di buono; date retta a me, io sono fisonomista.
Io non so nulla, rispose il signor Carlo, so che quando succede qualche cosa di male  tutto causa della donna, e non sono il solo di questa opinione; cherchez la femme. Anzi questoggi quando mavete veduto col mio amico, io lo consigliavo a partire, appunto perch mi pareva che sinteressasse troppo alla signora Elvira; se fosse stato un marito possibile, pazienza, ma nella nostra condizione le donne, perdonatemi, bisogna pigliarle leggermente, ridere, scherzare, ma non perdere dietro a loro n la testa n il cuore.
La maestrina disse:
Ecco come sono gli uomini, faccio bene io a non volerne sapere.
Siete proprio voi che non ne volete sapere; io credevo invece che non rifiutereste se vi capitasse una buona occasione....
La maestrina lo guard con due occhi furiosi, e rispose:
Per questo, occasioni non me ne sono mancate, e ve lo pu dire la signora Elvira che  la mia confidente e che ha riguardo ai signori uomini la mia stessa opinione.
La signora Elvira avea tentato molte volte di cambiar discorso, ma non cera riuscita; sera accorta che anche il barone badava pi a quello che diceva il signor Carlo che alla sua partita, e il suo partner, il misantropo, avea dovuto richiamarlo allordine pi duna volta; temeva che il discorso continuasse, era nervosa, incerta, quando vide entrare il cameriere che portava il vassoio del t, laccolse con un respiro di sollievo e salz per servire gli amici.
Il t fece appunto cambiare largomento alla conversazione che divenne generale; vi fu una discussione sulla partita a whist, si parl darte, e un signore si mise al pianoforte per suonare un pezzo dopera molto in voga.
Quando si ritirarono, il barone accompagn i suoi ospiti fino al cancello del giardino e avvicinatosi al signor Carlo gli disse:
State in guardia col vostro nuovo amico, credo che sia appena uscito dal carcere dove fu condannato per furto, e soprattutto non dategli il piano della mia casa, perch la sua visita non mi garberebbe.
Davvero! ed io che un po di descrizione della vostra villa glie lho gi fatta cos innocentemente? ma mi pare impossibile quello che mi dite.
Per non mi tradite, vi dico solo di non fidarvi troppo.
Grazie, barone, domani andr a fare un giro per i laghi onde togliermelo dai piedi e dora in poi mi guarder non solo dalle donne, ma anche dai compagni di sventura.

4.
Per qualche giorno la signora Elvira non usc dalla villa, anche per consiglio del barone; finch si sapeva esserci nelle vicinanze luomo de baffetti neri non conveniva farsi vedere.
Essa, per evitare i commenti dei curiosi, disse che aveva male ad un piede, e Sofia fece la sua passeggiata quotidiana accompagnata dalla cameriera o dalla maestrina, al gioved e alla domenica, giornate di vacanza.
Per tutto il resto della giornata, Sofia stava colla sua istitutrice, e gli studi erano stati ripresi colla massima regolarit.
Di giorno andavano a studiare, quando il tempo era bello, o in un capanno di verzura in fondo al giardino, oppure in un chiosco turco accanto alla casa, dove il dopopranzo solevano spesso prendere il caff.
In quel chiosco di forma rotonda, con quattro porte che si aprivano sul giardino, cerano dei divani soffici, dei morbidi tappeti, e la Sofia lo preferiva al capanno perch ci si stava pi comodi.
Era una bella giornata dautunno e stavano appunto in quel chiosco leggendo un racconto interessante di bambini e di fate.
La signora Elvira, mentre ascoltava la lettura della fanciulla, guardava le montagne verdi in lontananza e le barchette che ondeggiavano sul lago; senza quel gran peso sul cuore avrebbe potuto godere della vista di quel paesaggio, di quellaria tepida e profumata e di quel bel sole di settembre, ma essa pensava ai suoi tristi casi e non potea scacciare dalla mente limmagine di quelluomo che laveva resa infelice per tutta la vita. Quel giorno ci pensava tanto che le pareva di vederlo sbucare fuori in mezzo a qualche pianta, scendere da una barchetta e presentarsi a lei come uno spettro; ci fu un momento che chiuse gli occhi per scacciare quellimmagine, ma quando credette che si fosse totalmente dissipata e li aperse, diede un grido vedendo quelluomo che temeva tanto, l dritto impalato davanti a lei.
Sofia a quel grido interruppe la lettura, e vedendo luomo che aveva fatto tanto spavento alla sua istitutrice, si rannicchi tremante vicino a lei, quasi nascondendosi dietro alle sue vesti.
La signora riacquist subito, almeno in apparenza, la sua calma abituale, e disse alla fanciulla:
Per oggi basta leggere, va in casa col tuo libro che ti raggiungo subito.
La fanciulla aveva una gran voglia di scappare, ma esitava per non lasciar sola la signora.
Va, soggiunse listitutrice, non temere, vengo subito.
Avvertir il babbo, pens la fanciulla.
E scapp via come una lepre inseguita dal cacciatore.
La signora Elvira si alz risoluta e guardando in faccia quelluomo, gli disse:
Che cercate?
Voi! mia moglie!
Che volete?
Voglio che mi seguiate e voglio nostra figlia.
Mai! rispose quella donna collocchio smarrito e colla voce tremante.
Essa vedeva in quelluomo una forte risoluzione e per la prima volta ebbe paura.
Egli aperse la bocca ad un lieve sorriso e rispose:
Mai! Vedremo; lo sapete bene che io posso obbligarvi a venire, perch sono vostro marito.
Noi fummo divisi legalmente e non avete pi alcun diritto sopra di me.
O venite di buona voglia o vi far venire per forza.
E fece un passo per avvicinarsi alla donna.
Non mi toccate o chiamer gente, ella disse con voce vibrata, ma ragioniamo un poco. Che cosa volete da me? Io non possiedo pi nulla, e se sono in questa casa  per guadagnarmi da vivere.
Non c male, egli interruppe, e continu con ironia: vedo infatti che dovete soffrir molto qui, che stentate la vita, un giardino, una bella villa, dei tappeti, dei divani, siete proprio da compiangere.
 ora di finirla, ella rispose con voce irritata, con voi non si pu ragionare, e fece per andarsene.
Egli la ferm e la trattenne per un braccio.
Voglio che veniate con me, avete capito? a dividere la mia sorte; non  giusto che la moglie abiti un palazzo, mentre il marito stenta la vita; che la moglie conduca una vita calma e tranquilla, mentre il marito deve lottare; la vostra sorte non pu essere separata dalla mia.
La nostra sorte fu divisa dai vostri delitti e dalla legge; basta cos; lasciatemi andare e non venite pi davanti ai miei occhi, fra noi tutto  finito.
Essa tentava uscire, ma egli le teneva stretto il braccio come in una morsa di ferro.
Piet, lasciatemi andare; se in seguito sarete pi ragionevole far tutto quello che vorrete, essa gridava.
Vi conosco abbastanza e non uscirete di qui che al braccio di vostro marito per andare nella sua casa come avete giurato innanzi allaltare.
No, mai, lasciatemi, essa gridava; ma in quel momento un lampo di gioia illumin la sua faccia.
Essa aveva veduto il barone di Sterne avvicinarsi al chiosco. Il barone si present con aria severa allo sconosciuto:
Chi siete voi? gli chiese. Uscite.
E gli addit il cancello del giardino che metteva sulla strada.
Voglio mia moglie, disse quelluomo furibondo.
Non vi conosco, questa  casa mia; uscite dunque allistante se non volete esser scacciato dai miei servi.
Uscir, ma non voglio che mia moglie resti un minuto di pi in questa casa a fare listitutrice della vostra figlia.
Essa far quello che creder; intanto finch essa  in casa mia,  sotto la mia protezione, e guai chi ardir torcerle un capello!
Ah, ah! disse quelluomo con un sorriso beffardo. Con qual diritto proteggete mia moglie? potrei chiedervene ragione.
Sarebbe fiato sprecato.
Potrei costringervi a battervi con me.
Non mi batterei con un uomo che  stato condannato al carcere per cosa infamante.
Quelluomo, prima tanto baldanzoso, si morse le labbra dal dispetto; egli tanto prepotente con un essere pi debole, tremava al cospetto di quelluomo rispettabile.
Vi fu un momento di silenzio.
Uscite di casa mia pel vostro meglio, disse il barone, e badate che questa scena non si ripeta mai pi, ve lo consiglio pel vostro bene. Come! esitate ancora? Ebbene restate pure, ho mandato ad avvertire i carabinieri e vi far arrestare come un malfattore introdottosi in casa mia.
Per prendere sua moglie....  un delitto che non vien punito.
Ebbene restate; vedremo se presteranno pi fede a me o a voi; e noi rientriamo in casa, signora, disse rivolgendosi alla istitutrice, non sprechiamo il fiato di pi.
Tutte queste cose egli le aveva dette con perfetta calma; luomo dai baffetti neri era annichilito.
Ebbene, disse, per questa volta cedo, perch son vinto, ma mi vendicher.
Scagli queste parole come una maledizione ad alta voce in modo che sua moglie potesse udirle e usc dal cancello del giardino.

5.
Quando fu sola, la povera donna si sent accasciata, e nella sua mente andava pensando quali colpe dovesse espiare per essere cos infelice.
Vedea continuamente suo marito in atto minaccioso, e nelle orecchie le risuonavano quelle tremende parole: mi vendicher.
Sapeva chera capace di mantenere la sua parola, e sentiva che il timore di questa vendetta misteriosa le avrebbe amareggiata tutta la vita.
Il barone invece era contento dessersi incontrato faccia a faccia con quelluomo e in questo fatto vedeva una soluzione favorevole alla signora Elvira; una volta che aveva commessa limprudenza di introdursi nella villa, egli aveva diritto di accusarlo e fargli dare lo sfratto da quei luoghi; era quello che voleva fare, cos finalmente tutti sarebbero stati tranquilli.
E poi aveva trovato un mezzo di occupare la sua attivit a beneficio duninfelice e ci lo rendeva contento di s stesso.
Nato da un illustre e ricca famiglia, non dovendo lottare per procurarsi da vivere, aveva passata la giovent in un seminozio, pure sentendo un bisogno prepotente di fare qualche cosa. Sera da principio dedicato alla musica, poi gli pareva che fosse unarte inutile al mondo, e soltanto utile per dilettare; di natura filantropo, vi aveva rinunciato per farsi lapostolo dellumanit; aveva pubblicato degli articoli sui giornali dove si faceva difensore del debole contro il forte, del buono contro il malvagio; ma nel suo paese non gli recarono che dispiaceri perch furono riguardate come teorie socialiste e perci combattute aspramente; intanto aveva perduta la moglie che amava come s stesso; stanco di lotte e di dispiaceri, era venuto in quellangolo tranquillo per riposarsi e avea ideato la sua grande opera filosofica che dovea portare la rivoluzione nel mondo, e che avrebbe fatto chiaramente vedere come ben lungi dallesser socialista, egli non voleva che far trionfare la virt e la giustizia. Questo lavoro non glimpediva di adoperarsi anche coi fatti a vantaggio dei suoi simili, e nessuno era ricorso a lui invano chiedendogli assistenza; ma se egli soccorreva prontamente gli sventurati che si rivolgevano a lui, non andava a cercarli, perch amava pi di tutto la sua tranquillit, e una gran parte dellanno la passava fra la calma e linerzia; se per gli capitava di difendere una causa giusta egli ci si riscaldava, ci metteva tutta la sua forza e tutta la sua attivit, e ci avrebbe rimesso anche parte dei suoi averi per vederla trionfare.
Ora gli capitava di poter difendere la causa del giusto nella propria casa e a pro di una persona alla quale egli sinteressava molto; senza la circostanza che gli dispiaceva vederla soffrire egli avrebbe provato in questo fatto la stessa soddisfazione che prova un medico quando gli capita fra le mani una malattia difficile a guarirsi, unoperazione pericolosa, un bel caso, come sogliono chiamarlo.
Quando laveva creduta libera le avea proposto,  vero, di farla sua moglie, ma non bisogna credere che ne fosse innamorato; non era pi in quellet in cui si ragiona pi col cuore che colla mente; veniva da un paese nordico, dove gli affetti sono pi calmi e meno ardenti, e poi nel suo cuore occupava sempre un posto abbastanza rilevante la memoria della sua moglie defunta, della quale teneva il busto di marmo nel suo gabinetto di lavoro e la fotografia sullo scrittoio; ma avrebbe sposato la signora Elvira perch la stimava tanto da crederla degna doccupare un posto migliore nella sua casa, per proteggerla meglio e per aver la certezza che non lo abbandonasse mai. Era ormai cos avvezzo a vederla tutti i giorni, a sapere la sua figliuola bene affidata, a valersi del suo consiglio in tutto ci che intraprendeva, che vivere senza di lei gli sarebbe parsa una grande privazione.
Onde, quandella, quel giorno, dopo la comparsa di suo marito, era venuta a dirgli che non permetteva assolutamente che avesse per lei delle noie e dei fastidi, che voleva partire, egli sirrit tanto chessa non ebbe forza dinsistere, e rimase.
Egli poi lassicur che non avrebbe avuto nulla a temere, che il suo persecutore col passo imprudente di quel giorno sera data, come si suol dire, la zappa sui piedi e non lo avrebbe pi riveduto.
Essa era tanto infelice che credeva pi al male che al bene, e sentiva che non sarebbe finita cos; era commossa di tutto quello che faceva il barone per lei, ma non poteva togliersi dalla mente lo sguardo minaccioso e le parole di vendetta che nel partire le avea rivolte colui chera stato suo marito, e quando pensava agli anni vissuti insieme a quelluomo, si domandava in qual modo lavesse potuto sposare, come avesse potuto vivere tanto tempo con un essere che non le inspirava che orrore e raccapriccio.
Essa non poteva fare a meno di confrontare il barone di Sterne con suo marito, e le proporzioni gigantesche che luno pigliava ai suoi occhi, le rendevano pi sensibile labbiettezza dellaltro.
Se fosse stata libera e avesse potuto dividere la vita con quelluomo generoso, sublime, sarebbe stata la felicit e il paradiso, mentre invece....
Essa non aveva mai amato, e sentiva come avrebbe potuto amare quelluomo che stimava tanto, ma non era pi una fanciulla e comprendeva come le sarebbe impossibile vivere in casa del barone se non sapesse padroneggiare i suoi sentimenti. Per trovare in s tanta forza aveva bisogno che il suo cuore fosse riempito dun affetto vero, potente, che la tenesse tanto occupata da non aver tempo di pensare ad altro, e questo sentimento lo trov nellamore della sua figlia.
Essa laveva sempre amata pi dogni cosa al mondo; avea versato sopra di lei quellamore che non avea potuto provare per suo marito; era il solo legame che le aveva fatto desiderare di vivere, ma in quei momenti sentiva di amarla cento volte di pi, perch in lei sola vedeva la sua salvezza avvenire.
Eppure avea preso amore anche a Sofia, che era tanto docile e buona, che si facea amare per forza da tutti quelli che la conoscevano; ma se listitutrice prendeva tanto a cuore il benessere e listruzione di quella fanciulla, lo faceva pensando alla sua Laura.
E diceva sempre: Io devo fare con Sofia quello che vorrei si facesse per Laura, e cos era attenta, amorosa, e cercava di educare la fanciulla posta sotto la sua protezione nel miglior modo che le era possibile, e le sue premure venivano ricompensate, perch quella fanciulla la ricambiava con pari affetto.


6.
Da qualche giorno la pi perfetta tranquillit regnava nella villa del barone di Sterne.
Si sapeva che al marito dElvira era stato proibito sotto pena di essere arrestato di mostrarsi per dieci anni sul lago di Como, ed essa avea potuto riprendere le sue passeggiate con Sofia senza alcun timore.
Il barone aveva ripreso con maggior lena i suoi studii prediletti e tutto prometteva un po di calma.
Per la signora Elvira era inquieta, aveva come il presentimento duna disgrazia e non poteva darsi pace; qualche momento le veniva in mente che la sua figliuola fosse ammalata e allora scriveva, telegrafava al collegio perch le mandassero notizie e le rispondevano che stava benissimo.
Non poteva persuadersi che suo marito non tentasse ancora di rivederla, e quando era al passeggio le pareva di vederlo sbucar fuori da ogni parte; avea paura dogni ombra e sentiva una scossa al pi piccolo rumore; era inquieta, nervosa, e se quando si trovava in mezzo alla gente cercava di farsi forza, quandera sola si lasciava andare alle sue idee tristi e paurose.
Un giorno decise di andare a vedere la figliuola;. vi andava ogni due o tre mesi a passare una giornata, e quelli erano i suoi giorni lieti; anzi in quelle giornate il suo cuore pareva le si allargasse e faceva una provvista di felicit per molte settimane dopo.
Forse la vista della sua figliuola le avrebbe scacciato tutti i tristi pensieri; e affidata per quel giorno la Sofia alla maestrina, si mise in viaggio per andare ad abbracciare la sua Laura.
Avea poca strada da fare, perch il collegio dove avea collocata la figlia, era nelle vicinanze di Monza.
Era un collegio piuttosto modesto, dove si dava una educazione semplice e casalinga, e situato in bella posizione, con aria eccellente e un bellissimo giardino; non cera lusso, ma venivano osservate tutte le regole delligiene; era quel che ci voleva per una donna come la signora Elvira, tanto pi che aveva il vantaggio dessere vicino al lago di Como.
Quando andava a vedere la figliuola, essa era accolta dalla direttrice e dalle maestre come una amica, e per Laura poi, che avea vacanza tutto il giorno per stare colla sua mamma, era una vera festa.
La fanciulla stava appunto facendo la composizione ditaliano, quando le dissero chera venuta la signora Elvira.
Essa lasci tutto e in due salti fu tra le braccia della sua mamma.
Brava mamma, mhai fatto una bella improvvisata, ed ora staremo insieme tutto il giorno, non  vero?
Laura era una bella fanciulla, vispa, sempre in movimento, parea che avesse largento vivo nelle vene, avea occhi neri, lucenti, capelli neri, tutto il ritratto della sua mamma, colla differenza che le sue guancie erano pi paffute e pi colorite.
Andiamo, mamma, disse la fanciulla, giacch ho vacanza divertiamoci, andiamo a correre in giardino a cogliere i fiori e a vedere le api; non pungono mica, quando non si tormentano; prendi, ecco una rosa per te, sai, quando era appena spuntato il bottone, pensavo: chiss se verr la mamma prima che questa rosa sia sbocciata! Ieri quasi temevo che non fossi venuta a tempo, invece era proprio destinata a te.
E tenendo per mano la sua mamma correva per il giardino, le faceva vedere i fiori, le api, il laghetto che vera nel mezzo, e la signora Elvira si lasciava trascinare dalla fanciulla e correva anche essa come una bimba.
Ad un certo punto si fermarono sotto ad un pergolato.
La signora Elvira prese sulle ginocchia la figliuola e le chiese se era sempre stata bene e se si trovava contenta di quel luogo.
Sto bene, rispose la fanciulla, ma mi piacerebbe meglio star sempre con te.
Anche a me piacerebbe, ma sai che ci  impossibile.
E perch?
Perch noi non siamo ricche, e se voglio mantenerti ed educarti, mi tocca guadagnare.
E allora siamo povere?
S, siamo povere.
Non mi piace esser povera.
Che vuoi farci? Non  poi una colpa essere poveri.
Non  vero, noi non siamo poveri, disse la bimba, tu fai per celia; i poveri sono quelli che domandano la carit e noi non la domandiamo.
Ma mi tocca guadagnare e star lontana da te e questo non lo farei se fossi ricca.
E il babbo  ritornato? chiese la fanciulla.
No, cara.
Viaggia ancora,  lontano, lontano?
S.
E, senti, vuol scoprire anche lui l America come Cristoforo Colombo?
L America  stata scoperta!
S, ma mintendo qualche altro paese.
Forse potrebbe darsi!
Allora io posso rispondere alle mie compagne, che mi dicono, per farmi dispetto, che i loro babbi sono ricchi, che il mio invece  un genio come Cristoforo Colombo.
Ma questi non sono discorsi da farsi, figliuola mia, e se le tue compagne ti dicono qualche cosa, tu devi dire che le bambine non devono interessarsi che dei loro studi, hai capito? e anche noi  tempo di lasciare un simile discorso e parliamo daltro. Dunque le tue amiche non ti vogliono bene se ti vogliono fare dei dispetti.
Ma quando regalo loro dei dolci, allora s che mi fanno carezze e mi dicono tante belle cose; a proposito, mhai portato dei dolci?
S, sono nella mia borsa, dopo te li dar.
No, andiamo a prenderli subito.
E via di corsa, trascinando dietro la mamma.
Quando ebbe nelle mani un bel cartoccio di dolci, si mise a saltare dalla contentezza.
Che allegria si far oggi con tutti questi dolci! Brava mamma, grazie, ti voglio tanto bene, e le salt al collo dandole tanti baci.
Poi volle che sua mamma le parlasse della Sofia e le raccontasse quello che faceva.
Le due fanciulle non serano mai vedute, ma luna sapeva dellaltra col mezzo della signora Elvira ed era come se fossero amiche.
E a chi vuoi pi bene, a me o a Sofia? chiese Laura.
A tutte e due.
Non mi piace, disse Laura.
Ecco, io voglio pi bene a quella che  pi buona.
Gli  che mi dispiace che tu sia tanto tempo, tutti i giorni, con Sofia, e con me cos poco.
Ma a te penso sempre invece.
S, ma non mi basta, vorrei vederti tutti i giorni.
Ma perch? non stai bene qui?
S, ma....
Via, sii buona, altrimenti io voglio pi bene a Sofia.
Queste parole ottenevano sempre il loro effetto, e Laura diventava docile come un agnellino.
Madre e figlia nei pochi momenti che stavano insieme facevano delle pazzie, correvano, saltavano, singhirlandavano di fiori, gettavano i sassolini nel laghetto, poi uscivano dal collegio e facevano delle passeggiate nellaperta campagna, poi si sedevano sullerba, si baciavano e si accarezzavano, formavano progetti per lavvenire; insomma erano momenti felici, che passavano troppo presto. Veniva la tristezza, quando vedevano il sole avvicinarsi al tramonto, perch sappressava lora della separazione; per si salutavano sorridendo, e la signora Elvira prometteva di ritornar presto, e la fanciulla, dopo aver baciata e ribaciata la mamma, rientrava in collegio e si consolava dividendo colle compagne i dolci chessa le aveva portati.
La signora Elvira era amica della direttrice del collegio, la quale non ignorava la sua condizione; alla fanciulla per avevano detto che il suo babbo viaggiava in cerca di terre lontane e forse non sarebbe pi ritornato.
La signora Elvira raccomandava sempre alla direttrice di non lasciar vedere Laura a nessuno, sotto qualunque pretesto lavessero chiesta; quel giorno poi la preg pi delle altre volte di vegliare sopra di lei.
Si fidi di me, le avea detto la direttrice, essa non esce che quando usciamo tutti, la domenica e il gioved, e senza il suo permesso le assicuro che non la lascer mai un minuto.


