CORDELIA.
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LINCOMPRENSIBILE.
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1900. Fratelli Treves Editori, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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    Testo curato da Catia Righi per il Progetto Manuzio.
           Associazione Culturale "Liber Liber".
              http://www.liberliber.it/
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Presentazione.
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Ambientato a Napoli, questo romanzo ci presenta una insolita figura di donna detective, la nobile Benita dAltavilla decisa a scoprire chi ha ucciso il giovane poeta Guido Rambaldi, suo amore contrastato, pugnalato a morte nel suo giardino dopo un incontro segreto con lei.
Benita cerca lassassino, dapprima rivolgendosi al mondo del soprannaturale, lincomprensibile, cercando di contattare lo spirito del defunto tramite medium e sonnambule. Ma risulta pi efficace la strada suggeritale dallavvocato Baldelli, che difende il cugino Federico dAltavilla, accusato del delitto perch innamorato di lei e geloso del poeta. Benita si introduce sotto mentite spoglie in casa del pittore Amalfitano, amico dinfanzia di Guido, scoprendo che il passato di Guido contiene un tragico segreto, dal quale si risale infine allassassino del giovane.
Pi lineare la figura di Gabriella, che ha amato Guido e che  capace di sacrificarsi per le persone che ama. Il finale sar quindi lieto per Gabriella, che trover un nuovo saldo amore in Amalfitano, e pi scontato per Benita, spinta dalla famiglia al matrimonio con il cugino, per cui prova affetto e gratitudine, e mai prover per lui amore.
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L'AUTRICE.
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Virginia Tedeschi-Treves, nota anche con lo pseudonimo di Cordelia (Verona, 22 marzo 1849  Milano, 7 luglio 1916),  stata una scrittrice italiana.
Dopo il matrimonio nel 1870 con Giuseppe Treves, coproprietario col fratello Emilio della casa editrice Fratelli Treves, fu presidentessa del Comitato lombardo pro suffragio femminile, cofondatrice del Lyceum di Milano, contemporanea di Ibsen, di Flaubert, di Zola, Dostoevskij; nel suo salotto letterario accolse i massimi autori e intellettuali del tempo, da Verga a D'Annunzio, da Carducci a Freud.  stata fra le prime donne a parlare di divorzio, di Psicanalisi, di diritto all'istruzione; nel '16 scrisse il manifesto del femminismo tricolore. Contemporaneamente inizi una fortunata carriera di scrittrice per "signore" e bambini con lo pseudonimo di "Cordelia" e di direttrice di riviste di moda.
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LINCOMPRENSIBILE.
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CAPITOLO 1.
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La carrozza era pronta; Sofia Hartmann, la damigella di compagnia, aspettava per uscire, mentre Benita dAltavilla indugiava seduta al tavolino scrivendo:
 Vengo, vengo!  disse;  due righe ed ho terminato.
Intanto sopra un foglietto di carta stemmata e profumata scriveva queste parole:
"Adorato Guido,
"Mio padre vuol condurmi a fare un lungo viaggio; ma prima ho bisogno di parlarvi.
"Egli dar una festa daddio la sera del 15 giugno.
"Vi sar facile entrare dal grande cancello del giardino in mezzo alla folla degli invitati. Venite ed aspettatemi nel boschetto di lauri sotto la finestra della mia camera.
"Per tutti i casi vi unisco un viglietto dinvito.
"A rivederci.
"Benita.
Prese poi una busta e col pi bel carattere inglese scrisse lindirizzo:
"AllIllustre Signor Guido Rambaldi,
"Via Monte Oliveto 40.
Posta la lettera in tasca, si mise un cappellino elegante, e senza guardarsi nello specchio usc in fretta e raggiunse la signorina Hartmann, che laspettava nellatrio da qualche minuto.
 Scusate,  disse la fanciulla mentre saliva in carrozza,  ma mi premeva scrivere una lettera.
 Alla posta;  ordin al domestica che teneva aperto le sportello della carrozza.
 Gli avete scritto?  chiese la damigella di compagnia, una tedesca bionda, alta, sottile e delicata.
 Lo credo!  rispose la signorina dAltavilla;   gi abbastanza crudele non poterlo veder mai. Io, vedete, non capisco come possiate stare degli anni lontana dal vostro fidanzato.
  necessario,  rispose la Hartmann;  dopo, quando ci rivedremo, saremo pi contenti.
 E non sapete nemmeno quando vi sposerete?
 Per ora non lo sappiamo; ci sposeremo quando Max avr una buona posizione, ed io quel tanto da farmi un po di corredo e da ammobiliare la nostra casa.
 Basta! io quasi invidio la vostra calma, ma non vi comprendo; mi pare che siate duna specie diversa dalla mia. Vedete, quando mio padre disse: "Da qui a due anni, io chinai il capo; ma sento che non avr pazienza di aspettare tanto; morr certamente prima.
 Sono tutte esagerazioni,  soggiunse sorridendo la damigella di compagnia.  Il tempo passa anche troppo presto, e bisogna lasciarlo passare occupandosi, distraendosi e non pensando sempre alla stessa persona.
 Voi avete un bel dire; ma come si fa quando non si  padroni del proprio pensiero?
Benita non aveva ancora pronunciate queste parole, che la carrozza si ferm davanti alla posta. Essa discese rapidamente e volle mettere nella buca la lettera colle sue manine aristocratiche, poi risal in carrozza e si fece condurre alla passeggiata di Via Caracciolo.
Benita dAltavilla era una fanciulla ammirata da tutti quelli che la conoscevano; non si potea dire propriamente bella, ma era molto seducente. I capelli nerissimi ombreggiavano la fronte candida e pura; gli occhi lucenti, irrequieti mandavano come unonda di calore vivificante quando si posavano su qualche oggetto, e il suo sorriso era tanto incantevole e buono, che le bastava aprire la bocca per ottenere tutto quello che desiderava.
Figlia di una dama americana e dun principe napoletano, riuniva in s stessa la grazia aristocratica, la vivacit meridionale e una franchezza tutta americana. Rimasta da bambina senza madre, il padre lavea guastata al punto che quando gli chiedeva alcuna cosa con quel sorriso incantevole, egli non sapeva negargliela, e soleva dire chessa era la sua padrona e chegli si sarebbe ucciso piuttosto che far versare una lagrima a quei begli occhi espressivi.
Appunto quel giorno, mentre essa si faceva trascinare lungo la riva del mare, ella pensava in qual modo il padre, sempre cos buono e arrendevole, avesse potuto negarle il consenso al suo matrimonio col giovane che amava, Guido Rambaldi, e come alle insistenti preghiere di lei avesse risposto semplicemente: "Non conosco quel giovane; non appartiene alla nostra societ; dicono che abbia ingegno e sia un buon poeta, ma questo non mi basta e voglio conoscerlo meglio; tu sei giovane, e possiamo aspettare.
Ad un rifiuto assoluto si sarebbe ribellata, avrebbe lottato e forse vinto; ma cos, avea dovuto tacere mostrandosi rassegnata.
"Due anni, pensava; "uneternit, per due persone che si amano. E poi partire, andare lontano, era un fatto che le pareva impossibile, e nella sua testolina fantastica faceva dei progetti per impedire quel distacco; e intanto sussultava di piacere allidea di passare col suo Guido la sera della festa, di riudire il suono di quella voce insinuante e abbandonare nelle mani di lui la sua manina, come lultima volta che sera trovata con lui ad una festa in casa Santelmo.
Mentre nella mente le passavano quei pensieri, la sua faccia pareva illuminarsi; poi tutto ad un tratto, espansiva per natura, sent il bisogno di confidarsi collamica e di parlare del giovane che occupava tutto il suo essere.
Aveva labitudine di confidarsi colla signorina Hartmann, sapendola fida e discreta; poi in compenso sinteressava al fidanzato di lei, che laspettava lontano in Germania.
Rompendo ad un tratto il silenzio le disse:
 Non  vero che erano belli gli ultimi versi che mha dedicato?
E non pot fare a meno di ripeterli:
Se tu parti, morr, siccome il fiore
Reciso dallo stelo,
Che cade al suol, dimenticato e spento.
Se tu parti, morr, siccome muore
Il germe sotto al gelo,
O la face s priva dalimento.
Quando non sar pi, col pi leggero
Vieni sulla mia fossa
E prega pace a quei che tam tanto.
Un rumor sentirai nel cimitero;
Il fremito sar delle mie ossa
Che esulteranno nel sentirti accanto.
 Come sono belli!  esclam infiammata la fanciulla;  e quanto  piacevole essere amati cos! Non ho ragione di preferire Guido a mio cugino?
 Oh! il signor marchese  molto compito e vi ama molto,  rispose Sofia Hartmann.
 S, ma  tuttaltra cosa; anchio gli voglio bene come ad un fratello; un affetto calmo, tranquillo, ma senza poesia; forse perch ha avuto una vita troppo facile, non ha sofferto, non ha lottato, ed io non ho veduto il suo coraggio alla prova. E poi, vi devo confessare quello che penso nella mia testa? I matrimoni in famiglia non mi piacciono; non mi persuade questo voler accumulare ricchezze sopra ricchezze; non  giusto; vorrei che mio cugino sposasse una che non fosse ricca, come far io, per pareggiare le fortune; gi sono un po socialista; e poi non  igienico sposarsi sempre fra parenti, le razze si deteriorano.
 Se vostro padre vi ascoltasse, sarebbe inorridito. Ma sapete che avete delle idee rivoluzionarie?  disse la Hartmann.
 Sono le mie idee; nessuno me le ha messe in testa, ma sono nate e cresciute da sole; dunque devono esser buone, come tutte le cose che ci vengono dalla natura.
 Forse saranno nate collamore pel poeta.
 No, ma per quello della giustizia. Per mio conto io metto lingegno sopra le ricchezze e la nobilt, e se fossero dimpedimento per sposare il mio poeta, preferirei essere la fanciulla pi povera della terra.
 In tal caso forse il poeta non vi avrebbe dedicato i suoi versi,  disse la tedesca, quasi inconsapevolmente. Benita le diede unocchiata corrucciata, e rispose:
 Voi bestemmiate; non sapete che Guido mi dedic dei versi prima ancor di conoscermi? non ve ne rammentate? eccoli.
E torn a declamare.
Il tuo nome non so n il tuo passato,
N di saperlo bramo,
So sol che un guardo tuo mi fa beato
Che ardentemente io tamo.
  vero, avete ragione,  disse la Hartmann;  ho parlato senza riflettere, perdonate.
Benita sorrise; quel giorno si sentiva contenta, e non poteva tenere il broncio a nessuno.
Era un pomeriggio destate, pieno di sole; le case illuminate erano dun colore smagliante; le vele che solcavano il mare azzurro, parevano ali candidissime; sulla riva gli equipaggi correvano, sincontravano, surtavano sulla strada bianca formando delle macchie scure, tremolanti; sulle carrozze il sole si fermava a rallegrare una festa di colori. Immensi ombrellini di trine velavano ed ombreggiavano i volti pallidi delle signore e le acconciature eleganti primaverili.
Sotto a quelle trine si vedevano apparire e scomparire sorrisi come lampi fuggenti, occhiate provocanti, profili che fuggivano come visioni in mezzo al bagliore del sole scintillante sullargento dei finimenti dei cavalli e delle livree, sui diamanti che mandavano lampi nelle orecchie delle signore.
In quellora, in quel luogo, Napoli pareva in festa, e si sarebbe detto che fra quel sorriso di cielo tutti dovessero essere felici.
Benita dAltavilla e la sua compagna erano anchesse trasportate in quel vortice; facevano parte di quella festa degli occhi, ma non parlavano pi; la Hartmann pensava alla casa modesta dove il suo Max laspettava lavorando e pensando a lei; laltra, mentre salutava gli amici macchinalmente chinando il capo, sorrideva ripensando ai versi del suo poeta, allappuntamento che gli aveva dato di nascosto del padre, alla gioia di averlo per una sera vicino, e col pensiero seguiva la lettera che gli aveva scritto, provando di quel mistero un godimento inesprimibile.
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CAPITOLO 2.
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In pochi giorni il giardino del duca dAltavilla era stato trasformato in modo da non sembrar pi quello di prima. Lunghe corone di lumicini cadevano a festoni dagli alberi, come monili di perle fiammeggianti; sui prati erano sorti, quasi per incanto, padiglioni e chioschi eleganti, ricoperti di stoffe preziose. In certi punti il giardino avea laspetto duna sala immensa colle pareti formate da piante secolari e colla vlta azzurra seminata di stelle.
Il desiderio del duca dAltavilla era stato appagato.
Egli avea detto che voleva il giardino cambiato in una sala fiorita, e che le sale fossero piene di fiori e di profumi, da dar lillusione di giardini.
E cos era avvenuto, e contemplando lopera sua girava pei viali ancora deserti, conducendo sotto il braccio la cognata, marchesa Anna, una matrona dallaspetto fiero e maestoso, che conservava ancora sul volto le traccie di una bellezza passata, e nel portamento la fierezza duna razza dominatrice.
Parlavano di Benita, e il duca si mostrava contento di aver veduto la figliuola allegra e sorridente durante i preparativi per la festa.
  naturale,  diceva la marchesa; per la giovent ci vogliono feste e distrazioni, come per le farfalle i fiori. Se Benita si divertir, non avr tempo di pensare a romanzi sentimentali.
 Fosse vero quello che dite!  esclam il duca.  Ma temo che passati due anni saremo da capo; Benita non  una ragazza come le altre.
 Vi pare?  disse scotendo il capo la marchesa.  Vi assicuro che di ragazze me ne intendo, e sono certa davervi consigliato bene; andate a viaggiare, fate che si diverta, e poi vedrete.
 S, ma si scriveranno.
 Si scrivano pure; intanto viaggiando non c molto tempo da scrivere; poi  facile che qualche lettera vada smarrita; e tutte queste combinazioni sono altrettante docce fredde sugli ardori duna fanciulla di quellet; ora si vive in fretta, e in due anni succedono tanti avvenimenti....
 Vi ho dato retta, e veramente Benita dal giorno in cui si  incapricciata di quel poeta, non  mai stata tanto allegra come in questo momento; eccola.... quanto  bella!...  soggiunse con un sospiro quel padre innamorato.
Benita scendeva la scalea di marmo che conduceva in giardino, tutta vestita di bianco, colle scarpe di raso che sfioravano appena il terreno, e faceva leffetto dunapparizione quasi fantastica.
Avea un vestito semplicissimo di velo; una cintura damoerro le stringeva la vita sottile, e scendeva in lunghi lembi da un lato; le spalle e il collo candidissimi uscivano dal velo bianco che contornava il busto, come un fiore da una coppa dalabastro; i capelli neri, rialzati alla greca, lasciavano scoperta la fronte e le orecchie delicate adorne duna semplice perla dun candore latteo, che armonizzava con quello roseo della pelle e col niveo vestito. Sul petto avea per solo ornamento un gruppo di rose ninfetas; tutta la gamma dei bianchi in una perfetta armonia.
Appena scesa la scalea, si guard intorno e disse:
 Bello, mi piace.
 Sei contenta?  le chiese il duca.
 S, tanto. Penso che verranno tutte le mie amiche e si divertiranno; sar certo una bella festa.
 Intanto siete impegnata per il primo ballo,  ud una voce sussurrarle allorecchio.
Essa si scosse ed esclam:
 Federico!... Mi avete fatto paura! Ma da che parte siete venuto?
 Mah.... chi lo sa?  un mistero.... Dunque siamo intesi: il primo ballo.
 Ebbene, sia,  disse Benita; ma il primo ballo soltanto; dopo non baller pi.
 Perch?
 Dovr fare da padrona di casa, occuparmi delle amiche, e anche voi, se vorrete farmi piacere, dovete farle ballare.
Il marchese Federico, un bel giovane elegante con una gardenia allocchiello, chin il capo in segno di ubbidienza e corse a ricevere glinvitati che incominciavano a venire.
Il giardino sandava popolando di signore eleganti che scendevano dagli equipaggi, e a braccio dei loro cavalieri andavano a salutare i padroni di casa.
 Che bellezza!... Che profumi!... Ma questo  un giardino incantato!... Pare una fantasmagoria!...  si sentiva esclamare da tutte le parti.
Benita era dappertutto, pareva che si moltiplicasse; ora salutava una compagna di collegio, ora dava un bacio ad unamica; a questa faceva un complimento, a quella presentava un ballerino.
Ad un tratto si sent circondare la vita da un braccio maschile, e ud Federico dirle:
 Non sentite la musica? Questo ballo  mio; me lavete promesso.
E via la port, seguendo col passo cadenzato le note dun valzer di Strauss.
 Quanto siete bella questa sera!  le diceva mentre la trasportava come in un turbine.  Se potessi vi darei un filtro per farmi amare da voi; dite dite quello che devo fare per conquistarvi.
Benita rideva, eccitata dalla danza e da quelle parole; le sembrava quasi dessere in un sogno.
 Dite come debbo fare per farmi amare da voi,  ripeteva Federico;  datemi unimpresa difficile come quelle dei guerrieri del medio evo; mettetemi alla prova; vorrei morire per voi.... perch siete sempre cos crudele?...
E intanto la stringeva stretta stretta; sentiva i riccioli de suoi capelli sfiorargli la guancia e dargli il solletico, e accanto al suo sentiva, attraverso i veli, battere il cuore della fanciulla amata; vedeva londeggiare del seno palpitante, e soffriva, soffriva atrocemente di non poter stritolare quel corpicino sottile, che non voleva esser suo, di non poter domare quella volont, che si ribellava a suoi desiderii.
Ad un tratto, Benita si stacc da lui impetuosamente:
 Mi fate male,  disse;  mavete quasi soffocata.
 Davvero! disse il giovane turbato.   stato senza volerlo; ma  pi forte di me.... vi amo tanto!... perdonate!...
E si sedette vicino a lei, supplicandola di fare un giro ancora, promettendole di non stringerla pi, di non farle male.
Benita non voleva; quando la strinse al seno, aveva provato una sensazione come di paura; per non pot resistere allatto supplichevole del cugino, e gli disse:
 Un ultimo giro, poi basta.
Dopo cinque minuti si stacc da lui quasi fuggendo, e si cacci in mezzo alle coppie di ballerini e ai gruppi di signore.
 Come sei bella, Maria Santelmo!
 Nora, vuoi prendere un gelato?
 Gina, il marchese di Santafiora desidera fare un giro con te.
 Carmela, mostrami il tuo ventaglio.
E cos gir di crocchio in crocchio, dicendo a tutti qualche parola graziosa, occupandosi di tutti i suoi invitati, svolazzando leggera e sorridente come una farfalla; poi scomparve nel folto degli alberi silenziosamente, e molti ballerini, che volevano invitarla per ballare insieme, la cercarono invano nei viali illuminati del giardino, nelle sale piene di profumi e di fiori. Benita era scomparsa come una bella visione.
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CAPITOLO 3.
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Benita, colla faccia infiammata e la personcina fremente ancora dalleccitazione del ballo, dei lumi e dei discorsi, scomparve nel folto del bosco tenebroso, in mezzo alle piante secolari dove non penetrava raggio di luce, e il buio pareva pi nero dopo il chiarore abbagliante dei viali illuminati.
Essa camminava in fretta in mezzo a quel buio, urtando qualche volta nei rami degli alberi, incespicando nelle radici che uscivano nodose dal terreno, lasciando dietro ai suoi passi un fruscio di foglie e di seta, come se una brezza di vento fosse passata attraverso i rami delle piante.
Giunta al boschetto di lauri, si ferm ad ascoltare incerta, non sapendo da qual parte rivolgere il passo.
In quel luogo solitario non sudiva alcun rumore; giungevano soltanto di tratto in tratto i suoni dei ballabili, trasportati da qualche folata di vento; per, quasi spinta da un presentimento, si diresse da una parte del bosco dietro il palazzo, dove cera un sedile di marmo.
Unombra nera le venne incontro, e ud una voce mormorare:
 Benita!
 Guido! Finalmente!...
Il giovane la prese per mano e la condusse presso al sedile, dove le piante erano meno folte e penetrava un raggio di luna che pareva una striscia dargento.
 Qui c un po di luce; voglio vederti,  disse il giovane;  come sei bella!...
 Per te, vedi, appena ho potuto sono venuta.
 Grazie, amor mio!
 Ho voluto averti qui solo presso di me, parlarti prima di partire.
 Ma davvero parti? hai questo coraggio?
 Io non vorrei; ma come fare?
 Se vai lontano non potr vivere,  disse il poeta.
 Ma come fare allora?
 Pensiamo.
Stettero qualche minuto in silenzio, gustando la dolcezza di sentirsi vicini. Egli le teneva i polsi stretti fra le mani, in modo che sentiva battere fortemente le arterie di lei attraverso la pelle fine e delicata; ed essa, colla testa reclinata sulla spalla di lui, sentiva il cuore battere forte, ed erano uniti come se lo stesso sangue scorresse nelle vene di entrambi e se nulla al mondo esistesse fuori di loro.
Erano estatici, inebriati; non osavano muoversi, nel timore di rompere quellincanto. La musica lontana mandava dei suoni indistinti, indefiniti; dai lauri fioriti scendeva un profumo acuto che li avvolgeva come in un fumo dincenso; eppure il tempo passava rapidamente.... ed avevano bisogno di dirsi tante cose!...
 Come son belli i tuoi versi,  disse Benita, per rompere il silenzio.
 Ma tu non partirai,  soggiunse il giovane, quasi rispondendo ad un pensiero che lo inquietava.
 Morr lontana da te; ma come devo fare?
Egli la strinse quasi involontariamente al seno, come per proteggerla e non lasciarla fuggire.
 Senti, Guido,  ella soggiunse;  ho pensato al modo di non partire. Hai coraggio?
 Morrei volentieri per non perderti.
 Ebbene,  disse Benita risoluta;  rapiscimi!
 Andiamo!  disse il giovane, e fece per stringerla ancora, come per prenderla fra le braccia.
 Adagio, non c fretta,  soggiunse la fanciulla.  Cos vestita da ballo,  impossibile; c tempo domani o dopo. Senti: io ti scriver per combinar tutto; poi scender di notte in giardino; tu mi aspetterai verso la porticina, a sinistra, da questa parte; mi farai trovare una carrozza, poi mi condurrai dove ti dir io, da una mia amica fidata; scriver a mio padre non dicendogli dove mi trovo, ed egli, per riavermi, dopo questo scandalo, dar subito il consenso al nostro matrimonio. Va bene?
 E quando sar?  chiese il giovane.
 Domani, forse; fra due giorni; al pi presto possibile.
 Fosse vero!  esclam il poeta.  Sono impaziente, perch, vedi, mi pare che la felicit di possederti sia troppo grande e tanto lontana, che non mi sar dato raggiungerla.
 Fanciullo!  disse Benita, dandogli sulla bocca un piccolo colpo col ventaglio. Poi sussult.  Hai sentito?  chiese.  Qualche cosa s mosso dietro di noi.
Guido si guard intorno, poi rispose:
  la tua imaginazione; sar stato il vento o qualche uccello notturno.
 Peccato che devo lasciarti; mi cercheranno.
 Resta un poco ancora; senti che ballano. Se sapessi come soffro, quando ti so ballando fra le braccia dun altro!...
 Se ho passato con te la maggior parte della serata!...
  vero, e ti ringrazio; ma sono egoista, sono geloso.... Vedi? io sento che quando non sarai pi qui presso di me, avr freddo, avr paura, mi sentir morire; rimani ancora, ti prego!...
 Ebbene, ancora cinque minuti. Ma credi chio vada volontieri in mezzo a tutta quella gente? credi chio mi diverta? Io, vedi, anche lontana sono sempre con te; ti porto nel pensiero, nel cuore; ripeto i tuoi versi sempre. Come ha potuto accadere questo fatto? Non lo so; pochi mesi fa non ti conoscevo, ed ora sei tutto per me; spiegami come  avvenuto.
 Non so; so solo che da te dipende la mia vita, il mio avvenire; che mi sei necessaria come laria che respiro.... Resta; non abbandonarmi!...
Essa andava sciogliendosi e staccandosi dalle sue braccia; sentiva, che non poteva pi resistere alla dolcezza di quelle parole, che se si fosse ancora indugiata in quel luogo avrebbe finito per abbandonarsi incosciente, come se fosse caduta in deliquio. Fece uno sforzo, si alz, e:
 Addio,  disse;  presto avrai mie notizie, e poi non ci lascieremo pi.
 Aspetta, aspetta,  supplic Guido.
Indi la prese per la mano, la trasse vicino a s e le pose le labbra sulla pelle nuda del braccio, dove terminava il guanto. Nel sollevare il capo, urt una rosa che adornava il busto di Benita, che si stacc e si sparse in una pioggia di petali, i quali parvero una pioggia refrigerante sulla fronte ardente del giovane. Egli raccolse in fretta quei petali, li chiuse nel pugno e disse:
 Cos almeno mi rester qualche cosa di te.
 Prendi,  rispose la fanciulla.
E gli gett tutto il mazzo di rose che avea tenuto tante ore sul petto e fugg via, temendo, se sindugiava ancora, di non averne pi la forza, e savvi correndo verso la fiumana di luce, dove la chiamavano le onde sonore della musica.
Nel cielo, dalla parte di levante, si vedeva una striscia dun grigio chiaro che annunciava lalbeggiare, e gi molti fra glinvitati cercavano Benita per salutarla prima di lasciare la festa.
Quando comparve, la circondarono chiedendole dove fosse stata per tanto tempo.
Essa si scus dicendo che sera nascosta fra le piante per riposare; poi sorrise a tutti, salut le amiche, prese dei rinfreschi e accompagn fino alla carrozza le signore che lasciavano la festa.
La folla si andava intanto diradando; ma qualche coppia si ostinava ancora a danzare, colla foga delle ultime ore.
Finalmente andarono tutti, e rimasero in giardino soltanto i domestici a spegnere i lumi e a chiudere i cancelli.
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CAPITOLO 4.
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Benita era impaziente di trovarsi sola; salut in fretta il padre, la zia, il cugino, e quando fu nella sua camera mand via la cameriera, dicendo che si sarebbe svestita da s e che non aveva bisogno di nulla.
Ancora eccitata dalle emozioni della notte, non aveva voglia di coricarsi, ma sentiva una specie di ebbrezza salirle al cervello, come se avesse bevuto del vino spumeggiante.
Ripensava alle parole di Rambaldi, ai suoi gesti, al modo col quale le avea strette le mani, come avea raccolte le rose sfogliate, e risentiva tutte quelle sensazioni, ma pi intense perch viste attraverso le lenti della sua fantasia fervida e meridionale.
"Due anni, pensava; "uneternit per due persone che si amano; sarebbe impossibile aspettar tanto; certo ne morrebbe....
E vagheggiava lidea della fuga, come duna trovata originale.
"Povero babbo, diceva; "se sapesse!... poi si placher; non pu stare in collera con me.
Intanto, ritta davanti allo specchio, si sciolse i capelli che le caddero come una pioggia sul seno, accarezzandola dolcemente.
Pens che Rambaldi aveva dedicato una bella poesia alle sue chiome nere, e sorrise. Se le avesse vedute in quel momento, lunghe fino a met della persona, morbide come seta, inanellate in modo che sembravano serpentelli irrequieti che scherzassero sulla candida veste!...
Ella savvolse nei capelli come in un manto, e si sedette davanti allo specchio contemplandosi e pensando al suo poeta.
Voleva esser bella per lui, voleva studiare le linee del suo volto, per mostrarsi nel modo pi favorevole a quel grande conoscitore di cose belle, allartista raffinato a cui nulla sfuggiva, che sapeva scoprire le bellezze recondite e le indovinava collimaginazione.
Come si sentiva orgogliosa daver arrestato i di lui sguardi, desserne la musa ispiratrice!...
E intanto dimenticava il mondo intero, l, seduta in estasi, sognando ad occhi aperti, mentre una tinta rosea imporporava il cielo e faceva impallidire i doppieri accesi davanti allo specchio.
Tutto ad un tratto fu scossa dalla sua contemplazione da un bisbiglio, da un rumore di voci che venivano dal giardino. Aperse la finestra, e nella luce dellalba vide delle ombre camminare, correre nei viali, dileguarsi come fantasmi irrequieti, e nel silenzio dei primi albori ud delle voci, delle grida, delle esclamazioni salire fino a lei. Suon il campanello per chiamare la cameriera, assalita da uninquietudine che non si sapeva spiegare.
 Va a vedere cosa  accaduto in giardino,  le disse,  e torna subito a darmene notizia.
Poi sappoggi al davanzale della finestra, attenta ad ogni rumore, cogli occhi fissi ad un punto del giardino, dove continuava landirivieni di gente, impaziente di saper qualche cosa, e quasi decisa a scendere per informarsene.
La cameriera ritorn con la faccia sconvolta.
 Che  accaduto?  le chiese Benita.  Parla, presto.
 Eccellenza,  rispose tremante la cameriera,  hanno trovato un uomo morto, assassinato in giardino.
 Dove, dove? forse da questa parte?
 S, Eccellenza; credo sotto al boschetto di lauri.
 Dio mio! Un dubbio mi viene.... ma no, non  possibile!... in ogni modo, voglio vedere.
S dicendo, colla veste discinta, coi capelli sciolti, Benita usc come una pazza dalla camera e scese le scale prima che la cameriera, paralizzata dalla sorpresa, riuscisse a trattenerla. Essa and di corsa in giardino e si cacci nel fitto del bosco, finch giunse al posto dove avea lasciato prima il suo poeta, e dove si dirigeva in quel momento una folla di gente.
 Dov, dov?  disse avanzandosi.
Alcune persone volevano trattenerla; ma essa con una forza sovrumana respinse tutti finch giunse ad un luogo, dove una barriera duomini le toglieva di vedere qualche cosa, che giaceva stesa in terra.
Cerano tutti i domestici della casa, il duca dAltavilla, carabinieri, guardie e ispettori di pubblica sicurezza, che stavano perplessi interrogandosi.
Prima ancora che saccorgessero della fanciulla, essa era sgusciata in mezzo a loro.
Steso in terra, esanime, con una chiazza di sangue sulla camicia, sotto al fianco sinistro, il volto pallido, cereo, contratto in uno spasimo supremo, le palpebre semichiuse, che lasciavano vedere solo il bianco dellocchio, stava il poeta Guido Rambaldi.
Benita rimase un minuto immobile, quasi inebetita, ad osservare quel corpo; poi, quando la realt si fece strada nel cervello assopito dal primo colpo e riconobbe in quel corpo esanime il suo innamorato, si gett sopra di lui, sperando che respirasse ancora, e tent di soffiargli in bocca un alito di vita. Quando comprese che nulla avrebbe potuto rianimare quella carne fredda e senza vita, un grido straziante le usc dal petto, e sudirono distintamente queste parole:
 Lho ucciso, lho ucciso!... voglio morire!...
A quella scena inaspettata, tutti rimasero sorpresi; poi il duca savvicin alla figlia e tent di strapparla di l.
Essa lott con tutta la forza per rimanere avvinghiata a quel corpo, poi le manc la lena e sabbandon svenuta fra le braccia del padre.
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CAPITOLO 5.
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La stanza di Benita Altavilla, coi parati di damasco azzurro e collalcova velata di trine, pareva quella duna moribonda. Sopra una sedia cera il vestito da ballo di velo bianco chiazzato di sangue e stracciato, e negli angoli, in disordine, gettate alla rinfusa, si vedevano le calze di seta azzurra e le scarpine di raso con una fibbia dargento.
Supina sul letto giaceva Benita, cogli occhi chiusi, i capelli sciolti, arruffati, pallida come una morta; di tratto in tratto sussultava in uno spasimo nervoso, e poi cadeva sul letto immobile.
Il padre stava accanto al letto contemplandola, pensieroso, curvo, come se in poche ore fosse invecchiato di dieci anni.
Egli pendeva dalle labbra del dottore, il quale teneva in mano il polso della fanciulla e dava ad ogni istante qualche prescrizione, che veniva subito eseguita da Sofia Hartmann, costantemente pronta ad assistere lammalata.
Il dottore disse che si trattava duna febbre cerebrale, ma aveva speranza che la fanciulla potesse superare il male, e intanto ordinava del ghiaccio sul capo, raccomandando la massima quiete.
Il duca non avrebbe voluto staccarsi dalla figliuola, ma lo venivano continuamente a chiamare, per avere da lui ragguagli sullassassinio avvenuto nella sua casa. Ad un certo punto gli dissero che il giudice istruttore voleva assolutamente interrogare Benita.
Il duca and egli stesso a dirgli che la figlia non era in caso di poter rispondere. Il giudice non volle credere, e disse che la fanciulla aveva profferito delle parole molto gravi: "Io lho ucciso, ed aveva assolutamente bisogno di vederla per sapere tutta la verit.
 Ebbene, entrate e persuadetevi dello stato in cui si trova mia figlia.
E lo condusse nella camera dellammalata, quantunque in quel momento la presenza dun estraneo gli sembrasse una profanazione.
Benita era assopita; il giudice aspett, sperando che fosse soltanto addormentata; ma quando pi tardi parl col dottore dovette persuadersi che per il momento non avrebbe potuto far nulla, ed allora preg il duca davvertirlo appena la fanciulla fosse in grado di venire interrogata.
 Chiss se potr ritornare in s!  disse il duca con un sospiro, accompagnando il giudice fino alluscio.
 Non sente nulla e non soffre,  disse Sofia;   meglio cos.
 Ma il suo risveglio sar terribile, rispose il duca, sedendosi su una poltrona accanto al letto.
E col capo appoggiato sulla mano e il braccio sopra un tavolino, stette per parecchi minuti quasi inebetito, pensando come sarebbe stato meglio per tutti che egli avesse acconsentito al matrimonio della figlia col poeta. Egli si sentiva rodere dal rimorso di non averlo fatto; vedeva gi Benita morta, la sua casa distrutta, e aveva la sensazione come se tutto ad un tratto si sentisse piombare in un abisso.
Gli pareva che intorno alla sua casa aleggiasse qualche cosa di sinistro, e presentiva altre e pi gravi sventure.
Intorno a s non udiva parlare che del fatto accaduto; dai domestici, dai parenti, dagli amici, da tutti, ed anche quando tacevano, sentiva che pensavano continuamente a quel fatto terribile.
Egli era stato interrogato dal giudice parecchie volte, come tutti quelli che appartenevano alla sua casa, ma nessuno aveva potuto dare alcun indizio che potesse mettere sulle tracce dellassassino.
Le rivelazioni pi importanti doveva farle Benita dAltavilla; essa soltanto dovea avere la chiave dellenigma; ma in quel momento non poteva parlare e non sapeva nemmeno dessere al mondo.
Quello che si sapeva di certo era che il Rambaldi era stato ucciso da un colpo di pugnale dato con mano sicura; larma insanguinata sera trovata poco lungi dal cadavere, e sullarma cera lo stemma dei dAltavilla.
In che modo il Rambaldi sera trovato in quel luogo, in quellora?
Il suo nome non era scritto sulla lista degli invitati, che il duca avea dovuto consegnare alla giustizia; eppure nella tasca gli si era trovato un viglietto dinvito.