7.
La signora Elvira, dopo aver veduto la figliuola, ritornava sempre pi calma e quasi allegra, e riviveva ancora quella giornata passata con Laura raccontandone a Sofia tutti i pi piccoli incidenti.
La buona fanciulla sinteressava molto alla figlia dellistitutrice, e le diceva sempre:
Mi piacerebbe che fosse qui, si andrebbe insieme al passeggio, si giuocherebbe e le vorrei tanto bene. Falla venire!
 impossibile; sio avessi qui Laura, non potrei occuparmi di te, e il tuo babbo non sarebbe contento.
Vuoi che lo chieda al babbo?
No, cara,  impossibile; se egli lo volesse, non lo vorrei io.
E non si potrebbe invece darci il cambio, e sei mesi dellanno andare io in collegio e Laura venir qui con te, gli altri sei mesi io qui col babbo e Laura in collegio?
Sei un angelo, fanciulla mia, le diceva abbracciandola la signora; ma non si pu far tutto quello che vorrebbero gli angeli; del resto quando so che Laura sta bene, sono contenta, non desidero nulla di pi; averla qui sarebbe troppa felicit e a questo mondo non si pu essere troppo felici.
Sofia, bench ancora piccina, avea delle idee cos buone e delicate che si poteva dire che venivano direttamente dal suo cuoricino ben fatto; sensibilissima, piangeva se vedeva un uccellino ferito, e felice non mancandole nulla, si preoccupava delle sofferenze altrui; era uno di quegli esseri tanto buoni che i pessimisti credono non possano esistere; un angelo, come diceva la sua istitutrice.
Forse in causa che le erano mancate da bimba le carezze materne, non aveva la spensierata allegria di Laura, o influiva sopra il suo carattere quello stare continuamente insieme a persone pi vecchie di lei, a suo padre immerso negli studi, allistitutrice tuttaltro che lieta, e non aver mai fanciulle della sua et per poter giuocare insieme e saltare spensieratamente: Non aveva dieci anni e pareva una donnina seria seria, composta, piangeva spesso, sorrideva qualche volta, non rideva mai; era di quelle che vivono pi per gli altri che per s stesse e che in s riflettono i sentimenti di quelli che li circondano, sicch quando la signora Elvira avea fatto una visita al collegio, anchessa se ne risentiva dellallegria che la signora recava con s alla villa.
Era il principio dautunno, epoca di moto e vivacit sul lago di Como; il barone avea posto a dormire i suoi scartafacci e i libroni, per dedicarsi interamente agli ospiti che venivano a visitarlo nella villa; listitutrice e Sofia pensavano un po pi a divertirsi, quantunque la signora Elvira non ne avesse gran voglia. Ma cerano le regate alle quali non bisognava mancare, poi le gite in barchetta, sul battello a vapore, le passeggiate sulle montagne; bisognava ben far vedere agli ospiti che venivano da lontano le bellezze del lago. Anche il barone era sempre della partita e quel mese che dedicava al riposo lo godeva come se non avesse mai goduto nulla al mondo; passeggiava volontieri, rideva di gusto e si divertiva con entusiasmo; la sera poi avea sempre societ in casa, e quando cerano dei bambini dellet di Sofia, improvvisava delle festicciuole di ballo perch la sua figliuola potesse divertirsi.
Anche la signora Elvira si sarebbe divertita se non avesse avuto sempre quella spina fitta in cuore; aveva un bel dimenticare, il passato si rizzava innanzi alla sua memoria e le turbava tutti i piaceri, era come lo spettro di Banco che sasside al banchetto di Macbet.
Qualche volta il barone, vedendola triste, le diceva:
Perdonate, se si fa intorno a voi tutto questo chiasso, ma devo ben fare gli onori di casa ai miei amici.
Ed essa gli rivolgeva uno sguardo pieno di lagrime. Per confessava che tutto quel moto, quella vita valeva spesso a distrarla, e specialmente dopo aver veduto Laura, dopo averla lasciata allegra come un uccellino e sana come un pesce, si sentiva pi tranquilla e disposta a partecipare della comune allegria. Essa per preferiva sempre i piaceri allaria aperta, e i pi semplici e modesti avevano per lei maggiore attrattiva.
Un giorno appunto avea passata una giornata molto allegra essendo arrivata la contessa della Somasca, la sua amica di collegio e amicissima del barone.
Era appunto la festa dei canestri, una festa campestre caratteristica che ad epoche fisse si fa in tutti i paesi del lago di Como. Ogni proprietario d alla chiesa un canestro pieno di doni, che consistono in prodotti del suolo, animali domestici, frutta e dolci. E questi doni, dopo essere stati esposti al pubblico, vengono messi allasta sul piazzale della chiesa, venduti a beneficio dei poveri in mezzo ad una folla di popolo in festa.
Quel giorno splendeva un bellissimo sole, e fino dalle prime ore del mattino i passi dei contadini e dei villeggianti dei dintorni erano diretti verso il paese di P., dove si faceva la festa. Quel villaggio, come quasi tutti quelli del lago, sarrampica sulla collina e vi si aggrappa come un gregge di pecore; la chiesa  posta in una bellissima posizione in modo da dominare il paese e il lago. Davanti ha un piazzale, una specie di terrazzo, immenso, che quel giorno era inondato di sole. Innanzi alla chiesa cera un lungo banco coi doni esposti alla vista del pubblico. In un angolo si vedeva un agnellino inghirlandato di fiori che sembrava tutto sbigottito; sul banco ceste piene di grappoli duva, di mele, di pere, di nocciuole, poi torte zuccherate tutte fregi e ghirigori, ciambelle, uccelletti morti infilzati sui rami dun alberello, polli e tacchini incoronati di tartufi, galline vive, pulcini, conigli, tutti vestiti da festa e adorni di fiocchetti e nastri colorati, di fettucce doro e dargento.
Intorno a quel banco c sempre una folla di curiosi; i contadini sbarrano gli occhi nel vedere esposto tanto ben di Dio, poi guardano dallaltra parte, e sono tutti orgogliosi di vedere tante signore e signorine venute fin lass per godere della loro festa, e si spingono coi gomiti, si tirano le vesti, per mostrarsi qualche fanciulla dal vestito chiaro e dal cappellino capriccioso. I villeggianti poi guardano tutta quella roba e fanno mille esclamazioni: ora compiangono lagnellino, ora quei polli in mezzo ai fiori, ma legati in modo da non potersi muovere. Quel sole, quellaria di festa e quella folla variopinta formano uno spettacolo veramente incantevole; pare un quadro dove i contrasti di colore siano cercati espressamente per produrre un effetto meraviglioso.
Le spadine dargento che formano aureola alle contadine scintillano ai raggi del sole; i camiciotti bianchi e turchini dei barcaiuoli in costume da marinai risaltano fra le giacche di fustagno dei contadini; in mezzo a questi, signorine eleganti cogli ombrellini rossi, gialli, azzurri, di forma cinese, giapponese, a fiori, a ricami, che spiccano fra quei gruppi; giovanotti coi vestiti chiari e i cappellini di paglia; e dappertutto un cicaleccio e unallegria che mette di buon umore.
Quando giunse il barone, che dava il braccio alla contessa della Somasca, una donnina elegante, tutta spirito e vivacit, seguito dal conte, dalla bella istitutrice e dalla buona Sofia, un bisbiglio si ud fra la folla e tutti si volsero da quella parte.
Il barone era molto conosciuto, e quei villeggianti si tenevano onorati di conoscerlo, i contadini di salutarlo. Del resto, specialmente nei piccoli paesi, coi forestieri si passa allesagerazione: o sono circondati da una certa aureola che li mette al disopra delle persone dello stesso paese e della medesima condizione; oppure basta che sieno affatto sconosciuti, e si calcolano addirittura avventurieri e sono lasciati nellisolamento, nessuno se ne occupa. Questo non era il caso del barone: appena si fece vedere i contadini si levarono il cappello salutandolo rispettosamente e parecchi villeggianti savvicinarono a lui e vennero a stringergli la mano.
Il barone colla sua compagnia si ferm un pochino a vedere i regali esposti, e Sofia dichiar che voleva comperare lagnellino; la contessa della Somasca dava invece la preferenza ad un bel canestro di uva; il conte poi, sempre cavaliere, avrebbe comperato quello che desideravano le signore.
Intanto venne il banditore e cominci lasta dei doni.
Ecco, signori, gridava, un bellissimo tacchino per cinque lire.
Sei! sud sclamare tra la folla.
Sette, otto, nove.
Nove per la prima, riprese il banditore, per la seconda.
Dieci! sud lanciare da una vocina di donna.
E il tacchino rimase per lei.
Altri venditori di buona volont serano incaricati di dare una mano perch la cosa non andasse tanto per la lunghe e giravano in mezzo alla folla tenendo sollevati i canestri di frutta e di dolci, e gridando: quattro per la prima, cinque, sei; due per la prima; sette per la prima, per la terza, e cos uno scoppiettio di parole, una lotta a chi potesse offrire di pi, un togliersi di mano i canestri, un rumore di allegre risate.
I contadini qualche volta arrischiavano timidamente una piccola offerta, ma poi dovevano cedere alle borse pi ben guernite.
Quando venne la volta dellagnellino, fu una lotta accanita che per un momento attir lattenzione di tutti gli spettatori; il barone, che conosceva il desiderio della figliuola, non volle cedere, e lagnellino gli venne a costare venti lire, ma fu compensato dal bel bacio che gli scocc in viso la sua figliuola e dal vederla allegra e contenta.
Terminata la vendita dei doni, la scena cambi di aspetto; tutta quella popolazione si sparse, si formarono dei capannelli, e chiacchieravano tutti delle vicende della giornata. Sofia era in ammirazione per il suo agnellino e lo colmava di carezze e di baci.
La contessa Bice della Somasca sera seduta sullerba allombra duna pianta, in mezzo a due immensi canestri duva, circondata da molte signore e signori ai quali distribuiva quei bei grappoli dorati, che tutti mangiavano con egual piacere chiacchierando allegramente.
Essa si dava un gran moto per far gli onori dei due canestri duva.
Prendi, diceva al marito, guarda che bel grappolo, par quello della Terra Promessa. E tu, Elvira, perch non mangi? diceva alla bella istitutrice; vieni qui accanto a me, questo grappolo  eccellente e dobbiamo mangiarlo insieme da buone amiche. Ma voi, barone, state l colle mani in mano,  una vergogna, prendete; non ne avrete compassione, spero; luva non  un cibo animale! E tu, Sofia, vieni qui, lascia in pace quella pecora e mangia; servitevi, signore, questuva dobbiamo finirla sul posto, non voglio portarne a casa nemmeno un grappolo.
Aveva un bel predicare, un bel riscaldarsi; luva diminuiva s, ma per quanto facesse ne restava sempre in gran quantit.
Intorno a quel gruppo cera come una siepe di contadinelli che stavano a guardare a bocca aperta quello che facevano i signori, ed ora davano unocchiata alla pecora di Sofia, ora alla battaglia della contessa Bice per finir luva. Quando questa vide che la faccenda si faceva seria, tanto pi che per parte sua ne era gi sazia, le venne una nuova idea e pens di gettare dei grappoli in mezzo a quei contadinelli.
Prendete, disse, fate festa anche voi.
E cominci a lanciare una pioggia, prima di chicchi, poi di grappoli sul quel gruppo di gente.
I contadinelli si schermivano sotto a quella pioggia, poi si slanciavano ad inseguire quei grappoli, gridavano, se li strappavano di mano; era una vera battaglia, e la contessa Bice rideva di gusto come se non si fosse mai divertita tanto in vita sua. Lallegria  contagiosa; a poco a poco simpadron di tutta quella gente e di tutti quei gruppi e quando ritornarono alle loro case erano tutti felici e contenti di quella bella giornata.
La signora Elvira nel ritorno era al fianco della contessa Bice e le andava dicendo:
La tua allegria ha fatto scacciare i miei tristi pensieri; se tu venissi qui un po pi spesso, davvero che la mia tristezza finirebbe collandarsene, ma tu invece vieni cos di rado.
Ho tanto da fare, sai, e poi il barone cosa direbbe?
Oh, gli fai tanto piacere; se sapessi come  stato contento quando ha saputo il tuo arrivo; ti nomina sempre; ad ogni cosa che succede di lieto dice sempre: Se ci fosse quella cara contessa Bice!
E aggiunger, quel belloriginale? soggiunse la contessa, non  vero?
S, qualche volta.
Io gi, quando sono in campagna, mi sento pi leggera, mi par dessere unaltra persona e divento una specie di buffona; guai se il mio signor suocero mi vedesse! Egli che vorrebbe che tutti stessero duri, stecchiti per il decoro della nostra posizione; mi pare che discendere da una famiglia illustre non debba impedire di divertirsi onestamente quando si pu. Ma guarda cosa fa la Sofia; non lascia quella pecora un solo minuto, ha paura che gliela rubino, e s che ha dovuto far fatica per trascinarla gi per quel sentiero piuttosto erto.
Quando prende simpatia per qualche cosa essa ci si dedica corpo ed anima, non c caso staccarla;  tanto buona! rispose listitutrice.
Con questi discorsi erano arrivati alla villa, e la conversazione della contessa collistitutrice venne interrotta dal cameriere, che consegn una lettera alla signora Elvira.
 arrivata questa mattina, le disse, subito dopo cherano usciti.
 della direttrice del collegio dove trovasi Laura, disse la signora Elvira, mi dar certo sue notizie; sediamoci qui.
E postasi a sedere sul primo sedile che trov nella sala dingresso, prese a dissuggellare la lettera.
La contessa passeggiava di qua e di l per lasciarla libera; quando voltando gli occhi verso lamica, fu tutta sgomenta a veder la sua faccia sconvolta.
Che hai, Elvira? le disse, quali notizie hai ricevute? Dio mio! ti senti male?
Elvira non poteva parlare, avea la faccia immobile, gli occhi vitrei, pareva morta.
La contessa le si avvicin, e le disse, togliendole di mano la lettera:
Scusami, ma voglio vedere, non posso stare con questa incertezza.
Poi lesse le seguenti parole:
Questa lettera le getter la disperazione nellanimo, ma creda che anche noi ne siamo estremamente addolorate.
Laltro giorno, dopo la sua partenza, un signore si present a chiedere di Laura, si diceva suo padre e soggiungeva che non avevamo diritto di negargliela.
Fui fedele alla consegna che mavea dato e non gliela feci vedere.
Ieri, quando il collegio usc per fare la solita passeggiata, quelluomo sbuc fuori non si sa di dove, e minacciandoci con una rivoltella si slanci in mezzo a noi, ci strapp la fanciulla e fugg portandola seco.
Vedendolo armato, le confesso che abbiamo perduto la testa, ma ognuno al nostro posto avrebbe fatto altrettanto; non abbiamo per perduto un momento e sono andata alla questura a fare il rapporto del fatto, e quantunque quelluomo sia partito subito, gli agenti di questura sono sulle sue traccie.
Lho avvertita perch era mio dovere di farlo, ma credo che riusciranno a fermarlo e che tutto finir con un po di spavento. Creda pure che noi faremo tutto il possibile per rintracciare la fanciulla; si faccia coraggio e speriamo.
La contessa aveva finito di leggere, e listitutrice era ancora immobile al suo posto, senza poter parlare.
Via, Elvira, le disse la contessa, abbracciandola, fatti coraggio e speriamo bene.
 troppo,  troppo! mormor la povera donna.
E cadde nelle braccia dellamica dando in un pianto dirotto.
S, piangi, Elvira, ti far bene, le andava dicendo la contessa.
E nel vederne la faccia addolorata, e le cure delicate che prestava alla sua desolata amica, non la si sarebbe pi riconosciuta per quella che pochi momenti prima, seduta sullerba, sapeva infondere in tutti lallegria.
I singhiozzi della signora Elvira erano strazianti.
Non avevo che quella, era la mia unica consolazione e me lhanno presa! che male ho fatto a questo mondo per essere punita cos crudelmente! esclamava.
Via, vedrai che la potrai avere, la tua figliuola, le andava dicendo la contessa.
Ma come? in che modo? rispondeva quella madre desolata; ditelo, ditelo, io non so nulla, perdo la testa.
Intanto era venuto anche il conte ed il barone e tutti andavano a gara per confortare la povera donna.
Essa non poteva darsi pace, pareva pazza.
Sentite, le disse il barone, io scommetterei che lha rapita per poter cavare da voi del denaro; quella fanciulla sarebbe un imbarazzo per lui. Credete a me, presto ne sentiremo notizie. Egli offrir di restituirvela se voi gli pagherete una somma; quegli uomini non conoscono che il danaro.
Ah, dunque non credete che labbia uccisa? disse la signora Elvira, volendosi attaccare con tutta la forza a quel filo di speranza.
No certo, che cosa guadagnerebbe uccidendola? Nulla; anzi lo metterebbero in carcere e perderebbe la sua libert; uomini come lui non fanno di queste corbellerie, siatene certa; egli non vede in questo fatto che una sorgente di lucro.
S, ma conosco il suo animo vendicativo, ed  capace di farla soffrire, di ucciderla per vendicarsi di me.
Capisco, se la vendetta non gli costasse nulla, sarebbe capace di farlo; rassicuratevi, vostra figlia vive; come vi dissi, ci rimetterebbe troppo se le facesse del male.
Nel vedere la sicurezza del barone e degli altri che facevano eco a quelle parole, si sent un po pi calma.
E che cosa si deve fare? disse.
Per il momento non c altro che mettersi nelle mani dellautorit. Scriver al prefetto, al questore, manderemo gli indizii possibili perch possano rintracciarlo, poi o in un modo o nellaltro obbligheremo quelluomo a restituirci la fanciulla.
Ma intanto dovr star qui senza far nulla?  impossibile, ho bisogno di muovermi, di andare, di riabbracciare la mia figliuola; ma sapete che questa condizione  terribile?
Sentite, disse il barone, assumendo unaria autorevole, voi siete libera di fare ci che vi aggrada, lo sapete bene; ci che fa una madre  sempre scusato quando si tratta della sua figlia, ma vi consiglio un po di pazienza; forse mentre andrete pel mondo a cercarlo, egli vi scriver, oppure qui capiter qualche notizia, e poi dove volete andare? Avete un indizio sul luogo dove possa aver rivolti i suoi passi?
Io no.
Dunque che cosa volete fare, povera donna? il mondo  vasto, dove volete andare?
Dove mi dirige il cuore.
Queste sono poesie inutili, qui ci vogliono cose pi positive e reali. Il vostro cuore potrebbe benissimo farvi viaggiare ad occidente, mentre vostra figlia viaggiasse da tuttaltra parte; se mi date retta, voi per il momento non dovete muovervi.
S, avete ragione, star qui, ma almeno permettetemi dandare al collegio e sentire come and il fatto in tutti i suoi pi minuti particolari.
Il barone, chera profondo conoscitore del cuore umano, capiva che in quel momento la povera signora Elvira avea bisogno di far qualche passo che credesse utile per riavere la figlia, sicch pens dincoraggiare la sua idea di recarsi al collegio.
S, anzi questa vostra gita potr esserci utile; voi vinformerete di tutto, degli abiti che indossava Laura il giorno che fu rapita, come era vestito il padre, insomma molti ragguagli che serviranno a metterci sulle sue traccie; fin l acconsento, e fatevi coraggio, che avrete in me in ogni caso un fedele alleato; per ricordatevi che  inutile aver troppa precipitazione,  meglio far le cose con calma e riposarvi per oggi; state sicura che vostra figlia non corre alcun pericolo,  un ostaggio troppo prezioso perchegli non ne abbia ogni cura.
S, ma essa pianger, sar infelice, soffrir.
 una fanciulla, e certe cose non le capisce; egli le avr detto dessere suo padre, ritornato da un lungo viaggio e di voler condurla con s; forse le prometter di condurvela, essa creder, a quellet si crede tutto, e intanto si divertir a veder nuove scene, nuova gente e vassicuro che siete voi sola che soffrite; la piccina si divertir nella certezza di poter vedervi in breve.
Fosse vero! andava dicendo fra s la povera donna. Ma per quanta buona volont ci mettesse per credere ci che diceva il barone, non poteva fare a meno di non avere un immenso timore nellanima.
Per un momento si figurava la sua figliuola correre il mondo insieme a colui, che, quantunque indegno, pur era sempre suo padre, e le sembrava impossibile chegli la facesse soffrire vedendola cos gentile e affettuosa, con quella faccia che invitava i baci; pure pensando alla crudelt di quelluomo, non poteva stare tranquilla, e quasi quasi desiderava persino che sua figlia fosse morta piuttosto di soffrire restando molto tempo nelle sue mani.
Passati quei primi momenti, si ritir nella sua camera e per quel giorno non scese allora del pranzo, dicendo di non sentirsi bene.
Cerano alla villa invitati alcuni villeggianti dei dintorni, e tanto il barone quanto la contessa Bice, che per quel giorno faceva gli onori di casa, dovettero mostrare una serenit e unallegria cherano ben lungi dal possedere; ma non potevano certo rattristare glinvitati colla triste storia dellistitutrice. Si misero a chiacchierare, ridere, far della musica, come se non avessero altri pensieri pel capo; la Sofia per, finito il pranzo, scapp in camera della signora e le disse, dandole un bacio:
Mhanno detto che ti senti male e sono venuta a farti compagnia, laggi si divertono anche senza di me. Perch piangi? Ecco, vedi, mi fai piangere anche a me, e sasciugava colla manina una lagrima che le scendeva sulla guancia. Ti hanno dato qualche dispiacere? Dimmi chi  stato, perch voglio castigarlo.
S, Sofia, ho avuto un forte dispiacere questoggi, ma tu non puoi far nulla per me; grazie della tua visita; va, va a giuocare.
Non ne ho voglia, perch mi hai detto che hai un dispiacere e preferisco restar qui.
E la tua pecorella?
Non ha bisogno di nulla, le ho gi dato da mangiare; io verr vicino a te, cos, colla mia faccia accanto alla tua, ti sembrer daver Laura, come quel giorno che sei stata a trovarla e sei ritornata tanto allegra.
La signora diede un gran sospirone rammentando quel giorno.
Scommetto che Laura verr qui presto, cos potr vederla; sarai contenta allora?
Se sarei contenta, figliuola mia! Mi pare che ne morrei dalla gioia.
Verr, verr, vedrai, ne sono sicura.
Quelle parole uscite dalla bocca innocente di quella fanciulla le risuonarono come una profezia e volle crederci; tanto in certi momenti abbiamo bisogno di credere a qualche cosa per quanto sia impossibile.
Ma credi davvero che verr qui? disse alla fanciulla.
S, sai, lho sognata tante volte la Laura, e anche questa notte mi pareva di vederla in giardino, correre con me.
Se sapessi come mi fanno bene queste parole!
Allora tutte le volte che mi sogner di Laura te lo dir sempre; temevo che ti dispiacesse, perch essa non  qui con noi, ma se vuoi ti parler sempre di lei.
S, parliamo di lei, figliuola mia, mi fa tanto piacere.
E stettero l un bel pezzo abbracciate a parlare di Laura, a dire che cosa avrebbe fatto quando fosse venuta alla villa con loro, e serano tanto immedesimate in quel discorso che pareva loro impossibile che ci non dovesse succedere in un tempo vicino.
Era unillusione, ma quella povera madre ci si attaccava come se fosse realt, con quellinsistenza che il naufrago mette ad attaccarsi alla tavola che pu portarlo a salvamento.
Il giorno dopo, essa part per il collegio e rifece col cuore straziato quella strada che pochi giorni prima aveva percorsa tutta piena di speranza; per avea deciso di farsi forza e rimanere calma per non compromettere la sua causa.
Al collegio la direttrice laccolse colle lagrime agli occhi e si mise a ripeterle diverse volte tutti gli avvenimenti di quel giorno fatale.
Ella ascoltava senza fiatare, senza versare una lagrima, ma ad ogni tratto mandava un sospiro cos straziante che mostrava quanta amarezza ci fosse nel profondo dellanima sua.
Essa scrisse tutto con scrupolosa esattezza, e il vestito che portava Laura quel giorno e quello del padre, poi volle ella stessa recarsi alla questura per dar notizia di tutto e pregare di dirle quello che sapessero e non celarle nulla.
Il delegato di questura incaricato delle ricerche della fanciulla laccolse bene e disse davere mandato i suoi agenti sulle traccie di quelluomo.
Ma fino ad ora non avete alcuna notizia? chiese la signora Elvira.
Nulla di preciso; qualche notizia vaga, ipotetica, ma nulla di preciso, signora.
Ditemi quello che sapete, tutto, non celatemi nulla.
Ecco, rispose il delegato, col sangue freddo di chi  avvezzo a provare le pi forti emozioni senza commuoversi, prima di tutto abbiamo telegrafato al confine svizzero, e fu segnalato infatti un signore che risponde ai connotati di vostro marito, ma era solo.
La signora impallid.
Dio mio, disse, e la mia figliuola?
Come vi dissi, non deve esser lui, il mio agente si sar sbagliato; anzi in questo punto ricevo un dispaccio che un uomo coi baffetti neri e una fanciulla vestita di grigio, sono entrati a Milano; dovrebbe essere il nostro uomo; per ci vuol tempo per accertarsene; capisco la vostra fretta, ma chi va piano va lontano, e la fretta in questi casi guasta tutto.
Purch la mia fanciulla non corra alcun pericolo e la possiate trovare!
Non temete, avete molte persone che sinteressano a voi e siete in buone mani; io poi vassicuro che far di tutto per esservi utile; anzi andr, se occorre, io stesso a inseguire il fuggitivo, e vi assicuro che in breve ve ne sapr dir qualche cosa.
S dicendo conged la signora che se ne ritorn alla villa sempre pi affranta, non sapendo quello che doveva sperare o temere.


8.
Ernesto Berletti era uno di quegli esseri che hanno bisogno daver qualcuno presso di s da tormentare e su cui sfogare il loro cattivo umore. Egoista, brutale, scioperato, da fanciullo era stato la disperazione dei genitori, come pi tardi fu quella di sua moglie. Privo di dignit e di carattere, non mancava dun certo ingegno, e secondo il suo modo di vedere bastava esser sfacciati per poter far fortuna nel mondo. Per, in tutto il tempo che fu in prigione non potea perdonarsi desser caduto in trappola cos scioccamente e pensava a nuovi stratagemmi, aguzzava lingegno per poter, una volta uscito di carcere, rientrare nella societ, far dimenticare la sua condanna.
Il mondo  grande, pensava, e purch io possa diventar ricco, tutti mi faranno di cappello, e nessuno sapr chio sono stato in carcere qualche anno; la ricchezza abbaglia e fa dimenticar tutto. Soltanto bisogner evitare di ricadere in simili impicci; perch ci sarebbe la mia morte; dora in poi bisogner vedere di guadagnare onestamente o almeno salvare le apparenze.
E nella quiete della prigione faceva piani sopra piani per poter appena uscito realizzare il suo sogno.
Egli doveva rifabbricare la sua fortuna, ma questo non lo sgomentava, ormai si sentiva serio, avea acquistato dellesperienza, in prigione sera abituato a far a meno di molte cose, e sentiva che se fosse riuscito a divenir ricco, non avrebbe pi gettato il danaro dalla finestra come negli anni passati, ma avrebbe cercato di conservarlo e farlo moltiplicare; egli voleva finir bene la sua vita e seppellire il passato; ricco, avrebbe potuto farlo dimenticare; povero, sarebbe stato disprezzato da tutti; e ci non gli conveniva.
Mano mano che savvicinava il tempo di uscir di prigione egli fantasticava sul modo di poter guadagnar subito il primo migliaio di lire; era la cosa pi difficile e quella da cui doveva dipendere tutta la sua fortuna avvenire.
Non gli era molto facile nella sua condizione cercare le vie piane ed oneste, ma era audace, e per tentare la sorte, decise di giuocare.
Quando usc di prigione avea in tasca poche lire e and a giuocare a Montecarlo.
La fortuna gli arrise, guadagn una discreta somma ed ebbe laccortezza di non tentare pi a lungo la sorte, prese il suo gruzzolo e part senza voltarsi indietro per tema che gli venisse ancora la tentazione di ritornarvi.
Coi quattrini che avea vinto poteva mettersi in qualche speculazione e guadagnarne degli altri; per prima di cominciare la sua nuova vita pens che in qualche parte del mondo ci doveva essere sua moglie.
Egli non laveva mai amata, ma gli piaceva di tenerla come vittima, e poi lidea che mentre egli era in carcere essa fosse stata libera a godersi la vita, e forse felice dessersi liberata di lui, gli faceva dispetto, e gli venne la curiosit di sapere almeno quello che ne fosse avvenuto.
Era un capriccio che volea subito soddisfare.  vero che da che era in prigione non ne avea saputo pi nulla, n di lei, n della figliuola, ma nella sua mente avea una specie di chiaroveggenza che lo guidava a conoscere quello che voleva sapere senza il pi piccolo sforzo.
Egli sapeva che sua moglie era molto amica della contessa Bice; era certo che non sarebbe rimasta a Firenze dopo il suo processo, ed ebbe il presentimento che fosse andata a Milano o nelle vicinanze e avesse assunto il suo nome di fanciulla. Egli dunque si diresse verso quella citt, certo che se sua moglie ci fosse stata lo avrebbe saputo, perch era una donna che per la sua bellezza non poteva certo passare inosservata.
Come vedete, egli non singannava, ed ebbe anche la fortuna in viaggio di far conoscenza col signor Carlo, il quale, chiacchierone come era, gli parl del lago di Como, dove era diretto, del barone di Sterne, della villa dove il barone abitava da circa tre anni e aggiunse che il barone avea una bella istitutrice.
Ernesto sinteress poco al lago e molto allistitutrice e ne volle dal suo amico unesatta descrizione.
Egli si prest con tutto il piacere a fare a voce il ritratto della bella istitutrice.
E il signor Ernesto, mentre non perdeva una sillaba di quello che diceva il suo compagno di viaggio, andava ripetendo fra s:  lei,  lei senza dubbio, e gongolava dalla gioia ed esclamava, come Archimede, eureka, eureka, lho trovata!
Decise di andare a far una gita sul lago di Como, tanto per accertarsene.
Egli capiva benissimo che forse quel voler trovare la moglie a tutti i costi sarebbe la sua rovina, anzi se lavesse saputa povera, infelice, nella miseria, lavrebbe lasciata in pace; la trovava invece tranquilla, e in una posizione agiata; e sera fitto in capo di tormentarla; lodiava, avea bisogno duna vittima, e sopra di lei volea vendicarsi dei tre anni passati al bando dalla societ, delle sue umiliazioni, e delle difficolt che avrebbe incontrato nellavvenire per farsi strada nel mondo.
Sappiamo ci chegli fece appena giunto sul lago; il fatto dessere stato scacciato dalla villa dovea pesare di pi sul bilancio della vendetta, e se prima egli avea intenzione di tormentare la moglie fino a che ci non gli portasse alcun danno, dopo quel fatto era deciso di vendicarsi a tutti i costi, anche se dovesse pagar la gioia della vendetta col ritornare di nuovo in carcere o colla morte.
Vedendo che per il momento non poteva far nulla a danno di lei, pens di rivolgersi alla figlia e servirsi di quella creatura innocente per straziare lanima della madre; egli avea nel suo cuore la crudelt pi raffinata e conosceva da maestro larte di far morire a punti di spillo, oppure di attendere pazientemente loccasione propizia per piombare sulla vittima designata e abbatterla in un momento con un colpo formidabile. Se fosse stato un principe, sarebbe stato un altro Nerone; semplice mortale, tendeva di nascosto le sue reti per farvi cadere le sue vittime.
Il difficile era trovare dove fosse nascosta la sua figliuola, ma non era uomo da sgomentarsi per cos poco.
Vedendo che sul lago non cera da far nulla, ritorn a Milano dove avea preso una stanza ammobigliata, e piantate per il momento le sue tende in quella citt, si mise subito a consultare guide e a far ricerche per vedere le case deducazione per fanciulle che cerano nelle vicinanze.
Era certo che la sua figliuola doveva essere in collegio e non molto lontana dal lago di Como; dopo aver esaminato tutti i programmi dei collegi situati nei dintorni di Milano e dopo mature riflessioni, concluse che la sua figliuola dovea essere in educazione o presso Gallarate o presso Monza, e decise di andare in quei luoghi per assicurarsene.
Pareva che la fortuna volesse aiutarlo nella sua opera malvagia. Scelse prima quello nelle vicinanze di Monza, e stava appunto facendo colazione in una trattoria quando vide passare davanti a s sua moglie che teneva per mano una fanciulla, tutte due infervorate nei loro discorsi, andando allegre e con passo rapido e saltellante come se fossero due bimbe, e cos immerse nella loro felicit che non serano accorte di quello sguardo di fuoco che si fiss sopra di loro mentre passavano dalla trattoria.
Ormai il Berletti ne sapeva abbastanza.
Sei felice e ridi, mormor fra s, ma domani piangerai, superba donna, cos imparerai che cosa voglia dire disprezzare un uomo come me.
Ed era tutto gongolante, assaporando anticipatamente le gioie della vendetta.
Il giorno appresso, quando fu ben certo che sua moglie era partita, and al collegio e chiese della figliuola che gli venne negata. Quella nuova ripulsa lo inviper maggiormente e decise di adoperare la forza: il giorno dopo la sua figliuola era nelle sue mani.
Laura, al primo momento che si trov fra le braccia di quello sconosciuto, non cap nulla e si mise a gridare.
I gridi della fanciulla non gli andavano a genio, e poi potevano guastare tutto, e questo non entrava nei suoi piani, sicch pens di prenderla colle buone.
Perch piangi? le disse, non ti voglio far male; sono il tuo babbo e voglio condurti con me; la maestra non voleva lasciarti ed io ti ho preso per forza; sei mia figlia; dunque ne ho il diritto.
La fanciulla sasciug le lagrime e guard in faccia lo sconosciuto.
Nellaspetto non aveva infatti nulla di terribile, e poi laveva chiamata Laura, conosceva il suo nome, dunque dovea proprio essere suo padre.
Sei ritornato! gli disse. E dimmi, hai scoperto un nuovo mondo come Cristoforo Colombo?
No, non ho scoperto nulla.
E perch dunque sei andato tanto lontano, e ci hai lasciate sole?
Chi  che tha detto chero andato lontano?
La mamma, e mha detto anche cheri buono, soggiunse la fanciulla.
Il signor Ernesto non prov alcuna gratitudine per la moglie che avea celato la verit alla figliuola e lo avea dipinto alla sua mente coi colori pi belli, gli parve che non avesse fatto che il suo dovere, e si content di sorridere e mormorare un monosillabo che la fanciulla non pot comprendere.
E perch non  venuta anche la mamma? riprese Laura.
Perch voglio farle una sorpresa e condurti da lei.
E quando mi condurrai?
C tempo, prima andremo a viaggiare.
Mi farai vedere tanti bei paesi? Mi condurrai lontano in ferrovia?
S, ma basta che tu sii buona.
Questo discorso fu fatto in una carrozza che aspettava il signor Ernesto presso al collegio e che li condusse alla stazione di Monza, dove presero la ferrovia che conduce a Milano.
Laura era tutta contenta di viaggiare e guardava dal finestrino la campagna, gli alberi che correvano, le pecore che pascolavano nei prati, i pali del telegrafo; tutto le recava sorpresa e la metteva di buon umore, e poi pensava che sarebbe andata a trovare la mamma ed era tutta contenta.
Quando giunsero a Milano, nella casa dove il Berletti abitava, la sua padrona sbarr tanto docchi nel vedere il suo pigionale di ritorno con una fanciulla.
 mia figlia, egli disse, preparatele un tettuccio nella stanza accanto alla mia.
 che il signore non mavea detto nulla, e cos subito, colle stanze tutte occupate.... non sar troppo facile poterla collocare.... rispose la padrona mostrando un certo imbarazzo.
Via, vi pagher bene, non abbiate paura, ma mi raccomando di badare a questa fanciulla; io devo andarmene per certe faccende e ritorner pi tardi, e fate in modo che al mio ritorno trovi tutto in ordine e la fanciulla in letto.
Era lora del tramonto, e una fitta nebbia rendeva quellora ancora pi triste e metteva i brividi nelle ossa.
Laura, quando si trov a quellora, sola, senza una faccia conosciuta, in quella casa dove non era mai stata, colla padrona che continuava a borbottare, diede in un pianto dirotto.
Non ci mancava altro che questi piagnistei, disse la padrona; perch piangi? cosa vuoi? disse rivolta alla fanciulla.
Voglio la mamma, rispose Laura con un filo di voce.
Se vuoi la mamma, va a pescartela; non lho mica in tasca io.
Il babbo mha promesso di condurmi dalla mamma.
E dove sei stata fino adesso?
In collegio; se qui non c la mamma voglio andare in collegio, voglio dormire colle mie amiche, e nominava piangendo le sue compagne di collegio.
Via, sii buona, le disse la padrona, che infine non era una cattiva donna, sta buona, almeno fino che ritorna il babbo, poi ci penser lui a condurti o in collegio e dalla mamma; prendi, e le diede qualche cosa da mangiare.
E star tanto il babbo a venire? chiese la fanciulla.
Mah! chi lo sa? Per deve ritornar certo; intanto sta tranquilla, prendi, guarda questo libro colle figure, io vado un momento e ritorno subito.
E mentre la fanciulla sera calmata e si distraeva a vedere il libro delle figure, la padrona, ciarliera come era, and a raccontare a tutti i vicini e ai pigionali che si trovavano in casa a quellora, come il signor Ernesto avesse condotta con s una fanciulla. Ella interrompeva il suo racconto con esclamazioni di meraviglia e faceva dei commenti, perch proprio non avea mai creduto chegli avesse una figliuola e che fosse ammogliato; poi soggiungeva:
E intanto, io che non ho mai voluto saperne di fanciulli, mi toccher badare a questa che non mi par mica tanto tranquilla; figuratevi che piangeva come unaquila e ce n voluto a farla tacere. Basta, Dio me la mandi buona!
Laura non avea voluto coricarsi per aspettare il babbo; quando egli venne a casa, cominci a piangere, un po per il sonno, un po perch in mezzo a quelle facce nuove non si trovava bene; la padrona si diede a strepitare e dire che non voleva assolutamente in casa sua fanciulli irrequieti che non lasciavano dormire la gente, che una volta che non si poteva stare tranquilli nemmeno la notte, nessuno sarebbe pi venuto ad alloggiare da lei; e il signor Ernesto in mezzo alla fanciulla che gridava e alla padrona che strepitava non sapeva pi cosa fare e si pent per un momento desser entrato in quel ginepraio, solo per il gusto di vendicarsi di sua moglie.
Gli prese tanta ira che cominci a battere la fanciulla, ma ci serv solo a farla piangere di pi; non potendo ottenere nulla colle cattive, la prese colle buone, la fece tacere a furia di dolci e le promise che se dormiva tranquilla quella notte, il giorno appresso lavrebbe ricondotta dalla mamma.
Quando Dio volle, il sonno la vinse, e Laura si addorment, ma la padrona dichiar al signor Ernesto che a nessun costo il giorno appresso avrebbe voluto dare alloggio allirrequieta fanciulla.
Il giorno appresso accaddero altri inconvenienti, che fecero cambiar risoluzione al signor Ernesto.
La mattina, quando usc di casa, saccorse desser osservato e seguito da un uomo che non prometteva nulla di buono e avea laria dun questurino; pi tardi seppe dalla padrona di casa che un signore era venuto ad informarsi se nella sua casa alloggiasse un signore con una fanciulla, e le fece a proposito di quel signore e della fanciulla tante domande che pareva un inquisitore. Cos disse la padrona, e aggiunse chella in casa sua non voleva pasticci, chera sempre stata una casa onorata, perci si provvedesse, che essa non gli avrebbe dato pi alloggio.
Allidea di essere scoperto si sent prendere da un certo panico, da una specie di timore che lo spingeva a fuggire, ad andar lontano; avea saputo per prova cosa volesse dire star mesi e mesi in un carcere e non volea ritornarci.
Prov ad uscire, gli parve dessere osservato, e seguito; cos sentiva di non poter vivere e prese la risoluzione di lasciar Milano per far perdere le sue traccie.
Fu appunto sullimbrunire che, presa con s la fanciulla, si fece condurre alla stazione. Non sapeva dove avrebbe diretto i suoi passi, ma avrebbe certo preso il primo convoglio che partiva, e sarebbe andato lontano in un angolo tranquillo, ignorato dove nessuno potesse scoprirlo.
Egli era gi pentito dessersi preso limpiccio di quella fanciulla che piagnucolava tutto il giorno, ma lidea di far soffrire la moglie sullincertezza di ci che fosse avvenuto di Laura, lo colmava di gioia. Finalmente anchessa soffriva e forse lavrebbe veduta ai suoi piedi, e la volutt della vendetta gli faceva dimenticare il suo pericolo. Quando giunse alla stazione partiva il convoglio per Modena, e si diresse verso quella citt.
Laura era stanca di viaggiare, aveva sonno, voleva la mamma, piangeva e non lo lasciava mai in pace.
Egli le diceva che andavano appunto a trovare la mamma, essa non gli credeva pi e continuava a piangere; egli la batteva, le dava dei pizzicotti, ma facea peggio, essa strillava di pi. Finalmente, stanca di dibattersi, si addorment. Quando giunse a Modena, fosse verit o immaginazione, gli parve che lo squadrassero da capo a piedi e che due guardie di questura si parlassero allorecchio segnandolo a dito.
Pens che nemmeno Modena era una citt da poter celarsi; risal sul vagone e prosegui per Bologna. Quando pot un po pi riordinare le proprie idee, comprese lo sbaglio che avea fatto;  vero che potea dire chera sua figlia e che avea dei diritti sopra di lei, ma il torto sarebbe stato sempre suo; era appena uscito di prigione e ci gli faceva molto male; sarebbe stato molto meglio che avesse aspettato, col tempo avrebbe potuto riabilitarsi o almeno far dimenticare il suo arresto, il suo processo e la sua prigionia; ora si vive tanto in fretta che gli avvenimenti di pochi anni fa sono cose vecchie, decrepite, antiche e nessuno ci pensa pi; segli avesse in pochi anni potuto guadagnare una bella somma di danari, e circondarsi di unaureola di rispettabilit, avrebbe potuto vendicarsi di sua moglie con esito felice, e ancora mostrare che la ragione laveva lui e gli altri tutti i torti. Invece per la fretta aveva guastato tutto e avrebbe voluto poter nascondersi, fuggire, ma quella fanciulla gli era dinciampo.
Per un momento gli pass anche per la mente di liberarsene, di ucciderla, e in questo modo vendicarsi di sua moglie, ma poi pens che un cadavere non  cos facile a nascondersi e tosto o tardi un assassinio viene scoperto. Forse lo condannerebbero a morte, e allora sua moglie sarebbe libera; e questo non entrava nel suo programma; egli doveva vivere per vendicarsi di quella donna e della sua figliuola, e doveva pazientare perch la sua vendetta fosse tanto pi tremenda quanto pi ritardata. Capiva lo sbaglio che avea commesso e che se volea salvarsi ormai non cera altro rimedio che liberarsi di quella piagnucolona della sua figliuola. Nel suo cup cera una signora grassa e rossa che non faceva che mangiare, e un signore, chera entrato tenendo in mano parecchi giornali, sera posto in un angolo, tranquillo, senza dire una parola. Qualche momento al signor Ernesto pareva che quel signore lo fissasse e simmaginava che fosse un delegato di questura travestito, tanto la sua immaginazione e la coscienza, tuttaltro che tranquilla, lo tiravano fuori di strada. Laura dormiva del sonno dellinnocenza e sorrideva dormendo, forse sognando a sua madre o alle amiche di collegio.
Quando giunse a Bologna, il Berletti non potendo sopportare gli occhi del forestiero, continuamente fissi sopra di lui, scese.
Nella stazione cera un gran movimento, egli si cacci in mezzo alla folla, ma la sua fantasia esaltata gli mostrava da ogni parte un pericolo, vedeva in ogni persona uno spione o un questurino, aveva un bel volgersi da una parte e dallaltra, gli pareva che tutti losservassero; quella vita non poteva sopportarla, aveva bisogno dandar lontano, solo, senza inciampi; appena arrivato in una citt si sarebbe cambiato vestito, si sarebbe messa una barba finta tanto per non venir conosciuto; era lunica cosa che poteva fare.
Era naturale chei fosse tenuto docchio e ricercato nei convogli che partivano da Milano e non in quelli che vi arrivavano; in quel momento partiva appunto il treno diretto per lAlta Italia; pens di entrare in quello e di lasciar la sua figliuola sola seguire il suo destino. Che ne sarebbe avvenuto della povera fanciulla perduta nel caos di quella stazione ferroviaria? Forse sarebbe morta, avrebbe potuto schiacciarsi sotto ad un treno, ma che glimportava di lei? Infine non avea dato che noie a lui ed era invece la consolazione della donna chegli odiava. Se poi qualche anima pietosa lavesse ricondotta alla madre, in quel caso avrebbe aspettato, si sarebbe vendicato pi tardi, ma avrebbe agito con maggior riflessione e sicurezza. Queste idee cozzavano nella sua mente, esit un momento, poi gli parve ancora di veder degli occhi fissarsi sopra di lui, di udire delle frasi sommesse; si decise di salir in un carrozzone del convoglio che partiva per lAlta Italia, e abbandonare la fanciulla. Detto fatto, sal sul treno e part. Intanto era venuto il momento della partenza anche di quello dove trovavasi Laura che continuava a dormire tranquillamente.
Il conduttore stava gi per chiudere lo sportello, quando la signora che non avea fatto che mangiare per tutta la strada, mentre masticava ancora un pezzo di ciambella, gli disse:
Aspettate, deve salire il babbo di questa fanciulla.
Il conduttore stette fermo un minuto, diede intorno unocchiata e rispose chiudendo lo sportello:
Non c nessuno, sono tutti partiti! e colla sua voce sonora e squillante grid: partenza!
La signora si alz con impeto lasciando cadere i panini gravidi di prosciutto, le ciambelle e le frutta che teneva sulle ginocchia, e affacciatasi al finestrino si mise a, gridare gesticolando:
Aspettate, ha da salire ancora un signore, un minuto solo, verr certo, aprite!
E volea forzare lo sportello.
Un altro conduttore sal sul predellino e diede unocchiata dalla finestrina nellinterno del cup.
 il babbo di quella fanciulla, che  sceso, un signore con un vestito bigio a quadrettini.
Insomma non c pi nessuno, e siamo gi in ritardo, infine ci penser lui. Avanti! pronti! partenza!
Queste parole furono seguite dal fischio acuto della locomotiva e il convoglio si mise in cammino.
La signora, rimasta in piedi durante quella scena, al colpo del treno che sincamminava, si trov seduta senza volerlo, nel mentre che la fanciulla apriva gli occhi svegliata dal medesimo colpo.
Ed ora cosa ne facciamo di questa fanciulla? disse la signora al compagno di viaggio che avea assistito a tutta quella scena senza aprir bocca.
Io non so nulla, se ne sar voluto sbarazzare; lasciarla in ferrovia  un mezzo come un altro, disse quel signore con accento straniero.
S, ma cosa dobbiamo fare noi?
Se volete possiamo adottarla, sarebbe un bel caso.
Non ci mancherebbe altro, rispose la donna, io ho cinque figliuoli, mi pare che bastino; vuol dire che al caso la prenderete voi.
Il signore sorrise e non rispose. Intanto la fanciulla avea dato intorno unocchiata e avea detto piangendo:
Voglio la mamma, voglio andar dalla mamma.
E dov la tua mamma, carina? le disse la signora in aria carezzevole.
 l sul lago di Como.
Misericordia!  molto lontana, e quello che  peggio, noi ce ne allontaniamo sempre pi. E come si chiama la tua mamma? chiese alla bambina.
Elvira; ma io voglio andarci dalla mamma, subito, e si mise a piangere.
Non ci mancava altro che questi piagnistei, disse la donna; proprio a me ne accadono di belle questoggi, e dire che non ho potuto mangiare in pace nemmeno un boccone; prendi, bimba, disse porgendo alla fanciulla un pezzo di ciambella, vedrai che poi, col tempo, ci andrai dalla mamma; ma chi era quel signore chera in tua compagnia?
Il babbo.
E come mai  sceso e ti ha lasciata sola?
 cattivo il babbo, voglio la mamma.
Ma s, carina, vedrai che andremo dalla mamma, intanto sii buona e mangia.
 un bellimpiccio, andava dicendo quella donna. Poi rivolgendosi al forestiere che se ne stava muto nel suo cantuccio: Almeno se voleste aiutarmi, gli disse.
Che volete, signora? non possiamo far nulla: o suo padre lha perduta per caso e la cercher, oppure la faremo scendere alla prossima stazione, e ci penseranno le autorit; io non ho figli miei e non mi occupo di quelli degli altri.
Dunque dovr occuparmene io che ne ho cinque; sarebbe proprio giusta; se li sentiste quando sono tutti uniti, sembra la casa del diavolo, ed ora sono l che mi aspettano, e chiss come hanno fatto combattere quel buon uomo di mio marito in questo tempo chio sono stata assente; la sarebbe bella chio gli portassi il regalo dunaltra figliuola.
E diede una risatina nervosa.
La fanciulla guardava luno e laltro dei due sconosciuti, quasi trasognata e non capiva nulla; ormai era passato in quei pochi giorni attraverso tante emozioni che viveva come in un sogno. Il tempo nel quale era in collegio le pareva tanto lontano, la figura della sua mamma non le appariva ormai che come una bella visione; era stanca di piangere e se ne stava tranquilla e rassegnata come una vittima che aspetta la sua sentenza.
Intanto il convoglio andava, correva attraverso laperta campagna, passava nelle buie gallerie fra le gole delle montagne, saliva, scendeva con una fretta vertiginosa.
La bimba aveva paura di quellalternarsi di luce e di tenebre, e ad ogni galleria si rannicchiava vicino alla donna, come per implorare protezione.
Essa aveva un gran peso sul cuore al pensiero daver l sotto la sua protezione una fanciulla abbandonata; ma era madre e ne sentiva compassione, tanto pi che quella bimba era tanto carina e aveva due occhietti proprio intelligenti.
Il convoglio continuava il suo cammino, sera fermato qualche secondo di minuto a Vergato, ma non cera tempo di muoversi; poi giunse a Porretta, dove lorario segna una fermata di dieci minuti.
Finalmente, disse la signora dalle ciambelle, si potr fare qualche cosa; io in questincertezza non posso restare.
Chiam il capo-stazione che stava l sotto la tettoia per vedere che tutto andasse in ordine.
Il capo-stazione, avvezzo ad essere chiamato per cose da nulla, si avvicin di malavoglia alla signora, come se pensasse:
Certo unaltra seccatura; pazienza! sentiamo che cosa avr da dirmi questa donna.
Essa le raccont tutto quello che era accaduto, e soggiunse:
Ed ecco l quella bimba, dica un po che ne facciamo? io, per conto mio, le assicuro che appena arrivo a Firenze scendo e la lascio in carrozza; glielo avverto, perch non vorrei che le accadesse qualche disgrazia, ma ci pensi chi ha da pensare, io ho cinque figli e quando ho pensato per i miei ho fatto il mio dovere.
Mentre la donna continuava a chiacchierare, il capo-stazione osservava la bambina, e:
Veste grigia, cappellino di paglia, andava dicendo fra s, deve esser lei, i connotati dicono cos; poi rivoltosi alla fanciulla: Come ti chiami? le disse.
Laura, rispose la fanciulla tutta tremante.
 lei!  lei! esclam il capo-stazione tutto contento; e non eri con un signore?
S, rispose la donna che non cera caso potesse tacere; ma a Bologna  sceso e non  pi ritornato, chiss dove se n andato!
 vero quello che dice questa signora? disse il capo-stazione rivoltosi al forestiero che era nello stesso cup.
S, vero, rispose lo straniero senza scomporsi.
Quand cos vi prego di darmi i vostri nomi, soggiunse il capo-stazione, ch vi possa trovare in caso che ci fosse bisogno di qualche testimonianza per mia giustificazione.
Tanto il signore, quanto la signora diedero le loro carte di visita.
Il capo-stazione fece scendere la bambina, fu dato il segnale della partenza, il convoglio prosegu il suo cammino e la bambina venne consegnata per il momento alla moglie del cantoniere che si trovava vicino alla stazione.
Abbiate la bont di tenere questa fanciulla fino allora che parte il treno di questa sera; le aveva detto il capo-stazione.
La moglie del cantoniere fu tutta lieta di poter esser utile al suo capo.
Non dubiti, signore, giocher in giardino coi miei figliuoli, stia tranquillo.
Il capo-stazione telegraf subito a Milano che la fanciulla che cercavano era stata trovata sola in un cup; il padre era fuggito; egli intanto la teneva con s aspettando nuovi ordini.
Gli venne risposto di mandarla a Milano al pi presto possibile con un mezzo sicuro; e appena arrivata in quella citt condurla alla questura e domandare del signor Bernardi.
Il capo-stazione sinform subito in paese se cera alcuno che nella giornata dovesse recarsi a Milano e trov infatti una signora di sua conoscenza che dovea proprio andare la sera in quella citt; le raccont i casi della povera bambina e la preg di volersene incaricare durante il viaggio.
A quella signora dava pensiero condurre una fanciulla che non conosceva, ma poi si commosse allidea della mamma che laspettava, e danimo piuttosto buono e gentile, accondiscese.
E cos Laura si lasci mettere di nuovo in ferrovia, ma questa volta era contenta perch la signora che la conduceva con s le aveva promesso che lavrebbe condotta dalla mamma proprio davvero, e aveva quasi il presentimento che quella signora dalla faccia tanto buona e aperta non fosse capace di mentire.


9.
La contessa della Somasca non aveva voluto abbandonare la sua amica dinfanzia, tanto pi che il barone di Sterne aveva insistito che rimanesse alla villa.
La signora Elvira, dopo essersi sfogata nei primi giorni a parlare continuamente della figliuola, aver versate tante lagrime, ed essersi agitata inutilmente, in apparenza sembrava tranquilla; della figlia non parlava pi, ma si capiva che ci pensava continuamente; essa si trovava nello stato dangoscia e dincertezza di chi aspetta sempre una notizia desiderata, che mai non arriva; sempre fissa nel suo pensiero, le pareva che le giornate fossero eterne; avea riprese le sue occupazioni, ma facea tutto come una macchina, per abitudine, mentre il suo pensiero era lontano; ad ogni uscio che sapriva riceveva come una scossa. Allora consueta si metteva al cancello del giardino per aspettare il procaccia che portasse le lettere; quei minuti di aspettazione le sembravano eterni; finalmente quando lo vedeva venire da lontano, colla borsetta a tracolla e il berretto orlato di rosso, il suo cuore batteva forte forte; non poteva pi star ferma, gli correva incontro, collansia duna fanciulla che aspetta notizie del fidanzato; generalmente il procaccia crollava il capo, e diceva consegnando un pacco di lettere e di giornali:
Per il barone.
La signora prendeva le lettere con un sospiro e rifaceva la sua via con passo lento, fiacco, e giunta in casa cadeva spossata su una poltrona.
La stessa cosa accadeva allarrivo dei battelli a vapore, essa non ne lasciava uno, era sempre l ad aspettarli, alla riva, dritta, aguzzando lo sguardo, tremando quando saccostavano, sempre fiduciosa che le recassero qualche cosa; stava l immobile, sin che vedeva sbarcare lultimo passeggiero, poi se ne ritornava collaria affranta, col cuore grosso, ad aspettare il prossimo battello,
La contessa Bice cercava distrarla con discorsi leggieri; il barone le parlava di cose serie; essa rispondeva a tutti giustamente, senza sbagliar mai, ma si vedeva che la sua mente vagava altrove. Sofia invece non le diceva nulla, ma spesso le gettava le braccia al collo e le dava tanti baci, e poi procurava desser tanto buona ed ubbidiente per non dar noia alla signora Elvira che aveva abbastanza dispiaceri.
Erano passate tre giornate, per lei interminabili, senza ricevere alcuna notizia; quando vide giungere inaspettatamente un fattorino del telegrafo che teneva in mano un dispaccio a lei diretto. Essa salz con impeto, glielo strapp di mano e laperse tutta tremante.
Erano poche parole del delegato di questura che sinteressava al suo caso e diceva:
Siamo sulle traccie dei fuggitivi, speriamo bene.
Essa avrebbe sperato qualche cosa di meglio, le pareva che quelle parole non dicessero nulla; quel giorno fu pi inquieta del solito e non le bast dandare ogni momento allarrivo del battello a vapore, ma si spinse fino a Como e stette ferma alla stazione per assistere allarrivo di tutti i convogli; la sera ritorn alla villa pi affranta e pi abbattuta di prima. Sentiva che quella vita non avrebbe potuto durare lungo tempo, anzi si sentiva ammalata, ma voleva farsi forza per poter andar tutti i giorni alla riva per larrivo del battello.
I barcaiuoli quando la vedevano giungere, si chiedevano chi aspettasse con tanta ansiet quella povera donna, e poi dicevano a bassa voce:
Sar linnamorato.
Il giorno che segu quello della sua gita a Como, essa era l al solito posto ad aspettare il battello che dovea arrivare fra pochi minuti.
La contessa Bice, vedendola tanto pallida ed agitata, non ebbe coraggio di lasciarla andar sola e laccompagn fino alla riva.
Cercava di distrarre la sua attenzione col farle osservare il lago tranquillo e le barchette dalle vele bianche e le piccole lancie che guizzavano sullonda tranquilla. Ma essa teneva gli occhi fissi ad un punto solo, l dalla parte ove dovea spuntare il vapore: infatti poco dopo mostr col dito una nuvoletta nera lontana sul cielo azzurro: dovea essere il fumo del vapore.
Non pare, disse la contessa; sembra piuttosto una barchetta di pescatori.
 il vapore, non minganno mai, rispose lElvira; non lo vedi ancora?
S, infatti ora pare anche a me; per  lontano; possiamo sedere; no l, mi fa paura a vederti, mi viene il capogiro.
Ma quella donna non dava retta alle parole dellamica e se ne stava ritta, immobile, come una statua sul ciglio del ponte che sostenuto da pali sporge sul lago. Era proprio in un punto che sarebbe bastato mettere un piede in fallo per cadere nel lago; la contessa pregava, supplicava che si togliesse di l, ma non si mosse che quando un barcaiuolo la fece indietreggiare dicendole che aveva bisogno daver libero il passo per incatenare il battello alla riva.
Si ritir pochi passi, ma i suoi occhi continuavano a fissare il vapore che savanzava sbuffando, rumoreggiando, seguito da una schiera di barchette che si slanciavano nel solco chegli si trascinava dietro per cullarsi in mezzo a quelle onde spumeggianti che per qualche momento parevano quelle del mare.
La contessa non avea pazienza dassistere alla manovra che fanno i barcaiuoli per fermare il battello, e si divertiva piuttosto ad esaminare quella schiera di barchette tutte piene di allegri villeggianti che ridono e si trastullano dondolandosi in quellacqua agitata.
La signora Elvira invece non staccava lo sguardo da tutta quella gente che sul battello a vapore saccalcava per sbarcare pi presto; ad un certo punto le parve di vedere una faccia conosciuta, e fece un passo avanti, ma fu ricacciata dalla folla che scendeva.
Prima quegli che sbarcano, disse il guardiano del ponte, spingendola indietro colla mano.
Ma essa ormai avea veduto sul battello dietro al signore dalla faccia conosciuta un cappellino che avea scolpito in mente; non ud pi nulla, non ci fu forza umana che valesse a trattenerla; si slanci sul ponte, prese fra le braccia la fanciulla che portava quel cappellino che le aveva dato nellocchio e via di corsa sulla strada maestra, poi gi per un sentiero nascosto che conduceva alla villa.
La contessa, ed il signore che avea condotta la bimba, il quale altri non era che il delegato di questura, tentarono di seguirla, ma vedendo che raggiungerla era impossibile, rallentarono il passo e dissero:
Povera madre! lasciamola alla sua gioia.
Pareva proprio che quella povera madre avesse perduta la testa; non vedeva n udiva pi nulla. Appena saccorse desser sola colla sua figliuola se la prese sulle ginocchia e cominci a guardarla e toccarla per vedere se fosse proprio lei; poi se la strinse fra le braccia, rideva, e due lagrimoni le scendevano sulle guancie.
Mamma, diceva la bimba, finalmente tho trovata, sono tanto contenta, sai! ma ho dovuto girare il mondo prima di trovarti.
S! e raccontami dunque dove sei stata?
Se sapessi! Lontano, lontano, per tanti giorni in ferrovia; io credo daver girato tutto il mondo.
E lui che cosa ti diceva?
Chi? il babbo? Diceva che mi voleva condurre da te, ma poi non mi conduceva mai; non mi piace star col babbo, mi piace star sempre colla mia mamma.
E s dicendo le circondava il collo colle piccole braccia e le scoccava dei baci sonori.
Alla povera donna sembrava dessere in paradiso, non le pareva vero di poter avere la sua Laura l sulle sue ginocchia, e per non credere quella felicit un sogno passeggero aveva bisogno di toccarla, di accarezzarla, di udirla parlare.
Sei proprio tu, Laura, non  vero? le andava dicendo, parla, parla, chio senta la tua voce, mi fa tanto bene.
Ecco, mamma, parlo; ma che cosa devo dirti, poich non credi chio sia proprio qui? Non mi aspettavi forse? Non sei stata tu che hai mandato il babbo a prendermi?
S, cara, sono stata io, ma  che sono troppo contenta di averti qui, non taspettavo tanto presto.... cio, s, taspettavo sempre giorno e notte; ma no, non scappare, figlia mia, non spaventarti, ho la testa confusa,  vero, ma  la gioia, la felicit.
Ed ora star sempre con te, non  vero? chiese la bimba.
S, sempre con me, non ti lascier pi partire, mai, dovessi pure andare in capo al mondo, non ci separeremo pi.
Allora anche la bimba si mise a saltare dalla gioia, e madre e figlia ridevano, dicevano cose s sconclusionate, che sembravano tutte e due o bimbe o pazze.
Il delegato di questura, signor Bernardi, aveva voluto incaricarsi egli stesso di ricondurre la bimba; il caso della povera madre lo aveva commosso, sera voluto procurare il piacere dassistere alla sua gioia, e simmaginava che la signora Elvira gli avrebbe manifestata in cento modi la sua gratitudine; invece avea provato una disillusione nel vedere chessa non si occupava menomamente di lui, immersa comera nella gioia daver trovata la sua figliuola: e quasi si pentiva desser stato troppo zelante.
 vero che in parte trov un compenso nella gentilezza della contessa Bice, che faceva le parti dellamica, e gli mostrava la sua riconoscenza, lodando la sua abilit daver potuto mettere le mani cos presto sopra i fuggitivi.
Non merito i suoi elogi, rispondeva il signor Bernardi, ho ritrovato la fanciulla, ma il padre me lo sono lasciato fuggire.
Che cosa importa! disse la contessa, lasciatelo fuggire, purch non venga da queste parti a tormentare quella povera donna. Ma a proposito dove s cacciata! bisogna bene cercarla, non conviene lasciarla troppo in preda alla felicit, perch anche la gioia pu uccidere.
E s dicendo si misero a frugare cogli occhi ogni angolo remoto del giardino per trovare quella madre felice.
Il rumore dun bacio rivel dove la madre e la figlia serano nascoste.
Listitutrice, appena udito dallo strepito delle foglie che savvicinava qualcuno, prese fra le braccia la sua Laura e fece per fuggire.
Siamo noi, non ti spaventare, disse la contessa Bice, veniamo a godere con te della tua gioia.
La signora Elvira guardava con occhio incerto e sospettoso il signor Bernardi, e mentre la sua fisonomia non le riusciva nuova, non sapeva rammentarsi dove lavesse veduto.
 il signore che ti ha ricondotto la bimba, disse la contessa.
S, mamma, disse Laura,  tanto buono il signore; siamo amici,  vero?
E s dicendo gli and a stringere la mano.
Grazie, disse la signora Elvira rivolgendosi al signor Bernardi; perdonate, ma sono cos nervosa, ho paura di tutto, mi rincresce, tutti si sono disturbati per me, ho messa la casa in confusione; non avevo pi la testa a posto, non so nemmeno cosa abbia fatto, ancora mi par tutto un sogno.... ho bisogno di restar presso a Laura per credere che sia vero, che lho qui vicina; non credevo di vederla pi; ho sofferto tanto.
Per qualche ora fu come ubbriaca, non volle mangiare e non si saziava mai di accarezzare e contemplare la figliuola, tutta la forza dellanima sua era concentrata in quella bimba; il mondo era come non esistesse.
Il barone, appena la vide colla faccia infuocata e cogli occhi iniettati di sangue, comprese che lesaltazione era troppa e doveva avere la febbre; la consigli a riposarsi. Essa non voleva per non lasciare la figlia, ma si persuase che anchessa, dopo aver tanto viaggiato, dopo le emozioni provate, avea bisogno di riposo, e per risolverla a riposarsi bisogn fare un lettuccio per Laura accanto al suo.
Madre e figlia si coricarono luna presso allaltra e ce ne volle del tempo prima che potessero chiudere occhio; poi finalmente tutte due saddormentarono tenendosi per mano.