Venne subito escluso che fosse stato ucciso a scopo di rapina, perch il portafogli e lorologio non erano stati toccati. Perch dunque era stato vittima dun agguato? avea forse dei nemici?
Varie erano le ipotesi che si facevano; ma prima di proseguire nelle indagini, era necessario interrogare la fanciulla.
Intanto il duca, che desiderava veder la figlia dar segno di vita, temeva qualche complicazione spiacevole, e vedeva con terrore il suo nome senza macchia correre sulla bocca di tutti, e la figlia adorata coinvolta in un processo clamoroso.
Sera fatto portare tutti i giornali che parlavano del fatto, ma poi li aveva ammucchiati sul tavolino senza leggerli.
Il suo sguardo stava invece intento ad osservare la figlia, nella speranza che potesse pronunciare qualche parola che gli rivelasse la verit, ansioso di vederla uscire da quello stato che gli metteva il terrore nellanima.
Per un giorno ed una notte intera la fanciulla non diede segno di vita; dopo, incominci a scuotersi e a delirare.
Parlava spesso del poeta, e faceva sogni di felicit; le sembrava daverlo vicino, dessere gi sua sposa, e qualche volta ripeteva i versi che le avea diretto.
Essa non riconosceva nessuno, n la Hartmann che lassisteva continuamente, n il padre quando saccostava al suo letto, e che spesso chiamava Guido.
Quel nome era come una punta al cuore del duca, il quale le diceva:
 Non vedi che sono io?... non mi riconosci pi? non conosci il tuo babbo?...
  vero, Guido, che andremo lontano,  rispondeva la fanciulla cogli occhi smarriti,  ma tanto lontano sul mare?... noi soli, non  vero?... Guarda quanta luce!... Non vedi che mi vogliono far ballare? ma io non ballo che con te, sempre, sempre, sempre....
Dopo il delirio, che qualche volta durava molto tempo, cadeva sul letto spossata, affranta.
Il dottore diceva che la malattia seguiva il corso regolare, lavrebbe curata con dei calmanti, poi Benita avrebbe dormito, e finalmente si sarebbe risvegliata come da un sonno profondo, senza ricordarsi pi nulla.
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CAPITOLO 6.
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Per una settimana continuarono le alternative di delirio e di assopimento nello stato di Benita.
Il padre e la signorina stavano sempre nella camera dellammalata, non staccando gli occhi dal letto per osservarne tutti i movimenti.
Avvenne come aveva predetto il dottore: dopo parecchie ore di sonno tranquillo, la fanciulla aperse gli occhi e si guard intorno trasognata.
Era una mattina piena di sole, e attraverso le imposte chiuse e le cortine di seta entrava una luce tenue, quasi crepuscolare, ma che al primo momento fer le pupille di Benita, che chiuse le palpebre istintivamente. La signorina Hartmann tent di chiudere meglio le imposte e di rendere la stanza pi buia, abbassando unaltra tenda.
 Va bene cos?  chiese chinandosi sul letto dellammalata.
 S, grazie.... Ma dove sono?...  chiese Benita, non potendo ancora raccapezzarsi in quelloscurit. Ho dormito molto?...  Poi si accorse del padre che stava ritto accanto al letto, e soggiunse:
 Chi  l?
 Sono io, Benita,  disse il duca.  Ti senti meglio  ora?
 Sono stata ammalata?  chiese la fanciulla.
 S, un poco; ma ora siete guarita,  disse la signorina Hartmann;  per non dovete parlar tanto; il dottore vi ordin di stare tranquilla, in riposo.
Benita tacque, ubbidiente come una bimba; ma la sua mente andava fantasticando in qual modo fosse l, senza essersi accorta di nulla. Poi vedeva delle imagini, si rammentava dei discorsi che doveva certo aver udito mentre era assopita.
 Quanti sogni!...  esclam, passandosi una mano sulla fronte. Poi fiss gli occhi in quelli del padre, e gli disse:  Babbo, ora che sono stata ammalata sarai buono, non  vero?... e mi lascierai sposar subito Rambaldi.... non posso aspettare due anni!...
 Dio mio, che supplizio!  disse a bassa voce il duca, voltando la faccia verso il muro sentendosi commosso.
 Babbo, babbo, rispondi,  grid ansiosa la fanciulla.
 Far tutto quello che vorrai; ma sta tranquilla, non parlar pi,  le disse il duca accarezzandola.
In quello stesso momento, al pensiero del poeta, nella fantasia di Benita sfilarono in pieno ordine, uno dopo laltro, come in una collana di perle, tutti gli avvenimenti di quei giorni. Che non era un sogno, lo comprese dallimbarazzo di quei due, che stavano ritti accanto al letto osservandola.
  vero?  tutto vero?  disse fissandoli in volto, e questa volta cogli occhi ben aperti e penetranti, e facendo uno sforzo per sollevare il capo.
I due si guardarono incerti; ma bast quel momento desitazione perch la realt apparisse intera alla sua mente. Sent una specie di soffocazione, e ricadde sul guanciale singhiozzando.
Il duca non pot resistere pi lungamente a quello strazio, e usc dalla stanza dicendo a Sofia:
 Procurate di calmarla; io non posso pi reggere; mi fa troppa pena.
La signorina Hartmann sapeva come in certi casi sia benefico il pianto, e per qualche tempo la lasci piangere senza dirle nulla; poi le si avvicin dolcemente, e prendendole la testa fra le mani le susurr con voce pietosa:
 Coraggio, calmatevi.
 Voglio morire! Perch non mavete lasciata morire?  chiese la fanciulla.
 E vostro padre? e tutti noi? Che cosa si farebbe senza la nostra Benita? Come siete crudele!
 Ucciso!... morto!...  ripeteva la fanciulla, e il suo petto sussultava singhiozzando.
 Bisogna vivere per vendicarlo,  disse la signorina Hartmann.
Benita la guard interrompendo il pianto; stette alquanto pensierosa cogli occhi fissi come una pazza, poi disse:
  vero; avete ragione; voglio vivere....
E stanca dellemozione provata, reclin il capo sul guanciale ancora bagnato di lagrime, e non parl pi per molto tempo.
Quando entr il duca la trov calma.
 Babbo,  gli disse;  mi ricordo tutto; che orrore!... Per tu devi concedermi una grazia.
 Tutto, tutto quello che vorrai,  le disse il padre.
 Vedi, babbo, voglio scoprire quellinfame che mi ha rapito lo sposo, e darlo nelle mani della giustizia.
Il duca fece un movimento col capo in segno di assenso.
Dopo un poco, la fanciulla disse:
 Quanto tempo  passato?
 Una settimana.
 E non hanno ancora nessun indizio?
 Il giudice aspettava la tua guarigione per poterti interrogare.
 Venga subito, io sono pronta.
 Adagio, verr un altro giorno; oggi devi essere ancora troppo debole.
 Mi sento forte abbastanza.
 Tanto meglio, noi lo avvertiremo; ma ora devi riposare, cos ti riuscir pi facile di raccogliere le idee e di rammentarti tutto.
Benita obbed e rimase tranquilla. Ormai aveva un pensiero che la teneva in vita: lidea di sapere e di vendicarsi; sentiva che sarebbe morta forse pi tardi, ma prima voleva veder punito linfame assassino; le pareva che questo cmpito fosse un retaggio lasciatole da lui, un ultimo dovere da compiere, e voleva esser forte e severa come la giustizia.
Prima di darle nuove scosse aspettarono che la convalescenza fosse incominciata.
Infatti, dopo pochi giorni dal suo risveglio essa stava parecchie ore seduta sul letto; la faccia bianca si andava rianimando, quando le venne annunciata la visita del giudice istruttore.
Lo accolse con un sorriso, certa chegli avrebbe fatto tutto il possibile per scoprire lassassino.
Il giudice, avvocato Melani, era un uomo di mezza et, serio, severo, ma di modi cortesi e tale da ispirare la pi assoluta confidenza.
Si sedette accanto al letto, sinteress della sua salute e le parl dolcemente, come un padre o un amico, ed essa, quando cominci ad essere interrogata, rispose semplicemente la verit come ad un confessore.
 In quali rapporti eravate collucciso?  le chiese il giudice.
 Era il mio fidanzato.
 E lamavate?
 Con tutta lanima mia.
 Ma perch lavete ucciso?
Benita lo guard come trasognata:
 Io luccisi?  disse.  Se darei la mia vita perch fosse vivo! se sono quasi morta dal dolore di averlo perduto!... Ma che dice, signore!...  un brutto scherzo, questo.
 Siete voi stessa che lavete detto; non ho fatto che ripetere le vostre parole; non ve ne ricordate? Al momento in cui venne scoperto lomicidio voi avete detto: "Lho ucciso, lho ucciso.
  vero; infatti io ne fui la causa involontaria, perch lo feci venir io alla festa con una mia lettera, di nascosto di mio padre; ma ne fui terribilmente punita.
 E perch lavete fatto venire?
 Avevo bisogno di vederlo, di parlargli.
 E gli avete parlato?
 Fui con lui quasi tutta la notte, l sotto al boschetto di lauri dove fu trovato.
 Vi prego, ditemi lora precisa in cui lo lasciaste;  una cosa molto importante.
 Non so precisamente; il tempo mi  passato tanto presto.... ma deve essere stato verso le tre, un po prima dellalba.
 Chi supponete possa averlo ucciso? Aveva nemici?
 Non credo.
 Voi siete bella, ricca, e qualcuno era forse geloso del vostro amore per lui.
A quelle parole la faccia bianca di Benita simporpor, come se fosse passata accanto ad una vampa di fuoco; chin il capo non potendo sostenere lo sguardo scrutatore del giudice, e non rispose.
Egli ripet la domanda dicendo:
 Dovete dirmi tutto, come se foste davanti a Dio.
La fanciulla si confuse e mormor con un filo di voce:
 Non so; non credo. Tutti sapevano il mio amore per lui, e che gli sarei stata fedele fino alla morte.... Che cosa credete?...
 Io non credo nulla, interrogo,  rispose il giudice,  e voglio sapere precisamente se altri erano innamorati di voi.
 Non so, non so!... Ma questo  un supplizio!  esclam la fanciulla con impazienza.
 Ebbene,  disse il giudice,  se prima era una semplice supposizione, ora ne sono sicuro. Il Rambaldi  stato ucciso da una persona che aspira alla vostra mano; io vedo la scena come se fossi presente. Ascoltatemi: un giovane dalto lignaggio vi ama; c un ostacolo; voi amate il poeta Rambaldi. Quel giovane la sera del ballo vi segue continuamente collo sguardo; ad un certo punto vi vede scomparire in mezzo alle piante, nel pi folto del bosco; vi cerca. Lamore lo guida, e vi scopre in istretto colloquio col giovane poeta. Siete immersi nei vostri discorsi; il bosco  tenebroso, e non vaccorgete della presenza di lui. Egli sta nascosto fra le piante, ascolta le vostre parole damore, si sente pieno dodio e di gelosia per il rivale, il suo cuore freme dira e di vendetta; voi vi allontanate dal poeta; egli perde la testa, gli savvicina, lo colpisce con un pugnale che avea portato con s e luccide. Il pugnale fu trovato presso il cadavere.
 Ebbene, e poi?...  disse Benita, che aveva seguito con grande attenzione il racconto del giudice.  Mi pare una storia fantastica.
 Pur troppo  vero!... Quel pugnale....
 Ebbene, che cosa aveva di speciale?
 Quel pugnale  una finissima lama di Cordova, e porta inciso lo stemma dei dAltavilla, aggiunse il giudice lentamente, staccando una parola dallaltra e fissando in volto la fanciulla con lo sguardo scrutatore.
 Quel pugnale lavr rubato,  disse Benita.  Non  vero quello che pensate; nessuno nella nostra famiglia pu aver commesso un atto simile.
 Vi siete tradita. Le vostre parole, il vostro timore sono una rivelazione. Vostro cugino vi ama, e il resto si comprende.
 No, vingannate,  rispose Benita;  non  vero.... non capite nulla.... lo sento che non  vero....  orribile, orribile!... questo  un tradimento!... Io non dissi nulla, io non voglio pi aprir bocca; da me non saprete pi nulla....
E cadde spossata sui guanciali non volendo pi rispondere alle domande del giudice, mentre questi usciva convinto di saperne gi abbastanza.
Benita non nascose lorrore della sua situazione, e disse al padre:
 Se non mi vuoi veder morta, non lasciarmi pi vedere nessun giudice. Che supplizio! Come sono terribili i giudici! Scrutano i pensieri, vogliono far dire delle cose che non si sono mai pensate, che non sono mai esistite.... No, no; mai pi!... Io sola trover lassassino; voglio muovermi, voglio agire; sono stanca di questa inerzia!
E disse queste parole quasi in atto di sfida, colla faccia accesa e come irradiata da un potere sovrumano.
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CAPITOLO 7.
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Quando Federico seppe che il suo rivale era stato assassinato, prov quasi un senso di soddisfazione, e non gli fu possibile nascondere la sua gioia.
Fin da quando era fanciullo, egli avea riguardato Benita come cosa sua; sapeva che la madre e lo zio desideravano che divenisse sua moglie; ed anche se essi non lavessero desiderato, egli si sentiva attratto dalla bella fanciulla, perch la trovava diversa dalle altre ragazze della medesima et; e quantunque sapesse che il suo affetto non era corrisposto, a furia di amore e di premura sperava di vincere quellindifferenza, che non riusciva a comprendere.
Per molto tempo la riguard come una bimba capricciosa e pensava che pi tardi, quando si fosse convinta che non avrebbe facilmente trovato un giovane degno di lei, un cuore pi devoto del suo, avrebbe finito per accettarlo come marito.
Ma quando saccorse della preferenza della fanciulla per il poeta alla moda, quando essa gli disse a chiare note che amava il Rambaldi e non sarebbe mai stata daltri, si sent sorgere in cuore un odio cos forte verso il fortunato rivale, che, col suo carattere franco e sincero, riusc a stento a dissimulare.
Per questa ragione, quando lo incontrava per via cercava di evitarlo e non lo salutava mai; in societ o al circolo fingeva di non conoscerlo, e spesso quando lo vedeva entrare in qualche luogo egli se nandava altrove, non potendone sopportare nemmeno la presenza. Una volta che gli annunciarono la morte dun giovane che si vedeva sempre assieme al poeta, aveva esclamato: "Perch non  morto il Rambaldi in sua vece? Sarebbe stato un bene per tutti. E lasciava trapelare tanto il suo odio per Rambaldi, che appena si seppe dellassassinio lopinione pubblica sospett subito del marchese Federico, tanto che i suoi amici lo consigliarono a fuggire, per evitare dessere arrestato; ma egli disse che un dAltavilla non doveva mai fuggire, qualunque pericolo lo minacciasse.
Non si era mai sentito tanto contento come in quei giorni. Il rivale era morto, ed egli avea una lontana speranza di riuscire a farsi amare da Benita. Nella sua mente pensava gi al modo migliore per vincere la resistenza della bizzarra fanciulla, quando una mattina ricevette una visita inaspettata e poco gradita: un delegato di pubblica sicurezza entr nel suo palazzo e lo preg di volerlo seguire.
Egli non fece opposizione alcuna, sicuro della propria innocenza e pronto a dare tutti gli schiarimenti che le autorit richiedessero a lui.
Allinterrogatorio rispose francamente, senza esitazione, chegli amava Benita, e per la medesima ragione non era stato mai amico di Rambaldi; non rimpiangeva la morte di lui, ma assicurava che non centrava per nulla nella sua fine violenta; era molto tempo che non lo incontrava, e non supponeva che fosse nel giardino la sera della festa.
 Ma e il pugnale col vostro stemma?  gli chiesero.
 Forse sar stato tolto nella sala darmi di mio zio.
 E le parole che pronunciaste contro di lui?
 Lho gi detto che non mi era simpatico; ma da questo a uccidere una persona passa molta differenza.
 Era lostacolo che vimpediva di sposare vostra cugina, e voi naturalmente lavete soppresso.
 Non  vero.
 Eppure nessun altro aveva interesse alla sua morte.
 Io so solo che non lho ucciso.
 Basta.... Ci rincresce, ma dobbiamo trattenervi in arresto,  gli dissero.  Vedremo quello che risulter dal processo. Una sincera confessione vi avrebbe risparmiato molte noie.... Si sa, quando si  innamorati e gelosi si perde la testa e si commettono delle azioni delle quali poi ci pentiamo.
 Io non ho mai perduta la testa e non ho mai commesso cattive azioni,  rispose indispettito il marchese.
 Va bene; vedremo in seguito. Intanto favorite di seguire quei signori.
E chiamate due guardie, il giudice ordin di rinchiudere il dAltavilla in cella, e di non lasciarlo comunicare con alcuno.
La notizia dellarresto del marchese Federico capit come un fulmine a ciel sereno al palazzo dAltavilla. Il duca e Benita si recarono subito dalla marchesa Anna, e la trovarono in uno stato compassionevole, sdraiata sul letto in preda a violente convulsioni.
Appena pot riaversi, incominci ad imprecare contro la nipote, dicendola causa principale di tutti i suoi guai.
Essa non conservava pi la consueta calma aristocratica, e gridava come unossessa. Quando saccorse che Benita era presente, le si rivolse furibonda gridandole:
 S,  tutta tua la colpa. Se non ti fossi innamorata di quel malaugurato poeta, tutti questi fatti non sarebbero avvenuti;  il tuo poeta che ha portato la jettatura alla nostra casa;  la tua testa di fanciulla romantica che ti fece preferire quattro versi a delle qualit pi solide e durature; sei tu che ad onta del nostro divieto hai fatto venire il Rambaldi alla festa. Fanciulla insubordinata, disobbediente, tu sei la nostra rovina.
  vero,  vero,  diceva Benita accasciata, piangendo.
Il duca era pi calmo, e cercava dinfondere alle due donne un po di coraggio.
  una fatalit,  diceva;  non si pu incolpare nessuno. Sono di quei fatti che vengono come una bufera a portare lo scompiglio nelle famiglie tranquille. Eravamo troppo contenti, ed ora ci , piombata addosso questa terribile sventura; ma speriamo che passer.
 Tutte queste sono parole; ma intanto il mio Federico soffre per una colpa non sua,  disse la marchesa.  Chiss dove lo avranno rinchiuso; certo in una stanza umida e malsana; me lo faranno morire; non potr sopportare i disagi e le privazioni, egli che  sempre stato abituato ad una vita comoda e raffinata.
 Via, non fate esagerazioni,  disse il duca;  egli  giovane e non soffrir. Avrebbe potuto viaggiare in paesi selvaggi, o andare alla guerra, come ho fatto io alla sua et, e sopportare ben altri disagi.
 Ma non contate per nulla il dolore e lavvilimento desser rinchiuso in carcere, la vergogna dun processo, perch ho il presentimento che non lo lascieranno andare cos presto!  esclam la marchesa.  Dio mio, che disgrazia!...
Per qualche momento si calm, come esaurita e spossata, e nascose la faccia nei guanciali singhiozzando; poi rialz il capo e riprese ad inveire contro la nipote, causa di tutti i suoi mali.
Per un po di tempo Benita sopport i rimproveri della zia pazientemente, umiliandosi; ma ad un certo punto, stanca di quelle parole che lopprimevano, si ribell e disse:
 Infine se mi sono innamorata del poeta, non ne ho avuto colpa; fu una cosa pi forte di me. Siete stati voi, col voler contrastare un sentimento sacrosanto, che avete rovinato tutto. Perch avete voluto allontanarmi? Perch non lasciarmelo vedere e strapparlo da me? Ci sono al mondo delle cose fatali che non si comprendono, ma si devono subire; non si pu impedire allamore di espandersi, come non si pu porre un argine ad un torrente impetuoso.
Il duca girava su e gi per la stanza, ora avvicinandosi alla figlia, ora alla cognata, procurando di calmarle; finalmente esclam:
 Sapete quello che vi devo dire? che i vostri pianti e le vostre imprecazioni non giovano; non si pu impedire quello che  avvenuto, e ci che meglio ci rimane da fare  rimediare alla fatalit che ci perseguita. Non  certo colle lagrime e colle chiacchiere che riusciremo a liberar Federico. Prima di tutto dobbiamo sperare che riesca subito alle prime interrogazioni a convincere i giudici della sua innocenza e di poterlo riabbracciare fra pochi istanti; e, nella peggior ipotesi, se lo credono colpevole, bisogner pensare a trovar un buon avvocato che lo difenda.
 Pensateci voi,  disse la marchesa Anna;  io mi sento accasciata, e non posso far nulla.
 Ho molti amici nel foro e nella magistratura,  soggiunse il duca,  e procurer di vederli e di consigliarmi con loro.
 Bisognerebbe sentire lavvocato Baldelli,  disse Benita,  quello che ha la parola tanto convincente, che fece assolvere degli individui che tutti credevano colpevoli, e pei quali pareva non vi fosse alcuna speranza di salvezza. Bisogna andare da lui.
  un giovane di cui parlano molto i giornali, ma che non conosco; non sar male sentire anche la sua opinione. Io per non mi fido che dei miei vecchi amici,  disse il duca;  andr appunto a cercarli.
 S babbo; ma andiamo anche dallavvocato Baldelli,  insist Benita;  ho il presentimento che possa esserci molto utile nel nostro caso.
Allidea di muoversi e far qualche cosa a favore del cugino, si sentiva rinascere. Benita era una fanciulla che avea bisogno di muoversi e di agire, specialmente quando aveva un pensiero che le turbava la mente; e il padre che la conosceva e soffriva vedendola accasciata, accolse con gioia la sua idea e le disse:
 Va benissimo, fa pure quello che credi per la salvezza di Federico; io far altrettanto, e speriamo di poter riuscire a liberarlo.
 Andate, andate e portatemi una buona notizia,  soggiunse la marchesa Anna;  io intanto pregher la Madonna che mi ridoni il figliuolo innocente, il quale non ebbe altra colpa che quella di amare una fanciulla ingrata.
 Andiamo,  disse il duca alla figlia, vedendo che la conversazione ricominciava a prendere una cattiva piega.  Addio, Anna; coraggio e speriamo bene.
Benita usc col padre, e suo primo pensiero fu di passare dallo studio dellavvocato Baldelli. Non ve lo trovarono e seppero che in quei giorni era sempre al tribunale per i suoi affari. Il duca e Benita lasciarono un viglietto pregandolo di passare da loro la sera, oppure di dar loro un appuntamento per il giorno appresso.
Il duca and poi a cercare i suoi amici e Benita si fece condurre a casa, perch sentiva il bisogno di riordinare le idee e di riposare. Troppe vicende dolorose erano piombate sulla sua casa; non aveva potuto ancora darsi pace della morte del Rambaldi ed ecco che Federico veniva chiuso in carcere, tutto per colpa sua.
" proprio destino chio porti disgrazia a quelli che mi amano, diceva in cuor suo; e si sentiva avvilita e scoraggiata.
Le dava perfino noia la calma della signorina Hartmann, che procurava di consolarla, dicendole che nella vita vi sono dei periodi molto dolorosi, ma che conviene esser forti e sopportarli con coraggio.
 Vedrete,  soggiungeva,  passer anche questo dolore e poi avrete molti anni di tranquillit, cos che questanno fatale vi sembrer un brutto sogno.
 Volesse il cielo che la calma ritornasse al mio spirito,  diceva Benita sospirando;  ma in ogni modo i morti non ritornano pi; io non vedr pi il mio poeta che amavo tanto, e di questa ferita che ho nel cuore soffrir tutta la vita.
 Il tempo  un gran medico per le ferite del cuore,  rispose sentenziando la Hartmann.
Benita crollava il capo, alla filosofia dellamica; le pareva impossibile di potersi consolare, e intanto colla mente, che non poteva rimanere inoperosa, fantasticava sul mezzo di liberare Federico e di vendicare il Rambaldi.
Dal momento che avea saputo il cugino in carcere per causa sua, provava per esso una tal compassione che pensava a lui costantemente.
Ma per quanto avesse limaginazione fervida, non potea figurarsi la cella meschina, umida e senza luce dove stava rinchiuso in quel momento Federico dAltavilla.
Egli era coraggioso, e da principio non si sgoment allidea dessere rinchiuso in un carcere, certo che i giudici avrebbero facilmente scoperto lerrore e in ogni modo i parenti si sarebbero adoperati per liberarlo.
E poi non gli rincresceva di soffrire per Benita; lidea chessa avrebbe pensato a lui con simpatia, lo rendeva contento; si rammentava quello che le avea sempre ripetuto:
 Datemi unimpresa difficile, e, come i miei avi, affronter qualunque pericolo per meritarmi il vostro amore.
Le prime ore di prigionia furono rallegrate da quel pensiero; ma quando non vide venir nessuno a liberarlo, quel trovarsi sepolto vivo fra quattro anguste mura, dove non udiva che il passo cadenzato delle sentinelle o dei carcerieri, il rumore delle chiavi che gli mettevano i brividi nelle ossa, ebbe una tal sofferenza che gli pareva impossibile di poter sopportare lungamente.
Egli soffriva di non poter comunicare con anima viva, di non poter leggere o scrivere, e dignorare quello che avveniva a casa sua, quello che faceva sua madre e pi di tutto di non sapere quanto tempo quel supplizio sarebbe durato. Era una cosa da impazzire.
Le ore passavano lente, inesorabili, senza portare alcun cambiamento nella sua condizione. Era sicuro che la famiglia e gli amici pensavano a lui, ma non poteva comprendere come non riuscissero a mandargli un messaggio che valesse a sollevare il suo spirito abbattuto.
Gli avevano accordato il permesso di ordinare il pranzo ad una vicina osteria, ma non aveva voglia di mangiare e passava le ore guardando fisso ad un punto, non pensando a nulla, quasi inebetito.
Quando il giudice istruttore lo fece chiamare per interrogarlo, rispose sinceramente, con franchezza, chegli la notte del ballo lavea passata danzando e aiutando lo zio a far gli onori di casa; non solo non aveva ucciso il Rambaldi, ma non credeva che si trovasse nel giardino; e quantunque il giudice cercasse di confonderlo con delle domande suggestive, egli continu a ripetere le stesse cose chiaramente, senza confondersi. Non riusc per a persuadere il giudice, che gli disse:
 Vedremo quello che risulter dal processo.
 Come!  esclam il marchese.  Un processo?... E dovr proprio sottomettermi a questa vergogna?
  Certo, se non si trova il vero assassino; visto che voi affermate di non esser quello.
  Lo giuro,  disse il marchese. Trovatelo.... ci deve essere.... se potessi darvi un indizio!... Ma non avete nessuna traccia?
 Nessuna,  disse il giudice, e fece cenno che si riconducesse il prigioniero nella cella.
Federico vi si lasci condurre col cuore straziato, mentre vedeva sparire anche il tenue filo di speranza che laveva sostenuto fino a quellistante.
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CAPITOLO 8.
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Il duca dAltavilla, Benita e la signorina Hartmann si erano trovati anche il giorno dellarresto di Federico a tavola, come sempre; ma nessuno osava aprir bocca.
Le vivande che giravano portate dai camerieri rimanevano quasi intatte; nessuno aveva voglia di mangiare; tutti erano immersi nei loro pensieri e pareva come se una cappa di piombo pesasse su quel ricco palazzo. Anche i camerieri invasi dalla tristezza di quellambiente andavano avanti e indietro come fantasmi e facevano il loro servizio a guisa di macchine.
Era una giornata caldissima destate, per il malessere che sentivano non era causato dal caldo, bens dallansia e dagli avvenimenti che li avevano tenuti oppressi tutta la giornata.
Dopo il pranzo andavano per abitudine a sedere sopra una terrazza che guardava sul mare, e quel paesaggio incantevole che li aveva tante volte rallegrati non possedeva in quel momento per loro alcuna attrattiva. Il silenzio fu rotto da uno scalpitare di cavalli nel cortile.
 Oggi non esco per la solita passeggiata,  disse Benita,  non ne ho voglia.
 E non senti il bisogno di un po daria? fa tanto caldo!  chiese il duca.
 Non me naccorgo,  rispose Benita,  e poi se viene lavvocato Baldelli, bisogna bene aspettarlo; non ha mandato a dir nulla,  vero?
 Forse verr,  disse il duca;  in tutti i casi puoi parlargli tu, ti far bene occuparti di questa faccenda, ti servir di distrazione. Io approfitter della carrozza per farmi condurre nuovamente dal Ronchi per parlare dei nostri affari. Se avessi potuto risolverlo ad accettare la nostra difesa! Quella  una mente chiara, elevata, equilibrata.
 E perch non ha accettato?  chiese Benita.
 Dice che  stanco, che ha bisogno di riposo; fra qualche giorno partir per Sorrento; per mha promesso di aiutarmi colla sua esperienza; io lo terr informato di tutto ed egli in ogni modo mi consiglier;  un buon amico, sopra il quale si pu contare.
 Io spero molto in Baldelli,  disse Benita;  occorre energia, giovent, quando si tratta di cause difficili; i tuoi amici saranno buonissimi, anzi, se vogliamo, pi esperti, ma sono un po stanchi, hanno fatto la loro strada ed hanno bisogno di riposare.
  vero, hai ragione,  rispose il duca,  ma io ho fede nellesperienza, la quale manca ai tuoi giovani entusiasti ed  per questo che se Baldelli accetta la difesa di Federico, desidero esser sostenuto anche dal Ronchi; mi pare che saremo pi sicuri di non fare spropositi, di metterci sopra una buona strada.
Intanto il domestico era venuto ad avvertire che la carrozza era pronta e il duca prese il cappello ed usc, lasciando le due donne sul terrazzo a contemplare il sole che tramontando colorava duna tinta rosea il cielo lontano.
 Non dite nulla?  chiese Benita rivolta alla signorina Hartmann.
 Che cosa volete, sarei ben contenta di esservi utile, ma che cosa posso fare?
 E ditemi: credete Federico innocente?
 Certo,  rispose la signorina.
 E allora perch non lo debbono credere i giudici?
 Perch essi non lo conoscono come noi.
 Ma non si persuaderanno della sua innocenza?
 Non possiamo saperlo; dipende dalle circostanze.
 Ma voi che siete cos calma, ditemi: che cosa fareste per salvarlo?
 Quello che avete fatto voi: mi sarei affidata ad un buon avvocato.
 E infatti anchio spero nellavvocato, anzi lo aspetto con impazienza; ho molta fiducia in quello che ho scelto;  gi un po di tempo che i giornali parlano di lui come duna mente superiore; ha fatto assolvere dei delinquenti che si credevano condannati inevitabilmente; sono sicuro che ci aiuter.
E appoggiata alla balaustra della terrazza stette silenziosa guardando il mare, felicitandosi nella sua mente dellidea che avea avuto di rivolgersi allavvocato Baldelli.
Essa era entusiasta, e tutto ci che avea fama, i nomi sui quali si faceva pi rumore, fermavano la sua fervida fantasia, e attiravano la sua curiosit. Ella subiva il fascino di tutte le persone che si elevavano fuori dalla folla; per la medesima ragione sera innamorata di Rambaldi ed era stata sempre indifferente allamore del marchese Federico, perch se non avea mai incontrato una persona cos interessante e affascinante come il suo poeta, di persone come il cugino, ne incontrava nella sua societ tutti i giorni, e quei giovani, belli se vogliamo e gentili, ma che pensano allo stesso modo, come vestono nella stessa foggia, e hanno lo stesso modo di salutare, di mangiare e di esprimersi, le davano uggia per la loro monotonia.
Il corso di quei pensieri fu interrotto dal domestico che venne ad annunciarle lavvocato Baldelli.
 Fallo entrare nel mio salotto,  ordin; e nel medesimo istante lasci la terrazza avviandosi in un salottino attiguo dove era gi accesa una lampada coperta da un immenso paralume di seta rosa coperta di trina fatto a forma di ombrella. Si sedette accanto ad un tavolino sul quale stavano disposti in buon ordine una quantit di ninnoli artistici e graziosi; intorno, le pareti erano coperte da arazzi ricchissimi e dietro un paravento, proprio nellangolo preferito da Benita, su un vaso antico e prezioso sorgeva una pianta di fenix gracilis dalle foglie frastagliate ed eleganti che rallegrava con una nota viva e verde quellangolo e compiva larmonia dellambiente artistico.
Benita era seduta al suo posto consueto quando il domestico introdusse lavvocato Baldelli che non si aspettava di trovarsi dinanzi ad una fanciulla e rimase per un momento sorpreso ed incerto.
Lavvocato Carlo Baldelli era alto della persona, con la fisonomia molto simpatica ed attraente; il volto pallido e delicato, quasi femminile, aveva unespressione dolce; la bocca era ombreggiata da due baffi castani ben arricciati chegli spesso accarezzava colle dita, specialmente quando la sua mente era preoccupata da qualche affare difficile; i suoi occhi azzurri, profondi, quando fissavano in volto una persona, penetravano nellanima come due pugnali; ma ci che gli dava un fascino particolare era la voce, pi penetrante dello sguardo; colla sua voce ora calma ora vibrata, pi ancora che colla parola facile e colorita, egli riusciva a commuovere i giudici e i giurati, e ad essa doveva le pi splendide vittorie ed una gran parte della sua fama.
Egli era ambizioso, sera proposto di salire ad una grande altezza ed era gi bene avviato ad ottenere il suo intento; di carattere ostinato, per riuscire si sarebbe sentito capace di calpestare tutti gli ostacoli che gli avessero sbarrata la via, e la sua apparenza dolce e femminile nascondeva una forza tanto pi potente perch nascosta. Quando trov allo studio il viglietto del duca dAltavilla il suo cuore sussult di gioia perch vedeva un nuovo orizzonte aprirsi davanti alla mente irrequieta.
Fino a quel giorno, quantunque avesse preso parte a processi clamorosi, non aveva difeso che volgari assassini, riportando,  vero, parecchie vittorie difficili che aveano circondato il suo nome dellaureola della celebrit, ma non avea mai avuto occasione di avvicinare quella societ elevata che labbagliava coi suoi splendori, alla quale egli nei suoi sogni sperava di avvicinarsi un giorno; ed ecco che loccasione gli si offriva da s, senza che fosse andato a cercarla, e si era subito affrettato di recarsi al convegno.
Appena entrato, Benita lo guard in faccia con ansia e curiosit, e vedendolo incerto, lo incoraggi stendendogli la mano amichevolmente e dicendogli:
 Sono ben lieta di conoscere una persona di cui ho inteso tanto parlare.
 Credevo di trovare il duca,  disse lavvocato per spiegare limbarazzo di quel primo momento e sedendosi nel posto indicatole dalla fanciulla.
 Mio padre vi prega di scusarlo, disse Benita,  ha dovuto uscire appunto per la faccenda per la quale vi abbiamo incomodato; ma sono stata io che ho avuto lispirazione di dirigermi a voi e cos posso informarvi io di tutto.
 Vi sono riconoscente,  rispose lavvocato inchinandosi,  e spero di meritarmi la fiducia della quale avete voluto onorarmi.