10.
In quei primi giorni fu per madre e figlia una vera luna di miele; stavano sempre insieme, erano allegre e felici, e non vedevano altro che s stesse.
Il barone di Sterne e i suoi ospiti le lasciavano sole perch capivano benissimo che quella madre dopo tante ansie, tanti timori, avea bisogno davere per qualche tempo la sua figliuola tutta per s.
E ci riusciva tanto pi facile, ch era lepoca dedicata ai passatempi; e siccome il barone avea posta in un canto la sua opera filosofica, cos erano state interrotte le lezioni di Sofia, e ognuno era libero di fare ci che gli piacea meglio. Il barone era uno di quegli uomini che fanno le cose addirittura per bene, e metteva a disposizione dei suoi ospiti i suoi servi, la sua casa, il suo giardino, le sue barche, e li lasciava liberi di fare il loro piacere.
Si potea dire che in quella villa si conduceva una vita come in un albergo, ognuno potea ordinare la colazione allora che meglio gli piaceva, potea uscire, restarsene nella sua camera, o scendere nel salotto dove a certore si radunavano tutti gli abitanti della villa. Soltanto il pranzo dovevano farlo in comune, ma bastava che un ospite accusasse un po di stanchezza o un po di mal di capo, perch quel pasto fosse servito nella sua camera.
E madre e figlia i primi giorni vissero appunto solitarie, e pranzavano nella loro camera e facevano sole delle lunghe passeggiate; Laura voleva spesso andare in barchetta, qualche volta desiderava far delle gite sul battello a vapore e la sua mamma si prestava ad appagare tutti i capricci della figliuola con una straordinaria condiscendenza. Un giorno Laura disse che era annoiata di quella vita, e che aveva voglia di giocare con qualche bambina. La signora Elvira pens con un sospiro: non ci basto pi, e gli occhi le si empirono di lagrime.
Mamma tho fatto dispiacere? disse la bimba. Ma mi annoio io a star tutto il giorno senza giuocare.
Hai ragione, bimba mia; sono unegoista io, alla tua et bisogna ben divertirsi.
E pens che bisognava scendere dalle regioni ideali e mettersi sul serio a pensare allavvenire.
Finch alla villa cerano forestieri, poteva continuare a starci anche lei colla figlia; dopo, avrebbe parlato col barone e presa una risoluzione;  certo che non avrebbe mai pi acconsentito a staccarsi dalla figliuola, si sarebbe ritirata in una stanzuccia, avrebbe lavorato, date delle lezioni per vivere, ma voleva star sempre colla sua Laura, ormai aveva troppo sofferto per lei. Per il momento per pens di associarla con Sofia perch giocassero insieme. Le due fanciulle, appena serano vedute, erano rimaste confuse, e non avevano osato avvicinarsi; poi sincontravano, si sorridevano, avevano una gran voglia di parlarsi, ma erano timide, non osavano. Sofia, col suo cuore che indovinava tutto, aveva capito che bisognava lasciar sola Laura colla mamma, sicch, dopo aver dato il buon giorno allistitutrice, andava sui prati a condurre al pascolo la sua pecorella, coglieva fiori nel giardino, poi si recava al passeggio col babbo e la contessa Bice.
Vuoi giocare con Sofia? disse un giorno la signora Elvira a Laura.
S, disse Laura, ma bisogna prima che faccia amicizia.
Sai che tho parlato tanto di lei,  come se fosse tua amica.
Mi divertivo di pi colle mie amiche di collegio perch le conoscevo meglio; ma gi, bisogna che mi contenti di Sofia, disse la fanciulla con un sospiro.
Andiamo dunque; per ricordati che ti permetto di giocare con Sofia in casa, nel giardino, nel boschetto; ma guai se esci dal cancello senza di me, hai capito?
S, mamma, andiamo.
E andarono a cercare Sofia nella sua camera, in giardino, e la trovarono intenta a dar da mangiare ai topolini, cherano rinchiusi nella gabbia.
Se non mi ricordo io di queste povere bestie! disse la fanciulla quando vide venire listitutrice; il babbo ora ha tanto da fare coi forestieri, tu non hai tempo, e guai se non ci pensassi io! Guarda come mi conoscono, e come vengono tutti a prendere le briciole; no, a quello non voglio dar nulla,  cattivo,  prepotente, vuol tutto per s; vieni qui tu che sei tanto piccino, qui, qui; a quello niente, sai; bravo, ecco.
Laura stava attaccata alle sottane della mamma perch avea paura di quelle bestioline, quantunque fossero in gabbia, e Sofia le diceva:
Vieni, non fanno male, sai; vuoi darci da mangiare? prova,  un divertimento.
No, no, disse Laura, ho paura, e voleva andar via.
Ma la signora Elvira chiam Sofia presso di s e le disse:
Ecco qui Laura che vuol giocar con te; prendila per mano e falle vedere i tuoi balocchi.
Sofia stette un po incerta, vedendo Laura tanto timida e paurosa; poi si fece coraggio, e:
Vieni qui, disse, prendendola per mano, andiamo.
E savviarono tutte due verso la villa; dopo qualche istante di silenzio, Laura cominci a chiederle se la sua bambola fosse grande, e di che colore fosse vestita. Il ghiaccio era rotto, e le due fanciulle chiacchieravano come vecchie amiche, mentre le loro personcine sandavano dileguando in mezzo alle piante che circondavano la villa.
La signora Elvira si ferm a contemplarle, le segu collo sguardo finch entrarono in casa, e finch pot sentire nellaria il suono delle loro voci argentine; poi si lasci cadere sopra una panchina coperta di edera, e nascose il capo fra le mani. Sentiva una certa malinconia impadronirsi della sua persona; e ci le faceva dispetto. Or che avea la figlia presso di s, le pareva quasi un delitto la sua tristezza; ma era uno scoraggiamento, un senso di solitudine, perch sentiva che se essa concentrava tutto il suo affetto e tutte le sue speranze nella figliuola; Laura aveva bisogno di allegria, di giuochi, di altre fanciulle: in seguito poi avrebbe avuto bisogno daltri affetti, e sentiva sempre rimbombarle nella mente leco delle parole che Laura nella sua sincerit di fanciulla aveva pronunciato: mamma, mi annoio; era come una rivelazione che sua figlia non sarebbe stata tutta per lei, e prov un senso di solitudine, di vuoto come non aveva provato mai in tutta la sua vita.
Fu per laffare di un minuto; prov il dolore che si sente quando si vede svanire una cara illusione. Salz, diede un sospirone e pens:
Ebbene, se non le basto, io ormai non vivo che per lei, e la sua felicit sar lunico mio scopo; voglio chessa sia tanto felice quanto io fui sventurata.
E fissa in questidea and a vedere che cosa faceva la sua Laura.
La trov con Sofia tutta intenta a giocare con una stupenda bambola venuta da Parigi; essa era tutta felice, e ormai le due fanciulle erano veramente amiche. Sofia, compiacente per natura, e poi avvezzata a lasciar i suoi balocchi a disposizione degli ospiti, disse a Laura che poteva giocare coi suoi balocchi quando ne avesse voglia; e la fanciulla, che non ne avea mai posseduto di cos belli, era tutta felice, e li mostrava alla sua mamma con infinita compiacenza.
Da quel giorno la signora Elvira ritorn a far vita comune col barone, passava ore ed ore colla contessa Bice, la sera rimaneva in salotto anche quando le fanciulle erano coricate, e se non era allegra, almeno si mostrava calma.
Intanto le foglie ingiallivano sugli alberi, laria si faceva pi frizzante, e molti villeggianti abbandonavano il lago; anche la contessa Bice aveva annunciata la sua prossima partenza, e la villa del barone minacciava di ritornare nella consueta tranquillit.
La signora Elvira faceva mille progetti per cominciare una nuova vita, si consigli collamica che promise di procurarle unoccupazione appena fosse ritornata a Milano; ma allidea dabbandonare la villa del barone, si sentiva una stretta al cuore, e prorogava di giorno in giorno il momento di parlarne a lui.
Per ad una risoluzione bisognava venire; sera proposta di parlare appena la contessa fosse partita, ma era gi passata una settimana da questa partenza, e non aveva avuto coraggio di aprir bocca. Finalmente, un giorno si trov sola in giardino col barone, il quale contemplando una pianta esotica che sembrava aver sofferto dal freddo, diceva esser tempo di pensare a mettere in serra le piante pi delicate.
Bisogner pensare a tante cose, ora che viene linverno, disse la signora Elvira.
Certo, converr accendere le stufe, rispose il barone sorridendo.
Non  questo, rispose listitutrice,  che non voglio pi lasciare la mia figliuola, e naturalmente dovr cercarmi una posizione che mi permetta di tenerla con me....
Essa non sapeva come fare a proseguire, e per non guardare in faccia il barone, si mostrava assorta a togliere da una pianticella le foglie secche.
Il barone stette qualche secondo a guardarla come sospeso per attendere che proseguisse; ma listitutrice credeva dessersi spiegata abbastanza, e continuava ad occuparsi della pianticella avvizzita.
S, anzi, riprese il barone, avevo appunto desiderio di parlarvi a questo proposito.
Listitutrice alz gli occhi meravigliata, ma non disse nulla.
S, soggiunse il barone, volevo pregarvi, non solo di rimanere, perch ci va da s, ma di tenere Laura con noi.... Non mi ringraziate! vi assicuro che questo  un desiderio da egoista, e non lo faccio per voi, ma per il bene della mia figliuola. Vedete, dopo che Laura  qui, Sofia  divenuta pi allegra,  pi contenta, e mi pare anche la sua salute migliori; ho capito che noi non eravamo una compagnia abbastanza allegra e spensierata per una fanciulla tanto giovane. Ci vuole qualcuno della sua et, che possa correre con lei, giocare e chiacchierare volubilmente. Noi siamo troppo gravi, troppo serii, e a furia di stare colla nostra seriet ella invecchierebbe prima del tempo. Ho proprio piacere che sia entrato fra noi un elemento pi giovane e pi gaio; ho solo rimorso di non averci pensato prima; sarebbe stato meglio per tutti. Ma almeno non parliamone pi; io far conto daver due figliuole, e voi due allieve invece di una; a Sofia sembrer davere una sorella, cos ci guadagneremo tutti..... Siamo intesi dunque, non se ne parli pi.
La signora Elvira avrebbe voluto interrompere pi volte quel discorso, avrebbe voluto ringraziare il barone, mostrargli la sua gratitudine e rifiutare tanta generosit, ma egli non gliene lasci il tempo, e tronc il discorso risolutamente. Senza voler udire una parola di pi era rientrato in casa.
Del resto essa era muta dalla sorpresa e capiva che le parole non sarebbero bastate ad esprimere la gratitudine che sentiva per quelluomo; piuttosto di dir troppo poco, era meglio non dir nulla.
Ma, Dio mio! pensava, paragonando nella sua mente quei due uomini che avevano tanta parte nella sua esistenza, quanta diversit! luno generoso alleccesso, laltro leccesso della perfidia. Da una parte tutto il bene, dallaltra tutto il male: perch ci sono al mondo tante ingiustizie? e perch la fatalit mha fatto incontrare prima laltro? E questo pensiero, quando le passava pel capo, non le lasciava tregua un minuto, era come una fissazione.
Quando pot riordinare le proprie idee, pens se dovesse accettare la proposta del barone. Le pareva, accettando, abusare troppo della generosit di quelluomo impareggiabile; ma lasciando quella villa ospitale temeva di veder soffrire la figliuola in mezzo a privazioni dogni specie. Per lei era rassegnata a tutto, ma la sua Laura, che adorava come la luce dei suoi occhi, aveva essa diritto di farla soffrire, quando per la sua felicit le bastava accettare lofferta del barone? E poi non era un bene anche per Sofia? Il barone aveva ragione: Laura era una compagna allegra e adatta alla sua et. Doveva accettare. Era meglio per tutti e a furia di pensarci, le pareva che quella combinazione fosse la cosa pi semplice di questo mondo, e per qualche giorno fu quasi contenta di non aver pi bisogno di preoccuparsi dellavvenire.
Laura e Sofia erano divenute amiche, samavano come sorelle, e tutto per merito di Sofia, perch Laura era di un carattere piuttosto fiero ed egoista, e non avrebbe potuto andare daccordo che con una fanciulla docile e buona che cedesse a tutti i suoi capricci.
Fino dal primo momento, quando Laura aveva veduti i bellissimi balocchi di Sofia, glieli aveva chiesti per poter divertirsi, e Sofia non sera sognata di negarglieli.
Naturalmente, aveva pensato, come dice sempre il babbo, bisogna esser gentili cogli ospiti e sacrificarsi per far loro piacere; poi quando aveva saputo che ormai Laura non era pi unospite alla villa, ma ci sarebbe restata sempre come una compagna, continu nel suo sistema di ceder tutto alla figlia dellistitutrice; infine diceva: Se lei giuoca colle mie bambole, io posso giuocare con lei, che  molto meglio, perch le bambole non sono che pezzi di legno, e poi era tanto felice di poter fare piacere a qualcheduno, che amava di pi i suoi balocchi dal momento che formavano lallegria di Laura.
Cos Laura, fra le carezze della mamma, che non sapeva negarle nulla, fra lamica tanto compiacente, che lappagava in ogni suo desiderio, cresceva esigente ed egoista, e le pareva che tutte le gentilezze che le venivano fatte alla villa le fossero dovute. A poco a poco era divenuta una specie di tiranno in gonnella per Sofia, la quale non aveva altra volont che la sua; la seguiva in tutto come un cagnolino; bastava che essa mostrasse il desiderio o di correre, o di giuocare, o di passeggiare, Sofia era subito pronta ad appagarla.
Alla signora Elvira non sfuggivano questi fatti, ma piena dindulgenza per la figliuola, pensava: Poverina,  un po prepotente, ma  tanto piccina e si corregger, e se Sofia qualche volta si ribellava, e non voleva seguire il capriccio di Laura, listitutrice toccava il cuore della buona fanciulla, dicendole: Via, contenta Laura,  tanto infelice, povera e senza babbo; non turbarle i pochi momenti che ha dallegria; e Sofia cedeva subito.
Nelloccasione del Natale il carattere di Laura si mostr in tutto il suo egoismo. In quellepoca, il barone soleva trasportare, per un paio di mesi, la sua famiglia a Milano, dove andava ad abitare un quartierino ammobigliato, un po lontano dal centro della citt. Era una festa chegli soleva passare in famiglia, invitando alcuni amici che aveva a Milano, e dandole una certa solennit, come si usa nel suo paese.
La settimana precedente le feste, veniva da lui impiegata a comperare regali per Sofia e per tutti di casa, non dimenticando alcuno, e questi doni andavano ad ornare uno stupendo albero di Natale, chegli faceva innalzare nella stanza migliore del suo appartamento, tutto risplendente di lumi e di oggetti scintillanti. Quella sala veniva aperta la vigilia di Natale con gran gioia di Sofia, che a quella festa ci pensava tutto lanno, e vedeva spesso nei suoi sogni lalbero di Natale tutto risplendente di dolci e lumicini.
Era appunto quella sera solenne, quando Laura e Sofia, tenendosi a braccetto, allegre e contente, irruppero nel salotto dove cera lalbero, seguite dal barone, dalla signora Elvira e da tutti i domestici. A quella vista rimasero come affascinate, e non s tosto Laura vide in un cantuccio il suo nome, si avvicin con occhio curioso, e fu tutta felice di trovare un bel vestito, una bella bambola, ed altri balocchi e ninnoli che desiderava ardentemente; ma la sua allegria si cangi tosto in pianto, quando vide che Sofia aveva una bella bambola, vestita di seta, che camminava da sola, mentre la sua non poteva nemmeno stare in piedi. No, la sua non le piaceva pi, ne voleva una come quella di Sofia.
La sua mamma ebbe un bel dirle, che a Sofia gliela aveva mandata una zia di Berlino, e che a Milano di quelle bambole non ce nerano: Laura pestava i piedi, gridava, piangeva, e diceva che assolutamente ne voleva una anche lei cos bella.
Sofia era tutta afflitta di veder turbata dallamica la gioia duna simile festa, e colla sua grazietta le si avvicinava, dicendo: Non piangere, Laura, giocheremo assieme con questa bambola.  Laura rispondeva che ne voleva una tutta per s, e continuava a piangere.
Finalmente Sofia, stanca di vederla a piangere le disse:
Prendila, te la lascio, sar il mio regalo di Natale, e si asciugava una lagrima pensando al sacrificio che faceva, perch era proprio bella quella bambola, e le piangeva il cuore privarsene.
Non voglio, disse la signora,  per te e devi tenerla.
Sei un angelo, le disse il barone abbracciandola.
Ma Laura non volle accettarla, anzi si trov umiliata dalla generosit di Sofia, e disse:
Non voglio quella, ma una eguale.
Per sua madre quella volta non gliela diede vinta, e presala in braccio, la chiuse a sfogare il pianto nella sua camera; ma Laura non si calm finch non pot, nella notte, quando tutti dormivano, alzarsi e andare adagio adagio nella camera di Sofia a rompere il congegno che faceva camminare la bambola.
La mattina, quando Sofia la trov rotta, credette che una caduta fosse stata la causa di quellaccidente, non sospett lamica, e nemmeno la signora sospett sua figlia capace duna simile azione; e quantunque le dolesse veder la sua Laura di carattere tanto diverso da Sofia, la scusava riflettendo alla diversit di posizione in confronto allaltra e diceva: Il mondo  proprio ingrato; tutti si nasce e si muore allistesso modo, ma poi quanta differenza durante la vita! E trovava doppiamente povera la sua figliuola, che, non essendo ricca, la sorte lavea posta accanto alle ricchezze, e qualche volta le veniva lispirazione di lasciar quella casa e andarsene a vivere lontano colla figlia; ma quando questa, che amava lagiatezza, la ricchezza, e perfino il lusso, le diceva: Come devono essere infelici i poveri! io, vedi, se fossi povera, se non avessi una bella casa, mi pare che ne morrei; quella povera madre si sentiva scemare il coraggio e svanire la sua risoluzione; proponevasi soltanto di correggere la figlia da quelleccessivo amore per la ricchezza, e le faceva dei sermoni, dicendole come la ricchezza non formi la felicit, le insegnava a contentarsi di poco, a moderare i desideri; ma spesso la fanciulla, crollando la sua testolina, replicava:
Sar benissimo, mamma, ma a me non piacerebbe quella vita.
Naturalmente, in seguito, fatta pi grandicella, quantunque continuasse sempre a desiderare quello che possedeva Sofia, non faceva pi scene, ma ogni volta che alla sua compagna veniva regalato un nuovo ninnolo, si mostrava triste, malinconica, dava dei profondi sospiri, aveva gli occhi pieni di lagrime, finch la madre, la quale non viveva che per lei, se la prendeva fra le braccia e le chiedeva la cagione dei suoi dispiaceri, e quando Laura le confessava che era infelice perch non possedeva un vestito, un braccialetto, uno spillo eguale a quello di Sofia, la povera madre si privava delle cose pi necessarie, faceva qualunque sacrificio per comperarglielo, onde veder ritornare il sorriso sulla faccia addolorata della sua diletta figliuola.
Per le due fanciulle, salvo queste piccole nubi, andavano perfettamente daccordo; Sofia, sempre buona e compiacente, non aveva altra volont che quella di Laura, e dopo aver passato linfanzia priva di fanciulle della sua et, godeva di pi la compagnia dellamica e lamava come una sorella; anche Laura lamava, per alla sua maniera, a patto che facesse tutto ci che voleva lei, e quando la vedeva buona, compiacente, pronta ad appagare i suoi desiderii, le saltava al collo con uno slancio affettuoso, labbracciava, la baciava, chiamandola la sua buona amica, la sua Sofia; se invece essa non accondiscendeva subito ai suoi voleri, andava in collera, le teneva il broncio, non le parlava pi, e Sofia, che era infelice quando vedeva la sua amica imbronciata, si sentiva un peso sul cuore, e saffrettava ad appagarla per poter fare la pace.
Cos crescevano le due fanciulle. Sofia sempre gracile e snella, sottile come una canna; Laura, forte, vigorosa, colle guancie tinte dallincarnato della salute; facendo vita in comune, sempre unite al passeggio, allo studio ed al lavoro, e guidate dalla signora Elvira, che era al tempo stesso unottima madre e una saggia istitutrice.
Mano mano che esse crescevano, il suo cmpito diveniva pi difficile e doveva studiare per poter continuare ad esserne la sola istitutrice. Spesso, quandesse giravano per la casa o per il giardino lasciando libero sfogo alle ingenue confidenze della loro et, la signora studiava sui libri, o cercava di superare sul piano qualche passo difficile, per poter poi istruirne le sue allieve. E qualche volta quando le vedeva insieme a braccetto, chiacchierare spensieratamente con tutta lespansione della loro et giovanile, essa non poteva a meno di pensare qual sarebbe in avvenire la sorte delle due fanciulle, e il pensiero di Laura le metteva i brividi;  vero che essa era pi bella di Sofia, la quale si conservava sempre, come da piccina, una sfumatura, una cosa senza colore; ma Sofia era ricca, avea un nome senza macchia, mentre invece Laura....
E quando le passava per la mente quel pensiero, tutta la sua vita passata le si rizzava davanti agli occhi, e i suoi giorni infelici prendevano proporzioni gigantesche, rivedeva il marito in atto di vendicarsi di lei e della figlia, si sarebbe sentita la voglia di scagliarsi contro di lui, e rimproverandogli il suo avvenire perduto, chiedergli quello della figlia.
Poi le prendeva un tal odio contro lumanit e le sue ingiustizie, provava una certa invidia per la sorte di Sofia che dovea fare ogni sforzo onde non far scorgere le passioni che agitavano la sua anima, almeno volea fare tutto ci che poteva, perch Laura fosse in qualche cosa superiore in tutto allamica. Essa la teneva spesso con s, mentre Sofia dormiva nella camera vicina; e di notte cercava di spiegarle le lezioni date durante la giornata, perch le potesse imparare meglio, poi leggevano insieme dei libri difficili, di quelli che Sofia non avrebbe nemmeno potuto capire, e faceva di tutto perch come superava laltra nella bellezza la potesse vincere anche nel sapere. E questa cosa le riusciva facile perch Sofia non reggeva per molte ore allo studio, era troppo delicata, ed anche il babbo non voleva che facesse il minimo sforzo; non gli premeva che diventasse una scienziata; anzi essa era prima a riconoscere a questo riguardo la superiorit di Laura, e non linvidiava, ma quando trovava in un libro un passo difficile se lo faceva spiegare dallamica. Dove Laura non poteva assolutamente superare Sofia, per quanto facesse sua madre, era nella delicatezza dei sentimenti; se cera un conforto da dare, una miseria da sollevare, Sofia era sempre pronta, e la signora Elvira aveva un bel citarla a Laura come un esempio da imitarsi; Laura certe cose non poteva comprenderle: la miseria, i dolori, le facevano male, e cercava dignorarli o dimenticarli.
Che vuoi? diceva, sono fatta cos: se viene un povero davanti a me, gli do qualche cosa per liberarmene, ma andarlo a cercare come si diverte a fare Sofia, non mi sento.
E poi la signora Elvira, pensando alla sorte che forse sarebbe toccata alla figliuola, la compativa, e diceva: Chi sa che cosa dovr soffrire in seguito;  meglio che ora goda la vita.
Essa nel principio avea sempre avuto timore di suo marito, del quale, per quante ricerche avesse fatte, non sapeva pi nulla.
Deve aver cambiato nome, le avea detto il delegato di Questura, e finch non si fa vivo  meglio lasciarlo in pace.
Per, vedendo che il tempo passava senza che egli desse segno di vita, si andava sempre pi rassicurando, e continuava la sua vita monotona ma tranquilla.
Il barone poi era come al solito immerso nella sua grande opera filosofica che andava avanti a passi di lumaca. Egli faceva raccolta di documenti umani, per poi riordinarli e citarli come esempii. Scartabellava sempre un gran numero di giornali, specialmente quelli che abbondano di processi e descrizioni di delitti, per aggiungere qualche personaggio di pi alle vittime ed ai carnefici, e per dar forza a quei capitoli che dovevano trattare delle ingiustizie umane; e cos con pazienza inaudita, come un operaio, sceglieva i pezzi per fare poi il suo lavoro dintarsio, e quando alcuno gli chiedeva notizia di questo lavoro, rispondeva sempre:
Se si vuole che unopera duri, ci vuol tempo e pazienza; il tempo non rispetta che ci che fu fatto col suo mezzo.
E lavorava indefessamente, certo di fare unopera destinata a durare attraverso i secoli e a recare immensi beneficii allumanit.

11.
Era passato qualche anno, e ormai si poteva dire che la signora Elvira e la figlia facessero parte della famiglia del barone. Un giorno, anzi, a Sofia salt in capo di chiamar zia listitutrice, e cugina Laura; da quel giorno le present a tutti con questo titolo.
Era una noia, disse al barone, presentar sempre Laura come la figlia dellistitutrice, e poi non sta bene,  meglio cos.
E perch non la chiami addirittura sorella? le chiese il barone, sarebbe ancora pi bello.
E perch allora avrei dovuto chiamar mamma la signora Elvira, rispose la fanciulla, quello  un nome che non mi piace darlo a nessuno; mi pare che la mia povera mamma ne avrebbe dispiacere.
Del resto, quantunque la chiamasse cugina, essa amava Laura come sorella, e bench di carattere tanto diverso, andavano daccordo. Continuavano come sempre a passare i due mesi pi freddi a Milano e il resto dellanno sul lago, dove colla loro allegria giovanile rendevano pi gaia la villa. Qualche volta sognavano di far delle innovazioni nel giardino, e se era possibile il barone procurava di appagare i loro desideri. In questi casi era sempre Laura che prendeva liniziativa, e Sofia quella che ne parlava al padre.
Quanto starebbe bene, diceva Laura, un terrazzo che sporgesse sul lago!
Hai ragione, rispondeva Sofia; voglio parlarne al babbo.
E in questo modo era sorto un terrazzo sporgente sul lago, un chiosco nel pi fitto del bosco, e il giardino sera adornato di nuovi fiori.
Le sere destate e dautunno le passavano deliziosamente, specialmente quando i villeggianti popolavano il lago. Il signor Carlo ritornava ogni anno, sempre del solito umore, e faceva star allegre le ragazze; esse qualche volta suonavano e cantavano, ma quando cerano dei giovinotti, preferivano ballare.
In societ figurava molto pi Laura, poich avea pi brio, pi spirito, e cantava e suonava meglio di Sofia, e la signora Elvira gongolava dalla gioia nel vedere i trionfi della figliuola.
Quantunque si proponesse di amar tutte due le ragazze nella stessa misura, com ben naturale il suo cuore pendeva dalla parte della figlia, e poi, non fossaltro, lamava di pi perch la calcolava pi infelice; essa tremava quando la vedeva crescere e divenire una giovanetta. Che avvenire poteva sperare per una fanciulla senza mezzi di fortuna, e con un padre chera stato in prigione? Al pensarci si sentiva correre un brivido per tutta la persona, e poi si rassicurava giurando che lavrebbe fatta felice a tutti costi, anzi avrebbe trovato giusto che la sua figliuola avesse anche quella parte di felicit che a lei era stata negata.
Per, se Laura era pi ammirata, Sofia era pi amata. Il suo pi grande divertimento era di correre l dove cera bisogno daiuto, dove era accaduta qualche disgrazia. Nessuno in paese era pi esperto di quella delicata fanciulla per medicare una ferita, per assistere un infermo, per dire una parola di conforto.
Il dottore quando aveva bisogno dunassistente mandava alla villa a chiamare la signorina Sofia, ed essa correva tutta felice, prestava lopera sua colle sue manine esperte e delicate, poi ringraziava il dottore daverle procurato la soddisfazione dessere utile a qualche cosa.
Gli ammalati pi ribelli si sottomettevano alla sua volont, i bimbi prendevano le pi amare medicine quando erano date dalle sue mani, e la chiamavano la fata dai capelli doro. Non cera nessuno che sapesse meglio di lei accomodare i guanciali sotto il capo degli ammalati, camminare nella camera dun infermo e porgergli i medicamenti.
Il dottore stava qualche volta in ammirazione a contemplarla, e:
Pare impossibile! esclamava, pare proprio nata per fare linfermiera.
Poi si rivolgeva alla fanciulla:
E insegnatemi come fate? le diceva, se tocco io un ammalato, egli grida come unaquila, ma da voi si lascia far tutto; dovete avere una magia.
E la fanciulla sorrideva coi suoi dentini bianchi e i suoi occhioni celesti, e diceva:
Lo faccio volentieri, mi piace, ecco la mia magia; sarei nata suora di carit, anzi, mi piacerebbe che ci fosse una guerra per andare ad assistere i feriti.
Il suo babbo la lasciava fare e se ne compiaceva, non era un filosofo umanitario per nulla; soltanto non avrebbe mai voluto confessare che la sua figliuola era assai pi utile allumanit di lui che si contentava della teoria, mentre essa metteva in pratica i suoi consigli.
Laura non seguiva mai lamica nelle sue escursioni umanitarie; entrare in camera dun infermo le faceva male, non erano cose per lei; essa era nata per la luce, le feste e lallegria, e quando Sofia le narrava daver medicato le piaghe di qualche povera donna, oppure daver calmato il dolore dun fanciullo ferito, essa si sentiva nausea e pregava lamica che parlasse di cose pi allegre.
Come per Sofia era quasi una necessit essere utile ai suoi simili, Laura invece sentiva il bisogno di essere ammirata e di condurre una vita comoda, senza fastidi, ed era innato nel suo cuore listinto del lusso, dello splendore, come se fosse sempre vissuta in una casa principesca. Aveva pochi vestiti, ma quei pochi erano duna perfetta eleganza; sarebbe stata sempre in casa piuttosto di adornarsi con un cappellino di poco prezzo, non portava mai guanti se non poteva averli a cinque o sei bottoni. Avea ricevuto in regalo molti braccialetti formati da una quantit di cerchietti dargento, ma li teneva nel suo cassettone, e portava soltanto e costantemente un cerchietto doro che il barone le avea regalato un anno in occasione della sua festa.
Si pu vivere senza gioielli, soleva dire, ma quando se ne portano bisogna portarli belli.
Sofia invece la pensava affatto diversamente, e qualunque ninnolo le venisse regalato, lo portava allegra e contenta, non fossaltro per mostrare il suo aggradimento. Si divertiva un mondo a fare delle scampagnate e andar a far colazione alla carlona in unosteria di villaggio, colle posate di ferro, i tovaglioli di tela casalinga, le sedie di paglia, e magari bere del latte appena munto nelle ciotole di legno; invece per Laura quelle scampagnate erano un supplizio; ci andava per non far dispiacere allamica, ma ne avrebbe fatto a meno volontieri; per lei non avea alcuna attrattiva una colazione fatta in una stanza affumicata con stoviglie ordinarie; aveva bisogno duna cornice elegante e distinta, e ad un sedile di pietra in mezzo ai campi, preferiva sempre una soffice poltroncina coperta di seta o di velluto.


12.
In mezzo a tutti gli ospiti che andavano e venivano alla villa, il barone vide un giorno capitare da Berlino il signor Alberto Wolf, figlio dun suo carissimo amico, e lo accolse con tutto il piacere, come quello che gli portava un ricordo della patria lontana.
Il giovane era malinconico, assai pi di quello che lo avrebbe comportato la sua et giovanile. Una lettera del padre raccomandava allamicizia del barone la cosa pi cara che avesse sulla terra, il suo diletto e unico figlio, che avendo involontariamente ferito gravemente un amico scherzando con unarma, si era lasciato prendere da tale una melanconia che ci rimetterebbe la salute e forse la vita, ove non portasse una diversione ai suoi tristi pensieri. Questo almeno era il parere dei medici consultati, e la lettera finiva cos:
Lo mando sotto a quel cielo ridente dove hai trovato un balsamo ai tuoi dolori, lo affido alla tua amicizia, fa di rimandarmelo guarito e lieto come un tempo, e te ne serber eterna riconoscenza.
Il giovane voleva alloggiare in un albergo nelle vicinanze della villa per non recare al barone troppo incomodo, ma non ci fu verso, il barone lo volle presso di s e gli disse:
Non posso permettere che il figlio del mio migliore amico non trovi ospitalit sotto al mio tetto; far preparare un quartierino nella mia stessa villa, e voi dovete far conto dessere in casa vostra. Pi lungo tempo ci vorrete onorare colla vostra presenza, e pi ve ne sar riconoscente.
Ma  che sono afflitto e la mia compagnia non  certo delle pi piacevoli, soggiunse il giovane.
Vi faremo stare allegro, vostro padre vi ha affidato a me, dunque desidero cos.
Il giovane ringrazi, e dovette accettare.
Alberto Wolf era un giovane daspetto simpatico, di modi distintissimi e duna coltura straordinaria; per nei primi giorni parlava poco, stava spesso rinchiuso nella sua camera non mostrandosi che allora dei pasti; e la notte, tormentato dal rimorso di una colpa involontaria, non poteva chiuder occhio e spesso scendeva in giardino e passeggiava in lungo e in largo come unanima in pena.
Le fanciulle sannoiavano di veder quel giovane triste e taciturno, che pareva quasi un intruso alla villa e le teneva in soggezione.
Infatti, nel vedere la sua aria triste e pensierosa, non avevano cuore di far vibrare nellaria come un tempo le loro allegre canzoni e le sonore risate. Poi cominciarono a ridere del giovane, e Laura lo chiamava Jacopo Ortis e Sofia Werther. Aveva infatti laspetto dun uomo che meditasse un suicidio.
Non siete capaci dinfondergli un po dallegria? diceva alle fanciulle il barone, che simpensieriva di veder la costante tristezza del suo ospite.
Cosa dobbiamo fare noi? rispondevano le fanciulle; non possiamo gi farlo ridere per forza.
Progettate delle gite, delle passeggiate, cercate di distrarlo.
Dio mio, che bel gusto, diceva Laura, far delle gite con quella faccia da funerale davanti agli occhi!
Poveretto, pensava Sofia, deve essere molto infelice, e fa davvero pena vederlo cos melanconico, sarei lieta di vederlo pi allegro, ma non mi sento capace di scuoterlo dalla sua apatia.
Tanto per contentare il barone progettarono delle gite sui monti e sul lago, e quantunque il giovane non si sentisse voglia di divertirsi, pure per non mostrarsi scompiacente con s gentili signorine, accettava di accompagnarle; si vedeva chiaramente che lo faceva per non mancare alle leggi della buona creanza e alle sue abitudini di cortesia, ma che sarebbe stato pi volentieri a casa tranquillo, immerso nei suoi tristi pensieri.
Per mano mano che il tempo passava, egli divenne meno taciturno; e se in principio non parlava affatto ed evitava tutti i discorsi che si riferissero alla causa della sua tristezza, in seguito pareva che cercasse di parlarne e raccont al barone ed alle fanciulle come un giorno fatale nel pulire e mostrare ad un carissimo amico una rivoltella, chegli credeva non fosse carica, gli sfuggisse il proiettile e andasse a ferire gravemente lamico.
 morto poco dopo, soggiungeva con un sospiro; mi dissero che ci non era avvenuto in causa della ferita, ma non lho creduto; mi ha perdonato,  vero, ma avrei voluto io essere al suo posto.
Dio ha voluto cos, diceva Sofia tutta commossa, e non bisogna affliggersi del male che facciamo involontariamente.
Il barone poi cercava di persuaderlo colla sua filosofia, che la vita  una cosa da nulla, e non dobbiamo farne gran caso e che forse il suo amico, se fosse vissuto, sarebbe stato infelice. La signora Elvira e Laura cercavano dintavolare discorsi pi allegri, ma Alberto si trovava in una fase nella quale sentiva una gran volutt a parlare del suo dispiacere, e quel discorso minacciava quasi di cambiarsi per lui in una fissazione.
Mannoia, diceva Laura allamica. Non fa che discorsi lugubri; mi pare che dopo tanto tempo il suo amico potrebbe lasciarlo in pace.
Lascia che si sfoghi, diceva Sofia, se ci gli fa bene; infine io lo preferisco ora ai primi giorni; almeno parla e si pu consolarlo; prima non si sapeva nemmeno che cosa pensasse.
A poco a poco, forse a furia delle consolazioni dei suoi amici, dellambiente gaio in mezzo a cui si trovava, oppure perch il tempo  il medico naturale di tutte le ferite, egli passava delle ore intere senza tirar fuori il suo consueto argomento; e ci accadeva pi spesso, durante qualche gita, quando in compagnia delle due gaie fanciulle si lasciava distrarre dai loro discorsi volubili, e dagli incantevoli paesaggi che ad ogni tratto comparivano ai suoi sguardi.
In questi casi le due fanciulle erano tutte contente come dun loro trionfo, e si guardavano in faccia con uno sguardo dintelligenza come se volessero dire: Non ha ancora nominato il suo amico; abbiamo una bella abilit noi di guarire le anime ammalate!
E quando andavano a casa raccontavano al barone il fatto, tutte orgogliose.
Listitutrice le accompagnava sempre in quelle passeggiate, ma se ne stava spesso silenziosa, avendo nel suo animo abbastanza crucci senza pensare a quelli degli altri. E il dolore del signor Wolf guar tanto bene che un giorno, invece di lasciarsi trascinare dalle fanciulle a divertirsi, divenne egli stesso iniziatore duna quantit di gite; e ci trovava tanto gusto e avea preso tanto amore a quei siti deliziosi che alla sola idea di doverli un giorno lasciare, si sentiva ritornar lantica malinconia; ma a quel momento non voleva pensarci.
Il barone scrivendo al di lui padre e narrandogli la sua guarigione, lo pregava di lasciarglielo; e suo padre gli rispondeva che non desiderava di meglio, e se avevano tanta virt di far stare allegro suo figlio, lo tenessero pure per un pezzo chegli non lo avrebbe reclamato; bens prometteva una visita pel prossimo autunno, e allora avrebbe preso una deliberazione in proposito.
Cos, nella villa ormai col pretesto di Alberto non si pensava che a divertirsi. Ora erano passeggiate sopra montagne pi elevate, ora gite in barchetta sul lago al chiaro di luna, e nelle giornate piovose facevano della buona musica, partite al bigliardo o al bigliardino cinese, o agli scacchi.
Appena il giovane fu libero dai tristi pensieri che lo avevano per s lungo tempo preoccupato, divenne di buon umore, di buona compagnia, e le fanciulle scoprivano in lui ogni giorno nuove qualit; ormai non lo chiamavano pi Werther o Jacopo Ortis; tuttal contrario sentivano che il d della sua partenza lascierebbe un gran vuoto nella villa.
Anche le passeggiate in sua compagnia riuscivano molto istruttive, perch Alberto era appassionato delle scienze naturali, e insegnava a raccogliere le varie erbe che crescevano su quei monti, ed a formare un erbario; le fanciulle imparavano a memoria i nomi delle diverse piante, si studiavano di classificarle in ordine, lasciandosi guidare dal giovane, e ad ogni scoperta duna nuova pianta battevano le mani dalla gioia; quando poi riuscivano a conoscerla col suo vero nome, e rammentarsi a qual famiglia di piante appartenesse, e ricevevano gli elogi del professore, come chiamavano spesso il loro compagno, erano felici.
Non serano divertite mai tanto, n avevano mai provato tanto piacere nel passeggiare per quelle colline; adesso le loro gite avevano uno scopo, e questo era utile e piacevole; e si trovavano tanto bene col loro compagno, che se qualche altro villeggiante saggiungeva alle loro gite, lo calcolavano come un intruso, e quando paragonavano gli altri loro conoscenti al signor Alberto, trovavano che egli li eclissava tutti.
Non cera alcuno che avesse tanto ingegno e tanto spirito, e modi cos garbati, nessuno era come lui sempre pronto a far piacere agli altri senza curarsi di s stesso.
Sofia trovava in lui uno di quei cavalieri del Medio Evo chessa evocava tanto spesso nella sua testolina fantastica. Laura invece diceva che non avrebbe potuto assomigliarlo ad alcun personaggio n vero, n ideale; era lui e bastava.
La signora Elvira, vedendo la dimestichezza dei tre giovani, e accrescersi ogni giorno di pi la loro intimit, ne parl al barone e gli chiese se non sarebbe meglio di lasciarlo partire, ora che era perfettamente ristabilito.
Il barone, colla sua ingenuit da fanciullo, e colla sua inesperienza da scienziato delle cose del mondo, si mise a ridere dei timori dellistitutrice e rispose:
Che cosa volete che avvenga? non vedete che sono ancora bimbe, e si divertono a folleggiare come farfalle di primavera? e poi in ogni modo con un uomo del carattere dAlberto non potrebbe accadere nulla di male; alla peggio finir come una delle solite commedie, con un matrimonio.  meglio lasciarli divertire fino che possono, e non turbare le loro gioie col nostro pessimismo. Pur troppo verr anche per essi lepoca dei dispiaceri e quello che godono  tanto di guadagnato.
La signora Elvira aveva esternato la sua opinione per iscarico di coscienza, ma poi non voleva insistere; infine, purch non accadesse qualche cosa di spiacevole alla sua figliuola, poco le importava che il signor Alberto rimanesse alla villa. Per avea come un presentimento chegli sarebbe causa di qualche avvenimento spiacevole e temeva di tutto e di tutti, come quella che aveva avuto nella vita pi dolori che gioie; ogni cosa la faceva tremare; una nuova persona che arrivasse alla villa, il progetto duna nuova gita, e perfino il vedere sua figlia che si faceva ogni giorno pi donna; gi, quando la vide perdere lamore ai balocchi che la divertivano tanto da bimba, sebbe una stretta al cuore; avrebbe voluto che si fermasse a quellet beata, quando la vita non ha che sorrisi; ed ora che la vedeva attirare gli sguardi di tutti colla sua bellezza, ed esser calcolata come una ragazza da marito, quantunque non avesse che sedici anni, essa avea paura fino dellaria che la circondava; temeva mille pericoli, era sempre inquieta e sospettosa.
Alberto si trovava bene in compagnia delle due fanciulle, ma non avrebbe potuto dire quale delle due fosse la preferita; egli ammirava la bellezza e lo spirito di Laura, e si commoveva alla delicatezza di sentire di Sofia; la loro conversazione gaia e spensierata gli faceva dimenticare i suoi dispiaceri e poco a poco ritornava ad amare la vita; gli pareva quasi di trasformarsi in un altro uomo; mentre prima non avea pensato che a s stesso, ora avrebbe voluto dedicarsi interamente a quelle fanciulle; sentiva una smania di proteggerle, avrebbe voluto che fossero sue sorelle per averne il diritto; si compiaceva immaginarsele sole, abbandonate nel mondo, per poter offrirsi ad esse qual protettore; al pericolo di potersi un giorno innamorare duna di esse non ci pensava, e appunto il voler bene a tutte due nellistesso modo con un amore tutto fraterno gli teneva lontano qualunque altro sospetto.
Un giorno erano andati a fare una passeggiata in un bosco dabeti. Egli si trov vicino a Sofia, e sotto lombra di quelle piante che rammentavano le foreste dei loro paesi, cominciarono a parlare della patria lontana e sinfervorarono tanto in quel discorso da dimenticarsi gli altri che componevano la brigata.
Laura tent pi volte dinterrompere quei discorsi, ma non ci riusc; tralasciavano qualche momento per rispondere e non mostrarsi scortesi, poi riprendevano il filo e continuavano a chiacchierare senza stancarsi.
Sofia si rammentava abbastanza della sua patria tanto da vederla spesso nei suoi sogni, abbellita dalla distanza e dalla sua fantasia; ne parlava volontieri e amava udirne discorrere dagli altri.
Anche Alberto ne parlava con entusiasmo, e diceva che si trovava bene nella villa del barone, perch in mezzo a persone che gli rammentavano i primi anni della sua fanciullezza, gli pareva daver trovato un lembo di patria, abbellita da un bel sole, da una bella vegetazione e da un clima primaverile.
Quel giorno per la rammentava con maggior piacere del solito, e durante la passeggiata, al ritorno, al dopo pranzo, la sera, non si stacc mai da Sofia.
Hanno dei discorsi molto interessanti, pensava Laura, ed osservava continuamente i due giovani con aria piuttosto dispettosa.
Quel giorno, non ne sapeva la cagione, ma si sent inquieta e nervosa; sua madre alla quale non isfuggiva nulla di quanto passava nellanima della figlia, le chiese se non si sentisse bene.
Sto benissimo, rispose facendo spalluccie.
E non disse pi nulla, ma non perdette docchio Sofia ed Alberto che continuavano ad essere infervorati nei loro discorsi.
La sera per distrarre lattenzione del giovane, Laura cant un pezzo che sapeva essere da lui preferito; lo cant con molta espressione, ma Alberto aveva altrove il pensiero e non ci bad; mormor solo un cortese complimento quando ebbe finito; ma Laura saccorse che non avea punto ascoltato il suo pezzo. Allora la prese tale una agitazione che vedendo di non poter pi frenarsi corse via precipitosamente dalla sala e and a chiudersi nella sua stanza dove passeggi in lungo e in largo con passi agitati come una pazza.
La signora Elvira, molto inquieta, and a raggiungere la figliuola, e volle sapere quello che si sentisse.
Laura rispose che stava benissimo e la lasciassero in pace; ma la madre non si content di quella risposta e prese la figlia sulle ginocchia come quandera bambina e abbracciandola le chiese di aprirle il suo cuore.
Laura non pot reggere alle carezze della mamma e nascondendo la testa fra le sue braccia disse che non sapeva che cosa avesse, ma diede in un pianto dirotto.
La signora Elvira dalle lagrime, della figlia ebbe un presentimento della verit.
Tu ami il signor Alberto! disse.
Laura nascose ancor pi la sua faccia sulla spalla della madre e rispose:
Non ne ho colpa, mamma, e poi non so come sia, ma oggi non mha detto nemmeno una parola,  stato tutto il giorno con Sofia; come sono infelice, mamma mia! Vorrei morire.
No, figlia mia, non dire queste brutte parole; mi fai male, tu devi vivere ed essere felice.
Impossibile! Non gli piace che parlare con Sofia, di me non si cura.
Laura era sempre la stessa fanciulla, le era bastato vedere che Sofia si compiaceva di conversare con Alberto perch si sentisse subito innamorata di lui; era lo stesso sentimento che da piccina le faceva desiderare le bambole e i gingilli dellamica.
La signora Elvira si sentiva impotente innanzi al dolore della figliuola; essa che lavrebbe voluta veder sempre lieta e sorridente, la teneva fra le braccia, in lagrime e col cuore spezzato; si rammentava che aveva avuto quasi un presentimento di quello che avveniva e che non avea veduto volentieri il giovane ammesso nella loro intimit, ma ormai non poteva ritornare indietro, e per quanto cercasse una parola di conforto per la figliuola non sapeva trovarla.
Se Alberto e Sofia si amavano era impossibile staccarli luno dallaltro. Sofia, quantunque meno bella, avea troppi vantaggi in confronto allamica; essa lo capiva, e tremava per la figliuola.
Voglio morire, diceva Laura tutta in lagrime.
E queste parole erano come colpi di pugnale per la povera madre.
No, non dir questo, diceva alla figlia, calmati, pensa alla tua mamma che non potrebbe vivere senza di te, e segli ti disprezza, non curarti di lui.
Ed ora sar ancora l a discorrere con Sofia; mi fanno una rabbia col loro discorsi che non finiscono mai....
Ma tu ti esalti, figlia mia, disse la signora Elvira per calmarla. Sofia  quasi una bimba; e non ci sar certo nulla fra loro; ci trovano piacere a parlare insieme perch sono dello stesso paese, nientaltro;  la tua fantasia che esagera tutto; del resto il signor Alberto si  sempre mostrato pi gentile con te che con Sofia.
Dici davvero, mamma? Ti pare? S,  cos, devessere cos; sono una pazza, una sciocca a mettermi in mente certe cose.
E s dicendo la sua faccia si faceva sorridente, quantunque le lagrime le luccicassero ancora sulle palpebre, e baciava ed abbracciava la sua mamma che le dava una simile consolazione.


13.
Ora le preoccupazioni della signora Elvira entrarono in una nuova fase; le occorreva radunare tutte le sue forze per combattere.
Il momento tanto temuto era giunto: essa voleva ad ogni costo che sua figlia fosse felice.
Le sue parole avevano potuto calmare lagitazione di Laura, la quale saddorment tranquilla sapendo che sua madre vegliava sulla sua felicit.
Ma in quella notte la signora Elvira non pens nemmeno a coricarsi. Finch nella villa ci fu movimento, passeggi per il lungo e per il largo la sua stanza a passi concitati, poi quando tutto fu tranquillo, temendo col rumore di far sospettare la sua agitazione, si sprofond in una poltrona tenendosi il capo stretto fra le mani e rivolgendo la mente a quello che avrebbe potuto fare per salvare la figlia.
Si domandava che cosa avea fatto di male sulla terra, qual terribile colpa dovesse espiare per esser tanto perseguitata dalla sventura. Perch era venuto quel giovane alla villa a togliere la pace alla sua figliuola?
Perch non era fuggita subito, non laveva condotta lontano? Essa che avea quasi avuto il presentimento di quello che avrebbe potuto accadere?
Ormai conoscendo a fondo il carattere della figlia capiva che sarebbe morta se Alberto non lavesse amata.
E perch non doveva amarla? forse in causa di Sofia?
Sofia! in quel momento sentiva di odiarla; essa avea tutto, ricchezze, un nome illustre e senza macchia, suo padre che ladorava; aveva forse bisogno dun marito? Mentre invece Laura collunico appoggio duna povera donna, senza mezzi di fortuna, avea necessit di trovare un collocamento, davere una casa;  vero che un marito lavrebbe forse staccata per sempre dalla figliuola, ma in quel momento non pensava che al suo bene e avrebbe sacrificato s stessa e tutto il mondo per ottenere il suo scopo.
Il giorno appresso doveva essere una giornata di battaglia; essa era decisa di venire ad una soluzione e di provocarla; in quellincertezza, non poteva vivere, e continuava a far dei progetti; ma se da principio le apparivano tutti da potersi eseguire, li rifiutava poi come impossibili.
Col barone non voleva consigliarsi; sentiva che in tale occasione non le sarebbe daiuto; parlare al giovane nemmeno, la sua dignit e la sua fierezza si ribellavano ad un passo simile. Lunico progetto che le parve migliore fu quello di rivolgersi a Sofia, di parlare al suo cuore e poterla avere alleata invece di nemica; per cerano i suoi pericoli anche in questa decisione e capiva che ove Sofia fosse innamorata del giovane la vittoria non sarebbe tanto facile. In ogni modo decise dinterrogare la fanciulla; in seguito avrebbe veduto.
Quando ebbe presa questa decisione cominciava ad albeggiare; si sdrai belle vestita sul letto, tanto per riposarsi un poco, sentendosi affranta; dopo un paio dore aperse la finestra e usc sul terrazzo a prendere un po daria, avendo la testa ancora in fiamme.
La mattina era deliziosa, il lago tranquillo sembrava uno specchio, il sole indorava le cime dei monti; le ville in riva al lago erano ancora nellombra, e specialmente quelle ricche di piante, avevano una certaria di mistero, che faceva meditare e metteva nellanimo una pace soave. Di tratto in tratto sapriva una persiana, e si mostrava qualche domestico colla scopa in mano, che cominciava la sua giornata di lavoro; oppure un giardiniere usciva coi suoi arnesi, e andava a vigilare le sue piante con occhio attento per vedere gli effetti della rugiada della notte.
La signora Elvira stette a contemplare quel lago, quei fiorellini dai quali stillavano goccie di rugiada, e sentiva un gran refrigerio alla sua testa infuocata da quella brezza mattutina. Stette un bel pezzo l, immobile, cogli occhi fissi, osservando il paesaggio che si stendeva dinanzi e lei, quantunque i suoi pensieri fossero rivolti altrove. Poco dopo, un lieve rumore la fece trasalire; vide aprirsi la porta della villa che dava sul giardino ed uscire Alberto con un libro in mano; egli sedette sopra una panchina, ma i suoi sguardi erano rivolti alla villa. Circa mezzora dopo, la medesima porticina saperse, e comparve Sofia belle pronta per uscire con un lungo mantello bigio alla pellegrina, e un cappellino di paglia; essa stava appunto mettendosi i guanti e disse rivolta al giovane:
Vho fatto aspettare?
Signorina, disse il giovane alzandosi e facendo un inchino, sono io che mi sono alzato troppo presto; ma la mattina era cos bella che ho voluto goderla, ed ora eccomi ai vostri ordini.
La signora Elvira non staccava lo sguardo dai due giovani, e non perdeva una sillaba dei loro discorsi.
Quando Sofia alz gli occhi e la vide appoggiata sulla balaustra della terrazza:
Buon giorno, zia, disse, mentre Alberto, che avea seguito il suo sguardo, salutava listitutrice. Gi alzata a questora? E Laura che cosa fa? Dove  scappata ieri sera che non s fatta pi vedere? Le avrei detto di venire questa mattina con noi.
Non si sente bene, rispose la signora Elvira; ma voi dove andate a questora?
Andiamo a far delle visite mediche, rispose sorridendo Sofia; vado a vedere quel povero bambino che  caduto sotto un carro ieri sera; poi andr dalla vecchia Maria a chiederle se le occorre dellaltro vino per darsi forza; il signor Alberto  tanto buono da accompagnarmi, cos questa nostra escursione ci serve di passeggiata. A rivederci presto.
E s dicendo uscirono, chiacchierando, dal cancello del giardino.
La signora Elvira era rimasta immobile, seguendoli collo sguardo, e pensava alla strana idea del barone, di permettere ad una ragazza duscire sola con un giovanotto.
Si ricordava che un giorno gli avea fatto unosservazione a questo proposito e chegli le avea chiuso la bocca dicendole che in Germania si usa cos e non ci trovava nulla di male; essa invece non avea mai permesso a Laura di andar sola col signor Alberto, e quasi in quel momento se ne pentiva.
Forse quella libert di trovarsi assieme in varie passeggiate, aveva fatto sorgere una certa simpatia nei due giovani; e a quellidea si sentiva opprimere; poi pensava che Sofia non sera punto agitata nel vederla l sulla terrazza, attenta al loro colloquio, e che i due giovani serano salutati semplicemente, senza scomporsi, come due conoscenti; essa conosceva Sofia, e se avesse avuto un sentimento pi forte dellamicizia per quel giovane, lo avrebbe potuto leggere o indovinare nella sua faccia aperta, sulla quale si rifletteva tutto ci che passava in quellanima innocente; per il saperla sola insieme ad Alberto le dispiaceva e si sentiva gelosa per la figliuola.
Laura si svegli piangendo; aveva fatto dei sogni spaventosi e aveva la testa pesante. Sua madre la consigli di rimanere a letto fino ad una certora. Laura avrebbe avuto desiderio di trovarsi con Alberto, ma lidea che avrebbe veduto anche Sofia forse immersa a chiacchierare con lui, le faceva male, e pens di ubbidire la mamma. Per, quando la vide avviarsi per scendere nel salotto dove dovea essere allestita la colazione, le rivolse uno sguardo tanto espressivo e supplichevole, che essa se le avvicin, e abbracciandola disse:
Affidati a me, figlia mia; la tua causa non potrebbe essere in mani migliori. Se per farti felice dovessi commettere un delitto, non esiterei un momento; vedi quanto ti voglio bene!
Non dir cos, mamma mia, rispose Laura, non guardarmi in quel modo, mi fai paura. Ma credo che sar felice e lo sar per te, che hai sofferto tanto;  impossibile tu non possa almeno vedermi felice ed essere contenta una volta; il mondo sarebbe troppo ingiusto.
Sofia fu molto afflitta a sentire che la sua amica era indisposta, e voleva subito andarla a vedere; ma la istitutrice le disse chera cosa da nulla e sarebbe discesa allora del pranzo; anzi se ne mostr cos poco preoccupata, che dopo colazione, invece di ritornare subito in camera della figlia, and con Sofia a passeggiare in giardino.
Il barone, affaccendato coi suoi studii, si ritir subito nel suo gabinetto; Alberto doveva scrivere delle lettere; cos la signora Elvira ebbe tutta la libert di parlare con Sofia.
Trov che avviare la conversazione su ci che linteressava in quel momento, era assai pi difficile che non saspettasse; per si fece coraggio, e dopo aver preso a braccetto Sofia e aver girato avanti e indietro un viale ombreggiato da vecchie piante, si risolse a parlare.
Se sapessi, le disse, come mi dispiace, ma forse mi toccher lasciarvi e andar lontana lontana. Questo solo pensiero mi fa male, ma capisco che non c rimedio.
E perch? chiese Sofia.
Per la salute di Laura.
Se sta sempre bene! Dici per celia di voler andar via?
Pur troppo dico davvero! Gi che sei una donnina di senno, e non una bimba, voglio confidarmi a te, ma ti prego di non parlarne con anima viva; devi promettermi che questa cosa rester fra noi.
Lo prometto, rispose Sofia, che allaria solenne dellistitutrice sera fatta ansiosa di sapere di che si trattasse.
Vedi, soggiunse la signora Elvira,  qualche giorno che Laura  di cattivo umore, piange, sospira, si irrita alla pi piccola contrariet; insomma, temo che il signor Alberto centri per qualche cosa nella sua tristezza; e naturalmente, fin che sono a tempo, mi toccher allontanarla da lui.
Sofia, a quel discorso, aveva cambiato colore due o tre volte.
Ed il signor Alberto? chiese abbassando lo sguardo.
Egli non sa nulla, rispose listitutrice, e non vorrei che sapesse nulla per tutto loro del mondo; ma pensa come io sia agitata e incerta, io non vivo che per mia figlia e darei la mia vita per vederla felice. Ormai ebbi tanti dispiaceri, che ho paura di tutto, ed ora che vedo in pericolo la sua felicit, il suo dovere  di partire.
E se il signor Alberto lamasse? chiese Sofia.
 difficile che un giovine come lui sposi una povera fanciulla, abbandonata dal padre, senza dote, e si pu dire senza famiglia; no,  impossibile, in questo secolo dove non c che la ricchezza che conti.
Non  vero; interruppe con impeto Sofia, se il signor Alberto vuol bene a Laura, la sposer per lei, e non cercher certo le ricchezze;  un animo troppo nobile, troppo generoso per aver simili pensieri.
Nel dire queste parole la sua faccia era accesa, il suo cuore batteva pieno detusiasmo.
E se ne amasse unaltra? chiese listitutrice.
Mi dispacerebbe per la povera Laura, ma credo che sia difficile. Laura  troppo bella per poter temere delle rivali.
Se fosse vero! disse la signora Elvira. Pensa la fortuna che sarebbe per noi, per la mia figliuola, noi che siamo sole al mondo e tanto disgraziate; gli altri possono aver dei compensi, ma noi....
Sofia era commossa nel vedere la faccia lagrimosa dellistitutrice, e:
Restate, disse, per qualche giorno, per vedere almeno se Alberto lama.
Oh! potessi crederti, cara fanciulla! ma sono troppo infelice, e non posso formarmi una simile illusione. Forse  Laura che si  fitta in capo certe idee, ma il signor Alberto non pensa a lei nemmeno per sogno.
Ma perch? In ogni modo si deve riflettere e non fare le cose con tanta fretta; Laura mi pare ragionevole, e non vorr essere amata per forza. Mi piacerebbe che si sposassero, soggiunse con un sospiro, formerebbero proprio una bella coppia.
Sei un angelo, disse la signora Elvira, stringendola fra le braccia. Per questa volta accetto il tuo consiglio; aspetter qualche giorno prima di prendere una decisione; ed ora vado da Laura.
E con un passo rapido savvi verso la villa, lasciando sola la fanciulla.
Dopo pochi passi diede un sospirone di sollievo, e la sua faccia si fece sorridente. Ormai non aveva pi timori per parte di Sofia, e sera, colla sua astuzia, fatta duna rivale unamica. Conosceva troppo lanimo nobile della fanciulla, ed era certa che da lei non avrebbe nulla da temere.
In quanto a Sofia, appena allontanata la signora Elvira, si fece tutta pensierosa. Da un lato era contenta che listitutrice lavesse presa a confidente; le pareva dessere cresciuta di grado, desser gi calcolata una donna, e si sentiva orgogliosa; ma la rivelazione che le aveva fatta lopprimeva.
Essa non avea mai sognato di amare il signor Alberto; se qualche minuto prima qualcuno glielo avesse detto, si sarebbe messa a ridere come duna cosa impossibile; eppure allidea che potesse sposare Laura, che andasse lontano con lei, provava una certa amarezza, un certo senso di pena, che le fece venire le lagrime agli occhi.
Stette un po in sospeso. E perch, pens, avrei dispiacere del bene di Laura? possibile che io sia tanto cattiva? oppure sarei anchio innamorata di Alberto? Sciocca che sono! che idee mi metto pel capo! Come se avessi bisogno io di prender marito! Non ho il babbo, che non vorrei lasciare per nulla al mondo? Poi ho le mie bestioline, i miei ammalati; ho troppo da fare, non ho tempo di pensare a sciocchezze; invece Laura, poveretta....  stata tanto infelice, ha bisogno di trovarsi una posizione; si pu dire che  senza nome; quello della madre non  il suo, quello del padre non vuol portarlo; ha bisogno dun marito, poveretta; invece a me che cosa manca? Era il discorso fattole poco prima dallistitutrice che si ripercoteva come uneco nella sua mente, e mano mano che ci pensava lo trovava ragionevole e persuasivo. Ma la ragione  chessa era avvezza a pensare pi col cuore che colla mente.
Immersa in questi pensieri, non saccorse che il signor Alberto savvicinava a lei, tenendo in mano alcune lettere.
Perch cos pensierosa? le chiese.
Essa trasal a quella voce.
Non  nulla; disse, fantasticavo. Ma intanto mero dimenticata che Laura maspetta; a rivederci.
E scapp via.
Il giovine la segu collo sguardo, e pens:
Dice che non ha nulla, eppure scommetterei che ha nel cuore qualche cosa che la turba.
Per un momento volle seguirla onde scoprire ci che lopprimeva; poi si pent; gli parve dessere indiscreto e usc dal giardino, avviandosi verso lufficio postale.
Sofia si chiuse invece nella sua camera. Avea bisogno di solitudine e di raccoglimento. La vista del signor Alberto laveva turbata, sentiva che doveva ricomporsi, e fare in modo di poterlo rivedere senza mostrargli la minima emozione. Con un po di sforzo ci sarebbe certo riuscita, perch in quel corpicino gracile e snello, batteva il cuore duna eroina. Essa non avrebbe potuto spiegare ci che provava in quel momento; sentiva uno strappo al cuore, eppure non era mai stata tanto contenta di s, e per Laura poi, provava un amore, una tenerezza, che in tutto quel tempo non aveva mai provato leguale, tanto che appena pot riavere un po di calma, and subito a vedere lamica.
Laura non sapeva nulla di quello che aveva fatto la madre per lei; soltanto essa le aveva assicurato daver scoperto, colla sua perspicacia, che Sofia non amava Alberto, e che da questo lato non aveva nulla a temere. Per la preg di non farsi delle illusioni e di scacciare laffetto che sentiva sorgere nel suo cuore.
Ma Laura non voleva sentir nulla; le bastava che Sofia non fosse sua rivale; tutto il resto non le premeva, e dopo lassicurazione della sua mamma, si sent tanto sollevata, che volle alzarsi per scendere in giardino.
Quando entr Sofia, le gett le braccia al collo, e disse chera allegra perch si sentiva meglio; e volle correre, collamica, pei viali del boschetto, perch avea bisogno daria e di moto, e diceva che al mondo cerano dei misteri che non si potevano spiegare.
Vedi, Sofia, diceva, ieri ero tanto infelice, che non avrei dato un soldo della mia vita; ed ora sono tutta contenta e vorrei vivere in eterno. Come spieghi questa cosa?
La provo anchio, ma non la spiego; rispose Sofia, ieri ero pi allegra di quello che sono ora; forse domani andr meglio. Penso che anche noi abbiamo, come la campagna, giornate di pioggia e di sole, e prendo il tempo come viene.
Ma tu sei una filosofessa come il tuo babbo, disse Laura. Io no; voglio aver sempre il sole e lallegria, altrimenti preferisco morire.