 Si tratta di mio cugino Federico dAltavilla: saprete gi che  stato arrestato ed anche il motivo.
 Ho inteso qualche cosa,  rispose lavvocato,  ma ho tanti affari e non posso occuparmi molto di quelli che non mi riguardano; se volete spiegarmi tutto chiaramente, vedremo che cosa si potr fare.
Benita stette un po pensierosa col capo fra le mani come per raccogliere le idee, poi disse, guardando in faccia lavvocato e sospirando:
  una storia dolorosa.
E raccont tranquillamente, con chiarezza, tutti gli avvenimenti di quei giorni, dallassassinio di Rambaldi fino allarresto del marchese Federico.
Lavvocato lascoltava attentamente, ed ogni tanto lisciandosi i baffi, diceva:
  grave, molto grave.
 Ma lo salverete, non  vero?  supplicava Benita.  Mio cugino  innocente, lo giurerei.... ne sono sicura.
 Lamate molto?  chiese lavvocato.
 Se lo avessi amato, tutto questo non sarebbe accaduto; lamavo sempre come fratello, ma ora naturalmente ho un grande rimorso nellanima, dessere la causa di tutti questi guai, e darei la mia vita per salvarlo.
 Procurer di fare il possibile,  disse lavvocato;  ma tutto  contro di lui, non tanto il pugnale col vostro stemma, quanto lavversione che ha sempre dimostrato per il poeta.
 Se bastasse aver avversione per una persona per ucciderla,  esclam Benita,  quanti assassinii vi sarebbero ogni giorno!
 Trovatemi un altro che avesse interesse a sopprimere il poeta e vostro cugino  salvo.
 Come posso trovare quello che ha invano cercato lautorit di pubblica sicurezza?
 Eppure, se non si trova almeno qualche altra traccia da seguire, il caso  molto difficile.
 Se non fosse stato tale mi sarei rivolta a voi?  chiese la fanciulla.
Lavvocato si andava accarezzando i baffi, cogli occhi fissi ad un punto, pensieroso; ad un tratto gli balen unidea, e cogliendola al volo:
 Ci sarebbe un mezzo,  disse.
 Quale?  chiese Benita ansiosamente.
 Quello di provare che durante tutta la notte dellassassinio il marchese Federico  stato nellimpossibilit di commettere il delitto; trovare lalib, come diciamo noi.
 E come si potrebbe fare?
 Producendo dei testimoni che dicano di averlo veduto sempre nel luogo della festa, che assicurino di aver parlato e ballato con lui.
 E si troveranno queste persone?
 Probabilmente, se mi aiuterete.
 In che modo?
 Prima bisogna sapere da lui come ha passato quella notte fatale, con chi si  intrattenuto; voi vi recate dalle signore e signorine che hanno ballato con lui, vostre amiche certamente, le pregate di aiutarvi; forse, capisco, per qualche minuto egli si sar isolato, bisogna fare una piccola congiura per far scomparire quei minuti, bisogna dar la suggestione a quelle signore, di dire dessere state di pi con lui di quello che potr esser vero; si sa, non si pu aver un concetto esatto del tempo, specialmente in mezzo ai divertimenti unora passa rapida come dieci minuti;  di questo che bisogna persuadere le vostre amiche.
  una specie di congiura che mi proponete, anche alterando la verit; non  onesto questo,  disse Benita con un atto di ribellione.
 Come siete semplice e ingenua! vi ammiro,  disse lavvocato,  ma vi giuro che non oserei mai proporvi una cosa sconveniente; quello che vi propongo  una difesa giusta e sacrosanta. La verit propriamente detta al mondo non esiste: basta che passi per il cervello duna persona e subito subisce qualche alterazione; se una persona conosciuta  stata colta in principio della via da un semplice svenimento, la notizia non  ancora arrivata al termine della strada che si tratta gi dun colpo appoplettico e forse vi danno per morta quella persona, quando si  gi riavuta. Cos per venire al nostro caso, credete che non abbiano esagerato quelle persone che, per odio o malevolenza, hanno sparsa la voce che vostro cugino voleva veder morto il Rambaldi? Avr detto che gli era antipatico; una base ci doveva essere; ma a quello che voi pure mi avete narrato delle voci che la giustizia ha raccolto, si sarebbe detto che il marchese non avesse fatto altro che imprecare tutta la giornata contro il poeta.
 Invece non ne parlava mai e soltanto quando lo vedeva non poteva nascondergli la sua antipatia,  disse Benita.
 Vedete,  aggiunse il Baldelli,  essi esagerano per condannarlo e noi dobbiamo un po esagerare per difenderlo; siamo nel nostro diritto.
 Avete ragione,  rispose Benita, convinta dalle parole dellavvocato, entusiasmandosi allidea di far qualche cosa per il cugino;  ho il presentimento che potremo salvarlo, quando le mie amiche diranno che tutta sera  stato con loro, che ha ballato, le ha condotte a cena, che  stato sempre visto in mezzo al movimento della festa, in modo di riuscirgli impossibile di traversare il giardino buio, per andare nel posto dove fu trovato il poeta assassinato, per la qual cosa gli sarebbe occorso una buona mezzora; sar evidente la sua innocenza, ne sono sicura; grazie, avvocato, mi avete ridato la speranza e la fiducia.
 Non dobbiamo farci la cosa tanto facile,  disse lavvocato,  specialmente quando si deve calcolare sul concorso di molte altre persone; ma per il momento bisogna rassegnarsi e veder di trarne il miglior partito possibile; intanto mi fa piacere sentire che dal punto del giardino dove  avvenuto lomicidio a quello vicino al palazzo dove si ballava c una certa distanza, della quale vorrei assicurarmi con precisione, mentre  una cosa della massima importanza.
 Anche subito,  propose Benita alzandosi;  seguitemi, una passeggiata in giardino non  spiacevole di questa stagione, ed  inutile rimettere ad altro giorno quello che si pu far oggi; non dobbiamo dimenticare che mio cugino langue in carcere, e pi presto si potr liberarlo sar meglio.
S dicendo attravers, seguita dallavvocato, una lunga fila di sale e savvi verso il giardino, dove una brezza che veniva dal mare scuoteva le foglie degli alberi con un leggero frusco e quellaria era un vero ristoro dopo quella giornata afosa destate.
 Uscite cos senza coprirvi?  chiese lavvocato.
 Non fa nulla, ci sono abituata; ecco il punto dove cera la festa,  disse arrestandosi ad una spianata davanti al palazzo.
Lavvocato trasse di tasca lorologio e guard lora precisa.
 Sono le nove e mezza; se non vi rincresce, ora conducetemi direttamente, camminando piuttosto in fretta, sul luogo del delitto,  disse il Baldelli.
 Non vi sono pi stata da quella sera fatale; mi fa un certo effetto....  disse Benita sospirando e avviandosi lungo i viali del giardino, verso il bosco dove non penetrava la luce, e a quella distanza faceva leffetto di una massa oscura.
Benita camminava, camminava piuttosto in fretta, ansiosamente, seguita dallavvocato.
La sera era alquanto chiara e ancora lontano nel cielo dove era tramontato il sole si vedeva una tinta rosea che dava allaria una certa trasparenza; dallaltro lato sorgeva la luna che spiccava chiara nel cielo azzurro come un globo immenso dargento.
Benita camminava sempre senza arrestarsi e mano mano che savvicinava al bosco si sentiva un brivido correrle nel sangue; gi entravano nelloscurit, soltanto qualche striscia bianca prodotta dalla luce della luna che penetrava attraverso il bosco additava loro la via; poi il bosco si fece pi scuro, le striscie bianche scomparvero e ci voleva la sicurezza di Benita, che conosceva perfettamente tutti i sentieri del bosco, per non incespicare nelle radici degli alberi e non urtare nei tronchi. Quando giunse al sedile di pietra che le rammentava lultimo colloquio col poeta, si lasci cadere affranta e pot appena pronunciare le parole:
  qui; siamo giunti;  e un singhiozzo le sal alla gola.
Lavvocato dovette accendere un fiammifero per veder lora e disse:
 Venti minuti; per siamo venuti in fretta, come nessuno, che non fosse pratico del luogo, potrebbe farlo;  poi, rivoltosi alla sua compagna disse:  Ma voi soffrite! Avete presunto troppo dalle vostre forze.
 Perdonate, trovandomi qui lo rivedo vivo; fu proprio in questo posto che gli parlai lultima volta; mi par di vederlo, di sentire il suono di quella voce; conducetemi via, soffro troppo.
 Appoggiatevi al mio braccio,  disse lavvocato;  coraggio, pensiamo allaltro, e, se ci  possibile, a vendicarlo.
 S, aiutatemi a vendicarlo,  esclam Benita ancora tutta tremante, appoggiandosi al braccio del compagno.  Dio sa che cosa penserete di me; credevo desser pi forte.
 Lo siete fin troppo; unaltra donna non avrebbe potuto sopportare tante tragedie in cos breve tempo; ho fatto male ad accettare di venire con voi in questo luogo che vi ricorda fatti cos terribili.
 Non  nulla, ora  passato,  disse Benita,  anzi ho piacere dessere stata quasi costretta a tornarvi; ora vi torner sempre come ad un pellegrinaggio; avevo tanto bisogno di piangere, mha fatto bene.
Rientrati in casa trovarono la signorina Hartmann inquieta, sentendo che erano usciti. Lavvocato disse che appena avesse avuto una lettera che lo indicasse scelto come difensore del marchese, avrebbe fatto il possibile per poterlo vedere e parlargli.
 S, andate presto, domani,  disse Benita;  e ditegli che stia di buon animo, che pensiamo a lui, poi venite subito a portarmi sue notizie.
 E vi porter i nomi delle persone colle quali si  trovato in quella notte, e voi farete la vostra parte.
 Non dubitate, mi aiuter anche la signorina Hartmann, non  vero?
E rivoltasi allamica le raccont quello che avevano deciso di fare.
 Mi piace,  disse la Hartmann,   come un piano di battaglia: lavvocato  il generale, e noi eseguiamo i suoi ordini, e speriamo nella vittoria.
 Speriamo,  disse lavvocato, e si mosse per uscire.
Benita lo chiam dicendogli:
 Se avete da comunicarmi qualche cosa, tutte le sere dopo le nove sono in casa.
 Quando potr non mancher di venire; sento che anche non avendo cose importanti da comunicarvi, sar per me un vero piacere dintrattenermi qualche ora con voi. A rivederci dunque e presto.
 Com simpatico!  disse Benita appena fu uscito.
 S,  molto interessante,  rispose la signorina Hartmann.
 Bisogna sentirlo quando sinfiamma in un discorso,  soggiunse Benita;  vi assicuro che  un altro uomo: la sua fisonomia sillumina e bisogna rimaner per forza persuasi della verit di quello che dice; gi,  inutile, nessuna cosa riesce tanto piacevole come la conversazione colle persone intelligenti.
Essa era un carattere entusiasta, facile alla speranza come allo scoraggiamento; ma in quel momento si credeva sicura che Federico sarebbe stato assolto e non voleva sentire le ragioni dellamica che cercava di calmare quellentusiasmo.
  inutile,  diceva alla Hartmann,  voi siete fatta dunaltra pasta, non ci potete comprendere e non ho leloquenza dellavvocato per riuscire a persuadervi;  meglio andar a riposare per acquistare nuove forze e poter occuparsi di Federico.
E data la buona notte alla signorina, si ritir nelle sue stanze.
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CAPITOLO 9.
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Uscito dal palazzo dAltavilla, lavvocato Baldelli rimase un momento fermo in mezzo alla via, incerto ove dovesse rivolgere i passi. Gli pareva come dessere uscito da un sogno, ed avea bisogno di riordinare le idee.
Per non essere oggetto dosservazione da parte dei passanti, savvi quasi macchinalmente lungo il mare, camminando lentamente senza una meta fissa, col pensiero intento a rifare la conversazione avuta pochi minuti prima.
Egli avea riportato da quella visita unimpressione che non sapeva spiegare.
Vedeva la fanciulla, seduta accanto al tavolino colla faccia illuminata dal chiarore che scendeva dalla lampada rosea, velata di trina, e la vedeva fine, elegante, aristocratica, in mezzo a tutte le eleganze pi raffinate create dallarte e dalla fantasia per adornare la ricchezza e la bellezza.
Sentiva ancora vibrare il suono di quella voce che gli rivelava la tempesta del cuore ed implorava il suo aiuto; poi la corsa fantastica attraverso il bosco, la tragica scena dellassassinio, la commozione della fanciulla, il suo abbandono, il contatto di quel braccio delicato; e tutto questo, avvenuto nello spazio di pochi minuti, gli pareva quasi una cosa inverosimile. E quello che gli sembrava strano era di non poter pensare ad altro, di non poter scacciare dalla mente quelle immagini, e pi di tutto era inquieto di sentire che in quellora era avvenuto un mutamento in tutto il suo essere.
"Possibile che quella fanciulla mabbia fatto perdere la testa andava pensando. "No, deve essere stata la novit, la sorpresa, perch non maspettavo di trovar lei invece del duca;  una cosa che passer, diceva, "un fuoco dartifizio; non pensiamoci pi.
E procurava di rivolger la mente altrove, guardava il mare, i lumi che scintillavano in distanza, il Vesuvio che di tratto in tratto si illuminava; ma poi col pensiero tornava sempre al palazzo dAltavilla ed al dramma intricato nel quale era chiamato a portare un po di luce, alla fanciulla che implorava il suo aiuto, che non poteva scacciare dalla mente. Egli, fino a quel giorno non aveva avuto nella sua vita che uno scopo, e per raggiungerlo si era valso di tutte le sue forze.
Egli avea voluto uscire dalla mediocrit nella quale sera trovato e per la nascita e per la condizione della sua famiglia, voleva che il suo nome divenisse famoso non solo, ma aspirava a conquistare tante ricchezze da poter soddisfare qualunque desiderio e vivere in un ambiente elevato ed elegante.
Dalla natura aveva avuto una bella voce; avea imparato a darle tutte le inflessioni, dalle pi dolci alle pi vibrate, e la parola facile e scorrevole egli a furia desercizio adoperava in modo straordinario con tanta arte da entusiasmare e persuadere luditorio, qualunque fosse la causa chegli voleva difendere. Per molti anni avea studiato indefessamente e si era negato qualunque distrazione.
Giovane e piuttosto simpatico, non si era permesso che qualche amore di passaggio, di quelli che non impegnano il cuore, n distraggono la mente, e si era tenuto lontano dalla donna, che riguardava come lessere pi bello della creazione, ma che avrebbe potuto servire dimpaccio per un giovane come lui, che dovea fabbricarsi la fortuna, la fama, e sera posto in capo di riuscire ad ogni costo.
 In fatto di donne sono corazzato,  soleva dire cogli amici;  il canto delle sirene non mi arresta certo nel mio cammino;  e lo aveva ripetuto tante volte, era passato in mezzo a tante seduzioni, come in un giardino aperto, senza cogliere un fiore, che si sentiva sicuro di s ed era orgoglioso della sua forza.
Appunto perch credeva di conoscersi bene, non si sapeva spiegare limpressione che gli avea fatta Benita dAltavilla e ne era impensierito.
 Sciocco che sono,  pensava,  minteressa appunto quella ragazza che ha nel cuore, non solo il poeta morto, ma il cugino vivo; che non soccupa daltro e mi riguarda come uno strumento per salvare uno e vendicar laltro;  meglio cos, e facciamoci onore per aver almeno la sua gratitudine che  gi qualche cosa.
E continuando a passeggiare pensava che intanto sarebbe stato contento di aver occasione di passar qualche ora assieme alla fanciulla, di studiarne il cuore e desserne lamico e il consigliere; ecco, aveva trovato, la loro relazione sarebbe damicizia e non poteva essere altrimenti. Con questo pensiero si sent pi tranquillo e appena giunse a casa si mise a leggere tutti i giornali che avevano narrato dellassassinio del giovane poeta, per trovare il filo che lo mettesse sulla via di scoprire la verit.
Egli voleva mettere tutta la forza della sua volont, tutta la sua intelligenza nello studio di quel processo, ben vedendo che se ne usciva vincitore ci lo avrebbe reso pi celebre e gli avrebbe forse aperte le case aristocratiche, cosa a cui aspirava da tanto tempo.
Ma per quanto studiasse non riusciva a vederci chiaro. La sola persona che potesse avere interesse alla morte del poeta, era infatti il marchese Federico; in questo la giustizia non si era ingannata, e bisognava proprio combinare un vero piano di battaglia per togliere ai giudici quellimpressione, e scoprire al poeta qualche altro nemico, oppure poter far toccare con mano che nellora dellomicidio il marchese era occupato altrove; ma per far questo doveva vedere al pi presto possibile il prigioniero, e il suo primo pensiero fu appunto di adoperarsi a questo scopo.
Quando Federico vide entrare lavvocato nel carcere, gli parve di veder un angelo salvatore e subito gli chiese notizie di sua madre, dello zio, di Benita.
Lavvocato lo rassicur: stavano tutti bene e pensavano a lui.
 Fatemi uscire da questo luogo,  disse il marchese,  non posso pi vivere rinchiuso qua dentro; se non potete togliermi da questa prigione datemi unarma chio possa uccidermi: soffro troppo.
 Coraggio,  disse lavvocato,   una prova che il cielo vi manda, per ora non possiamo far nulla.
Poi, dando unocchiata al bugigattolo stretto e malsano dove il marchese era rinchiuso, soggiunse:
 Mi adoprer per farvi dare una cella pi comoda, un tavolino, dei libri, insomma far il possibile perch possiate star meglio; poi quando sarete uscito, apprezzerete di pi la libert.
 Se riuscir ad uscire di qui! disse il marchese Federico con un sospiro.
 Intanto,  riprese lavvocato,  dovete dirmi quello che avete fatto nella sera del ballo.
 Ho ballato prima con mia cugina,  disse il marchese,  poi colle altre signore.
 I nomi, i nomi,  chiese lavvocato prendendo una matita e accingendosi a scrivere sul suo libriccino di memorie.
 E chi si rammenta?  esclam Federico; poi chiuse gli occhi per pensare intensamente e soggiunse:  prima con mia cugina, poi con la Santelmo; poi le signorine Agliati, la signora DAgrigento, pi tardi condussi la signora Zurla a prendere un gelato, poi pi nulla, non mi rammento pi.
 A che ora?  chiese lavvocato.
 Non ricordo, verso le due.
 E dopo?
 Andai a cercare mia cugina e girai per il giardino.
 Molto tempo?
 Forse un quarto dora.
 E avete trovato nessuno?
 Mi fermai col marchese Amati pochi minuti.
Lavvocato col taccuino in mano faceva dei calcoli:
 Le prime ore non contano,  diceva;  poi dalla una alle due colle signorine Agliati, poi fino alle tre colla signora Zurla e la signora DAgrigento e il marchese Amati, mi pare ce ne siano abbastanza per stabilire lalibi, ci sono i dieci minuti nei quali cercavate vostra cugina; e lavete trovata?
 S, pi tardi, verso lalba.
 Mettiamo anche cinque minuti; quando si cerca e non si trova il tempo sembra lungo; speriamo bene, caro marchese. Intanto se volete chio dica qualche cosa a Benita, la vedr questa sera.
 Ditele che la salute  buona, che ho coraggio, e non si crucci per me, non ne vale la pena; sar quello che  destinato.
Lavvocato lasci il marchese riportando di lui la migliore impressione; no, quelluomo franco e leale non poteva essere un assassino, egli ne era persuaso, ma non silludeva sulla difficolt di far entrare negli altri la stessa persuasione; dalle voci che aveva raccolte, il marchese un po altiero e sdegnoso aveva pochi amici, fra il popolo; taluno diceva che lavrebbero assolto perch nobile e ricco; e i giudici per mostrare il contrario si proponevano di essere severissimi, sicch la lotta dovea esser forte e degna di lui, ma aveva bisogno di prepararsi bene, con tutte le armi, collingegno ed anche collastuzia, cercando dei testimoni favorevoli, facendo sorgere degli incidenti e tenendo in serbo delle sorprese. In nessuna causa si era messo con tanto impegno e nessuna gli aveva mai dato tanto da pensare. Aveva dei momenti di scoraggiamento nei quali sentiva il bisogno di andare in casa Altavilla, dove la fiducia che gli mostrava Benita glinfondeva coraggio.
Egli le port i nomi delle signore che avevano ballato col marchese Federico; erano tutte amiche di lei e sincaric di vederle il giorno dopo e pregarle di aiutarla.
 Vedrete,  diceva,  che quando verr stabilita per lui limpossibilit daverlo ucciso, non vi sar pi nulla da dire.
 S, ma il marchese  stato assente un quarto dora per cercarvi.
 Ma che! un quarto dora: dopo cinque minuti mi ha trovata.
  quello di cui lho persuaso anchio, ma in ogni modo non basta, voi siete parte troppo interessata, bisogna che altri lo dicano.
 Ma lo diranno: c il marchese Amati, che lo trattenne mentre mi cercava, non  vero?
 S, per pochi minuti.
 Che possono diventar molti; pregher il marchese Amati di aumentare il numero dei minuti, procurer di sedurlo, di dargli la suggestione e vi riuscir, va bene?
 Benissimo; siete una allieva che ha superato il maestro.
 Ma vi par che sia bene quello che facciamo?
 Tutto  bene quel che finisce bene, e poi combattiamo per una causa santa.
 Domani mi metter allopera,  disse Benita,  e voi verrete, non  vero, a sentir lesito domani sera?
  troppo presto,  disse lavvocato.  Verr entro la settimana, intanto anchio far la mia parte.
 Avete ragione, vi faccio perdere troppo tempo,  gli disse la fanciulla;  ma vi assicuro che passo le giornate tanto tristi e mi rianimo soltanto quando siete qui e pensiamo a lui e al modo di liberarlo; non vivo ormai che per questo, venite anche domani, ve ne supplico.
 Lamate molto dunque?
 Lamo perch soffre per causa mia,  un amore fatto di rimorso, ma lamore  morto per me, il mio cuore  sepolto col mio poeta.
 Non dite questo,  impossibile alla vostra et, ora forse il cuore dorme, ma deve risorgere.
 Se laveste conosciuto non direste cos.
E gli narrava tante cose del poeta, gli declamava i versi che le aveva dedicati, e riviveva nel passato, mentre il Baldelli stava estatico ad ascoltarla, interessandosi a quel dramma damore e invidiando il poeta che avea saputo far vibrare tanta passione nellanima di quella fanciulla.
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CAPITOLO 10.
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Tutta piena dentusiasmo e quasi lieta come non lo era mai stata in quei tristi giorni, Benita, accompagnata da Sofia Hartmann, saccinse ad andar a vedere le amiche, delle quali lavvocato le avea dato i nomi.
La Santelmo laccolse con festa, ma quando seppe lo scopo della visita dellamica, incominci ad essere titubante.
 Mi dispiace,  disse,  ma io avevo mal di capo ed ero a casa prima delle due; potrei dire daver ballato col marchese Federico, ma sul principio della serata, il secondo ballo.
Benita incominci a non sentirsi pi tanto sicura del concorso delle amiche e la lasci per continuare la sua missione.
Dalle signorine Agliati trov ben altre difficolt.
Era impossibile che potessero andare davanti alla giustizia a testimoniare, non ne avrebbero avuto la forza e poi avevano ballato poco col dAltavilla, solo dieci minuti prima delle due.
 Ma per farmi piacere,  diceva Benita,  che cosa vi fa dire che avete ballato mezzora?
 Ma ti pare? Giurare il falso! Non capisci che se ci scoprono possiamo andare in prigione?
 Ma ci  impossibile!  disse la signorina Hartmann,  se  la verit; avete ballato col signor marchese e ballando le ore sembrano minuti.
 No, no, moriremo prima di fare una cosa simile, di dar spettacolo.
 Ma posso farvi citare,  disse Benita.
 Ebbene, ma noi non parleremo, siamo sicure di confonderci, non siamo abituate a queste cose.
Benita se nand irritata e si rivolse alla sua compagna, incerta se dovesse continuare quella via crucis.
  meglio finire il nostro giro,  disse la damigella di compagnia,  per non pensarci pi.
 E si chiamano mie amiche!  disse Benita,  nemmeno un passo per farmi piacere;  scoraggiante.
 Guai metterle alla prova le amiche!  una gran disillusione,  disse la Hartmann.
Intanto erano andate dalla signora Agrigento, la quale non poteva proprio far nulla perch era malata e doveva partire per la Svizzera. La signora Zurla poi non si rammentava affatto gli avvenimenti di quella sera; cos vagamente le pareva che il marchese lavesse condotta a prendere qualche rinfresco, ma con quella musica, con quegli splendori aveva la mente confusa; per si fossero pure valsi di lei, se era a Napoli avrebbe fatto anche lo sforzo, per amicizia, di presentarsi a testimoniare, ma era certa di confondersi, era cos timida, cos aliena di parlare in pubblico e poi non ricordava pi nulla; il colpo provato dalla notizia del fatto di sangue avvenuto la sera della festa, le avea fatto perdere la memoria.
Benita and a casa scoraggiata e quasi disperata: no, no, una cosa simile non se la sarebbe certo aspettata, era proprio un fiasco, un fiasco su tutta la linea.
La Hartmann cercava di confortarla colla sua calma.
 Vedrete,  diceva,  lavvocato trover qualche altro espediente; sarebbe troppo facile se in una causa tutto andasse a seconda dei propri desiderii, se non si trovasse ostacoli allesecuzione dei progetti fatti; voi vorreste tutto facile.
 Avete un bel dire, ma sono stanca di lottare, non ne posso pi.
Si sarebbe lasciata sopraffare dalla disperazione, se nella sera non fosse venuto lavvocato che passando di l era salito, impaziente di conoscere lesito delle pratiche fatte.
Gli bast dare unocchiata a Benita, che se ne stava accasciata su una poltrona, per indovinare la verit.
 Non siete riuscita?  disse,  me laspettavo.
  una indegnit,  disse Benita,  quando si tratta di feste, balli, divertimenti, sono tutte amiche, tutte corrono amabili, gentili; ma basta domandar loro un piacere che possono fare facilmente, che non costa loro nulla, ed ecco che ti voltano le spalle; che brutto mondo, avvocato, che brutto mondo!
 Non vi scoraggiate,  disse lavvocato colla sua voce dolce melodiosa che scendeva allanimo;  per lottare bisogna essere forti e voi finora lo siete stata; dunque, su via, alzate la vostra bella fronte e che non vi veda quella faccia mesta.
 Sono troppo indignata,  disse la fanciulla crollando il capo,  se non minfondete una nuova speranza, non so pi che cosa fare.
 Quando si difende una causa come la nostra, ci sono tante cose da fare,  disse il Baldelli.
 Ebbene, dite, io sono pronta a tutto, ma star qui senza far nulla mentre Federico langue per causa mia,  una cosa insopportabile.
Lavvocato stette per un po pensieroso tormentandosi i baffi collo sguardo, fissando la bella fanciulla.
 Bisogner cercare lassassino,  concluse.
 Ma come si pu fare?
 Intanto bisogna conoscere la vita passata del Rambaldi, tutta,  disse lavvocato.
 Non sar difficile,  disse la Hartmann rimasta silenziosa fino a quel momento;  era una persona molto conosciuta nella societ e nel mondo letterario.
 S, ma non parlavano mai di lui o della sua famiglia,  soggiunse Benita.  Ho sempre creduto che ci fosse un mistero nella sua vita.
 Ed  questo che bisogner scoprire,  disse lavvocato.
 Se sapeste quante volte lho interrogato sul suo passato!
 E che cosa vi rispondeva?
 Che la sua vita avea incominciato dal giorno in cui mi aveva conosciuto.
 Era molto galante, ma ne sapevate quanto prima.
 Che volete? Lamavo e mi bastava; ma ora si tratta di Federico, bisogna assolutamente salvarlo.
  quello che tenteremo di fare,  disse lavvocato,  ma dovete esser calma, affidarvi a me e sperare che avvenga qualche fatto ad apportare un po di luce.
 Io non spero che in voi e nelle nostre forze unite per salvarlo, non mi fido pi di nessuno,  disse la fanciulla.
 Prima di tutto,  soggiunse lavvocato,  dobbiamo indagare ci che risguardi la vita del poeta; bisogna conoscere le sue abitudini, i suoi amici, i luoghi che frequentava, tutto insomma quello che pu servirci, ed ho speranza che riusciremo.
 Voi minfondete sempre coraggio,  disse Benita,  vi raccomando venite spesso a vedermi perch quando siete qui mi par di rivivere.
Poi si mostr meno preoccupata e si interess alle occupazioni del Baldelli che la intratteneva raccontandole dei curiosi processi ai quali aveva preso parte, di delinquenti che contro ogni aspettativa erano stati assolti, ed ella ascoltava attentamente ritornando a sperare, come un ammalato, quando il medico gli narra casi di guarigione quasi insperati.
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CAPITOLO 11.
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"Bisogna trovare il vero assassino. Ecco le parole che si ripeteva Benita continuamente, ecco lidea che come una punta di spillo le si era conficcata nel cervello. Essa passava molte ore sola nella sua camera, usciva, mangiava, leggeva, come un automa; ma sempre sentiva il tormento di quel pensiero.
"Bisogna frugare nella vita del poeta, avea detto lavvocato, ed essa si mise a leggere tutti i giornali che parlavano di lui e della sua fine immatura.
Leggere quelle pagine tutte piene di elogi del poeta, era rinnovare lo strazio del suo cuore, ma si fece forza nella speranza di poter trovare qualche traccia che laiutasse a scoprire lassassino.
In mezzo al coro di rimpianti per la morte del giovane che prometteva di essere una delle glorie dItalia, lesse che era nato in un paesello degli Abruzzi da poveri genitori.
Un ricco signore innamorato del suo ingegno precoce, lo avea protetto e gli avea fatto seguire gli studi classici allUniversit di Napoli. Per molto tempo il giovane poeta era rimasto ignorato in mezzo alla baraonda della grande citt vivendo modestamente assieme ad un giovane della sua et e del suo paese, il pittore Amalfitano, quando un volume di versi men rumore e lo fece conoscere e gli diede un bel posto nel mondo letterario. Allora soltanto sincominci a parlare di lui. Nei giornali si parlava vagamente di qualche romanzetto di giovent ma con certezza del suo amore per Benita dAltavilla, che dicevano esser stata causa involontaria della fine tragica di lui.
Tutti erano concordi nel dire che non gli conoscevano nemici e causa della sua morte, fu certamente linvidia provocata dallaver egli fermato gli sguardi della bella fanciulla.
Ed essa leggeva avidamente col cuore oppresso e le lagrime agli occhi sperando sempre di trovare un filo che la mettesse sulla buona via. Avrebbe voluto scoprire al suo poeta dei nemici ignorati, essa che laveva tanto amato per il carattere dolce e quasi femmineo, ora lavrebbe desiderato irascibile, battagliero, che avesse destato ire e vendette; e invece nulla, tutti lo dipingevano buono, mite, tranquillo, impossibile trovargli dei nemici: il marchese Federico era il solo che aveva interesse alla sua morte, eppure essa sentiva che Federico era innocente, lo conosceva troppo fin dallinfanzia per saperlo incapace di commettere un assassinio, una vilt; lavrebbe potuto uccidere in duello, ma a tradimento no mai. Ma come far entrare nei giudici la sua convinzione? Ecco quello che la tormentava, tanto pi che capiva benissimo che al posto dei giudici anchessa avrebbe trovato la cosa pi logica incolpar Federico, avea il presentimento che sarebbe condannato, ed essa sempre stata abituata a veder tutto piegare ai suoi desiderii, le parea dimpazzire nel trovarsi impotente a lottare contro una forza occulta e superiore alla sua volont.
Avea lanimo lacerato dal rimorso di esser stata la rovina di quei due giovani, avrebbe voluto morire, essa capiva Amleto, che una volta riguardava come un pazzo, ora si sentiva invasa dagli stessi dubbi, dalla medesima disperazione; andarsene dal mondo, seppellirsi in un convento, ecco quali erano ormai le sue aspirazioni, ma prima bisognava vendicare Rambaldi e salvare Federico.
Il poeta morto e il cugino che languiva in carcere, erano nella sua anima continuamente, signoreggiavano in modo terribile il suo pensiero; di giorno non avea pace e di notte la visitavano sogni terribili e spaventose allucinazioni.
Un fatto strano le colp la fantasia.
Per tre notti di seguito la stessa visione le si present alla mente.
Era il fantasma di Guido Rambaldi col seno squarciato, ma vivo, cogli occhi mobili ed espressivi e la bocca che faceva un movimento come per parlare, ma non le veniva fatto di udire suono alcuno, oppure era un suono debole e indistinto e non poteva afferrare nulla, quantunque vi prestasse una attenzione intensa, quasi trattenendo il respiro.
E tutte le volte, quando le sembrava dudire qualche parola, il suo sforzo era tale che si svegliava di soprassalto e la visione scompariva.
Quel sogno che vide ripetersi per tre volte consecutive, la turb come cosa strana ed ebbe limpressione che il suo poeta le fosse apparso per farle una importante rivelazione e avrebbe voluto poterlo rievocare, quando fosse stata desta, a suo piacere. Parl in casa di quel suo sogno, ma nessuno vi fece gran caso; il duca lo calcol come una allucinazione di mente esaltata. Sofia disse che era malata e doveva consultare il medico; ma vi furono delle persone credule e superstiziose che dissero che certo lo spirito del Rambaldi voleva comunicarle qualche cosa e che doveva evocarlo servendosi di un medium e di un tavolino.
Tutti in quel tempo parlavano di spiritismo e molti erano convinti che quello solo fosse il mezzo per parlare colle anime dei defunti. Benita, nello scoraggiamento di scoprire lassassino con mezzi ragionevoli, accarezz quellidea come la sola ncora di salvezza e incominci a pensarci, quantunque tutti i parenti cercassero di distoglierla da quei sogni.
Il duca specialmente era molto preoccupato nel vedere la piega che prendeva la mente di Benita.
Egli che avrebbe voluto veder lieta la figliuola, era profondamente addolorato nel vedere chessa non volea sentir ragione, e non volea distogliersi da quei pensieri che turbavano tanto il di lei animo. Anchegli si occupava del nipote, avea consultato gli avvocati suoi amici, ma dopo che li trov in molte cose daccordo col Baldelli, si affid interamente a lui, e procurava di vederlo spesso per mettersi daccordo su quello che ci fosse da fare per salvare il nipote.
Un giorno, impensierito per lesaltamento della figliuola, temendo che ne facesse una malattia, si rec appunto allo studio del Baldelli per vedere se vi fosse qualche notizia buona da portare a Benita.
 Caro avvocato,  disse il duca dopo avergli stretta la mano,  vi vengo ad incomodare perch ho bisogno che mi date qualche speranza; se non si vede un raggio di sole in mezzo a questo buio temo per la salute della mia figliuola.
 Donna Benita  forse ammalata?  chiese lavvocato ansiosamente.
  molto ammalata,  rispose con un sospiro il duca,  pi moralmente che fisicamente, tanto che temo perda la ragione; pensate che ora vuol dedicarsi allo spiritismo per parlare col poeta assassinato.