14.
Il signor Alberto si sentiva rivivere in mezzo allaria imbalsamata del lago di Como; avea gi dimenticato i suoi dispiaceri, e si godeva nella conversazione, seria ed assennata, del barone e dellistitutrice, o in quella gaia e innocente delle due fanciulle; ma non simmaginava certo dessere per esse causa di contrasto; anzi, era tanto lontano da questo pensiero che se alcuno gli avesse detto che il cuore di quelle fanciulle batteva per lui, ne sarebbe stato orgoglioso, ma non lo avrebbe creduto tanto facilmente.
Un giorno, per, not in Sofia una certa freddezza chei non seppe spiegare. Fece un esame di coscienza, per vedere se avesse potuto spiacerle in qualche cosa, ma da questo lato non aveva rimorsi, e fin col concludere: sar un capriccio. Per rimpiangeva quelle espansioni della giovinetta, che rivelavano il candore della sua anima, e poi era la sola che potesse comprenderlo quando parlava della patria lontana, e sperava che quella sua freddezza fosse una cosa passeggera, invece essa, pur essendo sempre gentile con lui, persisteva nel suo riserbo.
Del resto, pareva una fatalit; tutte le volte che tentava di rompere il ghiaccio e dintavolare con lei un discorso interessante, veniva sempre interrotto dalla venuta di Laura o da quella dellistitutrice, la quale, gelosa della felicit di sua figlia, inquieta, sospettosa di tutto, lo osservava continuamente, e veniva ad intromettersi appena lo vedeva conversare con Sofia.
Tanto che in forza delle circostanze, Alberto si trovava pi spesso con Laura, e non poteva fare a meno di ammirarne la bellezza, lo spirito e lingegno.
Se con Sofia i suoi discorsi saggiravano sul loro paese, sui malati, che la fanciulla assisteva con tanto cuore; con Laura parlava invece di letteratura, darte, di scienza.
Essa avea unintelligenza elevata e una mente nutrita di forti studi; aveva una memoria di ferro, e le bastava aver letta una cosa, per rammentarla nei suoi minuti particolari.
Alberto rimaneva spesso meravigliato nelludire le profonde osservazioni della fanciulla, che alle volte parlava come un professore, ed altre era capace di dimenticare la sua scienza ed essere una fanciulla gaia e spensierata di sedici anni.
Egli lammirava e subiva il fascino di quella bellezza appena sbocciata, ma forse si sarebbe lasciato attirare maggiormente dalla dolcezza e bont di Sofia, se questa non fosse stata cos poco espansiva.
E poi, senzaccorgersene, egli saggirava ormai in un circolo dove non si sentiva ripetere che il nome di Laura.
Mi piacerebbe esser brava come Laura! diceva Sofia.
 tanto sensibile la mia figliuola, diceva la signora Elvira.
E poi non tralasciava alcuna occasione per gettare un po dombra sopra Sofia.
 tanto buona, ma  cos gracile, cos delicata, diceva, che minspira davvero serii timori.
Erano come punte di spillo, ma a poco a poco formavano una specie di ferita al cuore del povero giovane; tanto che si trov innamorato senza saperlo; ma anche quando cap che il suo cuore, la sua ammirazione, erano per Laura, provava una tenerezza, una certa commozione, alla vista di Sofia, sicch non sapeva spiegarsi quale delle due amasse di pi, o per lo meno quale amasse meglio.
Ecco, pensava fra s; mi piacerebbe aver Laura per amante e Sofia per moglie. Poi si rimproverava queste idee bizzarre che gli venivano in capo, e finiva col fare una passeggiata con Laura, oppure col leggere, in sua compagnia, qualche brano dun poeta preferito.
Quando Sofia li vedeva insieme felici e infervorati nei loro discorsi tanto che parevano padroni del mondo, si sentiva una stretta al cuore e avrebbe avuto voglia di piangere; poi si voleva persuadere chera una sciocca, chessa aveva gi destinato di rimaner sempre zitella, di dedicarsi ai poveri, agli ammalati, e di diventar un giorno suora di carit.
Ormai questo era il suo sogno, e nella sua immaginazione si vedeva sui campi di battaglia ad assistere i feriti e pronta a soccorrere lumanit sofferente. In mancanza di feriti, avrebbe voluto fondare un asilo per i bimbi ammalati, e si sarebbe fatta una festa di riceverli infermicci dalle mani delle loro mamme e restituirli sani, vispi e fiorenti. Erano sogni che la staccavano dalla terra e la facevano vivere in regioni pi elevate. Grazie a coteste sue fantasie, non soffriva troppo nel vedere aumentare tutti i giorni la simpatia fra Alberto e Laura.
La signora Elvira era inquieta, nervosa, agitata, non era mai stata tanto incerta. Essa leggeva negli sguardi della figliuola tutto lamore che sentiva per Alberto, e trovava invece il giovane freddo, compassato, in modo che si pentiva daver incoraggiato nel cuore della figlia simile affetto.
Si vede che Laura non gli dispiace, pensava, ma se non avesse voglia di farla sua, se facesse cos per passare il tempo e un bel giorno partisse insalutato ospite per il suo paese e non si sentisse pi parlare di lui?
Era padronissimo di farlo, ma il cuore di Laura ne sarebbe spezzato. No, questo non era possibile; cera lei a difendere la sua figliuola, e chi le avesse dato il pi piccolo dispiacere avrebbe dovuto combattere con una madre fatta feroce come una tigre quando si tratta della sua prole.
Un giorno prese Laura fra le sue braccia e le disse:
Tu non lami poi tanto, Alberto,  vero, figlia mia? lo sai che ti ho insegnato sempre che degli uomini non conviene fidarsi, e se non si  certi del loro affetto bisogna frenare i battiti del nostro cuore. Dimmi che lo ami cos come un fratello perch possa essere tranquilla.
Io lamo con tutta la forza dellanima mia, rispose Laura.
La signora Elvira impallid.
Vuoi perderti, figlia mia, le disse; se egli non ti amasse?
Son certa che mi ama.
Per non te lha detto.
Ma me lo dir; c tempo.
Se ne amasse unaltra?
Impossibile.
La signora Elvira guard fuori dalla finestra e vide in distanza Alberto e Sofia che chiacchieravano insieme.
Se amasse Sofia? disse alla figlia accennando ai due che vedeva allontanarsi.
Laura si guard nello specchio, e rispose:
Lho creduto una volta, ora non lo credo pi.
Sofia  ricca, soggiunse la signora Elvira.
Alberto  un uomo troppo superiore per curarsi di cose simili.
E se si burlasse di te?
 incapace duna simile azione.
Tu sei una fanciulla, non conosci gli uomini....
Conosco Alberto, e non  capace di commettere unazione indegna dun gentiluomo.
Dio mio! quanto lo ama! esclam la signora Elvira. Poi rivoltasi alla figliuola: Bada, le disse, che qualunque cosa avvenga io ti ho avvertita.
S, mamma; ma non accadr nulla di male.
E se Alberto ti abbandonasse?
Morirei.
Ed io cosa farei al mondo?
Tu preferiresti piangermi morta che sapermi infelice.
A questo punto lo ami! come mi pento di essere stata troppo debole, di non averti strappata di qui il primo giorno che mi sono accorta del tuo amore! Ma che cosa ha quelluomo che ti ha stregato?
Non dir cos, mamma mia; mi fai male; vedrai, non accadr nulla; la tua Laura sar felice.
E s dicendo la baciava con tenerezza. Quella madre, che non poteva resistere ai baci e alle lagrime della figliuola, non volle pi affliggerla coi suoi timori e si rassegn a tenerli chiusi nel suo cuore.
Ma non era tranquilla, aveva paura dellavvenire. Trovava che se egli avesse amato Laura, e collintenzione di farla sua, avrebbe dovuto farle capire qualche cosa, dichiararle il suo amore; ma egli era gentile, cortese e nientaltro.
Se vedeva Laura per qualche ora in stretto colloquio con lui, il suo animo sapriva alla speranza; finalmente si sarebbe spiegato; ma poi quando chiedeva alla figlia largomento dei loro discorsi, essa le rispondeva:
Abbiamo parlato di mille cose, del romanzo che ho finito ieri, della passeggiata che faremo domani, del lago, della Germania, che so io?
La madre si sentiva morire a quelle risposte, ma Laura invece, tutta sorridente, labbracciava e le diceva che quelle ore in compagnia di Alberto le erano passate in un lampo, erano state cos piacevoli, ed essa tanto tanto felice.
Un giorno per, dopo esser rimasta un bel pezzo a conversare con Alberto, and di corsa a gettarsi fra le braccia della madre, e le disse che Alberto le avea dichiarato di volerle bene; e rideva e piangeva dalla consolazione.
Per la signora Elvira fu come se le togliessero un peso dal cuore; anchessa confuse le sue lagrime di gioia con quelle della figlia. Sentiva che Laura non era pi sua, e che lavrebbe abbandonata; ma che importava ci in confronto del saperla felice? Quella era una fortuna insperata per una povera fanciulla senza padre come la sua Laura, ed ora stava a lei a mettere in opera tutta la sua diplomazia per non lasciarsela fuggire.
Il primo passo e il pi difficile era fatto; il giovane si era dichiarato.
Per vedendo che passavano i giorni ed egli non le diceva nulla, la signora Elvira decise di far la parte di mamma e gli fece capire che era necessario dicesse ci che avea in animo di fare.
Egli rispose daver scritto al padre per avere il suo consenso onde chiedere la mano di Laura, e che appena ricevuta la risposta era sua intenzione di rivolgersi a lei per ottenerla.
La signora Elvira gli fece conoscere la sua posizione e le sue circostanze, che non le permettevano di dare alla figliuola una dote degna di lui.
Ma egli lott con essa in generosit, e rispose che la ragazza gli piaceva e non aveva desiderio che di poterla render felice; se fosse anche ricca, sarebbe troppa fortuna; ed era meglio cos.
Essa gli voleva narrare la sua storia, ma egli sapeva tutto dal barone; ed anzi linteresse che in lui aveva destato la posizione delle due donne aveva molto influito per fargli amare Laura. Egli da quel momento desiderava essere il loro protettore, il loro amico.
La signora Elvira lo pregava soltanto di fare felice la sua figlia, essa non desiderava nulla di pi.
Pochi giorni dopo, giunse una lettera del padre dAlberto, il quale si mostrava lietissimo della decisione del figlio e gli dava il suo consenso, tenendosi certo che la fanciulla non poteva essere che degna di lui e non avendo a cuore che la sua felicit.
Cos in breve tutti seppero del matrimonio combinato e si congratulavano con Laura della sua fortuna.
Anche il barone ne fu lietissimo, e disse alla signora Elvira:
Come sarei contento che un simile partito toccasse anche alla mia figliuola!
In quanto a Sofia, essa godeva sinceramente della gioia dellamica. Nel suo cuore era contenta desserne stata lei in parte la causa, ma nellistesso tempo aveva dei momenti cos tristi che si sentiva suo malgrado voglia di piangere. E in quei momenti, guai se non avesse avuto le sue occupazioni, i suoi poveri, i suoi ammalati, che erano per lei un sollievo e una distrazione nello stesso tempo.


15.
I due giovani erano felici, vivevano immersi in loro stessi, senza curarsi di quelli che li circondavano, da veri innamorati.
Laura, orgogliosa per natura, si sentiva crescer lorgoglio per aver saputo conquistare il cuore del giovane e faceva pompa della sua felicit. Quando poteva avere Sofia tutta per s non faceva che parlarle dAlberto, ripetere i di lui discorsi, e acquistava verso lamica una certaria di superiorit che feriva Sofia nel profondo del cuore.
Un giorno che le due fanciulle passeggiavano a braccetto pei viali del giardino, e naturalmente Laura avea fatto aggirare il discorso sulle qualit del suo fidanzato; disse ad un tratto a Sofia:
Che cosa pagheresti a trovare un giovane come Alberto?
Sofia sent come una punta al cuore, qualche cosa dentro di lei che si ribellava alla sua pazienza e alla sua bont, e le uscirono quasi involontariamente dalle labbra queste parole:
Se lavessi voluto, Alberto sarebbe stato mio.
Laura le diede unocchiata di fuoco, e:
Menti, le disse,  uninvenzione.... egli non ama che me, non ha mai amato altre.... di che hai scherzato.
Se lavessi voluto, stava per ripetere Sofia, ma vedendo la faccia stravolta dellamica, le parve dessere troppo cattiva e di prendersi una soddisfazione inutile, e disse:
S, ho scherzato.
Ma lo disse in certo modo, lento, a bassa voce, come si dice di una cosa non vera.
Laura volle crederlo, ma la verit le era balenata nella mente, indovinava la parte avuta da sua madre in questo affare, e si sentiva umiliata di dovere la sua felicit allamica.
Si pu fare un confronto fra noi due? le diceva Sofia che voleva rimediare al mal fatto e le rincresceva di vederla soffrire per causa sua;  stato uno scherzo, hai ragione.
Laura mostr dessere persuasa, altrimenti sarebbe stata troppo infelice; infine sentiva che era amata dal suo fidanzato e non voleva pensare al passato ma piuttosto rivolgersi allavvenire che le appariva dipinto dei pi rosei colori.
Anche la signora Elvira viveva della felicit della figlia e provava una contentezza quale non aveva mai conosciuta. Essa era soltanto preoccupata di affrettare il matrimonio, perch temeva sempre qualche incidente che lo facesse andare in fumo, e capiva che la sua figliuola non avrebbe potuto vivere senza Alberto. Intanto preparava uno splendido corredo, degno dello sposo che le era toccato, e a questo scopo faceva continue escursioni a Milano e ritornava portando sempre delle bellissime cose che destavano lammirazione di tutti.
Laura lasciava tutti i pensieri alla mamma, e si pu dire non vivesse che di amore e poesia.
Il barone era tutto contento di avere in casa gli sposi, soltanto trovava che Sofia era da qualche tempo un poco palliduccia e progettava di fare un viaggetto in Svizzera colla figlia subito dopo avvenuto il matrimonio; cos avrebbe sentita meno la partenza dellamica.
Il padre dAlberto aveva fatto una visita al barone e nello stesso tempo aveva voluto conoscere la sposa del figlio, e nera rimasto entusiasmato.
Laura aveva larte daffascinare tutti; figuratevi se non la pose in opera per affascinare il padre del suo Alberto; per egli aveva detto in confidenza al figliuolo che avrebbe preferito avesse scelto Sofia, la figlia del suo amico.
Che vuoi? gli aveva risposto il figlio, ci fu un momento che quasi quasi la mia scelta cadeva sopra di lei, ma la bellezza di Laura mi vinse.
E voi siate felici, altro non vi desidero! gli aveva risposto il padre.
Egli si ferm poco in Italia, avendo molte faccende al suo paese, e fra le altre quella di allestire lappartamento per ricevere gli sposi novelli.
Per desiderio degli sposi il matrimonio si doveva celebrare sul lago, alla chetichella, e poi essi dovevano partire per un lungo viaggio, prima di andare a Berlino, citt scelta per loro dimora.
Man mano che savvicinava lepoca del matrimonio, la signora Elvira era tutta affaccendata perch doveva pensar lei a tutto, e non erano cose indifferenti per una donna sola senza nessuno che laiutasse.
Se la figliuola non fosse stata minorenne, le difficolt sarebbero state men gravi, ma cos aveva un mondo di brighe, e di prorogare il matrimonio di quattro o cinque anni non avevano voluto sentirne parlare.
Intanto Laura sarebbe morta, pensava la signora Elvira, e poi Dio sa che cosa pu accadere nello spazio di tanti anni! Era troppo infelice per non temere qualche sventura ed era importante che la sua figliuola fosse appoggiata al pi presto possibile.
Per ebbe da sorpassare un gran numero di difficolt. Al momento di far le pubblicazioni le chiesero il consenso del padre, altrimenti il matrimonio non avrebbe potuto aver luogo.
Essa del marito non sapeva nulla da dieci anni, e anche se lavesse potuto trovare, era certa che tanto per vendicarsi, il consenso a quel matrimonio non glielo avrebbe dato; sicch senza esitare disse:
Mio marito  morto.
In questo caso dovrete presentare il certificato di morte di vostro marito, e sar valevole il vostro consenso.
La signora Elvira rimase confusa a quelle parole; a quel fatto, nella smania di maritare la figliuola, non ci aveva pensato, e suo marito, infatti, perch da tanti anni non avea dato pi nuove di s, dovea esser morto; ma dove?... quando? Ecco ci che imbarazzava la povera donna.
Per le venne in mente daver veduta annunciata la morte di Ernesto Berletti, che avrebbe potuto essere suo marito, ma che lei avea supposto fosse quel tale cugino, che appunto pel suo nome, era stato causa, allepoca del suo matrimonio, di un errore tanto fatale alla sua felicit. Lannuncio era venuto da Firenze, dove appunto abitava suo cugino; per in quel momento che essa si trovava l, davanti allimpiegato che le chiedeva il certificato di morte del marito, al pensiero che ne poteva andar di mezzo la felicit della figlia, e dopo aver lanciato quasi involontariamente, forse una bugia, credette necessario di sostenerla. E rispose:
Ritorner munita delle carte occorrenti; non sapevo, che per sposare due giovani che si amano, occorressero tante formalit.
Cos vuole la legge: sono afflitto di recarle tante noie, rispose limpiegato, a rivederla.
E quando fu uscita di l, quella povera donna non sapeva cosa fare.
Per lei non cera altra alternativa che avere il certificato di morte dun Ernesto Berletti, qualunque fosse, padre o cugino, poco le premeva, o di vedere tutte le sue speranze andare in fumo e la sua figliuola morire di crepacuore. Veder morire sua figlia!... bella come una madonna; nel fiore della giovinezza.... no, questo era impossibile; piuttosto si sentiva capace di commettere un delitto. E poi quello che era morto non poteva essere proprio suo marito?... Perch no? Aveva pure dei parenti a Firenze e si poteva esser ritirato in quella citt: infine, se fosse stato al mondo non lavrebbe lasciata in pace, ne era certa; dunque dovea esser lui. E a furia di accarezzare simile idea, volle convincersi che il morto fosse proprio suo marito, e senza por tempo in mezzo, senza dir nulla a nessuno, scrisse alla villa che i suoi affari la trattenevano per qualche giorno di pi a Milano, e part per Firenze.
Arrivata in quella citt, non interrog nessuno, non chiese nulla; fece delle pratiche per poter avere il certificato di morte del signor Berletti: per averlo raccont una favola qualunque che le salt in mente; del resto, si chiamava Berletti anche lei, e nulla di pi naturale che desiderasse avere la prova sicura della morte dun suo parente; sicch ottenne ci che desiderava, con poca fatica. Port trionfante al municipio lattestato di morte di Ernesto Berletti; limpiegato trov tutto in piena regola e promise che nella prossima settimana le pubblicazioni desiderate sarebbero fatte.
Essa ritorn alla villa un po pi tranquilla, e abbracciando la figlia pensava: Se sapesse quante ansie e fatiche mi costa la sua felicit!


16.
Da quando sera fidanzata Laura, nella villa il barone e Sofia rimanevano eclissati e pareva che la padrona fosse la signora Elvira.
Tutto il giorno era un andirivieni dinvolti, di pacchetti, di sarte, di modiste per Laura, e madre e figlia erano continuamente in faccende; non si potevano occupare degli altri.
Il barone invece si rannicchiava sempre pi nel suo studio e Sofia passava le giornate a visitare i suoi poveri e i suoi ammalati. Negli ultimi tempi le era venuta una frenesia per la pittura, ondera sempre in giro col suo album, il suo cavalletto e la sua seggiolina pieghevole, a copiare dal vero qualche bella veduta.
Cos rimanevano padrone del campo la signora Elvira e Laura, ed esse erano quelle che davano un po di moto alla villa, con grande scandalo delle persone di servizio, che trovavano che il barone era uno sciocco; e se prima sopportavano pazientemente e rispettavano la signora Elvira, che era giusta e buona, non potevano sopportare quella superbiosa di Laura che faceva la principessa, e dal giorno che sera finalmente trovato uno sposo, le pareva dessere padrona del mondo, comandava a tutti a bacchetta ed era insopportabile.
Il barone non poteva fare a meno di vedere la padronanza presa da madre e figlia nella villa, ma egli amava pi di tutto la sua pace, e poi aveva preso tanto labitudine di vedere in casa sua comandare la signora Elvira, che gli pareva fosse la cosa pi naturale del mondo e lasciava fare.
Egli che, a sentirlo, avrebbe voluto portare una rivoluzione nel mondo, non era nato per la lotta; purch lo lasciassero in pace, sopportava che il dominio nella sua casa lo avesse unaltra persona, specialmente se questa era donna assennata come la signora Elvira per la quale continuava ad avere grande stima e una certa affezione.
Poi amava Laura quasi come la propria figliuola ed era lieto di saperla felice. 
Poverette! pensava, hanno tanto sofferto che  giusto abbiano a provare qualche consolazione.
E per madre e figlia le giornate che dovevano precedere il matrimonio erano giornate febbrili.
Dimenticavano le angoscie passate in mezzo a tante occupazioni; la signora Elvira, intenta solo che alla figlia non mancasse nulla, avea molto da fare a correre innanzi e indietro da Milano a far spese; era per lei un divertimento e una distrazione correre le botteghe, scegliere, provare, acquistare una quantit di oggetti che rendevano Laura felice.
Quando essa col fidanzato accompagnava la madre nelle sue escursioni, erano giornate deliziose.
Alberto, in quelle occasioni, regalava sempre un nuovo gioiello alla sua fidanzata, poi facevano dei deliziosi pranzetti alla trattoria, dove Laura ordinava i cibi pi ghiotti e pi ricercati, e quella madre, e quel fidanzato, erano contenti ed orgogliosi della fanciulla che mostrava una felicit da bimba nel veder appagati tutti i suoi capricci, e sapersi tanto amata da quelle due persone, che dal grande amore lavrebbero viziata.
Essa era una piccola egoista, una tiranna, ed essi lo sapevano, ma qualche volta  tanto piacevole sottomettersi ai voleri dun vezzoso tiranno dagli occhietti neri, profondi, che ringrazia con un sorriso tanto delizioso da scuotere le fibre pi nascoste del cuore.
Cos quegli sposi passavano le loro giornate intenti a far progetti per lavvenire e immersi nella loro felicit.
Dovevano partire per un lungo viaggio di nozze e la signora Elvira voleva che alla figliuola non mancasse nulla; dopo,  vero, si sarebbe trovata sola e disoccupata, ma non voleva pensare a quel momento, e intanto aveva tante cose da fare e tante altre da provvedere, che le pareva di non poter arrivare a tempo a far tutto.
Ma venne a distrarla dalle sue faccende un fulmine a ciel sereno.
Appena fatte le prime pubblicazioni del matrimonio sul giornale, suo marito, il vero padre di Laura, quello che era stato silenzioso per tanti anni e del quale non si sapeva quello che ne fosse avvenuto, salt fuori ad un tratto a impedire il matrimonio di sua figlia. La signora Elvira fu citata a rispondere allaccusa daver presentato un documento falso della morte duna persona chesisteva ancora.
Fu un colpo per quella povera madre, a cui parve di vedere ad un tratto crollare tutto ledificio che aveva fabbricato con tanta cura.
Le nozze dovevano essere sospese, ed essa non si sentiva cuore di dare alla figlia adorata una simile notizia.
Non aveva idea di quello che avrebbe fatto; non voleva consigliarsi con nessuno, molto meno col barone, e si trovava in preda ad unangoscia terribile come non avea provata mai, alla quale non vedeva alcun rimedio, e si sentiva la testa vacillare; era stanca di vivere, di lottare sempre senza aver un minuto di posa, desser legata sempre a quella catena che sentiva ormai non si sarebbe spezzata che colla vita, e avrebbe desiderato morire, uscire da una vita angosciata; ma si trattava della figliuola e doveva raccogliere ancora tutte le sue forze per salvarla, per renderla felice; dopo, avrebbe accolto anche la morte col sorriso sulle labbra, come una liberazione.
Che le importava laccusassero daver prodotto un documento falso? Essa aveva creduto che il morto fosse suo marito: ecco la sua difesa; di questo non aveva paura; eppoi, lavessero pur creduta colpevole, lavessero condannata, che le importava? Lessenziale era salvare la figliuola e che potesse riuscire a sposare luomo che amava; del resto non si curava.
Procur di fare uno sforzo per mostrarsi tranquilla, e disse che doveva recarsi a Milano per alcune formalit; per non pot tanto padroneggiare i propri sentimenti, che la figliuola non le leggesse in cuore.
Mamma, mi nascondi qualche cosa? le disse, quando la vide sul punto di partire. Che cosa  avvenuto?
Nulla, figlia mia; calmati, sono una donna, non capisco certe cose; mancava una formalit inconcludente per le tue pubblicazioni, e vedrai che ora aggiuster tutto e non ci sar pi nulla che impedisca il tuo matrimonio.
Ne pu andar di mezzo il mio matrimonio, dici? disse Laura pallida come una morta.
Calmati, figlia mia,  una cosa da nulla; vedi, io sono tranquilla, sorrido; e poi sai che penso io a tutto, tu non devi che pensare ad esser felice.
Sei cos inquieta, mamma, che mi fai spavento.
Non temere; dammi un bacio e a rivederci presto.
Cos part per Milano, e questa volta collanimo angosciato e colla testa confusa.
Lungo il viaggio andava pensando da che parte fosse sbucato suo marito, proprio al momento che lo credeva morto e non ci pensava pi; capiva che avrebbe potuto facilmente sostenere di averlo creduto morto, ma il difficile era di poter avere il suo consenso per il matrimonio della figliuola.
Essa avea in animo di tentare qualunque cosa pur di riuscire ad ottenerlo; si trattava della felicit della sua figliuola e nessun passo le sarebbe parso difficile o ripugnante per poter riuscire.
Appena giunta a Milano, si mise nelle mani della sua amica, la contessa della Somasca, che lappoggi al suo avvocato; e se non fossero state ad aiutarla quelle buone persone, essa avrebbe dovuto aspettare chiusa in carcere la soluzione del processo intentatole per aver prodotto falsi documenti. Aveva un bellassicurare chessa avea creduto morto davvero suo marito; il processo dovea avere il suo corso, i giurati avrebbero deciso; ed ottenne solo, mediante cauzione offerta dalla sua amica, di potersi difendere a piede libero.
Per il momento non chiese di pi. Raccapricciava solo allidea desser rinchiusa in un carcere, impotente a tentar nulla per sua figlia; essendo libera poteva almeno fare qualche cosa.
Prima di tutto era il consenso del padre che bisognava ottenere perch il matrimonio avesse luogo.
Essa non aveva che un solo pensiero; vedere colui che le aveva fatto tanto male e cercare di commuoverlo; sapeva che sarebbe stata impresa troppo difficile, ma avea bisogno di attaccarsi a quel filo di speranza, e per quanto le costasse dover andare ella stessa a presentarsi a suo marito, decise di farlo.
Prese informazioni, seppe che da parecchi anni suo marito sera dato agli affari, e dopo aver cambiato varie professioni sera messo a quella di impresario teatrale e precisamente a Milano.
Se non aveva mai sentito parlare di lui,  perch avea un socio, il quale non era che un suo strumento, un povero diavolo che avea prestato il nome, ma gli lasciava carta bianca, e si pu dire che gli affari li faceva tutti lui; del resto avea guadagnato, si trovava in buona posizione, ed era anche abbastanza stimato da quelli che lo circondavano.
La sua fortuna era ricominciata a Montecarlo, dove, avendo fatto conoscenza con alcuni artisti di canto, si risolse di fare limpresario; cominci gloriosamente la sua nuova carriera sfruttando meglio che poteva i poveri cantanti, poi slanci sulle scene qualche celebrit, e in poco tempo riusc a radunare una discreta fortuna, che, fattosi ormai serio, decise di non lasciarsi scappare e cominci una nuova vita.
Per non perdeva docchio sua moglie e sua figlia, sempre deciso di prenderle al varco per avere il piacere di vendicarsi della donna che lo aveva disprezzato: ormai non gli mancava che quella vendetta per essere contento, e ci teneva a non lasciarsela fuggire. Del resto, nella carriera dove si era posto, egli era proprio nel suo elemento; quel trovarsi sempre in mezzo ad artisti da teatro, esser una specie di re sul palcoscenico, condurre vita allegra e spensierata, talvolta in mezzo alla baraonda degli affari, qualche altra in mezzo ai piaceri, trovando sempre dei compagni pronti a secondarlo, era proprio quello che ci voleva per lui. Avea piantato a Milano il suo quartier generale, prima di tutto perch era un centro artistico che gli andava bene, poi perch restando a Milano non perdeva docchio la moglie, e quantunque sul lago di Como non fosse mai pi andato, ci mandava le sue spie che gli riferivano tutto ci che accadeva nella villa del barone di Sterne, e gli portavano notizie della bella istitutrice e della sua figliuola.
Quando seppe che Laura doveva prender marito fu tutto felice; sapeva che non poteva sposarsi senza il suo consenso e perci le due donne sarebbero cadute nelle sue reti. Quando poi venne a cognizione che la moglie avea potuto farlo passare per morto, si sent aumentare la gioia perch vedeva la vendetta pi sicura, e ci furono dei giorni che tutti lo trovarono di buon umore; scrittur degli artisti dei quali prima non avea voluto sapere, pag ad altri debiti antichi che non speravano pi di riscuotere; insomma era lieto, avea bisogno despansione e procurava di far contenti quelli che lo circondavano.