 Una buona idea,  disse lavvocato;   salva.
 Come, voi credete nello spiritismo?
 Credo che a vostra figlia sar utile fare qualche cosa, per non fissar troppo la mente sulla medesima idea; le servir di distrazione.
 E non potr eccitarle di pi la fantasia?
 Sar come un rimedio omeopatico; credo che non le far n bene n male, e intanto sar un pretesto per veder nuove persone, per dare una nuova piega ai suoi pensieri, per prender tempo, finch studio il nostro affare con calma, e che mi occupo per cercare un filo che possa esser la salvezza del marchese Federico.
 E finora non avete trovato nulla?
 Non  molto facile; vi assicuro che studio questo affare con tutte le mie forze, non dormo nemmeno la notte pensandovi. La vita privata del poeta  stata molto misteriosa per parecchi anni; ho gi scritto al suo paese per averne informazioni, sto facendo delle indagini, e se ci sar bisogno far anche un viaggio per questo. Ho raccolto tutti gli scritti del poeta, che ora sto leggendo con molta attenzione; forse in quei racconti romantici potr trovar traccie della sua vita passata, certe pagine dove si rivela il soffio dellarte sono certo state vissute dallautore; era un artista raffinato quel giovane, si capisce come una signorina possa essersene innamorata alla follia, ma prima dellamore di vostra figlia unaltra vita ben diversa; in tuttaltro ambiente deve aver vissuto il poeta; basta: sto studiando, ancora non ho trovato nessun fatto positivo che mi metta sulla buona via; ma spero molto; ci vuol tempo, e vostra figlia  impaziente; lasciate che si distragga collo spiritismo, io non ci credo, ma ci credono molte persone assennate, e interessa come tutte le cose soprannaturali, e poi c tutto uno studio da fare per scoprire quello che vi pu essere di positivo, che tanti scienziati non sdegnano di prestarvi il loro aiuto e la loro scienza.
 Se ci pu giovare a mia figlia, vada per lo spiritismo, ma io vorrei trovare qualche cosa che mi persuadesse di pi.
 Chi cerca trova,  disse lavvocato,  mentre si cerca, un piccolo intermezzo non far male; intanto che si consultano gli spiriti, pu sorgere qualche buona idea.
 Mi raccomando,  disse il duca congedandosi,  non lasciatevi troppo distrarre; noi aspettiamo da voi solo; e non dagli spiriti la nostra pace.
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CAPITOLO 12.
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A poco a poco Benita si sentiva invadere dal desiderio delle cose soprannaturali, dalla volont di spiegare e scrutare nei misteri ignorati, di tutto quello che fino a quel momento non aveva potuto capire. Sapeva che parecchie persone intelligenti si occupavano di spiritismo, e spesso sui giornali cerano articoli del signor Martucci, professore allUniversit, che parlava di fenomeni psichici, assisteva a sedute spiritiche e tentava di dare su molte manifestazioni straordinarie delle spiegazioni abbastanza persuasive.
Benita volle prima di tutto consultare il professor Martucci circa i sogni e le apparizioni notturne, ma pi di tutto per sapere fino a che punto dovea credere o dubitare, nella certezza che assistita da un uomo di scienza non lavrebbero in casa pi tacciata da fanciulla credula e superstiziosa.
Il Martucci era uno scienziato nel vero senso della parola, molto istruito ed intelligente, ma un po poeta, bramoso di scoprire cose nuove, facile a seguire unidea ed a lasciarsi trasportare da quella anche un po fuori del vero, per nel medesimo tempo onesto, leale e sempre pronto a confessare i suoi errori e a ricominciare da capo le sue indagini con rara perseveranza e senza mai scoraggiarsi.
Benita quando lo vide si sent attratta verso di lui da un forte sentimento di simpatia, e quando lud parlare si sent invadere da un senso di curiosit di sapere tante cose che avea ignorate fino a quel giorno.
Essa gli raccont tutta la storia del suo amore infelice, le sue agitazioni, i sogni, che egli spieg nel modo pi semplice e naturale.
Pensava tutto il giorno al giovane ucciso, e la notte avea il cervello pieno di lui e lo vedeva come quandera vivo.
 Ma quando sono sveglia io lo vedo ugualmente,  diceva Benita.
  semplicemente unallucinazione; in ci non vedo nulla danormale. Soltanto dovete procurar di pensare a qualche altra cosa, prima che quellidea passi ad uno stato morboso e diventi una fissazione  disse il Martucci.
 E ditemi: credete allo spiritismo?  chiese la fanciulla.
Non so veramente il senso che date a questa parola,  rispose il professore.  Che i morti si servano delle cose inanimate per comunicare coi vivi, potrebbe darsi; ma non lo credo. Quello che credo  che in certe condizioni la materia inanimata si scuota, e che certi esseri, forse malati, abbiano una forza che altri non possedono e possano mostrarci delle cose che noi per il momento stimiamo soprannaturali, ma che forse in seguito si potranno comprendere, sia educando qualche nuovo senso che abbiamo gi in embrione, oppure con dei nuovi istrumenti che valgano a raffinare i sensi che possediamo. A certe manifestazioni che non si comprendono, le persone superiori si ribellano; un po  per inerzia e per non voler andar tanto a fondo nelle investigazioni, un po anche per un certo misoneismo innato in tutti quelli che non vogliono far alcun sforzo per la ricerca del vero. Lesperienza del passato cinsegna di non essere n troppo creduli n troppo scettici, ma di studiare e cercar di apportare anche un piccolo progresso alla scoperta della verit.  un fatto che vi sono molte forze occulte che noi non conosciamo e che forse non riusciremo a conoscere, e altre che ora ci appaiono misteriose e diverranno in seguito chiare come la luce del sole. Pensate quanti anni e quante generazioni hanno creduto che le stelle seminate nel cielo fossero dei semplici lumicini per rallegrare le notti terrestri; ma la scoperta del telescopio ci fece conoscere il nostro inganno e ci rivel il mistero degli spazi celesti. Anche i microbi, dei quali si parla tanto oggid, hanno sempre esistito; eppure nessuno li aveva mai veduti, e non solo per questo scopo abbisognarono degli strumenti potenti, ma anche luomo dovette esercitarsi molto prima di potersene servire con profitto. Nel nostro cervello ci sono molte facolt in embrione, Che col tempo forse si svilupperanno, e i nostri nipoti arriveranno ad un punto che per ora ci  impossibile raggiungere.
Mentre il professore parlava, alla mente di Benita pareva che si rivelasse un mondo nuovo e mai intravveduto.
 Come mi interessa sentire queste cose,  disse.   certo che appena sar libera da ogni preoccupazione vi pregher di rivelarmi i misteri della scienza; ma ora voglio trovare lassassino del Rambaldi, e vedendo che coi mezzi conosciuti non riesco a nulla, vorrei tentare i soprannaturali, per esempio lo spiritismo; credete che mi possa aiutare?
 Non credo,  disse il professore; per qualche seduta spiritica potr distrarvi dai vostri pensieri; procuratevi un buon medio, e se non riuscirete a scoprire la verit, vedrete forse fenomeni molto curiosi.
 E verrete anche voi ad assistere alle sedute?  chiese Benita.
 Volentieri, per farvi piacere;  una cosa che minteressa sempre; ma vi prevengo che non ho molta fede.
 In ogni modo alla vostra presenza non temer dessere ingannata,  soggiunse Benita,  e sar una sicurezza anche pei miei parenti che sono increduli. Vedete, io tutto voglio tentare per poter scoprire qualche cosa di ci che mi preme.
 In ogni caso, quando voi udrete parlare di queste cose, saprete di che si tratta,  disse il professore.
E combinarono insieme di parlare con un medium famoso, che faceva tanto parlare di s, e invitarlo a venire al palazzo Altavilla.
Il duca avea promesso di lasciar libera la figlia nelle sue ricerche, ma era incredulo. La signorina Hartmann non approvava quel mezzo dindagine; temeva degli inganni, e diceva che sarebbe stata molto attenta per non essere ingannata, e non avrebbe permesso nessun nascondiglio. La marchesa Anna, che dopo lincarcerazione del figlio sembrava pazza e se la prendeva con Benita, diceva che quella ragazza era la rovina della famiglia e avrebbe finito per far chiuder tutti o in prigione o in un manicomio; voleva per prender parte alle sedute, per vedere se a parlare coi morti ci fosse pi buon senso che a parlare coi vivi.
Benita aveva pregato anche lavvocato Baldelli di assistere alle sedute, il quale era ben lieto di aver unoccasione di pi per trovarsi vicino a quella fanciulla, che ogni giorno gli destava un nuovo interesse e una nuova curiosit. Egli sentiva che perdeva la pace, ma ormai non voleva nemmeno lottare. Si lasciava trascinare ad amare Benita, come un oggetto inanimato si abbandona in un pendio e rotola al fondo, sentendosi spinto da una forza pi potente della volont.
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CAPITOLO 13.
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In un salotto serio, tranquillo, dai parati di damasco pavonazzo, stanno radunati il duca dAltavilla, la marchesa Anna, Benita, la signorina Hartmann, lavvocato, il professor Martucci e una donna daspetto piuttosto volgare, che si d delle arie da regina e che tutti riguardavano come se fosse un personaggio importante. Era il medium, in quel tempo molto in voga, che si prestava a delle sedute spiritiche. Stanno tutti intorno ad una tavola sulla quale una lampada pendente dalla vlta spande una luce tranquilla e velata.
Benita chiede se si pu evocare lo spirito che si desidera.
Il medium risponde che non pu dir nulla; gli spiriti sono capricciosi e non sempre sono disposti a manifestarsi.
Il duca sorride incredulo e il medium soggiunge che generalmente gli spiriti non vengono quando ci si burla di loro o non si ha fede.
 Babbo,  dice Benita pregando,  non scherzare.
 Quand cos leggo il giornale e mi darete notizie dellaltro mondo quando riuscirete a saperne qualche cosa; s dicendo lasci il tavolo e si ritir a leggere in un angolo.
 Ora bisogna stare attenti,  disse il medium,  fate la catena.... cos; tutte le mani devono toccarsi e toccare la tavola leggermente, mi raccomando; dovete star tutti raccolti e procurare di pensare ad una cosa sola.
Poi quando tutti furono tranquilli tanto che si sarebbe sentito volare una mosca, il medium incominci a sospirar forte come persona oppressa da un peso sul cuore e che soffrisse fortemente, e continu cos per circa cinque minuti, poi chiese:
 Spirito, sei presente?
Nessuna risposta.
Benita stava attenta a bocca aperta, collo sguardo intento per vedere se lo spirito manifestasse la sua presenza.
Il medium ripet la domanda.
 Mi pare che siate pazzi,  disse la marchesa Anna.
 Zitto,  disse Benita.  Attenti!
Nella tavola sera sentito uno scricchiolio, e pareva che tremasse sotto alle mani intrecciate dei presenti.
 Ecco, viene, attenti, non fiatate,  disse il medium sospirando fortemente e quasi ansando.
Tutti si guardarono in faccia aspettando.
 Ecco, ecco, si solleva, viene e mi vuol parlare.
Infatti la tavola avea fatto un movimento verso la parte di Benita.
  il professore,  disse la marchesa Anna.
 Vi assicuro che io non centro per nulla,  disse il professore.
 Zitti,  disse Benita piena di fede.
 Chi sei?  chiese il medium,  rispondi, gi che sei tanto gentile.
La tavola si mosse nuovamente e diede tre o quattro colpi.
Chi volea che fosse un E, chi un D.
Allora il medium disse:
 Se  un E fa un colpo, se  un D due.
La tavola fece due colpi.
 Avanti, ora.
E la tavola dava ora un colpo, ora due, ora molti altri; tentarono di combinare delle parole, ma non usciva nemmeno una parola che avesse qualche significato.
Ad un certo punto la tavola incominci a girare sopra s stessa, in modo da far una gran impressione su quelli che erano presenti; anche il duca lasci il giornale per osservare quel fenomeno.
 Siete voi che la fate girare,  disse,  provate ad alzare le mani.
Le alzarono tutti uniti e la tavola, per un attimo, parve restasse sospesa.
Tutti rimasero meravigliati e convennero che qualche cosa di soprannaturale ci doveva essere.
Ma per quella sera nessuno riusc a ricavare nulla e il medium disse che gli spiriti avevano voglia di scherzare e bisognava lasciarli un po riposare e ricominciare unaltra volta.
La sera dopo si and un po pi avanti e dai colpi del tavolino usc la parola "donna chiara e spesse volte ripetuta da non lasciare pi alcun dubbio. Poi, molte sere di seguito, e quantunque le indagini non progredissero, pareva quasi che tutta la societ ci trovasse piacere e le sedute spiritiche in casa dAltavilla minacciavano di divenire una consuetudine.
 che Benita era sempre piena di fede, lavvocato era contento di trovarsi accanto a Benita ed era riconoscente agli spiriti che gli permettevano di toccare continuamente la manina bianca e piccina della fanciulla; era un vero magnetismo chegli sentiva da quel contatto, ed il suo timore era che quelle sedute spiritiche dovessero terminare troppo presto.
Una sera la seduta fu pi interessante del solito: alla parola "donna, che si ripeteva tutte le sere, nei segni convenzionali del tavolino, saggiunsero altri segni diversi. Tutti si guardarono in faccia con curiosit; non fiatarono, attenti ai colpi nuovi inusati, ne usc la parola "tradita e tutti si guardarono in faccia meravigliati e si rivolsero al professore come chiedendo una spiegazione.
Il professore si mostr incredulo; disse che il tavolino pendeva troppo dalla parte dellavvocato, il quale assicur della sua innocenza e si scost alquanto dal tavolino che ricadde inerte al suolo con un colpo secco.
 un fatto che egli involontariamente pesava sul tavolino ogni volta che si trattava duna frase che valesse a gettare un po dombra sulla memoria del poeta del quale si sentiva ogni giorno pi geloso.
Si ripet lesperimento e la parola "tradita usc ancora, quantunque venisse da tutti osservato e non gli fosse possibile far sotterfugi.
Finch si trattava soltanto della parola "donna, questa avea dato origine a molte discussioni.
La marchesa diceva che non cera bisogno degli spiriti, che tutti lo sapevano che il Rambaldi era stato ucciso per causa duna donna, e che questa era la nipote che gli avea dato lappuntamento, origine della sua morte.
Ma quando alla parola "donna saggiunse "tradita allora fu Benita che disse che unaltra donna doveva esserci stata nella vita del poeta e che a quella doveva attribuirsi la causa dellomicidio.
La signorina Hartmann, che vedeva leccitamento di Benita e temeva per la salute di lei, voleva far sentire la voce della ragione e diceva che quelle sedute le sembravano inutili perch in ogni modo non si sarebbe potuto condannare nessuno perch una tavola aveva oscillato piuttosto cinque che dieci volte di seguito.
La signorina dAltavilla invece, che era piena di fede, voleva continuare nella speranza di nuove rivelazioni; il professore aveva un bel da fare a persuaderla che qualche volta avviene che una parola si ripeta sempre in causa di una convinzione entrata nel cervello di tutti i presenti, che scossi dal medesimo impulso fanno fermare contemporaneamente il tavolino ad un dato punto, essa voleva vedere ancora e convincersi di quello che ci fosse di vero nelle asserzioni del professore e nei fatti a cui assisteva e che le facevano pensare a forze recondite e soprannaturali.
La notte, dopo le sedute, si sentiva affranta e si gettava inerte sopra una poltrona lasciandosi svestire dalla cameriera come una bambola.
Una sera che la cameriera la vide pi stanca del solito e quasi senza forza, si fece coraggio e le disse:
 Ma, Eccellenza, perch si affatica tanto a far parlare i tavolini? Non sarebbe meglio che consultasse una sonnambula? Quelle almeno rispondono subito e sono loro che faticano.
 Sciocca che sei!  disse Benita.  Sono cose da donnicciuole.
 Ne conosco io una che abita nella stessa casa della mia amica Maria; se vedesse quanti equipaggi ci sono sempre davanti alla porta! Tutti di signori che vanno a consultarla; conosco io un giovane signore che i medici avevano spedito e dicevano chera tisico; essa gli disse di andare a viaggiare, a divertirsi, di gettar via tutte le medicine, e lo crede, Eccellenza?  ritornato guarito.
 Sar stato un caso, ma sono ciarlatani, non ci credo.
 Basta, Eccellenza, quando si crede nei tavolini si pu credere anche al magnetismo, perch, vede,  un vero dottore quello della sonnambula, il dottor Salvatore; se mi permette di consultarlo, sarei proprio curiosa di sapere quello che risponde.
 Se lo vuoi fare per tuo conto, disse Benita,  non mi oppongo.
 Ma  che bisogna pagarlo il dottore, e....
 Non  che questo? prendi, bastano?  le disse Benita dandole dieci lire.
 Bastano anche cinque, ma ci vorrebbe qualche cosa che avesse appartenuto al signor Rambaldi.
 Eccoti un viglietto di lui, ma me lo restituirai, non  vero? Ma poi, sai, lo consulti per conto tuo, io non centro.
 S, Eccellenza,  per mia curiosit; grazie, sono tanto contenta e impaziente di sentire quello che dir.
E diede la buona notte alla sua padrona, tutta lieta del suo trionfo.
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CAPITOLO 14.
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Maria Scherillo la domenica teneva circolo a casa sua, dove convenivano una quantit di vicine, di cameriere che passavano allegramente qualche ora raccontandosi le chiacchiere della citt, e ricorrendo per consiglio a donna Maria quando avevano qualche dubbio o qualche cosa da chiedere.
Da che parte fosse venuta la Scherillo, nessuno lo sapeva di preciso. Chi la diceva una ex-cameriera che avea fatto uneredit e viveva di rendita; altri dicevano che si era arricchita in un piccolo commercio, e si era messa a riposo. Il fatto sta che non parlava mai di s, sempre intenta ad occuparsi degli altri, ai quali quando poteva rendeva dei servigi.
E a lei ricorrevano le cameriere che cercavano servizio, le mamme che avevano i figliuoli da mettere a posto, le ragazze che si erano bisticciate collinnamorato, perch ci mettesse una buona parola per fare la pace; a lei chiedevano consigli in qualche affare imbrogliato, oppure si facevano spiegare i sogni per ricavarne i numeri da giocare al lotto.
Essa si prestava per tutti, e quando non poteva far altro confortava i loro dolori con delle buone parole.
Il dottor Salvatore capit nella sua casa colla moglie donna Amina, e se si acquist la fama di grande magnetizzatore e scopritore di cose occulte, lo dovette in parte allopera ed alla protezione della Scherillo.
Egli era un vero medico piombato a Napoli, nel gran mare,  come diceva lui,  da un piccolo paesello di montagna, dove, oltre allaver come medico condotto passato per molti anni una vita tribolata; causa una guerra ingiusta che gli avea mosso il sindaco, il farmacista e le altre autorit del paese, era stato costretto a lasciare quel posto ingrato s, ma che gli dava il pane.
Invano cerc una clientela che non voleva venire, invano gir di paese in paese implorando un impiego. Sera ridotto al punto di dover mendicare per vivere, quando gli venne lidea di trar profitto dalle qualit ipnotiche della moglie, un essere isterico per eccellenza, che piombava in un sonno magnetico al solo fissare un oggetto luccicante, e tentare delle sedute magnetiche.
Intanto conobbe la Scherillo, che mossa a compassione del dottore e della moglie diede loro una camera nella sua casa e anticip i fondi perch potessero fare degli annunci sui giornali.
 Vedrete  diceva sentenziando  quanti clienti vi capiteranno! Il mondo  ancora per tre quarti da vendere, ed  bravo chi arriva primo a prendersi la sua parte.
Fu cos che si vide sui giornali lannuncio che il celebre dottore Salvatore, assistito dalla chiaroveggente donna Amina, dava consulti per lettera a tutti quelli che gli avrebbero mandato cinque lire unitamente a qualche oggetto toccato dalla persona ammalata, o da quella di cui si desiderava sapere notizie.
Dopo tre annunci incominciarono alcune lettere coi denari chiedendo consulti che il dottore non mancava mai di dare, quantunque spesso in modo sibillino. Qualche volta ne riceveva di quelle che gli chiedevano i numeri del lotto, ma intanto aveva veduto aprirsi un nuovo orizzonte, e pensava di ampliare quel genere dindustria in modo da avere lavvenire assicurato.
La Scherillo, che aveva una partecipazione sugli utili del dottore, non mancava di spargerne ai quattro venti la fama; ne parlava colle vicine, colle amiche, con tutte quelle che venivano a visitarla la domenica, le quali erano tante trombe che spargevano in tutta la citt la notizia delle guarigioni miracolose del dottore e della sonnambula. Gli annunci si moltiplicarono in tutti i giornali e le lettere piovevano al dottore, tanto chegli stesso si meravigliava di tanta credulit umana; e la Scherillo gli diceva trionfante: "Non ve lho detto io che il mondo era ancora in gran parte da vendere?!
Un altro trionfo lebbe il giorno che Concetta, la cameriera dei dAltavilla, le port la lettera del poeta e la preg di chiedere alla sonnambula chi fosse stato lassassino.
Essere consultati da una signorina duna famiglia aristocratica sopra un avvenimento che avea commosso tutta la citt era un fatto cos straordinario, che donna Maria corse subito dal dottor Salvatore a dargliene la lieta notizia.
Concetta aspettava nella speranza di aver subito una risposta, ma donna Maria ritorn dicendo che la sonnambula era stanca e non poteva per quel giorno essere addormentata.
 Tornate domani o dopo,  disse.  Intanto raccontatemi un poco quello che si dice in casa di quel fatto.
Concetta raccont che i suoi padroni diventavano pazzi. Tutta la sera facevano girare i tavolini, e volevano che rivelassero loro qualche cosa. Descrisse le sedute; raccont che aveva assistito ad una seduta guardando dal buco della serratura, ma poi aveva avuto anche le relazioni dei domestici che entravano qualche volta in sala, e in tante sedute avevano concluso che lassassino doveva esser stato una donna. Ma essa non credeva a quelle sedute; ci voleva troppo tempo, e le pareva che se gli spiriti avessero voluto scoprire qualche cosa si sarebbero spicciati pi presto.
 La nostra sonnambula  unaltra cosa,  disse la Scherillo.  La vedeste! Appena ha in mano un oggetto sta estatica, quasi ispirata; e poi la ti getta una parola ed  finito;  una vera chiaroveggente.
 Mi piacerebbe vederla,  disse Concetta.
 Vi farebbe impressione; bisogna esserci abituati,  disse donna Maria;  e poi  difficile che si lasci vedere; vivono solitarii.... E si compiaceva a raccontare a tutte quelle donne che stavano ad ascoltarla a bocca aperta, come a dei racconti di fate, la vita del dottor Salvatore e della sonnambula.
 Bisogna vederla,  diceva;  lunga, magra, pallida, vestita di nero sempre, tale che sembra uno spettro; esce poco di casa, e quando il marito laddormenta diventa rigida come se fosse di ferro; e non sente nulla. Vedeste! si pu trapassarle la carne viva con uno spillo, non si scuote; si pu percuoterla, tormentarla,  sempre insensibile come una morta!... Non  una persona come noi; ecco perch pu rivelare delle cose che non sappiamo.
 Se potesse fare qualche rivelazione per calmare la signorina!  esclam Concetta.
 Ritornate uno di questi giorni, disse la Scherillo,  e ci sar sicuro una risposta.
La cameriera pensava al trionfo che sarebbe stato il suo, se la sonnambula fosse riuscita a mettere sulle tracce dellassassino e a far cessare la mania degli spiriti che faceva star male la signorina dAltavilla, la quale non tralasciava di moltiplicare le sedute nella speranza di riuscire ad aver qualche indizio; e quantunque quella continua tensione le eccitasse i nervi e le facesse passare delle notti insonni o la gettasse in preda a sogni spaventosi, essa non avea coraggio di rinunciarvi, perch anche in quelle deboli manifestazioni cera qualche cosa che la faceva pensare.
Una sera gli esperimenti serano fatti al buio, e gli spiriti serano mostrati pi compiacenti. Tutte le persone sedute intorno al tavolino serano sentite aleggiare qualche cosa intorno al viso, quasi una carezza fatta da una mano delicata e gentile. Per quelle nuove manifestazioni erano tutti trepidanti, quando il duca, che se ne stava sempre in disparte senza prender parte attiva a quei giochetti, come egli li chiamava, assicur daver veduto nelloscurit, alla quale i suoi occhi serano abituati, la mano del medium che con una sorprendente lestezza aleggiava intorno alle loro teste.
Fu lultimo colpo dato a quelle sedute. Il duca disse di non voler pi simili commedie nella sua casa; anche la fede di Benita era scossa, e si sentiva invadere di nuovo dallo scoraggiamento.
Fu appunto nella sera quando decisero di rinunciare allo spiritismo, che Concetta le consegn misteriosamente una busta suggellata. Benita la guard sorpresa, non rammentandosi pi il discorso fatto colla cameriera.
  la risposta della sonnambula,  disse la cameriera.
 Non credo pi a nulla,  soggiunse Benita crollando il capo.
Per prese quasi macchinalmente in mano la lettera e laperse, non potendo frenare un senso di curiosit.
Sopra un foglio di carta non stavano scritte che tre parole, che fecero tremare e impallidire Benita: Cherchez la femme. La donna, sempre la donna, come nelle sedute spiritiche.
Quantunque si vergognasse di mostrare di credere ai responsi duna sonnambula, Benita si rivolse al professor Martucci e allavvocato Baldelli per sentire la loro opinione.
Lavvocato disse che quantunque non credesse n alle sonnambule, n agli spiriti, era persuaso che il poeta fosse stato una specie di Don Giovanni, e che certo una donna tradita doveva esser stata la causa della di lui morte.
Quella parola che si era ripetuta in tutte le forme, cera nellaria e dovea essere nella convinzione di tutti.
Il professore diceva che di certe coincidenze bisogna andar a cercare, come nei burattini, il filo nascosto, e che in questa faccenda la scienza non centrava per nulla; ma era convinto che dovevano esser stati il zimbello di qualche ciarlatano, e il suo consiglio era di lasciar sbrogliare la matassa coi mezzi semplici e naturali e non ricorrere alle cose soprannaturali, che in quel caso avevano fatto cattiva prova.
 Come!  disse Benita;  non credete pi allincomprensibile, voi che mi avete fatto intravvedere qualche cosa allinfuori di noi?
 Credo che vi  qualche cosa al disopra della nostra intelligenza, ma non posso permettere che delle persone volgari approfittino di questa mia convinzione per farmi credere quello che vogliono e farmi passare per rivelazioni della scienza, dei giochi di prestigio.
Benita, in mezzo a tante opinioni diverse, non sapeva a qual partito appigliarsi.
Quello che prima le era sembrato tanto facile, ora le pareva impossibile. Essa vedeva suo cugino perduto senza speranza, sapeva che fra pochi giorni sarebbe incominciato il processo, e avrebbe desiderato morire piuttosto di assistere alla condanna dun innocente; e quando pensava che tutto questo era avvenuto per causa sua, si sentiva un tale rimorso che soffriva atrocemente, e avrebbe voluto fuggire, andare lontano per non saper pi nulla.
Poi pensava che essa avea fatto il male e doveva trovare il rimedio, e pregava il cielo che le mandasse una buona ispirazione per scoprire il vero assassino.
Dalle sedute spiritiche, da quello che le avea detto lavvocato le era rimasto impresso che una donna entrasse per qualche cosa in quel fatto. Troppe volte quella parola si era ripetuta, e quando ultimamente nei suoi sogni vedeva il Rambaldi, le pareva che le sue labbra proferissero appunto quella parola.
 Se non mi aiutate,  disse rivolta al professore Martucci,  voi che sapete tante cose, non so pi a qual partito appigliarmi.
Egli non avea che un consiglio da darle, ed era di scoprire la vita passata del suo fidanzato.
 Forse  le disse  riuscirete a scoprire un nemico, e quello vi metter sulle tracce del delitto.
 Ma e non credete ad una rivelazione del caso?
 Vi ripeto, non credo alle superstizioni,  disse il professore.
Poi si rivolgeva allavvocato; ma anche lui, quantunque continuasse a dire che una donna ci doveva entrare perch quella parola era stata troppo ripetuta, era dopinione di cercarla nella vita passata del poeta senza aspettare le rivelazioni dellaltro mondo.
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CAPITOLO 15.
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Benita era scoraggiata; non dicea nulla; ma restava delle ore quasi inebetita, immobile, fissando continuamente uno stesso punto, pensando sempre alla stessa cosa. Si scoteva soltanto quando vedeva entrare lavvocato Baldelli che subito interrogava cogli occhi come se volesse chiedergli:
 Dunque avete trovato?
Il duca che si preoccupava della salute della figliuola lo accoglieva come un angelo consolatore.
Una sera erano appunto radunati tutti attorno al tavolino che avea servito per le sedute spiritiche, non mancava nemmeno il professore Martucci; ma quella volta non era per parlare colle anime dei defunti, bens perch il duca li avea radunati onde concludere qualche cosa di pi sicuro e di positivo.
 Ebbene,  disse rivolto allavvocato,  ora avrete avuto campo di studiare la questione e potrete darci qualche suggerimento pratico.
  certo, qualche cosa bisogna tentare,  rispose lavvocato;  in tutti questi giorni ho letto tutte le opere del poeta.
 Che belle cose! non  vero?  disse Benita.
 Non c che dire; ha delle imagini molto poetiche e delle pagine incantevoli, ma certi romanzi deve averli vissuti, il vostro poeta, e per qualche tempo deve aver frequentato una societ non molto eletta, e fatto una vita alquanto scapigliata.
 Poveri romanzieri se dovessero vivere i loro romanzi!  disse Benita.
 Certe pagine non riescono potenti n si descrivono certe passioni se non si sono provate; questa  la mia opinione,  esclam il Baldelli.
 E nulla concedete allimaginazione?  soggiunse la fanciulla.
 Per mi pare che qui si vada fuori dal seminato,  disse il duca,  e se non si poteva credere agli spiriti, non si pu basare sopra dei racconti fantastici la ricerca dun omicida.
 Si parlava cos accademicamente,  disse lavvocato,  ma ormai sono deciso da chi si debba incominciare le nostre indagini.
 Dal pittore Amalfitano,  dissero quasi in coro il duca, il professore Martucci, Benita e la signorina Hartmann.
 Precisamente,  rispose lavvocato.
 Che ne dice, professore, di questa unanimit?  chiese Benita,  non le par strana, come la chiamerebbe? Trasmissione del pensiero.
 No, no,  disse il Martucci,   una cosa naturale,  unidea che molte persone tengono per un dato tempo chiusa nel cervello, e poi esce contemporaneamente, perch  vera e giusta; ora infatti non c che interrogare il pittore col quale il poeta ha passato gran parte della sua giovent.
 Ma vorr poi parlare?  disse lavvocato;  ho assunte informazioni riguardo allAmalfitano;  selvatico, scontroso, poco espansivo, se ne sta tutto il giorno rintanato nel suo studio e non vuol veder nessuno; se non fosse cos a questora gli avrei parlato, ma se pure riesco ad esser ricevuto da lui, temo che si metter in sospetto e non dir nulla. Vorrei che prima di me qualcuno sincaricasse di vederlo con qualche pretesto per scoprire lumore della persona, io mi farei avanti in seguito, per ci vorrebbe molta delicatezza e diplomazia.
 Ci andr io,  disse Benita,  e voi mi vi condurrete,  soggiunse rivolta alla Hartmann.
 Ben volentieri,  disse la damigella di compagnia,  ma quando sarete alla presenza dellAmalfitano non vi tradirete?
 Vi pare! vedrete come sar diplomatica, vorr vedere lo studio dellartista, gli dar qualche commissione, procurer di entrare nella sua intimit; che ne dite avvocato?
 In ogni caso potrete fare una prova; vedrete in che modo bisogna prenderlo, voi sarete come il corpo desplorazione in una guerra; dopo conosciuto il terreno potr avanzarmi colla sicurezza di vincere.
Al duca non andava molto a genio quella combinazione; temeva che Benita potesse aver nuove delusioni che la facessero soffrire, poi la vide cos animata a tentare limpresa che acconsent.
Benita aveva bisogno di agire, e quella sera si ritir pi contenta pensando al compito che avea preparato per lindomani.
La mattina per tempo ordin la carrozza e disse alla signorina Hartmann di prepararsi ad accompagnarla.
 Fatevi pi bella che potete,  disse la Hartmann;  ai pittori piacciono le cose belle, e procurate di scacciare quellaria malinconica che non si addice punto alla vostra fisonomia.
Dopo la morte del fidanzato, Benita non vestiva che di nero o di bigio; quel giorno comparve con un elegante vestito color eliotropio che dava risalto alla sua fisonomia, e con un cappellino di paglia guernito di una corona di lill che parevano appena colti, tanto sembravano naturali!
 Cos mi piace,  disse Sofia,  ora andiamo.
Benita era alquanto timida e provava una certa ripugnanza nellandare in luoghi sconosciuti e veder persone nuove; sicch lungo la via cerc di foggiarsi nella mente la faccia del pittore perch non le dovesse fare impressione come di persona nuova, e diceva alla compagna:
 Dio sa che tipo  quellAmalfitano!
 Non sar poi una belva e non ci manger,  disse la signorina Hartmann.
 Sento che senza il vostro incoraggiamento non avrei la forza di andarvi; e che cosa gli diremo?  soggiunse Benita dopo una pausa.
 Quello che si dice ad un artista: si desidera visitare il suo studio, gli si d qualche commissione, anzi dovreste proporgli di farvi il ritratto; sarebbe una belloccasione per vederlo spesso, entrare con lui in confidenza e farlo parlare del passato e di quello che ci preme.
Intanto erano giunte ad una casa di modesta apparenza, ma situata presso la spiaggia di Mergellina in un luogo incantevole.
Il pittore abitava lultimo piano: sentendo suonare il campanello and egli stesso ad aprire e rimase sorpreso di trovarsi alla presenza di due signore belle ed eleganti.
Egli era in un costume molto trascurato. Una camicia di tela sciolta era legata al collo semplicemente da un cordone allacciato, che scendeva con due nappe sul petto, e stretta alla vita da una sciarpa color turchino, sbiadita dal lungo uso.
Avea le mani sudice di colore, i capelli in disordine e la barba intera, incolta, che gli dava un aspetto un po selvaggio.
Non mostr dispiacere dessere stato sorpreso da delle signore in quellarnese, ma parve annoiato daver dovuto interrompere il suo lavoro.
 In che cosa posso servirvi?  disse facendo un inchino.
 Siamo forestiere,  rispose la signorina Hartmann;  abbiamo sentito molto parlare di voi e siamo venute a visitare il vostro studio e darvi qualche commissione.
La fisonomia del pittore sillumin a quelle parole e i suoi occhi limpidi e chiari mandarono come un lampo di gioia mentre rispose:
 Entrino pure; mi spiace che troveranno ben poco, con tutte queste esposizioni non mi rimane mai nulla.
S dicendo le condusse nello studio, la sola stanza allegra di tutta la casa.
Era una sala vasta, quadrata, disadorna. Da un lucernario aperto nel mezzo della vlta pioveva una luce uguale che si posava sopra tele appena abbozzate e quadri incompiuti appesi in disordine alle pareti, sopra mucchi di stoffe, anfore, vasi di terra, seggiole, formando una confusione gaia, piena di luce e colore.
 Adagio,  disse il pittore raccogliendo la tavolozza e i tubetti cherano sparsi in terra.  Scusino, se trovano questo disordine, ma non aspettavo nessuno.
Benita guardava intorno con curiosit fermandosi davanti alle tele incompiute, sorpresa di scoprire nellAmalfitano un artista pieno di vigore e di originalit.
 Bellissimi,  disse fermandosi davanti a due quadri;  ma perch non li avete mandati allesposizione?
 Nessuno li avrebbe comprati,  disse il pittore con un sospiro;  sono troppo tristi e la gente vuol ridere; eppure al mondo non c nulla di vero come il dolore.
 Avete ragione,  disse Benita.
E intanto non si saziava di contemplare quelle tele, una delle quali rappresentava dei naufraghi sopra uno scoglio, laceri, affamati, che meditavano di divorarsi reciprocamente, se non veniva il soccorso invocato; e quella scena era collocata in mezzo a un sorriso di cielo e di mare che pareva irridere alla loro sorte. Laltro rappresentava una madre che vede il figlio travolto dallonde e si getta in mare per salvarlo, colla disperazione dipinta sul volto.
 Mi chiamano il pittore terribile,  disse lAmalfitano,  e pochi comprano i miei quadri; ma verr il giorno anche per me.
 E non scegliete mai soggetti pi lieti?  chiese la signorina Hartmann.
 Dipingo quello che sento.
 E fate anche dei ritratti?  chiese Benita.
 S, qualche volta, per guadagnare e poter poi far quello che mi piace.
 Sarei cos contenta se voleste fare il mio ritratto!
Amalfitano si volt, le diede unocchiata come se si trattasse di esaminare un quadro e rispose:
 Volontieri, ma avrete la pazienza di posare quanto mabbisogna? Io sono un po bizzarro e non maccontento tanto facilmente del mio lavoro, perci ho bisogno di modelli pazienti.
 Ditemi quando devo venire, non ho nulla da fare e sono a vostra disposizione.
 Domani, se credete, dalle quattro alle sei, la mattina devo lavorare nel mio quadro.
 Benissimo, siamo daccordo,  disse Benita e diede ancora unocchiata ai bozzetti e ai quadri sparpagliati intorno allo studio, poi usc colla signorina Hartmann, contenta daver trovato un pretesto di frequentare lo studio dellamico pi intimo del poeta.
Essa pensava lungo la via di vestirsi tutta di bianco come nella sera fatale della festa per rendere eterno sulla tela il suo ultimo giorno di gioia.
 Se potesse mettermi sulle traccie dellassassino.... se mi raccontasse della di lui vita, di tutto quello che ignoro....  diceva,   certo il solo mezzo che mi resta; conoscere a fondo la sua vita passata, purch il pittore voglia parlare.
 Mi pare di poche parole,  disse la Hartmann.
 Ma  ingenuo, lo lessi nei suoi occhi e poi sapete che un po di forza magnetica la possiedo anchio, come disse il professore, e se vorr fortemente lo far parlare, lo sento.
 Speriamo,  disse la signorina Hartmann,  lo desidero per la vostra pace e per tutta la vostra famiglia.
 Ci riuscir, s s; tutte le mie ricchezze e tutta la mia vita darei per potervi riuscire, e poi sarebbe troppo orribile che un innocente fosse condannato.
Quel giorno il duca dAltavilla si rallegr vedendo la figlia serena come non era stata mai dopo la morte di Rambaldi; ed ebbe la speranza che il tempo riuscisse a calmare quel profondo dolore e a ridarle un po di pace.
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CAPITOLO 16.
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Cesare Amalfitano era di carattere scontroso e selvatico, abituato fin da bambino alle vaste solitudini delle campagne abruzzesi, egli se lintendeva pi colla natura che cogli uomini; alieno da tutto quello che non riguardasse la sua arte, quantunque a Napoli da parecchi anni, continuava a vivere solitario uscendo di casa quando gli altri dormivano, e lavorando alacremente quando tutti passeggiavano e si divertivano. Sera legato con Guido Rambaldi, perch lavea conosciuto bambino e gli rammentava la patria lontana; ma dindole diversa non sera lasciato tentare dallamico a frequentare la societ e dopo la morte di lui, sera ancor pi di prima rinchiuso in s stesso come una chiocciola nel guscio, e se non venivano a cercarlo, non cera caso chegli andasse a cercare nessuno.
Egli non aveva bisogni e viveva con poco. Non facea conto del denaro altro che per quel tanto che gli bastava a sopperire alle necessit della vita; qualche volta lasciava il denaro sui tavolini dello studio senza curarsene e senza contarlo e quando non ce nera pi ed avea fame andava a chiedere da pranzo a qualche collega. Era capace di regalare uno dei suoi quadri pi belli e dimprecare allingiustizia se non riusciva a vendere qualche quadro di poco conto.
Egli riceveva raramente visite nel suo studio, che non era dei pi frequentati, quantunque il suo nome fosse gi noto come una speranza dellarte, e quel giorno che si vide comparire Benita dAltavilla e Sofia Hartmann, ebbe piuttosto un senso di noia che di piacere.
Che cosa centravano quelle signore eleganti a venire ad invadere il suo regno?  vero, erano due tipi diversi di fanciulla degni dessere dipinti, e poi erano stati cos dolci al suo cuore gli elogi chesse avevano rivolti ai suoi quadri, che non avea saputo rifiutare il ritratto richiesto; avea anche in quel momento bisogno di danaro e la signorina gli aveva offerto una bella somma che lusingava il suo orgoglio dartista. Per allidea di dover ricevere tutti i giorni quelle signore, si sentiva timido e impacciato; aspettandole fantasticava chi mai potessero essere e in che modo fossero andate a scoprirlo nella sua tana, come soleva chiamare il suo studio, poi si guardava intorno per vedere se ci fosse una sedia in buon stato per far sedere la bella signora.
Scelse una poltrona elegante, di stile antico, colla stoffa macchiata di colori, ma che almeno aveva un aspetto maestoso e poteva servire, la mise accanto ad una tenda di damasco rosso-cupo che doveva fare da fondo e aspett, toccando e ritoccando qualche quadro per passare il tempo; ma sempre pensando al nuovo lavoro che doveva incominciare e al quale in quel momento sentiva che avrebbe rinunciato volentieri.
Le sue riflessioni vennero interrotte dallarrivo dun domestico, che port il vestito per la signora che doveva farsi fare il ritratto, il quale fu seguito, a breve distanza, da Benita dAltavilla e dalla signorina Hartmann.
Il pittore le salut appena e disse:  Non so se avr un posto dove possa vestirsi.
 E le vostre modelle dove si vestono?  chiese Benita.
 L, dietro a quel paravento, oppure in camera mia, ma una signora come lei....
 Non fa nulla, finger dessere una modella, non vi sgomentate tanto,  presto fatto.
And dietro al paravento e collaiuto di Sofia in pochi minuti si present collabito bianco, scollato, con un mazzo di rose sul petto come nella sera della festa.
Lartista rimase abbagliato vedendola con quella veste che tanto saddiceva alla sua fisonomia e non pot trattenere una esclamazione uscita spontaneamente dal suo cuore dartista.
 Bella! sono contento; verr proprio bene!  e intanto studiava le linee di quel volto con vero amore, e accomodandola sulla sedia, facendole volgere il capo in modo che fosse sotto ad una luce favorevole, disse:
 Perch cos mesta? Sorridete un poco;  pi nel vostro carattere.
Ma a Benita nellindossare la veste da ballo erano venuti in mente tutti gli episodi della sera fatale e sera sentita assalire da una grande mestizia.
 Desidero esser mesta,  rispose.  Del resto non mavete detto voi che al mondo non c di vero che il dolore?
  vero: la gioia  una commedia, e un minuto di gioia si sconta con lunghe ore di dolore.
E incominci sulla tela i primi segni, in silenzio, tutto intento allopera sua.
Benita avrebbe desiderato che chiacchierasse per poter trovare un appiglio al discorso che le premeva, e sinquietava di vederlo lavorare in silenzio.
Il timore di aver fatto tutto quel piano di battaglia inutilmente, la rendeva nervosa, e continuava a moversi volgendo la testa ora da una parte ora dallaltra.
Ad un tratto il pittore simpazient e disse:
 Ma se non state tranquilla non ne faremo nulla.
 E allora parlate un poco, raccontatemi qualche cosa, mi annoio di star qui immobile, ho bisogno desser distratta.
 Ho poco dinteressante da raccontarvi, faccio una vita cos ritirata, lavoro, lavoro, ecco.
 Parlatemi dei vostri lavori, del vostro paese, la vita dun artista  sempre interessante, e poi leggerete i giornali.
 Mai,  disse il pittore,  sarebbe tempo perduto.
 Almeno quelli che parlano dei vostri quadri.
 Quelli qualche volta, ma  inutile, i critici non capiscono la mia arte e dicono delle corbellerie che mi fanno cattivo sangue; ma che cosa mimporta? Quando ho fatto un quadro che mi piace sono contento, e se non piace a loro, pazienza!  disse alzando le spalle e continuando il suo lavoro.
Parlarono ancora, ma non ci fu verso che Benita riuscisse ad avviare il discorso sullargomento che le premeva e per qualche giorno dovette contentarsi di vedere la sua faccia abbozzata sulla tela sperando dessere pi fortunata in seguito; per era riuscita a far parlare il pittore in modo abbastanza famigliare e confidenziale; egli sera lasciato affascinare dalla bella fanciulla e quasi senza accorgersi discorreva volentieri con lei, come avrebbe potuto parlare con una fanciulla del suo paese che avesse conosciuta bambina, e non gli dava pi noia lidea di dover per parecchi giorni passare unora assieme alla signorina ed alla sua compagna, anzi gli pareva che dalla presenza di quelle due giovani donne lo studio silluminasse duna luce pi intensa.
Benita ormai si trovava dal pittore come a casa sua; qualche volta sindugiava anche dopo la posa a rovistare nelle cartelle per scoprire qualche capolavoro, come diceva lei; ma non era ancora riuscita a saper nulla di quello che le premeva.
Un giorno, guardando appunto in mezzo a dei cartoni dimenticati, le salt agli occhi uno schizzo che rappresentava il ritratto di Guido Rambaldi: abbass il capo per nascondere lemozione che doveva esserle dipinta sul volto, e con una mano si premette il cuore che le batteva forte forte.
Fu laffare dun minuto; quando si sent pi calma mostr il cartone al pittore e gli disse:
 Chi  questo bel giovane?
  un mio povero amico, morto assassinato.
 Come! raccontatemi, e chi lha ucciso?
 Se non si sa nulla; si sta facendo il processo, ma  un discorso troppo doloroso.
  forse quel processo di cui parlano tanto i giornali?  chiese Benita.
 Appunto.
 Raccontatemi qualche cosa, minteressa tanto, lo leggo sempre; vedrete come star tranquilla se mi parlate di quel processo e di quel poeta di cui io conosco i versi e pel quale provai tanta compassione.
E si sedette al solito posto, supplicando collo sguardo che parlasse.
 Eravate molto amici?  gli chiese.
 Siamo nati nello stesso paese e da bambini si giocava assieme, qualche volta ci si dava dei scappellotti, ma poi si faceva la pace. Erano bei tempi quelli!... Oggi state troppo immobile e mi cambiate fisonomia,  disse intento al suo quadro,  cos va bene.
E colla tavolozza in mano ritoccava di quando in quando la tela cogli occhi fissi sul volto della bella fanciulla.
 Ma continuate il vostro racconto, disse Benita;  e come siete venuti a Napoli?
 Il nostro sogno era di essere artisti; spesso quando non si era pi bambini si stava ore ed ore sognando e fantasticando. Avevamo dentro di noi un poema chio voleva tradurre con segni e colori, ed egli con parole. Ma nel mentre eravamo pieni di immagini non si riusciva a esporle come si sarebbe desiderato e si pensava che al di l di quei monti, lungi dal nostro villaggio, cerano delle grandi citt, delle accademie, dove sistruiva la giovent, e noi si aspirava a lasciare il nostro paese per veder cose nuove e per allargare le nostre idee e studiare.
Ogni tanto egli sinterrompeva per lavorare con maggiore attenzione; ma Benita che pendeva dalle sue labbra gli diceva:
 Continuate, continuate,  e coi suoi occhi in quelli del pittore, colla volont fissa nella sua idea, cercava di dargli la suggestione, di raccontare tutto e di andare avanti fino alla fine.
Cos seppe le prime lotte dei giovani per realizzare il sogno di andare in citt e poi la vita di sacrificio, di studio per poter riuscire luno nella pittura, laltro nelle lettere.
 Si soffriva,  diceva il pittore,  si mangiava male, si dormiva in una stamberga, eppure eravamo tanto contenti! Quando penso chegli non c pi, e tutto perch egli ha voluto uscir dal suo rango, frequentare una societ che non era la nostra; se avesse dato retta ai miei consigli.... Vedete, appena terminati i nostri studi, abbiamo preso un quartierino lontano per spender poco: due stanze da letto e uno studio in comune. Io lavoravo di giorno perch avevo bisogno di luce, egli di sera perch avea bisogno di tranquillit; qualche volta, mentre dipingevo egli mi leggeva i suoi versi e mi pareva che il lavoro mi riuscisse pi poetico e pi bello, ed egli diceva che i miei quadri gli davano le migliori ispirazioni. Voi che siete ricca non potete imaginare il modo come era sistemata la nostra casa. Io facevo qualche quadro commerciabile per dei negozianti che mi davano il meno che potevano; ma a dir vero i miei quadri erano tuttaltro che capolavori; Guido scriveva in qualche giornale e mettevamo in un cassetto comune i nostri guadagni che si spendevano mano mano che ce nera bisogno; ricordo sempre la nostra desolazione quando in fondo al cassetto si trovavano le ultime lire. Ci si guardava in faccia con unaria di sgomento e con uno sguardo che volea dire: Bisogna rimettersi al lavoro ingrato.  Si lasciavano le nostre fantasticherie ed egli correva per le redazioni dei giornali a cercar lavoro ed io terminavo degli abbozzi incominciati che non avrei mai voluto finire, e via dal negoziante che, se non voleva comperare i miei quadri, mi dava da dipingere ventagli ed altre cose di minor conto. Allora per qualche settimana era una febbre di lavoro e si facevano sempre conti, e pi una giornata ci fruttava, pi eravamo contenti e questo continuava finch vedevamo il nostro cassetto abbastanza ben fornito di quattrini; dopo si ritornava alla grandarte, a far tentativi per cercare il nuovo e loriginale. Si parlava con disprezzo del vil metallo; si voleva vivere nascosti e che la nostra arte spargesse nel mondo il nostro nome. Se si fosse continuato cos come sarebbe stato meglio per il mio amico! Ma quantunque andassimo tanto daccordo eravamo di carattere diverso: io amavo il lavoro e la solitudine, egli invece era amante della vita esteriore e appena il suo nome fu conosciuto ed apprezzato ed ebbe abbastanza mezzi per vestir bene, cominci a frequentare la societ dove non mi lasciai mai trascinare per quanto facesse, per quanto volesse farmi credere chera necessario per raffinarsi nella nostra arte. Intanto egli si esaltava e lavorava meno e quando veniva al mio studio, invece di leggermi i suoi versi, mi parlava dei trionfi ottenuti, delle signore che lo ricercavano, di contesse e di principesse che lo volevano nei loro salotti. "Tu finirai per rovinarti, io gli dicevo, e non sapevo di essere profeta. Se avesse sposato la Gabriella, come lo avevo consigliato, certo egli sarebbe ancora qui e lItalia forse avrebbe avuto una nuova gloria da aggiungere alle altre.
Benita, al sentire pronunciare il nome dunaltra donna, ebbe un sussulto e disse:
 Chi  questa Gabriella? Non lho mai sentita nominare in tutto il processo.
  una storia damore,  disse lAmalfitano quasi seguendo il suo pensiero;  ma  tardi, per oggi non posso pi continuare, sar per domani,  soggiunse alzandosi,  aspetto dei modelli per il mio gran quadro.
 Dunque a domani,  disse Benita;  sono molto curiosa di saper tutta la storia del poeta. Pare un romanzo.
 Ed  un romanzo davvero, e assai triste. Se Guido avesse potuto scriverlo invece desserne il protagonista, chiss come sarebbe stato interessante!
Benita uscendo dallo studio del pittore cominciava a sperare. Finalmente egli aveva parlato ed era certa che avrebbe saputo tutto fino alla fine.
 vero che cera di mezzo una donna e ci la turbava, ma pensava che forse si trattava del primo romanzo sentimentale del giovane poeta; in ogni modo avrebbe scoperto la verit e si sarebbe finalmente squarciato quel velo di mistero che avea sempre celato i primi anni del Rambaldi.
Desiderava che le ore passassero rapide per trovarsi di nuovo nello studio del giovane pittore.
La sua compagna la esortava ad aver pazienza; non bisognava pretender troppo, per quel giorno ne avea saputo abbastanza e doveva esser contenta.
 Se avessi un po della vostra pazienza, non soffrirei tanto!  esclamava Benita.  Perch non me la potete insegnare, come mi avete insegnato le lingue straniere? Io sono certa che non dormir la notte pensando a quello che domani mi dir il pittore.
 E farete molto male, perch egli vi trover brutta e non vorr farvi posare; e cos non continuer il suo racconto.
 Avete ragione, voi siete la voce della sapienza; voglio distrarmi e pensare ad altro.
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CAPITOLO 17.
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Quel giorno il pittore Amalfitano si sentiva una gran voglia di lavorare ed era andato a tirar fuori un quadro che avea lasciato in un canto appena incominciato, e che volea far progredire. Rappresentava una scena terribile: un giovane signore ucciso in un bosco a tradimento; e mano mano che il suo pennello con tocchi sapienti dava lillusione della realt e aumentava lo strazio di quella scena, egli lavorava con ansia febbrile, con angoscia crescente, sentendosi invadere e possedere dallarte, dimenticando dessere al mondo, e immedesimandosi tutto nel suo soggetto.
Fu scosso da Benita dAltavilla e dalla compagna, che dopo aver dato un picchio alluscio, trovato aperto, entrarono spingendolo adagio adagio.
 Son gi le quattro?  disse il pittore.  Volevo terminare questa macchia di bosco....
 Avr un po anticipato,  rispose Benita;  ma continuate pure, non ho fretta. Star a vedere; mi diverte....
E postasi dietro al pittore si mise ad osservare attentamente il quadro.
 Dio mio! Ma sapete che mi mette i brividi il vostro quadro?... E pensate di venderlo?
 Non lo sogno nemmeno.
 E allora, perch dipingete?
 Per mio divertimento. Mi chiamano il pittore terribile; ebbene, io non me nho a male. Io credo che tutto ci che colpisce, che d unimpressione o di piacere, o di ribrezzo, sia arte. Ora nessuno apprezza la mia arte; tutti vogliono ridere, vogliono la commedia, perch di tragedie ce n abbastanza nella vita. Ma verr il giorno che la ricercheranno ancora e sul teatro e nella letteratura e nei quadri.... Ecco fatto; sono da voi,  soggiunse alzandosi e mettendo contro al muro il quadro su cui stava lavorando.
Benita sedette al solito posto, ed egli non fece che collocare unaltra tela sul cavalletto e rimettersi al lavoro.
Dopo passato qualche minuto, Benita non pot pi trattenersi, e chiese al pittore che continuasse il discorso del giorno prima.
 Se sapeste  disse  quanto minteressa!... Ci ho pensato tutta la notte.
 Quella fu una vera tragedia, come io non riuscir mai a dipingerne,  esclam sospirando il pittore.
 E ditemi: chi era Gabriella?  domand Benita.
 Ma volete che vi racconti tutta la storia del mio povero amico?  lunga, sapete.
 Raccontatela, ve ne supplico. Minteressa come un romanzo.
 Ecco,  incominci il pittore.  Nella casa dove stavamo noi, precisamente dirimpetto alla nostra porta, abitava un certo Salvatore Sanese, maggiordomo in una casa patrizia, della quale non rammento il nome. Egli aveva una figlia, Gabriella, quasi una bimba, un vero tipo ideale e vaporoso, che colp subito il mio amico al punto che incominci a dirigerle dei versi che le passava attraverso le fessure delluscio. A dire il vero, la fanciulla da principio non gli diede retta e non rispose ai versi, ed anche quando egli cercava di vederla sul pianerottolo e le diceva qualche parola, essa scappava in casa come una lepre spaurita. Ma Gabriella era spesso sola, il poeta era giovane e bello, e, non so come, un giorno il ghiaccio fu rotto e incominciarono a soffermarsi per le scale e a discorrere assieme. Il mio amico era innamorato sul serio; mi parlava della fanciulla come della sua ispiratrice, era inquieto se non poteva vederla. Era la prima volta che lo vedevo entusiasmarsi tanto per una donna.... Ma, mio Dio, come siete pallida!  soggiunse fissando in volto Benita;  non posso continuare il vostro ritratto; vi vedo molto diversa dal solito.
 Non  nulla; una indisposizione passeggera; ecco,  gi passata.... continuate pure il ritratto e il racconto.  E s dicendo diede un profondo sospiro che le fece imporporare nuovamente la faccia, e fece uno sforzo sopra s stessa per conservarsi calma.
 Dunque Dante aveva trovata la sua Beatrice,  disse per riavviare il discorso.
 Fu cos,  rispose il pittore;  ed io consigliai il mio amico a sposare la fanciulla, oppure ad allontanarsi da lei. Egli mi disse chio avevo delle idee dellaltro mondo; come se un giovane dovesse sposarsi appena passati ventanni, e non potesse divertirsi e far allamore con una bella ragazza che incontrava sul suo cammino!... Fu il primo punto sul quale non sand daccordo, e non gli dissi pi nulla. Ma il romanzetto continuava, e qualche volta il mio amico sindugiava a chiacchierare con Gabriella e le andava a tenere compagnia quando il padre era assente. Per molto tempo visse allegro, contento; tutto gli andava a gonfie vele; incominciava ad esser conosciuto come poeta, ed era felice come se fosse il padrone del mondo. Poi maccorsi che frequentava un po meno la bella vicina, e un giorno mi disse che voleva abbandonare quel povero quartiere, perch ormai incominciava a guadagnare abbastanza per slanciarsi nel gran mondo, e avea bisogno di una casa pi comoda e pi elegante. "Padronissimo di cambiare,  gli risposi;  per me rimango; tu fa il tuo comodo, e amici come prima. Cos dopo tanti anni ci separammo. Per ci si vedeva lo stesso di tratto in tratto, perch erano troppi i legami che ci univano dallinfanzia, e si sentiva il bisogno di ritrovarci. Del resto lo scopo vero per cui egli lasci questa casa era perch si sentiva stanco di Gabriella; eppure vi assicuro che era una fanciulla degna di lui. Cos lavesse sposata! Vivrebbe ancora.... essa gli avea dato tutta s stessa; sapeva che non lavrebbe mai sposata, ma laveva amato e si era data a lui per procurargli qualche momento di felicit. La impensieriva la collera del padre. Sentiva che presto sarebbe stata madre, e non poteva pi a lungo nascondere il suo fallo. Povera fanciulla, quanto sofferse!... Il padre era brutale, e voleva sul principio ucciderla. Quante volte essa venne da me a cercar rifugio!... Essa voleva vivere per suo figlio, e quando ebbe il bambino, non visse che per lui, e tutto sopportava con rassegnazione; le bastava un sorriso del bimbo per esser contenta. Quel bimbo era la sua sola ambizione. Cercava continuamente lavoro per poter mettere da parte qualche cosa per il figliuolo. La speranza di poterlo far vivere agiatamente e dargli una buona istruzione, bastava a darle coraggio. Il padre avea giurato che il Rambaldi lavrebbe sposata, lo tormentava con lettere di fuoco, si era presentato a lui minacciandolo di uno scandalo se non rendeva lonore alla figliuola. Assistevo alle volte a delle dispute fra padre e figlia; egli le ingiungeva di cercare Rambaldi per obbligarlo a sposarla ad ogni costo. Gabriella invece diceva che piuttosto sopportava il disonore, che fare una simile vilt. Egli non le avea promesso nulla; era stata lei la colpevole che avea creduto alla sincerit del di lui amore, era stata debole ed era punita; sarebbe venuto lui di sua spontanea volont a cercarla, o lei non si sarebbe fatta pi viva e sarebbe morta restandogli fedele. Se sapeste, io che conosceva queste cose, quanta pregai il mio amico a riparare il male che aveva fatto! Ho ottenuto chegli non si facesse pi vedere nemmeno al mio studio. Fu allora che si diede alla vita brillante che fu la sua rovina. Il resto lo sapete, perch tutti i giornali ne hanno parlato.
 E di Gabriella, che ne  avvenuto?  chiese Benita.
 Poveretta!  stata ammalata, e per molto tempo, senza poter lavorare. Io voleva soccorrerla; essa non voleva accettare che il danaro che guadagnava col suo lavoro. Qualche volta le feci far da modella, per avere un pretesto di aiutarla, ed essa si prestava volentieri per venire a passare qualche ora in questo ambiente, dove era vissuto il solo uomo che avesse amato. Lo credete? Io sono un po selvatico; sono sempre stato lontano dalle donne per dedicarmi interamente alla mia arte, e avevo deciso di non prender moglie; ma Gabriella mi fece tanta compassione, che un giorno chessa si mostrava inquieta per lavvenire del figliuolo, le proposi di sposarla e di adottare il figlio. Ebbene, essa rifiut mostrandomisi molto riconoscente, e disse che sarebbe stata fedele fino alla morte al padre di suo figlio. Il mio amico non era degno dun cuore simile; per  stato troppo punito, ne convengo.
 E credete che lo abbia proprio ucciso quel signore che hanno arrestato?  chiese Benita.
 Chi lo sa? Una volta che ebbe incominciato a frequentare il gran mondo, non era pi quello di prima; aveva parecchie amanti, e forse lamore o la gelosia  stata la causa della sua morte.
Mano mano che Benita ascoltava quel racconto, essa sentiva nel suo animo diminuire la stima che aveva avuto per Rambaldi, e pur avendo una gran compassione per la tragica fine del giovane, si stizziva daverlo amato tanto, al punto da volerlo sposare contro la volont del padre. Appena ebbe lasciato il pittore, dovette sfogare il suo dolore e la sua indignazione colla sua confidente.
 Avete sentito?  disse alla signorina Hartmann.  Chi lavrebbe detto? Un poeta cos gentile, che pareva avere dei sentimenti cos nobili!... Ma io non creder pi a nulla e a nessuno. Se non fosse stato ucciso cos terribilmente, io, vedete, lodierei.
Sofia Hartmann tentava di parlarle il linguaggio della ragione.
Si era lasciata abbagliare dallapparenza e dallingegno del giovane, e poi non conosceva il mondo e non sapeva fino a qual punto possa arrivare la finzione. Del resto accade spesso cos; non bisogna lasciarsi trascinare dalla prima impressione; quando uno  giovane crede tutto bello e buono, e dopo viene il disinganno.
Benita diceva di voler morire, che il mondo era troppo brutto, e non voleva darsi pace.
Per voleva scoprire il vero assassino, e ci non pi per vendicare Rambaldi, ma perch Federico fosse sciolto dalla tremenda accusa che lo teneva in carcere.
Perch non avea acconsentito a sposare il cugino? Come si pentiva di non aver dato retta al padre!
E la povera Gabriella? Non era gelosia quella che provava per linfelice fanciulla, ma una immensa compassione; volea conoscerla e proteggerla. Adesso era di lei che chiedeva al pittore; egli le diceva che, avendo cambiato casa, la vedeva poco; ma Benita, prima di terminare il ritratto, lo supplic di darle lindirizzo della povera ragazza, dicendo che voleva aiutarla dandole dei lavori da eseguire.
 Il cielo vi benedir,  disse il pittore.  Aiutatela, ch proprio lo merita.
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CAPITOLO 18.
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Il ritratto era passato dallo studio del pittore nel gabinetto di Benita e quando contemplava la sua effigie, si trovava molto cambiata dalla fanciulla dun tempo. Gli occhi vivaci avevano perduto la loro gaiezza e unaria di mestizia era sparsa sul volto espressivo. Su quella fronte serena il dolore era passato e vi avea lasciato non lieve traccia; la bocca che avea riso tanto negli anni spensierati, sorrideva appena e qualche volta essa stava l assorta davanti a quellimagine pensando se fosse veramente lei, cambiata a quel modo, e quando misurava il suo dolore interno, trovava che lespressione di quel volto era ancor troppo lieta.
Essa avrebbe dovuto trionfare. Lo scopo della sua missione era raggiunto, aveva ottenuta la confidenza del pittore e le era stata rivelata una nuova pagina della vita del Rambaldi.
Ma invece desser lieta dellesito avuto, si sentiva il cuore straziato, perch si crucciava daver amato tanto quel giovane che ne era indegno e avrebbe voluto non averlo conosciuto mai; qualche volta rileggeva i versi che le avea diretto e un dolore acuto le saliva dal cuore al cervello, pensando che simili versi avea diretto ad altre donne che poi avea ingannate. Spesso le veniva un forte desiderio di conoscere la povera fanciulla tradita e lidea di trovarsi alla sua presenza lintimidiva, temeva di provare un sentimento di gelosia e non riuscire a nasconderlo. Eppure forse quella era la via per scoprire il vero assassino del Rambaldi.
Soltanto essa non si sentiva pi lardore n lentusiasmo di prima per scoprirlo; era in un periodo di abbattimento e non avea voglia di nulla. Invano Sofia Hartmann cercava di scuoterla e dinvitarla a proseguire nelle sue indagini. Essa crollava il capo e diceva che fa male approfondire certe cose e che si sarebbe sentita voglia di andare a vivere in un eremitaggio, se non fosse stato per Federico che voleva veder libero ad ogni costo!
Lavvocato Baldelli non poteva a questo riguardo darle notizie favorevoli.
I giudici avevano deciso desser severi appunto perch fra il popolo correva voce che volessero favorirlo, trattandosi dun ricco patrizio. Molte persone interrogate avevano confermato lodio di Federico pel Rambaldi: i propositi di vendetta chegli manifestava sempre verso il poeta, i quali unitamente allarma collo stemma dei dAltavilla costituivano degli indizii molto gravi.
Benita quando narr tutto quello che le avea raccontato lAmalfitano e quando non pot nascondergli che nel suo cuore il disprezzo per il Rambaldi era subentrato allamore, egli si sent rinascere, e quantunque non sperasse nulla, gli pareva che Benita gli appartenesse un po pi dal momento che pensava meno al poeta.
 Dopo il successo ottenuto, non dovete cedere le armi,  le disse lavvocato;  ora dovete continuare le indagini,  nelle sue relazioni passate, che dobbiamo cercare lassassino.
 Ma come si fa?  chiese Benita.
 Semplicemente procurando di conoscere le persone colle quali il poeta  stato in intimit; bisogna veder Gabriella, e questo non lo potete fare che voi.
  rinnovare ancora il mio dolore,  disse Benita,  siete crudele.
 E il marchese Federico? Volete abbandonarlo?
 No, mai! avete ragione,  e pensava al cugino che si mostrava calmo e rassegnato, e quantunque essa fosse la sola causa dei suoi guai, egli le scriveva lettere di conforto e non aveva per lei che parole damore; diceva che un dAltavilla non doveva mai tremare, e se non aveva fede nella giustizia degli uomini, aveva fiducia in quella di Dio, che non avrebbe potuto permettere che un innocente fosse punito duna colpa non sua. Gli rincresceva di dover dar spettacolo di s davanti al pubblico; ma la sua coscienza lo rassicurava sotto lusbergo del sentirsi pura.  Povero Federico!  disse Benita dopo esser stata alquanto tempo pensando al cugino,  e dire che io ho disprezzato un cuore come il suo, e per chi poi?  orribile quello che ho fatto; se sapeste il rimorso che sento nel profondo dellanima!
 Via, non esagerate,  disse lavvocato.  Non possiamo distruggere quello che  avvenuto, ed ora pensiamo allavvenire e dimentichiamo il passato.
 Io sono affranta,  disse la fanciulla,  non ho pi forza di lottare, di fare nulla.
Erano momenti in cui essa si abbandonava pallida, accasciata, appoggiando la testa alla spalliera della poltrona quasi sentendosi mancare.
Lavvocato in quei momenti le si avvicinava e le parlava colla voce insinuante come egli sapeva, infondendole coraggio, dicendole parole che le penetravano in fondo al cuore, ora scuotendola come per effetto duna scossa elettrica, ora accarezzandola come una brezza leggera e sempre facendo sorgere in lei una speranza nuova, una volont di agire, una energia chessa non credeva di trovar pi. Per quale miracolo ci potesse avvenire, essa non lo sapeva spiegare: era una di quelle sensazioni incomprensibili, delle quali avrebbe voluto chiedere spiegazione al professore Martucci, ma  un fatto che essa si sentiva dominare dallavvocato; le pareva di essere come uno strumento nelle mani di lui, e quello che trovava ancora pi strano era di sentirsi lieta di subire la di lui volont e gli diceva:
 Mi rimetto in voi, ditemi quello che devo fare, vi ubbidir; mi avete persuaso colle vostre parole, sono nelle vostre mani.
Allora lavvocato la consigliava a cercare la fanciulla tradita, ad entrare nella sua confidenza e trovare nella vita passata del giovane poeta il mistero della sua morte.
 Uno che svolazzava da un amore allaltro come una farfalla di fiore in fiore, deve aver destato degli odii, della gelosia, ed  quello che si deve scoprire.
 Dunque la chiaroveggente e gli spiriti avevano ragione nel dire: Cherchez la femme?
 Non ritorniamo alle cose inverosimili o improbabili, in quasi tutti i drammi bisogna cercare la donna, dunque quelle previsioni riuscivano facili.
 E perch ci avete creduto?
 Per seguire il vostro esempio; ma ora siamo alla vigilia del processo e bisogna agire.
 Ebbene vi ubbidir,  disse Benita stendendo la mano allavvocato che sera alzato per congedarsi;  ma prima ho bisogno di riposarmi per qualche giorno. 
  giusto, ma poi ritornerete ad esitare?
 Forse quando non sarete pi l a darmi coraggio, a persuadermi colla vostra eloquenza; non mi abbandonate.
 Sar sempre pronto ad un vostro cenno.
E mentre lavvocato sallontanava, la fanciulla pensava al potere strano che aveva quelluomo sopra di lei.
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CAPITOLO 19.
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Gabriella Sanese viveva dei ricordi del passato. Sola, nella sua povera stanza, lavorando accanto alla culla del bimbo, la sua mente evocava le immagini della vita trascorsa che le sfilava davanti viva e vera come le scene fotografate riprodotte dal cinematografo.