17.
Allidea di presentarsi alluomo che lavea fatta tanto soffrire e che odiava pi di ogni cosa a mondo, la signora Elvira si sentiva correre un brivido per tutta la persona: un passo simile non avrebbe potuto farlo che per la sua Laura: almeno, pensava, le potesse giovare; ma il peggio era che non sperava nulla, ed era certa di dover sopportare una inutile umiliazione.
Per si fece coraggio allidea della figliuola e usc di casa per recarsi da lui.
Egli abitava sul corso di Porta Venezia, ma essa non si rec subito verso il Corso e fece una deviazione, tanto per raccogliere i propri pensieri e respirare un poco daria fresca.
Essa non frequentava molto le chiese e non era tanto religiosa; diceva che sera stancata di pregare il Signore vedendo che non lavea mai esaudita; per passando davanti una chiesa ventr macchinalmente e singinocchi piangendo e pregando allaltare della Madonna.
Ormai capiva che dagli uomini non poteva pi sperar nulla e si rivolgeva al cielo; in quel momento aveva bisogno di credere in qualche cosa di soprannaturale, in una forza che potesse dirigere gli avvenimenti, che potesse toccare colui che fu un giorno suo marito.
Non chiedeva al cielo che la felicit di sua figlia, per lei non chiedeva nulla; sarebbe morta volontieri pur di vederla felice.
Usc dalla chiesa pi confortata; aveva pregato con tanto fervore che le pareva impossibile che le sue preghiere non venissero esaudite. Non ci poteva essere che un miracolo per toccare il cuore di suo marito, e le pareva proprio che questo miracolo dovesse accadere.
Infine, a che scopo vorrebbe impedire la felicit di Laura? Che cosa gli ha fatto quella povera figliuola perch debba odiarla? Se  per vendicarsi di me, si vendichi pure, ma sulla mia persona; faccia di me quello che vuole, sua serva, sua schiava, basta che Laura sia salva.
Con questi pensieri giunse alla casa del signor Berletti e con mano tremante spinse il bottoncino del campanello elettrico.
Le venne ad aprire una fantesca, un pezzo di ragazza rubiconda, dallo sguardo insolente, e con quel fare di padronanza che sogliono prendere le serve di un uomo solo.
Essa la squadr da cima a fondo; dal vestire modesto, dai modi riservati capiva che non era delle donne che solevano frequentare la casa del suo padrone, le quali erano sempre artiste da teatro, dai vestiti smaglianti, i cappellini bizzarri e la faccia dipinta.
Chi cercate? le chiese.
Il signor Berletti.
Ma! favorisca dirmi il suo nome.
La signora Elvira tracci con una matita: Elvira Berletti Del Colle, sopra un foglietto staccato dal suo taccuino e lo porse alla donna.
Essa diede unocchiata sullo scritto, e chiese:
 forse una parente del signore? Non mi avea mai detto daver dei parenti!
Portatelo al vostro padrone, disse la signora Elvira in modo che non ammetteva replica.
Oh che aria! pens la serva andandosene.
Essa entr nel gabinetto di studio del suo padrone il quale stava chiacchierando col suo socio e porgendogli il viglietto gli disse:
C una signora che domanda di lei, deve essere una sua parente; ho a dirle che  occupato?
Il signor Berletti, dopo aver data unocchiata alla carta che la serva gli avea posto in mano, esclam, dando un sospirone di compiacenza:
Finalmente! Falla entrare, disse alla serva.
E rivoltosi al socio gli disse:
In quanto a quellaffare parleremo pi tardi; lasciami, ho altro che mi preme con questa signora.
La serva, con aria rispettosa, introdusse la signora.
Elvira si trov al cospetto delluomo che era stato causa della sua infelicit. Non lavrebbe pi riconosciuto, tanto era cambiato.
Invece dei baffetti neri avea la barba intera brizzolata, sera ingrassato, e l davanti allo scrittoio, seduto in un gran seggiolone, avea unaria imponente, severa, che avrebbe posto in soggezione qualunque persona, ma non la signora Elvira, che attraverso a quegli occhietti focosi e luccicanti, leggeva i perversi sentimenti della sua anima.
Appena egli la vide entrare, le accenn di sedere in un seggiolone accanto allo scrittoio, e le disse in aria di cerimonia: 
A che debbo lonore della vostra visita?
Voi lo sapete meglio di me, rispose la signora Elvira; si tratta della felicit di nostra figlia, e sono venuta a pregarvi colle lagrime agli occhi di dare il vostro consenso al suo matrimonio.
Vi accorgete soltanto ora daver qualche cosa di comune con me? fino a questo momento ve ne siete dimenticata, e ve ne dimentichereste ancora se non aveste bisogno del mio aiuto! capisco;  una cosa comodissima dimenticarsi delle persone finch non ne abbiamo bisogno e rammentarsene poi, ma io la penso altrimenti.
Questo discorso fu interrotto dalla serva che aperse luscio con impeto ed annunzi la celebre Rivani.
Limpresario a questo nome sorrise di compiacenza, e disse alla signora Elvira:
Capisco che il nostro discorso andr un po per le lunghe; permettetemi di dir due parole alla signora Rivani, una prima donna che desidero avere nelle mie schiere, poi sono da voi; se volete aver la bont di passare nel gabinetto, qui accanto, in pochi minuti mi sbrigo.
La signora Elvira dovette cedere il posto alla celebre cantante, la quale entr baldanzosa colla testa alta come una regina.
Era piuttosto bella, duna bellezza alquanto artificiale; vestiva un elegante abito di seta, tutto gale e frangie, ma attillato in modo che camminava a stento; il busto era chiuso in una corazza di velluto ricamata con margherite nere sfaccettate, scintillanti; avea sul capo un cappello alla Rembrandt adorno di penne di struzzo tanto lunghe che le scendevano fino in mezzo alla vita, e ad ogni suo mover di capo ondulavano come serpenti.
Il signor Berletti le and incontro con un sorriso grazioso, le prese le mani e disse:
Ho proprio piacere di vedervi.
Vedete, tutti mi volevano, ma sono venuta da voi perch mi piacete e voglio che facciamo affari insieme.
Volentieri, disse limpresario; dunque la mia proposta vi persuade; siamo intesi.
Che? voi avete voglia di scherzare! Duemila lire ogni recita ad una celebrit mia pari?
S; ma chi vi ha sentita in Italia? Capirete bene che un po di rischio c.
Come rischio!disse tutta offesa la cantante. Volete vedere cosa pensano di me nelle prime capitali del mondo?
S dicendo corse nellanticamera saltellando, non potendosi muovere liberamente nelle sue vesti attillate, e ritorn portando sotto al braccio un album piuttosto voluminoso.
Guardate che cosa si pensa di me nelle prime capitali del mondo! soggiunse.
E aperse lalbum, nel quale aveva appiccicato una quantit di pezzetti di giornali dove cerano elogi sperticati sul suo talento, sulla sua voce, sulla sua persona; tutte le pagine dellalbum ne erano piene, di quei pezzetti scritti in varie lingue, tanto che formavano un vero musaico: sopra ciascun pezzetto essa avea posto il nome del giornale, da cui era stato tagliato, e la data.
Limpresario, dopo averci dato unocchiata, disse:
Una bella pazienza la vostra, e avrete speso dei bei denari.
Come! disse la cantante chiudendo impetuosamente lalbum, capisco che non apprezzerete mai il mio talento. Vado da Rovelli che mi fa la corte da un pezzo.
Via, via, ho voluto scherzare, disse il Berletti prendendola per un braccio e facendola sedere accanto a lui; so che valete un tesoro e per questo avrei piacere di avervi nelle mie file; ma pensate anche a noi poveri impresari che siamo esposti a continui rischi; siete tanto bella, siate anche buona.
Vedete, lo sono fin troppo; ma devo vivere anchio e capirete bene che con me non ci avrete che da guadagnare; quando canter io potrete aumentare il prezzo dei posti, dei biglietti, potrete fare quel che volete.
Va bene, ma duemila lire ogni recita mi pare che sia una bella somma.
Se Rovelli me nha offerte tremila ed io ho rifiutato?
Avete fatto male a rifiutare; ma non voglio perder tempo a far altre parole e vi offro anchio tremila lire; ed io ve le do davvero, mentre Rovelli, si sa bene, ve le avrebbe promesse soltanto.
Ma le avrebbe date, ve lassicuro io, perch io le voglio anticipate; non son mica grulla io di fidarmi di voialtri impresari.
Grazie, rispose il Berletti; Ma nemmeno io do somme anticipate; come farei a mettermi al sicuro dei vostri capricci, dalle vostre indisposizioni? non sono poi uno sciocco.
Allora vado da Rovelli.
Via, siate buona; ve li dar nella stessa sera della rappresentazione, ma a rappresentazione finita.
No, perch dopo che ho cantato mi potete mancare; almeno voglio lanticipazione duna met.
Passi per la met: ed ora facciamo la scrittura.
Per ad un patto, disse la cantante, che nella scrittura mettiate dieci mila lire ogni sera; mi vergognerei che vedessero chio mi espongo per una miseria: lo faccio per avere il gusto di cantare in Italia, e voialtri, si sa bene, siete tutti poveri, e pi certo non mi paghereste.
Accordato: ed ora siete contenta? Mi vorrete un po di bene?
S, mio bellimpresario, ora me ne vado e ritorner pi tardi per il contratto; siamo intesi, met prima, met poi, ma nella medesima sera. A rivederci; addio.
E cos dicendo gli gett un bacio e gli fece un inchino, come se fosse stata sul palcoscenico a ringraziare il pubblico, poi ritorn indietro ancora e soggiunse:
Per ricordatevi: farete stampare dei grandi avvisi; tutti i giornali dovranno parlare della celebre Rivani. Ho preparato un album per mettere i giudizi del pubblico italiano. Ricordatevelo: addio.
Lasciate fare a me, rispondeva limpresario; a rivederci.
Poi si alz, chiam la signora Elvira e le disse:
Mi rincresce davervi fatto aspettare, ma gli affari prima di tutto: ora ritorniamo al nostro discorso. Dunque voi desiderate parlare di nostra figlia. Siete stata voi stessa ad affermare che  nostra; ebbene, io fino ad ora non mero proprio accorto di possedere una figlia, e come vi dissi, voi avete avuto il torto di accorgervene soltanto quando aveste bisogno del mio aiuto.
Perdonate, disse la povera donna che era sulle spine, ho avuto torto, ma essa non ne ha colpa e non deve portare la pena del mio egoismo.
Il Berletti finse di non accorgersi di questa interruzione e continu:
Dunque voi avete goduto fino ad ora della compagnia di quella che chiamate nostra figlia, sta bene; ho capito che una fanciulla, fin che non  duna certa et, ha bisogno duna madre, e non ho voluto privarla delle vostre cure saggie e affettuose; perci non mi sono fatto vivo; ma ora si parla per lei di matrimonio, dunque  giunta ad unet che pu dirigersi da s anche senza la mamma, ed eccomi a chiedervi nostra figlia. Fino ad ora lavete avuta voi, ora reclamo la mia parte; ho diritto di goderla un po anchio prima daffidarla nelle mani duno sposo;  tanto giovane che c tempo.
La signora Elvira si sentiva morire; ma ebbe la forza di dire:
Essa ama il suo fidanzato e non pu vivere senza di lui!
Sciocchezze! disse il Berletti facendo spallucce, simili amori non esistono pi nemmeno nei romanzi: leggete Zola e poi me lo saprete dire. Vi assicuro io di guarirnela: conducetela a me e vedrete come dimenticher presto il suo fidanzato.
Ma cosa volete fare di quella povera fanciulla?
Chiss! forse una celebrit: so che ha buona voce, che canta bene; anzi vi ringrazio di averle dato una buona educazione; la slancer sul teatro.
La signora Elvira pens alla scena a cui avea assistito pochi minuti prima, e allidea che la sua figliuola potesse divenire simile a quella donna che avea udito parlare in quella stanza, si sentiva gelare il sangue.
Voi scherzate! disse colla voce tremante, non vorrete essere la rovina della vostra figlia.
La rovina! e perch? Chiss che idea vi formate del teatro! ma se  la miglior carriera per una donna!... Io, vedete, se avessi avuto voce non avrei fatto altro; non sapete che felicit sia per una fanciulla esser in mezzo alle feste, agli omaggi, esser corteggiata da tutti, portata in trionfo, inchinata come una regina, adorata come una santa, voi non lo sapete, voi che vivete l in un guscio, a vegetare come le piante del giardino del vostro barone; sul teatro si sente di vivere, almeno; e sio voglio che nostra figlia segua quella carriera,  soltanto per il suo bene; e poi, una prima donna pu aspirare a qualunque fortuna, pu sposare un duca, un principe, ben altro che un uomo insignificante come il vostro tedesco; la nostra figlia la vedremo principessa, e allora s che mi ringrazier daverle procurato una simile fortuna!
Cessate, vi prego, diceva la povera donna che avea tentato parecchie volte dinterrompere quel discorso; questo non sar mai; vorrei piuttosto vedere nostra figlia morta, che sulle scene.
Non andiamo nel tragico; vi rassegnerete anche voi, perch io ormai ho destinato cos.
Ma io non ve la dar mia figlia, disse la signora Elvira alzandosi.
Ed io me la far dare per forza, son nel mio diritto, ed ho in mano delle buone armi.
Voi minacciate! Guardate che dal momento che non mi volete amica, mi avrete nemica: dir a tutti chi siete, e narrer il vostro passato.
Questa minaccia laspettava, e non mi fa paura: chi  capace di presentare allautorit dei documenti falsi,  capace di dire una bugia; non sarete creduta.
Io credevo che foste morto.
Dovevate informarvi; non son notizie da darsi cos alla leggera; vi dico io che non vi crederanno. Ed ora avete capito: il consenso al matrimonio di Laura con quel giovane non lo dar mai, non  il partito che vagheggio per lei; e voi favorirete di mandarmi la mia figliuola. Dopo tanti anni, mi pare daver diritto di fare la sua conoscenza.
Piuttosto vorrei morire: in quanto al matrimonio, aspetter il tempo di poter fare a meno del vostro consenso.
Il male  che  un po troppo lontano: cinque anni!... c tempo di girare tutti i teatri del mondo, raccogliendo allori ed applausi. Ed ora io sono libero di girare dappertutto, anche sul lago, merc la stima che mi sono acquistata.
La signora Elvira ritorn a tentare la dolcezza.
Far quello che volete se salvate nostra figlia; verr a stare con voi, mavrete vittima, schiava, tutto quello che vorrete.
Non mi serve; ormai non sareste nemmeno una buona comprimaria: voglio Laura.
No; giuro che non lavrete: la condurr lontana, in capo al mondo, dove non potrete far nulla.
Ho le braccia lunghe.
Non ci raggiungerete, ve lassicuro.
E s dicendo usc indignata dalla stanza, accecata dallira, collinferno nellanima.
Non ne poteva pi; se avesse avuta unarma sentiva che lavrebbe ucciso.
Usc da quella casa come una forsennata, non vedeva lora di trovarsi presso alla sua figliuola, le pareva che quelluomo andasse intanto a rapirgliela; lo sapeva capace di tutto; avea la testa esaltata e non ragionava pi.
Senza por tempo in mezzo sal una vettura e si fece condurre alla stazione: quando fu l dovette aspettare che il convoglio partisse per Como, e intanto si mise a girare avanti e indietro con impazienza febbrile; i passeggieri la guardavano con sorpresa e la credevano pazza: ci fu una guardia municipale che quasi la metteva in una carrozza per condurla allospedale; un signore le si avvicin a chiederle se non si sentiva bene. Era osservata da tutti, ma era tanto agitata che non si accorgeva di nulla.
Finalmente venne lora della partenza, anche il viaggio le parve eterno; per sfogare la sua nervosit doveva rompere tutto quello che aveva in mano; avea gi fatto in pezzi il manico dellombrellino, e avea strappato i fili della frangia che guerniva il suo mantello.
Ormai la sua mente si ribellava a rimanere fissa sopra un solo pensiero: non sapeva quello che avrebbe fatto giunta alla villa, ma si sentiva un gran peso sul cuore, un tremito in tutta la persona, un bisogno di sfogarsi, di gettarsi nelle braccia di persone amiche.
Non bast che la figliuola le venisse incontro tutta sorridente assieme al fidanzato; essa non vedeva nulla, solo sentiva un bisogno prepotente di parlare, non pensava nemmeno a frenarsi per la sua Laura, bisognava che dicesse tutto, altrimenti sarebbe scoppiata.
E il sorriso di Laura rimase agghiacciato sulle sue labbra, quando vide la madre in quello stato.
Siamo perdute! esclam la povera donna, tuo padre non vuol dare il suo consenso e il tuo matrimonio non pu aver luogo! Non ci ha fatto soffrire abbastanza, vuol torturarci fino allultimo, povera figlia mia! Non piangere.... vieni qui fra le mie braccia....
Non pot pi proseguire; un singhiozzo le serr la gola; presa da un accesso nervoso, cadde spossata sulla poltrona.