Si rivedeva fanciulla priva delle carezze e del sorriso della madre, morta dandola alla luce, condurre uninfanzia triste presso qualche parente dove era riguardata come unintrusa e avea pi rimproveri che carezze.
Rammentava che il padre, sempre occupato a servire nelle case dei ricchi, si curava poco di lei e la prese solo con s quando fu in grado di lavorare e accudire alle faccende domestiche.
E si vedeva nei pi begli anni della giovinezza sola, triste, senza gioie e senza amici, concentrata sempre in s stessa, passar le giornate monotone, uguali, lavorando come una macchina e vivendo come un automa.
Non rammentava bene come, tutto ad un tratto, un gran cambiamento fosse avvenuto nella sua esistenza. Sul principio accolse con diffidenza le parole del poeta gentile che pur le scendevano al cuore facendole leffetto di note melodiose, poi si lasci vincere da quellincanto, a poco a poco, quasi incosciente, le parve allora soltanto di valere qualche cosa, prov un prepotente bisogno damore e and incontro al bel giovane che lavea scossa dal suo torpore come il fiore va a cercare la luce.
Sul principio timida, tremante, non credendo a tanta felicit, non osava alzar gli occhi, si trovava indegna di lui; poi, facendosi coraggio e abbandonandosi tutta alla felicit di quel nuovo sentimento che riscaldava il suo cuore, prestando orecchio a quei versi che le scendevano nellanima. Erano quelli i quadri smaglianti che si compiaceva evocare colla fantasia e che silludeva di poter rivivere almeno nel sogno.
Quante volte si rivedeva seduta accanto al tavolino colla fronte china sul lavoro aspettando ansiosa il suo poeta, contando i minuti che la dividevano da lui! Poi, quando udiva avvicinarsi il passo conosciuto e lo vedeva entrare recando nella sua modesta dimora un profumo nuovo, una luce celeste. E l, seduto accanto a lei, colla faccia ispirata e locchio fiammeggiante, lo udiva ripetere gli ultimi versi che le facevano leffetto duna musica soave e che le rimanevano scolpiti nel cuore come sul granito. Qualche volta lasciava cadere il lavoro, lo contemplava estatica, col cuore che le batteva fortemente come se volesse scoppiarle, colla faccia infocata e immobile, non sapeva staccar gli occhi dal di lui volto quasi affascinata, e in quei momenti le loro anime si confondevano come se fossero una cosa sola.
Come era lieta di farlo felice, di sentirsi amata da un giovane tanto a lei superiore!
Poi pensava a tutte le parole damore che le avea mormorate e che sentiva ancora ripercosse nel suo cervello; quante volte nellora del tramonto, nella semioscurit della sua stanzetta, tenendosi per mano, egli le avea parlato delle sue aspirazioni, dei suoi lavori, e pareva che nel cuore di lei volesse riversare il peso dei suoi pensieri; quante volte in quei momenti gli avea ripetuto spesso:
 Io, vedi, non voglio esser dimpaccio alla tua carriera, non pensare a me, segui la tua strada gloriosa; io qui ignorata, assister in silenzio ai tuoi trionfi e ne sar superba, solo nelle ore di scoraggiamento e di tristezza io ti sar vicina per confortarti colle mie parole consolanti, col mio amore, a dissipare i tuoi dubbi e a darti un po di gioia, voglio essere la tua consolatrice; ecco la mia aspirazione.
Ed egli in quei momenti la stringeva al cuore in modo cos eloquente, che avrebbe dovuto valere pi di qualunque giuramento.
Essa sapeva che non lavrebbe sposata mai, ma si teneva certa che non lavrebbe abbandonata e sarebbe sempre venuto a rallegrare lumile dimora colla sua presenza e col suono della sua voce facendovi echeggiare larmonia dei versi.
E quandera assente, ripeteva in cuor suo quei versi e sempre le tornava alla mente il ritornello chegli le avea spesso ripetuto:
Per un istante sol vorrei sentire
Confusi i nostri cor, provar limmensa
Volutt del tuo bacio, e poi morire.
Come rispondevano ai suoi pensieri quei versi!
Anchessa sentiva che pochi giorni di intensa felicit valevano bene una lunga vita triste e monotona. Perch non era morta? Perch tutto ad un tratto era scomparso? Pensava allo strazio della sua anima il giorno che ebbe il presentimento di non essere pi amata quando vide diradarsi le visite del suo poeta, come sarebbe stata pronta a morire se non fosse stato per il suo bambino che sentiva di amare, perch era la sola cosa che gli rimanesse di lui.
Era possibile che tutto fosse passato? che quel grande amore fosse finito? Perch egli non si era fatto pi vedere? Che cosa gli avea fatto di male essa che avrebbe dato la sua vita per renderlo felice? Essa che era stata orgogliosa di dare tutta s stessa per procurargli qualche ora di piacere.
Che quadri tristi e lugubri le venivano alla mente dopo tanto splendore!
Si vedeva seduta sempre allo stesso posto passando le giornate eterne aspettandolo senza vederlo mai, sperando di vederlo ancora ritornare come amico se non come amante.
Quante lettere gli scrisse implorando una sua visita come unelemosina, che rimasero senza risposta! Egli non dava pi segno di vita. Per giunta dovea sopportare i rimproveri del padre al quale non avea pi potuto nascondere il suo amore colpevole, e dopo averla abbandonata per tanto tempo senza consiglio ed aiuto, se la prendeva non solo con lei, che si era lasciata ingannare da un vile seduttore, ma pi ancora col giovane poeta del quale voleva vendicarsi ad ogni costo; e come si divertisse ad aumentare le di lei sofferenze, non cessava di parlarle sempre di lui.
Le diceva che lo vedeva frequentare lalta societ, far la corte alle belle signore, svolazzare come farfalla di fiore in fiore; quei discorsi facevano leffetto al cuore della fanciulla come olio bollente versato su una piaga sanguinante; essa soffriva, taceva e colla faccia supplichevole gli chiedeva piet, che almeno le risparmiasse quello strazio; fin troppo era stata punita dallabbandono del suo poeta, dalla morte di tutte le sue illusioni. E sulla rovina dei suoi sogni passati essa andava intanto fabbricando altri sogni.
Contro il volere del padre, avea voluto tenere presso di s il suo bimbo, la sola cosa che ormai la tenesse legata alla vita, la sola memoria che le rimanesse della passata felicit; a quello voleva volgere tutte le cure, sacrificare tutta la sua esistenza.
Egli dovea essere qualche cosa nel mondo, essa pensava di lavorare giorno e notte per poter dargli una buona istruzione; chera intelligente glielo dicevano quegli occhietti che vedeva sorridergli dalla culla e voleva chegli che non aveva un nome, potesse farselo collingegno e il lavoro, che quel nome fosse grande, famoso e che un giorno forse, andando alle orecchie del padre, egli potesse rivolgere ancora un pensiero alla fanciulla che aveva abbandonato.
Ecco il bel sogno che la teneva in vita e le dava il coraggio di affrontare tutte le umiliazioni della gente e i rimproveri del padre.  vero che qualche volta limpresa le sembrava troppo difficile, a furia di piangere avea gli occhi stanchi e non poteva lavorare come avrebbe dovuto, si sentiva stanca e malata, tremava allora per il bimbo, ma per una fortunata combinazione che non sapeva a qual cosa attribuire, quando si sentiva cogliere dallo scoraggiamento, capitava come inviato dal cielo il pittore Amalfitano che, col pretesto di farla posare per alcuni quadri, procurava di aiutarla e di darle qualche guadagno quando essa era tanto esausta da non poter far nulla.
Egli era il solo amico che le fosse rimasto nella sventura e accettava quella devota amicizia come una prova che il cielo non lavea del tutto abbandonata. Poi col pittore poteva parlare del tempo passato e provava un grande sollievo frequentandone lo studio. A lui poteva aprire il suo cuore perch lo sapeva buono e pietoso e sapeva che la reputava pi infelice che colpevole e poi lo riguardava come la sua sola ncora di speranza per lavvenire. Pensava che egli che aveva assistito al sorgere del suo amore per il poeta, che sorrideva al suo bambino con tanta bont anche quando nello studio gli portava lo scompiglio e giuocava seduto in terra coi pastelli variopinti, avrebbe protetto il bimbo innocente, gli avrebbe ispirato lamore della sua arte e per le memorie dellinfanzia che lo legavano al Rambaldi e per la compassione che avea di lei, lo avrebbe fatto un artista.
E lo implorava con sguardo supplichevole di non abbandonarlo e di proteggere quel bimbo innocente, poi gli apriva tutto il cuore e si confidava a lui come ad un fratello.
E quando un giorno il pittore le offerse il suo nome per lei e il bimbo, essa rimase sorpresa di tanta generosit e ai suoi occhi il pittore prese delle proporzioni gigantesche; come le appariva grande in quel momento! perch non era stato lui a fermare primo i suoi sguardi, perch egli aveva un animo cos nobile e grande, sentimenti cos gentili sotto un aspetto burbero e selvaggio e il bel poeta era stato un vile egoista?
Quel giorno si sent compresa dammirazione pel pittore e prov una grande tentazione daccettare per amore del figlio, ma volle lottare in generosit collAmalfitano e rifiut.
 Non posso, non posso, ve ne pentireste,  rispose,  ed io avrei rimorso.
 Se  per il mondo, non mimporta; ho vissuto sempre senza di lui.
 Siete grande, siete generoso, ma non posso accettare.
 Nemmeno per vostro figlio? no, non  possibile.
 Ma la mia gratitudine sar eterna e vi giuro che vi riguarder sempre come il mio amico migliore, ma non posso condannarvi a dividere il mio dolore.
Forse non voleva confessarlo, ma in fondo al cuore aveva sempre un palpito per il poeta e una lontana speranza che egli ritornasse a lei. Il fatto sta chessa, che pur credeva di vivere soltanto per suo figlio, ebbe il coraggio di rifiutare lofferta.
 che spesso nel profondo dellanima abbiamo nascosti dei sentimenti che non si riesce a spiegare, ma che sono il movente nascosto delle nostre azioni.
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CAPITOLO 20.
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Gabriella dopo le proposte del pittore avea provato per un gran sollievo; sera veduta circondata da tanto disprezzo e indifferenza, che quella immensa prova daffetto sincero e di stima le avea fatto bene. Le pareva quasi di essere riabilitata e in ogni modo sopportava con maggior rassegnazione la sua sorte perch avea due cose che la consolavano: il suo bimbo che le riempiva tutta lesistenza, e lamicizia sincera dellAmalfitano sulla quale poteva calcolare. Pensava quante persone al mondo non potevano dire altrettanto, e continuava tranquillamente la sua vita senza gioie e senza dolori, facendo tutti i giorni le medesime cose e riguardando come un grande avvenimento ogni progresso del bambino.
Di giorno lavorava sempre; nelle sere destate, quando il suo bimbo dormiva, stava spesso alla finestra per godere un po di fresco e contemplare il cielo azzurro e il mare, che vedeva tremare in distanza. La sua mente in quei momenti evocava sempre il periodo del suo amore infelice, che avea brillato come un fuoco dartifizio, per poi spegnersi tutto ad un tratto e ripiombarla nelle tenebre.
Perch Rambaldi era cos diverso dallamico Amalfitano? Ecco la questione che le veniva sempre alla mente come un ritornello.
Come avea fatto ad innamorarsi del poeta, al punto da dimenticare s stessa? Perch lo amava ancora? S, essa lo sentiva, pur non volendolo confessare; erano passati sei anni ed essa lo amava sempre, lo vedeva nei sogni e ci pensava continuamente, e anche il figlio glielo ricordava ad ogni istante, perch aveva gli stessi occhi intelligenti, immensi, espressivi, che le avevano fatto perdere il lume della ragione.
Una notte era rimasta appunto alla finestra per molto tempo a contemplare la citt che sandava a poco a poco addormentando, e poi sera coricata e lasciata vincere da un sonno tranquillo e privo di sogni, come le accadeva di rado, quando fu svegliata di soprassalto da un rumore insolito. Accese il lume, e uno spettacolo raccapricciante le si present allo sguardo: il padre colla faccia accesa e gli occhi da spiritato era entrato, e, lasciato cadere uno scialle onde era avvolto, comparve in abito nero con lo sparato bianco tutto spruzzato di sangue.
Gabriella stette immobile senza poter articolare una parola. Quando finalmente pot parlare disse:
 Oh Dio! Che  avvenuto? Mi fai paura!...
 Ho fatto il colpo,  disse il padre;  lho ucciso!...
Gabriella, che si era alzata e vestita alla meglio, dovette appoggiarsi ad una sedia per potersi reggere; ebbe timore di capire e disse:
 Che cosa dici? Sei pazzo!
 No; ho fatto il colpo,  soggiunse Sanese;  lho ucciso s, quello che ti ha tradita.... lho veduto l steso a terra con una pugnalata al cuore!... Ho colpito giusto, sai.... Come sono contento!...
 Che cosa hai fatto? Non sai chio morr dal dolore?... Cos giovane, cos intelligente!... Va, ti odio!... Sei un assassino!... Mi fai orrore!...
 Ed io che lho fatto per te! Vedete che gratitudine!... Devi ringraziarmi.... Non sai che cosa voglia dire averlo soppresso. Intanto potremo andare lontani col piccino; potrai dire che sei vedova.... E poi nel mondo non c giustizia; me la sono fatta da me.
 Ma zitto; non sai che ti arresteranno? non sai che sei un assassino?... Non ci mancava che questa per colmo delle mie sventure!...
E s dicendo Gabriella diede in un pianto dirotto.
 Io arrischio la vita e la libert per te, e tu ora piangi! Dovresti invece aiutarmi a nascondere le tracce della mia vendetta; ecco, cos....
E intanto si tolse la camicia e la gett sul focolare.
 Andiamo, accendi una bella fiammata.
 Ma i vicini sentiranno.
 Che! dormono tutti. Non mi vuoi aiutare? Ebbene, far da me.
Accese un solfanello e della carta, mise un po di legna sugli alari e fece una bella fiammata. La stanza sillumin duna luce rossastra e un puzzo di cotone bruciato si sparse per laria.
Padre e figlia erano l tutti e due guardandosi in viso, egli sentendo un grande bisogno di muoversi, di far qualche cosa, essa immobile colle lagrime agli occhi e quasi impazzita dal dolore.
Egli esamin i vestiti per vedere se fossero chiazzati di sangue, si lav le mani replicatamente e poi quando non ebbe pi nulla da fare, aperse la credenza, prese una bottiglia di vino, ne vers un bicchiere, si sedette e prov una gran voglia di parlare per sfogare la sua agitazione.
 Come,  disse,  non mi chiedi nulla? Non sei curiosa di sapere come  andata la cosa? Io voglio dirti tutto e dopo voglio vedere se hai coraggio di rimproverarmi.
Gabriella stava immobile guardando fissa davanti a s, inorridita, non sapendo se fosse vittima dun sogno terribile.
Il padre intanto incominci:
 Devi sapere che quantunque non te ne parlassi perch tu non volevi sentirne discorrere, io pensavo sempre a vendicarti e a farmi giustizia, solo aspettavo il momento buono. Prima ho incominciato a tener docchio il tuo caro poeta, e finch svolazzava come una farfalla di qua e di l, pazienza, ancora potevo sperare che si ravvedesse e venisse a miglior consiglio. Gli avevo anche scritto, ma egli non si degn di rispondermi, quando maccorsi chegli aveva innamorata di s la principessa dAltavilla, nientemeno che la figlia dun duca; per essere un mezzo contadino non avea idee tanto modeste! Da quel giorno mi misi a seguire la signorina molto assiduamente, sai, due occhi da innamorare; no, non potevo permettere che andasse a cadere in quelle mani: sincontravano in chiesa, vedevo la signorina mettere alla posta delle letterine che certamente erano dirette al poeta, sapevo dai domestici di casa che esso voleva sposarla, ma il padre non era molto entusiasta di quel matrimonio, pare che volesse per sua figlia qualche cosa di meglio. Io intanto, visto che il principe, mio padrone, viaggiava, ero libero e andavo ad aiutare i miei colleghi quando cera qualche festa straordinaria in casa dAltavilla, sapevo che una volta o laltra lamico sarebbe caduto in trappola. Cos fu: egli non entr dallingresso principale, ma dalla porticina del giardino e si nascose dietro una siepe ad aspettare la ragazza, ed io, nascosto, ho inteso tutto, volevano fuggire assieme, io sono stato perplesso se dovessi svelare il complotto al duca. E poi che avrei fatto? avrebbe finito per dare il suo consenso e sarebbe stato lo stesso; allora andai in sala darmi, presi un pugnale e appena la colomba se ne and gli assestai un bel colpo; ed ecco fatto, ora sono contento.
 Perch hai fatto questo, se io gli avevo perdonato!  disse Gabriella.
 Perch tu sei una marmotta; tu, se uno ti d uno schiaffo, saresti capace di porgergli laltra guancia per riceverne un altro; non lo sai tu fino a che punto ti disprezzava. Credi che prima di giungere a questestremo non abbia tentato tutti i mezzi? Vedi! gli scrissi parecchie lettere, finalmente ad una nella quale lo minacciavo di svelare alla sua sposina le relazioni cherano passate fra te e lui, mi rispose, ma in che modo! Eccoti la lettera, e vedi se merita che tu lo rimpianga: leggila quando vuoi, per bada di conservarla se mai io fossi accusato come assassino, con quel documento avrei la speranza dessere assolto. Va, va, che era un furfante quel tuo poeta, e non mi pento di quello che ho fatto.
Ad un tratto una vocina mezzo velata dal sonno si ud chiamare dallaltra stanza:
 Mamma! mamma!
Gabriella si scosse, e corse a quella chiamata facendo cenno al padre di tacere.
 Mamma, dove sei?  ripet la voce.
 Son qui, caro; perch ti sei svegliato cos presto? Dormi, ancora!
 Se  giorno,  disse il bambino.
 Non  vero,  presto, dormi; vedi, vado anchio a letto.
E si gett sul letto nascondendo la faccia singhiozzando; fino a quel momento era rimasta come sbalordita, ma tutto ad un tratto fu come se le si squarciasse un velo che le nascondeva la realt e vide tutto lorrore della sua situazione. Non bastava che il figlio innocente fosse senza padre, chessa fosse una donna perduta, anche il padre suo doveva essere un assassino. Quante sventure si aggravavano su quel capo sventurato! Che cosa aveva fatto per essere tanto infelice?
Ma poi era proprio vera la storia che le aveva raccontata il padre? Non era una fiaba? un sogno della sua mente esaltata? Aveva vedute s le macchie di sangue, ma sperava ancora che il padre alterato dal vino avesse avuto una rissa e avesse ferito un compagno e poi nel suo esaltamento credesse dessersi vendicato, come ruminava sempre, al punto da divenire pazzo; s, doveva esser cos; e per crederla vera la orribile notizia avea bisogno di saperla confermata. Che il padre in un momento dira avesse potuto anche ferire una persona, poteva pensarlo, ma che avesse meditato e compito un assassinio, non poteva crederlo, era troppo orribile! E con quei pensieri pot ancora dormire unora; ma il suo sonno fu agitato: essa gridava nel sogno come disperata, aveva una specie dincubo, le pareva di soffocare, ed ogni tanto si scuoteva come se si svegliasse di soprassalto.
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CAPITOLO 21.
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Quando si svegli, il sole era gi alto sullorizzonte e le pareva daver fatto quella notte un sogno orribile, ma saccorse che non era stato un sogno quando, entrata nella cucina dove ancora cera un odore di bruciaticcio, vide il padre che mezzo svestito dormiva colle braccia appoggiate sulla tavola e la testa sulle braccia.
Era un sonno pesante da ubbriaco, tanto che quando aperse tutta la finestra e lasci entrare la luce del sole non si scosse. Essa allora gli si avvicin e gli diede un colpo sulla spalla.
Egli alz il capo, fece un grugnito e croll la testa come per scacciare una mosca noiosa, e ricadde ancora nella posizione di prima.
 Aspetter,  disse Gabriella,  non ho il coraggio di lasciare il bimbo,  e si mise alla finestra aspettando che passasse il venditore di giornali. Si scosse quando ud gridare dal giornalaio: "Il Mattino, collorribile assassinio di questa notte. Essa scese in un salto gi per le scale e risal portando il giornale che con mano febbrile aperse e si mise a leggere volendolo abbracciar tutto con unocchiata; ma un grido le usc dalle labbra quando lesse la notizia che aveva sperata non vera. Il giornale diceva che proprio lui, proprio il poeta Guido Rambaldi era stato trovato assassinato nel giardino del duca dAltavilla e la giustizia cercava lassassino; i sospetti cadevano sopra un alto personaggio, ma per il momento non si poteva dir nulla, per non inceppare le pratiche della giustizia onde scoprire il vero colpevole.
Dunque era vero: e l, davanti agli occhi avea lassassino che ricercavano e intanto forse incolperebbero un altro; a quellidea si sentiva un brivido trascorrerle tutta la persona, ed essa, che sapeva tutto, era obbligata a tacere perch non poteva accusare il padre.
Se non avesse avuto il piccolo Dino sentiva che si sarebbe uccisa per non sopportare tutto il peso dellinfamia che cadeva sopra la sua casa, per non esser complice duningiustizia, ma doveva vivere pel suo figliuolo che solo e reietto non avrebbe trovato al mondo n protezione n piet; ma se fino a quel momento aveva creduto desser stata infelice, allora soltanto capiva che quello che avea sofferto era una inezia in confronto a quello che doveva ancora sopportare. Come un automa accud alle faccende domestiche; vest il bambino e lo condusse in un asilo vicino, dove soleva mandarlo alcune ore della giornata. In quei pochi passi che fece per la strada le pareva che tutti la guardassero in modo diverso dal solito, simaginava fino daver qualche macchia di sangue sul vestito.
Quando torn a casa trov il padre che stava cambiandosi vestito. Egli avea la faccia chiazzata e locchio quasi inebetito.
  vero,  gli disse,  il fatto di questa notte, e avresti coraggio di uscire? non temi che ti leggano in faccia il tuo delitto?
 Sciocchezze! Non temo nulla, perch non ho fatto male a nessuno.  forse un delitto calpestare un serpe che ti vuol avvelenare? o una bestia feroce che tha ucciso un amico? Egli mi ha fatto peggio e luccisi; non ho paura di nessuno.
  E se accusassero un altro e questo subisse una pena per colpa tua, uno che non ti avesse fatto alcun male?
 Io non mincarico degli altri: ognuno per s e Dio per tutti.
 E allora perch sei venuto a dirlo a me! Perch farmi tua complice, mentre avrei dato la mia vita per salvarlo?
 Vuoi accusarmi? padronissima. Del resto quando leggerai la lettera che tho dato, non lo farai certamente; ma poi sta tranquilla che ti liberer della mia presenza; ora resto qui qualche giorno per vedere che piega prendono le cose e poi vado altrove, mentre qui non spira pi buonaria per me.
 Ma non hai timore di tradirti?
 Non  possibile: questa notte quando sono venuto a casa avevo bisogno di sfogarmi, e hai visto? ti ho fatto una confessione intera; ma ora ho avuto tempo di riflettere e ti assicuro che non mi tradir, anzi mi far piacere sentire i commenti dei miei amici, mi divertir.
 Va via, mi fai orrore,  disse Gabriella nascondendo la faccia nelle mani, inorridita dal cinismo del padre.
E quando fu uscito le parve di respirare pi liberamente, perch le faceva orrore davvero e pensando alla triste fine di Rambaldi, le era rinato nel cuore pi forte lamore che gli avea conservato sempre anche quando sapeva di non essere pi amata da lui. E certo a questo contribuivano anche i giornali chessa scorreva avidamente in quei giorni, dove leggeva gli elogi della vittima mentre scagliavano lanatema sullinfame assassino.
Cos mano mano che sentiva aumentare lamore e la compassione per il poeta, sentiva crescere il suo odio per il padre; e per quanto volesse vincere quel sentimento, esso simpadroniva del suo cuore in modo assoluto tanto che evitava di trovarsi con lui, e quando la sera lo sentiva rientrare, si chiudeva nella sua camera e non la lasciava finch non fosse uscito di casa.
Stava ore ed ore tenendosi stretta al collo il suo Dino come per proteggerlo da nemici invisibili.
Il giorno del funerale di Rambaldi si trov col pittore Amalfitano accanto alla bara; non gli disse che poche parole, perch il dolore di pensare che in quella bara cerano i resti del giovane che avea amato pi di tutto al mondo le stringeva la gola, ma si sforz a dirgli:
 Sentite, Amalfitano, se mai io dovessi morire vi raccomando mio figlio; fatene un artista come voi.
 Perch dite di queste cose tristi?  chiese il pittore.
 Perch non si sa mai quello che possa avvenire; so che se voi mi fate questa promessa vivr pi tranquilla.
 Se  cos ve lo giuro,  disse il pittore;  ma vedo che il bimbo non avr bisogno di me perch voi non lo lascerete.
Il poeta non avea avuto in vita molti amici, ma la sua fine tragica sul fiore della giovent, gli avea creato molte simpatie e tutti piangevano il povero giovane al quale pareva che la gloria dovesse sorridere ed era stato spento prima del tempo da una mano crudele.
Gabriella singhiozzava, ed ogni parola che stigmatizzava lassassino era come una punta di pugnale al suo povero cuore.
Essa non aveva ancora letto la lettera che le avea dato il padre per sua discolpa, e non avea nemmeno coraggio di leggerla in quei momenti; volea pensare al poeta daltri tempi, senza che nessun pensiero cattivo oscurasse la sua memoria.
Qualche momento trovandosi sola in casa avea la tentazione di leggerla, ma poi le pareva che le bruciasse le dita e rimandava la lettura ad un altro giorno. Una volta il padre accorgendosi dellorrore che ispirava alla figlia le disse:
 Si capisce che non hai ancora letto la lettera che tho dato, altrimenti mi applaudiresti invece di fuggirmi.
 Un assassino.... mai!  diceva Gabriella.
Intanto leggeva avidamente i giornali; prima si era sentita orgogliosa agli elogi che tributavano al giovane poeta; poi segu con curiosit le ricerche della giustizia, ebbe una punta di gelosia al sentir parlare di Benita, e sentiva una sofferenza crudele sapendo che veniva incolpato del delitto il marchese Federico dAltavilla.
Che compassione provava per il giovane patrizio che non aveva mai conosciuto! Ogni giorno sperava che la di lui innocenza fosse manifesta, ed ogni giorno si sarebbe sentita un prepotente desiderio di andare dai giudici e dire:  Non  lui.
Ma poi le avrebbero chiesto il nome dellassassino ed essa non poteva accusare il padre.
Dover tenere entro di s quel segreto era una cosa superiore alle sue forze; soffriva tanto che le pareva impossibile di poter sopportare pi a lungo quel peso che lopprimeva.
Ci fu un momento che pens di confessarsi ad un vecchio sacerdote che avea conosciuto la sua mamma; ma poi non lavrebbe assolta, nera certa. Dopo il suo fallo non si era pi confessata nel timore di non poter ottenere lassoluzione, e poi a che scopo?  certo che la prima cosa che le avrebbe detto il sacerdote sarebbe stato di andare dal giudice, svelargli la verit e liberare colui che era accusato ingiustamente. Non le rimaneva nemmeno quel rifugio; eppure il suo segreto le pesava tanto che la notte non poteva chiuder occhio e se si addormentava erano sogni terribili e spaventosi che la facevano svegliare di soprassalto e spesso con grida disperate che svegliavano il bimbo che le dormiva vicino e le diceva:
 Mamma, che coshai?
 Nulla, ho fatto un brutto sogno.
 Prendimi nel tuo letto che brutti sogni non ne farai pi,  le dicea il bambino che era tutto contento di avere un pretesto dandare nel letto della mamma. Ed essa non si faceva pregare e quando sentiva presso di s quel bimbo innocente e quelle manine morbide e fresche che le accarezzavano la faccia e presso alla sua bocca sentiva lalito fresco del bimbo e i bei riccioli che le facevano il solletico, pensava:
 Ora non verranno pi i brutti sogni intorno al mio letto, il mio Dino li metter tutti in fuga e invece chiamer intorno a noi tutti gli angeli che girano di notte nello spazio e portano i sogni allegri a quelli che amano.
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CAPITOLO 22.
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Un giorno si risolse a leggere la lettera che le avea dato il padre, dopo esser stata sul punto di gettarla nel fuoco senza leggerla.
Lo avrebbe fatto se il padre non le avesse detto che quel documento poteva salvarlo in caso di processo.
 certo che quella lettera avrebbe potuto giustificare in parte latto crudele del Sanese.
Essa mostrava il cinismo del giovane che volea liberarsi da ogni rimorso. Gli diceva di lasciarlo in pace, che il suo per Gabriella era stato un amoretto di giovent, che se aveva un bimbo egli non ne sapeva nulla e non lavrebbe mai riconosciuto per suo, e una volta per sempre glingiungeva di non seccarlo pi; tanto non avrebbe potuto ottener nulla.
Gabriella al leggere quelle parole rimase come inebetita. Non avrebbe mai creduto che il poeta dallo sguardo ammaliatore, dalla parola dolce che scendeva al cuore, fosse cos ingrato e cos cattivo. Se suo padre, invece di vendicarsi in quel modo avesse data a lei quella lettera, sarebbe essa andata a cercarlo in mezzo ai suoi amici e alla presenza di tutti gli avrebbe voluto gettare in faccia la sua infamia e la sua vilt. Come lavrebbe potuto disprezzare! Ed ora era morto e non poteva far pi nulla.
Invece di approvare loperato del padre lo odiava di pi, perch le avea tolto il mezzo di difendersi, di obbligarlo a dire che aveva mentito.
Era un nuovo dolore che veniva a turbarle lo spirito; come se non ne avesse abbastanza!
Ebbe una scena piuttosto forte col padre, nella quale lo rimprover daverle tolto il solo mezzo di giustificarsi e di aver soddisfazione.
 Che vuoi!  le avea detto il padre.  Con un miserabile simile non c che un mezzo: ucciderlo.
 S, e poi lasciar incolpare un innocente!
 Sta tranquilla,  un ricco, trover mezzo di difendersi, avr un buon avvocato; non me ne occupo. So che se tutti facessero come me, non ci sarebbero pi ragazze infelici come tu sei, e ci sarebbe nel mondo un po di giustizia.
Ma essa non poteva persuadersene, e si lagnava sempre, e si crucci tanto delle parole che aveva vedute proprio scritte dalla stessa mano che le avea dirette tante lettere piene di affetto, che il suo fisico non pot pi sopportare un cumulo cos pesante di dolori. Ammal cos gravemente che rimase inerte senza saper pi nulla del mondo.
Il Sanese, stanco dei rimproveri della figlia, era molti giorni che non si faceva pi vedere. Cos la povera Gabriella si trov sola, ammalata, senza nessuno che lassistesse e si curasse del suo bambino.
Eppure essa non manc mai di nulla. Ogni giorno veniva il dottore a visitarla; qualche volta udiva fra il delirio della febbre una voce maschile che dava degli ordini ad una donna che stava spesso accanto al letto, qualche volta la sera udiva la voce del suo Dino e le pareva che il visetto del bambino ogni mattina si avvicinasse al suo per darle un bacio, poi le davano da bere delle medicine ogni due o tre ore, le mettevano sul capo delle pezzuole fredde, aveva dei momenti che soffriva tanto: avea caldo, avrebbe voluto uscire e si lagnava. Quanti giorni fosse durato quello stato non avrebbe potuto dire,  certo che a poco a poco incominci a capire dessere stata ammalata, riconobbe la voce del dottore e fu sorpresa al vedere una donna che non aveva mai conosciuta girare per la camera, vestirle il piccino, condurlo fuori e ricondurglielo la sera, ma ancora era troppo debole per poter pensare e fare un discorso di seguito.
Qualche momento tent di interrogare la donna che la serviva; ma essa metteva lindice sulle labbra e diceva:
 Zitto, il dottore ha raccomandato di tenervi tranquilla.
Una volta per disse:
 Se volete chio stia tranquilla dovete dirmi chi siete e che cosa  accaduto.
  Nulla, vi siete ammalata ed io sono venuta a curarvi.
 Ma chi vi ha mandato?
 Ho promesso di non dir nulla.
 Ma Gabriella preg tanto finch la donna disse:
 Veramente avevo promesso di non parlare, ma poi almeno saprete chi dovete ringraziare. Povero signore, come vi vuol bene!
 Ma chi  stato?
 Il pittore Amalfitano, fu lui che una volta venne a vedervi, vi trov ammalata col bambino che piangeva; da quel giorno ha pensato lui che non vi mancasse nulla. Ed ora presto sarete guarita e non avrete pi bisogno di nessuno.
Gabriella pensava a quello che sarebbe accaduto di lei e del suo bambino senza quel soccorso inaspettato e ringrazi la Provvidenza che proprio nel giorno che si era ammalata le aveva mandato lAmalfitano come un angelo salvatore; ma se il suo fisico acquistava nuovo vigore, mano mano le si risvegliavano i dolori passati. Del padre non sapeva pi nulla, ma sapeva che il processo Rambaldi continuava e i sospetti sul marchese aumentavano di giorno in giorno.
 Se fosse condannato,  pensava,  io non avr pi pace.
E gi riguardava la sua malattia come un avvertimento e un castigo del cielo e temeva nuove disgrazie perch non aveva la coscienza tranquilla.
Il suo fisico delicato era rimasto scosso e dalla malattia e dalle continue agitazioni portate da quegli avvenimenti, soffriva dei mali di nervi che non le lasciavano tregua, non poteva lavorar molto e tremava pensando alla sorte che sarebbe riserbata al suo bambino; qualche giorno era affranta al punto da non poter pensare a nulla, qualche altro cadeva in deliquio, oppure sentiva dei brividi trascorrerle per tutta la persona.
Avrebbe avuto bisogno di andare in campagna, ma non era abbastanza ricca per farlo e poi non voleva lasciare in quel momento la citt.
Il pittore Amalfitano, che era stato la sua provvidenza, le propose di condurla negli Abruzzi presso una sua sorella che lavrebbe accolta come unamica e dove avrebbe potuto riacquistare un po di salute e di pace.
In quel momento non volle accettare simile proposta, ma nella sua mente era commossa di quellamico fedele a tutta prova che le restava, e diceva sempre che senza di lui sarebbe certo morta e chiss che cosa sarebbe avvenuto del piccolo Dino!
LAmalfitano aveva per lei un grande affetto e quasi una venerazione. Piuttosto timido colle donne, egli, oltre a sua madre e a sua sorella, non aveva conosciute che quelle che dovevano servirgli per la sua arte, ma cos di passaggio e piuttosto come cose che come persone. Nel suo buon senso naturale capiva che Gabriella era una fanciulla innocente, vittima dun capriccio dellamico e nebbe subito una grande compassione e sarebbe stato lieto chessa nella sua disgrazia avesse lasciato da banda ogni scrupolo e lavesse accettato per marito; egli viveva solo, quello che era lo doveva alla sua arte e non si curava dei giudizi del mondo.
Sera sognato una casetta in riva al mare, con uno studio grande e pieno di sole, e nei momenti di riposo specchiarsi nella faccia tranquilla di Gabriella e rallegrarsi alla vista di Dino che avrebbe fatto il chiasso sulla spiaggia.
Egli amava la povera fanciulla; e il suo amore, nato dalla compassione, sera ogni giorno aumentato e fatto pi forte. Egli sperava nellavvenire, in ogni modo faceva da protettore alla donna ed avrebbe fatto da padre al figlio del suo amico.
 Non potr mai ricambiarvi tutto quello che avete fatto per me,  gli diceva Gabriella e lo pregava di servirsi di lei e del figlio se potevano esser utili per i suoi quadri; ed egli se ne serviva per farle piacere, ma pi di tutto per vedere presso di s quella fanciulla che amava.
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CAPITOLO 23.
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Benita stava seduta nel suo salottino mentre il sole, presso al tramonto, irradiava la stanza duna luce pallida, piena di penombra e mistero e facea risaltare gli oggetti pi chiari e luminosi lasciando gli altri nelloscurit. In quellora, in quel salottino che le rammentava il passato ridente, la fanciulla pensava agli avvenimenti che si erano seguiti in pochi mesi, e analizzando i propri sentimenti non riusciva a comprendere come avesse potuto amare con tanto ardore il giovane poeta che conosceva cos poco, e come, dopo aver scrutato nella di lui vita passata, quel grande amore sera andato a poco a poco offuscando e quasi era sorto un senso di disprezzo per il giovane che avea tanto amato. Allidea daver potuto essere legata per tutta la vita a quelluomo, provava un senso di ribrezzo e si sentiva una specie di sollievo al pensiero che ci non avrebbe potuto pi accadere.
Intanto il tempo era passato e aveva aperto una pagina molto brutta nella vita del poeta, ma non era riuscito a far scoprire lassassino. Il pittore lavea messa sulla strada; per capiva che cera molto cammino da fare e quello che era peggio, a giorni sarebbe incominciato il processo.
Si chiedeva se dovesse, secondo il consiglio del Baldelli, proseguire le indagini e andare in cerca della fanciulla tradita, ma allidea di trovarsi davanti alla rivale si sentiva una certa esitazione e poi avrebbe potuto saper qualche cosa? Era stanca di far la commedia e farsi credere unaltra persona, era stanca di seguire una traccia che le avea fatto perdere molto tempo senza condurla ad alcun risultato positivo. Se il poeta era stato assassinato avea meritato la sua sorte e non provava ormai alcun interesse per lui; ma Federico era in prigione, sarebbe stato condotto sul banco degli accusati e tutto perch lavea amata, ed essa avea disprezzato il suo amore.
Le saliva dal cuore al cervello un acuto rimorso e volea fare per il cugino quello che non si sentiva pi di fare per il poeta assassinato.
Finch sapeva Federico in carcere, essa non avea pace e mano mano che le giornate passavano, perdeva la speranza di farlo uscire.
Stette a fantasticare finch le ombre della sera avvolsero nelloscurit tutti gli oggetti che la circondavano, poi prese una risoluzione e scrisse una lunga lettera allavvocato implorando aiuto e consiglio. Ma appena scritta se ne pent e la stracci in mille pezzi.
Infatti che poteva dirle lavvocato? Non avea ancora veduto la fanciulla tradita come le avea tante volte consigliato, e non avrebbe fatto altro che ripeterle quel consiglio.
Ed essa esitava sempre a fare quel passo; lidea di trovarsi alla presenza della sua rivale, dessere accolta come unintrusa, la teneva incerta.
Eppure gli avvenimenti incalzavano; a giorni sarebbe incominciato il processo e temeva per Federico che aveva contro di lui tutto il popolo che godeva di vedere un aristocratico sul banco degli accusati.
Doveva decidersi, agire, e intanto procurare di vedere la fanciulla tradita.
Difficilmente avrebbe potuto trovare loccasione di farla parlare del suo passato, non sperava dinfonderle tanta fiducia, ma bisognava tentare, almeno per poter dire al Baldelli daver seguto il suo consiglio.
Un po rassicurata e decisa di tentar tutto, chiam la signorina Hartmann e le disse:
 Bisogna fare quello che disse lavvocato; il processo si far; in ogni modo n voi n io non possiamo impedirlo; continuiamo le indagini per nostro conto senza farci troppe illusioni; qualche volta quando meno si crede, sorge un fatto, un incidente che pu mutar faccia alle cose. Abbiamo lindirizzo della fanciulla che  stata il primo amore del poeta, andiamo a vederla;  povera, le offriremo del lavoro e forse accetter.
 Lidea di trovarmi davanti a quella fanciulla mi fa un certo senso, ma devo farlo, lho promesso anche allavvocato che aspetta dalla mia visita alla fanciulla tradita uno sprazzo di luce.
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CAPITOLO 24.
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Gabriella seduta presso ad un tavolino faceva andare il pedale della macchina da cucire, mentre Dino si trastullava correndo per la stanza e portando col suo moto e la sua vivacit un po dallegria in quellambiente povero e triste.
Sent suonare il campanello, e fu sorpresa nel veder entrare due signore. Si guard intorno vergognandosi della povert del suo tugurio, e chiese loro che cosa desiderassero.
 Abbiamo chiesto duna cucitrice al signor Amalfitano, ed egli ci parl di voi.
  tanto buono per me il signor Amalfitano,  disse Gabriella, un po rassicurata nel sentir pronunciare dalle signore il nome dellamico.
Benita la guardava intanto con curiosit al punto che, sentendosi quegli occhi fissi sulla sua persona, Gabriella dovette abbassare i suoi.
  vostro quel bambino?  chiese Benita osservando Dino.
 S, signora.
 E suo padre?
  morto,  rispose Gabriella chinando il capo.
 Vieni qui, bel bambino,  disse Benita; e tolse dalla tasca un dolce.
Dino savvicin con una certa diffidenza, e Benita sent come una punta al cuore guardandolo negli occhi.
Egli avea gli occhi dello stesso colore e lo stesso sguardo del poeta Rambaldi.
 Il pittore Amalfitano parla con molta stima di voi,  disse la Hartmann.
  il solo amico chio abbia;  tanto buono con me.
Benita la preg di fare alcuni lavori per lei; le avrebbe mandato la tela e poi sarebbe passata a prenderli.
 Se crede, posso portarglieli,  disse Gabriella.
 Non fa nulla,  rispose Sofia;  verremo noi, e cos ci faremo amiche del vostro bambino.
Intorno a quella casa modesta regnava una pace e una tranquillit interrotta di tratto in tratto da qualche rumore che saliva dalla strada.
Il bambino stava in ammirazione delle belle signore, le quali procuravano di chiacchierare colla cucitrice, ma essa lasciava cadere il discorso rispondendo a monosillabi, quando sal dalla strada e sud distintamente il grido del venditore di giornali che diceva: "Il Corriere di Napoli, colle notizie del processo Altavilla.
Fu come se in quella stanza fosse apparso uno spettro spaventoso. Tutte e tre le donne impallidirono; soltanto Sofia Hartmann non perdette la calma e disse:
 Il processo che cinteressa tanto! Non avete nessuno che possa andare a comperarmi il giornale?  chiese a Gabriella.
 Il mio bambino,  rispose la donna;   piccino ma  abituato a far delle piccole commissioni. Dino,  soggiunse,  va a prendere il giornale per queste signore. Se intanto vogliono accomodarsi,  e offerse delle sedie.
Era quello che desideravano, e tosto cercarono di avviare il discorso sullassassinio del Rambaldi; ma Gabriella non si tradiva, e parlando del poeta dicea soltanto: "Povero giovane!
 Per lui ha finito di soffrire,  disse Sofia;  ma  quel povero signore al quale si fa il processo, che mi fa compassione, tanto pi che ho il presentimento che nellassassinio non centri per nulla.
Gabriella non rispose, ma era divenuta pallida come una morta.
 Pensate se fosse innocente!  disse Benita.
 Avr dei buoni avvocati che faranno risaltare la sua innocenza,  disse Gabriella.  Ecco il giornale; sono curiosa anchio di sapere qualche cosa di quel processo, quantunque viva cos fuori del mondo.
Sofia spieg il giornale che le aveva portato Dino, e incominci a leggere:
"C una grande aspettativa pel processo dAltavilla. Non  una cosa troppo frequente vedere un signore dellalta societ sul banco degli accusati, e tutta la citt  in emozione. Tutti vorrebbero assistere a questo processo, che riuscir certo molto interessante; dicono che non ci sar un posto vuoto.
"Finora del processo non si pu dir nulla, ma pare che contro limputato vi siano delle prove schiaccianti. Insomma la curiosit  grande, e noi terremo informati i nostri lettori con esattezza di tutte le fasi del processo.
Benita e Gabriella durante la lettura non osavano fiatare, tutte immerse nei loro pensieri; soltanto si vedeva che quelle notizie le preoccupavano pi di quanto volessero mostrare.
 Basta!  disse Benita alzandosi.  Ci sono delle gran brutte cose al mondo!... Bene, a rivederci; siamo intese: ripasseremo fra qualche giorno;  e salutando Gabriella uscirono allaperto.
Benita quando fu uscita diede un sospirone di sollievo e disse:
 Ecco, siamo da capo a far la commedia! Vedete, io fremeva di dover starmene l a fingere; mi sarei sentita la voglia di dire a quella donna: "Ma dovete sapere qualche cosa, perch Rambaldi era vostro amante, e quel bambino  suo figlio. Di questo non ho alcun dubbio. Non avete visto quegli occhi? Mhanno fatto un senso....  tutto lo sguardo di lui, quello sguardo che ho portato qui nel cuore per tanto tempo.... Ma come sa fingere quella donna!... Io non sar contenta se non la faccio parlare. Mhanno detto chio ho negli occhi una forza magnetica; mi veniva una voglia di metterla alla prova con quella donna e dirle: "Parla! Ho sofferto tanto di dover dissimulare, di dover fingere.... Ma sono certa che quella donna sa qualche cosa pi di noi. In ogni modo voglio passare dallavvocato Baldelli e chiedere un consiglio in proposito.
Giunte allangolo della via trovarono la carrozza e si fecero condurre dallavvocato.
Lo trovarono nel suo scrittoio in mezzo ad un mucchio di carte.
Quando vide Benita, la sua faccia si rischiar come sempre alla presenza di lei.
 Penso a vostro cugino,  disse salutando le due signore,  e marrovello il cervello per vederci chiaro; ma questa volta perdo il mio latino. Ha troppi indizi contro di lui.
 Non dite cos; non vedete che mi fate soffrire?  disse Benita.  Capisco,  un caso difficile; ma voi colla vostra pratica e la vostra abilit....
 Troppo buona,  disse lavvocato.  Anche la nostra potenza  limitata; per io ci metter tutto me stesso per salvarlo.
Egli era come quei medici che, per farsi valere, trovano sempre i casi difficili; ormai il fatto di trovar della difficolt era divenuto un sistema per lui, che gli era riuscito a dargli fama.
Benita ai dubbi del Baldelli si rannuvol e disse:
 Per carit non mi parlate cos. Non  possibile che un innocente possa venir condannato; sarebbe troppo orribile.
 Eppure non sarebbe il primo caso,  disse lavvocato, che si compiaceva qualche volta di tormentare la fanciulla.
 Ma questo non succeder; voi lo salverete,  disse Benita supplicando.
 Lo spero.
Poi essa gli espose il motivo della sua visita. Aveva veduto Gabriella Sanese, e sera convinta che essa sapesse qualche cosa di pi di quello che avesse voluto dire.
  daspetto simpatica?  chiese lavvocato.
  sparuta; mi parve un essere insignificante; ha parlato poco. E credete che sia conveniente citarla come testimonio?
 Essa amava il poeta, e non sappiamo se ci potr essere utile o dannosa, tanto pi che non ha alcun interesse per il marchese Federico.
 Ma potrebbe portare una nuova luce nella situazione,  disse Sofia.
 Ben detto,  rispose lavvocato;  avete un modo molto giusto di vedere gli affari. In ogni modo si dovr farla citare.
Poi parlarono daltre cose; lavvocato parl dei processi interessanti che loccupavano in quel momento, di altri ai quali avea preso parte.
Quantunque fosse molto occupato, egli voleva trattenere il maggior tempo possibile presso di s la bella fanciulla che gli pareva portasse nel suo studio prosaico e disadorno un bagliore di luce nuova, un profumo deleganza.
E Benita stava ad ascoltarlo estatica, vinta dal fascino di quella parola facile e colorita, interessandosi a quei racconti veri, come a storie fantastiche.
E lavvocato, lieto delleffetto che saccorgeva di produrre nellanima della fanciulla, continuava a parlare colla sua voce armoniosa, infervorandosi nel discorso, inebbriandosi delle sue stesse parole, tanto che ad un certo punto Benita esclam:
 Parlate cos bene, che  impossibile che non riusciate a convincere i giurati della sua innocenza.
 I giurati! Non si sa mai a qual genere di animali appartengano,  disse ridendo lavvocato;  ma quando si hanno per difensori delle belle fanciulle come voi, la causa  vinta per met.
La fanciulla sorrise a quel complimento piuttosto banale, e:
 Vi faccio perdere troppo tempo,  disse.
 Se foste sempre qui ad ispirarmi colla vostra presenza, credo che vincerei sempre.
 Salvate Federico intanto,  disse Benita stendendogli la mano e congedandosi.
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CAPITOLO 25.
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Il giorno in cui doveva incominciare il processo dAltavilla la sala della Corte dAssise era fino dalle ore del mattino rigurgitante di pubblico; grande era stata la ricerca di biglietti per i posti riservati, come se si trattasse di assistere ad uno spettacolo nuovo, interessante. Il popolo era curioso di vedere la faccia dun aristocratico che era destinato a finire in galera. Gli amici di Rambaldi volevano gustare il piacere della vendetta e quelli di Federico avevano la speranza di vederlo assolto. Tutti poi andavano in cerca di nuove emozioni, e le pi ansiose di assistervi erano le signore, che ne parlavano come duna festa.
Quando entr limputato tutta la sala era piena zeppa di gente e nella folla sud come un mormorio di curiosit.
Federico dAltavilla era calmo, vestito inappuntabilmente, colla faccia impenetrabile e lo sguardo altero e sdegnoso.
Immobile, senza scomporsi, ud laccusa del Pubblico Ministero e le voci dindignazione della folla che giungevano fino a lui.
Incominci la sfilata dei testimoni. Erano amici di Rambaldi che ripetevano le parole udite spesso in bocca del marchese Federico.
 Se se nandasse allaltro mondo, sarebbe un bene per tutti.
 Se non vi fossero poeti, come il mondo camminerebbe meglio!
 M antipatico, non lo posso soffrire!
Un testimone raccont come una sera il marchese Federico fosse uscito dal club appena aveva veduto entrare il poeta.
E cos una sequela di testimonianze di questo genere che non divertivano il pubblico, ma mettevano il marchese in cattiva luce e facevano sorgere a poco a poco la convinzione che fosse stato proprio lui ad uccidere il giovane poeta.
Egli non si curava nemmeno di difendersi, e ripeteva per la centesima volta quello che avea detto al giudice, che il Rambaldi non gli era simpatico; ma che egli non lavea ucciso.
La prima giornata pass senza produrre nessun incidente interessante.
Il duca, la marchesa Anna, Benita non avevano voluto assistere al processo per non esporsi agli sguardi curiosi della gente; ma stavano nel loro palazzo ansiosi di saper le notizie che quasi ogni ora venivano loro telefonate da amici compiacenti.
Benita sperava sempre; sapeva che il pittore Amalfitano e Gabriella dovevano esser chiamati come testimoni ed era certa chessi avrebbero potuto rivelare qualche cosa di nuovo che forse avrebbe reso Federico pi simpatico al pubblico.
Lavvocato Baldelli le avea detto:
 Non si sa mai, nei processi, qualche volta quando meno ce laspettiamo avviene un cambiamento e le parti sono invertite.
La marchesa Anna piangeva, se la prendeva con Benita causa di quella sventura e passava in chiesa quasi tutta la giornata pregando la Madonna che il suo figliuolo non fosse condannato.
Eppure nellopinione pubblica vera una corrente contraria al giovane signore.
Quellarma collo stemma dAltavilla e quellodio chegli avea mostrato pel giovane in tutte le sue parole e le sue azioni costituivano degli indizi tremendi contro di lui.
Anche i giornali che davano le notizie del processo, forse per accarezzare il gusto del popolo, si mostravano piuttosto ostili al marchese Federico. E Benita presentiva tutto questo, soffriva acerbamente, tanto pi trovandosi impotente di adoperarsi a vantaggio del cugino. Procurava di veder lavvocato Baldelli, ma ci non valeva a rassicurarla; egli le rispondeva sempre col solito ritornello.
 Vedo un affare molto imbrogliato; tutto, tutto  contro di noi.
 Dio mio! e se lo condannassero?
 Speriamo che ci non avvenga.
 Ma se avvenisse?
 Potrebbe darsi che risultasse qualche irregolarit nel processo; e prima che lo rifacciano si guadagna tempo.
 E mio cugino resta sempre nellansia e nellincertezza;  terribile, per per me aver tempo sarebbe la speranza di trovar il vero assassino.
 Se non  saltato fuori finora, credo che si sar gi posto in salvo.
 Se trovassi solo una persona che sapesse il suo nome, io sono certa che glielo farei confessare.
 In che modo?
 Colla forza della suggestione. Che ne dite?
 Non credo nei mezzi soprannaturali, ma credo molto alla potenza dei vostri occhi,  disse galantemente lavvocato.
 Non scherzate in queste cose serie; ma io vi assicuro che credo a molte cose incomprensibili, che non sappiamo ben definire perch la nostra mente  limitata, ma che esistono; per esempio, non  stata una fatalit che mha spinto ad invitare il Rambaldi quella sera nel mio giardino? Se io non avessi scritto quella lettera, quella tragedia non sarebbe avvenuta, Federico sarebbe libero ed io forse avrei sposato il poeta e sarei stata infelice per tutta la vita. Se sapeste come qualche volta incomincio a fissarmi sopra tutti questi avvenimenti! Mi pare allora di diventar pazza.
 Calmatevi e speriamo bene; sopratutto non lasciatevi trasportare dalla fantasia e dalle lezioni del professore Martucci; gli scienziati sono dei mattoidi!
Ma la fanciulla, irrequieta in quei giorni nei quali tutta la citt parlava del processo, non poteva aver pace: passava le notti insonni, avea delle fissazioni ed il padre era seriamente inquieto per la sua salute, e impaziente che quel processo fosse terminato per veder ritornare la calma nellanimo della figlia.
In quei giorni erano tutti in un orgasmo indescrivibile: ad ogni testimonio nuovo che si presentava speravano che risultasse qualche cosa di favorevole al marchese Federico, ed invece erano sempre nuove delusioni.
Quando il pittore Amalfitano venne chiamato, tutti stettero in silenzio ad ascoltare la sua testimonianza, tanto pi che quel forte tipo dartista eccitava la curiosit nelluditorio.
Egli raccont qualche nuovo ragguaglio sulla giovent del poeta, ma non ne risult nessun indizio, n a favore dellinnocenza dellimputato, n per mettere sulle traccie di qualche altra persona.
E cos i giorni passavano senza apportare alcun cambiamento alla sorte del prigioniero.
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CAPITOLO 26.
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Benita avea il presentimento che maggior luce dovesse venire dalla deposizione di Gabriella e aspettava ansiosamente la giornata in cui doveva essere chiamata davanti al tribunale. Ma quella giornata la fanciulla non si present alludienza e mand una dichiarazione del medico che la diceva ammalata. Questo incidente fece sorgere un battibecco fra i magistrati, i quali volevano continuare ugualmente il dibattimento calcolando di poca importanza la testimonianza di Gabriella; ma lavvocato Baldelli disse che non poteva rinunciarvi nellinteresse dellaccusato e cos sorse una discussione che si prolung alquanto, e per quel giorno dovettero sospendere la seduta.
Benita sinsospett che la malattia di Gabriella fosse una finzione per non presentarsi nel timore di tradirsi, e col suo impeto meridionale decise di saper subito la verit.
Non pose tempo in mezzo e si rec allabitazione di Gabriella.
La trov alzata ma in uno stato da non poter reggersi in piedi e vide steso sul letto il bambino che delirava dalla febbre.
Per un momento la povera donna era tanto occupata della sua creaturina che non saccorse di Benita e quando la riconobbe le disse:
 Ho avuto altro da fare che badare al vostro lavoro; non vedete?  e accennava al figlio ammalato.
 Non venni per il lavoro,  disse Benita,  ma per sapere la ragione per cui non siete andata al tribunale a deporre nel processo dAltavilla.
 E che ve ne importa?
 Che me ne importa?  disse Benita fissandola coi suoi occhi penetranti.  Il marchese dAltavilla  mio cugino, egli  innocente, da voi dipenderebbe la sua salvezza e voi non volete salvarlo.
 Dunque voi eravate innamorata del poeta che fu ucciso?
 Egli dovea essere mio sposo!
 Ebbene sposatelo ora,  disse Gabriella e savvicin al letto del figlio, sperando di por fine ad una conversazione troppo penosa al suo povero cuore.
Benita nella semi oscurit di quella stanza, alla presenza di quella donna giovane ancora, ma sciupata e invecchiata dalle sofferenze, alla vista di quel bambino moribondo, sentiva tumultuare nellanimo suo dei sentimenti diversi, dira e di compassione ad un tempo.
  il Signore che vi castiga perch non volete salvare un innocente,  le disse Benita additando il bambino.
 No, il Signore  misericordioso e salver mio figlio,  rispose Gabriella in atto di sfida.
Benita le si avvicin e prendendola per mano le disse con voce dolcissima:
 Voi sapete la verit, perch non volete dirla? Perch fate che un innocente sia condannato? E poi pretendete che il Signore sia misericordioso con voi?
 E voi volete misericordia, voi ricca, che avete rubato il padre a questo bambino innocente? e che  morto solo per voi?
 Che sapevo io di voi e di quel bambino? Egli ci ha ingannate entrambe, ma non  di lui che si tratta;  dun innocente che sar condannato come un colpevole:  duna famiglia che getterete nella desolazione; pensateci.
 Non ho tempo ora che per il mio figliuolo, non vedete che muore?
 E che cosha il vostro figlio?  disse Benita interessandosi al bambino.
 Non vedete? Ha la febbre e non pu respirare; il dottore dice che si tratta di pleurite.
  Salvate Federico, ed io vi prometto di salvarvi il figlio,  disse Benita.
 E come?  chiese ansiosamente Gabriella.
 Vi mander i medici migliori e tutto quello che ci sar bisogno per curarlo bene.
 Se fosse cos vi benedirei in ginocchio.
 Salvate Federico.
 Ma non pu essere assolto?
 E se fosse condannato?
 Lo salver, vi giuro che lo salver.
 E posso credervi?  disse Benita.
 Lo giuro sul capo del mio bambino,  rispose Gabriella.
 Dunque conoscete lassassino! Ditemi il suo nome.
 Lo dir ai giudici solo nel caso che il marchese non venisse assolto; ma rammentatevi, dovete mantenere la vostra promessa. Guai se il mio bimbo muore! morir anchio e con me il mio segreto.
E quelle due donne che prima si riguardavano come nemiche, si lasciarono dopo aver stretto fra loro un patto dalleanza.
Benita, vedendo che in quel momento ogni insistenza sarebbe riuscita inutile e non avrebbe potuto sapere di pi da Gabriella, usc trionfante della dichiarazione udita dalle labbra di lei che conosceva lassassino. Si teneva sicura che davanti ai tribunali avrebbe parlato, intanto saffrett a mandare uno dei medici pi famosi al letto del piccolo ammalato e dei vini squisiti per tenerlo in forze. Col suo occhio perspicace avea veduto che il caso del fanciullo non era disperato e che delle cure intelligenti, un miglior trattamento lavrebbero potuto salvare.
Gabriella il giorno in cui il suo figliuolo sera ammalato, pens subito che fosse un castigo del cielo, perch, alquanto superstiziosa, temeva sempre qualche disgrazia dopo che il padre sera reso colpevole dun delitto.
Quando poi Benita pronunci la parola castigo, fu come uneco di quello chessa aveva scolpito nel cuore e fece un voto di salvare Federico se il suo Dino fosse salvo. In che modo non lo sapeva ancora, ma era certa di salvarlo, non voleva che sul capo innocente del suo Dino saggravasse una colpa di pi; frattanto per sperava che il marchese venisse assolto.
"I ricchi hanno tanti mezzi e si salvano sempre, le dicevano coloro ai quali chiedeva la loro opinione sul processo. Per quando il suo piccolo ammalato era un po tranquillo essa pensava al dramma doloroso che si svolgeva alla Corte dAssise; leggeva i giornali e cercava davere informazioni precise. Non avea voluto presentarsi come testimonio, per il timore di tradirsi, e poi quel giorno era davvero ammalata e per lansia in cui lavea posta la malattia del figlio e per le notti insonni passate accanto al letto di lui.
Il solo amico che non laveva abbandonata era il pittore Amalfitano, il quale pensava sempre a lei sapendo quanto avesse bisogno di conforto e di consolazione.
Tutti i giorni egli andava da lei per informarsi della salute del bambino, e chiederle se potesse esserle utile a qualche cosa.
Un giorno Gabriella gli chiese che cosa ne pensasse del processo dAltavilla.
 Penso che non vorrei essere nei panni del marchese Federico.
 E credete che sar condannato?
  probabile, ha troppi fatti contro di lui, e il peggio  che non si saprebbe chi sospettare.
Gabriella, a quelle parole, stette alquanto pensierosa, poi gli disse:
 Se per caso mi accadesse qualche sventura, se io morissi, potrei contare sulla vostra amicizia per prender cura del mio figliuolo?
 Che idee nere avete pel capo? Mi pare che non sia il caso di pensarvi.
 Sono idee che mi son venute avendo veduto un po di miglioramento nello stato di mio figlio; mi sento stanca, affranta, potrei morire e lidea di lasciarlo solo al mondo senza una guida, senza un protettore, mi turba e mi fa star male.
 Se non  che questo, vi giuro che avr cura di lui; ve lho detto pi duna volta, e ve lo ripeto; perch dubitate di me?
 Gli insegnerete la vostra arte, non  vero?
 Questo in tutti i modi purch lo vogliate.
 E un altro piacere vorrei chiedervi, il giorno nel quale sar chiamata come testimonio, poich hanno rimandato la cosa ad altro giorno, ma non vogliono rinunciare alla mia testimonianza; potreste tener compagnia a Dino che spero quel giorno sar in via di guarigione?
 Far tutto quello che desiderate; contate pure sopra di me,  disse il pittore.
 Grazie,  rispose Gabriella, e per quel giorno non parl pi.
Benita ritorn per informarsi della salute del bambino e rammentarle la promessa. Trov Gabriella umile, buona, che anche a lei raccomand il piccolo Dino, dicendo che avea il presentimento di doverlo presto abbandonare.
 Non abbiate timore, salvate mio cugino e vi assicuro che penser io al bambino.
Gabriella dopo queste assicurazioni si sentiva pi tranquilla; ma non sapea bene quello che avrebbe fatto: si sarebbe lasciata dirigere dalle circostanze, si sentiva limpressione duno che sta per affogare e chiude gli occhi per non accorgersi del momento in cui andr sommerso. Non voleva accusare il padre e non voleva che fosse condannato un innocente; era suo malgrado superstiziosa e temeva per lavvenire del figliuolo, e poi aveva quasi fatto un voto, che se il figlio guariva avrebbe salvato Federico.
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CAPITOLO 27.
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Lavvocato Baldelli si trovava in uno stato danimo come non si era mai trovato.
Lamore per Benita aumentava tutti i giorni e sentiva chera un amore senza speranza.
Se vinceva la causa essa avrebbe sposato il cugino, se la perdeva, non sarebbe stato pi stimato da lei, forse lavrebbe odiato. Egli si sentiva stanco, fiacco, al punto da non poter prendersi a cuore quel processo come avrebbe voluto. Del resto, tutto congiurava contro il marchese, glindizi precisi, le testimonianze, il desiderio dei giudici di mostrarsi severi con un aristocratico per acquistare il favore del popolo, tutto faceva s che lavvocato vedesse il caso disperato; tanto chegli non poteva darsi pace, e non poteva prepararsi al giorno della battaglia colla calma necessaria.
In un momento di scoraggiamento scrisse a Benita:
"Troppe cose congiurano contro di noi; mi sento affranto e quasi son pentito di aver accettato un peso troppo superiore alle mie forze. Non spero pi che nella testimonianza di quella fanciulla che ha vissuto col poeta tanto intimamente. Fosse vero che avesse il potere di salvare vostro cugino! ma non sar unillusione?
"Gioved sar chiamata, parlatele voi, e ditele che in lei sono riposte tutte le nostre speranze.
Appena Benita ricevette la lettera dellavvocato la port subito da Gabriella e le disse:
 Se volete aver pace e che il vostro figlio sia felice non dovete permettere che un innocente venga condannato.
 Vi ho dato la mia parola e lo salver, ma se sapeste quanto mi costa,  disse sospirando Gabriella.
 E potrete poi salvarlo?
 Vi giuro.
 Ma come farete?
 Non so, ho la mente confusa, devo riordinare le mie idee, ma vedrete che manterr la mia promessa a patto che promettiate di aver cura del mio bambino.
 Non temete, vi assicuro che penser a lui.
Benita capiva che nellanimo della povera fanciulla avveniva una terribile lotta, la vedeva turbata, tremante, con degli scatti febbrili.
 Per carit non vi ammalate!  supplic.
 Non temete, sar forte abbastanza; poi non importa quello che potr avvenire, voi penserete al mio figliuolo, io posso anche morire, ho sofferto abbastanza.
Benita procur di confortarla, provava una immensa compassione per Gabriella, era certa che essa aveva nelle mani la sorte di Federico, e la lasci dicendole:
 Vedrete, se fate lopera buona di salvare un innocente il cielo vi benedir e sarete felice.
Gabriella quando fu sola si gett piangendo sul letto: che cosa avrebbe fatto? Non lo sapeva, ma ormai era decisa a salvare il marchese; la sera, inginocchiata innanzi ad unimmagine della Madonna, preg lungamente e con fervore, poi cerc di riposare per prepararsi alla battaglia che doveva sostenere.
Dino si andava rimettendo adagio, ma era fuori di pericolo e si alzava; Amalfitano veniva spesso a tenergli compagnia e lo chiamava il suo piccolo amico. Gabriella a lui lo affid appunto nel giorno che dovette presentarsi davanti al tribunale.
Quel giorno la sala era affollata, tutti avevano una grande curiosit di vedere la fanciulla sedotta dal poeta, di udirne la testimonianza, e quando fu chiamata a deporre il silenzio era cos perfetto che non si sarebbe creduto che tanta gente si trovasse radunata in quella sala.
Gabriella si avanz timida con passo fermo, disse il nome e let con voce chiara, ma non volle giurare.
  inutile,  soggiunse,  io sono venuta qui, non a testimoniare, ma a fare delle rivelazioni importanti. Il marchese Federico  innocente, io uccisi Guido Rambaldi.
Un mormorio sud nella sala a quelle parole e tutti rimasero increduli.
 E perch avete taciuto fino ad oggi e avete quasi fatto condannare un innocente?
 Speravo che fosse assolto.
 E chi vi spinse oggi ad incolparvi?
 Il rimorso.
 Ora spiegate in che modo avete ucciso il poeta.
 Mi sono introdotta in giardino la sera della festa, ho rubato un pugnale nella sala darmi, lo seguii nel bosco, lho sorpreso in stretto colloquio colla mia rivale e luccisi.
 Fatemi la descrizione del giardino; come siete entrata?
 Dal cancello sgusciai in mezzo agli invitati,  disse. Poi si confuse quando volle descrivere il giardino e soggiunse: Non so, non ricordo bene, avevo la testa confusa.
 Mi pare che labbiate ancora e bisogner farvi esaminare da uno psichiatra prima di lasciare libero limputato.
 Lo potete lasciare, vi giuro che  innocente.
 Voi intanto andrete in carcere a meditare su quello che avete rivelato, e bisogner rifare il processo.
 Che cosa ho fatto?  esclam Gabriella, quando vennero i carabinieri a prenderla per condurla in carcere.  Dino, Dino che cosa sar di te!
Lavvocato Baldelli quando gli pass accanto le disse:
 Non temete, vi difender io e sarete assolta, e questa volta ne sono sicuro.
Intanto per quel giorno la seduta fu sospesa; ma il pubblico, rimasto commosso a quella scena drammatica, non ne rimase contento, prese subito le parti di quella fanciulla del popolo che accusava s stessa ed ebbe quasi un senso di essere stato deluso.
Usc dalla Corte rumoreggiando come mare in burrasca, sperando in nuove complicazioni e nuove emozioni nei giorni avvenire.
Benita, quando seppe la rivelazione di Gabriella, disse subito:
 Non  vero, essa non  colpevole, e si  sacrificata per noi.
 Fosse anche colpevole,  disse lavvocato Baldelli,  mimpegno di farla assolvere e in questo caso ne sono sicuro; una fanciulla tradita che uccide il suo seduttore,  sempre assolta dai giurati. Ma c materia per una splendida difesa di quelle che fanno epoca negli annali del Foro; non dubitate, sar salva.
 Ma intanto come lavete lasciata? era molto afflitta?  chiese ansiosamente Benita.
 Mi gett due parole passando: mi raccomand il suo bambino.
 Ah, s,  vero,  disse Benita,  lha tanto raccomandato anche a me, ed io ingrata lavevo quasi dimenticato. Subito voglio andare a prenderlo e condurlo qui sotto ai miei occhi. Povero bambino, e povera donna,  il meno che io possa fare per lei, che si sacrifica per noi, perch mi pare impossibile che sia colpevole.
 E non lo credo nemmeno io,  disse lavvocato,  ci deve esser sotto un mistero che non riusciamo a comprendere, essa deve conoscere lassassino e lo vuole salvare, ecco la mia convinzione.
 Dio mio, che dramma! quanti avvenimenti in poco tempo!  esclam la fanciulla.  C da perdere la testa.
Intanto aveva ordinato la carrozza e salutato lavvocato pregandolo di ritornare perch avea bisogno di vederlo tutti i giorni; chiam la signorina Hartmann e usc per andare nellabitazione di Gabriella.
Trov lAmalfitano che giocava con Dino. Il pittore appena la vide le disse:
  il cielo che vi manda per togliermi da questinquietudine che mi opprime. Che cosa  avvenuto a Gabriella? Perch non ritorna?
Benita fece cenno che non poteva parlare alla presenza del bimbo, e Sofia Hartmann lo condusse per mano in un angolo della stanza e lo intrattenne dandogli dei dolci per lasciare che Benita raccontasse al pittore gli ultimi avvenimenti.