18.
Dopo il colloquio avuto colla moglie, il signor Berletti era rimasto contento per la vittoria ottenuta e per aver veduto finalmente quella donna superba umiliata innanzi a lui, ma era alquanto pensieroso. Voleva mantenere la sua parola donore e riavere la figlia, ma ancora non era deciso in che modo raggiungerebbe il suo intento. Far valere i suoi diritti davanti alla legge, gli pareva cosa poco prudente, e non ci si sarebbe risolto che allultima estremit quando non vi fosse stato alcun altro mezzo. Avrebbe preferito piuttosto rapirla, e colla mente sempre immersa in scene da melodramma gli pareva anche pi facile, pens al Rigoletto, dove con una scalata ad una finestra si rapisce di notte una fanciulla con tutta facilit e risolse di tentare qualche cosa di simile; una volta poi che Laura fosse stata nelle sue mani, simmaginava che colla promessa di dare il suo consenso al di lei matrimonio con Alberto, avrebbe fatto di lei tutto ci che voleva, ed anche esordire sulla scena come era il suo sogno; in seguito avrebbe veduto. Ma lesperienza laveva reso accorto ed era deciso di non precipitare le cose e lasciar tempo al tempo, intanto avrebbe fatto qualche esplorazione sul lago, e sperava bene essendo in unepoca fortunata che tutto gli andava a gonfie vele; allidea di poter alfine vendicarsi di sua moglie apriva le labbra ad un sorriso di compiacenza e si fregava le mani dalla contentezza.
La signora Elvira, appena pot riordinare le proprie idee, si rivolse al suo amico, il barone, pentita di non essersi prima consigliata con lui, e trattandosi della sua figliuola daver voluto far tutto di sua testa. Essa gli aperse il cuore come ad un confessore, ma egli non sapeva che consigliarle la pazienza e le diceva daspettare che Laura fosse maggiorenne.
Se avessi saputo che nelle vostre leggi ci sono tante difficolt, ve lavrei consigliato anche prima, egli le disse.
Ma essa non era contenta di questo consiglio, non voleva aspettare, aveva paura e della salute della figliuola e delle minacce del marito, e il barone era costretto a convenire che i dispiaceri avevano inasprito il carattere di quella donna, che non era pi quello di prima.
Laura non capiva pi nulla: esser giunta fino alla vigilia del suo matrimonio e poi vederlo andare in fumo le pareva una cosa inverosimile; ma il dolore di sua madre le faceva comprendere chera troppo vero.
Alberto landava confortando, col dire:
Aspetteremo; quando tu non sarai pi minorenne deciderai della tua sorte.
Laura crollava il capo e rispondeva:
Cinque anni sono troppo lunghi! non vivr tanto dopo questo colpo.
Egli le chiudeva la bocca e non voleva sentirla parlare a quel modo: avrebbero aspettato e dopo sarebbero felici egualmente; egli sentiva che il tempo non affievoliva il suo amore, e, se non contento, si mostrava abbastanza tranquillo.
Ma Laura, avvezza a non lottar mai, a veder la madre appianare la via in tutto, era stata affranta da quel colpo, come un albero non avvezzo alle bufere si schianta al primo soffio di vento impetuoso. Dover passare cinque anni in mezzo allincertezza, colla spada di Damocle sospesa sul capo dallodio del padre, che avrebbe in quello spazio di tempo trovato modo di rendere impossibile il suo matrimonio, erano cose troppo forti per unanima non temprata alla scuola del dolore; essa si sentiva stanca della vita e desiderava la morte come sollievo alle sue inquietudini.
Se Laura si piegava, abbattuta da quel primo dolore, sua madre era invece stanca di soffrire e di lottare; tanto che madre e figlia, invece di confortarsi a vicenda, non facevano che lamentarsi della sorte, e cos dar nuova esca al loro dolore, nel quale ormai trovavano una certa volutt.
Sofia si dedicava a quelle poverette con tutta la bont dellanima sua, ma non riusciva a strapparle alle loro pene, e nemmeno Alberto poteva far ritornare il sorriso sulle labbra della sua fidanzata.
Il tempo  galantuomo, diceva, e passeranno anche questi cinque anni.
Laura rispondeva con un sospiro.
Qualche volta egli voleva condurla sul lago in barchetta come nei tempi lieti, ed essa si lasciava condurre come una bimba, senza mostrar piacere e senza fare alcuna opposizione.
Un giorno egli le diede la notizia che suo padre lo voleva per qualche tempo presso di lui, ma che sarebbe ritornato presto.
Me laspettavo, avea detto Laura tranquillamente, senza mostrare alcuna emozione.
Ma torner, sai, e se mi vuoi bene devi promettermi di stare allegra.
E quando partirai? chiese la fanciulla.
Forse fra quindici giorni, un mese; mio padre non mha fissato unepoca, giorno pi giorno meno non monta, voglio rimaner tanto da vederti un po pi tranquilla. Io resterei sempre qui, lo sai bene, ma ora che si tratta di anni non posso lasciar per tanto tempo il mio vecchio padre.
 giusto, disse Laura con un sospiro.
E rimase silenziosa come ormai era abituata di fare quasi tutto il giorno.
In lei era avvenuto un gran cambiamento e nessuno lavrebbe riconosciuta per la fanciulla allegra e loquace dun tempo.
Non si occupava pi delle cose che una volta erano la sua gioia, mangiava quello che le mettevano davanti senza curarsi se i cibi fossero buoni o cattivi, anche nel vestire era indifferente; stava qualche volta tutta la giornata con un semplice abito da mattina.
 tempo dindossare i vestiti pi pesanti, le disse un giorno la sua mamma, oggi fa fresco.
Non lo sento, rispose Laura, anzi ho voglia di andare in barchetta.
Prenditi almeno un mantello.
Ecco, lo far per contentarti.
E s dicendo scese in barchetta con Sofia e Alberto, tutti e due felici chessa mostrasse desiderio di qualche cosa, quantunque la giornata non fosse delle pi propizie per una gita in barca.
Quando si furono allontanati dalla riva, un colpo di vento fu sul punto di capovolgere la barca.
Vien temporale, disse il barcaiuolo.
Sarebbe prudenza ritornare, soggiunse Alberto.
Si sta tanto bene! disse Laura, ma se avete paura prender i remi anchio, cos faremo pi presto.
S dicendo si mise a remare.
Che bel fresco, disse Laura.
Sofia diceva invece che aveva freddo e si ravvolgeva nel suo mantello.
Prendi anche il mio, disse Laura gettandoglielo.
E tu?
Io ho caldo; non vedi che sono in traspirazione?
Appunto per questo devi coprirti.
No, non voglio mantelli, sto bene cos.
E faceva andare la barca con tutta la sua forza.
Piove, disse Alberto; torniamo a casa.
Pauroso! esclam Laura, hai paura di due goccie dacqua.
Vien temporale, soggiunse il barcaiuolo.
Infatti il vento soffiava impetuoso e il lago era tutto onde agitate, a guisa di mare; le due rive parevano dileguarsi fra la nebbia; Sofia e Alberto avevano i brividi.
Presto, torniamo, dissero.
Laura era invece sorridente, e diceva:
Non vedete? siamo in alto mare.
Ma avendo compassione dei suoi due compagni di viaggio, si diede a vogare con tutta la forza verso la riva.
Oh come sei bagnata dalla pioggia! copriti, le diceva Sofia.
Sai? sono forte io! non mi fa nulla.
Il sudore le si gelava sulle spalle e lumidit le penetrava nelle ossa.
La signora Elvira e il barone stavano ansiosi ad attenderli alla riva. Sapevano che le loro figlie erano sul lago, e con quel tempo indiavolato temevano qualche disgrazia.
Quando li videro scendere sani e salvi furono contenti, e facendosi loro incontro con volto sorridente chiesero:
Avete avuto paura?
Non ci spaventiamo per cos poco! risposero, abbiamo avuto una piccola burrasca; il legno e lequipaggio sono salvi.
Erano di buon umore; Laura specialmente da molto tempo non era stata cos allegra; lesercizio del remare le aveva dato un bel colorito, tanto che la signora Elvira ebbe la speranza che si fosse rassegnata alla sua sorte.
La sera per la fanciulla sent un brivido in tutta la persona e dovette andare a letto perch avea la febbre.
Tutto per quella mania di andare sul lago con quel tempo! disse la signora Elvira.
Ma non fece gran caso del male della figliuola, calcolandola una semplice infreddatura.
Il giorno dopo, la febbre aument: un dolore acuto la trapassava dal petto alla schiena, e quantunque non si lagnasse, si vedeva che soffriva molto.
Il dottore dichiar che avea una polmonite e non nascose alla signora Elvira la gravit del male.
Essa non volle crederci, disse che i medici non sapevano nulla ed esageravano per farsi pi merito: per non lasciava mai la figliuola, e giorno e notte stava ad osservarla con occhio attento, a spiarne i movimenti.
Se la vedeva agitata, se il termometro che misurava la febbre si alzava di qualche centimetro, si sentiva stringere il cuore; voleva vedere continuamente il dottore, e poi se le parlava della gravit della malattia, se la prendeva con lui, dicendo che non capiva nulla.
Anche Sofia non abbandonava lamica, ed era di grande aiuto nella camera dellinferma; anzi Laura, se desiderava qualche cosa, si rivolgeva a Sofia piuttosto che alla madre.
Aveva la mano tanto leggera quando le accomodava i guanciali, e poi faceva tutto tranquillamente, con calma, non versava mai le medicine sul letto e gliele dava senza chessa facesse alcuna fatica, mentre invece sua madre avea la mano sempre tremante ed era cos agitata che faceva pena soltanto a vederla.
Va a riposarti, le diceva, fammi questo piacere, mi basta Sofia; sei stanca ed abbattuta, va a dormire.
Ma se la signora Elvira si nascondeva per appagarla, non voleva muoversi dalla stanza.
Intanto il male cresceva e la povera fanciulla bruciava dalla febbre e non poteva avere il respiro; si sentiva soffocare.
Essa non si lagnava mai del male, e non sera mai mostrata cos paziente.
Un giorno solo insisteva che aprissero la finestra, ma non vollero assolutamente appagare il suo desiderio perch il dottore lo aveva proibito; ed essa, per questo, sagit in modo che la sera il dottore la trov peggiorata e la rimprover del suo capriccio.
Essa per al suo capriccio ci teneva, e la notte, in un momento che non credeva dessere osservata dalle sue infermiere, fece per scendere dal letto ed andare ella stessa alla finestra. Sua madre e Sofia furono pronte ad arrestarla e a farla tornare a letto, non cos presto per da impedirle di raffreddarsi.
Ma sei pazza! le disse la madre, vuoi dunque morire?
S, mamma, sarei tanto contenta! Ho pensato appunto in questi giorni che sono qui ammalata, che la vita  bella per quelli che non soffrono, ma piuttosto di soffrire, di penare,  meglio cento volte la morte; almeno non si sente pi nulla, si dorme, ed  cos dolce dormire quando si hanno dei dispiaceri!... non piangere, mamma, ti prego, mi fai male; se morir devi pensare chio sar in un paese lontano, felice, e tu non crucciarti poich un giorno verrai a trovarmi anche tu e sar una bella consolazione.
La signora Elvira si sentiva straziare, ma, nello stesso tempo, vedendo che sua figlia avea abbastanza forza per chiacchierare, sperava bene, pensando che quando la morte  vicina non si ha voglia di far tanti discorsi.
Sofia invece temeva molto per la vita dellamica. Si era trovata spesso al cospetto della morte e sapeva che essa inganna fino agli ultimi istanti; poi la faccia di Laura non prometteva nulla di buono: i suoi occhi erano infossati e avevano attorno un cerchio livido, le guance erano smunte e dun colorito terreo; pareva incredibile che una malattia di pochi giorni lavesse tanto disfatta: la madre sola poteva illudersi perch sperava tanto nel vigor giovanile della figliuola, che le pareva impossibile potesse soccombere.
Alberto passava qualche ora nella camera dellammalata, ed essa lo accoglieva con un sorriso mesto mesto e gli porgeva la mano pallida e scarna.
Un giorno che Sofia era uscita, gli disse:
Alberto, se muoio, mi prometti di sposare Sofia?
Ma che cosa ti viene in mente? vedrai che guarirai e saremo felici.
La fanciulla croll il capo e soggiunse:
Non credo di poter guarire, e poi a che varrebbe? a ricominciare la lotta, i dispiaceri, le sofferenze!... io non mi sento nata per lottare,  meglio cos: ma tu ricordati che devi sposare Sofia; essa ti ama, ti ha sempre amato, ed  tanto buona che ti far felice: me lo prometti, Alberto?
Il giovane non parl, ma Laura sent una lagrima caderle sulla mano.
La sposerai, non  vero? soggiunse con un filo di voce.
Io porto sfortuna, rispose Alberto;  meglio che viva lontano da tutti.
Non dir cos, mi fai male.... sono io che tho portato sfortuna: e poi, sai, bisogna ascoltare le parole dei moribondi.
Quando entr Sofia si fece promettere anche da lei che avrebbe sposato Alberto e lo avrebbe fatto felice.
Almeno non ci saranno impedimenti al vostro matrimonio! disse; amalo come lho amato io: soltanto prego il cielo di concederti quella felicit che a me fu negata.
Il suo male peggiorava e ormai il dottore diceva che avea pochi giorni di vita. La signora Elvira non volea crederci e continuava a pascersi di illusioni.
Dopo la malattia, Laura si era spogliata del suo egoismo ed era diventata pi dolce e pi buona. Faceva tutto quello che le si ordinava di fare, prendeva tutte le medicine, era docile ed ubbidiente, pareva insomma unaltra persona. Quando Sofia si avvicinava al suo letto, le diceva spesso:
Quante noie ti ho dato! quanto ti ho fatto soffrire!... ma mi perdonerai, non  vero? Penserai a me anche quando sar morta?
Sofia le dava un bacio, e:
Non dir cos, le rispondeva, vedrai che guarirai e torneremo a correre nel giardino.
Poi doveva volgere il capo per nascondere la sua commozione.
La signora Elvira si compiaceva del cambiamento della figliuola, e pensava: ora  perfetta; non le mancava che un po di dolcezza, un po di bont ed ora  proprio un angelo. Non pensava nemmeno che potesse morire; come aveva vissuto il giorno dianzi poteva vivere anche il domani; il male, si sa, viene in fretta e va via adagio, ed ogni giorno che passava era un passo di pi verso la guarigione: essa infine non vedeva alcun peggioramento nella malattia della figlia, il dottore esagerava, ma a quellet c tanta forza nella natura, che si supera qualunque male.
Cos almeno sperava quella madre desolata.
Ma Laura si sentiva tutti i giorni diminuire la forza, e il suo respiro si faceva pi affannoso, tanto che ormai era diventato il rantolo duna morente.
Venne un momento che volle la madre e Sofia presso di s, e prese le loro mani nelle sue, fissandole coi suoi occhi quasi spenti.
Si sentiva soffocare, e tutta la montagna di guanciali che aveva sotto il capo non bastava pi a farla respirare con meno fatica: stette molte ore silenziosa, senza fiato, poi mormor queste parole:
Se muoio.... non piangete.... non ne vale la pena.
Il rantolo si fece pi forte; si mand in fretta pel dottore, il quale disse che cominciava lagonia e non cera pi nulla da fare.
La signora Elvira avea gli occhi impietriti, ma non voleva credere ancora.
Ad un tratto Laura lasci andare le mani che teneva nelle sue, le prese un tremito in tutta la persona, le sue membra sirrigidirono, il rantolo le mor nella gola e cadde immobile sui guanciali.
 svenuta! disse la signora Elvira.
 morta! voleva dire Sofia, ma non ne ebbe il coraggio: singinocchi accanto al letto e pianse lamica perduta.
 impossibile! esclamava la povera madre.
E cercava di scuotere quel corpo inerte.
 inutile! diceva Sofia che non poteva resistere a quello strazio.
Il cuore si  fermato, diceva la signora Elvira mettendo lorecchio sul cuore della figlia; ma voglio farlo andare come il mio orologio, quando si ferma lo scuoto e va ancora, e noi siamo fatti come orologi.
Poi mise ancora lorecchio sul cuore della figlia, e con accento disperato soggiunse:
Non va.... non vuol andare.... bisogna scuoterlo ancora.
E scuoteva quel povero corpo con mano convulsa.
Sofia, temendo per la ragione della povera madre, chiam gente e la fece uscire da quella camera.
Pi tardi volle ritornarvi, promettendo dessere buona e di non far sciocchezze. Infatti fu tranquilla: sempre cogli occhi fissi sulla povera morta, si contentava di baciarla di tratto in tratto.
Non volle che alcuno gliela toccasse, volle vestirla colle sue mani come quando era una bimba. Le mise un abito tutto bianco, le acconci i capelli in due treccie che le scendevano lungo i fianchi, e la volle mettere colle sue mani nella cassa. Essa fece tutto in silenzio, senza dire una parola, senza versare una lagrima; poi and in giardino, colse i fiori pi belli e pi profumati e li gett nella cassa, in modo che Laura ne fu tutta coperta: in mezzo a quei fiori usciva soltanto la sua bella testa, bianca come la cera, coi lineamenti cos perfetti che parea la testa duna Madonna del Murillo che uscisse in mezzo ai fiori.
La madre stette ancora a contemplarla, muta, immobile come una statua.
Quando vennero a chiuder la cassa essa voleva opporsi, ma la sforzarono a starsene tranquilla: per essa guardava quegli uomini con uno sguardo feroce, quasi truce, e se avesse avuto unarma in mano li avrebbe uccisi: ci si comprendeva soltanto a vedere lespressione del suo volto.
Poi si misero presso al feretro e stette tranquilla fin che vennero a portarla via: volevano persuaderla a rimanere a casa, ma non ci fu verso, volle seguire sua figlia.


19.
La sorte della povera fanciulla, morta sul fior degli anni, avea commosso tutti quelli che abitavano nei dintorni della villa, ed erano accorsi a rendere un ultimo tributo di simpatia alla povera morta.
Sin dalla mattina si notava intorno alla villa uninsolita animazione; venivano a frotte i contadini dai casolari e i signori dalle ville.
Il feretro era sepolto in mezzo alle corone di fiori, fra le quali ne dominava una gigantesca di Sofia. Cera il curato in cotta bianca e stola ricamata seguito dai chierici, poi la banda del paese che avea intuonata una marcia funebre, e alcuni rappresentanti della Societ di Mutuo Soccorso colla bandiera abbrunata, poi, dietro, una fila di signore vestite di nero, di signori, di contadini che portavano le torcie, e di ragazzi che unitamente ai chierici, intonavano una cantilena triste e monotona.
Sofia era vicina alla signora Elvira e di tratto in tratto sfogava con un singulto il suo dolore.
Invece la signora Elvira era immobile, cogli occhi fissi e seguiva il corteggio macchinalmente, ritta come una statua. Molti conoscenti le si erano avvicinati per dirle una parola di conforto, ma poi, fatti timidi da quella faccia immobile e da quello sguardo fisso, non avevano ardito rivolgerle nemmeno una parola.
Fa paura quella povera madre! avea detto la maestra ad una donna che le camminava vicino.
Preferirei vederla piangere e disperarsi, avea risposto la vicina; nemmeno a me piace quel suo fare. Povera donna!
Mah! Dio laiuti! avea soggiunto la maestrina. Era stata troppo fortunata, era troppo contenta, ed a questo mondo non si pu essere felici.
Per andare alla chiesa bisognava salire un viottolo stretto, tutto a gradini, che conduceva al villaggio: in quel punto il corteggio dovette restringersi e la gente si trov cos pigiata che andava avanti a stento.
I curiosi uscivano dalle case, saffacciavano alle finestre, le donne singinocchiavano mormorando la preghiera dei morti, e gli uomini, facendosi il segno della croce, si levavano rispettosamente il cappello; dappertutto udivansi voci ed esclamazioni di compianto, dirette non tanto alla morta, quanto alla povera madre, che ispirava a tutti la pi profonda piet.
Davanti alla chiesa cera una spianata, una specie di terrazzo, dal quale si dominava tutto il lago.
Seduto sul parapetto, quasi nascosto dietro un albero, si trovava uno sconosciuto che, senza scomporsi, teneva gli occhi rivolti dalla parte dove veniva il mesto corteo.
Nessuno avea osservato quelluomo. Tutti intenti alla mesta cerimonia non facevano gran caso di ci che accadeva intorno a loro.
Quando la signora Elvira, quasi senza accorgersene, fiss gli occhi da quella parte, fu come un lampo: il suo sguardo sillumin d un bagliore truce, si chin, raccolse un sasso che vide a suoi piedi e lo scagli impetuosamente contro quelluomo; ruppe la folla facendosi largo colle braccia, e si mise a correre,come una forsennata verso di lui coi pugni stretti, gridando:
Rendimi la mia figliuola!... rendimi la figliuola che mi hai ucciso!...
Pareva una furia, colle braccia tese, coi capelli scarmigliati, e, per la sorpresa, nessuno os arrestarla; anzi, i pi vicini, presi da spavento, gli altri per spirito dimitazione, si misero a correre per la campagna; i preti interruppero le loro cantilene, e tutti fuggirono, lasciando in mezzo alla spianata il feretro abbandonato.
Il sasso lanciato dalla donna fer lo sconosciuto ad un braccio; che se lo avesse colto alla testa sarebbe stato belle spacciato.
Alcuni furono subito pronti a soccorrerlo, mentre gli altri volevano a tutti i costi arrestare la povera madre, che seguitava a scagliar sassi, terra, rami dalbero, con una forza straordinaria, contro quelli che volevano fermarla.
Arrestatela, arrestatela! gridavano.
Ma nessuno osava avvicinarsi a quella furia.
Fu soltanto Sofia che se le fece vicino e cerc di calmarla colla sua dolcezza.
Lo sguardo dolce della fanciulla calm la collera della madre, che diede in un pianto dirotto con dei singhiozzi striduli da bimba viziata, e presa fra le mani la testa della fanciulla, disse:
Sei qui, figlia mia?... chi ha detto che eri morta?... Imbecilli, non  vero, non si pu morire cos giovane.... Chi  che vuol portarla via?... Non voglio, non voglio; nessuno oser strapparmela dalle braccia!... Che spavento!... Ma ora  passato, sei qui....
E continuava a baciarla e toccarla; poi dava in una risata, indi in uno scoppio di pianto.
La voce del fatto accaduto corse in un lampo per il paese e vennero i carabinieri per arrestare la donna che colpiva i passanti a sassate.
Il barone, che avea assistito a quella scena collanimo straziato, quando vide i carabinieri condotti dalla popolazione paurosa e curiosa nel medesimo tempo, non lasci toccare la povera donna..
Non vedete che  pazza? egli disse.
Ha ferito un uomo!
Chi  quelluomo? chiese il barone.
Un certo Berletti: noi siamo qui per fare il nostro dovere.
 stato lui che le ha dato il colpo di grazia, disse il barone.
Poi, rivoltosi ai carabinieri, soggiunse:
 pazza e non  responsabile delle sue azioni: di questa donna me ne incarico io e ne risponder allautorit. In quanto a voi, pensate a far dar sepoltura a quella povera fanciulla.
E accenn al feretro chera rimasto dimenticato sulla spianata della chiesa.
Il barone era abbastanza conosciuto, perci i carabinieri non ebbero coraggio dinsistere, tanto pi che anche il dottore, chiamato in fretta sul luogo, dichiar che la povera donna avea smarrita la ragione.


20.
La signora Elvira si lasci trascinare da Sofia alla villa come una bimba.
Ormai le sue forze erano esauste e potea appena reggersi in piedi. Tenne gli occhi fissi a terra per un pezzo senza parlare, poi li fiss in volto a Sofia e, aprendo le labbra ad un sorriso da scema, disse:
Finalmente ti sposerai, non  vero, Laura? non ci sono pi impedimenti, io li ho tolti tutti e tu sarai felice.... Chi  che abbiamo sepolto? Hai visto il funerale?
Poi facendo un gesto come di chi ricorda una cosa che cercava da tanto tempo.
Ah! soggiunse, era il funerale del mio babbo; povero babbo! era bello, vestito da militare, colla spada al fianco, e come mi voleva bene! mi teneva sulle ginocchia e mi parlava della mamma; sarebbe stato contento dassistere alle tue nozze, invece  morto, povero babbo!
E dopo altre cose sconclusionate, diede in un pianto dirotto.
Il dottore consigliava di chiuderla in un manicomio, ma il barone non avea cuore di prendere sul momento una simile risoluzione; egli voleva vedere se quella pazzia fosse passeggera; il dottore crollava il capo, non ne era persuaso.
Alla villa la chiusero in una stanza e le diedero dei calmanti: essa parea tranquilla, ma continuava a parlare, a dir cose senza senso comune, a piangere e ridere come una bimba.
Sofia volle farle da infermiera e stava nella medesima stanza ad osservarla: per il dottore ed il barone non stimavano prudente lasciar sola la fanciulla colla pazza e vollero assolutamente che tenesse con lei unaltra donna.
Sofia era coraggiosa e quando si trattava di assistere ammalati non avea paura di nulla, e poi con lei la pazza era cos docile, non faceva che accarezzarla e chiamarla sua figlia.
Anche Alberto stette un bel pezzo in camera della demente che, vedendo sempre in Sofia la sua figlia, voleva chegli continuamente labbracciasse.
Dovete sposarvi domani, diceva loro, dunque dovete star vicini, darvi la mano, abbracciarvi come due sposini.
E univa le mani dei giovani, li metteva vicini, e allora era contenta.
Ad Alberto faceva pena quella povera donna e ad una certora la lasci. Sofia rimase, ma nella notte ebbe a provare un forte spavento.
La pazza fu presa da un nuovo accesso di furore, ebbe come unallucinazione: le pareva di vedere la faccia di Berletti, del suo persecutore, e come un toro infuriato ruppe i mobili, i vetri della finestra e voleva slanciarsi fuori: non vera forza umana che valesse a trattenerla; Sofia e la donna che faceva da infermiera cercavano di trattenerla per le braccia, ma essa si svincol con tanta forza che ne rimasero malconcie.
Dovettero chiamar degli uomini per dominare quella furia.
Ci si misero tutti, il barone, Alberto e i domestici, finch la povera donna, dopo quegli sforzi sovrumani, rimase affranta, spossata.
Per il barone diede ragione al dottore, e per quanto costasse al suo cuore, decise di farla chiudere il giorno appresso in un manicomio: capiva che finch avesse in casa quella donna non ci sarebbe pi tranquillit, e sarebbe anche in pericolo la vita della sua figliuola, che continuava ad avere la smania di volerla assistere.
Il giorno appresso dissero alla pazza che dovevano andare a fare una gita. Essa si lasci condurre sul battello a vapore da Alberto, Sofia ed il dottore del paese; il barone non ne ebbe il coraggio: fino dalla mattina si era ritirato nel suo studio, e quando ud che la casa era tranquilla sent come un vuoto intorno a s, come uno strappo al cuore e nascose per qualche tempo il capo fra le mani.
Quando si alz, si guard nello specchio e saccorse che avea gli occhi rossi come di persona che ha pianto; si spruzz la faccia di acqua fresca dicendo fra s:
Vergogna! alla mia et piangere come un bimbo.... se mi vedesse Sofia....
E volle distrarsi: cerc di occuparsi della sua opera, dei suoi libri, ma la sua testa divagava, le sue idee si confondevano, ed era preso da paura di diventar pazzo anche lui.
Intanto Sofia, Alberto ed il dottore correvano in carrozza assieme alla povera pazza sulla via che conduce a Mombello. Essa non parlava mai, era indifferente a tutto; una volta sola chiese a Sofia e ad Alberto se andassero a sposarsi; poi non parl pi.
Quando fu il momento di lasciare Sofia, labbracci, la chiam figlia e la raccomand ad Alberto.
Falla felice...  tua sposa; ora io debbo lasciarla, ma ricordatevi di me qualche volta.
Sofia a quelle parole si sentiva straziare, e provava una gran compassione per la povera donna. Prima di partire la raccomand caldamente al direttore dello stabilimento e volle che le promettesse di non lasciarle mancar nulla e di appagare tutti i desiderii di quella poveretta, essa e suo padre avrebbero pensato a tutto: poi ritorn alla villa, spossata per le tante emozioni.
Il barone non le chiese e non volle saper nulla; per quella fu alla villa una giornata assai mesta. In due giorni la popolazione era diminuita di due persone e avevano lasciato un gran vuoto: il barone non aveva mai trovato il lago di Como cos malinconico; a Sofia non era mai parso il suo giardino tanto triste, e Alberto disse che sarebbe partito due giorni dopo.
Se si partisse anche noi? disse il barone, ho desiderio di rivedere la patria.
La faccia di Sofia sillumin con un sorriso di gioia e disse:
Come sarei contenta!
Gi da molto tempo desiderava vedere il paese dove era nata e prostrarsi sulla tomba della sua mamna.
Ebbene, partiremo tutti, disse il barone.
E si ritir nella sua camera.
Egli non poteva darsi pace di provare quel vuoto intorno a s, eppure aveva vicina la sua figliuola; e doveva pur confessare che listitutrice negli ultimi tempi era tutta occupata di Laura e a lui faceva poco o nulla perch Sofia soccupava di tutto ci che lo riguardava. Capiva che era una debolezza, e che se listitutrice era stata una vittima del marito, a poco a poco, tanto lui quanto Sofia erano quasi divenuti vittime dellistitutrice. Essa in casa aveva presa una certa padronanza, si era imposta, e Laura eclissava Sofia, tanto che Alberto sera acceso di lei e aveva lasciata laltra in un canto; eppure aveva tanto labitudine di vedere seduta alla sua mensa la signora Elvira, di vederla seduta nel solito cantuccio col lavoro in mano, di udire di tratto in tratto quella voce melodiosa, che non poteva darsene pace, e doveva pur confessare chegli lavea sempre amata e lamava ancora, quantunque il suo affetto fosse sempre stato muto e rispettoso.
Sono pazzo, diceva, alla mia et aver ancora di questi grilli pel capo;  una debolezza, capisco, ma mi fa male; mi sarebbe bastato vederla sempre qui, e invece.... poveretta, quanto ha sofferto anche lei!... via, non pensiamoci pi....  meglio partire, andare lontano da questi luoghi, dimenticare.... Che bella cosa dimenticare.... e la mia opera? Ora non ne ho pi voglia, mi  venuta in uggia, non capisco pi nulla, ho le idee confuse....
Anche lui pareva pazzo; per fortuna le disposizioni che dovea prendere per la partenza portarono una diversione alle sue idee, e la patria lontana, chera sul punto di rivedere dopo tanto tempo, fu il discorso di quei giorni, ed era un discorso al quale suniva una certa amarezza, quella di lasciare il bellissimo lago dove avevano vissuto tanti anni.
Ci ritorneremo, dissero al momento di salire sul battello a vapore.
E quando videro la villa colle persiane chiuse dileguarsi nella lontananza, ebbero una stretta al cuore, come se non dovessero rivederla mai pi.


21.
 passato un anno da che il barone di Sterne e la figlia hanno abbandonata la villa.
Quantunque nella loro patria avessero molti amici, da principio non vollero vedere nessuno perch erano troppo malinconici e desideravano la solitudine, continuarono per a ricevere Alberto che legato a Sofia da un comune dolore si sentiva sempre pi attratto dalla sua bont e dolcezza, ed era tentato di appagare lultima volont di Laura e chiederla in sposa, ma temeva di portarle sfortuna; per suo padre era tanto innamorato della buona fanciulla che ne faceva continuamente gli elogi.
Se fossi pi giovane, diceva al figliuolo, non mi lascerei fuggire quellangelo.
S, mi piace, ma sono cos sfortunato che temo di portarle sventura.
Sei pazzo, son tutti pregiudizi, gli diceva il padre, e poi qui da noi non  come in Italia, qui almeno, se si  infelici, c rimedio, fortunatamente abbiamo il divorzio e il matrimonio non  una catena indissolubile.
Infine Alberto si persuase e chiese il consenso di Sofia a divenire sua moglie, colla condizione per di fare divorzio appena ella si trovasse infelice con lui.
Essa acconsent sorridendo a quella strana idea, ben certa che si sarebbe trovata tanto felice che di divorzio non ce ne sarebbe bisogno.
Le nozze si fecero presto, senza tanti preparativi; i giovani si amavano e bastava, e li troviamo appunto in viaggio dirigersi verso lItalia.
Sar un pellegrinaggio questa gita, diceva Sofia, ma non avrei potuto vivere senza rivedere i luoghi dove ho passata la mia giovent, e sapere cosa  avvenuto delle persone chebbero tanta parte nella mia esistenza.
Poi rivoltasi allo sposo, soggiunse:
Perdonami se  un viaggio che ci ricorder delle cose tristi.
Tu sei la mia padrona, le rispose Alberto, e tutto quello che fai  ben fatto.
Sofia lo ringrazi con uno sguardo che andava diritto al cuore.
Prima di tutto and a cercare, in un piccolo cimitero di villaggio, una tomba, quella di Laura, dove, sopra una croce, stava scritto semplicemente: morta a 17 anni, e coperse quella croce di fiori!
Poveretta, disse colle lagrime agli occhi, le piacevano tanto i fiori!
Poi and a visitare la sua villa deserta; rivide il giardino, il chiosco, la sua camera, il suo salottino, ma tutto abbandonato e negletto, e nebbe una stretta al cuore.
Il barone che non voleva pi ritornare in Italia e che si trovava tanto bene in mezzo alle sue memorie di giovent, aveva posto in vendita la villa. Ogni volta che Sofia ne vedeva lannuncio sui giornali, si sentiva malinconica, non poteva reggere allidea di veder la sua cara villa in mani altrui; e quel giorno avea voluto almeno darle un ultimo saluto.
Chi sa se la rivedr ancora, disse nel lasciarla;  triste, abbandonata, ma ci voglio sempre bene, mi ricorda tante cose.
Poi fece una visita a Mombello per aver notizie della povera pazza.
Seppe che dopo lagitazione dei primi giorni, era sempre tranquillissima: era libera di girare dove voleva e passava delle ore colla famiglia del direttore che avea preso molto interesse alla sua sorte.
Avea avuto in quel frattempo il processo per la falsa dichiarazione della morte del marito, e lavvocato difensore non avea nemmeno avuto bisogno di addurre a sua difesa il suo stato di pazzia, essa venne assolta a pieni voti.
Del resto sera formato nella sua testa un mondo tutto suo ed era felice.
Sofia volle vederla, laccolse con un sorriso e la chiam figlia. Poi le raccont chera tanto contenta: nella sua mente si credeva daver avuto il divorzio col primo marito e dessersi sposata col barone.
Alfine posso morire tranquilla, disse a Sofia, ho veduto esauditi tutti i miei voti; di quel perfido non so pi nulla, e io ho sposato Federico che  tanto buono, un angelo; peccato che sia sempre nel suo studio occupato colla sua opera filosofica e non mi possa tener compagnia, ma mi occupo anchio, ed ora che tu sei maritata non ho pi pensieri per te, scrivo la mia storia: sono tanto tranquilla ora, non sono mai stata tanto bene; sono qui nella mia villa!... guardate che paradiso!
E li conduceva nel giardino, come se proprio facesse gli onori della sua villa.
Mi dispiace solo che voi veniate cos di rado a vedermi, ma si sa, quando le figlie hanno preso marito non si ricordano pi dei loro genitori.
E continuava a chiacchierare allegramente, vivendo in un mondo creato dalla sua fantasia, ma che avrebbe potuto essere anche reale.
Il direttore narr loro chessa infatti scriveva tutto il giorno una specie di autobiografia, dove spesso ripeteva quello che avea gi scritto il giorno prima, ma in ogni modo faceva delle osservazioni veramente meravigliose per una demente, tanto chegli intendeva di fare una scelta e pubblicare in breve ci che essa scriveva nelle giornate pi tranquille, e intitolare il libro: Il romanzo duna pazza. Egli assicurava che sarebbe un volume veramente interessante.
E non si agita mai? chiese Sofia.
Si agita solo quando sente pronunciare la parola morta; allora va sulle furie e grida: Chi  che ha detto che  morta? sono bugiardi, imbecilli, mia figlia vive ed  maritata,  l in Germania, lontano, e si sa, le figliuole quando sono maritate non ci appartengono pi; e continua cos per qualche tempo. Ora che lo sappiamo, noi facciamo il possibile per non pronunciare alla sua presenza quella parola.
Poveretta! esclam Sofia.
Essa  felice, disse il direttore, e proprio non merita desser compianta.
Infatti, disse partendo Sofia, non lho mai veduta cos contenta come adesso; essa vive nel suo mondo ideale e non ha fastidi. Ora, soggiunse rivoltasi al marito, per finire bene il mio pellegrinaggio, vorrei sapere il Berletti castigato di tutto ci che ha fatto soffrire a quella povera donna.
Invece, mi rincresce, ma non avrai questa consolazione, rispose Alberto. Appunto parlando di lui colla contessa Bice, mi raccont che i suoi affari vanno a gonfie vele, e gode di una certa considerazione come impresario. Egli mise a profitto la disgrazia toccata a sua moglie per farsi vittima presso le prime donne pi in voga, che lo preferiscono agli altri perch, poveretto, dicono, ha tanto bisogno di conforto.... ha la disgrazia di aver la moglie in un manicomio, e a parit di condizioni, si scritturano sempre col Berletti per compassione. Cos, avendo dalla sua molte celebrit, pot ottenere limpresa dei principali teatri, e vive beato e contento.
Ci sono proprio delle ingiustizie a questo mondo! disse Sofia un po imbronciata.
E lo fu pi ancora quando seppe che era stata venduta la sua villa sul lago.
Speravo che nessuno la comperasse, disse, colle lagrime agli occhi, chi andr ora ad abitarla?
E se si andasse noi? chiese Alberto.
Tu hai voglia di scherzare! rispose Sofia, mi fai rabbia anche tu!
E se ti dicessi che lho comperata io dal tuo babbo per regalartela?
Davvero! esclam Sofia battendo le mani come una bimba e gettandogli le braccia al collo. Come sono felice! quanto ti voglio bene!
E per prenderne possesso, andarono a finire la loro luna di miele in quella villa, ripromettendosi di ritornarvi tutti gli anni nella bella stagione, sempre pi felici e pi innamorati luno dellaltro.
...
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...
FINE.