 Non  vero,  disse Amalfitano quando seppe ci che era avvenuto alla Corte dAssise;  io ho assistito al suo dolore quando seppe lassassinio del poeta, al suo fianco ne ho accompagnato il feretro. Essa ha mentito, ma andr io dal giudice e la salver, suo malgrado.
 E perch dovrebbe aver mentito?  disse Benita.
Amalfitano stette qualche minuto pensieroso come per rievocare le memorie passate, poi tutto ad un tratto la sua faccia si rischiar, fu come gli si squarciasse un velo che gli annebbiava il cervello ed esclam:
 Ho trovato ora la verit, mi appare chiara come la luce del sole, devo andare subito a parlare col giudice ed a salvare Gabriella.
 Ma io posso sapere?  chiese Benita.
 Mi rincresce, ma non parler che al giudice, ho ancora bisogno di riordinare le mie idee, intanto dovreste farmi il favore di incaricarvi del bambino.
 Sono qui appunto per questo,  rispose Benita, e rivoltasi al bambino gli disse:  Vuoi venire con me? Sono venuta a prenderti e andremo insieme in una bella casa dove ti dar tanti balocchi.
 Voglio la mamma,  disse il bimbo,  perch non viene?
 Vieni con me, andremo a trovarla, la mamma.
Il bimbo la guard in faccia poi disse:
 Non  vero, la mamma deve venir qui,  questa la sua casa, voglio aspettarla, non  cos, amico?  disse rivolto allAmalfitano.
 No, caro,  gli disse il pittore,  devi andare con questa bella signora, la mamma ti raggiunger pi tardi. Via, sii buono ed obbediente.
 Perch piangi, amico?  disse Dino vedendo una lagrima spuntare negli occhi al pittore:  la mamma  morta dunque, non la vedr pi!  e s dicendo diede in uno scoppio di pianto.
Con quellarte divinatrice che hanno quasi sempre i bimbi intelligenti, aveva capito che era avvenuta qualche triste avventura alla sua mamma, qualche cosa che volevano nascondergli e che appunto perch la mamma non sarebbe venuta quella signora voleva portarlo via.
 Non piangere, la tua mamma  viva, la vedrai presto,  gli andavano dicendo per calmarlo.
 E perch non viene, dunque?  diceva il bimbo fra le lagrime.
 Ha dovuto andare lontano a fare un viaggio, ma torner, vieni con me, vedrai tante belle cose, giuocheremo assieme.
 Anche lamico viene?  disse accennando allAmalfitano.
 Pi tardi, ora non pu.
 Va a trovare la mammina?
 S, caro.
 Vengo anchio.
 Ma i bimbi non li vogliono.
 Bene, dille di ritornare che laspetto.
 S, caro;  lo prese fra le braccia, lo baci e lo mise nella carrozza di Benita.
Il bimbo sentendosi trascinare in carrozza si calm e sorrise; ma giunto al palazzo Altavilla chiese quando sarebbe tornata la mamma e guardava quelle vaste sale eleganti con una faccia mesta e sospirando come se avesse un peso sul cuore.
La Hartmann disse che lavrebbe collocato in una cameretta accanto alla sua e intanto cercava dintrattenerlo cambiando giuochi e mostrandogli dei libri illustrati.
Il bimbo, che se avesse avuto accanto la mamma gli avrebbe fatto leffetto di trovarsi in paradiso, vedendo intorno a s tante belle cose, quel giorno era svogliato e ad ogni passo che si avvicinava, ad ogni uscio che sentiva aprire, si voltava con impeto, e con unocchiata eloquente pareva che volesse dire:
"Se fosse la mamma!
E per tutto il giorno si mantenne abbastanza tranquillo, ma la sera allora di andare a letto, nascose la faccia in grembo a Benita e disse singhiozzando:
 Voglio la mia mamma.
Era una cosa che straziava lanima e Benita tutta confusa, non essendo abituata ad avvicinare bimbi, non sapeva come calmarlo; per fortuna la signorina Hartmann lo prese fra le braccia e gli raccont una storiella dun bimbo che voleva la mamma la quale aveva dovuto partire per un paese lontano, e la notte quando era a letto gli appariva sempre in sogno e gli raccontava tutto quello che avea fatto durante la giornata.
 E la mia verr in sogno a trovarmi?  chiese Dino.
 S, se sarai buono e non piangerai e andrai a dormire.
 Andiamo a letto allora, ma ricordati di farla venir presto.
 S, caro,  disse la signorina, e con quella promessa il bimbo si lasci condurre a letto, e forse gli apparve davvero in sogno la mamma, perch quando Benita entr nella sua camera per vedere se fosse tranquillo, lo trov addormentato colla faccia serena e la bocca aperta ad un sorriso.
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CAPITOLO 28.
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Il pittore Amalfitano si sentiva stringere il cuore, allidea che Gabriella fosse a languire in un carcere, e quantunque di carattere alquanto timido corse subito per essere ricevuto dal giudice istruttore, e tanto fece finch fu introdotto nel suo gabinetto.
Il giudice teneva davanti a s un mucchio dincartamenti e mostrava di aver fretta.
 Siete lillustre Amalfitano?  gli disse,  ammiro sempre i vostri lavori; ma che cosa desiderate da me?
 Sono venuto a far delle rivelazioni sulla nuova fase del processo di questoggi. Gabriella Sanese  innocente.
Il giudice gli diede unocchiata sorpreso.
 Ma come,  gli disse,  volete saperne pi di lei: ignorate che si  accusata spontaneamente?
 Essa ha mentito.
 A quale scopo? 
 Per salvare il marchese che sapeva innocente, e non accusare il vero assassino.
 E che cosa sapete voi?
 So il dolore che ha avuto il giorno dellassassinio, so che mi disse che avrebbe data la sua vita per far rivivere il poeta; io la sostenni durante i funerali e dovetti a forza strapparla dalla tomba del giovane; vi giuro che lei non lha ucciso.
 Vi preme molto quella fanciulla!  disse il giudice un po ironico.
 S, mi preme, ma se anche mi fosse indifferente, sarei venuto a dirvi quello che mi appare chiaro come la luce del sole.
 Ebbene, allora illuminate la giustizia se potete, ma spicciatevi, non basta dichiarare la fanciulla innocente, bisogna trovare il vero colpevole, cosa non molto facile, perch, vedete, nel nostro caso laffare  abbastanza strano e complicato; ora i colpevoli sarebbero tre.
 Io non ho alcun dubbio,  disse risoluto lAmalfitano,  il vero colpevole  il padre di Gabriella, Michele Sanese.
 Come lo sapete?
 Sapevo che odiava il giovane poeta; molte volte aveva minacciato di ucciderlo, ma Gabriella che quantunque tradita amava sempre il Rambaldi, lo supplicava di non farlo. "Io lamo sempre, diceva, mi sono data a lui spontaneamente; per quanto io soffra del suo abbandono sento che non potr sopravvivere alla sua morte. Prega il cielo che non mi venga tra i piedi, le diceva il padre, altrimenti non posso rispondere di me.
 Ma chi vi dice che lo abbia fatto?  disse il giudice che incominciava a prendere un vivo interesse ai discorsi dellAmalfitano.
 Me lo disse inconsapevolmente la stessa Gabriella quando si ammal dopo la morte del poeta; avea la febbre e nel delirio esclamava spesso: "Va via! tu non sei mio padre, ma un assassino, mi fai orrore, perch lhai ucciso? Ti odio, va via, va lontano che non ti riveda mai pi. Quando seppi che si era accusata, allora ho capito tutto, fu come se un velo mi si squarciasse davanti agli occhi. E voi che ne dite, non ho ragione?
 Veramente,  disse il giudice,  aspetto a dare il mio giudizio finch non avr veduto il Sanese e non lo avr interrogato; lo far subito cercare,  e fece per scrivere un ordine.
 Il male  che non potrete trovarlo,  gi pi di quindici giorni che  scomparso da Napoli,  disse il pittore.
 Abbiamo le braccia abbastanza lunghe,  disse il giudice,  e lo troveremo.
 E Gabriella?  chiese lAmalfitano.
 Per il momento non c nulla da fare; del resto non abbiate timore, sar trattata bene.
 Vi raccomando, signor giudice,  innocente, ve lo assicuro.
 Speriamo,  disse il giudice congedandolo.
Amalfitano usc molto scoraggiato, egli sperava che la sua rivelazione ottenesse tuttaltro risultato e in ogni modo capiva che Gabriella non sarebbe stata libera con tanta facilit.
Egli sentiva un prepotente bisogno di parlare della fanciulla, di sapere quale avrebbe potuto essere la di lei sorte, e pens di andare dallavvocato Baldelli per consultarsi e chiedergli qual piega avrebbe potuto prendere il processo dopo le rivelazioni fatte.
Il Baldelli trov che la matassa si andava sempre pi imbrogliando, ma in ogni modo lo rassicur sulla sorte di Gabriella, fosse pur stata colpevole era certo che sarebbe assolta.
 Ma intanto essa  l a languire in un carcere: ne morr!  esclamava il pittore.
Il Baldelli lo rassicur; prima di tutto si era accusata da s stessa, e doveva essere preparata alla sua sorte, ma poi sarebbe uscita e avrebbe dimenticato le sofferenze passate.
 Se potessi essere al suo posto!  disse lAmalfitano il quale non avea mai sentito come in quel momento quanto forte fosse il suo amore per la fanciulla, e si sentiva tanto pi infelice che non poteva vederla n recarle una parola di conforto.
E nella tetra solitudine del carcere, Gabriella avrebbe avuto bisogno duna parola amica.
Al momento che accus s stessa davanti ai giudici era spinta quasi da una forza superiore, e inebriata dalla grandezza del suo sacrificio; ma quando si trov sola in una cella buia, chiusa fra quattro mura, senza un oggetto che riuscisse a fermare la sua attenzione, e le venne in mente il figliuolo, che forse la chiamava invano, che soffriva non vedendola, si sent uno strazio opprimerle il cuore, si pent di quello che aveva fatto e si gett in terra piangendo disperatamente.
Fu in quella posizione che la trovarono quando vennero a cercarla per condurla dal giudice istruttore.
Essa si lasci trascinare senza sapere dove la conducessero n che cosa volessero da lei. Alle domande del giudice rispose frasi interrotte dai singhiozzi e quando le chiese:
 Avete pensato bene alle conseguenze della vostra accusa? siete pronta a confermarla?
Essa rispose:
 Non so nulla, non ho pi testa, voglio vedere il mio bambino.
 Ma dunque il marchese Federico?  chiese il giudice.
  innocente,  ve lo giuro.
 E siete voi lassassino? Potete ripeterlo?
Gabriella piangeva, ma non avea pi coraggio di gridarsi ad alta voce colpevole come avea fatto davanti alla Corte, e faceva qualche cenno affermativo col capo.
 Dovete rispondere s o no,  disse il giudice.
 Ma s, s,  disse impaziente la povera donna,  non ve lho detto e ripetuto, perch mi tormentate ancora? ma  una tortura!
 E allora, ripetetemi la scena e fatemi la descrizione esatta del giardino e il punto dove lavete colpito.
 Non posso, non posso; sto male, ho la mente confusa, non ricordo, vi prego, lasciatemi in pace,  supplic.
 Ecco,  disse il giudice,  per oggi vi lascio tranquilla, vedo infatti che avete la mente confusa, procurate intanto di raccapezzare le vostre idee e domani quando vinterrogher di nuovo di dirmi tutta la verit con chiarezza e con calma.
 Ancora domani,  disse Gabriella andandosene,  Dio mio che supplizio!
Il giudice la segu collo sguardo e vedendo quella fisonomia dolce e delicata, quel corpicino gracile, sent una profonda piet per quella donna e pensando alle parole dellAmalfitano cominci ad entrargli la persuasione che non fosse colpevole, ma non voleva lasciarsi impadronire da quel sentimento di piet; rammentava quante volte nella sua vita di magistrato aveva veduto celarsi dei malvagi sotto le apparenze pi favorevoli e aspettava di avere maggiori ragguagli per poter giudicare.
Intanto era continuamente assediato dagli amici della famiglia dAltavilla che volevano la liberazione del marchese Federico e doveva riunire i suoi colleghi per decidere a questo riguardo, mentre era convinto che lassassino doveva appunto cercarsi nelle persone che circondavano Gabriella Sanese: di questo non aveva alcun dubbio.
Egli si sentiva stanco, eppure dovea star sulla breccia finch tutta quella matassa intricata fosse sciolta; intanto aveva avuto informazioni del Sanese, il quale passava come rivoluzionario ed era palese lodio che aveva per le classi ricche.
Poi era riuscito a sapere che nella notte della festa faceva parte del numero dei domestici di casa Altavilla e infine che non si poteva pi trovarlo e lo si supponeva imbarcato con un falso nome per lAmerica. Tutto questo gli faceva considerare come degna di fede la rivelazione dellAmalfitano.
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CAPITOLO 29.
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Lavvocato Baldelli doveva recarsi da Benita dAltavilla la quale volea parlargli di Gabriella, ma egli invece era deciso a parlarle di tuttaltra cosa.
Dal giorno in cui per la prima volta sera trovato colla bella fanciulla; una trasformazione era avvenuta nel suo essere, e il suo amore per lei sera aumentato sempre pi, finch sentiva che tenerlo racchiuso ancora in s stesso sarebbe stata cosa superiore alle sue forze.
Egli avea studiato il cuore di Benita e vi potea leggere come in un libro aperto, nel principio lavea veduta tutta occupata del poeta e non avea osato svelare i propri sentimenti, mentre sarebbe stato inutile, la fanciulla non pensava che al giovane morto per lei; per sera accorto che mano mano che essa avea penetrato nella vita passata del poeta, essa ne avea provato come una delusione, lidolo andava scendendo dal piedestallo e lindifferenza prendeva il posto dellardente amore. Lavvocato aveva assistito con gioia a quella trasformazione e vedendo la simpatia con cui veniva accolto sempre da Benita gli era balenata la speranza di prendere nel cuore di lei il posto rimasto libero del poeta, ma cera sempre il marchese Federico che lo turbava, ed ora che sarebbe uscito dal carcere, non avea pi pace, lo vedeva come uno spettro interporsi fra lui e la fanciulla adorata, e allidea di non doverla pi rivedere, di non passare pi tante ore assieme come avea presa labitudine, si sentiva cos turbato come se fosse stato in procinto di cadere in un abisso.
In ogni modo era deciso a scrutare i sentimenti di Benita e uscire dallincertezza. Chessa avesse simpatia per lui glielo avea mostrato parecchie volte: era certo che si era accorta del suo amore, e accettava con piacere i di lui omaggi!
Ma sempre occupato nel processo del marchese Federico, non aveva mai avuto lopportunit di leggere chiaramente nel cuore di lei, ed ora aveva deciso di farlo, e provava la sensazione di colui che deve sentire una sentenza di vita o di morte, e la sua mente pensava a quello che le avrebbe detto, combinava dei discorsi che poi cambiava perch non gli parevano atti ad esprimere il suo pensiero, si sentiva incerto e confuso come un collegiale, e rideva di s e del proprio imbarazzo.
"Lavvocato Baldelli che non sa trovar parole per esprimere quello che vuol dire? pensava; " davvero una cosa strana che non mi sarei mai aspettato. Perch ho incontrato quella fanciulla? Che cosa posso sperare?
Veramente quello che potesse sperare non lo sapeva nemmeno lui; quello che temeva era che una volta finito il processo, gli fosse tolta la possibilit di vederla, e questo pensiero lo rendeva infelice; ormai aveva bisogno di veder spesso quella fanciulla, come dellaria che respirava, e dal colloquio che avrebbe avuto con lei sentiva che poteva andarne di mezzo la sua vita e il suo avvenire.
Benita lo ricevette come al solito nel suo salotto preferito e laccolse, come sempre, con un amabile sorriso.
 Dunque il nostro prigioniero uscir forse domani, in ogni modo presto; ora dobbiamo pensare alla prigioniera che s sacrificata per noi,  disse Benita.
 Non temete, potete calcolarla assolta, ve ne do la mia parola,  povera, tradita, ha una fisonomia che parla in suo favore, non avr bisogno di molta fatica per impietosire i giurati, e poi, forse, non vi sar processo, sapete bene che lAmalfitano ha fatto delle rivelazioni.
 Ma, e gli crederanno?
 In ogni modo state tranquilla, non star molto rinchiusa.
 Lo desidererei pel suo bambino, poverino; ora  un po pi tranquillo, ma ogni giorno chiede della mammina.
 Come siete buona!  disse lavvocato.
 Perch?  chiese Benita;   il meno che posso fare per quella povera donna che ha fatto tanto per me.
 Io vi ammiro perch avete dimenticato chessa fu vostra rivale in amore.
  stata una vittima, se lo avessi saputo prima, quanti dolori di meno!
 E non lo amate pi?
 Mi dispiace di averlo amato,  disse sospirando,  vi prego, non me ne parlate.
 E Federico?  chiese lavvocato.
 Povero cugino, ha sofferto tanto per amor mio! forse lo sposer per compassione.
Lavvocato non pot pi trattenersi.
 Sentite,  disse,  ho bisogno di parlarvi, di dirvi tutto lanimo mio.... ma promettetemi di non andare in collera!
 Con voi? col mio migliore amico?  disse Benita.
 Come mi fanno bene queste parole! mi danno il coraggio di dirvi quello che avrete gi capito, che vi amo come si ama una volta sola nella vita, che non posso pi tenere questo segreto rinchiuso dentro al mio cuore, che vicino a voi ho passato le pi belle ore della mia vita, ed ora che sento che forse dovr cessare di vedervi mi trovo tanto infelice da desiderare la morte. Se poteste dirmi una parola di speranza e di consolazione!
A quelle parole la faccia di Benita si accese dun color roseo, gli occhi si fecero pi lucenti e il respiro affannoso, dovette premersi una mano sul cuore che le batteva forte; vi fu un minuto di silenzio nel quale lavvocato stava ansioso interrogando la faccia della fanciulla.
 Perch avete parlato?  ella disse.  Ero cos contenta di sentire che voi mi amavate un poco! di saper davere in voi un amico, ed ora  rotto lincanto.
 Perch?  chiese lavvocato.
 Perch io non posso amar pi,  rispose Benita,  il mio cuore  morto allamore, io porto sventura a quelli che mi amano.
 Non dite cos: in ogni modo io benedir la sventura se mi verr col vostro amore.
 Sentite,  disse Benita,  io voglio esser franca con voi e rivelarvi il mio pensiero, come se fossi davanti ad un confessore. Forse questo momento non ritorner pi e voglio approfittarne; unaltra al mio posto non lo farebbe, ma sono sincera per natura, odio gli equivoci e mi piacciono le situazioni chiare. Fino dalla prima volta che vi ho veduto ho provato per voi una simpatia, anzi un sentimento chio non aveva mai provato; se ero abbattuta, la vostra presenza rialzava il mio spirito, e colla vostra parola riuscivate ad impadronirvi di me. Finch eravate l alla mia presenza io pensavo come voi, avevo la vostra fede e le vostre convinzioni, non mi sentivo pi io, mi pareva che la mia anima si confondesse colla vostra per formarne una sola; insomma qualche cosa dincomprensibile, come tanti fenomeni che ci circondano e dei quali non riusciamo a scoprire la ragione. Io ho studiato questi fenomeni, lo sapete, e mi sono convinta che la nostra mente non pu arrivare a spiegarli. Perch una persona vi lascia indifferente e unaltra sembra che abbia un fluido che ci attira a s come una calamita? Mistero; io so che quando vi ho conosciuto ed ho sentito il potere che avevate sopra di me, ho pensato: peccato!  venuto troppo tardi.
 Perch?  chiese lavvocato che aveva seguito con attenzione e gioia quel discorso.  Si  sempre in tempo per esser felici.
Benita fece col capo una mossa negativa e disse:
 Troppo tardi, ho capito che a questo mondo siamo legati dalle consuetudini ad una catena che non si pu infrangere senza pericolo, ho voluto spezzarla per sposare il Rambaldi, e un cumulo di dolori sono piombati sulla mia casa. Ho sofferto per tutti, per mio padre, per mia zia, per mio cugino; non so come il mio povero cuore abbia potuto sopportare tante pene, e nelle lunghe notti insonni, quando provavo fortemente il rimorso daver trasgredito i voleri dei miei parenti, ho giurato di non ribellarmi pi ai loro desiderii.
 E credete che si opporrebbero al nostro matrimonio?  disse lavvocato.
 Desiderano che io sposi Federico, e dopo quello che ha sofferto per me, ho dovere di farlo.
 E se non lo amate?
 Che importa? avr la sorte delle mie compagne. Nel nostro mondo, si fanno quasi sempre i matrimoni di convenienza, e non si  meno felici per questo: oramai sono rassegnata.
 Ma ci non pu essere.
 Eppure ci sar.
 Ma non lo permetter.
 Se  vero che mi amate dovete essere ragionevole.
 Non potr vivere senza vedervi, senza parlarvi; avete ormai presa troppa parte del mio cuore e della mia vita.
 Se sarete ragionevole potremo rivederci ancora; io spero che resteremo buoni amici,  disse Benita;  mi sono convinta che lamore passa,  un fuoco dartifizio, e quello che dura  formato per tre quarti damicizia: prendiamo la miglior parte, anchio sento che avr spesso il bisogno di vedervi, sarebbe troppo dolore rinunciare a questa dolce consuetudine, ma per dovete promettermi che per noi lamore  morto, non se ne parler pi.
In quel momento, lidea di poter vedere ancora Benita era per lavvocato quello che  la tavola di salvezza per il naufrago. Ma e poi?  pensava.  Il marchese Federico avrebbe permesso una simile intimit? E il suo cuore non avrebbe sofferto nel vederla sposa dun altro?
Quella soluzione non gli piaceva; eppure capiva che Benita era decisa a sposare il cugino, e la sola cosa che dovea consolarlo era sapersi amato da lei come gli avea sinceramente confessato.
Benita lesse nel pensiero del Baldelli come in un libro aperto.
 Non temete,  gli disse,  Federico non sar un marito tiranno, e mi permetter di scegliermi gli amici; del resto far i patti prima.
 E se questo matrimonio non si facesse!  disse lavvocato.
 Non posso darvi questa speranza; tutti in casa lo vogliono,  una fatalit: pensate chio andr sposa senza amore e compiangetemi.
 Io, vedete, farei uno sproposito,  disse lavvocato;   uninfamia un matrimonio in questo modo.
 Vi prego,  disse Benita,  calmatevi, e accettate un mio consiglio: dopo il processo, andate a fare un viaggio, avrete bisogno di riposare, tanto anchio lascier Napoli per un po di tempo, poi ci ritroveremo pi calmi, pi ragionevoli; voi diverrete sempre pi celebre ed io vi ammirer e ricorrer a voi per consiglio.
 Non far nulla se non sar ispirato da voi,  disse lavvocato.
 Ebbene, sar la vostra ispiratrice,  una parte che accetto con piacere, siete contento?  E s dicendo gli porse la mano chegli tenne per qualche istante fra le sue e baci prima di lasciarla.
Lavvocato non era ancora uscito dal palazzo Altavilla che si pentiva di non aver insistito di pi per ottenere la mano di Benita, e quantunque gli sorridesse la speranza di poterne frequentare la casa e di esserle amico, gli riusciva insopportabile lidea di vederla andar sposa ad un altro.
Ripensando al colloquio avuto con Benita, comprendeva che era gi molto poterne possedere lamicizia e laffetto, anche ripensando ai sogni pi arditi dei giorni passati; lidea di farla sua non gli era mai entrata nella mente. Sentiva che come sposo di Benita si sarebbe rimpicciolito, e il nome illustre chegli si era fatto da s collingegno e col lavoro sarebbe stato menomato dal fasto dei dAltavilla, mentre continuare ad esserne lamico, gli dava una nuova aureola e poteva conservare la sua superiorit; in questo ci aveva tutto da guadagnare, ma in quel momento il cuore parlava in lui pi forte della ragione, e il timore che Benita potesse mutare, col cambiamento di vita, anche i sentimenti verso di lui, lo amareggiava grandemente e quasi rimpiangeva il tempo nel quale nessuna donna era capace di staccarlo dal suo lavoro e si credeva tanto forte da resistere a tutte le seduzioni.
Egli che si era creduto coraggioso, si trovava debole come una femminuccia, e limmagine della fanciulla era l sempre fitta nel suo cervello come una spina, e quello che pi di tutto lo straziava era il sapere che sarebbe andata sposa ad un altro, sia pure senza amore, e gi nella mente formava dei progetti temerarii: egli si sognava di poterla rapire al rivale. Sapeva la potenza che aveva sopra il cuore della fanciulla, glielo aveva detto ella stessa ed era deciso dimpadronirsi di quel cuore; anchegli sentiva di aver diritto alla sua parte di felicit in questa vita.
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CAPITOLO 30.
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Appena la pesante portiera cadde, dopo aver lasciato passare lavvocato Baldelli, Benita sent come un vuoto intorno a se, e gli occhi le si riempirono di lagrime.
 Povero avvocato!  pens.   stato discreto; non ha capito abbastanza il potere che possiede sulla mia volont; un po ancora che si fosse indugiato, io avrei ceduto;  meglio cos.
E l, rannicchiata sulla sua poltrona, colla testa stanca appoggiata sulla mano, ripens a tutti gli avvenimenti che si erano svolti nella sua esistenza durante lo spazio di pochi mesi: il poeta, Gabriella, lavvocato, il professore, i giudici, lAmalfitano, le passavano nel cervello come figure duna lanterna magica; alcune alla sfuggita, altre lasciando unimpressione incancellabile.
Pensava che il professore aveva ragione a dire che nel mondo vi sono tante cose incomprensibili; essa non laveva mai sentito come in quel momento. Non solo nelle cose che ci circondano, ma in noi stessi bisogna cercare lincomprensibile.
Chi avrebbe potuto rivelarle i misteri del suo cuore?
Essa non sapeva spiegarsi come in pochi mesi fosse passata attraverso una quantit di sensazioni una pi diversa dellaltra.
Non capiva come avesse potuto amare il poeta cos ciecamente da trasgredire i voleri del padre. Le pareva che fosse unaltra fanciulla quella che per molto tempo era vissuta soltanto pensando al poeta, declamando i suoi versi, amandolo pi di s stessa, al punto di morire per lui; di questo fatto si vergognava come dun delitto.
Eppure non le era bastata la prima esperienza; aveva subto il fascino anche dellavvocato Baldelli; avea dovuto lottare con tutta la forza della ragione per non darsi vinta, e si sentiva affranta come se qualche cosa di necessario alla sua vita si fosse strappato da lei.
Quello che provava pel Baldelli non era lamore poetico, ideale, dove la fantasia aveva la parte principale, quellamore insomma che aveva provato pel Rambaldi; ma sentiva che quando lavvocato era l vicino a lei, la soggiogava, le dava quasi una suggestione che le paralizzava la volont; se unita al Rambaldi si sarebbe sentita regina, sarebbe stata schiava del Baldelli, tanto lo sentiva pi forte di lei, e le riusciva incomprensibile il modo con cui egli era riuscito ad aver un ascendente tale che le faceva paura.
Per sentiva che le sarebbe stato impossibile rinunciare a rivederlo; ci si era abituata, e provava il bisogno daver spesso presso di s quellammirazione che le dava un senso di ebbrezza e quellamore discreto che la consolava. Essa avea spesso sognato unamicizia ideale fra uomo e donna, una di quelle amicizie sincere e fedeli che durano tutta la vita; era quello che avrebbe chiesto in avvenire al Baldelli, sempre decisa a troncarla, qualora quellamicizia, confondendosi collamore, fosse divenuta pericolosa.
Intanto le pareva daver riportato una grande vittoria sopra s stessa rifiutando lamore dellavvocato, e trovava un atto eroico e sublime quello di darsi senza amore a Federico. Lo sposerebbe per riflessione, per compensarlo delle sofferenze avute per lei, per fare una fine sacrificandosi. Ormai non credeva pi in nessuno e non chiedeva pi nulla alla vita, che avea avuto per lei tante amarezze.
 Almeno il babbo, la zia e Federico saranno contenti,  pensava.  In questa vicenda di fatti incomprensibili che si chiama vita,  meglio lasciarsi trascinare come una barca dalla corrente e abbandonarsi agli avvenimenti.
Essa non aveva pi la forza di lottare, e si abbandonava alla sorte. Il suo desiderio sarebbe stato di addormentarsi in un sonno profondo e risvegliarsi dopo molti anni quando il suo matrimonio con Federico fosse gi da molto tempo avvenuto e a quellidea si fosse gi abituata da un pezzo.
Sirritava con s stessa sentendo che andava affievolendosi quel sentimento di compassione avuto per Federico finch era in carcere, e che avrebbe potuto far le veci di amore.
E decisa a sacrificare s stessa per la pace della famiglia, non potendo pi resistere alla tensione del suo spirito, pianse sulle illusioni passate, sulle aspirazioni sepolte per sempre, e fu quello lultimo sfogo che concesse al suo cuore.
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CONCLUSIONE.
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Fu una festa in casa Altavilla il giorno in cui venne scarcerato il marchese Federico, ed egli non rimpianse le ansie sofferte, certo di ottenere in premio la mano della bella cugina.
Come un cavaliere antico avea sofferto per lei prove terribili ed ora la bella dovei arrendersi.
Essa gli disse che era pronta ad appagare il suo desiderio, ma si ricordasse per che il suo cuore era morto.
 Spero di poter farlo rivivere,  le rispose il marchese, ed essa era rassegnata come una vittima destinata al supplizio, come ad una fatalit a cui non poteva sfuggire.
Egli desiderava che il matrimonio avvenisse subito e poi partire per un lungo viaggio e dimenticare tutte le sofferenze recenti, andando lontani da quei luoghi; ma Benita gli fece osservare che ancora cera qualcuno che soffriva per loro, e non si sarebbe allontanata da Napoli finch la sorte di Gabriella non fosse decisa.
E la povera Gabriella languiva davvero nel carcere dove pi di tutto la tormentava il pensiero dessere disgiunta dal figlio adorato.
Dovea spesso subire glinterrogatorii del giudice, dai quali usciva affranta e colle idee che le si confondevano nella testa, tanto che col caldo soffocante di quelle giornate estive, respirando laria della angusta cella, temeva di diventare pazza.
Un giorno il giudice la fece chiamare ad ora insolita. Egli era nella sala del consiglio circondato da altre persone; e invece delle solite domande sulla topografia del giardino dAltavilla, alle quali non poteva rispondere che confusamente, il giudice le disse con inusata benevolenza:
 Vi ho fatto chiamare per sapere la ragione per cui vi siete accusata, voi avete mentito, non siete colpevole.
Gabriella rimase interdetta da quel discorso inaspettato e non seppe che cosa rispondere.
 Perch non rispondete?  chiese il giudice.  Andiamo, diteci perch avete mentito?
 Perch non volete credermi?
 Ammiro il vostro eroismo, ma il vero assassino si  rivelato.
 Possibile! mio padre  ritornato?
Era caduta in uno dei volgari stratagemmi che usano i giudici per scoprire la verit, ma quel grido le era uscito inconsapevolmente, senza che potesse trattenerlo colla forza della volont.
 Vedete che vi siete tradita!
 Non  vero,  disse Gabriella, mi volete far accusare mio padre,  una cosa orribile.
 Non siete voi che laccusate, ma i fatti; egli era alla festa come domestico, fece il colpo, poi  fuggito. Rassicuratevi, non sar facile trovarlo, si  imbarcato con un nome falso per lidi lontani: ecco quello che dice nella lettera che non so come ci fece recapitare, dove si accusa colpevole, e con ragguagli sui quali non c dubbio alcuno, sicch voi siete libera.
  vero?  disse la povera donna piangendo di gioia,  potr rivedere il mio figliuolo! dunque c giustizia a questo mondo, e pensare chio non credeva pi a nulla.
I giudici erano commossi e si rallegrarono con lei ammirando il coraggio che aveva avuto di accusarsi quantunque innocente.
Appena fu libera corse dallAmalfitano per aver notizie del figliuolo ed egli stesso volle accompagnarla al palazzo dAltavilla dove sapevano gi la notizia della liberazione.
Fu un momento commovente quando il piccolo Dino la vide e le salt al collo dicendole:
 Mammina mia, dove sei stata? perch mi hai lasciato? Ora resterai qui con me,  vero?
 Dobbiamo andare a casa,  disse Gabriella.
 Ma qui  pi bello!  disse il bambino e rivoltosi a Benita soggiunse:  E tanto buona la signora,  mia amica e voglio che restiamo qui.
 Dobbiamo esser tutti contenti,  disse Benita,  voi Gabriella dovete far felice lAmalfitano che vi adora e sar un vero padre per Dino, lo farete?
 Non sono degna di lui.
 E perch? Avete sofferto per colpa non vostra; se foste stata anche colpevole, il dolore che avete sopportato vi avrebbe redenta; fatelo felice.
 Se lo potessi....  disse Gabriella.
 Lo potete, e sareste uningrata a non farlo.
 Ebbene sia, giacch tutti lo volete,  disse Gabriella.
 Voi siete la nostra provvidenza, siate benedetta!  esclam lAmalfitano rivolgendosi a Benita.
 Voi mi avete detto,  disse Benita,  che il vostro sogno sarebbe di aver una casetta a Posilipo in riva al mare e l vivere e lavorare lungi dai rumori del mondo, assieme a Gabriella; ebbene il vostro sogno sar realizzato, io, come dono di nozze, vi regalo la casetta a Posilipo, a patto che mi permettiate di venire qualche volta a riposarmi fra i piaceri dellarte e godere della vostra felicit.
Amalfitano e Gabriella piangevano dalla gioia e confusi non sapevano con quali parole ringraziare la loro benefattrice.
 Come meritate desser felice!  disse Gabriella volendo baciarle la mano, ma Benita non lo permise e la baci in volto.
 Dobbiamo essere amiche,  disse,  ed ora andate che avrete tante cose da dirvi.
Essa li segu collo sguardo e quando li vide dileguarsi, si sent tanto triste pensando che con tutte le sue ricchezze ed il suo nome illustre, non sarebbe mai stata felice come quelle semplici creature, e il suo pensiero si rivolse anche allavvocato Baldelli il quale le avea scritto una lettera molto triste, che le aveva dato una stretta al cuore: le annunciava un suo prossimo viaggio, e sperava di ritrovarla al suo ritorno quando tutto fosse finito ed egli sarebbe stato pi calmo e avrebbe potuto accettare lamicizia che gli aveva offerta.
 Quanti cuori spezzati!  esclam gettandosi sopra una poltrona e guardando lontano il cielo e il mare che si perdevano in una nebbia azzurra.
E in mezzo al vuoto che scopriva intorno a s, alla tristezza che sentiva nel profondo dellanima, allavvenire che le metteva terrore, la sola cosa che le procurasse unintima compiacenza era il pensiero di quei tre, che pochi minuti prima erano usciti raggianti di gioia, tenendosi per mano, dalla sua casa, e sorrise allidea daver contribuito alla felicit di quegli esseri semplici e buoni.
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FINE.